Progetto Friuli Future Forum Avviato nel 2010 su iniziativa del presidente della Camera di Commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, il progetto Friuli Future Forum si offre come strumento innovativo di sostegno alla crescita economica e sociale del territorio friulano. All’inizio con il coordinamento di Lorenzo De Rita, e dalla fine del 2012, su progetto di Renato Quaglia, ha inaugurato un programma dedicato esplicitamente alle imprese e al futuro: dal Future Forum all’osservatorio dell’innovazione, alla rete di collaborazioni e iniziative territoriali con i protagonisti del sistema imprenditoriale, produttivo, della formazione, universitario, scolastico, culturale, della ricerca [www.friulifutureforum.com]. AGENDA DEL FUTURO - UDINE 2024 Nel 2014 la Camera di Commercio di Udine, in collaborazione con il Comune di Udine, ha commissionato all’OCSE - LEED uno studio sui possibili indirizzi futuri per lo sviluppo della Città di Udine. Questa pubblicazione presenta il documento che l’OCSE - LEED ha consegnato nel mese di maggio 2015 e testimonia in parte il lavoro e il metodo partecipativo che lo ha preparato. È un importante contributo, premessa di un prossimo piano strategico di sviluppo, che viene offerto alla città e a chi ne ha e ne vorrà avere responsabilità riguardo il futuro. È un documento e un lavoro che, pur in contesto e in una fase storica così difficile e complessa (anzi, forse proprio in ragione di ciò) invita una comunità a riconoscere la necessità di un disegno comune cui aderire e cui contribuire, che muova da una visione condivisa e per questo partecipata. Comune di Udine Camera di Commercio di Udine Friuli Future Forum AGENDA DEL FUTURO UDINE 2024 FORUM FORUM Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’ è stato promosso dalla Camera di Commercio di Udine e dal Comune di Udine. È stato coordinato e realizzato da Friuli Future Forum con partner scientifico OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - Parigi, con il sostegno finanziario e la collaborazione della Camera di Commercio di Udine Friuli Future Forum Comune di Udine La presente pubblicazione è stata curata da Renato Quaglia Il Report OCSE è pubblicato in origine in inglese con il titolo: OECD LEED Programme Report: Delivering Local Development – The UDINE Agenda © 2015 OECD - tutti i diritti riservati © 2015 CCIAA di Udine per questa edizione in italiano La qualità della traduzione e la sua coerenza con il testo in lingua originale sono responsabilità esclusiva degli autori della traduzione. In caso di discrepanza tra l’originale e la traduzione, prevale il testo dell’originale. In copertina Angelo segnavento, chiesa di Santa Maria, castello di Udine (fotografia di Claudio Marcon) Stampa PressUp, Ladispoli (RM) © Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Udine Via Morpurgo, 4 - 33100 Udine Tel. 0432 273111 www.ud.camcom.it FORUM 2015 (prima ristampa) Editrice Universitaria Udinese srl Via Palladio, 8 - 33100 Udine Tel. 0432 26001 / Fax 0432 296756 www.forumeditrice.it ISBN 978-88-8420-907-8 Si ringrazia per il sostegno finanziario AGENDA DEL FUTURO UDINE 2024 INDICE Giovanni Da Pozzo Per lo sviluppo del territorio pag. 9 Furio Honsell Oltre il declinismo, per l’innovazione » 11 Sergio Arzeni Prefazione »15 Renato Quaglia Un’agenda per lo sviluppo di Udine » 17 Paolo Ermano L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine: un’analisi quantitativa » 35 SINTESI DEI TAVOLI DI LAVORO Agenda del futuro : Udine 2024 / a cura di Renato Quaglia. Udine : Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Udine : Forum, 2014. In testa al frontespizio: Camera di Commercio di Udine, Friuli Future Forum, Comune di Udine ISBN 978-88-8420-907-8 1. Sviluppo economico – Previsioni – Udine I. Quaglia, Renato II. Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Udine III. Friuli Future Forum IV. Udine 338.9453911 (WebDewey 2015) - SVILUPPO ECONOMICO E POLITICHE DI SVILUPPO. Udine Scheda catalografica a cura del Sistema bibliotecario dell’Università degli studi di Udine Sessione 01. Una visione per la città di Udine Tavolo 01/Visioni: Energia - Agroalimentare Tavolo 02/Visioni: Popolazione - Cambiamento e Programmazione Tavolo 03/Visioni: Commercio - Servizi Tavolo 04/Visioni: Lavoro - Università Tavolo 05/Visioni: Città - Cultura Tavolo 06/Visioni: Investimenti - Mobilità Tavolo Studenti »55 » 63 Sessione 02. Una strategia per la città di Udine Tavolo 01/Strategie: Commercio - Servizi Tavolo 02/Strategie: Lavoro - Università Tavolo 03/Strategie: Città - Cultura »93 » 103 » 107 » 111 » » » » » » 67 71 75 79 84 88 6 Indice Tavolo 04/Strategie: Energia - Agroalimentare Tavolo 05/Strategie: Cambiamento e Programmazione - Popolazione Tavolo 06/Strategie: Investimenti - Mobilità » 115 » » 118 122 Sessione 03. Le azioni per la città di Udine Tavolo 01/Azioni: Popolazione - Cambiamento e Programmazione Tavolo 02/Azioni: Investimenti - Mobilità Tavolo 03/Azioni: Agroalimentare - Energia Tavolo 04/Azioni: Università - Lavoro Tavolo 05/Azioni: Città - Cultura Tavolo 06/Azioni: Commercio - Servizi »129 » » » » » » 137 141 145 149 153 157 Roberto Grandinetti Tavoli di lavoro: considerazioni al margine » 163 » » » » 183 184 186 188 » » » » » » 192 201 205 213 217 218 » 222 REPORT OCSE: UN PROGRAMMA PER IL FUTURO DI UDINE 1. Sommario 2. Alcuni principi fondamentali 3. Udine: storia e contesto locale 4. L’economia di Udine 5. Che cosa ne pensa Udine? Le conclusioni dei tavoli di lavoro dell’Agenda del Futuro 6. Contesto nazionale e internazionale di Udine 7. Alcune scelte e idee emergenti 8. Sintesi: quattro scenari 9. Conclusioni 10. Azioni future Organismi e associazioni di categoria partner Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare Seneca 9 PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO Al centro del nostro lavoro, del nostro impegno di enti e istituzioni deve restare sempre lo sviluppo del territorio. Questo riguarda certamente la missione di un ente come la Camera di Commercio, ma più probabilmente, qualunque ruolo rivestiamo, anche la nostra responsabilità di cittadini, che la crisi di questi anni – e il nuovo modello economico che sta ridisegnando, carico di opportunità e di rischi – ci impone di rinnovare in modo nuovo, attivo e soprattutto partecipato. Dopo aver cercato in questi anni, attraverso Friuli Future Forum, di richiamare l’attenzione della comunità verso il futuro, lo scorso anno abbiamo intrapreso un progetto che riguarda il nostro futuro, il futuro della città e del Friuli. Le nuove coordinate che disegnano i prossimi anni sono orientate contemporaneamente alla cura del rafforzamento territoriale e al tempo stesso della sua capacità di internazionalizzarsi e dialogare con i mercati mondiali. È un dialogo, quello tra globale e locale, che da diversi decenni accompagna il dibattito sullo sviluppo dei territori, ma che in questi anni è uscito da una dimensione potenziale, per diventare una assoluta necessità. Così come è altrettanto necessario, e non solo quando si parla di futuro, uscire dagli approcci solipsistici e rivolgerci decisamente verso scelte condivise, partecipate, che coinvolgano il più ampio numero di soggetti rappresentativi del sistema economico, formativo, sociale e culturale della comunità. Nel presentare il documento che l’OCSE ha prodotto, su nostra commissione, sui possibili scenari futuri di sviluppo di Udine e del suo territorio, ripenso all’intenso lavoro che abbiamo fatto in un anno, orientato sui due poli che segnano questa epoca: il locale e il globale. Abbiamo raccolto e consegnato agli esperti della maggiore organizzazione internazionale di studi economici, una documentazione che è stata prodotta con il contributo dell’intero sistema udinese. Rappresentanti delle categorie economiche, le loro associazioni, l’Università, il terzo settore, la scuola secondaria, le forze sociali, le istituzioni culturali, hanno contribuito in maniera determinante ad arricchire un 10 11 Giovanni Da Pozzo dossier che ha offerto all’OCSE non solo dati e statistiche, ma anche idee, attese, criticità che possono rendere effettivamente praticabile, sostenibile (appunto perché non teorico, ma basato su concrete risultanze di ascolto pubblico) lo scenario di futuro che questo documento presenta oggi alla città e ai suoi decisori pubblici. Questa pubblicazione ripercorre e documenta il lavoro e i materiali che sono stati prodotti per permettere all’OCSE di indicare gli scenari possibili e gli strumenti utili a ridare prospettiva organizzata e programmata a un nuovo sviluppo della città e del suo territorio. E nel farlo descrive anche l’approccio che la Camera di Commercio di Udine ritiene di dover svolgere – attraverso questo progetto come in tutte le altre proprie attività – perché il proprio contributo all’economia e allo sviluppo territoriale sia il più fattivo ed efficace possibile. In questa iniziativa, come anche nell’organizzazione del Future Forum autunnale, siamo stati affiancati dal Comune di Udine, il cui coinvolgimento nei lavori preparatori del dossier su Udine è stato attivo in ogni fase di questo percorso, che anche la Regione Friuli Venezia Giulia ha seguito da vicino e con l’attenzione necessaria. Gli scenari e le indicazioni su alcune delle direttrici che Udine potrebbe intraprendere per preparare un futuro migliore per se stessa, sono una premessa, non un catalogo. A una Agenda come quella che presentiamo, deve seguire poi un piano strategico: l’Agenda indica delle traiettorie e indica i fattori che le renderebbero probabili, devono essere poi la comunità stessa, le sue componenti attive, i decisori pubblici e privati, a scegliere i propri percorsi e soprattutto a guidarli nel tempo. Oltre gli interessi di parte, come dicevo, in una logica di sistema e di impegno comune tra pubblico e privato, insieme interpretando le opportunità che un contesto in profondo cambiamento offre a un territorio, Udine e il Friuli, che hanno già dimostrato, in altri anni, di essere capaci di superare crisi storiche, economiche, anche inflitte dalla natura, producendo ogni volta futuro e sviluppo. Giovanni Da Pozzo Presidente della Camera di Commercio di Udine OLTRE IL DECLINISMO, PER L’INNOVAZIONE Il processo partecipativo, propedeutico alla preparazione di questo documento di sintesi, è di particolare significato in sé, anche al di là dell’interesse dei contenuti specifici e delle proposte strategiche che sono qui avanzate per orientare il futuro della città di Udine. Interrogarsi sul futuro, anzi sul proprio futuro in modo sistematico e collettivo, porsi il compito di definire i propri obiettivi sia individualmente sia in modo integrato come sistema urbano e regionale, è un esercizio fondamentale, ancorché poco praticato. È però, probabilmente, insostituibile in un’epoca come quella contemporanea che pone proprio la sfida del cambiamento permanente di scenari, di paradigmi e di traiettorie, cambiamenti ai quali non ci si deve solamente adattare passivamente, ma che invece si devono attivamente anticipare. Il processo che ha condotto a questo documento si è articolato in diciannove tavoli tematici guidati da accademici ed esperti che, da ottobre a dicembre del 2014, hanno visto dibattere duecento leader e rappresentanti dei portatori di interesse della Città, sull’analisi critica del presente e sulla propria idea di futuro. A questi si sono aggiunti i contributi di altri studiosi basati su un’ampia raccolta di dati economici, demografici e sociali di Udine e del Friuli. E infine, il tutto è stato posto sotto l’attenta lente dell’OCSE, che ha prodotto il presente documento. Esprimo quindi tutta la riconoscenza alla Camera di Commercio e al suo Presidente Giovanni Da Pozzo per aver proposto questo progetto curato da Renato Quaglia, ma altrettanta gratitudine va anche a Gabriele Giacomini, Assessore per l’innovazione al Comune di Udine, appunto, per aver voluto che il nostro Comune non rimanesse nella platea degli spettatori ma ne fosse, invece, promotore e parte attiva. Voglio infine sottolineare tutto l’orgoglio per aver contribuito a rendere possibile questa iniziativa che è, per un’Amministrazione, un coraggioso esercizio di ascolto e che manifesta la volontà di mettersi in gioco per il miglioramento. 12 Furio Honsell Il quadro che emerge di Udine è quello di una città che ha saputo confrontarsi con la crisi e la successiva recessione economica molto meglio di tanti altri territori. E questo in virtù della sua pluralità diversificata, della propensione all’alta formazione e della fermezza di principi e valori sia nella classe imprenditoriale sia nella pratica politica. Emerge però un diffuso sentimento di declinismo, come lo chiama l’OCSE, sentimento che accomuna Udine a numerosi altri territori europei. E senza mezzi termini l’OCSE mette in guardia «sulle conseguenze potenzialmente negative di una meta-narrazione inappropriatamente pessimistica» che sono emerse in alcuni tavoli di lavoro perché una visione declinista rischia di «diventare auto-avverante». L’OCSE pone invece gli interessanti interrogativi socratici: «Fino a che punto Udine si trova in declino o sta semplicemente cambiando?» e «Udine sa che cosa è oggi?». Ripensando alla propria storia, e al proprio ruolo di città di riferimento per il Friuli, Udine ha secondo l’OCSE una molteplicità di risorse e opportunità che potrà cogliere se saprà avere una leadership coesa in tutti i settori e con il contributo di tutti. In questa luce, la prospettiva dell’aggregazione tra Comuni sotto forma di Unioni costituisce un primo banco di prova per dialogare con i territori più prossimi in chiave di progresso. Con soddisfazione leggo che viene ancora raccomandato come strumento per la creazione di valore economico e sociale il modello della ‘tripla elica’, che ho anche personalmente favorito sia come Rettore dell’Università sia in qualità di Sindaco, ovvero quello del dialogo e della contaminazione reciproca tra ricerca, imprenditoria e amministrazione pubblica. Tenendo conto delle caratteristiche demografiche di Udine penso che siano due le direzioni lungo le quali orientare la tripla elica. La prima è quella dell’economia verde, declinata sia come efficientamento energetico negli stili di vita e nei servizi, sia come sviluppo sostenibile in tutti i settori dal primario al terziario, ma con particolare attenzione alla casa, che è sempre stato il fil rouge dell’economia friulana. L’altra direzione è quella della salute e del benessere, sia negli aspetti di erogazione di servizi sia nella produzione di strumenti che possano aiutare a perseguire stili di vita sani. Tra le indicazioni fornite da questo documento trovo di particolare Oltre il declinismo, per l’innovazione 13 ispirazione quelle relative a: un maggior coinvolgimento delle donne e degli anziani nella vita socio-economica; una maggiore disponibilità al cambiamento nei paradigmi relazionali, che è inevitabile dato il processo di internazionalizzazione; un più convinto atteggiamento proattivo e di messa a rete; e infine un impegno forte al miglioramento dei collegamenti, sia immateriali che materiali, di Udine con le reti nazionali e intercomunali. Appare molto suggestivo il modello di sviluppo per Udine chiamato Laboratorio di crescita urbano, perché è nel DNA di questo territorio, che da Linussio a Malignani da Solari a Danieli ha sempre saputo essere dapprima trendspotter e poi leader nell’innovazione. Maggior lavoro di squadra e capacità di ascolto del punto di vista degli altri portatori di interesse sono gli ingredienti che vengono raccomandati insieme a una leadership che vada oltre i paradigmi del passato. L’OCSE è chiara su questo: tutti i portatori di interesse sono certamente condizionati dall’evoluzione del sistema ma non devono dimenticare di essere anche gli attori di questa evoluzione. Nessuno può chiamarsi fuori a giudicare come operano gli altri, deve invece concretamente mettersi in gioco. Alla luce di tutto ciò, come Amministrazione pubblica continueremo a impegnarci, ad assistere e a stimolare l’imprenditoria nello spirito dell’altra grande tradizione friulana dei diritti civili, che ci ha visti e ci vede sempre impegnati. Come riconosce l’OCSE, la qualità dell’ambiente naturale ma anche sociale, insieme a una libertà di pensiero e di ideazione, sono gli ingredienti per rendere un territorio come Udine sempre più attraente agli occhi dei visitatori e dei lavoratori più creativi e più pronti a trasformare le sfide della contemporaneità in opportunità. Furio Honsell Sindaco della città di Udine 15 PREFAZIONE Il Programma LEED (Sviluppo economico e dell’occupazione a livello locale) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è stato creato nel 1982 con il mandato di promuovere e accelerare lo sviluppo locale per raggiungere la crescita economica nazionale e l’inclusione sociale. Ho guidato questo Programma sin dalla sua creazione in OCSE, destinato a imprimere una cultura di collaborazione e di condivisione delle conoscenze. Fondamentale per questo approccio è stata la creazione del nostro Club dei Partner LEED – un forum unico che negli ultimi tre decenni ha riunito gruppi imprenditoriali, autorità locali, università e agenzie di sviluppo per ripensare e trasferire effettivo sviluppo locale. Questo progetto è frutto di una collaborazione fra tre importanti Partner LEED, la Camera di Commercio di Udine e Friuli Future Forum; New Economy, Manchester e Ilex URC, Derry-Londonderry. Il Programma LEED è stato il cuore dell’attività. Il nostro lavoro può essere ricco di significato solo se ricorriamo ai nostri esperti locali per aiutare a costruire appositi strumenti per lo sviluppo locale. Questo progetto innovativo e i suoi risultati pongono ancora una volta l’Italia al centro del pensiero di sviluppo locale. La crisi ha posto a tutti noi nuove sfide e tutti sappiamo che nuove coalizioni, nuovi modi di lavorare e nuove soluzioni sono necessarie. I risultati dell’Agenda del Futuro 2024 fanno proprio questo. Desidero ringraziare la Camera di Commercio di Udine e il suo Presidente Giovanni Da Pozzo, Renato Quaglia e il suo team dedicato a questo lavoro a Udine. Debra Mountford ha guidato questo progetto per conto dell’OCSE, Mike Emmerich è stato l’autore principale e Gerard McCleave un consulente chiave. Mike e Gerard hanno generosamente trasferito le loro capacità e competenze per rendere l’Agenda del Futuro 2024 un approccio pionieristico allo sviluppo locale con metodo bottom-up. Sergio Arzeni Direttore del Centro per l’imprenditorialità, le PMI e lo sviluppo locale - OCSE / Programma LEED 17 UN’AGENDA PER LO SVILUPPO DI UDINE Un metodo partecipativo e la sua organizzazione Renato Quaglia Lo sviluppo locale come modello partecipativo, nell’epoca delle cittàstato e delle città-periferie Il secondo decennio del XXI secolo subisce ancora le pesanti conseguenze del crollo economico e finanziario della decade precedente, che tuttora condizionano governi e mercati. Per le città che cercano una rigenerazione strategica, molti analisti sostengono che i prossimi anni inizierà un nuovo ciclo di sviluppo, con caratteristiche profondamente diverse da quelle conosciute sino a oggi. In un contesto comunque così impegnativo, lo sviluppo locale dovrà ridefinire i propri indirizzi e anche diversi modelli per il sostegno alle economie e alle comunità. Le pratiche dello sviluppo locale in questi ultimi anni hanno preso avvio in conseguenza e come tentativo di risposta a crisi in atto. Ma le crisi che oggi anche territorialmente conosciamo, sono determinate direttamente o indirettamente anche da fattori esterni, da tendenze che restano fuori dalla portata e dalla volontà delle comunità e che, a quelli locali, sovrappongono piani e dimensioni nazionali e internazionali. Sono crisi che determinano una nuova congiuntura, che appare non solo molto difficilmente condizionabile dall’approccio territoriale, ma provoca anche profondi cambiamenti di prospettiva e anche sociali che diventano, insieme, elementi che influenzeranno i vincoli e i tratti caratteristici del nuovo ciclo in atto. Per le città che intendono reagire alle sfide poste dalla fase post-crisi, rilanciando il proprio ruolo e le proprie strategie di sviluppo è essenziale definire – anche con sperimentalità di azione e modelli – un’agenda e una visione comune per il futuro. La globalizzazione ha profondamente modificato il paesaggio sociale, politico e produttivo degli stati-nazione e di vaste aree transnaziona- 18 Renato Quaglia li, di cui credevamo consolidati i confini e le gerarchie interne. Ha avuto effetti diretti sulle città, che prima erano solo articolazioni di nazioni, ora sono anche soggetti liberati o potenzialmente svincolati da quella appartenenza, anche se in parte restano ancora dipendenti dalle politiche e dalle economie nazionali e in parte scoprono di essere vincolate a macrofenomeni globali (come evidente in questa fase di crisi e dagli orientamenti dei mercati e dei network transnazionali). È comunque una nuova epoca, quella in cui si ritrovano oggi le città: un’epoca che offre la possibilità di assumere nuovi ruoli e di considerare potenzialità inimmaginabili sino a qualche decennio fa. Ora le città – come già molti anni fa indicò Saskia Sassen1 – sono luoghi di intersezione tra globale e locale, ibridazioni che interconnettono ambiti che un tempo parevano inconciliabili. Sono soggetti autonomi, per certi aspetti separati, lasciati alla capacità di vento delle sole proprie vele, come navi che hanno perso o possono lasciare la propria posizione predefinita nella flotta e, indipendenti, possono seguire (o subire) rotte in mari finora mai navigati. Numerose metropoli (che oggi definiamo mondiali) hanno potuto interpretare radicalmente questa nuova condizione: hanno enormemente sviluppato le proprie potenzialità locali e hanno affrontato mercati internazionali, assumendo ruoli centrali nell’economia finanziaria che si è imposta alla fine del Novecento2. Queste città hanno ormai più Le città nell’economia globale, il Mulino, Bologna, 2004. «A partire dagli anni Ottanta, l’apertura delle economie nazionali agli investitori esteri e l’esplosione delle innovazioni finanziarie hanno accresciuto la natura speculativa della finanza, rafforzando la tendenza alla concentrazione in un numero limitato di centri finanziari. Si entra nell’era globale, che comporta, per le città sedi di centri finanziari, enorme accentramento di risorse. A seguito di un’immediata concentrazione nelle città di Londra, New York e Tokio, già a inizio anni Novanta è osservabile una forte espansione: le attività finanziarie e i servizi alla produzione cominciano ad addensarsi in luoghi specifici, ovvero nei centri finanziari delle città globali dei rispettivi paesi: Parigi in Francia, Francoforte in Germania, Milano in Italia, Toronto in Canada, e così via. Nel giro di vent’anni si è così costituita una geografia di città globali, riconosciuta da un numero sempre maggiore di studiosi. Peter J. Taylor all’interno del dipartimento di geografia della Loughborough University, muoveva nel 1997 dall’idea che le città globali fossero tra loro in una gerarchia di rapporti di forza. Parnreiter nota come la rete urbana globale risulta essere allo stesso tempo interconnessa e unitaria ma anche gerarchica e generatrice 1 2 Un’agenda per lo sviluppo di Udine 19 caratteri in comune tra loro, su scala planetaria, che con i rispettivi contesti regionali o nazionali. Questa ridefinizione di ruoli tra nazioni e città-stato, ha determinato nuove gerarchie che hanno riposizionato l’intero tessuto urbanizzato dei singoli paesi. Il confronto su scala globale e non più regionale-statale ha però determinato effetti anche su quelle città che non potevano disporre dei fattori più favorevoli alle nuove opportunità concesse. Il policentrismo e la poliarchia italiana, il territorio molecolare della piccola e media industria, motore della tenuta economica e dell’affermazione del made in Italy – la cosiddetta Terza Italia di Fuà e Bagnasco che faceva intuire un possibile equilibrio alternativo – ha subito drastici ridimensionamenti dalla nuova fase della globalizzazione e della crisi. La stragrande maggioranza delle città che competevano su scala anche internazionale e ora vengono ridimensionate a un grado territoriale, per effetto di questo fenomeno è scivolata in una posizione di subalternità strutturale, lambendo o addirittura assimilandosi alle aree marginali o minori delle diverse nazioni, ai cui destini ed economie i governi centrali hanno dedicato poca attenzione. È uno scenario in continua e straordinaria mutazione, quello che sta costringendo le città ad aggiornare costantemente la propria prospettiva di indirizzo. È un incessante rovesciamento di fronti: potenzialità che si schiudono al mondo e contemporaneamente spazi che si comprimono per effetto di politiche nazionali recessive; trasferimento di deleghe nazionali e necessità di azioni sovra-locali per sondare e dialogare con altre città-stato (o città-regione); scale di valori, compiti, competenze tra loro imparagonabili che dal macro al micro convivono, si condizionano a vicenda, si contraddicono. di competizione al proprio interno, secondo un modello gerarchico anomalo, nel quale nessun centro è realmente autonomo. È questo un sistema nel quale vi è l’interesse ad immettere sempre più centri e nel quale del resto i centri dominanti, allo stesso tempo, consolidano posizioni di dominio. Si aggiungono allora nuovi motivi che consentono l’accentuarsi della gerarchia all’interno della rete: infrastrutture, risorse umane, informazioni, valutazioni e vendibilità dei rischi, nuove tendenze globali, innovazioni, si concentrano, si ricercano e si promuovono sempre di più in pochi centri, dai quali l’economia globale viene controllata, venduta, arricchita» (Andrea Ligi, Commonware, 2014). 20 Renato Quaglia L’Italia e i paesi industrializzati hanno attraversato in questi anni una crisi durissima, che ha rimesso nuovamente in discussione, oltre che le precedenti policy economiche e sociali, anche la stessa idea di responsabilità pubblica, di gestione della rappresentanza politica e del potere decisionale (ampliandosi a dismisura nelle più ampie applicazioni dei concetti di rappresentanza). Le dimensioni dell’astensionismo – come quelle della disaffezione verso le tradizionali formule della rappresentanza associativa – sono in questo senso un indicatore che sarebbe fuorviante ridurre esclusivamente a un dato statistico di partecipazione elettorale. Il fenomeno è diffuso, pur con diverse intensità, forse radicalizzato dalla crisi, ma non certo nuovo3. In tutta Europa i diversi sistemi rappresentativi da tempo cercano modelli politico organizzativi attraverso cui rigenerarsi, spesso esercitando modelli di rapporto diretto e non intermediato tra leader e cittadini, altre volte sperimentando forme di partecipazione dal basso, che pongano in termini nuovi e pragmatici il tema della definizione e della gestione partecipata delle policy pubbliche. L’idea di democrazia basata sulla partecipazione plurale oggi offre risultati concreti soprattutto quando si può applicare ad ambiti circoscritti, a problemi misurabili come quelli che si riferiscono a un singolo territorio, a una città, un quartiere, un singolo tema, perché quella dimensione consente una verifica e una pratica concreta di attivazione dell’azione sociale e collettiva. In un contesto in costante cambiamento, in cui le strutture di potere e rappresentanza sono in balia di un discredito diffuso e prevalente, un metodo organizzativo dell’azione politica che parta dal basso e sia fortemente ancorato a specifiche dimensioni progettuali, appare un approccio capace di mettere in relazione democrazia della competenza e democrazia della partecipazione. La democrazia della partecipazione (quando voglia essere effettiva – certe sperimentazioni nell’utilizzo del web, pur interessantissime, «A partire dagli anni Ottanta, il fenomeno della frammentazione sociale e della diversificazione delle domande che ne deriva ha investito quasi tutti i sistemi politici democratici e, di conseguenza, i partiti hanno incontrato maggiori difficoltà nell’offrire e garantire una rappresentanza politica efficace e convincente» (Gianfranco Pasquino, I problemi della rappresentanza politica, 2009). 3 Un’agenda per lo sviluppo di Udine 21 dimostrano ancora una relativa dispersività e una non adeguata capacità rappresentativa – e per i modelli che oggi conosciamo4) può più facilmente esercitarsi a livello di policy territoriali o urbane. La dimensione e i temi che possono riguardare le città, in particolar modo, consentono infatti al cittadino di esercitare una capacità partecipativa che produca efficacia e al decisore pubblico di circoscrivere e misurare le aspettative e la domanda espressa dai gruppi e dai portatori di interesse. La scala urbana permette di accorciare la distanza tra cittadino e rappresentante, un monitoraggio continuo e un’azione diretta di pressione e dialogo con il decisore pubblico, un’attenzione reale a come l’azione collettiva si può trasformare in azione pubblica, di ricompattare l’allentamento dei rispettivi vincoli. Udine è una città e il Friuli è un territorio che esprimono da tempo il disagio di chi è consapevole che il futuro europeo e del pianeta tracciato dalla globalizzazione si sta costruendo in città e territori diversi e lontani, lungo rotte di flussi finanziari, produttivi e creativi che trovano i propri gangli negli snodi di una rete internazionale interconnessa, da cui Udine e il Friuli restano sostanzialmente separate, in una attesa La partecipazione attiva a cui si fa maggior riferimento in questi anni, trova le proprie radici in forme di autorganizzazione politico-sindacale sin dai primi decenni del Novecento, quando ad esempio, intorno agli anni Trenta, a Chicago, il sociologo Saul Alinsky introdusse un metodo partecipativo che disegnava un modello di autorganizzazione politica, il Community Organizing. Si trattava di gruppi di persone e lavoratori, che si percepivano come ‘gruppi di interesse pubblico’, si mobilitavano a difesa delle comunità locali, aprendo confronti anche aspri, quando non conflittuali con le amministrazioni locali, per influenzare i processi decisionali a proprio favore. La storia moderna è oggi ricca di esperienze in questa direzione (si pensi al rapporto tra il sindacato e il Labour party in Gran Bretagna, l’organizzazione della SPD tedesca e il rapporto con la Fondazione Ebert, o le SSU di giovani e donne svedesi, l’impegno del LO norvegese nei programmi dei partiti politici e i molti think tank statunitensi ed europei di partecipazione attiva, dall’AEI americano all’AE danese all’ATS svedese). Si tratta di forme di partecipazione che, pur basate su ragioni che appartengono all’organizzazione sociale e politica del secolo scorso, oggi rappresentano un’alternativa alla significativa diminuzione della partecipazione (misurabile da molti indicatori: dall’adesione ai partiti alla presenza a manifestazioni pubbliche, dalla crisi della rappresentanza associativa e categoriale, alla militanza politica e alla partecipazione al voto) http:// www.fabriziobarca.it/blog/wp-content/uploads/2013/12/Ricominciamo-da-treFabrizio-Barca.pdf. 4 22 Renato Quaglia permanente di qualcosa che, pur accadendo altrove, determinerà i suoi effetti anche qui. È un isolamento percepito come distanza, geografica e sostanziale, dai centri dello sviluppo contemporaneo, per delle condizioni naturali il cui vantaggio è mutato nel tempo, insieme alle geografie politicoeconomiche; per un’infrastrutturazione insufficiente; per una recente mancanza di adeguate reti di collegamento relazionale interne ed esterne. Eppure, la percezione di isolamento non riguarda solo Udine. La condizione di ritardo nell’elaborazione e nell’assimilazione di fenomeni culturali, produttivi, sociali nati altrove precedentemente e assimilati con relativo ritardo, è una condizione che accomuna in Europa più dell’80% delle aree urbanizzate nelle diverse nazioni. L’Europa è composta, per la stragrande maggioranza, da aree e città minori, distanti – anche se geograficamente vicine – dai centri decisionali e direttivi del continente (l’Italia riconosce come ‘aree interne’ tre quinti del proprio territorio). La perifericità è la condizione quantitativamente dominante del paesaggio globalizzato («dicesi centro l’incontro di due periferie», precisava provocatoriamente Saskia Sassen in una celebre conferenza a Venezia, nel settembre 2006). L’isolamento di Udine è quindi un isolamento rappresentativo di una condizione che appartiene a molte città e territori, che hanno assistito e non hanno potuto partecipare alla straordinaria modificazione degli equilibri politico-economici-culturali degli ultimi 30/40 anni. Questa distanza è anche il risultato di una eccentricità, di una distanza dai pochi (pochissimi) nodi nevralgici che producono gli indirizzi dello sviluppo e condizionano il governo, la crescita, gli stili di vita dell’intera Europa. Questo distacco determina non solo un ritardo temporale nell’affermazione dei modelli socio-economici dominanti e già affermati altrove: comporta soprattutto conseguenze sul piano delle capacità complessive di una comunità, il loro progressivo depotenziamento – se il modello di sviluppo attuale procederà invariato. Le città e i territori che soffrono la percezione e l’oggettività di una marginalizzazione non sono necessariamente prive di potenziali di sviluppo rilevanti, ai fini della creazione di valore aggiunto, ma presentano piuttosto una Un’agenda per lo sviluppo di Udine 23 carenza di idee innovative e di capacità autonome di relazione e costruzione di futuro. Il rischio di molte città e territori minori europei è che la marginalità spaziale (geografica o fisica) riferita quasi esclusivamente ad aspetti di pura lontananza fisica dai centri dominanti, si trasformi in una marginalità sociale, legata a fenomeni umani come la demografia, la cultura, i fattori economici, la politica, la stessa struttura sociale. Certe regioni del nord del Portogallo, Extremadura in Spagna, la regione di Twente nei Paesi Bassi, il Palatinato occidentale in Germania, i cantoni di Lucerna e Uri in Svizzera, l’Epiro in Grecia, i territori intorno ai laghi Masuri in Polonia, sono zone effettivamente poco integrate all’interno di un sistema di riferimento, periferiche o di frontiera, regioni con risorse limitate, che per una qualsiasi ragione fanno fatica ad integrarsi e quindi rimangono a margine dei processi che contraddistinguono la vita e lo sviluppo delle società odierne… potrebbe proseguire a lungo l’elenco di territori e città che, mentre prosegue a tappe forzate il rafforzamento della centralità e dell’internazionalità delle città maggiori europee, rischiano di trasformare la marginalità attuale in isolamento strutturale e in prossimi fenomeni di più profonda portata. Udine e il Friuli non soffrono direttamente questa dimensione, la marginalità percepita interessa genericamente solo alcuni settori e aree della dimensione produttiva, relazionale, sociale. Ma il fenomeno non va sottovalutato, perché le accelerazioni e i portati degli sviluppi economici recenti, possono avere esiti su tempi molto più ridotti di quelli medio-lunghi che hanno segnato i cambiamenti del secolo scorso. Lo sviluppo locale di tipo partecipativo (in inglese Community Led Local Development, CLLD) è uno strumento che si è imposto negli ultimi anni per indirizzare e aumentare l’efficacia e l’efficienza delle strategie di sviluppo territoriale, delegando l’adozione di decisioni e l’attuazione a una partnership locale tra soggetti del settore pubblico, del settore privato e della società civile. Le pratiche dello sviluppo locale in questi ultimi anni hanno preso avvio in conseguenza e come tentativo di risposta a crisi in atto. Lo sviluppo locale è un processo e una complessa serie di azioni che invitano le comunità svantaggiate a migliorare la propria situazione economica, sociale, culturale e ambientale attraverso la valorizzazione 24 Renato Quaglia del pieno potenziale delle risorse endogene e dei suoi abitanti5. I programmi di sviluppo locale vogliono anche aiutare le città a sfuggire al destino dell’isolamento, sperimentare formule per allontanare questa prospettiva di marginalità, che riguarda molte centinaia di altre città che, pur non essendo circondate dal mare, sono sempre più delle isole, periferie sempre più lontane dai centri dello sviluppo6. L’isolamento è certo una condizione fisica, ma può essere sia la consapevolezza di una condizione oggettiva, sia invece il prodotto di una insufficiente percezione di sé, la convinzione di una minorità non avvalorata dai fatti ma diffusamente intesa, che permea la condizione di una comunità: non appartenere o corrispondere alla filosofia del ‘mainstream’, non partecipare attivamente con le proprie peculiarità al disegno del modello imperante di sviluppo. Il non far (o sentirsi) parte della corrente di pensiero vincente può portare ad un’elevata vulnerabilità, che si riflette soprattutto a livello sociale. La mancanza di un confronto attivo e di una reale partecipazione alla costruzione del futuro europeo, «…incoraggiare le comunità locali a sviluppare approcci integrati bottom-up di sviluppo, ove ci sia la necessità di rispondere alle sfide territoriali e locali con cambiamenti strutturali (città, aree geografiche funzionali e territori subregionali con specifici problemi geografici o demografici); costruire capacità comuni e stimolare l’innovazione (inclusa l’innovazione sociale), l’imprenditorialità e la capacità di rispondere ai cambiamenti, incoraggiando lo sviluppo e la scoperta di potenziali inespressi di comunità e territori; promuovere il senso di appartenenza comunitaria incrementando la partecipazione all’interno della comunità e sviluppando il senso di coinvolgimento che può aumentare l’efficacia delle politiche dell’Unione Europea; favorire la governance multi-livello prevedendo un percorso per le comunità locali affinché cooperino nel modellare l’attuazione degli obiettivi UE in tutte le aree…» (Sviluppo locale di tipo partecipato, Commissione Europea, da marzo 2014). 6 «Marginality can be defined as the temporary state of having been put aside of living in relative isolation, at the edge of a system (cultural, social, political or economic) … in mind, when one excludes certain domains or phenomena from one’s thinking because they do not correspond to the mainstream philosophy». «Marginality is generally used to describe and analyse socio-cultural, political and economic spheres, where disadvantaged people struggle to gain access (societal and spatial) to resources, and full participation in social life. In other words, marginalised people might be socially, economically, politically and legally ignored, excluded or neglected, and are therefore vulnerable to livelihood» (International Geographical Union, IGU, 2003). 5 Un’agenda per lo sviluppo di Udine 25 il non sentirsi parte di quella parte di Europa che promuove, costruisce, decide, determina il futuro della sua Unione, determina una condizione che mette in discussione, in questi territori e città marginali, la loro stessa identità storica e culturale, con conseguenze che accentuano lo stato di debolezza delle sue comunità, la cui prospettiva, sempre più limitata, si configurerà come un problema man mano più significativo anche per le città e i territori vincenti. «Les caractéristiques principales de la marginalité sociale sont le manqué de participation, le déracinement culturel et l’intégration forcée» (Guy Rocher, 1973). Se la città di questa epoca è un organismo obbligato a decidere quale ruolo assumere nel mondo che ridisegna i rapporti di forza e di relazione tra le sue diverse componenti, quella decisione deve riguardare diversi ambiti contemporaneamente: il proprio territorio di prossimità, la scena nazionale, il contesto internazionale. Talora la città può decidere e condizionare, altre volte subire condizionamenti esterni, siano nazionali o internazionali. Può scegliere un atteggiamento passivo o cercare di costruire laboratori originali, agendo sulle leve che anche i fattori esterni apparentemente ostili offrono sempre (c’è sempre vento per la barca che sa dove andare). Subisce gli orientamenti che l’opinione pubblica produce su temi e attori del sistema e in conseguenza di ciò rendono più facile o più faticoso il procedere in certe direzioni; produce i risultati che la propria leadership è in grado di raggiungere riguardo l’abilità di dirigere, coordinare, mobilitare le forze del territorio su obiettivi condivisi e strategici. Non può però rinunciare a produrre il proprio futuro. Il futuro sarà la conseguenza di ognuna delle azioni che quella città da oggi intraprenderà e ha da tempo, anche inconsapevolmente, intrapreso. E se anche scegliesse di assumere una posizione inerziale, di non progettarlo e condizionarlo a proprio favore, quel futuro sarebbe condizionato e determinato dalla scelta di non progettarlo attivamente: si tratterebbe di una decisione in ogni caso: anche il lassaiz faire, l’illusoria gestione dell’ordinario quotidiano, è una scelta che comporta responsabilità e conseguenze sul futuro. La città dei prossimi decenni è obbligatoriamente costretta a decidere l’intensità e la direzione del proprio protagonismo sulle scene regionali, nazionali ed internazionali, non potendo prescindere dal proprio passato e al tempo stesso consapevole dei molti fattori e presupposti 26 Renato Quaglia che – nella complessa interazione gli uni con gli altri e nei diversi effetti che produrranno o riverbereranno su scala locale (in parte prevedibili e, in parte imprevedibili) – determineranno il prossimo presente per la sua economia e la sua comunità. Rotte di navigazione sono indispensabili, anche se non potranno essere interamente prevedibili nella loro effettiva praticabilità. La conoscenza il più approfondita possibile dei dati di cui si potrà disporre all’inizio del viaggio, dovrà essere costantemente aggiornata dai dati che si dovranno raccogliere ed aggiornare durante la navigazione. La produzione ex-ante di scenari resta comunque la premessa al disegno di qualsiasi rotta. Del resto, restare nel porto in attesa degli eventi è rinuncia non priva di conseguenze forse più pericolose. Non si può nemmeno parafrasare John Augustus Sheed quando diceva: «certo, una nave nel porto è al sicuro, ma le navi non sono fatte per questo», perché oramai il porto è forse il luogo meno sicuro. Produrre uno scenario per la Udine del futuro, scegliendo un modello partecipativo già nelle premesse Friuli Future Forum ha promosso nel 2014/2015, per Udine e il suo territorio, l’elaborazione di uno scenario futuro, che abbiamo voluto chiamare ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’. La CCIAA di Udine ha voluto che Friuli Future Forum, dopo aver trascorso un anno ad ascoltare e proporre discorsi sul futuro di settori, temi e discipline, si facesse promotore di una concreta azione che contribuisse a produrre futuro per il proprio territorio. L’Agenda è un’analisi dei fattori che possono presupporre e condizionare il futuro di Udine e del Friuli (tutto è interconnesso anche in ambito locale, le scelte di una parte influenzano le possibilità di azione delle altre) ed è anche una elaborazione originale, su cui sarà possibile avviare un programma, che nel tempo la trasformi da Agenda del Futuro a Piano strategico e operativo, rotta di navigazione stabilita nell’interesse e dall’apporto di tutti i decisori pubblici e privati, rendendo coerenti e coordinati sforzi, risorse, investimenti, tutti orientati verso una comune strategia di sviluppo dell’intera comunità. Agenda del Futuro - Udine 2024 evidentemente non è un elenco di cosa accadrà tra un decennio, ma una serie di indicazioni che, basandosi su una lettura del presente e dei punti di forza e di debolezza Un’agenda per lo sviluppo di Udine 27 della città, preludono a possibili scenari di fronte ai quali la città potrà trovarsi e dovrà assumere delle decisioni. È la premessa di un piano strategico e operativo di sviluppo che Udine e il suo territorio dovranno darsi, se decideranno di pianificare un’azione comune e coordinata delle sue forze migliori a favore dello sviluppo urbano e territoriale. Oggi sono già 44 le città piccole, medie e grandi che in Italia si sono date e stanno seguendo un piano di sviluppo futuro, in base al quale indirizzare le policy di oggi. Sono riunite in una rete nazionale, che scambia esperienze e che aderisce a una rete europea. Solo due di queste 44 città si sono affidate nella fase di elaborazione all’OCSE7: Torino e Udine. Nelle altre città italiane dove si sono elaborati piani strategici di sviluppo, il processo di programmazione è stato promosso dai governi locali o regionali ed è stato gestito dalle organizzazioni pubbliche. L’Agenda del Futuro - Udine 2024 è il primo progetto di scenario promosso da una Camera di Commercio in Italia. Quella di Udine ha voluto avviare questo progetto un anno fa, nella primavera del 2014, incaricandosi – con il sostegno del Comune di Udine – di un compito che nessuna altra Camera di Commercio in Italia aveva sino ad oggi assunto in prima persona. Più probabilmente indicando con L’OCSE è stata istituita con la Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, firmata il 14 dicembre 1960, e ha sostituito l’OECE, creata nel 1948 per gestire il ‘Piano Marshall’ per la ricostruzione postbellica dell’economia europea. Ne fanno parte oggi 34 Paesi, che si riconoscono nella democrazia e nell’economia di mercato. L’OCSE ha sede a Parigi ed è composta da un Segretariato, strutturato in Direzioni Generali, che funge da sostegno alle attività di circa 250 tra Comitati e Gruppi di lavoro, nei quali sono rappresentati i Paesi membri. Gli obiettivi dell’OCSE sono di sostenere la crescita economica sostenibile, aumentare l’occupazione, innalzare il tenore di vita, mantenere la stabilità finanziaria, assistere lo sviluppo delle economie dei Paesi non membri, contribuire alla crescita del commercio internazionale. Grazie alle attività dell’OCSE, i Paesi membri possono comparare le differenti esperienze, cercare risposta ai problemi comuni, identificare le best practices e coordinare le politiche nazionali ed internazionali. Dal 2003 opera a Trento il ‘Centro per lo sviluppo locale’ dell’OCSE. La sua missione è di sviluppare le metodologie e le competenze per lo sviluppo locale nei Paesi membri OCSE e non membri, con una particolare attenzione ai Paesi dell’Est europeo. 