L’angelo delle icone
Business e relazioni pericolose dietro l’arresto
dell’ex ministro Scajola. Ecco tutti i retroscena
Vive a Messina una delle più importanti
iconografe del mondo. La sua storia. Tra fede e arte
A PAGINA 15
Lia Galdiolo
Chiara Rizzo
Chiara Connection
A PAGINA 30
ANNO XXI Numero 19
16 MAGGIO 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
EURO 1,50
Francantonio Genovese
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
CASO GENOVESE
LA CAMERA VOTA A MAGGIORANZA
L'AUTORIZZAZIONE ALLA MISURA
CAUTELARE PER IL DEPUTATO DEL PD.
CRONISTORIA DI UNA GIORNATA NERA.
PER LA POLITICA. E LA GIUSTIZIA
Arrestatelo
16 Maggio 2014
il punto
EDITORIALE
La gogna
e il consenso
DI
ENZO BASSO
Ci voleva solo il “babbìo” di Beppe
Grillo che cerca Francantonio
Genovese in un video come la
pecorella smarrita nel bosco e poi il
twitter di Matteo "Fonzi" Renzi che
mastica “le regole sono uguali per
tutti”, per capire che ormai a farla da
padrone in Italia è la ricerca del
consenso a tutti i costi, anche
forzando la legge, come la Procura di
Messina in questo caso ha fatto.
Perché con Grillo da una parte e
Renzi dall’altra, con l’ingessata
dichiarazione del procuratore
aggiunto Sebastiano Ardita che dice
“non si commentano” le decisioni del
Parlamento, si è offerto all’Italia uno
spettacolo-farsa, indegno di un paese
civile. Si chiama gogna.
Il messaggio, che passa, per la pancia
degli elettori, è l'odio sociale: "anche
i ricchi piangono". Ma la rottura delle
regole giudiziarie e politiche, però,
non è una buona prassi. Dopo la
richiesta di arresto, fuori tempo
massimo per il tipo di inchiesta che la
Procura sta portando a termine, il
comportamento del Parlamento è
stato quello di un emiciclo “ricattato”
da un comico. No, per gli arresti di
Genovese, prima che si svolgesse un
processo ad hoc come allo stesso
Berlusconi è stato permesso per anni,
non c’è proprio da gongolare.
L’esempio, al ricco politico che
strappa e stravolge le regole, non lo
si dà così. Lo si dà processandolo e
condannandolo con le prove.
Consegnandosi alla giustizia,
Genovese dà una lezione di stile a chi
ne ha chiesto l’arresto per “possibile
pericolo di fuga”. Le "prove
adulterate o la possibile reiterazione
del reato" sono processi alle
intenzioni. Quelli seri, di processi, si
fanno nelle aule di giustizia. Non in
diretta Tv.
Sbarchi a Lampedusa
Immigrati, segnali di vita dall’Ue
L’Italia incassa il plauso dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Ma è tempo che l’Europa tutta presti attenzione. Non solo allo sforamento del debito pubblico
DI
DOMENICO BARRILÀ
I nuovi annegamenti nel Mediterraneo non sembrano fare
notizia, giacché una vicenda che si ripete all’infinito smette di
esserlo. E’ fatale.
La novità, se può essere considerata tale, è che si notano flebili
segnali di esistenza in vita da parte di soggetti sovrannazionali, in
genere molto attenti allo sforamento del debito pubblico oppure
ai capitolati sulla conservazione del lardo di Colonnata. Le cose
immateriali, infatti, sono più comode da accudire, non creano
complicazioni, non parlano, non piangono, non ci fanno sentire in
colpa, si fermano sulla superficie della nostra pelle e non vanno
oltre. Gli oggetti inanimati sono compagni di viaggio ideali. Per i
morti al massimo ci sono quelle frasi cesellate dagli uffici stampa
che ipocritamente rappresentano il dolore (finto) di chi avrebbe
dovuto arrivare prima invece si è accucciato sperando che
d’incanto l’esodo verso le nostre coste cessasse. Evento
improbabile, troppo dislivello tra le due sponde.
Per quanto possa apparire sorprendente, chi tra i paesi europei
esce a testa alta è proprio l’Italia che, al netto delle reprimende
interne di uomini primitivi che non vogliono dividere con nessuno
i loro archi, le loro frecce e le loro prede, si è presa delle
responsabilità. A macchia di leopardo, però, perché ci sono regioni
e comuni furbi che non vogliono saperne di farsi carico di chi
viene a respirare una parte della loro aria. Incassa il plauso
dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il
nostro paese, che alla fine del 2013, dopo un naufragio più
fragoroso di altri, 366 morti nei pressi di Lampedusa, aveva
avviato l’operazione “Mare Nostrum” per il pattugliamento del
Caporedattore: Graziella Lombardo Vicecaposervizio: Daniele De Joannon
In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella
Segretaria di redazione: Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208
Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839 Registrazione Tribunale di Messina
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centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Enzo Basso
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
Mediterraneo, con l’intento di evitare nuove carneficine.
Una decisione che, come ricordava il Ministro della Difesa
Roberta Pinotti in un question time dei giorni scorsi, ha permesso
di soccorrere “27.790 migranti, 3.034 dei quali minori”. Nella
stessa operazione “Sono inoltre stati arrestati o denunciati 207
scafisti". Il ministro si è anche soffermato sul mutamento della
tipologia dei migranti, generato dai conflitti nel nord Africa e
regioni limitrofe, con notevoli contributi dalla Siria alla cui crisi
non si è riusciti finora a porre rimedio. Proprio questa origine
bellica dei nuovi migranti, fa si che, dice sempre il ministro nel
suo intervento, addirittura i due terzi di questi avrebbero i
requisiti per chiedere asilo. Altro dato non trascurabile è
rappresentato dal fatto che il 93% dei migranti che affollano,
rischiando o perdendo la vita, il Mediterraneo transita dalla Libia,
un paese che dopo la caduta del sanguinario regine di Gheddafi è
precipitato in una condizione di instabilità di cui non si riesce a
indovinare la fine. Un ventre molle, una terra di nessuno, la Libia,
da dove sciamano oggi anno decine di migliaia di persone in
cerca di nuovi mondi. Numeri imponenti anche nei primi quattro
mesi di quest’anno, si parla, fonti ufficiali, di oltre 24 mila sbarchi
e 170 morti. Contabilità biblica dietro la quale può smarrirsi il
dolore di quelle creature in carne e ossa che si prendono rischi
inauditi per raggiungere le nostre coste. Tra di loro moltissimi i
minori. Bambini e ragazzi come i nostri, quelli che la mattina
accompagniamo per mano fino al ventre degli edifici scolastici per
evitare loro ogni forma di pericolo. Una bella differenza,
giustificata non si sa bene da cosa, anzi da nulla.
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riservato
16 Maggio 2014
TOP SECRET
NOMINE
REGIONE. A rischio gli stipendi dell’istituto guidato da Alfonso Cicero “grazie” alle liquidazioni record
Pensioni ex Asi, la grande abbuffata
MESSINA. Quatto quatto l’ex
dirigente di prima fascia dell’Asi di
Messina, Nando Caudo, si è insediato
nelle settimane passate allo Iacp,
l’istituto autonomo di case popolari.
Un primo risultato l’ex direttore
amministrativo del Teatro Vittorio
Emanule l’ha ottenuto: riceverà lo
stipendio. Perché, con i venti che
tirano all’Irsap, l’istituto guidato da
Alfonso Cicero, che ha la missione di
liquidare l’esperienza disastrosa
delle undici Asi siciliane che più che
insediamenti industriali hanno
prodotto contenziosi a catena, gli
stipendi sono sempre più a rischio.
Più che una montagna, le
liquidazioni milionarie che gravano
sugli enti da smantellare rischiano di
essere una rovinosa slavina.
Qualche cifra? A Messina solo il tfr, il
trattamento di fine rapporto, della
dirigente Anna Randazzo si attesta
su 403mila euro, con un trattamento
pensionistico mensile di “appena”
tredicimila euro. Poco rispetto a un
altro dirigente messinese, Serafino
Bruca, che di pensione arriva a
14mila 700 euro al mese,
surclassando Aldo Pollicino, che
MESSINA. Ogni seduta gettone di 500 euro
Consiglio sorveglianza Innovabic
Miloro e Bisginano forever
MESSINA. C’è una linea di continuità
tra le precedenti giunte comunali e
provinciali e quelle di Renato
Accorinti e del commissario Filippo
Romano? Sì. All’ultimo consiglio di
sorveglianza, l’organo che
sovrintende le decisioni tecnicooperative. di InnovaBic, a rappresentare il
Comune di Messina e
la Provincia, soci
insieme all’Università,
si sono presentati due
amministratori di
Orazio Miloro
fiducia dell'ex sindaco
Giuseppe Buzzanca,
Orazio Miloro, e
dell'ex presidente
Nanni Ricevuto,
Michele Bisignano.
Per ogni seduta del
consiglio di
Bisignano
sorveglianza spetta ai
componenti un
gettone di 500 euro, poco rispetto ai
duemila che, come componente del
consiglio di amministrazione, un
tempo richiedeva l’ex assessore al
Bilancio, Mario Centorrino.
Alfonso Cicero
arriva a ottomila euro e Luigi Zingales,
7,900 euro. Una montagna di denaro,
che la Regione non sa più dove
prendere. Tanto che sono a rischio gli
stipendi, da meno di duemila euro, dei
dipendenti “superstiti”. I direttori da
liquidare all’Irsap, ben 25, costano 3,
2 milioni di euro. Ma nella corsa
forsennata alla pensione si registra
un fenomeno che ha già attirato
l’interesse della magistratura: su 508
dirigenti della Regione, ben 365
hanno chiesto di usufruire della
legge “104”: lamentano tutti di
avere un malato grave a casa da
accudire. Ha fatto scuola in questo
senso il “caso” di Piercamillo Russo, il
dirigente regionale in quota Pd che
ha chiesto la “104”, e pochi giorni
dopo è stato nominato assessore alle
Infrastrutture dal governatore
Lombardo. Oggi fa l’avvocato, nello
stesso studio che fu del presidente
dell’Antitrust, il palermitano
Pitruzzella, e cura le cause girate
dalla Regione, come il miliardario
contenzioso con il gruppo Falk, per la
mancata realizzazione dei
termovalorizzatori in Sicilia. La
difficile materia delle pensioni Irsap
ora è arrivata sul tavolo del
presidente della commissione Attività
Produttive, Bruno Marziano, a caccia
“di una soluzione legislativa che salvi
i diritti acquisiti”.
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6. Chiara Connection
Retroscena sugli arresti del caso Matacena
POLITICA
9. Aronica, prefetto commissariato
La Consulta ridiscute ruolo e funzioni
del rappresentante dello Stato
10 Genovese, tappa a Gazzi
La Camera dice sì all’arresto del leader Pd
12. Mazzeo, candidato a Muos duro
Parla il giornalista saggista che sfida gli Usa
13. Catania, che fine ha fatto l’Mpa
Da una legislatura all’altra, ecco dove sono finiti
gli autonomisti in corsa nel 2009
14. Brolo, comizi e querele
In piazza l’ex sindaco e l’onorevole Laccoro.
Partono le querele
15. Al voto col Grande Fratello
Duelli in tv a Mistretta
16. Rifiuti, Gesenu nel mirino
I sindaci contestano il debito milionario
SICILIA
17. Università, la ricerca resta al palo
Impossibile accedere alle riviste e ai volumi in
formato elettronico
18. soprintendenza, Scuto vince a metà
Accolto il ricorso dell’ex titolare di Messina
19. I baraccati di corso Cavour
Case catastate come “economiche o popolari”
20. Astra, fucina d’oro
Sofia Sfameni e Emma Gervasi campionesse d’Italia
22. L’argilla diventa tridimensionale
A Spadafora un museo
23. Ganzirri? Esce dal pantano
La Provincia avvia l’iter per la gestione dei laghi
24. Barbaro, la sanità che fa bene
Il premio alla dottoressa del Consultorio di Messina
ECONOMIA
25. C’era una volta il Jolly
In arrivo il cambio di destinazione d’uso
26. In affari col suino
Il rilancio dell’agroalimentare dei Nebrodi
27. L’invasione dei lidi
A Giardini troppe concessioni sulle spiagge
POSTER
29. Lia Galdiolo, angelo delle icone
Ad Alì una delle massime esperte di iconografie
RUBRICHE
4-5. Settegiorni
28. Qui Europa/Consulenti lavoro/Consumatori
32. Libri / Classifica / Lacerti di Letture
38-39 Lettere & Commenti
38. Qui scuola/Heritage/Ecologia e Ambiente
39. Eliodoro/ Animal House
39 150 Parole da Palermo
centonove pagina 3
Anche Martino Russo
nello staff della Furnari
MESSINA. Antonio Grasso, funzionario del Bilancio, capo di gabinetto; “vice” il messinese Martino
Russo, segretario particolare Pippo
Morano. E’ lo staff che affiancherà
il neo assessore alla cultura della
Regione, Giusi Furnari.
DIVORZI POLITICI
Megafono in frantumi,
deputati verso Renzi
MESSINA. Un supergruppo, “moderato e di centrosinistra” di supporto all’area Renzi-Faraone. E’
l’ipotesi alla quale stanno lavorando alcuni deputati pronti a lasciare il Megafono: Nino Oddo,
Giovambattista Coltraro, Nello Di
Pasquale, lo stesso capogruppo
Giovanni Di Giacinto. Da Catania
dovrebbe arrivare Gianfranco
Vullo. La formalizzazione avverrà
dopo le europee.
TRATTATIVE
Birrificio Messina,
distribuzione Ferrerelle
MESSINA. Potrebbe essere la Ferrarelle il distributore della birra
del Birrificio Messina. La grande
impresa dell’acqua minerale, infatti, ha mostrato disponibilità a
fare da vettore all’interno della
catena della grande distribuzione alla cooperativa pronta a
sbarcare sul mercato in autunno.
FORMAZIONE
Enfap, pronto il piano
di licenziamenti per 500
MESSINA. Il presidente dell’Enfap, ente vicino alla Uil, che è
anche direttore dell’Ecap, ente vicino alla Cgil, ha già predisposto
il piano: dal primo luglio scatterà,
ai sensi della legge 223, il licenziamento collettivo, per quasi
500 lavoratori in Sicilia, utile all’avviamento verso la mobilità.
IACP DI MESSINA
Gli “Invisibili” chiedono
copia del regolamento
MESSINA. Una copia del regolamento di assegnazione delle case
Iacp, un patrimonio di 9300 alloggi
in tutta la provincia, è stata chiesta
alla direzione dell’Istituto dall’associazione gli Invisibili di Messina.
Si vuole verificare se nell’assegnazione, si sia sempre rispettato il
“buon governo delle norme”.
16 Maggio 2014
CHI SALE
Angelo Caristi
MESSINA. Conoscendo la sua
attitudine per le guerre, tanto
che sta allestendo un museo
sulle incursioni aeree in contrada Scoppo, il coordinatore
regionale di Forza Italia ha deciso che l’incarico migliore per
il coordinatore cittadino fosse
appunto quello di “Sentinella
del voto”.
Salvo Lipari
E’ stato eletto oggi all’unanimità
presidente regionale dell’Arci, dal
Consiglio regionale dell’associazione. 48 anni, impiegato, già
presidente di Arci di Palermo, succede ad Anna Bucca che ha guidato l’associazione per 8 anni.
“Quello che ci aspetta – ha spiegato – è un lavoro difficile in un
momento di grave crisi sociale,
ma l’Arci è stata, è, e continuerà
ad essere sempre protagonista
sul territorio con i suoi circoli e le
migliaia di soci che giornalmente
cercano di costruire percorsi e
progetti per una società più equa
e solidale”.
Francesco Montenegro
MESSINA. Maglietta bianca e
rossa sulla tonaca, al grido «chi
non salta mafioso è» l' arcivescovo di Agrigento Francesco
Montenegro ha incitato oltre
4.000 ragazzi riuniti a San Giovanni Gemini per Giovaninfesta
2014. Il video, sta spopolando sul
Web. «Bisogna parlare un linguaggio diverso per aprire nuove
brecce»
Jacopo Dall’Oglio
MILAZZO. Il centrocampista mamertino della Reggina, durante
il match del campionato cadetto contro il Siena ha dedicato il suo primo gol fra i professionisti all'ex compagno di
squadra nel Milazzo Marco Salmeri, scomparso in un incidente
stradale lo scorso 27 aprile,
mentre ritornava dalla disputa
del match Due Torri-Savoia.
Lucia Borsellino
PALERMO. L’assessore alla Sanità ha dato vita al Codice rosa
contro la violenza sulle donne e
le persone fragili. Una task
force di operatori sanitari, psicologi e assistenti sarà presente
nei pronti soccorso per dare assistenza e sostegno alle vittime,
curando e facilitando la raccolta
della denuncia, in casi con caratteristiche compatibili di violenza sessuale e/o domestica.
settegiorni
MESSINA. Protocollo d’intesa Tribunale-commercialisti
Prevenzione criminalità
Presto una task force
MESSINA. Un protocollo di intesa, il
primo in Italia nel genere, per formare
esperti in “Prevenzione e contrasto dei
fenomeni della criminalità di tipo
mafioso” in grado anche di
amministratore il patrimonio sequestrato
alla mafia. E’ stato firmato,. giovedì 15,
nell’ufficio del presidente del Tribunale
di Messina, Antonino Totaro. Erano
presenti, il procuratore capo Guido Lo
Forte, il presidente degli avvocati,
Francesco Celona, quello dei
commercialisti, Enrico
Spicuzza e il
professore Giovanni
Moschella, in
rappresentanza
dell’Università di
Messina. Gli enti
promuoveranno un
master di primo e
Enrico Spicuzza
secondo livello,
riservato a giovani
laureati in scienze politiche
internazionali, e/o giuridiche,
sociologiche o socio-economiche;
amministratori e dipendenti degli enti
locali; operatori della pubblica sicurezza,
interessati all’aggiornamento
professionale; tutte le figure
professionali, commercialisti e avvocati in
testa che richiedono competenze
specifiche, per la corretta gestione dei
beni sequestrati alla mafia. Del comitato
scientifico, faranno parte tre docenti
universitari, oltre il direttore del Master;
un rappresentante della Procura, uno del
Tribunale, un rappresentante dell’ordine
degli avvocati e dei commercialisti.
SOCIETÀ
Monforte, convegno sulle ricerche storiche nel Val Demone
Monforte San Giorgio. Sabato 17 e domenica 18 maggio nella Chiesa di S. Antonio
si terrà un convegno su “Ricerche storiche e archeologiche nel Val Demone” con la
partecipazione di vari studiosi: Padre Alessio Mandranikiotis, Lia Galdiolo, Giuseppe
Ardizzone Gullo, Daniele Macris, Roberto Motta, Piero Gazzara, Guglielmo Scoglio,
Filippo Imbesi, Luigi Santagati, Michele Fasolo, Giuseppe Pantano, Salvatore La
Monica, Franco Biviano, Giovan Giuseppe Mellusi, Franz Riccobono, Rosario Moscheo.
Messina, convegno interregionale Disal scuola allo “Jaci”
Messina. Venerdì 16 maggio, alle 10,30, all’Istituto “Jaci” si svolgerà il convegnolaboratorio Sicilia/Calabria "Valutazione delle ISA e amministrazione trasparente"
della Disal (Associazione dirigenti scuole autonome e libere). Col dirigente scolastico
Rosario Abbate, interverranno Ezio Delfino, Presidente Nazionale Disal e i dirigenti
scolastici Mariapaola Iaquinta e Lorenzo Benicasa.
Milazzo, all’ex Trony in mostra le opere di “Re”
Milazzo. Verrà inaugurata martedì 20 maggio, alle 19, “Livelli atmosferici di natura
artificiale”, personale di RE nella sede espositiva dell’Ex Trony di Milazzo. La mostra,
organizzata dalla Cooperativa Arte e a Capo, è curata dalla storica dell’arte Stefania
Lanuzza. Dopo il successo ottenuto allo Spazio Oberdan di Milano, dove la sua opera
Ectoplasma è stata selezionata tra le 25 finaliste del Premio Ricoh 2014, RE è
protagonista della sua prima mostra personale, in cui saranno esposte 50 opere.
MESSINA. Divertimento e punti informativi per i progetti di Vip Italia Onlus a piazza Cairoli
Giornata del naso rosso tra gag e solidarietà
Messina. Domenica 18 maggio si svolge la X Giornata nazionale
del Naso Rosso (GNR), in contemporanea in 53 piazze italiane,
promossa da VIP Italia Onlus per diffondere la cultura della
gioia e della solidarietà. A Messina, dalle 10 alle 20.30, a Piazza
Cairoli, i volontari clown di corsia dell’associazione di
volontariato VIP – ViviamoInPositivo Messina organizzano una
giornata nel segno dell’allegria e di gag, giochi, magie, trucca
bimbi, canti, balli, punti informativi su come diventare clown di
corsia e sulle attività associative. Obiettivo: sensibilizzare e di
raccogliere fondi a favore dei progetti di Vip Italia Onlus.
SENTENZE. La Cassazione conferma otto mesi di reclusione a Minardo e Siracusa per il caso Pintabona
Condanne al Cas, «gioco di specchi» alla peloritana
Il duro atto d’accusa del procuratore generale che si è già occupato di Messina con l’affaire Veterinaria
MESSINA. La Cassazione ha confermato
la condanna a otto mesi di reclusione
per Antonio Minardo, ex presidente del
Cas (Consorzio autostrade siciliane) nel
2007 e Felice Siracusa, ex dirigente
dell'area tecnica del Consorzio e
facente funzioni di direttore generale.
L'accusa è abuso d'ufficio. I fatti
riguardano il concorso per il posto di
dirigente generale vinto dall'avvocato
Olivia Pintabona nel 2005 e attribuitole,
solo dopo un contenzioso, nell'ottobre
2008. Minardo e Siracusa avrebbero
evitato la nomina di Pintabona, dando
un incarico di direttore generale, senza
concorso, all'ingegnere Vincenzo Pozzi.
E' ancora in corso il giudizio contro i
componenti del consiglio direttivo,
Torre, Faraone e Paffumi che avevano
espresso voto favorevole per il
conferimento dell'incarico a Pozzi.
Questi ultimi, assolti dal Tribunale di
Messina con sentenza depositata a
marzo, dovranno difendersi nel
giudizio d'appello richiesto dall'accusa.
Nel medesimo giudizio e per le
condotte di abuso dovrà difendersi
anche Patrizia Valenti, attuale assessore
regionale e presidente del Cas fino alla
sua decadenza, disposta nel luglio 2009.
Una "labirintica vicenda siciliana. Un
gioco degli specchi ....di luci e di ombre
…." utile a deviare lo sguardo dalla
direzione giusta. Esordisce così il
Procuratore Generale all'udienza di
martedì 13 nella sua requisitoria per
chiedere il rigetto del ricorso proposto
da Antonino Minardo e Felice Siracusa.
Una consuetudine peloritana, “un caso
di scuola di esercizio di potere
orientato alla realizzazione non già
Antonio Minardo
centonove pagina 4
dell’interesse pubblico ma di un interesse
personale ed egoistico, collidente e diverso
da quello per il quale il potere è
attribuito”.
Non è la prima volta che la VI Sezione
penale della Cassazione si occupa degli
abusi d'ufficio commessi per neutralizzare
gli effetti di un concorso pubblico quando
il migliore, che vince, non è anche il prescelto. Come quello già definito (sempre
dalla VI Sezione della Cassazione) lo scorso
anno per alcuni degli imputati dell'affaire
Veterinaria che ha coinvolto l’Università
degli studi di Messina (il professore
Raffaele Tommasini ed altri che hanno
visto confermata la sentenza di condanna).
In aula presente anche il padre di Antonio
Minardo, che insieme al prof. Franco Coppi
ed all'avvocato Gullino, mostrava i segni
della sua inquietudine per aver lanciato il
proprio rampollo nell’impossibile impresa:
governare il “caos del Cas”. Olivia
Pintabona, difesa dall’avvocato Aurora
Notarianni, raccoglie così ragioni postume
del suo diritto all’incarico di direttore
generale per ottenere il quale
innumerevoli volte ha dovuto chiedere
tutela. La Pintabona, infatti, è morta il 16
giugno del 2011.
settegiorni
16 Maggio 2014
CHI SCENDE
COCKTAIL. Il pluripremiato fiduciario dell’Aibes approda nello sdoppiamento del ritrovo del Viale
Prestige con Porco
A prendere il suo posto in postazione da Doddis
il giovane bartender Marco Romano
MESSINA. Svolta “epocale”
nel mondo dei bar
messinesi. Giuseppe
Porco, storico bartender
del ritrovo Doddis cambia
“postazione”.
Pluripremiato, nonchè
vincitore del concorso
nazionale Aibes nella
categoria after dinner con
“Bay Dreams” (è
attualmente fiduciario per
la Sicilia dell’associazione),
diventerà presto
l’elemento di richiamo
dello sdoppiamento del
“Prestige” di viale San
Marco Romano
Martino (già Galimi e,
ancor prima, Aiello). Il
locale aprirà dove, fino a poco tempo fa, c’era il “Caffè
Antico”, all’angolo tra le vie Cesare Battisti e Tommaso
Cannizzaro. Un luogo, comunque, rimasto nella memoria
come bar Select, o ex Select, che fu un ritrovo storico di
Messina fino a un decennio fa. Molti i cavalli di battaglia
di Porco, tra cui la Caipiroska alla frutta (in particolare al
mandarino cinese), cui si aggiungono i grandi classici. E
da Doddis? Nel bar pasticceria di via Garibaldi, ormai
Mago Atanus
MESSINA. Per il celebre mago
messinese, tornato alla ribalta
dopo un periodo di silenzio,
c’è amore e amore, tanto da
dover offrire servizi specifici.
Seppur “specializzato in legature amorose”, nella sua ultima pubblicità, Atanus sottolinea in caratteri grandi e
all’ultima riga, una nuova offerta: “Riavvicinamento amori
gay”.
Guglielmo Sidoti
MESSINA. Decisamente, il giovane senatore accademico dell’Ateneo di Messina non potrà
puntare il dito, per lungo
tempo, per stigmatizzare l’attività universitaria che non lo
convince. Sidoti, infatti, è riuscito a chiudersi l’indice nello
sportello dell’automobile, rendendolo inutilizzabile.
Calogero Ferlisi
Giuseppe Porco
meta fissa degli aperitivi anche mattutini (la domenica è
gettonatissimo da politici e professionisti), è già entrato in
postazione il giovane Marco Romano, che ha recentemente
collezionato un nuovo riconoscimento Aibes. Con Doddis,
Romano diventa definitivamente un barman alla “luce del
sole”, visto che a conoscerlo sono stati, fino ad ora,
soprattutto gli amanti della vita notturna.
R.C.
MILAZZO. La comandante Puleo denuncia la violazione della privacy
La vigilessa e il video che scotta
Milazzo. Di compromettente in realtà c’è ben poco. Una banale
goliardata poco prima di una seduta dal fisioterapista. Ma a
Milazzo il video postato sia su facebook che su youtube, è
schizzato a quasi seimila visualizzazioni in poche ore, e cresce di
giorno in giorno. Ormai è di dominio pubblico e fa discutere nei
bar e in piazza. Vittima di questo scherzo di cattivo gusto è la
comandante della polizia
municipale di Milazzo, Giuseppa
Puleo, che si è rivolta alla procura
della repubblica con una dettagliata
denuncia e la richiesta di rimuovere
il video dai social network per
violazione della privacy. Tutto nasce
da un profilo facebook fasullo che
ha postato il video e chiesto
l’amicizia a cittadini milazzesi,
associazioni e organi di stampa
locali. Al suo interno un unico post:
un video che promette uno
“spogliarello”. Protagonista la
comandante Puleo che prima di
Giuseppa Puleo
sdraiarsi sul lettino di un
fisioterapista si toglie in modo
ironico l’abito a fiori simulando uno spogliarello. In sottofondo la
voce di una ragazza che - ridendo - commenta la “performance”
davanti al massaggiatore. La comandante è andata giustamente su
tutte le furie. Ha scritto in procura e ha cercato di proteggere la
sua privacy. Inutilmente. Il video è sulla bocca (e i telefonini) di
tutti. Seimila le visualizzazioni su youtube. Tanti gli interrogativi:
in che occasione è stato girato il video? Chi è l’autore? Chi l’ha
postato su youtube? E quali sono le motivazioni che hanno
portato ad un simile gesto? Risposte a cui dovrà rispondere la
procura.
ROSA E NERO
Termini Imerese ricorda lo scultore Sgarlata
PALERMO. Si inaugura oggi l'itinerario museale
"Percorso d'autore: la vita, le opere e il pensiero di
Filippo Sgarlata", nel museo Civico "Baldassare
Romano" di Termini Imerese. L'itinerario, che gode
del patrocinio dell'assessorato regionale ai Beni
Culturali e all'Identità Siciliana, oltre che del
Comune di Termini e del Museo, coinvolgerà le sale
del Museo Civico, la sala municipale "Vincenzo La
Barbera" e anche la Casa Museo dell'artista che sarà
aperta al pubblico per l'intero periodo
dell'iniziativa, in programma fino al 12 luglio.
Patti, è morto il padre di Tony Cairoli
PATTI. Grave lutto per Tony Cairoli, il pluricampione
del mondo di motocross. Mercoledì 14 è morto il
padre Benedetto, 67 anni, colpito da infarto mentre
alla guida dell’auto stava raggiungendo la sua
abitazione in contrada Maddalena di Patti. L’uomo,
accusato il malore, è finito fuori strada in una zona
piena di sterpaglie, ed è stato portato fuori a fatica.
Cgil a lutto per Poldo Ceraulo
PALERMO. E' morto a Palermo l'ex sindacalista della
Cgil e consigliere comunale del Pci, Leopoldo "Poldo"
Ceraulo, che avrebbe compiuto 61 anni domenica
prossima. Insegnante di matematica, preside e
collaboratore dell'Ufficio scolastico regionale, Ceraulo
è stato stroncato da un infarto mentre tornava a casa
dopo il comizio di Matteo Renzi a piazza Politeama.
centonove pagina 5
MESSINA. Il comandante della
Polizia municipale messinese
perde il suo “appeal”. Per avvicinare i cittadini all’istituzione, Ferlisi ha deciso di “riesumare” l’iniziativa di dedicare
due ore del martedì ed il giovedì ad una “linea diretta” per
ascoltare le segnalazioni dei
cittadini. Risultato? Scarsissimo: hanno chiamato solo in
due.
Raphael Rossi
MESSINA. Il “superconsulente”
di Messinambiente non ama i
convenevoli, e a costo di risultare brutale risponde “pane al
pane”. Ai giornalisti che, dopo
la conferenza stampa di presentazione, gli hanno chiesto il
numero di telefonino per poterlo contattare, Rossi ha risposto secco? Macchè telefonino...t
anto, non rispondo mai, quindi
è inutile”. Ha lasciato però la
sua email. “A quella rispondo”,
ha spiegato. Senza specificare,
però, con che tempi...
Franco Battiato
CATANIA. L’artista catanese
non ha certo il senso della misura. A Catania per la presentazione della rassegna di appuntamenti 'La Natura della
mente' di cui è direttore artistico, Battiato ha voluto esagerare: "Rosario Crocetta doveva approfittare della mia
uscita per licenziare tutti. Allora diventava una specie di
Federico II di Svevia...".
16 Maggio 2014
primopiano
Chiara Rizzo con Amedeo Matacena
INCHIESTE. La latitanza di Amadeo Matacena inguaia la moglie e l’ex ministro Scajola
Chiara Connection
Un patrimonio da preservare, il carcere da evitare, una rete di fiancheggiatori, la ‘ndrangheta:
Passa dallo Stretto la vicenda che sta animando le cronache. Gialle e Rosa. Tra Montecarlo e Dubai
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. “Altro che latitanza dorata,
qui a Dubai vivo facendo il maitre”.
Ascesa e declino di Amedeo Gennaro
Raniero Matacena, ex deputato,
armatore con la Amadeus Spa e
rampollo di una famiglia di armatori,
viveur a Montecarlo e amico dei potenti,
condannato per concorso esterno e oggi
latitante, è tutta in quelle dieci parole
confessate a Repubblica. Caduta che
rischia di portare con sè alcuni dei
potenti che gli sono stati amici. Il più
potente dei quali è Claudio Scajola,
ex pluriministro di Forza Italia e oggi ai
domiciliari per aver favorito la latitanza
dell’ex collega di partito.
