PRIN 2008 - L’intervento nelle aree archeologiche per la musealizzazione e la comunicazione culturale Responsabile Marco Vaudetti Unità di ricerca, Politecnico di Milano. ARCHEOLOGIE DELLA MEMORIA. NODI E PERCORSI DI UN SISTEMA MUSEOGRAFICO DIFFUSO IN AREA MILANESE E LOMBARDA Responsabile Luca Basso Peressut, con Gennaro Postiglione, Pier Federico Caliari, Michela Bassanelli, Carolina Martinelli MUSEOGRAFIA DELLE AREE ARCHEOLOGICHE a cura di Carolina Martinelli, bozza del 15/05/2011 Museografia delle aree archeologiche La trasformazione delle rovine in luoghi dell’esperienza e della conoscenza Index Abstract parte prima Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova museografia. • motivazioni della ricerca La trasformazione contemporanea delle forme e delle strutture dei musei è oggetto di un dibattito museografico. I musei oggi non sono più luoghi confinati e chiusi; la tendenza attuale è quella di contestualizzare le opere e di esporle direttamente in situ, valorizzando le relazioni tra il contesto e le opere muealizzate. parte seconda Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione dell’archeologia dal Cinqeucento all’Ottocento. parte terza_casi studio Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai primi del Novecento agli anni cinquanta. parte quarta_casi studio Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche. • obiettivo Si intende indagare il ruolo contemporanteo della museografia nella sistemazione, conservazione, valorizzazione e comunicazione delle aree archeologiche. • come Attraverso l’analisi di esempi storici di musealizzazione di manufatti e aree archeologiche, da confrontare con progetti contemporanei. parte prima Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova museografia. Questa sezione intende indagare le trasformazioni dell’idea e della struttura del museo che si sono delineate negli ultimi anni. A partire dagli anni settanta del secolo scorso i musei non sono più considerati come «luoghi confinati e chiusi», ma veri e propri parchi museografici (Andrea Emiliani: 1979-1981). La città e il territorio sono considerati come musei potenziali e alla tradizionale visione tipologica del museo se ne affianca un’altra, volta al radicamento nei siti e alla messa a sistema di diversi circuiti interpretativi (Luca Basso Peressut: 2009). Da un’idea di museo monumento stiamo andando verso un’idea di museo diffuso, che esce dai propri confini circoscrivibili (Valeria Minucciani: 2005), che dialoga con il territorio, che partecipa alle dinamiche di trasformazione e valorizzazione del paesaggio e della città. La tendenza attuale dei musei è quella di contestualizzare le opere esponendole direttamente in situ, valorizzando le relazioni tra il contesto e le opere musealizzate. In questa nuova visione di museo diffuso si collocano anche le aree archeologiche. Infatti, fin dagli anni novanta, con la Carta di Losanna, si è affermato il principio che la tutela di questi siti non spetta solo alla disciplina archeologica ma, anche, a quella museografica-allestitiva. Il museo che prende forma nelle aree archeologiche, attraverso processi coordinati di intervento in situ che mirano alla sistemazione post operam di scavi archeologici (ridefinendo l’immagine che si vuole restituire di un sito, che tale immagine ha perduto), è prodotto di un dialogo tra diversi ambiti disciplinari: architettura, archeologia e museografia. L’archeologia interviene a supporto dei progettisti aiutandoli a capire e a conoscere le trasformazioni che su un dato sito sono avvenute. La museografia, ex-portando nei siti oggetti di studio la fenomenologia del museo – offrendola come modello per la progettazione della visitabilità, dell’accessibilità, della sicurezza, comunicazione e leggibilità di un sito – tutala, valorizza e conserva i beni culturali archeologici (Pier Federico Caliari: 2009). Questo tipo di museo non è tradizionale non solo perché non è al chiuso ma, perché non solamente espone il reperto antico ma interviene direttamente su di esso, andandolo a toccare e trasformare. In Italia si assiste a un certo ritardo nel concretizzare operazioni museografiche in siti archeologici, sia per mancanza di risorse, sia per un eccesso di conservativismo che rende incompatibili moderno e antico. In Europa, invece, come dimostrato dalla sperimentazione progettuale registrata in paesi come Spagna, Inghilterra, Germania, Francia e Svizzera, le istituzioni promuovono una pluralità di interventi coordinati nel tentativo di recuperare e reintegrare i complessi archeologici negli spazi urbani contemporanei. L’architettura trasforma le città intervenendo in continuità tra le stratificazioni del passato e l’anticipazione di quello che sarà il loro futuro. parte prima Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova museografia. Dibattito attuale sulla nuova museografia, alcune citazioni Il Settecento è il secolo che vide la nascita del Museo come spazio interno, l’Ottocento è il secolo che vide il pieno affermarsi dell’istituzione Museo come elemento simbolico del paesaggio urbano (Antonella Huber). A partire dagli anni settanta del Novecento assistiamo ad una progressiva trasformazione dell’idea e della struttura del museo: una nuova museologia attiva e operante nei processi di trasformazione territoriale e non unicamente volta alla tutela dei patrimoni (Luca Basso Peressut). «A museum should spread out» (Louis I. Kahn, 1972). I musei non sono «più luoghi confinati e chiusi, ma veri e propri parchi museografici» (Andrea Emiliani, 1980). «Il museo non è più un luogo fisico ristretto ...: il museo è un territorio intero, inteso nelle sue qualità estetiche, retoriche, mnemotecniche, storico-scientifiche, etno-antropologiche, economiche» (M. Clara Ruggieri Tricoli, M. Désirée Vacirca, 1998). «Sempre più raramente [il museo] può permettersi di rimanere chiuso in se stesso, in senso fisico, ma anche e soprattutto in senso in senso concettuale» (Valeria Minucciani, 2005). «La diffusione delle modalità di conservazione ed esposizione museali radicate ai luoghi, ai contesti e ai siti in cui le opere dell’uomo si sono prodotte è una strategia del progetto museale odierno che si lega innanzitutto al cambiamento culturale che si è avuto nel modo di “guardare alle cose”, cioè alla comprensione degli oggetti relazionati ai loro contesti piuttuto che isolati in vitro ed elevati al rango di semiofori di una percezione estetizzante e astratta delle opere» (Luca Basso Peressut, 2005). «Alla tradizionale visione tipologica dell’istituzione [museo] se ne affianca un’altra, volta al radicamento nei siti secondo una messa a sistema di diversi circuiti interpretativi» (Luca Basso Peressut, 2009). parte prima Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova museografia. Museo diffuso, alcune definizioni «L’immagine di una organizzazione diffusa, a rete, ramificata, del museo come sistema complesso di servizi preposti prioritariamente alla conservazione, ma radicato alle origini, alle fonti dei beni culturali [….]