Non di
solo
PANE
Sussidio di preghiera per la famiglia
Domenica 27 Dicembre 2015
Tempo di Natale
Anno XV - n°
737
Offerta della giornata
“Pregare,
forse il
discorso
più urgente”
Sussidio
di preghiera
per la famiglia
Sito di Non di Solo Pane:
www.nondisolopane.it
Dicembre-Gennaio 2016
Offerta quotidiana
Intenzioni mese di Dicembre
Con Maria, la madre del Signore e della Chiesa, prego
specialmente per le intenzioni che il Santo Padre
raccomanda alla preghiera di tutti i fedeli in questo
mese
Intenzione del Santo Padre
Perché tutti possiamo fare l'esperienza della
Cuore divino di Gesù,
misericordia di Dio, che non si stanca mai
di perdonare.
io ti offro per mezzo
del Cuore Immacolato di Maria,
Madre della Chiesa,
in unione al Sacrificio eucaristico,
le preghiere, le azioni,
le gioie e le sofferenze
di questo giorno,
Intenzione missionaria
Perché le famiglie, in modo particolare quelle
che soffrono, trovino nella nascita di Gesù un
segno di sicura speranza .
Intenzione dei vescovi
Perché accogliamo l'invito alla rivoluzione
della tenerezza che il Figlio di Dio ci ha rivolto
nella sua incarnazione.
in riparazione dei peccati,
per la salvezza di tutti gli uomini,
nella grazia dello Spirito Santo,
a gloria del divin Padre.
Intenzione del Vescovo di Brescia
Mons. Luciano Monari
Perché, guardando al Cuore di Cristo, paziente
e misericordioso, ci impegniamo con gioia
nella costruzione della civiltà dell'amore.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale­ pagina 2
Santa Famiglia di Gesù
Il Padre è veramente “ricco di misericordia” e
la estende con abbondanza su quanti ricorrono
a Lui con cuore sincero.
Il santo del giorno:
San Giovanni
Evangelista
L'autore del quarto Van­
gelo e dell'Apocalisse,
figlio di Zebedeo e fratel­
lo di Giacomo maggiore,
venne considerato dal
Sinedrio un «incolto». In
realtà i suoi scritti sono
una vetta della teologia
cristiana. La sua propen­
sione più alla contempla­
zione che all'azione non
deve farlo credere, però,
una figura "eterea". Si
pensi al soprannome con
cui Gesù ­ di cui fu disce­
polo tra i Dodici ­ chiamò
lui e il fratello: «figli del
tuono». Lui si definisce
semplicemente «il disce­
polo che Gesù amava».
Assistette alla Passione
con Maria. E con lei, dice
la tradizione, visse a Efe­
so. Qui morì tra fine del I
e inizio del II secolo, do­
po l'esilio a Patmos. Per
Paolo era una «colonna»
della Chiesa, con Pietro e
Giacomo.
Domenica
27
Dicembre
I Settimana
del Salterio
Etimologia: Giovanni =
il Signore è benefico,
dono del Signore, dall'e­
braico
Emblema: Aquila,
Calderone d'olio bol­
lente, Coppa
Patronato: Scrittori, Edi­
tori, Teologi
Agisci
Brano Evangelico: Lc 2, 41­52
Oggi, festa della Santa Famiglia, inviterò
tutta la mia famiglia
ad andare insieme
alla Messa, per affidarci alla protezione
della Famiglia di Nazareth e chiedere la
grazia di poter imitare le sue virtù e praticare la comprensione
e l’amore che vi regnavano.
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quan­
do egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi
i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalem­
me, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva,
fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;
non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo
trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.
E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue ri­
sposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto
questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché
mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma
essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàza­
ret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E
Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Contemplo: Fin d’ora siamo
figli di Dio (1Gv 3,2)
“Carissimi, noi fin d’ora siamo figli
di Dio, ma ciò che saremo non è
stato ancora rivelato” (1Gv 3,2).
Già nella nostra realtà terrena siamo figli di Dio, anche se la nostra
condizione umana è esposta al male
fisico e morale. Non dobbiamo temere la nostra fragilità ma affidarci
al Padre come ha fatto Gesù, nella
serena consapevolezza che, qui sulla terra, Egli non ci abbandonerà
mai, e un giorno ci accoglierà nella
gloria del cielo.
Non di solo pane ­ Numero 737­ pagina 3
P a g i n e
Una famiglia moderna ed attuale
La dura crosta della fedeltà
Di don Luciano Vitton Mea
Qualche giorno dopo il Natale la
Liturgia ci propone un immagine
molto bella, quella della Santa
Famiglia di Nazareth. Si tratta di
Gesù, Maria e Giuseppe, che
vengono additati ad esempio ad
ogni famiglia umana. Da tempo,
forse da sempre, si parla di famiglia in crisi; ai nostri giorni
tale crisi ha assunto proporzioni
allarmanti: i casi di separazioni,
di divorzi, di matrimoni irregolari e di unioni di fatto, prive del
sacro suggello sacramentale,
sono sempre più frequenti. Manca un punto di riferimento e un
modello imitabile di amore vero,
di amore come dono, di unione
indissolubile da vivere nell'inti-
ma comunione con Dio.
Ma proprio in questo contesto sociale dove la famiglia è così in crisi, Maria e
Giuseppe diventano tanto
attuali, moderni e possono
parlare a tutte le coppie, a
quelle felici ma soprattutto a quelle in difficoltà o
lacerate dalla divisione.
La famiglia di Gesù ha dovuto affrontare molte prove, passare attraverso il
crogiuolo del dubbio, gli
sguardi cattivi della gente,
i commenti ironici e le
mormorazioni delle comari
di sempre. La famiglia di
Gesù parte con il piede sbagliato, con un atto di ripudio, un
divorzio deciso in segreto:
“Giuseppe suo sposo, che era
giusto e non voleva ripudiarla,
decise di licenziarla in segreto”.
