LA
VALLE
TROMPIA
ANNO VII
Stabilimenti Tipografici
Ditta F. APOLLONIO £y C.
1930 - Brescia - Vili
presente volume, senza pretese, Vuole presentare la Valle Trompia ed il suo capoluogo, illustrandoli nelle loro bellezze naturali,
nelle loro secolari industrie, nei loro costumi più caratle-
ristici, nelle loro gloriose tradizioni.
Esce in occasione della inaugurazione di.numerose opere pubbliche costruite dal comune
di Cordone V. T. negli anni VI, VII, Vili dell'Era Fascista e nel giorno in cui tutta la Valle
conviene al Capoluogo per attestare a S. E. Turati, presente, il suo affetto, la sua f e d e .
Il Volume è anche, modesto, tangibile segno di omaggio e riconoscenza al Partito e al
suo Capo per l'appoggio e l'interessamento efficacemente dati, che permise la rapida, completa
realizzazione delle opere che si inaugurano.
Il campo sportivo del Littorio « Ing. Enrico Redaelli », munifico dono della signora Carolina Colombo ved. Redaelli, per perpetuare la memoria del compianto figlio ing. Enrico, è l'opera più importante e più completa per il complesso di attività sportive che nel campo stesso si
eserciteranno. Il giuoco del calcio, la pista podistica e ciclistica, il giuoco della palla a mano —
caratteristica della Valle — il giuoco della palla corda, la spaziosa piscina per il nuoto e per la
Colonia elioterapica, la palestra coperta, daranno modo alla gioventù del capoluogo e della valle
di trovare nel campo tutto ciò che può allettare e meglio ancora, servire alla educazione fisica, voluta e particolarmente curata dal governo nazionale.
L'acquedotto della Rendena, fornisce acqua purissima e abbondante alla frazione di Inzino e al capoluogo. Questo acquedotto realizza aspirazioni e voti, quasi secolari, di una popolazione che era costretta a servirsi delle acque del Mella.
V
L'ospedale ricovero, dedicalo ai Caduti in guerra, eretto con sottoscrizioni della popolazione, di enti e di ditte, vuole testimoniare nel modo pia sensato e più degno, l'amore e la riconoscenza verso i gloriosi morti.
L'edificio scolastico, ampliato con due ali nuove e la sopraelevazione di un piano, risponde
alle aumentate esigenze del paese e contiene anche, in sede degna e moderna, l'Asilo comunale.
Il dispensario antitubercolare, con gabinetto radiologico, dovuto alla generosità del medico
condotto dottar Giuseppe Morosini, funziona nello stesso ospedale in un reparto adatto e ha giùrisulzione da Cardane a Colilo.
II Teatro Bercila, di proprietà del Comm. Bercila, e da quesli generosamente e graluilamenle messo a disposizione dell' O. N. D. ed E. D. E. S. di Cardane V, T. è slalo restauralo e
dotato di scenari, di mobili e di macchina per proiezioni fisse e mobili.
Il Municipio, un tempo ridallo a pochi disadorni insuffidenli uffici è slato portalo all'ailezza dell'imporlanza del capoluogo e il suo magnifico salone settecentesco è stalo, dal mobilio
alle decorazioni, rimesso nel primitivo originale stile.
Queste, le opere che Cardane V. T. ha costruite in poco più di due anni con concardia
di intenti e di volontà, con passione e amore.
Con giusto orgoglio ospita il Segretario del Parlilo, l'amalo gerarca, che colla sua presenza premia due anni di lavoro e di disciplina severa.
VI
L
Le opere costruite nel comune di Gardone V. T.
negli anni VI - VII - Vili dell'Era Fascista.
Ing. G. Stefanini - Tecnico Comunale
Campo sportivo del Littorio "Ing. Enrico Redaelli
La necessità di un Campo Sportivo dove poter
educare i giovani alla disciplina dello Sport era già
manifesta da molti indizi; ma tutte le iniziative vennero troncate dalle insuperabili barriere del finanziamento.
Spettava al nuovo Ente E. D. E. S., aderente
all'O. N. D., di rendere realtà il sogno, ricercandone
il finanziamento, il quale è dovuto alla munificenza
della Signora Carolina Colombo Vedova Redaelli,
che ha voluto con quest'opera onorare e ricordare maggiormente alla gioventù Gardonese il compianto figlio
Ing. Enrico Redaelli.
E' così che sorse su area di proprietà comunale il
Campo Sportivo del Littorio « Ing. Enrico Redaelli ».
Veduta panoramica del campo sportivo del Littorio "Ing. Enrico Redaelli"
VII
Tenendo presente le necessità dello sport ci si
accinse al non facile compito del progetto del Campo
Sportivo cercando di conciliare tutto e cercando di po-
piscina per addestrare i giovani al nuoto e più ancora
in vista della possibilità di poterla adibire a cura elioterapica. Non bisognava trascurare neanche il tennis,
Campo giucco del calcio e veduta della piscina.
ter ricostruire quanto era necessario per un campo che
vuoi essere all'altezza del tempo dinamico m cui viviamo pur conservandosi nel limite di modeste pretese.
giuoco utile ad ogni classe di Gardonesi.
Seguendo questi concetti fu elaborato il progetto.
Per rendere possibile la sistemazione di questi
Palestra.
giucchi e per necessaria difesa dal fiume, fu indispensabile la costruzione di un muro di argine verso il
Mella della lunghezza di metri 164,15.
Il Campo Sportivo comprende pertanto:
E' così che accanto al simpatico giuoco di Palla
a mano, amato nelle nostre Valli, è sorto il campo per
il giuoco del calcio; e come occorreva una palestra per
addestrare i giovani all'atletica così necessitava Una
Vili
bricato con ossatura in pilastri, travi e solette in cemento armato. La palestra delle misure interne di metri
8,40 X 14,40, altezza m. 6 è sufficientemente capace
a) Un campo per giuoco del calcio delle misure minime regolamentari di m. 45 X 90 con por,te
regolamentari e rete. Gli fa corona una pista podistica
Tribuna
vista di fianco.
ed è bene arieggiata ed illuminata.
Le tribune addossate per un lato alla palestra
constano di 4 ordini di posti con sedili in legno, sono
della larghezza d'i m. 4 e con uno sviluppo medio di
m. 295, delimitata verso il campo del calcio da un
cordone in mattoni. Il fondo venne fatto con pietrisco
Tribuna vista di fronte.
lunghe m. 25 ed hanno una disponibilità di circa 200
posti a sedere. Il tetto della palestra forma un comodo
terrazzo a completamento delle tribune. Alle tribune
vi si accede da due scale laterali fino al primo ripiano,
e residui di carbone debitamente cilindrati. Il tutto è
regolarmente cintato con paletti in cemento e rete metallica dell'altezza di m. 2.
b) La palestra con annesse tribune, è un fab-
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ti al centro e consistono in camerini aid uno, due e
tre posti.
d) II campo di tennis delle dimensioni di metri 16 X 36 ha il pavimento formato da una massicciata dello spessore di cm. 30 ricoperto da soletta in
cemento. E' cintato con ferri profilati e rete metallica
dell'altezza di m. 4.
e) Campo dì giucco palla a mano della larghezza di m. 8 e lungo metri 70. Risultando di lunghezza piuttosto limitata si è disposta una parete di
legno inclinabile da poter far sporgere sul Mella ed
utilizzabile per la rincorsa del battitore. Il campo è
fiancheggiato da una parete in muratura dell'altezza
di m. 11 ; il fondo è stato fatto con rifiuti di carbone
e calce debitamente cilindrati. Il pubblico è separato
dai giuocatori da una staccionata in profilati di ferro.
La cinta di tutto il campo è stata studiata in modo
da risultare la più economica possibile data la non trascurabile lunghezza. Fu scelta la cinta in pilastrini di
cemento armato con soletta verticale gettata fra i pilastrini.
Il tutto così concepito ed ordinato necessitava di
un comodo, facile e decoroso accesso.
Si è ideato all'uopo il Ponte del Littorio, ed in
corrispondenza ad esso fu studiato l'ingresso e fu posta
la casa per il custode.
Il lavoro per la costruzione del Campo Sportivo,
dopo regolare asta, venne aggiudicato alla Ditta Leone Baglioni di Gardone V. T.
I lavori iniziati nell'aprile 1929-VII vennero ultimati nel novembre 1929-VIII.
Coppa triennale pel Campionato di Palla a mano
donata dalla signora Carolina Colombo Redaelli.
Ponte del Littorio.
Il Campo Spor/tivo del Littorio « Ing. Enrico
Redaelli » ormai concepito nelle sue linee generali si
presentava con una manchevolezza. Bisognava predisporre un accesso comodo, facile ed anche decoroso.
L'esistenza di un passaggio fra la strada Provinciale e la Sponda Destra del Mella per l'accesso al
Banco Nazionale di Prova ne guidò la scelta per utilizzare lo stesso passaggio per accedere anche al Campo Sportivo.
L'ubicazione del Ponte così concepito si prestava
a risolvere anche il problema di una comunicazione
quasi diretta delle località Oneto con l'abitato, ed il
progetto del Campo Sportivo veniva compilato in modo da rendere possibile in avvenire la costruzione di
una nuova strada che possa servire a collegare la strada Provinciale con la.località anzidetta.
In seguito a queste ragioni si predispose il progetto del Ponte che doveva servire per tali scopi.
La larghezza del Fiume in corrispondenza all'allineamento fissato risulta piuttosto grande (24 metri)
e per conseguenza il Ponte risultava costoso.
D'altra parte un restringimento del corso natu-
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rale non era punto consigliabile non solo per l'andamento sinuoso del Fiume, ma anche per la limitata
altezza che veniva ad essere disponibile fra il piano
stradale ed il letto del Fiume (m. 3.60).
Pertanto in accordo anche con le Amministrazioni interessate si decise di progettare un Ponte di
24 metri di luce lasciando per quanto fosse possibile
maggior luce tra il Ponte stesso ed il fondo del Mella.
Con tali vincoli la scelta del tipo di ponte riusciva
ben limitata : un ponte ad arco o un ponte con travi
inferiori e sostegni intermedi non erano possibili perché in tutti e due questi casi si veniva a diminuire fortemente la sezione libera.
Le travi portanti necessariamente dovevano essere superiori. Restava la scelta tra una trave sponda
che facesse anche da parapetto con evidente economia
e con maggior possibilità di veduta, e una trave a traliccio parabolica piuttosto alta che avrebbe dato al
Ponte maggior snellezza, ma che non era scevra da
inconvenienti giacché di maggior costo e necessitando
in questo caso di una controventatura avrebbe deturpato la vista dell'ingresso al Campo.
ed i vari ripiani sono collegati da una scaletta centrale. La parte centrale delle Tribune è coperta con
tetto in salonit sostenuto da un'ossatura di pilastri e
travi in cemento.
essere opportunamente regolato in modo che la metà
a nord può comodamente servire per i bambini e per
le provvide cure elioterapiche, mentre la metà a sud
serve egregiamente per nuotatori. La piscina è servita
Campi di Tennis e di Palla a mano.
Lo spazio sottostante alle tribune fu utilmente
suddiviso in spogliatoi, uffici, buffet.
molto bene da acqua derivata dal. Canale detto del
Fusmetto; lo scarico è studiato in modo da restituire
Campo sportivo. - Durante i lavori.
c) La piscina che misura ben 80 metri di lunghezza, metri 16 di larghezza massima e m. 8 di minima, è divisa a metà da un gradino ed ha una superfice totale di circa 1000 mq. Il livello d'acqua può
l'acqua di derivazione per mezzo di uno sfioratore.
Solo lo scarico di fondo finisce con canalizzazione diretta nel Fiume Mella.
Gli spogliatoi in numero di 24 furono raggruppa-
Fu scelta perciò la prima soluzione della trave
piuttosto bassa formante il parapetto. Circa la careggiata si scelse una larghezza possibile per medio traf-
3.) Rullo compressore da tonn. 1 7,5 adottando
caso per caso le condizioni di carico più sfavorevoli.
Le travi sponda risultarono alte metri 2,20 in
Ponte del Littorio per l'ingresso al campo sportivo.
fico e precisamente di metri quattro.
Per il carico accidentale massimo si fece l'analisi
tra i tre casi possibili:
mezz'aria, mentre sui piloni d'appoggio discese a metri 1,85 ; lo spessore massimo risulta di m. 0,40.
II piano d'appoggio è costituito da una soletta
Ingresso al campo sportivo dal ponte del Littorio.
di cm. 15 di spessore appoggiante su travette da centimetri 20 X 25 con interasse da cm. 80.
La soletta venne asfaltata e poscia ricoperta da
massicciata dello spessore di cm. 15.
1.) Folla compatta che produca un carico unitario di 400 Kg. per mq.
2.) Carro a 4 ruote da 10 tonnellate trainato
da due cavalli.
XII
r
La altezza della trave sponda sul piano della
massicciata risulta costante di m. 1,20.
I calcoli statici sono stati condotti in accordo con
le prescrizioni ufficiali per la esecuzione delle opere
in cemento armato approvate con R. D. 7 giugno
1928-VI n. 1431.
II peso complessivo del Ponte risultò di circa 148
CA/-XPO
SPORTIVO
" ENRICO
tonnellate vale a dire un peso di tonnellate 6,16 per
mi. di ponte.
La costruzione fu aggiudicata dietro regolare asta
alla Ditta Della Torre Luigi di Gardone V. T.
I lavori vennero iniziati nel settembre 1929 ; il
getto ultimato il 27 ottobre 1929, il completo disarmo
e finimento nel marzo 1930-VIII.
DEL LITTORIO
Ampliamento fabbricato scolastico.
L'Edificio Scolastico del Capoluogo, fabbricato
a due piani di 5 aule ognuno venne ultimato nel 1 889,
su progetto del compianto Ing. Crescenzio Abeni, e
•jià a quell'epoca la capacità dell'edificio poteva essere appena sufficente dato che la popolazione era di
soli 2500 individui e le classi si nducevano alla quarta
elementare.
Ora per lo sviluppo industriale la popolazione
stabile del Capoluogo è salita a circa 4500, a cui
deve aggiungersi una popolazione fluttuante di circa
600 persone.
Inoltre col nuovo ordinamento scolastico le classi
vennero portate a 5 maschili e 5 femminili.
Di qui l'assoluta necessità dell'ampliamento che
venne predisposto dal Geom. Ettore Contessi.
Esso consiste nella sopraelevazione del vecchio
Fabbricato e nella costruzione di due corpi avanzati
verso mezzodì.
Il piano di sopraelevazione venne progettato simile agli esistenti, e le aule hanno le dimensioni medie
di m. 6 X 8 con un'altezza di m. 4,20. Oltre alle 5
XIII •
aule si ripetono in questo piano i due piccoli locali di
m. 5 X 2,80 laterali alla scala, gli ampi corridoi di
m. 2,20 di larghezza e i gabinetti sistemati nelle due
ali a nord.
con altezza di m. 4,60 e quelle del primo piano misurano m. 6,10X8,90 con un'altezza di m. 4,40.
Tutti i locali sono tra loro indipendenti, illuminati da ampie finestre simili alle preesistenti come pure
Fabbricato scolastico
Fabbricato scolastico, visto da monte.
simili sono le murature, pavimenti, scale, serramenti,
ecc.
Il fabbricato venne poi completato da un impianto razionale di riscaldamento ed i gabinetti vennero
forniti di impianto Sanitario secondo le norme vigenti.
Gli avancorpi a mezzodì, di due aule ognuno,
una a piano terreno e 1* altra a primo piano terminano con una terrazza a cui si può accedere direttamente dal corridoio del nuovo piano di sopraelevazione. Le aule del piano terreno misurano m. 6 X 8,80
XIV
Per il riscaldamento venne prescelto il tipo a
vapore a bassa pressione in considerazione che l'impianto deve funzionare con intermittenza e che tale
tipo necessita di minor superficie di radiatori e diametri minori nelle tubazioni che non il tipo di riscaldamento ad acqua e quindi di costo molto inferiore
data la grandezza dell'impianto.
Quale temperatura interna viene fissata + 15"
centigradi quando la temperatura esterna è di 5° centigradi.
La caldaia installata è del Tipo Ideai Brescia Serie III per vapore a bassa pressione, con superficie
di riscaldamento di mq. 23,50 e con un rendimento
orario di 164500 calorie.
I Radiatori sono del tipo Italia a due e tre colonne alti 100 cm. e montati su mensole; sono muniti
di regolatore e commensatore.
La superficie totale dei radiatori installati è di
mq. 179.
La Caldaia venne installata nel cantinato ed è
munita di tutti gli accessori di sicurezza e controllo; il
tubo principale porta il vapore nel sottotetto dove avviene la distribuzione; i ritorni sono sotto i pavimenti
del piano terreno.
Si è provveduto poi alla completa sistemazione
dei cortili con costruzioni di muri sostenenti i terrapieni
e con la formazione di aiuole.
Venne poi delimitata con divisioni in rete metallica la porzione di cortile riservata all'Asilo Infantile
Comunale.
I lavori vennero aggiudicati dopo regolare asta,
e quindi eseguiti dalla Ditta Ing. Emilio Guldbrandsen
di Brescia per tutte le opere riguardanti gli impianti
Samtari e di riscaldamento, e dalla Ditta Leone Baglioni di Gardone V. T. per quanto riguarda tutte le
altre opere.
I lavori iniziati nel settembre 1928 vennero completamente ultimati nel settembre dell'anno successivo.
Camera dì presa dell'acquedotto nella Valle Renderla.
Acquedotto della Rendena.
La Frazione di Inzino benché attraversata ed
industriata da molte abbondanti acque, era priva di
un impianto razionale di acqua potabile, per cui gli
abitanti si servivano a seconda dei casi o dell'acqua del
Fiume Mella o di qualche pozzo antico, o di qualche
piccola sorgente vicina ; tutte acque però difficilmente
e raramente pure non solo ma nemmeno chiare e per
di più inquinabili.
Valendosi di studi e di elaborati già eseguiti per
il passato, l'Ufficio Tecnico Comunale predispose il
nuovo progetto tenendo conto dei nuovi bisogni del
paese.
La denominazione di « Acquedotto Comunale
della Rendena » deriva dalla località in cui venne costruito l'edificio di presa, località situata nella Valle
di Inzino a circa metri 1500 dalla Frazione omonima.
La scelta di questa sorgente fu avvalorata oltre che
dal responso di parecchie analisi chimiche e batteriologiche, dal requisito della quantità e stabilità della
portata (litri 7 al secondo in periodo di massima magra) e perché essa è posta in una zona assai remota e
lontana dall'abitato, zone pascolive e coltivate, e quindi inalterabile.
Essa si trova poi ad un livello alto rispetto all'abitato, in modo da permetterne la migliore utilizzazione.
XV
La sorgente sgorga ai piedi di un grande cono
di deiezione ghiaioso scorrendo fra grossi strati di conglomerato ricoperto da detriti di frane fino nei piani
della strada Comunale della Valle ove venne raccolta sull'edificio di presa.
Il manufatto di presa consta di una camera di
raccolta con gradini di depurazione, di una vasca di
deposito e decantazione, di una vasca serbatoio della
capacità di me. 30 e di una cella di manovra. Questo
manufatto venne ricavato parte di roccie e parte costruito in muratura di pietrame; il tutto ricoperto con
soletta in cemento armato ricoperto a sua volta da uno
strato di terreno in modo da rendere meno sentite le
variazioni atmosferiche. Le parti interne, tramezze,
fondo, sono rivestite in cemento impermeabilizzato.
Dalla vasca serbatoio, munita di sfioratore e scaricatore di fondo, parte direttamente la tubazione principale.
Nella Cella di manovra sono poste le saracinesche
della conduttura pirncipale e dello scaricatore.
La tubazione è tutta in ghisa e percorre sempre
il suolo Comunale della strada della Valle e venne
posta alla profondità varia a seconda della natura del
sottosuolo e delle condizioni di pendenza, mai però a
profondità inferiore ai metri uno ad eccezione del tratto interessante gli attraversamenti di manufatti esistenti.
La tubazione principale è del diametro di 100
millimetri nel tratto dall'edificio di presa al raggiungimento della strada provinciale Brescia-Colho, e si riduce poi al diametro 60 mm. e percorre la via principale della Frazione Inferiore ed attraversata nuovamente la strada provinciale percorre la strada della
Levata e si collega in fondo all'abitato del Capoluogo
coli'Acquedotto delle « Saioche ».
Per ovvie ragioni derivanti dalla differenza di
pressione dei due acquedotti non è possibile il loro
collegamento diretto, perciò vennero predisposte saracinesche in modo tale che la parte nord dell'abitato
del Capoluogo possa essere alimentato o dall'acquedotto delle « Saioche » come per il passato o dal nuovo
acquedotto della « Rendena ».
Nella Frazione di Inzino Superiore vennero poste
due tubazioni: una del diametro di 50 mm. che seguendo la strada alta termina per ora all'inizio della
mulattiera per Magno, tubazione questa che verrà 'prolungata lungo la strada di « Giusnai » e vecchia provinciale in modo da poter alimentare le Frazioni Breda
e Bresciana ; una del diametro di 40 mm. percorre il
sottosuolo della strada bassa.
Altri tronchi in tubi di ghisa del diametro di 40
mm. vennero posti lungo laj strada Provinciale, via
S. Rocco, Via Trasversale RR. CC. per permettere
la posa di bocche di incendio ed agevolare la distribuzione d'acqua ai privati.
Su ogni diramazione ed m più punti della conduttura principale vennero poste saracinesche in modo
da poter sezionare l'impianto.
Per il servizio pubblico vennero installate fontane in ghisa a getto intermittente e precisamente n. 3
nella Frazione superiore e n. 3 in quella inferiore. Gli
scarichi vennero eseguiti con tubazioni in cemento.
Vennero messi in opera bocche da incendio con
innesto a baionetta dèi diametro di 40 mm. e precisamente n. 3 nella Frazione superiore e n. 3 in quella
inferiore. I lavori iniziati nel novembre 1928-VII dovettero subire una interruzione di tre mesi dovuti alla
stagione rigida e l'impianto venne ultimato ai primi di
giugno 1929-VII.
Complessivamente vennero posti in opera:
mi. 1573,80 tubazione in ghisa diam. 100 mm.
»
905,25
idem
idem 60 »
»
102,30
idem
idem 50 »
»
430,90
idem
idem 40 »
N. 6 fontane ghisa
N. 6 bocche da incendio del diametro di 40 mm.
con innesto a baionetta.
I lavori vennero aggiudicati, dopo regolare asta e
quindi eseguiti dalla Ditta S. A. Giacomo Togni di
Brescia per tutte le opere da idraulico, e dalla Ditta
Omodei e Giacomelli di Bovegno per quanto riguarda
gli scavi e le opere murarie.
XVI
GARDONE V. T.
11 salone seicentesco delle riunioni nel
Palazzo Municipale.
GARDONE V. T.
Palazzo Municipale. Scalone d'accesso.
GARDONE VAL TROMP1A.
INZINO
(Frazione Gardone V. T )
L'industria delle armi nel territorio bresciano
e particolarmente nella Valle Trompia dalle sue origini al Sec. XVIII
Cav. Luigi Marzoli
Nell'anno 1808 il prof. G. Brocchi pubblicò un
interessante studio sulle miniere del Dipartimento del
Mella. In quello studio il Brocchi pur con argomenti
interessanti, confutava l'origine o la coltura delle nostre miniere Triumpline attibruita sino allora, e concludeva che la scoperta e l'uso delle miniere nostre non
si avesse ad ammettere in epoca anteriore al periodo
longobardo, ed il Brocchi precisava che si deve prendere come più sicura la seconda metà del secolo VI.
II Birocchi però ammise anche « che vi erano
valentuomini nel nostro Paese più esercitati in simil genere di studi che sono a me poco men che stranieri, così
sapran convalidare le mie congetture, o combatterle con
documenti che io avessi ignorato ».
All'invito del Brocchi, solamente nel 1842 rispose il nostro illustre .Gabriele Rosa, con argomenti
di fine studio e grande indagatore, probabilmente accalorato da quel fuoco di amor patrio, per cui anche le
materie più ardue e le cose più inorganiche possono
dar oggetto di sfogo all'animo pieno di amore e di
aspirazione per la grandezza del proprio suolo si che
lo si vede, anche attraverso l'oscurità delle epoche trascorse, grande sempre più grande nella civiltà.
Il Rosa conclude che non solo le nostre miniere
erano coltivate dai romani, ma Io erano già prima
della loro dominazione, da popoli più antichi di origine
greca.
A meglio convalidare la sua asserzione il Rosa
cita molti nomi del dialetto nostro riguardanti la lavorazione del ferro che rivelano la loro origine greca o
meridionale « medol, ena, brasca, strusì, canic, piarda,
presura, manet, gavozza, raz, ecc. ».
Oggi a quasi un secolo di distanza dal periodo
delle citate discussioni classiche, noi abbiamo elementi
ben più precisi per sostenere la tesi del Rosa e di altri
antiquari come chiamava il Brocchi gli studiosi della
antica coltivazione delle nostre miniere.
Le scoperte archeologiche nel nostro territorio
hanno rivelato grandi stazioni di antichi popoli che per
primi usarono il metallo.
La Necropoli di Remedello ci ha dato un poco
di luce sulla permanenza degli antichi liguri o siculi
sul nostro territorio.
Questo antichissimo popolo che ancora adoperava
nella caccia e nella guerra armi di silice, conobbe e
forse anche scoprì il rame nel suo movimento lungo i
litorali del Tirreno, e specialmente in Sardegna ed in
Toscana.
Arrivati i Liguri in Lombardia verso i 3000 anni
prima della nostra era, le loro tombe rivelano che oltre
alle armi di silice, usavano anche delle armi in rame
puro, ed anche ebbero la piccola falce in rame per
mietere meglio le loro colture in sostituzione della primitiva falce di pietra dura.
Studi importantissimi di archeologia hanno messo
in evidenza che la falce- in rame o di bronzo si trova
solo o più specialmente fra i materiali archeologici
provenienti da stazioni abitate dai Liguri.
Oltre alle armi di rame puro trovate a Remedello,
e nelle palafitte e terramare intorno ai nostri laghi di
Carda e d' Iseo, noi ebbimo la fortuna di trovare alcune falci di rame sui monti vicini alla Valle Trompia e
Valle Camonica, e poiché in tutte e due le Valli esistevano buoni giacimenti di rame nativo, ne possiamo
sicuramente concluder che le prime armi nelle nostre
Valli vennero fabbricate dagli antichi Liguri o Siculi.
La permanenza di popoli antichi lavoratori e cercatori di metallo come furono i Siculi, i Fenici, gli
Umbri-Latini, gli Etruschi, lasciò nella nostra Provincia e Valli limitrofe, segni indelebili della loro presenza vicino alle miniere da loro sfruttate, nella toponomastica.
Si è finora parlato dell'origine Ligure-Sicula di
due località in Valle Camonica, Temù e Mù e non
si attribuì mai la stessa origine ad altre località che
nel nostro dialetto pur suonano : Gardù, Vistù, Lavù.
Limù, Tiù, Sirmiù, Pilzù. Taù, Marii, Viù, Daù,
Paitù, Gogliù, Paù, Braù, Mazù, ecc. ed anche nella
Bergamasca proprio nei centri minerari altre località:
Bondiù, Castiù, Azù.
Queste località intorno ai laghi di Iseo e del
Carda fanno pensare che quei popoli eccellenti navigatori, avevano fatto centro delle loro attività i nostri
laghi poiché nei paraggi dei laghi stessi avevano ottime
miniere di quel metallo prezioso che allora era il rame
(Valle Trompia, Pisogne, Salò e Tremosine) col quale fabbricavano armi ed utensili per loro e per i popoli
vicini, coi quali avevano scambi.
L'attività mineraria nel periodo eneolitico e protoistorico della nostra terra è rivelata dalla grande
quantità di armi ed utensili in bronzo trovati nei terreni
delle nostre antiche palafitte, specialmente a Peschiera
sul Carda.
Nelle torbiere di Iseo si rinvennero che noi si
sappia parecchi oggetti od armi in bronzo che vennero
dispersi nella maggior parte, ma basta uno solo di
questi pezzi di bronzo per rivelarci molte cose interessanti.
Trattasi di un casco in rame fuso di forma assolutamente primitiva, foggiato come una mezza calotta
sferica, ma con un ribordo all'interno per trattenere la
guarnitura o foderatura di pelle e con dei fori laterali
praticati nel bordo per la legatura di cinghiolo, od altro
mezzo che doveva servire a tenere franco il casco
sulla testa.
'
Questo esemplare è unico per la sua forma primi-
tiva e semplice e noi lo riteniamo di epoca anteriore ai
caschi di Corneto e che pur essendo di forma emisferica portano degli accessori e decorazioni di carattere
etrusco più avanzato.
Nulla tuttavia potrebbe apparentemente rivelare
che questo casco e gli altri oggetti siano prodotti di
una fabbricazione locale o quasi, se non venissero in
nostro aiuto elementi utilissimi.
L'analisi di alcuni di questi pezzi antichi in bronzo ha rivelato che il metallo loro non è bronzo, ma
bensì rame quasi puro ed alcuni in lega di rame con
piccola percentuale di zinco e piombo.
Proprio nella nostra Provincia e nella Bergamasca specialmente le miniare di rame sfruttate anticamente erano quelle vicimssime alle miniere di zinco e
piombo, ed è quindi probabilissimo che il rame fuso
contenesse questi altri metalli, casualmente prima e
volutamente in seguito perché gli etruschi così perfetti
nell'arte del fondere e lavorare il rame e bronzo avranno qui trovato che, par certi pezzi fusi l'aggiunta di
piccola percentuale di minerale di zinco al rame facesse
meglio correre il metallo nelle forme di colata, proprio
così come avviene coll'aggiunta dello stagno.
Un fatto ben strano dobbiamo rilevare nell'esaminare gli oggetti trovati fra i terreni archeologici della
nostra provincia e nei dintorni. Si tratta della completa
mancanza di forme da fusioni o frammenti di queste
forme impiegate da quei popoli antichi per produrre
in quantità pezzi fusi di rame o bronzo. Queste forme
si trovano abbondanti fra le palafitte al di là dell'Adda
(Como, Varese, ecc.) e nelle terremare e palafitte al
sud della Bresciana (Cremona, Modena, Parma, ecc.)
nel territorio Bergamasco e Bresciano nessuna traccia
di dette forme o di altro attrezzamento per fusioni.
/ Questo particolare è per noi importantissimo nel
dimostrare che quegli antichi abitatori delle nostre terre
avevano già organizzato un lavoro industriale vicinissimo alle stesse miniere di rame è già sulle nostre valli e
sui nostri laghi vi erano fonderie, dove il metallo veniva
convcrtito in pezzi fusi e specialmente m armi.
Armi trovate
in diverse località,
sembravano sortite
apparenza di pezzi
nei dintorni della Valle di Scalve
non facevano corredo a tombe, ma
da nascondigli ed avevano tutta la
appena fusi e che vennero mai im-
piegati. Di particolarissimo interesse fra queste armi è
una spada di tipo detto ad Antenne (X secolo avanti
Cristo circa) trovata presso Castione della Presolana.
Di questo tipo di spada esistono solo pochi esemplari,
qualcuno trovato vicino a Roma ed altri nel Nord
Europa, sicché qualche studioso (Montelius, Dechelette) riteneva questo tipo di origine nordica.
L'esemplare perfettissimo ed intatto trovato sotto
la Presolana è non molto lontano da altri pezzi di
bronzo, appena usciti dalla fusione, ci fa intravedere
che non molto lontano da quei paraggi esisteva la
fonderia e che perciò anche le spade di quel tipo ritenuto nordico erano il prodotto dei laboriosissimi etru-
Fiicili di fabbriche bretciane (Gardone V. T.) Sec. XVII. - Raccolta L. Marioli.
sebi, che poi commerciavano armi ed oggetti in rame
e bronzo con tutti i popoli vicini i e che spingevano
negli ultimi tempi i loro prodotti anche al di là delle
Alpi.
Per qualche millennio si scavò e si lavorò rame
nelle nostre terre, e noi pensando che dove erano queste miniere esistevano ed esistono promisqui banchi o
filoni di minerali di ferro, non possiamo essere lontani
dal vero asserendo che l'età del ferro verso il decimo
secolo avanti Cristo, ebbe pur qui da noi i suoi primi
albori.
e secondariamente perché furono sempre le nostre genti
le più tenaci nel tenere il loro lavoro circoscritto dal
più grande segreto.
Noi vedremo più avanti nella seconda parte di
questo mio studio come da noi fu sempre gelosamente
custodito il segreto della lavorazione del ferro, si che
lo stesso Biringuccio Senese parlando sul principio del
1500, del ferro, spiega che nel Bresciano lo si lavorava con un loro metodo speciale. 'Vedremo anche
come vennero persine emanate delle leggi per meglio
garantire il mantenimento del segreto.
Pistole di G, B. Francino Sec. XVII nella raccolta
L'uso del ferro per la fabbricazione delle armi
fu lento e difficile nei primi tempi. Il metodo di riduzione del minerale e della lavorazione andò lentamente divulgandosi perché chi lo conosceva né custodiva
gelosamente il segreto.
Il solo cenno, scritto antico dell'attività mineraria
delle nostre terre, ci è dato da Plinio, che però parlò
solo del territorio Bergamasco per le miniere di rame.
Ma non si deve rimproverare agli antichi scrittori
di aver parlato poco o mai delle nostre miniere e del
nostro ferro, perché, innanzitutto il lavoro delle miniere e dei metalli non era ritenuto a quei tempi un lavoro
nobile e perciò solamente adatto per popoli inferiori,
n
Foury n Francia.
Ed allora viene spontaneo il pensare, che se la
lavorazione del minerale di ferro e del ferro stesso
fosse stata una cosa importante od appresa da altri
popoli o vicini o lontani, e che il ferro bresciano o
bergamasco si fosse lavorato molti secoli dopo di altri
popoli, non vi sarebbe stata ragione per tanto attaccamento e per tanto mistero.
Ricordiamo che molto dura fu la lotta che i
Romani ebbero a sostenere per sottomettere i triumplini ed i Camuni verso il principio dell'era cristiana,
e poiché le nostre valli non erano delle grandi e convenienti arterie di comunicazione da e per il Nord
Europa per meritare sì dure lotte, così vien fatto evi-
dente che i Romani volessero colla dominazione, dei
ratteristico di influenza greca, chiamato Oplite o tipo
Camuni e dei Triumplini assicurarsi il rifornimento di
ottime armi ed attrezzi di metallo fabbricali da quelle
genti fiere e operose.
La lavorazione delle armi e dei metalli nel nostro
territorio e nel vicino bergamasco nel periodo Romano
è fortemente testimoniata dalle lamine di rame trovate
a Zanano e da due lapidi di marmo trovate a Clusone
(Valle Seriana). Queste lapidi di Clusone ricordano
Beoziano, gli Etruschi che introdussero per primi il
casco metallico senza chiodature, fatto d'un sol pezzo.
un Druso Cesare ed un P. Marcio « Armorum Custodi » e portano scolpito un uomo con un manto ed
intorno uno scudo, elmo, corazza ed armi.
E' evidente che il deposito ed arsenale di Clusone non servisse ad altro che a raccogliere la forte produzione di armi necessarie all'Esercito Romano e che
si fabbricavano in quella zona, nella vicina Valle di
Scalve e nella Valle Camonica.
Ebbene, tutta questa tradizione di bellezza, di
finezza artistica e tecnica perfetta nel lavorare elmi,
corazze, ecc. non solo venne mantenuta nelle nostre
fucine ed officine, ma esclusivamente da noi si son
prodotti elmi classici così eleganti e con creste così
alte, tutti di un sol pezzo, che in nessun altro luogo,
specie fuori d'Italia poterono mai essere limitati.
Solamente nel secolo IX abbiamo un accenno
positivo dell'attività metallurgica nella Valle Trompia
e ci si rileva una produzione di armi bianche già intensa tanto che il Re Franco promette grandi premi a
Pistole bresciane di Lazzaro Lazzarino Sec. XVIII nella raccolta " Liberty " Londra.
Quest'industria mineraria e delle armi che noi
vedremo svilupparsi così prospera e potente nel periodo del rinascimento, ha radici e tradizioni così profonde da noi che per divenirne più convinti basterebbe
un esame attento particolarmente alle Armi di difesa
lavorate nella nostra Provincia. Per produrre tipi di
bacinelli, di elmi, di corazze, così fini ed eleganti, non
bastano la tecnica e l'esperienza le più perfette, ma
occorre altresì una tradizione artistica di secoli che
solo può esserci pervenuta da quel grande e misterioso
popolo che si chiamò Etrusco, e che per diversi secoli
abitò le nostre terre.
quei lavoratori per intensificare la produzione, ma che
questi nel 811 non vedendo mantenute le promesse si
ribellano fortemente.
Furono gli Etruschi che per primi usarono il metallo battuto, e con questo foggiarono per primi le
corazze, gli elmi, le ciste, le sotule, ecc. ecc. Furono
gli Etruschi che divulgarono quel tipo di elmo detto
Italiota dalla cresta alta e di strane forme, così furono
gli Etruschi che ci diedero quel tipo di elmo così ca-
Nel 1311 all'assedio di Brescia dell'Imperatore
Arrigo VII i Bresciani forse per i primi si difendono
con le bombarde. Questo accenno all'impiego delle
bombarde può farci pensare che questi ordigni di guerra che appena facevano la loro comparsa, e che fuori
d'Italia erano chiamati « Lombarde », potevano anche
Dopo questo tragico episodio non esistono ch'io
sappia finora documentazioni precise sull'industria delle armi ed il lavoro nelle nostre miniere.
Nei codici Bresciani del principio del 1200, si fa
cenno ai prodotti delle miniere e fucine senza precisare
le località.
Nel 1273 delle fucine di Sarezzo forniscono
armi per il naviglio del lago d'Iseo.
essere non solo costruiti nelle nostre terre ma anche qui
inventati.
ricercatissimi per tutta l'Europa passavano col nome
di specialità Lombarde o di Milano.
Pistole di Lazarino Cominazzo. Sec. XVII. — Raccolta L. Marzoli.
I nostri fabbricanti di ferri o di armi d'allora avevano già da tempo relazioni di commercio col mercato
d,i Milano e purtroppo molti nostri prodotti che erano
Erano le nostre fucine che davano dei semilavorati ottimi in barre, lamiere, fili ecc. e che soprattutto
nell'acciaio avevano una reputazione insuperata. An-
IO
cora nel capoluogo della provincia non si era sviluppato quel potente artigianato per la finltura delle armi
celate, bacinetti* forgiati in un sol pezzo che erano
una grande specialità per cui erano ricercatissimi sul
X
X
-
« s
di offesa e di difesa che nel secolo XVI avrebbe gareggiato e superato le botteghe d'armi di Milano.
Tuttavia è noto che le nòstre fucine Valligiarie
fornivano nei secoli XII e XIII dei coppi per caschi,
mercato di Milano, e da Milano venivano esportati in
tutta Europa.
Nel secolo XV la industria bresciana delle armi
si espande e colla grandezza di Venezia trova mercati
Nel 1487 « Lucha Pisani, Franco Foscarini,
Piero Soranzo, Ger Duodo, Pietro Lion, patroni all'arsenal » ordinano a M. Venturini, M. Piero, tonin
più facili, e incomincia a produrre in grande serie le
armi da fuoco di allora, in ferro bollito, bombarde,
spingarde, schioppi, archibusi ecc.
Fucile eia caccia della seconda metà del secolo XVII - Le canne sono marcale col nome n Lazarino Cominazzo n . Questo bellissimo
esempio del lavoro del Cominazzo era nella raccolta privata del signor n Herbert J. Jackson " in Scozia ma da qualche anno trovasi
ormai in una raccolta privata negli Stati Uniti d'America.
Nel 1481 P. M. Trivulzio ordina ad un Magistro di Valle Trompia « carri trey di arme et in specialità de bocche trigintadue de spingarde et casse
quatro de passatori ».
•
et Mignol de Valtrompia maistir de far bombarde,
N. 362 bombarde, 250 spingarde, e 200 archibusi.
In questo contratto è interessante notare certe condizioni per l'esecuzione del lavoro ; « che tute Bombar-
12
siano avalide et ben laurate et siano le sue cane grose
et ben Camese ».
'
« Che tutti i Canoni!! segondo sue sorte siano
fatti non mazori ne minori uno delaltro ma tutti se servano et possine adaptar in ogni tromba justa la sorta ».
(Qui alludono ai mascoli delle bombarde che de-
de che loro farà segondo le sue forse siano de un pezo
de pierà e portada de polvere et peso et longeza de
tromba egualmente et siano de bono et optimo fero
ben boiide et salde segondo l'uso de boni maistri « che
tutte bombarde segondo le sue sorte siano tanto in
bocha quanto da driejo non siando, campanade ma
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s
13
1
listi, et al fino gusto della linea dell'arma et alle bellissime decorazioni in ferro cesellato e traforato che solo
gli artisti Bresciani seppero raggiungere e divulgare
per tutta l'Europa.
vono imboccarsi bene alla parte posteriore della bombarda).
« Che tutte bombarde siano bolade de tre punte,
de ponzon nela cana dent.° si davante come da diredo
tanq.to se puoi adoperar el martelo et questo sia el
segno dela il, Ma, S. ria et cussi etiam ogni Maestro
che farà dite bombarde dieba meter el suo segno super
li contraforti si suso le trombe come suso i canoni et
questo azochè se cognosa quello maistro haverà fatto
la bombarda per poter laudar over biazemar, etc. etc.»
Questo citato è un documento interessantissimo
per la storia delle armi da fuoco.
Nell'anno 1501 la Repubblica Veneta accorda
agli armaioli di Brescia e di Gardone V. T. di vendere i loro lavori anche all'Estero.
Nel 1509 a Gardone un certo Pietro Franzini
inventa il sistema di tirare le canne sotto i magli.
Nell'anno 1532, la famiglia Bailo di Sarezzo
incomincia la sua fonderia di cannoni.
Così per diversi documenti pervenutici si dimostra durante il secolo XVI un immenso affluire di ordini alle nostre fucine e fabbriche.
L'attività è grande nelle fabbriche e nel commercio delle armi d'ogni specie e celebri si fanno i
•esciani negozianti di armi nelle diverse città d'Italia.
Data l'importanza dell'industria e commercio delle armi, e nonostante l'esistenza di Antichi paratici e
Università che in quell'attività davano forme di regolamenti e codici, nell'anno 1574 si riformarono a
Brescia gli Statuti degli armaioli, ribadendo severamente sulla importanza di seguire certe caratteristiche
nella lavorazione che avevano assicurato al Bresciano
tanta celebrità.
Nel Milanese è così sentita la potenza dell'industria Bresciana delle armi che quelle Università
verso il 1587 pubblicano i loro nuovi Statuti, specie per
caratterizzare le distinzioni fra i loro prodotti e i
prodotti Bresciani.
Sulla fine del 1500 Lazzarino Cominazzo è fra
i più celebrati fabbricanti Bresciani di canne. Un documento trovato dall'Angelucci nell'Archivio Gonzaga a Mantova nel 1874, rivela che già nel 1 593 lavorava a Gardone Lazzarino Cominazzo maestro di
canne, e le canne « Lazzarine » sono già sul principio del 1600 reputate in tutta Europa ».
I fabbricanti di. canne di Gardone hanno stabilito delle botteghe di finitura a Brescia, ed a Brescia
fanno capo negozianti di ogni paese per l'acquisto di
quelle armi.
I fabbricanti nostri adattano i loro prodotti anche alle esigenze dei diversi mercati, e così cambiano
i tipi di casse, di montature, di acciarini, e per sino si
adattano certuni a non mettere nomi o marche sulle
canne o sulle piastre degli acciarini. Per quest'ultimo
motivo noi scopriamo nelle raccolte di armi all'estero,
armi di fabbricazione Bresciana, che hanno sulla piastra dell'acciarino nomi stranieri.
Nello studio dell'arte dell'armi è bellissimo per
noi Italiani constatare che il prodotto nostro era ricercato in tutto il mondo, era malamente copiato oltre
alpi, era come si dice ora l'articolo alla moda in tutte
le corti, e perciò fabbricanti stranieri che li copiavano,
falsificavano anche le marche dei nostri armaioli.
Nel 1523 la Repubblica Veneta manda nel bresciano certo Castagna per provvedere 500 archibusi
per uso delle galee sottili.
Nel 1528 e 1529 alle fabbriche Bresciane affluiscono abbondanti ordini da tutta l'Italia.
Nel 1530 il Senato Veneto accorda privilegi alle
Compagnie degli Archibusieri dì Valtrompia e Valle
Sabbia.
'' '
Nel 1532 il Marchese del Vasto ordina «40ÙO»
archibusi, « 4000 » celate, 500 moschetti per armare
i suoi soldati.
Notisi che è qui la prima volta che si accenna
alla arma da fuoco leggera chiamata moschetto.
Questo archibugio leggiero con fuocone a serpentino in luogo della miccia portata a mano, è certo di
invenzione bresciana sul principio del 1 500, e solo venne introdotto in Francia dal Marchese Strozzi verso
la fine del 500.
All'invenzione del moschetto con serpentino deve
aver seguito rapidamente l'invenzione dell'acciarino a
ruota poiché nel 1532 la Repubblica Veneta con Ducale del 25 settembre 1532 proibisce l'uso; « D i una
sorte di schioppi che trazeno con artificio de bota
Fogo da sua posta et per esser piccoli si portano sotto
le veste che alcun non si accorzeno ».
Si cerca di attribuire l'invenzione dell'acciarino a
qualche armaiolo di Norimberga ma in un altro mio
scritto dimostrerò come l'acciarino sia nato e si sia
grandemente perfezionato nel Bresciano.
Il documento sopra citato da un'idea dell'introduzione dell'arma da fuoco corta, che si chiamerà poi
comunemente « pistola » arma questa che raggiunse
un grande perfezionamento nelle nostre fabbriche dovuto alla rara perizia degli artigiani, o" meglio specia-
14
Nel 1646 un gentiluomo Inglese John Evelyn
attratto dalla rinomanza di Brescia per le armi, scriVe
nel suo diario che « incontrò il vecchio Lazarino Cominazzo e comprò da lui una bella Carabina per Nove
Pistoles e aggiunge che in Brescia famosa per le armi
da fuoco lavorava celebratissjimo, Jo. Bap. Franco
(probabilmente il G. B. Francino da Gardone).
La divisione del lavoro e la specializzazione insieme colla maestria del buon gusto dei dirigenti attrassero nel 1 600 le attenzioni di tutti i concorrenti in
questa nostra potente industria, ed il governo Bresciano incominciò a impedire l'esodo di artefici, proibì d'
comunicare ai forestieri alcuna notizia sui sistemi u-,
fabbricazione.
Nel 1700 continua intensa la produzione delle
armi da fuoco, così, che nei paesi di Lumezzane, Mar-,
cheno e Magno d'Inzino' si specializzano quasi nella
sola produzione degli acciarini.
L'attività delle fabbriche di Gardone è intensa
fino quasi alla fine della Repubblica Veneta, quando
l'invasione Francese segna la cessazione dei privilegi,
e scompagina i mercati. In seguito la concorrenza ed
il cattivo gusto predominante tolgono ai nostri fabbricanti la possibilità di mantenere la passata efficenza e
qualità della loro produzione, e così nelle nostre valli
il fervore di tanta secolare industria incominciò fatai •
mente a rallentare.
15
La gloria triumplina
Carlo Bonardi
Gardone inaugura le sue nobili opere di civiltà
II Mella sonante di acque perenni scendendo dal
preparate con silenzioso amore e m questo giorno, come
Maniva a poco a poco scema, diventa torrente perché
sempre, palpita con quello del capoluogo tutto il po-
le acque sue vengono ingegnosamente condotte ad ali-
polo della valle pel vincolo di fraternità antica che
congiunge in unità vivace dalle pendici apriche alle
chiuse verdi dei monti tutti j. paesi della terra triumplma.
La Valle Trompia, che unisce alla incantevole
varietà del paesaggio una popolazione dal fine intelletto
e dal quadrato buon senso è in verità la più bresciana
tra le valli, la più vicina alla città, quella che ne ha
sempre condiviso le glorie e le sventure vivendo della
sua stona. Ed è anche la più progredita : da Concesio
(dove un tempo il confine bresciano era guardato da
feroci mastini!) a Collio, per la strada provinciale
ormai insufficiente al traffico malgrado la tramvia, è
una successione che diventa sempre meno interrotta
eli paesi, di edifici, di stabilimenti industriali. Essa ha
saputo vincere la situazione difficile della lontananza
delle grandi linee di comunicazione aggravata dalle
trasformazioni dell'industria (è l'unica delle tre grandi
valli bresciane senza ferrovia ed è la più industriale!)
con miracoli di intraprendenza e di tenacia così da rap-
Stradella di Bovegno.
presentare un modello nelle sue lavorazioni: da quelle
delicatissime della tessitura, alla tradizionale metallurgica e meccanica in tutte le sue svariatissime pro-
mentare macchine, a irrigare campi! Esso è veramente
duzioni, fino a quella più antica, ma assai progredita,
in ciò (più che per le onde flave!) per l'opera umana
della agricoltura e della zootecnica!
il simbolo vero della sua valle e la espressione della
17
antica gloria triumplina : quella della virtù strenua di
forza di. ordine. Il vero lavoro fecondo! Esso ha la sua
lavoro del suo popolo sano.
luminosa affermazione in quegli Statuti di Bovegno
Questo il vanto legittimo della gente nostra, edu-
(che furono oggetto di studio sapiente anche dell'at-
cata mirabilmente nei secoli, nata con quello che è
tuale Sommo Pontefice) nei quali, in tempi oscuri, la
il primo elemento della civiltà e con esso progredita:
gente Triumplina segnava le norme del diritto mine-
il ferro!
Essa dalle epoche più remote alle attuali è stata
rario elaborate dalla secolare esperienza e dal lungo
animata, guidata, sorretta dal tenace, operoso amore
viltà raggiunto!
amore e che tuttora testimoniano il grado di vera ciValle operosa adunque tra quante possono offrire
al lavoro in tutte le espressioni più sapienti!
Non ripetiamo le secolari vicende ma certamente
l'esempio di quello che l'uomo può conseguire, mal-
le miniere triumpline furono precedenti alla conquista
romana e se Cesare Augusto nel 24 avanti Cristo eri-
grado la asperità della natura, colla intelligenza e colla
gendo il Trofeo delle sue vittorie (di cui restano gli
zione dal fermo animo, dalla parca vita, dai senti-
avanzi alla Turbie) vi incideva tra i nomi della « gen-
menti famigliari profondi, dalle virtù umane tenaci
tes alpinae devictae » i triumplini certo fu perché essi
che, per questo suo nobile e immacolato blasone guar-
difesero fieramente la indipendenza e le miniere ago-
da, anche nelle ore tristi, sicura l'avvenire perché è
volontà! Virtù secolari e mai smentite di una popola-
gnate da Roma la quale, apprezzando il valore di
abituata a vincere colle proprie forze le difficoltà.
quella gente, la annoverò tra i popoli di diritto latino
Gente attaccata con delicato invincibile affetto alla sua
dipendenti dal Municipio di Brescia.
valle e appunto per questo orgogliosamente fedele alla
causa della Patria in pace e in guerra.
E' tra noi che la lavorazione del ferro sorge come
industria e si sviluppa e fiorisce, è per l'ingegno di
Così ancora una volta possiamo esaltare la Valle
nostra gente che i suoi prodotti conquistano il mondo
in quest'ora della Patria in cui il lavoro è onorato
e contribuiscono a dare a Brescia la gloria delle armi.
come una virtù non bestemmiato come un servaggio :
Nella storia della lavorazione del ferro triumpli-
suonano l'inno della gloria le arti feconde del suo po-
no, che comprende tutte le epoche nel loro progredire,
polo di operai, di agricoltori dal semplice costume,
dal puro sentire e ne protegge il destino il ricordo impe-
noi vediamo la caratteristica della nostra gente: lavoro
tenace ma animato da nobile fierezza, da senso di dignità e di giustizia, da quell'istinto di disciplina che è
rituro dei suoi morti per 1' Italia raccolti lassù al valico
del Maniva fra le vette eccelse!
IO
La ferrovia
it
irescia - Gardenie V. T. - Idro - Tiene - Trento
- Ing. ALDO ZUCCARELLI del bene, predisponevano senz'altro un progetto di massima per la costruzione di una ferrovia elettrica a scartamento normale destinata a congiungere Trento con
Idro attraverso la Valle delle Giudicarie, e inviavano
il progetto stesso, approvato dal Circolo ferroviario di
Bolzano, a Roma presso il competente Ministero, nella
certezza che anche i bresciani non avrebbero indugiato
più oltre a concretare una soluzione che permettesse di
congiungere Idro con Brescia. Non erravano i Trentini
che tosto i Comuni Bresciani interessati dalla nuova
ferrovia addivenivano alla nomina di un Comitato promotore e sostenitore della iniziativa a far parte del
quale chiamavano gli industriali della Valle Trompia
che all'iniziativa avevano espresso tutto il loro valido
appoggio.
Il Comitato, prese in esame le varie soluzioni state
proposte, persuaso che la nuova ferrovia per rispondere
alle esigenze di una linea di grande traffico dovesse
non solo avere le caratteristiche del percorso più breve
tra la città di Brescia e la città di Trento, ma dovesse
altresì dar vita a vallate prive di mezzi celeri di trasporto, tenendo in pari tempo presente che la congiunzione di Trento con Brescia per via ordinaria lungo la
sponda occidentale del Lago di Carda può dirsi ormai
un fatto compiuto essendo in corso di esecuzione i
lavori per la strada Automobilistica Gargnano-Riva,
e che la Valle inferiore del Chiese è già servita da una
tranvia elettrica e dalla ferrovia Rezzato - Vobarno,
II problema di congiungere le città di Brescia e
di Trento con una linea ferroviaria a scartamento normale destinata a creare un nuovo sfogo al Trentino è
stato lungamente discusso in passato e in modo particolare quando, finita la grande guerra, debellato e
smembrato l'Impero Austro - Ungarico, sembrava più
facile il raggiungimento del fine al quale tendono con
tanta costanza i Trentini e i Bresciani.
Vane furono le iniziative sorte a tale scopo e cospicue anche le offerte di alcuni comuni maggiormente
interessati per la realizzazione dell'opera.
La scelta del tracciato della nuova linea ferroviaria era argomento di lunghe discussioni e se discordi
erano in proposito i pareri, tutti però erano concordi
nel riconoscere la grande importanza della nuova linea
e le sue vitali ragioni di esistenza. Numerose furono le
soluzioni proposte e precisamente: il congiungimento
di Trento con Brescia attraverso la Val Giudicane, il
traforo del Maniva e la Val Trompia; oppure attraverso la Val Giudicane, l'alta Val Sabbia, la galleria
di Lodnno e la Val Trompia ; oppure attraverso la
Val Giudicarie, la Valle del Chiese e la linea Vobarno-Rezzato; oppure ancora lungo la sponda occidentale del Lago di Carda e la Ferrovia Tormini-Rezzato.
Tra questo fiorire di proposte i trentini, assillati
dall'urgente bisogno di uno sbocco sud-occidentale verso Milano e Genova, preoccupati che ancora una volta per la ricerca del meglio si rimandasse la possibilità
19
decideva di scegliere come tracciato della nuova ferrovia quello che, lungo tutta la Val Trompia fino a monte di Gardone, raggiunge Idro percorrendo la galleria di Lodrino e l'alta Valle Sabbia. E senza
altri indugi, il Comitato medesimo presi gli opportuni
accordi col Comitato di Trento, dava incarico allo
scrivente di procedere allo studio di massima del progetto della nuova ferrovia.
Dal progetto, che in base ad opportuni rilievi assunti in luogo venne immediatamente allestito, risulta
che la nuova linea ferroviaria si stacca dalla stazione
la Valle del Chiese e passando per la galleria di Lavenone, della lunghezza di circa 1 chilometro, sbocca ad Idro dove si congiunge con la ferrovia progettata
dai Trentini.
di Brescia delle ferrovie dello Stato, raggiunge con
percorso parallelo alla ferrovia Brescia-Milano il torrente Mella, piega verso nord sottopassando la linea
ferroviaria Brescia-Iseo e la strada statale Padana Superiore e risale la Valle del Mella, attraversando il
torrente stesso in diversi punti, fino a monte di Gardone
Val Trompia.
Quasi di fronte all'abitato di Brozzo, in riva
sinistra del Mella, la ferrovia, percorrendo la galleria di Lodrino della lunghezza di circa 6 Km., piega ad oriente ed imbocca la Valle del torrente Nozza
che percorre fino al paese di Nozza; qui giunta, risale
di una linea di grande traffico il raggio minimo stato
assunto per le curve ha un'ampiezza di m. 600, tale
cioè da consentire il transito dei treni a forte velocità.
