Progetto Friuli Future Forum
Avviato nel 2010 su iniziativa del presidente della
Camera di Commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo,
il progetto Friuli Future Forum si offre come strumento
innovativo di sostegno alla crescita economica e
sociale del territorio friulano.
All’inizio con il coordinamento di Lorenzo De Rita,
e dalla fine del 2012, su progetto di Renato Quaglia, ha
inaugurato un programma dedicato esplicitamente alle
imprese e al futuro: dal Future Forum all’osservatorio
dell’innovazione, alla rete di collaborazioni e
iniziative territoriali con i protagonisti del sistema
imprenditoriale, produttivo, della formazione,
universitario, scolastico, culturale, della ricerca
[www.friulifutureforum.com].
AGENDA DEL FUTURO - UDINE 2024
Nel 2014 la Camera di Commercio di Udine,
in collaborazione con il Comune di Udine, ha
commissionato all’OCSE - LEED uno studio
sui possibili indirizzi futuri per lo sviluppo
della Città di Udine. Questa pubblicazione
presenta il documento che l’OCSE - LEED
ha consegnato nel mese di maggio 2015
e testimonia in parte il lavoro e il metodo
partecipativo che lo ha preparato. È un
importante contributo, premessa di un
prossimo piano strategico di sviluppo, che
viene offerto alla città e a chi ne ha e ne vorrà
avere responsabilità riguardo il futuro. È un
documento e un lavoro che, pur in contesto e
in una fase storica così difficile e complessa
(anzi, forse proprio in ragione di ciò) invita
una comunità a riconoscere la necessità di un
disegno comune cui aderire e cui contribuire,
che muova da una visione condivisa e per
questo partecipata.
Comune
di Udine
Camera di Commercio
di Udine
Friuli Future Forum
AGENDA
DEL FUTURO
UDINE 2024
FORUM
FORUM
Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’ è stato promosso
dalla Camera di Commercio di Udine e dal Comune di Udine.
È stato coordinato e realizzato da Friuli Future Forum
con partner scientifico OCSE, Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - Parigi,
con il sostegno finanziario e la collaborazione della
Camera di Commercio di Udine
Friuli Future Forum
Comune di Udine
La presente pubblicazione è stata curata da Renato Quaglia
Il Report OCSE è pubblicato in origine in inglese con il titolo:
OECD LEED Programme Report: Delivering Local
Development – The UDINE Agenda
© 2015 OECD - tutti i diritti riservati
© 2015 CCIAA di Udine per questa edizione in italiano
La qualità della traduzione e la sua coerenza con il testo
in lingua originale sono responsabilità esclusiva degli autori
della traduzione. In caso di discrepanza tra l’originale
e la traduzione, prevale il testo dell’originale.
In copertina
Angelo segnavento, chiesa di Santa Maria, castello di Udine
(fotografia di Claudio Marcon)
Stampa
PressUp, Ladispoli (RM)
© Camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura di Udine
Via Morpurgo, 4 - 33100 Udine
Tel. 0432 273111
www.ud.camcom.it
FORUM 2015 (prima ristampa)
Editrice Universitaria Udinese srl
Via Palladio, 8 - 33100 Udine
Tel. 0432 26001 / Fax 0432 296756
www.forumeditrice.it
ISBN 978-88-8420-907-8
Si ringrazia per il sostegno finanziario
AGENDA DEL FUTURO
UDINE 2024
INDICE
Giovanni Da Pozzo
Per lo sviluppo del territorio
pag.
9
Furio Honsell
Oltre il declinismo, per l’innovazione
»
11
Sergio Arzeni
Prefazione
»15
Renato Quaglia
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
»
17
Paolo Ermano
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche
della città di Udine: un’analisi quantitativa
»
35
SINTESI DEI TAVOLI DI LAVORO
Agenda del futuro : Udine 2024 / a cura di Renato Quaglia.
Udine : Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Udine :
Forum, 2014.
In testa al frontespizio: Camera di Commercio di Udine, Friuli Future Forum,
Comune di Udine
ISBN 978-88-8420-907-8
1. Sviluppo economico – Previsioni – Udine
I. Quaglia, Renato II. Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Udine III. Friuli Future Forum IV. Udine
338.9453911 (WebDewey 2015) - SVILUPPO ECONOMICO E POLITICHE
DI SVILUPPO. Udine
Scheda catalografica a cura del Sistema bibliotecario dell’Università degli studi
di Udine
Sessione 01. Una visione per la città di Udine
Tavolo 01/Visioni: Energia - Agroalimentare
Tavolo 02/Visioni: Popolazione - Cambiamento
e Programmazione
Tavolo 03/Visioni: Commercio - Servizi
Tavolo 04/Visioni: Lavoro - Università
Tavolo 05/Visioni: Città - Cultura
Tavolo 06/Visioni: Investimenti - Mobilità
Tavolo Studenti
»55
»
63
Sessione 02. Una strategia per la città di Udine
Tavolo 01/Strategie: Commercio - Servizi
Tavolo 02/Strategie: Lavoro - Università
Tavolo 03/Strategie: Città - Cultura
»93
» 103
» 107
» 111
»
»
»
»
»
»
67
71
75
79
84
88
6
Indice
Tavolo 04/Strategie: Energia - Agroalimentare
Tavolo 05/Strategie: Cambiamento e Programmazione
- Popolazione
Tavolo 06/Strategie: Investimenti - Mobilità
»
115
»
»
118
122
Sessione 03. Le azioni per la città di Udine
Tavolo 01/Azioni: Popolazione - Cambiamento
e Programmazione
Tavolo 02/Azioni: Investimenti - Mobilità
Tavolo 03/Azioni: Agroalimentare - Energia
Tavolo 04/Azioni: Università - Lavoro
Tavolo 05/Azioni: Città - Cultura
Tavolo 06/Azioni: Commercio - Servizi
»129
»
»
»
»
»
»
137
141
145
149
153
157
Roberto Grandinetti
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
»
163
»
»
»
»
183
184
186
188
»
»
»
»
»
»
192
201
205
213
217
218
»
222
REPORT OCSE:
UN PROGRAMMA PER IL FUTURO DI UDINE
1. Sommario 2. Alcuni principi fondamentali
3. Udine: storia e contesto locale
4. L’economia di Udine
5. Che cosa ne pensa Udine? Le conclusioni
dei tavoli di lavoro dell’Agenda del Futuro 6. Contesto nazionale e internazionale di Udine
7. Alcune scelte e idee emergenti
8. Sintesi: quattro scenari
9. Conclusioni
10. Azioni future
Organismi e associazioni di categoria partner
Non esiste vento favorevole per
il marinaio che non sa dove andare
Seneca
9
PER LO SVILUPPO
DEL TERRITORIO
Al centro del nostro lavoro, del nostro impegno di enti e istituzioni
deve restare sempre lo sviluppo del territorio. Questo riguarda certamente la missione di un ente come la Camera di Commercio, ma più
probabilmente, qualunque ruolo rivestiamo, anche la nostra responsabilità di cittadini, che la crisi di questi anni – e il nuovo modello
economico che sta ridisegnando, carico di opportunità e di rischi – ci
impone di rinnovare in modo nuovo, attivo e soprattutto partecipato.
Dopo aver cercato in questi anni, attraverso Friuli Future Forum, di
richiamare l’attenzione della comunità verso il futuro, lo scorso anno
abbiamo intrapreso un progetto che riguarda il nostro futuro, il futuro
della città e del Friuli. Le nuove coordinate che disegnano i prossimi
anni sono orientate contemporaneamente alla cura del rafforzamento
territoriale e al tempo stesso della sua capacità di internazionalizzarsi
e dialogare con i mercati mondiali. È un dialogo, quello tra globale e
locale, che da diversi decenni accompagna il dibattito sullo sviluppo
dei territori, ma che in questi anni è uscito da una dimensione potenziale, per diventare una assoluta necessità. Così come è altrettanto
necessario, e non solo quando si parla di futuro, uscire dagli approcci
solipsistici e rivolgerci decisamente verso scelte condivise, partecipate, che coinvolgano il più ampio numero di soggetti rappresentativi
del sistema economico, formativo, sociale e culturale della comunità.
Nel presentare il documento che l’OCSE ha prodotto, su nostra commissione, sui possibili scenari futuri di sviluppo di Udine e del suo
territorio, ripenso all’intenso lavoro che abbiamo fatto in un anno,
orientato sui due poli che segnano questa epoca: il locale e il globale.
Abbiamo raccolto e consegnato agli esperti della maggiore organizzazione internazionale di studi economici, una documentazione che è
stata prodotta con il contributo dell’intero sistema udinese. Rappresentanti delle categorie economiche, le loro associazioni, l’Università, il terzo settore, la scuola secondaria, le forze sociali, le istituzioni
culturali, hanno contribuito in maniera determinante ad arricchire un
10
11
Giovanni Da Pozzo
dossier che ha offerto all’OCSE non solo dati e statistiche, ma anche
idee, attese, criticità che possono rendere effettivamente praticabile,
sostenibile (appunto perché non teorico, ma basato su concrete risultanze di ascolto pubblico) lo scenario di futuro che questo documento
presenta oggi alla città e ai suoi decisori pubblici.
Questa pubblicazione ripercorre e documenta il lavoro e i materiali
che sono stati prodotti per permettere all’OCSE di indicare gli scenari possibili e gli strumenti utili a ridare prospettiva organizzata e
programmata a un nuovo sviluppo della città e del suo territorio. E
nel farlo descrive anche l’approccio che la Camera di Commercio di
Udine ritiene di dover svolgere – attraverso questo progetto come in
tutte le altre proprie attività – perché il proprio contributo all’economia e allo sviluppo territoriale sia il più fattivo ed efficace possibile.
In questa iniziativa, come anche nell’organizzazione del Future Forum autunnale, siamo stati affiancati dal Comune di Udine, il cui coinvolgimento nei lavori preparatori del dossier su Udine è stato attivo
in ogni fase di questo percorso, che anche la Regione Friuli Venezia
Giulia ha seguito da vicino e con l’attenzione necessaria.
Gli scenari e le indicazioni su alcune delle direttrici che Udine potrebbe intraprendere per preparare un futuro migliore per se stessa,
sono una premessa, non un catalogo. A una Agenda come quella che
presentiamo, deve seguire poi un piano strategico: l’Agenda indica
delle traiettorie e indica i fattori che le renderebbero probabili, devono essere poi la comunità stessa, le sue componenti attive, i decisori
pubblici e privati, a scegliere i propri percorsi e soprattutto a guidarli
nel tempo. Oltre gli interessi di parte, come dicevo, in una logica di
sistema e di impegno comune tra pubblico e privato, insieme interpretando le opportunità che un contesto in profondo cambiamento offre
a un territorio, Udine e il Friuli, che hanno già dimostrato, in altri
anni, di essere capaci di superare crisi storiche, economiche, anche
inflitte dalla natura, producendo ogni volta futuro e sviluppo.
Giovanni Da Pozzo
Presidente della Camera di Commercio di Udine
OLTRE IL DECLINISMO,
PER L’INNOVAZIONE
Il processo partecipativo, propedeutico alla preparazione di questo
documento di sintesi, è di particolare significato in sé, anche al di là
dell’interesse dei contenuti specifici e delle proposte strategiche che
sono qui avanzate per orientare il futuro della città di Udine.
Interrogarsi sul futuro, anzi sul proprio futuro in modo sistematico
e collettivo, porsi il compito di definire i propri obiettivi sia individualmente sia in modo integrato come sistema urbano e regionale,
è un esercizio fondamentale, ancorché poco praticato. È però, probabilmente, insostituibile in un’epoca come quella contemporanea
che pone proprio la sfida del cambiamento permanente di scenari, di
paradigmi e di traiettorie, cambiamenti ai quali non ci si deve solamente adattare passivamente, ma che invece si devono attivamente
anticipare.
Il processo che ha condotto a questo documento si è articolato in diciannove tavoli tematici guidati da accademici ed esperti che, da ottobre a dicembre del 2014, hanno visto dibattere duecento leader e rappresentanti dei portatori di interesse della Città, sull’analisi critica del
presente e sulla propria idea di futuro. A questi si sono aggiunti i contributi di altri studiosi basati su un’ampia raccolta di dati economici,
demografici e sociali di Udine e del Friuli. E infine, il tutto è stato posto
sotto l’attenta lente dell’OCSE, che ha prodotto il presente documento.
Esprimo quindi tutta la riconoscenza alla Camera di Commercio e al
suo Presidente Giovanni Da Pozzo per aver proposto questo progetto
curato da Renato Quaglia, ma altrettanta gratitudine va anche a Gabriele Giacomini, Assessore per l’innovazione al Comune di Udine,
appunto, per aver voluto che il nostro Comune non rimanesse nella
platea degli spettatori ma ne fosse, invece, promotore e parte attiva.
Voglio infine sottolineare tutto l’orgoglio per aver contribuito a rendere possibile questa iniziativa che è, per un’Amministrazione, un coraggioso esercizio di ascolto e che manifesta la volontà di mettersi in
gioco per il miglioramento.
12
Furio Honsell
Il quadro che emerge di Udine è quello di una città che ha saputo confrontarsi con la crisi e la successiva recessione economica molto meglio
di tanti altri territori. E questo in virtù della sua pluralità diversificata,
della propensione all’alta formazione e della fermezza di principi e
valori sia nella classe imprenditoriale sia nella pratica politica. Emerge
però un diffuso sentimento di declinismo, come lo chiama l’OCSE,
sentimento che accomuna Udine a numerosi altri territori europei.
E senza mezzi termini l’OCSE mette in guardia «sulle conseguenze
potenzialmente negative di una meta-narrazione inappropriatamente
pessimistica» che sono emerse in alcuni tavoli di lavoro perché una
visione declinista rischia di «diventare auto-avverante». L’OCSE pone
invece gli interessanti interrogativi socratici: «Fino a che punto Udine
si trova in declino o sta semplicemente cambiando?» e «Udine sa che
cosa è oggi?».
Ripensando alla propria storia, e al proprio ruolo di città di riferimento per il Friuli, Udine ha secondo l’OCSE una molteplicità di risorse
e opportunità che potrà cogliere se saprà avere una leadership coesa
in tutti i settori e con il contributo di tutti. In questa luce, la prospettiva dell’aggregazione tra Comuni sotto forma di Unioni costituisce
un primo banco di prova per dialogare con i territori più prossimi in
chiave di progresso.
Con soddisfazione leggo che viene ancora raccomandato come strumento per la creazione di valore economico e sociale il modello della
‘tripla elica’, che ho anche personalmente favorito sia come Rettore
dell’Università sia in qualità di Sindaco, ovvero quello del dialogo e
della contaminazione reciproca tra ricerca, imprenditoria e amministrazione pubblica.
Tenendo conto delle caratteristiche demografiche di Udine penso che
siano due le direzioni lungo le quali orientare la tripla elica. La prima
è quella dell’economia verde, declinata sia come efficientamento energetico negli stili di vita e nei servizi, sia come sviluppo sostenibile in
tutti i settori dal primario al terziario, ma con particolare attenzione
alla casa, che è sempre stato il fil rouge dell’economia friulana. L’altra
direzione è quella della salute e del benessere, sia negli aspetti di erogazione di servizi sia nella produzione di strumenti che possano aiutare
a perseguire stili di vita sani.
Tra le indicazioni fornite da questo documento trovo di particolare
Oltre il declinismo, per l’innovazione
13
ispirazione quelle relative a: un maggior coinvolgimento delle donne
e degli anziani nella vita socio-economica; una maggiore disponibilità al cambiamento nei paradigmi relazionali, che è inevitabile dato
il processo di internazionalizzazione; un più convinto atteggiamento
proattivo e di messa a rete; e infine un impegno forte al miglioramento
dei collegamenti, sia immateriali che materiali, di Udine con le reti
nazionali e intercomunali.
Appare molto suggestivo il modello di sviluppo per Udine chiamato
Laboratorio di crescita urbano, perché è nel DNA di questo territorio,
che da Linussio a Malignani da Solari a Danieli ha sempre saputo essere dapprima trendspotter e poi leader nell’innovazione.
Maggior lavoro di squadra e capacità di ascolto del punto di vista
degli altri portatori di interesse sono gli ingredienti che vengono raccomandati insieme a una leadership che vada oltre i paradigmi del
passato. L’OCSE è chiara su questo: tutti i portatori di interesse sono
certamente condizionati dall’evoluzione del sistema ma non devono
dimenticare di essere anche gli attori di questa evoluzione. Nessuno
può chiamarsi fuori a giudicare come operano gli altri, deve invece
concretamente mettersi in gioco.
Alla luce di tutto ciò, come Amministrazione pubblica continueremo
a impegnarci, ad assistere e a stimolare l’imprenditoria nello spirito
dell’altra grande tradizione friulana dei diritti civili, che ci ha visti e ci
vede sempre impegnati. Come riconosce l’OCSE, la qualità dell’ambiente naturale ma anche sociale, insieme a una libertà di pensiero
e di ideazione, sono gli ingredienti per rendere un territorio come
Udine sempre più attraente agli occhi dei visitatori e dei lavoratori
più creativi e più pronti a trasformare le sfide della contemporaneità
in opportunità.
Furio Honsell
Sindaco della città di Udine
15
PREFAZIONE
Il Programma LEED (Sviluppo economico e dell’occupazione a livello locale) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è stato creato nel 1982 con il mandato di promuovere
e accelerare lo sviluppo locale per raggiungere la crescita economica
nazionale e l’inclusione sociale. Ho guidato questo Programma sin
dalla sua creazione in OCSE, destinato a imprimere una cultura di
collaborazione e di condivisione delle conoscenze. Fondamentale
per questo approccio è stata la creazione del nostro Club dei Partner
LEED – un forum unico che negli ultimi tre decenni ha riunito gruppi
imprenditoriali, autorità locali, università e agenzie di sviluppo per
ripensare e trasferire effettivo sviluppo locale.
Questo progetto è frutto di una collaborazione fra tre importanti
Partner LEED, la Camera di Commercio di Udine e Friuli Future
Forum; New Economy, Manchester e Ilex URC, Derry-Londonderry.
Il Programma LEED è stato il cuore dell’attività. Il nostro lavoro può
essere ricco di significato solo se ricorriamo ai nostri esperti locali per
aiutare a costruire appositi strumenti per lo sviluppo locale. Questo
progetto innovativo e i suoi risultati pongono ancora una volta l’Italia al centro del pensiero di sviluppo locale. La crisi ha posto a tutti
noi nuove sfide e tutti sappiamo che nuove coalizioni, nuovi modi di
lavorare e nuove soluzioni sono necessarie. I risultati dell’Agenda del
Futuro 2024 fanno proprio questo.
Desidero ringraziare la Camera di Commercio di Udine e il suo Presidente Giovanni Da Pozzo, Renato Quaglia e il suo team dedicato a
questo lavoro a Udine. Debra Mountford ha guidato questo progetto
per conto dell’OCSE, Mike Emmerich è stato l’autore principale e
Gerard McCleave un consulente chiave. Mike e Gerard hanno generosamente trasferito le loro capacità e competenze per rendere l’Agenda del Futuro 2024 un approccio pionieristico allo sviluppo locale
con metodo bottom-up.
Sergio Arzeni
Direttore del Centro per l’imprenditorialità, le PMI e lo sviluppo
locale - OCSE / Programma LEED
17
UN’AGENDA PER LO SVILUPPO
DI UDINE
Un metodo partecipativo e la sua
organizzazione
Renato Quaglia
Lo sviluppo locale come modello partecipativo, nell’epoca delle cittàstato e delle città-periferie
Il secondo decennio del XXI secolo subisce ancora le pesanti conseguenze del crollo economico e finanziario della decade precedente,
che tuttora condizionano governi e mercati. Per le città che cercano
una rigenerazione strategica, molti analisti sostengono che i prossimi
anni inizierà un nuovo ciclo di sviluppo, con caratteristiche profondamente diverse da quelle conosciute sino a oggi. In un contesto comunque così impegnativo, lo sviluppo locale dovrà ridefinire i propri
indirizzi e anche diversi modelli per il sostegno alle economie e alle
comunità. Le pratiche dello sviluppo locale in questi ultimi anni hanno preso avvio in conseguenza e come tentativo di risposta a crisi in
atto. Ma le crisi che oggi anche territorialmente conosciamo, sono determinate direttamente o indirettamente anche da fattori esterni, da
tendenze che restano fuori dalla portata e dalla volontà delle comunità
e che, a quelli locali, sovrappongono piani e dimensioni nazionali e internazionali. Sono crisi che determinano una nuova congiuntura, che
appare non solo molto difficilmente condizionabile dall’approccio
territoriale, ma provoca anche profondi cambiamenti di prospettiva
e anche sociali che diventano, insieme, elementi che influenzeranno i
vincoli e i tratti caratteristici del nuovo ciclo in atto.
Per le città che intendono reagire alle sfide poste dalla fase post-crisi,
rilanciando il proprio ruolo e le proprie strategie di sviluppo è essenziale definire – anche con sperimentalità di azione e modelli – un’agenda e una visione comune per il futuro.
La globalizzazione ha profondamente modificato il paesaggio sociale,
politico e produttivo degli stati-nazione e di vaste aree transnaziona-
18
Renato Quaglia
li, di cui credevamo consolidati i confini e le gerarchie interne. Ha
avuto effetti diretti sulle città, che prima erano solo articolazioni di
nazioni, ora sono anche soggetti liberati o potenzialmente svincolati
da quella appartenenza, anche se in parte restano ancora dipendenti
dalle politiche e dalle economie nazionali e in parte scoprono di essere
vincolate a macrofenomeni globali (come evidente in questa fase di
crisi e dagli orientamenti dei mercati e dei network transnazionali).
È comunque una nuova epoca, quella in cui si ritrovano oggi le città:
un’epoca che offre la possibilità di assumere nuovi ruoli e di considerare potenzialità inimmaginabili sino a qualche decennio fa. Ora
le città – come già molti anni fa indicò Saskia Sassen1 – sono luoghi
di intersezione tra globale e locale, ibridazioni che interconnettono
ambiti che un tempo parevano inconciliabili. Sono soggetti autonomi, per certi aspetti separati, lasciati alla capacità di vento delle sole
proprie vele, come navi che hanno perso o possono lasciare la propria
posizione predefinita nella flotta e, indipendenti, possono seguire (o
subire) rotte in mari finora mai navigati.
Numerose metropoli (che oggi definiamo mondiali) hanno potuto interpretare radicalmente questa nuova condizione: hanno enormemente sviluppato le proprie potenzialità locali e hanno affrontato mercati
internazionali, assumendo ruoli centrali nell’economia finanziaria che
si è imposta alla fine del Novecento2. Queste città hanno ormai più
Le città nell’economia globale, il Mulino, Bologna, 2004.
«A partire dagli anni Ottanta, l’apertura delle economie nazionali agli investitori
esteri e l’esplosione delle innovazioni finanziarie hanno accresciuto la natura speculativa della finanza, rafforzando la tendenza alla concentrazione in un numero
limitato di centri finanziari. Si entra nell’era globale, che comporta, per le città sedi
di centri finanziari, enorme accentramento di risorse. A seguito di un’immediata
concentrazione nelle città di Londra, New York e Tokio, già a inizio anni Novanta
è osservabile una forte espansione: le attività finanziarie e i servizi alla produzione
cominciano ad addensarsi in luoghi specifici, ovvero nei centri finanziari delle città
globali dei rispettivi paesi: Parigi in Francia, Francoforte in Germania, Milano in
Italia, Toronto in Canada, e così via. Nel giro di vent’anni si è così costituita una
geografia di città globali, riconosciuta da un numero sempre maggiore di studiosi. Peter J. Taylor all’interno del dipartimento di geografia della Loughborough
University, muoveva nel 1997 dall’idea che le città globali fossero tra loro in una
gerarchia di rapporti di forza. Parnreiter nota come la rete urbana globale risulta
essere allo stesso tempo interconnessa e unitaria ma anche gerarchica e generatrice
1
2
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
19
caratteri in comune tra loro, su scala planetaria, che con i rispettivi
contesti regionali o nazionali.
Questa ridefinizione di ruoli tra nazioni e città-stato, ha determinato
nuove gerarchie che hanno riposizionato l’intero tessuto urbanizzato
dei singoli paesi. Il confronto su scala globale e non più regionale-statale ha però determinato effetti anche su quelle città che non potevano
disporre dei fattori più favorevoli alle nuove opportunità concesse. Il
policentrismo e la poliarchia italiana, il territorio molecolare della piccola e media industria, motore della tenuta economica e dell’affermazione del made in Italy – la cosiddetta Terza Italia di Fuà e Bagnasco
che faceva intuire un possibile equilibrio alternativo – ha subito drastici ridimensionamenti dalla nuova fase della globalizzazione e della
crisi. La stragrande maggioranza delle città che competevano su scala
anche internazionale e ora vengono ridimensionate a un grado territoriale, per effetto di questo fenomeno è scivolata in una posizione
di subalternità strutturale, lambendo o addirittura assimilandosi alle
aree marginali o minori delle diverse nazioni, ai cui destini ed economie i governi centrali hanno dedicato poca attenzione.
È uno scenario in continua e straordinaria mutazione, quello che sta
costringendo le città ad aggiornare costantemente la propria prospettiva di indirizzo. È un incessante rovesciamento di fronti: potenzialità che si schiudono al mondo e contemporaneamente spazi che si
comprimono per effetto di politiche nazionali recessive; trasferimento
di deleghe nazionali e necessità di azioni sovra-locali per sondare e
dialogare con altre città-stato (o città-regione); scale di valori, compiti,
competenze tra loro imparagonabili che dal macro al micro convivono, si condizionano a vicenda, si contraddicono.
di competizione al proprio interno, secondo un modello gerarchico anomalo, nel
quale nessun centro è realmente autonomo. È questo un sistema nel quale vi è l’interesse ad immettere sempre più centri e nel quale del resto i centri dominanti, allo
stesso tempo, consolidano posizioni di dominio. Si aggiungono allora nuovi motivi
che consentono l’accentuarsi della gerarchia all’interno della rete: infrastrutture,
risorse umane, informazioni, valutazioni e vendibilità dei rischi, nuove tendenze
globali, innovazioni, si concentrano, si ricercano e si promuovono sempre di più
in pochi centri, dai quali l’economia globale viene controllata, venduta, arricchita»
(Andrea Ligi, Commonware, 2014).
20
Renato Quaglia
L’Italia e i paesi industrializzati hanno attraversato in questi anni una
crisi durissima, che ha rimesso nuovamente in discussione, oltre che
le precedenti policy economiche e sociali, anche la stessa idea di responsabilità pubblica, di gestione della rappresentanza politica e del
potere decisionale (ampliandosi a dismisura nelle più ampie applicazioni dei concetti di rappresentanza). Le dimensioni dell’astensionismo – come quelle della disaffezione verso le tradizionali formule
della rappresentanza associativa – sono in questo senso un indicatore
che sarebbe fuorviante ridurre esclusivamente a un dato statistico di
partecipazione elettorale.
Il fenomeno è diffuso, pur con diverse intensità, forse radicalizzato
dalla crisi, ma non certo nuovo3. In tutta Europa i diversi sistemi rappresentativi da tempo cercano modelli politico organizzativi attraverso cui rigenerarsi, spesso esercitando modelli di rapporto diretto e
non intermediato tra leader e cittadini, altre volte sperimentando forme di partecipazione dal basso, che pongano in termini nuovi e pragmatici il tema della definizione e della gestione partecipata delle policy
pubbliche. L’idea di democrazia basata sulla partecipazione plurale
oggi offre risultati concreti soprattutto quando si può applicare ad
ambiti circoscritti, a problemi misurabili come quelli che si riferiscono
a un singolo territorio, a una città, un quartiere, un singolo tema, perché quella dimensione consente una verifica e una pratica concreta di
attivazione dell’azione sociale e collettiva. In un contesto in costante
cambiamento, in cui le strutture di potere e rappresentanza sono in
balia di un discredito diffuso e prevalente, un metodo organizzativo dell’azione politica che parta dal basso e sia fortemente ancorato
a specifiche dimensioni progettuali, appare un approccio capace di
mettere in relazione democrazia della competenza e democrazia della
partecipazione.
La democrazia della partecipazione (quando voglia essere effettiva
– certe sperimentazioni nell’utilizzo del web, pur interessantissime,
«A partire dagli anni Ottanta, il fenomeno della frammentazione sociale e della
diversificazione delle domande che ne deriva ha investito quasi tutti i sistemi politici democratici e, di conseguenza, i partiti hanno incontrato maggiori difficoltà
nell’offrire e garantire una rappresentanza politica efficace e convincente» (Gianfranco Pasquino, I problemi della rappresentanza politica, 2009).
3
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
21
dimostrano ancora una relativa dispersività e una non adeguata capacità rappresentativa – e per i modelli che oggi conosciamo4) può più
facilmente esercitarsi a livello di policy territoriali o urbane. La dimensione e i temi che possono riguardare le città, in particolar modo,
consentono infatti al cittadino di esercitare una capacità partecipativa
che produca efficacia e al decisore pubblico di circoscrivere e misurare le aspettative e la domanda espressa dai gruppi e dai portatori di
interesse. La scala urbana permette di accorciare la distanza tra cittadino e rappresentante, un monitoraggio continuo e un’azione diretta
di pressione e dialogo con il decisore pubblico, un’attenzione reale
a come l’azione collettiva si può trasformare in azione pubblica, di
ricompattare l’allentamento dei rispettivi vincoli.
Udine è una città e il Friuli è un territorio che esprimono da tempo il
disagio di chi è consapevole che il futuro europeo e del pianeta tracciato dalla globalizzazione si sta costruendo in città e territori diversi e
lontani, lungo rotte di flussi finanziari, produttivi e creativi che trovano i propri gangli negli snodi di una rete internazionale interconnessa,
da cui Udine e il Friuli restano sostanzialmente separate, in una attesa
La partecipazione attiva a cui si fa maggior riferimento in questi anni, trova le
proprie radici in forme di autorganizzazione politico-sindacale sin dai primi decenni del Novecento, quando ad esempio, intorno agli anni Trenta, a Chicago, il
sociologo Saul Alinsky introdusse un metodo partecipativo che disegnava un modello di autorganizzazione politica, il Community Organizing. Si trattava di gruppi
di persone e lavoratori, che si percepivano come ‘gruppi di interesse pubblico’, si
mobilitavano a difesa delle comunità locali, aprendo confronti anche aspri, quando non conflittuali con le amministrazioni locali, per influenzare i processi decisionali a proprio favore. La storia moderna è oggi ricca di esperienze in questa
direzione (si pensi al rapporto tra il sindacato e il Labour party in Gran Bretagna,
l’organizzazione della SPD tedesca e il rapporto con la Fondazione Ebert, o le
SSU di giovani e donne svedesi, l’impegno del LO norvegese nei programmi dei
partiti politici e i molti think tank statunitensi ed europei di partecipazione attiva,
dall’AEI americano all’AE danese all’ATS svedese). Si tratta di forme di partecipazione che, pur basate su ragioni che appartengono all’organizzazione sociale e
politica del secolo scorso, oggi rappresentano un’alternativa alla significativa diminuzione della partecipazione (misurabile da molti indicatori: dall’adesione ai
partiti alla presenza a manifestazioni pubbliche, dalla crisi della rappresentanza
associativa e categoriale, alla militanza politica e alla partecipazione al voto) http://
www.fabriziobarca.it/blog/wp-content/uploads/2013/12/Ricominciamo-da-treFabrizio-Barca.pdf.
4
22
Renato Quaglia
permanente di qualcosa che, pur accadendo altrove, determinerà i
suoi effetti anche qui.
È un isolamento percepito come distanza, geografica e sostanziale,
dai centri dello sviluppo contemporaneo, per delle condizioni naturali
il cui vantaggio è mutato nel tempo, insieme alle geografie politicoeconomiche; per un’infrastrutturazione insufficiente; per una recente mancanza di adeguate reti di collegamento relazionale interne ed
esterne.
Eppure, la percezione di isolamento non riguarda solo Udine. La condizione di ritardo nell’elaborazione e nell’assimilazione di fenomeni
culturali, produttivi, sociali nati altrove precedentemente e assimilati con relativo ritardo, è una condizione che accomuna in Europa
più dell’80% delle aree urbanizzate nelle diverse nazioni. L’Europa
è composta, per la stragrande maggioranza, da aree e città minori,
distanti – anche se geograficamente vicine – dai centri decisionali e direttivi del continente (l’Italia riconosce come ‘aree interne’ tre quinti
del proprio territorio).
La perifericità è la condizione quantitativamente dominante del paesaggio globalizzato («dicesi centro l’incontro di due periferie», precisava provocatoriamente Saskia Sassen in una celebre conferenza a
Venezia, nel settembre 2006).
L’isolamento di Udine è quindi un isolamento rappresentativo di una
condizione che appartiene a molte città e territori, che hanno assistito
e non hanno potuto partecipare alla straordinaria modificazione degli
equilibri politico-economici-culturali degli ultimi 30/40 anni. Questa
distanza è anche il risultato di una eccentricità, di una distanza dai
pochi (pochissimi) nodi nevralgici che producono gli indirizzi dello
sviluppo e condizionano il governo, la crescita, gli stili di vita dell’intera Europa.
Questo distacco determina non solo un ritardo temporale nell’affermazione dei modelli socio-economici dominanti e già affermati altrove: comporta soprattutto conseguenze sul piano delle capacità complessive di una comunità, il loro progressivo depotenziamento – se il
modello di sviluppo attuale procederà invariato. Le città e i territori
che soffrono la percezione e l’oggettività di una marginalizzazione
non sono necessariamente prive di potenziali di sviluppo rilevanti, ai
fini della creazione di valore aggiunto, ma presentano piuttosto una
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
23
carenza di idee innovative e di capacità autonome di relazione e costruzione di futuro. Il rischio di molte città e territori minori europei è che la marginalità
spaziale (geografica o fisica) riferita quasi esclusivamente ad aspetti di pura lontananza fisica dai centri dominanti, si trasformi in una
marginalità sociale, legata a fenomeni umani come la demografia, la
cultura, i fattori economici, la politica, la stessa struttura sociale. Certe regioni del nord del Portogallo, Extremadura in Spagna, la regione
di Twente nei Paesi Bassi, il Palatinato occidentale in Germania, i
cantoni di Lucerna e Uri in Svizzera, l’Epiro in Grecia, i territori
intorno ai laghi Masuri in Polonia, sono zone effettivamente poco
integrate all’interno di un sistema di riferimento, periferiche o di
frontiera, regioni con risorse limitate, che per una qualsiasi ragione
fanno fatica ad integrarsi e quindi rimangono a margine dei processi
che contraddistinguono la vita e lo sviluppo delle società odierne…
potrebbe proseguire a lungo l’elenco di territori e città che, mentre
prosegue a tappe forzate il rafforzamento della centralità e dell’internazionalità delle città maggiori europee, rischiano di trasformare la
marginalità attuale in isolamento strutturale e in prossimi fenomeni
di più profonda portata. Udine e il Friuli non soffrono direttamente
questa dimensione, la marginalità percepita interessa genericamente
solo alcuni settori e aree della dimensione produttiva, relazionale, sociale. Ma il fenomeno non va sottovalutato, perché le accelerazioni e i
portati degli sviluppi economici recenti, possono avere esiti su tempi
molto più ridotti di quelli medio-lunghi che hanno segnato i cambiamenti del secolo scorso.
Lo sviluppo locale di tipo partecipativo (in inglese Community Led
Local Development, CLLD) è uno strumento che si è imposto negli
ultimi anni per indirizzare e aumentare l’efficacia e l’efficienza delle
strategie di sviluppo territoriale, delegando l’adozione di decisioni e
l’attuazione a una partnership locale tra soggetti del settore pubblico,
del settore privato e della società civile.
Le pratiche dello sviluppo locale in questi ultimi anni hanno preso
avvio in conseguenza e come tentativo di risposta a crisi in atto. Lo
sviluppo locale è un processo e una complessa serie di azioni che
invitano le comunità svantaggiate a migliorare la propria situazione
economica, sociale, culturale e ambientale attraverso la valorizzazione
24
Renato Quaglia
del pieno potenziale delle risorse endogene e dei suoi abitanti5. I programmi di sviluppo locale vogliono anche aiutare le città a sfuggire al
destino dell’isolamento, sperimentare formule per allontanare questa
prospettiva di marginalità, che riguarda molte centinaia di altre città
che, pur non essendo circondate dal mare, sono sempre più delle isole, periferie sempre più lontane dai centri dello sviluppo6.
L’isolamento è certo una condizione fisica, ma può essere sia la consapevolezza di una condizione oggettiva, sia invece il prodotto di una
insufficiente percezione di sé, la convinzione di una minorità non avvalorata dai fatti ma diffusamente intesa, che permea la condizione di una
comunità: non appartenere o corrispondere alla filosofia del ‘mainstream’, non partecipare attivamente con le proprie peculiarità al disegno
del modello imperante di sviluppo. Il non far (o sentirsi) parte della
corrente di pensiero vincente può portare ad un’elevata vulnerabilità,
che si riflette soprattutto a livello sociale. La mancanza di un confronto
attivo e di una reale partecipazione alla costruzione del futuro europeo,
«…incoraggiare le comunità locali a sviluppare approcci integrati bottom-up di
sviluppo, ove ci sia la necessità di rispondere alle sfide territoriali e locali con cambiamenti strutturali (città, aree geografiche funzionali e territori subregionali con
specifici problemi geografici o demografici); costruire capacità comuni e stimolare
l’innovazione (inclusa l’innovazione sociale), l’imprenditorialità e la capacità di
rispondere ai cambiamenti, incoraggiando lo sviluppo e la scoperta di potenziali
inespressi di comunità e territori; promuovere il senso di appartenenza comunitaria incrementando la partecipazione all’interno della comunità e sviluppando il
senso di coinvolgimento che può aumentare l’efficacia delle politiche dell’Unione Europea; favorire la governance multi-livello prevedendo un percorso per le
comunità locali affinché cooperino nel modellare l’attuazione degli obiettivi UE
in tutte le aree…» (Sviluppo locale di tipo partecipato, Commissione Europea, da
marzo 2014).
6
«Marginality can be defined as the temporary state of having been put aside
of living in relative isolation, at the edge of a system (cultural, social, political or
economic) … in mind, when one excludes certain domains or phenomena from
one’s thinking because they do not correspond to the mainstream philosophy».
«Marginality is generally used to describe and analyse socio-cultural, political and
economic spheres, where disadvantaged people struggle to gain access (societal
and spatial) to resources, and full participation in social life. In other words,
marginalised people might be socially, economically, politically and legally ignored,
excluded or neglected, and are therefore vulnerable to livelihood» (International
Geographical Union, IGU, 2003).
5
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
25
il non sentirsi parte di quella parte di Europa che promuove, costruisce,
decide, determina il futuro della sua Unione, determina una condizione
che mette in discussione, in questi territori e città marginali, la loro stessa identità storica e culturale, con conseguenze che accentuano lo stato
di debolezza delle sue comunità, la cui prospettiva, sempre più limitata, si configurerà come un problema man mano più significativo anche
per le città e i territori vincenti. «Les caractéristiques principales de la
marginalité sociale sont le manqué de participation, le déracinement
culturel et l’intégration forcée» (Guy Rocher, 1973).
Se la città di questa epoca è un organismo obbligato a decidere quale
ruolo assumere nel mondo che ridisegna i rapporti di forza e di relazione tra le sue diverse componenti, quella decisione deve riguardare
diversi ambiti contemporaneamente: il proprio territorio di prossimità, la scena nazionale, il contesto internazionale. Talora la città può
decidere e condizionare, altre volte subire condizionamenti esterni,
siano nazionali o internazionali. Può scegliere un atteggiamento passivo o cercare di costruire laboratori originali, agendo sulle leve che
anche i fattori esterni apparentemente ostili offrono sempre (c’è sempre vento per la barca che sa dove andare). Subisce gli orientamenti che l’opinione pubblica produce su temi e attori del sistema e in
conseguenza di ciò rendono più facile o più faticoso il procedere in
certe direzioni; produce i risultati che la propria leadership è in grado
di raggiungere riguardo l’abilità di dirigere, coordinare, mobilitare le
forze del territorio su obiettivi condivisi e strategici. Non può però
rinunciare a produrre il proprio futuro. Il futuro sarà la conseguenza
di ognuna delle azioni che quella città da oggi intraprenderà e ha da
tempo, anche inconsapevolmente, intrapreso. E se anche scegliesse di
assumere una posizione inerziale, di non progettarlo e condizionarlo a
proprio favore, quel futuro sarebbe condizionato e determinato dalla
scelta di non progettarlo attivamente: si tratterebbe di una decisione
in ogni caso: anche il lassaiz faire, l’illusoria gestione dell’ordinario
quotidiano, è una scelta che comporta responsabilità e conseguenze
sul futuro.
La città dei prossimi decenni è obbligatoriamente costretta a decidere
l’intensità e la direzione del proprio protagonismo sulle scene regionali, nazionali ed internazionali, non potendo prescindere dal proprio
passato e al tempo stesso consapevole dei molti fattori e presupposti
26
Renato Quaglia
che – nella complessa interazione gli uni con gli altri e nei diversi effetti che produrranno o riverbereranno su scala locale (in parte prevedibili e, in parte imprevedibili) – determineranno il prossimo presente per la sua economia e la sua comunità. Rotte di navigazione sono
indispensabili, anche se non potranno essere interamente prevedibili
nella loro effettiva praticabilità. La conoscenza il più approfondita
possibile dei dati di cui si potrà disporre all’inizio del viaggio, dovrà
essere costantemente aggiornata dai dati che si dovranno raccogliere ed aggiornare durante la navigazione. La produzione ex-ante di
scenari resta comunque la premessa al disegno di qualsiasi rotta. Del
resto, restare nel porto in attesa degli eventi è rinuncia non priva di
conseguenze forse più pericolose. Non si può nemmeno parafrasare
John Augustus Sheed quando diceva: «certo, una nave nel porto è al
sicuro, ma le navi non sono fatte per questo», perché oramai il porto
è forse il luogo meno sicuro.
Produrre uno scenario per la Udine del futuro, scegliendo un modello partecipativo già nelle premesse
Friuli Future Forum ha promosso nel 2014/2015, per Udine e il suo
territorio, l’elaborazione di uno scenario futuro, che abbiamo voluto chiamare ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’. La CCIAA di Udine
ha voluto che Friuli Future Forum, dopo aver trascorso un anno ad
ascoltare e proporre discorsi sul futuro di settori, temi e discipline, si
facesse promotore di una concreta azione che contribuisse a produrre
futuro per il proprio territorio.
L’Agenda è un’analisi dei fattori che possono presupporre e condizionare il futuro di Udine e del Friuli (tutto è interconnesso anche in
ambito locale, le scelte di una parte influenzano le possibilità di azione
delle altre) ed è anche una elaborazione originale, su cui sarà possibile avviare un programma, che nel tempo la trasformi da Agenda del
Futuro a Piano strategico e operativo, rotta di navigazione stabilita
nell’interesse e dall’apporto di tutti i decisori pubblici e privati, rendendo coerenti e coordinati sforzi, risorse, investimenti, tutti orientati
verso una comune strategia di sviluppo dell’intera comunità.
Agenda del Futuro - Udine 2024 evidentemente non è un elenco di
cosa accadrà tra un decennio, ma una serie di indicazioni che, basandosi su una lettura del presente e dei punti di forza e di debolezza
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
27
della città, preludono a possibili scenari di fronte ai quali la città potrà
trovarsi e dovrà assumere delle decisioni.
È la premessa di un piano strategico e operativo di sviluppo che Udine e il suo territorio dovranno darsi, se decideranno di pianificare
un’azione comune e coordinata delle sue forze migliori a favore dello
sviluppo urbano e territoriale.
Oggi sono già 44 le città piccole, medie e grandi che in Italia si sono
date e stanno seguendo un piano di sviluppo futuro, in base al quale
indirizzare le policy di oggi. Sono riunite in una rete nazionale, che
scambia esperienze e che aderisce a una rete europea. Solo due di
queste 44 città si sono affidate nella fase di elaborazione all’OCSE7:
Torino e Udine.
Nelle altre città italiane dove si sono elaborati piani strategici di sviluppo, il processo di programmazione è stato promosso dai governi
locali o regionali ed è stato gestito dalle organizzazioni pubbliche.
L’Agenda del Futuro - Udine 2024 è il primo progetto di scenario
promosso da una Camera di Commercio in Italia. Quella di Udine
ha voluto avviare questo progetto un anno fa, nella primavera del
2014, incaricandosi – con il sostegno del Comune di Udine – di un
compito che nessuna altra Camera di Commercio in Italia aveva sino
ad oggi assunto in prima persona. Più probabilmente indicando con
L’OCSE è stata istituita con la Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, firmata il 14 dicembre 1960, e ha sostituito
l’OECE, creata nel 1948 per gestire il ‘Piano Marshall’ per la ricostruzione postbellica dell’economia europea. Ne fanno parte oggi 34 Paesi, che si riconoscono
nella democrazia e nell’economia di mercato. L’OCSE ha sede a Parigi ed è
composta da un Segretariato, strutturato in Direzioni Generali, che funge da
sostegno alle attività di circa 250 tra Comitati e Gruppi di lavoro, nei quali sono
rappresentati i Paesi membri. Gli obiettivi dell’OCSE sono di sostenere la crescita
economica sostenibile, aumentare l’occupazione, innalzare il tenore di vita,
mantenere la stabilità finanziaria, assistere lo sviluppo delle economie dei Paesi
non membri, contribuire alla crescita del commercio internazionale. Grazie alle
attività dell’OCSE, i Paesi membri possono comparare le differenti esperienze,
cercare risposta ai problemi comuni, identificare le best practices e coordinare le
politiche nazionali ed internazionali. Dal 2003 opera a Trento il ‘Centro per lo
sviluppo locale’ dell’OCSE. La sua missione è di sviluppare le metodologie e le
competenze per lo sviluppo locale nei Paesi membri OCSE e non membri, con
una particolare attenzione ai Paesi dell’Est europeo.
