ATTUALITA’ 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 9. 10. 11. 12. 13. 13. L’Itis si muove L’ipocrisia e l’audience contro una famiglia distrutta L’Onda Anomala, ovvero l’esercito del surf Intercettazioni sì ma forse no L’Europa sotto scacco: rapporti tesi per il gas russo Auguri ad Obama Camminiamo a testa alta Un interessante incontro su droga e alcol col dott. Gemma Viaggio nel mistero di Satana Fateci capire La fine delle parole, forse L’arte della parola Kakà resta. Ciao Beckham? INTERVISTE E INCHIESTE 15. 21. 22. 23. Triplice intervista a tre delle meraviglie del Mantova: Claudio Grauso, Riccardo Capucci e Antonio Saponaro Intervista all’uomo dai mille volti: Maurizio from sala stampa I gusti musicali degli studenti dell’Itis Com’è andata l’anno scorso? CULTURA 25. 26. 27. 28. 29. 30. 32. 32. 33. 34. 34. 35. 36. 36. 37. 38. 39. 41. 42. 42. RACCONTI Macchie di blu Il fabbricante di giocattoli Solamente delle ali POESIE Gita a Parigi Poesie proposte da Valentina Monteleone ARTE La Pop Art: dal consumo di massa all’astrazione artistica RECENSIONI FILM Australia VIDEOGIOCHI Fallout 3 FUMETTI Recensioni di Anime: Chobits, GTO, D.Gray-man LIBRI Seta E li chiamano disabili Per voce sola Diario di un killer sentimentale MUSICA Le dimensioni del mio caos di Caparezza FOTOGRAFIE Fotografie di Alberto Massara Fotografie di Maura Malpetti Fotografie di Valentina Monteleone DISEGNI Quattro disegni di Sara Potyscki Due disegni di Sara Borsato Un disegno di Loris Caffarra ENIGMISTICA 43. 43. Quesiti Ci vuole un po’ di testa HUMOR E CURIOSITA 45. 45. 50. 50. 52. 53. Concorso fotografico Separati dalla nascita Test curiosi Barzellette e freddure Sherlock Mauri e il mistero dei cancellini scomparsi I gufi 54. SOLUZIONI DEI QUIZ MARZO 2009 L’ITIS SI MUOVE Il titolo non allude a minacce di scosse sismiche e in generale a movimenti tellurici che mettano a repentaglio le solide mura dell’istituto (“peccato” penserà qualcuno di noi). No, nulla di tutto questo, poiché d’altro si tratta, e cioè della vitalità e vivacità della nostra scuola, che si sviluppa, cresce, si afferma, propone soluzioni all’avanguardia, riceve riconoscimenti. Innanzitutto ecco a regime il registro elettronico, (cui abbiamo dedicato la copertina di questo numero e che è l’oggetto di un simpatico racconto che troverete nella sezione “Cultura”), con gli insegnanti impegnati a entrare wireless in rete, a digitare voti e controllare sul monitor del portatile assenze e ritardi mentre gli studenti passano ogni giorno ossequiosi davanti ai totem (e quale altro nome sarebbe stato più adatto per noi generazioni di selvaggi informatici?) per ricevere il sacro responso: <Benarrivato caro X, e buona giornata. Vedrai che la verifica andrà bene.> oppure <Ehi Y, ecco che sei in ritardo come al solito! Ma quand’è che ti decidi a comprare una sveglia nuova?>. Certo ci manca un po’ quell’<Oggi interroghiamooo…> del profe che scorre la biro e gli occhi lungo l’elenco del suo bel registro di carta mentre gli studenti tremano, fanno scongiuri e pregano le divinità di tutte le religioni del mondo. Ma, in fondo in fondo, anche il cursore del mouse può svolgere (solo un po’ più tecnologicamente) questa antica sadica operazione. Scherzi a parte, e a parte qualche disagio (alcuni minuti di lezione che se ne vanno perché il Pc qualche volta non ne vuol sapere di connettersi o perché ci sono da inserire i voti, e così via), la rete wireless creata l’estate scorsa con la collaborazione di molti studenti ora consente alla scuola (dirigenza, insegnanti, ufficio didattica) di ottenere in pochissimo tempo una marea di dati e informazioni e di gestire assenze e ritardi con minore fatica. E permette ai genitori, mediante apposita password, di consultare la situazione dei propri figli. Un piccola rivoluzione. Tant’è vero che si è scomodato per venire a vedere come la cosa funziona il dottor Giovanni Biondi, uno dei responsabili dell’Istruzione a livello nazionale. Ci copieranno? Un altro fiore all’occhiello dell’Itis è l’impianto fotovoltaico messo a punto soprattutto grazie alla passione e dedizione del prof. Renato Mischi. Ora l’impianto produce energia per una potenza di 6,84 Kw di picco e una produzione di energia annua pari a 7100Kw/h, con un guadagno per la scuola (tra incentivi per le energie rinnovabili e risparmio grazie all’energia prodotta in proprio) di 4200 Euro l’anno. Già dal 22 dicembre scorso l’impianto è connesso alla rete Enel. Sono state inoltre terminate le opere strutturali che consentiranno, probabilmente già a partire da marzo, di far funzionare un piccolo impianto geotermico della potenza di 10 Kw/h il quale verrà utilizzato sia per rinfrescare sia per riscaldare i locali del Laboratorio Energie rinnovabili. Infine si prevede che entro fine anno sarà in esercizio la parte di quest’ultimo laboratorio destinata alla produzione e all’utilizzo dell’idrogeno. Ci sono poi alcuni significativi riconoscimenti. Per esempio un progetto di storia coordinato dai proff. Rebustini e Marozzi e che vede associate le attuali 5AIN e 5ACH con un liceo artistico di Sofia in Bulgaria (progetto promosso dal Consiglio d’Europa) ha prodotto un sito web in lingua inglese sul 1945 dal titolo “ITALY AND BULGARY AT THE END OF THE SECOND WORLD WAR AND AT THE BEGINNING OF THE COLD WAR” (visibile sul sito della scuola nell’area Studenti – Siti realizzati dagli studenti) che è stato selezionato tra i migliori, consentendo la partecipazione di un rappresentante dell’Itis ad un seminario europeo tenutosi a Praga a metà febbraio. E ancora: in occasione dei 60 anni della promulgazione dei diritti umani, il Ministero della P.I. ha bandito il concorso “I giovani e i diritti umani” a cui la classe 1° B ha aderito, mettendosi al lavoro con interesse e voglia di fare, con l’obiettivo di presentare il diritto 3 ner dell’Itis è Eni con la sua divisione Polimeri Europa. L’obiettivo è quello di favorire la formazione e l’inserimento professionale degli studenti tramite un collegamento significativo tra mondo scolastico e mondo aziendale. Al progetto partecipano 25 alunni di varie specializzazioni, in prevalenza di quella di Chimica, che seguiranno un corso di 30 ore tenuto sia da nostri docenti sia da tecnici e ingegneri dell’ENI. L’esito conclusivo positivo (c’è infatti una verifica finale) consentirà di accedere ad una corsia preferenziale nelle selezioni Eni, oltre naturalmente di arricchire il curriculum personale e di ottenere credito formativo in sede di scrutinio finale. Il coordinamento dell’attività è affidato alla prof.ssa Kristnel Nosari. all’istruzione in chiave storico-sociale. Gli studenti, sotto la guida della prof.ssa Fiorella Orlandi, hanno ricercato informazioni sulla storia della scuola in Italia ed Europa, costruendo un minisaggio nel quale è emerso quanto l’istruzione sia stato un diritto duramente conquistato nel tempo, di cui ora tutti possono beneficiare. Per rendere più esaustivo il lavoro, è stata svolta un’indagine sui sistemi scolastici europei e sulla loro offerta formativa. Non è mancato il “versante artistico”: i ragazzi hanno reso con schizzi e vignette alcune componenti anche scottanti del pianeta-scuola, quali il gruppo di amici, lo sport, il divertimento e il bullismo. Bene: la classe 1° B è entrata nella finale del concorso: davvero complimenti! Dulcis in fundo, la nostra scuola è stata selezionata tra le 25 del progetto “Network, Scuola, Impresa” finanziato da grandi aziende nazionali. Il part- Claudio Marozzi L’IPOCRISIA E L’AUDIENCE CONTRO UNA FAMIGLIA DISTRUTTA sente?”... Il problema è che queste cose fanno troppo scalpore per nulla, forse per distrarre l’attenzione dalla crisi, ma mi chiedo che senso abbia tutto questo interesse di giornalisti e politici nei confronti di una persona che è come morta da 17 anni (e pace all’anima sua) quando invece vengono completamente ignorati, ad esempio, casi di bambini sani e felici che vengono rapiti e uccisi per venderne gli organi o altri di poveri immigrati che muoiono sul lavoro tutti i giorni... Non mi pare i politici si interessino molto a ciò, forse perché non fa audience, forse perché i sondaggi dicono che a battere quelle strade non c’è da guadagnare voti. Basta, mi fermo qui, pensando che nessunamia parola, e la parola di nessun altro, può spiegare il dolore di una famiglia che ha dovuto vivere 17 anni in questo modo e che, dopo il dolore della perdita della figlia, si trova colpita da simili pugnalate su giornali e in tv a tutte le ore... Eluana, bambini uccisi, morti sul lavoro, tutti voi defunti, il mio augurio è che troviate un mondo migliore e meno ipocrita dall’altra parte. Questo non vuole essere un articolo morale in cui si parla di cosa è giusto o no. Tantomeno voglio riportare i fatti che sono avvenuti. In realtà questo non vuole proprio essere un articolo, ma solo qualche riga messa lì per considerare quanto certe persone si dovrebbero vergognare. Sto parlando del caso di Eluana, ma non intendo fare cronaca o critica nei confronti della scelta di un padre. Io voglio farvi solo riflettere su una cosa che secondo me sapete già. Ma magari non tutti prendono il giornale o vedono le prime pagine in tv la mattina. Beh, io le ho viste, e sono rimasta SCHIFATA. La maggior parte dei quotidiani riportavano lo stesso concetto in prima pagina: “L’AVETE UCCISA”, “AVETE TOLTO LA VITA AD ELUANA”, “ELUANA NON SORRIDE PIU’”; la mia rabbia ha raggiunto il limite quando un noto politico ha commentato “L’AVETE UCCISA PRIMA CHE POTESSIMO AIUTARLA”... Ma se era lì da 17 anni! Cosa stavano aspettando? E soprattutto, mi dicano davvero cosa pensavano di poter fare... Io non sono informata su questi casi e non intendo farlo perché ritengo che non siano affari nostri, ma quelli di una povera famiglia distrutta che mai dovrebbe subire il dolore di prime pagine simili... Mi ricorda il caso di Welby che voleva morire ed era malato così gravemente da non poter nemmeno muoversi e quindi provvedere a ciò. Quanto ci hanno messo a farlo felice, ma soprattutto, quanto spettacolo ci hanno fatto su? Lo penso ogni volta che vedo donne in tv che piangono disperate davanti a un sadico intervistatore che domanda tranquillo “Ci dica, come si Sara Potyscki 4 L’ONDA ANOMALA, OVVERO L’ESERCITO DEL SURF* riescono ad ottenere un posto letto in una “casa dello studente”. La diretta conseguenza di questo fenomeno è la necessità da parte degli studenti di trovare nel lavoro nero o precario l’alternativa al diritto allo studio. Non a caso le proposte uscite dai lavori dell’assemblea nazionale tenutasi alla Sapienza dal 15 al 16 novembre e della successiva assemblea nazionale dei soli studenti medi che si è svolta a Pisa il 7 e l’8 dicembre pretendono un’inversione di rotta in questi ambiti proponendo vertenze come: una didattica diversa, che permetta lo sviluppo di un sapere complessivo e critico; una riduzione progressiva delle rette scolastiche; un nuovo diritto allo studio che garantisca continuità di reddito fuori dalla precarietà e servizi per gli studenti, case, mense accesso alla cultura e ai trasporti. Il culmine del movimento si è avuto tra il 30 ottobre e il 14 novembre, quando, con più di 150 scuole e più di 20 facoltà occupate in tutta Italia (secondo fonti del Ministero degli Interni), ha collaborato alla costruzione di uno sciopero generale per il 12 dicembre. L’indizione di quest’ultimo da parte della Cgil e dei sindacati di base ci conferma che gli sforzi dell’Onda non sono andati a vuoto: senza questo movimento probabilmente non si sarebbe parlato di sciopero generale. Ora, però, bisogna superare questa “risacca” di gennaio e febbraio, dovuta agli appelli degli esami universitari e alla fine dei quadrimestri nelle scuole superiori. Le premesse ci sono tutte: il periodo delle vacanze natalizie è stato un susseguirsi di azioni Corteo in Viale Risorgimento Quello che tra ottobre e dicembre ha invaso le piazze italiane è di sicuro il movimento studentesco più grande dai primi anni 90, i tempi della Pantera. “Noi la crisi non la paghiamo” è stato il grido con cui l’Onda Anomala ha attraversato l’Italia con più di 300 cortei in un mese, che giorno dopo giorno hanno bloccato le città della penisola. Questo slogan mostra il netto rifiuto di subire la crisi economica attraverso i tagli alla scuola e alle università, ma certamente non esaurisce la propria spinta con tale richiesta. Da una parte perchè l’Onda ha sottoposto a critica l’intero sistema scolastico e, in particolar modo, quello universitario, dall’altra perchè il “noi” non è ascrivibile alla sola condizione studentesca ma rappresenta l’intera composizione del lavoro e del precariato contemporaneo, dal momento che gli studenti vengono percepiti già come precari o come precari in formazione. I tagli contenuti nelle recenti leggi contestate e la conseguente possibilità di trasformazione delle università in fondazioni private non sono stati altro che la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, dietro vent’anni di attacchi all’istruzione pubblica e di idolatria dell’iniziativa scolastica privata propria degli anni Ottanta e Novanta. Ed è quindi il deterioramento progressivo delle condizioni degli studenti il principale indiziato tra le possibili cause dell’Onda. In primo luogo i ritmi di studio impossibili imposti dalle ultime riforme e caratterizzati da un sapere parcellizzato non offrono una formazione in grado di promettere un futuro lavorativo roseo e garantito. In secondo luogo negli ultimi anni si è visto un progressivo aumento delle costrizioni a cui si è assoggettati per permettersi l’università. Sono pochissimi quelli che ottengono borse di studio e ancor meno quelli che Sit-In in Corso Vittorio Emanuele nelle varie città in solidarietà agli studenti greci e, successivamente, di cortei in difesa del popolo palestinese. A metà gennaio è stata inoltre fatta la prima riunione internazionale dell’European Anomalous Wave, ovvero il movimento europeo che si è for- 5 mato sulla spinta di quello italiano, che raccoglie gli studenti italiani all’estero (oltre a quelli locali, ovviamente). Resta ancora però da superare il nodo dell’autorganizzazione, lo stesso che ha sciolto il movimento della Pantera nei primi anni Novanta. Per chi volesse saperne di più esiste anche il sito www.ateneinrivolta.org. venivano consegnati alla Sapienza occupata, che a loro volta prendevano il nome da una vecchia canzone di Edoardo Vianello utilizzata durante i cortei. Questi libricini proponevano un’analisi sociologica con soggetto la figura dello studente nella società e un’analisi dei problemi come quello del baronato nelle università. *PS: “L’esercito del surf” era il titolo dei libricini che Cristian Chignola INTERCETTAZIONI SI MA FORSE NO è arrivato a 124 mila. Ad ogni modo, pochi giorni fa il Governo ha presentato il disegno di legge che ne regola l’utilizzo. Secondo questo Ddl si potrà intercettare per tutti i reati con pene superiori a 5 anni. Ma si potrà farlo solo fino a un massimo di 45-60 girorni. Questo significa che se un magistrato sta per venire a capo di un caso perché gli indagati cominciano a parlare, dovrà fermarsi dopo un certo periodo e sperare di aver prove a sufficienza, poiché, oltre quel periodo, non potrà più intercettare. Il Ddl prevede inoltre che le intercettazioni si potranno disporre solo in caso di “gravi indizi di colpevolezza”, ma dice anche che “l’intercettazione si può disporre solo quando assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine”. Quindi è possibile intercettare qualcuno solo se si sa già che è sostanzialmente colpevole, ma a quel punto utilizzare l’intercettazione non sarà più indispensabile per l’indagine perché si sa già che lo è, di conseguenza, non si potranno più ascoltare le telefonate dell’inquisito, visto che ciò non sarà più “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine”. Che senso ha una legge del genere? Vedremo nelle prossime settimane se questo disegno verrà modificato o resterà nella forma attuale. Speriamo in una qualche forma di ravvedimento. Sono mesi che ne sentiamo parlare. In televisione, sui giornali, in Parlamento. È uno dei pochi temi che il governo si porta dietro dall’inizio della legislatura: le intercettazioni sono troppe, incontrollate, e vengono riportate su tutti i giornali, rovinando la reputazione di tante persone innocenti. Ma è davvero così? Proviamo a ripartire dall’inizio. Nel giugno 2008 il ministro della giustizia Angelino Alfano, davanti alla Commissione Giustizia della Camera rilascia la seguente dichiarazione: «Secondo un mio calcolo empirico e non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro Paese… Nel 2007 in Italia sono state intercettate 124.845 persone. Ma poi ciascuna fa o riceve mediamente 30 telefonate al giorno. Cosi si arriva a 3 milioni di intercettazioni.» È strano questo discorso visto che, secondo la magistratura, le persone intercettate ogni anno sono circa 20.000, che non rappresentano una “grandissima parte del nostro paese”, ma circa lo 0.03%, poiché bisogna contare che ognuna di quelle 20 mila persone non ha un solo numero di telefono, e che ogni 15 giorni i Pm per continuare ad ascoltare le telefonate di una persona hanno bisogno di una proroga. Basti pensare al caso di Calciopoli: Luciano Moggi disponeva di 8 telefonini (con varie schede) più un ufficio privato, uno alla Juventus più quattro abitazioni. Per intercettarlo per un anno sono serviti all’incirca 480 decreti. Sommando tutte queste variabili, Alfano Alex Zenegaglia 6 L’EUROPA SOTTO SCACCO: RAPPORTI TESI PER IL GAS RUSSO Il 2009 si è aperto con una nuova “guerra del gas” tra Russia e Ucraina, che ha avuto e probabilmente avrà ancora conseguenze pesanti per l’Europa. Per avere un quadro generale della situazione odierna e di cosa ci si può aspettare è necessario fare un’analisi dei fatti avvenuti e che stanno tuttora avvenendo a seguito della chiusura dei gasdotti diretti all’Ucraina, e quindi all’Europa, da parte della Russia. Cominciamo con l’esaminare le cause dello stop dei rifornimenti del gas: L’Ucraina deve alla Russia 1,5 miliardi di dollari per il gas consegnato nel 2008; se si aggiungono gli interessi per il ritardo nei pagamenti, il debito dell’Ucraina arriva a 2 miliardi di dollari. Gazprom, monopolista russo del gas, ha proposto all’Ucraina, viste le difficoltà economiche e finanziarie di questo paese, un prezzo di molto inferiore al quello mondiale: 250 dollari per l’importazione in Ucraina ogni 1000 metri cubi di gas. Il Presidente ucraino, Juščenko, e l’attuale Primo Ministro, forti della loro posizione intermedia tra Europa e Russia, nel senso che la Russia non potrebbe perennemente tagliare i rapporti con l’Ucraina per l’esportazione di gas in quanto ciò recherebbe un colossale disagio all’Europa, principale acquirente di gas naturale dalla Russia (per fare un esempio Russia e Algeria, insieme, provvedono a rifornire noi italiani, del 65% del gas che consumiamo, e inoltre l’80% delle forniture dell’Europa transita attraverso l’Ucraina), chiesero di fissare questo prezzo a 200 dollari per 1000 metri cubi. Per fare un