Le pendenze assegnate alla linea sono notevolmente
inferiori alle massime ammesse per le ferrovie elettriche
a scartamento normale; nel tronco Brescia - Gardone
Val Trompia la massima pendenza è inferiore al 16
per mille e soltanto per un breve tratto raggiunge il
28 per mille nel tronco Gardone V. T. Idro, mentre
in alcune ferrovie elettriche di grande importanza e di
recentissima costruzione si è raggiunta anche la pendenza del 42 per mille, come in Ispagna per le ferro-
Le caratteristiche principali della ferrovia sono:
scartamento normale,
trazione elettrica.
un solo binario di corsa con opportuni raddoppi.
Affinchè il tracciato possa rispondere alle esigenze
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vie transpireneiane di Somport e di Fuymorens le
quali avranno lunghi acclivi, non prima raggiunti da,lle
ferrovie principali del 40 e 42 per mille.
roccamento per il Trentino, si comprende come il fornire possibilità di raccordo agli opifici della Val Trompia, impqnente arsenale di guerra, sia cosa non solo
utile, ma necessaria ai fini della difesa nazionale.
E ben maggiore potrà essere l'importanza della
ferrovia se il rapido e comodo mezzo di comunicazione
varrà a rimettere in vita l'antica industria mineraria dell'alta Val Trompia che, fiorentissima in passato, si è
andata completamente estinguendo in questi ultimi cinquant'anni, vinta dalla concorrenza straniera che si avvaleva dei facili trasporti attraverso i grandi trafori alpini e lungo le grandi linee internazionali.
I giacimenti di Bovegno, Colilo, Pezzaze e Bagolino hanno sempre fornito un minerale di ferro di
altissimo pregio; recenti studi dell'illustre geologo Prof.
Arturo Cozzaglio prevedono l'esistenza di altri vasti
giacimenti che potrebbero essere sfruttati se non per
far fronte alla concorrenza straniera, per produrre materiale di alto pregio e per diminuire l'importazione del
ferro es':ero che ora, portato in Italia anche sotto
forma di rottame, grava in modo così dannoso sul bilancio delle nostre importazioni.
La vastità degli interessi che la nuova linea fer-
La lunghezza totale delle gallerie per il tratto
Brescia •• Gardone V. T. - Idro è di Km. 9 circa, pari
cioè al 18 per cento dell'intero percorso della ferrovia
e questa percentuale si mantiene costante anche per il
tratto Idro-Trento.
Alcune ferrovie elettriche italiane hanno una percentuale di percorrenza m galleria molto superiore a
quella prevista per la Brescia-Trento, come ad esempio
la Genova - Busalla Ronco, la Bussoleno - Modane e
Bussoleno - Susa, la Genova - Sestri Levante, le quali
raggiungono rispettivamente il 34,8, il 37 e il 37,5
per cento e perciò la nuova ferrovia, che percorre una
zona essenzialmente montana, può dirsi anche, per
questo riguardo non eccessivamente costosa.
Il tracciato è stato studiato in guisa da soddisfare
a due condizioni essenziali : creare una linea di grande
traffico e fornire in pari tempo la possibilità di raccordo a tutti i numerosi stabilimenti che sono sparsi nelle
valli attraversate dalla ferrovia.
Il considerare la ferrovia in progetto soltanto come la linea di più breve percorso tra le città di GenovaMilano e Trento, prescindendo o non tenendo nella
dovuta considerazione il traffico dei numerosi opifici
della Valle Trompia e della Val Sabbia sarebbe stato
un gravissimo errore, specialmente quando si tenga
conto che l'entità del traffico stesso è tale da giustificare
da sola la costruzione della ferrovia.
roviaria verrà a ravvivare, il più rapido congiungimento del Trentino con Milano e Genova, la grande importanza al fine della difesa nazionale, la nuova efficienza commerciale che la città di Brescia sarà per
assumere, la bellezza turistica delle Valli attraversate
dalla ferrovia, la ferma volontà dei Trentini e dei Bresciani di raggiungere l'intento comune, fanno sperare
che il progetto trovi nell'aiuto illuminato del governo
nazionale e dei comuni interessati la più rapida attuazione.
Se poi si pon mente all'enorme importanza militare della nuova ferrovia quale linea sussidiaria di ar-
21
UN'OPERA DI PIETÀ
L'Ospedale di Gardone V. T,
Un rapido sguardo gettato alla stona della beneficenza Gardonese mette subito in evidenza che la
beneficenza stessa ha culminato m quell' Istituto che,
sorto con modestia di mezzi e di intendimenti, il po-
prodigarono i mezzi per il
ra: quindi a noi il dovere
Consoli Gio. Battista nel
Maria nel 1862 ricordando
sorgere della benefica opedi ricordare che un Signor
1854 ed una di lui figlia
che un Caffi Sac. Santo
Sala di mediazione.
polo volle evelato all'attuale efficienza nel ricordo e
nel nome dei gloriosi concittadini caduti per la redenzione e la grandezza d'Italia: l'Ospedale-Ricovero.
Ed onestamente il poderoso sforzo finanziano
fatto negli ultimi anni per portare 1' Istituto al decoro
onde oggi può onorarsi non ci deve fare dimentichi
della generosità di gesto e di finalità espressa da benemerite persone che per le prime gettarono le basi e
nel 1 734, un Rampinelli Agostino nel 1 780, un Chinelli Sac. Angelo nel 1832, un Facchinetti Bortolo
nel 1833 ed un Consoli. Antonio nel 1851 già avevano destinato una modesta somma in vantaggio dei miserabili del paese testarono un legato di complessive
L. 22.075, oltre una casa, perché fossero ricoverati i
poveri vecchi e vecchie di Gardone V. T. in caso di
malattia (escluse le forme croniche). In seguito altri
23
La stentata funzionalità della pia istituzione ebbe un maggior respiro mercé la munifica elargizione
del Signor Gabriele Beretta che nel 1902 testava a
favore dell'Ospedale-Ricovero la generosa somma di
L. 53.000.
I locali, l'impianto, l'arredamento tutto della originaria istituzione di quell'epoca rivestivano, per chiare e facilmente comprensibili ragioni finanziarie, il
carattere della massima modestia e conscguentemente
ne risultava una certa insufficienza : si trattava di due
sale al piano terreno della casa situata in Via Umberto I (attuale Ospedale), una per maschi e l'altra per
femmine, con una diecina di letti per ciascuna, e sussidiata da locali per cucina ed alloggio delle Reverende Suore Ancelle della Carità che erano state chiamate a dare la loro pietosa opera di assistenza, opera
che tuttora continuano con quello spirito di abnegazione e di sacrificio che le caratterizza.
Attraverso alla più rigida econqmia, sotto la
guida di Amministratori in qualsiasi tempo saggi, coll'aiuto di penodiche ed occasionali oblazioni di persone buone e benefiche si giunse al periodo post-bellico.
Gardone V. T. sentì in quell'epoca il bisogno
morale e spirituale di ricordare in forma tangibile i
propri eroici figli caduti sui campi di battaglia perché
i loro nomi si tramandassero in forma di monito e di
riconoscenza alle generazioni venture: ed un Comitato di persone di buona volontà nel 1920-21 iniziò
la raccolta di denaro al fine di inalzare un monumento, ma la considerazione ed il timore che un semplice
monumento per quanto inspirato all'arte più pura potesse restare una troppo sterile manifestazione di ri-
.- / -J.^TW ./-.'-li
Gabinetto radiologico e radiografico.
benefattori, i Sigg. Don Bortolo Franzini, Salvi Caterina e Picinardi Cesare, disponevano a favore della
Opera Pia (che era stata nel frattempo eretta in Ente
Morale) la somma complessiva di L. 10.613 a condizione che il reddito corrispondente si dovesse erogare
nelle spese di cura e mantenimento dei poveri infermi
del paese.
Per l'esiguità del patrimonio, il quale non era
sufficiente per dare il reddito necessario alla realizzazione della volontà dei testatori, la locale Congregazione di Carità, Amministratrice dell'Opera Pia, provvide a che il reddito del patrimonio concorresse all'aumento del capitale: e così alla fine del 1898 il
patrimonio medesimo ascese a L. 113.121,50. Nel
1899, pur non scostandosi di molto dalle intenzioni
dei primi benefattori (se i ricoverati dovessero essere
tali per forme morbose croniche od acute purché indigenti) si credette opportuno, anzi necessario, per
rendere più pratica e sentita la beneficenza nella classe povera di questo Comune, di aprire, m adatto locale
espressamente acquistato, un istituto di ricovero per
accogliervi gli infermi cronici poveri ed impotenti di
ambo i sessi: ed ebbe vita così l'istituzione che prese
il nome di Ospedale-Ricovero.
'
vjn lato del porticato visto dal cortile centrale.
conoscenza agli eroi che si volevano ricordare fece
prendere forma e sostanza all'intendimento di perpetuare la memoria dei Gardonesi caduti per la Patria
con un'opera di pietà e di beneficenza che meglio, più
durevolmente e più tangibilmente esprimesse i sentimenti della popolazione.
24
Ed ecco costituirsi un più largo Comitato che,
animato da un veramente encomiabile entusiasmo, decise di ingrandire e rendere più efficiente il modesto
Ospedale-Ricovero dedicandolo ai Caduti in guerra:
il compito che il Comitato si era prefisso non era certamente di facile risoluzione, ma, vincendo le prime spiegabilissime difficoltà, si vide tosto con quale passione la
vasta opera di raccolta dei mezzi finanziari occorrenti
fosse condivisa ed appoggiata dalla popolazione tutta.
Generosamente offrirono il ricco, l'industriale, l'esercente, l'impiegato, l'operaio ed il contadino: tutti! La
gara in certi periodi suscitò sentimenti di vera commozione e la somma raccolta, quantunque non ancora sufficiente alla vastità dell'opera da attuarsi, permise al Comitato di dare inizio ai lavori di ingrandimento e di sistemazione contemplati nel progetto dei-
locale, con severe decorazioni e con pareti in finto
marmo sulle quali vennero sistemate due belle lapidi
in fimssima pietra di Botticino, delle quali una portante incisi i nomi dei Caduti nella lotta per il Risorgimento e per la completa redenzione d'Italia e l'altra coi nomi dei più munifici benefattori dell' Istituto,
ed altre due più piccole con incisi i due storici bollettini della dichiarazione e della fine della guerra : una
lampada votiva m ferro battuto completa l'austerità
dell'ambiente nel quale non si entra sempre che nell'animo del visitatore sorga un'ondata di commozione,
di riverenza e di dolcezza.
Il generoso intervento della Cassa di Risparmio
delle Provincie Lombarde ha reso possibile la risoluzione del problema del riscaldamento : oggi un completo impianto a termosifone è in piena efficienza, e
Atrio.
l'egregio Sig. Geom. Bortolo Contessi, animatore e
competente tecnico di quanto si doveva fare.
Venne acquistata una casa adiacente per risolvere una indispensabile^ esigenza di scale, si costrui"ono due nuove luminose e vaste sale di degenza
soprastanti a quelle già esistenti con comodissimo ac;esso del piano terreno, n. 4 camere per degenti a
Dagamento, n. 4 camere per alloggio delle Reverende
Suore, n. 3 porticati spaziosi ed ariosi circondanti il
jiardmo, ampie terrazze dominanti i verdi declivi dei
nonti vicini ed adatte a trattamenti elioterapici, una
paziosa cucina, refettori, camere di isolamento, canera mortuaria, servizi samtan moderni ed una splenlida chiesetta : infine, antistante al locale di ambuatorio ed m diretta comunicazione colla Via Umberto I, sorse quello che è bene chiamare il Sacrario
lell'Opera che si intendeva effettuare e cioè un ampio
la spesa venne totalmente sostenuta dalla benefica
Cassa sopra nominata.
L' Istituto è attualmente in discreta funzionalità
nel limite dei mezzi forniti dal reddito del capitale
posseduto : e provvidenzialmente il capitale stesso ha
avuto un notevole incremento col lascito di L. 50.000
fatto dalla benefica Signora Carolina Bianchi nel
1922 e colla generosa elargizione di L. 70.000 fatta
dalla munifica e benemerita signora Carolina Redaelli nel 1927 in memoria del compianto suo figlio Signor Ingegnere Enrico, sommandosi alle provvidenziali
oblazioni, del Sig. Beretta Carlo nel 1915, della Signora Multi Rosa Andreina nel 1916, dell' 111.mo Sig.
Comm. Pietro Beretta nel 1919, del Sig. Battaglia
Andrea nel 1921, del Sig. Riva Cav. Antonio nel
1927, della Cassa Malattia Operai della Ditta Re-
25
mente è destinato ad un ulteriore sviluppo anche come
sede di dispensano antitubercolare: qualche cosa certamente manca, ma la fede di chi lo dirige amministrativamente e di chi con amore lo sorveglia tecnicamente è salda e sicura per la risoluzione dei problemi
e delle innovazioni che si presenteranno, m ciò animati dalla certezza che i buoni ed i generosi sempre
daranno per sostenere gli oneri finanziari.
« Bene facendo onoriamo i Caduti in guerra »
sta scritto sul frontone dell' Ospedale-Ricovero : è
nella dicitura il proponimento granitico della popolazione Gardonese che volle " perpetuo ed in questo
modo onorati i suoi Figli sar
i per la grandezza
della Patria.
« Dicono i nomi cari dei morti ecc
sta scritto sulla lapide sulla quale rifulgono in oro i
nomi dei Caduti di Gardone V. T. : è nell'epigrafe
l'ammonimento severo ad essere degni del sacrificio
degli Eroi che diedero per noi la vita, degni nella
austerità e nella purezza dei costumi, degni nelle opere e nella filantropia.
I Caduti Gardonesi possono dormire tranquilli
il glorioso loro sonno eterno: attorno al trono di Dio,
presso il quale essi riposano, giunge ardente la preghiera dei beneficati : Gardone V. T. non poteva più
degnamente onorarli.
Una delle sale del primo piano.
daelli, Beretta e Bernardelli nel 1927 e del Comune
di Gardone V. T.
lì difficile problema dell'arredamento delle nuove sale di degenza, capaci ciascuna di dodici letti,
nonché quello di una più moderna dotazione di suppellettili dell'ambulatorio, è stato possibile risolvere
mercé una nuova generosa offerta di L. 12.000 fatta
dalla sempre benefica Signora Carolina Redaelli.
Oggi Gardone V. T. guarda con orgoglio questo
suo Istituto di pietà e di riconoscenza che indubbia-
A^S»
(Fot. Bravo)
26
D. L. A.
"Perché la
R. Fabbrica d'Armi di GardoneV.T,
sia sempre ricordata „
- Maggiore Generale d'Art. in A. R. Q. FILANDRO ETTORRE -
Ho scritto questa memoria sull'Arsenale di Cardane V. T. per rispondere ad un intìito cortesemente
rivoltomi in forma e con espressioni lusinghiere dall'Illustrissimo Signor Commissario Prefettizio di Cardane
V. T., tanto che non ho saputo esimermene.
Chi, del resto, conosce la mia passione e la strenue
lotta da me sostenuta, a suo tempo, per scongiurare la
soppressione della R. Fabbrica d'Armi di Brescia.Gardone V. T. può comprendere che, solo per riguardo all'egregio funzionario e per la circostanza, esco un
momento dal guscio, nel quale da un pezzo mi sono
rinchiuso.
re dall'origine della Fabbrica d'Armi di Stato, facendone un cenno rapido, seguendola a grandi tratti nelle
sue varie fasi e vicende, per soffermarmi alquanto, infine, sul periodo della guerra mondiale, come quello che
segna per l'Arsenale in parola, da una parte, il massimo sviluppo della sua potenzialità produttiva di armi
e munizioni e, dall'altra, il principio della sua scomparsa.
Nella storia.
Furono rinomate e ricercate per tutta Europa nei
secoli dal XII in poi, e specialmente nel XV, le armi
ed armature fabbricate in Gardone V. T. ed adiacenze, talché oltre agli Stati italiani: ducati, principati,
regno delle Due Sicilie, ecc., Spagna, Grecia, Turchia
e tutte le potenze del Levante le prediligevano e con
le loro numerose e spesso rilevanti ordinazioni mantenevano prospera e rimunerativa quella fiorente industria Valtriumplina.
Tali ordinazioni erano affidate direttamente alle
Fabbriche private, ovvero a qualche console, o rappresentante, che s'incaricava poi di ripartirle ai vari
fabbricanti in proporzione alla capacità e potenzialità
di ciascuno.
Il 29 dicembre 1806 Sua Altezza I. R. il Viceré
Eugenio Beauharnais volle visitare le Fabbriche di
Armi di Gardone V. T., delle quali si menava gran
vanto e ne riconobbe infatti la loro importanza; per
il che con speciale I. R. Decreto istituì quivi un apposito « Arsenale », a capo del quale prepose un Ufficiale con altri residenti per dirigere quelle Officine, che furono chiamate « reali » e coordinarne il
lavoro.
" pure è dolor che passa ogni dolore
" port- 'utto di persona viva. "
Animi'1"
"iosa quercia, chi pensa al germe, dal e
nata? Parimenti chi oggi si
j
riporta al p
e) grandioso sviluppo che le Officine della R. ; " ~i * d'Armi di Gardone Val Trompia raggiunsero, durante la guerra mondiale, difficilmente si volge indietro a ricordare l'umile origine
ed il glorioso passato di esse.
Non è qui il caso di rifare, in verità, l'antica storia delle Fabbriche d'Armi bresciane. Essa potrebbe
risalire al XII secolo, ricca, per lo studioso, di interessanti vicende e di belle tradizioni. Si possono al riguardo leggere, fra gli altri scritti e memorie, le interessantissime pagine di Marco Gommassi (« Cenni sulla
Fabbrica d'Armi di Gardone in Valtrompia » - Tipografia Bernardoni di Milano - 1845), di Giuseppe
Zanardelli («Lettere sull'Esposizione bresciana 1857»
- Edizione Antonio Valentini - Milano) e di Federico Odorici (« Cenni storici sulle Fabbriche d'Armi
della Provincia bresciana - 1860»).
Ritengo invece più opportuno e contingente parti-
27
lavoro ben promettente per un definitivo e sicuro avvenire, che si affermò poi nell'anno successivo, 1860,
allorché, costituitosi l'Esercito italiano, l'Arma d'Artiglieria comprese nel suo ordinamento (R. D. 17 giugno 1860) detta Fabbrica erariale.
Le vicende politiche di quel periodo fino quasi al
1870 non influirono in alcun modo a suo danno. La
Fabbrica d'Armi potè anzi meglio sistemarsi, cominciando a raccogliere in propri laboratori le sparse officine, organizzando le sue maestranze, mettendo a
capo dei vari reparti personale di provata capacità
tecnico-professionale e provvedendosi infine di materiali e macchinario necessari per dar corso alla fabbricazione sistematica meccanica di nuove armi.
Poterono così le Officine di Gardone V. T. negli anni 1868-69 e 70 essere in grado di concorrere
con la Fabbrica d'Armi di Torino alla trasformazione
di oltre 800.000 fucili ad avancarica (coi quali si era
combattuta la campagna del 1866) in fucili ad ago
sistema Carcano.
Nel 1871-72 le Officine vennero ampliate ed
arredate per costruire a nuovo il fucile Wetterly con
una produzione media giornaliera di 100 armi.
Negli anni 1888-89 e 90 in concorso con le Fabbriche di Torino, Terni e Torre Annunziata attesero
alla trasformazione di oltre 900.000 fucili Wetterly in
Wetterly-Vitali mod. 1870-87.
Negli anni 1892-93 s'iniziò la fabbricazione dei
fucili Mod. '91 e la Fabbrica d'Armi di Brescia Gardone V. T. potè per prima distribuire 10.000 di
dette armi agli Alpini. La lavorazione continuò con
una produzione annuale di 30 a 40 mila fra fucili e
moschetti dello stesso modello per un totale di 1 16.000
armi.
Quando nel 1898-99 la prima distribuzione di
dette armi alle truppe e le dotazioni dei magazzini di
mobilitazione furono ultimate, diminuì di conseguenza
la lavorazione, che fu limitata al semplice fabbisogno
dei rifornimenti ordinar! e delle riparazioni.
Fu pure in quell'epoca progettata la costruzione
di un vero e proprio Stabilimento con relativo canale
industriale di Inzino; ma i lavori s'iniziarono tardi e
procedettero lentamente.
Nel 1845, secondo quello che ne scrive il Cominassi, esisteva un vasto fabbricato erariale (dalla descrizione io credo che sia probabilmente quello che fu
poi chiamato « la palazzina », assegnata fino al 1922
all'alloggio dell'Ufficiale Capo Sezione della R. Fabbrica d'Armi ed attualmente sede di Uffici statali).
Esso serviva alla residenza dei Controllori e degli
Agenti, nonché dell'Ufficiale che vi si recava da Brescia per ispezioni, collaudi, visite ecc. Ivi veniva pure
distribuito ai vari operai, che avevano le officine sparse nel paese e dintorni, il ferro necessario all'allestimento delle canne da fucili ed ivi istesso venivano poi
provati, m apposito locale, i manufatti alla presenza
dell'ufficiale.
La lavorazione delle canne era affidata alla «Corporazione della I. R. Fabbrica di Gardone V. T. »
costituita da 180 operai distinti m cinque categorie :
bollitori, trivellatori, livellatori, molitori e finitori, oltre
ad un certo numero di allievi e di operaie. I cinque
Capi delle suddette categorie presieduti dall'Ufficiale
(che d'ordinano era un Capitano) formavano la «Rappresentanza della Fabbrica ».
La Corporazione, così organizzata, assicurava la
produzione di 2000 canne al mese.
I lavori per la sistemazione dell'Arsenale non furono ultimati che dopo il 1850 e solo per interessamento della Commissione incaricata dei provvedimenti
a favore dei danneggiati dall'mnondazione del Mella,
che funestò su vasta scala tutto il territorio della Valtrompia (14 aprile 1850).
Questa sciagura venne ad aggravare non poco le
tristi condizioni della Valle, che già per l'alternativa
nefasta delle guerre e delle invasioni straniere aveva
visto scemare rapidamente il suo lavoro fino a cessare
del tutto. Le fabbriche d'armi furono così costrette a
chiudersi, anche perché durante il lungo stato d'assedio
fu vietata affatto la fabbricazione di armi di qualsiasi
genere. Solo nel 1859 per il R. Decreto del 10 agosto l'Arsenale potè riaprirsi col titolo di « Fabbrica
erariale di Brescia » da istituirsi, secondo le disposizioni emanate, nell'antico Arsenale di Gardone V. T.
sotto la direzione del Maggiore d'Artiglieria Petitti,
incaricato di provvedere al più presto alla riattivazione
di questo importante Stabilimento.
Gardone V. T., dopo parecchi mesi di desolante
disoccupazione, che aveva immiserito molte famiglie di
laboriosi operai, apprese con un senso di sollievo e di
entusiasmo tale provvedimento e la ripresa del lavoro
fu quasi immediata, perché il Municipio deliberava subito di concorrere alla grande sottoscrizione garibaldina offrendo mille fucili di fabbricazione locale e nello stesso tempo Re Vittorio Emanuele dava alla Fabbrica d'Armi erariale l'ordinazione di altri 20 mila
fucili. Il che costituiva di fatto un vero risveglio di
Alba triste.
L'alba del 1911 non fu lieta per le popolazioni
di Brescia e di Gardone V . T. Essa agghiacciò i loro
cuori, perché nei primi giorni di gennaio appresero con
viva sorpresa e dolorosa impressione che era stato pubblicato dal Ministero della Guerra il R. D. 29 dicembre 1910, il quale approvava « 1' Istruzione sul funzionamento del servizio tecnico d'Artiglieria » e per effetto del quale veniva a togliere alla R. Fabbrica di
Armi di Brescia-Gardone V. T. il carattere autonomo, aggregandola in un primo tempo, quale stabilimento sussidiario all'Arsenale di costruzione di Terni
con facoltà al Ministero di ordinarne m prosieguo di
tempo la definitiva soppressione.
Brescia, e specialmente Gardone, colpite si dura-
28
ma di porli anzi in quella efficienza che l'avvicinarsi
,della terribile bufera consigliava.
Onde le Officine di Gardone V. T., che fino al
1911 erano andate languendo per mancanza di lavoro,
cominciarono a riprendere progressivamente la loro
attività. Non mancavano la capacità e l'operosità della
maestranza sempre pronta, potenzialmente, a dare ciò
che da essa si fosse richiesto.
Le cifre, che qui appresso espongo, sono eloquenti
per dimostrare come la produzione ebbe facile incremento appena alle Officine giunsero dal Ministero gli
ordini e ne furono concessi i relativi mezzi:
mente in una delle loro più belle industrie, delle quali
erano state sempre, a buon diritto e merito, tanto orgogliose, cominciarono ad agitarsi ed a protestare energicamente presso il Governo del Re, rappresentando a
chi di ragione quanto grave, inopportuno ed ingiustificato fosse quel provvedimento preso, al certo, troppo
in fretta, non esaminato a fondo e poco ponderato nella estensione delle sue conseguenze. Le considerazioni,
che parevano pesassero gravemente sulla deliberazione
erano in realtà secondane ed insufficienti a giustificarla.
Prudenzialmente però il Governo, o per dir meglio, i Governi dell'epoca, per calmare l'agitazione
delle popolazioni interessate, rimandavano volta a volta l'attuazione del disgraziato provvedimento. Intanto
le condizioni politiche dell'Europa cominciavano a destare in tutti gli Stati qualche apprensione, sicché il
Governo italiano si turbò esso pure; si accorse solo
allora non soltanto della necessità di lasciare per lo
meno immutata la situazione degli Stabilimenti militari,,,
Anno 1910 - forza in operai N. 190 produzione moschetti 91 N.
,.
1911
„
„
„ 190
„
„
„
1912
„
.,
„ 230
„
1913
„
„
„ 260
„
1914
„
„
„ 260
„
„
Gardone V. T. — Regia Fabbrica d'Armi
29
„
„
6600
„
9000
„
„
12000
,.
„
18000
„
21600
.
Anno
Oltre ai moschetti completi di nuova fabbricazione, naturalmente si riparavano continuamente altre
armi e si allestivano materiali d'ogni altro genere.
1915
1916
1917
1918
La guerra mondiale.
.
i Llr
forza
operai
moschetti
f
920
2220
3790
3650
80.000
126.000
177.000
145.000
rparti
d armi
,.
diverse
520.000
1.500.000
2.650.000
2.450.000
rproiettili
. _,.
da 75
proiettili
j i^n
da 49
60.000
330.500
402.000
160.000
90.000
102.000
82.000
17.000
oltre, beninteso, ad una enorme quantità di parti
di ricambio per mitragliatrici italiane ed austriache,
riparazioni su vasta scala a materiali italiani provenienti dal fronte o ricuperati e catturati al nemico ed
utilizzabili dalle nostre truppe, nonché allestimento di
armi, parti d'armi e munizioni in istudio.
Si costruirono nuove macchine speciali per allestire viti e lime, traendone un vantaggio economico non
indifferente e si trasformarono molte altre macchine di
vecchio tipo.
Per agevolare ed accellerare la produzione di
armi e rimettere in efficienza quelle che provenivano
dal fronte, mentre le parti principali di esse venivano
allestite nelle Officine di Gardone V. T., molte parti
secondane, costituenti specialmente i fornimenti ed accessori si affidarono all'industria privata, così dicasi
delle sciabole baionette, armi bianche in genere, le cui
lame vennero sempre provviste da officine private.
Lo stabilimento di Gardone inoltre venne anche
in aiuto alla Fabbrica d'Armi « MIDA » di Brescia,
la quale aveva in ordinazione ingenti quantitativi di
fucili Mod. 91 e pistola mod. 89, fornendo alla medesima molte parti finite per accelerarne la fabbricazione.
Gli eventi maturavano anche per 1* Italia, la quale entrò in guerra, è noto a tutti, quasi impreparata e
sprovvista del quantitativo necessario di armi e munizioni. Il Governo in funzione dovette perciò cambiare
indirizzo, le responsabilità erano gravi, senza mezzi
non si potevano improvvisare armi e munizioni nel
quantitativo occorrente per entrare conveinentemente
in guerra e provvedere, durante la medesima, agli urgenti e congrui rifornimenti.
Fu grande fortuna e provvidenza per l'esercito
italiano e per le sorti della guerra l'aver il Generale
Dall'Olio assunto il grave peso e la non meno grave
responsabilità di Commissario Generale per le Armi
e Munizioni. L'Uomo eminente, coscienzioso, preveggente, attivo, fattivo, energico, che vedeva da vicino
e constatava personalmente i bisogni delle truppe operanti non lesine i mezzi finanziari per concedere alle
Officine di Gardone V. T. ciò che esse chiedevano
per dare tutto il maggior incremento alle sue produzioni, sicché in breve tempo esse mutarono aspetto: si
ampliarono, si moltipllcarono, si arredarono e si completarono di nuovo macchinario.
I vecchi e modesti cinque laboratori esistenti su
un'area di circa 7000 mq. videro subito, quasi per incanto, sorgere accanto ad essi numerosi e vasti laboratori, ampi magazzini, quasi dieci volte più grandi, occupanti oltre 100.000 mq. di terreno. La forza motrice fornita da quattro turbine di vecchio tipo per un
totale di 100 HP nominali, venne sostituita da un moderno impianto di due turbine sviluppanti 300 HP.,
più da una centrale di riserva termo - idro - elettrica
(Diesel) capace di dare 450 HP di forza. Il vecchio
ed inattivo macchinario fu sostituito da macchine moderne, circa 1200, d'una efficacia dieci volte maggiore. Furono fatti a nuovo altri impianti per i servizi
generali e speciali. Ed i trasporti dei materiali furono
facilitati dalla dotazione di due potenti camions e da
una rete di binario interno per carri tramviari raccordata alla linea elettrica del tram Brescia-Gardone V.T.
Tutto questo importò una spesa aggirantesi attorno ai quindici milioni, senza contare gli acquisti di
materiali e matene prime occorrenti ad un grande stabilimento industriale meccanico destinato ad un avvenire più promette|nte e che avrebbe meritato, senza
dubbio, a guerra finita, tutta la considerazione da parte del Governo.
Soccorrono le seguenti cifre per segnalare ai competenti ed ai non competenti ciò che le Officine di
Gardone V. T. produssero, durante la guerra, fra i
materiali di maggior importanza:
Sospensione
della lavorazione.
Cessò la guerra; per effetto dei successivi licenziamenti la forza in operai diminuì fino a ridursi appena ad un centinaio. Dall'ottobre 1919, in seguito a
tassativi ordini ministeriali, fu sospesa ogni lavorazione
di materiale nuovo, mentre continuarono le riparazioni
ad ogni sorta di arma e materiali affluenti continuamente d'ogni dove ed m considerevoli quantità.
La vita attiva delle Officine diventava ormai un
passato; si lavorava a stenti, mendicando, si può dire,
mese per mese al Ministero ordini per un po' di lavoro
continuativo. La Direzione non mancò di mettere nel
giusto rilievo le deplorevoli condizioni, in cui erano ridotte le esigue maestranze mentre c'era da poter dar
loro molto lavoro, ripristinando e valorizzando l'immenso materiale ricuperato e quello di preda bellica.
Si noti: nessun Ministro della Guerra aveva mai
visitato, né prima, né durante la guerra, le Officine di
Gardone V. T. nonostante gl'insistenti inviti del Direttore, che infine volle approfittare della venuta a Brescia di S. E. il Ministro Gasparotto per pregarlo di
una sua visita. Il Ministro si compiacque nejl tardi
pomeriggio del 24 settembre 1921 fare una rapida corsa attraverso quelle Officine e Magazzini.
30
Le promesse
del M i n i s t r o .
sta, animata sempre dal più elevato, intimo e bello dei
sentimenti: quello, cioè, di fornire incessantemente alle
truppe che trovavansi dinanzi al nemico tutto quello
che occorreva sul campo della lotta per combattere e
vincere.
La maestranza fece miracoli di operosità, sacrifici
d'ogni libertà per produrre molto e bene non smentendo
la fama di gente laboriosa e patriotta.
Occorre, per giustizia ed equità, avvertire subito
e riconoscere che sotto il nome di Fabbrica d'Armi di
Gardone V. T. chi scrive vuoi intendere non soltanto
le Officine e laboratori militari, ma comprendere con
esse tutte quelle altre piccole e grandi officine della
regione e specialmente delle Valli di Lumezzane e
Trompia, le quali, più antiche della fabbrica statale,
furono fino al giorno dell'armistizio i migliori ed indispensabili collaboratori della R. Fabbrica d'Armi ed
a buon diritto furono sempre considerate come dipendenti dalla medesima; onde le sorti dell'una si ripercuotevano conscguentemente sulle altre.
Egli, che era accompagnato dal Capo di S. M.
dell'Esercito, S. E. il Generale Vaccari, osservò tutto
attèntamente e non nascose le sue impressioni e considerazioni nell'apprendere e constatare lo stato miserando, nel quale in breve tempo era ridotto quello Stabilimento, che col suo lavoro tanto aveva contribuito al
conseguimento della vittoria e tanto ancora poteva fare
utilizzando l'immenso materiale, di cui magazzini, tettoie, laboratori, spianate rigurgitavano.
Promise il Ministro che avrebbe provveduto; i
cuori di tutto il personale si aprirono a qualche speranza, ma S. E. Gasparotto il 26 febbraio 1922 lasciò
il Ministero della Guerra e si ricadde nel buio. La
situazione anzi peggiorò, giacché il Superiore Dicastero aveva già deliberato la soppressione della Fabbrica d'Armi eh Brescia, le cui Officine in Gardone
Valtrompia dovevano essere cedute al Consorzio Operaio Metallurgici Italiano (C.O.M.I.)
Dinanzi al Paese tale provvedimento insieme ad
altri relativi al riordinamento dell'Esercito, fu giustificato da imperiose esigenze delle Finanze dello Stato
(vedi relazione che precede il R. D. 451 del 20 aprile 1920) e da ragioni politiche, che si dicevano contingenti, data la grande disoccupazione delle masse
operaie metallurgiche. Ma esaminando obbiettivamente e guardando francamente in faccia alla realtà delle
cose non vi fu chi non vide come la questione si presentava sotto tutti gli aspetti: tecnico, industriale, militare, economico, politico, molto grave e delicato per
la difesa e sicurezza del Paese.
Chi scrive sentì il dovere di segnalare subito alle
influenti Autorità politiche questo grave errore del Governo, affinchè chi. ne aveva le responsabilità riprendesse in esame più ponderato, e per amor di Patria,
la questione.
Era infatti ovvio, facile, elementare il confutare
al Governo i motivi che esso adduceva per giustificare
l'inconsulto provvedimento. Ed in vero, sopprimendo le
fabbriche d'Armi di Brescia e di Terni per concentrarle in quella di Roma, come era previsto dalle disposizioni ministeriali, il Governo veniva ad orbare lo
Stato di, due Stabilimenti militari, che ormai da anni,
e specialmente durante la gvierra, avevano affermato
nella bontà e sicurezza della loro produzione una assoluta superiorità, laddove quella di Roma, dopo tre
anni di vita e di spese non lievi, di cui aggravava l'erario, nel 1921 non era ancora in grado di sostituire
quelle che si andavano di fatto sopprimendo. Né lo
fu mai dipoi.
La Fabbrica d'Armi di Brescia aveva proprio
negli anni più difficili della guerra raggiunto il massimo valore tecnico non solo nella fabbricazione delle
armi da fuoco e bianche, ma altresì in quelle delle
munizioni e di ogni altro genere di materiali, superando
ostacoli, vincendo difficoltà, aderendo ad ogni richie-
Operosità di gente.
Bisogna conoscere a fondo dette Valli eminentemente industriali per rimanere sorpresi ed ammirati di
quella gente operosa, rimasta fino ad una quindicina di
anni fa primitiva negli usi della lavorazione del ferro;
ora non più. Molti di essi si sono modernizzati, ma
anni addietro era fantastico vedere come sapevano utilizzare la piccola cascata d'acqua per far lavorare un
maglio ancora rudimentale, una fucina, un forno. Da
quel lavoro da ciclopi, prima della guerra, multiforme,
produttivo, traeva vita un'intera popolazione disseminata in frazioni ed in gruppi di casupole nere, minuscole tanto che solo dal ritmo monotono ed incessante
dei magli e dal fumo delle fucine si potevano rivelare
sullo sfondo di quelle oscure montagne.
E' superfluo aggiungere che gente siffatta è, per
sua stessa natura, buona, onesta, devota, rispettosa e
tranquilla tanto quanto è laboriosa e brava nel suo
mestiere, che può dirsi ereditario in quelle famiglie.
Qualità morali e professionali che difficilmente si riscontrano in operai dei grandi centri industriali e nelle
capitali.
Che se il provvedimento del Governo mirava,
come si voleva far credere, a rendere più sicuro topograficamente uno Stabilimento militare d'Armi di capitale importanza per avere in ogni circostanza di tempo e di situazione politica la certezza di rifornire l'esercito di armi, esso non era certo in buona fede; giacché nessuno ignora che in una guerra il nemico mira
alla conquista dei centri vitali della Nazione avversa
ed ha perciò come obbiettivi di attaccare primieramente
le Capitali, ove hanno sede i Governi, e le località, ove
esistono Stabilimenti di rifornimenti militari, Fabbriche
d'Armi e di munizioni. Orbene tali obbiettivi sono oggi-
31
mai facilmente raggiungibili coi mezzi della lotta aerea,
coi bombardamenti da aeroplani e da dirigibili, ai quali
topograficamente non offrono più ostacolo le località
del paese nemico, sieno esse interne o centrali.
Sta poi il fatto che già Terni è una città interna
e Brescia, se, senza dubbio, prima del 1918 e della
grandiosa vittoria delle armi nostre, poteva destare
preoccupazioni per una facile invasione del suo territorio, oggi, per fatale destino, compiuti i voti dell' Italia, Brescia non è più ai confini dello Stato, è anche
essa una città interna, al sicuro d'ogni colpo di mano
finché le Alpi saranno nostre tutte e finché i cuori dei
nostri valorosi soldati sapranno vigilare sulle loro cime.
Del resto per togliere ogni valore alla ragione del
provvedimento nel riguardo della posizione topografica
della Fabbrica d'Armi di Brescia basta considerare,
da un lato, che proprio durante la guerra e sotto la
quotidiana minaccia delle incursioni aeree nemiche le
Officine dj Gardone V. T. si svilupparono, come fu
detto innanzi, e ricordare dall'altro, che il confine dell'Italia oggi è segnato al Brennero.
Né poteva far presa alle menti coscienti e non
prevenute la così detta ragione economica pel fatto
che non era certamente conveniente abbandonare alla
industria privata un tesoro di tal sorta (che lo Stato,
si badi bene, non ebbe agio di godere, né di sfruttare
convenientemente né in tutto, né in parte) per trame
dalla cessione al C.O.M.I. un compenso molto dubbio
e molto discutibile. Sarebbe stato invece più conveniente ed opportuno far rientrare nelle casse dell'Erario
quei non pochi milioni spesi per creare la Fabbrica di
Armi di Roma, rimasta, ripeto, improduttiva sempre,
vendendola con sicuro, pronto vantaggio e senza rimorsi all'industria privata, che ne faceva richiesta.
cartucce, moschetti, pistole, mitragliatrici, proietti d'artiglieria, ostinato rifiuto da parte degli operai, di lavorare materiali bellici, anche per conto di nazioni straniere e proprio in quei momenti il Governo trattava di
cedere al C.O.M.I. i suoi stabilimenti militari con
quanto di materiale bellico contenevano, sprovvedendosi così di quanto doveva essere invece più che gelosamente tenuto in propria mano e colla maggiore cura
custodito per la sicurezza dello Stato.
Ma perché m'indugio su questo punto? F'orse
che coloro che mi leggono e che vissero con ansia quei
giorni sciagurati per 1' Italia, non sentono rimescolarsi
il sangue nelle vene, come lo sento io ricordando e
scrivendo ?
I Governi policromi, disorientati, esautorati, che,
come m un film, si succedettero in breve tempo, erano
occupati e preoccupati —• se pure — di tutt'altro che
non della vita degli stabilimenti militari. La guerra ormai si era vinta e perché affliggersi pensando ad un'altra guerra? Non v'era ragione, per essi di ricordare il
famoso monito: « si vis pacem, para bellum » e quell'altro, meno conosciuto, forse, ma non meno vero:
«Fax oliai inermes». Ma... vedi contrasti di opinioni!... Sembra che in quell'istessa epoca Troscky, uomo
al certo d'insospettabile fede politica, non fosse del
medesimo avviso, giacché nella grande conferenza dei
Sovietti —• 16 febbraio 1921 —• levò alta la sua voce
per affermare e fare intendere che « la sua Repubblica aveva bisogno d'un grande e forte esercito, mentre
la situazione europea si prospettava - :cora incerta per
quella pace, che si diceva durevole e mondiale, sebbene
ciò non fosse dimostralo ». (V. comunicato sul n. 46
del « Corriere della Sera » — 1 febbraio 1921 — da
Basilea 16 detto).
Stabilimenti militari.
Cosa dicono i governi.
D'altronde, dicevano sempre i governanti nostri,
l'industria privata ha così prontamente e pienamente
risposto all'appello dei Governi che in qualsiasi altra
x
dolorosa evenienza non mancherebbe di fare altrettanto.
E' ben vero, io dico: l'industria privata ha meritato e merita tuttora non solo il plauso della Nazione,
ma anche la sua illimitata riconoscenza, perché durante
la guerra superò se stessa in ogni ramo della sua attività ; essa comprese i bisogni del momento e con patriottico slancio rispose alla chiamata della sua mobilitazione. Purtroppo però, dopo la guerra, è stata in
gran parte misconosciuta e confusa; ma qui non è il
caso di parlarne e fare il processo a chi l'avrebbe meritato.
Il Paese ed il Governo debbono par riconoscere,
a mente ed a coscienza serena, che l'industria privata,
specialmente per quelle forniture di materiali puramente e tecnicamente di carattere militare, ha lavorato, si
D'altra parte tutti sanno che gli stabilimenti militari, destinati per il loro scopo, tutt'altro che industriale, e per la loro stessa natura, a fornire prontamente ed in qualsiasi momento i mezzi necessari alla
difesa ed alla sicurezza del Paese, sono onerosi allo
Stato, come sono onerosi l'Esercito, la Marina, l'Aeronautica. Per diminuirne il peso all'Erario basterebbe
saperli sistemare, organizzare, sfruttare al massimo
grado dando ad essi lavoro continuato e possibilmente
di grande entità.
Se dunque per le considerazioni su esposte la
deliberata cessione delle Fabbriche d'Armi di Brescia e di Terni era un errore nei riguardi tecnici, industriali, militari, economici, essa era un più grave errore
dal lato politico.
Non ho bisogno all'uopo di dir molto. Si pensi:
eravamo nel triste, oscuro, nefasto periodo bolscevico
del dopo guerra: occupazioni di fabbriche, ricettazione, fabbricazione clandestina e furti disarmi, bombe,
32
può dire, accanto agli stabilimenti militari, consigliata
ed arricchita dal personale tecnico militare; né poteva
essere altrimenti, è ovvio il dirlo ed il comprenderlo.
Tale armonica coopcrazione di lavoro è stata appunto la salvezza dell' Italia e permise pure di venire
m aiuto agli alleati, cui fu ceduto materiale bellico di
nostra fabbricazione e prestato personale tecnico.
Annientando adunque gli stabilimenti militari, nducendone il personale tecnico, distruggendo, cioè, basi
e nuclei efficienti per tali lavorazioni speciali, come si
potranno facilmente in caso di bisogno —• Deus avertat
— improvvisare Stabilimenti e tecnici militari, ripetendo i miracoli che si sono compiuti durante la grande
guerra?
R. Fabbrica d'Armi di Brescia, la cui Sezione di Gardone V. T. passò alla dipendenza della Fabbrica di
Armi di Terni.
D'allora il resto di quello che fu uno dei più
gloriosi stabilimenti militari è andato lentamente perdendosi, subendo vicende ed alternative di vita incerta,
stentorea, sospesa agli eventi e che riflette non già spontanee iniziative delle Superiori Autorità, ma l'influenza di insistenti, periodiche raccomandazioni e sollecitazioni per dar lavoro a qualche decina di operai, ovvero pel bisogno d'eseguire qualche speciale lavorazione che non convenga dare all'industria privata.
Un giorno la storia scriverà meglio e più estesamente sulle sue pagine incancellabili le glorie, la fama,
il nome, che attraverso i secoli le fabbriche d'Armi di
Gardone V. T. seppero degnamente conquistare; oggi
intanto i contemporanei con ragione deplorano e rimpiangono la scomparsa della più importante fra esse,
che era. il loro legittimo orgoglio ; scomparsa, che rimarrà sempre ingiustificata alle coscienze serene ed
insospettabili di quanti amano veramente la Patria.
Ultima lotta.
La lotta, la campagna per scongiurare il grave
errore del Governo ed il grave danno alla popolazione
di Gardone V. T. fu perduta. Era fatale che il supremo sacrificio si compisse e con disposizioni tassative
del 1922 fu decretata senz'altro la soppressione della
Brescia, giugno 1929-VII.
(Fot. Bravr)
33
VICENDE DEMOGRAFICHE
GARDONESI
- Don L U I G I FALSINA Spigolature antichissime.
Ho sott'occhio due piccoli monumenti storici. Il
volgo profano ride di questa grandiosa classifica a
documenti d'archivio, o come ora, a una semplice
fotografia e a una modesta Guida Alpina della Provincia di Brescia, uscita per cura dell'Unione TipoLitografica bresciana nel 1889, ma scusiamo la cronaca e la storia che amano correre spiccie allo scopo
chiuse nella tecnica della loro terminologia come in
una bella e forte armatura.
Chi sa quale Gardonese (io penso a un bizzarro
incisore) ha segnato nel bianco delle pagine scoperte
due vignette sommarie coi profili dei più caratteristici
edifici di Gardone e d' Inzino, assommati come negli
usuali arazzi-ricordo di Venezia e di Roma.
Unisco ai disegni la vecchia fotografia, dove gli
orti chiudono sempre, con abbraccio verde, l'antico panorama, mentre sulla Piazza della Mura la distrutta
vecchia fontana (*) monta ancora come l'altre consorelle dei borghi triumplini, la sentinella ai panni madidi
delle comari, borbottando rassegnata sulle proverbiate
contese delle lavandaie; e... mi domando: non sarebbe
utile uno sguardo rapido al passato per poi riassumere
più celere e volitivo il (**) nostro passo verso l'avvenire.
Non voghamo toccare il vastissimo campo della
storia religiosa e civile Gardonese nel suo insieme completo: ci vorrebbe la mole di un volume; e neppure
l'argomento ancora assai vasto delle sue industrie tante
volte e con vera competenza già esplorato; ci basti
qualche cifra eloquente anche se dimenticata.
Ricordo le scarse spigolature del Biemmi nelle
tenebre romane e più tardi nel foscheggiare delle età
Gota e Longobarda, dove i Triumplini balzano dalle
selvaggie contrade, indomabili paladini delle libertà
primitive, razza incrociata all'orlo dell'orride miniere
coi dannati « ad metalla », abili a spremere l'argento
e il ferro dalle viscere montane e piegarli a difesa e
offesa, a scambi d'industria e di commercio. Che vi
sarà di vero sul prepotente imberbe che il conte Sappone mandò a tiraneggiare la valle predando il metallo
lavorato e la mercede degli operai? L'incauto padre,
—• ci riferisce la cronachetta di Rodolfo Notaio, —
conobbe l'ira e la vendetta triumplina nel massacro
del figlio che vi aveva mandato.
Psiche gardonese.
(') Da non confondersi con quella in piazza S. Marco.
(") Ecco l'elenco schematico e quindi più eloquente dei dati.
1542 Divisione parr. 1000-1500 abitanti.
1580 Visita di S. Carlo 1700 abitanti.
1609 Relazione G. da Lezze 1025 abitanti.
1658 Bernardino Paino 1700 abitanti.
1756 Relazione Cattaneo 1339 abitFnti.
1828 Nuov. Diz. 1400 abitanti.
1889 Guida Alpina 2173 abitanti.
1914 Stato clero 3500 abitanti.
Abilità nel foggiarsi le armi migliori e coraggio
nell'impugnarle ad ogni importante fatto d'armi, sono
caratteristiche triumpline e specie Gardonesi sempre più
spiccate nei secoli. Di qui gli ambiti dardi Gardonii
e la collaborazione, impetrata in ogni vicenda pubblica
di Brescia repubblicana o veneta, dei fattivi « Valle-
35
Zanano; infine Carcina o Carsina, che vuoi appunto
dire piccola garda o guardia, poneva il suo minuscole
fortilizio fin dai tempi di Plinio all'imboccatura dell;
Valle, presso le famose porte, oltre le quali « piacendc
a Dio e ai cani di Concesio, postivi a guardia e <
frequente martirio dei viandanti, si poteva arrivare an
che alla vicina città ».
nani». Non meravigliamo dunque se scandendo la
vita al suono dei magli e temperando i nervi e la figura
all'aspra resistenza del ferro non siano poi nati con
cipria e belletto i cicisbei di Parini.
I Gardonesi infatti, e dietro loro quanto più i
triumplini delle borgate minori, s'affacciano alle prime
relazioni storielle villosi e nerboruti, taciti e fieri sulla
soglia delle fucine operose, tali come il loro selvaggio
dio primitivo Tillino e come l'antico Vulcano che alla
mazza ciclopica abbia abbinato l'asta e la spada di
Marte romano.
Ecco a riprova le impressioni del Giussano, famigliare fedelissimo del grande Cardinale Borromeo,
dopo la visita apostolica del 1582.
« Finita la Valle Camonica andò (S. Carlo) a
visitare la Valle Trompia, cominciando nella terra di
Gardone, per essere la principale di essa Valle; luogo
nel quale s'esercita l'arte del ferro, che rende gli uomini /di natura duri, aspri e incivili, a guisa dell'istesso
ferro, intorno al quale stanno sempre occupati ».
I nzino
Prevale Gardone.
Forse il nucleo famigliare degli armigeri guardia
ni, in esuberante sviluppo per forza brutale o genialit
d'iniziative, o forse la fatalità di un fenomeno generale
per cui le antiche pievi abbandonarono quasi sempr
alla rovina il suolo primitivo dove si ergeva venerand
la millenaria chiesa madre colle case dei fedeli appresso
per trasportarsi anche solo poco lungi m un nuov
paese o in altra località della medesima borgata, vai
cando un ponte o scendendo semplicemente dalla co
lina al piano: forse dico, l'uno o l'altro, o ambedu
questi fattori crearono l'abitato e la fortuna di Gai
done. Certo che nel 500 era cosa ben sicura ch'ess
sorpassasse assai per potenza numerica e commerci;
le, per atteggiamento di vivere civile e distinzione (
famiglie il sovrastante Inzino.
« E' la terra principale della Valle » dice Giù
sano; tanto che sul processo di separazione della pa
rocchia (1543), il teste Benedetto Zola nota che
vecchio pievano commorava di preferenza e ce!
brava quotidianamente in Gardone più che nella m;
trice di Inzino, « per esser questa terra pocha nei coi
fronti di Gardon eh'è numerosa ».
Quanti sforzi per non perdere quella frazione <
fedeli che anche in seguito, nella vita civile e nel
sfarzo religioso occasionale o nelle stabili dotazioni,
mostrava sempre intraprendente e generosa, di bue
gusto e larga mano! Gli atti di separazione insinuai
che la bellezza e la copia dei parati della pieve ne
hanno altra origine che le elemosine e le donazioni
Gardone.
Del resto sopravvivono numerosi Gardonesi ci
possono ricordare nella cronaca delle contese camp
nilistiche le pretese dei loro padri alla campana ma
giore d'Inzino fusa, si diceva per intiero e in gran pari
colle offerte dei loro antenati.
legifera.
Gardone doveva allora essere uscito già da gran
tempo dalla tutqla civile di Inzino. Si sa infatti che
ogni antica Pieve cristiana (come appunto quel paese),
costituivasi quasi infallibilmente sull'anteriore «plebs»
o popolazione del borgo pagano, sdegnando le case
o i piccoli aggruppamenti seminati altrove. Tra queste
ville insignificanti doveva celarsi di certo Gardone,
dato che la Pieve cristiana preferì stabilirsi nel vicino
Inzino (*) e non doveva venire alla preminenza di poi,
che per una lunga via di secoli. Il nome medesimo di
Gardone ci parla del suo ruolo in sott'ordine. Il Momsen nota decisamente come la Pieve di Maderno avesse
il suo corpo avanzato di guardia verso la vicina pianura in quell'abitato che fu chiamato appunto per
l'officio suo « Guardione » e più tardi per corruzione
d'etimologia Gardone. Compito analogo ebbe pure \&
terra di Carda sulla riva Veronese.
Ripetiamo il saggio riflesso per Gardone di Valle Trompia.
La Valle che poteva condurre così brevemente a
tante preziose mete diverse (Riviera d'Iseo e Val Camonica ; Val Sabbia, Giudicane, Val di Ledro e
Trentino e poi ai contigui paesi tedeschi) doveva essere ben vigilata.
La pieve « d' Inzino » ha dunque le sue scolte a
« Guardone » che tuttora conserva a una svolta del
suo montano S. Rocco il titolo di « Guardia ».
Più in basso il Vescovo di Brescia nella persona
dei suoi advocati o Avogadri, vigila la strozzatura di
Comprova di cifre.
Ai tempi di quella separazione uno degli at£
menti più discussi a formare diritto di autonomia
appunto la cifra degli abitanti gardonesi, quanto n
perciò disputata e combattuta.
Anche i più accesi avversar! dovettero tutta1
convenire che la cospicua frazione aspirante pel s
(*j Vedi « La Patria » Geografia dell' Italia di Gustavo Strafforello,
sull'egemonia di Inzino nell'età Romana e medioevale dove ricorre spesso
sulle cronache bresciane il nome d'Inzino.
'
36
D. — E per qualità personali?
R. — V'hanno dei Cortesi e dei Graziali.
numero a legittima libertà, passava certo il migliaio.
Si giunge anzi a concedere perfino dagli Inzmesi, ,che
gli scismatici di Gardone potevan ben salire a 1500.
D.-— Vi sono dei commestibili?
R. — Ve ne sono dei derivanti e cioè: da
Giambone, vi sono dei Zambonardi, e dei Zambonetti.
Stirpi gardonesi.
D. — Per arti e mestieri ve n'ha?
R. —• V'hanno Parali, Fronzini e Franzoni.
Le numerose adunanze o vicinie, provocate allora
dal curioso dibattito, ci danno anche l'elenco dei cinquantasette capi casa, chiamati a discutere in proposito. Lo stile del tempo li chiama vicini o terreni o
terragni nei confronti dell'elemento operaio mobile di
immigrazione, costituente i forinsechi! Ecco l'elenco di
quei cognomi :
« de rampinis (Rampini o Rampinelli), de galuciis de chinis (Chinelli), de francinis, de cominacn, de
acquistis, de marmdellis, de viola, Zenmi di Bergamo,
de vivianellis (Vianelli), de tonno (Tonni), de manentis, de zanolis, de piciis (Pizzi), de morettis, de
bosis, (Bpsio), de rechanis (Raccagni), de begnottis,
de belhs, Zambonetto, de pizenardis (Piccinardi), de
arnoldis, de tempinis, de zambonardis, de gatellis, de
Grassis, de fino (Daffini) ».
Non è chi non potrà facilmente desumere da questo rapido elenco l'origine più o meno antica delle
attuali famiglie Gardonesi. Tre secoli poi alcune ricompariranno sotto la penna del buon Marco Geminassi che si divertirà a disporre dialogicamente e secondo i possibili sensi verbali il mosaico famigliare della sua patria :
« Scherzi di parole sopra diversi cognomi Gardonesi per dimande e risposte:
D. — E dei cereali?
R. — Abbiamo dei Formenti.
D. — Ditemi qualcuno di colore.
R. — Di questi poi a bizeffe, vi sono dei Bianchi.
e Rossi, Mori, Moretti e Moretta.
D. — Vi sono di incendiari?
R. — Anche: vi sono dei Bricchetti.
D. — Avete dei Fiori?
R. —• Anche di questi abbiamo: delle Viola.
D. — Conoscete qualche cognome meccanico?
R. — Conosco Torcali.
D. — Ditemene taluno attribuente alla temperatura?
R. — Abbiamo dei Frigerio.
D. •— Figaro ve ne domanda per lui.
R. — Per lui dei Peli di ogni qualità e dei Perruchetti.
D. — Ve ne sono di significanti le qualità?
R. — Pel contrario vi sono parecchi Multi
L'innocente spasso che poteva prolungarsi interminabilmente a fantasia dell'autore, sembra richiamarci scherzetti analoghi ricamati dal giornalismo più o
meno dotto sugli eletti per le nuove legislature!
