ATTUALITA’
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L’Itis si muove
L’ipocrisia e l’audience contro una famiglia distrutta
L’Onda Anomala, ovvero l’esercito del surf
Intercettazioni sì ma forse no
L’Europa sotto scacco: rapporti tesi per il gas russo
Auguri ad Obama
Camminiamo a testa alta
Un interessante incontro su droga e alcol col dott. Gemma
Viaggio nel mistero di Satana
Fateci capire
La fine delle parole, forse
L’arte della parola
Kakà resta. Ciao Beckham?
INTERVISTE E INCHIESTE
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Triplice intervista a tre delle meraviglie del Mantova: Claudio Grauso, Riccardo Capucci e Antonio Saponaro
Intervista all’uomo dai mille volti: Maurizio from sala stampa
I gusti musicali degli studenti dell’Itis
Com’è andata l’anno scorso?
CULTURA
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RACCONTI
Macchie di blu
Il fabbricante di giocattoli
Solamente delle ali
POESIE
Gita a Parigi
Poesie proposte da Valentina Monteleone
ARTE
La Pop Art: dal consumo di massa all’astrazione artistica
RECENSIONI
FILM
Australia
VIDEOGIOCHI
Fallout 3
FUMETTI
Recensioni di Anime: Chobits, GTO, D.Gray-man
LIBRI
Seta
E li chiamano disabili
Per voce sola
Diario di un killer sentimentale
MUSICA
Le dimensioni del mio caos di Caparezza
FOTOGRAFIE
Fotografie di Alberto Massara
Fotografie di Maura Malpetti
Fotografie di Valentina Monteleone
DISEGNI
Quattro disegni di Sara Potyscki
Due disegni di Sara Borsato
Un disegno di Loris Caffarra
ENIGMISTICA
43.
43.
Quesiti
Ci vuole un po’ di testa
HUMOR E CURIOSITA
45.
45.
50.
50.
52.
53.
Concorso fotografico
Separati dalla nascita
Test curiosi
Barzellette e freddure
Sherlock Mauri e il mistero dei cancellini scomparsi
I gufi
54.
SOLUZIONI DEI QUIZ
MARZO 2009
L’ITIS SI MUOVE
Il titolo non allude a minacce di scosse sismiche e in
generale a movimenti tellurici che mettano a repentaglio le solide mura dell’istituto (“peccato” penserà
qualcuno di noi). No, nulla di tutto questo, poiché d’altro si tratta, e cioè della vitalità e vivacità della nostra
scuola, che si sviluppa, cresce, si afferma, propone
soluzioni all’avanguardia, riceve riconoscimenti.
Innanzitutto ecco a regime il registro elettronico,
(cui abbiamo dedicato la copertina di questo numero
e che è l’oggetto di un simpatico racconto che troverete nella sezione “Cultura”), con gli insegnanti impegnati a entrare wireless in rete, a digitare voti e
controllare sul monitor del portatile assenze e ritardi
mentre gli studenti passano ogni giorno ossequiosi
davanti ai totem (e quale altro nome sarebbe stato
più adatto per noi generazioni di selvaggi informatici?) per ricevere il sacro responso: <Benarrivato
caro X, e buona giornata. Vedrai che la verifica andrà
bene.> oppure <Ehi Y, ecco che sei in ritardo come
al solito! Ma quand’è che ti decidi a comprare una
sveglia nuova?>. Certo ci manca un po’ quell’<Oggi
interroghiamooo…> del profe che scorre la biro e gli
occhi lungo l’elenco del suo bel registro di carta mentre gli studenti tremano, fanno scongiuri e pregano le
divinità di tutte le religioni del mondo. Ma, in fondo in
fondo, anche il cursore del mouse può svolgere (solo
un po’ più tecnologicamente) questa antica sadica
operazione.
Scherzi a parte, e a parte qualche disagio (alcuni minuti di lezione che se ne vanno perché il Pc qualche
volta non ne vuol sapere di connettersi o perché ci
sono da inserire i voti, e così via), la rete wireless
creata l’estate scorsa con la collaborazione di molti
studenti ora consente alla scuola (dirigenza, insegnanti, ufficio didattica) di ottenere in pochissimo
tempo una marea di dati e informazioni e di gestire assenze e ritardi con minore fatica. E permette ai
genitori, mediante apposita password, di consultare
la situazione dei propri figli. Un piccola rivoluzione.
Tant’è vero che si è scomodato per venire a vedere
come la cosa funziona il dottor Giovanni Biondi, uno
dei responsabili dell’Istruzione a livello nazionale. Ci
copieranno?
Un altro fiore all’occhiello dell’Itis è l’impianto fotovoltaico messo a punto soprattutto grazie alla
passione e dedizione del prof. Renato Mischi. Ora
l’impianto produce energia per una potenza di 6,84
Kw di picco e una produzione di energia annua pari
a 7100Kw/h, con un guadagno per la scuola (tra incentivi per le energie rinnovabili e risparmio grazie
all’energia prodotta in proprio) di 4200 Euro l’anno.
Già dal 22 dicembre scorso l’impianto è connesso
alla rete Enel. Sono state inoltre terminate le opere strutturali che consentiranno, probabilmente già
a partire da marzo, di far funzionare un piccolo impianto geotermico della potenza di 10 Kw/h il quale
verrà utilizzato sia per rinfrescare sia per riscaldare
i locali del Laboratorio Energie rinnovabili. Infine si
prevede che entro fine anno sarà in esercizio la parte
di quest’ultimo laboratorio destinata alla produzione
e all’utilizzo dell’idrogeno.
Ci sono poi alcuni significativi riconoscimenti. Per
esempio un progetto di storia coordinato dai proff.
Rebustini e Marozzi e che vede associate le attuali
5AIN e 5ACH con un liceo artistico di Sofia in Bulgaria (progetto promosso dal Consiglio d’Europa) ha
prodotto un sito web in lingua inglese sul 1945 dal
titolo “ITALY AND BULGARY AT THE END OF THE
SECOND WORLD WAR AND AT THE BEGINNING
OF THE COLD WAR” (visibile sul sito della scuola
nell’area Studenti – Siti realizzati dagli studenti) che
è stato selezionato tra i migliori, consentendo la partecipazione di un rappresentante dell’Itis ad un seminario europeo tenutosi a Praga a metà febbraio.
E ancora: in occasione dei 60 anni della promulgazione dei diritti umani, il Ministero della P.I. ha bandito
il concorso “I giovani e i diritti umani” a cui la classe 1° B ha aderito, mettendosi al lavoro con interesse
e voglia di fare, con l’obiettivo di presentare il diritto
3
ner dell’Itis è Eni con la sua
divisione Polimeri Europa.
L’obiettivo è quello di favorire
la formazione e l’inserimento
professionale degli studenti
tramite un collegamento significativo tra mondo scolastico e
mondo aziendale. Al progetto
partecipano 25 alunni di varie
specializzazioni, in prevalenza di quella di Chimica, che
seguiranno un corso di 30 ore
tenuto sia da nostri docenti sia
da tecnici e ingegneri dell’ENI.
L’esito conclusivo positivo (c’è infatti una verifica
finale) consentirà di accedere ad una corsia preferenziale nelle selezioni Eni, oltre naturalmente di arricchire il curriculum personale e di ottenere credito
formativo in sede di scrutinio finale. Il coordinamento dell’attività è affidato alla prof.ssa Kristnel Nosari.
all’istruzione
in
chiave storico-sociale. Gli studenti,
sotto la guida della prof.ssa Fiorella Orlandi, hanno
ricercato informazioni sulla storia
della scuola in Italia ed Europa, costruendo un minisaggio nel quale è emerso quanto l’istruzione sia stato
un diritto duramente conquistato nel tempo, di cui ora
tutti possono beneficiare. Per rendere più esaustivo il
lavoro, è stata svolta un’indagine sui sistemi scolastici europei e sulla loro offerta formativa. Non è mancato il “versante artistico”: i ragazzi hanno reso con
schizzi e vignette alcune componenti anche scottanti
del pianeta-scuola, quali il gruppo di amici, lo sport, il
divertimento e il bullismo. Bene: la classe 1° B è entrata nella finale del concorso: davvero complimenti!
Dulcis in fundo, la nostra scuola è stata selezionata tra le 25 del progetto “Network, Scuola, Impresa” finanziato da grandi aziende nazionali. Il part-
Claudio Marozzi
L’IPOCRISIA E L’AUDIENCE CONTRO UNA FAMIGLIA DISTRUTTA
sente?”... Il problema è che queste
cose fanno troppo
scalpore per nulla,
forse per distrarre
l’attenzione dalla
crisi, ma mi chiedo
che senso abbia
tutto questo interesse di giornalisti
e politici nei confronti di una persona che è come
morta da 17 anni (e pace all’anima sua) quando invece vengono completamente ignorati, ad esempio,
casi di bambini sani e felici che vengono rapiti e uccisi per venderne gli organi o altri di poveri immigrati
che muoiono sul lavoro tutti i giorni... Non mi pare i
politici si interessino molto a ciò, forse perché non fa
audience, forse perché i sondaggi dicono che a battere quelle strade non c’è da guadagnare voti. Basta,
mi fermo qui, pensando che nessunamia parola, e
la parola di nessun altro, può spiegare il dolore di
una famiglia che ha dovuto vivere 17 anni in questo
modo e che, dopo il dolore della perdita della figlia,
si trova colpita da simili pugnalate su giornali e in
tv a tutte le ore... Eluana, bambini uccisi, morti sul
lavoro, tutti voi defunti, il mio augurio è che troviate
un mondo migliore e meno ipocrita dall’altra parte.
Questo non vuole essere un articolo morale in cui si
parla di cosa è giusto o no. Tantomeno voglio riportare i fatti che sono avvenuti. In realtà questo non
vuole proprio essere un articolo, ma solo qualche
riga messa lì per considerare quanto certe persone
si dovrebbero vergognare. Sto parlando del caso di
Eluana, ma non intendo fare cronaca o critica nei
confronti della scelta di un padre. Io voglio farvi solo
riflettere su una cosa che secondo me sapete già.
Ma magari non tutti prendono il giornale o vedono
le prime pagine in tv la mattina. Beh, io le ho viste, e
sono rimasta SCHIFATA. La maggior parte dei quotidiani riportavano lo stesso concetto in prima pagina: “L’AVETE UCCISA”, “AVETE TOLTO LA VITA AD
ELUANA”, “ELUANA NON SORRIDE PIU’”; la mia
rabbia ha raggiunto il limite quando un noto politico ha commentato “L’AVETE UCCISA PRIMA CHE
POTESSIMO AIUTARLA”... Ma se era lì da 17 anni!
Cosa stavano aspettando? E soprattutto, mi dicano
davvero cosa pensavano di poter fare... Io non sono
informata su questi casi e non intendo farlo perché
ritengo che non siano affari nostri, ma quelli di una
povera famiglia distrutta che mai dovrebbe subire il
dolore di prime pagine simili... Mi ricorda il caso di
Welby che voleva morire ed era malato così gravemente da non poter nemmeno muoversi e quindi provvedere a ciò. Quanto ci hanno messo a farlo
felice, ma soprattutto, quanto spettacolo ci hanno
fatto su? Lo penso ogni volta che vedo donne in tv
che piangono disperate davanti a un sadico intervistatore che domanda tranquillo “Ci dica, come si
Sara Potyscki
4
L’ONDA ANOMALA, OVVERO L’ESERCITO DEL SURF*
riescono ad ottenere un posto letto in una “casa dello
studente”. La diretta conseguenza di questo fenomeno è la necessità da parte degli studenti di trovare nel
lavoro nero o precario l’alternativa al diritto allo studio.
Non a caso le proposte uscite dai lavori dell’assemblea
nazionale tenutasi alla Sapienza dal 15 al 16 novembre e della successiva assemblea nazionale dei soli
studenti medi che si è svolta a Pisa il 7 e l’8 dicembre
pretendono un’inversione di rotta in questi ambiti proponendo vertenze come: una didattica diversa, che
permetta lo sviluppo di un sapere complessivo e critico; una riduzione progressiva delle rette scolastiche;
un nuovo diritto allo studio che garantisca continuità
di reddito fuori dalla precarietà e servizi per gli studenti, case, mense accesso alla cultura e ai trasporti.
Il culmine del movimento si è avuto tra il 30 ottobre
e il 14 novembre, quando, con più di 150 scuole e
più di 20 facoltà occupate in tutta Italia (secondo fonti
del Ministero degli Interni), ha collaborato alla costruzione di uno sciopero generale per il 12 dicembre.
L’indizione di quest’ultimo da parte della Cgil e dei sindacati di base ci conferma che gli sforzi dell’Onda non
sono andati a vuoto: senza questo movimento probabilmente non si sarebbe parlato di sciopero generale.
Ora, però, bisogna superare questa “risacca” di
gennaio e febbraio, dovuta agli appelli degli esami
universitari e alla fine dei quadrimestri nelle scuole
superiori. Le premesse ci sono tutte: il periodo delle vacanze natalizie è stato un susseguirsi di azioni
Corteo in Viale Risorgimento
Quello che tra ottobre e dicembre ha invaso le piazze italiane è di sicuro il movimento studentesco
più grande dai primi anni 90, i tempi della Pantera.
“Noi la crisi non la paghiamo” è stato il grido con cui
l’Onda Anomala ha attraversato l’Italia con più di 300
cortei in un mese, che giorno dopo giorno hanno
bloccato le città della penisola. Questo slogan mostra
il netto rifiuto di subire la crisi economica attraverso i tagli alla scuola e alle università, ma certamente non esaurisce la propria spinta con tale richiesta.
Da una parte perchè l’Onda ha sottoposto a critica
l’intero sistema scolastico e, in particolar modo, quello universitario, dall’altra perchè il “noi” non è
ascrivibile alla sola condizione studentesca
ma rappresenta l’intera composizione del lavoro e del precariato contemporaneo, dal momento che gli studenti vengono percepiti già
come precari o come precari in formazione.
I tagli contenuti nelle recenti leggi contestate
e la conseguente possibilità di trasformazione
delle università in fondazioni private non sono
stati altro che la classica goccia che ha fatto
traboccare il vaso, dietro vent’anni di attacchi
all’istruzione pubblica e di idolatria dell’iniziativa scolastica privata propria degli anni Ottanta
e Novanta. Ed è quindi il deterioramento progressivo delle condizioni degli studenti il principale indiziato tra le possibili cause dell’Onda.
In primo luogo i ritmi di studio impossibili imposti dalle ultime riforme e caratterizzati da un sapere
parcellizzato non offrono una formazione in grado di
promettere un futuro lavorativo roseo e garantito. In
secondo luogo negli ultimi anni si è visto un progressivo aumento delle costrizioni a cui si è assoggettati
per permettersi l’università. Sono pochissimi quelli
che ottengono borse di studio e ancor meno quelli che
Sit-In in Corso Vittorio Emanuele
nelle varie città in solidarietà agli studenti greci e,
successivamente, di cortei in difesa del popolo palestinese. A metà gennaio è stata inoltre fatta la prima riunione internazionale dell’European Anomalous
Wave, ovvero il movimento europeo che si è for-
5
mato sulla spinta di quello italiano, che raccoglie
gli studenti italiani all’estero (oltre a quelli locali, ovviamente). Resta ancora però da superare il nodo
dell’autorganizzazione, lo stesso che ha sciolto il
movimento della Pantera nei primi anni Novanta.
Per chi volesse saperne di più esiste anche il sito
www.ateneinrivolta.org.
venivano consegnati alla Sapienza occupata, che a
loro volta prendevano il nome da una vecchia canzone
di Edoardo Vianello utilizzata durante i cortei. Questi
libricini proponevano un’analisi sociologica con soggetto la figura dello studente nella società e un’analisi
dei problemi come quello del baronato nelle università.
*PS: “L’esercito del surf” era il titolo dei libricini che
Cristian Chignola
INTERCETTAZIONI SI MA FORSE NO
è arrivato a 124 mila.
Ad ogni modo, pochi giorni fa il Governo ha presentato il disegno di legge che ne regola l’utilizzo.
Secondo questo Ddl si potrà intercettare per tutti i
reati con pene superiori a 5 anni. Ma si potrà farlo
solo fino a un massimo di 45-60 girorni. Questo significa che se un magistrato sta per venire a capo
di un caso perché gli indagati cominciano a parlare,
dovrà fermarsi dopo un certo periodo e sperare di
aver prove a sufficienza, poiché, oltre quel periodo,
non potrà più intercettare. Il Ddl prevede inoltre che
le intercettazioni si potranno disporre solo in caso
di “gravi indizi di colpevolezza”, ma dice anche che
“l’intercettazione si può disporre solo quando assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine”. Quindi è possibile intercettare qualcuno
solo se si sa già che è sostanzialmente colpevole,
ma a quel punto utilizzare l’intercettazione non sarà
più indispensabile per l’indagine perché si sa già che
lo è, di conseguenza, non si potranno più ascoltare
le telefonate dell’inquisito, visto che ciò non sarà più
“assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine”.
Che senso ha una legge del genere?
Vedremo nelle prossime settimane se questo disegno verrà modificato o resterà nella forma attuale.
Speriamo in una qualche forma di ravvedimento.
Sono mesi che ne sentiamo parlare. In televisione,
sui giornali, in Parlamento. È uno dei pochi temi che
il governo si porta dietro dall’inizio della legislatura: le
intercettazioni sono troppe, incontrollate, e vengono
riportate su tutti i giornali, rovinando la reputazione di
tante persone innocenti. Ma è davvero così? Proviamo a ripartire dall’inizio.
Nel giugno 2008 il ministro della giustizia Angelino
Alfano, davanti alla Commissione Giustizia della Camera rilascia la seguente dichiarazione: «Secondo
un mio calcolo empirico e non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro Paese… Nel 2007 in Italia sono state intercettate 124.845 persone. Ma poi ciascuna fa o riceve
mediamente 30 telefonate al giorno. Cosi si arriva a
3 milioni di intercettazioni.»
È strano questo discorso visto che, secondo la magistratura, le persone intercettate ogni anno sono circa 20.000, che non rappresentano una “grandissima
parte del nostro paese”, ma circa lo 0.03%, poiché
bisogna contare che ognuna di quelle 20 mila persone non ha un solo numero di telefono, e che ogni 15
giorni i Pm per continuare ad ascoltare le telefonate
di una persona hanno bisogno di una proroga. Basti
pensare al caso di Calciopoli: Luciano Moggi disponeva di 8 telefonini (con varie schede) più un ufficio
privato, uno alla Juventus più quattro abitazioni. Per
intercettarlo per un anno sono serviti all’incirca 480
decreti. Sommando tutte queste variabili, Alfano
Alex Zenegaglia
6
L’EUROPA SOTTO SCACCO: RAPPORTI TESI PER IL GAS RUSSO
Il 2009 si è aperto con una nuova “guerra del gas”
tra Russia e Ucraina, che ha avuto e probabilmente avrà ancora conseguenze pesanti per l’Europa.
Per avere un quadro generale della situazione odierna e di cosa ci si può aspettare è necessario fare
un’analisi dei fatti avvenuti e che stanno tuttora avvenendo a seguito della chiusura dei gasdotti diretti
all’Ucraina, e quindi all’Europa, da parte della Russia.
Cominciamo con l’esaminare le cause dello stop dei
rifornimenti del gas: L’Ucraina deve alla Russia 1,5
miliardi di dollari per il gas consegnato nel 2008; se
si aggiungono gli interessi per il ritardo nei pagamenti, il debito dell’Ucraina arriva a 2 miliardi di dollari.
Gazprom, monopolista russo del gas, ha proposto
all’Ucraina, viste le difficoltà economiche e finanziarie di questo paese, un prezzo di molto inferiore al
quello mondiale: 250
dollari per l’importazione in Ucraina ogni
1000 metri cubi di gas.
Il Presidente ucraino,
Juščenko, e l’attuale
Primo Ministro, forti della loro posizione
intermedia tra Europa
e Russia, nel senso
che la Russia non potrebbe perennemente
tagliare i rapporti con
l’Ucraina per l’esportazione di gas in quanto ciò recherebbe un
colossale disagio all’Europa, principale acquirente
di gas naturale dalla Russia (per fare un esempio
Russia e Algeria, insieme, provvedono a rifornire noi
italiani, del 65% del gas che consumiamo, e inoltre
l’80% delle forniture dell’Europa transita attraverso
l’Ucraina), chiesero di fissare questo prezzo a 200
dollari per 1000 metri cubi. Per fare un confronto, altri paesi (il Turkmenistan o il Kazakistan) vendono il
loro gas a 340 dollari per 1000 metri cubi. Aggiungendo i costi di trasporto, l’Ucraina avrebbe dovuto
pagare a questi paesi 400 dollari. La Russia, non
avendo accettato la richiesta dell’Ucraina, la mattina dell’1 Gennaio 2009 alle ore 10:00 ha provveduto a bloccare gli impianti gassiferi diretti in Ucraina.
