ANS-TRAINING SETTEMBRE 2011 EQUIPAGGIAMENTI E SISTEMI EQUIPAGGIAMENTI E SISTEMI SETTEMBRE 2011 INDICE CAPITOLO 1 INTRODUZIONE 1.1 1.2 Cenni storici Finalità delle Telecomunicazioni Aeronautiche CAPITOLO 2 TEORIA DELL’INFORMAZIONE 2.1 2.2 Trasmissione dei messaggi Mezzi di trasmissione CAPITOLO 3 LE COMUNICAZIONI VERBALI 3.1 3.2 3.3 3.4 Trasduzione dei messaggi Onde acustiche Periodo e frequenza Banda di frequenze CAPITOLO 4 LE COMUNICAZIONI ELETTRICHE 4.1 4.2 4.3 4.4 Generalità Segnali Periodo e frequenza Banda di frequenze CAPITOLO 5 LE ONDE ELETTROMAGNETICHE E LE COMUNICAZIONI RADIOELETTRICHE 5.1 5.2 5.3 5.4 5.5 5.6 5.7 5.8 5.9 5.10 5.11 Generalità Cariche elettriche Onde elettromagnetiche Produzione Parametri delle Onde Modulazione Irradiazione Ricezione Classificazione Propagazione elettromagnetica Propagazione PAG. 9 PAG. 9 PAG.13 PAG.15 PAG.15 PAG.17 PAG.19 PAG.19 PAG.19 PAG.21 PAG.22 PAG.23 PAG.23 PAG.23 PAG.25 PAG.28 PAG.29 PAG.29 PAG.29 PAG.30 PAG.30 PAG.31 PAG.32 PAG.38 PAG.40 PAG.42 PAG.42 PAG.44 INDICE 5.12 Vantaggi e svantaggi delle bande di frequenze CAPITOLO 6 SISTEMI PER TELECOMUNICAZIONI 6.1 6.2 6.3 Generalità Ponti radio Satelliti per telecomunicazioni CAPITOLO 7 SERVIZIO DI TELECOMUNICAZIONI AERONAUTICHE 7.1 7.2 Generalità Suddivisioni CAPITOLO 8 SERVIZIO FISSO AERONAUTICO 8.1 8.2 8.3 8.4 8.5 8.6 8.7 Generalità Articolazione sistemi standard ICAO Sistemi non standard ICAO. L’OLDI e l’AOIS L’ATN – Aeronautical Telecommunication Network. Indicatori di località Ordine di Priorità Categorie dei messaggi ammessi sulla AFTN e CIDIN CAPITOLO 9 SERVIZIO MOBILE AERONAUTICO 9.1 9.2 9.3 9.4 9.5 9.6 9.7 Definizione Generalità Frequenze CPDLC Copertura operativa VHF/UHF in Italia Frequenze di emergenza Messaggi ammessi CAPITOLO 10 SERVIZIO DI RADIONAVIGAZIONE AERONAUTICO 10.1 10.2 Generalità Sistemi per l’avvicinamento finale e l’atterraggio: ILS PAG.47 PAG.49 PAG.49 PAG.49 PAG.52 PAG.57 PAG.57 PAG.57 PAG.59 PAG.59 PAG.59 PAG.62 PAG.67 PAG.68 PAG.71 PAG.71 PAG.73 PAG.73 PAG.73 PAG.73 PAG.74 PAG.74 PAG.75 PAG.76 PAG.79 PAG.79 PAG.80 INDICE 10.3 10.4 10.5 10.6 10.7 10.8 10.9 10.10 10.11 Sistemi per l’avvicinamento finale e l’atterraggio: MLS Aiuti per la navigazione a breve distanza: VOR Aiuti per la navigazione a breve distanza: DME Radiofari: NDB Sistema di navigazione militare-TACAN VORTAC VDF ed UDF NAVIGAZIONE SATELLITARE – GNSS Sistemi per la sicurezza CAPITOLO 11 SERVIZIO DI RADIODIFFUSIONE AERONAUTICO 11.1 Generalità CAPITOLO 12 SEPARAZIONE CANALI DI COMUNICAZIONE 12.1 12.2 12.3 12.4 12.5 12.6 12.7 Generalità Fattori Caratteristiche trasmettitori e ricevitori Spaziatura Spaziatura Servizio Mobile Modulazione con spaziatura a 8.33 KHz Procedure operative CAPITOLO 13 SEPARAZIONI GEOGRAFICHE DELLE FREQUENZE 13.1 13.2 13.3 Generalità Frequenze inferiori a 30 MHZ Frequenze superiori a 30 MHZ CAPITOLO 14 INTERFERENZE E DISTURBI NOCIVI 14.1 14.2 14.3 14.4 14.5 14.6 Generalità Sorgenti Cause Effetti Provvedimenti Interferenze da altre stazioni aeronautiche PAG.89 PAG.93 PAG.95 PAG.96 PAG.98 PAG.99 PAG.100 PAG.102 PAG.107 PAG.113 PAG.113 PAG.115 PAG.115 PAG.117 PAG.117 PAG.118 PAG.118 PAG.119 PAG.119 PAG.121 PAG.121 PAG.121 PAG.122 PAG.123 PAG.123 PAG.123 PAG.124 PAG.124 PAG.124 PAG.125 INDICE CAPITOLO 15 CONTROLLI IN VOLO 15.1 15.2 15.3 15.4 15.5 15.6 15.7 15.8 Generalità Il Servizio Radiomisure in Italia Scelta del sito Controllo per omologazione Controllo periodico Controllo straordinario Controllo post incidente Coordinamenti CAPITOLO 16 IL RADAR 16.1 16.2 16.3 16.4 16.5 16.6 16.7 16.8 16.9 16.10 Generalità Radar Primario Clutter e disturbi sul radar Caratteristiche del radar primario Limitazioni radar primario Radar Secondario Mappe Video ADS-B Sommario PSR/SSR Tipi di Sorveglianza CAPITOLO 17 INFORMATICA PAG.127 PAG.127 PAG.127 PAG.128 PAG.128 PAG.128 PAG.129 PAG.129 PAG.129 PAG.131 PAG.131 PAG.134 PAG.138 PAG.141 PAG.142 PAG.143 PAG.147 PAG.147 PAG.149 PAG.149 PAG.151 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 1 INTRODUZIONE 1.1 CENNI STORICI 1.1.1 Nell’antichità la parola ed il gesto costituirono gli unici mezzi per comunicare. Infatti per l’uomo non vi fu alcuna pratica possibilità di comunicare a distanza, fuori della portata della vista e dell’udito, fino a quando si è incominciato ad utilizzare la scrittura, periodo che segna il passaggio dalla preistoria alla storia. Un insieme di simboli, detto codice, adatto a supporti fisici come l’argilla, il papiro o la cera, costituì il primo mezzo non solo per tramandare l’informazione nel tempo, ma anche per trasportarla nello spazio, cioè per comunicare a distanza. Dal punto di vista delle comunicazioni, il principale vantaggio dell’uso della scrittura risulta quindi la possibilità di trasmettere informazioni nel tempo e nello spazio. Lo svantaggio è che il trasporto fisico della parola scritta a distanza introduce immancabilmente dei ritardi nell’interscambio di informazioni costituiti dai tempi necessari per il trasporto delle informazioni stesse. Quali esempi di sistemi escogitati nel passato per superare la lentezza di propagazione dell’informazione insita nel suo trasporto fisico, è classico citare diversi tipi di comunicazione ottica per mezzo di fuochi e fumate aventi significati simbolici. Già nel 459 a.C. Eschilo nel primo atto dell’ “Agamennone”, per annunciare la vittoria dei Greci contro i Troiani dopo l’assedio della città che si era concluso intorno al 1150 a.C. fa recitare a Clitennestra: “Efesto, inviando dall’Ida bagliori di fiamma e roghi fin qui succedendosi a roghi. Il fuoco è il corriere...” (Figura 1). Figura 1 – Annuncio di Clitennestra 9 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 1.1.2 Un sistema di dimensioni imponenti fu quello della rete imperiale romana, con torri di segnalazione disposte ad intervalli regolari in un’unica linea lunga migliaia di chilometri, disposta tutt’intorno al bacino del Mediterraneo. Queste torri sono rappresentate in un bassorilievo della colonna Traiana edificata a Roma nel 112 d.C. Figura 2 – Torre di Segnalazione Romana Con tali sistemi, che possono essere considerati dei telegrafi ottici, il tempo di trasporto dell’informazione viene ridotto alla somma dei tempi di ripetizione dei segnali nelle stazioni intermedie. La velocità di trasmissione tra trasmettitore e ricevitore intermedi, cioè il tempo impiegato per trasmettere un’informazione da una torre alla successiva, era pari alla velocità della luce, visto che la comunicazione era visiva (Figura 2). 10 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Si evidenzia, a fronte della aumentata velocità rispetto al trasporto fisico, sia la laboriosità della trasmissione delle informazioni, sia la scarsa capacità del mezzo trasmissivo. Il sistema era infatti in grado di trasportare con una certa velocità i segnali elementari, ma non poteva trasmettere più di un segnale elementare per volta. Nonostante tali limitazioni oltre al fatto che il funzionamento era garantito soltanto con il bel tempo, il telegrafo ottico costituì fino al secolo corso il mezzo di telecomunicazione più efficiente. Via via infatti furono utilizzati fari, lanterne, bandiere e si attribuì ai singoli segnali elementari il significato di frasi prestabilite, scelte fra le più comuni, operando così una considerevole classificazione di messaggi prestabiliti. 1.1.3 Il telegrafo ottico fu sostituito non appena divenne disponibile quello elettrico (Figura 3), le cui prime linee comparvero sia in Europa che in America intorno al 1840. La telegrafia elettrica si sviluppò inizialmente in prossimità delle strade ferrate, da cui le analogie: stazione ferroviaria e stazione telegrafica / linea ferroviaria e linea telegrafica. Figura 3 - Telegrafo Questo nuovo mezzo di comunicazione, oltre alla trasmissione dei dispacci di servizio, consentì anche la possibilità di inviare messaggi privati e resoconti di avvenimenti importanti a quotidiani ed agenzie giornalistiche. Alcuni giornali gli dedicarono anche la loro testata: The Daily Telegraph di Londra (1855), Il Telegrafo di Livorno, De Telegraf di Amsterdam, ecc. Molti cronisti divennero anche ottimi telegrafisti e la parola telegrafo fu sinonimo di rapidità nella diffusione delle informazioni che giungevano alle redazioni più importanti in tempo reale. Fra i vari telegrafi, quello che si diffuse maggiormente fu l’apparato di Samuel Morse sia per la semplicità di funzionamento, sia per il suo codice fatto di punti e linee, tanto che venne utilizzato anche con vari sistemi di trasmissione acustici ed ottici. La prima linea telegrafica Washington-Baltimora fu inaugurata il 1 Gennaio 1844. L’anno successivo fu prolungata fino a Philadelphia e New York. 11 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 1.1.4 Nella seconda metà dell’800 si ebbe, oltre ad un consistente sviluppo delle reti telegrafiche, anche la nascita del telefono. La caratteristica fondamentale che distingue il telefono dal telegrafo è quella di consentire una diretta ed immediata comunicazione fra due persone, senza codifica e decodifica dell’informazione vocale in linee e punti effettuata dagli operatori telegrafici. La prima metà del XX secolo è segnata dallo sviluppo della radio quale mezzo di comunicazione a grande distanza ed in tempo reale. A differenza però del telegrafo e del telefono, attraverso la radio era (ed è) possibile comunicare o meglio ancora diffondere le informazioni contemporaneamente ad una moltitudine di destinatari in località anche molto distanti fra loro. Un’ulteriore evoluzione è costituita dalla realizzazione dei circuiti integrati che, con l’aumento delle velocità di commutazione e la riduzione delle dimensioni e delle potenze in gioco, ha permesso da un lato lo sviluppo delle trasmissioni satellitari, dall’altro l’enorme diffusione dei moderni elaboratori. Figura 4 - Computer È con l’avvento dei moderni computers, (Figura 4) la cui capacità si evolve in modo inversamente proporzionale agli ingombri, che il concetto di telecomunicazione subisce una ulteriore estensione. 1.1.5 Raggiunto ormai l’obiettivo della diffusione di ogni tipo di informazione in tempi reali, l’attenzione è ora rivolta all’integrazione dei vari sistemi di telecomunicazione. 12 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi L’avvento dei computer rende infatti possibile l’immagazzinamento e l’elaborazione di un enorme quantità di informazioni complesse; la futura generazione di terminali di telecomunicazione, avvalendosi di un’unica estesa rete integrata, renderà possibile la trasmissione e la ricezione di ogni tipo di informazione, sia essa visiva che auditiva. 1.2 FINALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI AERONAUTICHE 1.2.1 Agli albori del volo, quando il traffico aereo era limitato sia per lo scarso numero di macchine sia per la tipologia dei voli, l’interdipendenza operativa era così ridotta da far ritenere il volo quasi un fenomeno di natura individuale: i rari problemi che potevano insorgere, quali ad esempio l’arrivo simultaneo di più aeromobili su un medesimo aerodromo, venivano risolti con il concorso e la responsabilità dei piloti. Con l’intensificarsi della frequenza dei voli e con la sviluppata tecnologia, che portava a macchine sempre più veloci e con maggior autonomia, l’interdipendenza operativa andò via via aumentando: da singoli voli si era passati ad un vero e proprio Traffico Aereo. 1.2.2 In conseguenza di ciò, la sicurezza e la regolarità dei voli non poteva più essere demandata soltanto ai piloti ed al criterio di “vedere ed esser visti”, ma richiedeva un’organizzazione a terra per l’assistenza al volo. Inizialmente si utilizzarono segnali luminosi e razzi per regolare l’atterraggio ed il decollo sugli aerodromi. Con il miglioramento dei sistemi di comunicazione e di navigazione divenne presto possibile un vero e proprio controllo del traffico aereo. 