NELLA CASA DEL PADRE Suor ANGELA ALLIERI Nata a San Paolo d’Argon (Bergamo) il 30 ottobre 1927. Si è consacrata al Signore il 5 gennaio 1952. Ha svolto la sua attività nelle Case di Roma S. Pio X, Loreto, Ardenno S. Lorenzo, Tesserete, Roveredo. È deceduta nella Casa Santa Chiara ad Albese il 15 settembre 2013. In attesa della risurrezione, riposa nel cimitero di San Paolo d’Argon (Bergamo). Un messaggio per noi Era il lontano 1949, quando Angela Allieri, una giovane ragazza ventunenne, figlia di Bortolo e Rachele Signorelli, primogenita di sette tra fratelli e sorelle, decise di affidare la sua vita al Signore. Il 29 giugno di quell’anno partì da San Paolo d’Argon per Lora, in provin- cia di Como, per iniziare il suo noviziato presso la Casa della Divina Provvidenza della Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, fondata da san Luigi Guanella. A Lora, il 5 gennaio 1952 emise i Voti, con la gioia dei genitori e di 25 consorelle, diventando così suor Angela. Durante la sua vita di religiosa, suor Angela ha operato come cuoca presso vari istituti religiosi tra Italia e Svizzera: il giorno dopo aver preso i Voti venne trasferita alla Casa San Pio X di Roma; dopo 8 anni si spostò a Loreto, alla Casa S. Maria della Provvidenza e vi restò per 5 anni. Da qui si trasferì ad Ardenno, in Valtellina e dopo a Tesserete e Roveredo, in Svizzera. Dal 1990 ha dimorato nella casa di riposo di Santa Chiara in Albese con Cassano; qui il 6 gennaio, alla veneranda età di 84 anni, suor Angela ha festeggiato il 60o anniversario di professione religiosa, attorniata dall’affetto della famiglia e in particolare delle tre sorelle Pierina, Maria Pia e Beatrice. Suor Angela, continua dal Cielo a pregare per la tua Parrocchia d’origine e ad affidare i tuoi cari e i tuoi paesani alla protezione di san Mauro e della Madonna d’Argon. v v v Proveniente dalla Casa di Tesserete, ove svolgeva attività di cucina – si ricordano le ottime pizze che preparava e si occu- pava dell’orto del quale aveva molta cura – è arrivata qui in Casa di cura Immacolata di Roveredo (Grigioni - CH) (dal 1987 al 2000) per problemi fisici, ricoprendo il ruolo di animatrice e assistente spirituale agli ospiti. Oggi è tornata alla Casa del Padre. Ha terminato la sua corsa per incontrare il suo Signore dopo una lunga vita sofferta e offerta alla Congregazione, alla Chiesa e al servizio dei fratelli. Ha vissuto in modo semplice, con amore, come il Fondatore san Luigi Guanella voleva le sue Figlie: «Pregare e patire». Ha sfamato tanti poveri con la fatica di gestire una cucina, alzandosi molto presto alla mattina per avviarla, perché a quei tempi funzionava solo a carbone, per poi essere sempre presente agli atti comuni, dove mai mancava. È bello pensare che, quando si è presentata da Gesù, egli le abbia detto: «Vieni, benedetta del Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (cfr. Mt 25)». Gesù si identifica con il povero e il bisognoso e suor Angela il suo servizio lo ha svolto con amore e gioia. La malattia la costrinse in carrozzina elettrica con l’aiuto della quale svolgeva il suo compito di animatrice: girava nei reparti, faceva pregare, cantare, leggeva La Voce • agli ospiti il giornale, ascoltava e consolava. Sapeva lavorare a maglia e creava centrini e corone che poi vendeva, destinando tutto il ricavato alle Missioni. A causa della sua malattia, venendole meno le forze, chiese di essere trasferita a Santa Chiara, dove per molti anni continuò a lavorare a maglia per le Missioni, a lei molto care. In un mese la malattia si è aggravata fino a che i suoi Angeli l’hanno presentata all’Altissimo. Alla Santa Messa, celebrata dal cappellano e animata dalle consorelle, hanno partecipato la Madre generale suor Serena Ciserani, suor Carla Folini, suor Rosa Presutto, suor Luciana Mazzola e tante altre suore. È stato un momento forte di presenza di famiglia. Conclusi i funerali, le consorelle e i parenti l’hanno portata al cimitero dove è la tomba di famiglia. Ora si