confronto, altri paesi (il Turkmenistan o il Kazakistan) vendono il loro gas a 340 dollari per 1000 metri cubi. Aggiungendo i costi di trasporto, l’Ucraina avrebbe dovuto pagare a questi paesi 400 dollari. La Russia, non avendo accettato la richiesta dell’Ucraina, la mattina dell’1 Gennaio 2009 alle ore 10:00 ha provveduto a bloccare gli impianti gassiferi diretti in Ucraina. Immediatamente dopo la chiusura dei gasdotti, Austria, Polonia, Ungheria, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca hanno segnalato le prime difficoltà; un esempio calzante riguarda la fabbrica della Suzuki in Slovacchia la quale dopo qualche giorno dalla chiusura degli impianti ha dovuto fermare la produzione per mancanza di gas natura- le. Da ciò si può capire come Mosca possa facilmente imporsi sulla scena internazionale come superpotenza capace di condizionare l’intera Europa. L’Italia subito dopo lo stop dei rifornimenti è stata “rassicurata” dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi il quale ha dichiarato, dopo essersi consultato con il Ministero dello Sviluppo economico, che le misure necessarie erano già state predisposte, le scorte italiane erano ai massimi storici e si era già pronti a massimizzare l’importazione da altri Paesi fornitori. La principale svolta è giunta il 20 Gennaio 2009, giorno in cui i due primi ministri, Vladimir Putin e la collega Timoshenko, hanno concordato che Kiev paghi da quest’anno il metano al livello dei prezzi pagati dagli europei scontati del 20% a condizione che le tariffe per il trasporto di gas russo diretto in Europa restino le stesse del 2008. Nonostante questo accordo, è stato comunque necessario costituire un Consorzio tra le maggiori compagnie europee, il quale, acquistando da Gazprom il totale della quantità tecnica per l’Ucraina (la “quantità tecnica” è il volume di gas necessario per ripristinare la pressione necessaria a rimettere in moto i flussi di trasferimento del gas, in quanto con il passar del tempo il gasdotto che porta metano in Europa si era completamente svuotato), permetta di ristabilire in tempi brevi i rifornimenti verso l’Europa fermi ormai dai primi di Gennaio. In questo modo ENI, le tedesche E.On e Wingas e la francese Gaz de France sono chiamate a fare da cuscinetto tra i due governi in lite, anticipando una somma tra i 675 ed i 765 milioni di dollari. Quello che è chiaro è che l’esborso sarebbe a carico delle società europee, meno chiaro quando e quanto questi soldi saranno restituiti; inoltre tutto ciò giungerà ad intaccare, in un futuro non troppo lontano, le tasche dei compratori italiani ed europei di gas naturale, cioè chiunque utilizzi il metano, proveniente dalle centrali a ciclo combinato, come riscaldamento ed uso domestico, quindi, la stragrande maggioranza delle persone. Negli ultimi giorni giunge agli italiani voce di prospettive future: più rigassificatori, gas in arrivo tramite nave, e meno gas importato attraverso i tubi. Questa è la soluzione pensata dagli addetti ai lavori per impedire che, nei prossimi anni, una nuova crisi 7 del gas coinvolga l’Italia costringendola ad intaccare le scorte o a riattivare le vecchie centrali a olio combustibile o carbone. Dalla prossima estate entrerà in funzione la prima grande infrastruttura realizzata in Italia che servirà a diminuirne la dipendenza dal gas via metanodotto da Russia e Algeria; intanto entrerà costantemente in funzione un impianto al largo della costa veneta che può lavorare fino ad 8 miliardi di metri cubi all’anno (l’Italia ne consuma circa 140 miliardi l’anno, 375 milioni al giorno) di gas proveniente via nave dai giacimenti del Qatar. Inoltre prosegue l’ attività di ricerca di metano sul territorio italiano. Un nuovo giacimento, ad esempio, è appena stato scoperto al largo della costa meridionale della Sicilia da una piattaforma che lavora per Edison ed Eni. Mentre è stato rilanciato il dibattito per la riapertura dei pozzi anche nell’ Alto Adriatico, fermati a suo tempo per evitare i fenomeni di subsidenza, cioè l’ abbassamento del fondo sabbioso vicino alle coste interessate dai progetti di estrazione. Se anche soltanto la metà di questi progetti vedranno la luce, l’ Italia, secondo alcuni studiosi, diventerà, inevitabilmente, la piattaforma per la distribuzione di metano per l’ Europa. Fino ad allora il bilancio complessivo dell’Italia e dell’ Europa non appare - Quanto andrà avanti tutto questo? - Finché non paghiamo il gas, Julija! certo brillante: esse continueranno ad essere completamente dipendenti dalla Russia e dai paesi dell’Oriente. Francesco Coghi AUGURI A BARAK OBAMA “I Have a Dream” – “Io Ho un Sogno” era ciò che ripeteva Martin Luther King nella memorabile marcia avvenuta il 28 Agosto 1963 al “Lincoln Memorial”. Un Sogno condiviso da molti Afro-americani e non solo, poiché questa speranza di unità e uguaglianza di tutte le razze è diventato il simbolo di una generazione che ha cercato di mettere sullo stesso piano tutti indifferentemente dalle origini e dal colore della pelle. Bianchi, Neri, Gialli, Rossi tutti uniti come una sola cosa, perché siamo tutti esserI umani, perché l’unica cosa che ci divide è la terra in cui siamo nati, la cultura, la religione, ma i pensieri e i problemi e le gioie sono gli stessi per tutti (perché l’uomo è di una sola razza: la razza umana). Barack Obama in un certo senso incarna quel sogno, lui uomo di colore alla Casa Bianca: una svolta epocale?. Forse sì, il mondo sta cambiando, e il passo in avanti non è solo per gli Americani che l’hanno votato ma anche per il mondo intero. Ancora una volta l’America entra nella storia, e questa volta non per guerre o nuove scoperte ma per un evento politico che non ha precedenti, un segno di speranza per tutti i discriminati per la religione e per il colore della pelle. L’insediamento di Obama alla Casa Bianca ha portato una carica d’energia positiva, ma non possiamo dimenticarci che il momento che stiamo vivendo tutti, non solo gli Stati Uniti, è decisamente critico: l’economia è ferma e il mondo è terribilmente diviso e lacerato. Riuscirà il nuovo presidente americano a riallacciare quei legami politici che l’America aveva perso negli ultimi anni, a riprendere il dialogo con i Russi e soprattutto con il mondo arabo, con l’Iran, con la Cina? Riuscirà a ridare slancio ad un’economia in ginocchio? Con Obama è come se il pianeta avesse ricevuto una nuova linfa vitale in cui dobbiamo credere; non potrà certo fare miracoli però: dobbiamo pazientare, aspettare e vedere i cambiamenti che porterà e che influiranno sicuramente sul futuro del Pianeta. Per ora non possiamo fare altro che ignorare gli scettici (e ce ne sono) e augurare buon lavoro al nuovo Presidente, ripetendo con lui: “Yes, We Can”. Gabriel Wiwoloku 8 CAMMINIAMO A TESTA ALTA Sono cresciuta nel dolore, in famiglia le cose non sono mai andate molto bene… Ma penso che questa non sia stata una sfortuna, anzi piuttosto un dono che la vita mi ha fatto. Sono cresciuta affrontando la vita quasi da sola, ma non ho mai cercato compiacimenti. Ho sofferto, ho sofferto tanto… Ma ho sempre continuato a percorrere la mia strada. Questo mi ha fatto crescere con una visione diversa della vita, grazie alla quale ora so che l’esistenza non è fatta solo di felicità ma anche di sofferenza, che è utopia pensare ad una vita sempre felice, una vita perfetta. Non esiste una vita perfetta, non sempre le cose vanno come vorremmo, ma è proprio quando ti senti sconfitto che deve crescere in te la forza. Al giorno d’oggi quasi tutti sono alla ricerca di cose perfette: la ragazza perfetta, una vita, appunto, perfetta, persone con cui uscire, amici da frequentare, tutti perfetti: tutto deve essere perfetto perché ci sentiamo felici. Ma ci crediamo davvero di poter trovare qualcosa di perfetto? E se anche un giorno lo troveremo, pensiamo che allora saremo veramente felici? La mentalità odierna è arrivata al punto tale da correre sempre alla ricerca di qualcosa di perfetto, magari quella cosa che desideriamo da tanto e che, una volta ottenuta, poi non ci accontenta, perché ce ne sarà un’altra da rincorrere, un’altra da desiderare. Tutti noi siamo alla costante ricerca di qualcosa, non sappiamo neanche bene cosa. Avete mai provato a chiedere ad una persona che vedete sempre triste che cos’ha? Io sì. La risposta è stata: ”Non lo so”. Già, non lo sappiamo, perché non sappiamo trovare la felicità. E magari è proprio lì, davanti a noi, ma non la vediamo. Il fatto è che nella vita non esiste la perfezione. Non ci sono cose perfette. E. soprattutto, non esiste nessuna persona perfetta. Tutti abbiamo i nostri pregi e difetti, ed è proprio questo che ci rende speciali, ognuno diverso dall’altro… Unici… Dobbiamo avere la forza di aprire gli occhi, di guardare in faccia la realtà… La forza di credere in noi stessi. E di camminare a testa alta. Pochi valori sono rimasti ormai… Ma il più importante è sempre dentro di noi, è il nostro valore… Perché ogni persona ha un valore. Anche se non è perfetta. Ognuno di noi sbaglia… Ognuno di noi qualche volta inciampa nella vita… Nessuno è perfetto… Ma non dobbiamo vivere sempre nella paura di commettere degli errori, perché ci saranno comunque; non viviamo con il pensiero fisso della ricerca della felicità, accontentiamoci delle cose che abbiamo, gustiamole perché, se sono state conquistate, varranno molto di più di qualsiasi altra forma di ricchezza. La felicità è in noi: sta là dove noi sappiamo apprezzare la vita per quello che ci dà e non per quella perfezione inesistente che noi vorremmo. Abbiamo fiducia in noi stessi. Non abbassiamo mai lo sguardo, mai. E’ un segno di debolezza. Camminiamo sempre a testa alta… Affrontiamo la vita senza paura… Alti e bassi li hanno tutti, non facciamoci mai abbattere; la vita è bella così…ogni suo difetto ci fa vivere a fondo ogni suo pregio, lo rende unico, importante. Delusioni, rimpianti, momenti “no”… Nulla deve frenarci nel camminare sempre a testa alta, fieri di noi stessi. Ambra Fusaro UN INTERESSANTE INCONTRO SU DROGA E ALCOOL CON IL DOTT.GEMMA Il 28 gennaio in aula 360 tre classi del nostro istituto (3AME, 3TLT, 5TLT) hanno partecipato all’incontro organizzato dal prof. Angelo Rossi con il dott. Paolo Gemma, presidente dell’Ordine dei Giovani farmacisti. Gli argomenti trattati in due distinti moduli sono stati l’uso di stupefacenti e l’abuso di alcool, molto diffuso fra i giovani. Il signor Gemma, oltre ad esporre tali argomenti a livello specialistico e scientifico, ha proiettato scene tratte dal film “Trainspotting” di Danny Boyle. Esse sono state molto efficaci per catalizzare l’interesse dei partecipanti e per suscitare delle riflessioni. Inoltre l’esperto ha riportato testimonianze della sua esperienza personale vissuta a contatto con i drogati e gli alcolisti dei centri di comunità in cui egli ha lavorato. Il giudizio generale degli studenti che hanno partecipato è stato positivo, poiché essi hanno ritenuto l’incontro interessante e diverso dai soliti, grazie anche al modo di rapportarsi del signor gemma che ha saputo anche ironizzare su argomenti molto delicati. Maura Malpetti 9 VIAGGIO NEL MISTERO DI SATANA Accade spesso che l’uomo venga attratto da ciò che teme, o meglio, la paura provoca nella persona un vuoto che inevitabilmente essa sente il bisogno di colmare, e questo vuoto lo si chiama MISTERO. Già, al mondo ci sono migliaia, milioni se non miliardi di domande senza risposta, o meglio, alle quali non si è ancora data una risposta, ma ci sono DUE domande a cui la risposta non si avrà mai. La prima di queste ci viene in mente ancora quando siamo bambini tanto è banale, cioè “Dio esiste?”. Domanda semplice, così semplice che IN TEORIA le fedi rispondono “sì”. La seconda domanda è strettamente collegata alla prima, e cioè “Satana esiste?” Qua la risposta TEORICA è ancora più ovvia: se esiste colui che è misericordioso e buono, visto che c’è molto male nel mondo, deve esistere necessariamente un essere spietato e malvagio. L’uomo da millenni è però alla ricerca di una risposta CONCRETA a queste due domande. Forse proprio perchè attratto da ciò che teme, l’essere umano è stato ed è tuttora affascinato soprattutto dalla seconda, fredda e tetra domanda: “Satana esiste?” e se esiste..quali sono i suoi poteri? Come si è arrivati a pensare che il diavolo sia in grado di manipolare la mente delle persone? Nella Bibbia il diavolo viene nominato parecchie volte, sia nell’Antico Testamento sia soprattutto nel Nuovo Testamento. Ha sempre la funzione di accusatore, anche se le sue manifestazioni sono variabili. Nell’ A.T compie il suo male per volere di Dio, non è libero di agire con la sua volontà, è nelle mani del Signore. Nel N.T, in cui la sua presenza è molto più frequente, Satana tenta Gesù nel deserto, e, cosa ancora più grave, manipola la mente di Giuda, fino a renderlo traditore e condurre Gesù alla morte. Sulla presenza, la manifestazione e sui poteri di Satana si è scritto moltissimo, tanto che alcuni studiosi pensano che si sia scritto più di quanto si sia fatto per Dio stesso, e forse è vero. Quindi sarebbe impossibile sintetizzare tutte le migliaia di interpretazioni che durante la storia hanno avvolto la figura del demonio, ma posso parlarvi, brevemente, del tratto forse più affascinante e allo stesso tempo pauroso che ha il Diavolo, cioè della la presenza di Satana nella nostra vita. Attualmente associamo le manifestazione di quest’ultimo ad avvenimenti orrendi, tragedie o disastri. Come se ogni male provenisse da lui. Dal punto di vista cri- stiano cattolico non sarebbe prettamente corretto. Altri modi di manifestazione della presenza del demone sono i “possedimenti” o “possessioni”. Cioè, come nel Vangelo, il demone manipola la mente dell’uomo fino a renderla sua schiava. Questo punto è stato, come spesso accade, un caldo campo di battaglia e di dibattito tra la medicina, la quale non è in grado di provare scientificamente il malanno del “posseduto”, e chi pratica l’esorcismo, convinto che solo la presenza del Signore possa salvare la persona “posseduta”. Solo una cosa è certa: i casi in cui si ritrovano dei “sintomi di possedimento” sono rari, ma sono riscontrabili anche ai nostri giorni. Padre Gabriele Amorth è forse il più famoso esorcista mai esistito, ed è fortemente convinto della capacità che ha Satana di manipolare la mente umana. Secondo lui, <il diavolo tenta l’uomo e cerca di farlo cadere in peccato, ma l’azione straordinaria del maligno è il possedimento. Se uno è “impossessato” lo si capisce durante la cura, non prima. Il maggior sintomo che si può riscontrare è la profonda avversione a tutto ciò che è sacro. L’unico modo per evitare di entrare in relazione con Satana è rimanere in grazia di Dio .Giovanni Paolo II ha pronunciato l’esorcismo verso tre indemoniate, la terza non è riuscita a guarire. Escluso il Papa, la chiesa considera poco la presenza effettiva del diavolo, e lui ne è felice perchè ha mano libera. Ci sono Paesi europei in cui si ha solo un esorcista per tutta la nazione, in Italia siamo 170. Ora in seminario non si studia più niente sugli angeli e sui demoni per non parlare dell’esorcismo. E di questo il diavolo è solo contento. Le sue porte sono completamente aperte, la fede verso il signore va sempre calando. Non bisogna pensare che lasciando stare il demonio lui lascerà in pace noi, lui non ha scrupoli, l’unico modo per farci temere da lui è combatterlo.> Queste affermazioni sono abbastanza agghiaccianti, sopratutto se fatte da una persona conosciuta e stimata, che sostiene di aver realizzato 70.000 esorcismi, insomma non proprio il primo che passa! Dalle sue parole sembra quasi che il diavolo sia profondamente insediato nella nostra vita, tanto che ognuno di noi, io che scrivo e tu che stai leggendo ad esempio, potremmo cadere nella sua trappola. Il Padre racconta di aver liberato dal demonio una ragazza che, durante il suo possedimento, ha ucciso la propria madre con 97 coltellate, oppure un altro caso di una signora tanto assetata dalla voglia di uccidere da non poter più uscire di casa. Storie inverosimili, tanto lontane ai nostri occhi ma tantoassurdamente vicine a noi. Ognuno di noi si sente così invincibile da non temere neanche lontanamente la presenza del diavolo e da non riuscir neanche ad immaginare di poter essere una sua possibile 10 vittima, e penso che questo sia anche normale. E’ come quando si guarda un film assurdamente triste e ci si sente automaticamente esenti dalla possibilità che anche a noi possa capitare qualcosa di simile, tanto siamo increduli e sbalorditi. D’altronde, chi ha mai pensato seriamente di poter essere nel mirino del diavolo? Chi lo dicesse sarebbe preso sicuramente per pazzo. Però c’è da tener conto dei dati e delle storie che si raccontano circa il “possedimento”, e scommetto che anche tutte le persone che sono state esorcizzate quando si ponevano la domanda che ci siamo appena fatti ,come noi si mettevano a ridere, ma poi a loro è successo. Anche se una buona parte dell’opinione pubblica ritiene che le storie su Satana siano inventate, assurde. Il “possedimento” è così affascinante che ha ispirato la trama di parecchi film, tra cui il più famoso è probabilmente “L’esorcista”. Casualmente ci sono dei misteri che avvolgono questo film. Infatti, ad esem pio, dopo due giorni di riprese, un misterioso corto circuito provocò un incendio che distrusse buona parte del set; inoltre ci fu la morte di nove persone tutte legate al film, tra cui il figlio appena nato di un tecnico e l’addetto alla refrigerazione del set ed addirittura quella dell’attore Jack MacGowran, il cui personaggio muore anch’egli nel film. Ed infine la strana sparizione della gigantesca statua del demone assiro Pazuzu che, spedita in Iraq per le riprese del prologo, finì per qualche oscuro motivo a Hong Kong, dove fu fortunatamente recuperata all’ultimo momento. Questo viaggio è volto al termine, un viaggio “senza andata né ritorno, senza destinazione” direbbe Ligabue, d’altronde quando si vaga nel mistero raramente si trova un’uscita, una meta. Rimarrà questo vuoto in ognuno di noi, un vuoto dovuto a domande che non avranno mai una risposta certa, un vuoto che comunque resta terribilmente AFFASCINANTE. Alberto Massara FATECI CAPIRE NDR: i pensieri espressi dall’autore del presente articolo non rappresentano alcuna specifica linea editoriale del giornale. Vengono pubblicati nel rispetto della libertà di espressione garantita dal dettato costituzionale. …Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo… (…Fabrizio De Andrè…) ..Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe delle tonnellate d’oro e delle vostre banche… (…Simone Cristicchi…) … L’uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell’uomo?... (…Nietzsche…) Ma evidentemente è così che si aiuta la gente, evidentemente le false speranze contano più della vita, contano più delle persone, contano più della verità. Ci vogliamo fermare qua e non vogliamo parlare delle speculazioni, vogliamo incoraggiare una riflessione, non fare un’inchiesta. Ma tornando a noi, fateci capire se è giusto che la gente si dia la colpa per gli scherzi che il destino le gioca. Volevamo scrivere un articolo che elencasse tutte le azioni che la chiesa compie e ha compiuto, l’abbiamo iniziato, siamo caduti nel banale, e questo è ciò che rimane del nostro pensiero. Il nostro articolo si limiterà ad incoraggiare una riflessione, o almeno è quello che speriamo. Lo abbiamo titolato “fateci capire” (quasi come la rubrica di Cannavò sulla Gazzetta dello Sport), perché è il titolo più indicato per il nostro argomento. E quindi, fateci capire com’è possibile giocare con le disgrazie della gente, com’è possibile che si possa essere tanto cinici e crudeli da incoraggiare le persone a seguire una strada che nemmeno noi seguiremmo, nel proporre soluzioni dove non ci sono. Perché è proprio questo che fa la chiesa, e la differenza tra Wanna Marchi e Dos Santos è veramente poca, tranne forse il potersi mascherare dietro la fede. 11 Fateci capire com’è possibile avere la faccia tosta di andare a predicare cavolate a chi non arriva a fine mese, e proprio perché non ci arriva ci crede. Non è possibile, secondo noi, ma forse gli scrupoli non sono nel manuale del buon prete. D’altronde la facilità disarmante con cui si può condizionare un popolo se si hanno le promesse giuste è palese e facilmente dimostrabile. Fateci capire poi come possano i genitori decidere di battezzare il loro figlio ancora quando lui non è capace di intendere e fateci capire come possano indirizzarlo verso la religione che loro hanno scelto per lui. Ognuno dovrebbe essere libero di scegliere la via da percorre quando vuole (e se percorrere una via) e la sua decisione dovrebbe essere presa in assenza di influenze esterne. Ognuno dovrebbe scegliere di liberarsi dal peccato originale, ovvero di battezzarsi, quando vuole e soprattutto se crede di aver commesso davvero un “peccato originale”. Fateci ca pire com’è possibile che questa decisione ci possa condannare a inseguire un mare di ideali dettati da un sistema che non li segue affatto e che, seppur noi li volessimo ignorare, data la prematura scelta dei nostri genitori, lo faremmo seguiti da sguardi delusi e carichi di scomodi pregiudizi. Eppure, nonostante il nostro capire sia ancora difficoltoso, non vogliamo smettere di credere a quegli uomini che non vanno a puttane, che non esagerano nel bere, che non si drogano, che non mentono, e che vogliono solo il bene. Si, gli diamo ancora fiducia… Ma fiducia a chi….??? Tanto vale aspettare che i Sayan ci salvino da Freezer e Cell… Loris Caffarra (con la collaborazione di Alessandro Raschi) LA FINE DELLE PAROLE, FORSE Come negare che la quantità di mangiatori di parole stampate è in calo? Colpa di internet, dei telefonini, della tv e della tecnologia, dicono... Ma siamo sicuri? Non è forse semplicemente colpa della società di oggi? Come possiamo pretendere che i giovani d’oggi leggano un buon libro se non sono mai stati istruiti a farlo, o meglio, se non gli è mai stato insegnato ad amare i libri? Guardare un film è molto più facile, richiede uno sforzo mentale minore, basta sedersi lì e seguire il filo, cosa non da tutti comunque. Per la lettura di un libro, invece, ci vuole un po’ d’impegno! Si comincia sempre con il sedersi lì, ma aldilà della motoria necessaria a sfogliare le pagine, c’è da convincere il proprio cervello a farci vedere le immagini dettate dalla lettura. Solo che le si deve immaginare, e sappiamo tutti che l’immaginazione si perde crescendo, se non viene coltivata... E così ci si ritrova con i genitori che si lamentano “perché mio figlio non legge mai”; e mi viene da pensare... Tu genitore, lo dai il buon esempio? Tu genitore, come puoi pretendere che tuo figlio si metta lì e prenda un libro se quand’era piccolo, per non essere disturbato, lo lasciavi sempre con quella famosa baby-sitter chiamata televisione? Parliamo un po’ di internet ora, che viene sempre accusato di mille tori, e per certi versi posso anche essere d’accordo, ma che mi si dica che non spinge a leggere proprio non posso concepirlo. E non mi sto riferendo ai testi dei siti internet quali bottoni, pubblicità e contenuti futili... Parlo dello spazio che internet sa dare a tutto quel mondo che fa fatica a sbocciare nella società odierna... Giovani poeti, piccoli scrittori, persone fantasiose che scrivono arte e non. Chi dice la sua, ma la sa esprimere da fare invidia a certi “scrittori” editi da patinate società editrici. Chi mette in rima tre parole sbagliando anche quartine ed endecasillabi. Chi racconta storie che non hanno né capo né coda e che non gli frutteranno miliardi, ma si formano e formano i loro lettori, che crescono con loro e aiutano gli altri, che imparano gli errori e scoprono come migliorare anche se stessi... Sono tanti i lettori del villaggio globale che amano leggere... E scusate se non ci sono dei Tolstoj, ma per me è lettura e soprattutto arte anche questa. Senza nulla togliere a Tolstoj ovviamente... Insomma, non accusiamo così banalmente e acriticamente una così grande risorsa... Impariamo piuttosto ciò che ha da insegnare un libro; che sia un fantasy, una storia d’amore, un horror, un giallo o coò che preferite, lascerà sempre qualcosa in noi. La frase che ti è piaciuta così tanto che ti ritorna spesso in mente. Il capitolo che ti ha fatto quasi venire le lacrime agli occhi, finché, vedendo una macchietta più scura tra le pagine, ti sei reso conto che era più di un quasi. E quella scena che ti ha dato un’emozione così forte che quando chiudi gli occhi ti sembra di vederla, ma se provi a metterla a fuoco nei dettagli non riesci a coglierla, sembra nebbia, perché è solo il frutto della tua fantasia e delle parole di quell’anima che le ha scritte. Ma non se ne andrà mai dalla tua testa, per quanta nebbia possa esserci.Tra vent’anni ancora ogni tanto ti verrà alla mente assieme a tante altre, e alle parole, alle lacrime e a tutte le emozioni che ti sono rimaste nel cuore. 12 Sara Potyscki L’ARTE DELLA PAROLA È dagli albori della vita cittadina che l’arte oratoria è una componente fondamentale nella dinamica sociale. Nella Grecia antica, davanti all’assemblea dei cittadini riunita per la scelta, ad esempio, di un nuovo medico, un buon oratore sarebbe riuscito a prevalere su uno specialista della materia, semplicemente convincendo e persuadendo chi non conosceva la medicina. Pensiamo poi a cosa accadeva quando si trattava di alleanze, di guerre e di paci. Io credo che la capacità di imporsi, di prevalere sugli altri, semplicemente parlando sia la cosa che più profondamente distingue l’uomo dall’animale. Certamente, siamo fatti di ossa, sangue, tessuti e muscoli che ci “obbligano” nella nostra fisicità, ma quegli stessi tessuti ci permettono di comunicare ed avere rapporti di reciprocità con la parola. A livello intellettivo, riusciamo a conoscere qualcuno non toccandolo o guardandolo, ma ascoltando quello che ha da dire, come lo dice e con quali ragionamenti riesce ad arrivare ad una conclusione. E naturalmente, come un individuo può essere più muscoloso di un altro, così anche si può dire per la capacità persuasiva di ciascuno. Attenzione però, non si tratta di mera intelligenza o conoscenza: infatti un matematico può conoscere profondamente i numeri senza essere necessariamente capace di insegnarli, mentre un uomo capace di insegnare e trasmettere agli altri la propria conoscenza può essere che abbia studiato la lezione il giorno prima. L’arte di parlare agli altri è ancora un punto vitale nella società di oggi: chiunque voglia raggiungere un certo livello dal punto di vista professionale, dovrà, oltre a saper svolgere eccellentemente la propria mansione, sapersi esprimere in modo chiaro ed essere capace di convincere la gente della propria professionalità. I politici, i manager, qualunque lavoratore a contatto con un pubblico che lo giudica a seconda di come affronta le situazioni, deve avere la capacità di districarsi anche con le parole, magari prima ancora che con i fatti. Insomma: è importante quello che dici, ma forse ancor più come lo dici. Giulia Casetta KAKA’ RESTA. CIAO BECKAM? Per molti giorni Kakà è stato al centro dei discorsi e della stampa sportiva. Tutto era pronto per la sua partenza. Sembrava fatta. E invece nella tarda serata di lunedì 19 gennaio durante il “Processo di Biscardi” si collega al telefono Silvio Berlusconi dicendo “Kakà resta con noi” e rifiutando l’ultima offerta di 105 milioni di euro fatta dal Manchester City per il talento brasiliano. A quanto pare anche Kakà preferiva restare, e i tifosi non ne volevano sapere della sua cessione. Io da tifoso milanista sono contento della decisione finale. Ho apprezzato il fatto che questo ragazzo abbia dato più importanza ai sentimenti che ai soldi. Certo l’offerta era molto allettante e credo che chiunque potesse avere un attimo di indecisione sul da farsi. Sicuramente Kakà avrà passato dei giorni intensi pensando a quale fosse la strada più giusta. I tifosi hanno dimostrato un grande affetto nei suoi confronti sia nelle manifestazioni in via Turati che durante la partita Milan – Fiorentina, con cori e striscioni dedicati a Ricky; secondo me questo ha molto influenzato il giocatore, il quale ha così deciso di restare, convincendo il padre. Il 22 del Milan ha preferito il cuore a un po’ più di soldi, forse ripensando a tutti i successi riportati con la squadra rossonera, a tutti i suoi gol nel Milan, o, semplicemente, ai compagni e ai tifosi con cui si trova bene, i quali sperano che resti ancora a lungo. Nulla da fare forse per David Beckam. La sua parentesi al Milan è stata comunque interessante e l’asso britannico sembrava essersi bene ambientato. Ma la sua squadra pare non ne voglia sapere di cederlo. Dopo tutto farebbe come il Milan con Kakà. E così i giochi sembrano chiusi. 13 Riccardo Bruno Hanno collaborato a questo numero (in ordine alfabetico): Matteo Sara Riccardo Elisabetta Loris Giulia Cristian Francesco Francesco Federico Simone Michela Ambra Sonia Andrea Maura Claudia Alberto Andrea Valentina Greta Sara Filippo Francesco Giacomo Federico Gabriel Sara Alex Andreoli Borsato Bruno Caffarella Caffarra Casetta Chignola Coghi Cucconi Fabbris Favaro Federico Fusaro Madini Malavasi Malpetti Malpetti Massara Mazzocchi Monteleone Moschini Potyscki Savazzi Sedda Tirelli Veneri Wiwoloku Zamboni Zenegaglia Grafica e impaginazione: Sara Giacomo Potyscki Tirelli con la collaborazione dell’ex Alessandro Bonichini Responsabile: prof. Claudio Marozzi 14 TRIPLICE INTERVISTA A TRE DELLE MERAVIGLIE DEL MANTOVA: CLAUDIO GRAUSO, RICCARDO CAPUCCI E ANTONIO SAPONARO PRIMA SQUADRA: CLAUDIO GRAUSO Il nostro grande “Piranha”, Claudio Grauso, con la sua personalità allegra e frizzante reagisce in modo incredibilmente costruttivo nei momenti di difficoltà, nonostante i giudizi negativi da parte di alcuni giornali, incoraggia la squadra e dà sempre il massimo. Ciò che di lui è apprezzabile, oltre alla sua generosità in campo, è la determinazione che lo ha portato a giocare anche in serie A (nel Livorno), mentre il suo realismo lo porta ad osservare le situazioni in modo obiettivo e con grande autocritica. Claudio Grauso, oltre ad essere un eccezionale calciatore, è un uomo estremamente stimabile, per la determinazione, la maturità e l’intelligenza che lo contraddistinguono. Proprio per questo in questa intervista è perfetto per “rappresentare” il calciatore modello della prima squadra, senza nulla togliere ai suoi colleghi. DOMANDE FLASH Nome e Cognome: Claudio Grauso. Soprannome: A Mantova “Piranha”. A Livorno “Pitbull”. Nelle giovanili del Toro “Marcel”. Data di nascita: 18 marzo1979. Città natale: Torino. Ruolo: Centrocampista centrale difensivo. Numero: 14. Anni nel Mantova: Quella attuale è la quarta stagione. Squadra del cuore: Nessuna. Sport alternativo da praticare: Mi diverto in ogni cosa che faccio, anche se con scarsi risultati. Sport alternativo da guardare: Dipende dall’evento. Mi piacciono le grandi manifestazioni (Olimpiadi, mondiali di vari sport ecc..), ma oltre al calcio non seguo altri sport con continuità. Studi: Liceo scientifico. Poi mi sono iscritto a Scienze Politiche, ma ho dato solo 2 esami!!! Piatto preferito: Nulla in particolare. Le cose sem- plici, comunque. Film: Tantissimi. Se dovessi proprio fare una scelta direi “Braveheart” e “Vento di Passioni”. Frase in dialetto: Non conosco nessun dialetto… Citazione: Se non riveli a nessuno un segreto, questo è tuo prigioniero. Se lo riveli anche solo ad una persona, sarai prigioniero del tuo segreto. 1. Come hai cominciato? Ho cominciato a giocare in una squadretta di parrocchia vicino a casa mia quando avevo 5/6 anni. Nel corso degli anni non c’è stato un momento in cui ho detto: “Adesso sono un giocatore e farò questo nella vita”. E’ stato un percorso continuo, anche se quello è sempre stato l’obiettivo. 2. In quali altre squadre hai giocato? Sono stato alcuni anni nelle giovanili del Torino. Il primo anno da professionista in C2 ad Alessandria. Poi 5 anni a Livorno (dalla C1 alla A), prima di arrivare a Mantova. 3. Che cosa hai provato quando hai dovuto cambiar squadra? Sono stato malissimo, anche perché non era il mio volere. A Livorno avevo conquistato la A dopo tanti sforzi. Stavo alla grande, la gente mi voleva bene, avevo la ragazza lì, con i compagni e l’allenatore mi trovavo alla grande... Però ho dovuto voltar pagina e il fatto di voler dimostrare che qualcuno si era sbagliato è stato un grosso stimolo. 4. Cosa porti ancora con te dell’esperienza nel Livorno (in serie A)? Tantissime cose. Il ricordo di compagni eccezionali, il fatto di giocare contro dei fuoriclasse in stadi sognati fin da bambino e tanto altro. 5. Qual è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi? Io sono un centrocampista centrale con caratteristiche difensive e di rottura del gioco. La cosa che so fare meglio è recuperare il possesso della palla. Penso che se avessi avuto 10 cm in più e dei piedi migliori, forse sarei stato un gran giocatore. 6. Com’è scandita la tua settimana di calciatore? E’ molto regolare e fatta di routine. Facciamo sei allenamenti alla settimana più la partita. La Domenica è il nostro giorno libero. Cerchiamo di fare una vita sana (dal punto di vista dell’alimentazione e del riposo). Durante la settimana ci si svaga con tv, computer, cinema e cose tranquille. Dopo la partita ognuno è libero di fare e andare dove desidera. Ogni giocatore ha comunque la propria vita, il proprio carattere, le proprie abitudini e quindi è difficile fare un discorso generale. 7. Per arrivare dove sei ora cos’è stato 15 fondamentale? Le cose fondamentali sono l’impegno, la voglia di migliorarsi e di arrivare a certi livelli, la fortuna e le capacità. 8. Davanti alla frase “nel mondo del calcio solo uno su diecimila diventa qualcuno” tu cosa hai pensato? Nessuno me l’ha mai detto quando ero piccolo, ma col senno di poi credo sia verissimo. Io ho sempre avuto un chiodo fisso fin da quando ero bambino. Questo non vuol dire che io abbia pensato solo a questo ed ho sempre studiato con ottimi risultati. In questo l’educazione che mi hanno dato i miei genitori è stata determinante. Se non fossi riuscito a diventare un calciatore non sarei comunque stato un nullafacente. 9. Quali sono stati i sacrifici che hai dovuto affrontare? Tanti, ma non li ho mai avvertiti come tali, perché era troppo più forte il desiderio di giocare. 10. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come appare ai più? I pregi sono tanti, ma anche i difetti non scherzano. I primi sono il fatto di fare un lavoro che in realtà è un gioco ed una passione e per cui si viene anche pagati molto bene. Noi corriamo all’aria aperta mentre tanta gente si rinchiude in fabbriche, studi, uffici, ecc... Noi abbiamo la possibilità di avere un fisico atletico e allenato, mentre tanta gente deve pagare e fare sforzi incredibili dopo aver lavorato tutto il giorno per poter rimanere in forma e in salute. Un altro pregio, che accomuna un po’ tutti gli sport di squadra, è quello di imparare a stare in un gruppo, imparare a rispettare le regole, condividere le vittorie e le sconfitte con altre persone. I difetti sono tanti. Il primo è che questo sport a volte viene preso troppo seriamente e si perde il concetto di vittoria e di sconfitta, dove quest’ultima per molti non viene più ammessa. Succede così che s’identifichi il calciatore come una persona che fa la bella vita e guadagna, che ha tutto ciò che vuole, e così si insinua il concetto che sia giusto insultarlo, danneggiare le sue proprietà o, in casi sporadici, usargli violenza fisica nel momento in cui i risultati non sono in linea con le aspettative. Questo è un modo di ragionare che in altri sport non vedo. Non ho mai visto ad esempio una squadra di rugby, pallavolo, pallanuoto, ecc. assediata dai tifosi. Un altro aspetto negativo, ma credo sia comune a tutto il mondo del lavoro, è la forte competitività e il fatto di doversi guardare le spalle anche da quello che crediamo sia un amico. Stare sempre attenti a ciò che si fa o si dice, ma anche studiare gli altri e cercare di capire in fretta cosa sta succedendo. Purtroppo questo mondo ha anche questi effetti collaterali. Un altro è il fatto di estraniarsi dalla società e di vivere nel “branco”. Essendo uno sport popolarissimo, non si conoscono mai i motivi per cui si viene avvicinati dalle persone e così la tendenza è quella di fidarsi comunque di qualcuno che è nella nostra stessa condizione. 11. Dal tuo punto di vista, è facile perdere l’umiltà davanti al successo? Dipende dal carattere delle persone, dall’ambiente e dalle condizioni in cui si è cresciuti, dall’educazione che si è ricevuta. Personalmente credo che sarei stato la persona che sono adesso sia se avessi fatto una carriera in serie C come in serie A. 12. Non ti capita di pensare a ciò che saresti potuto essere se non ti fossi avventurato su questa strada? Sinceramente non ci ho mai pensato, anche perché uno crede di poter fare una cosa, studia per riuscirci e poi si ritrova a fare tutt’altro. L’unica cosa che posso dire è che, qualsiasi cosa avessi fatto, avrei cercato di farla al meglio. 13. Ti senti un uomo e un calciatore realizzato oppure hai qualche rimorso o rimpianto? Quello che dico sempre è che avrei potuto avere di più o di meno, in base alle scelte e alla fortuna, ma ho sempre fatto il massimo e sono felice. Il resto non m’interessa. 14. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri come calciatore? Vorrei tornare a giocare in serie A. Da quando l’ho lasciata è stato il mio obbiettivo. E poi è troppo bello festeggiare la vittoria di un campionato. 15. E come uomo? Come uomo sono contento di quello che sono e del mio modo di ragionare. Ovviamente un’aspirazione extra lavorativa è quella di creare un giorno una famiglia altrettanto magica come quella che hanno creato i miei genitori. 16. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport? Non ho un motto in particolare, né scaramanzie o riti vari. Io penso sempre: “Devo dare tutto e poi vediamo cosa viene fuori” 17. E il “motto” per la vita? Nemmeno nella vita ho un motto in particolare. La cosa che dico sempre è “non devo deludermi e non voglio deludere le persone che stimo”. Per il resto.... non si può piacere a tutti! 