1.2.3 Le telecomunicazioni aeronautiche, nelle componenti relative alle reti fisse ed ai sistemi di comunicazione e navigazione, costituiscono il supporto fondamentale per garantire sicurezza, regolarità ed economicità di ogni operazione di volo e del traffico aereo in generale. Requisiti fondamentali di ogni sistema di telecomunicazione nel campo aeronautico sono l’estremo grado di affidabilità richiesto (disponibilità e continuità dei collegamenti) e la velocità di propagazione delle informazioni adeguata all’impiego del vettore aereo. 13 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 2 TEORIA DELL’INFORMAZIONE 2.1 TRASMISSIONE DEI MESSAGGI 2.1.1 Con il termine generico di comunicazione possiamo intendere l’insieme dei fenomeni che, interessando i nostri sensi, ci permettono di interagire con il mondo esterno inviando o ricevendo informazioni, cioè concetti rappresentati mediante simboli. Due persone che parlano fra loro realizzano la più elementare forma di collegamento: ciò permette alternativamente ai due interlocutori, sorgente (persona che sta parlando) e destinatario (persona che sta ascoltando), lo scambio delle rispettive informazioni attraverso un mezzo trasmissivo (per es. l’aria) che consente il trasporto delle informazioni tra i due. Esaminiamo ora in modo più preciso la successione delle fasi attraverso le quali l’informazione originata dalla sorgente perviene al destinatario. Si ha in questo caso lo schema o l’architettura funzionale a blocchi di un sistema di comunicazione (Figura 5). Figura 5 – Architettura Sistema di Telecomunicazioni 15 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi I concetti, trasformati in una successione di SIMBOLI (es. lettere dell’alfabeto), opportunamente ordinati secondo un codice noto anche al destinatario (CODIFICA), costituiscono il MESSAGGIO contenente l’INFORMAZIONE da trasmettere. L’informazione si può definire come il contenuto concettuale del messaggio. Gli stessi concetti possono essere codificati in modi diversi, secondo i linguaggi noti ai due interlocutori (sorgente e destinatario). Il MESSAGGIO può essere di diversa natura: un testo scritto, una conversazione, una fotografia, una scena in movimento, musica, ecc. Per rendere possibile la trasmissione, occorre sottoporlo ad una operazione detta di TRASDUZIONE. Tale operazione differisce secondo la natura del messaggio e del mezzo trasmissivo usato e consiste nel trasformare il messaggio stesso in una grandezza fisica (SEGNALE), variabile secondo la stessa legge di variazione del mezzo trasmissivo (variazione della pressione dell’aria, variazione della corrente elettrica lungo la linea, variazione del campo elettromagnetico lungo una guida d’onda). Ad ogni messaggio corrisponderà quindi un particolare segnale. Nel caso di una conversazione orale si parlerà di SEGNALE ACUSTICO. Il segnale ottenuto dalla trasduzione si propagherà lungo il mezzo trasmissivo (spazio libero, cavo elettrico, guida d’onda). Per poter essere ricevuto dal destinatario il segnale trasmesso dovrà necessariamente essere sottoposto ad una ulteriore operazione di trasduzione, inversa alla stessa effettuata in trasmissione, e ad una successiva DECODIFICAZIONE (interpretazione del codice usato in trasmissione) al fine di ottenere in ricezione la stessa informazione presente alla sorgente. 2.1.2 In ogni sistema di comunicazioni vi sono fattori che influenzano la trasmissione in maniera tale che il messaggio ricevuto non sarà mai perfettamente fedele a quello trasmesso; tra questi il rumore, l’attenuazione e la distorsione. Il rumore è rappresentato da un qualunque segnale prodotto da una fonte esterna al sistema che, sovrapponendosi al segnale utile che contiene l’informazione, lo disturba. L’attenuazione riduce l’ampiezza del segnale utile ed è strettamente legata alle caratteristiche del mezzo trasmissivo ed alla sua lunghezza (la distanza che separa sorgente e destinatario). La distorsione, introdotta dai sistemi di trasmissione e ricezione in relazione alle loro caratteristiche di linearità, influenza il segnale utile trasformandone la forma, e quindi il contenuto dell’informazione. 16 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 2.2 MEZZI DI TRASMISSIONE 2.2.1 Si intende per mezzo trasmissivo l’insieme degli elementi che, interposti tra la sorgente (trasmettitore) ed il destinatario (ricevitore), consentono il transito dei flussi di informazione; ad esempio, l’aria che si frappone tra due interlocutori, che permette la propagazione (sonora) delle vibrazioni emesse dalle corde vocali. I mezzi, o supporti di trasmissione utilizzati oggi nelle telecomunicazioni possono convenzionalmente essere suddivisi in due categorie: 1. supporti fisici: sistemi che congiungono “fisicamente” il trasmettitore al ricevitore; es.: cavi coassiali, fibre ottiche ecc. 2. supporti radioelettrici: onde radio. Ogni mezzo trasmissivo possiede specifiche caratteristiche intrinseche che ne determinano il campo di applicazione; è intuitivo, ad esempio, che sia impossibile utilizzare supporti fisici (cavi) per i collegamenti con i mezzi mobili. Altre caratteristiche salienti per l’applicazione dei supporti trasmissivi sono la capacità (numero dei collegamenti possibili), la velocità di propagazione e la sensibilità ai disturbi (rumore, distorsione, attenuazione). Nel configurare una rete di telecomunicazione occorre porre particolare attenzione nella scelta dei mezzi di trasmissione, analizzando una molteplicità di fattori, alcuni di natura fisica (distanze, orografia) altri di carattere operativo (affidabilità, capacità trasmissiva) e, non ultimi, i costi di realizzazione ed esercizio. 17 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 3 LE COMUNICAZIONI VERBALI 3.1 TRASDUZIONE DEI MESSAGGI 3.1.1 La comunicazione verbale o fonica è il primo e più importante sistema per lo scambio di messaggi tra esseri viventi. Come abbiamo visto prima, il messaggio, cioè il concetto codificato, per poter giungere al destinatario deve essere sottoposto ad una trasduzione e cioè alla operazione di trasformazione del messaggio stesso in una grandezza fisica, ovvero in un segnale che dovrà essere variabile con la stessa legge del mezzo trasmissivo. Nel caso del messaggio verbale, l’operazione di trasduzione viene effettuata dalle corde vocali che, vibrando, provocano sull’aria una serie di pressioni e decompressioni che si propagano intorno alla persona. 3.2 ONDE ACUSTICHE 3.2.1 Le corde vocali in pratica non sono altro che generatori di onde acustiche, che hanno caratteristiche variabili come lo sono i messaggi da trasmettere. Per meglio comprendere il concetto generale di onda o oscillazione, si pensi di essere in prossimità di uno stagno in assenza di vento. La superficie dello stagno sarà perfettamente liscia. Se però si lancia un sasso al centro dello specchio d’acqua, si producono una serie di ondulazioni che, a partire dal punto dov’è caduto il sasso, si allontanano concentricamente. Si sono cioè generate delle onde (nel nostro caso si tratta di onde d’acqua) (Figura 6). Figura 6 – Onde sull’acqua 19 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Se si ripetesse l’operazione con un sasso più piccolo, si noterebbero delle ondulazioni più vicine tra loro. (Figura 7) Figura 7 – Onde sull’acqua (sasso piccolo) 3.2.2 Prendiamo ora una limetta per unghie o una qualsiasi asta rigida e fissiamola su una superficie anch’essa rigida: non si noterà alcun fenomeno finché l’asta sarà in posizione di quiete. Se la forzassimo sull’estremità libera rilasciandola repentinamente, udiremmo un suono tendente ad affievolirsi gradualmente: l’asta ha cioè generato delle onde acustiche che non vediamo, ma che vengono percepite dal nostro orecchio. Possiamo inoltre sperimentare che, analogamente ai sassi di diverse dimensioni lanciati nello stagno, variando il punto di fissaggio dell’asta sulla superficie rigida e cioè, variando la lunghezza della parte libera di oscillare, varierà anche la qualità del suono percepito. Sia nel primo che nel secondo caso, abbiamo fatto in modo che l’asta, per ritornare nella sua posizione di quiete, comprimesse l’aria circostante in un senso e la decomprimesse nell’altro. L’elasticità del materiale di cui è costituita l’asta ha fatto sì che, prima di fermarsi definitivamente, la stessa oscillasse per un certo numero di volte (Figura 8). Figura 8 – Asticella che oscilla 20 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi La variazione della lunghezza dell’asta ha prodotto oscillazioni od onde più o meno ravvicinate tra loro a seconda che la lunghezza sia stata diminuita o aumentata. 3.2.3 È da evidenziare come nei due tipi di oscillazioni prese in esame (quella visiva e quella acustica), riscontriamo la caratteristica di potersi sviluppare e propagare attraverso mezzi diversi tra loro. Nel primo caso l’oscillazione è capace di propagarsi facilmente in un liquido, nel secondo caso attraverso l’aria. Nel vuoto infatti non è possibile la propagazione dei suoni. 3.3 PERIODO E FREQUENZA 3.3.1 Sia il tempo impiegato per il completamento dell’onda sull’acqua dello stagno sia il tempo impiegato dall’asta per produrre un’oscillazione completa, si chiama periodo o ciclo che si indica con T e si misura in secondi (sec) o sottomultipli. Il numero di onde o oscillazioni prodotte nell’unità di tempo (1 secondo) si chiama frequenza, che si indica con f e si misura in Hertz (Hz) o multipli. Da quanto detto scaturisce che: f= 1 T 21 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 3.4 BANDA DI FREQUENZE 3.4.1 Per quanto riguarda le onde acustiche c’è da notare che esse si possono sommare o combinare, dando origine a suoni percepiti dal nostro orecchio con caratteristiche diverse. Le nostre corde vocali ad esempio generano onde acustiche complesse aventi diverse frequenze, come peraltro sono complesse le informazioni che noi vogliamo far arrivare a destinazione. La differenza tra la frequenza massima e la frequenza minima delle onde prodotte viene definita AMPIEZZA di BANDA e si misura in Hertz. L’intervallo di frequenze compreso tra una frequenza più bassa a una frequenza più alta è detto BANDA di frequenze. Nel caso della voce umana, la variazione di pressione esercitata dalle corde vocali sull’atmosfera produce onde acustiche che vanno da un minimo di 100 Hz ad un massimo di 10.000 Hz, distribuite in maniera diversa a seconda dell’individuo. In questo caso la banda di frequenze è l’intervallo 100 Hz : 10000 Hz, l’ampiezza di banda è 10000 − 100 = 9900 Hz. Le corde vocali di una donna, ad esempio, in genere producono una prevalenza di onde acustiche a frequenza più elevata rispetto all’uomo e vengono percepite dall’orecchio umano come un suono più acuto, squillante. Invece, la banda di frequenze del timpano umano occupa l’intervallo da 16 Hz a 16000 Hz. Ovviamente, come per il caso della voce, può esserci una variazione da persona a persona, ma in questo caso non c’è variazione tra uomo e donna. 22 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 4 LE COMUNICAZIONI ELETTRICHE 4.1 GENERALITÀ 4.1.1 Le comunicazioni elettriche permettono di realizzare sistemi di comunicazione affidando il messaggio (con l’informazione da trasmettere), di qualunque natura originaria esso sia (testo scritto, musica, ecc.), ad un segnale di natura elettrica che ha la proprietà di trasferirsi da un punto ad un altro su un supporto fisico (cavo). 