. Un museo che non può più esaurire il ciclo conservazione – informazione entro le vecchie mura di pochi tipi edilizi ripetuti, ma si attesta in capisaldi del territorio, punti nevralgici già riconosciuti tali o per antica storia o per attuale coincidenza con la contemporanea dimensione turistica, gastronomica, geografica e ambientale» (Fredi Drugman, 1982). «Museo diffuso esclude, in linea di principio, qualunque pratica di estirpazione dal luogo di origine di oggetti d’arte o di scienza prodotti dall’uomo e meritevoli di tutela, conservazione e conoscenza» (Fredi Drugman, 1996). «il museo, oggi, è fuori dal museo (includendo in questa espressione fenomeni come l’ecomuseo, il museo diffuso, il centro visita, ecc.) quando tenta di aprire verso nuovi orizzonti di divulgazione – meglio: comunicazione – culturale; quando cerca possiblilità di dire cose diverse, e aspira a dire in modo diverso» (Valeria Minucciani, 2005). «Il termine museo diffuso indica una realtà museale ramificata sul territorio, in dialogo con esso, e si concretizza in due differenti tipologie. Si parla di museo diffuso quando la collezione è legata ad un contesto territoriale particolarmente esteso e non circoscrivibile.[…] Il luogo di visita non è il museo propriamente detto ma il territorio stesso […]. Il termine museo diffuso indica anche la realtà – sempre più in espansione – dei musei accomunati da medesimi obiettivi, che vengono gestiti in modo coordinato o unitario» (Raffaella Rava, 2005). «Il museo inteso come sistema di luoghi diffusi tra loro coordinati a sistema; Il museo organizzato come itinerario all’aperto fra siti e architetture, paesaggi e panorami; la collezione museografica formata dall’insieme di manufatti radicati ai siti in cui sono stati prodotti. Il tradizionale percorso all’interno del museo si dilata a itinerario, con un nuovo orizzonte fisicamente determinato dal suo essere all’aperto, non delimitato da mura di sale e gallerie, liberamente organizzabile dal visitatore» (Luca Basso Peressut, 2005). «Fare un museo diffuso significa perseguire un progetto di ricomposizione delle stratificazioni materiali, guardando all’archeologia intesa come disciplina a supporto della conoscenza delle trasformazioni urbane e territoriali e alla museografia come disciplina che guida il progetto nell’elaborazione culturale e comunicativa di questa storia complessiva» (Luca Basso Peressut, 2009). parte prima Museografia e allestimento, le discipline del racconto. Dal museo monumento al museo diffuso. Il dibattito attuale sulla nuova museografia. Bibliografia Augé Marc, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Algorri Eloy, Un extrano paìs. 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Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento. In questa sezione si intende ripercorrere le radici storiche culturali che produssero il collezionismo archeologico, che precede il museo, e che contemporaneamente portarono anche al riconoscimento del monumento storico e dei suoi valori. Sappiamo che in epoca antica il mouseion nasce come luogo sacro, protetto da un témenos, dedicato al culto delle Nove Muse, ma le origini del museo come luogo di raccolta, pubblica o privata, di conservazione e di esposizione, di oggetti relativi a uno o più settori della cultura, della scienza e della tecnica, si ritrovano nel Cinquecento, con la nascita del collezionismo privato e nel Settecento, con la nascita dei primi musei pubblici. Nel Cinquecento, durante l’Umanesimo, viene riscoperta l’antichità, Roma divene la sede primaria di ricerca archeologica ma, anche una cava e riserva di caccia dei collezionisti d’Europa. In questo contesto nascono le prime forme di collezionismo. Al collezionismo del letterato umanista, che ama circondarsi, nei propri studioli privati, di oggetti antichi che ispirano la loro arte (Studiolo di Sant’Agostino), si affianca, parallelamente, un collezionismo del principe che espone ed esibisce la propria ricchezza intellettuale e materiale nei cortili e nelle gallerie di palazzo – luoghi in cui passeggiare con amici e pochi eletti (Galleria degli imperatori nel Palazzo Ducale di Mantova, le logge di Raffaello in Vaticano, Antiquarium del Residenz di Monaco di Baviera). Si sviluppa, inoltre, un collezionismo enciclopedico, che può forse essere considerato come la prima forma di collezionismo archeologico, poiché ad essere raccolti ed esposti non sono solo opere d’arte ma, soprattutto, oggetti d’uso comune, sistemati cronologicamente e considerati oggetti di studio e di analisi scientifica (Il museo di Ferdinando Cospi). Nel Settecento avvengono le scoperte e i primi scavi archeologici di Pompei, Ercolano, Paestum, della Grecia e della Magna Grecia. Nasce la moderna archeologia e, grazie a Winckelmann, inizia a riconoscersi il valore dell’arte e i suoi aspetti didattici. Questa nuova consapevolezza favorisce la nascita dei primi editti papali contro il depredamento di frammenti e rovine dai siti archeologici e lo svilupparsi dei primi musei accademici, come prolungamento conoscitivo didattico delle accademie (Museum Veronense di Scipione Maffei). Il collezionismo privato continua a persistere, come dimstrato dall’esempio del Jhon Soane’s Museum. Per la nascita dei primi grandi musei pubblici è fondamentale la Rivoluzione Francese, al termine della quale, i tesori della Casa Reale divengono di patrimonio pubblico. All’alba del XIX secolo, durante le prime grandi campagne di scavo, molti tra i più importanti siti archeologici vengono saccheggiati e grandi opere d’arte trasportate nei grandi musei d’Europa (Louvre, British Museum, Glyptothek di Monaco di Baviera). parte seconda Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento. 500/ 600 - Umanesimo. - Riscoperta dell’Antichità. - Roma come sede primaria della ricerca archeologica, come “cava” e riserva di caccia dei collezionisti d’Europa. - Collezionismo del letterato umanista - luogo privato: gli studioli si riempiono di fram menti passato. - Collezionismo del principe: esibizione e esternalzazione (la loggia come archetipo della galleria). - collezionismo enciclopedco: raccolta sistematica di og getti di uso comune. 