Voci dal
Paese
PERIODICO SEMESTRALE Anno XI - N. 2- dicembre 2006
Periodico d’informazione del Comune di Onore
Voci dal
Paese
PERIODICO SEMESTRALE D’INFORMAZIONE
A CURA DELL’AMMINISTRAZIONE DEL COMUNE DI ONORE
PUBBLICITA’ INFERIORE AL 50%
1
Voci dal
Comune di Onore
Paese
Via G.Marconi, 11
24020 Onore BG
tel. 034671191
fax 034674456
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Periodico d’informazione del Comune di Onore
PERIODICO SEMESTRALE Anno XI – Numero 2 – dicembre 2006
IN QUESTO NUMERO
Voci dal
Paese
Periodico d’informazione
del Comune di Onore
Direttore responsabile:
Gianpietro Schiavi
Coordinatore:
EDITORIALE
Il senso di colpa
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SCUOLA E FORMAZIONE
Biblioteca – Proposte di Lettura
Scuola dell’infanzia
Scuola primaria
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8
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AMBIENTE E SPORT
L’Atalanta in ritiro – U.S. Onore Calcio
Sci Club Lanorium
CTG Free Mountain – Turismo
Settimana ciclistica
Ski-roll in Presolana
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SPAZIO SOCIALE
Estate 2006 – 55° Matrimonio – Attenta al lupo
Viaggio dei ricordi a Stolzembourg
Iniziative parrocchiali
Quattro generazioni
50° Matrimonio – Sotto altri cieli
Gemellaggio con Garriguella
Classe 1949 – Classe 1951
Classe 1971 – Quinquennale matrimonio
Cane gatto e furetto
Alpini
Nuovi arrivi
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31
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ACCADE IN COMUNE
Centro sportivo
Viabilità
P.I.C.S.
Impianto depurazione – Servizio acquedotto
Cà di canarì
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36
37
37
37
L’ANGOLO DEI RICORDI
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INFORMAZIONI UTILI
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Erminio De Rosa
Collaboratori:
I Consiglieri comunali
Autorizzazione n. 43 del Tribunale di
Bergamo in data 19.10.1996
Redazione:
Uffici del Comune di Onore
Via G.Marconi, 11 – 24020 Onore BG
Editore:
Comune di Onore
Impaginazione e fotocomposizione:
Comune di Onore
Stampa:
Olmografia S.r.l. – Clusone BG
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Editoriale
Il senso di colpa
…Ma io dico: come il santo e il giusto non possono elevarsi al di
sopra della parte più nobile che è in ognuno di voi, così il malvagio
e il debole non possono cadere più in basso dell’infimo che, ugualmente, è in ciascuno di voi.
Kahlil Gibran
Innanzi tutto distinguiamo due vissuti di colpa: il
primo sano e utile al nostro convivere civile e alla nostra crescita personale; il secondo, possiamo definirlo malato e negativo per il benessere
delle nostre relazioni e per la nostra maturazione. Il senso di colpa sano ci fa sentire il prossimo, ci avvicina ai suoi bisogni e desideri. Ci guida nell’interazione con l’altro, nel rispetto della
sua sensibilità e del suo spazio vitale. Rispettare
l’altro in fondo è rispettare noi stessi e rendere
la vita godibile e forse anche piacevole. E’ sano
il senso di colpa che si prova dopo che si sono
commessi degli atti illeciti o no, che hanno danneggiato il prossimo o noi stessi. Azioni che violano la norma legale o morale. Non è il caso di
specificare di quali azioni si stia parlando, dato
che ci sono già il Codice civile, amministrativo e
poi penale a segnalarceli. La Legge civile serve
appunto a far sì che i nostri rapporti e attività si
svolgano nel rispetto dei diritti e doveri che
competono a ciascun cittadino, in uno Stato di
Diritto. La Legge civile, come noto, s’ispira poi
ad una Legge morale (i Comandamenti e i valori), che è guida ideale nel percorso di civilizzazione e di maturazione personale e sociale più in
generale. E’ dunque sano sentirsi in colpa quando si commettono dei reati o si abusa della fiducia del prossimo. Quando ci si confessava regolarmente si sapeva che si poteva tradire la fiducia del prossimo (peccati) in vari modi, bastava
passare in rassegna i comandamenti. Si sapeva!, anche se poi, spesso, l’adesione a tali norme era solo formale, dettata più dal timore di
una punizione, magari nell’altra vita, che da una
genuina intenzione valoriale. Aderire a dei comandi solo perché si teme una punizione serve
a poco. Può servire ad orientare e a tenere buoni, contenuti i bambini, ma agli adulti non giova,
se non a mantenerli, e mantenersi, in una condizione di immaturità affettiva e morale. Terreno
fertile, quello dell’immaturità, per la crescita dei
di Giacomo Schiavi
sensi di colpa malati. Ultima nota riguardo a
questo primo senso di colpa, quello sano: non
è detto che ciò che per la Legge è permesso,
vedi aborto, sperimentazione sugli embrioni,
eutanasia, liberalizzazione delle droghe e pena di morte in alcuni Stati, ecc…, sia perciò
stesso lecito moralmente. La morale invero
esprime la tensione della nostra libertà cosciente per i valori, aldilà e oltre le norme
scritte. Ci si riferisce a valori quali possano
essere i beni materiali, poi quelli morali: il rispetto del prossimo e le libertà civili e, infine, i
valori spirituali: la cultura, le tradizioni, il rapporto con Dio. Non basta quindi non infrangere
il codice civile e penale o seguire alla lettera i
precetti della Chiesa, per sentirsi a posto, c’è
dell’altro! Per concludere questo primo punto,
ci chiediamo perché definiamo un senso di
colpa sano? Lo definiamo sano perché, come
si è detto, consegue ad un atto effettivamente
e volontariamente compiuto, verificatosi dannoso per il prossimo. Tale sentimento di colpa,
che segue all’atto compiuto, può essere comunque espiato attraverso una pena pecuniaria o in carcere, o attraverso la riconciliazione
con il prossimo. E’ così saldato il debito ed estinta la colpa, per certi versi. La persona, in
questi casi, sente di avere sbagliato e tuttavia
sente anche di avere pagato o rimediato per
quell’errore. E’ pronta cioè per un riscatto morale, personale e sociale. Il senso di colpa sano dunque ci aiuta a vivere con il prossimo e
può essere saldato. In questo primo caso, sarebbe più corretto parlare di coscienza di colpa o semplicemente di colpa. Un sentimento
cioè che ha origine nella coscienza, e che ci
segnala uno sbandamento da quello che dovrebbe essere il nostro fine ed obiettivo: la costruzione dei valori in cui crediamo. La coscienza sana riconosce cioè di avere sbagliato, ma riconosce altresì che non tutta la per3
sona è sbagliata. Ma passiamo ora al secondo
tipo di senso di colpa, quello malato, pernicioso,
corrosivo. Quello che non conosce ragioni, spiegazioni o scuse di sorta. E’ quel tarlo che non ti
lascia dormire di notte né lavorare di giorno. E’
sempre lì, come una voce che giunge dal profondo e non ti lascia tregua. Ti giudica, ti accusa, ti fa sentire indegno, ingrato: colpevole. Ma
colpevole di cosa? Più ci pensi e più dialoghi
con questo accusatore, con questo giudice severo e più la tua colpa sembra peggiorare, aggravarsi. Più adduci scusanti e prove della tua non
colpevolezza e buone intenzioni, e più la tua situazione sembra peggiorare. Questo senso di
colpa è un giudice inclemente, non ammette
scuse o attenuanti. Tu sei colpevole di ciò che è
successo a te stesso e ad altri; sei colpevole di
omissione (potevi fare e non hai fatto); sei colpevole anche dei tuoi pensieri e fantasie, come
puoi pensare certe cose?; e infine, sei colpevole
anche dei tuoi sentimenti, come puoi provare
certe emozioni, magari verso i tuoi cari? Questo
senso di colpa è legato, di conseguenza, a sentimenti angoscianti, frustranti, che deprimono il
tono dell’umore. E’ una situazione chiusa, dove
è difficile scorgere uno spiraglio di luce e una
possibile via di fuga. Sembra che tutto sia inutile: svaghi, divertimenti, vacanze, lavoro. Il giudice non ti abbandona, ti segue ovunque! Sembra
che nessuno ti possa aiutare a restituirti un po’
di serenità. Il senso di colpa malato è come se
richieda continui sacrifici e rituali ossessivi di
espiazione e che non sia mai sazio. Più sacrifichi al dio senso di colpa e più ne diventi schiavo
e dipendente. Si potrebbe riassumere questo
stato angosciante con il vissuto del rimorso, che
non ti lascia mai in pace.
Ma da dove deriva questo sentimento così pregnante e al tempo stesso così subdolo, vago ed
indefinito? Si può realmente fare qualcosa per
attutire questo tarlo che ci logora e che non ci fa
più vivere? Sì, qualcosa si può fare, purché lo
vogliamo. Innanzi tutto, possiamo osservare che
i sensi di colpa, quelli malati, nascono sempre
all’interno di relazioni affettive molto strette. In
famiglia, per capirci. Sembrerà strano, ma proprio dove si dovrebbe trovare serenità, gioia,
equilibrio e voglia di vivere, ci si trova a confrontarsi con sentimenti così ambigui e contraddittori. E’ esperienza di molti, se non di tutti, provare
o avere provato sentimenti ambivalenti nei confronti dei propri familiari: di fiducia e di gelosia,
di condivisione e di invidia, di orgoglio e di vergogna, di amore e di odio, di cordialità e di risentimento. E’ difficile ammetterlo a se stessi, ci
si sente in colpa, appunto!, ma siamo fatti così,
siamo abitati, ognuno di noi, da tutti questi sentimenti, contemporaneamente. Non c’è l’uno
senza l’altro, come non c’è il bianco senza il nero o l’alto senza il basso. Il bene e il male, in-
somma, nel nostro inconscio sono intrecciati.
Se il sentimento di colpa (sano) ha sede nella
coscienza che discrimina e decide, è
nell’inconscio che alberga e si nutre il senso di
colpa malato. L’inconscio è quella parte di noi
che non vogliamo riconoscere ed accettare (i
sentimenti indicibili); è quella parte che incontriamo di notte nelle immagini e nei personaggi
dei sogni (anche quella è vita); è quella parte
che proiettiamo sugli altri sotto forma di giudizi
e pregiudizi, di maldicenze o diffamazioni, di
offese, odio o altro. Tutto questo fa parte della
nostra personalità, per quanto non lo vogliamo
riconoscere. E allora che fare? E’ necessario
assumersi la responsabilità, in prima persona,
di questi sentimenti, non cercando di allontanarli immediatamente come ospiti sgraditi o
peggio eliminarli come nemici, bensì accoglierli come messaggeri che hanno qualcosa
di importante da comunicarci. E’ necessario
farli entrare nella nostra vita, nella nostra casa, la casa dell’Io e della nostra personalità
cosciente, per capire che cosa ci chiedono e ci
suggeriscono. Non dimentichiamo che noi agiamo sempre in risposta ad una chiamata,
una chiamata che proviene dal profondo di noi
stessi, da quelle parti che ci sono perlopiù ignote ed oscure. Chi non vuole assumersi la
responsabilità di questa chiamata si troverà ad
esserne perseguitato. La chiamata insomma,
che lo vogliamo o no, realizza sempre il suo
obiettivo. Obiettivo che consiste nel farci crescere e maturare come uomini degni e orgogliosi di tale nome. Abbiamo così scoperto che
il percorso di crescita è costellato di conflitti, di
dubbi e di sfide, che richiedono una risposta
responsabile e coraggiosa. Il coraggio di conoscere meglio noi stessi. I sensi di colpa,
quelli malati in particolare, vanno dunque accolti e fatti parlare per capire quale conflitto è
in atto dentro di noi. In un precedente articolo
si era parlato della necessità di far parlare le
nostre malattie; ora siamo nella stessa situazione: è cambiato semplicemente il messaggero, prima le malattie, ora il senso di colpa malato. Questi due messaggeri si fanno vivi
quando non abbiamo il coraggio di guardarci
dentro e di assumerci la responsabilità di noi
stessi; quando non vogliamo maturare, separarci dai legami familiari troppo stretti, per percorrere la nostra strada. Se sono malato cosa
ci posso fare? La malattia mi è venuta e non
dipende da me! No, se è venuta a te, come tu
dici bene, significa che ti doveva comunicare
qualcosa. Ti chiede qualcosa. Ti chiede di
guardarti intorno, per vedere come vanno e
come ti curi delle tue relazioni, e di guardarti
dentro, per vedere se stai interpretando la vita
secondo la tua chiamata in modo libero. Libero
nel senso di scegliere di spenderti per qualco4
credevo sapessi fare questo o quest’altro!, e
poi ancora: fallo per me! o peggio: non farmi
soffrire o non darmi dispiaceri!. Ecco, questo
metodo educativo non aiuta di certo a mettersi
in sintonia con il proprio desiderio, semmai ci
mette in sintonia con il desiderio dell’altro. Ma
tutto ciò è falsificare la propria vita e impedire
la maturazione di una genuina individualità. E’
in questo clima educativo che si gettano le basi dei futuri sensi di colpa. Se non faccio questo per la persona che amo (i genitori o i figli),
poi quella persona ne soffrirebbe o peggio mi
potrebbe togliere il suo amore. E questo è per
me intollerabile. Il primo bisogno dell’essere
umano infatti è il bisogno di essere amato, che
è desiderio di approvazione, accoglienza e affetto. Si esprimono così in questa situazione
due sentimenti contrastanti: l’amore e la devozione per il familiare, sia esso genitore sia esso figlio, e la rabbia per non poter esprimere
se stessi come di diritto, come la chiamata ci
indica. Sentimenti contrastanti quindi, che si
radicano nel profondo, e cui non si dà più udienza, forse, per timore di scoprirsi diversi da
come ci pensiamo. Ammettiamo sì che c’è
amore per il familiare, ma il risentimento è inammissibile. Questo sentimento se portato a
coscienza ci rivela molte cose: che la nostra
libertà di scelta è stata sacrificata per non deludere l’altro; che è nostro diritto affermare noi
stessi; che l’amore c’è e permane anche
quando si fanno scelte contrarie ai desideri
dell’altro; e infine, che per crescere, qualche
sofferenza, qualche lacerazione affettiva, sono
necessarie affrontarle. Ma tutte queste riflessioni difficilmente si ha il coraggio di renderle
coscienti, si preferisce mostrare la ‘bella faccia’, esprimere la parte buona di sé, rimovendo nel profondo i sentimenti problematici. Ma
così facendo, non ci assumiamo la responsabilità di noi stessi e i conflitti si esprimono altrimenti, sotto forma di malattie e di sensi di
colpa malati. Malati perché non portano da
nessuna parte, sono come dei pesi inutili. Inutili come lo è quel senso di colpa che ti costringe a dei rituali obbligatori nei confronti dei
familiari, che continuano, a volte, anche dopo
la morte dei congiunti. Il senso di colpa malato
esprime dunque questo dilemma interno: vorrei fare una cosa, prendere una decisione, ma
mi sentirei in colpa, indegno, ingrato nei confronti dell’altro, e dunque non agisco per placare il giudice interno. Fino alla prossima volta. E il rituale si ripete. Ciò che emerge in
queste situazioni è il bisogno di comportarsi in
un certo modo, ma la vera ragione è altrove. Il
senso di colpa malato, pertanto, è rivolto contro se stessi; è accusa grave di non avere realizzato se stessi; è giudizio severo per essere
rimasti dipendenti dal nucleo familiare, o vice-
sa (i valori) e non semplicemente rispettoso della Legge e delle convenzioni sociali, come potrebbe farlo un bambino che ha bisogno di una
guida. Riassumendo, i sensi di colpa malati nascono all’interno di relazioni strette, dove c’è un
forte legame affettivo, dove si sono sperimentati
sentimenti intensi di amore, ma dove questo
amore non ha saputo rimanere fedele a se stesso e al suo specifico: regalare all’altro la vita e la
capacità a sua volta di amare. I sensi di colpa
malati segnalano sempre un amore tradito. Volevo essere amato ma quell’amore non è stato
dato come volevo e desideravo, ovvero, avrei
voluto dare ma non sono riuscito a dare ciò che
ritenevo dovuto (nei casi di offese gravi alla dignità della persona, come nei casi di maltrattamenti, abbandoni o peggio di abusi sui minori
questo sentimento è particolarmente intenso,
specie nelle stesse persone che hanno subito
violenza). Il senso di colpa malato è una medaglia le cui facce sono da una parte l’amore, un
grande amore, e dall’altra il rancore e il risentimento per la delusione subita. E’ difficile comprendere come da relazioni d’amore (tra genitori
e figli, tra amanti o tra amici) possano nascere
conflitti, sofferenze e sensi di colpa. E di fatto,
se l’amore è genuino e sano non ci sono conseguenze nefaste e negative per noi. Ma l’amore
puro, generoso e maturo, verso il prossimo,
ahimè!, è un valore da conquistare con impegno
e responsabilità giorno dopo giorno. L’uomo infatti è abitato anche da sentimenti meno nobili,
ma profondamente umani, quali l’egoismo,
l’invidia,
la
paura
della
solitudine
e
dell’abbandono, solo per citarne alcuni. Sono
queste disposizioni naturali che impediscono a
noi tutti di sperimentare il vero amore e la genuina generosità verso il prossimo. Quindi attenzione che anche nei rapporti più intimi, tra genitori e figli o tra coniugi, possono insinuarsi desideri e sentimenti che vanno contro il vero amore
dell’altro. Amare l’altro significa aiutarlo a crescere, ad essere prima autonomo (saper fare da
sé alcune cose, lavarsi, andare a scuola ecc…)
e poi libero di scegliere la propria vita (sento di
volermi dedicare a quella professione, di sposare quella donna e così via). Purtroppo, dicevamo, non è così semplice per noi amare genuinamente il prossimo, i familiari. In ogni relazione
invero si insinua il desiderio di possedere l’altro,
di averlo tutto per sé, di manipolarlo. Se non poniamo attenzione ai nostri sentimenti e bisogni
rischiamo di trasformare l’altro in un nostro prolungamento, i figli come prolungamento dei genitori, in un erogatore di affetto a piacere. L’altro
cioè non esiste con i suoi bisogni e desideri, ma
esiste solamente perché esprime i desideri di
qualcun altro. Fa le cose per far piacere all’altro,
per non deluderlo, per non farlo soffrire. Tutti
abbiamo in mente frasi del tipo: mi hai deluso!,
5
l’amore, e guardare avanti, al futuro. Ricominciare a donare con generosità ciò che ci ha
generati: l’amore appunto! L’amore scambiato,
donato e accolto con gratitudine è l’unico balsamo che cura le nostre ferite infette e rimette
in moto la vita. E’ necessario riconoscere, come diceva Martin Lutero, che siamo tutti mendicanti d’amore, per ritrovare la pace in noi
stessi e riconciliarci con il nostro passato.
Forse siamo stati anche offesi e forse qualcuno ha mancato nei nostri confronti, ma è pur
vero che forse oggi noi stessi ricambiamo con
la stessa moneta e che forse questo modo di
procedere ci ha alienati gli uni dagli altri, impoverendoci. Forse non siamo neppure consapevoli, in una tale confusione di sentimenti,
di cosa sia realmente accaduto e del perché.
Doveva accadere perché dovevamo crescere!
Riscopriamo, dunque, una sana gratitudine nei
confronti della vita e del prossimo, spendendoci per gli altri, familiari e non, e il resto verrà
da sé.
Buon Natale a tutti!
