1) LIBRO D’ORE ITALIANO (LOMBARDIA, CIRCA 1490-1500).
Manoscritto su pergamena, dimensione 140 x 115 mm, legato in pelle nera
(area tedesca) senza decorazioni, del XVIII sec., con fermagli e ganci (uno
caduto) ai piatti.
Carte 120, testo su 16 linee, specchio di scrittura 110 x 850 mm. Collazione: i8, ii4, iii-xii8, xiii3 (di 4), xiv-xvi8, xvii3 (di 6, le 3 ultime - bianche
? - omesse). Manca un foglio con la fine della “Oratio S. Anselmi” prima
dell’Ufficio dei morti, che fu tolto per intero nel XVIII sec., al tempo in cui
venne rilegato nella coperta attuale.
Decorazioni e miniature: 13 iniziali istoriate (alcune purtroppo consumate
o leggerm. sbavate), e 158 piccole iniziali in oro colorate in rosso, verde
e blu. Le carte iniziali col calendario purtroppo rifilate a toccare il testo al
margine superiore.
Nel calendario troviamo evidenziati S. Bernardino da Siena e S. Francesco
(4 ottobre), pure enfatizzati nelle litanie, ove anche troviamo S. Chiara da
Assisi, Elisabetta di Turingia, Vincenzo Ferreri, e Nicola da Tolentino, fatto
che lascerebbe supporre che il manoscritto possa essere stato approntato per
un membro dell’ordine francescano.
Elegante libro d’ore, certamente realizzato per una committenza ricca,
scritto in una elegante grafia umanistica e decorato anche con moltissime
iniziali semplici in inchiostro dorato. Il manoscritto è accompagnato da una
scheda della Prof.ssa Milvia Bollati che attribuisce la paternità delle miniature ad un artista lombardo noto come il Maestro di Crescenzago, autore di
un gruppo di corali, oggi conservati alla Biblioteca Capitolare di S. Ambrogio a Milano, provenienti da Santa Maria Rossa di Crescenzago nei pressi
di Milano e miniati tra il 1487 e il 1491.
1
1
2) LIBRO D’ORE (in latino e francese, uso di Roma) - Heures de Nostre Dame a luisage de Rom(m)e tout au long sans rien
requerir. (In fine:) [Paris], par Anthoinne Chappiel … pour German Hardouin, 5 ottobre [1504].
4to picc. (cm 21), preziosa legatura italiana di inizio seicento in marocchino nero completamente decorato ai piatti “à la fanfare”, doppia cornice fitomorfa con campo centrale riccamente ornato in oro, dorso decorato, fermagli metallici ai piatti (mancano i gancetti), risguardi int. in seta rosa, con vari ex-libris, il margine infer. leggerm. rifilato ma ottimo esemplare in legatura da
collezione. Almanacco in francese, per gli anni 1497-1520, testo in lettera ‘batarde’ su 33 linee, riccamente rubricato in rosso,
bleu e con iniziali ritoccate in oro; metalcut a piena pagina al frontespizio con l’insegna di Hardouin, al verso metal cut raffig.
l’uomo anatomico, 14 grandi metalcuts a p. pag. entro edicola architettonica (raffig. Annunciazione, Natività, Visita dei Re
Magi, Crocefissione ecc.) ed altri 32 più piccoli. Carte nn. 92 (segn. A-L8, M4).
Bell’esemplare di un raro Libro d’Ore a lungo annoverato (sulla base della data dell’almanacco) tra gli incunaboli, ed oggi
ascritto all’anno 1504. Chappiel è noto per essere stato attivo solo tra il 1500 ed il 1505, è stampò 2 soli altri libri d’ore per
Hardouin, nel 1504/5. Bohatta 614, 626/7; Brunet V, col. 1628, n. 214; Lacombe 53; cfr. Fairfax Murray french, 271.
2
3) (Aldine) AA.VV. - Medici antiqui omnes, qui latinis literis diversorum morborum genera et remedia persecuti sunt,
undique conquisiti, et uno volumine comprehensi, ut eorum qui se medicinae studio dediderunt commodo consulatur. Index in omnes plenissimus.
Venetiis, [apud Aldi filios], 1547.
Folio (cm 30), leg. coeva in p. perg. con
tit. ms. al dorso, tagli colorati, nota di appartenenza, pagine leggermente brunite
per qualità della carta, alone alle ultime 50
cc., esemplare marginoso. Ancora aldina al
front. e alla fine, qq. iniziale xil., bel carattere tondo. Cc. (12), 320 [malnum. 317: 2 cc.
non num. tra c. 8 e 9, c. 316 ripetuta nella
paginazione].
Prima edizione di questa antologia aldina
dei più importanti testi medici classici, includenti Celsus (De Medicina), Plinius (De
re medica), Sorano di Efeso (In Artem Me-
denci Isagoge saluberrima), Apuleius (De Herbarum Virtutibus historia), Macer Floridus (De Virtutibus Herbarum, cfr. Garrison-Morton 1791: “a 12th century poem describing the virtues of 88 simples”), Marcellus Empiricus (De medicamentis) ed
altri. Renouard 140.2 “Peu commun”; Durling 3050; Adams M-991; Wellcome 4181, Garrison-Morton 54 etc.
4) (Distillazione) AQUAVITE - Lotto di 5 Editti sopra l’estensione dello Jus privativo dell’acquavite per la terra e luoghi tutti
della giurisdizione di Ariano (Ro), Melara (Ro) e Codigoro (Fe). Ferrara stamperia camerale 1751, 1765, 1779, 1780, 1791.
Folio (dim. cadauno da cm 45 x 35 a cm 53 x 40 circa), ognuno con stemma xilografico in rosso e nero.
5) AGRIPPA, CAMILLO - Trattato di scientia d’arme, con un dialogo di filosofia.
Roma, Antonio Blado, 1553.
4to (cm 23), pergamena maculata settecentesca, tagli maculati rossi, titolo manoscritto su
antica etichetta in carta al dorso. Macchietta
al margine superiore delle prime cc., un rinforzo all’int. della carta prelim. *4, un alone
al margine superiore delle ultime carte, ed una
macchia d’unto all’angolo inferiore destro.
Strappo composto restaurato anticamente alla
carta LXIII che contiene l’incisione raffigurante l’autore in sogno che si difende (con
l’aiuto degli allievi) dall’attacco dei filosofi
(lieve perdita di alc. lettere al verso). Ritratto
5
in ovale dell’Aut., una bella tavola che raffigura Agrippa seduto ad un tavolo mentre mostra agli allievi la sfera di sua invenzione, cc. (4), LXX, (2 di cui 1 b.ca), con 53 belle incisioni raffig. posizioni di scherma.
Notevole alla fine del testo il Dialogo filosofico-astronomico sulla gravitazione dei pianeti, cui si riferiscono le tavole allegoriche (poi ristampato a se nel 1573, senza le 2 tavole). Il testo è stampato nell’elegante cancelleresca corsiva disegnata per il
Blado da Lodovico degli Arrighi. Le edizioni successive sono molto più povere di figure (solo 19) e non contengono il Dialogo
sopra citato.
Prima edizione della prima opera di Agrippa, architetto, ingegnere, matematico e schermidore, nato a Milano e vissuto a
Roma. Egli introdusse grandi novità nella teoria e nella pratica della scherma: innanzitutto cercò di risolvere i problemi del
combattimento armato tramite l’applicazione della geometria; poi, col ‘Trattato’, propose profondi cambiamenti nella postura e nella tecnica, sottolineando ad esempio l’importanza di portare la spada davanti al corpo invece che dietro. Semplificò
le undici guardie teorizzate da Achille Marozzo (di cui fu forse allievo) e le ridusse a quattro (che sono grosso modo quelle
ancora in uso nella scherma moderna). Infine, il suo scritto contribuì a sviluppare l’uso dello stocco come arma di primaria
importanza. Mortimer Harvard 6; Fumagalli-Belli, Blado, 140; Riccardi I/1°, 10 “Ho registrato questa rara operetta a motivo
del dialogo ..”; Gelli 6-12 “Trattato già preziosissimo per l’arte schermistica ...”; Garcia Donnell 3; Gaugler, pp. 4-5.
6) ANTOLINI, GIOVANNI ANTONIO - Idee elementari di Architettura Civile per le Scuole del Disegno.
Bologna, Iacopo Marsigli, 1814.
Folio grande (cm 48), legatura coeva in mezza pergamena, piatti ricoperti da carta marmorizzata, tagli maculati, fioriture per
la qualità della carta, ancora buon esemplare con nota manoscritta di dono ad uno studente d’architettura, come premio conseguito nel 1822. Pp. 40, (2) con 24 tavole incise in rame.
Prima edizione. L’Autore (1753-1841) fu insegnante alla Reale Accademia di Belle Arti di Bologna e all’Accademia di Brera,
oltre a essere architetto, urbanista ed esponente di spicco del Neoclassicismo italiano. Tuttavia, fu reso famoso più dai suoi
scritti che dalle sue architetture (da ricordare solo la costruzione a Milano del Foro Bonaparte, nel 1801). Questa sua opera
è frutto dell’attività di insegnante, professata ininterrottamente per quasi quarant’anni, e il fine è dichiaratamente didattico:
Architettura Pratica, Teorica ed Elementare e d’ornato erano le tre materie d’insegnamento che, dalla fondazione delle Scuole
Accademiche (1810), erano previste per la formazione dell’architetto. I lavori di Antolini occupano un posto di grande rilievo
nella storia dell’architettura, poiché essi si fecero tramite delle nuove istanze dell’epoca napoleonica, introducendo elementi
e concetti ripresi dalle architetture d’oltralpe. Cicognara 400; UCBA I, 35.
7) ANTONIUS DE RAYMUNDIA - Libellus contra beneficiorum reservationes. [Petrus de Ceffons] - Epistola
Luciferi. (Parigi, Guy Marchant, 1498). (Legato con:) PETRUS DE BOSIO - Dialogus inter clericum et militem; Compendium de vita Antichristi. Parigi, Guy Marchant, 20 September 1498.
4to (cm 20), attraente legatura in marocchino rosso in stile ‘Bozerian’, decorata in oro sui piatti con cornici concentriche, bell’esemplare con ampi margini, molto fresco. Bella xilografia al frontespizio della prima opera, ripetuta poi al frontespizio della
seconda op., ed in fine, come marca tipografica in fine. Car. gotico su 40 linee, cc. (8); Cc. (8).
Prima opera: Prima edizione di questa placchetta contenente due scritti anticlericali di origine medievale. Il ‘Libellus’ è una
breve invettiva contro i privilegi della Chiesa in generale, e in particolare contro la simonia e il nepotismo, i grandi vizi del
la corte papale nel Medioevo. Ma, soprattutto, è importante la ‘Epistola
Luciferi’, uno scritto attribuito al cistercense Pierre Ceffons, composto
intorno al 1350 e indirizzato a papa Clemente vi (per l’attribuzione cfr.
P.D. Trapp, in “Recherches de théologie ancienne et médiévale”, n. 245,
1957, pp. 101-154; e G. Zippel, in “Bullettino dell’Istituto storico italiano
per il medio evo e Archivio muratori ano”, n. 70, 1958, pp. 125-179). Tramandata da numerosi manoscritti, e ampliata e modificata nel corso del
Quattrocento da Guillaume Budé, la lettera di Lucifero ebbe un grande
successo editoriale sin dai primordi della stampa, soprattutto in ambiente
riformato. Essa veniva sentita di grande attualità, in un’epoca in cui la
corruzione della Chiesa era giunta ai massimi livelli. Fu in particolare
dopo l’elezione al soglio pontificio di Alessandro vi (1492) che iniziarono
a circolare numerose copie dell’Epistola o di scritti che a essa si ispiravano: la condotta depravata e senza scrupoli di papa Borgia era letta come
un segno evidente del trionfo dell’Anticristo. Nella lettera che il principe
degli inferi invia al papa per congratularsi con lui dei servizi resigli è da
leggersi quindi il ritratto in negativo della Chiesa di Cristo, i cui precetti
originari erano stati abbandonati dai successori di Pietro (il papa preferisce Simon mago a Simone-Pietro), come avrebbe poi sostenuto di lì a poco
anche Lutero. L’avvento di un capo temporale della Chiesa - dice Satana
- era stato decisivo perché le leggi degli inferi si potessero affermare su
quelle di Cristo. Da allora, i papi vollero gareggiare con il potere del diavolo: “estis famelici, plus quam ante pauperes opprimitis, omnia rapitis,
totum pervertitis, inflati superbia, luxuriose viventes, [...] vobis edificatis
7
palatia [...], comeditis cibaria et bibitis vina [...]. O societas gratissima
demonibus [...]!”. La lettera, datata 1351, si conclude con la promessa di Belzebu di una ricompensa al papa: “Valeatis illa
felicitate qua vos desideramus et intendimus finaliter premiare”. Pierre Ceffons, monaco di Clairvaux, fu testimone della peste
di Parigi del 1348. Nonostante l’abbondanza e la varietà di opere, il suo nome è rimasto sconosciuto praticamente fino al
1957, quando alcuni suoi manoscritti sono stati scoperti e identificati nella biblioteca municipale di Troyes. Ottenuto il baccalaureato nel 1348-1349, terminò il corso di studi teologici nel 1353, ma non sappiamo nulla della sua carriera successiva.
Tutti i suoi scritti sono venati di spirito polemico nei confronti della Chiesa.
Arnoult 106; Copinger 524 = 5030; Goff A-916; GW 2255; IGI 749; ISTC ia00916000; Lefèvre 25.
Seconda opera: Stampato per la prima volta a Colonia nel 1473, Il ‘Dialogus inter clericum et militem’ è un trattato intorno
ai limiti del potere temporale e di quello spirituale, in forma di dialogo tra un cavaliere e un ecclesiastico, e fu composto
probabilmente poco prima del 1302. Talvolta erroneamente attribuito a
Guglielmo di Ockham, il pamphlet è da ascriversi forse a Pierre Dubois
(ca. 1250-ca. 1320), uno dei più attivi pubblicisti della corte di Luigi. Esso
si colloca all’interno del contesto delle lotte tra la monarchia francese di
Filippo il Bello e papa Bonifacio viii (che ispirarono anche il ‘Defensor
pacis’ di Marsilio da Padova). L’obiettivo polemico di questo scritto è il
clero fiammingo sollevatosi contro il re di Francia. I motivi di interesse
per un lettore di Colonia (dove fu stampato la prima volta) risiedevano
nella discussione circa la legittimità della tassazione delle proprietà ecclesiastiche da parte dell’autorità civile locale, una questione cruciale
per la città di Colonia in disperata ricerca di fondi per sostenere le spese
belliche della guerra contro Carlo I di Borgogna (il Temerario). A tutte
le 13 edizioni incunabole censite è aggiunto l’anonimo ‘Compendium de
vita Antichristi’ (v. sotto); nove furono stampate a Colonia (uno stemma
di queste edizioni è stato recentemente stabilito da Wolfgang Schmitz in
‘Die Kölner Ausgaben des Dialogus inter clericum et militem’, Gutenberg
Jahrbuch 1999, pp. 106-112). Quest’opera fu uno dei primi libri a essere
censurati, così come Colonia fu una delle prime città a cadere sotto il
controllo delle autorità ecclesiastiche in materia di stampa (P. Grendler,
‘The Roman Inquisition’, Princeton 1977, p. 71). Nel 1479 l’Università di
Colonia ottenne da Sisto iv l’autorità per la censura e il controllo di stampa e stampatori. I caratteri tipografici utilizzati sono una variante di quelli incisi da Johann Veldener e impiegati, con minime variazioni, in altre
stamperie di Colonia e persino da William Caxton (che fu l’importatore
della stampa in Inghilterra. Per l’attribuzione, cfr. R. Scholz, ‘Die Publizistik zur Zeit Philipps des Schoenen und Bonifaz 8’, Stuttgart, 1903.
7
Il ‘Compendium de vita antichristi’ è uno scritto che si trova in coda a
moltissime edizioni del ‘Dialogus’, nonché a quasi tutte le edizioni del ‘Praeceptorium divinae legis’ di Niccolò di Lira, ma
non va confuso con l’‘Antichristus’ circolante anche autonomamente (GW 2050, stampato nel 1482 circa). Questo trattatello
è una sorta di “biografia” dell’Anticristo (un’“antiagiografia”), fondata sulle testimonianze bibliche e riattualizzata tramite
i riferimenti impliciti alla storia recente della Chiesa. Secondo l’anonimo autore, l’Anticristo proverrebbe dalla tribù di Dan
(l’unica a non essere menzionata nella Apocalisse), una delle 12 famiglie in cui era suddiviso il popolo ebraico nell’Antico
Testamento, e sarebbe stato generato da una fornicatrice fecondata da spirito maligno. Inoltre, sarebbe nato a Babilonia. Attraverso la lettura degli indizi sparsi negli scritti dei profeti, l’autore descrive la parabola dell’Anticristo, fino alla predizione
della fine del mondo. Il ‘Compendium’ si riallaccia a un filone assai antico, se è vero che in esso ci sono evidenti echi - oltre
che di un’opera più o meno contemporanea, ossia il ‘Fortalicium fidei’ di Alfonso de Espina (vescovo di Orense, morto nel
1469), apparso in almeno sette edizioni in Germania tra il 1471 e il 1525 - della ‘Epistola ad Gerbergam reginam de ortu et
tempore Antichristi’ (detta anche ‘Libellus de Antichristi’) scritta dall’abate Adso sul finire del x secolo. Arnoult 522; BMC
VIII 65; Goff D157; GW 8273; IGI 3408; Mendes 420, 421; Pellechet 4355; Polain(B) 1327.
8) APOLLONIUS, PERGAEUS - Apollonii Pergaei Conicorum libri
quattuor. Vna cum Pappi Alexandrini lemmatibus, et commentariis
Eutocii Ascalonitae. Sereni Antinsensis philosophi libri duo nunc
primum in lucem editi. Quae omnia nuper Federicus Commandinus
mendis quamplurimis expurgata e Graeco conuertit, & commentariis
illustrauit. Bononiae, ex officina Alexandri Benatii, 1566.
Folio (cm 30), pergamena antica rimontata con titolo ms. al dorso, fresco
esemplare molto pulito (abile rest. al margine inferiore bianco della prima
ed ult. carta). 2 parti in un volume, ciascuna con frontespizio, Cc. (4), 114;
(2), 36, complet. illustrato con figure, schemi e diagrammi xilografici intercalati al testo.
Prima edizione della traduzione latina curata dal famoso matematico urbinate Federico Commandino (1509-1575), comprendente (con front. a
parte) anche le opere di Serenus de Antissa, i ‘De sectione cylindri’ e ‘De
sectione coni’, in cui (trad.) “… egli stabilisce la proposizione fondamentale delle trasversali” (W.W.R. Ball). Riccardi I/2°, c. 361; Hoffmann I, p.
205; Adams A-1310; Dibner, Heralds of Science, 101; Horblit, One hundred books famous in science, 4; Heath, History of greek mathematics II,
p. 127-196; Olschki, Choix, 5994.
8
9
9) ARIOSTO, LUDOVICO - Orlando Furioso [...] traduzido en romance castel. par el S. Don Hieronimo de Urrea, con nuevos argumentos y
alegorias en cada uno de los cantos muy utiles. Assi mismo se ha annadido un breve introducion [...] pour [sic] el S. Alonso de Ulloa.
A Lyon en casa de Gulielmo Roville, 1556.
4to (cm 22.5), leg. ottocentesca in pergamena rigida con tit. in oro su tassello al dorso, filetti e ferri dorati ai piatti e al dorso, piccoli ed abili restauri
marginali alle cc. preliminari, buon esemplare (alc. bruniture in fine per la
qual. della carta). Due parti in un volume, il primo frontespizio con titolo entro bella composizione architettonica a piena pagina, il secondo con
grande marca tipografica, ritratto xil. del traduttore al verso della seconda
c. preliminare, e belle vignette xilogr. (mm 50 x 130) in apertura di ogni
canto. Pp. (8), 529, (3 di cui 2 bb. orig.); 83, (1 b.)
Quarta edizione (prima 1549) della prima traduzione spagnola dell’Orlando Furioso, eseguita da Jeronimo de Urrea. Questa traduzione fu censurata
dai contemporanei, ma ciononostante fu anche la più diffusa. Sotto il profilo strettamente poetico, la traduzione di Urrea presenta alcune ‘libertà’: ad
es., cancellò gran parte del canto terzo (di celebrazione della casa estense), svisò importanti episodi (come quello di Astolfo sulla luna) togliendo
arbitrariamente alcune ottave, mitigò qualche critica contro gli spagnoli e
aggiunse - soprattutto nel canto XXXV - alcune ottave celebrative di personaggi mai conosciuti da Ariosto. Queste scelte, oggi incomprensibili, erano
in realtà del tutto in linea con lo spirito dell’epoca, tanto che furono riprese
anche nelle traduzioni successive, come quella in ottave di Hernando de
Alcocer (1550) e quella in prosa di Diego Vazquez de Contrera (1585).
Agnelli-Ravegnani II, p. 336: “Ediz. in-4 assai rara ... è da notarsi che in
questa stampa il numero dei canti torna a essere XLV, per la fusione del II e
III canto ...”; Guidi p. 197; Graesse I, p. 201, non in Adams.
10) ARISTOTELES - Le mechanice d’Aristotile trasportate di greco in volgare idioma. Con le sue dechiarationi, con
l’ordine de numeri de capitoli ... Dechiarationi sopra le mechanice volgarizzate.
Modena, appresso Andrea Gadaldino, 1573.
Folio (cm 28), cartone settecentesco recent. rimontato, fogli di guardia rinnovati, buon esemplare (macchia intermittente, probabilmente per l’utilizzo di una risma di carta imperfetta all’origine). Due parti, con frontesp. autonomo, marca ai frontesp.,
capil. xilogr., cc. 22 nn., con figure geometriche in xilografia n.t.
Prima edizione, molto rara, della traduzione in italiano a cura del modenese Antonio Guarino delle “Questioni meccaniche”
attribuite ad Aristotele, considerate la più antica opera di meccanica della cultura occidentale. Sono strutturate secondo
la tipologia dei “problemata” ricorrente negli scritti aristotelici: i quesiti sono in tutto 35 e hanno lo schema domanda-risposta (ad es. “Perché le bilance più grandi sono più precise di quelle piccole?”; “Perché gli oggetti più facili a muoversi
sono quelli di forma rotondeggiante o sferica?”; “Perché le cose lanciate esauriscono il loro moto?” ecc.). L’operetta fu
ignorata nel Medioevo, e venne edita per la prima volta in greco a Venezia nella tipografia di Aldo Manuzio (nell’Opera
Omnia, 1495-98), conoscendo poi una considerevole fortuna e diffusione in tutto il Cinquecento e nella prima metà del
Seicento. Rappresentò inizialmente il nucleo della scienza della meccanica che si andava allora costituendo (nella versione
latina di Niccolò Leonico Tomeo, 1525; nella parafrasi di Alessandro Piccolomini, 1547; nei commentari del Maurolico, di
Bernardino Baldi e di Henri de Monantheuil), ispirando le osservazioni e gli esperimenti di grandi scienziati come Tartaglia,
Cardano, Keplero e Galilei.
11) ARNALDUS DE VILLANOVA (ca. 1240-ca. 1312) - De conservanda bona valetudine, Scholae Salernitanae opusculum, cum Arnoldi Novicomensis [...] edita per Ioannem Curionem et Iacobum Crellium. Item, De electione meliorum simplicium [...], De moderatione cibi et potus [...], Somni et vigiliarum loci aliquot ex Philippi Melanthonis de
anima libro. Polybii de Victus salubris reatione privatorum tractatus. [in fine:] Apud Christianum Egenolphum, 1553.
(Legato con:) PICTORIUS, GEORG (Jörg Maler, 1500-1569/73). Tuendae sanitatis ratio, VII. Dialogis, per sex rerum (ut medici vocant) non naturalium ordinem, quae sunt, aer: cibus, potus: motus, quies: somnus, vigilia: repletio,
inanitio: animi passiones: ex summorum medicorum sententia nunc denuò exactissimè conscripta: et per autorem [...]
reddita. [...] Quibus accedunt antea non impressa, Succisivarum lectionum IX. [...] Conviviorum libri III [...]
Basileae, Henricum Petri, 1554.
8vo (cm 15.5), due opere rilegate insieme in leg. coeva in pelle marrone impressa a secco sui piatti, dorso a 3 nervi, note di
possesso, qq. macchiolina e alone, bell’esemplare genuino. Front. con piccola marca tip., numerose belle vignette e incisioni
xil. raffiguranti piante, alimenti, scene di vita quotidiana ed agreste, strumenti ecc. Cc. (8), 146, (6, di cui l’ultima bianca originale); pp. (16), 287, (33).
Bella edizione cinquecentesca del celebre ‘Regimen Sanitatis’ salernitano di Arnaldo di Villanova, a cura di Celio Secondo
Curione, e prima edizione del Pictorius. Il ‘Regimen Sanitatis’, che nel corso dei secoli circolò con titoli diversi (‘Medicina Salernitana’, ‘De conservanda bona valetudine’, ‘Flos medicinae Scholae Salerni’) è il documento letterario fondamentale della
Scuola Medica Salernitana: al nucleo originario, poco più di trecento versi raccolti e commentati nel XIII sec. da Arnaldo di
Villanova, furono aggiunti via via numerosi altri aforismi attribuiti, a torto o a ragione, alla Scuola Medica Salernitana (alcuni
versi furono ad esempio estrapolati dal De virtutibus herbarum dello pseudo Emilio Macro). Il testo come è noto fornisce le regole per un regime di vita salutare fondato essenzialmente sulla moderazione nel cibo e nelle bevande, sul sonno e sull’impiego
di erbe. Il Curione, simpatizzante delle idee riformate, aggiunge qui un opuscolo di Melantone. VD16, R-559; Adams S-105;
Durling 3821; Wellcome I, 5373; Benzing,
Egenolff 320.
La raccolta degli scritti del Pictorius qui
presentata è in prima edizione, anche se singolarmente il ‘Tuendae sanitatis ratio’ era
già uscito, sempre a Basilea, nel 1549 (fu anche tradotto in italiano: Venezia, 1550; e in
francese: Paris, 1557); i “Succisivarum lectionum IX. Dialogi” e i “Conviviorum libri
III” sono invece in prima edizione assoluta.
Il “Tuendae sanitatis ratio” è diviso in sette
dialoghi dedicati alla frugalità e alla salute
come beni preziosi per l’uomo; all’ubriachezza, ai pericoli della città e alla qualità
dell’aria, alle cattive abitudini alimentari,
alle qualità dei cibi e delle bevande, al riposo
e all’esercizio, al sonno, alla digestione, ecc.
(cfr. L. Elaut, Les règles d’une gastronomie
hygiènique, exposé par le médecin-humaniste Georgius Pictorius, in: “Clio Medica”,
1968, nr. 3, pp. 349-359). Gli altri due testi
11
forniscono parimenti analoghi consigli e in
formazioni sulla conduzione di una vita sana (soprattutto per le donne gravide e per i bambini) e sulla corretta alimentazione,
con riferimenti anche ai piaceri della buona tavola, al vino, alla birra, ecc. Originario di Villingen (nella Foresta Nera),
Pictorius fu insegnante di scuola, quindi professore di medicina a Freiburg im Breisgau, poi medico cittadino ad Ensisheim
in Alsazia (cfr. L. Thorndike, A history of magic and exper. science, VI, pp. 399-400). Nel 1560 a Mülhausen pubblicò la sua
opera più celebre, il Baderbüchlin (o Badenfahrtbüchlein) (cfr. Tillmann Wertz, Georgius Pictorius 1500-1569/73). Leben und
Werk eines oberrheinischen Arztes und Humanisten, Heidelberg, 2006, pp. 15-135). VD16, P-2722. Durling, 3634.
12) ATHENAGORAS (Marsilio Ficino comment.) - De resurrectione. PSEUDO-PLATO (Marsilio Ficino comment.) - Axiochus. CEBES (Ludovico Odasio comment.) - Tabula. Parigi, Guy Marchant, 18 agosto 1498.
4to (cm 20), attraente legatura in marocchino verde in stile ‘Bozerian’, decorata in oro sui piatti con cornici concentriche, bell’esemplare con ampi margini, molto fresco. Grande marca tipografica al frontespizio. Car. got., ll. 40, cc. (14), con aggiunta
in fine, non appartenente all’edizione ma certo pertinente per contenuto, una bellissima xilografia ripiegata (cm 35 x 42 circa)
raffig. la ‘Tabula Cebetis’ da un celebre soggetto di Holbein, che raffigura allegoricamente l’intero percorso della vita umana.
Rara edizione collettiva di questi tre testi platonici. a) Prima edizione del commento di Marsilio Ficino. Atenagora, vissuto nel
ii secolo d.C., abbracciò la religione cristiana partendo da posizioni platoniche. Il suo trattato sulla resurrezione dei morti ha
una struttura chiaramente bipartita: la prima parte confuta una serie di accuse rivolte al cristianesimo; la seconda invece è
‘pro veritate’, e dimostra la fondatezza del messaggio cristiano e la verità (e necessità) della resurrezione dei corpi dopo la
morte.
b) L’‘Axiochus’ è un dialogo pseudo-platonico, e fa parte di quei testi antichi nati su ispirazione del ‘Fedone’ e appartenenti
alla categoria delle “consolationes” (come anche le ‘Tusculanae’ ciceroniane). Anche questo testo, sempre nella versione di
Ficino, ruota intorno al tema della morte. Il dialogo si svolge tra Socrate e Clinia.
c) Seconda edizione della traduzione della ‘Tabula’ dello pseudo-Cebes. Cebes di Tebe, discepolo di Socrate, è uno dei personaggi del dialogo platonico ‘Fedone’. A lui è attribuita questa Tabula, anche se alcuni studiosi ritengono possa essere di un
anonimo autore del i secolo d.C. L’opera si presenta come una descrizione allegorica di una pittura nel tempio di Crono ad
Atene e sviluppa il tema platonico della preesistenza, e mostra come la vera educazione non sia solo erudizione ma coincida
con la formazione del carattere (o la sua riscoperta). La Tabula, è stata tradotta in varie lingue europee e in arabo; il testo
greco fu edito per la prima volta a Firenze nel 1496, la versione latina dell’umanista padovano Ludovico Odasio uscì a Bologna l’anno seguente.
