Dispersione della luce
Il rapporto sinθi / sinθt è costante solo per radiazione ad una sola
lunghezza d’onda: radiazione monocromatica. Se nella radiazione sono
presenti più lunghezze d’onda n2/n1 presenta valori diversi.
Se ad es. un fascio di luce bianca incide su una lastra di vetro si ha la
situazione:
La luce riflessa è ancora bianca mentre il fascio
trasmesso è composto da raggi di diverso colore
ognuno con diverso angolo di rifrazione: n dipende
da λ. n diminuisce al
crescere di λ: a parità di
θi, θt è più piccolo per il
violetto che per il rosso: il violetto è più
deviato e più vicino alla normale. E’ questo il
fenomeno della dispersione della luce.
La tabella seguente mostra l’indice di rifrazione di diversi materiali per
la λ = 0.589 μm (giallo). I gas (condizioni standard) hanno n  1.
Prisma
Esso è costituito da una lastra di materiale trasparente con facce piane
formanti un angolo : angolo di apertura del prisma: dispersione
Un raggio esce dal prisma con
angolo e rispetto alla normale
alla
superficie;
il
corrispondente angolo di
incidenza è i ; l’angolo  è la
deviazione e varia con l’angolo di incidenza i . Si può dimostrare che
noto  si può misurare con buona precisione n misurando l’angolo di
deviazione minima m che si ha quando il raggio all’interno del prisma si
propaga parallelo alla base.
Intensità delle o.e.m. riflesse e rifratte
Le relazioni geometriche fin qui trovate sono indipendenti dall’ampiezza
delle onde. Dalle eq. di Maxwell si ricavano le ampiezze delle onde
riflessa Er e trasmessa Et in funzione di quella incidente Ei. Si verifica
che le relazioni sono diverse a seconda della polarizzazione dell’onda
incidente:  nel piano di incidenza o  perpendicolare al piano di
incidenza.
sia: Ei = E0i sin ( kir-t ) il campo dell’onda incidente con vettore ki e
Er = E0r sin ( krr-t ) quello dell’onda riflessa con vettore kr . Le eq. di
Maxwell danno:
 E0 r
r  
 E0i

tg ( i   t )
 
 tg ( i   t )
 E0 r
r  
 E0i

sin(  i   t )
  
sin(  i   t )

per i due casi. Ora l’intensità delle onde rifl. e trasm. sono date da:
Ii = ½ c 0 E0i2
 Ir
R  
 Ii
 Ir
R  
 Ii
Ir = ½ c 0 E0r2 per cui:
2
  E0 r 
tg 2 (i  t )
  
  2
  E0i  tg (i  t )
2

 E0 r 
sin 2 (i  t )
  
 
2
E
sin
(i  t )
  0i 
danno la percentuale di energia (potenza) riflessa nei due casi: R e R :
coefficienti di riflessione di Fresnel.
I coefficienti R e R sono funzione di i perché t si ricava dalla legge di
Snell: sin t = sin i/n se la luce proviene dall’aria: n = 1 e si riflette su un
mezzo trasparente con indice n. Per il vetro n = 1.5, R(i ) e R (i ) sono
mostrati in figura
L’energia e la potenza non riflessa viene
trasmessa e si definiscono in corrispondenza a
R e R i due coefficienti di trasmissione:
T e T . In questa ipotesi si ha:
T = 1-R e T = 1-R
Un fascio di luce ordinaria non è polarizzato:
la direzione del campo elettrico varia
casualmente nel tempo. Esso può essere
considerato formato da due componenti E polarizzata nel piano di incidenza e E polar. nel
piano perpendicolare. Entrambe hanno metà della potenza del fascio. La
potenza del fascio riflesso è: Pr = ½ P R + ½ P R = ½(R + R) P = R P
per cui il coefficiente di riflessione per luce
ordinaria è R = ½(R e R). R(i ) per il vetro
è mostrato in figura. L’energia trasmessa è
T = 1 – R.
Angolo di Brewster
Dalla figura si vede che vi è un angolo b per
il quale R = r = 0; ciò avviene per i + t = /2: tg(i + t)
L’angolo i = b per il quale r = 0 si ricava da:
sin  b
sin  b
sin  b


