Università della Calabria
Sociologia delle comunicazioni di massa
2011-12
Modelli di comunicazione
Prof.ssa Giovannella Greco
[email protected]
Università della Calabria
Premessa
Negli studi sulla comunicazione si possono
individuare almeno tre diversi modelli teorici:
1. Il modello tradizionale o della trasmissione
2. Il modello interattivo o pragmatico
3. Il modello dialogico
Università della Calabria
Il modello della trasmissione
Il primo modello, sulla base dello schema proposto
a suo tempo da E. Shannon e W. Weaver (1),
intende la comunicazione come un processo
unidirezionale di trasmissione dell’informazione.
Secondo questo modello, la comunicazione è un
sistema entro il quale la fonte (emittente),
utilizzando un canale (mezzo di comunicazione),
invia un messaggio al destinatario (ricevente).
(1) C. E. Shannon, W. Weaver, La teoria matematica delle comunicazioni (1949), Etas
Libri, Milano 1971.
Università della Calabria
Il messaggio, trasmesso sotto forma di segnale,
entra nel canale attraverso un apparecchio
trasmittente e ne esce, sempre sotto forma di
segnale, attraverso un apparecchio ricevente.
Per essere trasmesso, il messaggio deve essere
codificato in un linguaggio che il canale sia in
grado di veicolare, e tale codice deve essere
condiviso da entrambi i poli della comunicazione
(emittente e ricevente), altrimenti il messaggio non
può essere decodificato.
Nel corso della trasmissione si possono verificare
interferenze di vario genere, definite rumore, che
possono contribuire a distorcere o modificare il
messaggio stesso.
Università della Calabria
Per la linearità derivante dalla sua impronta
matematica, tale modello appare del tutto
inadeguato a descrivere ciò che avviene davvero
nel corso di una qualsiasi comunicazione
interpersonale nell’ambito della vita quotidiana.
Se l’oggetto privilegiato della sociologia è
costituito dagli aspetti sociali dell’esistenza umana,
ciò che non trova spazio in questo modello è
proprio la dimensione sociale del processo
comunicativo e la sua dinamica complessa.
Università della Calabria
Il modello pragmatico
Il secondo modello, cui si richiama l’approccio
pragmatico alla comunicazione umana (1),
interviene a superare i limiti del primo
introducendo concetti chiave come quello di
reatroazione (feedback), cioè la risposta del
ricevente che consente all’emittente di capire se il
messaggio è stato recepito e di apporvi, se
necessario, delle modifiche.
(1) P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della Comunicazione Umana
(1967), Astrolabio, Roma 1971.
Università della Calabria
Secondo questo modello, l’interazione umana può
essere considerata come un sistema aperto, in
quanto i confini che lo definiscono in relazione
all’ambiente non sono delle recinzioni invalicabili,
bensì il luogo effettivo dello scambio comunicativo
tra ciò che può essere definito sistema, ad un dato
livello, e ciò che può essere definito ambiente, ad
un altro livello.
La caratteristica di tali confini è, infatti, quella della
penetrabilità in entrata e in uscita.
Secondo l’approccio pragmatico, la comunicazione
interpersonale si fonda su alcuni assiomi, ovvero su
alcuni principi indiscussi e indiscutibili dalla teoria,
che costituiscono i presupposti della comunicazione
umana.
Università della Calabria
1° Non si può non comunicare.
2° Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di
relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è
metacomunicazione.
3° La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura
delle sequenze di comunicazione.
4° Gli esseri umani comunicano sia con un modulo numerico
(digitale) sia con un modulo analogico.
5° Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o
complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza
o sulla differenza.
Università della Calabria
Il primo assioma
sancisce l’impossibilità di non comunicare.
Tale impossibilità deriva dal fatto che è impossibile non
avere un comportamento.
Ognuno di noi comunica per il semplice fatto di
esistere e, anche volendo, non può farne a meno, come
attesta il dilemma schizofrenico che pone il soggetto di
fronte al compito impossibile di negare che egli sta
comunicando e, al tempo stesso, che il suo diniego è
comunicazione.
Infatti, osservando il comportamento schizofrenico,
anche se potrebbe sembrare che lo schizofrenico cerchi
di non-comunicare, in realtà, poiché il silenzio, il
ritrarsi e ogni altra forma di diniego è comunicazione,
lo schizofrenico sta comunicando.
Università della Calabria
Tralasciando gli aspetti psicopatologici della
comunicazione umana, è sufficiente osservare le
“normali” manifestazioni dell’interazione umana
nella vita quotidiana per rendersi conto che chi
pensa o tenta di non comunicare, in realtà, sta
comunicando.