7
28
Renato Quaglia
ciò, oltre al proprio efficace attivismo a sostegno della crescita del
territorio, un modello di iniziativa da parte di un ente economico
che indica ulteriori possibili funzioni e responsabilità per questi enti
intermedi.
Abbiamo deciso di sperimentare l’elaborazione di una Agenda e abbiamo studiato quali potessero essere gli interlocutori e le modalità
per la produzione di uno strumento effettivamente utile, da offrire ai
decisori pubblici e alla città stessa. Per lo studio delle raccomandazioni riguardo il futuro della città, è stato scelto l’OCSE, l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico
che promuove da anni i progetti LEED dedicati allo sviluppo locale.
Abbiamo proposto all’OCSE di essere noi stessi a raccogliere, direttamente, tutte le informazioni che avrebbero reso possibile da parte
dei suoi esperti internazionali, una elaborazione interessante a favore
dell’attuale contesto udinese. Volevamo che quegli elementi fossero il
più approfonditi possibili e seguissero anche poco utilizzati modelli di
analisi partecipativa, per evitare letture generiche di una realtà invece
caratterizzata e particolarmente composita (ma ogni territorio e città
interpreta una specificità che la rende unica).
Per condurre questo studio in maniera più pertinente possibile, abbiamo progettato per diversi mesi e poi applicato un metodo partecipato (coerentemente con l’intera impostazione di questi anni del
progetto di Friuli Future Forum) coinvolgendo categorie produttive, del commercio, dell’artigianato, dell’industria, dei consumatori,
rappresentanze sociali e del lavoro, i responsabili del Parco scientifico e tecnologico, della formazione e della trasmissione dei saperi
dell’Università come della scuola secondaria, del terzo settore e del
mondo culturale, delle organizzazioni studentesche (33 associazioni
di categoria, rappresentanze sindacali, universitarie, della formazione
e dell’educazione, dei gruppi economici e finanziari hanno indicato i
rappresentanti che in nome loro avrebbero partecipato al lavoro dei
tavoli).
Abbiamo voluto che i dati congiunturali che descrivono statisticamente ed economicamente la storia recente e il presente udinese, fossero letti dagli esperti internazionali dell’OCSE insieme ai risultati dei
tavoli di lavoro a cui, nel corso di due mesi, abbiamo invitato quasi
200 stakeholder, cui abbiamo chiesto di dare voce e contenuto a delle
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
29
visioni, delle strategie e delle azioni in grado di rappresentare le attese, le potenzialità, le capacità delle aree produttive, formative, sociali,
culturali che la comunità esprime.
Abbiamo chiesto loro di sforzarsi a non assecondare la tentazione di
riflettere sul passato, o sulla delusione e l’insoddisfazione che accompagna questi anni di profonda crisi, ma di offrire a ogni tavolo di lavoro e al progetto stesso solo proposte e obiettivi che riguardassero davvero il futuro della loro città, non in astratto, ma in rapporto effettivo
con le potenzialità della comunità, con quello che la città è e, in base
alle proprie forze, potrà essere capace di diventare8. Quella coinvolta
a Udine dalla Camera di Commercio e dal Comune di Udine, per
l’elaborazione dell’Agenda del Futuro, è la più ampia e rappresentativa platea di analisi su scala locale realizzata sul territorio europeo, in
base alle metodologie OCSE e in rapporto alla popolazione dell’area
interessata dal progetto.
La preparazione dei tavoli di lavoro ha comportato un’organizzazione
complessa ed è stata il frutto di confronti, discussioni, ipotesi e poi di
un intenso lavoro di contatti, spiegazioni, coordinamento che hanno
coinvolto molte persone, diversi uffici della Camera di Commercio di
Udine e del Comune di Udine, alcuni professionisti di Vicino/Lontano, docenti, direttori di associazioni di categoria, professionisti. La gestione della mediazione del confronto tra i partecipanti ai tavoli è stata
poi affidata ai Dipartimenti di scienze umane e di statistica dell’Università di Udine, la verbalizzazione e il racconto delle discussioni
condotte ai tavoli è stata commissionata a un gruppo di giornalisti di
Udine Economia.
I dialoghi sul futuro della città sono stati registrati, filmati, riascoltati
da esperti e, oltre a diventare materia per l’analisi OCSE, resteranno
Amartya Sen nel 1985 introdusse una parola chiave in un saggio importantissimo
nel dibattito economico: capability. È stata tradotta in italiano con il termine capacità. E occorre aggiungere: competenza. Il dibattito internazionale si è da tempo
indirizzato sul fatto che non basta migliorare le condizioni di vita, come fino ad
un certo momento del secolo scorso si credeva. Occorre cambiare la capacità di
vita delle persone, la capacità e la competenza (per essere non solo soggetti di
domanda, ma anche soggetti di offerta). Non basta solo disegnare il futuro, ma
rendersene capaci.
8
30
Renato Quaglia
come documento che fotografa le attese e le prospettive della comunità udinese in questi anni, e ci permetteranno di capire, nei prossimi
anni, come siamo cambiati, come saranno mutate le attese e i desideri,
le preoccupazioni e il rapporto tra le diverse componenti del tessuto
produttivo, sociale e dell’educazione in questa città rispetto ad oggi.
L’organizzazione di un metodo di analisi partecipativo
Lo scopo dell’organizzazione dei tavoli è stato di far incontrare rilevanti portatori di interesse del territorio, per discutere delle prospettive di sviluppo futuro della città nei prossimi 10 anni (Udine 2024).
Sono stati organizzati 19 tavoli di lavoro nell’arco di due mesi, a ogni
tavolo erano invitati 10 o 12 persone indicate dalle rispettive associazioni o gruppi di rappresentanza o categoria.
In ogni tavolo figuravano rappresentanti di associazioni e gruppi diversi, mai due provenienti da uno stesso settore, perché non si svolgessero discussioni tra omologhi (non si replicassero discussioni già
note in gruppi orientati per affinità) ma tra persone portatrici di esigenze, esperienze, punti di vista, interessi, aspettative diverse. Utili
anche per comprendere da parte di ognuno quanto articolate siano
le prospettive dalle quali guardare allo sviluppo della città, e quanto
relativa sia la propria visione, se posta fuori da sé stessa e ricollocata nella molteplicità urbana. Il futuro è una impresa collettiva, che
riguarda non i singoli ma interi sistemi, territori e città. Per questo i
tavoli sono stati intersettoriali: persone, competenze e capacità hanno
dovuto discutere non tra loro, come già fanno quando si incontrano
tra colleghi, ma hanno dovuto spiegarsi con espressioni di altri settori,
ascoltare e saper spiegare. Nello svolgersi dei dialoghi e dei confronti
ai tavoli, non veniva promossa una propensione alla collaborazione,
ma la disponibilità (e lo sforzo) ad adottare una strategia nuova e comune tra soggetti normalmente indifferenti gli uni agli altri, quando
non potenziali competitori.
Su una popolazione di poco più di 100.000 abitanti, sono state coinvolte complessivamente duecento persone, diverse per ruoli e competenze, allo scopo di poter dar voce e rappresentanza al più ampio
numero di interessi presenti sul territorio.
Ad ogni invitato sono state consegnate le regole per la discussione ai
tavoli, insieme a un report con dati e informazioni sulla situazione del
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
31
territorio, invitando ognuno a partecipare ai tavoli di lavoro comune
per insieme riflettere su alcuni temi: a) il proprio ruolo nello sviluppo
della comunità; b) la sua relazione con gli altri attori (settori, segmenti, funzioni) della comunità; c) la propria idea di futuro del territorio;
d) le modalità attraverso cui intende partecipare alla costruzione del
futuro del territorio.
La discussione ad ogni tavolo è stata affidata a un conduttore-mediatore che ha moderato e regolato il dibattito entro precise regole
di svolgimento. Infine, per ogni tavolo è stato incaricato un diarista,
che si è occupato di riportare le idee e gli spunti emersi, facilitando la
condivisione e l’analisi da parte di tutti.
La metodologia alla base della discussione nei tavoli è stata discussa
preventivamente con esperti dell’Università di Udine e concordata
metodologicamente con l’OCSE9.
Il lavoro dei tavoli è stato diviso in tre fasi tematiche e in ogni fase
sono stati previsti 6 tavoli, più uno affidato al confronto tra gli studenti della Consulta provinciale studentesca.
In ogni tavolo gli stakeholder hanno discusso intorno alle possibili
idee di futuro per il territorio, invitati ognuno ad approfondire il discorso partendo da temi specifici, per discutere i quali venivano preventivamente rivolte ai partecipanti delle domande che servivano ad
orientare lo svolgimento della discussione10.
Le tre fasi hanno seguito un’organizzazione dialogico-tematica strut-
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del progetto: www.friulifuture
forum.net/futureforum/tavoli/
10
Ogni partecipante ha ricevuto delle lettere preparatorie della discussione a
cui avrebbe partecipato, nelle quali si indicava anche un tema privilegiato della
discussione (per non rendere inutilmente dispersivo il confronto), ad esempio:
«Nella discussione verranno affrontati i seguenti due temi: ‘agroalimentare’ ed
‘energia’. Durante il dibattito, tali temi saranno analizzati partendo dalle seguenti
domande: «Agroalimentare: Come le tecnologie possono migliorare il rapporto
città-area rurale? Come cambiano i confini della città a seconda della tecnologia
con cui si lavora? (macchina, internet, ecc.)? Quella dell’agroalimentate udinese
può diventare una specificità produttiva che faccia riferimento a Udine? / Energia:
Quale sarebbe la miglior gestione delle risorse rinnovabili? Che rapporto con le
nuove tecnologie per la generazione dell’energia? Contribuire alla diffusione della
sensibilità ambientale?...».
9
32
Renato Quaglia
turata. Nella prima fase (affrontata nella prima metà di ottobre) i partecipanti sono stati invitati a presentare la propria visione di futuro
per il territorio, ovvero gli obiettivi da porsi, proponendo uno schema
che specificasse le priorità e le relazioni che permetterebbero di realizzare la loro idea di futuro.
I giornalisti presenti ai tavoli di lavoro hanno trascritto e prodotto
delle descrizioni dello svolgimento delle diverse discussioni. Il loro
report e una lettura anche statistica delle posizioni e delle proposte
settoriali emerse dalle conversazioni, sono stati anche trasposti (da
una grafica esperta di infografia11) in tabelle grafiche e word cloud delle parole-chiave generate dal dibattito, che ne rendessero immediatamente e visivamente leggibili le posizioni e gli orientamenti dichiarati.
Questo materiale, arricchito da una sintesi dei risultati complessivi
della prima fase dei tavoli, è stato poi inviato ai partecipanti della seconda fase tematica.
Nella seconda fase (realizzata nella seconda metà di ottobre) le visioni
di futuro sono state organizzate per far emergere quelle che avevano
registrato nella fase precedente una più ampia convergenza di interessi, specificando con chiarezza le politiche, i piani che potrebbero
indirizzare la comunità verso un certo futuro, identificando le misure
tangibili che potrebbero essere utilizzate per valutare la congruenza
fra le strategie e le visioni.
Nella terza fase (svolta nel mese di novembre) sulla base del lavoro
svolto e dei materiali prodotti nella fase precedente si è portata l’analisi sul piano dell’azione: quali soggetti e in che modo potrebbero far
progredire le strategie previste dal lavoro dei tavoli precedenti, per
concretizzare da subito il nuovo futuro della città?
Il lavoro proposto ai protagonisti dei tavoli di lavoro è partito quindi
da una visione generale, per poi strutturare la stessa in termini concreti, in policy attive, specificate e condivise dai diversi settori dell’economia e della società rappresentati, muovendo la discussione dal
generale al particolare e dal particolare al generale.
Questa massa di materiali (verbali, registrazioni, schemi e infografiche raccolte dal lavoro dei tavoli) sono stati ulteriormente interpretati
Sara Bortoluzzi.
11
Un’agenda per lo sviluppo di Udine
33
dall’economista Roberto Grandinetti (oggi ordinario di Scienze economiche all’Università di Padova, profondo conoscitore dell’economia e dei fenomeni socio-economici del Friuli), cui abbiamo chiesto
una lettura (indipendente) e un commento dei resoconti emersi dai
19 tavoli di ascolto dei portatori di interesse convocati dal progetto.
La relazione di Roberto Grandinetti ha offerto agli esperti internazionali OCSE – che hanno comunque ricevuto tutti i dati e le statistiche
raccolte per una analisi dettagliata di ogni indicatore – una interpretazione critica degli indirizzi espressi dal lavoro dei tavoli partecipati.
Parallelamente, gli uffici della Camera di Commercio hanno raccolto, rielaborato e cercato nei propri archivi e data base, dati, indagini,
ricerche, statistiche relative allo sviluppo della città: fotografie molto
nitide, annuali, pluriennali, di fase o di settore, che descrivono andamenti e tendenze dell’economia locale e friulana e regionale, anche in
relazione a quella nazionale. Paolo Ermano (professore a contratto di
Economia internazionale presso l’Università di Udine) ha raccolto e
selezionato dai più autorevoli enti regionali, ulteriori dati e ricerche
sul contesto locale e udinese, organizzati per macro-asset, inviando
anche questi documenti e materiali allo staff di esperti OCSE per arricchire la loro conoscenza dei fenomeni che hanno interessato, nel
passato e di recente, la città e il suo territorio di prossimità.
Abbiamo iniziato a discutere il progetto per un’Agenda del Futuro di
Udine quando diversi esperti OCSE erano ospiti della seconda edizione del Future Forum. Nel corso di questo anno di lavoro abbiamo
disegnato il progetto insieme, confrontato metodologie e precisato il
modello di analisi e di coinvolgimento partecipativo che ci eravamo
dati come obiettivo.
Lo staff internazionale OCSE ha incontrato gli key-stakeholder (il
gruppo ristretto di rappresentanti istituzionali di settori e gruppi che
hanno monitorato l’impostazione della ricerca e hanno fornito il loro
punto di vista, le prime indicazioni sullo stato della città), imprenditori segnalati dalle associazioni di categoria, rappresentanti delle istituzioni regionali e comunali.
Questa pubblicazione presenta il documento che l’OCSE - LEED ha
consegnato nel mese di maggio 2015 e testimonia in parte il lavoro
che lo ha preparato. È un importante contributo che viene offerto
34
35
Renato Quaglia
alla città e a chi ne ha e ne vorrà avere responsabilità riguardo il futuro. È un documento e un lavoro che, pur in contesto e in una fase
storica così difficile e complessa (anzi, forse proprio in ragione di ciò)
invita una comunità a riconoscere la necessità di un disegno comune
cui aderire e cui contribuire, che muova da una visione condivisa e
per questo partecipata. Del resto, oggi saremmo capaci di dire (di
dirci) dove stiamo andando, dove va il capoluogo del Friuli e il suo
territorio? Che obbiettivi abbiamo, insieme? Probabilmente, ognuno
di noi saprebbe dire verso dove sta cercando di andare, ma da soli
il percorso è breve, faticoso, solitario. Occorre avere un obiettivo di
città, territorio, comunità.
James Meade immaginava, in un saggio di economia partecipativa, l’esistenza di Agatothopia, un’isola che sta tra il nostro presente e l’isola
di Utopia, quest’ultima irraggiungibile, così come Agatothopia è invece raggiungibile: non ancora perfetta come Utopia, ma abbondantemente e soprattutto concretamente migliore del posto dove stiamo
oggi, abbastanza da giustificare la fatica di raggiungerla.
L’AREA METROPOLITICA E LE
DINAMICHE SOCIO-ECONOMICHE
DELLA CITTÀ DI UDINE:
UN’ANALISI QUANTITATIVA
Paolo Ermano
Introduzione
Si può sintetizzare Udine attraverso un singolo numero?
In questo momento storico, dopo una lunga contrazione dell’attività
economica in Italia, probabilmente il dato più significativo riguarda
il numero d’imprese attive sul territorio cittadino che, dall’inizio della crisi del 2008 al 2014, vede una contrazione dello 0,2% nell’area
cittadina, una contrazione dello 0,68% nell’area della conurbazione
di Udine1, mentre in regione la contrazione si attesta intorno al 4%
(-3,83%). Sostanzialmente, l’area urbana di Udine si presenta come
un’area economicamente e culturalmente dinamica e capace di rispondere alla crisi in maniera più efficace e pronta rispetto al resto
della provincia e della regione in cui è inserita.
E, come emergerà nella relazione, quasi tutti gli indicatori confermano questa impressione.
Il territorio
La città di Udine si estende su una superficie pari a circa 57 kmq.
Di questi, circa 5 kmq sono aree verdi e acque superficiali; poco meno
di 20 kmq sono le aree agricole comprese nell’area urbana; poco più
di 26 kmq le aree attualmente edificate e poco più di 6 kmq le aree
edificabili). Come si può ben comprendere, le aree agricole rappresentano circa 1/3 della superficie cittadina, fornendo alla città di Udine un
legame con la produzione agricola e con il territorio molto particolare.
Con questo termine si fa riferimento a 12 Comuni dell’area metropolitana della
città che comprende, oltre a Udine, i Comuni di Campoformido, Martignacco,
Pagnacco, Pasian di Prato, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Reana del
Rojale, Remanzacco, Tavagnacco, Tricesimo.
1
36
Paolo Ermano
Figura 1. I quartieri di Udine (anno 2012).
Quartieri (kmq)
1 Udine Centro (2,98)
2 Rizzi - S. Domenico Cormôr - S. Rocco (10,24)
3 Laipacco - S. Gottardo (9,88)
4 Udine Sud (6,19)
5 Cussignacco (7,58)
6 S. Paolo - S. Osvaldo (4,24)
7 Chiavris - Paderno (15,70)
Fonte: Servizio pianificazione territoriale del Comune di Udine.
Sette sono i quartieri in cui è suddivisa la città: quelli posizionati a
nord presentano la più alta densità abitativa, probabilmente per i legami di lavoro che si sviluppano fra la città e l’area commerciale subito a nord della città (Viale Tricesimo con i suoi centri commerciali) e
quella industriale che si posiziona fra Udine e Tolmezzo.
A proposito della mobilità fra città e hinterland, si tenga conto che
la densità veicolare in città (veicoli/kmq di superficie) si attesta su un
valore doppio della media italiana: 1.387 contro 715. A risentire di
più dell’alto livello di densità veicolare è il trasporto pubblico locale
che conta circa 91 passeggeri per abitanti l’anno, contro una media
italiana di 187 passeggeri per abitanti l’anno.
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
37
Immaginando di estendere la città di Udine sui 12 Comuni che la circondano e con cui si hanno maggiori scambi in termini sociali, lavorativi ed economici, la superficie di riferimento passa a poco più di
300 kmq, circa 6 volte la superficie della città, un’area che occupa il
4% della superficie regionale ma che ospita il 15% della popolazione
regionale: insomma, un centro di rilievo strategico.
Popolazione
Gli indicatori demografici della città di Udine forniscono l’immagine
di una città in cui la popolazione anziana ha un peso rilevante.
Nel 2013, la popolazione residente sopra i 65 anni era pari al 25,5%
del totale, quella con più di 80 anni pari all’8,3% del totale; quella con
meno di 17 anni risultava essere il 14,4%.
Misurando l’indice di vecchiaia della popolazione urbana2, si ottiene
un valore pari a 211 (dati 2013)3, circa 20 punti superiore al valore
regionale (191). Una città anziana, all’apparenza.
Infatti, una volta che si allarga lo sguardo oltre i confini cittadini per
osservare i dati aggregati dell’hinterland, i 12 Comuni che compongono l’area metropolitana di Udine presentano un indice di vecchiaia
più basso del valore regionale, 189, sottolineando come molte famiglie
siano andate a vivere nei Comuni limitrofi alla città dove le abitazioni
costano meno e la buona rete infrastrutturale permette di muoversi
verso la città con facilità e in poco tempo (max 30 min.).
Rimane comunque una popolazione con una forte presenza di anziani
se confrontata con il resto dell’Italia che presenta un indice di vecchiaia pari a circa 1504. A conferma di questo dato, l’incidenza della
popolazione giovane (under 14) in città è del 12% (era il 10,5% nel
2000); nell’area metropolitana si passa al 12,5%; così come cresce la
dimensione media dei nuclei familiari, da 2 a 2,1 persone per nucleo.
Non va dimenticato, infine, che la struttura demografica della città
sconta il notevole aumento dell’aspettativa di vita della popolazione
che, in soli 20 anni, dal 1994 al 2013, cresce del 7,2% per i maschi e
del 4,7% per le donne, attestandosi così a quasi 80 anni per i maschi e
Indice di vecchiaia: (pop[>65 anni]/pop[0-14 anni]).
L’indice presentava un valore pari a 215 nel 2000.
4
Noi Italia, 2014 - ISTAT.
2
3
38
Paolo Ermano
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
Figura 2. Saldo naturale a Udine (2003-2013).
Figura 3. Popolazione residente (1993-2013).
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
quasi 85 per le donne. Un aumento significativo (superiore alla media
italiana) frutto sia di un ottimo sistema sanitario, ma anche di diverse
politiche sociali volte a mantenere in buona salute i cittadini.
Per quanto riguarda la dinamica demografica, nel 2013 il tasso di natalità in città si attestava all’8,2 per mille abitanti; il tasso di mortalità
all’11,2 per mille abitanti. Il tasso di crescita naturale (pari alla differenza fra i due tassi precedenti), quindi, si attesta a un valore di -3
per mille abitanti, un valore inferiore a quello regionale (-3,9 fonte
ISTAT), purtroppo però superiore a quello italiano (-1,4).
Dal 1998 la città vive un periodo di lieve espansione demografica, passando da 94 mila abitanti ai 99,5 mila del 2013. Un grande contributo
a questa espansione si deve all’arrivo in città della popolazione immigrata, che passa da circa 6.000 unità nel 2003 alle attuali 14.500 unità
del 2013. Come si può evincere dal confronto fra i dati dell’immigrazione e quelli dei residenti, l’impatto dei migranti è stato sia positivo
nel determinare l’aumento dei cittadini residenti, sia compensativo,
poiché il loro ingresso in città ha mascherato un deflusso della popolazione nativa.
Per quanto riguarda la popolazione straniera, le due comunità più
numerose sono quella rumena (2.662 persone) e albanese (2.252 per-
Figura 4. Movimento migratorio (2003-2013).
39
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
sone), che da sole contano circa 1/3 di tutti gli stranieri residenti. Seguono quella ghanese (1.136) e ucraina (1.103).
Con il 14,1% della popolazione residente straniera (erano 8,5% nel
40
Paolo Ermano
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
2005), Udine si colloca nei primi posti fra le città italiane con la maggior presenza di stranieri. Si tenga presente che il dato nazionale indica un’incidenza della popolazione straniera al 7,4% del totale (la
metà del dato di Udine). Anche a livello regionale, dove l’incidenza
è pari all’8,8% della popolazione, Udine si caratterizza per una forte
capacità attrattiva di stranieri; un’attrattività meno forte nell’area metropolitana intorno a Udine ma comunque superiore alla media regionale che, in aggregato, mostra un tasso di presenza della popolazione
straniera pari al 10,4%.
Figura 5. Iscritti alle scuole di Udine per tipologia.
Istruzione
Il sistema scolastico udinese accoglie ogni giorno circa 23.500 studenti, una popolazione questa pari a poco meno di 1/4 degli abitanti della
città e che in città vive solo la dimensione scolastica.
Come emerge dalla figura 5, sono le scuole secondarie di 2° grado, i
cosiddetti istituti superiori, che accolgono da sole più della metà degli
studenti. Poiché il sistema scolastico è gestito su base provinciale fino
alle scuole secondarie di 2° grado, Udine, in quanto capoluogo della
provincia, conta al suo interno la maggior parte degli istituti superiori
che attirano moltissimi ragazzi da tutta la provincia.
L’Università di Udine si pone come istituzione chiave nell’ambito dell’istruzione, con più di 15.000 iscritti nei 14 dipartimenti suddivisi in 4
aree tematiche (economico-giuridica, medica, scientifica, umanistica).
Ogni anno l’Università di Udine laurea circa 3.000 persone, il 40%
di queste sono maschi, il 60% sono donne. Di questi 1/10 è residente
effettivamente a Udine, a riprova di quanto l’Università di Udine sia
un polo attrattore soprattutto per studenti non residenti in città5.
Per quanto riguarda il grado di istruzione, il Friuli Venezia Giulia presenta una popolazione sostanzialmente più istruita della media italiana rispetto a ogni scuola di ordine e grado. In particolare la provincia
di Udine (dati puntuali sulla città non sono al momento disponibili) si
caratterizza per un tasso di diplomati superiore sia alla media delle altre province, sia alla media regionale, sia a quella nazionale (figura 6).
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
Figura 6. Popolazione di 15 anni e oltre classificata per massimo titolo di studio conseguito e provincia (anno 2013).
Valori percentuali di riga
Province e
regioni
Nessun titolo
Licenza
media
o licenza
elementare (o avviamento
professionale)
19,4
Udine
Diploma di
scuola
superiore
Titolo
universitario
accademico e
superiore
30,1
38,9
11,7
Gorizia
14,5
35,1
38,1
12,3
Trieste
10,4
35,3
37,8
16,5
Pordenone
22,8
29,4
37,5
10,4
Friuli Venezia
Giulia
18,0
31,5
38,2
12,3
Nord-Ovest1
19,2
31,6
36,5
12,6
Nord-Est
19,7
30,6
37,6
12,1
19,7
28,6
37,6
14,1
23,8
33,9
32,0
10,2
21,0
31,6
35,4
12,0
Centro
2
3
Sud e Isole
Italia
4
Nord Ovest: Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia.
Nord Est: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna.
3
Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise.
4
Sud e Isole: Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna.
1
2
Elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
5
41
Fonte: elaborazione Unioncamere su dati ISTAT.
42
Paolo Ermano
Una struttura produttiva a forte vocazione manifatturiera e con attività di terziario sviluppato ha richiesto negli anni lavoratori qualificati
e capaci.
Invece, i dati sulle percentuali di popolazione con titolo universitario
accademico o superiore pongono la provincia di Udine al di sotto sia
della media delle altre tre province in regione, sia al di sotto della
media italiana.
Da questo punto di vista si potrebbe dedurre che la transizione da
un’economia industriale a un’economia di tipo terziario o di terziario
avanzato sia ancora incompleta, impressione che sarà rafforzata alla
luce dei dati sul mercato del lavoro.
Lavoro
Il mercato del lavoro in città è in contrazione. Nel 2013 si sono persi
in città circa 1.000 posti di lavoro.
Diverse ragioni possono spiegare questa cattiva performance.
Primo, lo spostamento fuori dai confini amministrativi di industrie
che a fronte delle attuali normative non avrebbero potuto convivere
nel contesto urbano.
Secondo, una stagnazione del settore commerciale, predominante in
città, causata, tra le altre cose, dall’elevato numero di centri commerciali presenti nell’hinterland urbano.
Terzo, un lento cambiamento conseguente alla chiusura delle caserme
iniziato con la seconda metà degli anni Novanta (più di 12) che in
città per anni hanno mantenuto un considerevole indotto durante il
periodo della leva militare obbligatoria.
Quarto, l’assenza di una strategia organica che semplifichi l’assorbimento nel mercato del lavoro locale dei lavoratori molto istruiti appena usciti dall’Università di Udine.
Per fortuna, i dati 2014 sembrano registrare una controtendenza.
Da un punto di vista di genere, il mercato del lavoro femminile sembra essere molto più dinamico di quello maschile, a riprova della transizione verso il settore terziario dell’economia cittadina.
Per quanto riguarda la tipologia contrattuale, le forme contrattuali a
tempo determinato dominano il mercato del lavoro rappresentando
circa l’80% dei rapporti lavorativi in essere in città.
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
43
Figura 7. Assunzioni e cessazioni a Udine.
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
Figura 8. Andamento del mercato del lavoro per attività economica (2013).
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica del Comune di Udine.
44
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
Paolo Ermano
Figura 9. Mercato del lavoro e tipologia contrattuale (2013).
45
Figura 11. Andamento del mercato del lavoro in provincia di Udine (20042013).
Figura 10. Impieghi per abitanti.
Impieghi per abitante
(migliaia di Euro)
2014
2008
2005
2000
75,0
97,4
71,3
41,9
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine.
Uno sguardo alla dinamica geografica del lavoro fa emergere una situazione abbastanza interessante.
Su poco più di 16.000 assunzioni nel 2013 da parte di imprese udinesi,
circa 6.000 sono lavoratori che risiedono a Udine; considerando anche
la fascia degli 11 Comuni che con Udine costituiscono l’area metropolitana udinese superiamo di poco il 50% delle assunzioni totali (8.430
su 16.157 assunzioni). Il restante degli assunti vive oltre questa fascia
urbana e in media dovrà ogni giorno impiegare più di un’ora di tempo
per raggiungere il luogo di lavoro e tornare alla propria residenza. Queste considerazioni valgono per tutti, indipendentemente dal genere.
Una considerazione finale sul mercato del lavoro. Nonostante la crisi,
l’indice di povertà in provincia di Udine presenta valori leggermente
decrescenti, a riprova di un tessuto sociale in città come altrove capace di assorbire gli shock economici. A tal proposito gli impieghi medi
in banca sono calati da € 97.500 a € 75.000 per abitante: si è ridotto il
risparmio accumulato per far fronte alla crisi.
Ricordiamo, per dare modo di meglio interpretare questi dati, che
l’area metropolitana udinese, che da sola conta 1/3 dell’intera popolazione provinciale, presenta un reddito superiore del 12% alla media
regionale.
Figura 12. Imprese attive a Udine.
2014
2008
2005
2000
Imprese attive
8.562
8.617
8.370
7.829
Imprese attive per
10mila abitanti
860,3
870,1
865,8
821,3
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine.
Il tessuto imprenditoriale
A differenza del mercato del lavoro, il tessuto imprenditoriale cittadino è quanto mai vivo.
Come si vede nella seguente figura, dal 2000 a oggi le imprese con
sede a Udine sono aumentate sensibilmente, in misura superiore alla
dinamica demografica, anch’essa positiva ma più contenuta.
Certo, c’è stato un calo fra il 2008 e il 2014, ma confrontando i dati
46
Paolo Ermano
Figura 13. Imprese attive, anno 2013.
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
47
Figura 15. Valore aggiunto totale e pro capite.
Fonte: Istituto Tagliacarne.
Fonte: CCIAA di Udine.
Figura 14. Unità locali attive, anni 2003-2013 (base 2003=100).
comunali con quelli provinciali, emerge come la città di Udine, grande polo aggregatore del territorio, abbia risposto meglio alle sfide di
un’economia in recessione come quella italiana, come si può vedere
nelle figure 13 e 14. Non sorprenda questo dato. Il valore aggiunto
pro-capite a Udine è del 25% più elevato del valore medio regionale
e del 30% più alto del valore medio provinciale (anno 2010). Fare
impresa in città porta maggiori profitti, vuoi per il mercato più ampio
a disposizione, vuoi per i settori coinvolti (terziario avanzato).
Infatti, l’80% delle unità lavorative6 appartiene a 3 tipologie di attività: alberghi e pubblici esercizi, commercio e servizi in generale (banche, agenzie, studi professionali).
Udine ha avuto un incremento di turismo del 38% dal 2000 a oggi,
con conseguente indotto economico; alcuni uffici pubblici di primaria
importanza (si pensi alla sede della Regione e all’imminente ampliamento del Tribunale) hanno trovato sede a Udine in anni recenti, creando anch’essi un indotto.
Nel dettaglio i primi 10 settori d’attività nel Comune di Udine sono7:
1. commercio all’ingrosso e al dettaglio;
2. costruzioni;
3. alloggio e ristorazione;
Le imprese possono essere istituite e operare in un unico luogo, ovvero in luoghi
diversi mediante diverse unità lavorative. Le varie unità lavorative, create nella
stessa o in diverse province, assumono rilevanza giuridica diversa a seconda delle
funzioni che vengono loro attribuite dall’imprenditore (ad esempio: filiale, succursale, agenzia, ufficio di rappresentanza, deposito, magazzino, negozio...).
7
Classificazione basata sui codici d’attività ATECO, 2013.
6
Fonte: CCIAA di Udine.
48
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
Paolo Ermano
Figura 16. Unità di lavoro per macro-gruppo.
2013
Udine
Area Metropolitana
Regione FVG
Unità locali attive
di cui
10.711
18.378
117.796
Agricoltura, Silvicoltura e Pesca
2,4%
7,0%
14,0%
Industria
7,0%
9,0%
11,6%
Costruzioni
11,6%
12,7%
14,3%
Commercio
27,7%
28,3%
24,9%
9,1%
7,7%
8,6%
42,2%
35,3%
26,6%
Alberghi e Pubblici
Esercizi
Servizi
Fonte: dati ISTAT - elaborazione Ufficio statistica della CCIAA di Udine.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
attività professionali, scientifiche e tecniche;
attività immobiliari;
manifattura;
servizi alla persona o alla comunità;
informatica e telecomunicazione;
finanza e assicurazioni;
noleggio, agenzie viaggio, servizi di supporto alle imprese.
A livello aggregato, confrontando la distribuzione di macro-categorie
di unità lavorative a livello cittadino, di metropoli e regionale, otteniamo uno schema molto variabile e senza dinamiche proprie.
Alcune di queste realtà produttive sono inserite in uno dei tre poli
industriali presenti in città. Oltre al Consorzio Industriale ZIU (Zona
Industriale Udinese), attivo da diversi lustri e gestito di concerto con
altre municipalità dell’hinterland, sito a sud della città insieme al Parco Tecnologico e Scientifico ‘Luigi Danieli’, nel quale troviamo l’incubatore universitario Friuli Innovazione, abbiamo il DiTeDi (Distretto
delle Tecnologie Digitali) sito a nord. Queste due ultime realtà sono di
recente costituzione e sono volte a creare le condizioni per lo sviluppo
di un terziario avanzato nel territorio udinese.
49
Cultura
L’offerta culturale cittadina è di primo livello, come certificano le
classifiche sulla qualità della vita redatte da diversi enti di primaria
importanza.
Il sistema bibliotecario udinese conta 7 sedi in città e 6 diverse sezioni
presso la sede centrale (10.670 utenti attivi su circa 99.500 abitanti).
Il sistema teatrale cittadino propone 3 stagioni principali (Teatro
Nuovo Giovanni da Udine, Teatro Contatto, Akropolis) e non mancano altre compagnie e luoghi di produzione e fruizione dell’attività
teatrale.
Ci sono 7 rassegne/iniziative culturali consolidate di primo livello (si
pensi al Far East Film Festival, il più importante festival europeo del
cinema popolare asiatico, o al festival culturale Vicino/Lontano abbinato al premio letterario internazionale ‘Tiziano Terzani’).
8 musei, una fonoteca e una galleria d’arte.
3 cinema multisala tra centro città e periferia.
Inoltre, in città ci sono un Conservatorio Musicale di livello nazionale
e una Scuola d’Arte Drammatica.
Sul fronte sportivo, in città si contano 10 grandi impianti, 32 impianti
minori, 26 palestre e 2 piscine comunali.
A queste attività/luoghi si aggiunge un tessuto di associazioni di vario
genere e scopo che arricchiscono il panorama delle iniziative cittadine.
Purtroppo a oggi non esiste un censimento delle varie associazioni
attive in città. Secondo l’ISTAT, la regione Friuli Venezia Giulia è la
terza per numero di associazioni no-profit, con un valore di 96,4 associazioni ogni mille abitanti. In prima posizione abbiamo il Trentino
Alto Adige (123,8 associazioni ogni mille abitanti), a seguire la Valle
d’Aosta (118,4 associazioni ogni mille abitanti).
Il contesto
Un ultimo aspetto da considerare è la città e la sua area urbana all’interno di un sistema politico economico più vasto.
Situata in un territorio geograficamente marginale rispetto all’Italia,
Udine è il punto di passaggio obbligato per chi dall’Italia vuole raggiungere via terra l’Europa dell’Est, sia del nord-est che del sud-est.
Dal punto di vista infrastrutturale, Udine è ben collegata alle altre
città della regione, sia via strada sia via treno. È anche ben collegata
50
Paolo Ermano
Figura 17a. Sintesi di Indicatori di Confronto Internazionale.
L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città di Udine
51
Figura 18. Occupati nel settore manifatturiero e dei servizi ad alta tecnologia
(valori % su totali occupati), anno 2012.
Figura 17b. Sintesi di Indicatori di Confronto Internazionale.
china) e rappresenta il centro del Friuli, un’area tradizionalmente legata a una cultura unica, quella friulana, che ha in Udine il capoluogo
politico e culturale. Eppure, nonostante questo legame, non è chiaro
ancora quale sia il ruolo della città di Udine in relazione al territorio,
un’ambiguità che rallenta processi di aggregazione politico-amministrativa che potrebbero migliorare l’ambiente in cui le imprese, i lavoratori e i cittadini operano.
Per quanto riguarda il rapporto fra il Friuli Venezia Giulia e le aree
limitrofe, con cui necessariamente Udine deve confrontarsi, data la
sua posizione centrale rispetto al Friuli, le seguenti due figure provano
a fornire prima un quadro d’insieme, poi una valutazione specifica del
livello di occupazione nei settori ad alta tecnologia.
con l’Austria, mentre collegamenti rapidi a est, attraverso la Slovenia,
sono praticamente assenti.
Udine è quasi equidistante dal mare e dalla montagna (un’ora di mac-
Conclusioni
Come si è potuto comprendere dall’analisi qui presentata, quello di
Udine e dell’area metropolitana a essa collegata è un territorio sostanzialmente ricco e produttivo, con molti motivi d’orgoglio (ad esempio
52
Paolo Ermano
l’Università) che possono indicare un potenziale di sviluppo rilevante.
È anche un territorio culturalmente fertile, per quanto privo di una
caratterizzazione precisa.
Eppure, nonostante la molteplicità di centri di ricerca, di sviluppo (ad
esempio Friuli Innovazione) e di produzione materiale (ad esempio
ZIU) e immateriale (ad esempio DiTeDi), nonostante la presenza di
un settore terziario avanzato e nonostante la sua posizione centrale
rispetto all’Europa, quest’area sta ancora cercando una vocazione che
possa indicare l’indirizzo da prendere per sviluppare in maniera sinergica il territorio e le sue potenzialità.
SINTESI DEI TAVOLI DI LAVORO
Sessione 01/visioni
Sessione 02/strategie
Sessione 03/azioni
55
Sessione 01
UNA VISIONE PER LA CITTÀ
DI UDINE
Analisi statistica dei tavoli a opera di Elisa Qualizza
La grafica dell’Agenda del Futuro è stata curata da Sara Bortoluzzi Milleforme.net
I materiali dei tavoli di lavoro possono essere consultati e scaricati
anche dal sito: http://www.friulifutureforum.net/futureforum/tavoli/
Udine 2024 come centro propulsore del territorio. Udine, città a servizio del territorio, per il territorio, con il territorio.
Secondo i partecipanti della prima sessione dei tavoli di lavoro dell’Agenda del Futuro - Udine 2024, le parole chiave che qualificano la
visione del futuro della città sono:
• città-rete, hub, centro nodale (del territorio)
(«riferimento per la valorizzazione delle tipicità territoriali, di tradizione come di innovazione e ricerca; città a servizio del territorio; città che connette competenze a esigenze»);
• città di innovazione, cultura e ricerca
(«centro di aggregazione e incubatore delle novità del territorio
friulano; città-fucina; città universitaria; città della cultura; distretto delle idee della Mitteleuropa; energicamente innovativa»);
• città-vetrina (di eccellenze)
(«parco naturale commerciale; salotto buono; città del fare; città della cultura; luogo di turismo; a forte identità agroalimentare;
centro di mercato»).
I due termini che accompagnano le visioni sono: sostenibilità e rete.
Sostenibilità, nel senso di sviluppo lungo traiettorie e con obiettivi di
lungo periodo, possibili perché condivisi.
Rete intesa come infrastrutturazione digitale; strumento e modalità
di governo dell’amministrazione pubblica; insieme di realtà diverse e
di sistemi complessi, da ricomprendere in un articolato ma coerente
e non frammentato tessuto urbano; capacità (necessità) di coordinamento delle attività economiche cittadine e del territorio prossimo.
Il concetto di rete che emerge dalle discussioni del primo gruppo di
tavoli di lavoro e dal dibattito tra i primi 60 rappresentanti di categorie, associazioni, enti, gruppi di interesse, professioni udinesi, viene
ritenuto decisivo per affrontare diversi temi: l’Università, il lavoro, gli
investimenti, le potenzialità del settore agroalimentare, l’offerta culturale e turistica. La rete è ritenuta sempre un concetto su cui ridisegna-
56
Una visione per la città di Udine
re una città capace di dialogare tra le proprie componenti costitutive,
maggiori e minori, nella convinzione che l’intreccio di competenze,
esperienze e opportunità di ognuno sia fattore decisivo per lo sviluppo significativo della città futura. La città-rete, nelle visioni prodotte
dai tavoli di rappresentanza, è una città che rispetta e valorizza le differenze al suo interno e quelle del territorio che alla città guarda. È
una città capace di ricostruire un solido tessuto di relazioni sia all’interno del contesto urbano, sia con il suo territorio più ampio.
Qui le visioni introducono due nuovi termini, entrambi presenti nei
diversi temi discussi ai tavoli: aggregazione ed eccellenza.
L’aggregazione richiama la volontà di ridurre la complessità e la dispersione delle iniziative, delle attività e delle relazioni. Aggregare
soggetti ed enti diversi per poter concentrare e non disperdere le
risorse, sia pubbliche che private, per migliorare qualitativamente i
prodotti e i servizi offerti.
L’eccellenza segnala invece la necessità di sapere scegliere, selezionare, valorizzare quello che davvero merita e offre il più alto standard
qualitativo di offerta e servizi. Udine e il territorio friulano vantano
molte eccellenze in diversi settori, ma – per i partecipanti ai tavoli
– nessuna, singolarmente, è in grado di poter rappresentare oggi l’elemento cardine da cui partire per disegnare lo sviluppo futuro della
città. Le eccellenze sono ancora frammentate, divise, singolari, sottocapitalizzate o sottodimensionate, rappresentano utenti e mercati
parziali. Chiedono però di essere valorizzate, aggregate, sostenute per
sviluppare al massimo le potenzialità che dichiarano.
Occorrono percorsi di sviluppo condivisi anche per stabilire quali eccellenze possano caratterizzare la Udine del futuro. Udine del 2024
deve diventare una città speciale, unica perché risultato della valorizzazione delle sue diverse e molte eccellenze. Le comunità della città
e del territorio devono diventare un corpo sociale unito intorno ad
alcuni elementi che riconosciamo insieme come caratterizzanti della
nostra città-rete.
Una visione di ruolo, quindi, prima che di funzioni, da assegnare alla
città futura.
Una città-rete o città-hub, che cresce in strettissima sintonia (in rete)
con il territorio friulano. Forse il Friuli come città diffusa, il cui nucleo
centrale sia quella che oggi chiamiamo Udine.
Agenda del Futuro - Udine 2024
57
Dai tavoli emerge l’invito (e il tema che viene proposto ora ai prossimi
dieci tavoli che tratteranno il tema delle strategie per la Udine del
futuro) a tenere conto di alcuni aspetti chiave sui quali sviluppare gli
obiettivi di medio e lungo periodo:
• la città ha risorse straordinarie che devono però ancora essere
sviluppate nelle loro effettive e piene potenzialità (come l’Università, le attività culturali o la presenza di popolazione immigrata) oppure che devono essere molto oculatamente gestite (come
l’energia, l’ambiente, il patrimonio anche paesaggistico del suo
territorio);
• la città necessita di policy aggregative, di promuovere sinergie fra
enti istituzionali e realtà associative (anche per migliorare la qualità della vita dei residenti);
• la città ha bisogno di maggior programmazione per garantire servizi migliori e sviluppo.
Il territorio ha bisogno di un centro propulsore forte e dinamico. La
città del futuro vuole ritrovare una sua identità interpretando quel
ruolo, in accordo col territorio, per dare impulso a un nuovo sviluppo, che passi per la creazione di un centro città più vitale, basato sul
commercio, sul turismo e sulla creatività giovanile, sulla capacità di
aggregare le risorse che esprime intorno alle sue le eccellenze e fare di
questo la propria forza propulsiva.
58
Una visione per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
59
60
61
Agenda del Futuro - Udine 2024
Una visione per la città di Udine
Cosa affiancare allo sviluppo
dei settori economici?