Aquilon 54; Arnoult 145; Goff A1176; GW 2763; HC 1907; IBE 615; IGI 932; ISTC ia01176000.
13) BALDUS, Camillus (Baldi, Camillo) - In physiognomica Aristotelis commentarii.
Bononiae, Apud Sebastianum Bonomium, 1621.
Folio (cm 29.5), pergamena floscia originale con titolo ms. al
dorso e calligrafato a larghi caratteri gotici al taglio inferiore,
ottimo esemplare genuino. Bellissimo frontespizio animato da
figure allegoriche, putti, ed il ritratto del dedicatario Principe
Ferdinando Gonzaga, tutto inciso in rame dal Coriolano; pp. (16
incl. front.), 562 (2 bb. + 20 di indici), marca tipografica al verso
dell’ultima carta.
Prima edizione dell’importante commento di Camillo Baldi al
trattato pseudo-aristotelico della fisiognomica. Il metodo scientifico perseguito nel corso delle pagine pose le basi di una disciplina che, attraverso gli studi di Della Porta e Lavater, culminò
nelle teorie ottocentesche di Camper, Lombroso e Darwin. Wellcome I, 650; Casanatense, Bibl. Medica, Il Seicento 62; Thorndike VIII, p. 451; DBI 5, 466.
14) BANCHIERI, ANTONIO - Trattenimenti matematici i
quali comprendono copiose tavole horarie per gli orologi a
sole orizzontali, verticali, riflessi e portatili ... con le tavole de
logaritmi di Don Domenico Luchini da Pesaro ...
In Roma, nella Stamperia del Zenobi, 1730.
4to (cm 24), pergamena coeva con titolo ms. al dorso, buon esemplare. Pp. (32), 368, seguono pp. 348 nn. di tabelle numeriche, ed
in fine 14 tavv. in rame ripiegate f.t.
Prima edizione di questo trattato di gnomonica del religioso An13
tonio Banchieri che illustra la costruzione di orologi solari e
spiega come calcolare le ore astronomiche. Numerose le tavole
per facilitare i calcoli, in particolare quelle in appendice con gli schemi dei logaritmi elaborati da Domenico Luchini. Riccardi
I, 55: “Voluminosa e pregevole opera...”. Sotheran 11068.
15) BARTOLOMEO da RINONICo (da Pisa) - Liber aureus, inscriptus liber conformitatum vitae beati ac seraphici patris Francisci ad vitam Jesu Christi domini nostri.
Nunc denuo in lucem editus, atq[ue] infinitis propemodum
mendis correctus a reverendo, ac doctissimo P.F. Jeremia
Bucchio Utinensi ...
Bononiae, Apud Alexandrum Benatium, 1590.
Folio (cm 29), leg. settecentesca in pergamena con titolo ms. al
dorso, qq. lieve brunitura all’int. buon esemplare. Alcune postille marginali coeve, molto bella quella di c. 219 che presenta
nel marg. un singolarissimo disegno d’epoca a penna (con testo esplicativo) raffigurante il cappuccio da frate, e come confezionarlo. Titolo entro sottile cornice tipogr., grande xilogr.
(mm 100 x 155) raffig. S. Francesco che segue simbolicamente
Cristo nella via verso il calvario, iniziali xil., a c. 6 xil. a p.
pag. con albero “delle conformità” di Gesù e san Francesco.
Inoltre, xilografia con insegne francescane (mm 75 x 75) all’inizio del testo, ripetuta a c, 288, ed un’altra xilogr. a c. 285.
Testo su 2 col., cc. (17), 330, marca tipografica all’ultima carta. Terza edizione (la prima a Milano nel 1510), ma la prima a
cura di Geremia Bucchi, il cui nome appare nella prefazione.
L’opera mette in parallelo le vite di Gesù e di san Francesco,
dimostrando che questi ottenne le stigmate per aver vissuto
conformemente a Cristo (donde “Liber conformitatum”). Il
Bucchi, di origini friulane, entrò giovane nel convento di San
Francesco dove pronunciò i voti di minore conventuale. Si trasferì quindi a Padova, dove conseguì la laurea di teologia e
filosofia, e poi a Bologna per il magistero. Fu inquisitore del
Sant’Officio in Siena, provinciale in Toscana del suo ordine ed
ambasciatore del granduca presso l’imperatore Massimiliano
(cfr.: DBI LIII, 403-405; R. Domenicali, Scene di fatti e fattacci cittadini, Udine 1983). Adams B274.
15
16) BATTARRA, G. ANTONIO - Fungorum agri arimininesis historia. Faenza, Archi, 1759.
4to (cm 28), solida leg. in stile del tempo in m. pelle con angoli,
titolo in oro su tassello al dorso, con nervi, piatti ricop. da carta
marmorizzata, risg. recenti, un leggero alone alla parte infer.
(più visibile in fondo), peraltro buon esemplare. Un possessore
del tempo ha aggiunto una striscia di carta prima del front. con
manoscritti i titoli di alcune opere sui funghi; inoltre sia il testo
che le tavole sono completamente postillate, e di fianco alle figure l’anonimo studioso del tempo ha pazientemente aggiunto
il nome di tutti i funghi effigiati (con elegante grafia corsiva),
creando una copia personalizzata e perciò unica. Frontespizio
con grande vignetta incisa. Pp. VIII, 80 con 40 belle tavole
incise in rame, talvolta con alcune figure colorate.
Seconda edizione (prima 1755) di questa importante opera.
Giovanni Antonio Battarra (Rimini 1714-1789) sacerdote
e naturalista, fu uno dei fondatori della micologia italiana;
disegnò ed incise lui stesso le 40 tavole qui presenti, in cui
sono descritte 248 specie. Nel testo Battarra indica la tossicità
di ogni fungo e fa una graduatoria della loro commestibilità,
adottando come criterio di classificazione l’aspetto esteriore,
metodo ritenuto più sicuro di quello usato dal contemporaneo
Gottlieb Gleditsch che, nel suo “Methodus Fungorum” del
1753, suddivideva i funghi in base alla loro parte riproduttiva.
16
Il Battarra, inoltre, rifiuta l’ipotesi - all’epoca condivisa dai
più - della generazione spontanea dei funghi dalla putredine o
dal “guasto sugo nutritivo” delle piante, provandone invece la riproduzione “per semenza”. In seguito, in suo onore, il micologo olandese Peersoon gli dedicò il genere Battarrea. Nissen BBI 95; DBI VII, p. 236.
17) BEROALDO, FILIPPO - Declamatio lepidissima ebriosi scortatoris aleatoris de vitiositate disceptantium: condita a
Philippo Beroaldo. Bologna, Benedetto Ettore, 1499.
4to (cm 20), pergamena antica rimontata, lieve alone al margine inferiore, peraltro pulito esemplare ben conservato. Cc. 20 nn.,
segn. a8, b8, c4. Nota d’acquisto di collezionista, dalla libreria Pregliasco, datata 10 luglio 1939.
Prima edizione di questa celebre opera del B., un dialogo tra un ubriacone, un libertino ed un giocatore, intenti a dimostrare
quale dei tre vizi risulti il più spregevole, così da essere escluso dall’eredità paterna. Goff B-472; Hain *2965; BMC VI, p. 845;
Pellechet 2220; Klebs 184.1; Oberlé Fastes 1013, Simon Bacchica 1, 171 per il contenuto di interesse enologico.
18) BIANCHINI, FRANCESCO - Del palazzo de’ Cesari opera postuma ... Verona, Pierantonio Berno, 1738.
Folio grande (cm 43.5), decorativa legatura coeva in pergamena con inquadratura dorata dei piatti ed al centro bello stemma
in oro della Serenissima, col leone di S. Marco, tagli rossi, fresco esempl. all’interno (alone grigio al margine est. delle ult. 2
tav). Bel frontespizio in rosso e nero con grande vignetta (a mezza pagina) alle armi del re di Francia Luigi XV, disegnata da
Antonio Balestra ed inc. in rame da Marco Pitteri; testo ornato da 4 grandi iniziali figur., inc. in rame dal Filosi e dal Valesi, e
da 2 bellissime grandi testate incise (cm 14 x 21.5). Testo in italiano e latino, cc. nn. 6, pp. 304, illustrato in fine da 20 superbe
tavv. f.t. inc. in rame (perlopiù doppie, spesso anche ripiegate) che raffigurano le parti che restano del Palazzo degli antichi
Cesari sul Monte Palatino, con le estensioni di mano in mano aggiunte dai successori di Augusto. Segnaliamo le seguenti: 1 tav.
(cm 151x74) dedicata alla “Scenographia Domus Caesarum Palatinae cum Additamento Neroniano in Exquilias producto”; 3
tavv. che raffigurano la facciata e i lati orientali e meridionale della “Domus Caesarum Palatinae” e sono a doppia pag.; quasi
tutte sono più volte ripieg. Le tavv. VI e VII sono incise da Gir. Rossi, la XIII dal Valesi, la XVIII da Vinc. Franceschini. Nel
testo figurano inoltre due grandi anfore e 1 tav. inc. in rame.
Prima ed unica edizione di questa bellissima opera di archeologia. Francesco Bianchini, primogenito di Gaspare e di Cornelia Vailetti, nacque a Verona il 13 dicembre 1662. Compì la propria formazione presso il collegio di San Luigi dei padri gesuiti
in Bologna, dove rimase dal 1673 al 1680. Ebbe a maestro Giuseppe Ferroni, filogalileiano. Con lui compì qualche studio
della sfera. In un suo Dialogo fisico astronomico contro il sistema copernicano, del 1680, il Bianchini figura come uno dei due
interlocutori. Si trattava - è quasi certo - di un espediente per esporre ai giovani allievi le linee generali del sistema condannato. Del resto, il sistema insegnato ufficialmente nel collegio non era il tolemaico ma, come rivelano le Theses discusse dal
Bianchini nel 1679, il sistema semi-tyconico del Riccioli. Alla fine del 1680 fu inviato a studiare teologia a Padova. Fu qui che
il Bianchini incontrò l’uomo che marcò più profondamente la sua personalità e verso il quale egli si professò più largamente
debitore: Geminiano Montanari. Non insegnava però la teologia: occupava da due anni la cattedra, espressamente per lui
istituita, di astronomia e meteore. La sua fama di astronomo era soprattutto dovuta alla scoperta della variazione delle fisse.
Quelle promettenti ricerche furono riprese e portate avanti dal Bianchini.
Alla metà del 1684 il Bianchini lasciò Padova e si portò ‘iussu parentum’ a Roma. Il cardinale Ottoboni aveva promesso al
padre di occuparsi di lui. Vi andava per addottorarvisi nei due diritti. Il Bianchini non amava quello studio, ma riuscì ugualmente a conseguire il titolo desiderato.
Encomiabile la sua opera di salvataggio, fortunata o sfortunata che fosse, di rarissimi pezzi antichi. Nel 1724, per esempio,
ritrovata la preziosa tavola marmorea rappresentante la pianta di Roma antica (Forma Urbis Romae), si adoperò perché
venisse salvata dalla sicura rovina (Del Palazzo de’ Cesari, Roma 1738, pp. 14 e segg.; La pianta marmorea di Roma antica,
a cura di G. Carettoni, A. M. Colini, L. Cozza, G. Gatti, I, Roma 1960, pp. 17, 26, 32). Nella sua veste di sovrintendente alle
antichità, diresse nel 1705 i primi scavi sistematici sull’Aventino. Con grande fiuto, intuiva il valore dei monumenti messi in
luce. Ritrovò, nel corso di questa campagna, un planisfero egizio posteriore forse al II secolo dell’era cristiana. Il Bianchini
era ormai in Europa un uomo celebre: il suo parere d’antiquario era ricercato e autorevole. Fu lui a condurre i primi scavi
sistematici del Palatino, portando alla luce in particolare le sale della Domus Flavia e le costruzioni ad essa sottostanti. Queste fabbriche, da lui diligentemente disegnate nell’opera postuma Del Palazzo dei Cesari, andarono in seguito nuovamente
ricoperte. Cicognara, 3618: “Sonovi 20 ampie tavole intagliate in rame, che illustrano questa grandiosa opera“; Borroni,
8106; UCBA I, 108; non in Berlin kat.
18
19) BIBIENA GALLI, FERDINANDO - L’Architettura civile
preparata su la geometria, e ridotta alle prospettive, considerazioni pratiche ... disegnate e descritte in cinque parti.
Parma, Paolo Monti, 1711.
Folio gr. (cm 43), pergamena coeva con nervetti e titolo al dorso,
bell’esemplare ad ampi margini con barbe visibili sul marg. est. di
molte carte, impresse su carta greve. Genuina copia di interessante provenienza, con piccolo disegno e nota di possesso all’interno
del piatto anteriore di “Carlo Vittorio Vittone 1740”, possibilmente membro della med. famiglia del celebre architetto piemontese
Vincenzo Vittone (1705-1770) oggi considerato uno dei più validi
esponenti del tardo Barocco italiano ed europeo, per la sua capacità di interpretare in modo originale gli insegnamenti dei ‘grandi’ e
più noti Borromini, Guarini, e Juvarra. Altre firme d’appart. si ritrovano alla fine del testo “CV Vittone mis(urator)e est(imator)e”,
e sul foglio di errata “Carlo Vittorio Vittone Inge(gne)re 1740”,
e lungo il testo ci sono piccoli titoli ms. che segnalano l’inizio
di ciascun capitolo. Carte prelim. 10 (includenti il ritratto inciso
dell’Aut.), pp. 156 con 72 tavole inc. f.t., ed 1 foglio di errata alla
fine. La tavola 71 è aggiunta doppia, rilegata sottosopra. Completo
esemplare.
Prima edizione di questo trattato di architettura del Settecento importante soprattutto per la prospettiva e la scenografia, materie in
cui l’A. era autorità indiscussa, un “classico” già ai suoi tempi.
L’opera fu composta con un approccio eminentemente pratico, in
maniera che, come disse l’A., “potesse servire anche alli muratori
19
e falegnami”. Il Bibiena (1657-1743) fu il principale esponente di
una famosa e apprezzata famiglia di architetti, scenografi e decoratori; con importanti incarichi alla corte dei Farnese e a Barcellona e a Vienna per conto di Carlo III; geniale ideatore (o
meglio riscopritore) in chiave originale della c.d. “veduta per angolo”. Essa consiste nell’impostare l’ambiente da rappresentare in una collocazione obliqua rispetto al boccascena, in modo che il punto di concorso delle linee prospettiche venga a
cadere fuori dal palcoscenico, e quindi dalla visuale degli spettatori che non colgono tutto lo spazio immaginato ma solo una
sua porzione. Schlosser p. 665, 682; Fowler 134; Berlin kat. 2628, Comolli III, p. 36-40; Vagnetti, Prospettiva, EIVb6.
20) BIBLIA LATINA, ERASMUS, DESIDERIUS - Biblia utriusque testamenti iuxta vulgatam translationem & eam
quam haberi potuit emendatissimam: cui in Novo apposuimus DES. ERASMI ROT. Versionem.
Basileae, Hier. Froben et Nicol. Episcopus, 1538.
Folio (cm 38.5), 2 parti in un volume, ciascuna con frontespizio, legatura ottocentesca in mezza pergamena con piatti ricoperti
da carta marmorizzata, bell’esemplare pulito ed a ampi margini. Marca tipografica ai front., ed in fine alla 2° parte, pp. (12),
828, 2 bb.; (4), 5-392, (36).
Nuova edizione dell’ultima versione del Nuovo Testamento di Erasmo, uscita per la prima volta a Basilea nel 1535 (pubblicata
in forma definitiva, postuma, nel 1541). Questa Bibbia mette insieme la traduzione di san Girolamo e la versione di Erasmo.
Come noto, Erasmo da Rotterdam, applicando il metodo filologico degli umanisti ai testi sacri, intendeva riportare la parola
di Dio all’originario significato, eliminando i travisamenti e gli errori che nel corso dei secoli avevano finito con inquinare la
“Vulgata” di san Girolamo. La sua traduzione, come tutte le altre traduzioni anche in volgare della Bibbia, fu proibita e finì
all’indice. La prima versione del Nuovo Testamento nella traduzione erasmiana era uscita a Basilea nel 1516 dai torchi di
Froben, ed aveva avuto in seguito altre 3 versioni (1522, 1527, 1535). Adams B-1019.
21) BIBLIA, NUOVO TESTAMENTO - ERASMUS, DESIDERIUS (1469-1536) - Des[iderii] Erasmi Roterodami in Novum Testamentum ab eodem denuo recognitum. Annotationes, ingenti nuper accessione per autorem locupletatae.
Basileae, [in fine: Apud Ioannem Frobenium], 1519.
Folio (cm 31), attraente legatura coeva in pelle bruna impressa a secco con cornici concentriche, su assi di legno, abilmente
restaurata e rimontata, tagli azzurri, buon esemplare (fermagli in ottone conservati, mancano i ganci; buchetto perfettamente
restaurato al frontespizio). Bel frontespizio xilografico animato da vv. figure (antichi tocchi di colore), bella inquadratura xilografica a p. pag. alla seconda carta, ed un’altra all’inizio del testo, grandi capilettera xilografici (da Holbein). Pp. (8), 579, (1),
marca tipografica al verso dell’ultima carta.
Seconda edizione (prima 1516) della prima versione latina del Nuovo Testamento da parte di Erasmo, che si prefiggeva di
rinnovare il testo della “Vulgata” di san Girolamo. Nella prefazione rivendica la sua attività di traduzione come un atto democratico di diffusione dei testi Sacri (Est autem varius usus apud Latinos huius verbi, “traducere”, verum ut nullus elegantior,
ita nec rarior alius, quam cum significat promulgare quempiam, et in publicum vulgi sermonem efferre), mentre ridimensiona
- forse per modestia, forse effettivamente in segno di sottomissione alla Chiesa - le sue annotazioni, chiamandole “commen
tarioli” e “annotatiunculas”. Questa è la prima delle quattro versioni del Nuovo Testamento elaborate dall’umanista di
Rotterdam nel corso della sua vita (l’ultima versione fu pubblicata per la prima volta nel 1535, l’anno prima della sua
morte). Da notare che, nonostante il testo fosse condannato
dalla Chiesa nei decenni successivi, la versione erasmiana era
dedicata a papa Leone X.
22) BOCCACCIO, GIOVANNI (1313-1375) - Laberinto d’amore [...] Con una epistola a Messer Pino De Rossi confortatoria del medesimo Auttore, & denuo corretto.
[In fine:] Stampato in Vinegia per Nicolo d’Aristotile detto
Zoppino, settembre, 1532.
8vo (cm 15), leg. in pergam. antica con frammento membranaceo di Torah, tit. al dorso, qq. macchietta, numerose notazioni
ms. coeve, margini non eccelsi ma postille integre. Bel frontespizio xilografico, marca in fine, car. corsivo, cc. LXXII.
Non comune ediz. del ‘Laberinto’ o ‘Corbaccio’, opera (apertamente di carattere misogino) composta da Boccaccio negli
anni della sua vecchiaia, tra il 1355 e il 1366, ed il modello
seguito è quello dantesco: il poeta immagina di trovarsi nella
selva (“laberinto”) in cui finiscono da morti gli uomini che
hanno avuto amori difficili; qui si svolge il dialogo con il marito defunto della donna di cui è innamorato il poeta, dialogo
che si conclude con l’invito a dedicarsi agli studi, che elevano
l’anima. Più o meno degli stessi anni è anche la lettera a Pino
De’ Rossi, esiliato, a cui Boccaccio rivolge parole di conforto,
invitandolo a resistere ai rovesci della fortuna sull’esempio di
uomini del passato. Non in Adams ne in BMC STC it (entrambi
conoscono l’ediz. Zoppino 1525).
21
23
23
10
23) BONANNI, FILIPPO - Catalogo degli ordini religiosi della Chiesa Militante espressi con immagini, e spiegati con
una breve narrazione … Parte prima (-seconda, -terza). Roma, Giorgio Placho, 1714.
4to (cm 24,5), tre tomi in decorativa legatura coeva in pelle marrone con dorsi a nervi decorati in oro, piatti inquadr. da filetti
dorati, ex-libris, bell’esemplare puro. Frontespizi doppi (latino e italiano), con fregio tipografico. Ogni tavola incisa con testo
esplicativo a fronte, in latino e italiano, disposto su due colonne. Cc. (161) + 141 di tavv. num.; cc. (118) + 108 di tavv. num.;
cc. (70) + 75 di tavv. num. SI AGGIUNGE UNA LASTRA ORIGINALE IN RAME TRA QUELLE INCISE ED USATE PER
STAMPARE LE ILLUSTRAZIONI. La presente è la num. 41 raffig. “Clericus regularis Congregationis Matris Dei”.
Seconda edizione di questa che può essere considerata una vera e propria enciclopedia degli ordini religiosi: ciascun ordine
viene illustrato con incisioni e descritto da note storiche; le tavole furono incise da Arnold Westerouth su disegni del pittore
Andrea Orazi, entrambi citati nel front. del Vol. III. Filippo Bonanni (Roma 1638-1725) fu un erudito gesuita, storico, biologo
(fu lui a iniziare la polemica contro lo “spontaneismo genetico” che avrebbe coinvolto anche Francesco Redi). Non in Cicognara, Colas Bibl. du Costume n. 370.
24) BORELLI, GIO. ALFONSO - De VI Percussionibus, et motionibus naturalibus a gravitate pendentibus, sive introductiones & illustrationes Physico-matematicae ... ad opus ejus intelligendum De Motu Animalium. Una cum ejusdem
Auctoris responsionibus in animadversiones Ill. Doct. V. D. Stephani de Angelis in Librum de VI Percussionis ...
Leida, Petrum Vander AA, 1686.
4to (cm 20.5), 2 parti in un vol. in attraente leg. coeva in pelle decorata in oro ai piatti, inquadrati da cornice di filetti in oro, ferri
angolari, con fleuron centrale; dorso a nervi con ferri in oro agli scomparti. Ottimo e fresco esempl. ben conservato, tagli spruzzati
rossi. Bella antiporta incisa in rame, frontespizio generale e poi ciascuna parte con proprio frontespizio a stampa; (De Percussionibus): pp. (16), 262, (22) con 6 tavole incise in rame ripiegate f.t. (De motionibus): pp. (4), 360, (32) con 14 tavole ripieg. incise
in rame f.t. Prima edizione collettiva (le orig. nel 1667 e 1670). Krivatsy 1576; Wellcome II, 204; Waller 10749; Osler 2088, DSB
II, 311: “He produced two major studies which were not only excercises in pure mechanics but also, in the eyes of Borelli himself,
necessary introductions to what he would consider to be his most important work, the ‘De motu animalium’ …”, Hirsch 1, 530;
Dawson Medicine and Science, 842: “Capillary phenomena are discussed, a field where Borelli carried out new experiments”.
Garrison-Morton 762: “Borelli originated the neurogenic theory of the heart’s action and first suggested that the circulation resembled a simple hydraulic system. He was the first to insist that the heart beat is a simple muscular contraction.”
25) BORGHINI, RAFFAELLO - Il Riposo, in cui della Pittura e della Scultura si favella, de’ più illustri pittori, e scultori,
e delle più famose opere loro si fa mentione; e le cose principali appartenenti a dette arti s’insegnano.
Firenze, Marescotti, 1584.
8vo (cm 16), pergamena settecentesca con tassello e fr. oro al dorso, leggeri aloni alle prime cc., tagli rossi, buon esemplare.
Marca al frontesp., xilogr. a piena pag. al f. 2v. raffig. le Belle Arti; pp. (48), 648.
Prima edizione di questa importante opera, una delle più note e stimate tra le fonti di storia dell’arte, annoverata dalla Crusca
fra i testi di lingua. L’opera prende il titolo dal nome della villa in Val d’Ema, nei dintorni di Firenze, ove il padrone di casa,
mostrando ai suoi invitati la sua splendida collezione di disegni, dipinti e sculture, avvia con essi un dialogo sull’arte e gli artisti, iniziando dalle teorie e dalle tecniche delle Belle Arti (libri I-II) e continuando con cenni generali di storia dell’arte greca
fino al tardo Rinascimento, trattato ampiamente. Può considerarsi una sorta di continuazione delle Vite del Vasari ed uno dei
testi più utili per la conoscenza delle idee sull’arte nell’ambiente fiorentino del tempo, sul Manierismo italiano in generale e
per la quantità di notizie su un gran numero di artisti, specie quelli più vicini all’autore, quali Tintoretto, Veronese, i Bassano,
Barocci, Giambologna. Schlosser, La Lett. Artistica p. 349-54; Cicognara 2217; Gamba 241; Razzolini 71; BMC STC p. 120;
Adams B-2495; Verga, Bibliogr. Vinciana, 124.
26) BOTERO, GIOVANNI - Della Ragione di Stato Libri Dieci, con Tre Libri delle Cause della Grandezza delle Città …
di nuovo in questa impressione mutati alcuni luoghi dall’autore istesso … (P. II:) Aggiunte alla sua ragion di Stato, nelle
quali si tratta … della Neutralità, della Reputatione, dell’Agilità delle forze, Della fortificazione … (P. III:) Relationi del
mare … Venezia, appresso i Gioliti, 1598.
8vo (cm 16), pergamena floscia coeva, fogli di guardia interni rinnovati, quelli volanti conservati, ex-libris coll. Franz Graf
Lamberg, bella copia genuina. Tre parti in un vol., ciascuna con frontespizio e marca tipogr., pp. (40), 375, 1 b.ca; cc. (8), 78,
2 bb.; cc. 81-95, 1 b.ca orig., testo corsivo.
Seconda (o terza ?) edizione accresciuta di quest’opera che può essere considerata la prima compiuta elaborazione teorica del
progetto conservativo della ragion di Stato. Botero definisce in partenza con estrema chiarezza la finalità del modello conservativo: “Stato è un dominio fermo sopra popoli; e Ragione di Stato è notizia di mezzi atti a fondare, conservare, e ampliare un
Dominio così fatto. Egli è vero che, se bene, assolutamente parlando, ella si stende alle tre parti suddette, nondimeno pare, che
più strettamente abbracci la conservatione, che l’altre; e dell’altre più l’ampliatione, che la fondatione” (p. 1). La ragion di
Stato riguarda dunque in primo luogo gli strumenti idonei a conservare le cose realizzate, cioè le situazioni di potere politico
già acquisite, e l’impegno di Botero è rivolto ad offrire una descrizione particolare della centralità del compito della prudenza politica, nel senso pienamente aristotelico della capacità di utilizzare conoscenze dei fatti e dei saperi diversi ai fini della
attività pratico-politica. La Ragion di Stato pone in evidenza quella funzione della prudenza come arte pratica che disciplina
l’adattamento delle tecniche volte alla difesa da parte del soggetto politico degli interessi propri e di quelli dei corpi che esso
rappresenta. In effetti, l’autorità politica riconosce una gerarchia differenziata di poteri, costituita dai corpi aristocratici e da
11
alcuni strati del popolo che possono contribuire alla conservazione della situazione di comando esistente. La ragion di Stato
prudenziale fa dunque riferimento determinato al contributo ed al consenso provenienti da parte di corpi sociali di interessi
‘mezani’, che consentano al principe di godere dell’appoggio più consistente ed in definitiva, secondo l’Aut. stesso “ragion
di Stato è poco altro, che ragion di interesse”: infatti, nella considerazione che i ‘mezani’ sono “ordinariamente i più quieti,
e più facili a governare”, il principe dovrà procedere nei confronti dei ceti che hanno notevoli privilegi da conservare e da
promuovere nello Stato, adottando le misure idonee per ridurre l’ambizione e l’autorità dei più potenti. Adams B-2548; non in
BMC STC; Index Aur. 122.698; Bongi II, 431 (1° ed.); Gamba 1271 in nota; non in Kress.
27) Bozio, Tommaso (da Gubbio, 1548-1610) - De signis ecclesiae Dei libri XXIIII auctore Thoma Bozio Eugubino ...
Tomus primus [-secundus]. Romae, ex bibliotheca Iacobi Tornerij, 1591 [Romae, ex typographia Bartholomaei Bonfadini, 1591]. [vol. 2: Romae, ex bibliotheca Ascanij & Hieronymi Donangeli, 1591].
Folio (cm 36 x 25), 2 voll. in attraente legatura coeva in pelle di scrofa impressa a secco sui piatti con numerose cornici concentriche dorsi a nervi, fresco esemplare marginoso, molto genuino. La c. preliminare 16 del primo volume non stampata al verso
e manoscritta d’epoca per supplire il testo, ad ambedue i volumi nota di possesso al front. (datata 1592) del Barone Christoph
di Wolkenstein e Rodnegg, nonché del medesimo splendido ex-libris inciso in xilografia (datato 1594) con le relative armi
nobiliari. Stemma di papa Gregorio xiv al front. del primo vol. e stemma di Innocenzo ix al front. del secondo. Pp. (36), 572,
(58); (28), 618, (2), 627-668 [i.e. 638], (76).
Prima edizione di quest’opera in difesa della Chiesa cattolica. L’Aut., confratello e amico del Baronio (con cui compose gli
‘Annales ecclesiastici’), fu uno degli storici cattolici controriformisti più impegnati sul fronte della pubblicistica: le sue opere
non puntavano solamente alla esaltazione dei meriti e delle virtù della religione cattolica, ma confutavano - anche retroattivamente, come nel caso di Machiavelli - le tesi degli avversari. La prospettiva attraverso la quale egli legge la storia è finalizzata a celebrare il dispiegarsi della Provvidenza a vantaggio di quei popoli e di quei sovrani che riconoscono la supremazia
della Chiesa. Tutte le opere composte da Bozio negli anni novanta del Cinquecento (e dedicate a Clemente viii e ai nipoti della
famiglia Aldobrandini) insistono in maniera monotona sulla dimostrazione di questo teorema: consenso alla Chiesa uguale
prosperità, dissenso dalla Chiesa uguale rovina. Pertanto, anche gli esempi raccolti nel ‘De signis’ vogliono dimostrare la
‘felicitas catholicorum’ e l’inevitabile rovina degli eretici di ogni tempo. Le guerre civili in Francia, la rivolta dei Paesi Bassi, e successivamente la guerra dei Trent’anni nonché la rivoluzione inglese possono essere guardate come conferma di una
verità gratificante: la cattolicità evita la dissoluzione, anzi continua a espandersi felicemente, come dimostrato dalle vittorie
asburgiche. STC 123; IA 123.288; Heimbucher II, 565: “Ein ausgezeichnetes Werk”.
