PRIN 2008 - L’intervento nelle aree archeologiche per la musealizzazione e la comunicazione culturale
Responsabile Marco Vaudetti
Unità di ricerca, Politecnico di Milano.
ARCHEOLOGIE DELLA MEMORIA. NODI E PERCORSI DI UN SISTEMA MUSEOGRAFICO DIFFUSO IN AREA MILANESE E LOMBARDA
Responsabile Luca Basso Peressut, con Gennaro Postiglione, Pier Federico Caliari, Michela Bassanelli, Carolina Martinelli
MUSEOGRAFIA DELLE AREE ARCHEOLOGICHE
a cura di Carolina Martinelli, bozza del 15/05/2011
Museografia delle aree archeologiche
La trasformazione delle rovine in luoghi dell’esperienza e della conoscenza
Index
Abstract
parte prima
Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo
monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova
museografia.
• motivazioni della ricerca
La trasformazione contemporanea delle forme e delle strutture
dei musei è oggetto di un dibattito museografico. I musei oggi
non sono più luoghi confinati e chiusi; la tendenza attuale è quella
di contestualizzare le opere e di esporle direttamente in situ,
valorizzando le relazioni tra il contesto e le opere muealizzate.
parte seconda
Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici.
Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione
dell’archeologia dal Cinqeucento all’Ottocento.
parte terza_casi studio
Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ
dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai
primi del Novecento agli anni cinquanta.
parte quarta_casi studio
Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche.
Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti
musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche,
questioni museologiche e museografiche.
• obiettivo
Si intende indagare il ruolo contemporanteo della museografia nella
sistemazione, conservazione, valorizzazione e comunicazione
delle aree archeologiche.
• come
Attraverso l’analisi di esempi storici di musealizzazione di
manufatti e aree archeologiche, da confrontare con progetti
contemporanei.
parte prima
Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso.
Il dibattito attuale sulla nuova museografia.
Questa sezione intende indagare le trasformazioni dell’idea e della struttura del museo che si sono delineate negli ultimi anni.
A partire dagli anni settanta del secolo scorso i musei non sono più considerati come «luoghi confinati e chiusi», ma veri e propri parchi
museografici (Andrea Emiliani: 1979-1981).
La città e il territorio sono considerati come musei potenziali e alla tradizionale visione tipologica del museo se ne affianca un’altra, volta
al radicamento nei siti e alla messa a sistema di diversi circuiti interpretativi (Luca Basso Peressut: 2009). Da un’idea di museo monumento
stiamo andando verso un’idea di museo diffuso, che esce dai propri confini circoscrivibili (Valeria Minucciani: 2005), che dialoga con il
territorio, che partecipa alle dinamiche di trasformazione e valorizzazione del paesaggio e della città. La tendenza attuale dei musei è quella
di contestualizzare le opere esponendole direttamente in situ, valorizzando le relazioni tra il contesto e le opere musealizzate.
In questa nuova visione di museo diffuso si collocano anche le aree archeologiche. Infatti, fin dagli anni novanta, con la Carta di Losanna,
si è affermato il principio che la tutela di questi siti non spetta solo alla disciplina archeologica ma, anche, a quella museografica-allestitiva.
Il museo che prende forma nelle aree archeologiche, attraverso processi coordinati di intervento in situ che mirano alla sistemazione
post operam di scavi archeologici (ridefinendo l’immagine che si vuole restituire di un sito, che tale immagine ha perduto), è prodotto
di un dialogo tra diversi ambiti disciplinari: architettura, archeologia e museografia. L’archeologia interviene a supporto dei progettisti
aiutandoli a capire e a conoscere le trasformazioni che su un dato sito sono avvenute. La museografia, ex-portando nei siti oggetti di
studio la fenomenologia del museo – offrendola come modello per la progettazione della visitabilità, dell’accessibilità, della sicurezza,
comunicazione e leggibilità di un sito – tutala, valorizza e conserva i beni culturali archeologici (Pier Federico Caliari: 2009). Questo tipo
di museo non è tradizionale non solo perché non è al chiuso ma, perché non solamente espone il reperto antico ma interviene direttamente
su di esso, andandolo a toccare e trasformare.
In Italia si assiste a un certo ritardo nel concretizzare operazioni museografiche in siti archeologici, sia per mancanza di risorse, sia per
un eccesso di conservativismo che rende incompatibili moderno e antico. In Europa, invece, come dimostrato dalla sperimentazione
progettuale registrata in paesi come Spagna, Inghilterra, Germania, Francia e Svizzera, le istituzioni promuovono una pluralità di interventi
coordinati nel tentativo di recuperare e reintegrare i complessi archeologici negli spazi urbani contemporanei. L’architettura trasforma le
città intervenendo in continuità tra le stratificazioni del passato e l’anticipazione di quello che sarà il loro futuro.
parte prima
Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso.
Il dibattito attuale sulla nuova museografia.
Dibattito attuale sulla nuova museografia, alcune citazioni
Il Settecento è il secolo che vide la nascita del Museo come spazio interno, l’Ottocento è il secolo che vide il pieno affermarsi dell’istituzione
Museo come elemento simbolico del paesaggio urbano (Antonella Huber). A partire dagli anni settanta del Novecento assistiamo ad una
progressiva trasformazione dell’idea e della struttura del museo: una nuova museologia attiva e operante nei processi di trasformazione
territoriale e non unicamente volta alla tutela dei patrimoni (Luca Basso Peressut).
«A museum should spread out» (Louis I. Kahn, 1972).
I musei non sono «più luoghi confinati e chiusi, ma veri e propri parchi museografici» (Andrea Emiliani, 1980).
«Il museo non è più un luogo fisico ristretto ...: il museo è un territorio intero, inteso nelle sue qualità estetiche, retoriche, mnemotecniche,
storico-scientifiche, etno-antropologiche, economiche» (M. Clara Ruggieri Tricoli, M. Désirée Vacirca, 1998).
«Sempre più raramente [il museo] può permettersi di rimanere chiuso in se stesso, in senso fisico, ma anche e soprattutto in senso in senso
concettuale» (Valeria Minucciani, 2005).
«La diffusione delle modalità di conservazione ed esposizione museali radicate ai luoghi, ai contesti e ai siti in cui le opere dell’uomo
si sono prodotte è una strategia del progetto museale odierno che si lega innanzitutto al cambiamento culturale che si è avuto nel modo
di “guardare alle cose”, cioè alla comprensione degli oggetti relazionati ai loro contesti piuttuto che isolati in vitro ed elevati al rango di
semiofori di una percezione estetizzante e astratta delle opere» (Luca Basso Peressut, 2005).