Immigrazione come risorsa
o come problema?
Come migliorare il rapporto
città/territorio
Cosa qualifica Udine
in termini di eccellenza
a tal punto da stimolare
investimenti?
62
Agenda del Futuro - Udine 2024
Una visione per la città di Udine
Come superare l’ostacolo
della frammentazione
amministrativa tra Comuni?
Sessione Tavolo Data Temi 63
01
01
14 ottobre 2014
ENERGIA - AGROALIMENTARE
Moderatore
Claudio Melchior
Udine come centro commerciale naturale
Partecipanti
Consulta delle professioni
Confapi FVG
Confindustria Udine
Ass. dei Consumatori
Confagricoltura Udine
Org. sindacali provinciali
Scuole Scuole
Diarista
Francesca Gatti
Bernardino Pittino, Presidente ordine
Architetti
Fabio Dominici, Imprenditore
Matteo Di Giusto, Imprenditore
Marco Missio, Federconsumatori FVG
Pierantonio Belletti, Agronomo
Ferdinando Ceschia, Segretario Generale
UIL Udine
Patrizio Zanelli, Docente ISIS E. Mattei
Latisana
Claudio Freschi, Docente Educandato Statale Collegio Uccellis Udine
64
Una visione per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
65
La migliore gestione dell’energia e delle risorse e il ruolo di Udine nel
panorama agroalimentare del proprio territorio: questi i due temi discussi durante il primo tavolo di lavoro di Agenda del Futuro - Udine
2024, uno sguardo che si proietta in avanti e analizza potenzialità da
sfruttare e strategie da mettere in atto.
tavolo di lavoro: l’individuo e le istituzioni. Da un lato quindi l’impegno individuale che diventa coscienza sociale e sensibilità collettiva ai
temi di risparmio e sostenibilità, dall’altro il potere politico che deve
dare risposte e regole uguali per tutti, ridurre i tempi burocratici, creare infrastrutture, investire.
Energia
Quale energia per il futuro di Udine
Il tavolo di lavoro è compatto nell’affermare che la migliore gestione
dell’energia inizia con il risparmio, a partire dall’efficienza energetica
degli edifici: il 90% degli edifici residenziali di proprietà, infatti, non
è efficiente. Gli investimenti in tal senso hanno ricadute positive non
solo in termini di risparmio sui costi di gestione ma anche di qualità
della vita, tutela delle risorse, indotto su imprese e occupazione.
I problemi da risolvere sono tanti, a livello locale e nazionale, dalla
visione politica alla coscienza sociale: mancano incentivi statali che
favoriscano sia l’acquisto delle tecnologie (rinnovabili, auto elettriche,
etc.) sia il loro utilizzo quotidiano; manca una strategia politica che
inneschi i progetti sul territorio in un’ottica a lungo termine mentre
sono messe in atto solo singole azioni ‘a spot’.
La visione per il futuro: Udine come centro virtuoso dell’energia
Udine potrebbe diventare fulcro dei comportamenti virtuosi del suo
territorio in tema di energia, riciclo ed efficienza puntando verso la
qualità totale del proprio tessuto urbano.
Gli edifici scolastici per primi dovrebbero essere ‘esemplari’ in tal senso ed essere costruzioni efficienti, autosufficienti energeticamente.
Efficienza significa anche sostenibilità della mobilità sul territorio: creare le piste ciclabili con criteri e progetto ad hoc, favorire la loro continuità tra centro e periferia, connettere il centro con i parchi urbani.
Programmazione e azioni immediate
Emerge in modo chiaro la dicotomia tra il bisogno di una programmazione politica a lungo termine sulle questioni energetiche e la necessità
di risposte immediate da parte delle imprese che sono in difficoltà.
‘Energia rinnovabile’ in questo paese significa burocrazia: bisogna
sveltire amministrazione e pratiche per accelerare lo sviluppo delle
aziende, magari guardando agli esempi virtuosi e vicini di Austria e
Slovenja. In una visione di lungo periodo, emerge la necessità di sensibilizzare la collettività ai temi della sensibilità ambientale, iniziando
proprio dal sistema scolastico dove questo tema è ancora assente. Bisogna ridurre i tempi burocratici, creare infrastrutture informatiche al
passo. La mancanza della rete in molte zone è una zavorra pesante che
mina la competitività delle imprese.
Chi deve agire
Sono due gli attori della responsabilità e dell’azione che emergono dal
Agroalimentare
Il ruolo della tecnologia nel settore
Le aziende del settore agroalimentare devono imparare a fare sistema in un settore che a livello regionale appare atipico e disgregato al
proprio interno. La rete internet è quel ‘collante’ che permette di fare
sistema tra imprese, creare sinergia e condivisione, gruppi di acquisto,
avviare strategie di promozione comuni che generano competitività.
La rete è opportunità anche per lo sviluppo turistico collegato all’agroalimentare: il turista conosce e compra in loco un prodotto che poi
può riacquistare comodamente da casa grazie all’e-commerce.
Opportunità: Udine come fulcro dell’agroalimentare
Dal tavolo di lavoro emerge come Udine non abbia una propria identità definita, identità che potrebbe trovare proprio nell’agroalimentare. È opinione condivisa che solo Udine possa diventare il centro di
questo settore: non avendo un proprio prodotto tipico, la città può
diventare centro unificatore di ciò che viene prodotto sul suo territorio senza creare tensioni e rivalità.
Per raggiungere questo obiettivo, Udine deve mettersi al servizio del
territorio, delle aziende e dei consorzi per promuovere il settore, la
costruzione di reti e la valorizzazione dei prodotti.
66
Una visione per la città di Udine
La visione per il futuro: Udine come traino del territorio
‘Identità’ è la parola chiave per Udine, condivisa dal tavolo: senza
identità non esiste crescita e non ha senso parlare di promozione o
competitività. La Udine del prossimo futuro deve avere un’anima con
una forte tipicità, riconoscibile e nota, che diventi vetrina per il proprio territorio: ecco che allora diventerà traino per tutto, non solo per
il settore agroalimentare.
Per questo tipo di visione, per mettere Udine al centro, è necessario
creare e formare un’imprenditorialità costruita su Udine come fulcro
turistico, agroalimentare, culturale e universitario.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 67
01
02
15 ottobre 2014
POPOLAZIONE – CAMBIAMENTO
E PROGRAMMAZIONE
Moderatore
Federico Costantini
Partecipanti
Confapi FVG
Confcommercio Udine
Legacoop FVG
Valter Vecchiato, Imprenditore
Antonella Colutta, Imprenditrice
Simone Ciprian, Operatore di Cooperativa
Sociale
Confcooperative Udine Marco Pascoli, Imprenditore
DiTeDi Marco Tommasi, Esperto scuola digitale
Consulta delle Professioni Nick Sandro Miranda, Consiglio Direttivo
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Udine
Comune di Udine
Gabriele Giacomini, Assessore all’Innovazione
Scuole Mirella Roberta Ricci, Docente ITC Zanon
Udine
Diarista
David Zanirato
68
Una visione per la città di Udine
L’evoluzione della popolazione, l’integrazione degli stranieri, la valorizzazione dei giovani, il sostegno alle classi sociali più deboli come gli
anziani e i disabili. E poi ancora gli spazi e le strutture a disposizione,
la conformazione territoriale, i metodi di programmazione delle scelte
future, gli attori che contribuiranno a definirli. Da questi elementi si
è sviluppato il secondo tavolo dell’Agenda del Futuro - Udine 2024.
Popolazione
Stranieri nuovo nervo della città: come integrarli?
Dal tavolo emerge che ci sono posizioni in parte divergenti, tra chi
dichiara di assistere a una immigrazione ‘ingovernata’ e quindi chiede
la fissazione di soglie di ingresso per facilitare la programmazione e
l’assorbimento, e chi invece dà per assodato e indubitabile il processo
di costante crescita dei migranti (anche a livello imprenditoriale), e
proprio per questo invita a guardarli come risorsa e non come problema, servendosi se necessario delle utopie. A tal proposito si chiede
di concentrarsi sulle politiche di integrazione a partire dai primissimi
gradi della scuola, per poi accompagnarle con interventi di mediazione culturale, linguistica e culinaria a livello di singoli quartieri.
Spazi e spazio ai giovani
Il sostegno a questa fascia della popolazione, che secondo alcuni ruota
e si modifica di quinquennio in quinquennio, deve passare attraverso interventi specifici in età scolare, promuovendo la loro autonomia
dalle famiglie, l’aggregazione sociale, la responsabilizzazione e il coinvolgimento nelle attività della città. Parallelamente, per agganciarli al
mondo del lavoro, c’è convergenza dei partecipanti rispetto alle iniziative di alternanza scuola-lavoro, revisione del sistema di orientamento, trasformazione dei processi di acquisizione delle competenze, da
ritarare in base ai rapidi mutamenti del mercato e della società. Nel
momento in cui arriva la prima occupazione vanno creati dei processi
di attivazione dei giovani: tirocini specifici, sostegno alle StartUp, revisione delle formule di contratti, paracadute sociali.
Chi pagherà le pensioni se rimarranno solo gli anziani in città?
Sulla crescita della popolazione anziana sono tutti concordi, anche
se c’è chi mette in luce come sia necessario distinguere tra Udine e il
Agenda del Futuro - Udine 2024
69
resto della provincia. A livello di pensioni, la sostenibilità del sistema
pensionistico da alcuni viene definita come un falso problema, a patto che le contribuzioni vengano separate dagli altri capitoli di spesa
dell’Inps. In fatto di sostegno a questa fascia della popolazione tra le
soluzioni proposte vi è l’intensificazione della prevenzione primaria
e il miglioramento degli stili di vita, iniziative di volontariato sociale
e nuove modalità di residenzialità urbana o anche la Cittadella della
salute.
Struttura urbana della città per evitare quartieri dormitorio
A chi ha lamentato negli ultimi decenni una eccessiva espansione del
tessuto cittadino con conseguente eccedente cementificazione, il rappresentante dell’amministrazione comunale ha precisato il cambio di
rotta, con la riduzione delle stime di edificabilità e con lo spostamento delle (poche) risorse a disposizione in favore dell’efficientamento
dell’esistente e quindi su un percorso di sostenibilità ambientale.
Per evitare i quartieri dormitorio molteplici le soluzioni proposte: dai
progetti di integrazione culturale e sociale, a eventi aggregativi tematici, all’incentivazione dei negozi di prossimità e al decentramento
territoriale per i servizi nonché una maggiore partecipazione diretta
alle scelte, attraverso comitati di zona e consulte tematiche. Il tutto in
maniera coordinata tra i vari ambiti cittadini.
Cambiamento e programmazione
Come si impara a programmare il futuro di una città?
Prioritaria la cultura della partecipazione e della mediazione nell’assunzione delle decisioni anche se c’è chi rivendica la necessità di arrivare a un momento di sintesi e quindi di scelta definitiva, nel rispetto
dell’interesse comune.
Ci devono essere poi obiettivi sicuri, certi, misurabili, con degli step
intermedi ed eventualmente riprogrammazioni in base a fattori che
mutano nel tempo. Si richiede il ritorno alla residenzialità in centro
storico, si invita gli architetti a riconsiderare le nuove costruzioni in
ottica di Comunità, si sottolinea l’importanza di aver iniziato a lavorare per il centro commerciale naturale di Udine, magari, suggerisce
qualcuno con l’aggiunta di novità dai negozi H24 a quelli tematici per
venire incontro agli stranieri.
70
Una visione per la città di Udine
Chi possono essere gli attori che portano a cambiare, creando una nuova
massa critica intorno ai progetti?
Unitarietà di vedute sul fatto che tutti, nessun cittadino escluso, deve
essere incluso nei processi di programmazione, secondo i diversi livelli previsti dal processo (informazione, consultazione, condivisione) e
attraverso modalità innovative di partecipazione (comitati di zona, di
quartiere, consulte, ecc.). A patto che poi chi è chiamato a decidere,
fa notare qualcuno, si assuma la responsabilità delle proprie scelte. Si
richiede per questo competenza da parte delle persone che siedono
nei tavoli decisori e che si eviti che le lobby prendano il sopravvento.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 71
01
03
16 ottobre 2014
COMMERCIO - SERVIZI
Moderatore
Claudio Melchior
Partecipanti
Org. sindacali provinciali Roberto Muradore, Segretario Generale
CISL Udine
Confcommercio Udine Carlo Dall’Ava, Imprenditore
Scuole
Roberto Cocchi, Docente Liceo Scientifico
Niccolò Copernico Udine
Ass. dei Consumatori
Giuseppe De Martino, Responsabile regionale Adiconsum FVG
Confcooperative Udine Stefano Chiandetti, Vice direttore
Scuole Anna Maria Fehl, Docente ITI Malignani
Udine
DiTeDi Elisabetta Nicli, Imprenditrice
Scuole Ernesto Costalunga, Docente ITG Marinoni Udine
Diarista
Luciana Idelfonso
72
Una visione per la città di Udine
Commercio - servizi
Un punto di vista che è emerso durante il tavolo da tutti i partecipanti
è che commercio e servizi sono legati l’uno all’altro. I servizi sono
intesi come parcheggi, mezzi di trasporto e viabilità ma anche come
cura del verde, spazi di attesa, connessioni tecnologiche.
Non si può pensare a Udine come a un parco commerciale naturale senza che vi siano parcheggi adeguati, senza riconsiderare i flussi
dei bus, senza capire l’importanza della presentazione della città che
deve essere attenta sia ai propri cittadini che ai turisti. Andrebbero
riviste le politiche di apertura dei punti vendita che potrebbero andare a integrazione delle aree commerciali esterne. Tutte le attività
andrebbero animate con eventi culturali, perché la città non è solo
commercio. Al suo interno, infatti, ha diverse sfaccettature per diversi target.
Promozione
La funzione della città è quella di fungere da vetrina e punto di ritrovo
con lo scopo principale di promuovere l’intero territorio. Udine deve
diventare il perno per la valorizzazioni delle tipicità dell’intero Friuli,
che siano enogastronomiche o manifatturiere, per lanciare le bellezze
naturali che la circondano.
Udine, deve essere una città di servizio a disposizione del territorio.
Così facendo, creando una propria identità, l’intera area potrebbe
evolversi in questo momento di crisi valorizzando i propri punti di
forza. La città, inoltre, dovrà anche considerare la conservazione delle
botteghe, reinserite nel contesto del centro urbano anche dalle grandi
catene, utili per i residenti del cuore cittadino.
Socialità
La città, ma anche il suo hinterland, ha la necessità di luoghi di aggregazione. Questi possono essere identificati nelle scuole, in spazi
di quartiere, in luoghi o strutture dedicate ai giovani, agli anziani ma
anche a famiglie con figli piccoli.
La città deve essere un salotto ‘buono’ utilizzato da tutti. La socialità,
infatti, l’antica funzione della piazza, si è trasferita oramai on-line e
per riportare le persone in centro vanno offerte alternative attente alle
varie esigenze.
Agenda del Futuro - Udine 2024
73
Regole
Per trasformare il centro di Udine in un polo, in un centro commerciale naturale, ci vogliono regole. Un orientamento, per lo più amministrativo, può essere dato dal mondo della politica che però non
deve interferire nella gestione. Questa parte potrebbe essere svolta da
delle cooperative che al loro interno potrebbero raggruppare i commercianti, o anche più tipologie di attori. All’interno delle regole, va
considerata anche la mutazione del tessuto sociale che Udine vivrà nei
prossimi anni, dove la presenza di friulani non sarà la medesima di
oggi per via dell’integrazione culturale.
Infrastrutture
In città mancano degli hub per permettere a turisti, cittadini o pendolari di sfruttare i momenti morti della giornata. Ci vorrebbero dei
punti di ritrovo funzionali e ben curati che permettano la sosta. Così
come ci vorrebbe una nuova organizzazione del centro studi, luogo in
cui i giovani possano avere spazi appositi dove imparare ad apprezzare le bellezze della città e cosa può offrire loro. Bisognerebbe riconsiderare le unità abitative per gli anziani, o meglio per la quarta età,
piccole ma funzionali, e prendere in considerazione la realizzazione di
spazi per bambini, come asili nido aziendali. Rendere fruibili le scuole
sia come punti di ritrovo per ogni zona, sia per permettere l’accesso
alle biblioteche e alle sale informatiche.
Costi
I costi dei servizi vanno spalmati tra pubblico, privato e utilizzatore.
Le aziende potrebbero essere incentivate per incrementare i servizi
offerti al pubblico in cambio di incentivi o detassazione. I cittadini
potrebbero pagare in base al reddito. L’esigenza, però, avvertita da
molti, è che il costo dei servizi è già molto alto per ciò che si ha in cambio. Ci vorrebbe quindi una riorganizzazione che li renda efficienti.
Riconversione
Se nel futuro il centro di Udine riconquisterà il suo ruolo, il tavolo si
è chiesto anche come poter riconvertire i centri commerciali dismessi,
insieme con le ex caserme già presenti sul territorio, perché non diventino degli eco-mostri. L’idea sarebbe la loro riqualificazione per lo
74
Una visione per la città di Udine
sviluppo di una tipicità importante, come quella delle antiche botteghe e dei lavori artigianali. La crisi, infatti potrebbe ridare nuovamente spazio a mestieri dimenticati ma assai utili e che potrebbero trovare
al loro interno laboratori adatti per l’insegnamento della professione.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 75
01
04
21 ottobre 2014
LAVORO - UNIVERSITÀ
Moderatore
Claudio Melchior
Partecipanti
Confcooperative Udine Comune di Udine Paolo Tonassi, Responsabile revisioni
Antonella Nonino, Assessore diritti e inclusione sociale
Org. sindacali provinciali Franco Colautti, Segretario Generale CISL
Alto Friuli
Associazioni Culturali Elena Tammaro, Imprenditrice
Università di Udine
Silvio Brusaferro, Docente Dipartimento
Scienze Mediche e Biologiche
Scuole
Carla Paduano, Docente ITG Marinoni
Udine
Scuole Graziella Mocellin, Docente ITC Malignani 2000 Cervignano del Friuli
Diarista
Giada Marangone
76
Una visione per la città di Udine
Qual è lo scenario futuro, a dieci anni, riguardo l’Università e il lavoro
per lo sviluppo e la crescita economica del nostro territorio? Questi
i due temi trattati durante il quarto tavolo di lavoro di Agenda del
Futuro - Udine 2024, uno sguardo che proietta in avanti e analizza le
potenzialità da sfruttare e le strategie da attuare per Udine e il territorio circostante.
Università
Quale Università per il futuro?
Un’Università aperta, che dialoghi e crei sinergie con i diversi soggetti
del territorio (enti, imprese, consorzi, associazioni di categorie), che
offra sia una formazione trasversale (adatta per far fronte alle competenze eterogenee in contesti micro o in aziende in fase di startup e
che quindi formi soggetti in grado di operare in ambienti dinamici e
complessi) ma anche specializzata (per venire incontro alle richieste
del territorio come, ad esempio, un manager della montagna o di altri
settori strategici per il territorio di Udine), che consenta una formazione continua (lifelong learning) in grado di fornire gli skill necessari
in risposta a quelle che sono le mutevoli esigenze dell’impresa.
Un’Università che sia palestra, laboratorio e fucina di nuove idee,
nuovi progetti e ricerche e che metta il proprio know-how al servizio
dei diversi attori che operano sul territorio per diventare uno degli asset strategici per la nostra città. Un’Università che operi e metta in rete
i risultati, in grado di valorizzare le risorse e le eccellenze del nostro
territorio, che trasformi criticità in opportunità.
Quali azioni per l’Università del futuro?
È necessario avvicinare l’Università al mondo delle imprese mediante
finanziamenti diretti o co-finanziamenti a fronte di ricerche brevettabili prendendo spunto dal modello anglosassone.
Bisogna stabilire un sistema di premialità con imprese, enti locali e
associazioni di categoria che collaborano in sinergia e proattivamente per una progettazione condivisa. L’impresa che investe in ricerca
nell’Università va premiata, ad esempio con sgravi fiscali, e vanno varati accordi e protocolli con altre realtà per favorire incentivi per i
soggetti che avviano percorsi virtuosi. La premialità va intesa anche
in senso opposto. La Regione Friuli Venezia Giulia ha il più alto tasso
Agenda del Futuro - Udine 2024
77
di ricercatori per densità abitativa. Devono essere premiate le persone
che operano all’interno delle Università con un’apertura verso l’esterno e che si occupano di tematiche e problematiche d’interesse per
il territorio, come innovazioni, tecnologie, sanità, ecc. Vanno inoltre
premiate quelle pubblicazioni che portano alla creazione di un brevetto e alla nascita di uno spin-off universitario, che permettono cioè
la formalizzazione giuridica del processo di ricerca. Bisogna trovare
meccanismi in grado di stimolare la ricerca, monitorare i risultati e garantire trasparenza nei processi. L’Università ha assoluto bisogno che
la città investa su servizi di accoglienza, ricettività, reti wi-fi e strutture
per migliorare l’offerta collegata al sistema universitario.
Visione per il futuro: Udine polo universitario d’eccellenza
Udine deve diventare ed essere conosciuta come città universitaria, in
grado di creare, mantenere e promuovere un’inter-relazione tra economia, sviluppo e socialità. La visione è quella che Udine diventi un
distretto di un bacino di Università europee grazie all’innovazione e
alla valorizzazione delle eccellenze del territorio.
Quali sono le parole chiave per l’Università del futuro?
Flessibilità, sinergia, rete, innovazione.
Lavoro
Quali sono i settori economici che possono portare in questo territorio
maggiore sviluppo e crescita economica?
I settori economici su cui puntare per sviluppare le potenzialità del
nostro territorio sono le eccellenze della regione: natura, turismo, cultura, agroalimentare. Inoltre è necessario puntare su made in Italy,
welfare e servizi alla persona, industria ad alto valore aggiunto.
Quali azioni mettere in campo per la crescita?
Vanno potenziati i servizi alla persona in grado di creare valore aggiunto per l’intera comunità e accrescere il welfare di prossimità; oggi
l’offerta è standardizzata e monolitica su una richiesta che invece è
differenziata. Per quanto concerne il settore culturale, emerge la necessità di puntare sulla formazione degli operatori rispetto al piano
culturale e creare sinergia tra turismo, food e cultura mediante piani di
78
Una visione per la città di Udine
comunicazione integrati e trasversali e politiche di marketing mirate.
È necessario creare rete, sinergie sul territorio e propulsione verso l’esterno. La cultura può diventare un volano anche per lo sviluppo del
manifatturiero, del commercio e di altri settori di nicchia del territorio.
Vanno promosse nuove forme di turismo come il ‘turismo sostenibile per persone fragili’ (gli anziani, i disabili), sfruttando l’efficienza
e diffusione dei servizi sanitari presenti sul territorio, e creando dei
servizi con percorsi sostenibili, diete adeguate ai diversi target: Udine
potrebbe essere il perno di questo nuovo modo di fare turismo.
È inoltre necessario promuovere le specificità del nostro territorio (ad
esempio le montagne delle Dolomiti Friulane, patrimonio Unesco, le
località balneari, le città culturali, l’enogastronomia, ecc.).
Va incentivata e premiata l’impresa virtuosa, capace di mettersi in rete
e fare sistema per un vantaggio comune, potenziare le aree con energie
rinnovabili, la banda larga e le infrastrutture tecnologiche. Con l’Università va innescato un circolo virtuoso creando una filiera selezionata
su qualità. Una visione, cioè che punti prima di tutto su qualità ed
eccellenze del territorio. La società darà sempre più importanza ai valori, pertanto una sfida da attuare per le imprese del nostro territorio
è l’etica che potrebbe rappresentare per alcune parti di produzione un
nuovo valore del territorio per creare identità e di percepire la realtà.
Visione per il futuro: Udine centro di aggregazione per lo sviluppo economico del territorio
Sarà importante per il futuro del lavoro la capacità di fare rete tra i
diversi attori che operano sul territorio. La città di Udine dovrà diventare un polo di aggregazione per lo sviluppo del territorio, dovrà
raccontare, fare da cassa di risonanza delle specificità, ricevere informazioni e diffonderle in maniera corretta verso l’esterno. Lo sviluppo
cittadino partirà con uno sviluppo urbanistico equilibrato, creando
e alimentando la relazione tra i vari territori per lo sviluppo sociale
sostenibile. Saranno fondamentali i servizi in città (attività ricreativa,
cultura, spettacoli) per aumentare il tasso di socialità percepita e reale
e sviluppare crescita etica e le potenzialità locali.
Quali sono le parole chiave per quanto riguarda il futuro del lavoro?
Cultura, inclusione, accoglienza, collegamenti, rete, sostenibilità, eticità.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 79
01
05
22 ottobre 2014
CITTÀ - CULTURA
Moderatore
Claudio Melchior
Partecipanti
Confagricoltura Udine
Carlo Costantini Scala, Consulente
Confartigianato Udine
Francesco Roiatti, Imprenditore
Comune di Udine Enrico Pizza, Assessore mobilità e ambiente
Consulta delle Professioni Luigi Pravisani, Consigliere Collegio periti
agrari e periti agrari laureati Udine
Scuole
Emanuele Bertoni, Docente ISIS D’Aronco
Gemona del Friuli
Scuole
Adriano Lecce, Docente Liceo Artistico
Sello Udine
Legacoop Fvg
Elena De Matteo, Revisore di cooperative
Diarista
Giada Marangone
80
Una visione per la città di Udine
Quale ruolo deve assumere Udine nel futuro? Quali sono gli elementi
che distingueranno la città di Udine nei prossimi dieci anni? La cultura potrebbe essere il volano per lo sviluppo del territorio? Città e
Cultura sono stati i temi trattati durante il quinto tavolo di lavoro di
Agenda del Futuro - Udine 2024.
Città
Udine e il rapporto con i Comuni della conurbazione. Quale deve essere
il ruolo della città di Udine nel futuro?
La città di Udine deve rispecchiare le esigenze del territorio, deve
essere centro di aggregazione importante, fucina di innovazione nel
rispetto delle proprie identità e radici.
Udine deve diventare un luogo dove elementi e valori quali salute, benessere e tempo libero coesistano. Deve, inoltre, essere il centro che si
mette al servizio delle realtà limitrofe, dove cultura, turismo ed economia agiscano in maniera sinergica per il benessere dell’intera comunità.
Udine deve essere un incubatore delle diverse realtà che la popolano,
un luogo dove ‘vivere la città’ e che ne rappresenti gli aspetti peculiari
(le proprie specificità). Deve essere una vetrina delle eccellenze e un
catalizzatore di potenzialità per le future generazioni.
Quali azioni per sviluppare le potenzialità della città?
È necessario agire sulla mobilità, potenziando i mezzi di trasporto
pubblici, il bike sharing, le piste ciclabili, le rastrelliere per le bici,
creando parcheggi di scambio, parcheggi con zona dedicata per ricaricare l’auto elettrica, una metropolitana leggera.
Bisogna riqualificare alcune zone (ad esempio l’area limitrofa al centro studi) ed edifici (magari rendendo vecchi edifici in disuso dei centri culturali e aggregativi al servizio della cittadinanza); investire sulle
infrastrutture esistenti e crearne di nuove e funzionali, a misura delle
esigenze della comunità e del territorio; valorizzare e far conoscere
le aree verdi della città con eventi culturali e dedicati al benessere,
potenziando i servizi e le attività economiche (sostenendo anche le
iniziative dei privati).
Bisogna fare sistema e creare sinergia tra i diversi luoghi di aggregazione e tra i diversi soggetti che vi operano. La scuola si identifica come
il primo luogo dove si crea socialità, crescita e unione per lo sviluppo
Agenda del Futuro - Udine 2024
81
della città; inoltre potrebbe essere il luogo dove si crea la cultura per
la mobilità sostenibile.
È necessario pensare alla città come qualcosa di diverso dal puro servizio primario (ad esempio creare piscine nel centro cittadino) e ripensare Udine rispetto all’evoluzione demografica che la città subirà
nei prossimi anni (maggiore prospettiva di vita e nuove esigenze per la
comunità implicano più servizi dedicati).
Emerge, inoltre, la necessità di promuovere e collegare il turismo alla
cultura e al commercio mediante programmazione e coordinamento dei diversi attori che operano sul territorio. Bisogna incentivare
le partnership pubblico-privato e spingere affinché l’impresa investa
nella cultura e nei centri di aggregazione.
Bisogna far partecipare i giovani e la comunità ai processi decisionali
volti allo sviluppo economico, culturale e sociale della città.
È fondamentale dare nuova linfa all’artigianato e i FabLab, laboratori
digitali, utilizzando spazi liberi e riconvertibili, potrebbero essere un
elemento di interconnessione tra scuola, privati e imprese.
Quale visione per il futuro? Udine città intelligente al servizio del territorio (cittadini, imprese, istituzioni)
Udine deve essere una città proiettata al futuro, una città che metta in
connessione il capitale umano che la abita e la vive con sistemi di mobilità, tecnologie, strutture e attività che migliorino la qualità di vita
di imprese, cittadini ed istituzioni. Udine dovrà essere una città dalla
chiara identità, che promuova e valorizzi le eccellenze e le specialità
del proprio territorio, la cultura e che sia al servizio della popolazione
e dei territori limitrofi.
Parole chiave
Mobilità sostenibile, aggregazione, turismo, cultura, artigianato, eccellenze, specialità, flessibilità, aspetto sociale.
Cultura
Quale deve essere il ruolo del centro storico? Solo culturale?
Udine deve essere il centro delle attività culturali e ricreative, con
servizi e infrastrutture dedicate alla valorizzazione del patrimonio
storico-culturale e deve investire sulle strutture legate alla cultura del
82
Una visione per la città di Udine
benessere. Udine deve diventare un punto di aggregazione e socialità
dove si crea e si produce cultura (è necessario investire sullo sviluppo
culturale sostenibile).
Partendo dalle sue origini, Udine deve riscoprire i mestieri antichi in
chiave moderna (ad esempio con i FabLab); questo potrebbe rappresentare il volano economico per la città, la propulsione a imparare
dei giovani, e mettere in atto, utilizzando la fantasia, la riscoperta del
saper fare.
Udine deve diventare motivo di orgoglio e brand all’esterno, oltre che
per chi ci vive.
Quali azioni per promuovere la cultura a Udine?
È auspicabile la creazione di un inventario dei luoghi dedicati o dedicabili alla cultura; mettere in sicurezza luoghi dove organizzare eventi
culturali e ricreativi per far vivere (o rivivere) il centro storico. Dopo
la mappatura, redigere una sorta di piano regolatore della cultura che
permetta uno sviluppo urbanistico organico, articolato e razionale in
tale ambito.
Al termine della mappatura si potrebbe pensare di redigere una sorta
di ‘piano regolatore’ della cultura che permetta uno sviluppo urbanistico organico, articolato e razionale in tale ambito, che tenga conto
del contesto nel quale si andrebbe ad operare.
Bisogna comunicare (anche con i nuovi media) le iniziative culturali.
Un altro modo di far cultura è ‘vivere le aree verdi’, farle conoscere
alla cittadinanza (per fare jogging, per realizzare eventi musicali e culturali, per creare nuovi spazi di aggregazione e socialità).
Bisogna diventare consumatori di cultura (ad esempio la cultura deve
creare cultura della legalità, della sicurezza, del benessere, è necessaria
una maggiore sensibilità verso tematiche ambientali) e questa rivoluzione culturale deve partire dai giovani e dalla scuola.
Emerge la necessità di costruire e diffondere il concetto di cooperativa di comunità per dare risposta a quelle che sono le esigenze del
territorio. Bisogna promuovere le buone pratiche, creare commistione tra i diversi ambiti e attori che operano sul territorio. Compare
fondamentale collegare l’economia alla cultura; ad esempio l’artigianato con le fiere, gli stand in piazza potrebbe essere il veicolo per la
diffusione della cultura del fare.
Agenda del Futuro - Udine 2024
83
Si ipotizza la creazione di un luogo stabile per far conoscere le specialità e tipicità del territorio che diventi una vetrina delle eccellenze.
Bisogna, inoltre, promuovere la cultura come elemento fondamentale
per l’economia (stimolare le giovani menti a mettersi in proprio, a
inventare un nuovo mestiere, al passaggio generazionale e all’innovazione nel rispetto della tradizione).
I musei devono assumere una nuova identità, essere più interattivi. Si
potrebbe realizzare un museo all’avanguardia, il ‘museo del fare’, con
spazi interattivi e innovativi, per attrarre turisti e visitatori e fungere
da volano per gli altri musei, eventi, iniziative (culturali e non) della
città.
Quale visione per il futuro? Udine capitale della ‘cultura del fare’
Udine deve diventare la capitale della ‘cultura del fare’ e della qualità,
dell’efficienza, del benessere e questo deve diventare motivo di orgoglio e di specificità per l’intero territorio.
Parole chiave
Benessere, qualità, fare, orgoglio, specificità, rete, scuola, comunicazione, identità.
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Una visione per la città di Udine
Sessione Tavolo Data Temi 01
06
23 ottobre 2014
INVESTIMENTI - MOBILITÀ
Moderatore
Andrea Guaran
Partecipanti
Confartigianato Udine
Confindustria Udine
Ass. dei Consumatori
Friuli Innovazione
DiTeDi
Associazioni culturali
Scuole
Scuole
Diarista
Chiara Andreola
Paolo Capizzi, Imprenditore
Francesca Cancellier, Imprenditrice
Wanni Ferrari, Presidente Federconsumatori Udine
Claudia Baracchini, Area Fare Impresa &
Incubatore
Carlo Tasso, Componente del Consiglio di
Amministrazione
Vittorio Vella, Imprenditore
Annalisa Chirico, Docente Liceo Caterina
Percoto Udine
Giovanni Cucci, Docente ISIS Bonaldo
Stringher Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
85
Udine come centro collettore delle idee legate alle nuove tecnologie e
luogo di incontro di persone per farle crescere; ma anche come città
pedonale, che offra una formazione d’eccellenza e faccia conoscere il
territorio e il suo tessuto produttivo ai propri giovani perché possano
immaginarsi un loro futuro in Friuli invertendo il trend di fuga verso l’estero di cervelli e aziende. Queste le idee emerse nel tavolo del
24 ottobre su investimenti e mobilità: due temi diversi, ma collegati
nell’ottica della valorizzazione di Udine e del Friuli.
Investimenti
Udine, luogo di concretizzazione delle potenzialità della rete
I partecipanti al tavolo hanno concordato sul fatto che i punti di forza di Udine sono la posizione geografica vantaggiosa nei confronti di
Mitteleuropa ed Est Europa, una buona qualità della vita, e un buon
numero di edifici in disuso che potrebbero essere recuperati: il che
può renderla luogo ideale per creare spazi di incontro in cui giovani
imprenditori, artigiani, creativi ed altri possano sviluppare insieme e
di persona idee circolate in rete, mettere in campo progetti di coworking e cohousing per condividere idee e risorse umane, lanciare progetti pilota sul modello delle smart city e diventare ‘città educante’ in
questo campo. Questo porterebbe Udine a recuperare quel ruolo di
centro di mercato che un tempo aveva e che ora ha perso con lo spostamento delle attività commerciali in periferia, attirando investimenti
sia pubblici che privati nell’economia della conoscenza.
Le lacune da colmare
Per fare questo è però necessario colmare alcune lacune: in primo
luogo la scarsa connettività, che ostacola il lavoro di cittadini e imprese scoraggiando gli investimenti; così come i vincoli burocratici, che
pesano non solo sulle aziende, ma anche sull’effettiva possibilità di accedere a fondi pubblici sia nazionali che europei: questione cruciale in
quanto le dimensioni di Udine e dintorni non sono tali da giustificare
investimenti importanti da parte dei privati.
Anche la formazione dei giovani è spesso carente: non solo su inglese
e nuove tecnologie, ma anche in quanto a conoscenza del territorio,
così che le nuove generazioni non sono nemmeno portate a immaginare un loro futuro qui.
86
Una visione per la città di Udine
Da colmare è quindi anche la mancanza di un senso di appartenenza e
di solidarietà territoriale, che consenta di ragionare in una prospettiva
comune tra città e hinterland.
Le possibili risposte
Di qui il tavolo ha identificato alcune priorità per investimenti che a
loro volta ne stimolino altri. La rete innanzitutto, così da consentire
un’operazione di ‘marketing territoriale’, far conoscere al di fuori dei
confini della regione le eccellenze del territorio e riattivare non solo
la domanda locale, ma anche nazionale e internazionale; quindi la
sburocratizzazione e la defiscalizzazione per le aziende, come la freezone proposta alla Regione da Confindustria; percorsi formativi per le
scuole di ogni ordine e grado, che consentano di conoscere il territorio e di elaborare progetti per il futuro incentrati su di esso; alternanza
scuola-lavoro; il recupero degli spazi in disuso, da destinare a progetti
di formazione, incubatori d’impresa e simili.
Mobilità
Udine, città a misura di pedone
Unanime è stato il consenso sul fatto che il futuro del centro città
sia la pedonalizzazione: il che implica però l’esistenza di parcheggi
di scambio in periferia, di un servizio di mezzi pubblici efficiente, di
piste ciclabili estese ed effettivamente fruibili, sistemi di bike sharing
e di car sharing. La pedonalizzazione del centro peraltro, secondo i
partecipanti, non costituirebbe necessariamente un ostacolo per le
attività commerciali: se queste si muovessero in maniera coordinata
potrebbero infatti proporsi in un’ottica di centro commerciale naturale, avendo – rispetto ai centri commerciali propriamente detti – il
vantaggio di situarsi in un contesto più piacevole.
Pedonalizzare, un lavoro su più fronti
Per rendere un centro pedonale effettivamente fruibile non bastano
però i parcheggi scambiatori e i collegamenti tra questi e la città, ma
serve creare una mentalità per il loro utilizzo. Anche in questo vengono in aiuto le nuove tecnologie: utile può essere guardare ad esempi
come Helsinki, dove è stata elaborata una app per un servizio di autobus on demand. Ciò stimolerebbe anche l’imprenditorialità dei giova-
Agenda del Futuro - Udine 2024
87
ni, considerati da tutti la vera forza in questo settore, per la creazione
di ‘app del territorio’. Inoltre è necessario creare una mentalità della
mobilità sostenibile, con l’introduzione di buone pratiche nelle scuole, dibattiti pubblici, concorsi di idee e diffusione di quanto emerso
da studi in questo settore.
Città e hinterland
Più difficoltoso è invece pensare a una mobilità sostenibile tra città
e hinterland soprattutto per i pendolari, a causa di una rete viaria e
ferroviaria inadeguata e di una carenza di infrastrutture: è lì che sta la
priorità per gli investimenti pubblici, così da rendere poi convenienti
quelli privati per garantire i servizi di trasporto. Utile in questo senso può essere coordinare fondi locali, nazionali ed europei, creando
magari una rete tra città che consenta non solo di avervi accesso, ma
anche di gestire insieme alcuni servizi – creando ad esempio un consorzio per l’acquisto dei mezzi, rivolgendosi ad un unico fornitore per
ottenere condizioni più vantaggiose – e creare modelli replicabili. Per
questo occorre ragionare in una prospettiva di area metropolitana,
superando la frammentazione esistente tra Comuni a livello amministrativo: via privilegiata a questo scopo è quella di pensare a spazi
decisionali e di discussione che vadano oltre le istituzioni e la durata
dei mandati delle singole amministrazioni coinvolgendo l’intera società – come possono essere i tavoli di lavoro di Udine 2024 – e lasciando
alle Province in via di eliminazione un ruolo di coordinamento delle
politiche comunali.
88
Una visione per la città di Udine
TAVOLO STUDENTI
Data 20 novembre 2014
Moderatore
Paolo Ermano
Partecipanti
Francesco Tognato
Sofia Giunta
Nicola Petrucco
Valerio Velardi
Fabio Manzini
Matteo Qualizza
Federico Fattori
Chiara Pellecchia
Ambra Canciani
Margherita Mauchigna
Emanuele Bertoni
Diarista
Chiara Andreola
Studente Liceo classico Jacopo Stellini Udine
Studentessa Liceo classico Jacopo Stellini
Udine
Studente Liceo scientifico Giovanni Marinelli Udine
Studente Liceo scientifico Giovanni Marinelli Udine
Studente Convitto Nazionale Paolo Diacono
Studente Liceo scientifico Niccolo Copernico
Udine
Studente Liceo scientifico Niccolò Copernico
Udine
Studentessa Istituto Tecnico Commerciale
Antonio Zanon Udine
Studentessa Liceo Caterina Percoto Udine
Studentessa Educandato Statale Collegio
Uccellis Udine
Docente referente della Consulta provinciale
degli studenti Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
89
Una città aperta al mondo, con spazi in cui i giovani possano esprimersi per far nascere iniziative dal basso, e che torni a essere viva
concretizzando il centro commerciale naturale o utilizzando gli
eventi già esistenti come volano per la vita sociale nella quotidianità:
è questa la Udine che vorrebbero i giovani del capoluogo e della
provincia, rappresentati da dieci ragazzi della Consulta provinciale
degli studenti.
Università: piccolo è bello, ma solo se in rete
Per gli studenti delle scuole superiori, la prima occasione per uscire
di casa è l’Università: e se diversi partecipanti hanno riconosciuto che
l’Ateneo friulano rappresenta un’eccellenza soprattutto nel campo
della medicina e gode di una buona rete di relazioni internazionali,
opinione condivisa è che una simile rete non trova poi riscontro nel
mondo del lavoro del Friuli Venezia Giulia, chiuso in se stesso.
Inoltre, la città offre poche opportunità di vita sociale agli studenti,
spingendo molti a scegliere altre sedi. Per questo sarebbe utile potenziare ulteriormente le relazioni con Atenei italiani ed esteri, puntare
su pochi settori di eccellenza nella formazione così da attirare i talenti
e rivitalizzare la città.
Spazi per i giovani, questi sconosciuti
A questo scopo il primo passo è disporre di spazi – oggi scarsamente
presenti oppure poco conosciuti – in cui i giovani si possano incontrare e dare vita dal basso a iniziative culturali in senso lato. Ciò aiuterebbe a superare l’isolamento tipico della ‘generazione Facebook’, che
si incontra solo in rete, e a valorizzare il vasto patrimonio associativo
della città in cui già esistono collaborazioni tra realtà che si occupano
degli stessi temi.
Buone pratiche adattabili al contesto udinese sono esperienze come
gli spazi giovani o alcuni circoli culturali presenti in provincia, prevedendo di destinare i fondi oggi utilizzati per organizzare eventi
‘dall’alto’ – spesso di scarso successo – per sostenere le iniziative nate
da queste realtà e il mantenimento della loro sede. Spazi sfruttabili a
tal fine potrebbero essere l’ex Upim, caserme in disuso, oppure quelli
rimasti liberi una volta avvenuta la prospettata abolizione delle Province.
90
Una visione per la città di Udine
Più arduo risulta utilizzare le scuole – pur definite «lo spazio più naturale» per la socializzazione dei giovani –, a causa dei vincoli burocratici che rendono difficile l’apertura pomeridiana per le attività
studentesche e per la carenza di aule spaziose: in questo senso offre
però un’esperienza positiva il Marinelli, dove, essendosi creata una
prassi di «aule studio pomeridiane», l’iniziativa viene portata avanti
senza difficoltà.
Unanime comunque l’opinione che siano i giovani a doversi prendere
la responsabilità di proporre e gestire le attività, potendo possibilmente contare su qualcuno che offra consulenza sul fronte burocratico.
Vivere il centro: dall’evento alla quotidianità
Diverse le ragioni per cui Udine viene vista come ‘città noiosa’: eventi
scarsamente interessanti per i giovani, la percezione che non ci sia
nulla da fare, l’età media alta dei suoi frequentatori dovuta anche alle
carenze nel trasporto pubblico che rendono impossibile raggiungere
il centro la sera.
Per rendere il centro più attrattivo i giovani propongono di puntare soprattutto su eventi musicali potenziando il Festival degli artisti
di strada, di rendere Friuli Doc un «Expo del Friuli» che vada oltre
l’enogastronomia, e soprattutto di dare spazio alle iniziative nate dai
proposti centri giovanili. Utile poi sarebbe creare tanti piccoli eventi
in stretta successione, così da non far calare mai l’interesse.
Altra proposta è quella di concentrare in un’unica via tutte le attività
commerciali, ricreative e culturali dedicate ai giovani – soprattutto
universitari –, così da creare un ‘centro commerciale naturale’ che –
come i centri commerciali propriamente intesi – offra molto di più che
il semplice shopping: questo porterebbe a un modo diverso di vivere
la città nel quotidiano, perché risveglierebbe l’interesse a frequentare
il centro in quanto percepito come luogo vivace.
Per quanto diversi partecipanti abbiano inizialmente sollevato il problema dei contrasti che si creano con i residenti nel tenere eventi
soprattutto musicali, e sostenuto quindi l’idea secondo cui il centro
dovrebbe essere non una zona residenziale ma un’area dedicata alle
attività commerciali e culturali, la maggior parte ha poi ammesso che
un centro disabitato è un centro destinato a morire, come già testimonia la desertificazione degli esercizi commerciali seguita al calo dei
Agenda del Futuro - Udine 2024
91
residenti: meglio piuttosto pensare a un ‘centro policentrico’, con aree
dedicate ad attività diverse, così da soddisfare le diverse esigenze.