28) (Maree) BRANCAS DE VILLENEUVE, AND. FRANCOIS - Explication du flux et reflux dans leurs veritables circumstances ... A Paris, chez Charles Antoine-Jobert, 1749.
4to (cm 28), legatura originale in cartone ‘alla rustica’ (restauro alla cuffia super.), ottimo esemplare genuino, in barbe. Pp.
(16), 489, (3). Prima edizione. Poggendorff I, 275; Polak 1187.
29) CARDANO, GIROLAMO - Les livres de Hierome Cardanus medecin millanois, intitulés de la Subtilité, et subtiles
inventions, ensemble les causes occultes, et raisons d’icelles. Traduis de Latin en Français per Richard le Blanc.
A Paris, par Charles l’Angelier, 1556.
4to (cm 23), pergamena ottocentesca (rel. David) con unghie, cornice di filetti rossi ai piatti, tit. ms. al dorso, tagli dorati, 3 ex
libris al contropiatto sup. (“Stanislas De Guaita”, “Biblioteque Am. Berton”, “J.G. Desjardins”), bell’esemplare nitido e pulito, con ottimi margini. Marca al frontespizio, cc. (4), 393, (24, manca l’ult.ma bianca), con numerose xilogr. n.t. raffiguranti
strumenti ed esperimenti.
Prima traduzione francese del ‘De subtilitate’ di Girolamo Cardano. Questo scritto di Cardano è certamente una delle opere di
filosofia naturale più interessanti del Rinascimento: di carattere enciclopedico, il suo lavoro offre infatti una riflessione assai
articolata e complessa sugli enti naturali, che attinge in maniera diretta alle ricerche più avanzate della prima metà del ‘500,
e cerca sempre di integrare il sapere tramandato dalla tradizione con le novità emergenti dalle esplorazioni geografiche allora
in corso. Girolamo Cardano (1501-1576) fu matematico, medico e filosofo, e subì - per aver osato redigere e pubblicare un
‘Oroscopo di Cristo’ - anche un processo per eresia. Graesse II, 45; non in Adams.
30) CARDANO, GIROLAMO - Somniorum Synesiorum omnis generis insomnia explicantes, libri IIII ... Quibus accedunt, eiusdem haec etiam: De libris proprijs. De curationibus & praedictionibus admirandis, Neronis encomium,
Geometria encomium … De secretis, De Gemmis & Coloribus, Dialogus de Morte …
Basilea, Sebastianum Henric Petri, 1562.
4to (cm 20), pergamena antica recent. rimontata, tagli rossi, lievi bruniture per la qual. della carta, pulito esemplare ben conserv. Due parti in un volume, pp. (42 + 2 bb.), 278, (2 bb.); pp. (36), 413, (3 con errata e marca tip. in fine).
Prima edizione di questo notevole insieme di opere di Girolamo Cardano (1501-1576), celebre medico, matematico e filosofo.
La prima opera, il ‘Somniorum synesiorum’ tratta dei sogni e della loro interpretazione, con ampi riferimenti di carattere
magico-astrologico. Piuttosto curiosa è la scelta delle altre opere, ad es. il ‘De libris proprijs’ (già edito nel 1543 e poi riaggiornato dall’autore) offre notevoli spunti per lo studio delle opere dell’Aut.; il ‘De gemmis’, è di indubbio interesse per
gli studi di mineralogia, e l’Encomium Neronis’, appare essere un paradossale panegirico dell’imperatore romano, giudicato
benevolmente da Cardano. Caillet I, 223.
12
31
31) CASANOVA DE SEINGALT, GIACOMO - Ausden Memoiren des Venetianers Jacob Casanova de Seingalt ... Nach
dem Original-Manuscript bearbeitet von Wilhelm von Schütz. Leipzig: F.A. Brockhaus, 1822-1828.
8vo (cm 15.5), 12 volumi in decorative legatura fine ottocento da amatore in mezzo vitellino marrone, con angoli, dorsi a 5
nervi decor. in oro, e tasselli rossi, piatti ricop. da carta marmorizzata, taglio superiore dorato. Risguardi in carta colorata, con
ex-libris in ogni volume. Vol. I: Pp. vi, xxviii, 510 (pp. 353-368 sono mal numerate 343-358); Vol. II: pp. xxiv, 458; Vol. III:
pp. vi, xlii, 455, (1 b.); Vol. IV: pp. xviii, 549, (1, errata); Vol. V: pp. vi, 522; Vol. VI: pp. vi, 536; Vol. VII: pp. vi, 507, (1 b.);
Vol. VIII: pp. vi, 548; Vol. IX: pp. vi, 513, (1 b.); Vol. X: pp. vi, 546; Vol. XI: pp. vi, 546; Vol. XII: pp. vi, 537, (1 b.).
Prima edizione dei “Memoirs” tradotti in tedesco dal francese a partire dai manoscritti dello stesso Casanova. Questa edizione precede sia la prima edizione pirata francese (Paris, Tournachon-Molin, 1825-1829) sia la prima francese di Brockhaus
(1826-1838). I primi cinque volumi furono opera di Schütz (con sue prefazioni nei primi quattro), il cui nome scompare a partire dal sesto volume, senza che l’editore fornisse altre indicazioni. La versione di Schütz è decisamente migliore di quella del
traduttore successivo; va notato poi che nella versione tedesca furono omesse alcune porzioni di testo presenti poi nell’edizione francese di Brockhaus curata da Laforgue (1826-1838), e che in quest’ultima non erano invece presenti parti di testo conservate nella traduzione tedesca (cfr. J. Rives Childs, Casanoviana). Il testo di partenza è costituito dagli stessi manoscritti di
Casanova, offerti all’editore da un nipote dell’autore. L’edizione
pirata di Tournachon-Molin deriva probabilmente da una traduzione in francese della versione tedesca, giacché sembra seguire
da vicino gli interventi di Schütz. Anche se fu la prima versione a
circolare in Francia, essa venne rimpiazzata da quella curata da
Laforgue, riconosciuta più attendibile e curata. (Rives Childs, A
Clue to the Mystery of Casanova’s Memoirs, in The Papers of the
Bibliographical Society of America, Volume 46 (1952), pp. 288290). Rives Childs, Casanoviana, pp. 128-130, no. 2.
32) (Milano) CASTIGLIONE, MATTEO - De origine rebus gestis ac privilegiis Gentis Castillioneae ... Commentaria.
Mediolani, Officina Typographica. Pacifici Pontii, 1595.
4to (cm 21), bella legatura di dono del sec. XVII con impresse
al centro dei piatti le armi della stessa famiglia Castiglione entro
cornice dorata, motivi fitomorfi agli angoli, dorso a 5 nervi con
tassello rosso, titoli in oro, nei comparti torre, leoni e giglio dello
stemma, tagli rossi. Risguardo anter. e prime 3 cc. con segni di tarlo (senza perdite), l’ultima carta di indice con ampia mancanza al
centro, il testo supplito manoscritto da antica mano, nel complesso
genuino esemplare. Al frontespizio stemma xilografico con armi
Castiglione, capilettera, pp. (4), 136, (4).
Prima edizione di questa genealogia dei Castiglioni, nobile famiglia milanese che viene fatta discendere da Ilioneo, mitico guerriero troiano compagno di Enea che avrebbe fondato tra Piemonte e Lombardia una città chiamata Castilionum, “quasi castrum
Ilionei” (cioè ‘fortezza di Ilioneo’). Tra i membri della famiglia
13
32
è ovviamente annoverato il celebre Baldasar Castiglione, autore del “Cortegiano”, come peraltro anche una mano antica
ha voluto annotare nel margine della pagina. Raro, non in Adams ne in BMC STC; G. Bologna, Le Cinquec. Lombarde della
Trivulziana I, n. 124.
33) CHAULIAC, GUY de - Collectorio de la cirogia composto per el clarissimo doctore maistro Guidone de Gauliaco:
distincto in tractati, capituli, e rubrice, cum la sua tauola nouamente azonta e ben ordinata.
(In fine:) Impressa in la inclita cita de Venexia, per Donino Pincio, 1505.
Folio (cm 32), leg. ottocentesca fatta con antica pergamena, tit. al dorso. All’interno genuino esemplare ben conservato (non
lavato) e con buoni margini, segni di uso e di dita, le prime 3 carte hanno visibili segni d’uso all’angolo inferiore destro, le
ultime 5/6 carte con una lieve macchia bruna all’angolo superiore, e segni d’uso all’angolo inferiore, e note manoscritte sull’ultima carta bianca. Carte num. rom. CLV, (5 nn. di cui l’ultima è bianca originale, conservata), testo in carattere romano su
2 colonne, capilettera xilografici.
Rarissima edizione in volgare, la prima edita nel secolo XVI, preceduta solo dalle edizioni incunabole del 1480 e 1493. Il
medico francese Guy de Chauliac (n. fine sec. XIII-1368), ritenuto uno dei grandi maestri della chirurgia, studiò a Parigi e
Bologna, divenendo in seguito archiatra pontificio di Clemente VI ad Avignone. Durante la Grande Peste ottenne dal papa
di poter praticare l’esame autoptico dei cadaveri, per cercare di fornire una spiegazione all’epidemia. Il suo trattato di chirurgia è anche uno studio di anatomia, conoscenza ritenuta indispensabile per localizzare la malattia. Descrisse con accuratezza l’ernia e parlò anche di idrocele e varicocele. Garrison-Morton: “The most eminent surgeon of his time; his authority
remained for some 200 years … He distinguished the various kinds of hernia from varicocele, hydrocele, and sacrocele, and
described an operation for the radical cure of hernia. Chauliac discussed the anatomy of the teeth and their eruption. He also
listed the maladies to which the teeth are subject, and their cures, including hygienic rules which for the most part remain true
today, He described the double-lever pelican and its method of use, he also records how surgeons were using botanic methods
to prevent their patients from feeling pain during operations” [...] it is the greatest surgical text of the time”.
Iccu Edit16 CNCE 10999, censite solo 8 copie nelle biblioteche nazionali (di cui 2 scomplete), il KVK (online Karlsruhe Katalog) non ha reperito nessuna copia in tutte le principali biblioteche in Europa e in USA (solo 3/4 copie in tutto della edizione
in volgare del 1521, citata da Durling alla NLM in Maryland, USA). Nessuna copia venduta all’asta negli ultimi 25 anni.
34) CHOISY, Auguste - L’Art de Batir chez les Romains. Paris, Ducher, 1873. (Insieme a, dello stesso Aut.:) L’Art de
bâtir chez les Byzantins. Paris, Société Anonyme de Publications périodiques, 1883.
Folio (cm 40), solida legatura coeva in mezza pelle marrone a larga fascia, con angoli, dorso a nervi con titoli in oro su doppio
tassello in marocchino verde, bell’esemplare marginoso, ottimamente conservato. Romains: pp. (6), 216, (8), con 24 tavv. incise f.t. Byzantins: pp. (4), 187, (9 di cui 3 bb.), e 25 tavole f.t. in fine.
Prima edizione di queste importanti opere di architettura, esempio del dibattito metodologico alla fine dell’Ottocento in
Francia, che contengono una dettagliata analisi dei metodi costruttivi
presso i romani (molto importanti le osservazioni sul modo di edificare le cupole) e i bizantini. Le tavole sono in prospettiva isometrica,
finemente dettagliate e “unrivalled for visual excitement by any purely
pictorial use of perspective in the second half of the century” (Kemp,
The Science of Art). L’A. dice nell’introduzione: “Les édifices de l’antiquité ont été bien des fois décrits au point de vue de l’architecture, mais les détails de leur construction sont encore très-vaguement
connus”. Auguste Choisy studiò in Francia, ma si perfezionò prima
in Grecia (dove studiò dal vivo le antiche architetture) e poi in Italia,
dove frequentò l’Accademia francese di Roma.
35
35) CICOGNA STROZZI - Del palagio degli incanti, et delle gran
meraviglie de gli spiriti, & di tutta la natura loro ...
In Brescia appresso il Bozzola, 1605.
8vo (cm 16), pergamena coeva con titolo manoscr. al dorso, genuino
esemplare (qq. lieve macchietta, legg. bruniture qua e la). Pp. (40),
623, 1 b. Edizione contemporanea alle altre di Vicenza (la 1°) e Brescia, edite da R. Meietti, G. Greco, P.M. Marchetti, recante la stessa
dedica al Doge Marino Grimani ed al consiglio dei Dieci. Benché
l’opera avesse ottenuto l’approvazione preventiva alla stampa da
parte dell’Inquisizione - definendola dilettevole “per vaga et varia
lettione et non meno ferma che recondita dottrina” -, fu successivamente condannata dalla Congregazione dell’Indice nel 1623. L’Aut.
nacque a Vicenza dai nobili Francesco di Dionigi e Isotta Bissari nel
1568. Laureatosi in legge all’Università di Padova, fu poi nominato
Nunzio di Vicenza a Venezia, dove morì nel 1613. Il ‘Palagio degli
Incanti’ è la sua opera principale, e si può definire la Summa delle
14
credenze occultistiche non solo per l’età antica, ma anche per i riferimenti al territorio vicentino; ebbe una diffusione notevole
anche all’estero per merito della traduzione latina compiuta dal tedesco Caspar Ens, nel 1606. Faggin pp. 127/8; Caillet I,
2374; Spini, Le edizione bresciane del Seicento, p. 21 n. 89; Michel-Michel II, 98.
36) COLOMBONI, ANGELO MARIA - Prattica gnomonica, o vero tavole, con le quali ciascuno agevolmente può far da
se gli horologi da sole orizontali, verticali, e riflessi di qualsivoglia grandezza. Calcolate a grado per grado di declinazione murale per sei altezze di polo, cioè da gradi 40. sino a 45. In Bologna per gli eredi di Domenico Barbieri, 1669.
4to (cm 21.5), cartone rustico originale, titolo manoscritto al dorso, genuino esemplare. Pp. (8), 660 con fig. xilografiche n.t,
da pp. 83 fino alla fine sono le tavole numeriche per il calcolo dell’altezza del Polo.
Prima edizione di uno dei più diffusi trattati di gnomonica del Seicento. Le tavole con le indicazioni per varie latitudini e
declinazioni di parete consentono di costruire orologi solari in qualsiasi punto.
Riccardi I/1°, col. 358: “Uno dei più estesi trattati per la più facile costruzione degli orologi solari”. Catal. Vinciana n. 1645.
37) CORBELLI, LUIGI - Intagli e dichiarazioni di apparati di carri trionfali fatti in Reggio
nel maggio dell’anno 1842 per le nozze delle
Altezze Reali l’Arcid. Francesco Ferdinando
principe ereditario in Modena e la Principessa
Adelgonda di Baviera.
Reggio, coi tipi Torreggiani e compagno, 1842.
Folio oblungo atl. (cm 31 x 44), tela coeva con
titolo a stampa su etichetta in carta applicata al
piatto anteriore, dorso abilmente rifatto in pelle
in stile del tempo, all’interno ben conservato (qq.
lieve fiorit.). Front. con titolo entro cornicetta tipogr. (gli Aut. si ricavano dalla lettera dedicatoria e dalla pref.), cc. 36 + 31 belle tavole incise in
rame (2 ripieg.).
Prima edizione di questo bel raro libro di feste
pubblicato in occasione delle nozze di France37
sco V d’Este, principe ereditario di Modena, e
Adelgonda Augusta Carolina di Baviera. Il matrimonio era stato celebrato nel marzo del 1842. Ad aprile i due sposi si erano trasferiti a Modena, e a maggio la città festeggiò l’evento con grandi sfilate notturne e diurne di carri allegorici, allestendo scenografie pubbliche e abbellendo i palazzi:
“Gli apparati e i carri notturni pertanto apparirono la sera del
12 maggio lungo la strada maestra da Sanpietro a Santostefano e
lungo la piazza Adelgonda fino alla fiera; e quella festa fu nominata de’ moccoli o delle lanterne”. Ogni carro allegorico è inciso
a piena pagina sulla destra, mentre sulla sinistra vi è il testo con
la descrizione. Tra i carri che parteciparono alla sfilata vi erano
quello del Comune di Reggio e limitrofi, quello della comunità
ebrea e anche uno personale dello stesso autore del volume, il
Corbelli, raffigurante un drago. Diviso in due sezioni, carri notturni e diurni, illustra i temi della sfilata, che vanno da quelli
allegorico-stagionali, a quelli mitologici e ironici. Sono illustrati
anche gli addobbi di alcuni importanti palazzi che per l’occasione avevano ornato le proprie facciate. Raro.
38) CREMONINI, CESARE - Caesaris Cremonini Centensis in
schola Patauina philosophi primae sedis, Disputatio de coelo
in tres partes diuisa, De natura coeli. De motu coeli. De motoribus coeli abstractis. Adiecta est Apologia dictorum Aristotelis De via lactea. De facie in orbe lunae.
Venetijs, apud Thomam Balionum, 1613.
4to (cm 22), pergamena floscia originale, qq. lieviss. brunitura,
bell’esemplare genuino. Due parti in un volume, ciascuna con
frontespizio, pp. (36), 397, (3 di cui 2 bb.); 86, (10 di cui 1 b.ca).
Prima e unica edizione di questa rara opera del Cremonini, filosofo e scienziato attivo tra il Cinquecento e il Seicento. Amico di
Galileo, Cremonini operava nel contesto culturale della Padova
di fine secolo, nel passaggio dall’aristotelismo tradizionale alla
15
38
nuova scienza astronomica ispirata dalle scoperte galileiane. Il
suo trattato sul cielo e la via lattea - scritto in difesa di Aristotele e con oggettivo spirito scientifico, in contrapposizione alle
credenze degli astrologi - fu condannato dalla Chiesa, che lo
sospettava di eresia per le sue posizioni materialistiche e per la
negazione dell’anima. Cat. Vinciana n. 1546, Riccardi Suppl.
II, 119.
40
39) CRESCENZI, Pietro - Pietro Crescentio tradotto nuovamente per M. Francesco Sansovino nel quale si trattano le
Cose della Villa con le figure delle Herbe poste nel fine. Con
un Vocabolario delle voci difficili che sono in quest’opera, &
con i disegni de gli stromenti co’ quali si coltiva & si lavora la
terra. In Venetia, Appresso Francesco Rampazzetto, 1564.
8vo (cm 15), mezza pergamena fine ottocento con titolo ms. al
dorso, aloni (non gravi) diffusi, macchiette al marg. super., es.
ancora in discreto stato. Piccola marca al front., testo corsivo,
cc. (8), 479 (la c. num. 1 per errore dopo la 7, ma completo), e
1 c. bianca originale in fine; nel testo 22 xilografie a piena pagina raffiguranti piante, frutti e strumenti per il giardino. Seconda
edizione accresciuta (prima 1561) della traduzione in italiano di
Francesco Sansovino dei ‘Ruralium commodorum libri XII’ del
celebre giurista bolognese Pietro (o Pier) Crescenzi, considerato il maggior agronomo del medioevo in ambito europeo. Diviso
in 12 libri, tratta della vita rurale, della natura delle piante,
della coltura dei campi, di viti, orti ed erbe, di prati e boschi,
dei giardini, degli animali, della caccia. Suggerisce inoltre una
perfetta agenda del contadino, indicando i lavori agricoli da
eseguire mese per mese nel corso dell’anno. Un capitolo di questo trattato è interamente dedicato al vino e alla sua produzione.
Composto in latino intorno al 1304, venne tradotto in volgare
per la prima volta pochi anni dopo la morte del suo autore, e la
prima edizione incunabola è del 1471 (Augsburg, Johann Schüssler). BMC STC It. p. 203; non in Adams; Oberlé Fastes 604;
Simon Gastron. 414; Simon Bacchica II, 166; Westbury P. 61 n.
13; Bitting 105-107.
40) CRESCENZI, Pietro - Corona della nobiltà d’Italia,
overo compendio dell’istorie delle famiglie illustri [...] Parte
prima [-seconda].
In Bologna, per Nicolò Tebaldini, 1639-1642.
4to (cm 20.5), 2 voll. in attraente leg. coeva in pelle color nocciola, dorso a 5 nervi con scomparti interamente decorati in oro,
con titoli; risguardi in carta decorata, tagli rossi, bell’esemplare
da collezione (alc. lievi fiorit. qq. macchia marginale nella seconda metà del primo vol.). Bel frontespizio inciso (dal Coriolano) e marca tipografica al colophon di entrambe i volumi. Pp.
(8), 788, (20); (8), 756, (32 di cui 3 bb.).
Prima edizione di questo raro trattato di genealogia nobiliare,
che ricostruisce la storia delle principali famiglie illustri d’Italia. Ricchi indici alfabetici guidano nel ritrovamento del nome
delle varie famiglie. Non in Catal. Vinciana.
41
41) CRUVEILHIER, JEAN - Anatomia patologica del corpo
umano, o descrizioni con figure in litografia colorate delle
diverse alterazioni … prima versione italiana del dott. Pietro
Bianchelli. (Unito.) Atlante generale della anatomia …
Firenze, V. Batelli, 1837-1843.
8vo (4 voll. di testo, cm 22) e in folio (4 voll. dell’atlante, cm
45), tutti rilegati in bellissima pergamena marmorizzata, dorsi
decorati con fregi in oro e doppi tasselli bicolori. Testo: pp. XX,
16
20, 523, (5 di cui 3 bb.); 574; 623, 1 b.ca; 706, V, 3 bb., II, 1 b., VI, 2 bb., V, 1 b. Atlante: pp. 59 + 233 tavole di splendide
litografie, la maggior parte a colori. Prima edizione italiana dell’atlante medico-patologico di Cruveilhier, considerato uno dei
più importanti e belli di sempre nel suo genere. Cruveilhier fu anatomista e patologo francese (Limoges 1791-Sussac 1874).
Allievo di G. Dupuytren, nel 1836 occupò la prima cattedra di anatomia patologica istituita all’Università di Parigi. A lui
si deve la prima descrizione dei quadri patologici relativi all’ulcera gastrica, alla stenosi ipertrofica del piloro, all’atrofia
muscolare progressiva e alla sclerosi disseminata. L’atlante inoltre “contains remarkable plates on several views of a cerebellopontine angle tumor and a falx meningoma, as well a splendid example of spinal cord pathology” (Garrison-McHenry, p.
255). Garrison-Morton 2286 per la 1° ed. (Paris 1829-1842).
42) DANTE ALIGHIERI - La
Divina Commedia novamente corretta, spiegata e difesa
da F.B.L.M.C. Roma, appresso Antonio Fulgoni, 1791.
4to (cm 26), 3 volumi in bella
legatura (datata 1813) in pelle
maculata, piatti inquadrati da
sottile cornice dorata con supralibros “Ex legato avunculi
Clementis Damiano Prioka
MDCCC XIII”, dorsi ornati
in oro con doppio tassello in
marocchino rosso, affascinante
set da collezione custodito entro custodie originali in cartone ricoperto da carta decorata,
con titoli ms. su etichette. Tagli spruzzati, risguardi orig. in
carta pointillè azzurra, nastrini
segna pagine in seta azzurra,
ex libris “Meana-Clavesana”
appl. all’int. dei piatti. Frontespizi incisi in rame col ritratto
di Dante di profilo e a fig. intera insieme alla raffig. allegorica dell’ Inferno, 3 tavole (una
42
all’inizio del testo di ogni vol.)
con raffiguraz. della struttura
di Inferno, Purgatorio e Paradiso secondo la descrizione dantesca. Pp. (2), XXVIII, 502; (2), 523, (1); (2), XII, 41, (1). Alcune
righe di errata aggiunte ms. in fine al vol. I. Magnifico set di questa edizione curata dal francescano (Min. Conv.) Baldassarre
Lombardi (a cui allude l’acronimo posto nel titolo), definita “rara e magnifica” da Mambelli, e che contiene in fondo a ciascun
volume l’elenco delle varianti testuali; secondo Mambelli fra Lombardi si servì dell’edizione incunabola del 1478 per approntare la presente impressione, “la prima stampata a Roma dell’intero testo”. Mambelli 78; Gamba 397.
43) DANTE ALIGHIERI - La Divina Commedia, con tavole in rame.
Firenze, nella tip. all’insegna dell’Ancora, 1817-1819.
Folio atlantico (cm 50 x33), 4 volumi in mezza pergamena coeva con angoli, doppi tasselli ai dorsi, piatti ricoperti da carta
marmorizzata. Bel set con i volumi molto ben conservati, e in barbe (qq. lieve fioritura). Vol. I (Inferno): pp.nn. 6 (front.
con ritr. di Dante e Dedica a Ant. Canova), pp.num.208, con 44 incisioni all’acquaforte f.t.; vol. II (Purgatorio): pp. nn.2
(front. con ritr. di Dante), pp.num.210, con 40 inc. all’acquaf. f.t.; vol.III (Paradiso): pp.nn.2 (front. con ritr. di Dante),
pp.num.206, con 41 inc. all’acquaforte f.t.; Vol.IV (Vita di Dante): Pp. (4 con ritr. inc. di Dante aggiunto), XI, 1 b., pp.num.
251. Imponente edizione compl. adorna di 125 belle tavole di gusto neoclassico, di influenza Sabatelliana, incise in rame
da Giov. Massetti, Giov. Lapi, Innoc. Migliavacca, Lasinio Figlio e V. Benucci, da soggetti di Luigi Ademollo e Francesco
Nenci. Mambelli, 113: “Questa magnifica edizione ... stampata in ristretto numero d’esemplari, fu curata sul testo degli
Accademici da Antonio Renzi, Gaetano Marini, Gaetano Muzzi, che la dedicarono al Canova ... I disegni di questa Opera
servirono ad alcune composizioni di Paolo de la Roche. Al III volume (sic IV) è aggiunto un discorso sulle Teologiche
dottrine di Dante attorno al Limbo, scritto dal conte Giovan Francesco Nepione. Il IV volume contiene la Vita scritta da
Leonardo Aretino e le annotazioni alle tre Cantiche, tratte da diversi codici, da un anonimo (Abate Renzi). Il De Batines
giudicò questa edizione veramente magnifica per la bellezza e splendidezza del lavoro tipografico e per la eccellenza dei
disegni che contiene”. De Batines I, 141; Olschki Dantesca n. 87; Racc. Mackenzie p. 70; Manna I, 21; Graesse II, 331;
Gamba, 402; Cicognara, 1089.
17
44
45
44) (Bodoni) DE ROSSI, GIOVANNI GHERARDO - Scherzi poetici e pittorici.
(In fine, colophon:) Parma, co’ tipi Bodoniani, 1795.
4to (cm 31), leg. coeva in mezzo marocchino rosso con filetti, titolo e monogramma ducale (Maria Luigia d’Austria ?) al dorso,
pulito esemplare pressoché con barbe, in carta greve (cuffia infer. lievem. restaur.). Frontespizio inciso, 40 tavole e 53 carte
di testo (manca forse l’ultima bianca dopo il colophon). Uno dei più graziosi libri impressi da Bodoni, con le belle tavole a
carattere mitologico, abilmente incise in rame da Texeira, qui impresse in bianco e nero; il nostro esemplare risulta quindi una
variante rispetto alle altre edizioni citate da Brooks (nn 599-600 con le tavole colorate all’etrusca in o in rosso pallido) anche
se De Lama cita questa tiratura. Dedica a stampa ad Alessandro de Souza e Holstein. De Lama II, 107: “Si trovano degli
esemplari coi 41 rami neri; altri coi medesimi coloriti all’etrusca; altri coi rami stampati in rosso pallido entro un arabesco
nero”. Brooks, 599.
45) DIDEROT DENIS, D’ALEMBERT, JEAN - Recueil de planches, sur les sciences, les arts liberaux, et les arts méchaniques, avec leur explication … [dall’Encyclopedie]. Onzieme et derniere volume. Paris, chez Briasson, 1772.
Folio (cm 40), legatura originale in pelle maculata con dorso a nervi decorato in oro (cerniere restaurate, aggiunto un tassello),
tagli rossi, risguardi originali in carta decorata, buon esemplare.
Prima edizione dell’ultimo volume di tavole della Encyclopedie di Diderot e D’Alembert, contenente le illustrazioni di supplemento all’opera, di particolare interesse il presente volume dedicato ai tessuti ed alla seteria: Tisserand (8 tav,), Passementier
(29 tav.), Marli (8 tav.), Gazier (4 tav.), Rubanier (10 tav.), Soierie (135 tav.), per un totale di di 52 pp. di testo e ben 194 tavole
incise (di cui 45 doppie, che porta al totale di 239 citato nel frontespizio).
46) DOGEN, MATTHIAS - Architectura militaris moderna. Varijs historijs, tam veteribus quam novis confirmata [...].
Amsterdam, Louys Elzevier, 1647.
Folio (cm 31), solida legatura coeva in pergamena floscia olandese con unghie, titolo manoscritto e nervetti passanti alle cerniere, genuino esemplare fresco e ben conservato. Bel frontespizio figurato inciso in rame, pp. (8 compr. front.), 504, (24) con
70 tavole incise in rame f.t. e ripiegate.
Prima edizione di questo trattato di fortificazione, poi riedito l’anno successivo anche in lingua francese. Willems, Les Elzeviers, n. 1047; non in Cockle; Marini p. 94: “Dogen ha seguito il sistema di Marolois e di Freytag [...]. Il pregio della sua
opera consiste nelle interessanti erudizioni storiche, ed esempj de’ quali viene corredata, e nella soluzione di diversi problemi
geometrici diretti a calcolare la solidità delle varie opere di fortificazione, al fine di conoscere la spesa, quando s’intraprende
la costruzione di una fortezza [...]”.
47) ERASMUS, DESIDERIUS (1469-1536) - [Adagia] ex quarta autoris recognitione. Basel, Froben, 1520.