Giacomo Schiavi
P.S. libro bellissimo, ricco di testimonianze:’Settanta volte Sette’ (la potenza del perdono) di Johann Christoph Arnold. ed. S Paolo. pag.127. Euro 7,23.
versa, di non avere permesso al familiare di emanciparsi, di individuarsi. I sensi di colpa malati sono segnale di una menzogna, di relazioni
tradite nella loro specificità. Nei sensi di colpa
malati c’è come un segreto che va mantenuto,
non si può rivelare. E’ il segreto di un amore malato, invischiato, incestuoso, che crea dipendenza. Sì, anche la tossicodipendenza e l’alcolismo,
o altre forme di dipendenza (da videogiochi, da
internet, dal sesso, dal cibo, dal gioco d’azzardo
ecc…) rientrano in questo argomento. Le dipendenze spesso servono a placare i sensi di colpa
inconsci, sebbene neppure l’individuo ne conosca le ragioni. Nella società di oggi, dove tutto è
dato senza nulla chiedere in cambio, questo rischio di dipendenza è aumentato enormemente.
Lo sfaldarsi delle famiglie e l’atteggiamento consumistico generale umilia le persone, in particolare i giovani: ‘se vuoi lavori se no vivi lo stesso’.
Questo atteggiamento paternalistico e assistenzialistico, ‘so io cosa va bene per te, deresponsabilizza le persone e crea i presupposti per la
crescita nel profondo di sentimenti rancorosi, di
aggressività e di ribellione. La mancata responsabilizzazione e valorizzazione delle persone induce in loro uno stato perenne di ansia, angoscia generalizzata, tristezza, e infine di depressione. E’ questa l’origine del senso di colpa. E’
nel boicottaggio delle norme, delle regole, degli
impegni, delle responsabilità, che lascia le persone in uno stato indistinto, infantile ed immaturo. E’ nel boicottaggio della norma paterna che i
sensi di colpa malati proliferano. Il padre è invero la regola e la norma che responsabilizza e insegna ai figli il valore del sacrificio, del lavoro e
di sé come individui. E’ difficile amare liberamente e con rispetto, tant’è vero che pochi, forse
nessuno, non soffrono di sensi di colpa. Ma siamo esseri fragili, e dunque anche questi nostri
limiti e difficoltà fanno parte della nostra umanità. Siamo belli anche per questo. Riconoscere i
propri limiti e le proprie debolezze è il primo
passo verso la maturazione e l’individuazione. Il
riscoprirci imperfetti, fragili e dipendenti, in fondo, ci fa apprezzare e amare di più il prossimo,
la nostra e l’altrui umanità. Di fatto, anche i conflitti ci hanno aiutato ad essere quello che siamo.
E poi, il film della nostra vita dovrà essere visto
al termine della stessa per darne un giudizio. Infine, non dimentichiamo che in ogni circostanza
noi facciamo sempre il massimo che possiamo
fare, il massimo relativamente alla nostra condizione fisica, psicologica, morale e spirituale di
quel preciso momento. Anche quando facciamo
il male? Sì, anche in quella circostanza. E’ dunque inutile recriminare sul passato. Vogliamoci
più bene!, a noi stessi sto dicendo, e non ‘pestiamoci sempre sui piedi’, denigrandoci. E allora, in conclusione, è necessario rimettere in gioco quella forza potente e misteriosa che è
6
Scuola e
Formazione
Biblioteca
Pane amaro. Un immigrato italiano in America
di Elena Gianini Belotti
Rizzoli
Nello sterminato archivio delle storie di emigrazione, Elena Gianini Belotti ne ha colto una, quella di Gildo, sedicenne figlio di poveri contadini di Albino, Val Seriana, costretto a partire ai primi del secolo scorso, assieme al padre, per cercare
fortuna in America. La vicenda, forse, è la storia vera del padre dell'autrice che a sedici anni, nel 1919 emigrò in America.
I tristissimi fatti narrati sono comunque veri perché il pane amaro dell’emigrazione ai poveri diavoli in cerca di fortuna ai
primi del Novecento concede solo massacranti lavori di pala e piccone per costruire strade, ferrovie, gallerie, occupazioni precarie in condizioni disumane di sfruttamento, soprusi, angherie, ingiustizie, talvolta da parte degli stessi connazionali. L'America dei sogni e delle illusioni
svanisce e si dissolve. Questa è la storia di una generazione di diseredati, raccontata con sguardo delicato e attento, in un romanzo ampio e
solenne. Una storia ambientata nel secolo scorso ma di un'attualità sconcertante: di tanti stranieri che affrontano ogni giorno la battaglia per
la vita sono piene le nostre strade, e la durezza dell'emigrazione resta - oggi come ieri - una lezione profonda e senza tempo.
Ragionevoli dubbi
di Gianrico Carofiglio
Sellerio
Dopo tre anni d’assenza, torna l’avvocato Guerrieri, già protagonista di due legal thriller di Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi. Guido Guerrieri, un uomo comune, un eroe “umano” pieno di dubbi e incertezze, un
detective insolito che indaga tra i segreti dei quartieri e dei vicoli di Bari, indugiando volentieri alla malinconia deve occuparsi di un uomo in carcere che si dichiara innocente, condannato in primo grado per traffico di droga. Le circostanze sono
schiaccianti e lui stesso, in un primo momento,aveva confessato. Ma c'è però la possibilità che sia finito in una trappola
orchestrata dall'avvocato di primo grado. Un maledetto imbroglio, dunque, che Guerrieri è restio a caricarsi, e non solo perché tutte le apparenze sono contro. La felicità dell’intreccio narrativo, l’attenta caratterizzazione dei personaggi sono gli ingredienti vincenti di questo giallo
italiano in cui la verosimiglianza nella ricostruzione del sistema processuale e dell’inchiesta giudiziaria, dovuti all’esperienza reale e quotidiana dell’autore, conferiscono una marcia in più al racconto.
Vajont: quelli del dopo
di Mauro Corona
Mondadori
La tragedia del Vajont vista dagli occhi di chi non è stato spazzato via dall'onda di morte.. riflessioni di sopravissuti in una
serata qualsiasi...ferite che riemergono e conflitti insanabili anche tra coloro che hanno subito perdite non quantificabili da
una manciata di soldi.. Vero e crudele, per una volta con Mauro che non parla da protagonista. Libro inchiesta costruito
raccogliendo testimonianze nel paese, nelle osterie, nelle strade. L’autore dice: “Ho voluto documentare tutto, non ho inventato niente. Sono voci, discorsi che si fanno e che nessuno ha avuto finora il coraggio di mettere nero su bianco. Io li
ho registrati, apertamente, alla luce del sole così nessuno può dire che me li sono inventati".
Camorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra
di Roberto Saviano
Mondadori
L’autore racconta come in un romanzo aspro e feroce, il potere della camorra, la sua affermazi one economica
e finanziaria e la sua potenza militare. Una raccolta di testimonianze e leggende fatta sui luoghi degli agguati,
nei negozi e nelle fabbriche dei clan malavitosi. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall'ascesa del gruppo
Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Un incredibile, sconvolgente viaggio
nel mondo affaristico e criminale della camorra che si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di
vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversan o fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle v iscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e mezza
Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, ad dirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate"
nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde che servono a certificare il potere raggiunto.
1956. Budapest: i giorni della rivoluzione
diEnzo Bettiza
Mondadori
Budapest il 23 ottobre del 1956 studenti e operai scendono in piazza reclamando riforme che garantiscano la completa destalinizzazione del paese Ben presto la protesta in Ungheria degenera in rivolta e quindi diventa la prima rivoluzione antitotalitaria del XX secolo. Le autorità sovietiche designano un nuovo primo ministro, Nagy, e un nuovo ministro degli esteri, Kadar, nel tentativo di calmare gli animi di quelli che definiscono "hooligans". E’ poi liberato il cardinale Mindszenty,
la più autorevole voce antisovietica, ma il 31 la situazione precipita. Nagy annuncia il ritiro dell'Ungheria dal Patto di Varsavia, Kadar prende le parti dei sovietici che il 4 novembre intervengono con estrema brutalità per reprimere le manifestazioni. Centinaia di carri armati invadono le vie di Budapest, i morti sono 30.000. Enzo Bettiza, scrittore che da molti anni segue le vicende dell'Europa orientale, rievoca, con
tutta la sua competenza e partecipazione di 'uomo dell'Est', quei giorni tragici. Con sguardo attento si sofferma a descrivere i due maggiori
protagonisti della tragedia: Imre Nagy, comunista della prima ora, antieroe della rivoluzione, che in una sorta di metamorfosi velocissima si
schiera dalla parte della nazione martoriata e non cede agli aguzzini filosovietici che cercano di lusingarlo, impaurirlo, ricattarlo; e Janos Kadar, "uomo d'apparato e d'intrigo", animale politico a sangue freddo, a suo tempo incarcerato e torturato per 'titoismo', figura ambigua che
consumerà un enigmatico tradimento a danno del proprio popolo consegnandolo agli aggressori di Mosca.
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Scuola dell’Infanzia
Decoriamo tutti insieme le palline per l’albero di Natale
Nel pomeriggio del 3 novembre u.s., noi bambini, con le maestre Federica e Noemi, grazie anche alla collaborazione eccezionale delle mamme aiutate da Claudia, abbiamo decorato tantissime palline che appenderemo
sull’albero di Natale della nostra scuola materna.
Vi auguriamo un sereno e lieto SS.Natale
SULLE ALI DELLA FANTASIA
“ Il significato della fiaba è diverso per ciascuna persona e diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita. Il
bambino trae un significato diverso della stessa fiaba a seconda dei suoi interessi e bisogni del momento. Egli ritorna alla stessa storia quando è pronto ad elaborare vecchi significati o a sostituirli con significati nuovi “
BETTELHEIM
La società attuale offre ai bambini innumerevoli stimoli culturali, soprattutto di carattere multimediale; la cultura dell’ascolto e
della lettura sta cedendo il posto a quella dell’immagine.
E’ quindi opportuno che la Scuola dell’Infanzia, pur essendo già aperta e pronta ad accogliere le innovazioni tecnologiche e a
sfruttarle ai fini di uno sviluppo integrale delle competenze e delle abilità dei bambini, si concentri sul recupero
dell’importanza della lettura e del racconto, che diviene una base irrinunciabile per avviare ogni bambino verso il desiderio ed
il piacere di leggere. L’ascolto e la comprensione di una storia sono abilità il cui sviluppo richiede un’attenzione particolare
che va dalla strutturazione degli spazi e dei momenti dedicati alla narrazione, all’uso di tecniche comunicative che favoriscono
l’interazione verbale. Per questo l’adulto non si dovrebbe mai stancare di leggere e raccontare “senza chiedere nulla in cambio”, leggere per leggere, raccontare per raccontare, per stare insieme, per trasmettere il gusto della lettura.
Da qui nasce l’esigenza di collocare nell’ambito del nostro Piano Personalizzato delle Attività Educative anche il Progetto di
Volontariato Sociale “Libri da leggere”, sostenuto dall’Unione Comuni della Presolana e finalizzato alla promozione della lettura nei bambini. L’obiettivo è quello di rendere la biblioteca un luogo significativo, in cui il libro e la sua storia diventano esperienza di racconto, di espressione, di conoscenza, di gioco, di incontro.
La fiaba, per esempio, è un genere letterario universale che, essendo caratterizzato da una struttura narrativa costante, si
presta a numerosissimi itinerari didattici e percorsi immaginativi; risulta rassicurante, familiare e dà stabilità e sicurezza, due elementi importanti nell’età evolutiva. Ogni bambino ha infatti bisogno della sua fiaba, quella che lo fa crescere e
che gli offre un maggior controllo sulle pulsioni interiori e sugli eventi esterni. La fiaba, oltre ad essere una fonte di piacere e
un’attività ludica importante per tutte le età, ha anche la capacità di legare culture e storie diverse, di offrire un terreno
d’incontro che non ha barriere né temporali, né etniche, né d’età, di coltivare l’immaginazione e di mobilitare le risorse della
fantasia infantile. La fiaba, quindi, aiuta i bambini a costruire orizzonti comuni partendo da una storia e dà la possibilità di esprimere affetti, nostalgie, ricordi e bisogni presenti.
Quest’anno il nostro progetto dal titolo “Fia…bolando con Natalino e Ricciolo sulle ali della fantasia” prende spunto da
queste considerazioni ed è diviso in quattro unità d’apprendimento; partendo proprio da una fiaba non conosciuta, intende
stimolare nel bambino la voglia e il desiderio di accompagnare il protagonista della storia durante tutte le sue avventure, scoprendo e vivendo insieme a lui diverse emozioni.
Tutti quanti dobbiamo mettere in pratica la capacità di conoscere le emozioni, di orientarle, di interagire con gli altri in modi
efficaci: la prima unità “Liberi di emozionare” ha affrontato questo tema. L’itinerario di educazione ai sentimenti ha tentato
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infatti aiutare il bambino a leggere e comprendere il suo mondo interiore, cosi da poterlo avviare verso una maturazione della
sua identità e una conquista dell’autonomia personale.
Mostri, nani e gnomi, giganti, streghe, bambini che crescono o che rimangono piccoli popolano da sempre storie di tutti i tempi, suscitando interesse e curiosità per il corpo diverso, per il corpo che si trasforma, per il corpo deforme, per particolari poteri che li rendono degli eroi. Ed è stato proprio questo il tema della seconda unità dal titolo “Amico corpo” : le diverse vicende narrate nella fiaba hanno permesso al bambino di immedesimarsi nel protagonista e di compiere insieme a lui percorsi esplorativi nello spazio, coinvolgendo tutto il suo corpo e familiarizzando con esso.
La terza unità “Ambientandoci tra monti e mare” racchiude tutte le attività che vedranno il bambino impegnato
nell’osservazione e nella comprensione della realtà naturale che lo circonda, cercando di sensibilizzarlo alla bellezza del paesaggio e al rispetto dello stesso. L’alternarsi delle stagioni e degli ambienti sarà lo sfondo in cui verranno collocate le vicende
del protagonista della fiaba. L’esplorazione del mondo naturale, in cui anche i bambini diventeranno protagonisti, porterà alla
realizzazione di un plastico che rappresenterà tutti gli ambienti e le loro caratteristiche.
La quarta e ultima unità “Fantasticare giocando” ha come prima finalità quella di aiutare il bambino a mostrare la propria
spontaneità, dando libertà alla fantasia. Ogni attività proposta mira a sviluppare le capacità e le potenzialità di ogni bambino,
da un punto di vista: emotivo-affettivo; sociale e relazionale; motorio; creativo.
Questo percorso offre, così, una pluralità di occasioni d’apprendimento che non soffocano la libera iniziativa del bambino, ma
contribuiscono ad accendere e coltivare in lui l’innato senso di curiosità e di creatività.
La Scuola dell’Infanzia quest’anno sarà quindi una vera e propria bottega della fantasia: le cose di uso comune, le parole, i
suoni, i colori, le immagini, i materiali e gli strumenti più svariati s’incontreranno con il bambino e saranno protagonisti, insieme a lui, di stimolanti e significative occasioni d’apprendimento.
Voleremo con Natalino e Ricciolo sulle ali della fantasia, proprio come abbiamo fatto fin’ora, e insieme a loro doneremo, a tutti quelli che incontreremo durante il nostro viaggio, un sorriso e un augurio di un felice Natale.
Una notte speciale
Leggero un Angioletto
in una notte speciale
disceso sul mio letto
mi sussurrò: “E’ Natale!
Ora nel cielo brilla una stella
alza gli occhi, guarda lassù!
Di certo fra tutte è quella più bella
oggi è nato il Bambino Gesù!”.
BUON NATALE A TUTTI
I bambini della Scuola dell’Infanzia con Ausilia, Federica e Noemi
Una “dolce” iniziativa
Domenica 12 novembre presso il sagrato della nostra
Chiesa, si è svolta una vendita di torte e biscotti fatti in
casa. Questa iniziativa è stata organizzata dalle mamme
della materna con i propri bambini, allo scopo di collaborare con le maestre per le attività extrascolastiche effettuate nel corso dell’anno. Una di queste è quella di
venerdì 3 novembre: tutte le mamme libere da impegni
lavorativi, si sono recate alla scuola dell’infanzia durante l’orario scolastico per svolgere un piccolo lavoretto
natalizio con tutti i bambini, le maestre e con l’aiuto di
Claudia. Visto il grande successo della vendita delle
torte, le mamme ringraziano tutti coloro che si sono
prestati: Don Antonio per averci concesso il sagrato, la
biblioteca per la stampa dei volantini e, naturalmente
coloro che hanno acquistato le torte! Un grazie anche a
coloro che non hanno potuto acquistare le torte perché
esaurite!
Grazie ancora a tutti, dai bambini e dalle mamme della
scuola dell’infanzia.
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Scuola Primaria
Autunno in montagna
Basta dare un’occhiata in giro per accorgersi che siamo in autunno:
una stagione caratterizzata da una tavolozza di colori.
Il cielo è quasi sempre grigio, nuvoloso e io mi sento triste
perché non c’è il sole.
Certi giorni cala improvvisa la nebbia e nasconde ogni cosa;
tutto si trasforma e diventa come il paese delle fiabe coperto da
nuvole bianche.
Quando incomincia a piovere io mi sento malinconica; le nuvole grigie coprono il cielo, la pioggia fine e
leggera non si senta neppure sui capelli; la mamma è obbligata a fare asciugare i panni in casa vicino alla stufa.
Talvolta, però, il cielo è di un azzurro intenso e il sole splende
senza riscaldare l’ aria che al mattino è fredda e pungente.
Le giornate si sono accorciate e raffreddate.
Le luci nelle case si accendono verso le cinque, perché il sole
tramonta presto e le ombre nella sera avvolgono tutto.
Tutti indossano pantaloni lunghi, maglioni, giacche a vento, berretti
e sciarpe per ripararsi del freddo.
Le case sono già riscaldate, alcune dai camini altre dei caloriferi.
Gli alberi dei viali sono spogli e pochissime foglie sono rimaste sui
rami; per terra c’è un grande tappeto multicolore : dal giallo, al
marrone, al rosso.
I giardini pubblici sono deserti e i giochi utilizzati dai bambini ora
sono ricoperti dalle foglie. I prati al mattino sono bagnati dalla rugiada che brilla al pallido sole
mattutino.
Le rondini sono migrate verso i paesi più caldi, ritorneranno al caldo sole della primavera. Ora sono
rimasti soltanto i pettirossi e i passerotti che saltellano nei giardini in cerca di qualcosa da beccare.
Alle otto del mattino nelle strade si vedono tanti bambini carichi
del loro zaino che vanno a scuola. Alcuni felici per la bella stagione, altri non molto gioiosi, per gli
impegni che devono affrontare.
Finita la scuola, essi tornano a casa, ma quando possono giocare all’aperto si divertono ad ammucchiare le foglie e a sentirle scricchiolare sotto i piedi.
Eppure anche l’autunno ha un aspetto simpatico.
Sulle bancarelle fanno bella mostra mele, pere, uva e castagne: i frutti con cui questa stagione vuole
ripagarci delle sue grigie e malinconiche giornate.
Classe IV
INSIEME A TELETHON
PER COMBATTERE LE MALATTIE GENETICHE
Nel mese di novembre la nostra scuola ha aderito ad un progetto molto importante, proposto da Telethon, per combattere le
malattie genetiche.
Noi abbiamo subito accolto questa iniziativa con interesse ed entusiasmo.
Sapete cosa è la genetica?
La genetica è una scienza che si occupa dei geni contenuti nelle nostre cellule e delle regole per la loro trasmissione dai genitori ai figli.
Avete sentito ancora parlare di malattie genetiche?
Le malattie genetiche sono tutte quelle malattie causate dal cattivo funzionamento di uno o più geni, i quali contengono le informazioni necessarie alle cellule per svolgere tutti i loro compiti. Abbiamo paragonato ogni gene a una tesserina di un grande
puzzle che rappresenta la nostra vita: per completarlo servono tutti i pezzettini.
Purtroppo per molte malattie genetiche non è stata ancora trovata una cura.
