Lotta al crimine Vertice dei prefetti a Reggio sulle intimidazioni subite dagli amministratori pubblici calabresi Lo Stato apre alla società civile Il sottosegretario Carlo De Stefano: «Bisogna accrescere la fiducia nelle istituzioni» | COMMISSIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA | di DOMENICO GRILLONE REGGIO CALABRIA - «Maggiore vicinanza dello Stato per un dialogo sempre più costruttivo tra istituzioni e società civile. E’ importante fare accrescere la fiducia nelle istituzioni». Si presenta così, nella sala degli stemmi della Prefettura, il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Carlo De Stefano, al termine della riunione dei prefetti e dei responsabili delle forze di Polizia delle provincecalabresi presieduta dallo stesso Sottosegretario. Presenti anche, oltre al prefetto Luigi Varratta ed i suoi colleghi calabresi, Francesco Cirillo, vicecapo di Polizia e direttore centrale della Polizia criminale e Francesco Gratteri, capo Direzione anticrimine centrale. “Una riunione proficua –ha aggiunto De Stefano –perché abbiamo avuto il modo di analizzare il fenomeno ricorrente ed insidioso delle intimidazioni nei riguardi degli amministratori pubblici”. Un fenomeno in aumento, quest’ultimo, rispetto al calo rilevante dei reati, registrato negli ultimi tempi. “Probabilmente – sottolinea De Stefano - gli amministratori pubblici hanno cominciatoa capire che le istituzioni sono vicine e che lavorano alacremente per il bene comune”. Si è discusso sulle cause e sulle matrici degli eventi intimidatori per verificare se possono essere ricondotte a strutture organizzate malavitose che utilizzano questo sistema per farsi avanti e conquistare fette di territorio”. E l’attività di contrasto, secondo le parole del sottosegretario, è quella di evitare che ciò si verifichi. “Un obiettivo che è possibile raggiungere manifestando sempre più la vicinanza delle istituzioni alle realtà locali, a cominciare dagli amministratori pubblici”. Riguardo i recenti atti intimidatori per il sottosegretario De Stefano “sono così diversificati tra loro che non possono essere ricondotti alla stessa matrice”. La riunione è servita anche a questo: una lucida analisi per stabilire la provenienza degli atti inti- Sos imprese e sindaci di GIOVANNI VERDUCI Il prefetto Varratta con il sottosegretario De Stefano midatori. “Non credo ci siano nuove forme di criminalità o nuovi gruppi organizzati – aggiunge De Stefano rispondendo alle domande dei cronisti – credo siano gli stessi gruppi criminali che hanno sempre operato dimostrando di esseresempre presenti utilizzando lo stesso sistema”. Uno degli obiettivi della riunione è stato anche quello di invitare tutti gli operatori delle forze dell’Ordine ad esaminare qualsiasi tipo di minacce o intimidazione senza operare delle sottovalutazioni ma tenendo presente anche quelle che possono sembrare semplici o banali. “Anche questo tipo di minacce devono essere approfondite ed investigate – dice ancora De Stefano – perché possono poi svilupparsi elementi utili per le indagini”. Solo una coincidenza le minacce in Prefettura con la decisione di inviare la Commissione d’accesso al Comune. “Al momento la escludo – ha affermato il prefetto di Reggio Luigi Varratta – al momento il Gabinetto della Polizia scientifica sta operando gli accertamenti ma ritengo di escludere il nesso tra le due cose”. Diminuiscono i reati in regione ma aumentano le intimidazioni. “Probabilmente - conclude il sottosegretario De Stefano – ancora c’è molta voglia di mettere in atto attività delinquenziali ma esiste anche la consapevolezza che diventa sempre più difficile farli. Speriamo sia così, voglio essere un po’ottimista ma il trend è proprio questo”. Il fenomeno è in costante aumento REGGIO CALABRIA - La commissione regionale contro la ‘ndrangheta riaccende i motori dopo la pausa natalizia. La prima riunione, che si è svolta ieri mattina su convocazione del presidente Salvatore Magarò, è stata dedicata alla programmazione delle attività per il 2012 e all’audizione di Francesco Cava: il presidente regionale dell’Ance (l’Associazione nazionale dei costruttori edili). La crisi incombe, il settore edile morde il freno e ne risente l’economia regionale. In questa situazione le cosche ci sguazzano, buttando sul piatto denaro il liquido proveniente dai traffici illeciti. Le aziende edili rischiano il collasso e di finire nelle mani dei boss. Anche di questo si è discusso durante la riunione di ieri davanti ai membri della commissione. Ad oggi, infatti, il credito delle imprese della filiera edile nei confronti della pubblica amministrazione è lievitato a circa due milioni di euro. Una situazione insostenibile per contrastare la quale i vertici dell’Ance, come ribadito anche ieri, hanno proposto al governatore Scopelliti la regionalizzazione del patto di stabilità al fine di sbloccare i pagamenti. «Con la commissione - ha detto Francesco Cava - ci dovrà essere un confronto continuo che porti all’apertura di un tavolo permanente di confronto». La legalità, comunque, sarà il filo conduttore di ogni iniziativa dell’Anche che, nel luglio del 2011, ha varato una modifica dello statuto che prevede la costituzione di parte civile nei processi che vedono coinvolte ditte in odore di mafia e l’espulsione degli associatichenon rispettinolenorme e le previsioni anti mafia. Francesco Cava, poi, ha rilanciato “la proposta per la for- mazione da parte delle Prefetture di una 'White