trova lassù, con la Sacra Famiglia, la sua famiglia, i nostri san Luigi, e la beata Chiara e consorelle. Interceda presso Dio sante vocazioni alla sua amata Congregazione e conforto ai suoi parenti. Dalla Comunità di Roveredo n. 6 - novembre-dicembre 2013 93 Suor DELFINA CESTARI Nata a San Bellino (Rovigo) il 12 novembre 1923. Si è consacrata al Signore il 21 giugno 1952. Ha svolto la sua attività nelle case di Menaggio, Fara Novarese, Albizzate, Barza d’Ispra, Como «S. Maria» e «S. Marcellina». Nel 2008 è stata trasferita ad Albese «S. Chiara», dove è deceduta il 17 ottobre 2013. In attesa della risurrezione, riposa nel cimitero di Albese (Como). Un messaggio per noi Ho incontrato suor Delfina per la prima volta a Santa Maria di Lora, in Casa Madre, una decina di anni or sono. Mi è sempre parsa una suora esemplare, rispettosa con tutti, semplice e sempre sorridente, puntuale agli atti comunitari nono94 La Voce • stante gli acciacchi e l’età avanzata. Aveva un profondo spirito di pietà, infatti spesse volte si vedeva in cappella a pregare. Suor Delfina, oltre ad essere una suora di profonda pietà e sacrificio, era anche un’anima abbandonata alla santa volontà di Dio. Partecipava con entusiasmo a tutte le iniziative della comunità, nella lettura comunitaria del Vangelo interveniva sempre con le sue profonde considerazioni, che ci aiutavano a riflettere seriamente sul nostro modo di vivere di anime consacrate. Ha svolto la sua attività in diverse Case dei confratelli guanelliani e anche presso il Seminario minore di Como. Aveva una particolare attenzione per i sacerdoti perché in loro vedeva la persona di Gesù. Durante questa sua attività, è stata colpita dalla malattia e i superiori hanno pensato di destinarla a Casa Madre per poter essere curata e assistita. Nonostante la sua malattia si recava nei reparti a imboccare le ospiti più bisognose di aiuto. Lei desiderava sentirsi ancora utile e compiere un gesto di carità verso i fratelli. n. 6 - novembre-dicembre 2013 Quando si è resa conto che l’aggravarsi della sua salute non glielo avrebbe più permesso, di sua spontanea volontà ha chiesto ai Superiori di essere trasferita nella casa di S. Chiara di Albese per prepararsi meglio all’incontro con il Signore. In questa Casa, oasi di preghiera e di pace, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita terrena nella speranza e nell’attesa di incontrarsi con lo Sposo Celeste. Grazie, suor Delfina, per tutto il bene compiuto nella Congregazione; trasmetti a noi il tuo spirito di pietà, di amore e di sacrificio in modo che anche noi, con te, possiamo godere per sempre quella felicità che non conosce tramonto. Suor Teresina Timbro Suor CELESTINA SAITA Nata a Paderno Dugnano (Milano) il 14 aprile 1917. Si è consacrata al Signore il 21 giugno 1943. Ha svolto la sua attività nella Scuola dell’Infanzia di S. Paolo d’Argon (BG) dal 1943 al 1953, successivamente nelle Case di Saronno (Varese) «S. Agnese», con ruolo di Superiora, dal 1953 al 1964, poi Superiora locale a Milano «Casa B. Luigi Guanella» dal 1964 al 1967 e come Superiora della Delegazione Italia Nord e Svizzera dal 1967 al 1976; dal 1976 al 1983 è a Como, in qualità di Superiora di Casa S. Marcellina. L’obbedienza l’ha poi chiamata a Trecenta «Casa S. Antonio», dove ha svolto l’ufficio di segretaria dal 1983 al 1996, quando è stata trasferita ancora a Milano, e qui era di servizio al centralino. Nel 2000 è andata ad Albese «S. Chiara», dove è deceduta il 29 ottobre 2013. In attesa della risurrezione, riposa nel cimitero di Albese (Como). Un messaggio per noi La notizia della morte di suor Celestina mi ha colto un po’ di sorpresa, anche se, per l’età che aveva raggiunto, ero cosciente che da un momento all’altro poteva venire a mancarci. Suor Celestina è stata sempre, per me, una suora nel vero senso della parola, cioè una persona consacrata che si sforzava di vivere con «passione» ogni giorno, la sua consacrazione al Signore. Sempre uguale a se stessa, sapeva