ORIZZONTI SOSPESI Pietro Mancini A Carlo e Alf Cristina Nell’arte non cerco spiegazioni né consolazioni, ma solo occasioni di incontro. Cristina Credo che la fase adolescenziale non finisca mai, se ci riferiamo alla necessità di crescere e di comprendere con i dubbi, gli ostacoli e le speranze che accompagnano il percorso. Non penso che un adulto sia esonerato dall’esigenza di “crescere”. Pietro 4 5 MI SEMBRANO SOLO MONOLOGHI - di Cristina Gilda Artese Ore 8 a.m. Questa mattina mi sono svegliato con un’idea in testa: la nostra casa è fatta di cartone. Sì, la casa in cui vivo è di carta, carta spessa, pressata, un po’grezza. Sento i rumori dei vicini, le loro voci, persino i loro pensieri che si accavallano l’uno sull’altro, un po’ confusi, talvolta incomprensibili. E non fanno altro che pensare cose, progettare, pianificare, volere e insieme criticare tutto il mondo. Questa casa mi esplode attorno e spero che altri non sentano i miei pensieri. Ma forse io non penso grandi cose. Non so neppure cosa voglio fare oggi, e domani, e della mia vita. Se sia giusto o sbagliato fare qualcosa. Potrei non fare nulla, ma senza decidere di non fare, non agire e basta. Credo di essere una persona fragile; sì, un debole, perché non so affrontare le mie paure e per non avere paura cerco di non pensare a nulla di nuovo e di strano. Rifletto solo e sempre sulle solite faccende. Qualcuno dice che sono sensibile. In effetti, non voglio far del male a nessuno; io vorrei tanto essere amato. 6 7 Nell’adolescente i sentimenti sono meno camuffati, gli elementi in gioco sono più evidenti. Pietro Quando ero bambino i nonni mi amavano, e forse anche loro, mia madre e mio padre. Ma ora non so se potrei più essere amato. Forse, forse se decidessi di fare qualcosa mi ammirerebbero e se,dico se, non sbagliassi a farlo, non commettessi proprio nessun errore, mi amerebbero anche. Forse si fa prima a non fare nulla. Ma allora è certo che non mi ameranno. A volte mi dicono che non ascolto e che sono distratto; ma non è vero! No, che non è vero. Me ne sto sempre lì ad origliare ed a cercare di capire se mi vogliono dire qualcosa di importante. Eppure sembra dicano sempre e solamente le stesse frasi ed io non sono mai dentro il loro discorso. Discorsi, mai dialoghi..mi sembrano solo monologhi. 8 9 Ritengo il legame giovane-istituzione-educazione portatore di veloci liberazioni e di rigidi valori. Pietro Ore 3 p.m. Ho sfondato il muro di carta. Guardando fuori dalla finestra, mi accorgo che c’è proprio una bella luce oggi. In autunno ci sono dei colori caldi e morbidi e per la strada le persone iniziano a coprirsi con più abiti, più stoffa e più materia. Non mi piace vedere i corpi seminudi in estate. Forse i corpi si rovinano, mi dico, stando così con la pelle esposta alla luce del sole che cuoce, magari con il vento e queste puzze di città. La pelle dovrebbe essere più spessa e non segnarsi. Invece su questa nostra pelle tutto rimane scritto, tracciato. Si macchia, si crepa. Rimane una traccia di ciò che siamo. Mia madre usa delle creme ed anche mia sorella; eppure a lei non credo servano: mia sorella non è vecchia. Quando ero piccolo mi diceva mia madre che avevo una pelle di pesca. Ora non so: non mi dice più nulla. 10 11 Credo mi crescerà la barba un giorno. Ma in fondo non mi importa. Al contrario mi piacerebbe mi crescessero delle antenne. Dei ricetrasmettitori con cui sentire delle voci lontane e non solo quelle vicine. Sono convinto che là, lontano, si stia meglio. Un mio amico è andato a Londra a studiare l’inglese. O almeno ha detto che ci andava per quello. A me non piace l’inglese. 