Criticità e prospettive per il governo dei bacini idrografici
Michele Zazzi
Gruppo 183
Università degli Studi di Parma
Michele Zazzi
New hints on land use regime – Michele Zazzi
Definizione di bacino idrografico
Il bacino idrografico è l’area topografica (solitamente identificabile in una valle o in
una porzione di pianura) di raccolta delle acque che scorrono sulla superficie del
suolo confluenti verso un determinato corpo idrico recettore che dà il nome al
bacino stesso
(Ardito Desio, Geologia applicata all'ingegneria: mezzi e metodi d'esplorazione del sottosuolo, idrogeologia geomorfologia applicata, geologia delle
costruzioni, geologia mineraria, Milano, Hoepli, 1973)
Il bacino del Torrente Bevera (Regione Lombardia)
Michele Zazzi
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I bacini idrografici italiani (L. 183/89, Norme per il riassetto funzionale della difesa del suolo)
Michele Zazzi
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I distretti idrografici italiani (D.Lgs. 152/06, cd “Testo unico sull’Ambiente”)
Michele Zazzi
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I distretti idrografici italiani (D.Lgs. 152/06, cd “Testo unico sull’Ambiente”)
Distretto idrografico dell’Alto Adriatico
Distretto idrografico del Po
Distretto idrografico dell’Alto Tirreno
Distretto idrografico del Medio Adriatico
Distretto idrografico del Medio Tirreno
Distretto idrografico del Mezzogiorno
Distretto idrografico della Sardegna
Distretto idrografico della Sicilia
Autorità di Distretto
- definisce gli obiettivi strategici di assetto ambientale e territoriale generale del
distretto, assicurando la coerenza con altri strumenti di pianificazione
- adotta i programmi triennali di intervento per la difesa del suolo
- verifica la compatibilità di qualsiasi intervento, previsto anche in altri strumenti di
pianificazione, che possa influire sull’assetto idrogeologico del suolo e dei corpi
idrici, esprimendo parere preventivo vincolante
…
Michele Zazzi
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Il piano di bacino: definizione
Il piano di bacino ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento
conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate
e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla
difesa e alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque,
sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato
Il piano di bacino può essere elaborato per piani stralcio, da intendersi quali
atti settoriali, o riferiti a parti dell'intero bacino, che consentono un intervento
più efficace e tempestivo in relazione alle maggiori criticità ed urgenze
Michele Zazzi
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Il piano di bacino: contenuti
a) il quadro conoscitivo del sistema fisico, delle utilizzazioni del territorio previste dagli strumenti urbanistici
comunali ed intercomunali, nonché dei vincoli di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
b) la individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e potenziali, di degrado del sistema fisico,
nonché delle relative cause;
c) le direttive alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la sistemazione idrogeologica ed idraulica e
l'utilizzazione delle acque e dei suoli e la gestione e la tutela delle risorse idriche;
d) l'indicazione delle azioni e delle opere necessarie distinte in funzione:
dei pericoli di inondazione e della gravità ed estensione del dissesto;
dei pericoli di siccità;
dei pericoli di frane, smottamenti e simili;
del perseguimento degli obiettivi di sviluppo sociale ed economico o di riequilibrio territoriale nonché
del tempo necessario per assicurare l'efficacia degli interventi;
dei pericoli di inquinamento delle acque;
della conservazione delle risorse idriche necessarie al soddisfacimento dei fabbisogni;
e) la programmazione e l'utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali ed estrattive;
Michele Zazzi
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Il piano di bacino: contenuti
f) la individuazione delle prescrizioni, dei vincoli e delle opere idrauliche, idraulico-agrarie, idraulicoforestali, igienico-sanitarie, di forestazione, di bonifica idraulica, di stabilizzazione e consolidamento dei
terreni e di ogni altra azione o norma d'uso o vincolo finalizzati alla conservazione del suolo ed alla tutela
dell'ambiente;
g) azioni necessarie alla gestione integrata dei litorali marini che sottendono il distretto idrografico;
h) la valutazione preventiva, anche al fine di scegliere tra ipotesi di governo e gestione tra loro diverse, del
rapporto costi-benefici, dell'impatto ambientale e delle risorse finanziarie per i principali interventi previsti;
i) l'indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto allo stato di qualità
delle acque e alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dei
corpi idrici e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici;
l) il rilievo conoscitivo delle derivazioni in atto con specificazione degli scopi energetici, idropotabili, irrigui
od altri e delle portate e delle utilizzazioni diverse per la pesca, la navigazione od altre;
m) il piano delle possibili utilizzazioni future sia per le derivazioni che per altri scopi, distinte per tipologie
d'impiego e secondo le quantità;
n) le priorità degli interventi ed il loro organico sviluppo nel tempo, in relazione alla gravità del dissesto con
l'indicazione delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente.