4.2 SEGNALI 4.2.1 I segnali elettrici (correnti o tensioni) che interessano i circuiti di un sistema di comunicazioni elettriche possono assumere forme e caratteristiche diverse. In generale possono essere: 1. segnali costanti: segnali che rimangono costanti nel tempo (esempio: una corrente ad intensità costante, una tensione continua); 2. segnali variabili: segnali i cui valori variano nel tempo (esempio: corrente ad intensità variabile; tensione variabile). I due segnali si possono rappresentare su un piano cartesiano riportando sulle ascisse il tempo t e sulle ordinate i valori dell’ampiezza I. Le rappresentazioni grafiche di una corrente continua (cioè costante) e di una corrente variabile sono, per esempio, quelle riportate in Figura 9 e Figura 10. Figura 9 – Segnale costante Figura 10 – Segnale variabile 23 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4.2.2 SEGNALI PERIODICI Nelle comunicazioni elettriche notevole importanza rivestono i segnali elettrici variabili e tra questi, un particolare tipo di segnale chiamato periodico. Sono periodici i segnali che si ripetono uguali a sé stessi dopo un intervallo di tempo T detto periodo per un numero infinito di volte (Figura 11). Figura 11 – Segnali periodici 24 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4.3 PERIODO E FREQUENZA 4.3.1 Come si può vedere i segnali assumono gli stessi valori ad intervalli regolari di tempo. Anche per i segnali di natura elettrica l’intervallo di tempo T si chiama periodo e si misura in secondi o sottomultipli, mentre il numero di periodi compresi nell’unità di tempo (1 secondo) prende il nome di frequenza f e si misura in Hertz. Vale anche qui la relazione tra T ed f. Posto infatti T la durata di un ciclo, sarà: f= 1 T 4.3.2 Poiché le grandezze elettriche che interessano le comunicazioni hanno un T molto basso, per la misura delle frequenze si usano i multipli: KiloHertz (KHz) = 1.000 Hz = 103 Hz MegaHertz (MHz) = 1.000.000 Hz = 106 Hz GigaHertz (GHz) = 1.000.000.000 Hz = 109 Hz TeraHertz (GHz) = 1.000.000.000.000 Hz = 1012 Hz 25 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4.3.3 Un particolare tipo di grandezza periodica è la grandezza sinusoidale. Essa si può ottenere dalla rotazione a velocità angolare costante del raggio di una circonferenza, riportando su un sistema cartesiano in ascissa i tempi e sull’asse verticale la proiezione del raggio in ogni istante. In Figura 12 sono rappresentati i valori di una grandezza sinusoidale in tre istanti successivi (t1, t2, t3 ): Figura 12 – Generazione di una sinusoide In Figura 13 è invece la rappresentazione di tre periodi di una forma d’onda sinusoidale: Figura 13 – Onda sinusoidale 26 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4.3.4 I parametri di una grandezza sinusoidale oltre al periodo T e frequenza f sono: 1. Ampiezza massima (Amax) e cioè il valore massimo della sinusoide 2. Fase e cioè il valore dell’argomento di una qualsiasi grandezza periodica in un certo istante. Il concetto di fase si comprende più facilmente paragonando due grandezze sinusoidali aventi la stessa frequenza e la stessa Amax (Figura 14). Figura 14 – Sfasamento tra due sinusoidi La differenza tra le due sinusoidi nella figura precedente consiste nel fatto che all’istante di partenza (t = 0), i due raggi risultano sfasati di un angolo di 90° per cui mentre la proiezione del raggio è nulla nella prima sinusoide, nella seconda assume già il valore massimo. La differenza di ampiezza all’istante di partenza è quindi dovuta alla diversa fase delle due sinusoidi per cui si può affermare che le due sinusoidi hanno una differenza di fase di 90°. 27 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4.4 BANDA DI FREQUENZE 4.4.1 Analogamente alle comunicazioni verbali anche nel campo delle comunicazioni elettriche le frequenze utilizzate per trasmettere un dato segnale talvolta assumono diversi valori. In tal caso di dice che un dato segnale occupa una determinata Banda di frequenze. Ad esempio nelle ordinarie comunicazioni tra telefoni fissi le variazioni di pressione esercitate sul microfono dalla voce umana hanno componenti armoniche (cioè frequenze) da circa 100 Hz ad un massimo di 10 Khz. Le frequenze delle onde acustiche vengono trasformate (operazione di trasduzione) dal microfono (Figura 15) in corrispondenti variazioni/oscillazioni di correnti contenenti lo stesso valore di frequenze delle onde acustiche. Figura 15 – Microfono e Altoparlante Sarà l’auricolare della persona che riceve a trasformare tali oscillazioni di natura elettrica in oscillazioni acustiche (operazione di traduzione). Pertanto si può affermare che la banda di frequenze utilizzata in una comunicazione telefonica va da 100 Hz a 10 Khz. In realtà per riprodurre con buona fedeltà la voce umana è sufficiente la traduzione delle armoniche da 300 a 3400 Hz. 28 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 5 LE ONDE ELETTROMAGNETICHE E LE COMUNICAZIONI RADIOELETTRICHE 5.1 GENERALITÀ 5.1.1 Fin qui abbiamo visto diverse specie di onde od oscillazioni le quali, a seconda delle loro peculiari caratteristiche, hanno la capacità di diffondersi attraverso diversi mezzi trasmissivi. È stato evidenziato come le onde nello stagno si diffondevano attraverso un mezzo liquido come l’acqua, le onde acustiche attraverso l’atmosfera, i segnali od oscillazioni elettriche attraverso un conduttore di energia elettrica (cavo). Esiste un altro tipo di oscillazione che ha la capacità di propagarsi nello spazio anche in assenza di atmosfera. Parliamo delle oscillazioni od onde elettromagnetiche. 5.2 CARICHE ELETTRICHE 5.2.1 Per avere un’idea circa la loro generazione ci si può rifare all’esperienza quotidiana che ci porta spesso ad imbatterci in fenomeni che comunemente classifichiamo come elettrici (corrente nei fili conduttori, fulmini atmosferici, accensione degli autoveicoli) e magnetici (attrazione di pezzi di ferro tramite calamite, orientamento dell’ago di una bussola). Supponiamo di avere una carica elettrica positiva (o negativa) posta in un punto P dello spazio. Essa crea intorno a sé una forza elettrica che diminuisce all’aumentare della distanza e viceversa ed ha la caratteristica di attrarre cariche elettriche di segno opposto mentre respinge quelle di segno uguale. Se spostiamo la carica in un altro punto P1, si crea un nuovo campo elettrico che risulta più forte vicino a tale punto. In altre parole il campo di forze elettriche varia nello spazio per la nuova situazione creatasi. Lo spostamento della carica elettrica ha creato una perturbazione elettrica che si è propagata nello spazio. Analogamente si può dire che un magnete spostato da un punto ad un altro crea una perturbazione magnetica che si propaga nello spazio. 29 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Un’importante proprietà dei campi elettrici e magnetici variabili è quella per cui ogni campo elettrico variabile genera un campo magnetico variabile ed ogni campo magnetico variabile genera un campo elettrico variabile. Vi è cioè un continuo processo di trasformazione di energia elettrica in magnetica e viceversa. Si parlerà allora di perturbazioni elettromagnetiche che viaggiano nello spazio, intendendo con questo variazioni dello stato elettrico e magnetico di ogni punto interessato dalla perturbazione. 5.3 ONDE ELETTROMAGNETICHE 5.3.1 Si definisce Onda Elettromagnetica una perturbazione elettrica e magnetica che si propaga nello spazio alla velocità della luce pari a 299.792 Km./sec. (valore che viene comunemente arrotondato a 300.000 Km./sec.) 5.4 PRODUZIONE 5.4.1 In natura una fonte di produzione di onde elettromagnetiche è rappresentata dalle scariche atmosferiche. Queste infatti non sono altro che delle variazioni dello stato di equilibrio elettrico tra le cariche presenti alla base delle nubi e sulla superficie della Terra. Tale variazione, come abbiamo visto, provoca un campo magnetico anch’esso variabile il quale, a sua volta, provoca un campo elettrico variabile e così via fino a quando non viene raggiunto uno stato di quiete. 5.4.2 A prescindere dalla produzione naturale, le onde elettromagnetiche, dette anche onde radio, possono essere generate per mezzo di appositi circuiti elettronici che prendono il nome di oscillatori RF (Radio Frequenza). In un classico oscillatore RF, oltre al sistema di alimentazione ed a vari circuiti elettronici, troviamo due importanti componenti: una bobina (L), ovvero un conduttore avvolto in spire (capace di generare un campo magnetico quando viene attraversato da una corrente elettrica) ed un condensatore costituito da due piastre metalliche (Figura 16). 30 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 16 – Generatore onde elettromagnetiche Il valore della frequenza delle oscillazioni prodotte è determinato dai valori di L e C. Più basso è il valore dei due componenti più alto sarà il valore della frequenza generata. Le oscillazioni RF prodotte sono onde di tipo sinusoidale come quelle già viste nelle comunicazioni elettriche, essendo tuttavia presenti in questo caso due onde sinusoidali concatenate tra loro che rappresentano una le variazioni del campo elettrico e l’altra le variazioni del campo magnetico (Figura 17). Figura 17 – Onda elettromagnetica 5.5 PARAMETRI DELLE ONDE 5.5.1 I parametri relativi alle onde elettromagnetiche sono uguali a quelli elettrici e quindi dato T (Periodo) sarà f = 1 / T. Un altro parametro da tenere in considerazione è la lunghezza d’onda indicata con λ (lambda) e che viene definita come la distanza percorsa dall’onda nell’intervallo di tempo T di un periodo o ciclo. Poiché la velocità di propagazione dell’onda elettromagnetica è di 300.000.000 metri al secondo, si avrà: 31 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi λ = 300.000.000 × T = 300.000.000 × 1 [metri] f A titolo esemplificativo un’onda elettromagnetica di 100 KHz (100.000Hz) avrà una lunghezza d’onda pari a: 1 λ = 300.000.000 × = 3.000 [metri] 100.000 5.6 MODULAZIONE 5.6.1 Una caratteristica delle onde elettromagnetiche prodotte da un oscillatore RF su una prefissata frequenza, è quella di non contenere di per sé un’ informazione compiuta. Essa si può assimilare cioè ad un circuito elettrico nel quale viene fatta passare una corrente ad intensità costante. In altri termini le onde elettromagnetiche costituiscono il supporto radioelettrico su cui fare viaggiare le informazioni analogamente al cavo che costituisce il supporto per le comunicazioni elettriche. Per utilizzare le onde elettromagnetiche con lo scopo di trasmettere a distanza informazioni di natura diversa, è quindi necessario “caricare” le onde stesse con segnali intelligenti che apportino modificazioni conformi alle informazioni da trasmettere. 5.6.2 A ciò provvede un apparato o circuito detto MODULATORE che ha il compito di modificare uno o più parametri dell’oscillazione RF in modo che l’onda elettromagnetica, a questo punto detta portante, faccia pervenire l’informazione desiderata a destinazione. L’operazione di modifica o di modulazione dell’onda portante può consistere nella: • variazione dei suoi valori di ampiezza (modulazione di ampiezza) • variazione dei suoi valori di frequenza (modulazione di frequenza) • variazione della fase (modulazione di fase) • variazione della continuità della portante (modulazione ad impulsi). 5.6.3 La modulazione di ampiezza (A.M. – Amplitude Modulation) viene ottenuta facendo variare l’ampiezza dell’onda elettromagnetica portante 32 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi In altri termini il segnale da trasmettere, proveniente da un apparato generatore di segnali elettrici periodici (oscillatore di bassafrequenza – BF) o un segnale ottenuto per mezzo di un microfono dalla trasformazione delle onde acustiche in segnale elettrico, fa variare l’ampiezza dell’onda elettromagnetica. 5.6.4 Se si fa variare l’ampiezza della portante interrompendola per tempi più o meno brevi come nella Figura 18 avremo un particolare tipo di modulazione di ampiezza detta ad interruzione di portante che chiameremo A1A, e corrispondente in sostanza al sistema telegrafico di una comunicazione elettrica. Tale sistema infatti viene comunemente indicato con “radiotelegrafia”. La variazione dell’ampiezza può essere anche ottenuta miscelando un segnale elettrico detto BF (Bassa Frequenza) con l’onda elettromagnetica portante. Figura 18 – Modulazione A1A 5.6.5 Se si fa infatti variare l’ampiezza della portante per mezzo di un segnale elettrico BF sinusoidale, l’onda elettromagnetica modulata risulterà come in Figura 19. 33 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 19 – Modulazione A2A Tale modulazione verrà indicata come A2A, ed impiegata anch’essa in radiotelegrafia modulando la portante per tempi più o meno lunghi (linee e punti). Variando infine l’ampiezza della portante per mezzo di un segnale modulante elettrico proveniente da un microfono, a seguito della trasformazione delle onde acustiche e che ha una rappresentazione grafica come in Figura 20. 