Immediatamente dopo la chiusura dei gasdotti, Austria, Polonia, Ungheria, Croazia, Slovenia
e Repubblica Ceca hanno segnalato le prime difficoltà; un esempio calzante riguarda la fabbrica
della Suzuki in Slovacchia la quale dopo qualche
giorno dalla chiusura degli impianti ha dovuto fermare la produzione per mancanza di gas natura-
le. Da ciò si può capire come Mosca possa facilmente imporsi sulla scena internazionale come
superpotenza capace di condizionare l’intera Europa.
L’Italia subito dopo lo stop dei rifornimenti è stata
“rassicurata” dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi il quale ha dichiarato, dopo essersi consultato
con il Ministero dello Sviluppo economico, che le misure necessarie erano già state predisposte, le scorte italiane erano ai massimi storici e si era già pronti
a massimizzare l’importazione da altri Paesi fornitori.
La principale svolta è giunta il 20 Gennaio 2009, giorno in cui i due primi ministri, Vladimir Putin e la collega Timoshenko, hanno concordato che Kiev paghi da
quest’anno il metano al livello dei prezzi pagati dagli
europei scontati del 20% a condizione che le tariffe
per il trasporto di gas russo diretto in Europa restino le stesse del 2008.
Nonostante questo accordo, è stato comunque necessario costituire un Consorzio tra
le maggiori compagnie
europee, il quale, acquistando da Gazprom
il totale della quantità
tecnica per l’Ucraina
(la “quantità tecnica” è
il volume di gas necessario per ripristinare la
pressione necessaria a
rimettere in moto i flussi di trasferimento del
gas, in quanto con il passar del tempo il gasdotto che
porta metano in Europa si era completamente svuotato), permetta di ristabilire in tempi brevi i rifornimenti verso l’Europa fermi ormai dai primi di Gennaio. In
questo modo ENI, le tedesche E.On e Wingas e la
francese Gaz de France sono chiamate a fare da
cuscinetto tra i due governi in lite, anticipando una
somma tra i 675 ed i 765 milioni di dollari. Quello che
è chiaro è che l’esborso sarebbe a carico delle società europee, meno chiaro quando e quanto questi
soldi saranno restituiti; inoltre tutto ciò giungerà ad
intaccare, in un futuro non troppo lontano, le tasche
dei compratori italiani ed europei di gas naturale, cioè
chiunque utilizzi il metano, proveniente dalle centrali a
ciclo combinato, come riscaldamento ed uso domestico, quindi, la stragrande maggioranza delle persone.
Negli ultimi giorni giunge agli italiani voce di prospettive future: più rigassificatori, gas in arrivo tramite nave, e meno gas importato attraverso i tubi.
Questa è la soluzione pensata dagli addetti ai lavori
per impedire che, nei prossimi anni, una nuova crisi
7
del gas coinvolga l’Italia costringendola ad intaccare le scorte o a riattivare le vecchie centrali a olio combustibile o carbone. Dalla prossima estate entrerà in funzione la prima grande
infrastruttura realizzata in Italia che servirà a
diminuirne la dipendenza dal gas via metanodotto da Russia e Algeria; intanto entrerà costantemente in funzione un impianto al largo
della costa veneta che può lavorare fino ad 8
miliardi di metri cubi all’anno (l’Italia ne consuma circa 140 miliardi l’anno, 375 milioni al giorno) di gas proveniente via nave dai giacimenti
del Qatar. Inoltre prosegue l’ attività di ricerca
di metano sul territorio italiano. Un nuovo giacimento, ad esempio, è appena stato scoperto al largo della costa meridionale della Sicilia
da una piattaforma che lavora per Edison ed
Eni. Mentre è stato rilanciato il dibattito per la
riapertura dei pozzi anche nell’ Alto Adriatico,
fermati a suo tempo per evitare i fenomeni di subsidenza, cioè l’ abbassamento del fondo sabbioso vicino alle coste interessate dai progetti di estrazione.
Se anche soltanto la metà di questi progetti vedranno la luce, l’ Italia, secondo alcuni studiosi, diventerà, inevitabilmente, la piattaforma per la distribuzione di metano per l’ Europa. Fino ad allora il bilancio
complessivo dell’Italia e dell’ Europa non appare
- Quanto andrà avanti tutto questo?
- Finché non paghiamo il gas, Julija!
certo brillante: esse continueranno ad essere
completamente dipendenti dalla Russia e dai paesi
dell’Oriente.
Francesco Coghi
AUGURI A BARAK OBAMA
“I Have a Dream” –
“Io Ho un Sogno” era
ciò che ripeteva Martin Luther King nella
memorabile marcia
avvenuta il 28 Agosto 1963 al “Lincoln
Memorial”. Un Sogno condiviso da
molti Afro-americani
e non solo, poiché
questa speranza di
unità e uguaglianza
di tutte le razze è diventato il simbolo di una generazione che ha cercato
di mettere sullo stesso piano tutti indifferentemente
dalle origini e dal colore della pelle. Bianchi, Neri, Gialli, Rossi tutti uniti come una sola cosa, perché siamo
tutti esserI umani, perché l’unica cosa che ci divide è
la terra in cui siamo nati, la cultura, la religione, ma i
pensieri e i problemi e le gioie sono gli stessi per tutti
(perché l’uomo è di una sola razza: la razza umana).
Barack Obama in un certo senso incarna quel sogno, lui uomo di colore alla Casa Bianca: una svolta epocale?. Forse sì, il mondo sta cambiando, e
il passo in avanti non è solo per gli Americani che
l’hanno votato ma anche per il mondo intero. Ancora una volta l’America entra nella storia, e questa volta non per guerre o nuove scoperte ma per
un evento politico che non ha precedenti, un segno
di speranza per tutti i discriminati per la religione e
per il colore della pelle. L’insediamento di Obama
alla Casa Bianca ha portato una carica d’energia
positiva, ma non possiamo dimenticarci che il momento che stiamo vivendo tutti, non solo gli Stati
Uniti, è decisamente critico: l’economia è ferma e il
mondo è terribilmente diviso e lacerato. Riuscirà il
nuovo presidente americano a riallacciare quei legami politici che l’America aveva perso negli ultimi
anni, a riprendere il dialogo con i Russi e soprattutto con il mondo arabo, con l’Iran, con la Cina? Riuscirà a ridare slancio ad un’economia in ginocchio?
Con Obama è come se il pianeta avesse ricevuto
una nuova linfa vitale in cui dobbiamo credere; non
potrà certo fare miracoli però: dobbiamo pazientare, aspettare e vedere i cambiamenti che porterà
e che influiranno sicuramente sul futuro del Pianeta. Per ora non possiamo fare altro che ignorare gli
scettici (e ce ne sono) e augurare buon lavoro al
nuovo Presidente, ripetendo con lui: “Yes, We Can”.
Gabriel Wiwoloku
8
CAMMINIAMO A TESTA ALTA
Sono cresciuta nel dolore, in famiglia le cose non
sono mai andate molto bene… Ma penso che
questa non sia stata una sfortuna, anzi piuttosto un
dono che la vita mi ha fatto.
Sono cresciuta affrontando la vita quasi da
sola, ma non ho mai cercato compiacimenti. Ho sofferto, ho sofferto tanto… Ma ho sempre continuato a percorrere la mia strada.
Questo mi ha fatto crescere con una visione diversa
della vita, grazie alla quale ora so che l’esistenza non è
fatta solo di felicità ma anche di sofferenza, che è utopia
pensare ad una vita sempre felice, una vita perfetta.
Non esiste una vita perfetta, non sempre le cose
vanno come vorremmo, ma è proprio quando ti
senti sconfitto che deve crescere in te la forza.
Al giorno d’oggi quasi tutti sono alla ricerca di cose perfette: la ragazza perfetta, una vita, appunto, perfetta,
persone con cui uscire, amici da frequentare, tutti perfetti: tutto deve essere perfetto perché ci sentiamo felici.
Ma ci crediamo davvero di poter trovare qualcosa di
perfetto?
E se anche un giorno lo troveremo, pensiamo che allora saremo veramente felici?
La mentalità odierna è arrivata al punto tale da correre sempre alla ricerca di qualcosa di perfetto, magari quella cosa che desideriamo da tanto e che, una
volta ottenuta, poi non ci accontenta, perché ce ne
sarà un’altra da rincorrere, un’altra da desiderare.
Tutti noi siamo alla costante ricerca di qualcosa, non
sappiamo neanche bene cosa. Avete mai provato
a chiedere ad una persona che vedete sempre triste che cos’ha? Io sì. La risposta è stata: ”Non lo
so”. Già, non lo sappiamo, perché non sappiamo
trovare la felicità. E magari è proprio lì, davanti a
noi, ma non la vediamo.
Il fatto è che nella vita non esiste la perfezione.
Non ci sono cose perfette. E. soprattutto, non esiste nessuna persona perfetta. Tutti abbiamo i nostri pregi e difetti, ed è proprio questo che ci rende speciali, ognuno diverso dall’altro… Unici…
Dobbiamo avere la forza di aprire gli occhi, di guardare in faccia la realtà… La forza di credere in noi
stessi. E di camminare a testa alta. Pochi valori
sono rimasti ormai… Ma il più importante è sempre dentro di noi, è il nostro valore… Perché ogni
persona ha un valore. Anche se non è perfetta.
Ognuno di noi sbaglia…
Ognuno di noi qualche volta inciampa nella vita…
Nessuno è perfetto…
Ma non dobbiamo vivere sempre nella paura di
commettere degli errori, perché ci saranno comunque; non viviamo con il pensiero fisso della ricerca
della felicità, accontentiamoci delle cose che abbiamo, gustiamole perché, se sono state conquistate,
varranno molto di più di qualsiasi altra forma di ricchezza. La felicità è in noi: sta là dove noi sappiamo apprezzare la vita per quello che ci dà e non
per quella perfezione inesistente che noi vorremmo.
Abbiamo fiducia in noi stessi. Non abbassiamo
mai lo sguardo, mai. E’ un segno di debolezza.
Camminiamo sempre a testa alta… Affrontiamo la vita senza paura… Alti e bassi li hanno tutti, non facciamoci mai abbattere; la vita è
bella così…ogni suo difetto ci fa vivere a fondo ogni suo pregio, lo rende unico, importante.
Delusioni, rimpianti, momenti “no”… Nulla deve frenarci nel camminare sempre a testa alta, fieri di noi stessi.
Ambra Fusaro
UN INTERESSANTE INCONTRO SU DROGA E ALCOOL CON IL DOTT.GEMMA
Il 28 gennaio in aula 360 tre classi del nostro istituto
(3AME, 3TLT, 5TLT) hanno partecipato all’incontro
organizzato dal prof. Angelo Rossi con il dott. Paolo
Gemma, presidente dell’Ordine dei Giovani farmacisti. Gli argomenti trattati in due distinti moduli sono
stati l’uso di stupefacenti e l’abuso di alcool, molto
diffuso fra i giovani. Il signor Gemma, oltre ad esporre tali argomenti a livello specialistico e scientifico,
ha proiettato scene tratte dal film “Trainspotting” di
Danny Boyle. Esse sono state molto efficaci per catalizzare l’interesse dei partecipanti e per suscitare
delle riflessioni. Inoltre l’esperto ha riportato testimonianze della sua esperienza personale vissuta a contatto con i drogati e gli alcolisti dei centri di comunità in cui egli ha lavorato.
Il giudizio generale degli studenti che hanno partecipato è stato positivo, poiché essi hanno ritenuto
l’incontro interessante e diverso dai soliti, grazie anche al modo di rapportarsi del signor gemma che ha
saputo anche ironizzare su argomenti molto delicati.
Maura Malpetti
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VIAGGIO NEL MISTERO DI SATANA
Accade
spesso
che l’uomo venga
attratto da ciò che
teme, o meglio, la
paura provoca nella persona un vuoto
che inevitabilmente
essa sente il bisogno di colmare, e
questo vuoto lo si
chiama MISTERO.
Già, al mondo ci
sono migliaia, milioni se non miliardi di
domande senza risposta, o meglio, alle quali non si è
ancora data una risposta, ma ci sono DUE domande
a cui la risposta non si avrà mai. La prima di queste ci viene in mente ancora quando siamo bambini
tanto è banale, cioè “Dio esiste?”. Domanda semplice, così semplice che IN TEORIA le fedi rispondono
“sì”. La seconda domanda è strettamente collegata
alla prima, e cioè “Satana esiste?” Qua la risposta
TEORICA è ancora più ovvia: se esiste colui che è
misericordioso e buono, visto che c’è molto male nel
mondo, deve esistere necessariamente un essere
spietato e malvagio. L’uomo da millenni è però alla
ricerca di una risposta CONCRETA a queste due
domande. Forse proprio perchè attratto da ciò che
teme, l’essere umano è stato ed è tuttora affascinato soprattutto dalla seconda, fredda e tetra domanda: “Satana esiste?” e se esiste..quali sono i suoi
poteri? Come si è arrivati a pensare che il diavolo
sia in grado di manipolare la mente delle persone?
Nella Bibbia il diavolo viene nominato parecchie
volte, sia nell’Antico Testamento sia soprattutto nel
Nuovo Testamento. Ha sempre la funzione di accusatore, anche se le sue manifestazioni sono variabili. Nell’ A.T compie il suo male per volere di Dio,
non è libero di agire con la sua volontà, è nelle mani
del Signore. Nel N.T, in cui la sua presenza è molto più frequente, Satana tenta Gesù nel deserto, e,
cosa ancora più grave, manipola la mente di Giuda,
fino a renderlo traditore e condurre Gesù alla morte.
Sulla presenza, la manifestazione e sui poteri di Satana si è scritto moltissimo, tanto che alcuni studiosi
pensano che si sia scritto più di quanto si sia fatto per
Dio stesso, e forse è vero. Quindi sarebbe impossibile sintetizzare tutte le migliaia di interpretazioni che
durante la storia hanno avvolto la figura del demonio,
ma posso parlarvi, brevemente, del tratto forse più affascinante e allo stesso tempo pauroso che ha il Diavolo, cioè della la presenza di Satana nella nostra vita.
Attualmente associamo le manifestazione di quest’ultimo ad avvenimenti orrendi, tragedie o disastri. Come
se ogni male provenisse da lui. Dal punto di vista cri-
stiano cattolico non sarebbe prettamente corretto. Altri modi di manifestazione della presenza del demone sono i “possedimenti” o “possessioni”. Cioè, come
nel Vangelo, il demone manipola la mente dell’uomo
fino a renderla sua schiava. Questo punto è stato,
come spesso accade, un caldo campo di battaglia e
di dibattito tra la medicina, la quale non è in grado di
provare scientificamente il malanno del “posseduto”,
e chi pratica l’esorcismo, convinto che solo la presenza del Signore possa salvare la persona “posseduta”.
Solo una cosa è certa: i casi in cui si ritrovano dei
“sintomi di possedimento” sono rari, ma sono riscontrabili anche ai nostri giorni. Padre Gabriele Amorth è forse il più famoso esorcista mai esistito, ed è
fortemente convinto della capacità che ha Satana di
manipolare la mente umana. Secondo lui, <il diavolo
tenta l’uomo e cerca di farlo cadere in peccato, ma
l’azione straordinaria del maligno è il possedimento. Se uno è “impossessato” lo si capisce durante
la cura, non prima. Il maggior sintomo che si può riscontrare è la profonda avversione a tutto ciò che è
sacro. L’unico modo per evitare di entrare in relazione con Satana è rimanere in grazia di Dio .Giovanni
Paolo II ha pronunciato l’esorcismo verso tre indemoniate, la terza non è riuscita a guarire. Escluso il
Papa, la chiesa considera poco la presenza effettiva
del diavolo, e lui ne è felice perchè ha mano libera. Ci sono Paesi europei in cui si ha solo un esorcista per tutta la nazione, in Italia siamo 170. Ora in
seminario non si studia più niente sugli angeli e sui
demoni per non parlare dell’esorcismo. E di questo
il diavolo è solo contento. Le sue porte sono completamente aperte, la fede verso il signore va sempre
calando. Non bisogna pensare che lasciando stare il
demonio lui lascerà in pace noi, lui non ha scrupoli,
l’unico modo per farci temere da lui è combatterlo.>
Queste affermazioni sono abbastanza agghiaccianti, sopratutto se fatte da una persona conosciuta
e stimata, che sostiene di aver realizzato 70.000
esorcismi, insomma non proprio il primo che passa! Dalle sue parole sembra quasi che il diavolo sia
profondamente insediato nella nostra vita, tanto che
ognuno di noi, io che scrivo e tu che stai leggendo
ad esempio, potremmo cadere nella sua trappola.
Il Padre racconta di aver liberato dal demonio una
ragazza che, durante il suo possedimento, ha ucciso la propria madre con 97 coltellate, oppure un altro caso di una signora tanto assetata dalla voglia
di uccidere da non poter più uscire di casa. Storie
inverosimili, tanto lontane ai nostri occhi ma tantoassurdamente vicine a noi. Ognuno di noi si sente
così invincibile da non temere neanche lontanamente la presenza del diavolo e da non riuscir neanche
ad immaginare di poter essere una sua possibile
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vittima, e penso che questo sia anche normale. E’
come quando si guarda un film assurdamente triste e
ci si sente automaticamente esenti dalla possibilità che
anche a noi possa capitare qualcosa di simile, tanto
siamo increduli e sbalorditi. D’altronde, chi ha mai pensato seriamente di poter essere nel mirino del diavolo?
Chi lo dicesse sarebbe preso sicuramente per pazzo.
Però c’è da tener conto dei dati e delle storie che si raccontano circa il “possedimento”, e scommetto che anche tutte le persone che sono state esorcizzate quando si ponevano la domanda che ci siamo appena fatti
,come noi si mettevano a ridere, ma poi a loro è successo. Anche se una buona parte dell’opinione pubblica
ritiene che le storie su Satana siano inventate, assurde.
Il “possedimento” è così affascinante che ha ispirato
la trama di parecchi film, tra cui il più famoso è probabilmente “L’esorcista”. Casualmente ci sono dei
misteri che avvolgono questo film. Infatti, ad esem
pio, dopo due giorni di riprese, un misterioso corto
circuito provocò un incendio che distrusse buona
parte del set; inoltre ci fu la morte di nove persone
tutte legate al film, tra cui il figlio appena nato di un
tecnico e l’addetto alla refrigerazione del set ed addirittura quella dell’attore Jack MacGowran, il cui personaggio muore anch’egli nel film. Ed infine la strana
sparizione della gigantesca statua del demone assiro
Pazuzu che, spedita in Iraq per le riprese del prologo,
finì per qualche oscuro motivo a Hong Kong, dove
fu fortunatamente recuperata all’ultimo momento.
Questo viaggio è volto al termine, un viaggio “senza andata né ritorno, senza destinazione” direbbe
Ligabue, d’altronde quando si vaga nel mistero raramente si trova un’uscita, una meta. Rimarrà questo
vuoto in ognuno di noi, un vuoto dovuto a domande
che non avranno mai una risposta certa, un vuoto
che comunque resta terribilmente AFFASCINANTE.
Alberto Massara
FATECI CAPIRE
NDR: i pensieri espressi dall’autore del presente articolo non rappresentano alcuna specifica linea editoriale
del giornale. Vengono pubblicati nel rispetto della libertà di espressione garantita dal dettato costituzionale.
…Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo…
(…Fabrizio De Andrè…)
..Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe delle
tonnellate d’oro e delle vostre banche…
(…Simone Cristicchi…)
… L’uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è
soltanto un errore dell’uomo?...
(…Nietzsche…)
Ma evidentemente è così che si aiuta la gente, evidentemente le false speranze contano più della vita,
contano più delle persone, contano più della verità.
Ci vogliamo fermare qua e non vogliamo parlare delle speculazioni, vogliamo incoraggiare una
riflessione, non fare un’inchiesta. Ma tornando a noi, fateci capire se è giusto che la gente si
dia la colpa per gli scherzi che il destino le gioca.
Volevamo scrivere un articolo che elencasse
tutte le azioni che la chiesa compie e ha compiuto, l’abbiamo iniziato, siamo caduti nel banale, e questo è ciò che rimane del nostro pensiero. Il nostro articolo si limiterà ad incoraggiare
una riflessione, o almeno è quello che speriamo.
Lo abbiamo titolato “fateci capire” (quasi come la rubrica di Cannavò sulla Gazzetta dello Sport), perché
è il titolo più indicato per il nostro argomento.