700/ 800 - Primi scavi archeologici in Grecia, Magna Grecia, Pom pei, Ercolano, Paestum. - con Winckelmann nasce la coscienza del valore del manufatto antico: documen to con valore didattico. - Primi editti papali contro depredamento e dispersione dei capolavori. - Musei accademici - Dopo la Rivoluzione Frac ese i patrimoni nazionali divingono pubblici e le col lezioni costituite da materiali depredati e confiscati. 900 - nasce il concetto di valoriz zazione e non più solo tutela. parte seconda Dal collezionismo alla formazione dei musei archeologici. Breve excursus storico-critico sull’evoluzione dell’esposizione dell’archeologia dal Cinquecento all’Ottocento. Bibliografia Accasto Gianni, Passi su un suolo classico, in AA.VV., Themenos 09, Palestrina. La Città e il Tempio, Rimini, Maggioli editore, 2009. Bianchi Bandinelli Ranuccio, Introduzione all’archeologia, Roma-Bari, Laterza, 2005. Bowkett L., Wardle Diana and Hill Stephen J., Classical Archaeology in the Field. Approaches, London: Bristol Classical Press, 2001. Carandini Andrea, Archeologia classica. Vedere il tempo antico con gli occhi del 2000, Torino, Einaudi, 2008. Eco Umberto, Il Museo nel terzo millennio. Conferenza tenuta al Museo di Bilbao il 25 giugno 2001. Gamble C., Archaeology. The Basics, Abingdon (UK), Routledge, 2008. Huber Antonella, Il Museo archeologico in Europa: dal collezionismo d’arte al Museo moderno, in Musei e Parchi Archeologici. IX ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia, Certosa di Pontignano (Siena), 15-21 Dicembre 1997, a cura di Riccardo Francovich e Andrea Zifferero, Firenze, All’Insegna del Giglio, 1999. Manacorda Daniele, Prima lezione di archeologia, Roma-Bari, Laterza, 2006. Mouliou Maria, Classical Archaeology and Museum Constructions of the Past, Ashgate, 2005. Peressut Luca Basso, Il Museo Moderno. Architettura e museografia da Perret a Kahn, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2005, 2006. Ruggieri Tricoli M. Clara, Vacirca M. Désirée, L’idea di museo. Archetipi della comunicazione museale nel mondo antico, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 1998. Settis Salvatore, Futuro del “classico”, Torino, Einaudi, 2004. Swain Hedley, An Introduction to Museum Archaeology, Cambridge, Cambridge University Presses, 2007. Whitehead Christopher, Museums and the Construction of Disciplines: Art and Archaeology in Nineteenth-century Britain, Duckworth Pub, 2009. parte terza Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai primi del Novecento agli anni cinquanta. Questa sezione intende indagare il rapporto tra luogo di conservazione, il museo, e luogo da conservare, il monumento. Il museo archeologico è una struttura di tipo museale che colleziona manufatti di epoca antica, dalla preistoria all’età classica, fino alle produzioni del XVIII secolo. Tradizionalmente esponeva reperti de-contestualizzati e quasi mai provenienti dai siti d’esposizione, limitandosi ad essere un contenitore di antichità raccolte in diversi modi (acquisto, donazioni, appropriazioni a seguito di sequestro, confische, scambi, acquisto d’asta etc.). A partire dal 1970, con la nascita del concetto di valorizzazione, i musei archeologici di nuova generazione cominciano a esporre reperti provenienti da regolari scavi effettuati presso lo stabile ospitante la raccolta (gli antiquarium allestiti temporaneamente in attesa di catalogazione dei reperti). Purtroppo però questa pratica favorisce l’accrescere della distanza tra i monumenti (componenti immobili del sito) e le opere d’arte (componenti mobili). è breve il passo verso lo sviluppo di una coscienza e consapevolezza che la separazione delle componenti mobili e non, altera la completezza e la comprensione del sito archeologico. è grazie a questo contesto culturale che Franco Minissi realizza operazioni museografiche di ricostruzioni evocative che ancora oggi ricordiamo, come la Villa del Casale presso Piazza Armerina o il Teatro di Eraclea Minoa ad Agrigento. Oggi si è ormai acquisita la consapevolezza che il museo e l’allestimento non sono più, in senso tradizionale, luoghi di conservazione, ma atti comunicativi, che mettono in scena, che rinnovano i modi di porgere (ex-porre) la memoria fisica dei luoghi al visitatore, offrendo nuovi significati all’antico. (Basso Peressut, Caliari, Tricoli). Le discipline della museografia e dell’allestimento sono quindi azioni progettuali necessarie sui siti archeologici, per istituire un racconto con l’antico, conservandolo, trasmettendolo e comunicandolo. L’archeologia ha il compito fondamentale di documentare e rendere conoscibile la storia delle stratificazioni temporali di un sito. Solo la profonda conoscenza di un sito rende possibile un progetto sull’esistente. «Sòlo después de conocer profundamente el objecto de intervenciòn es posible plantear el proyecto y optar por la continuidad con lo existente, la contraposiciòn, o incluso la manipulaciòn» (Ignacio Paricio, 2006). Reperti de-contestualizzati: ricostruzioni di intere architetture nel museo All’alba del XIX secolo, durante le prime grandi campagne di scavo, molti tra i più importanti siti archeologici vengono saccheggiati e grandi opere d’arte trasportate nei grandi musei d’Europa. Ormai il luogo dell’arte non era più dove l’arte era stata creata ma dove sarebbe stata conservata e resa visibile, con la conseguenza di accrescere la distanza, sempre maggiore, tra le opere e i monumenti e tra i monumenti e le loro città. 