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alluvioni
La pianificazione
di bacino: sintesi dei contenuti
La pianificazione di bacino: quadri di conoscenza e valutazione, funzioni
regolative, funzioni strutturali, funzioni programmatorie, funzioni strategiche …
ATLANTI /
MAPPE DI
CRITICITA’
Michele Zazzi
ASSETTI /
SCENARI
NORME
(indirizzi, direttive,
prescrizioni)
PROGETTI /
OPERE
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Il piano di bacino 1989/2010: un bilancio minimo
Le Autorità di bacino hanno elaborato piani di settore funzionali relativi a:
la tutela del suolo e la difesa dal rischio idrogeologico
(Piano per l’assetto idrogeologico)
la tutela dei corpi idrici e la corretta e razionale gestione delle risorse idriche
(Piano di tutela e Piano di gestione delle acque)
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Un caso rilevante: il PAI del bacino del fiume Po (2001) /1
R4
R3
R2
R1
-
Molto elevato
Elevato
Medio
Moderato
È l’entità del danno atteso in una
data area e in un certo intervallo di
tempo in seguito al verificarsi di un
particolare evento calamitoso
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RISCHIO
R= HxE x V
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Un caso rilevante: il PAI del bacino del fiume Po (2001) /2
FASCE FLUVIALI
Michele Zazzi
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Un caso rilevante: il PAI del bacino del fiume Po (2001) /3
7.200 INSEDIAMENTI O INFRASTRUTTURE INTERFERENTI all’interno delle fasce fluviali:
Alessandria
Tanaro
Il valore patrimoniale su tutte
le categorie è stimato in 4,94
miliardi di Euro di cui:
Area fascia A
Area fascia B
Belbo
Corsi d’acqua
Orba
Bormida
1 insediamento abitativo in fascia A ogni 2 km2 di superficie fasciata
1,60 miliardi di Euro
per l’abitativo
0,58 miliardi di Euro
per l’industria
2,05 miliardi di Euro
per le infrastrutture
1 insediamento abitativo in fascia B ogni 0,4 km2 di superficie fasciata

1 insediamento produttivo in fascia A ogni 4,5 km2 di superficie fasciata
1 insediamento produttivo in fascia B ogni 1,6 km2 di superficie fasciata
1 insediamento produttivo connesso al corso d’acqua
(95% attività estrattive) ogni 3,5 km2 di superficie fasciata
1 attrezzatura di servizio ogni 13 km2 di superficie fasciata
1 interferenza con il sistema viario ogni 2,4 km di asta fasciata
1 interferenza con il sistema ferroviario ogni 18,7 km di asta fasciata
Michele Zazzi
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Un caso rilevante: il PAI del bacino del fiume Po (2001) /4
PAI
Atlante dei rischi
idraulici e
idrogeologici
Indirizzi alla
pianificazione territoriale
di coordinamento
provinciale
Criteri per la
formulazione di intese
(art. 57 D.Lgs. 112/98)
PTCP
Verifica e/o definizione del
sistema delle tutele
ambientali non inferiore a
quello del PAI
Michele Zazzi
Delimitazione delle fasce
sui corsi d’acqua minori e
approfondimenti sui corsi
d’acqua fasciati
Il PTCP per il quale è stata
raggiunta l’intesa diventa il
riferimento per
l’adeguamento dei PRG
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Un caso rilevante: il PAI del bacino del fiume Po (2001) /5
Le procedure di adeguamento della pianificazione urbanistica alle disposizioni del PAI
ATLANTE DEI RISCHI
Aree in dissesto nel territorio
collinare e montano
I COMUNI VERIFICANO
LA COMPATIBILITA’
DELLE DELIMITAZIONI
DEI DISSESTI DEL PAI
CON GLI STRUMENTI
URBANISTICI
Aree a rischio idrogeologico
molto elevato
ADEGUAMENTO
DEGLI
STRUMENTI
URBANISTICI
Aggiornamento e integrazione
dello stato di dissesto
Delimitazione delle
fasce fluviali
Michele Zazzi
ASSUNZIONE
DIRETTA NEGLI
STRUMENTI
URBANISTICI
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Un caso rilevante: il Documento di indirizzo ed orientamento per la pianificazione e la
programmazione della tutela ambientale (AdB Liri-Garigliano e Volturno, 2006)
Il Documento intende integrare le politiche già poste in essere con il Piano
Stralcio di Assetto Idrogeologico (PSAI - rischio frane - rischio idraulico) e con il
Piano Stralcio Protezione della Risorsa Idrica sotterranea e superficiale
(quantità e qualità della risorsa acqua), valutando le interazioni più ampie tra
le risorse con il sistema ambientale ed antropico, anche in rapporto ai fattori
climatici, biochimici, geopedologici, agro-forestali e paesaggistici, al fine di
considerare olisticamente il complesso ecosistema del bacino idrografico
“Approccio integrato” all’ecosistema del bacino idrografico
Criteri e linee guida per le buone pratiche da attuare nell’ordinaria
pianificazione e programmazione
Michele Zazzi