E quindi, fateci capire com’è possibile giocare con
le disgrazie della gente, com’è possibile che si possa essere tanto cinici e crudeli da incoraggiare le
persone a seguire una strada che nemmeno noi seguiremmo, nel proporre soluzioni dove non ci sono.
Perché è proprio questo che fa la chiesa, e la differenza tra Wanna Marchi e Dos Santos è veramente poca, tranne forse il potersi mascherare dietro la
fede.
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Fateci capire com’è possibile avere la faccia tosta di andare a predicare cavolate a chi non arriva a fine mese, e proprio perché non ci arriva ci
crede. Non è possibile, secondo noi, ma forse gli
scrupoli non sono nel manuale del buon prete.
D’altronde la facilità disarmante con cui si può
condizionare un popolo se si hanno le promesse giuste è palese e facilmente dimostrabile.
Fateci capire poi come possano i genitori decidere di
battezzare il loro figlio ancora quando lui non è capace di intendere e fateci capire come possano indirizzarlo verso la religione che loro hanno scelto per lui.
Ognuno dovrebbe essere libero di scegliere la via da
percorre quando vuole (e se percorrere una via) e
la sua decisione dovrebbe essere presa in assenza
di influenze esterne. Ognuno dovrebbe scegliere di
liberarsi dal peccato originale, ovvero di battezzarsi,
quando vuole e soprattutto se crede di aver
commesso davvero un “peccato originale”. Fateci ca
pire com’è possibile che questa decisione ci possa
condannare a inseguire un mare di ideali dettati da
un sistema che non li segue affatto e che, seppur
noi li volessimo ignorare, data la prematura scelta dei
nostri genitori, lo faremmo seguiti da sguardi delusi e
carichi di scomodi pregiudizi.
Eppure, nonostante il nostro capire sia ancora difficoltoso, non vogliamo smettere di credere a quegli
uomini che non vanno a puttane, che non esagerano
nel bere, che non si drogano, che non mentono, e
che vogliono solo il bene.
Si, gli diamo ancora fiducia…
Ma fiducia a chi….???
Tanto vale aspettare che i Sayan ci salvino da Freezer e Cell…
Loris Caffarra
(con la collaborazione di Alessandro Raschi)
LA FINE DELLE PAROLE, FORSE
Come negare che la quantità di mangiatori di parole
stampate è in calo?
Colpa di internet, dei telefonini, della tv e della tecnologia, dicono... Ma siamo sicuri?
Non è forse semplicemente colpa della società di
oggi? Come possiamo pretendere che i giovani d’oggi leggano un buon libro se non sono mai stati istruiti
a farlo, o meglio, se non gli è mai stato insegnato
ad amare i libri? Guardare un film è molto più facile,
richiede uno sforzo mentale minore, basta sedersi lì
e seguire il filo, cosa non da tutti comunque. Per la
lettura di un libro, invece, ci vuole un po’ d’impegno!
Si comincia sempre con il sedersi lì, ma aldilà della
motoria necessaria a sfogliare le pagine, c’è da convincere il proprio cervello a farci vedere le immagini
dettate dalla lettura. Solo che le si deve immaginare,
e sappiamo tutti che l’immaginazione si perde crescendo, se non viene coltivata...
E così ci si ritrova con i genitori che si lamentano
“perché mio figlio non legge mai”; e mi viene da pensare... Tu genitore, lo dai il buon esempio? Tu genitore, come puoi pretendere che tuo figlio si metta lì e
prenda un libro se quand’era piccolo, per non essere disturbato, lo lasciavi sempre con quella famosa
baby-sitter chiamata televisione?
Parliamo un po’ di internet ora, che viene sempre
accusato di mille tori, e per certi versi posso anche
essere d’accordo, ma che mi si dica che non spinge a
leggere proprio non posso concepirlo. E non mi sto riferendo ai testi dei siti internet quali bottoni, pubblicità e contenuti futili... Parlo dello spazio che internet
sa dare a tutto quel mondo che fa fatica a sbocciare
nella società odierna... Giovani poeti, piccoli scrittori,
persone fantasiose che scrivono arte e non. Chi
dice la sua, ma la sa esprimere da fare invidia a certi
“scrittori” editi da patinate società editrici. Chi mette in rima tre parole sbagliando anche quartine ed
endecasillabi. Chi racconta storie che non hanno né
capo né coda e che non gli frutteranno miliardi, ma
si formano e formano i loro lettori, che crescono con
loro e aiutano gli altri, che imparano gli errori e scoprono come migliorare anche se stessi... Sono tanti i lettori del villaggio globale che amano leggere...
E scusate se non ci sono dei Tolstoj, ma per me è
lettura e soprattutto arte anche questa. Senza nulla
togliere a Tolstoj ovviamente...
Insomma, non accusiamo così banalmente e acriticamente una così grande risorsa...
Impariamo piuttosto ciò che ha da insegnare un libro;
che sia un fantasy, una storia d’amore, un horror, un
giallo o coò che preferite, lascerà sempre qualcosa
in noi.
La frase che ti è piaciuta così tanto che ti ritorna
spesso in mente.
Il capitolo che ti ha fatto quasi venire le lacrime agli
occhi, finché, vedendo una macchietta più scura tra
le pagine, ti sei reso conto che era più di un quasi.
E quella scena che ti ha dato un’emozione così forte
che quando chiudi gli occhi ti sembra di vederla, ma
se provi a metterla a fuoco nei dettagli non riesci a
coglierla, sembra nebbia, perché è solo il frutto della
tua fantasia e delle parole di quell’anima che le ha
scritte. Ma non se ne andrà mai dalla tua testa, per
quanta nebbia possa esserci.Tra vent’anni ancora
ogni tanto ti verrà alla mente assieme a tante altre,
e alle parole, alle lacrime e a tutte le emozioni che ti
sono rimaste nel cuore.
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Sara Potyscki
L’ARTE DELLA PAROLA
È dagli albori della vita cittadina che l’arte oratoria
è una componente fondamentale nella dinamica sociale. Nella Grecia antica, davanti all’assemblea dei
cittadini riunita per la scelta, ad esempio, di un nuovo
medico, un buon oratore sarebbe riuscito a prevalere su uno specialista della materia, semplicemente
convincendo e persuadendo chi non conosceva la
medicina. Pensiamo poi a cosa accadeva quando si
trattava di alleanze, di guerre e di paci.
Io credo che la capacità di imporsi, di prevalere sugli altri, semplicemente parlando sia la cosa che più
profondamente distingue l’uomo dall’animale. Certamente, siamo fatti di ossa, sangue, tessuti e muscoli che ci “obbligano” nella nostra fisicità, ma quegli
stessi tessuti ci permettono di comunicare ed avere
rapporti di reciprocità con la parola.
A livello intellettivo, riusciamo a conoscere qualcuno
non toccandolo o guardandolo, ma ascoltando quello
che ha da dire, come lo dice e con quali ragionamenti
riesce ad arrivare ad una conclusione. E naturalmente, come un individuo può essere più muscoloso di
un altro, così anche si può dire per la capacità persuasiva di ciascuno.
Attenzione però, non si tratta di mera intelligenza o
conoscenza: infatti un matematico può conoscere
profondamente i numeri senza essere necessariamente capace di insegnarli, mentre un uomo capace
di insegnare e trasmettere agli altri la propria conoscenza può essere che abbia studiato la lezione il
giorno prima.
L’arte di parlare agli altri è ancora un punto vitale nella
società di oggi: chiunque voglia raggiungere un certo
livello dal punto di vista professionale, dovrà, oltre a
saper svolgere eccellentemente la propria mansione,
sapersi esprimere in modo chiaro ed essere capace
di convincere la gente della propria professionalità.
I politici, i manager, qualunque lavoratore a contatto
con un pubblico che lo giudica a seconda di come
affronta le situazioni, deve avere la capacità di districarsi anche con le parole, magari prima ancora che
con i fatti.
Insomma: è importante quello che dici, ma forse ancor più come lo dici.
Giulia Casetta
KAKA’ RESTA. CIAO BECKAM?
Per molti giorni Kakà è stato al centro
dei discorsi e
della stampa
sportiva.
Tutto
era
pronto per la
sua partenza.
Sembrava fatta. E invece
nella tarda serata di lunedì
19 gennaio durante il “Processo di Biscardi” si collega al telefono Silvio Berlusconi dicendo “Kakà resta
con noi” e rifiutando l’ultima offerta di 105 milioni di
euro fatta dal Manchester City per il talento brasiliano. A quanto pare anche Kakà preferiva restare, e i
tifosi non ne volevano sapere della sua cessione.
Io da tifoso milanista sono contento della decisione
finale. Ho apprezzato il fatto che questo ragazzo abbia dato più importanza ai sentimenti che ai soldi.
Certo l’offerta era molto allettante e credo che chiunque potesse avere un attimo di indecisione sul da farsi. Sicuramente Kakà avrà passato dei giorni intensi
pensando a quale fosse la strada più giusta.
I tifosi hanno dimostrato un grande affetto nei suoi
confronti sia nelle manifestazioni in via Turati che
durante la partita Milan – Fiorentina, con cori e striscioni dedicati a Ricky; secondo me questo ha molto
influenzato il giocatore, il quale ha così deciso di restare, convincendo il padre.
Il 22 del Milan ha preferito il cuore a un po’ più di
soldi, forse ripensando a tutti i successi riportati con
la squadra rossonera, a tutti i suoi gol nel Milan, o,
semplicemente, ai compagni e ai tifosi con cui si trova bene, i quali sperano che resti ancora a lungo.
Nulla da fare forse per David Beckam. La sua parentesi al Milan è stata comunque interessante e l’asso
britannico sembrava essersi bene ambientato. Ma la
sua squadra pare non ne voglia sapere di cederlo.
Dopo tutto farebbe come il Milan con Kakà. E così i
giochi sembrano chiusi.
13
Riccardo Bruno
Hanno collaborato a questo numero (in ordine alfabetico):
Matteo
Sara
Riccardo
Elisabetta
Loris
Giulia
Cristian
Francesco
Francesco
Federico
Simone
Michela
Ambra
Sonia
Andrea
Maura
Claudia
Alberto
Andrea
Valentina
Greta
Sara
Filippo
Francesco
Giacomo
Federico
Gabriel
Sara
Alex
Andreoli
Borsato
Bruno
Caffarella
Caffarra
Casetta
Chignola
Coghi
Cucconi
Fabbris
Favaro
Federico
Fusaro
Madini
Malavasi
Malpetti
Malpetti
Massara
Mazzocchi
Monteleone
Moschini
Potyscki
Savazzi
Sedda
Tirelli
Veneri
Wiwoloku
Zamboni
Zenegaglia
Grafica e impaginazione:
Sara
Giacomo
Potyscki
Tirelli
con la collaborazione dell’ex Alessandro Bonichini
Responsabile: prof. Claudio Marozzi
14
TRIPLICE INTERVISTA A TRE DELLE MERAVIGLIE DEL MANTOVA:
CLAUDIO GRAUSO, RICCARDO CAPUCCI E ANTONIO SAPONARO
PRIMA SQUADRA: CLAUDIO GRAUSO
Il nostro grande
“Piranha”, Claudio Grauso, con
la sua personalità
allegra e frizzante
reagisce in modo
incredibilmente costruttivo nei
momenti di difficoltà, nonostante
i giudizi negativi
da parte di alcuni
giornali, incoraggia la squadra e
dà sempre il massimo.
Ciò che di lui è apprezzabile, oltre
alla sua generosità in campo, è la determinazione che lo ha portato a
giocare anche in serie A (nel Livorno), mentre il suo
realismo lo porta ad osservare le situazioni in modo
obiettivo e con grande autocritica.
Claudio Grauso, oltre ad essere un eccezionale calciatore, è un uomo estremamente stimabile, per la
determinazione, la maturità e l’intelligenza che lo
contraddistinguono. Proprio per questo in questa
intervista è perfetto per “rappresentare” il calciatore
modello della prima squadra, senza nulla togliere ai
suoi colleghi.
DOMANDE FLASH
Nome e Cognome: Claudio Grauso.
Soprannome: A Mantova “Piranha”. A Livorno “Pitbull”. Nelle giovanili del Toro “Marcel”.
Data di nascita: 18 marzo1979.
Città natale: Torino.
Ruolo: Centrocampista centrale difensivo.
Numero: 14.
Anni nel Mantova: Quella attuale è la quarta stagione.
Squadra del cuore: Nessuna.
Sport alternativo da praticare: Mi diverto in ogni
cosa che faccio, anche se con scarsi risultati.
Sport alternativo da guardare: Dipende dall’evento. Mi piacciono le grandi manifestazioni (Olimpiadi,
mondiali di vari sport ecc..), ma oltre al calcio non
seguo altri sport con continuità.
Studi: Liceo scientifico. Poi mi sono iscritto a Scienze Politiche, ma ho dato solo 2 esami!!!
Piatto preferito: Nulla in particolare. Le cose sem-
plici, comunque.
Film: Tantissimi. Se dovessi proprio fare una scelta
direi “Braveheart” e “Vento di Passioni”.
Frase in dialetto: Non conosco nessun dialetto…
Citazione: Se non riveli a nessuno un segreto, questo è tuo prigioniero. Se lo riveli anche solo ad una
persona, sarai prigioniero del tuo segreto.
1. Come hai cominciato?
Ho cominciato a giocare in una squadretta di parrocchia vicino a casa mia quando avevo 5/6 anni. Nel
corso degli anni non c’è stato un momento in cui ho
detto: “Adesso sono un giocatore e farò questo nella
vita”. E’ stato un percorso continuo, anche se quello
è sempre stato l’obiettivo.
2. In quali altre squadre hai giocato?
Sono stato alcuni anni nelle giovanili del Torino. Il primo anno da professionista in C2 ad Alessandria. Poi
5 anni a Livorno (dalla C1 alla A), prima di arrivare a
Mantova.
3. Che cosa hai provato quando hai dovuto cambiar squadra?
Sono stato malissimo, anche perché non era il mio
volere. A Livorno avevo conquistato la A dopo tanti
sforzi. Stavo alla grande, la gente mi voleva bene,
avevo la ragazza lì, con i compagni e l’allenatore mi
trovavo alla grande... Però ho dovuto voltar pagina e
il fatto di voler dimostrare che qualcuno si era sbagliato è stato un grosso stimolo.
4. Cosa porti ancora con te dell’esperienza nel Livorno (in serie A)?
Tantissime cose. Il ricordo di compagni eccezionali, il
fatto di giocare contro dei fuoriclasse in stadi sognati
fin da bambino e tanto altro.
5. Qual è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi?
Io sono un centrocampista centrale con caratteristiche difensive e di rottura del gioco. La cosa che
so fare meglio è recuperare il possesso della palla.
Penso che se avessi avuto 10 cm in più e dei piedi
migliori, forse sarei stato un gran giocatore.
6. Com’è scandita la tua settimana di calciatore?
E’ molto regolare e fatta di routine. Facciamo sei allenamenti alla settimana più la partita. La Domenica è il
nostro giorno libero. Cerchiamo di fare una vita sana
(dal punto di vista dell’alimentazione e del riposo).
Durante la settimana ci si svaga con tv, computer,
cinema e cose tranquille. Dopo la partita ognuno è
libero di fare e andare dove desidera. Ogni giocatore
ha comunque la propria vita, il proprio carattere, le
proprie abitudini e quindi è difficile fare un discorso
generale.
7. Per arrivare dove sei ora cos’è stato
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fondamentale?
Le cose fondamentali sono l’impegno, la voglia di
migliorarsi e di arrivare a certi livelli, la fortuna e le
capacità.
8. Davanti alla frase “nel mondo del calcio solo
uno su diecimila diventa qualcuno” tu cosa hai
pensato?
Nessuno me l’ha mai detto quando ero piccolo, ma
col senno di poi credo sia verissimo. Io ho sempre
avuto un chiodo fisso fin da quando ero bambino.
Questo non vuol dire che io abbia pensato solo a
questo ed ho sempre studiato con ottimi risultati. In
questo l’educazione che mi hanno dato i miei genitori
è stata determinante. Se non fossi riuscito a diventare un calciatore non sarei comunque stato un nullafacente.
9. Quali sono stati i sacrifici che hai dovuto affrontare?
Tanti, ma non li ho mai avvertiti come tali, perché era
troppo più forte il desiderio di giocare.
10. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come
appare ai più?
I pregi sono tanti, ma anche i difetti non scherzano.
I primi sono il fatto di fare un lavoro che in realtà è
un gioco ed una passione e per cui si viene anche
pagati molto bene. Noi corriamo all’aria aperta mentre tanta gente si rinchiude in fabbriche, studi, uffici, ecc... Noi abbiamo la possibilità di avere un fisico
atletico e allenato, mentre tanta gente deve pagare e
fare sforzi incredibili dopo aver lavorato tutto il giorno
per poter rimanere in forma e in salute. Un altro pregio, che accomuna un po’ tutti gli sport di squadra, è
quello di imparare a stare in un gruppo, imparare a
rispettare le regole, condividere le vittorie e le sconfitte con altre persone. I difetti sono tanti. Il primo è
che questo sport a volte viene preso troppo seriamente e si perde il concetto di vittoria e di sconfitta,
dove quest’ultima per molti non viene più ammessa.
Succede così che s’identifichi il calciatore come una
persona che fa la bella vita e guadagna, che ha tutto
ciò che vuole, e così si insinua il concetto che sia giusto insultarlo, danneggiare le sue proprietà o, in casi
sporadici, usargli violenza fisica nel momento in cui i
risultati non sono in linea con le aspettative. Questo
è un modo di ragionare che in altri sport non vedo.
Non ho mai visto ad esempio una squadra di rugby,
pallavolo, pallanuoto, ecc. assediata dai tifosi. Un altro aspetto negativo, ma credo sia comune a tutto il
mondo del lavoro, è la forte competitività e il fatto di
doversi guardare le spalle anche da quello che crediamo sia un amico. Stare sempre attenti a ciò che
si fa o si dice, ma anche studiare gli altri e cercare
di capire in fretta cosa sta succedendo. Purtroppo
questo mondo ha anche questi effetti collaterali. Un
altro è il fatto di estraniarsi dalla società e di vivere
nel “branco”. Essendo uno sport popolarissimo, non
si conoscono mai i motivi per cui si viene avvicinati
dalle persone e così la tendenza è quella di fidarsi comunque di qualcuno che è nella nostra stessa
condizione.
11. Dal tuo punto di vista, è facile perdere l’umiltà
davanti al successo?
Dipende dal carattere delle persone, dall’ambiente e
dalle condizioni in cui si è cresciuti, dall’educazione
che si è ricevuta. Personalmente credo che sarei stato la persona che sono adesso sia se avessi fatto una
carriera in serie C come in serie A.
12. Non ti capita di pensare a ciò che saresti potuto essere se non ti fossi avventurato su questa
strada?
Sinceramente non ci ho mai pensato, anche perché
uno crede di poter fare una cosa, studia per riuscirci
e poi si ritrova a fare tutt’altro. L’unica cosa che posso
dire è che, qualsiasi cosa avessi fatto, avrei cercato
di farla al meglio.
13. Ti senti un uomo e un calciatore realizzato oppure hai qualche rimorso o rimpianto?
Quello che dico sempre è che avrei potuto avere di
più o di meno, in base alle scelte e alla fortuna, ma
ho sempre fatto il massimo e sono felice. Il resto non
m’interessa.
14. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri
come calciatore?
Vorrei tornare a giocare in serie A. Da quando l’ho
lasciata è stato il mio obbiettivo. E poi è troppo bello
festeggiare la vittoria di un campionato.
15. E come uomo?
Come uomo sono contento di quello che sono e del
mio modo di ragionare. Ovviamente un’aspirazione
extra lavorativa è quella di creare un giorno una famiglia altrettanto magica come quella che hanno creato
i miei genitori.
16. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport?
Non ho un motto in particolare, né scaramanzie o riti
vari. Io penso sempre: “Devo dare tutto e poi vediamo cosa viene fuori”
17. E il “motto” per la vita?
Nemmeno nella vita ho un motto in particolare. La
cosa che dico sempre è “non devo deludermi e non
voglio deludere le persone che stimo”. Per il resto....
non si può piacere a tutti!
18. A tuo parere si può paragonare la vita ad una
partita?
Oltre al fatto che hanno entrambe un inizio e una fine,
credo che un punto in comune sia il fatto che la maggio parte del tempo di entrambe sia tran tran e che
poi ci siano dei momenti chiave e cruciali, degli episodi che cambiano il corso e portano in una direzione
piuttosto che in un’altra. Aver fortuna e saper sfruttare al massimo questi episodi diventa determinante
19. Che emozioni ti dà una vittoria?
Impagabile. La cosa più bella è arrivare stremati nello spogliatoio e guardarsi soddisfatti senza aver più
fiato.