1 2 1 La sala del Monumento delle Nereidi, Londra, British Museum, 1840 2 Il tempio di Denur, New York, Metropolitan Museum, 1978. 3 Sala della porta del Mercato di Mileto, Berlino, Pergamom Museum, 1886. 3 Reperti de-contestualizzati: ricostruzioni di intere architetture nel museo 1 2 3 1 Sala dell’Altare di Pergamo, Berlino, Pergamom Museum, 1886. 2 Guillaume Larrue, Salle Egyptienne du Louvre devanti le grand sphinx, Parigi, Musée do Louvre, fine ‘800. 3 Sala di Egina, Monaco di Baviera, Glyptothek, 1811. Scavi archeologici e primi restauri «Nel caso dell’archeologia [...] abbiamo assistito tanto a fenomeni di ricostruzione, di anastilosi e di restauro più o meno filologico, tanto a tentativi di ricostruzione attuata introducendo materiali moderni [...]» M. Clara Ruggieri Tricoli, M. Désirée Vacirca, 2007. Purtoppo, ancora oggi, assistiamo spesso a pratiche di spettacolarizzazione dei percorsi espositivi che tendono a sviluppare operazioni di ricostruzioni al vero falsate, che ricordano quelle di Evans. Palazzo di Cnosso. I primi scavi sistematici del Palazzo di Cnosso cominciarono nel 1900 ad opera dell’archeologo Sir Arthur Evans. A causa del forte degrado delle rovine molte parti del palazzo vennero restaurate e ricostruite al vero con l’utilizzo del cemento armato e ciò che si presupponeva fosse originariamente in legno venne dipinto in giallo (oggi il colore giallo è stato sostituito). Il falso in cemento armato è oggi smascherato dal degrado che ha messo in luce le armature in ferro. Musealizzazione in situ: metodologie protettive ed evocative 1 Franco Minissi, Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, Italia, 1957-63. L’obiettivo perseguito da questo intervento è quello di ricostruire idealmente lo spazio-ambiente originario, attraverso una copertura protettiva in acciaio e policarbonato. All’interno una serie di passerelle in grigliato metallico, sospese, consentono il passaggio del pubblico sopra gli antichi mosaici. 2 Franco Minissi, Teatro di Eraclea Minoa, Agrigento, Italia, 1962. Sistema di protezione delle gradonate con elementi sagomati di per spex. parte terza Dal museo archeologico alla musealizzazione in situ dell’archeologia; dallo scavo all’esposizione. Esempi storici dai primi del Novecento agli anni cinquanta. Bibliografia Aa.vv, 73 Musei d’arte, archeologici, etnografici, naturalistici, scientifici e tecnologici, religiosi, tematici, aziendali, ecomusei, Milano, Lybra Immagine, 2007. Aa.vv., Fanco Minissi e il progetto di restauro della Villa del Casale a Piazza Armerina (catalogo della mostra), Palermo, Università degli Studi di Palermo-Eurografica, 2007. Caliri Pier Federico, Museografia. Teoria estetica e metodologia didattica, Città di Castello – Perugia, ALINEA Editrice, 2003. Matteini Tessa, Paesaggi del tempo. Documenti archeologici e rovine artificiali nel disegno di giardini e paesaggi, Firenze, ALINEA, 2009. Passianisi Giuseppina (curatrice), La valorizzazione dei siti archeologici in Europa. Dalla preistoria al periodo Romano. Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna, Palermo, Quaderni della biblioteca della Facoltà di Architettura di Palermo, 2008. Ranellucci Sandro, Coperture archeologiche. Allestimenti protettivi sui siti archeologici, Roma, Editore Dei, Tipografia del Genio Civile, 2009. Ruggieri Tricoli Maria Clara, Sposito Cesare, I siti archeologici. Dalla definizione del valore alla protezione della materia, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2004. Ruggieri Tricoli Maria Clara, Musei sulle rovine. Architetture nel contesto archeologico, Milano, Edizioni Lybra Immagine, 2007. parte quarta Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche. Casi Studio Attraverso l’analisi di esempi contemporanei di musealizzazione di aree archeologiche, l’obiettivo della seguente sezione è quello di tracciare possibili nuove tendenze degli interventi sull’antico. Ogni progetto sarà organizzato secondo una schedatura con commenti critici, che individuerà modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche. Pur confrontandosi tutti con le grandi tematiche della museografia e strategie museali – come l’attenzione per la luce, per i dettagli, la flessibilità degli spazi, il ritmo dei percorsi pieni di scorci inaspettati, accelerazioni, pause – i progetti museografici contemporanei sono aperti a soluzioni diversificate. Sicuramente le tematiche della reversibilità e dell’accessibilità sono molto più sentite di una volta. I progetti devono scontrarsi con la necessità di garantire la visitabilità di tutti gli spazi con il minor disturbo visivo possibile. Il museo contemporaneo è mutato e sta mutando rispetto a quello tradzionale perché si sono modificati non solo i ruoli e gli interessi degli enti culturali ma anche i fruitori. I visitatori dei luoghi della cultura non sono più solo gli utenti contemplativi ma, un pubblico sempre più ampio di turisti e curiosi che fanno del museo un luogo di incontro e con cui vogliono sempre più spesso interagire in maniera attiva e partecipe. «Il futuro di un sito archeologico dipende in buona misura dal modo in cui viene gestito l’intero processo di “valorizzazione”, finalizzato a documentare la storia del bene e il suo stato di conservazione, a preservarlo dal deperimento, ma anche a renderlo fruibile e comprensibile presentandolo attraverso una corretta interpretazione e spiegazione, senza trascurare l’ausilio di adeguate forme di comunicazione» (Giuseppina Passianisi, 2008). parte quarta Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche. Indice casi studio Scavi archeologici romani Museo di arte romana, Mérida Museo Maa-Paleokastro Archaeological Museum Museo de Caceres Kolumba museum in koln Complesso monumentale romano Teatro Romano a Cartagena ll Museo nelle Terme di Diocleziano Neues Museum Museu de les Termes Romanes Museo del mar, Castillo de la Luz Parco archeologico, Pompei Musée gallo romain de Vésone Musée des tumulus de Bougon Santa Maria della Scala Museo Archeologico di Palazzo Zapata