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Un caso rilevante: il Documento di indirizzo ed orientamento per la pianificazione e la
programmazione della tutela ambientale (AdB Liri-Garigliano e Volturno, 2006)
Carta Manifesto delle politiche ambientali: individua le aree a differente grado
di valore/potenzialità o criticità ambientale, ed evidenzia le attenzioni e le
azioni di tutela in funzione degli obiettivi da raggiungere per i quattro sistemi
ambientali di riferimento
Michele Zazzi
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Un caso rilevante: il Documento di indirizzo ed orientamento per la pianificazione e la
programmazione della tutela ambientale (AdB Liri-Garigliano e Volturno, 2006)
Carta del Progetto della rete ambientale: individua - in relazione alle potenzialità,
alle criticità, all’incidenza degli strumenti vigenti, alle politiche ambientali
proposte - una infrastruttura ecologica portante di connessione con la rete
ecologica nazionale
Michele Zazzi
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Un caso rilevante: il Documento di indirizzo ed orientamento per la pianificazione e la
programmazione della tutela ambientale (AdB Liri-Garigliano e Volturno, 2006)
Linee Guida
A) la valutazione di scenari di usi corretti del suolo in relazione al mantenimento
delle condizioni di equilibrio dinamico dei sistema ambientali, finalizzata
all’armonizzazione delle esigenze del territorio con le necessità di sviluppo
(ambientale, sociale ed economico) delle comunità locali
B) la valutazione di scenari di usi corretti della risorsa idrica in relazione alla
salvaguardia e tutela ambientale
C) l’identificazione degli strumenti operativi e delle risorse finanziarie per
l’incentivazione delle attività di tutela attiva ed integrata da attuare
D) la concertazione tra gli Enti e la partecipazione attiva delle comunità locali
affinché si rendano coprotagoniste della gestione del territorio quali promotori
della tutela della diversità culturale ed ecologica
Michele Zazzi
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La pianificazione di bacino: principali criticità /1
Difficoltà dei modelli istituzionali esistenti (con ricadute significative per l’efficacia, il
funzionamento e la legittimazione dei processi decisionali tradizionali)
Necessità di snellimento dei procedimenti di pianificazione e riaccorpamento delle
attività in capo a pochi attori pubblici
Frammentazione dei processi decisionali e insufficienza delle forme di
partecipazione sociale nello sviluppo e nella messa in atto delle politiche di bacino
Limitata efficacia delle politiche ordinarie di settore alla scala locale e conseguente
difficoltà di attuazione dei piani e degli interventi programmati
Difficoltà di esercitare i poteri conferiti, solitamente attribuita alla impossibilità di
controllo sui processi attuativi e alla mancanza di un potere sanzionatorio nei
confronti dei soggetti inadempienti e per il mancato rispetto dei dispositivi
normativi
Michele Zazzi
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La pianificazione di bacino: principali criticità /2
Difficoltà nella gestione di un «insieme diramato e complesso di scelte e
comportamenti di soggetti diversi, solo parzialmente controllabili e influenzabili
dalle autorità di bacino»
Tramonto dell’ipotesi fondativa originaria che prevedeva di trasferire in via diretta
(e indolore) i risultati dei processi di conoscenza e di valutazione nelle previsioni del
piano di bacino e della programmazione delle opere ad esso collegata
Mancanza di garanzie adeguate riguardo alla reale efficacia dei dispositivi
individuati
Consapevolezza di non potersi più affidare alle sole “opere”, mediante la previsione
di strutture di difesa o di attrezzature tecnologiche, dovendo invece elaborare criteri
di azione preventiva, prevalentemente di natura regolativa e procedurale
Michele Zazzi
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La pianificazione di bacino: prospettive
La prospettiva distrettuale e la “regionalizzazione”
Integrazione delle competenze di pianificazione
Programmazione e finanziamento
Sussidiarietà e partecipazione
Legittimazione sociale
Sviluppo locale e progetto del territorio
Michele Zazzi
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La pianificazione di bacino: i temi in gioco
“Più integrazione: servono
politiche meno settoriali,
più capaci di comporre gli
interessi in gioco e di
coordinare e integrare le
azioni pubbliche
necessarie;
più prevenzione: occorre
spostare l’attenzione dalle
azioni di riparazione e
mitigazione dei danni a
quelle atte a prevenirli.”