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20. E davanti ad una sconfitta come reagisci?
Purtroppo male. Nel senso che mi condiziona anche
nella vita privata.
21. Qual è stata la più grande soddisfazione e
quale la più grande delusione della tua carriera?
Soddisfazioni tante. Aver vinto 3 campionati, averbattuto la Juve, il Milan, la Fiorentina, il Napoli, il Genoa,
la Lazio, la Sampdoria, il Torino,ecc... Aver giocato
in A, essere stimato da tante persone ed essere ricordato con affetto da vecchi tifosi ed ex compagni.
Forse però la soddisfazione più grande l’ho provata
tutte le volte che sono rientrato da qualche infortunio
grave, quando ho sentito veramente l’affetto di tutti. Delusioni poche, ma cocenti. In assoluto la finale
dei playoff di B persa contro il Toro. A ruota la finale
playoff di C1 persa contro il Como quando giocavo a
Livorno. Poi gli infortuni e il fatto di dover andare via
da Livorno.
22. I tifosi hanno saputo regalarti grandi emozioni
(sia in positivo, che in negativo) durante questi
anni?
Più positive, forse per il mio modo di giocare. Sono
sempre stato apprezzato per l’impegno. Quando
poi venivano i risultati qualcuno è anche riuscito a
dire che ero un grande giocatore. In generale, sono
sempre stato apprezzato di più quando per vari motivi non ho giocato e alcuni dicevano che si sentiva
la mia mancanza. Io dico sempre che forse, se non
avessi mai giocato, ora sarei in Nazionale!!!
23. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una
volta in campo?
Non è difficile. E’ una cosa automatica. Dal momento
che si entra in campo non si percepisce più ciò che ci
sta attorno, il contorno. Personalmente vivo la partita
già prima che cominci. Nella mia testa si formano le
immagini di quello che potrebbe succedere in partita,
di ciò che dovrò fare, di ciò che potrebbe fare l’avversario nelle varie situazioni di gioco e del campo.
24. Qual’è o quali sono i compagni di squadra
che ammiri di più e perché?
Quello che ho ammirato di più in assoluto è stato Igor
Protti.Un leader nel vero senso della parola. Carattere, cattiveria, attaccamento alla maglia e alla professione, capacità di trascinare, giocate di classe, gol a
raffica. Un esempio.
25. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco?
Qui mi trovo bene con tutti, ma se devo sceglierne
uno solo in tutta la mia carriera dico Marc Pfertzel. E’
un ragazzo francese e giocavamo insieme a Livorno.
Ora lui gioca nel Bochum, in Bundesliga. Per me è
come un fratello. Vediamo il mondo e ciò che accade
nello stesso modo. Abbiamo lo stesso modo di scherzare e gli stessi interessi. Sarei contento se un giorno
potessimo giocare di nuovo insieme.
26. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché?
Non ho un idolo. Né ho mai guardato qualche gio-
catore in modo particolare per cercare di emularlo.
Penso che il più forte in questo momento sia Messi.
Nel mio ruolo invece De Rossi e Cambiasso, senza dimenticare Gerrard e Lampard, che però hanno
caratteristiche più offensive. In passato mi sono distrutto le mani per applaudire un giocatore fantastico:
Zidane.
27. Hai degli hobbies?
Mi piace il cinema e guardare i film in generale. Poi
tutto ciò che riguarda il computer.
28. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il
tuo impegno sportivo con le relazioni personali?
Non tanto, nel senso che non sono ancora riuscito, dopo tanti anni, ad imparare a staccare la spina
quando esco dallo spogliatoio e così la mia vita privata viene regolata più dai miei umori calcistici che
viceversa.
29. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una donna?
In modo serio no. In realtà mi è successo 2 volte. In
un caso ho optato per la donna (in realtà ho scelto
per me stesso, dal momento che la amavo). Nel secondo ho optato per il calcio (e anche qui ho deciso
per me stesso...).
30. Ti manca qualcosa di una vita cosiddetta
“normale”?
Questa per me è una vita normale. Forse non lo sarebbe stata se fossi stato più forte e avessi fatto un’altra carriera. Mi sarebbe mancata la privacy o le cose
più semplici. Mi avrebbe dato fastidio, per il carattere
che ho, essere assediato in vacanza, all’autogrill, al
cinema o robe del genere.
31. I tuoi amici più cari sono rimasti quelli
dell’adolescenza?
Sì. I miei amici di Torino sono ancora quelli del liceo.
Però ho trovato tanti amici anche nel mondo del calcio e nelle città in cui ho vissuto.
32. Che cosa pensi del calcio femminile?
Non ho un pensiero specifico, nel senso che la reputo una cosa normale e come un’altra. Se pensassi
che fosse una cosa straordinaria credo farei un torto
alle ragazze. Se uno ha una passione deve cercare
di assecondarla, ecco tutto.
33. Un consiglio per i calciatori più giovani di te?
Impegnatevi al massimo, tutti i giorni. Cercate di individuare gli esempi positivi e seguiteli. Non guardate
quelle trasmissioni di “calcio parlato” dove non si fa
altro che urlare, fare polemica e rimarcare gli atteggiamenti negativi di certi giocatori (e spesso vengono
commentati addirittura in modo positivo!). Guardate
piuttosto le partite e cercate di apprendere il più possibile cose che potranno tornarvi utili una volta scesi
in campo. Abbiate pazienza se vi toccherà sedervi in
panchina per far spazio a qualcuno più anziano di voi
e che reputate inferiore. La cosa più importante è farsi trovar pronti al momento giusto e cogliere l’attimo
(come si dice in un celebre film).
17
ALLIEVI NAZIONALI: RICCARDO CAPUCCI
Riccardo Capucci, studente eccellente della
nostra scuola, in terza liceo scientifico tecnologico, con la propria squadra, negli anni scorsi,
ha partecipato a tornei
internazionali disputati
in Giappone, America
e Germania. Ciò che lo
caratterizza in campo è
la sua sportività, la fame
di vittoria e la grande razionalità.
DOMANDE FLASH
Nome e Cognome: Riccardo Capucci.
Soprannome: Capu.
Data di nascita: 28 aprile 92.
Città natale: Mantova.
Altezza: 1,84 m.
Peso: 74 kg.
Ruolo: Difensore.
Numero: Dipende… Di solito 2.
Anni nel Mantova: Questo è il 6°.
Squadra del cuore: Ac Mantova.
Sport alternativo: Beach Volley.
Studi: Liceo Tecnologico.
Piatto preferito: Tortelli di zucca… Polenta e gras
pistà.
Film: Il Gladiatore.
Frase in dialetto: ‘Ca ‘to madar.
1. Come hai cominciato?
Da piccolo nel NAC Curtatone.
2. In quali altre squadre oltre l’attuale hai giocato?
In quella.
3. Quale è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi?
Difensore. Diciamo che non è sicuramente come l’attaccante e il piacere del gol è molto più raro, penso
che sia però ruolo di grande responsabilità…credo
sia questo il suo fascino.
4. Come è scandita la tua settimana di calciatore
e studente?
Diciamo che lunedì e sabato sono liberi, gli altri giorni
della settimana ora 15:00 allenamento…e la domenica il match.
5. Per emergere ed arrivare “in alto” nel calcio
cos’è fondamentale a parer tuo?
Oltre alla tecnica pura, al saper giocare, anche tanto
spirito di sacrificio… E soprattutto una mentalità vincente.
6. Quali sono i sacrifici che stai affrontando per
essere in questa squadra?
Direi che giocando la domenica mattina il sacrificio
più grosso a questa età è il rinunciare al sabato sera
fuori fino a tardi…
7. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come
appare ai più?
Pregi ce ne sono tanti… Direi che è uno sport veramente fantastico… Credo possa far passare dei
momenti di gioia grandissima. Il caso più facile, la
gioia dopo un gol, ancor di più se questo gol determina una importante vittoria. I difetti purtroppo ai giorni
nostri, nelle massime serie, dove girano miliardi di
euro emergono… O quei cattivi esempi di anti-sportività che vediamo in tv… Bello impossibile… Sul bello
senza alcun dubbio… Impossibile secondo me no…
Credo che con la forza di volontà e il duro lavoro
niente è impossibile..
8. Secondo te, è facile perdere l’umiltà davanti al
successo?
Una squadra che ha questo atteggiamento non sarà
mai una grande squadra… La squadra forte veramente è la squadra che vince, resta umile e vince
anche la partita dopo, e quella dopo ancora… Che
dopo una sconfitta va a vincere con l’ultima in classifica (fidatevi non è facile come sembra, entrano in
gioco fattori psicologici importanti).
9. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri
come calciatore?
Mah, credo che i miei sogni siano gli stessi di chiunque ha intrapreso questa strada, ovvero quello di far
bene e andare avanti il più possibile in questo mondo.
10. E come uomo?
Non so ancora bene quali siano, l’unica cosa che
spero è di trovarmi alla fine a guardare la mia vita
passata senza grossi rimpianti e rimorsi. A proposito
della vita voglio condividerla con le persone che mi
vogliono bene e a cui io voglio bene.
11. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport?
Lasciarsi sempre le sconfitte alle spalle… Fare sempre il meglio per raggiungere la vittoria.
12. E il “motto” per la vita?
Lasciarsi le sconfitte e le cadute alle spalle... E vivere
sempre a testa alta.
13. A tuo parere si può paragonare la vita ad una
partita?
Una vittoria successiva a una sconfitta fa sì che la
si dimentichi… Un fallimento nella vita è difficile da
cancellare.
14. Che emozioni ti dà una vittoria?
Grandissime… Soprattutto quelle sofferte… Una
gioia che esplode subito dopo il triplice fischio.
15. E davanti ad una sconfitta come reagisci?
Pietra sopra e si vince domenica prossima, imparando dagli errori.
16.Qual è stata la più grande soddisfazione e quale la più grande delusione della tua carriera?
18
Credo che la delusione più grande sia subire una
sconfitta pesante per un tuo errore stupido. La soddisfazione più grande è salvare il risultato o segnare
un gol determinante.
17. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una
volta in campo?
Tutti i miei pensieri si concentrano sul mio dovere e
su ogni dettaglio di ogni situazione di gioco.
18. Sei prima tifoso o calciatore dell’Ac Mantova?
Prima calciatore… Senza nulla togliere però al mio
cuore biancorosso.
19. Qual è o quali sono i compagni di squadra che
ammiri di più e perché?
Penso il mio capitano in primis per la responsabilità
oltre alle doti tecniche… Poi il mio portiere e anche
altri compagni che riescono sempre a mantenere la
testa e a ragionare.
20. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco?
Con il mio capitano Giulio, e altri due o tre perché ci
vediamo di più abitando in zona centro. Anche con
altri che però ora non giocano più con me.
21. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché?
Non ho un idolo nel mondo del calcio… Ci sono tantissimi giocatori che reputo forti, ma senza avere un
idolo…
22. Hai degli hobbies?
Amici, cibo e ragazze.
23. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il
tuo impegno sportivo con le relazioni personali
e la scuola?
Si, per fortuna.
24. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una ragazza?
Fortunatamente no…
25. Il sostegno dei tuoi amici quanto è stato importante per seguire i tuoi sogni?
Non ho mai esteso e discusso quello che riguarda il
calcio con loro.
26. Un calciatore della prima squadra da cui prendi esempio? Perchè?
Il capitano Mattia Notari, perché il capitano è sempre
il capitano.
ALLIEVI REGIONALI: ANTONIO SAPONARO
Antonio Saponaro, studente (secondo anno)
del nostro istituto ha le
idee molto chiare sugli obbiettivi che mira a
raggiungere nel mondo
calcistico. La sua grande
determinazione e grinta
in campo lo porta ad essere un ottimo calciatore,
che si contraddistingue
rispetto a tanti altri della
sua età. La sua consapevolezza degli ostacoli
che potrà incontrare nel raggiungere il proprio sogno
lo porta ad essere pronto a reagire a qualsiasi tipo di
difficoltà.
DOMANDE FLASH
Nome e Cognome: Antonio Saponaro.
Soprannome: Totò.
Data di nascita: 19 agosto 1993.
Città natale: Francoforte sul Meno (Repubblica Federale Tedesca).
Altezza: 170 cm.
Peso: 64 kg.
Ruolo: Esterno offensivo, trequartista, mezza punta.
Numero: In squadra non ci sono numeri fissi.
Anni nel Mantova: Sto disputando il sesto anno.
Squadra del cuore: Non ho squadre del cuore, simpatizzo molto per il Milan.
Sport alternativo: Tamburello, tennis.
Studi: Seconda superiore dell’ITIS “E.FERMI” di
Mantova.
Piatto preferito: Pasta alla carbonara.
Film: Poco tempo fa ho visto “Never back down” e mi
è piaciuto molto.
Frase in dialetto: Non parlo il dialetto.
Citazione: Mmm.
1. Come hai cominciato?
Mio padre mi ha portato alla polisportiva in Germania,
da lì ho incominciato a giocare e non ho più smesso.
2. In quali altre squadre oltre l’attuale hai giocato?
In ordine di tempo: Kesselstadt (in Germania), Borgoforte, Sant’Egidio e poi Mantova.
3. Quale è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi?
Io sono un esterno offensivo, e trequartista; il piacere
del goal per noi è tutto, quando un attaccante non
segna va in crisi, più lo cerca e più lo manca, arriva
quando meno te lo aspetti. Credo sia il ruolo più divertente, e quello che trasmette più spettacolo.
4. Come è scandita la tua settimana di calciatore
e studente?
Lunedì: studio, riposo ed esco con amici. Martedì:
19
allenamento. Mercoledì: studio e riposo. Giovedì: allenamento. Venerdì: allenamento. Sabato: esco con
amici e NON studio. Domenica: partita alla mattina e
nel pomeriggio studio.
5. Per emergere ed arrivare “in alto” nel calcio
cos’è fondamentale a parer tuo?
Bisogna avere tanta fortuna, ma ci vuole anche la
bravura del calciatore.
6. Quali sono i sacrifici che stai affrontando per
essere in questa squadra?
Al sabato sera non esco, ma comunque ho una vita
movimentata, non mi lamento.
7. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come
appare ai più?
Vi sono tante ingiustizie e raccomandazioni, bisogna
dire che però il gioco del calcio è lo sport più bello al
mondo. Si può anche definire bello impossibile, perché è sempre una emozione grande giocarci, ma i
giocatori che riescono ad arrivare in cima sono davvero pochi.
8. Secondo te, è facile perdere l’umiltà davanti al
successo?
Sì è molto facile montarsi la testa e perdere l’umiltà,
ma quest’ultima è la virtù dei forti e tutti i calciatori
devono essere umili per diventare davvero grandi.
9. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri
come calciatore?
Vestire la maglia della nazionale sicuramente è il mio
desiderio più grande.
10. E come uomo?
Come uomo punto arrivare nel calcio semi-professionistico e professionistico. Intendo perciò serie D,
prima divisione e seconda divisione (le vecchie serie
C1 e C2).
11. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport?
Divertirsi e impegnarsi, dopodiché a volte serve essere anche un po’ egoisti.
12. E il “motto” per la vita?
Vivere alla giornata.
13. A tuo parere si può paragonare la vita ad una
partita?
Sì, si può paragonare. Se una persona si impegna
e dà tutta se stessa sicuramente raggiungerà dei
risultati sia nel mondo del calcio che nella vita. Se,
invece, non si rimbocca le maniche non raggiungerà
nessuno dei suoi obbiettivi.
14. Che emozioni ti dà una vittoria?
Una vittoria personale è sempre grande motivo di
gioia. Se parliamo del collettivo vi sono diversi fattori,
dipende dall’importanza della partita ma soprattutto
se si è stati decisivi per la vittoria.
15. E davanti ad una sconfitta come reagisci?
Cerco sempre di fare esperienza dai miei errori, reagisco cercando di migliorare.
16. Qual è stata la più grande soddisfazione e
quale la più grande delusione della tua carriera?
La più grande soddisfazione è stata vincere e segnare contro la Juventus. Per fortuna non ho ancora avuto grandi delusioni.
17. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una
volta in campo?
Avendo scritto nel mio Dna il gioco del pallone, una
volta in campo la concentrazione viene da sé. Un
vero sportivo, però, la concentrazione la cerca molto prima di entrare in campo, concentrandosi magari
con della musica e a pensare solo al pallone e all’avversario che si dovrà affrontare: solo cosi, a mio parare, si possono fare delle ottime prestazioni!
18. Sei prima tifoso o calciatore dell’Ac Mantova?
Calciatore.
19. Qual è o quali sono i compagni di squadra che
ammiri di più e perché?
Il capitano, dà sempre il massimo.
20. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco?
Davanti a tutti ci sono Francesco Maio e Angelo Catania, dopodichè ho un bel rapporto con Vittorio Ferri,
Giancarlo Nocerino e comunque tutto sommato con
tutti i compagni di squadra.
21. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché?
Era Schevchenko, ho avuto una grande delusione
quando andò al Chelsea. Adesso non ho piu’ idoli.
Nonostante questo mi piace tanto Kakà.
22. Hai degli hobbies?
Passo tanto tempo davanti al computer: chattare,
giocare etc…
23. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il
tuo impegno sportivo con le relazioni personali
e la scuola?
Si, riesco a conciliare il tutto in modo soddisfacente.
24. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una ragazza?
Sì, ma ho sempre preferito il calcio. Ritengo che se
una ragazza ti vuole seriamente bene, ti assiste nella
tua passione più grande, e non ti mette di fronte una
scelta tra lei e la tua passione.
25. Il sostegno dei tuoi amici quanto è stato importante per seguire i tuoi sogni?
Ho un carattere molto forte e non mi abbatto mai. I
miei amici li tengo in considerazione su altre cose.
26. Cosa pensi del calcio femminile?
Penso che è giusto che anche le femmine giochino a
calcio, certo ha molto meno importanza. Ma sicuramente viene valutato meno perché è ancora considerato un gioco maschile e soprattutto perché gli uomini
danno sicuramente più spettacolo delle donne.
27. Un calciatore della prima squadra da cui prendi esempio? Perchè?
Tante gente mi ha sempre confrontato a Caridi come
modo di giocare. Mi piace molto come giocatore, ma
non è un idolo per me.
A cura di Maura Malpetti.
20
INTERVISTA ALL’UOMO DAI MILLE VOLTI:
MAURIZIO FROM SALA STAMPA
Ciao Mauri! Tutti ti conoscono come “l’uomo della sala stampa” ma in realtà nella tua vita hai fatto molti lavori e hai viaggiato molto; raccontaci
qualcosa dei tuoi viaggi. Quali stati hai visitato?
Sono stato a Cuba tre volte, in Messico, alle Bahamas, a Sharm El Sheik, in Tunisia e alle Canarie.
Wow! Sono tutte mete “calde”; come mai la tua
scelta è ricaduta su questi paesi? Sei partito da
solo o in compagnia?
Innanzitutto ho scelto appunto queste mete perché amo il caldo e il sole, poi mi piace documentarmi prima di partire: compro libri e guide, così in
certi posti posso organizzarmi per fare escursioni
anche senza accompagnatori turistici. No, non ho
mai viaggiato da solo, preferisco partire in compagnia così posso condividere le mie esperienze.
Cosa ti ha colpito dei luoghi che hai visitato?
Dovunque sono andato ho trovato allegria, per
questo sono tornato più volte in certi posti. La gente ama divertirsi anche con poco perché c’è molta
povertà; forse questo è l’unico aspetto negativo. Di
Cuba mi ha colpito la popolazione locale oltre che
la natura, infatti ci sono tornato altre due volte; del
Messico soprattutto i resti delle antiche civiltà, sono
salito su un tempio e da lì ho potuto ammirare un
panorama come pochi. La Tunisia invece mi ha
un po’ deluso perché la gente non è accogliente.
Hai una vacanza sogno che
hai già realizzato o che vorresti realizzare al più presto?
Cuba è stata la mia vacanza sogno; lì ho conosciuto un ragazzo
che è diventato il mio “figlioccio”,
ci siamo tenuti in contatto e l’ho
aiutato economicamente ed ora
è diventato un medico. Inoltre
sono riuscito a realizzare il mio
più grande sogno: quello di nuotare con i delfini. Sicuramente
uno dei miei obbiettivi è di tornare
a Cuba, però mi piacerebbe visitare anche la Polinesia ed il Perù.
Hai mai avuto dei rimpianti per cose che avresti
potuto fare ma non ne hai mai avuto il tempo?
Sì, a volte manca il tempo per fare certe cose, ma in generale sono sempre riuscito a fare quello che volevo.
Hai altri hobby oltre quello di viaggiare?