Cosa possiamo fare per combattere le malattie genetiche?
Per rispondere a questa domanda, circa dieci anni fa, un gruppo di persone fondò il comitato Telethon (Television Marathon)
che tutti gli anni, a dicembre, organizza una maratona televisiva per far capire agli spettatori l’importanza della ricerca scientifica. E’ una vera gara di solidarietà per informare e raccogliere fondi per la ricerca, che è molto costosa e impegnativa.
1 0
Perciò è necessario continuare questa raccolta con tante iniziative tutto l’anno, per disporre di più risorse economiche da assegnare a brillanti ricercatori impegnati a combattere le malattie genetiche.
Grazie al contributo di tanti donatori, la ricerca finanziata da Telethon ha fatto passi da gigante, dando speranza a migliaia di
famiglie, ma trovare una possibile cura alle oltre seimila malattie genetiche è ancora una missione da portare a termine.
Noi, alunni di classe quinta, abbiamo approfondito questo argomento, abbiamo coinvolto i nostri compagni delle altre classi e
le nostre famiglie per diventare sempre più sensibili, attenti e generosi.
Volete essere anche voi protagonisti della solidarietà?
Abbiamo proposto un piccolo gesto concreto: acquistare una stella di Natale che abbiamo offerto all’entrata delle nostre chiese
parrocchiali il giorno 17 dicembre: il ricavato è stato donato a Telethon e, insieme a tutti gli altri “pezzettini”, formerà lo stupendo puzzle della vita !
Gli alunni di classe quinta
La banda in gamba
Dieci bambini si tengono per mano;
saltano, giocano, fanno baccano;
corrono in fila stretti in catena,
volano insieme sull’altalena;
nessuno la mano dell’altro molla,
appiccicati son con la colla.
Ogni bambino è bello e sano:
porta fortuna tenersi per mano.
La classe prima
1 1
Ambiente e
Sport
L’Atalanta in ritiro
Una classifica da panico, vittorie che piovono sui campi di Palermo, Genova e la vittoria in casa contro il Milan, tifosi in delirio e undici leoni in campo che non mollano mai e che ci regalano brividi ed emozioni ogni domenica.
E ci si chiede, ma stiamo parlando proprio della nostra Atalanta? Si, è
proprio lei, quella che non molla neanche di fronte alle grandi squadre, quella che ci mette anima e corpo per rimontare una sconfitta che
sembra già segnata, quella che s’improvvisa punizioni e rovesciate
e…. segna! Sarà forse l’aria delle nostre parti che le ha dato tutta
questa carica ed energia? È stato un sogno per ogni tifoso osservare
ogni giorno da vicino gli allenamenti e poter partecipare alle amichevoli. All’amichevole ad Onore abbiamo visto per l’ultima volta in nerazzurro Michele Marcolini, uno che ci metteva impegno e cuore ad
ogni partita che giocava. Una grande amichevole, per una grande
Atalanta: stand che straripavano di birra, tifosi ovunque, cori che
rimbombavano e bandiere che volavano al vento…Un’atmosfera magica…. Che neanche la pioggia ha arrestato… perché l’amore e la
passione che i tifosi hanno per la loro città sono inarrestabili… proprio come lei, l’Atalanta…A questo proposito, ringrazio chi ha organizzato questa iniziativa e… un arrivederci all’anno prossimo!
Forza dea!
Ilaria
U.S. ONORE Calcio
Onore, Santo Natale 2006
“ Pista , Pista, la Capolista “, non preoccupatevi non sono diventato pazzo, è solamente la canzone che sento ogni tanto
nello spogliatoio e guardando la classifica devo proprio ammettere che stiamo andando veramente alla grande ma attenzione
dobbiamo tenere i piedi ben saldi a terra e continuare come stiamo facendo, sia negli allenamenti che nelle partite e a maggio si
tireranno le dovute somme…” La squadra è rimasta ancora quella dell’anno scorso, solamente una persona per motivi personali non è più venuta, ma in compenso sono subentrati tre acquisti importanti : i primi due direttamente da Onore sono Renzo
Pezzoli e Daniele Colotti ex vecchie-guardie csi che con la loro esperienza ci danno un grosso contributo; il terzo direttamente da Cerete ma col cuore a Onore è Franco Ferri che con la sua grinta e determinazione è sempre presente e disponibile ; per
non dimenticare il Nuovo Accompagnatore il Sig. Marco Beretta che, anche se saltuariamente, ci accompagna con la sua simpatia e serietà…….Non voglio essere logorroico per cui prima di cedere la parola al mio collaboratore ufficiale voglio Ringraziare di cuore tutta la Squadra (giocatori, accompagnatori, preparatore atletico, guardalinee, segretaria, vice-presidente, presidente porgendogli tanti auguri di pronta guarigione) per l’impegno e la costanza che offrono. Devo ringraziare oltretutto il Reverendo Don Antonio , gli Sponsor, i Tifosi, il Sindaco, il Comune rappresentato dall’Assessore allo Sport congratulandomi
anche per la splendida giornata che Onore ha vissuto quest’estate con l’amichevole dell’ATALANTA (l’U.S. Onore Calcio ha
vissuto di prima persona organizzando e collaborando con le varie associazioni per la buona riuscita della manifestazione) .
Concludendo porgo un Saluto e un Augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti , sperando di ritrovarsi a maggio con
uno scudetto in piu’ cucito sul petto, da dedicare con tutto il CUORE a una persona che ci ha lasciato troppo presto che non
potremo mai dimenticare (ciao Cocco) !
Tanti Auguri
(il Mister Paolo)
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LE PAGELLE DI KALINAS
NOME
MARTIN
MIRKO
STEFANO
ENRICO
REMO
MIKI
ETTORE
LINDO
RICCARDO
SIMONE
RENZO
FRANCO
ERMANNO
DOMENICO
DANIELE
BATTISTA
MISTER
MARCO
BERETTA
LEONARDO
LUCA
SILVIA E
CHIARA
TIFOSI
STAG.06/07 COMMENTO
Positivo ;anche come centrocampista fornisce prove di grande sostanza. DUTTILE
7
Buone prestazioni condite da tanta grinta e pochi gol…arriveranno, come l'amore...
7
CUORE IMPAVIDO
Oltre alla sua immancabile grinta migliora anche la tecnica. MATURO
7,5
Capitano e stratega di mille battaglie! GIULIO CESARE
8
NO REMO … NO PARTY
SPUMEGGIANTE
9
Superbi i suoi tiri e i suoi lanci.Peccato per gli intoppi fisici. UNICO
8,5
Il germoglio è cresciuto signori , adesso profuma… ORCHIDEA
6,5
Il voto lo merita per l'impegno che ci mette nella preparazione atletica della squadra.
7
RAMBO
Buone prestazioni con belle realizzazioni DETERMINATO
6,5
Sarò forse monotono ma ha il piede destro delizioso! MACEDONIA CON GELATO
6,5
Dà alla squadra equilibrio e grinta.Non disdegna belle giocate ; quando serve fa la voce
8
grossa! BARITONO
Acquisto di indubbio valore , concreto e continuo porge sempre l'altra guancia.
7,5
CORRETTO
E' frenato da un problema al ginocchio ma quando entra in campo gioca alla grande.
8,5
SICUREZZA
Grandi parate …Applausi SEMPREVERDE
8,5
E' bello rivederlo in campo anche perché con i piedi ci sa fare! TECNICO
6,5
Gioca poco , ma all'allenamento si impegna alla grande. DISPONIBILE
6,5
Grande squadra = grande Mister… PROFESSORE
9
E' diventato accompagnatore ufficiale, all'apparenza uomo molto rude ma nel cuore ha tan7,5
ta dolcezza…PANNA MONTATA
Ordinato, puntiglioso e determinato! Ottimo stile nell'abbigliamento. LORD INGLESE
7
Voto da dividere con la fidanzata che lo accompagna sempre! INNAMORATO
7
Donano alla squadra stile e bellezza! LE BELLE E LE BESTIE (i giocatori…)
10
10
NON li elenco tutti………….GRAZIE PER IL VOSTRO TIFO
CALOROSI
LA CLASSIFICA ALLA NONA GIORNATA DI CAMPIONATO
Dilettanti a 7 (DIL7) gruppo C gironeA
n°
Squadra
PU
PG
PV
PN
PP
RF
RS
RF-RS
PU/PG
1
(SQ282) Onore Calcio
25
9
8
1
0
58
33
25
2,78
2
3
(SQ877) Colere Finiscol
(SQ154) GB2 Rogno
19
16
9
9
6
5
1
1
2
3
47
48
34
45
13
3
2,11
1,78
4
5
(SQ604) Branico "B"
(SQ153) RTM.Di.Martinelli
15
15
9
9
5
5
0
0
4
4
33
30
34
35
-1
-5
1,67
1,67
6
7
(SQ755) Riva di Solto "A"
(SQ820) Or.Castro
13
12
9
9
4
3
1
3
4
3
32
37
28
34
4
3
1,44
1,33
8
9
10
(SQ1194) Vall'Alta "B"
(SQ459) Cerete
(SQ1195) Azzola Vall'Alta
12
12
11
9
9
9
4
3
3
0
3
2
5
3
4
30
28
36
27
34
40
3
-6
-4
1,33
1,33
1,22
11
12
(SQ865) Kiron Caff.Replay
(SQ237) Ottica Valoti
9
9
9
9
3
3
0
0
6
6
42
30
46
45
-4
-15
1
1
13
14
(SQ462) Alexander Club
(SQ893) CortiF.lliBianchi
8
5
9
9
2
1
2
2
5
6
32
35
37
46
-5
-11
0,89
0,56
1 3
SCI CLUB LANORIUM
La nuova stagione invernale si sta avvicinando e noi l’attendiamo con tanto entusiasmo, grazie anche al successo dello scorso
anno. L’inverno 2005/2006, infatti, iniziò molto presto: a metà novembre la temperatura era già scesa sotto lo zero e, poco dopo,
la neve fece la sua comparsa. Tutto ciò ci permise di preparare al meglio la pista di fondo e dall’otto di dicembre, giorno
dell’Immacolata, si poteva sciare. La temperatura si mantenne rigida per l’intero periodo invernale ed il manto nevoso rimase intatto sino alla metà di marzo. L’ottima combinazione di fattori a noi favorevoli, rese la pista eccellente per la pratica della disciplina sportiva, pertanto, molti principianti ebbero la possibilità di avvicinarsi e avvicendarsi per settimane. I binari che scorrevano nella valle di Righenzolo hanno avuto per protagonisti centinaia di sciatori soddisfatti delle splendide gornate che si sono susseguite.
Con il sopraggiungere della primavera, il gruppo dello
Sci Club ha rivolto la propria attenzione verso altre attività, in collaborazione con i giovani dell’USO; dapprima organizzando il punto di ristoro durante le giornate
nelle quali si è svolto il Campionato del Mondo di Enduro e, successivamente, ospitando presso la nostra sede
la tradizionale ”festa di S.Antonio de Righensol”. La
manifestazione popolare si è svolta per la prima volta ai
piedi della valle ed ha riscontrato una buona partecipazione soprattutto da parte degli onoresi: il nostro parroco don Antonio ha celebrato la SS.Messa, quindi è stato
distribuito il pranzo e, a seguire è stata organizzata una
tombolata animata dai ragazzi di Onore.
Nel mese di giugno, lo Sci Club ha acquistato un trattore, indispensabile per la preparazione della pista e per la manutenzione ordinaria del
percorso nei mesi estivi. Da una decina d’anni si era soliti utilizare il
mezzo agricolo di Umberto, componente del gruppo, per i lavori che si
effettuavano sempre a giugno e a settembre, per eliminare erbacce e
nuovi germogli. Innanzi tutto è stata contattata una ditta specializzata
la quale, con l’utilizzo di una pala meccanica avrebbe effettuato il nostro lavoro; tuttavia, il preventivo presentato per tale lavoro, moltiplicato per le volte necessarie in un anno, risultava essere eccessivo. Per
tale motivo, l’acquisto di un trattore si è rivelata la scelta migliore sia
dal punto di vista economico, sia pratico.
Di recente, poi, noi soci dello Sci club, abbiamo deciso
l’acquisto di una motoslitta seminuova, per sostituire
quella che già avevamo che risultava essere obsoleta,
meno potente ed inadatta a sostenere il lavoro necessario per la preparazione della pista di fondo. Con la prima
nevicata di questa nuova stagione invernale, avremo
modo di collaudarla sul nostro terreno ed apprezzarne le
caratteristiche.
In attesa di aprire le porte a tutti gli sciatori, auguriamo un sereno Natale ai lettori di “Voci dal Paese”.
Giovanni Ferrari
1 4
CENTRO TURISTICO GIOVANILE
FREE MOUNTAIN
Il viaggio
L’INCONTRO CON ALTRI LUOGHI E CULTURE, È RICCHEZZA PER LA PACE
“Il turismo è ricchezza” – incoraggia a cogliere e promuovere quegli
aspetti che lo rendono opportunità di crescita personale e comunitaria,
«un’esperienza reale di spazio e cultura carichi di differenze e di desiderio ricco d’interrogativi», nell’amore per il creato, nel rispetto della
storia dell’umanità e nell’accettazione mutua di popolo e popolo. In
ogni caso –«cresce sempre più il numero di quanti vivono il fenomeno
turistico, di grandi proporzioni e significato, come propria o altrui esperienza. Viaggiare e visitare sono, in effetti, verbi che ben si adattano a
tante persone, attratte dal fascino di ciò che è sconosciuto, sia pur intravisto una qualche volta grazie ai mas-media o alle agenzie di viaggio
o al racconto di altri. Ammirare e desiderare appartengono anche a gran
parte dell’umanità interpellata da così tanti viaggi e visite». Ci riferiamo ai più di 800 milioni di turisti internazionali, registrati lo scorso anno, mentre si calcola che, sempre nel 2005, gli introiti mondiali
per turismo internazionale hanno raggiunto i 548.000 milioni di euro, creando posti di
lavoro tanto nei Paesi di accoglienza che in quelli di provenienza dei turisti. Le ricchezze
del turismo sono certo molteplici e coprono un ampio ventaglio della vita personale e sociale, dalle innumerevoli possibilità di svago, alle opportunità di fare varie esperienze (di
mare, terra, aria, montagna…), utilizzando diversi mezzi di trasporto, e offrendo altresì
la preziosa occasione di essere vicini a persone care e familiari cui dedicare, liberi dallo
stress quotidiano delle occupazioni, cuore e sentimento, “delicatezza e rispetto”.
L’esperienza turistica, poi, si concreta molte volte in visite al patrimonio storico e artistico, culturale e religioso, anche di «genti che pur soffrono del sottosviluppo». E se i sentimenti di solidarietà che ne nascono sono «spesso deboli di consistenza» – come diciamo nel nostro messaggio –, tuttavia il turismo permette di aprirsi al prossimo e crescere
in umanità, qualora riesca a tradurre il nostro interesse in gesti concreti di aiuto, a sollievo della povertà, in difesa dei diritti umani e delle culture. Nel messaggio osserviamo,
inoltre, che «il turismo è ricchezza proprio nella misura in cui aiuta a relativizzare i sistemi detti “ricchi”e li apre alla percezione di altre forme di “essere ricchi”». Infatti, esso
consente a un animo ben disposto di approfondire i valori della vita e ammirare
le bellezze della natura, abbracciando con gli occhi le vette delle montagne e toccando il blu
degli oceani, cosicché «contemplando la bontà e la bellezza di Dio nella creazione… si possono colmare le carenze di umanità che spesso si sperimentano nell’esistenza quotidiana».
“Il viaggio, l’incontro con altri luoghi e culture”, è anche un incentivo alla pace. Solo in un
clima di serena stabilità, infatti, si possono moltiplicare le iniziative e l’industria turistica si
sviluppa in maniera sostenibile, diventando, spesso, motore trainante dell’economia, offrendo formazione, occupazione e incentivi alla creatività. L’interesse del turismo alla buona gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e
ambientale, ne fanno dunque un alleato della comunità, dell’ambiente e delle generazioni future. Il turismo, aggiungiamo nel messaggio, offre poi l’opportunità di conoscere la storia delle “passate generazioni” fissata in tante opere del lavoro umano e
nei monumenti, significativi della cultura dei popoli. Si tratta di una «ricchezza universale, che non rigetta l’uomo, ma ne conserva l’orma, la traccia». Simbolica
l’immagine della vetrata, che abbiamo presentata al riguardo, la quale, composta di
tanti tasselli distinti e indispensabili, – come l’umanità intera fatta di uomini e donne
dai mille volti diversi, «dai più svariati colori della pelle» – sono tutti «espressione
della vita di un Altro che è la Vita». È proprio l’uomo – attesta il Messaggio – ad essere «il patrimonio più prezioso», poiché è frutto dell’amore dell’Eterna comunità.
Il viaggio quindi ha un’importanza vitale quando contribuisce a far incontrare esseri umani, desiderosi di aprirsi e di acquisire
e veicolare valori umani e anche cristiani, per uno sviluppo più giusto e sostenibile.
Buone Feste a tutti
Maurizio A.
Ricordiamo che tutti i mercoledì sera, ci troviamo nella Palestra di Arrampicata di Castione, per passare alcune ore in
sana e allegra compagnia Puoi venire anche tu! Telefona al 333.8634228 e riceverai tutte le informazioni necessarie.
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Settimana Ciclistica
15 – 23 Settembre 06
Partecipanti: Alessio – Aurelio – Domenico - Duilio – Enzo – Fonso - Leonardo – Memo
Mezzi di trasporto: due camper e otto biciclette
GRECIA
spletare la doverosa e necessaria pausa pranzo, e poi si riparte e pian piano, ma inesorabilmente, ci si appesantisce;
le gambe sembrano svuotarsi della loro usuale baldanza e
potenza, pian piano le spalle si ingobbiscono sempre di più
verso il manubrio quasi schiacciate dal peso dei chilometri
percorsi e lo sguardo si distoglie dalla vista dell’assolato
paesaggio e s’incurva sempre di più verso la striscia
d’asfalto davanti alle proprie ruote nella malcelata speranza di vederne la fine. Quasi consapevole di tutto ciò Ioànnina, la capitale dell’Epiro, ci viene compassionevolmente ed amorevolmente incontro e ci regala un meritato riposo in un campeggio situato sulle rive del suo omonimo e
tranquillo lago. Bella giornata, bel percorso e bella meta.
Venerdì 15
Di prima mattina, le operazione di carico dei camper, bici,
vettovaglie, attrezzature varie e l’immancabile petrolio
della “ciclistica del butigliù”, avvengono, forse per la prima volta, sotto una insistente e ben poco augurante pioggia. E’ troppo poco per scalfire anche minimamente
l’entusiasmo degli otto ragazzotti che ogni anno con rinnovata passione si preparano, con una ritualità quasi religiosa, alla loro settimana di “rugassiù” .
Questa volta si parte di mattino perché ad Ancona ci attende la Minoan Lines che ci traghetterà verso le coste elleniche che noi speriamo ancora assolate. I tempi sono rispettati e, dopo qualche affaruccio in un improvvisato mercatino asiatico, ci
accampiamo su un vasto
ponte all’aperto del traghetto e dopo una lunga e
tranquilla navigazione, alle
prime luci dell’alba del sabato costeggiamo la grande
isola di Kerkira (Corfù) e
verso le nove attracchiamo
e sbarchiamo a Igoumenitsa, porto dell’Epiro.