7 28 Renato Quaglia ciò, oltre al proprio efficace attivismo a sostegno della crescita del territorio, un modello di iniziativa da parte di un ente economico che indica ulteriori possibili funzioni e responsabilità per questi enti intermedi. Abbiamo deciso di sperimentare l’elaborazione di una Agenda e abbiamo studiato quali potessero essere gli interlocutori e le modalità per la produzione di uno strumento effettivamente utile, da offrire ai decisori pubblici e alla città stessa. Per lo studio delle raccomandazioni riguardo il futuro della città, è stato scelto l’OCSE, l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che promuove da anni i progetti LEED dedicati allo sviluppo locale. Abbiamo proposto all’OCSE di essere noi stessi a raccogliere, direttamente, tutte le informazioni che avrebbero reso possibile da parte dei suoi esperti internazionali, una elaborazione interessante a favore dell’attuale contesto udinese. Volevamo che quegli elementi fossero il più approfonditi possibili e seguissero anche poco utilizzati modelli di analisi partecipativa, per evitare letture generiche di una realtà invece caratterizzata e particolarmente composita (ma ogni territorio e città interpreta una specificità che la rende unica). Per condurre questo studio in maniera più pertinente possibile, abbiamo progettato per diversi mesi e poi applicato un metodo partecipato (coerentemente con l’intera impostazione di questi anni del progetto di Friuli Future Forum) coinvolgendo categorie produttive, del commercio, dell’artigianato, dell’industria, dei consumatori, rappresentanze sociali e del lavoro, i responsabili del Parco scientifico e tecnologico, della formazione e della trasmissione dei saperi dell’Università come della scuola secondaria, del terzo settore e del mondo culturale, delle organizzazioni studentesche (33 associazioni di categoria, rappresentanze sindacali, universitarie, della formazione e dell’educazione, dei gruppi economici e finanziari hanno indicato i rappresentanti che in nome loro avrebbero partecipato al lavoro dei tavoli). Abbiamo voluto che i dati congiunturali che descrivono statisticamente ed economicamente la storia recente e il presente udinese, fossero letti dagli esperti internazionali dell’OCSE insieme ai risultati dei tavoli di lavoro a cui, nel corso di due mesi, abbiamo invitato quasi 200 stakeholder, cui abbiamo chiesto di dare voce e contenuto a delle Un’agenda per lo sviluppo di Udine 29 visioni, delle strategie e delle azioni in grado di rappresentare le attese, le potenzialità, le capacità delle aree produttive, formative, sociali, culturali che la comunità esprime. Abbiamo chiesto loro di sforzarsi a non assecondare la tentazione di riflettere sul passato, o sulla delusione e l’insoddisfazione che accompagna questi anni di profonda crisi, ma di offrire a ogni tavolo di lavoro e al progetto stesso solo proposte e obiettivi che riguardassero davvero il futuro della loro città, non in astratto, ma in rapporto effettivo con le potenzialità della comunità, con quello che la città è e, in base alle proprie forze, potrà essere capace di diventare8. Quella coinvolta a Udine dalla Camera di Commercio e dal Comune di Udine, per l’elaborazione dell’Agenda del Futuro, è la più ampia e rappresentativa platea di analisi su scala locale realizzata sul territorio europeo, in base alle metodologie OCSE e in rapporto alla popolazione dell’area interessata dal progetto. La preparazione dei tavoli di lavoro ha comportato un’organizzazione complessa ed è stata il frutto di confronti, discussioni, ipotesi e poi di un intenso lavoro di contatti, spiegazioni, coordinamento che hanno coinvolto molte persone, diversi uffici della Camera di Commercio di Udine e del Comune di Udine, alcuni professionisti di Vicino/Lontano, docenti, direttori di associazioni di categoria, professionisti. La gestione della mediazione del confronto tra i partecipanti ai tavoli è stata poi affidata ai Dipartimenti di scienze umane e di statistica dell’Università di Udine, la verbalizzazione e il racconto delle discussioni condotte ai tavoli è stata commissionata a un gruppo di giornalisti di Udine Economia. I dialoghi sul futuro della città sono stati registrati, filmati, riascoltati da esperti e, oltre a diventare materia per l’analisi OCSE, resteranno Amartya Sen nel 1985 introdusse una parola chiave in un saggio importantissimo nel dibattito economico: capability. È stata tradotta in italiano con il termine capacità. E occorre aggiungere: competenza. Il dibattito internazionale si è da tempo indirizzato sul fatto che non basta migliorare le condizioni di vita, come fino ad un certo momento del secolo scorso si credeva. Occorre cambiare la capacità di vita delle persone, la capacità e la competenza (per essere non solo soggetti di domanda, ma anche soggetti di offerta). Non basta solo disegnare il futuro, ma rendersene capaci. 8 30 Renato Quaglia come documento che fotografa le attese e le prospettive della comunità udinese in questi anni, e ci permetteranno di capire, nei prossimi anni, come siamo cambiati, come saranno mutate le attese e i desideri, le preoccupazioni e il rapporto tra le diverse componenti del tessuto produttivo, sociale e dell’educazione in questa città rispetto ad oggi. L’organizzazione di un metodo di analisi partecipativo Lo scopo dell’organizzazione dei tavoli è stato di far incontrare rilevanti portatori di interesse del territorio, per discutere delle prospettive di sviluppo futuro della città nei prossimi 10 anni (Udine 2024). Sono stati organizzati 19 tavoli di lavoro nell’arco di due mesi, a ogni tavolo erano invitati 10 o 12 persone indicate dalle rispettive associazioni o gruppi di rappresentanza o categoria. In ogni tavolo figuravano rappresentanti di associazioni e gruppi diversi, mai due provenienti da uno stesso settore, perché non si svolgessero discussioni tra omologhi (non si replicassero discussioni già note in gruppi orientati per affinità) ma tra persone portatrici di esigenze, esperienze, punti di vista, interessi, aspettative diverse. Utili anche per comprendere da parte di ognuno quanto articolate siano le prospettive dalle quali guardare allo sviluppo della città, e quanto relativa sia la propria visione, se posta fuori da sé stessa e ricollocata nella molteplicità urbana. Il futuro è una impresa collettiva, che riguarda non i singoli ma interi sistemi, territori e città. Per questo i tavoli sono stati intersettoriali: persone, competenze e capacità hanno dovuto discutere non tra loro, come già fanno quando si incontrano tra colleghi, ma hanno dovuto spiegarsi con espressioni di altri settori, ascoltare e saper spiegare. Nello svolgersi dei dialoghi e dei confronti ai tavoli, non veniva promossa una propensione alla collaborazione, ma la disponibilità (e lo sforzo) ad adottare una strategia nuova e comune tra soggetti normalmente indifferenti gli uni agli altri, quando non potenziali competitori. Su una popolazione di poco più di 100.000 abitanti, sono state coinvolte complessivamente duecento persone, diverse per ruoli e competenze, allo scopo di poter dar voce e rappresentanza al più ampio numero di interessi presenti sul territorio. Ad ogni invitato sono state consegnate le regole per la discussione ai tavoli, insieme a un report con dati e informazioni sulla situazione del Un’agenda per lo sviluppo di Udine 31 territorio, invitando ognuno a partecipare ai tavoli di lavoro comune per insieme riflettere su alcuni temi: a) il proprio ruolo nello sviluppo della comunità; b) la sua relazione con gli altri attori (settori, segmenti, funzioni) della comunità; c) la propria idea di futuro del territorio; d) le modalità attraverso cui intende partecipare alla costruzione del futuro del territorio. La discussione ad ogni tavolo è stata affidata a un conduttore-mediatore che ha moderato e regolato il dibattito entro precise regole di svolgimento. Infine, per ogni tavolo è stato incaricato un diarista, che si è occupato di riportare le idee e gli spunti emersi, facilitando la condivisione e l’analisi da parte di tutti. La metodologia alla base della discussione nei tavoli è stata discussa preventivamente con esperti dell’Università di Udine e concordata metodologicamente con l’OCSE9. Il lavoro dei tavoli è stato diviso in tre fasi tematiche e in ogni fase sono stati previsti 6 tavoli, più uno affidato al confronto tra gli studenti della Consulta provinciale studentesca. In ogni tavolo gli stakeholder hanno discusso intorno alle possibili idee di futuro per il territorio, invitati ognuno ad approfondire il discorso partendo da temi specifici, per discutere i quali venivano preventivamente rivolte ai partecipanti delle domande che servivano ad orientare lo svolgimento della discussione10. Le tre fasi hanno seguito un’organizzazione dialogico-tematica strut- Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del progetto: www.friulifuture forum.net/futureforum/tavoli/ 10 Ogni partecipante ha ricevuto delle lettere preparatorie della discussione a cui avrebbe partecipato, nelle quali si indicava anche un tema privilegiato della discussione (per non rendere inutilmente dispersivo il confronto), ad esempio: «Nella discussione verranno affrontati i seguenti due temi: ‘agroalimentare’ ed ‘energia’. Durante il dibattito, tali temi saranno analizzati partendo dalle seguenti domande: «Agroalimentare: Come le tecnologie possono migliorare il rapporto città-area rurale? Come cambiano i confini della città a seconda della tecnologia con cui si lavora? (macchina, internet, ecc.)? Quella dell’agroalimentate udinese può diventare una specificità produttiva che faccia riferimento a Udine? / Energia: Quale sarebbe la miglior gestione delle risorse rinnovabili? Che rapporto con le nuove tecnologie per la generazione dell’energia? Contribuire alla diffusione della sensibilità ambientale?...». 9 32 Renato Quaglia turata. Nella prima fase (affrontata nella prima metà di ottobre) i partecipanti sono stati invitati a presentare la propria visione di futuro per il territorio, ovvero gli obiettivi da porsi, proponendo uno schema che specificasse le priorità e le relazioni che permetterebbero di realizzare la loro idea di futuro. I giornalisti presenti ai tavoli di lavoro hanno trascritto e prodotto delle descrizioni dello svolgimento delle diverse discussioni. Il loro report e una lettura anche statistica delle posizioni e delle proposte settoriali emerse dalle conversazioni, sono stati anche trasposti (da una grafica esperta di infografia11) in tabelle grafiche e word cloud delle parole-chiave generate dal dibattito, che ne rendessero immediatamente e visivamente leggibili le posizioni e gli orientamenti dichiarati. Questo materiale, arricchito da una sintesi dei risultati complessivi della prima fase dei tavoli, è stato poi inviato ai partecipanti della seconda fase tematica. Nella seconda fase (realizzata nella seconda metà di ottobre) le visioni di futuro sono state organizzate per far emergere quelle che avevano registrato nella fase precedente una più ampia convergenza di interessi, specificando con chiarezza le politiche, i piani che potrebbero indirizzare la comunità verso un certo futuro, identificando le misure tangibili che potrebbero essere utilizzate per valutare la congruenza fra le strategie e le visioni. Nella terza fase (svolta nel mese di novembre) sulla base del lavoro svolto e dei materiali prodotti nella fase precedente si è portata l’analisi sul piano dell’azione: quali soggetti e in che modo potrebbero far progredire le strategie previste dal lavoro dei tavoli precedenti, per concretizzare da subito il nuovo futuro della città? Il lavoro proposto ai protagonisti dei tavoli di lavoro è partito quindi da una visione generale, per poi strutturare la stessa in termini concreti, in policy attive, specificate e condivise dai diversi settori dell’economia e della società rappresentati, muovendo la discussione dal generale al particolare e dal particolare al generale. Questa massa di materiali (verbali, registrazioni, schemi e infografiche raccolte dal lavoro dei tavoli) sono stati ulteriormente interpretati Sara Bortoluzzi. 11 Un’agenda per lo sviluppo di Udine 33 dall’economista Roberto Grandinetti (oggi ordinario di Scienze economiche all’Università di Padova, profondo conoscitore dell’economia e dei fenomeni socio-economici del Friuli), cui abbiamo chiesto una lettura (indipendente) e un commento dei resoconti emersi dai 19 tavoli di ascolto dei portatori di interesse convocati dal progetto. La relazione di Roberto Grandinetti ha offerto agli esperti internazionali OCSE – che hanno comunque ricevuto tutti i dati e le statistiche raccolte per una analisi dettagliata di ogni indicatore – una interpretazione critica degli indirizzi espressi dal lavoro dei tavoli partecipati. Parallelamente, gli uffici della Camera di Commercio hanno raccolto, rielaborato e cercato nei propri archivi e data base, dati, indagini, ricerche, statistiche relative allo sviluppo della città: fotografie molto nitide, annuali, pluriennali, di fase o di settore, che descrivono andamenti e tendenze dell’economia locale e friulana e regionale, anche in relazione a quella nazionale. Paolo Ermano (professore a contratto di Economia internazionale presso l’Università di Udine) ha raccolto e selezionato dai più autorevoli enti regionali, ulteriori dati e ricerche sul contesto locale e udinese, organizzati per macro-asset, inviando anche questi documenti e materiali allo staff di esperti OCSE per arricchire la loro conoscenza dei fenomeni che hanno interessato, nel passato e di recente, la città e il suo territorio di prossimità. Abbiamo iniziato a discutere il progetto per un’Agenda del Futuro di Udine quando diversi esperti OCSE erano ospiti della seconda edizione del Future Forum. Nel corso di questo anno di lavoro abbiamo disegnato il progetto insieme, confrontato metodologie e precisato il modello di analisi e di coinvolgimento partecipativo che ci eravamo dati come obiettivo. Lo staff internazionale OCSE ha incontrato gli key-stakeholder (il gruppo ristretto di rappresentanti istituzionali di settori e gruppi che hanno monitorato l’impostazione della ricerca e hanno fornito il loro punto di vista, le prime indicazioni sullo stato della città), imprenditori segnalati dalle associazioni di categoria, rappresentanti delle istituzioni regionali e comunali. Questa pubblicazione presenta il documento che l’OCSE - LEED ha consegnato nel mese di maggio 2015 e testimonia in parte il lavoro che lo ha preparato. È un importante contributo che viene offerto 34 35 Renato Quaglia alla città e a chi ne ha e ne vorrà avere responsabilità riguardo il futuro. È un documento e un lavoro che, pur in contesto e in una fase storica così difficile e complessa (anzi, forse proprio in ragione di ciò) invita una comunità a riconoscere la necessità di un disegno comune cui aderire e cui contribuire, che muova da una visione condivisa e per questo partecipata. Del resto, oggi saremmo capaci di dire (di dirci) dove stiamo andando, dove va il capoluogo del Friuli e il suo territorio? Che obbiettivi abbiamo, insieme? Probabilmente, ognuno di noi saprebbe dire verso dove sta cercando di andare, ma da soli il percorso è breve, faticoso, solitario. Occorre avere un obiettivo di città, territorio, comunità. James Meade immaginava, in un saggio di economia partecipativa, l’esistenza di Agatothopia, un’isola che sta tra il nostro presente e l’isola di Utopia, quest’ultima irraggiungibile, così come Agatothopia è invece raggiungibile: non ancora perfetta come Utopia, ma abbondantemente e soprattutto concretamente migliore del posto dove stiamo oggi, abbastanza da giustificare la fatica di raggiungerla. L’AREA METROPOLITICA E LE DINAMICHE SOCIO-ECONOMICHE DELLA CITTÀ DI UDINE: UN’ANALISI QUANTITATIVA Paolo Ermano Introduzione Si può sintetizzare Udine attraverso un singolo numero? In questo momento storico, dopo una lunga contrazione dell’attività economica in Italia, probabilmente il dato più significativo riguarda il numero d’imprese attive sul territorio cittadino che, dall’inizio della crisi del 2008 al 2014, vede una contrazione dello 0,2% nell’area cittadina, una contrazione dello 0,68% nell’area della conurbazione di Udine1, mentre in regione la contrazione si attesta intorno al 4% (-3,83%). Sostanzialmente, l’area urbana di Udine si presenta come un’area economicamente e culturalmente dinamica e capace di rispondere alla crisi in maniera più efficace e pronta rispetto al resto della provincia e della regione in cui è inserita. E, come emergerà nella relazione, quasi tutti gli indicatori confermano questa impressione. Il territorio La città di Udine si estende su una superficie pari a circa 57 kmq. Di questi, circa 5 kmq sono aree verdi e acque superficiali; poco meno di 20 kmq sono le aree agricole comprese nell’area urbana; poco più di 26 kmq le aree attualmente edificate e poco più di 6 kmq le aree edificabili). Come si può ben comprendere, le aree agricole rappresentano circa 1/3 della superficie cittadina, fornendo alla città di Udine un legame con la produzione agricola e con il territorio molto particolare. Con questo termine si fa riferimento a 12 Comuni dell’area metropolitana della città che comprende, oltre a Udine, i Comuni di Campoformido, Martignacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Reana del Rojale, Remanzacco, Tavagnacco, Tricesimo. 1 36 Paolo Ermano Figura 1. I quartieri di Udine (anno 2012). Quartieri (kmq) 1 Udine Centro (2,98) 2 Rizzi - S. Domenico Cormôr - S. Rocco (10,24) 3 Laipacco - S. Gottardo (9,88) 4 Udine Sud (6,19) 5 Cussignacco (7,58) 6 S. Paolo - S. Osvaldo (4,24) 7 Chiavris - Paderno (15,70) Fonte: Servizio pianificazione territoriale del Comune di Udine. Sette sono i quartieri in cui è suddivisa la città: quelli posizionati a nord presentano la più alta densità abitativa, probabilmente per i legami di lavoro che si sviluppano fra la città e l’area commerciale subito a nord della città (Viale Tricesimo con i suoi centri commerciali) e quella industriale che si posiziona fra Udine e Tolmezzo. A proposito della mobilità fra città e hinterland, si tenga conto che la densità veicolare in città (veicoli/kmq di superficie) si attesta su un valore doppio della media italiana: 1.387 contro 715. A risentire di più dell’alto livello di densità veicolare è il trasporto pubblico locale che conta circa 91 passeggeri per abitanti l’anno, contro una media italiana di 187 passeggeri per abitanti l’anno. L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine 37 Immaginando di estendere la città di Udine sui 12 Comuni che la circondano e con cui si hanno maggiori scambi in termini sociali, lavorativi ed economici, la superficie di riferimento passa a poco più di 300 kmq, circa 6 volte la superficie della città, un’area che occupa il 4% della superficie regionale ma che ospita il 15% della popolazione regionale: insomma, un centro di rilievo strategico. Popolazione Gli indicatori demografici della città di Udine forniscono l’immagine di una città in cui la popolazione anziana ha un peso rilevante. Nel 2013, la popolazione residente sopra i 65 anni era pari al 25,5% del totale, quella con più di 80 anni pari all’8,3% del totale; quella con meno di 17 anni risultava essere il 14,4%. Misurando l’indice di vecchiaia della popolazione urbana2, si ottiene un valore pari a 211 (dati 2013)3, circa 20 punti superiore al valore regionale (191). Una città anziana, all’apparenza. Infatti, una volta che si allarga lo sguardo oltre i confini cittadini per osservare i dati aggregati dell’hinterland, i 12 Comuni che compongono l’area metropolitana di Udine presentano un indice di vecchiaia più basso del valore regionale, 189, sottolineando come molte famiglie siano andate a vivere nei Comuni limitrofi alla città dove le abitazioni costano meno e la buona rete infrastrutturale permette di muoversi verso la città con facilità e in poco tempo (max 30 min.). Rimane comunque una popolazione con una forte presenza di anziani se confrontata con il resto dell’Italia che presenta un indice di vecchiaia pari a circa 1504. A conferma di questo dato, l’incidenza della popolazione giovane (under 14) in città è del 12% (era il 10,5% nel 2000); nell’area metropolitana si passa al 12,5%; così come cresce la dimensione media dei nuclei familiari, da 2 a 2,1 persone per nucleo. Non va dimenticato, infine, che la struttura demografica della città sconta il notevole aumento dell’aspettativa di vita della popolazione che, in soli 20 anni, dal 1994 al 2013, cresce del 7,2% per i maschi e del 4,7% per le donne, attestandosi così a quasi 80 anni per i maschi e Indice di vecchiaia: (pop[>65 anni]/pop[0-14 anni]). L’indice presentava un valore pari a 215 nel 2000. 4 Noi Italia, 2014 - ISTAT. 2 3 38 Paolo Ermano L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine Figura 2. Saldo naturale a Udine (2003-2013). Figura 3. Popolazione residente (1993-2013). Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. quasi 85 per le donne. Un aumento significativo (superiore alla media italiana) frutto sia di un ottimo sistema sanitario, ma anche di diverse politiche sociali volte a mantenere in buona salute i cittadini. Per quanto riguarda la dinamica demografica, nel 2013 il tasso di natalità in città si attestava all’8,2 per mille abitanti; il tasso di mortalità all’11,2 per mille abitanti. Il tasso di crescita naturale (pari alla differenza fra i due tassi precedenti), quindi, si attesta a un valore di -3 per mille abitanti, un valore inferiore a quello regionale (-3,9 fonte ISTAT), purtroppo però superiore a quello italiano (-1,4). Dal 1998 la città vive un periodo di lieve espansione demografica, passando da 94 mila abitanti ai 99,5 mila del 2013. Un grande contributo a questa espansione si deve all’arrivo in città della popolazione immigrata, che passa da circa 6.000 unità nel 2003 alle attuali 14.500 unità del 2013. Come si può evincere dal confronto fra i dati dell’immigrazione e quelli dei residenti, l’impatto dei migranti è stato sia positivo nel determinare l’aumento dei cittadini residenti, sia compensativo, poiché il loro ingresso in città ha mascherato un deflusso della popolazione nativa. Per quanto riguarda la popolazione straniera, le due comunità più numerose sono quella rumena (2.662 persone) e albanese (2.252 per- Figura 4. Movimento migratorio (2003-2013). 39 Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. sone), che da sole contano circa 1/3 di tutti gli stranieri residenti. Seguono quella ghanese (1.136) e ucraina (1.103). Con il 14,1% della popolazione residente straniera (erano 8,5% nel 40 Paolo Ermano L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine 2005), Udine si colloca nei primi posti fra le città italiane con la maggior presenza di stranieri. Si tenga presente che il dato nazionale indica un’incidenza della popolazione straniera al 7,4% del totale (la metà del dato di Udine). Anche a livello regionale, dove l’incidenza è pari all’8,8% della popolazione, Udine si caratterizza per una forte capacità attrattiva di stranieri; un’attrattività meno forte nell’area metropolitana intorno a Udine ma comunque superiore alla media regionale che, in aggregato, mostra un tasso di presenza della popolazione straniera pari al 10,4%. Figura 5. Iscritti alle scuole di Udine per tipologia. Istruzione Il sistema scolastico udinese accoglie ogni giorno circa 23.500 studenti, una popolazione questa pari a poco meno di 1/4 degli abitanti della città e che in città vive solo la dimensione scolastica. Come emerge dalla figura 5, sono le scuole secondarie di 2° grado, i cosiddetti istituti superiori, che accolgono da sole più della metà degli studenti. Poiché il sistema scolastico è gestito su base provinciale fino alle scuole secondarie di 2° grado, Udine, in quanto capoluogo della provincia, conta al suo interno la maggior parte degli istituti superiori che attirano moltissimi ragazzi da tutta la provincia. L’Università di Udine si pone come istituzione chiave nell’ambito dell’istruzione, con più di 15.000 iscritti nei 14 dipartimenti suddivisi in 4 aree tematiche (economico-giuridica, medica, scientifica, umanistica). Ogni anno l’Università di Udine laurea circa 3.000 persone, il 40% di queste sono maschi, il 60% sono donne. Di questi 1/10 è residente effettivamente a Udine, a riprova di quanto l’Università di Udine sia un polo attrattore soprattutto per studenti non residenti in città5. Per quanto riguarda il grado di istruzione, il Friuli Venezia Giulia presenta una popolazione sostanzialmente più istruita della media italiana rispetto a ogni scuola di ordine e grado. In particolare la provincia di Udine (dati puntuali sulla città non sono al momento disponibili) si caratterizza per un tasso di diplomati superiore sia alla media delle altre province, sia alla media regionale, sia a quella nazionale (figura 6). Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. Figura 6. Popolazione di 15 anni e oltre classificata per massimo titolo di studio conseguito e provincia (anno 2013). Valori percentuali di riga Province e regioni Nessun titolo Licenza media o licenza elementare (o avviamento professionale) 19,4 Udine Diploma di scuola superiore Titolo universitario accademico e superiore 30,1 38,9 11,7 Gorizia 14,5 35,1 38,1 12,3 Trieste 10,4 35,3 37,8 16,5 Pordenone 22,8 29,4 37,5 10,4 Friuli Venezia Giulia 18,0 31,5 38,2 12,3 Nord-Ovest1 19,2 31,6 36,5 12,6 Nord-Est 19,7 30,6 37,6 12,1 19,7 28,6 37,6 14,1 23,8 33,9 32,0 10,2 21,0 31,6 35,4 12,0 Centro 2 3 Sud e Isole Italia 4 Nord Ovest: Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia. Nord Est: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna. 3 Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise. 4 Sud e Isole: Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. 1 2 Elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. 5 41 Fonte: elaborazione Unioncamere su dati ISTAT. 42 Paolo Ermano Una struttura produttiva a forte vocazione manifatturiera e con attività di terziario sviluppato ha richiesto negli anni lavoratori qualificati e capaci. Invece, i dati sulle percentuali di popolazione con titolo universitario accademico o superiore pongono la provincia di Udine al di sotto sia della media delle altre tre province in regione, sia al di sotto della media italiana. Da questo punto di vista si potrebbe dedurre che la transizione da un’economia industriale a un’economia di tipo terziario o di terziario avanzato sia ancora incompleta, impressione che sarà rafforzata alla luce dei dati sul mercato del lavoro. Lavoro Il mercato del lavoro in città è in contrazione. Nel 2013 si sono persi in città circa 1.000 posti di lavoro. Diverse ragioni possono spiegare questa cattiva performance. Primo, lo spostamento fuori dai confini amministrativi di industrie che a fronte delle attuali normative non avrebbero potuto convivere nel contesto urbano. Secondo, una stagnazione del settore commerciale, predominante in città, causata, tra le altre cose, dall’elevato numero di centri commerciali presenti nell’hinterland urbano. Terzo, un lento cambiamento conseguente alla chiusura delle caserme iniziato con la seconda metà degli anni Novanta (più di 12) che in città per anni hanno mantenuto un considerevole indotto durante il periodo della leva militare obbligatoria. Quarto, l’assenza di una strategia organica che semplifichi l’assorbimento nel mercato del lavoro locale dei lavoratori molto istruiti appena usciti dall’Università di Udine. Per fortuna, i dati 2014 sembrano registrare una controtendenza. Da un punto di vista di genere, il mercato del lavoro femminile sembra essere molto più dinamico di quello maschile, a riprova della transizione verso il settore terziario dell’economia cittadina. Per quanto riguarda la tipologia contrattuale, le forme contrattuali a tempo determinato dominano il mercato del lavoro rappresentando circa l’80% dei rapporti lavorativi in essere in città. L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine 43 Figura 7. Assunzioni e cessazioni a Udine. Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. Figura 8. Andamento del mercato del lavoro per attività economica (2013). Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine. 44 L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine Paolo Ermano Figura 9. Mercato del lavoro e tipologia contrattuale (2013). 45 Figura 11. Andamento del mercato del lavoro in provincia di Udine (20042013). Figura 10. Impieghi per abitanti. Impieghi per abitante (migliaia di Euro) 2014 2008 2005 2000 75,0 97,4 71,3 41,9 Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine. Uno sguardo alla dinamica geografica del lavoro fa emergere una situazione abbastanza interessante. Su poco più di 16.000 assunzioni nel 2013 da parte di imprese udinesi, circa 6.000 sono lavoratori che risiedono a Udine; considerando anche la fascia degli 11 Comuni che con Udine costituiscono l’area metropolitana udinese superiamo di poco il 50% delle assunzioni totali (8.430 su 16.157 assunzioni). Il restante degli assunti vive oltre questa fascia urbana e in media dovrà ogni giorno impiegare più di un’ora di tempo per raggiungere il luogo di lavoro e tornare alla propria residenza. Queste considerazioni valgono per tutti, indipendentemente dal genere. Una considerazione finale sul mercato del lavoro. Nonostante la crisi, l’indice di povertà in provincia di Udine presenta valori leggermente decrescenti, a riprova di un tessuto sociale in città come altrove capace di assorbire gli shock economici. A tal proposito gli impieghi medi in banca sono calati da € 97.500 a € 75.000 per abitante: si è ridotto il risparmio accumulato per far fronte alla crisi. Ricordiamo, per dare modo di meglio interpretare questi dati, che l’area metropolitana udinese, che da sola conta 1/3 dell’intera popolazione provinciale, presenta un reddito superiore del 12% alla media regionale. Figura 12. Imprese attive a Udine. 2014 2008 2005 2000 Imprese attive 8.562 8.617 8.370 7.829 Imprese attive per 10mila abitanti 860,3 870,1 865,8 821,3 Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine. Il tessuto imprenditoriale A differenza del mercato del lavoro, il tessuto imprenditoriale cittadino è quanto mai vivo. Come si vede nella seguente figura, dal 2000 a oggi le imprese con sede a Udine sono aumentate sensibilmente, in misura superiore alla dinamica demografica, anch’essa positiva ma più contenuta. Certo, c’è stato un calo fra il 2008 e il 2014, ma confrontando i dati 46 Paolo Ermano Figura 13. Imprese attive, anno 2013. L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine 47 Figura 15. Valore aggiunto totale e pro capite. Fonte: Istituto Tagliacarne. Fonte: CCIAA di Udine. Figura 14. Unità locali attive, anni 2003-2013 (base 2003=100). comunali con quelli provinciali, emerge come la città di Udine, grande polo aggregatore del territorio, abbia risposto meglio alle sfide di un’economia in recessione come quella italiana, come si può vedere nelle figure 13 e 14. Non sorprenda questo dato. Il valore aggiunto pro-capite a Udine è del 25% più elevato del valore medio regionale e del 30% più alto del valore medio provinciale (anno 2010). Fare impresa in città porta maggiori profitti, vuoi per il mercato più ampio a disposizione, vuoi per i settori coinvolti (terziario avanzato). Infatti, l’80% delle unità lavorative6 appartiene a 3 tipologie di attività: alberghi e pubblici esercizi, commercio e servizi in generale (banche, agenzie, studi professionali). Udine ha avuto un incremento di turismo del 38% dal 2000 a oggi, con conseguente indotto economico; alcuni uffici pubblici di primaria importanza (si pensi alla sede della Regione e all’imminente ampliamento del Tribunale) hanno trovato sede a Udine in anni recenti, creando anch’essi un indotto. Nel dettaglio i primi 10 settori d’attività nel Comune di Udine sono7: 1. commercio all’ingrosso e al dettaglio; 2. costruzioni; 3. alloggio e ristorazione; Le imprese possono essere istituite e operare in un unico luogo, ovvero in luoghi diversi mediante diverse unità lavorative. Le varie unità lavorative, create nella stessa o in diverse province, assumono rilevanza giuridica diversa a seconda delle funzioni che vengono loro attribuite dall’imprenditore (ad esempio: filiale, succursale, agenzia, ufficio di rappresentanza, deposito, magazzino, negozio...). 7 Classificazione basata sui codici d’attività ATECO, 2013. 6 Fonte: CCIAA di Udine. 48 L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine Paolo Ermano Figura 16. Unità di lavoro per macro-gruppo. 2013 Udine Area Metropolitana Regione FVG Unità locali attive di cui 10.711 18.378 117.796 Agricoltura, Silvicoltura e Pesca 2,4% 7,0% 14,0% Industria 7,0% 9,0% 11,6% Costruzioni 11,6% 12,7% 14,3% Commercio 27,7% 28,3% 24,9% 9,1% 7,7% 8,6% 42,2% 35,3% 26,6% Alberghi e Pubblici Esercizi Servizi Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. attività professionali, scientifiche e tecniche; attività immobiliari; manifattura; servizi alla persona o alla comunità; informatica e telecomunicazione; finanza e assicurazioni; noleggio, agenzie viaggio, servizi di supporto alle imprese. A livello aggregato, confrontando la distribuzione di macro-categorie di unità lavorative a livello cittadino, di metropoli e regionale, otteniamo uno schema molto variabile e senza dinamiche proprie. Alcune di queste realtà produttive sono inserite in uno dei tre poli industriali presenti in città. Oltre al Consorzio Industriale ZIU (Zona Industriale Udinese), attivo da diversi lustri e gestito di concerto con altre municipalità dell’hinterland, sito a sud della città insieme al Parco Tecnologico e Scientifico ‘Luigi Danieli’, nel quale troviamo l’incubatore universitario Friuli Innovazione, abbiamo il DiTeDi (Distretto delle Tecnologie Digitali) sito a nord. Queste due ultime realtà sono di recente costituzione e sono volte a creare le condizioni per lo sviluppo di un terziario avanzato nel territorio udinese. 49 Cultura L’offerta culturale cittadina è di primo livello, come certificano le classifiche sulla qualità della vita redatte da diversi enti di primaria importanza. Il sistema bibliotecario udinese conta 7 sedi in città e 6 diverse sezioni presso la sede centrale (10.670 utenti attivi su circa 99.500 abitanti). Il sistema teatrale cittadino propone 3 stagioni principali (Teatro Nuovo Giovanni da Udine, Teatro Contatto, Akropolis) e non mancano altre compagnie e luoghi di produzione e fruizione dell’attività teatrale. Ci sono 7 rassegne/iniziative culturali consolidate di primo livello (si pensi al Far East Film Festival, il più importante festival europeo del cinema popolare asiatico, o al festival culturale Vicino/Lontano abbinato al premio letterario internazionale ‘Tiziano Terzani’). 8 musei, una fonoteca e una galleria d’arte. 3 cinema multisala tra centro città e periferia. Inoltre, in città ci sono un Conservatorio Musicale di livello nazionale e una Scuola d’Arte Drammatica. Sul fronte sportivo, in città si contano 10 grandi impianti, 32 impianti minori, 26 palestre e 2 piscine comunali. A queste attività/luoghi si aggiunge un tessuto di associazioni di vario genere e scopo che arricchiscono il panorama delle iniziative cittadine. Purtroppo a oggi non esiste un censimento delle varie associazioni attive in città. Secondo l’ISTAT, la regione Friuli Venezia Giulia è la terza per numero di associazioni no-profit, con un valore di 96,4 associazioni ogni mille abitanti. In prima posizione abbiamo il Trentino Alto Adige (123,8 associazioni ogni mille abitanti), a seguire la Valle d’Aosta (118,4 associazioni ogni mille abitanti). Il contesto Un ultimo aspetto da considerare è la città e la sua area urbana all’interno di un sistema politico economico più vasto. Situata in un territorio geograficamente marginale rispetto all’Italia, Udine è il punto di passaggio obbligato per chi dall’Italia vuole raggiungere via terra l’Europa dell’Est, sia del nord-est che del sud-est. Dal punto di vista infrastrutturale, Udine è ben collegata alle altre città della regione, sia via strada sia via treno. È anche ben collegata 50 Paolo Ermano Figura 17a. Sintesi di Indicatori di Confronto Internazionale. L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine 51 Figura 18. Occupati nel settore manifatturiero e dei servizi ad alta tecnologia (valori % su totali occupati), anno 2012. Figura 17b. Sintesi di Indicatori di Confronto Internazionale. china) e rappresenta il centro del Friuli, un’area tradizionalmente legata a una cultura unica, quella friulana, che ha in Udine il capoluogo politico e culturale. Eppure, nonostante questo legame, non è chiaro ancora quale sia il ruolo della città di Udine in relazione al territorio, un’ambiguità che rallenta processi di aggregazione politico-amministrativa che potrebbero migliorare l’ambiente in cui le imprese, i lavoratori e i cittadini operano. Per quanto riguarda il rapporto fra il Friuli Venezia Giulia e le aree limitrofe, con cui necessariamente Udine deve confrontarsi, data la sua posizione centrale rispetto al Friuli, le seguenti due figure provano a fornire prima un quadro d’insieme, poi una valutazione specifica del livello di occupazione nei settori ad alta tecnologia. con l’Austria, mentre collegamenti rapidi a est, attraverso la Slovenia, sono praticamente assenti. Udine è quasi equidistante dal mare e dalla montagna (un’ora di mac- Conclusioni Come si è potuto comprendere dall’analisi qui presentata, quello di Udine e dell’area metropolitana a essa collegata è un territorio sostanzialmente ricco e produttivo, con molti motivi d’orgoglio (ad esempio 52 Paolo Ermano l’Università) che possono indicare un potenziale di sviluppo rilevante. È anche un territorio culturalmente fertile, per quanto privo di una caratterizzazione precisa. Eppure, nonostante la molteplicità di centri di ricerca, di sviluppo (ad esempio Friuli Innovazione) e di produzione materiale (ad esempio ZIU) e immateriale (ad esempio DiTeDi), nonostante la presenza di un settore terziario avanzato e nonostante la sua posizione centrale rispetto all’Europa, quest’area sta ancora cercando una vocazione che possa indicare l’indirizzo da prendere per sviluppare in maniera sinergica il territorio e le sue potenzialità. SINTESI DEI TAVOLI DI LAVORO Sessione 01/visioni Sessione 02/strategie Sessione 03/azioni 55 Sessione 01 UNA VISIONE PER LA CITTÀ DI UDINE Analisi statistica dei tavoli a opera di Elisa Qualizza La grafica dell’Agenda del Futuro è stata curata da Sara Bortoluzzi Milleforme.net I materiali dei tavoli di lavoro possono essere consultati e scaricati anche dal sito: http://www.friulifutureforum.net/futureforum/tavoli/ Udine 2024 come centro propulsore del territorio. Udine, città a servizio del territorio, per il territorio, con il territorio. Secondo i partecipanti della prima sessione dei tavoli di lavoro dell’Agenda del Futuro - Udine 2024, le parole chiave che qualificano la visione del futuro della città sono: • città-rete, hub, centro nodale (del territorio) («riferimento per la valorizzazione delle tipicità territoriali, di tradizione come di innovazione e ricerca; città a servizio del territorio; città che connette competenze a esigenze»); • città di innovazione, cultura e ricerca («centro di aggregazione e incubatore delle novità del territorio friulano; città-fucina; città universitaria; città della cultura; distretto delle idee della Mitteleuropa; energicamente innovativa»); • città-vetrina (di eccellenze) («parco naturale commerciale; salotto buono; città del fare; città della cultura; luogo di turismo; a forte identità agroalimentare; centro di mercato»). I due termini che accompagnano le visioni sono: sostenibilità e rete. Sostenibilità, nel senso di sviluppo lungo traiettorie e con obiettivi di lungo periodo, possibili perché condivisi. Rete intesa come infrastrutturazione digitale; strumento e modalità di governo dell’amministrazione pubblica; insieme di realtà diverse e di sistemi complessi, da ricomprendere in un articolato ma coerente e non frammentato tessuto urbano; capacità (necessità) di coordinamento delle attività economiche cittadine e del territorio prossimo. Il concetto di rete che emerge dalle discussioni del primo gruppo di tavoli di lavoro e dal dibattito tra i primi 60 rappresentanti di categorie, associazioni, enti, gruppi di interesse, professioni udinesi, viene ritenuto decisivo per affrontare diversi temi: l’Università, il lavoro, gli investimenti, le potenzialità del settore agroalimentare, l’offerta culturale e turistica. La rete è ritenuta sempre un concetto su cui ridisegna- 56 Una visione per la città di Udine re una città capace di dialogare tra le proprie componenti costitutive, maggiori e minori, nella convinzione che l’intreccio di competenze, esperienze e opportunità di ognuno sia fattore decisivo per lo sviluppo significativo della città futura. La città-rete, nelle visioni prodotte dai tavoli di rappresentanza, è una città che rispetta e valorizza le differenze al suo interno e quelle del territorio che alla città guarda. È una città capace di ricostruire un solido tessuto di relazioni sia all’interno del contesto urbano, sia con il suo territorio più ampio. Qui le visioni introducono due nuovi termini, entrambi presenti nei diversi temi discussi ai tavoli: aggregazione ed eccellenza. L’aggregazione richiama la volontà di ridurre la complessità e la dispersione delle iniziative, delle attività e delle relazioni. Aggregare soggetti ed enti diversi per poter concentrare e non disperdere le risorse, sia pubbliche che private, per migliorare qualitativamente i prodotti e i servizi offerti. L’eccellenza segnala invece la necessità di sapere scegliere, selezionare, valorizzare quello che davvero merita e offre il più alto standard qualitativo di offerta e servizi. Udine e il territorio friulano vantano molte eccellenze in diversi settori, ma – per i partecipanti ai tavoli – nessuna, singolarmente, è in grado di poter rappresentare oggi l’elemento cardine da cui partire per disegnare lo sviluppo futuro della città. Le eccellenze sono ancora frammentate, divise, singolari, sottocapitalizzate o sottodimensionate, rappresentano utenti e mercati parziali. Chiedono però di essere valorizzate, aggregate, sostenute per sviluppare al massimo le potenzialità che dichiarano. Occorrono percorsi di sviluppo condivisi anche per stabilire quali eccellenze possano caratterizzare la Udine del futuro. Udine del 2024 deve diventare una città speciale, unica perché risultato della valorizzazione delle sue diverse e molte eccellenze. Le comunità della città e del territorio devono diventare un corpo sociale unito intorno ad alcuni elementi che riconosciamo insieme come caratterizzanti della nostra città-rete. Una visione di ruolo, quindi, prima che di funzioni, da assegnare alla città futura. Una città-rete o città-hub, che cresce in strettissima sintonia (in rete) con il territorio friulano. Forse il Friuli come città diffusa, il cui nucleo centrale sia quella che oggi chiamiamo Udine. Agenda del Futuro - Udine 2024 57 Dai tavoli emerge l’invito (e il tema che viene proposto ora ai prossimi dieci tavoli che tratteranno il tema delle strategie per la Udine del futuro) a tenere conto di alcuni aspetti chiave sui quali sviluppare gli obiettivi di medio e lungo periodo: • la città ha risorse straordinarie che devono però ancora essere sviluppate nelle loro effettive e piene potenzialità (come l’Università, le attività culturali o la presenza di popolazione immigrata) oppure che devono essere molto oculatamente gestite (come l’energia, l’ambiente, il patrimonio anche paesaggistico del suo territorio); • la città necessita di policy aggregative, di promuovere sinergie fra enti istituzionali e realtà associative (anche per migliorare la qualità della vita dei residenti); • la città ha bisogno di maggior programmazione per garantire servizi migliori e sviluppo. Il territorio ha bisogno di un centro propulsore forte e dinamico. La città del futuro vuole ritrovare una sua identità interpretando quel ruolo, in accordo col territorio, per dare impulso a un nuovo sviluppo, che passi per la creazione di un centro città più vitale, basato sul commercio, sul turismo e sulla creatività giovanile, sulla capacità di aggregare le risorse che esprime intorno alle sue le eccellenze e fare di questo la propria forza propulsiva. 