DOMANDA — Ve ne sarebbe taluno che derivi
dal nome del paese?
RISPOSTA — Anzi: Carboncini.
D. —• Ve n'ha di Finanziari?
R. — Già; vi sono i Cartella.
D. — Ditemene uno geografico.
R. — Poli anche più di uno.
D. — Avete dei volatili?
R. — Anche dei Falconi e Galli.
D. — E della selvaggina?
R. — Abbiamo dei Cerwi.
D. — Ve ne sarebbe dei geometrici?
R. — Abbiamo dei Campioni.
D. — Ve ne sono di indumenti?
R. — Vi sono dei Beretta in quantità.
D. — Citatemene alcuno che riguardi la tranquillità pubblica.
R. —• V'hanno Battaglia, Baiguera e Guerini
in abbondanza.
D. — Desidererei sapere se ve ne sono anche
per casa o per parte di casa.
R. -— Ve ne sono anche di questi: Cabona e
Porta.
S. Carlo visitatore.
Quarantanni dopo le contese della separazione,
S. Carlo saliva a visitare la Valle. Siamo nell'agosto
del 1580. Più che le condizioni demografiche e lo
sviluppo commerciale, interessava il visitatore Apostolico il serpeggiare subdolo dell'eresia Luterana, ma
intanto conosciamo dalle sue relazioni che il Gardonese, spinto dalle frequenti invasioni guerresche, dalle
pestilenze e dalle carestie emigrava spesso in Germania, da cui ritornava colle nuove idee religiose e sociali
apprese tra i luterani tedeschi e sostenute in valle dalla
predicazione di alcuni religiosi che avevano abbracciato con ardore l'eresia. Veniamo poi a conoscere di
più che il paese era il più importante della Valle, che
la popolazione saliva a 1 700 abitanti, che aveva una
piazza dove il mercato certamente conduceva spesso
spettacoli di canti e di balli, di giucchi acrobatici ed
altre cose profane e che in fine l'usura e il concubinato
desolavano moralmente e finanziariamente la piccola
borgata.
37
torna ad uso del Comune, rispetto al pascolar, m;
però anche detto pascolo è proibito fino ai tre anni, i
dopo i tre anni ognuno può pascolare, perché gli ani
mali non guastano i legnami, da tré in su, e in cap>
ai dieci anni, si fa nuovo taglio dimodoché ogni ann
con la divisione di queste montagne il Comune cav
l'entità proporzionatamente, che può importare ir
torno quattro o cinque lire Bresciane per piò in tutt
la somma.
« Oltre queste di sopra nominate, vi sono anch
altre montagne tutte Comunali, dalle quali il Comur
ne riceve lo stesso beneficio.
« La quantità dei quali beni può essere da circ
mille piò di terra, essendo montagne proprie del Comi
ne dimandate di Valmana. In questa terra vi sono into
no 25 in 30 fusine et più, ma se in un luogo vi saram
tre fusine cioè tre o quattro fuoghi, uno solo lavorerà
gli altri sono vacui. Da due anni m qua l'arte è d
tutto abbandonata, dimodoché i Maestri e gli operai p
alimentarsi con le loro famiglie convengono ridursi
stati alieni, come hanno fatto molti, et che è notoi
nei tempi passati, avendo il Principe convenuto fa
diverse provisioni in questo proposito, come si posso
vedere nelle pubbliche Cancellerie, La causa della e
clinazione di questa professione procede per non esse
persone che comprino canne da archibusi, non poten
quelle andare fuori dello Stato, e non potendo gli o]
rai conseguire le loro mercedi dai. Maestri se non
pagamento di altrettante canne fabbricate, le quali p
landosi a Brescia non trovano manco mercante che
guardi.
« II ferro per fabbricare le canne degli archib
che altro esercizio non si fa nella terra di Gardone
cava dalla terra di Collie, et ancora di Bovegno, ti
terre di Valtrompia, ma la principale di questo ese
tio di canne è quella di Gardone ed è il primo meml
e quando questo manca tutte le altre cessano. Nel e
esercitio di canne si adoperano gl'infrascritti maes.tr
primi, quelli che cavano le vene dalla montagna,
qual esercitio vivono si può dire tutti quelle delle t
di Bovegno, e di Colilo i quali vanno a cavar la A
del ferro per le canne di sotto via i monti per cir
o sei miglia et più, con pericolo delle loro vite, por
do ciascuno di'essi, et anche le donne il zerlino tene
sopra la testa un lusore (lume) che conduce quella
sona fino fuor della montagna fino a cinque o sei mi
e come è detto, nori guadagnano più di un « pezzo :
venti in circa per ciascuno.
Giovnani da Lezze e la sua relazione.
Assai più interessante e circostanziata la relazione stesa nel 1609 dal Patrizio Veneto Giovanni da
Lezze. Dopo rapidi cenni generali sull'intiera Valle,
egli si ferma a parlare circostanziatamente d'ogni paese, dedicando però al solo Gardone quanto di spazio
concede a tutte le altre terre riunite. Il solo rapido
passaggio non impedisce al sagace veneziano di trovare nelle crisi industriali delle armi che endemicamente martoriarono poi selmpre gli armaioli di ogni
tempo fino ai nostri giorni, la ragione dell'altalena cui
verrà sottoposto il numero e la prosperità dei Gardonesi.
'•' '-'• i
Sembra infatti che la crisi e la disoccupazione
non dissocino nelle terribili tenzoni questi involontari
collaboratori, dagli artefici veri delle contese personali
e della guerra, ma a tutti, anche a questi semplici
manipolatori di sapienti e pur maledetti ordigni, estendano in ogni tempo, l'aspra sentenza; chi di spada
ferisce, di spada ancora morirà.
« Gardone — dice dunque Giovanni da Lezze
— è terra situata in Valle Trompia con la quale
valle la terra medesima fa le fattioni pubblici, —
Fuoghi n. 150, anime 1025, et utili 365; la qual terra è situata in piano ai piedi della montagna chiamata Pelame, parte del Comune, come comunali, et parte di persone particolari che in tutto di ragion del
Comune, come ho detto, potrebbero essere in quella
costa che guarda la terra, intorno quaranta piò, che
poi uniti con quelli dei particolari potrebbero ascendere intorno ai cento piò nella predetta costa.
« Ma inoltre detta costa riguardante la terra, ed
oltre la cima di esso Monte e costa dell'altra parte è
medesimamente pur di ragione dei beni comunali fino
alla metà di essa dalla cima, e da li in poi la medesima costa è di ragione di particolari, che per confine
vi è appunto una strada che va in Novene (Anveno),
la quale divide i confini del Comune e dei particolari,
e dall'insù comunali, et appresso Novene vi sono anche beni, pur in monte, di ragione del detto Comune
di Gardone, dei quali tutti beni Comunali ve ne è
particolare castastico nel Comune di Gardone. Da detti beni Comunali si cavano legni da fuoco. Da quel
di Plainide e da quell'altro che è vicino a Novene
(Anveno) si cava legne da far carboni per bisogno
delle fucine di Gardone.
« I quali boschi così primi come di questi secondi s'incantano per il taglio e si deliberano al più offerente, i primi per legne da fuoco, e i secondi per le
fucine, incantandosi a ragione di piò fino ai 50, in
60 lire Bresciane, che potrebbe tutta questa entrata
importare in ragione di piò intorno lire quattro in cinque, perché l'affittanza dura per dieci anni, cioè per
esempio quest'anno si farà il taglio di una parte della
montagna o con.'1 tornerà più a conto al pubblico ed
anche al particolare, e dopo il taglio questa montagna
•,
T-^T ,..2MP'"'
« Questa vena cavata dal monte si conduce
fornaci nell'istessa maniera appunto che si cuòcinc
che le pietre, dalle quali si cava l'istessa vena cot
pezzetti piccoli. Et in questo esercitio si eserciti
fornacieri et operai, quattro o cinque uomini per f
ce, questi possono guadagnare trenta marchetti al
no, et in due o tre giorni si finisce da cuocere,
questa vena dopo cernita et condotta a forno, si r;
la dentro, continua il fuoco fino a cinque o sei
38
« Et tutta la biada che casca in detta terra resta
tutta a beneficio della Valle, perché non tornerebbe con,to al conduttore di far dopia spesa nel condurla fuori,
convenendo ritornar indietro a far l'istessa strada che
avessero fatto nel condurla.
che mai cessa di lavorare il forno, che serve a tutta la
maestranza con dodici uomini, che guadagnano secorido
gli esercizi loro, perché alcuni portano il carbone, altri
sollecitano il forno veggiando notte e giorno.
« Ogni giorno si cava il ferro purgato, ed ogni
giorno se ne va mettendo della miniera nova, il qual
forno, come si esercita per il tempo da sei o sette mesi,
il resto va vacuo, e questo per mancamento della munizione perché nel tempo che va vacuo si procede per il
forno venturo, perciò gli operai di detto forno guadagnano soldi venti et più, secondo il loro esercitio. Si
cava il ferro dal forno, et detto ferro si conduce al fuoco grosso, cioè alle fucine. Intendendosi un fuoco grosso
quello che forma la lama, la quale così formata si porta
poi alle fusine piccole, dove detta lama si riduce nella
canna dell'arcobuso. La qual canna così ridotta casca
poi in mano di un'altra maestranza che trivella di dentro per dove si pone la balla. Dopo casca in un^altra
maestranza, che si chiama livellatori, o drezzatorl, che
hanno cura di drizzar et livellar la canna et il buso di
essa. Dopo questa, casca m mano di un'altra maestranza che s'incarica di metterle il vitone di dietro, senza il
qual vitone la canna non vaierebbe niente. Dopo questa
casca ,m un'altra maestranza chiamata le moladore, le
quali moladori abbelliscono la canna di fuori, senza la
qual molatura la canna non sarebbe di bella vista. In
oltre casca in un'altra maestranza, la quale si chiama
le fornidore, che s'incarica di metterle la mira, il forone,
et il coperchierò con il suo buso appresso la ruoda dove
entra il fuoco.
«Dopo le quali cose, vi entrano poi altre maestranze per far la cassa, serpa, stampa delle balle, sguradori
et vite, che tutte queste cose ricercano maestri et operai
particolari, et perciò nel fabbricar queste canne vivono
non si può dir molti, ma tutti di quelle parti, con utile
di trenta in quaranta marchetti al giorno, secondo li suoi
esercitii. Questa terra di Gardon è lontana da Bressa
miglia 12, confina nella parte di sopra col Comune di
Inzino, della stessa Valle, de sotto via col Comune di
Sarezzo dell'istessa Valle, dall'altra parte col Comune
di Sale et Riviera d'Iseo, et d'altra parte col Comune
di Pelame (Polaveno) et Quadra di Gussago.
« Di circonferenza tutto questo territorio è di quattro miglia incirca. In questa terra vi possono essere intorno 150 case abitate dalli Maestri et operai, come s'è
detto di sopra, et è la maggiore habitada de tutta la
Valle, dove si fanno tre mercati alla settimana de Biade, condotte dal Borghetto, dal piano del Bresciano et
anco da Gussago et altre terre circonvicine, a benefficio
et commodo di tutta la Valle. Nella quale (Valle) non
si fa altro mercati se non il predetto nella detta terra,
di Cardane, et sopra detto mercato non v'è alcun
deputato de biade o altra persona che lo governi per
esser ordmari e stradati; ma quando vi nasce qualche
disordine, all'hora la Valle deputa un uomo, il quale
unito con un altro del Comune, attende al buon governo
di esso mercato.
Governo della terra di Gardone.
Nel conseglio sono al numero di cento poiché vi
vanno se non i capi delle famiglie, et si fa un Massaro
generale che ha carico di pagar debiti del Comune,
et scoder le entrate. Il Comune però può aver d'entrada
circa 14 mila lire Bresciane che si cavano dai Monti di
raggion del Comune, da affitto dei Dadi et Hostarie,
et anco de Molmi che si incantano, cioè di uno che è
posto apresso la Mella, di cinque ruode assai bello.
Questi danari si dispensano alii salariati del Commune,
cioè alii doi Consoli et Governatori del Comun, doi
Nodari che servono a scrivere le case del Comun. Li
Consoli hanno dieci ducati all'anno per uno, et li Nodari cinquanta lire Bressane per cadauno, et sono eletti dal
Conseglio. Vi sono vinti huomini del Conseglio li quali
sono in obbligo di ndursi ogni volta che si commanda
il Conseglio. Tre Consiglieri de Valli, eletti dal Comune a bossoli et balotte; questi sono li principali, che
hanno carico di difender le raggioni del Comune et
hanno 25 soldi Bressani per ogni Conseglio che si fa.
Vi sono 26 soldati delle Ordinanze, che ad ogni mostra (rivista) se li da 20 soldi Bressani, quando si fa
la mostra nella terra, et andando fuori un ducato. Si
salaria un Medico, il quale ha cento ducati all'anno oltre gli incerti. Vi è il Maestro di scola, al quale si da
solamente la casa di bando, ma guadagna d'incerti, perché bisogna che li figli che vanno ad imparar lo pagano.
Vi è la Chiesa Parrocchiale intitolata S. Marco, officiata dai doi preti: si paga all'organista 255 scudi all'anno et la casa di bando. A li doi preti se li da ad
uno cento scudi, che è il Curato (ora Prevosto) et
all'altro 50, et a un Padre Zoccolante che dice la
Messa anche lui 20 scudi.
Il Massaro rende conto del speso et scosso a li
tre Ragionati, ballottati dal Comune, li quali hanno \ O
ducati fra tutti tre all'anno.
« Vi è il Convento di Santa Maria degli Angeli
assai bello, con la chiesa; li Padri sono dell'ordine di
S. Giuseppe, Zoccolanti al numero di otto, non hanno
entrada ma vivono d'elemosina. Vi è la chiesa di
di S. Rocco officiata una volta alla settimana dalli detti
preti, et inoltre il Fiume della Mella, che passa per la
Valle, nasce a Colilo et viene a Brescia, et casca nel
Fiume Chies et questa è quella che fa andar tanti
edifici et che rende tanto beneficio al Bressan.
« Nella terra e territorio di Gardon vi è l'infrascritta quantità di animali: Bovini pe5"» n. 10, cavallini
da soma pera n. 10, pegorini pera n. 25 carri n. 10 »,
39
Memorie del 1800.
Bernardino Paino.
Una lettera sulle fucine di Gardone di Pietro De
Lama a G. B. Bolognini, ci potrebbe portare qualche
notizia sul 1 794, ma essendo di troppo arduo consulto
dobbiamo portarci al 1828.
Il nuovo Dizionario Geografico Universale statistico storico, edito da Giuseppe Antonelli a Venezia,
riportò allora al volume X.
« Gardone Valtrompia, Borgata Regno Lombardo Veneto, è a 3 leghe 2/3 a N - O da Brescia,
capoluogo di distretto, sede di una pretura di terza
classe nella Val Trompia e sulla riva destra del Mella.
Ha fabbrica di canne da fucile che occupano la maggior parte dei suoi abitanti in numero di 1400. Il Distretto di questo nome composto di 10 comuni ed avente 9000 abitanti, ha molti filatoi di seta e fabbriche
di armi da fuoco ».
La Guida Alpina deila Provincia pubblicata nel
1 889 dall'Unione Tipo - litografica ci porta con salto
grande dai 1400 abitanti del Nuovo Dizionario a 2173
e nota ancora l'esistenza del mercato settimanale nei
giorni di lunedì, martedì e venerdì.
Si arriva così fino al 1658, quando Bernardino
Paino inquadrando nel suo « Ciclo della Chiesa Bresciana » le condizioni specialmente religiose di tutta la
diocesi nostra, riporta gli abitanti da 1025 a 1700.
Gli stati d'anime e il prevosto Cattaneo.
Dopo i numerosi stati d'anime della parrocchia,
tanto utili e precisi a ricostruire il volto del vetusto Gardone nelle sue contrade, nelle sue famiglie e nel numero
dei suoi abitanti, abbiamo, ultima tra gli antichi, la prezu
elazione del Prevosto Cattaneo del 1 756. Non
stralceremo che pochi periodi, meritando il documento
una pubblicazione per intiero.
A giudizio di quell'intelligente sacerdote, i gusti
e costumi del tempo di S. Carlo sono assai cambiati;
il Gardonese, eccetto una piccola immutabile frazione,
s'è per sempre sdoppiato. Non è più il ciclopc famoso
che si presenta incivile e duro anche a una visita pastorale cardinalizia e alle conseguenti funzioni solenni, egli
ha ormai assunto il definitivo aspetto moderno: olio e
fuliggine nei suoi opific.i; buongusto e spesso ricercatezza al di fuori, nel tratto e n.
v "' ""-• ; vedesi,
una vera fotografia dei nostri ,"
Ultimi dati.
La passeggera pletora bellica, troppo grave per
essere normale, fino a confinare in ogni solaio e a qualunque abbaino una famiglia, non doveva mutare pel
nulla lo stato normale demografico di Gardone.
Sembra infatti che senza ulteriori sviluppi d< ' '
industria (più che possibili tuttavia per il vasto ai
naie da lunghi anni in quasi completo riposo) pare ripeto che la saturazione del minuscolo territorio sia defv
nitivamente raggiunta coi 3500 abitanti, segnati ogg
per l'antico territorio comunale, come già prima cioì
della grande guerra che ha rivoluzionato la terra, cioi
nel 1914 furono computati nelle guide e nello stato de
clero allora in corso.
L' unificazione dei Comuni, per cui al vecchi'
Gardone s'aggiunsero da ultimo (dicembre 1927) co
me frazioni, l'antico capoluogo d' Inzino ed anchj
Magno, chiuso e geloso delle sue libertà, ha capovolti
l'antica interdipendenza ed ha così dato alla picco!
storia locale un colpo di timone sì grave da mutarn
completamente il corso.
In questo fatto che vuoi sigillare con definitiv
pietra sepolcrale le vecchie contese e gli odi locali, no
stuonerà mi sembra, l'augurio finale: che dalle infrar
te autonomie e dalla sacrificata non ingloriosa storia e
campanile, nasca — immutato sempre nella nota
caratteristica posa triumplina — più fecondo però
veramente grande, l'avvenire di Gardone.
« Questo popolo, più che per metà forestiere venutovi quali anticamente e che tal volta vi viene ad abitare da altri paesi — nota infatti il Prevosto Cattaneo —
vive sul far della città : Amante ed isfarzoso nelle sacre
funzioni, attaccato di troppo ad alcune antiche e non
ben sane costumanze che si cercano recidere al possibile.
« L'anime tutte della parrocchia secondo lo stato
nella decorsa SS. Pasqua descritto ascendono al numero di 1339.
« Di comunioni n. 965.
« Vi sono quattro o cinque case che vivono more
nobilium, ma per quanto supposto mi viene aggravate da
debiti.
« Altre 5 o 6 di mercatanti che sono m forze.
Molti altri con debiti. Pel numero maggiore esistono
Artefici di canne da schioppo e però vivono a stento
colla mercede quotidiana malpagata e sono senza stabili, onde se s'ammalano, o se si rendono impotenti al
lavoreno si rendono meschini e compassionevoli, e poi
s'aiutano dagli altri il più che si possa.
40
Gardone V\ T. e le sue parrocchie nella
penna di un prevosto nel XVIII secolo
. Don LUIGI FALSINA II Prevosto Gian Antonio Baldassare Cattaneo
da Cane Carmino, nel 1 746 venuto quarantaquattrenne
da Precasaglio alla Parrocchia di Gardone e mortovi
1
)6 anni dopo, è uno dei più intelligenti osservatori del..; sua borgata. A lui che lasciò larga orma m archivio
della sua attività organizzativa, dobbiamo la relazione
circostanziata che riportiamo per intiero. Peccato che
il ritratto, la magnifica biblioteca e i manoscritti preziosi siano emigrati per testamento alla canonica del
suo Cane dove si conservano tuttora : non è infatti temerario pensare che vi si trovino delle interessanti e
inedite memorie di Gardone.
« Notificazione — relativa al metodo avuto —
dello slalo in cui si Irova la Vicaria di Gardone Val
Trompia — relativa al 1 756 —• quale non s'estende
ad alcun altra Parrocchia ».
del Coro. Sono in essa erette quattro Scuole, cioè del
SS. Sacramento, rM SS. Nome di Gesù, del SS.
Rosario e della ' '.trina Cristiana. Come ad un dipresso di quella Sj. Sagramento e della Dottrina Cristiana non so se vi siano i documenti dell'Erezione,
tengo bensì presso di me quello dell'altre due. Questa
Chiesa numera otto altari e ne porterebbe undici il disegno, ma ne restano tre impediti, uno dal Battisterio,
il secondo dalla porta della sagrestia, ed il terzo da
uno delle dette quattro porte.
« II primo è l'Aitar maggiore dedicato a S. Marco con pittura di buona mano (*) ed ancona di legno
ben adorato ed organo e due Cantone. La custodia è
di marmi fini sul moderno con doppia Portella, cioè la
prima di legno pitturato, la seconda di ferro coperto
con lastra d'ottone ben iscolpita.
« Quest'Altare non ha obbligazioni che sappia,
ed è mantenuto dalla Sp. Cotta coll'assegno annuale
di soldi cinque per sacco dèlie legne da Carbone, che
si tagliano ne Boschi della Comunità stessa, ch'ora
vendono più, ora meno ; un anno per l'altro però porta
il bisognevole.
« II secondo Altare è del SS. Nome di Gesù con
confraternita pure dello stesso nome. Ha pittura ed
Ancona, di legno (**) con tre o quattro Capitali di
poco provento, e senz'obbligazioni. Per esso si raccoglie la offerta alla messa Parrocchiale in tutte le quarte
Domeniche del Mese.
La P atrocehial e « La Chiesa Parrocchiale è sotto l'invocazione
del glorioso S. Marco Evangelista. Ell'è posta a tre
navi fatte a volto sopra otto pilastri, con dieci finestre
sopra di questi, con altra in facciata, e due in Coro,
qual'è sul gusto moderno. Ha quattro porte per entrarvi ed uscirne; e nel Iato destro tre sagrestie, una
che porta nell'altre.
« Tutta la fabbrica è ben intesa, e di durata. Fu
consegrata nell'anno 1606 dal Mons. 111. e Rev.mo
Marin Geòrgie, come da lapide posta in uno dei lati
(*) Di Francesco Paglia Pittore stimato, 1636-1700.
(**) Ora in marmo.
41
« II quarto Altare (procedendo per ordine d'ub
cazione) porta il glorioso nome del gran Arcivescov
di Milano S. Carlo Borromeo, credo per voto antic
di questo Sp. Pubblico, poiché sin qui non s'è trovai
il documento, e solo n'ho veduta indicazione in u
Istrumento antico.
« In quest'Altare si venera con altre Reliqu
principalmente il Corpo di S. Prospero Martire, di e
ho avuta la sorte di trovare altrove 1' Istromento Aute:
tico di Revisione, che mancava nelle poche scritta
datemi da questa Prep.le al mio ingresso. A ques
S. Prospero anno qui molta divozione per le grazi
che riportano ne ricorsi che vi fanno, massime ad p
tendam pluviam, ovve.ro serenitalem (*). Quest'AHa
non ha entrata ne obbligaziom. Si raccoglie per es
l'offerta come sopra nella festa dei Santi e si supplis
all'occorrente da questa Comunità. Di presente se :
fa fare l'Altare di marmi fini, e sono posti in ope
il Parapetto, la mensa e li gradini per li Candelie
attendendosi nell'Estate prossima il compimento.
« II quinto è intitolato di S. Catterina con pittu
ed Ancona vecchia, ed a cui fu annessa dal fu Sigr
Gian Battista Acquisti morto in Venezia la Cappel
nia che sarà descritta qui sotto, coll'entrata per IV
tare di soli cinque scudi annovali, bensì colla doi
zione d'una croce con sei Candellieri piccoli d'argei
e delle tre Tavolette incorniciate d'Ebano fino e
pieghe d'Argento e rosette adorate, ma quest'Argen
ria resta soggetta alla vendita in caso mancasse ]
qualche accidente il frutto del capitale della Capp
lania suddetta. Tiene altresì una lampana d'arge
non so donde venuta e frattanto nell'usuale cotidic
è l'altare più povero degli altri (**).
« I l sesto è della B. V. M. del SS. Rosa
posto dal fondo alla cima a marmi fini con Istatua
legno adorato della SS. Vergine (***). Tiene ale
capitali di Censi, ed ha l'obbligo d'alcune messe
sciate dal q.m Antonio Tonni Codicillante 8 giui
1629 tra rogiti del fu Sig. Valerio Pilotti. Sopra
queste Messe nato qualche dubbio fu preso nell'ai
varcato 1 755 consulto dal Prè Paolo Grossi dell'C
torio di Brescia.
« E per quest'Altare si raccoglie l'offerta cc
sopra nelle prime Domeniche Mensuali; come p
nelle feste della B. V. M.
« II settimo di San Pantaleone Martire con p;
petto di pietra, pittura ed Ancona di legno (****)
ha entrata né obbligazioni, e si mantiene dalla S
labile Comunità, quale celebra la sua festa con
sica per voto solenne 1528, come da lapide post;
Chiesa. Per esso si raccolgono l'offerte della qu
Chiesa di S. Maria - Interno.
« II terzo è del SS.mo Crocifìsso, a cui è appoggiata la veneranda Scuola del SS. Sagramento. E' fatto de marmi, ed è mantenuto in parte dalla Commissaria Ussoli soscritta, ed in parte da essa Vend.a
Scuola, qual tiene molti capitali, ma per quello sempre
mi fu detto dalli. SS.ri Presidenti e Regenti, li frutti
d'essi non sono bastanti a tutte le gravi spese di Cere
ed olio che consuma, alle dispense di pane, ch'annovalmente si fanno; come pure all'elemosina di n. 557
Messe che fa in ogni anno celebrare, de quali a principio ho sperato poter trovarne li fonti, ma provenendo
da molti Capi, da tempi rimoti e da scritture intralciate
ricercano tempo e spesa. (*)
« Oltre queste Messe si fanno fare per ogni
anno sette Uffici da Morto coll'intervento di tutti li
RR. Sacerdoti secolari, qui dimoranti, quali Uffici importeranno circa altre messe 120. Ed intanto si mantiene questa Vend.a Scuola, in quanto le vengono fatti
di. tempo in tempo alcuni legati. E per essa raccogliendosi l'offerta in tutte le terza Domeniche mensuali alla
Messa Parrocchiale come sopra.
(") La pia pratica continua anche ora.
(**) Un quinterno elegantemente rilegato in lutta cartapecora con 1
sirni caratteri scritti, viene elencando nell'Archivio Parr. i legati e i
degli Acquisti con gli obblighi derivatine.
(*") Trovasi al Museo Sforzesco di Milano.
(****) Ora di marmo.
(*) Molti capitali e conseguenti aggravi ^iell' attuale fabbriceria provengono da questa confraternita.
42
domenica del mese. Ed a quest'Altare si sono appoggiati li Confratelli e Consorelle di San Rocco.
« L'ottavo di S. Pietro Martire con pittura ed
Ancona ben adorata. Non ha cosa di certo, raccogliendosi per esso l'offerte nella seconda domenica di ogni
mese, e mantenendosi nel resto dalla Spett. Comunità
la quale pure celebra con musica la sua festa per altro
voto solenne 1598, come da lapide posta nel muro
presso quest'Altare, a cui annessa viene la Scuola della Dottrina Cristiana, quale non ha ch'un capitale di
piccole 2500 lasciatole nell'anno decorso 1755 da fu
Sig. Gio. Batta Beccalossi testatare come sotto per
mantenere col frutto di tal Capitale i Libri e l'Imagini
che si danno a fanciulli per eccitarli a frequentare la
scuola.
« A riserva degli Altari di S. Carlo e di S. Cattarina gl'altri sono previligiati tutti per le sant'Anime
del Purgatorio. Il Maggiore tre volte alla settimana^
per qualsivoglia Anima. Gl'altri cinque un giorno ebdomadale per ogn'uno relativamente a loro confratelli e consorelle defonti. La sagrestia Ell'è decentemente provveduta da sacri arredi tanto per i giorni feriali, come per li festivi con tre Calici, tre Pissidi,
Ostensorio, Turibolo, Navicella, ed altre cose d'argento, così li sagri vasi del Battisterio con tre Baldachini qualche ricamo e broccato ma vecchi così quale
la lezzena di damasco rosso per ricoprir i pilastri e
pareti della Chiesa ma leggeri di molto fatti fare ne
tempi più felici dallo Spett. Pubblico e Divoti ma ora
si stenta a mantenere il bisognevole per la quasi universale povertà de parrocchiani indebitata altresì la
Comunità di dugento mila lire circa, come pure per
esser frequenti le sacre funzioni molto il concorso ; e
però grave il consumo; ciò non ostante vi si arriva con
inchieste, con offerte ed industrie, che con una gara
mettono in pratica li Presidenti della Sagrastia e degli
Altari per compiere a loro numeri e vi concorre pur
sempre la Comunità. Non mi sono però mai stati dati
le Conti, né li ho cercati, affidato che presiedendovi
sempre persone oneste sieno giuste come per non inoltrarmi forse troppo.
« Nella biancheria pure v'è il bisogno tanto ne
Corporali e purificatori-quanto ne Camici, Cotte e Tovaglie ed è.tenuta netta e rattoppata il più che si possa.
Ogni Sacerdote però si serve di Cotte sue come d'alcune altre cose.
l'Entrata del Proposto, quali Ducali chiamate in revisione più volte dal Collegio degl'Ili.mi ed Ecc.mi Savi
alle decime in Rialto furono sempre confermate e scritte al Libro Grazie come da Fede autentica 9 marzo 1752.
« Ha Capitoli particolari nell'Erezione di Prevostura, di sollievamento e d'aggravio al Preposto comecché obbligatasi la comunità a provvedere a sue
spese a di lui soddisfazione il Predicatore dell'Avvento, e per la quaresima ed esentato il Prevosto dalla
compera dell'olio per la Lampada del SS. Sacramento ed a lui si sono concedute l'offerte di sette nominate
feste dell'anno che ridondano però in poco; all'incontro s'è fatto concorrere esso Proposto per scudi dodici
di piccole lire, sette per ognuno alla spesa della Musica nella, solennità di S. Marco Titolare, supplendo al
di più la Comunità stessa, come sin qui s'è effettuato
hmc inde.
« Sopra essi Capitali nata qualche discussione su
li primi anni dell'erezione ed umiliata la materia dell'Ili.mo e Rev.mo Ordinano sortì nel 10 di novembre 1689 sentenza m molti capi ed il primo venne
espresso nei seguenti precisi termini : 1.) che li Capitoli decretati nell'erezione della Prepositura, e confermati dall'Ecc.mo Senato sieno di perpetua osservanza
senza che possa alcuno contravvenirsi alla benché minima parte.
« L'entrata poi certa di questo Benefizio, che è
de minori non soggetto a decime, bensì alle pubbliche
gravezze di Taglie, Campatici ecc., depurata che sia
dagl'aggravi si restringe a cento trenta ducati plus,
minusve oltre l'esser la Breda che possiede sul calcolo
di questi sottoposta all'inclemenza delle stagioni. E le
incerte si sono di molte impicciolite per la povertà quasi
Comune, come per essersi estinte, od allontanate alcune
Case delle più doviziose; onde ci vuoi tutto a passalmente vivere.
« A me Cattaneo sottoscritto, ora dell'età d'anni
54 fu addossata questa Cura nell'anno 1746, poiché
serbato a questo Pubblico Originario il gius perpetuo
della presentazione ali' 111.mo e Rev.mo Ord. senza
che'altro mi conoscesse, né io alcuni d'essi, anzi senza
mia saputa, m'ebbe preferito coi voti ad altri conosciuti Concorrenti, all'essergli stato dato per accidente
m Brescia il mio nome; qual cosa fattami intendere
negl'ultimi recessi della Val Camonica dove per 16
anni teneva la Parrocchia di Precasaglio Comun di
Ponte di Legno, ed avendovi molto difficoltà ad assumere questa, per non aver mai veduta questa, Spett.
Val-Trompia, come per altri riflessi, mi fece gran
Cuore l'Ecc.mo e Rev.mo Sig. Card. Quirini Vescovo
Padrone di gioconda memoria a venirvi, ed m tutti
questi dieci anni non ancor compiuti di mia residenza
non m'è accaduto alcun grave disgusto, bensì sempre
sono stato e compatito e rispettato.
La Prepositura •••'* Quésta. Chiesa nell'anno 1686 fu decorata dal
Titolo di Prepositura tanto dall'Ili.mo e Rev.mo Ordinario di Brescia, quanto dall'Ecc. Senato Veneto
con sue Ducali del di 1 1 settembre dell'anno stesso,
qual pure passò in tenuta li _ -chi stabili assegnati per
43
nobilium e in quiete, ma per quanto supposto mi viene
aggravate di debiti.
« Altre 5 o 6 di Mercatanti che sono in forze.
Molti altri con debiti. Pel numero maggiore esistono
Artefici di Canne da Schioppo, e però vivono a stente
colla mercede cotidiana mal pagata e sono senza stabili; onde se s'ammalano, o si rendono impotenti a'
lavorerio si rendono meschini e compassionevoli, e pere
s'aiutano dagl'altri il più che si possa.
Indole gardonese e cura pastorale « Per altro nell'esser un popolo più che per metà
forestiere venutovi quali anticamente e che talvolta vi
viene ad abitare da altri paesi è da maneggiarsi col
testo di S. Paolo : argue, obsecra, increpa in omni patientia, et doctrina. Vive sul far della città: Amante,
ed isfarzoso nelle sagre funzioni. Attaccato di troppo
ad alcune antiche e non ben sane costumanze, che si
cercano recidere al possibile. Temo si seguiti.
Temo negligenza in alcuni a pagar i Legati pii
non usando questi SS. Notai a dar le polize di Legati
al Parroco tuttocchè avvisati per eccetitarne l'adempimento. Molti sono facili, per quanto si declami, alle
mutue compensazioni perché lavorando per la maggior
parte nella fabbrica delle canne da schioppo con subordinazione a mercatanti, e venendo per il più pagati
su le mercedi loro giornaliere con roba a prezzo eccedente cercano se possano segretamente rifarsi.
« Non vi sono poi Coniugati che non coabitino,
ne bestemmiatori, né usurpatori di Chiese, meno malefici pubblici, dubito di qualche usuraio.
Oratori : SS. Trinità « Oltre la Chiesa Parrocchiale vi sono tre Ora
tori ed un Convento con sua Chiesa : 1.) Cioè l'Ora
torio della SS.ma Trinità de jure pritìatorum situat
quasi in fondo di questa Terra. E' piccolo, ma di bue
na fabbrica ed un solo Altare, ma non è collocata eri
guarda la pubblica strada essendovi mai entrato a fi
funzioni non so dir altro se non che vi si celebra mes:
per quanto mi vien detto m ogni festa da uno de RF
PP. di questo Convento forse per qualche disposizioì
Testamentaria ed in altri giorni feriali a piacere e
Condomini, e che sia poverissimo nei sacri arredi.
Predicazione « Dall'Altare si predica la divina parola ogni
festa, non impedita e queste sono poche, alla Messa
parrocchiale o pur dal Pulpito, concorrendovi anche
molti Forastieri; <=• le sagre funzioni il più che si sappia
si fanno secondo le rubriche e il decoro.
La Dottrina Cristiana Ella è ben sostenuta, e
procede con ordine in due Luoghi, cioè primo in questa
Chiesa Prepositurale per Uomini e donne allo stesso
tempo, divisi però da una tela gl'uni dall'altre senza
che sia seguito mai sconcerto. Dalla Cattedra è spiegata dal M. Rev. Curato Coadiutore per uno de' capi
di sue obbligazioni. Nella Sagrestia agli Uomini dal
Rev. D. Stefano Belleri col provento d'un Capitale
di scudi cinquecento, stato disposto dal fu Sig. Gian
Battista Beccalossi Testatore 19 settembre 1753 da
rogiti del q. Sig. Antonio Moretti Notaio. In mezzo
della Chiesa poi dopo la disputa da me ad intelligenza
di tutti gli Uomini e Donne.
Secondo : Nell'Oratorio di S. Carlo sottoespresso,
si fa per Donne e Fanciulle solamente, ove ha principiato a discorrere il Rev. D. Francesco Voltolini Maesto di Scuola stato qui condotto, senza che n'abbia tra
suoi capitoli l'aggravio. Alla cura dell'Anime non ho
per Coadiutori altri che il Rev. Curato; onde molte
volte si pensa a supplire al gran vespro.
« L'anime tutte della Parrocchia secondo lo stato
decorso SS. Pasqua descritto ascendono al n. di 1339.
Di Comunione n. 965. D'inconfessi dubito d'alcuni
che non so accertare perché fallaci i viglietti che si
distribuiscono. Vi sono 4 o 5 case, che vivono more
S. Carlo «2.) L'oratorio di S. Carlo posto in mezzo a quei
popolazione con sua Confraternita. In esso vi sono d
buoni Altari, cioè il maggiore con buona pala (*)
ancona ben adorata; collaterale l'altro dedicato a S
Gaetano, tiene buone suppellettili non però d'oro e
argento, due Calici bensì d'argento, un Organo e e;
toria, due Campane e Sagrestia senz' entrata
obbligazioni di messe che sappia, ed è mantenuto
Confratelli, che nelle processioni usano Veste ro
quasi talare.
i si canta Messa Parrocchiale in alci
solennità e frequentemente vi si dicono altre messe,
S. Rocco « 3.) L'Oratorio di S. Rocco sopra un me
poco discosto di questa Terra che vi giace sotto,
sua Confraternita quale usa la Veste verde da P<
grino col Cordone. Ha un solo Altare. Sagrestia
arredi decenti; un Calice d'Argento; un Organo
Cantoria e due Campane; senz' obbligazioni e
avendo entrata certa è mantenuta
questa Comunità e da Confratelli.
(") E' di Francesco Paglia benissimo conservala. Deve&i al patrizi
neto Acquisti.
44
« Vi si canta Messa nella festa di S. Rocco ed
altre volte occorrendo e vi si celebra messa m quasi
tutte le feste da Rev. D. Paolo Moretti eletto da Confratelli m loro Cappellano.
« Ivi contigua è la stanza d'un Romito per servizio di questa Prepositurale pernottandovi d'estate a
suonar occorrendo ne tempi minacciosi. Questo Romito veste di nero con collarino da Prete e, credo senza
licenza ; essendo poi giovane, e di poca riflessione manca m molte cose : si confessa di rado : e non lascia di
sé grandi speranze perché da me e da altri più volte
avvertito non sa mutarsi.
Il Clero -
:
« In questa Prepositurale sono al n. di 18 h RR.
Sacerdoti secolari senz'alcun Chierico de' quali
^
IL CURATO COADIUTORE
II M. R. Don Vincenzo Zambonetti d'anni 34,
quale ogni cinq'anni viene confermato ed eletto con
mio consiglio dalli Confratelli della Veneranda Scuola
del SS.mo Sagramento, da quali pure se gli contribuisse il patteggiato salario su li Capi d'obbligo a lui
dati che tutti ben adempie.
La cupola della Preposilurale di S. Marco,
Confessori senza salario to nel dì 1 1 aprile 1750, comecché ad essa ivi chiamato coll'obbligazione di messe per la metà dell'annovale provento sul capitale del Testatare fissato e per
l'altra metà di far scuola gratis a diciasette figli; quali
obbligazioni vengono adempiute da esso D. Ignazio e
dal suddetto D. Paolo Moretti assunto per coadiutore.
« 2.) Il Rev. Don Pietro Francesco Multi d'anni compiuti 61 ;
« 3.) Il Rev. Don Giovanni Francesco Acquisti,
d'anni compiuti 51 ;
« 4.) Il Rev. Don Gian Battista Beretta, d'anni
compiuti 49 ;
« 5.) Il Rev. Don Stefano Gian Maria Belleri,
d'anni compiuti 43 ;
« 6.) Il Rev. Don Paolo Mqretti, d'anni compiuti 38;
« 7.) Il Rev. Don Ignazio Eecealossi, di anni
compiuti 37;
« Sacerdoti maeslri di scuola volontari :
« II Rev. Don Giacomo Beretta d'anni compiuti
quarantanove ;
« II Rev. Don Barteo Francini, d'anni compiuti
quarantadue.
« Ad essa Cappellania poi nell'anno decorso
1 755 per Testamento del fu Sig. Gian Battista Beccalossi altro zio paterno, de Rogiti del q. Signor Antonio Moretti Notaio 19 settembre 1753 essendo stato
aggiunto altro capitale di scudi 800 coll'obbligazione
sul frutto da questi proveniente di spiegare la Dottrina
Cristiana dove, come e quando gli sarà ordinato da
me o miei successori : ed esso Rev. Don Ignazio ha
dato tale carico al Rev. Don Stefano Belleri suddetto
che l'adempie col far la quarta classe qui nelle sagrestie agli Uomini qui da me presentemente destinato (*)
Sacerdoti be' '-ciati -
«15.) Il R. D. Francesco Voltolini prete dell'Archipresbiterale d' Iseo d'anni 26 circa stato assunto
per anni cinque futuri nella Cappellania lasciata qui
dal fu Don Pietro Ussoli uno de miei Predecessori
« L'antescritto Don Ignazio Beccalossi possiede
una Cappellania lasciata da fu Sig. Benedetto Beccalossi di lui zio paterno con suo Testamento stato aper-
(*) Dal IX sacerdote il relatore ci porta al XV, ma poi gli altri pure
si trovano col debito numero d'ordine, spostati per trattazione di materia nel
paragrafo: Sacerdoti senza impiego (I).
45
secondo che dirò più abbasso e coll'obbligazione di
celebrare in ogni anno cento e cinquanta messe e far
scuola a 24 figlioli come eseguisce.
« 16.) Il Rev. Don Angiolo Acquisti d'anni 33
possiede una Cappellania istituita dal Sig. Gian Battista Acquisti qui onondo, e che fissò e morì nella Serenissima nostra Dominante da cui venne poi colà la
nobil famiglia Acquisti come da Istrumenco del dì 18
giugno 1659 rog, dal q. Sig. Ottavio Chinelli Notaio
qui in Gardone.
Comunità censuaria e sieno altresì per l'addietro state
celebrate dette quattro Messe ebdomadah, non essendovi posta altra obbligazione, l'attuai suddetto Possessore ha da sé, non so con qual consiglio, o ragione
ridotte dette 4 messe a tre sole; e si lascia sprovveduto
l'Altare, benché avvisato, e fatto avvertire che ciò non
gli sia lecito.
« II Rev. Don Giacomo Beretta tiene una Cappellania ammovibile fondata sopra un Capitale di scudi mille in questa Comunità al sei per cento dal fu
Sig. Lorenzo q. Gio. Pietro Ussoli coll'Istròimento
del dì 10 agosto 1 642 rog. dal q.m Sig. Lorenzo Chinelli Notaio coll'obbligazione di quattro messe per
ogni settimana in. questa Parrocchiale in perpetuo ma
de quali messe da dirsi nelle domeniche e con ordine
fosse eletto un Capellano da esso Sig. Fondatore, o
suoi eredi di linea maschile assieme delle persone che
venissero destinate a tal elezione da questa Comunità
con altre espressioni in detto Istrumento citato da una
Lapide posta dentro la Chiesa vicino alla porta maggiore.
Ad estinzione di tal debito essa Comunità nell'anno 1710 fece deposito dell'equivalente danaro in
mano del M. 111.e Sig.r Pietro Giacomo Benaglio
Vicario allora di questa Spett. Valle qual deposito fu
proclamato, ed intimato come da Istrumento del dì
13 settembre 1710 rogito dal fu Sig. Martino Rizzinelli, Notaio,
Ritrailo del Saceidole Catlaneo, parroco di Gardone V. T. nel 1756.
« Ad essa Cappellania sono chiamati i Religiosi
di tal casa. Consiste il Capitale censuario della medesima in mille scudi di piccole lire sette per scudo; rende annovalmente de Censi scudi simili sessanta de
quali lasciati cinque per ogn'anno a mantenere l'Altare di S. Cattarina ha per gl'altri 55 l'obbligazione di
celebrare 4 messe ebdomadali oltre alcune feste in esso
Altare come da detto Istrumento, e da una Lapide
posta vicino a detto Altare chiamata pure in esso istrumento, che tra gl'altre cose così s'esprime a caratteri
maiuscoli d'oro: tres Missas ultra dominicas et Sanctorum de praecepto, nec non Sanctorum quarum Icones
picturam Altaris exornavit festos dies in Altari familiae
de Aquistis hac in Eccla constructo divaeque Catharinae dicalo.
Tuttoché il frutto di tal capitale sia lo stesso che
da principio ed annovalmente venghi pagata da questa
« Nell'anno poi susseguente 1 7 1 1 a 8 ottobre ed
Istrumento del fu Sig. Francesco Zambonetti altro Notaio tornò questa Comunità per mezzo de di Lei Governatori a levar a censo tal Capitale, e s'obbligò pagar
sopra esso il 4 per cento, cioè scudi quaranta annovali,
e darli a quel Sacerdote che venisse eletto dal Signor
Gian Battista Ussoli, come attinente di sangue de fu
lustitutore colla obbligazione di quelle messe fossero
da questo Signor Gian Battista fissate ed in quelli
giorni e luoghi venissero espressi di suo piacere colla
clausula contraria alla Bolla di S. Pio V 1568 ,de
censit. di non poter francar la Comunità tal Capitale
' di censo se non se dopo che avesse estinti tutti gl'altri
Capitali che teneva passivi.
« Sopra di questi quaranta scudi non so quante
messe ora si celebrino né per quale limosina. Per quanto poi mi vien deitlo il fu Sig. Lorenzo Ussoli Istitutore come sopra con suo Testamento lasciò erede un
suo fratello per nome Paolo morto in Passirano; onde
di questa Cappellania due cose mi riescono sorprendenti, cioè come mai il suddetto Sig. Giam-Battista
Ussoli non altro che pronipote dell'Istitutore suddetto
(non già di questi Erede) siasi fatto di questa Cappellania erede; 2.) come abbia lecitamente potuto variare la disposizione d'esse messe fatta da un suo Collaterale, qual variazione meglio si desume dall'Istrumento 1711, (8 ottobre); ed altresì da un Acordio
fatto 17 settembre 1745 tra l'ora q.m Sig. Antonio
Ussoli figlio del detto q.m Sig. GiamBattista ed il Rev.
46
Don Stefano Belleri vivente ed assunto allora per Cappellano coll'obbligazione di messe annovali 150 colla ,
elemosina per tutte di soli scudi trentadue, cioè scudi
otto di meno di quanto si paga presentemente sopra
tal capitale.
« 17.) Il Rev. Don Annibale d'anni 53 ;
« 18.) Il Rev. Don Gio. Marco, d'anni 43;
« fratelli Rampinelli.
Questi tengono Cappellania di loro Casa, de
quali non ho mai veduti i fondamenti, credo coll'obbligo di sole Messe.
« II Convento sotto espresso è tenuto per ogni
festa mandar in questa Chiesa Parrocchiale un Sacerdote a celebrarvi la Santa Messa come adempie, secondo la disposizione Testamentaria del q.m Signor
Girolamo de Beati qui di Gardone come da Lapide
posta in questa Chiesa, che si riferisce al di lui Testamento fatto in Inzino e rogito dal Sig. Sebastiano Maneto nel dì 24 gennaio 1621.
/
Il Convento « Abbiamo poi qui in poca lontananza un Convento de RR. PP. dell'Osservanza di S. Francesco
eretto da S. Bernardino da Siena 1442 a 20 aprile
come rilevo da una scrittura che fu da esso Santo soscritta e contiene detto Convento 15, o pur 16 tra
Sacerdoti e Laici. E la Chiesa è d'un bel Vaso con
6 Altari.
« Manchiamo d'Abbazie, di Priorati, di Mona-
Sacerdoti senza impiego « 10.) Il Rev. Don Francesco Giuseppe Francini d'anni 50, quale da molti anni essendo mentecatto
non celebra messa, ne interviene ad alcuna funzione e
se ne sta per lo più in casa.
« 11.) Il Rev. Don Giacomo Filippo Cominazzi
di anni 44;
« 12.) Il Rev. Don Francesco Bernardino Moretti d'anni 44;
« 13.) Il Rev. Don Angiolo Tanfoglio, d'a. 39;
« 14.) Il Rev. Don Giannantonio Feraglio a. 28.
« In complesso poi tutti essi RR. secolari si guardano (grazie a Dio) da giucchi ed osteria né sono
indecenti nel vestire anzi usano all'Altare e nelle sagre
funzioni sempre la Veste talare, lasciano bensì desiderare uno studio maggiore mentre che da alcuni anni
nissuno vuoi far il Definitore de casi mensuali; onde
se stanno sospese le Congregazioni e non vi veggo per
ora altro espediente che obbligare quelli che sono confessori a far una decisione uno dopo l'altro per turnum. Più frequenza alla Dottrina Cristiana, e dicono
altresì alcuni la Santa Messa nelle feste troppo immediatamente innanzi alla Parrocchiale, locchè da occasione al popolo di partire dalla Chiesa senz'ascoltare
la divina parola con danno altresì degl'Altari per le
offerte che si raccolgono finita la predica. In questa
Chiesa v'è più oltre il grande assurdo nelle donne di
mettervi e lasciarvi panche nove senza prima ottenere
la licenza dell'll.mo e Rev.mo Ord. come fu sentenziato dell'Ili.mo e Rev.mo Mons. Barteo Gradenigo
24 maggio 1685 come pure d'allungar, alzare, o slargare le vecchie; onde poco a poco si' rende di troppo
impedito il pavimento.
Chiesa di S. Carlo - Portichelto a sera.
che, di Conservatori di Donne e di Rendita che sia
intitolata Fabbrica.
« Non si posseggono Stabili disposti a Cause pie,
perché tutti a mia saputa sono stati venduti in pronta
ubbidienza a sovrani comandi.
Opere Pie « Due sono i Luoghi pii che qui abbiamo sotto
nome di Commissarie cioè :
« Prima: La Commissaria del SS. Crocifisso lasciata da fu Prevosto D. Pietro Ussoli in suo Testa-
47
mento de! dì 6 aprile 1 729 rogito dal fu Sig. Lorenzo
Chinelli consiste in alcuni Capitali di censo, coi quali
censi si debbe mantenere e si mantiene delli tre nominati Commissan tra quali io uno ne sono, un Cappellano che celebri annovalmente quel numero di messe
che comporta il frutto che viene dal Capitale ritratto
dalle case vendute qual frutto di presente egl'è di scudi
bresciani, n. 30 e forma l'elemosina per messe 150 a
Soldi 8 per ogn'una così dal Testatare fissata; 2.) che
faccia scuola a quel numero de figli che discretamente
porta il frutto de Capitali formati per li stabili nella
Valle qui di Gardone venduti; onde per ora si sono
eletti figliuoli 24 e per mercede di questi si danno al
Maestro altri scudi 60 sicché tra tutto ottiene esso Cappellano di presente scudi novanta per ogn'anno, ma si
stenta a scuodere; ed insorse purtroppo qualche lite.
« Seconda : La Commissaria Acquisti venne fondata dal suddetto Sig. Giam-Battista Acquisti in vari
tempi per diversi Capi, e differenti Istrumenti e Scritture, cioè: 1.) L'Istituzione della Cappellama sopranotata coll'Istrumento 1659 sopra la quale cadono le
due ispezioni d'una messa ebdomadale che si tralascia
di dire e dell'Altare non provveduto come sopra e per
tal Cappellania ivi sono eletti tre Commissari Esecu-
tori che sopra ciò nulla reclamano. 3.) L'accennati
donazione de l'argenteria all'Altare di S. Catterins
colla condizione di venderla per sostenere detta Cap
pellama in caso si minorasse il Capitale o pur il censc
come da Scrittura privata del dì 27 luglio 1676 in cu
sono nominati tre Commissari. (v)
« 2.) Disposizione per la spesa nella solennit;
di S. Catterina, ed in un Ufficio nel giorno seguente
come pure per la dispensa di pane a poveri due volti
all'anno fondata sopra un capitale di scudi trecento
quarantasei circa dato a censo a questa Comunità il
ragione del 6 per cento come da Istrumento del d
26 agosto 1664 rogito dal fu Sig. Comino Rizziti
Notaio di Magno d' Inzino, in cui per adempimenti
di dette cose vengono nominati cinque Commissari.
« 4.) Un mezzo bosco e una mezza fucina (quel!
venduti sono stati ridotti in due capitali di censo) la
sciati a queste Venerande Scuole del SS. Sagrament
e Rosario in sua Cedola Testamentaria del dì primi
settembre 1678, qual fu decretata nel dì 12 dicembr
dell'anno stesso restando pur l'altre due metà di detJ
bosco e fucina per il fine medesimo quando suc«
deya il caso ivi annunciato per prenderne entrata cc
far celebrare qualche messa, e qualche Esequie p«
se, e suoi defunti; 2.) per comperar Oglio per le Lan
pade di questa Chiesa, e per l'Aitar di S. Catterin;
3.) per far governar l'argenti da lui come sopra dona
il tutto come piacerà alii quattro Commissari in dett
Cedola nominati e conosceranno il bisogno in lor
coscienza inoltre.
« II Vivente qui Sig. Giam-M. Acquisti Pron
potè del suddetto Sig. GiamBattista come Commissar:
nominato in tutti li detti quattro capi avendo qua
sempre colla permissione oppure colla connivenza di
gli altri Commissari maneggiate dette cose e tenute
Libri delle partite e quindi appropriatisi altri affranc;
tisi Capitali e frutti scossi è restato debitore di gross
somma, dallo stesso suo giro posti dappoi li suoi be:
all'Estimo convenne agl'altri Commissari far compar;
per esserne pronunciati e venirne soddisfatti. Anno o
tenuto qualche assegno ma molto ancora s'è perdute
e maggior sventura della Commissaria lo stesso Si
Gio. Maria dopo le promosse diverse liti contro il s
condo e quarto Capo onde da alcuni anni si spende
difenderne le ragioni ne saprei sperare di vedervi pr
sto il fine perché lo stesso facendo da sé le prodott
ed essendo tal volta il Giudice, o produce novi pun
o domanda tempo, o pur bisogna differire per quale!
riguardo e frattanto non si possono adempire i Leg<
al quarto Capo. Ma neppure quelli contenuti nel s
condo perché da sé solo vorrebbe far la dispensa d
pane e la spesa della solennità di S. Catterina; cor
meglio dirò, comecché per disgrazia entrando in que
(*) L'argenterìa qui nominata « p e r 150 onze circa» venne incamer
e venduta nelle spogliazioni napoleoniche e non restarono che le segrete
ebano e argento.
11 Santuaiio della valle d'ìnzino.
48
per uno delli Commissan ho avuto la. necessità di pigliar tutti i lumi possibilità sostenimento della causa pia.
« Inoltre in questa decretata Cedola Testamene
taria si lasciano Livelli di Ducati 800 circa presi collettivamente ed un altro da farsi in circa altri Ducati
400 come ivi per ispendere i frutti : 1.) in lire 40 di
cera; 2.) m Messe diciasette nel giorno di S. Catterina cioè una per ogni Parrocchia delle 17 di questa
Spettabile Valle a lire 10 oltre due candele di detta
cera da darsi per ciascheduna Chiesa; 3.) in dispensa
di sale alle Parrocchie stesse compresivi li due Conventi in questa Valle esistenti, come più diffusamente
leggesi in. detta Cedola.
« Due poi sono le Levatrici delle donne di parto
ambedue provette ben istrutte ed esperimentate onde
se ne può fidare e sono: La Sig.a Giulia vedova lasciata dal q.m Sig. Giacopo Antonio Belleri e Donna
Margarita moglie di S.r Antonio Bazzoni.
« Così due sono le maestre di scuola per le figliole cioè Margherita figlia del Sig. Barteo Vida d'armi
33, Domenica figlia del fu Sig. Antonio Ussoli d'a. 28.
Oltre li suddetti Maestri di Scuola vi sono li due
seguenti secolari, cioè: Giacomo q.m Barteo Beretta;
Tom. q.m Giacomo Moro.
Entrambi sono di buoni costumi, e frequenti a
SS. Sagramenti, ma per quello che tengo senza aver
fatta professione della fede ne presa licenza.
E, così tengo de Sacerdoti suddetti Maestri di
Scuola.
Giannantonio Baldassare Caltaneo
Preposto Vicario Foraneo ».
In Gardone Val Trompia.