18. A tuo parere si può paragonare la vita ad una partita? Oltre al fatto che hanno entrambe un inizio e una fine, credo che un punto in comune sia il fatto che la maggio parte del tempo di entrambe sia tran tran e che poi ci siano dei momenti chiave e cruciali, degli episodi che cambiano il corso e portano in una direzione piuttosto che in un’altra. Aver fortuna e saper sfruttare al massimo questi episodi diventa determinante 19. Che emozioni ti dà una vittoria? Impagabile. La cosa più bella è arrivare stremati nello spogliatoio e guardarsi soddisfatti senza aver più fiato. 16 20. E davanti ad una sconfitta come reagisci? Purtroppo male. Nel senso che mi condiziona anche nella vita privata. 21. Qual è stata la più grande soddisfazione e quale la più grande delusione della tua carriera? Soddisfazioni tante. Aver vinto 3 campionati, averbattuto la Juve, il Milan, la Fiorentina, il Napoli, il Genoa, la Lazio, la Sampdoria, il Torino,ecc... Aver giocato in A, essere stimato da tante persone ed essere ricordato con affetto da vecchi tifosi ed ex compagni. Forse però la soddisfazione più grande l’ho provata tutte le volte che sono rientrato da qualche infortunio grave, quando ho sentito veramente l’affetto di tutti. Delusioni poche, ma cocenti. In assoluto la finale dei playoff di B persa contro il Toro. A ruota la finale playoff di C1 persa contro il Como quando giocavo a Livorno. Poi gli infortuni e il fatto di dover andare via da Livorno. 22. I tifosi hanno saputo regalarti grandi emozioni (sia in positivo, che in negativo) durante questi anni? Più positive, forse per il mio modo di giocare. Sono sempre stato apprezzato per l’impegno. Quando poi venivano i risultati qualcuno è anche riuscito a dire che ero un grande giocatore. In generale, sono sempre stato apprezzato di più quando per vari motivi non ho giocato e alcuni dicevano che si sentiva la mia mancanza. Io dico sempre che forse, se non avessi mai giocato, ora sarei in Nazionale!!! 23. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una volta in campo? Non è difficile. E’ una cosa automatica. Dal momento che si entra in campo non si percepisce più ciò che ci sta attorno, il contorno. Personalmente vivo la partita già prima che cominci. Nella mia testa si formano le immagini di quello che potrebbe succedere in partita, di ciò che dovrò fare, di ciò che potrebbe fare l’avversario nelle varie situazioni di gioco e del campo. 24. Qual’è o quali sono i compagni di squadra che ammiri di più e perché? Quello che ho ammirato di più in assoluto è stato Igor Protti.Un leader nel vero senso della parola. Carattere, cattiveria, attaccamento alla maglia e alla professione, capacità di trascinare, giocate di classe, gol a raffica. Un esempio. 25. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco? Qui mi trovo bene con tutti, ma se devo sceglierne uno solo in tutta la mia carriera dico Marc Pfertzel. E’ un ragazzo francese e giocavamo insieme a Livorno. Ora lui gioca nel Bochum, in Bundesliga. Per me è come un fratello. Vediamo il mondo e ciò che accade nello stesso modo. Abbiamo lo stesso modo di scherzare e gli stessi interessi. Sarei contento se un giorno potessimo giocare di nuovo insieme. 26. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché? Non ho un idolo. Né ho mai guardato qualche gio- catore in modo particolare per cercare di emularlo. Penso che il più forte in questo momento sia Messi. Nel mio ruolo invece De Rossi e Cambiasso, senza dimenticare Gerrard e Lampard, che però hanno caratteristiche più offensive. In passato mi sono distrutto le mani per applaudire un giocatore fantastico: Zidane. 27. Hai degli hobbies? Mi piace il cinema e guardare i film in generale. Poi tutto ciò che riguarda il computer. 28. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il tuo impegno sportivo con le relazioni personali? Non tanto, nel senso che non sono ancora riuscito, dopo tanti anni, ad imparare a staccare la spina quando esco dallo spogliatoio e così la mia vita privata viene regolata più dai miei umori calcistici che viceversa. 29. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una donna? In modo serio no. In realtà mi è successo 2 volte. In un caso ho optato per la donna (in realtà ho scelto per me stesso, dal momento che la amavo). Nel secondo ho optato per il calcio (e anche qui ho deciso per me stesso...). 30. Ti manca qualcosa di una vita cosiddetta “normale”? Questa per me è una vita normale. Forse non lo sarebbe stata se fossi stato più forte e avessi fatto un’altra carriera. Mi sarebbe mancata la privacy o le cose più semplici. Mi avrebbe dato fastidio, per il carattere che ho, essere assediato in vacanza, all’autogrill, al cinema o robe del genere. 31. I tuoi amici più cari sono rimasti quelli dell’adolescenza? Sì. I miei amici di Torino sono ancora quelli del liceo. Però ho trovato tanti amici anche nel mondo del calcio e nelle città in cui ho vissuto. 32. Che cosa pensi del calcio femminile? Non ho un pensiero specifico, nel senso che la reputo una cosa normale e come un’altra. Se pensassi che fosse una cosa straordinaria credo farei un torto alle ragazze. Se uno ha una passione deve cercare di assecondarla, ecco tutto. 33. Un consiglio per i calciatori più giovani di te? Impegnatevi al massimo, tutti i giorni. Cercate di individuare gli esempi positivi e seguiteli. Non guardate quelle trasmissioni di “calcio parlato” dove non si fa altro che urlare, fare polemica e rimarcare gli atteggiamenti negativi di certi giocatori (e spesso vengono commentati addirittura in modo positivo!). Guardate piuttosto le partite e cercate di apprendere il più possibile cose che potranno tornarvi utili una volta scesi in campo. Abbiate pazienza se vi toccherà sedervi in panchina per far spazio a qualcuno più anziano di voi e che reputate inferiore. La cosa più importante è farsi trovar pronti al momento giusto e cogliere l’attimo (come si dice in un celebre film). 17 ALLIEVI NAZIONALI: RICCARDO CAPUCCI Riccardo Capucci, studente eccellente della nostra scuola, in terza liceo scientifico tecnologico, con la propria squadra, negli anni scorsi, ha partecipato a tornei internazionali disputati in Giappone, America e Germania. Ciò che lo caratterizza in campo è la sua sportività, la fame di vittoria e la grande razionalità. DOMANDE FLASH Nome e Cognome: Riccardo Capucci. Soprannome: Capu. Data di nascita: 28 aprile 92. Città natale: Mantova. Altezza: 1,84 m. Peso: 74 kg. Ruolo: Difensore. Numero: Dipende… Di solito 2. Anni nel Mantova: Questo è il 6°. Squadra del cuore: Ac Mantova. Sport alternativo: Beach Volley. Studi: Liceo Tecnologico. Piatto preferito: Tortelli di zucca… Polenta e gras pistà. Film: Il Gladiatore. Frase in dialetto: ‘Ca ‘to madar. 1. Come hai cominciato? Da piccolo nel NAC Curtatone. 2. In quali altre squadre oltre l’attuale hai giocato? In quella. 3. Quale è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi? Difensore. Diciamo che non è sicuramente come l’attaccante e il piacere del gol è molto più raro, penso che sia però ruolo di grande responsabilità…credo sia questo il suo fascino. 4. Come è scandita la tua settimana di calciatore e studente? Diciamo che lunedì e sabato sono liberi, gli altri giorni della settimana ora 15:00 allenamento…e la domenica il match. 5. Per emergere ed arrivare “in alto” nel calcio cos’è fondamentale a parer tuo? Oltre alla tecnica pura, al saper giocare, anche tanto spirito di sacrificio… E soprattutto una mentalità vincente. 6. Quali sono i sacrifici che stai affrontando per essere in questa squadra? Direi che giocando la domenica mattina il sacrificio più grosso a questa età è il rinunciare al sabato sera fuori fino a tardi… 7. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come appare ai più? Pregi ce ne sono tanti… Direi che è uno sport veramente fantastico… Credo possa far passare dei momenti di gioia grandissima. Il caso più facile, la gioia dopo un gol, ancor di più se questo gol determina una importante vittoria. I difetti purtroppo ai giorni nostri, nelle massime serie, dove girano miliardi di euro emergono… O quei cattivi esempi di anti-sportività che vediamo in tv… Bello impossibile… Sul bello senza alcun dubbio… Impossibile secondo me no… Credo che con la forza di volontà e il duro lavoro niente è impossibile.. 8. Secondo te, è facile perdere l’umiltà davanti al successo? Una squadra che ha questo atteggiamento non sarà mai una grande squadra… La squadra forte veramente è la squadra che vince, resta umile e vince anche la partita dopo, e quella dopo ancora… Che dopo una sconfitta va a vincere con l’ultima in classifica (fidatevi non è facile come sembra, entrano in gioco fattori psicologici importanti). 9. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri come calciatore? Mah, credo che i miei sogni siano gli stessi di chiunque ha intrapreso questa strada, ovvero quello di far bene e andare avanti il più possibile in questo mondo. 10. E come uomo? Non so ancora bene quali siano, l’unica cosa che spero è di trovarmi alla fine a guardare la mia vita passata senza grossi rimpianti e rimorsi. A proposito della vita voglio condividerla con le persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. 11. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport? Lasciarsi sempre le sconfitte alle spalle… Fare sempre il meglio per raggiungere la vittoria. 12. E il “motto” per la vita? Lasciarsi le sconfitte e le cadute alle spalle... E vivere sempre a testa alta. 13. A tuo parere si può paragonare la vita ad una partita? Una vittoria successiva a una sconfitta fa sì che la si dimentichi… Un fallimento nella vita è difficile da cancellare. 14. Che emozioni ti dà una vittoria? Grandissime… Soprattutto quelle sofferte… Una gioia che esplode subito dopo il triplice fischio. 15. E davanti ad una sconfitta come reagisci? Pietra sopra e si vince domenica prossima, imparando dagli errori. 16.Qual è stata la più grande soddisfazione e quale la più grande delusione della tua carriera? 18 Credo che la delusione più grande sia subire una sconfitta pesante per un tuo errore stupido. La soddisfazione più grande è salvare il risultato o segnare un gol determinante. 17. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una volta in campo? Tutti i miei pensieri si concentrano sul mio dovere e su ogni dettaglio di ogni situazione di gioco. 18. Sei prima tifoso o calciatore dell’Ac Mantova? Prima calciatore… Senza nulla togliere però al mio cuore biancorosso. 19. Qual è o quali sono i compagni di squadra che ammiri di più e perché? Penso il mio capitano in primis per la responsabilità oltre alle doti tecniche… Poi il mio portiere e anche altri compagni che riescono sempre a mantenere la testa e a ragionare. 20. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco? Con il mio capitano Giulio, e altri due o tre perché ci vediamo di più abitando in zona centro. Anche con altri che però ora non giocano più con me. 21. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché? Non ho un idolo nel mondo del calcio… Ci sono tantissimi giocatori che reputo forti, ma senza avere un idolo… 22. Hai degli hobbies? Amici, cibo e ragazze. 23. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il tuo impegno sportivo con le relazioni personali e la scuola? Si, per fortuna. 24. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una ragazza? Fortunatamente no… 25. Il sostegno dei tuoi amici quanto è stato importante per seguire i tuoi sogni? Non ho mai esteso e discusso quello che riguarda il calcio con loro. 26. Un calciatore della prima squadra da cui prendi esempio? Perchè? Il capitano Mattia Notari, perché il capitano è sempre il capitano. ALLIEVI REGIONALI: ANTONIO SAPONARO Antonio Saponaro, studente (secondo anno) del nostro istituto ha le idee molto chiare sugli obbiettivi che mira a raggiungere nel mondo calcistico. La sua grande determinazione e grinta in campo lo porta ad essere un ottimo calciatore, che si contraddistingue rispetto a tanti altri della sua età. La sua consapevolezza degli ostacoli che potrà incontrare nel raggiungere il proprio sogno lo porta ad essere pronto a reagire a qualsiasi tipo di difficoltà. DOMANDE FLASH Nome e Cognome: Antonio Saponaro. Soprannome: Totò. Data di nascita: 19 agosto 1993. Città natale: Francoforte sul Meno (Repubblica Federale Tedesca). Altezza: 170 cm. Peso: 64 kg. Ruolo: Esterno offensivo, trequartista, mezza punta. Numero: In squadra non ci sono numeri fissi. Anni nel Mantova: Sto disputando il sesto anno. Squadra del cuore: Non ho squadre del cuore, simpatizzo molto per il Milan. Sport alternativo: Tamburello, tennis. Studi: Seconda superiore dell’ITIS “E.FERMI” di Mantova. Piatto preferito: Pasta alla carbonara. Film: Poco tempo fa ho visto “Never back down” e mi è piaciuto molto. Frase in dialetto: Non parlo il dialetto. Citazione: Mmm. 1. Come hai cominciato? Mio padre mi ha portato alla polisportiva in Germania, da lì ho incominciato a giocare e non ho più smesso. 2. In quali altre squadre oltre l’attuale hai giocato? In ordine di tempo: Kesselstadt (in Germania), Borgoforte, Sant’Egidio e poi Mantova. 3. Quale è il tuo ruolo in squadra e cosa ne pensi? Io sono un esterno offensivo, e trequartista; il piacere del goal per noi è tutto, quando un attaccante non segna va in crisi, più lo cerca e più lo manca, arriva quando meno te lo aspetti. Credo sia il ruolo più divertente, e quello che trasmette più spettacolo. 4. Come è scandita la tua settimana di calciatore e studente? Lunedì: studio, riposo ed esco con amici. Martedì: 19 allenamento. Mercoledì: studio e riposo. Giovedì: allenamento. Venerdì: allenamento. Sabato: esco con amici e NON studio. Domenica: partita alla mattina e nel pomeriggio studio. 5. Per emergere ed arrivare “in alto” nel calcio cos’è fondamentale a parer tuo? Bisogna avere tanta fortuna, ma ci vuole anche la bravura del calciatore. 6. Quali sono i sacrifici che stai affrontando per essere in questa squadra? Al sabato sera non esco, ma comunque ho una vita movimentata, non mi lamento. 7. Quali sono i pregi e i difetti del mondo del calcio? Questo mondo è “bello e impossibile” come appare ai più? Vi sono tante ingiustizie e raccomandazioni, bisogna dire che però il gioco del calcio è lo sport più bello al mondo. Si può anche definire bello impossibile, perché è sempre una emozione grande giocarci, ma i giocatori che riescono ad arrivare in cima sono davvero pochi. 8. Secondo te, è facile perdere l’umiltà davanti al successo? Sì è molto facile montarsi la testa e perdere l’umiltà, ma quest’ultima è la virtù dei forti e tutti i calciatori devono essere umili per diventare davvero grandi. 9. Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi desideri come calciatore? Vestire la maglia della nazionale sicuramente è il mio desiderio più grande. 10. E come uomo? Come uomo punto arrivare nel calcio semi-professionistico e professionistico. Intendo perciò serie D, prima divisione e seconda divisione (le vecchie serie C1 e C2). 11. Qual è il “motto” con cui affronti il mondo dello sport? Divertirsi e impegnarsi, dopodiché a volte serve essere anche un po’ egoisti. 12. E il “motto” per la vita? Vivere alla giornata. 13. A tuo parere si può paragonare la vita ad una partita? Sì, si può paragonare. Se una persona si impegna e dà tutta se stessa sicuramente raggiungerà dei risultati sia nel mondo del calcio che nella vita. Se, invece, non si rimbocca le maniche non raggiungerà nessuno dei suoi obbiettivi. 14. Che emozioni ti dà una vittoria? Una vittoria personale è sempre grande motivo di gioia. Se parliamo del collettivo vi sono diversi fattori, dipende dall’importanza della partita ma soprattutto se si è stati decisivi per la vittoria. 15. E davanti ad una sconfitta come reagisci? Cerco sempre di fare esperienza dai miei errori, reagisco cercando di migliorare. 16. Qual è stata la più grande soddisfazione e quale la più grande delusione della tua carriera? La più grande soddisfazione è stata vincere e segnare contro la Juventus. Per fortuna non ho ancora avuto grandi delusioni. 17. Come fai ad isolarti dal mondo esterno una volta in campo? Avendo scritto nel mio Dna il gioco del pallone, una volta in campo la concentrazione viene da sé. Un vero sportivo, però, la concentrazione la cerca molto prima di entrare in campo, concentrandosi magari con della musica e a pensare solo al pallone e all’avversario che si dovrà affrontare: solo cosi, a mio parare, si possono fare delle ottime prestazioni! 18. Sei prima tifoso o calciatore dell’Ac Mantova? Calciatore. 19. Qual è o quali sono i compagni di squadra che ammiri di più e perché? Il capitano, dà sempre il massimo. 20. E con chi tra i tuoi compagni hai legato maggiormente al di fuori del rettangolo di gioco? Davanti a tutti ci sono Francesco Maio e Angelo Catania, dopodichè ho un bel rapporto con Vittorio Ferri, Giancarlo Nocerino e comunque tutto sommato con tutti i compagni di squadra. 21. Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio? Perché? Era Schevchenko, ho avuto una grande delusione quando andò al Chelsea. Adesso non ho piu’ idoli. Nonostante questo mi piace tanto Kakà. 22. Hai degli hobbies? Passo tanto tempo davanti al computer: chattare, giocare etc… 23. Riesci a conciliare in modo soddisfacente il tuo impegno sportivo con le relazioni personali e la scuola? Si, riesco a conciliare il tutto in modo soddisfacente. 24. Non sei mai stato davanti alla scelta fra l’amore per il calcio e quello per una ragazza? Sì, ma ho sempre preferito il calcio. Ritengo che se una ragazza ti vuole seriamente bene, ti assiste nella tua passione più grande, e non ti mette di fronte una scelta tra lei e la tua passione. 25. Il sostegno dei tuoi amici quanto è stato importante per seguire i tuoi sogni? Ho un carattere molto forte e non mi abbatto mai. I miei amici li tengo in considerazione su altre cose. 26. Cosa pensi del calcio femminile? Penso che è giusto che anche le femmine giochino a calcio, certo ha molto meno importanza. Ma sicuramente viene valutato meno perché è ancora considerato un gioco maschile e soprattutto perché gli uomini danno sicuramente più spettacolo delle donne. 27. Un calciatore della prima squadra da cui prendi esempio? Perchè? Tante gente mi ha sempre confrontato a Caridi come modo di giocare. Mi piace molto come giocatore, ma non è un idolo per me. A cura di Maura Malpetti. 