58 Una visione per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 59 60 61 Agenda del Futuro - Udine 2024 Una visione per la città di Udine Cosa affiancare allo sviluppo dei settori economici? Immigrazione come risorsa o come problema? Come migliorare il rapporto città/territorio Cosa qualifica Udine in termini di eccellenza a tal punto da stimolare investimenti? 62 Agenda del Futuro - Udine 2024 Una visione per la città di Udine Come superare l’ostacolo della frammentazione amministrativa tra Comuni? Sessione Tavolo Data Temi 63 01 01 14 ottobre 2014 ENERGIA - AGROALIMENTARE Moderatore Claudio Melchior Udine come centro commerciale naturale Partecipanti Consulta delle professioni Confapi FVG Confindustria Udine Ass. dei Consumatori Confagricoltura Udine Org. sindacali provinciali Scuole Scuole Diarista Francesca Gatti Bernardino Pittino, Presidente ordine Architetti Fabio Dominici, Imprenditore Matteo Di Giusto, Imprenditore Marco Missio, Federconsumatori FVG Pierantonio Belletti, Agronomo Ferdinando Ceschia, Segretario Generale UIL Udine Patrizio Zanelli, Docente ISIS E. Mattei Latisana Claudio Freschi, Docente Educandato Statale Collegio Uccellis Udine 64 Una visione per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 65 La migliore gestione dell’energia e delle risorse e il ruolo di Udine nel panorama agroalimentare del proprio territorio: questi i due temi discussi durante il primo tavolo di lavoro di Agenda del Futuro - Udine 2024, uno sguardo che si proietta in avanti e analizza potenzialità da sfruttare e strategie da mettere in atto. tavolo di lavoro: l’individuo e le istituzioni. Da un lato quindi l’impegno individuale che diventa coscienza sociale e sensibilità collettiva ai temi di risparmio e sostenibilità, dall’altro il potere politico che deve dare risposte e regole uguali per tutti, ridurre i tempi burocratici, creare infrastrutture, investire. Energia Quale energia per il futuro di Udine Il tavolo di lavoro è compatto nell’affermare che la migliore gestione dell’energia inizia con il risparmio, a partire dall’efficienza energetica degli edifici: il 90% degli edifici residenziali di proprietà, infatti, non è efficiente. Gli investimenti in tal senso hanno ricadute positive non solo in termini di risparmio sui costi di gestione ma anche di qualità della vita, tutela delle risorse, indotto su imprese e occupazione. I problemi da risolvere sono tanti, a livello locale e nazionale, dalla visione politica alla coscienza sociale: mancano incentivi statali che favoriscano sia l’acquisto delle tecnologie (rinnovabili, auto elettriche, etc.) sia il loro utilizzo quotidiano; manca una strategia politica che inneschi i progetti sul territorio in un’ottica a lungo termine mentre sono messe in atto solo singole azioni ‘a spot’. La visione per il futuro: Udine come centro virtuoso dell’energia Udine potrebbe diventare fulcro dei comportamenti virtuosi del suo territorio in tema di energia, riciclo ed efficienza puntando verso la qualità totale del proprio tessuto urbano. Gli edifici scolastici per primi dovrebbero essere ‘esemplari’ in tal senso ed essere costruzioni efficienti, autosufficienti energeticamente. Efficienza significa anche sostenibilità della mobilità sul territorio: creare le piste ciclabili con criteri e progetto ad hoc, favorire la loro continuità tra centro e periferia, connettere il centro con i parchi urbani. Programmazione e azioni immediate Emerge in modo chiaro la dicotomia tra il bisogno di una programmazione politica a lungo termine sulle questioni energetiche e la necessità di risposte immediate da parte delle imprese che sono in difficoltà. ‘Energia rinnovabile’ in questo paese significa burocrazia: bisogna sveltire amministrazione e pratiche per accelerare lo sviluppo delle aziende, magari guardando agli esempi virtuosi e vicini di Austria e Slovenja. In una visione di lungo periodo, emerge la necessità di sensibilizzare la collettività ai temi della sensibilità ambientale, iniziando proprio dal sistema scolastico dove questo tema è ancora assente. Bisogna ridurre i tempi burocratici, creare infrastrutture informatiche al passo. La mancanza della rete in molte zone è una zavorra pesante che mina la competitività delle imprese. Chi deve agire Sono due gli attori della responsabilità e dell’azione che emergono dal Agroalimentare Il ruolo della tecnologia nel settore Le aziende del settore agroalimentare devono imparare a fare sistema in un settore che a livello regionale appare atipico e disgregato al proprio interno. La rete internet è quel ‘collante’ che permette di fare sistema tra imprese, creare sinergia e condivisione, gruppi di acquisto, avviare strategie di promozione comuni che generano competitività. La rete è opportunità anche per lo sviluppo turistico collegato all’agroalimentare: il turista conosce e compra in loco un prodotto che poi può riacquistare comodamente da casa grazie all’e-commerce. Opportunità: Udine come fulcro dell’agroalimentare Dal tavolo di lavoro emerge come Udine non abbia una propria identità definita, identità che potrebbe trovare proprio nell’agroalimentare. È opinione condivisa che solo Udine possa diventare il centro di questo settore: non avendo un proprio prodotto tipico, la città può diventare centro unificatore di ciò che viene prodotto sul suo territorio senza creare tensioni e rivalità. Per raggiungere questo obiettivo, Udine deve mettersi al servizio del territorio, delle aziende e dei consorzi per promuovere il settore, la costruzione di reti e la valorizzazione dei prodotti. 66 Una visione per la città di Udine La visione per il futuro: Udine come traino del territorio ‘Identità’ è la parola chiave per Udine, condivisa dal tavolo: senza identità non esiste crescita e non ha senso parlare di promozione o competitività. La Udine del prossimo futuro deve avere un’anima con una forte tipicità, riconoscibile e nota, che diventi vetrina per il proprio territorio: ecco che allora diventerà traino per tutto, non solo per il settore agroalimentare. Per questo tipo di visione, per mettere Udine al centro, è necessario creare e formare un’imprenditorialità costruita su Udine come fulcro turistico, agroalimentare, culturale e universitario. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 67 01 02 15 ottobre 2014 POPOLAZIONE – CAMBIAMENTO E PROGRAMMAZIONE Moderatore Federico Costantini Partecipanti Confapi FVG Confcommercio Udine Legacoop FVG Valter Vecchiato, Imprenditore Antonella Colutta, Imprenditrice Simone Ciprian, Operatore di Cooperativa Sociale Confcooperative Udine Marco Pascoli, Imprenditore DiTeDi Marco Tommasi, Esperto scuola digitale Consulta delle Professioni Nick Sandro Miranda, Consiglio Direttivo Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Udine Comune di Udine Gabriele Giacomini, Assessore all’Innovazione Scuole Mirella Roberta Ricci, Docente ITC Zanon Udine Diarista David Zanirato 68 Una visione per la città di Udine L’evoluzione della popolazione, l’integrazione degli stranieri, la valorizzazione dei giovani, il sostegno alle classi sociali più deboli come gli anziani e i disabili. E poi ancora gli spazi e le strutture a disposizione, la conformazione territoriale, i metodi di programmazione delle scelte future, gli attori che contribuiranno a definirli. Da questi elementi si è sviluppato il secondo tavolo dell’Agenda del Futuro - Udine 2024. Popolazione Stranieri nuovo nervo della città: come integrarli? Dal tavolo emerge che ci sono posizioni in parte divergenti, tra chi dichiara di assistere a una immigrazione ‘ingovernata’ e quindi chiede la fissazione di soglie di ingresso per facilitare la programmazione e l’assorbimento, e chi invece dà per assodato e indubitabile il processo di costante crescita dei migranti (anche a livello imprenditoriale), e proprio per questo invita a guardarli come risorsa e non come problema, servendosi se necessario delle utopie. A tal proposito si chiede di concentrarsi sulle politiche di integrazione a partire dai primissimi gradi della scuola, per poi accompagnarle con interventi di mediazione culturale, linguistica e culinaria a livello di singoli quartieri. Spazi e spazio ai giovani Il sostegno a questa fascia della popolazione, che secondo alcuni ruota e si modifica di quinquennio in quinquennio, deve passare attraverso interventi specifici in età scolare, promuovendo la loro autonomia dalle famiglie, l’aggregazione sociale, la responsabilizzazione e il coinvolgimento nelle attività della città. Parallelamente, per agganciarli al mondo del lavoro, c’è convergenza dei partecipanti rispetto alle iniziative di alternanza scuola-lavoro, revisione del sistema di orientamento, trasformazione dei processi di acquisizione delle competenze, da ritarare in base ai rapidi mutamenti del mercato e della società. Nel momento in cui arriva la prima occupazione vanno creati dei processi di attivazione dei giovani: tirocini specifici, sostegno alle StartUp, revisione delle formule di contratti, paracadute sociali. Chi pagherà le pensioni se rimarranno solo gli anziani in città? Sulla crescita della popolazione anziana sono tutti concordi, anche se c’è chi mette in luce come sia necessario distinguere tra Udine e il Agenda del Futuro - Udine 2024 69 resto della provincia. A livello di pensioni, la sostenibilità del sistema pensionistico da alcuni viene definita come un falso problema, a patto che le contribuzioni vengano separate dagli altri capitoli di spesa dell’Inps. In fatto di sostegno a questa fascia della popolazione tra le soluzioni proposte vi è l’intensificazione della prevenzione primaria e il miglioramento degli stili di vita, iniziative di volontariato sociale e nuove modalità di residenzialità urbana o anche la Cittadella della salute. Struttura urbana della città per evitare quartieri dormitorio A chi ha lamentato negli ultimi decenni una eccessiva espansione del tessuto cittadino con conseguente eccedente cementificazione, il rappresentante dell’amministrazione comunale ha precisato il cambio di rotta, con la riduzione delle stime di edificabilità e con lo spostamento delle (poche) risorse a disposizione in favore dell’efficientamento dell’esistente e quindi su un percorso di sostenibilità ambientale. Per evitare i quartieri dormitorio molteplici le soluzioni proposte: dai progetti di integrazione culturale e sociale, a eventi aggregativi tematici, all’incentivazione dei negozi di prossimità e al decentramento territoriale per i servizi nonché una maggiore partecipazione diretta alle scelte, attraverso comitati di zona e consulte tematiche. Il tutto in maniera coordinata tra i vari ambiti cittadini. Cambiamento e programmazione Come si impara a programmare il futuro di una città? Prioritaria la cultura della partecipazione e della mediazione nell’assunzione delle decisioni anche se c’è chi rivendica la necessità di arrivare a un momento di sintesi e quindi di scelta definitiva, nel rispetto dell’interesse comune. Ci devono essere poi obiettivi sicuri, certi, misurabili, con degli step intermedi ed eventualmente riprogrammazioni in base a fattori che mutano nel tempo. Si richiede il ritorno alla residenzialità in centro storico, si invita gli architetti a riconsiderare le nuove costruzioni in ottica di Comunità, si sottolinea l’importanza di aver iniziato a lavorare per il centro commerciale naturale di Udine, magari, suggerisce qualcuno con l’aggiunta di novità dai negozi H24 a quelli tematici per venire incontro agli stranieri. 70 Una visione per la città di Udine Chi possono essere gli attori che portano a cambiare, creando una nuova massa critica intorno ai progetti? Unitarietà di vedute sul fatto che tutti, nessun cittadino escluso, deve essere incluso nei processi di programmazione, secondo i diversi livelli previsti dal processo (informazione, consultazione, condivisione) e attraverso modalità innovative di partecipazione (comitati di zona, di quartiere, consulte, ecc.). A patto che poi chi è chiamato a decidere, fa notare qualcuno, si assuma la responsabilità delle proprie scelte. Si richiede per questo competenza da parte delle persone che siedono nei tavoli decisori e che si eviti che le lobby prendano il sopravvento. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 71 01 03 16 ottobre 2014 COMMERCIO - SERVIZI Moderatore Claudio Melchior Partecipanti Org. sindacali provinciali Roberto Muradore, Segretario Generale CISL Udine Confcommercio Udine Carlo Dall’Ava, Imprenditore Scuole Roberto Cocchi, Docente Liceo Scientifico Niccolò Copernico Udine Ass. dei Consumatori Giuseppe De Martino, Responsabile regionale Adiconsum FVG Confcooperative Udine Stefano Chiandetti, Vice direttore Scuole Anna Maria Fehl, Docente ITI Malignani Udine DiTeDi Elisabetta Nicli, Imprenditrice Scuole Ernesto Costalunga, Docente ITG Marinoni Udine Diarista Luciana Idelfonso 72 Una visione per la città di Udine Commercio - servizi Un punto di vista che è emerso durante il tavolo da tutti i partecipanti è che commercio e servizi sono legati l’uno all’altro. I servizi sono intesi come parcheggi, mezzi di trasporto e viabilità ma anche come cura del verde, spazi di attesa, connessioni tecnologiche. Non si può pensare a Udine come a un parco commerciale naturale senza che vi siano parcheggi adeguati, senza riconsiderare i flussi dei bus, senza capire l’importanza della presentazione della città che deve essere attenta sia ai propri cittadini che ai turisti. Andrebbero riviste le politiche di apertura dei punti vendita che potrebbero andare a integrazione delle aree commerciali esterne. Tutte le attività andrebbero animate con eventi culturali, perché la città non è solo commercio. Al suo interno, infatti, ha diverse sfaccettature per diversi target. Promozione La funzione della città è quella di fungere da vetrina e punto di ritrovo con lo scopo principale di promuovere l’intero territorio. Udine deve diventare il perno per la valorizzazioni delle tipicità dell’intero Friuli, che siano enogastronomiche o manifatturiere, per lanciare le bellezze naturali che la circondano. Udine, deve essere una città di servizio a disposizione del territorio. Così facendo, creando una propria identità, l’intera area potrebbe evolversi in questo momento di crisi valorizzando i propri punti di forza. La città, inoltre, dovrà anche considerare la conservazione delle botteghe, reinserite nel contesto del centro urbano anche dalle grandi catene, utili per i residenti del cuore cittadino. Socialità La città, ma anche il suo hinterland, ha la necessità di luoghi di aggregazione. Questi possono essere identificati nelle scuole, in spazi di quartiere, in luoghi o strutture dedicate ai giovani, agli anziani ma anche a famiglie con figli piccoli. La città deve essere un salotto ‘buono’ utilizzato da tutti. La socialità, infatti, l’antica funzione della piazza, si è trasferita oramai on-line e per riportare le persone in centro vanno offerte alternative attente alle varie esigenze. Agenda del Futuro - Udine 2024 73 Regole Per trasformare il centro di Udine in un polo, in un centro commerciale naturale, ci vogliono regole. Un orientamento, per lo più amministrativo, può essere dato dal mondo della politica che però non deve interferire nella gestione. Questa parte potrebbe essere svolta da delle cooperative che al loro interno potrebbero raggruppare i commercianti, o anche più tipologie di attori. All’interno delle regole, va considerata anche la mutazione del tessuto sociale che Udine vivrà nei prossimi anni, dove la presenza di friulani non sarà la medesima di oggi per via dell’integrazione culturale. Infrastrutture In città mancano degli hub per permettere a turisti, cittadini o pendolari di sfruttare i momenti morti della giornata. Ci vorrebbero dei punti di ritrovo funzionali e ben curati che permettano la sosta. Così come ci vorrebbe una nuova organizzazione del centro studi, luogo in cui i giovani possano avere spazi appositi dove imparare ad apprezzare le bellezze della città e cosa può offrire loro. Bisognerebbe riconsiderare le unità abitative per gli anziani, o meglio per la quarta età, piccole ma funzionali, e prendere in considerazione la realizzazione di spazi per bambini, come asili nido aziendali. Rendere fruibili le scuole sia come punti di ritrovo per ogni zona, sia per permettere l’accesso alle biblioteche e alle sale informatiche. Costi I costi dei servizi vanno spalmati tra pubblico, privato e utilizzatore. Le aziende potrebbero essere incentivate per incrementare i servizi offerti al pubblico in cambio di incentivi o detassazione. I cittadini potrebbero pagare in base al reddito. L’esigenza, però, avvertita da molti, è che il costo dei servizi è già molto alto per ciò che si ha in cambio. Ci vorrebbe quindi una riorganizzazione che li renda efficienti. Riconversione Se nel futuro il centro di Udine riconquisterà il suo ruolo, il tavolo si è chiesto anche come poter riconvertire i centri commerciali dismessi, insieme con le ex caserme già presenti sul territorio, perché non diventino degli eco-mostri. L’idea sarebbe la loro riqualificazione per lo 74 Una visione per la città di Udine sviluppo di una tipicità importante, come quella delle antiche botteghe e dei lavori artigianali. La crisi, infatti potrebbe ridare nuovamente spazio a mestieri dimenticati ma assai utili e che potrebbero trovare al loro interno laboratori adatti per l’insegnamento della professione. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 75 01 04 21 ottobre 2014 LAVORO - UNIVERSITÀ Moderatore Claudio Melchior Partecipanti Confcooperative Udine Comune di Udine Paolo Tonassi, Responsabile revisioni Antonella Nonino, Assessore diritti e inclusione sociale Org. sindacali provinciali Franco Colautti, Segretario Generale CISL Alto Friuli Associazioni Culturali Elena Tammaro, Imprenditrice Università di Udine Silvio Brusaferro, Docente Dipartimento Scienze Mediche e Biologiche Scuole Carla Paduano, Docente ITG Marinoni Udine Scuole Graziella Mocellin, Docente ITC Malignani 2000 Cervignano del Friuli Diarista Giada Marangone 76 Una visione per la città di Udine Qual è lo scenario futuro, a dieci anni, riguardo l’Università e il lavoro per lo sviluppo e la crescita economica del nostro territorio? Questi i due temi trattati durante il quarto tavolo di lavoro di Agenda del Futuro - Udine 2024, uno sguardo che proietta in avanti e analizza le potenzialità da sfruttare e le strategie da attuare per Udine e il territorio circostante. Università Quale Università per il futuro? Un’Università aperta, che dialoghi e crei sinergie con i diversi soggetti del territorio (enti, imprese, consorzi, associazioni di categorie), che offra sia una formazione trasversale (adatta per far fronte alle competenze eterogenee in contesti micro o in aziende in fase di startup e che quindi formi soggetti in grado di operare in ambienti dinamici e complessi) ma anche specializzata (per venire incontro alle richieste del territorio come, ad esempio, un manager della montagna o di altri settori strategici per il territorio di Udine), che consenta una formazione continua (lifelong learning) in grado di fornire gli skill necessari in risposta a quelle che sono le mutevoli esigenze dell’impresa. Un’Università che sia palestra, laboratorio e fucina di nuove idee, nuovi progetti e ricerche e che metta il proprio know-how al servizio dei diversi attori che operano sul territorio per diventare uno degli asset strategici per la nostra città. Un’Università che operi e metta in rete i risultati, in grado di valorizzare le risorse e le eccellenze del nostro territorio, che trasformi criticità in opportunità. Quali azioni per l’Università del futuro? È necessario avvicinare l’Università al mondo delle imprese mediante finanziamenti diretti o co-finanziamenti a fronte di ricerche brevettabili prendendo spunto dal modello anglosassone. Bisogna stabilire un sistema di premialità con imprese, enti locali e associazioni di categoria che collaborano in sinergia e proattivamente per una progettazione condivisa. L’impresa che investe in ricerca nell’Università va premiata, ad esempio con sgravi fiscali, e vanno varati accordi e protocolli con altre realtà per favorire incentivi per i soggetti che avviano percorsi virtuosi. La premialità va intesa anche in senso opposto. La Regione Friuli Venezia Giulia ha il più alto tasso Agenda del Futuro - Udine 2024 77 di ricercatori per densità abitativa. Devono essere premiate le persone che operano all’interno delle Università con un’apertura verso l’esterno e che si occupano di tematiche e problematiche d’interesse per il territorio, come innovazioni, tecnologie, sanità, ecc. Vanno inoltre premiate quelle pubblicazioni che portano alla creazione di un brevetto e alla nascita di uno spin-off universitario, che permettono cioè la formalizzazione giuridica del processo di ricerca. Bisogna trovare meccanismi in grado di stimolare la ricerca, monitorare i risultati e garantire trasparenza nei processi. L’Università ha assoluto bisogno che la città investa su servizi di accoglienza, ricettività, reti wi-fi e strutture per migliorare l’offerta collegata al sistema universitario. Visione per il futuro: Udine polo universitario d’eccellenza Udine deve diventare ed essere conosciuta come città universitaria, in grado di creare, mantenere e promuovere un’inter-relazione tra economia, sviluppo e socialità. La visione è quella che Udine diventi un distretto di un bacino di Università europee grazie all’innovazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. Quali sono le parole chiave per l’Università del futuro? Flessibilità, sinergia, rete, innovazione. Lavoro Quali sono i settori economici che possono portare in questo territorio maggiore sviluppo e crescita economica? I settori economici su cui puntare per sviluppare le potenzialità del nostro territorio sono le eccellenze della regione: natura, turismo, cultura, agroalimentare. Inoltre è necessario puntare su made in Italy, welfare e servizi alla persona, industria ad alto valore aggiunto. Quali azioni mettere in campo per la crescita? Vanno potenziati i servizi alla persona in grado di creare valore aggiunto per l’intera comunità e accrescere il welfare di prossimità; oggi l’offerta è standardizzata e monolitica su una richiesta che invece è differenziata. Per quanto concerne il settore culturale, emerge la necessità di puntare sulla formazione degli operatori rispetto al piano culturale e creare sinergia tra turismo, food e cultura mediante piani di 78 Una visione per la città di Udine comunicazione integrati e trasversali e politiche di marketing mirate. È necessario creare rete, sinergie sul territorio e propulsione verso l’esterno. La cultura può diventare un volano anche per lo sviluppo del manifatturiero, del commercio e di altri settori di nicchia del territorio. Vanno promosse nuove forme di turismo come il ‘turismo sostenibile per persone fragili’ (gli anziani, i disabili), sfruttando l’efficienza e diffusione dei servizi sanitari presenti sul territorio, e creando dei servizi con percorsi sostenibili, diete adeguate ai diversi target: Udine potrebbe essere il perno di questo nuovo modo di fare turismo. È inoltre necessario promuovere le specificità del nostro territorio (ad esempio le montagne delle Dolomiti Friulane, patrimonio Unesco, le località balneari, le città culturali, l’enogastronomia, ecc.). Va incentivata e premiata l’impresa virtuosa, capace di mettersi in rete e fare sistema per un vantaggio comune, potenziare le aree con energie rinnovabili, la banda larga e le infrastrutture tecnologiche. Con l’Università va innescato un circolo virtuoso creando una filiera selezionata su qualità. Una visione, cioè che punti prima di tutto su qualità ed eccellenze del territorio. La società darà sempre più importanza ai valori, pertanto una sfida da attuare per le imprese del nostro territorio è l’etica che potrebbe rappresentare per alcune parti di produzione un nuovo valore del territorio per creare identità e di percepire la realtà. Visione per il futuro: Udine centro di aggregazione per lo sviluppo economico del territorio Sarà importante per il futuro del lavoro la capacità di fare rete tra i diversi attori che operano sul territorio. La città di Udine dovrà diventare un polo di aggregazione per lo sviluppo del territorio, dovrà raccontare, fare da cassa di risonanza delle specificità, ricevere informazioni e diffonderle in maniera corretta verso l’esterno. Lo sviluppo cittadino partirà con uno sviluppo urbanistico equilibrato, creando e alimentando la relazione tra i vari territori per lo sviluppo sociale sostenibile. Saranno fondamentali i servizi in città (attività ricreativa, cultura, spettacoli) per aumentare il tasso di socialità percepita e reale e sviluppare crescita etica e le potenzialità locali. Quali sono le parole chiave per quanto riguarda il futuro del lavoro? Cultura, inclusione, accoglienza, collegamenti, rete, sostenibilità, eticità. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 79 01 05 22 ottobre 2014 CITTÀ - CULTURA Moderatore Claudio Melchior Partecipanti Confagricoltura Udine Carlo Costantini Scala, Consulente Confartigianato Udine Francesco Roiatti, Imprenditore Comune di Udine Enrico Pizza, Assessore mobilità e ambiente Consulta delle Professioni Luigi Pravisani, Consigliere Collegio periti agrari e periti agrari laureati Udine Scuole Emanuele Bertoni, Docente ISIS D’Aronco Gemona del Friuli Scuole Adriano Lecce, Docente Liceo Artistico Sello Udine Legacoop Fvg Elena De Matteo, Revisore di cooperative Diarista Giada Marangone 80 Una visione per la città di Udine Quale ruolo deve assumere Udine nel futuro? Quali sono gli elementi che distingueranno la città di Udine nei prossimi dieci anni? La cultura potrebbe essere il volano per lo sviluppo del territorio? Città e Cultura sono stati i temi trattati durante il quinto tavolo di lavoro di Agenda del Futuro - Udine 2024. Città Udine e il rapporto con i Comuni della conurbazione. Quale deve essere il ruolo della città di Udine nel futuro? La città di Udine deve rispecchiare le esigenze del territorio, deve essere centro di aggregazione importante, fucina di innovazione nel rispetto delle proprie identità e radici. Udine deve diventare un luogo dove elementi e valori quali salute, benessere e tempo libero coesistano. Deve, inoltre, essere il centro che si mette al servizio delle realtà limitrofe, dove cultura, turismo ed economia agiscano in maniera sinergica per il benessere dell’intera comunità. Udine deve essere un incubatore delle diverse realtà che la popolano, un luogo dove ‘vivere la città’ e che ne rappresenti gli aspetti peculiari (le proprie specificità). Deve essere una vetrina delle eccellenze e un catalizzatore di potenzialità per le future generazioni. Quali azioni per sviluppare le potenzialità della città? È necessario agire sulla mobilità, potenziando i mezzi di trasporto pubblici, il bike sharing, le piste ciclabili, le rastrelliere per le bici, creando parcheggi di scambio, parcheggi con zona dedicata per ricaricare l’auto elettrica, una metropolitana leggera. Bisogna riqualificare alcune zone (ad esempio l’area limitrofa al centro studi) ed edifici (magari rendendo vecchi edifici in disuso dei centri culturali e aggregativi al servizio della cittadinanza); investire sulle infrastrutture esistenti e crearne di nuove e funzionali, a misura delle esigenze della comunità e del territorio; valorizzare e far conoscere le aree verdi della città con eventi culturali e dedicati al benessere, potenziando i servizi e le attività economiche (sostenendo anche le iniziative dei privati). Bisogna fare sistema e creare sinergia tra i diversi luoghi di aggregazione e tra i diversi soggetti che vi operano. La scuola si identifica come il primo luogo dove si crea socialità, crescita e unione per lo sviluppo Agenda del Futuro - Udine 2024 81 della città; inoltre potrebbe essere il luogo dove si crea la cultura per la mobilità sostenibile. È necessario pensare alla città come qualcosa di diverso dal puro servizio primario (ad esempio creare piscine nel centro cittadino) e ripensare Udine rispetto all’evoluzione demografica che la città subirà nei prossimi anni (maggiore prospettiva di vita e nuove esigenze per la comunità implicano più servizi dedicati). Emerge, inoltre, la necessità di promuovere e collegare il turismo alla cultura e al commercio mediante programmazione e coordinamento dei diversi attori che operano sul territorio. Bisogna incentivare le partnership pubblico-privato e spingere affinché l’impresa investa nella cultura e nei centri di aggregazione. Bisogna far partecipare i giovani e la comunità ai processi decisionali volti allo sviluppo economico, culturale e sociale della città. È fondamentale dare nuova linfa all’artigianato e i FabLab, laboratori digitali, utilizzando spazi liberi e riconvertibili, potrebbero essere un elemento di interconnessione tra scuola, privati e imprese. Quale visione per il futuro? Udine città intelligente al servizio del territorio (cittadini, imprese, istituzioni) Udine deve essere una città proiettata al futuro, una città che metta in connessione il capitale umano che la abita e la vive con sistemi di mobilità, tecnologie, strutture e attività che migliorino la qualità di vita di imprese, cittadini ed istituzioni. Udine dovrà essere una città dalla chiara identità, che promuova e valorizzi le eccellenze e le specialità del proprio territorio, la cultura e che sia al servizio della popolazione e dei territori limitrofi. Parole chiave Mobilità sostenibile, aggregazione, turismo, cultura, artigianato, eccellenze, specialità, flessibilità, aspetto sociale. Cultura Quale deve essere il ruolo del centro storico? Solo culturale? Udine deve essere il centro delle attività culturali e ricreative, con servizi e infrastrutture dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale e deve investire sulle strutture legate alla cultura del 82 Una visione per la città di Udine benessere. Udine deve diventare un punto di aggregazione e socialità dove si crea e si produce cultura (è necessario investire sullo sviluppo culturale sostenibile). Partendo dalle sue origini, Udine deve riscoprire i mestieri antichi in chiave moderna (ad esempio con i FabLab); questo potrebbe rappresentare il volano economico per la città, la propulsione a imparare dei giovani, e mettere in atto, utilizzando la fantasia, la riscoperta del saper fare. Udine deve diventare motivo di orgoglio e brand all’esterno, oltre che per chi ci vive. Quali azioni per promuovere la cultura a Udine? È auspicabile la creazione di un inventario dei luoghi dedicati o dedicabili alla cultura; mettere in sicurezza luoghi dove organizzare eventi culturali e ricreativi per far vivere (o rivivere) il centro storico. Dopo la mappatura, redigere una sorta di piano regolatore della cultura che permetta uno sviluppo urbanistico organico, articolato e razionale in tale ambito. Al termine della mappatura si potrebbe pensare di redigere una sorta di ‘piano regolatore’ della cultura che permetta uno sviluppo urbanistico organico, articolato e razionale in tale ambito, che tenga conto del contesto nel quale si andrebbe ad operare. Bisogna comunicare (anche con i nuovi media) le iniziative culturali. Un altro modo di far cultura è ‘vivere le aree verdi’, farle conoscere alla cittadinanza (per fare jogging, per realizzare eventi musicali e culturali, per creare nuovi spazi di aggregazione e socialità). Bisogna diventare consumatori di cultura (ad esempio la cultura deve creare cultura della legalità, della sicurezza, del benessere, è necessaria una maggiore sensibilità verso tematiche ambientali) e questa rivoluzione culturale deve partire dai giovani e dalla scuola. Emerge la necessità di costruire e diffondere il concetto di cooperativa di comunità per dare risposta a quelle che sono le esigenze del territorio. Bisogna promuovere le buone pratiche, creare commistione tra i diversi ambiti e attori che operano sul territorio. Compare fondamentale collegare l’economia alla cultura; ad esempio l’artigianato con le fiere, gli stand in piazza potrebbe essere il veicolo per la diffusione della cultura del fare. Agenda del Futuro - Udine 2024 83 Si ipotizza la creazione di un luogo stabile per far conoscere le specialità e tipicità del territorio che diventi una vetrina delle eccellenze. Bisogna, inoltre, promuovere la cultura come elemento fondamentale per l’economia (stimolare le giovani menti a mettersi in proprio, a inventare un nuovo mestiere, al passaggio generazionale e all’innovazione nel rispetto della tradizione). I musei devono assumere una nuova identità, essere più interattivi. Si potrebbe realizzare un museo all’avanguardia, il ‘museo del fare’, con spazi interattivi e innovativi, per attrarre turisti e visitatori e fungere da volano per gli altri musei, eventi, iniziative (culturali e non) della città. Quale visione per il futuro? Udine capitale della ‘cultura del fare’ Udine deve diventare la capitale della ‘cultura del fare’ e della qualità, dell’efficienza, del benessere e questo deve diventare motivo di orgoglio e di specificità per l’intero territorio. Parole chiave Benessere, qualità, fare, orgoglio, specificità, rete, scuola, comunicazione, identità. 84 Una visione per la città di Udine Sessione Tavolo Data Temi 01 06 23 ottobre 2014 INVESTIMENTI - MOBILITÀ Moderatore Andrea Guaran Partecipanti Confartigianato Udine Confindustria Udine Ass. dei Consumatori Friuli Innovazione DiTeDi Associazioni culturali Scuole Scuole Diarista Chiara Andreola Paolo Capizzi, Imprenditore Francesca Cancellier, Imprenditrice Wanni Ferrari, Presidente Federconsumatori Udine Claudia Baracchini, Area Fare Impresa & Incubatore Carlo Tasso, Componente del Consiglio di Amministrazione Vittorio Vella, Imprenditore Annalisa Chirico, Docente Liceo Caterina Percoto Udine Giovanni Cucci, Docente ISIS Bonaldo Stringher Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 85 Udine come centro collettore delle idee legate alle nuove tecnologie e luogo di incontro di persone per farle crescere; ma anche come città pedonale, che offra una formazione d’eccellenza e faccia conoscere il territorio e il suo tessuto produttivo ai propri giovani perché possano immaginarsi un loro futuro in Friuli invertendo il trend di fuga verso l’estero di cervelli e aziende. Queste le idee emerse nel tavolo del 24 ottobre su investimenti e mobilità: due temi diversi, ma collegati nell’ottica della valorizzazione di Udine e del Friuli. Investimenti Udine, luogo di concretizzazione delle potenzialità della rete I partecipanti al tavolo hanno concordato sul fatto che i punti di forza di Udine sono la posizione geografica vantaggiosa nei confronti di Mitteleuropa ed Est Europa, una buona qualità della vita, e un buon numero di edifici in disuso che potrebbero essere recuperati: il che può renderla luogo ideale per creare spazi di incontro in cui giovani imprenditori, artigiani, creativi ed altri possano sviluppare insieme e di persona idee circolate in rete, mettere in campo progetti di coworking e cohousing per condividere idee e risorse umane, lanciare progetti pilota sul modello delle smart city e diventare ‘città educante’ in questo campo. Questo porterebbe Udine a recuperare quel ruolo di centro di mercato che un tempo aveva e che ora ha perso con lo spostamento delle attività commerciali in periferia, attirando investimenti sia pubblici che privati nell’economia della conoscenza. Le lacune da colmare Per fare questo è però necessario colmare alcune lacune: in primo luogo la scarsa connettività, che ostacola il lavoro di cittadini e imprese scoraggiando gli investimenti; così come i vincoli burocratici, che pesano non solo sulle aziende, ma anche sull’effettiva possibilità di accedere a fondi pubblici sia nazionali che europei: questione cruciale in quanto le dimensioni di Udine e dintorni non sono tali da giustificare investimenti importanti da parte dei privati. Anche la formazione dei giovani è spesso carente: non solo su inglese e nuove tecnologie, ma anche in quanto a conoscenza del territorio, così che le nuove generazioni non sono nemmeno portate a immaginare un loro futuro qui. 86 Una visione per la città di Udine Da colmare è quindi anche la mancanza di un senso di appartenenza e di solidarietà territoriale, che consenta di ragionare in una prospettiva comune tra città e hinterland. Le possibili risposte Di qui il tavolo ha identificato alcune priorità per investimenti che a loro volta ne stimolino altri. La rete innanzitutto, così da consentire un’operazione di ‘marketing territoriale’, far conoscere al di fuori dei confini della regione le eccellenze del territorio e riattivare non solo la domanda locale, ma anche nazionale e internazionale; quindi la sburocratizzazione e la defiscalizzazione per le aziende, come la freezone proposta alla Regione da Confindustria; percorsi formativi per le scuole di ogni ordine e grado, che consentano di conoscere il territorio e di elaborare progetti per il futuro incentrati su di esso; alternanza scuola-lavoro; il recupero degli spazi in disuso, da destinare a progetti di formazione, incubatori d’impresa e simili. Mobilità Udine, città a misura di pedone Unanime è stato il consenso sul fatto che il futuro del centro città sia la pedonalizzazione: il che implica però l’esistenza di parcheggi di scambio in periferia, di un servizio di mezzi pubblici efficiente, di piste ciclabili estese ed effettivamente fruibili, sistemi di bike sharing e di car sharing. La pedonalizzazione del centro peraltro, secondo i partecipanti, non costituirebbe necessariamente un ostacolo per le attività commerciali: se queste si muovessero in maniera coordinata potrebbero infatti proporsi in un’ottica di centro commerciale naturale, avendo – rispetto ai centri commerciali propriamente detti – il vantaggio di situarsi in un contesto più piacevole. Pedonalizzare, un lavoro su più fronti Per rendere un centro pedonale effettivamente fruibile non bastano però i parcheggi scambiatori e i collegamenti tra questi e la città, ma serve creare una mentalità per il loro utilizzo. Anche in questo vengono in aiuto le nuove tecnologie: utile può essere guardare ad esempi come Helsinki, dove è stata elaborata una app per un servizio di autobus on demand. Ciò stimolerebbe anche l’imprenditorialità dei giova- Agenda del Futuro - Udine 2024 87 ni, considerati da tutti la vera forza in questo settore, per la creazione di ‘app del territorio’. Inoltre è necessario creare una mentalità della mobilità sostenibile, con l’introduzione di buone pratiche nelle scuole, dibattiti pubblici, concorsi di idee e diffusione di quanto emerso da studi in questo settore. Città e hinterland Più difficoltoso è invece pensare a una mobilità sostenibile tra città e hinterland soprattutto per i pendolari, a causa di una rete viaria e ferroviaria inadeguata e di una carenza di infrastrutture: è lì che sta la priorità per gli investimenti pubblici, così da rendere poi convenienti quelli privati per garantire i servizi di trasporto. Utile in questo senso può essere coordinare fondi locali, nazionali ed europei, creando magari una rete tra città che consenta non solo di avervi accesso, ma anche di gestire insieme alcuni servizi – creando ad esempio un consorzio per l’acquisto dei mezzi, rivolgendosi ad un unico fornitore per ottenere condizioni più vantaggiose – e creare modelli replicabili. Per questo occorre ragionare in una prospettiva di area metropolitana, superando la frammentazione esistente tra Comuni a livello amministrativo: via privilegiata a questo scopo è quella di pensare a spazi decisionali e di discussione che vadano oltre le istituzioni e la durata dei mandati delle singole amministrazioni coinvolgendo l’intera società – come possono essere i tavoli di lavoro di Udine 2024 – e lasciando alle Province in via di eliminazione un ruolo di coordinamento delle politiche comunali. 88 Una visione per la città di Udine TAVOLO STUDENTI Data 20 novembre 2014 Moderatore Paolo Ermano Partecipanti Francesco Tognato Sofia Giunta Nicola Petrucco Valerio Velardi Fabio Manzini Matteo Qualizza Federico Fattori Chiara Pellecchia Ambra Canciani Margherita Mauchigna Emanuele Bertoni Diarista Chiara Andreola Studente Liceo classico Jacopo Stellini Udine Studentessa Liceo classico Jacopo Stellini Udine Studente Liceo scientifico Giovanni Marinelli Udine Studente Liceo scientifico Giovanni Marinelli Udine Studente Convitto Nazionale Paolo Diacono Studente Liceo scientifico Niccolo Copernico Udine Studente Liceo scientifico Niccolò Copernico Udine Studentessa Istituto Tecnico Commerciale Antonio Zanon Udine Studentessa Liceo Caterina Percoto Udine Studentessa Educandato Statale Collegio Uccellis Udine Docente referente della Consulta provinciale degli studenti Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 89 Una città aperta al mondo, con spazi in cui i giovani possano esprimersi per far nascere iniziative dal basso, e che torni a essere viva concretizzando il centro commerciale naturale o utilizzando gli eventi già esistenti come volano per la vita sociale nella quotidianità: è questa la Udine che vorrebbero i giovani del capoluogo e della provincia, rappresentati da dieci ragazzi della Consulta provinciale degli studenti. Università: piccolo è bello, ma solo se in rete Per gli studenti delle scuole superiori, la prima occasione per uscire di casa è l’Università: e se diversi partecipanti hanno riconosciuto che l’Ateneo friulano rappresenta un’eccellenza soprattutto nel campo della medicina e gode di una buona rete di relazioni internazionali, opinione condivisa è che una simile rete non trova poi riscontro nel mondo del lavoro del Friuli Venezia Giulia, chiuso in se stesso. Inoltre, la città offre poche opportunità di vita sociale agli studenti, spingendo molti a scegliere altre sedi. Per questo sarebbe utile potenziare ulteriormente le relazioni con Atenei italiani ed esteri, puntare su pochi settori di eccellenza nella formazione così da attirare i talenti e rivitalizzare la città. Spazi per i giovani, questi sconosciuti A questo scopo il primo passo è disporre di spazi – oggi scarsamente presenti oppure poco conosciuti – in cui i giovani si possano incontrare e dare vita dal basso a iniziative culturali in senso lato. Ciò aiuterebbe a superare l’isolamento tipico della ‘generazione Facebook’, che si incontra solo in rete, e a valorizzare il vasto patrimonio associativo della città in cui già esistono collaborazioni tra realtà che si occupano degli stessi temi. Buone pratiche adattabili al contesto udinese sono esperienze come gli spazi giovani o alcuni circoli culturali presenti in provincia, prevedendo di destinare i fondi oggi utilizzati per organizzare eventi ‘dall’alto’ – spesso di scarso successo – per sostenere le iniziative nate da queste realtà e il mantenimento della loro sede. Spazi sfruttabili a tal fine potrebbero essere l’ex Upim, caserme in disuso, oppure quelli rimasti liberi una volta avvenuta la prospettata abolizione delle Province. 