Domenica 17
Sabato 16
Ioànnina – Mètsovo (Katara pass) Km 62
Era il tappone dolomitico, forse il più temuto dal gruppo,
con diversi saliscendi e con il valico del passo di Katara
che raggiungeva i 1700 metri di quota. Condizionati dalla
severità del percorso si è partiti abbastanza lentamente sulla strada che fiancheggia la montagna e che ci permette di
salire gradatamente e di godere di una bella vista sul lago e
sulla città. Man mano poi l’andatura si anima e ci si comincia ad impegnare a fondo salendo lungo le rampe del
passo verso Mètsovo, una località turistica di montagna
dove si praticano sport invernali. Appena il tempo di ricaricare le batterie con il solito, ma sempre apprezzatissimo e
atteso spuntino, e già si riparte. Ora siamo ben coperti perché l’altitudine si fa sentire e perché nel frattempo il cielo
si è definitivamente coperto e ci costringe, dopo pochi chilometri, ad arrenderci e a rifugiarci sul camper poco prima
del passo. Peccato veramente, dopo tanto faticoso salire ci
è stata tolta la gioia e il premio della lunghissima discesa.
Il brutto tempo non molla e noi raggiungiamo in camper la
meta della tappa, Kalambaka, dove campeggiamo a Kastraki, punto di partenza ideale per visitare le Meteore.
Igoumenitsa – Ioànnina
Km 92
La prima preoccupazione, per essere fedeli alla propria vocazione di ciclisti, ma soprattutto di buongustai, è quella di
addentrarci tra le viuzze della piccola cittadina portuale per
rimpinguare frigo, cantina e cambusa di buoni prodotti esotici: pesce, frutta e verdura e un’altra specialità legata al
locale culto del dio Bacco. Ben riforniti e gasati dalla consueta bramosia quasi infantile di tuffarci nell’avventura da
tempo preparata e attesa, alle porte della città si scaricano i
velocipedi e s’inizia a trangugiare avidamente quel percorso che fino ad ora era solo una mappa ed un progetto scritto sulla carta. L’entusiasmo è alle stelle, perché il paesaggio è piacevole, la strada è poco trafficata e soprattutto ci
accompagna un cielo particolarmente terso ed una temperatura calda che va persino oltre le nostre aspettative. Iniziamo quindi a ruminare lentamente quell’asfalto e quel
paesaggio che, per farsi godere ed assaporare più profondamente, continua ad impennarsi davanti alle nostre ruote
e ad inerpicarsi su montagne quasi brulle e crude, per poi
ridiscendere in vallate che torrenti e fiumiciattoli disseminano di verde e vegetazione. Fa molto caldo, si suda e si
beve, ci si ferma in una radura al lato della strada per e1 6
un grande afflusso di pellegrini per avere un responso da
una sacerdotessa che manifestava la presenza de dio Apollo e che regalava ai pellegrini un responso che non mirava
a predire il futuro, ma a fornire consigli, auguri o incoraggiamenti. Anche noi come moderni pellegrini in religiosa
divisa da ciclisti visitiamo il Museo e i siti più importanti
di Delfi. Percorriamo la Via Sacra, salendo verso il Tesoro degli Ateniesi, eretto con il bottino della vittoria di Maratona, il Tempio di Apollo, il padrone di casa, il grande
Teatro, ricavato sul pendio della montagna con 35 ordini
di gradini e 5000 posti, e, ancora più in alto, lo Stadio, che
poteva contenere fino a 70.000 spettatori.
Lunedì 18
Metéora Km 19
Giornata dedicata alla visita delle Meteore, letteralmente e
praticamente Monasteri nell’aria. La zona è disseminata,
in modo casuale e disordinato, da grigie stalagmiti che si
slanciano verso il cielo, gigantesche rocce verticali simili
a enormi pilastri sulla sommità dei quali sono stati eretti,
verso il 1300 e il 1400, una serie di arditi monasteri a picco su strapiombi vertiginosi, raggiungibili da scale a mano
oppure mediante montacarichi. La strada asfaltata, che noi
percorriamo in bici, scorre alla base di questi torrioni e
lentamente sale fino alla zona più alta offrendo viste suggestive di una zona che conserva e trasmette magiche sensazioni e che ci obbliga a continue soste per godere dei
fantastici scorci che
ad ogni curva ci sono
offerti. Percorrendo
poi una lunga scalinata scavata nella roccia
visitiamo il monastero più grande, detto
Meteoron, che ci affascina per i molteplici tesori dell’arte
bizantina, icone sacre, reliquiari, paramenti,
manoscritti,
per la ricchissima
chiesa della Trasfigurazione e per i locali
dove i monaci asceti
vivevano (interessante il grande refettorio, l’ossario e il
museo che conserva antichi attrezzi di lavoro). Dopo una
mattinata tanto affascinante e un bel pranzetto in una trattoria di Kastraki, la carovana parte per un veloce trasferimento in camper, attraversando tutta la pianura fertile della
Tessaglia e dirigendosi verso il Monte Parnaso e precisamente a Delfi, dove si campeggia.
Allietati dalla piacevole visita a Delfi e dalla splendida
giornata di sole, cielo terso e paesaggio montano, riprendiamo il nostro viaggio in bici con la sensazione di pedalare sopra e dentro la storia. Dopo una dolce ma costante salita scolliniamo ai 900 metri di Arahova, stazione turistica
di sport invernali sotto il monte Parnaso e scendiamo in
picchiata verso il monastero di Ossios Loukas, dove ci aspetta un altro meritato spuntino, in uno scarno, essenziale,
ma gradevole paesaggio montano. Poi ancora una pedalata
fino a Livadià e quindi, in camper, ci trasferiamo a Capo
Sounion, che raggiungiamo in tempo per vedere e godere
del celebre tramonto del sole dietro al tempio di Posidone.
Martedì 19
Delfi – Livadià Km 73
Delfi è un paesino montano ai piedi del Monte Parnaso,
che ha ricevuto un’enorme spinta turistica per il fatto di
trovarsi vicino alla zona dove sorgeva il celebre santuario
nazionale greco che è oggi una delle più famose e suggestive zone archeologiche. Il motivo maggiore per cui è ricordato Delfi è il famoso Oracolo di Delfi, che richiamava
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Mercoledì 20
Giovedì 21
Atene: l’Acropoli
Giornata quasi interamente dedicata alla visita dell’Acropoli di
Atene, anche se gran parte del tempo ci sarà sottratto dal difficoltoso e lento attraversamento di Atene, una metropoli dal traffico caotico e perennemente congestionato. Con sorpresa ci accorgiamo che non si fa coda solo per attraversare Atene, ma anche per entrare, visitare ed uscire dall’Acropoli! Ormai bisogna
rassegnarsi anche a questo: i luoghi turistici più famosi sono assaliti da una tale quantità di turisti da ogni parte del mondo che
non sono più in grado di sopportare queste novelle invasioni
barbariche. Sempre circondati da questa colorita e chiassosa orda di unni, visigoti e barbari visitiamo, quasi sempre in coda,
l’Acropoli, questa fortezza naturale costruita sulla sommità di
una collina nel cuore di Atene, dove celeberrime e imponenti
costruzioni, i Propilei, il Tempio di Athena Nike e il Partenone, continuano, secolo dopo secolo a svolgere la loro funzione
di testimoni della gloriosa storia della Grecia.
Palea Epidauro – Asini (Tolo) Km 90
Altra bella giornata di sole ed altra bellissima tappa tutta
percorsa su strade pochissimo trafficate e senza un solo
metro di pianura, pertanto abbastanza impegnative anche
per il chilometraggio non trascurabile. Attraversiamo tutta
la penisola dell’Argolide da un mare all’altro e, seppur disturbati da uno scroscio d’acqua sulla sommità di un passo,
sulla costa del golfo dell’Argolide, in attesa del pranzo, ci
concediamo anche un rilassante bagno. La giornata termina in un bel campeggio ad Asini vicino a Tolo.
Venerdì 22
Asini – Nafplio - Micene Km 48
E’ il nostro ultimo giorno in suolo greco perché alle sei del pomeriggio ci attende l’imbarco a Patrasso, ma non vogliamo lasciarci
andare un’altra biciclettata, favorita ancora da una giornata di sole e
di temperatura gradevole. Lasciamo quindi il campeggio in direzione di Nafplio, una graziosa stazione balneare costiera che conserva una chiara impronta veneziana, e che per cinque anni, dal
1829 al 1834, fu anche la capitale della Grecia. Dopo una breve visita lasciamo la costa e attraversiamo la rigogliosissima pianura
dell’Argolide che richiama molto, per la vegetazione e gli agrumeti, la piana di Catania. La nostra tappa termina alle porte di Micene,
antichissima città centro della grande civiltà micenea e culla di eroi
famosi. Micene era il regno di Agamennone e di Menelao e da qui
partì l’esercito, con Achille, diretto verso Troia per liberare Elena,
la figlia di Agamennone rapita dai Troiani.
Qui si carica tutto e ci si dirige verso l’imbarco di Patrasso, concedendoci solo l’ultimo pranzo sulle rive del golfo di Corinto.
Accompagnati da un bel temporalone estivo ci dirigiamo
in camper verso il Peloponneso, non senza esserci fermati
a guardare il famoso canale di Corinto, imponente opera
dell’uomo che scavando questo canale lungo 6.343 metri,
largo 23 metri e alto fino a 80 metri, ha collegato il mare
Adriatico, dal golfo di Corinto, al Mar Egeo. Alle ultime
luci del giorno accampiamo a Palea Epidauros, dove ci
concediamo una gustosa cenetta a base di pesce.
Sabato 23
Patrasso – Igoumenitsa - Ancona – Onore.
Qui finisce la nostra avventura ellenica che, come sempre e come
tutte le cose belle e gradite, sembrano esserci portate via troppo in
fretta dal tempo che, come un mostro insensibile ai nostri supplichevoli richiami di fermarsi, divora tutto con crudele voracità. Forse però in questo mostro esiste ancora il rimasuglio della misericordia e allora, quasi come un rigurgito di compassione, ci restituisce il tempo che ci ha sottratto trasformato in storia, in ricordi, in
fotografie, per consentirci di riviverlo e di goderlo ancora in una
forma più lenta. Con sentimento di gratitudine verso questo mostro
che ci ha consentito di rituffarci nella leggendaria storia della Grecia, questo povero e umile essere mortale ha redatto queste poche
righe, a vantaggio di altri provetti animali ruminanti che vorranno
continuare a cibarsi del loro vissuto.
Alla prossima.
Il vostro Memo
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SKI ROLL IN PRESOLANA
Nelle giornate del 1° e 2 luglio, si è svolta la Presolana FIS Roller Ski World CUP 2006 organizzata dalla Promoeventi Sport sul territorio
dell’Unione Comune della Presolana. Nella
seconda giornata di gara è stato interessato
anche il nostro paese con l’arrivo della gara
Cerete-Onore, qui di seguito riportiamo una
parte della rassegna stampa relativa
all’avvenimento:
Unione dei Comuni della Presolana (Bergamo) 2 luglio 2006
Non c'è storia, il colore dominante nello skiroll internazionale è quello azzurro. Infatti, anche oggi nella giornata di chiusura
della Coppa del Mondo FIS in programma nel comprensorio montano della Presolana, gli azzurri mietono altri successi.
A partire da Alfio di Gregorio che nella prova in salita di sei chilometri tra Cerete Basso e Onore domina dal primo metro di
gara infliggendo al secondo classificato, il turco Muhammet Kiziarslan, un distacco di quasi 29”. Sul terzo gradino del podio
della gara senior sale il comasco Simone Paredi che accusa 45” dal capitano storico dello skiroll italiano.
Nella gara delle donne, torna al successo la friulana Viviana Druidi che batte allo sprint la compagna Anna Rosa (a lei mancava solo il secondo posto dopo il primo della sprint e il terzo nella prova in salita a tecnica classica di ieri) con un paio di
secondi di distacco; terza piazza per la russa Valentina Kislushina a quattro secondi dalla vincitrice.
Tra gli junior anche Glauco Pizzuto concede il bis come il capitano di Gregorio e vince nella sua categoria battendo per pochi centimetri il tedesco Sebastian Bach e rifilando 2'43” al compagno di squadra Stefano Paganessi, terzo classificato. Un
altro sprint anche nella categoria femminile con la nostra Solange Chabloz che non riesce ad infilarsi tra le tedesche Julia
Kockritz (vincitrice) e Therese Wolf e si deve accontentare del terzo posto.
Come side event della Presolana FIS Roller ski World Cup 2006 la Promoeventi Sport, ente organizzatore insieme agli Sci
Club Lissone, Colere e Rovetta, ha messo in scena la Presolana Skiroll Day competizione amatoriale che ha visto il successo
di Andrea Stella (ex nazionale di skiroll) su Pietro Broggini (già campione del mondo
junior di sci di fondo). Tra le donne Kezia D'Incal su Marta Sironi. Al via anche Fabio
Maj che si è prestato come commentatore del vivo della corsa ed è stato ripreso da una
telecamera per tutta la durata della prova.
Si chiude così la Coppa del Mondo di skiroll 2006 che ha consentito allo staff coordinato da Giovanni Bettineschi di Promoeventi, di mettere a punto la macchina organizzativa in vista dell'appuntamento clou del prossimo anno, ovvero i Campionati Mondiali FIS di Skiroll in programma a cavallo dal 30 agosto al 2 settembre 2007.
Ora gli atleti dello sci di fondo a rotelle si prendono un mese di pausa in vista del
prossimo appuntamento di Coppa del Mondo a Yaroslav in Russia dal 4 al 6 agosto
con gli azzurri intenzionati a confermare la propria leadership assoluta, visto che le
gare assegneranno anche i titoli europei.
TORNEO CALCIO UNIONE COMUNE DELLA PRESOLANA
Si è svolto a luglio l’ormai classico torneo di calcio tra i comuni dell’Unione, la vittoria è andata alla squadra del Cerete. E’ stata anche
l’occasione per collaudare il nuovo impianto di illuminazione del campo di calcio, realizzato grazie ad un contributo della Regione Lombardia ed
inserito nell’appalto dei lavori relativi al completamento del centro sportivo e della nuova realizzazione del centro servizi per la palestra naturale
di free-clymbing in località Corni.
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Spazio Sociale
ESTATE 2006
Anche quest’estate noi ragazzi del mercatino ci siamo ritrovati per aiutare i ragazzi dell’orfanatrofio di Padova. Con un
pò di sacrificio, ma pieni di gioia perché sentiamo di poter
aiutare ragazzi bisognosi. Ringraziamo di cuore tutte le persone che hanno contribuito. In totale abbiamo raccolto euro
350,00 sperando di riuscire anche l’anno prossimo, salutiamo
tutti.
I ragazzi del mercatino di Onore
55° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
I signori Angelina Sozzi e Federico Piemonti hanno festeggiato il loro 55° anniversario di matrimonio, avvenuto a Oriano Pedergnaga (BS) il 20 ottobre del 1951. Le figlie Giacomina con il marito Ennio e il figlio Stefano, Ivonne con il
marito Michele e i figli Paola e Matteo, augurano ancora tanto amore e felicità.
ATTENTA AL
Nel silenzio
del mattino
la voce inaspettata
di un piccolo bambino
rallenta
il mio andare
pensoso.
“Stai attenta al lupo”.
Dice il bimbo
guardandomi
con occhi furbetti.
“Lo farò”.
Rispondo
accettando il gioco.
E la fiaba antica
sempre nuova
LUPO
si sgrana
sulle sue labbra
innocenti
protette
dal tenero sguardo
della nonna.
un fiore di camomilla
“È per te”
Di scatto
però
si allontana.
Si china nell’erba.
Ritorna
saltellando allegro.
Si ferma davanti a me
e
sollevandosi
sulla punta dei piedini
tende la mano
porgendomi
“Lo donerò alla Madonna”.
Pigola
con voce
da pulcino implume.
Rispondo
abbassandomi
alla sua misura.
E mentre il suo sguardo
lucente
si conficca nel mio,
un abisso di nostalgia
mi sconvolgeva
l’anima.
Nuccia Martini
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VIAGGIO DEI RICORDI
A
STOLZEMBOURG!
Stolzembourg è un piccolo e piacevole villaggio di centoventi
persone, nel cuore delle Ardenne e del parco naturale
dell’Our, in Lussemburgo. Vi si giunge agevolmente attraverso un comodo passaggio autostradale. Da Onore, si prende per
Como, poi Basilea, si transita in Francia, direzione Colmar e
Metz, per giungere a Lussemburgo, la capitale dell’omonimo
Stato, e proseguire poi per Ettelbruck e infine per Vianden e
Stolzembourg. Complessivamente si percorrono circa 800 chilometri in dieci ore di viaggio. Stolzembourg è noto a molti
nostri compaesani perché lì vi hanno lavorato e abitato con le
loro famiglie; alcuni di noi sono nati lì, a Ettelbruck, centro
ospedaliero più vicino, altri vi sono pure andati a scuola.
Accoglienza!
La sig. Maria Teresa e il marito, Manuel, Giacomo e il sig.
Aloyse
Ecco il perché di questa visita, condivisa con mio fratello Diego e mio nipote Manuel, e perché abbiamo intitolato questi
appunti: viaggio dei ricordi. Alcune note sul Lussemburgo: il
Paese ha complessivamente circa 500 mila abitanti, un terzo
dei quali, residenti, di origine straniera, prevalentemente Portoghesi (12%), Italiani (5%) e Francesi (3,5%); rilevante anche
il numero di Belgi e Tedeschi che vi si recano per lavoro. Vi si
respira dunque un’aria cosmopolita, specialmente nella piccola capitale, Lussemburgo, posta a 408 mt. sul livello del mare
e i cui abitanti sono circa 100 mila. Il territorio lussemburghese presenta una conformazione triangolare, con il vertice rivolto in alto, a nord. La sua massima dimensione alla base è di
circa 60 chilometri, mentre la lunghezza massima (sud-nord) e
di circa 80 Km. Confina a sud con la Francia, a ovest con il
Belgio e ad est con la Germania. Interessante il confine con la
Germania, che si sviluppa quasi tutto lungo il corso dell’Our,
piccolo fiume subaffluente della Mosella.
sorge Stolzembourg e la Centrale elettrica di cui parleremo più
oltre. Il nord del Paese è costituito più da foreste, il sud, viceversa, da ampi spazi coltivati; l’altezza media del territorio varia dai 300 ai 500 mt. sul livello del mare, picco massimo 600
mt.; la morfologia del luogo è variamente divisa da profonde
vallate formate da fiumi tortuosi. Per certi aspetti sembra un
po’ il nostro paesaggio bergamasco, a parte la nostra catena
alpina, naturalmente. Lussemburgo, con le altre due capitali
europee, Bruxelles (Belgio) e Strasburgo (Francia), è nota per
essere la sede di numerose istituzioni europee, tra cui la Corte
di Giustizia europea, la Corte dei Conti, il Segretariato Generale del Parlamento europeo, ecc…Una città, insomma, che
gode di un certo prestigio internazionale. Città elegante, posta
al centro dell’Europa occidentale e dei traffici commerciali, riflette la prosperità economica della Nazione. In passato Paese
agricolo, poi industriale (siderurgia), oggi il Lussemburgo è
prevalentemente uno dei principali centri della finanza internazionale. Circa l’ordinamento dello Stato, il Granducato è
una monarchia costituzionale ereditaria, amministrativamente
diviso in dodici cantoni. La nascita dello Stato attuale fu sancita nel giugno del 1815 al Congresso di Vienna. Dato interessante, sulle guide è riportato che il Lussemburgo è un Paese
stabile e ricco con un tasso di alfabetizzazione adulta pari praticamente al 100%. Tre le lingue ufficiali parlate, lussemburghese, francese e tedesco, cattolica la religione professata.
Questo è il Lussemburgo di oggi; ai tempi, tuttavia, fine anni
’50, la situazione politica ed economica e anche lo stile di vita
erano un po’ diversi. Il Paese, nel settembre del 1944, usciva
provato dall’occupazione tedesca, come del resto le altre Nazioni europee. In quel periodo, in quella zona, l’attività più
importante era ancora la siderurgia. Non dimentichiamo che la
vicina Vallonia, in Belgio, grazie ai giacimenti di ferro e carbone, è stata, dall’800 sino a pochi decenni or sono, centro
trainante della rivoluzione industriale europea. Quest’area
d’Europa era chiamata la ‘via del carbone’.