Logistica e trasporti, il nodo della questione
I partecipanti sono però tornati a ribadire che il più grosso problema
nel rendere il centro realmente fruibile è quello delle infrastrutture e
dei trasporti.
Se l’ipotesi dei parcheggi scambiatori serviti da navette è ritenuta
valida, ancor più valido secondo i giovani è incentivare l’utilizzo dei
mezzi pubblici sin da principio potenziando il servizio verso l’hinterland e quello serale: un maggior numero di utenti porterà ad una
maggiore disponibilità di risorse economiche, consentendo ulteriori
investimenti.
Questo aiuterà anche a contrastare la mentalità dell’utilizzo dell’auto
a tutti i costi – attualmente una necessità in alcune aree della provincia
– soprattutto se unito ad un potenziamento delle piste ciclabili oggi
discontinue: una ciclabile unica Udine-Lignano, ad esempio, costituirebbe un notevole incentivo per il turismo.
Un’identità molteplice
Per quanto i partecipanti al tavolo si siano divisi in maniera quasi
omogenea tra chi ritiene che Udine abbia un problema di identità e
chi sostiene il contrario – sei contro quattro –, opinione condivisa è
stata poi che una città, in quanto unione di realtà diverse, ha per sua
natura un’identità multiforme. Il fatto che non sia chiaramente definita non è quindi percepito come un problema se non in un’ottica di
marketing territoriale, che consenta di ‘vendere’ a potenziali turisti e
investitori il ‘prodotto Udine’.
Ottime potenzialità da questo punto di vista sono rappresentate dal
concetto di Udine come crocevia di culture, oggi scarsamente valorizzato e penalizzato dall’assenza di una rete consolidata con altre realtà
del territorio: prova ne è la scarsa collaborazione nell’organizzare gli
eventi per il centenario della Grande Guerra. Concordando sul fatto
che una delle grandi carenze di Udine è la comunicazione non solo
verso l’esterno ma anche verso i residenti, i giovani hanno proposto
la creazione di una app, oppure di un sito unico che raccolga tutta
l’offerta culturale e ricreativa della città.
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93
Una visione per la città di Udine
Me ne vado, resto, anzi ritorno
Il parametro più significativo per giudicare se i giovani credono nel
futuro della realtà udinese è però verosimilmente la loro intenzione
o meno di continuare a viverci. Se buona parte dei partecipanti ha
manifestato l’intenzione di trascorrere comunque un periodo in altre
zone d’Italia o all’estero per conoscere realtà diverse, il discriminante per convincere al rientro è la disponibilità del lavoro desiderato e
trovare una città più aperta, vivace e multiculturale, efficiente sotto il
profilo dei servizi.
Sessione 02
UNA STRATEGIA PER LA CITTÀ
DI UDINE
La visione di Udine nel 2024 emersa nella prima sessione dei tavoli
di lavoro si costituiva in tre concetti chiave: Città Rete, come centro
nodale del territorio; Città di Innovazione, Cultura e Ricerca; Città
Vetrina delle eccellenze.
Nei 6 tavoli della seconda sessione sono state discusse le strategie che
possono portare la città a costruirsi e identificarsi nelle visioni proposte.
Gli elementi chiave emersi convergono intorno ad alcuni nodi cruciali
nello sviluppo della città: il ruolo del centro cittadino; la disponibilità
di spazi pubblici; una mobilità più moderna e intelligente; un salto
di qualità nelle gestione delle manifestazioni culturali e degli eventi;
l’educazione come ruolo approccio strategico
Il centro città
Una forte convergenza si è registrata sull’idea di sviluppo del centro
città.
Quella del centro commerciale naturale è la chiave strategica per lo
sviluppo della città. Un centro commerciale naturale differente rispetto a quanto offerto negli altri spazi commerciali in provincia. Un centro attivo e partecipato. Un centro commerciale che dovrebbe essere
organizzato e guidato da un soggetto terzo, un professionista, capace
di mediare fra gli interessi privati e quelli pubblici. Un centro commerciale che possa essere vetrina per il territorio soprattutto in chiave
turistica, attraverso un processo che porti la città ad ‘andare verso il
territorio’ rivedendo le proprie strategie culturali e di relazioni con il
territorio provinciale. Un atteggiamento ‘glocale’ che parta dalla città
e si riverberi sulle aree limitrofe.
Un obiettivo che si sviluppa superando alcuni elementi critici: primo,
l’accessibilità alla città per favorire lo sviluppo turistico; secondo, la
creazione di sinergie fra gli operatori del settore e, terzo, una seria pianificazione che coinvolga le imprese del territorio, le attività culturali
e quelle di promozione della città.
94
Una strategia per la città di Udine
Spazi pubblici
Udine appare, oggi, come una città senza spazi pubblici per i giovani
e per gli altri cittadini. Quest’assenza limita fortemente le possibilità
d’iniziative dal basso, poiché mancano i contesti in cui queste iniziative possono maturare. Senza luoghi pubblici, si limita l’effettiva partecipazione della città e l’incontro fra i cittadini.
La richiesta è di spazi pubblici che siano sicuri, green e fruibili.
Intanto, si ricorda che la sicurezza passa attraverso una maggior vitalità della città, oltre che attraverso un’opera di monitoraggio più
efficace della microcriminalità.
Con il termine green si vuole richiamare l’attenzione sulla necessità
che sia il pubblico a essere d’esempio per le questioni relative all’efficientamento energetico.
Infine, fruibile è sia uno spazio aperto, sia uno spazio in cui sia possibile e semplice realizzare le progettualità che possono svilupparsi:
quindi, non basta assegnare uno spazio, serve soprattutto dare dei
supporti per alimentare la voglia di creare, organizzare, condividere.
Mobilità
Il tema degli spostamenti all’interno e verso la città è stato trasversale
e presente in quasi ogni tavolo.
Generalmente, tutti chiedono un allargamento dell’area pedonale,
come un potenziamento delle ciclabili e dei servizi relativi. Per creare
una città a misura di pedone e di ciclista, cruciali diventano le modalità di fruizione dei parcheggi, scoperti o in struttura, come la connessione attraverso i mezzi pubblici fra la città e l’hinterland.
Il potenziamento della rete dei trasporti pubblici (financo la realizzazione di metro leggere che colleghino Udine con i principali centri
della conurbazione) è considerato un investimento strategico funzionale a ogni altro obiettivo, nonché un asset cruciale nella realizzazione
del centro commerciale naturale.
Cultura ed eventi
Un ruolo particolare sembra avere la catena che lega la vita culturale
della città e i suoi eventi allo sviluppo della sua identità e funzione. I
partecipanti riconoscono il ruolo chiave di molte manifestazioni, lamentando però sia una scarsa capacità di promozione integrata, sia
Agenda del Futuro - Udine 2024
95
l’assenza di sinergie e di una chiara visione di politica culturale.
Alla città del futuro serve una miglior comunicazione di quanto di
eccellente già vive sul territorio e un approccio più professionale e
integrato all’attività culturale.
Gli eventi culturali devono ancor di più diventare momenti di educazione, di partecipazione e di legame fra la città, i suoi attori e il suo
territorio.
In sostanza, devono diventare la rappresentazione della vitalità sociale
e della dinamicità economica di Udine e della sua provincia.
Educazione come approccio strategico
Non era scontato raggiungere questo risultato: i partecipanti hanno
riconosciuto alle scuole, al sistema educativo e all’Ateneo un ruolo
chiave, strategico, per l’affermazione della città e del suo territorio nel
futuro. Un risultato straordinario che dimostra una spiccata sensibilità verso il futuro da parte della popolazione.
In particolare, l’Ateneo gioca il ruolo principale in tal senso. All’Università di Udine si richiede sia di affinare le proprie strategie di promozione per rendere più evidente il suo ruolo di traino nello sviluppo
della città, sia di adeguare la propria offerta formativa alle mutevoli
esigenze del mondo del lavoro, in sinergia con l’Ateneo di Trieste e
con il sistema scolastico provinciale, così da formare cittadini qualificati e orgogliosi del proprio territorio.
96
Una strategia per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
97
98
Una strategia per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
Strategie per rilanciare la città di Udine
come centro emporiale
I servizi educativi,
di aggregazione e sociali
MAGGIORE ATTRATTIVITÀ CULTURALE E TURISTICA
AREE DEDICATE ALLO SPORT
MAGGIORE FRUIBILITÀ
AREE VERDI
RIAPERTURA DI ANTICHE BOTTEGHE
AREE SICURE E SORVEGLIATE
VALORIZZAZIONE DELL’ENOGASTRONOMIA
SCUOLA COME PUNTO DI RITROVO
PICCOLI SUPERMERCATI IN CENTRO
RIQUALIFICAZIONE DELLE CASERME
AMPLIAMENTO DELLA CITTÀ
MAGGIORE ATTRATTIVITÀ PER I GIOVANI
AGEVOLAZIONI ECONOMICHE
PROMOZIONE
INNOVAZIONE
Quali servizi di trasporto sono utili
alla città e al commercio?
BICI E PISTE CICLABILI
COLLEGAMENTI AGEVOLI CON
STAZIONI DEI TRENI E AEROPORTI
COLONNE PER RICARICA DI AUTO E BICI ELETTRICHE
PARCHEGGI DI SCAMBIO
BUS NAVETTA IN CENTRO
WIFI GRATIS
BAR
CINEMA
SERVIZI VIA WEB
Come portare l’Università di Udine al centro
della vita culturale ed economica della città?
RETI E SINERGIE
INCREMENTARE LE COMPETENZE TRASVERSALI
MAGGIORE COLLEGAMENTO AL TERRITORIO
POLITICHE DI MARKETING
INFOPOINT PER LA MOBILITÀ PEDONALE
MIGLIORARE LA QUALITÀ DEI CORSI
TAXI
AUMENTARE I CORSI IMPARTITI IN INGLESE
SPOSTAMENTO DEI SERVIZI FUORI DAL CENTRO
POTENZIARE I CORSI ON LINE
PARCHEGGI VICINI AL CENTRO
PROFILI PROFESSIONALI CON VISIONE A DIECI ANNI
CHIUSURA DI ALCUNE STRADE AL TRAFFICO
CAMBIAMENTO DI MENTALITÀ
ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE
TRASFERIRE LE ATTITUDINI IMPRENDITORIALI
UNIRE LE UNIVERSITÀ DI UDINE E TRIESTE
99
100
Una strategia per la città di Udine
Come indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro
verso i settori legati alle eccellenze regionali?
VALORIZZAZIONE DELLE ECCELLENZE
RETI, COLLABORAZIONE E COORDINAMENTO
SVILUPPO DEL TURISMO
E-COMMERCE
POLITICHE DI MARKETING
MAGGIORE CONOSCENZA DEL TERRITORIO
Agenda del Futuro - Udine 2024
I settori su cui investire
CULTURA
MIGLIORAMENTO DELLA MOBILITÀ
TURISMO CULTURALE
COMMERCIO
EDUCAZIONE/SCUOLA
EVENTI DI ATTRATTIVITÀ CON PERSONALITÀ DI RICHIAMO
MIX DI VARIE PROPOSTE DI EVENTI
EVENTI DI NICCHIA E DI QUALITÀ
INFRASTRUTTURE
SNELLIMENTO DELLA BUROCRAZIA
Come creare un terreno fertile
per la cultura?
MUSEI COME LUOGHI DI PRODUZIONE E
DIFFUSIONE DI CULTURA
POPOLAZIONE ‘ATTRICE’ NEL SETTORE CULTURALE
EVENTI ‘DI RICHIAMO’
FAR CONOSCERE LE INNOVAZIONI
SPAZI A DISPOSIZIONE DEGLI ARTISTI
VALORIZZARE I TEATRI
CULTURA COME LEVA DEL PROCESSO
INTERAZIONE TRA MUSEI
UTILIZZARE LE AREE VERDI PER EVENTI CULTURALI
PUBBLICITÀ
101
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 103
02
01
4 novembre 2014
COMMERCIO - SERVIZI
Moderatore
Andrea Guaran
Partecipanti
Confartigianato Udine
Confapi FVG
Ass. dei Consumatori
Fabrizio Peresson, Imprenditore
Tommaso Passoni, Imprenditore
Barbara Puschiasis, Presidente Forum
Consumatori - Imprese FVG
Org. sindacali provinciali Francesco Buonopane, Segretario Filcams
Udine CGIL
Confcommercio Udine
Andrea Cumini, Imprenditore
Consulta delle Professioni Emanuele Rampino, Presidente Collegio
dei revisori Ordine dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri Udine
Scuole
Franco Barachino, Docente ISIS V. Manzini San Daniele del Friuli
Scuole Angela Napolitano, Docente Educandato
Statale Collegio Uccellis Udine
Diarista
Luciana Idelfonso
104
Una strategia per la città di Udine
Udine vetrina delle eccellenze locali
Il centro della città deve differenziarsi per poter competere con i centri commerciali. Per farlo tutti i partecipanti propongono di associare
Udine al termine ‘qualità’. Udine deve diventare una vetrina delle eccellenze friulane a 360 gradi spaziando dall’enogastronomia al mobile. Questo tratto distintivo, della qualità, la differenzierà dall’offerta
fatta dai centri commerciali. Per realizzare questa idea, le soluzioni
proposte dagli interlocutori sono due. La prima prevede la creazione
di eventi culturali di alto livello (Far East, Vicino/lontano, proiezioni
cinematografiche o mostre, concerti) che richiamino in città curiosi e
turisti; la seconda la riapertura delle antiche botteghe che ormai non
esistono quasi più. Perché tutto funzioni al meglio ci vogliono però
più servizi (parcheggi, bus, info point) e una armonizzazione dettata
dalle istituzioni con i centri commerciali.
A Udine serve un cambio di mood
Va apportato un cambiamento di approccio alla città, in particolare
quando si parla di commercio. A differenza di quanto si possa pensare,
gli affari e i professionisti che aprono uno studio in centro sono soddisfatti della scelta fatta. Il percepito quindi, negativo, non è conforme
con la realtà dei fatti. Per dare una spinta nuova sia alla mentalità che
al commercio si deve puntare sulla diversificazione rispetto all’offerta del centro commerciale e su una pianificazione a lungo termine.
Per essere messe in pratica, il gruppo suggerisce l’inserimento di un
professionista che proponga con studi di mercato alla mano, strategie di marketing concrete e realizzabili. Il professionista avrà anche
il delicato compito di riuscire ad ascoltare le esigenze e le necessità
del pubblico, del privato e delle associazioni di categoria proponendo
soluzioni che riescano a mettere tutti d’accordo.
L’amministrazione dovrebbe, infine, con agevolazioni economiche e
con una burocrazia più snella favorire gli imprenditori che vogliono
investire sul centro cittadino.
Udine, mancano spazi per i giovani
Se la città deve diventare un polo dedicato all’eccellenza non va dimenticato il suo ruolo sociale. Se eventi, manifestazioni cultura, enogastronomia possono andare incontro alle esigenze di un pubblico
Agenda del Futuro - Udine 2024
105
adulto, bisogna fornire delle soluzioni anche per i più giovani. Con
attenzione vanno infatti prevenuti i fenomeni legati all’abuso di alcool
e va proposta loro anche una alternativa al centro commerciale da cui
sono sempre molto attratti per l’ampia offerta di svaghi e intrattenimenti. Per farlo il primo input deve arrivare dal mondo scolastico con
un’educazione che li orienti nell’acquisto e sui differenti modi con cui
si può socializzare. La socialità non può svolgersi solo in grandi centri
dove i ragazzi vengono parcheggiati dai genitori o via internet, ma va
fatta fornendo loro spazi adeguati in cui interagire. Il tavolo propone
un adeguamento delle strutture sportive, delle zone verdi e l’inserimento di una linea wi-fi gratuita ovunque. Non convince invece la
visione di una scuola più protagonista nell’ambito del sociale: soprattutto i giovani preferiscono soluzioni all’esterno degli edifici scolastici.
Piace di più l’idea di creare delle zone dedicate ai più piccoli, circoscritte, adatte alla loro età e sicure.
Udine con maggiore sicurezza
Una questione sollevata dal tavolo è quella di una richiesta di sicurezza da parte degli abitanti e dei turisti che frequentano il cuore cittadino in continuo aumento. I cittadini, sempre più, cercano e vogliono
sicurezza, caratteristica che contraddistingueva Udine fino a qualche
anno fa e che invece ora è andata in parte persa. Il senso di sicurezza,
soprattutto fra i più giovani, viene invece già vissuto all’interno dei
centri commerciali che, per garantire la tutela dei loro clienti, dispongono di diverse accortezze in questo ambito.
Armonizzazione
La città di Udine deve riuscire a trovare un metodo di armonizzazione
sia con il territorio dell’hinterland sia con le tante attività commerciali
presenti. Per farlo, aiutata anche dall’amministrazione comunale, va
trovata una sinergia con i centri commerciali esistenti. Una forte differenziazione dei prodotti offerti è la via scelta dal tavolo per distinguersi nettamente dal centro commerciale, che comunque continuerà
a esistere anche nel futuro.
Udine città pedonale e green
Maggiori parcheggi, magari con prezzi agevolati per chi acquista, l’u-
106
Una strategia per la città di Udine
tilizzo di mezzi veloci come navette per collegare le zone di parcheggio esterne alla città, piste ciclabili e colonne per le ricariche delle auto
elettriche che al momento vanno migliorate o che mancano ancora
completamente in città. Strutture importanti che non possono non
esserci se ci si proietta in un futuro in cui il rispetto e la tutela dell’ambiente saranno sempre più richiesti. Ai giovani va pian piano insegnato un cambio di mentalità tipica del friulano: non è possibile pensare
di trovare sempre il parcheggio davanti al posto dove si devono effettuare gli acquisti. Ci vorrebbero infine indicazioni per parcheggi
meno selvaggi e l’ampliamento delle zone pedonali.
Sinergia
La sinergia fra pubblico e privato mette d’accordo tutto il tavolo. La
collaborazione fra queste due parti diventa fondamentale nel momento in cui debbano essere svolti degli interventi o prese determinate
decisioni. La politica deve effettuare le scelte, in quanto ha il potere
per farlo, ma dovrebbe essere sempre disponibile all’ascolto di tutti
gli attori sociali, cercando di trovare una soluzione che, per quanto
possibile, accontenti tutti.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 107
02
02
5 novembre 2014
LAVORO - UNIVERSITÀ
Moderatore
Antonella Pocecco
Partecipanti
Confartigianato Udine
Associazioni Culturali
Confapi FVG
Confcommercio Udine Legacoop FVG
Sandro D’Antonio, Imprenditore
Sergio Lucci, Libero professionista
Stefano Rumiz, Imprenditore
Sara Fantini, Rappresentante gruppo
FederEventi
Ornella Lorenzoni, Area consulenza, sviluppo e risoluzione crisi, start up
Legacoop FVG Elena De Matteo, Generazioni coop. Giovani (uditrice)
Consulta delle Professioni Elvy Zappetti, Collegio dei revisori dei
Conti Ordine dei Farmacisti di Udine
Scuole Graziella Covre, Dirigente scolastico ISIS
Magrini-Marchetti Gemona del Friuli
Università di Udine
Andrea Moretti, Docente Dipartimento di
Scienze Economiche e Statistiche
Ass. Culturali
Marzia Plaino, Promozione del libro e lettura Biblioteca civica Vincenzo Joppi Udine
Andrea Bravin, Imprenditore (uditore)
Diarista
David Zanirato
108
Una strategia per la città di Udine
La modernizzazione didattica, i rapporti tra Imprese, Scuola e Università, la valorizzazione dello stesso Ateneo all’interno della vita culturale ed economica della città di Udine ma anche la sua esaltazione
al di fuori dei confini regionali. E poi, ancora, le eccellenze sulle quali
agire per indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro. Da queste
tematiche si è sviluppato il secondo tavolo delle strategie dell’Agenda
del Futuro - Udine 2024.
Università
Come si può portare maggiormente l’Università di Udine, già polo d’eccellenza e di saperi, al centro della vita culturale ed economica di Udine?
Dal confronto tra i partecipanti è uscita una percezione dell’Università di Udine molto diversificata e in parte contrastante. Inizialmente
la maggioranza dei presenti ha fornito una sensazione di distacco del
mondo accademico dal resto della città, lamentando scollegamento
e distanza dal panorama imprenditoriale e culturale. Si è quindi segnalata la necessità di maggior dialogo e scambio di relazioni. In un
caso si è proposta anche l’aggregazione con l’Ateneo di Trieste per
creare un unico polo regionale. Sono state quindi suggerite maggiore
trasversalità e interdisciplinarietà delle materie impartite nei vari corsi
di studio, un potenziamento dei corsi on-line, degli insegnamenti in
lingua inglese, si è proposta una top ten dei professori per aumentarne
la visibilità, la valorizzazione del brand a livello nazionale, il rafforzamento dei tirocini e degli stages, anche mediante sostegno economico
degli studenti. Da parte del rappresentante dell’Ateneo si è replicato
al fatto che molte delle proposte e dei suggerimenti dati sono già oggi
realtà consolidata, presente e attiva da tempo. Quindi la non conoscenza potrebbe derivare da un problema di scarsa comunicazione
verso l’esterno da parte dell’Ateneo stesso.
Appurata questa percezione vaga dell’Università di Udine, quali possono essere i suggerimenti a livello pratico per rafforzarne l’immagine? E
per farlo, quali canali di comunicazione si possono sfruttare?
Dal potenziamento dell’Ufficio relazioni pubbliche, a una grossa politica di marketing, sia esterno che interno, fino ad arrivare alla istituzionalizzazione di un Tavolo periodico degli stakeholders (mondo
accademico, rappresentanza delle categorie economiche e sociali,
Agenda del Futuro - Udine 2024
109
scuola) sono stati diversi gli spunti emersi. Centrale e condivisa comunque l’esigenza di un rafforzamento delle relazioni.
In seconda battuta i rappresentanti di alcune categorie come Confartigianato e Lega Coop hanno poi testimoniato che sono comunque
molteplici i progetti in essere, frutto della collaborazione tra mondo
del lavoro e Università, dei quali si potrà avere riscontro positivo nel
prossimo quinquennio. È arrivata anche l’idea di rafforzare l’immagine di Udine come ‘città universitaria’, magari all’interno di una rete di
città italiane che presenta una grande concentrazione di conoscenza,
tenendo comunque salde le relazioni con gli altri centri di ricerca ed
innovazione della regione. Sono giunti gli inviti a cambiare in parte
l’approccio all’offerta formativa, sondando il territorio con ricerche di
mercato per capire le future figure professionali necessarie all’economia locale, nonché puntando al trasferimento delle attitudini imprenditoriali. Tra le ipotesi quella di sfruttare i contatti aziendali intercorsi
attraverso gli stage, 5 mila quelli attivati in media, per la creazione di
una banca dati d’Ateneo delle competenze.
Lavoro
Come indirizzare lo sviluppo del mercato del lavoro verso specifici settori (quelli legati alle eccellenze regionali e quelli che hanno alto potenziale di sviluppo)?
L’agroalimentare, il design-arredo, la filiera bosco-legno e il turismo
sono stati individuati come possibili punti di forza sui quali concentrare gli sforzi. Nel primo caso, in particolare, si chiede alle Istituzioni
una lotta alle contraffazioni alimentari. Per quanto riguarda il turismo
l’invito è a sfruttare il contesto geografico della nostra regione, ‘Porta
d’Italia’, tematizzando magari maggiormente le proposte turistiche
(tra gli spunti da tenere in considerazione il cicloturismo e il turismo
congressuale).
Condivisione generale sulle opportunità che il commercio elettronico
può e deve garantire in fatto di vendita delle eccellenze del territorio
nel mercato globale, magari con un portale internet regionale in stile
‘Amazon’, capace di unire i ‘piccoli’ e abbattere i costi di promozione
e posizionamento sul web. Diversa però l’opinione su che strada operativa intraprendere per attivarlo: c’è chi invita a un processo ‘bottomup’ e chi invece ‘top-down’, magari promosso dal pubblico.
110
Una strategia per la città di Udine
Divergenza di vedute abbastanza marcata invece sulle forme d’impresa sulle quali puntare: c’è chi sostiene il panorama della micro e piccola impresa come elemento storico e identitario del tessuto economico
regionale, chi invece invita a rendere più strutturate le imprese per
poter competere sui mercati stranieri, chi poi chiede si rilanci il sistema cooperativo quale patrimonio di valori ‘anti-crisi’.
Infine sul centro commerciale naturale di Udine emerge ancora una
certa discordanza verso il percorso migliore per la sua concretizzazione: per alcuni la vera questione da risolvere è l’accessibilità turistica e
la strategia di sistema, per altri il superamento delle individualità degli
operatori, la loro formazione e anche l’arredo urbano.
In un quadro generale in cui più proposte distinte potrebbero comunque convergere verso una ‘vision’ unitaria del territorio – inteso come
‘Friuli’ – si palesa la necessità di reperire una figura ‘terza’ che coordini le varie anime economiche e sociali, una specie di ‘facilitatore’ in
grado di costruire l’infrastruttura sociale che manca ancora per far
fare il salto di qualità all’economia delle eccellenze friulane.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 111
02
03
6 novembre 2014
CITTÀ - CULTURA
Moderatore
Marco Orioles
Partecipanti
DiTeDi
Scuole
Marco Basaldella, esperto
Franco Di Plotti, Docente Istituto Tecnico
Statale G.G. Marinoni Udine
Associazioni Culturali
Vania Gransinigh, Responsabile Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea
Friuli Innovazione
Elisa Micelli, Responsabile Area Fare Impresa & Incubatore
Consulta delle professioni Glauco Pertoldi, Agronomo
Comune di Udine
Federico Angelo Pirone, Assessore alla
Cultura
Ass. dei Consumatori
Flavio Pressacco, Forum Consumatori Imprese FVG/Università di Udine
Scuole Chiara Tempo, Docente Liceo Caterina
Percoto Udine
Diarista
Chiara Andreola
112
Una strategia per la città di Udine
Fare rete tra realtà diverse e comunicare adeguatamente all’esterno
– estero compreso – quanto viene costruito insieme, perché Udine
possa rivitalizzarsi facendo leva su enti museali, spazi di incontro per
giovani creativi, scuole e teatri, come luoghi non solo di fruizione ma
anche di creazione di cultura che possa applicarsi all’impresa: queste
alcune delle strategie emerse nel terzo tavolo di lavoro della seconda
sessione, per concretizzare la visione di Udine come centro propulsore per il territorio emersa nella prima fase.
Comunicazione e collaborazione innanzitutto
I partecipanti hanno concordato sul fatto che Udine può contare su
un patrimonio socio-culturale in senso lato di tutto rispetto: musei,
teatri, biblioteche, Università, incubatori d’impresa, parchi scientifici,
FabLab, associazioni e molto altro. Tuttavia manca, da un lato, la conoscenza tra queste realtà sia tra di esse che all’esterno, e, dall’altro,
una mentalità che consenta di andare oltre l’autoreferenzialità e la diffidenza verso le nuove proposte.
Per questo è necessario approntare non solo un efficace sistema di
comunicazione riguardo alle attività di enti e associazioni, spingendosi
sin oltre confine data la peculiare posizione di Udine, ma anche una
rete di collaborazioni tra queste stesse realtà; collaborazioni che dovrebbero essere interdisciplinari, intergenerazionali ed intervocazionali, così da riunire competenze, idee, esperienze e sensibilità diverse:
solo in questo modo può concretizzarsi quella connessione tra mondo
culturale, imprenditoriale e dell’istruzione che è la chiave dello sviluppo. Utile a favorirle è il recupero degli spazi oggi non utilizzati – più
volte è stato citato come esempio il caso dell’Upim –, in cui non solo
giovani artisti e creativi possano esprimersi, ma anche associazioni ed
altri si possano incontrare in maniera libera per portare avanti processi comuni con «connessioni non solo digitali, ma anche fisiche».
Centrali anche le forme di partenariato pubblico-privato per la valorizzazione del lavoro di associazioni e di altre realtà: questo dovrebbe
concretizzarsi in una cooperazione che consenta di non sovrapporsi
nei ruoli, evitare veti incrociati che bloccano i progetti, nonché di ‘testare’ da parte degli enti pubblici le proposte innovative dei privati.
Le istituzioni potrebbero giocare un ruolo di aggregazione e di mediazione di interessi diversi; e se è stata sottolineata la necessità di una
Agenda del Futuro - Udine 2024
113
governance che riesca poi a mettere in atto in tempi brevi le azioni
individuate come prioritarie, è stato altresì rilevato come non necessariamente siano gli enti pubblici a dover ricoprire questo ruolo, ma si
possa pensare anche alla valorizzazione e responsabilizzazione di altri
soggetti che fungano da centro organizzativo di riferimento.
Creare un terreno fertile per la cultura
Perché le proposte culturali e di innovazione possano svilupparsi,
facendo emergere le eccellenze del territorio soprattutto tra i giovani – che sarebbero così stimolati a rimanere sul territorio e dare un
contributo al suo sviluppo –, è però necessario che la popolazione le
recepisca. Musei, biblioteche e teatri dovrebbero per questo diventare luogo non solo di fruizione ma anche di produzione di cultura e
di formazione permanente, grazie a iniziative che coinvolgano anche
quelle fasce di popolazione prima escluse da questi campi: eventi ‘di
richiamo’ possono diventare la chiave per far conoscere non solo opere concrete, ma anche idee innovative. La popolazione sarebbe così
stimolata a essere non solo ‘spettatrice’, ma anche ‘attrice’ nel settore
culturale; inoltre, se l’unione delle forze consentirà l’organizzazione di
un numero adeguato di eventi e il mantenimento anche delle iniziative
private in questo settore, si creerà una sensibilità diffusa, un ‘terreno
fertile’ su cui idee ed eccellenze ‘fioriranno naturalmente’.
Dal centro commerciale al centro della città
Vetrina naturale di tali iniziative è il centro città, oggi carente sia dal
punto di vista degli spazi disponibili che della mobilità che consenta di raggiungerlo – soprattutto in vista della pedonalizzazione da
tutti sostenuta. Per riportare le persone «dal centro commerciale al
centro della città» è necessario dunque non solo valorizzare quanto
già esiste, facendo riferimento alle buone pratiche già attuate sia in
loco che altrove – spazio Upim e Casa Teatro su tutte –, ma anche
ripensare il modo di proporsi soprattutto verso il territorio. Sul primo
fronte diversi partecipanti hanno proposto un inventario sia dei luoghi disponibili che dei soggetti del mondo istituzionale, associativo,
culturale, educativo ed imprenditoriale che operano in città: non un
elenco statico, ma una sorta di banca dati a cui attingere per avviare
collaborazioni. Sul secondo, centrale è stata l’idea di «andare verso
114
Una strategia per la città di Udine
il territorio», non solo tramite iniziative di enti teatrali e museali che
coinvolgano realtà simili in provincia, ma anche rivedendo il modello
di evento culturale oggi dominante. Esempio portato è stato quello
di Friuli Doc, che è di grandi dimensioni ma si esaurisce in una settimana: sono stati piuttosto proposti eventi più piccoli ma distribuiti
nel tempo, che promuovano di volta in volta un territorio diverso del
Friuli per coinvolgere il più possibile tutta la provincia. Condivisa tuttavia anche l’idea che non ci si può fermare ai confini del Friuli, data
anche la posizione geografica di Udine: forme di partenariato con Austria e Slovenia, grazie anche a fondi europei, potrebbero favorire sia
l’esportazione che l’importazione di cultura e innovazione, in un’ottica di scambio in cui circolino sia le idee che le persone. In questo
modo il centro sarà vetrina delle eccellenze e luogo di aggregazione
nei confronti sia della periferia che della realtà internazionale.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 115
02
04
11 novembre 2014
ENERGIA - AGROALIMENTARE
Moderatore
Lucia Piani
Partecipanti
Ass. Culturali Luciano Bagnoli, Responsabile amministrativo
Raffaella Tamiozzo, Imprenditrice
Legacoop FVG
Consorzio Vie dei Sapori Walter Filiputti, Presidente
Ass. dei Consumatori
Erica Cuccu, Federconsumatori FVG
Università di Udine
Sandra Salvador, Servizi per la ricerca
Confartigianato Udine
Elisabetta Parise, Imprenditrice
Scuole
Melchiorre Casisi, Docente Istituto per
l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine
Diarista
Francesca Gatti
116
Una strategia per la città di Udine
Delineare strategie ed obiettivi affinché Udine si appropri di un ruolo
centrale e funzionale nel settore agroalimentare e affinché diventi modello di gestione virtuosa ed efficiente delle risorse: il secondo tavolo
di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024 si è concentrato sugli
approcci possibili alla gestione dei temi dell’agroalimentare e dell’energia.
Strategie per l’energia
Dal pubblico al privato
Se Udine vuole diventare modello virtuoso della gestione delle risorse,
la sensibilizzazione e la cultura di pubblico e privato devono andare
di pari passo. Il tavolo è concorde nell’affermare che deve essere un
percorso condiviso ma che è il pubblico a dover dare il buon esempio,
non solo nelle strategie ma anche nella buona gestione quotidiana a
partire dal risparmio e dall’efficienza degli edifici.
L’approccio è quello del ‘buon padre di famiglia’: la strategia a lungo
termine deve partire dal pubblico perché il cittadino non può avere
tale tipo di visione se non è informato e sensibilizzato dalle istituzioni.
La scuola e la formazione come approccio strategico
Il punto di partenza è la cultura: bisogna creare percorsi di sensibilizzazione e di informazione alla sostenibilità e alla tutela delle risorse.
Secondo il tavolo, bisognerebbe permeare le scuole di questo tipo di
conoscenza e di ricerca per promuovere nuovi modi di approcciarsi
all’efficienza e al risparmio.
Puntare al riciclo, alle rinnovabili, al contenimento della dispersione
energetica intervenendo ‘a tappeto’ nella sensibilizzazione e nella cultura del risparmio e della sostenibilità a partire dall’infanzia.
Puntare ad una nuova mobilità
La strategia per la nuova mobilità parte dal disincentivare l’utilizzo
della strada, ridurre il traffico delle auto e favorire il trasporto locale,
magari elettrico, collegando la periferia al centro con nuove soluzioni
(per esempio la metropolitana leggera Tarcento-Tricesimo-Udine).
Bisogna incentivare l’uso della bicicletta ma facendo rispettare le regole del codice della strada sia agli automobilisti sia ai ciclisti.
Agenda del Futuro - Udine 2024
117
Strategie per l’agroalimentare
Udine come hub culturale dell’agroalimentare
Il tavolo di lavoro concorda nell’affermare che Udine ha una forte
identità e grandi potenzialità nel settore agroalimentare ma che deve
riappropriarsi di un ruolo strategico diverso: deve diventare centro di
trasmissione della conoscenza e della cultura del settore.
Tale cultura va intesa in un’accezione pratica del diffondere e far conoscere i prodotti tipici e le aziende, deve diventare lavoro e impegno
per far confluire a Udine la conoscenza per poi diffonderla.
Il ruolo della formazione come chiave strategica
Le scuole e in particolare l’Università di Udine (che già rappresenta
un’eccellenza con la Facoltà di Agraria) hanno un ruolo strategico fondamentale: dovrebbero organizzare corsi ad hoc per formare i futuri
manager dell’agroalimentare che abbiano capacità di visione per una
nuova competitività delle aziende del settore. Una formazione che si
basi sulla realtà e sulle caratteristiche del territorio: è necessario incentivare il collegamento tra il mondo industriale e la ricerca affinché la seconda trovi applicazione concreta in innovazione, sviluppo e crescita.
Le aziende devono fare rete, di tecnologia e di persone
Secondo i partecipanti al tavolo è fondamentale che le aziende facciano
rete: il panorama dell’agroalimentare friulano vede una realtà di tante
piccole eccellenti imprese che solo unite saranno in grado di sostenere
le sfide del mercato e della competitività. Le nuove tecnologie sono
fondamentali in tal senso ma bisogna dare maggiore valore e attenzione
alle persone, alle competenze, alla capacità di relazionarsi in un territorio in cui l’individualismo friulano è ancora un retaggio pesante.
Due dimensioni strategiche: locale e globale
Nella discussione emergono due visioni apparentemente in contrasto:
da un lato la spinta ‘ad uscire’ verso la competitività globale, dall’altro
il valore aggiunto della dimensione locale e del km zero.
In realtà sono due aspetti complementari, due piani di azione paralleli
per diversi tipi di ‘consumo’: da un lato la formazione e gli interventi
sui processi per fare sistema ed agire in grande, dall’altro pensare anche a strumenti locali di promozione e valorizzazione.
118
Una strategia per la città di Udine
Sessione Tavolo Data Temi 02
05
12 novembre 2014
CAMBIAMENTO E PROGRAMMAZIONE - POPOLAZIONE
Moderatore
Giorgio Jannis
Partecipanti
Confapi FVG Legacoop FVG DiTeDi Ass. Culturali Scuole
Confartigianato Udine Confartigianato Udine
Diarista
David Zanirato
Sarah Della Rovere, Imprenditrice
Federica Visentin, Relazioni Industriali,
Servizio privacy e organizzazione eventi
David D’Agostini, Libero professionista
Thomas Bertacche, Centro Espressioni Cinematografiche CEC Udine
Angela Schinella, Docente Liceo Scientifico
Marinelli Udine
Alessandro Liani, Imprenditore
Enrico Todesco, Imprenditore
Agenda del Futuro - Udine 2024
119
Il quinto tavolo della seconda sessione dell’Agenda del Futuro - Udine 2024 si è concentrato sulle strategie necessarie per affiancare la
programmazione della città del futuro, accompagnando i cambiamenti in atto e quelli ai quali saremo chiamati nei prossimi anni, ragionando in un ottica di complementarietà tra la popolazione che vi risiede e
il tessuto urbano che la conterrà.
Come programmare la struttura urbana della città che guarda al futuro?
Per arrivare a una vera ‘città metropolitana’ occorrerà concentrarsi sui
collegamenti e le reti con l’hinterland; viabilità e mobilità diventeranno
predominanti assieme al blocco di una cementificazione selvaggia che
preservi le aree rurali. Da non sottovalutare il fatto che la popolazione
di riferimento sulla quale agire – i 200 mila residenti stimati per la
Grande Udine – potrebbe decrescere e non invece aumentare a causa
di una emigrazione friulana crescente verso le metropoli e, allo stesso tempo, di un fenomeno immigratorio che ha iniziato a considerare
l’Italia come meta di passaggio e non di stanziamento definitivo. Per
questo utile potrebbe rivelarsi l’attrazione di nuova popolazione scolastica. Ma c’è anche chi invita a cambiare metrica: lavorando sul sistema
dei trasporti, ragionando in termini di tempo e non di spazio, la Udine
del futuro si configurerebbe come l’intera provincia. E a tal proposito
si invita a evitare troppo accentramento di attività nel capoluogo.
Come creare spazi che attirino e attivino i giovani?
Mancano di fatto spazi ludici e di divertimento, per questo si suggerisce il riutilizzo delle tante aree dismesse, sostenendo investimenti
pubblico-privati, spingendo su esperienze laboratoriali, musei interattivi, spazi di aggregazione. Convergenza di vedute sulle opportunità
offerte dal co-working, inteso nella sua formula piena (condivisione
di rapporti non solo di locali) e anche, in chiave di recupero delle
periferie secondo la visione di una ‘città policentrica’, la promozione
di servizi di quartiere. Per l’individuazione però di spazi aggregativi
va lasciata massima autonomia programmatoria ai ragazzi attraverso
ascolto e responsabilizzazione, spronandoli inoltre con formule premiali e progettazioni ‘win-win’, sburocratizzando le formule di assunzioni o di creazione di impresa.
120
Una strategia per la città di Udine
Come lavorare con le scuole per favorire l’incontro dei giovani e delle
diverse culture?
Evidente la necessità di metodologie nuove nell’orientamento al lavoro, ed è da tenere in considerazione l’azione sulle capacità relazionali,
sulla leadership e sull’attività di gruppo. Anche in questo caso l’utilizzo delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione si potrebbe rivelare funzionale. Infine un maggiore collegamento, anche a
livello di mezzi pubblici, tra i ragazzi dell’hinterland e della provincia
con Udine città si rivelerebbe positivo.
Sistema di trasporti e mobilità
In più momenti del tavolo è stato ricorrente questo argomento. Aumentare il numero di collegamenti tra centro e periferia è prioritario.
E per superare il problema della scarsità di risorse del sistema pubblico, opportuno si rivela il coinvolgimento del privato, il tutto però deve
avere alla base un reale ascolto delle esigenze del territorio, sfruttando
parallelamente le nuove frontiere offerte dalla tecnologia in fatto di
analisi dei flussi e degli spostamenti.
Da non dimenticare, inoltre, la rete delle piste ciclabili che andrebbero potenziate tra centro città e hinterland, così come potranno avere
successo anche le nuove forme di trasporto che stanno emergendo,
dal car sharing ai sistemi misti di condivisione e prenotazione.
Popolazione anziana
Per evitarne la dispersione e l’emarginazione servono luoghi di trasmissione della loro conoscenza, anche in ambito lavorativo perché
stiamo già perdendo molto know how.
Così come vincente è il modello delle Università della Terza Età. Occorrerà rivedere anche le politiche abitative e assistenziali perché tra
20-30 anni gli anziani non avranno figli che potranno occuparsi di
loro.
Il Friuli, allo stesso tempo, potrebbe comunque rivelarsi una terra fertile per l’approdo di pensionati extra-regionali i quali, come capita in
altre realtà europee, avrebbero l’opportunità di trasferirsi in una terra
accogliente, con case a costi ridotti. Nei confronti della popolazione
anziana serve prevedere anche una maggiore alfabetizzazione digitale.
Agenda del Futuro - Udine 2024
121
Come integrare gli stranieri che rappresentano i friulani del futuro?
Va posta attenzione sulle generazioni di immigrati. La prima, con la
quale si fa più fatica a trovare dei percorsi di integrazione, non va
incanalata a forza in processi pianificati ma bisogna agire sui rispettivi figli (seconda generazione) che dimostrano già volontà di collaborazione, aggregazione e partecipazione. Solamente poi con le terze e
quarte generazioni si arriverà a una piena integrazione.
122
Una strategia per la città di Udine
Sessione Tavolo Data Temi 02
06
13 novembre 2014
INVESTIMENTI - MOBILITÀ
Moderatore
Andrea Guaran
Partecipanti
Confcommercio Udine Legacoop FVG
Gianni Croatto, Imprenditore
Manuela Daniel, Comunicazione e formazione cooperativa
Org. sindacali provinciali Villiam Pezzetta, Segretario CGIL Udine
Scuole
Luca Peresson, Docente ISIS A. Malignani
Udine
Scuole
Maria Grazia Piovesan, Docente ISIS Bonaldo Stringher Udine
Carlo Asquini, Associazione Italiana Angels for Growth
Confagricoltura Eugenio Cromaz, Direttore tecnico
Diarista
Giada Marangone
Agenda del Futuro - Udine 2024
123
Quali investimenti attuare per il futuro economico e sociale di Udine
e del suo hinterland? Quali sono i settori più strategici sui quali investire? La mobilità, pubblica e privata, in una visione di dieci anni che
caratteristiche deve avere?
Investimenti e mobilità sono stati i temi trattati durante il sesto tavolo
di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine 2024.
Investimenti
Dal tavolo emerge una frammentazione di opinioni riguardante le
tipologia di investimenti da mettere in atto per Udine 2024. Se da
un lato è necessario prendere in considerazione il fattore dimensionale della città, Udine al contempo deve essere inserita in un contesto
di più ampio respiro (regionale, nazionale ma anche extranazionale,
guardando a Paesi limitrofi come la Baviera, l’Austria e la Slovenia).
L’investimento per la città deve essere inteso oltre che in termini monetari anche di cultura e di educazione alla cittadinanza; per realizzare questo sarà basilare la capacità di creare un ecosistema attrattivo
degli investimenti per la città e il suo hinterland. Dal tavolo emerge,
inoltre, la possibilità di concepire Udine come distretto e innescare
una strategia volta a migliorare il senso di appartenenza, di tutela e di
salvaguardia della città, incrementando, al contempo, la socialità e le
relazioni aggreganti.
Il centro storico dovrà fungere da polo di attrattività e di socialità per
la città e il suo hinterland. Una strategia vincente per Udine 2024, sia
per attrarre nuovi target che per favorire il senso di appartenenza alla
città, sarà quella di promuovere in Friuli Venezia Giulia ma anche
fuori dal territorio regionale sia le attività culturali e le manifestazioni
che, di fatto, già vengono realizzate che quelle nuove e valorizzarle nel
modo corretto.
Settori sui quali investire
I settori sui quali puntare per il rilancio della città sono il turismo, l’educazione/la scuola e la cultura. L’investimento in questi settori, due dei
quali strettamente interconnessi, dovrà essere sinergico e strutturale.