90 Una visione per la città di Udine Più arduo risulta utilizzare le scuole – pur definite «lo spazio più naturale» per la socializzazione dei giovani –, a causa dei vincoli burocratici che rendono difficile l’apertura pomeridiana per le attività studentesche e per la carenza di aule spaziose: in questo senso offre però un’esperienza positiva il Marinelli, dove, essendosi creata una prassi di «aule studio pomeridiane», l’iniziativa viene portata avanti senza difficoltà. Unanime comunque l’opinione che siano i giovani a doversi prendere la responsabilità di proporre e gestire le attività, potendo possibilmente contare su qualcuno che offra consulenza sul fronte burocratico. Vivere il centro: dall’evento alla quotidianità Diverse le ragioni per cui Udine viene vista come ‘città noiosa’: eventi scarsamente interessanti per i giovani, la percezione che non ci sia nulla da fare, l’età media alta dei suoi frequentatori dovuta anche alle carenze nel trasporto pubblico che rendono impossibile raggiungere il centro la sera. Per rendere il centro più attrattivo i giovani propongono di puntare soprattutto su eventi musicali potenziando il Festival degli artisti di strada, di rendere Friuli Doc un «Expo del Friuli» che vada oltre l’enogastronomia, e soprattutto di dare spazio alle iniziative nate dai proposti centri giovanili. Utile poi sarebbe creare tanti piccoli eventi in stretta successione, così da non far calare mai l’interesse. Altra proposta è quella di concentrare in un’unica via tutte le attività commerciali, ricreative e culturali dedicate ai giovani – soprattutto universitari –, così da creare un ‘centro commerciale naturale’ che – come i centri commerciali propriamente intesi – offra molto di più che il semplice shopping: questo porterebbe a un modo diverso di vivere la città nel quotidiano, perché risveglierebbe l’interesse a frequentare il centro in quanto percepito come luogo vivace. Per quanto diversi partecipanti abbiano inizialmente sollevato il problema dei contrasti che si creano con i residenti nel tenere eventi soprattutto musicali, e sostenuto quindi l’idea secondo cui il centro dovrebbe essere non una zona residenziale ma un’area dedicata alle attività commerciali e culturali, la maggior parte ha poi ammesso che un centro disabitato è un centro destinato a morire, come già testimonia la desertificazione degli esercizi commerciali seguita al calo dei Agenda del Futuro - Udine 2024 91 residenti: meglio piuttosto pensare a un ‘centro policentrico’, con aree dedicate ad attività diverse, così da soddisfare le diverse esigenze. Logistica e trasporti, il nodo della questione I partecipanti sono però tornati a ribadire che il più grosso problema nel rendere il centro realmente fruibile è quello delle infrastrutture e dei trasporti. Se l’ipotesi dei parcheggi scambiatori serviti da navette è ritenuta valida, ancor più valido secondo i giovani è incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici sin da principio potenziando il servizio verso l’hinterland e quello serale: un maggior numero di utenti porterà ad una maggiore disponibilità di risorse economiche, consentendo ulteriori investimenti. Questo aiuterà anche a contrastare la mentalità dell’utilizzo dell’auto a tutti i costi – attualmente una necessità in alcune aree della provincia – soprattutto se unito ad un potenziamento delle piste ciclabili oggi discontinue: una ciclabile unica Udine-Lignano, ad esempio, costituirebbe un notevole incentivo per il turismo. Un’identità molteplice Per quanto i partecipanti al tavolo si siano divisi in maniera quasi omogenea tra chi ritiene che Udine abbia un problema di identità e chi sostiene il contrario – sei contro quattro –, opinione condivisa è stata poi che una città, in quanto unione di realtà diverse, ha per sua natura un’identità multiforme. Il fatto che non sia chiaramente definita non è quindi percepito come un problema se non in un’ottica di marketing territoriale, che consenta di ‘vendere’ a potenziali turisti e investitori il ‘prodotto Udine’. Ottime potenzialità da questo punto di vista sono rappresentate dal concetto di Udine come crocevia di culture, oggi scarsamente valorizzato e penalizzato dall’assenza di una rete consolidata con altre realtà del territorio: prova ne è la scarsa collaborazione nell’organizzare gli eventi per il centenario della Grande Guerra. Concordando sul fatto che una delle grandi carenze di Udine è la comunicazione non solo verso l’esterno ma anche verso i residenti, i giovani hanno proposto la creazione di una app, oppure di un sito unico che raccolga tutta l’offerta culturale e ricreativa della città. 92 93 Una visione per la città di Udine Me ne vado, resto, anzi ritorno Il parametro più significativo per giudicare se i giovani credono nel futuro della realtà udinese è però verosimilmente la loro intenzione o meno di continuare a viverci. Se buona parte dei partecipanti ha manifestato l’intenzione di trascorrere comunque un periodo in altre zone d’Italia o all’estero per conoscere realtà diverse, il discriminante per convincere al rientro è la disponibilità del lavoro desiderato e trovare una città più aperta, vivace e multiculturale, efficiente sotto il profilo dei servizi. Sessione 02 UNA STRATEGIA PER LA CITTÀ DI UDINE La visione di Udine nel 2024 emersa nella prima sessione dei tavoli di lavoro si costituiva in tre concetti chiave: Città Rete, come centro nodale del territorio; Città di Innovazione, Cultura e Ricerca; Città Vetrina delle eccellenze. Nei 6 tavoli della seconda sessione sono state discusse le strategie che possono portare la città a costruirsi e identificarsi nelle visioni proposte. Gli elementi chiave emersi convergono intorno ad alcuni nodi cruciali nello sviluppo della città: il ruolo del centro cittadino; la disponibilità di spazi pubblici; una mobilità più moderna e intelligente; un salto di qualità nelle gestione delle manifestazioni culturali e degli eventi; l’educazione come ruolo approccio strategico Il centro città Una forte convergenza si è registrata sull’idea di sviluppo del centro città. Quella del centro commerciale naturale è la chiave strategica per lo sviluppo della città. Un centro commerciale naturale differente rispetto a quanto offerto negli altri spazi commerciali in provincia. Un centro attivo e partecipato. Un centro commerciale che dovrebbe essere organizzato e guidato da un soggetto terzo, un professionista, capace di mediare fra gli interessi privati e quelli pubblici. Un centro commerciale che possa essere vetrina per il territorio soprattutto in chiave turistica, attraverso un processo che porti la città ad ‘andare verso il territorio’ rivedendo le proprie strategie culturali e di relazioni con il territorio provinciale. Un atteggiamento ‘glocale’ che parta dalla città e si riverberi sulle aree limitrofe. Un obiettivo che si sviluppa superando alcuni elementi critici: primo, l’accessibilità alla città per favorire lo sviluppo turistico; secondo, la creazione di sinergie fra gli operatori del settore e, terzo, una seria pianificazione che coinvolga le imprese del territorio, le attività culturali e quelle di promozione della città. 94 Una strategia per la città di Udine Spazi pubblici Udine appare, oggi, come una città senza spazi pubblici per i giovani e per gli altri cittadini. Quest’assenza limita fortemente le possibilità d’iniziative dal basso, poiché mancano i contesti in cui queste iniziative possono maturare. Senza luoghi pubblici, si limita l’effettiva partecipazione della città e l’incontro fra i cittadini. La richiesta è di spazi pubblici che siano sicuri, green e fruibili. Intanto, si ricorda che la sicurezza passa attraverso una maggior vitalità della città, oltre che attraverso un’opera di monitoraggio più efficace della microcriminalità. Con il termine green si vuole richiamare l’attenzione sulla necessità che sia il pubblico a essere d’esempio per le questioni relative all’efficientamento energetico. Infine, fruibile è sia uno spazio aperto, sia uno spazio in cui sia possibile e semplice realizzare le progettualità che possono svilupparsi: quindi, non basta assegnare uno spazio, serve soprattutto dare dei supporti per alimentare la voglia di creare, organizzare, condividere. Mobilità Il tema degli spostamenti all’interno e verso la città è stato trasversale e presente in quasi ogni tavolo. Generalmente, tutti chiedono un allargamento dell’area pedonale, come un potenziamento delle ciclabili e dei servizi relativi. Per creare una città a misura di pedone e di ciclista, cruciali diventano le modalità di fruizione dei parcheggi, scoperti o in struttura, come la connessione attraverso i mezzi pubblici fra la città e l’hinterland. Il potenziamento della rete dei trasporti pubblici (financo la realizzazione di metro leggere che colleghino Udine con i principali centri della conurbazione) è considerato un investimento strategico funzionale a ogni altro obiettivo, nonché un asset cruciale nella realizzazione del centro commerciale naturale. Cultura ed eventi Un ruolo particolare sembra avere la catena che lega la vita culturale della città e i suoi eventi allo sviluppo della sua identità e funzione. I partecipanti riconoscono il ruolo chiave di molte manifestazioni, lamentando però sia una scarsa capacità di promozione integrata, sia Agenda del Futuro - Udine 2024 95 l’assenza di sinergie e di una chiara visione di politica culturale. Alla città del futuro serve una miglior comunicazione di quanto di eccellente già vive sul territorio e un approccio più professionale e integrato all’attività culturale. Gli eventi culturali devono ancor di più diventare momenti di educazione, di partecipazione e di legame fra la città, i suoi attori e il suo territorio. In sostanza, devono diventare la rappresentazione della vitalità sociale e della dinamicità economica di Udine e della sua provincia. Educazione come approccio strategico Non era scontato raggiungere questo risultato: i partecipanti hanno riconosciuto alle scuole, al sistema educativo e all’Ateneo un ruolo chiave, strategico, per l’affermazione della città e del suo territorio nel futuro. Un risultato straordinario che dimostra una spiccata sensibilità verso il futuro da parte della popolazione. In particolare, l’Ateneo gioca il ruolo principale in tal senso. All’Università di Udine si richiede sia di affinare le proprie strategie di promozione per rendere più evidente il suo ruolo di traino nello sviluppo della città, sia di adeguare la propria offerta formativa alle mutevoli esigenze del mondo del lavoro, in sinergia con l’Ateneo di Trieste e con il sistema scolastico provinciale, così da formare cittadini qualificati e orgogliosi del proprio territorio. 96 Una strategia per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 97 98 Una strategia per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 Strategie per rilanciare la città di Udine come centro emporiale I servizi educativi, di aggregazione e sociali MAGGIORE ATTRATTIVITÀ CULTURALE E TURISTICA AREE DEDICATE ALLO SPORT MAGGIORE FRUIBILITÀ AREE VERDI RIAPERTURA DI ANTICHE BOTTEGHE AREE SICURE E SORVEGLIATE VALORIZZAZIONE DELL’ENOGASTRONOMIA SCUOLA COME PUNTO DI RITROVO PICCOLI SUPERMERCATI IN CENTRO RIQUALIFICAZIONE DELLE CASERME AMPLIAMENTO DELLA CITTÀ MAGGIORE ATTRATTIVITÀ PER I GIOVANI AGEVOLAZIONI ECONOMICHE PROMOZIONE INNOVAZIONE Quali servizi di trasporto sono utili alla città e al commercio? BICI E PISTE CICLABILI COLLEGAMENTI AGEVOLI CON STAZIONI DEI TRENI E AEROPORTI COLONNE PER RICARICA DI AUTO E BICI ELETTRICHE PARCHEGGI DI SCAMBIO BUS NAVETTA IN CENTRO WIFI GRATIS BAR CINEMA SERVIZI VIA WEB Come portare l’Università di Udine al centro della vita culturale ed economica della città? RETI E SINERGIE INCREMENTARE LE COMPETENZE TRASVERSALI MAGGIORE COLLEGAMENTO AL TERRITORIO POLITICHE DI MARKETING INFOPOINT PER LA MOBILITÀ PEDONALE MIGLIORARE LA QUALITÀ DEI CORSI TAXI AUMENTARE I CORSI IMPARTITI IN INGLESE SPOSTAMENTO DEI SERVIZI FUORI DAL CENTRO POTENZIARE I CORSI ON LINE PARCHEGGI VICINI AL CENTRO PROFILI PROFESSIONALI CON VISIONE A DIECI ANNI CHIUSURA DI ALCUNE STRADE AL TRAFFICO CAMBIAMENTO DI MENTALITÀ ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE TRASFERIRE LE ATTITUDINI IMPRENDITORIALI UNIRE LE UNIVERSITÀ DI UDINE E TRIESTE 99 100 Una strategia per la città di Udine Come indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro verso i settori legati alle eccellenze regionali? VALORIZZAZIONE DELLE ECCELLENZE RETI, COLLABORAZIONE E COORDINAMENTO SVILUPPO DEL TURISMO E-COMMERCE POLITICHE DI MARKETING MAGGIORE CONOSCENZA DEL TERRITORIO Agenda del Futuro - Udine 2024 I settori su cui investire CULTURA MIGLIORAMENTO DELLA MOBILITÀ TURISMO CULTURALE COMMERCIO EDUCAZIONE/SCUOLA EVENTI DI ATTRATTIVITÀ CON PERSONALITÀ DI RICHIAMO MIX DI VARIE PROPOSTE DI EVENTI EVENTI DI NICCHIA E DI QUALITÀ INFRASTRUTTURE SNELLIMENTO DELLA BUROCRAZIA Come creare un terreno fertile per la cultura? MUSEI COME LUOGHI DI PRODUZIONE E DIFFUSIONE DI CULTURA POPOLAZIONE ‘ATTRICE’ NEL SETTORE CULTURALE EVENTI ‘DI RICHIAMO’ FAR CONOSCERE LE INNOVAZIONI SPAZI A DISPOSIZIONE DEGLI ARTISTI VALORIZZARE I TEATRI CULTURA COME LEVA DEL PROCESSO INTERAZIONE TRA MUSEI UTILIZZARE LE AREE VERDI PER EVENTI CULTURALI PUBBLICITÀ 101 Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 103 02 01 4 novembre 2014 COMMERCIO - SERVIZI Moderatore Andrea Guaran Partecipanti Confartigianato Udine Confapi FVG Ass. dei Consumatori Fabrizio Peresson, Imprenditore Tommaso Passoni, Imprenditore Barbara Puschiasis, Presidente Forum Consumatori - Imprese FVG Org. sindacali provinciali Francesco Buonopane, Segretario Filcams Udine CGIL Confcommercio Udine Andrea Cumini, Imprenditore Consulta delle Professioni Emanuele Rampino, Presidente Collegio dei revisori Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Udine Scuole Franco Barachino, Docente ISIS V. Manzini San Daniele del Friuli Scuole Angela Napolitano, Docente Educandato Statale Collegio Uccellis Udine Diarista Luciana Idelfonso 104 Una strategia per la città di Udine Udine vetrina delle eccellenze locali Il centro della città deve differenziarsi per poter competere con i centri commerciali. Per farlo tutti i partecipanti propongono di associare Udine al termine ‘qualità’. Udine deve diventare una vetrina delle eccellenze friulane a 360 gradi spaziando dall’enogastronomia al mobile. Questo tratto distintivo, della qualità, la differenzierà dall’offerta fatta dai centri commerciali. Per realizzare questa idea, le soluzioni proposte dagli interlocutori sono due. La prima prevede la creazione di eventi culturali di alto livello (Far East, Vicino/lontano, proiezioni cinematografiche o mostre, concerti) che richiamino in città curiosi e turisti; la seconda la riapertura delle antiche botteghe che ormai non esistono quasi più. Perché tutto funzioni al meglio ci vogliono però più servizi (parcheggi, bus, info point) e una armonizzazione dettata dalle istituzioni con i centri commerciali. A Udine serve un cambio di mood Va apportato un cambiamento di approccio alla città, in particolare quando si parla di commercio. A differenza di quanto si possa pensare, gli affari e i professionisti che aprono uno studio in centro sono soddisfatti della scelta fatta. Il percepito quindi, negativo, non è conforme con la realtà dei fatti. Per dare una spinta nuova sia alla mentalità che al commercio si deve puntare sulla diversificazione rispetto all’offerta del centro commerciale e su una pianificazione a lungo termine. Per essere messe in pratica, il gruppo suggerisce l’inserimento di un professionista che proponga con studi di mercato alla mano, strategie di marketing concrete e realizzabili. Il professionista avrà anche il delicato compito di riuscire ad ascoltare le esigenze e le necessità del pubblico, del privato e delle associazioni di categoria proponendo soluzioni che riescano a mettere tutti d’accordo. L’amministrazione dovrebbe, infine, con agevolazioni economiche e con una burocrazia più snella favorire gli imprenditori che vogliono investire sul centro cittadino. Udine, mancano spazi per i giovani Se la città deve diventare un polo dedicato all’eccellenza non va dimenticato il suo ruolo sociale. Se eventi, manifestazioni cultura, enogastronomia possono andare incontro alle esigenze di un pubblico Agenda del Futuro - Udine 2024 105 adulto, bisogna fornire delle soluzioni anche per i più giovani. Con attenzione vanno infatti prevenuti i fenomeni legati all’abuso di alcool e va proposta loro anche una alternativa al centro commerciale da cui sono sempre molto attratti per l’ampia offerta di svaghi e intrattenimenti. Per farlo il primo input deve arrivare dal mondo scolastico con un’educazione che li orienti nell’acquisto e sui differenti modi con cui si può socializzare. La socialità non può svolgersi solo in grandi centri dove i ragazzi vengono parcheggiati dai genitori o via internet, ma va fatta fornendo loro spazi adeguati in cui interagire. Il tavolo propone un adeguamento delle strutture sportive, delle zone verdi e l’inserimento di una linea wi-fi gratuita ovunque. Non convince invece la visione di una scuola più protagonista nell’ambito del sociale: soprattutto i giovani preferiscono soluzioni all’esterno degli edifici scolastici. Piace di più l’idea di creare delle zone dedicate ai più piccoli, circoscritte, adatte alla loro età e sicure. Udine con maggiore sicurezza Una questione sollevata dal tavolo è quella di una richiesta di sicurezza da parte degli abitanti e dei turisti che frequentano il cuore cittadino in continuo aumento. I cittadini, sempre più, cercano e vogliono sicurezza, caratteristica che contraddistingueva Udine fino a qualche anno fa e che invece ora è andata in parte persa. Il senso di sicurezza, soprattutto fra i più giovani, viene invece già vissuto all’interno dei centri commerciali che, per garantire la tutela dei loro clienti, dispongono di diverse accortezze in questo ambito. Armonizzazione La città di Udine deve riuscire a trovare un metodo di armonizzazione sia con il territorio dell’hinterland sia con le tante attività commerciali presenti. Per farlo, aiutata anche dall’amministrazione comunale, va trovata una sinergia con i centri commerciali esistenti. Una forte differenziazione dei prodotti offerti è la via scelta dal tavolo per distinguersi nettamente dal centro commerciale, che comunque continuerà a esistere anche nel futuro. Udine città pedonale e green Maggiori parcheggi, magari con prezzi agevolati per chi acquista, l’u- 106 Una strategia per la città di Udine tilizzo di mezzi veloci come navette per collegare le zone di parcheggio esterne alla città, piste ciclabili e colonne per le ricariche delle auto elettriche che al momento vanno migliorate o che mancano ancora completamente in città. Strutture importanti che non possono non esserci se ci si proietta in un futuro in cui il rispetto e la tutela dell’ambiente saranno sempre più richiesti. Ai giovani va pian piano insegnato un cambio di mentalità tipica del friulano: non è possibile pensare di trovare sempre il parcheggio davanti al posto dove si devono effettuare gli acquisti. Ci vorrebbero infine indicazioni per parcheggi meno selvaggi e l’ampliamento delle zone pedonali. Sinergia La sinergia fra pubblico e privato mette d’accordo tutto il tavolo. La collaborazione fra queste due parti diventa fondamentale nel momento in cui debbano essere svolti degli interventi o prese determinate decisioni. La politica deve effettuare le scelte, in quanto ha il potere per farlo, ma dovrebbe essere sempre disponibile all’ascolto di tutti gli attori sociali, cercando di trovare una soluzione che, per quanto possibile, accontenti tutti. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 107 02 02 5 novembre 2014 LAVORO - UNIVERSITÀ Moderatore Antonella Pocecco Partecipanti Confartigianato Udine Associazioni Culturali Confapi FVG Confcommercio Udine Legacoop FVG Sandro D’Antonio, Imprenditore Sergio Lucci, Libero professionista Stefano Rumiz, Imprenditore Sara Fantini, Rappresentante gruppo FederEventi Ornella Lorenzoni, Area consulenza, sviluppo e risoluzione crisi, start up Legacoop FVG Elena De Matteo, Generazioni coop. Giovani (uditrice) Consulta delle Professioni Elvy Zappetti, Collegio dei revisori dei Conti Ordine dei Farmacisti di Udine Scuole Graziella Covre, Dirigente scolastico ISIS Magrini-Marchetti Gemona del Friuli Università di Udine Andrea Moretti, Docente Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche Ass. Culturali Marzia Plaino, Promozione del libro e lettura Biblioteca civica Vincenzo Joppi Udine Andrea Bravin, Imprenditore (uditore) Diarista David Zanirato 108 Una strategia per la città di Udine La modernizzazione didattica, i rapporti tra Imprese, Scuola e Università, la valorizzazione dello stesso Ateneo all’interno della vita culturale ed economica della città di Udine ma anche la sua esaltazione al di fuori dei confini regionali. E poi, ancora, le eccellenze sulle quali agire per indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro. Da queste tematiche si è sviluppato il secondo tavolo delle strategie dell’Agenda del Futuro - Udine 2024. Università Come si può portare maggiormente l’Università di Udine, già polo d’eccellenza e di saperi, al centro della vita culturale ed economica di Udine? Dal confronto tra i partecipanti è uscita una percezione dell’Università di Udine molto diversificata e in parte contrastante. Inizialmente la maggioranza dei presenti ha fornito una sensazione di distacco del mondo accademico dal resto della città, lamentando scollegamento e distanza dal panorama imprenditoriale e culturale. Si è quindi segnalata la necessità di maggior dialogo e scambio di relazioni. In un caso si è proposta anche l’aggregazione con l’Ateneo di Trieste per creare un unico polo regionale. Sono state quindi suggerite maggiore trasversalità e interdisciplinarietà delle materie impartite nei vari corsi di studio, un potenziamento dei corsi on-line, degli insegnamenti in lingua inglese, si è proposta una top ten dei professori per aumentarne la visibilità, la valorizzazione del brand a livello nazionale, il rafforzamento dei tirocini e degli stages, anche mediante sostegno economico degli studenti. Da parte del rappresentante dell’Ateneo si è replicato al fatto che molte delle proposte e dei suggerimenti dati sono già oggi realtà consolidata, presente e attiva da tempo. Quindi la non conoscenza potrebbe derivare da un problema di scarsa comunicazione verso l’esterno da parte dell’Ateneo stesso. Appurata questa percezione vaga dell’Università di Udine, quali possono essere i suggerimenti a livello pratico per rafforzarne l’immagine? E per farlo, quali canali di comunicazione si possono sfruttare? Dal potenziamento dell’Ufficio relazioni pubbliche, a una grossa politica di marketing, sia esterno che interno, fino ad arrivare alla istituzionalizzazione di un Tavolo periodico degli stakeholders (mondo accademico, rappresentanza delle categorie economiche e sociali, Agenda del Futuro - Udine 2024 109 scuola) sono stati diversi gli spunti emersi. Centrale e condivisa comunque l’esigenza di un rafforzamento delle relazioni. In seconda battuta i rappresentanti di alcune categorie come Confartigianato e Lega Coop hanno poi testimoniato che sono comunque molteplici i progetti in essere, frutto della collaborazione tra mondo del lavoro e Università, dei quali si potrà avere riscontro positivo nel prossimo quinquennio. È arrivata anche l’idea di rafforzare l’immagine di Udine come ‘città universitaria’, magari all’interno di una rete di città italiane che presenta una grande concentrazione di conoscenza, tenendo comunque salde le relazioni con gli altri centri di ricerca ed innovazione della regione. Sono giunti gli inviti a cambiare in parte l’approccio all’offerta formativa, sondando il territorio con ricerche di mercato per capire le future figure professionali necessarie all’economia locale, nonché puntando al trasferimento delle attitudini imprenditoriali. Tra le ipotesi quella di sfruttare i contatti aziendali intercorsi attraverso gli stage, 5 mila quelli attivati in media, per la creazione di una banca dati d’Ateneo delle competenze. Lavoro Come indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro verso specifici settori (quelli legati alle eccellenze regionali e quelli che hanno alto potenziale di sviluppo)? L’agroalimentare, il design-arredo, la filiera bosco-legno e il turismo sono stati individuati come possibili punti di forza sui quali concentrare gli sforzi. Nel primo caso, in particolare, si chiede alle Istituzioni una lotta alle contraffazioni alimentari. Per quanto riguarda il turismo l’invito è a sfruttare il contesto geografico della nostra regione, ‘Porta d’Italia’, tematizzando magari maggiormente le proposte turistiche (tra gli spunti da tenere in considerazione il cicloturismo e il turismo congressuale). Condivisione generale sulle opportunità che il commercio elettronico può e deve garantire in fatto di vendita delle eccellenze del territorio nel mercato globale, magari con un portale internet regionale in stile ‘Amazon’, capace di unire i ‘piccoli’ e abbattere i costi di promozione e posizionamento sul web. Diversa però l’opinione su che strada operativa intraprendere per attivarlo: c’è chi invita a un processo ‘bottomup’ e chi invece ‘top-down’, magari promosso dal pubblico. 110 Una strategia per la città di Udine Divergenza di vedute abbastanza marcata invece sulle forme d’impresa sulle quali puntare: c’è chi sostiene il panorama della micro e piccola impresa come elemento storico e identitario del tessuto economico regionale, chi invece invita a rendere più strutturate le imprese per poter competere sui mercati stranieri, chi poi chiede si rilanci il sistema cooperativo quale patrimonio di valori ‘anti-crisi’. Infine sul centro commerciale naturale di Udine emerge ancora una certa discordanza verso il percorso migliore per la sua concretizzazione: per alcuni la vera questione da risolvere è l’accessibilità turistica e la strategia di sistema, per altri il superamento delle individualità degli operatori, la loro formazione e anche l’arredo urbano. In un quadro generale in cui più proposte distinte potrebbero comunque convergere verso una ‘vision’ unitaria del territorio – inteso come ‘Friuli’ – si palesa la necessità di reperire una figura ‘terza’ che coordini le varie anime economiche e sociali, una specie di ‘facilitatore’ in grado di costruire l’infrastruttura sociale che manca ancora per far fare il salto di qualità all’economia delle eccellenze friulane. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 111 02 03 6 novembre 2014 CITTÀ - CULTURA Moderatore Marco Orioles Partecipanti DiTeDi Scuole Marco Basaldella, esperto Franco Di Plotti, Docente Istituto Tecnico Statale G.G. Marinoni Udine Associazioni Culturali Vania Gransinigh, Responsabile Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea Friuli Innovazione Elisa Micelli, Responsabile Area Fare Impresa & Incubatore Consulta delle professioni Glauco Pertoldi, Agronomo Comune di Udine Federico Angelo Pirone, Assessore alla Cultura Ass. dei Consumatori Flavio Pressacco, Forum Consumatori Imprese FVG/Università di Udine Scuole Chiara Tempo, Docente Liceo Caterina Percoto Udine Diarista Chiara Andreola 112 Una strategia per la città di Udine Fare rete tra realtà diverse e comunicare adeguatamente all’esterno – estero compreso – quanto viene costruito insieme, perché Udine possa rivitalizzarsi facendo leva su enti museali, spazi di incontro per giovani creativi, scuole e teatri, come luoghi non solo di fruizione ma anche di creazione di cultura che possa applicarsi all’impresa: queste alcune delle strategie emerse nel terzo tavolo di lavoro della seconda sessione, per concretizzare la visione di Udine come centro propulsore per il territorio emersa nella prima fase. Comunicazione e collaborazione innanzitutto I partecipanti hanno concordato sul fatto che Udine può contare su un patrimonio socio-culturale in senso lato di tutto rispetto: musei, teatri, biblioteche, Università, incubatori d’impresa, parchi scientifici, FabLab, associazioni e molto altro. Tuttavia manca, da un lato, la conoscenza tra queste realtà sia tra di esse che all’esterno, e, dall’altro, una mentalità che consenta di andare oltre l’autoreferenzialità e la diffidenza verso le nuove proposte. Per questo è necessario approntare non solo un efficace sistema di comunicazione riguardo alle attività di enti e associazioni, spingendosi sin oltre confine data la peculiare posizione di Udine, ma anche una rete di collaborazioni tra queste stesse realtà; collaborazioni che dovrebbero essere interdisciplinari, intergenerazionali ed intervocazionali, così da riunire competenze, idee, esperienze e sensibilità diverse: solo in questo modo può concretizzarsi quella connessione tra mondo culturale, imprenditoriale e dell’istruzione che è la chiave dello sviluppo. Utile a favorirle è il recupero degli spazi oggi non utilizzati – più volte è stato citato come esempio il caso dell’Upim –, in cui non solo giovani artisti e creativi possano esprimersi, ma anche associazioni ed altri si possano incontrare in maniera libera per portare avanti processi comuni con «connessioni non solo digitali, ma anche fisiche». Centrali anche le forme di partenariato pubblico-privato per la valorizzazione del lavoro di associazioni e di altre realtà: questo dovrebbe concretizzarsi in una cooperazione che consenta di non sovrapporsi nei ruoli, evitare veti incrociati che bloccano i progetti, nonché di ‘testare’ da parte degli enti pubblici le proposte innovative dei privati. Le istituzioni potrebbero giocare un ruolo di aggregazione e di mediazione di interessi diversi; e se è stata sottolineata la necessità di una Agenda del Futuro - Udine 2024 113 governance che riesca poi a mettere in atto in tempi brevi le azioni individuate come prioritarie, è stato altresì rilevato come non necessariamente siano gli enti pubblici a dover ricoprire questo ruolo, ma si possa pensare anche alla valorizzazione e responsabilizzazione di altri soggetti che fungano da centro organizzativo di riferimento. Creare un terreno fertile per la cultura Perché le proposte culturali e di innovazione possano svilupparsi, facendo emergere le eccellenze del territorio soprattutto tra i giovani – che sarebbero così stimolati a rimanere sul territorio e dare un contributo al suo sviluppo –, è però necessario che la popolazione le recepisca. Musei, biblioteche e teatri dovrebbero per questo diventare luogo non solo di fruizione ma anche di produzione di cultura e di formazione permanente, grazie a iniziative che coinvolgano anche quelle fasce di popolazione prima escluse da questi campi: eventi ‘di richiamo’ possono diventare la chiave per far conoscere non solo opere concrete, ma anche idee innovative. La popolazione sarebbe così stimolata a essere non solo ‘spettatrice’, ma anche ‘attrice’ nel settore culturale; inoltre, se l’unione delle forze consentirà l’organizzazione di un numero adeguato di eventi e il mantenimento anche delle iniziative private in questo settore, si creerà una sensibilità diffusa, un ‘terreno fertile’ su cui idee ed eccellenze ‘fioriranno naturalmente’. Dal centro commerciale al centro della città Vetrina naturale di tali iniziative è il centro città, oggi carente sia dal punto di vista degli spazi disponibili che della mobilità che consenta di raggiungerlo – soprattutto in vista della pedonalizzazione da tutti sostenuta. Per riportare le persone «dal centro commerciale al centro della città» è necessario dunque non solo valorizzare quanto già esiste, facendo riferimento alle buone pratiche già attuate sia in loco che altrove – spazio Upim e Casa Teatro su tutte –, ma anche ripensare il modo di proporsi soprattutto verso il territorio. Sul primo fronte diversi partecipanti hanno proposto un inventario sia dei luoghi disponibili che dei soggetti del mondo istituzionale, associativo, culturale, educativo ed imprenditoriale che operano in città: non un elenco statico, ma una sorta di banca dati a cui attingere per avviare collaborazioni. Sul secondo, centrale è stata l’idea di «andare verso 114 Una strategia per la città di Udine il territorio», non solo tramite iniziative di enti teatrali e museali che coinvolgano realtà simili in provincia, ma anche rivedendo il modello di evento culturale oggi dominante. Esempio portato è stato quello di Friuli Doc, che è di grandi dimensioni ma si esaurisce in una settimana: sono stati piuttosto proposti eventi più piccoli ma distribuiti nel tempo, che promuovano di volta in volta un territorio diverso del Friuli per coinvolgere il più possibile tutta la provincia. Condivisa tuttavia anche l’idea che non ci si può fermare ai confini del Friuli, data anche la posizione geografica di Udine: forme di partenariato con Austria e Slovenia, grazie anche a fondi europei, potrebbero favorire sia l’esportazione che l’importazione di cultura e innovazione, in un’ottica di scambio in cui circolino sia le idee che le persone. In questo modo il centro sarà vetrina delle eccellenze e luogo di aggregazione nei confronti sia della periferia che della realtà internazionale. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 115 02 04 11 novembre 2014 ENERGIA - AGROALIMENTARE Moderatore Lucia Piani Partecipanti Ass. Culturali Luciano Bagnoli, Responsabile amministrativo Raffaella Tamiozzo, Imprenditrice Legacoop FVG Consorzio Vie dei Sapori Walter Filiputti, Presidente Ass. dei Consumatori Erica Cuccu, Federconsumatori FVG Università di Udine Sandra Salvador, Servizi per la ricerca Confartigianato Udine Elisabetta Parise, Imprenditrice Scuole Melchiorre Casisi, Docente Istituto per l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine Diarista Francesca Gatti 116 Una strategia per la città di Udine Delineare strategie ed obiettivi affinché Udine si appropri di un ruolo centrale e funzionale nel settore agroalimentare e affinché diventi modello di gestione virtuosa ed efficiente delle risorse: il secondo tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024 si è concentrato sugli approcci possibili alla gestione dei temi dell’agroalimentare e dell’energia. Strategie per l’energia Dal pubblico al privato Se Udine vuole diventare modello virtuoso della gestione delle risorse, la sensibilizzazione e la cultura di pubblico e privato devono andare di pari passo. Il tavolo è concorde nell’affermare che deve essere un percorso condiviso ma che è il pubblico a dover dare il buon esempio, non solo nelle strategie ma anche nella buona gestione quotidiana a partire dal risparmio e dall’efficienza degli edifici. L’approccio è quello del ‘buon padre di famiglia’: la strategia a lungo termine deve partire dal pubblico perché il cittadino non può avere tale tipo di visione se non è informato e sensibilizzato dalle istituzioni. La scuola e la formazione come approccio strategico Il punto di partenza è la cultura: bisogna creare percorsi di sensibilizzazione e di informazione alla sostenibilità e alla tutela delle risorse. Secondo il tavolo, bisognerebbe permeare le scuole di questo tipo di conoscenza e di ricerca per promuovere nuovi modi di approcciarsi all’efficienza e al risparmio. Puntare al riciclo, alle rinnovabili, al contenimento della dispersione energetica intervenendo ‘a tappeto’ nella sensibilizzazione e nella cultura del risparmio e della sostenibilità a partire dall’infanzia. Puntare ad una nuova mobilità La strategia per la nuova mobilità parte dal disincentivare l’utilizzo della strada, ridurre il traffico delle auto e favorire il trasporto locale, magari elettrico, collegando la periferia al centro con nuove soluzioni (per esempio la metropolitana leggera Tarcento-Tricesimo-Udine). Bisogna incentivare l’uso della bicicletta ma facendo rispettare le regole del codice della strada sia agli automobilisti sia ai ciclisti. Agenda del Futuro - Udine 2024 117 Strategie per l’agroalimentare Udine come hub culturale dell’agroalimentare Il tavolo di lavoro concorda nell’affermare che Udine ha una forte identità e grandi potenzialità nel settore agroalimentare ma che deve riappropriarsi di un ruolo strategico diverso: deve diventare centro di trasmissione della conoscenza e della cultura del settore. Tale cultura va intesa in un’accezione pratica del diffondere e far conoscere i prodotti tipici e le aziende, deve diventare lavoro e impegno per far confluire a Udine la conoscenza per poi diffonderla. Il ruolo della formazione come chiave strategica Le scuole e in particolare l’Università di Udine (che già rappresenta un’eccellenza con la Facoltà di Agraria) hanno un ruolo strategico fondamentale: dovrebbero organizzare corsi ad hoc per formare i futuri manager dell’agroalimentare che abbiano capacità di visione per una nuova competitività delle aziende del settore. Una formazione che si basi sulla realtà e sulle caratteristiche del territorio: è necessario incentivare il collegamento tra il mondo industriale e la ricerca affinché la seconda trovi applicazione concreta in innovazione, sviluppo e crescita. Le aziende devono fare rete, di tecnologia e di persone Secondo i partecipanti al tavolo è fondamentale che le aziende facciano rete: il panorama dell’agroalimentare friulano vede una realtà di tante piccole eccellenti imprese che solo unite saranno in grado di sostenere le sfide del mercato e della competitività. Le nuove tecnologie sono fondamentali in tal senso ma bisogna dare maggiore valore e attenzione alle persone, alle competenze, alla capacità di relazionarsi in un territorio in cui l’individualismo friulano è ancora un retaggio pesante. Due dimensioni strategiche: locale e globale Nella discussione emergono due visioni apparentemente in contrasto: da un lato la spinta ‘ad uscire’ verso la competitività globale, dall’altro il valore aggiunto della dimensione locale e del km zero. In realtà sono due aspetti complementari, due piani di azione paralleli per diversi tipi di ‘consumo’: da un lato la formazione e gli interventi sui processi per fare sistema ed agire in grande, dall’altro pensare anche a strumenti locali di promozione e valorizzazione. 118 Una strategia per la città di Udine Sessione Tavolo Data Temi 02 05 12 novembre 2014 CAMBIAMENTO E PROGRAMMAZIONE - POPOLAZIONE Moderatore Giorgio Jannis Partecipanti Confapi FVG Legacoop FVG DiTeDi Ass. Culturali Scuole Confartigianato Udine Confartigianato Udine Diarista David Zanirato Sarah Della Rovere, Imprenditrice Federica Visentin, Relazioni Industriali, Servizio privacy e organizzazione eventi David D’Agostini, Libero professionista Thomas Bertacche, Centro Espressioni Cinematografiche CEC Udine Angela Schinella, Docente Liceo Scientifico Marinelli Udine Alessandro Liani, Imprenditore Enrico Todesco, Imprenditore Agenda del Futuro - Udine 2024 119 Il quinto tavolo della seconda sessione dell’Agenda del Futuro - Udine 2024 si è concentrato sulle strategie necessarie per affiancare la programmazione della città del futuro, accompagnando i cambiamenti in atto e quelli ai quali saremo chiamati nei prossimi anni, ragionando in un ottica di complementarietà tra la popolazione che vi risiede e il tessuto urbano che la conterrà. Come programmare la struttura urbana della città che guarda al futuro? Per arrivare a una vera ‘città metropolitana’ occorrerà concentrarsi sui collegamenti e le reti con l’hinterland; viabilità e mobilità diventeranno predominanti assieme al blocco di una cementificazione selvaggia che preservi le aree rurali. Da non sottovalutare il fatto che la popolazione di riferimento sulla quale agire – i 200 mila residenti stimati per la Grande Udine – potrebbe decrescere e non invece aumentare a causa di una emigrazione friulana crescente verso le metropoli e, allo stesso tempo, di un fenomeno immigratorio che ha iniziato a considerare l’Italia come meta di passaggio e non di stanziamento definitivo. Per questo utile potrebbe rivelarsi l’attrazione di nuova popolazione scolastica. Ma c’è anche chi invita a cambiare metrica: lavorando sul sistema dei trasporti, ragionando in termini di tempo e non di spazio, la Udine del futuro si configurerebbe come l’intera provincia. E a tal proposito si invita a evitare troppo accentramento di attività nel capoluogo. Come creare spazi che attirino e attivino i giovani? Mancano di fatto spazi ludici e di divertimento, per questo si suggerisce il riutilizzo delle tante aree dismesse, sostenendo investimenti pubblico-privati, spingendo su esperienze laboratoriali, musei interattivi, spazi di aggregazione. Convergenza di vedute sulle opportunità offerte dal co-working, inteso nella sua formula piena (condivisione di rapporti non solo di locali) e anche, in chiave di recupero delle periferie secondo la visione di una ‘città policentrica’, la promozione di servizi di quartiere. Per l’individuazione però di spazi aggregativi va lasciata massima autonomia programmatoria ai ragazzi attraverso ascolto e responsabilizzazione, spronandoli inoltre con formule premiali e progettazioni ‘win-win’, sburocratizzando le formule di assunzioni o di creazione di impresa. 120 Una strategia per la città di Udine Come lavorare con le scuole per favorire l’incontro dei giovani e delle diverse culture? Evidente la necessità di metodologie nuove nell’orientamento al lavoro, ed è da tenere in considerazione l’azione sulle capacità relazionali, sulla leadership e sull’attività di gruppo. Anche in questo caso l’utilizzo delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione si potrebbe rivelare funzionale. Infine un maggiore collegamento, anche a livello di mezzi pubblici, tra i ragazzi dell’hinterland e della provincia con Udine città si rivelerebbe positivo. Sistema di trasporti e mobilità In più momenti del tavolo è stato ricorrente questo argomento. Aumentare il numero di collegamenti tra centro e periferia è prioritario. E per superare il problema della scarsità di risorse del sistema pubblico, opportuno si rivela il coinvolgimento del privato, il tutto però deve avere alla base un reale ascolto delle esigenze del territorio, sfruttando parallelamente le nuove frontiere offerte dalla tecnologia in fatto di analisi dei flussi e degli spostamenti. Da non dimenticare, inoltre, la rete delle piste ciclabili che andrebbero potenziate tra centro città e hinterland, così come potranno avere successo anche le nuove forme di trasporto che stanno emergendo, dal car sharing ai sistemi misti di condivisione e prenotazione. Popolazione anziana Per evitarne la dispersione e l’emarginazione servono luoghi di trasmissione della loro conoscenza, anche in ambito lavorativo perché stiamo già perdendo molto know how. Così come vincente è il modello delle Università della Terza Età. Occorrerà rivedere anche le politiche abitative e assistenziali perché tra 20-30 anni gli anziani non avranno figli che potranno occuparsi di loro. Il Friuli, allo stesso tempo, potrebbe comunque rivelarsi una terra fertile per l’approdo di pensionati extra-regionali i quali, come capita in altre realtà europee, avrebbero l’opportunità di trasferirsi in una terra accogliente, con case a costi ridotti. Nei confronti della popolazione anziana serve prevedere anche una maggiore alfabetizzazione digitale. Agenda del Futuro - Udine 2024 121 Come integrare gli stranieri che rappresentano i friulani del futuro? Va posta attenzione sulle generazioni di immigrati. La prima, con la quale si fa più fatica a trovare dei percorsi di integrazione, non va incanalata a forza in processi pianificati ma bisogna agire sui rispettivi figli (seconda generazione) che dimostrano già volontà di collaborazione, aggregazione e partecipazione. Solamente poi con le terze e quarte generazioni si arriverà a una piena integrazione. 122 Una strategia per la città di Udine Sessione Tavolo Data Temi 02 06 13 novembre 2014 INVESTIMENTI - MOBILITÀ Moderatore Andrea Guaran Partecipanti Confcommercio Udine Legacoop FVG Gianni Croatto, Imprenditore Manuela Daniel, Comunicazione e formazione cooperativa Org. sindacali provinciali Villiam Pezzetta, Segretario CGIL Udine Scuole Luca Peresson, Docente ISIS A. Malignani Udine Scuole Maria Grazia Piovesan, Docente ISIS Bonaldo Stringher Udine Carlo Asquini, Associazione Italiana Angels for Growth Confagricoltura Eugenio Cromaz, Direttore tecnico Diarista Giada Marangone Agenda del Futuro - Udine 2024 123 Quali investimenti attuare per il futuro economico e sociale di Udine e del suo hinterland? Quali sono i settori più strategici sui quali investire? La mobilità, pubblica e privata, in una visione di dieci anni che caratteristiche deve avere? Investimenti e mobilità sono stati i temi trattati durante il sesto tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024. Investimenti Dal tavolo emerge una frammentazione di opinioni riguardante le tipologia di investimenti da mettere in atto per Udine 2024. Se da un lato è necessario prendere in considerazione il fattore dimensionale della città, Udine al contempo deve essere inserita in un contesto di più ampio respiro (regionale, nazionale ma anche extranazionale, guardando a Paesi limitrofi come la Baviera, l’Austria e la Slovenia). L’investimento per la città deve essere inteso oltre che in termini monetari anche di cultura e di educazione alla cittadinanza; per realizzare questo sarà basilare la capacità di creare un ecosistema attrattivo degli investimenti per la città e il suo hinterland. Dal tavolo emerge, inoltre, la possibilità di concepire Udine come distretto e innescare una strategia volta a migliorare il senso di appartenenza, di tutela e di salvaguardia della città, incrementando, al contempo, la socialità e le relazioni aggreganti. Il centro storico dovrà fungere da polo di attrattività e di socialità per la città e il suo hinterland. Una strategia vincente per Udine 2024, sia per attrarre nuovi target che per favorire il senso di appartenenza alla città, sarà quella di promuovere in Friuli Venezia Giulia ma anche fuori dal territorio regionale sia le attività culturali e le manifestazioni che, di fatto, già vengono realizzate che quelle nuove e valorizzarle nel modo corretto. Settori sui quali investire I settori sui quali puntare per il rilancio della città sono il turismo, l’educazione/la scuola e la cultura. L’investimento in questi settori, due dei quali strettamente interconnessi, dovrà essere sinergico e strutturale. Dal tavolo emerge una volontà comune riguardante l’importanza che deve rivestire per il futuro di Udine il turismo culturale; differiscono però le modalità circa il rilancio e il potenziamento del comparto. Al- 124 Una strategia per la città di Udine cuni sostengono la necessità di pianificare eventi e manifestazioni di grande attrattiva, con personalità di forte richiamo, per attirare una massa eterogenea di persone. Altri affermano, invece, che sia più efficace puntare su nicchie di mercato, su eventi e manifestazioni di qualità affinché sia la città il perno attorno al quale indirizzare gli investimenti e non l’evento o il personaggio/l’artista di spicco in quanto tale. Investire sul turismo culturale significa inoltre offrire a settori trasversali delle opportunità di crescita. Sarà pertanto fondamentale per il futuro di Udine mettere in campo dei finanziamenti rivolti a migliorare la mobilità interna ed esterna alla città (ad esempio treno, autobus, altri sistemi veloci, ecc.). Un altro dei settori chiave per recuperare un ruolo strategico e di primo piano della città è quello del commercio. Tipologia di investimento e dimensione temporale La strategia per la città dovrà prevedere investimenti di diverso tipo: a lungo termine volti a far conoscere chi già frequenta Udine (ad esempio i giovani, gli studenti), un’altra dimensione riguarderà i microinvestimenti che dovranno essere continui e affiancati da tematiche importanti (ad esempio l’iniziativa sui pannelli solari, le piste ciclabili, la mobilità sostenibile, le aree di spostamento) volte a migliorare l’economia, la qualità di vita in città e collegare al meglio Udine al suo hinterland. Priorità Posizioni divergenti anche riguardo le priorità da attivare. Alcuni sostengono che sia necessaria una strategia commerciale della città che offra un’offerta completa e diversificata di servizi, potenziando quelli già presenti e integrando sempre di nuovi (ad esempio il babysitting, il servizio di deposito acquisti). In quest’ottica sarà fondamentale un processo di miglioramento continuo (la città dovrà essere bella, interessante, pulita, ordinata) e di valorizzazione della città. Alcuni, invece, affermano l’esigenza di creare centri di aggregazione in città, momenti di coinvolgimento per gli studenti (liceo, Università) ma anche per disoccupati, spazi di co-working e nuove forme aggreganti che potrebbero essere potenzialmente fucine di innovazione per il territorio. Agenda del Futuro - Udine 2024 125 Altri sostengono che gli investimenti per la città dovranno essere mirati alla promozione della bellezza, del modo di essere e di vivere la città, delle sue peculiarità (negozi di nicchia, cinema Visionario) e alla valorizzazione del centro storico. Trait d’union saranno la cultura e la qualità. Sarà inoltre importante pianificare un investimento comune sui giovani, già dalle scuole primarie, di rieducazione alla cittadinanza: creare percorsi educativi organizzati di conoscenza degli spazi urbani, dell’architettura, della natura e del centro storico. Infine sarà necessario pianificare delle offerte per le diverse fasce d’età e per le fasce più deboli (ad esempio anziani e persone diversamente abili). Sinergia pubblico-privato In questa strategia per Udine 2024 sarà fondamentale la sinergia e la collaborazione continua tra il settore pubblico e quello privato. Al privato spetterà il compito di proporre nuovi stimoli e idee per la città, trovando anche nuove modalità rispetto al passato, e di condividerle col pubblico, che dovrà supportare il privato a concretizzarli e a renderli belli ed efficienti (migliorare la mobilità legata all’evento, mettere a disposizione parcheggi e offrire servizi importanti). Specie per grandi manifestazioni (ad esempio Far East Film Festival, Friuli Doc, Gusti di Frontiera, Premio Terzani) o di forte richiamo, sarà indispensabile fare sistema e valorizzare sia a livello territoriale che extraterritoriale le diverse iniziative del territorio. Mobilità Il tavolo di lavoro evidenzia che va ripensato il sistema di mobilità interna ed esterna nel suo complesso. Per far questo è necessario mettere in atto una progettualità più approfondita (che in passato è mancata), una pianificazione e una strategia chiara e condivisa, un’apertura al cambiamento e all’imprevisto. Ampliamento della zona pedonale Manca una visione condivisa da parte dei componenti del tavolo riguardante l’ampliamento o meno della zona pedonale ma tutti i partecipanti concordano che l’area esistente andrà preservata anche nel futuro. 