N. B. — Se ogni pastore avesse l'animo intento
così ai suoi doveri, non perirebbero i fedeli a lui affidati
e la storia dell'uno e degli altri, collegati nella conquista dell'unica meta ideale, potrebbe concludersi:
Che bella è veramente e santa impresa abitare
nell'unione di una concorde fraternità.
(Fot. Braco)
49
La Regia Scuola secondaria di avviamento al
lavoro G. ZANARDELLI di ìnlone V. T.
. Prof. MARIO CRISTOFOL, In seguito ai favorevoli risultati avuti, con questo
corso, veniva costituita una Commissione incaricata di
studiare i mezzi per l'impianto in Gardone V. T. di
una « Scuola Professionale Operaia », completa dei
corsi diurni, serali e festivi.
La Commissione, presieduta dall'egregio Ing. G.
Baccarani, era composta dalle seguenti egregie persone:
Sig. Moretta Antonio, per il Comune di Gardone V. T., sigg. Grazioli Arrigo e Bel trami Pietro, per
le locali Società Operaie di Mutuo Soccorso e Sigg.
Corridori Giovanni e Zambonardi Andrea in rappresentanza degli operai.
Con l'aiuto di alcune benemerite persone, fra cui
è doveroso ricordare l'On. Quistini, il Maggiore Barié, il Cav. Uff. Beretta Giuseppe, e per l'appoggio
veramente grande e generoso dato da S. E. Giuseppe
Zanardelli, allora Presidente del Consiglio dei Ministri, la Scuola potè ottenere dall'On. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, dalla Provincia e dalla
Camera di Commercio e Industria di Brescia, dalla
Cassa di Risparmio per le Provincie Lombarde in Milano e dal Comune di Gardone V. T., contributi finanziari, annuali, sufficienti per poter effettivamente aprire,
nell'anno scolastico 1903-04, la «Scuola Professionale Operaia », intitolata a Giuseppe Zanardelli in
riconoscimento dell'opera da Lui svolta a favore della
Istituzione.
Nell'ottobre del 1903 cominciava a funzionare,
con orario diurno completo, la Scuola Professionale
Operaia « G. Zanardelli » di Gardone V. T.
Dopo oltre 25 anni di vita, attiva e feconda di
risultati, di questa Istituzione, è opportuno considerare
il tempo trascorso ed i risultati raggiunti, allo scopo di
trame incitamento a perfezionare sempre più la Scuola
stessa, particolarmente in relazione alle nuove Leggi
che riordinano le Scuole di Avviamento al Lavoro,
ampliandone largamente le funzioni.
NOTIZIE STORICHE
Fin dal 1877 era sentita in Gardone V. T. la
necessità di provvedere alla istruzione tecnica degli
operai delle industrie locali.
Infatti, in tale anno, l'alierà Sindaco Gay. Moretti Giuseppe affidava al sig. Mino Pietro l'incarico di
impartire agli operai lezioni di Disegno. Veniva così
istituita una « Scuola di Disegno per gli Artigiani »
con orario festivo. Dopo molti anni di funzionamento
di questa Scuola festiva, nel 1900-01, veniva aggiunto
ad essa un Corso, serale e festivo, di « Elementi di
Elettrotecnica», tenuto disinteressatamente dall'egregio
Ing. G. Baccarani, allora Direttore degli Stabilimenti
« Redaelli » di Gardone V. T.
51
colare interessamento di S. E. il Sen. Avv. Carlo
Bonardi e dell'egregio fratello On. Dott. Italo.
Il fabbricato veniva rapidamente adattato ai nuovi bisogni e la Scuola poteva così iniziare un nuovo e
fecondo periodo di grande sviluppo, reso possibile dalla razionalità ed ampiezza dei nuovi locali.
Il Comm. Ing. Redaelli Pietro, per rendere possibile l'effettivo funzionamento della Scuola, volle
acquistare un fabbricato per darlo gratuitamente in uso
alla Scuola stessa, e diede pure gratuitamente energia
elettrica e numeroso materiale per le officine.
A dimostrazione della propria riconoscenza, la
Scuola, il 29 giugno 1925, ha voluto inaugurare, nei
propri locali, alla presenza di S. E. il Ministro della
Economia Nazionale On. Nava, una lapide a ricordo
dell'opera svolta a favore della Scuola dal compianto
Comm. Ing. Redaelli Pietro.
Nell'anno scolastico 1903-04 la Scuola raccoglieva già 23 allievi nel Corso diurno, oltre ad altri 82 nei
Corsi serali e festivi. Le prime gravi difficoltà 'di vita
della Scuola vennero superate specialmente per merito
di alcune generose persone che si offrirono, per alcuni
ORDINAMENTO
La Scuola è stata riordinata con R. D. 16 ottobre 1924, n. 2345, e risulta costituita, anche in relazione alla recentissima Legge 7 gennaio 1929-VI I,
n. 8, dai seguenti Corsi :
Scuola Secondaria di Avviamento al lavoro,
Corso triennale diurno (con Biennio generico misto,
Gabinetto di scienze e tecnologia.
anni, per insegnare gratuitamente; fra queste è doveroso ricordare, oltre l'egregio Ing. G. Baccarani, il
Maggiore Generale d'Art. Ettorre Filandro, allora
Capitanò, il Rag. Beltrami, il Geometra Contessi Bortolo ed altri ancora.
La Scuola si sviluppò rapidamente e l'On. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, volle con
R. D. 12 novembre 1906, n. 495, regificarla dandole
il nome di « Regia Scuola Professionale Operaia G.
Zanardelli » e ordinandola con una sezione triennale
diurna ad orario completo, una sezione triennale serale
e una sezione festiva, pure triennale.
Nel 1922 la Scuola lasciava il fabbricato di proprietà della Soc. An. Giuseppe e Fratello Redaelli,
divenuto ormai insufficiente, e si trasferiva nel grande
fabbricato della Fabbrica d' Armi R. Esercito ottenuto, in affitto, dal Demanio dello Stato, per il parti-
,- maschile e femminile, e terza classe industriale mista,
per meccanici e falegnami e femminile), alla quale si
accede con la licenza della quinta classe elementare.
Gli insegnamenti comuni alla sezione maschile e
a quella femminile sono : Lingua Italiana ; Stona e
Geografia; Coltura Fascista; Lingua Francese; Matematica; Elementi di Scienze; Igiene; Disegno a mano
libera e geometrico; Calligrafia; Educazione fisica.
Gli insegnamenti particolari per la sezione maschile sono :
Disegno Professionale, Esercitazioni Pratiche,
(Lavorazione del Legno, Lavorazione dei Metalli,
ecc.)
Gli insegnamenti speciali per la sezione femminile sono :
Economia domestica, Esercitazioni pratiche (Taglio, Cucito, Sartoria, Maglieria, Ricamo ecc.)
52
rati di Disegno a mano libera, Disegno Geometrico e
Disegno Professionale; le lezioni vengono svolte al
mattino della domenica.
E' annesso alla Scuola un « Corso Superiore »
denominato « Laboratorio Scuola per Operai Armar
moli», (corso biennale diurno), al quale accedono gli
allievi licenziati dalla Scuola di Avviamento al Lavoro.
In tale corso vengono impartiti i seguenti insegnamenti :
Coltura generale; Matematica; Elettrotecnica;
Meccanica teorica ed applicata ; Disegno Professionale; Tecnologia delle Armi; Tecnologia d'Officina, e
vengono compiute esercitazioni pratiche di Aggiustaggio, Fucinatura e di Lavoraz. alle Macchine Utensili.
Sono annessi alla Scuola anche i « Corsi per Maestranze » per apprendisti metallurgici e meccanici, muratori, falegnami ed ebanisti, (Corsi quadriennali serali).
Tali corsi hanno il compito di integrare la coltura
generale, tecnica e pratica degli apprendisti che lavo-
PERSONALE DELLA SCUOLA
E' costituito da n. 1 Direttore, n. 1 1 Insegnanti,
n. 4 Capi officina, n. 1 Segretario economo e da n. 1
Bidello.
BIBLIOTECA
La biblioteca dell» Scuola, e quella per uso degli allievi, dispongono di n. 837 opere di coltura generale, tecnica e scientifica.
\
Officina per le esercitazioni alle macchine utensili.
GABINETTI SCIENTIFICI
rano durante la giornata nelle industrie locali. Vengono
impartiti insegnamenti di Coltura generale, Aritmetica,
Geometria e Computisteria, Disegno a mano libera e
geometrico, nozioni di Fisica e Chimica e Coltura
Fascista.
Inoltre, ai metallurgici^ vengono impartiti insegnamenti speciali di Disegno Professionale, Tecnologia di
Officina, Meccanica intuitiva ed Esercitazioni di officina;
ai muratori, insegnamenti di Disegno professionale, Materiali ed Elementi delle Costruzioni, Statica
delle Costruzioni, e Resistenza dei Materiali;
ai falegnami ed ebanisti, insegnamenti di Disegno
professionale, Tecnologia dei legnami ed Esercitazioni
di lavoro.
E' annessa alla Scuola anche una « Scuola libera, festiva, di Disegno Professionale » con corsi sepa-
I gabinetti di Scienze fisiche e naturali e di Tecnologia sono dotati di numeroso materiale per esperienze
di meccanica, elettricità ecc., di collezioni di minerali
e combustibili, di apparecchi di precisione per controlli
centesimali, per misure angolari ecc.
OFFICINE E LABORATORI
II laboratorio per le esercitazioni di lavorazione
del legno dispone di n. 28 posti di lavoro, di n. 2 torni
per legno, di n. 1 mola per arrotare utensili, di n. 1
sega circolare con bucatrice, e di una piallatrice semplice.
53
BORSE DI STUDIO
Con regolare donazione del cc
rispondente capitale in titoli di St
to, sono state istituite, nel 1918
nel 1922, dal compianto Comi
Dott. Arnaldo Legnazzi, n. 2 Bc
se di studio annuali di L. 250,
quali vengono assegnate, median
concorso bandito annualmente, f:
gli allievi dei Corsi diurni del
Scuola.
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
II Consiglio d'Amministrazione
costituito dalle seguenti persone:
Presidente: Moretta Cav. Ar
Ionio - Delegato dal Ministero de
l'Educaz. Naz. ; Membri: Casa
Farfaletti Ing. Cav. Ugo, Delegato del Comune e
Gardone V. T. ; Glisenti Comm. Guido, Delegato de
la Provincia di Brescia ; Beretta Comm. Pietro, De
legato del Consiglio Provinciale dell' Economia e
Brescia; Cristofoli Prof. Mario, Direttóre della Scuo
la, Segretario.
Laboratorio per le esercitazioni di fucinatura.
Gli attrezzi ed i banchi da lavoro sono stati costruiti nella Scuola stessa, con l'opera degli allievi.
Il laboratorio per le esercitazioni di aggiustaggio
dispone di n. 33 posti di lavoro, montati su banchi
moderni, con piedi di ghisa, di n. 12 piani di riscontro
e di numerosi e moderni strumenti di misura e controllo.
Il laboratorio per le esercitazioni di fucinatura dispone di n. 4 fuochi di fucina in muratura, azionati da
un elettroventilatore, n. 4 incudini e di attrezzi vari,
di n. 1 maglio pneumatico da 50 Kg. e di n. 1 forno
a nafta per trattamenti termici.
L'officina per le esercitazioni alle macchine utensili è provvista delle seguenti macchine:
limatrice, n. 1 piallatrice, n. I
stozzatrice, n. 1 fresatrice universale, n. 1 rettifica-affilatrice, n. 3 trapani, n. 1 affilatrice e n. 1 sega
alternativa.
Il laboratorio per le esercitazioni pratiche di lavori femminili è
provvisto di n. 1 macchina per cucire, di n. 3 manichini, di n. 1 ferro
elettrico per stirare ecc.
L'egregio Cav. Moretta Antonio, il quale si pui
considerare, con l'egr. Ing. G. Baccarani, il fondatori
della Scuola, tiene la Presidenza del Consiglio di Am
ministrazione dal 1904-05, e alla Scuola stessa hi
dedicato, e dedica, tutto il suo interessamento appas-
SALA DI MEDIAZIONE
In applicazione alle recenti disposizioni di Legge sull' Igiene del
Lavoro, la Scuola ha impiantato
una moderna sala di mediazione
per pronto soccorso.
OfHcina per le esercitazioni di aggiustaggio.
54
i&ar _)*f issa
sionato affinchè essa possa essere
sempre migliore.
ENTRATE ORDINAR \E
La stabilità amministrativa della
Scuola è assicurata dalle entrate
ordinarie fissate con R. Decreto
29 marzo 1928, n. 1273, e costituite dai seguenti contributi:
Min. Pubbl. Istruz. L. 84.890 —
Provincia di Brescia » 16.228,—
Consiglio Prov. dell'Econom. Brescia » 9.466,—
Comune di Gardone
Val Trompia
» 8.520,—
Cassa Rispar. Prov.
Lombarde, Milano » 3.257,—
Totale L. 122.361,—
Laboratorio per le esercitazioni di lavorazione del legno.
Soc. An. Giuseppe e Fratello Redaelli di Milano,
Soc. Bernocchi di Legnano, Soc. An. Trafilerie e Laminatoi Metalli di Milano, Comm. Beretta Pietro di
Gardone V. T., Soc. An. Fermo Coduri e C. di Milano ecc.
GRUPPO INDUSTRIALI della VALTROMPIA SOSTENITORE DELLA SCUOLA.
I Signori Industriali della Valtrompia, i quali
aiutano finanziariamente la Scuola fino dalla sua fondazione, hanno voluto, nel 1925, costituirsi in « Gruppo » allo scopo di coordinare, ed aumentare, le sovvenzioni alla Scuola stessa, le quali raggiungono attualmente la notevole cifra di oltre 20.000 lire annue.
Fanno parte del « Gruppo » le seguenti Ditte :
ALTRI CONTRIBUTI
La Scuola riceve anche contributi finanziari dal
Consorzio Provinciale Obbligatorio per I" Istruzione
Tecnica di Brescia, dai vicini comuni di Villa Carcina,
Sarezzo, Lumezzane, Concesio, Marcheno, nonché
dalle Società Operaie di Mutuo
Soccorso di Gardone Val Trompia.
RISULTATI
La Scuola ha potuto, dopo la
recente guerra, riprendere il suo
sviluppo ascensionale e, resa più efficiente nei riguardi del Personale,
dei gabinetti scientifici, delle officine e dei laboraton, ha visto fortemente aumentare la propria popolazione scolastica.
Nel 1921-22 essa era costituita
da n. 57 allievi, appartenenti ai soli
corsi diurni, allora esistenti.
Nel 1928-29 ha raggiunto la
forte cifra di n. 292 allievi dei quali n. 117 appartenenti ai Corsi diurni maschili, n. 27 appartenenti ai
Corsi diurni femminili e n. 148 ai
Corsi serali e festivi per operai.
Sala di mediazione.
55
I favorevoli risultati degli insegnamenti impartiti
sono rappresentati, in modo evidente, dal conveniente
collocamento, nelle industrie locali, degli allievi licenziati dalla Scuola.
Dei 120 allievi, licenziati dal Corso superiore
della Scuola, fino a tutto il 1927-28, circa l'85 per
cento risulta occupato nelle industrie meccaniche e metallurgiche locali con funzioni tecniche e il 1 5 per cento circa si trova invece collocato con funzioni amministrative e varie.
voro e la tendenza, non appena licenziati dalla scuola,
ad occuparsi nelle industrie come operai.
Così, attraverso il tirocinio pratico di lavoro, si
vengono a formare ottimi elementi tecnici per l'officina,
i quali risultano preparati, tecnicamente e praticamente,
ad assolvere le loro importanti funzioni.
La R. Scuola di Avviamento al Lavoro «G. Zanardelli » di Gardone V. T., con i suoi vari Corsi
diurni, serali e festivi, frequentati da un folto numero
Segreteria.
di allievi, ritiene di poter validamente contribuire alla
formazione tecnica delle maestranze operaie per le Industrie della Valtrompia le quali, rappresentate da oltre 100 stabilimenti ed officine, animati dall'attività di
oltre 6000 operai costituiscono, certamente, un'importante centro di industrie e di lavoro nel quadro generale della Nazione Italiana, rinnovata sotto la guida
energica ed appassionata del Capo del Governo e rivolta/ verso l'avvenire per le migliori fortune della
Patria.
E' opportuno rilevare che oltre il 50 ner cento
degli allievi si trova collocato nelle industrie con funzioni di Capo officina, Capo operaio, Disegnatore tecnico ecc. ; tale fatto dimostra che gli allievi migliori
della Scuola riescono, dopo un conveniente tirocinio
pratico, compiuto come operai, a raggiungere nelle
industrie posizioni di comando e di responsabilità.
La caratteristica della Scuola è costituita dall'indirizzo eminentemente pratico dato ai vari insegnamenti, il quale determina, negli allievi, l'amore al la-
56
Il Banco Nazionale di prova
delle armi da fuoco portatili
- Generale Morene -
Esterno.
b) alle armi fabbricate nelle varie epoche e
di cui si ha notizia : quali le prime « bombarde » del
1200; i « dardi » gardoni, da Gardone V. T., del
1300 ; i primi scoppi o scoppietti — da cui vennero
gli schioppi — e le armi bianche e da difesa del 1400 ;
i moschetti a miccia, a pietra ed a ruota per pietra,
tutte armi da guerra ; le armi da fuoco per caccia del
secolo XVII; i fucili a bacchetta e quelli a retrocarica; le armi a ripetizione ed automatiche odierne;
e) allo splendido sviluppo raggiunto dall'industria nostra nei secoli XVII e XVIII, per opera della
Repubblica veneta;
Dal momento che i Banchi di Prova sono effetto
e causa, conseguenza e fattore dell'industria delle armi,
non sarebbe forse fuor di luogo che la trattazione dell'istituzione del Banco Nazionale di Prova, degli scopi
che esso intende conseguire, del suo funzionamento,
della sua attività, dei vantaggi che ne derivano, fosse
preceduta da notizie (*) o cenni relativi:
a) all'industria bresciana delle armi ed alle
sue lontane origini, anteriori all'epoca romana;
(*) Queste notizie vennero tratte dall' interessante articolo pubblicato su
; L'Economia Italiana» del 30 Gennaio 1915, N, 2 del Doti. Carlo Friso.
57
d) ali' intensa attività delle fabbriche d'armi
bresciane durante le guerre napoleoniche ;
e) al periodo di crisi, a stento superata, durante la dominazione austriaca ;
/) all'aspra concorrenza fatta dalla similare
industria estera, in questi ultimi decenni;
§) alle ragioni di carattere tecnico, economico
e politico per le quali la nostra industria dovette lottare con quella, in condizioni di inferiorità;
h) ai necessari provvedimenti adottati dal Governo italiano per tener m vita la nostra gloriosa industria delle armi, che dava e da lavoro a migliaia di
operai e che, con una maestranza numerosa e provetta,
con gli impianti e materiali di cui dispone, può essere
di somma utilità nel momento del bisogno, come venne
dimostrato nella guerra mondiale;
i) alla ripresa, infine, realizzata in questi ultimi anni, per opera principalmente di coraggiosi e lungimiranti industriali ed uomini di governo ed anche del
Bar-,o Nazionale di prova, il quale, dando alle armi,
per le prove subite, una seria garanzia della loro resistenza, le fa preferire alle armi estere.
Ma poiché, la trattazione, anche sommaria, di
tanti argomenti, metterebbe forse a dura prova la pazienza di chi desidera solo avere un'idea dei Banchi
di prova in genere e del Banco Nazionale di prova,
m ispecie, diremo sommariamente di queste provvide
istituzioni.
I Banchi di prova delle armi da fuoco portatili,
da caccia, tiro e difesa, sono stabilimenti nei quali le
armi vengono sottoposte a prove forzate, tendenti ad
assicurarsi che esse — e specialmente le canne e le
chiusure — abbiano, per bontà dei materiali in esse
impiegati e della lavorazione da essi subita, un grado
di resistenza tale da dare sicuro affidamento di resistere ai tiri ordinari e normali, eseguiti, cioè, in adatte
condizioni delle armi stesse e delle loro munizioni.
E poiché un'arma che lasci a desiderare o nei
riguardi della bontà dei materiali impiegati o nella
accuratezza della lavorazione non resiste a tali prove
e poiché è logico ritenere che quell'arma — appunto
perché difettosa — sarebbe presto o tardi scoppiata
anche se chiamata ad eseguire tiri normali, con danno
più o meno grave pel tiratore e con pencolo anche per
chi gli fosse vicino, ne deriva che i Banchi di prova
sono istituzioni che mirano a salvaguardare l'incolumità pubblica.
Inoltre, un'arma provata al Banco, che è uno
stabilimento pubblico, indipendente dalle Fabbriche
che mandano le armi per la prova, e che, perché tale,
da pieno affidamento di rigorosa imparzialità, un'arma, dico, provata, con esito positivo acquista pregio,
poiché da le dovute garanzie di resistenza.
Ne consegue che i Banchi di prova rialzano o
tengono alto il prestigio dell'industria armiera del proprio paese, concorrendo efficacissimamente a migliorarne o a mantenerne buona la produzione.
Ed ecco, da quanto sopra, emergere che gli scopi
dei Banchi di prova sono precisamente: salvaguardare l'incolumità pubblica ed accrescere o mantenere
il buon nome dell'industria delle armi.
I più antichi Banchi di prova sono quelli di Londra (1637), Liegi (1622), St. Etienne (1741) e quello di Gardone V. T. il cui funzionamento cessò con
la caduta della Repubblica Veneta.
Nel 1910, anno in cui fu tenuto a Bruxelles il
primo congresso internazionale dei Banchi di prova,
questi erano, in Europa, 17 (l'America non aveva e
non ha Banchi di prova ufficiali), stabiliti nella maggior parte dei grandi centri produttori di armi da
fuoco. Essi erano, oltre a quelli di Londra, Liegi, St.
Etienne, i Banchi di prova di Brescia - Gardone V. T,
e di Eibar (non ancora — a quella data — aperti
al pubblico) Parigi, Birmingham, Suhl, Francoforte
sull'Oder, Obendorf, Amberg, Zella-Mehlis, Vienna,
Praga, Weipert, Ferlach, Budapest.
La prova è, oggi, obbligatoria ovunque, tranne
che in Francia, dove è facoltativa. Sulle armi che
hanno superato la prova, vengono impressi generalmente: a) dei marchi ufficiali, indicanti qual'è il Banco
che ha provato l'arma; la specie della prova: delle
sole canne, detta provvisoria, e dell'arma finita, detta
definitiva (là dove si effettuano queste due prove, distinte una dall'altra); la polvere adoperata (nera o
senza fumo); lo stadio della lavorazione dell'arma
presentata alla prova (talvolta); l'entità in Kg. cm.
della prova (talvolta) b) dei dati relativi ali' arma
(calibro, peso delle canne, ecc.) e, talvolta, alla carica
di prova e a quella normale; e) l'anno in cui venne
eseguita la prova.
Ma i Banchi di prova, oltre al compito principalissimo di sottoporre le armi e le parti d'arma alle
prove forzate di resistenza, hanno anche la funzione
di eseguire studi, ricerche, esperienze, prove tendenti
alla risoluzione di problemi inerenti al tiro delle armi
ed a determinare, tra l'altro, l'influenza dei vari elementi delle cartuccie, nonché il comportamento balisjàco dei vari tipi di polvere da caccia e tiro in esse
impiegate, risultante dalle velocità restanti ed iniziale,
dalle pressioni sviluppate., dalla penetrazione, rosata
ecc. Perciò sono dotati di apparecchi e strumenti di
precisione e sono serviti da personale specializzato.
Inoltre, taluni Banchi di prova, compresi della
verità che la prova delle munizioni più che il corollario
logico e necessario della prova delle armi da fuoco, ne
è l'integrazione, tenuto conto che il valore della prova
forzata di resistenza di quelle può essere neutralizzato
dall'impiego di cartuccie inadatte per l'eccessiva pressione sviluppata, hanno cambiato nome, dopo aver istituita la prova ufficiale facoltativa delle munizioni. Così
per esempio, il Banco di prova di Parigi, con decreto
Ministeriale del 26-4-1921, è chiamato «Banco di
prova delle armi da fuoco e delle munizioni da caccia»
Quello di Saint-Etienne ha preso, nel 1923, la
58
chi di prova, appunto per la maggior fiducia che queste inspiravano per le prove ufficiali superate e per la ,
presenza su di esse dei relativi marchi, e comprendendo
che la prova ufficiale delle armi avrebbe eliminato
prodotti italiani scadenti, e perciò tali da abbassare il
prestigio di tutta la produzione italiana e da insidiarne
denominazione di « Barjco pubblico di prova delle
armi da fuoco e delle munizioni ».
i
Quello di Eibar è chiamato « Banco di prova
delle armi da fuoco portatili e delle loro munizioni ».
Quello di Liegi ha tuttora la denominazione di
Banco di prova delle armi da fuoco, ma la prova dei-
Sala collaudo.
le munizioni vi è stata istituita ufficialmente dal 1921.
Analogamente può dirsi del Banco di prova di
Birmingham.
Anche al Banco Nazionale si effettua la prova
delle munizioni, a richiesta degli interessati, Ditte e
privati. Sarebbe però desiderabile che o essa fosse resa
ufficiale, o che fosse reso obbligatorio il collaudo ufficiale delle polveri senza fumo da caccia e tiro, nei successivi lotti posti in commercio, presso il Banco Nazionale, dato che la polvere costituisce l'elemento della
cartuccia più importante agli effetti degli scoppi dell'arma. La disposizione concorrerebbe meglio a stabilire responsabilità nei casi di scoppio del fucile; in
occasione dei quali si è, oggi, troppo soliti ad addossarne, senz'altro, la responsabilità al fabbricante dell'arma, anche se questa ha subito regolarmente e superato la prova, mentre si risparmia chi ha confezionato le cartuccie, anche quando nulla si sa di positivo
del loro comportamento balistico.
il buon nome, a scapito anche delle armi quanto quelle
estere buone, se non migliori, ma non ugualmente apprezzate, perché sprovviste dei marchi di prova ufficiali, per anni ed anni si agitarono per ottenere che
anche in Italia fosse istituito un Banco di prova delle
armi da fuoco portatili, accontentandosi, in un primo
tempo, che la prova fosse facoltativa.
Finalmente, con R. Decreto 13 gennaio 1910
n. 20 venne istituito il Banco di prova delle armi da
fuoco portatili, con Sede a Brescia e con laboratori nei
due principali centri della lavorazione italiana delle
armi : Brescia e Gardone V. ,T.
Per l'impianto e per la gestione del Banco, si
costituì un Consorzio tra i Comuni di Brescia e di
Gardone V. T. e la Camera di Commercio di Erescia, i quali Enti insieme al Ministero di Agricoltura,
Industria e Commercio, versarono un contributo, una
volta tanto, per sopperire alle spese di primo impianto.
Il Banco doveva vivere e vive, mediante le tasse
che riscuote per le prove fatte.
La gestione amministrativa e tecnica del Banco
venne affidata ad un Consiglio d'Amministrazione di
7 membri, nominati dai tre Enti consorziati, dal Ministero anzidetto, da quello della Guerra e dai Fabbricanti d'Armi.
,
Le pratiche burocratiche prima, e poi lo scoppio
della guerra mondiale, impedirono, per parecchi anni,
IL BANCO NAZIONALE DI PROVA
I migliori Fabbricanti d'armi italiani, constatando
che i loro prodotti non potevano gareggiare con successo con le armi fabbricate nei Paesi provvisti di Ban-
59
II 1925 — primo anno di prova obbligatoria —
vide salire a 93.709 il numero delle armi provate al
Banco Nazionale.
Nel 1926 vennero provate 87.818 armi, 43045
nel 1927 e 38284 nel 1928.
Putroppo nel 1927 cominciò a diminuire il numero delle armi provate al Banco Nazionale (numero
che precisa la produzione nazionale, e quindi l'attività dell'industria) e la diminuzione si accentuò nel
1928, come è dimostrato dall'unito grafico. Delle
cause del grave fatto non è qui il caso di parlare.
Esse però vennero segnalate ai competenti Ministeri.
Questi dati indicano l'attività svolta dal Banco
nei riguardi della prova delle armi.
Il Consiglio d'Amministrazione rimase costituito
da 7 membri: Uno nominato da ciascuno dei tre Enti
Consorziati più sopra nominati, Uno da ciascuno dei
Ministeri dell'Economia Nazionale (da cui il Banco
dipende amministrativamente) e della Guerra (da cui
dipende tecnicamente) e 2 dalla Confederazione Generale dell' Industria.
Per dare alcune indicazioni di carattere tecnico,
diremo che :
Visite accurate vengono passate ad ogni singola
arma, tanto prima della prova, per accertarsi che quella abbia i requisiti richiesti, quanto dopo la prova, per
verificare se ha resistito in tutte le sue parti.
che il Banco fosse effettivamente aperto al pubblico,
quantunque il lavoro preparatorio fosse stato completamente ed accuratamente eseguito. Fu solo nel 1920
che potè finalmente aprirsi la sezione di Gardone Val
Trompia mentre quella di Brescia iniziò le prove nel
1921.
Quantunque la prova ufficiale fosse, come si disse,
facoltativa, mandarono al Banco i loro prodotti le
migliori fabbriche, così che il totale delle armi provate
nel 1920 (5 mesi di esercizio di una Sezione, quella
di Gardone V. T.) fu di 5335; nel 1921 (12 mesi
di esercizio per la Sezione di Gardone V. T. e 7 mesi
di esercizio per la Sezione di Brescia) fu di 34802.
Nel 1922 presso le due Sezioni vennero provate
27351 armi.
Nel 1923 ne fruono provate 41644 e nel 1924
48040.
Ma intanto si era fatto strada il concetto dell'obbligatorietà della prova ufficiale, che ebbe la sua consacrazione nel R. Decreto Luogotenenziale 30 dicembre 1923 n. 351, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
del 9 febbraio 1924 N. 34 e che stabiliva che, trascorso un anno, cioè a partire dal 9 febbraio 1925,
le armi da fuoco portatili di qualunque calibro e dimensione, fabbricate nel Regno, dovevano essere sottoposte alla prova presso il Banco di Brescia - Gardone
Sala cronografi.
V. T. al quale fu imposto il titolo di « Banco Nazionale di prova delle armi da fuoco portatili».
Il Regolamento relativo, compilato dal Ministero dell'Economia Nazionale, venne pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale del 5 gennaio 1925 n. 3 (R. D.
16 ottobre 1924 n. 2121).
La prova delle armi consiste:
a) nel caricare e sparare l'arma con cartuccie
capaci di sviluppare una pressione di molto superiore
— circa il doppio — a quella data dalle cartuccie
adoperate nei tiri ordinari.
I fucili non rigati a retrocarica, sono generalmen-
60
BANCO NAZIONALE DI PROVA
DELLE ARMI DA FUOCO PORTATILI
ioooco
looooo
98000
96000
94000
92000
90000
88000
86000
84000
82000
80000
78000
76000
74000
72000
70000
68000
66000
64000
62000
98000
96000
94000
92000
90000
88000
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84000
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80000
78000
76000
74000
Armi lunghe
„
certe
72000
70000
Totftle armi prortte
68000
66000
64000
62000
60000
58000
56000
54000
60000
58000
- 56000
54000
\
52000
50000
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52000
50000
46000
46000
44000
42000
I
40000
36000
36000
34000
32000
30000
40000
38000
36000
34000
32000
30000
28000
26000
24000
22000
20000
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16000
14000
28000
26000
24000
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16000
14000
12000
10000
12000
10000
8000
6000
6000
6000
4000
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4000
2000
1920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
1927
1928
te provati all'estero con due prove: una detta provvisoria delle sole canne isolate od accoppiate ed ancora
sprovviste di camera, — obbligatoria — con polvere
nera, un colpo per canna; pressione in culatta di circa
800 Kg. cmq., pressione nelle parti mediana ed antistante della canna non dichiarata; l'altra detta defini-
dente o ignorante, caricato con cartuccie a polvere
senza fumo, dando luogo a inconvenienti, talvolta gravi e dolorosi.
,
2.) Si sostituì al colpo di prova provvisoria delle
sole canne, di dubbia efficacia, un colpo sparato con
l'arma già finita, con cartuccia sviluppante in culatta
O
Poligono di tiro.
una pressione ben maggiore di quella ottenuta con la
prova provvisoria, anche tenuto conto del diverso stadio di lavorazione delle canne, ed una pressione convenientemente elevata a 16 cm. dal vivo di culatta.
Può ben dirsi, per la venta ed a riconoscimento
della rigorosità e serietà delle nostre prove, che con
siffatte modalità, che solo 1" Italia ha adottato, questa
si è portata alla testa delle Nazioni provviste di Banchi di prova ufficiali. Il che testimonia dell'entità dei
progressi compiuti dell'industria armiera italiana, m
questi ultimi anni. Le rivoltelle e le armi rigate si
provano ad una pressione superiore del 30-50 per cento
alla pressione data dalle cartuccie del commercio.
b) nell'assicurarsi del regolare funzionamento
dell'arma — tanto più se automatica o a ripetizione
— nei suoi van congegni.
Poiché le stesse cartuccie, caricate m modo identico, danno pressioni diverse a seconda delle condizioni atmosferiche della giornata, si eseguiscono frequenti
tiri di prova, per ricavare la dose di polvere da adoperarsi, ferma restando la dose del piombo. Queste
prove si fanno con le canne manometriche tipo internazionale, così dette perché le loro caratteristiche vennero stabilite a Liegi negli anni 1911 e 1912 dalla
Commissione tecnica internazionale, riunitasi in seguito
a deliberazione del 1. Congresso internazionale dei
Banchi di prova, che ebbe lo scopo principale di uni-
tiva, un colpo per canna, dell'arma finita in bianco (di
prescrizione in taluni banchi) o completamente finita ;
eseguita con polvere nera — obbligatoria — pressione
in culatta di 620 Kg. cmq. ; o con polvere senza fumo
—- facoltativa — pressione in culatta 900 Kgr. cmq.
per i calibri 16 e superiori e di 1000 Kg. cmq. per i
calibri inferiori al 16, quando la camera non superi
i 70 mm. di lunghezza.
Dal 1. febbraio 1928, al Banco Nazionale i
fucili non rigati a retrocarica vengono provati con una
unica prova dell'arma finita completamente — in maggioranza —• o finita in bianco, ma con due colpi per
canna. Le due cartuccie di prova per canna, caricate
sempre con polvere senza fumo, vengono sparate una
subito dopo l'altra, con dosi dì polvere e di piombo
tali che, pur dando entrambe la stessa pressione in
corrispondenza della camera, 900 opr— 1000 Kg.
cmq. come sopra è detto, così da provare la resistenza
della culatta e della chiusura, la prima dia una pressione, a circa 16 cm. dal vivo di culatta della canna
tale (490 Kg. cmq. circa) da provare anche la resistenza delle parti mediana ed anteriore della canna
stessa. In altre parole : 1.) si abolì la prova con polvere nera, riservata ormai alla prova dei soli fucili ad
avancarica, per evitare che un fucile provato con polvere nera (a 620 Kg. cmq. di pressione di prova)
perché debole, possa essere, dal proprietario, impru-
61
formare, per quanto possibile, le prove da eseguirsi
Le tariffe dei prezzi per le prove, stabilite dal
Consiglio di Amministrazione del Banco Nazionale,
presso i Banchi di prova ufficiali degli Stati rappresentati al Congresso, tra i quali 1' Italia, così da poter
devono essere preventivamente approvate dal Ministero dell'Economia Nazionale.
poi considerare equipollenti tra loro i marchi di prova
di detti Banchi e rendere inutili ulteriori prove, nel
Con multe variabili da L. 50 a L. 500 per arma, è
Paese importatore, delle armi già regolarmente punpunito chiunque fabbrichi, commerci, esponga in venzonate nel Paese esportatore.
dita o detenga, nei magazzeni o negozi, armi o parti
La prova subita, con esito positivo, risulta : a) dai
d'arma soggetti alla prova, che non abbiano subito
marchi impressi sull'arma e indicanti, per i fucili da
la prova stessa.
caccia, se l'arma era finita completamente o m bianco;
Le contraffazioni ai marchi sono punite ai sensi
che la prova è stata eseguita con polvere senza fumo;
del codice penale.
le dimensioni della camera; i diametri dell'asta e delIl personale del Banco è costituito dal Direttore,
la strozzatura; il peso delle canne; si aggiunge lo
che è anche il Segretario del Consiglio d'Amministrastemma di Brescia o di Gardone V. T., a seconda
zione, da capi delle prove, aiuti contabili, collaudatori,
della Sezione che ha effettuato la prova ; b) dal certioperai pel confezionamento delle cariche di prova,
ficato di prova, per le armi lunghe, bollato con bollo
operai aiutanti.
da L. 2, e contenente indicazioni relative all'arma,
Vincolato al segreto d'ufficio, non deve propalare
alla Ditta costruttrice, alla prova; e dal cartellino,
il verificarsi di rotture o di difetti delle armi, né fare
per le armi corte, bollato con bollo da L. 0.50.
apprezzamenti e tanto meno comunicazioni sulla lavoE' qui opportuno chiarire che le armi possono esrazione e sulla produzione delle diverse Ditte.
sere provate sia « completamente finite » sia « in bianOgni eventuale informazione relativa al funzioco », ma le prime sono generalmente al Banco Nanamento
ed al servizio del Banco, notifica di dati di
zionale in forte prevalenza (il 68 per cento nel 1926)
qualunque
specie, discussione o contestazione, è riserrispetto alle seconde; mentre, in qualche Banco estero,
vata
al
Direttore.
le armi vengono quasi tutte provate « in bianco ».
Il Banco Nazionale, oltre che degli strumenti,
La differenza ha grande peso nei riguardi della
congegni,
attrezzi, materiali per l'esecuzione della proimportanza che viene ad assumere la prova e quindi
va
delle
armi
(canne manometriche, cavalietti, matedel valore della garanzia che ne deriva.
riale
pel
confezionamento
delle cartucce, termometri,
Poiché mentre il valore della prova in Kg. cmq.
barometri,
igrometri,
ecc.);
è dotato di apparecchi e
è uguale nei due casi di arma finita e di arma in bianstrumenti
di
precisione
necessari
per la determinazione
co, quest'ultima, viene, dopo la prova, sottoposta ad
del
comportamento
balistico
delle
polveri e cartuccie
ulteriori operazioni di finimento e di tempera, opera(cronografi
e
loro
installazioni,
pendolo
pel controllo
zioni per le quali è già passata la prima, della quale
dei cronografi, cavalietti pel puntamento di precisione,
quindi può dirsi che non è, dopo la prova, minimamenecc.), determinazione che costituisce un altro vasto
te modificata, così che i dati (peso delle canne e diacampo dell'attività del Banco, al quale incombe anche
metri interni) impressi sull'arma e segnati sul certifiil collaudo delle polveri da caccia e tiro, le quali non
cato, corrispondono esattamente; a quelli che l'arma
possono essere poste in commercio se non hanno prima
aveva all'atto della prova: perciò il grado di resistenza
ottenuto
il benestare del Banco Nazionale.
che l'arma aveva all'atto della prova, non ha subito la
Così questo, istituito per ultimo tra i Banchi rii
più piccola diminuzione il che, non può sempre afferEuropa, nei nove anni, non ancora compiuti, del suo
marsi per le armi state provate allo stato di «in bianco».
Le armi importate dall'estero sono pure soggette ,/ funzionamento, ha cercato, come cerca, di assolvere
degnamente i compiti umanitari e patriottici che spetalla prova presso il Banco Nazionale, qualora non
tano a queste benemerite istituzioni, attendendo al suo
portino i marchi di prova dei Banchi ufficiali della
lavoro con rettitudine e con rigorosa imparzialità, afFrancia, Spagna, Inghilterra, Belgio e Germania ; poifinchè la sua opera valga, sia a ridurre sempre più il
ché i marchi dei Banchi ufficiali di questi Stati sono
numero
delle armi destinate a scoppiare tra le mani di
ritenuti dall' Italia equipollenti ai propri, così, come
chi
le
adopera,
sia a migliorare la produzione nazioequipollenti ai propri ciascuna delle 5 Nazioni sudnale,
con
evidenti
vantaggi per l'industria e pel Paese,
dette considera i marchi del Banco Nazionale di prova.
vantaggi
di
carattere
morale, economico e finanziario.
I punzoni-tipo, occorrenti al marchio delle armi,
sono allestiti dalla R. Zecca di Roma.
(Fot. Bravo)
62
LA VAL TROMPIA
- ITALO BONARDI La Val Trompia è la classica valle della fabbricazione delle armi, della fedeltà alla Repubblica Veneta e... della polenta e uccelli! La percorre il biondo
e rapido Mella dei nostri poeti; ma ormai esso ha perduto colore e velocità, perché la sua grande utilizzazione industriale ed agraria fa apparire il suo letto ben
povero d'acque per diventare pressoché asciutto quando abbandona la valle. Ciò non toglie che la sua importanza sia ingigantita per le grandi industrie siderurgiche e tessili che le sue acque hanno saputo far
sorgere e per le derivazioni a scopo agrario, che le
incanalano nelle rogge e « seriole » che si irradiano
nella fertile pianura bresciana. E' certo che lo sviluppo industriale della valle, ha superato la potenzialità del fiume e negli stabilimenti si sono dovuti aggiungere ai motori idraulici, degli impianti termici per
sopperire alla deficienza della forza motrice.
Da questo fiume, ai tempi della Cisalpina, prendeva nome la regione che si chiamava il Dipartimento
del Mella; esso nasce dal Monte Maniva a 1669 m.,
che segna lo spartiacque tra la valle del Mella e la
valle del Chiese, e dopo circa 45 Km., giunge nel
comune di Brescia per poi distendersi al piano e immettersi nell' Oglio al confine bresciano-cremonese. La
valle ,che esso forma gravita perpendicolarmente su
Brescia, a differenza delle altre due grandi valli bresciane, la Valcamonica e la Valsabbia, che invece
muoiono l'una nel lago d'Iseo, l'altra presso le sponde
del Carda. Al contrario di queste, la Val Trompia
è chiusa a settentrione e non ha sbocco stradale nel
Trentino, per ciò le sue comunicazioni, i suoi traffici,
i suoi interessi convergono forzatamente su Brescia alla
quale è inscuidibilmente unita. Geograficamente ed
amministrativamente essa è la classica valle bresciana,
e lo è pure storicamente, poiché nelle secolari vicende
della città non vi fu eroismo al quale non sia legato
il nome dei triumplini. Durante gli assedi subiti da
Brescia da Federico II, Arrigo VII, Filippo Visconti,
Castone di Foix, dall'infame Haynau, troviamo sempre queste « buone lane di valligiani » in armi, ed i
nomi della grande famiglia degli Avogadro, del Nassino, del Nigroboni e del Rocchi sono un patrimonio
ideale che non si. perde. Era un poco il senso di difesa
e di indipendenza che li spingeva, perché il castello
di Brescia era appunto il primo baluardo che si opponesse alla conquista della valle, ragione per cui negli
Statuti Triumplini del 1436 si legge che sempre quei
valligiani sarebbero stati pronti « alla difesa dell'onore e della utilità della magnifica città di Brescia ».
Fedeltà montanara.
Tale promessa si riallacciava alla conquista che
del bresciano fece pochi anni prima la Repubblica Veneta, alla quale quei montanari serbarono fede per
quasi quattro secoli nella prospera e nell'avversa fortuna disposti « ad ogni sorta di privazioni e di sacrifizi per mantenersi fedeli a S. Marco, pronti a difendere con gli averi e con le persone il prelibato serenissimo ducale dominio di Venezia ». Non è quindi arrischiato il dire che i suoi uomini d'arme contribuirono
non poco a far meritare alla città il glorioso motto di
« Brixia fidelis » e quando essa nel marzo del 1 797 si
dava alle armi della rivoluzione, la valle resistette te-
63
importanza industriale della bassa1 valle, dove gran
parte della popolazione è occupata negli stabilimenti.
E' l'industria che fa ricchi tutti questi paesi e per una
diecina di chilometri si assiste ad un continuo succedersi di opifizi. Proprio a Concesio troviamo un grande stabilimento nel quale si fabbricano tele di lino,
di canapa ed impermeabili; poi, dato uno sguardo al
bel santuario della Stella contornato di cipressi, ci
appare Carcina, dove la siderurgia presenta un'antica
e reputata fonderia; e passato Ponte Pregno, prima
dell'ammirato campanile di Villa, vediamo fiammeggiare un impianto di trafilerie e laminatoi di metalli,
azionato da 2000 HP, dove lavorano 900 operai; e
poco più distante, a Cogozzo, un altro stabilimento si
presenta imponente, che produce filati e ritorti di cotone, con 1000 operai e 1 500 HP di forza, che azionano 87.000 fusi. La strada poi ripassa il Mella, ci
fa contemplare il Monte Guglielmo col suo obelisco
religioso in vetta e giunge a Sarezzo, dove ad oriente
si apre una valletta laterale, quella di Lumezzane,
antico feudo degli Avogadro che! qui passarono da
Polaveno, nella quale si contano non meno di 50 ditte
che nelle innumerevoli fucine si dedicano alla lavorazione degli ottonami, degli oggetti di bronzo e di rame,
degli attrezzi agricoli, di fucili, pistole, posaterie, coltellerie ed armi bianche, tanto che il Poeta chiamò
quei monti « fertili di spade ».
hacemente ancora per qualche mese al grido di « Viva
S. Marco! ».
Se può dirsi che questa valle cominci appena fuori degli spalti della città, in realtà essa ha fisicamente
il suo inizio dopo il comune di Concesio, per finire a
S. Colombano frazione del comune di Collio che è
il più settentrionale della vallata. Sono poco meno di
40 chilometri percorsi da una pittoresca strada rotabile, fiancheggiata dal M ella e seguita in parte da una
Ma la sene continua ininterrotta e dopo Sarezzo,
dove si ammira nella parrocchiale, entro ricca cornice
del Dossena, una bella pala del Moretto, e poco lungi
sul Mella l'antico e ben conservato ponte romano di
Noboli, si giunge a Zanano, che ha lapidi romane e
una grande filatura di cascami di seta, la più importante d' Italia, per poi trovare all'ingresso di Gardone un altro stabilimento, che produce funi metalliche,
fili di ferro, corda spinosa, azionato da 700 HP, con
oltre 700 operai.
Gardone è il centro della bassa valle, sede di
mandamento, paese che è tutto una officina. Siamo nel
regno delle fabbriche d'armi; qui e nella vicina Inzino
,se ne contano otto, di cui una impiega oltre 400 operai
e risale al 1680. Vi è inoltre una fabbrica d'armi governativa, una scuola di armaioli ed un Banco per la
prova delle armi. Nel 1924 il Banco ne provò 36.1 14,
quando ancora la punzonatura non era, come ora, obbligatoria per legge, e per ciò questa cifra non va
presa che come indice della produzione locale. E.'
questo il più grande nostro centro d'armieri, e lo è
da secoli e secoli; per verità non si dovrebbe mai parlare di questa valle, senza esaltare la gloria delle sue
armi che servirono ad Imperatori e Re e che sono
gioielli d'arte sparsi in tutte le storiche armerie del
mondo (l'Armeria Reale di Torino ne è fulgido esempio), ma l'argomento merita uno speciale studio e
qui mi basta ricordarlo perché non si dica che lo si
ignora. Va però onorata la tenacia nel mantenere vive
le tradizioni di questa industria e l'intelligenza di quelle
Gardone V. T
Parrocchia S. Giorgio e monumento ai Caduti della frazione Inzino.
tranvia elettrica. La valle si calcola abbia 298 Kmq.
di superficie, con una popolazione di 32.000 abitanti
distribuiti in 19 comuni, dei quali undici nella bassa
valle, più popolata e meno estesa, che ha per centro
Gardone Valtrompia, e nove nella parte alta, più estesa e meno popolata, avente per centro Bovegno.
A Concesio erano in antico le sue porte e si narra
che la città mantenesse m quel paese dei cani per impedire ai lupi di sboccare nella pianura. Pare però
che questi cani non rispettassero troppo i viandanti che
scendevano dalla valle, tanto che vive ancora il motto :
« se Dio vuole, e i cani di Concesio, arriverò a Brescia ». In questo primo centro, subito si preannunzia la
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che fu preziosa nell'ultima guerra, come sarebbe stata
pericolosa, perché si congiunge con quella che sale
dal Trentino. Per quella strada passò nel 1801 l'armata di Mac Donald e per essa pochi anni prima discendeva l'armata austriaca per piombare su Brescia.
Questa facile comunicazione fra le due valli portò fra esse a comunità di rapporti fino dai tempi più
maestranze che seppero piegarsi a tutti i perfezionamenti dalla meccanica introdotti nella lavorazione.
Questo paese, che otto secoli or sono fabbricava le
bombarde e i dardi gardonii, ora produce la pistola
automatica e la mitragliatrice. Nell'eccellenza di questa industria è la ragione dei privilegi concessi da
Venezia a questi valligiani.
Colilo e Tizio, in fondo il Dosso Alto.
Pascoli e boschi.
antichi tanto da farne in certe epoche un insieme amministrativo distinto dal territorio bresciano. Infatti chi
ama frugare tra le vecchie carte troverà nell'Archivio
Storico di Fano ricchissimi documenti sulla Signoria
di Pandolfo Malatesta in Brescia, il padre del chiomato Sigismondo, che va dal 1404 al 1421.
Dopo la conca industriale di Gardone la valle si
restringe ed a Marcheno siamo ormai già nell'alta valle. Si cominciano infatti a profilare le alte montagne
che la circondano e la chiudono, e da Gardone, che
è alla quota di 380 metri, si raggiungono le Colombine, che sono a 2214. L'alta valle ha le caratteristiche fisiche ed economiche comuni dei paesi di montagna. Boschi, pascoli, bestiame, e, particolari a questa
valle, l'industria della caccia e quella mineraria. Va
pure aggiunta quella del forestiero, poiché è luogo assai frequentato per la villeggiatura estiva. La caccia si
esercita con le reti nei roccoli, nelle passate e cogli
archetti, prevalentemente situati lungo i sentieri di montagna, appesi alle frasche. Sono ordegni proibiti, ma
sempre in uso. Si fa agli uccelletti di passo, tordi e
fringuelli per dire dei più noti, e per verità qui non si
esercita solo per divertimento, ma costituisce un discreto cespite per le popolazioni montane. Ricordiamoci che siamo nel paese classico della « polenta ed
uccelli » che il Buccelleni nel suo « Viaggio al Meila » cantò, un secolo fa, con versi ancor oggi ricordati.
I Malatesta.
Tali documenti rappresentano i conti del dare e
dell'avere della corte del Malatesta e vi sono intere
pagine che si riferiscono alle comunità di Val di Sabio
e Val Trompia. In essi sono elencati i comuni tuttora
esistenti, i nomi delle famiglie nobili della valle, il
regime dei dazi comunali, le paghe agli uomini d'arme.
Vennero portati a Fano da Pandolfo dopo la tremenda sconfitta inflittagli dal Carmagnola per la quale
perdette la Signoria di Brescia e di Bergamo. Essi
mentano I' attenzione degli studiosi perché molte e
molte pagine sono ancora inesplorate anche per la difficoltà della scrittura, spesso indecifrabile, per quanto
in apparenza sembri chiara.
Lasciato Brozzo, la strada della Valtrompia
giunge a Tavernole di Gimmo, che si presenta con la
sua bella chiesa di San Filastrio. Nella sagrestia si
riunirono per secoli i comuni della valle a Consiglio
Il primo comune che si incontra salendo l'alta
valle è Brezzo dove una strada che si stacca ad oriente
per Lodrino — feudo longobardo — porta in Val
Sabbia. E' una strada di arroccamento fra le due valli
65
e sono stonche le riunioni tenutesi dopo la lega di
Cambrai per mandare uomini a difendere Venezia che
aveva contro di sé tutto il mondo, e quella del 1 797
per resistere alla campagna napoleonica, sempre in
difesa della Serenissima. Ora la sua importanza si
limita ad essere il capolinea della tranvia che sale da
Brescia; giunti lì, ecco, per chi vuoi proseguire, la più
caratteristica mostra retrospettiva e contemporanea dei
mezzi di trasporto; veicoli di ogni genere, animali di
ogni razza sono infatti all'arrivo dei trams, per portarvi
ai paesi dell'alta valle dispersi fra i monti: a Mar-
delle greggi in Puglia. Nella valle esiste una grand*
proprietà comunale costituita da pascoli che vengonc
dati in affitto di solito per nove anni ai mandriani chi
pagano circa trenta lire per capo di affitto.
L'alpeggio si inizia di solito in giugno e finisce ;
settembre perché le così dette Alpi pascolive vanne
fino ai 2000 metri. Ogni Alpe possiede una cascine
per il ricovero del personale e dei prodotti delle vac
che lattifere, le quali danno da 1500 a 2000 Kg. d
latte all'anno, mentre il bestiame è ricoverato come i
dove è possibile.
Pezzoro.
Le miniere.
mentmo, che va ricordato per la sua chiesa affrescata
da Lattanzio Gambara, a Pezlzaze, patria di quel
Diodato che lasciò la vita nella battaglia di Montichiaro nel 1 106 per difendere Brescia nella lotta coi
Valvassori, a Lavone, dove il dialetto Veneto consacra
un suo ricordo in un significativo motto scolpito come
impresa all'ingresso di una vecchia casa, e che ci rip/
chiama la saggezza dei nostri vecchi: « fa bona dota
alla vegeza », ad Irma, a Pezzoro da dove si sale al
Monte Guglielmo che separa la valle dal lago d'Iseo,
ad Ajale dove la strada faticosamente passa tra il
fiume e due pareti di rocce, e infine a Bovegno e a
Colilo, i due centri più popolosi e più frequentati dell'alta valle. A Bovegno la vallata si apre, e colpisce
il bel colore dei prati. Qui gli amici della montagna
trovano da studiare tutti gli aspetti del suo problema
economico, specialmente quello zootecnico, costituendo
la industria del bestiame il maggior cespite di guadagno. Prevale il bestiame che si calcola a 7000 capi
della razza bruna delle Alpi e cioè 58 capi ogni cento
abitanti. Di questi circa i due terzi rimangono tutto
l'anno sul luogo ed il rimanente passa l'autunno e l'inverno al piano, fenomeno migratorio simile a quello
Dopo l'industria zootecnica la valle presen
quella mineraria, industria assai fiorente nel seco
scorso ed antichissima, ma ora in decadenza, pere]
l'alto costo delle ricerche e della produzione min
raria non consente di poter reggere alla concorren:
estera. Ad ogni modo qui le montagne, specie a Bov
gno e salendo verso Collie, sono ricche di minerali
ferro; e risulta che nel 1854 erano aperte ed eserc
in Valtrompia ben 25 miniere e 5 alti forni che pi
ducevano la ghisa. Il minerale che si estraeva e
ferro spatico o carbonato che si presenta in forma
banchi irregolari intercalati al terreno triassico. C
tale industria fosse antica, nei è documentata tes
monianza il Codice montanistico che va consideri
fra i più antichi e che trovasi unito agli Statuti <
comune di Bovegno, deli secolo XIV, preziosissii
pubblicati dal Nogara nel 1898 e studiati dal sac
dote Achille Ratti della Biblioteca Ambrosiana, 1'
tuale pontefice Pio XI. In essi viene sancito il Gov
no della Comunità a forma repubblicana, con suff
gio universale per i maschi maggiorenni; la Comur
66
e ricordiamo invece come Bovegno e Collio siano centri turistici di primo ordine e delizioso soggiorno estivo.
era retta da un Consiglio di tre Consoli che duravano
in carica tre mesi ed erano rieleggibili per un anno.
Ogni mese veniva designato un vicario, capo del comune, il quale per quel tempo non poteva ricevere doni
né andare a casa degli elettori. Tutti, dai 15 a 70
Oasi di pace.
Chi vuole riposare fra la verde quiete e appartarsi un poco dalla vita turbinosa ordinaria e respirare
l'aria salubre e balsamica, non troverebbe angolo più
propizio. Esiste ancora un po' dell'atmosfera che faceva Bovegno fuori del mondo, quando nel dicembre
1571 si suonavano a distesa le campane per propiziare
la vittoria a Venezia contro i turchi, mentre quasi da
tre mesi la vittoria di Lepanto aveva già dato ragione
all'alato Leone Veneto! Non si trovano alberghi di
lusso, ma buoni, puliti, familiari, senza orchestre perché i garretti si muovono nelle facili escursioni alpine,
per salire a contemplare la lunga distesa delle mon-
Corna Biacca.
anni, avevano l'obbligo militare ed erano mobilitati al
suono della campana a stormo al grido di « Fuori,
Fuori! ».