Si, in realtà ne ho molti; mi piace fare video-reportage
durante i miei viaggi che poi metto sul sito per condividere le mie esperienze. Faccio anche fotografia e mi
piace cucinare, inoltre sto imparando lo spagnolo viste le mie mete preferite. Poi ovviamente c’è la radio!
La radio! Parlaci del tuo impegno in radio, com’è
lavorare lì?
Io penso che bisogna essere un po’ “pazzi” per lavorare in radio oltre che avere un gran carisma ed
essere spigliati. In realtà ho cominciato a 16 anni a fare provini ma è difficile entrare e poi
una volta che ce l’hai fatta arrivi
a fare 8 ore di diretta al giorno.
Ho fatto anche il giornalista al
Festivalbar per la radio e ho lavorato in qualche discoteca.
Stiamo facendo un sondaggio musicale sui generi musicali preferiti dai ragazzi
dell’Itis, tu cosa risponderesti?
Prediligo gli anni 80’ - 90’ e la pop
- dance in generale.
Quali sono le emozioni che ti accompagnano
durante il viaggio?
Devo dire che già solo alla partenza, quando sono in
macchina e mi infilo in autostrada per andare in aeroporto, sono contentissimo perché la sento come una
liberazione e so che sarà un divertimento continuo; poi
al ritorno ovviamente mi metterei a piangere anche perché quando trovi le persone giuste è difficile separarsi.
Ultima domanda! Cosa pensi dei
ragazzi dell’Itis?
Mi piace parlare coi ragazzi, mi fa sentire più giovane.
Poi a volte quelli che sono già usciti tornano a salutarmi, allora penso che qualcosa di buono forse l’ho fatto!
21
A cura di Sara Zamboni e Francesco Sedda
I GUSTI MUSICALI DEGLI STUDENTI DELL’ITIS
Chi diceva che l’ITIS è una scuola di metallari dovrà ricredersi. Questo sondaggio prova che sì, certo, il Metal rastrella una buon 11% delle preferenze degli studenti della scuola; ma si piazza solo al
quarto posto, mentre il genere che sbaraglia gli
altri concorrenti e conquista il primato è l’House,
la musica dei giovani di oggi, quella della disco.
Si sa, la moda influenza i giovani e la passione per
le discoteche porta molti a preferire la musica House,
che rievoca gli scenari delle notti nei locali. Ma quello
che un po’ sorprende è che al secondo posto si piazza
nient’altro di più classico che il Rock: la vecchia guardia si fa sentire e con il 18% (alla pari della House ma
con 2 preferenze in meno) dimostra come gli alunni
dell’istituto ascoltino ancora quella musica che fece
sognare le generazione degli anni 70’-80’ quando si
predicava la filosofia del Sex, Drug and Rock’n’Roll.
Il terzo posto lo guadagna quella somma di musiche non esplicitamente elencate nel sondaggio
(scusate se non le abbiamo messe tutte!) come
l’Hardcore, La Musica classica, l’Afro e molte altre.
Ecco poi, molto ravvicinati, rispettivamente il Pop,
la Techno e l’Hip Hop (che raccoglie più punti nelle classi prime che nelle altre classi); a proposito di
Pop, molti hanno indicato nella voce “Altri” la Musica
italiana. Io vorrei sottolineare che la Mu
Genere
Voti
House
Rap/Hip Hop
Techno
POP
Trance
Metal
Rock
Jazz
Blues
Punk
Altri
Totali
500
181
225
232
89
302
498
50
96
154
400
2729
sica italiana praticamente è Pop.
Agli ultimi posti stanno infine il Punk, il Blues, la
Trance e il Jazz.
Se avessimo fatto questo sondaggio tempo fa o lo avessimo impostato diversamente, avremmo trovato forse
dati piuttosto diversi. Resta il fatto che dopo questo tipo
di risultato, possiamo dire che la scuola è molto “Truzza”.
Sondaggio proposto, condotto ed elaborato da
Gabriel Wiwoloku con la collaborazione di Ambra
Fusaro e Sara Zamboni
22
COME E’ ANDATA L’ANNO SCORSO?
Nel numero 17 di Fermi Tutti avevamo fatto un sondaggio (i risultati sono poi stati elaborati e pubblicati)
tra gli studenti per conoscere quali erano le aspettative di promozione/non promozione che essi avevano.
In questo numero pubblichiamo gli esiti definitivi, distinti in AMMESSI, NON AMMESSI, SOSPESI (cioè
rinviati ad agosto: tra parentesi il numero di coloro
che in quell’occasione ci hanno lasciato le penne).
Classi
Alunni
Ammessi
Non ammessi
Rinviati
Prime
Seconde
Terze
Quarte
309
237
181
212
179
157
105
135
83
36
17
22
47
44
59
55
PRIME
Ammessi ad Non ammesAgosto
si ad Agosto
43
4
31
7
48
11
52
3
SECONDE
rinviati
47 (4)
rinviati
44 (7)
ammessi
173
non
ammessi;
36
non
ammessi
83
TERZE
ammessi
157
QUARTE
rinviati
55 (3)
rinviati
59 (11)
ammessi
105
ammessi
135
non
ammessi
22
non
ammessi
17
23
Qui sotto potete verificare la corrispondenza maggiore o minore tra le attese e la realtà “storica” degli
scrutini. Diciamo subito che i numeri non corrispon-
dono pienamente poiché lo scorso anno non tutte
le classi ci avevano inviato le loro risposte. Però ci
sono le percentuali a confronto:
CLASSI PRIME
CLASSI TERZE
PREVISIONE:
AMMESSI 40%
NON AMMESSI 19%
RINVIATI 41%
EFFETTIVI:
AMMESSI 57%
NON AMMESSI 27%
RINVIATI 16%
PREVISIONE:
AMMESSI 33%
NON AMMESSI 11%
RINVIATI 56%
In questo caso lo scostamento è evidente, soprattutto nel confronto AMMESSI - RINVIATI
EFFETTIVI:
AMMESSI 58%
NON AMMESSI 9%
RINVIATI 33%
Anche qui previsioni e risultati sono simili per quanto
riguarda i NON AMMESSI, mentre si rovesciano tra
AMMESSI e RINVIATI
CLASSI SECONDE
PREVISIONE:
AMMESSI 45%
NON AMMESSI 17%
RINVIATI 38%
EFFETTIVI:
AMMESSI 66%
NON AMMESSI 15%
RINVIATI 19%
Stesso discorso, ma in questo caso o gli insegnanti
sono stati più “buoni” o quelli di seconda alla fine ce
l’hanno messa tutta. Il dato dei NON AMMESSI è
invece quasi coincidente
CLASSI QUARTE
PREVISIONE:
AMMESSI 37%
NON AMMESSI 18%
RINVIATI 45%
EFFETTIVI:
AMMESSI 64%
NON AMMESSI 11%
RINVIATI 35%
In quest’ultimo caso previsioni e realtà si discostano
vistosamente.
Ognuno tragga le sue conclusioni. E, soprattutto, lavori per trovarsi tra gli AMMESSI a giugno e godersi
in pace le vacanze!
La Redazione
24
RACCONTI
MACCHIE DI BLU
Da qualche notte, dalla sala insegnanti dell’Istituto
Tecnico E.Fermi provenivano strani rumori, a volte
sembravano lamenti, singulti, singhiozzi dissimulati;
altre volte si percepivano vere e proprie discussioni,
che, dopo un po’ di tempo, qualcuno cercava di placare…
C’era una spiegazione a tutto questo: l’istituto non
era una scuola qualsiasi, bensì un vero e proprio
pioniere nel campo dell’elettronica. Durante l’estate,
sotto la guida della Dirigente e con l’ausilio di molti
studenti volontari, era stata la prima scuola in Italia a
sostituire tutti i registri cartacei con computer portatili, che avrebbero informatizzato voti, assenze, programmi svolti, etc.
I registri non l’avevano presa bene: pensavano a tutti
gli anni in cui avevano servito fedelmente maestri e
insegnanti. Uno di loro disse, con voce commossa,
ai compagni: “ricordate quando addirittura il nostro
colore era un elegante nero, e venivamo tenuti sottobraccio in modo
austero da arcigni professori liceali, che,
ostentandoci,
avevano il potere di terrorizzare
generazioni di
studenti?”
“Forse
quelli
erano tempi esagerati” rispose un altro, da un cassetto vicino “però erano begli anni quando l’insegnante
ripercorreva in su e giù i nomi degli studenti con la
penna, valutando chi di loro interrogare…vi ricordate
che silenzio? I più sadici indugiavano a lungo, con
una punta di perversione, a mio avviso! Che minuti di tensione tra gli studenti, ricordate le loro facce
spaurite, mi sembra ancora di vederli, mentre trattenevano il fiato, facevano scongiuri, si nascondevano
dietro un libro o dietro la testa di quelli davanti! Ah,
che bei ricordi, come ci si sentiva indispensabili e potenti, in quei giorni!” Dall’armadietto dei registri si levò
un coro di sospiri nostalgici.
Dal terzo cassetto della seconda fila si alzò un’altra
voce: “Vi ricordate i ragazzi quando vedevano gli insegnanti entrare in classe senza di noi, com’erano
contenti? Pensavano che significasse che per quel
giorno l’avrebbero fatta franca…e infatti così era!”
“Finitela, insomma! Branco di codardi, non avete il
coraggio di rinnovarvi, non avete voglia di cambiamenti, rifiutate la tecnologia, il progresso! Siete degli
incorreggibili retrivi!” Questa era la voce proveniente
dal registro del Professor Diotisalvi, il braccio destro
della Dirigente Benaglia.
“Traditore, taci! Da che parte stai, dalla nostra o dalla
loro?!” Gridò un altro registro, indicando con gli occhi
l’aula n.5, dove i computer, nuovi fiammanti, riposavano dopo una giornata di connessioni.
Dal terzo cassetto della terza fila si udivano dei singhiozzi quasi irrefrenabili, era il povero registro della
Professoressa Grazzini, o, meglio, quello che ne rimaneva (a furia di piangere molti testi erano ormai
sgualciti e la Divina Commedia ormai aveva ben
poco di divino).
Infatti la Prof. Grazzini poteva ben considerarsi la pecora nera dell’istituto, informaticamente parlando, e
alcuni colleghi, con sorrisi malcelati e di compatimento, ritenevano che fosse più decoroso per lei chiedere il trasferimento…
Il suo registro era il più angosciato, e rifletteva il carattere crepuscolare della sua proprietaria. “E non vi
siete chiesti cosa ne sarà di noi dal 12 Gennaio in
poi? Nella migliore delle ipotesi verremo archiviati e
destinati all’oblio in un armadio buio e lasciati lì a ingiallire e ammuffire…oppure cestinati, il che è anche
peggio! Poveri noi, che fine ingloriosa!”
Ad un tratto si udì provenire dal corridoio una voce
metallica, che non prometteva nulla di buono: “Piantatela, avete rotto le balle! Noi abbiamo diritto di riposare, lavoriamo di giorno, noi! Navighiamo, ci connettiamo, scannerizziamo, formattizziamo, stampiamo,
clicchiamo, di notte vogliamo dormire, e non sentire
questi piagnistei, anacronistici per l’era informatica in
cui ormai viviamo!” L’aggressività con cui erano state
proferite queste parole ebbe il potere di zittire momentaneamente i registri.
La scena si ripeté altre due notti, e l’insofferenza dei
computer continuò ad aumentare.
Poi, un mattino, verso le sette, gli operatori scolastici,
all’apertura della scuola, rimasero esterrefatti nel vedere macchie blu ovunque: sui muri, sul pavimento,
sulle finestre della sala insegnanti…si ebbe l’impressione che vi fosse veramente stata una battaglia! Luisa, la bidella del secondo piano, si chinò, raccolse un
brandello di quello che sembrava essere un grosso
coriandolo e vi lesse sopra: “vita di Carlo Magno”. Ne
raccolse un secondo dove c’era scritto un 6/7, e poi
un terzo con annotato “first lesson”, un altro ancora
con una formula chimica, e altri ancora con su scritto
“Giovannini entra in ritardo”… Tutti i bidelli, chiamati
a raccolta dalla collega, accorsero nell’aula 5, dove
trovarono i computer rovesciati, con i fili scollegati, i
monitor graffiati, e chiavette sparse ovunque…
Ne erano usciti malconci, ma avevano vinto!
Per due giorni l’istituto ebbe problemi di connessione: i computer, una volta accesi, visualizzavano solamente una schermata blu: color registro.
Post Scriptum:
Una fonte attendibile riferì che in quei giorni il Professor Diotisalvi tentò il suicidio.
25
La Professoressa Grazzini chiese il trasferimento per
incompatibilità ambientale e non se ne seppe più nulla.
Anna Maria Grazzi
IL FABBRICANTE DI GIOCATTOLI
C’era una volta, tanto tanto tempo fa, un fabbricante
di giocattoli dall’inventiva straordinaria. Era talmente
preso dal suo lavoro che tutti si erano dimenticati il
suo vero nome e lo chiamavano sempre Il Fabbricante.
Tutti i bambini adoravano
andare nel suo grande laboratorio, a vedere i giochi che costruiva. Pezzo
dopo pezzo, le sue creazioni diventavano uniche
e impagabili, delle vere
opere d’arte: perfette.
Perfette, esatto, perché
ogni gioco che lui costruiva era perfetto.
Finché un giorno, ingenuamente, un bambino
gli chiese un gioco particolare. “Voglio un gioco
grande, con tante luci e
suoni! Un gioco con tante
biglie e che voli! E che si
muova! Che cambi ogni
giorno e in cui ci sia sempre qualcosa da scoprire!”
Il Fabbricante, pur se stupito dalla richiesta insolita, acconsentì e si mise
subito all’opera. “Allora,
quel bambino mi ha chiesto un gioco molto grande... Vediamo... Potrei partire da questo blocco nero!
Si, penso che partirò da questo...”
E il fabbricante iniziò a scolpire il blocco, portando
alla luce diverse venature bianche.
“Ecco, dovrebbe essere a posto così... Vediamo...
Cosa mi ha chiesto poi? Ah si! Tante luci... Vediamo...
Queste dovrebbero andare bene...”
E il fabbricante iniziò a fissare delle luci al blocco
scolpito, in modo da illuminare bene un po’ tutto.
“Non credo bastino però... Sarebbe meglio aggiungercene anche di più piccole...”
E così, cercando negli scomparti dei suoi scaffali, trovò tante altre piccole lucine che fissò poi con cura sul
blocco.
“Le biglie... Dovrei averne da qualche parte...”
E, cercando in uno scaffale, prese uno scatolone pieno di biglie di varie dimensioni, iniziando a piazzarle
nel blocco.
“Uhm...” - pensò il fabbricante - “Ha detto che voleva
vederlo volare, quindi direi di far volare le biglie... Si,
mi sembra originale...”
E così fece volare le biglie, alcune intorno a quelle
più grosse, altre intorno ad altre più piccole e infine
altre ancora intorno alle luci. Poi fece girare un po’
tutto, in modo da far muovere il gioco come richiesto
dal bambino.
“Uhm... Cosa ci vuole ancora? Qualcosa che cambi
ogni giorno...”
Disegnato da un mio caro amico
E qui, il fabbricante dovette usare al meglio ciò che lo
rendeva famoso: l’inventiva. Studiò per molto tempo,
fino a trovare la soluzione.
Notò che sul pavimento del suo laboratorio vi erano
diverse macchie, alle quali non aveva mai badato.
Le toccò con una mano e incredibilmente vide che si
muovevano! Era come della polvere, ma cambiava:
alcune parti mutavano di colore, altre di dimensione,
altre ancora erano quasi liquide. Sembrava, inoltre,
che si spostassero.
Il fatto è con il tempo, a forza di costruire giochi, il
pavimento del suo laboratorio aveva raccolto tutti i
minuscoli residui delle creazioni fatte in precedenza.
26
Il fabbricante prese un po’ di questa polvere e ne distribuì sulle biglie, donando loro una diversificazione
nella forma, nell’aspetto e persino nel colore.
Nel complesso era un gioco enorme: non aveva mai
creato qualcosa di così grande e completo, che racchiudesse in sé l’essenza di tutte le creazioni precedenti.
Soddisfatto, il fabbricante decise che era il momento
di riposarsi, così andò a letto.
Ma si sa, la curiosità dei bambini non ha fine e,
mentre lui dormiva, il bambino che gli aveva commissionato il giocattolo entrò nel suo laboratorio di
nascosto, per vedere quello che il fabbricante stava
preparando per lui.
E vide lì l’enorme blocco, con un’infinità di luci, e
moltissime biglie che ruotavano cambiando continuamente posizione, tutte diverse.
Era uno spettacolo straordinario! Il bambino non aveva mai visto niente di più perfetto in vita sua.
Ma, si sa anche questo, ai bambini non basta guardare.
Così andò a prendere dal blocco una biglia e questa,
a causa della sua eccessiva euforia, cadde sul pavimento.
La piccola sfera rotolò, andando a raccogliere sempre più polvere, che ne mutò la forma. Cambiò dal
grigio iniziale fino al rosso, diventando poi marrone
e azzurro.
Il bambino, per paura che il fabbricante si potesse
svegliare, raccolse in fretta e furia la biglia e la rimise
al suo posto. Dopodiché, uscì di corsa dal laboratorio
e attese il mattino seguente.
Il giorno dopo, il fabbricante si svegliò. Diede un ultima occhiata al suo capolavoro, e chiamò il bambino.
“Ecco il tuo giocattolo! Trattalo bene, mi raccomando!
E’ la mia opera migliore!”
Il bambino ringraziò il fabbricante, continuando però
a fissare la piccola biglia che gli era caduta la sera
prima e della quale non si era dimenticato.
“Che hai?” - chiese il fabbricante al fanciullo - “Non ti
piace quella biglia?”
“Si, mi piace molto...” - disse il bambino, pentendosi
un po’ per averla fatta cadere.
“Allora, dalle un nome!”
“Uhm... Penso che la chiamerò... Terra!”
L’enorme lavoro del fabbricante sarebbe stato perfetto. Se non fosse stato per quel piccolo insignificante
dettaglio di nome Terra...
Francesco Sedda
SOLAMENTE DELLE ALI
Elvira era una donna sposata da parecchi anni, e i
segni della vecchiaia si insinuavano ormai nella sua
vita monotona. Non era sicuramente felice.
Ma non tanto per i reumatismi e le rughe che consumavano il suo corpo, quanto per il suo matrimonio.
L’entusiasmo iniziale era stato alto, e aveva pensato
che sarebbe vissuta sempre felice con suo marito. E
anche che l’hobby di quest’ultimo sarebbe morto con
il matrimonio, ma non era stato così.
Suo marito aveva infatti un hobby: quello di collezionare farfalle. Parlava continuamente delle farfalle,
delle loro abitudini, di come vivevano, di come si nutrivano...
Ma a Elvira non interessavano affatto. Anzi, con il
passare degli anni aveva iniziato ad odiarle quelle
farfalle fastidiose.
Nello studio c’erano delle tavole in legno appese alle
pareti, dove moltissime specie di farfalle erano fissate con dei piccoli chiodini. Ce n’erano di grandi, di
piccole, dai colori più disparati e dai disegni fantastici. Ognuna di loro aveva una targhetta di ottone sotto
con scritta la specie di appartenenza.
Ma Elvira odiava quelle farfalle.
Era gelosa, non sopportava il fatto che suo marito
passasse molto tempo nello studio, ad appendere
farfalle e a contemplare la sua collezione.
Entrava di rado nello studio e, quando lo faceva, era
soltanto per dare una pulita e mettere un po’ di ordine.
Era entrata quella mattina proprio per pulire, una rapida spolverata alla scrivania, uno sguardo sprezzante
alle farfalle appese al muro, e poi via. Ma, mentre
usciva, qualcosa attirò la sua attenzione.
Era nell’angolo, su un tavolino.
Su quel tavolino il marito appoggiava spesso farfalle
vive dentro grosse scatole trasparenti, per studiarne
le abitudini.
Ma quel giorno c’era una scatola di vetro decisamente grande, e al suo interno vi era della vegetazione,
una specie di bonsai in fiore. Elvira però non vide la
farfalla al suo interno. Almeno fino a che questa non
aprì le ali.
Ed eccola lì, appoggiata su un ramo, con le ali arabescate aperte, perfette, quasi un disegno sognato.
Elvira si fermò un attimo a osservare i suoi colori
sgargianti, diede una spolverata alla scatola e si girò
per uscire.
“Ferma! Aspetta!”
Elvira si fermò.
Si affacciò alla finestra, cercando di scorgere qualcuno, ma era tutto tranquillo.
“No, qui! Sono qui!”
Era la farfalla, che le parlava.