 tg b  n
sin  t sin(  / 2   b ) cos b
b = arctg n; b = angolo di Brewster. La figura
mostra che essendo r = 0 viene riflessa solo la
componente E polarizzata perpendicolarmente al
piano di incidenza: il fascio riflesso risulta
polarizzato rettilineamente con il campo Er  al
piano di incidenza. Il fascio trasmesso è non polariz
.
zato, nel senso che contiene tutte le direzioni del campo del fascio
incidente. Tuttavia siccome ad esso manca la (debole) componente
riflessa che risulta polarizzata piana, si può dire che il fascio trasmesso è
solo parzialmente polarizzato. Se la luce viene fatta passare più volte
attraverso superfici di discontinuità inclinate dell’angolo di Brewster (ad
es. attraverso diverse lamine di vetro, ciascuna con 2 superfici) si può
ottenere anche in trasmissione una luce con un (discreto) grado di
polarizzazione; tale artificio si impiega nei laser in cui la radiazione va
avanti e indietro in cavità polarizzandosi completamente).
Incidenza normale alla superficie di separazione
Quando l’angolo di incidenza = 0 il raggio coincide con la normale ed il
piano di incidenza perde di significato. I campi elettrici delle onde
incidente, riflessa e trasmessa sono paralleli tra loro ed alla superficie. Le
formule precedenti, tenendo conto che (sin, tg) si approssimano
all’angolo e che i  n t danno:
Er
n 1
r

Ei
n 1
 n 1 
R

 n 1
2
La percentuale di energia riflessa è piccola, per cui la maggior parte
dell’energia viene trasmessa. Nell’acqua n = 1.33 e R = 0.02: viene
riflesso il 2% sia in un senso che nell’altro. Nel vetro n = 1.5, R = 0.04 e
viene trasmesso il 96%.
La prima formula tuttavia mostra che se l’onda proviene dall’aria n = 1 e
si riflette sulla superficie di un vetro con indice n >1, r < 0 e quindi il
verso del campo elettrico riflesso Er è opposto a quello del campo
incidente Ei. Questa situazione si verifica alla separazione di due mezzi
nei quali sia v1 e v2 < v1 quando la luce proviene dal mezzo con velocità
maggiore.
Nella figura è mostrata la situazione e fatto un confronto
con la propagazione di un’onda meccanica in una corda
tesa: la velocità di propagazione nella corda più sottile è
maggiore della velocità nella corda grossa: alla
giunzione la “gobba” della corda si inverte per la parte
riflessa.
Nel caso in cui la luce passa dal mezzo in cui la velocità
è minore a quello in cui è maggiore: v1 < v2, n1 > n2 si ha
il contrario e Er ha lo stesso verso di Ei.
Queste proprietà trovano la loro conferma nei fenomeni
di interferenza in lamine sottili come vedremo.
Polarizzazione della luce per assorbimento e diffusione
Quando la luce attraversa un mezzo trasparente può attraverso il campo
elettrico eccitare gli elettroni delle molecole che assorbono energia e
successivamente la riemettono. Questi processi di assorbimento si
possono calcolare e portano alla spiegazione dell’indice n e della sua
dipendenza dalla frequenza.
Se la sostanza è costituita da molecole a simmetria sferica questi processi
non dipendono dall’orientazione del campo Ei della luce incidente: non
vi è dipendenza dalla polarizzazione: il materiale è isotropo; ciò è tipico
ad esempio delle sostanze amorfe.
Se le molecole della sostanza sono allungate
si può definire un asse di simmetria o asse
ottico della sostanza. Si verifica che la
velocità della luce è diversa se la direzione
del campo coincide od è perpendicolare
all’asse ottico; per cui vi saranno due indici
n: uno no ordinario associato a E ed uno ns
associato ad E. Birifrangenza: ad es. il quarzo o la calcite: CaCO3.
Un’altra proprietà delle sostanze birifrangenti è il dicroismo:
l’assorbimento della sostanza dipende dalla polarizzazione della luce.
Se il campo è  all’asse ottico può fare oscillare gli
elettroni lungo l’asse: essi assorbono una quantità
di energia proporzionale al quadrato dell’ampiezza
di oscillazione (dipolo elettrico), diffondendola poi
in tutte le direzioni. Se il campo è  l’ampiezza
dell’oscillazione è più piccola e l’assorbimento
minore. Per cui in uno spessore sufficiente del
mezzo rimane solo una componente di
polarizzazione. Sostanze come ad es. l’erapatite
(cristalli di iodosolfato di chinino). Tali cristalli
impaccati tra fogli di materiale trasparente (vetro e
nitrocellulosa) costituiscono una lamina dicroica:
polaroid. Anche alcool polivinilico “stirato”. Una
lamina di polaroid assorbe tutta una componente
di polarizzazione e trasmette il 70%
dell’altra nell’intervallo tra 0.5 e 0.7 m. Una lamina dicroica
costituisce un polarizzatore con direzione data dal suo asse .
Sia ora una radiazione polarizzata linearmente che
incide sul polarizzatore ed il campo E0 formi l’angolo
 con l’asse del polar. Scomponiamo l’onda incidente
secondo y e z; l’onda E0y = E0cos  con campo 
all’asse passa inalterata e l’onda E0z = E0sin  
all’asse viene assorbita. Se I0 è l’intensità dell’onda
incidente  E02 l’intensità dell’onda uscente I1, polarizzata lungo l’asse
ottico è  a E02 cos2  e si ha: I1 = I0 cos2 : legge di Malus.
L’intensità varia al variare dell’angolo con andamento cos2 : per un
ciclo completo di : 0 - 2π vi sono due periodi di variazione
dell’intensità.
Se radiazione naturale  varia casualmente: il valore medio di cos2  =
½ e I1 = ½ I0.
Un’onda non polarizzata incide su P1; l’onda polarizzata uscente da P1
incide su un secondo polarizzatore (analizzatore); ruotando l’asse
dell’analizzatore così che l’angolo  tra gli assi di P1 e P2 vari da 0 a 2,
l’intensità trasmessa è max. per  = 0 e  =  e nulla per  = /2 e  =
3/2: con gli assi  sia ha max e con assi  la trasmissione è nulla.
Questo comportamento, dato dalla legge di Malus è caratteristico di
un’onda polarizzata rettilineamente: un analizzatore che ruotato provoca
l’estinzione della trasmissione per due posizioni tra loro a 180o ci
assicura esservi luce polarizzata rettilineamente.
Lenti polaroid negli occhiali da sole:
Si osservi con queste lenti la luce riflessa da
una superficie es. il mare. Nella luce riflessa
è sempre prevalente la componente con
campo  al piano di incidenza: R > R . Se
le lenti hanno l’asse PP verticale cioè nel piano di incidenza tale
componente viene bloccata e l’occhio riceve un’intensità minore. Effetto
di assorbimento e non polarizzazione. Per altro gli elementi sensibili
dell’occhio sono amorfi e quindi non sensibili allo stato di polarizzazione
della luce.
Cristalli liquidi
Tali
sostanze sono costituite da lunghe catene molecolari che in condizioni di
riposo sono libere di orientarsi; per effetto della
temperatura tali orientamenti sono per lo più casuali. Tuttavia se si
applica un opportuno campo elettrico alla sostanza le direzioni delle
molecole tendono ad allinearsi con il campo. Tali sostanze costituiscono
una via di mezzo tra un cristallo ed un liquido.
Quando è applicato un campo elettrico la sostanza presenta proprietà
tipiche del cristallo, come la birifrangenza e/o il dicroismo.
I cristalli liquidi trovano grande applicazione nei display; essi sono
costituiti da un sottile strato di cristallo liquido racchiuso tra due lamine
trasparenti, la prima delle quali è un polarizzatore. A seconda che il
campo elettrico sia on o off la trasmissione del sistema varia secondo la
legge di Malus da max a min. I display a cristalli liquidi possono
funzionare sia in trasmissione con un’opportuna sorgente luminosa o in
riflessione utilizzando la luce diffusa.
Polarizzazione per diffusione
Un fascio di luce che incide su un gas può mettere in oscillazione gli
elettroni legati agli atomi o molecole. A sua volta tale oscillazione
provoca emissione di radiazione in tutte le direzioni: si ha il fenomeno
della radiazione diffusa.
Una trattazione del fenomeno prevede che se
la luce incidente è bianca vi è maggiore
assorbimento e quindi maggiore diffusione
della componente viola-azzurra rispetto a
4
4
quella rossa:
 