Solo un sogno e la fede di Giuseppe evitò il fallimento di una
relazione già sigillata dal vincolo
matrimoniale. Il viaggio di nozze, però, fu organizzato in piena
regola dall’imperatore Cesare
Augusto: un censimento che li
portò lontano da casa, con tante
porte chiuse, solo l’uscio socchiuso di un misero giaciglio per
animali pronto ad accoglierli.
Ma le prove non sono terminate.
All’orizzonte per la giovane famiglia c’è la fuga in Egitto, una
b i b li c h e
dura esperienza in terra straniera, lontana da tutto e da tutti.
Infine la vita ordinaria a Nazareth dove Gesù impara l’arte del
carpentiere, nel nascondimento
e nell’anonimato.
Tutte le famiglie possono trovare
in Maria, Giuseppe e Gesù un
punto di riferimento, un luogo
dove interloquire, il paradigma
per ogni genere di difficoltà. La
sacra famiglia diventa il modello
per tutte le famiglie soprattutto
per quelle che stanno pensando
ad un divorzio, che si trovano
nella povertà o forestiere in terra straniera.
Proponiamo oggi, più che ieri, ad
ogni famiglia, ad ogni mamma ad
ogni papà, ad ogni figlio, uno
spirituale pellegrinaggio a Nazareth per riempire il proprio spirito delle sublimi virtù di Maria,
l'umile ancella del Signore, di
Giuseppe, l'uomo giusto, il carpentiere custode della santa famiglia e di Gesù, il Figlio di Dio,
che era loro sottomesso e cresceva in età, sapienza e grazia.
Non di solo pane ­ Numero 737­ Tempo di Natale ­ pagina 4
P a g i n e
Contemplatio
a cura di Fiorella Elmetti
I ricercatori
Questa pagina di Luca è la sola in tutto il vangelo
nella quale vediamo tutti e tre i membri della santa famiglia agire da persone consapevoli e libere.
b i b li c h e
Preghiamo la Parola
Anima mia, canta e cammina. E anche tu, o fedele di chissà quale fede;
oppure tu, uomo di nessuna fede: camminiamo
insieme. E l'arida valle si metterà a
fiorire. Qualcuno - colui che tutti cerchiamo - ci camminerà accanto.
Negli episodi che la precedono, Gesù è un infante,
che non ha ancora nessuna autonomia; in quelli
che la seguono, Giuseppe è ormai rientrato
nell'ombra — probabilmente l’ombra della morte —
e non viene più ricordato.
Ebbene, in questa narrazione tutti e tre i personaggi appaiono dei 'ricercatori di Dio'. Sono appassionati e affannati ricercatori di Dio. Maria e Giuseppe, che pensavano di cercare un ragazzo smar-
Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
poralmente la pienezza della divinità, come dice
Signore, Dio degli eserciti,
ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
san Paolo (cfr. Col 2,9); uno che dall'eternità e il
guarda il volto del tuo consacrato.
rito, e invece inseguivano uno nel quale abita cor-
Verbo, che in principio era presso Dio ed era Dio
(cfr. Gg 1,1); uno che è il Signore del cielo e della
Preghiera
terra (cfr. Mt28,18).
Ed è un ricercatore del Padre Gesù che, affascinato dal tempio, non se ne sa distaccare: si ferma
addirittura tre giorni, incantato, a interrogare e ad
ascoltare insaziabilmente i rabbini che parlavano
del Dio di Israele.
È’ una verità che gli uomini fanno fatica a capire,
ma il significato più autentico e profondo delle loro case è quello di essere luoghi dove nella serenità e nella dolcezza di affetti intensi e pacati, si
Verbo di Dio, tu ci inviti a scendere
dal piedistallo dei nostri perfezionismi
per entrare nel mistero della relazione.
Sostieni il desiderio di assumere pienamente la nostra umanità senza rimuovere le tensioni , i sentimenti, la
diversità dell’altro. Perché la nostra
famiglia sia luogo di verità gioia, amore, nella libertà da ogni possesso e da
ogni paura.
deve prima di ogni altra cosa cercare Dio. Quel Dio
che è la sede eterna e la fonte originaria di ogni
amore.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 5
Tempo di Natale
Un fragile bambino ha portato la bontà di Dio, la
Lunedì
28
Dicembre
misericordia e la giustizia nel mondo
I Settimana
del Salterio
Il santo del giorno:
Santi Innocenti
Festa dei santi Innocenti martiri, i
bambini che a Betlemme di Giuda
furono
uccisi
dall’empio re Erode, perché insieme
ad essi morisse il
bambino Gesù che
i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai
primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero
versato il loro sangue per Dio e per
l’Agnello. Gli innocenti che rendono
testimonianza
a
Cristo non con le
Parole, ma con il
sangue, ci ricordano che il martirio è
dono gratuito del
Signore. Le vittime
immolate dalla ferocia di Erode appartengono, insieme a santo Stefano
e
all'evangelista
Giovanni, al corteo
del re messiniaco e
Agisci
Brano Evangelico: Mt 2,13­18
Gesù, oggi voglio risorgere in te, sperimentare una vita da
“risorto dentro” già
qui, ora. Per questo ti
dono la mia vita, perché tu la diriga e la
renda feconda di frutti di vita eterna.
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giu­
seppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e re­
sta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove ri­
mase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore
per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accor­
se che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini
che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù,
secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che
era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:«Un grido è stato udito in Rama, un
pianto e un lamento grande:Rachele piange i suoi figlie non vuole essere consolata,
perché non sono più».