126 Una strategia per la città di Udine L’allargamento o meno della zona pedonale dovrà essere il risultato di un progetto a medio-lungo termine riguardante il ruolo del centro storico e la realizzazione di collegamenti efficienti con il suo hinterland. Tale progetto andrà presentato e condiviso con la comunità, magari proponendo un referendum popolare per rendere partecipi del processo decisionale gli abitanti e i fruitori degli spazi del centro storico. Nel caso di ampliamento dell’area pedonale, nelle strategie da attuare andranno inseriti e integrati strumenti di mobilità sostenibile per portare le fasce della popolazione più debole (ad esempio gli anziani, popolazione in forte ascesa, e gli altri soggetti diversamente abili) ad essere facilitate nel vivere la città. Andranno inoltre potenziati i parcheggi in struttura, implementato un sistema di bici elettriche, con impianti fotovoltaici, attuato un sistema di mobilità con micro-bus urbani, adatti a circolare in centro storico, messo a sistema un collegamento efficiente con l’hinterland, creato un percorso organico di piste ciclabili e un sistema culturale adeguato. Mobilità esterna Collegare Udine con gli altri territori significa aumentare e agevolare gli spostamenti, incentivare molteplici settori, accrescere l’occupazione, attrarre turisti. Una strategia vincente per Udine 2024 sarà in grado di collegare, in modo rapido, il centro storico con i centri commerciali; le due realtà non dovranno essere in competizione tra loro ma dovranno essere viste come una proposta unica della città, in grado di dare risposta (e di evolversi) alle eterogenee esigenze del territorio. Negli ultimi anni la contrazione del potere economico pro-capite ha influito sui consumi (oggi più sobri rispetto che nel passato) e sull’aumento del bisogno di socialità della popolazione, pertanto un’altra strategia da attuare sarà quella di inserire dei luoghi di aggregazione e di servizi per la collettività all’interno del percorso ciclabile di raccordo tra il centro storico e il suo hinterland. In un’ottica di implementazione e potenziamento del settore turistico, ma non solo, andranno messi a sistema e implementati i collegamenti con l’aeroporto di Ronchi dei Legionari (che potrebbe diventare un aeroporto commerciale importante per la regione) e migliorati e po- Agenda del Futuro - Udine 2024 127 tenziati i collegamenti in treno con gli altri territori (Trieste, Venezia, ecc.), anche con l’introduzione di un treno ad alta velocità. Mobilità pubblica Gli interventi strategici per la città e il suo hinterland per render più efficienti i sistemi di mobilità pubblica passeranno attraverso un’azione articolata e sinergica di più strumenti. È necessario potenziare il sistema degli autobus, aumentandone la frequenza, implementare sistemi rapidi (il tempo è un fattore fondamentale nello spostamento di una persona) ed efficienti, che utilizzano l’energia rinnovabile, di trasporto e creare un modello culturale adeguato per l’utilizzo di tali mezzi. In centro storico l’accesso potrebbe essere consentito solo a micro-bus e veicoli elettrici. Andrà fatta maggiore promozione del bike sharing e trovate nuove forme di mobilità (il processo di miglioramento è continuo e va continuamente ripensato). L’amministrazione comunale deve mettere in atto strategie flessibili, capaci di fornire risposte e interpretare al meglio le esigenze del territorio, creare un feedback continuo con la comunità. Servizio di trasporto privato Va favorito e incentivato il servizio di trasporto privato, che crea impresa, genera indotto e favorisce la socialità; ne è un esempio il fenomeno di BlaBlaCar, il sistema di condivisione dell’utilizzo dell’auto (e delle spese) per ottimizzare e ridurre l’impatto di emissioni di CO2. 129 Sessione 03 LE AZIONI PER LA CITTÀ DI UDINE La visione di Udine nel 2024 emersa nella prima sessione dei tavoli di lavoro si costituiva in tre concetti chiave: Città Rete, come centro nodale del territorio; Città di Innovazione, Cultura e Ricerca; Città Vetrina delle eccellenze. Le strategie da perseguire emerse nella seconda sessione riguardavano specifici ambiti d’intervento: il centro città; gli spazi pubblici; la mobilità; la cultura e gli eventi; l’educazione come approccio strategico. Nella terza sessione dell’Agenda del Futuro - Udine 2024 si sono discusse le azioni per poter dar corso alle proposte avanzate. Emerge con forza e in maniera trasversale la necessità di ampliare lo spazio dedicato all’educazione e alla formazione, sia per migliorare le possibilità di lavoro, sia per migliorare l’integrazione fra comunità, sia per sviluppare nuove attività nei diversi settori economici presenti in città e, infine, per educare a riconoscere le eccellenze già presenti sul territorio. Educazione e formazione rappresentano un investimento fondamentale per il futuro e richiedono un diverso approccio rispetto al passato. Cambiano gli attori o il ruolo degli attori che oggi si occupano di formazione: potenziare la rete già esistente della formazione permanente portandola dentro l’Università; attivare nuovi percorsi di studi più flessibili alle esigenze del lavoro; concentrare l’attenzione sulle storie di successo come stimolo; riqualificare le aree in cui si fa formazione; utilizzare le nuove tecnologie come risorsa attiva per l’educazione e lo sviluppo; rendere, insomma, stimolante la formazione. Il digitale è uno dei pilastri su cui costruire la città del futuro, partendo già ora. Il digitale diventa uno strumento per migliorare il dialogo fra l’Università e la città, grazie ai social network; il digitale crea le condizioni per fare di Udine una vetrina delle eccellenze locali; e soprattutto il digitale rappresenta un’opportunità già concretizzabile. Grazie alle realtà d’eccellenza (DiTeDi e Friuli Innovazione) sono già disponibili diversi strumenti che possono essere applicati per ampliare lo spet- 130 Le azioni per la città di Udine tro delle possibilità lavorative, comunicative e gestionali della nostra quotidianità. Insieme all’infrastruttura digitale, i partecipanti individuano anche delle azioni per sviluppare l’infrastruttura fisica. In particolare, si richiedono interventi per migliorare la connettività fra la città e le vicine capitali (Vienna e Lubiana); per migliorare la mobilità extraurbana; per potenziare le piste ciclabili. Parcheggi e aree pedonali sono giudicati già sufficienti alla necessità della città. Il potenziamento dei collegamenti fra la città e l’hinterland è considerato un investimento essenziale per ridefinire il ruolo della città come centro di un territorio vitale e unito. Riqualificazione delle aree e valorizzazione dell’esistente, non creazione da zero: questo è l’auspicio da parte dei partecipanti per lo sviluppo urbano della città. Oggi Udine appare una città con ampi spazi e grandi edifici inutilizzati. Riqualificare sia in senso energetico che funzionale è il primo passo per ridare vita a quartieri che soffrono, oggi, il peso di un passato oramai muto fatto di caserme e qualche fabbrica. Molto pragmaticamente i partecipanti indicano come vi sia innanzitutto un problema normativo. In particolare, la sburocratizzazione sia per l’attività d’impresa, sia per facilitare il recupero di aree dismesse, sia per facilitare l’attivazione di percorsi culturali e artistici che arricchiscano la città, dando maggiori opportunità lavorative a chi ci vive e a chi vorrebbe trasferirsi. Si chiede quindi un cambio di approccio dell’operatore pubblico: questi deve impegnare meno risorse per controllare l’organizzazione economica e sociale e, di contro, dovrebbe impiegare più risorse per fornire servizi di assistenza alla popolazione. Si chiede un’amministrazione cittadina più capace di dialogare con i soggetti privati per progetti coordinati e di più ampio orizzonte temporale. A tal proposito si propone la formazione di figure specifiche che attivino i partenariati pubblico-privato, che possano organizzare il nuovo centro commerciale naturale, figure che permettano di sviluppare progetti culturali legati al territorio in contrapposizione con i grandi eventi: in una prospettiva di medio-lungo periodo il sostegno alle attività culturali e artistiche locali, come possibilità lavorativa e di marketing territoriale, è auspicabile. Infine, l’azione che è da tutti considerata la prima e più utile per la Agenda del Futuro - Udine 2024 131 città è garantire un confronto continuo attraverso tavoli di lavoro permanenti, così da incentivare tutti i cittadini a comprendere meglio la città e chi vi abita, a partecipare alle attività proposte poiché sarà sempre possibile, e auspicabile, chiamarli intorno a un tavolo a discutere del futuro della loro città. La pianificazione partecipata sembra essere l’azione chiave da cui partire per immaginare e costruire una nuova Udine, la nostra città del futuro. 132 Le azioni per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 133 134 Le azioni per la città di Udine Azioni da intraprendere per affrontare la questione dell’immigrazione e dell’incontro tra popolazioni di diverse culture PERCORSI DI FORMAZIONE TECNICA, PROFESSIONALE E CULTURALE RILANCIO ECONOMICO E OCCUPAZIONALE DEL TERRITORIO POLITICHE ADEGUATE DI ACCOGLIENZA E GESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE AFFIDAMENTO AGLI IMMIGRATI DI LAVORI SOCIALMENTE UTILI CHIAREZZA, COERENZA E SINERGIA ATTRAZIONE DI PROFESSIONALITÀ DI ALTO LIVELLO DALL’ESTERO Giovani, una generazione alla ricerca di spazi CREAZIONE DI UN TESSUTO ECONOMICO COMPETITIVO DI QUALITÀ MIGLIORAMENTO DELL’ORIENTAMENTO IN ENTRATA E IN USCITA RAFFORZAMENTO DELLA COLLABORAZIONE TRA SCUOLE E IMPRESE Agenda del Futuro - Udine 2024 Cosa fare a Udine per attirare e propiziare investimenti dall’esterno? DEFISCALIZZAZIONE E SBUROCRATIZZAZIONE POLI DI RICERCA E INNOVAZIONE RIUTILIZZO DI AREE DISMESSE O SOTTOUTILIZZATE ECCELLENZE E QUALITÀ SOSTEGNO ALLE IMPRESE CHE OPERANO NEL SOCIALE VALORIZZAZIONE DELL’UNIVERSITÀ REVISIONE DEI CRITERI DI GESTIONE DI ALCUNE STRUTTURE PUBBLICHE SOSTEGNO ALLE START UP Agroalimentare: quali azioni concrete realizzare? COLLABORAZIONE TRA SCUOLA E LAVORO ORTI IN CITTÀ BIOLOGICO A COSTI ACCESSIBILI RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA MIGLIORE PROMOZIONE, DISTRIBUZIONE E VENDITA DI PRODOTTI TIPICI COOPERATIVE, REALIZZAZIONE TURNARIA DEI PRODOTTI PROFESSIONISTA CHE REGOLI I RAPPORTI TRA RETISTI SPORTELLI E SPAZI APPOSITI PER LE RETI DI IMPRESA MAGGIORI SPAZI PER IL TEMPO LIBERO SNELLIMENTO DELLA BUROCRAZIA IMPORTANZA DEL RICICLO EVENTI LEGATI ALL’AGROALIMENTARE MOSTRE DIDATTICHE NEI MUSEI BIBLIOTECA COME ‘IDEA STORIE’ 135 136 Le azioni per la città di Udine Su quale ‘palinsesto’ culturale lavorare? PERCORSI DI INTEGRAZIONE CON GLI IMMIGRATI Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 137 03 01 2 dicembre 2014 POPOLAZIONE - CAMBIAMENTO E PROGRAMMAZIONE SPIEGAZIONE DEI CONCETTI DI CITTADINO DIGITALE E IDENTITÀ DIGITALE ATTENZIONE ALLO SPORT CONOSCENZA DEL TERRITORIO E DELLE TRADIZIONI CAMBIAMENTO DELLE MODALITÀ DI PROPOSTA, COORDINAMENTO DI AZIONI POSITIVE Cultura: le idee immediatamente concretizzabili Moderatore Federico Costantini Partecipanti Confagricoltura Udine Confcommercio Udine Comune di Udine Severino Del Giudice, Imprenditore Gianni Arteni, Imprenditore Cinzia Del Torre, Assessore al bilancio e all’efficacia organizzativa Org. sindacali provinciali Alessandro Forabosco, Segretario provinciale Cgil Udine Scuole Maria Ada Dimonopoli, Docente ISIS V. Manzini San Daniele del Friuli Scuole Biagio Nappi, Docente Istituto Bonaldo Stringher Udine Diarista Chiara Andreola 138 Le azioni per la città di Udine Nuove politiche per l’immigrazione, per il sostegno alla natalità e al lavoro femminile, e per la riorganizzazione degli enti locali dell’hinterland così da razionalizzare la gestione di servizi e trasporti: queste le principali linee di azione individuate nel tavolo di discussione su popolazione, cambiamento e programmazione. Immigrazione, regolare per poter accogliere Unanime è stata la constatazione che le attuali politiche sull’immigrazione non si stanno dimostrando adeguate, in particolar modo sul fronte dell’integrazione nel tessuto occupazionale: se da un lato gli stranieri spesso occupano quei posti di lavoro che gli italiani rifiutano nonostante la crisi, e che il loro apporto è fondamentale al nostro sistema previdenziale, è altrettanto vero che questo è fonte di tensione sociale con gli italiani disoccupati, e che mansioni non qualificate non consentono agli immigrati di esprimere appieno il proprio potenziale. Sarebbe quindi utile pensare a percorsi di formazione tecnica e professionale, ma anche culturale in senso lato sia per gli immigrati – così che conoscano la cultura italiana – che per gli italiani – così che conoscano le culture dei nuovi vicini: luogo privilegiato a tale scopo può essere la scuola, data la significativa presenza di alunni stranieri. Anche l’affidamento agli immigrati di lavori socialmente utili è stato una delle proposte avanzate. Altrettanto unanime, tuttavia, la conclusione che la chiave sta nel rilancio economico del territorio puntando sulle eccellenze del Friuli – in primo luogo l’agroalimentare – e sulle nuove imprese innovative: senza posti di lavoro né per gli italiani né per gli immigrati, si è detto, non sarà possibile una reale integrazione. Lavoro femminile, il miglior incentivo alla natalità Alla questione dell’immigrazione si collega quella demografica: mentre infatti nelle comunità immigrate si registra un tasso di natalità elevato – con potenziali tensioni sociali e culturali latenti tra questi ‘italiani di domani’ e gli italiani in senso stretto –, i nostri connazionali fanno sempre meno figli. Tra le principali cause, oltre alla scarsa fiducia nel futuro e all’incertezza economica, i partecipanti hanno individuato il mancato sostegno all’occupazione femminile: i Paesi del Nord Europa dimostrano Agenda del Futuro - Udine 2024 139 che, là dove le donne dispongono di servizi come gli asili nido così da poter mantenere la propria occupazione, il tasso di natalità aumenta. Se nelle piccole realtà la questione del badare ai figli viene affrontata affidandoli ai nonni o ai vicini, in città questo spesso non è possibile: tanto che, hanno osservato gli insegnanti, persino i corsi di recupero organizzati nelle scuole diventano «babysitteraggio gratuito». Di qui la richiesta di strutture che non solo consentano ai genitori di affidare i figli a qualcuno, ma che consentano a questi ultimi di diventare persone autonome e indipendenti superando l’approccio della semplice sorveglianza. Giovani, una generazione alla ricerca di spazi Gli spazi di cui i giovani hanno veramente bisogno, hanno osservato i partecipanti, ancor più che quelli per il tempo libero sono quelli per costruirsi un futuro: l’impressione di vederli sfiduciati e scoraggiati è diffusa, tanto che molti cercano e trovano felicemente opportunità all’estero. La sfida è dunque creare le condizioni affinché le nuove generazioni rimangano qui e qui facciano famiglia: e il primo modo per farlo è creare un tessuto economico che consenta loro di mettere a frutto le opportunità offerte dal nostro sistema formativo, da tutti riconosciuto come valido, ma spesso carente sul fronte dell’orientamento e del collegamento con il mondo del lavoro. Tra le proposte avanzate, oltre al rafforzamento della collaborazione tra scuole e imprese nella definizione dei programmi scolastici e dell’orientamento in entrata e in uscita, un orientamento in senso più vasto che insegni ai giovani a saper cogliere anche le opportunità non strettamente legate al loro ciclo di studi. Città e hinterland: alla ricerca di un’identità comune Opinione diffusa tra i partecipanti è che la città e l’hinterland vengono considerate entità separate, accentrando molto nel capoluogo e lasciando il resto della provincia in una situazione svantaggiata. Di qui nascono squilibri quali scuole sovraffollate a Udine e vuote in provincia – soprattutto a causa delle carenze nel trasporto pubblico extraurbano –, o ‘paesi dormitorio’ in cui gli abitanti rientrano solo la sera perché lavorano altrove. Si pone quindi la necessità di ripensare i rapporti tra città e provincia, ponendo come prerequisito la defini- 140 Le azioni per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 141 zione di un’identità comune: Udine potrà diventare il centro di un’area metropolitana più vasta ed essere riconosciuta come ‘capitale del Friuli’ non se ‘fagociterà’ i centri minori, ma se si porrà come il motore della valorizzazione di ciascuno di essi, centro di innovazione e di trasmissione della conoscenza, favorendo l’apertura della provincia verso il resto del mondo. Per questo è però necessario abbandonare non solo i campanilismi e gli interessi di parte, ma anche un modello amministrativo ormai superato: la legge regionale di riorganizzazione degli enti locali è stata indicata quale strumento per arrivare all’accorpamento dei comuni più piccoli o quantomeno alla gestione comune dei servizi e delle risorse umane, non più sostenibile in un contesto frammentato con enti le cui competenze spesso si sovrappongono. Sessione Tavolo Data Temi 03 02 3 dicembre 2014 Mobilità: da Udine, alla provincia, al resto d’Italia Altro prerequisito per la gestione comune del territorio friulano è la disponibilità di una rete di trasporti che consenta di percorrerlo agevolmente: e appunto il trasporto extraurbano è stato indicato come il settore carente – e quindi da potenziare –, mentre per l’area urbana di Udine il servizio è stato giudicato soddisfacente. Il potenziamento delle piste ciclabili, da tutti auspicato, si scontra tuttavia con l’inadeguatezza della rete viaria ad ospitare anche uno spazio per le biciclette e con i vincoli posti dal patto di stabilità che non consentono investimenti a tal fine. Da non dimenticare, inoltre, i collegamenti con il resto d’Italia e del mondo: se il trasporto ferroviario negli ultimi tempi è migliorato, è ancora deficitario verso il centro-sud, mentre è addirittura calato verso l’Austria. Rimane poi, sia sotto il profilo ferroviario che quello autostradale, il ‘collo di bottiglia’ di Mestre: se la terza corsia potrà aiutare, non sarà comunque garanzia del superamento del problema. Partecipanti Consulta delle professioni Alessandro Magrini, Ordine dei periti industriali Francesca Pozzar, Referente progettazione Friuli Innovazione europea Volontariato Anna Martini, Cooperativa sociale Aracon Confapi FVG Luca Rossi, Imprenditore Associazioni Culturali Angela Felice, Teatro Club Udine INVESTIMENTI - MOBILITÀ Moderatore Andrea Guaran Diarista David Zanirato 142 Le azioni per la città di Udine Richiamando le visioni e le strategie di Udine verso il 2024 emerse nei precedenti tavoli, dai quali si è disegnata una città Rete, di Innovazione, Cultura e Ricerca nonché di Vetrina, da realizzare puntando su cultura, turismo, trasporti ed educazione – il tavolo si è concentrato sulle modalità di investimenti necessari all’attivazione del processo e sul sistema di mobilità migliore per dare risposta alle esigenze emerse. Investimenti Di quali investimenti abbiamo bisogno? Si è raggiunta la quasi unanimità dei presenti nell’individuazione dell’educazione quale priorità fondamentale per i prossimi anni, alla luce del fatto che ad oggi molte delle evoluzioni del sistema economico sono di difficile previsione. Accanto a ciò particolare rilievo è stato dato alla necessità di tornare a investire sui settori del welfare e del sociale, così come quello della sanità, particolarmente colpiti dai tagli nell’ultimo periodo. Si è rilevato infatti il rischio che nei prossimi anni le situazioni di disagio e marginalità potrebbero crescere esponenzialmente. A seguire è stata evidenziata l’attenzione al settore dei trasporti, alla rivitalizzazione del centro cittadino attraverso un piano di incentivazioni per le nuove aperture e politiche mirate di marketing; per quanto riguarda la cultura si invita a cambiare approccio, abbandonando la ricerca di eventi spot che drenano parecchie risorse, ripartendo invece da un sistema diffuso innescato dal basso e spalmato su tutto l’arco dell’anno. Cosa fare a Udine per attirare e propiziare investimenti dall’esterno? La defiscalizzazione è una proposta ricorrente, alla quale si affianca anche la leva delle ‘facilities’ delle nuove tecnologie, dei poli di ricerca e di innovazione, dei distretti e dell’Università di Udine. L’invito poi a rivedere i criteri di gestione di alcune strutture pubbliche così come il riutilizzo di alcune aree dismesse o sottoutilizzate. In definitiva da parte dei presenti c’è stata condivisione sull’utilità del metodo di confronto innescato attraverso i tavoli dell’Agenda 2024, i quali andrebbero riproposti anche nel momento in cui si andrà a declinare concretamente in progettazioni gli esiti dell’intero lavoro. Agenda del Futuro - Udine 2024 143 Mobilità Quali sono, nel sistema dei trasporti, le azioni da portare avanti per sopperire alle carenze emerse? Appare quanto mai urgente secondo tutti i partecipanti risolvere l’isolamento dell’intero Friuli Venezia Giulia rispetto alla rete nazionale ferroviaria e in parte aeroportuale. Così come si chiede il ripristino dei collegamenti diretti con Vienna e l’attivazione di nuove tratte con la Slovenia. A questo si associa anche la richiesta di miglioramento degli stessi mezzi di trasporto in fatto di pulizia e gradevolezza. Sul fronte dei porti si invita a specializzare Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro, ciascuno per la rispettiva vocazione in un’ottica di collaborazione generale. Per quanto riguarda invece la mobilità prettamente urbana di Udine è emersa l’esigenza di un potenziamento delle fasce orarie notturne di autobus e taxi così come un maggior collegamento con l’hinterland e un abbassamento delle tariffe. In fatto di nuove formule di trasporto, dal bike sharing alle auto elettriche ai mini-bus, vista la condivisione raggiunta nei tavoli precedenti, si dà mandato di predisporre un piano particolareggiato che tenga conto delle varie esigenze emerse. Rispetto al tema della pedonalizzazione del centro storico, in base agli indirizzi strategici emersi, l’attuale area esclusa alle auto è da allargare o no? Per tre dei cinque partecipanti la dimensione attuale è quella ideale. In un caso invece si chiede l’allargamento ulteriore sino all’anello stradale di Viale Trieste, Via Duodo, Via delle Ferriere. Suggeriti i modelli di Hannover e Aukland con una rete di parcheggi di interscambio esterni alla cintura pedonalizzata dai quali si muovono dei minibus a passaggio frequente per avvicinare i pendolari al centro. Questione parcheggi: sono sufficienti o andrebbero ampliati? Traspare una soddisfazione di fondo rispetto all’attuale disponibilità di stalli, viene comunque ipotizzato l’investimento in nuovi parcheggi nel caso in cui si decida appunto di aumentare l’area pedonalizzata e nel contempo si affermi la tesi del decremento di utilizzo dei mezzi privati. 144 Le azioni per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 Per quanto riguarda le piste ciclabili, in che maniera dovranno essere considerate nel futuro? Convergendo sulla validità dei concetti di mobilità sostenibile, i partecipanti, in modalità diverse, mettono in guardia sui rischi derivanti da un eccesso di implementazione dei percorsi ciclabili, diventati in alcuni casi ‘moda’ da seguire a tutti i costi. Sicuramente i collegamenti con le periferie e l’hinterland sono da sviluppare, basandosi però su una scala di priorità nell’utilizzo dei fondi. Sessione Tavolo Data Temi Altri mezzi di trasporto su cui puntare? L’eventualità di puntare su modelli alternativi agli autobus, come per esempio quello di una metropolitana leggera sull’asse nord-sud, estovest è stata stigmatizzata e respinta all’unisono; accettabile invece un potenziamento delle fermate e delle corse lungo l’attuale tratta ferroviaria Udine-Tarvisio. Moderatore Marco Orioles 145 03 03 4 dicembre 2014 AGROALIMENTARE – ENERGIA Partecipanti Confagricoltura Udine Alido Gigante, Libero professionista Confartigianato Udine Filomena Avolio, Imprenditrice Consulta delle professioni Luca De Grassi, Consiglio direttivo Ordine dei Farmacisti Udine Associazioni culturali Romano Vecchiet, Responsabile Servizio integrato Musei e Biblioteche Udine Ass. dei consumatori Edo Billa, Presidente Federconsumatori FVG Scuole Fabrizio Conte, Docente Istituto per l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine Scuole Miriam D’Agostini, Docente ISIS Jacopo Linussio Tolmezzo Scuole Luigino Guerra, Docente Istituto per l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine Diarista Luciana Idelfonso 146 Le azioni per la città di Udine Scuola - educazione Nella sessione dedicata alle azioni gli interlocutori hanno individuato nella scuola l’elemento più importante in merito alla creazione di cultura per i settori dell’energia e dell’agroalimentare. Elementi come quello del risparmio energetico e della mobilità alternativa o con mezzi pubblici vanno infatti trasmessi alle nuove generazioni già dall’età scolare. I ragazzi, oltre ad apprendere nozioni importanti, diventano a loro volta dei moltiplicatori di cultura grazie a quanto riferiscono a casa e ad amici. Questo vale anche per l’ambito dell’alimentazione: mangiare correttamente, imparare a cibarsi con prodotti genuini e del territorio vuol dire anche avere maggiore salute. Si suggerisce, inoltre, anche collaborazioni scuola-lavoro per facilitare l’inserimento dei ragazzi nell’ambiente lavorativo. Anche la Biblioteca di Udine si propone come spazio aperto a dibattiti, approfondimenti e scambi di idee, oltre ad essere una fonte inesauribile di cultura e informazioni a costo zero. Risparmio L’efficienza energetica delle abitazioni private è in cima alle priorità del domani. In regione ci sono 260 mila edifici residenziali, più di 500 mila nuclei residenziali, di cui il 90% di proprietà di famiglie, che necessiterebbero di ammodernamenti per quello che concerne l’efficienza energetica, che porterebbe a dei risparmi che possono variare dal 40% all’80%. L’efficienza energetica deve essere applicata anche agli edifici pubblici e statali che, anche se presenti in numero inferiore, potranno essere degli esempi concreti per i cittadini. La prima struttura da cui iniziare è la scuola, dove gli alunni possono toccare con mano migliorie e risparmio sia economico che di inquinamento ambientale. Rete d’impresa Nel campo agroalimentare una delle vie indispensabili per il futuro è quella di fare rete. Rete aziendale, quindi fra produttori, anche quelli piccoli, tornando a una proposta di realizzazione di prodotto anche turnario, come si faceva un tempo. Per essere avviata però, e soprattutto perché funzioni, la rete deve avere delle figure professionali pronte per la gestione, neutrale e preparata, con le conoscenze specifiche per il settore agricolo. Dopo questo passaggio potrebbe diven- Agenda del Futuro - Udine 2024 147 tare utile un’ulteriore collaborazione con gli artigiani locali, per dare nuova forma e aspetto ai prodotti della natura. In questo ambito va senza dubbio valorizzata l’unicità della nostra terra, piccola ma ricca di prodotti tipici. Alimentazione - prodotto La valorizzazione dei prodotti alimentari della nostra terra non deve riguardare solo quei cibi di nicchia proposti per esempio da slow food, ma deve essere fatta a 360 gradi promuovendo la genuinità di ciò che offre la terra friulana. Questo deve avvenire nelle mense scolastiche, in bar e ristoranti pensati per il settore turistico, ma anche nelle famiglie. Per questo il friulano deve essere il primo a conoscere e apprezzare il cibo locale. Questi prodotti, ottimi di qualità, devono diventare poi dei punti di forza a livello turistico per richiamare in città, a Udine, ospiti. Le associazioni di categoria dovranno aiutare i produttori nelle nuove tecnologie di comunicazione e di e- commerce per poter permettere la fruibilità degli alimenti anche agli stranieri una volta rientrati a casa. Orti in città Piace a tutti i partecipanti l’idea di proporre un’agricoltura diversa, che si differenzi dalle tradizionali culture di mais e soia, almeno per i campi presenti in città o poco fuori l’anello cittadino. Questi spazi potrebbero essere utilizzati per portare gli agricoltori, i ragazzi, gli anziani direttamente sul campo per far comprendere loro le difficoltà del mondo agricolo ma anche il rispetto per l’ambiente e l’amore per il proprio territorio. Fonti rinnovabili All’interno del tavolo vengono proposte le centrali a biomassa e l’utilizzo del legno. La prima proposta spacca in parte l’opinione dei partecipanti: per alcuni infatti la biomassa non porterà vantaggi, per altri invece potrebbe essere una soluzione per il futuro. Viene anche suggerito lo sviluppo della filiera del legno, materia prima che caratterizza il nostro territorio: ogni anno il bosco aumenta dell’80% mangiando spazi che prima erano dedicati a prato. Il territorio infine va coltivato e non solo preservato. 148 Le azioni per la città di Udine Interlocutori La Regione per quanto riguarda l’energia e le associazioni di categoria insieme alla Camera di Commercio di Udine per il settore agroalimentare, vengono individuati come interlocutori adatti per dettare obiettivi, regole e per facilitare la costituzione di reti d’impresa. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 149 03 04 9 dicembre 2014 UNIVERSITÀ - LAVORO Moderatore Paolo Ermano Partecipanti Confartigianato Udine Scuole DiTeDi Confindustria Udine Confcommercio Udine Università di Udine Associazioni culturali Scuole Volontariato Diarista Francesca Gatti Sandro D’Antonio, Vicepresidente Maurizio Commisso, Docente ITG Marinoni Udine Simone Puksic, Project Manager Massimiliano Zamò, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Massimiliano Pratesi, Imprenditore Marina Brollo, Direttrice Dipartimento di Scienze Giuridiche Pina Raso, Presidente Università delle LiberEtà Udine Annamaria Cavagna, Docente Liceo Scientifico Niccolò Copernico Udine Vincenzo Salerno, Direttore La Viarte Onlus 150 Le azioni per la città di Udine Delineare azioni concrete affinché Udine, attraverso l’Università, diventi motore dello sviluppo del lavoro, della formazione e della cultura del territorio e affinché sia fulcro di creazione di lavoro e di crescita economica: il terzo tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024 si è concentrato sulle azioni possibili da mettere in atto affinché formazione e lavoro, Università e impresa siano realtà che lavorano in sinergia con obiettivi comuni. Azioni per l’Università Stimolare attrattività e senso di appartenenza Secondo il tavolo il senso di appartenenza stimola il passaparola, le richieste e fa aumentare i neo-iscritti: l’Università di Udine deve attrarre gli studenti attraverso attività e infrastrutture che includano l’Università nel tessuto sociale e nella vita cittadina e attraverso nuove strategie di marketing e comunicazione per la sua massima visibilità. Sfruttare il potenziale dei social L’Università deve avviare una nuova strategia di marketing che metta al centro i social media: quest’ultimi sono gli strumenti di comunicazione più usati dal target fondamentale per l’Ateneo, ovvero gli iscritti potenziali: l’Università deve comunicare attraverso i social utilizzando linguaggi e strumenti ad hoc per quei mezzi e quel pubblico. Comunicare ‘positivo’ attraverso ‘testimonial’ di successo I giovani sono sfiduciati, hanno una visione assolutamente negativa del futuro, pochissimi vogliono fare impresa da adulti: bisogna sbloccarne i sogni, la visione e le capacità aprendo ai valori etici dell’essere imprenditori. L’Università dovrebbe scegliere alcuni casi imprenditoriali di giovani di successo e utilizzarli come ‘testimonial’, come esempio positivo per gli altri: le imprese possono aiutare l’Ateneo nell’individuare tali figure di successo che contribuiranno a costruire e rendere riconoscibile ed attraente la brand identity dell’Università e dell’intera città. Avvicinare l’Università al mondo del lavoro C’è grande asimmetria tra offerta e domanda del lavoro, non c’è offerta adeguatamente formata. Bisogna costruire percorsi formativi Agenda del Futuro - Udine 2024 151 sulla base di ciò che i lavoratori del futuro troveranno sul mercato: è una flessibilità richiesta all’Università e per far questo bisogna istituire corsi universitari tenuti interamente da imprenditori qualificati che insegnino cosa significa fare impresa, cosa ci si aspetta dai lavoratori. Non bisogna chiedersi solo ‘cosa voglio fare’, ma anche cosa posso e cosa devo fare, soprattutto in tempi di crisi: la domanda infatti spesso non incontra l’offerta di lavoro reale. Azioni per il lavoro Cambiare mentalità e creare cultura condivisa del fare Serve un piano coordinato per una cultura anti crisi: stimolare dal basso i ragazzi per creare una mentalità positiva che creda nell’intraprendere, nell’azienda, nell’agricoltura, nella cooperazione, in tutti i settori. Serve una cultura inclusiva anche a livello del mondo del lavoro per creare lavoratori e imprenditori solidali gli uni con gli altri: chi cresce, cresce insieme: l’inclusione sociale è la scommessa per il futuro. Essere l’eccellenza italiana del digitale Il Friuli Venezia Giulia ha le potenzialità per essere la regione più digitale d’Italia e Udine può diventare il centro di eccellenza di tale primato puntando su diversi livelli di sviluppo: la connettività (per essere in rete con il mercato), la cultura digitale, i servizi al cittadino (insegnare al cittadino cosa può fare grazie alla rete) e la comunicazione in rete. Sostenere le imprese aumentandone la competitività Sono le imprese a dare lavoro e dalla loro competitività derivano crescita e occupazione. È necessario agevolare imprese che investono nel nostro territorio e anche fare in modo che quelle esistenti non se ne vadano. Bisogna colmare il ‘gap’ della connettività veloce che non arriva in tutte le zone industriali, per esempio in quella del manzanese. Bisogna creare un modello di fiscalità di vantaggio (a livello regionale) per aiutare zone industriali e per avviare il processo di riconversione dei capannoni di cui si parla da anni. 152 Le azioni per la città di Udine Puntare alla formazione permanente La formazione permanente, non quella strettamente professionale ma la digitalizzazione o la conoscenza delle lingue straniere, è fondamentale per i lavoratori e per tutta la collettività se Udine vuole creare competitività sul territorio e oltre. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 153 03 05 10 dicembre 2014 CITTÀ - CULTURA Moderatore Claudio Melchior Partecipanti Associazioni consumatori Stefania Marzona, Forum Consumatori Imprese FVG Org. sindacali provinciali Paolo Mason, Segreteria UST Cisl Udine Associazioni culturali Alberto Bevilacqua, Presidente Teatro stabile di innovazione FVG Scuole Lauretta Novello, Docente Liceo Percoto Udine DiTeDi Ivan Bortolin, Libero professionista Confapi FVG Tommaso Donda, Gruppo Giovani Confapi FVG Confcommercio Udine Gianfranco Ridolfo, Imprenditore Diarista David Zanirato 154 Le azioni per la città di Udine Il quinto tavolo della terza sessione dell’Agenda del Futuro - Udine 2024 si è concentrato sulle azioni necessarie per rilanciare la città, sia sfruttando il riutilizzo degli spazi oggi abbandonati, sia attraverso partnership pubblico-private. E nel contempo si è provato ad analizzare le formule migliori per rendere i cittadini creatori di cultura e non solo fruitori all’interno di una mappa delle opportunità culturali di Udine, in grado di generare collaborazione tra le sue varie anime. Città Quali sono le idee concretizzabili rispetto al rilancio degli spazi inutilizzati? Partendo dalle zone frequentate dagli studenti come il Centro Studi e la Stazione delle Autocorriere i partecipanti sono convenuti sulla necessità di lavorare a una rivitalizzazione di queste aree in maniera tale da dare ‘significato’ ai luoghi, creando in essi aggregazione, possibilità di accesso a internet, servizi accessori. A tal proposito una riqualificazione opportuna potrebbe essere quella dell’ex Dormish, così come maggiore valorizzazione meriterebbero le sedi dell’Università. Per altri luoghi inutilizzati, dai cinema all’ex Frigo, si è ribadita la necessità di arrivare a decisioni condivise con la popolazione, anche magari attraverso forme di consultazione partecipativa, per evitare di disperdere altre risorse economiche in strutture che non servono. C’è stata poi la proposta di creazione di una specie di piano regolatore degli edifici culturali, dove alle dismissioni e nuove destinazioni scelte per alcuni siti, potrebbero agganciarsi dei recuperi di altre strutture, sfruttando i proventi ricavati nel corso della prima operazione. Come dare voce al partenariato pubblico-privato? Da parte di alcuni si è segnalata inizialmente la difficoltà nel trovare dei sistemi di raccordo tra le esigenze degli uni e degli altri, per questo si è avanzata l’ipotesi di creazione di piattaforme on-line che risolvano l’incomunicabilità. In alcuni casi questi strumenti hanno comunque già dato prova di funzionare, e il riferimento è al sistema di segnalazione delle manutenzioni del Comune di Udine, l’Epart, dove alla partecipazione richiesta al cittadino corrisponde una presa in carico del problema da parte dell’amministrazione. Prima però di definire il Agenda del Futuro - Udine 2024 155 sistema occorre trovare la ‘leva’ che definisca l’ambizione futura della città, così che anche i privati possano orientare le loro ipotesi di investimento o supportare le proposte del pubblico; privati che comunque dovranno agire nel rispetto di determinati vincoli e regolamentazioni, fissate per tutelare l’interesse collettivo. Un primo banco di prova di questo partenariato lo si potrebbe avere nel rilancio del centro storico, attraverso un accordo commercianti-amministrazione comunale. Inoltre determinante sarà la promozione di una migliore qualità della vita e della vivibilità cittadina. Cultura Come trasformare i cittadini da fruitori a creatori di cultura? Sicuramente prima di tutto occorre indirizzare gli sforzi verso i giovanissimi, i futuri fruitori della cultura in città nel prossimo decennio. E nei loro confronti bisogna porsi prima di tutto forti di un bagaglio di valori, modelli e identità, rinnovati rispetto a quelli ai quali ci si è abituati negli ultimi anni. Serve perciò agire sull’educazione, sulla formazione scolastica, sul buon gusto – sia alimentare che artistico – sulla ricerca di alti standard di qualità della vita. Un canale vincente lo si può trovare sia nei FabLab, sia nel coinvolgimento delle famiglie. Su quale ‘palinsesto’ culturale dobbiamo lavorare? Prioritariamente spiegare ai giovani, sin dalla tenera età, i concetti di cittadino digitale, i pericoli della rete, l’identità digitale che è basilare a livello lavorativo in ottica futura. Allo stesso modo anche lo sport dovrà avere una attenzione particolare nella formazione futura dei ragazzi, così come la conoscenza del territorio e dell’ambiente. Al di la delle scuole, sul territorio cosa si può fare? Sono già tante le azioni positive che funzionano, il problema è che si deve cambiare la modalità di proposta. Serve pertanto un coordinamento di azioni positive, dei minimi comuni denominatori culturali e valoriali. Bisogna lavorare per promuovere momenti di aggregazione che devono affiancare l’ambiente scolastico, attraverso luoghi nei quali si possano affiancare e supportare i percorsi di integrazione con gli immigrati. 