34 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 20 – Segnale da microfono l’onda elettromagnetica modulata risulterà così come nella Figura 21. Figura 21 – Modulazione A3E La modulazione risultante verrà indicata come A3E, corrispondente in sostanza al sistema telefonico di una comunicazione elettrica. Tale sistema, infatti, viene comunemente detto “radiotelefonia”. 5.6.6 La modulazione di frequenza (F.M. – Frequency Modulation) viene invece ottenuta variando la frequenza dell’onda portante in accordo al segnale modulante. In Figura 22 viene evidenziata la portante, la modulante e la modulata. Questo tipo di modulazione offre il vantaggio di ridurre al minimo i disturbi dovuti alle scariche atmosferiche (che influiscono principalmente sull’ampiezza dell’onda, più che sulla frequenza) e di una migliore fedeltà nella riproduzione a destinazione delle informazioni originarie. 35 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 22 – Modulazione di frequenza 5.6.7 La modulazione di fase: In questo caso la modulante va a modificare la fase della portante lasciandone invariata l’ampiezza. È molto simile alla modulazione di frequenza tant’è che ambedue vengono chiamate modulazioni angolari. 5.6.8 La modulazione ad impulsi. ( P Ø N ): Modulazione in cui la portante non è continua ma costituita da una serie di impulsi (Figura 23). Figura 23 – Portante impulsiva 36 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi L’informazione relativa al messaggio può essere associata all’ampiezza, alla durata o all’istante di partenza degli impulsi (Figura 24, Figura 25, Figura 26). Figura 24 - Modulazione di AMPIEZZA degli impulsi (PAM-Pulse Amplitude Modulation) Figura 25 - Modulazione di DURATA degli impulsi 37 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 26 – Modulazione di POSIZIONE di partenza degli impulsi (PPM-Pulse Position Modulation) 5.7 IRRADIAZIONE 5.7.1 Per far si che le onde elettromagnetiche prodotte da un oscillatore e modulate da un modulatore si propaghino nello spazio occorre inviarle, tramite un conduttore, ad un dispositivo idoneo allo scopo e cioè ad un sistema irradiante o antenna. Costruttivamente, le antenne hanno diverse forme e dimensioni a seconda dei parametri dell’onda elettromagnetica nonché delle esigenze da soddisfare. L’antenna più semplice è la cosiddetta antenna marconiana costituita da un’asta metallica verticale. Con questo tipo di antenna la propagazione avviene a 360 gradi sul piano orizzontale, ma con un “cono d’ombra”, ovvero una zona con minor irradiazione sul piano verticale, lungo l’asse maggiore dello stilo. 38 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 27 – Antenna direttiva Quando è necessaria o desiderabile una diffusione più uniforme possibile in tutto lo spazio circostante vengono impiegate particolari antenne marconiane con due tratti verticali ad angolo. Altri tipi di antenne, dette direttive vengono impiegate quando è desiderabile convogliare verso una particolare direzione la maggior parte dell’ energia RF disponibile. È questo per esempio il caso che ricorre nell’impiego dei ponti radio. (Figura 27). 5.7.2 Un’importante caratteristica delle antenne è la dimensione fisica del sistema irradiante e cioè dell’elemento al quale perviene il segnale RF per essere irradiato nello spazio. La lunghezza di tale elemento infatti dovrebbe essere uguale a quella della lunghezza dell’onda del segnale RF in uso. È possibile, per ovvi motivi d’ingombro, utilizzare antenne le cui dimensioni siano dei sottomultipli pari della lunghezza d’onda λ/2 o λ/4 ma occorre tenere presente che più ci si allontana dalla lunghezza d’onda intera, maggiore è la quantità di energia che va perduta nell’irradiazione. Lo stesso discorso si applica alla ricezione, in quanto ogni antenna riceve su una determinata frequenza (e quindi determinata lunghezza d’onda) con la stessa efficienza con la quale irradia nello spazio l’energia RF. Talora la lunghezza di una antenna calcolata secondo λ/2 o λ/4 risulta eccessiva in quanto scomoda da montare ad esempio su di un autoveicolo. In tal caso è possibile accorciarla ulteriormente ma bisogna “adattarla” mediante l’inserimento di una induttanza (quelle specie di molle che si vedono alla base delle antenne sulle auto). Tuttavia con tale procedimento l’antenna non viene utilizzata con il massimo delle prestazioni né in trasmissione né in ricezione perciò questa modifica va effettuata solo in caso di effettiva necessità 39 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Ne consegue che per la maggior efficienza possibile le antenne trasmittenti e quelle riceventi dovrebbero avere una dimensione corrispondente esattamente alla lunghezza d’onda. 5.8 RICEZIONE 5.8.1 Il segnale RF generato dall’oscillatore, modulato dal modulatore ed irradiato dall’antenna viaggia così nello spazio. Per poter far pervenire l’informazione desiderata al destinatario, serve solo un apposito ed idoneo sistema di ricezione. Il sistema è costituito da un’antenna ricevente che ha la capacità di captare tutti i segnali RF, aventi diverse frequenze, che la investono. Tali segnali vengono quindi inviati ad un apparato ricevitore il quale, attraverso un apposito circuito, seleziona il segnale RF desiderato. In altri termini, questo circuito del ricevitore chiamato sintonizzatore lascia passare solo i segnali RF che hanno la frequenza che si desidera ricevere. La selezione della frequenza da ricevere viene effettuata, come per l’oscillatore RF, da una bobina ed un condensatore i quali hanno, entro certi limiti, gli stessi valori di quelli presenti nell’oscillatore RF. È possibile variare la frequenza di ricezione infatti, variando il valore di uno o di entrambi i componenti (di L e C). In genere viene variato il valore di C. 5.8.2 Effettuata questa selezione, il ricevitore amplifica il segnale RF e lo invia al demodulatore che svolge una funzione inversa rispetto a quella del modulatore. L’informazione originaria così riottenuta viene inviata all’utilizzatore che può essere un altoparlante, uno strumento di bordo etc. In Figura 28 viene evidenziata la costituzione schematica di un ricetrasmettitore radio. Figura 28 – Trasmettitore e Ricevitore Nelle Figura 29 e Figura 30 sono indicati gli schemi dettagliati del lato Trasmettitore e di quello Ricevitore, rispettivamente. 40 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Microfono + Trasmettitore + Antenna Figura 29 – Sezione del Trasmettitore Antenna + Ricevitore + Altoparlante Figura 30 – Sezione del Ricevitore 41 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 5.9 CLASSIFICAZIONE 5.9.1 Le onde elettromagnetiche vengono classificate in base alla loro frequenza secondo lo schema seguente: Tabella 1 – Bande di Frequenze Spettro/banda Sigla Gamma di frequenza Gamma di lunghezza d’0nda Very Low Frequency VLF (Frequenze bassissime) meno di 30 KHz Lunghissime più di 10 Km Low Frequency (Frequenze basse) LF da 30 a 300 KHz Lunghe da 10 a 1 Km Medium Frequency (Frequenze medie) MF da 300 a 3.000 KHz Medie da 1 Km a 100 m High Frequency (Frequenze alte) HF da 3 a 30 MHz Corte da 100 a 10 m Very High Frequency (Frequenze altissime) VHF da 30 a 300 MHz Cortissime da 10 a 1 m Ultra High Frequency (Frequenze ultra alte) UHF da 300 a 3000 MHz Ultra corte da 1 m a 10 cm Super High Frequency (Frequenze super alte) SHF Super corte da 10 a 1 cm Extra High Frequency (Frequenze extra alte) EHF da 30 a 300 GHz Extra corte da 1 cm a 1 mm RADIO da 3 a 30 GHz 5.10 PROPAGAZIONE ELETTROMAGNETICA 5.10.1 Quando viaggiano nel vuoto, le onde elettromagnetiche si propagano in linea retta alla velocità della luce e cioè circa 300.000 Km/s. Quando, invece, viaggiano nell’interno di un mezzo, quale ad esempio l’atmosfera terrestre o in prossimità di corpi solidi, esse, a seconda della loro frequenza, possono essere soggette ad alcuni fenomeni: 42 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi DIFFRAZIONE: è un fenomeno fisico in base al quale l’onda può propagarsi al di là di un ostacolo delle dimensioni della propria lunghezza d’onda. In altri termini un’onda ignora un ostacolo molto più piccolo della propria lunghezza d’onda, scavalca un ostacolo della stessa dimensione dell’onda mentre viene bloccata da un ostacolo molto più grande. È forse uno dei fenomeni più misteriosi della propagazione elettromagnetica, ma certamente molto importante. È caratteristico di tutti i movimenti ondulatori (anche delle onde che si creano nell’acqua) Su un isola, ad esempio, le onde del mare si infrangono su un solo lato dell’isola stessa a meno che non si sia in presenza di onde lunghe (la cosiddetta “risacca”) nel qual caso le stesse si presentano anche sul lato opposto, anche se con minore intensità, perché hanno avuto la capacità di aggirare entro certi limiti l’isola. Questo fenomeno, quindi, diviene sempre più significativo, all’aumentare della lunghezza d’onda. RIFRAZIONE: Variazione della direzione di propagazione quando un’onda elettromagnetica attraversa la superficie di separazione fra due mezzi di densità diversa. L’onda elettromagnetica, di qualunque frequenza essa sia, viaggia più velocemente nel vuoto dello spazio che nell’aria. Si parla quindi di “indice di rifrazione” del mezzo, in genere direttamente proporzionale alla sua densità. Il vuoto ad esempio ha un indice di rifrazione di 1.0, mentre l’aria presenta circa 1.0003. L’effetto sulle onde elettromagnetiche che si trovino ad attraversare il piano di separazione tra i mezzi di diversa densità è dato da una leggera deviazione di direzione. RIFLESSIONE: Variazione della direzione di propagazione di un’onda elettromagnetica che incontra un corpo non trasparente o uno strato ionizzato. ATTENUAZIONE: Perdita di energia cui va soggetta un’onda elettromagnetica e dipende sia dalla distanza che l’onda deve percorrere (l’attenuazione è inversamente proporzionale al quadrato della distanza) sia quando viene a contatto con corpi o particelle che trattengono l’energia stessa trasformandola in calore. Quest’ultimo fenomeno è dovuto infatti all’assorbimento di una parte dell’energia dell’onda elettromagnetica da parte del mezzo in cui essa transita, cioè l’aria che contiene sempre polvere, molecole d’acqua in sospensione nelle nuvole, atomi ionizzati, ozono. Gli stessi atomi dell’aria in taluni casi determinano di per sé un’attenuazione, basti pensare all’effetto schermante, a tutti noto oggi, dell’ozono nell’alta atmosfera, che ci protegge dai raggi ultravioletti del sole. 43 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Questi raggi, che sono onde elettromagnetiche come tutte le altre, entrando nell’atmosfera urtano contro le molecole dell’ozono presenti nell’aria e si attenuano fortemente cedendo loro quell’ energia che per noi potrebbe essere dannosa. Questo fenomeno varia molto con la lunghezza d’onda. Possiamo, a tal proposito, notare che quando il cielo è coperto, la radio e la televisione si ricevono lo stesso in quanto le lunghezze d’onda usate per la radio e per la TV sono indifferenti alquanto all’umidità dell’aria mentre non lo è per niente la luce visibile composta da onde elettromagnetiche avente lunghezza d’onda molto più piccola. 5.11 PROPAGAZIONE 5.11.1 A seconda della loro frequenza e conseguentemente della loro lunghezza le onde elettromagnetiche sono quindi soggette ai diversi fenomeni in maniera variabile. Ed è quindi in relazione a tali fenomeni che esse seguono traiettorie diverse per viaggiare dal punto di emissione al punto di ricezione. Si possono quindi avere per grandi linee i seguenti tre tipi di propagazione o tipi di onde. 5.11.2 Le onde terrestri seguono l’andamento della superficie del suolo per il fenomeno della diffrazione. Il loro passaggio induce nella superficie terrestre correnti elettriche generate dal campo magnetico delle onde stesse provocando una attenuazione nonché una curvatura della loro traiettoria. Poiché tale attenuazione aumenta in modo proporzionale alla frequenza le trasmissioni via onda terrestre sono possibili solo in VLF, LF e nel segmento basso delle MF. La propagazione delle onde terrestri viene influenzata dalla natura e conducibilità del terreno. L’onda terrestre segue quindi la superficie terrestre, scavalcando le colline, superando laghi e fiumi ed anche mari. Poiché la superficie del mare le attenua poco, vengono usate di preferenza per le comunicazioni nautiche ed anche con sommergibili. 