Sala polivalente municipal Museo de la cuevas de Altamira Chiesa nella Fortezza di Osoppo Centro cultural e escuela Mercati Traianei Torre del Homenaje Museo arqueologico de Narona Coira, svizzera, 1985-1986 Architect: Peter Zumthor Terragona, Spain 1987-1994 architect: Andrea Bruno Pompei, Italy, 1992 architect: Renzo Piano Altamira, Spain, 1995 Architect: Juan Navarro Baldeweg Mérida, Spain, 1986 Architect: Raphael Moneo Cartagena, ricostruzione 1988-08 architetto: Rafael Moneo Périgueux, France, 1993-00 Architect: Jean Nouvel Udine, Italia, 1995 Architect: Pierluigi Grandinetti Maa-Paleokastro, Cipro, 1987 architect: Andrea Bruno Roma, 1990-97 Architect: Giovanni Bulian Bougon, France, 1993-03 Architects: studioMilouarchitecture Pias de lavapiés, Spain, 1996-04 Architect: José Ignacio Linazasoro Saint Romain-en-Gal [Viene], France, 1996 Architects: P. Chaix + J. P. Moret Museum Island, Berlin, 1997-2009 Architect: David Chipperfield Architects Siena, Italia, 1998-00 Architect: Guido Canali Roma, Italia, 1999-02 Architect: L. Franciosini e R. d’Aquino Caceres [Madrid], Spain, 1997 Architects: Aranguren + Gallegos Sant Boi de Llobregat, Spain, 1998 Architects: Carme Fiol + Andreu Arriola Barumini, Sardegna, Italia, 1998-06 Architect: Pietro Reali Huéscar, Andalusia, Spain, 2000-07 Architect: Antonio Jimenez Torrecillas Koln, Germany, 1997-2007 Architect: Peter Zumthor Las Palmas de Gran Canaria, Spain, 1998 Architects: Nieto Sobejano Arquitectos Colmenar Viejo [Madrid], Spain, 1999-00 Architects: Aranguren + Gallegos Vid, Metkovic, Croacia, 2001-2004 architects: Radionica Architekture parte quarta Nuove tendenze nella musealizzazione delle aree archeologiche. Schedatura con commenti critici di casi esemplari di recenti musealizzazioni di aree archeologiche: modalità, tecniche, questioni museologiche e museografiche. Indice casi studio Museo provincial del vino Madinat_al_Zahra_Museum Sito archeologico di Praça Nova Baños Árabes de Baza Villa Romana Olmeda Necropoli di Pill’è Mat(t)a Sistamazione Colosseo Architect: Bernard Tschumi Baza, Spain, 2004 Architects: Ibáñez arquitectos Castillo de Burgos Messner Mountain Museum villa Astur Romana de Veranes Continua... Centro de visitantes Baelo-Claudia Plaza de la Almoina Recinto arqueologico Califal Museo de las Villas Romanas Muralla Nazari Copertura del Teatro Romano Domus dell’Ortaglia New Acropolis Museum architect: G. Tortelli, A. Frassoni Almenara de Adaja [Valladolid], Spain, 02-03 Architect: Roberto Valle Rodriguez Museo di Santa Giulia, Brescia, Italy, 2003 Burgos, Spain, 2004 Architects: M. A. Builla + J. I. Montoya Cadiz, Spain, 2007 Architects: Velasquez Consuegra Alto Albaicin, Granada, Spain, 2002-06 Architect: Antonio Jimenez Torrecillas Athens, Greece 2003-2009 Castel Firmiano, Italia, 2006 Architects: Werner Tscholl Valencia, Spain, 2007 Architects: J. M. Herrera + J. Rueda Saragozza, Spain, 2003 Architect: Lanik Ingenieros Gijón, Spain, 2007 Architect: Manuel Garcia Garcia Cordoba, Spain, 2007 Architect: Francisco Torres Peñafiel [Valladolid], Spain, 2008 Architect: Roberto Valle Rodriguez Palencia, Spain, 2009 architects: paredes pedrosa Córdoba, Spain, 2008 Architects: Nieto Sobejano Arquitectos Sardegna, Italia, 2009 Architect: David Palterer Lisbona, Spain, 2008-2010 Architect: João Luís Carrilho da Graça Roma, Italia, 2010 Architect: Piero Meogrossi Teatro di Sagunto Sagunto, ricostruzione 1985 architetto: Grassi e Portaceli Si tratta del progetto per il restauro e la riabilitazione del Teatro Romano di Sagunto che Giorgio Grassi e Manuel Portaceli elaborano tra il 1983 e il 1993. Obiettivo dei due architetti è proporre «un teatro alla maniera dei romani», progettando un edificio che si fonda sul manufatto esistente e lo colnclude in una forma definita. Al momento dell’incarico, il Teatro si presenta come una sorta di grande «rovina artificiale» costituita di pochi elementi originali, risultato di una costruzione mimetica eseguita fra il 1956 e il 1978, e di alcuni gravi errori di interpretazione – eliminazione del muro del post-scaenium e ricostruzione errata della linea del pulpitum e dei muri di divisione della cavea dal corpo scenico – che hanno indotto più di uno storico a pensare che si trattasse di un «teatro alla greca», aperto sul paesaggio e adagiato sul pendio della collina. Il progetto di Grassi e Portaceli si concentra sulla possibilità di realizzare nuovamente il fontescena, mediante la costruzione di un grande volume unitario, che resitituisce le originarie gerarchie agli spazi e agli elementi, consentendo, inoltre, la riutilizzazione del teatro. Mueso Archeologico Maa-Paleokastro Maa-Paleokastro, Cipro, 1987 architect: Andrea Bruno La conservazione non ha riguardato un edificio ma un sito: le testimonianze archeologiche degli Achei in questa penisola. L’elemento di innovazione è rappresentato da una piccola costruzione in cemento, rame, acciaio e cristallo. Questo spazio rotondo, scavato nella terra e che si segnala all’esterno solo attraverso la copertura a cupola, riprende le forme della vegetazione circostante. Si accede all’interno tramite una scala scavata nella roccia. La sala è completamente spoglia, si trovano solo delle tavole di metallo che indicano la rotta seguita dai primi colonizzatori. Complesso monumentale romano, Terragona Terragona, Spain 1987-1994 architect: Andrea Bruno A Terragona la città contemporanea è stata costruita sopra la città romana. Alla fine degli anni ottanta cominciano i cantieri di diversi progetti di recupero e reintegro delle tracce della antica Terraco in unico parco archeologico urbano. Tra questi ricordiamo le arcate di sostruzione del circo romano. Secondo la committenza queste avrebbero dovuto essere completamente liberate dalle costruzioni addossate in epoche successive. Sgomberata l’area delle opere più recenti, si era però rilevata la presenza di una complessa stratificazione e sovrapposizione di interventi storicamente significativi: un tratto delle massiccie mura difensive medievali, costruite a soli tre metri di distanza dalle sostruzioni romane, concluse in testa da una torre ottagonale. La scelta progettuale mirò al mantenimento