«Alla tradizionale visione tipologica dell’istituzione [museo] se ne affianca un’altra, volta al radicamento nei siti secondo una messa a
sistema di diversi circuiti interpretativi» (Luca Basso Peressut, 2009).
parte prima
Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso.
Il dibattito attuale sulla nuova museografia.
Museo diffuso, alcune definizioni
«L’immagine di una organizzazione diffusa, a rete, ramificata, del museo come sistema complesso di servizi preposti prioritariamente alla
conservazione, ma radicato alle origini, alle fonti dei beni culturali [….]. Un museo che non può più esaurire il ciclo conservazione – informazione
entro le vecchie mura di pochi tipi edilizi ripetuti, ma si attesta in capisaldi del territorio, punti nevralgici già riconosciuti tali o per antica storia o per
attuale coincidenza con la contemporanea dimensione turistica, gastronomica, geografica e ambientale» (Fredi Drugman, 1982).
«Museo diffuso esclude, in linea di principio, qualunque pratica di estirpazione dal luogo di origine di oggetti d’arte o di scienza prodotti
dall’uomo e meritevoli di tutela, conservazione e conoscenza» (Fredi Drugman, 1996).
«il museo, oggi, è fuori dal museo (includendo in questa espressione fenomeni come l’ecomuseo, il museo diffuso, il centro visita, ecc.)
quando tenta di aprire verso nuovi orizzonti di divulgazione – meglio: comunicazione – culturale; quando cerca possiblilità di dire cose
diverse, e aspira a dire in modo diverso» (Valeria Minucciani, 2005).
«Il termine museo diffuso indica una realtà museale ramificata sul territorio, in dialogo con esso, e si concretizza in due differenti tipologie.
Si parla di museo diffuso quando la collezione è legata ad un contesto territoriale particolarmente esteso e non circoscrivibile.[…] Il
luogo di visita non è il museo propriamente detto ma il territorio stesso […]. Il termine museo diffuso indica anche la realtà – sempre più in
espansione – dei musei accomunati da medesimi obiettivi, che vengono gestiti in modo coordinato o unitario» (Raffaella Rava, 2005).
«Il museo inteso come sistema di luoghi diffusi tra loro coordinati a sistema; Il museo organizzato come itinerario all’aperto fra siti e
architetture, paesaggi e panorami; la collezione museografica formata dall’insieme di manufatti radicati ai siti in cui sono stati prodotti. Il
tradizionale percorso all’interno del museo si dilata a itinerario, con un nuovo orizzonte fisicamente determinato dal suo essere all’aperto,
non delimitato da mura di sale e gallerie, liberamente organizzabile dal visitatore» (Luca Basso Peressut, 2005).
«Fare un museo diffuso significa perseguire un progetto di ricomposizione delle stratificazioni materiali, guardando all’archeologia intesa
come disciplina a supporto della conoscenza delle trasformazioni urbane e territoriali e alla museografia come disciplina che guida il
progetto nell’elaborazione culturale e comunicativa di questa storia complessiva» (Luca Basso Peressut, 2009).
parte prima
Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso.
Il dibattito attuale sulla nuova museografia.
Bibliografia
Augé Marc, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.
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Moneo Rafael, Costruir lo construido. Adecuaciòn y continuidad con el pasado, in «ArquitecturaViva», n. 110, 2007, p. 25.
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Peressut Luca Basso, Circuiti Museali, in Palestrina. La Città e il Tempio, a cura di G. Celada, C. Gentilini, C. Martinelli, Milano,
Maggioli Editore, 2009.
Peressut Luca Basso, Il Museo Moderno. Architettura e museografia da Perret a Kahn, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2005, 2006.
Peressut Luca Basso, Le forme del museo diffuso: esperienze progettuali e di ricerca in area lombarda, Il museo fuori dal museo. Il
territorio e la comunicazione museale, a cura di Valeria Minucciani, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2005.
Ruggieri Tricoli Maria Clara, Vacirca Maria Désirée, Conclusione. Dall’idea alla prassi, in M. Clara Ruggieri Tricoli, M. Désirée
Vacirca, L’idea di museo. Archetipi della comunicazione museale nel mondo antico, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 1998.
parte seconda
Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione
dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento.
In questa sezione si intende ripercorrere le radici storiche culturali che produssero il collezionismo archeologico, che precede il museo, e
che contemporaneamente portarono anche al riconoscimento del monumento storico e dei suoi valori.
Sappiamo che in epoca antica il mouseion nasce come luogo sacro, protetto da un témenos, dedicato al culto delle Nove Muse, ma le origini
del museo come luogo di raccolta, pubblica o privata, di conservazione e di esposizione, di oggetti relativi a uno o più settori della cultura,
della scienza e della tecnica, si ritrovano nel Cinquecento, con la nascita del collezionismo privato e nel Settecento, con la nascita dei primi
musei pubblici.
Nel Cinquecento, durante l’Umanesimo, viene riscoperta l’antichità, Roma divene la sede primaria di ricerca archeologica ma, anche
una cava e riserva di caccia dei collezionisti d’Europa. In questo contesto nascono le prime forme di collezionismo. Al collezionismo del
letterato umanista, che ama circondarsi, nei propri studioli privati, di oggetti antichi che ispirano la loro arte (Studiolo di Sant’Agostino),
si affianca, parallelamente, un collezionismo del principe che espone ed esibisce la propria ricchezza intellettuale e materiale nei cortili e
nelle gallerie di palazzo – luoghi in cui passeggiare con amici e pochi eletti (Galleria degli imperatori nel Palazzo Ducale di Mantova, le
logge di Raffaello in Vaticano, Antiquarium del Residenz di Monaco di Baviera). Si sviluppa, inoltre, un collezionismo enciclopedico, che
può forse essere considerato come la prima forma di collezionismo archeologico, poiché ad essere raccolti ed esposti non sono solo opere
d’arte ma, soprattutto, oggetti d’uso comune, sistemati cronologicamente e considerati oggetti di studio e di analisi scientifica (Il museo di
Ferdinando Cospi).
Nel Settecento avvengono le scoperte e i primi scavi archeologici di Pompei, Ercolano, Paestum, della Grecia e della Magna Grecia. Nasce la
moderna archeologia e, grazie a Winckelmann, inizia a riconoscersi il valore dell’arte e i suoi aspetti didattici. Questa nuova consapevolezza
favorisce la nascita dei primi editti papali contro il depredamento di frammenti e rovine dai siti archeologici e lo svilupparsi dei primi musei
accademici, come prolungamento conoscitivo didattico delle accademie (Museum Veronense di Scipione Maffei). Il collezionismo privato
continua a persistere, come dimstrato dall’esempio del Jhon Soane’s Museum.