Ma tornando al lavoro minerario ricordiamo che
esso veniva esercito fino dai tempi di Roma che vi
mandava i suoi damnaii ad metalla. Già accennai come nella vallata non siano pochi i segni della conquista romana, perché se le aquile quinte tolsero Fmdipendenza alla valle, con esse marciava però la civiltà
di Roma. La conquista fu consacrata da un insigne
monumento, eretto al confine colle Gallie, sopra Montecarlo, che ancora guarda la fiorita costiera italiana.
E' la torre della Turbie, dove sono i resti del trofeo
delle Alpi costruito per ricordare la campagna vittoriosa di Cesare Augusto, che sottomise tutti i popoli
alpini dall'Adriatico al Mediterraneo. Sotto la dedica
a Cesare erano ricordati 45 popoli vinti: genles alpinae deviclae Triumplini, Carmini, ecc.; i triumplini
vennero poi considerati fra le popolazioni di diritto
latino dipendenti dal Municipio di Brescia.
Bovegno.
Frazione di Zigole e Predondo.
Ma lasciamo i ricordi storici, pur tanto ricchi in
questo angolo delle prealpi, perché solo di memorie
non si vive, anzi si muore, ci basti aver dimostrato
quanto sia appropriata l'invocazione del Monti:
lagne immortali che portano alle Alpi. Sopra Bovegno e Collio dominano il Muffetto, le Colombine, il
Maniva, il Dosso Alto, la Corna Biacca, che circondano e chiudono la valle. Sono gite agevoli, facilitate
dalle strade militari che, per quanto abbandonate,
« II suoi che il Mella irriga
. ricco d'onor, di ferro e di coraggio »
67
sono sempre di grande ausilio all'alpinista. La più
importante di queste strade era quella che da Collie,
pe]V San' Colombano, portava al passo del Maniva,
dove nasce il Mella; lassù la strada non scende l'altro versante, ma sulla cresta della montagna, che fa
da spartiacque fra il Mella e il Chiese, una fitta rete
di strade militari si distende verso i monti della Val
Camonica e della Val Sabbia che servivano i forti
militari disseminati su quella fronte. E' una muraglia
naturale che impedisce da nord l'ingresso in questa
valle e la vista che si gode da quei monti è veramente
incantevole. Pel' quattro anni furono presidiati da tru]
pe costituendo una solida linea di difesa. Ormai i foi
e le caserme poste lassù furono smantellate e i nor
di Dosso Alto, Casa Lite, Pian della Baste, Cirr
Ora non sono che ricordi di guerra che bene avrebbe]
potuto resistere per dare il nome a rifugi alpini od
luoghi di cura climatica. Ma ciò che non distrusse
guerra, pensò di farlo la pace, ed ora quei fabbrica
non servono nemmeno ad ospitare il bestiame che spe
so cerca invano un riparo alle bufere.
(Fot, Bravo)
Le miniere triumpline
:: Carlo Bonardi ::
L'anima di tutti i Triumplini conserva profondo
il ricordo e la speranza di rinascita delle miniere che
un giorno fecero ricca la valle, e per la mortificante
situazione del loro prolungato abbandono, confida nella
nuova legge mineraria per vedere decadute le concessioni non sfruttate a subentrare ad esse delle attività
più coraggiose e feconde.
E" questa una illusione od una possibilità? Può
la valle che ne conserva la lavorazione (così perfetta
da essere redditizia anche quando il ferro è importato)
ritornare a lavorare il suo ferro e sviluppare la industria colla materia prima locale?
Il Dominio Veneto, in un primo tempo era stato
propizio specialmente alle miniere del ferro poiché (a
differenza di quelle di argento, piombo e rame) non
aveva loro imposto tributo ed aveva rispettati i nostri
famosi statuti minerari. Così, essendo le nostre miniere
per la massima parte di ferro, furono lasciate tranquille
ad espandersi conquistando i mercati anche oltre confine.
Lo Stato, ohe pur aveva bisogno delle nostre
armi, volle riservarsene la produzione per le proprie
truppe e nel 1606 istituisce a Brescia e a Gardone
due fondaci ove concentra il ferro estratto per distribuirlo alle officine: è la prima crisi! Si deve ripararvi
col tornare alla libertà del commercio del ferro riservandone un quantitativo fisso alla industria delle armi
ed alle necessità Statali: Venezia decorava il Palazzo
Ducale colla superba immagine che tuttora si ammira
e rappresenta Brescia che offre le armi alla Repubblica!
Il problema è complesso e richiede conoscenze
tecniche specializzate però la storia delle nostre miniere può insegnarci e merita di essere conosciuta.
La industria mineraria di Valle Trompia risale
alle epoche più remote, certo le miniere di ferro erano
sfruttate fin dai tempi precedenti la conquista romana
e nei secoli noi sappiamo del suo fiorire ; la miniera sfruttata con tenace lavoro aveva vicino il forno alimentato
dalle legne dei boschi delle montagne stesse e la intelligenza triumplina, perfetta lavoratrice del ferro, aveva
consolidato un assetto completo, che dalla materia prima giungeva al prodotto più perfetto: gli oggetti e le
armi più pregiate e squisite di finitura erano nostre. Dal
dardo « gardonio » alle « canne lazzarine » è la storia
della gloriosa lavorazione che ha esemplari preziosi
in tutti i musei del mondo.
Come declinò la tradizionale industria, ricchezza
della valle?
Allora in Valle Trompia erano otto forni e quaranta fucine e poiché le finitime Valli Camonica e
Sabbia non possedevano minerale sufficente attraverso
i valichi nostri lo prendevano in Valle Trompia giacché, scriveva, il Correr, « la terra sola di Collie ne ha
tanta abbondanza nei suoi monti sterilissimi che ivi
le vene non mancano mai ».
Vi erano però in Valle anche miniere di argento,
piombo e rame sulle quali la Serenissima voleva percepir le decime, oggetto di lotte infinite specialmente
coi minatori di Collio che se la intendono coi funzio-
69
sono dare vita alle miniere perché le nostre acque che
danno il carbone bianco non devono con esso animare
le nostre industrie tradizionali? Vada la energia elettrica in tutte le contrade d' Italia ad animare le industrie ma una parte, la necessaria, venga destinata alle
necessità locali: così si risolverà il problema economico sociale della montagna che si spopola, così potremo vedere, noi triumplini rinascere e risonare di fervido
lavoro le miniere dei padri! In luogo di indennità di
concessione di impianti, tosto consumate, venga assicurata energia elettrica perché aiuti sfruttamenti minerari
moderni, forni che traggano dalla vena il metallo prezioso, officine che lo lavorino, trasporti che lo rechino
ai grandi mercati!
Il problema è grave, assai complesso, ma rileggendo la relazione del febbraio 1926 al Consiglio Nazionale Superiore della Economia Nazionale redatto
da due industriali di alto valore come l'ing. A. Broccardo e il gr. uff. Giorgio Falc ho sentito rinascere
le speranze poiché la nostra aspirazione ha pure una
rispondenza nei. competenti.
Il minerale di. ferro delle Valli della Lombardia
è stato coltivato e trattato sul posto da epoche antichissime e gli studi sulle miniere di ferro lombarde sono
molteplici, dato l'alto interesse via via presentato dalla secolare industria siderurgica della Lombardia che
da. essa aveva alimento.
Il minerale delle valli Lombarde è costituito essenzialmente di ferro spatico (Siderite) povero di zolfo
e di fosforo e ricco di manganese, perciò molto adatte
per certi getti speciali e potrebbe dare origine ad una
sana e fiorente industria di qualità.
In quanto alla entità dei giacimenti m queste zon<
minerarie, il Prof. Stella dice che, dalle ricerche corn
piute in questi ultimi decenni nei campi minerari d
Lizzola e Schilpario, nella zona bergamasca, e di Pi
sogne e Bovegno in quella bresciana, si sono messe il
evidenza oltre un milione di tonnellate di minerali
complessivamente; ma è da ritenersi che la quantiti
di minerale esistente sia assai maggiore, da taluni rite
nuta di più di cinque milioni di tonnellate, arrivand'
a valutarla fino a venti, milioni di tonnellate. Pnm
della guerra, la intravista applicazione del forno elei
trico e le migliorabili condizioni dei trasporti hanno ir
dotto un certo risveglio minerario; esplicatosi anzitutt
con nuovi seri lavori di constatazioni e di ricerca ni
gruppi principali per opera di Società siderurgici*
Questa fase di sviluppo fu però interrotta in pari
dalla guerra.
Purtroppo lo sfruttamento di quelle miniere
nan locali ed erano sottili in ricorsi ed appelli al Governo!
Nel 1665 la Serenissima volle imporre le decime
anche sul ferro e cominciò allora un periodo di lotte e
di resistenze che aggravò la crisi ormai inevitabile pel
fatale andare del progresso!
La sventura bellica dei primi anni del secolo immobilizzò l'industria, il Governo concesse abbuoni di
decime, aiuti. Si. constatò che in Valle erano in attività,
delle concessioni accertate, tre miniere di ferro, quindici di piombo, quattro di rame, due di vetriolo e
rame, una di piombo, rame e vetriolo, una di piombo e
rame soltanto, una miniera di ferro ed una di piombo!
Siamo ormai al declinare: è la tecnica che si
muta e contro l'uso del combustibile ligneo ormai insufficente si afferma il carbone fossile! Siamo agli inizi
della nuova era industriale che andrà rapidamente evolvendosi con diversi mercati, con comunicazioni a grande distanza, coi prodigi della tecnica. Ormai il lavoro
della miniera condotto da piccoli gruppi famigliari con
impianti primitivi colle vecchie norme degli statuti locali non è più possibile.
La vecchia gloriosa industria mineraria resiste tenacemente, ha ancora qualche vivido guizzo di vita
si difende colla parsimonia eroica dei, suoi lavoratori:
ma le nostre valli romite non possono concepire il nuovo
ordinamento, economico ed industriale che si delinea!
Nel 1 752 a Colilo e S. Colombano le 71 miniere di
un tempo sono ridotte a dieci in attività, a Bovegno
di quarantasette ne restano solo due di rilevabili, a
Pezzaze 29 sono abbandonate, sei in scarsa attività e
vicino ad esse i forni scompaiono e sono ridotti ai due
di Bovegno uno a Collio e uno a Pezzaze!
Da allora il decadimento è andato progredendo:
La industria metallurgica vive, si sviluppa con meraviglioso spirito di intraprendenza ma bisogna cercare
il ferro altrove perché essa lo lavori, perché il glorioso
arsenale di Gardone possa continuare. La generosa
iniziativa di Francesco Glisenti per coltivare le miniere Triumplme e sfruttarne in luogo il prodotto si arresta riducendosi allo stato odierno di semplici lavori
conservativi.
La nuova legge mineraria ha fatto risorgere le
speranze. Il Fascismo chiamando alla ricerca delle materie prime nazionali ha dato impulso allo studio del
problema. In valle è difficile si possano trovano nuove
miniere, certo però sulla traccia delle antiche coi mezzi
moderni noi potremmo trovare i metalli necessari : ferro
prezioso. Non abbiamo il carbone rna i prodigi di produzione della energia elettrica, che lo sostituisce, pos-
70
sibili risorse del sottosuolo e ricordando che si è prov-
stato in gran parte esercitato da piccoli proprietari,
agenti indipendentemente gli uni. dagli altri....
Da quanto abbiamo esposto noi crediamo che,
già fin d'ora, si possa procedere allo sfruttamento m
scala ridotta dei giacimenti ferriferi, in modo speciale
di quelli delle Prealpi Lombarde usando il tipo forno
aperto a suola conduttrice ».
Pochi giorni or sono S. E. Martelli Ministro dell'Economia Nazionale e illustre, competentissimo, in
materia mineraria in un discorso al Congresso nazionale
di geologia confermava non solo il proposito ma l'opera
intensa del Governo per mettere in valore tutte le pos-
veduto, oltre che alla unificazione della legislazione
mineraria, al credito minerario concludeva: spetta ora
alle libere iniziative di cimentarsi e alle scienze geologiche il servire loro di guida.
Tale è il nostro voto e nel fiorire gagliardo della
Italia nuova noi confidiamo che la Valle Trompia possa vedere di nuovo animate le sue miniere e in tal modo
concorrere a dare al nostro paese quella autonomia di
materie prime che è fattore necessario di libertà, di
potenza e di grandezza.
Pezzoro - Ponte di Bontegno, una di piombo.
Pezzaze. - Monte del Radone, contrada A vano, contrada Guas'avino,
una di ferro ciascuna. - Località Doss e Tisolo, una di piombo,
Bovegno. - Monte Castel Vanii, due di piombo. - Località Pagano
(Monte Vestone e Doss Muffetto), una di piombo e una di ferro. - Inoltre
quelle Cavallo e Scremaglia pure di ferro.
Nel 1926 il Ministero della Economia Nazionale portava per la Valle
Trompia i permessi di ricerca di Buzzoline (Bovegno) per piombo, Navazza
e Tergala (Bovegno e Collio) per piombo e zinco e le concessioni:
In Collio, località Razzano, in Pisogne (Ossi) miniera di ferro tutte della
Società alti forni Acciaierie e Ferriere Franchi Gregonni.
In Bovegno località Alfredo, miniera di ferro della Società Anonima
Metallurgica Bresciana già Tempini.
In Collio e Bovegno, località S. Aloisìo, miniera di ferro.
In Pezzaze, località Regina Zoie, miniera di ferro ; in località Valle
della Megua, miniera di ferro tutte della Società Alii Forni Fonderie ed
Acciaierie di Terni.
NOTA — Può riuscire interessante un raffronto tra il numero delle
investiture minerarie triumpline del 1600 e quelle del 1926 pur avvertendosi
che evidentemente i dati del 1600 sono incompleti specialmente per le primiere
di ferro di cui il Dominio Veneto non curavasi eccessivamente perché non
soggette a decime.
Nel 1600 esistevano:
Colilo, in Valle di S. Colombano, località Dosselli, due di piombo. Monte Doss, due di argento e quattro di piombo e una di metallo. - Località Cristola due di piombo. • Località Val Legor, Val Boven, Pian della
Pietra, tre di piombo, due dì rame. - Monte Savin o Monticini, due di
piombo, due di rame. - Località Stablei, una di piombo. - Costa Tortona,
una di ferro. - Monte di Paio, una dì rame.
Inoltre si sa che esistevano quelle di Prato. Cavallaro, Re, Mondo
Nuovo, miniere di ferro.
Irma - Contrada Eser, quattro di rame, una di piombo, - Monte Schei,
una di rame, - M nte Confine, una di rane.
71
Viaggio a ritroso del Mella
- Mino Petti Viaggio, s'intende, per la valle Trompia,
dal suo sbocco al piano fino agli ultimi monti,
(Non importa se il fiume strìscia per buon tratto
in pianura, onde qualcuno potrebbe tenermi
impegnato dal titolo a seguirne l'intera corrente,
Lo schietto e vero Mella gratificato degli attrì^
butì pei quali sta non ultimo nella fluviale
compagnia lodata dai poeti, il Mella genuino è,
per noi, quello che pugna con innocenti rabbie,
con riccioli candidi dì spuma sul dorso con le
rupi e i ciottoli della montagna triumplina, Ivi
è la sua cuna, quella la palestra delle giovanili
irruenze, quello il campo della virile potenza
piegata al servigio delle industrie, Se abbandona
i cari monti, la pigrizìa del piano lo umilia e
lo perde, Giù al largo ecco il fiume vecchione
camminare stancamente cime appoggiandosi ai
bastoni dei pioppi sulle rive, No, non è più il
Mella questo pìgrone),
Le righe che seguono vorrebbero essere
nell'intenzione dell'Autore e di coloro che gliele
chiesero, una sorta di piacevole ricognizione o
interpretazione della vallata, un intermezzo gar^
bato alle illustrazioni dei luoghi, delle opere, degli
uomini che le lucide pagine del Numero unico
accolgono, Alla onorevole impresa si richiede^
rebbe la penna di persona la quale, per esser
nata su quelle sponde montane di fiume o
cresciuta in contatto lungo con esse, avesse
noti e familiari gli aspetti fin delle pieghe più
riposte e insieme avesse scorso le pagine delle
storie locali, tutt'altro che scarne ed uguali,
Preso per mano il lettore e accompagnatolo al
belvedere più vantaggioso quegli potrebbe con
la sapiente padronanza dell'argomento cogliere
succosamente le note caratterizzanti •> intime
ed esteriori •• del paese sottostante, indicarne le
affinità con altri lembi montani, suggerire i
tratti peculiari che fanno inconfondibile tra i
tanti questa specie di verde pennacchio che sor,'
gè niollemente sinuoso lungo l'innervatura dei
corsi d'acqua, sulla fronte di Brescìa, nel cuore
della sua provincia mirabile,
Chi scrive ha, invece, «imparato la valle» a
bocconi ed a strappi, in breve volger di tempo
tra le rapide occhiate impostegli dal mestiere
suo di cronista e le fughe in alto favorite dal
suo amore d'ogni stagione peì monti ; ma né
quelle né queste bastevoli a una conoscenza
totale. Molte porzioni saporite, molti angoli di^
lettosi ne ignora, Sicché ora sul punto di scrv
verne col tono di chi la sa lunga a degli auten^
tici conoscitori, la penna esita imbarazzata,
Ebbene, considerando che ella è mossa a peccare
da una disposizione affettuosa e che s'illude di
arrivare per virtù d'amore dove porta la pratica
dimestichezza, assolvetela in anticipo del fallo
di ignoranza, o amici di Valle Trompia,
73
II dono di cui siamo innanzitutto
scenti alla vostra valle è quello di una calma
bellezza, Oltrepassate le soglie di essa — là dove
gli opifìcì moderni e le stesse falde dei monti
spelacchiate e quasi polverose di traffici segnano
l'innesto con la città, visibilmente — un fascino
mite e costante avvolge le linee del paese mon/
tane, Non inebria e non estasia come le marine
celebri o l'alpe fastosa dì gelo, Offre una sedu/
zìone tranquilla, senza bagliori insopportabili, ma
senza infingimenti, Apre a poche miglia della città
seni e grembi di una favolosa quiete dove l'oblio
del mondano rumore è perfetto e il tempo si
ascolta fluire solenne, Noi conosciamo la felicità
di questi balzi dal quadrivio bresciano trito di
disposti e fantasie capricciose sì da otteneri
ogni effetto di varietà pur conservando all'i:
tero paesaggio una propria aria raccolta ! Difì
cile esprimerlo, S'impara solamente filando sul
scriminatura della strada, Anche difficile di
la nota dominante di questo e quel tratto d
viaggio e come e dove l'uno si congiunga
dissolva nell'altro, Ecco : immaginando un a
tefice intento a foggiarla nei secoli sì pensa eh
tenendo nel grembo divino tutti i balocchi a
cennati, nella parte inferiore fu parco di verd
avarissimo di pini, prodigo di costruzioni e
strade e, in genere, piuttosto trascurato e fa<
Ione nelle varie sistemazioni. Da Gardone
su si pose d'impegno. Sparse dei verdi più Ius1
ed intensi, alternò il velluto delle foreste al
ruote e dì passi al paese snodantesi ai lati della
strada saliente. Se il tempo è lieto e il sole
impolvera d'oro gli alberi, i quadretti idillici
nitidamente s'allineano ai bordi della via e
l'anima li gode, rifatta vuota e luminosa, Val/
lette che schiudono le braccia verdi, invitando;
campanili richiamanti il gregge delle case ad^
dosso ai muri della pieve j ponti che cavalcano
il fiumiciattolo dispettoso ; declivi fioriti ; san^
tuari e cascine rivelanti con una bianca nota
la loro presenza tra i castagni ; selve d'abeti )
praterìe alte j groppe e profili di monti da presso
e da lungi ; tali gli elementi che distribuiti per
decine di chilometri sull'ossatura nuda delle
prealpi formano la valle, Ma con quale criterio
distese dei pascoli incastonandovi cappellet
dìvote ( i paesini li mise in positure eccellen
dove le cestole dei monti si slargavano e lunj
tracce di salici correvano l'acque \ o pure cc
bei ciuffi di pini a lato che facessero sfon<
su alti pianori donde s'affacciassero sulle vallet
discoste e donde le voci delle campane arriva
sero rallegrando e ammonendo fino ai cascine
remoti, Si divertì a indispettire il Mella occli
dendogli il passo, soffocandolo tra guanciali
sassi, stordendolo di esse e giravolte, Procui
ìnsomma, di muovere il paese meglio che p<
teva, tenendo occhio a colori e luci delle diveri
stagioni, alle albe e ai tramonti, Fece le coi
per benino da quanto se ne può giudicare, 1
74
Fortune d'un nome, Questo della Valle
Trompia che a noi suggerisce pronunciandolo,
vedute di soffice verde e di umili fonti, volle dire
per secoli luogo di pena buia, per altri secoli
evocò una sorta dì Mongibello dove schiere di
uomini seminudi tempestavano sulle incudini,
«Sudate o fuochi a preparar metalli» era scritto sulle
soglie bruciate, Vietato ai rudi artieri di varcarle»
Così è, amici, Delle miniere di ferro s'ha
un' idea misera : che Roma condannava ad me-
anime posavano la persona affranta ; sbucò
bato da quei cunicoli ove gli parve aleggiasse
una specie" di santità dolorosa, come sulle fosse
dei martiri, Ed è solo per raccontarne degnar
mente altrove ch'egli non descrive il viaggio
inobliabile, Gli è bastato accennarlo, perché non
poteva tacere un aspetto tanto suggestivo del pas^
sato triumplino. Volendo dividerlo in tempi, in
modo grossolano, epoca del ferro potremmo
chiamare così alla brava quella propriamente
mineraria fino agli albori del Rinascimento,
allorché l'arte di domare il metallo soverchiò
in importanza e prestigio l'industria estrattiva,
O queste creature serve che, uscite della notte
della miniera s'abbrancano alle armi, dispera,tamente ! E quella potrebbe dirsi l'epoca delle
talla lassù i suoi schiavi, supplizio confermato
dell'esistenza in loco dì ruderi di torri per le
scolte aguzzine, Ed è quanto si ricorda con una
vena di incredulità per giunta, tanto è fievole
di lontananza la memoria, Chi scrive non ebbe
opinione diversa fino a pochi mesi addietro
quando la cortesia d'una famìglia amica gli per^
mise dì viaggiare per tre ore, la sua brava
lampada al fianco, la schiena ricurva, nelle
vìscere d'un monte sforacchiato, Fece anch'egli
senza gravame di minerale sul collo uno degli
spaventosi sentieri che gli schiavi prima, le
famiglie dei montanari poi percorsero carponi
logorando le miserabili esistenze. Osservò <• non
ebbe cuore di sedervìsì * i gradini dove le povere
armi. Ma la distinzione è oziosa, non bastando
la interruzione delle fabbriche a mezzo il secolo
scorso per rompere la tradizione di fedeltà al-<
l'arte dei padri, L'armaiolo dì Gardone e di
Lumezzane che milita nelle Corporazioni direte
tamente discende dei battitori, dei trivellatori,
dei tornitori, degli azzalinierì che le fraglie gar-donesi accoglievano nel collegio delle maestranze
quando il grido della valentìa trìumplina e il rim/
bombo delle sue bombarde riempiva il mondo,
Uno stesso nativo talento, un'egual sete di per^
fezione guida l'artefice delle macchinose pistole
donate al Pascià Lazirì da Venezia nel seicento,
e della rivoltella minuscola che la signora in
capelli corti nasconde nella borsetta di serpente,
un eccesso di generosità, dopo aver mandato
per ogni pieghicciola del tessuto rivoli salutari,'
volle occuparsi del vìvo seno stesso montano,
E ne imbottì gli strati col ferro.
**
75
un acuto senso, sicuramente romano, del Di>
ritto, ha saputo conciliare l'antico e il nuovo,
innestando nel tronco della tradizione i rami di
una vigilata e avveduta modernità, E crea gli
stabilimenti della produzione pregiata, pari alla
rinomanza di tempre) conduce strade, imprigio^
na le acque, apre i ricoveri e gli ospedali ; prov/
vede pensosamente con scuole e palestre e
campì sportivi alla generazione crescente) fa^
vorisce in ogni maniera il turista e l'ospite
abituale; coltiva la memoria dei suoi caduti. In
tale felice contemperamento della esperienza
nativa, secolare, e dei portati della civiltà recente
appare oggi al viaggiatore la Valle,
E il suo ciclo non è più quello tristo e
nemico della vallèa dei deportati, ma sereno
sopra le punte dei campanili e dei picchi e
aperto a tutte le preghiere e le speranze,
Con lei, con la signora serpentina ed ar-mata siamo ai giorni nostri/ I quali io spero
nessun valligiano vorrà mutare con quelli che
furono. Alla cura, tuttavia sovrana del ferro,
il tempo presente molte ne aggiunse t delle
stoffe, del legno, della casa, del bosco, del
forestiero, infine. Del forestiero che cerca la
valle nell'estate, ansioso di freschi riposi e di
facili vette ; nell' inverno, avido delle distese di
neve sorvolate dagli sci, deliciae nostrae.
Ora è uno sproposito dire che l'ospite ha
rivelato un poco la valle a voi stessi, o trium^
plini, facendovi accorti che esistevano tante
cose preziose intorno a voi, oltre che il cieco
budello della miniera e la fumosa officina ? Vi
siete, un bel giorno, guardati in giro, avete
guardato in alto, Ed hanno avuto un senso e
un linguaggio la foresta e il prato, la casa e il
torrente, il sole e le stagioni mutevolì, Al modo
stesso la vostra gente è cangiata, La tribù di
guerrieri irrequieti e prepotenti dì cui ragiona
la storia, macerata dal secolare martirio nel
grembo dei monti e delle officine è divenuta
un popolo che falcia l'erbe, tronca gli alberi,
conduce le bestie alla pastura, scava le mon^
tagne e piega il ferro dentro e fuori la sua
valle in una vita di accanito lavoro, di risparmio,
di faticoso guadagno) popolo che nella eredita^
ria saggezza fatta di prudenza di pazienza e di
***
E un' immagine mi rìde nella mente, alla
fine, se penso all'avvenire della vallata, Di una
estrema semplicità e di un senso ben chiaro,
Ecco sullo sfondo verde incurvarsi quel vostro
ponte romano così saldo e bruno di anni, e
sopra muoversi dietro il gagliardetto un pugno
di Ballila lieti nel sole, cantando, come giù basso
le acque del fiume,
(Fot, Bravo)
76
GEMME ARTISTICHE
Don LUIGI
TRIUMPLINE
FA L SIN A
Lagrimosa incuria.
biando le tinte scure della sua faccia « nigra sed formosa » di veneranda matrona, nell'aspro candore di
una vecchia cortigiana incipriata.
Le esigenze delle cresciute popolazioni hanno
quasi dovunque nella provincia, ma specialmente in
Valle, abbattute le antiche chiese dove « Le madonne
del trecento miti ed ingenue sui giallastri muri » sorridevano con teorie d'angeli e di santi nella penembra
mistica delle navate. Dove il barocco ha gettato dominatrice universale la sua linea slanciata, elegante e frivoletta non v'è che qualche antico affresco, raro superstite di quelle remote età in cui Francesco d'Assisi e
Domenico di Gusman, Pietro di Verona e Bernardino
da Siena riempivano di esuberante pietà l'estro inventore e il sentimento degli artisti contemporanei. Quanta
tristezza innanzi a queste reliquie, spesso deturpate,
che sembrano i rottami dispersi di un naufragio! Nel
nostro Gardone: ora lo scalpello demolitore pose casualmente alla luce alcuni di questi peccati famigliari,
come ad esempio nei rifacimenti di casa Rovati; ora
l'incuria li lasciò scolorire al sole e alla pioggia dei
secoli, come il S. Cristoforo dell'ex casa Bocchi, ora
come la Madonnina di casa Torcoli, li fece assassinare
con intendimenti di barbaro restauro; i più li lasciò poi
morire di morte violenta o naturale o ritirare, — senza
essere tolti nemmeno oggi, — sotto gl'intonachi candidi che le epidemie consigliarono tra l'altro, per la Basilica di S. Maria degli Angeli al Convento.
Fuori Gardone: S. Lorenzo d' Irma magnifico
esemplare d'antica chiesa, abbandonato all'azione demolitrice del tempo e alle rapine degli antiquari che
ne predarono non pochi affreschi; oltre l'insulto del
suo polittico disperso, lamenta ancora il fatale sparire
dell'antica decorazione, aggraziata e originale anche
all'esterno, e non può che gemere sotto le carezze grossolane di cui i muratori hanno gratificato abbondantemente coi calcinosi pennelli il suo volto austero, cam-
Vestigia d'arte in Val Trompia.
Sarebbe troppo lungo richiamarci a quanto perì e
a tutti gli spizzichi d'arte antica rimasta quassù, basii
sostare a breve riposo presso tre mirabili esemplari di
ancone popolate da pannelli dipinti con arte e maestria grande per la cura e il buon gusto dei nostri padri
lontani. Ci spiace escludere dall'elenco, per mancanza
di dati quella di S. Lorenzo, che le memorie dichiarano mirabili, ma di cui non si ricorda né l'argomento
né l'autore né la composizione né la cornice ma solo
l'inconsulta dilapidazione. (*)
Tavernole e S. Filastrio.
Eccoci dunque a Tavernole presso l'accigliato bastione di S. Filastrio. Nessuno potrebbe parlarne meglio e con animo d'intelligente amatore quanto Don
Paolo Guerrini, a cui perciò cediamo intieramente la
parola.
«La chiesa di S. Filastrio di Tavernole, così come
si presenta ora, non risale che al secolo XV e non fu
mai parrocchiale perché Tavernole ebbe sempre la sua
chiesa parrocchiale nel centro dell'abitato e dedicata
ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo ( 1. maggio). Sul
«
«
«
«
77
(*} Marco Gommassi non ha eh-; un breve cenno « La chiesa di San
Lorenzo, antica di ordine goltico, conserva buoni affreschi e la pala dell'altare maggiore, divisa in sei quadretti di buon autore sul gusto antico.
Sulla facciata è scritto: Cominciata l'anno 1594 - die 30 luio, e sull'srchltrave della porta maggiore 1523. »
II cimitero del consorzio di Tavernole.
Quell'Oratorio, interessantissimo anche sotto l'aspetto artistico per gli affreschi che ornano internamente le sue pareti, deve essere stato il primitivo cimitero
del Consorzio di Tavernole. (*).
La indicazione « Consorzio » lascia facilmente
supporre una confraternita di Carità e di Suffragio, e
designa una di quelle numerose e benemerite associazioni religiose, che nelle frazioni o località separate
dalla parrocchia, come era Tavernole rispetto a Gimmo, diventavano tutto; officiavano la chiesa, raccoglievano e dispensavano elemosine, suffragavano i morti,
aiutavano i vivi coi prestiti dei capitali, e talvolta assumevano anche di fronte all'Autorità ecclesiastica delle
piccole pose di enti religiosi autonomi, e indipendenti.
Il Consorzio di Tavernole doveva essere stato
fondato o da un frate domenicano o sotto l'influenza
di un convento domenicano. Difatti questo suo oratorio o cimitero è tutto di intonazione domenicana. Sulla
parete di sfondo, dove è collocato l'unico altarino campeggia, un crocefisso con dicitura rovinata e vari santi
in adorazione (Domenico, Maddalena e Giovanni
Ap.) Sul davanti della predella sono rappresentati
S. Domenico fiancheggiato dai due Santi domenicani
Pietro martire e Vincenzo Ferreri. La parete di sinistra e la parete di fondo, sopra e di fianco alla porta
di ingresso, sono tutte affrescate con quindici quadri
della vita di S. Domenico. Ogni quadro è accompagnato dalla sua relativa leggenda o spiegazione; si
legge chiaramente fra i più vicini:
« Como sancto Dominicho e uno suo compagno
chaminava piovando e laqua non li torbava e no se
bagnava...
« Como la nostra dona verzine Maria de l'abito
a Sancto Dominicho... Como Santo Dominicho e piusori (alcuni) heretici disputaveno de la fede de Dio e
concludeno che danno se mise la sua fede e fose
preso un grande fogo e quella che non brusava fosse
vera fide... ».
La sola parete di destra porta alcuni affreschi votivi di altra mano e di tempo posteriore; vi sono rappresentate alcune Madonne, S. Sebastiano, S. Alessio eremita, S. Antonio Abate, Girolamo vestito da
Cardinale. Invece il volto, che è la parte più conservata della decorazione, ritorna al motivo domenicano,
ripetendo quattro volte, fra i quattro evangelisti e i
quattro grandi dottori della chiesa latina, la figura
caratteristica di S. Tomaso d'Aquino. (**)
Gardone V. T.
Convento S. Maria degli Angeli - Loggia interna a mezzodì.
fianco meridionale della nuova chiesa parrocchiale, edificata nel 1900 per iniziativa del parroco Donati, si
scorge ancora la arcata della piccola abside della chiesa primitiva, e si legge incisa sull'architrave del marmoreo portale questa inscrizione : « Consorcium terre
de Tabernolis F. F. MDXXIII », che ricorda la costruzione della stessa chiesa, ora distrutta, fatta fare
l'anno 1523 dal Consorzio o Vicinia della terra di
Tavernole. Probabilmente a questa medesima Società
o Consorzio noi dobbiamo la costruzione di quell'oratorio quadrangolare, che si trova unito alla chiesa di S.
Filastrio, sul lato settentrionale, e che impropriamente
viene creduto « la sacrestia di S. Filastrio » e la sala
di riunione del Consiglio generale delle Università o
Comune della Valtrompia prima del 1797. (*)
« bianche. Si osserva il filone di detto marmo sotto S. Filastrio e lungo il
(") II Geminassi ne parla così: t Esistevi ancora il palazzo della Valle
:< ove convennero tutti i Savi di essa Valtrompia a stabilire le leggi adottate
« d a i tempi; detto il rinomato Statuto di Valle Trompia. In ogni tempo
i detto palazzo fu luogo di convenzioni politiche ed armigere, nella sala
« maggiore di detto palazzo sotto la volta si osservano dipinte tre donzelle
« sorelle, che simbolicamente alludono alle Ire Valli: Trompra, Sabbia e Ca:< monica. Le investiture ed architravi della porta d'ingresso e internamente
et sono di marmo di Tavernole che distmguesi pel fondo nero avente striaste
« torrente detto la Marmentina.
« Codesto palazzo ora serve per l'Ufficio Comunale e della Guardia
« Nazionale del Comune di Gimmo. »
(*) Tale lo rivelano l'ampia e profonda camera sepolcrale sotto il
pavimento, e le diciture necrologiche incise sulle pareti.
(**) li Cantù scrivendo per il tf Secolo » una relazione in parte più
circostanziata notava per il volto : a mattina S. Marcus evangelista, S. Tho-
78
Poiché non e è memoria alcuna dell'esistenza di
un convento domenicano in Valle Trompia, bisogna
pensare ad una irradiazione del Convento di S. Domenico di Brescia o alla iniziativa di qualche Domenicano di origine Triumplina. (*)
Per spjegare questa singolare decorazione domenicana, mi sembra di poterla fissare all'ultimo decennio del quattrocento e di attribuire a ignoti ma buoni scolari di Vincenzo Poppa, o almeno a qualche
modesto artista valligiano, che sentì l'influenza della
scuola Foppesca.
L'esame di questi affreschi, che meritano davvero
di essere restaurati e meglio conservati (è lecito segnalarli alla commissione provinciale « conservatrice »
dei monumenti) diventa anche più interessante, nel rilevare le numerose note necrologiche, che su di essi
sono state incise a graffito e alcune pie invocazioni o
giaculatorie latine, come queste due soavissime: «Multum recte piam — prece venerare manam » e « Non /'
libi sit grave — • dicere: mater, ave ».
Con. molta pazienza ho raccolto e trascritto alcune di quelle note necrologiche ; molte altre se ne potrebbero raccogliere quasi a formare un piccolo registro
dei morti di Tavernole dall'anno 1498 (ho visto questa data segnata accanto ad un nome, e forse non è
la più antica) fino alla fine del cinquecento.
Ne riporto soltanto alcune fra le più interessanti:
« M. L. Bonomus Zubani obiit ultimo maj 1 504 —
Mulier Xisti de Saleris obiit de mense febbruan 1503.
— Ven. prosb. Bartholomens Salerius obiit die VI decembris. — Ven. vir. d. prosb. Lialus obiit die 18
septembris 1505. — M. R. Thurinus de Zaperiìs obiit
9 novembris 1505. — Ven. doni, presb. Baptista de
Saleriis decessit 29 augusti 1507. — Delaidus de
pelisariis (Pelizzari, antica famiglia di Tavernole, come i Saleri di Gimmo) vitam cum morte commutavit
27 marci 1520. — Papa Leone X morì 1523. —
Venturi depentor 1529. (**)
irus Aquinas, S... S. Ambrosius; a mezzodì S. Joannes evangelista, S. Geronimus, S. Tomas Aquinus; a sera: Matheus evangelista S. Tomas a
Aquino, Augustinus ; a tramontana: S, Lucas evangelista, S, Tomas a Aquino, S Gregorius, - Quanto alle leggende eccole per intero riportate. A
mezzogiorno si legge : Come li frati. . , Santi Dommiko in. e tornano a lo
dito convento. Como santo Dommiko e uno compagno chaminava piovando
e laqua no li turbava e no se bagnava. - Como Santo Dominiko e uno
compagno pason una aqua cum bllo (battello?) e lo portinaro vole esser
pagado e sanclo Dominiko dise a lui non o dinari e Dio il mando Io dinaro
A sera: Como la nostra dona verzene de l'abito a Santo Dominiko'
como la giesa e la fede cristiana andava per terra, e per le virludi e bonf,
opinioni de sanclo Dominiko e Santo Francischo se cognosi e se abrazava...
Dio. - Uno buono maistro muratore faseva una stanza e cascò la stanza e
morì lo d'Io maistro e per li orazioni di frati e vìrlude de Sanclo Dominiko
resuscitò. Como s.to Dommiko e piusori eretici disputarono de la fede de
Dio e pretendono che caduno scrìvesse la sua fede, e fosse acceso grande
fogo, e quello che no brusava fosse ve/a fede. - Come vene una visione
osserv^t-t.
(*) Di ciò abbiamo traccie nel culto di S, Pietro Martire un po' dovunque in Valle, come a Gardone, Pezzaze, Lavone, eie.
Gardone V. T.
Chiesa di S, Maria degli Angeli - L'Aitar Maggiore.
Presb. Stefen obiit vigesimo augusti 1529 die sabbathi. — 1536 morì Peder Lovezer. — Die 4 marci
occusus fuit de Lodovicus Amadinus. — Dominus Viviamus decessit die XII septembris 1544. — Dom.
loann. Albertus de Mazzuchelis die XV septembris
1590 obiit».
La mia attenzione è stata richiamata subito dal
nome del pittore Venturino, morto nel 1526: è lui
Fautore di questi affreschi ? Quale il suo cognome ?
Quali le vestigie dell'opera sua in Valle? Ecco i vari
problemi che racchiude quell'epitaffio, troppo frettoloso e incompleto per la nostra legittima curiosità di
sapere qualche cosa di più sicuro intorno a questo ignoto artista triumplino, che forse racchiude per sempre
nel segreto della sua tomba (*) anche il segreto della
sua operosità artistica.
(*) A lui forse dobbiamo aitribuire gli affreschi di quell'epoca del
convento dì Gardone e un po' dovunque in valle ? Peccalo che Ire « gemme »
di quesla cappella in Tavernole siano andale irrimediabilmente perdute.
I. La finestra portava una vetrata (0,86 X 0,40) antica, arieggiente
alle più pregiate del Duomo di Milano e rappresentava S. Antonio di Padova.
II. V'era un lempietto a Tabernacolo esagono, privo del cupolino,
di ordinario valore ; assai pregiali invece i dipinti sugli apecchi dei lati
(0,32 X 0,23) rappresentanti S. Pietro Apostolo, S. Filaslrio V., S. Rocco,
(**) Trattasi foiee del cognome e forse sarebbe un antenato di quel
Venturi d'Irma che fece esiliare dal paese Lutta la parentela nel 1695, quando
per fanatismo religioso si fece colpevole di un odioso assassinio.
79
La chiesa di S. Filastrio.
ta più tardi al polittico quando fu collocata nella soasa. (*)
La nicchia doveva essere il posto della tavola
principale del polittico, ora scomparsa.
Segnando i pezzi dall'alto del lato destro, troviamo: 1.) La Annunciazione; 2.) S. Rocco e S. Sebastiano; 3.) Un Santo martire con corona del martirio
che probabilmente è S. Calogero, patrono di Cimino;
4.) La Pietà (nel centro); 5.) S. Filastrio, vescovo;
6.) Gli Apostoli Giacomo e Filippo; 7,) L'Arcangelo
Gabriele.
Questo polittico è innegabilmente un' opera di
scuola bresciana della fine del quattrocento o del primo
decennio del cinquecento. (**)
Le affinità stilistiche lo avvicinano al polittico della stessa epoca, che si trova nella chiesa sussidiaria di
Invico a Lodrino; ambidue sono però ridotti ad uno
stato compassionevole di conservazione e richiedono
un restauro urgente e intelligente per poterli salvare
dall'estrema rovina.
La Valle Trompia non è molto ricca di opere
d'arte, ma queste delle due chiese di Tavernole e il
polittico di Lodrino sono certamente fra le più pregevoli e degne di essere restaurate e costudite con ogni
cura. Chi vorrà studiare ampiamente lo sviluppo dell'arte bresciana prima del Romanino e del Moretto
non potrà trascurare né gli affreschi né i due polittici,
che abbiamo cercato di illustrare brevemente in questa
nota, perché costituiscono, senza dubbio, dei pezzi,
molto importanti e interessanti, per l'epoca e per la
scuola, e sono ricordi di una vetusta tradizione religiosa e artistica che la Valle Trompia deve essere orgogliosa di conservare.
La chiesa di S. Filastrio ha una sola navata con
tre grandi arconi, dalla spiccata forma quattrocentesca; sul fianco meridionale dalla parte opposta dell'accennato oratorio del Consorzio di S. Domenico, la
fiancheggia un elegantissimo portichetto cinquecentesco, con decorazioni e stemmi della stessa epoca. (*)
Fra gli stemmi ne emerge uno col calice eucaristico, simbolo delle Scuole e Confraternite del Sacramento. Anche la facciata, semplicissima, conserva tracce evidenti di una primitiva decorazione quattrocentesca, della quale rimane soltanto un colossale S. Cristoforo, protettore dei viandanti e invocato contro la
« mala morte ».
Il portale e le finestre sono state aperte, così come
sono ora, nel 1666 e forse della stessa epoca è l'unico
altare, barocco, dedicato a S. Domenico e a S. Antonio di Padova. Nell'interno si scorgono avanzi di antichi affreschi votivi e sembra che tutto l'interno dovesse
essere decorato di affreschi, coperti più tardi — dopo
la peste nel 1630 — con una scialba imbiancatura (**)
Due sole lapidi sepolcrali restano nel pavimento;
la prima è del 1508, e ricorda il Sac. Stefano de
Zaperi: « Sep. ven viri dni, — pbri, st. de. Zapiis. missio 1508». La seconda è del 1804 e ricopre la
tomba del medico Feliciano Multi: « Hic. iacent.
ossa eccellentissimi feliciani m. ulti, oblii die vicesima
secunda mensis iunn anno 1804 ».
Il Polittico.
Sull'altar maggiore, fra una ricca soasa secentesca a fogliami e statue di forma barocca, si conserva
un polittico di molto valore, (***) ma quasi ignorato
e molto trascurato.
E' così costituito da sette tavole, che circondano
una nicchia di una Madonna, scultura in legno aggiun-
L'Ancona di Lodrino.
L'ancona di Invico (Lodrino) a cui accenna Don
Guerrini non è certo più povera o di più scadente fattura di quella di Tavernole: peccato che la cornice
sia/stata in parte turpemente raffazzonata da un qualche falegname locale, allo scopo d'arricchirla e meglio
completarla (!). L'Altare che la possiede è quello laterale nella chiesetta sussidiaria di S. Rocco a Invico.
Nel centro del polittico apresi, sopra un gran rosone intagliato, la nicchia della Vergine. Anche qui vi fu un
tempo la sua tavola dipinta? E' facile, ma forse trafugata, non lasciò di se alcuna memoria. Ai fianchi,
due per parte, si aprono altre quattro nicchie con reliquie, chiuse da quattro pannelli di legno dipinto, tutti
centinati.
S. Apollonio, Tra questi quattro fianchi stavano la portella e il fondo. A
tergo del fondo eravi scritto : Franciscus Ricchini - de Biono pinxit - et
decoravi! anno - pubblica? salutis - M.D.L.V.11I.
Ili 0 M. Commassi che vide tuttociò nota ancora : avvi una « pace »
dipinta sul vetro (il Redentore in grembo alla Madre addolorata). Quale
vetro è assicurato in apposito legno di forma antica.
(*) La
suggestive.
veduta
della chiesa col portichetto di scorcio è tra le più
(**) Basta scrostare perché emergano subito.
(***) La cornice consta di sei finestre, tre per piano. Le tre di base
avevano l'eguale altezza: in mezzo la Pietà con la Vergine, il Salvatore e
S. Giovanni; a destra S. Filastrio, a sinistra S. Calocero. Nel secondo piano
le nicchie laterali costudiscono a destra S. Lorenzo con S Stefano (S. Filippo e Giacomo Ap.) a sinistra S. Sebastiano e S. Rocco. Nel mezzo il
vano è assai più alto per la Vergine centrale, trattata con maggior larghezza
come soggetto principale, diprnto non emigrato, come erroneamente si crede.
Purtroppo la cornice fu tagliata, e abbassando la tavola della Vergine venne
ridotta ed angustiata la Pietà di sotto, oltre che rovinato l'effetto d'assieme
della bella cornice. Una cimasa con l'Eterno Padre io credo, sparì nel 1904 in
occasione dell'esposizione bresciana di Arte Sacra, dove mi si assicura comparve.
(") La Vergine del centro non è scolpita, ma egualmente dipinta, quindi
non sette, ma 8 tavole. Le due però dell'annunciazione (la Vergine e 1 Arcangelo) sono d'epoca e fattura diversa e più recenti.
(**) Mi sembra di vedere in questi dipinti una gloriosa teoria, le di cui
unità potrebbero ricostruirsi con questi e con altri invidiati elementi, come le
tavole di S. Rocco e dell'Adamino a Bagolino, di S. Afra in Broscia, ecc.
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Purtroppo l'ufficio loro di portelle non ha contribuito poco alle scrostature e al deperimento dei quadri. In alto abbiamo a mezzo busto e nelle proporzioni
di 40 X 44 S. Lucia e S. Apollonia; in basso per
intiero, 40 X 100, S. Bernardo Abbate e S. Pietro
Apostolo. Il basamento è formato da uno zoccolo decorato a minuscola loggetta con tredici intercolumi per
il Cristo centrale e i dodici Apostoli, distribuiti ai fianchi. Il coronamento è formato da un quadrato centrale dove il Redentore tiene sollevata una corona, e
da due triangoli (con un angelo dipinto ciascuno), ammorbiditi da un fregio a cornucopie ricorrentisi nel lato
che borda la cimasa. Dicesi che sul Redentore s'alzasse un ultimo fregio a coronamento, con angeli di
uguale pennello che il resto, asportato da un vecchio
curato è certamente finito nelle mani di un qualche
antiquario. L'ancona, pregevolissima nonostante tutto,
meriterebbe urgenti cure, alle varie tavole in modo speciale, e un intelligente rifacimento della bistrattata y
cornice.
Trascurate o protette queste sono ricchezze di cui
la Valle può tuttora andare altera. Poche cure e una
vigilanza più oculata garantirà per l'avvenire. Il peggio è certamente quando si è costretti a vivere di ricordi e vedere sulle persone straniere i gioielli che furono
già di Famiglia.
Così per l'ancona della Vergine nel Convento di
Gardone. Sembra che usciti esuli i figli di S. Francesco se ne sia pur ritirata la poesia e il sorriso dell'arte
che furono ai Frati sorelle.
Al Brera abbiamo infatti il grande quadro del
Moretto che ponendo ai piedi di S. Francesco San
Girolarno e S. Antonio Abate, li fa tutti rapire in
estasi, volti alla Vergine che sulle loro .teste si libra
materna e regale.
Per brevità non so che rifarmi a un mio articolo
illustrativo del 1925.
ben cinque anni nella grande guerra, avevano reso di
una necessità improrogabile.
E' qui che il pennello del Moretto, la pietà dei
frati e la munificenza di qualche patrizio, fors'anche
della fondatnce famiglia Avogadro fecero sorridere il
polittico disperso oggi nelle pinacoteche di Parigi e di
Milano. Inutile cercarne memoria nei documenti del
soppresso convento, perché non ci fu conservato che
l'atto di fondazione, stipulato nel 1442 tra S. Bernardino da Siena e i donatori Avogadro.
Scacciati i frati nel 1803, le sei tavole, con la
gran tela di S. Francesco di Assisi, S. Girolamo e S.
Antonio Abate, veneranti la Vergine furono passati
il 12 aprile 1808 al Brera di Milano che nel 1812 ne
cedette per un cambio le due migliori al Louvre di
Parigi.
Oggi non resta che la cornice: linea elegante e
semplicissima che legava i dipinti per farne un'unica
pala.
Vi si svolgeva la solita disposizione cara al Bonvicmo, la Vergine in alto a venerazione dei santi che
la circondano e su tutti i personaggi e per lo scarso
paese l'imponderabile velo di una melanconia dolcissima.
La cornice di m. 3.10X2.35, dorata e decorata
con la grazia del tempo, è divisa in due ordini a sei
scompartì.
In basso un piccolo gradino di base su cui s'alza
il piedestallo di quattro minuscole lesene rabescate che
intramezzano i vani dei tre quadri del primo piano ad
esclusivo soggetto minorità.
Oggi ancora in corrispondenza alle lesene mediane vi si vedono effigiati con finezza di miniatura i due
grandi amici discepoli di S. Bernardino e legati apostolici della crociata di cui stringono la bianca fiamma
ondeggiante, B. Giovanni della Marca e S. Giovanni
da Capistrano, mentre nello specchio sotto il quadro
di mezzo, due angeli su pannelli dovrebbero sostenerne
un terzo trafugato nell'ultima occupazione militare,
ove S. Francesco inginocchiato incrociava le mani trafitte sul petto.
Un piccolo margine a dame purpuree e dorate, incorniciava le lesene e le tavole d'ambedue i piani. Nei
tre dipinti più bassi vi era di mezzo S. Francesco d'Assisi, limitato come tutte le figure dell'aristocratico polittico, a un terzo del vero. Ritratto su legno di noce,
fu stimato fra le opere migliori dell'artista.
Il Poverello sullo sfondo azzurregnolo del paese,
stringe al petto una piccola croce e colla sinistra appoggia il corale alla tunica rialzata.
Alla sua destra S. Bonaventura, quasi di fronte
col galero cardinalizio e un ricco piviale di velluto
rosso cupo sul grigio saio stringe nelle mani una croce
stazionale, mentre S. Antonio di Padova nella rozza
tonaca gli si accompagna di fianco, in sottórdine, co!
giglio e un volume aperto nelle mani; tutte e due fiorenti di una tranquilla maturità.
Il Polittico gardonese del Moretto.
Avanzando tra le mura quattrocentesche della
Basilica ultima citata, ancor tutta vibrante di mistica
poesia Francescana, non si può reprimere il senso di
sorpresa e di lieta meraviglia che suscitano il presbiterio ritornato agli incanti dell'antichissima decorazione e in esso S. Luigi di Tolosa e S. Bonaventura di
Bagnorea (che ispirarono forse l'analogo gruppo al
Moretto), riapparsi in affresco sotto il soppresso intonaco ; l'altare e la tribuna elegante negli intagli e nell'oro abbrunito.
« In « cornu evangeli » solamente, si aprono lungo la navata le cappelle laterali; sono tre, e di mezzo
quella dedicata alla Vergine Maria. Si è da poco provveduto a ridonarle un po' di grazia, con un restauro decorativo conveniente, che l'ignoranza degli uomini e la furia delle milizie alloggiatevi più volte e per
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minum ». La tavola è di pioppo, come le ultime due,
e sorpassa di un terzo gli altri quattro pannelli.
La Vergine nella posa caratteristica, che col Bonvicino creò il nuovo tipo della Madonna bresciana,
incrociando le braccia sulla porpora delle vesti damascate morente in sfumature di viola sale tra le nubi,
sorretta e quasi spinta da quattro angioletti, intieramente ignudi, affacendati senz'agile grazia, tra gli svolazzi della tunica e del manto.
Alla destra S. Marco, volgendo il fianco destro,
spiega intorno alla persona, quasi intiero il rotolo del
suo vangelo, che stretto nella mano abbandonata lungo il corpo viene avvicinato dalla sinistra alla sua faccia di anziano barbuto. E' l'unico personaggio dubbio
per i critici da cui fu battezzato anche S. Paolo o un
Apostolo qualunque, ma non pei gardonesi che vi trovano subito un omaggio del pittore e dei frati alla parrocchia appena costituita (1544) di cui l'Evangelista
è patrono, e vi salutano un felice abbinamento col vicino S. Girolamo che divide con lui nell'iconografia
il simbolo del Icone,
Più indietro e di fronte, il S. Dottore, anch'esso
venerando pel candore della barba fluente, tutto chiuso
nella cappa cardinalizia e chino sotto l'ampio cappello, tiene colle due mani un libro di cui segue intento
la lettura. A sinistra, sullo sfondo evidentemente restaurato del ciclo, S. Chiara si avanza verso il centro,
reggendo il turrito ostensorio medioevale, su cui abbassa la faccia pensosa. Sull'elsa crociata di una lunga
spada appoggiano invece le mani intrecciate di Santa
Catterina, che, più in fondo sta di faccia, tenendo ai
piedi la ruota spezzata del suo martirio e volto l'occhio e la testa coronata alla Vergine compagna. Di
questi sei dipinti, rivendicati con giustizia alla vecchia
cornice per l'esattezza matematica delle proporzioni
non rimangono ora a Gardone che inadeguati ricordi
nei Ss. Bonaventura e Antonio dell'oratorio di S. Rocco, separati senza variarli nei due ovali di Villa Bernardelli, nel S. Francesco del Convento e nell'Assunta
della Sacrestia di S. Carlo.
La soverchiante altezza di quest'ultimo soggetto
./nell'originale, alzo nel mezzo la cornice di corona su
due piccolissime rabescate lesene, dando alla cimasa
una linea angolare, ingentilita nel dislivello dei piani
da volute d'oro, sotto cui due angeli, attribuiti dalla
tradizione ancora al Moretto, si protendono ginocchioni in atto di preghiera. Sarebbe questa l'intiera visione
di cui perfino si era perduta memoria e che pure per
quasi tre secoli giocondo i frati e il popolo di Gardone,
ma la rivoluzione francese che rapì e disperse tanti tesori di arte e di fede, strappò alla vecchia Basilica —
come sacrilegamente si spegnerebbe in un occhio la pupilla — la stupenda tela di S. Francesco e questi altri
suoi gioielli preziosissimi, relegandoli là ove a stento li
può raggiungere il più volonteroso proposito di una
modesta riproduzione.
La mestizia che cinge d'inesplicabile rimpianto
ogni creatura del sommo artista bresciano, sembra qua-
Lo stesso contrasto a sinistra: S. Luigi della casa
d'Angiò, morto a ventiquattro anni, vescovo di Tolosa è come il contemporaneo S. Bonaventura, la figura
dominante; veste sull'abito monastico, un fastoso piviale a gigli araldici d'oro, porta la mitra che avvalora di più il magnifico profilo della faccia e tiene nelle
mani inguantate l'aperto breviario e il pastorale, mentre
S. Bernardino, raffigurato nel settantenne tradizionale
aspetto, sorregge il monogramma del nome di Gesù
di cui fu zelatore infaticabile.
Nel secondo ordine, la stessa disposizione di lesene
rabescate, alle cui basi in quattro tondi spiccano due
Gardone V. T.
Chiesa di S. Maria degli Angeli - Polittico.
teste di frati e due stemmi francescani, la medesima impostazione di figure con le dominanti (S. Marco e
S. Chiara) nei due pannelli secondari ai posti estremi e
l'eguale distribuzione di quadri, che essendo tutti e tre
rettangolari non sono come sotto in finestrelle centinate, se si eccettui l'Assunta, appena adombrata in alto
(nel grande giro dell'aureola) dal fregio triangolare, inscritto tra le cornici principali e la curva del vano.