Chiesa di Stolzembourg
Ingresso della centrale di Stolzembourg, l’anello indica il
diametro delle condotte forzate
E’ importante per noi questo piccolo fiume (sembra un po’ il
Serio), che scorre da nord verso sud e che nasce in BelgioGermania, lungo circa 70 km, poiché è sulle rive di esso che
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Come simbolo delle città minerarie basta citare: Charleroi e
Liegi. Non dimentichiamo, a questo proposito, il triste tributo
di vite umane, alla causa dello sviluppo, fornito dai lavoratori
italiani in quelle miniere. Una per tutte la miniera di carbone
del Bois du Cazier, a Marcinelle, sobborgo minerario alla periferia di Charleroi. Lì l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, di cui 136 italiani. Ecco spiegato anche il perché a Lussemburgo è ubicata la sede della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), il più antico organismo comunitario europeo costituito nel 1951. Lo sviluppo era comunque
iniziato e in Europa, specialmente in quella zona molto industrializzata, del Belgio, Lussemburgo, Olanda, Francia e Germania, nel cuore del continente, si stava pensando ad una rete
per l’energia elettrica che collegasse tutti i Paesi europei e che
supportasse adeguatamente le richieste energetiche. Si costituì
così nel luglio 1951, la Società Elettrica dell’Our (SEO) composta principalmente da due azionisti, uno lussemburghese e
l’altro tedesco (Repubblica Federale tedesca), per lo sfruttamento e la gestione della centrale elettrica di cui si prevedeva
la costruzione. Iniziarono quindi gli studi tecnici per il progetto, cui parteciparono vari Paesi europei, e successivamente,
nell’autunno del 1959, i lavori di costruzione. E’ a questo punto che furono chiamati in causa i nostri compaesani, tra i quali
anche mio padre Gerolamo Schiavi, per fornire la necessaria
manodopera per la sua realizzazione. All’opera contribuirono
più di 2000 persone, 700 delle quali italiani, tra operai, tecnici
ed ingegneri, provenienti da vari Stati europei. Undici, purtroppo, i morti tra cui ricordiamo i due nostri compaesani, Leonildo Laguna e Bruno Colombo.
delle montagne (più colline!), che costeggiano tutto il corso
del fiume, in una zona chiamata ‘Piano del monte di S. Nicola’. A questo punto, di fatto non sappiamo la sequenza precisa
dei lavori, è stata scavata, nella roccia di scisto della montagna, una galleria lunga circa 330 metri, larga 17 mt. e alta 30
mt che potesse ospitare le nove turbine-pompa previste in progetto. Da lì è stato poi realizzato il collegamento, sempre dentro la montagna, tra il bacino inferiore e quello superiore (la
cosiddetta ‘rimùnta’). Il collegamento consta di due condotte
forzate lunghe circa 800 metri ciascuna e di circa 6,5 metri di
diametro. Sono queste due opere, la galleria che ospita le turbine e le condotte forzate, che hanno richiesto il maggior lavoro e l’impiego del maggior numero di operai. I nostri compaesani erano assunti per quel tipo di lavoro, in galleria. Lavoro
ingrato e pericoloso che operai di altre nazioni si rifiutavano
di fare, potendosi impiegare diversamente. L’Italia del secondo dopoguerra, invero, ha esportato prevalentemente manodopera per il lavoro in galleria e in miniera o più in generale manovalanza. Erano loro i nostri ambasciatori all’estero.
Manuele Diego nel bar della si. Cecilia
La Centrale idroelettrica di Vianden (così è indica sulle guide)
fu messa in funzione cinque anni più tardi nell’autunno del
1964. Prima di ritornare alle nostre memorie, e per comprendere il valore dell’opera, vorremmo fornire qualche dato tecnico e qualche chiarimento per chi come noi non è adeguatamente competente. Per produrre energia elettrica, in questo caso sfruttando l’acqua, è necessario predisporre un bacino che
la contenga, posto in alto, e successivamente attraverso condotte forzate convogliarla a valle, e precisamente sulle pale di
una turbina, lì installata. Per capirci meglio è un po’ lo stesso
meccanismo, ingigantito, del mulino del mugnaio. Ebbene,
colpire le pale della turbina significa mettere in movimento
una sorta di ruota cui è collegato un rotore, che per fenomeni
elettromagnetici produce energia elettrica. Abbiamo dunque
compreso che serve un bacino posto in alto. Nel nostro caso,
per la centrale elettrica, il bacino non c’era e l’acqua scorreva
lentamente, senza una grande pendenza nella vallata sottostante, la valle dell’Our appunto. Cosa è stato fatto dunque per
sfruttare il corso del fiume al fine preposto? Studiata la topografia del luogo, si è sbarrato il corso del fiume in due punti,
con due dighe, la prima a Stolzembourg e la seconda a Vianden, così che si formasse un lago artificiale (bacino inferiore),
lungo 8 km e capiente per 10 milioni di metri cubi d’acqua. La
diga più importante è quella di Vianden, alta 30 metri e larga
130 mt. alla corona. Di fatto è una diga di piccole dimensioni,
ma è suggestivo il luogo di dove è stata realizzata, sotto infatti
c’è ancora un agglomerato di case e una piccola chiesetta. Il
lago dunque c’era, e non è stato difficile crearlo. Serviva allora portare l’acqua in alto, per potere poi farla discendere forzatamente sulle pale delle turbine. E’ stato così approntato un
secondo bacino artificiale (bacino superiore), capiente per circa otto milioni di metri cubi d’acqua, posto ad un dislivello di
circa 300mt. dal bacino inferiore. L’invaso è situato al di sopra
2 2
Veduta di Vianden
Questa è storia di soli quarant’anni fa, eppure sembra siano
passati dei secoli, osservando la situazione e le condizioni di
benessere attuali. Si sta quasi perdendo la memoria di tali esperienze, vere e proprie epopee, e questo è un male. Per concludere queste note tecniche, le nove turbine, poste dentro la
galleria ricavata nella montagna, dalle 22 di sera sino alla mattina alle 8, pompano l’acqua dal bacino inferiore a quello superiore; e dalle otto di mattina alle 22 di sera (fascia oraria di
maggior consumo di energia elettrica) sfruttano l’energia cinetica che l’acqua acquista in caduta, nelle condotte forzate, per
produrre energia elettrica. L’acqua uscita dalle turbine torna
naturalmente nel bacino inferiore, il laghetto artificiale a valle,
nel quale, grazie al ripopolamento faunistico, si può anche pescare. Ultima nota: il 2 ottobre del 1969 il consiglio di amministrazione della SEO ha deciso d’installare una decima turbina-pompa, in prossimità della centrale esistente.
Via principale di Stolzembourg
A circa un chilometro dalla preesistente galleria, pertanto, ne è
stata scavata un’altra, che ospita la decima macchina, oltre ad
una condotta forzata, lunga 1300 metri che raggiunge il bacino
superiore. La turbina è entrata in funzione nel 1976. Chi fosse
interessato a saperne di più abbiamo depositato del materiale
informativo in biblioteca. Riprendiamo a questo punto il nostro racconto. Fu così che nel 1959 un nutrito gruppo di giovani onoresi, tra i 20 e i 28 anni, si trasferiva a Stolzembourg e
Vianden, per lavorare alla Centrale. Visto il luogo e
l’imponenza dell’opera da realizzare, decidevano di portarsi
anche le famiglie. Alcuni ritornavano così a casa, come mio
padre, si sposavano e poi in viaggio di nozze partivano per il
Lussemburgo. Dai dati da noi raccolti, ad Onore, pare ci fossero là almeno 16 nuclei familiari e cinque o sei giovani scapoli.
Le persone intervistate hanno rammentato con una certa commozione quel periodo lussemburghese: sarà perché erano giovani, sarà perché avevano investito grandi speranze in
quell’avventura, ma più di tutto era il ricordo della comunità
che si era formata a generare in loro quella dolce nostalgia, cui
non si sa dare nome. Questi sentimenti sono legati semplicemente alla vita quotidiana di quel periodo, ai ritmi scanditi dai
turni di lavoro, sei giorni a settimana per undici ore di attività,
confortati dal calore della vita familiare. E’ noto che gli affetti
crescono e si rafforzano nella semplice ripetizione degli stessi
rituali, la vita in fondo è fatta di riti! Esperienza quest’ultima,
della quotidianità familiare, che molti, terminati i lavori della
Centrale, non sperimenteranno mai più, poiché ritornati in Patria decideranno di emigrare da soli, lasciando le famiglie,
mogli e figli, ad Onore.
Plastico della centrale.
Si osserva il bacino superiore ed il fiume che scorre a valle
Alcuni di noi nati in quegli anni (1959-1964) portano
quell’esperienza, oltreché nel cuore, scritta sulla carta di identità : nato a Ettelbruck, Lussemburgo. Per me bambino era
quella una nota distintiva, a parte la difficoltà di scrivere il
luogo di nascita. Sembrava quasi ci fosse nel mio passato
qualcosa di diverso, di ideale, che andava scoperto. Nel corso
degli anni, invero, abbiamo sempre sentito, in famiglia e fuori,
raccontare di quei luoghi e della vita che vi si svolgeva, ma
come si sa i bambini sentono il presente ed è eccessivo pretendere che ti ascoltino e comprendano la tua storia, semmai la
vivono come una favola. Così era anche per noi figli, per me
in particolare, quando guardavo le fotografie che mi vedevano
ritratto con i miei genitori o con altre persone. Ne ricordo una
con viva emozione, in cui io sono presente in mezzo a due anziani. Mi era stato detto che fossero nonna Anna e nonno Tit.
E’ curioso questo episodio, perché per anni, quando mi chiedevano quanti nonni avessi, rispondevo che ne avevo sei. Immaginate la faccia e il sorriso di quelle persone: ma non è possibile! Ecco le ragioni di questo viaggio, era per me e mio fratello, ma anche per mio nipote, importante ricostruire un pezzo di storia, che era sempre rimasta un po’ nebulosa e forse
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mitica. Ricostruire la propria storia familiare, è un po’ come
ritrovare le proprie origini ed arricchire così il vissuto della
propria coscienza e personalità. Armati di fotografie, scattate
in quegl’anni ed ingiallite dal tempo, siamo così partiti alla
volta di Stolzembourg. Erano proprio quelle immagini che,
mostrate agli abitanti del luogo, ci avrebbero permesso di ricostruire il nostro passato. E così è stato. Dapprima, entrati nel
bar del centro, quello che sta a lato della chiesa, abbiamo mostrato le fotografie alla proprietaria, la signora Cecilia, la quale, dopo la sorpresa iniziale, l’abbiamo vista un po’ perplessa!,
ha preso a raccontare di quei tempi.
Veduta di Stolzembourg dal versante tedesco
Lei, che allora era una giovane barista, si ricordava dei bergamaschi, ma anche dei bresciani. In particolare, delle serate in
cui al suono di una fisarmonica tutti insieme cantavano in allegria. Erano più i volti degli scapoli di allora tuttavia che
rammentava. Successivamente, il 15 agosto, dopo la bellissima messa cantata dal piccolo coro del paese, abbiamo chiesto
informazioni ad un gruppo di persone lì raccoltesi. Alcune di
esse, con viva partecipazione, ci hanno mostrato la casa dove
vivevano (con me bambino) i nostri genitori. L’abitazione oggi è ristrutturata, come del resto lo è tutto il borgo. Altri, Mariateresa e il marito, hanno rievocato il duro lavoro in galleria:
”Ci ricordiamo, quando, terminato il turno di lavoro, gli operai
attraversavano il paese, sporchi di polvere e terra. Sembravano
spazzacamini. Erano irriconoscibili. Lavoro duro! Lavoro duro!” Chiudeva il marito. Alcuni, infine, ci hanno invitati a casa
fornendoci anche del materiale fotografico (storico). Da esso
emerge che la diga di Vianden ha cambiato un po’anche il paesaggio e l’economia del luogo, in positivo, ponendo fine alle
esondazioni del fiume. Come segnalato all’inizio dell’articolo,
oggi Stolzembourg e tutta la vallata dell’Our è parco naturale
e zona turistica, sono molti i campeggi sulle rive del fiume.
L’avventura lussemburghese è terminata per molti nel Febbraio del 1963, con il ritorno a casa; e con esso si completa anche
il nostro viaggio nella memoria. Vorremmo tuttavia concludere con le parole incise su una lastra di scisto, posta all’entrata
della chiesetta di Bivels, altro piccolo borgo a pochi chilometri da Stolzembourg.
Targa in omaggio alle vittime occorse alla costruzione della
Centrale: “In questa chiesa è dedicata una via crucis alle vittime della centrale elettrica di Vianden, di esse, conserveremo
un imperituro ricordo. Societè electrique de l’Our/S.E.O.»
Buon Natale a tutti!
Giacomo, Manuel e Diego
INIZIATIVE PARROCCHIALI
UNA PORTA SEMPRE APERTA
Perchè questo titolo un pò particolare? Mi è stato suggerito da una gentile signora; la ringrazio
calorosamente per il dono
del suo consiglio e
per la sua esperienza.
Alcuni
giorni prima della
chiusura del nostro
mercatino, è venuta a salutarci e a
ringraziarci perchè
tutti i pomeriggi
per un mese e
mezzo ha sempre
trovato la porta
aperta e tanta accoglienza. L’estate è un tempo prezioso soprattutto per noi di Onore. Volti nuovi, tanti bambini, tante
famiglie in cerca di aria fresca e in cerca di persone disposte ad ascoltare e a dialogare. Con alcuni abbiamo condiviso la
gioia, con altri la fatica ma sempre con la disponibilità per rendere la vacanza di questi fratelli più piacevole. Per quanto
riguarda il lavoro, abbiamo cercato di dare un volto diverso e se vogliamo anche nuovo al nostro mercatino. Ci sono stati donati tanti oggetti antichi, abbiamo fatto propaganda anche attraverso giornali e televisioni e i risultati ci sono stati!
Alcune di noi hanno cucito con molto impegno, alcune hanno fatto lavori molto belli di decoupage, altri, compresi i villeggianti, ci hanno regalato quadri, abiti nuovi e giocattoli. Attraverso queste righe, vorremmo ringraziare tutte le persone che hanno collaborato, lavorato e sostenuto il nostro impegno con tanta fiducia e tolleranza. Ci teniamo a informare che la cifra raccolta ammonta ad euro 9.800,00 così divisi: euro 2.500,00 alla missione in Brasile di Suor Francesca;
euro 1.300,00 alle missioni di Padre Gregorio; euro 5.000,00 sono stati consegnati al nostro parroco; euro 1.000,00 per
spese anticipate e varie. Con la gioia nel cuore ci siamo ritrovate per condividere una buona pizza insieme al parroco.
Vogliamo parteciparvi la lettera della Madre provinciale e generale delle Suore Cappuccine di Suor Francesca. Accogliamo questo invito con la speranza di riuscire a fare sempre meglio! A nome di tutto il gruppo, Rosalba
CHIAMATI...
A UNA CARITA’ SENZA CONFINI
Asmara, 18.07.2006
Carissimi amici e collaboratori,
vi invio questo scritto per la ricorrenza della festa della nostra Famiglia Religiosa (9 agosto) della Provincia dell’Eritrea
dove sono in visita alle sorelle. È questo un tempo di grande impegno, ma anche di grazia per me e per tutte le sorelle
poiché attraverso l’ascolto, il dialogo, la condivisione e la partecipazione agli eventi gioiosi o tristi della vita ci si arricchisce reciprocamente. La situazione del Paese si fa sempre più difficile, la gente invoca continuamente l’aiuto e
l’intervento di Dio, che sembra avere dimenticato questo suo popolo, ormai stanco e sfiduciato. Tanti bambini muoiono
di fame o per mancanza di medicine sul mercato: in questi ultimi tempi, non si trovano i viveri indispensabili alla vita
dell’uomo. Di fronte a questo scenario mi viene spontaneo ricordare il brano del Vangelo che dice: “Chi avrà dato solo
un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli...” a chi non conta niente, a chi non può ripagare, a chi non è rispettato nella sua dignità di uomo o di donna... “avrà la ricompensa”. Un bicchiere d’acqua fresca è il segno che la mia o la
tua vita, non la imposti sul calcolo, sulla sicurezza sull’egoismo, su noi stessi, ma nel farne dono. Gesù dice ancora nel
suo Vangelo; “Chi accoglie voi accoglie me” e dove Gesù è accolto Egli regala la vita vera, la pace e la gioia del cuore.
Carissimi amici e collaboratori, attraverso queste poche righe mi è caro condividere con voi questa mia esperienza, anche se è difficile descrivervi il doloroso spettacolo che ogni giorno si presenta ai miei occhi e mi interrogo fortemente
sulla carità, solidarietà e sul mio stile di vita. La ricorrenza di Madre Francesca, invita me e voi tutti, amici carissimi
della famiglia rubattiana, a riflettere sulle grandi divergenze di vita esistenti tra i popoli, e anche sulla nostra sensibilità
a questi problemi. Madre Francesca, che aveva nel cuore la passione per Dio e per l’uomo, per i fratelli più poveri, esclusi e emarginati ... ai quali appartiene il Regno di Dio, ci insegna ad allargare le nostre vedute e soprattutto il nostro
cuore. Aperta all’amore universale che abbraccia ogni popolo e ogni uomo, Ella ha trasformato la sua vita !in una carità senza confini, che non poteva contenersi entro le regole e, dopo la fondazione della sua Congregazione, fino alla
morte, sempre pensava e progettava di estendere la sua carità a tutto il mondo”. Se saremo capaci di fare della nostra
vita un dono, accettando che sia Dio il nostro centro e, se sapremo vivere un amore concreto – tangibile come Madre
Francesca e come insegna l’apostolo Giovanni “Figlioli non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella veri2 4
tà” allora il tuo e il mio cuore sarà pieno di gioia anche in mezzo a tanti problemi, tribolazioni perché Dio ci mostrerà il
volto del suo amore. Mentre vi scrivo penso alle molte persone buone e generose che con il loro contributo, formano un
oceano di solidarietà, che spesso salvano la vita di tante persone. Anche noi, amici e collaboratori carissimi, siamo invitati ad aprire il nostro cuore perché sappia amare e farsi carico del bisogno di tanti uomini, donne e bambini che forse
non incontreranno mai, ma che seguendo l’insegnamento di Gesù riconosciamo come nostri fratelli. Noi crediamo che
scorrendo chi è nel bisogno del Signore ci dirà: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Avevo sete e mi avete dato
da bere... Entra nella gioia del tuo Signore!” Carissimi amici della nostra Famiglia cappuccina, mi è gradita
l’opportunità per esprimervi il mio grazie sincero e fraterno per il servizio che svolgete con noi e per noi e per la vostra
effettiva collaborazione. Il mio grazie vorrei poterlo esprimere ad ognuno di voi personalmente a voce e spero di poterlo
fare durante le mie visite alle Province e Circoscrizioni, per ora ve lo esprimo nella preghiera e con l’augurio di una rinnovata fedeltà al servizio che prestate nello spirito evangelico di carità e giustizia che è quanto ha vissuto la nostra beata
Madre Francesca. A tutti il mio caloroso saluto di pace e bene anche alle vostre famiglie.
Aff.ma Suor Gabriella Preda (Superiora Generale)
Dorga, 12.08.2006
Spettabile Amministrazione Comunale di Onore
È con grande riconoscenza e gioia rinnovata che vengo a voi per manifestare il mio grazie più vero e sentito per
la costanza nell’inviare a me personalmente la rivista “Voci dal Paese”. Ho così l’opportunità di essere informata
di quanto Onore offre alla popolazione: notizie, attività, iniziative.