“Ma tu...? Come...?” - Elvira era stupefatta.
“Tranquilla! Non sono una farfalla vera! Il mio nome
è Akito, e vengo dal Giappone. E’ tutta colpa di una
maledizione se ora sono in questo stato. In realtà
27
sono una ragazza! Aiutami. Fammi uscire un attimo...
Non scappo: te lo prometto!”
Elvira non ci capiva niente, ma non aprì la scatola.
Non sopportava l’hobby di suo marito, ma non poteva
fargli questo torto.
“Non posso...” – disse.
“Ti prego... Non scappo... Davvero... Per favore...
Fammi respirare un po’ d’aria... Qui dentro si soffoca...”
Elvira, impietosita, sollevò il coperchio della scatola e
la farfalla uscì, e si appoggiò sul suo braccio.
Elvira attese un po’, poi fece per rimettere la farfalla
dentro la scatola.
“No aspetta... Un attimo... Vuoi aiutarmi...? Come ti
ho già detto ho una maledizione... Puoi aiutarmi?”
La donna si fermò spazientita: “Parla. Dimmi cosa
posso fare. Prima che torni mio marito però, perché
non sarebbe felice di vedere che ho aperto la scatola
per te.”
“Allora... Devi sapere che c’è un modo per annullare
la maledizione che grava su di me. In pratica dovresti
fare uno scambio di corpo con me per un giorno e
una notte.”
Elvira spalancò gli occhi per lo stupore.
“Lo so, ti sembra impossibile, ma basta che mi tocchi
le ali per far sì che questo sia possibile... Per favore...
Non farò alcun male al tuo corpo, te lo prometto... Per
favore aiutami...”
La donna non sapeva bene che fare; ma, forse per
curiosità, le toccò le ali.
Allora si sentì il corpo pesante, e la vista le si annebbiò...
Quando si risvegliò, avvertì un forte mal di testa. Vi
portò un mano, per massaggiarsela.
O meglio, provò a portarsi una mano, ma le sua braccia non c’erano più e al loro posto vi era un paio di ali
arabescate, dai colori bellissimi.
E davanti a lei, la figura altissima di una donna. “Tutto
a posto?” – chiese la figura.
Elvira riordinò un attimo i pensieri e rispose: “Sì...
Credo di sì... E’ strano...”
Provò a volare un po’ per la scatola, e si sentì leggera. Fece qualche giro per la scatola, e si posò su un
ramo del bonsai.
“Fra un giorno la mia maledizione finirà... Grazie...”
Detto questo, Akito fece per uscire dalla stanza. “Tornerò fra un giorno... Divertiti...” – disse la ragazza,
che ormai era completamente la padrona del suo
corpo.
Elvira non ci badò, e riprese a volare, con il suo paio
di ali, per la scatola.
Giunse la sera, e qualcuno entrò nello studio.
Era il marito, seguito da Akito dentro al suo corpo.
“Caro, posso assistere anche io adesso?” – chiese
Akito.
“Certo amore... Non hai mai voluto assistere a quando appendo le farfalle alle tavolette di legno...”
Elvira provò a dire al marito di fermarsi, ma lui non la
sentiva.
In compenso la sentiva Akito, ormai padrona del suo
corpo, che sorrideva allegramente a Elvira.
E la mano del marito entrò nella scatola, strinse il
corpo di farfalla e lo appoggiò in un riquadro vuoto
vicino alla cornice.
Poi, due chiodini, sottili, fissarono per sempre quella
farfalla al legno.
Un ottimo esemplare da appendere, con quelle ali
arabescate dai colori sgargianti.
Francesco Sedda
POESIE
Gita a Parigi
Si vedono grandi palazzi in periferia,
tanti visi,
tanti colori.
Caos
Le strade brulicano
di gambette veloci.
Traffico
Si cerca con lo sguardo la fine della via
ma
solo un’infinita sfumatura celestina
si vede…
Le vetrine luccicano
di preziosi riflessi,
di vesti arlecchine…
Si scatta una foto a quella Torre
così ferrosa,
così alta
che per vederne la fine
all’insù
il naso bisogna portare,
così grande,
così intrecciata di nazionalità…
E vicino? Un parco
Dorme…
Dorme un uomo
Riposa su quel velluto di cartone
Freddo
E ora? Ora un edificio,
poi tante figure,
tanti colori,
poi un quadro…
ecco che sembrano tante violette
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Si sale su quella biscia grigia e veloce
cavalcata da persone frettolose…
salgono,
scendono,
corrono,
si scontrano
e dicono “Pardon!”
POESIE PROPOSTE DA VALENTINA
MONTELEONE
L’OROLOGIO
Si entra in un abbraccio di colonne e mura,
là in fondo una voragine che buca…
Ci si avvicina e il vuoto riempie l’animo
di una forte sensazione…
Lì quell’uomo così piccolo
ma potente
giace nel gelido marmo!
Oh Napoleone!
Troppo grande sei stato per questa gente…
Il giorno violenta la notte,
il traffico non cessa,
viva è la città come se luce ci fosse!
Mai si ferma…
Un edificio…
Geometrie di vetro disturbano
Quella quiete di classicità…
Un’immagine,
un viso
e quel sorriso che così italiano pare…
così “Monalisiaco”!
Eppure è là….
e rimarrà là!
Uomini,
divise blu,
spuntano nelle vie,
sugli angoli della strada,
dappertutto!
Forse nulla è tranquillo…
Si entra in quel Pantheon
Che bianco guarda la sua gente.
Silenzio
Rispetto
Enorme di un candore classico
si presenta quella scultura…
marmorea è la libertà,
a destra i rivoluzionari,
a sinistra quel piccolo grande uomo
che a Sant’Elena cadde.
Incisa una scritta:
“ VIVERE IN LIBERTA’ O MORIRE!”
Claudia Malpetti.
Tic, Tic, Tic...
come un orologio
va avanti impassibile
non la puoi fermare finché va
non ci riusciresti
E così
secondo dopo secondo
minuto dopo minuto
tu guardi la tua vita
come le lancette di un orologio
e continui a fissarle
per capire come funziona
il meccanismo che continua a farle girare
è la nostra curiosità di vivere
di scoprire giorno per giorno
e forse
il timore che un giorno quelle lancette
cessino di fare il loro...
Tic, Tic,
Tic
AMORE
Così impossibile
da essere nostra ragione di vita,
così lontano
da essere speranza di continuare,
così romantico
da essere un sogno ad occhi aperti,
cosi folle
perchè amore è follia.
Sei sbocciato dentro di me
come una rosa d’inverno,
e nonostante le tormente
sei sopravissuto.
Piccola rosa
non sfiorirai mai,
hai vinto il Ghiaccio,
la Neve e la Pioggia
con il tuo calore,
che ora è dentro di me.
o solo macchie?
Alberi deformi o solo tempera verde?
No è “semplicemente” Monet…
Il mio cuore
è terra che àncora
le tue radici,
senza di esse,
rimarrebbe soltanto
un cupo
e freddo inverno.
REMINESCENZE DELLA PIOGGIA
Rami spogli di memoria e privi di sentimento,
Gocce di rugiada che sgorgano da occhi senza vita,
Come sangue da ferite impresse nella carne.
Il dolore di un cuore di vetro infranto,
Il suono di un vento carico di sospiri perduti,
L’ombra di un ricordo che muore nell’alba.
Memorie rubate da un tempo crudele e ingiusto,
Come creature di luce che scompaiono nel profondo
blu del crepuscolo,
Foglie di ricordi appassiti e sospinti da una brezza
eterna nell’eterno,
Solo la pioggia può cancellare il dolore e farli tornare dalla notte.
ARTE
LA POP ART: DAL CONSUMO DI
MASSA ALL’ASTRAZIONE ARTISTICA
Forse l’aspetto che definisce meglio l’arte contemporanea è proprio la difficoltà di definirla criticamente.
Prima degli anni Cinquanta, infatti, la maggior parte delle opere poteva essere etichettata facilmente
come frutto di una particolare scuola pittorica. Ma
l’arte dell’era moderna si è trasformata seguendo anche i cambiamenti economici, politici, socioculturali e
tecnologici. La sempre maggior velocità delle informazioni, grazie a dispositivi come internet, oltre a far
navigar le idee ha modificato radicalmente l’arte, che
di idee è composta.
Pop Art è il nome di una di queste correnti artistiche
della seconda metà del XX secolo. Ed è una delle più
importanti del dopoguerra. Esordisce in Gran Bretagna alla fine degli anni ‘50, ma si sviluppa soprattutto
negli USA a partire dagli anni ‘60, estendendo la sua
influenza in tutto il mondo occidentale.
Questa forma d’arte popolare nasce in contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo dell’arte precedente e rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai
miti e ai linguaggi odierni e ai consumi della società. Il
termine “popolare” deve essere inteso però in modo
corretto. Non come arte del popolo o per il popolo
ma, più puntualmente, come arte di massa. E poiché
la massa non ha un volto, l’arte che la esprime deve
essere il più possibile nell’anonimato: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero
possibile di persone. Persone non necessariamente
intellettuali!
La Pop Art è un’arte nuova, frizzante e, in termini di
comprensione, adatta a tutti. È infatti un’arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti
e la pubblicità. Questo tipo di arte fonda la propria
comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per
tutti assolutamente noti e riconoscibili.La critica alla
società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei
fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che
si pone sul mercato (dell’arte) completamente calato
nella logica commerciale del profitto. Ciò nonostante
gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo
nella loro produzione l’uso di strumenti e mezzi non
tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia,
il cinema, il video. Vediamo alcuni di loro.
Forse il nome più famoso è quello dello statunitense Andy Warhol (1928-1987), La sua attività artistica
conta tantissime opere, che produceva in serie tramite serigrafia. Le sue opere più famose sono quelle
dedicate a Marilyn Monroe, Mao, Che Guevara. La
ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e
forti). In tal modo, prendendo immagini pubblicitarie
di grandi marchi commerciali (famose per esempio
le sue bottiglie di Coca Cola) o immagini d’impatto
come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a
mettere a disagio lo spettatore.
La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all’interno di una mostra, era una evidente provocazione: secondo lui l’arte doveva essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale.
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ma semplice ed immediata da comprendere. Nella
scultura sottostante possiamo rintracciare il tema del
rapporto fra uomo e donna, entrambi rappresentati
con due colori moderni e simbolici.
Robert Rauschenberg è stato un fotografo e pittore
statunitense, che fu vicino alla Pop Art senza però
mai aderirvi realmente. Rauschenberg esplora il proprio mondo artistico non limitandosi alla sola pittura.
All’interno delle sue composizioni introduce elementi
materiali, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale
non rinuncia mai. Il nome che l’artista dà alla sua
personale unione fra cose materiali e quotidiane e
pittura è combing-paintings, ossia pitture combinate.
Le opere di Rauschenberg hanno una loro unicità,
Jeff Koons è uno scultore, pittore e artista statunitense appartenente al movimento della Pop art. È famoso per le sue opere, spesso di grandi dimensioni,
e per la sua capacità di esprimersi attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di materiali tra cui colori,
plastica, gonfiabili, marmo, metalli, ceramica. Il “fiore
di palloni rossi” è un chiaro esempio di come l’uomo
riesce ad utilizzare l’immaginazione e la fantasia, trovando un modo tutto nuovo di rappresentare ciò che
è apparentemente un tema tradizionale e semplice
nella storia dell’arte: Il fiore.
determinata dal modo in cui l’artista sceglie e accosta
gli elementi dei collage. Ne sono un esempio le due
biciclette che l’hanno reso famoso a Berlino. L’unione
di questi due oggetti della quotidianità crea un effetto
stravolto della realtà, che sicuramente fa discutere.
Keith Haring è stato un pittore statunitense. I suoi
lavori rappresentano la cultura di strada della New
York degli anni ‘80. Haring non ha mai smesso di credere che l’arte fosse capace di trasformare il mondo,
poiché le attribuiva un’influenza positiva sugli uomini.
Come possiamo vedere, la sua è un’arte simbolica,
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Come sappiamo le tendenze artistiche rappresentano sempre la società e il tempo a cui appartengono,
ma spesso non vengono apprezzate dal pubblico
contemporaneo. Si scopre l’importanza e la bellezza
di quell’arte solamente tempo dopo, quando ormai la
società è mutata e così certe opere d’arte vengono
definite di grande importanza. Ciò si dimostra anche
con l’arte di oggi. Probabilmente i lettori di questo
articolo, vedendo queste immagini, avranno sensazioni e reazioni molto diversificate, ma la maggior
parte potrebbe non apprezzare quest’arte così vicina
alla nostra realtà o rimanere indifferente o addirittura schifata di fronte a tanta modernità. Ma alla fine
anche il grande Monet, impressionista dell’800, non
visse sogni tranquilli pensando a come la borghesia dell’epoca criticasse le sue pennellate irregolari e antitradizionali. E Van Gogh in vita vendette un
solo quadro, tra l’altro prodotto quando era ancora
giovane e non aveva trovato la sua “via”. Ora chi osserva i loro quadri può solo rimanere senza fiato e
riconoscere le loro grandi capacità! Probabilmente in
un futuro più o meno lontano anche i protagonisti del
ventesimo secolo troveranno spazio nei libri di storia
e la gente osserverà le loro creazioni con grande entusiasmo.
Claudia Malpetti
stato assassinato. Per salvare i duemila capi di bestiame e trasportarli al sicuro, Lady Ashley ingaggia
un driver, un cow-boy australiano (Hugh Jackman).
Il mandriano è un tipo taciturno, solitario, a sua volta
vedovo e messo al bando dalla società per aver sposato un’aborigena nonostante la legge lo proibisse.
Fra i due, a dispetto della differente classe sociale
e degli apposti stili di vita, sboccia la passione. Fin
qui potrebbe sembrare soltanto una rievocazione dei
kolossal romantici degli anni Quaranta, ma Australia
offre molto di più come l’avventura, l’azione, la guerra. Come sfondo, oltre ai meravigliosi paesaggi australiani, si avverte l’atmosfera cupa della battaglia,
e quella selvaggia e sconfinata dei deserti. Non viene tralasciato il messaggio sociale: il film si occupa
infatti delle cosiddette “generazioni rubate” ovvero
il gran numero di bambini aborigeni che venivano
costretti ad inserirsi nella civiltà dei bianchi. Film di
grande impatto soprattutto per la fotografia mozzafiato (che però a volte non si amalgama perfettamente
alle scene digitalizzate) e l’interpretazione degli attori
protagonisti. Peccato per l’eccessiva lunghezza (166
minuti) e la frequente voce off del bimbo aborigeno
Nullah che avremmo voluto sentire un po’ meno.
VIDEOGIOCO: FALLOUT 3
Fallout 3 e’ un gioco di ruolo strategico in prima persona rivoluzionario sotto molti aspetti.
Anche se la storia ricorda molti giochi usciti negli
ultimi anni, questo prodotto e’ in grado di regala-
RECENSIONI
FILM: AUSTRALIA
Regia – Buz Luhrman Interpreti – Nicole Kidman,
Hugh Jackman, Brandon Walters, David Wenham
Recensione di Sonia Madini
Dopo sette anni dal successo di Moulin Rouge torna
dietro la macchina da presa Baz Luhrmann ancora
una volta dirigendo Nicole Kidman nell’epico Australia. Film etichettato già prima del lancio come rema-
ke di “Via col vento”, in realtà racchiude in sè vari
generi. Australia racconta la storia della nobildonna
inglese Lady Ashley (Kidman) giunta dalla madrepatria nell’Australia del nord negli anni Quaranta.
Qui essa scopre che il marito, proprietario terriero, è
re emozioni sotto altri punti di vista, soprattutto da
quello della grafica e della liberta’ di gioco. Sviluppato dalla Bethesda Softworks, casa produttrice dei
pluripremiati Oblivion e Morrowind, Fallout 3 segue
le vicende di un ragazzino nato in una “Volta” che
protegge i sopravvissuti della guerra nucleare. Dopo
pochi minuti di gioco se ne può notare la semplicità
e l’immediatezza dei comandi, nonostante le azioni
possibili siano innumerevoli. Ovviamente da Oblivion
e Morrowind e’ stata ereditata la possibilità di crearsi
una storia personale senza seguire le fin troppo chiare tracce della storia principale. Non e’ raro perdersi,
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dopo essere finalmente usciti dalla “Volta”, trovandosi davanti il paesaggio di Washington DC devastato
dalla guerra nucleare ma fedelmente riprodotto nelle
strade e nei resti degli edifici. Non mancano certamente mostri pittoreschi da uccidere, passando dai
semplici topi di fogna ai mutanti. Il motore fisico e’
stato curato nei minimi particolari per poter riprodurre
il piu’ fedelmente possibile le esplosioni e gli effetti
dei proiettili sugli esseri umani, in modo da creare
un’esperienza di gioco a dir poco unica. Fallout 3 e’
disponibile per PC, Xbox 360 e PlayStation 3, e vi sta
aspettando per un’esperienza unica!
GTO
Giacomo Tirelli
RECENSIONI ANIME DI MICHELA
FEDERICO
CHOBITS
Eikichi Onizuka, 22 anni celibe, ex mototeppista, secondo dan di karate, laureato all’università di Eurasia (quinta categoria), decide di diventare professore
delle scuole superiori per rimorchiare le studentesse.
Ma, dopo essere stato assunto nell’istituto privato
Seirin, si trova affibiata la terza sezione del quarto
anno, la classe più problematica di tutto l’istituto.
Subito i ragazzi si adoperano per far licenziare Onizuka come hanno fatto con tutti i professori che lo
hanno preceduto, ma con la sua grinta e le maniere
a volte poco ortodosse egli riesce a ricondurre ogni
singolo ragazzo sulla retta via, fino a farsi odiare dal
quasi tutto il corpo insegnante che inizia a complottare a sua volta per il licenziamento di Eikichi...
D.GRAY-MAN
Motosuwa è un ragazzo di campagna che decide
di trasferirsi nella tecnologica Tokyo per frequentare corsi preparatori a quelli universitari. Qui viene
sopraffatto dall’abbondanza di persocom, computer
dalle sembianze umane, che vivono la vita di tutti i
giorni mescolati alla gente normale. Hideki ne desidera profondamente uno nonostante sappia benissimo che non potrà mai permetterselo economicamente. Una sera però, con grande invidia del compagno
di appartamento Shinbo, trova nelle spazzature un
persocom stupendo con le fattezze perfette di una
graziosissima ragazza bionda, ma privo di sistema
operativo. Nonostate ciò, il persocom prende vita
anche se inizialmente l’unica parola che pronuncia
è ‘Chii’ che successivamente diventerà il suo nome.
Dopo una serie di problemi, Hideki è costretto a portare Chii da Motosuwa, un costruttore di persocom
artigianali, che inizia a sospettare dell’unicità di Chii
collocandola tra i leggendari Persocom possessori di
un’anima: i Chobits...
Europa, XIX secolo, strane creature che spargono
morte e distruzione si diffondono nascendo dalla disperazione e dalle tenebre del cuore umano e prendendo il nome di Akuma.
Tali creature vengono create dal Conte Millenario in
possesso della Dark Matter, materia oscura in contrapposizione con l’Innocence, un oggetto dai formidabili poteri diviso in numerose parti sparse per
il mondo. Dark Religious è un’istituzione di esorcisti
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creata per recuperare tutti i pezzi dell’Innocence e
distruggere il Conte Millenario ed è qui che arriverà
Allen Walker, un ragazzo maledetto, possessore di
un frammento dell’Innocence, destinato ad essere un
grande esorcista grazie agli insegnamenti del Generale nonché suo primo maestro Marian Cross...
RECENSIONI DI LIBRI DI MAURA
MALPETTI
SETA di Alessandro Baricco
Questa opera di Alessandro Baricco non si può definire né un romanzo, né un racconto, ma semplice-
mente una storia, scritta nel 1996, che ha fatto volare
anche i più scettici sulle ali delle emozioni di una vicenda d’amore dell’800, capace di legare l’Occidente
al Giappone, come un filo fragile e delicato di seta.
Non è una storia amata da tutti: qualcuno pensa che
sia vuota e inutile, una storia che non trasmette o
non dice nulla, ma io non sono d’accordo. Al contrario trovo che sia un racconto dolce, delicato e prezioso come la seta; la storia di silenziose passioni e
amori non comuni animate da una idea di bellezza
sfuggente e lontana. E’ quasi magia, per certi versi
favola malinconica ricca di immagini e tutt’altro che
superficiale.