Folio (cm 31), pregevole legatura seicentesca in pelle completamente decorata in oro ai piatti con cascata di gigli di Francia,
ed armi al centro dei piatti del “Collegium Grassinensis” con motto “Lilium inter spinas”; monogramma in oro “PS” (Pierre
Sequier ?) ripetuto agli angoli dei piatti, dorso a 5 nervi con scomparti decorati e tit. in oro, tagli dorati, esemplare ben conservato. Bellissimo frontespizio xilografico di Urs Graf contenente i ritratti di 21 poeti celebri dell’antichità, grande marca tip.
alla fine, pp. (52), 791, (1).
Quarta edizione degli “Adagia”, pubblicati per la prima volta a Parigi nel 1500, e poi consacrati nella celebre ‘princeps’ aldina del 1508. La raccolta di proverbi antichi contenuta nella prima edizione era solo una minima parte di quelli assemblati in
18
seguito da Erasmo, che si era posto come modello le ‘Notti attiche’
di Aulo Gellio. Gli “Adagia”, con le loro continue amplificazioni,
correzioni e riedizioni divennero la più monumentale e più influente
raccolta di proverbi circolante in Europa, su cui l’autore tornò fino
alla vecchiaia, riorganizzando, ristampando, abbreviando, traducendo e modificando le varie versioni. Nel 1515 esce a Ginevra,
presso Froben, la terza edizione, che propone una nuova riflessione
sulla morale e sulle applicazioni sociali di queste sentenze. Da qui
in avanti, tutte le edizioni successive avrebbero incluso altri nuovi
proverbi, fino al numero definitivo fissato dall’edizione del 1536.
Adams E-431. VD16 E-1936.
48) ERCKER, Lazarus - Aula Subterranea Domina dominantium Subdita subditorum [...]. Oder Gründliche Beschreibung
der jenigen Sachen, so in der Tieffe der Erden wachsen, als aller
Ertzen der Königlichen und gemeinen Metallen, auch fürnehmster Mineralien [...]. [con:] Interpres Phraseologiae Metallurgicae ... Frankfurt Am Mayn, Johann David Jung, 1736.
Folio (cm 34), leg. originale in pelle marezzata con al centro dei
piatti impresse in oro le armi dell’Elettore di Baviera Karl Theodor
von der Pfalz (1724-99), ed all’interno del piatto anter. sup. ex libris
“J.A. Freilich” (la più prestigiosa raccolta privata di mineralogia
passata sul mercato negli ultimi anni, venduta all’asta a New York
da Sothebys nel 2001); risguardi orig. in carta decorata, tagli rossi,
bell’esemplare da collezione nitido e pulito, senza le consuete forti
bruniture della maggior parte delle copie. Bella antiporta incisa in
rame, front. in rosso e nero, due parti in un vol.: pp. (12), 208, (4);
36, con 44 xilografie n.t. raffiguranti operazioni e strumenti di metallurgia; vv. capilettera e decor. tipogr.
Settima e definitiva edizione di questo trattato ritenuto il primo manuale di chimica analitica e metallurgica, nonché uno dei primi libri - insieme a Kircher e all’Agricola - sugli scavi minerari e la
geologia. Ercker (ca. 1530-1594) frequentò personalmente zone di
miniere come Dresda, Goslar in Tirolo, Praga e altre, acquistando nell’arco di un ventennio grandi conoscenze pratiche. L’“Aula
subterranea” è certamente la sua opera più importante e offre una
rassegna sistematica dei metodi di analisi dei minerali di argento,
oro, antimonio, mercurio, bismuto ecc. Inoltre, spiega come estrarre
e raffinare tali metalli, e come ottenere acidi, sali e altri componenti.
L’ultimo capitolo è interamente dedicato al salnitro. Ercker descrive
poi le procedure e le attrezzature di laboratorio, insegna a costruire
le fornaci e ad assestare le bilance e la maniera di utilizzarle. Il modello di riferimento è ovviamente il “De re metallica” dell’Agricola,
anche se possiede propri tratti di originalità dovuti al fatto che l’autore inserisce in maniera preminente procedure che egli stesso avevo
sperimentato. Ercker era un empirico, ostile all’alchimia (si rifiutò
sempre di utilizzarne la simbologia, ad es.). Duveen 195; Ferguson
1:244; Ward & Carozzi 754; non in Hoover; Geldner, Bucheinbande
aus 11. Jahrhunderten, plate XCVI (legatura).
49) (Incunabolo) EUSEBIUS CAESARIENSIS - De evangelica
praeparatione. (Trad. Georgius Trapezuntius, Editor: Hieronymus Bononius). Venezia, Bartholomaeus de Zanis (per Ottaviano Scoto), 3 novembre 1498.
Folio (cm 32.5), attraente legatura coeva in mezza pelle di scrofa su
assi di legno (cerniera del piatto superiore restaurata), con fermagli
metallici orig. ai piatti (mancano come spesso i gancetti). Fresco
e pulito esemplare all’interno, con bei margini ed alcune postille
marginali. Car. romano, 62 linee, bei capilettera xilografici. Come
riportato da ISTC, l’edizione uscì originariamente con la presente
data ma successivamente essa venne mutata in 10 novembre 1500,
19
47
48
sicché questo è uno dei rarissimi esemplari esistenti con la data originale,
di cui ISTC non dà separata menzione nel census. Anche Hain riporta la
data del 1500, evidentemente senza aver visto alcun esemplare come il
nostro. Goff E-123; Hain/Cop. 6707*; Pellechet 4646; Polain, Belgique
1434; IBE 2346; IGI 3759, 3760; Voulliéme, Berlin 4211,5; BMC V 435;
BSB-Ink E-119; GW 9445.
50) FALLOPPIO, GABRIELE - La chirurgia [...] tradotta dalla sua latina nella lingua volgare [...] per Gio. Pietro Maffei, Chirurgo trivisano. In Venezia, appresso Vincenzo Somasco, 1620.
4to (cm 23), pergamena antica rimontata, dorso con tassello e fr. oro, buon
esemplare (lieve alone al margine infer., qq. tarlo restaurato, senza danni).
Titolo bicolore con marca tipografica, testo in car. corsivo, cc. (8), 431, (1
b.ca); il retro dell’ult. p. di testo, la carta bianca in fine ed i fogli di guardia
fittamente annotati in grafia d’epoca con appunti di interesse medico.
Terza edizione della traduzione del gesuita bergamasco Giovan Pietro
Maffei, affatto comune, le preced. apparse nel 1602 e 1603. Gabriele Falloppio (1523-1562) insegnò chirurgia, anatomia e fisica dei ‘semplici’ a
Padova a partire dal 1551. In vita pubblicò una sola opera, le “Observationes anatomicae” (Venezia, 1561), oggi note soprattutto per la prima
descrizione delle tube uterine, conosciute da allora con il nome dello scopritore. Non in Krivatsy (solo l’ed. 1603).
49
51
52
20
51) Ferrario, Giulio - Monumenti sacri e
profani dell’imperiale e reale basilica di Sant’Ambrogio di Milano.
Milano (Dalla tipographia dell’autore), 1824.
Folio (cm 39), cartone marmorizzato coevo con
tassello rosso al dorso, freschissimo esemplare,
pressoché intonso. Pp. (8), 224, magnificamente
illustrato con 31 tavole all’acquatinta (quasi tutte
a colori), di cui alcune sono finemente rifinite a
mano. Bella vedutina all’acquatinta di S. Ambrogio colorata a mano al front.
Prima e sola edizione di questo testo interamente
dedicato alla basilica medievale di Sant’Ambrogio a Milano, finemente illustrata con acquatinte
dei più importanti incisori milanesi, tra cui il celebre scenografo teatrale Alessandro Sanquirico
(1774-1849). Molto bella la prospettiva della
navata, in chiaroscuro tipicamente romantico, e
due viste esterne (stampate a due colori, blu e
nero) del chiostro e del presbiterio su disegno di
Bramante. Altre tavole ritraggono le antichità e i
rilievi alto-medievali, il pulpito, l’altare maggiore, i sarcofagi, i mosaici e altri tesori ed elementi
architettonici, insieme ad alzati e varie porzioni
della fabbrica. Ferrario è maggiormente noto
per la sua celebre opera sui costumi (Milano,
1817-1827), stampata in copie normali e di lusso
colorate a mano (anche la presente op. fu pubblicata con gli stessi criteri).
52) FERRERIO PIETRO (1600-1654), FALDA,
G. BATTISTA (1648-1678) - Palazzi di Roma
de più celebri architetti disegnati da Pietro
Ferrerio pittore et architett. (Segue:) Nuovi disegni dell’architetture, e piante de’ palazzi di
Roma disegnati, et intagliati da Gio. Battista
Falda dati in luce da Gio. Giacomo de Rossi in
Roma alla Pace (...) s. d. (ma 1660 ca.)
Folio oblungo (cm 35 x 47), due parti in un vol., leg. inglese in mezzo marocchino bordeaux con angoli, dorso decorato in oro,
tagli dorati, risguardi in carta decorata, ex-libris ‘John Waldie’. Pulito esemplare in ottimo stato. Complessivamente 105 tavole
compresi i due frontespizi incisi (numer. progress. 44 + 61).
Prima edizione di questo splendido testo sulle architetture romane, con incisioni di Ferrerio e Falda che ritraggono palazzi di
Michelangelo, Bernini, Borromini, Maderno, Bramante, Mazzoni, Giulio Romano, Ammannati e altri. Cicognara 3719; Berlin
Kat. 2665; Olschki Choix 16931; Fowler 120.
53) FINELLA, FILIPPO - De planetaria naturali phisonomia. Neapoli, Typis Iacobi Gaffari, 1649.
4to (cm 22.5), bella legatura coeva (forse di dedica) in pergamena floscia con armi ducali impresse in oro su ambedue i piatti,
piatti inquadr. da cornice dorata e ferri angolari, tagli dorati. Lieviss. alone, qq. leggera brunit. per la qual. della carta, esemplare puro. Ritratto xilogr. dell’A. al verso della 4ta carta prelim., pp. (8), 254, (2).
Prima edizione latina dell’opera del Finella (Napoli, 1584-1649) stampata l’anno precedente. Raro trattato di fisionomia naturale e astrologia occultistica di uno dei massimi scrittori dell’epoca sull’argomento. Descrive 34 parti o proprietà del corpo
umano, inclusi il naso, gli occhi, la bocca, la voce ecc., e ne descrive le differenze nonché la qualità specifica che ognuno di
questi elementi apporta alla personalità. Il cap. XIX, intitolato “De manibus”, è di interesse chiromantico. Dedica a Indico
Velez de Guevara e Tassis, grande di Spagna; e come tutte le opere scientifiche del Seicento stampate a Napoli è poco comune. Non in Caillet; BMC STC XVIIth, p. 343; Catal. Vinciana n. 2128; Bibl. Magica Casanatense, 458; Riccardi, I, 459-460;
Thorndike, VIII, 457-460; Cantamessa 1515.
54) FORESTANI, LORENZO - Pratica d’arithmetica, e geometria [...] di nuovo ristampata, e con somma diligenza ricorretta. Siena, Stamperia del Pubblico, 1682.
In 4to (cm 22), leg. ottocentesca in m. pergamena con tassello al dorso, bell’esemplare in barbe. Pp. (12 nn. di cui 2 bb.), 551,
(1), con una grande marca tipogr. al verso dell’ultima carta, e nel testo molte figure geometriche, esempi di calcolo, e figg.
concernenti la rilevazione delle distanze. Seconda ediz. corretta. L’opera è divisa in sette libri, e l’aritmetica occupa i primi
cinque, con numerosi capitoli di interesse economico/ragioneristico, legati al calcolo degli interessi dei cambi, in cui l’A.
espone alcuni errori attribuiti al Pacioli ed ad altri celebri autori; il sesto libro è dedicato alla geometria, ed il settimo alla
rilevazione delle misure. Riccardi I/1, col. 478: “... ediz. notata dal Libri ... il quale osserva trovarvisi le soluzioni di alcuni
problemi indeterminati. Opera interessantissima per la storia dell’aritmetica, ampiamente sviluppata e applicata anche alla
mercatanzia ...”; non in Bibl. Einaudi; Riccardi I/1°, 478; Catal. Vinciana n. 1551.
55) Funerali di Giacomo III, re della Gran Brettagna, celebrati per
55
ordine di nostro signore papa Clemente XIII l’anno MDCCLXVI.
In Roma, per Gioacchino e Giangiuseppe Salvioni, Stampatori
pontifici vaticani [1766]. (Insieme a:) Parentalia Mariae Clementinae [...] iussu Clementis XII Pont. Max.
(In fine:) In Roma, appresso Giovanni Maria Salvioni, 1736.
Folio (cm 42), lussuosa legatura ottocentesca in marocchino rosso di
Riviere & Son con piatti inquadrati da cornici dorate con ferri floreali all’interno, dentelles interne, tagli dorati, doppio ex libris “Horace Walpole (forse il celebre scritt. inglese, Londra 1717-1797, autore
de “The castle of Otranto”) e Charles J. Stuart; bellissimo esemplare.
Antiporta allegorica inc. da Antonio Capellan, vign. al front., testate,
capilettera e finaletti incisi, 1 grande tavola raffig. il catafalco e la scenografia funebre di Giacomo Stuart, ed infine 1 grande tavola ripiegata
in tre che raffigura il corteo per Giacomo Stuart (2 strappi restaur.).
Pp. (2), XXXI, (1 b.). Antiporta incisa da Girol. Frezza da un sogg. di
G.P. Panini per i “Parentalia” di M. Clementina, pp. XXXI, (1b.), con
2 grandi tavole ripieg. f.t., raffig. il catafalco per Maria Clementina, ed
il corteo funebre per Maria Clementina (“Funeris pompa ...”); pp. (2),
XXXI, (I). Le tavole sono rinforzate con una velatura di seta al verso.
Elegante volume che raccoglie insieme gli scritti per la morte di Giacomo III di Inghilterra (the “Old pretender”), avvenuta il 1° gennaio
1766, e la pubblicazione uscita in occasione della precedente scomparsa di sua moglie, la regina Maria Clementina Sobieska (avvenuta il
18 gennaio 1735). La famiglia degli Stuart, di cui faceva parte Giacomo III, fu mandata in esilio in seguito all’unificazione del Regno inglese sotto gli Hannover, che sancì il passaggio del potere
dai cattolici ai protestanti. Per questo motivo i reali in esilio furono accolti a Roma, dove dal 1719 (anno del loro matrimonio)
dimorarono nel palazzo dei marchesi Muti Papazzurri a piazza Santi Apostoli, ricevendo un vitalizio dal papa che sperava in
questo modo di mantenere in vita un regno cattolico d’Inghilterra. Le splendide tavole fuori testo raffigurano l’esposizione dei
feretri ed i cortei dei due reali scomparsi, che giacciono insieme ai loro due figli nella basilica di S. Pietro. Nel 1819 Pio VII
fece eseguire a Canova un monumento funebre in loro onore. Cicognara 1523.
21
56) GESNER, KONRAD - Historiae Animalium Liber III.
qui est de Avium natura … Adiecti sunt ad calcem libri
indices alphabetici super nominibus Avium in totidem linguis diversis… Frankfurt, Egenolff Emmel, 1617.
Folio (cm 37), bella legatura ottocentesca in pelle con grandi
cornici dorate ai piatti, titolo e autore impressi in oro sul piatto
ant., il dorso interamente decorato in oro con un fregio raffigurante un uccello ripetuto 5 volte, evidentemente impresso
‘ad hoc’ per il testo qui contenuto. Il verso dei piatti ricoperto
da carta marmorizzata. Ottimo esemplare con leggere bruniture dovute alla qual. della carta e un lieve alone margin.
all’inizio. Frontespizio con grande xilografia di un uccello e
sul margine un’antica nota mss: “Auctoris damnati” e “Opus
permissum”. Grandi capilettera, diffusamente illustrato con
circa 250 xilografie di uccelli, anche a piena pag.. Pp. (12),
732, (24). Il solo volume dedicato agli uccelli della ‘Historia
Animalium’, il primo tentativo di classificazione e di studio
scientifico degli animali, stampata in varie edizioni. Nissen
349; Ceresoli 272.
56
57
57) GHIRARDELLI, CORNELIO - Cefalogia fisonomica
divisa in dieci deche, dove conformi à documenti d’Aristotile, e d’altri filosofi naturali … si esaminano le fisionomie di cento teste humane che intagliate si vedono in
quest’opera, delle quali perpiù segni, congetture si dimostrano varie inclinationi di huomini e donne ...
Bologna, Heredi di Evangelista Dozza, 1630 (in fine: presso Clemente Ferroni, 1630).
4to (cm 22.5), pergamena floscia coeva con titolo manoscr.,
qq. lieve brunitura, bell’esemplare puro, ben conservato
(macchia d’inchiostro alle pp. 264/5 senza danni al testo). Bel
frontespizio allegorico inciso in rame con cariatidi e putti entro composiz. architettonica, ritratto di Mons. Campeggi (Govern. di Urbino e vescovo di Senigallia) inc. in rame, pp. (20),
628, (20) con le 100 illustr. xilografiche a mezza pag.
Prima edizione di questo curioso trattato, cospicuamente fondato sugli studi dell’autore in tema di medicina astrologica.
Cicognara 2440, Graesse III, 77, Olschki 7023, Rosenthal
955; Catal. Aut. ital. del 600, n. 2189; Riccardi I/1°, col. 38.
Thorndyke, A history of magic and experimental science VIII,
pp. 454/55: “... i dieci libri affrontano nell’ordine i seguenti
argomenti: capelli, fronte, sopracciglia, occhi, naso, bocca,
mento, orecchie, viso e testa. Ciascun capitolo si apre con una
figura che ritrae un tipo ... a seconda dell’argomento trattato.
Sotto a ciascuna immagine compare un distico in latino e un
sonetto in italiano ... l’ultimo capitolo di ciascun libro è dedicato alla fisionomia femminile ...”.
58) GLISSENTI, FABIO - Discorsi morali dell’eccell. sig.
Fabio Glissenti contra il dispiacer del morire. Detto Athanatophilia. Diuisi in cinque dialoghi, occorsi in cinque giornate. .. Et un molto curioso trattato della pietra de’ filosofi
... Adornati di bellissime figure, ai loro luoghi appropriate.
In Venetia appresso Bartolameo de gli Alberti, 1609.
4to (cm 22), pergamena floscia coeva, dorso ricoperto (al
tempo) con una striscia di pergamena antica recante il titolo
manoscritto, bell’esemplare genuino, fresco e ben conservato.
Marca al frontespizio, cc. (8), 592 con numerosissime xilografie (più di 300) nel testo (alcune xilografie recano antiche censure a penna). Ogni dialogo presenta un proprio frontespizio;
le curiose xilografie (vv. ripetute) raffigurano spesso la morte:
22
ogni figura è contornata ai due lati da cornici costituite da scheletri e teschi. Tra questi soggetti, 31 sono tratti dalla ‘Danza della
Morte’ di Hans Holbein: 26 sono le stesse dell’edizione di Valgrisi del 1545. Molte incisioni presentano, come sfondo, alcuni
angoli caratteristici di Venezia (Rialto, S. Marco, canali, gondolieri).
Seconda edizione (la prima: Venezia, 1596) comunque notevolmente rara di quest’opera molto ricercata (solo cinque copie
censite nelle biblioteche nazionali italiane). Dal punto di vista iconografico, si tratta probabilmente del libro che presenta il
maggior numero di incisioni di questo tipo. Molto interessante il trattato sulla Pietra Filosofale in cui vengono descritte le
proprietà, i procedimenti per realizzarla (Sublimatione, Discentione, Destilatione, ecc.). Fabio Glissenti nacque verso il 1550
a Vestone in Valsabbia (BS) e morì nel 1615, dopo aver insegnato medicina a Venezia e a Padova con ottima fama. Non in
Caillet, non in Faggin, Palagio degli Incanti; Rosenthal magica 2438 (qs. ediz.): “Ouvrage peu connu et fort rare, c’est un
sorte de tragedie de la vie humaine en cinq tableaux, dans lesquels sont comprises 29 nouvelles. Le livre est orné d’une infinité
de gravures sur bois, conçues dans le style et le sentiment des danses des morts de Holbein ... “. Bibl. Magica Casanatense
551; Catal. Vinciana n. 2192; Graesse II, 94.
59) GODELMANN, JOHANN GEORG - Tractatvs de magis, veneficis et lamiis, deqve his recte cognoscendis et puniendis ... Frankfurt, ex officina typogr. Ioannis Saur per Nicolaus Basse, 1601.
4to (cm 20.5), pergamena floscia coeva con unghie, tagli rossi, genuine esemplare molto ben conservato (qq. lieve brunitura a
vv. carte per la intrinseca qual. della carta, ma alcune carte con residui di barbe al margine inferiore, perciò esemplare a margini
pressoché integri). Tre parti in un volume, piccola marca al frontesp, ripetuta più in grande ai frontesp. delle parti 2° e 3°, pp.
(12), 115 (9); pp. (2), 68, (2); pp. (34), 147, (31, le ultime 2 bb. orig.).
Terza edizione (la seconda latina) di questa celebre opera sulla stregoneria (1° ed. 1591) di cui la prima parte (suddivisa in
vari capitoli) è dedicata alla magia in genere, la seconda alle streghe, la terza all’istruzione di processi nei confronti di maghi
e streghe. Godelmann (1559-1611), fu giurista e diplomatico, professore all’Università di Rostock. “He tried, without sucess,
to distinguish various kinds of witches, some guilty, holding that those most often executed were simply foolish and deluded
old women. At that period, although completely credulous, his opinions were more enlightened than those generally accepted.
Godelmann nullified them, however, by admitting the power of the Devil, the existence of witches, and the reality of the pact.
While their stories of sabbat and incubi resulted from delusions sent by the devil and from the hallucinatory effects of their
ointments, yet witches could work maleficia ... Godelmann’s sentimental defense of the harmless old crone could not protect
her when judges held delusions equally culpable with the acts ... In attacking the flouting of legal procedures and the reliances
on torture to secure confessions, however, Godelmann helped diminish the delusion”. Robbins. “Godelmann was widely read
in the literture of his subject and cites many past authors. If his work is a mixture of sanity and credulity, of religious prejudice
and a feeling for law and nature, it was perhaps the more effective on that account than a strictly rational and scientific work
would have been then in doing something to check the excesses of the witchcraft delusion”. Thorndike VI, 535 ss. Ackermann,
Geh. Wiss. I, 435; Crowe 240; Graesse, Bibl. magica 59; Rosenthal, Bibl. Magica 4030; cfr. Caillet 4626, non in Dorbon-Ainé
e Bibiotheca Lamiarum, Univ. Di Pisa.
60) GROTIUS, Hugo - Epistolae quotquot reperiri potuerunt; In quibus praeter hactenus Editas, plurimae Theologici,
Juridici, Philologici, Historici, & Politici, argumenti occutunt.
Amstelodami ex typographia P. & J. Blaeu 1687.
Folio (cm 38), leg. coeva in pelle marrone con piatti inquadrati da doppie cornici impresse a secco, con ferri angolari, dorso a
6 nervi, tit. su tassello in marocchino rosso (lievi segni di usura a cuffie ed angoli). Titolo in rosso e nero, grande marca tipografica del Blaeu, pp. (8), 977, (2 e 1 b.ca).
Prima edizione (edita postuma) di questa importante opera che riunisce la corrispondenza di Ugo Grozio con personalità di
rilievo della vita culturale francese ed europea. Tra questi, ricordiamo i nomi di Claude Saumaise, Galilei, Vossius, Wiquefort,
Cristina di Svezia, Gassendi, Nicolas Peireisc ecc. L’opera, che include ben 2509 lettere, fu stata pubblicata dagli stessi eredi
di Grozio. Ter Meulen 1210; Brunet II, 1766; Graesse III, 163.
61) GUALENGO, GALEAZZO - Sonetti sacri del Marchese Galeazzo Gualengo detto l’Avvinto, Accademico Intrepido
[...] dedicati agl’Illustriss. e Reuerendiss. SS. il Signor Card. Bevilacqua e ‘l Signor Cardinal Pio di Sauoia. [In Ferrara,
per Francesco Suzzi, 1620] [INSIEME A:] ID. - Epigrammatum Sacrorum liber [...].
(Ferrariae, apud Franciscum Sucium, 1620).
4to (cm 22), pergamena floscia originale con titolo ms. al dorso, qq. lieve fiorit,., bell’esemplare genuino, in copia di dono
come ricordato da una nota ms. in basso al frontesp.: “Donato dall’Accademia degli Intrepidi all’Accademia nostra degli Humoristi”. Bel frontespizio allegorico inciso in rame (ripetuto alla 2° op.), edizione tipograficamente molto elegante con un gran
numero di capilettera, testatine, finalini xilogr., pp. (20), 100, (10); (22), 100, (12).
Prima edizione di questa raccolta di sonetti in italiano e epigrammi latini, di argomento sacro. Nelle pagine prel. sono presenti componimenti poetici di altri accademici, in italiano nella prima opera (Alessandro Guarini, Alfonso Pandolfi, Ascanio
Pio, Carlo Cibo, Cesare Turco, Claudio Achillini, Girolamo Lolio Lodovio Rossetti, Luigi Zerbinati) e in latino nella seconda
(Alfonso Negrelli, Bartolomeo Tortoletti, i figli del Gualengo ecc.). Il marchese Galeazzo Gualengo, ferrarese, morto nel 1623,
figlio del più noto Camillo, “fu membro del nuovo Consiglio ferrarese; nel 1612 fu riformatore dello Studio e si qualificò come
uno degli animatori della vita culturale cittadina” (DBI, vol. 60, p. 169). L’Accademia degli Intrepidi era stata fondata a Ferrara da Francesco Saracini nel 1600, e ruotava attorno alla corte estense. L’Accademia degli Umoristi era invece una delle
23
più prestigiose accademie di Roma del Seicento, alle cui riunioni partecipavano i maggiori esponenti delle famiglie nobili
cittadine, come gli Aldobrandini e i Colonna, e addirittura alcuni papi, come Clemente vii e lo stesso Urbano viii. Anche se
tradizionalmente vicina al potere, l’Accademia fu però diretta da pensatori di grande levatura e autonomia, come il Tassoni,
il Guarini e il Marino. Cfr. L. Alemanno, L’Accademia degli Umoristi, in “Roma Moderna e Contemporanea. Rivista interdisciplinare di storia”, anno III, n. 1 gennaio-aprile 1995, pp. 97 ss.; BMC, XVII sec. e Michel-Michel registrano entrambi la
ristampa del 1623 dei soli ‘Sonetti sacri’; non nel Catal. Vinciana.
62) GUGLIELMINI, DOMENICO - Della natura de’ fiumi … nuova edizione con le annotazioni di Eustachio Manfredi.
Bologna, Lelio Dalla Volpe, 1739.
4to grande (cm 30), pergamena coeva con tassello (lacunoso) al dorso (picc. menda alla base), fresco, genuino esemplare ad
ampi margini. Vignetta tipografica con l’emblema dello stampatore e vedutina di Bologna, pp. (8), XVI, con in fine 18 tavole
incise in rame ripiegate.
Bella edizione in carta grande di questa celebre opera sull’idraulica, pubbl. orig. nel 1697 e qui ampliata con le preziose note
del Manfredi. Canterzani, Annali Della Volpe, p. 95 “Si trovano alcuni esemplari in carta grande … illustrazioni utilissime”;
Riccardi, Bibl. Matematica I/1° p., col. 643 “Raro ed apprezzato, specie negli esemplari in carta distinta” (come il nostro).
63) Hauy, Rene Just - Traite de mineralogie.
Paris, L’Imprimerie de Delance pour Le Conseil des Mines, (et se vend) Chez Louis, Libraire, 1801.
8vo (cm 21), 5 volumi (4 di testo e 1 di tavole) in mezza pelle coeva color avana con dorso decorato con filetti in oro, e doppi
tasselli color arancio, tagli rossi, ottimo esemplare (cerniere restaurate, un po’ fragili). Ex-libris H.P Kraus. Pp. (6), lvi, 494;
(6), 617; (1 b.); (6), 588; (6), 592 e l’atlante con pp. (4), 10 e 86 tavole incise da Cloquet e Maleuvre.
Prima edizione dell’opera più importante di Hauy. Nel primo volume l’autore si sofferma in particolare a illustrare le sue teorie cristallografiche, mentre i rimanenti volumi sono dedicati al suo sistema di classificazione e nomenclatura dei minerali. Si
racconta che il passaggio dagli studi di botanica a quelli di mineralogia avvenne per Hauy in maniera fortuita: maneggiando
infatti un cristallo di calcite, lo ruppe accidentalmente. Questo incidente gli fornì l’occasione di verificare che il cristallo si
era rotto in forme regolari, e procedendo nell’osservazione della sua struttura notò che tutto rispondeva a leggi matematiche;
gli studi così intrapresi culminarono infine nel presente trattato di mineralogia. Hoover 391; Honeyman IIII, 1627; Ward &
Carozzi 1022; non in Norman.
64) KIRCHER, ATHANASIUS - Magnes sive de arte magnetica opus tripartitum quo universa Magnetis natura eiusque
in omnibus scientiis et artibus usus nova methodo explicatur [...] Editio tertia [...]
Romae, sumptibus Blasii Deversin et Zanobii Masotti Bibliopolarum, Typis Vitalis Mascardi, 1654.
Folio (cm 32.5), decorativa legatura coeva in pelle di scrofa su
assicelle, fermagli parzialm. conservati, attraente esemplare genuino, molto pulito e ben conservato, e senza le usuali bruniture. Bellissima antiporta incisa in rame, titolo in rosso e nero con
grande vignetta incisa (cm 11 x 17), al verso della terza carta
grande incisione con armi imperiali e il ritratto del dedicatario
Ferdinando IV, nel testo 34 incisioni in rame e numerose altre in
xilografia. Pp. (32), 618, (30 di cui le ult. 2 bb. orig.).