Per la nascita dei primi grandi musei pubblici è fondamentale la Rivoluzione Francese, al termine della quale, i tesori della Casa Reale
divengono di patrimonio pubblico.
All’alba del XIX secolo, durante le prime grandi campagne di scavo, molti tra i più importanti siti archeologici vengono saccheggiati e
grandi opere d’arte trasportate nei grandi musei d’Europa (Louvre, British Museum, Glyptothek di Monaco di Baviera).
parte seconda
Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione
dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento.
500/
600
- Umanesimo.
- Riscoperta dell’Antichità.
- Roma come sede primaria della ricerca archeologica, come “cava” e riserva di caccia dei collezionisti d’Europa.
- Collezionismo del letterato umanista - luogo privato: gli studioli si riempiono di fram menti passato.
- Collezionismo del principe: esibizione e esternalzazione (la loggia come archetipo della galleria).
- collezionismo enciclopedco: raccolta sistematica di og getti di uso comune.
700/
800
- Primi scavi archeologici in Grecia, Magna Grecia, Pom pei, Ercolano, Paestum.
- con Winckelmann nasce la coscienza del valore del manufatto antico: documen
to con valore didattico.
- Primi editti papali contro depredamento e dispersione dei capolavori.
- Musei accademici
- Dopo la Rivoluzione Frac ese i patrimoni nazionali divingono pubblici e le col
lezioni costituite da materiali depredati e confiscati.
900
- nasce il concetto di valoriz
zazione e non più solo tutela.
parte seconda
Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione
dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento.
Bibliografia
Accasto Gianni, Passi su un suolo classico, in AA.VV., Themenos 09, Palestrina. La Città e il Tempio, Rimini, Maggioli editore, 2009.
Bianchi Bandinelli Ranuccio, Introduzione all’archeologia, Roma-Bari, Laterza, 2005.
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Carandini Andrea, Archeologia classica. Vedere il tempo antico con gli occhi del 2000, Torino, Einaudi, 2008.
Eco Umberto, Il Museo nel terzo millennio. Conferenza tenuta al Museo di Bilbao il 25 giugno 2001.
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Huber Antonella, Il Museo archeologico in Europa: dal collezionismo d’arte al Museo moderno, in Musei e Parchi Archeologici. IX ciclo
di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia, Certosa di Pontignano (Siena), 15-21 Dicembre 1997, a cura di Riccardo Francovich e
Andrea Zifferero, Firenze, All’Insegna del Giglio, 1999.
Manacorda Daniele, Prima lezione di archeologia, Roma-Bari, Laterza, 2006.
Mouliou Maria, Classical Archaeology and Museum Constructions of the Past, Ashgate, 2005.
Peressut Luca Basso, Il Museo Moderno. Architettura e museografia da Perret a Kahn, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2005, 2006.
Ruggieri Tricoli M. Clara, Vacirca M. Désirée, L’idea di museo. Archetipi della comunicazione museale nel mondo antico, Milano,
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Settis Salvatore, Futuro del “classico”, Torino, Einaudi, 2004.
Swain Hedley, An Introduction to Museum Archaeology, Cambridge, Cambridge University Presses, 2007.
Whitehead Christopher, Museums and the Construction of Disciplines: Art and Archaeology in Nineteenth-century Britain, Duckworth
Pub, 2009.
parte terza
Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai primi del
Novecento agli anni cinquanta.
Questa sezione intende indagare il rapporto tra luogo di conservazione, il museo, e luogo da conservare, il monumento.
Il museo archeologico è una struttura di tipo museale che colleziona manufatti di epoca antica, dalla preistoria all’età classica, fino
alle produzioni del XVIII secolo. Tradizionalmente esponeva reperti de-contestualizzati e quasi mai provenienti dai siti d’esposizione,
limitandosi ad essere un contenitore di antichità raccolte in diversi modi (acquisto, donazioni, appropriazioni a seguito di sequestro,
confische, scambi, acquisto d’asta etc.).
A partire dal 1970, con la nascita del concetto di valorizzazione, i musei archeologici di nuova generazione cominciano a esporre reperti
provenienti da regolari scavi effettuati presso lo stabile ospitante la raccolta (gli antiquarium allestiti temporaneamente in attesa di
catalogazione dei reperti). Purtroppo però questa pratica favorisce l’accrescere della distanza tra i monumenti (componenti immobili del
sito) e le opere d’arte (componenti mobili).
è breve il passo verso lo sviluppo di una coscienza e consapevolezza che la separazione delle componenti mobili e non, altera la completezza
e la comprensione del sito archeologico. è grazie a questo contesto culturale che Franco Minissi realizza operazioni museografiche di
ricostruzioni evocative che ancora oggi ricordiamo, come la Villa del Casale presso Piazza Armerina o il Teatro di Eraclea Minoa ad
Agrigento.
Oggi si è ormai acquisita la consapevolezza che il museo e l’allestimento non sono più, in senso tradizionale, luoghi di conservazione, ma
atti comunicativi, che mettono in scena, che rinnovano i modi di porgere (ex-porre) la memoria fisica dei luoghi al visitatore, offrendo nuovi
significati all’antico. (Basso Peressut, Caliari, Tricoli). Le discipline della museografia e dell’allestimento sono quindi azioni progettuali
necessarie sui siti archeologici, per istituire un racconto con l’antico, conservandolo, trasmettendolo e comunicandolo. L’archeologia ha il
compito fondamentale di documentare e rendere conoscibile la storia delle stratificazioni temporali di un sito. Solo la profonda conoscenza
di un sito rende possibile un progetto sull’esistente.
«Sòlo después de conocer profundamente el objecto de intervenciòn es posible plantear el proyecto y optar por la continuidad con lo
existente, la contraposiciòn, o incluso la manipulaciòn» (Ignacio Paricio, 2006).
Reperti de-contestualizzati: ricostruzioni di intere architetture nel museo
All’alba del XIX secolo, durante le prime grandi campagne di scavo, molti tra i più importanti siti archeologici vengono saccheggiati e
grandi opere d’arte trasportate nei grandi musei d’Europa. Ormai il luogo dell’arte non era più dove l’arte era stata creata ma dove sarebbe
stata conservata e resa visibile, con la conseguenza di accrescere la distanza, sempre maggiore, tra le opere e i monumenti e tra i monumenti
e le loro città.