affrontare con «saggezza» ogni momento difficile che incontrava e questo soprattutto quando le fu data l’obbedienza di Superiora di Delegazione. Ha vissuto con entusiasmo, ma anche con fortezza e prudenza, i primi anni in cui la Congregazione sperimentava il senso «dell’autorità decentrata». Non furono momenti facili, soprattutto i primi anni, ma in lei ho sempre visto, in concreto, l’abbandono fiducioso nella Provvidenza, che pregava con insistenza. Posso dire che era una Superiora che rendeva onore al suo ruolo: umile ma anche sapiente, forte ma nello stesso tempo piena di tenerezza per chi soffriva. Esortava sempre a «camminare» perché, diceva, che «chi si ferma è perduto». Stimolava, ma non forzava, era capace di aspettare i segni di «cambiamento» nella storia e nelle persone. Soleva affermare che «il cammino della Provvidenza è diverso per ogni persona, solo Dio lo conosce, a noi tocca vivere ogni momento come se fosse l’ultimo». Una superiora con la quale ci si poteva aprire, perché buona e comprensiva. Mi diceva: «Guarda sempre il cuore, suor Marisa, perché è da lì che partono i veri sentimenti di bene, il resto non conta, davvero non conta...». In lei ho sempre visto il vero spirito guanelliano, si sentiva che aveva respirato dalle fonti primitive, dalle prime Sorelle, perché il suo dire e il suo fare erano «diversi, più genuini, più veri, più autentici» e tutto questo modo di essere era avvolto dal manto della umiltà e della carità. Veramente in lei si poteva toccare con mano lo spirito genuino lasciato dal Fondatore. È sempre un dono grande di Dio poter dire di aver conosciuto Sorelle come lei. Suor Celestina, grazie per essere stata veramente guanelliana! Per questo ti chiedo, cara suor Celestina, che ancora una volta mi dicessi, nell’intimo del cuore, come vivere i valori che tu hai vissuto e trasmesso per poter essere, a mia volta per le Sorelle, una come te. Grazie per avermi insegnato ma soprattutto per aver creduto in me, grazie e non dimenticar- mi mai, perché anche oggi ho bisogno di te. Chiudo: mi direte, ma come fai suor Marisa a ricordarti tutti questi episodi o frasi? È facile: per me suor Celestina è stata una brava Maestra e una sollecita Madre. Ero alla mia prima esperienza e lei mi ha guidata e sollecitata, motivandomi quando ero restia ad accettare determinate situazioni o obbedienze. È stata per me una Sorella maggiore... E chi non ricorda le «parole» di una Madre, di una Sorella maggiore, di una brava Maestra? Ciò che vi ho comunicato è solo una pennellata di quanto porto nel cuore, vorrei potervi dire molto, molto di più..., ma forse neppure suor Celestina desidera che vi trasmetta qualcosa che fa parte di una «storia vissuta tra lei e me»... e allora termino qui il mio semplice ricordo. Preghiamola perché interceda presso il Signore sante vocazioni alla Congregazione da lei tanto amata. Suor Marisa Roda Suor GIOVANNA ALICANDRO Nata a Minturno (Latina) il 21 giugno 1923. Si è consacrata al Signore il 21 giugno 1951. Ha svolto la sua attività nelle Case di Trecenta, Como-Lora, Cosenza, Aberobello, Rende, S. Vincenzo La Costa, Roma «S. Maria». È deceduta a Roma «S. Maria» il 30 ottobre 2013. In attesa della risurrezione, riposa nel cimitero di Minturno (Latina). Un messaggio per noi Cara suor Giovanna, ci hai lasciati così, quasi improvvisamente, quando ancora ti sentivi in forza e pensavi di poter raggiungere un traguardo più lontano. Il Signore ti ha voluta con sé ora, ti ha rivolto lo stesso invito che ti ha fatto più di 60 anni fa: «Seguimi»; allora abbandoLa Voce • n. 6 - novembre-dicembre 2013 95 nasti il tuo paese natio, il tuo mare e rispondesti «Eccomi», come adesso hai risposto il tuo sì e sei entrata a far parte del coro di coloro che cantano le lodi al Signore nella Liturgia del cielo. Quanto hai lavorato e faticato per i piccoli e per i beniamini della Provvidenza! Sei sempre stata una suora guanelliana forte ed energica, che ha consacrato la sua vita al servizio dei fratelli. La prima