ARRESTI PER COLAZIONE. E’
giovedi 8 maggio quando le agenzie
battono la notizia dell’arresto a Roma,
dalla direzione investigativa antimafia
(DIA) di Reggio Calabria, dell’ex
ministro dell’Interno Claudio Scajola,
raggiunto a Roma da un provvedimento
di custodia cautelare con l’accusa di aver
favorito la latitanza di Amedeo
Matacena, ex parlamentare di Forza
Italia ora latitante a Dubai. Nell’ambito
dell’operazione, denominata “breakfast”
che punta a ricostruire i movimenti dei
capitali illeciti delle cosche calabresi (e
prende avvio dall’inchiesta sui fondi neri
della Lega Nord), sono ai domiciliari
altre cinque persone: Raffaella De
Carolis, madre di Matacena, Martino
Politi e Maria Grazia Fiorsalisi,
rispettivamente assistente e segretaria di
Matacena, la segretaria di Scajola
Roberta Sacco, e Antonio
Chillemi, legale rappresentante della
Amadeus. Nella stessa operazione, oltre
al mandato di cattura anche per
Amedeo Matacena, ne spunta uno per la
moglie Chiara Rizzo, poi arrestata a
Nizza l’11 maggio. E la vicenda, da
giallo che era, si tinge di rosa.
DA MONTECARLO CON FURORE.
E’ la presenza di Chiara Rizzo,
messinese di nascita, residente a Lipari
ma monegasca d’adozione, che scatena
le fantasie pruriginose dell’opinione
pubblica. La bella quarantatreene che
gira lungo le strade del Principato in
Porsche, si fa fotografare in pose
plastiche sul cofano di una Ferrari e per
sposarsi decide di dire “sì” a Luxor, in
Egitto, su una nave ancorata alle rive
del Nilo, ha un rapporto speciale con
Scajola, con il quale ha un
atteggiamento parecchio familiare, al
punto di usufruire della scorta dell’ex
ministro per motivi personali. Non solo.
SEGRETI & CONFESSIONI. Perchè
oltre alle “cointeressenze economiche”
oggetto dell’indagine, i due si scambiano
confidenze, qualche favore e, da parte
dell’ex ministro anche un po’ di stizza.
Quando Scajola organizza un incontro
con un professionista per aiutare Chiara
Rizzo a far girare dei fondi, alla notizia
che il professionista ha fatto un po’ il
“cascamorto”, sbotta stizzito. Ma le
cortesie non si limitano solo alle
segnalazioni: all’inizio dell’anno Scajola
si mette alla guida di una Alfa Romeo,
prende Chiara Matacena a Ventimiglia,
al confine col principato di Monaco, la
scarrozza fino ad una riunione d’affari
che la bella donna ha nel milanese e la
attende in auto per qualche ora. Nel
frattempo, Scajola trova anche il modo
di “inguaiare” qualche collega di partito
quando, nel corso di una discussione,
confessa alla bella Chiara la gratitudine
che serba nei confronti di un esponente
del suo partito per il suo supporto
durante le grane giudiziarie precedenti.
Circostanza, questa, che avrebbe indotto
L’arresto di Scajola
centonove pagina 6
gli investigatori ad allargare il giro delle
indagini per cercare di capire chi
avrebbe interesse a coprire la latitanza
di Matacena.
QUELLE TRATTENUTE.... Secondo il
Gip Olga Tarzia, “appare evidente,
invero, che le operazioni che la donna
pone in essere siano funzionali al
resettaggio degli asset societari e alla
ricollocazione della titolarità dei beni
che si vogliono, di tal guisa, sottrarre ad
eventuali aggressioni di natura
giudiziaria”. Tipo, per esempio, il
“maneggiamento” di un conto aperto
presso il Monte dei Paschi di Siena dalla
Amadeus sul quale, scrive il giudice, la
"Caronte & Tourist S.p.A." dispone
bonifici in favore della società Amadeus
S.p.A. avente quale casuale
"Trattenuta quota rampa m/n
Amadeus”. “Non appare chiara la
ragione secondo la quale la Rizzo possa
disporre del conto corrente intestato ad
una società a lei totalmente estranea”
quale la Amadeus, conclude il giudice.
Se non fosse che, ad un certo punto,
Chiara decide di separarsi da Amedeo.
Forse, dicono i giudici. O forse no. Più
probabilmente no.
SEPARATI IN CASA. Nel 2013
Matacena è condannato in via definitiva
per concorso esterno in associazione
mafiosa a 5 anni di carcere, per i suoi
rapporti con la cosca di ‘ndrangheta dei
Rosmini di Reggio Calabria, ma evita
l’arresto fuggendo a Dubai, negli Emirati
Arabi, un paese che non ha stipulato con
l’Italia trattati di estradizione. La
lontananza non sembra giovare alla
coppia, tanto che lo stesso Scajola si
interessa alla questione: “L’hai già
cominciata la separazione?”, chiede a
Chiara Rizzo. Secondo gli inquirenti,
però la mossa sarebbe finta. “In effetti
non si tratta di una separazione”, spiega
la donna in un’altra telefonata, alla
moglie del fratello di Amedeo Matacena.
Perchè? Secondo gli inquirenti, sarebbe
una “strategia di attribuzione fittizia dei
beni”, un sistema per impedire
l’aggressione al patrimonio”.
FUSIONE INVERSA. Fulcro delle
accuse sostenute dalla procura reggina,
è la “fusione inversa”, definita dal Gip
“il logico completamento del percorso di
primopiano
16 Maggio 2014
MESSINA
occultamento delle reali disponibilità
della famiglia Matacena, avviato in
prossimità della conclusione dei processi
a cui Amedeo Matacena risultava
sottoposto”. Di cosa si tratta? Di
un’operazione, tentata nel 2013, di
incorporazione di Solemar in Amadeus.
La fusione è “inversa” perchè Solemar
detiene il 100% del capitale della
Amadeus. E perchè non si è tentata la
soluzione della fusione diretta, cioè
Amadeus in Solemar? Perchè la prima
ipotesi consentirebbe di evitare la
chiusura e la riapertura da parte di una
nuova società di tutti i libri e registri
atttualmente tenuti da Amadeus,
nonché la modifica dei documenti fiscali
e della cancelleria (quali ad esempio
fatture, bolle, carta intestata. ecc.). Allo
stesso modo non vi sarebbe alcuna
variazione nei conti correnti bancari e
postali di Amadeus. Secondo gli
inquirenti, un metodo messo in campo
da Amedeo Matacena “di rafforzare,
nonostante il suo stato di latitanza, la
sua veste di socio e gestore occulto delle
predette realtà societarie, proseguendo
ad incamerare, attraverso i prestanome,
gli utili provenienti dall'attività
imprenditoriale svolta e dall’incremento
di valore delle aziende per effetto del
reinvestimento di parte degli utili”.
LE RESPONSABILITA’. “Amedeo
Matacena ha curato i suoi interessi
attraverso un apparente distacco dalle
società, attuando un collaudato modus
operandi, che ha visto nel tempo
impegnati in questo turbillion di
trasformazioni societarie, cessione di
quote e girandole di incarichi sociali, la
madre, Raffaella De Carolis,
l'immancabile Antonio Martino Politi
che comunica ogni sua conoscenza a
quest'ultima, Antonio Chillemi, indi
Chiara Rizzo, divenuta moglie del
primo, personaggi indispensabili nel
programma simulatorio di intestazione
fittizia delle quote societarie delle
società di capitale”. A Claudio Scajola il
Gip imputa un “frenetico scambio di
informazioni, il coinvolgimento di una
rete di soggetti e l'esistenza di un
sistema di comunicazioni di grande ed
immediata efficacia”. Per far cosa?
“Spostamenti di somme per garantire la
latitanza del Matacena, attività dirette a
rendere attuabile il pianificato
spostamento dall'Emirato di Dubai alla
Repubblica del Libano, luogo
individuato dallo Scajola sfruttando le
proprie relazioni personali”. Infine
Maria Grazia Fiordelisi e Roberta Sacco,
“non mere esecutrici di ordini, ma
direttamente coinvolte nell'attività di
tutela del Matacena, perfettamente
informate della situazione esistente e
per il ruolo di continuo supporto
economico all’armatore, consentendogli
l'assoluta disponibilità di ingenti somme
di denaro e di mantenere i rapporti
personali anche durante il periodo di
latitanza”.
IL PERSONAGGIO. I due volti di miss Rizzo, regina di Montecarlo e adolescente a Messina
Da signorina a Lady
TITOLARI DI CONCESSIONARIE ‘AUTO, FIGLI DELLA SANITÀ
PRIVATA, I “RICCHI” AMORI FINO AL PRIMO MATRIMONIO
“E la cosa più vergognosa è la reazione della "Messina Bene"
che perbene non è, che non aspetta altro che esultare dei
guai altrui!! Doppia vergogna!! Comunque tutto si sistemerà
alla faccia di tutti coloro che sperano il contrario!! Forza
C!!!”: è questo uno dei commenti che più raccontano delle
reazioni “in patria” per l’arresto di Chiara Rizzo, più nota
nel bel mondo come Chiara Matacena. Anche se di
“mondano”, agli atti della cronaca rosa, c’è ben poco. Più che
altro, a “incoronare” la messinese è stato il magazine “il
Foglio Italiano”, edito nel Principato di Monaco, dove
risiedono i coniugi. Sul numero 141 dell’ottobre del 2012, che
contiene anche un’intervista all’ex candidato alle primarie del
Pd, Gianni Pittella, Chiara domina in copertina e ha
dedicata una lunga intervista, firmata da Ely Galleani, dal
titolo “The Family fashion di Chiara Matacena”. Pagine
arricchite con foto patinate che la ritraggono da sola, col
marito e con i figli (“Francesca, che si è laureata ad aprile in
Business and Managment all’Università di Monaco, e Athos,
nato nel 1999 nel principato di Monaco”). Pagine in cui si
descrive la sua accoglienza in un “salotto in stile barocco”,
poco prima della partenza delle vacanze estive,
“elegantemente vestita con un tailleur Chanel color
Salmone”. All’epoca, il rapporto con il marito,
apparentemente, va a gonfie vele. Sul perché del suo essere
“regina invisibile” del bel mondo, Chiara spiega: “Non amo
essere sulle pagine dei rotocalchi mondani e sono uscita allo
scoperto con il libro di fotografie ‘Woman of Monaco’ solo
perché è stata un’opera di beneficienza destinata ai bambini.
Nell’intervista, spazio ai valori fondamentali (“La famiglia
innanzi tutto… Non sono solo innamorata di mio marito, ma
provo nei suoi confronti un grande sentimento di stima per il
suo coraggio e per i valori nei quali crede”), all’amicizia (“I
miei amici sono la mia più grande ricchezza ed è anche grazie
all’aiuto di mio marito che ho potuto conservare i rapporti
con le persone a me care”), a ciò che non vuol diventare (“…
una donna incattivita dalla vita, altezzosa e superba!”) e al
mare, che ha condizionato la scelta di vivere a Montecarlo,
luogo dove “i miei figli prendono autobus elettrici per
andare a scuola”. Donna alla moda, alla quale piace entrare
anche da Zara (“dove trovo una moda prêt-à-porter con i
prezzi alla portata di tutti”), Chiara ama cucinare, è
Chiara Rizzo con l’ex marito Franco Currò
fermamente credende e ama frequentare lo Yacht Club, dove
è attraccata la barca di famiglia, Black Swan: “Un ‘Camper &
Nicholson’ progettato nel 1898”.
Questa è Chiara Matacena a Montecarlo. Ma, a Messina, chi
era Chiara Rizzo? Figlia del defunto Angelo Rizzo, fratello
del vicesindaco socialista Turi (anche lui scomparso) e pilota
che ha disputato anche la Targa Florio con nickname
“Radec”, e di Giulia Attanasio, donna amante del gioco e
impiegata nel settore farmaceutico, durante l’infanzia viene
seguita con attenzione dalla nonna, che, probabilmente, non
avrebbe approvato il primo intervento chirurgico al naso a
soli 14 anni. Chiara è figlia della Messina bene, della Messina
che conta su un discreto patrimonio ereditario, ed entrambi i
genitori, che poi si separano, amavano la bella vita. A scuola
è iscritta all’Ignatianum, ma non frequenta con passione. Più
impegno lo mette nei rapporti sentimentali. In ordine sparso,
si fidanza con un concessionario di auto, con il figlio di
titolari di una clinica privata e quindi, superata la maggiore
età, lascia di sasso tutti, riuscendo a sposare Franco Currò,
biologo e titolare di un laboratorio d’analisi, un quarantenne
fino a quel momento scapolo impenitente molto ambito. È
lui che le regala un nuovo intervento al naso, e non solo. La
chirurgia plastica sarà infatti, per Chiara, uno degli omaggi
preferiti anche di Amedeo Matacena, che conosce a
Panarea. Currò diventa fondamentale anche per le sorti della
famiglia: è lui, infatti, ad acquistare la casa di via XXVII
Luglio, dove vive la madre, che viene divisa per permettere a
Chiara di tornare in città (la tinta delle pareti? Azzurro, il
colore più amato). Col marito, infatti, si erano stabiliti a
Villafranca. La signora Rizzo in Matacena ha anche un
fratello maggiore, Antonio, entrato in polizia, che debutta
nel servizio scorte al seguito di Angelo Giorgianni. (D.D.J.)
centonove pagina 7
Scatole cinesi,
c’è Ital Proget
“SIGILLI” DELLA DIA SULLA “ULISSE”.
UN’AZIONISTA DELLA QUALE
È L’IMPRESA DI LUCCIO CUCINOTTA
MESSINA. Il gip Olga Tarzia, nell’ambito
delle misure cautelari dell’inchiesta, ha
chiesto il sequestro dell’intero capitale
sociale, quote societarie e patrimonio
aziendale della Amadeus Spa, società di
navigazione fondata da Amedeo
Matacena Senior e poi amministrata dal
figlio. La società risulta essere
proprietaria della Solemar Srl (70%) e
della Mediterranea shipping (30%). In un
gioco di scatole cinesi, Solemar è
detenuta da Ulisse shipping (30,6%), Xilo
Sa (29%), New Life (29%), Seafuture e
Lidico. Le società Solemar e Amadeus
(così come la New Life) dividono la stessa
sede a Roma.
La Dia, nella girandola di sequestri, è
passata anche da Messina, mettendo i
sigilli a capitale sociale, patrimonio e
quote societarie della Ulisse Shipping.
Con circa il 10% della quale c’è la
messinese Ital Proget srl di proprietà di
Giuseppe Cucinotta ma amministrata da
Pasquale Cucinotta. La ditta, con sede in
viale Principe Umberto, è un’impresa di
costruzioni parecchio attiva con le
pubbliche amministrazioni. Suoi, per
esempio, i lavori che l’Anas ha
aggiudicato su un tratto della statale
siciliana 117bis. La ditta risulta presente
nell’elenco delle 278 imprese di fiducia
dell’Iacp di Messina, e si è aggiudicata,
nel 2008, una gara d’appalto per la
realizzazione di impianto elettrico ed
antincendio dell’istituto regionale d’arte
di Santo Stefano di Camastra. E fuori da
Messina? Nel 2010 l’impresa esegue
lavori di consolidamento ad una galleria
dell’autostrada Messina-Palermo,
spingendosi, nello stesso anno, fino a
vincere un appalto col comune di Siena.
Nella gara per la realizzazione di un
percorso turistico montano bandita dal
comune di Rometta a gennaio del 2013,
alla Ital Proget viene contestato di essere
“priva della dichiarazione di non trovarsi
in alcuna delle condizioni di cui
all’articolo 1 del codice delle leggi
antimafia” mentre, qualche settimana
più tardi la stessa Ital Proget vince senza
problemi una gara bandita dal
Commissario Straordinario Delegato per
“attuazione degli interventi per la
mitigazione del rischio idrogeologico
della Regione Sicilia” (Maurizio Croce)
relativa a muri, paratie e opere idrauliche
a Tortorici. Per la Ital Proget, anche
l’onore di un passaggio alla Corte
costituzionale, in occasione di un
procedimento contro la Società
Cooperativa di Navigazione a r.l.
Garibaldi nel 2010 sul quale il tribunale
di Messina ha posto un questito di
legittimità costituzionale. (A.C.)
16 Maggio 2014
primopiano
Foto tratta dal libro “TraScilla e Cariddi” di Giacomo Iachipino
MESSINA. Il sogno infranto della Amadeus Spa di interrompere il monopolio del trasporto nello Stretto
Volevo fare l’armatore
Amadeo senior ed Elio Matacena iniziano nel 1965, Giuseppe Franza si accoda nel 1966. Trent’anni dopo
la fusione tra Caronte e Tourist, il “litigio” in famiglia e la discesa in campo di Matacena jr. Ecco come è andata
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Aveva un sogno, Amedeo
Matacena junior. Tornare ad essere il
re dello Stretto, come una volta lo era
stato suo padre Amedeo senior, e non
dover dividere più il trono con la
famiglia Franza. Un sogno partito nel
2007 e finito nel 2012 senza
praticamente mai essere iniziato. Con
tanti misteri attorno.
I PIONIERI DELLO STRETTO.
Sono stati i fratelli napoletani Amedeo
senior ed Elio Matacena, nel 1963, a
fondare la Caronte Spa, primo vettore
privato a solcare lo Stretto di Messina.
Il primo viaggio, il 21 giugno 1965, lo
compie il traghetto “Marina di Scilla”,
residuato bellico della seconda guerra
mondiale battezzato così perchè era
proprio a Scilla che i mezzi si
imbarcavano, sfruttando la favorevole
configurazione del terreno, non
essendo ancora costruiti scivoli nè moli
adatti. E nell’anno successivo, il 1966,
che lo Stretto si anima: da un lato
viene costituita una società affiliata, la
“Società Autotraghetti Messina”,
dall’altro Giuseppe Franza, un
costruttore edile messinese, mette sul
tavolo cinquanta milioni di lire e fonda
la Società Tourist Ferry Boat.
DIVIDE ET IMPERA. E’ a fine anni
‘90 che le due compagnie, rivali ma
con “fair play”, si fondono diventando
di fatto monopoliste private del
traghettamento nello Stretto: il primo
giorno di luglio del 2003, la Caronte e
la Tourist Ferry Boat riorganizzano le
proprie attività, conferendo i rami
armatoriali alla neonata Caronte &
Tourist SpA. Monopolio al quale tenta
di opporsi proprio Amadeo junior.
VOLEVO FARE L’ARMATORE. Nel
1998 viene fondata la Amadeus, e la
nascita si accompagna ad una
segnalazione all’Autorita' Antitrust, in
cui all’Autorita' Garante alla
Concorrenza ed al Mercato si segnala
l’ipotesi di dumping ed abuso di
posizione dominante a carico delle due
società, accusate di avere escogitato
una strategia comune attraverso tariffe
ridotte per i mezzi gommati, volta ad
estromettere dal mercato la
concorrenza. E’ l’ultimo atto di
Amedeo Matacena senior, poi morto
nel 2003, prima di lasciare le redini
della società in mano al figlio.
Vengono acquistati tre traghetti, che
praticamente trascorrono i loro anni di
permanenza sulle due sponde dello
Stretto sempre ancorati nei porti di
Messina e Reggio Calabria. Ben altra
sorte, invece, ha un’altra iniziativa
armatoriale: dopo la dipartita del
fondatore Amedeo Matacena, la
Amadeus noleggia a terzi i suoi
traghetti, decidendo puntare sulle
petroliere “chemical carrier” Lady
Chiara (posseduta all’80%) e Seratos
(al 70%) acquistate per diversificare i
ricavi. E’ l’inizio della fine.
L’INIZIO DELLA FINE. Perchè
mentre in mare aperto gli affari vanno
a gonfie vele, il sogno di interrompere
il monopolio Caronte/Tourist e tornare
ad essere vettore privilegiato nello
Stretto si infrange, nel 2012, con la
vendita dei due vetusti i due vetusti
ferry Athos Matacena (costruito nel
1970) e Ladies Matacena (addirittura
del 1968), venduti per demolizione
alla società panamense Bright Sunset.
Ancorata a Messina è rimasta, ancora
per qualche mese, solo la nave
traghetto Amedeo Matacena. Al flop
della navigazione nello Stretto, il
rampollo affianca una serie di vicende
giudiziarie. Perchè nel frattempo, per
l’armatore ed ex-deputato di Forza
Italia, oggi latitante, partono le grane
giudiziarie: nel 2012, nell’ambito del
processo “Mozart”, è condannato in
primo grado perchè avrebbe promesso
duecentomila euro all’ex presidente del
Tar di Reggio, Luigi Passanisi, in
cambio di una sentenza favorevole ad
Amadeus SpA nell’abito di un
contenzioso allora in corso per
ottenere le autorizzazioni per gli scivoli
agli imbarchi del porto di Reggio
Calabria per la sua società. Nello stesso
anno arriva la condanna per concorso
esterno.
ZOOM
Politi, l’amico di una vita
IL RUOLO DEL “FACTOTUM”, DA SEMPRE ACCANTO AL SUO “PIGMALIONE”.
ENTRAMBI CONDANNATI IN PRIMO GRADO NELL’INCHIESTA PER CORRUZIONE
Antonio Politi (foto tratta dall’ordinanza)
A carico di Amedeo Matacena,
definito “Dominus sostanziale della
Amadeus Spa”, c’è l’accusa di “porre in
essere l’ennesimo tentativo finalizzato ad
attribuire fittiziamente ad altri la
titolarità, disponibilità di denaro, beni o
altre utilità”, con il contributo “casuale e
consapevole” della moglie, della madre e
del reggino Antonio Politi. Che,
scrivono gli inquirenti, “dimostra anche
in questa vicenda processuale di essere
coinvolto quale vero uomo di fiducia del
Matacena per il quale assume la veste di
amministratore di società riferibili al
primo e cura anche le attività volte ad
centonove pagina 8
impedire l'esecuzione della pena
applicata in definitiva al suo
pigmalione”. Politi è accanto a Matacena
da tempo: Nell’inchiesta Mozart (che in
primo grado ha visto la condanna dell’ex
deputato per corruzione di un giudice in
un’inchiesta portata avanti dal Gico della
Guardia di Finanza di Reggio Calabria),
Politi incassa tre anni e mezzo in qualità
di “collaboratore aziendale”. Durante la
permanenza in parlamento di Matacena
poi, Politi, già alle dipendenze del padre
dell’ex deputato nella società di
navigazione Caronte, è stato suo
assistente parlamentare. (A.C.)
16 Maggio 2014
politica
AUTONOMIA SICILIANA. Alla vigilia della Festa, la Consulta ridiscute ruolo e funzioni del rappresentante dello Stato
Aronica, prefetto commissariato
Per il relatore Sergio Mattarella, l’intervento preventivo sulle leggi dell’Ars sarebbe lesivo delle prerogative
statutarie. Il futuro? Il controllo sui testi approvati andrebbe al Governo. Il parere del costituzionalista D’Andrea
DI
DANIELE DE JOANNON
PALERMO. Una Festa dell’Autonomia
Siciliana con un regalo da parte della
Corte Costituzionale: un’ordinanza che
sembra essere il primo passo per un
ridimensionamento, se non una vera e
propria scomparsa, della figura del
Commissario dello Stato; tant’è che
l’attuale, Carmelo Aronica, potrebbe
essere l’ultimo. Un’ordinanza, la 144
(relatore Sergio Mattarella), che
finirà per allineare la Sicilia alle altre
Regioni, nel rispetto della riforma del
Titolo V della Costituzione del 2001,
che, nelle more della riforma dello
Statuto, puntava a garantire una
maggiore autonomia. Così, però, non è
mai stato, tanto che il “controllo
preventivo” non è mai cessato, anzi si è
implementato.
IL COMMISSARIO. Il primo si
insediò nel giugno del 1947.
Inizialmente aveva funzioni di
controllo preventivo di legittimità
costituzionale dei disegni di legge
approvati dallʼArs, ma successivamente
le funzioni sono state ampliate.
Lʼattività più nota del Commissario è la
possibilità ricorrere alla Corte
Costituzionale verso le leggi regionali,
quando si avvisino violazioni di norme
costituzionali e statutarie e di principi
generali dellʼordinamento giuridico. Le
norme impugnate sono centinaia dagli
anni Cinquanta ad oggi. Tra
incostituzionalità e conflitti tra Stato e
regioni il Commissario si è occupato di
tutto dalle bibite gassate ai precari. La
lista delle norme impugnate in oltre
cinquantanni di attività è lunga, e la
Regione è finita alla Consulta oltre
trecento volte.
Luigi D’Andrea
Carmelo Aronica
IL COSTITUZIONALISTA. Spiega
Luigi D’Andrea, ordinario di Diritto
Costituzionale a Messina: «Leggendo
l’ordinanza si conferma l’impressione
che la Corte si avvii a cambiare
giurisprudenza. All’interno, c’è anche
una “debole” spiegazione sul perché
l’indirizzo precedente, in merito a
Statuto Siciliano e modello di
impugnazione, non potevano essere
comparabili per come pensato nel 2001.
Non è raro però, come del resto sta
accadendo, che la Corte cambi
giurisprudenza. In questo caso, però, lo
ha fatto respingendo una questione di
legittimità e individuando
l’incostituzionalità di una norma
procedurale, il che significa modificarne
la giurisprudenza». Nel mirino, in buona
sostanza, è finita l’impugnazione
preventiva delle leggi regionali, che
altrove possono essere impugnate solo
dopo la loro promulgazione e soltanto
da parte del governo centrale. Per la
Consulta, quando il commissario, che
esiste solo in Sicilia, impugna le norme
ancora da votare, “lede” la maggiore
autonomia della Sicilia: «Il sistema
italiano - argomenta D’Andrea comporta un controllo successivo alla
promulgazione della legge che entra in
vigore. Qui la norma viene impugnata
preventivamente». Cosa accadrà? «Non
sappiamo ciò che deciderà la Corte
sull’organo che deve “impugnare”.
Altrove è il governo, qui il commissario.
La Consulta, in pratica, ha sollevato una
questione innanzi a se stessa».
I RIFLESSI POSSIBILI. «La norma
dichiarata incostituzionale non potrà
più essere applicata», spiega D’Andrea.
E per il pregresso? «Qualsiasi ricorso
pendente con applicazione della
norma, teoricamente, potrebbe
diventare inammissibile. Devo dire,
però, che in alcuni casi la Corte stessa
incide sull’effetto della sua sentenza, e
non escludo che il nuovo meccanismo
abbia efficacia dal suo varo». Il destino
del Commissario lo si saprà tra quattro
mesi, salvo anticipi di trattazione.
FELICI E INSODDISFATTI. E
mentre il presidente Rosario
Crocetta brinda, i sindacati
(segnatamente la Fp Cisl) e il
presidente della Commissione Affari
Istituzionali, Antonello Cracolici,
manifestano rispettivamente “paure”
per la Regione lasciata troppo “libera”
e “la fine dell’Autonomia Siciliana”. Per
D’Andrea, le reazioni si spiegano così:
«Anche all’indomani della Riforma del
Titolo V vi fu una levata di scudi in
difesa del Commissario, forse perché si
pensava che un rappresentante dello
Stato a Palermo ptesse meglio “capire”
i meccanismi siciliani. Col tempo, però,
lo stesso Commissario si è rivelato un
boomerang». (D.D.J.)
INTANTO...
Articolo 37 al debutto
PRIMA ATTUAZIONE DELLA NORMA CHE IMPONE
LE TASSE ALLE AZIENDE CON SEDE LEGALE IN ITALIA
PALERMO. Mentre ancora è in lavorazione la
riforma del secondo comma dell’articolo 36 dello
Statuto siciliano, che prevede che le tasse sulla
produzione restino nell’Isola (valore teorico, due
miliardi di euro), si sblocca parzialmente
l’attuazione del 37, che farebbe sì che le imprese
con sede legale fuori dall'isola ma con stabilimenti
in Sicilia devono versare le imposte alle casse
regionali (ingresso teorico, 450 millioni). A partire
da quest'anno, infatti, la Regione siciliana incasserà
l'imposta sui redditi prodotti dalle imprese (Ires) che
hanno stabilimenti e filiali nell'isola. L'Agenzia delle
Entrate ha appena pubblicato i codici tributo per il
versamento delle imposte che saranno direttamente
versate nelle casse della Regione, come previsto da
una norma nazionale di attuazione del 2005 giunta
al traguardo con la quantificazione del gettito di
competenza regionale. Per quest'anno la stima,
prevista nel bilancio regionale, è di 49 milioni di
euro. «E' un bel passo in avanti dal punto di vista
delle finanze, l'attuazione di un federalismo ante
litteram che però ha la sua ragion d'essere se c'è
autonomia gestionale», spiega il dirigente del
dipartimento Finanze della Regione Giovanni
Bologna, che ha fornito il parere al decreto
emanato dal dipartimento del ministero. Anche per
l'anno prossimo la Regione dovrebbe incassare altri
centonove pagina 9
49 milioni di Ires, intanto il dipartimento della
Regione sta definendo, come stabilito in sede
ministeriale, le funzioni trasferite dallo Stato di cui
dovrebbe farsi carico nell'ambito degli accordi.
«Stiamo definendo queste funzioni, l'eventuale
accordo con lo Stato, che sarà sancito in
commissione paritetica, consentirà di mettere a
regime la gestione dell'Ires», spiega Bologna. Tra le
funzioni allo studio ci sono l'accertamento dell'Rc
auto e l'apporto idrico nelle isole minori
attualmente di competenza dello Stato. Almeno in
questa fase, la norma non si applica a quelle
aziende che oltre ad avere stabilimenti e filiali in
Sicilia e sede legale altrove hanno uffici anche in
altre Regioni a statuto speciale. È il caso di
Unicredit. Su questa materia, spiegano fonti della
Regione, ci saranno trattative con lo Stato.
16 Maggio 2014
politica
CORSI D’ORO. Tutto si consuma alle 18 e 11: mentre l’aula dice sì al carcere, il deputato torna a casa
Genovese, tappa a Gazzi
Mentre il leader del Pd atterra a Reggio Calabria, la presidente della Camera annuncia il “sì”
al suo arresto. Le ore con la moglie Chiara e la famiglia su un Suv bianco e nella villa di Ganzirri
MESSINA. Sono le 18 e 11, quando
tutto si consuma. Quando la Camera dei
Deputati, con voto palese, dà il via
libera alla richiesta di arresto per
Francantonio Genovese. Poco
prima, a parlare, era stato un deputato
molto siciliano della Lega NordAutonomie, Angelo Attaguile, che
aveva ricordato di essere stato indagato
dal medesimo pm che ha messo sotto
accusa il leader messinese del Partito
Democratico, Sebastiano Ardita.
Sono le 18 e 11 minuti, quando
Francantonio Genovese atterra a Reggio
Calabria, atteso dalla moglie Chiara
Schirò e dal legale Nino Favazzo.
Nello stesso istante, la presidente d’Aula,
Laura Boldrini, snocciola i numeri
che, in riva allo Stretto, si traducono in
un sisma: i sì sono stati 371, i no 39.
SUL TRAGHETTO. Il deputato, ormai
prossimo all’arresto, sale su un Suv
Bianco e si imbarca su una nave del
gruppo Caronte, di cui è
comproprietario. Ad attenderlo, a
Messina, la Mobile con il suo principale
intercettatore: Giuseppe Anzalone.
L’auto riparte, seguita dalla Polizia, in
direzione Ganzirri. È nella villa di
famiglia che Genovese si stringe per
l’ultima volta ai suoi cari prima di essere
trasferito al Carcere di Gazzi.
GELO IN AULA. Dopo il fuoco degli
ultimi giorni, un silenzio glaciale ha
accolto il sì all’arresto. Hanno votato a
favore Pd (con qualche eccezione), M5S,
Sel e Scelta civica. A dire “no”, Forza
Italia e Nuovo Centrodestra. Libertà di
coscienza, infine, per il gruppo Per
l’Italia. Il Psi, infine, non ha partecipato
al voto. Quando sono comparsi sul
tabellone i risultati della votazione a
scrutinio palese, nessuno ha
commentato, né applaudito. Neanche il
Movimento 5 stelle. Come se nulla fosse
accaduto, la presidente è passata al
punto successivo.