156 Le azioni per la città di Udine Le idee immediatamente concretizzabili? Un evento culturale nel centro città di Udine da promuovere in maniera sistematica per le giovanissime generazioni, con scopo principale quello del trasferimento di determinati valori, servendosi sia di strumenti ludici sia formativi sia digitali. Dei tavoli ‘pilota’ di studio/incontro tra pubblico e privato. Delle partnership inter-generazionali tra giovani e anziani. Agenda del Futuro - Udine 2024 Sessione Tavolo Data Temi 157 03 06 11 dicembre 2014 COMMERCIO - SERVIZI Moderatore Marco Orioles Partecipanti DiTeDi Scuole Legacoop FVG Università di Udine Diarista Giada Marangone Andrea Barbaro, Strategic Marketing Analyst Alessandro Paganin, Docente ISIS A. Malignani Udine Vanni Treu, Imprenditore Marco Sartor, Docente, Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Gestionale e Meccanica 158 Le azioni per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 159 Quali azioni innescare per portare al centro Udine e il suo hinterland? Operativamente quali sono i fattori sui quali puntare per sostenere e sviluppare il nostro territorio? Quali potenzialità vanno valorizzate e supportate per la crescita? Commercio e servizi sono stati i temi trattati durante il sesto tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024. Dal tavolo è subito emersa la necessità di una visione sinergica e trasversale delle due tematiche, strettamente interrelate. Maggiori servizi sul territorio offrono opportunità di crescita al commercio e ad altri settori sui quali investire per un territorio che guarda con ottimismo al futuro. ‘tram-corriera-ristorante’, per far visitare e vivere la città in modo diverso, incentivando anche nuove forme di turismo. Per incentivare il commercio in centro storico, inoltre, i parcheggi a pagamento potrebbero essere limitati dalle ore 8 alle ore 18 e non come avviene ora fino alle 20. Per incentivare gli spostamenti da e verso il centro cittadino, un’azione concreta, potrebbe essere quella di implementare, mediante un app creata ad hoc, un sistema, aggiornato in real time simile a BlaBlaCar. Tale sistema potrebbe essere fruito da studenti universitari ma anche da fasce di popolazione propense a condividere costi, opportunità e potrebbe, al contempo, fungere da elemento di socialità. Trasporti La questione dei trasporti, e della relativa mobilità interna ed esterna, è risultata nevralgica per garantire alla popolazione (friulana ma anche turisti o pendolari) maggiori servizi e una leva strategica per incentivare il commercio e le numerose attività ad esso collegate. La percezione da parte dei partecipanti del tavolo è stata quella che solo in città è possibile fruire di determinati servizi (scuola, attività commerciali, teatri, musei, centri sportivi, ecc.). Diventa quindi necessario rafforzare e incrementare i collegamenti dalla città al suo hinterland (ad esempio la direttrice Gorizia-Udine), potenziare il servizio pubblico e, mediante una sinergia pubblico-privato, sviluppare nuove scelte, frutto di un’attenta analisi della mobilità delle persone. Alcune azioni concrete da attuare in centro potrebbero essere, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, istituire delle fermate a chiamata o dei percorsi alternativi in caso di mezzi pubblici vuoti, implementare tram elettrici anche di ridotte dimensioni da far circolare, limitare l’accesso a mezzi non green o non autorizzati magari mediante uno specifico pass e incentivare sistemi di bike sharing. Non tutti sono convinti di ampliare la zona pedonale del centro cittadino a meno che tale decisione non sia supportata dalla creazione di parcheggi esterni, di una linea di superficie, di un potenziamento della rete di trasporto pubblico esistente. Le piste ciclabili sono viste dai partecipanti al tavolo come funzionali solo se legate a un’urbanizzazione di prima generazione e non adeguate alla viabilità di Udine. Un’azione sinergica commercio-trasporto potrebbe essere quella del Vetrina delle eccellenze Un vantaggio competitivo che porrebbe le specialità friulane attraenti da diversi mercati è la certificazione ambientale dell’agroalimentare ma anche di altri settori strategici per il territorio. Puntare sul green: il monitoraggio ambientale delle produzioni potrebbe rappresentare per il food, il beverage ma anche per altri prodotti una chiave distintiva e vincente per il futuro, oppure creare un ‘super doc’ che differenzia il prodotto nostrano con originalità. Sarà quindi necessario comunicare questi tratti distintivi in maniera adeguata all’esterno, investendo sulla promozione. Dal tavolo è emersa inoltre l’esigenza di costruire una filiera dell’agroalimentare corta e dall’elevato valore aggiunto, a scapito di quella che è la coltivazione di massa. Riqualificare spazi vuoti Va ripensato il ruolo di certi luoghi, come ad esempio le caserme dismesse. Quest’ultime possono essere utilizzate come vetrina delle eccellenze locali (enogastronomia ma anche artigianato) e come luoghi di aggregazione giovanile e non solo (circoli sportivi, cinema, teatro, associazionismo, volontariato). Inoltre, un’altra azione strategica per Udine 2024 potrebbe essere quella di aprire strutture, che solitamente restano chiuse durante la sera-notte (Università, biblioteche, mostre, ecc.) per svolgere attività ricreative, create ad hoc, per movimentare la vita e sviluppare la socialità. L’apertura di questi spazi necessita di un maggiore controllo; un’ipotesi emersa durante la discussione è stata quella di utilizzare le 160 Le azioni per la città di Udine Agenda del Futuro - Udine 2024 161 forze dell’ordine in divisa, anche solo la loro presenza, per creare un senso di tranquillità e sicurezza nella popolazione. fabbricate), altri attribuiscono importanza al concetto della filiera legno legandolo all’autoefficienza energetica. Marketing territoriale Per promuovere le attività commerciali, sviluppare le aree critiche o periferiche del nostro territorio (ad esempio la montagna udinese) sarà fondamentale redigere un piano di marketing territoriale capillare. Servono, cioè, azioni di marketing specifiche per informare e donare valore aggiunto alle attività di Udine e del suo hinterland. Un marketing territoriale vincente fungerebbe da volano per certi settori, aprirebbe la strada a nuove attività e attirerebbe nuovi abitanti per una migliore qualità della vita. Sviluppare nuove forme di servizi Un servizio di volontariato per la collettività potrebbe essere quello di utilizzare personale in mobilità o in cassa integrazione o in pensione per attività a sostegno della res publica (ad esempio imbiancare scuole, tagliare erba nei prati, utilizzare personale qualificato come docenza specializzata nelle scuole). Inoltre dovranno essere incentivate nuove forme di aggregazione, di incontro e socializzazione, anche finalizzate alla ricerca di lavoro. Nelle aree periferiche (ad esempio montagna, paesi) dovranno nascere edifici, meglio se in linea, dove creare luoghi di aggregazione, erogare servizi di prossimità di tutti i tipi (bar, alimentari, farmacia, circoli sportivi, ecc.). Oltre a fornire servizi alla collettività rappresenterebbero un punto di socializzazione per giovani e anziani. Dovranno essere creati nuovi servizi per la collettività che consentano la consegna degli acquisti (spesa ma anche altri generi di consumo, farmaci, ecc.) direttamente a casa, fruibili sia attraverso sistemi tecnologici che mediante sistemi vocali o similari, utilizzabili quindi dagli anziani poco abituati a utilizzare i nuovi strumenti, o dalle famiglie che hanno sempre meno tempo da dedicare agli acquisti. L’esperienza dell’acquisto e di socializzazione potrebbe essere mantenuta attraverso shop, in centro storico o in spazi ritenuti strategici, con l’utilizzo di Qr-code o merce virtuale. Formazione delle risorse umane Viene evidenziato il ruolo nevralgico della formazione a più livelli. Fondamentale, per aprire un’attività od operare in un campo specifico, risulterà formare adeguatamente le risorse umane. Istituire una sorta di ‘formazione di mestiere’ che fornisca, al personale o all’esercente, gli strumenti necessari e le competenze per affrontare al meglio il lavoro che è chiamato a svolgere. Questo tipo di percorso dovrebbe essere avviato da scuole professionali e non da enti generalisti. Ma non solo. L’aggiornamento formativo dovrebbe essere introdotto come obbligo all’interno delle aziende, magari utilizzando il Fondo Sociale Europeo. Un’azione da mettere in campo potrebbe essere quella di istituire un albo regionale certificato delle professionalità, una banca dati sulla formazione aggiornabile che offra un vantaggio competitivo sia per le persone singole, sia per la mobilità degli operatori in Europa. Va inoltre incentivata l’alternanza scuola-lavoro, specie nei settori strategici per questo territorio (ad esempio il settore della sedia, produzioni diverse come le case in legno, meccatronica del legno, agroalimentare). Legno Il settore del legno potrebbe rappresentare un’opportunità per il Friuli. Diverse le visioni a riguardo. Alcuni credono fermamente nel concetto di filiera legno-edilizia (ad esempio costruzione di case pre- Digitale Il digitale rappresenta, e sempre più lo farà in futuro, l’elemento chiave attorno al quale pianificare le azioni per Udine 2024: maggiori reti, banda larga, infrastrutture digitali, servizi a supporto della collettività e delle attività commerciali e turistiche, formazione, informazione e cultura. 163 TAVOLI DI LAVORO: CONSIDERAZIONI AL MARGINE Roberto Grandinetti Un aspetto fondamentale che è emerso dai tavoli di lavoro organizzati nell’ambito di Agenda del Futuro - Udine 2024 – e che viene sottolineato con forza nei rapporti di sintesi relativi alle visioni, strategie ed azioni – è la crucialità del rapporto tra Udine e il territorio che la circonda, un rapporto da migliorare come condizione per ridare slancio allo sviluppo della città e del suo territorio. Questo nodo – sulla cui centralità chi scrive queste note concorda pienamente – richiede un ulteriore sforzo di approfondimento con riguardo sia al suo significato che alle sue implicazioni. Infatti, in alcuni passaggi dell’ampia documentazione prodotta dall’Agenda sembra emergere l’auspicio che Udine riesca a riprendere il ruolo di centro gerarchicamente superiore che ha perduto nel corso del tempo. Ma una tale previsione non trova conferma in tante altre affermazioni contenute in quella documentazione, che si muovono in una direzione del tutto diversa. È importante affrontare questa contraddizione, ed è da questo punto che parte il mio ragionamento. Prima di partire, è bene chiarire la natura del lavoro qui svolto: non si tratta di una sintesi di tutto ciò che è stato prodotto nei tavoli di lavoro, anche perché tre rapporti di sintesi – rispettivamente sulle visioni, le strategie e le azioni – sono stati già redatti. D’altra parte, queste stesse sintesi non possono cogliere la varietà e la ricchezza degli spunti emersi dai tavoli. Le mie considerazioni si sviluppano quindi al margine dei lavori dell’Agenda, utilizzando le conoscenze da me maturate sulle tematiche dello sviluppo socio-economico del Friuli e una selezione di valutazioni e proposte contenute nella documentazione esaminata1. Nel testo si ha traccia di questi riferimenti alla documentazione di Agenda del Futuro attraverso l’indicazione della fonte (ad esempio Sessione 01/Tavolo 01), 1 164 Roberto Grandinetti 1. Un’introduzione: dalla città-platea alla città-rete Il Friuli è stato investito a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta da un processo di sviluppo della manifattura, caratterizzato da una forte prevalenza di imprese di piccolissime e piccole dimensioni a proprietà familiare, che ha portato a superare la precedente situazione di arretratezza economica che contraddistingueva l’area2. Sotto il profilo degli insediamenti produttivi, la loro localizzazione si è propagata all’esterno della città di Udine3: la fabbrica dispersa nella campagna, i distretti industriali, il progressivo riempirsi delle aree attrezzate industriali (tra cui la Zona Industriale Udinese). Ma anche il fattore imprenditoriale ha avuto poco a che fare con la borghesia urbana del capoluogo, come del resto accadeva in altri territori della cosiddetta Terza Italia4. Maggiormente coinvolti nello sviluppo diffuso sono stati i centri minori che costellano la distribuzione tipicamente policentrica della popolazione in Friuli: le città piccole, come le chiamava l’architetto Gianugo Polesello5. In definitiva, si è portati a riconoscere un ruolo passivo di Udine nel modello di sviluppo che ha trasformato il Friuli, una sorta di città-platea che osservava (pigramente) lo spettacolo che aveva luogo al suo intorno. È ben noto che il modello di industrializzazione diffusa è entrato in crisi da oltre un quindicennio, con l’incedere dapprima lento e poi impetuoso della globalizzazione della produzione e dei mercati. Il Nord-Est – che alcuni osservatori hanno voluto qualificare come un modello autonomo nell’ambito del più ampio aggregato della Terza mentre in appendice si riportano i titoli dei documenti citati (ad esempio Visioni, Energia - Agroalimentare). 2 P. Grandinetti, R. Grandinetti, Il caso Friuli: arretratezza o sviluppo?, Udine, Cooperativa Editoriale Il Campo, 1979. 3 Del tutto diverso il caso della città di Pordenone (o della conurbazione Pordenone-Porcia), per la presenza della grande fabbrica (Zanussi) che assumeva nello stesso periodo una posizione dominante, anche sul piano socio-culturale, nell’ambito del sistema urbano. 4 A. Bagnasco, Tre Italie. La problematica territoriale dello sviluppo italiano, Bologna, Il Mulino, 1977. 5 G. Polesello, Le città piccole del Friuli, in AA. VV., Studi e documenti nel 1050° di San Daniele, San Daniele del Friuli, Comune di San Daniele del Friuli, 1979. Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 165 Italia6 – ha mantenuto per più tempo un suo dinamismo, visibile soprattutto attraverso i flussi di export. Ma poi la grande crisi recessiva che ha preso avvio alla fine del 2008 si è sovrapposta ed ha aggravato la crisi strutturale di competitività che la concorrenza su scala globale aveva in precedenza innescato, mettendo a dura prova la capacità di resistenza delle imprese friulane. I contraccolpi sul piano della demografia aziendale e dei livelli occupazionali, nonché i costi sociali che la crisi post-2008 ha fin qui generato, sono stati di notevole portata. Non è questa la sede per discutere i segnali, registrati in questo inizio di 2015, di una possibile svolta rispetto al prolungato trend depressivo. Piuttosto, è opportuno ricordare che gli osservatori più attenti hanno segnalato un mutamento profondo del ‘paesaggio’ industriale del paese come pure dell’area friulana 7, messo in atto da una componente imprenditoriale che ha mostrato elevata capacità di resilienza durante tutta la crisi recente ma che spesso aveva ridefinito la propria posizione competitiva già prima, in tempi ‘non sospetti’. Questa componente è formata da imprese di dimensioni diverse, settori diversi ed età diverse: alcune di esse hanno trovato voce nelle pagine del quotidiano «Messaggero Veneto», giustamente interessato a dare visibilità agli attori che riescono a fronteggiare la crisi con successo. Dalla presenza di questa componente, dalla sua consistenza (non ancora quantificata in modo attendibile) e dall’indotto locale che essa alimenta, dipende in larga misura il futuro industriale del Friuli. Ed è con riguardo a questa e ad altre componenti dinamiche dell’economia del Friuli che ci si deve chiedere se Udine riuscirà a svolgere un ruolo attivo o rimarrà nella sostanza ancora città-platea. L’idea che meglio si contrappone alla città-platea non è quella di cittàcentro gerarchico (semplicemente non sostenibile), bensì quella di città-rete. Ma si tratta di un passaggio scivoloso che impone qualche istruzione per l’uso. ‘Rete’ infatti è un concetto così generico e abu I. Diamanti, D. Marini (a cura di), Nord Est 2000: rapporto sulla società e l’economia, Venezia, Fondazione Nord Est, 2000. 7 Si veda ad esempio: V. De Marchi, R. Grandinetti, L’industria del Nord-Est e il suo intorno: crisi e discontinuità evolutiva, in «L’industria», 33 (1), 2012; G. Bortoluzzi, A. Tracogna, Imprenditori che sfidano la crisi: dati ed esperienze del Friuli Venezia Giulia, Milano, Franco Angeli, 2013. 6 166 Roberto Grandinetti sato da venire ormai appiccicato a qualsiasi cosa, e ciascuna delle sue declinazioni segue la stessa sorte: città-rete, territorio-rete, impresarete, ed altre reti ancora. Ad esempio, è stata definita reticolare la edge city che ingloba e disfa i centri urbani esistenti riempiendo gli spazi tra essi in un continuum residenziale-commerciale-produttivo: un modello di città che gli osservatori ottimisti hanno definito la nuova frontiera della modernità e i pessimisti la geografia del nulla8. In ogni caso, non è certo a questi modelli che può ispirarsi un progetto per Udine. Per questo, non solo è da condividere la centralità che la discussione svolta nell’ambito di Agenda del Futuro ha assegnato al concetto di città-rete, ma anche va segnalata la chiara definizione che di questo concetto è stata data: «La città-rete, nelle visioni prodotte dai tavoli di rappresentanza, è una città che rispetta e valorizza le differenze al suo interno e quelle del territorio che alla città guarda. È una città capace di ri-costruire un solido tessuto di relazioni sia all’interno del contesto urbano, sia con il suo territorio più ampio» (Sessione 01/Sintesi). Tra gli esempi che si collocano già nella prospettiva della città-rete – o della città in rete, se si vuole cogliere in modo anche più preciso il significato della sua definizione – si possono certamente citare il Distretto delle Tecnologie Digitali che ha preso forma con il concorso dei Comuni di Tavagnacco, Udine e Reana del Rojale, oppure la manifestazione Friuli Doc nella sua recente ri-focalizzazione sulla promozione delle eccellenze eno-gastronomiche del Friuli. Nel proseguio di queste note emergeranno altre evidenze e progettualità capaci di dare concretezza al concetto di città-rete, città in rete. 2. Udine come motore cognitivo dello sviluppo locale Città-conoscenza è una delle associazioni privilegiate quando si parla di sviluppo urbano o di aree metropolitane. Per affrontare il tema della conoscenza nella prospettiva seguita in queste note sul futuro di Udine, è però utile partire dal concetto (non urbano) di sistema regionale dell’innovazione (regional innovation system)9, elaborato sulla J. Garreau, Edge city: Life on the new frontier, New York, Doubleday, 1991; J.H. Kunstler, The geography of nowhere: The rise and decline of America’s man made landscape, New York, Simon and Schuster, 1993. 9 Dove per ‘regione’ non si intende necessariamente una regione amministrativa. 8 Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 167 scorta di esperienze regionali di eccellenza sotto il profilo delle capacità innovative10 e diventato un riferimento importante negli studi e nei documenti di programmazione dell’Unione Europea. Seguendo tali fonti, i sistemi regionali dell’innovazione si compongono di due subsistemi interagenti, che si distinguono in base al diverso rapporto che li lega alla conoscenza: il primo comprende le imprese di una regione con i loro clienti, fornitori, partner e concorrenti co-localizzati (anche in forma di clusters e distretti industriali); nel secondo rientrano invece le organizzazioni e le istituzioni di vario tipo, a partire dalle Università, che risultano impegnate-specializzate nella produzione e diffusione di conoscenze e competenze. Per quanto la definizione suggerisca una divisione del lavoro cognitivo tra i due subsistemi che nella realtà è molto più sfumata, la distinzione è utile perché chiarisce che in un sistema regionale dell’innovazione devono essere compresenti e interagire due insiemi di soggetti, uno di matrice aziendale e l’altro prevalentemente istituzionale. In un modello affine al sistema regionale dell’innovazione ed anche più noto, quello della tripla elica (triple helix)11, alle due componenti descritte si aggiunge il subsistema o ‘elica’ del governo locale, responsabile delle politiche pubbliche a favore dell’innovazione. Venendo al punto che interessa direttamente la nostra riflessione, l’elica delle istituzioni della conoscenza ha sempre una connotazione elettivamente, per quanto non esclusivamente, urbana. Con le parole di un documento UE abbastanza recente sulle città del futuro, le città rappresentano un terreno fertile per la scienza e la tecnologia12. Assumere come riferimento il modello della tripla elica vuol dire pensare alla concentrazione (relativa) della produzione e offerta di conoscenza nella città, e al tempo stesso all’interazione con la domanda e il In primis il Baden-Württemberg: P. Cooke, K. Morgan, The regional innovation system in Baden-Württemberg, in «International Journal of Technology Management» 9 (3-4), 1994. 11 H. Etzkowitz, L. Leydesdorff, The dynamics of innovation: From national systems and ‘Mode 2’ to a Triple Helix of university-industry-government relations, in «Research Policy», 29 (2), 2000. 12 European Union, Cities of tomorrow: Challenges, visions, ways forward, October 2011. 10 168 Roberto Grandinetti consumo di conoscenza diffusi nel territorio. Vediamo allora cosa c’è dentro questa concentrazione nel caso di Udine. La prima componente dell’elica urbana della conoscenza è rappresentata senza dubbio dall’Università di Udine. In tutti e tre i tavoli che si sono occupati di lavoro e Università l’importanza di questa istituzione è stata riconosciuta, al punto che in uno di essi è stato proposto lo slogan ‘Udine città universitaria’, per quanto i partecipanti allo stesso tavolo hanno poi precisato che «Udine non è ancora riconosciuta e vissuta come città universitaria» (Sessione 03/Tavolo 04). Certo, la situazione non è più quella di metà degli anni Ottanta quando – consentendomi un aneddoto personale – un giovane ricercatore poteva iniziare la propria carriera accademica presso l’Ateneo udinese con la netta situazione che la città e lo stesso territorio percepissero la ‘loro’ Università sostanzialmente come un corpo estraneo13. Le cose sono profondamente mutate, come si è detto, ma evidentemente sussistono spazi di miglioramento. L’importanza dell’Università nella prospettiva indagata in questa sezione deriva dal fatto che funziona da interfaccia tra i circuiti in cui si producono e circolano conoscenze nel mondo globale e l’ambiente locale. L’Università filtra e rielabora queste conoscenze, le utilizza per produrne di nuove, le trasferisce in vari modi: la formazione del capitale umano, le relazioni inter-istituzionali, i progetti di ricerca, i servizi alle imprese, gli spin-offs accademici. In sintesi, funziona da knowledge gatekeeper14. Ma sono anche altre le istituzioni udinesi che svolgono, in forme specifiche, questo ruolo critico: dal Parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli agli istituti della scuola media superiore. Si pensi, come esempio eccellente, all’Istituto Statale di Istruzione Superiore (già Istituto Tecnico Industriale) Arturo Malignani: sarebbe davvero difficile comprendere fino in fondo lo sviluppo manifattu- 13 In contrasto con il fatto, puntualmente ricordato su www.uniud.it, che l’Università di Udine è l’unico ateneo italiano istituito per volontà popolare, sulla spinta di più di centomila firme molte delle quali raccolte nelle tendopoli dopo il terremoto del 1976. 14 A.M. Petruzzelli, Proximity and knowledge gatekeepers: The case of the Polytechnic University of Turin, in «Journal of Knowledge Management», 12 (5), 2008. Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 169 riero del Friuli senza considerare il ruolo di ‘fucina’ di competenze tecniche svolto da questa scuola. L’ultima componente della concentrazione urbana di produttori (e diffusori) di conoscenza è data dal terziario innovativo, ossia le imprese che offrono servizi ad alta intensità di conoscenza, quelle che nella letteratura scientifica internazionale e anche negli studi e nei documenti dell’Unione Europea vengono spesso indicati con l’acronimo KIBS (Knowledge-Intensive Business Services). È una componente ben presente nella città di Udine, di cui si parla ancora poco e che quindi merita un breve approfondimento. I servizi knowledge-intensive, prodotti da imprese private o da fornitori di tipo istituzionale e forniti ad altre imprese e organizzazioni, compongono una tipologia variegata ma accomunata dal contenuto di conoscenza incorporata nell’output prodotto: dalle società di engineering agli studi di design e a quelli che forniscono consulenza brevettuale, dalle agenzie di marketing e comunicazione al mondo dei servizi legati alle ICT (Information and Communication Technologies). Il settore ha registrato nel suo complesso un elevato dinamismo nell’ultimo decennio, sia in termini quantitativi che qualitativi, anche nelle aree e nelle città del NordEst15. Pur risultando formato da organizzazioni la cui dimensione media è piccola, l’insieme dei KIBS contribuisce oggi in modo non marginale alla produzione di valore aggiunto nell’ambito delle economie locali in cui ha registrato uno sviluppo intensivo. D’altra parte, i KIBS sono importanti per il territorio in cui sono localizzati anche perché trasferiscono conoscenze alle imprese clienti e supportano i loro processi di innovazione; spesso co-producono conoscenza e innovazione con i loro clienti16. Da non trascurare infine il fatto che la presenza di capitale intellettuale (approssimabile dal numero di addetti laureati) risulta nei KIBS decisamente superiore che in altri settori, in relazione al tipo di output che questi service providers devono erogare. Abbandonando la metafora dell’elica della conoscenza, forse il termi V. De Marchi, R. Grandinetti, L’industria… cit., 2012. E. Muller, D. Doloreux, What we should know about knowledge-intensive business services, in «Technology in Society», 31 (1), 2009; E. Di Maria, R. Grandinetti, B. Di Bernardo (eds.), Exploring knowledge-intensive business services: Knowledge management strategies, Basingtoke, Palgrave Macmillan, 2012. 15 16 170 Roberto Grandinetti ne più appropriato per riassumere le componenti descritte – insieme al loro ruolo a supporto delle capacità e dei processi di innovazione che avvengono nel territorio – è ‘motore cognitivo’. In ogni caso, l’aspetto critico risiede nell’intensità e nella qualità dell’interazione tra produttori e utilizzatori di conoscenza. Anche sotto questo profilo, gli spazi di miglioramento per Udine e il Friuli sembrano notevoli (Sessione 01/Tavolo 04). 3. Udine come nodo strategico delle rete turistica regionale Nel recente Piano del Turismo 2014-2018 varato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia si legge che il territorio regionale ha grandi potenzialità di sviluppo turistico e di creazione di reddito da questo settore. Lo stesso documento afferma che tali potenzialità vengono valorizzate solo in misura ridotta, a causa di svariati fattori: la carente accessibilità logistica della regione, un pool di competenze imprenditoriali non sempre adeguato, la scarsa propensione alla cooperazione tra gli attori che operano a vario titolo nel sistema turistico, la frammentazione dei processi di governance. Queste considerazioni valgono ovviamente anche se si considera la sola area friulana o la sola provincia di Udine con il suo capoluogo. Se tralasciamo il polo balneare di Lignano (capace di vita autonoma), tutto il resto è formato da una molteplicità di luoghi di grande interesse per i segmenti del turismo culturale, dell’ecoturismo e del turismo enogastronomico (che peraltro presentano ampie intersezioni): le città piccole di pregio a cominciare da Cividale del Friuli e Palmanova (che chiede interventi urgenti di ‘manutenzione straordinaria’), i luoghi ricchi di storia come Aquileia e Villa Manin a Passariano, le aree di alto valore naturalistico come la laguna di Marano, l’area del fiume Stella o il Parco delle Dolomiti Friulane, i vigneti e ciò che li circonda nei Colli Orientali, e ovviamente il patrimonio monumentale e artistico-culturale della città-capoluogo. Un insieme di tante eccellenze da mettere in rete: non perché oggi è di moda dire così, ma perché un grande numero di presenze turistiche che formano la domanda nei segmenti citati sono generate da persone interessate ad acquistare un ‘prodotto-vacanza’ di durata media limitata che consenta loro di visitare e vivere esperienze positive in un insieme di luoghi tra loro vicini. Quello che cercano deve essere facile Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 171 da individuare, accessibile dall’esterno ma anche al suo interno, reso comprensibile da una comunicazione adeguata prima dell’acquisto del prodotto e durante il suo consumo. Insomma, ciò che questi consumatori vogliono comprare è un prodotto-rete in cui ciò che rende attrattivi i nodi è messo in valore dalle relazioni che li collegano. In Friuli, di nodi potenzialmente attrattivi ce ne sono tanti, ma manca la rete e spesso anche dentro ciascun nodo-luogo la cooperazione tra operatori (amministrazione pubblica, cultura, struttura ricettiva, ristorazione) risulta debole17, il che deprime la qualità esperienziale del luogo in oggetto. Da ricordare anche che questa assenza o carenza di sinergie inibisce la nascita di nuove (e innovative) iniziative imprenditoriali centrate sul turismo, e riduce la probabilità di successo delle start-ups in questo settore. È in questo gap che si deve inserire Udine. Infatti, la città non solo rappresenta una tessera importante del mosaico di offerta, ma può (deve) anche costituire un nodo strategico della rete turistica regionale18 (Sessione 01/Tavolo 04). Svolgere tale ruolo significa nella sostanza organizzare la rete e garantirne il funzionamento, senza entrare nella gestione degli altri nodi che la compongono. In questo modo, una strategia di sviluppo turistico del Friuli diventa sostenibile. Poiché ‘sostenibile’ è termine ad utilizzo attuale quasi esagerato – al pari e forse più del termine ‘rete’ – il suo ingresso nel contesto della nostra analisi merita una precisazione, anzi due, quanti sono i significati che si vuole attribuire al termine. La strategia di sviluppo turistico diventa sostenibile rafforzando l’integrazione e l’interazione tra Udine e il territorio perché solo attraverso questo legame Udine e il Friuli possono rafforzare la loro effettiva capacità attrattiva, andando oltre le potenzialità. In secondo luogo, qualificare questa strategia Per un esempio in positivo si veda: M. Cafazzo, P. Grandinetti, R. GrandinetRipartire da un fiume: cronaca e teoria di un percorso di marketing territoriale, in «Economia e Società Regionale», 31 (2), 2013. 18 Diciamo ‘rete turistica regionale’ anche se l’analisi ha avuto come riferimento un territorio sub-regionale. È chiaro che una rete turistica del Friuli Venezia Giulia dovrebbe disporre di quattro nodi strategici (Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste), in sinergia tra loro. Sul gioco tra ‘locale’ e ‘regionale’ si vedano anche le considerazioni contenute nella sezione conclusiva. 17 ti, 172 Roberto Grandinetti come sostenibile significa escludere le azioni che compromettono le risorse-chiave su cui l’attrattività stessa si fonda, soprattutto di quelle uniche e più vulnerabili, e quindi l’ambiente fisico-naturale, il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale (le tessere del mosaico). Un esempio emblematico chiarirà il punto: l’enorme astronave bianca sorta a ridosso dello splendido centro storico di Cividale, con gli orribili marziani (rigorosamente Made in China) che ne sono usciti, è senza attenuanti insostenibile, uno sfregio per una città che è entrata nel patrimonio mondiale dell’Unesco, e per il Friuli19. Da ultimo, affinché Udine possa risultare credibile come nodo strategico della rete turistica regionale, è necessario porre mano in tempi rapidi alla predisposizione e soprattutto alla realizzazione di due progetti: con il primo si dovrebbe trovare una soluzione al problema della pedonalizzazione del centro storico, ponendo fine all’interminabile e inconcludente oscillazione tra le diverse alternative; con il secondo si dovrebbe invece mettere ordine e completare il (non ancora) sistema delle piste ciclabili (Sessione 01/Tavolo 06; Sessione 03/Tavolo 02). 4. Città-vetrina o contesto di esperienza e laboratorio di imprenditorialità? L’idea della città-vetrina delle eccellenze prodotte nel territorio, rimarcata in tutte le sintesi di Agenda del Futuro, è certamente valida. Per l’agri-food Udine già svolge un ruolo di questo tipo (si pensi in particolare a Friuli Doc) e può ulteriormente potenziarlo, creando un ponte sempre più efficace tra ciò che è fortemente ancorato a specificità locali e i pubblici globali (Sessione 02/Tavolo 04, Sessione 03/ Tavolo 06). Va però aggiunto che la città-vetrina è solo un passo in avanti rispetto alla città-platea. Volendo pensare a ulteriori e più im Da un quotidiano nazionale: «È di una bruttura mozzafiato. Pare il cubo di Rubik deformato: è la nuova sede della Banca Popolare di Cividale. E l’hanno costruita all’entrata del centro storico, vicino a palazzi, monumenti, e case medievali, dove, fra stretti vicoli e piazze, incontri capolavori artistici e architettonici come il Tempietto Longobardo, piazza Paolo Diacono o il Ponte del Diavolo, da dove dall’alto ammiri le insenature del Natisone e il lento fluire delle sue acque. … Attorno alla città il declinare di boschi, viti e prati, ma con quell’obbrobrio hanno voluto sfigurare sia la città sia l’ambiente attorno» (P. Tessadri, Cividale, una banca che è un obbrobrio, in «Il Fatto Quotidiano», 23 settembre 2013). 19 Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 173 pegnativi traguardi evolutivi si deve procedere in direzione dell’esperienza, dell’imprenditorialità e della sperimentazione. Riprendiamo il tema dell’esperienza, già toccato nella sezione dedicata al turismo. L’idea di fondo che si vuole proporre ora consiste nel pensare a Udine come contesto di esperienza o meglio come un meta-contesto capace di ospitare e favorire una pluralità di contesti di esperienza, dove coloro che li frequentano riescono a vivere esperienze ricche di valore sotto il profilo emozionale, dell’assorbimento di conoscenze, delle relazioni interpersonali o rese possibili dalle tecnologie interattive. Una risorsa di grande importanza sotto questo profilo è rappresentata dalle numerose istituzioni culturali che operano a Udine, la cui attività può venire più intensamente orientata nella prospettiva indicata. Una menzione particolare va fatta ai festival culturali e in particolare a quelli denominati di approfondimento culturale, di cui si è parlato molto in questi anni in Italia perché non pochi di essi sono riusciti ad attrarre numeri cospicui di visitatori con una qualità elevata del prodotto-festival in città di dimensione non grande20. Udine si distingue per due eventi che hanno le caratteristiche citate: il Far East Film Festival e Vicino/Lontano. I festival di approfondimento culturale, nella misura in cui riescono a svolgersi per un numero adeguato di anni, contribuiscono a formare, o meglio a ri-formare, l’identità delle città che li ospitano, per come viene percepita sia all’interno che all’esterno delle città stesse. Attraverso i loro festival alcune città italiane hanno modificato la propria immagine, associando alla bellezza del patrimonio monumentale e artistico la presenza nel contesto locale di una spiccata sensibilità e capacità di innovazione in campo culturale. Sempre nell’ottica dell’esperienza, i musei rappresentano luoghi con grandi potenzialità sotto questo profilo, potenzialità che vengono valorizzate nel passaggio dal museo tradizionale (un insieme di vetrine) al museo relazionale21. La qualifica ‘relazionale’ può essere assegna A fare da pioniere del genere è stato il Festivaletteratura di Mantova, nato nel 1997. Sul tema si rinvia a: M. Paiola, R. Grandinetti (a cura di), Città in festival: nuove esperienze di marketing territoriale, Milano, Franco Angeli, 2009. 21 S. Bodo (a cura di), Il museo relazionale: riflessioni ed esperienze europee, Torino, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, 2000. 20 174 Roberto Grandinetti ta al prodotto-museo nella misura in cui una parte significativa delle sue caratteristiche ha natura eminentemente relazionale, prevedendo un’interazione tra il visitatore e una persona o (più spesso) una tecnologia che fanno parte dell’organizzazione di offerta. Si aggiungono le relazioni derivanti dalla presenza simultanea all’interno del museo di una pluralità di consumatori, che possono entrare in rapporto tra loro. Si può anche dire che i musei relazionali rappresentano contesti di esperienza dove i visitatori-consumatori interagiscono, apprendono e provano emozioni, e su questa base assegnano valore al prodottoesperienza che acquistano. Chi progetta e gestisce contesti di questo tipo cerca di aumentarne l’attrattività creando le condizioni per trasformare la visita in un’esperienza di valore, una strategia che può venire abbracciata con determinazione (o con più determinazione) anche dai musei udinesi (Sessione 02/Tavolo 03). Sia con riferimento agli eventi culturali di maggiore rilevanza che alle attività museali, pare utile ricordare che la cooperazione tra le città della regione – in termini di coordinamento, co-marketing, condivisione di alcune risorse – porterebbe benefici a ciascuna di esse. Quanto più Udine riuscirà a diventare nodo strategico della rete turistica regionale e a venire percepita – da chi proviene dall’esterno e dai residenti – come luogo in cui è possibile immergersi in contesti di esperienza gratificanti, tanto maggiori saranno le chances del commercio cittadino, che vive nella fase attuale una profonda crisi. Il commercio in una città che lo valorizza e ne viene valorizzata, dunque, come i tavoli che si sono occupati di commercio e servizi hanno auspicato22. Va precisato che gli imprenditori del commercio cittadino devono fare qualcosa di più perché i loro negozi riconquistino un più deciso appealing nei confronti dei consumatori. E aggiungiamo che può essere pericoloso aggrapparsi all’idea di Udine come centro commerciale ‘naturale’, quasi fosse sufficiente questo elemento distintivo per differenziarsi dai centri commerciali ‘artificiali’ (integrati o pianificati, come è usuale chiamarli) nati per iniziativa della grande distribuzione organizzata all’intorno della città. In realtà, non vi è mai niente di ‘naturale’ nel commercio, ma strategie messe in atto dalle In particolare, Sessione 01/Tavolo 03 e Sessione 02/Tavolo 01. 22 Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 175 imprese, concorrenza tra esse, attributi del servizio commerciale ed effetti complementari (ad esempio, essere localizzati in una luogo capace di richiamare visitatori), motivazioni che spingono un acquirente a scegliere un negozio e un centro commerciale (naturale o artificiale) piuttosto che un altro. Se ragioniamo in questo modo, si è costretti ad ammettere che l’imprenditoria commerciale udinese ha una sfida impegnativa nei confronti dei centri commerciali esterni. Il confronto competitivo non riguarda solo i prezzi o la disponibilità di parcheggi, ma anche un aspetto di matrice più contestuale: un numero sempre più grande di persone preferisce fare lo shopping – che in genere riguarda beni diversi da quelli di largo e frequente consumo, e include sempre una qualche dimensione esperienziale – nei centri commerciali esterni piuttosto che in centro-città, e spesso li considerano anche spazi sociali più accoglienti. Si tratta di un vero paradosso se pensiamo alla bellezza del centro storico udinese, ma evidentemente questa qualità ha bisogno di altro per recuperare un suo valore di richiamo, precisamente: di una città accessibile e accogliente, che ospita strutture e iniziative capaci (anche) di rendere più attraente lo shopping in città, di negozi accoglienti e attraenti. Con riguardo a questo ultimo punto, non dimentichiamo che l’imprenditorialità commerciale più dinamica da tempo ha cominciato a trasformare i negozi da semplici contesti di acquisto in contesti di esperienza23. Passando all’imprenditorialità (entrepreneurship), chiariamo che si vuole utilizzare il termine nell’accezione selettiva che esso ha acquisito nella letteratura economica e di management: imprenditorialità è la capacità di ricercare, identificare e sfruttare nuove opportunità di business e quindi risulta sempre associata allo sviluppo di qualche innovazione24. Le innovazioni corrispondenti ai processi di entrepreneurship possono essere di tipo radicale o anche solo incrementale. Inoltre, tali processi possono venire sviluppati all’interno di imprese esistenti o venire 23 Con casi eccellenti riguardanti catene grandi o piccole, ma anche negozi autonomi: S. Castaldo (a cura di), Retailing & innovazione: l’evoluzione del marketing nella distribuzione, Milano, Egea, 2001. 24 S. Shane, S. Venkataraman, The promise of entrepreneurship as a field of research, in «Academy of Management Review», 25 (1), 2000. 176 Roberto Grandinetti introdotti da nuove imprese. Focalizzando l’attenzione su queste ultime, va osservato che la possibilità dell’industria e più in generale dell’economia friulana di mantenersi vitale nel prossimo futuro dipende non solo dalle capacità innovative delle imprese esistenti (cui si è fatto cenno nella prima sezione di queste note), ma anche dalla nascita di nuove imprese innovative. È in questa prospettiva che Udine può giocare un ruolo, innanzitutto mettendo a disposizione spazi attrezzati per lo sviluppo di idee imprenditoriali e la fase di start-up, o anche per il cosiddetto coworking25(Sessione 02/Tavolo 05), nell’ambito di un progetto complessivo per il riuso e la valorizzazione dei tanti immobili e spazi dismessi presenti in città (Sessione 01/Tavolo 06). Gli ambiti di promozione dell’entrepreneurship sono molteplici, ad esempio: settori high-tech, ICT e servizi ad alto contenuto di conoscenza; botteghe artigiane e FabLab26 (Sessione 01/Tavolo 06), attività finalizzate a valorizzare le filiere agro-alimentari locali27 (Sessione 01/Tavolo 01), imprenditorialità culturale. L’idea di Udine come laboratorio di imprenditorialità può avvalersi della spiccata vocazione dimostrata dall’Ateneo udinese nel promuovere nuova imprenditorialità, sia come spin-offs generati da programmi di ricerca svolti nei suoi dipartimenti28 che in altre forme (Sessione Anche se con questo termine si intende semplicemente la condivisione di uno stesso ambiente fisico di lavoro da parte di individui o gruppi che svolgono attività giuridicamente indipendenti con lo scopo di ridurre i costi di esercizio, molte esperienze di co-working in Italia e in altri paesi si sono dimostrate contesti fertili per lo sviluppo di idee imprenditoriali (C. Gianelle, R. Panzeri, Coworking: una nuova forma di lavoro che aiuta a scoprirsi imprenditori?, in «Economia e Società Regionale», 31 (2), 2013. 26 Fabrication laboratories, le ‘officine’ che realizzano servizi personalizzati di fabbricazione digitale con stampanti 3D: E. Ferroni, Le fabbriche del futuro (in 3D), in «PEM (Piazza Enciclopedia Magazine)», 10 maggio 2013. 27 R. Grandinetti, Le filiere agroalimentari del Made in Italy: alla ricerca di imprenditorialità e di qualche buona politica, in F. Callegari, M. Valentini (a cura di), Filiere d’Italia: produzioni e reti dell’agroalimentare, Roma, Donzelli, 2014. 28 Come emerge dal Rapporto Netval, che definisce spin-off della ricerca pubblica l’impresa «operante in settori high-tech costituita da (almeno) un professore/ricercatore universitario o da un dottorando/contrattista/studente che abbia effettuato attività di ricerca pluriennale su un tema specifico, oggetto di creazione dell’im25 Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 177 01/Tavolo 04). Pensiamo inoltre alla possibilità di coinvolgere in un progetto di questo tipo le imprese friulane che hanno raggiunto livelli di eccellenza nei loro campi, dalla Danieli alla Moroso per citare due casi molto distanti sotto il profilo settoriale e dimensionale. Infine, una città può diventare laboratorio di imprenditorialità se in generale è culturalmente vivace, se è capace di assorbire idee e conoscenze dall’esterno e ne favorisce la circolazione al suo interno (Sessione 03/ Tavolo 02, Sessione 01/Tavolo Studenti). Con l’avanzare della globalizzazione è diventato usuale riferire alle città termini tipici del linguaggio strategico-aziendale: città competitive, città innovative, smart cities. In quest’ottica, le città sono luoghi in cui emergono grandi problemi, ma dove si possono anche trovare e sperimentare soluzioni innovative29. Naturalmente, anche la sperimentazione costituisce un potenziale piuttosto che una dote ‘naturale’ delle città. Alcuni studiosi che hanno analizzato questa opportunità hanno proposto un ampliamento del modello della tripla elica, aggiungendo alle tre componenti già conosciute (policy makers, imprese, istituzioni della conoscenza) una quarta, rappresentata dai soggetti che formano la domanda di innovazioni, ad esempio gli utenti di un sistema di mobilità sostenibile o di soluzioni originali nella fruizione di spazi pubblici. Coinvolgendo le persone che le abitano o più in generale le usano, le città diventano luoghi di sperimentazione, incrociando esperienza e imprenditorialità30. Anche su questo fronte Udine può giocare un ruolo importante. 5. Una conclusione: progettare la città in rete Dopo quanto è stato detto nelle sezioni precedenti, la declinazione dell’idea di città-rete come città in rete dovrebbe essere chiara. Il rapporto tra Udine e il suo territorio è un rapporto di integrazione e di presa stessa» (XI Rapporto Netval sulla Valorizzazione della Ricerca Pubblica Italiana, 2014). 29 European Union, Cities of tomorrow… cit. 30 Il modello della quadruple helix è ormai un riferimento frequente nei progetti europei. Si veda ad esempio il rapporto finale del progetto strategico CluStrat coordinato da Steinbeis-Europa-Zentrum, che ha visto la partecipazione anche del Friuli Venezia Giulia attraverso Friuli Innovazione: www.clustrat.eu/results/ 178 Roberto Grandinetti Figura 1. Udine, città in rete. interazione. La specificità che Udine gioca in questo rapporto si sviluppa in quattro ambiti tra loro interdipendenti (figura 1): • Udine come motore cognitivo dello sviluppo locale; • Udine come laboratorio di imprenditorialità; • Udine come contesto o meta-contesto di esperienza; • Udine come nodo strategico della rete turistica regionale. È all’interno e tra questi ambiti che Udine può ri-costruire una propria identità, sfuggendo al rischio che sovrasta le città nella società e nell’economia globalizzate, quello di diventare ‘vuoti locali’31, assorbite in una liquidità urbana indistinta dal quale riescono a differenziarsi solo P. Perulli, Visioni di città: le forme del mondo spaziale, Torino, Einaudi, 2009. 