Una situazione tipica è l’incontro tra due estranei,
di cui uno vuole comunicare, mentre l’altro no.
In questo caso, le reazioni di quest’ultimo (B) verso
il comportamento del primo (A) possono essere
almeno quattro.
Università della Calabria
Rifiuto della comunicazione: con maniere più o
meno brusche, B può far capire a A che non vuole
comunicare.
Accettazione della comunicazione: B si rassegna a
comunicare con A.
Squalificazione della comunicazione: B può
comunicare in modo da invalidare le proprie
comunicazioni o quelle di A (rientrano in questa
tecnica fenomeni quali la contraddizione, il
cambiare argomento, il dire frasi incoerenti o
incomplete…).
Sintomo come comunicazione: B può difendersi da
A, manifestando un sintomo (per esempio: far finta
di avere sonno, di star male…) che, mediante un
messaggio non verbale, dice: “qualcosa che non
posso controllare m’impedisce di comunicare con
Università della Calabria
Il secondo assioma
sancisce che ogni atto comunicativo non solo
trasmette informazioni, ma impone anche un
comportamento.
Ogni comunicazione ha, infatti, un aspetto di
contenuto che trasmette i dati della comunicazione,
e un aspetto di relazione che trasmette il modo in
cui si deve assumere tale comunicazione.
Quest’ultimo aspetto riguarda la capacità di
metacomunicare in modo adeguato, la quale,
strettamente collegata alla consapevolezza di sé e
degli altri, costituisce la conditio sine qua non di
una comunicazione efficace.
Università della Calabria
A livello di relazione, qualsiasi cosa si comunichi e
in qualunque modo lo si faccia, le persone non
comunicano su fatti esterni alla relazione, ma sulla
relazione in quanto tale e, implicitamente, su se
stesse.
In altre parole, mentre comunichiamo con
qualcuno, qualunque sia il contenuto della
comunicazione, ognuno di noi (A) sta dicendo
all’altro: Ecco come mi vedo.
L’altro (B), a sua volta,
possibili reazioni.
può avere almeno tre
Università della Calabria
Conferma: B accetta la definizione che A dà di sé. La
conferma sostanzialmente dice: Tu hai ragione. Questo è
molto importante per lo sviluppo di stabilità mentali. Gran
parte delle comunicazioni hanno proprio questo scopo.
L’essere umano sente il bisogno di comunicare per avere
una maggiore consapevolezza di sé.
Rifiuto: B rifiuta la definizione che A dà di sé. Il rifiuto
sostanzialmente dice: Tu hai torto. Ma il rifiuto presuppone
il riconoscimento, sia pure limitato, di quanto si rifiuta e,
quindi, non nega necessariamente la realtà del giudizio di A
su di sé. Semplicemente, non la condivide.
Disconferma: B nega la realtà di A come emittente. La
disconferma sostanzialmente dice: Tu non esisti. La
disconferma è completamente diversa dal rifiuto, in quanto
essa porta alla perdita del sé: non riguarda, infatti, la verità o
la falsità della definizione che A dà di sé, ma nega la realtà
di A come emittente di tale definizione.
Università della Calabria
Queste tre possibili
denominatore comune.
reazioni
hanno
un
Con ognuna di esse, B comunica a A: Ecco come ti
vedo.
Si stabilisce, così, una catena in teoria infinita:
A: Ecco come mi vedo.
B: Ecco come ti vedo.
A: Ecco come vedo che mi vedi.
B: Ecco come vedo che mi vedi che ti vedo.
Università della Calabria
La condizione che consente una interazione efficace è che
ciascuna parte si renda conto del punto di vista dell’altra.
Ciò presuppone la consapevolezza delle percezioni
interpersonali dell’interazione, la cui mancanza produce
impenetrabilità.
Nella comunicazione interpersonale è possibile individuare
almeno due livelli d’impenetrabilità:
•
A pensa che B non lo capisca, mentre B da parte sua può
presumere che A si senta capito. In questo caso, B non è in
disaccordo con A, ma ignora o fraintende il messaggio di A.
•
A non si accorge che il suo messaggio non è giunto a B. In
questo caso, all’impenetrabilità si reagisce con
l’impenetrabilità.
Università della Calabria
Il terzo assioma
sancisce che gli scambi comunicativi non
costituiscono una sequenza ininterrotta, ma sono
organizzati proprio come se seguissero una sorta di
punteggiatura.
In tal modo, è possibile identificare le sequenze di
chi parla e di chi risponde, come pure definire ciò
che si considera come causa di un comportamento,
distinguendola dall’effetto.