Terza edizione ampliata e corretta (la prima è di Roma, 1641) di
uno dei più importanti trattati sul magnetismo e sue applicazioni
in ogni campo, anche se l’opera offre molti spunti curiosi non
scientificamente pertinenti al magnetismo in senso strettamente
fisico. Kircher - che aveva pubblicato nel 1631 un piccolo libro di
63 pagine, la ‘Ars magnesia’, anticipatore delle teorie qui esposte
- afferma che tutte le forze e i movimenti in natura possono essere
spiegati in termini di attrazione e di repulsione, descrive numerosi esperimenti e dimostrazioni. Sono riportate tutte le conoscenze
dell’epoca sull’elettricismo e sul magnetismo: forze di attrazione
e repulsione dei corpi celesti e della terra, il loro influsso su piante, animali e maree, applicazioni in medicina, nella costruzione
di strumenti scientifici e giochi; egli inoltre afferma l’importanza
del magnetismo nella musica e nell’amore. Nell’epilogo Kircher
spazia dalla pratica alla metafisica, citando le teorie di Aristotele della collocazione di Dio nella natura “il magnete principale dell’universo” e forte del suo sapere enciclopedico, arriva
a controbattere le teorie di Gilbert sul magnetismo e quelle di
Keplero sull’astronomia. La parola “magnetismo”, utilizzata per
64
la prima volta da Barlow nel 1616, appare di frequente, mentre
24
la sorprendente parola “elettro-magnetismo” viene qui utilizzata
per la prima volta come titolo del capitolo che inizia a pag. 640
(“De magnetismo electri”).
Dünnhaupt 2331, 5.3; Merrill 6; Ferguson I, 467; Ronalds 267;
Wheeler Gift 116a, Caillet, 5779.
65) KIRCHER, ATHANASIUS - China monumentis qua sacris qua profanis, nec non variis naturae et artis spectaculis
[...] illustrata [...]. Amstelodami, Apud Joannem Janssonium
a Waesberge et Elizeum Weyerstraet, 1667.
Folio (cm 37), leg. originale in p. perg. con tit. impresso in oro al
dorso (lievi segni di usura alle cuffie), tagli blu, genuino esemplare (qq. lieve brunitura per la qual. della carta). Antiporta allegorica incisa, vignetta inc. al front., ritratto dell’A. a p. pag. in rame,
3 grandi tavole ripiegate f.t. (una con trascrizione in caratteri cinesi, due geografiche), 20 incisioni a p.p. f.t. (alcune ripiegate)
e numerose altre n.t. a mezza pag.. Foglio finale con lista delle
opere di padre Kircher. Pp. (18 incl. antip. e ritr.), 237, (11).
Prima edizione di uno dei primissimi testi sulla Cina. Il gesuita
Athanasius Kircher, dopo aver studiato in Germania, rimase a
Roma tutta la vita (anche per fuggire la Guerra dei Trent’anni),
dove si dedicò a vari studi (geografia, astronomia, musica, fisica
ecc.), con atteggiamento sempre rigoroso e anticonvenzionale,
benché nei suoi scritti sia percepibile una concezione mistica e
religiosa della natura. Il testo (tradotto nel 1668 in tedesco e
nel 1670 in francese) si basa principalmente sulle descrizioni dei
viaggiatori europei (tra cui molti gesuiti) in Cina, India e altre
regioni asiatiche. Kircher sperava di dimostrare l’origine dei
costumi, delle cerimonie e degli idoli orientali, nel tentativo di
riportare a Cristo queste civiltà ‘deviate’ dal male e dal paganesimo. Le splendide incisioni di corredo al testo (che rappresentano usi, costumi, alfabeti comparati, mappe geografiche ecc.)
sono tratti dai disegni di viaggiatori e da immagini originali che
venivano riportate in Europa, e complessivamente costituiscono
forse la prima testimonianza illustrata completa dei vari aspetti
della civiltà orientale. Cordier, Sinica 26; Lipperheide Le3; Chadenat 1393.
66) KIRCHER, ATHANASIUS - Physiologia Kircheriana
experimentalis qua [...] per experimenta Physica, Mathematica, Medica, Chymica, Musica, Magnetica, Mechanica comprobatur atque stabilitur. [...] Joannes Stephanus Kestlerus
Alsata, Authoris discipulus [...].
Amstelodami, ex Officina Janssonio-Waesbergiana, 1680.
Folio (cm 37), solida leg. coeva in pelle marrone, bell’esemplare
pulito ed in carta crocchiante, marginoso, senza le consuete bruniture che affliggono queste edizioni (abili, pressoché invisibili
restauri a cuffie e cerniere). Bella antiporta allegorica incisa in
rame, pp. (8), 248, (8), con numerose belle incisioni in rame ed
in xilogr. n.t.
Prima edizione (edita postuma) di quest’opera che Johan Stephan Kestler, discepolo di Kircher, compose raccogliendo un ampio insieme di osservazioni ed esperimenti precedentemente fatti
dal Maestro nelle sue eclettiche ricerche sul mondo fisico: la luce
e l’ombra, il magnetismo, l’acustica, la musica, l’alchimia, ecc.
Merrill 29: “This work…is a codification of Kircher’s observations and experiments across the entire spectrum of his researches
in physics”. Garrison-Morton 580: “Includes the first recorded
experiment in hypnotism in animals”. Caillet 5796: “Curieux et
peu commun. Résumé de la vaste collect. des ouvrages de Kircher,
par un de ses disciples”. De Backer-Sommervogel IV, 1076.
25
65
66
67
67) LABACCO, ANTONIO - Libro d’Antonio Labacco appartenente a l’architettura nel qual si figurano alcune notabili antiquità
di Roma. In Roma, presso Carlo Losi, l’anno 1773.
Folio (cm 44), solida pergamena maculata coeva con titolo al dorso,
tagli rossi, pulito e fresco esemplare marginoso, in carta greve; doppio
ex-libris appl. al verso del frontesp. Frontespizio architettonico, una c.
di testo (num. 32) e 28 tavv. incise in rame (numerate come 36: le tavole doppie hanno in quest’opera l’usuale doppia numerazione, e la tavola ripiegata del Porto di Traiano è numerata 29-30-31). Perfetto esemplare della ristampa settecentesca di questo testo uscito per la prima
volta a Roma nel 1552. Contiene i disegni e le ricostruzione in pianta e
sezione di alcuni dei più importanti monumenti romani, come il “molo
di Adriano”, il tempio e la colonna nel foro Traiano, i templi presso il
teatro Marcello ecc., con illustrazione dei dettagli di capitelli, colonne
e altri porzioni architettoniche. Il Labacco collaborò alla fabbrica di
San Giovanni in Laterano a Roma. Su disegno di Antonio da Sangallo, suo maestro, costruì poi un modello in legno della Basilica di San
Pietro - oggi conservato nei Musei Vaticani - citato da Vasari che loda
il Labacco come “molto intendente nelle cose d’architettura, come ne
dimostra il suo libro stampato de le cose di Roma, che è bellissimo”:
si tratta appunto del “Libro appartenente a l’architettura”, contenente
i disegni di antichi edifici romani, dal quale il figlio Mario trasse le
incisioni che ornarono poi le ristampe successive. Fowler 167; UCBA
II, 1062; Ashby, La Bibliofilia, XVI (1914-15), pp. 289-309.
68) LETAROUILLY Paul - Edifices de Rome Moderne ou recuei
des palais, maisons, églises, couvents et autres monuments publics et particuliers les plus remarquasbles de la ville de
Rome. Paris, Bonce (et Morel), 1868-1874.
3 voll. di tavole in folio grande (cm 58) ed un di testo in 4to (cm 30), leg. coeva in mezza tela verde con titoli su tasselli arancio,
piatti ricop. da carta maculata, buon esemplare (qq. lieve fioritura). Il vol. di testo di pp. (2), XXVII, (1 b.), 770, con illustr.
n.t.; i 3 voll. di atlante con front. generale dell’opera, ulter. front., ritratto dell’autore, bella pianta di Roma su doppia pagina,
e 354 tavole incise.
Accurata ristampa (inalterata rispetto alla prima edizione di pochi
anni prima) di quest’opera di grande importanza per l’architettura di
Roma nel Rinascimento, di cui documenta e offre in 354 esatte tavole
- i cui studi preparativi costarono al Letarouilly venti anni di lavoro ogni dettaglio architettonico e artistico. L’autore fu un architetto, cartografo e incisore, allievo di Percier e Léonard-Fontaine alla Scuola
di Belle arti di Parigi; dopo gli studi ebbe a sovrintendere i lavori di
ricostruzione del teatro Odeon (nel 1819), e l’anno successivo compì
un viaggio in Italia da cui trasse ispirazione per la presente opera.
Olschki, Choix, 17398.
69
69) LIBAVIUS, Andreas - Alchymia, recognita, emendata, et
aucta [...] tum Commentario Medico Physico Chymico [...] qui
exornatus est variis Instrumentorum Chymicorum picturis [...]
pars prima [-secunda]. Frankfurt, J. Saur per P. Kopff, 1606.
Folio (cm 33), pergamena floscia coeva con unghie con titolo manoscritto al dorso, note di appartenenza sul piatto anteriore, ritagli di vecchi cataloghi all’interno del piatto, genuino esemplare pur se un po’
brunito per la qualità della carta. Un tarlo ad alcune carte nel testo, con
danno di alcune lettere e/o una parola, macchie d’inchiostro a cancellare (censura?) il testo in alc. righe nel ‘Commentario’, peraltro ben
conservato. Cc. (10), 196 pp., cc. (6); (5), 402, 192 pp., cc. (5), 1 c.
bianca, con numerose belle illustrazioni in xilografia n.t., anche a piena
pagina.
Seconda edizione aumentata (ma la prima con illustrazioni che mostrano la preparazione di acidi). Libavius fu “magister artium” presso
l’Università di Jena, dove tenne anche corsi di medicina. Nel 1597
scrisse questo trattato sistematico di alchimia, pensato a fini didattici: si può dire che questo sia il primo libro di testo di chimica in
26
senso moderno. L’“Alchemia” del Libavius è un eccellente testo in quanto mostra in maniera sintetica tutte le fonti utilizzate
dall’autore, in uno stile asciutto e trasparente, lontano dalla verbosità di Paracelso o di altri autori alchemici. L’alchimia è
qui definita come arte di estrarre essenze pure da corpi misti, definizione che può essere condivisa e applicata anche in altri
campi, come la medicina, la metallurgia e persino la vita quotidiana. L’aspetto non esoterico dell’alchimia è forse il tratto più
peculiare di quest’opera, che ha come obiettivo di mettere a disposizione di tutti gli strumenti alchemici, con una prospettiva
di utilità sociale. Duveen 357 “Second and much enlarged edition”; Ferguson II, 31; Non in Vinci-Verginelli, Bib. Hermetica
(che però la cita:) “... ma per Libavius ... una valida testimonianza di non superficiale conoscenza è offerta dalla sua famosa
opera ‘Alchymia recognita, emendata et aucta’ (1606), che è - a splendid defence of alchemy - (Duveen)”; Faggin, Palagio
degl’incanti, p. 78; Honeyman 2013.
70) LOLLI, GIAMBATTISTA - Osservazioni teorico-pratiche sopra il giuoco degli scacchi, ossia Il giuoco degli scacchi
[...] opera novissima, contenente le leggi fondamentali, i precetti più purgati, le migliori aperture, [...] una scelta Centuria di elegantissimi partiti, [...] riformato, ricorretto ed appianato [...].
In Bologna, nella Stamperia di S. Tommaso d’Aquino, 1763.
Folio (cm 32), leg. coeva in m. pelle (restaurata) e piatti ricoperti in carta, buon esemplare in barbe, certamente appartenuto a
più di un appassionato, in quanto contiene alcuni ritagli di pubblicazioni ottocentesche sugli scacchi, un indice manoscr. dell’op., contenente anche alcuni appunti per fare tre partite, ed un ulteriore breve indice manoscritto (coevo) all’interno del piatto
anteriore. Pp. (4), 632, con vign. al front. ed altre decoraz. tipogr. n.t.
Prima edizione di questo importante e apprezzato trattato. È una sorta di ampliamento ed integrazione della nota opera del
1750 di Ercole del Rio (l’anonimo modenese), molto amico del Lolli ed uno dei suoi avversari preferiti. Giambattista Lolli è
stato un grande teorico degli scacchi, reso celebre dalla “Osservazioni”, in cui spiega soprattutto le aperture e il cosiddetto
“giuoco piano”. Il libro contiene anche 100 esempi di chiusure. Oettinger 28. Van der Linde I, 372. Choix 319 & 2600. Chicco-Sanvito 489.
71) LOMBROSO, CESARE - Genio e follia. Prelezione ai corsi di antropologia e clinica psichiatrica presso la R. Università di Pavia. Milano, Giuseppe Chiusi, 1864.
(Si uniscono: 2 cartoline e 2 lettere ‘viaggiate’ autografe del Lombroso, datate 1880-1888).
Folio (cm 32), brossure originali a stampa applicate su cartoncino d’epoca, entro cartellina protettiva in cartone. Pp. 46, (2).
Le 2 cartoline sono entrambe indirizzate a colleghi dottori del Manicomio di Imola (Bo), una delle lettere è sulla carta intestata
della rivista “Archivio di Psichiatria e scienze penali” diretta dal Lombroso stesso (datata 1880), e la seconda lettera (datata
1885) è indirizzata al dr. Amadei presso il manicomio di Cremona.
Prima edizione della prima opera di Lombroso, molto rara, nella quale l’A. sostenne che le caratteristiche degli uomini di genio vanno ricercate nella loro anormalità psichica; quest’opera fu considerata un classico della scienza positivistica ed ebbe
enorme fortuna. Cesare Lombroso nacque a Verona nel 1835, insegnò a Pavia e divenne direttore dell’ospedale psichiatrico di
Pesaro e professore di igiene pubblica e medicina legale all’università
di Torino (1871 e 1876), e in seguito di antropologia criminale (1905).
Assertore del metodo positivistico, legò il suo nome all’antropologia
criminale, ampliando le teorie di Galton sulla criminalità innata e biologicamente condizionata. Lombroso sostenne che le condotte atipiche
del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti
ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso),
da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie
nervose. Questa copia è resa più preziosa dalla presenza di 4 tra cartoline e lettere autografe.
72) LOPEZ, RUY - Il giuoco degli scacchi … nuovamente tradotto
in lingua italiana da M. Gio. Domenico Tarsia.
Venezia, Cornelio Arrivabene, 1584.
4to (cm 20.5), piacevole leg. ottocentesca in mezzo marocchino blu
con angoli, piatti ricop. da carta marmorizzata (utilizz. Anche per i
risguardi interni), tagli nello stesso colore dei piatti, dorso con titolo in
oro, doppio ex-libris e nota ms. d’appartenenza di col. inglese (strappo
rest. senza danni alla 3° carta prelim. ed alla pp. 5/6). Piccola marca al
frontespizio, carattere corsivo, capilettera xilografici, figura della scacchiera a mezza pagina, e figg. xilogr. del Re, la Regina, l’Alfiere, il
Cavallo, il Rocco (la Torre), e la pedina. Pp. (8), 214, (2).
Prima edizione della traduzione italiana. Ruy Lopez (1530-1580) è stato un grande giocatore di scacchi, francescano e consigliere ecclesiastico del re Filippo II. Egli era a conoscenza della letteratura scacchistica dell’epoca, in particolare del manuale del portoghese Damiano
(1512). Ma essendo insoddisfatto della trattatistica circolante decise
27
72
egli stesso di scrivere un testo sugli scacchi, che venne pubblicato in spagnolo nel 1561 (“Libro de la invención liberal y arte del juego del ajedrez, muy útil y provechosa para
los que de nuevo quisieren depreder a jugarlo, como para
los que ya lo saben jugar”), fra i primi manuali teorici di
scacchi in Europa. Nel suo manuale López narrava l’origine
degli scacchi, spiegava le regole del gioco (che corrispondevano quasi completamente già a quelle che conosciamo),
e dava per la prima volta un quadro completo delle aperture
allora note. Studiò approfonditamente il ‘gambetto di re’ e
favorì l’affermazione della cattura ‘en passant’, all’epoca
non da tutti condivisa. Adams L-1475; Palau 141991.
73) LUIGINI (LOVISINO), MARCANTONIO - Espositione dell’XI et XII cap. del IIII lib. d’Esdra: sopra gli
accidenti passati, presenti, et futuri della revolutione del
grande, et tremendo imperio dell’Aquila: quarta, et vltima monarchia nel mondo. Nuouamente composta per
l’eccellentiss. m. Marco Antonio Lovisino Udinese, in filosofia, medicina, et in altre arti, et scienze dottore.
In Venetia, appresso Mattheo Boselli, 1571.
4to (cm 21.5), pergamena floscia coeva (picc. rest. al dorso),
puro esemplare, con alc. sottolineature e rare postille coeve.
Marca tip. al frontesp., car. corsivo, pp. (4), 92, (12) con 54
figure in xilografia n.t., sovente ripetute.
Prima edizione di questo libro sulle profezie bibliche, con
curiose xilografie. Viene prevista l’invasione dell’Europa
da parte dei Turchi. Una delle xilografie mostra la Bestia
dell’Apocalisse, con annotazioni che mettono in relazione il
corpo della creatura con Maometto, mentre le sette teste rimandano ai sultani Ottomani: Bayazid I, Selim I, Suleiman I
e Selim II sono quelli già noti, mentre vengono profetizzati i
tre successivi. Si comprende parte delle ragioni di questo testo se si considera che venne stampato a Venezia nell’anno
della caduta di Cipro, che aveva scatenato funesti presagi.
Adams L-1539; BMC STC It. p. 394, non in Caillet.
73
74) MAGINI, GIOVANNI ANTONIO - De planis triangulis liber unicus. Eiusdem De dimetiendi ratione per quadrantem et geometricum quadratum libri quinque [...].
Venetiis, apud Robertum Meiettum, 1592.
4to (cm 21), leg. settecentesca in m. pergamena. con piatti
ricoperti in carta marmorizz., tit. su tassello al dorso, tagli
verdi, genuino esemplar (qq. lieve brunitura). Marca tipogr. al front., iniziali, e moltissime illustrazioni xilografiche
nel testo, soprattutto nella seconda parte, mentre nella prima
parte sono contenute le tavole numeriche. Cc. (4), 114 (numerate per errore 108), (2); 124, (4).
Prima edizione del famoso trattato di matematica del Magini, la sua opera più rara. Include la grande “tabula tetragonica”, gli scritti sull’altezza e la distanza, sulla trigonometria e la misurazione. Secondo Robert Westfall, il
contributo principale di Magini alla pratica geometrica è
legato anche agli scritti di geometria della sfera e alle applicazioni della trigonometria (per cui inventò particolari
forme di calcolo). Magini (1555-1617) fu professore di matematica a Bologna, e tenne corrispondenza con gli amici
Galileo, Keplero e Tycho Brahe. Studiò approfonditamente
gli scritti di Copernico, i cui calcoli sui moti celesti egli considerava estremamente precisi e più raffinati di quelli dei
predecessori. Fu al servizio dei Gonzaga come astrologo di
74
28
corte e contemporaneamente come insegnante di matematica del principe. Il suo nome è soprattutto legato a un atlante d’Italia
contenente dettagliate mappe di ogni regione con le esatte nomenclature e note storiche. Riccardi I/2°, col. 66: “Questo libro
per la sua rarità, e pel modo col quale è stampato, merita una speciale descrizione ...; non in Honeyman coll.
75) MAGINI, GIOVANNI ANTONIO - Italia … data in luce da fabio
suo figliuolo. Al Serenissimo Ferdinando Gonzaga Duca di Mantova e
Monferrato. Bologna, presso l’Autore (in fine: presso Clemente Ferroni), 1620.
Folio (cm 40), pregevole legatura coeva in pelle di scrofa su assi di
legno (segni di tarlo) con fermagli
metallici (mancano i gancetti), bell’esemplare con TUTTE LE TAVOLE
IN COLORITURA COEVA. Segni di
consultazione, piccoli strappetti restaur., lievi rinforzi ad alcune tavole,
peraltro fisiologici in un atlante del
genere, certo frequentemente consultato. Bel frontespizio inc. da Oliviero
Gatti (pure colorato), 1 foglio di dedica, ritr. dell’Aut. inc. da Girolamo
David (colorato), pp. 20 ed 1 foglio
75
coll’elenco delle tavole.
Prima edizione dell’Opus maior
dell’Autore, a cui egli “dedicò gran
parte delle sue fatiche nell’ultimo ventennio della sua vita … per il quale volle preparare carte in gran parte originali … Il
lavoro di raccolta, di coordinazione, di revisione e di disegno e incisione fu lunghissimo e arduo …, e la stampa era appena
avviata quando il Magini venne a morte. Esso fu pertanto pubblicato postumo dal figlio Fabio … Le carte d’Italia esercitarono un’influenza immensa: furono ricopiate, contraffatte, imitate moltissime volte in Italia e all’estero; entrarono, senza
modificazioni, a far parte di atlanti stranieri notissimi, come quelli dei Blaeu; in Italia rimasero monumento insuperato per
oltre un secolo” (cfr. Encicl. Ital. XXI, 897). Almagià, II, 113. BMC STC XVIIth, 517; Michel-Michel V, 80; Cat. Vinciana
1350. Cremonini 15.
76) MANFREDI, PAOLO (1640-1716) - De noua et inaudita medicochyrurgica operatione sanguine transfundente de indiuiduo ad indiuiduum; prius in brutis, & deinde in homine Romae experta. [...].
Romae, typis Nicolai Angeli Tinassij, sumptibus Benedicti Carrarae,
1668. [INSIEME A:] Relatione dell’esperienze fatte in Inghilterra,
Francia ed Italia intorno alla celebre e famosa trasfusione del sangue
per tutto gennaro 1668, in cui oltre all’oppugnationi e difese si vede la
sanità restituita ad alcuni infermi, e particolarmente a un pazzo. [...]
In Roma, per Nicol’Angelo Tinassi, 1668.
4to (cm 20.5), pergamena coeva con dorso ricoperto, fori di tarlo passanti
all’angolo inferiore ds. della prima opera, qq. brunitura per la qual. della
carta, il margine infer. della primo frontesp. irregolarm. rifilato in basso,
margini contenuti, peraltro ancora discreto. Pp. 32 e 2 tavv. incise in rame
f.t.; pp. 46 ed 1 tav. inc. f.t. in fine.
Prima edizione di entrambe le opere. Paolo Manfredi nacque a Camajore, nel Lucchese. Si trasferì poi a Roma, dove esercitò chirurgia e medicina. Iscritto al Collegio dei Medici, fu nominato professore alla Sapienza
di medicina ‘extra ordinem’ (poi di anatomia e chirurgia). Morì nel 1716.
Egli fu uno dei primi in Italia a tentare la trasfusione del sangue da un
animale a un altro, esperimento di cui l’A. dà minuta ed estesa descrizione nel primo dei due testi qui presentati. Il 2 gennaio 1668 Manfredi,
dopo aver trasfuso con successo sangue dall’arteria crurale d’un cane
alla vena di un altro, passò alla trasfusione sull’uomo: questi era un certo
Angelo da Udine ed il Manfredi gli trasfuse con esito favorevole sangue di
agnello. La “Relatione”, invece, è dello stesso anno, e riporta esperimenti
29
76
similari effettuati da altri medici, tra cui il chirurgo Ippolito Magnani. Tra i primi esperimenti del genere ricordiamo quelli
precedenti di Lower (autore dell’importante op. in merito “Tractatus De Corde”) nel 1665 e 1667, e quelli di J.B. Denys in
Francia (marzo 1667) e di J. D. Mayor di Kiel in Germania nello stesso 1667; ancora ulteriori tentativi vennero effettuati in
Roma dal piemontese Guglielmo Riva, chirurgo di Papa Clemente IX, che nel dicembre 1667 eseguì tre trasfusioni di sangue,
dall’agnello all’uomo. Rara opera, OCLC e RLIN citano solo 5 copie (Yale [2], NLM, U. Minn. e Wellcome). Peumery, Les
origines de la transfusion sanguine, pp. 42-44; BL Cat. XVIIth II, p. 527.
77) MARCELLI, FRANCESCO ANTONIO - Regole della scherma
insegnate da Lelio e Titta Marcelli. Opera non meno utile, che necessaria a chiunque desidera far profitto in questa Professione. Dedicata alla Sacra Real Maestà di Christina Alessandra di Svetia.
Parte prima (e seconda).
In Roma, Nella Stamperia di Dom. Ant. Ercole, 1686.
4to (cm 21.5), pergamena floscia coeva rimontata, con titolo ms. su
etichetta al dorso; abile restauro al margine esterno delle prime 2 cc.,
qq. macchia e lievi segni di sporco, peraltro discreto. Due parti in un
volume, antiporta incisa coi ritratti dei 7 maestri membri della famiglia
Marcelli, pp. (10), 161, (15); (10), 113, (9), e 34 figure nel testo a m.
pagina incise in rame dall’autore stesso.
Prima e unica edizione, assai rara, che include una storia della scherma (ed una ampia bibliografia in merito, forse la prima in assoluto),
mentre il testo è diviso in due parti, con le regole della scherma e (nella
II parte) le regole “ … della spada e del pugnale insegnate … con
le regole di maneggiar la spada col brochiere, targa, rotella, cappa,
lanterna; col modo di giocar la spada contro la sciabola o vero la sciabola contro la spada o la spada sola contro la spada, e pugnale, o
vero lo spadino curto contro la spada lunga, o pure contro la spada e
pugnale. Si spiegano ancora le regole che deve tenere il mancino cosi
con la spada sola, come con la spada e pugnale”. Gaugler, pp. 45-46:
“The last significant Italian fencing treatise to appear in the seventeenth century … monumental and complete work covering all aspects of
fencing theory and practice … It should be noted that the author is one
77
of the first Italian masters to mention in his text book the practice rapier
(smarra) and the foil (fioretto). The introduction of the lighter practice
weapon, that is to say, the foil, is, of course, important, since it contributed to the development of the fast and complex fencing
technique we employ today … In many respects Francesco’s ‘Regole della scherma’ represents the final major work on Italian
rapier play. Within a century modern Italian foil technique is taught in virtually all fencing schools from Milan to Palermo”.
Gelli, pp. 126-129; Vigeant, p. 87. Catal. Aut. Ital. del 600, n. 305: “Quest’opera contiene pure una piccola rassegna bibliografica, e la scherma dell’epoca vi è considerata secondo le regole di 200 anni di tradizione della famiglia Marcelli”.
78) MAZZOCCHI, Giacomo - Epigrammata antiquae Urbis.
(In fine:) Romae, in aedibus Iacobi Mazochii Romanae Acad. Bibliopolae, 1521 Men. April.
Folio (cm 34), leg. ottocentesca in mezza pelle marrone, piatti ricop. da carta rossa, titoli e fil. oro al dorso, ottimo esemplare a larghi margini (alc. carte con segni di barbe); altro titolo manoscritto (coevo) calligrafato al taglio inferiore. Cc. (10),
cxxxxviii (ma CLXXX, con errori di numerazione), (8), con numerose xilografie ed iscrizioni epigrafiche nel testo.
Prima e unica edizione di questa importante raccolta epigrafica tratta da antichi monumenti della città di Roma, forse la
prima vera mai pubblicata, e corredata di un gran numero d’incisioni xilografiche: 24 figure di edifici antichi e oggetti archeologici (di cui 4 a piena pag.), circa 80 bordure ornamentali di diversa grandezza e circa 15 bordure a personaggi ed ornamenti a piena pag. su fondo nero o criblé. Benché apparentemente anonima, l’opera viene generalmente attribuita all’editore
Mazzocchi, celebre antiquario, il quale certamente vi apportò un notevole contributo. Tipico esempio del gusto antiquario che
si sviluppò in Italia durante il Rinascimento, in particolare a Roma, dove i primi archeologi iniziavano a riportare alla luce
monumenti sepolti da secoli. Mortimer Harvard ital. 297; Ascarelli, Annali tip. di Mazzocchi, n. 144; Sander 2554. Olschki,
Choix 4837; Cicognara 3789.
79) MELLINI, DOMENICO - Descrizione della entrata della Serenissima regina Giovanna d’Austria et dell’apparato,
fatto in Firenze nella venuta, & per le felicissime nozze di Sua Altezza et dell’illustrissimo, & Eccellentissimo S. don
Francesco de Medici, principe di Fiorenza, & di Siena. In Fiorenza, appresso i Giunti, 1566.
4to (cm 21), pergamena floscia originale con titolo ms. al dorso, qq. lieve fiorit., bell’esemplare genuino. Pp. (2), IX, (1 b.),
119, (5, con registro e marca)
Prima edizione (l’opera venne ristampata due volte in ottavo nello stesso anno) di questo testo del Mellini che descrive gli
apparati per le nozze di Giovanna d’Austria e Francesco I de Medici. In occasione del suo matrimonio vennero create alcune
30
opere d’arte, tra cui ad esempio il corridoio vasariano e la fontana del Nettuno. Il giorno delle nozze (25 dicembre 1565)
Giovanna arrivò a Firenze passando per la Porta al Prato, e per l’occasione Giorgio Vasari e Vincenzo Borghini avevano progettato, con l’aiuto di Giovanni Caccini, grandi apparati: in Borgo Ognissanti erano state collocate due statue raffiguranti la
Toscana e l’Austria, le case erano state coperte con pannelli decorati, nell’attuale piazza Goldoni si trovavano archi e statue a
simboleggiare l’Imeneo, come buon auspicio. Moreni, II, 66 e Glorie p. 212: “Rarissima”; Camerini, I, 382; Adams M-1224;
Gamba 2750; Cicognara 1368 (le 2 ed. in 8vo).
80) MINADOI GIOVANNI TOMASO - Historia della guerra fra turchi, et persiani ... divisa in libri nove. [...] Con una
descrittione di tutte le cose pertinenti alla religione … al governo, & al paese del Regno de Persiani [...]
In Venetia appresso Andrea Muschio et Barezzo Barezzi, 1594.