5.11.3 Le onde celesti o ionosferiche sono onde che ritornano sulla superficie terrestre dopo essere state rifratte e successivamente riflesse dagli strati ionizzati che si trovano nella parte superiore dell’atmosfera ad altezze variabili fra i 50 e 500 Km. (Fig. 5.15). Poiché il numero degli strati ionizzati e la loro altezza varia in funzione della radiazione solare, la propagazione delle onde celesti varia dal giorno alla notte e al variare delle stagioni, ed è inoltre influenzata dall’attività delle macchie solari. 44 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi I collegamenti radio via onda celeste sono possibili a distanze variabili a seconda della frequenza e delle condizioni di ionizzazione dell’atmosfera e possono essere effettuate solo su frequenze HF e, in genere solo durante le ore notturne, anche nel segmento alto delle MF. Le onde elettromagnetiche di frequenza superiore a 30 MHz non vengono riflesse dagli strati ionizzati (Figura 31). Figura 31 – Onde celesti Questo concetto va inteso elasticamente, nel senso che se, in linea di massima, si dice ad esempio che la propagazione per onde celesti è applicabile solo alle frequenza sopra elencate, vi possono essere rari casi di tale propagazione anche in VHF. Il comportamento delle onde elettromagnetiche non è infatti rigidamente legato all’appartenenza ad una banda di frequenza, ma si può dire che il comportamento varia sempre più all’avvicinarsi ad una nuova banda, cosicché alla frequenza di 25 MHz l’onda avrà un “mix” di comportamenti tra l’HF e la VHF, con tutto ciò che ne consegue. 5.11.4 Le onde dirette sono quelle che giungono a destinazione seguendo una traiettoria diretta. La propagazione per onda diretta, detta anche propagazione in linea ottica, è l’unica teoricamente possibile quando si impiegano le frequenze VHF, UHF, SHF ed EHF. Impiegando apparati che funzionano su queste frequenze va perciò sempre ricordato che la ricezione è possibile solo se nessun ostacolo si trova sulla linea retta congiungente la stazione trasmittente e la stazione ricevente. La curvatura terrestre di per sé non è un ostacolo alla propagazione poiché tali onde non si propagano per via terrestre sfuggono per la tangente e vanno ad irradiarsi nello spazio, lasciando in “ombra” la zona sotto all’orizzonte ottico della stazione trasmittente. 45 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Più ampio (e distante) sarà il nostro orizzonte ottico, maggiore sarà la distanza raggiungibile con la nostra trasmissione. L’unico modo per ampliare il nostro orizzonte è aumentare la nostra altezza dal suolo, lo si faccia con un palo per l’antenna, arrampicandoci su un monte, o trasmettendo da un aereo. A questo punto la quota alla quale si trovano le stazioni riceventi e trasmittenti ha un ruolo fondamentale per la determinazione della distanza di ricezione. Tale distanza, che possiamo chiamare portata ottica, si può ricavare dalla formula: D = K • ( √hT + √hR ) dove D è la portata espressa in miglia nautiche (NM), hT è l’altezza dell’antenna trasmittente, hR è l’altezza dell’antenna ricevente, K un coefficiente uguale a 1,23 se hT e hR sono espresse in piedi. Ad esempio nel caso volessimo conoscere fino a che distanza una stazione posta a terra (hT = 0 piedi) ha la possibilità di mantenere il contatto radio con un a/m su una frequenza VHF sapendo che l’a/m vola a 10.000 piedi, applicando la formula si avrà: D = K • ( √hT + √hR ) = 1,23 • ( √10.000 + √0 ) = 1,23 • (100) = 123 NM. In Figura 32 vengono evidenziati i vari tipi di propagazione. Figura 32 – Tipi di Propagazione 46 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 5.12 VANTAGGI E SVANTAGGI DELLE BANDE DI FREQUENZE 5.12.1 A causa dei parametri propri nonché dei fenomeni e delle caratteristiche di propagazione ogni banda di frequenze presenta vantaggi e svantaggi. Come già detto, occorre tenere presente che poiché l’elemento principale (la frequenza) varia gradualmente altrettanto gradualmente variano i fenomeni cui esse sono soggetti e le caratteristiche di propagazione. In altri termini non esiste un taglio netto nelle caratteristiche tra una banda di frequenza e quella adiacente. 5.12.2 I vantaggi e gli svantaggi legati all’utilizzo delle varie bande di frequenze possono così riassumersi: VLF – LF • Vantaggi: possibilità di collegamenti a lunga distanza utilizzando la propagazione per onda terrestre. • Svantaggi: necessità di grandi potenze in trasmissione. Notevoli dimensioni delle antenne. Interferenze con altre stazioni soggette a disturbi atmosferici. MF • Vantaggi: possibilità di collegamenti a medio raggio utilizzando la propagazione per onda terrestre. • Svantaggi: necessità di adeguata potenza di trasmissione. Dimensioni antenne adeguate. Interferenze con altre stazioni. Soggette a disturbi atmosferici ed al “Fading” (di notte alcune onde celesti possono essere riflesse cancellando le onde terrestri). 47 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi HF • Vantaggi: minore potenza di trasmissione. Antenne di dimensioni minori. Possibilità di collegamenti a lunga distanza grazie alla riflessione delle onde da parte della ionosfera (onde celesti). • Svantaggi: la copertura è soggetta alla fluttuazione degli strati ionizzati che variano dal giorno alla notte e tra stazione e stazione (fading). Soggette a disturbi atmosferici. VHF – UHF –SHF – EHF • Vantaggi: Necessità di poca potenza in trasmissione. Antenne piccole (minore lunghezza d’onda). Esente da disturbi atmosferici. • Svantaggi: Copertura sempre più in linea ottica all’aumentare della frequenza. 48 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 6 SISTEMI PER TELECOMUNICAZIONI 6.1 GENERALITÀ 6.1.1 Nei capitoli precedenti si è visto come il trasferimento di informazioni da un soggetto ad un altro sia condizionato in modo determinante dal mezzo trasmissivo. 6.1.2 Il cavo (supporto fisico) utilizzato nelle comunicazioni elettriche consente infatti lo scambio di informazioni solo tra punti fissi ma con una capacità teoricamente infinita. Il limite di tale mezzo è costituito principalmente dalla rigidità del sistema nonché dai costi necessari alla gestione del supporto ed alla posa in opera peraltro non sempre tecnicamente possibile (collegamenti con mezzi mobili) o non convenienti economicamente (pochi utenti in zone vastissime). 6.1.3 L’utilizzo delle onde elettromagnetiche (supporto radioelettrico) fa superare quasi tutti i limiti imposti dall’uso del cavo, ma ne introduce altri legati alla peculiarità del mezzo stesso quali le caratteristiche di propagazione e le quantità di canali di comunicazione disponibili alle varie frequenze. 6.1.4 Un uso integrato (radio + cavo) consente invece il superamento dei limiti propri di ciascun sistema. Ciò trova una particolare applicazione nel caso dei ponti radio e dei satelliti per telecomunicazioni. 6.2 PONTI RADIO 6.2.1 Per ponte radio si intende un collegamento bidirezionale tra punti fissi ottenuto mediante onde elettromagnetiche dirette che consente lo scambio di informazioni telefoniche, telegrafiche, televisive, dati, etc. (Figura 33). Per applicazioni specifiche esistono anche ponti radio mobili. 49 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 6.2.2 I punti collegati da un ponte radio sono in genere in condizioni di visibilità ottica in quanto vengono impiegate frequenze molto elevate ad iniziare dalle VHF (come abbiamo visto, a queste frequenze la propagazione avviene in linea ottica). Figura 33 – Ponte radio 6.2.3 L’uso di frequenze molto elevate consente di trasmettere un’elevata quantità di informazioni e di impiegare trasmettitori di bassa potenza in quanto l’energia elettromagnetica viene concentrata nella direzione desiderata mediante l’impiego di opportuni tipi di antenne direttive. Rispetto ai cavi, un collegamento in ponte radio ha il vantaggio di una minore complessità di posa ed una maggiore flessibilità di impiego, potendosi facilmente modificare la connessione tra le diverse stazioni ed aumentare il numero di comunicazioni. 6.2.4 Quando la distanza da coprire è troppo grande si posizionano dei ripetitori in posizioni intermedie secondo lo schema della Figura 34 ove si evidenzia come sia possibile l’uso di una o due antenne separate per la trasmissione e la ricezione. 50 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 34 – Collegamenti nei ponti radio 6.2.5 Le informazioni che pervengono alle stazioni terminali possono quindi essere trasferite su un supporto fisico (cavo) collegato ad una centrale telefonica, rendendo in tal modo possibile il trasferimento di informazioni in maniera flessibile ed economica (Figura 35). In sostanza il ponte radio sostituisce un tratto più o meno lungo di un cavo la cui posa sarebbe di difficile esecuzione e/o economicamente non conveniente. Figura 35 – Sistema di telecomunicazioni integrato 6.2.6 Le bande di frequenza utilizzate dai ponti radio sono rigorosamente stabilite dalla normativa internazionale e nazionale (Radio Regolamento UIT, PNRF ). 51 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Naturalmente, poiché i collegamenti sono bidirezionali, per evitare interferenze, le stazioni devono essere collegate mediante frequenze diverse, ma contenute nella gamma di lavoro di quel ponte radio. La frequenza di ricezione non può quindi essere la stessa utilizzata per ritrasmettere verso un’altra stazione. 6.3 SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONI 6.3.1 Parlando di propagazione, abbiamo visto come, a partire dalle VHF in su, la possibilità di ricevere una stazione in quota fosse legata abbastanza strettamente alla formula D = K • √h Da questa formula, intuitivamente, si ricava che maggiore è la quota dalla quale una stazione sta trasmettendo, maggiore sarà il suo range, ovvero la distanza alla quale quella stazione sarà ricevibile. Se quindi applichiamo tale principio, portando il nostro ricetrasmettitore nello spazio, ad una quota ben maggiore di quelle operative degli aeromobili, tale range diviene evidentemente molto più ampio. Analogamente ai ponti radio, i satelliti per telecomunicazioni quindi consentono la realizzazione di collegamenti televisivi, telegrafici, telefonici, fac-simile e di trasmissione dati fungendo da ripetitori ed amplificatori dei segnali provenienti da una o più stazioni trasmittenti e diretti verso una o più stazioni riceventi (Figura 36). Figura 36 – Collegamento satellitare 52 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 6.3.2 L’eventuale collegamento tra la stazione di terra ed il satellite viene detto tratto in salita (up link), mentre quello tra il satellite e le stazioni di terra è detta tratto in discesa (down link). Per evitare interferenze tra i segnali, così come avviene per i ponti radio, le frequenze di up link e down link devono essere differenti. Le frequenze in uso per le comunicazioni via satellite sono regolate da norme internazionali. Attualmente le frequenze maggiormente utilizzate sono comprese nella gamma UHF ed SHF. 6.3.3 Buona parte dei satelliti attualmente in orbita sono di tipo militare ed hanno lo scopo di rilevare la presenza di missili strategici avversari o di altre strutture militari disseminate sul globo (Telerilevamento o satelliti spia). Altri sono di tipo scientifico e civile, sempre con funzione di telerilevamento, e servono per il rilievo delle caratteristiche dell’atmosfera, del suolo, del mare, dell’ozono, o di tipo astronomico come il telescopio orbitante Hubble o la Stazione Spaziale Internazionale. Altri ancora sono utilizzati per comunicazioni satellitari vere e proprie (telefoniche, televisive etc) o per la navigazione marittima e aerea 6.3.4 Oltre che dai dati costruttivi propri di ciascun satellite le diverse funzioni che essi possono svolgere sono dipendenti dal tipo di orbita percorsa e dall’altezza dell’orbita. I satelliti inoltre possono essere utilizzati singolarmente o possono lavorare in “rete” fornendo informazioni congiuntamente ad altri satelliti coi quali, in tal caso, formano una “costellazione”. 