20 INTERVISTA ALL’UOMO DAI MILLE VOLTI: MAURIZIO FROM SALA STAMPA Ciao Mauri! Tutti ti conoscono come “l’uomo della sala stampa” ma in realtà nella tua vita hai fatto molti lavori e hai viaggiato molto; raccontaci qualcosa dei tuoi viaggi. Quali stati hai visitato? Sono stato a Cuba tre volte, in Messico, alle Bahamas, a Sharm El Sheik, in Tunisia e alle Canarie. Wow! Sono tutte mete “calde”; come mai la tua scelta è ricaduta su questi paesi? Sei partito da solo o in compagnia? Innanzitutto ho scelto appunto queste mete perché amo il caldo e il sole, poi mi piace documentarmi prima di partire: compro libri e guide, così in certi posti posso organizzarmi per fare escursioni anche senza accompagnatori turistici. No, non ho mai viaggiato da solo, preferisco partire in compagnia così posso condividere le mie esperienze. Cosa ti ha colpito dei luoghi che hai visitato? Dovunque sono andato ho trovato allegria, per questo sono tornato più volte in certi posti. La gente ama divertirsi anche con poco perché c’è molta povertà; forse questo è l’unico aspetto negativo. Di Cuba mi ha colpito la popolazione locale oltre che la natura, infatti ci sono tornato altre due volte; del Messico soprattutto i resti delle antiche civiltà, sono salito su un tempio e da lì ho potuto ammirare un panorama come pochi. La Tunisia invece mi ha un po’ deluso perché la gente non è accogliente. Hai una vacanza sogno che hai già realizzato o che vorresti realizzare al più presto? Cuba è stata la mia vacanza sogno; lì ho conosciuto un ragazzo che è diventato il mio “figlioccio”, ci siamo tenuti in contatto e l’ho aiutato economicamente ed ora è diventato un medico. Inoltre sono riuscito a realizzare il mio più grande sogno: quello di nuotare con i delfini. Sicuramente uno dei miei obbiettivi è di tornare a Cuba, però mi piacerebbe visitare anche la Polinesia ed il Perù. Hai mai avuto dei rimpianti per cose che avresti potuto fare ma non ne hai mai avuto il tempo? Sì, a volte manca il tempo per fare certe cose, ma in generale sono sempre riuscito a fare quello che volevo. Hai altri hobby oltre quello di viaggiare? Si, in realtà ne ho molti; mi piace fare video-reportage durante i miei viaggi che poi metto sul sito per condividere le mie esperienze. Faccio anche fotografia e mi piace cucinare, inoltre sto imparando lo spagnolo viste le mie mete preferite. Poi ovviamente c’è la radio! La radio! Parlaci del tuo impegno in radio, com’è lavorare lì? Io penso che bisogna essere un po’ “pazzi” per lavorare in radio oltre che avere un gran carisma ed essere spigliati. In realtà ho cominciato a 16 anni a fare provini ma è difficile entrare e poi una volta che ce l’hai fatta arrivi a fare 8 ore di diretta al giorno. Ho fatto anche il giornalista al Festivalbar per la radio e ho lavorato in qualche discoteca. Stiamo facendo un sondaggio musicale sui generi musicali preferiti dai ragazzi dell’Itis, tu cosa risponderesti? Prediligo gli anni 80’ - 90’ e la pop - dance in generale. Quali sono le emozioni che ti accompagnano durante il viaggio? Devo dire che già solo alla partenza, quando sono in macchina e mi infilo in autostrada per andare in aeroporto, sono contentissimo perché la sento come una liberazione e so che sarà un divertimento continuo; poi al ritorno ovviamente mi metterei a piangere anche perché quando trovi le persone giuste è difficile separarsi. Ultima domanda! Cosa pensi dei ragazzi dell’Itis? Mi piace parlare coi ragazzi, mi fa sentire più giovane. Poi a volte quelli che sono già usciti tornano a salutarmi, allora penso che qualcosa di buono forse l’ho fatto! 21 A cura di Sara Zamboni e Francesco Sedda I GUSTI MUSICALI DEGLI STUDENTI DELL’ITIS Chi diceva che l’ITIS è una scuola di metallari dovrà ricredersi. Questo sondaggio prova che sì, certo, il Metal rastrella una buon 11% delle preferenze degli studenti della scuola; ma si piazza solo al quarto posto, mentre il genere che sbaraglia gli altri concorrenti e conquista il primato è l’House, la musica dei giovani di oggi, quella della disco. Si sa, la moda influenza i giovani e la passione per le discoteche porta molti a preferire la musica House, che rievoca gli scenari delle notti nei locali. Ma quello che un po’ sorprende è che al secondo posto si piazza nient’altro di più classico che il Rock: la vecchia guardia si fa sentire e con il 18% (alla pari della House ma con 2 preferenze in meno) dimostra come gli alunni dell’istituto ascoltino ancora quella musica che fece sognare le generazione degli anni 70’-80’ quando si predicava la filosofia del Sex, Drug and Rock’n’Roll. Il terzo posto lo guadagna quella somma di musiche non esplicitamente elencate nel sondaggio (scusate se non le abbiamo messe tutte!) come l’Hardcore, La Musica classica, l’Afro e molte altre. Ecco poi, molto ravvicinati, rispettivamente il Pop, la Techno e l’Hip Hop (che raccoglie più punti nelle classi prime che nelle altre classi); a proposito di Pop, molti hanno indicato nella voce “Altri” la Musica italiana. Io vorrei sottolineare che la Mu Genere Voti House Rap/Hip Hop Techno POP Trance Metal Rock Jazz Blues Punk Altri Totali 500 181 225 232 89 302 498 50 96 154 400 2729 sica italiana praticamente è Pop. Agli ultimi posti stanno infine il Punk, il Blues, la Trance e il Jazz. Se avessimo fatto questo sondaggio tempo fa o lo avessimo impostato diversamente, avremmo trovato forse dati piuttosto diversi. Resta il fatto che dopo questo tipo di risultato, possiamo dire che la scuola è molto “Truzza”. Sondaggio proposto, condotto ed elaborato da Gabriel Wiwoloku con la collaborazione di Ambra Fusaro e Sara Zamboni 22 COME E’ ANDATA L’ANNO SCORSO? Nel numero 17 di Fermi Tutti avevamo fatto un sondaggio (i risultati sono poi stati elaborati e pubblicati) tra gli studenti per conoscere quali erano le aspettative di promozione/non promozione che essi avevano. In questo numero pubblichiamo gli esiti definitivi, distinti in AMMESSI, NON AMMESSI, SOSPESI (cioè rinviati ad agosto: tra parentesi il numero di coloro che in quell’occasione ci hanno lasciato le penne). Classi Alunni Ammessi Non ammessi Rinviati Prime Seconde Terze Quarte 309 237 181 212 179 157 105 135 83 36 17 22 47 44 59 55 PRIME Ammessi ad Non ammesAgosto si ad Agosto 43 4 31 7 48 11 52 3 SECONDE rinviati 47 (4) rinviati 44 (7) ammessi 173 non ammessi; 36 non ammessi 83 TERZE ammessi 157 QUARTE rinviati 55 (3) rinviati 59 (11) ammessi 105 ammessi 135 non ammessi 22 non ammessi 17 23 Qui sotto potete verificare la corrispondenza maggiore o minore tra le attese e la realtà “storica” degli scrutini. Diciamo subito che i numeri non corrispon- dono pienamente poiché lo scorso anno non tutte le classi ci avevano inviato le loro risposte. Però ci sono le percentuali a confronto: CLASSI PRIME CLASSI TERZE PREVISIONE: AMMESSI 40% NON AMMESSI 19% RINVIATI 41% EFFETTIVI: AMMESSI 57% NON AMMESSI 27% RINVIATI 16% PREVISIONE: AMMESSI 33% NON AMMESSI 11% RINVIATI 56% In questo caso lo scostamento è evidente, soprattutto nel confronto AMMESSI - RINVIATI EFFETTIVI: AMMESSI 58% NON AMMESSI 9% RINVIATI 33% Anche qui previsioni e risultati sono simili per quanto riguarda i NON AMMESSI, mentre si rovesciano tra AMMESSI e RINVIATI CLASSI SECONDE PREVISIONE: AMMESSI 45% NON AMMESSI 17% RINVIATI 38% EFFETTIVI: AMMESSI 66% NON AMMESSI 15% RINVIATI 19% Stesso discorso, ma in questo caso o gli insegnanti sono stati più “buoni” o quelli di seconda alla fine ce l’hanno messa tutta. Il dato dei NON AMMESSI è invece quasi coincidente CLASSI QUARTE PREVISIONE: AMMESSI 37% NON AMMESSI 18% RINVIATI 45% EFFETTIVI: AMMESSI 64% NON AMMESSI 11% RINVIATI 35% In quest’ultimo caso previsioni e realtà si discostano vistosamente. Ognuno tragga le sue conclusioni. E, soprattutto, lavori per trovarsi tra gli AMMESSI a giugno e godersi in pace le vacanze! La Redazione 24 RACCONTI MACCHIE DI BLU Da qualche notte, dalla sala insegnanti dell’Istituto Tecnico E.Fermi provenivano strani rumori, a volte sembravano lamenti, singulti, singhiozzi dissimulati; altre volte si percepivano vere e proprie discussioni, che, dopo un po’ di tempo, qualcuno cercava di placare… C’era una spiegazione a tutto questo: l’istituto non era una scuola qualsiasi, bensì un vero e proprio pioniere nel campo dell’elettronica. Durante l’estate, sotto la guida della Dirigente e con l’ausilio di molti studenti volontari, era stata la prima scuola in Italia a sostituire tutti i registri cartacei con computer portatili, che avrebbero informatizzato voti, assenze, programmi svolti, etc. I registri non l’avevano presa bene: pensavano a tutti gli anni in cui avevano servito fedelmente maestri e insegnanti. Uno di loro disse, con voce commossa, ai compagni: “ricordate quando addirittura il nostro colore era un elegante nero, e venivamo tenuti sottobraccio in modo austero da arcigni professori liceali, che, ostentandoci, avevano il potere di terrorizzare generazioni di studenti?” “Forse quelli erano tempi esagerati” rispose un altro, da un cassetto vicino “però erano begli anni quando l’insegnante ripercorreva in su e giù i nomi degli studenti con la penna, valutando chi di loro interrogare…vi ricordate che silenzio? I più sadici indugiavano a lungo, con una punta di perversione, a mio avviso! Che minuti di tensione tra gli studenti, ricordate le loro facce spaurite, mi sembra ancora di vederli, mentre trattenevano il fiato, facevano scongiuri, si nascondevano dietro un libro o dietro la testa di quelli davanti! Ah, che bei ricordi, come ci si sentiva indispensabili e potenti, in quei giorni!” Dall’armadietto dei registri si levò un coro di sospiri nostalgici. Dal terzo cassetto della seconda fila si alzò un’altra voce: “Vi ricordate i ragazzi quando vedevano gli insegnanti entrare in classe senza di noi, com’erano contenti? Pensavano che significasse che per quel giorno l’avrebbero fatta franca…e infatti così era!” “Finitela, insomma! Branco di codardi, non avete il coraggio di rinnovarvi, non avete voglia di cambiamenti, rifiutate la tecnologia, il progresso! Siete degli incorreggibili retrivi!” Questa era la voce proveniente dal registro del Professor Diotisalvi, il braccio destro della Dirigente Benaglia. “Traditore, taci! Da che parte stai, dalla nostra o dalla loro?!” Gridò un altro registro, indicando con gli occhi l’aula n.5, dove i computer, nuovi fiammanti, riposavano dopo una giornata di connessioni. Dal terzo cassetto della terza fila si udivano dei singhiozzi quasi irrefrenabili, era il povero registro della Professoressa Grazzini, o, meglio, quello che ne rimaneva (a furia di piangere molti testi erano ormai sgualciti e la Divina Commedia ormai aveva ben poco di divino). Infatti la Prof. Grazzini poteva ben considerarsi la pecora nera dell’istituto, informaticamente parlando, e alcuni colleghi, con sorrisi malcelati e di compatimento, ritenevano che fosse più decoroso per lei chiedere il trasferimento… Il suo registro era il più angosciato, e rifletteva il carattere crepuscolare della sua proprietaria. “E non vi siete chiesti cosa ne sarà di noi dal 12 Gennaio in poi? Nella migliore delle ipotesi verremo archiviati e destinati all’oblio in un armadio buio e lasciati lì a ingiallire e ammuffire…oppure cestinati, il che è anche peggio! Poveri noi, che fine ingloriosa!” Ad un tratto si udì provenire dal corridoio una voce metallica, che non prometteva nulla di buono: “Piantatela, avete rotto le balle! Noi abbiamo diritto di riposare, lavoriamo di giorno, noi! Navighiamo, ci connettiamo, scannerizziamo, formattizziamo, stampiamo, clicchiamo, di notte vogliamo dormire, e non sentire questi piagnistei, anacronistici per l’era informatica in cui ormai viviamo!” L’aggressività con cui erano state proferite queste parole ebbe il potere di zittire momentaneamente i registri. La scena si ripeté altre due notti, e l’insofferenza dei computer continuò ad aumentare. Poi, un mattino, verso le sette, gli operatori scolastici, all’apertura della scuola, rimasero esterrefatti nel vedere macchie blu ovunque: sui muri, sul pavimento, sulle finestre della sala insegnanti…si ebbe l’impressione che vi fosse veramente stata una battaglia! Luisa, la bidella del secondo piano, si chinò, raccolse un brandello di quello che sembrava essere un grosso coriandolo e vi lesse sopra: “vita di Carlo Magno”. Ne raccolse un secondo dove c’era scritto un 6/7, e poi un terzo con annotato “first lesson”, un altro ancora con una formula chimica, e altri ancora con su scritto “Giovannini entra in ritardo”… Tutti i bidelli, chiamati a raccolta dalla collega, accorsero nell’aula 5, dove trovarono i computer rovesciati, con i fili scollegati, i monitor graffiati, e chiavette sparse ovunque… Ne erano usciti malconci, ma avevano vinto! Per due giorni l’istituto ebbe problemi di connessione: i computer, una volta accesi, visualizzavano solamente una schermata blu: color registro. Post Scriptum: Una fonte attendibile riferì che in quei giorni il Professor Diotisalvi tentò il suicidio. 25 La Professoressa Grazzini chiese il trasferimento per incompatibilità ambientale e non se ne seppe più nulla. Anna Maria Grazzi IL FABBRICANTE DI GIOCATTOLI C’era una volta, tanto tanto tempo fa, un fabbricante di giocattoli dall’inventiva straordinaria. Era talmente preso dal suo lavoro che tutti si erano dimenticati il suo vero nome e lo chiamavano sempre Il Fabbricante. Tutti i bambini adoravano andare nel suo grande laboratorio, a vedere i giochi che costruiva. Pezzo dopo pezzo, le sue creazioni diventavano uniche e impagabili, delle vere opere d’arte: perfette. Perfette, esatto, perché ogni gioco che lui costruiva era perfetto. Finché un giorno, ingenuamente, un bambino gli chiese un gioco particolare. “Voglio un gioco grande, con tante luci e suoni! Un gioco con tante biglie e che voli! E che si muova! Che cambi ogni giorno e in cui ci sia sempre qualcosa da scoprire!” Il Fabbricante, pur se stupito dalla richiesta insolita, acconsentì e si mise subito all’opera. “Allora, quel bambino mi ha chiesto un gioco molto grande... Vediamo... Potrei partire da questo blocco nero! Si, penso che partirò da questo...” E il fabbricante iniziò a scolpire il blocco, portando alla luce diverse venature bianche. “Ecco, dovrebbe essere a posto così... Vediamo... Cosa mi ha chiesto poi? Ah si! Tante luci... Vediamo... Queste dovrebbero andare bene...” E il fabbricante iniziò a fissare delle luci al blocco scolpito, in modo da illuminare bene un po’ tutto. “Non credo bastino però... Sarebbe meglio aggiungercene anche di più piccole...” E così, cercando negli scomparti dei suoi scaffali, trovò tante altre piccole lucine che fissò poi con cura sul blocco. “Le biglie... Dovrei averne da qualche parte...” E, cercando in uno scaffale, prese uno scatolone pieno di biglie di varie dimensioni, iniziando a piazzarle nel blocco. “Uhm...” - pensò il fabbricante - “Ha detto che voleva vederlo volare, quindi direi di far volare le biglie... Si, mi sembra originale...” E così fece volare le biglie, alcune intorno a quelle più grosse, altre intorno ad altre più piccole e infine altre ancora intorno alle luci. Poi fece girare un po’ tutto, in modo da far muovere il gioco come richiesto dal bambino. “Uhm... Cosa ci vuole ancora? Qualcosa che cambi ogni giorno...” Disegnato da un mio caro amico E qui, il fabbricante dovette usare al meglio ciò che lo rendeva famoso: l’inventiva. Studiò per molto tempo, fino a trovare la soluzione. Notò che sul pavimento del suo laboratorio vi erano diverse macchie, alle quali non aveva mai badato. Le toccò con una mano e incredibilmente vide che si muovevano! Era come della polvere, ma cambiava: alcune parti mutavano di colore, altre di dimensione, altre ancora erano quasi liquide. Sembrava, inoltre, che si spostassero. Il fatto è con il tempo, a forza di costruire giochi, il pavimento del suo laboratorio aveva raccolto tutti i minuscoli residui delle creazioni fatte in precedenza. 26 Il fabbricante prese un po’ di questa polvere e ne distribuì sulle biglie, donando loro una diversificazione nella forma, nell’aspetto e persino nel colore. Nel complesso era un gioco enorme: non aveva mai creato qualcosa di così grande e completo, che racchiudesse in sé l’essenza di tutte le creazioni precedenti. Soddisfatto, il fabbricante decise che era il momento di riposarsi, così andò a letto. Ma si sa, la curiosità dei bambini non ha fine e, mentre lui dormiva, il bambino che gli aveva commissionato il giocattolo entrò nel suo laboratorio di nascosto, per vedere quello che il fabbricante stava preparando per lui. E vide lì l’enorme blocco, con un’infinità di luci, e moltissime biglie che ruotavano cambiando continuamente posizione, tutte diverse. Era uno spettacolo straordinario! Il bambino non aveva mai visto niente di più perfetto in vita sua. Ma, si sa anche questo, ai bambini non basta guardare. Così andò a prendere dal blocco una biglia e questa, a causa della sua eccessiva euforia, cadde sul pavimento. La piccola sfera rotolò, andando a raccogliere sempre più polvere, che ne mutò la forma. Cambiò dal grigio iniziale fino al rosso, diventando poi marrone e azzurro. Il bambino, per paura che il fabbricante si potesse svegliare, raccolse in fretta e furia la biglia e la rimise al suo posto. Dopodiché, uscì di corsa dal laboratorio e attese il mattino seguente. Il giorno dopo, il fabbricante si svegliò. Diede un ultima occhiata al suo capolavoro, e chiamò il bambino. “Ecco il tuo giocattolo! Trattalo bene, mi raccomando! E’ la mia opera migliore!” Il bambino ringraziò il fabbricante, continuando però a fissare la piccola biglia che gli era caduta la sera prima e della quale non si era dimenticato. “Che hai?” - chiese il fabbricante al fanciullo - “Non ti piace quella biglia?” “Si, mi piace molto...” - disse il bambino, pentendosi un po’ per averla fatta cadere. “Allora, dalle un nome!” “Uhm... Penso che la chiamerò... Terra!” L’enorme lavoro del fabbricante sarebbe stato perfetto. Se non fosse stato per quel piccolo insignificante dettaglio di nome Terra... Francesco Sedda SOLAMENTE DELLE ALI Elvira era una donna sposata da parecchi anni, e i segni della vecchiaia si insinuavano ormai nella sua vita monotona. Non era sicuramente felice. Ma non tanto per i reumatismi e le rughe che consumavano il suo corpo, quanto per il suo matrimonio. L’entusiasmo iniziale era stato alto, e aveva pensato che sarebbe vissuta sempre felice con suo marito. E anche che l’hobby di quest’ultimo sarebbe morto con il matrimonio, ma non era stato così. Suo marito aveva infatti un hobby: quello di collezionare farfalle. Parlava continuamente delle farfalle, delle loro abitudini, di come vivevano, di come si nutrivano... Ma a Elvira non interessavano affatto. Anzi, con il passare degli anni aveva iniziato ad odiarle quelle farfalle fastidiose. Nello studio c’erano delle tavole in legno appese alle pareti, dove moltissime specie di farfalle erano fissate con dei piccoli chiodini. Ce n’erano di grandi, di piccole, dai colori più disparati e dai disegni fantastici. Ognuna di loro aveva una targhetta di ottone sotto con scritta la specie di appartenenza. Ma Elvira odiava quelle farfalle. Era gelosa, non sopportava il fatto che suo marito passasse molto tempo nello studio, ad appendere farfalle e a contemplare la sua collezione. Entrava di rado nello studio e, quando lo faceva, era soltanto per dare una pulita e mettere un po’ di ordine. Era entrata quella mattina proprio per pulire, una rapida spolverata alla scrivania, uno sguardo sprezzante alle farfalle appese al muro, e poi via. Ma, mentre usciva, qualcosa attirò la sua attenzione. Era nell’angolo, su un tavolino. Su quel tavolino il marito appoggiava spesso farfalle vive dentro grosse scatole trasparenti, per studiarne le abitudini. Ma