Quest'ultimo è il dipinto più grande e il cuore della
composizione: nella fascia che intercorre tra i sovrapposti trittici e in testa alla cornice fu distribuita infatti
la prima antifona delle lodi: « Assumpta est Maria
in coelum, gaudent Angeli, laudantes benedicunt Do-
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si alimentarsi dall'inutile sforzo dell'amatore intento a
raggruppare invano in ideale ricostruzione quei dieci
scomparsi :
« Dite dunque : dell'ambiente profano a cui vi
condannò il laicizzato pensiero moderno, sospirate voi
o santi relegati, le preci e l'incenso per cui vi crearono
il magistero degli artisti e la pietà dei fedeli? O forse
rimpiangete, o beati, il vuoto anello che aspetta invano
lo splendore delle sue gemme antiche? ».
hanno la fortuna, come i Frari di Venezia, di riavere
dopo grave lontananza, il loro Tiziano: e del resto
non tutti sarebbero poi facilmente degni custodi dei
capolavori restituiti. Se non vale rimpiangere l'irrimediabile passato, dobbiamo tuttavia premunirci contro le
possibili perdite dell'avvenire.
Se ciò avvenisse, il rimprovero dei maggiori che
li commisero con sacrificio ai migliori artisti, e quello
dei beati cittadini del ciclo, esiliati in effige dalle loro
antiche gloriose sedi, andrebbe forse agli intelligenti
che per salvarli li raccolsero all'ombra profana delle
civiche pinacoteche, o piuttosto e con ogni diritto, ai
noti primitivi custodi che li lasciavano perire sotto lo
sfacelo demolitore del tempo, la polvere e la muffa di
un'obliosa colpevole noncuranza?
(Fot. Bratìo)
Conclusione.
Pretendere che il passato ritorni è semplicismo
esagerato e pretesa di rendere legge normale di vita
l'eccezione rara di una tarda restituzione. Non tutti
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Canti e pace nella valle d'oro
:: Luigi Vecchi ::
L'inverno è qui che viene; per tutta la valle gli
alberi, sono già spogli e attorno ai focolari, dove su
gli alari arde il ceppo di Gardena o del Muffetto
fioriscono nell'ora del coprifuoco, le leggende che invitano le menti a vivere nei secoli.
Batte alle porte l'aria diaccia che scende dal
Maniva e da! Guglielmo; le vetrate si arabescano di
un tenue e candido velo. Fra poco le nevi avranno
ammantato e case e boschi, e praterie ; e gli sciatori,
cantori delle fredde temerità, saliranno festanti questa valle dell'oro e del ferro, dove ogni casa ha la sua
stona. Saliranno verso S. Colombano e verso il Maniva; ci sarà chi se ne andrà più oltre: lassù alle
Colombine, e ancor più in alto verso il Gavia dove
lo spinto si estende e si tempera in un bagno di purificazione.
Si giunga d'inverno oppur d'estate; fra il freddo
sano delle nevi o fra l'aria pura e fresca che sprigiona dalle pinete, quando si ritorna il cuore è ricco di
ricordi e nostalgie.
Da Brescia e da Cremona, da Mantova e da
Verona e da. Milano e perfino da Torino, vengono,
ogni anno, migliaia e migliaia di persone a cercare in
questi paesi pace, tranquillità e salute.
Allora i canti si alternano ai canti su per i sentieri e sui margini delle fonti dove l'acqua zampilla
fresca e gaia quando l'alba inargenta le cime ed il
tramonto copre d'oro il piccolo Santuario posto lassù
fra Bovegno e Etto.
Non apri libro che parli della Valle Trompia
in cui non si accenni ai filoni d'oro o alle pietre
che, dicono, non ve ne sia una che non contenga ferro.
Ma se tu chiedi a chi ogni anno sale su per questa
valle, dove esiste veramente ogni fonte di ricchezza, la risposta. è unica: nell'aria fresca e pura; nelle
acque cristalline dalle quali si stillano gli elementi
necessari alla salute: magnesia e ferro; da questo
verde immenso dei boschi di pini e di ance, dentro
i quali si respira a pieni polmoni l'aria impregnata di
oliterio; e nella fecondità del lavoro, che da Carcina
a Sarezzo, da Lumezzane a Gardone, e su, fino a
Collio è tutto un inno festante al lavoro, un'armonia
immensa di, bellezze e di fecondità.
II Muffctto.
85
piccola campana suona, canta nei cuori di questi dimenticati la felicità, e anche i due nani, Angiolino e
Domenica, mostrano allora gli occhi scintillanti di
gioia. Ma se la campana non suona e giunge ai loro
orecchi l'eco dei passi, sprangano essi la porta della
casa smozzicata e sgretolata e soltanto quando sor
ben sicuri di essere soli fanno capolino.
In questi mesi Domenica e Angiolino vivono di castagne che vanno raccogliendo sui sentieri degradanti
Chissà quanti anni abbiano questi due fratelli abbandonati dal mondo e dal tempo? Nemmeno essi lo san
no! Un giorno che la campana suonava e che i lorc
cuori avevano ripreso coraggio, abbiamo ostentato 1;
domanda :
— Dieci — ci rispose la Domenica offrendoci 1:
volubilità delle sue labbra molli e la sua grossa lin
gua, mentre il fratello abbassava la testa come voles
se far correre la mente attraverso il ricordo del tempo
Dieci? oppure cento, chi lo saprà mai. quandi
... Etto, paese delle anime morte!
Ma chi portandosi al Santuario di Bovegno non
sente il desiderio di giungere fino a Etto? Allora i
... Etto, paese delle anime morte!
sentieri, abbandonati, le viuzze malate di quella vita
che non giunge mai, sembrano rivivere nello scalpittìo/
dei visitatori che rimbomba sonoro, e nelle canzoni che
echeggiano a valle annunciatrici di risveglio. Così
accade che anche la campana della chiesetta senza
Santi e senza lume davanti all'aperto Tabernacolo dell'altare maggiore, la picciola campana, mossa dai visitatori, getta la sua voce sempre bella e pura come per
dire ai figli, lontani « Sono ancora viva e sono ancora
quella che suonava di gioia e di dolore nell'ora della
vita e della morte ».
Così accade che dalla loro tana escono i pochi
rimasti in questo paese inanimato. La voce della campana li richiama alla realtà! Quanti sono? Quattro,
cinque, sei? Non di più! Ad uno ad uno, ed erano
molti, se ne sono andati tutti gli altri col tempo, è
rimasto 'soltanto chi non 'poteva camminare oltre il
sentiero di Pezzaze. Si dice che' nemmeno nei giorni
di solennità arrivino essi al Santuario. Ma quando la*
sono ancor viva..
son nati, questi due rifiuti della vita e della morte.
Ma' se1 tu 1 l'asci Etto, se guardi in alto e giù ne
immense praterie, tutto ti si offre, tutto è un invito
uno sfolgorìo di luci e di colori.
86
Ogni anno da Gardone a Collie, quando la canicola toglie nella città il respiro, le porte delle case
si aprono a ricevere la marea di folla che accorre in
cerca di refrigerio. E allora « beati gli ultimi se i primi saranno discreti ». Così gli ultimi ogni anno devono
adattarsi come vuole il caso; riversandosi magari qualche sera sui fienili o nelle « Baite » lontane. Ma che
importa? Forse il buon Poeta non scrisse: « Usanze
de montagna : l'erba la fa de scagna, l'acqua la fa
de vi, aviso ai citadì» ? Basta l'aria fresca e l'appetito!
sando quello caratteristico di queste montagne che da
loro una nota di eleganza, di giocondità e di gentilezza.
E tu le vedi queste fanciulle ogni mattina, segui-
E quassù si vien cercando nell'estate, aria fresca
e appetito. Li si va a cercare ogni mattina al levar
del sole, dove le passere cinguettano e belano gli armenti; dove le ginestre giuocano di densità e di soavità con l'azzurro del cielo : giallo, celeste e verde,
manto immenso che sejmbra avvolgere questa meravigliosa vallata che mette nel cuore le più care delle
costalgie.
/--
Dieci - ci rispose la Domenica.
te dagli instancabili cavalieri che suppliscono ben volentieri la servitù nel trasporto dei sacchi da montagna,
andare ad annerire sotto lo smagliante sole.
Si cambia infatti di colore; si va lassù nelle immense praterie delle Colombine e di Peseda, al Muffetto o al Maniva ; alle Corti di Redicampo o ai
prati di Zovato, o al Guglielmo. Chi si accontenta
delle passeggiate più calme va a sedersi sul muricciolo che cinge il Santuario di Bovegno o a Ludizzo
dove i romani ruderi dicono ancora gli antichi sacrifici
dei cristiani lassù mandati da Cesare a vivere di stento
e di dolore.
Un giorno, non tanto lontano, il villeggiante
prima di andarsene compiva un voto: portava il saluto al Poeta della « Melodia » presso il suo eremo,
che egli chiamò « La Cà de,le bachere », nella conca
che corre verso Ludizzo e verso Bovegno, posante le
sue basi presso il ruscello dove l'acqua sempre pura e
Elto: case smozzicate, sgretolate.
Aria dappertutto; e, fra gli alberi, i canti mattutini che,si intrecciano e si cercano. Canti di fanciulle, le quali per voler essere in carattere con la deliziosa atmosfera si svestono dall'abito cittadino indos-
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sempre fresca, come il suo verso, accarezzava dolcemente la Musa. Ora il Poeta non c'è più! Se n'è andato insalutato ospite lasciando la sua erba alle galline
cora, vive sul muro centrale; vuole giustificare la fuga
del Poeta. Dice essa:
Frate Sole qui con Suora Pace
Ebber compagno un povero Poeta,
Ma sopraggiunto il pubblico loquace
Cacciato a tutti e tre da questa mèta.
Ma il pubblico loquace ch'egli accusa di sì grave
colpa, gli voleva bene, molto bene e mai. avrebbe
pensato che le quotidiane visite Io avrebbero offeso e
stancato. Ma a tutto ci si adatta in questo mondo e
la « Cà de le bachere » se ne va a poco a poco a
finire nell'oblìo che il tempo scava per tutte le cose.
Ora che il buon poeta se n'è andato a vivere fra le
mille colonne che eternano il sacrificio di chi alla Pa-
, . le quali per essere in carattere si svestono dall' abito cittadino .
r
Alla festa del villaggio.
,/
tria diede il proprio sangue, i villeggianti passano dmnanzi a. quello che fu l'eremo di Angelo Canossi, come si passa accanto alle cento altre case, per anelar
più oltre dove pure ben s'addice il verso:
Usanze de montagna
l'erba la fa de scagna
l'acqua la fa de vi
Aoì&o ai diadi!
che ovunque, attórno alla « Cà de le bachere » , è tutto un tappeto di. erbe e un canto di acqua cristallina.
. indossando quello caratterislico di queste montagne ...
E si fanno quando si giunge in questi paesi i
sogni, più belli! Chi sa dire quante fanciulle quassù
nell'ora della siesta, dopo di aver intrecciato cicla-
e ai conigli che si cibano con voluttà e le sue massime,
che erano ammirazione e ammonimento, a corrodersi nel
tempo. Una, la più recente e quindi la più fresca an-
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mini, hanno sognato all'ombra dei pini e dei larici
giganteschi, tutta una vita di amore e di sperante?
Tutte! Lo dicono i canti che si spandono alla sera
nell'ora del ritorno quando il sole si è già spento
dentro le immense valli e i monti diventano alti cavalloni di ombre. Lo dicono i canti che ci porta il
vento scendendo dalle praterie dove il Poeta fuggito
conversava con Santo Francesco; canti di fanciulle
dalla voce cristallina come l'acqua che corre incuneandosi fra gli alberi e le pietre bianche, striate di
verde, luccicanti, come l'argento, giù a valle.
Accordi di uomini non sempre perfetti che suscitano risa di giubilo e di bonario scherno dalle fanciulle pazze di primavera e di giocondità. E giocondità in questa valle, fino a pochi anni or sono abbandonata se ne trova in tutte le cose: sui balconi arabescati, ricchi di gerani e di rose che il tempo cerca
invano di avvizzire; sul volto, tutta soavità spirituale,
delle cento imagini dipinte su ogni casa; nel gorgoglio delle acque, nel canto degli augelli, nei gmochi
infantili.
Quando la profonda pace avvolge le alta cime
e le fonti purissime cantano solitàrie alla luna e alle
stelle ; quando il carminio del rododendro si colora
di piombo e i declivi si bagnano di rugiada, Gardone
e Bovegno e Collie si vestono di altra vita e di altri
desideri.
La soavità della montagna si stacca dalla febbre
nuova che prende la falange dei villeggianti. Le donne lasciano l'abito che le fa bambole graziose, nate
improvvisamente fra i ciclamini, i rododendri e il
mirto, per prodigio di fata, e vestono un'altra toletta
dai mille e mille colori, tutta civetteria e tutta vanità
di cui anche gli uomini difettano; studiano qui di
meglio piacere col dire madrigali, frasi infiorate ; complimenti spagnoleschi scipitaggini... estive.
Le sale e le terrazze degli alberghi sfavillano
nell'ora notturna; fremono nel palpito della danza e
delle luci pallide sotto il tremore delle quali le faccie
incipriate si scolorano e gli abiti hanno un tremolìo
d'argento e d'oro antico. Sono queste le ore di follìa
alle quali la vita non può rinunciarvi.
Sono le ore in cui le persone si ritrovano per
assomigliarsi tanto nelle cose fatue ; ore che passano
senza ricordo e senza rimpianto.
Piangono la loro canzone i violini degli alberghi, si roteano i Jaz nel tenere desta la gioventù che
gira e salta. Ma le ore passano vertiginosamente, le
coppie fanno ritorno alle loro case, le luci ad una ad
una. si spengono... Soltanto la. pace della notte regna
sovrana desiosa di cullarsi nella voce del Mella che
canta, tutta la sua poesia alle cime e agli uomini che
riposano. Ma. la vita riprenderà domani con ritmo
sempre più celere quasi che ogni essere abbia fritta
di divertirsi presago d'un domani men lieto.
Ecco la vita che ogni anno serba a chi viene in
questi paesi a. cercare salute e pace e giocondità.
Ma l'inverno è qui che viene; le ultime ross
infreddolite non vogliono rassegnarsi a morire; un'altra vita non meno bella fra poco canterà nel candore
delle nevi. Che la valle dell'oro e del ferro offre il suo
fascino in tutte le stagioni.
(Fot. Bravo)
, quando la profonda pace .
L U M E Z Z ANE
II nome.
sono tutte esposte su sponda aprica di fronte al sole.
E forse per questo, come timbro, i due vecchi Comuni della Pieve e di S. Apollonio, hanno lungamente
usato la paffuta faccia del sole circondata da raggi, e
S. Apollonio, a testimonianza del Professor Amati
Chi da Brescia sale per la Valle Trompia, arrivato presso Sarezzo, vede aprirsi alla sua destra, una
Valletta, la quale si stende per più di sette chilometri
Veduta della valle di Lumezzane e del uuovo tratto di strada Termine-Mezzaluna.
(Dizionario Storico d' Italia), aveva adottato, forse per
questo stesso motivo, come suo stemma, il sole che sorge fra le montagne, quando Lumezzane Pieve, al cessare cioè del dominio de' Conti Avogadro, come atto
verso mattina. E* questa l'industriosa Valle di Lumezzane.
L'etimologia del suo nome « lume sano » sembra
spieghi il fatto che le dodici frazioni in cui è diviso,
91
Le frazioni.
di deferenza verso gli antichi Signori, ne aveva adottato lo stemma nobiliare (scudo d'argento con tre scale
attraversate sormontato dalla corona).
Altri invece, pretende trovare in questo nome
« lume sano » l'applicazione agli industriosi ma rozzi
montanari lumezzanesi, del vecchio adagio : « Montanari, alpini, scarpe grosse ma cervelli fini »,
Lumezzane è nome collettivo di parecchi paes<
che un tempo erano riuniti in una sola Comunità. (
Dopo una vita autonoma, secolare, con rece
provvedimenti sono stati nuovamente fusi in un un:
Comune.
Panorama generale dell'ex'Comune di Pieve (Parrocchia Sv Giovanni).
Posizione e monti.
Questi raggruppamenti di case, paeselli, frazio
e contrade, come soglionsi chiamare qui, sono ben ]'.
(trascurando qualche men numeroso raggruppamenl
di case, specie di Lumezzane Pieve) e tutte sono ripo
tate anche dal famoso manoscritto, denominato in C;
tastico del 1610 che è conservato nella Bibliotec
Queriniana di Brescia.
Sette costituiscono la Parrocchia della Pieve e
S. Giovanni, e sono: Piatucco, Fontana, Pieve, Rer
zo, Gazzolo, Dosso e Valle; quattro costituiscono 1
Parrocchia di S. Apollonio, e cioè: Montagnone, Se
nico, Premiano e Mosniga.
L'ultima, posta fra le due prime, dal nome dell
Parrocchia, si chiama S. Sebastiano.
Lo Strafforello e la Guida del T. C. I., indican
l'altezza sul 1. m. della varie frazioni:
Valle m. 340, Gazzolo m. 416, S. Sebastiani
m. 497, Pieve m. 500, Fontana m. 526, Renzo me
tri 555, Chiesa di S. Apollonio m. 579, Premiam
m. 596 e Mosniga m. 684.
Lumezzane si stende nella parte orientale della
Valle Trompia, ed è un Vallone a sé, detto in luogo
Val Gobbia, nome, che da alcuni vuoisi derivato dal-/
l'umbro « Gobbio ».
Questa Valle, trovasi stretta fra il Monte Palosso
(m. 1157) a sud, ed il Ladino (m. 1299) a nord.
Per qui subito completare questo cenno dello
Strafforello, (L' Italia ecc.) si notino a mezzodì oltre
il Palosso, che è di fronte alla Pieve, il Monte Conche
col suo celebre Santuario (metri 1 158), ed il Monte
Doppo (m. 1217), fra le cui gughe sorge il piccolo
Santuario di S. Giorgio, eretto su una grande rupe a
metri 1 125.
E tra le vette del nord e il dossone di Vesso (metri 1340), il corno di Sondino (m. 1354) e Prealba
(m. 1271) nei cui pressi, ma su territorio di Bione, si
vedono il Santuario di S. Viglilo M. (m. 1271) e la
passata delle Crocette (1062) «Guida d'Italia del
Touring Club Italiano ».
(*) Avv. F. Glisenti :
92
n
II Feudo di Lumezzane ",
Delle frazioni di San Giovanni, lo Strafforello
scrive :
« Sono tutti paeselli di bell'aspetto in pittoresca
posizione con edifici la maggior parte moderni e rimodernati » e di S. Apollonio afferma che è un bel
paesotto, di carattere moderno con palazzotti signorili
e ville ridenti nel d'intorno.
Ufficiale del 1921 raggiungeva i 6345, e dalle risultanze dell'Anagrafe dell'Ufficio Municipale alla data
del 31 - 12-'1928, a Lumezzane S. Sebastiano (ora
capoluogo) si constatarono n. 417 famiglie con abitanti
n. 1893 ; a S. Apollonio, famiglie n. 487, abitanti
n. 2617; a Lumezzane Pieve famiglie n. 632, abitanti
n. 3087; in totale abitanti n. 7597.
Panorama generale ex Comune di S. Sebastiano (Parrocchia di S. Sebastiano).
Or se questo scriveva l'autore nella seconda metà
del secolo scorso, a maggior ragione si dovrebbe ripetere ora perché Lumezzane va progredendo notevolmente nell'edilizia. Dappertutto si trovano nuove costruzioni, alcune delle quali anche belle.
Per non accennare che ad edifici pubblici, a S.
Apollonio, per munifica iniziativa del Rev. Curato
Cav. Don Rovella nel 1903, come S. Sebasliano nel
1906, e più tardi nel 1925 alla Pieve, furono eretli
dalle fondamenla bei edifici per gli Asili Infantili delle
tre Parrocchie, nei quali le Suore Poverelle del Palazzolo di Bergamo a S. Apollonio e S. Sebasliano; Suore
Canossiane di Bedizzole a S. Giovanni, profondono
tesori di bene a cenlinaia di bimbi ed alle fanciulle.
Quesle istituzioni, per iniziativa dei loro fondatori, stanno per essere erette in Ente Morale.
Famiglie con 7 o più figli alla dala del 30 giugno 1928-VI.
Con 7 figli
8 »
9 »
10 »
11 »
12 »
13 »
14 »
N.
»
»
»
»
»
»
»
»
89
85
91
68
41
33
17
14
1
15 »
16 »
17 »
18 »
1
La frazione di S. Sebastiano, avendo nel 1921
ollenuto di erigersi in Comune autonomo ha provveduto
all'erezione di un proprio Cimitero.
Il progetto fu eseguito dal Geom. Guido Parenti
di Brescia ; l'esecuzione fu appaltata alla Ditta Mai
e C. pure di B rescia sotto la competente direzione del1' Ing. Pietro Trombetta. La inaugurazione Ufficiale
La popolazione.
La popolazione di Lumezzane, che nel Catastico del 1610 era di 3000 abitanli, giusta il censimenlo
93
avvenne il 28 ottobre 1928 per iniziativa dell'Ili.mo
Sig. Cav. Doti. Luigi Giannitrapani, allora Commissario Prefettizio.
Le inumazioni furono autorizzate nel maggio 1929
Quest'opera venne a costare lire trecentomila.
Resta ora da provvedere ali' ampliamento dei
troppo angusti Cimiteri di S. Apollonio e della Pieve.
co, avevano impoverita assai questa zona, un tem
abbastanza fiorente.
Nel 1855 il Governo Austriaco ordinò la chiù;
ra delle fabbriche d'armi da guerra e si ridusse
organizzare l'industria dei fucili da caccia (Gnas
P. 136) Lumezzane risentì certo gran danno anc
sulla formazione intellettuale di questa misura politii
A detta elevazione intellettuale, e di conseguenza
miglioramento del linguaggio, sopratutto del costun
può conferire moltissimo la scuola.
Il dialetto.
Purtroppo restano ancora in votis gli edifici sco
siici. Provvedere a così grande, urgente, annoso bi:
gno, sarà merito glorioso del Regime.
Lumezzane è notissimo per la singolarità del suo
dialetto, aspro nella pronuncia e con vocaboli usati sol-
Panorama generale dell'ex Comune di S. Apollonio (Parrocchia di S. Apollonio).
Le strade.
tanto qui, e pronunciati con tal singolarità di modo, da
far contrasto vivo con molte altre plaghe della Provincia.
Caratteristici i sopranomi coi quali, tutti si può
dire, vengono chiamati.
Farebbe buon sangue chi volesse farne una raccolta dei più... strani.
Anche a Lumezzane va tuttavia scomparendo la
singolarità del linguaggio per la maggior compartecipazione alla vita commerciale extra locale, conseguenza anche di « qualche » miglioramento di viabilità, ed
anche, un pochino, come logica conseguenza di qualche
agiatezza.
Purtroppo il lungo dominio dei feudatari nel medio evo, ed in epoca a noi più vicina, il regime Austria-
Risale la Valletta di Lumezzane, un" ampia
comoda strada che parte da Crocevia Lumezzane, :
quel di Sarezzo, e passando per la località detta « Te
mine », dove Lumezzane confina con Sarezzo, giunj
a Mezzaluna. Qui la strada si biforca.
Un ramo sale e gira a ridosso del monte fino al]
Pieve, toccando la frazione Dosso, attraversando Pi;
tucco e diramandosi verso Fontana e Renzo. A Ga:
zolo, conduce una carrozzabile che parte al Poni
Termine.
L'altro ramo principale, continua verso S. Sebi
stiano, passa alla Parrocchiale di S. Apollonio, <
94
sostituendo quella attuale assai disagiata, ripida e pericoilosa, di forte ostacolo al progresso.
toccando Sonico, finisce biforcandosi, nelle Frazioni di
Premiano e Mosniga.
Da quest'ultima contrada, con una mulattiera che
passa per la Santella del Cavallo (m. 746), si giunge
fino ai prati di Pieve de Boni (conosciuti col i.ome di
Campi Boni) m. 765); da qui, si diramano sentieri per
Caino, Bione, Binzago e Agnosine.
Nelle vicinanze di Mezzaluna, si diramano la
strada detta Mainone che passa per le numerose ed
importanti officine poste in fondo alla Valle, diventando mulattiera in località Faidana; sale poi fino al
passo della Cocca di Nave (m. 848) e più in alto, fino
al monte Conche.
Fu detto che risale la Valle di Lumezzane una
L'eco della storia.
L'Illustrazione Bresciana (anno VII n. 118) afferma che « Lumezzane » è una delle più industriose
fra le nostre ricche « Vallate », perché, aggiunge la
Guida del Touring Club Italiano, i Lumezzanesi la
resero noia ab immemorabile per i lavori in acciaio,
ferro ed ottone. Da Lumezzane, come da Gardone,
capoluogo della Valle Trompia, cantò il Buccelleni:
Asilo infantile di Pieve.
ampia e comoda strada, perché in questi ultimi anni,
venne eseguito il primo tronco della nuova strada Crocevia-Lumezzane S. Apollonio, su progetto dell' Ingegnere E. Dabbeni e Geom. Moretti.
L'opera fu testé sistemata oltre che per l'interessamento delle cessate Amministrazioni Comunali, per
quello particolare del Cav. Dott. Luigi Giannitrapani,
benemerito Commissario Prefettizio.
La costruzione costò oltre un milione di lire; la
sistemazione, richiede una spesa di L. 118.000.—
E' da augurarsi che dalla Provincia, e dal Governo sopratutto, venga riconosciuta la estrema necessità di dotare la parte superiore della Valle, di una
nuova strada concorrendo alla attuazione del progetto
per la costruzione del tronco Mezzaluna-S. Apollonio,
« ... oltre l'Alpi, oltre l'Egeo
l'armi tonanti del natìo metallo
mandava esperto fabbro, e n'ebbe grido
che non è spento ».
Per questo la gloriosa Repubblica di Venezia, alla
quale, dice il Comm. Glisenti, Lumezzane forniva da
tempo immemorabile lavori in acciaio, ferro ed ottone
(storia: // Feudo di Lumezzane) favorì grandemente la
industria metallurgica esercitata da questi valligiani,
come scrisse nella sua poderosa, benché incompleta
geografia storica d' Italia Gustavo Strafforello.
Fino dal 1610 il famoso Catastico di Brescia, di
Lumezzane Pieve constatata che : « attendono a lavorar di ferarezza, tolendo il ferro a li forni di Valtrom-
95
pia, et lavorano esso ferro alle fusine di quelle terre
di Pieve, che sono a numero di sette in circa oltre
altre sei fusinette dove trafilano il ferro: et quelle genti
telli Polotti e Tempìni nel quale si produceva acciaio
fuso al crogiuolo per attrezzi ruricoli e ferroviari, parti
d'armi, sciabole per cavalleria, fucinatura di proietti,
p£4:^^^J-- e,
'••
::
Asilo infantile di S. Sebastiano.
Asilo infantile di S. Apollonio (fondatore Cav. Don G. Rovella).
granate smochs, bossoli metallici ecc. constatava alla
Pieve, sette magli per la lavorazione del ferro e dell'acciaio; altri sette opifici minori per la fabbricazione
di armi, parti di. armi, coltelli, daghe, strumenti rurali
ecc., nei quali si impiegavano 200 operai ed oltre 100
con queste arti, sostentano sé medesimi et le loro famiglie senza andar per il mondo, come fanno quelli di
Valsabbio ».
Sulla fine del secolo scorso, Gustavo Strafforello,
nella Valle di Lumezzane, oltre lo stabilimento Fra-
96
pia, et lavorano esso ferro alle fusine di quelle terre
di Pieve, che sono a numero di sette in circa oltre
altre sei fusinette dove trafilano il ferro: et quelle genti
telli Polotti e Tempìni nel quale si produceva acciaio
fuso al crogiuolo per attrezzi ruricoli e ferroviari, parti
d'armi, sciabole per cavalleria, fucinatura di proietti,
Asilo infantile di S, Sebastiano.
Asilo infantile di S. Apollonio (fondatore Cav. Don G, Rovetta).
con queste arti, sostentano sé medesimi et le loro famiglie senza andar per il mondo, come fanno quelli di
Valsabbio ».
Sulla fine del secolo scorso, Gustavo Strafforello,
nella Valle di Lumezzane, oltre lo stabilimento Fra-
granate sinochs, bossoli metallici ecc. constatava alla
Pieve, sette magli per la lavorazione del ferro e dell'acciaio; altri sette opifici minori per la fabbricazione
di armi, parti di armi, coltelli, daghe, strumenti rurali
ecc., nei quali si impiegavano 200 operai ed oltre 100
3C?&> QA ff^>
cavalli di forza motrice idraulica; ed a S. Apollonio,
20 opifici in ottonami nei quali si lavoravano, giornal-,
mente, circa 70 quintali di ottone; 25 piccole fabbriche
di cucchiai e forchette di ottone d'uso comune nelle
campagne Lombarde, del Veneto e del Trentino ; altri
10 piccoli opifici per lavori in ferro, parti d'armi, armi
Acqua fresca e volti .... senza cipria.
Nuovo cimitero di S. Sebastiano.
— 97
da taglio, strumenti agricoli per una quantità circa di
100 quintali al giorno; e 50 piccole fabbriche di broccami, chioderie, ecc., e impiegavano in media, giornalmente, 650 operai (opera citata).
N e l l 9 0 4 , Brescia celebrava la sua esposizione
industriale, nella quale ebbero campo di manifestarsi
le attività industriali di tutta la Provincia.
Purtroppo la nostra Valle, non comprese come
poteva e doveva, l'importanza di concorrere generosa
ed unanime, fatta schiava di soverchia timida riservatezza. Tuttavia chi prende nelle sue mani la dotta e
brillante rassegna che, a rendere imperitura la memoria
dei risultati complessivamente soddisfacenti assai, ne
scrisse il dottor A. Gnaga nel 1905, può constatare
con quanto grande onore abbiano presentato i prodotti
delle proprie industrie le poche ditte che vi hanno
concorso.
Le industrie.
La varietà molteplice della produzione presentata, la bontà qualificativa dei prodotti metallurgici, la
lavorazione eccellente, meritarono le lodi più lusinghiere al brillante espositore, il quale fece rilevar l'universale ammirazione degli innumerevoli e spesso competentisismi visitatori dell'esposizione, e come molte ditte
Lumezzanesi risultavano tra le prime della Provincia,
quando non erano, per alcuni articoli, uniche produttnci, non in provincia soltanto.
Così tutte le ditte espositrici ottennero lodi, attestazioni assai lusinghiere. Alla Ditta Eredi Gnutti
venne assegnata una medaglia d'oro.
Parrocchiale di S. Giovanni Battista.
Scasa in noce, opera del 700. - Tela del Veronese ?
Pieve. - Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Ba
98
E non poteva essere diversamente perché i documenti presentati da alcune ditte Lumezzanesi, provano
che esse erano fornitrici dei RR. Arsenali, di Ministeri italiani, alcune anzi, avevano vinto in legali concorsi molte ditte internazionali, e si erano meritate di
essere fornitrici anche di parecchi Governi Europei e
d'oltre Oceano.
Chi fosse vago di constatare queste asserzioni,
non ha che prendere nelle sue mani l'opera del Gnaga,
alla quale si rimanda, per non ripetere qui inutilmente,
quanto fu già pubblicato e con tanta competenza.
Tre coefficienti si aggiunsero m questi ultimi anni
all'incremento delle locali industrie.
1.) La grande guerra anzitutto che, avendo
costretto molte delle ditte locali a fornirsi di macchi-
3.) Nel dopo guerra, quando per un po' di
tempo venne a mancare la concorrenza estera, specie i
Germanica', le richieste di tutti i mercati metallurgici
d' Italia si riversarono a Lumezzane. E fu un momento di floridezza, per la quale, oltre l'impiego di tutta
la numerosa maestranza locale, parecchie centinaia di
operai della nostra Provincia e di altre ancora, trovarono qui un pane più generoso.
Pertanto oggi le nostre officine producono acciaio
trafilato, attrezzi agricoli d'ogni genere dal tridente al
ferro da taglio; fabbrica armi da fuoco militari, per
difesa personale e da caccia ; armi bianche, da scherma
vittoriose in concorsi nazionali ed internazionali; falci
brevettate, coltellerie, e tutto quanto la stessa famiglia,
può richiedere.
Riproduzione di uno schizzo conservato nell' archivio vescovile di Brescia, denotante la ubicazione dell' antica chiesa
parrocchiale di S. Apollonio con la torre romana.
Scienze ed arti.
nari moderni perfezionati, ha dato loro l'alto onore di
diventare coefficienti ammirati della grande Vittoria
per la produzione ambita, ammirata, trionfatricé dei
concorsi nazionali su tutte le parti di armi e di forniture molteplici, per ferrovie, automobili, armature e
via dicendo.
2.) L'applicazione della forza elettrica, che
dal 1906 in poi, si può dire, ha tramutato in tante officine la maggior parte delle abitazioni locali, favorendo
la costruzione d'officine nuove e l'ampliamento di tutte
le esistenti.
La Soc. Elettrica Bresciana ben sa quanti centinaia di cavalli di forza, Lumezzane impiega e... paga!
Numerose sono le ditte fornitrici di RR. Arsenali,
e Commissariati dei Ministeri della Guerra, Marina,
Comunicazioni, resesi anche testé aggiudicatrici di importanti forniture in concorrenza con le più temibili fabbriche del genere. E questo, è solo possibile per la
moderna attrezzatura tecnica delle fabbriche, e per la
competenza dei dirigenti; coefficenti che, avvertiti dalla concorrenza, sono ancora misconosciuti da qualche
organo provinciale nelle sue periodiche relazioni.
Ed un cenno particolare merita finalmente la produzione ottoniera ed affina. Gli industriali Lumezza-
99
Un pochino di storia.
nesi ritirano dalla Nazione e dall'Estero, rottami di
ottone, bronzo ed alpacca; li fondono al crogiuolo
usando le fornelle fusorie, e, sagacemente componendo
a seconda della bisogna, producono candelabri da mensa e da chiesa; maniglie, pomoli, impugnature da coltelli, di bastoni, di spade, battenti per porta, tappi,
cavatappi, torchi da pasta per famiglia, rubinetti in
genere, pesi per bilancie ecc., posate in genere, dalle
gregge a quelle cromate inalterabili.
Invero numerosissime sono le piccole industrie;
tuttavia i favorevoli provvedimenti per esse attuate dal
Lumezzane risale senza dubbio nella storia, a secoli assai remoti. « L'antichità di questo paese, scrive
lo Strafforello, è accertata da molti documenti storici
e da monumenti che si trovano in luogo ».
Chi ad esempio, negli scavi accidentali compiuti
nnche recentemente sia nelle frazioni che nei campi,
non ha visto con i propri occhi, fosse mortuarie certamente anteriori all'epoca cristiana perché contenenti
piccole lucerne di ferro ad olio dette « leoum » ed
Parrocchiale di S. Apollonio.
alcuni vasi da terra, tecchie di cotto, talvolta di bronzo, cucchiai di ferro e qualche moneta di rame?
Eppure, il cristianesimo, qui era entrato fin dai
primi secoli. Nell'800 difatti, Lumezzane S. Apollonio, difese eroicamente e con grande successo il suo
celebre e rinomato santuario di S. Apollonio contro
l'invasione di molte migliaia di Trentini, (si vuole da
molti storici, salissero a 10.000) qui dalla fame spinti a
cercare di impadronirsi dei celebri tesori che nel celeberrimo Santuario, costruito si dice, od almeno arricchito, dal Duca Longobardo Maramaldo, erano costu-
Governo, sono soltanto noti attraverso i giornali; praticamente sono per esse inesistenti.
Anche nel campo delle scienze e delle arti, Lumezzane, va ricordata con orgoglio perché uomini della
sua terra ebbero a distinguersi; particolarmente, certo
Giuseppe Gnutti, costruttore, verso il secolo diciasettesimo, di un quadrante solare in argento con bussola,
attualmente esposto a Firenze nella esposizione di Storia e delle Scienze.
100
diti (v. storia della Valle Trompia e Sabbia di Comparoni).
Ora, se m numero sì grande i Lumezzanesi poterono sorgere in difesa di una religione cristiana di cui
il loro tempio era l'esponente, è chiaro che già da qualche tempo prima, era qui conosciuta e diffusa.
Alcuni pretendono, pare con ragione, sia stata
portata qui da S. Apollonio che fu uno dei primi vescovi di Brescia.
Dell'antichità di Lumezzane, attestano inoltre tutti gli storici che se ne occuparono: L'Odorici (storie
A quest'epoca dunque, almeno risale Lumezzane.
« Vuoisi, scrive lo Strafforello, che la Chiesa Parrocchiale di Lumezzane Pieve, sia stata eretta sugli avanzi di marmo cipollino e di granito, materiali non esistenti in Valle ».
Questa edicola probabilmente, sarà stata eretta
per i soldati della 21.a Legione romana, qui allogata,
come sembra certo, anche da un brano di epigrafe
citato dal Comparoni, sulla testimonianza del Rossi e
del Muratori.
Nessuno tuttavia immagini che la Chiesa della
Scasa e altare della Parrocchiale di S. Apollonio distrutti dall'incendio del 1922.
Bresciane v. I P. 69) cita il celebre acquedotto Romano che da Lumezzane S. Apollonio, con percorso
di trenta chilometri, conduceva le acque potabili fino
a Brescia.
Ora questo monumento storico, secondo il Catastico, fu costruito nel 1970 avanti l'incoronazione di
Gesù Cristo; e recentemente 1' Ing. Ruffini in una
dotta lettura all'Ateneo di Brescia, tenuta il 20 maggio 1923, in base a documenti, prova che l'acquedotto
Romano, fu attivo da oltre due mila anni.
Pieve, costruita sulla edicola romana, sia l'attuale, che,
non risale oltre il 1 700, benché costruita nella stessa
località delle antiche.
L'impronta dei secoli.
Chi osserva i ripostigli che restano verso tramontana e verso mezzodì dell'attuale Chiesa, si accorge
che sono avanzi di edifici antichi, meglio, delle antiche
chiese.
101
Fino dal 1565, il vescovo Mons. Bollani, ordinava la ricostruzione e l'ampliamento della Chiesa
vecchia ed ormai incapace; probabilmente era quella
costruita sull'edicola Romana; e Mons. Marino Giorgi, Vescovo di Brescia, poteva consacrare questa Chiesa nuova, o ricostruita, il 13 luglio 1625. L'attuale
invece, venne consacrata nel 1868 dal Vescovo Mons.
Giovanni Verzeri.
coli remotissimi; almeno, ai tempi dei Romani; e la
religione cristiana, fu qui conosciuta e praticata, fino
dai primi secoli del cristianesimo.
Le tre parrocchie.
Tre sono le Parrocchiali di questa Valle.
S. Giovanni Battista, che è la più antica; S.
Parrocchiale di S. Sebastiano,
Parrocchia di S. G. Battista.
L'attuale chiesa Parrocchiale di S. Apollonio,
risale al 1678. Dove attualmente trovasi la casa del
Parroco, prima erigevasi altra Parrocchiale, la cui
ubicazione è facile rilevare, dallo schizzo fotografico
che riproduce un documento dell' epoca, conservato
nell'archivio vescovile di Brescia.
Ora probabilmente, anche questa vecchia chiesa
(senza dubbio l'antica sua torre), per testimonianza di
tutti gli storici, non furono che la trasformazione di
costruzioni culturali pagane.
Dunque l'esistenza di Lumezzane, perde ne' se-
Apollonio che fu staccata dalla Pieve; e S. Sebastiano separata da S. Apollonio ed eretta in Parrocchia nel 1838.
L'epoca a cui risalgono le prime due Parrocchie,
non è facile stabilirla.
Dagli archivi della Curia Vescovile di Brescia e
da altri documenti, si rileva l'elenco degli Arcipreti
plebani della parrocchia di S. Giovanni; esso risale
soltanto al 1567 ; per cui non può essere ritenuto completo.
L'attuale Arciprete è il Molto Rev. Cavallaro
Don Giovanni, da Gargnano, nominato dal Vescovo
Mons. Corna, il 13 aprile 1908.
102 ****
Nemmeno l'elenco dei Parroci di S. Apollonio
è esibito completo. Da esso tuttavia, risulta che S. Apollonio, era Parrocchia indipendente fino dal 1537,
e comprendeva le frazioni di S. Sebastiano, Sonico,
Montagnone, Premiano e Mosniga; dunque, la Parrocchia della Pieve, dalla quale fu staccata, risaliva
certamente ad epoca molto più antica.
quella di S. Apollonio, e dallo stesso Capomastro
Architetto Bianchi Stefano, comasco, padre del Coadiutore della frazione di quel tempo, ingrandita nel
1895, riccamente decorata dal 1921 al 1923, ma non
è la prima chiesa di S. Sebastiano. Tutti sanno che,
prima del 1670, un'altra Chiesa erigevasi nel centro
di S. Sebastiano, trasformata poi, e ridotta in abita-
iff".iVftfft£rttr'- • • ^uiii-^!?iT^Ai - ^
Torre medioevale dei conii Avogadro fondatori di Lumezzane e monumento dei Caduti.
zione civile, sì che non è facile notare ora con precisione, dove fosse, e molto meno, come costruita.
Parroco attuale, è il Molto Rev. De Giacomo don
Angelo, da Caino, nominato da Mons. Gaggia, il
2 luglio 1925.
Negli ultimi giorni del dicembre 1922, nella Parrocchiale di S. Apollonio si sviluppò un disastroso incendio; opere d'arte vennero distrutte; le principali
sono : la maestosissima Soasa in pioppo e noce ; gli
scanni laterali in noce, e l'altare maggiore in marmi,
di cui si offre una riproduzione fotografica.
La soasa fu costruita nel 1564 dal maestro Girolamo Castellar!, con tele di Giovanni Italiani:
(1665); l'altare, in preziosi marmi colorati, nel 1685
e gli scanni laterali, di noce, nel 1720.
La Parrocchiale, col generoso concorso della popolazione, è oggi rimessa quasi totalmente a nuovo.
L'attuale Chiesa di S. Sebastiano è bensì la
prima Parrocchiale, costruita contemporaneamente a
Unificazione dei comuni.
Con R. D. 4 dicembre 1927 n. 2353 il Regime
unificava i tre Comuni della Valle di Lumezzane, in
un unico Comune, denominato « Lumezzane ». Venne
a reggerlo, in qualità di Commissario Prefettizio, il
Cav. Dott. Luigi Giannitrapani, consigliere della R.
103
•O'O
Prefettura di Brescia, avendo come Segretario il Sig.
Ghidini Gaetano da Lumezzane S. Apollonio. Dopo
poco più di un anno di basilare Amministrazione, veniva proclamato primo Podestà il Cav. Giuseppe Rocca, da Lumezzane Pieve.
A capoluogo ed a sede Comunale, per la sua posizione topografica, fu designata la frazione di San
Sebastiano.
Ritorna così l'antica circoscrizione, poiché anche
un tempo, Lumezzane era unica comunità, ed allora
aveva per centro Comunale una casa alla sinistra della
Val Gobbia, alquanto al disotto della località detta
« Termine ».
Forse per questo motivo principale, che sulla strada Sarezzo-Termine, anticamente, tutte le settimane,
si teneva il mercato.
Vi si conducevano biave dalle terre del piano,
ed i Lumezzanesi vi portarono i loro prodotti, frutto
della loro industria metallurgica, e segnatamente, quelli della pastorizia m lane e « pannini bassi » che, specialmente a S. Apollonio, si produssero assai largamente fino al principio del 1800.
Ma, come non consta quando S. Apollonio siasi
staccato come Parrocchia dalla Pieve, così, resta incerto quando siasi costituito Comune a sé; probabilmente i due fatti, avvennero contemporaneamente;
senza dubbio, prima dell'epoca feudale.
S. Sebastiano invece, aveva ottenuto di staccarsi
da S. Apollonio nel 1921 ed erigersi Comune autonomo, dal 24 marzo 1924.
Ultimo Sindaco e Podestà di S .Apollonio fu
il Sig. Becchetti Angelo fu Giacinto. Primo Sindaco
e Podestà di S. Sebastiano fu il Sig. Cav. Andrea
Gnutti.
Bello sarebbe qui riportare l'elenco dei Sindaci
che ressero i tre Comuni. Ma perché l'elenco riuscirebbe purtroppo incompleto per il numero assai rilevante delle persone che hanno coperto la carica onorifica, e perché i necessari documenti difficilmente risulterebbero completi, per non far torto a nessuno, sembra più conveniente omettere anche i molti conosciuti,
ed i molti assai benemeriti, specialmente nei due vecchi
Comuni, e più particolarmente quelli che coprirono la
non facile carica nell* epoca della Signoria degli
Avogadro.
I loro nomi, resteranno tuttavia sempre, con le
loro opere ed i loro sacrifici, registrati indelebilmente
nel cuore di ogni retto ed onesto Lumezzanese.
Avogadro, la cui nobilissima famiglia aveva sua sede
principale a Zanano ed a Brescia, con documento in
data 27 novembre 1427, a firma del Doge Francesco
Foscari, assegnava al nominato Pietro Avogadro ed
ai suoi discendenti, la Valle di Lumezzane come feudo,
che largamente compensassero l'Avogadro della perdita del feudo di Polaveno, ch'egli aveva avuto in possesso nel 1409 da Pandolfo Malatesta, allora Signore
di Brescia, e che, gli avversar! suoi, avevano distrutto
col ferro e col fuoco.
Gli Avogadro, fissarono quale loro sede, la Torre
che anche oggi si vede sopra la frazione Piatucco.
Ma attualmente, la Torre privata della grande
fossa che girava intorno e nella quale scorrevano le
acque della vicina sorgente Ruonone, e privata del
gran ponte levatoio che stava a monte del fabbricato,
privata dei sotterranei che servirono da prigioni, e di
un pozzo tagliente, privata del maestoso poggiolo di
pietra bianca con ringhiera di ferro su tutte e quattro
le facciate della Torre, privata infine delle due stanze
presso il ponte per il corpo di guardia, nonché della
colombaia coperta di piombo che erigevasi sulla sommità centrale e da cui si vedeva tutta Lumezzane Pieve,
ben poco rappresenta la fotografia di detta antica Torre.
Tasse e prepotenza.
Il feudo riuscì certamente ai Lumezzanesi, scudo
e difesa per la nobiltà dei Signori che l'impersonavano.
Ma non mancarono gravami di tasse, prepotenze, specie di rappresentanti dei Signori ed altri motivi che
assai volte fecero sospirare i Lumezzanesi ed invocare
la liberazione, che Lumezzane raggiunse solo, verso
la fine del 1700.
Chi volesse conoscere le vicende non sempre liete
del feudo, non ha che prendere nelle mani gli articoli
del Rev. Prof. Guerrini e del Rev. Falsina che parlano- della famiglia Avogadro, e specialmente l'opuscolo più volte citato, dell'Avv. Fabio Glisenti, già
Presidente dell'Ateneo di Brescia, e da lui scritto fin
dal 1891.
Ora si è aperta un'era novella; sia degna dell' Italia, del Regime!
« Lume sano » splenda nelle forti e tante numerose menti dei conterrazzani, si che, lasciate per sempre,
le rivalità e le bassezze campanelesche, ognuno pensi
e si adoperi all'unione fattiva, cordiale, arra di progresso e di benessere.
La signoria degli Avogadro.
Tutti sanno come la Repubblica Veneta, volendo premiare la fedeltà ed il valore guerresco di Pietro
(Fot. Bravo)
106
LA CASA DEL M I R A C O L O
- MINO PEZZI C'era una volta... C'e-
scendesse per un'occhiata torno a torno l'attraente co-
ra una volta una nobile
struzione. Avviene quindi che, ignorando il viaggiato-
famiglia cresciuta per la
arte di lavorare il ferro
a tanta potenza e ricchezza che disegnò di
costruirsi una casa tutta
di ferro. Dimora e magazzino e fortezza ad un
tempo doveva essere il
singolare edificio; e saStemma Trivellini.
rebbe
stato
certamente
un inviolabile rifugio in
caso di assalto. Di che il signore di quelle terre messo
in allarme mandò a vuoto il progetto. La nobile famiglia s'acconciò allora a tirar su la sua casa di pietra...
Potrei cominciare così una breve stona del palazzo Trivellini di Brezzo, al modo di una fiaba. E il
lettore rammenterebbe la favoletta delle tre galline che
si fecero ciascuna una casina, di paglia, di legno, di
ferro irto di punte: la volpe penetrò nelle due, prime
e mangiò le stordite; ma contro la terza s'arrovellò ferendosi invano. In verità i veli della leggenda s'avvolgono intorno alle origini e alle vicende del palazzo la
cui mole possente richiama a Brezzo l'occhio del viaggiatore e lo incuriosisce. Ma il convoglio tramviario tira
via subito dopo la fermatina e sfuggirebbe a colui che
La facciata del palazzo sull'antica via Valleriana.
107
re la facciata principale esser proprio l'opposta, volta
***
alla strada vallenana antica, egli se ne va ignorando il
Furono, come il nome dice, i Trivellini famiglia
lato più suggestivo del palazzo, quello che ria conser-
per più secoli delle più doviziose di Brezzo e forse di
vato in sostanza immutato l'originario aspetto. Si di-
tutta la Valle, spentasi sulla fine del Settecento. Fab-
rebbe una mossa dell'edificio, indispettito dell'abban-
bri, com'erano tutti in quel tempo che il letto del Mella
dono in cui fu lasciato. Negletta e offesa, la Bella
era una sola officina sonante; ma toltisi dal gregge per
Casa nasconde il viso come una dama invecchiata.
una straordinaria valentìa e fortuna. I loro prodotti,
—• Suvvia, cara signora. Settecento anni! Alla sua
trivelle speciali donde forse ebbero cognome e che effi-
età ella è un miracolo di floridezza, Sapesse che fine è
giarono orgogliosamente nel loro stemma, catenacci,
11 portico sulla strada provinciale. In fondo una lunetta del Cinquecento.
toccata alle sue coetanee: disperse perfino le ceneri!
ferri da cavallo, chioderie et bracami erano ricercati
E che figura fanno le case del giorno d'oggi, piene di
da Venezia e da tutto l'Oriente.
magagne e di pretese. Lei ha tutto da guadagnare nel
Costoro intorno al Milleduecento, non bastando
confronto! —
alle cresciute esigenze della loro industria la casa an-
A questo modo verremmo confortando la Casa
tica di cui si scorgono i resti interessanti presso la Ca-
bella e vergognosa. Né diremmo bugia. Come non di-
nonica, disegnarono di costruirne una nuova, di non
ciamo bugia asserendo che dipendesse da noi e la ri-
mai veduta saldezza e imponenza. Di ferro addirittu-
storeremmo dei danni sofferti tornandola allo stato an-
ra. Non era il metallo che faceva difetto a loro. Ma
tico. Perché ne vale la pena, in parola d'onore; e per-
fosse il divieto della Serenissima repubblica sospettosa
ché ciò è ancora possibile, fortunatamente. La sua mas-
di quella novità, fossero difficoltà d'indole tecnica la
siccia struttura l'ha salvata dalla rovina totale e dagli
dimora futurista non si fece. Venne su invece il palazzo
sconci irreparabili piombati sul novantanove per cento
che ammiriamo tuttora; al quale posero mano varie ge-
delle coetanee. Lode ai suoi ferrigni costruttori, che
nerazioni successive decorandone dentro e fuori la com-
hanno fatto il miracolo.
pagine saldissima con dipinti, sculture, graffiti, stemmi
108
ed ornati; la disarmonia degli stili e delle epoche si
Fausti, dei Fregoldi, dei Foresti, dei Robbi non ri-
componeva ad armonia dentro le linee severe dell'in-
mane né pure la memoria. Il saccheggio dato dai fran-
sieme. Bella certo ai suoi bei dì, casa Trivellini.
cesi al fiero comune nel Novantasette distrusse con lo
E fervida di vita in quella felice stagione che la fede
archivio locale le cronache e gli annali a cui era affi-
e l'arte congiunte santificavano e illeggiadrivano le di-
data la notazione minuta delle opere e degli eventi. Ivi
more italiane, dalle stanze scerete agli atrii aperti al
era anche la storia del nostro palazzo, nido di audaci
pubblico. Squillavano le incudini nelle fucine, scalpita-
cospirazioni e resistenze. Ne rimangono fievoli testimo-
vano i cavalli e i muletti che dalla Valle Trompia e
nianze diligentemente raccolte da uno studioso sacer-
da Lodrino portavano il minerale, mugghiavano i bovi
dote nel secondo volumetto delle « Cronache trium-
Vestigla della bellezza d'un lempo : un soffitto in legno lavorato.
che traevano i carri grevi di ferramenta ai depositi;
piine » da cui ho attinto per questo articolo. Si ram-
ma dalle pareti arridevano le madonne soavi e i santi
menta che nel 1509 il Governo francese gravò Brozzo
divoti, splendevano d'oro e d'intagli i soffitti nel cuor
di taglie e di bandi perché nel palazzo Trivellini si
della casa, le porte stemmate con le insegne dicevano
erano tenuti convegni politici e s'era congiurato contro
la nobiltà dei padroni procedere dal lavoro e dai com-
l'aborrito giogo imposto a Brescia da Castone di Foix;
merci; sulla facciata del palazzo gli artisti rappresen-
che nel maggio 1 797 entrati i francesi nel Comune do-
tavano scene di caccia e di guerra, coronate effigi di
po due ore di combattimento con Triumplini e Sabbini
sovrani, allegorie delle stagioni e delle coltivazioni.
saccheggiarono e diedero fuoro alle case; il palazzo
Lusso di ornati e di colori appreso nei contatti con Ve-
fu dei pochi — le sue stanze al pianterreno furono
nezia, ma rivissuto del gusto dei signori locali, ai quali
costruite in volto reale — che non s'incendiarono. I
il mestiere non vietava occupazioni gentili. Tant'è che
militari s'accontentarono di scagliare il loro furore
in Brozzo non trovi metro di muro antico senza tracce
contro una fortissima porta dello studio posto ad orien-
di pennello o di scalpello. Aimè, di tutte quelle oasi
te sulla quale si scorgevano sino a poco fa le impronte
di bellezza che furono le case signorili di Brozzo, dei
delle bocche dei fucili.
109
Tali le briciole del banchetto di memorie a cui ci
gono oggi notevoli oltre il massiccio insieme del palaz-
saremmo assisi, se gli annali di Brezzo fossero giunti
zo e la facciata sulla via Valleriana, le colonne di tra-
a noi. La tradizione orale racconta, dopo, che alla
vertino solide dai capitelli lavorati, le sale del primo
famiglia Trivellini estinta succedettero varii padroni
piano dal soffitto in legno a cassettoni, con una fascia
del palazzo. Addio amor della casa e culto della sua
dipinta di ornati e belle faccine del quattrocento —
bellezza. L'utilità e il tornaconto soffocarono l'esteti-
occhieggianti sino a poco fa sotto una spalmatura di
bianco — e la lunetta sotto il portico del lato orientale: una madonna col Bimbo circondata da angeli
e santi, un po' deperita. Nell'iscrizione ai suoi piedi si
legge ancora, con molta pazienza: D. Bona phemina
uxor Faustini Trivellini... 1503.
Il meglio della casa è rappresentato da queste
fotografie. Le prime, crediamo, che vengano riprodotte
di un momento tanto singolare ed insigne, miracolosamente rimasto in piedi a traverso tanta rovina di saccheggi, di guastatori e del tempo divoratore. Il palazzo merita davvero una illustrazione più ampia che la
presente, stesa con l'intendimento di farlo conoscere
ed invogliare a vedere i turisti. E merita, anzi impone
a coloro che lo posseggono e lo abitano un alto rispetto.
La Sovrintendenza delle belle Arti, interessata
dal Comm. Capretti, ha curato la riproduzione nella
fotografia degli aspetti più caratteristici e provvederà,
poiché il Palazzo è monumento nazionale, non soltanto ad impedire ogni tocco di mani sconsigliate, ma
ancora a toglier di mezzo le stonature più grossolane
e forse anche farà eseguire taluni restauri.
La casa che gli stemmi di Brescia, della Valle
Trompia, della famiglia insigne adornano e quasi proteggono, la casa costruita dal lavoro, dall'arte e dalla
Un altro aspetto della facciata.
''religione triumplina che la furia francese e la rabbia
austriaca nel secolo scorso assalirono invano, è sacra.
ca, asportarono gli stemmi, vendettero le suppellettili
Essa ha da rimanere testimonianza veneranda tra gli
preziose, impiastricciarono di nuda calce le pareti di-
edifici della Valle, ammirata e inchinata come tra i figli
pinte, accecarono gli archi del grande atrio nella parte
e i nipoti la figura del vegliardo glorioso.
a monte e a mezzodì, aggiunsero come un turpe bubbone sul lato orientale un corpo di fabbricato. Riman-
(Fot. Bravo)
1 10
Bovegfno
nella vita e nelle opere
II paesaggio
- 0. Pizzini Alla vista di chi sale per la Val Trompia tra
Gardone e Collio, quasi improvvisamente, si apre meravigliosa la Conca di Bovegno riposante pur nella
non burroni, assoluta quiete nelle cose che concilia la
tranquillità dello spinto; le bellezze naturali purissime
non turbate ancora da eccessiva frequenza e che pos-
t~ì "
Panorama generale da Castello,
vivacità delle sue colorazioni. Respiro largo per l'ampiezza dell'anfiteatro di monti, panorama magnifico tra
un bel cielo azzurro ed ampi dolci pendii avvolti in un
ricco mantello verde vario di tonalità; nessuna visione,
se non lontana ed incerta, di rocciose ed aspre cime;
sono dare tutta la sublime semplicità del loro profumo
incontaminato.