53 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 6.3.5 I tipi di orbite possono essere polari quando il percorso dei satelliti va da un polo all’altro, equatoriali quando il percorso segue la linea dell’equatore ed inclinate quando i percorsi sono intermedi tra quelli polari ed equatoriali. 6.3.6 L’altezza dell’orbita di un satellite rispetto alla superficie terrestre è una caratteristica molto importante nel determinarne l’utilizzazione. Infatti al diminuire dell’altezza deve aumentare la velocità di rotazione rispetto alla terra affinché il satellite resti in orbita, e diminuisce, conseguentemente, il tempo in cui una stazione a terra può restare collegata col satellite (detto tempo di acquisizione). D’altronde però un satellite a bassa quota consente una migliore discriminazione nel rilevamento della superficie terrestre. In relazione alla loro altezza le orbite satellitari sono classificate in: a) Orbite a basse quote. (LEO – Low Earth Orbit): I satelliti LEO orbitano attorno alla terra ad una altezza compresa tra i 140 e 1.500 Km. ed hanno un periodo di rotazione variabile dai 90 minuti alle 2 ore. Il tempo di acquisizione da parte di una stazione terrestre varia sia in funzione dell’altezza del satellite e dall’elevazione del satellite sopra l’orizzonte durante il passaggio con un massimo di 30 minuti per le orbite a 1500 Km. Questi tipi di satelliti sono ampiamente usati con orbite polari per scopi militari, soprattutto a quote molto basse, nonché per il telerilevamento per scopi civili e meteorologici. Nel campo delle telecomunicazioni vengono impiegate con orbite inclinate ed in costellazione per comunicazioni telefoniche e trasmissione dati (IRIDIUM, Globalstar etc.). b) Orbite a medie quote. (MEO – Medium Earth Orbit): Sono orbite poste ad altezze tra i 5.000 ed i 20.000 Km. Il periodo di rotazione è compreso a secondo dell’altezza tra le 3 ore e 30 minuti e le 12 ore, ed il tempo di acquisizione va dalle 2 alle 4 ore. Esse vengono ampiamente impiegate, con orbite inclinate ed in costellazioni, nel campo delle telecomunicazioni e per i sistemi GPS/NAVSTAR, GLONASS e 54 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi SARSAT, ed in futuro dal nuovo sistema di navigazione satellitare GALILEO. In Fig. 37 è riportata la costellazione del sistema GPS composta da 24 satelliti posti in 6 orbite inclinate che costituisce uno degli elementi per il sistema di navigazione GNSS. Fig. 37 – Costellazione GPS c) Orbite geostazionarie (GEO – Geostationery Earth Orbit): Sono orbite poste sopra l’equatore ad una altezza di circa 36.000 Km. Il periodo di rotazione del satellite è di 24 ore. Poiché il satellite viaggia nella stessa direzione e con la stessa velocità angolare della terra, esso appare come un punto fisso nel cielo, visto dalle stazioni terrestri. Inoltre, considerato che, un satellite in orbita geostazionaria può coprire il 42.4% della superficie terrestre, sono sufficienti tre di essi per coprire l’intera superficie ad eccezione delle zone polari al di sopra di 70° Lat. I satelliti geostazionari vengono diffusamente impiegati nelle telecomunicazioni (Emittenti TV, Meteosat, Comunicazioni telefoniche quale ad esempio la costellazione INMARSAT ecc.). 6.3.7 Come abbiamo visto i satelliti sono particolarmente adatti per creare quindi vaste reti intercontinentali di telecomunicazioni in virtù della copertura offerta; tuttavia essi rappresentano anche un efficiente mezzo di comunicazione all’interno di Paesi il cui territorio è vasto o con profilo irregolare. Per tale motivo, mentre nel primo caso sono state create organizzazioni internazionali per la gestione di tali sistemi (INTELSAT), alcuni Paesi, quali gli Stati Uniti ed il Giappone, dispongono di propri sistemi ed organizzazioni nazionali. 55 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 7 SERVIZIO DI TELECOMUNICAZIONI AERONAUTICHE 7.1 GENERALITÀ 7.1.1 Per servizio di telecomunicazioni Aeronautiche si intende un servizio di telecomunicazioni fornito per qualsiasi scopo aeronautico. Il suo fine è quello di assicurare le telecomunicazioni e gli aiuti radioelettrici alla navigazione aerea per garantirne sicurezza, regolarità ed efficienza. Il servizio di TLC aeronautiche costituisce quindi il supporto fondamentale per l’espletamento dei servizi ATS. 7.2 SUDDIVISIONI 7.2.1 Il servizio delle TLC aeronautiche è suddiviso in quattro parti: 1. Servizio Fisso Aeronautico; 2. Servizio Mobile Aeronautico; 3. Servizio di Radionavigazione Aeronautico; 4. Servizio di Radiodiffusione Aeronautico. 57 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 8 SERVIZIO FISSO AERONAUTICO 8.1 GENERALITÀ 8.1.1 Definizione: Servizio di telecomunicazione tra specifici punti fissi fornito principalmente per la sicurezza della navigazione aerea e per la regolare, efficiente ed economica operazione dei servizi aerei. Il Servizio Fisso Aeronautico provvede allo scambio di comunicazioni e messaggi tra organizzazioni aeronautiche quali Enti ATS, Uffici Meteo, Amministrazione Aviazione Civile, Compagnie aeree etc. Il vertiginoso sviluppo tecnologico degli ultimi anni nel campo delle telecomunicazioni ha avuto un fortissimo impatto anche nel Servizio delle Telecomunicazioni Aeronautiche ed in particolare nel Servizio Fisso. L’ICAO, nel tempo, ha stabilito i sistemi ed applicazioni standard. Alcuni di questi sono già da tempo universalmente utilizzati mentre altri sono stati solo definiti. Verso questi ultimi dovranno confluire gli attuali sistemi standard nonché quelli comunque utilizzati dagli Stati. Infatti la necessità di scambiare informazioni e dati in numero sempre più crescente e sempre più velocemente ha portato molti Paesi ad introdurre, sia in campo nazionale che in coordinamento con gruppi di Paesi, sistemi ed applicazioni, anche eterogenee, non previsti dall’ICAO in grado di soddisfare le esigenze che si andavano via via prospettando. 8.2 ARTICOLAZIONE SISTEMI STANDARD ICAO 8.2.1 Allo stato attuale i sistemi ed applicazioni standard approvati dall’ICAO per l’utilizzazione nel Servizio Fisso Aeronautico sono i seguenti. 8.2.2 Reti e circuiti telefonici per lo scambio diretto di informazioni tra Enti ATS. Si tratta di una serie di collegamenti diretti, sia internazionali che nazionali, impiegati tra Enti ATC e/o tra posizioni operative di Enti ATC nonché tra questi ed altri Enti operativi non ATC (Enti militari, Enti di Soccorso etc.) per lo scambio dei dati di volo, autorizzazioni, informazioni, trasferimento di controllo, ecc. 59 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 8.2.3 Reti, circuiti e sistemi per le diffusioni operative meteorologiche. Si tratta di reti, sia internazionali che nazionali che, con diverse denominazioni, collegano stazioni meteo, ARO (ATS Reporting Office) ed altri utenti operativi e vengono impiegate per la diffusione delle informazioni meteorologiche. Fino a qualche anno fa venivano utilizzate procedure di trasmissione di tipo analogico e terminali costituiti da telescriventi. Attualmente in Italia vengono utilizzati sistemi di trasmissione digitale e terminali costituiti da computers. Le procedure per la diffusione dei messaggi operativi meteo su queste reti sono compatibili con quelle dell’AFTN in modo che le informazioni scambiate su una rete possano essere scambiate sull’altra e viceversa. 8.2.4 La rete fissa di telecomunicazioni aeronautiche (AFTN-Aeronuatical Fixed Telecommunication Network). Si tratta di una rete impiegata principalmente per lo scambio di messaggi dei Servizi del Traffico Aereo (quali ad esempio i piani di volo). Anche su questa rete fino a qualche anno fa venivano utilizzate procedure di trasmissione di tipo analogico e terminali costituiti da telescriventi (Figura 38). Attualmente nei Paesi a più alta tecnologia invece vengono utilizzati sistemi di trasmissione digitale e terminali costituiti da computers che oltre ad una maggiore velocità consentono la memorizzazione dei messaggi ricevuti o da trasmettere rendendoli disponibili per la gestione da parte degli operatori. L’AFTN è una rete internazionale capillare che collega tutti i principali aeroporti ed organizzazioni aeronautiche quali Enti ATS, Uffici Meteo, Compagnie aeree, Enti aeronautici attraverso la quale si è in grado di far pervenire messaggi ad una qualsiasi stazione fissa, ovunque ubicata, facente parte della rete stessa. Figura 38 - Telescrivente 60 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Per lo scambio dei messaggi tra le varie stazioni della rete AFTN si fa uso della tecnica del “rilancio”. All’interno di uno Stato, Paese o Territorio, esistono uno o più Centri Comunicazioni ognuno dei quali è collegato con tutte le stazioni terminali della propria area di responsabilità. Inoltre, ogni Centro Comunicazioni è collegato ad un Centro Comunicazioni Internazionale (International Communication Center, ICC), unico per quel Paese. Quest’ultimo è in collegamento generalmente con gli ICC degli Stati o Paesi adiacenti. In tal modo i messaggi originati dagli aeroporti o da altri Enti sono inviati al proprio Centro Comunicazioni e da questo, automaticamente, e quindi senza intervento manuale, ritrasmessi all’aeroporto o altro Ente di destinazione se con esso collegato, o “rilanciato” ad un Centro Comunicazioni adiacente per il successivo inoltro a destinazione. In Italia, per la gestione dei messaggi da e per gli Enti dislocati su tutto il territorio nazionale, la rete AFTN è articolata in un Centro Comunicazioni Internazionale (ICC) di Roma ubicato a Ciampino, detto “capo maglia” e di Centri Comunicazioni, “sottocentri” civili e militari, e di terminali ubicati in varie località. 8.2.5 La rete ICAO per lo scambio dati CIDIN (Common ICAO Data Interchange Network). Lo sviluppo dei servizi fissi aeronautici, caratterizzati da un crescente ricorso a mezzi informatici per lo scambio dei dati ha indotto l’ICAO alla formulazione di questa nuova rete basata sulle tecniche di commutazione a pacchetto e sulla interconnessione mediante circuiti virtuali permanenti ed utilizzo di computer come terminali. 61 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Essa permette, rispetto all’AFTN, una maggiore velocità nello scambio dei messaggi, un più efficiente utilizzo dei circuiti nonché un miglior controllo sulla qualità dei dati trasmessi. Essa non è altro quindi che un’implementazione qualitativa della rete AFTN. In Europa quasi tutti i Centri Com si sono dotati di sistemi per lo scambio dati a mezzo CIDIN, e non più via AFTN. L’ICC di Roma si è adeguato ai nuovi protocolli, divenendo uno dei 6 “main centre” di Eurocontrol. Grazie alla sua posizione geografica inoltre, esso costituisce il “gate” d’ingresso e di uscita per i messaggi scambiati in CIDIN e AFTN tra l’Europa e l’Africa, il Medio Oriente e addirittura l’Asia. Ovviamente, considerata la necessità di una graduale sostituzione dell’AFTN utilizzata dai vari Centri Com o stazioni periferiche, la rete CIDIN è stata opportunamente interfacciata con i vecchi sistemi. Tale interfacciamento è necessario per consentire il trasferimento di un messaggio originato da un Ente facente parte solo della rete AFTN sulla rete CIDIN e viceversa. Quando tutti gli utenti della rete AFTN saranno dotati delle idonee apparecchiature, tale rete potrà essere dimessa, per l’utilizzo esclusivo della rete CIDIN. 8.2.6 I servizi di trattazione dei messaggi ATS (ATSMHS-Air Traffic Services Message Handling Services). L’ATSMHS è una applicazione che provvederà allo scambio e la distribuzione dei messaggi relativi al traffico tra Enti dei Servizi del Traffico Aereo. Essa in futuro sostituirà l’AFTN e la CIDIN e fornirà inoltre nuovi servizi di messaggi incluso la posta elettronica e lo scambio dati elettronici. L’ATSMHS identificata talvolta anche come AMHS sarà uno degli elementi della futura ATN (Aeronautical Telecommunication Network). 