List' delle imprese del settore contro le infiltrazioni mafiose in un comparto fortemente a rischio. La commissione, intanto, sta lavorando al Testo unico regionale delle norme antimafia e alla promozione di “un organismo di consultazione regionale che metta in rete le migliori esperienze maturate in Calabria dagli enti istituzionali, dalle associazioni e dai gruppi di categoria che operano e lavorano nel campo delle politiche di contrasto alla criminalità e contro l'illegalità diffusa”. La commissione, quindi, è pronta ad aprirsi all’esterno per raccogliere, attraverso una campagna di ascolto, le esperienze di lotta all’illegalità presenti sul territorio regionale. “L'ultima e non meno importante traccia di lavoro riguarda un altro fronte di intervento: quello contro le ecomafie”. La commissione regionale contro la ‘ndrangheta tornerà a riunirsi a a febbraio. A Palazzo Campanella saranno ricevuti e ascoltati tutti gli amministratori calabresi che sono finiti nel mirino delle cosche. Ascoltate le richieste dell’Ance Il presidente Salvatore Magarò E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Primo piano 11 Martedì 24 gennaio 2012 BREVI DALLA GIUNTA AMBIENTE NOMINA DI LOMBARDO Nominata commissione per la Sua Piano per l’assetto naturalistico Luisa Latella commissario a Palermo LA Giunta regionale ha deliberato la nomina del Commissione per la selezione dei componenti il Comitato di Sorveglianza della Sua (Stazione Unica Appaltante). Ne fatto parte Giovanni Montera, Mario De Stefano e Vincenzo Adamo. SU proposta dell’Assessore all’Ambiente Francesco Pugliano la Giunta ha preso atto del «Piano di assetto naturalistico delle riserve naturali regionali del lago di Tarsia e della foce del Crati». Un piano che era attesa da tempo. LUISA Latella, attuale Prefetto di Vibo Valentia, sarà il commissario straordinario del Comune di Palermo. Lo ha stabilito il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, su proposta dell’assessore per le Autonomie locali e la funzione pubblica, Caterina Chinnici. Cosenza. Sulla depressione: «Ho semplicemente attestato quanto già accertato da altri» «Non ho favorito il boss Pelle» Il dottore Quartucci si proclama innocente davanti al gip di Palmi di ROBERTO GRANDINETTI COSENZA - Ha risposto a tutte le domande del gip, professandosi innocente. Si tratta del dottore Guglielmo Quartucci, 58 anni di Celico (Cs), da venerdì mattina in carcere con l’accusa di aver favorito, nella sua qualità di responsabile della “Villa degli Oleandri”di Mendicino (Cs), il boss di San Luca Giuseppe Pelle, alias “Gambazza”. L’operazione di riferimento è la “Reale-Ippocrate”, eseguita dai carabinieri su direttive della Dda di Reggio Calabria. I fatti contestati a Quartucci risalgono ale 23 febbraio del 2010, periodo in cui Pelle era ricoverato proprio nella sua clinica per una asserita “depressione maggiore con tratti psicotici”. Nello specifico il dottore avrebbe attestato falsamente, in un certificato destinato all’autorità giudiziaria, che la sintomatologia, soprattutto dopo la morte del padre, si era aggravata. Il tutto, presuppone la Dda, per favorire l’attività della cosca Pelle, operante a Bovalino, San Luca e territori limitrofi. «Gli accertamenti espletati - ha scritto a tal proposito l’Antimafia reggina - hanno permesso di accertare che il Pelle utilizzava una strategia particolarmente scaltra, “aggiornando” periodicamente la documentazione sanitaria in suo possesso, in modo da poterne disporre con facilità in caso di arresto, allegandola a una istanza di scarcerazione per motivi di salute». E secondo l’accusa Quartucci sarebbe stato una delle pedine del boss di San Luca per mettere sotto scacco l’autorità giudiziaria. Ieri, dunque, l’appuntamento col gip per il medico di Cosenza. Quartucci, difeso dagli avvocati cosentini Marcello Manna e Filippo Cinnante, è stato sentito direttamente nel carcere di Palmi dal giudice Accurso. Ha parlato per un paio d’ore, precisando i suoi rapporti con Pelle. Ha negato ogni «Dopo il suo ricovero avvisai i carabinieri» L’arresto di Guglielmo Quartucci di arresti domiciliari. Era accusato, l’agente, di aver cercato di uccidere la moglie. E il dottore, su “suggerimento”dell’avvocato, e coindagato, Francesco Cornicello di Mandatoriccio (Cs), si sarebbe attivato per certificare “il venir meno della pericolosità sociale” del poliziotto. Il tutto al fine di convincere l’autorità giudiziaria a rimetterlo in libertà. «Non ho fatto altro - ha detto Quartucci al gip in merito a questa vicenda - che attestare quello che accadeva durante il ricovero». Al termine dell’interrogatorio la difesa si è detta soddisfatta e fiduciosa sull’esito delle indagini: «Siamo certi - ha commentato l’avvocato Manna - che la vicenda sarà ridimensionata». La stessa difesa si è riservata di produrre nuove documentazioni e chiedere la revoca della misura cautelare o la concessione di una misura meno afflittiva. Per il momento, dunque, Quartucci resta in carcere a Palmi. Reggio. Stamattina la terna commissariale del Ministero si insedierà ufficialmente Accesso, la commissione al Comune Al vaglio il caso Plutino, Multiservizi e miste e le eventuali infiltrazioni mafiose REGGIO CALABRIA - Arriverà stamani in città e si insedierà ufficialmente la terna commissariale incaricata dal Ministero dell’Interno di verificare se il Comune di Reggio Calabria sia stato infiltrato dalla mafia. Ad accertare infiltrazioni e collegamenti eventuali tra la ‘ndrangheta e le istituzioni ci penseranno il viceprefetto vicario di Venezia, Valerio Valenti, la dirigente della Prefettura di Catania, Teresa Pace e Michele Donega capitano della Guardia di Finanza. Al setaccio i “casi” che hanno condotto il Prefetto, Luigi Varratta ad inoltrare la relazione al Ministero dell’interno: sui casi “Multiservizi” (ed il relativo arresto per mafia del direttore operativo della società mista del Comune, Giuseppe Rechichi), e L’Autorità di gestione ha preso molti accorgimenti Blocco dei pagamenti del Por superati i problemi contestati CATANZARO – La Commissione Europea - informa una nota dell’Ufficio Stampa della Giunta – al termine di una lunga interlocuzione con l’Autorità di Gestione e l'Autorità di Audit del Por Calabria Fesr 2007/2013, ha disposto la sospensione dei rimborsi delle domande di pagamento ad oggi presentate dallaRegione Calabria,fissando il termine di due mesi dalla notifica della stessa per adottare idonee misure tese a superare le criticità nel funzionamento del sistema di gestione e controllo del Programma riferite esclusivamente all’Autorità di Audit. Le procedure di contestazioni sono iniziate a febbraio dello scorso anno e dalla prima comunicazione, l’Autorità di Gestione ha attivato una serie di misure di rafforzamento delle attività di controllo di primo livello che hanno consentito di raggiungere un’elevata percentuale di verifiche in loco sulle operazioni finanziate dal Program- coinvolgimento con la cosca. Relativamente alla depressione di cui avrebbe sofferto Pelle l’indagato ha detto di aver semplicemente attestato quello che era stato già accertato da altri prima che il caso del boss fosse messo alla sua attenzione. Quartucci ha cioè detto che Pelle aveva con sè già una copiosa documentazione che attestava quella patologia. Relativamente al certificato ha precisato che di aver scritto di una sintomatologia e non di una patologia: «Non c’è nulla di falso», ha più o meno detto al gip durante l’interrogatorio. «Anche per me ha aggiunto - era depresso. E comunque quando Pelle è stato ricoverato a “Villa degli Oleandri” ho avvertitoicarabinieri eundirigente dell’Anticrimine». Quartucci è indagato anche per aver attestato il miglioramento delle condizioni di salute di un agente di polizia, che fu ricoverato sempre alla clinica di Mendicino in regime ma, inoltre, ha disposto l’adozione di strumenti di regolamentazione deirapporti coni beneficiari dei finanziamenti e aderito all’invito della Commissione di riesaminare le operazioni c.d. prima fase onde garantirne la piena rispondenza ai criteri di selezione del Programma e pertanto l’effettivo apporto delle stesse al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo che il Programma si prefigge». «Grazie all’intensa attività – prosegue la nota –posta in essere, nella decisione comunitaria oggi recapitata alla Regione si legge che tutte le criticità precedentemente rilevate per l'Autorità di Gestione sono state superate e dunque non ne costituiscono motivo fondante. Nella decisione di sospensione è richiesto, invece, alla Regione Calabria di adottare una serie di misure tese ad assicurare la continuità del lavoro di audit, cosa cheè statafattae oracomunicata alla Commissione che ne dovrà prendere atto. l’arresto della Dda del consigliere comunale, ma già assessore all’ambiente Pino Plutino per essere stato il referente dei clan dentro Palazzo San Giorgio. Intanto in città cresce l’attesa su quello che è considerato un momento determinante per la vita e per il futuro della città. Tanti cittadini ci segnalano l’interpretazione “civica” dell’art 143 del TUEL che regola lo “scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”. Si scioglie il comune anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’art.59 comma 7(decadenza o sospensione dei pubblici ufficiali), quando “emergono elementi su colle- gamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o forme di condizionamento degli amministratori stessi”. In sintesi è utile considerare che lo scioglimento per mafia può scaturire anche da situazioni non addebitabili a livello personale, in quanto la norma non si propone di reprimere condotte criminose ma persegue il primario scopo di tutelare il diritto della collettività locale allo svolgimento democratico della vita delle istituzioni locali e quindi anche prevenire infiltrazioni e condizionamenti. Interpretazioni estensive in senso civico a parte, in ogni caso saranno i commissari a scrivere la parola definitiva su quanto è finora accaduto al comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valenti Petilia Policastro. Marisa Garofalo ripercorre il calvario della testimone di giustizia La sorella di Lea: «Non si sentiva protetta» PETILIA POLICASTRO Quattro ore di interrogatorio. Marisa Garofalo, la sorella di Lea, la testimone di giustizia scomparsa nel nulla nel novembre 2009, uccisa e probabilmente sciolta nell'acido, ha confermato ieri, davanti alla Corte d'Assise di Milano, quanto già dichiarato agli inquirenti. Marisa ha ripercorso il calvario della sorella dalla Pasqua 2009, che Lea trascorse con lei, a Pagliarelle, al tentativo di rapimento avvenuto un mese dopo a Campobasso al viaggio a Milano con la figlia Denise del quale seppe quando le due erano già nel capoluogo lombardo. Lea partì con la figlia per Milano quando ormai era fuori dal programma di protezione, e rispetto alquale, hadetto Marisa, era «esasperata». Nel senso che non si