Contemplo: Furono uccisi per
Cristo (cf Canto d'Ingresso)
Betlemme! In ebraico il nome della
città significa «Casa del pane». Là è
nato Cristo Gesù, che ha detto di sè:
«Io sono it pane della vita» (Gv
6,35.48). A Betlemme è nato Colui
che, nel segno del pane spezzato, ha
lasciato il memoriale della sua Pa­
squa. Tutta Betlemme, allora, era
«terra tenebrosa», e la tradizione vi
collocava la tomba di Rachele piangente sui figli di Israele. I bambini
innocenti di Betlemme, però, cantano
in coro: «Dio è luce e in lui non vi è
tenebra alcuna» (1Gv 1,5).
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ pagina 6
Meditiamo la Parola
Preghiamo la Parola
Il dolore di Dio
Meditazione a cura di don Carlo Moro
Parroco di Gargnano
Perché? E’ questa la domanda che ci poniamo, quando
sentiamo dell'uccisione dei bambini di Betlemme. E ci
sembra quasi un'ingiustizia che solo a Giuseppe l’angelo
dica nel sogno di fuggire in Egitto con la sua famiglia.
Sarà ancora Israele in grado di
pregare secondo questo salmo?
Intanto lo dicano tutti i piccoli
popoli oppressi! E siano liberati
un giorno come lo fu Israele, quando ieri Israele era davvero l'immagine di JHWH. Poveri del
mondo, ci sarà sempre «un buco nella rete»:
anche nella rete del più potente e feroce uccellatore.
L'amore di Dio per suo Figlio e la morte dei tanti bambini: il contrasto non potrebbe essere più forte.
Il "perché" questo accada e anche tra le domande che ci
poniamo anche oggi, quando pensiamo alle tante piccole vittime della violenza. E ci chiediamo: come può un
Dio che ama i suoi figli permettere tutto questo? Non
c’è una risposta. C’è chi smette di credere che Dio sia
buono. C’è chi smette di credere che Egli esista. C’è chi
pensa di potersi arrabbiare con Lui.
Anche la Bibbia non ci dà una risposta, se non quella
Se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro colle­
ra.
Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.
delta fede in un Dio comunque più grande. La risposta
di fede di Giobbe: «il Signore ha dato, ti Signore ha tolto, benedetto il Nome del Signore- e l’unica possibile,
poiché le lunghe disquisizioni degli amici sul perché del-
Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.
la sofferenza del giusto non portano a nulla. Dunque, la
fiducia in Dio e l'unica "soluzione" possibile. Certo, nota
siamo più fortunati di Giobbe e anche delta Rachele che
piange i suoi figli. Perché nota sappiamo che anche Dio
ha "pianto" suo Figlio e, quindi, siamo consapevoli che
Preghiera
Dio ci e vicino, anche nel dolore. Non è forse questa
Signore Gesù, quando spargiamo il
sangue innocente dei nostri fratelli con
parole ingannatrici, invidiosi silenzi,
mancati gesti d’amore, ricordaci la tua
fedeltà che non ci lascia incatenati ai
nostri peccati. Fa che ci lasciamo scomodare ni nostri privilegi e spodestare
dalle sicurezze acquisite, per accogliere il tuo Spirito di consolazione e di
misericordia.
una delle differenze fondamentali con le altre religioni?
Il nostro Dio non è estraneo al dolore, ma lo conosce.
Non guarda le disgrazie degli uomini dall'alto dei cieli,
ma e un Dio con noi, anche quando il dolore ci sembra
troppo grande. E come se nel vangelo di oggi ci dicesse:
abbiate fede, quello che e veramente importante per la
vostra salvezza, è al sicuro. E’ il Cristo, rifugiato in Egitto, la vera salvezza per tutti.
Non di solo pane ­ Numero 737­ Tempo di Natale ­ pagina 7
Tempo di Natale
La parola del perdono possa giungere a tutti e
la chiamata a sperimentare la misericordia
non lasci nessuno indifferente.
Il Santo del giorno:
San Tommaso Beket
Nato a Londra verso il
1117 e ordinato arcidia­
cono e collaboratore
dell'arcivescovo di Can­
terbury, Teobaldo, Tom­
maso fu nominato cancel­
liere da Enrico II, con il
quale fu sempre in rap­
porto di amicizia. Teobal­
do morì nel 1161 ed Enri­
co II, grazie al privilegio
accordatogli dal papa,
poté scegliere Tommaso
come successore alla sede
primaziale di Canterbury.
Ma occupando questo
posto Tommaso si tra­
sformò in uno strenuo
difensore dei diritti della
Chiesa, inimicandosi il
sovrano. Fu ordinato sa­
cerdote e vescovo nel
1162. Dopo aver rifiutato
d i r i c on os c e r e l e
«Costituzioni di Claren­
don» del 1164, però,
Tommaso fu costretto
alla fuga in Francia, dove
visse sei anni di esilio.
Ma al rientro come primo
atto sconfessò i vescovi
che erano scesi a patti col
Martedì
29
Dicembre
I Settimana
del Salterio
re, il quale, si dice, arrivò
a esclamare: «Chi mi
toglierà di mezzo questo
prete intrigante?». Fu così
che quattro cavalieri ar­
mati partirono alla volta
di Canterbury. L'arcive­
scovo venne avvertito,
ma restò al suo posto;
accolse i sicari del re nel­
la cattedrale, vestito dei
paramenti sacri e si
lasciò pugnalare senza
opporre resistenza. Era
il 23 dicembre del 1170
Brano Evangelico: Lc 2, 22­35
Agisci
Come sono i pensieri
del mio cuore? Gesù è
venuto anche per svelare me stesso a me
stesso, per farmi capire davvero cosa c’è
nel mio cuore. Insieme a Lui posso rinnovarmi e chiedere che
il mio cuore sia riem-
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di
Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scrit­
to nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per
offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la
legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto
e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spi­
rito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver
veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genito­
ri vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo,
anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o
Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi han­
no visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di
Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria,
sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e
Contemplo: I Miei occhi hanno
visto la tua salvezza (cf Lc 2,30)
Simeone, “uomo giusto e pio che
aspettava la consolazione d'Israele”,
stringe tra le braccia ti Signore, an­
cora bambino, e dice: “I miei occhi
hanno visto la tua salvezza”. La
“consolazione” e la “salvezza” per
noi più concretamente sono il
“Consolatore” e “il Salvatore”. Con
lo Spirito che ha mosso Simeone
possiamo pregare con le antiche pa­
role: «Signore, nessun progetto per
te è impossibile. Io ti conoscevo solo
per sentito dire, ma ora gli occhi del­
la mia fede ti vedono” (cf Gb 42,1-3).