LA SEDUTA. Tutto era iniziato con la
decisione di votare giovedì 15 e, come
richiesto dal premier e segretario del
Partito Democratico, Matteo Renzi,
con il voto palese. Ad aprire e danze, la
relazione di Franco Vazio del Pd,
divenuto relatore dopo che la Giunta
aveva ribaltato la tesi del precedente
relatore, Antonio Leone, contrario
all’arresto, che parla a un emiciclo
abbastanza pieno di deputati, dove però
si registra qualche assenza di Forza
Italia. Ma il vero grande assente è
Francantonio Genovese
proprio Genovese, la cui presenza viene
evocata da Maria Tindara Gullo, con
la quale aveva trionfato alle ultime
parlamentarie. Il leader messinese del
Pd non c’è. È in volo per Messina.
Assenti sono pure Leone, e Gianfranco
Chiarelli, relatore di minoranza.
Proprio un brutto segno: «Constato
l'assenza del deputato Chiarelli, che
aveva chiesto di parlare: s'intende che vi
abbia rinunziato», dice Laura Boldrini.
IL RIASSUNTO DELLA GRILLO.
Interviene per prima, subito dopo il
relatore, Giulia Grillo del Cinque
Stelle, che riassume così la vicenda: «E
allora, quindi, qual è la sequenza degli
eventi? Bando della regione siciliana:
abbiamo i nostri bei contatti all'interno
della regione siciliana, all'interno
dell'assessorato alla formazione, che ci
garantiscono, ovviamente illecitamente,
l'aggiudicazione del bando; fatto il
bando, io mi acquisisco piano piano tutti
i vari enti di formazione, in modo tale
che riesco a guadagnare, soprattutto,
perché non ne bastavano 1 o 2: 13
almeno enti di formazione. E poi lì, con
le mie belle società, faccio le fatturine
con i noleggi sovrafatturati, con le
locazioni sovrafatturate e formo i
cittadini siciliani per il mondo del
lavoro».
FI CITA BRACARDI. Di tutt’altro
segno, Maurizio Bianconi di Fi:
«Signor Presidente, fare un discorso
sereno su questi temi con i tempi che
corrono è quasi impossibile. L'opinione
pubblica ritiene che i politici siano tutti
ladri, tutti mascalzoni, tutti bugiardi,
tutti da mandare in galera. Figuriamoci
IL COMMENTO
quando ce n’è uno che ci sta per andare
per davvero, se la canea non si debba
sciogliere nel grido di Bracardi che vi
ricorderete tutti: in galera! In galera!».
I “NO” DEMOCRATICI. In tutto,
sono stati sei soltanto i deputati del Pd
che hanno votato contro la richiesta di
arresto. Si tratta di Maria Amato,
DI GIOVANNI FRAZZICA
Grillo sostituisce i girotondini di Mani Pulite
Osservando quello che succede oggi si potrebbe dire che, ventidue
anni dopo i primi bagliori di Tangentopoli, sembrerebbe che la
seconda Repubblica non sia mai cominciata, ed è forse più giusto
assecondare i politologi che sostengono che questa è la coda,
piuttosto malconcia, della prima. Dice un proverbio veneto: “Dove
non c’è formaggio sono tutti onesti” e quello che sta succedendo proprio sullo
stesso scenario milanese, con alcuni degli stessi personaggi di allora, dimostra
che certe pratiche hanno più probabilità di
concepimento e di attuazione laddove c’è una
A GIUDICARE
concentrazione di risorse e dove e possibile intercettare i
DA CERTI
grandi flussi di denaro pubblico. “Non si possono
RISULTATI,
fermare i lavori, ma si devono fermare i delinquenti”, ha
SEMBREREBBE CHE
detto, giustamente, Matteo Renzi iniziando la sua
TANGENTOPOLI
doverosa campagna di difesa di Expo 2015. Senza che
SIA DIVENTATA
questa triste circostanza possa essere strumentalizzata
IL KNOW-HOW
per fornire spunti per rivendicazioni meridionalistiche o
campanilistiche, tuttavia non si può non rilevare come in
passato non si siano usati atteggiamenti così decisi per difendere le opere da
fare al Sud, dove vien fuori sempre la preoccupazione per la mafia e la
mancanza di fiducia per le classi dirigenti meridionali (notoriamente corrotte).
Mentre invece i nomi di Frigerio, Greganti e Grillo saranno paradossalmente
valsi come una garanzia di competenza per i nuovi esponenti della cosiddetta
seconda repubblica, la cui principale missione dovrebbe essere la lotta alla
centonove pagina 10
politica
16 Maggio 2014
LE RAGIONI DEL “SÌ”
Il “fuoco amico” del relatore Franco Vazio
PER L’ESPONENTE DEMOCRATICO, NESSUNA PERSECUZIONE E DIFESA
DELLE ESIGENZE CAUTELARI CHIESTE DAL GIUDICE. PER QUESTI MOTIVI
ROMA. Nessuna persecuzione e difesa della necessità della custodia cautelare. Su
questi due punti si sono imperniate le ragioni del relatore Franco Vazio del Pd, in aula:
“La Giunta non ritiene condivisibili i sospetti sul condizionamento e sulla terzietà
dell'autorità giudiziaria, che, anzi, appare al di sopra di ogni sospetto proprio in
ragione della sua iniziativa di formulare un'istanza di astensione; elemento
quest'ultimo che certamente smentisce ogni ipotesi di intento persecutorio. Con
riferimento all'ipotizzata reiterazione delle condotte - ha aggiunto - dobbiamo rilevare
due cose: dall'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari emerge che il
prospettato pericolo di reiterazione delle medesime condotte viene principalmente
ricondotto, più che all'attività relativa agli enti di formazione, agli elementi
caratterizzanti l'organizzazione criminale asseritamente gestita dal Genovese; il
secondo concerne gli elementi posti all'attenzione della Giunta in merito alla Training
Service. A tale proposito, è fuori dubbio, avendolo confermato lo stesso Genovese, che
tale società è a lui indirettamente riconducibile e che svolge tuttora attività formativa.
Pur essendo vero che il bando relativo all'attività di formazione risale al 2011 argomenta Vazio - è anche vero che le istanze, le note, gli incontri e i perfezionamenti
di queste istanze avvengono dall'agosto al dicembre del 2013, in un periodo in cui
erano state già disposte ed erano in corso misure cautelari nell'ambito dei succitati
procedimenti. Sotto altro profilo e in relazione ad altre censure, è il caso di evidenziare
che il compito della Giunta è solo quello di valutare se gli atti direttamente o
indirettamente viziati da illegittimità siano affetti da fumus persecutionis. Ciò che viene
richiesto per far emergere tale profilo non è solo l'illegittimità dell'atto, ammesso e
non concesso che vi sia, ma anche un particolare e aggiuntivo elemento che la Giunta
non ritiene che sussista. Infine - conclude - non è apparso neppure condivisibile il
parallelismo proposto dal relatore originariamente designato tra la posizione di
Francantonio Genovese e la cessazione delle misure cautelari; anche in questo caso
infatti le posizioni non sono sovrapponibili anche perché l'onorevole Genovese oggi è
in una fase completamente differente rispetto agli altri imputati».
corruzione. Invece, a giudicare da certi clamorosi
“SIAMO IN 10MILIONI
risultati, sembrerebbe che Tangentopoli sia diventata il
A SPALLEGGIARE LA
know-how, una credenziale che alcuni pesonaggi hanno
MAGISTRATURA”. MA
esibito a mò di esperienza professionale, usufruendo
IN UN PAESE NORMALE
anche del rispetto dovuto ai veterani. Oggi nel nuovo
LA MAGISTRATURA HA
rapporto di scambio tra politica e affari i partiti
BISOGNO DI ESSERE
sembrano essere completamente estranei. E
SPALLEGGIATA?
probabilmente i partiti, in quanto tali, sono fuori da
certi giochi di potere e affari, le centrali dove si
decidono realmente le cose da fare sono ormai fuori, esercitano la loro
influenza su chi ha il potere reale nel Paese, su chi governa, sui funzionari, che
con la legge Bassanini hanno assunto ruoli di primo piano, e con i Commissari
che brulicano un po’ ovunque, dotati di pieni poteri e rispondono solo alla
propria coscienza ed a chi li ha nominati. La trasfigurazione della realtà
ortodossa della politica è talmente grave che quando in occasione della
formazione dell’ultimo Governo Regionale siciliano il Presidente Crocetta ebbe
la forza di sconvolgere la maggioranza del Pd accordandosi,
spregiudicatamente, col renziano Faraone e col genovesiano Lupo, Cracolici
ebbe a commentare: “Un tempo erano i partiti che facevano i governi, ora
sono i governi che fanno i partiti”. L’economia si fa strada nelle Istituzioni che
controllano la spesa pubblica senza passare più dai partiti, che hanno ormai
ridottissime funzioni e che, comunque, sono influenzabili. Chi non accetta il
gioco va in piazza, sostiene il populista Grillo che dice una cosa orribile: “Siamo
in 10milioni a spalleggiare la magistratura”. Ma in un Paese normale la
Magistratura ha bisogno di essere spalleggiata? O anche questo è un modo di
sostituire i girotondini dei tempi di Mani Pulite e di annunciare l’avvento di
una Terza (finta) Repubblica?
centonove pagina 11
mess.elettorale - comm. dr. fabio uccello
Giuseppe Fioroni (capocorrente di
Genovese), Tommaso Ginoble, Gero
Grassi, Maria Gaetana Greco e
Maria Tindara Gullo. vicina di banco
di Genovese. Si è astenuta Paola
Bragantini. Erano invece 13 i deputati
democratici in missione e 33 quelli che
non hanno partecipato al voto. In tutto,
cinquantadue voti non sono andati, per
varie ragioni, verso l’orientamento del
partito. Ben pochi, rispetto ai sospetti
del Movimento Cinque Stelle, che aveva
accusato di melina il partito, avocando a
sé il merito del voto palese. Voto palese
che, invece, il Pd afferma di aver scleto
per evitare imboscate strategiche dei
pentastellati.
PRIMATI MESSINESI. Con il “sì”
all’arresto di Francantonio Genovese, il
capoluogo dello Stretto conquista un
altro primato, entrando nel novero
ristretto delle città che hanno visto un
proprio deputato “soccombere” alla
decisione dei colleghi parlamentari. Un
primato che segue un altro primato,
quello di Genovese, il più votato in
assoluto alle parlamentarie del 2013.
LE REAZIONI. Nonostante la pax
elettorale, nella città di Genovese,
qualcuno commenta. E mentre l’ex
consigliere provinciale Luigi Gullo,
sincero amico di Genovese, scrive “nella
buona e nella cattiva sorte” su Facebook,
il rappresentante dell’area Civati, Piero
David, commenta così: «Il Pd ha
dimostrato di avere cambiato verso,
ribadendo che è finito il dei privilegiati.
Adesso per la politica messinese si apre
una nuova fase dove tocca al gruppo
dirigente locale dimostrare che un
partito forte si può costruire senza
potentati». Sulla stessa linea, il renziano
Alessandro Russo: «È un iter che si
conclude e che volevamo avesse termine
già a marzo. Il partitoi poteva fare altro
che votare sì. Perché il nuovo corso si
valuta su temi come corruzione, abuso
di potere e giustizia, e nondeve avere
zone grigie, come a Messina. Ora si
tratta di ricostruire». (D.D.J.)
16 Maggio 2004
politica
L’APPUNTAMENTO
A TU PER TU. Parla il giornalista saggista che sfida gli Usa sull’impianto di Niscemi, in pista con la lista Tsipras
Mazzeo, candidato a Muos duro
A distanza di ventisette anni con la prima esperienza con Dp alle politiche, la scelta di puntare all’Europa
nel segno delle grandi battaglie. In agenda, le norme sull’elettromagnetismo, le migrazioni e l’economia
DI
DANIELE DE JOANNON
MESSINA. La sua prima e, fino a poco
tempo fa, ultima volta come candidato è
stata alle politiche del 1987: «Ero in lista
con Democrazia Proletaria, presi 1240
voti». Oggi Antonio Mazzeo, saggista
messinese, Peace-researcher, giornalista
impegnato nei temi della pace, della
militarizzazione, dell’ambiente, dei
diritti umani, della lotta alle criminalità
mafiose, nonché autore di numerosi libri
(l’ultimo è “Un Eco MUOStro a Niscemi.
L’arma perfetta per i conflitti del XXI
secolo”), ritorna il pista per le europee
come fiore all’occhiello della lista “L’altra
Europa con Tsipras”.
Mazzeo, perché questa scelta?
«Nasce dagli scenari esistenti e da quelli
che si prefigurano, con una guerra
dichiarata dall’Ue e dai grupppi
transnazionali che sta marginalizzando
le classi più povere. Le vittime ci sono
già, come la popolazione greca, che è
alla fame. La continuazione di queste
politiche peggiorerà tutto. Allo stato dei
fatti, l’Ue, nata per altri scopi, è
diventata anche esportatrice di guerra
reale, oltre che economica. Per questo
sono in lista, anche se, potendolo fare,
avrei pensato la candidatura in altri
modi. Ho accettato per le richieste di
gruppi, amici, attivisti e per la
disponibilità di Rifondazione a cedere il
suo posto. Certo, da alcune circostanze
sono deluso».
Ad esempio?
«Da parte di diversi settori c’è stata una
campagna a oscurare, e parlo anche di
pezzi che avrebbero dovuto sostenere la
mia candidatura: penso a componenti
del sindacato, gente che ha votato il Pd
Antonio Mazzeo
ma non è in linea col renzismo
neoliberista, alla mia stessa area.
Parallelamente, però, noto che settori di
intellighenzia moderata, che coglie le
criticità, pur essendo politicamente
distante mostra attenzione e sostegno.
Insomma, non comprendo, di fronte allo
scempio in atto, come ancora non si
abbia il coraggio di rompere con le
dinamiche esistenti».
La sua agenda per l’Ue.
«Tutta la campagna che ho fatto è stata
internazionalista. Ho evitato di entrare
in questioni locali e nazionali, anche
perché le europee lo permettono. Dal
punto di vista economico, le battaglie da
fare sono per la ripubblicizzazione della
Bce, contro il fiscal compact e per
l’abbattimento dei limiti esistenti legati
al mondo del lavoro, attuando la
tassazione dei capitali ed facendo sì che
gli stipendi siano allineati in tutti i paesi.
Infine, ci sono le tematiche ambientali».
Un tema che lei ha incrociato
nella battaglia contro il Muos di
Niscemi...
«L’Ue ha normato tutto, tranne
l’elettromagnetismo, “dominio” delle
compagnie telefoniche e delle spese
militari. Se dovessi essere eletto, mi
impegnerò politicamente per far
stangare la Regione per le autorizzazioni
Domenica con Vendola
L’appuntamento è domenica 18
maggio, alle 11.00, quando il leader di
Sel - Sinistra Ecologia Libertà e
governatore della Regione Puglia, Nichi
Vendola, e il sindaco di Messina Renato
Accorinti interverranno, a Piazza Cairoli,
a sostegno dei Candidati della Lista
“L'Altra Europa con Tsipras” - Collegio
Isole. Sul palco insieme ai due, saranno
Barbara Spinelli, Olga Nassis, Antonio
Mazzeo, Mario Cicero, Antonella Leto,
Alfio Foti, Ledda Elena e Simona Lobina.
Così la scaletta dell’appuntamento. Si
prevede un’introduzione sul tema dei
migranti e degli sbarchi drammatici di
questo periodo, prima di un confronto
sul palco moderato dalla giornalista
Rosaria Brancato. Saranno inoltre
presenti a piazza Cairoli, i rappresentanti
del Comitato “Messina con Tsipras”, il
deputato nazionale di Sel Erasmo
Palazzotto e la coordinatrice provinciale
di Sel Messina Daria Lucchesi.
date proprio all’impianto di Niscemi,
ovviamente non per l’elettromagnetismo
ma per la sua realizzazione in area Sic».
Politiche migratorie: che fare?
«In questo caso, rispetto a Maastricht e
Dublino, penso che sia fondamentale
muoversi liberamente. Le politiche
migratorie vanno uniformate. Un
passaggio importante, poi, è la
Costituzione europea, che dovrebbe
sancire la reale uguaglianza tra tutti
coloro che calpestano il suolo europeo.
Secondo me, l’Unione dovrebbe
imporre agli Stati una legislazione
comune sui diritti e i riconoscimenti.
Diversamente, non può esserci
Europa».
Che riflessi avranno queste
elezioni sulla politica italiana?
«Credo di avere l’età per dire che le
europee non hanno mai sortito un
effetto concreto. Inviterei gli organi di
stampa ad applicare la par condicio e a
non seguire i possibili sorpassi.
Sorpassi che, comunque, portano
sfortuna: basta ricordare il Pci».
A DESTRA
Se Meloni va al Chiosco
L’EX MINISTRO A PIAZZA CAIROLI PER UN’ASSEMBLEA
E UN FLASH MOB INSIEME AL MESSINESE CICCIO RIZZO
Ciccio Rizzo e Giorgia Meloni
MESSINA. Un incontro con la gente e fra la gente, una
chiacchierata informale nel corso della quale si è discusso
di importanti tematiche europee, ma anche di argomenti
locali, come la valorizzazione dei prodotti tipici siciliani o
l’inquinamento nella Valle del Mela. Come nelle intenzioni
degli organizzatori, si è svolta all’insegna del confronto e
della partecipazione l’assemblea pubblica di Fdi-An, che si
è tenuta giovedì 15 maggio a Piazza Cairoli. In presenza
del segretario nazionale del partito Giorgia Meloni, del
candidato al Parlamento Europeo Ciccio Rizzo e degli altri
centonove pagina 12
esponenti della lista nel collegio Isole, gli attivisti hanno
dibattuto con gli oltre 200 cittadini accorsi intorno al
chiosco ottocentesco. «Nonostante sia iniziato con un’ora
di ritardo – spiega il consigliere comunale di SiAmomessina
Piero Adamo – l’incontro ha avuto un ottimo riscontro, e
ci ha offerto la possibilità di confrontarci su temi caldissimi
come fiscal compact e immigrazione. In particolare si è
affrontata la necessità di rivedere il regolamento di
Dublino, che affida la gestione dei profughi ai paesi di
primo ingresso». Subito dopo l’assemblea, tutti i
partecipanti hanno partecipato quindi al “Flash mob”
organizzato dai militanti sorseggiando una spremuta di
arance, presenti in degli stand insieme a pomodori Pachino
e pesche locali. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di
sensibilizzare la cittadinanza in merito alla tutela in sede
comunitaria dei prodotti siciliani, troppo spesso messi da
parte in favore di quelli importati dall’estero.
16 Maggio 2014
politica
AMMINISTRATIVE. Da una legislatura all’altra, ecco dove sono finiti gli autonomisti in corsa nel 2009
Catania, che fine ha fatto l’Mpa
Nella terra del fondatore Raffaele Lombardo, ad andare via non sono stati solo i big Lino Leanza e Giovanni
Pistorio, ma anche l’ossattura territoriale. I nuovi partiti? Soprattutto Udc e Articolo 4. Ecco la mappa del voto
DI
SIMONE OLIVELLI
Che fine ha fatto il Movimento per
le Autonomie? Nonostante sia nato a
Catania, i cittadini di Aci Castello,
Acireale, Motta Sant’Anastasia,
Ragalna e Zafferana Etnea, chiamati a
eleggere sindaci e consigli comunali,
non troveranno più lista e simbolo. Il
partito, che lo scorso novembre è
ufficialmente confluito all’interno del
rinato Forza Italia di Silvio
Berlusconi, nei mesi passati ha
subito il contraccolpo della condanna
in primo grado a sei anni e otto mesi
per concorso esterno in associazione
mafiosa del fondatore Raffaele
Lombardo.
L’iter giudiziario dell’ex governatore è
stato interpretato da molti come la
pietra tombale sulla parabola politica
dell’Mpa, dopo otto anni di successi in
campo regionale che gli sono valsi
anche un ruolo di rispetto sulla scena
nazionale. Se il Movimento è
scomparso, i suoi figli sono tutt’altro
che inattivi. Se in un primo tempo il
percorso è stato tracciato da elementi
di spicco come Giovanni Pistorio e
Lino Leanza, entrambi passati nelle
fila dell’Udc (il secondo ha poi dato
vita alla lista Articolo 4), a livello
catanese l’esempio è stato seguito da
tanti tra coloro che nel 2009 avevano
indossato la casacca dell’Mpa.
Ad Aci Castello, dove saranno in
cinque a contendersi la poltrona di
primo cittadino, il consigliere uscente
Francesco La Rosa sarà capolista
della lista civica Insieme per Aci
Castello e sosterrà la candidatura a
sindaco di Carmencita Santagati, la
quale godrà dell’appoggio del
Megafono. Stesso orientamento, ma in
Raffaele Lombardo
una lista diversa, Aci Castello Futura,
per altri due ex Mpa, Salvatore
Mirabella e Orazio Sciacca.
Panorama più frastagliato quello in cui
ci si imbatte ad Acireale, il comune più
popoloso tra quelli al voto. Qui, a
determinare indirettamente il destino
politico dei più sono state le scelte
dell’onorevole Nicola D’Agostino,
che fu infatti tra i primi a lasciare il
partito di Lombardo per approdare
nell’Udc.
Oggi ad Acireale, dove tra i sette
candidati sindaco c’è anche il delfino
di D’Agostino, Roberto Barbagallo
(anche lui eletto consigliere nel 2009
con l’Mpa), lo scenario politico
presenta una distribuzione delle forze
autonomiste; e questo anche se
ufficialmente la sigla Movimento per le
Autonomie compare all’interno del
logo di Grande Acireale, la lista vicina
al senatore ex Mpa – oggi Gal –
Antonio Scavone, che supporta la
candidatura di Michele Di Re.
A sostenere la candidatura di Di Re è
anche Forza Italia, che da queste parti
fa capo al deputato nazionale Basilio
Catanoso. Proprio con la lista del
partito di Berlusconi si presenterà il
consigliere uscente Antonino
Cascio, eletto nel 2009 con l’Mpa e
poi transitato nel Gruppo Misto.
Scelta diversa, invece, è stata fatta da
Enzo Di Mauro, che si presenterà
con Articolo 4. La lista di Leanza ad
Acireale riproporrà il sistema di
alleanze che ha permesso la nascita del
governo Crocetta, con il sostegno al
democratico Sebi Leonardi.
Ma come già accennato, la maggior
parte degli ex Mpa continueranno a
esser vicini a Nicola D’Agostino,
andando a popolare le quattro liste
riunite intorno al nome di Barbagallo.
Una situazione simile a quella acese è
quella che si ritrova a Motta
Sant’Anastasia. Qui il presidente del
consiglio uscente Anastasio Carrà,
eletto alle scorse elezioni con l’Mpa, si
candiderà a sindaco con una coalizione
comprendente Articolo 4. Sulla scia di
Carrà ci saranno anche altri ex
lombardiani come Antonino Luca,
Antonio Bellia e Luca Cantone.
Nella competizione elettorale, però,
troveranano spazio anche altri ex
consiglieri che nel 2009 si
presentarono in quota Mpa: Maria
Santa Schillaci appoggerà la
candidatura a sindaco di Danilo
Festa, mentre Giuseppe Cuscunà,
Carmelo Occhipinti e Mario
Virgillito promuovono la candidatura
di Concetto Roccasalva.
Passando al comune di Ragalna,
invece, quello che fu l’Mpa si presenta
oggi con la scelta ‘civica’ di Angelo
Motta di sostenere la corsa a sindaco
di Vittorio Carone, al quale si
opporranno il Movimento 5 Stelle e
Ragalna Protagonista, lista che
supporta la candidatura di Salvatore
Chisari e nelle cui fila compaiono i
nomi degli ex consiglieri Mpa
Emanuele Motta, Antonietta
Nicolosi e Carmelo Pappalardo.
Discorso diverso invece va fatto per
Zafferana Etnea. Qui, gli elettori si
trovano nella particolare situazione di
poter aver a che fare con un’unica lista
collegata al sindaco uscente Alfio
Russo. Questa eventualità sarà
confermata qualora il Tar rigettasse il
ricorso presentato dal candidato Alfio
Barbagallo, al momento escluso per
problemi legati all’autenticazione delle
firme.
IN PARTICOLARE
C’eravamo tanto amati
GLI SCONTRI PER INTERPOSTA PERSONA TRA I LEADER
DEL MOVIMENTO. A COMINCIARE DA ACIREALE
S’erano tanto amati, o perlomeno stavano
assieme. L’apparente diaspora degli esponenti del
Movimento per l’Autonomia ha creato da più parti
le condizioni per uno scontro - seppur per interposta
persona - tra gli ex leader del partito di Raffaele
Lombardo.
Un esempio è rappresentato dal caso di Acireale,
dove il deputato regionale Nicola D’Agostino, un
tempo Mpa, è l’asse portante che sorregge la
campagna elettorale del candidato sindaco, già
consigliere nell’amministrazione uscente, Roberto
Barbagallo. La vicinanza tra i due ha fatto sì che
nella città dei cento campanili Barbagallo sia
considerato - specialmente dai suoi avversari - alla
stregua di un prestanome per il progetto politico
del più navigato ex autonomista.
Un altro nome di grido che da queste parti ha avuto
un ruolo in questa campagna elettorale è quello del
senatore Antonio Scavone. Eletto a Palazzo
Madama con la formazione dell’ex presidente della
Regione siciliana, oggi Scavone è esponente del
gruppo parlamentare Gal (Grandi autonomie e
libertà). Ad Acireale, invece, il senatore è stato il
referente attorno al quale si è formata la lista di
ispirazione autonomista Grande Acireale, che
sostiene la candidatura a sindaco dell’imprenditore
Michele Di Re. E anche attorno a quest’ultimo c’è
centonove pagina 13
chi intravede più di una semplice influenza da parte
della politica vecchio stampo.
Venuto fuori con una lista civica, “Trenta per
Acireale”, Di Re ha ricevuto ben presto l’appoggio
pubblico di buona parte dell’amministrazione
uscente e soprattutto del deputato nazionale
Basilio Catanoso, che da queste parti rappresenta
il vero vertice del centrodestra. L’esposizione
mediatica di politici di tale calibro, se da una parte
ha senz’altro fatto da cassa di risonanza per la
scommessa di Di Re dall’altro gli ha attirato critiche
da parte di chi non crede nella promessa di
cambiamento di cui si fa portavoce. A tal proposito,
nelle scorse settimane, il candidato del centrodestra
ha sbottato durante un confronto televisivo
rivendicando la propria autonomia decisionale.
S.O.
16 Maggio 2014
politica
BROLO. In piazza l’ex sindaco Salvo Messina e l’onorevole Pippo Laccoto. E partono le scintille
Brolo, comizi e querele
I cinque candidati non vanno per il sottile e si accusano con retroscena e notizie criminis.
Il giallo sul “corvo” del palazzo che fornisce le notizie al grillino Basilio Scaffidi
LA REPLICA
Sonny Foschino: «Ecco
perchè denuncerò»
IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE
PEPPINO IMPASTATO ACCUSATO DI
AVERE INTASCATO CONTRIBUTI
Pippo Laccoto
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Brolo. Quella di Brolo più che una
campagna elettorale sembra una guerra
civile che difficilmente si concluderà il
25 maggio. Certamente, infatti,
proseguirà nelle aule giudiziarie a suon
di querele e altrettanto certamente si
incrocerà con le inchieste della
magistratura. Già certe e presentare
alcune querele, molte quelle annunciate
e quasi certamente il numero è
destinato a crescere. È un tutti contro
tutti, accuse, addebiti, attacchi ed insulti
a volte nemmeno troppo velati con botte
e risposte incrociati a ripetizione in cui
fa eccezione, ad onor del vero, soltanto
la compagine dell'ingegnere Ettore
Salpietro, "protetta" dalla storia
personale dello scienziato. Gli eventi
clou sono stati senza dubbio i due
comizi dei due ex sindaci Salvo Messina
ed il suo, oramai ex, mentore il deputato
Pippo Laccoto. Il comizio di Messina ha
richiamato una folla senza precedenti,
mobilitando presenze ed amministratori
da fuori paese. Per tutti, i sindaci:
Salvatore Castrovinci di Torrenova,
Basilio Ridolfo di Ficarra, Basilio Caruso
di Sant'Angelo di Brolo, Il presidente del
Consiglio Comunale di Patti, Giorgio
Cangemi e molti altri ancora. Messina,
premettendo a chiare lettere che «tutto
ciò di cui avrebbe parlato era
documentato e documentabile», in oltre
due ore serrate ne ha avute per tutti o
quasi... Bersaglio principale la
compagine di Irene Ricciardello. I feroci
gli attacchi sferrati al cognato Nino
Germanà e a Gaetano Scaffidi Lallaro
Salvo Messina
hanno scosso la folla. Messina non ha
esitato a mettere in piazza stralci di
conversazioni private che hanno fornito
uno spaccato del quadro lacerato dei
rapporti interni al gruppo, ma non solo.
Un fremito di sconcerto e ha percorso la
piazza quando dalla sua viva voce si è
materializzato il racconto e la conferma
dell'inciucio delle precedenti
amministrative. Il racconto di come la
lista allora sua concorrente sia stata
materialmente costruita a tavolino dal
trio Messina-Laccoto-Germanà. Per
finire a settembre 2013 quando, già in
piena bufera, Germanà gli avrebbe
chiesto di lasciare Laccoto per passare
con lui. Poi è toccato all'onorevole
renziano (patron e primo sponsor di
Magistro) imputato, senza troppe
perifrasi, di avergli lasciato in eredità
circa 8 milioni di euro di conti in
sospeso (paventabili come origine del
"buco") ed il clou si è avuto quando
Messina, quasi tra i singhiozzi, lo ha
accusato averlo scaricato non solo
politicamente ma anche personale ed
umano. Minore lo spazio dedicato agli
altri candidati, Occhiuto, suo avvocato
difensore oltre che del ragioniere del
Comune che schiera la ex capogruppo
Morini e Basilio Scaffidi, accreditato
dalla voce popolare, peraltro suffragata
da numerosi "indizi", di essere proprio il
candidato su cui punta l'ex sindaco. Per
loro soltanto due scappellotti di facciata.
Per Salpietro nemmeno quelli.
Domenica è stata la volta del comizio di
un Laccoto visibilmente sotto tono.
Piazza piena ma niente folle oceaniche
d'altri tempi. L'onorevole si è prodotto in
una difesa a tutto campo del suo
operato. Il consueto comizio d'attacco
alternato a ripiegamenti puntati sulla
difesa "dell'onorabilità e della privacy
familiare". Bersaglio principale i due
Scaffidi. Gaetano, vicesindaco designato
da Irene Ricciardello e Basilio, candidato
sindaco e già destinatario della prima
querela dell'onorevole. Non sono
mancati i momenti di tensione, il
nervosismo a tratti scomposto del
giovane avvocato e dell'onnipresente
padre, alla chiamata in causa, non sono
passati inosservati. Il fatto senza
precedenti, che da il polso della
situazione è che nel momento in cui
Laccoto ha fatto l'appello al voto per
Magistro i - pochi - applausi dei
sostenitori sono stati sommersi da una
valanga di fischi del resto della piazza.
Mai a Brolo era successo. Occhiuto,
probabilmente compresso dal doppio
ruolo di candidato sindaco e difensore
dei principali indiziati dell'affaire "conti
pubblici", conduce una campagna
elettorale visibilmente in tono minore.
Mentre Salpietro, forte del proprio
prestigio personale e della sua
inattaccabilità reale è concentrato
sull'esposizione dei programmi e delle
soluzioni.
Si presenta come uomo di soluzione e
pacificazione riscontrando in questo il
favore della gente. Il giovane Basilio
Scaffidi invece sta conducendo, com'era
previsto, una campagna elettorale
aggressiva basata per lo più sulle
rivelazioni di un fantomatico "uccellino"
che per la gente altri non sarebbe che
l'ex sindaco Messina.
centonove pagina 14
Brolo. Centomila euro. E’ questa la
somma che richiederà Sonny Foschino,
vulcanico ventitreenne, all’ex sindaco di
Brolo Salvo Messina. Foschino ,
presidente dell’associazione nazionale
“Peppino Impastato” si è sentito
diffamato dalle parole di Messina con
cui ha avuto un battibecco durante il
comizio show di venerdì 9 maggio.