il muro medievale, sacrificato solo in una sottile sezione, ridisegnata da una cornice in cemento. Questo taglio verticale di 12 metri, operato in diagonale per direzionare la vista, mette in connessione la Terragona romana, quella medievale e quella odierna. Teatro Romano a Cartagena Cartagena, ricostruzione 1988-08 architetto: Rafael Moneo Nel 1988 Raphael Moneo è incaricato di intervenire nel contesto urbano circostante il Teatro Romano e della realizzazione di un nuovo Museo che accolga i reperti rinvenuti durante gli scavi e un centro di ricerca riservato agli archeologi. L’intervento dell’architetto spagnolo consiste nella sistemazione urbanistica e paesaggistica - con la creazione di nuovi accessi e percorsi - dell’area retrostante il muro perimetrale del Teatro e antistante la cavea. In questo luogo viene realizzata una passerella terrazzata che collega le rovine romane con quelle medievali del Castello de la Concepciòn. Il nuovo museo, che unisce il Palazzo Riquelme alla chiesa di Santa Maria La Vieja e al complesso del Teatro, è costituito da due edifici, uniti da un corridoio che si dispiega al di sotto della strada. Il primo edificio consente di accedere al Palazzo Riquelme e all’interno ospita la hall, una caffetteria, una sala espositiva temporanea, una biblioteca, uffici e sale riunioni. Il secondo edificio ospita all’interno la collezione permanente. All’esterno, una terrazza lo collega al Duomo Vecchio e nuovi percorsi conducono il visitatore dal più basso quartiere della città verso l’interno del teatro romano. Parco archeologico, Pompei Pompei, Italy, 1992 architect: Renzo Piano Il progetto, non realizzato, prevedeva quattro “bolle” sotterranee adibite rispettivamente a teatro, a un piccolo museo, a biblioteca, a sala di controllo di tutte le operazioni di scavo. Inoltre una passerella leggera e mobile, a cui i visitatori erano ammessi a piccoli gruppi, avrebbe consentito di seguire i lavori di scavo in atto. Musée gallo romain de Vésone Périgueux, France, 1993-00 Architect: Jean Nouvel Si tratta del progetto di un museo che conserva e protegge i resti della antica Villa Romana di Vesone del I secolo. L’intervento è caratterizzato da una grossa copertura metallica estremamente sottile e leggera che aggetta rispetto alle pareti perimetrali vetrate. All’esterno, la riflessione del paesaggio sulle pareti trasparenti fa sì che il museo risulti perfettamente integrato nel contesto circostante. All’interno una serie di passerelle lignee, sospese rispetto al sedime archeologico, permettono al visitatore di muoversi liberamente tra le rovine e osservarle dall’alto. Per migliorare la comprensibilità del lettore si è scelto di ridisegnare nell’intradosso della copertura il layout distributivo della Villa. Musée des tumulus de Bougon Bougon, France, 1993-03 Architects: studioMilouarchitecture Il progetto si configura nella nuova porta di accesso al parco archeologico di Bougon in cui si trovano i resti di un luogo di sepoltura neolitico, una necropoli. Gli architetti realizzano il nuovo museo a circa un chilometro dalle rovine neolitiche, in un luogo in cui si trovano due preesistenze: un monastero e una cappella medievale. Queste vengono letteralmente integrate nel nuovo edificio, che, dall’esterno sembra quasi un peristilio di un tempio moderno che custodisce come cella un edificio medievale. Le sale espositive e le gallerie si sviluppano per quattro piani sotto il livello zero. La collezione è costituita dai reperti rinvenuti durante gli scavi. Saint-Romain-en-Gal Archaeological Museum Saint Romain-en-Gal [Viene], France, 1996 Architects: Philippe Chaix + Jean-Paul Moret In questo progetto è interessante che la copertura dei resti di una antica villa romana è in realtà anche la base del museo vero e proprio: la copertura, realizzata come una piastra, è, infatti, la soletta di questo grosso parallelepipedo vetrato, all’interno del quale, in un unico ambiente, vengono esposti i mosaici rinvenuti nei vicini scavi archeologici. Museo de la cuevas de Altamira Altamira, Spain, 1995 Architect: Juan Navarro Baldeweg Il museo nasce dalla necessità di realizzare un replica di una porzione limitata di graffiti paleolitici rinvenuti nelle grotte di Altamira. La presenza incontrollata dei visitatori all’interno delle grotte stava, infatti, mettendo a rischio la loro conservazione. L’architetto non deve solo replicare parte della grotta ma, in aggiunta, progettare una struttura didattico-scientifica a servizio di studiosi e visitatori. Per ridurre l’impatto sul paesaggio Baldeweg sceglie come sito un luogo collinare in cui inserisce un edificio semi-ipogeo. Anche se le funzioni all’interno sono tutte concertate in un unico organismo il progetto appare frammentato perché si confronta con l’orografia del territorio. All’interno, oltre alla ricostruzione delle grotte, in cui l’architetto è riuscito a ricreare magistralmente l’ambientazione, si trova un percorso espositivo in cui vengono mostrati alcuni strumenti usati nel paleolitico per cacciare e nella vita quotidiana. Kolumba museum in koln Koln, Germany, 1997-2007 Architect: Peter Zumthor Il tema chiave di questo edificio è la continuità tra antico e nuovo. Sulle rovine di un chiesa tardogotica, distrutta durante la seconda guerra mondiale, fu costruita alla fine degli anni quaranta una cappella per accogliere una statua di una Vergine risparmiata dai bombardamenti. Nel 1957 a questa venne addossata una nuova cappella, con le pareti in basalto oggi inglobate nella nuova costruzione di Zumthor. Durante alcuni scavi archeologici condotti alla fine degli anni settanta emersero delle rovine di abitazioni romane di una basilica romanica e della chiesa tardo gotica. Il progetto di Zumthor accoglie le rovine in una grande hall delimitata nella parte bassa da muri in mattoni che poggiano sui resti di quelli preesistenti. Nella parte alta l’edificio si smaterializza e l’assenza di alcune pietre permette alla luce naturale di filtrare all’interno e di caratterizzare l’ambiente con un’atmosfera raccolta e contemplativa. Neues Museum Museum Island, Berlin, 1997-2009 Architect: David Chipperfield Architects Il