8.2.7 Le comunicazioni tra Enti. La prima e finora unica applicazione definita e specificata per la comunicazione tra Enti dei Servizi del Traffico Aereo è l’ATS Interfacility Data Interchange (AIDC) che verrà usata dagli Enti ATS per lo scambio di dati per i voli attivi relativamente a notifica e coordinamento, trasferimento di controllo, dati di sorveglianza e dati di testo libero. L’ applicazione AIDC consentirà di sostituire in futuro le comunicazioni telefoniche e sarà anch’essa un elemento dell’ATN. 8.3 SISTEMI NON STANDARD ICAO. L’OLDI E L’AOIS 8.3.1 Tra i sistemi non previsti dall’ICAO come standard ma comunque utilizzati a livello nazionale o di Regione ICAO possono essere menzionati: 62 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 8.3.2 L’OLDI (On-Line Data Interchange). Si tratta di una applicazione, valida tra gli Stati membri di Eurocontrol che consente lo scambio automatico dei dati di coordinamento tra i sistemi computerizzati ATC usando dati di trasferimento elettronici al posto dei sistemi telefonici. Questa applicazione sostanzialmente già soddisfa i requisiti dell’ICAO per quanto concerne l’applicazione AIDC. 8.3.3 L’AOIS (Aeronautical Operation Information System). Oltre alla normale rete AFTN e CIDIN, riconosciuta dall’ICAO, cui come abbiamo visto sono collegati tutti gli Enti aeronautici per la trattazione di tutta la messaggistica, a livello nazionale l’Italia, come altri paesi, ha adottato un suo proprio sistema per la gestione di alcune funzioni, tra le quali l’importantissima trattazione dei piani di volo e la messaggistica correlata. Tale sistema, ideato e realizzato dall’ENAV, utilizzando elaboratori di grande capacità, consente non solo la ricezione e trasmissione dei messaggi ad altissima velocità, impensabile con l’uso dell’AFTN, ma anche la gestione e trattazione delle informazioni aeronautiche necessarie ai servizi del traffico aereo ed ai piloti per la pianificazione del volo. 8.3.4 Tale sistema, chiamato AOIS (Aeronautical Operation Information System) si compone di due elaboratori (uno di produzione ed uno di sviluppo software di back up al primo) installati presso il CED di Roma Ciampino e di una serie di terminali periferici (aeroporti la cui gestione ATS è dell’ENAV, alcuni aeroporti militari, Enti ed Uffici centrali etc.) collegati all’unità centrale attraverso linee satellitari (collegamento primario) e/o rete ISDN della Telecom (collegamento secondario) (Figura 39). Figura 39 - AOIS 63 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 8.3.5 L’AOIS si compone di 4 sottosistemi (Figura 40) 1. FDMAS (Flight Data Management Automated System) per la gestione dei piani di volo FPL/RPL. 2. AISAS (Aeronautical Information Service Automated System) per la gestione dei Notam. 3. ATMAS (Air traffic Management Automated System) per la gestione della messaggistica ATFM da e per il sistema TACT/CASA di Eurocontrol. 4. AMIAS (Aeronautical Meteorological Information Automated System) per l’acquisizione e la distribuzione dei messaggi meteo. Ognuno dei suddetti sottosistemi fornisce una serie di servizi che vengono utilizzati dagli utenti AOIS al fine di ottimizzare le operazioni dei servizi del traffico aereo. Figura 40 – Sottosistemi AOIS 64 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Tre linee assicurano il collegamento tra l’ICC di Roma ed il sistema AOIS in quanto tutta la messaggistica proveniente dall’estero, o comunque da utenti che non hanno a disposizione il terminale AOIS (Fig. 40) ma collegati alla rete AFTN o CIDIN, e diretta agli Enti dotati di AOIS pervengono a quest’ultimi attraverso i vari sottosistemi. Come anche tutti i messaggi originati dai terminali periferici e diretti all’estero o ad Enti non dotati di terminali AOIS vengono a questi distribuiti attraverso l’ICC sulle reti AFTN o CIDIN. In particolare all’atto della ricezione di un messaggio l’ICC “chiama” un apposito programma dell’AOIS che acquisisce il messaggio ed in base all’indirizzo del destinatario lo “classifica” a seconda dell’applicazione di interesse (FDMAS, AISAS, ATMAS ed AMIAS), lo memorizza nella banca dati dei messaggi in ricezione e lo rende disponibile alle relative funzioni del o dei destinatari. Quando invece un utente AOIS spedisce un messaggio utilizzando una funzione dei sottosistemi il messaggio viene inviato all’ICC che ha il compito di distribuirlo agli indirizzi destinatari indicati. Il messaggio viene contestualmente memorizzato nella banca dati dei messaggi trasmessi. FDMAS Il FDMAS è il sottosistema automatizzato nazionale utilizzato per l’acquisizione e memorizzazione dei piani di volo FPL (Filed-Flight PLan) ed RPL (Repetitive - Flight PLan) che interessano lo spazio aereo nazionale. Esso contiene tre banche dati. La prima è costituita dai dati RPL e cioè dai piani di volo ripetitivi che due volte l’anno le compagnie di navigazione aerea notificano da Eurocontrol e, per i voli che interessano lo spazio aereo italiano, da questo ritrasmessi all’AOIS e memorizzati appunto nella banca dati FDMAS; la seconda 65 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi banca dati è costituita dai dati della geografia ATS e contiene diversi elementi quali radioassistenze, segmenti di rotta, i settori degli ACC, gli aeroporti etc.; la terza banca dati è chiamata “dinamica” in quanto contiene i dati correnti. In quest’ultima, infatti, sono contenuti i voli RPL/FPL relativi a 4 giorni (giorno precedente, giorno corrente più i due giorni successivi). Gli RPL vengono scaricati giornalmente dalla banca dati RPL mentre gli FPL vengono immessi automaticamente dopo essere stati validati dal sistema IFPS di Eurocontrol (se voli IFR o misti) e da questo trasmessi sull’AFTN agli Enti ATC italiani interessati. I voli VFR, per i quali non è prevista la validazione da parte dell’IFPS, vengono immessi automaticamente sia prelevandoli dalla rete AFTN sia attraverso i terminali AOIS disponibili presso gli ARO. Qualunque variazione ad un RPL o FPL verrà immessa nel FDMAS con le stesse procedure. L’interazione tra le tre banche consente tra l’altro di procedere alla distribuzione dei piani di volo agli Enti o settori ACC interessati e, ove attivato il relativo sistema, alla stampa automatica delle strips di progresso volo. Un’importante funzione del FDMAS è, tra le altre, quella della generazione e ricezione dei messaggi ATS. Da qualunque terminale abilitato è possibile infatti trasmettere e ricevere i messaggi FPL, DEP, ARR, CHG, DLA e CNL per i quali pertanto non si fa uso dell’AFTN. AISAS L’AISAS è il sottosistema utilizzato per la gestione delle informazioni aeronautiche. Esso ha una banca dati contenente la geografia AIS e una banca dati ove sono immessi e memorizzati i NOTAM italiani e stranieri (NOtice To Air Men, attualmente sono 140 i paesi i cui NOTAM vengono immessi nel sistema). La banca è continuamente aggiornata automaticamente prelevando dalla rete AFTN/CIDIN tutti i messaggi relativi ai NOTAM emessi dai paesi interessati Tra le funzioni più importanti del sottosistema AISAS si sottolinea quella della preparazione e stampa dei PIB (Preflight Information Bulletin). Sfruttando infatti le banche dati del FDMAS qualsiasi ARO è in grado di fornire al pilota di un determinato volo tutte le notizie contenute nei notams che interessano la rotta da percorrere e/o l’aeroporto di destinazione e/o l’area in cui opererà. La flessibilità della funzione è tale che possono non essere presentate, ad esempio, le notizie la cui origine è antecedente ad una specifica data o di presentare solo quelle relative ad un desiderato argomento, etc. 66 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Altre funzioni del sistema AISAS consentono all’operatore la visualizzazione e stampa di singoli NOTAM, checklist, NOTAM scaduti, di liste contenenti NOTAM in vigore o scaduti emessi fino ad una certa data, per una certa area, aerodromo, FIR, etc. Sfruttando infine una specifica funzione, l’operatore dell’ARO può, quando se ne presenti la necessità per l’aeroporto di appartenenza, inoltrare al NOF la richiesta di emissione Notam. ATMAS L’ATMAS è il sistema automatizzato utilizzato per la gestione della messaggistica prevista nello scambio di informazioni ATFM con il sistema TACT di Eurocontrol. Alla ricezione di un messaggio TACT pervenuto dalla rete AFTN/CIDIN esso decodifica il messaggio e permette ai vari utenti la visualizzazione delle informazioni per mezzo di idonee funzioni e, quando necessario, la generazione di messaggi che vengono inoltrati al TACT sulla stessa rete AFTN/CIDIN. AMIAS L’AMIAS si occupa essenzialmente della gestione dei messaggi meteorologici che viaggiano su reti telex. Esso contiene una banca dati ove vengono immessi i messaggi meteo che pervengono dalla rete AFTN/CIDIN e dalla rete “O” dell’Aeronautica Militare. Attraverso i terminali periferici è quindi possibile per gli utenti la visualizzazione e stampa dei messaggi meteo, attivi o scaduti relativi a: • singole località • tipi di messaggi (Metar, TAF etc.) • gruppo data/orario • elementi di geografia predefinite (aree) Altra funzione, disponibile per alcuni aeroporti, consente l’immissione diretta nell’AMIAS dei Metar, Speci e TAF che saranno trasmessi anche sulla AFTN/CIDIN dallo stesso sistema. 8.4 L’ATN – AERONAUTICAL TELECOMUNICATION NETWORK. L’ATN è una rete mondiale prevista per fornire il collegamento per le comunicazioni dati tra aa/mm, compagnie aeree ed altre organizzazioni che forniscono servizi quali ad esempio le autorità che forniscono l’ATC o le comunicazioni private dei passeggeri 67 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi degli aa/mm. Questa rete è stata progettata come un insieme eterogeneo di reti di trasmissione e di computer interconnessi che gli consentiranno di operare come una singola rete dati virtuale. Il traguardo è di fornire pieno e flessibile supporto per le comunicazioni dati tra gli utenti aeronautici sia fissi che mobili in ogni parte della terra. L’ATN è basata su standard e linee guida dettati dai vari utilizzatori della rete in armonia con i protocolli formulati dalla organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (ISO). In tale contesto l’ICAO ha definito le applicazioni per l’ATSMHS e l’ICC cui debbono rifarsi tutti gli Stati o consorzi per l’adeguamento delle proprie apparecchiature. La conseguenza finale sarà che tutti gli eterogenei sistemi di comunicazione oggi in uso o in sviluppo, compreso il CIDIN dovranno convergere in quest’unica nuova rete mondiale. 8.5 INDICATORI DI LOCALITÀ 8.5.1 Gli indicatori di località sono gruppi di quattro lettere, formulati secondo il procedimento prescritto dall’ICAO nel DOC 7910 “Location Indicators”, assegnati a tutte le località in cui si trova una stazione fissa aeronautica o una stazione meteorologica. 8.5.2 Gli indicatori vengono usati in tutti i documenti aeronautici, dai piani di volo ai bollettini meteorologici, dai piani di volo ai messaggi di servizio, per fare riferimento ad aeroporti, stazioni o uffici meteorologici e ogni altra località in cui sia ubicata una stazione del Servizio Fisso aeronautico. Il criterio adottato dall’ICAO consente di individuare immediatamente l’ubicazione delle varie località. Infatti ai fini delle telecomunicazioni la Terra è stata suddivisa in 22 regioni ognuna delle quali è contraddistinta da una lettera dell’alfabeto (Figura 41) che rappresenta la prima delle quattro lettere dell’indicatore di tutte le località ubicate all’interno di quella regione (Ad esempio all’Europa Mediterranea è stata assegnata la lettera L). 