Queste sono le prime impressioni di chi arriva a
Bovegno in cerca di riposo; la permanenza e la graduale domestichezza con i luoghi e gli abitanti, strin-
Ne ricorderemo solo qualcuna tra le comunissime
con esclusione di tutte quelle che interessano più direttamente i paesi vicini, ai quali il gitante può giungervi
da qui con rapidi mezzi di comunicazione ordinariamente a sua disposizione.
Al monte Rotondo, montagna veramente caratteristica per la regolare convessità, si sale in meno di
quattro ore per la strada che un tempo serviva alle
frequenti comunicazioni tra le due valli e che per la
sicurezza del viandante, era sorvegliata da fortilizi
sparsi nei punti dominanti; da un costone presso Re di
Campo si vede attraverso una sella, parta del lago di
Carda; giunti alla cima (1814) del monte ci si trova
largamente compensati della non grave fatica dell'ascesa. La Valle Camonica mostra orgogliosamente tutte
gono sempre più i vincoli di simpatia. Perciò qui convengono da lontane e vicine città affezionati villeggianti, che ritornano ogni anno sempre con lo stesso entusiasmo, sicuri di poter godere pienamente il monte,
lungi da compagnie chiassose, senza impacci di abitudini cittadine inopportunamente trapiantate a limitare
la gioia che innonda il villeggiante innanzi a questa
festa di luce e di colore. No, nessuna schiavitù di abiti
da mattino e da sera, di convenevoli prescritti; in cambio cordiale ospitalità per tutti sempre, cortesia e bontà costanti nei valligiani, comodità che per nobile
sforzo del paese ogni anno aumentano.
Meritamente quindi Bovegno fu méta sempre di
gentili spiriti chiedenti alte ispirazioni a questi luoghi
che avvicinano dolcemente ai puri misteri della natura.
Panorama generale da Piano.
Bastino due nomi cari a Brescia ed ali' Italia: Cesare
Abba e Angelo Canossi; del primo il Comune volle
con una iscrizione ricordare l'affetto per Bovegno ristoratore della sua grande anima di patriota e di educatore; il secondo in gratitudine per la pace goduta
cantò con l'usato brio da un romito angolo di questa
terra motivi paesani delicatamente intrecciati a visioni
francescane.
Larga illustrazione meriterebbero le belle passeggiate che da Bovegno portano comodamente ai monti
vicini con frequenti cambiamenti di panorama fino a
larghi orizzonti che abbracciano non solo la nostra
valle, ma anche le due laterali.
le sue bellezze: il calmo fiume Oglio con i piccoli affluenti torrentizi; l'azzurro lago d'Iseo con i ridenti
paesini specchiantisi nella limpidissima acqua e, sopra,
una superba cornice di alti monti fino al candido Adamello incappucciato di bianco. Chi ama salire ancora
più con altre due ore di cammino giunge al Muffetto
(m. 2071) dal quale lo splendido orizzonte è larghissimo ed eccezionalmente suggestivo. E sempre sullo
stesso versante maggiori emozioni prova lo scalatore
del Monte Guglielmo (m. 1950) che da all'ospite della sua vetta fiori alpini, maestose visioni e comodità di
riposo e ristoro in un decoroso albergo. Simpatica gita
è questa, allietata da varietà di panorami e da possi-
112
bilità di brevi visite a pittoreschi paesi (Pezzoro, Pezzaze, Etto) ed al famoso Santuario sorto per volontà e
sacrificio di popolo nel luogo dove apparve a gentile
fanciulla Maria Santissima. Il Sacro Tempio costruito
nel sedicesimo secolo e da allora con grande amore e
nomìa di un breve articolo, la serie che potrebbe continuare ancora lungamente con l'indicazione di qualche escursione di tipo veramente alpino con relativa
necessità del coreografico equipaggiamento d'alta montagna e di molte escursioni come le sopraccennate modestamente a disposizione degli abbigliamenti ordinari
arricchiti di pochi chiodi solamente e di un bastone
qualunque. Quante comodi e salubri queste ultime passeggiate che obbligano dolcemente ad una benefica ginnastica muscolare attraverso sentieri ben tenuti, senza
pericolo di precipizi, spesso ombreggiati e talora a lungo serpeggiati entro ampie e odorose pinete.
E pace ovunque. L'alta chiostra di monti attorno
degradante dolcemente fino al fiume pur esso tranquillo
d'estate nel suo corso torrentizio, le freschissime frequenti sorgenti di leggerissima acqua, i prati di smeraldo, i folti boschi di pini sparsi senza economia, i
noceti, il largo orizzonte tutto inondato di sole rimangono al villeggiante profondamente impresse.
... il campanile s'è fatto centi o d'una vasta borgata ...
(Fot. Bravi)
costante f^-a curato, sorge in posizione suggestiva r<V
dal vei ,j~dei ,. Jhi sentinella che annunzia Bove
chi sar ;.Jcia.uBi£scia; dall'ampio sacrato si sejai^,
Mella i. ' • :s::ante e si osserva tutta la Cònc..
chiesa è semplice ma decorosa, frequentemente me'ta y.
pellegrinaggio; il visitatore può udire narrazioni interessanti di pietosi miracoli e può soffermarsi ad osservare diverse opere d'arte tra cui in sacrestia un lungo
banco di noce con pregevoli intagli e sopra di esso
un bel dipinto artistico del Moretto rappresentante la
Madonna col Bambino.
Né minori attrattive sono nell'altro versante. Andando verso Graticcile s'incontra la fonte di Sant'Antonio, proseguendo per la Forcella e Corte di Campo
Molle (m. 1350) si arriva in breve alla costa di Sarle
(m. 1500) dominante tutta la vallata. Da Ludizzo
(m. 794) con tranquilli sentieri densi d' ombra ci si
interna nella Calle di Falò ricca di profumati ciclamini e di tradizioni su stregoni e maghi, avanzi secondo
la critica di lotte religiose dell'epoca luterana; mete
ultime e bellissime sono Prato dello Stallo e Visigno
(metri 1556).
Ma da questa parte la gita più interessante è
senza dubbio quella che porta in quattro ore a Monte
Ario (m. 1755) da dove si vede quasi tutta la Val
Sabbia tra uno scenano meraviglioso di colori vivacissimi. E qui è opportuno troncare, per la necessaria eco-
Folklore - Un sorriso fra le rocce.
Tornando nella rumorosa città tra le ordinarie
preoccupazioni, nel grigio delle vie affollate e1 nel
tumulto dell'affannosa vita moderna quante volte il
pensiero torna qui come un'oasi che si spera di ritrovare presto.
113
Per l a s t o r i a
- Domenico Brentana E' opinione, si può dire generale, che i primi abitatori della Conca di Bovegno fossero dei Reti nomadi, possessori di un'arcaica civilità, appartenenti a quelle popolazioni delle Valli Bresciane che Plinio chiama: Gentes Alpinae o Reti secondi per distinguerli
dai veri Reti che occuparono la Valtellina e le Sarche.
Le aquile di Roma penetrano con Druso fra
questi monti, di cui aspra fu la conquista, poiché la
marcia delle legioni trovò una fiera e lunga resistenza
nelle belligere popolazioni indigene, favorite nella difesa e l'offesa, dalla natura dei luoghi. Indice della
resistenza opposta a Roma fu il trattamento ai vinti, resi
in schiavitù e costretti al duro lavoro nelle miniere del
ferro che allora dovettero iniziarsi. Colla conquista romana, nei primi anni dell' Impero, dovettero con ogni
probabilità, sorgere anche le prime costruzioni :n muratura, caserme, fortilizi e nello stesso tempo forse a
che prigioni. Ma queste costruzioni, sparse come vigili
sentinelle in reciproco collegamento, m vane località
di Bovegno e Pezzaze, dovevano sopratutto dar ricetto ai militi incaricati della sorveglianza dei « damila1-.
a Piano, a Ludizzo, in Cane di Bovegno, ai CanelH
ed a Mondaro di Pezzaze, e nella ridente natura di
questi monti, colla robusta e severa imponenza delle
loro linee, segnano qui, da quasi venti secoli, l'impronta di Roma dominatrice.
Molto incerte sono le notizie riguardanti il paese
sulla fine dell' Impero Romano e l'època grigia delle
invasioni barbarichd; sembra però che le condizioni
di schiavitù ed il paganesimo dovessero durare a lungo,
fin oltre Carlo Magno. Ma il seme gettato da Roma
e dal Cristianesimo germoglia anche quassù e verso il
mille si hanno segni evidenti di libertà e delle prime
istituzioni comunali, mentre nel secolo undicesimo si
erige la chiesa parrocchiale dedicandola a S. Giorgio,
il martire guerriero, adattando per questo un tempio ove
^i" si adorava Tillino. Di questo idolo sussisteva pure
una statua in ferro nella terra di Inzino di Valle
Trompia, che ancora nell'840 fu spezzata a persuasione . Beato Vescovo Ramperto.
La Parrocchiale di Castello viene poi ricostruita
r.I '729 mentre quella di Piano, che già esisteva nel
La torre romana di Ludizzo.
La torre romana nella piazza di Castello.
l'Fot. Rovìda}
metalla ». Le stesse costruzioni torriformi, vennero gèneralmente a costituire i primitivi nuclei dei centri abitati, e ancora in buona parte permangono -a Castello,
(Fot. Rovidai
secolo XII, fu rifatta nel 1680, e quella di San Loren-.
zo pure del secolo XII, venne sistemata nel 1594.
Né tardò a sorgere, come espressione di più uma-
114
alla marcia della rivoluzione francese e delle baionette
Napoleoniche.
Molta luce però non ebbe ad illuminare la vita
fra questi monti durante i lunghi secoli della dominazione veneta, vita che dovette svolgersi stentata ed isolata. Le memorie di quei tempi, oltre ricordare le frequenti richieste di armati da parte della Serenissima,
narrano sopratutto di penose carestie; spesso sono accennate incursioni di banditi contro i quali la difesa
era abbandonata alla popolazione; e non manca purtroppo la menzione di piccole beghe, tra campanile e
campanile.
I grandi avvenimenti storici si ripercuotevano
quassù come un'eco lontana e spesso deformata, a distanza di tempo. L'annuncio di Lepanto si ebbe 84
giorni dopo la vittoria. Il paese viene si può dire spopolato dalla peste del 1629-30-31 che porta via 1750
persone, riduce,ndo la popolazione complessivamente
del 70 per cento. Merita senza dubbio di essere messo
in rilievo la pressione demografica di Bovegno prima
della peste Manzoniana, che era superiore all'attuale,
in confronto dei mezzi di sussistenza.
Quando si pensi alle condizioni dell'agricoltura
di quei tempi, dove si può dire l'unico prodotto dei
seminativi, per quanto allora maggiormente estesi in
luogo, era rappresentato da scarsi raccolti di miglio,
ed il bestiame per quanto abbastanza numeroso dava
un reddito piuttosto limitato, e le importazioni della
pianura, anch'essa non ferace, erano oltremodo difficili per le aspre e mal sicure vie di comunicazione,
possiamo facilmente dedurre come i nostri vecchi vi•v :se.o in condizioni ben più penose delle attuali, e
c:o,, s io spettro della fame e tutte le conseguenze del
.pauptrismo dovesse particolarmente incombere sul
paese.
ni costumi, la Congregazione di Carità che si afferma
ancora nel 1272 con una confraternita sotto la protezione di San Glisento eremita, col duplice scopo di
provvedere al culto ed alla beneficenza. A questa istituzione, ordinata da San Carlo Borromeo nel 1580,
municipio e la parrocchiale a Castello.
si aggiunge qualche secolo più tardi per testamento
del 6 febbraio 1606 di Don Giovanni q. Don Francesco q. Zanon de Brentani l'ospedale di Bovegno,
che ancor oggi costituisce un piccolo gioiello del suo
genere.
L'ordinamento comunale nettamente si dehnea cogli statuti del 1341 che ancora si conservano i.~l 1^
nicipio di Bovegno. E molte norme contenute in e. ..esti
statuti ancora oggi s'impongono alla meditaziò 2 per
la saggezza a cui sono informate, specie nei r guardi
dell'amministrazione della cosa pubblica e dell-" 1 '.eia
del patrimonio comunale che si era costituito, m^r^ *
non sono da dimenticare negli stessi statuti, le norme
che disciplinano la coltivazione delle miniere, norme
che sono da considerarsi fra le primissime del genere.
Il Comune di Bovegno si mantiene sempre in rapporti con la città di Brescia di cui segue le sorti, e
dal 1426, dopo le dominazioni dei Visconti e di Pandolfo Malatesta, passa alla Serenissima che lo tiene,
si può dire ininterrottamente, fino al sorgere della Repubblica Cisalpina nel 1797. Irma, precedentemente
unita a Bovegno, si stacca con Magno nel 1452, per
tornare a ricongiungersi nel 1928 con R. D. 17 novembre 1927, mentre Magno era già ritornato con
Bovegno nel 1 776. Nei secoli che fu con la Repubblica Veneta, uomini di Bovegno parteciparono con
altri triumplini e con quelli della Val Sabbia a tutte
le guerre che la Dominante ebbe in terra ed in mare,
acquistandosi come gli schiavoni fama di valorosi.
Il Senato Veneto scriveva alle Valli Trompia e Sab. bia chiamandole « Fedehssime ». E. tale fedeltà al
« Serenissimo Principe » non venne meno anche quando la repubblica degli « Oligarchi » crollava di fronte
L'ospedale S, Giovanni a Piano di Bovegno.
Anche le miniere, per quanto attive, sempre in
conseguenza delle difficili vie di comunicazione, non
potevano essere di grande giovamento. In un'epoca di
gravi perturbamenti politici, nello stesso mese nel quale le soldatesche, in gran parte luterane, di Carlo V
115
sgraziati degli scherzi talora assai gustosi, scherzi che
vengono però sempre riparati da qualche Curato in
fama di santità con un po' di acqua benedetta, con
una buona confessione generale e qualche Messa.
Più specialmente la tradizione popolare riteneva
che fra i ruderi ancora esistenti sulla sommità di Castel
Vanile, tra Bovegno e Pezzaze, ruderi che rappresentano gli avanzi di una specie di fortilizio ove, in tempi
abbastanza remoti, il Comune manteneva delle guardie, come ne teneva in altri luoghi per la sorveglianza
della strada, spesso infestata da briganti, allacciante
per vie montane la Valle Trompia e la Camonica,
fosse nascosto un tesoro guardato dai demoni.
Così nei boschi sopra Ludizzo, là ove gli stessi
appaiono ancora interrotti da una distesa di macigni
franati dalla montagna, sarebbe il confino degli stregoni, ove furono relegati, dice sempre la leggenda, dal
Concilio di Trento. Questi stregoni possedevano una
particolare competenza per scatenare temporali, ed
erano gelosissimi del territorio ad essi assegnato. Guai
a chi lo invadeva! Ma le leggende che si sapevano
molto bene diversi anni fa e unitamente alle paurose
apparizioni di defunti, costituivano i principali e seri
argomenti che venivano trattati nelle stalle durante le
lunghe sere dell'inverno, sono ora ricordate solo da
qualche vecchierella. La gente nuova, non più abituata a vivere sotto la cappa del camino, non vuole più
credere a queste « storie » e purtroppo dimentica an''
'e più graziose. Anche gli stregoni della Valle
Te
• , che erano i più temuti, non fanno più pau;-o dimora non è più inviolata, ma fra i macila gii
•'.nno sgretolandosi nascono gli abeti e fiorisce
,ù. C' poi venuto il fine poeta della Co de.
t-t, ecì egli ha trovato lassù per i boschi di Val
rc.igo dei poiac protettore dei carbonai ma
davano il sacco a Roma, come una luce fra le tenebre,
e meravigliosa affermazione di pace cristiana, ricordano le memorie di allora la comparsa della Beata Vergine, avvenuta il 22 maggio 1527 nel luogo dove attualmente sorge il Santuario di Bovegno.
Il santuario della B. V. di Bovegno.
(Po'. Rovida)
Dopo il breve periodo Napoleonico s'inizia nel
1814 la dominazione austriaca, ma il pensiero di una
Patria libera ed unita vive sempre quassù; così quando squillano nel '48 le trombe della resurrezione e
Brescia si batte eroica nel '49, Bovegno non è assente.
Negli anni in cui la riscossa va maturandosi. Felice Orsin:, fuggito dalle prigioni di Mantova, vieni
ospitato quassù e le sue parole di vaticinio racr 'ie e1
pochi intimi e sussurrate in paese, contribuiscono
forzare la fede, e a tener viva la speranza prossima liberazione. Questa arriva nel giii'vno
ed i gendarmi imperiali lasciano per se
v
all'appressarsi delle camicie rosse, avan0
..<:„..
f
eserciti alleati.
°'
Nel 1919, quando una torbida onc .a „
sommergere quanto di più sacro avesse la Patria vittoriosa, Bovegno, tra i primi, eternava nel marmò, con
un discorso inaugurale di Carlo Bonardi, il nome dei
suoi numerosi caduti nell'ultima guerra dell'Indipendenza, compiendo con questo un significativo atto di
riconoscenza e di fede, e affermando nel tempo stesso
i sentimenti della propria anima costantemente legata
a principii di devozione alla Patria, alla Monarchia,
alla fede avita, principii che il Fascismo ha riconsacrato.
Le leggende.
II viale della rimembranza e il monumento ai caduti.
La fantasia popolare ne ha ricamate moltissime;
quasi ogni luogo ha la sua; ma non sono le leggende
truci del settentrione; aleggia per lo più nelle nostre
leggende qualche serena reminiscenza del paganesimo.
Per lo più esse trattano di allegri convegni di streghe
graziose che ballano nei boschi ed invitano, i passanti
i ai loro trattenimenti, per poi combinare a questi di-
116
(Fot. Rovida)
nemico acerrimo delle streghe. Il poeta ha condotto
el mago, a la cà de le bachere e dopo averlo battezzato, l'ha costituito romei de la saniela e guardiano,
se ben ricordo le parole del mago, affidate da tanti
anni alla memoria,
« A la baita, a l'ortesì,
a le erbe e ai furili.
Ma di notte « el mago » vuoi essere indipendente
e dice:
« tota noi vo en gir per strie
so nel bosc dei Bandesac
e le stonge se le rie ».
Ma da qualche tempo, per la prolungata assenza del poeta, « el mago dei poiac » è disperato e
minaccia d'andarsene, con sé portando una delle nostre più fresche e graziose leggende. Speriamo che il
poeta torni presto a consolarlo facendo lieti nello stesso tempo i molti suoi amici di quassù.
***
La struttura geologica di Bovegno, costituita da
rocce triasiche e pretriasiche non è certamente regolare;' comunque può ritenersi che la maggior parte del
Comune poggi su terreni silicei, i quali si estendono
verso nord, la separazione di questi terreni da quelli
L'ambiente.
Bovegno, che unitamente al Comune di Collie,
costituisce la parte superiore della Valle Trompia, è
compreso fra le quote 2214 (Vetta del Crestoso) e
520, fondo valle ad Aiale.
La superficie complessiva, è di Kmq. 53.1 1, di
cui 4.93 appartengono all'ex Comune di Irma.
Nella valle maestra, solcata dal Mella, sboccano
delle convalli, e fra queste le principali sono quelle
di Graticcile, della Meola ed Irma. L'energia idraulica che può ritrarsi dai corsi d'acqua e in parte utilizzata ad animare due modeste centrali elettriche
cune segherie, qualche molino, e due fucirII
una certa considerazione meritano le forze anr Ji
sponibili. La portata del Mella, nel tratto eh
. . • 'ac
tiene in Comune di Bovegno, può ritenersi
-^i °"p
intorno alla media di 800 litri al minii*
Mentre alla loro confluenza nel Mella, può - - --u1
tarsi nella magra media una portata di 30u ìcr
La Cà de le Bacherà,
(Fot. Rovida)
il torrente di Graticcile, di 200 per quello di Irma, e
di 70 per quello della Meola. Sul fondo valle, si può
dir parallela al corso del Mella, si sviluppa la strada
provinciale, che costituisce la fondamentale via di comunicazione.
*£ 117
(Fot.
che in complesso possono ritenersi calcarei, è approssimativamente data da una linea diretta da E-N-E a
O-S-O, linea che seguendo gli strati degli scisti marriT!j del Servino, nella parte superiore accompagna
approssimativamente il Mella fin sotto la frazione Ca.steK. per poi lasciarlo nel punto in cui esso piega vere continuare nella direzione di prima raggiun•:, il confine territoriale di Bovegno, verso Pezpaupe..
Wi sopratutto l'ossatura dei terreni sililese
''• rossa, le filladi micacee, il gneis, il porfid'>
,:fero, mentre quella dei terreni calcari è soappresentata dalla cargnola gialla, a cui si
._ frappongono i calcari del trias medio. Fra i terreni
calcari però s'insinuano, assumendo una certa diffusione: le perforiti raibliane a Savenone, Predonto, Zigole, Paffione, Zovato, Irma; gli scisti raibliani lungo
la convalle di Irma, scisti raibliani che sono poi continuati verso sud dalla dolomia principale.
In relazione alla natura geologica dei terreni,
alle vegetazioni da cui gli stessi sono ricoperti ed al
regime delle acque, il suolo è in complesso di una
buona stabilità.
Se molto interessante apparve sempre agli studiosi in materia la struttura geologica del Comune di
Bovegno, di non minore interesse, anche dal punto di
vista pratico, venne pure considerata la questione mineraria.
Sono da tempo noti infatti a Bovegno vari giacimenti di blenda, galena ecc., ma in maniera particolare sono da considerarsi quelli del ferro. Come è noto
il ferro di Bovegno, di cui sono ricchi gli strati del
Servino, come quello delle valli lombarde, trovasi generalmente allo stato di carbonato (siderite o ferro spa-
tico) povero di zolfo e di fosforo e ricco di manganese,
perciò molto adatto a speciali utilizzazioni.
Osservazioni abbastanza recenti compiute dai professori Stella, Cozzaglio ed altri, fanno ritenere ancora di un'importanza cospicua l'entità di questi giacimenti di ferro.
Graticcile.
In complesso il clima è temperato e gradevole e
la temperatura non presenta oscillazioni repentine notevoli.
sic * *
Nei riguardi della geografia botanica può distinguersi a Bovegno una Zona montana che cominciando
verso le quote 250-400, ancor più in basso di Bovegno, quando la Zona Padana o di transizione finisce,
arriva fin verso i 1600 metri, è questa zona caratterizzata dai boschi e dai prati.
La zona montana è in alto continuata da quella
alpina dove domina la vegetazione arbustale ed erbacea, quest'ultima in maniera particolare man mano la
altitudine si eleva.
L'uomo e la natura si sono in una certa qual
guisa accordati per costituire un paesaggio botanico,
corrispondente alle condizioni orografiche dell'ambiente, le coltivazioni erbacee si :ono particolarmente diffuse nelle zone pianeggianti e meglio esposte.
Delle tre sottozone nelle quali può distinguersi
la zona montana e cioè, man mano l'a'.titudine si eleva : del bosco di latifoglie, ^ ' bosco misto, e del bosco di conifere, o di conifere e faggi, assume particolare diffusione la sottozona media, che è quella del
bosco frondoso associato alle conifere. Questa sottozona in dipendenza di fattori probabilmente diversi,
ma fra i quali l'esposizione e la natura del terreno debbono avere indubbia importanza, ha dei limiti abbastanza variabili, che però sono generalmente compresi
™\ i 500-600 e i 1000-1200.
r
:ì bosco frondoso è in prevalenza costituito dalTc»
.
i ,
.
.
.
.
'<•* jja e dal castagno, a cui si associa in vana misura : i, frassino, il carpino, l'acero, il tiglio, ecc. mentre fra le conifere è particolarmente diffuso l'abete
(Fot. Rovida/
Ma purtroppo da diversi anni le miniere trovansi
si può dire in totale abbandono, e l'incuria degli uomini di fronte alla azione distruggitrice degli elementi
naturali, lascia man mano perire anche ciò che era
costato ingenti capitali e lunghi anni di lavoro.
Tenendo conto dei dati raccolti dall'Ossei vatorio meteorico geodinamico di Memmo, situato In Comune di Collio alla quota di 100(7 sul mare, e ci: altre
osservazioni, può ritenersi che la media temperatura
di Bovegno sia approssimativamente di 9 alla quota
di 700, con oscillazioni termiche estreme da — 20
a + 30.
L'andamento della temperatura in relazione a!'a
altitudine è, come è noto, subordinato a diversi fattori,
per i quali l'esposizione assume una parte notevole;
comunque può ritenersi che in media la temperatura
diminuisca di un grado per ogni 100-200 metri di
elevazione. La media dei giorni piovosi, piuttosto elevata, è di 93, con una quantità di acqua cadute, di
m. 1.143, con varianti di un massimo di m. 1.579
(1912) ad un minimo di 0.588 (1900).
La media dei giorni con neve è di 17, con una
quantità media di neve caduta di m. 1.439, variante
da un massimo di m. 2.286 nel 1908 ad un minimo
di m. 0.655 nel 1911.
In relazione al sistema orografico, costituito da
catene relativamentq elevate che racchiudono Bovegno come in una conca, lo stesso è abbastanza riparato dai venti.
Castello.
iFoi.
rosso a cui segue il larice. Fra gli arbusti del sottobosco è particolarmente comune il nocciolo. E' pure
diffuso l'ontano peloso, che a quote elevate, nella sottozona montana superiore, e nella zona alpina, è sostituito dall'ontano verde. Pure nella sottozona superio-
118
fluenza sullo sviluppo edilizio assunto dalle varie frazioni; tale sviluppo infatti fu abbastanza sensibile in
quelle prossime alla strada provinciale di Valle, mentre sono più o meno in decadenza le frazioni lontane
o malamente collegate a quella maggiore via di comunicazione.
Tale fatto devesi senza dubbio mettere in rapporto ad un nuovo orientamento assunto dalla vita locale, che vuoi togliersi dall'isolamento antico, e vivere,
per necessità in più facili rapporti con altri paesi.
Ma per spiegare la particolare decadenza che sopratutto notasi a Ludizzo, come cause determinanti,
oltre l'isolamento, bisogna ammettere anche la cessazione del lavoro nelle miniere, al quale gli abitanti di
Ludizzo, davano più un cospicuo contributo.
Le condizioni sanitarie sono generalmente buone,
non sussiste endemica nessuna manifestazione morbosa,
e le forme infettive diffusive sono si può dire sempre
importate.
Nel passato, se prevaleva indubbiamente a Bovegno un'economia di consumo, caratteristica si può
dir generale della montagna, dovevasi però assegnare
una certa importanza all'economia di scambio, alimentata sopratutto dall'industria mineraria, alla quale
si dedicava una discreta parte della popolazione.
In maniera particolare le miniere del ferro erano
attive nell'alta Val Trompia, e funzionavano diversi
altiforni, anche là, dove attualmente non trovansi che
ruderi. Il ferro prodotto localmente, alimentava in special modo le fucine di Val Sabbia, e della media e
bassa Val Trompia.
La concorrenza estera resa più facile dall'aprirsi
delle grandi vie di comunicazione, il deficente sviluppo
delle comunicazioni locali, a cui può aggiungersi, sia
pure m linea subordinata, un complesso di altre cause,
determinarono lo spegnersi della stessa industria mineraria.
Allo spegnersi di questa industria, si può dire millenaria in luogo, si cercò riparo con un'emigrazione
per lo più temporanea all'estero, specialmente verso la
Svizzera, dove la nostra mano d'opera, particolarmente educata nel lavoro delle miniere che si manteneva
su può dir tradizionale in molte famiglie, venne ricercata ed apprezzata nella costruzione delle gallerie.
Prima della guerra le rivalse dell' emigrazione
raggiungevano annualmente la media di L. 50.000.—
con dei massimi verso le L. 100.000.— ; nel dopo
guerra l'emigrazione si è notevolmente contratta, e le
rivalse sono discese a non più di L. 30.000.—, di cui
all'mcirca L. 20.000 pervengono dall'America e Lire 10.000.— complessivamente dalla Svizzera e dalla Francia.
Da qualche anno venne invece assumendo una
certa importanza l'industria del forestiero; numerosi
villeggianti, in media sul migliaio annuo, attratti dalle
bellezze naturali dei luoghi, dal clima gradevole, dalla cortese ospitalità degli abitanti, frequentano durante la stagione estiva il paese. Il reddito lordo medio
re, estendendosi anche nella zona alpina, è particolarmente notato il Citiso od Avermello.
/
Gli arbusti della zona alpina, che s'inizia verso
i 1400-1600, si riducono in numero e m proporzioni
man mano l'altitudine si eleva. Tra questi arbusti meritano considerazione, oltre i precitati, il mugo, il bosso
alpino, il rododendro, il camedrio cervino. Sono pure
numerose le specie erbacee che crescono spontanee nei
prati stabili e nei boschi della zona montana, e nei pascoli della zona alpina.
Fra le più comuni foraggere si ricordano quelle
appartenenti ai generi: Phleum, Agrostis, Poa, Bnza,
Festuca, Aira, Deschampsia, Bactylis, Trifolium ecc.
Demografia ed economia.
Si è già notato come la densità della popola'zione, fosse a Bovogno notevolmente efevata anteriormente alla pestilenza decjli anni 1629-30-31, raggiungendo la cifra, esclusi* ./lagno, allora unito ad Irma
di 2600 abitanti. Verso la fine del secolo XVII, cinquant'anni dopo la peste, il numero della popolazione
riducevasi a 900. Un censimento compiuto nel 1809,
comprendendo anche la frazione di Magno, riunitasi
a Bovegno nel 1776, dava la cifra di 1491 individui.
Quest'ultima cifra, nei riguardi della popolazione residente, saliva a 2562 nel 1901, a 2668 nel 1911,
a 2859 nel 1921, mentre nelle condizioni attuali ' \
popolazione residente è rappresentata, compre. ] ,ào
anche quella di Irma, da 3208 abitanti, .-'.ci quali
2840 sono di Bovegno. L'andamento della popolazione presente, si mantiene press'a poco parallelo a
quello della residente. Le cifre relative all'andamento
della popolazione specialmente in questi ultimi anni,
non sono certamente lusinghiere, e denotano chiaidmente che anche a Bovegno tende a manifestarsi quel
doloroso fenomeno della spopolazione già messo in evidenza nei riguardi della montagna in Italia.
Anche a Bovegno quel certo regresso, che notasi
nei riguardi della popolazione non è dovuto al diminuire delle nascite, ma all'abbandono del paese. Il
paese viene abbandonato, talora per inurbarsi, ma più
spesso per frequentare gli stabilimenti della media e
bassa Val Trompia, mentre non è raro il caso che,
dei nostri rurali portino la loro attività alla pianura,
dove però è da notarsi che per quanto essi siano tenaci
e parsimoniosi, scarsi come sono di capacità tecniche,
specialmente relative al nuovo ambiente, hanno fatto
generalmente una scarsa fortuna.
La popolazione, oltre che nelle case coloniche
sparse nella piccola proprietà, si distribuisce in nove
frazioni che in ordine al numero degli abitanti sono
rappresentante da: Castello, Piano, Graticcile, Irma,
Magno, Ludizzo, Zigole, Savenone e Predonto.
I miglioramenti subiti dalle comunicazioni, specie col mondo esterno, hanno avuto un'indubbia in-
| 19
gnate alla, proprietà comunale, mentre il resto si suddivideva fra n. 582 ditte, fra le quali la maggiormente censita raggiungeva come rendita la cifra di Lire 2364,89.
Ad Irma la rendita complessiva dei terreni raggiungeva la somma di L. 12.276,88 di cui L. 4567.—
annuo, di questa nuova industria locale, può calcolarsi sulle L. 450.000.—
Tranne uno stringhificio iniziatosi già da qualche
anno, che occupa una quarantina di donne, e qualche
altro modestissimo opificio per la lavorazione del legno o del ferro, ove lavorano in complesso una ventina
di persone, non sussistono a Bovegno, come in genere
nell'alta Val Trompia, opifici industriali, i quali abbondano invece nella parte media e bassa della Valle.
I maggiori mezzi di sussistenza provengono dalla
terra.
Secondo i dati del nuovo catasto del 1 886, e tenendo presenti le più recenti trasformazioni dovute sopratutto dalla riduzione dei seminativi a prato stabile,
arrotondando le cifre, può ritenersi che la superficie
territoriale a Bovegno ed Irma sia come segue suddiBovegno:
Superficie
nel catasto
Ea.
Qualnà
delle colture
6,-
llasuperiìei
totale
Totale sup. prod. 4719,—
Incolto stenle
8,—
Fabbricati rurali
I I,—
Fabbricati urbani
4,—
Acque e strade
76,—
4719,-
4,—
76,-
0,14
1742,60
38,0,16
97,90
0,17
0,25
0,08
1,60
Superficie tot. hmq. 4818,—
4818,-
100-
Seminativi
Prati stabili
Pascoli
Boschi
Incolto produttivo
39,—
775, 2058,—
1840,—
Superficie
attuale
Ea.
7
/,
820,2058,—
1828,7
A Irma:
Seminativi
9,—
Prati stabili
88,—
Pascoli
66,—
Boschi
322, Incolto produttivo
—,—
Totale sup. prod. 486,—
Incolto stenle
—,—
Fabbricati rurali
I,—
Fabbricati urbani
1,—
Acque e strade
5,—
Superficie tot. hmq. 493,—
321,—
1,6?
1830
13,40
65,-
486,-
98,35
90,66,-
... acqe limpide e loquaci sgorgano...
(Fot. Bravo)
assegnate ai terreni di proprietà comunale, ed il resto
alla proprietà privata suddivisa in n. 87 ditte, fra le
quali la maggiormente censita raggiungeva come rendita la cifra di L. 499,50.
Dai dati suesposti può nettamente arguirsi l'importanza che in luogo assume la grande proprietà comunale. La stessa, sopratutto coi suoi pascoli, assume
un'importanza notevolissima per l'economia del paese.
Come può pure dedursi dai dati esposti, la proprietà privata, quasi esclusivamente in mano a coltivatori diretti, si presenta molto suddivisa. La piccola proprietà coltivatrice, è curata con molto amore, ma purtroppo dispone di mezzi limitati e di scarsa capacità
tecnica.
Da un esame per quanto superficiale dei dati
esposti può intanto dedursi che il bosco a Bovegno, ma
specialmente ad Irma occupa un'abbastanza elevata
proporzione della superficie territoriale, e ciò costituisce, indipendentemente dai redditi che dal bosco possono ricavarsi, un ottimo elemento, nei riguardi sopratutto della stabilità del terreno.
In relazione, almeno in buona parte, alla stabi'lità del terreno, deve porsi la scarsa percentuale degli
O?
- 0,iv
5493,-
:
1,25
100,-
Nei riguardi della proprietà, i terreni produttivi
sono distinti come segue:
A Botiegno:
Proprietà comunale Ea.
Proprietà privala En.
6,—
Seminativi
—,—
820,Prati stabili
—, — 70 »/„ dell'intera 26,—
superficie
568,—
Pascoli
2032,2—
Boschi
1260,Incolto produttivo 5,—
Coltivazioni
—,—
Totale hmq. 3297,-
30°/0 dell'intera
superficie
1422,-
Ad Irma sono di proprietà comunale quasi tutti
i boschi, tutti i pascoli e alcuni prati, in complesso circa
I'80 per cento dell'intera superficie coltivata.
La rendita catastale dei terreni a Bovegno nel
1928 era di L. 989.662,25 di cui L. 26.740,32 asse-
I 20
incolti improduttivi, che mancano completamente ad
Irma.
'
Per quanto si riferisce ai seminativi la loro estensione già ridotta in confronto del passato remoto, ha
subito specialmente a Bovegno una nuova e sensibile
contrazione m questi ultimi tempi, a vantaggio del
utilizzazione dei prodotti del prato e del pascolo mediante il bestiame, che viene a costituirsi la spina dorsale dell'«conomia del paese. Nelle condizioni attuali
il bestiame esistente a Bovegno ed Irma risulta dalle
cifre che seguono:
"'
'ovegno :
Irma:
ogni 100 abitanti
Bovini
N.
1828
Equini
»
73
230
273
119
Suini
»
Pecore
»
Capre
»
65
3
8
ogni 100 sbit.
N.
»
»
IO
4
»
170
5
25
10
60
48
2
7
3
17
Come conclusione, può ritenersi che i mezzi di
vita, della popolazione, mezzi che anche qui sono purtroppo scarsi, siano dati all'incirca dall'80 per cento
dalla terra, ma che a costituire la rendita lorda complessiva intervenga il bestiame per circa il 70 per cento, e fra questo, quello bovino per il 65 per cento.
I problemi più urgenti.
Fresca poesia d'acque alpestri.
/Fot
Per l'incremento di Bovegno, non solo, ma di
tutta l'alta Val Trompia, deve sopratutto essere preso
in. considerazione il miglioramento delle condizioni di
viabilità.
L'arteria principale, come già si ebbe ad accennarsi, è rappresentata dalla provinciale di Val Trompia, alla quale si collega la rete stradale del Comune, abbastanza vasta, e costituita da alcune carrozzabili e da parecchie mulattiere.
La linea tranviaria si arresta a Tavernole sul
Mella, a sei chilometri da Bovegno e prosegue verso
l'alta Valle Trompia solo la provinciale carrozzabile.
Questa carrozzabile da diverso tempo è ritenuta
insufficiente alle esigenze del traffico, e tanto meno
potrebbe rispondere al progresso auspicato dall'alta val. ; da molti anni insiste per avere un più conve:ce allacciamento coi maggiori centri.
Per quanto nel dopo guerra si sia insistito, e non
senza buone ragioni, per il passaggio nell' alta Val
Trompia di una linea ferroviaria Brescia-Trento, purtroppo si riconosce anche quassù che l'alta Val Trompia non può presentare ottime caratteristiche per una
grande via di comunicazione, e si segue con simpatia
la iniziativa che ritorna sul tappeto di una ferrovia
Brescia - Trento che dovrebbe passare per la bassa e
media Valle Trompia.
Ma se appare esagerato pensare ad una linea ferroviaria, è pure da ritenersi che la questione dei trasporti non possa essere risolta con una sistemazione
dei servizi automobilistici, i quali, anche per la loro
portata, si adatterebbero in maniera molto incompleta,
pure all'esigenze attuali.
Tenendo presente le condizioni dell'oggi e dell'avvenire, prevedibile il problema della viabilità per
Bravo)
prato stabile; la riduzione dei seminativi a prato stabile,
se da una parte trova la sua corrispondenza in una
certa trasformazione dell'economia locale di consumo,
in economia di scambio, è purtroppo legata ad un dir
stacco dejlla donna dalla terra; la coltivazione dei ;
seminativi era nel passato infatti particolarmente curato dall'elemento femminile, il quale invece è purtroppo attualmente attratto dagli stabilimenti fuori paese,
e più spesso dal servizio in città.
Per quanto, tenute presenti le condizioni attuali,
non possa ritenersi che l'ambiente locale si presti ad
una larga diffusione di seminativi, tuttavia se in confronto di quanto notasi attualmente, specie a Bovegno
assumessero una maggiore estensione alcune coltivazioni cerealifere particolarmente adattate al luogo (orzo, segale, ecc.) ed anche la coltivazione della patata,
ciò non potrebbe che ritenersi favorevole in special modo all'economia domestica della piccola proprietà coltivatrice.
Ma particolarmente la frutticoltura meriterebbe
di essere presa in considerazione, in quanto tutto lascia
ritenere che qui troverebbe buone condizioni per svilupparsi e riuscire rimunerativa.
La maggior parte della superficie territoriale è
occupata dalle coltivazioni foraggere rappresentate dal
prato stabile e dal pascolo, ed è precisamente dalla
121
l'alia Valle non ammette che una soluzione, rappresentata dal prolungamento della linea tranviaria fino a
Bovegno.
A differenza dei metodi dilatori, e solo pieni di
promesse elettorali, usati dalle Amministrazioni provinciali, di un tempo, l'Amministrazione attuale ha
fascisticamente provveduto quasi completamente, alla
sistemazione della strada provinciale fino a Bovegno,
in modo che la stessa possa accogliere in sede la linea
tranviaria. Manca solo l'ultimo tronco, di poche centinaia di metri.
E' vivissima la fiducia da parte di Bovegno, non
solo ma di tutta l'alta Val Trompia, che anche l'ultimo
tronco possa essere sollecitamente ultimato, e che, definiti fascisticamente gli accordi con chi d'i ragione, sia
pure eseguito il tanto e desiderato prolungamento della
linea tranviaria fino a Bovegno.
Solo con questo, oltre che provvedere in linea
generale a migliorare le condizioni dell'economia dei
trasporti dell'alta Valle, sarà reso possibile, a questi
paesi uno sviluppo industriale che nelle condizioni
attuali, in relazione sopratutto alle comunicazioni ancora difficili, è indubbiamente ostacolato.
Anche i rapporti che possono intercedere tra le
concessioni minerarie e quelle delle forze idrauliche
disponibili in luogo, sembra che debbano essere meglio
studiati, definiti e resi interdipendenti. Così i competenti potranno ancora stabilire, se sia opportuno iniziare in pieno lo sfruttamento in special modo del ferro, oppure tener vivo tale sfruttamento con impianti e
maestranze che potrebbero essere sollecitamente ampliati in caso di bisogno, in modo che non avvenga
quello che si è verificato durante la guerra, dove i
lavori di ripristino richiesti per iniziare lo sfruttamento
delle nostre miniere, ebbero a durare fin oltre la pace.
Sempre dai competenti dovrà pure definirsi se sia
conveniente fare degli impianti completi per la fusione
in prossimità delle miniere, oppure mantenere quassù
soltanto l'esercizio delle miniere, provvedendo alla fusione del minerale in prossimità di centri maggiori.
Ma all'infuon di quanto rimane da stabilirsi nei
dettagli, è intanto da riconoscere come principio, che
per una razionale utilizzazione del bacino minerario
di Bovegno, di cui l'importanza è ormai indiscutibile,
il prolungamento auspicato della linea ^'anviaria, assume un valore pure indiscutibile. L?
i industria
mineraria decadde quando si aprire
grandi vie
di comunicazione, dalle quali rimasi, joi£»ta; perché
risorga fa bisogno innanzi tutto toglierla dall'attuale
isolamento.
E' innegabile intanto, l'influenza che il prolungamento della linea tranviaria possa avere sopra lo sviluppo dell'industria del forestiero, alimentata dalla villeggiatura estiva, che ormai si è qui decisamente affermata, e ciò in conseguenza non solo di fattori ambientali favorevolissimi ma anche dal fatto che Bovegno
trovasi solo a 30 chilometri da Brescia.
I villeggianti che frequentano il paese, sono generalmente del ceto medio, professionisti ed impiegati,
che mandano la moglie ed i bambini in montagna per
irrobustirli, mentre essi salgono a trovarli alla domenica o quando possono. Ora è pacifico che un servizio
tranviario ininterrotto con la città, rappresenta il mezzo
di comunicazione, se non altro più ampio ed economico, e che l'esistenza di tale mezzo può richiamare
in paese maggior numero di villeggianti, presentando
nello stesso tempo anche ai... poco abbienti della città,
le condizioni migliori per poter respirare, facendo una
scappata quassù, un po' di aria fresca, pura e vivificatnce della montagna.
Ma col prolungamento della linea tranviaria fino
a Bovegno si giungerebbe si può dire nel cuore del
bacino minerario dell'alta valle, bacino che secondo la
opinione concorde dei competenti, merita di essere preso in considerazione.
Sviluppando la questione, i competenti, sia dal
punto di vista tecnico che economico, potranno stabilire quali sono le migliori condizioni dello sfruttamento,
come sia opportuna la riunione delle varie concessioni
che attualmente sussistono, ma solo ad uno stato di
letargo, e che cercano di mantenersi in vita, con delle
,periodiche inconcludenti raschiature.
Invito dì molli praterie nei velati declivi.
(Poi. Bravo}
Ma oltre quanto può avere rapporti con l'industria del forestiero, e con quella mineraria, che in luogo
hanno già delle basi evidenti, non è fuor di luogo prospettare che dal prolungamento della linea tranviaria
possa avere impulso il sorgere di altre industrie; così
come è avvenuto nella parte bassa e media di Valle
122
Trompia, per le quali industrie, qui certo non potrebbe
mancare una mano d'opera intelligente, laboriosa e
disciplinata.
scista, ma tale propaganda, perché si giunga realmente
a dei buoni risultati è necessario che sia sempre continuata, sprretta da buoni esempi, e da qualche facilitazione, specie per l'acquisto dei prodotti (concimi, mangimi concentrati ecc.) che è indispensabile introdurre
nella pratica agricola e zootecnica locale.
Ma anche qui una buona facilitazione sarebbe
rappresentata da un costo minore dei trasporti, indubbiamente legato al migliorarsi delle comunicazioni.
Per quanto concerne le condizioni della viabilità
nell'ambito del territorio comunale, esse vanno man
mano migliorandosi ed adattandosi alle vane esigenze
*v*
Magno di Bovegno,
Rimangono i compiti che più particolarmente interessano l'Amministrazione comunale, l'Organizzazione Fascista ed il Comitato d'Amministrazione dell'Azienda Autonoma di cura e soggiorno. Oltre a quanto
vi è già accennato nei riguardi della viabilità, oltre
promuovere opportune iniziative, una delle particolari
preoccupazioni è quella dei miglioramenti delle condizioni igieniche ed edilizie del paese, tanto più che
lo stesso, con R. Decreto Interministeriale del 30 giugno 1928, venne considerato come luogo di cura. Sviluppando un programma in tale senso si è già provveduto e si sta provvedendo alla sistemazione degli approvigionamenti idrici delle varie frazioni, così verrà
pure sollecitamente iniziata la fognatura per la frazione Castello, e la sistemazione del Cimitero. Si è
pure provveduto per la compilazione di un piano regolatore in base al quale verrà attuata una razionale sistemazione edilizia del paese anche nei riguardi dell'avvenire.
Ma la vasta proprietà comunale, perché possa
adattarsi nel miglior modo alle sue funzioni di produzione ed alle varie esigenze economiche e demografiche locali, che devono esattamente valutarsi, presenta
alla pubblica Amministrazione dei compiti di notevole
importanza.
Prescindendo dai boschi, pei quali, m relazione
alle norme dettate dall'Autorità Forestale, l'unica via
da seguire appare quella di conservarli, preservandoli
dai danneggiamenti, e di utilizzarli nel miglior modo,
un particolare interesse meritano i pascoli alpini che
sono intimamente legati all'industria zootecnica locale.
(Fot. Ravida.)
non escluse quelle turistiche, e ciò per cura dell'Amministrazione competente. Sono pure a buon punto le
pratiche relative alla costruzione della carrozzabile
Aiale-Irma, secóndo la legge 15 luglio 1906 n. 383.
Si confida che le pratiche stesse possano giungere presto ad una soluzione per poter iniziare i lavori preventivati in L. 500.000.—
Questa strada verrà indubbiamente a togliere Irma e Magno dall'isolamento attuale, rendendo nello
stesso tempo, suscettibile di un maggior sviluppo economico una convalle abbastanza spaziosa.
Oltre al problema della viabilità da considerarsi
come preminente, ve ne sono degli altri che pur debbono essere presi in considerazione. Nei riguardi dei
piccoli proprietari, se è ammirevole l'attaccamento degli stessi dimostrato ai loro terreni, che curano con
molto amore, è però necessario riconoscere che la piccola proprietà coltivatrice sarebbe notevolmente avvantaggiata sopratutto da una maggiore capacità tecnica, relativa alla conoscenza e all'uso delle buone pratiche colturali, specie nei riguardi delle concimazioni.
All'allevamento ed all'utilizzazione del bestiame
si procede con sistemi piuttosto primitivi. Nei riguardi
del bestiame, che come si è già notato rappresenta un
elemento di primissimo ordine per l'economia locale,
allo scopo sopratutto di riparare alla particolare deficenza di buoni riproduttori, qualche cosa per iniziativa
della Cattedra Ambulante e dell'Amministrazione comunale è già stato fatto, introducendo alcuni torelli di
una certa distinzione. Anche una certa propaganda non
è mancata presso i nostri rurali e si è spesso usato per
compiere la medesima, delle riunioni della sezione fa-
Le Alpi pascolive di Bovegno, s'iniziano a 1 1 5012QO sul mare per giungere alla massima quota dello
spartiacque (2214), estendendosi pertanto nelle parti
più elevate della zona montana, e nella zona alpina.
La durata della stagione vegetativa è sopratutto relativa all'altitudine, così nei pascoli bassi può ritenersi
che il terreno resti scoperto dalla neve dall'aprile al
novembre, mentre più in alto la neve pannane all'mcirca due mesi di più.
L'esposizione come la configurazione del terreno
è varia, però in generale se sono limitate le zone pianeggianti, non sono nemmeno diffuse le erte ripide e
scoscese, pericolose per il bestiame.
123
Lo sgrondo è sollecito e sono limitatissime le zone
surtumose.
dal produrre il fieno che sarebbe necessario, per trattenere in luogo tutto il bestiame che ha usufruito dell'alpeggio.
Possono benissimo comprendersi gli inconvenienti
legati alla necessità di questi spostamenti di animali,
e appare logico studiare i mezzi per ridurre, se non
altro, l'importanza di questi esodi temporanei.
L'estensione delle alpi pascolive di Bovegno si
aggira sui 2000 ettari, le stesse sono suddivise in quattordici alpi maggiori, denominate: Corti di Campo
Molle, Stabile Fiorito, Stabile Solato, Sarle, Poffe di
Stabile Fiorito, Bozzoline, Cardino e Vesgheno, Cigoleto, Muffetto con Vestone, Poffe di Bacinale, Pile
Redicampo, Corti di Redicampo e Visigno. Le alpi
minori sono rappresentate dalla Valle del Pomo, dai
cascinini di Sarle e dai Cavallini. Le alpi pascolive di
Irma hanno un'estensione di circa 70 ettari e sono denominate : Confino e Vezzale. Tutte queste alpi sono
affittate per locazioni novennali ed il canone attualmente in corso raggiunge circa L. 108.372,— a Bovegno e L, 6000,— ad Irma. Rapportando questi
canoni al numero dei capi normali che vengono alimentati durante i tre mesi dell'alpeggio, per ognuno
di questi capi si verrebbe a pagare dagli affittuali lire 90 a Bovegno e L. 75 ad Irma.
Uno dei rimedi più sicuri appare quello di formare dei nuovi prati stabili, derivandoli sopratutto dai
pascoli. In relazione a tale concetto, dall'Amministrazione comunale, d'accordo colle competenti Autorità,
venne già presentato un progetto relativo alla formazione di 8 nuovi prati stabili, provvisti dei rispettivi
fabbricati colonici, da esegursi nelle alpi pascolive meno elevate di Bovegno, ed in un bosco di Irma. Il
progetto che presume una spesa complessiva di L. 400
•mila si confida che possa entrare presto nella sua fase
esecutiva. E' da notarsi che se la formazione di questi
nuovi prati riesce d'indubbio giovamento nei riguardi
Riducendo poi in fieno normale il pascolo usufruito durante l'alpeggio e mettendolo m confronto al
canone, lo stesso fieno verrebbe a costare agli affittuali
attorno a L. 8 al Quintale, il che, pur ammettendo le
alee dell'alpeggio, in relazione ai prezzi correnti del
fieno, può chiaramente dimostrare l'utile delle alpi
pascolive nei riguardi della zootecnia locale.
Ma le alee dell'alpeggio devono costantemenfi:
diminuire e la produzione dei pascoli deve aumentar*..
In relazione a tale principio, già da tempo il Comune
di Bovegno e quello di Irma si sono preoccupati di
dotare tutte le alpi di fabbricati per la lavorazione
del latte, per la conservazione dei latticini, di portici
per il ricovero degli animali, e di migliorare le condizioni del pascolo provvedendo a ripuliture di cespugli,
a spietramenti ecc. Il ritmo di questi miglioramenti si
è sensibilmente accelerato m questi ultimi anni, così si
sono quest'anno completate opere per l'importo di circa
L. 80.000,— relative sopratutto alla sistemazione ed
alla costruzione di nuovi fabbricati, mentre entrerà sollecitamente in via di esecuzione un altro progetto di
migliorìe, specialmente nei riguardi colturali, che prevede una spesa di L. 200.000,—
Sulle alpi pascolive - Redicampo.
(Fot. A.)
dell'economia locale, avrà pure importanza dal punto
di vista demografico, in quanto nei prati stessi potranno trovare stabile occupazione 8 famiglie rurali.
Allo scopo di promuovere lo sviluppo del paese
l'Amministrazione comunale e la locale Organizzazione Fascista, conscie del dovere che ad esse incombe, faranno del loro meglio per procedere fascisticamente.
L'esame delle condizioni nelle quali s; svolge la
industria zootecnica, mette in evidenza un notevole esodo di bestiame dal paese, dopo la stagione dell'alpeggio, .esodo che raggiunge circa la metà della cifra
complessiva.
Ma lavorando con l'unica aspirazione di compiere il proprio dovere, specie per la risoluzione di quei
problemi che per quanto di fondamentale importanza
si presentano troppo vasti e complessi, in relazione ai
mezzi disponibili in luogo, si confida di essere costantemente assistiti dall'appoggio illuminato ed efficace
del" Regime e delle Gerarchle.
Questo bestiame sverna alla pianura. Le ragioni
di questo esodo sono legate ad uno squilibrio esistente
tra la produzione foraggera dei pascoli e quella dei
prati stabili, i quali nelle attuali condizioni sono lontani
Bovegno, 28 Agosto 1929-VII
124
Opere del Regime
Opere igieniehe.
corso di esecuzione. Tale spesa è fronteggiata mediante contrattazione di un mutuo con la Cassa Depositi
e Prestiti.
1. —• Approvigionamento idrico.
a) Aquedoito del Capoluogo. — Onere complessivo L. 290.000,- sostenuto interamente con mezzi ordinari.
5. — Lavatoio pubblico del Capoluogo. — La
opera è in corso di esecuzione. Alla spesa preventivata in L. 43.500,— si fa fronte con un mutuo già
accordato dalla Cassa Depositi e Prestiti.
La costruzione dell', acquedotto del capoluogo,
eseguita con criteri moderni, assicura alla popolazione
una quantità di oltre 100 litri di acqua al giorno per
persona. La conduttura si svolge su un percorso di chilometri quattro con bocca di presa in località Piazzole
e Fassole.
La costruzione del detto lavatoio è strettamente
legata a quella della fognatura ed alla esecuzione di
un ampio terrazzo che verrà sistemato a pubblico
giardino.
6. — Bagni Pubblici. — Eseguiti a cura del locale Ospedale S. Giovanni. Spesa sostenuta L. 30.000.
Con la costruzione dell'acquedotto sono state collocate, nei punti più indicati dell'abitato, oltre 20 fontane pubbliche.
b) Aquedolto della Frazione Magno, •—
Onere complessivo Lire 18.000,— sostenuto interamente con mezzi ordinari.
Opere stradali.
7. — Sistemazione Strade. — Particolare attenzione è stata rivolta dall'amministrazione podestarile,
alla pubblica viabilità. Tutte le strade del Comune
sono state sistemate e messe in perfetta efficienza.
e) Acquedotto della Frazione Irma. — Spesa
complessiva L. 45.000,— sostenuta interamente con
mezzi ordinari.
Fra le molte opere eseguite in questo campo, si
citano quelle di maggiore importanza e che rivestono
carattere straordinario.
d) Acquedotto della Frazione Graticcile. •—
Spesa complessiva L. 40.000,— fronteggiata con la
contrattazione di un prestito di favore con la Cassa
Depositi e Prestiti.
a) Sistemazioie strada Magno franata in seguito alle alluvioni dell'autunno 1927. Onere complessivo L. 13.000,— sostenuto per metà dal Comune e
per metà dallo Stato.
2. — Lavatoi pubblici nelle frazioni: Piano, Graticcile, Ludizzo, Magno e Irma. — Spesa complessiva
L. 29.000,— fronteggiata interamente con mezzi ordinari.
b) Sistemazione raccordo .Strada Comunale
Rano con la Provinciale. — Onere complessivo Li-
3. — Sistemazione del Cimitero del Capoluogo.