31 Tavoli di lavoro: considerazioni al margine 179 poche megalopoli, le uniche a potersi qualificare come global cities32. Lo schema visualizzato nella figura 1 non deve far pensare a una chiusura di Udine nel Friuli. Al contrario, l’idea che proponiamo è intrinsecamente ‘glocale’, dove sia Udine che il Friuli sono intensamente e diversamente collegati sul piano culturale ed economico ai circuiti e ai mercati della globalità, e dove la riproduzione della dimensione locale si alimenta anche di un nuovo rapporto tra il territorio e la città. Quest’ultima può giocare un ruolo nel mondo globalizzato se dispone di un’identità chiara e di una scala adeguata, una scala che Udine può raggiungere solo attraverso il suo essere nel territorio (Sessione 03/ Tavolo 01). D’altra parte, potremmo anche estendere il nostro ragionamento a una scala solo di un passo più ampia, parlando di Friuli Venezia Giulia. In tal caso, più che di identità comune, che sarebbe del tutto fuorviante, si dovrebbe parlare di collaborazione tra le parti di una «regione nata dalla politica» come recita il titolo di uno dei saggi contenuti nei due volumi che la Storia d’Italia di Einaudi ha dedicato al Friuli Venezia Giulia33. Le opportunità al riguardo sono molteplici e coinvolgono tutti gli ambiti dello schema proposto. Senza entrare nel dettaglio, perché esulerebbe dallo scopo di queste note, basterà ricordare che la mancanza di rapporto tra il Friuli e la Venezia Giulia è stata e continua a essere un errore clamoroso, alimentato da intellettuali e politici che all’ombra di questo errore riescono a rimediare una parvenza di ruolo. Lo aveva capito molti anni fa Carlo Tullio-Altan34, spendendo l’ultima fase della sua vita lavorativa tra l’Ateneo triestino e la sua casa di Aquileia. In conclusione e riprendendo il documento dell’Unione Europea sulle cities of tomorrow, vi leggiamo che «le città svolgono un ruolo fondamentale come motore dell’economia, luoghi di connettività, creati- S. Sassen, The global city: New York, London, Tokyo, Princeton, Princeton University Press, 2001. 33 D. Andreozzi, L. Panariti, L’economia in una regione nata dalla politica, in R. Finzi, C. Magris, G. Miccoli (a cura di), Storia d’Italia: le regioni dall’Unità a oggi. Il Friuli-Venezia Giulia, vol. II, Torino, Einaudi, 2002. 34 C. Tullio-Altan, Introduzione al convegno, in R. Grandinetti (a cura di), Il Friuli e la Venezia Giulia nella economia e società italiana, Udine, Cooperativa Editoriale Il Campo, 1986. 32 180 Roberto Grandinetti vità e innovazione e centri servizi per le zone circostanti»35. In realtà, si tratta di una possibilità che non tutte le città riescono a cogliere in ogni fase della loro storia. Sotto questo profilo, Udine si ritrova oggi a un bivio: da un lato, può ricadere nel ruolo di città-platea (ma senza le rendite di cui poteva godere in passato); dall’altro, compiere quel salto evolutivo verso la città in rete che garantirebbe un futuro migliore al Friuli, Udine compresa. Tutto il lavoro svolto da Agenda del Futuro rende più probabile il secondo percorso e forse lo ha già avviato, dando voce a una pluralità di energie e di progettualità che la città ospita e che sono cresciute in misura significativa negli ultimi anni. 35 «Cities play a crucial role as engines of the economy, as places of connectivity, creativity and innovation, and as centres of services for their surrounding areas», European Union, Cities of tomorrow… cit. (p. VI). REPORT OCSE: UN PROGRAMMA PER IL FUTURO DI UDINE 183 UN PROGRAMMA PER IL FUTURO DI UDINE Obiettivi, scenari e il modo migliore per avvicinarsi a essi 1. Sommario Questa è la relazione del Progetto Friuli Future Forum ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’ curato dal team dei consulenti esperti del programma OCSE LEED guidato da Debra Mountford, Consulente Politica Senior, che comprende anche Gerard McCleave e Mike Emmerich. La presente relazione che sintetizza il progetto è stata scritta da Mike Emmerich. La relazione illustra alcuni principi generali in materia di sviluppo locale in un contesto cittadino, derivanti sia dalla competenza del team di esperti che dall’esperienza del Programma OCSE LEED, e li applica alle opportunità e alle sfide rivolte a Udine (sezione 2). È probabile che il futuro di Udine sarà modellato dalla storia della città, aspetti chiave che sono evidenziati nella sezione 3. Le sezioni 4 e 5 si fondano sulla base della prova dei dati esistenti e sull’analisi preliminare di un’ampia documentazione, dai risultati dei tavoli di lavoro promossi dal Friuli Future Forum con significativa rappresentanza delle categorie e dei portatori di interesse della città, all’analisi del professor Roberto Grandinetti. Le conclusioni di questa ricerca suggeriscono che Udine sia forte, ma che vi siano anche delle misure che la città potrebbe adottare per rafforzare ulteriormente la propria economia. Nella sezione 4 si sviluppa l’idea che Udine possieda dei fondamentali migliori di quanto suggerito in alcuni dei dibattiti che hanno animato i tavoli di lavoro promossi dal Forum: il futuro di Udine potrebbe essere nelle mani della città in misura maggiore di quanto spesso si pensi. La sezione 6 della relazione esamina il contesto nazionale e internazionale che fa ampio ricorso all’Indagine Economica OCSE 2015. Tale contesto evidenzia immediatamente come il paese debba affrontare 184 Report OCSE grandi sfide, ma si dimostra ottimista negli ambiti che hanno un impatto su Udine, in quanto è in corso un processo di riforma nazionale che potrebbe aumentare in modo significativo il trend del tasso di crescita. La sezione 7 della relazione utilizza le analisi contenute nelle sezioni precedenti per individuare alcune scelte strategiche che vengono poi utilizzate nella sezione 8 per illustrare quattro possibili scenari. Questi variano tra uno scenario negativo, in cui una mancanza di cambiamento intenzionale a livello locale e un programma di riforma nazionale inefficace comportano il rischio di un ulteriore declino e, all’estremità opposta dello spettro, uno scenario positivo in cui riforma nazionale e locale procedono di pari passo per generare un nuovo programma di crescita. La relazione si conclude alla sezione 9, in cui sono presentati due ulteriori scenari, uno non raccomandabile, in cui a un rinnovato programma di crescita nazionale non ne corrisponde uno analogo a livello locale, lasciando per ultimo lo scenario che potrebbe essere il più probabile se l’economia tornasse a crescere: uno sviluppo locale sostenuto nel contesto di un cambiamento della politica nazionale più lento di quello ideale. In questo caso Udine si considera un ‘laboratorio’ per un’Italia nuova. Gli scenari sono solo immagini. Quale sia più vicino alla realtà futura è in misura significativa nelle mani delle persone che guidano la città e la regione. Se si dovessero verificare entrambi gli scenari positivi, la città avrebbe bisogno di attuare misure mirate per creare un nuovo programma direttivo e sia di capacità per portarle a termine. Solo allora, una volta che la città abbia preso la ferma decisione di intraprendere la strada delle riforme, sarà il momento di specificare i progetti per garantirle un futuro più prospero, anche se la base per una serie di progetti già figura nella relazione. Nella sezione 10 sono precisati alcuni passi successivi che consentirebbero alla città di determinare lo slancio verso l’attuazione dello scenario del laboratorio di crescita nazionale. 2. Alcuni principi fondamentali Nell’ambito dello sviluppo economico locale non esiste una formula che fornisca lo stesso risultato in ogni circostanza. I luoghi variano e ogni singola città e regione differisce nel tempo. Ciò che funziona in Un programma per il futuro di Udine 185 un tempo e in un luogo non lo farà necessariamente altrove o domani. Ma lo sviluppo locale non è neppure qualcosa che sia interamente contingente, locale e ad hoc. Piuttosto, vi sono alcuni principi generali che, sappiamo dalla letteratura, sembrano essere strategie di successo. Questi sono indicati in termini generali dal Programma OCSE LEED1, nonché da una più ampia esperienza della strategia locale di sviluppo economico. • La visione è importante. La presenza di una visione credibile e ampia, che motivi e tenga unita la comunità, è importante per focalizzare l’attività e per stabilire uno standard che possa essere seguito da tutti. • Una visione che non individui una leadership è poco efficace. C’è bisogno di una volontà di guidare il cambiamento dall’alto, sia all’interno delle attività, sia nei confronti dei cittadini e tra gli altri partner. • La leadership è di vitale importanza, ma lo è anche la capacità di followership, di aggregazione: la mobilitazione delle capacità e delle competenze all’interno delle organizzazioni è di vitale importanza, così come per i Comuni il lavorare insieme in aggregazioni di tipo metropolitano, con gruppi di imprese trasversali tra i vari settori. • Anche il partenariato è quindi importante all’interno e tra i settori pubblico, privato e terziario. • La visione e la leadership sono importanti, purché non impongano un’agenda che sia in contrasto con la realtà. Affinché una strategia locale abbia successo, la stessa dovrebbe essere basata su entrambi i seguenti elementi: - una comprensione di ciò che la realtà locale è ora e di ciò che ha e non ha funzionato fino ad oggi. L’analisi empirica svolge qui un ruolo chiave; - una lettura realistica di ciò che è possibile in futuro. Non tutte le città hanno un potenziale nucleo bio-tecnologico su cui fare investimenti. Non tutti i settori tradizionali possono essere fatti Non da ultimo dalla relazione dell’OCSE ‘Nuove strategie di crescita e investimenti’ del 2013. 1 186 Report OCSE Un programma per il futuro di Udine rivivere. Le località sono quelle che sono e, se non nelle circostanze più eccezionali, non possono essere nient’altro: il futuro sarà determinato in maniera significativa dal proprio passato. • Le località di successo tendono a capire bene cosa le contraddistingue, sia rispetto alle loro capacità già esistenti sia rispetto a quelle che potrebbero sviluppare per poi proseguire con la concretizzazione di quelle capacità. • La creazione di un futuro brillante inizia oggi, ma un reale cambiamento può richiedere una generazione o più per iniziare veramente a produrre risultati. Di sicuro molto si può fare nel breve termine, ma se questo non fa parte di un’azione coordinata e a lungo termine di un impegno organizzato e coerente, è improbabile poter produrre una strategia che consenta a un’intera città di cambiare per il meglio. È chiaro quanto nello sviluppo di una strategia entri in gioco un grande numero di fattori, ma i principi generali appena descritti si ritiene riflettano ciò che caratterizza le città e i territori che hanno riscosso un maggior successo. Quanto Udine sia o non sia caratterizzata da tali fattori serve solo a indicare e modellare gli scenari che con più probabilità potranno aprirsi alla città. • 3. Udine: storia e contesto locale Da quanto indicato in precedenza ne consegue la probabilità che il futuro di Udine si costruisca in larga parte sul suo passato. Ma quali sono gli aspetti della storia della città che sembrano più pertinenti a un osservatore informato? Vi sono diverse caratteristiche della città che appaiono come molto rilevanti: • Udine è un luogo storicamente importante, posto sulle rotte commerciali che collegano Nord e Sud così come Est e Ovest e punto d’incontro delle culture italiane e germaniche. • La posizione e la geografia della città e del suo vasto entroterra sono anch’esse importanti. Il territorio friulano si estende dal mare e dai territori lagunari attraverso un ricco suolo agricolo fino alle montagne, fornendo alla città una vasta offerta nel cuore di un entroterra ben delimitato. • Questo più ampio entroterra è il luogo dove sorge Aquileia, il sito di quella che fu una delle più grandi e importanti città dell’antichità. • • • • • • • 187 La stessa Udine possiede un ricco patrimonio storico, architettonico e culturale anche in conseguenza della sua storica relazione con Venezia, quando fu una delle più grandi città di terraferma della Repubblica Serenissima. È la capitale storica del Friuli e resta la città più importante della regione Friuli Venezia Giulia, dopo Trieste. In parte per effetto di questi fattori e per il ruolo naturalmente assegnato a Udine nella regione, la città è un importante centro per la pubblica amministrazione e i servizi professionali sul territorio regionale. Nonostante questo, Udine e gran parte d’Italia hanno subito una massiccia emigrazione durante il XIX e XX secolo, registrando un incremento della popolazione solo durante il periodo del dopoguerra. Udine quindi ha sperimentato un massiccio spopolamento e solo recentemente una crescita. Anche la storia più recente ci invita a considerare importanti circostanze. Il Comune di Udine ha molto beneficiato dello sviluppo di quella che è stata definita la ‘Terza Italia’ – lo sviluppo di reti di piccole imprese caratterizzate da fitti intrecci commerciali che sono stati determinanti per alimentare la ripresa economica dell’Italia in tempi moderni, ma che ora sono messe a dura prova. Allo stesso modo, la risposta della regione e di Udine a seguito del devastante terremoto del 1976 è stata importante: la ricostruzione rappresenta un importante avvio per la città, sia attraverso uno sviluppo immobiliare aggressivo (nuove edificazioni industriali e non), sia attraverso la creazione dell’Università di Udine. La creazione dell’Università sembra, con il senno di poi, qualcosa che era atteso da troppo tempo per una città così antica e importante, mentre, per altri aspetti, le modalità della ricostruzione friulana post-terremoto del 1976 indica qualcosa di molto importante e di sorprendente attualità sulla capacità e la determinazione con cui il Comune e i suoi partner regionali possono attivarsi per affrontare delle sfide di fondamentale importanza, quando la comunità si mobilita per agire. Infine, e questo è fondamentale, Udine è parte integrante della regione Friuli Venezia Giulia, e forse il suo più antico insediamento principale. Trieste può essere considerata la capitale e il porto 188 Report OCSE principale, ma la storia di quella città – sviluppatasi per il ruolo, ormai ridondante, di porto dell’Impero austro ungarico – è in un certo senso un vantaggio per Udine. Questo fatto è in gran parte sottolineato e rafforzato dal confine internazionale, per molti anni contestato, verso Est, che in gran parte ha creato le condizioni per l’autonomia di Trieste, e ultimamente di tutta la regione Friuli Venezia Giulia, in cui Udine rimane geograficamente centrale. Da questa breve sintesi della storia della città emergono alcuni temi importanti. Udine rappresenta un baricentro, una capitale economica, una destinazione turistica e un luogo con una profonda capacità di ripresa, tutti temi che saranno sviluppati in seguito in maniera più approfondita. 4. L’economia di Udine La storia stabilisce le fondamenta di un luogo in quanto crea gli elementi che danno forma alla sua economia e quindi rappresenta un elemento chiave nel determinare il ruolo della città nell’economia regionale, nazionale e internazionale. Nell’esaminare i dati disponibili, alcune statistiche portano l’analista alla domanda: ‘Crisi? Quale crisi?’. Si consideri la citazione di seguito: «In questo momento storico di contrazione economica in Italia, probabilmente il dato più significativo riguarda il numero di imprese attive in città che, dall’inizio della crisi del 2008 al 2014, vede una contrazione dello 0,2% nella zona urbana, un decremento dello 0,68% nell’area della conurbazione di Udine1, mentre nella Regione la contrazione si attesta attorno al 4% (-3,83%). In sostanza, l’area metropolitana di Udine si presenta come un’area economicamente e culturalmente dinamica e capace di rispondere alla crisi in maniera più efficace e pronta rispetto al resto della provincia e della Regione in cui è inserita. E, come emergerà nella relazione, quasi tutti gli indicatori confermano tale impressione»2. Quindi la prima conclusione è che il senso di crisi che pervade l’Italia e gran parte del resto del mondo occidentale al momento non sembra essere confermata dai dati statistici relativi a Udine. Cfr. la relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume. 2 Un programma per il futuro di Udine 189 Forse questo non è poi così sorprendente. L’economia di Udine, Pordenone e delle regioni a sud-ovest (il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana in particolare3) hanno fatto parte della storia del successo economico della Terza Italia degli ultimi decenni. Il programma di ricostruzione intensiva seguito al terremoto del 1976 sta avendo effetti chiaramente vantaggiosi in termini di agglomerazione. La presenza e lo sviluppo dell’Università (istituita dopo il terremoto) è chiaramente un altro fattore importante. In aggiunta alla qualità della vita che la città di Udine senza dubbio può vantare, è chiara la compresenza di molti degli ingredienti più importanti per una strategia di successo nell’economia post-industriale, in cui il talento può scegliere dove vuole vivere e lavorare. In un certo senso, gli interrogativi più importanti riguardano il futuro. Può Udine mantenere il suo status attuale? I recenti decenni di sorprendente crescita economica sono giunti al termine? E, cosa più importante di tutte, cosa deve fare la città per garantire il ritorno a una crescita economica sostenibile a lungo termine? Per rispondere a questi interrogativi si deve scavare più in profondità nei dati. Ne emerge un quadro tutt’altro che negativo, ma che pone domande profonde e importanti per il futuro. La base economica di Udine I dati raccolti mostrano un quadro molto positivo in termini di numero di imprese con sede a Udine. Dal 2000 al 2014, il numero di imprese attive con sede nella città è passato da 7.829 per 10.000 abitanti a 8.562, con solo un piccolo calo recente4. La città sembra ottenere risultati molto migliori rispetto alla provincia, con un aumento più o meno costante nel tempo del numero di imprese in città, in relazione a una sensibile diminuzione delle imprese nella provincia. Chiaramente vi sono differenze tra i settori produttivi delle imprese della città e la sua più vasta area metropolitana5, 3 Si veda per esempio G.M. Bellandi & L. De Propris (eds.), A Handbook of Industrial Districts, 2009. 4 Fonte: Ufficio studi della CCIAA di Udine. 5 Con questo termine si fa riferimento ai 12 Comuni dell’area metropolitana della città che comprende, oltre a Udine, le municipalità di: Campoformido, Marti- 190 Report OCSE ma queste non sono così marcate come ci si potrebbe aspettare. Solo nel settore agricolo e della pesca il territorio provinciale possiede una quota nettamente maggiore di imprese. Per il resto, l’area metropolitana di Udine presenta circa le stesse percentuali di imprese nei settori industriali, commerciali e delle costruzioni rispetto alla regione, con un dimensionamento superiore nel settore dei servizi. Territorio e città sono sorprendentemente simili sotto quest’aspetto. Tuttavia qualche elemento importante fa la differenza in questi settori: il valore aggiunto pro-capite a Udine è del 25% più elevato del valore medio regionale e del 30% più alto del valore medio provinciale. In sintesi, questi dati suggeriscono che l’economia di Udine sta oggi funzionando come una piccola area metropolitana, con una specializzazione funzionale e con tipologie di attività altamente differenziate tra le diverse aree, invece che con sistemi di imprese particolarmente diversi e scollegati gli uni dagli altri. All’interno dell’area provinciale, tali differenze nella base economica delle diverse località costituirebbero un problema, se le statistiche del mercato del lavoro indicassero che tale variabilità stesse portando a risultati differenziali in termini di benessere delle persone che vivono in tutta la provincia. Questa differenza nell’area metropolitana udinese non si registra. Popolazione I dati sulla popolazione sembrano suggerire che non vi sia una concentrazione di aree svantaggiate (e che i mezzi di trasporto stiano consentendo una sufficiente condivisione dei benefici della crescita). Però i dati suggeriscono anche che vi è una crescente specializzazione demografica che riguarda diverse parti della città. La città di Udine ha una presenza relativamente significativa di popolazione anziana. Oltre i confini della città, la popolazione sembra molto più giovane (si registra una maggiore percentuale di persone più giovani). Questo dato può essere attribuito ad alloggi più economici e a una rete di trasporto efficace. In un certo senso, quindi, la città si sta svuotando così come gnacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Reana del Rojale, Remanzacco, Tavagnacco, Tricesimo. Un programma per il futuro di Udine 191 accade ad altre aree metropolitane in una fase iniziale di sviluppo. Questo determina una serie di problemi per settori come la vendita al dettaglio e i servizi pubblici, come ad esempio l’istruzione – che sarà presa in considerazione in seguito. Migrazione I dati sulla popolazione sono coerenti con le tendenze demografiche più generali, le quali dimostrano che il tasso naturale di crescita all’interno della comunità è negativo (-3 per mille abitanti nel 2013), anche se nel lungo termine si registra una crescita, con un incremento della popolazione di circa 5.500 unità dal 1998 al 2013. Come anche altrove in Europa, tale bilancio è stato raggiunto grazie all’immigrazione, qui in particolare ai migranti provenienti da Romania, Albania, Ghana e Ucraina. Con il 14,1% di popolazione residente, Udine registra una delle più alte percentuali di migranti in Italia, circa il doppio della media nazionale. Disoccupazione Non vi sono dati che suggeriscano che la migrazione stia causando problemi particolari nel mercato del lavoro. Nonostante si registri una migrazione in ingresso molto più alta della media nazionale, la città ha un tasso di disoccupazione più basso di quello della regione o dell’Italia in generale. Nonostante il dato statistico favorevole, la città ha perso 1.000 posti di lavoro nel 2013, il che non deve invitare all’autocompiacimento. Istruzione I risultati sotto il profilo educativo della provincia di Udine non sono univoci. La regione nel suo complesso ha un livello d’istruzione molto alto, il che è certamente vero anche per Udine, che registra un più alto tasso di laureati rispetto alle altre province della regione. L’immagine invece è meno definita al livello più alto delle competenze. Come indicato nel capitolo precedente: «Per quanto riguarda il livello d’istruzione, il Friuli Venezia Giulia presenta una popolazione sostanzialmente più istruita della media italiana rispetto ad ogni scuola di ordine e grado. In particolare, la provincia di Udine (dati puntuali sulla città non sono al momento disponibili) è caratterizzata da un tasso di diplomati 192 Report OCSE superiore sia alla media delle altre province, sia alla media regionale e nazionale. Una struttura produttiva a forte vocazione manifatturiera e con attività di terziario sviluppato ha richiesto nel corso degli anni una forza lavoro qualificata e capace. Tuttavia, i dati sulla percentuale della popolazione con titolo universitario accademico o superiore pongono la provincia di Udine al di sotto sia della media regionale, sia della media italiana»6. Come è stato osservato in precedenza in relazione alla popolazione e alle abitazioni, vi sono delle differenze tra la città e la più vasta area metropolitana. Nell’istruzione la differenza risulta più marcata, ma questa volta (come bene registrano i confronti tra i partecipanti ai tavoli di lavoro promossi dal Friuli Future Forum per l’Agenda del Futuro della città) la differenza è tra una fiorente popolazione scolastica nella zona metropolitana e il ruolo della scuola che appare in crisi nel resto della provincia. 5. Che cosa ne pensa Udine? Le conclusioni dei tavoli di lavoro dell’Agenda del Futuro L’impegno che la città di Udine ha dimostrato per l’organizzazione, la promozione e l’analisi dei workshop e dei tavoli di lavoro tenutisi nell’autunno del 2014 è encomiabile. I risultati dei tavoli di lavoro forniscono indicazioni preziose sulle problematiche affrontate da ciascuna parte della comunità imprenditoriale e civile nella città. L’analisi di quelle risultanze, prodotta da Roberto Grandinetti7 dell’Università di Padova, è particolarmente utile in quanto fornisce una prospettiva sull’analisi storica ed economica presentata in precedenza e, a sua volta, informa su quelli che sembrano essere i punti chiave che emergono dai tavoli di lavoro per il futuro della città. Declinismo L’argomento di apertura ripreso da Grandinetti è che gran parte dell’eredità storica di Udine è andata perduta. In tal senso è chiara Cfr. la relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume. 7 Cfr. la relazione di Roberto Grandinetti Tavoli di lavoro: considerazioni al margine in questo volume. Un programma per il futuro di Udine 193 mente vero che il ruolo storico della città è cambiato notevolmente. In particolare, anche se i collegamenti nord-sud con l’Austria rimangono forti, Udine oggi non dispone di collegamenti efficienti o particolarmente buoni lungo l’asse est-ovest e verso la Slovenia. Era del resto ragionevole prevedere che questa sarebbe stata la conclusione di molti tavoli di lavoro. C’era la sensazione palpabile tra gli imprenditori e gli altri rappresentanti presenti agli incontri organizzati – o almeno per una buona parte di loro –, che il recente passato fosse ritenuto un periodo d’oro, che ora però si è concluso. Anche questo è in un certo senso vero. Gli ultimi anni sono stati tutt’altro che facili per Udine. Ma tali sentimenti sembrano essere in qualche modo in contrasto sia con una lettura a più lungo termine della storia economica della regione, sia con una lettura più attenta delle statistiche economiche più recenti. Inoltre ciò non concorda con la prospettiva delle imprese locali. È stato mostrato in molti incontri e interviste un significativo ottimismo. Naturalmente insieme a una grande quantità di pessimismo, molto spesso mostrato da chi suggeriva che la città necessiti di un profondo cambiamento culturale. Visti dal XXII secolo, gli ultimi anni saranno ricordati come un momento preceduto da decenni di forte crescita economica, seguiti da un capovolgimento, connotato da più di un secolo di declino assoluto. È una prospettiva molto reale, naturalmente: l’economia sta cambiando, a livello globale e nazionale. Ma è questa paura, forse più della realtà stessa, ad essere alla radice del sentimento di pessimismo che sembra alla base di alcuni dei dibattiti nei tavoli di lavoro. Per ribadire il concetto: la sensazione di un’età dell’oro definitivamente perduta o la necessità di un profondo cambiamento culturale non risultano confermati dalle statistiche di Udine. Questo non è un fenomeno nuovo. In Gran Bretagna e in altri paesi industrializzati avanzati vi è una letteratura abbastanza ben sviluppata su quello che viene definito ‘declinismo’8. Questo termine è utilizzato per descrivere un certo tipo di narrativa politica che emerge in alcune economie e in certi momenti storici, e che attribuisce a volte spiega- 6 Si veda ad esempio J. Tomlinson, Thrice Denied: ‘Declinism’ as a Recurrent Theme in British History in the Long Twentieth Century, in ‘Twentieth Century British History’, volume 20, 2a edizione, pp. 227-251. 8 194 Report OCSE zioni eccessivamente storicistiche e sociologiche a fenomeni economici di base, proponendo interpretazioni fondate sull’inevitabilità storica, piuttosto che analisi improntate a una lettura dei dati economici come intrinsecamente ciclica o a fattori almeno in gran parte economicamente endogeni. E come spiega la letteratura sul declinismo, una volta che tale visione si imponga, risulterà difficile modificarla, potendo anche diventare auto-avverante. Per questo, capire bene i fatti e comprendere il loro significato hanno un’importanza fondamentale. Udine e la Terza Italia Gli attori economici della città pensano e agiscono chiaramente nel modo descritto nella letteratura sulla Terza Italia9. La densità delle connessioni tra le aziende, anche se non misurata con precisione empirica, emerge chiaramente dai confronti svoltisi ai tavoli di lavoro dell’Agenda ed è ben riconosciuta da Grandinetti. Ma c’è un dualismo nelle sue conclusioni che risponde ai dati sopra considerati. Per Grandinetti, l’imprenditorialità della città è metaforicamente, e forse anche di fatto, distinta da quella che lui descrive come la ‘classe media urbana’. Si ricordi, come indicato in precedenza, che ad esempio i profili della città differiscono da quelli della più vasta area metropolitana. Inoltre, attuando un riferimento obliquo ma accurato ai sentimenti espressi dai tavoli di lavoro, Grandinetti descrive il ruolo di Udine – qui deve intendersi la sua classe dirigente – come passivo, ‘una platea’ che osserva la nuova cultura imprenditoriale della città nel suo attivismo economico. Ciò potrebbe essere letto come una critica, e in qualche modo lo è. Di contro, va notato che le autorità pubbliche hanno perlomeno consentito e, attraverso la creazione ad esempio di nuove zone industriali, hanno facilitato, la creazione della nuova economia imprenditoriale. Pertanto la città non è stata del tutto passiva. 9 La via allo sviluppo della Terza Italia è stata prefigurata negli anni Ottanta da Giorgio Fuà e Arnaldo Bagnasco. Si tratta di un modello diffusivo, motore della tenuta economica e dell’affermazione del made in Italy riconosciuto soprattutto nel Nord-Est e nel Centro, ma in parte anche nel Nord-Ovest e nel Meridione, affidato alla vitalità dei distretti industriali, alla loro flessibilità, al loro legame con la cultura e le risorse endogene del territorio locale (R. Pavia, I sistemi urbani in Italia, 2010). Un programma per il futuro di Udine 195 In ogni caso, il panorama che ne emerge è quindi di uno sviluppo della città non sufficientemente guidato dalle autorità pubbliche. Ma anche nella maggior parte delle città dalle economie più ricche è abbastanza comune raccogliere insoddisfazione da parte delle imprese riguardo il ruolo e l’impegno delle autorità pubbliche. E questo si registra più spesso in aree di particolare importanza storica, architettonica e culturale, soprattutto in quelle più ricche, dove l’equilibrio tra la conservazione del patrimonio e l’obiettivo di crescita può risultare dolorosamente difficile. Anche nelle città più potenti del Nord Europa, come Londra, si leva una continua protesta da parte delle imprese, le quali sostengono che Londra cresca nonostante le autorità pubbliche, invece che con il loro aiuto; nella polemica diffusa che si registra ai tavoli di lavoro e in molte interviste, non vi è nulla di particolarmente diverso che riguardi la dicotomia tra sistema economico e autorità pubbliche. Per un osservatore, la prima conclusione che evidenzia Grandinetti è il fatto più importante per il futuro dell’economia di Udine. Il fatto che Udine sia parte della Terza Italia e il ruolo che questo, insieme alla crescita economica più ampia della città, abbia avuto nell’assicurare prosperità per due o più generazioni, è forse il fattore che risulterà più importante nel definire lo spettro delle future possibilità che si aprono alla città. Questo perché sviluppare un tessuto economico di successo non è qualcosa che si possa realizzare facilmente. Cambiare l’atteggiamento della città nei confronti dell’economia, in particolare cercando di renderla più favorevole allo sviluppo di attività economiche, è un risultato relativamente facile da raggiungere. Ma tale cambiamento è comunque indispensabile. Aziende che combattono contro la crisi L’economia di Udine si è dimostrata notevolmente resistente nel periodo di crisi. Questo non significa che non ci siano stati problemi e che l’Italia non abbia attraversato un periodo di estrema difficoltà. Ma Udine sembra aver resistito alla tempesta meglio della maggior parte d’Italia10 e nettamente meglio rispetto alla regione Friuli Venezia Giu- Questo è evidente sia dalla relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio- 10 196 Report OCSE lia. Grandinetti descrive un «cambiamento profondo nel paesaggio industriale di tutto il paese». È difficile valutare appieno cosa questo possa significare nel contesto di una relazione di sintesi come la presente. Ciò che sembra plausibile credere, tuttavia, è che il cambiamento industriale descritto riguardi più il modo in cui l’economia opera e i partner con i quali le aziende locali effettuano scambi, più che le imprese stesse o la loro offerta competitiva sul mercato. I dati, del resto, non restituiscono un cambiamento drammatico: non c’è stato nessun programma di licenziamenti di massa, ma un più dolce, anche se doloroso, processo di cambiamento. Una lettura possibile di quanto stia accadendo è che la crisi – che senza dubbio permea gran parte del dibattito nella regione – può riferirsi tanto alla minaccia che pone al modello della Terza Italia (su cui Udine è cresciuta negli ultimi anni), quanto alle fortune delle imprese che hanno sede in città. In altre parole, forse, l’apparente incoerenza di dati statistico-economici alquanto positivi con un diffuso senso di crisi può essere determinata dal fatto che le interconnessioni tra le imprese si stanno riducendo, i nuclei forti sono sempre meno importanti e molte delle aziende di maggior successo si stanno rivolgendo all’estero, verso mercati internazionali, trovando nuovi clienti in nuovi mercati di esportazione, in una realtà economica più fredda, più recente e meno conosciuta di quella a cui facevano prima riferimento. Questo sarebbe certamente coerente con il fenomeno del declinismo descritto in precedenza. Il ruolo dell’istruzione superiore e la tripla elica La lettura dei dati e l’analisi prodotta in questi molti mesi indicano risultanze certamente positive quando riguardano il ruolo dell’Università e in particolare il ruolo che potrebbe assumere l’applicazione economiche della città di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume che da un’analisi più ampia della letteratura. Si veda ad esempio https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2014/2014-0043/en-1443-economiaregioni-italiane.pdf.pdf?language_id=1 Un programma per il futuro di Udine 197 di un modello di cooperazione a tripla elica, ovvero un sistema di cooperazione in cui il governo, l’industria e il lavoro di ricerca, in tre filoni distinti ma fortemente interconnessi, siano legati insieme a formare sistemi che generano valore (vedi anche le conclusioni di Roberto Grandinetti). Questo è un settore in cui l’OCSE è stato particolarmente attivo11 nel fissare i termini del dibattito internazionale e su cui ora disponiamo di numerosi casi di studio. La città interconnessa indicata nella tripla elica è una modalità di funzionamento certamente preferibile alla ‘città platea’ descritta da Grandinetti in precedenza ma, come egli stesso riconosce, questo è un concetto difficile da attuare. Nella visione dell’OCSE, ci sono diversi prerequisiti che devono avverarsi e alcune barriere che devono essere superate. Queste hanno elevata importanza e sono riassunte di seguito: • Commercializzazione della ricerca: la capacità dei ricercatori accademici e di altri soggetti esterni al mercato di trasformare le proprie innovazioni e scoperte fondamentali in beni e servizi che possano trovare un mercato e una commercializzazione. • Capitale umano critico: essenzialmente la necessità di disporre di gruppi di articolato e specializzato talento, che abbiano la formazione e l’esperienza adeguate a soddisfare le esigenze dell’economia. Questo comporta sia lo sviluppo di talenti locali, sia, spesso, la capacità di attrarre talenti da altri luoghi. • Valorizzazione delle competenze: la capacità di adattamento dei nuclei delle imprese al coinvolgimento delle competenze locali (e viceversa) per consentire alle imprese di mobilitare rapidamente l’innovazione nello sviluppo e nella produzione di servizi e prodotti. • Forte impegno del settore pubblico: questo significa un ruolo attivo per lo Stato, in tutti i suoi livelli amministrativi, nello sviluppo di un approccio strategico che garantisca la presenza di una base d’investimento nei trasporti, nelle politiche abitative, nelle scuole e altri servizi. • Partenariati e indirizzi forti: questo implica un ruolo di leadership attraverso i settori pubblico e privato, così come nel mondo Si veda in particolare Clusters, Innovation and Entrepreneurship, relazione fondamentale OCSE LEED 2009. 11 198 Report OCSE accademico, anche attraverso la creazione di iniziative specifiche di ricerca e di formazione e altre attività di trasferimento delle conoscenze. • Elevata qualità della vita: questo è un fattore importante per mobilitare (trattenere e attirare) una massa critica di talenti; le reti sociali e i servizi permettono alle persone di stabilirsi; efficaci procedure burocratiche, nonché buone infrastrutture, consentono alle persone – molte delle quali oggi possono scegliere di stabilirsi in qualsiasi parte del mondo – di scegliere di rimanere in un dato luogo. • Capitale sociale12: questo è un fattore spesso sottostimato, che determina invece una parte importante del successo di molti luoghi. Certamente si collega al punto precedente circa la qualità della vita, ma si estende anche al di là di questo: alla vita urbana dei luoghi, ai legami tra le imprese e il mondo accademico, così come tra la città e le altre istituzioni. Un’azione efficace genera fiducia, la quale – nelle convinzioni dell’OCSE – va di pari passo con l’innovazione. Le barriere che stanno ostacolando lo sviluppo dei cluster e della tripla elica sono facilmente riassumibili: • Debole cultura imprenditoriale e scarsi incentivi per la ricerca. Anche se ci fossero dei nuclei di sviluppo, se per avviare l’impegno accademico c’è una scarsa struttura d’incentivi, ciò può avere un impatto negativo sullo sviluppo. • Scarso coinvolgimento delle piccole imprese in progetti di cluster. I cluster, in cui la collaborazione è assolutamente vitale, spesso non funzionano facilmente con le imprese più piccole. • Mancanza di capitale di avviamento. Così come spesso si rileva una carenza di progetti su cui investire il capitale disponibile, si registra frequentemente anche una carenza del giusto tipo di capitale che consenta agli imprenditori di fare il primo passo per sviluppare le proprie idee di business, riducendo l’impatto dei cluster di imprese. Un programma per il futuro di Udine • Carenza di manodopera qualificata. Il risultato è di non disporre dei fattori chiave in grado di sostenere lo sviluppo in atto. • Problemi di difficoltà amministrativa e previdenza sociale debole. L’assenza di un intervento statale efficace e politiche sociali inadeguate possono creare le condizioni che rendono lo sviluppo di qualsiasi tipo di impresa – e certamente di cluster creativi modellati sulla tripla elica – particolarmente difficile. La prossima sezione della relazione esporrà in dettaglio le osservazioni che possono essere avanzate su come Udine si ponga in relazione a questi fenomeni molto importanti, che possono aiutare od ostacolare lo sviluppo di un’economia innovativa che realizzi il potenziale della tripla elica, per generare un’economia vitale e in crescita da cui dipenda il futuro di Udine. La ricerca per Unioncamere FVG13 mostra alcuni dati statistici sul lavoro che la Regione Friuli Venezia Giulia deve svolgere per rendere concreto l’obiettivo di creare un’economia innovativa seguendo tali direttrici. Parte del problema ha a che vedere con l’Italia stessa (si parlerà di questo nella sezione successiva). L’Italia è posizionata 17a su 27 paesi nell’Indice di competitività regionale europea14. In Italia, la Lombardia si posiziona al miglior posto, alla 127a posizione nell’indice di 262 regioni europee. Il Friuli Venezia Giulia è più indietro, alla 157a posizione. L’Italia in generale registra un buon posizionamento in relazione alle misure riguardo il livello d’istruzione e di formazione, ma questo risultato non si traduce in sviluppo economico: rispetto alla misura ‘innovazione’, nessuna regione italiana figura nel 1° gruppo delle regioni-leader, sette fanno parte del 2° gruppo, dodici fanno parte del 3° gruppo degli ‘innovatori moderati’ e due fanno parte del gruppo ‘poco innovatori’. Quindi ci troviamo di fronte a questioni specifiche da affrontare per Udine, il Friuli e la regione, ma ciò che questi dati tendono a suggerire è che gran parte del problema è italiano. Si veda ad esempio il Rapporto sull’economia del Friuli Venezia Giulia - Il web: una strada innovativa per lo sviluppo delle nostre imprese, Unioncamere, 2014. 14 Cfr. EU Regional Competitiveness Index RCI 2013, Publications Office of the European Union, 2013. 13 Sull’argomento si veda Capitale sociale, economia e politica economica, atti del convegno omonimo organizzato dalla Banca d’Italia, Seminari e conferenze, n. 17, 2014. 12 199 200 Report OCSE Udine, il turismo moderno e la cultura ‘eco-gastro’ «Neanche gli italiani prendono sul serio la cultura culinaria del Friuli, ma sbagliano»15. Questa è una citazione tratta dall’autorevole quotidiano «Il Sole24ore» e cattura l’attenzione, quando viene letta in rapporto alla ricerca prodotta da Friuli Future Forum, ai risultati dei tavoli di lavoro e alla loro analisi svolta da Grandinetti. La conclusione generale di questa analisi è che, per un territorio che può vantare una tale ricchezza di risorse, in un mercato moderno – per quanto riguarda i viaggi e la mobilità –, ecologico e informato dal punto di vista gastronomico, Udine si colloca sorprendentemente male. È stato chiaramente registrato un cambiamento, che include una recente crescita del turismo che sceglie la città come mèta (+ 40% dal 2000 al 2014). Ma in generale l’area di Udine intesa più ampiamente non appare come un insieme interconnesso che offra attività collegate e sufficientemente pianificate al visitatore. Ne deriva ancora una volta che Udine non è una città interconnessa. Dato che alcuni dei dati peggiori sui risultati economici provengono dall’entroterra agricolo che circonda Udine, ciò che si rileva è qualcosa d’importante. La ricca produzione agricola della regione, la presenza di eccellenti imprese nei settori agricolo, turistico e alimentare e i gioielli storici che Udine e alcune delle città circostanti con il loro ricco patrimonio vantano, tutti questi elementi sembrano rappresentare le condizioni per un’offerta turistico-culturale molto più significativa e di livello internazionale, che potrebbe essere molto apprezzata dai visitatori stranieri della regione e addirittura, riprendendo l’articolo de «Il Sole24ore», dagli stessi italiani. Come emergerà nella sezione successiva, un significativo numero di fattori che frenano lo sviluppo di Udine sono, in origine, nazionali. Ma tra gli ambiti in cui vi è spazio per un’azione locale, figura certamente lo sviluppo del patrimonio ecologico, culturale e gastronomico 15 Cfr. Friuli, ‘a land of storm and primroses’ bridging the gap between Italy and Mitteleuropa di Maria Luisa Colledani, in «Il Sole24ore», 8 dicembre 2014; http://www.italy24.ilsole24ore.com/art/panorama/2014-12-05/friuli-a-land-ofstorms-and-primroses-bridging-the-gap-between-italy-and-mitteleuropa-141536. php?uuid=ABUp3eMC Un programma per il futuro di Udine 201 che sono qui fortemente radicati, collegati al territorio e assolutamente distintivi di Udine e del Friuli. 6. Contesto nazionale e internazionale di Udine Nelle sezioni precedenti si è fatto riferimento in molti punti alla questione se il futuro di Udine stia tutto nelle mani della città o se, di fatto, molte delle questioni chiave che riguardano l’economia vadano oltre l’effettivo potere della città e della regione. La realtà, in qualsiasi sistema economico cittadino o regionale, naturalmente, è che i fattori nazionali e, sempre più, internazionali svolgono un ruolo importante nel determinare non solo il futuro dei territori, ma anche i limiti dell’azione locale per intervenire sul proprio futuro. In effetti, il rischio maggiore che riguarda l’Eurozona e senza dubbio l’intera Europa è il possibile fallimento della Grecia, che comporterebbe un nuovo accordo con i suoi creditori e la sua probabile conseguente uscita dall’euro. Anche se questa sarebbe di per sé una cattiva notizia, l’effetto complessivo di questa eventualità potrebbe essere di portata più vasta e dannosa. Ci aiuta a meglio definire i contorni di una Agenda del Futuro nel contesto internazionale l’Indagine sull’economia italiana16, che l’OCSE ha appena presentato e che offre alcuni spunti interessanti sulle più ampie condizioni entro cui la città di Udine e i suoi partner regionali stanno lavorando. Questa Indagine sembra fornire sia una realistica analisi economica che inquadra il futuro possibile di Udine, sia un’incoraggiante analisi del programma di riforme attualmente avviato nell’ambito dell’economia italiana: «Dopo un lungo periodo di stagnazione, che ha reso l’economia vulnerabile, quando è scoppiata la crisi finanziaria, l’Italia ha intrapreso riforme ampie e ambiziose per promuovere la crescita, sfruttando le sinergie tra le politiche. In passato, molti buoni progetti di riforma non sono stati pienamente attuati, privando l’economia italiana di molti vantaggi. Il governo si sta quindi concentrando sui cambiamenti negli ambiti politici e istituzionali e sul sistema giudi- Cfr. Studi economici dell’OCSE - ITALIA, OCSE Parigi, http://www.oecd.org/ italy/economic-survey-italy.htm, febbraio 2015. 16 202 Report OCSE Figura 1. L’economia italiana in quattro grafici. 