Tutto questo mi fa sentire partecipe in modo continuato di tanti ricordi vissuti tra voi.
Nella cordialità di sempre porgo il mio sincero saluto e assicuro un ricordo particolare al Signore.
Aff.ma e obbl.ma
Suor Marisa Valsecchi
AL MARE CON GLI ADOLESCENTI
Anche quest'anno è stata proposta l'esperienza-vacanza agli adolescenti a livello interparrocchiale. Vivendo in montagna, la meta non poteva che essere il mare. Così abbiamo trascorso 10 giorni a Pinarella di Cervia. Il tempo non è stato
molto clemente, ma anche senza sole ci siamo divertiti. Spesso alcuni amici sono stati miseramente battuti a carte da
Armando e Bortolo, qualcuno come Monia e M.Rosa sono riuscite nell'impresa di batterli, fortuna ... forse un po' si! Altri sono tornati con alcuni chili in più grazie ai piatti di Mariella e Pinuccia. Non sono certo mancati momenti di spiritualità, dove quest'anno ci ha aiutato a pregare Mattia, il nostro seminarista di Fino del Monte, ogni giorno dettava riflessioni, impegni da vivere, in modo particolare quest'anno sulla figura di Gesù Cristo. E come, ma non per ultimi di
importanza, non ringraziare Pinuccia, Mariella, Armando e Bortolo, instancabili appassionati, espertissimi cuochi che
come sempre ci hanno deliziato con ottimi piatti e Don Mauro che prepara, organizza, perché possa sempre diventare
per tutti una forte esperienza di condivisione e di amicizia. Grazie a tutti gli adolescenti che hanno condiviso questi
giorni a Pinarella, ai 7 amici di terza media che subito si sono inseriti nel grande gruppo, con l'augurio di ripete questa
stupenda esperienza al sole.
Si fa per dire… CRE 2006
Come ogni anno ripercorriamo quello che per un mese abbiamo vissuto con i nostri-vostri ragazzi. Solitamente quando ripercorri
un'esperienza, pensi a quante cose insieme si è condiviso, a quanti giochi, a quanti momenti belli si sono trascorsi. Eravamo numerosi quest'anno: 460 ragazzi, 100 animatori, 50 mamme, 1 papà che ogni giorno mettevano a disposizione il loro tempo e la loro fantasia; praticamente una grande famiglia che per un mese ha cercato di raccontare e di raccontarsi. Tema di questo CRE erano le fiabe, le storie che solitamente da bambini ci raccontavano, quelle storie che portano sempre un significato per la nostra vita;
ognuno ha raccontato la propria storia, ognuno si è reso disponibile verso gli altri, ognuno ha instaurato nuove relazioni con tanti
nuovi amici. Non sono di certo mancati momenti di gioco, di divertimento dove quest'anno ha prevalso la squadra delle "fate';
momenti di condivisione con la terza media che ha trascorso due giorni in cascina ad Onore, momenti di preghiera con la Lectio
Divina per gli animatori e momenti di preghiera insieme con i ragazzi dove ogni giorno ci veniva affidato un bottone, un bottone
che all'apparenza poteva essere inutile ma che conteneva un grande messaggio, un messaggio da vivere durante la giornata. Abbiamo riproposto la cena al parco con le famiglie di tutti i ragazzi e la partecipazione è stata ottima, un grazie di cuore a tutte quelle persone che in questa serata hanno dato una mano in cucina per la buona riuscita. Abbiamo avuto anche degli ospiti speciali
quest'anno: non ci crederete ma ci hanno fatto visita i giocatori dell'Atalanta, una breve visita ma per i ragazzi entusiasmante; ci
ha tenuto compagnia anche un personaggio "speciale'; il suo nome era Benny che raccontava storie, con la voce inconfondibile di.
..... bè avete indovinato chi era? Abbiamo atteso questo CRE, abbiamo incontrato tanti amici, abbiamo ascoltato tanti ragazzi, abbiamo giocato con loro e pregato; al termine di questa esperienza abbiamo ringraziato tutte quelle persone che per un mese sono
state al nostro fianco, i nostri amici, gli animatori, le mamme dei laboratori e del mini CRE, Don Mauro e l'artefice di tutto: il Si-
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gnore che ha permesso anche in questo mese un'avventura unica e irripetibile. Il tempo passa inesorabilmente: sì è proprio così, il
tempo vola, sembrava ieri l'inizio ed è già finito, quanti racconti e storie mi porto nel cuore anche quest'anno, quanti volti impressi
nella mente, quante amicizie nuove costruite e una sola parola dal cuore: grazie per quello che avete saputo darmi, per quello che
avete saputo donarmi senza che io chiedessi a volte nulla in cambio, quante gioie e quanti ricordi rimarranno sicuramente nella
mia mente. Infinitamente grazie di ciò che siete stati per me.
CAMMINO ADOLESCENTI INTERPARROCCHIALE
Come ogni anno, proponiamo a tutti gli adolescenti delle 5 parrocchia che, da alcuni anni stanno cercando di collaborare insieme per una pastorale più efficace, un incontro settimanale: il martedì sera, all’oratorio di Rovetta, la
possibilità di incontrarsi per fare un cammino tra giovani. Quest’anno si è scelto il tema del confronto con gli altri e
per altri intendiamo quelli che non sono dei nostri perché provengono da altre culture, che appartengono ad altre religioni. Un cammino di confronto serio e sereno con ciò che ci circonda. Oltre agli incontri settimanali ci sono altre
esperienze che vengono proposte come i ritiri nei fine settimana.
Ritiro Valbondione
La pacifica vita dell' affascinante borgo montano in quel di Valbondione è stata irrimediabilmente sconvolta addì 21 ottobre nell' anno di grazia 2006. I selvaggi uomini dell' altipiano hanno risalito la silente valle a bordo dei loro roboanti automezzi, alterandone per
sempre il delicato equilibrio socio-ecologico. I Nostri si sono accampati presso l'Ostello della gioventù e, se durante il pomeriggio
non hanno dato segni evidenti di vita - essendo impegnati nella visione di un film -, durante la serata la visita inaspettata di Iva Zanicchi (invece assai invecchiata e anche parecchio abbruttita) ha risvegliato a imprevedibile vitalità gli animi che apparivano a occhi superficiali definitivamente intorpiditi. Al calare delle tenebre una ristretta minoranza si è concessa il meritato riposo, mentre il resto del
popolo di Dio trovava attività via via più creative ed inutili al solo fine di tirar mattina. Sorse il sole sulle nostre stanche membra, ma
la rinfrancante colazione preparata dai nostri cuochi riattivò il glorioso corpo di spedizione. Il successivo passo fu il momento in realtà più significativo del nostro viaggio. Il comandante in capo della missione - generale Bassanelli don Mauro - tenne un forbito discorso partendo dalla frase di Antoine de SaintExupéry: «Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell' altro» e paragonando
l'azione di Dio nei nostri confronti ad un addomesticamento, alla ricerca di un rapporto che ci leghi sempre più strettamente a Lui.
Dopo ciò, ciascuno ha avuto circa un' ora per riflettere su quanto detto in solitudine e possibilmente in silenzio. Il momento per così
dire "impegnato" si è concluso con la celebrazione della Messa. I fidati cuochi avevano preparato un rancio come al solito ottimo e
abbondante, fondamentale di fronte all' adolescenziale voracità dei partecipanti. Il sonno accumulato la notte e la classica sonnolenza
post pranzo hanno fatto sì che le ultime sacche di resistenza sono venute meno e che tutto il popolo prendesse nel più breve tempo
possibile la via di casa.
Recital: DI CHE DIO SEI?
Parte proprio da qui quest'anno il cammino degli adolescenti a livello interparrocchiale. Sì quest'anno iniziamo con uno
spettacolo che siete tutti invitati a vedere presso l'oratorio di Clusone il 22 dicembre alle 20,30. Un recital che tratta la
diversità delle varie religioni, il loro modo di vivere. Circa un'ottantina gli adolescenti impegnati nei vari ambiti: alcuni
prestando le loro doti canore, altri provetti ballerini, tecnici esperti, tanti altri nel recitare, chi ottimi coreografi e un
gruppo chiamato "Altro", appunto perché si offre per gli altri: li abbiamo visti impegnati nell'impastare e preparare ravioli, formare stelle con il fil di ferro e ora nel modellare statue di sapone in collaborazione con gli amici della "Trinità
di Parre". Un grazie a Don Mauro, agli animatori che settimanalmente li accompagnano, a Edy e M. Teresa che forse
nessuno vede il martedì ma che sono sempre presenti con il gruppo animatori. Quindi vi aspettiamo il 22 dicembre anche per augurarvi un sereno e felice Natale.
Ringrazio di cuore gli animatori che sono sempre meravigliosi nell’incontrasi e nel darsi da fare affinché i nostri ragazzi abbiano la possibilità di incontrarsi e confrontarsi su alcune tematiche religiose per una propria crescita. Invito calorosamente tutti gli adolescenti, anche quelli che magari non hanno iniziato il percorso a ottobre. Dopo le vacanze di Natale partirà proprio i confronto e la conoscenza di ciò che ci sta intorno. Vi aspetto tutti e sappiate di essere sempre i benvenuti. Don Mauro.
L' AVVENTURA DEL PROGETTO PONTE
Catechesi per III media
Un gruppo di ragazzi, tanto entusiasmo, tanto impegno e un traguardo finale da raggiungere. Questi è il programma,
l'intenzione, il proposito di Progetto Ponte. Ogni settimana di venerdì alle tre e mezza del pomeriggio, all’oratorio di
San Lorenzo si lavora per raggiungere uno scopo preciso, con serenità e spirito giocoso, ma con la serietà di comprendere l'obiettivo della giornata. Una volta sarà l'impegno per mettere sulla bancarella i loro lavoretti Natalizi (in collaborazione con le mitiche mamme!). Il ricavato lo si potrà destinare il fondo ad opere meritevoli. Ognuno si investirà di un
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personaggio sulla traccia del Gobbo di Notre Dame e approfondirà entro sé stesso, al di là delle apparenze, ciò che vale
dentro di se. Ecco il percorso che desideriamo condividere con i magnifici amici di III media. Per ora sono una quarantina i ragazzi che vi partecipano ma potremmo essere un po’ di più. Scoprire le bellezze che ciascuno di noi ha e che anche gli altri hanno. Sapere che “io sono anche gli altri”, accettare chi è diverso da me… Sembra un gioco, ma è così difficile!. Sarà un cammino fatto insieme per arrivare allo scopo finale che sarà sicuramente una sorpresa per tutti ...
PREGHIERA DI NATALE
… ed è subito Pasqua
È Natale; Signore
O è già subito Pasqua?
Il legno del presepio è duro,
come legno di croce.
Il freddo ti punge
quasi corona di spine.
L’odio dei potenti ti spia e ti teme.
Fuga affannosa nella notte.
Sangue innocente di coetanei,
presagio del tuo sangue.
Lamento di madri desolate,
eco del pianto di tua madre.
Quanti segni di morte, Signore,
questa tua nascita.
per questo ritarti,
che schiude un libero spazio
per la mia libera decisione di amarti.
Comincia così il tuo cammino tra vivi,
la tua ostinata decisione
di essere Dio, non di sembrarlo.
In questa possibilità di amarti,
che la tua povertà mi schiude,
divento veramente uomo.
Amo gli stracci, le piaghe, i pesi
di ogni fratello.
Piango le infamie di tutto il mondo.
Scopro di essere uomo,
non di sembrarlo.
Dio che ti nascondi
Dio che non sembri Dio,
Dio degli stracci e delle piaghe,
Dio dei pesi e delle infamie,
io ti amo.
Non so come dirtelo,
ho paura di dirtelo,
perché talvolta mi spavento
e ritiro la parola;
eppure sento che devo dirtelo:
io ti amo.
Le pietre non diverranno pane.
Non ti lancerai dalle dorate cime del tempio.
Non conquisterai i regni dell’uomo.
Costruirai la tua vita d’ogni giorno
raccogliendo con cura meticolosa,
con paziente amore,
tutto quello che noi scartiamo:
gli stracci della nostra povertà,
le piaghe del nostro dolore,
i pesi che non sappiamo portare,
le infamie che non vogliamo riconoscere.
Il tuo Natale è il mio natale.
Nella gioia di questo nascere,
nello stupore di poterti amare,
nel dono immenso di vivere insieme,
io accetto, io voglio, io chiedo
che anche per me, Signor,
sia subito Pasqua.
Grazie, Signore, per questa ostinazione,
per questo sparire,
(don Luigi Serenthà)
Notizie dal gruppo famiglia interparrocchiale
… con una festa
Il tema che il gruppo famiglia desidera affrontare per un confronto personale e tra coppie è: Perdono ….per essere dono. Alla base della necessità di perdonare c'è l'inevitabile litigio tra persone che sono e restano differenti. In tutti i rapporti umani, non c'è chi non si senta prima o poi offeso dalle parole, dai gesti, persino dal silenzio dell’altro, tanto più se
è persona amata. E quanto facilmente questo accade in famiglia, dove la profonda conoscenza reciproca, ci consente di
saper bene, cosa da’ gioia all’altro, ma anche cosa gli fa più male. Così, involontariamente, o a volte volontariamente, si
fa male all’altro. Ci pare che il perdono sia l'unica scelta coraggiosa in grado di ravvivare una relazione umana compromessa dall'offesa e dall'umiliazione, capace di riunire una famiglia al di là della povertà quotidiana, di ridare speranza alla condizione del fallimento e del peccato. Ci pare che la famiglia debba diventare scuola di perdono, affinché la
vita quotidiana non diventi il luogo dove il sogno che avevamo prima di sposarci si intristisce in una vita insieme senza
entusiasmo, ma la strada sulla quale abbiamo la possibilità di leggere gli eventi come tanti appelli a lasciarci modificare
dalle nostre spigolosità per ricavare quell’opera d’arte che il Signore, l’Artista, ha sognato chiamandoci all’amore; e
questo fa diventare la vita insieme un’avventura imprevedibile e affascinante. Imparare a regalarci il perdono, questo
è un po’ quello che insieme vorremmo per quest’anno. Ma poiché perdonare è divino, dobbiamo andare a scuola da Ge2 7
sù, perché è da Lui che scaturisce l’arte del perdonare. Impariamo da Lui l’arte del perdono, per intessere relazioni
ricche di per-dono. L’invito è per tutte le coppie giovani e per tutte le famiglie che desiderano vivere un cammino insieme. Il prossimo incontro sarà DOMENICA 21 GENNAIO. Se qualcuno desiderasse partecipare sono i benvenuti, anzi più siamo più bella diventa la nostra famiglia.
Dal gruppo famiglia interparrocchiale
(Prendere contatti con don Mauro o leggere le locandine che vengono esposte)
Carissima comunità di Onore
è di nuovo Natale. E sorge spontanea la domanda: “Ma quale Natale?”. Non voglio assolutamente cadere
nei moralismi che spesso rovinano una realtà così preziosa come l’evento del Natale che stiamo per vivere.
Lo sappiamo tutti che questa festa così importate è spesso accompagnata da altre cose che non hanno niente a che vedere con la straordinaria notizia di Dio che per amore dell’uomo si fa bambino, si fa storia, si fa
prossimo. Si parla di Consumismo, individualismo, perdita di valori e di tradizione, ma… quale Natale?
La preghiera riportata qui sopra tenta di dire, ancora una volta il vero senso del Natale che è quello di non
dimenticarsi che Dio è sempre presente nella nostra vita anche quando noi non lo riconosciamo. Quel Dio
bambino è venuto per dire un'unica parola all’uomo: Amore. Si! Con le sue parole e soprattutto con la sua
vita Gesù di Nazareth ha rivelato al mondo che Dio ha un volto ed è quello dell’Amore. Un amore che viene
coccolato da una culla, un amore che viene abbracciato dalla croce. Noi facciamo così fatica a cogliere
l’essenza di Dio; siamo ancora immersi in una visione troppo paurosa della relazione con l’Eterno. Abbiamo paura di lasciarci immergere da questo vortice d’amore e allora portiamo avanti una religione che non è
liberante, ma spesso oppressiva. Oppressiva perché inventata da noi, per tener buono Dio. E pensare che
Dio è da sempre il buono.
L’augurio che mi sento di fare a tutti e a ciascuno è proprio quello di riuscire a cogliere il vero messaggio
che quel Bambino è venuto a portare al mondo. Solo se riusciremo a capire il vero messaggio del Vangelo
allora sarà il Natale di Dio e il Natale dell’uomo. Allora, nonostante le nostre miserie e paure potremo sussurrare al cuore di Dio: “Ti amo”.
Che sia un Natale così per tutti i bambini e i ragazzi, per i giovani che sono sempre presenti nel ricordo e
nella preghiera, a tutte le giovani coppie e ai genitori che guardano con speranza al futuro dei propri figli,
agli anziani e ammalati; all’amministrazione comunale e a tutte le persone impegnate nella nostra comunità.
Si! Dio è amore, gridiamolo a tutti e il nostro paese sarà un piccolo presepe accogliente dell’Amore fatto
bambino.
Don Mauro
Il nostro caro parroco don Antonio è stato ricoverato in questi giorni all’ospedale di Clusone ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. La Comunità tutta di Onore augura a don Antonio una pronta guarigione e porge gli auguri di serene festività
e l’augurio di riaverlo presto tra noi.
QUATTRO GENERAZIONI
Nonna-bis Assunta, nonna Maria Luisa, papà Alfons ed infine
lei … Matilde.
Auguri a tutti!!!
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50° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Domenica 15 ottobre, figli nipoti e tutti i famigliari
si sono riuniti intorno ad Olimpia e Aristide Beccarelli per festeggiare il loro 50° anniversario di matrimonio.
È stata una bella festa che gli auguriamo di ripetere
ancora per tanti anni!!
Auguri vivissimi.
SOTTO ALTRI CIELI.
EMIGRANTI DI IERI E IMMIGRATI DI OGGI A ONORE
Le vicende migratorie della nostra gente, raccontate nel libro “Sotto altri cieli. Emigranti di ieri e di oggi a Onore” oggi sono
conservate anche presso l’archivio di storia contemporanea e delle migrazioni Altreitalie presso la Fondazione Agnelli di Torino.
L’Istituzione Altreitalie – importante Centro di documentazione sulle popolazioni e sulle culture italiane nel mondo e di studi
sulle migrazioni a livello nazionale -, venuta a conoscenza della nostra pubblicazione e ritenendola una valida ed interessante
testimonianza delle migrazioni del nostro territorio, ed importante tassello che si inserisce nel più vasto panorama delle migrazioni italiane, ha fatto recensire il volume dalla dott.ssa Patrizia Audenino, titolare della cattedra di Storia delle migrazioni italiane presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano ed inserito il volume nel patrimonio del Centro
stesso. E’ stato, inoltre, acquisito e recensito dalla medesima docente anche il volume Emigrazione, immigrazione. Materiali
dell’archivio delle migrazioni. Realizzato a cura dell’Archivio delle migrazioni di Bergamo che si era occupato del nostro testo.
La notizia è apparsa sull’ultimo numero della rivista.
Altreitalie gennaio-giugno 2006 R a s s e g n a - L i b r i
Paola Antonini e Giovanna Schiavi (a cura di)
Sotto altri cieli. Emigranti di ieri e immigrati di oggi a Onore
Comune di Onore, Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, Il filo di Arianna, Calendario
13, Bergamo, 2004, pp. 187.