museo, gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, è stato riaperto alla fine del 2009, dopo una straordinaria opera di restauro e ricostruzione guidata dall’architetto inglese David Chipperfield. Ospita come all’origine la collezione egizia. La scelta dell’architetto nel ripristinare questo edificio e riportarlo al suo splendore passato è quella di agire in continuità con la preesistenza, fondendo il vecchio con il nuovo. All’interno sono leggibili le diverse stratificazioni storiche. Museu de les Termes Romanes Sant Boi de Llobregat, Spain, 1998 Architects: Carme Fiol + Andreu Arriola Si tratta del progetto di un doppia copertura che separa e al tempo stesso mette in continuità nuovo e antico. Le rovine delle terme romane vengono, infatti, coperte da un rivestimento continuo e traslucido, in policarbonato, che lascia filtrare la luce all’interno. Tutto ciò che è nuovo progetto – l’ingresso, la reception, i servizi e le piattaforme da cui è possibile osservare (dall’alto) le rovine – è coperto da una serie di falde opache, discontinue e inclinate, che mediano il dislivello esistente tra il sedime archeologico e quello della città contemporanea. Museo del mar, Castillo de la Luz Las Palmas de Gran Canaria, Spain, 1998 Architects: Nieto Sobejano Arquitectos L’intervento riguarda il recupero e il restauro del Castello della Luce a Las Palamas di Gran Canaria. Consiste in una nuova copertura e in un nuovo sistema di circolazione organizzato in passerelle sospese, per i collegamenti orizzontali, e un nuovo volume ascensore, per i collegamenti veritcali. É già in previsione la costruzione di un museo semi-ipogeo adiacente al Castello. Sala polivalente municipal sobre las ruinas del antguo Posito Colmenar Viejo [Madrid], Spain, 1999-00 Architects: Aranguren + Gallegos Il progetto consiste in una piccola sala polivalente che si inserisce all’interno delle rovine di un edificio del XVII secolo. I nuovi muri perimetrali, vetrati, sono arretrati rispetto agli antichi. In particolare, all’ingresso, l’arretramento del volume progettato crea un piccolo patio in cui vecchio e nuovo dialogano e si confrontano. Torre del Homenaje Huéscar, Andalusia, Spain, 2000-07 Architect: Antonio Jimenez Torrecillas Il progetto di inserisce all’interno di una torre di avvistamento del XIV secolo, che negli anni, è stata trasformata in abitazione civile, abbattendone la parte superiore. L’architetto si pone come obiettivo quello di recuperare la dimensione monumentale dell’edificio e di riconquistarne l’altezza, cioè la vista dell’orizzonte. Una serie di passerelle e piattaforme lignee evocano una realtà perduta. Museo de las Villas Romanas de Almenara Almenara de Adaja [Valladolid], Spain, 2002-03 Architect: Roberto Valle Rodriguez Il progetto consiste in un duplice intervento. Il primo riguarda un edificio che protegge e conserva i resti di una lussuosa villa romana di 4 800 mq. Questo è caratterizzato da una copertura a botte nervata; le pareti perimetrali vetrate sono schermate da brise-soleil lignei e all’interno una passerella sospesa metallica permette ai visitatori di muoversi tra i resti. All’esterno una passerella collega questo edificio con un altro: il museo vero e proprio, all’interno del quale l’esposizione si organizza in un’unica sala. I percorsi sono scanditi da elementi espositori a tutt’ altezza che mostrano i reperti rinvenuti e riportano le informazioni relative alla storia dell’oggetto custodito. Copertura del Teatro Romano Saragoza, Spain, 2003 Architect: Lanik Ingenieros Il progetto per la copertura di protezione del Teatro romano di Saragoza consiste in una struttura metallica coperta da pannelli in policarbonato. I pilastri servono anche da strutture di supporto degli schermi di proiezione avvolgibili. Muralla Nazarí. Alto Albacín Alto Albacín (Granada), Spagna, 2006 Antonio Jiménez Torrecillas 0 5m Il progetto riguarda la ricucitura del ramo nord del muro moresco raso al suolo da un terremoto del 1885. Torrecillas, per restituire continuità visiva alla parete, completa la porzione mancante con un muro che nelle forme, nelle proporzioni e nelle cromie riprende la preesistenza. L’integrazione nel contesto risulta perfettamente riuscita tanto che, in lontananza, non si percepisce alcuna discontinuità tra antico e nuovo; avvicinandosi, invece, si colgono numerose differenze. Il nuovo muro, che sorge parallelo a quello antico rimanendone distaccato di qualche centimetro, è realizzato con blocchi di granito rosa impilati, non trattati e di lunghezza standard. L’aspetto evoca la stessa imponenza e maestosità della muraglia moresca ma, in realtà, all’interno dello spessore murario si trova un passaggio che consente di camminare nel muro e di collegare, attraverso due porte nascoste, due parti di città storicamente differenti: la città antica e qulla contemporanea. All’interno la luce filtra tramite dei fori risultanti dall’assenza di pietre, da cui è possibile anche osservare la città. Domus dell’Ortaglia, Brescia Museo di Santa Giulia, Brescia, Italy, 2003 architect: Giovanni Tortelli, Andrea Frassoni Le Domus dell’Ortiglia sono parte di un quartiere romano residenziale dell’antica Brixia. La prossimità al Museo di Santa Giulia ha favorito la progettazione di un percorso espositivo senza soluzione di continuità, protetto da una grande struttura che consente una corretta lettura del sito ed un’ottimale percezione dei suoi rapporti con la città antica. Dagli spazi museali dedicati al tema delle Domus urbanee il visitatore si immerge in un’architettura dai connotati ipogei, dove grazie ad una passerella sospesa, può osservare dall’alto la sequenza di atrii e delle antiche sale. Baños Árabes de Baza Baza, Spain, 2004 Architects: Ibáñez arquitectos L’obiettivo dell’intervento era quello di riconnettere i resti dei Bagni Arabi, ipogei e abbandonati, con la città contemporanea di Baza. Il progetto si configura in un volume neutro che riprende le proporzioni dei corpi sottostanti e come un filtro consente l’accesso alla nuova area protetta. All’interno la luce penetra attraverso dei lucernari realizzati in copertura che ricreano l’ambientazione intima degli antichi Bagni. I materiali