quel giorno c’era una scatola di vetro decisamente grande, e al suo interno vi era della vegetazione, una specie di bonsai in fiore. Elvira però non vide la farfalla al suo interno. Almeno fino a che questa non aprì le ali. Ed eccola lì, appoggiata su un ramo, con le ali arabescate aperte, perfette, quasi un disegno sognato. Elvira si fermò un attimo a osservare i suoi colori sgargianti, diede una spolverata alla scatola e si girò per uscire. “Ferma! Aspetta!” Elvira si fermò. Si affacciò alla finestra, cercando di scorgere qualcuno, ma era tutto tranquillo. “No, qui! Sono qui!” Era la farfalla, che le parlava. “Ma tu...? Come...?” - Elvira era stupefatta. “Tranquilla! Non sono una farfalla vera! Il mio nome è Akito, e vengo dal Giappone. E’ tutta colpa di una maledizione se ora sono in questo stato. In realtà 27 sono una ragazza! Aiutami. Fammi uscire un attimo... Non scappo: te lo prometto!” Elvira non ci capiva niente, ma non aprì la scatola. Non sopportava l’hobby di suo marito, ma non poteva fargli questo torto. “Non posso...” – disse. “Ti prego... Non scappo... Davvero... Per favore... Fammi respirare un po’ d’aria... Qui dentro si soffoca...” Elvira, impietosita, sollevò il coperchio della scatola e la farfalla uscì, e si appoggiò sul suo braccio. Elvira attese un po’, poi fece per rimettere la farfalla dentro la scatola. “No aspetta... Un attimo... Vuoi aiutarmi...? Come ti ho già detto ho una maledizione... Puoi aiutarmi?” La donna si fermò spazientita: “Parla. Dimmi cosa posso fare. Prima che torni mio marito però, perché non sarebbe felice di vedere che ho aperto la scatola per te.” “Allora... Devi sapere che c’è un modo per annullare la maledizione che grava su di me. In pratica dovresti fare uno scambio di corpo con me per un giorno e una notte.” Elvira spalancò gli occhi per lo stupore. “Lo so, ti sembra impossibile, ma basta che mi tocchi le ali per far sì che questo sia possibile... Per favore... Non farò alcun male al tuo corpo, te lo prometto... Per favore aiutami...” La donna non sapeva bene che fare; ma, forse per curiosità, le toccò le ali. Allora si sentì il corpo pesante, e la vista le si annebbiò... Quando si risvegliò, avvertì un forte mal di testa. Vi portò un mano, per massaggiarsela. O meglio, provò a portarsi una mano, ma le sua braccia non c’erano più e al loro posto vi era un paio di ali arabescate, dai colori bellissimi. E davanti a lei, la figura altissima di una donna. “Tutto a posto?” – chiese la figura. Elvira riordinò un attimo i pensieri e rispose: “Sì... Credo di sì... E’ strano...” Provò a volare un po’ per la scatola, e si sentì leggera. Fece qualche giro per la scatola, e si posò su un ramo del bonsai. “Fra un giorno la mia maledizione finirà... Grazie...” Detto questo, Akito fece per uscire dalla stanza. “Tornerò fra un giorno... Divertiti...” – disse la ragazza, che ormai era completamente la padrona del suo corpo. Elvira non ci badò, e riprese a volare, con il suo paio di ali, per la scatola. Giunse la sera, e qualcuno entrò nello studio. Era il marito, seguito da Akito dentro al suo corpo. “Caro, posso assistere anche io adesso?” – chiese Akito. “Certo amore... Non hai mai voluto assistere a quando appendo le farfalle alle tavolette di legno...” Elvira provò a dire al marito di fermarsi, ma lui non la sentiva. In compenso la sentiva Akito, ormai padrona del suo corpo, che sorrideva allegramente a Elvira. E la mano del marito entrò nella scatola, strinse il corpo di farfalla e lo appoggiò in un riquadro vuoto vicino alla cornice. Poi, due chiodini, sottili, fissarono per sempre quella farfalla al legno. Un ottimo esemplare da appendere, con quelle ali arabescate dai colori sgargianti. Francesco Sedda POESIE Gita a Parigi Si vedono grandi palazzi in periferia, tanti visi, tanti colori. Caos Le strade brulicano di gambette veloci. Traffico Si cerca con lo sguardo la fine della via ma solo un’infinita sfumatura celestina si vede… Le vetrine luccicano di preziosi riflessi, di vesti arlecchine… Si scatta una foto a quella Torre così ferrosa, così alta che per vederne la fine all’insù il naso bisogna portare, così grande, così intrecciata di nazionalità… E vicino? Un parco Dorme… Dorme un uomo Riposa su quel velluto di cartone Freddo E ora? Ora un edificio, poi tante figure, tanti colori, poi un quadro… ecco che sembrano tante violette 28 Si sale su quella biscia grigia e veloce cavalcata da persone frettolose… salgono, scendono, corrono, si scontrano e dicono “Pardon!” POESIE PROPOSTE DA VALENTINA MONTELEONE L’OROLOGIO Si entra in un abbraccio di colonne e mura, là in fondo una voragine che buca… Ci si avvicina e il vuoto riempie l’animo di una forte sensazione… Lì quell’uomo così piccolo ma potente giace nel gelido marmo! Oh Napoleone! Troppo grande sei stato per questa gente… Il giorno violenta la notte, il traffico non cessa, viva è la città come se luce ci fosse! Mai si ferma… Un edificio… Geometrie di vetro disturbano Quella quiete di classicità… Un’immagine, un viso e quel sorriso che così italiano pare… così “Monalisiaco”! Eppure è là…. e rimarrà là! Uomini, divise blu, spuntano nelle vie, sugli angoli della strada, dappertutto! Forse nulla è tranquillo… Si entra in quel Pantheon Che bianco guarda la sua gente. Silenzio Rispetto Enorme di un candore classico si presenta quella scultura… marmorea è la libertà, a destra i rivoluzionari, a sinistra quel piccolo grande uomo che a Sant’Elena cadde. Incisa una scritta: “ VIVERE IN LIBERTA’ O MORIRE!” Claudia Malpetti. Tic, Tic, Tic... come un orologio va avanti impassibile non la puoi fermare finché va non ci riusciresti E così secondo dopo secondo minuto dopo minuto tu guardi la tua vita come le lancette di un orologio e continui a fissarle per capire come funziona il meccanismo che continua a farle girare è la nostra curiosità di vivere di scoprire giorno per giorno e forse il timore che un giorno quelle lancette cessino di fare il loro... Tic, Tic, Tic AMORE Così impossibile da essere nostra ragione di vita, così lontano da essere speranza di continuare, così romantico da essere un sogno ad occhi aperti, cosi folle perchè amore è follia. Sei sbocciato dentro di me come una rosa d’inverno, e nonostante le tormente sei sopravissuto. Piccola rosa non sfiorirai mai, hai vinto il Ghiaccio, la Neve e la Pioggia con il tuo calore, che ora è dentro di me. o solo macchie? Alberi deformi o solo tempera verde? No è “semplicemente” Monet… Il mio cuore è terra che àncora le tue radici, senza di esse, rimarrebbe soltanto un cupo e freddo inverno. REMINESCENZE DELLA PIOGGIA Rami spogli di memoria e privi di sentimento, Gocce di rugiada che sgorgano da occhi senza vita, Come sangue da ferite impresse nella carne. Il dolore di un cuore di vetro infranto, Il suono di un vento carico di sospiri perduti, L’ombra di un ricordo che muore nell’alba. Memorie rubate da un tempo crudele e ingiusto, Come creature di luce che scompaiono nel profondo blu del crepuscolo, Foglie di ricordi appassiti e sospinti da una brezza eterna nell’eterno, Solo la pioggia può cancellare il dolore e farli tornare dalla notte. ARTE LA POP ART: DAL CONSUMO DI MASSA ALL’ASTRAZIONE ARTISTICA Forse l’aspetto che definisce meglio l’arte contemporanea è proprio la difficoltà di definirla criticamente. Prima degli anni Cinquanta, infatti, la maggior parte delle opere poteva essere etichettata facilmente come frutto di una particolare scuola pittorica. Ma l’arte dell’era moderna si è trasformata seguendo anche i cambiamenti economici, politici, socioculturali e tecnologici. La sempre maggior velocità delle informazioni, grazie a dispositivi come internet, oltre a far navigar le idee ha modificato radicalmente l’arte, che di idee è composta. Pop Art è il nome di una di queste correnti artistiche della seconda metà del XX secolo. Ed è una delle più importanti del dopoguerra. Esordisce in Gran Bretagna alla fine degli anni ‘50, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni ‘60, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale. Questa forma d’arte popolare nasce in contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo dell’arte precedente e rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi odierni e ai consumi della società. Il termine “popolare” deve essere inteso però in modo corretto. Non come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa. E poiché la massa non ha un volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile nell’anonimato: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone. Persone non necessariamente intellettuali! La Pop Art è un’arte nuova, frizzante e, in termini di comprensione, adatta a tutti. È infatti un’arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti e la pubblicità. Questo tipo di arte fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili.La critica alla società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell’arte) completamente calato nella logica commerciale del profitto. Ciò nonostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l’uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, il cinema, il video. Vediamo alcuni di loro. Forse il nome più famoso è quello dello statunitense Andy Warhol (1928-1987), La sua attività artistica conta tantissime opere, che produceva in serie tramite serigrafia. Le sue opere più famose sono quelle dedicate a Marilyn Monroe, Mao, Che Guevara. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). In tal modo, prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose per esempio le sue bottiglie di Coca Cola) o immagini d’impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a mettere a disagio lo spettatore. La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all’interno di una mostra, era una evidente provocazione: secondo lui l’arte doveva essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale. 30 ma semplice ed immediata da comprendere. Nella scultura sottostante possiamo rintracciare il tema del rapporto fra uomo e donna, entrambi rappresentati con due colori moderni e simbolici. Robert Rauschenberg è stato un fotografo e pittore statunitense, che fu vicino alla Pop Art senza però mai aderirvi realmente. Rauschenberg esplora il proprio mondo artistico non limitandosi alla sola pittura. All’interno delle sue composizioni introduce elementi materiali, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale non rinuncia mai. Il nome che l’artista dà alla sua personale unione fra cose materiali e quotidiane e pittura è combing-paintings, ossia pitture combinate. Le opere di Rauschenberg hanno una loro unicità, Jeff Koons è uno scultore, pittore e artista statunitense appartenente al movimento della Pop art. È famoso per le sue opere, spesso di grandi dimensioni, e per la sua capacità di esprimersi attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di materiali tra cui colori, plastica, gonfiabili, marmo, metalli, ceramica. Il “fiore di palloni rossi” è un chiaro esempio di come l’uomo riesce ad utilizzare l’immaginazione e la fantasia, trovando un modo tutto nuovo di rappresentare ciò che è apparentemente un tema tradizionale e semplice nella storia dell’arte: Il fiore. determinata dal modo in cui l’artista sceglie e accosta gli elementi dei collage. Ne sono un esempio le due biciclette che l’hanno reso famoso a Berlino. L’unione di questi due oggetti della quotidianità crea un effetto stravolto della realtà, che sicuramente fa discutere. Keith Haring è stato un pittore statunitense. I suoi lavori rappresentano la cultura di strada della New York degli anni ‘80. Haring non ha mai smesso di credere che l’arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché le attribuiva un’influenza positiva sugli uomini. Come possiamo vedere, la sua è un’arte simbolica, 31 Come sappiamo le tendenze artistiche rappresentano sempre la società e il tempo a cui appartengono, ma spesso non vengono apprezzate dal pubblico contemporaneo. Si scopre l’importanza e la bellezza di quell’arte solamente tempo dopo, quando ormai la società è mutata e così certe opere d’arte vengono definite di grande importanza. Ciò si dimostra anche con l’arte di oggi. Probabilmente i lettori di questo articolo, vedendo queste immagini, avranno sensazioni e reazioni molto diversificate, ma la maggior parte potrebbe non apprezzare quest’arte così vicina alla nostra realtà o rimanere indifferente o addirittura schifata di fronte a tanta modernità. Ma alla fine anche il grande Monet, impressionista dell’800, non visse sogni tranquilli pensando a come la borghesia dell’epoca criticasse le sue pennellate irregolari e antitradizionali. E Van Gogh in vita vendette un solo quadro, tra l’altro prodotto quando era ancora giovane e non aveva trovato la sua “via”. Ora chi osserva i loro quadri può solo rimanere senza fiato e riconoscere le loro grandi capacità! Probabilmente in un futuro più o meno lontano anche i protagonisti del ventesimo secolo troveranno spazio nei libri di storia e la gente osserverà le loro creazioni con grande entusiasmo. Claudia Malpetti stato assassinato. Per salvare i duemila capi di bestiame e trasportarli al sicuro, Lady Ashley ingaggia un driver, un cow-boy australiano (Hugh Jackman). Il mandriano è un tipo taciturno, solitario, a sua volta vedovo e messo al bando dalla società per aver sposato un’aborigena nonostante la legge lo proibisse. Fra i due, a dispetto della differente classe sociale e degli apposti stili di vita, sboccia la passione. Fin qui potrebbe sembrare soltanto una rievocazione dei kolossal romantici degli anni Quaranta, ma Australia offre molto di più come l’avventura, l’azione, la guerra. Come sfondo, oltre ai meravigliosi paesaggi australiani, si avverte l’atmosfera cupa della battaglia, e quella selvaggia e sconfinata dei deserti. Non viene tralasciato il messaggio sociale: il film si occupa infatti delle cosiddette “generazioni rubate” ovvero il gran numero di bambini aborigeni che venivano costretti ad inserirsi nella civiltà dei bianchi. Film di grande impatto soprattutto per la fotografia mozzafiato (che però a volte non si amalgama perfettamente alle scene digitalizzate) e l’interpretazione degli attori protagonisti. Peccato per l’eccessiva lunghezza (166 minuti) e la frequente voce off del bimbo aborigeno Nullah che avremmo voluto sentire un po’ meno. VIDEOGIOCO: FALLOUT 3 Fallout 3 e’ un gioco di ruolo strategico in prima persona rivoluzionario sotto molti aspetti. Anche se la storia ricorda molti giochi usciti negli ultimi anni, questo prodotto e’ in grado di regala- RECENSIONI FILM: AUSTRALIA Regia – Buz Luhrman Interpreti – Nicole Kidman, Hugh Jackman, Brandon Walters, David Wenham Recensione di Sonia Madini Dopo sette anni dal successo di Moulin Rouge torna dietro la macchina da presa Baz Luhrmann ancora una volta dirigendo Nicole Kidman nell’epico Australia. Film etichettato già prima del lancio come rema- ke di “Via col vento”, in realtà racchiude in sè vari generi. Australia racconta la storia della nobildonna inglese Lady Ashley (Kidman) giunta dalla madrepatria nell’Australia del nord negli anni Quaranta. Qui essa scopre che il marito, proprietario terriero, è re emozioni sotto altri punti di vista, soprattutto da quello della grafica e della liberta’ di gioco. Sviluppato dalla Bethesda Softworks, casa produttrice dei pluripremiati Oblivion e Morrowind, Fallout 3 segue le vicende di un ragazzino nato in una “Volta” che protegge i sopravvissuti della guerra nucleare. Dopo pochi minuti di gioco se ne può notare la semplicità e l’immediatezza dei comandi, nonostante le azioni possibili siano innumerevoli. Ovviamente da Oblivion e Morrowind e’ stata ereditata la possibilità di crearsi una storia personale senza seguire le fin troppo chiare tracce della storia principale. Non e’ raro perdersi, 32 dopo essere finalmente usciti dalla “Volta”, trovandosi davanti il paesaggio di Washington DC devastato dalla guerra nucleare ma fedelmente riprodotto nelle strade e nei resti degli edifici. Non mancano certamente mostri pittoreschi da uccidere, passando dai semplici topi di fogna ai mutanti. Il motore fisico e’ stato curato nei minimi particolari per poter riprodurre il piu’ fedelmente possibile le esplosioni e gli effetti dei proiettili sugli esseri umani, in modo da creare un’esperienza di gioco a dir poco unica. Fallout 3 e’ disponibile per PC, Xbox 360 e PlayStation 3, e vi sta aspettando per un’esperienza unica! GTO Giacomo Tirelli RECENSIONI ANIME DI MICHELA FEDERICO CHOBITS Eikichi Onizuka, 22 anni celibe, ex mototeppista, secondo dan di karate, laureato all’università di Eurasia (quinta categoria), decide di diventare professore delle scuole superiori per rimorchiare le studentesse. Ma, dopo essere stato assunto nell’istituto privato Seirin, si trova affibiata la terza sezione del quarto anno, la classe più problematica di tutto l’istituto. Subito i ragazzi si adoperano per far licenziare Onizuka come hanno fatto con tutti i professori che lo hanno preceduto, ma con la sua grinta e le maniere a volte poco ortodosse egli riesce a ricondurre ogni singolo ragazzo sulla retta via, fino a farsi odiare dal quasi tutto il corpo insegnante che inizia a complottare a sua volta per il licenziamento di Eikichi... D.GRAY-MAN Motosuwa è un ragazzo di campagna che decide di trasferirsi nella tecnologica Tokyo per frequentare corsi preparatori a quelli universitari. Qui viene sopraffatto dall’abbondanza di persocom, computer dalle sembianze umane, che vivono la vita di tutti i giorni mescolati alla gente normale. Hideki ne desidera profondamente uno nonostante sappia benissimo che non potrà mai permetterselo economicamente. Una sera però, con grande invidia del compagno di appartamento Shinbo, trova nelle spazzature un persocom stupendo con le fattezze perfette di una graziosissima ragazza bionda, ma privo di sistema operativo. Nonostate ciò, il persocom prende vita anche se inizialmente l’unica parola che pronuncia è ‘Chii’ che successivamente diventerà il suo nome. Dopo una serie di problemi, Hideki è costretto a portare Chii da Motosuwa, un costruttore di persocom artigianali, che inizia a sospettare dell’unicità di Chii collocandola tra i leggendari Persocom possessori di un’anima: i Chobits... Europa, XIX secolo, strane creature che spargono morte e distruzione si diffondono nascendo dalla disperazione e dalle tenebre del cuore umano e prendendo il nome di Akuma. Tali creature vengono create dal Conte Millenario in possesso della Dark Matter, materia oscura in contrapposizione con l’Innocence, un oggetto dai formidabili poteri diviso in numerose parti sparse per il mondo. Dark Religious è un’istituzione di esorcisti 33 creata per recuperare tutti i pezzi dell’Innocence e distruggere il Conte Millenario ed è qui che arriverà Allen Walker, un ragazzo maledetto, possessore di un frammento dell’Innocence, destinato ad essere un grande esorcista grazie agli insegnamenti del Generale nonché suo primo maestro Marian Cross... RECENSIONI DI LIBRI DI MAURA MALPETTI SETA di Alessandro Baricco Questa opera di Alessandro Baricco non si può definire né un romanzo, né un racconto, ma semplice- mente una storia, scritta nel 1996, che ha fatto volare anche i più scettici sulle ali delle emozioni di una vicenda d’amore dell’800, capace di legare l’Occidente al Giappone, come un filo fragile e delicato di seta. Non è una storia amata da tutti: qualcuno pensa che sia vuota e inutile, una storia che non trasmette o non dice nulla, ma io non sono d’accordo. Al contrario trovo che sia un racconto dolce, delicato e prezioso come la seta; la storia di silenziose passioni e amori non comuni animate da una idea di bellezza sfuggente e lontana. E’ quasi magia, per certi versi favola malinconica ricca di immagini e tutt’altro che superficiale. Vi si narra del giovane commerciante di bachi da seta Hervè Joncour, uomo intraprendente e leale, che lascia la moglie Helene e il suo paese nel sud della Francia per recarsi ben quattro volte in Giappone. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e all’epoca questo paese era davvero considerato ai confini del mondo. Lo scopo dei viaggi è quello di acquistare minuscole uova di bachi da seta in quanto gli allevamenti europei prima e quelli del vicino Oriente poi sono stati attaccati dalle epidemie. Nel remoto Giappone il protagonista conosce il potente Hara Kei da cui acquista le uova. Hervè rimane affascinato in maniera irresistibile dalla giovanissima donna sdraiata accanto a lui, immobile, la testa appoggiata sul suo grembo, gli occhi chiusi, le braccia nascoste sotto l’ampio vestito rosso che si allarga tutt’intorno come una fiamma sulla stuoia color cenere. Lei non è orientale e sa parlare solo il giapponese, ma i due riescono a comunicare attraverso gli sguardi. La visione di quella donna diventa un sogno irrealizzabile; ogni viaggio lo lega sempre di più al paese del Sol Levante e ogni volta porta con sé piccoli particolari che come una calamita lo attraggono senza possibilità di sottrarsi. E’ la storia di un desiderio inappagato, di una illusione d’amore. Questa donna sconvolge la relazione coniugale di Hervè e il dolore lento della nostalgia per una vita che non potrà mai vivere trova ampio spazio nel suo cuore. Proprio questo sentimento porta un uomo come Hervè, che ama assistere alla propria vita senza viverla davvero, ad affrontare situazioni pericolose, viaggi in luoghi improbabili e ancor più remoti. In quel paese avvolto di mistero e magia, egli compie atti che prima di allora non avrebbe mai fatto; determinate situazioni ed emozioni lo portano ad impugnare la propria vita e comandarla, non più assecondarla, ma comunque con la solita tranquillità che caratterizza il suo carattere. Solo leggendolo il libro si può capire il significato del titolo...E’ come leggere la seta.. Poterla vedere, toccare, respirare.. come una magia. Ciò che incanta è l’incredibile capacità di Baricco di mettere la parola giusta al posto giusto. Questo libro lo si legge in poco più di un ora, e ne vale la pena per la sua capacità di catapultare il lettore in una realtà fuori da ogni schema, in una pacata tranquillità, interrotta da forti emozioni, in un vortice di mistero, magia, illusioni, che scorre lento insieme alle domande che chiunque si porrebbe nell’accarezzare questa storia. E LI CHIAMANO DISABILI di Candido Cannavo’ Gioia, voglia di fare, un amore incondizionato per la vita: sono solo alcune delle centinaia di sensazioni che è possibile vivere nelle pagine di “E li chiamano disabili”. Cannavò entra in punta di piedi in un mondo, quello di chi vive con una disabilità, spesso difficile, ma anche pieno, emozionante, straordinariamente vitale. Questo meraviglioso libro racconta sedici storie, tut- 34 te diverse ma con un unico, comune denominatore: l’amore per la vita dei protagonisti, uomini e donne che hanno fatto della loro condizione un punto di forza, che hanno avuto il coraggio della “non rassegnazione”. Ci sono Alex Zanardi, pilota, che in uno spaventoso incidente ha perso le gambe, ma non la voglia di vivere e di correre; i ‘Ladri di Carrozzelle’, gruppo musicale formato da distrofici che si esibisce in tutta Italia; Felice, cieco dall’età di quattordici anni, che scolpisce la creta, il marmo e il legno; Claudio, affetto da tetraparesi spastica, che comunica attraverso una lavegnetta trasparente su cui ci sono le lettere dell’alfabeto, e ha scritto sei libri, indicando alla sua collaboratrice le lettere con gli occhi; Paolo, paraplegico dal 1983, chirurgo all’ospedale di Rieti (paese di cui è sindaco), con specializzazioni in senologia; Fulvio, affetto da tetraparesi spastica distonica, uno dei teorici della fisica più ricercati al mondo; Luca, ex promessa del pentathlon, sette ori in quattro edizioni delle Paralimpiadi; Andrea, paralizzato in seguito ad una sparatoria, che ha attraversato l’oceano in barca; e tante altre storie di vite che hanno dovuto fare i conti con la disabilità, ma non per questo si sono perdute. Una delle storie che appassiona maggiormente è quella di Simona Atzori, ballerina e pittrice di talento: una vita piena, un’allegria contagiosa, un fidanzato pilota di elicotteri, un sorriso sempre presente sulle labbra. Tutto perfetto, tranne che per un particolare: “Madre natura - scrive Cannavò - si era scordata delle braccia”. Simona non si è arresa: i suoi straordinari piedi, che usa per qualunque cosa, l’hanno portata fino in Canada. Qui impara benissimo l’inglese, si iscrive alla University of Western Ontario e si laurea in Visual Arts con menzione d’onore. Ora danza, dipinge ed è felice perché, per lei, “i veri limiti esistono in chi ci guarda”. PER VOCE SOLA di Susanna Tamaro Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1991, descrive cinque storie di violenza nei confronti di adolescenti. Le descrizioni delle violenze (fisica, sessuale, psicologica) sono ricche di particolari e descritte senza eufemismi. Questo fatto attribuisce durezza ad un libro che tratta un argomento attuale e una problematica che persiste nella società in cui viviamo e sulle quali bisognerebbe riflettere. Questo stile cosi crudo e dettagliato aiuta a capire com’è la realtà delle violenze inflitte a molti bambini, e forse proprio per questo in alcune parti la lettura diventa difficoltosa. I cinque racconti hanno ambientazioni, situazioni, personaggi e stili estremamente diversi, ma col tema in comune della crudeltà sugli indifesi; bambini sfortunati e infelici, ma che, proprio grazie al loro essere cosi dolci e inconsapevoli, non riescono o non possono perdere la speranza... Dorrie è una bimba adottata da una famiglia apparentemente tranquilla e normale: la sua storia viene raccontata dalla madre adottiva nel suo diario personale e da alcune righe scritte dalla stessa Dorrie: “Dicono che gli orchi non esistono più, invece gli orchi esistono ancora. Il mio papà di giorno è un avvocato e di notte un orco. Quando dormo e ho paura che la porta si apra, mi stringo a Teddy. Teddy è il mio orsacchiotto, siamo amici da sempre. Ogni sera Teddy mi promette che se viene l’orco mi difenderà. Ogni mattina io gli prometto che quando saremo grandi scapperemo insieme.” - la seconda fanciulla, di cui non si specifica il nome, rapita a pochi anni della sua nascita da una famiglia di zingari, cresce sulle strade, chiedendo l’elemosina, subendo violenze dal suo rapitore sempre ubriaco. Ella si innamorerà di un famoso attore, che dopo averla avvicinata la violenterà promettendole di sposarla. - la terza storia ci presenta le vicende di un adolescente, che viene picchiato dal nuovo uomo di sua madre, e viene spedito in collegio. Questa solitudine, raccontataci da lui in prima persona attraverso un colloquio con uno psichiatra, lo logora dentro, fino a farlo diventare un killer di bambini; - Emanuela, una donna ormai rassegnata alla morte per un brutto tumore, scrive una lettera a quel figlio strappatogli dalle braccia dopo il parto, quando era appena adolescente. Quel militare, dopo averla lasciata incinta scappa senza lasciarle alcun recapito, e lei, rimasta sola, è costretta ad abbandonare suo figlio, ma continuando a seguirlo di nascosto per tutta la vita... - un’ anziana signora racconta la sua esperienza di ragazza ebrea della seconda guerra mondiale, ad una giovane di cui non ci viene detto praticamente nulla. Raccontandole la sua vita estremamente drammatica e colma di solitudine, ci dà una lezione di vita. Queste cinque storie ci fanno riflettere su quella crudele realtà che troppo spesso viene nascosta o raggirata, quella tremenda realtà che bisognerebbe affrontare e combattere ogni giorno per non soccombere ad un mondo così crudele. 35 Giallo psicologico, fantastico finale a sorpresa, diario d’amore, ma più di ogni altra cosa la potenza delle parole, e del saper indossare i panni di un killer innamorato con una veridicità e una credibilità che rapisce. Questo è un libro scritto con genialità e naturalezza, e il lettore di qualsiasi genere e pretesa non può non rimanerne affascinato “DIARIO DI UN KILLER SENTIMENTALE” di Luis Sepulveda MUSICA “LE DIMENSIONI DEL MIO CAOS“ DI CAPAREZZA Sepulveda è capace di coinvolgerci e stupirci in una settantina di pagine. Una prova di grande capacità da parte di questo scrittore che è affermato nel panorama internazionale. Questo libro lo definirei moderno ma nel contempo dal fascino antico: un killer in viaggio tra Madrid, Istanbul, Parigi, alle prese con il suo “lavoro” e con la sua nuova e giovane donna. Compagno di viaggio del protagonista è il suo alter ego sempre pronto alla discussione, a consigliarlo dallo specchio della sua anima. Il gin al bar, come unico tranquillante in una vita piena di stress. L’amore per una donna coma prima e unica distrazione nella vita di un uomo che si è dedicato completamente al lavoro, svolgendo con dedizione, fino all’ultimo, il suo compito di stimato assassino. Un piccolo libro dalle atmosfere particolari, con una storia tra il giallo e l’azione, con continui richiami a un amore per le prostitute, vinto solo da questa nuova relazione che inizia con le vicende che trasportano il lettore all’interno della storia dell’ultimo lavoro di questo “onesto” professionista. Mi è piaciuto molto come Sepulveda mostra il lato umano del killer di professione, i suoi dubbi, le sue curiosità, i suoi problemi. Appare come una persona normale se non fosse per il lavoro che fa, e per il fatto che affronta le situazioni che gli si presentano con un coraggio e una freddezza che raramente si incontrano nella vita reale. Se lo scopo dell’autore era quello di dipingere un ritratto psicologico del killer perfetto, c’è da considerare questo compito perfettamente svolto. Il personaggio più affascinante è ovviamente il protagonista, l’autore lo presenta in un modo tale che è inevitabile affezionarsi a questo assassino, ai suoi lati umani: ci si sente vicini a lui nei momenti difficili e non si pensa neppure per un istante al dolore delle vittime, alla sofferenza che egli provoca con ogni sua “missione”. Vediamo tutto dal suo punto di vista, assassini innamorati anche noi. Caparezza credo sia uno dei pochi artisti italiani ad avere originalità, creatività e a mantenere un netto distacco dalla commercialità. Ovviamente escludo tutte le volte che le sue canzoni sono state utilizzate come tormentoni estivi o come sigle di trasmissioni, ma comunque, se ci fate caso, lui non pubblicizza molto i suoi album, né è ospite di innumerevoli show televisivi. Inoltre è uno dei pochi artisti italiani che rende attiva la musica italiana. “Le dimensioni del mio caos”, a livello di sound, secondo me, non è il massimo, ma questi sono gusti personali e poco importa. Per quanto riguarda i testi, come in tutti i suoi album, rimane invece sempre un artista geniale. Le metafore sono sempre accurate e pungenti, le figure scelte per interpretare i suoi personaggi sono studiati nel dettaglio, come l’aver nominato una ragazza del ‘68 ormai corrotta dalla nostra società “Ilaria condizionata”; la canzone “Cacca nello spazio”, che dal titolo può sembrare una cretinata, se fate attenzione al testo vi accorgerete che è più che impegnata ed ironica allo stesso tempo, e molto attinente a un problema che abbiamo da anni: l’immondizia, che Caparezza in questa canzone spedisce nello spazio, così tutti staremmo più larghi, e faremmo una sorpresa agli alieni che invece si limitano a fare dei cerchi di grano! C’è poi la canzone “Io diventerò qualcuno”, una forte critica alla nostra effimera società, che ormai affonda le sue basi nell’immagine, nell’ignoranza e nella “furbizia” di non studiare pensando di poter far carriera diventando famosi in tv. E così si potrebbe continuare per tutti i brani del suo disco. La canzone più conosciuta di questo disco è sicuramente la tredicesima canzone “Eroe” che è l’ennesima denuncia del nostro Caparezza che forse raggiunge l’apice della sua bravura parlando a difesa degli operai e delle persone comuni. Chi ha ascoltato tutti gli album di Caparezza si sarà accorto come la sua rabbia contro questa Italia sia cresciuta in questi anni. Ogni album presenta un carattere e una visione sempre più cinica del mondo, è come un crescendo di ira contro tutti quelli che contribuiscono a rendere questo mondo invivibile. 36 Consiglio di ascoltarlo, so che è difficile stare a sentire Caparezza, per quanto a me piaccia, non sempre sono dell’umore giusto per sentire verità nude e crude rappate ironicamente in un disco...è da apprezzare però il suo coraggio di dire chiaramente come vanno davvero le cose in Italia, infatti proprio per questo motivo, è escluso da qualunque trasmissione televisiva: non essendo banale e volgare, anzi essendo un poco scomodo, ovviamente non può essere accolto a braccia aperte da mamma tivù. Cenerentola Federico Fabbris FOTOGRAFIE Foto di Alberto Massara Attesa Francesca 37 D.J. Lungomare Foto di Maura Malpetti Rabbia 38 Penso... Ascolta il silenzio La neve riporta i ricordi Realtà 39 Specchio Bocciolo Foto di Valentina Monteleone Rosa Illuminazione 40 DISEGNI Di Sara Potyscki 41 Disegno di Loris Cafarra Due Disegni di Sara Borsato 42 QUESITI CI VUOLE UN PO’ DI TESTA A cura di Elisabetta Caffarella A cura di Elisabetta Caffarella Esercitare la mente non guasta mai. Provate a risolvere questi problemi Test n.1 : NOTTE SUL PONTE: è notte e quattro ragazzi (Alberto, Bruno, Carlo e Davide) devono attraversare un ponte sospeso. Sul ponte possono camminare solo due persone per volta; inoltre, dato che è buio, è necessario farlo con la torcia e purtroppo i ragazzi ne hanno una sola. Come faranno a completare l’attraversamento, sapendo che hanno a disposizione al massimo 17 minuti e che ciascuno di loro percorre il ponte a una velocità diversa? E cioè: Alberto impiega 1 minuto; Bruno impiega 2 minuti; Carlo impiega 5 minuti; Davide impiega 10 minuti. Naturalmente, quando due ragazzi attraversano il ponte insieme, camminano alla velocità del più lento. Test n.2: IL DILEMMA DI MONTHY HALL: Monthy Hall è il nome del conduttore di un gioco a premi americano che propose questo dilemma. Al concorrente vengono mostrate 3 porte chiuse: dietro una di queste c’è un auto, dietro le altre due una capra ciascuna. Il giocatore deve scegliere una porta, e vincerà quello che vi trova dietro. Fatta la scelta, il presentatore dice:”ne sei proprio sicuro? Puoi ancora cambiare la scelta: anzi, ti voglio aiutare e voglio ridurti la scelta a due”. Apre quindi una delle altre due porte mostrando la capra. A questo punto per vincere l’auto cosa conviene fare? Cambiare scelta oppure no? Test n.3: ENIGMA DEL CAMPO DI CALCIO: Immagina di essere in un campo da calcio lungo 100 metri. Al centro delle due porte al livello del terreno, pianti un anello e vi leghi una corda. Con l’altro estremo della corda nella mano, percorri tutto il campo fino a raggiungere la parte opposta, dove si trova l’altra porta e qui, sempre al centro della porta e all’altezza del terreno, pianti un altro anello. A questo punto leghi l’altro estremo della corda in modo che vi sia un metro in più rispetto alla lunghezza del campo (Il campo è lungo 100 metri e la corda 101). Ora vai in mezzo al campo e alzi la corda. Riesci ad alzarla quanto basta per passarci sotto carponi? E abbastanza per passarci sotto in groppa ad un cavallo? E abbastanza per passarci sotto al volante di un TIR? Test n.4: Un abile scassinatore internazionale ha scoperto che la combinazione per aprire la cassaforte di una banca è una serie di lettere. Ha scoperto anche che le lettere sono più di 5 e che formano un nome italiano di persona che non ha nessuna lettera in comune con il nome “Carlo”. Quali lettere deve digitare per aprire la cassaforte? 1. IL T9: In alcuni casi, anche ricorrendo al T9, il sistema di scrittura veloce degli SMS, non è facile decifrare il significato nascosto in una serie di cifre. Per aiutarti a risolvere l’enigma, quindi, è stato aggiunto a ciascuno codice un titolo che sia un piccolo aiuto. Ricorda, ad ogni numero corrisponde una lettera, come sul cellulare: a.macchina ludica 7529789466 b.strega 328882244372 c.branca della scenza 4643463742 d.attore 22756 8373663 e.maschera 2753224466 2. I BARILOTTI: Paolo sta passeggiando nel porto, quando sente una voce nota: è quella del bucaniere Antonio. -Fulmini e saette!- grida l’omone rivolto a un marinaio. -Hai messo il barilotto della polvere da sparo insieme ai 6 barilotti di rum! Adesso dovrò pesarli uno per uno, perdendo tempo prezioso...-, -Hai una bilancia a due piatti?- gli chiede Paolo -Sì, perchè?-, -Ecco, con due pesate al massimo puoi scoprire qual è il tuo barilotto di polvere!Riesci a dare una mano a Paolo, sapendo che il barilotto di polvere è più pesante di quelli di rum? 3. LO SMEMORATO: Un ragazzo viene incaricato da un suo professore, coordinatore di classe, di consegnare un foglio ad alcuni professori di altre classi. Ma purtroppo non si ricorda tutto, aiutalo tu. I professori si chiamano Bianchi, Verdi e Gialli e insegnano Matematica, Italiano e Fisica. Insegnano nelle classi di Meccanica, Elettronica e Chimica ed il loro giorno libero è il lunedì, il martedì o il venerdì. Il ragazzo si ricorda che: il prof Bianchi ha come giorno libero il martedì, il prof che insegna Italiano ha le classi di Chimica, il prof Verdi non insegna in Chimica mentre il prof Gialli non ha le classi di Meccanica, il prof Gialli insegna Matematica o Italiano e il prof Bianchi insegna o Italiano o Fisica, chi ha le classi di Meccanica ha come giorno libero il Martedì e il prof Verdi ha come giorno libero il martedì o il venerdì. 