1
2
1 La sala del Monumento delle Nereidi, Londra, British Museum, 1840
2 Il tempio di Denur, New York, Metropolitan Museum, 1978.
3 Sala della porta del Mercato di Mileto, Berlino, Pergamom Museum, 1886.
3
Reperti de-contestualizzati: ricostruzioni di intere architetture nel museo
1
2
3
1 Sala dell’Altare di Pergamo, Berlino, Pergamom Museum, 1886.
2 Guillaume Larrue, Salle Egyptienne du Louvre devanti le grand sphinx, Parigi, Musée do Louvre, fine ‘800.
3 Sala di Egina, Monaco di Baviera, Glyptothek, 1811.
Scavi archeologici e primi restauri
«Nel caso dell’archeologia [...] abbiamo assistito tanto a fenomeni di ricostruzione, di anastilosi e di restauro più o meno filologico, tanto
a tentativi di ricostruzione attuata introducendo materiali moderni [...]» M. Clara Ruggieri Tricoli, M. Désirée Vacirca, 2007.
Purtoppo, ancora oggi, assistiamo spesso a pratiche di spettacolarizzazione dei percorsi espositivi che tendono a sviluppare operazioni di
ricostruzioni al vero falsate, che ricordano quelle di Evans.
Palazzo di Cnosso. I primi scavi sistematici del Palazzo di Cnosso cominciarono nel 1900 ad opera dell’archeologo Sir Arthur Evans. A
causa del forte degrado delle rovine molte parti del palazzo vennero restaurate e ricostruite al vero con l’utilizzo del cemento armato e
ciò che si presupponeva fosse originariamente in legno venne dipinto in giallo (oggi il colore giallo è stato sostituito). Il falso in cemento
armato è oggi smascherato dal degrado che ha messo in luce le armature in ferro.
Musealizzazione in situ: metodologie protettive ed evocative
1 Franco Minissi, Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, Italia, 1957-63. L’obiettivo perseguito da questo intervento è quello di ricostruire idealmente lo spazio-ambiente originario, attraverso una copertura protettiva in acciaio e policarbonato. All’interno una serie di passerelle in grigliato metallico, sospese, consentono il passaggio del pubblico sopra gli antichi mosaici.
2 Franco Minissi, Teatro di Eraclea Minoa, Agrigento, Italia, 1962. Sistema di protezione delle gradonate con elementi sagomati di per
spex.
parte terza
Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai primi del
Novecento agli anni cinquanta.
Bibliografia
Aa.vv, 73 Musei d’arte, archeologici, etnografici, naturalistici, scientifici e tecnologici, religiosi, tematici, aziendali, ecomusei, Milano,
Lybra Immagine, 2007.
Aa.vv., Fanco Minissi e il progetto di restauro della Villa del Casale a Piazza Armerina (catalogo della mostra), Palermo, Università degli
Studi di Palermo-Eurografica, 2007.
Caliri Pier Federico, Museografia. Teoria estetica e metodologia didattica, Città di Castello – Perugia, ALINEA Editrice, 2003.
Matteini Tessa, Paesaggi del tempo. Documenti archeologici e rovine artificiali nel disegno di giardini e paesaggi, Firenze, ALINEA,
2009.
Passianisi Giuseppina (curatrice), La valorizzazione dei siti archeologici in Europa. Dalla preistoria al periodo Romano. Danimarca,
Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna, Palermo, Quaderni della biblioteca della Facoltà di Architettura di
Palermo, 2008.
Ranellucci Sandro, Coperture archeologiche. Allestimenti protettivi sui siti archeologici, Roma, Editore Dei, Tipografia del Genio Civile,
2009.
Ruggieri Tricoli Maria Clara, Sposito Cesare, I siti archeologici. Dalla definizione del valore alla protezione della materia, Palermo,
Dario Flaccovio Editore, 2004.
Ruggieri Tricoli Maria Clara, Musei sulle rovine. Architetture nel contesto archeologico, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2007.
parte quarta
Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti
musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche.
Casi Studio
Attraverso l’analisi di esempi contemporanei di musealizzazione di aree archeologiche, l’obiettivo della seguente sezione è quello di
tracciare possibili nuove tendenze degli interventi sull’antico. Ogni progetto sarà organizzato secondo una schedatura con commenti critici,
che individuerà modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche.
Pur confrontandosi tutti con le grandi tematiche della museografia e strategie museali – come l’attenzione per la luce, per i dettagli, la
flessibilità degli spazi, il ritmo dei percorsi pieni di scorci inaspettati, accelerazioni, pause – i progetti museografici contemporanei sono
aperti a soluzioni diversificate.
Sicuramente le tematiche della reversibilità e dell’accessibilità sono molto più sentite di una volta. I progetti devono scontrarsi con la
necessità di garantire la visitabilità di tutti gli spazi con il minor disturbo visivo possibile.
Il museo contemporaneo è mutato e sta mutando rispetto a quello tradzionale perché si sono modificati non solo i ruoli e gli interessi degli
enti culturali ma anche i fruitori. I visitatori dei luoghi della cultura non sono più solo gli utenti contemplativi ma, un pubblico sempre
più ampio di turisti e curiosi che fanno del museo un luogo di incontro e con cui vogliono sempre più spesso interagire in maniera attiva e
partecipe.
«Il futuro di un sito archeologico dipende in buona misura dal modo in cui viene gestito l’intero processo di “valorizzazione”, finalizzato a
documentare la storia del bene e il suo stato di conservazione, a preservarlo dal deperimento, ma anche a renderlo fruibile e comprensibile
presentandolo attraverso una corretta interpretazione e spiegazione, senza trascurare l’ausilio di adeguate forme di comunicazione»
(Giuseppina Passianisi, 2008).
parte quarta
Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti
musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche.