Vi si narra del giovane commerciante di bachi da seta
Hervè Joncour, uomo intraprendente e leale, che lascia la moglie Helene e il suo paese nel sud della
Francia per recarsi ben quattro volte in Giappone.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e all’epoca questo paese era davvero considerato ai confini
del mondo. Lo scopo dei viaggi è quello di acquistare minuscole uova di bachi da seta in quanto gli allevamenti europei prima e quelli del vicino Oriente
poi sono stati attaccati dalle epidemie. Nel remoto
Giappone il protagonista conosce il potente Hara
Kei da cui acquista le uova. Hervè rimane affascinato in maniera irresistibile dalla giovanissima donna
sdraiata accanto a lui, immobile, la testa appoggiata
sul suo grembo, gli occhi chiusi, le braccia nascoste
sotto l’ampio vestito rosso che si allarga tutt’intorno
come una fiamma sulla stuoia color cenere. Lei non
è orientale e sa parlare solo il giapponese, ma i due
riescono a comunicare attraverso gli sguardi. La visione di quella donna diventa un sogno irrealizzabile;
ogni viaggio lo lega sempre di più al paese del Sol
Levante e ogni volta porta con sé piccoli particolari
che come una calamita lo attraggono senza possibilità di sottrarsi. E’ la storia di un desiderio inappagato,
di una illusione d’amore. Questa donna sconvolge la
relazione coniugale di Hervè e il dolore lento della
nostalgia per una vita che non potrà mai vivere trova
ampio spazio nel suo cuore. Proprio questo sentimento porta un uomo come Hervè, che ama assistere alla propria vita senza viverla davvero, ad affrontare situazioni pericolose, viaggi in luoghi improbabili
e ancor più remoti.
In quel paese avvolto di mistero e magia, egli compie atti che prima di allora non avrebbe mai fatto;
determinate situazioni ed emozioni lo portano ad impugnare la propria vita e comandarla, non più assecondarla, ma comunque con la solita tranquillità che
caratterizza il suo carattere.
Solo leggendolo il libro si può capire il significato del
titolo...E’ come leggere la seta.. Poterla vedere, toccare, respirare.. come una magia. Ciò che incanta è
l’incredibile capacità di Baricco di mettere la parola
giusta al posto giusto. Questo libro lo si legge in poco
più di un ora, e ne vale la pena per la sua capacità di catapultare il lettore in una realtà fuori da ogni
schema, in una pacata tranquillità, interrotta da forti emozioni, in un vortice di mistero, magia, illusioni,
che scorre lento insieme alle domande che chiunque
si porrebbe nell’accarezzare questa storia.
E LI CHIAMANO DISABILI
di Candido Cannavo’
Gioia, voglia di fare, un amore incondizionato per la
vita: sono solo alcune delle centinaia di sensazioni
che è possibile vivere nelle pagine di “E li chiamano disabili”. Cannavò entra in punta di piedi in un
mondo, quello di chi vive con una disabilità, spesso
difficile, ma anche pieno, emozionante, straordinariamente vitale.
Questo meraviglioso libro racconta sedici storie, tut-
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te diverse ma con un unico, comune denominatore:
l’amore per la vita dei protagonisti, uomini e donne
che hanno fatto della loro condizione un punto di
forza, che hanno avuto il coraggio della “non rassegnazione”. Ci sono Alex Zanardi, pilota, che in uno
spaventoso incidente ha perso le gambe, ma non la
voglia di vivere e di correre; i ‘Ladri di Carrozzelle’,
gruppo musicale formato da distrofici che si esibisce
in tutta Italia; Felice, cieco dall’età di quattordici anni,
che scolpisce la creta, il marmo e il legno; Claudio,
affetto da tetraparesi spastica, che comunica attraverso una lavegnetta trasparente su cui ci sono le
lettere dell’alfabeto, e ha scritto sei libri, indicando
alla sua collaboratrice le lettere con gli occhi; Paolo,
paraplegico dal 1983, chirurgo all’ospedale di Rieti
(paese di cui è sindaco), con specializzazioni in senologia; Fulvio, affetto da tetraparesi spastica distonica, uno dei teorici della fisica più ricercati al mondo;
Luca, ex promessa del pentathlon, sette ori in quattro
edizioni delle Paralimpiadi; Andrea, paralizzato in seguito ad una sparatoria, che ha attraversato l’oceano
in barca; e tante altre storie di vite che hanno dovuto
fare i conti con la disabilità, ma non per questo si
sono perdute.
Una delle storie che appassiona maggiormente è
quella di Simona Atzori, ballerina e pittrice di talento:
una vita piena, un’allegria contagiosa, un fidanzato
pilota di elicotteri, un sorriso sempre presente sulle
labbra. Tutto perfetto, tranne che per un particolare:
“Madre natura - scrive Cannavò - si era scordata delle braccia”. Simona non si è arresa: i suoi straordinari
piedi, che usa per qualunque cosa, l’hanno portata
fino in Canada. Qui impara benissimo l’inglese, si
iscrive alla University of Western Ontario e si laurea
in Visual Arts con menzione d’onore. Ora danza, dipinge ed è felice perché, per lei, “i veri limiti esistono
in chi ci guarda”.
PER VOCE SOLA
di Susanna Tamaro
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1991,
descrive cinque storie di violenza nei confronti di adolescenti. Le descrizioni delle violenze (fisica, sessuale, psicologica) sono ricche di particolari e descritte
senza eufemismi. Questo fatto attribuisce durezza ad
un libro che tratta un argomento attuale e una problematica che persiste nella società in cui viviamo e
sulle quali bisognerebbe riflettere. Questo stile cosi
crudo e dettagliato aiuta a capire com’è la realtà delle
violenze inflitte a molti bambini, e forse proprio per
questo in alcune parti la lettura diventa difficoltosa.
I cinque racconti hanno ambientazioni, situazioni,
personaggi e stili estremamente diversi, ma col tema
in comune della crudeltà sugli indifesi; bambini sfortunati e infelici, ma che, proprio grazie al loro essere
cosi dolci e inconsapevoli, non riescono o non possono perdere la speranza...
Dorrie
è
una bimba
adottata
da
una famiglia
apparentemente tranquilla
e normale: la
sua
storia
viene raccontata
dalla
madre adottiva
nel suo diario personale
e da alcune
righe
scritte
dalla stessa
Dorrie: “Dicono
che gli orchi
non esistono
più, invece
gli orchi esistono ancora.
Il mio papà di
giorno è un
avvocato
e
di notte un
orco. Quando
dormo e ho
paura che la porta si apra, mi stringo a Teddy. Teddy
è il mio orsacchiotto, siamo amici da sempre. Ogni
sera Teddy mi promette che se viene l’orco mi difenderà. Ogni mattina io gli prometto che quando saremo grandi scapperemo insieme.”
- la seconda fanciulla, di cui non si specifica il nome,
rapita a pochi anni della sua nascita da una famiglia
di zingari, cresce sulle strade, chiedendo l’elemosina, subendo violenze dal suo rapitore sempre ubriaco. Ella si innamorerà di un famoso attore, che dopo
averla avvicinata la violenterà promettendole di sposarla.
- la terza storia ci presenta le vicende di un adolescente, che viene picchiato dal nuovo uomo di sua
madre, e viene spedito in collegio. Questa solitudine, raccontataci da lui in prima persona attraverso un
colloquio con uno psichiatra, lo logora dentro, fino a
farlo diventare un killer di bambini;
- Emanuela, una donna ormai rassegnata alla morte
per un brutto tumore, scrive una lettera a quel figlio
strappatogli dalle braccia dopo il parto, quando era
appena adolescente. Quel militare, dopo averla lasciata incinta scappa senza lasciarle alcun recapito,
e lei, rimasta sola, è costretta ad abbandonare suo
figlio, ma continuando a seguirlo di nascosto per tutta
la vita...
- un’ anziana signora racconta la sua esperienza di
ragazza ebrea della seconda guerra mondiale, ad
una giovane di cui non ci viene detto praticamente nulla. Raccontandole la sua vita estremamente
drammatica e colma di solitudine, ci dà una lezione
di vita.
Queste cinque storie ci fanno riflettere su quella
crudele realtà che troppo spesso viene nascosta o
raggirata, quella tremenda realtà che bisognerebbe
affrontare e combattere ogni giorno per non soccombere ad un mondo così crudele.
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Giallo psicologico, fantastico finale a sorpresa, diario
d’amore, ma più di ogni altra cosa la potenza delle parole, e del saper indossare i panni di un killer
innamorato con una veridicità e una credibilità che
rapisce. Questo è un libro scritto con genialità e naturalezza, e il lettore di qualsiasi genere e pretesa non
può non rimanerne affascinato
“DIARIO DI UN KILLER
SENTIMENTALE”
di Luis Sepulveda
MUSICA
“LE DIMENSIONI DEL MIO CAOS“
DI CAPAREZZA
Sepulveda è capace di coinvolgerci e stupirci in una
settantina di pagine. Una prova di grande capacità da
parte di questo scrittore che è affermato nel panorama internazionale. Questo libro lo definirei moderno
ma nel contempo dal fascino antico: un killer in viaggio tra Madrid, Istanbul, Parigi, alle prese con il suo
“lavoro” e con la sua nuova e giovane donna. Compagno di viaggio del protagonista è il suo alter ego
sempre pronto alla discussione, a consigliarlo dallo
specchio della sua anima. Il gin al bar, come unico
tranquillante in una vita piena di stress. L’amore per
una donna coma prima e unica distrazione nella vita
di un uomo che si è dedicato completamente al lavoro, svolgendo con dedizione, fino all’ultimo, il suo
compito di stimato assassino.
Un piccolo libro dalle atmosfere particolari, con una
storia tra il giallo e l’azione, con continui richiami a un
amore per le prostitute, vinto solo da questa nuova
relazione che inizia con le vicende che trasportano il
lettore all’interno della storia dell’ultimo lavoro di questo “onesto” professionista.
Mi è piaciuto molto come Sepulveda mostra il lato
umano del killer di professione, i suoi dubbi, le sue
curiosità, i suoi problemi. Appare come una persona
normale se non fosse per il lavoro che fa, e per il
fatto che affronta le situazioni che gli si presentano
con un coraggio e una freddezza che raramente si
incontrano nella vita reale. Se lo scopo dell’autore
era quello di dipingere un ritratto psicologico del killer
perfetto, c’è da considerare questo compito perfettamente svolto.
Il personaggio più affascinante è ovviamente il protagonista, l’autore lo presenta in un modo tale che
è inevitabile affezionarsi a questo assassino, ai suoi
lati umani: ci si sente vicini a lui nei momenti difficili
e non si pensa neppure per un istante al dolore delle
vittime, alla sofferenza che egli provoca con ogni sua
“missione”. Vediamo tutto dal suo punto di vista, assassini innamorati anche noi.
Caparezza credo sia uno dei pochi artisti italiani ad
avere originalità, creatività e a mantenere un netto
distacco dalla commercialità. Ovviamente escludo
tutte le volte che le sue canzoni sono state utilizzate
come tormentoni estivi o come sigle di trasmissioni,
ma comunque, se ci fate caso, lui non pubblicizza
molto i suoi album, né è ospite di innumerevoli show
televisivi.
Inoltre
è
uno
dei
pochi
artisti
italiani che rende attiva la musica italiana.
“Le dimensioni del mio caos”, a livello di sound, secondo me, non è il massimo, ma questi sono gusti
personali e poco importa. Per quanto riguarda i testi,
come in tutti i suoi album, rimane invece sempre un
artista geniale. Le metafore sono sempre accurate e
pungenti, le figure scelte per interpretare i suoi personaggi sono studiati nel dettaglio, come l’aver nominato una ragazza del ‘68 ormai corrotta dalla nostra
società “Ilaria condizionata”; la canzone “Cacca nello
spazio”, che dal titolo può sembrare una cretinata,
se fate attenzione al testo vi accorgerete che è più
che impegnata ed ironica allo stesso tempo, e molto
attinente a un problema che abbiamo da anni: l’immondizia, che Caparezza in questa canzone spedisce nello spazio, così tutti staremmo più larghi, e faremmo una sorpresa agli alieni che invece si limitano
a fare dei cerchi di grano!
C’è poi la canzone “Io diventerò qualcuno”, una forte critica alla nostra effimera società, che ormai affonda le sue basi nell’immagine, nell’ignoranza e
nella “furbizia” di non studiare pensando di poter
far carriera diventando famosi in tv. E così si potrebbe continuare per tutti i brani del suo disco.
La canzone più conosciuta di questo disco è sicuramente la tredicesima canzone “Eroe” che è
l’ennesima denuncia del nostro Caparezza che
forse raggiunge l’apice della sua bravura parlando a difesa degli operai e delle persone comuni.
Chi ha ascoltato tutti gli album di Caparezza si sarà
accorto come la sua rabbia contro questa Italia sia
cresciuta in questi anni. Ogni album presenta un carattere e una visione sempre più cinica del mondo,
è come un crescendo di ira contro tutti quelli che
contribuiscono a rendere questo mondo invivibile.
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Consiglio di ascoltarlo, so che è difficile stare a sentire Caparezza, per quanto a me piaccia, non sempre
sono dell’umore giusto per sentire verità nude e crude rappate ironicamente in un disco...è da apprezzare però il suo coraggio di dire chiaramente come vanno davvero le cose in Italia, infatti proprio per questo
motivo, è escluso da qualunque trasmissione televisiva: non essendo banale e volgare, anzi essendo un
poco scomodo, ovviamente non può essere accolto
a braccia aperte da mamma tivù.
Cenerentola
Federico Fabbris
FOTOGRAFIE
Foto di Alberto Massara
Attesa
Francesca
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D.J.
Lungomare
Foto di Maura Malpetti
Rabbia
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Penso...
Ascolta il silenzio
La neve riporta i ricordi
Realtà
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Specchio
Bocciolo
Foto di Valentina Monteleone
Rosa
Illuminazione
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DISEGNI
Di Sara Potyscki
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Disegno di Loris Cafarra
Due Disegni di Sara Borsato
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QUESITI
CI VUOLE UN PO’ DI TESTA
A cura di Elisabetta Caffarella
A cura di Elisabetta Caffarella
Esercitare la mente non guasta mai. Provate a risolvere questi problemi
Test n.1 : NOTTE SUL PONTE: è notte e quattro ragazzi (Alberto, Bruno, Carlo e Davide) devono attraversare un ponte sospeso. Sul ponte possono camminare solo due persone per volta; inoltre, dato che
è buio, è necessario farlo con la torcia e purtroppo
i ragazzi ne hanno una sola. Come faranno a completare l’attraversamento, sapendo che hanno a disposizione al massimo 17 minuti e che ciascuno di
loro percorre il ponte a una velocità diversa? E cioè:
Alberto impiega 1 minuto; Bruno impiega 2 minuti;
Carlo impiega 5 minuti; Davide impiega 10 minuti.
Naturalmente, quando due ragazzi attraversano il
ponte insieme, camminano alla velocità del più lento.
Test n.2: IL DILEMMA DI MONTHY HALL: Monthy
Hall è il nome del conduttore di un gioco a premi
americano che propose questo dilemma. Al concorrente vengono mostrate 3 porte chiuse: dietro una
di queste c’è un auto, dietro le altre due una capra
ciascuna. Il giocatore deve scegliere una porta, e
vincerà quello che vi trova dietro. Fatta la scelta, il
presentatore dice:”ne sei proprio sicuro? Puoi ancora cambiare la scelta: anzi, ti voglio aiutare e voglio
ridurti la scelta a due”. Apre quindi una delle altre due
porte mostrando la capra. A questo punto per vincere
l’auto cosa conviene fare? Cambiare scelta oppure
no?
Test n.3: ENIGMA DEL CAMPO DI CALCIO: Immagina di essere in un campo da calcio lungo 100 metri.
Al centro delle due porte al livello del terreno, pianti
un anello e vi leghi una corda. Con l’altro estremo
della corda nella mano, percorri tutto il campo fino
a raggiungere la parte opposta, dove si trova l’altra
porta e qui, sempre al centro della porta e all’altezza del terreno, pianti un altro anello. A questo punto
leghi l’altro estremo della corda in modo che vi sia
un metro in più rispetto alla lunghezza del campo (Il
campo è lungo 100 metri e la corda 101). Ora vai
in mezzo al campo e alzi la corda. Riesci ad alzarla quanto basta per passarci sotto carponi? E abbastanza per passarci sotto in groppa ad un cavallo? E
abbastanza per passarci sotto al volante di un TIR?
Test n.4: Un abile scassinatore internazionale ha scoperto che la combinazione per aprire la cassaforte di
una banca è una serie di lettere. Ha scoperto anche
che le lettere sono più di 5 e che formano un nome
italiano di persona che non ha nessuna lettera in comune con il nome “Carlo”. Quali lettere deve digitare
per aprire la cassaforte?
1. IL T9: In alcuni casi, anche ricorrendo al T9, il sistema di scrittura veloce degli SMS, non è facile decifrare il significato nascosto in una serie di cifre. Per
aiutarti a risolvere l’enigma, quindi, è stato aggiunto a
ciascuno codice un titolo che sia un piccolo aiuto. Ricorda, ad ogni numero corrisponde una lettera, come
sul cellulare:
a.macchina ludica 7529789466
b.strega 328882244372
c.branca della scenza 4643463742
d.attore 22756 8373663
e.maschera 2753224466
2. I BARILOTTI: Paolo sta passeggiando nel porto,
quando sente una voce nota: è quella del bucaniere
Antonio. -Fulmini e saette!- grida l’omone rivolto a un
marinaio. -Hai messo il barilotto della polvere da sparo insieme ai 6 barilotti di rum! Adesso dovrò pesarli
uno per uno, perdendo tempo prezioso...-, -Hai una
bilancia a due piatti?- gli chiede Paolo -Sì, perchè?-,
-Ecco, con due pesate al massimo puoi scoprire qual
è il tuo barilotto di polvere!Riesci a dare una mano a Paolo, sapendo che il barilotto di polvere è più pesante di quelli di rum?
3. LO SMEMORATO: Un ragazzo viene incaricato
da un suo professore, coordinatore di classe, di consegnare un foglio ad alcuni professori di altre classi.
Ma purtroppo non si ricorda tutto, aiutalo tu. I professori si chiamano Bianchi, Verdi e Gialli e insegnano
Matematica, Italiano e Fisica. Insegnano nelle classi
di Meccanica, Elettronica e Chimica ed il loro giorno
libero è il lunedì, il martedì o il venerdì. Il ragazzo si
ricorda che: il prof Bianchi ha come giorno libero il
martedì, il prof che insegna Italiano ha le classi di
Chimica, il prof Verdi non insegna in Chimica mentre il prof Gialli non ha le classi di Meccanica, il prof
Gialli insegna Matematica o Italiano e il prof Bianchi
insegna o Italiano o Fisica, chi ha le classi di Meccanica ha come giorno libero il Martedì e il prof Verdi ha
come giorno libero il martedì o il venerdì.
4. L’INSEGNANTE PERSPICACE: Quattro studenti giunti in ritardo a scuola si giustificano dicendo di
aver forato una gomma dell’auto. Poco dopo però la
loro insegnante si accorge che non era vero! come fa
a scoprirlo? Ecco 3 possibili domande con le loro risposte: la professoressa esce per vedere l’auto? NO.
La professoressa ha fatto una domanda ai ragazzi?
SI. I ragazzi sono nella stessa classe? IRRILEVANTE
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5. LA PASSWORD: Un ragazzo, dopo diversi mesi,
riaccese il suo computer, ma non si ricordava la password d’accesso, si ricordava solo che era un codice
di due cifre. Per fortuna si era annotato su un foglio
alcune istruzioni per trovarlo: A. se il numero fosse
un multiplo di 2 allora sarebbe compreso tra 50 e 59;
B. se non fosse multiplo di 3 allora sarebbe compreso tra 60 e 69; C. se non fosse multiplo di 4 allora
sarebbe compreso tra 70 e 79
parola italiana e ha: 3 lettere in comune con SALVO,
2 lettere in comune con POETA, 1 lettera in comune
con RITMO, 0 lettere in comune con MONTE
6. UN’ALTRA PASSWORD: Un professore dell’ITIS
di Mantova si è dimenticato la password per accedere al suo registro personale ma si ricorda che è una
SPAZIO DEDICATO ALLE SOLUZIONI
(CHE SI TROVANO ALLA FINE DEL GIORNALINO)
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CONCORSO FOTOGRAFICO
INVIATECI LA FOTO PIU’ CURIOSA E/
O DIVERTENTE CHE AVETE FATTO,
INSIEME COL VOSTRO NOME E COGNOME, CLASSE, TITOLO DELLA FOTOGRAFIA.