4to (cm 22), pergamena seicentesca con titolo ms. al dorso, tagli colorati, ottimo esemplare genuino. Marca al frontesp., testo
corsivo, iniziali xilografiche, pp. (32), 383, (25), con una bella tavola incisa in rame fuori testo a doppia pagina, raffigurante
la “Descrittione della prima parte dell’Asia con i nomi moderni o’ barbari”. Quarta edizione dell’opera (la prima è di Roma,
1587) che illustra gli avvenimenti della guerra turco-persiana (1577-1590) secondo la ricostruzione dell’Aut., medico di Rovigo che visse a Costantinopoli ed in Siria e potè quindi ottenere numerose informazioni e resoconti di prima mano sul conflitto,
che terminò con la conquista turca della Georgia e dell’Armenia. Edizione ricorretta ed aumentata dall’Autore, sottolineiamo
la presenza della bella carta geografica, frequentemente mancante in molti esemplari. Adams, M-1456. Graesse IV, 533.
81) (Legatura) - Missale romanum ex decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, S. Pii V Pontificis Maximi jussu editum, Clementis VIII & Urbani VIII auctoritate recognitum, in quo Missae novissimae Sanctorum
accurate sunt dispositae.
Venetiis, ex Typographia Balleoniana, 1748.
Folio (cm 33), pregevole legatura cardinalizia coeva con
armi al centro dei piatti entro ricca cornice con decorazioni
in oro, dorso a 5 nervi con scomparti decorati in oro, tagli
dorati, fettucce segnalibro originali in seta verde. Qq. macchietta, segni d’uso agli angoli di alc. cc. e tarli marginali
nelle pp. dell’Eucarestia (197-294), ma esempl. compless.
in buono stato. Vignetta incisa al front. testo impr. su due
colonne in rosso e nero, pagine con notazioni musicali bicolori, 3 incisioni in rame a p. pagina, moltissime iniziali xil.
Pp. XXXV, (I), 460, XCIX, (I).
Il Messale è un testo liturgico contenente le preghiere e le
letture per tutte le festività dell’anno, le musiche (con spartiti), il canone della messa. All’inizio, una tabella per calcolare le festività mobili.
82) (Artiglieria) MONGE, GASPARD - Description de
l’art de fabriquer les canons [...]. Paris, de l’Imprimerie
du Comité de Salut Public, s.d. (1794).
4to (cm 27.5), mezza pelle ottocentesca con angoli, titolo e
81
fil. oro al dorso piatti ricoperti in carta marmorizzata, ottima
conservazione, alcune tavole impresse su carta azzurrina
(restauro al margine esterno bianco del frontesp.). Pp. (4),
VIII, 231, 1 b.ca con 4 tabelle a stampa ripieg. e 60 tavole incise in rame f.t. (da doppia pagina a più volte ripiegate).
Prima edizione. L’autore (1746-1818) fu celebre matematico, ritenuto fondatore della moderna geometria descrittiva, tra i
fondatori dell’Ecole Polytechnique, e ministro della marina nel 1792-3. Il presente trattato è diviso in tre parti: Studio delle proprietà e della fabbricazione delle materie prime (ferro, acciaio, bronzo ecc), Studio dei processi di fabbricazione, ed
esplicazione delle figure contenute nelle tavole incise. Graesse IV, 575; Jahns 2382; Poggendorff II, 184. DSB IX, p. 472:
„An important work...“ Ferguson Bibl. of the history of technology: „This heavily illustrated work describes the principles
and practise of building artillery. It is an important source book “. En Français dans le texte, n. 202, p. 203; Taton, L’Oeuvre
scientifique de Monge, pp. 349-50.
83) MORELLI, Cosimo (1729-1812) - Pianta e spaccato del nuovo teatro d’Imola. Roma, Casaletti, 1780.
Folio (cm 42), legatura coeva in mezza pergamena (dorso restaurato), pulito e genuino esemplare. Grande vignetta incisa al
frontesp., cc. (5 di testo, con 3 incisioni n.t.), 5 tavole f.t., di cui una doppia raffig. la sezione del teatro di Imola, e 2 inc. recto/
verso, ed in fine una lunga tavola più volte ripiegata) raffigurante sezioni e piante di 11 teatri italiani, segnatamente Bologna
(arch. Bibiena), Venezia, Torino (arch. Alfieri), Napoli (arch. Vaccari), il Teatro di Vitruvio, Imola, Vicenza (Palladio), Milano
(Piermarini), teatro Argentina in Roma (Teodoli), Genova e Fano (Torelli).
31
Prima edizione. Morelli, architetto papale originario d’Imola,
costruì vari importanti edifici: il palazzo Braschi a Roma ed
il teatro d’Imola, successivamente distrutto da un incendio,
sono due dei suoi lavori più noti. “Questo ingegnoso architetto studiò grandemente la linea visuale sui teatri, e vi riuscì
meglio d’ognuno. In quest’opera pone in confronto con altrettante tavole, undici teatri diversi (a Forlì, Macerata, Venezia,
Bologna, Torino, Napoli, Milano, Vicenza, Roma, Genova e
Fano), e bello ed utile è il fare questa comparazione. In altre
3 tavole produce il proprio teatro...” (Cicognara 768). Berlin
Kat. 2811; Cicognara 768; UCBA II, 1410.
84) MORESTELLUS PETRUS - Artis Kabballisticae, sive
sapientiae divinae academia. In novem classes cum brevitate, tum claritate digesta...
Parisiis, Apud Melchiorem Mondiere, 1621.
8vo (cm 16), pergamena floscia coeva con titolo manoscritto
al dorso, lievi bruniture per la qualità della carta, ma ottimo
e genuino esemplare (lieve restauro senza danni al margine
esterno del frontesp.). Pp. (28) 227 (1) con molte figure e diagrammi incisi nel testo e su una tavola ripiegata fuori testo.
Prima ed unica edizione di quest’opera di Pierre Morestel
83
che apparteneva, assieme a Lazare Meyssonier e Jean Belot,
alla cerchia dei più profondi studiosi francesi del tempo in
tema di Kabbala, magia e pratiche divinatorie. Cfr. Caillet; Rosenthal (citando un esemplare scompleto): “Trés rare non cité
par les bibliographes”. Dorbon-Ainé: “Pierre Morestel, originaire de Tournus, en Bourgogne, d’abord curé, ensuite précepteur de Charles de Lorraine... brille, a dit Stan. de Guaita, par l’érudition et le bon sens. Au début du XVIIe siècle, les ouvrages
des Français Pierre Morestel, Lazare Meyssonier et Jean Belot n’associent pas l’art de la mémoire à la cabale et à la magie
seulement, mais aussi aux pratiques divinatoires les plus diverses, comme la physiognomonie et la chiromancie.”.
85) MÜNSTER, Sebastian (1489-1552) - Rudimenta mathematica. Haec in duos digeruntur libros, quorum prior
geometriae tridat principia seu prima elementa, unà cum rerum & uariarum figurarum dimensionibus.
Basel, (in fine:) H. Petrus, 1551.
Folio (cm 31), leg. settecentesca in p. pelle marmorizzata, tassello in marocchino rosso con tit. in oro al dorso, risg. in carta
decorata, tagli rossi, ex libris. Bel frontespizio con xilografia a p. pag., pp.
(10), 242, (2). Manca (come spesso) la tavola doppia f.t. in xilografia raffig.
un orologio, qui supplica in facsmile su carta antica. Frontesp. un po’ grigio,
lievem. restaur. al margine; un piccolo alone al marg. est. delle prime cc., ed
un altro (molto lieve) all’angolo superiore, peraltro discreto esempl.
Prima edizione dell’ultima opera del Münster, ampiamente illustrata con numerose xilografie. Diviso in due libri, il primo “De principiis geometriae”; il
secondo “De omnium generum Horologiorum delineatione, compositione et
fabricatione”. La prima parte riguarda la pratica geometrica, la balistica e
le misurazioni. La seconda parte è dedicata interamente agli orologi solari
(preced. edita a se come “Horologiographia” nel 1531) ed è forse il trattato
più ampio all’epoca su quel soggetto, con notevoli illustrazioni, alcune delle
quali attribuite a Hans Holbein il Giovane. VD 16, M-6675; Adams M-1939;
Burmeister 54; Zinner 2022; Houzeau-Lancaster. 11364; Bibl. Dt. Mus., Libri
rari 198; E. Major, Basler Horologienbücher mit Holzschnitten von H. Holbein d. J. (in: Monatshefte f. Kunstwiss., Jg. 4/1911, S. 77-81); Kat. HolbeinAusstellung Basel (1960), Nr. 426, 427 & 430.
85
86) NATALIS, HIERONYMUS - Adnotationes et meditationes in Evangelia quae in Sacrosancto missae sacrificio [...].
Antwerp, ex officina Plantiniana, apud Ioannem Moretum, 1607.
Folio (cm 33.5), decorativa legatura coeva in pergamena con unghie, piatti
inquadrati da cornice dorata, con ferri angolari e fleuron centrale impr. in oro,
tagli dorati, dorso decor. con filetti e ferri, con titolo manoscritto. Doppio Ex
libris, e nota ms. d’appart. sul foglio di guardia, datata 1868 (angolo inferiore
del piatto anter. lacunoso, abilm., restaurato). Bellissimo frontespizio architettonico inciso in rame (lievem. rifilato al marg. super.), Pp. (14 incl. 2 bb. ed un
32
ulteriore titolo inciso), 636, (4), 153 belle tavv. f.t. raffig. scene
evangeliche, inc. perlopiù da Adrian Collaert, e da Anton, Johann
e e Hieron. Wierix, da sogg. di Martin de Vos. Segn. A-Z6, AaZz6, AA-GG6. Ristampa (definita “editio ultima” al frontesp., la
prima nel 1593) di questo testo magnificamente illustrato contenente le meditazioni sui Vangeli di Jerome Nadal (1507-1580).
Nadal fu uno dei primi membri della Società dei Gesuiti, ed egli
scrisse questo libro su incitazione di sant’Ignazio da Loyola in
persona, che gli chiedeva un’opera in linea con i tradizionali
“esercizi spirituali”. Questa del 1607 viene chiamata “editio ultima”, giacché utilizzò per la prima volta come testo base la versione critica della Bibbia emendata da papa Clemente VIII (pubblicata nel 1592). L’opera fu completata postuma, ma la scelta
delle illustrazioni fu effettuata da Nadal, che selezionò i passi
della Bibbia da accompagnare con immagini e annotazioni.
87) OLINA, GIO. PIETRO - Uccelliera overo discorso della
natura, e proprietà di diversi uccelli, e in particolare di que’
che cantano, con il modo di prendergli, conoscergli, allevargli
... e con le Figure cavate dal vero, e diligentemente intagliate
... dal Tempesta, e dal Villamena.
In Roma, appresso Andrea Fei, 1622.
4to (cm 24), pelle marmorizzata coeva con dorso a nervi, tit. e fr.
in oro, ottimo esemplare genuino, con ex-libris nobiliare d’appartenenza. Vignetta al frontesp. incisa in rame con le armi del dedicatario, il grande erudito e amatore d’arte Cassiano Dal Pozzo,
di cui l’autore era “maestro di casa”, cioè segretario. Pp. (12), 81
86
(ma 82), (12) con 66 tavole inc. in rame n.t.
Prima edizione di questo celebre trattato. L’autore, il filosofo,
teologo e naturalista novarese Giovan Pietro Olina (Orta,? 1645), fu ‘maestro di casa’ del grande erudito e amatore d’arte
Cassiano Dal Pozzo. Secondo alcuni il testo fu in realtà composto
dallo stesso Cassiano Dal Pozzo per omaggiare Federico Cesi
in occasione della sua adesione ai Lincei. Ceresoli, 384-386;
Gamba, 2029, “L’Autore, di patria novarese, dedica quest’opera al celebre cav. Cassiano Del Pozzo .... Sono descritte molto
accuratamente 45 specie di uccelli, ed i modi di prenderli e di
conservarli”. Schwerdt, II, 48-49, “... a book on bird catching,
delightful, chiefly owing to Tempesta’s spirited illustrations of the
methods employed by fowlers in the beginning of the 17th century. Olina was not, however, the originator of this work, which was
an adaptation of an earlier publication entitled Il canto degl’augelli, written by Valli da Todi, and printed at Rome in 1601 ... and
it is curious that Olina could have issued his Uccelliera within
twenty years of its appearance without making any reference to
the original author and yet have escaped detection”. Zimmer, II,
475. Piantanida, 146: “Veramente pregevoli sono le 66 figure
che rappresentano diversi generi di uccelli e curiose vignette e
scenette sul modo di cucinarli, cacciarli, etc. Il disegno di queste
figure si distingue per l’eleganza e la naturalezza. Edizione più
bella per l’impressione che non l’edizione originale. Famosa e
assai pregiata opera oggidì, poiché tratta in particolar modo dell’aucupio e dà particolareggiati consigli sull’allevamento degli
uccelli catturati (ne sono descritte 45 specie) .... Comunque l’Autore è considerato l’inventore della caccia “a ragnaja” e il suo
è il miglior libro antico sull’uccellagione”. Renaul-Sassi, 41-42:
87
“L’Olina inneggia dapprima alla bellezza della natura, dei suoi
campi e delle sue selve in cui “gareggiano le più sonore fauci”;
e poi passa alla descrizione dei metodi allora usati per cacciare i vari volatili, indicandoci perfino il mezzo di catturare le
allodole facendo con una mano svolazzare un falchetto, e passando coll’altra al loro collo un laccio attaccato alla vetta di una
canna!”. Nissen, 693. Razzolini, 247 Bacchi Della Lega, 21. Anker 380.
33
88
88) PALATINO, GIOVANNI BATTISTA - Libro di m. Giouanbattista Palatino cittadino romano, nel qual s’insegna à scriuer ogni sorte
lettera, antica et moderna… riueduto nuouamente, & corretto dal
proprio autore con la giunta di quindici tauole bellissime …
(In fine:) In Roma, in Campo di Fiore per Antonio Blado asolano, il
mese di agosto 1550.
4to picc. (cm 19.5), bellissima legatura (veneziana ?) coeva di dedica
interamente decorata in oro ai piatti con cornice fitomorfa, angolari arabescati e fleuron centrale entro ghirlanda di ferri a rosetta e ghianda, con
il nome del dedicatario “GV(glielmo) * GON(zaga) * DV(ca) * DI *
MAN(tova)” (legat. abilmente restaurata e rimontata nell’ottocento), tagli
dorati. Esemplare con visibili segni d’uso (alone al frontesp., macchiette
ecc.) come spesso in quest’opera, che raramente si trova pulita; l’ultima
carta con la marca abilmente restaurata ab antiquo. Nota di appartenenza “Francesco Rossi di Guastalla, 1826” ed ex-libris inciso “E. Silvestri
Milano 1908”. Ritratto xilogr. dell’aut. al frontespizio, cc. 63, manca l’ultima che è bianca, il testo magnificamente illustrato dai celebri specimen
calligrafici esemplati nello stile eclettico dell’Aut. Rara edizione di questo che è considerato il più celebre manuale di calligrafia del XVI secolo,
fonte di ispirazione di calligrafi per molto tempo a seguire. Edit16 CNCE
24644, solo 5 copie censite di cui 2 scomplete. Guglielmo Gonzaga successe come Duca di Mantova al fratello Francesco, morto senza eredi
maschi proprio il 21 febbraio di quell’anno 1550 (la ns. edizione è infatti
del mese di agosto). BMC STC It. p. 485, non in Adams, Mortimer.
89) PARÉ, AMBROISE - Les oeuvres d’Ambroise Paré conseiller et premier chirurgien du Roy. Douzeisme edition, revue et corrigée [...] et augmentée d’un ample Traicté des Fièvres [...]. A Lyon, chez Iean Gregoire, 1664.
Folio (cm 35), leg. coeva in p. pelle marrone, dorso a 6 nervi, scomparti decorati, tit. in oro su tassello in pelle, bruniture e
fioriture diffuse per qualità della carta, lieve alone esterno alle prime cc., strappo restaurato con piccola perdita di alc. sillabe
o parole alle pp. 15, 83; strappo nel marg. inf. bianco a p. 197; forellino a c. 61. Front. a due colori con grande vign. allegorica
incisa in rame, ritratto xil. dell’autore all’inizio del testo, pp. (24), 846,
(80), con numerosissime xilografie (anche a mezza pagina) nel testo ritratto; particolarmente interessanti le xilografie sull’anatomia e gli strumenti,
e l’intero cap. XXV consacrato ai mostri ed agli avvenimenti prodigiosi.
Nuova edizione ampliata, la dodicesima secondo il frontespizio (prima
edizione 1585). All’inizio sono presenti componimenti celebrativi, tra cui
un celebre sonetto di Ronsard composto in occasione della uscita della
prima edizione nel 1585. Il testo contiene una introduzione alla chirurgia,
cui fanno seguito capitoli sugli animali e l’uomo, l’anatomia, il cervello, il
cranio, la faccia, i tumori, le ferite da arma da fuoco, le cancrene, ulcere,
fistole ed emorroidi, lussazioni, operazioni e strumenti chirurgici, malattie
veneree, lebbra, veleni, la peste, protesi, ostetricia e pediatria, teratologia,
farmacia, distillazione, contagi e viaggi; tutta la seconda parte contiene
un trattato sulle febbri. Ambroise Paré (1509-1590) può essere definito il
padre della chirurgia moderna. Figura di grande spessore nella Francia e
nell’Europa del secolo XVI, fu il chirurgo di grandi sovrani francesi, quali
Enrico II, Francesco II, Carlo IX ed Enrico III. Iniziò a operare molto
giovane, ma fu sul campo di battaglia che divenne famoso e conosciuto
in tutta Europa. Alla tradizionale (e devastante) usuale cura per le ferite
da arma da fuoco effettuata con olio bollente egli sostituì un miscuglio di
rosso d’uovo, olio di rose e trementina ottenendo un disinfettante migliore
di quello utilizzato in precedenza. Tornato a Parigi e sposatosi, Paré si
specializzò in interventi complicati, come quelli sulle fratture; elaborò anche una tecnica di legatura delle vene. Nonostante la nomina a primo chirurgo da parte di Enrico II, si trovò più volte al fronte, e rischiò di morire
nella strage della notte di San Bartolomeo (essendo ugonotto). Dal 1564
al 1566 accompagnò il re Carlo IX nel suo viaggio in giro per la Francia,
ma con l’ascesa al trono del nuovo re Enrico III, nel 1574, Ambroise Paré
si stabilì finalmente a corte e si dedicò interamente alla stesura dei suoi
numerosi libri. Morì il 20 dicembre 1590 e fu sepolto con funerali solenni
89
nella chiesa di Sant’Andrea delle Arti a Parigi. Krivatsy NLM n. 8597.
34
90) PAULUS VENETUS (PAOLO NICOLETTI) - Pauli Veneti In libros de anima explanatio cum textu incluso singulis
locis maxima quidem diligentia a vitijs, mendis atque erroribus [...] purgata [...] [in fine:] Ex proprio originali diligenter
emendatum per clarissimus artium ac medicine doctorem D. magistrum Hieronymum Surianum filium [...] doctoris Jacobi de Surianis de Arimino [...] Venetijs impressus, mandato & impensis heredum Octauiani Scoti ciuis Modoetiensis.
Per Bonetum Locatellum [...] Nouembres 1504.
Folio (cm 31), pergamena floscia originale con unghie (lacunosa al dorso), genuino esemplare ben conservato all’interno. Testo
in caratteri gotici a 2 colonne, numerosi capilettera xilografici, cc. 173, (1).
Prima edizione di questo commento aristotelico a cura del noto monaco eremitano Paolo Nicoletti, detto Paolo Veneto (13721429), in una edizione corretta dal riminese Girolamo Soriani, evidentemente in possesso di un manoscritto originale del
Nicoletti, almeno secondo quanto citato nel titolo. Nato secondo le cronache a Udine, Paolo Veneto terminò la sua formazione
a Padova, dopo essere entrato a 14 anni nel convento di Santo Stefano a Venezia, e acquisì grande fama nel Quattrocento e
nella prima metà del secolo successivo come commentatore di Aristotele. I suoi scritti manifestano un interesse spiccato per le
discussioni scientifiche dell’epoca, e la sua opera più famosa è forse la Logica duplex, un testo scolastico di logica rimasto in
uso per almeno due secoli. CNCE 32832 Adams P-513; non BMC STC It.
91) (PEDREZZANO, GIOVAN BATTISTA) - Il consolato del mare; nel quale si comprendono tutti gli Statuti, & Ordini:
disposti da gli antichi, per ogni caso di mercantia & di nauigare: ... Con l’aggiunta delle Ordinationi sopra l’armate di
mare, sicurta, entrate, uscite; & con il Portolano del mare. Di nuouo con quella piu accurrata diligentia, che s’e potuto
corretto, & ristampato. [...] In Venetia, appresso gli heredi di Francesco Rampazetto, 1584.
4to (cm 21), pergamena floscia originale cont tit. ms. al dorso, nota di possesso “Paolo Galletti 1772”, minimo tarletto alle
prime 4 cc., lieviss. brunit., bell’esemplare genuino. Due parti, ognuna con proprio frontesp., pp. (16), 230 (ma 240, malnum.);
cc. (2), (38).
Quarta edizione in italiano ad uscire nel XVI sec., (ma secondo Edit16 la prima in cui compare aggiunto in fine il “Portolano
del Mare”) di questa celebre opera che contiene le regole che disciplinano la vita sulle navi e che ne regolamentano la condotta e le dispute che possono sorgere tra di esse, siano esse commerciali o militari. L’origine del testo è controversa, in quanto
fu stampato per la prima volta in catalano a Barcellona intorno al 1484 (a p. 230 della prima parte si trova scritto “Celebrati
nel capitolo d’asseo in Barcellona, alli 8 ottobre 1481”), ma risale senz’altro al Medioevo, anche se una delle ipotesi più accreditate è che nascesse in ambiente pisano, essendo Pisa una delle Repubbliche più influenti nel Mediterraneo. Quale che sia
l’origine, il “Libro del Consolato” resta la prima opera di sintesi del diritto mercantile in cui si ritrovano ordinatamente gli
ordinamenti greco, bizantino, latino, italiano, francese e spagnolo. Il “Portolano” annesso è invece una descrizione dei porti
più importanti da Venezia “a Ponente e a Levante”. Kress 156; Adams C-1537 e P-2968; BMC STC It. p. 194 (Il Consolato
col Portolano, 1599) e p. 537 (il solo Portolano, 1584).
92) PERI, GIOVANNI DOMENICO - Il negotiante. Diviso in quattro parti. Parte prima (seconda, terza e quarta).
Venezia, presso Gio Giacomo Hertz, 1682.
4to (cm 23), buona legatura settecentesca in pelle marrone maculata, con cornice dorata ai piatti, dorso a nervi con titolo e
decorato in oro agli scomparti. Lievi segni d’uso, note di possesso al front., buon
es. 4 parti in un volume, ognuna con frontespizio (tranne quello della pt. 4, che
manca) e marca tipografica. Pp. (8), 255, 1 b.; (8), 168; (8), 166; (6), (10), 94,
rozzo restauro all’ultima carta. La terza parte ha titolo “I frutti d’Albaro”, e la
quarta (a cui manca il front.) “ Il secretario di Banco”. Ristampa definitivamente
accresciuta di questo celebre manuale commerciale di grande successo editoriale
“A technical handbook for merchants, to teach them trading and book-keeping,
treating at much length of the method of mercantile accounts called the system of
double entry” (Palgrave III, 94). “Peri was the first to be independent of the Venetian school” (Hausdorfer 188). Einaudi 4393; Kress 1035 (ed. 1672). Riccardi
I/2°, col. 261 (ed. 1672); Palgrave III, 94.
93) (Emblemi) PERIANDER, AEGIDIUS (pseudonimo per Giles Omma, 15431568). - [Til Eulenspiegel] Noctuae Speculum. Omnes Res Memorabiles, Variasque Et Admirables, Tyli Saxoici machinationes complectens, plane novo
more nunc primum ex idiomate Germanico latinitate donatum ...
Frankfurt am Main, apud Georgium Corvinum sumptibus Sigismundi Feyerabend & Simon Hunter, 1567.
8vo (cm 16.5), pregevole legatura coeva in pelle di scrofa impressa a secco ai
piatti con cornici, e monogr. impresso a fuoco dal legatore per il primo proprietario “MAEVM - VSZB”, titolo ms. su etichetta in carta al dorso (lievi fenditure
alle cerniere), ottimo esemplare genuino e pulito all’interno. Vignetta xilogr. al
front., cc. (5), num. 2-210, (2 in fine con errata e marca tipografica), segnat. AZ8,a-d8, completo. Il testo piacevolmente illustrato da 103 belle vignette xilografiche di Jost Amman.
35
93
Prima edizione latina. Till Eulenspiegel è un personaggio del folclore del nord della Germania e dei Paesi Bassi. Secondo la
tradizione sarebbe nato a Kneitlinger, nel ducato di Brunswick, intorno al 1300 e sarebbe morto nel 1350 a Mölln. Le storie
di Till lo mostrano come un personaggio amante del divertimento, irriverente e sempre pronto a farsi beffe degli altri. Talvolta finge di non capire quanto gli viene detto, per esempio prendendo alla lettera espressioni figurate, per burlarsi del suo
interlocutore. Il nome nella sua forma odierna evoca, in tedesco, la civetta (Eulen) e lo “specchio” (Spiegel), e così spesso le
immagini che lo raffigurano lo mostrano con in mano una civetta e uno specchio. In realtà, sembra che il nome derivi da una
espressione un po’ gergale dal significato irriverente di “prendere per i fondelli”. Jost Amman (1539-1591), pittore e ed incisore di origine svizzere, dopo aver compiuto i propri studi (forse) a Parigi e Lione, ed un apprendistato tra Zurigo e Basilea,
si stabilì nel 1561 a Norimberga, dove collaborò con Virgil Solis e, dopo la di lui morte (avvenuta nel 1562) iniziò il proprio
lungo sodalizio artistico con l’editore di Solis - appunto Feyerabend - adattando le proprie capacità artistiche alle richieste
del suo editorie, per il quale realizzò cicli di illustrazioni per almeno cinquanta opere. “As an engraver, he was one of the
most laborius of the industrious artists of his country, who have so ably and amply contributed to the advancement of the art.”
[Bryan] VD 16 ZV2294; BMC STC Germ. 289; Graesse II, 517; Goedecke I, 347:19; Becker, Amman, 148:12; Hinz 354.
94) (PIAZZETTA, GIO. BATTISTA) - Beatae Mariae Virginis Officium. Venezia, Giovanni Battista Pasquali, 1740.
8vo piccolo (cm 12.8), attraente legatura originale in pelle interamente
decorata in oro ai piatti, con fermagli metallici di chiusura (uno caduto), tagli dorati, risguardi originali in raso veneziano. Antiporta, vignetta al frontespizio, 15 tavole a p. pag. n.t. e 20 finalini incisi in rame
con grande finezza da Marco Pitteri dai disegni di G.B. Piazzetta; il
testo interamente è inciso in rame da Angela Baroni. Pp. (40), 427,
(5). Bell’esemplare con legatura coeva di questo piccolo capolavoro
dell’editoria veneziana definito dal Morazzoni come il “gioiello più
gentile del Bibliopola Pasquali”.
94
96
95) PLAUTUS - Ex Plauti comoediis XX quarum carmina magna
ex parte in mensum suum restituta sunt. [alla fine:] Venetiis, in
aedibus Aldi et Andreae Asulani soceri, mense iulio, 1522.
4to (cm 22), leg. origin. in p. perg. con tit. ms. al dorso, piede del dorso
e cuffia inferiore mancante, qq. piccola macchietta d’inchiostro ma nel
complesso ottimo esemplare, pulito e con ampi margini. Ancora aldina
al front. e alla fine, letterine guida, car. cors., cc. (14), 284.
Prima edizione aldina delle commedie di Plauto. Nell’epistola introduttiva di Francesco Torresano, curatore dell’opera, viene detto che
l’edizione di Plauto si basa su copie del testo con correzioni di Aldo
Manuzio stesso e di Erasmo. L’opera comprende un indice dei verbi
più usati e uno degli argomenti, la vita dell’Autore e la traslitterazione dei dittonghi greci in lingua latina. Delle 21 commedie oggi unanimemente riconosciute di Plauto (ma già elencate da Varrone nel I
sec. a.C.), solo 8 erano in circolazione al tempo del Petrarca. Altre
12 rientrarono in circolazione a partire dal 1429, formando il canone
rinascimentale seguito anche da Manuzio in questa edizione.
Adams P-1487; Renouard 9./2; BMC STC it. p. 524.
96) (Legatura) PONTIFICALE ROMANUM - Clementis VIII Pont.
Max. iussu restitutum atque editum.
Romae, ex Typographia Medicaea, 1611.
Folio (cm 35), decorativa leg. originale in marocchino rosso, piatti interamente decorati in oro con cornici concentriche, ed al centro armi
vescovili con cornice a piccoli ferri, dorso ornato in oro, tagli dorati,
genuino esemplare, con bella nota di appartenenza. Front. con marca
tipografica, titolo e testo interamente stampati in rosso e nero con molte pp. di musica notata, testo su due coll. illustrato con moltissime vignette xilogr. (mm 60x 90), capilettera, ed una grande xilogr. all’inizio
del testo (mm 110 x 180). Pp. (8), 503, (1 b.).
Prima ristampa dell’edizione romana del 1595. Libro liturgico ufficiale della Chiesa Romana. Il pontificale contiene i riti e le cerimonie normalmente celebrati dai vescovi. I vari riti, originariamente
diffusi in diversi ‘sacramentari’ ancora per tutto il Medioevo, vennero poi raccolti in un unico volume comune in periodo di Contro36
riforma (ma il primo Pontificale a stampa è della fine del Quattrocento), per consolidare la ‘visione unica’ della Chiesa
centrale di Roma: la versione voluta da papa Clemente VIII (pubblicata nel 1596) fu in seguito rivista da Benedetto XIV.
Graesse V, 409.
97) POZZO, ANDREA - Perspectiva pictorum, et architectorum … Pars Prima / Secunda. Roma, Giovanni Zempel, 1741
(P. I), e Gio. Generoso Salomoni, 1758 (P. II).