«Ho dato mandato ad un legale per
redigere due denunce, una personale
l’altra per la tutela del buon nome
dell’associazione Impastato - anticipa
Foschino - il risarcimento complessivo
richiesto ammonta a 100 mila euro. Sin
da ora dichiaro che verranno devoluti in
beneficenza». Secondo Messina
Foschino dovrebbe fare chiarezza su
come sono stati gestiti i contributi del
comune a lui assegnati. «E’ una
calunnia. Messina dimentica che prima
della sua rielezione a sindaco aveva
firmato una dichiarazione, dietro mia
richiesta, nella quale sottolineava che
l’unico finanziamento elargito a favore
dell’allora gruppo teatrale “Peppino
Impastato” ammontava ad 2500 euro
per la realizzazione della scenografia e
delle operazioni statutarie e
burocratiche per la costituzione
dell’associazione. Le spese sono
dimostrabili». Dubbi erano stati instillati
da una lettera a firma di sei ragazzi che
hanno lasciato l’associazione. «Impiegai
quella somma per creare una delle
associazioni più attive d’Italia. Mille
cinquecento euro sono stati utilizzati
per realizzare la scenografia e il
legname è stato acquistato dal padre di
uno dei sei fuoriusciti».
Sonny Foschino
16 Maggio 2014
politica
ROMETTA
In piazza arriva Crocetta
Sosterrà Nicola Merlino. Ma gli avversari non stanno a guardare
DI
I candidati Pippo Testa e Lirio Porracciolo
MISTRETTA. La vittoria determinata dagli scontri tv
Al voto col Grande Fratello
Sulle televisioni locali Testa e Porracciolo duettano a colpi
di promesse. A fare la differenza potrebbe essere Sanzarello
DI
NINO DRAGOTTO
Mistretta. Sul voto delle
amministrative del 25 maggio aleggia
la figura del “Grande Fratello”. Il
senatore Sebastiano Sanzarello,
volontariamente tiratosi in disparte
dalla competizione, ma osservatore
interessato nel determinare il vincitore
finale. Prosegue sul piccolo schermo il
confronto elettorale tra i due
candidati a sindaco delle due liste in
competizione ,“Sosteniamo Mistretta”
e “Cambia Mistretta”, con i rispettivi
leader , il commercialista Pippo Testa
e l’avvocato, Lirio Porracciolo. Dagli
schermi di Tele Mistretta e Onda TV il
messaggio elettorale entra senza filtri
dentro le abitazioni, ma sono
pochissimi i cittadini “incerti” per chi
votare, prevalgono i vincoli familiari e
l’appartenenza al distinto
schieramento. Il primo pilota del team
“Sosteniamo Mistretta”, durante
l’evento della presentazione ufficiale
della lista, ha voluto rimarcare di aver
incamerato il “sostegno”
manifestatogli dall’ex senatore Tatà
Sanzarello, ma al tempo stesso ha
ribadito di riconoscere la fattiva
impronta amministrativa data dal
sindaco uscente Iano Antoci durante il
suo “settennato”. Per non associare il
concetto di “continuità” con
l’amministrazione uscente il
candidato a sindaco Pippo Testa ha
indicato i quattro assessori chiamati a
comporre il quadro della sua giunta, il
commercialista Vincenzo Tamburello,
il medico Carmelo Nucera, la
psicologa Rossella Cicero, e
l’operatore del servizio 118 Giuseppe
Salerno. Per la presidenza del
consiglio in caso di successo della lista
“Sosteniamo M.” sono due politici di
lunga militanza ad ambire l’incarico,
Felice Testagrossa e Carmelo Nucera,
intercambiabili anche nell’incarico
assessoriale, ed entrambi disponibili
a lasciare spazio operativo al politico
“doc”, Iano Antoci, a cui sarebbe
affidato l’incarico di city manager.
Ritornando all’osservatorio del
“Grande Fratello”, nella lista “Cambia
Mistretta” a vantare un legame
politico diretto con l’ex senatore
Sanzarello è l’architetto Sebastiano
Ribaudo, sicuro di captare il flusso di
voti custoditi in cassaforte. Nelle due
liste stimoli e fermenti per un
confronto più acceso possibile sono
alimentati dalle “pasionarie”
esageratamente fedeli
all’appartenenza alla rispettiva
coalizione civica. Su un fronte del
candidato Testa si ritrova la sorella del
sindaco uscente, Marisa Antoci,
pronta a ricevere le stellette di
capogruppo consiliare. Nello
schieramento dell’avvocato
Porracciolo si fa notare per verve
dialettica, Francesca Morabito,
istruita dal marito l’ex sindaco, Enzo
Provenzale, per spirito di emulazione,
su come condurre gli sci sulla neve,
ma anche su mantenere gli equilibri
politici della lista.
ANTONIO BONACCORSO
Rometta. A Rometta fine settimana
contrassegnato dalla tappa del
governatore Crocetta a sostegno del
candidato sindaco Nicola Merlino e
della lista “ViviRometta”.
L'appuntamento è domenica alle
10,30 presso il comitato elettorale di
Via Nazionale. Nel frattempo la
coalizione capitanata da Merlino
incassa le lodi di Nino Visalli, per dieci
anni vicesindaco di Enrico Etna e
rimasto fuori dai giochi in questa
tornata elettorale. «Voglio riconoscere
al gruppo ViviRometta – scrive Visalli una forza di coesione che in questi
quindici anni, malgrado logoranti
delusioni, è riuscita a mantenere unita
la squadra anche nei banchi
dell’opposizione e nello stesso tempo
crescere in virtù di seri e sani ideali».
Da parte sua Merlino, pur
riconoscendo valutazioni diverse, ha
parlato di un “generoso
riconoscimento” che Visalli ha voluto
effettuare. “Qualora avessimo il
necessario consenso, tutti coloro che
hanno a cuore le sorti della nostra
Rometta e vogliono lavorare per gli
interessi della collettività, e solo per
essi, saranno accolti a braccia aperte”,
ha commentato Merlino.
L'uscente, Roberto Abbadessa,
continua ad incontrare la gente e ieri,
con il suo gruppo “Continuiamo
insieme per innovare”, ha tenuto
comizio in villa Martina. “Nella nostra
lista ben 8 componenti su 15 sono alla
loro prima esperienza elettorale”,
tiene a sottolineare Enzo Cicero,
candidato consigliere, mentre
Abbadessa invita a riflettere sulle
difficoltà incontrate. Emergenza
ambientale, crisi del sistema rifiuti,
dissesto idrogeologico, le alluvioni del
Roberto Abbadessa
centonove pagina 15
Rosario Crocetta
2010 e quella più grave dell'anno
successivo. Tuttavia, nonostante le
congiunture negative, “siamo stati
salvi – spiega Abbadessa - per tutti
questi 5 anni dall’ipotesi del dissesto
finanziario, le cui conseguenze
sarebbe state devastanti”.
Fuori da “gruppi storici e da logiche di
partito” si definisce la compagine
“Impegno, coerenza e buonsenso” che
sostiene Nino Cirino. “Le scelte
politiche possono essere opinabili –
incalza Cirino - ma su una cosa penso
che tutti possiamo essere d’accordo:
che l’amministrazione uscente in 5
anni non abbia avuto mai una
maggioranza”. Primo punto del
programma elettorale la
riorganizzazione degli uffici affinché
“le risorse umane siano utilizzate
secondo le necessità quantitative e
qualitative e non in base a criteri
personalistici o di vicinanza al proprio
elettorato”. Infine Alessandro Previti
con “l’Alternativa per Rometta”,
gruppo composto da “persone che
non hanno mai ricoperto ruoli
all’interno di un’amministrazione”.
Con loro in città Maria Cristina Saija,
in corsa per le Europee con il
Movimento 5 Stelle al quale, dal
principio, Previti ha spiegato di
ispirarsi. Con il 50% delle indennità di
carica, secondo il candidato sindaco si
potrebbero raggiungere da subito tre
obiettivi: supporto alle famiglie più
bisognose, azzeramento della quota
dei buoni pasto per mense scolastiche
e pannelli solari per la luce perpetua
nei cimiteri.
16 Maggio 2014
politica
FURNARI. Trentotto sindaci contestano il debito da 48 milioni per la gestione integrata del’Ato2
Rifiuti, Gesenu nel mirino
A capeggiare la “rivolta” Mario Foti che contesta la “transazione parziale” firmata
dal commissario liquidatore Salvatore Re. E il conflitto di interesse con la discarica di Mazzarrà
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Furnari. Trentotto sindaci messinesi
contro la Gesenu spa. E una
transazione da 48 milioni di euro che
rischia di mettere sul lastrico quasi
tutte le amministrazioni comunali. Da
Pace del Mela a Barcellona. A guidare
la rivolta è il primo cittadino di
Furnari, Mario Foti, che ha convocato
i colleghi per venerdì 16 maggio con
l’obiettivo di delineare una strategia
contro la Gesenu, la società che ha
gestito la raccolta e lo smaltimento
dei rifiuti per conto dell’Ato 2, società
oggi in liquidazione. Nel mirino l’ex
amministratore, oggi commissario
liquidatore, Salvatore Re, il quale ha
firmato quella che viene definita «una
singolare e discutibile “transazione
parziale”», sottoscritta tra la società
d'ambito e la ditta perugina contro cui
è in corso un giudizio dinnanzi al
Mario Foti
Tribunale di Perugia. La Gesenu, sulla
scorta della transazione, ha già in
mano i primi atti esecutivi di
pignoramento del tribunale di
Barcellona che ingiunge al pagamento
le amministrazioni di Pace del Mela
(794.260,81 euro); San Filippo del
Mela (428.034,83 euro); Fondachelli
Fantina (41.888,79 euro), oltre alla
Banca Popolare del Mezzogiorno
1.805,80 euro). Le richieste
economiche della Gesenu si fondano
su di un articolo della finanziaria
regionale 19/2005 (ex art. 21, comma
17) che impone di ripianare i debiti
degli Ato, con anticipazioni a carico
delle regioni per i Comuni che ne
fanno richiesta se momentaneamente
privi di fondi. Secondo Gesenu la
normativa regionale prevederebbe
l'intervento sussidiario dei Comuni al
fine di assicurare l'integrale copertura
dei costi della gestione dopo
l'estinzione ex lege delle Ato. In
sostanza, i soci sarebbero quindi coobbligati a saldare i debiti dell' Ato, in
funzione delle relative quote di
partecipazione. «Questa singolare tesi
costruita dalla Gesenu - dice il
sindaco Mario Foti - viola
palesemente un principio
fondamentale stabilito dal Codice
Civile in materia societaria, quello
della cosiddetta "autonomia
patrimoniale perfetta" che impone che
il patrimonio di un socio (anche se
ente pubblico) non può essere
aggredito dai debitori di una Società
per azioni, anche se pubblica come
l'Ato Me2. Principio questo che non
può essere modificato da nessuna
norma regionale che anche se vigente,
è certamente posta in essere in
violazione della normativa
fondamentale delle società e, quindi,
nulla e costituzionalmente
illegittima».
Foti sottolinea anche che i debiti non
sono nemmeno certificati in quanto
l’ultimo bilancio approvato
dell’ambito territoriale è del 2009,
dunque - secondo i sindaci - si
chiedono somme senza che queste
siano state accertate. Foti attacca a
muso duro. «A nostro giudizio ci
ritroviamo in questa situazione
debitoria anche per colpa della
Gesenu - sostiene - erano loro a
doversi occupare della riscossione
inviando le bollette. Non funzionando
il sistema sono nati i contenziosi e i
crediti non onorati. Nello stesso
tempo non hanno mai operato in
modo concreto per incentivare e
incrementare la raccolta differenziata
in ossequio del decreto Ronchi Una
situazione che ha portato a trasferire
tutto nella discarica di Mazzarrà
Sant’Andrea, aumentando i costo di
trasporto e conferimento. Con un
lampante conflitto d’interesse, a
nostro giudizio. Visto che la stessa
Gesenu risultava socia di
Tirrenoambiente, società che gestisce
la discarica che, così, ha potuto
realizzare enormi profitti».
RISERVATO
Tirrenoambiente verso il commissariamento
RAPPORTO DELLA GUARDIA DI FINANZA: DUBBI SU 70 MILIONI
MESSINA. Tirrenoambiente viaggia spedita verso il commissariamento
giudiziario. Un lungo e dettagliato rapporto della Guardia di Finanza,
radiografa una serie di anomalie sui bilanci della società mista, di cui è
capofila il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea.
Le anomalie riscontrate, nei diversi report delle fiamme gialle, arrivano a
cifre consistenti, settanta milioni di euro. Passaggi di denaro e politiche
scriteriate, che stanno portando i vertici della Procura alla ricerca di un
professionista, con esperienza nel settore, idoneo a guidare la società che
gestisce la piùà grosso discarica del litale tirrenico messinese, senza
interruzione di servizi di pubblica utilità, anche in presenza di provvedimenti
giudiziari che sono nell’aria.
centonove pagina 16
16 Maggio 2014
sicilia
MESSINA. Professori e studenti impossibilitati ad accedere alle riviste e ai volumi in formato elettronico
Università, la ricerca resta al palo
Nonostante il preventivo approvato da 318.115 euro, l’Ateneo non ha ancora provveduto ai rinnovi
a causa della riorganizzazione del Sistema Bibliotecario determinato dalla nascita dei dipartimenti
consiglio di amministrazione e dal
Senato, pari a 318.115 euro,
Cupaiuolo annunzia novità: «Non
solo abbiamo intenzione di
implementare la spesa, ma il
prorettore alla ricerca, Salvatore
Cuzzocrea, ha deciso di avviare
trattative dirette, e non mediate da
altri, con i fornitori delle riviste. Il
risultato? Ciò determinerà un
risparmio pari al quaranta per cento,
con la possibilità di destinare i fondi a
nuovi acquisti».
Giovanni Cupaiuolo
PREVISIONE SPESA 2014
RISORSA
TRATTATIVA
Costo
American Chemical Society
CINECA
30.060
IOP science
CINECA
1.275
Nature
CINECA
27.530
Royal Chemical Society
CINECA
10.580
UlrichsWeb
CINECA
3.520
CAS Scifinder Scholar
CINECA
58.609
Riviste Franco Angeli
Casalini
12.137
IEEE
DEANET
36.750
Rivisteweb Il Mulino
Il Mulino
9.480
BAnca Dati Pluris
CEDAM
16.336
Riviste Lippincott Ovid
Animal Science
OVID Wolters
Kluver
36.103
Mathscinet
Università
di Modena
8.000
SW ALEPH 500
Ex Libris Italia
53.000
Rivista ScienceDire
CRUI
28.288
Riviste Wiley
CRUI
77.473
SCOPUS
CRUI
28.000
WEB of Science
CRUI
33.000
De Jure
Giuffrè
38.700
ASTRID
Astrid Servizi
2.000
Business Source Complete
EBSCO
18.650
Riviste Full text Giuffrè
Giuffrè
12.500
TOTALE
318.115
Rosa Maria Domianello
DI
DANIELE DE JOANNON
MESSINA. La previsione di spesa c’è,
ma fare ricerca è impossibile. Accade
all’Universitrà di Messina, dove docenti
e ricercatori hanno dovuto mettere i
propri studi in pausa a causa del
mancato rinnovo degli abbonamenti
elettronici alle riviste. Una “iattura” che
colpisce soprattutto il settore scientifico,
ma lambisce anche l’umanistico, che per
la ricerca sfrutta molto di più il carteceo.
Infatti, allo stato attuale, ordinari,
associati, ricercatori e studenti delle ex
facoltà di Giurisprudenza, Economia,
Scienze Politiche, Lettere e Scienze della
Formazione non hanno accesso alle
Riviste Franco Angeli, alle Rivisteweb Il
Mulino, alle Riviste Wiley (che
investono tutti i campi) e a De Jure di
Giuffrè. La previsione riguarda anche
alcune nuove richieste, rimaste inevase:
Astrid (giurisprudenza), Business Source
Complete e Riviste Full text Giuffrè.
SCIENZA FERMA. A ricevere il
danno maggiore, dal 31dicembre 2014,
chi studia Fisica, Chimica e le altre
branche della scienza, che si ritrovano
impossibilitati a consultare la
bibliografia necessaria (che è su scala
planetaria e non nazionale, come in
altri casi) o a fare raffronti. E, a non
essere attivi, sono anche gli
abbonamenti pluriennali per cui non è
stata pagata la quota annuale. Scade a
ottobre, ma si è in attesa di preventivo,
pure il software per il catalogo d’Teneo,
Sw Aleph 500, per cui c’è una
trattativa in corso con Ex Libris Italia.
IL PERCHE’ DEL BLOCCO. A
svelare io motivi dello stop è Rosa
Maria Domianello, delegata del
rettore al Sistema Bibliotecario
d’Ateneo. «Tutto è stato determinato
dal passaggio da facoltà a
dipartimenti. Prima c’era il Comitato
Tecnico Scientifico, che era l’organo
deliberativo composto dai presidi. Il
punto è che tutto va ripensato, visto
che i direttori di dipartimento sono
molti di più». Per risolvere il
problema, la professoressa
Domianello sta procedendo con la
stesura di un nuovo regolamento: «Ho
consegnato al direttore generale,
Francesco De Domenico, una
proposta per ridurre gli schemi e
tagliare le spese che riguarda anche il
Careci e il Ciam (rispettivamente
Centro Attrazione Risorse Esterne e
Creazione d'Impresa e Centro
Informatico Ateneo di Messina, ndr).
Purtroppo - spiega - la precedente
amministrazione ha lasciato tutto
inevaso».
INTANTO... «Mentre in prcedenza
non era stata inserita alcuna cifra in
bilancio di previsione, adesso lo
abbiamo fatto», spiega il coordinatore
del collegio dei prorettori, Giovanni
Cupaiuolo. Che aggiunge: «Per quanto
riguarda l’immediato, di fronte ad
alcune richieste pressanti dei colleghi
di area chimica e fisica, ma anche di
altri, stiamo provvedendo nelle more
della ridefinizione del Sistema
bibliotecario d’Ateneo». Rispetto alla
previsione di spesa approvata dal
centonove pagina 17
16 Maggio 2014
sicilia
Salvatore Scuto
Sergio Gelardi
MESSINA. Il giudice del Lavoro accoglie il ricorso dell’ex titolare di Messina che aveva chiesto di andare a Catania
Soprintendenza, Scuto vince a metà
Per Pina D’Uva, i curricula dell’architetto e della prescelta, Fulvia Caffo, andavano comparati in sede
scelta. Una sentenza che inchioda la discrezionalità della Regione, ma non assegna la poltrona al vincitore
DI
DANIELE DE JOANNON
PALERMO. L’unica fortuna, per l’ex
direttore generale dell’assessorato
regionale ai Beni Culturali Sergio
Gelardi (sostituito pochi giorni fa da
Rino Giglione) è una: chi doveva
ricorrere lo ha già fatto. Perché,
diversamente, gran parte degli
incarichi di soprintendente o di di
figura apicale di Parchi e Biblioteche
potrebbero finire sotto la lente, con la
possibilità di risultare illegittimi come
la nomina di Fulvia Caffo a Catania.
TEGOLA IN TESTA. Il siluro
sull’operato dell’alto funzionario è
arrivato dritto dritto dal Tribunale di
Messina, con una sentenza firmata
Pina D’Uva in seguito all’appello
presentato dall’ex soprintendente di
Messina, Salvatore Scuto. Tutto
inizia ad aprile 2013, quando
all’architetto, che aveva chiesto la
riconferma o, diversamente, il
capoluogo etneo come nuova sede,
viene assegnata la Soprintendenza di
Enna, poltrona che non accetta,
finendo “parcheggiato” al Museo di
Palazzolo Acreide. Inizia allora una
battaglia giudiziaria. Come primo
passo, l’architetto chiede copia degli
organigrammi delle due
Soprintendenze, per verificare, come si
legge nella sentenza, “i requisiti dei
candidati”. Da qui, la contestazione:
non sono stati valutati i curricula, con
particolare riferimento all’anzianità di
servizio, all’assenza di specializzazione
in Beni Culturali e ambientali e al
maggior numero di incarichi apicali.
L’assessorato, costituito in giudizio,
afferma il contrario, e cioè che “sulla
base delle risultanze delle
comparazioni curriculari”, Gelardi
poteva assegnare discrezionalmente gli
incarichi. Il primo round si conclude
con Scuto soccombente, ma l’architetto
non si arrende. Complice un accesso
agli atti, scopre che nel decreto di
nomina di Fulvia Caffo non vi era
alcun riferimento alla comparazione
dei curricula, né venivano esplicitate le
ragioni che avevano indotto il direttore
generale a preferire la Caffo a Scuto.
Da qui, il ribaltamento.
LA SENTENZA. Il giudice del Lavoro,
infatti, sulla base delle sentenze della
Cassazione che impongono il rispetto
delle regole di correttezza e buona
fede, oltre che il rispetto dei principi di
imparzialità e buon andamento della
pubblica amministrazione, ha
sottolineato come, a parità di titoli, la
precedenza va a chi possiede maggiore
anzianità di servizio. Nonostante la
comparazione vedesse prevalere Scuto,
il dirigente aveva optato per la Caffo,
per la quale “avrebbe dovuto
esplicitare i criteri posti a fondamento
della scelta”. All’architetto, però, resta
solo il piacere di una vittoria a metà. A
essere stata dichiarata illegittima è solo
la designazione della concorrente, ma
la poltrona catanese non andrà a lui. A
decidere, ancora una volta, ma
seguendo i criteri rilevati dal giudice
D’Uva, sarà sempre l’assessorato ai
Beni Culturali.
I PRECEDENTI. Il primo vero e
proprio caos nel sistema delle nomine
fu in seguito alla riorganizzazione del
sistema di nomine elaborato, nel 2010,
dall’ex direttore generale Gesualdo
Campo. All’epoca, infatti, furono
presentati due ricorsi in contemporanea
ai Tribunali amministrativi regionali di
Palermo e di Catania contro la
rotazione delle poltrone. Avvocato dei
ricorrenti, in entrambi i casi, era
Francesco Stallone dello studio
Pitruzzella di Palermo. L’oggetto?
“Annullamento del decreto di
rimodulazione dellʼassetto
organizzativo di natura
endodipartimentale e di alcuni
dipartimenti regionali”. Dal ricorso al
Tar si era poi determinato, in secondo
grado, un parere del Cga che metteva a
rischio l’intero sistema delle nomine
regionali. (D.D.J.)
PRECEDENTI
Quella bomba del Cga
IL PARERE DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
CHE HA MESSO BOCCIATO LA RIORGANIZZAZIONE 2010
Una vera e propria bomba innescata in ambito Beni
Culturali che non ha avuto seguito. Si tratta del parere
211 del 2012 rilasciato dal Consiglio di Giustizia
amministrativa, che colpisce il decreto del presidente
della Regione che aveva cambiato il volto degli uffici
regionali, il 370 del 2010, ritenuto “irrimediabilmente
illegittimo e destinato ad essere annullato tutte le
volte che detto vizio di legittimità venga
correttamente denunciato”. E il “detto vizio” è il non
aver sottoposto il decreto, che è un atto di natura
regolamentare, al vaglio del Consiglio di Giustizia
amministrativa. Una mancanza che è stata
“correttamente denunciata” con i due ricorsi
straordinari al presidente della Regione da parte di un
gruppo di dirigenti e funzionari del sistema Beni
Culturali per niente soddisfatti della riorganizzazione
operata, sempre nel 2010, dal direttore generale
Gesualdo Campo proprio in ossequio al decreto finito
nel mirino del Cga e a quanto disposto dallʼassessore
dellʼepoca, dallʼassessore Gaetano Armao: Stefano
Vassallo, Maria Luisa Famà, Pietro Morgano, Francesco
Santalucia, Francesca Spatafora, Beatrice Basile,
Sebastiano Tusa, Matteo Scognamiglio, Sergio
Aguglia, Adele Mormino, Simonetta Scordato,
Giovanna Cassata, Valeria Li Vigni, Luigi Maria
Gattuso, firmatari del primo; Giuseppina Butera, Maria
Luisa Famà, Giuseppe Comparetto, Giuditta Fanelli,
centonove pagina 18
Giovanna Cassata, Antonietta Marino, Matteo
Scognamiglio, Francesca Spatafora, Sergio Aguglia,
Stefano Vassallo, Simonetta Scordato e Adele
Mormino, che hanno presentato il secondo. Ed è stato
proprio questʼultimo a innescare lʼesplosione della
bomba contenuta nel parere rilasciato dal Consiglio di
Giustizia amministrativa su richiesta della stessa
Regione. A determinare tutto, il primo punto,
riguardante la violazione e falsa applicazione degli
articoli 12 e 13 dello Statuto e, soprattutto, della legge
192 del 1997. Ed è proprio questa violazione che viene
riconosciuta dal Cga. Secondo la legge, infatti, la
Regione avrebbe dovuto chiedere un parere
obbligatorio al Consiglio “sugli atti aventi natura
regolamentare emanati dalla Regione”, Un parere
“del tutto analogo a quello che è, per i regolamenti
governativi, il parere del Consiglio di Stato”.
16 Maggio 2014
sicilia
MESSINA. Immobili di pregio nel centro storico catastati come abitazioni “economiche o popolari
I baraccati di corso Cavour
Uno studio sul territorio cittadino scopre il velo su classificazioni sballate: tra viale Boccetta
via Tommaso Cannizzaro “esistono” solo nove uffici. Tutte le incongruenze scoperte dal Comune
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Quante case popolari si
affacciano su corso Cavour o via
Garibaldi, due delle più eleganti e
prestigiose strade di Messina? Anche
solo per memoria visiva (e buon senso),
verrebbe da dire nessuna. E invece no.
Al catasto ne risultano censite 117. E
quante unità immobiliari sono
classificate come “uffici e studi privati”,
in una strada in cui ad ogni portone è
un fiorire di targhe d’ottone di avvocati,
medici e commercialisti? Parecchie?
Nient’affatto: solo nove. Vuol dire che
qualcuno, negli anni, ha fatto il furbo,
“dimenticando” di aggiornare i dati
catastali degli immobili, sui quali poi
sono parametrate le imposte. Motivo per
il quale palazzo Zanca si sta cimentando
in un “progetto di revisione catastale su
quegli immobili caratterizzati da un
significativo scostamento tra il valore di
mercato e quello catastale”.
I BARACCATI DI CORSO CAVOUR.
Lo studio, coordinato dal funzionario
dell’Urbanistica Raffaele Cucinotta,
ha “preso di mira” un’area compresa tra
Raffaele Cucinotta
il viale Boccetta, la via Garibaldi, via
Martinez e via XXIV Maggio: 565 unità
immobiliari definiti “di pregio”, dei
quali, però, lo studio ha riscontrato
essere solo in parte classificate come
“abitazioni un tempo nobiliari, con
particolari rifiniture pregiate anche a
carattere storico” (contrassegnate dalla
sigla A1) o anche solo “abitazioni di tipo
civile (siglate A2): la maggior parte,
infatti, appaiono denunciate al catasto
come case economiche (A3) o
addirittura popolari (a4). Tutto questo
nel quadrilatero del centro storico,
costellato da palazzi signorili, anche se
negli anni a deturparli ci hanno pensato
i proprietari con mortificanti
soprelevazioni sulle quali nè
l’Urbanistica nè la Soprintendenza
hanno mai proferito parola. Non solo:
nella vasta area, nonostante
un’elevatissima densità di studi
professionali, per contare gli immobili
catalogati come uffici e studi, e
contraddistinti dalla sigla A10, bastano
e avanzano le dita di due mani. Solo
nove. Ma non è finita qui.
COL BAGNO IN CORTILE. Quando
c’è da pagare meno, o non pagare
affatto, l’ingegno del messinese si
scatena. Su tutto il territorio comunale,
oggi, nel 2014, sono registrati 3300
fabbricati classificati come A5: ovvero
“di basso livello, privi di impianti e
servizi igienici”. In pratica case col
bagno nel cortile, categoria che il
catasto nemmeno considera più
esistente. Non solo: ben quattromila
immobili sono classificati come
“abitazione a servizio delle attività
agricole”, notoriamente fiorenti in
centro città e nelle periferie. Altri dati
significativi? A fronte di 56mila
abitazioni di tipo civile, ce ne sono
45mila di tipo “popolare (“dato
sovradimensionato”, si legge nella
relazione) e solo dodicimila di tipo
“economico”. La tipologia di fatto più
presente in città.
ZOOM
Dalli all’elusore
LA RIVOLUZIONE DELLE STIME E DELLE RENDITE FRUTTERÀ
TRE MILIONI ALL’ANNO ALLE CASSE DI PALAZZO ZANCA
MESSINA. “Dall’analisi dei dati catastali - scrive Raffaele
Cucinotta - è emerso che negli ultimi cinque anni il numero
di unità “collabenti” è cresciuto da circa 800 unità immobiliari
alle attuali 1070. Di queste circa cento insistono all’interno
delle microzone del centro città”. Perchè il coordinatore dello
studio ha reputato opportuno sottolineare proprio questo
dato? Per tre motivi. Intanto perchè le unità “collabenti”
sono in pratica i ruderi, prive di rendita catastale e quindi
“inidonee a produrre reddito” da versare nelle casse
comunali. Secondo perchè l’anomalia riscontrata su valore di
mercato e valore catastale di questo tipo di abitazioni si
aggira intorno al 20% (due su dieci, cioè, un reddito lo
producono eccome, ma sono denunciate come ruderi), e
terzo perchè è stato Antonino Parisi, direttore dell’Agenzia
delle Entrate di Messina, a segnalare nei casi specifici,
“possibili fenomeni di evasione ed elusione in campo
immobiliare”. E quindi, quanto costano i “furbetti del
quartierino” alle casse di palazzo Zanca? Parecchio. Tre
milioni di euro all’anno, venti milioni in sette anni. Perchè le
somme che il comune di Messina immagina di poter introitare
dall’adeguamento degli estimi catastali è una di quelle cifre
che compone il piano di riequilibrio da sottoporre a ministero
dell’Economia e Corte dei Conti, nella speranza che il
certosino lavoro fatto di raschiamento del barile dall’assessore
al Bilancio Guido Signorino e dal direttore generale
Antonio Le Donne soddisfi i requisiti di sostenibilità
economica (e serietà) che fino ad oggi sono mancati nei
precedenti piani di riequilibrio. Di maggiori entrate Imu, i due
hanno inserito, grazie alla “rimappatura” catastale degli
immobili, due milioni e 900mila euro all’anno. Che fino al 22,
alla scadenza del piano di riequilibrio, fanno 20 milioni. (A.C.)
centonove pagina 19
Antonio Le Donne
16 Maggio 2014
sicilia
TENNISTAVOLO. Sofia Sfameni e Emma Gervasi campionesse d’Italia
Astra, fucina d’oro
Le promettenti pongiste del team di Valdina conquistano due ori ai tornei tricolori di Terni
Festa con atleti, tecnici ed amministratori. Giunta:”Ci serve una struttura adeguata”
DI
VALDINA. E’ stato un brindisi al
ventennale tutto d’oro quello
dell’Astra Valdina, che credeva di
aver festeggiato l’attività sportiva
pongistica continua tra il ’93 e il
2013 con la convocazione in
nazionale di Sofia Sfameni, già alla
fine dell’anno scorso. Ma la stessa
Sofia Sfameni ed Emma Gervasi
hanno “dipinto” col prezioso
Il team Astra Valdina al gran completo
messaggio elettorale - committente giancarlo panzera
Emma Gervasi e Sofia Sfameni
FRANCESCO PINIZZOTTO
centonove pagina 20
riconoscimento anche l’intera
stagione dell’anniversario,
conquistando due titoli nei
Campionati Italiani Giovanili, al
PalaTennistavolo di Terni. Davvero un
risultato straordinario per la coppia
di tredicenni dalle notevoli
prospettive, che ha vinto due titoli
italiani, sia nel doppio che nella gara
a squadre. Il primo oro l’hanno
ottenuto col doppio femminile
ragazze. Sofia Sfameni ed Emma
Gervasi partono accreditate con la
testa di serie n. 4, giocano e
agevolmente approdano in
semifinale. Superata la coppia ligure
Roncallo-Frisone, con lo stesso
risultato Sofia ed Emma superano in
finale il doppio emiliano formato da
Sara Lajmeri ed Arianna Barani.
