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mmuseo
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E un
RACCONTA UNA STORIA
CHE CONTINUA A
EMOZIONARE
di PAOLA RUSSO
’impressione è di essere entrati in un libro, sfogliarne
le pagine in bianco e nero e
rendersi improvvisamente
conto che quella che si ha davanti è
una storia ancora in corso. Che non
ha le caratteristiche sfocate di un
avvenimento passato, ma i caratteri nitidi del presente.
Questa è la sensazione che si avverte appena si entra nel foyer della
nuova chiesa di San Pio, dove i frati cappuccini hanno allestito una
mostra sugli avvenimenti legati alla morte e all’esumazione del loro
santo Confratello.
«L’idea di realizzare questo museo
nasce in occasione del 40° anniversario della morte di Padre Pio – ha
detto fr. Francesco Dileo, rettore della chiesa di San Pio. Abbiamo pensato di sottolineare questo momento anche con l’allestimento di un
museo che possa presentare la memoria degli eventi».
Un tuffo al cuore accoglie il visitatore che si trova davanti alla ricostru-
L
VO C E D I PA D R E P I O . C O M
zione della cripta, che per quarant’anni ha custodito le spoglie del
frate stimmatizzato.
«L’abbiamo voluta ricostruire con gli
elementi originali – ha proseguito
fr. Francesco, che ci ha guidato nella visita al museo – la famosa cancellata nera, il blocco monolitico ver-
de posto a protezione del sepolcro
di Padre Pio. Quando si entra si ha
l’impressione di rivedere la cripta
così come era fino a poco tempo fa».
Molto suggestive le gigantografie
di due scatti, che ritraggono la mano che Giovanni Paolo II appoggiò
sul masso il 23 maggio del 1987 e il
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celebrazioni ed eventi
Nel foyer
della chiesa
di San Pio
frammenti
di passato e
di presente.
bacio di Madre Teresa di Calcutta sul blocco di granito. Due gesti che attestano il rapporto intimo e discreto che li legava a Padre Pio.
Un allestimento lineare e sequenziale, arricchito dalle immagini
che immortalano i momenti sa-
lienti della morte e dell’esumazione di Padre Pio, guida
il visitatore nel percorso dell’esposizione.
«Questo è il decreto con cui il
nostro arcivescovo (Mons.
Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo di Man-
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L E B AC H E C H E D I V E T RO C O N I PA R A M E N T I S AC R I .
fredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e delegato della Santa Sede
per il Santuario e le Opere di san
Pio n.d.r.) ha istituito la commissione dei periti e il tribunale ecclesiastico». Mentre parla, fr. Francesco
indica una bacheca contenente i
due documenti. «Ma chiaramente
– aggiunge – questo è un atto successivo al documento che il vescovo ha ricevuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi, che autorizza l’esumazione e la ricognizione canonica».
Al centro della sala museale due teche di vetro, ben illuminate, espongono alcuni paramenti sacri: il piviale e la mitria indossati dall’arcivescovo D’Ambrosio in occasione
dell’esumazione, lo scorso 2 marzo, e la casula e la mitria che il cardinale José Saraiva Martins ha usato durante la celebrazione eucaristica in occasione dell’ostensione
del corpo di San Pio, il 24 aprile.
VO C E D I PA D R E P I O . C O M
«Ma credo che gli oggetti che attireranno di più l’attenzione di coloro
che visiteranno il museo sono le
due bare: quella di legno, la prima
dove fu collocato Padre Pio dopo la
morte, tenuta in archivio dai frati, e
poi quella che per 40 anni ha conservato il corpo del Santo», ha proseguito fr. Francesco Dileo indicando il sarcofago di metallo, legno e
zinco corroso dal tempo e dalla
ruggine, sulla cui copertura sono
ben visibili, anche se ossidati, un
crocifisso e una targhetta che riporta il nome “Francesco Forgione”.
Mi capita di rivolgere lo sguardo
verso una coppia di pellegrini che si
sofferma a osservare con attenzione gli oggetti esposti nelle teche, per
poi guardare con meraviglia le foto
che ritraggono il momento storico
preciso in cui sono stati utilizzati.