Indice casi studio
Scavi archeologici romani
Museo di arte romana, Mérida
Museo Maa-Paleokastro
Archaeological Museum
Museo de Caceres
Kolumba museum in koln
Complesso monumentale romano
Teatro Romano a Cartagena
ll Museo nelle Terme di Diocleziano
Neues Museum
Museu de les Termes Romanes
Museo del mar, Castillo de la Luz
Parco archeologico, Pompei
Musée gallo romain de Vésone
Musée des tumulus de Bougon
Santa Maria della Scala
Museo Archeologico di Palazzo Zapata
Sala polivalente municipal
Museo de la cuevas de Altamira
Chiesa nella Fortezza di Osoppo
Centro cultural e escuela
Mercati Traianei
Torre del Homenaje
Museo arqueologico de Narona
Coira, svizzera, 1985-1986
Architect: Peter Zumthor
Terragona, Spain 1987-1994
architect: Andrea Bruno
Pompei, Italy, 1992
architect: Renzo Piano
Altamira, Spain, 1995
Architect: Juan Navarro Baldeweg
Mérida, Spain, 1986
Architect: Raphael Moneo
Cartagena, ricostruzione 1988-08
architetto: Rafael Moneo
Périgueux, France, 1993-00
Architect: Jean Nouvel
Udine, Italia, 1995
Architect: Pierluigi Grandinetti
Maa-Paleokastro, Cipro, 1987
architect: Andrea Bruno
Roma, 1990-97
Architect: Giovanni Bulian
Bougon, France, 1993-03
Architects: studioMilouarchitecture
Pias de lavapiés, Spain, 1996-04
Architect: José Ignacio Linazasoro
Saint Romain-en-Gal [Viene], France, 1996
Architects: P. Chaix + J. P. Moret
Museum Island, Berlin, 1997-2009
Architect: David Chipperfield Architects
Siena, Italia, 1998-00
Architect: Guido Canali
Roma, Italia, 1999-02
Architect: L. Franciosini e R. d’Aquino
Caceres [Madrid], Spain, 1997
Architects: Aranguren + Gallegos
Sant Boi de Llobregat, Spain, 1998
Architects: Carme Fiol + Andreu Arriola
Barumini, Sardegna, Italia, 1998-06
Architect: Pietro Reali
Huéscar, Andalusia, Spain, 2000-07
Architect: Antonio Jimenez Torrecillas
Koln, Germany, 1997-2007
Architect: Peter Zumthor
Las Palmas de Gran Canaria, Spain, 1998
Architects: Nieto Sobejano Arquitectos
Colmenar Viejo [Madrid], Spain, 1999-00
Architects: Aranguren + Gallegos
Vid, Metkovic, Croacia, 2001-2004
architects: Radionica Architekture
parte quarta
Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti
musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche.
Indice casi studio
Museo provincial del vino
Madinat_al_Zahra_Museum
Sito archeologico di Praça Nova
Baños Árabes de Baza
Villa Romana Olmeda
Necropoli di Pill’è Mat(t)a
Sistamazione Colosseo
Architect: Bernard Tschumi
Baza, Spain, 2004
Architects: Ibáñez arquitectos
Castillo de Burgos
Messner Mountain Museum
villa Astur Romana de Veranes
Continua...
Centro de visitantes Baelo-Claudia
Plaza de la Almoina
Recinto arqueologico Califal
Museo de las Villas Romanas
Muralla Nazari
Copertura del Teatro Romano
Domus dell’Ortaglia
New Acropolis Museum
architect: G. Tortelli, A. Frassoni
Almenara de Adaja [Valladolid], Spain, 02-03
Architect: Roberto Valle Rodriguez
Museo di Santa Giulia, Brescia, Italy, 2003
Burgos, Spain, 2004
Architects: M. A. Builla + J. I. Montoya
Cadiz, Spain, 2007
Architects: Velasquez Consuegra
Alto Albaicin, Granada, Spain, 2002-06
Architect: Antonio Jimenez Torrecillas
Athens, Greece 2003-2009
Castel Firmiano, Italia, 2006
Architects: Werner Tscholl
Valencia, Spain, 2007
Architects: J. M. Herrera + J. Rueda
Saragozza, Spain, 2003
Architect: Lanik Ingenieros
Gijón, Spain, 2007
Architect: Manuel Garcia Garcia
Cordoba, Spain, 2007
Architect: Francisco Torres
Peñafiel [Valladolid], Spain, 2008
Architect: Roberto Valle Rodriguez
Palencia, Spain, 2009
architects: paredes pedrosa
Córdoba, Spain, 2008
Architects: Nieto Sobejano Arquitectos
Sardegna, Italia, 2009
Architect: David Palterer
Lisbona, Spain, 2008-2010
Architect: João Luís Carrilho da Graça
Roma, Italia, 2010
Architect: Piero Meogrossi
Teatro di Sagunto
Sagunto, ricostruzione 1985
architetto: Grassi e Portaceli
Si tratta del progetto per il restauro e la riabilitazione del Teatro Romano di Sagunto che Giorgio Grassi e Manuel Portaceli elaborano
tra il 1983 e il 1993. Obiettivo dei due architetti è proporre «un teatro alla maniera dei romani», progettando un edificio che si fonda
sul manufatto esistente e lo colnclude in una forma definita. Al momento dell’incarico, il Teatro si presenta come una sorta di grande
«rovina artificiale» costituita di pochi elementi originali, risultato di una costruzione mimetica eseguita fra il 1956 e il 1978, e di alcuni
gravi errori di interpretazione – eliminazione del muro del post-scaenium e ricostruzione errata della linea del pulpitum e dei muri
di divisione della cavea dal corpo scenico – che hanno indotto più di uno storico a pensare che si trattasse di un «teatro alla greca»,
aperto sul paesaggio e adagiato sul pendio della collina. Il progetto di Grassi e Portaceli si concentra sulla possibilità di realizzare
nuovamente il fontescena, mediante la costruzione di un grande volume unitario, che resitituisce le originarie gerarchie agli spazi e agli
elementi, consentendo, inoltre, la riutilizzazione del teatro.
Mueso Archeologico Maa-Paleokastro
Maa-Paleokastro, Cipro, 1987
architect: Andrea Bruno
La conservazione non ha riguardato un edificio ma un sito: le testimonianze archeologiche degli Achei in questa penisola. L’elemento di
innovazione è rappresentato da una piccola costruzione in cemento, rame, acciaio e cristallo. Questo spazio rotondo, scavato nella terra
e che si segnala all’esterno solo attraverso la copertura a cupola, riprende le forme della vegetazione circostante. Si accede all’interno
tramite una scala scavata nella roccia. La sala è completamente spoglia, si trovano solo delle tavole di metallo che indicano la rotta
seguita dai primi colonizzatori.