Dal tavolo emerge una volontà comune riguardante l’importanza che
deve rivestire per il futuro di Udine il turismo culturale; differiscono
però le modalità circa il rilancio e il potenziamento del comparto. Al-
124
Una strategia per la città di Udine
cuni sostengono la necessità di pianificare eventi e manifestazioni di
grande attrattiva, con personalità di forte richiamo, per attirare una
massa eterogenea di persone. Altri affermano, invece, che sia più efficace puntare su nicchie di mercato, su eventi e manifestazioni di qualità affinché sia la città il perno attorno al quale indirizzare gli investimenti e non l’evento o il personaggio/l’artista di spicco in quanto tale.
Investire sul turismo culturale significa inoltre offrire a settori trasversali delle opportunità di crescita. Sarà pertanto fondamentale per il
futuro di Udine mettere in campo dei finanziamenti rivolti a migliorare la mobilità interna ed esterna alla città (ad esempio treno, autobus,
altri sistemi veloci, ecc.).
Un altro dei settori chiave per recuperare un ruolo strategico e di primo piano della città è quello del commercio.
Tipologia di investimento e dimensione temporale
La strategia per la città dovrà prevedere investimenti di diverso tipo: a
lungo termine volti a far conoscere chi già frequenta Udine (ad esempio i giovani, gli studenti), un’altra dimensione riguarderà i microinvestimenti che dovranno essere continui e affiancati da tematiche
importanti (ad esempio l’iniziativa sui pannelli solari, le piste ciclabili,
la mobilità sostenibile, le aree di spostamento) volte a migliorare l’economia, la qualità di vita in città e collegare al meglio Udine al suo
hinterland.
Priorità
Posizioni divergenti anche riguardo le priorità da attivare. Alcuni sostengono che sia necessaria una strategia commerciale della città che
offra un’offerta completa e diversificata di servizi, potenziando quelli
già presenti e integrando sempre di nuovi (ad esempio il babysitting,
il servizio di deposito acquisti). In quest’ottica sarà fondamentale un
processo di miglioramento continuo (la città dovrà essere bella, interessante, pulita, ordinata) e di valorizzazione della città.
Alcuni, invece, affermano l’esigenza di creare centri di aggregazione
in città, momenti di coinvolgimento per gli studenti (liceo, Università)
ma anche per disoccupati, spazi di co-working e nuove forme aggreganti che potrebbero essere potenzialmente fucine di innovazione per
il territorio.
Agenda del Futuro - Udine 2024
125
Altri sostengono che gli investimenti per la città dovranno essere mirati alla promozione della bellezza, del modo di essere e di vivere la
città, delle sue peculiarità (negozi di nicchia, cinema Visionario) e alla
valorizzazione del centro storico. Trait d’union saranno la cultura e la
qualità.
Sarà inoltre importante pianificare un investimento comune sui giovani, già dalle scuole primarie, di rieducazione alla cittadinanza: creare percorsi educativi organizzati di conoscenza degli spazi urbani,
dell’architettura, della natura e del centro storico. Infine sarà necessario pianificare delle offerte per le diverse fasce d’età e per le fasce più
deboli (ad esempio anziani e persone diversamente abili).
Sinergia pubblico-privato
In questa strategia per Udine 2024 sarà fondamentale la sinergia e la
collaborazione continua tra il settore pubblico e quello privato. Al
privato spetterà il compito di proporre nuovi stimoli e idee per la
città, trovando anche nuove modalità rispetto al passato, e di condividerle col pubblico, che dovrà supportare il privato a concretizzarli
e a renderli belli ed efficienti (migliorare la mobilità legata all’evento,
mettere a disposizione parcheggi e offrire servizi importanti). Specie
per grandi manifestazioni (ad esempio Far East Film Festival, Friuli
Doc, Gusti di Frontiera, Premio Terzani) o di forte richiamo, sarà
indispensabile fare sistema e valorizzare sia a livello territoriale che
extraterritoriale le diverse iniziative del territorio.
Mobilità
Il tavolo di lavoro evidenzia che va ripensato il sistema di mobilità interna ed esterna nel suo complesso. Per far questo è necessario mettere in atto una progettualità più approfondita (che in passato è mancata), una pianificazione e una strategia chiara e condivisa, un’apertura
al cambiamento e all’imprevisto.
Ampliamento della zona pedonale
Manca una visione condivisa da parte dei componenti del tavolo riguardante l’ampliamento o meno della zona pedonale ma tutti i partecipanti concordano che l’area esistente andrà preservata anche nel
futuro.
126
Una strategia per la città di Udine
L’allargamento o meno della zona pedonale dovrà essere il risultato
di un progetto a medio-lungo termine riguardante il ruolo del centro
storico e la realizzazione di collegamenti efficienti con il suo hinterland. Tale progetto andrà presentato e condiviso con la comunità,
magari proponendo un referendum popolare per rendere partecipi
del processo decisionale gli abitanti e i fruitori degli spazi del centro
storico.
Nel caso di ampliamento dell’area pedonale, nelle strategie da attuare andranno inseriti e integrati strumenti di mobilità sostenibile per
portare le fasce della popolazione più debole (ad esempio gli anziani,
popolazione in forte ascesa, e gli altri soggetti diversamente abili) ad
essere facilitate nel vivere la città. Andranno inoltre potenziati i parcheggi in struttura, implementato un sistema di bici elettriche, con
impianti fotovoltaici, attuato un sistema di mobilità con micro-bus
urbani, adatti a circolare in centro storico, messo a sistema un collegamento efficiente con l’hinterland, creato un percorso organico di piste
ciclabili e un sistema culturale adeguato.
Mobilità esterna
Collegare Udine con gli altri territori significa aumentare e agevolare
gli spostamenti, incentivare molteplici settori, accrescere l’occupazione, attrarre turisti.
Una strategia vincente per Udine 2024 sarà in grado di collegare, in
modo rapido, il centro storico con i centri commerciali; le due realtà
non dovranno essere in competizione tra loro ma dovranno essere viste come una proposta unica della città, in grado di dare risposta (e di
evolversi) alle eterogenee esigenze del territorio.
Negli ultimi anni la contrazione del potere economico pro-capite ha
influito sui consumi (oggi più sobri rispetto che nel passato) e sull’aumento del bisogno di socialità della popolazione, pertanto un’altra
strategia da attuare sarà quella di inserire dei luoghi di aggregazione e
di servizi per la collettività all’interno del percorso ciclabile di raccordo tra il centro storico e il suo hinterland.
In un’ottica di implementazione e potenziamento del settore turistico,
ma non solo, andranno messi a sistema e implementati i collegamenti
con l’aeroporto di Ronchi dei Legionari (che potrebbe diventare un
aeroporto commerciale importante per la regione) e migliorati e po-
Agenda del Futuro - Udine 2024
127
tenziati i collegamenti in treno con gli altri territori (Trieste, Venezia,
ecc.), anche con l’introduzione di un treno ad alta velocità.
Mobilità pubblica
Gli interventi strategici per la città e il suo hinterland per render più
efficienti i sistemi di mobilità pubblica passeranno attraverso un’azione articolata e sinergica di più strumenti.
È necessario potenziare il sistema degli autobus, aumentandone la
frequenza, implementare sistemi rapidi (il tempo è un fattore fondamentale nello spostamento di una persona) ed efficienti, che utilizzano l’energia rinnovabile, di trasporto e creare un modello culturale
adeguato per l’utilizzo di tali mezzi. In centro storico l’accesso potrebbe essere consentito solo a micro-bus e veicoli elettrici. Andrà
fatta maggiore promozione del bike sharing e trovate nuove forme di
mobilità (il processo di miglioramento è continuo e va continuamente
ripensato).
L’amministrazione comunale deve mettere in atto strategie flessibili,
capaci di fornire risposte e interpretare al meglio le esigenze del territorio, creare un feedback continuo con la comunità.
Servizio di trasporto privato
Va favorito e incentivato il servizio di trasporto privato, che crea impresa, genera indotto e favorisce la socialità; ne è un esempio il fenomeno di BlaBlaCar, il sistema di condivisione dell’utilizzo dell’auto (e
delle spese) per ottimizzare e ridurre l’impatto di emissioni di CO2.
129
Sessione 03
LE AZIONI PER LA CITTÀ DI UDINE
La visione di Udine nel 2024 emersa nella prima sessione dei tavoli
di lavoro si costituiva in tre concetti chiave: Città Rete, come centro
nodale del territorio; Città di Innovazione, Cultura e Ricerca; Città
Vetrina delle eccellenze.
Le strategie da perseguire emerse nella seconda sessione riguardavano
specifici ambiti d’intervento: il centro città; gli spazi pubblici; la mobilità; la cultura e gli eventi; l’educazione come approccio strategico.
Nella terza sessione dell’Agenda del Futuro - Udine 2024 si sono discusse le azioni per poter dar corso alle proposte avanzate.
Emerge con forza e in maniera trasversale la necessità di ampliare lo
spazio dedicato all’educazione e alla formazione, sia per migliorare le
possibilità di lavoro, sia per migliorare l’integrazione fra comunità, sia
per sviluppare nuove attività nei diversi settori economici presenti in
città e, infine, per educare a riconoscere le eccellenze già presenti sul
territorio. Educazione e formazione rappresentano un investimento
fondamentale per il futuro e richiedono un diverso approccio rispetto
al passato.
Cambiano gli attori o il ruolo degli attori che oggi si occupano di formazione: potenziare la rete già esistente della formazione permanente
portandola dentro l’Università; attivare nuovi percorsi di studi più
flessibili alle esigenze del lavoro; concentrare l’attenzione sulle storie
di successo come stimolo; riqualificare le aree in cui si fa formazione;
utilizzare le nuove tecnologie come risorsa attiva per l’educazione e lo
sviluppo; rendere, insomma, stimolante la formazione.
Il digitale è uno dei pilastri su cui costruire la città del futuro, partendo già ora.
Il digitale diventa uno strumento per migliorare il dialogo fra l’Università e la città, grazie ai social network; il digitale crea le condizioni
per fare di Udine una vetrina delle eccellenze locali; e soprattutto il
digitale rappresenta un’opportunità già concretizzabile. Grazie alle
realtà d’eccellenza (DiTeDi e Friuli Innovazione) sono già disponibili
diversi strumenti che possono essere applicati per ampliare lo spet-
130
Le azioni per la città di Udine
tro delle possibilità lavorative, comunicative e gestionali della nostra
quotidianità.
Insieme all’infrastruttura digitale, i partecipanti individuano anche
delle azioni per sviluppare l’infrastruttura fisica. In particolare, si richiedono interventi per migliorare la connettività fra la città e le vicine
capitali (Vienna e Lubiana); per migliorare la mobilità extraurbana;
per potenziare le piste ciclabili. Parcheggi e aree pedonali sono giudicati già sufficienti alla necessità della città.
Il potenziamento dei collegamenti fra la città e l’hinterland è considerato un investimento essenziale per ridefinire il ruolo della città come
centro di un territorio vitale e unito.
Riqualificazione delle aree e valorizzazione dell’esistente, non creazione da zero: questo è l’auspicio da parte dei partecipanti per lo sviluppo urbano della città. Oggi Udine appare una città con ampi spazi e
grandi edifici inutilizzati. Riqualificare sia in senso energetico che funzionale è il primo passo per ridare vita a quartieri che soffrono, oggi,
il peso di un passato oramai muto fatto di caserme e qualche fabbrica.
Molto pragmaticamente i partecipanti indicano come vi sia innanzitutto un problema normativo. In particolare, la sburocratizzazione sia
per l’attività d’impresa, sia per facilitare il recupero di aree dismesse,
sia per facilitare l’attivazione di percorsi culturali e artistici che arricchiscano la città, dando maggiori opportunità lavorative a chi ci vive e
a chi vorrebbe trasferirsi.
Si chiede quindi un cambio di approccio dell’operatore pubblico:
questi deve impegnare meno risorse per controllare l’organizzazione
economica e sociale e, di contro, dovrebbe impiegare più risorse per
fornire servizi di assistenza alla popolazione. Si chiede un’amministrazione cittadina più capace di dialogare con i soggetti privati per progetti coordinati e di più ampio orizzonte temporale. A tal proposito si
propone la formazione di figure specifiche che attivino i partenariati
pubblico-privato, che possano organizzare il nuovo centro commerciale naturale, figure che permettano di sviluppare progetti culturali legati al territorio in contrapposizione con i grandi eventi: in una
prospettiva di medio-lungo periodo il sostegno alle attività culturali e
artistiche locali, come possibilità lavorativa e di marketing territoriale,
è auspicabile.
Infine, l’azione che è da tutti considerata la prima e più utile per la
Agenda del Futuro - Udine 2024
131
città è garantire un confronto continuo attraverso tavoli di lavoro permanenti, così da incentivare tutti i cittadini a comprendere meglio la
città e chi vi abita, a partecipare alle attività proposte poiché sarà sempre possibile, e auspicabile, chiamarli intorno a un tavolo a discutere
del futuro della loro città.
La pianificazione partecipata sembra essere l’azione chiave da cui partire per immaginare e costruire una nuova Udine, la nostra città del
futuro.
132
Le azioni per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
133
134
Le azioni per la città di Udine
Azioni da intraprendere per affrontare la questione
dell’immigrazione e dell’incontro tra popolazioni di diverse culture
PERCORSI DI FORMAZIONE TECNICA,
PROFESSIONALE E CULTURALE
RILANCIO ECONOMICO
E OCCUPAZIONALE DEL TERRITORIO
POLITICHE ADEGUATE DI ACCOGLIENZA
E GESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE
AFFIDAMENTO AGLI IMMIGRATI
DI LAVORI SOCIALMENTE UTILI
CHIAREZZA, COERENZA E SINERGIA
ATTRAZIONE DI PROFESSIONALITÀ
DI ALTO LIVELLO DALL’ESTERO
Giovani, una generazione alla ricerca di spazi
CREAZIONE DI UN TESSUTO ECONOMICO
COMPETITIVO DI QUALITÀ
MIGLIORAMENTO DELL’ORIENTAMENTO
IN ENTRATA E IN USCITA
RAFFORZAMENTO DELLA COLLABORAZIONE
TRA SCUOLE E IMPRESE
Agenda del Futuro - Udine 2024
Cosa fare a Udine per attirare e propiziare
investimenti dall’esterno?
DEFISCALIZZAZIONE E SBUROCRATIZZAZIONE
POLI DI RICERCA E INNOVAZIONE
RIUTILIZZO DI AREE DISMESSE O SOTTOUTILIZZATE
ECCELLENZE E QUALITÀ
SOSTEGNO ALLE IMPRESE CHE OPERANO NEL SOCIALE
VALORIZZAZIONE DELL’UNIVERSITÀ
REVISIONE DEI CRITERI DI GESTIONE DI
ALCUNE STRUTTURE PUBBLICHE
SOSTEGNO ALLE START UP
Agroalimentare: quali azioni concrete realizzare?
COLLABORAZIONE TRA SCUOLA E LAVORO
ORTI IN CITTÀ
BIOLOGICO A COSTI ACCESSIBILI
RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA
MIGLIORE PROMOZIONE, DISTRIBUZIONE
E VENDITA DI PRODOTTI TIPICI
COOPERATIVE, REALIZZAZIONE TURNARIA DEI PRODOTTI
PROFESSIONISTA CHE REGOLI I RAPPORTI TRA RETISTI
SPORTELLI E SPAZI APPOSITI PER LE RETI DI IMPRESA
MAGGIORI SPAZI PER IL TEMPO LIBERO
SNELLIMENTO DELLA BUROCRAZIA
IMPORTANZA DEL RICICLO
EVENTI LEGATI ALL’AGROALIMENTARE
MOSTRE DIDATTICHE NEI MUSEI
BIBLIOTECA COME ‘IDEA STORIE’
135
136
Le azioni per la città di Udine
Su quale ‘palinsesto’ culturale lavorare?
PERCORSI DI INTEGRAZIONE CON GLI IMMIGRATI
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 137
03
01
2 dicembre 2014
POPOLAZIONE - CAMBIAMENTO
E PROGRAMMAZIONE
SPIEGAZIONE DEI CONCETTI
DI CITTADINO DIGITALE E IDENTITÀ DIGITALE
ATTENZIONE ALLO SPORT
CONOSCENZA DEL TERRITORIO E DELLE TRADIZIONI
CAMBIAMENTO DELLE MODALITÀ DI PROPOSTA,
COORDINAMENTO DI AZIONI POSITIVE
Cultura: le idee immediatamente concretizzabili
Moderatore
Federico Costantini
Partecipanti
Confagricoltura Udine
Confcommercio Udine Comune di Udine
Severino Del Giudice, Imprenditore
Gianni Arteni, Imprenditore
Cinzia Del Torre, Assessore al bilancio e
all’efficacia organizzativa
Org. sindacali provinciali Alessandro Forabosco, Segretario provinciale Cgil Udine
Scuole Maria Ada Dimonopoli, Docente ISIS V.
Manzini San Daniele del Friuli
Scuole Biagio Nappi, Docente Istituto Bonaldo
Stringher Udine
Diarista
Chiara Andreola
138
Le azioni per la città di Udine
Nuove politiche per l’immigrazione, per il sostegno alla natalità e al
lavoro femminile, e per la riorganizzazione degli enti locali dell’hinterland così da razionalizzare la gestione di servizi e trasporti: queste
le principali linee di azione individuate nel tavolo di discussione su
popolazione, cambiamento e programmazione.
Immigrazione, regolare per poter accogliere
Unanime è stata la constatazione che le attuali politiche sull’immigrazione non si stanno dimostrando adeguate, in particolar modo sul
fronte dell’integrazione nel tessuto occupazionale: se da un lato gli
stranieri spesso occupano quei posti di lavoro che gli italiani rifiutano
nonostante la crisi, e che il loro apporto è fondamentale al nostro sistema previdenziale, è altrettanto vero che questo è fonte di tensione
sociale con gli italiani disoccupati, e che mansioni non qualificate non
consentono agli immigrati di esprimere appieno il proprio potenziale.
Sarebbe quindi utile pensare a percorsi di formazione tecnica e professionale, ma anche culturale in senso lato sia per gli immigrati – così
che conoscano la cultura italiana – che per gli italiani – così che conoscano le culture dei nuovi vicini: luogo privilegiato a tale scopo può
essere la scuola, data la significativa presenza di alunni stranieri.
Anche l’affidamento agli immigrati di lavori socialmente utili è stato
una delle proposte avanzate.
Altrettanto unanime, tuttavia, la conclusione che la chiave sta nel rilancio economico del territorio puntando sulle eccellenze del Friuli
– in primo luogo l’agroalimentare – e sulle nuove imprese innovative:
senza posti di lavoro né per gli italiani né per gli immigrati, si è detto,
non sarà possibile una reale integrazione.
Lavoro femminile, il miglior incentivo alla natalità
Alla questione dell’immigrazione si collega quella demografica: mentre infatti nelle comunità immigrate si registra un tasso di natalità
elevato – con potenziali tensioni sociali e culturali latenti tra questi
‘italiani di domani’ e gli italiani in senso stretto –, i nostri connazionali
fanno sempre meno figli.
Tra le principali cause, oltre alla scarsa fiducia nel futuro e all’incertezza economica, i partecipanti hanno individuato il mancato sostegno all’occupazione femminile: i Paesi del Nord Europa dimostrano
Agenda del Futuro - Udine 2024
139
che, là dove le donne dispongono di servizi come gli asili nido così da
poter mantenere la propria occupazione, il tasso di natalità aumenta.
Se nelle piccole realtà la questione del badare ai figli viene affrontata
affidandoli ai nonni o ai vicini, in città questo spesso non è possibile:
tanto che, hanno osservato gli insegnanti, persino i corsi di recupero
organizzati nelle scuole diventano «babysitteraggio gratuito». Di qui
la richiesta di strutture che non solo consentano ai genitori di affidare
i figli a qualcuno, ma che consentano a questi ultimi di diventare persone autonome e indipendenti superando l’approccio della semplice
sorveglianza.
Giovani, una generazione alla ricerca di spazi
Gli spazi di cui i giovani hanno veramente bisogno, hanno osservato
i partecipanti, ancor più che quelli per il tempo libero sono quelli per
costruirsi un futuro: l’impressione di vederli sfiduciati e scoraggiati
è diffusa, tanto che molti cercano e trovano felicemente opportunità
all’estero. La sfida è dunque creare le condizioni affinché le nuove
generazioni rimangano qui e qui facciano famiglia: e il primo modo
per farlo è creare un tessuto economico che consenta loro di mettere
a frutto le opportunità offerte dal nostro sistema formativo, da tutti
riconosciuto come valido, ma spesso carente sul fronte dell’orientamento e del collegamento con il mondo del lavoro.
Tra le proposte avanzate, oltre al rafforzamento della collaborazione tra scuole e imprese nella definizione dei programmi scolastici e
dell’orientamento in entrata e in uscita, un orientamento in senso più
vasto che insegni ai giovani a saper cogliere anche le opportunità non
strettamente legate al loro ciclo di studi.
Città e hinterland: alla ricerca di un’identità comune
Opinione diffusa tra i partecipanti è che la città e l’hinterland vengono considerate entità separate, accentrando molto nel capoluogo
e lasciando il resto della provincia in una situazione svantaggiata. Di
qui nascono squilibri quali scuole sovraffollate a Udine e vuote in
provincia – soprattutto a causa delle carenze nel trasporto pubblico
extraurbano –, o ‘paesi dormitorio’ in cui gli abitanti rientrano solo la
sera perché lavorano altrove. Si pone quindi la necessità di ripensare
i rapporti tra città e provincia, ponendo come prerequisito la defini-
140
Le azioni per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
141
zione di un’identità comune: Udine potrà diventare il centro di un’area metropolitana più vasta ed essere riconosciuta come ‘capitale del
Friuli’ non se ‘fagociterà’ i centri minori, ma se si porrà come il motore della valorizzazione di ciascuno di essi, centro di innovazione e
di trasmissione della conoscenza, favorendo l’apertura della provincia
verso il resto del mondo.
Per questo è però necessario abbandonare non solo i campanilismi
e gli interessi di parte, ma anche un modello amministrativo ormai
superato: la legge regionale di riorganizzazione degli enti locali è stata
indicata quale strumento per arrivare all’accorpamento dei comuni
più piccoli o quantomeno alla gestione comune dei servizi e delle risorse umane, non più sostenibile in un contesto frammentato con enti
le cui competenze spesso si sovrappongono.
Sessione Tavolo Data Temi 03
02
3 dicembre 2014
Mobilità: da Udine, alla provincia, al resto d’Italia
Altro prerequisito per la gestione comune del territorio friulano è la
disponibilità di una rete di trasporti che consenta di percorrerlo agevolmente: e appunto il trasporto extraurbano è stato indicato come il
settore carente – e quindi da potenziare –, mentre per l’area urbana di
Udine il servizio è stato giudicato soddisfacente.
Il potenziamento delle piste ciclabili, da tutti auspicato, si scontra tuttavia con l’inadeguatezza della rete viaria ad ospitare anche uno spazio
per le biciclette e con i vincoli posti dal patto di stabilità che non consentono investimenti a tal fine.
Da non dimenticare, inoltre, i collegamenti con il resto d’Italia e del
mondo: se il trasporto ferroviario negli ultimi tempi è migliorato, è ancora deficitario verso il centro-sud, mentre è addirittura calato verso
l’Austria. Rimane poi, sia sotto il profilo ferroviario che quello autostradale, il ‘collo di bottiglia’ di Mestre: se la terza corsia potrà aiutare,
non sarà comunque garanzia del superamento del problema.
Partecipanti
Consulta delle professioni Alessandro Magrini, Ordine dei periti industriali
Francesca Pozzar, Referente progettazione
Friuli Innovazione
europea
Volontariato
Anna Martini, Cooperativa sociale Aracon
Confapi FVG
Luca Rossi, Imprenditore
Associazioni Culturali Angela Felice, Teatro Club Udine
INVESTIMENTI - MOBILITÀ
Moderatore
Andrea Guaran
Diarista
David Zanirato
142
Le azioni per la città di Udine
Richiamando le visioni e le strategie di Udine verso il 2024 emerse
nei precedenti tavoli, dai quali si è disegnata una città Rete, di Innovazione, Cultura e Ricerca nonché di Vetrina, da realizzare puntando su cultura, turismo, trasporti ed educazione – il tavolo si è
concentrato sulle modalità di investimenti necessari all’attivazione
del processo e sul sistema di mobilità migliore per dare risposta alle
esigenze emerse.
Investimenti
Di quali investimenti abbiamo bisogno?
Si è raggiunta la quasi unanimità dei presenti nell’individuazione
dell’educazione quale priorità fondamentale per i prossimi anni, alla
luce del fatto che ad oggi molte delle evoluzioni del sistema economico sono di difficile previsione. Accanto a ciò particolare rilievo è
stato dato alla necessità di tornare a investire sui settori del welfare e
del sociale, così come quello della sanità, particolarmente colpiti dai
tagli nell’ultimo periodo. Si è rilevato infatti il rischio che nei prossimi
anni le situazioni di disagio e marginalità potrebbero crescere esponenzialmente.
A seguire è stata evidenziata l’attenzione al settore dei trasporti, alla
rivitalizzazione del centro cittadino attraverso un piano di incentivazioni per le nuove aperture e politiche mirate di marketing; per quanto riguarda la cultura si invita a cambiare approccio, abbandonando la
ricerca di eventi spot che drenano parecchie risorse, ripartendo invece
da un sistema diffuso innescato dal basso e spalmato su tutto l’arco
dell’anno.
Cosa fare a Udine per attirare e propiziare investimenti dall’esterno?
La defiscalizzazione è una proposta ricorrente, alla quale si affianca
anche la leva delle ‘facilities’ delle nuove tecnologie, dei poli di ricerca
e di innovazione, dei distretti e dell’Università di Udine.
L’invito poi a rivedere i criteri di gestione di alcune strutture pubbliche così come il riutilizzo di alcune aree dismesse o sottoutilizzate.
In definitiva da parte dei presenti c’è stata condivisione sull’utilità del
metodo di confronto innescato attraverso i tavoli dell’Agenda 2024,
i quali andrebbero riproposti anche nel momento in cui si andrà a
declinare concretamente in progettazioni gli esiti dell’intero lavoro.
Agenda del Futuro - Udine 2024
143
Mobilità
Quali sono, nel sistema dei trasporti, le azioni da portare avanti per
sopperire alle carenze emerse?
Appare quanto mai urgente secondo tutti i partecipanti risolvere l’isolamento dell’intero Friuli Venezia Giulia rispetto alla rete nazionale
ferroviaria e in parte aeroportuale. Così come si chiede il ripristino dei
collegamenti diretti con Vienna e l’attivazione di nuove tratte con la
Slovenia. A questo si associa anche la richiesta di miglioramento degli
stessi mezzi di trasporto in fatto di pulizia e gradevolezza.
Sul fronte dei porti si invita a specializzare Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro, ciascuno per la rispettiva vocazione in un’ottica di collaborazione generale.
Per quanto riguarda invece la mobilità prettamente urbana di Udine
è emersa l’esigenza di un potenziamento delle fasce orarie notturne di
autobus e taxi così come un maggior collegamento con l’hinterland e
un abbassamento delle tariffe.
In fatto di nuove formule di trasporto, dal bike sharing alle auto elettriche ai mini-bus, vista la condivisione raggiunta nei tavoli precedenti, si dà mandato di predisporre un piano particolareggiato che tenga
conto delle varie esigenze emerse.
Rispetto al tema della pedonalizzazione del centro storico, in base agli
indirizzi strategici emersi, l’attuale area esclusa alle auto è da allargare
o no?
Per tre dei cinque partecipanti la dimensione attuale è quella ideale.
In un caso invece si chiede l’allargamento ulteriore sino all’anello stradale di Viale Trieste, Via Duodo, Via delle Ferriere. Suggeriti i modelli
di Hannover e Aukland con una rete di parcheggi di interscambio
esterni alla cintura pedonalizzata dai quali si muovono dei minibus a
passaggio frequente per avvicinare i pendolari al centro.
Questione parcheggi: sono sufficienti o andrebbero ampliati?
Traspare una soddisfazione di fondo rispetto all’attuale disponibilità
di stalli, viene comunque ipotizzato l’investimento in nuovi parcheggi
nel caso in cui si decida appunto di aumentare l’area pedonalizzata e
nel contempo si affermi la tesi del decremento di utilizzo dei mezzi
privati.
144
Le azioni per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
Per quanto riguarda le piste ciclabili, in che maniera dovranno essere
considerate nel futuro?
Convergendo sulla validità dei concetti di mobilità sostenibile, i partecipanti, in modalità diverse, mettono in guardia sui rischi derivanti
da un eccesso di implementazione dei percorsi ciclabili, diventati in
alcuni casi ‘moda’ da seguire a tutti i costi. Sicuramente i collegamenti
con le periferie e l’hinterland sono da sviluppare, basandosi però su
una scala di priorità nell’utilizzo dei fondi.
Sessione Tavolo Data Temi Altri mezzi di trasporto su cui puntare?
L’eventualità di puntare su modelli alternativi agli autobus, come per
esempio quello di una metropolitana leggera sull’asse nord-sud, estovest è stata stigmatizzata e respinta all’unisono; accettabile invece un
potenziamento delle fermate e delle corse lungo l’attuale tratta ferroviaria Udine-Tarvisio.
Moderatore
Marco Orioles
145
03
03
4 dicembre 2014
AGROALIMENTARE – ENERGIA
Partecipanti
Confagricoltura Udine
Alido Gigante, Libero professionista
Confartigianato Udine Filomena Avolio, Imprenditrice
Consulta delle professioni Luca De Grassi, Consiglio direttivo Ordine
dei Farmacisti Udine
Associazioni culturali
Romano Vecchiet, Responsabile Servizio
integrato Musei e Biblioteche Udine
Ass. dei consumatori Edo Billa, Presidente Federconsumatori
FVG
Scuole
Fabrizio Conte, Docente Istituto per l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine
Scuole
Miriam D’Agostini, Docente ISIS Jacopo
Linussio Tolmezzo
Scuole
Luigino Guerra, Docente Istituto per l’industria e l’artigianato G. Ceconi Udine
Diarista
Luciana Idelfonso
146
Le azioni per la città di Udine
Scuola - educazione
Nella sessione dedicata alle azioni gli interlocutori hanno individuato nella scuola l’elemento più importante in merito alla creazione di
cultura per i settori dell’energia e dell’agroalimentare. Elementi come
quello del risparmio energetico e della mobilità alternativa o con mezzi pubblici vanno infatti trasmessi alle nuove generazioni già dall’età
scolare. I ragazzi, oltre ad apprendere nozioni importanti, diventano
a loro volta dei moltiplicatori di cultura grazie a quanto riferiscono a
casa e ad amici. Questo vale anche per l’ambito dell’alimentazione:
mangiare correttamente, imparare a cibarsi con prodotti genuini e del
territorio vuol dire anche avere maggiore salute. Si suggerisce, inoltre,
anche collaborazioni scuola-lavoro per facilitare l’inserimento dei ragazzi nell’ambiente lavorativo.
Anche la Biblioteca di Udine si propone come spazio aperto a dibattiti, approfondimenti e scambi di idee, oltre ad essere una fonte
inesauribile di cultura e informazioni a costo zero.
Risparmio
L’efficienza energetica delle abitazioni private è in cima alle priorità
del domani. In regione ci sono 260 mila edifici residenziali, più di 500
mila nuclei residenziali, di cui il 90% di proprietà di famiglie, che necessiterebbero di ammodernamenti per quello che concerne l’efficienza energetica, che porterebbe a dei risparmi che possono variare dal
40% all’80%. L’efficienza energetica deve essere applicata anche agli
edifici pubblici e statali che, anche se presenti in numero inferiore, potranno essere degli esempi concreti per i cittadini. La prima struttura
da cui iniziare è la scuola, dove gli alunni possono toccare con mano
migliorie e risparmio sia economico che di inquinamento ambientale.
Rete d’impresa
Nel campo agroalimentare una delle vie indispensabili per il futuro è
quella di fare rete. Rete aziendale, quindi fra produttori, anche quelli
piccoli, tornando a una proposta di realizzazione di prodotto anche
turnario, come si faceva un tempo. Per essere avviata però, e soprattutto perché funzioni, la rete deve avere delle figure professionali
pronte per la gestione, neutrale e preparata, con le conoscenze specifiche per il settore agricolo. Dopo questo passaggio potrebbe diven-
Agenda del Futuro - Udine 2024
147
tare utile un’ulteriore collaborazione con gli artigiani locali, per dare
nuova forma e aspetto ai prodotti della natura. In questo ambito va
senza dubbio valorizzata l’unicità della nostra terra, piccola ma ricca
di prodotti tipici.
Alimentazione - prodotto
La valorizzazione dei prodotti alimentari della nostra terra non deve
riguardare solo quei cibi di nicchia proposti per esempio da slow
food, ma deve essere fatta a 360 gradi promuovendo la genuinità di
ciò che offre la terra friulana. Questo deve avvenire nelle mense scolastiche, in bar e ristoranti pensati per il settore turistico, ma anche
nelle famiglie. Per questo il friulano deve essere il primo a conoscere
e apprezzare il cibo locale. Questi prodotti, ottimi di qualità, devono
diventare poi dei punti di forza a livello turistico per richiamare in
città, a Udine, ospiti. Le associazioni di categoria dovranno aiutare i
produttori nelle nuove tecnologie di comunicazione e di e- commerce
per poter permettere la fruibilità degli alimenti anche agli stranieri
una volta rientrati a casa.
Orti in città
Piace a tutti i partecipanti l’idea di proporre un’agricoltura diversa,
che si differenzi dalle tradizionali culture di mais e soia, almeno per
i campi presenti in città o poco fuori l’anello cittadino. Questi spazi
potrebbero essere utilizzati per portare gli agricoltori, i ragazzi, gli
anziani direttamente sul campo per far comprendere loro le difficoltà
del mondo agricolo ma anche il rispetto per l’ambiente e l’amore per
il proprio territorio.
Fonti rinnovabili
All’interno del tavolo vengono proposte le centrali a biomassa e l’utilizzo del legno. La prima proposta spacca in parte l’opinione dei
partecipanti: per alcuni infatti la biomassa non porterà vantaggi, per
altri invece potrebbe essere una soluzione per il futuro.
Viene anche suggerito lo sviluppo della filiera del legno, materia prima che caratterizza il nostro territorio: ogni anno il bosco aumenta
dell’80% mangiando spazi che prima erano dedicati a prato. Il territorio infine va coltivato e non solo preservato.
148
Le azioni per la città di Udine
Interlocutori
La Regione per quanto riguarda l’energia e le associazioni di categoria
insieme alla Camera di Commercio di Udine per il settore agroalimentare, vengono individuati come interlocutori adatti per dettare obiettivi, regole e per facilitare la costituzione di reti d’impresa.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 149
03
04
9 dicembre 2014
UNIVERSITÀ - LAVORO
Moderatore
Paolo Ermano
Partecipanti
Confartigianato Udine Scuole DiTeDi
Confindustria Udine Confcommercio Udine Università di Udine
Associazioni culturali Scuole
Volontariato
Diarista
Francesca Gatti
Sandro D’Antonio, Vicepresidente
Maurizio Commisso, Docente ITG Marinoni Udine
Simone Puksic, Project Manager
Massimiliano Zamò, Presidente Gruppo
Giovani Imprenditori
Massimiliano Pratesi, Imprenditore
Marina Brollo, Direttrice Dipartimento
di Scienze Giuridiche
Pina Raso, Presidente Università delle
LiberEtà Udine
Annamaria Cavagna, Docente Liceo
Scientifico Niccolò Copernico Udine
Vincenzo Salerno, Direttore La Viarte
Onlus
150
Le azioni per la città di Udine
Delineare azioni concrete affinché Udine, attraverso l’Università, diventi motore dello sviluppo del lavoro, della formazione e della cultura del territorio e affinché sia fulcro di creazione di lavoro e di crescita
economica: il terzo tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine
2024 si è concentrato sulle azioni possibili da mettere in atto affinché
formazione e lavoro, Università e impresa siano realtà che lavorano in
sinergia con obiettivi comuni.
Azioni per l’Università
Stimolare attrattività e senso di appartenenza
Secondo il tavolo il senso di appartenenza stimola il passaparola, le richieste e fa aumentare i neo-iscritti: l’Università di Udine deve attrarre
gli studenti attraverso attività e infrastrutture che includano l’Università nel tessuto sociale e nella vita cittadina e attraverso nuove strategie
di marketing e comunicazione per la sua massima visibilità.
Sfruttare il potenziale dei social
L’Università deve avviare una nuova strategia di marketing che metta
al centro i social media: quest’ultimi sono gli strumenti di comunicazione più usati dal target fondamentale per l’Ateneo, ovvero gli iscritti
potenziali: l’Università deve comunicare attraverso i social utilizzando
linguaggi e strumenti ad hoc per quei mezzi e quel pubblico.
Comunicare ‘positivo’ attraverso ‘testimonial’ di successo
I giovani sono sfiduciati, hanno una visione assolutamente negativa
del futuro, pochissimi vogliono fare impresa da adulti: bisogna sbloccarne i sogni, la visione e le capacità aprendo ai valori etici dell’essere
imprenditori.
L’Università dovrebbe scegliere alcuni casi imprenditoriali di giovani
di successo e utilizzarli come ‘testimonial’, come esempio positivo per
gli altri: le imprese possono aiutare l’Ateneo nell’individuare tali figure di successo che contribuiranno a costruire e rendere riconoscibile
ed attraente la brand identity dell’Università e dell’intera città.
Avvicinare l’Università al mondo del lavoro
C’è grande asimmetria tra offerta e domanda del lavoro, non c’è offerta adeguatamente formata. Bisogna costruire percorsi formativi
Agenda del Futuro - Udine 2024
151
sulla base di ciò che i lavoratori del futuro troveranno sul mercato:
è una flessibilità richiesta all’Università e per far questo bisogna istituire corsi universitari tenuti interamente da imprenditori qualificati
che insegnino cosa significa fare impresa, cosa ci si aspetta dai lavoratori.
Non bisogna chiedersi solo ‘cosa voglio fare’, ma anche cosa posso e
cosa devo fare, soprattutto in tempi di crisi: la domanda infatti spesso
non incontra l’offerta di lavoro reale.
Azioni per il lavoro
Cambiare mentalità e creare cultura condivisa del fare
Serve un piano coordinato per una cultura anti crisi: stimolare dal
basso i ragazzi per creare una mentalità positiva che creda nell’intraprendere, nell’azienda, nell’agricoltura, nella cooperazione, in tutti i
settori.
Serve una cultura inclusiva anche a livello del mondo del lavoro per
creare lavoratori e imprenditori solidali gli uni con gli altri: chi cresce,
cresce insieme: l’inclusione sociale è la scommessa per il futuro.
Essere l’eccellenza italiana del digitale
Il Friuli Venezia Giulia ha le potenzialità per essere la regione più
digitale d’Italia e Udine può diventare il centro di eccellenza di tale
primato puntando su diversi livelli di sviluppo: la connettività (per
essere in rete con il mercato), la cultura digitale, i servizi al cittadino
(insegnare al cittadino cosa può fare grazie alla rete) e la comunicazione in rete.
Sostenere le imprese aumentandone la competitività
Sono le imprese a dare lavoro e dalla loro competitività derivano crescita e occupazione. È necessario agevolare imprese che investono nel
nostro territorio e anche fare in modo che quelle esistenti non se ne
vadano.
Bisogna colmare il ‘gap’ della connettività veloce che non arriva in
tutte le zone industriali, per esempio in quella del manzanese.
Bisogna creare un modello di fiscalità di vantaggio (a livello regionale)
per aiutare zone industriali e per avviare il processo di riconversione
dei capannoni di cui si parla da anni.
152
Le azioni per la città di Udine
Puntare alla formazione permanente
La formazione permanente, non quella strettamente professionale ma
la digitalizzazione o la conoscenza delle lingue straniere, è fondamentale per i lavoratori e per tutta la collettività se Udine vuole creare
competitività sul territorio e oltre.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 153
03
05
10 dicembre 2014
CITTÀ - CULTURA
Moderatore
Claudio Melchior
Partecipanti
Associazioni consumatori Stefania Marzona, Forum Consumatori
Imprese FVG
Org. sindacali provinciali Paolo Mason, Segreteria UST Cisl Udine
Associazioni culturali
Alberto Bevilacqua, Presidente Teatro stabile di innovazione FVG
Scuole
Lauretta Novello, Docente Liceo Percoto
Udine
DiTeDi Ivan Bortolin, Libero professionista
Confapi FVG Tommaso Donda, Gruppo Giovani Confapi FVG
Confcommercio Udine Gianfranco Ridolfo, Imprenditore
Diarista
David Zanirato
154
Le azioni per la città di Udine
Il quinto tavolo della terza sessione dell’Agenda del Futuro - Udine
2024 si è concentrato sulle azioni necessarie per rilanciare la città,
sia sfruttando il riutilizzo degli spazi oggi abbandonati, sia attraverso
partnership pubblico-private. E nel contempo si è provato ad analizzare le formule migliori per rendere i cittadini creatori di cultura e
non solo fruitori all’interno di una mappa delle opportunità culturali
di Udine, in grado di generare collaborazione tra le sue varie anime.
Città
Quali sono le idee concretizzabili rispetto al rilancio degli spazi inutilizzati?
Partendo dalle zone frequentate dagli studenti come il Centro Studi e
la Stazione delle Autocorriere i partecipanti sono convenuti sulla necessità di lavorare a una rivitalizzazione di queste aree in maniera tale
da dare ‘significato’ ai luoghi, creando in essi aggregazione, possibilità
di accesso a internet, servizi accessori.
A tal proposito una riqualificazione opportuna potrebbe essere quella
dell’ex Dormish, così come maggiore valorizzazione meriterebbero
le sedi dell’Università. Per altri luoghi inutilizzati, dai cinema all’ex
Frigo, si è ribadita la necessità di arrivare a decisioni condivise con la
popolazione, anche magari attraverso forme di consultazione partecipativa, per evitare di disperdere altre risorse economiche in strutture
che non servono.
C’è stata poi la proposta di creazione di una specie di piano regolatore
degli edifici culturali, dove alle dismissioni e nuove destinazioni scelte
per alcuni siti, potrebbero agganciarsi dei recuperi di altre strutture,
sfruttando i proventi ricavati nel corso della prima operazione.
Come dare voce al partenariato pubblico-privato?
Da parte di alcuni si è segnalata inizialmente la difficoltà nel trovare
dei sistemi di raccordo tra le esigenze degli uni e degli altri, per questo
si è avanzata l’ipotesi di creazione di piattaforme on-line che risolvano
l’incomunicabilità. In alcuni casi questi strumenti hanno comunque
già dato prova di funzionare, e il riferimento è al sistema di segnalazione delle manutenzioni del Comune di Udine, l’Epart, dove alla
partecipazione richiesta al cittadino corrisponde una presa in carico
del problema da parte dell’amministrazione. Prima però di definire il
Agenda del Futuro - Udine 2024
155
sistema occorre trovare la ‘leva’ che definisca l’ambizione futura della
città, così che anche i privati possano orientare le loro ipotesi di investimento o supportare le proposte del pubblico; privati che comunque
dovranno agire nel rispetto di determinati vincoli e regolamentazioni,
fissate per tutelare l’interesse collettivo. Un primo banco di prova di
questo partenariato lo si potrebbe avere nel rilancio del centro storico, attraverso un accordo commercianti-amministrazione comunale.
Inoltre determinante sarà la promozione di una migliore qualità della
vita e della vivibilità cittadina.
Cultura
Come trasformare i cittadini da fruitori a creatori di cultura?
Sicuramente prima di tutto occorre indirizzare gli sforzi verso i giovanissimi, i futuri fruitori della cultura in città nel prossimo decennio. E nei loro confronti bisogna porsi prima di tutto forti di un bagaglio di valori, modelli e identità, rinnovati rispetto a quelli ai quali
ci si è abituati negli ultimi anni. Serve perciò agire sull’educazione,
sulla formazione scolastica, sul buon gusto – sia alimentare che artistico – sulla ricerca di alti standard di qualità della vita. Un canale
vincente lo si può trovare sia nei FabLab, sia nel coinvolgimento
delle famiglie.
Su quale ‘palinsesto’ culturale dobbiamo lavorare?
Prioritariamente spiegare ai giovani, sin dalla tenera età, i concetti di
cittadino digitale, i pericoli della rete, l’identità digitale che è basilare
a livello lavorativo in ottica futura. Allo stesso modo anche lo sport
dovrà avere una attenzione particolare nella formazione futura dei ragazzi, così come la conoscenza del territorio e dell’ambiente.
Al di la delle scuole, sul territorio cosa si può fare?
Sono già tante le azioni positive che funzionano, il problema è che si
deve cambiare la modalità di proposta. Serve pertanto un coordinamento di azioni positive, dei minimi comuni denominatori culturali e
valoriali. Bisogna lavorare per promuovere momenti di aggregazione
che devono affiancare l’ambiente scolastico, attraverso luoghi nei quali si possano affiancare e supportare i percorsi di integrazione con gli
immigrati.
156
Le azioni per la città di Udine
Le idee immediatamente concretizzabili?
Un evento culturale nel centro città di Udine da promuovere in maniera sistematica per le giovanissime generazioni, con scopo principale quello del trasferimento di determinati valori, servendosi sia di
strumenti ludici sia formativi sia digitali.
Dei tavoli ‘pilota’ di studio/incontro tra pubblico e privato.