Sfameni e Gervasi si ripetono, quindi,
nella gara a squadre ragazze bissando
il titolo di Campionesse d’Italia, e
procurando un altro dispiacere alla
coppia Lajmeri-Baraldi, battuta in
finale per 3-1. L’entusiasmo è
ovviamente alle stelle nel team
valdinese, che ha raccolto i frutti di
quanto seminato con grande
dedizione.“Società, tecnici, atleti e
genitori hanno fatto di tutto per
raggiungere questi risultati – ha detto
senza nascondere soddisfazione e
ringraziando tutti il presidente Gino
Giunta, sostenuto dal vicepresidente
Francesco Basile e dai tanti veterani
tra cui Roberto Gullo– che premiano i
quotidiani sacrifici delle ragazze,
dello staff tecnico e di tutta la
società, impegnata sempre nel dare il
massimo. Ma abbiamo il bisogno di
sentire ancora più vicine le
istituzioni”. Così 20 anni di passione
sportiva sono stati festeggiati alla
grande nella palestra delle scuole
elementari di Fondachello Valdina,
con buffet, video, l’omaggio floreale,
le medagliette tricolori d’oro alle
campionesse da parte della società, e
la torta finale. Alla presenza del
vicesindaco di Valdina Antonio
Cannuni e degli assessori Rosa
Nastasi e Demetrio La Fauci che
hanno consegnato tre targhe, una alla
sicilia
Ruvolo, Emma Gervasi e Maria Abate.
I risultati positivi chiaramente
“trascinano” neIl’impegno l’intero
sodalizio. In campo maschile il
ventennio è stato coronato con un
traguardo storico: lʼAstra ha centrato
la salvezza in B1 la stagione scorsa
dopo averla conquistata in quella
precedente e alla salvezza il team
valdinese punta anche questʼanno.
Una struttura migliore renderebbe più
agevole l’organizzazione per
partecipare a ben cinque tornei: B1
maschile, C2 regionale, D1 e D2
provinciali e alla serie B femminile. E,
visti i risultati, lo sforzo per avere una
palestra all’altezza è d’obbligo.
Le campionesse con i dirigenti dell’Astra
società e due alle campionesse, e con
la partecipazione dei rappresentanti
delle associazioni presenti nel
comune. Sottolineato più volte il
grande lavoro svolto dai tecnici
Umberto e Michele Giardina,
Giovanni Caprì, in primis da Sofia ed
Emma che hanno ringraziato lo staff
che ha permesso loro di crescere.
L’azzurro ormai è un’abitudine per
Sofia Sfameni, numero uno della
classifica nazionale femminile settore
ragazze. La stellina dellʼAstra è stata
anche vice campionessa dʼItalia in
coppia con Maria Abate (anche lei
premiata con una targa), lo scorso
giugno. Mentre il bronzo per la
squadra a Terni era già arrivato
nellʼaprile dell’anno scorso, dove la
Sfameni si battè insieme a Barbara
LA CURIOSITA’
Valdina. I genitori di Sofia Sfameni ed
Emma Gervasi hanno dipinta sui loro
volti la gioia per la festa, in
particolare riservata alle loro figlie
promesse del tennistavolo. Ma si può
dire pure che… buon sangue non
mente. Antonio Gervasi, papà di
Emma, fino a qualche anno addietro
è stato un bravo tennista, mentre Nino
Sfameni, papà di Sofia, è stato un
arcigno difensore di calcio diversi
lustri fa. E rivela che ha spinto per
come meglio ha potuto la passione
della figlia, anche quando qualche
tentennamento metteva a rischio più
di un appuntamento importante:
“Grande è la mia gioia per i risultati
ottenuti, ma i genitori devono
sostenere l’attività dei figli con uguale
determinazione – afferma Sfameni –
Sofia è stata sempre costante negli
allenamento, ma è chiaro che ogni
tanto si rilassava. Allora mi “armavo”
di insistenza, minacciandola anche che
l’avrei punita e le risposte oggi sono
un piacere per tutti”. (F.P.)
messaggio elettorale
Le “minacce” di papà
centonove pagina 21
16 Maggio 2014
16 Maggio 2014
sicilia
SPADAFORA. Un milione e mezzo di euro per avviare un museo. Così il progetto “europeo”
L’argilla diventa tridimensionale
All’interno sarà realizzato un “Laboratorio della Forma”, uno studio di progettazione con scanner
in 3D. D’Amico: «Si potranno realizzare elementi meccanici, protesi, oggetti di oreficeria»
Spadafora. Spadafora
punta su argille e
ceramiche. In 3D. Materie
prime che in passato nella
zona tirrenica messinese
erano ritenute trainanti
con un centinaio di
imprese all’attivo e una
forza lavoro che negli
anni 90 raggiungeva
anche più di mille
addetti. A prendere vita
dopo anni di annunci è il
Museo dell’Argilla la cui
gara d’appalto per
acquistare arredi e
attrezzature è in fase di
assegnazione. Un modo
per recuperare dal punto
di vista culturale una
tradizione artigianale che
ha segnato il territorio. E’
stato finanziato con 653
mila euro sulla linea di
intervento 3.1.3.3,
(Sviluppo di servizi
culturali al territorio e
alla produzione artistica e
Il museo dell’argilla di Spadafora
artigianale) un progetto
sostenuto dall’assessore
sull’arte contemporanea e sulla ceramica
alla Cultura e vice sindaco Antonio
siciliana. «Ultimati i lavori - dice
D’Amico (il bando scade il 17 giugno).
D’Amico - saranno promosse dieci
L’intervento prevede negli spazi del
importanti mostre, articolate nello
Museo dell’Argilla l’acquisto
spazio di sei mesi. Il ciclo intitolato
dell’arredamento museale per circa 300
“Sicily Contemporary Art, Spadafora”
mq, un sistema di videosorveglianza e
sarà costituito dal meglio della pittura e
antintrusione, la sistemazione del
della fotografia siciliana, una mostra
parcheggio e delle aiuole.
concorso per video maker, una dedicata
Parallelamente si interverrà sullo storico
ad Antonio Presti, un minifestival della
Castello Spadafora con la realizzazione
letteratura e uno del cinema e del
di mostre e l’acquisto di arredi, un touch
teatro». «L’Argilla rappresenta molto per
screen da 50 pollici e uno schermo
il territorio - spiega Biagio Oriti,
modulare da 100 pollici. Sarà
sindacalista dela Cgil - e potrebbe
commissionato un documentario su
rappresentare tanto anche oggi. La
Spadafora e due contenuti digitali
situazione è disastrosa sia per la crisi ma
per mancanza di argille. Con i vincoli
del Piano regionale delle cave è quasi
impossibile. Queste azienda da anni son
costretti ad acquistare argilla
principalmente in Calabria e reaizzare
un prodotto finito spesso di qualità
inferiore rispetto a prima ma con costi
superiori». Ditte come la “La Fauci
Giuseppe” e Cottosenia (entrambe
Gruppo La Fauci) stanno esaurendo la
cassa integrazione ordinaria. «La
prossima settimana, invece, - continua
Oriti - la “Centrale -Primavera” avvierà
la procedura di mobilità di altri
lavoratori (ancora il numero non si
conosce). ormai sono rimaste in attività
una decina di aziende con una forza
lavoro complessiva di circa 220 operai».
Numerosi gli incontri all’assessorato
regionale al Territorio per discutere sulle
possibilità di sviluppo del Piano cave
specialmente nel comune di Venetico,
ma la Soprintendenza continua a dare
pareri negativi». Il comune di Spadafora,
però, ritiene l’argilla anche un fatto
culturale per il territorio.
Dall’Assessorato Beni Culturali e
dell’Identità Siciliana l’amministrazione
comunale ha ottenuto anche un secondo
decreto di finanziamento (per un totale
di 1.643.000 euro). Spadafora, infatti, si
è qualificata al primo posto nella
graduatoria con il progetto
“Realizzazione dei laboratori di
produzione artistica all’interno del
Museo dell’argilla” (Pist n.18 in Asse 6).
«Il laboratorio, per il quale sono in atto
le procedure di gara - spiega Antonio
D’Amico - prenderà il nome di
“Laboratorio Forma” e avrà all’interno
del “Museo dell’Argilla” vicino al castello
Spadafora». All’interno sarà realizzato
un laboratorio per la ceramica artistica e
la vetro fusione dotato di
strumentazioni adeguate e moderne
tecnologie; uno spazio per la
progettazione e modellazione in 3d con
due punti di lavoro ad alta prestazione,
due scanner 3d, attrezzature per foto e
video ripresa; un laboratorio dotato di
stampante 3d professionale, due
fresatrici a controllo numerico
computerizzato e attrezzatura per la
realizzazione fisica di modelli
tridimensionali di diversi materiali. «Vi
si potranno realizzare modelli
architettonici ai prototipi di oggetti di
design, dalle opere artistiche agli
elementi meccanici speciali, protesi
mediche, oggetti di oreficeria - continua
il vice sindaco - Il Centro sarà dotato
anche di un laboratorio per produzione
di fotoceramica a fuoco e per la stampa
digitale 2D di grande dimensione; di un
ufficio e una reception con art shop,
arredi e accessori per le esposizioni;
importante sarà infine l’allestimento di
un’aula per la didattica con 18 posti con
altrettanti computer e schermo per
video proiezioni».
Gia.C.
ZOOM
Ecco il piano di gestione
SARANNO COINVOLTI I MUSEI DI SANTO STEFANO
E CALTAGIRONE. MA ANCHE SCUOLE E START UP
Antonio D’Amico
Spadafora. A Spadafora nascerà anche il Museo della
ceramica e del design che prenderà il nome di “Museo
Forma”. Per l’inaugurazione è prevista una mostra
regionale della ceramica artistica con il coinvolgimento
dei musei di S. Stefano e di Caltagirone. Il piano di
gestione del centro prevede una collaborazione pubblicoprivata che coinvolgerà anche scuole, università ed enti di
formazione e lo start-up di nuove imprese con la
centonove pagina 22
creazione di una decina di posti di lavoro autonomo. In
prima battuta si terranno dei corsi dì addestramento
gratuiti sull’utilizzo delle macchine per le lavorazioni 3D.
La struttura prevista si configura quindi come quella di
uno sperimentale Museo-Scuola- Laboratorio unico in
Italia. «L’Assessorato regionale - sostiene il vice sindaco di
Spadafora Antonio D’Amico - ha manifestato interesse
per questa sperimentazione che sembra addirittura
anticipare gli obbiettivi della nuova programmazione dei
fondi UE (2014- 2020) in tema di “impresa culturale”. Il
finanziamento che sarà utilizzato è di 990 mila euro». Il
comune ha scommesso molto sui fondi comunitari.
Secono duna nota dell’amministrazione sojo stati ottenuti
finanziamenti per circa 13 milioni di euro.
R.C.
16 Maggio 2014
sicilia
La riserva di Capo Peloro
Filippo Romano
MESSINA. La Provincia regionale avvia l’iter per un piano di gestione dei laghi
Ganzirri? Esce dal pantano
Il commissario Romano organizza un faccia a faccia tra ambientalisti, canottieri, coltivatori
di molluschi. «Ditevi le cose a viso aperto e risolviamo i conflitti. Poi un “regolamento” condiviso»
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Messina. Prima un nuovo consiglio
provinciale scientifico guidato dal
professore Mario Caldarera, ora un
modello di gestione della riserva
naturale orientata di Capo Peloro
istituita nel 2001. Alla Provincia
regionale di Messina si procede
speditamente dopo un periodo di stasi
che ha innescato specialmente
all’interno dei laghi di Ganzirri una serie
di polemiche legate al dragaggio dei
fondali, agli sport praticati nello
specchio d’acqua, alle coltivazioni di
molluschi. A coordinare il tutto, in
attesa della Città metropolitana, è la
Provincia regionale nella qualità di ente
gestore. Nella sala degli specchi di
Palazzo dei Leoni il commissario
straordinario Filippo Romano ha messo
a confronto le varie parti in causa. «In
realtà - sottolinea Romano - non ho
organizzato l’incontro per un confronto,
ma per mettere faccia a faccia le varie
associazioni che in modo diretto o
indiretto sono interessati all’area, in
modo da fare emergere
preventivamente i contrasti e poi
risolverli nell’interesse di tutti con un
piano di gestione condiviso». Uno degli
ultimi scontri ha interessato il circolo
dei canottieri e il Wwf che l’anno scorso
ha sollevato una emergenza ambientale
nelle riserve naturali di Capo Peloro e
Marinello. Il Wwf-Sicilia e l'Associazione
Mediterranea per la Natura, avevano
denunciato una gestione scorretta che
avrebbe generato danni alla fauna, ai
sistemi idrici e chimico-fisici delle
acque. Si sottolineava del mancato
raggiungimento degli obiettivi di tutela
imposti dalle norme comunitarie,
nazionali e regionali, violazione degli
obblighi comunitari per la Rete Natura
2000. Nel mirino società private di
canottaggio che avevano «realizzato un
accesso in zona A del lago di Ganzirri, al
fine di esercitare attività sportive non
consentite esplicitamente dal
regolamento vigente perché
compromettono l'integrità ambientale –
si leggeva nella relazione stilata e
firmata dai due presidenti, Deborah
Ricciardi (Mediterranea) ed Angela
Guardo (Wwf-Sicilia) - . Tale attività
recano disturbo certo agli uccelli che
sostano in migrazione, mentre quelli
che decidono di svernare tollerano la
presenza limitandosi a spostamenti
brevi. La presenza incontrollata dei
canoisti, che non solo si allenano ma
organizzano anche manifestazioni
agonistiche, peraltro nella porzione di
lago con maggiore presenza di
trampolieri, aironi, limicoli, è un
chiarissimo disturbo che impedisce ai
migratori la sosta necessaria,
inducendoli o alla fuga o al tirare
dritto». Perplessità anche sul
rimessaggio di barche, e sul “Canale
degli inglesi” realizzato al confine con la
Riserva. E’ ancora in corso un
procedimento penale per modifiche
sostanziali allo stato dei luoghi in zona
B di Riserva in violazione del
regolamento. Il Wwf ha anche segnalato
che un ristorante ha, per quasi tutta
l'estate, utilizzato petardi, fuochi
d'artificio e botti di ogni genere, al
confine con la Zona B, presso la Torre
degli Inglesi». Sulla scota di questa
denuncia il commissario Romano aveva
avviato un procedimento di revoca delle
autorizzazioni ai canottieri, ma poi l’iter
è stato bloccato dalla dirigente delle
riserve Maria Letizia Molino che ha
assicurato il corretto svolgimento
dell’attività nel rispetto del
regolamento. A margine dell’incontro è
stato anticipato da Gaetano Giunta del
Centro per le ricerche del Mediterraneo
che nell’ambito di un protocollo tra
l’associazione, la Provincia, Unime e
Cnr sarà installata una boa che
consentirà una serie di misurazioni
dettagliate dei pantani e fungerà da
stazione sperimentale per energie
alternative, in particolare sul moto
ondoso.
OCCASIONI SPRECATE
Parco Marino, convegno alle Eolie
IL PD SI INTERROGA SULLO SVILUPPO. LO SCHIAVO CONTESTA VINCOLI UNESCO
Lipari. Nella Chiesa dell’Immacolata al Castello di Lipari, venerdì 30 maggio, alle
Massimo Lo Schiavo
16.30, si condivideranno idee ed esperienze di sviluppo durante il convegno “Un
Parco Marino per le Eolie del mito”. Il convegno è un’iniziativa promossa dal Pd di
Lipari-Isole Eolie e vi parteciperanno esperti del settore e il Sottosegretario
all'Ambiente Silvia Velo. Nell’arcipelago eoliano i vincoli ambientali sono oggetto
di polemiche da sempre. «Sono pronto a scrivere all’Unesco per chiedere di uscire
da questo riconoscimento - scrive Massimo Lo Schiavo, sindaco di Santa Marina
Salina - se devo far diventare le zone di preriserva zone di impiani turistici e non di
salvaguardia cosi come prevedono le norme! Non sara' Salina a permettere questo
scempio primo di tanti in tutta la Sicilia».
centonove pagina 23
16 Maggio 2014
sicilia
RICONOSCIMENTI. Il Premio Buonasanità 2014 del Centro Studi La Fenice alla dottoressa del Consultorio Familiare di Messina
Barbaro, la sanità che fa bene
Una vita spesa per le donne e la famiglia con sempre nuove sfide, ha fondato il consultorio
autogestito e oggi dirige quello di via del Vespro. Con un occhio di riguardo agli adolescenti
DI
MARIA TIZIANA SIDOTI
MESSINA. Erano in 9. Erano le
"signorine". Così gli abitanti di Santa
Lucia Sopra Contesse chiamavano
queste giovani donne. Che,
professionalità alla mano, animo di
volontariato, senza camice bianco, da
dietro le tendine al di là di una
saracinesca si "aprivano" in servizio ad
un quartiere in lotta da sempre con il
disagio, dove spesso mancavano acqua,
luce e lavoro. Era il 1979. E queste
giovani donne, tutte militanti dell'Udi,
Unione donne in Italia, avevano dato
vita al primo "Consultorio Autogestito"
a Messina: una bottega concessa
dall'Istituto Autonomo Case Popolari,
60 metri quadri già del Sunia,
Sindacato unitario nazionale inquilini
ed assegnatari. Era un centro
autofinanziato e su base volontaria in
multidisciplinarietà dalla ginecologa
alla psicologa fino all'assistente sociale:
una sfida alle istituzioni e al Comune di
Messina. Che, nonostante la legge
nazionale del '75 introduttiva dei
consultori e quella regionale del '78
istitutiva degli stessi in Sicilia, non
aveva ancora aperto le strutture
pubbliche consultoriali. Oggi una di
quelle 9 signorine, ha ricevuto un
prestigioso riconoscimento, il Premio
Buonasanità 2014. Stiamo parlando
del medico Luisa Barbaro, una delle
fondatrici dell'Autogestito, da anni
dirigente del Consultorio Familiare "Via
del Vespro" e responsabile dell'Unità
Operativa "Area Metropolitana e
Jonica" dell'Asp di Messina che
comprendente 12 consultori familiari.
Motivazione: «Fautrice della nascita e
dello sviluppo delle attività
In basso foto d’epoca del consultorio
fondato da Luisa Barbaro nel ‘79
Luisa Barbaro riceve il premio Buonasanità dalla presidente dell’Ammi, Ileana Padovano
consultoriali in Messina, si dedica da
sempre con impegno alle donne ed alle
famiglie. Vivace e creativa non trascura
le attività di aggiornamento e studio.
Ottima manager costantemente
all'avanguardia...». Tutto è partito per
la Barbaro dalla candidatura al Premio
da parte di Maria Antonella Cocchiara,
docente del Dipartimento di Scienze
Giuridiche e Storia delle Istituzioni,
coordinatrice del corso "Donne Politica
e Istituzioni" per la diffusione della
cultura di genere, all'Università di
Messina. Che ha ripercorso l'impegno
della Barbaro, dal primo Autogestito ai
progetti "Accoglienza e Assistenza" per
le vittime di violenza sessuale o
domestica con la proposta di sportelli
antiviolenza negli spazi lavorativi, e
"Adolescenti" per la formazione di spazi
giovani e di corsi di informazione sulla
doppia protezione nei rapporti sessuali
con uno "Spazio Maschio", attivo da 2
anni per formare una generazione di
uomini attenti e collaboranti con
obiettivo la condivisione della tutela
della salute sessuale e riproduttiva
della coppia: «un'intera carriera spesa
con professionalità e impegno, con
intelligenza e tenacia, talvolta con la
caparbietà indispensabile per superare
pastoie burocratiche e difficoltà
gestionali, che merita a mio avviso di
essere riconosciuta e premiata come
espressione di quella "buona sanità"
che si alimenta di saperi, di conoscenze
specialistiche ma anche di passione,
umanità e generosità». Da qui
l'appoggio di tanti professionisti e
associazioni messinesi: dal Cirs,
impegnato contro la violenza alle
donne da sempre, alla Cisl, dal già
dirigente scolastico dell'Ainis Amelia
Stancanelli con cui la Barbaro ha
collaborato per iniziative formative a
scuola, alla presidente del Cedav,
Centro donne antiviolenza Carmen
Currò, dal Consigliere comunale Rita
La Paglia al Soroptmist, da Donatella
Lisciotto membro ordinario della
Società psicanalitica italiana a Cettina
Celi associato della Società italiana di
psicanalisi, ad Adamo Maria Gabriella,
portavoce delle donne del Consultorio
di Via del Vespro, da Rosalba Ristagno
dell'Ordine dei Medici della provincia,
alla Consigliera di Parità della
Provincia, Mariella Crisafulli. Per tutti
parole d'ordine per la Barbaro:
professionalità, competenza, un'energia
vulcanica declinata nella curiosità di
conoscenza e nella creatività di
iniziative originali, coinvolgendo anche
l'arte, lo sport e l'alimentazione, al
servizio della donna e, quindi, del
benessere della famiglia e dell'intera
comunità, passando dalla salute fisica e
psicologica della donna in tutte le fasi,
dall'adolescenza alla maternità alla
menopausa con attenzione alle ferite
del corpo e dell'anima della malattia e
della violenza, sguardo sempre dritto
alle nuove sfide ora contro il
femminicidio e le mutilazioni genitali
nei tempi della nuova migrazione, con
sorriso e decisione. E così in tempi
difficili per la Sanità, con tagli,
ridimensionamenti anche per i
consultori, al momento del Premio la
Barbaro emozionata nel ricordo anche
di altre "signorine", come Lucia Natoli,
tragicamente scomparsa, interviene:
«L'obiettivo di prevenzione psico fisica
delle donne, ritengo sia un grosso
investimento sociale, in quanto la loro
salute è una risorsa per il Paese ed io,
da circa 40 anni, mi dedico a progetti
inerenti l'universo femminile, che mi
hanno permesso di andare "oltre" la
Ginecologia e l'Ostetricia e di diventare
realmente un "medico delle donne". E
per lei anche l'apprezzamento del
presidente dell'Agite, Associazione
ginecologi territoriali, Giovanni
Fattorini: «possa essere di esempio per
le giovani generazioni di medici».
La VII edizione del Premio Buonasanità
ha assegnato anche un riconoscimento
alla struttura: Uoc di Ematologia del
Policlinico, e per lo specializzando a
Paolo Morabito in Farmacologia
medica, oltre ad alcune menzioni
speciali.
CATANIA
Il memorial Berlinghieri a due team siciliani rianimatori
CATANIA. Sono due gruppi di medici anestesisti rianimatori i vincitori ex equo del
memorial Filippo Berlinghieri per il miglior poster sul dolore acuto e cronico,
assegnato dall'Aaroi-Emac Sezione Regionale Sicilia nel corso del decimo
congresso Siared che si è tenuto a Catania. Il premio è stato assegnato, a pari
merito, al team composto dal dottor Giacomo Filoni, dalla dottoressa Maria
Antonietta Venia e dal dottor Antonino Genovese dell'Asp di Messina - presidio
ospedaliero di Taormina e al team dell'Istituto ortopedico Rizzoli-Bologna,
Dipartimento Ior Sicilia diretto dal dottor Cesare Faldini. Il Memorial, che prevede
anche l'assegnazione di 2.500 euro, è nato, da una parte con l'obiettivo di
promuovere l'impegno degli anestesisti rianimatori sul tema del dolore acuto e
cronico, dall'altra ha voluto mettere in primo piano un problema ormai sociale che
affligge milioni di persone. "Il riconoscimento - ha sottolineato Emanuele
Scarpuzza, Presidente Aaroi-Emac Sicilia - è dedicato a Filippo Berlinghieri,
anestesista rianimatore, scomparso nel 2013, che, con grande professionalità e
passione, ha dedicato la sua attività alla cura dei malati affetti da dolore".
centonove pagina 24
16 Maggio 2014
economia
La struttura di Corso Garibaldi
MESSINA. Appartamenti, negozi, uffici e bed & breakfast al posto dell’ex albergo
C’era una volta il Jolly
In arrivo il cambio di destinazione d’uso, progetto pronto ad inizio estate: nessun vincolo,
niente problemi per i parcheggi che mancano. Ecco chi c’è dietro l’operazione immobiliare
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Appartamenti, botteghe,
uffici e bed & breakfast. Il futuro del
Jolly Hotel di Messina, gioiellino
progettato dall’architetto Giuseppe
Samonà negli anni ‘50, qualche
mese fa passato di mano dopo una
travagliatissima asta e da allora
mestamente chiuso, è stato scritto con
un rogito notarile, firmato in
settimana, dalla cordata di acquirenti
che lo ha rilevato all’asta
fallimentare.
APPARTAMENTI CINQUE STELLE.
Il progetto sarà diviso a metà tra
professionisti reggini e messinesi,
arriverà ai primi di luglio, sarà
firmato dall’ingegnere reggino
Antonio Idone, e prevede una serie
di attività commerciali in quelle che
fino a poco tempo fa erano la hall e le
sale congressi dell’albergo, e la
trasformazione per accorpamento
delle camere ai piani superiori in
uffici, appartamenti e strutture
commerciali di tipo ricettivo come
bed & breakfast. Per il progetto è già
stata inoltrata la pratica di cambio di
destinazione d’uso. Possibile? Si.
VINCOLATO, MA FUORI. Perchè,
nella giungla di leggi urbanistiche, la
“destinazione alberghiera” di fatto
non esiste, e all’interno dell’immobile
è possibile ogni tipo di
trasformazione. L’esterno, invece,
deve restare così com’è, essendo il
palazzo vincolato dalla
Soprintendenza. L’unico grattacapo,
ai nuovi proprietari, potrebbe arrivare
dal fatto che, per i nuovi insediamenti
abitativi in centro, la legge obbliga a
prevedere un adeguato numero di
parcheggi. Che allo stato non
esistono, così come non esiste la
possibilità di fabbricarli. Come si
ovvia? No problem.
TOGNOLI CI FA UN BAFFO.
Secondo i progettisti, la legge voluta
dal deputato Carlo Tognoli nel
1989, non sarebbe applicabile
all’immobile che ospitava il Jolly, sia
perchè di fabbricazione parecchio
precedente all’entrata in vigore della
legge, sia perchè il progetto sarebbe
“peggiorativo”: per appartamenti,
uffici e botteghe, in pratica,
servirebbero meno parcheggi di
quanti ne sarebbero serviti per
l’albergo a piena capienza.
LA CORDATA. Chi fa parte della
cordata che ha acquistato il
prestigioso palazzo? Intanto Saverio
Guida, tramite la immobiliare
catanese Agaton. Professore di lettere
all’ateneo messinese, Guida non è
nuovo ad operazioni immobiliari di
alto livello: sue, per esempio, diverse
botteghe dentro la galleria Vittorio
Emanuele, e il locale che attualmente
ospita la Coin di viale san Martino.
Insieme a lui ci sono l’oculista Nino
D’Andrea, il giovane avvocato
Emanuela Cento (figlia del
luminare universitario), la “B. e B.”
che gestisce il Bingo Garden, dentro
la quale c’è l’ex senatore Paolo
Piccione e la società Tride.
ZOOM
Aste, buona la terza
ACQUISIZIONE, CAMBI DI GESTIONE, POI LA PROCEDURA
FALLIMENTARE CHIESTA DAL TRIBUNALE. ECCO LA STORIA
MESSINA. Come si è arrivati alla cessione dello storico
Jolly Hotel per tre milioni e mezzo di euro? Al terzo
tentativo. La storia inizia nel 2011, quando il giudice delle
esecuzioni immobiliari del tribunale di Messina Ugo
Scavuzzo ne dispone la vendita dopo il pignoramento ai
danni della società siracusana Siga Srl di Francesco
D’Amico, proprietaria dello stabile. La perizia del
tribunale di Messina dà all’immobilie da quattromila metri
quadrati, un valore di poco meno di dieci milioni: poco più
di duemila euro al metro quadrato. A gestire la struttura,
fino a qualche tempo prima, era la Mortelle di Cesare
D’Amico (padre di Francesco) che nel 2009 aveva
annunciato la volontà di trasformare la struttura in
residence, dopo averla rilevata agli inizi del 2000 dalla
catena Jolly quando questa è stata acquisita dalla
multinazionale spagnola Nh Hotels. Per vendere
l’immobile non sono bastate nè la prima nè la seconda
asta, bandite entrambe davanti al notaio Giuseppe
Vicari. Alla terza, fine gennaio 2014, l’avvocato
immobiliarista Francesco Bagnato presenta due offerte
separate per conto della cordata che poi si aggiudicherà
l’immobile e l’asta viene aggiudicata, tra le proteste di
D’Amico che stava valutando l’ipotesi di un’azione
giudiziaria per bloccare il trasferimento dell’albergo.
Perchè si è arrivati alla procedura fallimentare? Nel 2006,
alla “Mortelle”, società che fino a qual momento gestiva
l’albergo, subentra la Medea, che va in “rosso” dopo
qualche tempo. “Risulta trascritto un contratto d’affitto
d’azienda in data 25 febbraio 2006 - scriveva Scavuzzo
nell’avviso di vendita giudiziaria del bene - la cui
affittuaria è fallita”. (A.C.)
centonove pagina 25
Cesare D’Amico
16 Maggio 2014
economia
ZOOM
GALATI MAMERTINO. Quasi tre milioni di euro per rilanciare l’agroalimentare dei Nebrodi
In affari col suino
Nasce un incubatore d’impresa che favorirà principalmente la commercializzazione del maiale
nero. Un mercato che coinvolge 110 allevamenti e 3500 adetti coinvolti. Tra prosciutti e ragù
Il tavolo deo relatori al convegno sul Suino nero dei Nebrodi
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Galati Mamertino. Quasi tre milioni
di euro di finanziamenti per valorizzare
i prodotti agroalimentari nebroidei a
partire dal suino nero in attesa del
marchio di Denominazione di origine
protetta. A Galati Mamertino comincia
a prendere forma quello che viene
ritenuto un vero e proprio incubatore
d’impresa che nel giro di pochi anni
potrebbe creare una filiera dedicata alle
prelibate carni nebroidei esaltate anche
da Slow food. Esistono ufficialmente
110 allevamenti, 3.500 soggetti
coinvolti e 800 scrofe. A finanziare la
struttura con 2,8 milioni di euro è stata
la Regione siciliana. Il centro che
sorgerà a Galati Mamertino sarà
polifunzionale: incubatore di imprese
Lavorazione del suino nero
ma anche un luogo di studio e centro
espositivo. Sul suino nero il territorio
scommette da tempo. Opera da dieci
anni il Consorzio di tutela del suino
nero dei Nebrodi che riunisce il
Dipartimento di Veterinaria
dell’Università di Messina e numerosi
comuni dell’area. I prosciuttifici e
salumifici della zona rispettano
rigorosamente un disciplinare e sono
riusciti a conquistare anche una nicchia
di mercato medio-alta. Purtroppo il
territorio si scontra con problemi
strutturali: a fronte di una domanda
crescente a volte non c’è un’adeguata
risposta. Cosa rimane da fare? Unire le
forze per commercializzare tutti
insieme i prodotti derivati dal Suino
Nero dei Nebrodi. È l’obiettivo che si
sono dati produttori e allevatori che a
breve si organizzeranno con forme
associative per sfruttare al massimo i
canali di vendita verso i mercati
nazionali ed esteri. È quanto è emerso
dall’incontro “Fare impresa
nell’agroalimentare: metodi, strumenti
e prospettive” che ha messo insieme gli
attori principali di questa filiera con lo
scopo di lanciare definitivamente i
numerosi prodotti di Suino Nero,
apprezzati per bontà e qualità. Inoltre, i
produttori auspicano la realizzazione di
un macello locale che darebbe
ulteriore slancio alle attività e un ruolo
attivo delle banche locali nel sostegno
delle varie iniziative. Una filiera che ha
numerose frecce nel suo arco: i salumi
e i prosciutti (con la possibilità di
produrli nel nuovissimo stabilimento di
Galati Mamertino del consorzio Terre
dei Nebrodi), il ragù, la porchetta
(come quella dell’azienda Il Vecchio
Carro che ha recentemente riscosso
successo a Stoccarda). I buoni esempi
non mancano: Pippo Borrello,
presidente del Consorzio Terre dei
Nebrodi, ha chiuso il suo salumificio
privato per puntare esclusivamente
sullo stabilimento di Galati, mentre
Antonio Amata della cooperativa La
Terra sta già organizzando i canali di
vendita . Aspetto da non sottovalutare,
secondo Pino Gullo di Legacoop, è il
fatto che “i prodotti devono esprimere
sempre l’identità del territorio.