sentiva protetta e non ne sopportava le restrizioni. «Perché non c'erano prospettive, non poteva lavorare, si sentiva demoralizzata». Non a caso in una precedente udienza il legale Lea Garofalo di Lea, l'avvocato Vincenza Rando, a proposito della decisione della donna di rinunciare alla tutela dello Stato nonostante iricorsi vintiparlò di «una forma di protesta». Marisa, insomma, non sapeva della visita a Milano da parte di Lea all'ex convivente Carlo Cosco, ritenuto il mandante del delitto e imputato chiave del processo nel quale sono sotto accusa sei persone. «L'avevo invitata a tornare a Petilia e lei: “non ti preoccupare, dobbiamo discutere con calma del futuro di Denise”». Ma, secondo l'accusa, a Milano Lea e la figlia erano state attirate in una trappola da Cosco. L'ultima chiamata di Lea a Marisa risale alle 18,30 del 24 novembre. Marisa era da un'amicaein quellazonanon c'era campo. Quando vide la chiamata riprovò. Fino a tarda notte. Fu allora che Marisa capì che era successo «qualcosa di grave» perché Lea di solito non si rendeva irreperibile e alla sorella rispondeva sempre. Le minacce da parte deii Cosco? Non furono fatte a lei direttamente ma al marito di Marisa, Carlo Garofalo, al quale lo zio “Sergio”, ovvero VitoCosco, sirivolseaffinché rivelassero dove si trovava la ragazza, oggi sotto protezione e teste dell'accusa. Nel corso dell'udienza diieri l'avvocato di parte civile Roberto d'Ippolito, che assiste i familiari della vittima, ha fatto precisazioni sull'uscita dal programma di protezione e haprodotto fattureericevute che attestano che la madre e la sorella della vittima spedirono via posta a Campobasso, anche quando era all'interno del programma di protezione, dei soldi a Lea. a. a. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 15 24 ore Martedì 24 gennaio 2012 24 ore Martedì 24 gennaio 2012 Reggio. La banda di rapinatori entra in azione davanti al supermercato Conad del rione Gallico Assalto armato al portavalori Colpo da 70mila euro. Alle guardie giurate sottratti giubbotti antiproiettile e armi di FABIO PAPALIA REGGIO CALABRIA - Una rapina a mano armata a un furgone portavalori è stata portata a termine ieri mattina intorno alle ore 9 davanti al supermercato Conad nel rione di Gallico, alla periferia nord della città. Nel mirino dei rapinatori il furgone della Sicurtransport, a bordo del quale c’erano due guardie giurate che avevano appena finito di ritirare l’incasso settimanale dell’esercizio commerciale della nota catena di supermercati, per un bottino di circa 70 mila euro in denaro contante. Il furgone, ancora davanti al supermercato, è stato assaltato da due uomini armati e col volto travisato da passamontagna. Grazie al sangue freddo sia dei rapinatori che dei rapinati, non è stato sparato alcun colpo. I due vigilantes, infatti, hanno capito che era meglio arrendersi per evitare spargimento di sangue, considerato anche che a quell’ora il supermercato era già aperto al pubblico. Le due guardie giurate quindi hanno assecondato i due rapinatori, che gli hanno portato via le pistole d’ordinanza e perfino i due giubbotti antiproiettili, per poi dile- Palmi: processo per usura a De Masi Tra i testimoni Catricalà e Visco di DOMENICO GALATÀ La Questura di Reggio Calabria guarsi a bordo di un furgoncino di colore bianco. Da quel momento è iniziata una caccia all’uomo, e al furgone, che ha visto le forze di polizia impegnate per tutto il giorno, ma purtroppo infruttuosamente. Appena ricevuta la chiamata sul numero d’emergenza 113, la Sala operativa della Questura ha fatto convergere sul posto numerose “Pantere” della Squadra Volante, diretta dal vice que- store aggiunto Giuseppe Pizzonia e dal commissario capo Giuseppe Giliberti. Quasi contemporaneamene si è alzato in volo anche un elicottero del V Reparto Volo della Polizia di Stato, di stanza presso l’aeroporto dello Stretto. Del furgone bianco, però, più nessuna traccia, complice anche, molto probabilmente, lo svincolo autostradale che permette di allontanarsi rapidamente sfruttando l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Le indagini sull’accaduto sono state affidate agli investigatori della Squadra Mobile diretta daRenato Cortese,che hanno già effettuato un sopralluogo ed hanno interrogato i due vigilantes e si potranno avvalere dei rilievi di natura tecnica eseguiti sul posto dagli specialisti del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica diretto dal vice questore aggiunto Diego Trotta. Un incendio di natura dolosa ha distrutto il secondo piano della struttura di Monasterace Agriturismo in fiamme nella Locride MONASTERACE - Un incendio di natura dolosa ha distrutto il secondo piano dell’agriturismo “Cocintum” di Monasterace. Per spegnere le fiamme sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno lavorato per oltre cinque ore. L’episodio è stato denunciato ai carabinieri che hanno avviato le indagini. I tecnici dei vigili del fuoco hanno inibito l’accesso allo stabile in attesa delle opere di consolidamento e ripristino. L’agriturismo è di proprietà della società “A lanterna” composta da professionisti. vi. ra. Il giorno dell’Epifania a Reggio Calabria L’Agriturismo dato alle fiamme dagli ignoti autori del gesto intimidatorio commesso a Monasterace PALMI – Ci sono molti nomi illustri nella lunga lista di testi presentata dalle parti civili nei processi per la presunta usura bancaria ai danni delle aziende appartenenti al Gruppo De Masi che