68 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 41 – Le 22 regioni ICAO 8.5.3 Ad ogni Paese compreso nelle varie Regioni è stata assegnata una lettera di identificazione che molto spesso coincide con quella iniziale del nome del Paese e che rappresenta la seconda lettera dell’indicatore delle località di quel Paese. (Ad esempio all’Italia è assegnata la lettera I, a Malta la lettera M, alla Grecia la lettera G). È per tale motivo che ad esempio tutte le località italiane hanno un indicatore le cui prime due lettere sono LI mentre quelle spagnole LE, quelle francesi LF. 8.5.4 Ad ogni Centro Comunicazioni di un Paese è stata assegnata una o più lettere di identificazione che rappresenta la terza lettera dell’indicatore di località. L’assegnazione della terza come anche della successiva quarta lettera viene fatta dal Paese interessato e comunicata all’ICAO. In Italia all’ICC di Roma sono state assegnate al momento le lettere R, E, Q ed I (quest’ultima identifica Centri Nazionali) al centro COM di Brindisi le lettere B e C ed al Centro COM di Milano le lettere M e P. Anche al centro COM di Padova è stata assegnata la lettera P. 8.5.5 Ad ogni località o stazione collegata ad uno stesso Centro COM e facenti parte dello stesso gruppo relativo alla terza lettera infine viene assegnata una lettera differente cercando, per quanto possibile, di farla coincidere con l’iniziale della località cui si riferisce l’indicatore. Roma Fiumicino ad esempio è identificato con F, Catania con C, Milano Linate con L, mentre a Milano Malpensa è stata assegnata la lettera C. 69 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 8.5.6 Si riportano qui di seguito alcuni esempi esplicativi relativi ai seguenti indicatori di località: ESSA, LIRF, LIMJ, LIIB E – Europa (Regione) L – Mediterraneo (Regione) S – Svezia (Paese) I - Italia (Paese) S – Stoccolma (Centro COM) R – Roma (Centro COM ICC) A – Arlanda (Località) F – Fiumicino (Località) L – Mediterraneo (Regione) L – Mediterraneo (Regione) I – Italia (Paese) I - Italia (Paese) M- Milano (Centro COM) I – Roma (Centro COM) J - Genova/Sestri (Località) B – Centro Nazionale Meteorologia 8.5.7 Gli indicatori di località, come abbiamo visto, consentono di identificare un aeroporto, una stazione meteorologica o una stazione fissa di telecomunicazioni aeronautiche. Tuttavia, poiché presso una medesima località normalmente operano diverse organizzazioni aeronautiche, peraltro anch’esse articolate in servizi e/o uffici, l’ICAO ha previsto che nei messaggi scambiati sulla rete AFTN e CIDIN vengano utilizzati degli indicatori di indirizzo costituiti dalle quattro lettere dell’indicatore di località che abbiamo già visto, più un designatore composto da 3 lettere che identifica l’Ente, organizzazione, Servizio o Compagnia aerea (tali designatori di 3 lettere sono assegnati dall’ICAO e pubblicati nel DOC 8585) e da una ulteriore quarta lettera che identifica l’ufficio all’interno dell’Ente o Compagnia aerea. Quando quest’ultimo dettaglio non è richiesto o non è conosciuta la lettera identificativa dell’ufficio l’indirizzo va completato con la lettera X, che funge appunto da riempitivo. Ad esempio l’indirizzo LICJZTZX corrisponde alla TWR (ZTZ) di Palermo Punta Raisi (LICJ) essendo la lettera X finale sostanzialmente riempitiva; l’indirizzo LGATKLMN corrisponde all’ufficio (N) della compagnia aerea KLM (KLM) di Atene (LGAT). 70 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 8.6 ORDINE DI PRIORITÀ 8.6.1 Ogni rete di comunicazione deve essere abbastanza flessibile per permettere ai messaggi più importanti di avere la priorità nel recapito a destinazione. Per permettere ciò è necessario un sistema che consenta di definire il grado di importanza dei messaggi. Tale sistema, chiamato Ordine di Priorità, è indicato per i messaggi sulla rete AFTN e CIDIN con un gruppo di DUE lettere all’inizio del messaggio secondo il seguente ordine: SS, DD, FF, GG, KK. I messaggi aventi lo stesso indicatore di priorità devono essere trasmessi in ordine di presentazione. 8.7 CATEGORIE DEI MESSAGGI AMMESSI SULLA AFTN E CIDIN 8.7.1 La tipologia e la classificazione dei messaggi ammessi sulle reti del servizio fisso aeronautico è la seguente: 1) Messaggi di pericolo ( Indicatore di priorità SS) Questa categoria comprende ogni comunicazione relativa a stazioni mobili in condizioni di grave ed imminente pericolo. 2) Messaggi di urgenza (Indicatore di priorità DD) Questa categoria comprende messaggi concernenti la sicurezza di mezzi o persone. 3) Messaggi sicurezza volo (Indicatore di priorità FF) Questa categoria comprende la seguente tipologia di messaggi: a- messaggi per il controllo del traffico aereo; b- messaggi operativi di compagnia di immediato interesse per un a/m in volo o in partenza; c- avvisi meteorologici limitati a SIGMET, Special air-report e previsioni variate. 71 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 4) Messaggi meteorologici (Indicatore di priorità GG) Questa categoria comprende la seguente tipologia di messaggi: a- previsioni meteorologiche; (TAF, previsioni di area e di rotta) b- osservazioni meteorologiche; (METAR, SPECI) 5) Messaggi regolarità volo (Indicatore di priorità GG) Questa categoria comprende tutti quei messaggi di carattere operativo per la regolarità e l’efficienza dei voli quali informazioni sul carico, dirottamenti, parti e materiali urgentemente richiesti per l’operatività degli aa/mm, etc. 6) Messaggi dei Servizi di Informazione Aeronautica (Indicatore di priorità GG) Questa categoria comprende i NOTAMS e gli SNOWTAMS. 7) Messaggi amministrativi aeronautici (Indicatori di priorità KK) Questa categoria comprende messaggi inerenti lo stato di efficienza dei sistemi e delle infrastrutture per la sicurezza e la regolarità dei voli, dei servizi di telecomunicazione aeronautica nonché messaggi scambiati tra le autorità dell’aviazione civile relativi ai servizi aeronautici. 8) Messaggi di servizio (Indicatore di priorità appropriato) Questa categoria comprende i messaggi di servizio scambiati fra stazioni del servizio fisso aeronautico per ottenere informazioni o verifiche concernenti altri messaggi. 72 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi CAPITOLO 9 SERVIZIO MOBILE AERONAUTICO 9.1 DEFINIZIONE 9.1.1 Servizio di radiocomunicazione tra stazioni aeronautiche e stazioni di aeromobili, o tra stazioni di aeromobili, al quale possono partecipare imbarcazioni di salvataggio e, su specifiche frequenze di pericolo ed emergenza, stazioni radiofaro che indicano posizione. 9.2 GENERALITÀ 9.2.1 Il Servizio Mobile Aeronautico è il servizio attraverso il quale avviene lo scambio delle comunicazioni tra Enti ATS ed aeromobili. Esso viene assicurato su prestabilite frequenze in radiotelefonia. Da qualche tempo si stanno sperimentando sistemi di collegamenti in data-link (CPDLC-Controller Pilot Data Link Communication). 9.3 FREQUENZE 9.3.1 Le frequenze utilizzate nel Servizio Mobile Aeronautico assegnate dall’ITU sono comprese nelle bande MF, HF, VHF ed UHF. 9.3.2 Nella banda MF e HF vengono utilizzate specifiche frequenze comprese tra i 2.8 MHz e 22 MHz. Per le caratteristiche di propagazione esse sono utilizzate per collegamenti a lunga distanza su zone oceaniche o desertiche. In Italia il Servizio Mobile Aeronautico non utilizza frequenze MF e HF. 9.3.3 Nelle bande VHF e UHF viene utilizzato tutto il segmento che va da 118.0 MHz a 136.975 MHz e, per il traffico aereo militare, alcune frequenze comprese nel segmento che va da 225.00 MHz a 400.00 MHz. Come è noto sulle gamme VHF e UHF le onde si propagano in linea diretta (raggio ottico), per cui si possono ottenere collegamenti solo su breve distanza. Nell’AMSS (Aeronautical Mobile Satellite Service) vengono utilizzate frequenze comprese nel segmento 1545/1555 MHz e 1646.5/1656.5 MHz. 73 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 9.4 CPDLC 9.4.1 Per CPDLC si intende un mezzo di comunicazione tra controllori e piloti che utilizza il data-link ATC. Più precisamente, il data-link fa comunicare il computer di terra presso la postazione del controllore e il computer di bordo. L’uso di questo mezzo per le comunicazioni di routine riduce il numero di messaggi vocali. Il sistema è ancora in fase di sperimentazione in varie parti del mondo ma è stato verificato che esso riduce i ritardi rispetto alle comunicazioni verbali. Le frequenze utilizzate sono quelle attualmente previste per l’AMSS nonché le HF (HFDL) e le VHF (VDL-Vhf Data Link). Viene anche utilizzato il radar secondario SSR modo S che vedremo avanti. È da notare che le trasmissioni dati a mezzo AMSS, HFDL, VDL o SSR potranno essere utilizzate non solo per il CPDLC ma, essendo in futuro interfacciate con l’ATN, anche per la ricezione di altri dati quali Metar e ATIS e per la connessione con altre banche dati ATS. D’altronde è già attivo ed operante da qualche anno, su frequenze VHF, l’ACARS (Aircraft Addressing And Report System) per lo scambio di dati tra gli aa/mm e le rispettive Compagnie per le comunicazioni di routine. 9.5 COPERTURA OPERATIVA VHF/UHF IN ITALIA 9.5.1 A causa della lontananza delle sedi dei Centri di Controllo Regionali dai bordi esterni delle aree di loro responsabilità in Italia quasi tutti i settori dei Centri di Controllo Regionali utilizzano due o più siti remoti ove sono ubicati i ricevitori ed i trasmettitori di una medesima frequenza VHF ed UHF. L’utilizzo di più siti variamente distribuiti e la loro installazione in zone elevate consente un’ampia copertura anche a bassi livelli ed una continuità operativa anche in caso di avaria di un trasmettitore o ricevitore di terra. In Figura 42 sono riportate le ubicazioni di tali siti remoti. 74 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi Figura 42 – Centri di Controllo Regionali 9.6 FREQUENZE DI EMERGENZA 9.6.1 Alcune frequenze nelle bande MF, HF, VHF ed UHF sono impiegate a livello internazionale quali frequenze di pericolo, o come radiofari per la localizzazione attraverso sistemi satellitari (ELT-Emergency Locator Transmiter). Esse sono: a) 2182 KHz e 4125 KHz in radiotelefonia; tali frequenze sono gestite da Organizzazioni marittime e consentono comunicazioni tra gli aa/mm in pericolo e il Servizio Mobile Marittimo. b) 121.5 MHz e, per gli aa/mm militari, 243.0 MHz in radiotelefonia gestite dal Servizio Mobile Aeronautico e, come ELT, per il rilevamento della posizione attraverso un sistema satellitare gestito dal COSPAS/SARSAT Tali frequenze sono installate e disponibili presso tutti i centri ATC. c) 406 MHz solo come ELT per il rilevamento della posizione attraverso un sistema satellitare gestito dal COSPAS/SARSAT. A differenza degli ELT su 121.5 e 75 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 243.0 MHZ trasmettono un segnale digitale con un codice preventivamente assegnato che ne identifica il vettore. Quando usati in campo marittimo prendono il nome di EPIRB. 9.7 MESSAGGI AMMESSI 9.7.1 Le categorie di messaggi trattati nel Servizio Mobile Aeronautico e l’ordine di priorità nello stabilire le comunicazioni e la trasmissione di messaggi sono: 1) Chiamata, messaggi e traffico di pericolo (MAYDAY preferibilmente pronunciato 3 volte). Comprendono tutti i messaggi in radiotelefonia relativi a condizioni di pericolo intendendo per tale una condizione di minaccia di serio ed imminente pericolo e di richiesta di immediata assistenza. 2) Messaggi di urgenza inclusi i messaggi preceduti dal segnale di trasporto medico (PANPAN o PAN MEDICAL preferibilmente pronunciato 3 volte). Comprendono tutti i messaggi in radiotelefonia relativi a condizioni di urgenza intendendo per tale una condizione concernente la sicurezza di un a/m o altri veicoli, o di persone a bordo o in vista ma che non richiede immediata assistenza. 3) Comunicazioni relative alla radiogoniometria; 4) Messaggi di sicurezza volo. Comprendono i messaggi: a – Di movimento e controllo (Autorizzazioni ATC, Informazioni, etc.); b – Originati da una compagnia aerea o da un a/m di immediato interesse per un a/m in volo; c -Avvisi meteorologici di immediato interesse per un a/m in volo o in partenza d -Altri messaggi concernenti aa/mm in volo o in partenza. 5) Messaggi meteorologici. Comprendono messaggi meteorologici da o per un a/m diversi da quelli previsti in 4) c. 6) Messaggi di regolarità volo. Comprendono i messaggi riguardanti l’operatività o manutenzione di sistemi essenziali per la sicurezza o regolarità delle operazioni degli aa/mm. 76 ANS Training Equipaggiamenti e sistemi 9.7.2 Quest’ultima categoria di messaggi può essere trattata dagli Enti ATS che usano canali di comunicazione diretti pilota-controllore, purché ciò possa essere realizzato senza interferire con il loro primario compito e nessun altro canale di comunicazione sia disponibile. 77