All’estero piace mangiare italiano e
conoscere le tipicità gastronomiche
siciliane: solo esprimendo un’identità si
possono penetrare i mercati”. Perché,
ha evidenziato Pietro Cami,
amministratore di una catena di
supermercati, “solo con un valore
aggiunto identitario un prodotto può
competere con quelli delle
multinazionali”. Ma “per valorizzare un
territorio – ha sottolineato Melita
Nicotra, ricercatrice all’Università di
Catania – occorre anche innovare non
solo gli strumenti, ma tutto il sistema di
produzione. Inoltre, bisogna cavalcare,
e non subire, l’onda della
globalizzazione intercettando, nel
mondo, consumatori intelligenti
interessati alle nostre nicchie».
centonove pagina 26
Ispica, la carota che
piace all’estero
TRA IL 2012 E IL 2013 IL FATTURATO
DELLA NOVELLA È RADDOPPIATO.
GRAZIE A GERMANIA E AUSTRIA
Ispica. E’ una carota siciliana ma
piace soprattutto all’estero. Quella
di Ispica viene principalmente
venduta nei mercati di Germania,
Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e
Polonia. Un risultato che ha portato
al raddoppio del fatturato in un
solo anno. Dal 2012 al 2013 è
passato da 200 mila a 450 mila
euro. Un risultato ottenuto
soprattutto per merito
dell’aumento della produzione dela
novella a marchio Igp che dai 4
mila quintali del 2012 è arrivata ai
7 mila del 2013 e quest’anno si
punta a quota 10 mila. Sotto il
marchio Igp si sono riunite 13
aziende di piccole e medie
dimensioni (dai 40 ai 200 addetti)
che hanno creato nel 2010 il
Consorzio di tutela. Si tratta di
aziende che insistono tutte
nell’area che si espande nella fascia
costiera delle province di Ragusa e
Siracusa. Qui negli anni Cinquanta,
imprenditori agricoli olandesi
individuarono una zona ideale per
“controstagionalizzare” il
prodotto: nel Nord Europa, infatti,
viene seminata all’inizio della
primavera, coltivata lungo tutta
l’estate e raccolta in autunno. Al
contrario il ciclo della carota nel
Sud della Sicilia inizia con la semina
autunnale, prosegue con la
coltivazione invernale e si conclude
con la raccolta in primavera.
Purtroppo se all’inizio degli anni
Ottanta si coltivavano 3 mila ettari
a carote, oggi non si superano i
1.500 ettari. Ma i risultati
consentono di guardare con fiducia
al futuro
Il logo della carota di Ispica
economia
TAORMINA. E’ scontro tra l’Amministrazione e il Demanio. Troppe concessioni sulle spiagge
L’invasione dei lidi
Il sindaco Nello Lo Turco si rivolge ad un legale per bloccare il rilascio di autorizzazioni.
«I residenti non hanno più la spiaggia libera». Sul piede di guerra i commercianti del lungomare
Giardini Naxos. Troppi lidi a Giardini
Naxos. L’amministrazione comunale si è
rivolta all’avvocato Antonio Catalioto
per diffidare il Demanio marittimo di
Messina e la Regione Siciliana ed
impedire il rilascio di proroghe o
concessioni nelle spiagge più gettonate
come Recanati, San Pancrazio, San
Giovanni. Una situazione che - a
giudizio degli amministratori - da un
lato danneggia i residenti che non
hanno più spiagge libere a disposizione,
dall’altra i commercianti del lungomare
riuniti nell’associazione “Tysandros” che
vedono diminuire sempre di più gli
incassi a causa dei lidi che forniscono
all’interno anche ristorazione. La
polemica va avanti dall’anno scorso.
Nonostante il consiglio comunale abbia
approvato nel 2012 il Pudm (Piano
Demanio Marittimo, il documento
rimane nel limbo perchè la Regione non
lo ancora reso esecutivo. «Il demanio
non può non tenere in considerazione le
esigenze della popolazione e la
posizione di un consiglio comunale attacca il sindaco Nello Lo Turco abbiamo detto stop a nuove concessioni
o deroghe ma loro, approfittando del
fatto che il piano non è stato esitato
dalla regione da quasi due anni,
snobbano il nostro parere e si
comportano come se non ci fosse.
Abbiamo dato mandato ad un legale
affinché verifichi se esistono profili di
illegittimità». A scrivere l’anno scorso al
governatore Crocetta e all’assessorato
regionale al Territorio è stata
l’associazione dei commercianti del
lungomare presieduta da Marco
Muscolino, titolare di un bar storico. La
goccia che aveva fatto traboccare il vaso
è stata la concessione per la
realizzazione di un parco giochi
acquatico nello specchio d’acqua
antistante piazza San Pancrazio. «La
Il sindaco Nello Lo Turco
I lidi nella baia di Giardini Naxos
concessione - si legge nella lettera stilata
con la consulenza dell’avvocato
Giuseppe Valentino - ha ricevuto parere
negativo da parte dei competenti uffici
di Giardini Naxos. Ancora è in aperto
contrasto con le previsioni del Piano di
utilizzo del demanio marittimo
approvato dal consiglio comunale nel
2012 dopo un ampio dibattito che ha
coinvolto le forze politiche e le
associazioni di categoria. Il piano non
prevede, infatti, il rilascio di alcuna
autorizzazione a privati lungo la via
Tysandros e nell’area del centro storico.
Ciò sia per salvaguardare le particolari
caratteristiche ambientali e
paesaggistiche della zona, che per
consentire la libera fruizione del mare ai
residenti e turisti, garantendo il giusto
equilibrio comunale tra le spiagge libere
e gli stabilimenti privati». Una lettera
che non ha avuto alcun riscontro. «La
nostra non è una posizione contro gli
imprenditori che hanno ottenuto la
concessione - tiene a precisare il
presidente dell’associazione Marco
Muscolino - ma chiediamo equità. Ad
esempio, io da 30 anni gestisco un bar,
ho chiesto la concessione della spiaggia
di fronte ala mia attività non mi è stata
concessa. Perchè a me no e agli altri si?
La nostra è una battaglia di principio ed
equità».
Muscolino bacchetta anche
l’amministrazione. Con una tipica
espressione siciliana: «Dopo chi rubaru a
Santa Chiara ci misunu i porti i ferru».
Lo Turco, dal canto suo difende la
centonove pagina 27
16 Maggio 2014
posizione politica. «Oltre ad adottare il
piano a scrivere a contestare che cosa
possiamo fare? Sappiamo bene che
l’integrità paesaggistica ed ambientale
della Baia rappresenta la principale
attrattiva di Giardini Naxos e deve
essere tutelata con ogni mezzo» ribatte.
A prendere posizione è stato anche don
Salvatore Cingari, storico parroco di
Giardini Naxos che ne fa anche una
questione sociale. A replicare è, però,
anche Francesco Bonasera, dirigente
dell’Ufficio demanio marittimo di
Messina. «La normativa prevede che in
attesa dell’adozione definitiva dei piani
da parte dell’assessorato regionale
possano essere rilasciate concessioni con
la clausola - sottoscritta dal
concessionario - che le stesse possano
essere revocate con l’entrata in vigore
del Pudm. C’è da dire - continua
Bonasera - che il piano approvato dal
comune non è definitivo. Prima di
entrare in vigore la Regione deve
convocare una conferenza di servizio
con i rappresentanti di Genio Civile,
Soprintendenza del mare, Dogana,
Capitaneria di Porto, lo stesso Comune,
che dovranno dare il proprio parere. A
quel punto il piano potrebbe essere
anche modificato in modo significativo
per vari motivi. Sottolineo anche che il
nostro ufficio si limita a istruire la
pratica, le concessioni vengono rilasciare
dal direttore regionale».
Gia.C.
16 Maggio 2014
economia
NOMINE
QUI EUROPA. L’indagine della Coldiretti sul comportamento dei consumatori
Inflazione, 52% italiani a caccia di prezzi scontati
DI
SALVATORE CIFALÀ
L’inflazione sente l’effetto
della recessione perché
oltre la metà degli italiani
(52%) nel momento di
fare la spesa sono costretti a fare lo
slalom tra le corsie per cercare
attivamente prodotti in promozione o
scontati. E’ quanto emerge da una
analisi della Coldiretti in occasione
della diffusione dei dati Istat
sull’inflazione ad agosto, sulla base dei
dati Nielsen shopper trends 2013. Il
contenimento dell’inflazione sottolinea la Coldiretti è il frutto di un
profondo cambiamento nei
comportamenti dei consumatori
determinato da una crisi che ha
ridimensionato il potere di acquisto. Il
risultato - precisa la Coldiretti - è che il
30 per cento degli italiani compra
meno, il 21 per cento passa a marchi
piu’ economici e il 10 per cento acquista
formati piu’ grandi per risparmiare.
Una necessità che - rileva la Coldiretti porta anche a fare la spola tra diversi
negozi a caccia delle offerte speciali con
i prezzi piu’ convenienti magari
seguendo le indicazioni dei volantini
che sono tornati di grande attualità o
dei numerosi siti internet dove è
possibile fare confronti ed aggiornarsi
delle novità settimanali. Ad
avvantaggiarsi di questa tendenza –
continua la Coldiretti - sono stati i
discount che hanno messo a segno in
Italia una crescita record del 50 per
cento dell’area di vendita dal 2007 al
2013. Nell’ultimo anno – precisa la
Coldiretti - i discount sono l’unica
forma di commercio al dettaglio per la
quale si prevede un aumento delle
vendite che invece si riducono negli
ipermercati, nei supermercati e nei
piccoli negozi. La necessità di
conquistare i consumatori ha
determinato un profondo cambiamento
delle politiche di marketing della
distribuzione commerciale che ha come
primo effetto un aumento della
“pressione promozionale” che è salita
nel 2013 a oltre il 26 per cento. Il che
significa che più di un quarto dei
prodotti presenti sugli scaffali di iper e
super-mercati è venduto in sconto.
Accanto alla formula tradizionale del
3x2 ed ai punti a premio - continua la
Coldiretti - si sono moltiplicate e
differenziate le proposte delle diverse
catene per renderle meno confrontabili
tra loro e piu’ appetibili ai clienti: dalle
vendite sottocosto che devono seguire
regole precise ai buoni spesa per
l’acquisto dei libri di testo . Tra i
prodotti alimentari venduti in offerta piu’
frequentemente ci sono - precisa la
Coldiretti - quelli simbolo della dieta
mediterranea che non possono mancare
dalle tavole degli italiani e hanno quindi
un effetto calamita sui clienti: dall’olio di
oliva alla pasta, dalle conserve di
pomodoro ai vini fino alla frutta. Un
onere che la distribuzione commerciale
accolla spesso sui propri fornitori sui
quali di fatto ricade il conto della crisi. La
conferma viene dall'indagine conoscitiva
dell'Antitrust appena pubblicata che –
conclude la Coldiretti - evidenzia “un
aumento del potere di mercato della
grande distribuzione organizzata nei
rapporti commerciali con i fornitori,
anche attraverso un rafforzamento del
ruolo delle centrali di acquisto, i cui
effetti si riverberano non solo sulle
condizioni economiche nel mercato a
monte dell'approvvigionamento, ma
anche in quello a valle delle vendite, con
possibili ripercussioni a danno dei
consumatori finali''.
UIL TRASPORTI TRAPANI
Tumbarello segretario
TRAPANI. Giuseppe Tumbarello, 41 anni, di
Marsala, è il nuovo segretario generale Uil
Trasporti Trapani. E' stato eletto oggi in
occasione del 9° Congresso territoriale di
categoria “Il valore del lavoro nei trasporti
e nei servizi ambientali”, celebrato al New
Palace hotel di Marsala. I lavori congressuali sono stati presieduti dal segretario
generale Uil Trapani Eugenio Tumbarello.
Sono stati chiamati, inoltre, a far parte
della segreteria Roberto Giacalone, Aldo
Vaccaro, Francesco Gianno e Raffaele Parisi.
BANCA NUOVA
Nominati vice e consiglieri
PALERMO. Insediati i tre nuovi consiglieri
di amministrazione nominati nella scorsa
assemblea dei soci di Banca Nuova del 15
aprile, che ha visto confermati il presidente
Marino Breganze, il vice presidente Paolo
Angius e i Consiglieri Ezio Castiglione,
Giorgio Colutta, Giampietro Procopi, Manuela Romei, Alvise Rossi di Schio e Luciano Vescovi. Sono Fiorenzo Sbabo, nato
a Schio, presidente della Sisma SpA,
azienda leader mondiale nel settore dei
macchinari per l'oreficeria, consigliere della
capogruppo Banca Popolare di Vicenza dal
2002. Sbabo è stato nominato nuovo vice
presidente della Banca. Antonino Todaro,
nato a Palermo, svolge la professione di
avvocato civilista presso le Corti di Palermo
e Roma. Francesca Zangara, nata a Catania, è avvocato cassazionista presso il foro
di Catania, è esperta nel contenzioso.
CONSUMATORI
COMPAGNIE AEREE
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Multe con lo sconto
Blue express stop ai voli da
Fiumicino per Catania e Palermo
Bonus da 80 euro, alcuni punti fermi
Il nuovo Codice della Strada,
all’articolo 202, prevede che
il trasgressore a fronte di un
verbale di violazione possa
entro 5 giorni dalla data di
contestazione o di
notificazione, pagare la sanzione
pecuniaria nella misura del 70% della
cifra corrispondente al minimo di legge .
In pratica si possono ipotizzare due
situazioni: la contestazione può avvenire
immediatamente sulla strada e, in questo
caso, l'utente riceverà un verbale con
una doppia indicazione sulla cifra da
pagare uno sconto del 30% da pagare
entro 5 giorni; l’altra da pagare entro 55
giorni (pagamento in misura ridotta
corrispondente al minimo di legge). Le
novità sono sulla sosta vietata che
comportano alcune problematiche con le
quali dovranno confrontarsi soprattutto i
comuni , in quanto solo le polizie
municipali rilevano i divieti di sosta. In
realtà non esistono motivi per escludere
il beneficio del 30% di sconto al caso del
divieto di sosta ed è in linea con lo
spirito della modifica consentire al
trasgressore di pagare immediatamente
la cifra più bassa.
Francesco Sabatino, Adoc Uil Messina
Palermo. Dal 4 giugno, Blue-express, il
marchio low cost di Blue Panorama
Airlines, sospenderà i voli da Roma
Fiumicino per Catania e Palermo “per
espandere i collegamenti con maggior
equilibrio fra domanda e offerta”. Lo
rende noto il vettore in un comunicato.
“Ai clienti con prenotazioni fra Roma e
Catania o Roma e Palermo dopo il 3
giugno la compagnia – viene precisato
- rimborserà integralmente il biglietto
acquistato o offrirà la prenotazione su
altro vettore con una semplice
comunicazione al Contact Center Blue
Panorama, scrivendo una mail
all’indirizzo [email protected]”. Per potenziare invece
l’attività intercontinentale, la
compagnia ha nel frattempo acquisito
un nuovo bireattore Boeing 767 che si
inserirà a luglio nell’attuale flotta di
bireattori Boeing 767-300ER, “per
aprire la strada ai collegamenti nonstop anche sulla lunghissima distanza”.
Assieme ai principali Tour Operators
partner “verranno infatti potenziati
alcuni collegamenti durante il picco
estivo mentre con la stagione invernale
2014/15 verranno lanciati nuovi
prodotti nell’area Caraibica”.
Uno dei temi “caldi” delle prossime retribuzioni è il bonus da 80
euro deciso dal Governo Renzi, sia per la moltitudine dei soggetti
interessati, sia per le novità “tecniche”. Limitandoci agli atti
ufficiali, facciamo il punto della situazione. Il D.L. 66/2014
(pubblicato in GU lo scorso 24.04) ha previsto, come è noto, un
bonus di € 80 per i percettori di redditi da lavoro dipendente. Sul tema, in attesa della
conversione del decreto, è anche intervenuta l’Agenzia delle Entrate (con circolare 8/E)
dando le prime istruzioni operative. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro,
inoltre, ha ulteriormente analizzato, dal punto di vista tecnico, la novità normativa e le
criticità con propria circolare n.11/2014. In sintesi, il bonus, sotto forma di credito
d’imposta, viene riconosciuto nella misura (per l’anno 2014) di € 640, suddiviso in quote
mensili da 80 € per le mensilità da maggio a dicembre. Il bonus spetta per intero (80
euro per 8 mesi = 640 euro) in caso di un reddito complessivo fino ad € 24.000 ed a
condizione che sia dovuta imposta dopo l’applicazione delle detrazioni per lavoro
dipendente. In caso di reddito complessivo compreso tra € 24.000 e € 26.000 il bonus si
riduce progressivamente fino ad azzerarsi, oltre € 26.000 infatti non spetta nulla. La
circolare dell’Agenzia chiarisce che nessuna comunicazione va fatta al datore di lavoro,
che autonomamente applicherà il credito d’imposta rimborsandolo, se del caso,
direttamente in busta paga. L’Agenzia però ricorda che il lavoratore deve comunicare
al datore l’esistenza di altri redditi che potrebbero, cumulandosi con il reddito da
lavoro dipendente, ridurre od azzerare il bonus, qualora ciò non avvenga, e comunque
in ogni caso di errori nella determinazione di debiti e crediti d’imposta, il lavoratore
deve ricalcolare il credito in sede di dichiarazione modello 730. La strada della
dichiarazione, stavolta modello UNICO, rimane obbligata per quei lavoratori
dipendenti il cui proprio datore non è sostituto d’imposta, come nel caso dei
collaboratori domestici. Più complicate le cose dal punto di vista dei datori. La circolare,
infatti, specifica che il credito d’imposta rimborsato al lavoratore deve essere
scomputato direttamente dalle ritenute da versare imputando lo stesso prima all’IRPEF
e poi alle addizionali, ed in estrema ratio, in caso di incapienza, dai contributi dovuti
all’INPS. Questa scelta non fa gravare sulle casse dei datori l’anticipazione del credito
d’imposta al lavoratore, permettendone l’immediato “recupero”.
centonove pagina 28
poster
16 Maggio 2014
MURALES DI UMANITÀ VARIA
MESSINA. Così le domande inviate al consiglio di amministrazione del Teatro
Sovrintendente, i magnifici 25
In pista, attori, registi, ex direttori artistici e imprenditori della cultura non solo messinesi.
Come l’ex dell’Opera di Roma, Catello De Martino, o il docente palermitano, Filippo Amoroso
DANIELE DE JOANNON
MESSINA. Sono 25 i partecipanti
all’evidenza pubblica per il nuovo
sovrintendente del Teatro Vittorio
Emanuele di Messina. Il consiglio di
amministrazione ha aperto le buste
giovedì 15 (alcune richieste erano
pervenute per posta elettronica). Da
oggi, venerdì 16, il presidente
Maurizio Puglisi e i componenti del
cda cominceranno a leggere i curricula e
ad effettuare una prima scrematura,
privilegiando più le competenze
tecniche che quelle artistiche.
PROTAGONISTI IN CORSA. I più
lesti a presentare la richiesta sono stati
Fabio Poggiali e Lillo Alessandro,
il 7 maggio. Il primo, romano, studioso
di teatro e media, è attualmente docente
di Istituzioni di regia presso l'Università
di Siena, nonché di Linguaggi del teatro
e della drammaturgia e di Linguaggi del
cinema e della comunicazione
audiovisiva presso l'Università di
Cassino. È stato anche direttore artistico
in due teatri. Il secondo, molto noto a
Messina, è il fondatore dei Canterini
Peloritani. In pista per la carica ci sono
poi Salvatore Mangione (docente,
ex sindaco di San Fratello, storico e
autore di libri), Anna Mazzaglia
Miceli (direttrice e creatrice del Festival
dello Stretto), l’avvocato Franco
Pustorino, Egidio Bernava (già
presidente del Teatro, proprietario del
Cinema Olimpia, ora birreria, e
imprenditore dello Spettacolo),
Lorenzo Genitori (già direttore della
stagione musicale del Vittorio
È morto Aldo Parisi,
il miglior Pilato di sempre
MESSINA. Lutto nel mondo teatrale
e del musical messinese e italiano.
Si è spento improvvisamente, il 9
maggio scorso, Aldo Parisi. Voce e
compositore dei “Name us
yourself”, insieme a Giulio Di Fiore
e Nicola Panebianco, musicò il
“Fantasma dell’opera” in occasione
del primo Messina Film Festival.
Approdò al musical grazie all’amico
di infanzia Dino Scuderi, vestendo i
panni di Pilato («Il migliore di
sempre», ricorda il musicista) in
quella che sarebbe diventata la
prima e più famosa edizione
italiana del “Jesus Christ
Superstar”, diretta dallo stesso
Scuderi con la regia di Massimo
Romeo Piparo. Con quest’ultimo,
continuò l’attività di cantante,
prendendo parte a “Evita” e
“Tommy”. (D.D.J.)
Aldo Parisi in “Tommy”
Da Roma a Messina, Catello De Martino
Emanuele), Fabio Donato (in corsa
per la carica di presidente, già
componente del Coreco), Placido
Leonardi (amministratore delegato
della Cooperativa Servizi del
Rinnovamento nello Spirito Santo con
sede in Roma), Antonio Saija (già
direttore della Scuola Superiore
Pubblica Amministrazione Locale),
LUTTI
Catello De Martino (ex
sovrintendente dell’Opera di Roma),
Antonino Scibilia, Maurizio
Marchetta (ex direttore della Prosa del
Vittorio), Giacomo Orlando, Rino
Miano (organizzatore teatrale),
Antonello Longo (architetto),
Carmelo Previti, Michele
Bisignano (ex assessore provinciale ed
ex presidente di Feluca spa), Giancarlo
Zanetti (già direttore del Circuito del
Mito), Carmelo Romeo, Carlo
Buttò (ex organizzatore in forza al
Teatro Sistina), Vincenzo Tripodo
(produttore e regista), Daniela Ursino
(organizzatrice di spettacoli), Roberto
De Lellis e Filippo Amoroso
(creatore del Circuito Epicarmo).
AFFONDI
Lo “sfogo” di Renzo
Non sarà fatta un’evidenza pubblica per i direttori
artistici del Teatro. Il cda ha bocciato la proposta dei
consiglieri Laura Pulejo e Totò D’Urso. Sulla vicenda,
si è sfogato il papabile per la stagione musicale,
Giovanni Renzo: “Mi dispiace leggere tutte queste
polemiche sulle nomine dei direttori artistici, su
chiamate dirette o selezione pubblica, conflitti
d'interesse, gruppi di potere e quant'altro. Mi dispiace
vedere il mio nome associato a queste questioni, io
che sono sempre stato lontano da tutto ciò. Non ho
parenti influenti nè padrini politici, tutto quello che
ho me lo sono costruito con le mie mani (in tutti i
sensi), in anni di studi e di sacrifici, seduto ore e ore al
pianoforte in una impari lotta tra le mie piccole mani
e le pagine di Chopin, Bach, Debussy... Quando mi è
stata prospettata la possibilità di diventare direttore
artistico per la musica di quel Teatro di cui tante volte
ho con orgoglio calcato il palcoscenico, non ci ho
pensato due volte a tuffarmi in un'avventura che
sapevo sarebbe stata difficile e piena di incognite. E
allora ho cominciato ad informarmi meglio che potevo
di quali erano i tanti problemi, ho parlato con i
lavoratori, con i musicisti, mi sono documentato il più
possibile, anche se non avevo nessuna certezza di
diventare veramente il direttore artistico, tanto, si sa
come vanno queste cose, ma non volevo trovarmi
impreparato nel caso in cui fossi stato nominato”. Ad
un certo punto sono stato incaricato di allestire una
piccola stagione di primavera, un progetto in cui
finalmente i musicisti avrebbero trovato tanti spazi per
centonove pagina 29
esprimere il loro potenziale, avrebbero lavorato in tre
mesi più di quanto hanno fatto negli ultimi tre anni. E
non importa se questo lavoro lo facevo gratuitamente,
quello che mi ripagava in quel momento era vedere
rinascere l'entusiamo, la speranza. Poi tutto è
naufragato infrangendosi contro gli scogli delle false
promesse della politica... Ora che si potrebbe e si
dovrebbe tentare di ricostruire invece è il momento
delle polemiche, degli scontri e mi dispiace, come
scrivevo all'inizio, che il mio nome venga coinvolto in
tutto ciò. A me non interessa avere una poltrona a
tutti i costi, se avessi pensato questo nella vita non
avrei scelto di fare il musicista creativo. Se il nuovo
Cda del Teatro farà scelte differenti non sarà certo
un problema, mi ritengo già soddisfatto che si sia
pensato a me per il ruolo di direttore artistico e
ringrazio chi mi ha dato questa fiducia...”.
16 Maggio 2014
posterprotagonisti
L’INTERVISTA. Vive ad Alì Terme una delle più importanti esperte di iconografie. Che si racconta
Lia Galdiolo, angelo delle icone
Origine padonava, una vita dedicata alla scultura. A 40 anni la svolta tra fede e arte. Oggi rappresenta le “Sacre
scritture” rispettando i soggetti tradizionali. Con un occhio all’innovazione e il cuore che batte per la scuola russa
DI
GIUSEPPE IANNELLO
Messina. Siamo andati a trovarla a
casa, ad Alì Terme. Nel suo
laboratorio, una stanzetta al piano
terra. Dietro il suo tavolo di lavoro
inizia a raccontare di sé e dell'Amore
travolgente che l'ha legata per sempre
all'icona. Immagine visibile
dell'invisibile. Facciamo pochissime
domande, per lasciare spazio ad una
storia, che è un'intera vita, solcata dal
dolore e la sofferenza ma anche da
fiumi di luce. Quella luce che è
l'essenza dell'icona e traspare,
lasciandoti spesso senza parole, nelle
“sue” icone, quelle che la circondano
e quelle che abbiamo avuto la fortuna
di vedere in altre occasioni o
semplicemente in fotografia.
Lia Galdiolo è nata e cresciuta a
Padova, ha vissuto, bambina di dieci
anni, tutte le ristrettezze del secondo
dopoguerra. Costretta a lasciare la
scuola dopo la quinta elementare,
aiuta il padre che era riuscito ad
aprire un studio fotografico; cura e
ritocca i ritratti, dando nuova vita a
immagini consunte dal tempo. E poi,
tante esperienze da autodidatta,
soprattutto nel campo della scultura a
cera persa per l'argenteria e
l'oreficeria; ma sarà la
rappresentazione della figura umana
che ne esalterà le doti artistiche,
specializzandosi nella ritrattistica, in
stile naturalistico. L'icona è ancora
molto lontana...
La “svolta” avviene dopo i
quarant'anni; la riscoperta della fede,
anche con l'aiuto della sorella, che
L’arcangelo Gabriele
Lia Galdiolo
era stata monaca di clausura. Lia
descrive la sua “conversione” come
“una meteora di luce”, una luce che
non le diede scampo. Condivide e
coltiva la sua esperienza spirituale
con i gruppi del
Rinnovamento dello Spirito e
poi all'interno della
“Comunità del Cantico di
Padova”. Ed è proprio il
responsabile di questa
comunità, Don Sante Babolin,
docente di Estetica alla
Gregoriana di Roma, che
casualmente ne scopre le doti
artistiche, e le dice: “devi
andare a Seriate, al corso di
iconografia”. Lia non ha idea
di cosa sia l'iconografia, ma si
fida. Il primo impatto la
mette in soggezione, Egon
Sendler, responsabile della
scuola e docente di arte sacra
all'Università di Meudon a
Parigi, parla di triangoli,
cerchi, di geometria, di
geometrie... Mamma mia!
“Comunque se Dio vorrà,
L’icona dei martiri Armando Adam e Nicola Savouret
capirò” – si dice Lia. E lo
shock iniziale si tramuta in
progressiva soddisfazione e piacere
inatteso: “bevevo le lezioni, capivo!”.
Il corso di Sendler è corso teoricopratico, tutti devono cimentarsi nella
fattura di un'icona. Lia, con una
facilità che sorprende, è l'unica del
gruppo a completarla da sola. I
responsabili la invitano a rimanere
per il corso del secondo anno,
previsto per chi già pratica da qualche
anno. Questa volta è la “Trinità” di
Andrej Rubliov che gli studenti sono
inviati a riprodurre. Ed ancora Lia è
l'unica a finire. Dopo anni trascorsi a
fare ritratti, la voce dentro il cuore
della Galdiolo è chiara: “Adesso devi
fare il Mio ritratto...”
L'icona è l'espressione in immagine di
ciò che la Sacra Scrittura dice con le
parole. Per questo si dice “scrivere” e
non dipingere un'icona. L'iconografo
non può inventare di testa propria né
contenuti, né forme, né tecniche, che
devono essere quelle tramandate
dalla Tradizione cristiana. La Galdiolo
è affascinata dalla scuola russa:
Andrej Rubliov diventa uno dei suoi
modelli e santi protettori. Ma lei vive
centonove pagina 30
in Italia e la sua formazione è
cattolica. L'icona, caposaldo della
tradizione orientale ed ortodossa,
appartiene pur tuttavia alla storia
comune della chiesa unita del primo
millennio, e da alcuni decenni è
riscoperta anche all'interno della
Chiesa di Roma. Lia “scrive” icone
rispettando i soggetti tradizionali; ma
nel frattempo la storia è andata
avanti, anche quella della Chiesa,
sono stati proclamati nuovi santi e la
comprensione dei misteri della fede si
è arricchita; per questo Lia scrive
icone di nuova concezione che
sottopone sempre al giudizio delle
autorità della chiesa. L'elenco di
queste nuove creazioni è lunghissimo;
facciamo solo qualche esempio:
l'icona della Donna Ammantata di
Luce, l'icona della Sacra Famiglia
come proiezione in terra della Trinità,
l'icona del Santo Angelo Custode,
quella di Santa Chiara d'Assisi, l'icona
di Santa Teresa Benedetta della
Croce, al secolo Edit Stein, e tra le
ultime quella del fondatore della
Famiglia Paolina, il Beato Alberione”.
E tante, tante altre, ora sparse nei
16 Maggio 2014
posterprotagonisti
cinque continenti. D'altronde
potenzialmente tutta la Bibbia è fonte
di produzione iconografica.
Ogni icona della Galdiolo ha la sua
storia, fatta di dubbi, esitazioni,
speranze e conferme. E queste
conferme sono arrivate spesso
dell'autorità più alta: molte le
benedizioni e gli incontri con
Giovanni Paolo II. A Messina, in
occasione della visita del Pontefice, si
decide di donare l'Icona della
Tenerezza di Vladimir. Il Papa la
porterà con sé a Roma e la terrà nel
suo studio fino alla morte. Ci sono
anche episodi curiosi e significativi.
Un giorno un sacerdote, che ben
conosceva la produzione della
Galdiolo, chiede in
un negozietto di arte
sacra se hanno
qualcosa su San
Giuseppe; lui infatti
è un devoto e
ricercatore di tutto
quanto lo
rappresenti. Ebbene,
la negoziante gli
propone un'icona del
santo, dicendo che si
tratta di un'antica
icona del Caucaso
del '400; ma il
sacerdote sorride
perché è l'esatta
riproduzione di
un'icona di Lia.
Sembra infatti che
un'icona più sia
antica più dovrebbe
attrarre – ci dice
l'iconografa. Questa
idea purtroppo si
ritrova alle volte
anche nelle scuole di
iconografia, dove si
insegna a dipingere
icone “vecchie”,
utilizzando ad
esempio colori scuri
o altre tecniche che
richiamino l'antico.
Ma ciò – a parere
della Galdiolo – è
assolutamente
L’arcangelo Raffaele, icona di nuova concezione
sbagliato, perché
l'icona antica che
occasioni che la decisione finale su
vediamo oggi è stata invecchiata dal
chi e come rappresentare spetterà a
tempo, e noi dobbiamo riprodurre i
lei, perché lei è ministro iconografo,
colori originali, non l'usura o
lei dovrà discernere.
addirittura i difetti, come fanno
Al termine della nostro incontro la
alcuni”.