obbedienza ti ha fatto giungere a Cosenza e, come educatrice, ricca di sensibilità materna, hai speso gli anni più belli della tua giovinezza nell’assistenza delle adolescenti. Con pazienza e dedizione hai saputo donare tutte le tue energie al servizio dei piccoli delle Scuole materne di Trecenta, di Como Lora, di San Vincenzo La Costa. Sei poi approdata a Roma, ancora nel pieno vigore delle tue forze e, fedele allo spirito del Fondatore che vedeva nelle persone meno dotate e più bisognose il volto di Cristo, hai vissuto questi ultimi anni, quasi quaranta, in questa Casa, sempre pronta, sempre tanto fedele al tuo servizio d’amore verso le nostre Ospiti. A noi tutti hai saputo donare con la tua testimonianza speranza e ottimi- smo, aiutandoci a guardare e a leggere le vicende terrene con la saggezza che hai acquisito lungo il corso della tua lunga vita. Abbiamo potuto godere della tua serena presenza, delle tue sagge parole, dei tuoi consigli e soprattutto del tuo esempio di suora guanelliana che, nella preghiera e nell’intimità con lo Sposo divino, ha trovato in pienezza le gioie più profonde e le certezze più vere. Dal Cielo, dove tu ora godi la beatitudine dei servi fedeli, volgi lo sguardo su questa Casa, sui tuoi cari parenti, sulle tue ragazze e ottienici dal Signore grazie copiose. v v v Carissima suor Giovanna, ti ho conosciuta nei primi anni della mia formazione educativa. Sono rimasta, sin dall’inizio, affascinata dalla tua bontà e dalla tua generosità, dalla tua accoglienza e dalla tua disponibilità e dall’immenso amore con cui ascoltavi le persone. Ti ho conosciuta nel periodo in cui io sono partita da Minturno e tu mi hai riportata indietro con i ricordi e con i racconti della nostra terra... Un grazie di cuore per tutto ciò che mi hai insegnato. Sabrina Mentre la rivista stava andando alle stampe, è giunta notizia della morte di suor Vittorina Prandini e di suor Maria del Carmen Rodriguez Escanciano. Ne faremo memoria al prossimo numero. 96 La Voce • n. 6 - novembre-dicembre 2013 ANTONIA TOMASONI Un ricordo lungo trent’anni Pensare alla signorina Antonia è come pensare alla nostra esperienza non solo lavorativa, ma diremmo di «vita» al don Guanella di Verdello. Lei è stata la prima persona che abbiamo incontrato, quando nel 1983 fresche di maturità, abbiamo varcato la soglia della Casa; infatti suo compito era rispondere al centralino e l’accoglienza in portineria. Sempre lei ci accoglieva e ci salutava all’inizio ed alla fine della nostra giornata lavorativa con le mani laboriose sempre occupate nella realizzazione di meravigliosi merletti. Presenza attiva a Verdello dal 2 marzo 1949, si è sempre dedicata con amore e passione alla musica e all’insegnamento del canto alle nostre ospiti: per anni è stato un piacere vivere ed ascoltare le liturgie animate dal suo «coro». Spesso prestava il suo prezioso servizio anche nella parrocchia; il suo ricordo è ancora oggi molto vivo nei verdellesi. In questi ultimi anni la sua salute è venuta meno, ma ha sempre voluto essere partecipe all’attività di canto che noi educatrici abbiamo ereditato da lei. Durante l’omelia dell’ultimo saluto, il nostro don Giuseppe ha espresso una bellissima verità: Antonia, non vedente, era colei che meglio riusciva a «vedere» dentro ciascuno. Ci pare che la famosa frase «l’essenziale è invisibile agli occhi» sia la migliore descrizione con cui possiamo ricordare la nostra cara Antonia. Daniela e Nicoletta Verdello (Bergamo) Ricordiamo alle vostre preghiere i familiari delle nostre Consorelle: ◆ ◆ ◆ ◆ ◆ ◆ Sig. Giuseppe, cognato di suor Caterina Cappi. Sig.ra Bernardina, mamma di suor Silvana Negrini. Sig.ra Graziella, sorella di suor Angelina Annese. Sig.ra Florencia, mamma di suor Maria Graciela Baez. Sig. Peppino, zio di suor Maria Antonietta Ripamonti. Sig.ra Enriquetta, mamma di suor Maria Meneghini. Alle nostre Consorelle e a tutti i familiari dei cari defunti giunga la voce del nostro affetto e la solidarietà della nostra preghiera.