UNA APPOSITA GIURIA, COMPOSTA
DA UNA PARTE DELLA REDAZIONE,
VALUTERA’ LE FOTO E STABILIRA’
QUALI SONO LE MIGLIORI, CHE SARANNO PUBBLICATE SUL PROSSIMO
NUMERO CON IL TITOLO E IL NOME
DELL’AUTORE (E CHISSA’ CHE NON
CI SCAPPI UN PICCOLO PREMIO…)
SEPARATI ALLA NASCITA
Alan Rickman - Renato Zero
Ermete Realacci – Rosy Bindi
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Mario Cipollini - Dr. House
Adinolfi - Michael Moore
Petedoherty - Carmen Consoli
Borghezio - Don Benzi
Raimondo Vianello - Mr. Burns
Cagni - Giovanni
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Cassano - Abramovich
Gabriel - Faletti
Del Piero - Cappato
Galliani - Zio Fester
Floriana - Davids
Drupi - Prodi
47
De Andrè - Guzzanti
Ribery - La Russa
Hackman - Scolari
Maga Magò - Hack
Ibra - Thorpe
Stanlio - Moratti
48
Pau - Chimenti
Rocky - Fabrizio Corona
Interrante - Piersilvio Berlusconi
Todt - Vitali
Pino - Lavezzi
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TEST CURIOSI
BARZELLETTE E FREDDURE
a cura di Elisabetta Caffarella
a cura di Gabriel Wiwoloku
Ecco per voi alcuni test curiosi e divertenti
Test n.1: Una ragazza ai funerali della madre vede
un giovane che non conosce. Lo trova fantastico,
proprio l’uomo dei suoi sogni. è un colpo di fulmine e
se ne innamora perdutamente. Dopo il funerale lui se
ne va. Qualche giorno più tardi la ragazza uccide la
propria sorella. Domanda: per quale motivo ha ucciso
la sorella? Pensateci bene, poi leggete la risposta.
Test n.2 (per chi conosce un pochino di inglese):
Prendetevi al massimo 10 secondi per farlo, altrimenti non è valido. Contate il numero di F nel seguente testo: FINISHED FILES ARE THE RESULT OF
YEARS OF SCIENTIFIC STUDY COMBINED WITH
THE EXPERIENCE OF YEARS.
Ora andate a vedere la risposte.
Test n.3: Vi siete mai chiesti se la vostra mente è
normale o diversa? Fate seriamente l’esercizio di
riflessione e troverete la risposta. Non è un trabocchetto. Seguite bene le istruzioni e rispondete alle
domande una per una nel più breve tempo possibile,
e non continuate prima di aver terminato la precedente. Non occorre scrivere i risultati.
Quanto fa: 15+6?
e 3+56?
89+2?
12+53?
75+26?
25+52?
63+32?
un po’ più difficile ma è il vero esercizio: 123+5?
E ORA PRESTO! PENSATE A UN UTENSILE E A
UN COLORE! Poi correte a leggere la risposta.
Test n.4: Test del piede destro intelligente. Vale la
pena di provare, è incredibile ma vero. C’è da scommettere che proverete almeno 50 volte per vedere se
siete capaci di fare diversamente...
1 Mentre siete seduti al vostro tavolo di lavoro, alzate
il piede destro dal pavimento e fategli fare dei cerchi
in senso orario.
2 Mentre fate dei cerchi col piede destro, disegnate la
cifra 6 nell’aria con la mano destra.
3 Il vostro piede cambia direzione e non c’è niente
da fare.
Test n.5: Il test del maiale. Non barare e fai il test
correttamente. Prendi un foglio bianco e disegna un
maiale. Quando hai finito, vai alla risposta.
(Le soluzioni sono alla fine del giornalino)
Un tizio arriva con la macchina, piuttosto scassata,
davanti a Montecitorio, e posteggia proprio in mezzo
alla strada. Un vigile gli si avvicina e gli dice: “Ma
cosa fa? Non si può parcheggiare qui!” “Perchè?”
“Come perchè?” “Perchè qui ci passano Ministri, Deputati, Senatori, ...” E il tizio: “E che mi frega? Tanto
io ho l’antifurto!”
il miglior partito e’ quello del reggiseno. perché unisce la destra con la sinistra alza la massa ed attira il
popolo
Un giovane italiano, figlio unico, durante la guerra
era stato inviato sul fronte russo ed i vecchi genitori
erano rattristati soprattutto impensieriti dalle ristrettezze cui il giovane andava incontro. <Faremo cosi>
disse il figlio <per eludere la censura, se vi scrivo con
inchiostro nero sarà tutta verità, se con quello rosso saranno tutte bugie.> Partenza. Dopo un mese la
prima attesa lettera. Apertura trepidante: inchiostro
nero! <Meno male,> dice la mamma, <tutto vero.>
e comincia a leggere: <Cari genitori qui sto benissimo, i superiori sono molto comprensivi, l’ ambiente
e pulito, sano e confortevole, il vitto abbondante, sostanzioso ed eccellente, godiamo di sufficiente libertà e la sera quando usciamo tutti i russi ci invitano
e troviamo anche qualche ragazza. Troviamo quasi
tutto quello che ci necessita. Dico quasi, perché non
sono riuscito a trovare una boccettina di inchiostro
rosso.>Era così di sinistra che l’ unico mobile era una
credenza popolare.
Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore,
in un pascolo decisamente lontano e isolato quando
all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di
polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito
di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino
dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente
quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”
Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie,
poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma:
“Certo, perché no?” A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell
e lo collega al suo cellulare della A T& T. Si collega a
internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona
un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi
dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e
ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi
un programma di foto digitale della Adobe Photoshop
ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo
in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un
50
e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che
l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione
ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio
di lavoro Excel con centinaia di formule complesse
carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine
stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet
iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al
pastore esclama: “Tu possiedi esattamente 1586 pecore”. “Esatto. Bene, immagino che puoi prenderti la
tua pecora a questo punto” dice il pastore e guarda
il giovane scegliere un animale che si appresta poi a
mettere nel baule dell’auto. Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci
la pecora?”. Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice:
“Okay, perché no?” “Sei un consulente” dice il pastore. “Caspita, è vero - dice il giovane - come hai fatto
a indovinare?” “Beh non c’è molto da indovinare, mi
pare piuttosto evidente - dice il pastore - sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere
pagato per una risposta che io già conosco, a una
domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un
cazzo del mio lavoro... Ora per favore restituiscimi il
cane!”
Un programmatore prega Dio: - Oh, Dio, che devo
fare della mia vita? Cosa ti aspetti da me? Cosa c’è
dopo la morte? Qual è il senso della vita? Attimo di
silenzio, poi una voce tuona dal cielo: - per prima
cosa LEGGI LE FAQ!!!Un programmatore racconta
ai suoi amici programmatori: “Ieri ho conosciuto una
ragazza in disco.” Gli amici programmatori: “Ehilaa!!”
“La invito a casa mia, le offro una cosa da bere, e comincio a baciarla.” “Ueeehhhheeehhhhe!!” “Lei mi fa:
Spogliami”
“Ueeehhhheeehhhhehheehheehhee!!”
“Al che io la spoglio, la sollevo e la appoggio accidentalmente sulla tastiera del mio nuovo PC....” Gli amici
programmatori:” Figata!! Che processore?? Quanta
RAM?”C’era un tizio il quale, in gioventù, desiderava
più di ogni altra cosa diventare un grande scrittore.
Quando qualcuno gli chiedeva di definire il termine “grande” rispondeva: “Voglio scrivere roba che il
mondo intero legga, roba che faccia reagire la gente
a livello emotivo, roba che li faccia urlare, piangere,
tremare di rabbia e di dolore”. Pare abbia raggiunto
il suo scopo. Attualmente lavora per Microsoft, è il
redattore dei messaggi di errore.
3 ingegneri della Apple e 3 ingegneri della Microsoft
si incontrano alla stazione mentre stanno per recarsi
ad un importante avvenimento informatico. Gli ingegneri Microsoft comprano un biglietto ciascuno e, con
grande sorpresa, notano che gli altri ne comprano
uno solo in tre. Stupiti, chiedono spiegazione ai colleghi che si mettono a ridere e dicono: “Vedrete...”. Durante il viaggio, il controllore entra nella carrozza e,
immediatamente gli ingegneri Apple corrono alla toilette e si chiudono dentro. Gli ingegneri Microsoft osservano stupefatti la manovra poi, dopo essersi fatti
controllare i biglietti, vedono il controllore bussare alla
porta della toilette annunciando: “Biglietti, prego!”.
Una voce dall’interno risponde: “Ecco!” Un biglietto
scivola da sotto la porta, il controllore lo verifica e se
ne va. Gli ingegneri Microsoft sono molto impressionati dalla tecnica dei colleghi Apple. Al ritorno i sei si
incontrano alla stazione, quelli della Apple comprano
il solito biglietto, mentre quelli della microsoft non ne
comprano nessuno. Fanno notare la cosa ai colleghi
che rispondono “Vedrete!” Durante il viaggio all’avvicinarsi del controllore gli ingegneri Apple, corrono al
bagno. Appena si sono chiusi dentro un ingegnere
Microsoft, bussa alla porta della toilette e dice “Biglietti, prego!”, si appropria del biglietto passato sotto
la porta, e raggiunge di corsa i suoi colleghi nell’altra
toilette. Morale:Microsoft non copia solo le idee degli
altri, le migliora...Bill Gates muore. Arriva all’inferno
e viene accolto da un diavolo in frack, fatto salire su
una Cadillac extra lusso con piscina e portato a fare
un giro. Ovunque ville faraoniche con feste, baccanali, orge, donne bellissime nude. Dopo alcuni chilometri, si avvicina in lontananza un cancello. Si apre
senza cigolii e dietro c’e’ un immenso portone. Bill
viene invitato a scendere ed il portone si apre. Dietro
c’e’ un caldo infernale, fiamme, urla strazianti, diavoli
con forconi che infilzano continuamente i poveracci.
Non potendo credere ai suoi occhi, Mr. Gates chiede
al diavolo: - Ma come?!? E tutto quello che abbiamo
visto prima? Il diavolo lo guarda con sguardo gentile
e risponde: - Ah, quella... era la versione demo...
Un bambino chiede al padre cosa fossero le icone,il
padre risponde: “Sono immagini sacre” E il figlio:”E
perchè Windows ne ha tante?” Il padre:”Perchè per
farlo funzionare ci vuole un miracolo!!!”
51
SHERLOCK MAURI E IL MISTERO
DEI CANCELLINI SCOMPARSI
Tutto ebbe inizio quando in alcune aule del piano
sala stampa scomparvero i cancellini, e la cosa si ripeté di giorno in giorno.
Ma per fortuna c’era un uomo la cui sagacia ed il cui
intuito eccezionali avrebbero consentito di risolvere il
mistero: Sherlock Mauri. Le classi indispettite si rivolsero proprio a lui, l’uomo della sala stampa, che ne
parlò con le colleghe e iniziò le indagini. Lui e le colleghe setacciarono tutto il piano. Furono ore di ricerche
intense, ma non ebbero alcun esito.
Ma Sherlock Mauri conosceva i suoi polli e non si
dette per vinto: conoscendo per fama una certa classe, egli approfondì le ricerche in quella direzione.
Quando in aula non c’era nessuno, controllò una seconda volta l’armadio, ed ecco la sorpresa: conteneva un doppio fondo. Una volta alzato il ripiano, come
un tesoro nascosto venne alla luce una miriade di
cancellini.
Deciso da un lato a non far prendere un serio provvedimento disciplinare nei confronti della classe, ma
dall’altro a non farla passare liscia ai trasgressori,
Sherlock Mauri escogitò un modo per punirli senza
che il loro gesto gravasse sulla loro condotta.
E ne parlò con le colleghe. Ma una penso che era
giusto “spifferare” tutto giù negli uffici.
Il Mauri, piuttosto indispettito, si fece comunque carico di smascherare i responsabili pur rischiando di
essere ripreso.
Così la mattina seguente, durante l’ora di italiano del
professor Signoretti (che fece svolgere pure un tema
sull’accaduto), Sherlock Mauri, accompagnato da
una responsabile degli uffici, fece il suo ingresso in
quella classe di scapestrati.
Chiese a quel punto se qualcuno avesse visto i famosi cancellini; e ovviamente tutti risposero di no. Allora
lui, col sorrisino di chi sta per far fare una gran brutta
figura a qualcuno, domandò se c’era un volontario;
qualche timore cominciò a serpeggiare nella classe,
ma dopo alcuni secondi di silenzio il coraggio spinse
dal basso verso l’alto uno studente che si ritrovò inspiegabilmente in piedi.
Il Mauri invitò allora derelitto ad aprire l’armadio. A
quel punto tutta la classe, ignara della scoperta avvenuta il giorno precedente, si mise a sghignazzare
furbescamente, certa che non si sarebbe mai trovato
nulla, e cosi fu, almeno in un primo momento; ma
quando le labbra del Mauri proferirono le fatidiche
parole <alza per favore quella mensola sul fondo>, le
espressioni sul viso degli alunni cambiarono rapidamente e si pietrificarono in quello stato.
Ormai scoperti e senza scampo, tutti gli studenti convennero che fosse meglio scrivere una bella lettera di
scuse alla Preside dove ammettevano le loro colpe e
si prendevano tutta la responsabilità, perché nel frat-
tempo la Dirigente aveva rimproverato severamente
tutte le classi di quel piano, tra cui anche la nostra
povera ed innocente 3 BME.
Quella che segue è la lettera di scuse.
<Alla Dirigente Scolastica
Oggetto: scomparsa di “alcuni” cancellini
La lettera che legge è firmata da tutti gli alunni della
nostra classe e si riferisce alla scomparsa di numerosi cancellini dalle aule scolastiche situate sul piano
della sala stampa.
Vorremmo innanzitutto informarla che tale scomparsa è dovuta ad uno scherzo rivelatosi di cattivo gusto
del quale siamo responsabili: infatti eravamo noi a
prelevare i cancellini dalle altre aule e a nasconderli
nel doppio fondo del nostro armadio di classe, senza
immaginare il disagio provocato agli altri alunni.
Il nostro intento era quello di divertirci in un modo che
ritenevamo tutto sommato innocente ma,essendo
stati scoperti dal Sig. Maurizio Ferrari, addetto alla
sala stampa, ed essendoci resi conto del danno provocato, abbiamo compreso quanto puerile e sbagliato fosse il nostro gesto. Abbiamo così deciso all’unanimità di scriverle questa lettera per scusarci del
nostro comportamento.
Con la presente, infatti, intendiamo assumere la responsabilità del nostro gesto. Cominceremo innanzitutto con il risarcire le classi che a cui è stato imposto
di rifondere il costo dei cancellini.
Promettendole che da parte nostra non ci saranno
più atteggiamenti di questo tipo,ci scusiamo, sperando che lei accetti le nostre scuse, e siamo ponti a ricevere un suo eventuale richiamo o provvedimento.>
52
Simone Favaro e Andrea Mazzocchi
I GUFI
di Luca Gaggino
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SOLUZIONI DI
“TEST CURIOSI”
SOLUZIONI DI
“CI VUOLE UN PO’ DI TESTA”
RISPOSTA Test n.1: Sperava che il giovane si ripresentasse di nuovo al funerale. Se avete risposto così
pensate come uno psiopatico. Questo test era usato da un celebre psicologo americano per sapere se
una persona aveva una mentalità da assassino. Molti
serial killer hanno fatto il test e risposto correttamente. Se non avete trovato la risposta giusta...meglio
per voi. Se i vostri amici la trovano, mantenete le distanze...
RISPOSTA Test n.2: Quante F? Tre? ERRORE!, ce
ne sono 6. Non è uno scherzo, tornate a contare. La
spiegazione è che il cervello non registra “OF”. Incredibile, vero? Chi conta 6 F al primo tentativo è un
genio, 4 o 5 è raro, 3 è normale, meno di 3, dovete
cambiare occhiali.
RISPOSTA Test n.3: Avete pensato s un MARTELLO
ROSSO non è vero? Se non è così fate parte del 2%
della popolazione la cui mente è abbastanza diversa
per pensare a qualcos’altro. Il 98% della popolazione
risponde martello rosso se le si dà da fare questo
esercizio.
RISPOSTA Test n.5: Il maiale serve da test della personalità. Se l’hai disegnato. - sulla parte superiore
del foglio: sei positivo e ottimista. - verso il centro:
sei realista. - verso il basso del foglio: sei pessimista
e hai tendenza a un comportamento negativo. Se il
maiale guarda verso sinistra: credi alla tradizione, sei
amichevole ti ricordi facilmente delle date: compleanni, anniversari ecc. Se guarda verso destra: sei innovatore, attivo ma non hai molto senso della famiglia e
non dai importanza alle date importanti. Se guarda di
faccia verso di te: sei diretto, ti piace fare l’avvocato
del diavolo e non hai paura di affrontare discussioni. Se gli hai aggiunto molti particolari: sei analitico,
paziente e diffidente. Se non ha molti particolari: sei
emotivo, ingenuo, non molto metodico e prendi molti
rischi. Se gli hai disegnato meno di 4 zampe: sei esitante o forse stai vivendo un periodo di grandi cambiamenti nella tua vita. Se gli hai disegnato 4 zampe:
sei sicuro, ostinato e ti attacchi ai tuoi ideali. Se gli
hai disegnato più di 4 zampe: sei un idiota. La misura
delle orecchie indica la tua capacità di ascolto verso
gli altri: più sono grandi, meglio è. La lunghezza della
coda indica la qualità delle tue relazioni sessuali, di
nuovo più è lunga meglio è!
OK, chi ha dimenticato di disegnare la coda???
SOLUZIONI T9
a. playstation
b. fattucchiera
c. ingegneria
d. carlo verdone
e. arlecchino
SOLUZIONE I BARILOTTI
Si mettono a caso tre barilotti su un piatto della bilancia e altri tre sull’altro: se i piatti restano in equilibrio, è il settimo barilotto che contiene la polvere.
Se invece uno dei piatti scende, si prelevano dal
piatto questi barilotti e si pesano solo due di questi
con lo stesso sistema di prima. Il barilotto di polvere
si trova sul piatto che scende. Se la bilancia è in
equilibrio, la polvere è nel terzo barilotto che non è
stato messo sul piatto.
SOLUZIONE LO SMEMORATO
Bianchi-fisica-meccanica-martedì
Verdi-matematica-elettronica-venerdì
Gialli-italiano-chimica-lunedì
SOLUZIONE L’INSEGNANTE PERSPICACE
la professoressa, dopo aver separato i quattro ragazzi, chiede a loro quale ruota era forata e i ragazzi non si erano accordati su quale ruota dovevano
dire.
SOLUZIONE LA PASSWORD
basta elencare le tre serie di numeri e barrare quelli
errati secondo sulle istruzioni:
50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65
66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 Quindi il
numero è il 75
SOLUZIONE UN’ALTRA PASSWORD
la password è LAPIS
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SOLUZIONI DI
“QUESITI”
RISPOSTA Test n.1: Ecco la sequenza: passano
Alberto e Bruno con la torcia e Bruno torna con la
torcia (2+2=4 minuti). Bruno cede la torcia e passano Carlo e Davide, torna Alberto (10+1=11 minuti).
Poi passano Alberto e Bruno (2 minuti). Totale:
4+11+2=17 minuti
RISPOSTA Test n.2: Conviene cambiare. Se non
cambiamo abbiamo 1/3 di probabilità di vincere
(perchè abbiamo scelto una porta su tre). Se invece cambiamo abbiamo 2/3 di probabilità di vincere.
Infatti, ci sono tre scenari possibili, ciascuno avente
1/3 di probabilità:
1 il giocatore sceglie la capra numero uno. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore
vince l’auto.
2 il giocatore sceglie la capra numero due. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore
vince l’auto.
3 il giocatore sceglie l’auto. Il conduttore sceglie una
delle due capre. Cambiando, il giocatore trova l’altra
capra.
La strategia “cambiare” porta quindi alla vittoria in
due casi su tre.
RISPOSTA Test n.3: Basta applicare il teorema di
Pitagora. Se noi immaginiamo di alzare la corda al
centro del campo, si vengono infatti a creare due
triangoli rettangoli uguali la cui ipotenusa è pari a
metà corda (50.5 metri), un cateto è pari alla metà
del campo (50 metri) e l’altro cateto è pari all’altezza
massima raggiunta dalla corda. Dal momento che il
quadrato costruito sull’ipotenusa è pari alla somma
dei quadrati costruiti sui cateti sappiamo che: 50,52
(50,5 x 50,5) -502 (50 x 50) = h2 quindi h2 = 50,25
che sotto radice quadrata è poco più di 7. L’altezza
massima della corda è quindi pari a circa 7 metri.
Puoi passare col Tir.
RISPOSTA Test n.4: L’unico nome di persona italiano che non ha nessuna lettera in comune con il
nome Carlo è Giuseppe.
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Fermitutti 18