Delle partnership inter-generazionali tra giovani e anziani.
Agenda del Futuro - Udine 2024
Sessione Tavolo Data Temi 157
03
06
11 dicembre 2014
COMMERCIO - SERVIZI
Moderatore
Marco Orioles
Partecipanti
DiTeDi
Scuole
Legacoop FVG
Università di Udine
Diarista
Giada Marangone
Andrea Barbaro, Strategic Marketing
Analyst
Alessandro Paganin, Docente ISIS A. Malignani Udine
Vanni Treu, Imprenditore
Marco Sartor, Docente, Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Gestionale e Meccanica
158
Le azioni per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
159
Quali azioni innescare per portare al centro Udine e il suo hinterland?
Operativamente quali sono i fattori sui quali puntare per sostenere e
sviluppare il nostro territorio? Quali potenzialità vanno valorizzate e
supportate per la crescita? Commercio e servizi sono stati i temi trattati durante il sesto tavolo di lavoro di Agenda per il Futuro - Udine
2024.
Dal tavolo è subito emersa la necessità di una visione sinergica e trasversale delle due tematiche, strettamente interrelate. Maggiori servizi
sul territorio offrono opportunità di crescita al commercio e ad altri
settori sui quali investire per un territorio che guarda con ottimismo
al futuro.
‘tram-corriera-ristorante’, per far visitare e vivere la città in modo diverso, incentivando anche nuove forme di turismo. Per incentivare il
commercio in centro storico, inoltre, i parcheggi a pagamento potrebbero essere limitati dalle ore 8 alle ore 18 e non come avviene ora fino
alle 20.
Per incentivare gli spostamenti da e verso il centro cittadino, un’azione concreta, potrebbe essere quella di implementare, mediante un app
creata ad hoc, un sistema, aggiornato in real time simile a BlaBlaCar.
Tale sistema potrebbe essere fruito da studenti universitari ma anche
da fasce di popolazione propense a condividere costi, opportunità e
potrebbe, al contempo, fungere da elemento di socialità.
Trasporti
La questione dei trasporti, e della relativa mobilità interna ed esterna, è risultata nevralgica per garantire alla popolazione (friulana ma
anche turisti o pendolari) maggiori servizi e una leva strategica per
incentivare il commercio e le numerose attività ad esso collegate. La
percezione da parte dei partecipanti del tavolo è stata quella che solo
in città è possibile fruire di determinati servizi (scuola, attività commerciali, teatri, musei, centri sportivi, ecc.). Diventa quindi necessario
rafforzare e incrementare i collegamenti dalla città al suo hinterland
(ad esempio la direttrice Gorizia-Udine), potenziare il servizio pubblico e, mediante una sinergia pubblico-privato, sviluppare nuove scelte,
frutto di un’attenta analisi della mobilità delle persone.
Alcune azioni concrete da attuare in centro potrebbero essere, grazie
all’utilizzo delle tecnologie digitali, istituire delle fermate a chiamata
o dei percorsi alternativi in caso di mezzi pubblici vuoti, implementare tram elettrici anche di ridotte dimensioni da far circolare, limitare
l’accesso a mezzi non green o non autorizzati magari mediante uno
specifico pass e incentivare sistemi di bike sharing. Non tutti sono
convinti di ampliare la zona pedonale del centro cittadino a meno che
tale decisione non sia supportata dalla creazione di parcheggi esterni,
di una linea di superficie, di un potenziamento della rete di trasporto pubblico esistente. Le piste ciclabili sono viste dai partecipanti al
tavolo come funzionali solo se legate a un’urbanizzazione di prima
generazione e non adeguate alla viabilità di Udine.
Un’azione sinergica commercio-trasporto potrebbe essere quella del
Vetrina delle eccellenze
Un vantaggio competitivo che porrebbe le specialità friulane attraenti
da diversi mercati è la certificazione ambientale dell’agroalimentare
ma anche di altri settori strategici per il territorio. Puntare sul green: il monitoraggio ambientale delle produzioni potrebbe rappresentare per il food, il beverage ma anche per altri prodotti una chiave
distintiva e vincente per il futuro, oppure creare un ‘super doc’ che
differenzia il prodotto nostrano con originalità. Sarà quindi necessario comunicare questi tratti distintivi in maniera adeguata all’esterno,
investendo sulla promozione. Dal tavolo è emersa inoltre l’esigenza
di costruire una filiera dell’agroalimentare corta e dall’elevato valore
aggiunto, a scapito di quella che è la coltivazione di massa.
Riqualificare spazi vuoti
Va ripensato il ruolo di certi luoghi, come ad esempio le caserme dismesse. Quest’ultime possono essere utilizzate come vetrina delle eccellenze locali (enogastronomia ma anche artigianato) e come luoghi
di aggregazione giovanile e non solo (circoli sportivi, cinema, teatro,
associazionismo, volontariato).
Inoltre, un’altra azione strategica per Udine 2024 potrebbe essere
quella di aprire strutture, che solitamente restano chiuse durante la
sera-notte (Università, biblioteche, mostre, ecc.) per svolgere attività
ricreative, create ad hoc, per movimentare la vita e sviluppare la socialità. L’apertura di questi spazi necessita di un maggiore controllo;
un’ipotesi emersa durante la discussione è stata quella di utilizzare le
160
Le azioni per la città di Udine
Agenda del Futuro - Udine 2024
161
forze dell’ordine in divisa, anche solo la loro presenza, per creare un
senso di tranquillità e sicurezza nella popolazione.
fabbricate), altri attribuiscono importanza al concetto della filiera legno legandolo all’autoefficienza energetica.
Marketing territoriale
Per promuovere le attività commerciali, sviluppare le aree critiche o
periferiche del nostro territorio (ad esempio la montagna udinese)
sarà fondamentale redigere un piano di marketing territoriale capillare. Servono, cioè, azioni di marketing specifiche per informare e
donare valore aggiunto alle attività di Udine e del suo hinterland. Un
marketing territoriale vincente fungerebbe da volano per certi settori,
aprirebbe la strada a nuove attività e attirerebbe nuovi abitanti per
una migliore qualità della vita.
Sviluppare nuove forme di servizi
Un servizio di volontariato per la collettività potrebbe essere quello di
utilizzare personale in mobilità o in cassa integrazione o in pensione
per attività a sostegno della res publica (ad esempio imbiancare scuole,
tagliare erba nei prati, utilizzare personale qualificato come docenza
specializzata nelle scuole). Inoltre dovranno essere incentivate nuove
forme di aggregazione, di incontro e socializzazione, anche finalizzate
alla ricerca di lavoro. Nelle aree periferiche (ad esempio montagna,
paesi) dovranno nascere edifici, meglio se in linea, dove creare luoghi di aggregazione, erogare servizi di prossimità di tutti i tipi (bar,
alimentari, farmacia, circoli sportivi, ecc.). Oltre a fornire servizi alla
collettività rappresenterebbero un punto di socializzazione per giovani e anziani.
Dovranno essere creati nuovi servizi per la collettività che consentano
la consegna degli acquisti (spesa ma anche altri generi di consumo,
farmaci, ecc.) direttamente a casa, fruibili sia attraverso sistemi tecnologici che mediante sistemi vocali o similari, utilizzabili quindi dagli
anziani poco abituati a utilizzare i nuovi strumenti, o dalle famiglie
che hanno sempre meno tempo da dedicare agli acquisti. L’esperienza
dell’acquisto e di socializzazione potrebbe essere mantenuta attraverso shop, in centro storico o in spazi ritenuti strategici, con l’utilizzo di
Qr-code o merce virtuale.
Formazione delle risorse umane
Viene evidenziato il ruolo nevralgico della formazione a più livelli.
Fondamentale, per aprire un’attività od operare in un campo specifico, risulterà formare adeguatamente le risorse umane. Istituire una
sorta di ‘formazione di mestiere’ che fornisca, al personale o all’esercente, gli strumenti necessari e le competenze per affrontare al meglio
il lavoro che è chiamato a svolgere. Questo tipo di percorso dovrebbe
essere avviato da scuole professionali e non da enti generalisti. Ma non
solo. L’aggiornamento formativo dovrebbe essere introdotto come
obbligo all’interno delle aziende, magari utilizzando il Fondo Sociale
Europeo.
Un’azione da mettere in campo potrebbe essere quella di istituire un
albo regionale certificato delle professionalità, una banca dati sulla
formazione aggiornabile che offra un vantaggio competitivo sia per le
persone singole, sia per la mobilità degli operatori in Europa.
Va inoltre incentivata l’alternanza scuola-lavoro, specie nei settori
strategici per questo territorio (ad esempio il settore della sedia, produzioni diverse come le case in legno, meccatronica del legno, agroalimentare).
Legno
Il settore del legno potrebbe rappresentare un’opportunità per il
Friuli. Diverse le visioni a riguardo. Alcuni credono fermamente nel
concetto di filiera legno-edilizia (ad esempio costruzione di case pre-
Digitale
Il digitale rappresenta, e sempre più lo farà in futuro, l’elemento chiave attorno al quale pianificare le azioni per Udine 2024: maggiori reti,
banda larga, infrastrutture digitali, servizi a supporto della collettività
e delle attività commerciali e turistiche, formazione, informazione e
cultura.
163
TAVOLI DI LAVORO:
CONSIDERAZIONI AL MARGINE
Roberto Grandinetti
Un aspetto fondamentale che è emerso dai tavoli di lavoro organizzati
nell’ambito di Agenda del Futuro - Udine 2024 – e che viene sottolineato con forza nei rapporti di sintesi relativi alle visioni, strategie ed
azioni – è la crucialità del rapporto tra Udine e il territorio che la circonda, un rapporto da migliorare come condizione per ridare slancio
allo sviluppo della città e del suo territorio. Questo nodo – sulla cui
centralità chi scrive queste note concorda pienamente – richiede un
ulteriore sforzo di approfondimento con riguardo sia al suo significato che alle sue implicazioni. Infatti, in alcuni passaggi dell’ampia documentazione prodotta dall’Agenda sembra emergere l’auspicio che
Udine riesca a riprendere il ruolo di centro gerarchicamente superiore
che ha perduto nel corso del tempo. Ma una tale previsione non trova
conferma in tante altre affermazioni contenute in quella documentazione, che si muovono in una direzione del tutto diversa. È importante
affrontare questa contraddizione, ed è da questo punto che parte il
mio ragionamento.
Prima di partire, è bene chiarire la natura del lavoro qui svolto: non
si tratta di una sintesi di tutto ciò che è stato prodotto nei tavoli di
lavoro, anche perché tre rapporti di sintesi – rispettivamente sulle
visioni, le strategie e le azioni – sono stati già redatti. D’altra parte,
queste stesse sintesi non possono cogliere la varietà e la ricchezza degli
spunti emersi dai tavoli. Le mie considerazioni si sviluppano quindi
al margine dei lavori dell’Agenda, utilizzando le conoscenze da me
maturate sulle tematiche dello sviluppo socio-economico del Friuli
e una selezione di valutazioni e proposte contenute nella documentazione esaminata1.
Nel testo si ha traccia di questi riferimenti alla documentazione di Agenda del
Futuro attraverso l’indicazione della fonte (ad esempio Sessione 01/Tavolo 01),
1
164
Roberto Grandinetti
1. Un’introduzione: dalla città-platea alla città-rete
Il Friuli è stato investito a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta da un processo di sviluppo della manifattura, caratterizzato da
una forte prevalenza di imprese di piccolissime e piccole dimensioni a
proprietà familiare, che ha portato a superare la precedente situazione di arretratezza economica che contraddistingueva l’area2. Sotto il
profilo degli insediamenti produttivi, la loro localizzazione si è propagata all’esterno della città di Udine3: la fabbrica dispersa nella campagna, i distretti industriali, il progressivo riempirsi delle aree attrezzate
industriali (tra cui la Zona Industriale Udinese). Ma anche il fattore
imprenditoriale ha avuto poco a che fare con la borghesia urbana del
capoluogo, come del resto accadeva in altri territori della cosiddetta
Terza Italia4. Maggiormente coinvolti nello sviluppo diffuso sono stati
i centri minori che costellano la distribuzione tipicamente policentrica
della popolazione in Friuli: le città piccole, come le chiamava l’architetto Gianugo Polesello5. In definitiva, si è portati a riconoscere un
ruolo passivo di Udine nel modello di sviluppo che ha trasformato il
Friuli, una sorta di città-platea che osservava (pigramente) lo spettacolo che aveva luogo al suo intorno.
È ben noto che il modello di industrializzazione diffusa è entrato in
crisi da oltre un quindicennio, con l’incedere dapprima lento e poi
impetuoso della globalizzazione della produzione e dei mercati. Il
Nord-Est – che alcuni osservatori hanno voluto qualificare come un
modello autonomo nell’ambito del più ampio aggregato della Terza
mentre in appendice si riportano i titoli dei documenti citati (ad esempio Visioni,
Energia - Agroalimentare).
2
P. Grandinetti, R. Grandinetti, Il caso Friuli: arretratezza o sviluppo?, Udine,
Cooperativa Editoriale Il Campo, 1979.
3
Del tutto diverso il caso della città di Pordenone (o della conurbazione Pordenone-Porcia), per la presenza della grande fabbrica (Zanussi) che assumeva nello
stesso periodo una posizione dominante, anche sul piano socio-culturale, nell’ambito del sistema urbano.
4
A. Bagnasco, Tre Italie. La problematica territoriale dello sviluppo italiano, Bologna, Il Mulino, 1977.
5
G. Polesello, Le città piccole del Friuli, in AA. VV., Studi e documenti nel 1050°
di San Daniele, San Daniele del Friuli, Comune di San Daniele del Friuli, 1979.
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
165
Italia6 – ha mantenuto per più tempo un suo dinamismo, visibile soprattutto attraverso i flussi di export. Ma poi la grande crisi recessiva
che ha preso avvio alla fine del 2008 si è sovrapposta ed ha aggravato
la crisi strutturale di competitività che la concorrenza su scala globale
aveva in precedenza innescato, mettendo a dura prova la capacità di
resistenza delle imprese friulane. I contraccolpi sul piano della demografia aziendale e dei livelli occupazionali, nonché i costi sociali che la
crisi post-2008 ha fin qui generato, sono stati di notevole portata. Non
è questa la sede per discutere i segnali, registrati in questo inizio di
2015, di una possibile svolta rispetto al prolungato trend depressivo.
Piuttosto, è opportuno ricordare che gli osservatori più attenti hanno
segnalato un mutamento profondo del ‘paesaggio’ industriale del paese come pure dell’area friulana 7, messo in atto da una componente
imprenditoriale che ha mostrato elevata capacità di resilienza durante
tutta la crisi recente ma che spesso aveva ridefinito la propria posizione competitiva già prima, in tempi ‘non sospetti’. Questa componente
è formata da imprese di dimensioni diverse, settori diversi ed età diverse: alcune di esse hanno trovato voce nelle pagine del quotidiano
«Messaggero Veneto», giustamente interessato a dare visibilità agli attori che riescono a fronteggiare la crisi con successo. Dalla presenza di
questa componente, dalla sua consistenza (non ancora quantificata in
modo attendibile) e dall’indotto locale che essa alimenta, dipende in
larga misura il futuro industriale del Friuli. Ed è con riguardo a questa
e ad altre componenti dinamiche dell’economia del Friuli che ci si
deve chiedere se Udine riuscirà a svolgere un ruolo attivo o rimarrà
nella sostanza ancora città-platea.
L’idea che meglio si contrappone alla città-platea non è quella di cittàcentro gerarchico (semplicemente non sostenibile), bensì quella di
città-rete. Ma si tratta di un passaggio scivoloso che impone qualche
istruzione per l’uso. ‘Rete’ infatti è un concetto così generico e abu I. Diamanti, D. Marini (a cura di), Nord Est 2000: rapporto sulla società e l’economia, Venezia, Fondazione Nord Est, 2000.
7
Si veda ad esempio: V. De Marchi, R. Grandinetti, L’industria del Nord-Est
e il suo intorno: crisi e discontinuità evolutiva, in «L’industria», 33 (1), 2012; G.
Bortoluzzi, A. Tracogna, Imprenditori che sfidano la crisi: dati ed esperienze del
Friuli Venezia Giulia, Milano, Franco Angeli, 2013.
6
166
Roberto Grandinetti
sato da venire ormai appiccicato a qualsiasi cosa, e ciascuna delle sue
declinazioni segue la stessa sorte: città-rete, territorio-rete, impresarete, ed altre reti ancora. Ad esempio, è stata definita reticolare la edge
city che ingloba e disfa i centri urbani esistenti riempiendo gli spazi tra
essi in un continuum residenziale-commerciale-produttivo: un modello di città che gli osservatori ottimisti hanno definito la nuova frontiera della modernità e i pessimisti la geografia del nulla8. In ogni caso,
non è certo a questi modelli che può ispirarsi un progetto per Udine.
Per questo, non solo è da condividere la centralità che la discussione
svolta nell’ambito di Agenda del Futuro ha assegnato al concetto di
città-rete, ma anche va segnalata la chiara definizione che di questo
concetto è stata data: «La città-rete, nelle visioni prodotte dai tavoli di
rappresentanza, è una città che rispetta e valorizza le differenze al suo
interno e quelle del territorio che alla città guarda. È una città capace
di ri-costruire un solido tessuto di relazioni sia all’interno del contesto
urbano, sia con il suo territorio più ampio» (Sessione 01/Sintesi).
Tra gli esempi che si collocano già nella prospettiva della città-rete
– o della città in rete, se si vuole cogliere in modo anche più preciso
il significato della sua definizione – si possono certamente citare il
Distretto delle Tecnologie Digitali che ha preso forma con il concorso
dei Comuni di Tavagnacco, Udine e Reana del Rojale, oppure la manifestazione Friuli Doc nella sua recente ri-focalizzazione sulla promozione delle eccellenze eno-gastronomiche del Friuli. Nel proseguio di
queste note emergeranno altre evidenze e progettualità capaci di dare
concretezza al concetto di città-rete, città in rete.
2. Udine come motore cognitivo dello sviluppo locale
Città-conoscenza è una delle associazioni privilegiate quando si parla
di sviluppo urbano o di aree metropolitane. Per affrontare il tema
della conoscenza nella prospettiva seguita in queste note sul futuro
di Udine, è però utile partire dal concetto (non urbano) di sistema regionale dell’innovazione (regional innovation system)9, elaborato sulla
J. Garreau, Edge city: Life on the new frontier, New York, Doubleday, 1991;
J.H. Kunstler, The geography of nowhere: The rise and decline of America’s man
made landscape, New York, Simon and Schuster, 1993.
9
Dove per ‘regione’ non si intende necessariamente una regione amministrativa.
8
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
167
scorta di esperienze regionali di eccellenza sotto il profilo delle capacità innovative10 e diventato un riferimento importante negli studi e
nei documenti di programmazione dell’Unione Europea. Seguendo
tali fonti, i sistemi regionali dell’innovazione si compongono di due
subsistemi interagenti, che si distinguono in base al diverso rapporto
che li lega alla conoscenza: il primo comprende le imprese di una regione con i loro clienti, fornitori, partner e concorrenti co-localizzati
(anche in forma di clusters e distretti industriali); nel secondo rientrano invece le organizzazioni e le istituzioni di vario tipo, a partire dalle
Università, che risultano impegnate-specializzate nella produzione
e diffusione di conoscenze e competenze. Per quanto la definizione
suggerisca una divisione del lavoro cognitivo tra i due subsistemi che
nella realtà è molto più sfumata, la distinzione è utile perché chiarisce
che in un sistema regionale dell’innovazione devono essere compresenti e interagire due insiemi di soggetti, uno di matrice aziendale e
l’altro prevalentemente istituzionale. In un modello affine al sistema
regionale dell’innovazione ed anche più noto, quello della tripla elica
(triple helix)11, alle due componenti descritte si aggiunge il subsistema
o ‘elica’ del governo locale, responsabile delle politiche pubbliche a
favore dell’innovazione. Venendo al punto che interessa direttamente
la nostra riflessione, l’elica delle istituzioni della conoscenza ha sempre una connotazione elettivamente, per quanto non esclusivamente,
urbana. Con le parole di un documento UE abbastanza recente sulle
città del futuro, le città rappresentano un terreno fertile per la scienza
e la tecnologia12.
Assumere come riferimento il modello della tripla elica vuol dire pensare alla concentrazione (relativa) della produzione e offerta di conoscenza nella città, e al tempo stesso all’interazione con la domanda e il
In primis il Baden-Württemberg: P. Cooke, K. Morgan, The regional innovation system in Baden-Württemberg, in «International Journal of Technology
Management» 9 (3-4), 1994.
11
H. Etzkowitz, L. Leydesdorff, The dynamics of innovation: From national systems and ‘Mode 2’ to a Triple Helix of university-industry-government relations, in
«Research Policy», 29 (2), 2000.
12
European Union, Cities of tomorrow: Challenges, visions, ways forward, October 2011.
10
168
Roberto Grandinetti
consumo di conoscenza diffusi nel territorio. Vediamo allora cosa c’è
dentro questa concentrazione nel caso di Udine.
La prima componente dell’elica urbana della conoscenza è rappresentata senza dubbio dall’Università di Udine. In tutti e tre i tavoli che si
sono occupati di lavoro e Università l’importanza di questa istituzione
è stata riconosciuta, al punto che in uno di essi è stato proposto lo
slogan ‘Udine città universitaria’, per quanto i partecipanti allo stesso tavolo hanno poi precisato che «Udine non è ancora riconosciuta
e vissuta come città universitaria» (Sessione 03/Tavolo 04). Certo, la
situazione non è più quella di metà degli anni Ottanta quando – consentendomi un aneddoto personale – un giovane ricercatore poteva
iniziare la propria carriera accademica presso l’Ateneo udinese con la
netta situazione che la città e lo stesso territorio percepissero la ‘loro’
Università sostanzialmente come un corpo estraneo13. Le cose sono
profondamente mutate, come si è detto, ma evidentemente sussistono
spazi di miglioramento.
L’importanza dell’Università nella prospettiva indagata in questa sezione deriva dal fatto che funziona da interfaccia tra i circuiti in cui
si producono e circolano conoscenze nel mondo globale e l’ambiente locale. L’Università filtra e rielabora queste conoscenze, le utilizza
per produrne di nuove, le trasferisce in vari modi: la formazione del
capitale umano, le relazioni inter-istituzionali, i progetti di ricerca, i
servizi alle imprese, gli spin-offs accademici. In sintesi, funziona da
knowledge gatekeeper14. Ma sono anche altre le istituzioni udinesi che
svolgono, in forme specifiche, questo ruolo critico: dal Parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli agli istituti della scuola media superiore. Si pensi, come esempio eccellente, all’Istituto Statale di Istruzione
Superiore (già Istituto Tecnico Industriale) Arturo Malignani: sarebbe
davvero difficile comprendere fino in fondo lo sviluppo manifattu-
13
In contrasto con il fatto, puntualmente ricordato su www.uniud.it, che l’Università di Udine è l’unico ateneo italiano istituito per volontà popolare, sulla spinta di
più di centomila firme molte delle quali raccolte nelle tendopoli dopo il terremoto
del 1976.
14
A.M. Petruzzelli, Proximity and knowledge gatekeepers: The case of the
Polytechnic University of Turin, in «Journal of Knowledge Management», 12 (5),
2008.
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
169
riero del Friuli senza considerare il ruolo di ‘fucina’ di competenze
tecniche svolto da questa scuola.
L’ultima componente della concentrazione urbana di produttori (e
diffusori) di conoscenza è data dal terziario innovativo, ossia le imprese che offrono servizi ad alta intensità di conoscenza, quelle che
nella letteratura scientifica internazionale e anche negli studi e nei documenti dell’Unione Europea vengono spesso indicati con l’acronimo
KIBS (Knowledge-Intensive Business Services). È una componente
ben presente nella città di Udine, di cui si parla ancora poco e che
quindi merita un breve approfondimento. I servizi knowledge-intensive, prodotti da imprese private o da fornitori di tipo istituzionale e
forniti ad altre imprese e organizzazioni, compongono una tipologia
variegata ma accomunata dal contenuto di conoscenza incorporata
nell’output prodotto: dalle società di engineering agli studi di design
e a quelli che forniscono consulenza brevettuale, dalle agenzie di marketing e comunicazione al mondo dei servizi legati alle ICT (Information and Communication Technologies). Il settore ha registrato nel suo
complesso un elevato dinamismo nell’ultimo decennio, sia in termini
quantitativi che qualitativi, anche nelle aree e nelle città del NordEst15. Pur risultando formato da organizzazioni la cui dimensione media è piccola, l’insieme dei KIBS contribuisce oggi in modo non marginale alla produzione di valore aggiunto nell’ambito delle economie
locali in cui ha registrato uno sviluppo intensivo. D’altra parte, i KIBS
sono importanti per il territorio in cui sono localizzati anche perché
trasferiscono conoscenze alle imprese clienti e supportano i loro processi di innovazione; spesso co-producono conoscenza e innovazione
con i loro clienti16. Da non trascurare infine il fatto che la presenza di
capitale intellettuale (approssimabile dal numero di addetti laureati)
risulta nei KIBS decisamente superiore che in altri settori, in relazione
al tipo di output che questi service providers devono erogare.
Abbandonando la metafora dell’elica della conoscenza, forse il termi V. De Marchi, R. Grandinetti, L’industria… cit., 2012.
E. Muller, D. Doloreux, What we should know about knowledge-intensive
business services, in «Technology in Society», 31 (1), 2009; E. Di Maria, R. Grandinetti, B. Di Bernardo (eds.), Exploring knowledge-intensive business services:
Knowledge management strategies, Basingtoke, Palgrave Macmillan, 2012.
15
16
170
Roberto Grandinetti
ne più appropriato per riassumere le componenti descritte – insieme
al loro ruolo a supporto delle capacità e dei processi di innovazione
che avvengono nel territorio – è ‘motore cognitivo’. In ogni caso, l’aspetto critico risiede nell’intensità e nella qualità dell’interazione tra
produttori e utilizzatori di conoscenza. Anche sotto questo profilo,
gli spazi di miglioramento per Udine e il Friuli sembrano notevoli
(Sessione 01/Tavolo 04).
3. Udine come nodo strategico delle rete turistica regionale
Nel recente Piano del Turismo 2014-2018 varato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia si legge che il territorio regionale ha grandi potenzialità di sviluppo turistico e di creazione di reddito da questo
settore. Lo stesso documento afferma che tali potenzialità vengono
valorizzate solo in misura ridotta, a causa di svariati fattori: la carente
accessibilità logistica della regione, un pool di competenze imprenditoriali non sempre adeguato, la scarsa propensione alla cooperazione
tra gli attori che operano a vario titolo nel sistema turistico, la frammentazione dei processi di governance.
Queste considerazioni valgono ovviamente anche se si considera la
sola area friulana o la sola provincia di Udine con il suo capoluogo.
Se tralasciamo il polo balneare di Lignano (capace di vita autonoma),
tutto il resto è formato da una molteplicità di luoghi di grande interesse per i segmenti del turismo culturale, dell’ecoturismo e del turismo enogastronomico (che peraltro presentano ampie intersezioni):
le città piccole di pregio a cominciare da Cividale del Friuli e Palmanova (che chiede interventi urgenti di ‘manutenzione straordinaria’),
i luoghi ricchi di storia come Aquileia e Villa Manin a Passariano, le
aree di alto valore naturalistico come la laguna di Marano, l’area del
fiume Stella o il Parco delle Dolomiti Friulane, i vigneti e ciò che li
circonda nei Colli Orientali, e ovviamente il patrimonio monumentale
e artistico-culturale della città-capoluogo.
Un insieme di tante eccellenze da mettere in rete: non perché oggi è di
moda dire così, ma perché un grande numero di presenze turistiche
che formano la domanda nei segmenti citati sono generate da persone interessate ad acquistare un ‘prodotto-vacanza’ di durata media
limitata che consenta loro di visitare e vivere esperienze positive in un
insieme di luoghi tra loro vicini. Quello che cercano deve essere facile
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
171
da individuare, accessibile dall’esterno ma anche al suo interno, reso
comprensibile da una comunicazione adeguata prima dell’acquisto
del prodotto e durante il suo consumo. Insomma, ciò che questi consumatori vogliono comprare è un prodotto-rete in cui ciò che rende
attrattivi i nodi è messo in valore dalle relazioni che li collegano.
In Friuli, di nodi potenzialmente attrattivi ce ne sono tanti, ma manca
la rete e spesso anche dentro ciascun nodo-luogo la cooperazione tra
operatori (amministrazione pubblica, cultura, struttura ricettiva, ristorazione) risulta debole17, il che deprime la qualità esperienziale del
luogo in oggetto. Da ricordare anche che questa assenza o carenza di
sinergie inibisce la nascita di nuove (e innovative) iniziative imprenditoriali centrate sul turismo, e riduce la probabilità di successo delle
start-ups in questo settore.
È in questo gap che si deve inserire Udine. Infatti, la città non solo
rappresenta una tessera importante del mosaico di offerta, ma può
(deve) anche costituire un nodo strategico della rete turistica regionale18 (Sessione 01/Tavolo 04). Svolgere tale ruolo significa nella sostanza organizzare la rete e garantirne il funzionamento, senza entrare
nella gestione degli altri nodi che la compongono.
In questo modo, una strategia di sviluppo turistico del Friuli diventa
sostenibile. Poiché ‘sostenibile’ è termine ad utilizzo attuale quasi esagerato – al pari e forse più del termine ‘rete’ – il suo ingresso nel contesto della nostra analisi merita una precisazione, anzi due, quanti sono
i significati che si vuole attribuire al termine. La strategia di sviluppo
turistico diventa sostenibile rafforzando l’integrazione e l’interazione
tra Udine e il territorio perché solo attraverso questo legame Udine e
il Friuli possono rafforzare la loro effettiva capacità attrattiva, andando oltre le potenzialità. In secondo luogo, qualificare questa strategia
Per un esempio in positivo si veda: M. Cafazzo, P. Grandinetti, R. GrandinetRipartire da un fiume: cronaca e teoria di un percorso di marketing territoriale, in
«Economia e Società Regionale», 31 (2), 2013.
18
Diciamo ‘rete turistica regionale’ anche se l’analisi ha avuto come riferimento un territorio sub-regionale. È chiaro che una rete turistica del Friuli Venezia
Giulia dovrebbe disporre di quattro nodi strategici (Pordenone, Udine, Gorizia e
Trieste), in sinergia tra loro. Sul gioco tra ‘locale’ e ‘regionale’ si vedano anche le
considerazioni contenute nella sezione conclusiva.
17
ti,
172
Roberto Grandinetti
come sostenibile significa escludere le azioni che compromettono le
risorse-chiave su cui l’attrattività stessa si fonda, soprattutto di quelle
uniche e più vulnerabili, e quindi l’ambiente fisico-naturale, il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale (le tessere del mosaico). Un
esempio emblematico chiarirà il punto: l’enorme astronave bianca
sorta a ridosso dello splendido centro storico di Cividale, con gli orribili marziani (rigorosamente Made in China) che ne sono usciti, è
senza attenuanti insostenibile, uno sfregio per una città che è entrata
nel patrimonio mondiale dell’Unesco, e per il Friuli19.
Da ultimo, affinché Udine possa risultare credibile come nodo strategico della rete turistica regionale, è necessario porre mano in tempi
rapidi alla predisposizione e soprattutto alla realizzazione di due progetti: con il primo si dovrebbe trovare una soluzione al problema della
pedonalizzazione del centro storico, ponendo fine all’interminabile e
inconcludente oscillazione tra le diverse alternative; con il secondo si
dovrebbe invece mettere ordine e completare il (non ancora) sistema
delle piste ciclabili (Sessione 01/Tavolo 06; Sessione 03/Tavolo 02).
4. Città-vetrina o contesto di esperienza e laboratorio di imprenditorialità?
L’idea della città-vetrina delle eccellenze prodotte nel territorio, rimarcata in tutte le sintesi di Agenda del Futuro, è certamente valida.
Per l’agri-food Udine già svolge un ruolo di questo tipo (si pensi in
particolare a Friuli Doc) e può ulteriormente potenziarlo, creando un
ponte sempre più efficace tra ciò che è fortemente ancorato a specificità locali e i pubblici globali (Sessione 02/Tavolo 04, Sessione 03/
Tavolo 06). Va però aggiunto che la città-vetrina è solo un passo in
avanti rispetto alla città-platea. Volendo pensare a ulteriori e più im Da un quotidiano nazionale: «È di una bruttura mozzafiato. Pare il cubo di
Rubik deformato: è la nuova sede della Banca Popolare di Cividale. E l’hanno
costruita all’entrata del centro storico, vicino a palazzi, monumenti, e case medievali, dove, fra stretti vicoli e piazze, incontri capolavori artistici e architettonici
come il Tempietto Longobardo, piazza Paolo Diacono o il Ponte del Diavolo, da
dove dall’alto ammiri le insenature del Natisone e il lento fluire delle sue acque. …
Attorno alla città il declinare di boschi, viti e prati, ma con quell’obbrobrio hanno
voluto sfigurare sia la città sia l’ambiente attorno» (P. Tessadri, Cividale, una banca
che è un obbrobrio, in «Il Fatto Quotidiano», 23 settembre 2013).
19
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
173
pegnativi traguardi evolutivi si deve procedere in direzione dell’esperienza, dell’imprenditorialità e della sperimentazione.
Riprendiamo il tema dell’esperienza, già toccato nella sezione dedicata al turismo. L’idea di fondo che si vuole proporre ora consiste
nel pensare a Udine come contesto di esperienza o meglio come un
meta-contesto capace di ospitare e favorire una pluralità di contesti
di esperienza, dove coloro che li frequentano riescono a vivere esperienze ricche di valore sotto il profilo emozionale, dell’assorbimento di conoscenze, delle relazioni interpersonali o rese possibili dalle
tecnologie interattive. Una risorsa di grande importanza sotto questo
profilo è rappresentata dalle numerose istituzioni culturali che operano a Udine, la cui attività può venire più intensamente orientata nella
prospettiva indicata.
Una menzione particolare va fatta ai festival culturali e in particolare
a quelli denominati di approfondimento culturale, di cui si è parlato
molto in questi anni in Italia perché non pochi di essi sono riusciti
ad attrarre numeri cospicui di visitatori con una qualità elevata del
prodotto-festival in città di dimensione non grande20. Udine si distingue per due eventi che hanno le caratteristiche citate: il Far East Film
Festival e Vicino/Lontano. I festival di approfondimento culturale,
nella misura in cui riescono a svolgersi per un numero adeguato di
anni, contribuiscono a formare, o meglio a ri-formare, l’identità delle
città che li ospitano, per come viene percepita sia all’interno che all’esterno delle città stesse. Attraverso i loro festival alcune città italiane
hanno modificato la propria immagine, associando alla bellezza del
patrimonio monumentale e artistico la presenza nel contesto locale di
una spiccata sensibilità e capacità di innovazione in campo culturale.
Sempre nell’ottica dell’esperienza, i musei rappresentano luoghi con
grandi potenzialità sotto questo profilo, potenzialità che vengono valorizzate nel passaggio dal museo tradizionale (un insieme di vetrine)
al museo relazionale21. La qualifica ‘relazionale’ può essere assegna A fare da pioniere del genere è stato il Festivaletteratura di Mantova, nato nel
1997. Sul tema si rinvia a: M. Paiola, R. Grandinetti (a cura di), Città in festival:
nuove esperienze di marketing territoriale, Milano, Franco Angeli, 2009.
21
S. Bodo (a cura di), Il museo relazionale: riflessioni ed esperienze europee, Torino, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, 2000.
20
174
Roberto Grandinetti
ta al prodotto-museo nella misura in cui una parte significativa delle
sue caratteristiche ha natura eminentemente relazionale, prevedendo
un’interazione tra il visitatore e una persona o (più spesso) una tecnologia che fanno parte dell’organizzazione di offerta. Si aggiungono
le relazioni derivanti dalla presenza simultanea all’interno del museo
di una pluralità di consumatori, che possono entrare in rapporto tra
loro. Si può anche dire che i musei relazionali rappresentano contesti
di esperienza dove i visitatori-consumatori interagiscono, apprendono e provano emozioni, e su questa base assegnano valore al prodottoesperienza che acquistano. Chi progetta e gestisce contesti di questo
tipo cerca di aumentarne l’attrattività creando le condizioni per trasformare la visita in un’esperienza di valore, una strategia che può
venire abbracciata con determinazione (o con più determinazione)
anche dai musei udinesi (Sessione 02/Tavolo 03).
Sia con riferimento agli eventi culturali di maggiore rilevanza che alle
attività museali, pare utile ricordare che la cooperazione tra le città
della regione – in termini di coordinamento, co-marketing, condivisione di alcune risorse – porterebbe benefici a ciascuna di esse.
Quanto più Udine riuscirà a diventare nodo strategico della rete turistica regionale e a venire percepita – da chi proviene dall’esterno
e dai residenti – come luogo in cui è possibile immergersi in contesti di esperienza gratificanti, tanto maggiori saranno le chances del
commercio cittadino, che vive nella fase attuale una profonda crisi. Il
commercio in una città che lo valorizza e ne viene valorizzata, dunque, come i tavoli che si sono occupati di commercio e servizi hanno
auspicato22. Va precisato che gli imprenditori del commercio cittadino devono fare qualcosa di più perché i loro negozi riconquistino un
più deciso appealing nei confronti dei consumatori. E aggiungiamo
che può essere pericoloso aggrapparsi all’idea di Udine come centro
commerciale ‘naturale’, quasi fosse sufficiente questo elemento distintivo per differenziarsi dai centri commerciali ‘artificiali’ (integrati o
pianificati, come è usuale chiamarli) nati per iniziativa della grande
distribuzione organizzata all’intorno della città. In realtà, non vi è mai
niente di ‘naturale’ nel commercio, ma strategie messe in atto dalle
In particolare, Sessione 01/Tavolo 03 e Sessione 02/Tavolo 01.
22
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
175
imprese, concorrenza tra esse, attributi del servizio commerciale ed
effetti complementari (ad esempio, essere localizzati in una luogo capace di richiamare visitatori), motivazioni che spingono un acquirente
a scegliere un negozio e un centro commerciale (naturale o artificiale)
piuttosto che un altro. Se ragioniamo in questo modo, si è costretti
ad ammettere che l’imprenditoria commerciale udinese ha una sfida
impegnativa nei confronti dei centri commerciali esterni. Il confronto
competitivo non riguarda solo i prezzi o la disponibilità di parcheggi,
ma anche un aspetto di matrice più contestuale: un numero sempre
più grande di persone preferisce fare lo shopping – che in genere riguarda beni diversi da quelli di largo e frequente consumo, e include
sempre una qualche dimensione esperienziale – nei centri commerciali esterni piuttosto che in centro-città, e spesso li considerano anche
spazi sociali più accoglienti. Si tratta di un vero paradosso se pensiamo alla bellezza del centro storico udinese, ma evidentemente questa
qualità ha bisogno di altro per recuperare un suo valore di richiamo,
precisamente: di una città accessibile e accogliente, che ospita strutture e iniziative capaci (anche) di rendere più attraente lo shopping in
città, di negozi accoglienti e attraenti. Con riguardo a questo ultimo
punto, non dimentichiamo che l’imprenditorialità commerciale più
dinamica da tempo ha cominciato a trasformare i negozi da semplici
contesti di acquisto in contesti di esperienza23.
Passando all’imprenditorialità (entrepreneurship), chiariamo che si
vuole utilizzare il termine nell’accezione selettiva che esso ha acquisito nella letteratura economica e di management: imprenditorialità
è la capacità di ricercare, identificare e sfruttare nuove opportunità
di business e quindi risulta sempre associata allo sviluppo di qualche
innovazione24.
Le innovazioni corrispondenti ai processi di entrepreneurship possono
essere di tipo radicale o anche solo incrementale. Inoltre, tali processi possono venire sviluppati all’interno di imprese esistenti o venire
23
Con casi eccellenti riguardanti catene grandi o piccole, ma anche negozi autonomi: S. Castaldo (a cura di), Retailing & innovazione: l’evoluzione del marketing
nella distribuzione, Milano, Egea, 2001.
24
S. Shane, S. Venkataraman, The promise of entrepreneurship as a field of research, in «Academy of Management Review», 25 (1), 2000.
176
Roberto Grandinetti
introdotti da nuove imprese. Focalizzando l’attenzione su queste ultime, va osservato che la possibilità dell’industria e più in generale
dell’economia friulana di mantenersi vitale nel prossimo futuro dipende non solo dalle capacità innovative delle imprese esistenti (cui si è
fatto cenno nella prima sezione di queste note), ma anche dalla nascita
di nuove imprese innovative.
È in questa prospettiva che Udine può giocare un ruolo, innanzitutto mettendo a disposizione spazi attrezzati per lo sviluppo di idee
imprenditoriali e la fase di start-up, o anche per il cosiddetto coworking25(Sessione 02/Tavolo 05), nell’ambito di un progetto complessivo per il riuso e la valorizzazione dei tanti immobili e spazi dismessi presenti in città (Sessione 01/Tavolo 06). Gli ambiti di promozione dell’entrepreneurship sono molteplici, ad esempio: settori
high-tech, ICT e servizi ad alto contenuto di conoscenza; botteghe
artigiane e FabLab26 (Sessione 01/Tavolo 06), attività finalizzate a
valorizzare le filiere agro-alimentari locali27 (Sessione 01/Tavolo 01),
imprenditorialità culturale.
L’idea di Udine come laboratorio di imprenditorialità può avvalersi
della spiccata vocazione dimostrata dall’Ateneo udinese nel promuovere nuova imprenditorialità, sia come spin-offs generati da programmi di ricerca svolti nei suoi dipartimenti28 che in altre forme (Sessione
Anche se con questo termine si intende semplicemente la condivisione di uno
stesso ambiente fisico di lavoro da parte di individui o gruppi che svolgono attività giuridicamente indipendenti con lo scopo di ridurre i costi di esercizio, molte
esperienze di co-working in Italia e in altri paesi si sono dimostrate contesti fertili
per lo sviluppo di idee imprenditoriali (C. Gianelle, R. Panzeri, Coworking: una
nuova forma di lavoro che aiuta a scoprirsi imprenditori?, in «Economia e Società
Regionale», 31 (2), 2013.
26
Fabrication laboratories, le ‘officine’ che realizzano servizi personalizzati di fabbricazione digitale con stampanti 3D: E. Ferroni, Le fabbriche del futuro (in 3D),
in «PEM (Piazza Enciclopedia Magazine)», 10 maggio 2013.
27
R. Grandinetti, Le filiere agroalimentari del Made in Italy: alla ricerca di imprenditorialità e di qualche buona politica, in F. Callegari, M. Valentini (a cura di),
Filiere d’Italia: produzioni e reti dell’agroalimentare, Roma, Donzelli, 2014.
28
Come emerge dal Rapporto Netval, che definisce spin-off della ricerca pubblica
l’impresa «operante in settori high-tech costituita da (almeno) un professore/ricercatore universitario o da un dottorando/contrattista/studente che abbia effettuato
attività di ricerca pluriennale su un tema specifico, oggetto di creazione dell’im25
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
177
01/Tavolo 04). Pensiamo inoltre alla possibilità di coinvolgere in un
progetto di questo tipo le imprese friulane che hanno raggiunto livelli
di eccellenza nei loro campi, dalla Danieli alla Moroso per citare due
casi molto distanti sotto il profilo settoriale e dimensionale. Infine,
una città può diventare laboratorio di imprenditorialità se in generale è culturalmente vivace, se è capace di assorbire idee e conoscenze
dall’esterno e ne favorisce la circolazione al suo interno (Sessione 03/
Tavolo 02, Sessione 01/Tavolo Studenti).
Con l’avanzare della globalizzazione è diventato usuale riferire alle città termini tipici del linguaggio strategico-aziendale: città competitive,
città innovative, smart cities. In quest’ottica, le città sono luoghi in cui
emergono grandi problemi, ma dove si possono anche trovare e sperimentare soluzioni innovative29. Naturalmente, anche la sperimentazione costituisce un potenziale piuttosto che una dote ‘naturale’ delle
città. Alcuni studiosi che hanno analizzato questa opportunità hanno
proposto un ampliamento del modello della tripla elica, aggiungendo
alle tre componenti già conosciute (policy makers, imprese, istituzioni
della conoscenza) una quarta, rappresentata dai soggetti che formano la domanda di innovazioni, ad esempio gli utenti di un sistema
di mobilità sostenibile o di soluzioni originali nella fruizione di spazi
pubblici. Coinvolgendo le persone che le abitano o più in generale
le usano, le città diventano luoghi di sperimentazione, incrociando
esperienza e imprenditorialità30. Anche su questo fronte Udine può
giocare un ruolo importante.
5. Una conclusione: progettare la città in rete
Dopo quanto è stato detto nelle sezioni precedenti, la declinazione
dell’idea di città-rete come città in rete dovrebbe essere chiara. Il rapporto tra Udine e il suo territorio è un rapporto di integrazione e di
presa stessa» (XI Rapporto Netval sulla Valorizzazione della Ricerca Pubblica
Italiana, 2014).
29
European Union, Cities of tomorrow… cit.