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ pagina 8
Meditiamo la Parola
Segno di contraddizione
Meditazione a cura di don Carlo Moro
Parroco di Gargnano
Preghiamo la Parola
Dopo c'è solo da fare silenzio,
o anche prima. Unirci al canto,
poi lasciare che la stessa preghiera trabocchi nel silenzio.
Davvero, al mistero della sua presenza, a solo
nominarlo, dovrebbero fermarsi i mondi, trattenere il respiro tutte le creature. Vedere la
luce infinita levarsi sul mondo. E noi perderci,
sparire nella luce. Dopo tanto gemere, e attendere, e dubitare; e credere e non credere. Sarà così quando sorgerà «la stella radiosa»
dell'ultimo mattino del mondo? Allora diciamo
anche noi: «Maranathà», «vieni Signore»,
«vieni presto, Signore».
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Questo bambino "è qui per la rovina e la risurrezione di
molti in Israele, segno di contraddizione". Queste parole
sono dure, ma vere. Non è tanto Dio che giudica l'uomo,
quanto l'uomo che giudica se stesso. Se di fronte all'immenso amore del Figlio di Dio incarnato, risponde con un
amore generoso e personale, l'uomo e già nel Regno del
Annunciate di giorno in giorno la sua salvez­
za. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a
tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Il Signore ha fatto i cieli;
maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario.
cieli. Al contrario, se incontrando Gesù che gli rivela la
sua infinita misericordia resta indifferente o è addirittura
ostile, è l'uo­mo ad escludersi della comunione con Dio.
"Per la risurrezione di molti": Seneca diceva che ciò di cui
più ha bisogno l'uomo e una mano che lo elevi. E’ la mano di Gesù che eleva e salva l'uomo, lo tira fuori dalla sua
vita vecchia e lo conduce verso la nuova.
"Segno di contraddizione": non esiste un atteggiamento
neutrale. O ci apriamo a Cristo o ci opponiamo a Lui. Egli
ci permette di fare della nostra vita un cammino di donazione, che ci porti al Regno eterno; "Chi perderà la propria vita per causa mia la troverà" (Mt 16,25). Non è perdere, è trovare di più!
Preghiera
Signore Gesù, tu ci raggiungi nella
penombra del nostro presente, ma anche negli aneliti più luminosi che ci
abitano. Noi siamo impazienti di vedere realizzate le tue promesse, ma tu
insegnaci ad aspettare con fiducia i
tempi del tuo amore. Raggiunti e trafitti dalla parola nuova della tua carne
di uomo fa che accoglierti nella nostra
carne ci renda raggianti.
Non di solo pane ­ Numero 737­ Tempo di Natale ­ pagina 9
Pagine bibliche
Gli approfondimenti di Non di Solo Pane
Anno della Misericordia 2015/16
Catechesi sulla parabola del buon samaritano
Una spirale che ti spoglia
di don Luciano Vitton Mea
L’uomo senza nome, privo
d’identità, che scendeva verso
Gerico giace esamine, “mezzo
morto”, precisa l’evangelista,
ai bordi della strada; quando il
male penetra nel cuore umano, come i briganti, gli porta
via tutto, lo svuota da qualsiasi sentimento. Il peccato genera piaghe purulente che intaccano la coscienza, i legami più
sacri, il rispetto di se e degli
altri. Non sappiamo dove ci
può portare il male, condurre
il peccato.
E’ una voragine di cui non si
intravede il fondo, una spirale
che ti spoglia rendendo l’uomo
simile “alla scimmia di Dio”.
Può assumere nomi e volti diversi il malcapitato della parabola: ora è Giuda, poi assume
il volto di Pietro, può essere
uno dei tanti “Erode” che nel
buio tramano contro Dio e contro i suoi figli. E’ il nostro volto quando ci allontaniamo da
Gerusalemme, dalla casa del
Padre, per recarci in un paese
lontano.
Abbiamo ascoltato proprio in
questi giorni il brano di Matteo
che ci ha narrato la strage degli innocenti ordinata da Erode. E’ di oggi, mentre sto scrivendo, la terribile notizia
dell’uccisione di bambini neonati con sindrome di Down
perpetrata dal sedicente stato
islamico. Come possono gli
uomini arrivare a tanto? Mistero del male. Quando muore in
noi l’“umanità” si genera la
tenebra, si diventa figli delle
tenebre.
Era notte quando Giuda tradì,
c’era buio nel tetro palazzo di
Erode quando ordinò l’eccidio.
Quando giacciamo esamini sulla strada verso le tante
“Gerico” di questo mondo,
quando i briganti ci lasciano
“mezzi morti” al nostro misero
destino, entriamo nel mistero
del male, la cattiveria si impossessa di noi. Basta poco per
incappare in chi ci vuole rubare l’innocenza, il senso del
dovere, la capacità di credere
nel bene, l’onestà, uno sguardo misericordioso verso chi ha
bisogno della nostra tenerezza. Sono tanti i briganti che,
sulla strada che scende verso
Gerico, hanno il compito di
“distruggere l’opera di Dio,
desolare le coscienze, spargere
il
dubbio,
insinuare
l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai
cuori di tante creature”.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 10
Tempo di Natale
Tutto in Gesù parla di misericordia. Nulla in
Lui è privo di compassione.