Sotto altri cieli ricostruisce la vicenda migratoria di un paese della Val Seriana, in provincia di Bergamo, sulla base di trentasette testimonianze orali, completate da lettere, che compongono la prima parte, e nella seconda parte da interviste di immigrati
a Onore e di immigrati nel pese spagnolo di Garriguella, gemellato con Onore. La scelta delle due autrici, Paola Antonini e
Giovanna Schiavi, di riproporre in ciascuna delle sezioni i medesimi aspetti della partenza, del viaggio, dell’arrivo, del lavoro e
del ritorno, consente al lettore di accostarsi sia alle specificità della tradizione migratoria della Val Seriana, sia a certe costanti
che riaffiorano nell’esperienza migratoria fra passato e presente fra migranti di diversa provenienza. Riguardo alle prime, risalta il carattere non traumatico della partenza, raccontata dai protagonisti come inevitabile strumento di accesso al lavoro, e
quell’abitudine al bilocalismo o al plurilocalismo che è stata osservata in tante situazioni di consolidata tradizione migratoria.
Quanto alle seconde, si assiste al persistere di alcuni problemi che caratterizzano ogni esperienza migrante: la ricerca del lavoro e della casa, la riunificazione delle famiglie, i processi dell’integrazione, il dilemma fra restare o tornare, quelle forme di
pendolarismo affettivo e culturale, oltre che economico, che sottendono l’esperienza trasnazionale. Da questo affresco composito, arricchito da numerose foto riportate a Onore dalle destinazioni migratorie della sua diaspora (dalla Svizzera e dalla Fran-
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cia alla Nigeria, all’Arabia Saudita, all’Argentina) emerge uno spaccato di un esodo di lavoro soprattutto cantieristico che dagli
anni Trenta accompagna il lettore fino quasi alla fine del secolo.
Sul medesimo numero della Rivista Altreitalie, nella sezione
RASSEGNA Tesi
E’ stata pubblicata la Tesi di Laurea magistrale presentata da Luca Diletti, partecipante al concorso nazionale per il tesi del
Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane e classificatosi al secondo posto, selezionata tra più di 1.000 tesi.
Il Comitato scientifico che ha valutato le tesi era composto da:
Raffaele Cocchi, Università di Bologna; Paola Corti, Università di Torino; Luigi De Rosa, Istituto Universitario Navale di Napoli; Francesco Durante, Università di Salerno; Emilio Franzina, Università di Verona; Claudio Gorlier, Università di Torino;
Anna Maria Martellone, Università di Firenze; Gianfranco Rosli, centro Studi Emigrazione Roma; Maddalena Tirabassi; Chiara Vangelista, Università di Genova., oltre ad altri componenti della sezione internazionale.
Luca Diletti, L’emigrazione dalla montagna bergamasca nel Novecento: il caso della Val Borlezza, Tesi di
Laurea,
Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Milano, a.a. 2004-2005.
Gli articoli di cui sopra sono interamente prelevabili all’indirizzo http://www.altreitalie.it
GEMELLAGGIO con GARRIGUELLA
Festa di Sant Jordi
La prossima primavera, come è ormai consuetudine da otto anni a questa parte, ci incontreremo qui da noi, a Onore, con gli amici di Garriguella.
L’ultimo incontro tra le nostre due comunità era avvenuto a Garriguella agli inizi di settembre 2005, per cui questa volta tocca a noi ricambiare l’ospitalità, accogliendoli dal
19 al 22 aprile 2007.
L’incontro della prossima primavera avrà per tema la celebrazione della festa di San
Giorgio, che cade il 23 aprile. San Giorgio, Sant Jordi in catalano, è una ricorrenza molto sentita in diversi Paesi europei: è il giorno che segna l’arrivo della primavera nei Paesi del Nord Europa; è il giorno in cui nacque e morì William Shakespeare, il grande
drammaturgo inglese, motivo per il quale, in suo onore, si celebra la “Giornata mondiale del libro e della lettura”; è la festa patronale della Catalogna, la festa del libro e della
rosa.
Ogni anno nella settimana in cui ricade il 23 aprile, in Catalogna vengono allestite, in
città e paesi, delle bancarelle nelle quali vengono venduti libri e rose, insieme.
L’associazione simbolica vuole rappresentare la rinascita dell’uomo, intellettiva e sensibile. A chi acquista o regala un libro viene donata una rosa.
In considerazione dell’importanza culturale che racchiude in sé questa festa, ed anche
del legame affettivo che ogni catalano ha con questa celebrazione, abbiamo deciso di
replicarla a Onore.
La gente di Garriguella ha molto apprezzato questa nostra proposta, garantendoci un valido supporto per organizzare un’autentica festa di San Jordi.
Così, durante quei giorni di aprile, in tutto il nostro paese sarà possibile conoscere, apprezzare ed assaggiare spaccati di storia, cultura e tradizioni catalane ... anche enogastronomiche!
I dettagli dell’incontro verranno presentati nel prossimo mese di gennaio.
In ogni caso, chi volesse già dare la propria disponibilità per accogliere in famiglia i
propri amici di Garriguella lo può già fare dando il proprio nominativo in Biblioteca o
in Comune.
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CLASSE 1949
Umberto
Giuseppe
Alessio
Domenico
Ottorino
I coscritti del 1949 hanno festeggiato la classe nella serata del 25 novembre. Ricordi, constatazioni, sfrecciatine sui capelli o
sui baffi tinti di bianco o altre tinte, tutto all’insegna di una divertente serata tra i ricchi piatti di portata del Centro Sportivo
Gregorio Conti. Tema di una gradevole discussione l’incontro del prossimo anno. Dove si terrà? Il coscritto Umberto ha proposto di sfruttare la “Stalla Bianca” per passare ancora una serata in allegria. C’è chi ha già proposto un budget, chi ha trovato
il cuoco, chi le cameriere, chi le derrate alimentari necessarie (tutto a base di pesce pescato). Si avvisano già i coscritti che
l’anno prossimo ci sarà un invito particolare, magari un grande cartellone apposto sulla grande piazza e speriamo questa volta
di ritrovarci tutti, ma proprio TUTTI. Ci ringraziamo a vicenda per la bellissima serata e … arrivederci alla prossima.
Primo
Irene
Santina
Candido
Fulvio
CLASSE 1951
Onore, 30 settembre 2006
Siamo arrivati al punto, diciamo un po’ cruciale, ma no!! Siamo ragazzi del ’51! Abbiamo energia da vendere, siamo partiti per
la nostra mini crociera: cinque Terre.
Ci siamo prima di tutto divertiti, ma abbiamo anche fatto modo a dir poco un viaggetto interessante, come posto di grandi cose
interessanti da tenere in mente.
Questa volta però … purtroppo mancavano persone a noi tanto care! Comunque sono sempre state nei nostri cuori.
Saluti di vero cuore a tutti, anche quelli che non hanno potuto partecipare.
Ragazzi alla prossima… anche se sarà breve, ma bene organizzata il divertimento è assicurato.
Ciao a tutti, la vostra mattacchiona.
Un ringraziamento a Marcella fotografa e a Zaccaria, sempre disponibile per il pulmino.
Ciao a tutti.
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Classe 1971 ... presente!
In una serata d’estate ci siamo trovati per festeggiare i nostri primi trentacinque anni. Ci sono sembrati pochi durante la cena a
Lovere, quando abbiamo parlato dei nostri progetti; ci sono sembrati molti quando, a notte fonda, siamo finiti in un pub dove,
probabilmente, i più vecchi eravamo noi.
Ma va bene così!
Anniversari Quinquennali di Matrimonio
Il 19 novembre, la nostra comunità ha celebrato la festa degli anniversari di matrimonio per le coppie che festeggiavano questa
ricorrenza con cadenza quinquennale. Don Antonio ha celebrato il rito religioso sottolineando l’importanza di trovarsi per rinnovare il proprio “sì”. È stato un momento molto toccante rinnovare gli impegni sanciti davanti all’Altare; è stato come rivivere il giorno dl matrimonio.
Abbiamo condiviso tutto questo anche con i nostri figli che hanno partecipato alla cerimonia. Al termine della S.Messa, ci siamo ritrovati al ristorante Barbarossa per il pasto, occasione ideale grazie alla quale abbiamo ripercorso i momenti che accompagnano la vita matrimoniale. Don Antonio ha partecipato all’allegra compagnia che ha protratto i festeggiamenti sino a tardo
pomeriggio.
Ringraziamo di cuore chi ogni anno si prodiga per la buona riuscita di questa festa, a loro giunga il nostro sentito grazie per la
bellessima giornata, e ... un arrivederci alla prossima.
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Cane, Gatto e Furetto...
un’allegra compagnia
Sicuramente avete visto passeggiare per le strade di Onore uno strano e simpatico animaletto chiedendovi chi mai fosse. Il suo
nome è furetto; vive nella casa di Valentina e Cristina e non da solo ma con tanti amici. Ve li presento: sono Tobias il furetto,
Tommy il cane e Carmelo il gatto che insieme stanno sviluppando un’amicizia degna della curiosità della gente e
dell’attenzione degli studiosi. Essi hanno in comune il fatto di essere predatori e di essere maschi; eppure quando Carmelo, gatto di due anni e mezzo, ha visto quel “cosino” di poco più di un mese entrare nel suo territorio non l’ha presa male neanche un
pò. Il furetto ha alle spalle una storia che ancora non è stata ben chiarita.
Probabilmente ha origine nel nord Africa, sicuramente nasce dall’incrocio operato
dall’uomo forse 3000 anni fa con animali affini (come appunto la puzzola) per ottenere un provetto animale da caccia. Certo è che il provetto animale si è ottenuto:
così piccolo da poter guizzare dentro ogni tana e così risoluto da non uscirne senza
una preda. Lo storico greco Strabone lo chiamava il “gatto d’Africa” ed esaltava la
sua fama di sterminatore di topi. L’imperatore romano Augusto rassicurava i suoi
luogotenenti, che dalle Baleari lamentavano l’invasione di conigli selvatici devastatori dei raccolti, promettendo l’invio di furetti.
Ed ora eccolo qui, questo affarino che mangia la carne macinata, perché ha la bocca
troppo piccola, e che difficilmente supera il chilo e mezzo di peso da adulto, nella
sua ultima trasformazione imposta di recente dal mercato.
Passiamo a Tommy che della razza West Higland Wite Terrier, nome spropositato per un cane così corto. In verità il carattere
è da autentico monello proprio come tutti i terrier, ma però come tutti i
birichini ha un gran cuore; compagno dei bimbi, simpatico in casa, guardiano attento quando occorre.
Non poteva poi mancare Carmelo, un gattone che accetta con simpatia
ogni nuovo compagno purché lo lasci sonnecchiare sul divano, tranquillo, fin quando non è lui a voler giocare, allora sì che si diverte!
Carmelo così pacifico da essere dovuti ricorrere all’aiuto dei vigili del
fuoco per farlo scendere da un pino di 10 metri. Poveretto, vi è rimasto
due giorni, miagolando e dopo il salvataggio altri due giorni li ha passati
in camera a riprendersi dalla grande paura. Insomma un gatto un pò speciale che al mattino, quando Valentina e Cristina escono per andare a
scuola le saluta con un timido “miao”.
Insomma, questa bella convivenza si può osservare come una favola divertente che porta lontano. Non dimentichiamoci poi
che nella grande famiglia ci sono anche Nuvolino, il coniglietto nano e Doroty e Swetty, i canarini.
Valentina e Cristina
Auguri carissimi alla classe ’88
che festeggia il 18° anno d’età.
Siete diventati splendidi ragazzi!
Una mamma
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Cara Ilda
Voglio farti tanti auguri per i tuoi 81 anni!
E dirti che eri bellissima allora
... come lo sei ancora oggi!
Tua nuora Bianca
Non dite che i nostri uomini non sanno usare piumini e stracci!
Quando servono loro arrivano e si fanno in quattro!
ALPINI
...e la storia continua.
Non pienamente soddisfatti di avere una
delle sedi più belle gli alpini di Onore
hanno pensato bene di renderla più funzionale e più accogliente completandola
con un porticato ed un nuovo locale realizzati sul lato est. Nell’occasione hanno
provveduto a sistemare anche la raccolta
delle acque piovane e di scolo della montagna posta a monte della sede, nonché
l’area circostante … con un risultato da
provetti giardinieri.
L’assiduità al lavoro dimostrata è sinonimo di grande volontà ed energia e voglia
anche di dividere il tempo in sana compagnia!
La Comunità di Onore ringrazia e confida
nella loro abituale disponibilità anche per
le necessità del nostro Paese.
Buona Natale e proficuo annuo nuovo!
Foto storica relativa alla posa delle prime pietre della sede degli Alpini,
correva l’anno 1990
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NUOVI ARRIVI
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Accade in Comune
Particolarmente intensa l’attività amministrativa negli ultimi mesi nel nostro Comune, ci soffermeremo ad illustrare le proposte
ed i risultati più importanti:
Centro sportivo:
proseguono nella norma i lavori programmati alla fine dell’anno 2005 ed appaltati nell’anno 2006.
Risultano, infatti, completati, e funzionanti, i lavori di completamento del campo di calcio con realizzazione del nuovo impianto di illuminazione, mentre sono in buono stato di avanzamento i lavori di realizzazione del nuovo fabbricato destinato alle attività di arrampicata in loc. Corni e relativa area attrezzata per bambini, sistemazione tratto di strada di accesso alla località.
Confermati i costi dell’intervento nella misura di €. 500.000,00=, finanziati con €. 300.000,00= grazie al contributo a fondo
perduto ottenuto dalla Regione Lombardia, e per la differenza con mezzi propri del nostro bilancio.
Viabilità
Asfaltature:
Risultano regolarmente eseguiti i lavori di riasfaltatura delle strade comunali a cura della ditta Legrenzi –srl-, con sede in Clusone. Costo dell’intervento €. 82.280,00= interamente a carico del bilancio del Comune. Progettazione e direzione dei lavori a
cura dell’Unione Comuni Presolana.
Ultimati gli interventi di riasfaltatura di Via Papa Giovanni e Via Danghelo, strade interessate dall’intervento di rifacimento ex
novo della fognatura comunale. Incidenza del costo di riasfaltatura €. 25.000,00=: l’opera era inserita nell’ultimo lotto degli interventi di bonifica della Corna Pisarota.
Risultano avviati i lavori di urbanizzazione del P.L.. in località Dreher dove il Comune partecipa alla sua attuazione per la quota parte di €. 60.000,00= : oneri interamente a carico del bilancio comunale.
Collegamento Poerza/Fino del Monte
I lavori di ultimazione di realizzazione dei marciapiedi in località Poerza, e interessanti il collegamento con il Comune di Fino del Monte sono stati aggiudicati alla ditta Giudici Battista di
Giudici Claudio C. snc-, con sede in Clusone che ha offerto un
ribasso del 2,61% sulle opere a
base d’appalto. Costo complessivo
dell’intervento
€.
216.100,00= finanziato per €.
8.050,00= con mezzi propri di
bilancio , e per il resto con contributi a fondo perduto dal Consorzio B.I.M.dell’Oglio e dalla
Regione Lombardia.
L’intervento prevede fra l’altro
la realizzazione della pubblica
illuminazione lungo la pista ciclopedonale di collegamento
dalla località Res in Comune di
Fino
del
Monte
sino
all’impianto di depurazione del
Comune di Onore in considerazione del successo riscosso da
tale opera particolarmente apprezzata dalla nostra Comunità e
dai
turisti
dimoranti
sull’altopiano di Rovetta, meta
di numerose passeggiate.
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Collegamento Onore/Songavazzo
Il Comune di Songavazzo ha completato il primo lotto della pista ciclopedonale che collega il Comune stesso dalla località
Baitella al nostro Comune. Per permettere di completare il collegamento, e che interessa il secondo lotto, alla pista ciclopedonale esistente nel nostro Comune nei pressi dell’impianto di depurazione è stato chiesto al Comune di Onore un concorso
nella spesa , che risulta accordato e definito in €. 20.000,00=, su un importo complessivo di circa €. 90.000,00=. I lavori dovrebbero riprendere nella prossima stagione primaverile per essere ultimati prima della stagione estiva. Con tale intervento si
vedrebbe completato un ambizioso programma di collegare i Comuni di Onore, Fino del Monte e Songavazzo e Rovetta senza
necessariamente dover percorrere tratti di strada comunale e/o provinciale.
P.I.C.S.
E’ stata presentata alla Regione Lombardia una richiesta di finanziamento per la riqualificazione dei centri storici delle contrada Pozzo e della contrada Chiesa avvalendoci dell’opportunità offerta dalla deliberazione della Giunta Regionale n. 8/3075
dell’1 agosto 2006 . L’importo del progetto è di €. 624.000,00= ed è stato predisposto dall’Unione Comuni Presolana.
All’iniziativa del Comune si sono associati cinque commercianti del nostro Paese con la speranza comune di veder finanziate
le programmate iniziative.
L’intervento del Comune prevede il rifacimento della pavimentazione di Via Pozzo, Via Marconi, Via Fantoni , parte di Via
Castello, Via Chiesa, parte di Via Donizetti e Via S. Antonio, parte di Via Borgo Canai e il parcheggio di Via del Parco mediante la posa di canalette in granito al centro con ai lati due fasce di larghezza di 40 cm. costituite da cubetti di granito rosso
posati parallelamente all’asse stradale. Le due fasce saranno contenute da lastre di granito grigio S.Fedelino aventi dimensione
40x60 cm.
Impianto di depurazione
Il nostro Comune ha ottenuto un contributo dalla Provincia di Bergamo di €. 170.000,00= a fondo perduto per la realizzazione
di un progetto stralcio di €. 250.000,00= sull’impianto di depurazione finalizzato alla osservanza di tutte le prescrizioni disposte dalla Provincia in sede di rilascio dello scarico delle acque nel torrente Borlezza. A giorni sarà approvato il progetto definitivo esecutivo di importo certamente superiore a quanto preventivato, ma necessario ad assicurare l’esistenza dell’impianto.
La quota a carico del nostro Comune resta confermata allo stato attuale delle cose nella misura del 15,50% e resterà valida sino all’eventuale stipula di nuova convenzione da parte di Uniacque SpA.
Servizio dell’acquedotto
Come sapete dall’anno 2003 il servizio di gestione del servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depuratore) era stato
affidato alla Val Cavallina Servizi –snc-, una società pubblica, al fine di meglio tutelare i nostri interessi in previsione che negli anni immediatamente a seguire il servizio passasse ad una società il cui ambito territoriale doveva interessare tutta la provincia di Bergamo. E così è stato. Infatti dall’anno 2007 tutti i Comuni, meno quelli con popolazione inferiore a 1.000 abitanti
che hanno deciso di tornare a gestire il servizio per conto proprio, hanno aderito alla nuova società denominata Uniacque SpA.
Il nostro Consiglio Comunale ha pensato diversamente (da quanto optato dal resto dei Comuni) di ritornare a gestire il servizio
direttamente in economia. Nei primi mesi del nuovo anno pertanto tutti i rapporti saranno intrattenuti nuovamente dal Comune
di Onore che si sta nuovamente organizzando per la gestione del servizio.
Vendita Cà di Canarì.
In considerazione del programmato intervento di riqualificazione di Via
Chiesa, ed al fine di permettere a breve un intervento di ristrutturazione della
Cà di Canarì, l’amministrazione comunale ha deciso di procedere
all’alienazione del bene.
A seguito di asta pubblica, nel rispetto delle modalità fissate dal Consiglio
Comunale, la stessa è stata venduta per l’importo di €. 180.050,00=.
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L’angolo dei ricordi
CRISTIAN BECCARELLI
06.09.1972 – 06.11.2006
A Cristian
Due occhi in un certo qual modo languidi, velati di eterna tristezza, come angelo custode ci
inseguono. Ci spostiamo ma ancora essi ci inseguono benevoli.