30
Il modello della quadruple helix è ormai un riferimento frequente nei progetti
europei. Si veda ad esempio il rapporto finale del progetto strategico CluStrat
coordinato da Steinbeis-Europa-Zentrum, che ha visto la partecipazione anche del
Friuli Venezia Giulia attraverso Friuli Innovazione: www.clustrat.eu/results/
178
Roberto Grandinetti
Figura 1. Udine, città in rete.
interazione. La specificità che Udine gioca in questo rapporto si sviluppa in quattro ambiti tra loro interdipendenti (figura 1):
• Udine come motore cognitivo dello sviluppo locale;
• Udine come laboratorio di imprenditorialità;
• Udine come contesto o meta-contesto di esperienza;
• Udine come nodo strategico della rete turistica regionale.
È all’interno e tra questi ambiti che Udine può ri-costruire una propria
identità, sfuggendo al rischio che sovrasta le città nella società e nell’economia globalizzate, quello di diventare ‘vuoti locali’31, assorbite in
una liquidità urbana indistinta dal quale riescono a differenziarsi solo
P. Perulli, Visioni di città: le forme del mondo spaziale, Torino, Einaudi, 2009.
31
Tavoli di lavoro: considerazioni al margine
179
poche megalopoli, le uniche a potersi qualificare come global cities32.
Lo schema visualizzato nella figura 1 non deve far pensare a una chiusura di Udine nel Friuli. Al contrario, l’idea che proponiamo è intrinsecamente ‘glocale’, dove sia Udine che il Friuli sono intensamente
e diversamente collegati sul piano culturale ed economico ai circuiti
e ai mercati della globalità, e dove la riproduzione della dimensione
locale si alimenta anche di un nuovo rapporto tra il territorio e la città.
Quest’ultima può giocare un ruolo nel mondo globalizzato se dispone
di un’identità chiara e di una scala adeguata, una scala che Udine può
raggiungere solo attraverso il suo essere nel territorio (Sessione 03/
Tavolo 01). D’altra parte, potremmo anche estendere il nostro ragionamento a una scala solo di un passo più ampia, parlando di Friuli Venezia Giulia. In tal caso, più che di identità comune, che sarebbe del
tutto fuorviante, si dovrebbe parlare di collaborazione tra le parti di
una «regione nata dalla politica» come recita il titolo di uno dei saggi
contenuti nei due volumi che la Storia d’Italia di Einaudi ha dedicato
al Friuli Venezia Giulia33. Le opportunità al riguardo sono molteplici
e coinvolgono tutti gli ambiti dello schema proposto. Senza entrare
nel dettaglio, perché esulerebbe dallo scopo di queste note, basterà
ricordare che la mancanza di rapporto tra il Friuli e la Venezia Giulia
è stata e continua a essere un errore clamoroso, alimentato da intellettuali e politici che all’ombra di questo errore riescono a rimediare una
parvenza di ruolo. Lo aveva capito molti anni fa Carlo Tullio-Altan34,
spendendo l’ultima fase della sua vita lavorativa tra l’Ateneo triestino
e la sua casa di Aquileia.
In conclusione e riprendendo il documento dell’Unione Europea sulle cities of tomorrow, vi leggiamo che «le città svolgono un ruolo fondamentale come motore dell’economia, luoghi di connettività, creati-
S. Sassen, The global city: New York, London, Tokyo, Princeton, Princeton University Press, 2001.
33
D. Andreozzi, L. Panariti, L’economia in una regione nata dalla politica, in R.
Finzi, C. Magris, G. Miccoli (a cura di), Storia d’Italia: le regioni dall’Unità a oggi.
Il Friuli-Venezia Giulia, vol. II, Torino, Einaudi, 2002.
34
C. Tullio-Altan, Introduzione al convegno, in R. Grandinetti (a cura di), Il
Friuli e la Venezia Giulia nella economia e società italiana, Udine, Cooperativa
Editoriale Il Campo, 1986.
32
180
Roberto Grandinetti
vità e innovazione e centri servizi per le zone circostanti»35. In realtà,
si tratta di una possibilità che non tutte le città riescono a cogliere in
ogni fase della loro storia. Sotto questo profilo, Udine si ritrova oggi a
un bivio: da un lato, può ricadere nel ruolo di città-platea (ma senza le
rendite di cui poteva godere in passato); dall’altro, compiere quel salto evolutivo verso la città in rete che garantirebbe un futuro migliore
al Friuli, Udine compresa. Tutto il lavoro svolto da Agenda del Futuro
rende più probabile il secondo percorso e forse lo ha già avviato, dando voce a una pluralità di energie e di progettualità che la città ospita
e che sono cresciute in misura significativa negli ultimi anni.
35
«Cities play a crucial role as engines of the economy, as places of connectivity,
creativity and innovation, and as centres of services for their surrounding areas»,
European Union, Cities of tomorrow… cit. (p. VI).
REPORT OCSE:
UN PROGRAMMA
PER IL FUTURO DI UDINE
183
UN PROGRAMMA
PER IL FUTURO DI UDINE
Obiettivi, scenari e il modo
migliore per avvicinarsi a essi
1. Sommario
Questa è la relazione del Progetto Friuli Future Forum ‘Agenda del
Futuro - Udine 2024’ curato dal team dei consulenti esperti del programma OCSE LEED guidato da Debra Mountford, Consulente Politica Senior, che comprende anche Gerard McCleave e Mike Emmerich.
La presente relazione che sintetizza il progetto è stata scritta da Mike
Emmerich.
La relazione illustra alcuni principi generali in materia di sviluppo locale in un contesto cittadino, derivanti sia dalla competenza del team
di esperti che dall’esperienza del Programma OCSE LEED, e li applica alle opportunità e alle sfide rivolte a Udine (sezione 2). È probabile
che il futuro di Udine sarà modellato dalla storia della città, aspetti
chiave che sono evidenziati nella sezione 3.
Le sezioni 4 e 5 si fondano sulla base della prova dei dati esistenti e
sull’analisi preliminare di un’ampia documentazione, dai risultati dei
tavoli di lavoro promossi dal Friuli Future Forum con significativa
rappresentanza delle categorie e dei portatori di interesse della città,
all’analisi del professor Roberto Grandinetti. Le conclusioni di questa
ricerca suggeriscono che Udine sia forte, ma che vi siano anche delle
misure che la città potrebbe adottare per rafforzare ulteriormente la
propria economia. Nella sezione 4 si sviluppa l’idea che Udine possieda dei fondamentali migliori di quanto suggerito in alcuni dei dibattiti
che hanno animato i tavoli di lavoro promossi dal Forum: il futuro di
Udine potrebbe essere nelle mani della città in misura maggiore di
quanto spesso si pensi.
La sezione 6 della relazione esamina il contesto nazionale e internazionale che fa ampio ricorso all’Indagine Economica OCSE 2015. Tale
contesto evidenzia immediatamente come il paese debba affrontare
184
Report OCSE
grandi sfide, ma si dimostra ottimista negli ambiti che hanno un impatto su Udine, in quanto è in corso un processo di riforma nazionale che
potrebbe aumentare in modo significativo il trend del tasso di crescita.
La sezione 7 della relazione utilizza le analisi contenute nelle sezioni
precedenti per individuare alcune scelte strategiche che vengono poi
utilizzate nella sezione 8 per illustrare quattro possibili scenari. Questi
variano tra uno scenario negativo, in cui una mancanza di cambiamento intenzionale a livello locale e un programma di riforma nazionale
inefficace comportano il rischio di un ulteriore declino e, all’estremità
opposta dello spettro, uno scenario positivo in cui riforma nazionale
e locale procedono di pari passo per generare un nuovo programma
di crescita.
La relazione si conclude alla sezione 9, in cui sono presentati due ulteriori scenari, uno non raccomandabile, in cui a un rinnovato programma di crescita nazionale non ne corrisponde uno analogo a livello locale, lasciando per ultimo lo scenario che potrebbe essere il
più probabile se l’economia tornasse a crescere: uno sviluppo locale
sostenuto nel contesto di un cambiamento della politica nazionale più
lento di quello ideale. In questo caso Udine si considera un ‘laboratorio’ per un’Italia nuova.
Gli scenari sono solo immagini. Quale sia più vicino alla realtà futura
è in misura significativa nelle mani delle persone che guidano la città
e la regione. Se si dovessero verificare entrambi gli scenari positivi, la
città avrebbe bisogno di attuare misure mirate per creare un nuovo
programma direttivo e sia di capacità per portarle a termine. Solo allora, una volta che la città abbia preso la ferma decisione di intraprendere la strada delle riforme, sarà il momento di specificare i progetti
per garantirle un futuro più prospero, anche se la base per una serie
di progetti già figura nella relazione.
Nella sezione 10 sono precisati alcuni passi successivi che consentirebbero alla città di determinare lo slancio verso l’attuazione dello
scenario del laboratorio di crescita nazionale.
2. Alcuni principi fondamentali
Nell’ambito dello sviluppo economico locale non esiste una formula
che fornisca lo stesso risultato in ogni circostanza. I luoghi variano e
ogni singola città e regione differisce nel tempo. Ciò che funziona in
Un programma per il futuro di Udine
185
un tempo e in un luogo non lo farà necessariamente altrove o domani.
Ma lo sviluppo locale non è neppure qualcosa che sia interamente
contingente, locale e ad hoc. Piuttosto, vi sono alcuni principi generali che, sappiamo dalla letteratura, sembrano essere strategie di successo. Questi sono indicati in termini generali dal Programma OCSE
LEED1, nonché da una più ampia esperienza della strategia locale di
sviluppo economico.
• La visione è importante. La presenza di una visione credibile e
ampia, che motivi e tenga unita la comunità, è importante per
focalizzare l’attività e per stabilire uno standard che possa essere
seguito da tutti.
• Una visione che non individui una leadership è poco efficace. C’è
bisogno di una volontà di guidare il cambiamento dall’alto, sia
all’interno delle attività, sia nei confronti dei cittadini e tra gli
altri partner.
• La leadership è di vitale importanza, ma lo è anche la capacità di
followership, di aggregazione: la mobilitazione delle capacità e
delle competenze all’interno delle organizzazioni è di vitale importanza, così come per i Comuni il lavorare insieme in aggregazioni di tipo metropolitano, con gruppi di imprese trasversali tra
i vari settori.
• Anche il partenariato è quindi importante all’interno e tra i settori
pubblico, privato e terziario.
• La visione e la leadership sono importanti, purché non impongano un’agenda che sia in contrasto con la realtà. Affinché una
strategia locale abbia successo, la stessa dovrebbe essere basata
su entrambi i seguenti elementi:
- una comprensione di ciò che la realtà locale è ora e di ciò che ha
e non ha funzionato fino ad oggi. L’analisi empirica svolge qui un
ruolo chiave;
- una lettura realistica di ciò che è possibile in futuro. Non tutte
le città hanno un potenziale nucleo bio-tecnologico su cui fare
investimenti. Non tutti i settori tradizionali possono essere fatti
Non da ultimo dalla relazione dell’OCSE ‘Nuove strategie di crescita e investimenti’ del 2013.
1
186
Report OCSE
Un programma per il futuro di Udine
rivivere. Le località sono quelle che sono e, se non nelle circostanze più eccezionali, non possono essere nient’altro: il futuro sarà
determinato in maniera significativa dal proprio passato.
• Le località di successo tendono a capire bene cosa le contraddistingue, sia rispetto alle loro capacità già esistenti sia rispetto a
quelle che potrebbero sviluppare per poi proseguire con la concretizzazione di quelle capacità.
• La creazione di un futuro brillante inizia oggi, ma un reale cambiamento può richiedere una generazione o più per iniziare veramente a produrre risultati. Di sicuro molto si può fare nel breve
termine, ma se questo non fa parte di un’azione coordinata e a
lungo termine di un impegno organizzato e coerente, è improbabile poter produrre una strategia che consenta a un’intera città di
cambiare per il meglio.
È chiaro quanto nello sviluppo di una strategia entri in gioco un grande numero di fattori, ma i principi generali appena descritti si ritiene
riflettano ciò che caratterizza le città e i territori che hanno riscosso
un maggior successo. Quanto Udine sia o non sia caratterizzata da tali
fattori serve solo a indicare e modellare gli scenari che con più probabilità potranno aprirsi alla città.
•
3. Udine: storia e contesto locale
Da quanto indicato in precedenza ne consegue la probabilità che il
futuro di Udine si costruisca in larga parte sul suo passato. Ma quali
sono gli aspetti della storia della città che sembrano più pertinenti a
un osservatore informato? Vi sono diverse caratteristiche della città
che appaiono come molto rilevanti:
• Udine è un luogo storicamente importante, posto sulle rotte commerciali che collegano Nord e Sud così come Est e Ovest e punto
d’incontro delle culture italiane e germaniche.
• La posizione e la geografia della città e del suo vasto entroterra sono anch’esse importanti. Il territorio friulano si estende dal
mare e dai territori lagunari attraverso un ricco suolo agricolo
fino alle montagne, fornendo alla città una vasta offerta nel cuore
di un entroterra ben delimitato.
• Questo più ampio entroterra è il luogo dove sorge Aquileia, il sito di
quella che fu una delle più grandi e importanti città dell’antichità.
•
•
•
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•
•
•
187
La stessa Udine possiede un ricco patrimonio storico, architettonico e culturale anche in conseguenza della sua storica relazione
con Venezia, quando fu una delle più grandi città di terraferma
della Repubblica Serenissima.
È la capitale storica del Friuli e resta la città più importante della
regione Friuli Venezia Giulia, dopo Trieste.
In parte per effetto di questi fattori e per il ruolo naturalmente assegnato a Udine nella regione, la città è un importante centro per
la pubblica amministrazione e i servizi professionali sul territorio
regionale.
Nonostante questo, Udine e gran parte d’Italia hanno subito una
massiccia emigrazione durante il XIX e XX secolo, registrando
un incremento della popolazione solo durante il periodo del dopoguerra. Udine quindi ha sperimentato un massiccio spopolamento e solo recentemente una crescita.
Anche la storia più recente ci invita a considerare importanti circostanze. Il Comune di Udine ha molto beneficiato dello sviluppo di quella che è stata definita la ‘Terza Italia’ – lo sviluppo di
reti di piccole imprese caratterizzate da fitti intrecci commerciali
che sono stati determinanti per alimentare la ripresa economica
dell’Italia in tempi moderni, ma che ora sono messe a dura prova.
Allo stesso modo, la risposta della regione e di Udine a seguito del
devastante terremoto del 1976 è stata importante: la ricostruzione
rappresenta un importante avvio per la città, sia attraverso uno
sviluppo immobiliare aggressivo (nuove edificazioni industriali e
non), sia attraverso la creazione dell’Università di Udine.
La creazione dell’Università sembra, con il senno di poi, qualcosa
che era atteso da troppo tempo per una città così antica e importante, mentre, per altri aspetti, le modalità della ricostruzione
friulana post-terremoto del 1976 indica qualcosa di molto importante e di sorprendente attualità sulla capacità e la determinazione con cui il Comune e i suoi partner regionali possono attivarsi
per affrontare delle sfide di fondamentale importanza, quando la
comunità si mobilita per agire.
Infine, e questo è fondamentale, Udine è parte integrante della regione Friuli Venezia Giulia, e forse il suo più antico insediamento
principale. Trieste può essere considerata la capitale e il porto
188
Report OCSE
principale, ma la storia di quella città – sviluppatasi per il ruolo,
ormai ridondante, di porto dell’Impero austro ungarico – è in un
certo senso un vantaggio per Udine. Questo fatto è in gran parte
sottolineato e rafforzato dal confine internazionale, per molti anni
contestato, verso Est, che in gran parte ha creato le condizioni per
l’autonomia di Trieste, e ultimamente di tutta la regione Friuli
Venezia Giulia, in cui Udine rimane geograficamente centrale.
Da questa breve sintesi della storia della città emergono alcuni temi
importanti. Udine rappresenta un baricentro, una capitale economica, una destinazione turistica e un luogo con una profonda capacità
di ripresa, tutti temi che saranno sviluppati in seguito in maniera più
approfondita.
4. L’economia di Udine
La storia stabilisce le fondamenta di un luogo in quanto crea gli elementi che danno forma alla sua economia e quindi rappresenta un
elemento chiave nel determinare il ruolo della città nell’economia regionale, nazionale e internazionale. Nell’esaminare i dati disponibili,
alcune statistiche portano l’analista alla domanda: ‘Crisi? Quale crisi?’. Si consideri la citazione di seguito: «In questo momento storico
di contrazione economica in Italia, probabilmente il dato più significativo riguarda il numero di imprese attive in città che, dall’inizio
della crisi del 2008 al 2014, vede una contrazione dello 0,2% nella
zona urbana, un decremento dello 0,68% nell’area della conurbazione di Udine1, mentre nella Regione la contrazione si attesta attorno al
4% (-3,83%). In sostanza, l’area metropolitana di Udine si presenta
come un’area economicamente e culturalmente dinamica e capace di
rispondere alla crisi in maniera più efficace e pronta rispetto al resto
della provincia e della Regione in cui è inserita. E, come emergerà nella relazione, quasi tutti gli indicatori confermano tale impressione»2.
Quindi la prima conclusione è che il senso di crisi che pervade l’Italia
e gran parte del resto del mondo occidentale al momento non sembra
essere confermata dai dati statistici relativi a Udine.
Cfr. la relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città
di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume.
2
Un programma per il futuro di Udine
189
Forse questo non è poi così sorprendente. L’economia di Udine, Pordenone e delle regioni a sud-ovest (il Veneto, l’Emilia Romagna e la
Toscana in particolare3) hanno fatto parte della storia del successo
economico della Terza Italia degli ultimi decenni. Il programma di
ricostruzione intensiva seguito al terremoto del 1976 sta avendo effetti
chiaramente vantaggiosi in termini di agglomerazione. La presenza e
lo sviluppo dell’Università (istituita dopo il terremoto) è chiaramente
un altro fattore importante. In aggiunta alla qualità della vita che la
città di Udine senza dubbio può vantare, è chiara la compresenza di
molti degli ingredienti più importanti per una strategia di successo
nell’economia post-industriale, in cui il talento può scegliere dove
vuole vivere e lavorare.
In un certo senso, gli interrogativi più importanti riguardano il futuro. Può Udine mantenere il suo status attuale? I recenti decenni di
sorprendente crescita economica sono giunti al termine? E, cosa più
importante di tutte, cosa deve fare la città per garantire il ritorno a una
crescita economica sostenibile a lungo termine?
Per rispondere a questi interrogativi si deve scavare più in profondità
nei dati. Ne emerge un quadro tutt’altro che negativo, ma che pone
domande profonde e importanti per il futuro.
La base economica di Udine
I dati raccolti mostrano un quadro molto positivo in termini di numero di imprese con sede a Udine. Dal 2000 al 2014, il numero di imprese attive con sede nella città è passato da 7.829 per 10.000 abitanti a
8.562, con solo un piccolo calo recente4.
La città sembra ottenere risultati molto migliori rispetto alla provincia, con un aumento più o meno costante nel tempo del numero di
imprese in città, in relazione a una sensibile diminuzione delle imprese nella provincia. Chiaramente vi sono differenze tra i settori produttivi delle imprese della città e la sua più vasta area metropolitana5,
3
Si veda per esempio G.M. Bellandi & L. De Propris (eds.), A Handbook of
Industrial Districts, 2009.
4
Fonte: Ufficio studi della CCIAA di Udine.
5
Con questo termine si fa riferimento ai 12 Comuni dell’area metropolitana della città che comprende, oltre a Udine, le municipalità di: Campoformido, Marti-
190
Report OCSE
ma queste non sono così marcate come ci si potrebbe aspettare. Solo
nel settore agricolo e della pesca il territorio provinciale possiede una
quota nettamente maggiore di imprese. Per il resto, l’area metropolitana di Udine presenta circa le stesse percentuali di imprese nei settori industriali, commerciali e delle costruzioni rispetto alla regione,
con un dimensionamento superiore nel settore dei servizi. Territorio
e città sono sorprendentemente simili sotto quest’aspetto. Tuttavia
qualche elemento importante fa la differenza in questi settori: il valore
aggiunto pro-capite a Udine è del 25% più elevato del valore medio
regionale e del 30% più alto del valore medio provinciale.
In sintesi, questi dati suggeriscono che l’economia di Udine sta oggi
funzionando come una piccola area metropolitana, con una specializzazione funzionale e con tipologie di attività altamente differenziate
tra le diverse aree, invece che con sistemi di imprese particolarmente
diversi e scollegati gli uni dagli altri.
All’interno dell’area provinciale, tali differenze nella base economica
delle diverse località costituirebbero un problema, se le statistiche del
mercato del lavoro indicassero che tale variabilità stesse portando a
risultati differenziali in termini di benessere delle persone che vivono
in tutta la provincia. Questa differenza nell’area metropolitana udinese non si registra.
Popolazione
I dati sulla popolazione sembrano suggerire che non vi sia una concentrazione di aree svantaggiate (e che i mezzi di trasporto stiano
consentendo una sufficiente condivisione dei benefici della crescita).
Però i dati suggeriscono anche che vi è una crescente specializzazione
demografica che riguarda diverse parti della città. La città di Udine ha
una presenza relativamente significativa di popolazione anziana. Oltre
i confini della città, la popolazione sembra molto più giovane (si registra una maggiore percentuale di persone più giovani). Questo dato
può essere attribuito ad alloggi più economici e a una rete di trasporto
efficace. In un certo senso, quindi, la città si sta svuotando così come
gnacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano,
Reana del Rojale, Remanzacco, Tavagnacco, Tricesimo.
Un programma per il futuro di Udine
191
accade ad altre aree metropolitane in una fase iniziale di sviluppo.
Questo determina una serie di problemi per settori come la vendita al
dettaglio e i servizi pubblici, come ad esempio l’istruzione – che sarà
presa in considerazione in seguito.
Migrazione
I dati sulla popolazione sono coerenti con le tendenze demografiche
più generali, le quali dimostrano che il tasso naturale di crescita all’interno della comunità è negativo (-3 per mille abitanti nel 2013), anche
se nel lungo termine si registra una crescita, con un incremento della
popolazione di circa 5.500 unità dal 1998 al 2013. Come anche altrove
in Europa, tale bilancio è stato raggiunto grazie all’immigrazione, qui
in particolare ai migranti provenienti da Romania, Albania, Ghana e
Ucraina. Con il 14,1% di popolazione residente, Udine registra una
delle più alte percentuali di migranti in Italia, circa il doppio della
media nazionale.
Disoccupazione
Non vi sono dati che suggeriscano che la migrazione stia causando
problemi particolari nel mercato del lavoro. Nonostante si registri
una migrazione in ingresso molto più alta della media nazionale, la
città ha un tasso di disoccupazione più basso di quello della regione
o dell’Italia in generale. Nonostante il dato statistico favorevole, la
città ha perso 1.000 posti di lavoro nel 2013, il che non deve invitare
all’autocompiacimento.
Istruzione
I risultati sotto il profilo educativo della provincia di Udine non sono
univoci. La regione nel suo complesso ha un livello d’istruzione molto
alto, il che è certamente vero anche per Udine, che registra un più alto
tasso di laureati rispetto alle altre province della regione. L’immagine
invece è meno definita al livello più alto delle competenze. Come indicato nel capitolo precedente: «Per quanto riguarda il livello d’istruzione, il Friuli Venezia Giulia presenta una popolazione sostanzialmente
più istruita della media italiana rispetto ad ogni scuola di ordine e grado. In particolare, la provincia di Udine (dati puntuali sulla città non
sono al momento disponibili) è caratterizzata da un tasso di diplomati
192
Report OCSE
superiore sia alla media delle altre province, sia alla media regionale e
nazionale. Una struttura produttiva a forte vocazione manifatturiera
e con attività di terziario sviluppato ha richiesto nel corso degli anni
una forza lavoro qualificata e capace. Tuttavia, i dati sulla percentuale della popolazione con titolo universitario accademico o superiore
pongono la provincia di Udine al di sotto sia della media regionale, sia
della media italiana»6.
Come è stato osservato in precedenza in relazione alla popolazione e
alle abitazioni, vi sono delle differenze tra la città e la più vasta area
metropolitana. Nell’istruzione la differenza risulta più marcata, ma
questa volta (come bene registrano i confronti tra i partecipanti ai
tavoli di lavoro promossi dal Friuli Future Forum per l’Agenda del
Futuro della città) la differenza è tra una fiorente popolazione scolastica nella zona metropolitana e il ruolo della scuola che appare in crisi
nel resto della provincia.
5. Che cosa ne pensa Udine? Le conclusioni dei tavoli di lavoro
dell’Agenda del Futuro
L’impegno che la città di Udine ha dimostrato per l’organizzazione,
la promozione e l’analisi dei workshop e dei tavoli di lavoro tenutisi
nell’autunno del 2014 è encomiabile. I risultati dei tavoli di lavoro forniscono indicazioni preziose sulle problematiche affrontate da ciascuna parte della comunità imprenditoriale e civile nella città. L’analisi
di quelle risultanze, prodotta da Roberto Grandinetti7 dell’Università
di Padova, è particolarmente utile in quanto fornisce una prospettiva
sull’analisi storica ed economica presentata in precedenza e, a sua volta, informa su quelli che sembrano essere i punti chiave che emergono
dai tavoli di lavoro per il futuro della città.
Declinismo
L’argomento di apertura ripreso da Grandinetti è che gran parte
dell’eredità storica di Udine è andata perduta. In tal senso è chiara Cfr. la relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio-economiche della città
di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume.
7
Cfr. la relazione di Roberto Grandinetti Tavoli di lavoro: considerazioni al margine in questo volume.
Un programma per il futuro di Udine
193
mente vero che il ruolo storico della città è cambiato notevolmente. In
particolare, anche se i collegamenti nord-sud con l’Austria rimangono
forti, Udine oggi non dispone di collegamenti efficienti o particolarmente buoni lungo l’asse est-ovest e verso la Slovenia. Era del resto
ragionevole prevedere che questa sarebbe stata la conclusione di molti
tavoli di lavoro. C’era la sensazione palpabile tra gli imprenditori e
gli altri rappresentanti presenti agli incontri organizzati – o almeno
per una buona parte di loro –, che il recente passato fosse ritenuto un
periodo d’oro, che ora però si è concluso.
Anche questo è in un certo senso vero. Gli ultimi anni sono stati
tutt’altro che facili per Udine. Ma tali sentimenti sembrano essere in
qualche modo in contrasto sia con una lettura a più lungo termine
della storia economica della regione, sia con una lettura più attenta
delle statistiche economiche più recenti. Inoltre ciò non concorda con
la prospettiva delle imprese locali. È stato mostrato in molti incontri
e interviste un significativo ottimismo. Naturalmente insieme a una
grande quantità di pessimismo, molto spesso mostrato da chi suggeriva che la città necessiti di un profondo cambiamento culturale.
Visti dal XXII secolo, gli ultimi anni saranno ricordati come un momento preceduto da decenni di forte crescita economica, seguiti da un
capovolgimento, connotato da più di un secolo di declino assoluto. È
una prospettiva molto reale, naturalmente: l’economia sta cambiando,
a livello globale e nazionale. Ma è questa paura, forse più della realtà
stessa, ad essere alla radice del sentimento di pessimismo che sembra alla base di alcuni dei dibattiti nei tavoli di lavoro. Per ribadire
il concetto: la sensazione di un’età dell’oro definitivamente perduta
o la necessità di un profondo cambiamento culturale non risultano
confermati dalle statistiche di Udine.
Questo non è un fenomeno nuovo. In Gran Bretagna e in altri paesi
industrializzati avanzati vi è una letteratura abbastanza ben sviluppata
su quello che viene definito ‘declinismo’8. Questo termine è utilizzato
per descrivere un certo tipo di narrativa politica che emerge in alcune
economie e in certi momenti storici, e che attribuisce a volte spiega-
6
Si veda ad esempio J. Tomlinson, Thrice Denied: ‘Declinism’ as a Recurrent
Theme in British History in the Long Twentieth Century, in ‘Twentieth Century
British History’, volume 20, 2a edizione, pp. 227-251.
8
194
Report OCSE
zioni eccessivamente storicistiche e sociologiche a fenomeni economici di base, proponendo interpretazioni fondate sull’inevitabilità storica, piuttosto che analisi improntate a una lettura dei dati economici
come intrinsecamente ciclica o a fattori almeno in gran parte economicamente endogeni. E come spiega la letteratura sul declinismo, una
volta che tale visione si imponga, risulterà difficile modificarla, potendo anche diventare auto-avverante. Per questo, capire bene i fatti e
comprendere il loro significato hanno un’importanza fondamentale.
Udine e la Terza Italia
Gli attori economici della città pensano e agiscono chiaramente nel
modo descritto nella letteratura sulla Terza Italia9. La densità delle
connessioni tra le aziende, anche se non misurata con precisione empirica, emerge chiaramente dai confronti svoltisi ai tavoli di lavoro
dell’Agenda ed è ben riconosciuta da Grandinetti. Ma c’è un dualismo nelle sue conclusioni che risponde ai dati sopra considerati.
Per Grandinetti, l’imprenditorialità della città è metaforicamente, e
forse anche di fatto, distinta da quella che lui descrive come la ‘classe
media urbana’. Si ricordi, come indicato in precedenza, che ad esempio i profili della città differiscono da quelli della più vasta area metropolitana. Inoltre, attuando un riferimento obliquo ma accurato ai
sentimenti espressi dai tavoli di lavoro, Grandinetti descrive il ruolo
di Udine – qui deve intendersi la sua classe dirigente – come passivo,
‘una platea’ che osserva la nuova cultura imprenditoriale della città nel
suo attivismo economico. Ciò potrebbe essere letto come una critica,
e in qualche modo lo è. Di contro, va notato che le autorità pubbliche
hanno perlomeno consentito e, attraverso la creazione ad esempio di
nuove zone industriali, hanno facilitato, la creazione della nuova economia imprenditoriale. Pertanto la città non è stata del tutto passiva.
9
La via allo sviluppo della Terza Italia è stata prefigurata negli anni Ottanta da
Giorgio Fuà e Arnaldo Bagnasco. Si tratta di un modello diffusivo, motore della
tenuta economica e dell’affermazione del made in Italy riconosciuto soprattutto
nel Nord-Est e nel Centro, ma in parte anche nel Nord-Ovest e nel Meridione,
affidato alla vitalità dei distretti industriali, alla loro flessibilità, al loro legame con
la cultura e le risorse endogene del territorio locale (R. Pavia, I sistemi urbani in
Italia, 2010).
Un programma per il futuro di Udine
195
In ogni caso, il panorama che ne emerge è quindi di uno sviluppo
della città non sufficientemente guidato dalle autorità pubbliche. Ma
anche nella maggior parte delle città dalle economie più ricche è abbastanza comune raccogliere insoddisfazione da parte delle imprese
riguardo il ruolo e l’impegno delle autorità pubbliche. E questo si
registra più spesso in aree di particolare importanza storica, architettonica e culturale, soprattutto in quelle più ricche, dove l’equilibrio
tra la conservazione del patrimonio e l’obiettivo di crescita può risultare dolorosamente difficile. Anche nelle città più potenti del Nord
Europa, come Londra, si leva una continua protesta da parte delle
imprese, le quali sostengono che Londra cresca nonostante le autorità
pubbliche, invece che con il loro aiuto; nella polemica diffusa che si
registra ai tavoli di lavoro e in molte interviste, non vi è nulla di particolarmente diverso che riguardi la dicotomia tra sistema economico e
autorità pubbliche.
Per un osservatore, la prima conclusione che evidenzia Grandinetti è
il fatto più importante per il futuro dell’economia di Udine. Il fatto
che Udine sia parte della Terza Italia e il ruolo che questo, insieme alla
crescita economica più ampia della città, abbia avuto nell’assicurare
prosperità per due o più generazioni, è forse il fattore che risulterà più
importante nel definire lo spettro delle future possibilità che si aprono
alla città. Questo perché sviluppare un tessuto economico di successo
non è qualcosa che si possa realizzare facilmente. Cambiare l’atteggiamento della città nei confronti dell’economia, in particolare cercando
di renderla più favorevole allo sviluppo di attività economiche, è un
risultato relativamente facile da raggiungere. Ma tale cambiamento è
comunque indispensabile.
Aziende che combattono contro la crisi
L’economia di Udine si è dimostrata notevolmente resistente nel periodo di crisi. Questo non significa che non ci siano stati problemi e
che l’Italia non abbia attraversato un periodo di estrema difficoltà. Ma
Udine sembra aver resistito alla tempesta meglio della maggior parte
d’Italia10 e nettamente meglio rispetto alla regione Friuli Venezia Giu-
Questo è evidente sia dalla relazione L’area metropolitica e le dinamiche socio-
10
196
Report OCSE
lia. Grandinetti descrive un «cambiamento profondo nel paesaggio
industriale di tutto il paese».
È difficile valutare appieno cosa questo possa significare nel contesto
di una relazione di sintesi come la presente. Ciò che sembra plausibile credere, tuttavia, è che il cambiamento industriale descritto riguardi più il modo in cui l’economia opera e i partner con i quali le
aziende locali effettuano scambi, più che le imprese stesse o la loro
offerta competitiva sul mercato. I dati, del resto, non restituiscono un
cambiamento drammatico: non c’è stato nessun programma di licenziamenti di massa, ma un più dolce, anche se doloroso, processo di
cambiamento.
Una lettura possibile di quanto stia accadendo è che la crisi – che
senza dubbio permea gran parte del dibattito nella regione – può riferirsi tanto alla minaccia che pone al modello della Terza Italia (su cui
Udine è cresciuta negli ultimi anni), quanto alle fortune delle imprese
che hanno sede in città.
In altre parole, forse, l’apparente incoerenza di dati statistico-economici alquanto positivi con un diffuso senso di crisi può essere determinata dal fatto che le interconnessioni tra le imprese si stanno riducendo, i nuclei forti sono sempre meno importanti e molte delle aziende
di maggior successo si stanno rivolgendo all’estero, verso mercati internazionali, trovando nuovi clienti in nuovi mercati di esportazione,
in una realtà economica più fredda, più recente e meno conosciuta di
quella a cui facevano prima riferimento.
Questo sarebbe certamente coerente con il fenomeno del declinismo
descritto in precedenza.
Il ruolo dell’istruzione superiore e la tripla elica
La lettura dei dati e l’analisi prodotta in questi molti mesi indicano
risultanze certamente positive quando riguardano il ruolo dell’Università e in particolare il ruolo che potrebbe assumere l’applicazione
economiche della città di Udine: un’analisi quantitativa in questo volume che da
un’analisi più ampia della letteratura. Si veda ad esempio https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2014/2014-0043/en-1443-economiaregioni-italiane.pdf.pdf?language_id=1
Un programma per il futuro di Udine
197
di un modello di cooperazione a tripla elica, ovvero un sistema di
cooperazione in cui il governo, l’industria e il lavoro di ricerca, in
tre filoni distinti ma fortemente interconnessi, siano legati insieme
a formare sistemi che generano valore (vedi anche le conclusioni di
Roberto Grandinetti). Questo è un settore in cui l’OCSE è stato particolarmente attivo11 nel fissare i termini del dibattito internazionale e
su cui ora disponiamo di numerosi casi di studio.
La città interconnessa indicata nella tripla elica è una modalità di
funzionamento certamente preferibile alla ‘città platea’ descritta da
Grandinetti in precedenza ma, come egli stesso riconosce, questo è un
concetto difficile da attuare. Nella visione dell’OCSE, ci sono diversi
prerequisiti che devono avverarsi e alcune barriere che devono essere
superate. Queste hanno elevata importanza e sono riassunte di seguito:
• Commercializzazione della ricerca: la capacità dei ricercatori accademici e di altri soggetti esterni al mercato di trasformare le
proprie innovazioni e scoperte fondamentali in beni e servizi che
possano trovare un mercato e una commercializzazione.
• Capitale umano critico: essenzialmente la necessità di disporre di
gruppi di articolato e specializzato talento, che abbiano la formazione e l’esperienza adeguate a soddisfare le esigenze dell’economia. Questo comporta sia lo sviluppo di talenti locali, sia, spesso,
la capacità di attrarre talenti da altri luoghi.
• Valorizzazione delle competenze: la capacità di adattamento dei nuclei delle imprese al coinvolgimento delle competenze locali (e viceversa) per consentire alle imprese di mobilitare rapidamente l’innovazione nello sviluppo e nella produzione di servizi e prodotti.
• Forte impegno del settore pubblico: questo significa un ruolo attivo per lo Stato, in tutti i suoi livelli amministrativi, nello sviluppo di un approccio strategico che garantisca la presenza di una
base d’investimento nei trasporti, nelle politiche abitative, nelle
scuole e altri servizi.
• Partenariati e indirizzi forti: questo implica un ruolo di leadership attraverso i settori pubblico e privato, così come nel mondo
Si veda in particolare Clusters, Innovation and Entrepreneurship, relazione fondamentale OCSE LEED 2009.
11
198
Report OCSE
accademico, anche attraverso la creazione di iniziative specifiche
di ricerca e di formazione e altre attività di trasferimento delle
conoscenze.
• Elevata qualità della vita: questo è un fattore importante per mobilitare (trattenere e attirare) una massa critica di talenti; le reti
sociali e i servizi permettono alle persone di stabilirsi; efficaci
procedure burocratiche, nonché buone infrastrutture, consentono alle persone – molte delle quali oggi possono scegliere di
stabilirsi in qualsiasi parte del mondo – di scegliere di rimanere
in un dato luogo.
• Capitale sociale12: questo è un fattore spesso sottostimato, che determina invece una parte importante del successo di molti luoghi.
Certamente si collega al punto precedente circa la qualità della
vita, ma si estende anche al di là di questo: alla vita urbana dei
luoghi, ai legami tra le imprese e il mondo accademico, così come
tra la città e le altre istituzioni. Un’azione efficace genera fiducia,
la quale – nelle convinzioni dell’OCSE – va di pari passo con
l’innovazione.
Le barriere che stanno ostacolando lo sviluppo dei cluster e della tripla elica sono facilmente riassumibili:
• Debole cultura imprenditoriale e scarsi incentivi per la ricerca.
Anche se ci fossero dei nuclei di sviluppo, se per avviare l’impegno accademico c’è una scarsa struttura d’incentivi, ciò può avere
un impatto negativo sullo sviluppo.
• Scarso coinvolgimento delle piccole imprese in progetti di cluster.
I cluster, in cui la collaborazione è assolutamente vitale, spesso
non funzionano facilmente con le imprese più piccole.
• Mancanza di capitale di avviamento. Così come spesso si rileva
una carenza di progetti su cui investire il capitale disponibile, si
registra frequentemente anche una carenza del giusto tipo di capitale che consenta agli imprenditori di fare il primo passo per
sviluppare le proprie idee di business, riducendo l’impatto dei
cluster di imprese.
Un programma per il futuro di Udine
•
Carenza di manodopera qualificata. Il risultato è di non disporre
dei fattori chiave in grado di sostenere lo sviluppo in atto.
• Problemi di difficoltà amministrativa e previdenza sociale debole.
L’assenza di un intervento statale efficace e politiche sociali inadeguate possono creare le condizioni che rendono lo sviluppo di
qualsiasi tipo di impresa – e certamente di cluster creativi modellati sulla tripla elica – particolarmente difficile.
La prossima sezione della relazione esporrà in dettaglio le osservazioni che possono essere avanzate su come Udine si ponga in relazione a
questi fenomeni molto importanti, che possono aiutare od ostacolare
lo sviluppo di un’economia innovativa che realizzi il potenziale della
tripla elica, per generare un’economia vitale e in crescita da cui dipenda il futuro di Udine.
La ricerca per Unioncamere FVG13 mostra alcuni dati statistici sul
lavoro che la Regione Friuli Venezia Giulia deve svolgere per rendere
concreto l’obiettivo di creare un’economia innovativa seguendo tali
direttrici. Parte del problema ha a che vedere con l’Italia stessa (si
parlerà di questo nella sezione successiva). L’Italia è posizionata 17a su
27 paesi nell’Indice di competitività regionale europea14.
In Italia, la Lombardia si posiziona al miglior posto, alla 127a posizione nell’indice di 262 regioni europee. Il Friuli Venezia Giulia è più
indietro, alla 157a posizione. L’Italia in generale registra un buon posizionamento in relazione alle misure riguardo il livello d’istruzione e di
formazione, ma questo risultato non si traduce in sviluppo economico: rispetto alla misura ‘innovazione’, nessuna regione italiana figura
nel 1° gruppo delle regioni-leader, sette fanno parte del 2° gruppo,
dodici fanno parte del 3° gruppo degli ‘innovatori moderati’ e due
fanno parte del gruppo ‘poco innovatori’.
Quindi ci troviamo di fronte a questioni specifiche da affrontare per
Udine, il Friuli e la regione, ma ciò che questi dati tendono a suggerire
è che gran parte del problema è italiano.
Si veda ad esempio il Rapporto sull’economia del Friuli Venezia Giulia - Il web:
una strada innovativa per lo sviluppo delle nostre imprese, Unioncamere, 2014.
14
Cfr. EU Regional Competitiveness Index RCI 2013, Publications Office of the
European Union, 2013.
13
Sull’argomento si veda Capitale sociale, economia e politica economica, atti del convegno omonimo organizzato dalla Banca d’Italia, Seminari e conferenze, n. 17, 2014.
12
199
200
Report OCSE
Udine, il turismo moderno e la cultura ‘eco-gastro’
«Neanche gli italiani prendono sul serio la cultura culinaria del Friuli,
ma sbagliano»15. Questa è una citazione tratta dall’autorevole quotidiano «Il Sole24ore» e cattura l’attenzione, quando viene letta in
rapporto alla ricerca prodotta da Friuli Future Forum, ai risultati dei
tavoli di lavoro e alla loro analisi svolta da Grandinetti.
La conclusione generale di questa analisi è che, per un territorio che
può vantare una tale ricchezza di risorse, in un mercato moderno –
per quanto riguarda i viaggi e la mobilità –, ecologico e informato
dal punto di vista gastronomico, Udine si colloca sorprendentemente male. È stato chiaramente registrato un cambiamento, che include
una recente crescita del turismo che sceglie la città come mèta (+ 40%
dal 2000 al 2014). Ma in generale l’area di Udine intesa più ampiamente non appare come un insieme interconnesso che offra attività
collegate e sufficientemente pianificate al visitatore. Ne deriva ancora
una volta che Udine non è una città interconnessa.
Dato che alcuni dei dati peggiori sui risultati economici provengono
dall’entroterra agricolo che circonda Udine, ciò che si rileva è qualcosa d’importante.
La ricca produzione agricola della regione, la presenza di eccellenti
imprese nei settori agricolo, turistico e alimentare e i gioielli storici
che Udine e alcune delle città circostanti con il loro ricco patrimonio
vantano, tutti questi elementi sembrano rappresentare le condizioni
per un’offerta turistico-culturale molto più significativa e di livello
internazionale, che potrebbe essere molto apprezzata dai visitatori
stranieri della regione e addirittura, riprendendo l’articolo de «Il Sole24ore», dagli stessi italiani.
Come emergerà nella sezione successiva, un significativo numero di
fattori che frenano lo sviluppo di Udine sono, in origine, nazionali.
Ma tra gli ambiti in cui vi è spazio per un’azione locale, figura certamente lo sviluppo del patrimonio ecologico, culturale e gastronomico
15
Cfr. Friuli, ‘a land of storm and primroses’ bridging the gap between Italy and
Mitteleuropa di Maria Luisa Colledani, in «Il Sole24ore», 8 dicembre 2014;
http://www.italy24.ilsole24ore.com/art/panorama/2014-12-05/friuli-a-land-ofstorms-and-primroses-bridging-the-gap-between-italy-and-mitteleuropa-141536.
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Un programma per il futuro di Udine
201
che sono qui fortemente radicati, collegati al territorio e assolutamente distintivi di Udine e del Friuli.
6. Contesto nazionale e internazionale di Udine
Nelle sezioni precedenti si è fatto riferimento in molti punti alla questione se il futuro di Udine stia tutto nelle mani della città o se, di
fatto, molte delle questioni chiave che riguardano l’economia vadano
oltre l’effettivo potere della città e della regione.
La realtà, in qualsiasi sistema economico cittadino o regionale, naturalmente, è che i fattori nazionali e, sempre più, internazionali svolgono un ruolo importante nel determinare non solo il futuro dei territori, ma anche i limiti dell’azione locale per intervenire sul proprio
futuro. In effetti, il rischio maggiore che riguarda l’Eurozona e senza
dubbio l’intera Europa è il possibile fallimento della Grecia, che comporterebbe un nuovo accordo con i suoi creditori e la sua probabile
conseguente uscita dall’euro. Anche se questa sarebbe di per sé una
cattiva notizia, l’effetto complessivo di questa eventualità potrebbe
essere di portata più vasta e dannosa.
Ci aiuta a meglio definire i contorni di una Agenda del Futuro nel
contesto internazionale l’Indagine sull’economia italiana16, che l’OCSE ha appena presentato e che offre alcuni spunti interessanti sulle
più ampie condizioni entro cui la città di Udine e i suoi partner regionali stanno lavorando.