1 PIL diviso per la disoccupazione totale. Fonte: OECD Economic Outlook Database. ziario, per rimuovere i precedenti impedimenti alla piena attuazione delle riforme»17. L’Indagine economica OCSE descrive una scelta difficile per l’Italia. Se il paese riuscisse ad attuare le sue riforme, la crescita media annua pro capite del PIL potrebbe raggiungere lo 0,6% in 10 anni, segnando una svolta radicale rispetto alle recenti tendenze, che hanno registrato un declino costante dal 2005. Se realizzate, le riforme e questo tasso Un programma per il futuro di Udine di crescita ripristinerebbero la traiettoria di crescita dell’Italia analogamente a quanto accaduto negli anni Novanta. Alcuni dati più specifici contenuti nella relazione OCSE appaiono rilevanti se letti nel contesto delle precedenti sezioni del presente documento. La produttività italiana è scesa notevolmente nel periodo precedente e durante la crisi economica del 2008. Ciò può essere osservato nella tabella A della figura 1. Questo calo è stato poi seguito da un recente significativo aumento del costo del lavoro e, in parte in conseguenza di ciò, vi è solo una modesta ripresa della produttività dall’inizio della recessione. Ma la caratteristica di gran lunga più evidente dei dati economici nel loro complesso è l’aumento significativo e ancora difficilmente contenibile del tasso di disoccupazione. D’altra parte, statistiche pubblicate ancora più recentemente evidenziano che nel 2014 l’Italia ha registrato il suo tasso di disoccupazione più alto dal 197718. Eppure questo drammatico fenomeno sembra aver colpito relativamente poco la regione Friuli Venezia Giulia e la stessa città di Udine. Dunque possiamo sostenere che Udine abbia subito una crisi relativamente meno dura, se paragonata con gli standard italiani. È nell’ambito della riforma dello Stato che si possono trovare alcuni dei risultati più importanti segnalati dall’OCSE. L’OCSE suggerisce che: • La recente riforma parlamentare deve riassegnare e rendere chiare le differenti competenze tra governo centrale e amministrazioni decentrate, e queste competenze devono essere esercitate. • Questo fa parte di un più ampio punto segnalato dall’OCSE, il fatto che la legislazione italiana sia molto spesso poco chiara, ambigua e con ruoli e responsabilità tutt’altro che chiari tra i diversi livelli di governo e amministrazione pubblica. • Ci sono problemi di capitale umano. L’Italia non ha investito in sussidi al lavoro e in formazione una percentuale consistente del proprio PIL, come invece hanno fatto altre nazioni, e mentre in altri paesi questo investimento è andato aumentando negli ultimi anni, in Italia si è al contrario ridotto marcatamente, con un probabile impatto significativo sulla produttività della forza lavoro. Si veda http://www.ansa.it/english/news/business/2015/03/02/2014-unemployment-highest-since-1977_74af3cb6-005a-4c18-884b-6a8c8f9ff3c6.html 18 Ibid., p. 7. 17 203 204 Report OCSE L’aumento dei sussidi per il lavoro, l’incremento della partecipazione femminile e la formazione professionale hanno tutti un ruolo importante nelle politiche di sviluppo. • La riforma della concorrenza. Introdurre leggi chiare sulla concorrenza, anche per far crescere la produttività della pubblica amministrazione, potrebbe avere un ruolo decisivo nel miglioramento dell’offerta economica, che deve affrontare continui e diffusi problemi di corruzione. • Molte delle riforme suggerite dall’OCSE devono essere prese in considerazione dal governo nazionale. Tuttavia vale la pena notare che l’OCSE riconosce la necessità di riforme istituzionali attuate sui livelli locali e regionali (e ne incoraggia l’adozione), tra cui, ad esempio, la chiarezza che deriverebbe da un impegno in base al quale le regioni che raggiungessero la parità di bilancio potrebbero ricevere un’ulteriore devoluzione di potere e responsabilità. • Un’ulteriore raccomandazione della relazione è che l’Italia istituisca una commissione nazionale sulla produttività per identificare ulteriori riforme utili a sostenere e promuovere la ripresa economica. Sembra che questa relazione presenti una serie di importanti indicazioni che avrebbero implicazioni significative nella definizione delle scelte future anche per la città di Udine. Alcune delle frustrazioni espresse dagli imprenditori intervistati lo scorso autunno riguardano questioni burocratico-giurisdizionali riferibili a livelli di governo centrale: la complessa burocrazia, il continuo cambio delle regole e la pubblica amministrazione che necessiterebbero di notevoli miglioramenti. L’inefficienza lamentata dal sistema imprenditoriale sembra riferirsi in particolare agli effetti determinati sul mercato del lavoro, la tassazione e la regolamentazione ambientale. Tuttavia, le problematiche concernenti le norme di edilizia locale, nonché alcuni aspetti della normativa ambientale, sembrano riferibili più all’amministrazione locale che nazionale, e dovrebbero essere oggetto di ulteriore riflessione. In breve, l’Italia presenta un problema di produttività che trova le sue origini nella dimensione nazionale, ma che viene replicato a tutti i livelli di governo. Alla fine, questo risulta un tema prioritario anche per Udine, il suo territorio, le sue aziende e le autorità pubbliche. Un programma per il futuro di Udine 205 7. Alcune scelte e idee emergenti La sezione finale della presente relazione di sintesi definirà alcuni scenari per il futuro di Udine. Essi sono in gran parte basati sulle scelte che la città può compiere in relazione ad alcune grandi questioni che la città deve affrontare. Tali scenari sono proposizioni composite. Questo perché, salvo una significativa (e probabilmente negativa) insorgenza o un imprevedibile sviluppo (un’altra catastrofe naturale, per esempio), è possibile che sia una combinazione di eventi e decisioni minori assunte da una moltitudine di attori esterni a dettare la direzione generale di sviluppo della città, della sua popolazione e della sua economia. Quindi, per inquadrare questi scenari, vale la pena guardare singolarmente ad alcune delle scelte che si presenteranno, sulla base delle analisi presentate in questa relazione, per affrontare il futuro della città. Fino a che punto Udine si trova in declino o sta semplicemente cambiando? Uno dei temi ricorrenti nell’analisi, e che senza dubbio emerge nei risultati delle ricerche e dei tavoli di lavoro su cui si basa l’analisi, è la questione del declino di Udine. In un certo senso, la strategia per il futuro della città deve iniziare con la risoluzione di questo problema. I dati ci informano che l’economia udinese si trova in una forma migliore di quanto il racconto della città stessa ci suggerirebbe. Facendo riferimento alla letteratura sul declinismo, la precedente analisi ha cercato di evidenziare le conseguenze potenzialmente negative di una meta-narrazione inappropriatamente pessimistica per un luogo che si trova in un momento critico del proprio sviluppo. Tanto più Udine crede di essere in declino, quanto più è probabile che questa condizione si verifichi. Senza ricorrere a eccessive caricature, vi è un punto di equilibrio che deve essere raggiunto per articolare una strategia basata su una visione realistica della città, che rifletta l’immensa forza di Udine e del suo entroterra, insieme alle sue intrinseche debolezze. Che cos’è Udine? A un certo livello, questa è una domanda molto semplice ma, come molti di questi interrogativi, rivela la presenza implicita di tanti altri 206 Report OCSE interrogativi piuttosto impegnativi, il più importante dei quali è probabilmente: Udine sa che cosa è oggi? Uno degli elementi più sorprendenti che hanno caratterizzato questo progetto OCSE è stata la ricchezza di materiale analitico che ci è stato messo a disposizione e il rigore e l’innovatività con cui sono state raccolte ulteriori informazioni con cui arricchire il processo di analisi. È evidente una propensione a ricercare una serietà nell’approccio a ogni impegno, che non si trova ovunque ed è relativamente rara in Italia. Ciò nonostante, la città potrebbe beneficiare di un rigore empirico più profondo per affrontare le prossime fasi del suo sviluppo. La questione in gioco è la seguente: in che cosa Udine ora è capace? Ulteriori dati sui settori primari, sulla densità delle imprese al loro interno e sulle traiettorie interne dell’impiego, nonché sui partner commerciali del sistema produttivo, rivelerebbero un’immagine di grana più fine, che darebbe informazioni su praticamente tutte le altre azioni che la città dovrebbe compiere per impostare al meglio il proprio futuro. Il lavoro delle Università regionali è solido in questo settore e quello reso disponibile dalla Camera di Commercio di Udine è stato estremamente utile. Ma resta l’idea che una combinazione forte di risorse con un’attenzione più empirica potrebbe svolgere un ruolo importante nel gettare le fondamenta per la prossima fase di sviluppo della città. Dove sono le grandi idee? In quasi ogni progetto che coinvolga il futuro di una città o di una regione, assistiamo a un dibattito che resta in equilibrio tra le questioni più piccole e tattiche, che sono la realtà quotidiana per le imprese, e la vita civile e le grandi strategie. Per quanto lo standard per una buona amministrazione, per servizi pubblici efficienti e per una tassazione equa, sia già impostato su valori alti, il dibattito sarà sempre concentrato su come le cose dovrebbero e potrebbero essere migliori. Ma simmetricamente, si svolge anche un dibattito sulle questioni più importanti e strategiche: sia le questioni che possono essere gestite e migliorate a livello locale, sia quelle che prevedono solo una soluzione nazionale. Questo è stato anche il caso di Udine nel corso del presente progetto. Tuttavia è sorprendente come l’equilibrio del dibattito sia stato molto spostato verso le precedenti piccole Un programma per il futuro di Udine 207 questioni tattiche, con una sensazione quasi di rassegnazione sul se o meno alcuni dei problemi più strategici potessero essere efficacemente affrontati. In parte, come conseguenza di ciò, sono relativamente poche le grandi idee che indirizzano la maggior parte dei programmi di sviluppo della città. Ad esempio, in alcune città può esserci un piano per creare un nuovo istituto d’istruzione superiore, in altre sono necessari un aeroporto o un’autostrada importante. Alcune città sono cronicamente a corto di edifici residenziali, mentre altre hanno un grave problema di disoccupazione e in queste città i progetti per indirizzare lo sviluppo della città quasi si scrivono e si definiscono da sé. Ci sono chiaramente diverse questioni strategiche che riguardano la città di Udine, ma ancora non sembrano essere oggetto di un racconto comune, e neppure argomento di una discussione particolarmente focalizzata. Il modo in cui la città procederà in questo senso sarà fondamentale per il suo futuro. Udine interconnessa o Udine metropoli? Se c’è una grande idea che emerge dalle analisi raccolte, dal lavoro svolto nell’ambito di Friuli Future Forum e dai tavoli di lavoro, è che la città sia come una piccola ma comunque funzionante area metropolitana. Grandinetti ne ha parlato in termini di una ‘economia interconnessa’ ma, in termini di politica urbana, ciò a cui egli realmente si riferiva, era la necessità di vedere città e territorio come un tutto interconnesso, con efficaci mezzi di trasporto e strategie per temi-chiave a livello metropolitano, come ad esempio le sedi e le aree di insediamento economico, la vendita al dettaglio, la politica e il mercato del lavoro, il supporto all’innovazione19. La misura in cui Udine comincia a vedere veramente se stessa come un’area metropolitana, può avere una grande influenza sul suo futuro. Più fa questo, più sarà destinata a emergere nelle sfide di crescita di un’economia sostenibile. 19 È attualmente molto acceso il dibattito sulle UTI (Unioni Territoriali Intercomunali), relativo alla Legge Regionale 26/2014 sul Riordino del sistema delle autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia, nel quale il territorio metropolitano di Udine potrebbe assumere funzionalità coerenti con quanto espresso in questo rapporto. 208 Report OCSE Dove sono Udine e la Terza Italia? Se nell’analisi di Udine si dovesse acconsentire a una mentalità leggermente declinista, una ragione significativa di ciò sarebbe probabilmente dovuta a un cambiamento dell’economia, riguardi esso il fenomeno della Terza Italia che sta modificandosi, oppure l’equilibrio che garantivano le dense reti commerciali locali rispetto a quelle nazionali e internazionali che sta mutando, virando decisamente verso queste ultime. Non è ovvio se un’economia che si basa maggiormente sul mercato internazionale, con collegamenti più allentati tra le imprese, determini necessariamente la fine del vecchio modo di operare, tanto quanto una sua evoluzione. Ciò che risulta chiaro dalla letteratura OCSE analizzata in precedenza è che vi siano scelte che rimangono aperte alle determinazioni della città, dell’Università, delle Camere di Commercio e di ogni azienda, su come la città decide di rispondere a questa nuova realtà economica. Il modo in cui la città risponderà in maniera decisa e convinta a questa nuova realtà economica determinerà quanto il suo futuro sia davvero positivo o meno. La capacità e il potenziale di scambi nell’economia internazionale, per l’Italia e le altre nazioni dell’Europa occidentale, non sono così forti come lo erano una generazione fa. Ma sono ancora abbastanza buoni, tanto da far ragionevolmente prevedere – in presenza di un’azione determinata – un futuro forte e la prosperità che da questo trae origine. La risposta alle avversità Nello svolgere la ricerca per questo progetto, uno dei temi ricorrenti è stato il dinamismo con cui la regione e ogni attore della società civile hanno reagito al terremoto del 1976. Contrariamente, forse, ai disastri naturali più recenti accaduti altrove, la risposta della regione non solo è stata risoluta, ma in un certo senso ha fornito un caso di studio del modo migliore per affrontare avversità di questo genere. Dato che la città sta considerando la propria strategia futura, questa è una questione che merita ulteriori riflessioni, per il seguente motivo. C’è stata e permane una sorta di crisi nell’economia locale e regionale, la quale, come i dibattiti ai tavoli di lavoro hanno mostrato, è in grado di produrre un coinvolgimento estremamente significativo di persone, le cui vite potrebbero altrimenti essere dedicate a compiti più banali Un programma per il futuro di Udine 209 di funzionamento delle rispettive imprese e amministrazioni. L’avvento di una crisi può generare una forza galvanizzante e potentemente creativa. Il futuro della città sarà determinato in parte significativa dal se o meno verrà dimostrata sufficiente capacità di indirizzo da parte di coloro che occupano posizioni di autorità, utilizzando la reazione alla crisi come un motore di cambiamento, per modificare quello che la città fa e come lo fa, al fine di rispondere alle problematiche sollevate nella presente relazione. Riforma dal lato dell’offerta Se Udine accetta la sfida, avrà bisogno di accogliere nuove idee, tra cui alcune che sono, nel contesto italiano, relativamente nuove e non completamente sperimentate. L’analisi dell’Indagine economica dell’OCSE sull’Italia ha indicato alcuni dei temi che vengono affrontati a livello nazionale, che riguardano la riforma strutturale dell’economia. A causa della collocazione decentrata della regione Friuli Venezia Giulia, occorre considerare anche una dimensione locale e regionale. Per facilitare l’acquisto tramite buy-in di imprese che competono a livello internazionale sarà necessario che le tipologie di riforme discusse in precedenza siano messe in atto in modo da rendere l’attività economica più conveniente, l’amministrazione di servizi pubblici più semplice e il clima imprenditoriale, di conseguenza, più favorevole. L’Italia è in competizione con paesi che presentano livelli di costo del lavoro estremamente più bassi e gradi di regolamentazione amministrativa semplificata. Fintanto che le aziende a Udine, come nel resto del paese, non riusciranno a trovare un migliore equilibrio tra il bisogno assoluto di politiche di protezione sociale, di una gestione dell’ambiente e di una creazione di condizioni economiche competitive, gli scenari per la città non potranno essere così positivi come dovrebbero essere. È assolutamente chiaro dall’evidenza dei risultati emersi dai tavoli di lavoro che il mondo imprenditoriale e gli altri attori della città hanno precisa consapevolezza di ciò. Il problema è se ci sia la preparazione da parte di tutti, nella città, a raccogliere la sfida. 210 Report OCSE Le implicazioni del lavorare in una regione autonoma Ciò che è chiaro dall’analisi dell’OCSE è che vi è una necessità urgente per il governo italiano, e senza dubbio per ogni livello delle sue articolazioni, di portare avanti riforme difficili e a volte dolorose sul versante dell’offerta economica. Alcune di queste questioni sono riservate alle decisioni e alla responsabilità del governo nazionale, ma in altre la regione e anche la città – lavorando in partenariato con la regione –, potrebbero prendere in mano la situazione. Qual è l’ambito d’azione necessaria e possibile, e che cosa, con l’impegno della città, potrebbe più facilmente migliorare le condizioni strutturali favorevoli all’imprenditorialità e creare un nuovo senso di slancio e di scopo per l’economia di Udine? Quindi quali sono le grandi idee? Nessuna strategia funziona senza obiettivi veramente importanti, capaci di raccogliere e coinvolgere tutte le parti in uno stesso disegno comune, affinché tutti possano vedere i benefici che otterrebbe l’intero territorio nel raggiungere quegli obiettivi. In definitiva, in un progetto come questo è compito della leadership comunale e regionale, della Camera di Commercio, delle altre associazioni imprenditoriali e di tutte le altre parti della società, di determinare gli obiettivi e di guidare il processo di gestione della strategia. È chiaro dalle analisi e dal processo di indagine condotto per l’Agenda del Futuro di Udine che un certo numero di ‘grandi idee’ sta emergendo e che deve esser data loro una adeguata considerazione, per portarle avanti. • L’articolazione e la creazione del concetto dell’area metropolitana di Udine. Questo tema richiederebbe certo ulteriori analisi, sia su come il nucleo della città possa essere meglio integrato con l’entroterra, sia sulle misure da adottare per aggregare e ringiovanire la popolazione della conurbazione centrale, considerando gli effetti positivi che questo avrebbe sul futuro del commercio al dettaglio (riducendo la spinta allo sviluppo verso l’esterno alla città) e dell’istruzione. • Lo sviluppo di un sistema innovativo basato sulla tripla elica, che integri in modo più efficace il lavoro dell’Università e dei centri di innovazione con grandi e piccole imprese, per aiutare a svilup- Un programma per il futuro di Udine 211 pare un vantaggio competitivo nei settori chiave dell’economia. (Alcune idee su come questa azione potrebbe essere sviluppata sono indicate nella sezione di testo sottostante). • Una revisione strutturale dell’istruzione, della formazione e del sistema di welfare, in modo da garantire che la città sviluppi il massimo potenziale dalle risorse impiegate dalla stessa e dai propri partner. Ciò dovrebbe essere sviluppato in sinergia con le agenzie regionali e governative e potrebbe essere particolarmente importante per aumentare la capacità dell’economia: - aumentare la portata della forza lavoro funzionale, incoraggiando la piena partecipazione delle donne e dei lavoratori anziani; - riqualificare coloro che hanno perso il posto di lavoro nei settori tradizionali, per consentire loro di reinserirsi professionalmente nei settori economici in crescita; - aumentare la capacità produttiva del settore privato, offrendo le competenze necessarie per competere più efficacemente sui mercati internazionali; - se tale riesame dovesse riguardare gli strumenti normativi attraverso i quali sono organizzati gli interventi a favore del mercato del lavoro, esso potrebbe anche svolgere un ruolo utile nella riduzione dei costi delle politiche volte alla formazione e all’occupazione. ________________________________________________________ Rafforzare il sistema d’innovazione Al centro di qualsiasi sistema d’innovazione locale di successo c’è l’efficace funzionamento della tripla elica con un’interazione sinergica tra governo, industria e mondo accademico. Come configurare queste parti per ottenere i risultati più efficaci varia da luogo a luogo. Un rapporto efficace tra le istituzioni locali e nazionali è in questo senso fondamentale, in particolare sui finanziamenti nazionali alla ricerca scientifica e al sostegno della ricerca applicata al settore industriale. Pertanto, le priorità iniziali per Udine riguarderanno l’Università e altri istituti e centri di ricerca locali, per assicurare che siano pienamente partecipi alle principali iniziative nazionali e senza dubbio internazionali promosse dal governo e alle iniziative connesse al settore industriale. Tuttavia si può fare molto anche a livello locale. Al centro di un approccio locale sofisticato vi è una serie di prerogative-chiave che consentono a un territorio di differenziarsi dalla concorrenza, per accentuare le attività in 212 Report OCSE Un programma per il futuro di Udine 213 cui quel territorio è specializzato. Queste comprendono: - Una relazione funzionale efficace tra amministrazione locale, impresa e mondo accademico. Vi sono numerosi esempi internazionali di questo genere, ma potrebbe anche essere istituito un Consiglio per un distretto d’innovazione della città, che comprenda il Sindaco, il Rettore dell’Università e imprenditori locali senior, supportati da gruppi di lavoro. - Ci dovrebbe essere una capacità comune di lavorare in maniera coordinata sulle questioni riguardanti l’innovazione discusse dal Consiglio, con risorse adeguate per consentire di portare avanti studi e iniziative, per indagare le principali opportunità e per affrontare potenziali minacce all’ecosistema dell’innovazione locale. - Un esame dell’ecosistema dovrebbe essere la priorità. Ciò dovrebbe comprendere una ricerca dei punti di forza del territorio e di quali siano le aree di forza economica e industriale nell’ecosistema dell’innovazione. Sarebbe anche opportuno includere una mappatura degli elementi d’innovazione territoriali. In pratica, ciò significa garantire che vi siano tutte le condizioni opportune nel mercato del lavoro, nel mercato immobiliare, nelle normative locali e negli altri ambiti della vita economica della città per permettere alle forze competitive di svilupparsi. - Cosa potrebbe succedere in pratica? Alcune priorità potrebbero assumere un ruolo centrale, al fine di sostenere la crescita delle industrie con mezzi finanziari o con campagne di commercializzazione o d’investimenti interni; potrebbero essere forniti nuovi corsi di formazione o voucher per l’innovazione, per aiutare le PMI ad accedere al sapere accademico e alla ricerca; ci potrebbe essere la necessità di uno sportello unico per fornire alle persone il giusto supporto. In altre aree potrebbero essere iniziati dei lavori in ambito ambientale e pubblico, per creare un ambiente adatto per il distretto dell’innovazione, o lavori sui trasporti per migliorare la connettività tra l’Università e la città. In alcune aree, il Consiglio diventa semplicemente una parte funzionale della città, con il suo lavoro che si integra nella strategia generale, altrove vengono sviluppate strategie separate per spingere gli sforzi in maniera formalizzata all’interno del sistema d’innovazione. ___________________________________________________________ Se la città e le parti sociali fossero convinte che il tipo di azioni sopra proposte fossero appropriate per la città e vi fossero ancora scarsi progressi a livello nazionale verso riforme strutturali e di altro tipo che la Regione autonoma potrebbe articolare sul territorio, questo insieme di fattori ben rappresenterebbe il concetto di Udine intesa come laboratorio. In questo senso la città diventerebbe un banco di prova per nuovi tipi d’idee, che includerebbero tutte quelle sopra citate circa lo sviluppo di un nuovo sistema d’innovazione, di un’economia più interconnessa, di una riforma amministrativa e normativa per ridurre gli oneri a carico delle imprese, ecc. Chiaramente, i progetti qui esposti si collocano a un livello molto ambizioso, necessitano di ulteriore sviluppo e tutto questo deve trovare radicamento in una comprensione empirica dell’economia locale migliore di quella che abbiamo oggi. Attraverso le problematiche descritte nella presente sezione e attraverso i tipi di progetti che da esse originano, possono essere sviluppate alcune delle grandi scelte che Udine può affrontare, che a loro volta disegnano nel loro insieme gli scenari che saranno considerati nella sezione successiva. Un sistema d’innovazione interconnesso non dovrebbe essere promosso solo nelle aree tradizionali della produzione e dell’attività di ricerca e sviluppo, ma dovrebbe assumere un ruolo anche nei settori fondamentali per forza competitiva. Costruire una robusta base informativa consentirà ai settori di svilupparsi sulla base del proprio potenziale. Scenario Negativo In questo scenario, i cambiamenti nella situazione economica d’Italia non riescono a concretizzarsi e si registra un cambiamento a livello locale che è insufficiente per consentire alla città e alla regione di percorrere una strada alternativa. Il rischio che il declino economico continui è alto. 8. Sintesi: quattro scenari I quattro scenari indicati nella presente sezione conclusiva della relazione si basano sui principali temi sviluppati nelle sezioni precedenti. Essi non riguardano tanto un particolare progetto che la città possa perseguire, anche perché le fasi di sviluppo di ognuno di essi non sono ancora così definite da consentire che il loro impatto possa essere valutato appieno. In questi scenari l’enfasi va invece posta sulla modalità di approccio della città verso il proprio futuro e sulla misura in cui questo venga sostenuto in maniera più o meno significativa dagli sviluppi dell’economia e delle riforme dei sistemi di governo italiani. Il quadro descritto è definito nella matrice presentata di seguito. 214 Report OCSE Scenario Deriva L’Italia continua ad attuare il proprio programma di riforme con vigore, creando condizioni più favorevoli per la città e la regione. Ma le risposte da parte della città e della regione non sono altrettanto forti e si verifica una relativa deriva. Scenario Laboratorio di crescita Questo scenario, che richiede il massimo sforzo da parte di Udine e dei partner regionali della città, vede la città convinta di costruire un percorso migliore nel contesto di un quadro nazionale in cui un’ulteriore stagnazione e conseguente declino del paese sembrano probabili. Scenario Cambiamento positivo Questo è chiaramente lo scenario più positivo, in cui la volontà di un cambiamento profondo della città e della regione è accompagnata da un impegno nazionale a proseguire nel programma di riforme economiche che porterebbero beneficio anche alla città e permetterebbero a Udine di concentrarsi sulle priorità locali, ma in un’economia nazionale più favorevole. La restante parte della presente sezione indica le azioni che la città potrebbe intraprendere e che potrebbero essere meglio associate a ciascuno di questi scenari: che cosa sia necessario per partecipare a quelli positivi e che cosa potrebbe portare a una deriva verso quelli meno positivi. Naturalmente, è probabile che nessuno di questi scenari si realizzi nei modi sommariamente descritti. Ognuno di essi descrive una visione polarizzata delle azioni del governo italiano e dei leader regionali e locali. L’elemento chiave è la direzione che essi suggeriscono. Udine in quale direzione o in quali direzioni si sta muovendo e come si collega questo a ciò che la città, i suoi leader e i cittadini vogliono darsi come obiettivi? Scenario Negativo Questo è lo scenario in complesso più probabile. Esso non implica che l’economia della città si comprima ulteriormente, ma è più probabile rispetto a uno qualsiasi degli altri scenari. Un programma per il futuro di Udine 215 Ciò si determinerebbe perché le domande su quello che è necessario per migliorare sia la città sia la più complessa storia recente del paese non saranno poste o, se lo fossero, a esse si risponderà in maniera inadeguata. Quindi, in questo scenario, il programma ambizioso del governo nazionale di portare a termine le riforme strutturali non sarebbe attuato, e parallelamente non ci sarebbe nessun tentativo concertato di intraprendere un programma di riforme a livello regionale e locale. Pertanto lo scenario negativo non è totalmente imposto dall’esterno, ma la città ne è essa stessa corresponsabile. Lo scenario negativo è quello in cui la città sceglie di non rispondere adeguatamente e proattivamente alle sfide e alle opportunità che le si presentano, forse in parte anche perché la sfida appare troppo grande, in un contesto di continua incertezza politica a livello nazionale. Anche in questo scenario, il futuro di Udine è tutt’altro che desolante. La città è forte, è prospera e ha grandi imprese, una vocazione imprenditoriale e forti vantaggi di localizzazione. Ma dato che questo scenario prevede che il contesto nazionale (e internazionale) non sia forte e la città assuma un approccio ‘laissez faire’ (che qui implica il non fare abbastanza per massimizzare la propria posizione), il suo tasso di crescita sarà certamente inferiore a quello che dovrebbe essere, mentre il rischio di gravi shock esterni che portino la città fuori rotta, sarà più alto. Scenario Deriva Per la città di Udine lo scenario deriva implica una leggera differenza rispetto allo scenario negativo sopra descritto. Questo perché in entrambi gli scenari si prevede un nuovo sforzo collettivo insufficiente da parte della città per attuare un nuovo percorso per l’economia e la società cittadine. Ciò che è diverso in questo scenario è che le azioni del governo centrale italiano nel produrre cambiamenti economici strutturali portano a un generale miglioramento nelle condizioni dell’offerta all’interno della città e del territorio. In un certo senso, questo è lo scenario che sarebbe meno accettabile per il sistema produttivo e imprenditoriale della città che ha partecipato ai tavoli di lavoro. Se lo Stato italiano può rimettere in moto e liberalizzare il sistema in modo da produrre un clima economico più favorevole, un fallimento nel capitalizzare con tempismo questi risultati nazionali sarebbe sicuramente visto come una vera e propria occasione mancata. 216 Report OCSE Scenario Laboratorio di crescita Questo è per molti versi lo scenario più interessante dal punto di vista politico. In questo caso, il governo nazionale non riesce a portare a termine il programma di riforme annunciato e necessario e nonostante questo la città di Udine e la regione decidono di andare avanti assieme, con un proprio programma di riforme, per realizzare un cambiamento economico a livello territoriale. Questo è il motivo per cui questo scenario viene definito un ‘laboratorio di crescita’. Quello che la città farà, sarà sperimentare un nuovo modo di lavorare, che sarebbe unico in Italia. Questo scenario richiederebbe una capacità direttiva particolarmente forte. Se gli scenari precedenti erano effettivamente scenari del ‘non fare nulla’, qui Udine fa qualcosa. La domanda chiave è che cosa fa? Ciò che l’esperienza di altre città, come ad esempio Manchester, ci suggerisce è che devono essere poste solide e articolate fondamenta a questo eventuale processo. Queste rispecchiano molto i principi enunciati all’inizio della presente relazione. Il punto di partenza per la prossima fase di lavoro nello scenario qui descritto potrebbe essere quello di riunire le leadership provenienti dalla Camera di Commercio e dalle associazioni imprenditoriali con quelle del settore pubblico e altri partner di rilievo, probabilmente in numero ridotto, per iniziare a stendere un nuovo programma di crescita. Per articolare e portare a compimento lo sviluppo di proposte nuove e potenzialmente complesse sarà necessario avere particolari capacità direttive. C’è una capacità direttiva comune? Vi sono opinioni diverse su ciò che è auspicabile e possibile? Alcune di queste domande trovano soluzione nell’analisi dei dati economici e in una buona gestione, ma al centro di qualsiasi programma di successo di riqualificazione di una città vi è un gruppo di persone che, qualunque siano le loro esperienze e divergenze sui particolari, possiedono una visione chiaramente condivisa, e la comune consapevolezza di ciò che sarà necessario per raggiungere tale obiettivo. Così innanzitutto potrebbe esserci un vertice a porte chiuse da parte della leadership a livello regionale e cittadino, che porti alla definizione di un piano d’azione nel breve termine. Al centro di questo piano d’azione ci sarebbero: - l’accordo per creare un team centrale, selezionato in base alle risor- Un programma per il futuro di Udine 217 se esistenti, per seguire lo sviluppo degli indirizzi del vertice; - l’utilizzo di personale qualificato e di ricerche allo scopo di fornire tutti i dati necessari per approfondire le ipotesi chiave indicate dai leader della città; - l’articolazione di alcuni progetti iniziali di alto profilo, come quelli elencati in precedenza. Con questa impostazione iniziale, sarebbe ragionevole, in un momento successivo, elaborare un ampio programma di sviluppo di politica e programmi. In questa prospettiva si presenteranno alcune questioni chiave, come per esempio la natura del rapporto tra i settori pubblico e privato e la misura in cui la città e la regione possono accordarsi su un programma d’azione comune, utilizzando la leva di entrambi per assicurarsi l’accordo necessario del governo nazionale per qualsiasi tipo di riforme che vengano proposte. Scenario Cambiamento positivo Questo scenario conclusivo è abbastanza semplice da descrivere in quanto si tratta dell’insieme di uno scenario di crescita positiva a livello locale, accompagnata dalle politiche del governo centrale che cercano di migliorare le condizioni dell’offerta economica italiana. Qui, come nello scenario precedente, il requisito richiesto è la capacità della leaderhip della città e del settore privato di guidare un programma di cambiamento con metodologie di lavoro innovative per affrontare vecchie problematiche. 9. Conclusioni La presente relazione ha preso in considerazione una vasta gamma di elementi d’analisi provenienti dai tavoli di lavoro promossi da Friuli Future Forum, un ampio spettro di dati significativi e relazioni analitiche di eminenti esperti. È stata presentata una serie di tematiche ricorrenti riguardanti la necessità di comprendere correttamente le sfide reali innanzi a cui Udine si pone e come agire in relazione alle stesse, la necessità urgente di proseguire in direzione di un modello di città metropolitana e una varietà di altri progetti nel campo dell’istruzione e della formazione, nei settori di impresa e sviluppo. 218 Report OCSE Gli scenari che sono stati prodotti nella precedente sezione non cercano di sviluppare tali obiettivi. Non è possibile o probabilmente neanche sensato farlo. Al contrario, gli scenari si focalizzano sulle scelte di più ampio respiro, più immediate e più difficili, sulla base di ciò che la città di Udine vuole che realmente accada in futuro. Chiaramente non tutto ciò che accade a Udine, in Italia o anche in Europa è del tutto prevedibile e determinabile dagli stessi protagonisti. La domanda è se la città di Udine, i suoi leader, le sue aziende e la sua società civile vogliono trovare un modo diverso di costruire il futuro della città e, se così fosse, che cosa sarebbero disposti a fare per questo. Le indicazioni provenienti dagli elementi di cui disponiamo e dall’esperienza internazionale sono chiare: la scelta di cosa fare spetta alla città e alle sue forze attive. 10. Azioni future Nelle discussioni a Udine con le parti interessate è apparso chiaro come vi sia una volontà di mettere in atto una traiettoria propositiva e stabile per consentire alla città di passare a un’Agenda diversa e migliore, più focalizzata sull’idea di sistema interconnesso. Guardando gli scenari che si aprono alla città, uno solo soddisfa realmente i criteri di cui sopra. È lo scenario laboratorio di crescita. Ciascuno degli altri è in sostanza una strategia passiva o che si affida troppo ai risultati che deriveranno dallo sforzo nazionale. Si percepisce quindi la città per quello che è: un centro di successo con notevoli opportunità, ma anche un centro che richiede una gestione più attiva e orientata alla crescita, così che gli obiettivi del progetto possano realmente essere assicurati. Quindi cosa significherebbe per Udine diventare un laboratorio di crescita? E quali dovrebbero essere i primi passi da compiere? Un vertice d’impostazione dello scenario Ci sono già in preparazione dei piani per un incontro internazionale per discutere il futuro del manifatturiero in Friuli. Un primo passo che potrebbe far coincidere questo programma con l’obiettivo di generare un laboratorio di crescita sarebbe il mettere in relazione la manifestazione internazionale programmata per il progetto ‘Nuova Manifattura’ Un programma per il futuro di Udine 219 e l’incontro tra leader imprenditoriali e civili a livello cittadino, provinciale e regionale, per creare una nuova visione per Udine. Flussi di lavoro Per questo evento si dovrebbe prevedere una serie di azioni propedeutiche. Ciò dovrebbe essere concordato nel periodo che va da oggi all’evento, in modo tale che, il giorno dopo che l’evento internazionale è terminato, si avvii un programma di lavoro concordato e la sua implementazione. Le principali azioni propedeutiche sono le seguenti: - La creazione di un’unica squadra. La creazione di una squadra congiunta a base semi-permanente che comprenda alti funzionari così come economisti e analisti per coordinare il programma di lavoro. - Una revisione dei dati principali. Una revisione dei dati principali dovrebbe portare a indagare su tutte le questioni sollevate nella presente relazione: il rendimento della formazione e delle competenze per settore e gruppo demografico, la vera natura dei legami economici all’interno della città, della provincia e della regione, il lavoro sul sistema d’innovazione, per analizzare i punti di forza e di debolezza della città. - Un’analisi FEMA. Tutto questo dovrebbe culminare in un esercizio economico e di pianificazione territoriale volto a stabilire quale sia l’area funzionale del mercato economico (FEMA: Functional Economic Market Area) della città. Questo dovrebbe includere anche uno studio su altre questioni principali circa l’uso del territorio comprendenti il trasporto, il settore dell’edilizia abitativa, l’influenza del commercio al dettaglio, ecc. - Area metropolitica di Udine. Da tale esercizio deriverebbero gli elementi sufficienti di una proposta per il progetto dell’area metropolitica di Udine, che combinerà l’impegno su opere fisiche, imprese e innovazione collegate all’area metropolitana. - Intermediazione politica. Poco prima del completamento di questo lavoro e prima del prossimo grande evento pubblico, ci dovrebbe essere un processo continuo d’intermediazione politica tra i comuni dell’area di Udine, coloro che traggono vantaggi dalla nuova direzione intrapresa e la regione sulle modalità di attuazione di un nuovo quadro di cooperazione oltre confine, a sostegno della crescita economica. - Una Commissione di produttività. Dato che alcune delle questioni 220 Report OCSE sollevate nella presente relazione riguardano essenzialmente la produttività economica e data la capacità relativamente limitata da parte delle autorità pubbliche di trasferire facilmente le politiche e le pratiche per lo sviluppo delle attività economiche, si propone l’introduzione di una Commissione di produttività guidata da imprese volontarie, tra cui molte non attualmente nel direttivo delle Camere di Commercio o altre associazioni. L’obiettivo sarebbe portare nuovi e differenti punti di vista alle leadership economiche della città, focalizzando l’attenzione, più di quanto sia stato finora fatto, sulle imprese le cui attività si concentrano sul commercio e la cooperazione internazionale, al di fuori delle tradizionali forme di commercio tra imprese all’interno della città, in un contesto molto più ampio. L’obiettivo della Commissione, assieme a tutte le azioni propedeutiche di cui sopra, sarebbe elaborare proposte quantificate e valutate nell’impatto prevedibile, da prendere in considerazione nella fase successiva: la creazione di una visione e di un piano d’azione per raggiungere l’obiettivo prefissato. Va sottolineato che tutte queste azioni dovrebbero essere concordate e approvate prima del forum internazionale (inizialmente previsto per la ‘Nuova Manifattura’ e ora ri-orientato anche a una prospettiva di sviluppo che riguardi Udine e il suo territorio - NdR) utilizzato per il loro lancio. Dato lo scetticismo di molte persone sui processi politici nelle democrazie avanzate, è di vitale importanza, in via preliminare, che il forum possa rendere concrete le proprie premesse. In pratica questo significa avere un’idea chiara di ciò che sta per succedere: dovrebbero essere tutti d’accordo sul chi farà cosa, sul come sarà organizzato e sul come sarà pagato, prima che si svolga il forum internazionale. Al termine dell’intenso periodo di lavoro, ai limiti del possibile, quando si incroceranno le priorità politiche e le conclusioni di tutte le azioni propedeutiche, dovrebbe iniziare la pianificazione di un secondo forum internazionale in cui sarà lanciata una nuova idea di città e un piano d’azione che potrebbe adattarsi alla strategia riguardante ciò che accadrà nei 10 o 15 anni a venire, per rendere Udine un laboratorio di crescita. 222 Organismi e associazioni di categoria partner Organismi e associazioni di categoria partner 223 ORGANISMI E ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA PARTNER Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’, è stato promosso dalla Camera di Commercio di Udine e dal Comune di Udine. È stato coordinato e realizzato da Friuli Future Forum con partner scientifico OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - Parigi, con il sostegno finanziario e la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia in partenariato con Università degli Studi di Udine insieme alle Associazioni di Categoria AGCI, Confapi FVG, Confagricoltura Udine, Confcommercio Imprese per l’Italia di Udine, Confcooperative Udine, Confederazione Italiana Agricoltori della Provincia di Udine - CIA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa - CNA Udine, Confesercenti Udine, Confindustria Udine, Consulta delle Professioni della Provincia di Udine, Coldiretti Udine, Legacoop Friuli Venezia Giulia, Unione Artigiani Piccole e Medie Imprese - Confartigianato Udine con l’apporto del Comitato tecnico-scientifico composto da Furio Honsell Sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Udine, Alessandro Verona Presidente Associazione Vicino/Lontano, Graziano Tilatti Presidente Banca Popolare di Cividale, Mario Pezzetta Presidente DiTeDi, Guido Nassimbeni Presidente Friuli Innovazione, Roberto Siagri Presidente Eurotech, Giorgio Colutta Consigliere Confagricoltura Udine, Adriano De Maio Presidente Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, Gianpietro Benedetti Presidente e A.D. Danieli&C. Officine Meccaniche SpA, Patrizia Moroso Consigliere Delegato Moroso SpA, Paolo Coppola onorevole deputato i partecipanti ai ‘Tavoli di lavoro’ svoltisi dal 14 ottobre all’11 dicembre 2014 nella sede di Friuli Future Forum a Udine e con la partecipazione attiva di Archivio di Stato - sezione di Udine, Aracon, Asl Bassa Friulana, Banca Popolare di Cividale, Civici Musei di Udine, Centro Espressioni Cinematografiche - Udine, Cgil Udine, Civica Biblioteca di Udine, Coni, Crea - Centro Ricerca Elaborazione Audiovisivi Udine, Centro Servizi Spettacoli CSS Teatro Stabile d’Innovazione - Udine, Agenzia per lo Sviluppo DiTeDi, Friuli Innovazione, Fai Udine, Federconsumatori Udine e Friuli Venezia Giulia, Finest, Forser, Forum Consumatori-Imprese FVG, Italia Nostra, La Viarte, Saturazioni, TeatroClub, Tem Udine, UST Cisl Alto Friuli, UST Cisl Udine, Uil Udine, Università LiberEtà di Udine, Vicino/Lontano. Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’ si è articolato anche nell’iniziativa ‘Le Scuole per Agenda del Futuro - Udine 2024’ promossa dalla Camera di Commercio di Udine, coordinata da Friuli Future Forum e sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Ufficio Scolastico Provinciale di Udine e Istituti Secondari Superiori della Provincia di Udine: Educandato statale Collegio ‘Uccellis’ di Udine (capofila), ISIS ‘Enrico Mattei’ di Latisana, ISIS ‘Vincenzo Manzini’ di San Daniele del Friuli, Liceo scientifico ‘Nicolò Copernico’ di Udine, ISIS ‘Jacopo Linussio’ di Tolmezzo, ISIS della Bassa Friulana di Cervignano del Friuli, ISIS ‘Fermo Solari’ di Tolmezzo, ISIS ‘Raimondo D’Aronco’ e ISIS ‘Magrini Marchetti’ di Gemona del Friuli, Istituto Tecnico Commerciale ‘Antonio Zanon’, Istituto Tecnico Industriale ‘Arturo Malignani’, Istituto Tecnico Geometri ‘G.G. Marinoni’, Istituto professionale di Stato ‘G. Ceconi’ per l’industria e l’artigianato, Liceo scientifico ‘Giovanni Marinelli’, Liceo ‘Caterina Percoto’ e ISIS ‘Bonaldo Stringher’ di Udine.