Folio (cm 41), 2 voll. in piena pergamena coeva con titoli ai dorsi
(legat. leggermente diverse), tagli spruzzati rossi; margini sobri
ma esemplare pulito e in ottimo stato. Antiporta al tomo I con
ritratto dell’Aut., ciascun tomo con doppio frontespizio (italiano
e latino) seguito da una grande incisione a p.p. (nel t. I ad opera di
Vincenzo Mariotti, nel t. II di Teodoro Ver Cruys). Testo italiano
e latino, con 222 splendide tavole a p.p. (103 nel Tomo I, di cui
102 numerate, e 119 nel Secondo, di cui 118 numerate) intercalate al testo, inclusa la celebre tripla tavola f.t. al t. I, raffig. la
volta affrescata della chiesa di S. Ignazio a Roma, capolavoro
dell’Aut. (1642-1709). Ristampa di quest’opera assolutamente
fondamentale nella prospettiva, che influì la storia e la pratica
della disciplina per più di un secolo, contribuendo ampiamente
alla diffusione dell’architettura barocca nel nord-europa. Di rilievo è il trattato finale sull’affresco, di cui il Pozzo era grande
conoscitore ed abile praticante. La prima ediz. del vol. I uscì a
Roma nel 1693, il vol. II seguì nel 1700, e poi i singoli voll. vennero di volta in volta ristampati in numerose ediz. (e traduzioni),
così che è facile incontrare set misti, come il presente. Fowler
251 (nota); Berl. Kat. 4725 (1° ed.); Cicognara 854 (1° ed.);
Vagnetti EIIIb73.
98) PRISCIANUS (vi sec. d.C.) - Habes candide lector in hoc
opere Prisciani volumen maius: cum expositione elegantissima clarissimi philosophi Joannis de Aingre. Habes … de duodecim carminibus: ac etiam de accentibus: cum expositione
97
[...] Danielis Caietani: nunc primum edita. Habes praeterea
de numeris: ponderibus: & mensuris. de preexercitamentis
rhetorice. De versibus comicus. De declinationibus. Necnon de situ orbis. Omnia … emendata.
(In fine:) Venezia, Boneto Locatello per Ottaviano Scoto, 1496.
Folio (cm 31), bella leg. settecentesca in p. pelle avana, sottile cornice dorata ai piatti, dorso a 6 nervi con scomparti decorati e
tit. in oro su tassello, tagli marmorizzati, ff. di guardia orig. in carta decor. tagli spruzzati, ex libris all’int. del piatto sup. (North
Library). Capilettera xil, testo e commento in 2 corpi diversi, cc. 283, (1).
Prima edizione dell’ediz. delle opere complete di Prisciano commentate da Daniele Gaetani e con i commenti di Ioannis de
Aingre (che aveva curato una preced. edizione edita da Arrivabene nel 1488, contenente però solo 16 libri). Questa ed. contiene i 18 libri delle “Institutiones grammaticae”, il “De duodecim carminibus”, il “De accentibus”, il “Liber de ponderibus et
mensuris”, il “De praexercitamentis rhetoricae”, il “De metris comicis”, il “De declinationibus”, il “De situ orbis” (in versi).
Prisciano nacque a Cesarea, in Mauritania, e fu attivo tra il V e il V sec. d.C. Le “Institutiones” rappresentanto la trattazione
antica più completa di grammatica, in particolare per la morfologia (alla sintassi è dedicato meno spazio), e furono il libro
di testo principe per tutto il Medioevo (Dante ricordò Prisciano nella Commedia). Goff P971; HC 13364*; Klebs 806.12; IGI
8056; IBE 4766; IBP 4575; Voull(B) 4191; BMC V 447; BSB-Ink P-767.
99) RAMUSIO, GIOVANNI BATTISTA - Delle navigationi et viaggi [...] con molti et vaghi discorsi [...] nel quale si contengono la descrittione dell’Africa et del Paese di Prete Ianni [...] con due indici [...]. Volume primo [e secondo, e terzo].
In Venetia nella stamperia de Giunti, l’anno 1563/1559/1565.
Folio (cm 29), 3 voll. in solida legat. seicentesca in pergamena, tassello in carta di biblioteca estinta al dorso, tagli maculati
azzurri, buon esemplare. Bruciatura di sigaretta con buco (e perdita di alc. parole e sillabe) alle cc. 124-126 del vol. III. Marche
tipogr. ai frontesp. ed in fine al vol. I e II, capilettera, cc. (4), 34, 394; 18, 155, (1); (6), 34, 456. Nel vol. I vi sono 3 tavv. incise
in rame a doppia pagina dell’Africa, India e Indocina, 6 xilografie a piena pagina e 4 n.t.; nel vol. II 2 xil.; nel III vol. 40 illustr.
xilografiche n.t., 4 carte a piena pagina e 7 carte geografiche a doppia pagina f.t. (Provincia del Peru, Nuova Francia, Brasile,
Parte de l’Africa, Sumatra, La Terra de Hochelaga, Parte del mondo nuovamente ritrovata).
Terza edizione, come sempre in set misto, ma con il secondo volume in prima edizione, delle ‘Navigationi’, la prima e più
importante raccolta dei viaggi e delle scoperte degli europei nei c.d. “Nuovi Mondi”. Ramusio cominciò a coordinare e raccogliere materiale per l’opera fin del 1520, avvalendosi per l’iconografia delle carte geografiche della collaborazione del car37
tografo Giacomo Gastaldi. Il primo volume,
dedicato all’Africa fu pubblicato nel 1550,
seguito dal terzo dedicato al “Nuovo Mondo” del 1556, mentre il secondo, dedicato
all’Asia centrale ed alle Russie fu pubblicato
postumo. I resoconti di numerosi viaggi sono
pubblicati in quest’opera per la prima volta,
facendone una vera e propria enciclopedia
illustrata. Tra le descrizioni più significative
e scientificamente accurate si segnalano il discorso sulle cause dell’inondazione del Nilo,
il discorso sul viaggio di Magellano e quello sul trasporto ed il traffico di spezie, come
anche gli importantissimi racconti dei viaggi
di Sebastiano Caboto, Peter Martyr, Oviedo,
Corths, Cabega de Vaca, Guzman, Ulloa, Coronado, Marcos di Nizza, Xerez, Verrazano, e
Cartier. “This is one of the earliest and most
important collections of voyages and travels
99
and may be said to have opened a new era
in the literary history of voyages and navigation. This work... was the first great systematic collection that had so far appeared” (Hill 1418). “Ramusio, who truly earned
the sobriquet of the Italian Hakluyt, was preminent as an editor; he handled his material with great skill and produced acollection of unique value” (Penrose, Travel and Discovery in the Renaissance, 1420-1620, p. 306).
100) RINGHIERI, INNOCENZO - Cento giuochi liberali et d’ingegno novellamente [...] ritrovati et in dieci libri descritti.
In Bologna, per Anselmo Giaccarelli, 1551.
4to (cm 21), genuina leg. coeva in p. pergamena con tit. al dorso e grande lettera “A” calligrafata in stile medievale al piatto
sup., lieve alone marginale all’angolo infer. delle ultime cc., qq. macchiolina ma bell’esemplare da collezione. Marca tip. al
front ed in fine, iniziali xil., cc. (4), 162, (2, di cui l’ultima bianca orig.).
Prima edizione, dedicata a Caterina de Medici, Regina di Francia. Contiene 100 giochi d’intelligenza e di memoria, compresa
una descrizione di una partita di scacchi dal vivo e una discussione sui colori e la pittura. Singolari sono i “ludi” connessi alla
musica, definita ora scienza dei numeri, ora come una essenza magica dal meraviglioso potere di dilettare anche “gli orecchi
di coloro che non l’intendono”. Riccardi, II, 378: “Contiene alcuni giochi numerici e meccanici, curiosi e dilettevoli”; Smith,
Rara arithmetica, 253: “Contains some number game”; Van der Linde, 3688; Parenti, p. 429; Olschki Choix, 2627: “Beaux
caractère ronds et ital. Au verse du titre un sonnet à Catherine de
Medici, reine de France, non cité par vaganay. Première edition
de cet ouvrage curieux et rare, qui fait connaitre le bon ton et le
divertissement de la societé aristocratique en Italie et en France
au XVIe siècle”.
101
101) (Legatura) ROMA - Statuta antiqua de officio Camerarii
Cleri Romani, & iuribus funeralibus ecclesiarum, praesertim
parochialium almae urbis, una cum additionibus [...]. Romae,
ex Typographia Reverendae Camere Apostolicae, 1735.
4to (cm 22), pregevole leg. coeva con grandi armi vescovili impr.
al centro dei piatti, tagli dorati, dorso e nervi decor. (un po’consumato, piccole mancanze), tarletti passanti al marg. bianco inf.
nella seconda metà del vol., nel complesso buon esemplare pulito. Front. in rosso e nero, pp. (16), 220.
Nuova edizione sostanzialmente identica alla prima (Romae,
apud Aloysium, & Franciscum de Comitibus, 1707), di questi
statuti relativi agli obblighi del Camerlengo del Clero Romano.
Il Camerlengo del Clero veniva eletto tra i parroci e i canonici
di Roma (ma era frequente anche nelle Confraternite), e aveva
la funzione di presiedere e guidare le processioni, nonché di decidere le precedenze nelle cerimonie solenni. Gli Statuti del 1735
richiamano e illustrano le leggi riguardanti le sepolture nella
città di Roma, comprese le tariffe per i diversi tipi di cerimonia
funebre. La sezione contenente queste ultime normative scritta in
italiano (il resto in latino).
38
102) (RUSCELLI, GIROLAMO) - Il sesto libro delle rime di diversi eccellenti autori, nuovamente raccolte, et mandate
in luce. Con un discorso di Girolamo Ruscelli.
In Vinegia, al segno del Pozzo, 1553. (In fine: In Vinegia, per Giouan Maria Bonelli, 1553).
8vo (cm 15.5), elegante legatura ottocentesca in marocchino verde, con duplice inquadratura dorata dei piatti, e titolo al piatto
superiore, dentelles dorate all’interno dei piatti, taglio superiore dorato, all’interno pulito e nitido esemplare, da collezione.
Marca al frontesp., cc. (4), 276, (16, di cui le ult. 2 bianche orig.). Prima edizione di questo raro volume della celebre raccolta
‘ideale’ di rimatori, curata ed edita da diversi autori/stampatori. Contiene rime di: A. di Costanzo, A. Simonetti, A. Caro, A.Fr.
Riveri, Ant. G. Corso,, Ant. Terminio, Ben. Varchi, Bern. Rota, Bern. Tomitano, Bern. Capello, Pico della Mirandola, Fr.M.
Molza, Gaspara Stampa, G. Bonfadio, G. Ruscelli, Gir. Parabosco, Giul. Goselini, Giulio Camillo, Lud. Domenichi, Luca
Contile, Lorenzo de’ Medici, L. Tansillo, Nicolò Franco, Rinaldo Corso, Seb. Erizzo, Veronica Gambara, Tullia d’Aragona,
Vittoria Colonna e molti altri minori. Edit16 CNCE 29540; Adams R-544; non in BMC STC Ital.
103) (SANSOVINO, FRANCESCO) - Cento novelle scelte da più nobili scrittori della lingua volgare, con l’aggiunta di
cento altre novelle antiche … nelle quali piacevoli, et aspri casi d’amore … si contengono … et con le figure poste et
appropriate ai suoi luoghi. In Venetia, s.n.t. (Francesco Sansovino), 1566.
4to (cm 20.5), solida pergamena ottocentesca con unghie, nervetti passanti al dorso e tassello, tagli dorati; qq. leggero segno
di dita agli angoli, peraltro ottima, nitida copia. Ex-libris nobil. inglese. Marca tipografica (dell’Aut.) al frontespizio, testo in
carattere corsivo, impreziosito da grandi capilettera xilografici su 12 linee e da 100 belle illustrazioni xilografiche (c.a mm 65
x 100). Cc. (20), 245, 1b., 31, 1b. Prima edizione in 4to (la quarta in assoluto, ma con le illustrazioni tutte re-incise) di questo
celebre raccolta, “ .. quella che tiene il posto di onore in una raccolta di novellatori” (Gamba), curata dal Sansovino. Il S.
afferma di essersi ispirato a diversi autori (e ne cita alcuni), specificando però che tali novelle sono state “da me rassettare
e racconcie nella lingua”. Interessante dal punto di vista architettonico la vignetta di carta 50 (N2, Nov. II, giornata III), che
raffigura una veduta della Piazzetta S. Marco a Venezia, con a sinistra il profilo “essenziale” in prospettiva della Biblioteca
Marciana, all’epoca ancora in costruzione, opera del padre, l’architetto Jacopo Sansovino. Gamba 2727; Adams S-341; BMC
STC IT p. 606; Mortimer Harvard Italian n. 461; Edit16 CNCE 37523.
104) SCALIGERO, GIULIO CESARE - Exotericarum exercitationum liber quintus decimus, De Subtilitate, ad Hieronymum Cardanum. Lutetiae (Paris), ex Typographia Michel Vascosan, 1557.
8vo (cm 22), legat. settecentesca in pelle marrone con titoli e dorso decorato in oro, tagli rossi, risg. in carta decorata, pulito
esempl. (lieve alone alle cc. verso la fine). Cc. (4), 476, (31, manca l’ultima bianca dopo il colophon), nel testo alcune figure
xilografiche.
Prima edizione. La presente opera costituisce un violento attacco a molte affermazioni e principi contenuti nel “De Subtilitate”
di Cardano, e diede l’inizio ad uno dei più notevoli dibattiti intellettuali nell’ambito del scientifico del secolo, conoscendo diverse edizioni. “The Exotericarum exercitationum won a celebrity that survived the author’s death. Lipsius, Bacon and Leibniz
were among its later admirers; and Kepler, who read it as a young man, accepted its Averroist doctrine of attributing the movement of each star to a particular intelligence” Paul Rose in DSB XII, pp. 134/136. “The most savage book review in the bitter
annals of literary invective. Julius Caesar Scaliger, another vain and articulate natural philosopher of Italian origins, devoted
more than 900 quarto pages to refuting one of Cardano”s books,
De subtilitate, and promised to return to the subject at still greater length. Though Scaliger died without producing more than a
fragment of this promised polemic, his Exercitationes became a
standard work in university curriculums; perhaps the only book
review ever known to undergo transformation into a textbook”.
(Grafton, Cardano’s Cosmos, p 4). Adams S-579.
105) SCALIGERO, GIULIO CESARE - Poetices libri septem.
[In fine, dello stesso Aut.:] In librum de insomniis Hippocratis commentarius auctus nunc & recognitus.
(Lyon), apud Antonium Vincentium, 1561.
Folio (cm 31.5), bella leg. coeva in pelle marrone, piatti inquadr. da filetto in oro, con grande fleuron dorato a placca impr. al
centro dei piatti; dorso a nervi con ferro ripetuto agli scomparti,
titolo in oro su tassello rosso, genuino esemplare pulito e marginoso (lieviss. alone marg. alle prime cc., abili picc. rest. alle
cuffie). Due parti in un vol., grande marca tip. al front., numerose
iniziali xil. e alcune testatine, pp. (12), 364, (36); 54 (ma 42), (2
bb. orig.).
Prima edizione (a cura di Robert Constantin, il cui nome appare
nella prefazione) di una delle prime e pi importanti trattazioni sistematiche di arte poetica. L’opera, uscita postuma, anche
la prima trattazione organica dei generi letterari e delle figure
39
105
retoriche, classificati in un rigido ordinamento gerarchico. Tra le originali proposte dello Scaligero va ricordata la teoria
dell’origine della parodia, fatta risalire addirittura al teatro greco e in particolare al controcanto in forma di rovesciamento
ironico negli intervalli delle recite dei rapsodi. “He here deals with the different kinds of poems, and the various metres, together with various figures of speech and turns of phrase, criticizes all the Latin poets ancient and modern, and institutes a
detailed comparison between Homer and Virgil to the distinct advantage of Virgil, while the epics of Homer are regarded as
inferior to the Hero and Leander of Musaeus. He also declares Seneca ‘inferior to none of the Greeks in majesty’. He makes
all literary creation depend ultimately on judicious imitation” (Sandys II, p. 178). Il commento al ‘Liber de insomniis’ presente
in pochi esemplari, ha numerazione autonoma ed introdotto da occhietto. Adams S-595.
106) SCALVO, BARTOLOMEO - Meditationi del Rosario della gloriosa Maria Vergine. In Venetia, Appresso Domenico, & Gio. Battista Guerra fratelli, 1583.
8vo (cm 15) decorativa legatura tedesca in pelle di scrofa impressa a
secco su assicelle di legno (abilm. rimontata) con fermagli metallici ai
piatti (mancano i gancetti); tagli azzurri, margini sobri, ma esemplare
ben conservato. Bel frontespizio xilografico, pp. (12), 401, (67), testo completamente illustrato con oltre 160 illustraz. xilografiche entro
bordure, ed ogni pagina di testo è pure racchiusa in una bordura xilografica; marca tipogr. al verso dell’ult. carta. Rara edizione veneziana,
mirabile esempio dell’eleganza tipografica cui era pervenuta la produzione religiosa di stampo popolare del tardo Cinquecento veneziano.
Edit 16 CNCE 37500, solo 5 copie censite. BMC STC It p. 617 (ed.
1569); non in Adams e Mortimer.
106
107
107) SCARPA, ANTONIO (1752-1832) - Saggio di osservazioni e
d’esperienze sulle principali malattie degli occhi.
Pavia, Baldassare Comino, 1801.
4to (cm 29.5), mezza pelle coeva con angoli, titolo su tassello e fr. oro
al dorso, piatti ricop. da carta marmorizz., ottimo esemplare pulito e
marginoso, impresso su carta greve (lieve alone all’ang. interno delle
prime cc.). Grande ritratto inciso da Anderloni all’antiporta, pp (2), xi,
1 b.ca, 278, (1 di errata e 1 bc.a), e 3 tavole incise in rame f.t. in fine.
Prima edizione di questa fondamentale opera di oftalmologia. Garrison-Morton 5835: “This beautifully illustrated work was the first
textbook on the subject to be published in the Italian language. Its author has been called ‘the father of Italian ophthalmology”. Heirs of
Hippocrates 1106: “This classic work on ophthalmology remained the
standard text for several decades, going through several editions and
translations. It established Scarpa’s reputation as a leading ophthalmologist and is especially notable for its copperplate engravings of
the anatomy of the eye, drawn by the anatomist”. Choulant, p. 298:
“It contains the first description of the operation of iridodialysis, and
significant chapters on cataract, staphyloma and diseases of the vessels in the eye. Like most of Scarpa’s works, Malattie degli occhi is illustrated with the author’s own superbly executed drawings. ‘(Scarpa)
himself trained the famous Faustino Anderloni to become the engraver
of his illustrations … His anatomic prints are therefore models of anatomic representation as regards faithful differentiation of the tissues,
correctness of form, and the utmost perfection of engraving”. Norman
Library 1899. Albert, Source book of ophthalmology, 2021; Waller
8543.
108) SIRIGATTI, LORENZO - La pratica di prospettiva del Cavaliere Lorenzo Sirigatti, al Ser.mo et Invittiss.mo Ladislao Sigismondo Principe di Polonia e di Svezia. [Libro primo e secondo].
In Venetia, [nella stamperia di Pietro Miloco], 1625.
Folio (cm 43), solida leg. coeva in pergamena, dorso a nervi con titolo
manoscritto, bell’esemplare nitido e pulito e con il magnifico frontespizio intatto (lieve restauro al margine infer. di una carta di testo).
Bellissimo frontespizio architettonico animato da putti e figure allegoriche, due parti in un volume, col frontesp. ripetuto (ma in formato
40
minore) all’inizio della seconda parte. Cc. (4), 43, (1); (22), con 43 incisioni a piena pagina nel primo libro e 22 nel secondo (numerate da 44 a
65, a partire dal secondo front. incl.).
Seconda edizione. Nella prima parte sono contenute tavole con testo a
fronte con l’applicazione delle regole prospettiche elementari a figure
geometriche piane e solide, nella seconda parte soltanto tavole con elementi architettonici, facciate di palazzi, chiese e virtuosismi prospettici
e giochi d’ombra applicati a poliedri di varie forme e a solidi regolari
(interessante la deformazione prospettica del liuto). Di questa seconda
edizione (che riprende fedelmente la prima del 1596), furono edite due
versioni con dediche diverse: la nostra, ed un’altra a Ferdinando Medici. Vagnetti, La Prospettiva, EIIb38; Comolli III, 157-8; Poudra Hist. De
la Perspective (Paris 1864) pp. 183;Fowler 336 (1° ed. 1596); Sclosser
p. 422; Cicognara 861.
109) SOPHOCLES (ORSATTO GIUSTINIANI, volg.) - Edipo tiranno
di Sofocle tragedia. In lingua volgare ridotta dal clariss. signor Orsatto Giustiniano, patritio veneto. Et in Vicenza con sontuosissimo
apparato da quei signori Academici recitata l’anno 1585.
In Venetia, appresso Francesco Ziletti, 1585.
4to (cm 19.5), pergamena floscia originale con laccetti (caduti), bell’esemplare puro, con firma di appartenenza al front. di Gasparo Muzio, scrittore ligure del XVI sec.. Marca al frontesp., caratt. corsivo,
cc. (6), 46.
Prima edizione, rara, di questo volgarizzamento, opera con cui ven108
ne inaugurato il 3 marzo 1585 il celebre Teatro Olimpico di Vicenza,
progettato da Andrea Palladio (e dopo la morte di lui continuato dal
figlio), ma completato da Vincenzo Scamozzi, che ideò anche le scene
ed il complesso sistema di illuminazione artificiale per la presente rappresentazione. Allacci Drammaturgia col. 277; non in
Regenstein, Adams, BMC STC It. Edit16 CNCE 40732.
IL PIù FAMOSO MANUALE PER INQUISITORI
110) SPRENGER, JOHANN e INSTITOR, HEINRICH Malleus Maleficarum.
Colonia (Koln), Johann Koeloff, 1494.
Folio (Cm 28), attraente legatura in pergamena da un codice
manoscritto del secolo XV, con titolo manoscritto al dorso, e
laccetti di chiusura originali ai piatti (legatura rimontata nel
sec. XIX), ottimo esemplare pulito e ad ampi margini, alcune
carte con segni di barbe. Interessanti note manoscritte coeve
alla carta del titolo ed al margine di varie carte, bell’ esemplare rubricato con lettere capitali in rosso e bleu (vecchio
strappo restaur. anticamente senza danni al margine della
carta LXIIII, abili restauri all’angolo inferiore delle ultime
2 carte). Testo in carattere gotico su 48 linee a 2 colonne, cc.
(4), CVIII.
Rara edizione di questo testo, il più famoso manuale per inquisitori. Il Malleus Maleficarum (c.d. Martello delle streghe)
fu redatto nel 1486, e pubblicato per la prima volta nel 1487,
allo scopo di soddisfare l’urgenza di reprimere l’eresia e la
stregoneria, secondo la volontà espressa da Papa Innocenzo
VIII attraverso la bolla ‘Summis desiderantes affectibus’ del
1484, che conferiva esplicitamente agli stessi autori il mandato di procedere con rigorosa fermezza nei confronti delle
streghe: “ … E anche se i nostri diletti figli, Heinrich Kramer
110
e Johann Sprenger [...] sono stati delegati come inquisitori
con lettera apostolica [...] decretiamo che ai suddetti inquisitori venga data potestà di giuste reprensione, incarcerazione e punizione di chiunque, senza permesso e senza limitazione”.
La prima parte del libro affronta la discussione sull’origine della stregoneria ed in particolare sulla natura femminile che,
secondo gli autori, per intrinseca debolezza sarebbe predisposta a cedere alle tentazioni di Satana. L’ultima parte si occupa di
41
fornire istruzioni pratiche sulla cattura, il processo, la detenzione e l’eliminazione delle streghe, fornendo indicazioni su come
evitare che le autorità siano soggette alla stregoneria, e dedicando ampio spazio all’illustrazione di tecniche di estorsione
delle confessioni e alla pratica della tortura durante gli interrogatori. Quarta edizione, molto rara come tutte le edizioni incunabole. HC 9244; BMC I, 298; Goff I-167; Klebs 926.4. Caillet
III, 10329 (ma tarda ediz. 1519).
111
112
111) STEUCO, AGOSTINO - De perenni philosophia libri X.
Opus immensa [...] iam denuo in lucem editum [...]. Basileae,
per Nicolaum Bryling et Sebastianum Francken, anno 1542.
4to (cm 22), affascinante legatura coeva di area svizzera o tedesca in pelle marrone riccamente impressa a secco con cornici ai
piatti raffig. piccole immagini di santi, e datata “1564”, all’interno del piatto nota ms. d’appartenenza pure datata 1564, ed
ex-libris di bibl. monastica tedesca; bellissimo esemplare puro
(qq. lieviss. brunit., cuffia super. consumata). Marca al front. e in
fine, pp. (24), 723, (3).
Seconda edizione (la prima nel 1540) di quest’importante opera. Agostino Steuco (1497-1548), dotto ebraista e studioso di
altre lingue antiche, fu anche un grande appassionato di studi
antiquari, soprattutto legati alla storia di Roma; fu nominato da
Paolo III bibliotecario della collezione di stampe e manoscritti
del Vaticano, carica che ricopr“ fino alla morte. Tra i suoi scritti, quasi tutti improntati a una difesa strenua della Chiesa Cattolica contro i pensatori riformati, emerge con decisione proprio il ‘De perenni philosophia’, dove tenta di dimostrare come
molte delle idee esposte da filosofi, poeti e saggi dell’antichità
fossero sostanzialmente in armonia con le dottrine della Chiesa. L’intento polemico qui solo marginale, ma si pu˜ leggere in
filigrana la volontà di fornire anche su questo fronte degli argomenti in grado di contrastare le tesi sostenute in quel periodo
da molti umanisti vicini alla Riforma. Lo Steuco fu molto influenzato dall’Umanesimo, in particolare dal Pomponazzi, suo
maestro a Bologna, e dagli scritti dei filosofi platonici, come
Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, con cui condivideva
l’idea che filosofia e teologia provenissero da un’unica fonte.
Adams S-1843.
112) STELLUTI, FRANCESCO - Persio tradotto in verso
sciolto da Francesco Stelluti [...].
In Roma, appresso Giacomo mascardi, 1630.
4to (cm 20), leg. ottocentesca in mezza pelle, dorso riccamente
ornato, piatti ricop. da carta marmorizz., tagli rossi. Lievi bruniture per la qual. della carta, un alone intermittente all’angolo
infer. di vv. cc., frontespizio foderato (lievem rifilato al marg.
infer.), rinforzi all’angolo di 2 cc., senza perdite. Doppio exlibris ed etichetta del legatore. Bel frontespizio allegorico inc.
in rame da Greuter con l’emblema dei Lincei, ritratto inciso in
rame a p. pag. di Persius, pp. (24), 218, (20, manca l’ultima che è
bianca). Nel testo 6 illustr. incise, tra cui quella famosa raffig. le
api (che peraltro sono l’emblema di papa Barberini, dedicatario
dell’opera.
Prima edizione di quest’opera che con le sue incisioni rappresenta il “primo esempio di anatomia scientifica degli insetti”.
La tavola che raffigura l’ape inserita nella seconda parte del
libro è disegnata sulla base di un ingrandimento di circa venti
volte dell’animale al microscopio. Francesco Stelluti fu uno dei
quattro fondatori dell’Accademia dei Lincei, della quale fu Procuratore Generale nel 1612. Assisté pazientemente il Principe
Cesi, dedicandosi a ricerche di carattere naturalistico. Garrison & Morton 159; Wellcome 4917; Nissen ZBI, 3988; Krivatsy
8806; Cole Library 403; Gamba 2053.
42
113) STRINGA, GIOVANNI - La Chiesa di San Marco [...] descritta brevemente da Giovanni Stringa, dove si può leggere et intendere: la edificatione, la forma, l’architettura, [...] le indulgenze, le reliquie, [...] il governo, l’ordine de’ ministri, con infinite altre cose notabili, et degne da intendersi. [INSIEME A:] Vita di S. Marco Evangelista [...] opera [...]
riveduta et corretta, et del quarto libro [...] ampliata. [...] In Venetia, per Francesco Rampazetto, 1610.
8vo (cm 15.5), decorativa legatura settecentesca in p. pelle alle armi, con piatti decorati in oro (consumato nella parte inferiore, visibile solo l’impressione), con simboli (gallo su monte e mezzaluna, spiga e stella) ripetuti negli scomparti del dorso),
risguardi in carta decorata, bell’esemplare genuino. Piccolo leone di S. Marco ai frontesp., cc. 88; (12), 100.
Prima edizione di questa sorta di guida alla chiesa di San Marco di Venezia, composta dal suo Canonico Giovanni Stringa.
Lo Stringa era un esperto di arte e cose veneziane, e aveva già riveduto nel 1604 la splendida guida della città di Francesco
Sansovino (intitolata “Venezia descritta”), documentando una straordinaria continuità tra i documenti artistici del passato e
la vita presente. A corredo, un edizione ampliata delle biografia di san Marco, sempre dello Stringa. Cicogna 4611; UCBA II,
1942; non in Catal. Vinciana e Cicognara.
114) STROZZI, GIOVAMBATTISTA DI LORENZO - Orazioni et altre prose [...] all’em.mo e rev.mo sig. card. Barberino.
Roma, Lodovico Grignani, 1635.
4to (cm 26.5), attraente legatura originale (forse orig. intesa per dono o dedica) in pergamena floscia interamente decorata in
oro ai piatti, tagli dorati, ottimo esemplare pulito e con ampi margini. Al centro dei piatti lo spazio destinato ad accogliere le
armi del dedicatario rimasto ‘bianco’, anche se la ricchezza dell’impianto della legatura fa supporre che orig. questa copia fosse
stata approntata per essere donata (mancanza dell’unghia del piatto superiore, ben restaur. con pergam.). Magnifico frontespizio
allegorico inciso in rame in stile barocco, con putti e stemma del cardinal Barberini, dedicatario dell’opera, pp. (8), 219, (1).