Complesso monumentale romano, Terragona
Terragona, Spain 1987-1994
architect: Andrea Bruno
A Terragona la città contemporanea è stata costruita sopra la città romana. Alla fine degli anni ottanta cominciano i cantieri di diversi
progetti di recupero e reintegro delle tracce della antica Terraco in unico parco archeologico urbano. Tra questi ricordiamo le arcate di
sostruzione del circo romano. Secondo la committenza queste avrebbero dovuto essere completamente liberate dalle costruzioni addossate
in epoche successive. Sgomberata l’area delle opere più recenti, si era però rilevata la presenza di una complessa stratificazione e
sovrapposizione di interventi storicamente significativi: un tratto delle massiccie mura difensive medievali, costruite a soli tre metri di
distanza dalle sostruzioni romane, concluse in testa da una torre ottagonale. La scelta progettuale mirò al mantenimento il muro medievale,
sacrificato solo in una sottile sezione, ridisegnata da una cornice in cemento. Questo taglio verticale di 12 metri, operato in diagonale per
direzionare la vista, mette in connessione la Terragona romana, quella medievale e quella odierna.
Teatro Romano a Cartagena
Cartagena, ricostruzione 1988-08
architetto: Rafael Moneo
Nel 1988 Raphael Moneo è incaricato di intervenire nel contesto urbano circostante il Teatro Romano e della realizzazione di un nuovo
Museo che accolga i reperti rinvenuti durante gli scavi e un centro di ricerca riservato agli archeologi. L’intervento dell’architetto
spagnolo consiste nella sistemazione urbanistica e paesaggistica - con la creazione di nuovi accessi e percorsi - dell’area retrostante
il muro perimetrale del Teatro e antistante la cavea. In questo luogo viene realizzata una passerella terrazzata che collega le rovine
romane con quelle medievali del Castello de la Concepciòn. Il nuovo museo, che unisce il Palazzo Riquelme alla chiesa di Santa Maria
La Vieja e al complesso del Teatro, è costituito da due edifici, uniti da un corridoio che si dispiega al di sotto della strada. Il primo
edificio consente di accedere al Palazzo Riquelme e all’interno ospita la hall, una caffetteria, una sala espositiva temporanea, una
biblioteca, uffici e sale riunioni. Il secondo edificio ospita all’interno la collezione permanente. All’esterno, una terrazza lo collega al
Duomo Vecchio e nuovi percorsi conducono il visitatore dal più basso quartiere della città verso l’interno del teatro romano.
Parco archeologico, Pompei
Pompei, Italy, 1992
architect: Renzo Piano
Il progetto, non realizzato, prevedeva quattro “bolle” sotterranee adibite rispettivamente a teatro, a un piccolo museo, a biblioteca, a
sala di controllo di tutte le operazioni di scavo. Inoltre una passerella leggera e mobile, a cui i visitatori erano ammessi a piccoli gruppi,
avrebbe consentito di seguire i lavori di scavo in atto.
Musée gallo romain de Vésone
Périgueux, France, 1993-00
Architect: Jean Nouvel
Si tratta del progetto di un museo che conserva e protegge i resti della antica Villa Romana di Vesone del I secolo. L’intervento è
caratterizzato da una grossa copertura metallica estremamente sottile e leggera che aggetta rispetto alle pareti perimetrali vetrate.
All’esterno, la riflessione del paesaggio sulle pareti trasparenti fa sì che il museo risulti perfettamente integrato nel contesto circostante.
All’interno una serie di passerelle lignee, sospese rispetto al sedime archeologico, permettono al visitatore di muoversi liberamente tra
le rovine e osservarle dall’alto. Per migliorare la comprensibilità del lettore si è scelto di ridisegnare nell’intradosso della copertura il
layout distributivo della Villa.
Musée des tumulus de Bougon
Bougon, France, 1993-03
Architects: studioMilouarchitecture
Il progetto si configura nella nuova porta di accesso al parco archeologico di Bougon in cui si trovano i resti di un luogo di sepoltura
neolitico, una necropoli. Gli architetti realizzano il nuovo museo a circa un chilometro dalle rovine neolitiche, in un luogo in cui si trovano
due preesistenze: un monastero e una cappella medievale. Queste vengono letteralmente integrate nel nuovo edificio, che, dall’esterno
sembra quasi un peristilio di un tempio moderno che custodisce come cella un edificio medievale. Le sale espositive e le gallerie si
sviluppano per quattro piani sotto il livello zero. La collezione è costituita dai reperti rinvenuti durante gli scavi.
Saint-Romain-en-Gal Archaeological Museum
Saint Romain-en-Gal [Viene], France, 1996
Architects: Philippe Chaix + Jean-Paul Moret
In questo progetto è interessante che la copertura dei resti di una antica villa romana è in realtà anche la base del museo vero e proprio:
la copertura, realizzata come una piastra, è, infatti, la soletta di questo grosso parallelepipedo vetrato, all’interno del quale, in un unico
ambiente, vengono esposti i mosaici rinvenuti nei vicini scavi archeologici.
Museo de la cuevas de Altamira
Altamira, Spain, 1995
Architect: Juan Navarro Baldeweg
Il museo nasce dalla necessità di realizzare un replica di una porzione limitata di graffiti paleolitici rinvenuti nelle grotte di Altamira. La
presenza incontrollata dei visitatori all’interno delle grotte stava, infatti, mettendo a rischio la loro conservazione. L’architetto non deve
solo replicare parte della grotta ma, in aggiunta, progettare una struttura didattico-scientifica a servizio di studiosi e visitatori.
Per ridurre l’impatto sul paesaggio Baldeweg sceglie come sito un luogo collinare in cui inserisce un edificio semi-ipogeo. Anche se le
funzioni all’interno sono tutte concertate in un unico organismo il progetto appare frammentato perché si confronta con l’orografia del
territorio. All’interno, oltre alla ricostruzione delle grotte, in cui l’architetto è riuscito a ricreare magistralmente l’ambientazione, si trova
un percorso espositivo in cui vengono mostrati alcuni strumenti usati nel paleolitico per cacciare e nella vita quotidiana.
Kolumba museum in koln
Koln, Germany, 1997-2007
Architect: Peter Zumthor
Il tema chiave di questo edificio è la continuità tra antico e nuovo. Sulle rovine di un chiesa tardogotica, distrutta durante la seconda guerra
mondiale, fu costruita alla fine degli anni quaranta una cappella per accogliere una statua di una Vergine risparmiata dai bombardamenti.
Nel 1957 a questa venne addossata una nuova cappella, con le pareti in basalto oggi inglobate nella nuova costruzione di Zumthor. Durante
alcuni scavi archeologici condotti alla fine degli anni settanta emersero delle rovine di abitazioni romane di una basilica romanica e della
chiesa tardo gotica. Il progetto di Zumthor accoglie le rovine in una grande hall delimitata nella parte bassa da muri in mattoni che
poggiano sui resti di quelli preesistenti. Nella parte alta l’edificio si smaterializza e l’assenza di alcune pietre permette alla luce naturale
di filtrare all’interno e di caratterizzare l’ambiente con un’atmosfera raccolta e contemplativa.