prenderanno il via a breve presso il Tribunale di Palmi. Tra consulenti, esperti, presidenti e direttori delle maggiori associazioni di tutela che si sono interessati della materia, gli avvocati Giacomo Saccomanno e Antonio Mazzone hanno citato anche personaggi di primissimo piano come il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, il suo vice, Giovanni Carosio, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, oltre che i presidenti della Banca Nazionale del Lavoro, Luigi Abete, e della Banca Antonveneta, Dino Giovanni Maria Marchiorello. L’inizio dei due procedimenti è previsto per il 26 gennaio e per il 2 febbraio prossimi. “Due processi di grande rilevanza - si legge in una nota dei legali - specie dopo la emissione della sentenza emessa dalla Corte Suprema di Cassazione che ha definito il primo procedimento sull’usura bancaria, fissando una serie di principi che devono essere applicati dai Giudici di merito. La Cassazione, nella sentenza emessa ha evidenziato e riconosciuto la esistenza dell’usura bancaria, l’applicazione del principio sancito dall’articolo 644 c.p. per il calcolo del TEG (tutti i costi e le spese parte integrante degli interessi, compresa la Commissione Massimo Scoperto), la non rilevanza delle istruzioni della Banca d’Italia, la possibile responsabilità penale e personale dei Presidenti e di tutti gli organi apicali, se dimostrato il dolo specifico. Una sentenza di grande evidenza per far chiarezza sulla materia che ha tanto impegnato la Magistratura del Tribunale di Palmi». «In tale contesto - conclude la nota - le parti civili, Gruppo De Masi, al quale la Corte di Cassazione ha già riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento dei danni in sede civile, per l’usura bancaria subita, dopo la grande soddisfazione per il riconoscimento della fondatezza della battaglia portata avanti da oltre 8 anni, intendono dimostrare che non si è trattato di un fatto isolato, ma di un sistema nazionale che ha approfittato dello stato di debolezza delle imprese e dei cittadini, specialmente al Sud ed in Calabria. Un sistema per ottenere i maggiori ricavi da parte delle Banche che, conseguentemente, facevano lievitare incredibilmente le indennità dovute ai manager o presidenti degli Istituti, legati, spesso, ai risultati di bilancio». Il reggino Arcadi dietro la lotta di mafia tra Montreal e Toronto Megavincita nella “calza” con un gratta e vinci da 500mila euro I calabresi pronti a prendere il posto della potente famiglia Rizzuto Le ’ndrine puntano il Canada di PASQUALE VIOLI Il biglietto vincente REGGIO CALABRIA -Lo scorso 6 gennaio in città e precisamente presso la ricevitoria di Ravagnese Superiore al numero 158 b, gestita dal signor Francesco Federico, è arrivata una Befana tutta d’oro, sotto le “appetibili” spoglie di un biglietto gratta e vinci del tipo “il miliardario”. Sotto la patina argentea un super fortunato ha infatti trovato un regalino da 500 mila euro, tondi tondi. Ed è stato lo stesso rinato con la camicia il giorno dell’Epifania, ad informare, attraverso una lettera anonima, gli inconsapevoli proprietari dell’esercizio commerciale del grtan regalo che gli è stato fatto, loro tramite. Nel biglietto che recava anche la fotocopia del biglietto vincente una promessa dell’anonimo superfortunato, quella che non avrebbe dimenticato chi lo ha fatto diventare un novello Paperon de Paperoni. c. t. SIDERNO - Il boss calabrese Moreno Gallo ha paura. Ha finito di scontare la sua pena e dopo oltre 30 anni vuole lasciare il Canada e tornare in Italia. Forse rientrerà a Rovito nel cosentino l'uomo che per anni ha fatto parte della famiglia Rizzuto di Montreal, lascia l'America del Nord perchè teme per la sua incolumità. L'asse New York-Montreal-Toronto è in subbuglio, dopo un ventennio si tirano i conti, si ridisegna la geografia della mafia internazionale. Oltre oceano si stanno delineando nuovi equilibri. "La sesta famiglia", i Rizzuto, è al capolinea e all'interno dello stesso clan si scalpita per sedere al trono di una delle realtà criminali più importanti del pianeta. Anche i Bonanno di New York attraverso i loro emissari calabresi vogliono una fetta della torta canadese, anzi c'è chi pensa che la vogliano tutta. Un'informativa dell'Fbi ad esempio ha indicato la presenza di Dominic e Giuseppe Violi a Little Italy pochi gior- Moreno Gallo ni prima dell'assassinio di Nick Rizzuto, il vecchio mammasantissima freddato da un cecchino degli "Hells Angels" mentre era nella cucina della sua villa. Nel 1978 proprio i Rizzuto con l'omicidio del super boss Paul Violi, originario di Sinopoli nella Piana di Gioia Tauro, avevano sancito l'ascesa dei siciliani in territorio canadese. Dalla fine degli anni '70 al 2009 il potere della "sesta famiglia" dei Rizzuto era indiscusso, una forza che è cresciuta nel tempo anche con l'appoggio della 'ndrangheta che prima ha sostenuto i boss siciliani e poi, anno dopo anno, ha preteso ed ottenuto una parte del business della droga, degli appalti e del gioco d'azzardo. E dal 2009 è in corso una sorta di resa dei conti, prima il delitto di Vito Rizzuto, poi il padrino Nicolò. Ma sotto i colpi della rivolta criminale sono caduti nell'ultimo anno boss del calibro di Agostino Cuntrera e dello scagnozzo di alto rango Salvatore "Sal" Montagna. Per la polizia canadese oggi uno dei punti di riferimento più importanti del crimine d'oltre oceano è il reggino Francesco Arcadi, originario di Sant'Agata del