Pv

 0.7 
  r   
  6.4
Pr  v   0.44 
Tale predominanza nell’aria determina il
colore azzurro del cielo sereno. Se nell’aria vi
sono goccioline d’acqua avvengono fenomeni
di interferenza e si riduce questo effetto: un cielo nuvoloso appare
bianco-grigio. Osserviamo ora la luce diffusa a vari angoli rispetto alla
direzione di un’onda piana incidente non polarizzata: la luce diffusa
lungo la stessa direzione è non polarizzata mentre quella diffusa a 90o è
polarizzata rettilineamente: le vibrazioni degli elettroni pur con direzione
casuale sono contenute in un piano  alla dir. dell’onda incidente; il
campo elettrico è contenuto in questo piano e l’onda emessa a 90o è
polar. rettilineamente. Si può osservare con un polarizzatore.
Lamina di ritardo: luce polarizzata circolarmente
Sia L una lamina di cristallo non dicroico con indici no e ns; la lamina stia
nel piano y,z e l’asse  ad y. Un fascio di luce polarizzata rettilineamente
ottenuto facendo attraversare la luce ordinaria ad un polarizzatore P, si
propaga lungo x ed incide sulla lamina. Sia  l’angolo tra il campo elett.
E = E0 sin(kx - t) e l’asse ottico: Scomponiamo l’onda incidente:
Ey = E0 cos  sin( kx - t) , Ez = E0 sin  sin( kx - t). L’attraversamento
della lamina di spessore d introduce una differenza di fase tra le due
componenti: la fase kx - t eguale all’entrata è diversa all’uscita: kx; =
ksd; = kod per le due onde. La differenza  = (ks - ko)d; ora si ha:
ks = nsk e ko = nok da cui:
2
  k (ns  no )d 
(ns  no )d