Neues Museum
Museum Island, Berlin, 1997-2009
Architect: David Chipperfield Architects
Il museo, gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, è stato riaperto alla fine del 2009, dopo una straordinaria opera
di restauro e ricostruzione guidata dall’architetto inglese David Chipperfield. Ospita come all’origine la collezione egizia. La scelta
dell’architetto nel ripristinare questo edificio e riportarlo al suo splendore passato è quella di agire in continuità con la preesistenza,
fondendo il vecchio con il nuovo. All’interno sono leggibili le diverse stratificazioni storiche.
Museu de les Termes Romanes
Sant Boi de Llobregat, Spain, 1998
Architects: Carme Fiol + Andreu Arriola
Si tratta del progetto di un doppia copertura che separa e al tempo stesso mette in continuità nuovo e antico. Le rovine delle terme romane
vengono, infatti, coperte da un rivestimento continuo e traslucido, in policarbonato, che lascia filtrare la luce all’interno. Tutto ciò che è
nuovo progetto – l’ingresso, la reception, i servizi e le piattaforme da cui è possibile osservare (dall’alto) le rovine – è coperto da una serie
di falde opache, discontinue e inclinate, che mediano il dislivello esistente tra il sedime archeologico e quello della città contemporanea.
Museo del mar, Castillo de la Luz
Las Palmas de Gran Canaria, Spain, 1998
Architects: Nieto Sobejano Arquitectos
L’intervento riguarda il recupero e il restauro del Castello della Luce a Las Palamas di Gran Canaria. Consiste in una nuova copertura
e in un nuovo sistema di circolazione organizzato in passerelle sospese, per i collegamenti orizzontali, e un nuovo volume ascensore, per
i collegamenti veritcali. É già in previsione la costruzione di un museo semi-ipogeo adiacente al Castello.
Sala polivalente municipal sobre las ruinas del antguo Posito
Colmenar Viejo [Madrid], Spain, 1999-00
Architects: Aranguren + Gallegos
Il progetto consiste in una piccola sala polivalente che si inserisce all’interno delle rovine di un edificio del XVII secolo. I nuovi muri
perimetrali, vetrati, sono arretrati rispetto agli antichi. In particolare, all’ingresso, l’arretramento del volume progettato crea un piccolo
patio in cui vecchio e nuovo dialogano e si confrontano.
Torre del Homenaje
Huéscar, Andalusia, Spain, 2000-07
Architect: Antonio Jimenez Torrecillas
Il progetto di inserisce all’interno di una torre di avvistamento del XIV secolo, che negli anni, è stata trasformata in abitazione civile,
abbattendone la parte superiore. L’architetto si pone come obiettivo quello di recuperare la dimensione monumentale dell’edificio e di
riconquistarne l’altezza, cioè la vista dell’orizzonte. Una serie di passerelle e piattaforme lignee evocano una realtà perduta.
Museo de las Villas Romanas de Almenara
Almenara de Adaja [Valladolid], Spain, 2002-03
Architect: Roberto Valle Rodriguez
Il progetto consiste in un duplice intervento. Il primo riguarda un edificio che protegge e conserva i resti di una lussuosa villa romana di
4 800 mq. Questo è caratterizzato da una copertura a botte nervata; le pareti perimetrali vetrate sono schermate da brise-soleil lignei e
all’interno una passerella sospesa metallica permette ai visitatori di muoversi tra i resti.
All’esterno una passerella collega questo edificio con un altro: il museo vero e proprio, all’interno del quale l’esposizione si organizza in
un’unica sala. I percorsi sono scanditi da elementi espositori a tutt’ altezza che mostrano i reperti rinvenuti e riportano le informazioni
relative alla storia dell’oggetto custodito.
Copertura del Teatro Romano
Saragoza, Spain, 2003
Architect: Lanik Ingenieros
Il progetto per la copertura di protezione del Teatro romano di Saragoza consiste in una struttura metallica coperta da pannelli in
policarbonato. I pilastri servono anche da strutture di supporto degli schermi di proiezione avvolgibili.
Muralla Nazarí. Alto Albacín
Alto Albacín (Granada), Spagna, 2006
Antonio Jiménez Torrecillas
0
5m
Il progetto riguarda la ricucitura del ramo nord del muro moresco raso al suolo da un terremoto del 1885. Torrecillas, per restituire
continuità visiva alla parete, completa la porzione mancante con un muro che nelle forme, nelle proporzioni e nelle cromie riprende la
preesistenza. L’integrazione nel contesto risulta perfettamente riuscita tanto che, in lontananza, non si percepisce alcuna discontinuità tra
antico e nuovo; avvicinandosi, invece, si colgono numerose differenze. Il nuovo muro, che sorge parallelo a quello antico rimanendone
distaccato di qualche centimetro, è realizzato con blocchi di granito rosa impilati, non trattati e di lunghezza standard. L’aspetto evoca la
stessa imponenza e maestosità della muraglia moresca ma, in realtà, all’interno dello spessore murario si trova un passaggio che consente
di camminare nel muro e di collegare, attraverso due porte nascoste, due parti di città storicamente differenti: la città antica e qulla
contemporanea. All’interno la luce filtra tramite dei fori risultanti dall’assenza di pietre, da cui è possibile anche osservare la città.
Domus dell’Ortaglia, Brescia
Museo di Santa Giulia, Brescia, Italy, 2003
architect: Giovanni Tortelli, Andrea Frassoni
Le Domus dell’Ortiglia sono parte di un quartiere romano residenziale dell’antica Brixia. La prossimità al Museo di Santa Giulia ha
favorito la progettazione di un percorso espositivo senza soluzione di continuità, protetto da una grande struttura che consente una
corretta lettura del sito ed un’ottimale percezione dei suoi rapporti con la città antica. Dagli spazi museali dedicati al tema delle Domus
urbanee il visitatore si immerge in un’architettura dai connotati ipogei, dove grazie ad una passerella sospesa, può osservare dall’alto la
sequenza di atrii e delle antiche sale.
Baños Árabes de Baza
Baza, Spain, 2004
Architects: Ibáñez arquitectos
L’obiettivo dell’intervento era quello di riconnettere i resti dei Bagni Arabi, ipogei e abbandonati, con la città contemporanea di Baza. Il
progetto si configura in un volume neutro che riprende le proporzioni dei corpi sottostanti e come un filtro consente l’accesso alla nuova
area protetta. All’interno la luce penetra attraverso dei lucernari realizzati in copertura che ricreano l’ambientazione intima degli antichi
Bagni. I materiali utilizzati (calcestruzzo, ferro e vetro) contrastano con le preesistenze rendendo manifesto l’intervento contemporaneo.