Bianco, sarebbe lui una delle menti della guerra intestina alla famiglia Rizzuto. C'è chi sostiene che Arcadi possa essere la persona che con un colpo di coda voglia definitivamente spazzare via il nome dei Rizzuto dal futuro criminale del Canada e mettere tutto in mano alla 'ndrangheta calabrese. La Dda italiana non sta a guardare e insieme alle forze speciali canadesi è in costante monito- raggio di quelli che sono i movimenti oltre oceano, in particolare nella quartier generale delle 'ndrine del reggino a Toronto, a Woodbridge dove secondo l'Antimafia almeno sette famiglie del "mandamento jonico" sarebbero attive in Canada nel traffico di droga,nelle estorsioni solo nei confronti di membri della comunità italiana, nel gioco d'azzardo, nella collegata usura, nonché nella commercializzazione di materiale falsificato. Molti boss, e anche insospettabili, avrebbero reinvestito parte del denaro illecitamente conseguito in esercizi commerciali, per lo più bar e ristoranti, sia nel centro di Toronto, ma soprattutto nell'area di Woodbridge, il nuovo quartiere italiano. Uno scenario emerso anche dalle carte dell'operazione "Crimine". E nel corso delle indagini dell' inchiesta "Il Crimine" gli investigatori avevano documentato i rapporti funzionali agli affari dei boss della jonica con Francesco Arcadi, indicato dalla polizia canadese come il successore di Vito Rizzuto. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 16 Calabria Una troupe del noto programma ha incontrato lo chef Cogliandro Le Iene all’Accademia Il titolare ha denunciato e fatto arrestare il suo strozzino “¿DE dónde vienes?”, “Italia”, “'¡Maravillosa! ¿De dónde?”, “Del sur, de Calabria”, “¡Ay, la mafia!”. Questo è normalmente l'inizio di una conversazione con un nuovo amico o collega di lavoro da quanto risiedo a Madrid. Sono ormai tre anni che cerco di sfatare il mito della “tierra del Padrino”, del paese della lupara e dell'omertà, diffondendo un'altra immagine della Calabria, quella delle bellezze naturali, della cucina genuina, della gente onesta e solidale. E forse adesso riuscirò a provare al mio collega spagnolo che non siamo tutti “muti” ma che ci sono persone, e anche tante, che parlano, bene, chiaro e voce alta, e che dicono NO alla 'nrangheta e denunciano il racket. Filippo Cogliandro è lo Chef Executive de L'Accademia Ristorante Gourmet, situato nell'antica residenza nobiliare della Castelluccia sul lungomare di Lazzaro, in provincia di Reggio Calabria, una zona che, come tante altre, soffre della presenza del crimine organizzato ma, che come poche, può vantarsi di ospitare una struttura rinomata nell'ambiente gastronomico e diretta da una persona che ha deciso di denunziare il racket. Lo Chef Executive de L’Accademia ha fatto arrestato il suo “strozzino”, non ha avuto paura davanti alle pressioni subite. Filippo Cogliandro ha poi continuato a sostenere la sua posizione di rifiuto verso il tentativo di imposizione del “pizzo”, attraverso l'adesione a reti di azione antimafia, come Libera, e il 26 gennaio darà testimonianza delle sue convinzioni pubblicamente attraverso de telecamere di Le Iene, il programma in onda su Italia 1 dalle ore 21:10. Magari dopo averlo ascoltato tanti altri imprenditori comprenderanno che “è davvero arrivato il momento di denunziare il racket”, come dice Filippo, e magari la prossima volte che mi chiederanno di dove sono e riponderó “Calabria” mi diranno: “¡Ay, la buena cocina!”. Le Iene con Filippo Cogliandro all’interno del suo ristorante Nel libro “Colpito” la storia dell’imprenditore reggino vittima della ’ndrangheta Dopo l’incidente in bici Stazionarie ma gravi le condizioni L’Sos ai commercianti: «Basta con i soliti alibi. Ora più unità» della donna Il “bersaglio” Bentivoglio di ENRICO DE GRAZIA «IL problema non sono le mafie ma chi gli permette di proliferare. Il problema siamo noi». Il referente di Reggio Calabria dell’associazione Libera, Domenico Nasone, cita le parole di don Ciotti durante la presentazione di “Colpito. La vera storia di Tiberio Bentivoglio”, libro scritto dalla giornalista Daniela Pellicanò e prodotto da Libera, che racconta le vicende dell’imprenditore reggino vittima di numerosi attentati mafiosi perché non ha accettato di piegarsi al volere dei suoi estorsori. Una storia di speranza ma anche di solitudine. Colpito due volte Bentivoglio. Dalla criminalità organizzata, ma anche dallo Stato, definito “un mammut gigantesco che sonnecchia da lontano” e che ha lasciato l’imprenditore al suo destino. «La solitudine uccide in questa città - commenta il giornalista Peppe Baldessarro - Affrontare da solo questi problemi uccide lentamente e più di una pallottola. Il libro ci dice che dobbiamo fare i conti con la nostra ipocrisia. C’è una pochezza di fondo nella nostra classe dirigente che è disarmante e la responsabilità maggiore di tutto questo è nostra che l’abbiamo eletta. Ci sono persone di qualità in politica che però non riescono a emergere e la colpa è soltanto nostra». Nel libro ci sono «tanti pugni nello stomaco delle istituzioni - commenta Nasone - ma anche riconoscimenti per chi ha fatto il proprio dovere. Se Tiberio ha resistito lo deve alla sua famiglia e alle persone che gli sono state affianco. Noi abbiamo il dovere di dirgli grazie con i fatti e non con le chiacchiere. Dobbiamo continuare il consumo critico. Questa città non può essere liberata solo da Pignatone e dalle forze dell’ordine, ma è importante anche il nostro impegno. Il 