Mercoledì
30
Dicembre
I Settimana
del Salterio
Il Santo del giorno:
Beata Eugenia Ravasco Fondatrice
Nacque a Milano il 4 gen­
naio 1845 in una famiglia
nobile e agiata, di sani
principi cristiani. Eugenia
Ravasco rimase però, già
da bambina, orfana dei
genitori e affidata agli zii,
dai quali apprese un gran­
de amore per i poveri.
Erede di un ingente patri­
monio, fu promessa in
Agisci
Prego per tutti i bambini, perché possano crescere nella grazia e nella
sapienza di Dio aiutati
dalle loro famiglie. Affido ognuno di loro alle
materne cure di Maria
Santissima. Faccio qualcosa per i bambini del
mio quartiere? Do un
buon esempio?
sposa a un marchese, ma
Eugenia volle consacrarsi
al S. Cuore di Gesù, co­
minciando a prestare la
sua opera nelle parrocchie
e negli ospedali. Dopo la
morte della sorella, nel
1868, ospitò nella sua
casa, con il consenso del­
l a
d i o c e s i ,
l'«Associazione per il
bene», che sarebbe dive­
nuta la congregazione
delle Figlie dei Sacri
Cuori di Gesù e Maria,
con lo scopo di creare
scuole e laboratori per i
giovani, l'educazione de­
gli adolescenti, dei bimbi
poveri e l'assistenza degli
ammalati. Nel 1883 la
comunità venne aggregata
all'Ordine dei Cappuccini.
Coinvolse vescovi e mini­
stri, viaggiò per la sua
diffusione per l'Italia e
l'Europa, scrisse oltre
duemila lettere. Morì a
Genova il 30 dicembre
1900.
Brano Evangelico: Lc 2,36­40
Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo
al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Manuele, della tribù
di Aver. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette
anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottan­
taquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e
giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise
anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la
redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa se­
condo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di
Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la
grazia di Dio era su di lui.
Contemplo: II bambino cresceva e si fortificava (Lc 2,40)
Gesù ha voluto crescere in famiglia,
abbracciato non solo da Maria e
Giuseppe, ma anche dagli anziani.
Simeone, mosso dallo Spirito, e An­
na, la profetessa che serve Dio notte
e giorno, sono il ritratto della vec­
chiaia felice, benedetta da Dio, nella
canizie veneranda segno di giustizia
e di ricompensa divina. Gli anziani:
“Piantati nella casa del Signore, fio­
riranno negli atri del nostro Dio.
Nella vecchiaia daranno ancora frut­
ti, saranno verdi e rigogliosi” (Sm
91).
Non di solo pane ­ Numero 737­ pagina 11
Meditiamo la Parola
Preghiamo la Parola
Lode a te Signore,
Re di eterna gloria!
L'episodio della presentazione al tempio, che sembrava
concluso con la profezia della Passione ad opera di Simeone, ha invece un nuovo, inatteso sviluppo molto significativo. Quando già i riti sono compiuti, ecco apparire improvvisamente la profetessa Anna, la cui storia personale racchiude già per noi un grande insegnamento. Rimasta vedova in giovane età, ella ebbe la "felice intuizione" di comprendere che la sua vita non rimaneva svuotata di senso,
Dopo c'è solo da fare silenzio,
o anche prima. Unirci al canto, poi lasciare che la stessa
preghiera trabocchi nel silenzio. Davvero, al mistero della sua presenza, a solo nominarlo, dovrebbero fermarsi
i mondi, trattenere il respiro tutte le creature. Vedere la luce infinita levarsi sul
mondo. E noi perderci, sparire nella luce.
Dopo tanto gemere, e attendere, e dubitare; e credere e non credere. Sarà così
quando sorgerà «la stella radiosa»
dell'ultimo mattino del mondo? Allora
diciamo anche noi: «Maranathà», «vieni
Signore», «vieni presto, Signore».
ma che, anzi, proprio in quell'estrema povertà poteva essere un'offerta a Dio gradita. L'annuale celebrazione del
mistero della Natività di Gesù ci dona la grazia di un nuovo
inizio: da qualunque segno di vecchiezza sia segnata la
nostra esistenza è sempre possibile rinascere in e con Gesù, e sempre possibile ritrovare l'infanzia spirituale. Anna,
dunque, non si allontanò più dal tempio, dove visse adorando e servendo il Signore. Separata dal mondo, in una
continua e sempre rinnovata rinunzia alle gioie effimere e
superficiali, ella si dedica alle "cose di Dio", passa il suo
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno
la sua salvezza.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e
quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
tempo "a passare in Dio". Lentamente il suo cuore e il suo
sguardo si purificano e, come promesso nella beatitudine,
può infine "vedere Dio". Come Simeone, scorgendo Gesù
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
intuisce chi è e, nello stesso tempo, sente che per lei è
giunta l’ora di rendere la sua bella testimonianza di fede:
Preghiera
pubblicamente dichiara la messianicità del Bambino coinvolgendo nella sua lode e nella sua gioia tutti coloro che,
presenti nel tempio, rischiano di passare accanto al Mistero senza accorgersi della sua straordinaria presenza. E’
questo il compito dei cristiani nella storia: in forza della
loro fede e della loro profonda unione con il Signore mediante la preghiera e i sacramenti, essere profeti di Speranza nella notte del mondo.