12 13 6 p.m. Sempre questi compiti da fare. Devo studiare. Mi danno delle cose da eseguire perché se no me ne starei lì fermo, magari ad occhi chiusi, senza muovere un muscolo. Al contrario, quando vogliono che non veda, dovrei avere le bende sugli occhi e non vedere. Come se fosse facile e possibile non vedere. “Tu non vedi quello che ti sta attorno”.”Vivi nel tuo mondo”. Il mio mondo?Ma se non ho nulla che sia veramente mio? Ieri ho chiuso a chiave la porta della “mia” camera e mio padre si è arrabbiato in una maniera da non crederci. Posso anche lasciarla aperta questa maledetta porta, tanto chiusa o aperta che sia, volo via. 14 15 23 p.m. Quasi quasi spengo la luce. Mi piace sentire il rumore delle stoviglie e delle posate che fa mia madre mentre rassetta la cucina. Molto meglio di quando discute con mio padre. In questa casa di cartone mi sento come in una capsula e vorrei che decollasse come una navicella. Magari porterei con me un paio di amici. Ma son talmente pigri che non ce la farò mai a convincerli. Poi, forse, non ne ho voglia neppure io. Intendo dire, di andare via, ma anche di convincerli a venire con me. E se poi non si trovano bene e vogliono tornare indietro? No, meglio di no. Non capisco, propongo sempre di fare delle cose insieme ma non ci mettiamo mai d’accordo. Forse anche la loro casa è di cartone. Ed a vivere in case di cartone, si diventa FRAGILI. Ma un giorno ci sentiranno ruggire tutti insieme. Perché da solo non mi piacerebbe. Solo,sarebbe come ululare alla luna. 16 17 Ho utilizzato vari simboli, da quelli religiosi a quelli commerciali. Chiaramente questo tipo di operazione fa pensare a una sostituzione di valori. Il logo diventa sintesi di aspirazione, desiderio di possedere o meglio di “essere posseduti” dall’oggetto che ti avvolge, ti accetta e ti fa sentire giusto. Inoltre, il soggetto “documentato” rimpasta elementi che fanno parte del suo vivere e li applica con decorazioni - simbolo evocando ferite, recuperi, aspirazioni. I loghi hanno spesso origini impegnate: l’Adidas ha un giglio stilizzato (simbolo di purezza), la Guru (già il nome la dice lunga) una semplice margherita che ne rinforza il significato, la All Star ha evidenti legami con il firmamento e così via. Sembra una pianificazione promozionale mistica. Pietro 18 19 Le tavole che utilizzo su volti e corpi sono schede di catalogazione di piante, fiori e animali. I soggeti che ritraggo sembrano dire” puoi osservarmi, ma sappi che sono delicato come una pianta, un fiore, un uccellino”. Pietro 20 21 Credo che smetterò di aspettare. Cristina 22 23 Spesso i siti che utilizzo sono luoghi in disuso, fabbriche e abitazioni che assumono una veste diversa, presso la quale i miei giovani uomini e giovani donne possono incontrare i propri coetanei. Luoghi dove travi di ferro e muri sgretolati diventano cattedrali per “pellegrini in transito”. Pietro 24 25 PAG 5: Pellicole (ci nutrivamo di fichi e scintille). - cm h 40 x L 51 - stampa su carta cotone PAG 6: Pellicole (amabile, fragile). - cm h 40 x L 51 - stampa su carta cotone PAG 8: Pellicole. - cm h 40 x L 40 - stampa su carta cotone PAG 10: Il cercatore di frequenza. - cm h 50 x L 35 - stampa su carta cotone PAG 12: Pellicole. - cm h 40 x L 55 - stampa su carta cotone PAG 14: Pellicole. - cm h 40 x L 55 - stampa su carta cotone PAG 16: Pellicole (i leoni fuggirono dal nostro spirito). - cm h 40 x L 44 - stampa su carta cotone PAG 19: Pellicole (in età celeste avanzata). - cm h 80 x L 100 - stampa monotipo digitale su tela - 2011 - 2011 - 2011 - 2008 - 2011 - 2011 - 2011 - 2011 Opera esposta alla 54 biennale di Venezia - padiglione Calabria PAG 20: Catalogazione. - cm h 43 x 83 x 5 - box in legno retro illuminato, stampa digitale su opalina, alluminio traforato - 2011 PAG 21: Come un lampadario in mezzo al cielo e senz’attacco attendo. - cm h 43 x 83 x 5 - box in legno retro illuminato, stampa digitale su opalina, alluminio traforato - 2011 - opera esposta nel progetto Linkolors - Giffoni Film Festival PAG 22: Il cercatore di frequenze (Leonardo). - cm h 43 x 83 x 5 - box in legno retro illuminato, stampa digitale su opalina, alluminio traforato - 2011 PAG 24: Transit 2007-2011 - cm h 50 x 75 - stampa su carta cartone 26 27 sponsor: Studio Artese