90% delle attività commerciali presenti sul corso Garibaldi sono in mano alla criminalità e questo la dice lunga». Il libro ha il coraggio di fare nomi e cognomi anche di chi come rappresentante delle istituzioni ha voltato le spalle alle richieste di aiuto. Ma è forte anche il messaggio per la società civile, invitata a fare la propria parte senza delegare sempre agli altri il compito di cambiare le cose. «Smettiamola di inventare scuse e alibi inutili - afferma Bentivoglio rivolto ai commercianti e ai cittadini Smettiamola di ostacolare la giustizia con la nostra omertà. Non è colpa dei mafiosi se sono riusciti a impossessarsi della nostra economia, così come non è colpa dei mafiosi se sono riusciti a corrompere politici e magistrati». È forte la rabbia dell’imprenditore e non solo contro la mafia. «È un’altra la rabbia che mi logora - ammette Bentivoglio - Quella provocata dall’abbandono degli amici e dei clienti che ora non si fanno più sentire e vedere. Quella provocata dalle promesse mai mantenute». Insomma, se i cittadini hanno bisogno dello Stato, anche lo Stato ha bisogno dei cittadini. Di testimoni, di periti imparziali, di professionisti onesti. «Bisogna fare rete - come ricorda Iside Russo, dell’Anm - contro un sistema basato sull’eroismo. Don Abbondio si annida in ognuno di noi». Al termine dell’iniziativa, la parlamentare Angela Napoli, presente in sala, prende un impegno: «In settimana chiederò udienza al ministro degli Interni e le consegnerò una copia del libro. Noi dobbiamo dire grazie a chi ha avuto non solo il coraggio di denunciare, ma anche il coraggio di restare nella propria terra. Chi volta le spalle ai testimoni di giustizia è da considerarsi criminale alla stregua dei mafiosi». di FRANCESCA MEDURI Un momento dell’incontro di presentazione del libro su Tiberio Bentivoglio «Venti anni di ostinazione, ma non lasciateci soli» IMPRENDITORE reggino che gestisce da quasi vent’anni un’attività commerciale di rivendita di prodotti sanitari nella zona nord di Reggio Calabria e che ha avuto il coraggio di dire “no” a chi gli imponeva di pagare il pizzo. Questo è Tiberio Bentivoglio. Tutti i suoi guai con la criminalità organizzata iniziarono nel lontano 1992, quando decise di ampliare i locali del suo negozio. Da allora è costantemente oggetto di intimidazioni. Ma oltre ad aver subito furti e incendi dolosi, ha anche rischiato di morire il 9 febbraio dell’anno scorso, quando qualcuno attentò alla sua vita, sparandogli di fronte all’ingresso di casa. Violenze provocate dal suo rifiuto di pagare il pizzo al boss del quartiere, Santo Crucitti. Ha testimoniato in diversi processi di mafia, tra cui il processo “Pietrastorta” che si è concluso con la condanna per associazione mafiosa dei suoi aguzzini i quali, però, sono stati assolti dall’estorsione nei suoi confronti. E forse non è un caso che a un anno esatto da quella sentenza, Bentivoglio sia stato vittima dell’attentato alla propria vita. Come ci tiene a precisare lo stesso imprenditore, però, non si deve parlare di eroismo ma di «venti anni di ostinazione e presunzione. Anche io ho paura. Per questo vi chiedo solo di non lasciarci soli». Adesso vive sotto scorta. e.d.g. SONO sempre gravi, ma stazionarie, lecondizioni di G.L.,la quarantasettenne reggina che domenica mattina è caduta dalla sua bicicletta andando a sbattere violentemente il capo contro l’asfalto di un tratto della strada statale 18 ricadente nel Comune di Villa, all’altezza della località di Santa Trada. A restare coinvolto nella caduta anche un uomo, C.F.,47 anni, pure lui di Reggio Calabria. I due stavano percorrendo la statale 18 in sella alle loro biciclette, quando, per cause ancora in corso di accertamento, sono scivolati riversandosi rovinosamente sul manto stradale. Stando ai primi accertamenti, però, a causare l’incidente sarebbe stata una grossa pozzanghera presente sulla carreggiata. Immediata la perdita di conoscenza della donna nell’impatto contro l’asfalto, mentre è andata molto meglio a C.F. che è riuscito a rialzarsi e ad allertare immediatamente i soccorsi. Sul posto sono intervenuti alcuni agenti della Polizia Municipale di Villa San Giovanni, sotto la guida del comandante Donatella Canale, e naturalmente personale sanitario del 118 che ha provveduto a trasportare la donna agli ospedali Riuniti di Reggio Calabria, dove adesso si trova ricoverata. Ad effettuare i rilievi sul luogo sono dunque stati i Vigili Urbani di Villa, che tuttavia non si sbilanciano sulle cause dell’accaduto. Che di sicuro riaccende il riflettori sul tema della sicurezza e praticabilità della Strada statale 18. L’INTERVENTO Liberalizzazioni, rischio contenzioso A seguito della pubblicazione del recente decreto legge sulla concorrenza e sulla liberalizzazione, emanato ad iniziativa del governo tecnico presieduto dal professore Monti e presentato al Parlamento per la conversione in legge, traggo dal testo appena licenziato dal Consiglio dei Ministri alcuni spunti di riflessione in relazione alla sorte assegnata alle libere professioni intellettuali, e tra queste, per quanto mi interessa, all'avvocatura. Per limitarsi alle problematiche di natura civile, amministrativa o tributaria, la novità è che prima di farlo accomodare devo avvisarlo che la mia prestazione, anche di semplice consulenza, e quindi prima ancora che mi venga conferito l'incarico professionale propria- mente inteso, e sempre che io l'accetti, ha un costo che non è previamente