New Acropolis Museum
Athens, Greece 2003-2009
Architect: Bernard Tschumi
Il nuovo museo dell’Acropoli, costruito sulle pendici della stessa, è stato progettato e realizzato tra il 2001 e il 2009 da Bernard Tschumi,
a sostituzione del precedente museo costruito a fine Ottocento all’interno della rocca sacra. Tschumi ha una grossa ambizione: conservare
ed esporre tutte le opere, tutti i marmi che ornavano il Partenone, anche quanto attualmente è esposto al British Museum di Londra.
L’edificio, come in un processo stratigrafico, si differenzia per layer e livelli. Il corpo trapezoidale poggia su pilastri rimanendo staccato
dal terreno in cui si trovano alcuni resti archeologici. Le gallerie soprastanti si dispiegano per tre livelli e ospitano all’interno statue
e reperti suddivisi per epoche storiche. L’ultimo livello si configura come un blocco trasparente, ruotato sull’asse del Partenone, che
all’interno espone i fregi del Tempio (quelli che si trovano attualmente a Londra sono sostituiti da copie) e la narrazione della storia della
processione Panatenee.
Museo arqueológico en el castillo de Burgos
Burgos, Spain, 2004
Architects: Maryan Alvarez-Builla + Joaquín Ibáñez Montoya
L’intervento non ha come obiettivo esclusivamente la conservazione dei resti del Castello, ma anche la comprensione e la leggibilità
del sito. Una passerella leggera, basata sul concetto di promenade, consente al visitatore di camminare direttamente sopra le mura del
Castello e di attraversarlo. Lungo il percorso si trovano due padiglioni: il primo espone i reperti rinvenuti durante i restauri e alcuni
pannelli esplicativi della storia del sito; il secondo protegge l’ingresso alle gallerie sotterranee che ospitano le cisterne dell’acqua.
Plaza de la Almoina
Valencia, Spain, 2007
Architects: Josè Marìa Herrera + Josè Rueda
È interessante il progetto realizzato in una piazza di Valencia, realizzato sopra le rovine del Foro Romano, di una Cappella Visigota e del
Bagni Arabi. L’intervento consiste in una grande vasca dal fondo vetrato, da cui, attraverso il pelo dell’acqua, è possibile osservare le
rovine sottostanti.
Recinto arqueologico Califal, Cordoba
Cordoba, Spain, 2007
Architect: Francisco Torres
Si tratta di un museo realizzato sopra i Bagni della Fortezza Araba di Cordoba. Una piastra orizzontale separa il sedime archeologico da
quello della città contemporanea. Questa piastra dalla duplice funzione di piazza e copertura per le rovine è completamente reversibile;
infatti, è realizzata con blocchi fabbricati di laminato appoggiati su una struttura metallica. La luce filtra all’interno attraverso una serie
di bucature che consentono di osservare dall’alto (dalla quota della piazza) alcuni frammenti delle rovine sottostanti. Il percorso di discesa
all’interno del museo è graduale; avviene attraverso una rampa che sottolinea la distanza temporale tra vecchio e nuovo.
Villa Astur Romana de Veranes
Gijón, Spain, 2007
Architect: Manuel Garcia Garcia
Si tratta di un museo progettato come nuova porta di accesso al sito archeologico della Villa Romana de Veranes. L’edificio è caratterizzato
da facciate in pietra sovrapposte che ricordano le texture delle mura romane del sito adiacente. Un percorso asfaltato conduce fino
all’antica Villa, in cui, sopra ad pavimento a mosaico rinvenuto durante gli scavi, è stato realizzato un volume in corten che riprende le
dimensioni della originaria sala andata distrutta.
Museo provincial del vino di Valladolid,
Castillo de Peñafiel
Peñafiel [Valladolid], Spain, 2008
Architect: Roberto Valle Rodriguez
Si tratta di un intervento all’interno di questo castello del IX secolo e ricostruito nel XIV. Nel 2008 l’architetto Valle inserisce un nuovo
volume in una delle due corti del castello (individuate dal maschio centrale). Questa scatola rivestita in legno non intacca l’immagine
esterna del monumento, risulta infatti, visibile solo dall’alto. Anche all’interno la nuova struttura puntuale del museo lascia perfettamente
visibili le superfici murarie medievali. L’ingresso vetrato è schermato da un brise-soleil che rimanda al materiale delle botti usate per il
vino. Il percorso espositivo si sviluppa su due livelli: al piano terreno sono esposti gli strumenti e i recipienti antichi per il vino, al piano
interrato si trova una sala conferenze e una per la degustazione del vino.
Madinat_al_Zahra_Museum
Córdoba, Spain, 2008
Architects: Nieto Sobejano Arquitectos
Il nuovo museo progettato dagli architetti Nieto Sobejano sorge nei pressi di una città palazzo islamica del X secolo, i cui scavi sono
ancora in corso. Il museo è concepito non solo come luogo di esposizione dei reperti rinvenuti durante gli scavi ma, anche come luogo per
interpretare il sito. All’interno si trovano, infatti, un centro di formazione e di ricerca per restauratori. L’edificio, introverso, è costituito
da una serie di volumi a base rettangolare che si sviluppano attorno a delle corti a cielo aperto. All’ esterno gli elementi che affiorano dal
terreno dell’edificio semi-ipogeo ricordano le rovine della antica città sepolta che emergono dagli scavi.
Musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova
Lisbona, Spain, 2008-2010
Architect: João Luís Carrilho da Graça
Si tratta del progetto per la musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova presso il Castello di São Jorge di Lisbona. Nel 1996,
gli scavi archeologici hanno portato alla luce i reperti relativi alle diverse fasi storiche che hanno segnato l’antropizzazione del sito. Il
progetto di Carrilho Da Graça ha previsto: la delimitazione dell’area storica attraverso una parete in corten; una struttura mobile dal
pavimento specchiante che riflette i decori dei mosaici del XV secolo e un volume che protegge le fondazioni delle antiche costruzioni
rinvenute. Questo volume, che si presenta puro ed leggero - poiché appoggiato al suolo in soli sei punti, ricrea all’interno le divisioni
originarie degli spazi e protegge affreschi del XVI secolo. La luce filtra all’interno attraverso la superficie semiopaca della copertura.
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