I modi di punteggiare una sequenza di eventi
comunicativi sono molto diversi e possono
generare conflitti di relazione.
Università della Calabria
Il quarto assioma
sancisce che l’essere umano è il solo organismo
vivente che, nel comunicare, utilizza modalità sia di
tipo numerico (digitale) sia di tipo analogico.
Il linguaggio digitale consiste nell’uso della
comunicazione verbale e riguarda il contenuto della
comunicazione.
Il linguaggio analogico consiste, invece, nell’uso
della comunicazione non verbale e paraverbale
(gesti, espressioni del volto, postura del corpo,
inflessioni della voce, sequenza del ritmo, cadenza,
pronuncia…) e riguarda la relazione tra i
comunicanti.
Università della Calabria
L’attività di comunicare comporta anche la capacità di
coniugare questi due linguaggi, e di tradurre dall’uno
all’altro i messaggi ricevuti e quelli da trasmettere; anche se,
in entrambi i casi, è difficile tradurre e si possono
commettere alcuni errori.
In particolare, quando si traduce da un linguaggio digitale
ad uno analogico, considerato che quest’ultimo manca di
molti elementi che invece il primo ha e che, pertanto, vanno
aggiunti nella traduzione, uno degli errori fondamentali che
si compiono è quello di supporre che un messaggio
analogico sia, per sua natura, assertivo o denotativo.
Nel tradurre, invece, da un messaggio analogico ad uno
digitale, si tende ad aggiungere funzioni di verità logiche
che mancano al modulo analogico; tale assenza si nota
maggiormente quando si deve negare: una capacità, questa,
che l’analogico non possiede.
Università della Calabria
ll quinto assioma
sancisce che in una relazione simmetrica
(caratterizzata dall’uguaglianza) il comportamento
dell’uno tende a rispecchiare quello dell’altro,
mentre in una relazione complementare
(caratterizzata dalla differenza) uno assume una
posizione superiore (one-up) e l’altro una posizione
inferiore (one-down).
Tuttavia, come ogni altro modello di relazione,
anche la simmetria e la complementarietà hanno le
loro potenziali difficoltà e patologie.
Università della Calabria
In una relazione simmetrica, dove è sempre presente il
rischio della competitività, una potenziale patologia è
caratterizzata da uno stato più o meno aperto di
conflitto e, se si arriva ad una rottura, si osserva che il
partner rifiuta - piuttosto che disconfermare - il sé
dell’altro. Viceversa, in una relazione simmetrica sana i
partner sono in grado di accettarsi come sono; il che li
porta alla fiducia e al rispetto reciproci e, dunque, ad
una conferma dei rispettivi sé.
Anche nelle relazioni complementari ci può essere la
stessa conferma sana e positiva; tuttavia, in caso di
potenziali patologie che portano alla rottura, si osserva
che il partner arriva a disconfermare - piuttosto che
rifiutare - il sé dell’altro.
Università della Calabria
Il modello pragmatico mette in luce che la dinamica
complessa della comunicazione umana dipende dal
fatto che essa si situa sempre in una relazione
interpersonale e contribuisce a formarla.
Anche questo modello, tuttavia, si rivela
insoddisfacente per un approccio sociologico alla
comunicazione, poiché tende:
•
a presentare la comunicazione umana come una
sequenza di atti separati di scambio comunicativo, con
un inizio e una fine precisamente determinabili.
•
a distinguere gli aspetti di contenuto (digitali) da quelli
di relazione (relazione) che, nella comunicazione
umana, concorrono insieme a determinare il senso della
comunicazione.
Università della Calabria
Il modello dialogico
Il terzo modello intende la comunicazione come un
processo nel quale i comunicanti sono, al tempo
stesso, emittenti e riceventi e, interagendo l’uno
con l’altro, contribuiscono congiuntamente a creare
la relazione comunicativa e i significati degli
scambi comunicativi.
Per tentare di spiegare come avvenga la
comunicazione secondo questo modello, possiamo
osservare cosa accade nel corso di una
conversazione, che costituisce una delle pratiche
comunicative più diffuse della vita quotidiana.
Università della Calabria
Utilizzando il modello della trasmissione, potremmo
affermare che chi parla è l’emittente, chi ascolta il ricevente;
il canale che veicola la comunicazione è la voce,
l’apparecchio trasmittente la bocca, l’apparecchio ricevente
l’orecchio; il codice utilizzato è il linguaggio verbale.