Signore Gesù, tu hai messo nel nostro
cuore il desiderio di diventare pienamente uomini, capaci di non riprenderci indietro la vita, ma di donarla quotidianamente affidando a te ogni nostra
vedovanza, ogni nostra solitudine. Tu
che hai voluto assumere la nostra carne, fa che non disdegniamo nulla di ciò
che siamo, ed insegnaci a donarlo con
gioia.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 12
Tempo di Natale
L’aiuto che invochiamo è già il primo passo
della misericordia di Dio verso di noi.
I Settimana
del Salterio
Papa Francesco
Il Santo del giorno:
San Silvestro I Papa
Silvestro è il primo Papa
di una Chiesa non più
minacciata dalle terribili
persecuzioni dei primi
secoli. Nell’anno 313,
infatti, gli imperatori Co­
stantino e Licinio hanno
dato piena libertà di culto
ai cristiani, essendo papa
l’africano Milziade, che è
morto l’anno dopo. Gli
succede il prete romano
Agisci
So riconoscere la luce di Dio quando si
manifesta sotto diverse forme, a volte
inaspettate? Ad esempio quando mi
viene incontro tramite una prova, una
persona da perdonare, una situazione
Giovedì
31
Dicembre
Silvestro. A lui Costantino
dona come residenza il
palazzo del Laterano, af­
fiancato più tardi dalla
basilica di San Giovanni,
e costruisce la prima basi­
lica di San Pietro. Il lungo
pontificato di Silvestro
(21 anni) è però lacerato
dalle controversie discipli­
nari e teologiche, e
l’autorità della Chiesa di
Roma su tutte le altre
Chiese, diffuse ormai in­
torno all’intero Mediterra­
neo, non è ancora affer­
mata. Nel Concilio di Ar­
les (314) e di Nicea (325)
papa Silvestro non ha al­
cun modo di intervenire:
gli vengono solo comuni­
cate, con solennità e ri­
spetto, le decisioni prese.
Fu il primo a ricevere il
titolo di «Confessore della
fede».
Brano Evangelico: Gv 1,1­18
[...] Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli
venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti cre­
dessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimo­
nianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina o­
gni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; ep­
pure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo
hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventa­
re figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue
né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati gene­
rati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi
abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che
Contemplo: In principio era il
Verbo (Gv 1,1)
La festa di Capodanno ricorda
Dio, Principio e Fine di tutto,
Creatore dell'uomo e ultimo Giudice. Ricordare l'inizio e la fine
del tempo significa meditare sul
senso della nostra vita. Il corno
di ariete, che si suonava nella
sinagoga a ricordo dell'ariete che
Abramo sacrificò al posto del figlio Isacco, continua a risuonare
ancora oggi a ricordo dell'Agnello
“che toglie il peccato del mondo”. “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su
grazia“.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ pagina 13
Medita la parola
Preghiamo la Parola
“Un segno dei tempi,
per vedere con occhi di fede”
Meditazione a cura della Redazione
"E’ l'ultima ora"...
Un segno dei tempi per la vita di ognuno. Gesù biasimò i
suoi contemporanei, perché sapevano interpretare i segni
della natura per predire le piogge, o il caldo... e tuttavia
non credevano, ne comprendevano i segni evidenti che
egli compiva a testimonianza della sua divinità messianica.
Senza smettere di preparare la cena di fine anno, non dimentichiamoci della cosa più importante per il cristiano,
cioè di vivere anche nella dimensione della fede. Una dimensione che ci offre la chiave per interpretare la nostra
vita e i fatti umani, come il passaggio di un nuovo anno,
secondo Dio e secondo la sua volontà. Visto così, ogni nuo-
Dopo c'è solo da fare silenzio, o anche prima. Unirci al
canto, poi lasciare che la
stessa preghiera trabocchi
nel silenzio. Davvero, al mistero della sua
presenza, a solo nominarlo, dovrebbero
fermarsi i mondi, trattenere il respiro tutte
le creature. Vedere la luce infinita levarsi
sul mondo. E noi perderci, sparire nella
luce. Dopo tanto gemere, e attendere, e
dubitare; e credere e non credere. Sarà
così quando sorgerà «la stella radiosa»
dell'ultimo mattino del mondo? Allora diciamo anche noi: «Maranathà», «vieni Signore», «vieni presto, Signore».
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno
la sua salvezza.
vo anno ha un significato più profondo. Ognuno, nella sua
coscienza, può ripercorrere tutto ciò che ha vissuto nei
mesi precedenti, quali fatti e situazioni hanno toccato la
sua vita, l'hanno cambiata o influenzata. Quali sono stati i
suoi atteggiamenti, come è cre­sciuto, o diminuito, nella
sua relazione con Dio. Se ha progredito, per poter così
sostenere ciò che ha ottenuto, altrimenti, per porre rimedio. Non lasciamo che la nostra vita passi attraverso il
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
tempo, come le nuvole nel cielo di un giorno di tempesta,
senza più senso, senza lasciar traccia sull'orizzonte. Non
lasciamo che la vita fiorisca ed appassisca senza incidere
sul mondo, senza darci agli altri, senza moltiplicare il be-
Preghiera
ne con generosità. Siamo chiamati ad essere luce per gli
Signore Gesù, quanto ci spaventa la
parola “ultimo” che ci ricorda così
spesso il dolore di una fine o ci incoraggia a gettare dietro le spalle fatiche
e contraddizioni! Vieni a ricordarci
che ogni nostra ultima ora è quella
giusta, la migliore e l’unica a nostra
disposizione per riconoscerci figli generati da te e, quindi, fratelli e, quindi,
uomini, ogni anno un po' più vicini a quella fonte di luce
che sarà la nostra eterna felicità con Dio, nel Cielo.