Roberto Gambino, 2007
Michele Zazzi
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La pianificazione di bacino: due prospettive rilevanti
Promozione del processo partecipativo in quanto esito di una più sentita esigenza di
legittimazione sociale, ossia di una più forte strutturazione del patto sociale tra la
società e i soggetti che essa delega a prendersi cura di risorse che rappresentano un
prezioso patrimonio collettivo
Attenzione per la scala locale delle possibili forme di azione. In questi casi l’autorità
pubblica (AdB) intende affiancare alla sola veste di “grande regolatore” della tutela
la funzione inedita di partner dello sviluppo locale (utilizzazione compatibile delle
risorse, protezione e cura dei luoghi di vita, promozione di progetti di
trasformazione territoriale)
Contratti di fiume ?
Alberto Magnaghi, 2007
Michele Zazzi
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Integrazione “istituzionale”: il PTCP
Art. 57 del D.Lgs. 112/98
Il PTCP assume, per mezzo di un’intesa con l’autorità di bacino, il valore e gli effetti dei piani di tutela in settori
quali la protezione della natura, la tutela dell’ambiente, delle acque, la difesa del suolo, la tutela delle bellezze
naturali.
Art. 1bis della L. 365/2000
Ai fini dell'adozione ed attuazione dei piani stralcio e della necessaria coerenza tra pianificazione di bacino e
pianificazione territoriale, le regioni convocano una conferenza programmatica, articolata per sezioni
provinciali, o per altro ambito territoriale deliberato dalle regioni stesse, alle quali partecipano le province ed i
comuni interessati, unitamente alla regione e ad un rappresentante dell'Autorita' di bacino.
Art. 20 del D.Lgs. 267/2001
Il PTCP determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica:
a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il
consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali.
Michele Zazzi
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Integrazione “istituzionale”: il PTCP
Art. 12 - Zone di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua
integrate con zone di tutela idraulica
Art. 12 bis - Zone di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi
d’acqua
Art. 13 - Zona di deflusso della piena
Art. 13 bis - Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d’acqua
Art. 13 ter - Area di inondazione per piena catastrofica
Art. 14 - Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale
Art. 20 - Zone di tutela naturalistica
Art. 23 - Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei
Art. 24 bis - Aree a rischio idrogeologico molto elevato ed elevato
Art. 37 - Rischi ambientali e principali interventi di difesa
Art. 37 bis - Definizione e attuazione degli interventi di sistemazione e difesa
del suolo
Art. 39 - Ambiti rurali di valore naturale ed ambientale
Michele Zazzi
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Contratti di fiume: cenni
(2nd WORLD WATER FORUM – March 2000)
Strumenti che permettono di “adottare
un sistema di regole in cui i criteri di
utilità pubblica, rendimento economico,
valore sociale, sostenibilità ambientale,
intervengono in modo paritario nella
ricerca di soluzioni efficaci per la
riqualificazione di un bacino fluviale”
Michele Zazzi
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Contratti di fiume: cenni
SCENARI
VISIONI STRATEGICHE
FATTORI DI INTEGRAZIONE
FATTORI DI VALUTAZIONE
SISTEMI INTEGRATI DI POLITICHE
centralità del processo di
costruzione degli scenari e delle
azioni strategiche collegate, per un
rapporto fertile tra uno strumento
efficace perché volontario, e quindi
in grado di mobilitare un numero
potenzialmente maggiore di
risorse di consenso, e strumenti di
settore con contenuti normativi
vissuti spesso come obblighi non
condivisi, ma comunque prevalenti
per la loro forza istituzionale
Michele Zazzi
SCENARIO STRATEGICO DI
RIQUALIFICAZIONE FLUVIALE
CONTRATTI
DI FIUME
MODELLO DI VALUTAZIONE DELLE
POLITICHE IN ATTO E PREVISTE
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CONTRATTO FIUME OLONA
Quadro analitico - valutativo 1:25000
Elementi di criticità ambientale
Michele Zazzi
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CONTRATTO FIUME OLONA