Questa Indagine sembra fornire sia una realistica analisi economica
che inquadra il futuro possibile di Udine, sia un’incoraggiante analisi
del programma di riforme attualmente avviato nell’ambito dell’economia italiana: «Dopo un lungo periodo di stagnazione, che ha reso
l’economia vulnerabile, quando è scoppiata la crisi finanziaria, l’Italia
ha intrapreso riforme ampie e ambiziose per promuovere la crescita,
sfruttando le sinergie tra le politiche. In passato, molti buoni progetti di riforma non sono stati pienamente attuati, privando l’economia
italiana di molti vantaggi. Il governo si sta quindi concentrando sui
cambiamenti negli ambiti politici e istituzionali e sul sistema giudi-
Cfr. Studi economici dell’OCSE - ITALIA, OCSE Parigi, http://www.oecd.org/
italy/economic-survey-italy.htm, febbraio 2015.
16
202
Report OCSE
Figura 1. L’economia italiana in quattro grafici.
1
PIL diviso per la disoccupazione totale. Fonte: OECD Economic Outlook Database.
ziario, per rimuovere i precedenti impedimenti alla piena attuazione
delle riforme»17.
L’Indagine economica OCSE descrive una scelta difficile per l’Italia.
Se il paese riuscisse ad attuare le sue riforme, la crescita media annua
pro capite del PIL potrebbe raggiungere lo 0,6% in 10 anni, segnando
una svolta radicale rispetto alle recenti tendenze, che hanno registrato
un declino costante dal 2005. Se realizzate, le riforme e questo tasso
Un programma per il futuro di Udine
di crescita ripristinerebbero la traiettoria di crescita dell’Italia analogamente a quanto accaduto negli anni Novanta.
Alcuni dati più specifici contenuti nella relazione OCSE appaiono rilevanti se letti nel contesto delle precedenti sezioni del presente documento. La produttività italiana è scesa notevolmente nel periodo precedente e durante la crisi economica del 2008. Ciò può essere osservato
nella tabella A della figura 1. Questo calo è stato poi seguito da un
recente significativo aumento del costo del lavoro e, in parte in conseguenza di ciò, vi è solo una modesta ripresa della produttività dall’inizio
della recessione. Ma la caratteristica di gran lunga più evidente dei dati
economici nel loro complesso è l’aumento significativo e ancora difficilmente contenibile del tasso di disoccupazione. D’altra parte, statistiche
pubblicate ancora più recentemente evidenziano che nel 2014 l’Italia
ha registrato il suo tasso di disoccupazione più alto dal 197718. Eppure
questo drammatico fenomeno sembra aver colpito relativamente poco
la regione Friuli Venezia Giulia e la stessa città di Udine.
Dunque possiamo sostenere che Udine abbia subito una crisi relativamente meno dura, se paragonata con gli standard italiani.
È nell’ambito della riforma dello Stato che si possono trovare alcuni dei
risultati più importanti segnalati dall’OCSE. L’OCSE suggerisce che:
• La recente riforma parlamentare deve riassegnare e rendere chiare le differenti competenze tra governo centrale e amministrazioni decentrate, e queste competenze devono essere esercitate.
• Questo fa parte di un più ampio punto segnalato dall’OCSE, il
fatto che la legislazione italiana sia molto spesso poco chiara, ambigua e con ruoli e responsabilità tutt’altro che chiari tra i diversi
livelli di governo e amministrazione pubblica.
• Ci sono problemi di capitale umano. L’Italia non ha investito in
sussidi al lavoro e in formazione una percentuale consistente del
proprio PIL, come invece hanno fatto altre nazioni, e mentre in
altri paesi questo investimento è andato aumentando negli ultimi
anni, in Italia si è al contrario ridotto marcatamente, con un probabile impatto significativo sulla produttività della forza lavoro.
Si veda http://www.ansa.it/english/news/business/2015/03/02/2014-unemployment-highest-since-1977_74af3cb6-005a-4c18-884b-6a8c8f9ff3c6.html
18
Ibid., p. 7.
17
203
204
Report OCSE
L’aumento dei sussidi per il lavoro, l’incremento della partecipazione femminile e la formazione professionale hanno tutti un
ruolo importante nelle politiche di sviluppo.
• La riforma della concorrenza. Introdurre leggi chiare sulla concorrenza, anche per far crescere la produttività della pubblica
amministrazione, potrebbe avere un ruolo decisivo nel miglioramento dell’offerta economica, che deve affrontare continui e
diffusi problemi di corruzione.
• Molte delle riforme suggerite dall’OCSE devono essere prese in
considerazione dal governo nazionale. Tuttavia vale la pena notare che l’OCSE riconosce la necessità di riforme istituzionali attuate sui livelli locali e regionali (e ne incoraggia l’adozione), tra cui,
ad esempio, la chiarezza che deriverebbe da un impegno in base
al quale le regioni che raggiungessero la parità di bilancio potrebbero ricevere un’ulteriore devoluzione di potere e responsabilità.
• Un’ulteriore raccomandazione della relazione è che l’Italia istituisca
una commissione nazionale sulla produttività per identificare ulteriori riforme utili a sostenere e promuovere la ripresa economica.
Sembra che questa relazione presenti una serie di importanti indicazioni che avrebbero implicazioni significative nella definizione delle
scelte future anche per la città di Udine.
Alcune delle frustrazioni espresse dagli imprenditori intervistati lo
scorso autunno riguardano questioni burocratico-giurisdizionali riferibili a livelli di governo centrale: la complessa burocrazia, il continuo
cambio delle regole e la pubblica amministrazione che necessiterebbero di notevoli miglioramenti. L’inefficienza lamentata dal sistema
imprenditoriale sembra riferirsi in particolare agli effetti determinati
sul mercato del lavoro, la tassazione e la regolamentazione ambientale.
Tuttavia, le problematiche concernenti le norme di edilizia locale,
nonché alcuni aspetti della normativa ambientale, sembrano riferibili
più all’amministrazione locale che nazionale, e dovrebbero essere oggetto di ulteriore riflessione.
In breve, l’Italia presenta un problema di produttività che trova le
sue origini nella dimensione nazionale, ma che viene replicato a tutti
i livelli di governo. Alla fine, questo risulta un tema prioritario anche
per Udine, il suo territorio, le sue aziende e le autorità pubbliche.
Un programma per il futuro di Udine
205
7. Alcune scelte e idee emergenti
La sezione finale della presente relazione di sintesi definirà alcuni scenari per il futuro di Udine. Essi sono in gran parte basati sulle scelte che la città può compiere in relazione ad alcune grandi questioni
che la città deve affrontare. Tali scenari sono proposizioni composite. Questo perché, salvo una significativa (e probabilmente negativa)
insorgenza o un imprevedibile sviluppo (un’altra catastrofe naturale,
per esempio), è possibile che sia una combinazione di eventi e decisioni minori assunte da una moltitudine di attori esterni a dettare la
direzione generale di sviluppo della città, della sua popolazione e della sua economia. Quindi, per inquadrare questi scenari, vale la pena
guardare singolarmente ad alcune delle scelte che si presenteranno,
sulla base delle analisi presentate in questa relazione, per affrontare il
futuro della città.
Fino a che punto Udine si trova in declino o sta semplicemente cambiando?
Uno dei temi ricorrenti nell’analisi, e che senza dubbio emerge nei
risultati delle ricerche e dei tavoli di lavoro su cui si basa l’analisi, è
la questione del declino di Udine. In un certo senso, la strategia per il
futuro della città deve iniziare con la risoluzione di questo problema.
I dati ci informano che l’economia udinese si trova in una forma migliore di quanto il racconto della città stessa ci suggerirebbe. Facendo riferimento alla letteratura sul declinismo, la precedente analisi
ha cercato di evidenziare le conseguenze potenzialmente negative di
una meta-narrazione inappropriatamente pessimistica per un luogo
che si trova in un momento critico del proprio sviluppo. Tanto più
Udine crede di essere in declino, quanto più è probabile che questa
condizione si verifichi. Senza ricorrere a eccessive caricature, vi è un
punto di equilibrio che deve essere raggiunto per articolare una strategia basata su una visione realistica della città, che rifletta l’immensa forza di Udine e del suo entroterra, insieme alle sue intrinseche
debolezze.
Che cos’è Udine?
A un certo livello, questa è una domanda molto semplice ma, come
molti di questi interrogativi, rivela la presenza implicita di tanti altri
206
Report OCSE
interrogativi piuttosto impegnativi, il più importante dei quali è probabilmente: Udine sa che cosa è oggi?
Uno degli elementi più sorprendenti che hanno caratterizzato questo
progetto OCSE è stata la ricchezza di materiale analitico che ci è stato
messo a disposizione e il rigore e l’innovatività con cui sono state raccolte ulteriori informazioni con cui arricchire il processo di analisi. È
evidente una propensione a ricercare una serietà nell’approccio a ogni
impegno, che non si trova ovunque ed è relativamente rara in Italia.
Ciò nonostante, la città potrebbe beneficiare di un rigore empirico più
profondo per affrontare le prossime fasi del suo sviluppo. La questione in gioco è la seguente: in che cosa Udine ora è capace?
Ulteriori dati sui settori primari, sulla densità delle imprese al loro
interno e sulle traiettorie interne dell’impiego, nonché sui partner
commerciali del sistema produttivo, rivelerebbero un’immagine di
grana più fine, che darebbe informazioni su praticamente tutte le altre azioni che la città dovrebbe compiere per impostare al meglio il
proprio futuro. Il lavoro delle Università regionali è solido in questo
settore e quello reso disponibile dalla Camera di Commercio di Udine è stato estremamente utile. Ma resta l’idea che una combinazione
forte di risorse con un’attenzione più empirica potrebbe svolgere un
ruolo importante nel gettare le fondamenta per la prossima fase di
sviluppo della città.
Dove sono le grandi idee?
In quasi ogni progetto che coinvolga il futuro di una città o di una
regione, assistiamo a un dibattito che resta in equilibrio tra le questioni più piccole e tattiche, che sono la realtà quotidiana per le imprese, e la vita civile e le grandi strategie. Per quanto lo standard
per una buona amministrazione, per servizi pubblici efficienti e per
una tassazione equa, sia già impostato su valori alti, il dibattito sarà
sempre concentrato su come le cose dovrebbero e potrebbero essere migliori. Ma simmetricamente, si svolge anche un dibattito sulle
questioni più importanti e strategiche: sia le questioni che possono
essere gestite e migliorate a livello locale, sia quelle che prevedono
solo una soluzione nazionale. Questo è stato anche il caso di Udine
nel corso del presente progetto. Tuttavia è sorprendente come l’equilibrio del dibattito sia stato molto spostato verso le precedenti piccole
Un programma per il futuro di Udine
207
questioni tattiche, con una sensazione quasi di rassegnazione sul se o
meno alcuni dei problemi più strategici potessero essere efficacemente affrontati. In parte, come conseguenza di ciò, sono relativamente
poche le grandi idee che indirizzano la maggior parte dei programmi
di sviluppo della città. Ad esempio, in alcune città può esserci un piano per creare un nuovo istituto d’istruzione superiore, in altre sono
necessari un aeroporto o un’autostrada importante. Alcune città sono
cronicamente a corto di edifici residenziali, mentre altre hanno un
grave problema di disoccupazione e in queste città i progetti per indirizzare lo sviluppo della città quasi si scrivono e si definiscono da sé.
Ci sono chiaramente diverse questioni strategiche che riguardano la
città di Udine, ma ancora non sembrano essere oggetto di un racconto comune, e neppure argomento di una discussione particolarmente
focalizzata. Il modo in cui la città procederà in questo senso sarà fondamentale per il suo futuro.
Udine interconnessa o Udine metropoli?
Se c’è una grande idea che emerge dalle analisi raccolte, dal lavoro
svolto nell’ambito di Friuli Future Forum e dai tavoli di lavoro, è che
la città sia come una piccola ma comunque funzionante area metropolitana. Grandinetti ne ha parlato in termini di una ‘economia interconnessa’ ma, in termini di politica urbana, ciò a cui egli realmente si
riferiva, era la necessità di vedere città e territorio come un tutto interconnesso, con efficaci mezzi di trasporto e strategie per temi-chiave
a livello metropolitano, come ad esempio le sedi e le aree di insediamento economico, la vendita al dettaglio, la politica e il mercato del
lavoro, il supporto all’innovazione19. La misura in cui Udine comincia
a vedere veramente se stessa come un’area metropolitana, può avere
una grande influenza sul suo futuro. Più fa questo, più sarà destinata a
emergere nelle sfide di crescita di un’economia sostenibile.
19
È attualmente molto acceso il dibattito sulle UTI (Unioni Territoriali Intercomunali), relativo alla Legge Regionale 26/2014 sul Riordino del sistema delle
autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia, nel quale il territorio metropolitano
di Udine potrebbe assumere funzionalità coerenti con quanto espresso in questo
rapporto.
208
Report OCSE
Dove sono Udine e la Terza Italia?
Se nell’analisi di Udine si dovesse acconsentire a una mentalità leggermente declinista, una ragione significativa di ciò sarebbe probabilmente dovuta a un cambiamento dell’economia, riguardi esso il fenomeno della Terza Italia che sta modificandosi, oppure l’equilibrio che
garantivano le dense reti commerciali locali rispetto a quelle nazionali
e internazionali che sta mutando, virando decisamente verso queste
ultime. Non è ovvio se un’economia che si basa maggiormente sul
mercato internazionale, con collegamenti più allentati tra le imprese,
determini necessariamente la fine del vecchio modo di operare, tanto
quanto una sua evoluzione.
Ciò che risulta chiaro dalla letteratura OCSE analizzata in precedenza
è che vi siano scelte che rimangono aperte alle determinazioni della
città, dell’Università, delle Camere di Commercio e di ogni azienda,
su come la città decide di rispondere a questa nuova realtà economica.
Il modo in cui la città risponderà in maniera decisa e convinta a questa
nuova realtà economica determinerà quanto il suo futuro sia davvero
positivo o meno. La capacità e il potenziale di scambi nell’economia
internazionale, per l’Italia e le altre nazioni dell’Europa occidentale,
non sono così forti come lo erano una generazione fa. Ma sono ancora
abbastanza buoni, tanto da far ragionevolmente prevedere – in presenza di un’azione determinata – un futuro forte e la prosperità che
da questo trae origine.
La risposta alle avversità
Nello svolgere la ricerca per questo progetto, uno dei temi ricorrenti è stato il dinamismo con cui la regione e ogni attore della società
civile hanno reagito al terremoto del 1976. Contrariamente, forse, ai
disastri naturali più recenti accaduti altrove, la risposta della regione
non solo è stata risoluta, ma in un certo senso ha fornito un caso di
studio del modo migliore per affrontare avversità di questo genere.
Dato che la città sta considerando la propria strategia futura, questa è
una questione che merita ulteriori riflessioni, per il seguente motivo.
C’è stata e permane una sorta di crisi nell’economia locale e regionale,
la quale, come i dibattiti ai tavoli di lavoro hanno mostrato, è in grado
di produrre un coinvolgimento estremamente significativo di persone,
le cui vite potrebbero altrimenti essere dedicate a compiti più banali
Un programma per il futuro di Udine
209
di funzionamento delle rispettive imprese e amministrazioni. L’avvento di una crisi può generare una forza galvanizzante e potentemente
creativa.
Il futuro della città sarà determinato in parte significativa dal se o
meno verrà dimostrata sufficiente capacità di indirizzo da parte di coloro che occupano posizioni di autorità, utilizzando la reazione alla
crisi come un motore di cambiamento, per modificare quello che la
città fa e come lo fa, al fine di rispondere alle problematiche sollevate
nella presente relazione.
Riforma dal lato dell’offerta
Se Udine accetta la sfida, avrà bisogno di accogliere nuove idee,
tra cui alcune che sono, nel contesto italiano, relativamente nuove
e non completamente sperimentate. L’analisi dell’Indagine economica dell’OCSE sull’Italia ha indicato alcuni dei temi che vengono
affrontati a livello nazionale, che riguardano la riforma strutturale
dell’economia. A causa della collocazione decentrata della regione
Friuli Venezia Giulia, occorre considerare anche una dimensione locale e regionale. Per facilitare l’acquisto tramite buy-in di imprese che
competono a livello internazionale sarà necessario che le tipologie di
riforme discusse in precedenza siano messe in atto in modo da rendere l’attività economica più conveniente, l’amministrazione di servizi
pubblici più semplice e il clima imprenditoriale, di conseguenza, più
favorevole.
L’Italia è in competizione con paesi che presentano livelli di costo
del lavoro estremamente più bassi e gradi di regolamentazione amministrativa semplificata. Fintanto che le aziende a Udine, come nel
resto del paese, non riusciranno a trovare un migliore equilibrio tra
il bisogno assoluto di politiche di protezione sociale, di una gestione
dell’ambiente e di una creazione di condizioni economiche competitive, gli scenari per la città non potranno essere così positivi come
dovrebbero essere.
È assolutamente chiaro dall’evidenza dei risultati emersi dai tavoli di
lavoro che il mondo imprenditoriale e gli altri attori della città hanno
precisa consapevolezza di ciò. Il problema è se ci sia la preparazione
da parte di tutti, nella città, a raccogliere la sfida.
210
Report OCSE
Le implicazioni del lavorare in una regione autonoma
Ciò che è chiaro dall’analisi dell’OCSE è che vi è una necessità urgente per il governo italiano, e senza dubbio per ogni livello delle
sue articolazioni, di portare avanti riforme difficili e a volte dolorose
sul versante dell’offerta economica. Alcune di queste questioni sono
riservate alle decisioni e alla responsabilità del governo nazionale, ma
in altre la regione e anche la città – lavorando in partenariato con la
regione –, potrebbero prendere in mano la situazione. Qual è l’ambito
d’azione necessaria e possibile, e che cosa, con l’impegno della città,
potrebbe più facilmente migliorare le condizioni strutturali favorevoli
all’imprenditorialità e creare un nuovo senso di slancio e di scopo per
l’economia di Udine?
Quindi quali sono le grandi idee?
Nessuna strategia funziona senza obiettivi veramente importanti, capaci di raccogliere e coinvolgere tutte le parti in uno stesso disegno
comune, affinché tutti possano vedere i benefici che otterrebbe l’intero territorio nel raggiungere quegli obiettivi.
In definitiva, in un progetto come questo è compito della leadership
comunale e regionale, della Camera di Commercio, delle altre associazioni imprenditoriali e di tutte le altre parti della società, di determinare gli obiettivi e di guidare il processo di gestione della strategia. È
chiaro dalle analisi e dal processo di indagine condotto per l’Agenda
del Futuro di Udine che un certo numero di ‘grandi idee’ sta emergendo e che deve esser data loro una adeguata considerazione, per
portarle avanti.
• L’articolazione e la creazione del concetto dell’area metropolitana
di Udine. Questo tema richiederebbe certo ulteriori analisi, sia
su come il nucleo della città possa essere meglio integrato con
l’entroterra, sia sulle misure da adottare per aggregare e ringiovanire la popolazione della conurbazione centrale, considerando
gli effetti positivi che questo avrebbe sul futuro del commercio
al dettaglio (riducendo la spinta allo sviluppo verso l’esterno alla
città) e dell’istruzione.
• Lo sviluppo di un sistema innovativo basato sulla tripla elica, che
integri in modo più efficace il lavoro dell’Università e dei centri
di innovazione con grandi e piccole imprese, per aiutare a svilup-
Un programma per il futuro di Udine
211
pare un vantaggio competitivo nei settori chiave dell’economia.
(Alcune idee su come questa azione potrebbe essere sviluppata sono
indicate nella sezione di testo sottostante).
• Una revisione strutturale dell’istruzione, della formazione e del
sistema di welfare, in modo da garantire che la città sviluppi il
massimo potenziale dalle risorse impiegate dalla stessa e dai propri partner. Ciò dovrebbe essere sviluppato in sinergia con le
agenzie regionali e governative e potrebbe essere particolarmente
importante per aumentare la capacità dell’economia:
- aumentare la portata della forza lavoro funzionale, incoraggiando la piena partecipazione delle donne e dei lavoratori anziani;
- riqualificare coloro che hanno perso il posto di lavoro nei
settori tradizionali, per consentire loro di reinserirsi professionalmente nei settori economici in crescita;
- aumentare la capacità produttiva del settore privato, offrendo le competenze necessarie per competere più efficacemente sui
mercati internazionali;
- se tale riesame dovesse riguardare gli strumenti normativi
attraverso i quali sono organizzati gli interventi a favore del mercato del lavoro, esso potrebbe anche svolgere un ruolo utile nella
riduzione dei costi delle politiche volte alla formazione e all’occupazione.
________________________________________________________
Rafforzare il sistema d’innovazione
Al centro di qualsiasi sistema d’innovazione locale di successo c’è l’efficace funzionamento della tripla elica con un’interazione sinergica tra
governo, industria e mondo accademico.
Come configurare queste parti per ottenere i risultati più efficaci varia da
luogo a luogo. Un rapporto efficace tra le istituzioni locali e nazionali è
in questo senso fondamentale, in particolare sui finanziamenti nazionali
alla ricerca scientifica e al sostegno della ricerca applicata al settore industriale. Pertanto, le priorità iniziali per Udine riguarderanno l’Università
e altri istituti e centri di ricerca locali, per assicurare che siano pienamente
partecipi alle principali iniziative nazionali e senza dubbio internazionali
promosse dal governo e alle iniziative connesse al settore industriale. Tuttavia si può fare molto anche a livello locale. Al centro di un approccio
locale sofisticato vi è una serie di prerogative-chiave che consentono a un
territorio di differenziarsi dalla concorrenza, per accentuare le attività in
212
Report OCSE
Un programma per il futuro di Udine
213
cui quel territorio è specializzato. Queste comprendono:
- Una relazione funzionale efficace tra amministrazione locale, impresa
e mondo accademico. Vi sono numerosi esempi internazionali di questo
genere, ma potrebbe anche essere istituito un Consiglio per un distretto
d’innovazione della città, che comprenda il Sindaco, il Rettore dell’Università e imprenditori locali senior, supportati da gruppi di lavoro.
- Ci dovrebbe essere una capacità comune di lavorare in maniera coordinata sulle questioni riguardanti l’innovazione discusse dal Consiglio,
con risorse adeguate per consentire di portare avanti studi e iniziative,
per indagare le principali opportunità e per affrontare potenziali minacce
all’ecosistema dell’innovazione locale.
- Un esame dell’ecosistema dovrebbe essere la priorità. Ciò dovrebbe
comprendere una ricerca dei punti di forza del territorio e di quali siano
le aree di forza economica e industriale nell’ecosistema dell’innovazione.
Sarebbe anche opportuno includere una mappatura degli elementi d’innovazione territoriali. In pratica, ciò significa garantire che vi siano tutte
le condizioni opportune nel mercato del lavoro, nel mercato immobiliare,
nelle normative locali e negli altri ambiti della vita economica della città
per permettere alle forze competitive di svilupparsi.
- Cosa potrebbe succedere in pratica? Alcune priorità potrebbero assumere un ruolo centrale, al fine di sostenere la crescita delle industrie con
mezzi finanziari o con campagne di commercializzazione o d’investimenti
interni; potrebbero essere forniti nuovi corsi di formazione o voucher per
l’innovazione, per aiutare le PMI ad accedere al sapere accademico e alla
ricerca; ci potrebbe essere la necessità di uno sportello unico per fornire
alle persone il giusto supporto. In altre aree potrebbero essere iniziati dei
lavori in ambito ambientale e pubblico, per creare un ambiente adatto
per il distretto dell’innovazione, o lavori sui trasporti per migliorare la
connettività tra l’Università e la città.
In alcune aree, il Consiglio diventa semplicemente una parte funzionale della città, con il suo lavoro che si integra nella strategia generale, altrove vengono sviluppate strategie separate per spingere gli sforzi in maniera
formalizzata all’interno del sistema d’innovazione.
___________________________________________________________
Se la città e le parti sociali fossero convinte che il tipo di azioni sopra
proposte fossero appropriate per la città e vi fossero ancora scarsi progressi a livello nazionale verso riforme strutturali e di altro tipo che la
Regione autonoma potrebbe articolare sul territorio, questo insieme
di fattori ben rappresenterebbe il concetto di Udine intesa come laboratorio. In questo senso la città diventerebbe un banco di prova per
nuovi tipi d’idee, che includerebbero tutte quelle sopra citate circa
lo sviluppo di un nuovo sistema d’innovazione, di un’economia più
interconnessa, di una riforma amministrativa e normativa per ridurre
gli oneri a carico delle imprese, ecc.
Chiaramente, i progetti qui esposti si collocano a un livello molto ambizioso, necessitano di ulteriore sviluppo e tutto questo deve trovare
radicamento in una comprensione empirica dell’economia locale migliore di quella che abbiamo oggi. Attraverso le problematiche descritte nella presente sezione e attraverso i tipi di progetti che da esse
originano, possono essere sviluppate alcune delle grandi scelte che
Udine può affrontare, che a loro volta disegnano nel loro insieme gli
scenari che saranno considerati nella sezione successiva.
Un sistema d’innovazione interconnesso non dovrebbe essere promosso solo nelle aree tradizionali della produzione e dell’attività di
ricerca e sviluppo, ma dovrebbe assumere un ruolo anche nei settori
fondamentali per forza competitiva. Costruire una robusta base informativa consentirà ai settori di svilupparsi sulla base del proprio
potenziale.
Scenario Negativo
In questo scenario, i cambiamenti nella situazione economica d’Italia non riescono a concretizzarsi e si registra un cambiamento a livello locale che è insufficiente per consentire alla città e alla regione di
percorrere una strada alternativa. Il rischio che il declino economico
continui è alto.
8. Sintesi: quattro scenari
I quattro scenari indicati nella presente sezione conclusiva della relazione si basano sui principali temi sviluppati nelle sezioni precedenti.
Essi non riguardano tanto un particolare progetto che la città possa
perseguire, anche perché le fasi di sviluppo di ognuno di essi non
sono ancora così definite da consentire che il loro impatto possa essere valutato appieno. In questi scenari l’enfasi va invece posta sulla
modalità di approccio della città verso il proprio futuro e sulla misura
in cui questo venga sostenuto in maniera più o meno significativa dagli
sviluppi dell’economia e delle riforme dei sistemi di governo italiani.
Il quadro descritto è definito nella matrice presentata di seguito.
214
Report OCSE
Scenario Deriva
L’Italia continua ad attuare il proprio programma di riforme con vigore, creando condizioni più favorevoli per la città e la regione. Ma le
risposte da parte della città e della regione non sono altrettanto forti e
si verifica una relativa deriva.
Scenario Laboratorio di crescita
Questo scenario, che richiede il massimo sforzo da parte di Udine
e dei partner regionali della città, vede la città convinta di costruire un percorso migliore nel contesto di un quadro nazionale in cui
un’ulteriore stagnazione e conseguente declino del paese sembrano
probabili.
Scenario Cambiamento positivo
Questo è chiaramente lo scenario più positivo, in cui la volontà di un
cambiamento profondo della città e della regione è accompagnata da
un impegno nazionale a proseguire nel programma di riforme economiche che porterebbero beneficio anche alla città e permetterebbero
a Udine di concentrarsi sulle priorità locali, ma in un’economia nazionale più favorevole.
La restante parte della presente sezione indica le azioni che la città potrebbe intraprendere e che potrebbero essere meglio associate a ciascuno di questi scenari: che cosa sia necessario per partecipare a quelli
positivi e che cosa potrebbe portare a una deriva verso quelli meno
positivi. Naturalmente, è probabile che nessuno di questi scenari si realizzi nei modi sommariamente descritti. Ognuno di essi descrive una
visione polarizzata delle azioni del governo italiano e dei leader regionali e locali. L’elemento chiave è la direzione che essi suggeriscono.
Udine in quale direzione o in quali direzioni si sta muovendo e come
si collega questo a ciò che la città, i suoi leader e i cittadini vogliono
darsi come obiettivi?
Scenario Negativo
Questo è lo scenario in complesso più probabile. Esso non implica
che l’economia della città si comprima ulteriormente, ma è più probabile rispetto a uno qualsiasi degli altri scenari.
Un programma per il futuro di Udine
215
Ciò si determinerebbe perché le domande su quello che è necessario
per migliorare sia la città sia la più complessa storia recente del paese
non saranno poste o, se lo fossero, a esse si risponderà in maniera inadeguata. Quindi, in questo scenario, il programma ambizioso del governo nazionale di portare a termine le riforme strutturali non sarebbe
attuato, e parallelamente non ci sarebbe nessun tentativo concertato
di intraprendere un programma di riforme a livello regionale e locale.
Pertanto lo scenario negativo non è totalmente imposto dall’esterno,
ma la città ne è essa stessa corresponsabile.
Lo scenario negativo è quello in cui la città sceglie di non rispondere
adeguatamente e proattivamente alle sfide e alle opportunità che le si
presentano, forse in parte anche perché la sfida appare troppo grande,
in un contesto di continua incertezza politica a livello nazionale.
Anche in questo scenario, il futuro di Udine è tutt’altro che desolante.
La città è forte, è prospera e ha grandi imprese, una vocazione imprenditoriale e forti vantaggi di localizzazione. Ma dato che questo scenario
prevede che il contesto nazionale (e internazionale) non sia forte e la
città assuma un approccio ‘laissez faire’ (che qui implica il non fare abbastanza per massimizzare la propria posizione), il suo tasso di crescita
sarà certamente inferiore a quello che dovrebbe essere, mentre il rischio di gravi shock esterni che portino la città fuori rotta, sarà più alto.
Scenario Deriva
Per la città di Udine lo scenario deriva implica una leggera differenza
rispetto allo scenario negativo sopra descritto. Questo perché in entrambi gli scenari si prevede un nuovo sforzo collettivo insufficiente
da parte della città per attuare un nuovo percorso per l’economia e la
società cittadine. Ciò che è diverso in questo scenario è che le azioni del governo centrale italiano nel produrre cambiamenti economici strutturali portano a un generale miglioramento nelle condizioni
dell’offerta all’interno della città e del territorio. In un certo senso,
questo è lo scenario che sarebbe meno accettabile per il sistema produttivo e imprenditoriale della città che ha partecipato ai tavoli di
lavoro. Se lo Stato italiano può rimettere in moto e liberalizzare il
sistema in modo da produrre un clima economico più favorevole, un
fallimento nel capitalizzare con tempismo questi risultati nazionali sarebbe sicuramente visto come una vera e propria occasione mancata.
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Report OCSE
Scenario Laboratorio di crescita
Questo è per molti versi lo scenario più interessante dal punto di vista politico. In questo caso, il governo nazionale non riesce a portare
a termine il programma di riforme annunciato e necessario e nonostante questo la città di Udine e la regione decidono di andare avanti assieme, con un proprio programma di riforme, per realizzare un
cambiamento economico a livello territoriale.
Questo è il motivo per cui questo scenario viene definito un ‘laboratorio di crescita’. Quello che la città farà, sarà sperimentare un nuovo
modo di lavorare, che sarebbe unico in Italia. Questo scenario richiederebbe una capacità direttiva particolarmente forte. Se gli scenari
precedenti erano effettivamente scenari del ‘non fare nulla’, qui Udine
fa qualcosa. La domanda chiave è che cosa fa?
Ciò che l’esperienza di altre città, come ad esempio Manchester, ci
suggerisce è che devono essere poste solide e articolate fondamenta a questo eventuale processo. Queste rispecchiano molto i principi
enunciati all’inizio della presente relazione.
Il punto di partenza per la prossima fase di lavoro nello scenario qui
descritto potrebbe essere quello di riunire le leadership provenienti
dalla Camera di Commercio e dalle associazioni imprenditoriali con
quelle del settore pubblico e altri partner di rilievo, probabilmente in
numero ridotto, per iniziare a stendere un nuovo programma di crescita. Per articolare e portare a compimento lo sviluppo di proposte
nuove e potenzialmente complesse sarà necessario avere particolari
capacità direttive. C’è una capacità direttiva comune? Vi sono opinioni diverse su ciò che è auspicabile e possibile? Alcune di queste
domande trovano soluzione nell’analisi dei dati economici e in una
buona gestione, ma al centro di qualsiasi programma di successo di
riqualificazione di una città vi è un gruppo di persone che, qualunque
siano le loro esperienze e divergenze sui particolari, possiedono una
visione chiaramente condivisa, e la comune consapevolezza di ciò che
sarà necessario per raggiungere tale obiettivo.
Così innanzitutto potrebbe esserci un vertice a porte chiuse da parte
della leadership a livello regionale e cittadino, che porti alla definizione di un piano d’azione nel breve termine.
Al centro di questo piano d’azione ci sarebbero:
- l’accordo per creare un team centrale, selezionato in base alle risor-
Un programma per il futuro di Udine
217
se esistenti, per seguire lo sviluppo degli indirizzi del vertice;
- l’utilizzo di personale qualificato e di ricerche allo scopo di fornire
tutti i dati necessari per approfondire le ipotesi chiave indicate dai
leader della città;
- l’articolazione di alcuni progetti iniziali di alto profilo, come quelli
elencati in precedenza.
Con questa impostazione iniziale, sarebbe ragionevole, in un momento successivo, elaborare un ampio programma di sviluppo di politica
e programmi.
In questa prospettiva si presenteranno alcune questioni chiave, come
per esempio la natura del rapporto tra i settori pubblico e privato e la
misura in cui la città e la regione possono accordarsi su un programma
d’azione comune, utilizzando la leva di entrambi per assicurarsi l’accordo necessario del governo nazionale per qualsiasi tipo di riforme
che vengano proposte.
Scenario Cambiamento positivo
Questo scenario conclusivo è abbastanza semplice da descrivere in
quanto si tratta dell’insieme di uno scenario di crescita positiva a livello locale, accompagnata dalle politiche del governo centrale che
cercano di migliorare le condizioni dell’offerta economica italiana.
Qui, come nello scenario precedente, il requisito richiesto è la capacità della leaderhip della città e del settore privato di guidare un programma di cambiamento con metodologie di lavoro innovative per
affrontare vecchie problematiche.
9. Conclusioni
La presente relazione ha preso in considerazione una vasta gamma di
elementi d’analisi provenienti dai tavoli di lavoro promossi da Friuli
Future Forum, un ampio spettro di dati significativi e relazioni analitiche di eminenti esperti.
È stata presentata una serie di tematiche ricorrenti riguardanti la necessità di comprendere correttamente le sfide reali innanzi a cui Udine
si pone e come agire in relazione alle stesse, la necessità urgente di
proseguire in direzione di un modello di città metropolitana e una
varietà di altri progetti nel campo dell’istruzione e della formazione,
nei settori di impresa e sviluppo.
218
Report OCSE
Gli scenari che sono stati prodotti nella precedente sezione non cercano di sviluppare tali obiettivi. Non è possibile o probabilmente neanche sensato farlo. Al contrario, gli scenari si focalizzano sulle scelte di
più ampio respiro, più immediate e più difficili, sulla base di ciò che la
città di Udine vuole che realmente accada in futuro.
Chiaramente non tutto ciò che accade a Udine, in Italia o anche in
Europa è del tutto prevedibile e determinabile dagli stessi protagonisti. La domanda è se la città di Udine, i suoi leader, le sue aziende
e la sua società civile vogliono trovare un modo diverso di costruire
il futuro della città e, se così fosse, che cosa sarebbero disposti a fare
per questo.
Le indicazioni provenienti dagli elementi di cui disponiamo e dall’esperienza internazionale sono chiare: la scelta di cosa fare spetta alla
città e alle sue forze attive.
10. Azioni future
Nelle discussioni a Udine con le parti interessate è apparso chiaro
come vi sia una volontà di mettere in atto una traiettoria propositiva
e stabile per consentire alla città di passare a un’Agenda diversa e migliore, più focalizzata sull’idea di sistema interconnesso.
Guardando gli scenari che si aprono alla città, uno solo soddisfa
realmente i criteri di cui sopra. È lo scenario laboratorio di crescita.
Ciascuno degli altri è in sostanza una strategia passiva o che si affida
troppo ai risultati che deriveranno dallo sforzo nazionale. Si percepisce quindi la città per quello che è: un centro di successo con notevoli
opportunità, ma anche un centro che richiede una gestione più attiva
e orientata alla crescita, così che gli obiettivi del progetto possano
realmente essere assicurati.
Quindi cosa significherebbe per Udine diventare un laboratorio di
crescita? E quali dovrebbero essere i primi passi da compiere?
Un vertice d’impostazione dello scenario
Ci sono già in preparazione dei piani per un incontro internazionale
per discutere il futuro del manifatturiero in Friuli. Un primo passo che
potrebbe far coincidere questo programma con l’obiettivo di generare
un laboratorio di crescita sarebbe il mettere in relazione la manifestazione internazionale programmata per il progetto ‘Nuova Manifattura’
Un programma per il futuro di Udine
219
e l’incontro tra leader imprenditoriali e civili a livello cittadino, provinciale e regionale, per creare una nuova visione per Udine.
Flussi di lavoro
Per questo evento si dovrebbe prevedere una serie di azioni propedeutiche. Ciò dovrebbe essere concordato nel periodo che va da oggi
all’evento, in modo tale che, il giorno dopo che l’evento internazionale
è terminato, si avvii un programma di lavoro concordato e la sua implementazione.
Le principali azioni propedeutiche sono le seguenti:
- La creazione di un’unica squadra. La creazione di una squadra congiunta a base semi-permanente che comprenda alti funzionari così
come economisti e analisti per coordinare il programma di lavoro.
- Una revisione dei dati principali. Una revisione dei dati principali dovrebbe portare a indagare su tutte le questioni sollevate nella presente
relazione: il rendimento della formazione e delle competenze per settore e gruppo demografico, la vera natura dei legami economici all’interno della città, della provincia e della regione, il lavoro sul sistema
d’innovazione, per analizzare i punti di forza e di debolezza della città.
- Un’analisi FEMA. Tutto questo dovrebbe culminare in un esercizio
economico e di pianificazione territoriale volto a stabilire quale sia l’area funzionale del mercato economico (FEMA: Functional Economic
Market Area) della città. Questo dovrebbe includere anche uno studio
su altre questioni principali circa l’uso del territorio comprendenti il
trasporto, il settore dell’edilizia abitativa, l’influenza del commercio al
dettaglio, ecc.
- Area metropolitica di Udine. Da tale esercizio deriverebbero gli elementi sufficienti di una proposta per il progetto dell’area metropolitica di Udine, che combinerà l’impegno su opere fisiche, imprese e
innovazione collegate all’area metropolitana.
- Intermediazione politica. Poco prima del completamento di questo
lavoro e prima del prossimo grande evento pubblico, ci dovrebbe
essere un processo continuo d’intermediazione politica tra i comuni
dell’area di Udine, coloro che traggono vantaggi dalla nuova direzione
intrapresa e la regione sulle modalità di attuazione di un nuovo quadro
di cooperazione oltre confine, a sostegno della crescita economica.
- Una Commissione di produttività. Dato che alcune delle questioni
220
Report OCSE
sollevate nella presente relazione riguardano essenzialmente la produttività economica e data la capacità relativamente limitata da parte
delle autorità pubbliche di trasferire facilmente le politiche e le pratiche per lo sviluppo delle attività economiche, si propone l’introduzione di una Commissione di produttività guidata da imprese volontarie,
tra cui molte non attualmente nel direttivo delle Camere di Commercio o altre associazioni. L’obiettivo sarebbe portare nuovi e differenti
punti di vista alle leadership economiche della città, focalizzando l’attenzione, più di quanto sia stato finora fatto, sulle imprese le cui attività si concentrano sul commercio e la cooperazione internazionale, al
di fuori delle tradizionali forme di commercio tra imprese all’interno
della città, in un contesto molto più ampio. L’obiettivo della Commissione, assieme a tutte le azioni propedeutiche di cui sopra, sarebbe
elaborare proposte quantificate e valutate nell’impatto prevedibile, da
prendere in considerazione nella fase successiva: la creazione di una
visione e di un piano d’azione per raggiungere l’obiettivo prefissato.
Va sottolineato che tutte queste azioni dovrebbero essere concordate
e approvate prima del forum internazionale (inizialmente previsto per
la ‘Nuova Manifattura’ e ora ri-orientato anche a una prospettiva di sviluppo che riguardi Udine e il suo territorio - NdR) utilizzato per il loro
lancio. Dato lo scetticismo di molte persone sui processi politici nelle
democrazie avanzate, è di vitale importanza, in via preliminare, che il
forum possa rendere concrete le proprie premesse. In pratica questo
significa avere un’idea chiara di ciò che sta per succedere: dovrebbero
essere tutti d’accordo sul chi farà cosa, sul come sarà organizzato e sul
come sarà pagato, prima che si svolga il forum internazionale.
Al termine dell’intenso periodo di lavoro, ai limiti del possibile, quando si incroceranno le priorità politiche e le conclusioni di tutte le azioni propedeutiche, dovrebbe iniziare la pianificazione di un secondo
forum internazionale in cui sarà lanciata una nuova idea di città e un
piano d’azione che potrebbe adattarsi alla strategia riguardante ciò
che accadrà nei 10 o 15 anni a venire, per rendere Udine un laboratorio di crescita.
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Organismi e associazioni di categoria partner
Organismi e associazioni di categoria partner
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ORGANISMI E ASSOCIAZIONI
DI CATEGORIA PARTNER
Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’, è stato promosso dalla
Camera di Commercio di Udine e dal Comune di Udine.
È stato coordinato e realizzato da Friuli Future Forum
con partner scientifico OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e
lo Sviluppo Economico - Parigi,
con il sostegno finanziario e la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia
in partenariato con Università degli Studi di Udine insieme alle Associazioni di Categoria AGCI, Confapi FVG, Confagricoltura Udine, Confcommercio Imprese per l’Italia di Udine, Confcooperative
Udine, Confederazione Italiana Agricoltori della Provincia di Udine
- CIA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e
Media Impresa - CNA Udine, Confesercenti Udine, Confindustria
Udine, Consulta delle Professioni della Provincia di Udine, Coldiretti
Udine, Legacoop Friuli Venezia Giulia, Unione Artigiani Piccole e
Medie Imprese - Confartigianato Udine
con l’apporto del Comitato tecnico-scientifico composto da
Furio Honsell Sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni Magnifico
Rettore dell’Università degli Studi di Udine, Alessandro Verona Presidente Associazione Vicino/Lontano, Graziano Tilatti Presidente
Banca Popolare di Cividale, Mario Pezzetta Presidente DiTeDi, Guido Nassimbeni Presidente Friuli Innovazione, Roberto Siagri Presidente Eurotech, Giorgio Colutta Consigliere Confagricoltura Udine,
Adriano De Maio Presidente Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, Gianpietro Benedetti Presidente e A.D.
Danieli&C. Officine Meccaniche SpA, Patrizia Moroso Consigliere
Delegato Moroso SpA, Paolo Coppola onorevole deputato
i partecipanti ai ‘Tavoli di lavoro’ svoltisi dal 14 ottobre all’11 dicembre
2014 nella sede di Friuli Future Forum a Udine
e con la partecipazione attiva di Archivio di Stato - sezione di Udine, Aracon, Asl Bassa Friulana, Banca Popolare di Cividale, Civici
Musei di Udine, Centro Espressioni Cinematografiche - Udine, Cgil
Udine, Civica Biblioteca di Udine, Coni, Crea - Centro Ricerca Elaborazione Audiovisivi Udine, Centro Servizi Spettacoli CSS Teatro
Stabile d’Innovazione - Udine, Agenzia per lo Sviluppo DiTeDi, Friuli Innovazione, Fai Udine, Federconsumatori Udine e Friuli Venezia
Giulia, Finest, Forser, Forum Consumatori-Imprese FVG, Italia Nostra, La Viarte, Saturazioni, TeatroClub, Tem Udine, UST Cisl Alto
Friuli, UST Cisl Udine, Uil Udine, Università LiberEtà di Udine, Vicino/Lontano.
Il progetto ‘Agenda del Futuro - Udine 2024’ si è articolato anche
nell’iniziativa ‘Le Scuole per Agenda del Futuro - Udine 2024’ promossa dalla Camera di Commercio di Udine, coordinata da Friuli Future Forum e sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Ufficio Scolastico Provinciale di Udine e Istituti Secondari Superiori della Provincia di Udine: Educandato statale Collegio
‘Uccellis’ di Udine (capofila), ISIS ‘Enrico Mattei’ di Latisana, ISIS
‘Vincenzo Manzini’ di San Daniele del Friuli, Liceo scientifico ‘Nicolò Copernico’ di Udine, ISIS ‘Jacopo Linussio’ di Tolmezzo, ISIS
della Bassa Friulana di Cervignano del Friuli, ISIS ‘Fermo Solari’ di
Tolmezzo, ISIS ‘Raimondo D’Aronco’ e ISIS ‘Magrini Marchetti’ di
Gemona del Friuli, Istituto Tecnico Commerciale ‘Antonio Zanon’,
Istituto Tecnico Industriale ‘Arturo Malignani’, Istituto Tecnico Geometri ‘G.G. Marinoni’, Istituto professionale di Stato ‘G. Ceconi’ per
l’industria e l’artigianato, Liceo scientifico ‘Giovanni Marinelli’, Liceo
‘Caterina Percoto’ e ISIS ‘Bonaldo Stringher’ di Udine.
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AGENDA DEL FUTURO UDINE 2024