Galdiolo ritorna istintivamente sul
Un'icona vale tanto non in quanto più
tema della libertà: “noi cristiani
o meno antica, ma in quanto fedele
siamo veramente liberi, non è una
alla Parola di Dio, così come ci è stata
finzione”. Abbiamo sempre la
tramandata. L'iconografia non è un
possibilità di scegliere. La dignità
mestiere, anche se richiede doti a
dell'uomo è altissima perché fondata
abilità artistiche; l'iconografo è un
sulla libertà. “Tutto quello che ho
ministro della Parola attraverso
fatto, l'ho fatto come risposta libera
l'immagine e per questo riceve, alla
d'amore all'Amore, lo scopo ultimo
stregua di altri ministeri nella chiesa,
delle mie icone è quello di far
l'imposizione delle mani da un
innamorare di Lui. E più è bello, più
superiore. La Galdiolo lo ricevette da
ci si innamora. L'icona, è
Don Sante Babolin, che sarà suo
un'occasione, un'opportunità per
prezioso consigliere all'inizio e al
guardarLo negli occhi”.
contempo le farà capire in alcune
LA MOSTRA
Dalla Russia con amore
ALLA BIBLIOTECA DEI CAPPUCCINI DI MESSINA
LA COLLEZIONE PRIVATA “DOMENICO SIRACUSA”
San Giorgio, una delle icone in mostra
MESSINA. Per la prima volta esposte al pubblico. Dal
16 al 24 maggio, presso la Biblioteca Provinciale dei
Cappuccini, adiacente la chiesa Madonna di Pompei di
Messina, si terrà la mostra La Russia nelle icone della
collezione privata “Domenico Siracusa”. La collezione
si compone di duecento icone, databili tra fine XVIII
inizio XX secolo, provenienti dalla Russia e dallo
spazio ex sovietico.
L'iniziativa si propone, oltre a dare visibilità ad un
centonove pagina 31
patrimonio artistico di sicuro interesse, anche quello
di evidenziare l'iconografia come patrimonio
imprescindibile di tutta la cristianità e nello specifico
di un popolo, quello russo, della sua storia e delle
sue tradizioni.
L'evento è promosso e curato dall'Associazione
Culturale “Messina-Russia” in collaborazione con
l'Associazione “Intervolumina”. L'inaugurazione è
prevista per oggi venerdì 16 maggio, alle ore 17:30;
alla conferenza introduttiva interverranno Lia
Galdiolo, iconografa, Padre Alessio Mandaniciota,
jeromonaco dell'Eremo della Candelora di Santa
Lucia del Mela e Alexandra Voitenko dell'università
di Messina.
G.I.
16 Maggio 2014
posterlibri
SAGGI. L’analisi di Luca Grecchi sulle aspirazioni umane. Impossibili da raggiungere
Condannati all’infelicità
Un contesto mediatico impegnato a veicolare il culto della ricchezza ad ogni costo diventa
l’ostacolo maggiore al raggiungimento di una vita serena. Ma la filosofia ci può aiutare
MARIA D’ASARO
scarsità relativa delle risorse, cosa che ha
condotto gli uomini principalmente alla
Palermo. Che cosa è la felicità? Può
ricerca dell’accumulazione privata per
l’uomo contemporaneo essere felice?
garantirsi la sicurezza. Ciò ha attivato,
Questi gli interrogativi non da poco posti
sin dalle origini (…), modalità
da Luca Grecchi nel saggio Conoscenza
produttive privatistiche e modalità
della felicità (Ed. Petite Plaisance,
distributive mercificate (…) difficilmente
Pistoia, 2005, € 15). Già nelle pagine
reversibili ed ecologicamente
iniziali, l’autore ci offre una risposta
distruttive”. Come si può notare, punto
positiva: l’uomo tende naturalmente alla
forte del saggio è quindi la documentata
felicità, cioè ad una condizione di
e appassionata “pars destruens”: più
armonia con se stesso e col mondo, e la
avanti l’autore argomenta ancora che la
filosofia ci è di aiuto per conseguirla. Il
felicità non è un evento, non è l’attimo di
problema però, sottolinea Grecchi, è che
godimento. Nelle pagine finali, viene poi
la nostra società non è funzionale al suo
ribadito che “due sono le condizioni che
raggiungimento: infatti l’uomo
ne ostacolano la realizzazione, una
contemporaneo “privato
strutturale ed una
LA STRADA VERSO
sempre più di quelle relazioni
contingente. La prima è
LA FELICITÀ
sociali comunitarie che sole
costituita da un eccessivo
COMPORTA
sono in grado di costituirgli
timore della morte; la
UN IMPEGNO
un’anima, bada da tempo
seconda dalle attuali
ALTRUISTICO
sempre più al corpo” e
modalità sociali (…).
E SOLIDALE, PERCHÉ
considera massimo bene la
Mentre alla causa strutturale
NON SI PUÒ ESSERE
FELICI DA SOLI
sua sopravvivenza materiale.
è possibile trovare rimedio
IN UN CONTESTO
Così, attorniato da un
grazie ad adeguate modalità
DI DOLORE
contesto mediatico
di pensiero e di vita, alla
E DI SOFFERENZA
impegnato a veicolare il culto
causa contingente è assai
della ricchezza a ogni costo,
più difficile trovare rimedio
l’uomo si ritrova in una società
poiché lo si può fare compiutamente solo
caratterizzata da enormi “vuoti
riuscendo a mutare le modalità di
d’anima”. L’autore poi, facendo sua le
funzionamento del mondo. Come se non
anialisi di Marx, afferma che “il modo di
bastasse, Grecchi aggiunge che
produzione capitalistico è infatti oramai
“l’infelicità è la condizione originaria di
giunto a costituire direttamente i nuclei
ogni uomo sia per motivi esistenziali che
comportamentali profondi della
ontologici”. Nonostante la doccia fredda,
popolazione”, raggruppabili in cinque
l’autore sottolinea che “la parola felicità
“tendenze” che evidenziano tutte forti
fa riferimento al rapporto di
carenze nella relativa struttura di
fecondità/allattamento, e dunque al
umanità: la personalità concretista, la
rapporto del bambino con la madre, che
narcisista, quella reificata, la sociopatica
è sempre un rapporto di festa”; e che “la
ed infine l’apatico/depressiva. Lo
stessa radice (…) è presente anche nella
studioso indica anche alcune cause
parola “beato”; mentre “La lingua greca
strutturali dell’infelicità umana,
indicava invece tale concetto col termine
sottolineando che, nelle varie epoche
eudaimonia, cioè con quella condizione
storiche, “le condizioni materiali della
di massimo appagamento derivante
vita sono state caratterizzate dalla
dall’aver avuto in sorte un buon demone
LACERTI DI LETTURE
come guida della vita. I due termini
hanno un tratto in comune: in entrambi,
infatti, la felicità viene pensata
all’interno di un rapporto affettivo di
dipendenza: dalla madre per i latini, dal
demone per i greci”. Grecchi ci consegna
alla fine una luce di speranza e un
inveramento rispetto a quanto affermato
in premessa da Mario Vegetti: “La felicità
consiste in un superamento dell’angoscia
nei riguardi della finitudine dell’esistenza
umana e dei limiti imposti dal mondo in
cui si vive (…) Essa consta dell’armonico
equilibrio delle tre componenti
dell’anima umana, quella razionale,
quella morale e quella simbolica, e cioè
in un processo di acquisizione di verità,
di valori e di senso”. E, in conclusione, in
piena consonanza con Platone e
Aristotele che affermavano la stretta
connessione tra la felicità dell’individuo
e quella collettiva della polis, lo studioso
ci consegna un’idea pratica di felicità che
fonde armonicamente filosofia, eros,
LA CLASSIFICA
Luca Grecchi
agape e filìa: “La strada verso la felicità
comporta dunque un impegno altruistico
e solidale, perché non si può essere felici
da soli in un contesto di dolore e di
sofferenza”. “Finché non sentiremo ogni
uomo come fratello, infatti, non saremo
in grado di assaporare realmente la
condizione sublime della felicità” (…);
“gli uomini si sentono felici (…) solo
quando sono accolti ed amati da una o
più persone, e sentono al contempo
naturale comportarsi nella medesima
maniera nei loro confronti”.
DI FELICE IRRERA
La vicenda di questo romanzo, che uscì nel 1963, è ambientata in una piccola città
industriale degli anni Cinquanta. I due amori al centro della storia, uno coniugale e
l’altro adulterino, costituiscono il pretesto per mettere in scena la vicenda di un
dirigente aziendale consapevole di vivere e lavorare presso una delle realtà più
moderne del panorama industriale italiano, ma al contempo preda di incertezze e di
dubbi di ordine morale. Si tratta dell’esperimento socio-economico-culturale, avviato
da Adriano Olivetti a Ivrea e nel territorio canavese. Alla fine, ci si chiede se progresso
e sviluppo economico siano davvero il fine dell’esistenza umana.
Giancarlo Buzzi, L'amore mio italiano (nuova edizione riveduta), a cura di Silvia
Cavalli, postfazione di Giuseppe Lupo, Avagliano 2014, pp. 240, € 16,00
Espinosa
Michael Connelly
1Albert
Braccialetti rossi - Salani
4
Il quinto testimone - Piemme
Alan Friedman
Clara Sánchez
il Gattorpardo - Rizzoli
Le cose che sai di me - Garzanti
2Ammazziamo
5
Andrea Vitali
Serra
3Rizzoli
6Michele
Premiata ditta Sorelle Ficcadenti
Gli sdraiati - Feltrinelli
www.wuz.it
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Solo il corpo
Meno capitalismo significa anche meno
sfruttamento sessuale delle donne ed
un’evoluzione dalla condizione biologica a
quella ideologica della sessualità maschile.
“La prostituzione si spande sul mercato come un
sistema che fabbrica miseria sessuale, corpi-clienti e corpiofferenti. Fare il processo alla prostituzione è farlo al capitale.”
La prostituzione si risolve con un radicale intervento culturale
sulla mentalità maschile, non con il proibizionismo; strumento
che ha sempre prodotto rimedi peggiori dei mali sociali che
intende curare. “Tutte siano buttate fuori dalle case, cacciate
dalle città, dai borghi e dai villaggi; a volere che non fossero
da nessuna parte, finiscono coll’ottenere che fossero
ovunque.” Per le donne il piacere sessuale è strettamente
legato all’idealizzazione dell’uomo con il quale si accoppiano.
Diversamente dagli uomini, il loro istinto sessuale
difficilmente prevale sulle strategie sentimentali.
“Può capitare di godere con un cliente. Ho visto ragazze
arrivare piangendo e prendersi una sbronza dopo aver
goduto. Avevano dato qualcosa al cliente e questo non si
può accettare.” Quella perversa gentilezza sessuale che certe
mogli riservano ai mariti solo per farsi perdonare.
“La donna si prende cura dell’uomo, offre se stessa quando
fa l’amore con lui. A meno che non si tratti del marito, da cui
si lascia fare per forza perché lui le ha comprato un paio di
scarpe. Quante vanno a letto la sera e fanno l’amore con
gentilezza perché l’indomani vogliono un assegno.”
Quando ella si umilia per vincere, si sta prostituendo.
“Non esiste una donna che non si prostituisca assolutamente,
che non venga a patti. Se fa l’amore con un uomo e sopporta
anche una sola delle sue arrabbiature, o accetta di andare a
centonove pagina 32
letto dopo una litigata, ecco che lì è una prostituta.”
Una donna che durante l’amore non bacia sta concedendo il
proprio corpo, per convenienza, per convenzione, per
abitudine, per quieto vivere, per dovere coniugale, ecc.. Se
desidera quell’uomo cerca di mettere in contatto la sua
anima con quella dell’amato attraverso i baci.
“Al cliente diamo solo il corpo. Prestiamo il sesso, nient’altro,
anche se siamo gentili. Il bacio è molto più profondo della
carne; quando amo, mi offro molto di più baciando.”
La bellezza delle donne in amore è il capolavoro di Dio.
“Le donne libere, emancipate, erotiche, determinano
l’ammorbidimento delle regole conviviali generando flussi di
sessualità coniugali che scorrono nel matrimonio
convertendolo in libera unione, o ingannandolo con un
amante.”
Lacerti tratti da: “Prostituzione ” - 1976
Judith Belladona
posterlibri
16 Maggio 2014
PRESENTAZIONI
NOVITA’. Altrove del “romano di Sicilia” Federico Bonelli
Invettivadi un arcitaliano
Tra prosa e poesia il viaggio di un uomo in cerca di lavoro
che trova l’illuminazione: una mafia eco-sostenibile
DI
LUIGI FERLAZZO NATOLI
“Sono partito da Roma a 33 anni
perché ancora nessuno mi aveva
crocifisso… Sono partito da casa
Messina. In una commixtio di
generi, tra prosa e poesia, racconti trascrivendomi su un quaderno –
dice Bonelli in Esserci altrove – il
e appunti di viaggio, Federico
testo di Remo Remotti “Mamma
Bonelli romano di nascita ma
Roma Addio”, un incredibile
siciliano da parte materna, emigra
manifesto d’amore e di veleno,
appena trentatreenne, nel 2002,
scritto negli anni Cinquanta.
in cerca di lavoro dopo averlo
L’immagine scelta per la copertina del libro
Remo un poeta, un attore, un
cercato invano in Italia, passando
vecchio debosciato, un maestro”.
per Parigi, Londra e fermandosi
Il climax surreale di Federico
infine ad Amsterdam.
Bonelli, che si definisce un
“Altrove” di Bonelli (Farandula
artista, ma che ha fatto tutti i
editore, 2014, pp.121, euro 14),
mestieri che riguardano la
come suona il sottotitolo, è un
La scultura a Messina nel libro di Alessandra Migliorato
multimedialità, ed anche il
libro che raccoglie “Storie da
curatore di luci in
qualche altra parte” e
teatro, il regista di
il testo si snoda tra
SE IL PRIMO
Messina. Verrà presentato venerdì 16
particolare alla città di Messina,
corti, viene toccato nel
racconti surreali, incubi
CAPITOLO
maggio, alle ore 17, presso la sede della
mediante l’immissione di nuove
racconto-saggio “Per
e visioni, ma anche tra
È DEDICATO
Provincia Regionale, a Messina nel Salone
tipologie scultoree e le dinamiche dei
una mafia ecoscene di sana allegria,
AL “MANIFESTO
degli Specchi, il volume “Nel segno di
rapporti con gli altri artisti e con la
sostenibile”: “Non c’è
sulle note di una forte
ALTROVISTA
Michelangelo. La scultura di Giovan
committenza. Montorsoli visse e operò
che una soluzione.
invettiva piena di
(2008)”, LA CHIUSA
Angelo Montorsoli a Messina” di
per ben dieci anni nella città dello
L’illuminazione l’ho
rabbia e allo stesso
SUONA
Alessandra Migliorato, Edizioni d’arte
Stretto, per la quale realizzò alcuni dei
avuta ieri, mentre ero
tempo di grande
“ITALIA
Kalòs. Alla presentazione interverranno la
suoi capolavori, tra cui la Fontana del
con il mio furgone a
amore per il suo Paese.
VAFFANCULO”
Caterina Di Giacomo, direttore del Museo
Nettuno, la Fontana di Orione e
passo d’uomo
Se il primo capitolo è
Regionale di Messina, Grazia Musolino,
l’Apostolato del duomo, opere tuttora
sull’autostrada a Nord
dedicato al “Manifesto
Dirigente responsabile U.O.9,
ammirate.
Altrovista (2008)”, la chiusa suona di Utrecht…La mafia verde… una
Soprintendenza di Messina, Salvatore
Alessandra Migliorato è storico
mafia eco-sostenibile… che tutti
“Italia Vaffanculo”.
Bottari, docente di Storia Moderna presso
dell’arte presso il Museo regionale di
ci invidiano. Una mafia che non
E’ la rabbia – come spiega l’autore
l’Università degli studi di Messina. I lavori
Messina. Docente di Storia dell’arte
fa i soldi con gli inceneritori ma
per “un Paese dove la mafia non
verranno preceduti dal saluto del
del Rinascimento presso l’università di
con l’agricoltura biologica e
esiste, dove l’acqua viene
Commissario Straordinario Provincia
Catania e di Storia dell’arte moderna
l’elettricità dal sole. E guai chi
privatizzata… i poveracci multati
Regionale di Messina Filippo Romano.
presso l’università di Messina. I suoi
prova a tassarci!”
mentre le cordate dei finanzieri
Sarà presente l’autrice.
interessi di ricerca vertono
In conclusione, non credo che
possono far scempio della cosa
Il volume ripercorre la produzione
principalmente sulla scultura in Italia
Bonelli abbia dato inizio ad una
pubblica…” Ma oltre all’invettiva,
artistica di Giovan Angelo Montorsoli
meridionale e in Sicilia. Autrice di
rivoluzione per così dire
il sarcasmo e la satira c’è anche
affrontando questioni cruciali come
numerose pubblicazioni tra cui “Una
intimista, ma ad un eclettico
l’orgoglio di essere italiani,
l’influsso del linguaggio michelangiolesco
maniera molto graziosa. Ricerche sulla
genere letterario sì.
altrove, ma sempre italiani, che
e l’apporto offerto all’arte isolana ed in
scultura del Cinquecento nella Sicilia
non ci meritiamo la nostra
orientale e in Calabria” (2010) e “Tra
Costituzione.
Messina e Napoli: la scultura del 500 in
Come dice nella Postfazione
Calabria da Giovan Battista Mazzolo a
APPUNTAMENTI
Ginaski Wop “l’Altrovista che si
Pietro Bernini” (2000).
rispetti è uno zingaro che sa
La casa editrice Kalós, presente sul
riconoscere i circuiti della
mercato dell’editoria siciliana dal
giostra… e ha capito benissimo
1989, è specializzata in pubblicazioni
che i circuiti della stessa sono
d’arte e di carattere turistico, con
desueti, vecchi, stantii. Ne sente il
particolare attenzione per l’aspetto
Messina. Incontro alla Feltrinelli di Messina venerdì 16 alle
cigolio delle strutture”.
storico-artistico, la cultura e le
ore 17 con Caterina Pastura e Caterina Resta, per il terzo
Insomma, in un gioco di In (Italia)
tradizioni locali.
appuntamento del ciclo "Per interposta persona. Nel ventre
e Out (Altrove) si snoda il racconto della traduzione" è intitolato "Francofonie". L'incontro non
Il prestigio della casa editrice è nato
della fuga dell’autore da Roma :
con la rivista Kalós – arte in Sicilia,
mancherà di conquistare l'attenzione di addetti ai lavori e
trimestrale di arte e cultura in Sicilia,
appassionati, così come già accaduto per quello con
che si è ben presto imposta
Alessandro Grilli e per quello con Lanfranco Caminiti. “Per
all’attenzione del pubblico, in vendita
interposta persona. Nel ventre della traduzione” è il
Caterina Resta
in tutte le edicole siciliane.
progetto che Naxoslegge propone in collaborazione con
Feltrinelli Point Messina e l’editrice Mesogea. Ideato da
Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge, è dedicato alla figura del
traduttore, al suo lavoro, alle sue inquietudini, è un modo per entrare nel
laboratorio, nel ventre appunto, del tradurre, attraverso cui, per interposta
persona, arrivare al cuore del libro.
Nel segno di Michelangelo
Francofonie alla Feltrinelli
centonove pagina 33
16 Maggio 2014
posterspettacoli
SIRACUSA. Con Eschilo e Aristofane al via la stagione 2014 delle rappresentazioni classiche
Inda, cento anni con i miti
Agamennone e le Vespe protagoniste di un anniversario da celebrare con grandi registi e scenografie d’eccezione
DI
PAOLO RANDAZZO
scenografia, unica ma
variamente riattata, è
Siracusa. Che tipo di esperienza è
del grande Arnaldo
quella del teatro antico sulla scena
Pomodoro che ha
contemporanea? Si portano in scena
curato anche il disegno
vicende la cui formalizzazione mitica
dei costumi. L’
risale ai primi del secondo millennio
Agamennone di De
a.C., le si rimettono in forma teatrale, si
Fusco è uno spettacolo
ascolta la voce di una tradizione che ha
solido: la sua
accompagnato il fulgore della vicenda
costruzione predilige
ateniese nel V secolo. Però parliamo di
chiarezza e
teatro e allora è necessario che quanto
intelligibilità, non pone
si porta in scena sia vivo e abbia a che
troppe domande né
fare con la contemporaneità: interpelli
proietta troppe ombre
la nostra vita, la vicenda attuale delle
sul presente, non
nostre comunità, ci emozioni e ci
sollecita emozioni
solleciti intellettualmente. In via di
estreme, non sviluppa
principio non ci sono alternative: o così
fino in fondo motivi che
o nient’altro di artisticamente notevole.
pure individua
Ma il teatro è arte concreta, fatta di
(l’oppressione della
persone in carne e ossa, di tempi
donna, il ristabilimento
definiti, di contesti storico-politici, di
di giustizia e pace dopo
tradizioni culturali, di progetti che solo
una lunga catena di
nella realtà trovano espressione e
vendette, la presenza
attuazione. Quel che vale in linea di
della morte come
principio diventa processo e tensione, si
elemento della vita, la
stempera e si va avanti. Questo è
solidarietà verso gli
quanto vien fatto di pensare nel
stranieri), aggancia alla
raccontare dei tre spettacoli della
magistrale duttilità
cinquantesima edizione delle
dell’interpretazione di
Foto Carnera, archivio Inda
“Rappresentazioni classiche” di
Elisabetta Pozzi e alle
Siracusa, organizzata al Teatro Greco
musiche (di Antonio Di
teatro. Il resto è solido mestiere,
dall’Istituto Nazionale del Dramma
Pofi) la possibilità di una riproponibilità
comprese le prove di Mariano Rigillo
Antico giunto quest’anno al
contemporanea del testo eschileo. Ma le
(Araldo), di Massimo Venturiello
ragguardevole traguardo dei cento anni
musiche (un bel pianismo d’intonazione
(Agamennone), di Giovanna Di Rauso
dalla sua fondazione. Gli spettacoli, che
novecentesca) non conservano la
(Cassandra) e dei corifei (Francesco
hanno debuttato il fine settimana scorso
rigorosa astrattezza iniziale e si
Biscione, Massimo Cimaglia, Piergiorgio
e resteranno in scena fino al 22 giugno,
stemperano in accenni narrativi che
Fasolo, Gianluca Musiu); grandissimo
sono: Agamennone, per la regia di Luca
poco aggiungono allo spettacolo. Resta
mestiere, senza tracotanza, senza
De Fusco (il testo di Eschilo è tradotto
notevole l’immagine del coro dei vecchi
superficialità. Ben più imponente e
da Monica Centanni), Coefore
argivi che entra in scena e si autosuggestiva è la prova di Daniele Salvo.
Eumenidi, regia di Daniele Salvo
seppelisce per riemergere non appena il
Imponente perché fonde in un solo
(traduzione ancora della Centanni),
dramma si avvia: quasi a dire che
spettacolo due tragedie di Eschilo,
infine le Vespe di Aristofane, regia di
quanto accadrà nello spettacolo è
Coefore ed Eumenidi, e affronta le due
Mauro Avogadro, traduzione e
conservato e continua a vivere nelle
azioni che stanno al cuore dei testi
adattamento di Alessandro Grilli. La
viscere della terra, della storia e del
eschilei, ovvero l’uccisione di
Clitennestra (Elisabetta Pozzi) da parte
del figlio Oreste (Francesco Scianna) e
la fondazione del tribunale
dell’Areopago, con un piglio ed un’
assertività che nulla lasciano alla
consapevolezza dell’alterità del mondo
classico rispetto a noi. Ecco il punto: ciò
che è in scena accade in quanto tale e
nessuna domanda sembra porsi il
regista sul senso di quella vicenda e sul
senso stesso del riattivare dei testi
antichi e capitali. Certo, la nascita
politica della giustizia, il superamento
delle faide tra clan, la feconda
ritenzione nel contesto della polis
dell’ancestrale elemento negativo delle
erinni trasformate in benevole
eumenidi: sono tutti elementi che Salvo
mette in luce, con potenza e nettezza,
L’Agamennone con Elisabetta Pozzi. Regia di Luca De Fusco (foto Franca Centaro)
ma manca lo spessore di chi dubita e si
centonove pagina 34
pone (e pone al pubblico) domande,
lasciando aperta la porta a risposte più
o meno univoche. Ad esempio: il
demos, che avoca a sé la giurisdizione
penale, è davvero sovrapponibile a ciò
che definiamo popolo? Una giustizia
fondata sul potere maschile e che
rivendica questa cifra ideologica può
davvero definirsi tale? Perché il regista
sceglie di esporre l’uccisione della
madre da parte di Oreste in piena
scena, con un’infrazione evidente e
notevolissima dell’antica prassi teatrale
tragica? Evidentemente non scandalizza
l’infrazione in sé, ma la sua gratuità.
Insomma una messinscena colossal che
rapisce il pubblico con la sua
grandiosità, con la facilità della cifra
iconica, con l’avvolgente colonna
sonora di Marco Podda (anche qui il
segno è più cinematografico che
teatrale), con effetti di luci e fumi, con
un ritmo scenico incalzante sin dalle
prime battute di Elettra (Francesca
Ciocchetti), col gran numero di
presenze in scena, con la bravura (va da
sé) di grandi attori come Ugo Pagliai
(Apollo), Paola Gassman (profetessa),
Antonietta Carbonetti (nutrice), Piera
degli Esposti (interessantissima nel
ruolo di un’Atena più saggia e dubitante
che guerriera), Graziano Piazza
(Egisto), ma non scava né in direzione
della comprensione dell’antico, né in
direzione della problematicità del
posterspettacoli
16 Maggio 2014
OCCORRE SAPERE
Tre spettacoli a giorni alterni
I FESTEGGIAMENTI per il centenario dalla prima dedicata ai grandi autori classici
del Teatro Greco di Siracusa sono in realtà iniziati il 16 aprile con una solenne
presentazione e lo spettacolo dal titolo Verso Argo. Il sipario sugli spettacoli
classici si alzerà nuovamente il 9 maggio e, fino al 22 giugno, nello splendido
contesto architettonico e naturalistico del Teatro Greco si avvicenderanno le due
tragedie e la commedia. La regia dell'Agamennone è di Luca de Fusco, quella
delle Coefore-Eumenidi di Daniele Salvo, quella delle Le Vespe di Mauro
Avogadro. Le musiche sono affidate a Antonio Di Pofi (Agamennone e Verso
Argo), Marco Podda (Coefore/ Eumenidi), Banda Osiris per la commedia Le Vespe.
Cosa vedere e come arrivarci
IL PARCO ARCHEOLOGICO della Neapolis comprende nel suo perimetro la
maggior parte di monumenti classici greci e romani di Siracusa. Il Teatro Greco
è Il monumento di maggiore importanza all'interno dell'area archeologica.
Capolavoro di tecnica architettonica del V secolo è ben conservato nonostante
i ripetuti interventi di modifica e di smantellamento subiti.
COME ARRIVARCI. In auto a Nord (Provincia di Messina e Catania): Autostrada
NSA 339 Catania-Siracusa, segue il raccordo autostradale (RA 15) Tangenziale
di Catania che lega la SS114 Orientale Sicula proseguire in direzione Siracusa.
Autostrada A18/E45 Messina-Catania, segue il raccordo autostradale (RA 15)
Tangenziale di Catania che lega l’autostrada NSA 339 Catania-Siracusa e
continuando lungo la SS114 Orientale Sicula proseguire in direzione Siracusa.
In autobus: AST - Azienda Siciliana Trasporti (www.aziendasicilianatrasporti.it)
Tel. +39 0931. 462711, Numero Verde: 840.000.323; Autolinee Interbus,
Segesta, Etna trasporti (www.interbus.it) Tel. +39 0931. 66710
rapporto tra quel mondo e la nostra
realtà. La commedia, firmata da
Avogadro, è uno spettacolo pulito e
arguto per un testo, le Vespe di
Aristofane, tra i più difficili da mettere
in scena nell’ambito della commedia
antica. Se nella prima parte della
drammaturgia infatti il nodo comico è
chiaro e ben definito, ovvero la
passione/ossessione tipica del demos
ateniese per processi e giurie popolari,
nella seconda parte la trama si sfilaccia
e perde tensione teatrale. Avogadro
sceglie per il rapporto tra il vecchio
padre (seguace di Cleone, appassionato,
severissimo giudice popolare che non
riesce a vivere senza qualcuno da
inquisire e condannare) e il figlio
(odiatore di Cleone e di quanto
l’ideologia democratica impone)
spazientito e preoccupato per il padre, il
tono di tenerezza affettuosa dei figli che
provano nel proteggere e accudire i
genitori anziani. Un rapporto ben
incarnato dall’interpretazione di
Antonello Fassari (Vivacleone, il padre
bisbetico, conosciuto dal grande
pubblico come protagonista della serie
televisiva dei Cesaroni) e di Martino
D’Amico (Abbassocleone, il figlio).
Intorno a questo nucleo affettivo e al
contrasto politico tra i due, si dispiega
quindi tutto il fervore della fantasia di
Aristofane la cui cifra viene bellamente
espressa non solo dall’intero ensemble
degli attori (tra gli altri Sergio
Martinelli, Sosia, e Enzo Curcurù,
Santia) e del coro, quanto, soprattutto,
dalle musiche quasi interamente
suonate dal vivo della “Banda Osiris”.
Musiche capaci d’interpretare le diverse
fasi dello spettacolo e trascinare il
pubblico in una percezione dell’arte
aristofanesca che supera qualsiasi
piccolo aggiornamento delle battute su
questo o quel politico e va dritto al
segno di ciò che questo grande poeta
rappresenta per il teatro occidentale:
ovvero una straordinaria, inesauribile
enciclopedia della comicità.
Il pianista cinese Xu Zhong
SINERGIE. L’Ente lirico di Catania allo Shangai spring music
Bellini sbarca in Cina
CATANIA. Il teatro Bellini di Catania, a
spese degli organizzatori cinesi, sarà a
Shanghai fino al 20 maggio per due
concerti che sono già sold out. Il 17
maggio allo Shanghai Chenshan
botanical garden, l'indomani nella
Shanghai Culture Square. Cavalleria
Rusticana' di Mascagni e 'Pagliacci' di
Ruggero Leoncavallo chiuderanno lo
Shanghai spring international music
festival. La tournèe è organizzata dal
pianista cinese Xu Zhong che è stato
direttore artistico del Bellini.
"Lavoro a questo progetto da quasi due
anni - ha affermato Xu Zhong, che sarà
sul podio per entrambi gli spettacoli complesso e difficile per la quantità di
persone e di mezzi da spostare da una
parte all'altra del mondo e che
rischiava di fallire per le gravi difficoltà
finanziarie che da tempo ormai
attraversa il Bellini. Difficoltà che ho
potuto superare grazie alla
disponibilità e alla ferma volontà dei
miei connazionali e in particolare di tre
grandi istituzioni culturali della mia
città: lo Shanghai Spring International
Music Festival e lo Shanghai
Conservatory of Music per quanto
riguarda le due opere, e lo Shanghai
Oriental Broadcasting Group per
quanto riguarda il concerto". "Pur di
avere il teatro di Catania qui da noi in
Cina - ha spiegato il maestro - hanno
deciso di pagare loro tutte le spese, da
quelle di trasferta e soggiorno, alle
diarie del personale, a quelle di
realizzazione delle scene e dei costumi
delle due opere che metteremo in
scena. Non smetterò di essere loro
grati per questo enorme sforzo
finanziario". Oggi, con più voli a
distanza di poche ore uno dall'altro,
orchestra, coro e vertici del Bellini,
assieme agli artisti impegnati nel
concerto e nelle due opere, sono partiti
alla volta della metropoli asiatica; i
tecnici incaricati di montare le scene
realizzate in Cina, invece, sono arrivati
la scorsa settimana.