Costruzione dello scenario strategico per i bacini idrografici
Articolazione dei corridoi fluviali in sotto-sistemi territoriali locali
Michele Zazzi
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CONTRATTO FIUME OLONA
Concept plan e Scenario
Concept plan (scale 1:50000)
Michele Zazzi
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CONTRATTO FIUME OLONA
Concept plan e Scenario
Scenario (scala 1:25000)
Michele Zazzi
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Ipotesi di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006
Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla
desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di
gestione delle risorse idriche
Michele Zazzi
33/46
D. Lgs. 49/2010
Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione
e gestione dei rischi di alluvioni
Michele Zazzi
34/46
Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO COM(2006) 232
che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica
la direttiva 2004/35/CE
Michele Zazzi
35/46
Ipotesi di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006
Il piano di distretto (versione ministeriale)
Le Autorità di distretto adottano un Piano per il distretto idrografico che si
articola in due piani di settore funzionali (di seguito piani di settore) relativi a:
la tutela del suolo e la difesa dal rischio idrogeologico (Piano per l’assetto
idrogeologico)
la tutela dei corpi idrici e la corretta e razionale gestione delle risorse idriche
(Piano di gestione)
Tali piani di settore sono redatti per bacini idrografici e possono essere
adottati separatamente a condizione che siano garantiti il necessario
coordinamento e la loro migliore integrazione
Michele Zazzi
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Ipotesi di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006
Il piano di distretto (versione regionale)
Le Autorità di distretto si dotano di un Piano di gestione del distretto idrografico
costituito da:
dal Piano direttore del distretto contenente la definizione unitaria degli obiettivi
strategici di assetto ambientale e territoriale generale del distretto, nonché dei
criteri, dei limiti e degli obiettivi da raggiungere a scala di distretto
dai Piani di settore per l’assetto idrogeologico, approvati dalle regioni
dai Piani di settore per la tutela delle acque, approvati dalle regioni
Michele Zazzi
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Ipotesi di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006
Il piano direttore del distretto (versione regionale)
CONTENUTI:
il quadro conoscitivo di sintesi;
gli obiettivi, le direttive e le indicazioni generali in ordine alla gestione del bacino e alla
definizione dei Piani regionali per l’assetto idrogeologico e dei Piani regionali di tutela;
l’individuazione dei fenomeni di dissesto di rilevanza sovraregionale, dei nodi idraulici
strategici, nonché degli ambiti caratterizzati da situazioni rilevanti di degrado fisico o da
particolari vulnerabilità di rilevanza sovraregionale;
l’indicazione delle azioni e delle opere da attivare negli ambiti di rilevanza interregionale,
per il perseguimento degli obiettivi;
la sintesi dei bilanci idrici di bacino che metta in evidenza la disponibilità della risorsa
per i diversi usi a livello delle singole regioni;
i carichi massimi dei principali inquinanti che devono pervenire alle sezioni di chiusura
dei diversi sotto bacini.
Michele Zazzi
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Ipotesi di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006
Il piano per l’assetto idrogeologico (versione regionale)
Per ciascuna porzione del distretto idrografico di competenza, le regioni, previa
adozione delle eventuali misure di salvaguardia, approvano un Piano di settore per
l’assetto idrogeologico contenente le azioni necessarie per la tutela ed il
risanamento del suolo e del sottosuolo, attraverso azioni per il riassetto
idrogeologico del territorio, la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della
siccità, la prevenzione dei fenomeni di dissesto, la messa in sicurezza delle situazioni
a rischio e la lotta alla desertificazione.