4. L’INSEGNANTE PERSPICACE: Quattro studenti giunti in ritardo a scuola si giustificano dicendo di aver forato una gomma dell’auto. Poco dopo però la loro insegnante si accorge che non era vero! come fa a scoprirlo? Ecco 3 possibili domande con le loro risposte: la professoressa esce per vedere l’auto? NO. La professoressa ha fatto una domanda ai ragazzi? SI. I ragazzi sono nella stessa classe? IRRILEVANTE 43 5. LA PASSWORD: Un ragazzo, dopo diversi mesi, riaccese il suo computer, ma non si ricordava la password d’accesso, si ricordava solo che era un codice di due cifre. Per fortuna si era annotato su un foglio alcune istruzioni per trovarlo: A. se il numero fosse un multiplo di 2 allora sarebbe compreso tra 50 e 59; B. se non fosse multiplo di 3 allora sarebbe compreso tra 60 e 69; C. se non fosse multiplo di 4 allora sarebbe compreso tra 70 e 79 parola italiana e ha: 3 lettere in comune con SALVO, 2 lettere in comune con POETA, 1 lettera in comune con RITMO, 0 lettere in comune con MONTE 6. UN’ALTRA PASSWORD: Un professore dell’ITIS di Mantova si è dimenticato la password per accedere al suo registro personale ma si ricorda che è una SPAZIO DEDICATO ALLE SOLUZIONI (CHE SI TROVANO ALLA FINE DEL GIORNALINO) 44 CONCORSO FOTOGRAFICO INVIATECI LA FOTO PIU’ CURIOSA E/ O DIVERTENTE CHE AVETE FATTO, INSIEME COL VOSTRO NOME E COGNOME, CLASSE, TITOLO DELLA FOTOGRAFIA. UNA APPOSITA GIURIA, COMPOSTA DA UNA PARTE DELLA REDAZIONE, VALUTERA’ LE FOTO E STABILIRA’ QUALI SONO LE MIGLIORI, CHE SARANNO PUBBLICATE SUL PROSSIMO NUMERO CON IL TITOLO E IL NOME DELL’AUTORE (E CHISSA’ CHE NON CI SCAPPI UN PICCOLO PREMIO…) SEPARATI ALLA NASCITA Alan Rickman - Renato Zero Ermete Realacci – Rosy Bindi 45 Mario Cipollini - Dr. House Adinolfi - Michael Moore Petedoherty - Carmen Consoli Borghezio - Don Benzi Raimondo Vianello - Mr. Burns Cagni - Giovanni 46 Cassano - Abramovich Gabriel - Faletti Del Piero - Cappato Galliani - Zio Fester Floriana - Davids Drupi - Prodi 47 De Andrè - Guzzanti Ribery - La Russa Hackman - Scolari Maga Magò - Hack Ibra - Thorpe Stanlio - Moratti 48 Pau - Chimenti Rocky - Fabrizio Corona Interrante - Piersilvio Berlusconi Todt - Vitali Pino - Lavezzi 49 TEST CURIOSI BARZELLETTE E FREDDURE a cura di Elisabetta Caffarella a cura di Gabriel Wiwoloku Ecco per voi alcuni test curiosi e divertenti Test n.1: Una ragazza ai funerali della madre vede un giovane che non conosce. Lo trova fantastico, proprio l’uomo dei suoi sogni. è un colpo di fulmine e se ne innamora perdutamente. Dopo il funerale lui se ne va. Qualche giorno più tardi la ragazza uccide la propria sorella. Domanda: per quale motivo ha ucciso la sorella? Pensateci bene, poi leggete la risposta. Test n.2 (per chi conosce un pochino di inglese): Prendetevi al massimo 10 secondi per farlo, altrimenti non è valido. Contate il numero di F nel seguente testo: FINISHED FILES ARE THE RESULT OF YEARS OF SCIENTIFIC STUDY COMBINED WITH THE EXPERIENCE OF YEARS. Ora andate a vedere la risposte. Test n.3: Vi siete mai chiesti se la vostra mente è normale o diversa? Fate seriamente l’esercizio di riflessione e troverete la risposta. Non è un trabocchetto. Seguite bene le istruzioni e rispondete alle domande una per una nel più breve tempo possibile, e non continuate prima di aver terminato la precedente. Non occorre scrivere i risultati. Quanto fa: 15+6? e 3+56? 89+2? 12+53? 75+26? 25+52? 63+32? un po’ più difficile ma è il vero esercizio: 123+5? E ORA PRESTO! PENSATE A UN UTENSILE E A UN COLORE! Poi correte a leggere la risposta. Test n.4: Test del piede destro intelligente. Vale la pena di provare, è incredibile ma vero. C’è da scommettere che proverete almeno 50 volte per vedere se siete capaci di fare diversamente... 1 Mentre siete seduti al vostro tavolo di lavoro, alzate il piede destro dal pavimento e fategli fare dei cerchi in senso orario. 2 Mentre fate dei cerchi col piede destro, disegnate la cifra 6 nell’aria con la mano destra. 3 Il vostro piede cambia direzione e non c’è niente da fare. Test n.5: Il test del maiale. Non barare e fai il test correttamente. Prendi un foglio bianco e disegna un maiale. Quando hai finito, vai alla risposta. (Le soluzioni sono alla fine del giornalino) Un tizio arriva con la macchina, piuttosto scassata, davanti a Montecitorio, e posteggia proprio in mezzo alla strada. Un vigile gli si avvicina e gli dice: “Ma cosa fa? Non si può parcheggiare qui!” “Perchè?” “Come perchè?” “Perchè qui ci passano Ministri, Deputati, Senatori, ...” E il tizio: “E che mi frega? Tanto io ho l’antifurto!” il miglior partito e’ quello del reggiseno. perché unisce la destra con la sinistra alza la massa ed attira il popolo Un giovane italiano, figlio unico, durante la guerra era stato inviato sul fronte russo ed i vecchi genitori erano rattristati soprattutto impensieriti dalle ristrettezze cui il giovane andava incontro. <Faremo cosi> disse il figlio <per eludere la censura, se vi scrivo con inchiostro nero sarà tutta verità, se con quello rosso saranno tutte bugie.> Partenza. Dopo un mese la prima attesa lettera. Apertura trepidante: inchiostro nero! <Meno male,> dice la mamma, <tutto vero.> e comincia a leggere: <Cari genitori qui sto benissimo, i superiori sono molto comprensivi, l’ ambiente e pulito, sano e confortevole, il vitto abbondante, sostanzioso ed eccellente, godiamo di sufficiente libertà e la sera quando usciamo tutti i russi ci invitano e troviamo anche qualche ragazza. Troviamo quasi tutto quello che ci necessita. Dico quasi, perché non sono riuscito a trovare una boccettina di inchiostro rosso.>Era così di sinistra che l’ unico mobile era una credenza popolare. Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?” Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: “Certo, perché no?” A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della A T& T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un 50 e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al pastore esclama: “Tu possiedi esattamente 1586 pecore”. “Esatto. Bene, immagino che puoi prenderti la tua pecora a questo punto” dice il pastore e guarda il giovane scegliere un animale che si appresta poi a mettere nel baule dell’auto. Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”. Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: “Okay, perché no?” “Sei un consulente” dice il pastore. “Caspita, è vero - dice il giovane - come hai fatto a indovinare?” “Beh non c’è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente - dice il pastore - sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco, a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un cazzo del mio lavoro... Ora per favore restituiscimi il cane!” Un programmatore prega Dio: - Oh, Dio, che devo fare della mia vita? Cosa ti aspetti da me? Cosa c’è dopo la morte? Qual è il senso della vita? Attimo di silenzio, poi una voce tuona dal cielo: - per prima cosa LEGGI LE FAQ!!!Un programmatore racconta ai suoi amici programmatori: “Ieri ho conosciuto una ragazza in disco.” Gli amici programmatori: “Ehilaa!!” “La invito a casa mia, le offro una cosa da bere, e comincio a baciarla.” “Ueeehhhheeehhhhe!!” “Lei mi fa: Spogliami” “Ueeehhhheeehhhhehheehheehhee!!” “Al che io la spoglio, la sollevo e la appoggio accidentalmente sulla tastiera del mio nuovo PC....” Gli amici programmatori:” Figata!! Che processore?? Quanta RAM?”C’era un tizio il quale, in gioventù, desiderava più di ogni altra cosa diventare un grande scrittore. Quando qualcuno gli chiedeva di definire il termine “grande” rispondeva: “Voglio scrivere roba che il mondo intero legga, roba che faccia reagire la gente a livello emotivo, roba che li faccia urlare, piangere, tremare di rabbia e di dolore”. Pare abbia raggiunto il suo scopo. Attualmente lavora per Microsoft, è il redattore dei messaggi di errore. 3 ingegneri della Apple e 3 ingegneri della Microsoft si incontrano alla stazione mentre stanno per recarsi ad un importante avvenimento informatico. Gli ingegneri Microsoft comprano un biglietto ciascuno e, con grande sorpresa, notano che gli altri ne comprano uno solo in tre. Stupiti, chiedono spiegazione ai colleghi che si mettono a ridere e dicono: “Vedrete...”. Durante il viaggio, il controllore entra nella carrozza e, immediatamente gli ingegneri Apple corrono alla toilette e si chiudono dentro. Gli ingegneri Microsoft osservano stupefatti la manovra poi, dopo essersi fatti controllare i biglietti, vedono il controllore bussare alla porta della toilette annunciando: “Biglietti, prego!”. Una voce dall’interno risponde: “Ecco!” Un biglietto scivola da sotto la porta, il controllore lo verifica e se ne va. Gli ingegneri Microsoft sono molto impressionati dalla tecnica dei colleghi Apple. Al ritorno i sei si incontrano alla stazione, quelli della Apple comprano il solito biglietto, mentre quelli della microsoft non ne comprano nessuno. Fanno notare la cosa ai colleghi che rispondono “Vedrete!” Durante il viaggio all’avvicinarsi del controllore gli ingegneri Apple, corrono al bagno. Appena si sono chiusi dentro un ingegnere Microsoft, bussa alla porta della toilette e dice “Biglietti, prego!”, si appropria del biglietto passato sotto la porta, e raggiunge di corsa i suoi colleghi nell’altra toilette. Morale:Microsoft non copia solo le idee degli altri, le migliora...Bill Gates muore. Arriva all’inferno e viene accolto da un diavolo in frack, fatto salire su una Cadillac extra lusso con piscina e portato a fare un giro. Ovunque ville faraoniche con feste, baccanali, orge, donne bellissime nude. Dopo alcuni chilometri, si avvicina in lontananza un cancello. Si apre senza cigolii e dietro c’e’ un immenso portone. Bill viene invitato a scendere ed il portone si apre. Dietro c’e’ un caldo infernale, fiamme, urla strazianti, diavoli con forconi che infilzano continuamente i poveracci. Non potendo credere ai suoi occhi, Mr. Gates chiede al diavolo: - Ma come?!? E tutto quello che abbiamo visto prima? Il diavolo lo guarda con sguardo gentile e risponde: - Ah, quella... era la versione demo... Un bambino chiede al padre cosa fossero le icone,il padre risponde: “Sono immagini sacre” E il figlio:”E perchè Windows ne ha tante?” Il padre:”Perchè per farlo funzionare ci vuole un miracolo!!!” 51 SHERLOCK MAURI E IL MISTERO DEI CANCELLINI SCOMPARSI Tutto ebbe inizio quando in alcune aule del piano sala stampa scomparvero i cancellini, e la cosa si ripeté di giorno in giorno. Ma per fortuna c’era un uomo la cui sagacia ed il cui intuito eccezionali avrebbero consentito di risolvere il mistero: Sherlock Mauri. Le classi indispettite si rivolsero proprio a lui, l’uomo della sala stampa, che ne parlò con le colleghe e iniziò le indagini. Lui e le colleghe setacciarono tutto il piano. Furono ore di ricerche intense, ma non ebbero alcun esito. Ma Sherlock Mauri conosceva i suoi polli e non si dette per vinto: conoscendo per fama una certa classe, egli approfondì le ricerche in quella direzione. Quando in aula non c’era nessuno, controllò una seconda volta l’armadio, ed ecco la sorpresa: conteneva un doppio fondo. Una volta alzato il ripiano, come un tesoro nascosto venne alla luce una miriade di cancellini. Deciso da un lato a non far prendere un serio provvedimento disciplinare nei confronti della classe, ma dall’altro a non farla passare liscia ai trasgressori, Sherlock Mauri escogitò un modo per punirli senza che il loro gesto gravasse sulla loro condotta. E ne parlò con le colleghe. Ma una penso che era giusto “spifferare” tutto giù negli uffici. Il Mauri, piuttosto indispettito, si fece comunque carico di smascherare i responsabili pur rischiando di essere ripreso. Così la mattina seguente, durante l’ora di italiano del professor Signoretti (che fece svolgere pure un tema sull’accaduto), Sherlock Mauri, accompagnato da una responsabile degli uffici, fece il suo ingresso in quella classe di scapestrati. Chiese a quel punto se qualcuno avesse visto i famosi cancellini; e ovviamente tutti risposero di no. Allora lui, col sorrisino di chi sta per far fare una gran brutta figura a qualcuno, domandò se c’era un volontario; qualche timore cominciò a serpeggiare nella classe, ma dopo alcuni secondi di silenzio il coraggio spinse dal basso verso l’alto uno studente che si ritrovò inspiegabilmente in piedi. Il Mauri invitò allora derelitto ad aprire l’armadio. A quel punto tutta la classe, ignara della scoperta avvenuta il giorno precedente, si mise a sghignazzare furbescamente, certa che non si sarebbe mai trovato nulla, e cosi fu, almeno in un primo momento; ma quando le labbra del Mauri proferirono le fatidiche parole <alza per favore quella mensola sul fondo>, le espressioni sul viso degli alunni cambiarono rapidamente e si pietrificarono in quello stato. Ormai scoperti e senza scampo, tutti gli studenti convennero che fosse meglio scrivere una bella lettera di scuse alla Preside dove ammettevano le loro colpe e si prendevano tutta la responsabilità, perché nel frat- tempo la Dirigente aveva rimproverato severamente tutte le classi di quel piano, tra cui anche la nostra povera ed innocente 3 BME. Quella che segue è la lettera di scuse. <Alla Dirigente Scolastica Oggetto: scomparsa di “alcuni” cancellini La lettera che legge è firmata da tutti gli alunni della nostra classe e si riferisce alla scomparsa di numerosi cancellini dalle aule scolastiche situate sul piano della sala stampa. Vorremmo innanzitutto informarla che tale scomparsa è dovuta ad uno scherzo rivelatosi di cattivo gusto del quale siamo responsabili: infatti eravamo noi a prelevare i cancellini dalle altre aule e a nasconderli nel doppio fondo del nostro armadio di classe, senza immaginare il disagio provocato agli altri alunni. Il nostro intento era quello di divertirci in un modo che ritenevamo tutto sommato innocente ma,essendo stati scoperti dal Sig. Maurizio Ferrari, addetto alla sala stampa, ed essendoci resi conto del danno provocato, abbiamo compreso quanto puerile e sbagliato fosse il nostro gesto. Abbiamo così deciso all’unanimità di scriverle questa lettera per scusarci del nostro comportamento. Con la presente, infatti, intendiamo assumere la responsabilità del nostro gesto. Cominceremo innanzitutto con il risarcire le classi che a cui è stato imposto di rifondere il costo dei cancellini. Promettendole che da parte nostra non ci saranno più atteggiamenti di questo tipo,ci scusiamo, sperando che lei accetti le nostre scuse, e siamo ponti a ricevere un suo eventuale richiamo o provvedimento.> 52 Simone Favaro e Andrea Mazzocchi I GUFI di Luca Gaggino 53 SOLUZIONI DI “TEST CURIOSI” SOLUZIONI DI “CI VUOLE UN PO’ DI TESTA” RISPOSTA Test n.1: Sperava che il giovane si ripresentasse di nuovo al funerale. Se avete risposto così pensate come uno psiopatico. Questo test era usato da un celebre psicologo americano per sapere se una persona aveva una mentalità da assassino. Molti serial killer hanno fatto il test e risposto correttamente. Se non avete trovato la risposta giusta...meglio per voi. Se i vostri amici la trovano, mantenete le distanze... RISPOSTA Test n.2: Quante F? Tre? ERRORE!, ce ne sono 6. Non è uno scherzo, tornate a contare. La spiegazione è che il cervello non registra “OF”. Incredibile, vero? Chi conta 6 F al primo tentativo è un genio, 4 o 5 è raro, 3 è normale, meno di 3, dovete cambiare occhiali. RISPOSTA Test n.3: Avete pensato s un MARTELLO ROSSO non è vero? Se non è così fate parte del 2% della popolazione la cui mente è abbastanza diversa per pensare a qualcos’altro. Il 98% della popolazione risponde martello rosso se le si dà da fare questo esercizio. RISPOSTA Test n.5: Il maiale serve da test della personalità. Se l’hai disegnato. - sulla parte superiore del foglio: sei positivo e ottimista. - verso il centro: sei realista. - verso il basso del foglio: sei pessimista e hai tendenza a un comportamento negativo. Se il maiale guarda verso sinistra: credi alla tradizione, sei amichevole ti ricordi facilmente delle date: compleanni, anniversari ecc. Se guarda verso destra: sei innovatore, attivo ma non hai molto senso della famiglia e non dai importanza alle date importanti. Se guarda di faccia verso di te: sei diretto, ti piace fare l’avvocato del diavolo e non hai paura di affrontare discussioni. Se gli hai aggiunto molti particolari: sei analitico, paziente e diffidente. Se non ha molti particolari: sei emotivo, ingenuo, non molto metodico e prendi molti rischi. Se gli hai disegnato meno di 4 zampe: sei esitante o forse stai vivendo un periodo di grandi cambiamenti nella tua vita. Se gli hai disegnato 4 zampe: sei sicuro, ostinato e ti attacchi ai tuoi ideali. Se gli hai disegnato più di 4 zampe: sei un idiota. La misura delle orecchie indica la tua capacità di ascolto verso gli altri: più sono grandi, meglio è. La lunghezza della coda indica la qualità delle tue relazioni sessuali, di nuovo più è lunga meglio è! OK, chi ha dimenticato di disegnare la coda??? SOLUZIONI T9 a. playstation b. fattucchiera c. ingegneria d. carlo verdone e. arlecchino SOLUZIONE I BARILOTTI Si mettono a caso tre barilotti su un piatto della bilancia e altri tre sull’altro: se i piatti restano in equilibrio, è il settimo barilotto che contiene la polvere. Se invece uno dei piatti scende, si prelevano dal piatto questi barilotti e si pesano solo due di questi con lo stesso sistema di prima. Il barilotto di polvere si trova sul piatto che scende. Se la bilancia è in equilibrio, la polvere è nel terzo barilotto che non è stato messo sul piatto. SOLUZIONE LO SMEMORATO Bianchi-fisica-meccanica-martedì Verdi-matematica-elettronica-venerdì Gialli-italiano-chimica-lunedì SOLUZIONE L’INSEGNANTE PERSPICACE la professoressa, dopo aver separato i quattro ragazzi, chiede a loro quale ruota era forata e i ragazzi non si erano accordati su quale ruota dovevano dire. SOLUZIONE LA PASSWORD basta elencare le tre serie di numeri e barrare quelli errati secondo sulle istruzioni: 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 Quindi il numero è il 75 SOLUZIONE UN’ALTRA PASSWORD la password è LAPIS 54 SOLUZIONI DI “QUESITI” RISPOSTA Test n.1: Ecco la sequenza: passano Alberto e Bruno con la torcia e Bruno torna con la torcia (2+2=4 minuti). Bruno cede la torcia e passano Carlo e Davide, torna Alberto (10+1=11 minuti). Poi passano Alberto e Bruno (2 minuti). Totale: 4+11+2=17 minuti RISPOSTA Test n.2: Conviene cambiare. Se non cambiamo abbiamo 1/3 di probabilità di vincere (perchè abbiamo scelto una porta su tre). Se invece cambiamo abbiamo 2/3 di probabilità di vincere. Infatti, ci sono tre scenari possibili, ciascuno avente 1/3 di probabilità: 1 il giocatore sceglie la capra numero uno. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto. 2 il giocatore sceglie la capra numero due. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto. 3 il giocatore sceglie l’auto. Il conduttore sceglie una delle due capre. Cambiando, il giocatore trova l’altra capra. La strategia “cambiare” porta quindi alla vittoria in due casi su tre. RISPOSTA Test n.3: Basta applicare il teorema di Pitagora. Se noi immaginiamo di alzare la corda al centro del campo, si vengono infatti a creare due triangoli rettangoli uguali la cui ipotenusa è pari a metà corda (50.5 metri), un cateto è pari alla metà del campo (50 metri) e l’altro cateto è pari all’altezza massima raggiunta dalla corda. Dal momento che il quadrato costruito sull’ipotenusa è pari alla somma dei quadrati costruiti sui cateti sappiamo che: 50,52 (50,5 x 50,5) -502 (50 x 50) = h2 quindi h2 = 50,25 che sotto radice quadrata è poco più di 7. L’altezza massima della corda è quindi pari a circa 7 metri. Puoi passare col Tir. RISPOSTA Test n.4: L’unico nome di persona italiano che non ha nessuna lettera in comune con il nome Carlo è Giuseppe. 55