Ma tutto ciò si rivela del tutto insufficiente a spiegare cosa
accade davvero nel corso di una conversazione, dove
comunemente alle parole si affianca la gestualità degli
interlocutori la quale, se pure non rappresenta il canale
principale che veicola la comunicazione (considerato che si
tratta di una conversazione), non può certo essere
considerata come mero “rumore”.
Al contrario, gli aspetti non verbali della comunicazione, in
quanto insieme di segni dotati di un codice che può essere
decodificato dagli interlocutori, sono elementi significativi,
qualcosa che la qualifica e produce effetti sia su colui che
parla sia su colui che ascolta.
Università della Calabria
Tale considerazione induce ad affermare che la
conversazione è una forma comunicativa che
utilizza, contemporaneamente, una molteplicità di
canali e di codici.
Ciò vale per qualsiasi altra forma di comunicazione
umana la quale avviene, normalmente, su tre livelli:
• Verbale
• Paraverbale
• Non verbale
Università della Calabria
Il verbale fornisce il contenuto della comunicazione:
nel caso della oralità, ciò avviene attraverso il parlare;
nel caso della scrittura, il contenuto è dato, invece,
dalle parole impresse su foglio (o su qualsiasi altro
supporto).
•
Il paraverbale riguarda altri aspetti quali, ad esempio,
la qualità della voce (tono, ritmo), la vocalizzazione
(emissione di suoni, velocità di eloquio), la pronuncia
(sospensioni, inflessioni dialettali).
•
Il non verbale, definito anche “linguaggio del corpo”, è
costituito da ulteriori elementi quali, ad esempio, lo
sguardo, la mimica facciale, le espressioni del volto, la
gestualità, la postura del corpo, i movimenti del tronco,
degli arti, del capo, la distanza interpersonale,
l’abbigliamento, ecc.
Tutti questi aspetti contribuiscono, congiuntamente, a
conferire senso alla comunicazione.
Università della Calabria
Accade spesso che questi tre livelli non siano in
sintonia tra loro: ad esempio, se nel corso di una
conversazione dico al mio interlocutore che lo sto
ascoltando attentamente ma, intanto, il mio sguardo
è perso nel vuoto, si palesa una evidente
contraddizione tra la mia comunicazione verbale
(Ti ascolto, non ti preoccupare) e quella non
verbale (il mio sguardo perso nel vuoto tradisce
l’attenzione dichiarata al discorso).
È altrettanto consueto che in una conversazione
intervengano alcune difficoltà quali, ad esempio, i
rapporti gerarchici, lo stato emotivo, i pregiudizi, le
differenti percezioni, che possono comprometterne
il buon funzionamento.
Università della Calabria
Tali esempi inducono a considerare la dinamica
complessa che caratterizza la comunicazione
umana.
A tale proposito, possiamo osservare che una
conversazione, oltre a consentire uno scambio
d’informazioni, assolve anche ad una molteplicità
di funzioni sociali – quali, ad esempio, convincere,
sedurre, passare il tempo, manifestare amicizia,
mettersi in mostra, denigrare, imbrogliare,
ammansire… – che, di norma, si sovrappongono
l’una all’altra.
Questo fa sì che una conversazione – come
qualsiasi altra forma di comunicazione umana – sia
un processo bidirezionale e dinamico, il cui
significato è ben più complesso di una mera
decodifica dei segnali trasmessi, come vorrebbe il
modello della trasmissione.
Università della Calabria
Secondo quest’ultimo, infatti, il destinatario (colui
al quale il messaggio è diretto) è sostanzialmente
passivo: ciò che deve fare è, semplicemente,
decodificare il segnale.
In realtà, in una conversazione il destinatario non è
mai passivo: anche l’attività di decodifica è, per
l’appunto, un’attività la cui realizzazione comporta
una serie di problemi che il modello della
trasmissione non prevede, ma che sono rilevanti per
comprendere
come
avviene
il
processo
comunicativo, tanto che il passaggio da un segno al
suo significato, e la congruenza tra i significati che
interlocutori diversi assegnano agli stessi segni,
rappresentano questioni di grande interesse in un
approccio sociologico alla comunicazione.
Università della Calabria
Nel corso di una conversazione, l’ascoltatore presta
ascolto (se non lo facesse, il processo comunicativo
s’interromperebbe) e, assieme al parlante,
contribuisce a definire la situazione in cui entrambi
si trovano coinvolti.
Si tratta di una definizione tacita, in progress, che
può essere sottoposta a continui riaggiustamenti,
ma è un accordo senza il quale nessuna
condivisione del senso sarebbe possibile.
La situazione è la cornice (il concetto goffmaniano
di frame) che permette di comprendere di cosa si
tratta.