Il Piano di settore per l’assetto idrogeologico, redatto secondo le specifiche indicate
nell'Allegato 4, Parte B) alla presente parte terza e sulla base degli obiettivi e delle
priorità definite dal Piano direttore del distretto, definisce le attività di
programmazione e di attuazione degli interventi riguardanti in particolare …
Michele Zazzi
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Attuazione della direttiva 2007/60/CE su valutazione e gestione dei rischi di alluvioni
Piani di gestione del rischio di alluvioni
Elementi che devono figurare nel primo piano di gestione del rischio di alluvioni:
1) conclusioni della valutazione preliminare del rischio di alluvioni (mappa di sintesi del distretto idrografico
o dell’unità di gestione che delimita le zone oggetto del piano;
2) mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni predisposte a norma del capo III o già esistenti
conformemente all’articolo 13 e conclusioni ricavate dalla loro lettura;
3) descrizione degli appropriati obiettivi della gestione del rischio di alluvioni, definiti a norma dell’articolo
7,paragrafo 2;
4) sintesi delle misure e relativo ordine di priorità intese a raggiungere gli appropriati obiettivi della gestione
del rischio di alluvioni, comprese quelle adottate a norma dell’articolo 7, e delle misure in materia di
alluvioni adottate nell’ambito di altri atti comunitari, comprese le direttive del Consiglio 85/337/CEE, del 27
giugno 1985, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati
(1), e 96/82/CE, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose (2), la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27
giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (3), e la
direttiva 2000/60/CE;
5) qualora disponibile, per i bacini idrografici o sottobacini condivisi, descrizione della metodologia di analisi
dei costi e benefici, definita dagli Stati membri interessati, utilizzata per valutare le misure aventi effetti
transnazionali.
Michele Zazzi
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Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO COM(2006) 232
alluvioni
che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE
Individuazione delle aree a rischio di erosione, diminuzione della materia organica,
compattazione, salinizzazione e smottamenti
a) erosione causata dall’acqua o dal vento
b) diminuzione della materia organica causata da una costante tendenza al calo della frazione
organica del suolo, esclusi i residui animali e vegetali non decomposti, i relativi prodotti di
decomposizione parziale e la biomassa del suolo;
c) compattazione per aumento della densità apparente e diminuzione della porosità del suolo;
d) salinizzazione per accumulo di sali solubili nel suolo;
e) smottamenti dovuti allo scivolamento verso il basso moderatamente rapido o rapido di masse di
suolo e materiale roccioso.
Michele Zazzi
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Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO COM(2006) 232
alluvioni
che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE
Programmi di misure per la lotta all’erosione, alla diminuzione di materia organica, alla
compattazione, alla salinizzazione e agli smottamenti
Al fine di preservare le funzioni del suolo di cui all’articolo 1, paragrafo 1, per le
aree a rischio individuate a norma dell’articolo 6, gli Stati membri predispongono, al
livello più opportuno, un programma di misure comprendente almeno gli obiettivi di
riduzione del rischio, le misure appropriate per realizzare tali obiettivi, un calendario
per l’attuazione delle suddette misure e una stima degli stanziamenti pubblici o
privati necessari per finanziarle.
Nell’elaborare e riesaminare i programmi di misure di cui al paragrafo 1 gli Stati
membri tengono in debita considerazione gli impatti socioeconomici delle misure
proposte.
Gli Stati membri si assicurano che le misure proposte siano efficaci rispetto ai costi e
tecnicamente praticabili e, prima di porre in essere i rispettivi programmi di misure,
procedono a un’analisi dell’impatto che comprenda una valutazione dei costi e dei
benefici.
Michele Zazzi
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Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO COM(2006) 232
alluvioni
che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE
PARTE 1
ELEMENTI COMUNI PER L’IDENTIFICAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI EROSIONE
Unità tipologica di suolo (UTS) (tipo di suolo)
Tessitura del suolo (a livello di UTS)
Densità del suolo, proprietà idrauliche (a livello di UTS)
Topografia, compreso il gradiente delle pendenze e la lunghezza dei versanti
Copertura del suolo
Utilizzo del suolo (compresa la gestione dei terreni, i sistemi agricoli e la silvicoltura)
Clima (comprese la distribuzione delle precipitazioni e le caratteristiche dei venti)
Condizioni idrologiche
Zona agro-ecologica
Michele Zazzi
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Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO COM(2006) 232
alluvioni
che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE
PARTE 5
ELEMENTI COMUNI PER L’IDENTIFICAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI SMOTTAMENTO
Unità tipologica di suolo (UTS) (tipo di suolo)
Ricorrenza/densità degli smottamenti esistenti
Substrato roccioso
Topografia
Copertura del suolo
Utilizzo del suolo (compresa la gestione dei terreni, i sistemi agricoli e la silvicoltura)
Clima
Rischio sismico
Michele Zazzi
44/46
Bibliografia di riferimento
Borelli G., a cura di (2008), Tracce di Governance. Comunità e sviluppo locale nella Media Valle del Po. Milano: Franco Angeli.
Castro J.E. (2005). Il governo dell’acqua: sostenibilità e innovazione nella gestione delle acque. Urbanistica, n. 127.
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