MESSINA
Criscuolo e Totino “Baciati dalla fortuna”
Le Vespe di Aristofane in scena con la regia di Mauro Avogadro
Messina. Catanese lei, palermitano lui. Temperamento aggressivo lei, sornione e
flemmatico lui. Lei dice: “Lo stimo tantissimo. Serio, professionale, eclettico”. Lui
aggiunge: “E’ una bravissima attrice da cui sto imparando tanto. E poi, oltre ad
essere una grande professionista, è una bella persona”. Eccoli, dunque, alla prova
del palcoscenico, Giovanna Criscuolo e Totino (al secolo, Salvatore La Mantia),
insieme per la prima volta in “Baciati dalla fortuna”, la pièce che chiude in bellezza
la stagione del decennale di Teatro Insieme Messina, domenica 18 maggio alle ore
18 al PalaCultura Antonello. Un debutto messinese, insomma, per questa nuova
coppia comica “esplosiva”. E anche se “non c’è da aspettarsi il Totino del duo, che –
come spiega il diretto interessato - ha una sua identità ben precisa che si completa
con l’appoggio di Toti”, la diversa provenienza geografica e la differenza di
carattere tra i due protagonisti di “Baciati dalla fortuna” sono molto sottolineate
nella messinscena e – racconta Criscuolo – “scatenano una girandola di situazioni
comiche. Con la classica ‘liscìa’ tutta siciliana a farla da padrone”.
centonove pagina 35
16 Maggio 2014
posteranniversari
MESSINA. Francesco Finocchietti, un nobile settentrionale in Sicilia subito dopo l’Unità
Il pisano dello Stretto
Un viaggiatore attento e curioso arrivò con la moglie Elisa convinto di rtrovare un’isola di selvaggi.
Ecco come riuscì a correggere i suoi pregiudizi. Innamorandosi prima di Mondello poi di Messina
MESSINA. Un secolo e mezzo è
esattamente passato da quando un
nobiluomo pisano laureato in
giurisprudenza, il conte Francesco
Finocchietti, che visse nella sua città
esercitando in essa, durante il regime
granducale, l’ufficio di gonfaloniere
(1859) e, più tardi, dopo l’Unità
nazionale, ricoprendo quello di
prefetto a Siena (1859) e a Pavia
(1861-62), compì, dopo essere stato
posto un po’ prematuramente, a riposo,
un viaggio in Sicilia, proprio con
l’intenzione di conoscere una realtà
geografica e socio-antropologica
scarsamente nota ai più e perciò molto
facilmente succube dei pregiudizi: di
esso ci dà notizia, nella sua
monumentale pubblicazione in quattro
volumi su “Il grande viaggio in Sicilia”,
Salvo Di Matteo (Palermo 2008,
Edizioni Arbor, pp. 2.376). Siamo così
informati che quello di Finocchietti fu
un viaggio attento, pieno di curiosità,
iniziato imbarcandosi il 3 aprile 1864 a
Livorno, assieme alla moglie, Elisa
Toscanelli (con la quale abitava a Pisa
in un palazzo di Piazza dei Cavalieri,
conosciuto come Torre della fame,
dalla nota vicenda di Ugolino
immortalata da Dante), con prima
destinazione Napoli e come seconda,
Palermo, che raggiunse con il postale.
Qui, con una carrozza, cominciò subito
a girare per la città, non senza negative
impressioni (come annoterà nel suo
libro, “Ricordi di un viaggio a Napoli e
in Sicilia”, pubblicato a Pisa lo stesso
anno del tour): le strade erano sporche
e ingombre dei resti delle vendite delle
botteghe, le case piccole e malandate.
Egli cercò, però, di andare anche oltre
questa osservazione puramente visiva,
tant’è vero che non mancano
annotazioni sulla rigidità delle
consuetudini familiari, che vedevano
come assoluto padrone l’uomo, mentre
la donna aveva ogni sorta di
limitazioni nella sua libertà. Allo stesso
tempo, c’è da dire che apprezzò
l’ospitalità e la cortesia dei palermitani
nei confronti dei forestieri, il che gli
permise di correggere i pregiudizi con
cui era giunto nell’isola. Il magnifico
spettacolo offerto dalla Conca d’Oro fu
da lui ammirato recandosi a Monreale;
mentre successivamente visitò pure la
Zisa, i Cappuccini e l'Orto Botanico.
Rimase, comunque, sorpreso dalla
quasi totale mancanza dei caffè ai
quali era abituato a Pisa: c’erano
F.I.
Anonimo,. La cattedrale di Palermo 1864
invece i cosiddetti “casini di
conversazione”, per soli uomini, che
erano una specie di seconda casa in cui
possidenti e laureati, ma anche, in certi
contesti, commercianti e mastri,
leggevano, discutevano, giocavano,
tessevano rapporti sociali, imitando le
élites aristocratiche dei salotti.
Certo, guardandosi intorno,
Finocchietti si accorgeva che
l’economia era misera, la capacità
imprenditoriale inesistente, povere le
produzioni, ma si spiegava ciò con la
mancanza di ferrovie e di strade
carroz¬zabili, per cui il contadino
viveva poveramente tra campi
potenzialmente feraci, ma coltivati con
sistemi arcaici; il proprietario lasciava
spesso le sue terre abbandonate per le
insormontabili difficoltà di trarne
profitto, che, al massimo, lo portavano
ad affittarle a chi aveva voglia e mezzi
per farle fruttare. Occorreva, secondo
questo attento viaggiatore, realizzare
opere pubbliche, dalle strade alle
ferrovie, ai porti, per rilanciare
l'economia e, in generale, la vita
pubblica in Sicilia.
Dopo alcune rapide escursioni a
Bagheria e a Piana dei Greci (oggi,
degli Albanesi), il nostro via mare si
recò a Messina, città della quale
apprezzò la vivacità dei commerci, la
magnifi¬cenza del porto, l’ampiezza
delle strade, la grandiosità degli
edifici, i tanti istituti di beneficenza.
Sempre via mare raggiunse Catania, di
cui colse i segni della passata
grandezza in alcuni edifici superstiti al
sisma del 1693, e una certa eleganza
di vita, notando però anche la solita
incuria delle strade e, questa volta, la
mancanza di socievolezza degli
abitanti. Il 15 aprile, a dorso di mulo,
compì un'ascensione sui Monti Rossi,
due coni formatisi in seguito
all’eruzione dell’Etna del 1669, a nord
di Nicolosi, alle pendici del vulcano:
dalla sommità poté ammirare l'aspetto
imponente della natura circostante.
Infine, non intendendo più viaggiare
via terra, con un battello a vapore si
recò a Siracusa per una visita rapida,
ma ricca di emozioni, ai tanti resti
dell'età classica. Tornato a Messina e
giunto ormai al termine del viaggio,
trasse le sue conclusioni: “Io non
sapeva persuadermi di non trovare ivi
quei popoli selvaggi di che, così a
torto, si parla nel continente. Perché,
se nei più appartati luoghi la rozzezza
è feroce, se nelle città il vizio - come
altrove - rode la civile compagnia, non
è men vero che la gran massa dei
cittadini è buona e costumata ed
abbondante di forze, quali appunto
richiedonsi a nazione che risorge”. Poi,
il postale per Napoli allontanò dalla
Sicilia quest’uomo che qualche anno
dopo sarebbe stato nominato senatore
del regno.
La torre della fame a Pisa
centonove pagina 36
posterrubriche
MUSICA
MESSINA
NUOVE VISIONI
DI MARCO OLIVIERI
“Grand Budapest
Hotel”
Wes Anderson e le
infinite potenzialità
del narrare. “Grand
Budapest Hotel”,
ottavo film di Wes
Anderson
(“Rushmore”, “I Tenenbaum”,
“Moonrise Kingdom”), dimostra
come il gioco del cinema possa
ancora dire molto, in termini di
fascino visivo e divertimento, se
la qualità compositiva
dell’immagine
e la cultura cinefila si combinano
con una visione originale. Uno
sguardo inedito sul cinema e sulla
vita può ancora rappresentare un
segno di qualità ed è così
possibile farsi strada tra
blockbuster e commedie
di scarsa qualità. Ispirato alle
opere dello scrittore Stefan
Zweig e Orso d’argento Gran
Premio della Giuria al Festival di
Berlino, “Grand Budapest Hotel”
elabora in modo ludico una
riflessione sul racconto,
tra verità e finzione, in
un‘atmosfera
tra albori del Novecento e
inquietanti guerre mondiali. Una
metafora di un Occidente che,
oggi come ieri, si chiude al
“diverso” e procede
distruttivamente verso il disastro.
In grandi e piccoli ruoli, in un
girotondo divertentissimo non
esente da momenti
di cinema più tradizionale (dalla
voce fuori campo ad alcune
svolte narrative), si alternano
Ralph Fiennes, Edward Norton,
Saoirse Ronan, il giovane Tony
Revolori, Adrien Brody, Willem
Dafoe, F. Murray Abraham, Jude
Law, Harvey Keitel,
Tilda Swinton, Owen
Wilson, Léa Seydoux, Bill Murray
e tanti altri. Nello stile di Wes
Anderson, sceneggiatore e
regista, l’insieme
è gradevole e intelligente, con
un’impronta personale
convincente.
Cento sigarette ai Magazzini
Gianni Fortunato e Gabriella La Fauci con la regia di Pizzurro
Messina. Jaq non fa
nulla nella vita, ma è un
tipo metodico. Cerca di
non farsi influenzare
dalle cose da fare per
forza e allora ha deciso
di non fare niente. Fa
solo una cosa: fuma
cento sigarette al giorno.
Lo fa tutti i giorni senza
mai uno sgarro, senza
mai uno strappo alla
regola. Da vent'anni non
fa altro che fumare tutto
il giorno. Cento sigarette
è l'obiettivo di ogni sua
giornata. Nient'altro.
Jaq non prova nemmeno
più il sentimento della
paura verso alcuni
eventi. Il suo nichilismo è
la sua salvezza. La noia è
una cosa da stronzi.
Mimmo Cuticchio
Comincia così lo
spettacolo “Cento
sigarette” in prima assoluta sabato 17
sul divano, la osserva, si compiace della
maggio ore 21 ai Magazzini del Sale di
sua bellezza, si pente, decide di cambiare
via del Santo,67 Messina. Protagonisti
e di migliorare quantomeno la vita di
Gianni Fortunato e Gabriella La Fauci
sua figlia, ma.... «Questa Pièce - spiega
con la regia e l’adattamento di Lorenzo
Lorenzo Pizzurro - nasce dalla mia voglia
Pizzurro. Nella vita apparentemente
di raccontare due vite, che a prima vista
senza scosse né sorprese di Jaq, irrompe
sono estremamente diverse per poi
la visita di sua figlia Elena. L'ultima volta
congiungersi in un "fil rouge" di
che l'ha vista la piccola aveva 7 anni,
similitudini. La voglia di raccontare degli
adesso ne ha 27. Lui non la riconosce
spaccati di vita, estremamente normali, e
nemmeno. Lei ha quasi ribrezzo nei
paradossalmente assurdi, prende corpo
confronti della riscoperta figura di suo
dall’incontro con Marco Anello, autore
padre. Il dialogo è breve, poche parole,
del racconto omonimo, che esprime al
molto silenzio, qualche filo di rabbia e
meglio la mia idea di racconto. La storia
tanto squallore. Elena, di nascosto, ruba
mi ha affascinato in maniera pregnante
le chiavi di casa di Jaq. I due si salutano
per il succedersi di eventi e per i caratteri
senza particolare affetto e con la
dei due personaggi che snocciolano le
consapevolezza di non vedersi più per
proprie esistenze, le proprie paure e
chissà quanto. La notte di Jaq trascorre
inquietudini in un susseguirsi di momenti
tra banconi di bar e le solite sigarette.
grevi e momenti ironici per culminare in
Rientrato a casa trova la figlia sdraiata
una escalation di emozioni».
DE GUSTIBUS
16 Maggio 2014
DI CESARE NATOLI
Guadagno per pochi
Dopo anni di crisi,
l’industria musicale torna
a crescere. A
beneficiarne, però, è solo
una piccola percentuale
di artisti. Quando si parla di fatturati,
infatti, non si dice quasi mai la
verità: poche grandi star, una su
cento, si accaparrano la fetta più
grande del mercato, qualcuno le
briciole. Lo stesso internet e la
musica online, più che favorire il
talento e gli sconosciuti – come
vorrebbe una certa vulgata – hanno
ulteriormente trasformato l'industria
musicale in una economia da
superstar, dove pochi artisti e pochi
brani sono ascoltati e conosciuti.
L’esatto opposto della 'Long Tail', la
coda lunga che, nel gergo
economico, definisce la possibilità di
favorire prodotti di nicchia e che si
credeva si potesse generare con i
media digitali. Invece, come ha fatto
notare recentemente Fulvio Binetti,
“si è andati a finire in una situazione
di overload tra bulimia del
download a sbafo con i sistemi peer
to peer e l’attuale streaming, che
mette a disposizione a gratis
cataloghi infiniti, e si dimostrano
sempre meno propensi ad esplorare
le novità adeguandosi ad una sorta
di tirannia del marketing del più
forte”. Conta poco, quindi, che il 17
% dei ricavi della musica registrata
nel 2013 vada agli artisti contro il
13% del 2000, se a guadagnarci da
questa situazione sono sempre
meno artisti. Forse conta un pò di
più il fatto che nel 2013 la musica
registrata nel mondo ha generato
entrate per 2,8 miliardi dollari contro
i 3,8 miliardi di dollari del 2000. A
livello socio-colturale, infine, la
conclusione che se ne trae è che la
voglia di seguire il gregge prende
sempre il sopravvento.
DI MASSIMO LANZA
Sicilia en Primeur a Vulcano
Tutto pronto per Sicilia en Primeur l’appuntamento
organizzato ogni anno da Assovini Sicilia che
ques’anno si svolgerà il 28 e 29 maggio.
Protagonista come sempre il vino siciliano, dai
grandi territori ai micro terroir. Per la 11° edizione
di Sicilia en Primeur Assovini Sicilia, l’Associazione
che riunisce settanta aziende che rappresentano l’80% in valore
del vino siciliano imbottigliato nell’isola, ha scelto un
palcoscenico d’eccezione: l’Isola di Vulcano, dove 35 aziende
vitivinicole tra le più rappresentative della Sicilia, daranno
appuntamento ad oltre ottanta giornalisti, provenienti da tutto
il mondo, per degustare l’annata 2013 en primeur e le annate
attualmente in commercio per un totale di oltre 350 assaggi. “I
vini siciliani sono stimati in tutto il mondo oltre che per la loro
centonove pagina 37
qualità anche perché portano nel bicchiere tutto il fascino della
nostra terra” ci dice Antonio Rallo, Presidente di Assovini Sicilia e
titolare della famosa cantina Donnafugata di Marsala. “Un mix
di valori unici che ha portato l’export dei vini siciliani a toccare
oltre 70 paesi e ad esportare il 59% del vino della regione”. E
proprio la valorizzazione di ogni singolo terroir dell’Isola è uno
dei temi di questa 11° edizione. In quest’ottica la scelta di
Assovini di portare Sicilia en Primeur sull’Isola di Vulcano è volta
a sottolineare il valore di tutti i territori anche i più piccoli, a
Vulcano infatti come nelle altre isole dell’arcipelago oliano si
possono coltivare le uve per la produzione della Malvasia delle
Lipari, nella versione natura o passito. E sempre a Vulcano si
produce uno dei vini più conosciuti tra quelli prodotti
nell’arcipelago. Non si tratta di una Malvasia ma di un rosso, lo
Hierà della cantina Hauner a base di Calabrese, Alicante e
Nocera dai profumi eleganti di piccola frutta rosso, spezie e
minerali, fresco, sapido, corposo e persistente al palato.
16 Maggio 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
HERITAGE
GUI
DI ANDREA SMITH
DI SERGIO BERTOLAMI
A me piace Andi Varol
Concorso Ata 24 mesi
Con due note del 7 maggio,
come era stato previsto, il
MIUR ha prorogato la scadenza per
l’inoltro della domanda per
l’aggiornamento delle graduatorie ad
esaurimento dei docenti alle ore 14 del 17
maggio. La proroga, dovuta a esigenze
tecniche correlate al funzionamento del
sistema informativo - in linea con quanto
ritenuto nella rubrica dello scorso 1°
maggio -, non riguarda la data di
maturazione dei titoli e dei requisiti
posseduti, che rimane fissata al 10 maggio
2014, data prevista nel D.M. 235/2014. Il
Sistema informativo, però, dovrà anche
farsi carico delle domande per l’inclusione
nella prima fascia delle graduatorie ATA di
circolo e d’istituto per le supplenze
temporanee (Allegato G), che possono
essere inviate solo tramite le “istanze
online”. L’applicazione, che interessa i
candidati già inclusi o che concorrono
all’inclusione nella graduatoria
permanente provinciale, sarà disponibile
fino alle ore 14 del 30 maggio e consente
la visualizzazione delle 30 sedi trasmesse
l’anno scolastico precedente, ove presenti,
e la conseguente selezione delle sedi
esprimibili per l’a.s. 2014/2015 per
l’insieme dei profili professionali ai quali si
ha titolo. Nel caso in cui si sia già inclusi
nelle graduatorie permanenti e nella prima
fascia delle graduatorie di circolo e di
istituto per le supplenze temporanee della
medesima provincia per l’a. s. 2013/2014 e
s’intenda mantenere per l’a.s. 2014/2015 le
stesse sedi precedenti, gli aspiranti
possono anche non comunicare
nuovamente le sedi tramite le istanze
online. Il sistema informativo nella
predetta ipotesi confermerà con una
procedura automatica le sole sedi che
hanno mantenuto lo stesso codice dell’a.s.
2013/2014, eliminando quelle che per
effetto della razionalizzazione della rete
scolastica hanno subito una variazione di
codice.
ECOLOGIA&AMBIENTE
PUNTINI SULLE I
“Unpli non ha chiesto un contributo da300mila alla Provincia”
A precisazione di quanto riportato dal vostro settimanale nell’articolo di
venerdì 25 aprile, “Conti in rosso alla Pro Loco, riporto quanto segue:
Il Comitato provinciale dell’Unpli non ha chiesto, né giammai invocato alcun
contributo da 300mila al Commissario della Provincia Regionale di Messina.
A tutela dell’immagine e del buon nome dell’associazione che rappresento,
preciso, inoltre, che negli ultimi quattro anni, anche dopo l’approvazione
del regolamento da noi proposto e che imponeva criteri trasparenti per la
concessione dei contributi, la Provincia Regionale di Messina non ha
erogato un solo euro, per partecipare alle spese fisse sostenute dalla 60 Pro
Loco messinesi; associazioni che da Giardini Naxos a Naso, Da Acquedolci a
Gaggi, organizzano quotidianamente, grazie all’impegno dei volontari,
iniziative tese a fornire servizi di accoglienza, ospitalità e intrattenimento,
nonché alla promozione ed alla valorizzazione delle tradizioni, dei costumi
e dei prodotti tipici locali.
Dal luglio 2013, abbiamo ripetutamente chiesto un incontro al Commissario
per proporre l’avvio di un coordinamento tra pubblico e privato a tutto
vantaggio del comparto turistico e anche rappresentare allo stesso tempo le
difficoltà i cui versano le nostre associazioni.
Le nostre richieste, però, sono state lasciate cadere inspiegabilmente nel
vuoto di una totale indifferenza e di un assordante silenzio. Tanto di
doveva.
Santi Gentile
Presidente Comitato Provinciale Unpli Messina
L'arte dei giovani parla
inglese, guarda oltreoceano,
ma racconta con slancio ed
ironia la realtà italiana.
Avanza la sua provocazione
con timidezza, senza alzare
la voce. Inconsapevolmente
avvalorando la tesi di Edgar Wind (Arte
e anarchia, 1968): l’arte, per definizione
considerata una minaccia per gli
equilibri consolidati, oggi ha perso
l'impetuosità della sua fiamma ribelle.
Fortunatamente non ha ancora perso
l’immaginazione. È l’idea che mi porto
dietro dopo aver visto Art FaCTory ’04
(dove CT sta per Catania). La fiera d’arte
contemporanea ha coinvolto artisti,
galleristi, collezionisti ed un accresciuto
stuolo di cultori. Pur tuttavia Daniela
Arionte, curatrice, si chiede perché
questa bella manifestazione invece di
«avere le cure di tutti come un fiore nel
deserto ed essere difesa come bene
collettivo viene additata e giudicata!».
Gli orecchianti risponderebbero:
«Perché a noi piace solo Andi Varol»,
ma di Andy Warhol e della Pop Art
hanno fatto un fumetto. Mentre l’arte
«is here», è qui, in movimento. Fra gli
studenti dell’Accademia di Catania,
come quelli formati di Claudia
Gambadoro che invitano ad
accomodarsi sulle sedie bianche per
osservare il mondo di converso, dalla
loro parte. È qui, nei video di street view
(curati da Daniele Alonge), che
incollano il pubblico con Cleaner, il
pulitore mascherato, che cancella i
graffiti, lava e ricolloca ordinatamente i
rifiuti che le amministrazioni non
rimuovono. Per cui, per fare arte oggi, è
meglio accogliere l’invito del messinese
Gianfranco Pulitano e condividere lo
spirito del D.I.Y. (do it yourself) cioè del
fai da te. Ed insistere.
[email protected]
DI ANNA GIORDANO
In cerca di un po’ di rispetto
Fiumi di falchi, complice il maestrale, si
dirigono verso la sponda calabra sorvolando
lo Stretto di Messina, in lungo e in largo,
con la fortuna di non dover andare
dall’altro lato dell’Europa o del pianeta, per
vederlo, viverlo, ammirarlo. Ignari messinesi giungono a
dinnammare e ci guardano incuriositi, gli mostriamo i
falchi, li guardano anche loro ammaliati, ringraziano, se
ne vanno, non dopo avergli detto che anche in città si
possono vedere passare, basta avere l’occhio per notarli.
Mentre scrivo non so come finirà la riunione sulla Laguna
di Capo Peloro, dove pare si siano dimenticati che
esistono obblighi di legge e motivi istitutivi, alias tutelare
acque, piante, animali, e non trasformarla come vogliono
(e come fanno) in altro: canottaggio a go go e pali rimossi
per meglio remare, e gli uccelli stanchi morti che arrivano
dall’Africa, anziché rifocillarsi, posarsi, nutrirsi, si spostano
spaventati e o muoiono poco più in là, o altrove,
semplicemente per inedia. Dicono in tanti che la colpa dei
tanti ratti è mia, l’aggiungo alle leggende metropolitane,
come quella dei cinghiali: nessuno che abbia avuto il
coraggio di metterlo per iscritto per poi risponderne in
sede legale, visto che è l’ennesima bufala messa in giro
per ampliare la platea di coloro che devono prendersela
con qualcuno, ma mai con quello veramente
responsabile. C’erano una volta poiane, barbagianni,
martore, donnole, gheppi,volpi, sulle colline sopra i laghi,
e facevano man bassa di prede, ratti in primis. Poi è
arrivato il cemento, le fogne, la monnezza e i ratti sono
felici, sotto casa, nelle tubazioni dei reflui umani, incavi e
nascondigli a mai finire, eppure bipedi presumibilmente
muniti di intelligenza, adducono al mancato taglio delle
centonove pagina 38
canne (da regolamento vietato, non da me), la causa del
proliferare dei ratti. Non chi ha sfrattato la fauna che
poneva un limite al mammifero più invasivo del mondo
(sopravvivrà anche ad eventuali catastrofi mondiali,
rassegnatevi) e a chi ha quintuplicato l’habitat umano da
sempre prediletto dai ratti insieme alle sue usanze e
consumi e reflui. No, è più facile prendersela con chi
chiede (invano) il rispetto delle norme e dell’ambiente,
entrambe spesso aria fritta e oggetto di indifferenza
acuta. Come il pilone, che si vuole illuminato e a morire
sono gli uccelli. Vi domando: voi, con il pilone spento
vivete lo stesso? Si, risposta indiscutibilmente giusta. Loro,
gli uccelli che migrano, con il pilone illuminato rischiano la
morte a migliaia. Sorvolo su procedure ancora oggi
snobbate. Vi costa così tanto pensare al prossimo bipede o
alato che sia? A chi ha la sventura di passare da qui dopo
viaggi tremendi? Il rispetto, è tanto difficile averlo per
altri che non siate voi?
postercommenti
16 Maggio 2014
MESSINADRASTICA
Una nuova estate nella casa ammare
DI
FABIO AMATO
Sta iniziando l'estate
e come ogni anno i
Messinesi iniziano ad
organizzarsi per
trasferirsi nelle case
"ammare", nelle loro residenze
estive, e come già sapete iniziano
i traslochi infiniti. Il problema è
che ogni anno in questo periodo si
creano tante Isole Felici, sparse
nelle strade di Torre Faro,
costituite da cucine, mobili,
divani, materassi e suppelletili
varie. E' sicuramente un modo per
permettere a chi non può, la casa
al mare, di averla, ed infatti
intorno a queste Isole Felici, ogni
anno, si assemblano famiglie di
vario tipo, che si organizzano per
l'Estate, creando vari gruppi. E'
questo un modo diverso di fare
beneficenza, di creare solidarietà,
dare la possibilità ai concittadini
di andare al mare. L'unico
150 PAROLE DA PALERMO
La corsa infinita
DI
MARIA D’ASARO
SPECIE IN QUESTO periodo, i
dintorni della villa a mare, al
Foro italico di Palermo, e i viali
alberati che costeggiano il
mare a Mondello sono percorsi
da persone - uomini, donne,
giovani, anziani - che fanno
una salutare corsetta, magari
ascoltando la musica. Con una
caratteristica comune: hanno
tempo e salute che avanzano e
possono permettersi il lusso di
correre per sport. Di contro, ci
sono a Palermo tante persone
che vanno di corsa per
prendere l’autobus, per
consegnare il pane a domicilio,
per inseguire false promesse,
per comprare la frutta che
costa meno, per avere un
permesso di soggiorno che
tarda ad arrivare, in lotta
perenne contro il tempo e la
cattiva sorte. Allora capisci che
ci sono una città - e un mondo
intero - spaccati in due: c’è chi
corre, ma in realtà è già
arrivato … Mentre i poveri
corrono trafelati, ma non
arrivano mai.
problema sono i servizi igienici,
ma le persone, che hanno preso
possesso di queste Isole Felici,
aspettano pazientemente perché
sanno, che prima o poi, i
residenti al mare, quelli cioè
delle seconde e terze case, si
libereranno anche dei cessi e
delle vasche da bagno, che
diligentemente ed
educatamente, butteranno sulle
strade, e quindi il problema sarà
risolto, ed inizierà una nuova
Estate. Di queste Isole Felici, ce
ne sono innumerevoli, sempre
più abitate da numerose
persone. Il culmine, lo si
raggiunge, nella settimana di
Ferragosto, perché in quel
periodo non si riesce più a
distinguere la spazzatura dalle
persone. Tornando seriamente a
parlare di Solidarietà, ma di
quella vera, non quella che qui
ho usato per scherzo, lo scorso
sabato, sono andato al Palazzo
della Cultura, finalmente
strapieno, dove realmente c'era
una serata di Solidarietà,
organizzata dal Centro Clinico
Nemo Sud, che si occupa con
fervore, abnegazione, dedizione
ed entusiasmo, dell'assistenza
dei malati di distrofia muscolare
e finalmente possiamo parlare
di una "cosa" bella della nostra
Città. Un evento che ci deve
inorgoglire e farci partecipare
sempre più attivamente a queste
nobili iniziative. Quindi quando
ci incazziamo perché c'è la fila e
siamo in macchina, oppure il
lunedì, non abbiamo voglia di
lavorare, oppure il Sabato Sera,
non sappiamo cosa fare,
pensiamo a chi veramente, non
si pone questi interrogativi.
Perchè non ha né il tempo né la
voglia di farlo!
ANIMAL HOUSE
ELIODORO
Speziale e Raciti, tra memoria e giustizia
CATANIA - A riaprire l'infinito derby tra giustizia, memoria e dolore è la maglietta del
masaniello partenopeo "Speziale libero". E sulla vedova dell'ispettore Filippo Raciti,
ucciso da Speziale, secondo i giudici di Catania, si riaccendo i riflettori. Il capitolo
giudiziario si allunga con dichiarazioni al vetriolo della signora e l'annuncio di querela
da parte del papà di Raciti che respinge la definizione di "assassino e spacciatore".
Cuor di papà descrive il figlio come un angelo, ma forse non è proprio così, almeno
non per la giustizia terrena. In provincia, intanto, amministratori indossano maglie
per ricordare il poliziotto morto quel 2 febbraio lontano, ma sempre presente. "Raciti
eroe, Speziale in galera". Sembra quasi uno slogan della legalità usa e getta.
ANTIBUDDACI
DI DINO CALDERONE
“La Rivoluzione” di Crocetta
Si moltiplicano le
manifestazioni di protesta
degli operatori della
formazione professionale
(l'ultima si è svolta a Palermo pochi
giorni fa organizzata da CGIL-CISL-UIL).
Nonostante i tanti buoni propositi, il
governo Crocetta non ha ancora saputo
varare alcun tipo di riforma del settore
che si articola in tre filiere (formazione
professionale, obbligo formativo,
operatori ex sportelli multifunzionali).
Durante la campagna elettorale di due
anni fa Crocetta aveva dichiarato che
avrebbe colpito duramente gli interessi
illegali concentrati nei diversi settori,
ma aveva escluso di volere fare
macelleria sociale. Propositi lodevoli, ma
scarsi risultati. Il dato negativo più
eclatante riguarda le condizioni
drammatiche degli ottomila lavoratori
senza stipendio (da 8 mesi a 2 anni). Il
presidente Crocetta non può pensare
di sviluppare politiche attive del lavoro
senza riuscire a sciogliere il nodo della
formazione professionale. Chiudere con
le pratiche clientelari ed assistenziali del
passato è indispensabile, ma
contemporaneamente è urgente avviare
reali processi di riforma del settore che in
Sicilia ha assunto negli anni proporzioni
elefantiache.
La nostra regione ha bisogno come il
pane di buona formazione e per il futuro
servirebbero operatori capaci di garantire
qualità e competenza, chi può
immaginare il futuro di questo settore
senza gli attuali operatori? Il
congelamento di Piano Giovani e Youth
Guarantee danneggia molti giovani
utenti e conferma che è facile
distruggere, ma molto più difficile
costruire. Insomma, della tanto
strombazzata rivoluzione di Crocetta è
rimasto solo un colossale spot
pubblicitario. E' infatti ormai chiaro ed
evidente che il presidente della Regione
è solo un abile politico da talk show, e
solo chi vive fuori dalla Sicilia può ancora
illudersi che ci sia qualcosa di vero nelle
tante cose che dice.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
Animali in... pelliccia
Tutte le volte che viene acquistato un capo con
inserti in pelliccia, si incentiva un business fondato
su sofferenze e crudeltà atroci. Pochi sanno che i
conigli sono gli animali più usati nel campo della pellicceria, in
particolare come bordatura di capi d’abbigliamento ed
accessori: novecento milioni gli esemplari allevati ed uccisi in
tutto il mondo ogni anno, di cui trecentocinquanta in Europa e
quasi altrettanti in Cina. Allevamenti intensivi e creature
costrette a vivere in gabbie di metallo minuscole, tra i loro
escrementi, rinunciando a movimenti ed attività naturali.
Creature costrette a crescere ammassate in spazi insufficienti e,
quindi, esposte ad infortuni e malformazioni. Il tasso di
mortalità è del 25%. Anche se sembra difficile immaginare
qualcosa di più disumano, va detto che il periodo
centonove pagina 39
dell’allevamento è la parte più sopportabile. Perché tutto ciò
che segue è rigorosamente consigliato a stomaci forti. I conigli
“amorevolmente” allevati vengono brutalmente scaraventati in
casse di plastica. Come le gabbie di metallo di cui sopra, anche
queste nuove sistemazioni sono a rischio di esplosione, visto il
numero eccessivo di animali concentrato all’interno di esse. Si va
verso il mattatoio. Qui ha luogo l’atto finale. Una morte orribile,
da brividi. I conigli vengono colpiti fortemente con una cinghia.
Ma spesso non basta a tramortirli. Poco importa: gli affari non
possono fermarsi per così poco. Gli animali sono sgozzati e,
mentre continuano a contorcersi, sono appesi per le zampe, a
testa in giù. Sono ancora in vita, quando viene separata
meccanicamente la pelliccia dal corpo. Abusi permessi dal fatto
che l’allevamento di conigli non è disciplinato da alcuna norma.
Molti regalano cappotti con colli, cappucci, maniche in pelliccia,
convinti di fare un figurone. Eppure, eleganza e barbarie
dovrebbero essere due concetti opposti.
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Centonove numero 19