utilizzati (calcestruzzo, ferro e vetro) contrastano con le preesistenze rendendo manifesto l’intervento contemporaneo. New Acropolis Museum Athens, Greece 2003-2009 Architect: Bernard Tschumi Il nuovo museo dell’Acropoli, costruito sulle pendici della stessa, è stato progettato e realizzato tra il 2001 e il 2009 da Bernard Tschumi, a sostituzione del precedente museo costruito a fine Ottocento all’interno della rocca sacra. Tschumi ha una grossa ambizione: conservare ed esporre tutte le opere, tutti i marmi che ornavano il Partenone, anche quanto attualmente è esposto al British Museum di Londra. L’edificio, come in un processo stratigrafico, si differenzia per layer e livelli. Il corpo trapezoidale poggia su pilastri rimanendo staccato dal terreno in cui si trovano alcuni resti archeologici. Le gallerie soprastanti si dispiegano per tre livelli e ospitano all’interno statue e reperti suddivisi per epoche storiche. L’ultimo livello si configura come un blocco trasparente, ruotato sull’asse del Partenone, che all’interno espone i fregi del Tempio (quelli che si trovano attualmente a Londra sono sostituiti da copie) e la narrazione della storia della processione Panatenee. Museo arqueológico en el castillo de Burgos Burgos, Spain, 2004 Architects: Maryan Alvarez-Builla + Joaquín Ibáñez Montoya L’intervento non ha come obiettivo esclusivamente la conservazione dei resti del Castello, ma anche la comprensione e la leggibilità del sito. Una passerella leggera, basata sul concetto di promenade, consente al visitatore di camminare direttamente sopra le mura del Castello e di attraversarlo. Lungo il percorso si trovano due padiglioni: il primo espone i reperti rinvenuti durante i restauri e alcuni pannelli esplicativi della storia del sito; il secondo protegge l’ingresso alle gallerie sotterranee che ospitano le cisterne dell’acqua. Plaza de la Almoina Valencia, Spain, 2007 Architects: Josè Marìa Herrera + Josè Rueda È interessante il progetto realizzato in una piazza di Valencia, realizzato sopra le rovine del Foro Romano, di una Cappella Visigota e del Bagni Arabi. L’intervento consiste in una grande vasca dal fondo vetrato, da cui, attraverso il pelo dell’acqua, è possibile osservare le rovine sottostanti. Recinto arqueologico Califal, Cordoba Cordoba, Spain, 2007 Architect: Francisco Torres Si tratta di un museo realizzato sopra i Bagni della Fortezza Araba di Cordoba. Una piastra orizzontale separa il sedime archeologico da quello della città contemporanea. Questa piastra dalla duplice funzione di piazza e copertura per le rovine è completamente reversibile; infatti, è realizzata con blocchi fabbricati di laminato appoggiati su una struttura metallica. La luce filtra all’interno attraverso una serie di bucature che consentono di osservare dall’alto (dalla quota della piazza) alcuni frammenti delle rovine sottostanti. Il percorso di discesa all’interno del museo è graduale; avviene attraverso una rampa che sottolinea la distanza temporale tra vecchio e nuovo. Villa Astur Romana de Veranes Gijón, Spain, 2007 Architect: Manuel Garcia Garcia Si tratta di un museo progettato come nuova porta di accesso al sito archeologico della Villa Romana de Veranes. L’edificio è caratterizzato da facciate in pietra sovrapposte che ricordano le texture delle mura romane del sito adiacente. Un percorso asfaltato conduce fino all’antica Villa, in cui, sopra ad pavimento a mosaico rinvenuto durante gli scavi, è stato realizzato un volume in corten che riprende le dimensioni della originaria sala andata distrutta. Museo provincial del vino di Valladolid, Castillo de Peñafiel Peñafiel [Valladolid], Spain, 2008 Architect: Roberto Valle Rodriguez Si tratta di un intervento all’interno di questo castello del IX secolo e ricostruito nel XIV. Nel 2008 l’architetto Valle inserisce un nuovo volume in una delle due corti del castello (individuate dal maschio centrale). Questa scatola rivestita in legno non intacca l’immagine esterna del monumento, risulta infatti, visibile solo dall’alto. Anche all’interno la nuova struttura puntuale del museo lascia perfettamente visibili le superfici murarie medievali. L’ingresso vetrato è schermato da un brise-soleil che rimanda al materiale delle botti usate per il vino. Il percorso espositivo si sviluppa su due livelli: al piano terreno sono esposti gli strumenti e i recipienti antichi per il vino, al piano interrato si trova una sala conferenze e una per la degustazione del vino. Madinat_al_Zahra_Museum Córdoba, Spain, 2008 Architects: Nieto Sobejano Arquitectos Il nuovo museo progettato dagli architetti Nieto Sobejano sorge nei pressi di una città palazzo islamica del X secolo, i cui scavi sono ancora in corso. Il museo è concepito non solo come luogo di esposizione dei reperti rinvenuti durante gli scavi ma, anche come luogo per interpretare il sito. All’interno si trovano, infatti, un centro di formazione e di ricerca per restauratori. L’edificio, introverso, è costituito da una serie di volumi a base rettangolare che si sviluppano attorno a delle corti a cielo aperto. All’ esterno gli elementi che affiorano dal terreno dell’edificio semi-ipogeo ricordano le rovine della antica città sepolta che emergono dagli scavi. Musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova Lisbona, Spain, 2008-2010 Architect: João Luís Carrilho da Graça Si tratta del progetto per la musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova presso il Castello di São Jorge di Lisbona. Nel 1996, gli scavi archeologici hanno portato alla luce i reperti relativi alle diverse fasi storiche che hanno segnato l’antropizzazione del sito. Il progetto di Carrilho Da Graça ha previsto: la delimitazione dell’area storica attraverso una parete in corten; una struttura mobile dal pavimento specchiante che riflette i decori dei mosaici del XV secolo e un volume che protegge le fondazioni delle antiche costruzioni rinvenute. Questo volume, che si presenta puro ed leggero - poiché appoggiato al suolo in soli sei punti, ricrea all’interno le divisioni originarie degli spazi e protegge affreschi del XVI secolo. La luce filtra all’interno attraverso la superficie semiopaca della copertura.