con  = 2/k = lunghezza d’onda in vuoto. Se si verifica:  = /2 o:

ed inoltre sia  = /4, all’uscita dalla lamina il fascio è:
d
4(ns  no )
E0
E0
E0
Ey 
sin( kx  t ) Ez 
sin( kx  t   / 2) 
cos( kx  t )
2
2
2
che rappresenta un’onda polarizzata circolarmente di ampiezza E0/√2.
L’intensità Ii dell’onda incidente e It dell’onda trasmessa sono: Ii = ½
c0E02 , It = c 0E02/2 e risultano eguali: la lamina ha cambiato lo stato di
polarizzazione senza assorbire energia. La lamina si chiama lamina
quarto d’onda. Se ad es. ns – no = 0.01, d = 25 :
per  = 0.6 m d = 15 m. Questo è lo spessore minimo: analoghi effetti
si hanno per  = multipli dispari di /2 e spessori multipli dispari di d.
Se l’angolo   /4 (ha valore qualsiasi) si vede che la lamina quarto
d’onda trasforma la luce polarizzata rettilineamente in polarizzazione
ellittica.
Se  =  o multipli dispari di , Ez ad es. diventa –Ez (cambia segno):
l’effetto è una rotazione di 2 della direz. di polarizzazione: l’onda
uscente è ancora polarizzata linearmente; lo spessore minimo è d =
/2(ns – no): lamina mezz’onda.
Infine si vede che uno spessore tale da produrre sfasamento = 2 , 4 ..
non produce alcun effetto; invece uno spessore qualsiasi trasforma l’onda
polarizzata rettilineamente in un’onda a polarizzazione ellittica con gli
assi dell’ellisse non coincidenti con y e z.
Infine se la radiazione incidente è non polarizzata l’angolo θ varia
casualmente nel tempo per cui la differenza di fase δΦ introdotta dalla
lamina non ha influenza sulla stato di polarizzazione.
Rifrazione anomala
Tale effetto si verifica in cristalli come sopra quando l’asse ottico del
cristallo non è parallelo alla superficie su cui incide la luce.
Un fascio di luce pol. rettilineamente in direzione
 all’asse ottico. Utilizzando il principio di
Huyghens-Fresnel ciascun punto della superficie
diventa sorgente di luce che si propaga nel
cristallo con velocità v0 = c/n0 Il fronte d’onda
all’interno è l’inviluppo delle onde sferiche:
l’onda si muove rettilineamente: è il
comportamento ordinario. Se consideriamo
l’onda polarizzata nel piano contenente l’asse
ottico, intanto le ondine si propagano con
velocità vs = c/ns, ma un’analisi più completa mostra che esse diventano
ellittiche. L’inviluppo di queste ondine permette di calcolare il fronte
d’onda e la direzione di propagazione che non è più perpendicolare ad
esso: l’onda è straordinaria. Quando un fascio non pol. incide su un tale
mezzo si originano 2 fasci che si propagano in direzioni diverse: i due
fasci, ordinario e straordinario sono polarizzati su due piani . Se
interponiamo un polaroid sul fascio incidente, ruotandolo passa o solo il
fascio ordinario: asse del polaroid  asse ottico, o solo il fascio
straordinario: asse del polaroid  asse ottico. Materiali isotropi ordinari
quali ad es. il vetro o plexiglass presentano rifrazione anomala se
soggetti a stress meccanici.
Ad es. se si hanno due polarizzatori incrociati ed in
mezzo un materiale isotropo non passa luce. Se
però il materiale è soggetto a stress esso si
comporta come birifrangente con asse ottico 
alla forza esercitata, ed è possibile un passaggio di
luce nelle zone soggette a stress. Metodo
diagnostico.
Potere rotatorio
Alcune sostanze hanno la proprietà di ruotare il piano di polarizzazione
di un’onda polarizzata rettilineamente che li attraversa: levogire o
destrogire a seconda del verso di rotazione. Attività ottica: es. zuccheri,
canfora, trementina, quarzo. L’attività ottica trae origine dalla particolare
forma delle molecole della sostanza
L’angolo di rotazione  risulta proporzionale
allo spessore attraversato: nel caso di soluzioni
anche alla concentrazione; metodo di misura:
polarimetri.
Vi è anche un’attività ottica di rotazione indotta da un campo magnetico:
effetto Verdet.
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Lez. 2 OA Ing