Università della Calabria
Inoltre, colui che ascolta può fare domande,
interloquire, prorompere in esclamazioni, manifestare –
con diversi segnali – assenso o dissenso, comprensione
o incomprensione riguardo a ciò che il parlante dice.
Del resto, anche il silenzio e l’immobilità possono
essere una forma di responsione al discorso, come
dimostra il modello pragmatico.
L’ascoltatore, pertanto, invia a chi parla un continuo
flusso di feed-back di cui il parlante si serve per
valutare l’effetto delle proprie parole e per aggiustare
via via il proprio dire, cercando le parole più
convincenti o più chiare.
Ciò significa che la conversazione non è un processo di
comunicazione unidirezionale, ma bidirezionale; in
quanto tale, il modo più adeguato per descriverla è
quello di un flusso circolare.
Università della Calabria
In ogni caso, il senso di una conversazione – e, più in
generale, della comunicazione umana – non si desume
esclusivamente dall’aspetto verbale, ma è dato
dall’insieme dell’interazione e dalla conoscenza della
situazione e della cultura dei parlanti, i quali rivestono
determinati ruoli che hanno a che fare con la
stratificazione sociale della società in cui vivono, e con
la sua storia.
A ruoli sociali differenti competono, peraltro, diverso
prestigio e diverso potere.
Non a caso, anche quando le parole proferite da
qualcuno sono le stesse e sono dette allo stesso modo
da qualcun’altro, il loro peso può essere diverso a
seconda di chi è che parla.
Università della Calabria
I partecipanti ad una conversazione conoscono e
condividono le regole culturali che governano il
processo comunicativo.
Prestigio e potere non sono esplicitati nel
messaggio verbale ma, come altri elementi, essi
fanno parte di quei presupposti senza i quali la
conversazione – e la comunicazione umana nel suo
complesso – non sarebbe possibile o, quanto meno,
non pienamente comprensibile nei suoi significati
ed effetti, giacché sono quei presupposti culturali
che spiegano, ad esempio, perché le parole di
qualcuno possano godere di particolare credito.
Università della Calabria
In tutto ciò – e in altro ancora – consiste il modello
dialogico (sicuramente, quello più consono ad un
approccio sociologico alla comunicazione),
secondo il quale non vi è tanto chi parla e chi
ascolta, ma chi parla e chi è chiamato a rispondere
all’interno di una situazione definita in comune.
Se si utilizza questo modello come chiave di lettura
della comunicazione umana, c’è un aspetto –
evidenziato dall’approccio pragmatico – che appare
inverosimile: quello per cui la comunicazione
sarebbe un processo dotato di un inizio e di una
fine precisamente determinabili.
Università della Calabria
Nella vita quotidiana, questa condizione si presenta di
rado.
Ogni segmento comunicativo presuppone una
comunicazione precedente e, nello stesso tempo,
costituisce il presupposto della comunicazione
successiva.
I segmenti di un processo comunicativo sono, infatti,
per lo più incomprensibili se si isolano in frammenti e
non si considerano nella loro sequenza.
Nel corso di una conversazione, ciò è quanto mai
evidente: le parole di qualcuno hanno il senso che
hanno perché seguono a quelle di qualcunaltro; quelle
di quest’ultimo sono una risposta alle parole del primo,
le quali conseguono a ciò che era stato detto prima da
altri parlanti, e così via.
Università della Calabria
Indubbiamente, anche le conversazioni hanno una
loro punteggiatura: esse si aprono e si chiudono, i
parlanti prendono a turno la parola (aspetti, questi,
studiati dall’etnometodologia); tuttavia nessuna
conversazione rappresenta mai un inizio assoluto.
Come afferma Michail Bachtin (1), nessuno è mai
il primo a parlare: ogni parola che proferiamo
presuppone parole proferite da altri; ogni
frammento di comunicazione è inserito in una
catena dialogica.
(1) M. Bachtin, L’autore e l’eroe, Einaudi, Torino 1988.
Università della Calabria
Ciò significa anche che i partecipanti ad una
conversazione sono impegnati a costruire – non
solo attraverso le parole – una certa
rappresentazione della realtà.
Questa, del resto, è una delle funzioni principali
della comunicazione umana.
Comunicare è, infatti, un aspetto fondamentale di
quell’incessante lavorìo di mediazione simbolica
(1) mediante il quale ci sforziamo di dare ordine
alla realtà in cui viviamo, di attribuire un senso a
ciò che accade, di mettere in comune con gli altri
una certa rappresentazione della realtà.
(1) F. Crespi, Manuale di Sociologia della cultura, Laterza, Roma-Bari 1996.
Scarica

Università della Calabria