Prima edizione di questa raccolta di discorsi e prose di Giovanbattista Strozzi, dedicata al cardinal Barberini, parente di
papa Urbano VIII. Quella degli Strozzi fu una delle pi influenti e ricche famiglie di Firenze, che si distinse per i banchieri e gli
uomini di finanza, i politici e i condottieri. Giovanbattista, reggente dell’Accademia Fiorentina, animatore e membro di rango
dell’Accademia Alterata, scrittore, “opinionista”, e organizzatore di cultura sommo, fu uno dei personaggi di maggior spicco
nel panorama culturale della Firenze tardo-cinquecentesca. Le “Orazioni”, qui presentate in rara edizione originale, offrono
uno spaccato significativo della cultura d’inizio secolo. L’idea stessa di Accademia viene completamente rivisitata e ampliata:
non pi luogo chiuso e autoreferenziale, ma centro di discussione e di vivace scambio intellettuale, fucina di una nuova visione
del mondo, obbligata dai grandi mutamenti storici in atto. Cat. Vinciana 3721; Graesse VI, 512; Razzolini p. 329; F. Nardi,
Letture in Accademia. Esempi cinque-seicenteschi, pp. 116 ss.; B. Weinberg, Argomenti di discussione letteraria nell’Accademia degli Alterati (1570-1600), in “Giornale Storico della Letteratura Italiana”, CXXXI, 1954, pp. 175-94.
115) TASSO, TORQUATO - La Gerusalemme Liberata. Figurata da Bernardo Castello. Con le Annotazioni di Scipion
Gentili, e di Giulio Gustavini, et li argomenti di Oratio Ariosti. Genova, Giuseppe Pavoni ad istanza di Bernardo Castello, 1617.
Folio (cm 29.5), solida legatura coeva in pelle maculata, dorso
a nervi con tassello e fregi in oro agli scomparti, tagli spruzzati,
risguardi in carta decorata, bell’esemplare genuino, con ex-libris
inciso di Nicolas Joseph Foucault. (lievi macchiette, piccoli aloni
al margine infer. delle prime cc.). bellissimo doppio frontespizio
allegorico inciso in rame, cc. 8 nn. (compresi i due tit. inc.), pp.
256 (per il testo della Gerusalemme), 72 (per le Annotazioni) e
36 num. + 4 nn. (per i “Luoghi i quali il Tasso nella sua Gerusalemme ha presi, et imitati da poeti”) e 20 tavole incise in rame.
Celebre edizione, la seconda illustrata, adorna di un antiporta
figurato con al centro il ritratto del Duca Carlo Emanuele di
Savoia ed ai lati Marte e Pallade, ed un ulteriore frontespizio,
con il ritratto del Tasso e piccola veduta del porto di Genova in
elegante bordura architettonica ed ovviamente le 20 splendide
tavole a piena pagina n.t. finemente incise da Agostino Carracci e da Giacomo Franco dai disegni di Bernardo Castello: esse
illustrano gli episodi più salienti del Poema e sono racchiuse
da belle cornici tutte diverse tra loro; l’Argomento di ciascun
Canto ed i capilettera sono istoriati in xilografia. Le illustrazioni
del Castello per questa edizione 1617 sono leggermente diverse
da quelle del medesimo artista nell’edizione del 1590, ma sempre belle e decorative. Guidi, Ann. pp. 19-20: “Edizione bella e
magnifica”; Olschki, Choix, XII, 18727: “Edition estimée et recherchée pour les jolies figures”; Racc. Tassiana n. 198; Gamba,
n. 948 (note).
43
115
116) TASSO, TORQUATO - Aminta favola boschereccia .. ora alla sua vera lezione ridotta.
Crisopoli (Parma), impresso co’ caratteri Bodoniani, 1789.
4to (cm 30), bellissima legatura coeva da amatore in marocchino verde (di Christian Kalthoeber), con inquadratura dorata dei
piatti, dorso a nervi decorato in oro con doppi titoli, dentelles dorate all’interno dei piatti, tagli dorati, risguardi in carta decorata. All’interno freschissimo esemplare. Custodito entro scatola di cartone. Piccolo ritratto del tasso inciso in tondo al frontespizio, cc. prelim. (6), pp. 14, 1 c. nn., pp. 142, 1 c. bianca. Manca apparentemente la bianca all’inizio (ci sono 2 cc. bianche ma
non pertinenti, forse) e la carta infine con l’Avviso di Bodoni, che come spiega Brooks non si trova in tutti gli esemplari.
Prima edizione bodoniana, ed una delle più celebri edizioni di Bodoni, tirata in 100 esemplari, in una attraente legatura da
collezione di Christian Kalthoeber, uno dei più abili legatori inglesi del tempo. È la seconda opera a recare la dizione “impressa con tipi bodoniani”... Brooks 379; De Lama II, 54; Giani Saggio p. 15; Gamba 958.
117
117) TASSONI, ALESSANDRO - La secchia rapita [...] colle dichiarazioni di Gaspare Salviani [...] e le annotazioni di Giannandrea Barotti [...] e la vita del poeta composta da Lodovico
Antonio Muratori [...].
In Modena, per Bartolommeo Soliani Stamp. Ducale, 1744.
4to (cm 27.5), legatura novecentesca in mezzo marocchino bleu a
fascia larga, con ampi angoli, dorso a nervi decor. in oro, custodito
entro custodia in cartone, fresco esemplare in barbe. Occhietto, antiporta allegorica incisa dallo Zucchi su disegno di Francesco Villani, front. con titolo in rosso e nero e vignetta inc., ritratto dell’A. all’ultima c. preliminare (inciso da Bartolomeo Bonvicini), testatine
e finaletti incisi e 12 belle incisioni in rame a p. pag. f.t. all’inizio di
ogni canto (inc. da Bolzoni, Zucchi e altri); 1 tabella a stampa con
la genealogia della famiglia Tassoni, e 4 tavv. in rame ripiegate f.t.
(il carroccio di Modena; il territorio modenese; carta geogr. della
Romagna; riproduzione di un autografo del Tassoni), in fine una
tavola xilogr. raffig. il campanile di Modena. Pp. (LX), 92, 489, (3).
Le belle tavole sono incise Fr. Zucchi, Andr. Bolzoni, Mantarelli,
Bart. Bonvicini, Ant. Zuliani, Gius. Benedetti, su disegni di Fr. Zugni, Giac. Zoboli, Dom. Maria Fratta e Pietro Gradici.
Editio maior (ne uscì anche una in 8vo nello stesso anno) della
più bella edizione illustrata del capolavoro di Alessandro Tassoni.
Puliatti I, 128. Gamba, 2097: “Stimatissima edizione”; Piantanida: “Edizione assai pregiata per contenuto e veste tipografica, da
tutti definita come la migliore edizione della Secchia”; Quadrio
VI, 726.
118) TEMANZA, TOMMASO - Vita di Jacopo Sansovino fiorentino scultore et architetto chiarissimo [...].
In Venezia, Presso Giacomo Storti, 1752.
4to gr. (cm 30), cartoncino alla rustica coevo, lieve fiorit. al front., pulito, genuino esemplare con ampi margini, in barbe. Fregio xil. al front., bel ritratto del Sansovino inciso da Pietro Monaco su disegno di Arrighetti da un dipinto di Tiziano, capilettera
ornati in xilografia. Pp. (12), 59, (1 di errata).
Prima edizione e prima delle opere monografiche del Temanza dedicate agli artisti. Morazzoni p. 257; UCBA II, 1969; non
in Cicognara
119) TOLETUS, FRANCISCUS - Commentaria una cum quaestionibus in octo libros Aristotelis De Physica auscultatione. Item, in lib. Arist. De generatione et corruptione [...] expurgata. [insieme a:] Commentaria in universam Aristotelis
Logicam [...] [insieme a:] Commentaria [...] in tres libros Aristotelis De anima.
Coloniae Agrippinae, apud haeredes Arnoldi Birckmanni, 1576-1579.
4to (cm 22), 3 opere in 2 voll. in bella leg. originale in pelle con piatti inquadrati da cornice, ferri angolari a giglio e fleuron
dorato centrale, dorso a nervi con bel tit. manoscritto su tassello in carta, tagli verdi, residui di laccetti di chiusura in seta ai
piatti, bellissimo set in genuina condizione con firma coeva d’appartenenza (qq. lieve brunitura). Marca ai front., testo su due
colonne. Cc. (4), 339, (13); pp. (8), 454, (10); cc. (4), 179, (1).
Seconda edizione delle prime due opere e prima edizione del commento al “De anima” aristotelico del cardinale spagnolo
Francesco De Toledo (1533-1596). Toledo aveva studiato nella famosa Università di Salamanca, prima di aderire all’Ordine
dei Gesuiti nel 1558. In seguito si trasfer“ presso il Collegio Romano, la nuova università gesuitica. Dal 1559 insegn˜ filosofia, metafisica e teologia, divenendo subito un professore di chiara fama grazie soprattutto alla sua chiarezza espositiva e alle
sue interpretazioni. La sua carriera viene interrotta nel 1569 per la nomina a predicatore pontificio e pi tardi a teologo della
Sacra Penitenziaria. Comp“ numerose missioni diplomatiche (tra cui quella presso Enrico IV di Francia nel 1581) e nel 1589
fu nominato membro della commissione per la revisione della “Vulgata”, dando un contributo di primo piano nella redazione
44
della cosiddetta Bibbia sisto-clementina. Nel 1593 fu ordinato cardinale, divenendo cos“ il primo cardinale gesuita della storia. Soprannominato “prodigium ingenii” per i suoi numerosi scritti, Toledo fu famoso per le sue opere esegetiche intorno agli
scritti aristotelici, uscite separatamente tra il 1560 e il 1576 e qui riunite in unico volume. Adams T-769 e T-775.
120) (Incunabolo) TOMMASO D’AQUINO - Prima pars secunde
partis summe theologiae. (Explicit:) Venetiis impressa per Andream de Torresanis de Asula ... 1483. (Legato con, dello stesso
Aut.:) Tertia pars summe sancti Thome de Aquino. Additiones.
… Impresse Venetiis ... Bernardini de Tridino de Monteferrato
anno salutis ... 1486.
Folio (cm 32), affascinante legatura tedesca originale in pelle rosso
scuro su assi di legno impressa a secco con doppia cornice ai piatti,
croce centrale e decorazione negli interspazi con molteplici ferri a
foglia d’edera, rombi e margherite (modeste spellature ma legatura
perfettamente “leggibile”. Conservati i ganci ed i fermagli originali,
anch’essi incisi a motivi floreali, al centro del bordo superiore del
piatto inferiore è presente una spaccatura simmetrica dai lati, profonda 2 cm e larga 5 mm con incavo inferiore arrotondato, che indica
la presumibile rimozione della catenella che teneva in volume legato
al pluteo (banco da consultazione) di una antica biblioteca monastica. Si sottolinea la notevole rarità di incunaboli aventi le caratteristiche qui sopra riportate, pressoché immutate nel corso dei secoli.
All’interno dal dorso fuoriescono due ampie strisce membranacee
da un manoscritto del XIV secolo, usate come bandelle di rinforzo
nella legatura. Esemplare genuino, marginoso e di straordinaria freschezza, impresso su carta greve (appena qq. lieve alone marginale
a poche carte).
(Torresano): testo impresso su doppia colonna in carattere gotico,
120
spazi per lettere capitali, marca impressa in rosso del Torresano in
fine. Carte non num. 203 (di 204), manca la prima carta che è bianca
(presente l’ultima bianca). Renouard 284.1, Hain-Copinger 1449 (+ Add.); BMC V, IGI 9582; 306; Polain (B) 3750; Goff T-205.
(Tridinus): 2 parti con fascicolazione separata, testo impresso su doppia colonna in carattere gotico, carte non num. 132 (prima
bianca originale presente), segnatura a8 - p8, q6 - r6 ; carte non num. 96 + 2 (per la Tabula), segn. aa8 - mm8 + 2 carte senza
segnatura.
Hain-Copinger 1470; BMC V, 364; IGI 9602; Goff T-222; Polain 3759; Pellechet 1060.
121) (Chiromanzia) TRICASSO da MANTOVA (CERESARA, PARIDE, 1466-1532) - Expositione del
Tricasso mantuano sopra il Cocle al illustrissimo
signore Federico Gonzaga marchese mantuano.
(In fine:) Venezia, Marchio Sessa, 18 aprile 1531.
8vo (cm 15), pergamena antica rimontata, qq. lieve
alone, l’angolo inferiore ds. della c. 48 restaurato con
lesione di poche lettere, peraltro buon esemplare. Bel
frontespizio con titolo entro cornice xilografica, caratt.
corsivo, marca del Sessa al verso dell’ultima carta, cc.
num. 224, con le celebri xilografie raffig. le mani.
Seconda edizione molto rara, presente solo in 4 bibl.
italiane secondo Edit16, essendo la prima ediz. del
1525 (solo 1 copia alla Bibl. naz. di Fi) praticamente
introvabile sul mercato. L’opera di chiromanzia del
Tricasso (alias Paride Ceresara) si propone come una
rivisitazione degli scritti di Bartolomeo della Rocca (detto Cocles), a cui si ispirava. Il Cocles aveva
121
pubblicato nel 1504 a Bologna un’opera intitolata
“Chyromantie ac physonomie Anastasis”, con il sostegno e l’approvazione del noto professore Alessandro Achillini. Tricasso segue le orme del maestro, sovrapponendo alla
chiromanzia l’astrologia (ogni parte della mano collegata a un pianeta e quindi risente dei suoi influssi: le dita Mercurio,
Sole, Saturno e Giove; Marte il centro della mano; Venere il rigonfiamento del palmo ecc.). Non in Adams, BMC STC It.
p. 188 (sotto Cocles) cita la 1¡ ed. del 1525 e quella successiva del 1538, ma non questa; Caillet III, 10830 e Bibl. Magica
Casanatense cit. l’ed. 1538.
45
122) TRISSINO, GIOVAN GIORGIO (1478-1550) - La Italia liberata dai Gotthi.
Stampata in Roma per Valerio e Luigi Dorici [...], 1547-1548.
8vo (cm 15), tre parti in unico volume in leg. coeva in perg. seicentesca con tit. al dorso entro tassello, tagli colorati a spruzzo,
internamente pulito e ben conservato. Front. con titolo entro cornice architettonica xil., 1 tav. f.t. tra le pp. 112 e 113 della prima
parte (castramentazione), 1 tav. xil. ripiegata f.t. alla fine del secondo tomo (mappa di Roma), marca tip. alla fine di ogni parte.
Cc. (8), 175, (1 b. orig.); 181, (5 di cui 1 b. orig.); 184, (4, di cui l’ultima bianca originale)
Prima edizione del poema del Trissino, uscito in tre tomi tra il 1547 e il 1548. L’opera consta di 27 libri in endecasillabi
sciolti che narrano la guerra dell’imperatore Giustiniano contro gli Ostrogoti, secondo le notizie ricavate soprattutto da Procopio di Cesarea. L’intento del Trissino era di riportare in auge i modelli classici dell’Eneide e dell’Iliade, rimanendo nello
schema aristotelico. Nella dedica iniziale all’imperatore Carlo V l’autore spiega la sua idea di creazione di un poema fondato
sull’unità di azione e sulla ricerca del decoro nei comportamenti dei personaggi. Dal punto di vista grafico, l’opera si rende
particolarmente importante poiché riflette il progetto di riforma auspicato dal Trissino, che prevedeva l’impiego delle vocali
greche in luogo delle corrispondenti latine aperte (omega per o lunga ecc.); i caratteri vennero fusi da Lodovico degli Arrighi
e forniti dal Trissino stesso allo stampatore. Questa è una delle rare copie originali contenente ancora tutti i passi in seguito
soppressi dall’Aut. a causa della loro ostilità nei confronti della Chiesa. Adams T-954; Gamba 1713; Tinto, Origini del corsivo
p. 130-131; BMC STC It. p. 681.
123) VACANI, CAMILLO - Storia delle campagne e degli assedi degl’italiani in Ispagna, dal MDCCCVIII al MDCCCXIII corredata di plani e carte topografiche.
Milano, dall’Imperiale Regia Stamperia, 1823.
Folio (cm 37.5 x 27 il testo e 52 x 70 per l’atlante), 3 volumi di testo e un volume in folio atlantico tutti in rilegatura originale
in stile ‘Bodoni’ in cartone giallo-arancio con titoli a stampa su etichette al dorso (indice delle tavole appl. al centro del piatto
anteriore nell’atlante), freschissimi esemplari candidi e a pieni margini, con barbe. Vol. I: Cc. prelim. 4 (di cui 1 bianca orig.),
pp. 308, cc. 2 di cui 1 bianca in fine. Vol. II: Cc. prelim. 6 (di cui 1 bianca orig.), pp. 355. Vol. III: Cc. prelim. 6 (di cui 1 bianca orig.), pp. 342, 1 carta nn. in fine (verso bianca). L’atlante contiene una grande mappa della Catalogna e 15 belle mappe o
vedute, incise da Bordiga e Antonini su dis. di Vacani, ognuna protetta da carta velina. L’atlante contiene: 1) Carta generale
delle Espagne (cm 78 x 53). II) Carta militare della Catalogna (cm 76 x 56). III) Carta dei contorni di Barcelona (cm 40 x 57.5).
IV) Carta dei contorni di Tarragona (cm 40 x 57). V) Carta dei contorni di Sagunto (cm 39.5 x 56.5). VI) Carta dei contorni di
Valenza (cm 39.5 x 57). VII) Piano della fortezza di Rosas (cm 39.5 x 56). VIII) Piano della città di Zaragoza (cm 39.5) IX)
Piano della città di Gerona (cm 41 x 58.5). X) Piano del forte di Hostalrich (cm 40 x 57.5). XI) Piano degli attacchi di St. Feliu
de Quixols en Catalogna, di Palamos, di Piano di Tosa, di Piano di Bagur (cm 39.5 x 57.5). XII) Piano della città di Tortosa
(cm 40.5 x 57.5). XIII) Piano della città di Tarragona (cm 40 x 56.5). XIV) Piano della fortezza di Figueras (cm 39.5 x 56.5)
XVI) Piano della città di Bilbao (cm 39.5 x 56.5). XVI) Piano di Lerida in Catalogna, Piano di Burgos in Castiglia, Piano di
Peniscola nel Reg. de Valenza, Piano di Castro sull’Oceano Cantabrico. (cm 39.5 x 56).
Prima edizione di quest’importante opera storica sulle guerre napoleoniche. Palau 346628.
124) VAIRO, LEONARDO - De fascino libri tres, in quibus omnes fascine species, & causae optima method describuntur
[...] necnon contra praestigias, imposturas, allusionesque daemonum, cautiones & amulet praescribuntur [...]
Venetiis apud Aldum, 1589.
8vo (cm 16), pergamena settecentesca con dorso a nervetti e titolo, tagli spruzzati, buon es. Timbro di duplicato di bibl. e timbretto di collez. privata al front., ritaglio di vecchio catalogo (in francese) all’int. del piatto, alc. iniziali colorate poster. Marca
aldina al front., pp. (16), 375 (malnum., in realtà 275), (45 nn.) con in fine il catalogo ‘Libri di stampa d’Aldo, che si trovano
al presente’.
Prima e unica edizione aldina di questa curiosa opera di magia, piuttosto rara, considerata tra i pi significativi trattati di
demonologia. Viene considerata l’edizione pi importante, anche se quella originale la precede di sei anni (Parisiis, Apud Nicolaum Chesneau, 1583). Vairo, vescovo di Pozzuoli, definiva la fascinazione come una forza magica, una qualità perniciosa
frutto di un patto diabolico fra i demoni e l’uomo (e per questo presenta una serie di amuleti e riti per scongiurare l’illusione
diabolica). Secondo gli antichi, la fascinazione era dovuta a una sorta di fluido proveniente dal corpo del fascinatore, o, come
diceva Marsilio Ficino, un vapore o uno spirito che pu˜ “contagiare” la persona che si trova vicina. Di particolare interesse
anche il Catalogo delle edizioni aldine - cio di quanto all’epoca disponibile presso la stamperia - qui edito nelle ultime 2 carte.
Caillet 1094, “very rare treatise”; Guaita 1111; Thorndike VI, 528 & 545, “Fascino denotes withcraft rather than fascination
... In the last chapter Vairo tratts of safeguards and amulets against the impostures and illusions of the demons ...”; Brunet
V, 1029; Renouard, Annales 242.8; Ahmanson-Murphy 67; Caillet III, 10965, “Traité fort rare”; manca alla Bibl. Magica
Casanatense.
125) VALERIUS MAXIMUS - Exempla Qvatvor Et Viginti nvper inventa ante capvt de ominibvs.
Venetiis, In aedibus Aldi et Andreae soceri, mense Octobri 1514.
8vo (cm 16.5), legatura originale veneziana in marocchino bruno, abilmente restaurata e rimontata, dorso a nervi ben rifatto in stile; piatti impressi a secco con cornici e ferri arabescati, un po’ consumati ma ancora leggibili, tagli colorati; nel
complesso copia pulita e con ottimi margini. Marca aldina al front. ed in fine, cc. 216, la 6° carta bianca orig. supplita da
un’altra al tempo.
46
Seconda edizione aldina dei “Facta et dicta memorabilia”, raccolta di aneddoti pubblicata per la prima volta da Aldo nel 1502 (dopo
molte preced. ediz. incunabole). Renouard p. 69.9; Adams V-92.
126) VASARI, GIORGIO - Vite de più eccellenti pittori, scultori ed
architetti … Edizione arricchita di note oltre quelle dell’edizione
illustrata di Roma. (Tomo primo, secondo … settimo). Livorno,
per Marco Coltellini (e poi Firenze, Stecchi e Pagani), 1767-72.
4to (cm 23.5), sette volumi di in cartone originale rivestito da carta
marmorizzata, titoli ms. su etichette in carta ai dorsi, esemplare genuino in barbe (qualche lieve fioritura). Tutti i frontespizi in rosso
e nero con vignetta centrale incisa, bei capolettera, testate e finalini
incisi. Alle pagine preliminari del volume I sono i ritratti di Vasari
e Pietro Leopoldo di Toscana, tre tavole ripiegate al settimo volume
con opere di Michelangelo e 154 ritratti incisi in rame degli artisti
descritti, circa pp. 3.500 complessive.
Pregiata edizione di questa che può considerarsi la ‘Bibbia’ della
Storia dell’Arte. Schlosser, La Letteratura Artistica, p. 334: “Pochi
anni separano la quinta edizione da questa, che è la più preziosa
tra quelle antiche. Uscì in sette volumi, con incisioni in rame, fra
gli anni 1676 e 1772 ... il Bottari prestò il suo aiuto e aggiunse
parecchie note ... “. UCBA II, 2037.
127) VECELLIO, CESARE - Habiti antichi et moderni di tutto
il mondo di nuovo accresciuto di molte figure.
Venezia, appresso i Sessa, 1598.
8vo gr. (cm 17.5), elegante legatura moderna in marocchino marrone, dorso a nervi con titoli in oro, tagli dorati, bell’esemplare pulito
e ben conservato, da collezione. Titolo entro cornice xilografica,
cc. (56), 507 (1 b. orig.), marca tipografica al verso della penultima
carta. L’opera è magnificamente illustrata da 507 belle xilografie
raffiguranti uomini e donne di vari popoli e nazioni, appartenenti
a vari ceti e classi (ad es. le cortigiane veneziane), tutti ritratti nei
loro abiti e costumi caratteristici. Seconda edizione con un corredo
di illustrazioni molto ampliato rispetto alla prima (del 1590), che
contiene 420 xilografie, meno della presente. I disegni dei costumi
sono opera del pittore Cesare Vecellio (Cadore, 1530 - Venezia,
1606) ed incisi in legno da Cristoforo Guerra. Colas II, 2977; Cicognara 311; Lipperheide 22; Sabin 98732; Olschki, Choix, 257.
127
128) VESALIUS, ANDREAS - Icones Anatomicae.
Munich, Bremer Presse, 1934.
Folio grande (cm 55 x 38), legatura editoriale con piatti in tela e
dorso in pelle, candido esemplare in barbe. Cc. nn. 114, pp XIII,
(3). Edizione limitata in 615 esemplari di cui il presente è il num.
LXII delle CII copie stampate colle sole tavole (senza testo interfoliato) destinate al merc. europeo, dato che la maggior parte degli esemplari fu destinata all’America, poiché l’Università di New
York aveva commissionato questa edizione.
Sono qui ristampate su carta a mano di ottima qualità i frontespizi della prima e seconda edizione (1543 - 1555) della “Fabrica”
e delle Epitome, ed un buon numero (227) delle matrici in legno
usate per le illustrazioni xilografiche, che all’epoca si trovavano
nella biblioteca di Monaco di Baviera e furono poi distrutte dai
bombardamenti nel 1944. Le illustr. mancanti furono riprodotte fotograficamente. Cushing VI.A.-16. Die Bremer Presse 39.
129) VESLING, JOHANN - Syntagma anatomicum, commentario atque appendice ex veterum, recentiorum .. observationibus, illustratum & auctum a Gerardo Leon. Blasio … editio
secunda … Amsterdam, apud Joannem Janssonium, 1666.
47
128
4to (cm 22.5), affascinante legatura coeva in pelle di scrofa
du assicelle di legno, impressa a secco con cornici concentriche, ganci e fermagli conservati e funzionanti, bell’esemplare genuino. Bella antiporta allegorica incisa col
ritr. dell’Aut., pp. (32), 558, (16), con 52 tavv. anatomiche
inc. a piena pag. n.t.
Quinta edizione (la quarta illustr. poiché la 1° ed. del 1641
è senza ill.) dell’opera più importante di Vesling, a cui si
deve la scoperta del tronco comune dei vasi lattei e linfatici,
dei vasi lattei del mesenterio ed i linfatici dello stomaco. La
pres. ediz. contiene interessanti contributi di Gaspare Asellio, Thomas Bartholin, Lorenzo Bellini, Reinier de Graaf,
M. Malpighi, J. H. Paulli, O. Rudbeck, Fred. Ruysch, Nicolaus Steno e Thomas Willis. L’Aut. (1598-1649), nato a
Minden in Vestfalia, studiò medicina a Leida e Bologna, e
dopo aver trascorso alcuni anni in Egitto ed in Palestina
divenne professore di anatomia a Padova nel 1632, oltre
che rettore dell’Orto Botanico Patavino. Il ‘Syntagma’ è
uno dei trattati di anatomia più stimati del suo tempo, con
tavole anatomiche tra le più corrette fino ad allora pubblicate, secondo Choulant-Frank. Krivatsy 12331.
130) VITRUVIUS, M. P. - Les Dix Livres d’Architecture
de Vitruve corrigez et traduits nouvellement en francois ... A Paris, chez Jean-Baptiste Coignard, 1673.
In folio (cm 43), solida leg. coeva in pelle marrone con dorso a nervi (abilm. restaurato) decorato in oro agli scomparti, buon esemplare marginoso (alone intermittente al margine superiore, più visibile nella seconda metà del vol.).
129
Ex-libris. Splendida antiporta figurata incisa in rame, belle
testate e capilettera incisi, pp. (18), 354, (16) con 65 accurate incisioni in rame a piena pagina, e 87 xilografie n.t. Seconda edizione corretta del Vitruvio di Perrault (la prima nel 1673),
forse la migliore ediz. del secolo XVII, e testo di futuro riferimento. Wiebenson, Architectural theory and practice from Alberti
to Ledoux: “... this is the first authoritative translation and well-annotated commentary of Vitruvius; it became a standard
work throughout Europe until the mid-nineteenth century. Fowler 418 (nota all’ed. 1673); Cicognara 730 “... tra le vitruviane
versioni, e commenti, tiene a buon diritto uno dei primi luoghi”.
131) ZABAGLIA NICOLA (1664-1750) - Castelli e Ponti con alcune ingegnose pratiche e con la descrizione del trasporto
dell’Obelisco vaticano. Roma, Pagliarini, 1743.
Folio (cm 48.5), pergamena coeva con tassello al dorso, genuino esemplare (bruniture e fioriture per la qualità della carta).
Doppio frontespizio (in italiano e latino) con vign. inc., ritratto dell’Aut. a piena pagina inc. da Girolamo Rossi da un disegno
di Pier Leone Ghezzi, compl. cc. 5, 42 cc. di testo (montate come 21 ff. doppi) e 54 grandi tavole incise in rame di cui 4 a
doppia pagina.
Prima edizione della più importante opera di ingegneria civile del secolo XVIII. Nicola Zabaglia nel 1691 entra come manovale alla Fabbrica di San Pietro ed in breve tempo, grazie ad una notevole capacità nella invenzione di macchine e di speciali
ponteggi per la costruzione di edifici, assume la carica di ingegnere. In questo libro, con l’aiuto di Giovanni Bottari e di Lelio
Cosatto, illustra i suoi progetti e riporta in fine la descrizione del trasporto dell’Obelisco vaticano eseguito da Domenico
Fontana. Le 54 tavole fuori testo sono incise dai migliori artisti del tempo come Giuseppe Vasi, Alessandro Specchi e Francesco Duflos da disegni di Francesco Rostagni, Carlo Fontana e Pietro Leone Ghezzi e raffigurano le macchine e le invenzioni
dell’autore. Comolli II, 304-308. Cicognara 968. Berlin Katalog 2755. Riccardi II, 632.
132) ZAMBONI, GIUSEPPE - L’elettromotore perpetuo. Verona, Tipogr. Erede Merlo, 1820-22.
8vo (cm 23), 2 volumi in brossura originale editoriale con titoli a stampa (dorsi lacunosi), esemplare assolutamente genuino,
a pieni margini con barbe. Pp. 298, (2); pp. XVI, 361, 1 di errata e 2 bianche, con numerose figure nel testo in xilografia e 15
tav.f.t.
Prima edizione. Giuseppe Zamboni nacque a Verona il 1 giugno 1776 e ivi morì il 25 luglio 1846. Fu professore di fisica al
liceo di Verona e socio di varie accademie italiane e straniere, fra cui l’Accademia di Monaco, l’Accademia dei Quaranta
e l’Istituto Lombardo-Veneto. Si occupò soprattutto di questioni connesse con l’elettricità e particolarmente delle cosiddette
“pile a secco”, intorno a cui fervevano allora infinite discussioni. Dopo la più celebre pila di Alessandro Volta (1799), anche
la pila dello Zamboni costituita da una successione alternata di fogli di carta argentata e dorata, è tuttora citata nei testi che
trattano la storia dell’elettrodinamica. Ronalds 553; Wheeler 775; Ekelöf 816.
48
Scarica

1) LIBRO D`ORE ITALIANO