— Costruzione di n. 14 campate di colombari per una
complessiva spesa di L. 27.000,— sostenuta con mezzi
ordinari.
re 10.000,— fronteggiato con mezzi ordinari. Unitamente a quest'opera è-stata costruita la tettoia di aspetto alla fermata dell'autocorriera.
4. —- Fognatura del Capoluogo. — L'opera che
importa una preventivata spesa di L. 60.000,— è in
e) Sistemazione Strada Fucine. — Onere di
L. 8.000,— fronteggiato con mezzi ordinari
125
e) Sistemazione Strada Caprile e Zerlo. —
Spesa di L. 8.000,— sostenuta interamente con mezzi
ordinari.
con particolare riguardo alla formazione di modesti
pubblici giardini e viali.
L'esecuzione, anche graduale, del piano regolatore, rappresenta senza dubbio un primo elemento per
lo sviluppo dell'industria del forestiero in questa preferita stazione climatica.
f) Pavimentazione della via principale del Capoluogo. — Opera finanziata con mezzi ordinari ed
in via di esecuzione. Spesa complessiva L. 15.000,—
10. — Bosco del Littorio. — Onere di L. 8.000
fronteggialo con mezzi ordinari.
d) Sistemazione Strada Forcelle. — Onere di
L. 36.000,— fronteggiato con mezzi ordinari.
Per la rigorosa osservanza delle disposizioni impartite dalle Superiori Gerarchie, un appezzamento
di terreno di proprietà comunale è stato destinato a
« Bosco del Littorio ». I piccoli Balilla hanno piantato in detto bosco oltre 9000 piantine di larice e
di abete.
g) Strada Carrozzabile Irma - Alale. — Preventivo L. 500.000,—
Con Regio Decreto 1 7 novembre 1927 il Comune di Irma veniva aggregato a questo di Bovegno.
Prima cura dell'amministrazione podestarile fu quella
di esaudire i voti, da tanti anni espressi inutilmente
dalla popolazione, facendo predisporre il progetto per
la costruzione di una strada carrozzabile che, allaccia
l'abitato del predetto cessato Comune con la provinciale di Valle Trompia.
Il progetto ha già riportato le dovute competenti
Superiori approvazioni e si spera che possa presto entrare nella fase esecutiva. Tale attuazione, oltre a portare un grande vantaggio economico alla Valle d'Irma,
sarà per gli Irmensi un compenso per la loro perduta
autonomia comunale.
Opere varie.
11. — Poligono di tiro. — Spesa complessiva
L. 250.000,— sostenuta per un quinto dal Comune
con mezzi ordinari. Opera di notevole importanza è
la costruzione del Campo di Tiro a Segno costruito
nell'anno 1927 lungo la riva destra del fiume Mella.
La necessità dell'esecuzione di tale opera era manifesta essendosi in Bovegno (capoluogo di Mandamento) già da tempo costituita la Società di Tiro a Segno.
Realizzando il sogno dei dirigenti di detta società, lo
Stato ha autorizzato la chiesta costruzione e l'opera
è stata così eseguita nel modo migliore.
h) Costruzione del Ponte di Caselli sul Fiume
Mella. — Onere di L. 8.000,— sostenuto col concorso da parte di privati.
i) Allargamento dei ponti sul Fiume Mella in
Frazione Graticcile. — L'opera preventivata in Lire 8.000,— e finanziata con mezzi ordinari, è in via
di attuazione.
12. — Bonifica montana. — Mentre notevole
attenzione è stata rivolta alla esecuzione di opere pubbliche delle quali era urgentemente sentita la necessità,
non si trascura di migliorare il patrimonio del Comune.
Nelle opere di miglioramento del patrimonio, ha
particolare importanza la bonifica delle alpi pascolive
che viene effettuata in tre tempi:
Opere di abbellimento.
8. — Arboramento Strade. — Seguendo le direttive del Governo Nazionale Fascista, nell'anno 1928
si è iniziata l'opera di arboramento delle strade comunali nelle vicinanze degli abitati. Oltre 2000 piante
ornamentali abbelliscono di già le adiacenze del paese.
L'onere sostenuto è di L. 10.000,— fronteggiato con
mezzi ordinari.
b) Costruzione di fabbricati rurali sulle alpi
pascolive ;
9. — Piano regolatore. — II piano regolatore
reso obbligatorio per le stazioni di cura e soggiorno
dalle disposizioni contenute nell'art. 23 della legge
15 aprile 1926 numero 765, è nelle linee di massima,
in corso di studio secondo i criteri seguenti: demolizione di rustiche baracche e di insane abitazioni,
costruzione di tronchi di strade intesi a migliorare le
attuali condizioni di viabilità nei riguardi dell'accesso
al capoluogo ed a mettere in evidenza aree fabbricabili
per l'ulteriore sviluppo del paese, conveniente ampliamento e sistemazione delle attuali piazzette pubbliche
Con la esecuzione delle dette opere la produzione foraggera sarà notevolmente aumentata e si renderà possibile la permanenza m luogo delle mandrie
per un periodo maggiore dell' attuale, con notevole
vantaggio per l'economia locale.
Mentre le opere indicate al n. 1 sono già state
eseguite con ordinari mezzi di bilancio per un importo
di circa L. 100.000,—, sono in corso di approvazione
i progetti relativi a quelle indicate ai nn. 2 e 3 per
una spesa preventivata in L. 707.308,— che verrà
sostenuta mediante contrattazione di un mutuo.
a) Miglioramento generale dei pascoli;
e) Riduzione di alcuni appczzamenti pascolivi
a prati stabili con costruzione di cascinali.
126
dova notare che tutte te opere sopra elencate,
eseguite ed in corso di esecuzione, fronteggiate con
mezzi ordinari e straordinari, non hanno apportato ai
contribuenti alcun nuovo gravame fiscale.
Rìporto L. 560.000,Poligono di tiro
» 250.000,Opere di migliorìa del patrimonio .
» 100.000,Totale opere eseguite L. 910.000,Opere in corso di esecuzione:
Riepilogo.
Fognatura del capoluogo .
.
L.
Lavatoio pubblico del capoluogo .
»
Pavimentazione della via principale del
capoluogo .
.
.
.
:
»
Allafgameto ponti Graticcile
.
»
Opere eseguite:
Acquedotto capoluogo
<
Acquedotto frazione Magno.
Acquedotto frazione Irma .
Acquedotto frazione Graticcile
Lavatoi Piano, Graticcile, Ludizzo,
Magno e Irma
Sistemazione cimitero capoluogo .
Bagni pubblici .
.
.
.
Sistemazione strada Magno .
Sistemazione raccordo strada Rano .
Sistemazione strada Fucine .
Sistemazione strada Forcelle.
Sistemazione strada Caprile e Zerlo
Costruzione ponte Caselli
Arboramento strade
Bosco del Littorio
L. 290.000,» 18.000» 25.000» 40.000»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
60.000,43.500,15.000,8.000,-
Totale opere in esecuzione L. 126.500,—
Opere in progetto:
29.00027.00030.000,13.00010.0008.00036.0008.000,8.000,10.0008.000,-
Strada carrozzabile Irma-Aiale
Opere di bonifica montana .
.
.
L. 500.000,—
» 707.308,—
Totale opere in progetto L. 1.207.308,—
TOTALE
Opere eseguite . . . L. 910.000,—
Opere in esecuzione . . » 126.500,—
Opere in progetto. . . » 1.207.308,—
Totale Generale L. 2.243.808,-
Da riportare L.. 560.000,-
127
COLLIO V. T.
Il territorio di questa stazione climatica comprende tutta la testata della Valle Trompia, la cui linea
di spartiacque a grande semicerchio comprende il Monte Ario (q. 1785), la Pezzolina (q. 1802), la Corna
Blaca (q. 2006), monte Pajo (q. 1948), Dosso Alto
(q. 2064), Giogo Maniva per Bagolino (q. 1669),
pascoli, è coperto di una fitta pineta per una estensione
di 8 Km. L'abitato sito in media a mille s. m. è diviso
in tre centri: Capoluogo sulla strada provinciale al 40
Km. da Brescia, frazione S. Colombano verso le sorgenti del Mella; frazione Memmo con Osservatorio
Meteorologico a nord-ovest.
Monte Maniva (q. 1863), Passo Dasdana per Croce
Domini-Breno (q. 1990), monte Colombine (q. 2206),
Dos Ma (q. 2097).
Il territorio comunale poi si sviluppa a nord, anche
nel versante della Grigna colle sue alpi pascolive. Tutto il versante di sinistra del Mella fino alla zona dei
Per la sua vicinanza alla linea ferroviaria MilanoVenezia (Km. 40) è la stazione climatica più comoda
e di facile, accesso della Lombardia.
Ospita varie Colonie Alpine per ragazzi : la Rosa
Mussolini, quella Cremonese, quella dei figli dei maestri d'Italia.
129
I suoi apprestamenti alberghieri, sotto l'impulso
del Comitato Ammin. dell' Ente Autonomo, si rendono sempre più moderni. Il paese trae origine dalla coltivazione delle miniere del ferro all'epoca romana ed
Un problema cui attende con opera appassionata,
il solerte Podestà Geom. Luigi Bruni, quale coronamento ai tanti lavori di rinnovazione compiuti, è !a
riattivazione della vecchia strada militare S. Colom-
Panorama di Collie V. T.
ebbe grande floridezza nel medioevo. Alla fine del
1500 vi fu fondata una stamperia assai pregiata rispetto all'epoca. Nel 1648 rimase interamente distrutto da
bano-Maniva-Croce Domini che permetterà la comunicazione diretta della testata della Valtrompia, con
la Valle Camonica e la Valle Sabbia.
un incendio sviluppatosi in un forno fusorio del ferro.
V I pascoli alpini costituiscono la principale ricchezza'degli-abitanti, gente tenace, laboriosa ed attaccata alle tradizioni.
Detta strada costruita prima della guerra si stacca dalla rotabile Collio-S. Colombario a quota 950 e
cori un percorso di Km. 9 a diverse tornanti tutto sul
^versante di destra, giunge al Passo Maniva (quòta
130 •'
1669) ove incontra la strada che serve di collegamento della testata delle tre Valli: Trompia, Sabbia e
Camonica e cioè la Breno-Croce Domini-Dasdana Mamva-Passo Spina-Rocca d'Anfo.
zione d'un nucleo d'Alpi modello com'è nei concetti
dei dirigenti lo sviluppo agricolo bresciano; 2.) Il grandissimo interesse turistico di detta strada, che riattivata,
rappresenterebbe una magnifica conquista, col consen-
Collio V. T. - Strada militare del Maniva.
Per quanto detta strada abbia perduto ora il
suo prevalente interesse militare col patrio confine al
Brennero, il suo valore emerge da altre considerazioni:
^ire di passare dalla Valle Trompia tutta ammantata
del suo verde caratteristico, alla Valle Camonica ed
alla Valle Sabbia direttamente, attraverso un paesag-
1.) L'importanza che assume sotto l'aspetto economico, perché attraverserebbe oltre 100 chilometri di pascoli alpini, faciliterebbe i trasporti dei prodotti forestali, e dell'industria zootecnica e favorirebbe la crea-
gio incantevole e superbi panorami, segnando un percorso che per parecchi Km. si mantiene sui 2000 metri, in
un'atmosfera vivificante, fra la pace serena di pascoli
fioriti in cospetto delle perpetue nevi dell' Adamello.
J31
L'industria climatica di Collie, è sempre in continuo sviluppo per le condizioni naturali del paese che
offre al villeggiante desideroso di ristoro, una variatissima serie di superbe passeggiate attraverso a rigogliose pinete che conducono alle vette coronanti tutta la
testata della Valle, nonché alla conca ubertosa delle
Ravenole coi suoi laghi ed a quella iridescente di
Bazena.
Colilo V. T. - Frazione S. Colombario
Una ricca serie di sorgenti d'acqua purissima arricchisce, il versante di sponda destra, così che anche
nel più tardo autunno si vede un rigoglio di verde fin
sotto le cihie. Ve una sorgente a pochi metri dalla
linea di spartiacque (2000 m. s. I. m.) che può sembrare un miracolo idraulico.
La benemerita Sezione di Brescia del C. A. I.
nei pressi di Passo Maniva, ha adattato ad ampio e
ben fornito rifugio alpino la ex caserma degli alpini,
con un dormitorio di oltre 40 letti e nella annessa Cappella votiva, dedicata alla Madonna della Neve sono
eternati, i nomi dei 250 Caduti Triumplini.
Detto' rifugio nell'inverno è il luogo di raccolta
dei più baldi amatori dello sci della nostra provincia,
mentre svariati' campi sciistici nelle immediate adiacenze alla carrozzàbile di valle, accolgono tutti gli
appassionati dello sport invernale anche i principianti è
le campionesse del sesso geritile.
Sotto le 'direttive di un campione di salto, il M.
Pafcrlini, venne apprestato uri trampolino nelle imme-
diate vicinanze del Capoluogo che ha un piano i
caduta d'oltre mi. 60.
Una fiorentissima sezione di Dopolavoristi, int
telata al concittadino scienziato alpinista D. G. Bruti
incita e tiene in allenamento la gioventù locale, ci,
negli ultimi due anni ha conquistato ambitissimi trof
orgoglio ed ornamento della sede Sociale.
Il « Trofeo Cantore » vinto a Boscochiesanuov;
Nuova colonia estiva femminile
n
Rosa Mussolini."
le Coppe Vaghezza, Collio, Alta Valle Trompia, am
bitissimi premi sciistici ed una lunga sene di allori con
seguiti nelle ultime adunate dopolavoristiche, regionali
dimostrano il fervore e la discplina che animano que
sta gioventù.
Una nota simpatica e caratteristica di questo pae
se, è la conservazione gelosa e fedele del vecchio fol
klore e l'accento suadente e morbido del dialetto lo>
cale, vera eccezione nella terra bresciana, sicché nelle
recente adunata di Varese si è nettamente imposta.
Come fu detto, il paese trae origine dalla coltivazione delle miniere del fèrro, e percorrendo la monlagna si incontrano ancora numerose quelle abbandonate « médei » veri camminamenti trogloditici nel ciecc
seno della ròccia,: che fanno pensare come tal genere
di lavoro fosse nell'antichità una vera condanna.
La miniera angusta da costringere a camminai
carponi, senza luce' e senza aria seguiva tortuosamente
l'andamento del minerale, per lo più a stretti fiorami
e l'estrazione veniva compiuta totalmente a forza'uma-
na, senza l'aiuto di alcun mezzo meccanico. Si può
dire che queste popolazioni hanno la loro ragion di vita
dalle miniere, ed ancora adesso formano una ricercatissima maestranza di minatori, sparsa un po' per tutto
il mondo : ve ne sono circa 300 nelle sole miniere degli
Stati Uniti.
potrebbe sfruttare un grosso giacimento di minerale a
banco.
Vien fatto di domandare come mai in confronto
della recente legge fascista sullo sfruttamento del sottosuolo, e sulla decadenza dei diritti di coltivazione
per le miniere inattive, un organismo robusto e benemerito come le acciaierie di Terni, lascino ferma questa
bella miniera, che sarebbe fonte di lavoro costante per
questi forti alpigiani.
Le colonie alpine sanitarie.
Come s'è detto, sono tre. La più anziana è la
bresciana che conta 45 anni di vita ed ora s'intitola a
Colilo V. T. - Costumi locali.
L'unica miniera attiva è quella della Torgola ove
si estrae la fiorite, dovuta alla costanza ed alla tenacia
dell'Ing. Martelli, che rilevata la vecchia miniera di
piombo e zinco di troppo scarso prodotto, ne converse
la coltivazione in fiorite, prodotto da lui pazientemente
introdotto nell'industria chimica e nelle fonderie italiane ed esportato perfino nell'America del Nord. Detta
miniera iniziata verso il 1860 venne nel 1902 trasformata in cava di fiorite, e nonostante le crisi subite si
mantenne sempre attiva.
Collio V. T. - Stazione sportiva invernale.
Trampolino, con la possibilità di saltare circa m. 60.
Rosa Mussolini « perché colle preghiere della Madre
salgano ogni sera al ciclo i voti di cento fanciulle innocenti ad implorare da Dio la salvezza del Duce per
le maggiori fortune d' Italia ».
Ve pure una miniera del ferro, la S. Aloisio,
aperta fino a pochi anni or sono, di proprietà delle
acciaierie Terni, che sfrutta o si dirà meglio, che
133
Deliberazione della commissione amministratrice
19 aprile 1926. Venne fondata il 15 febbraio 1884
per opera del cav. Rodolfo Rodolfi, auspici e zelatori
Collio, ora proprietà cav. Fracassi, ma si trasferì tre
anni dopo in un fabbricato di sua proprietà pure in
Collio, cui aggiunse subito un nuovo padiglione ad uso
Collio V. T, - Stazione sportiva invernale • Sulla etrada di S, Colombano ai piedi di Corna Bruni e Dosso Alto.
G. Zanardelli, Carlo Gorio, Gabriele Rosa e le menti
più elette di Brescia.
Accolse 42 fanciulle fin dal primo anno, ed ora
refettorio e dormitorio.
Dichiarata Ente Morale con R. D. 1887 andò
rafforzando la situazione patrimoniale per l'opera ala-
... a 1700 melri ....
i beneficati arrivano a 200 circa ogni anno. E' la prima
Colonia Alpina d'Italia, con quella milanese di Cromo. Prese sede all'inizio in una casa all'entrata di
ere del fondatore dottor Rodolfi e poi del dottor Turlini d a l 1896,
• • " ' • ' ' .
Nel 1899 le fanciulle beneficate dalla Istituzione
134
salgono a 80, e via via così che dalla fondazione al
1925 si contano a circa 6000 le ricoverate.
'
Nel 1923 il sig. Giacomo Migliorati acquistò ed
mo specialmente attrezzato con criteri moderni, con
conduttura d'acqua propria, biblioteca, teatro, bagni,
docce, lavanderia ecc.
Ragazze di Colilo V. T.
offrì alla colonia la vecchia caserma delle Guardie di
Finanza in San Colombano di Collio, che venne adattata con ampia costruzione a nuova sede sotto la soler-
Due padiglioni principali sono dedicati alla memoria di Arturo Migliorati, figlio del benemerito benefattore perpetuo e fondatore Sig. Giacomo Migliorati;
Costumi di Collio V. T.
te amministrazione del Prof. Secchi.
Attualmente la Colonia comprende il fabbricato
di Collio e quello nuovo di S. Colombano, quest'ulti-
Taltro al dottor Filippini già primario chirurgo allò
Spedale di Brescia, che morendo lasciò un legato di
L. 50 mila alla Colonia Sanitaria.
135 •C
Consultando le note dei registri nosologici della
Colonia, si riceve ottima impressione sui risultati della
cura.
istituzioni e della cittadinanza cremonese in tre distinti
padiglioni due dei quali portano il nome dei benemeriti
fondatori Sig. Albertoni e Sig. Zacchi. Da oltre venti
anni questa istituzione è in attività, e Collie è altamente orgogliosa di ospitare la gioventù della ricca ed
attivissima terra Cremonese.
Si nota infatti un costante aumento del peso del
corpo da uno a quasi 5 chilogrammi e conseguentemente un aumento di vivacità ed energia e uno spiccato
miglioramento delle primitive condizioni di salute delle
bambine. A raggiungere questi risultati, oltre alla buona organizzazione della Colonia concorse validamente
la ottima alimentazione che si cercò di rendere sempre
più rispondente ai bisogni sia per qualità che per quantità, ben sapendo che essa rappresenta un fattore principale per il buon esito della cura. Attualmente la Colonia è amministrata dal Segretario Federale Signor
Dugnani.
La colonia dell'I. N. A. M.
per i figli dei maestri.
Fu istituita nell'anno 1929 con meravigliosa rapidità e con risultati superiori ad ogni speranza. Il comune di Collie ha ceduto gratuitamente l'uso del nuovo
Collio V. T. - Miniera di Barite.
La colonia cremonese.
edificio scolastico di S. Colombano nel periodo delle
vacanze estive, - adattando a cucina e magazzino i locali . del pianterreno. Le opere di adattamento riuscirono di piena soddisfazione "e la Colonia sotto la direzione premurosa del Segr. Prov. dell'A. N. I. F. Signor Piovani e di lui signora coadiuvati da benemeriti
insegnanti, accolse un turno di 52 maschi ed uno di
35 bambine provenienti da ogni regione-d" Italia (Palermo, Napoli, Fiume, Firenze, Udine, Roma, Cagliari). Una Colonia veramente unica nel genere, che
ha avuti risultati clamorosamente felici, e che ha un
avvenire ed uno sviluppo indubitato.
Questa "fiorentissima casa di salute per bambini
accoglie annualmente dai trecento ai quattrocento fanciulli d'ambo i sessi della città e provincia di Cremona,
alla saggia direzione del Prof essor Celli e del Signor
Botturini.
Poiché la città e provincia di Cremona da lunga
consuetudine preferiscono la conca di S. Colombano
come luogo di villeggiatura, era naturale e logico che
sorgesse in detta frazione una colonia alpina per bambini cremonesi. Essa è mantenuta a intere spese delle
136
Le opere pubbliche.
Riporto L.
Conduttura acqua Martina (riatto) .
Idem
Idem
Pomella .
Idem • Idem
Bolnovo .
Idem
Idem Tizio (in corso) .
Rimboschimenti a pineta di zone nude .
Acquisto sede Ricovero Inabili dedicato
ai Caduti
Parco Rimembranza
Allargamento Viale XX Settembre .
Impianto pubblica illummazione (ampliamento)
Fognatura Capoluogo (in parte) .
Nell'ultimo decennio l'Amministrazione Comunale con ritmo accelerato ha portato a compimento numerose opere di pubblica utilità, quasi totalmente colle
risorse della civica azienda, così da mutare il volto
della borgata:
Ricostruzione completa Cimitero Capol.
Costruzione nuovo edificio scol. Memmo.
Idem
Idem
S. Colombano.
Acquisto ed adattamento ad edificio scolastico del Capoluogo dell' ex Albergo Mella
Costruz. nuova carrozzabile p. Memmo.
Sistemazione piazzali e viali
Latrine pubbliche e lavatoi
Bagni pubblici, vasche e docce . . .
Riatto e arredamento sede municipale .
Idem Idem Fascio e Organizzaz. G.
L.
»
»
160.000
80.000
240.000
» 400.000
» 500.000
» 100.000
»
50.000
» 20.00(1
»
70.000
»
35.000
Da riportare L.
.655.000
45.000
35.000
12.000
15.000
60.000
100.000
10.000
40.000
11.000
30.000
Totale L. 2.013.000
Attualmente è in corso d'esecuzione il progetto
generale di migliorìa alle venti alpi pascohve di proprietà comunale, con una spesa di L. 400.000 ripartita
in un quinquennio. Così tutti i problemi che interessano
l'economia di Colilo trovano nella vigile e ardita opera dell'Amministratore pubblico, la difesa e la preparazione per il suo migliore avvenire.
(.Fòt. Allegri)
1.655.000
137
\
L'Industria Metallurgica in Valtrompia
e gli stabilimenti della Società Anonima
GIUSEPPE & FRATELLO REDAELLI
e tale da rendere interessante la produzione anche se
costosa di modeste quantità di ferro. Queste potevano
essere vantaggiosamente - • ''''ate con ogni sorta di
generi di consumo qv '.do icn , uppresentavano addirittura la controparti . di orivilegi politici ed economici
coi qual? •' ma"""
goveii,' erano sovente disposti a
favorire la pro^»
-• ^ ' f^rro e dell'acciaio. Allora
erano ancora veramem scarse le disponibilità di ferro
e non si era peranco daio inizio allo sfruttamento in
grande scala delle immense miniere e 11' America,
della. Svezia, della Lorena, né di tutti gli altri ricchi
giacimenti che sì SOL,
-^rso dei tempi recenti venuti mettendo in valore u»« . ,
--tutto. Insospettate erano ancora le risorse .
"lai giacimenti
di carbone fossile che formano oggi ,., ^pina dorsale
delle potenti siderurgie d'America, di Germania e di
Inghilterra, ed ignoto era l'impiego del coke, esclusivamente adoperato oggi nei grandi alti forni cresciuti
a tali dimensioni da potere divorare quotidianamente
montagne di minerale e dare in una sola settimana
quanto un alto forno come quello di Tavernol-* ^oteva
dare in tutta una annata.
'^.'.i-Dinanzi a tali rivolgimenti della situazione Ji, :striale non si poteva più sperare di avere in Valtrompia impianti di prima produzione che potessero tenere
la concorrenza di tali giganti, piazzati dove più favorevoli sono le condizioni di ambiente sopratutto per
quanto ha attinènza alla economia dei trasporti e alla
facilità di approvvigionamento, a buone condizióni, di
minerale e di combustibili,
E' manifesto anche che da quando'fu giocoforza
rinunciare alla produzione locale della matèria prima
una somma formidabile di coraggio; dt energie è di
Gì), stabilimenti Redaelli costituiscono attualmente l'azienda metallurgica più importante di ;Gardone
Valtrompia. Essi si sono venuti sviluppando su un primo cospicuo ceppo dato dall'acquisto fatto quasi cinquant'anni or sono dai Signori Redaelli di vecchi stabilimenti del luogo rappresentanti il fiore della tradizione
metallurgica valligiana. I primi fabbricati appartenenti
alla Redaelli che si incontrano all'imbocco di Gardone, venendo da Brescia, in località Gerola, appartenevano ad una officina Beretta. Quanto esisteva più
avanti, ora pertanto irriconoscibile, in località Ferriera, apparterà/a alla Officina Multi e ancora più innanzi v.
altri fabbricati che appartenevano ad
una e'
.berti denominata più tardi Zambonardi.
Poi pm ... uella. Vallata, a Taverne!? la Redaelli. possiede quanto formava l'antico alte >rno del Glisenti
ridotto oggi ad ospitare una modesta ;gheria che provvede al fabbisogno di legname in t. ole e di casse da
imballaggio della Rec.«e.'1:
Sono oramai decisamente lontani i tempi nei quali
l'alto forno del Glisenti poteva contare fra gli impianti
d'importanza e poteva dare la parte forse più notevo''
della produzione siderurgica della Valtrompia, anno
verata allora, insieme alle valli viciniori, fra i centri di
produzione siderurgica di fama e di importanza europea. Per il trattamento del poco ma ottimo minerale di
ferro delle vicine miniere i ricchi boschi davano carbone di legna a buon mercato. Il Mella dava largamente
le piccole quantità di energia occorrenti agli impianti.
Inoltre, fattore economico importantissimo, il ferro
nostrano, soprattutto , proporzione del costo della
vita, ben modesto a quei tempi tanto diversi dai nostri,
aveva allora ancora. Un valore di scambio cospicuo
139
Gardone
lavoro divenne necessaria per alimentare lo sforzo formidabile di tenere vive nella Valle le seconde lavorazioni di quel ferro e di quell'acciaio che, contrariamente'a quanto avveniva in un passato più fortunato,
doveva ,ora essere importato magari da quelle città
stesse del piano che un tempo, ironia delle cose, erano
completamente tributarie delle vallate anche per quelle
minime qauntità che occorrevano alle più urgenti necessità in pace e in guerra.
L'alto forno di Tavernole era stato lasciato al
suo fatale destino assai tempo prima che ne facessero
acquisto i Redaelli e tutti gli sforzi di questi furono concentrati negli ultimi .cinquant'anni sugli impianti di seconda lavorazione di Gardone. Questi furono oggetto
di sostanziali, in'noyazioni; & trasformazioni. Furono inte-
grati con nuove costruzioni e con nuovi impianti cos
da cancellare completamente le vecchie impronte per
creare uno stabilimento sostanzialmente moderno nel
quale vennero portate ad un alto grado di perfezione
la transazione e la ulteriore lavorazione del ferro
e dell'acciaio che la Redaelli, dalle sue Acciaierie di
Rogoredo in quel di Milano, può mandare a Gardone
in gran copia.
Molteplici sono i prodotti dello Stabilimento e
coprono pressoché tutta la gamma degli articoli che
possono essere fabbricati con filo o con nastro di ferro
e di acciaio.
Di fondamentale importanza sono naturalmente
gli impianti di trafileria nei quali si trasformano in lucidi fili le matasse di tondino greggio che vengono dai
. 140
ibilimento Reda
laminatoi a caldo e che portano correntemente il nome
di vergella o di bordione se di diametro più grosso. Se
ne ricavano fili fino ai diametri più sottili e financo di
poco più di un decimo di millimetro facendoli passare
attraverso fori di trafila anche più sottili della cruna di
un ago. Ridotto a queste minime dimensioni un filo
di ferro mostra delle proprietà anche curiose e la ossidazione ad esempio di cui i pezzi di ferro delle usuali
dimensioni sono lentamente preda, può svolgersi con
estrema rapidità cosicché un, tal filo può perfino rapidamente bruciare qualora gli si dia fuoco ad una estremità con un fiammifero. Proprietà caratteristica e particolarmente preziosa nei fili trafilati è l'incremento
notevolissimo che può essere otteriuto nella resistenza
alla rottura.
Si ottengono economicamente colla trafilazione
fili con una resistenza alla rottura, per unità di sezione,
anche tre volte maggiore della resistenza del ferro e
dell'acciaio greggio dal quale sono .ricavati e quale si'
impiega nelle ordinarie costruzioni metalliche. Questo
fatto ha una importanza economica evidente consentendo di ridurre al minimo il peso del metallo a parità
di prestazione utile ed ha dato modo ai tecnici di impiegare i fili soprattutto di acciaio e le funi fatte di tali
fili m costruzioni che son;o ad un tempo meravigliose
di ardimento e di resistenza.
Basti ricordare i ponti sospesi di cui l'America
sopratutto ha dovizia di esempi l'uno più grandioso dell'altro o le audaci funivie che su un esile cavo di
acciaio, spesso di produzione Redaelli, portano il
141
Fun, RecM, per trasporto blocch, marm'o fino a 20 Tonn. - Telefenca Wahon - Carrara
142
Funi Redaelli nel ciclo di Cortina d'Ampezzo. - Funivia turistica.
Si impiegano naturalmente in tali casi fili che
sono oggetto di cure particolarmente attente non solo
nella trafilazione fatta su banchi di modernissima costruzione ma anche in tutte le lavorazioni preliminari
e accessorie. I trattamenti termici, coi quali attraverso
una tempera attenuata si sviluppano nell'acciaio attitudini particolarmente preziose per la' trafilazione, sono
particolarmente curati e controllati a mezzo di apparecchi di misura della più alta sensibilità e precisione. Le
turista desideroso di emozioni fino sulle vette più eccelse. Dallo Stabilimento di Gardone sono infatti uscite
in gran copia funi di acciaio per le maggiori funivie
nostre e per una quantità di teleferiche compresa quella
recentemente installata a Carrara dalla Ceretti e Tanfani, una filiazione della Redaelli, per il trasporto di
blocchi di marmo fino a 20 tonnellate* carico unitario
che fino ad oggi nessuna altra teleferica del mondo è in
condizioni di trasportare.
143
Funi RedaeJIi per la Funivia di Fenestrelle.
.• \ •
singole matasse di filo durante la lavorazione ed al
termine, della stessa sono oggetto di molteplici prove
che vengono tutte minuziosamente annotate cosicché il
filo non viene passato alla corderia se non quando si
ha la precisa documentazione che le caratteristiche dei
fili che andranno a comporre una data fune corrispondono compiutamente alle date prescrizioni. La sorveglianza • non si allenta nella corderia,. uno dei reparti
più riccamente dotati dello stabilimento dove una larga
serie .di macchine a cordare consente di fabbricare funi
spiroidali fino ,a; 50 millimetri di diametro e funi a tréfili fino a; 160 .millimetri di diametro e del peso massimo consentito'dalla- portata dei vagoni ferroviari..•
II filo di ferro rappresenta invece la parte più
corrente del programma di fabbricazione il .quale, oltre
i soliti fili di ferro commerciali, comprende, fili a doppia
> 144
zincatura per linee tèlegrafiche e telefoniche unitamente
ad ogni sorta di fili speciali piombati, stagnati e rispondenti a speciali requisiti. Complemento abituale
della trafileria filo ferro è la Punteria per la trasformazione del filo di ferro di minor valore in punte di
Parigi di tutte le forme e dimensioni.
Altra lavorazione assai accurata e delicata fatta
dallo Stabilimento è quella dei chiodi da scarpa fatti
su macchine alimentate con filo di speciale qualità e
che lo foggiano a freddo per dare al chiodo un gambo
sottile tanto da potersi impiantare sicuramente. nella
suola senza troppo danneggiarne la resistenza e per
dare alla testa forme e decorazioni variate e bizzarre
per soddisfare simpatie e gusti dei consumatori tradizionalmente e, diciamo anche, inutilmente diversi da
ragione a regione. Singolari davvero queste predile-
Molti di questi speciali nastri di acciaio temperato sono direttamente impiegati da altro importante
stabilimento della Redaelli nella fabbricazione, su larghissima scala e anche per esportazione, di ombrelle,
in luogo del materiale svedese della migliore qualità
che quasi esclusivamente si impiegava per questa produzione in un passato non lontano.
I brevi cenni dati più sopra basteranno speriamo
a dare un quadro abbastanza esatto della molteplice
attività svolta nello Stabilimento Redaelli di Gardone
ed una idea sia pure sommaria della entità dello stesso
che appare del resto già abbastanza chiaramente dalle
fotografie qui riprodotte.
Superfluo il dare qui maggiori ragguagli che se
pure potrebbero avere un diretto interesse per il tecni-
zioni per della roba che va messa sotto i piedi! Eppure in omaggio alla stessa e con un inutile aggravio nei
costi di produzione si debbono continuare a fabbricare
innumeri tipi diversi di chiodi e per contrassegnare le
diverse dimensioni dei chiodi si debbono continuare ad
usare delle misure che in luogo di fondarsi sulle unità
del sistema metrico, vecchio già questo fin dai tempi
di Napoleone, si avvalgono ancora della libbra del
buon tempo antico. E non è questo un malanno esclusivamente nostro, anzi a questo riguardo si può proprio
dire che tutto il mondo è paese. Solo recentemente la
Francia ha potuto dare il buon esempio standardizzando i chiodi da scarpa eliminando così definitivamente dalla circolazione ben 2254 tipi e misure inutili
di chiodi da scarpa. Però la cosa non piace a tutti e
Parte della corderia dello stabilimento Redaelli in Gardone V. T.
ad esempio non piace... ai Turchi che desiderano avere
sui loro chiodi la mezzaluna tradizionale!
Un altro riparto dello stabilimento che è andato
negli ultimi tempi assumendo proporzioni sempre più
notevoli è quello che provvede alla laminazione a freddo dei nastri di ferro e di acciaio. Modestamente impiantato all'inizio esso è andato via via arricchendosi
di laminatoi potenti e capaci di ridurre nastri di ferro
e di acciaio a spessori minimi, anche solo di un sesto
o di un settimo di millimetro. : Non infrequentemente si
tratta di nastri veramente difficili vuoi, nel caso di nastri di ferro, per la larghezza che può arrivare fino a
200 millimetri vuoi, nel caso di nastri di acciaio, per
gli specialissimi requisiti di resistenza, di elasticità o
di colore spesso prescritti e ottenibili solo attraverso
delicati processi di tempera.
co specializzato in queste lavorazioni, non basterebbero
a mettere nella giusta evidenza, come sarebbe nostro
desiderio, tutto il costante formidabile lavoro svolto
per molti anni con indomita energia, con meditata
audacia e con impiego di capitali ingentissimi per mettere lo stabiliménto in condizioni di potere efficientemente assolvere il suo compito vincendo molteplici e
rinnovantesi difficoltà siano esse dovute ai continuati
travolgenti progressi della tecnica oppure siano esse
date dagli uomini e dalla natura delle cose, questa
come Quelli troppo spesso avara nei confronti delle
industrie nostre valligiane. Bisogna rendersi conto che
oggi si vive, si lavora in armonia ai fulgidi. esempi che
ci vengono da quanti reggono i nuovi destini d'Italia,
almeno due volte i più intensamente di un tempo.
Chi non ha, volontà e cuore saldo,,come'un italiano
145
mortamento e di esercizio delle grandi linee di trasmissione costruite, a scapito loro, per portare agli utenti
lontani l'energia dei nostri fiumi.
Non si è ancora provveduto invece ad un economico sistema di trasporti da e per la Valle a mezzo
di una linea delle FF. SS. Un solerte Comitato locale
sta battendosi strenuamente per ottenere la costruzione
di una ferrovia che da Brescia raggiunga Gardone per
poi spingersi come vorrebbero evidenti ragioni economiche e strategiche fino a 1 rento.
Funi Redaelli nel cìelo di Kyoto (Giappone).
Funivia di Eizan.
dell'era nuova deve .avere, non può. illudersi di trovare
un asilo più o. meno pietoso in una azienda industriale
costretta essa, pure a guadagnarsi ogni giorno la sua
vita in lotta c'olia concorrenza più acerba. Occorre che
il personale fra-.il. quale l'azienda deve reclutare i suoi
collaboratori dei 'va'riTfranghi sappia1 vincere l'attaccamento ad .abitudini ed a forme di vita e di pensiero
consoni solo a superate tradizioni per seguire più agilmente gli sforzi coraggiosi e pur necessari che l'azienda
deve compiere-per restare in gara coi migliori e vincendo i molti fattori naturali che hanno una azione sfavorevole alle 'industrie piantate nelle vallate. Abbiamo
già parlato più addietro dei fattori che hanno cospirato
ad allontanare gli impianti per la produzione in luogo
del ferro e abbiamo messo in evidenza le sfavorevoli
ripercussioni di una siffatta situazione sulle industrie di
seconda lavorazione. Ma occorre ammonire che anche
gli altri residui modesti vantaggi che avevano le industrie valligiano sono da più parti insidiati quando non
sono addirittura messi nel nulla. Per la energia idroelettrica che occorre acquistare in aggiunta a quella
generabile in Stabilimento si deve pagare oramai in
Gardone lò stesso prezzo che la' Società distributrice
di energia elettrica può spuntare dall'utente del piano
cosicché -le industrie valligiano debbono pagare n!el
prezzo della' energia le -non indifferenti spese d'am-
Per intanto però i trasporti da e per Brescia, la
stazione più vicina delle FF. SS., vengono fatti ancora oggi sulle stesse antiquate linee tranviarie di venti
anni or sono ma il costo unitario dei trasporti è diventato sette volte almeno quello d'anteguerra mentre i
trasporti per ferrovia costano oggi all'incirca solo cinque volte tanto il prezzo d'anteguerra. Per inoltrare
a Gardone distante 18 chilometri a mezzo tranvia il
carbone che arriva a Brescia da Genova occorre spendere una somma pari a quella che si dovrebbe sborsare
per fargli percorrere altri 200 chilometri sulla rete
delle Fh. SS. Senza commenti se non per constatare
come sia veramente singolare ed in stridente contraddizione colla politica di decentramento e disurbanamento
voluta dal Governo Nazionale che, ad aggravare tali
costi di trasporto delle merci destinate alle vallate, si
applichino da parte delle FF. SS. speciali onerosi contributi per transito e raccordo nella misura di oltre
L. 3 alla, tonnellata e su merci che, anziché essere
scaricate nella stazione delle Ferrovie con ingombro
di binari, di banchine e con richiesta di prestazione di
ogni genere da parte delle FF. SS., vengono invece
inoltrate sul raccordo delle tranvie dove si provvede
senza disturbo per le FF. SS. al trasbordo sui vagoni tram.
La rete ferroviaria italiana per il suo impianto
è costata in ugual misura a. tutti i contribuenti italiani compresi quelli delle vallate, fior di miliardi e non
è giusto che le regioni che non hanno la fortuna di essere toccate dalla ferrovia ma che si collegano a questa solo a mezzo delle stazioni di raccordo delle tranvie locali abbiano a ricevere ivi le merci loro indirizzate'pagando assai di più di quanto pagano: i destinatari che hanno la fortuna di abitare località che hanno avuto a spese di tutti loro proprie stazioni ferroviarie.
L'amore, la passione colla quale noi seguiamo le
vicende tristi e liete dello Stabilimento e della industria
di Gardone ci spingerebbero a dilungarci nella esposizione di tutto quanto può costituire una insidia, una
minaccia o un pericolo per lo stesso. Ma lo spazio
stringe e dall'altro lato ci conforta il pensiero che un
avvenire migliore ci sta certamente davanti per la precìsa volontà manifestata dal Governo Nazionale e per
la energica azione dallo stesso promessa per assicurare
cure più attente e maggiori provvidenze e migliori o
almeno più eque condizioni di sviluppo a tutte quelle
forrne< di attività industriale che hanno saputo tenersi
lontane dalle città per serbarsi fedeli, come si fa e si
146
vuoi fare particolarmente nelle Vallate, alle tradizioni nostrane più schiette e più sante. Intanto e prò-,
prio in conformità delle tradizioni migliori, senza sorte,
senza battute di aspetto si continua e si continuerà a
lavorare a Gardone per portare lo stabilimento quanto
più innanzi è possibile.
In questi ultimi tempi il ritmo delle nuove costruzioni e delle trasformazioni nell'assetto dello Stabilimento si è andato ancora accelerando perché nuove
e maggiori esigenze di carattere tecnico, economico
sociale e nazionale premono da ogni parte e si vuole
patriotticamente marciare all'unisono coi tempi nuovi
per non restare distanziati e trovarsi irresistibilmente
perduti.
In ogni.luogo e in ogni tempo gli industriali hanno
dovuto combattere strenuamente le loro battaglie ma
né le battaglie né il lavoro più duro e la fatica non
spaventano chi oggi degnamente tiene colla Gerenza
della Società Redaelli, e la responsabilità di una grande industria la quale rappresenta non solo una parte
grande della prosperità e delle fortune di Gardone ma
ha puranche un degno posto nel quadro grandioso delle
forze produttive italiane che lavorano tenacemente alla
crescente prosperità e fortuna del nostro Paese.
e. o.
Fune Redaelli - Diametro mm. 78, peso q.li 200,— per teleferica Walton,
ì&à. 147 k
GIUSEPPE 4 F
Società Ar
Se
STABILIMENTI
Rogoredo
Acciaieria QTiartin Siemens — Acciaieria elettrica — ^reni laminatoi per v<
gella, tonói, profilati, mojette, lamierini — trafilerie — Qoróerie.
Gardone V. T.
trafilerie — Qoróerie — laminatoi a freóóo — punterie — Zincherie — <3h>
óerie — fabbricazione óerìvati Òal filo.
Dervio
fabbricazione bacchette, stecche, fusti e forniture óa ombrelle.
Leccò
, trafilerie — Zincherie — lavorazione derivati óal filo.
Napoli
trafilerie — Zincherie — punterie — (Viterie — lavorazione óerivati óal fìl
IMilano
fabbricazione bulloneria stampata a calao e a freóóo.
TLLO REDAELLI
itale di L. 32.000.000
1870 —
filano
e, 52
- PRODOTTI Acciai
lingotti in acciaio QTlartin eó elettrico -~ §etti in acciaio.
Laminati
^Vergella e boróione óolce eó elitra óolce per trafileria — Vergella e boróione
in acciaio èuro al carbonio — QTZoiette in acciaio óolce e óuro — '"Conói per
cemento armato — '-Conói e piatti per bullonerie e lavorazioni meccaniche —
(profilati per costruzioni metalliche — lamierini in acciaio óolce eó in acciaio
óolcissimo per stampatura profonóa — lamierini óecapati.
Trafilati
i ferro commerciali luciói, ricotti e zincati — ^ili carcasse ferro fino ai àiametri più sottili - 'tfili acciaio luciói e zincati fino alle più alte resistenze -- ^ili
carcasse acciaio fino ai óiametri più sottili — Jlli per telefoni, telegrafi e per
trasmissioni energia elettrica — ^fili per molle.
Corde metalliche
i in fili ói acciaio lucióo e zincato ói tutti i óiametri, ói tutte le resistenze e ói
tutte le composizioni — ^uni chiuse — ^uni per aviazione — J'uni per freni,
Punte e Chiodi
ói ^Parigi in filo ferro e acciaio di ogni tipo e óimensione — Qhìoói óa
scarpa ó'ogni tipo e óimensione — Qhioói a gambo quaóro per carpentieri.
Laminati a freddo
Qlastri laminati a freóóo in ferro eó in acciaio o' ogni spessore e ó'ogni larghezza
— Qlastri temperati.
Bulloni e Viti
^Bulloni stampati a calóo eó a freóóo ó'ogni tipo e óimensione - tDaói — Ribattini — QJiti a legno.
Ombrelleria
Stecche, controstecche, bastoni, fusti e forniture per ombrelle eó ombrellini —
Ombrelleria per esportazione.
j»a» 149 *^>
L'industria delle armi in V alle Trompia
e la Ditta PIETRO BERETTA
ne della polvere attraverso un foro della culatta della
canna servendosi di una miccia. Un meccanismo primi-
« Nella Valle del Metta ogni casa e
un'officina, ogni uomo un artefice,
ogni famiglia esercitò l'industria delle armi
sì che tiene ad essa, come ad una specie di
nobiltà gentilizia ».
tivo che col tempo, si trasformerà in uno strumento di
mirabile precisione e di grande efficacia. Poche industrie come quelle delle armi, ebbero la loro fortuna
GIUSEPPE ZANARDELLI
così intimamente legata alle vicende politiche. Il 25
aprile di ogni anno, da secoli, Gardone festeggia S.
Marco, protettore dei veneziani, né si potrebbe concepire attestazione migliore di devozione e riconoscenza
Una delle necessità che si è affacciata all'uomo
sin dai tempi più remoti, è stata quella di armarsi per
la sua difesa e per procurarsi i mezzi di sostentamento.
verso la repubblica che protesse i Gardonesi con leggi
Così cominciò a costruire armi, dalle freccie a pietra,
agli altri infiniti mezzi offensivi.
particolari, immunità, privilegi: essa assicurò per lungo
tempo al nostro popolo la prosperità con ingenti acquisti di armi destinate ad armare le navi che la gloriosa
repubblica mandava nei più lontani mari in cerca di
gloria e di ricchezza.
Coll'invenzione della polvere cominciarono ad
essere fabbricati i cosidetti « schioppi », poi gli archibugi, i fucili a pietra focaia; indi quelli a fulminante
ad avancarica, seguiti da quelli a retrocarica, da prima con cartuccia avente la percussione a spillo, poscia
Per le armi bresciane questa fu l'epoca aurea, che
si protrasse durante l'epopea Napoleonica, fino a Waterloo. Quindi sotto il dominio dell'Austria fu il decadimento dell'indùstria «per le infami e scaltre arti
àustriache, che vedevano nel nostro disarmamènto la
quelli con cartuccia a percussione centrale, in breve
decorso di tempo sempre più perfezionati, arrivando
infine alle meravigliose armi automatiche.
Delle prime armi portatili si hanno notizie nella
storia nel fatto d'armi di Forlì, avvenuto nel 1281,
fra il Conte Luigi di Montefeltro e Giovanni d'Ap-
loro salvezza ». Ma còll'inizio dèi moti rivoluzionari
che dovevano risolversi coll'indipendènza italiana, le
prà, Generale del Papa, in cui si fece uso del cpsidetto
schioppo.
genti triumpline' non smentirono la-loro-fama dando
uomini alla Santa Causa; e riprendendo a foggiare con
Versò il 1480 fa la sua comparsa il primo archi-
letta •nelle fucine, già deserte il metàllp docile .alla loro
bugio, arma in cui lo sparo era ottenuto con Taccensio-;
volontà, ne trassero armi per la rivoluzione, così, che
; 1 5:1! *?^» :..,
un proclama del Comitato Bresciano di Guerra del
II fucile, quale descritto dall'Ariosto:
24 giugno 1848, ne parla, molto lodando la prontezza
« Un ferro bugio lungo da due braccia
dentro cui polve ed una palla caccia ».
andò man mano perfezionandosi.
colla quale i triumplini risposero ali' appello della
Patria.
La Ditta Pietro Beretta fu fondata nel 1680 e
già nei primi decenni del 1700, manifestava una note-
La Ditta Beretta fin dall'inizio del XVIII secolo
usò le canne a tortiglione che si ottenevano avvolgendo
vole attività quale ci risulta da un copialettere del-
una lamina lunga e sottile, resa incandescente intorno
l'epoca, cimelio prezioso. Da esso insieme al profumo
ad una spranga. In seguito questa operazione subì un
Lavorazione meccanica Spingarde.
del buon tempo antico, spira un'aria di praticità, di
miglioramento notevolissimo dando origine alle canne
rettitudine commerciale che ben caratterizzavano gli
damascate. Queste erano composte da parecchie lami-
1
uomini dell'epoca 'delle repubbliche trafficataci e degli
ne di ferro e di acciaio alternativamente sovrapposte,
industriosi comuni 'liberi, in cui ogni città vantava una
avvolte a spira e saldate a fuoco : le canne acquista-
sua manifattura speciale, una fonte-di ricchezza pro-
vano così quelle doti di resistenza ed elasticità che la
pria. Alla prepotente e 'Vana 'nobiltà medioevale; si
moderna tecnica ottiene per mezzo degli acciai speciali
andava1 sostituendo' là-'nobiltà del lavoro e dell'intelli-
e delle leghe. La Ditta Beretta subendo le vicende dei
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tempi se visse e prosperò nelle epoche fortunate, così
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Lo studio più accurato fu dedicato allo scopo di
non naufragò in quelle tristi e tenacemente legate alla
vita, giunse attraverso a tutte le difficoltà alla esposizione Bresciana del 1857, dove rappresentò degnamente, pur sotto il dominio austriaco l'industria antichissima. Col ritorno della libertà la ditta andò man mano
assumendo importanza estendendo la sua attività in
Europa ed in Oriente, e diventando una temibile riva-
avere armi sempre più perfette e di costo minore pur
impiegando matene prime delle più rinomate fabbriche specializzate d'Europa. Dal 1900 al 1914 la produzione è in continuo aumento e sono innumerevoli le
onorificenze ed i premi che la Ditta seppe meritarsi in
varie esposizioni nazionali ed estere. All'inizio della
grande guerra tutta la lavorazione delle armi da caccia
le delle fabbriche di Liegi .
Reparto lavorazione Pistole.
In luogo delle piccole officine sparse, nel 1880
venne costruito il primo importante capannone che riuniva le varie lavorazioni. In seguito seguirono altri notevolissimi ampliamenti e perfezionamenti: le macchine
assunsero nella lavorazione delle armi una importanza
decisiva, e si moltipllcarono in breve; in luogo delle
ruote idrauliche sorsero centrali elettriche, capaci di
parecchie centinaia di HP.
fu sospesa, e con alacrità si procedette alla trasformazione degli impianti e macchinarì in modo di poter dare
il più sollecito e valido appoggio nell'armamento del
nostro esercito. Ogni giorno venivano ultimate centinaia di canne e varie parti di mitragliarci. Pure a
centinaia al giorno venivano costruite le pistole automatiche Beretta: dapprima-il modella tipo da guerra
cai. 9 mm. quindi il modello 7, 65 è 6,35, quest'ultimo
153
Esterno dello stabilimento "Beretta".
diffuSissimo oggigiorno. Alla vigilia dell'Armistizio è
crisi industriale. Oggi più di centomila cacciatori usa-
stato esperimentato, con ottimi risultati, da una (Com-
no i « monobloc » Beretta a cani esterni ed Hammerless;
'
missione del Ministero della Guerra un moschetto automatico a 24 colpi brev. Beretta destinato all'arma-
Anche i mercati esteri sono stati a poco a poco
mento leggero delle truppe d'assalto.
riconquistati non solo dalla bontà del prodotto ma
Col ritorno alla normalità l'attività dell'industria
non subì rallentamenti e riuscì a mantenere ed ad
anche per l'appoggio del Governo Nazionale e per
aumentare il suo ritmo pur nella seguente gravissima
tutto il mondo dedicano ai prodotti della loro Patria.
la preferenza che gli innumerevoli italiani sparsi in
Armeria Principale esposizione armi da caccia e da difesa.
1,55.
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C. P. E (BresciO N. 41400
Premiate Fabbriche Riunite d'Armi
Ditta
Gitti Umberto e Sabatti Antonio
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Gardone V. IV Frazione Inzino (Brescia)
E«po>. di Bruxelles 1910, Medaglia d'Oro - Egpa». di Torino 1911, Medaglia d'Argento - Espos. di Roma 1923, Medaglia d'Oro - Espos. di
Venezia 1923, Gran Targa d'Onore e Medaglia d'Oro - Fiera Campionaria di Padova 1927, Grande Medaglia d'Oro e Massime altre Onorificenze.
Origine, costituzione e vicende
I nomi che costituiscono la ragione della Ditta
armi poiché era capo di una famiglia ben nota, e che
sono ben noti nel campo dell'industria delle Armi poi-
ricorda la biblica Tribù.
Egli fece parte della ex Bresciana Armi in qua-
che ambedue provengono da famiglie che da un secolo
esercitano tale industria.
Prima di costituirsi in Società, il Sabatti assieme
lità di Direttore; fu uomo assai stimato per la sua pròbità, capacità e spirito di intraprendenza.
al fratello eserciva 1" Industria delle armi, con impianti
II Gitti, pure, prima di unirsi con Sabatti, eserci-
semplici, ma con le piene risorse di un'Arte traman-
va una Officina per la lavorazione del fucile con mez-
data da generazione in generazione. Il padre del Sa-
zi modesti, ma ben conosciuta per il perfezionamento
batti fu conosciutissimo nel campo dell' Industria delle
che aveva raggiunto.
156 '
Sulla fine del 1912, Gitti Umberto e Sabatti An-
zioni delle Regie Fabbriche di Brescia e di Roma.
tonio, costituivano una Società per l'esercizio dell'In-
A guerra finita, riprendendo i loro posti di lavóro
dustria, delle Armi da caccia, valendosi di due offi-
e di studio, acquistarono dell'area in località Inzino
cine; una nella località ex Bresciana, l'altra in Valle
per costruirvi sopra l'attuale stabilimento.
di Inzino.
L'azienda così ingrandita ed attrezzata con mac-
Il nuovo organismo, coll'unione di questi due arti-
chinario moderno in modo da ottenere un prodotto stan-
sti, dopo poco tempo, sentì il bisogno di ingrandirsi, in
dardizzato, potè assumere quantità di lavoro ed esten-
considerazione che le ordinazioni aumentavano ogni
dere le sue attività anche all'estero ed aumentare la
giorno. Durante la guerra, i titolari, dovettero abban-
fabbricazione di vari tipi di fucili, conservando pure,
donare il lavoro per andare a compiere il dovere di
per tipi finissimi da tiro, quella lavorazione a mano,
ogni italiano, mentre le loro officine, sotto le di-
tipo inglese, che rende l'arma di una stabilità fortis-
rettive dello stesso Sabatti padre, furono trasformate
sima e precisione massima e la continuazione dell'anti-
per lavori d'armi di guerra ^assegnategli dalle Dire-
ca ed artistica lavorazione del damasco fino.
\57
I N D I C E
Prefazione
pag.
Le opere costruite nel Comune di Gardone V. T. negli Anni VI-VII-V1II E. F.
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L'industria delle armi nel territorio bresciano e particolarmente nella Valle Trompia dalle sue
origini al secolo XVIII ..
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5
La gloria triumplma
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V
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VII
La ferrovia "Brescia-Gardone V. T.-Idro-Tione-Trento,,
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19
L'ospedale di Gardone V. T.
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23
"Perché la R. Fabbrica d'armi di Gardone V. T. sia sempre ricordata,, ..
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27
Vicende demografiche gardonesi
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35
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41
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Gardone V. T. e le sue parrocchie nella penna di un prevosto nel XVIII secolo
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La Regia Scuola secondaria di avviamento al lavoro G. Zanardelh di Gardone V. T.
11 Banco Nazionale di prova delle armi da fuoco portatili
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La Val Trompia
Le miniere triumpline
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Viaggio a ritroso del Mella
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Gemme Artistiche Triumpline
Canti e pace nella valle d'oro
Lumezzane
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63
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69
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73
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77
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85
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91
La casa del miracolo
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107
Bovegno nella vita e nelle opere
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»
III
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» V129
Collie V. T
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L'Industria Metallurgica in Valtrompia e gli Stabilimenti della Soc. An. Giuseppe e fratello Redaelli
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139
L'industria delle armi m Valle Trompia e la Ditta Pietro Beretta
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151
Premiate Fabbriche Riunite d'Armi Ditta Gitti Umberto e Sabatti Antonio, Gardone V. T., frazione Inzino (Brescia)
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Jlt&J* .Stampato nelle Officine Grafiche della Casa Editrice Ditta F. APOLLONIO & C. * BRESCIA