Il volto giovane e pallido con i suoi fini lineamenti che appena accennano all’essere diventato
adulto tanto sono ancora legati a quella tenerezza infantile trapela dalla fotografia che spicca
dal muro su cui è stata appesa. Una semplice cornice, un semplice vetro le fanno da umile protezione. È tutto ciò che resta di una giovane vita che forse già alla nascita aveva in sé il senso
della morte. Eri ancora bambino quando la vita ti ha strappato da quella terra che odorava di
erba, di fieno, di grano. Ti ha strappato dalla tua compagna, da tua madre, da tuo padre che increduli e attoniti, con il capo chino, sono ancora a compiere quei gesti rituali che si ripeteranno con le stagioni, che si ripeteranno all’infinito nell’attesa del ritorno. Uno sguardo, ancora
un ultimo abbraccio, una parola, un gesto. Ma nulla è più possibile.
A noi umili mortali non è concessa una proroga. Il destino impietoso non concede nulla di più
di ciò che è stato. Pomeriggio d’autunno dove il tiepido sole filtra i suoi raggi tra i rami non
ancora spogli degli alberi e infonde calore a quella terra materna che tutto custodisce e ricopre.
Terra che mantieni nel grembo tutti i tuoi figli non riesci però ad imbrigliare gli affetti che
come spirito dei morti si librano nell’aria e vivono nei vivi e li fanno soffrire e gioire.
Voi affetti siete l’unica vera linfa vitale, siete l’anima che trasforma un corpo inanimato, con un semplice soffio, in vivente.
Pomeriggio senza tempo dove il sole non riscalda e non illumina, sei piombato nella notte dei tempi. Dalla porta socchiusa
brutta cassa liscia e scarna resti immobile e tu Cristian di cui scorgo il pallido profilo e l’esile corpo ricoperto dal vestito più
bello ti prego rispondi. Ora ricordo quei mille e pochi momenti passati insieme. Ma ora fantasmi viventi richiudono con legno
tutto ciò che mai più rivedremo. Scatola nera portata in spalle, varchi la soglia oscurando le ultime tenue luci del sogno. Mondo bastardo con te siamo morti anche noi bambini. Terra calda che ricopri, ventre materno da cui nasce la vita, ora tu rivivi in
noi. Fotografia che sostieni l’immagine, tu fermi il tempo e, ogni volta uccidi l’essere cui non resta che guardare ciò di se stesso che non è più. Così come soltanto possiamo vedere noi stessi morenti, attori – spettatori del medesimo dramma, così il nostro passato ci offre le infinite repliche di una recita senza applausi dove lo spettatore, attore di dopo, trasgredendo al tempo,
assiste se stesso attore di prima. E ciò che sempre rimane è l’affetto che ti parla di morte, di separazione dalle cose più care.
Immagine assurda, tu costringi l’essere a temerti disperatamente nel cuore ancor più viva e palpitante per mantenere, pur con
dolore straziante, la relazione vitale, per eliminare quella sterile solitudine, landa desolata dove il gelo e il turbine tutto spazza
uccidendo al nascere ogni piccolo e tenero germoglio. Immagine di assenza, tu, più di ogni altra cosa, vivi presente e dolce e
amara righi le gote con i tuoi frutti più belli che caldi e, trasparenti, brillano inseminando la terra.
Con affetto.
Valery, Mina e Paolo, Brigitta e Rinaldo.
Otto anni fa, per la prima volta, sono arrivata ad Onore dopo avere conosciuto
Cristian sulle piste da sci di Sauze Aulx. Ho imparato a conoscere ed apprezzare
prima la famiglia di Cristian, poi tutti gli amici ed infine quasi tutti in paese. Ho
attraversato qualche difficoltà ad inserirmi a causa di abitudini diverse e qualche
volta di incomprensioni, però, insieme a Cristian sono riuscito a percorrere un
tratto di vita in comune e a colmare le lacune che ci diversificavano. Finalmente
è anche arrivato il bimbo tanto atteso e desiderato, purtroppo però Cristian ha avuto solo la gioia di sapere che sarebbe diventato papà! La sua brutta malattia ha
distrutto tutti i nostri progetti... però il piccolo Gabriele saprà chi era il suo papà e
quanto è stato apprezzato da tutti noi qui ad Onore e non solo.
Desidero solo dire un enorme grazie tutti coloro che sono stati vicini a me, a Mina e Paolo nel nostro grande dolore di averlo
perso. Grazie a tutti per la vostra grande partecipazione.
Grazie Onore.
Valery.
Quando si è giovani, sembra di avere tanto tempo a disposizione, e quando questo si esaurisce, si scopre di avere ancora tanto
da raccontarsi, tante cose da fare rimaste in sospeso. Abbiamo voglia di raccontare com’eri: un ragazzo allegro con un sorriso
veramente unico, dalla battuta pronta, pieno di voglia di vivere e di divertirsi. Eri anche un inguaribile pigrone, dopo due discese con gli sci, convincevi tutti che era tempo di una sosta al rifugio ma soprattutto eri un dormiglione insuperabile. Ti piaceva scherzare ma sapevi anche ascoltare con pazienza e silenzio: eri una persona che ti urlava in faccia le sue opinioni, ma
proponeva con calma le proprie idee, insomma per tutti sei stato un grande amico. Un bambino, quando i suoi genitori gli hanno spiegato che eri volato in cielo, è corso alla finestra ed ha cominciato a suonare forte la sua piccola batteria. Quando la sua
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mamma gli ha chiesto perché suonava così forte, lui ha risposto:”Così anche Cocco può sentirmi”. Una brutta malattia ti ha
portato via, così in fretta che non c’è stato il tempo di salutarsi.
Ci sono rimasti tanti bei ricordi, tanti momenti felici e se davvero”chi vive nel ricordo non muore mai”, non c’è dubbio che tu
con noi vivrai per sempre. Quel giorno eravamo in tantissimi a salutarti, tutti ancora increduli, perché non riuscivamo ad immaginare, che non c’eri più.
A volte, passando sotto casa tua, ci aspettiamo che tu esca sul terrazzo a farci ridere con una delle tue indimenticabili battute.
D’ora in poi, le nostre vite saranno un po’ più tristi, ma la tua figura rimarrà indelebile.
Siamo fieri di essere stati tuoi amici.
Ciao Cocco
Nell’ultima seduta consigliare tenutasi nel mese di novembre, prima di procedere alla surroga di Cristian, il Sindaco ha voluto
ricordarne la figura:
“Lo scorso 6 novembre è mancato repentinamente il Consigliere Cristian Beccarelli. La sua scomparsa ha profondamente
colpito ed addolorato tutta la nostra collettività. Tutti lo abbiamo conosciuto come persona ed a nessuno, credo, manchino
spunti e motivi personali per ricordarlo, perché la sua simpatia, la sua cordialità, la sua semplicità gli avevano permesso di
intessere amicizie e relazioni con tanti di noi. Ma ora qui, in questo consesso, prima di procedere con la sua surroga, vorrei
ricordarlo per quello che ha fatto come Consigliere comunale. Cristian era stato eletto Consigliere comunale per la prima volta nel giugno del 1999 nella lista capeggiata dal Sindaco Alessio Scandella. Allora ventisettenne, aveva una gran voglia di
mettersi in gioco, di proporre, di fare, ma anche tanta disponibilità ad ascoltare, a imparare. Nel 2004 si era ricandidato nella
mia lista ed era stato rieletto Consigliere. Collaboratore dell’Assessore Erminio De Rosa, era stato designato rappresentante
del Consiglio comunale in seno alla Commissione della Biblioteca e nominato componente della Commissione Gemellaggio e
della Commissione “Sport, Turismo e Cultura” dell’Unione Comuni della Presolana, avendo così modo di operare e di seguire da vicino gli aspetti legati alla cultura, allo sport e al turismo ed instaurando contatti e rapporti diretti con le associazioni
di volontariato presenti sul territorio, sia del nostro comune che dei limitrofi. Questi incarichi non gli avevano impedito di occuparsi anche degli aspetti economici dell’Amministrazione, quale la formazione del bilancio; della comunicazione, partecipando attivamente alla realizzazione ed alla distribuzione del notiziario “Voci dal Paese”; sociali, collaborando
nell’organizzazione dei vari eventi. E non solo. Lo ricordo nel 2004 mentre, insieme con gli Alpini e con altri volontari, ogni
sabato lavorava alla costruzione della passeggiata che congiunge la parte finale di via Rovena con l’omonima valletta. Il nostro è un piccolo comune, e l’impegno amministrativo e civile si estrinseca anche così, nella partecipazione alle attività pratiche, oltre che a quelle puramente amministrative. Cristian l’aveva perfettamente capito ed interpretato questo modo, un po’
ibrido ma estremamente efficace, di attuare il suo mandato elettorale. Sempre disponibile, sempre pronto a dare una mano sino a quando la salute glielo ha permesso. Amante dell’amicizia, non rinunciava mai al confronto ed al dialogo con chicchessia, esprimendo i propri punti di vista con discrezione e rispetto. Avrei preferito, anzi, noi tutti avremmo preferito ringraziarlo
di persona per il suo lavoro, svolto con serietà, con attenzione, con dedizione e con pazienza, mentre ci è molto ingrata e triste
questa occasione. Ora, purtroppo, non ci resta che ricordarlo per la sua grande diligenza e per la sua irrinunciabile allegria.
Che restino con noi e che ci siano di esempio.”
Il Sindaco
BARTOLOMEA (MEINA) FILISETTI
10.03.1931 – 26.07.2006
La tua morte inattesa e rapida, lascia un grande vuoto fra tutti coloro che ti amarono.
Nel loro animo sarà sempre vivo il tuo ricordo.
I tuoi cari.
BORTOLO BELLINI
15.03.1916 – 14.07.2006
Bortolo di Poerza, si poteva incontrare in bicicletta sino a non molto tempo fa, uno dal fisico di quelli di
“una volta”. Alla moglie, figli e parenti tutti, formuliamo le più sentite condoglianze a nome di tutta la
nostra comunità.
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FRANCESCA COLOTTI
22.11.1957 - 09.07.2006
Questa è la descrizione più appropriata del carattere di Francesca “il bene non fa rumore”.
Silenziosa nel suo operato, ma efficace
In realtà Francesca non faceva nessun rumore, era silenziosa e riflessiva, insistente e rigorosa
come mamma, moglie, impiegata e donna socio-politicamente impegnata.
“Il rumore non fa bene” Francesca non lo sopportava: Gelosia e disapprovazione, vanità e
presunzione umana la allontanavano. I problemi quotidiani li sdrammatizzava e sapeva elaborarli con buon senso. Era dura con sé stessa e determinata. Non sopportava rimandare al domani i problemi irrisolti.
Culla della sua infanzia
Al “Gäuer-Stübli” nel Kleinwangen dove era cresciuta la chiamavano Fränzi. Evidenziava
spesso il fatto di essere cresciuta nel piccolo Wangen, quartiere che formava quasi una società
cospiratoria. Tutti i bambini erano integrati nei giochi pomeridiani e lei non si è mai sentita
una straniera. Era integrata. Francesca però amava anche la sua patria, le montagne bergamasche ed il suo luogo d’origine Onore. Curava il dialetto bergamasco come un mezzo che la legava alle sue radici.
Impegni e assistenza
Anche le montagne del Giura la affascinavano. All’inizio erano delle passeggiate e poi dello jogging e ultimamente saliva sulle
vette correndo. Anche la maratona di Losanna oppure la marcia di due ore di Olten la stimolavano.
Per tanti anni ha sostenuto attivamente e in maniera onorevole la PRO FILIA di Olten (Associazione internazionale per
l’assistenza alle persone bisognose con difficoltà finanziare e personali). Quest’anno si era impegnata per una corsa di beneficenza a favore di detta Associazione. Doveva essere per lei un evento speciale nel mese di settembre. Un terzo del ricavato sarebbe andato alla casa PRO FILIA (abitazione molto semplice per persone in difficoltà). La corsa si è svolta e un terzo del ricavato è andato alla cassa della associazione PRO FILIA. Grazie a Francesca questa somma è utilizzata per effettuare dei lavori di ristrutturazione urgenti. La casa ospita attualmente 22 fra donne e uomini.
Ella gestiva anche a tempo parziale la contabilità del mobilificio Thema di Olten e come unica svizzera responsabile fungeva
anche da presidente nel consiglio di amministrazione. Un ulteriore impiego a tempo parziale era il segretariato della chiesa cattolica di Olten. Erano numerosi i suoi impegni e richiedevano una notevole flessibilità e comprensione che lei aveva.
Multiculturalità
Questa caratteristica l’ha sempre accompagnata: l’Inghilterra, la Svizzera Francese ed il Ticino sono state stazioni importanti
nella sua vita. Nella ditta Bucherer di Lucerna ha conosciuto suo marito Peter con il quale si è trasferita a Olten subito dopo il
suo matrimonio. Là è nata la sua prima figlia Cristina e due anni dopo la famiglia si è completata con la nascita di Elisa.
Madre di famiglia
La ricordiamo come buona mamma. È sempre stata vicina alle figlie e le motivava sia a scuola che nelle attività del tempo libero. Era sia moglie che madre di famiglia. Era presente e interessata ai problemi della sua famiglia o di amici, vicini e conoscenti.
Francesca sei stata un arricchimento della nostra vita, mai più potremo ridere né piangere con te, la tua modestia, sincerità ed il
tuo buon senso lo porteremo sempre nei nostri cuori.
I tuoi cari
OLIVA SCHIAVI
11.04.1916 – 23.07.2006
Cara mamma
Purtroppo è arrivato anche per te il giorno che ti ha separato da noi e l’hai fatto in punta di piedi, con la
semplicità che ha contraddistinto la tua vita. E con quella semplicità ci hai fatto crescere con veri principi e, anche nei momenti più tristi come la scomparsa del tata e di Franco, non hai mai lasciato la nostra mano. Hai sempre messo davanti a tutto l’umiltà e l’unico sfizio cui eri attaccata era il tabacco che
tanto amavi e ti rendeva unica. Unica come la sofferenza che ti ha accompagnato nell’ultimo periodo
della tua vita e ti ha reso debole e vulnerabile nel fisico ma non ha mai scalfito il tuo carattere forte e la
tua dignità. La tua compagnia e la tua fermezza sono stati e saranno sempre al nostro fianco.
Ciao mamma, grazie di tutto.
I tuoi figli
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MARIA GIUSEPPINA FRIGERIO BATTAINI
08.09.1901 – 24.10.2006
Era riuscita a festeggiare i 105 anni, nonna Pinetta, nata a Gurone (VA) l’8 settembre 1901, (tanto
per farsi un’idea, lo stesso anno in cui morivano Giuseppe Verdi e la Regina Vittoria d’Inghilterra e
in cui avvenne la prima trasmissione atlantica senza fili ad opera di un certo Guglielmo Marconi, inventore della radio), festeggiata dal figlio Giancarlo e dalla nuora Augusta Diletti oltre ai nipoti e
pronipoti. Alla fine, il Signore l’ha voluta con sé, dopo una lunga vita di lavoro nei campi e in tessitura ma anche con la gioia di vedere crescere sotto il suo sguardo una lunga dinastia.
Giungano, alla nostra concittadina Augusta e a tutta la sua famiglia, le più sentite condoglianze da
parte della nostra comunità.
LUIGI COLOTTI
05.11.1925 – 13.08.2006
Caro Luigi
In questi giorni di festa te ne sei andato in silenzio. Gli amici sulla panchina sotto casa, i bambini che escono da scuola, le donne che passano a fare la spesa, tu avevi sempre una parola per tutti!
La via S.Antonio ora non sarà più la stessa, ci mancherai, ci mancheranno le tue burbere borbottate con il
silenzio sulle labbra, le tue sbuffate...Ti ricorderemo come un uomo buono e Ti affidiamo al Signore perché con Maria ti accolgano nella gloria del cielo.
CAROLINA MARIANI
30.06.1903 – 23.10.2006
Da poco trasferita da Milano nel nostro paese, lascia un carissimo ricordo nel cuore dei suoi figli e nipoti
ai quali, giungano le nostre più sentite condoglianze.
GIOVANNI ANTONIO FERRARI
05.06.1953 – 03.07.2006
Il 3 luglio ci ha lasciato il nostro caro Giovanni, un uomo che ha sempre vissuto da solo a Castione, ma
che ha trascorso gli ultimi mesi della sua malattia ad Onore perché assistito dalla sorella.
Caro Gianni ti ho voluto bene e rimarrai per sempre nel mio cuore.
Tua sorella Anna.
DARIO LUMINA
05.07.1944 – 03.12.2006
L’Amministrazione comunale, anche a nome di tutta la popolazione, porge le più sentite condoglianze alla
moglie Patrizia ed alla figlia Marta per la repentina ed inaspettata scomparsa del loro caro Dario.
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ANNIVERSARI
ARISTIDE DILETTI
07.10.1898 – 12.03.1972
GIACOMINA COLOTTI
28.03.1899 – 29.04.1980
GIACOMO COLOMBO
24.02.1899 – 28.08.1980
CHIARA COLOMBO
07.10.1887 – 29.10.1983
GIOVANNI DILETTI
21.10.1924 – 05.02.1982
SCHIAVI LUIGIA
15.01.1928 – 30.06.2006
GIULIO MASSARI
31.10.1936 – 28.02.1966
CATERINA COLOMBO
24.05.1932 – 01.05.1966
COLOTTI ERNESTA
13.12.1932 – 19.09.1996
ALBERTO COLOTTI
15.10.1896 – 23.10.1977
MARIA SCHIAVI
02.09.1896 – 20.12.1980
A dieci anni dalla tua scomparsa, sei sempre viva nei nostri cuori.
I tuoi cari
Caro Gregorio
Sono trascorsi venti anni dalla
tua scomparsa, sei sempre
presente tra noi, giorno dopo
giorno, continua a proteggerci, grazie per il bene che ci hai
donato.
La tua famiglia
GREGORIO SCANDELLA
10.10.1939 – 23.07.1986
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Informazioni utili
GLI ORARI DEGLI UFFICI COMUNALI
DEMOGRAFICI, COMMERCIO, SEGERETERIA, RAGIONERIA
Dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 12,30
Sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,30
UFFICIO TECNICO
Martedì – Giovedì – Sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,00
POLIZIA LOCALE
Ufficio Unione Comuni della Presolana
TESORERIA COMUNALE
Banca Popolare di Bergamo – Filiale di Rovetta
Ufficio di tesoreria di Onore - Martedì e Giovedì dalle ore 9,45 alle ore 12,45
BIBLIOTECA
Lunedì – Mercoledì – Venerdì dalle ore 14.00 alle ore 18,00
Sabato dalle ore 14,00 alle ore 17,00
PIAZZOLA ECOLOGICA
Mercoledì dalle ore 14,00 alle ore 17,00
Sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 14,00 alle ore 17,00
NUMERI UTILI
Tel. Uffici Comunali – 034671191 – fax 034674456 – [email protected]
Tel. Biblioteca – 034674717 – [email protected]
Tel. Polizia Locale – 034661188
Tel. Unione Comuni della Presolana – 034672603
Tel. Scuola Elementare – 034671271 – [email protected]
Tel. Scuola Materna – 034672208
Tel. Sci Club Lanorium - 3880607181
Tel. Carabinieri – 112
Tel. Vigili del Fuoco – 115
Soccorso Sanitario d’Emergenza – 118
ACQUEDOTTO a seguito della decisione consigliare di gestire direttamente il servizio, nel mese di gennaio 2007 saranno resi noti i nuovi numeri di telefono e gli orari
METANO segnalazione guasti 800066722
Unione Comuni della Presolana
L’Assistente Sociale riceve:
Lunedì
Martedì
Martedì
Mercoledì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
CERETE
CASTIONE D.P.
U.C.P. ROVETTA
ONORE
SONGAVAZZO
ROVETTA
FINO DEL MONTE
dalle ore 10.00 alle ore 11.00
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
dalle ore 15.00 alle ore 17.00
dalle ore 09.30 alle ore 10.00
dalle ore 11.00 alle ore 12.00
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
dalle ore 10.00 alle ore 11.00
4 3
tel. 034663300
tel. 034662847
tel. 034672603
tel. 034671191
tel. 034672067
tel. 034672004
tel. 034672016
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