«Questa vetrina conserva degli oggetti particolari – mi spiega il Rettore, che del museo è l’ideatore –: il
piccolo rituale dei sacramenti e il
vasetto dell’olio per l’unzione degli
infermi che padre Paolo Covino,
ancora vivente, ha utilizzato per
amministrare l’unzione degli infermi a Padre Pio. E poi i due libretti liturgici preparati in occasione dell’esumazione e della Celebrazione
Eucaristica del 24 aprile».
La stessa teca, quasi a voler congiungere presente e passato, racchiude alcuni strumenti che riportano alla memoria due toccanti momenti della sera del 2 marzo. Il primo è quello in cui l’Arcivescovo
D’Ambrosio ha infranto i sigilli, apposti sulla cassa quarant’anni fa: in
esposizione ci sono il martello, lo
scalpello e alcuni frammenti dei sigilli. Il secondo momento è l’estrazione della bara dal sepolcro: si
possono vedere delle corde di colore giallo, in fibra di nailon, utilizzate la sera dell’esumazione.
«Abbiamo pensato di esporre anche la lamina di zinco che chiudeva ermeticamente la cassa e che,
una volta tagliata, è stata sollevata
dal Ministro Generale dell’Ordine
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dei cappuccini, dal Ministro Provinciale e dal nostro Arcivescovo.
Afianco la lastra di cristallo “famosa” perché, a causa della condensa,
non ha permesso di vedere con
chiarezza e immediatamente il corpo di Padre Pio».
Aquesto punto gli occhi di fr. Francesco diventano lucidi e quasi senza accorgersene viene sopraffatto dai ricordi. «Sembra come se in
un attimo davvero rivivessi quei
momenti – mi confida – perché rimarranno indelebili. Ricordo
ogni istante di quanto è avvenuto
la sera del 2 marzo. E non tutto si
può spiegare con le parole, perché
ci sono sentimenti ed emozioni che
si possono solo provare, ma che
poi non si riescono a raccontare».
Parole spontanee, dettate dal cuore, quelle pronunciate da fr. Fran-
cesco, che continua nel racconto
delle sue emozioni: «La percezione più grande che ho avvertito sin
dal primo momento era quella di
sentirmi un privilegiato. Mai mi sarei immaginato un giorno di ritrovarmi tra coloro che avrebbero seguito il processo di ricognizione canonica del corpo del nostro santo
Confratello».
E, quasi a voler percorrere la storia
a ritroso, visitiamo un secondo ambiente del museo che illustra la fase
preliminare dell’esumazione, avvenuta il 28 febbraio.
«Quella sera abbiamo rimosso il
blocco monolitico di granito – ha
spiegato il Rettore, indicando degli
utensili di colore blu, racchiusi in
una teca – e per farlo ci siamo serviti di alcuni attrezzi: delle binde, che
inserite sotto il blocco di granito lo
hanno sollevato e dei rulli di teflon
che hanno permesso al masso di
scivolare e liberare così il sepolcro».
Infatti si possono osservare, conservati in bacheche di vetro, le quattro
binde, alcuni rulli di teflon, la sabbia trovata sotto il granito rosa e le
traversine di cemento che coprivano il sepolcro. «Abbiamo intenzione di mettere in esposizione anche
alcuni “pezzi” che possano ricordare il periodo del trattamento conservativo» – ha concluso fr. Francesco Dileo.
A guardare le immagini e le teche
contenenti gli oggetti, sembra quasi di percepire le voci, i rumori, le
sensazioni di quegli avvenimenti.
L’impatto emozionale è davvero forte. Lasciandomi alle spalle il museo,
mi giro ancora una volta e, guardando il blocco di marmo, una sensazione mi pervade. E per un momento, anche a me sembra di aver
vissuto quella notte «densa di emozioni», la notte dell’esumazione.
I M M AG G I N I E O G G E T T I C H E FA N N O E M O Z I O N A R E .
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