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 14
Tempo di Natale
Affidiamo l’anno ala Madre della misericordia., perché rivolga a noi il suo sguardo e vegli
sul nostro cammino.
mini, principe del-
Maria Santissima
o, Maria: i Padri
la pace, a cui fu
Madre di Gesù
del Concilio di Efe-
dato il Nome che è
so
al di sopra di ogni
Nell’ottava del Natale del Signore e
nel
giorno
della
sua Circoncisione,
solennità
Cercherò anch’io di
i m i t a r e
l’atteggiamento di
Maria, parlando con
il Signore, in un dialogo innamorato, in
tutto ciò che mi succede, anche degli
avvenimenti più minuti. Non voglio dimenticare di soppe-
I Settimana
del Salterio
santa Madre di Di-
Il Santo del giorno:
Agisci:
Venerdì
1
Gennaio
della
l’acclamarono
Theotókos, perché
da lei
nome.
il Verbo
prese la carne e il
Figlio di Dio abitò
in mezzo agli uo-
Brano Evangelico: Lc 2, 16­21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e
Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto,
riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udi­
vano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua,
custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne
tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udi­
to e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto
giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era
stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Contemplo: Gli fu messo nome
Gesù (Lc 2,21)
Il nome di Gesù significa
«Dio salva» e Gesù è la no­
stra Pace (Ef 2,14). Oggi ve­
neriamo Maria, sua Madre,
che è la Regina della pace.
«Santa Maria, Madre di Dio,
Madre nostra, insegnaci a
credere, sperare e amare con
te. Indicaci la via verso il
Regno di Gesù! Stella del
mare, brilla su di noi e gui­
daci nel nostro cammi­
no!» (Benedetto XVI).
Non di solo pane ­ Numero 737­ pagina 15
Meditiamo la Parola
Preghiamo la Parola
I pastori
Meditazione di don Luciano Vitton Mea
Fanciullo che vieni dall'eternità!
I pastori andarono senza indugio: si misero subito in cammino. Quale annuncio oggi è capace di mettermi in cammino?
Cosa deve fare Dio per smuovere la mia coscienza? Lo vedo
da cosa che ho bisogno di essere salvato?
Noi vediamo che la vita di questi uomini viene cambiata da
quest'annuncio. Si mettono in cammino, arrivano alla grotta, cominciano a testimoniare ciò che del bambino è stato
detto loro. Parlano di Dio.
Parlare di se, di quello che so, ho, che faccio, è certamente
importante, ma parlare di Dio è un'altra cosa. Noi siamo un
po' restii alle novità, forse ne abbiamo un po' paura. E' importante non chiudersi alla novità. La novità è che è nato
un bambino, un salvatore. Proviamo ad ascoltarlo e a renderci conto della qualità dell'annuncio che ci fa.
Se io mi rendo conto della qualità dell’annuncio, non posso
non parlarne. Il segno che ho ascoltato è che ne ho parlato,
perché certe cose non si possono tacere. Per conoscerlo
devo andare alla grotta e cercare di vedere se c'è una novità, ascoltare cosa mi dice Dio. É importante parlare di Dio,
non c'è nulla di più importante, e non c'è niente che possa
darmi maggior dignità. Non si tratta di fare la morale; in
Cantatelo nell'attesa dell'alba, cantatelo piano, nel fosco orecchio del
mondo! Cantatelo in ginocchio, cantatelo come raccolti in un velo, come
cantano donne incinte: il Potente si è
fatto docile, l'Infinito piccolo, il Forte
sereno, l'Altissimo umile (...). Fanciullo che vieni dall'eternità, voglio levare
un canto a tua Madre! E il mio Canto
deve esser Bello come la neve illuminata dal mattino! Rallegrati, vergine
Maria, figlia della mia terra, sorella
dell'anima mia, rallegrati, gioia della
mia gioia! Sono come un vagabondo
nella notte, ma tu sei un tetto sotto il
firmamento! Sono una coppa assetata,
ma tu sei il mare aperto del Signore!
Rallegrati, vergine Maria! Beati coloro
che ti proclamano beata! Mai più un
cuore umano tremerà! Sono un solo
amore, voglio ripetere a tutti: una di
voi è stata eletta dal Signore! Beati
questo siamo tutti maestri, si tratta di parlare di Dio. Per
farlo cominciamo con il parlare di questo bambino. Sono
duemila anni che Dio ci parla di se tramite Gesù, proviamo
Preghiera
a farlo anche noi.
Desidero farmi e farvi un augurio per questo nuovo anno:
che possiamo tutti diventare maestri nel parlare di Dio.
Oggi ne fa memoria Maria che come
ogni madre e diversamente da tutte…
contempla con amore e con grata tenerezza e stupore infinito la nascita del
suo bambino, miracolo divino, dono di
un Dio che si fa carne nella storia degli uomini e la salva! Continuamente
lo ripete il nostro cuore, ogni volta che
invochiamo il tuo nome, Gesù: “Dio
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 16
spiritualità
Gli approfondimenti di Non di Solo Pane
Pagina di spiritualità Natalizia
te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano
insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi
Tutto il mondo attende la
risposta di Maria
antenati, i quali abitano anch'essi nella regione
tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa,
prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione
dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la
salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere
umano. O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi
sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo,
al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la
Parola eterna. Perché tardi? Perché temi? Credi
all'opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa,
accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella
tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo
devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è
piuttosto necessaria la pietà nella parola. Apri,
Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al
quale è volto il desiderio di tutte le genti batte
Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un
fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titu-
figlio; hai udito che questo avverrà non per opera
bante, egli passi oltre e tu debba, dolente, rico-
di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L'an-
minciare a cercare colui che ami. Levati su, corri,
gelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio
apri! Levati con la fede, corri con la devozione,
che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola
apri con il tuo assenso. «Ecco», dice, «sono la ser-
di compassione anche noi, noi oppressi miseramen-
va del Signore, avvenga di me quello che hai det-
te
to» (Lc 1, 38).
da
una
sentenza
di
dannazione.
Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati.
Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma
ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve
risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in
vita. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo
esule dal paradiso con la sua misera discendenza;
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ Tempo di Natale ­ pagina 17
Tempo di Natale
Il pellegrinaggio è un segno peculiare
nell’Anno Santo, Perché è icona del cammino
che ogni persona compie nella sua esistenza.
Il santo del giorno:
San Basilio
Magno
Memoria dei santi Basilio Magno e Gregorio
Nazianzeno, vescovi e
dottori della Chiesa.
Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia,
detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò
ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e
i l
l a v o r o
nell’obbedienza e nella
carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con
insigni scritti e rifulse
per la cura pastorale dei
poveri e dei malati;
morì il primo di genna-
Sabato
2
Gennaio
I Settimana
del Salterio
io. Gregorio, suo amico,
vescovo di Sásima,
quindi di Costantinopoli
e infine di Nazianzo,
difese con grande ardore la divinità del Verbo
e per questo motivo fu
chiamato anche il Teologo. Si rallegra la
Chiesa nella comune
memoria di così grandi
dottori.
Brano Evangelico: Gv 1,19­28
Agisci
Mediterò sulla promessa di vita eterna
che mi ha fatto il Signore e, per rendere
concreta la mia fiducia in Lui mi impegnerò a rifuggire le
occasioni di peccato.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusa­
lemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò.
Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu
Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora:
«Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che
cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rende­
te diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati in­
viati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu
battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io
battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene
dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Contemplo: Preparate la via
nel digiuno che fortifica il cor-
del Signore (G'v 1,23)
po, perchè sappiamo che tu non
potrai entrare nel nostro cuore
Come Giovanni, anche noi, Signore, vogliamo essere voce di
te. Dacci di imitarlo nella preghiera che ci rende figli, nel
se non saremo vuoti di noi stessi. La nostra vita sia un invito
per altri ad ascoltare la tua voce che parla al cuore.
silenzio che purifica il cuore,
Non di solo pane ­ Numero 737 ­ pagina 18
Meditiamo la Parola
Chi è Giovanni?
Meditazione di don Carlo Moro
Parroco di Gargnano
Il Battista risponde alle domande sulla sua identità sempre
con un no: non è il Cristo, non è Elia, non è il profeta atteso. Non è la Luce, ma si è lasciato illuminare da essa. Non
è la Parola, ma ne è la voce. Gesù non è ancora famoso e
Giovanni già lo pone davanti a se, spostando l'attenzione
dalla sua persona a quella del Cristo. Da un lato vuole portare a compimento con decisione la sua missione, senza
nulla concedere ai suoi detrattori, dall'altro sa stare al suo
posto.
Oltre a riflettere su quanto ha potuto fare con la sua testimonianza, è bene fermarsi, dunque, su quanto non ha fatto. Giovanni non è caduto nella tentazione di usare la
chiamata del Signore a suo vantaggio (anche solo per ricevere la stima e l'obbedienza di tanti discepoli). Non ha
preteso di essere qualcuno. Non è inciampato nel rischio
di usare la parola profetica dell'Antico Testamento per
avvalorare le proprie idee, più che farsi plasmare da essa
e servirla. Si è fatto strumento senza strumentalizzare. Ha
vigilato su se stesso, per non mettersi mai prima di Dio. E
questo non è facile. Chi si impegna in una vita di fede seria può sperimentare, talvolta, la sottile tentazione di decidere e fare da se, dando per scontato di sapere tutto sui
Preghiamo la Parola
È venuto, viene e verrà. Un
Dio mai finito di venire. Un
regno che è sempre il più
fondo e oscuro (o palese)
desiderio dell'umanità intera.
E un cantare che è anche un gemere. E però,
nella certezza che è venuto e viene, la gioia
almeno degli elementi è conforto agli uomini a
sperare. È la speranza - «la speranza cui siamo chiamati» - un provvidenziale fattore di
disturbo per queste comunità umane che vogliono diventare una «città stabile». Intanto
«gonfio di vita ululi il mare»: pure se tutta la
natura continua ancora a gemere in dolori di
parto, perché sempre in attesa di essere liberata definitivamente dalla morte.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato
la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
pensieri di Dio, ma senza interpellarlo veramente. E’ soprattutto la routine ad impedirci di interrogarci, se ci facciamo strumenti o se strumentalizziamo i doni del Signore,
la Scrittura, le responsabilità ricevute, per ingrassare il
nostro ego, che, nascosto sotto tanti ragionamenti, si fa
strada quasi a nostra insaputa. Ecco allora la necessità di
fare nostro l'invito San Paolo: rimanere saldi in quanto si è
ricevuto da principio, rimanere nel Padre e nel Figlio per
non stare fermi solo su noi stessi e sulle nostre posizioni.
Preghiera
Signore Gesù, ritorniamo ancora al
Giordano per riprendere la discesa
della vita attraverso un nuovo tempo
che la tua misericordia ci offre. Come
l’acqua conosce sempre la strada delle
discese e desidera le immensità del
mare, così pure la nostra esistenza
possa scorrere lieta verso il compimento attraverso i battesimi della vita.
Emmanuele Dio con noi!
Non di solo pane ­ Numero 737­ Tempo di Natale ­ pagina 19
Sussidio di preghiera per la famiglia
Coordinatrice
Fiorella Elmetti
Redazione
don Luciano Vitton Mea,
don Carlo Moro, don Fabio Marini,
don Diego Facchetti, Fiorella Elmetti,
Tiziana Guerini e Cristina Sabatti
Anno XV- n. 737
Domenica 27 Dicembre 2015
Chiuso il 22/12/2015
Numero copie 1480
333/3390059
don Luciano
Grafica e stampa
don Luciano Vitton Mea
Ideato da
don Luciano Vitton Mea
Per la tua vita spirituale visita
Vi troverai:
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