e normativamente contabilizzato economicamente, ma che deve essere oggetto di un accordo scritto. Devo perciò redigere un preventivo di spesa; si aprirà dunque una trattativa serrata sull'ammontare omnicomprensivo della mia parcella. Ma prima di tutto questo, devo illustrare compiutamente al potenziale assistito la complessità del lavoro che forse dovrei assumere, la portata degli oneri economici a suo carico, effettivi, ipotetici o eventuali fino alla conclusione dell'affare, avvisandolo che tutti questi preamboli, orali e scritti, sono per me obbligatori e che se li omettessi o trascurassi nelle forme vincolanti in cui sono per legge pre- visti, commetterei grave illecito e sarei certamente espostoa sanzioni di natura disciplinare. Ammettiamo però che l'incarico venga affidato ed accettato e che il preventivo di spesa ed il mandato defensionale vengano consegnati; adesso si può cominciare a lavorare e ci lasciamo con una stretta di mano. Comincio così a mettermi all'opera ed a tal fine introduco il contenzioso ovvero lo resisto. Il corollario naturale della decisione del giudice è anche la condanna della parte soccombente alle spese ed alle competenze del giudizio, cioè - tecnicamente - al rimborso alla parte vittoriosa degli oneri complessivi affrontati, gli esborsi cioè e l'onorario dovuto al suo avvocato. Ma stranamente a carico del giudi- ce non ha alcun obbligo di redigere in preliminarità un preventivo di questespese edisottoporlo alleparti in causa e perciò nel graduarle nel loro ammontare dovrà fare riferimento ad un parametro di base. Ma mica sono sciocchi questi che stanno al Governo; è previsto che nella liquidazione del compenso al professionista l'organo giurisdizionale faccia riferimento ad apposito emanando decreto del Ministro vigilante. E se poi tale importo tariffato si discosta sensibilmente da quello preventivato per essere superiore o inferiore a quanto concordato in via preventiva, cosa succede? Ma è ovvio, si aprirà un contenzioso nuovo tra l'assistito e l'avvocato. Avvocato Renato Milasi E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio 27 Martedì 24 gennaio 2012 36 Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, 9 - 89024 Polistena Tel/Fax 0966.935320 E-mail: [email protected] Nel Tribunale di Palmi udienza del processo “Cosa Mia” che ha colpito boss e picciotti del clan Gallico La faida tra agguati e vendette Un investigatore della polizia ripercorre le intercettazioni in carcere di DOMENICO GALATÀ PALMI – È ripreso ieri mattina nell’aula bunker del Tribunale di Palmi il processo “Cosa Mia”. Sul banco dei testimoni ancora un volta il sovrintendente Massimiliano Orrico, responsabile della sezione di Polizia Giudiziaria presso il Commissariato di Palmi all’epoca in cui iniziarono le indagini che hanno portato alla sbarra capi e presunti affiliati della cosca Gallico. La testimonianza di Orrico si é incentrata, così come nell’udienza precedente, sulle tante intercettazioni in carcere contenute nell’informativa. Ancora una volta, su impulso del Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, Orrico ha passato in rassegna alcune conversazioni con al centro esponenti della cosca palmese. Conversazioni che sarebbero in relazione con alcuni omicidi che hanno segnato la ripresa della faida andata in scena tra gli anni ’80 e ’90. Uno dei colloqui intercettati presi in esame nel corso dell’udienza risale al 30 ottobre del 2006. Nel carcere di Secondigliano si trova Giuseppe Gallico, ritenuto ai vertici della cosca, che quel giorno incontra il figlio Antonino, la moglie Maria Carmela Surace e la madre Lucia Giuseppa Morgante. Una conversazioni ritenuta di grande rilievo dagli inquirenti perché in quel frangente Giuseppe avrebbe dato l’ordine di fare fuori esponenti della cosca avversaria dei Bruzzise. Questi ultimi, infatti, ritenevano indirettamente responsabili della morte di Giovanni Bruzzise, alias “Spannavento” (avvenuta Domenico Gallico Teresa Gallico il giorno dell’arresto Surace e Rocco Carbone. Dopo pochi giorni dal presunto ordine, questi, secondo l’accusa, si sarebbe concretizzato con gli omicidi, avvenuti entrambi a Barritteri, di Antonio Surace, morto il 5 dicembre del 2006, e di Domenico Gaglioti, ucciso a colpi di arma da fuoco il 12 dicembre dello stesso anno. Entrambe le vittime erano legate da vincoli di parentela con i Bruzzise. L’udienza è proseguita con l’analisi ulteriori intercettazioni effettuate in carcere, con protagonisti sempre esponenti della famiglia Gallico. In particolare, Orrico si è soffermato su un dialogo avvenuto tra Domenico Gallico e la sorella Teresa in cui si troverebbero conferme in merito all’ordine impartito da Giuseppe. Operazione dei carabinieri alla ricerca di Antonio Caia. Il nascondiglio in una casa Seminara, scoperto covo per latitanti Il rifugio nascosto sotto il pavimento della cucina dalle dimensioni di mezzo metro SEMINARA - I carabinieri della Stazione di Seminara unitamente allo Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, nel corso di un servizio predisposto e finalizzato alla cattura di latitanti ed in particolare di Antonio Caia, di 41 anni, hanno rinvenuto in un’abitazione del centro cittadino di proprietà C.D., 35 anni, attualmente in uso a tre soggetti del luogo, Z.A., Z.A. e Z.B., un covo ritenuto in disuso. Una sporta di nascondiglio realizzato sotto il pavimento della cucina dell’abitazione di piccole dimensioni, che forse doveva servire a come rifugio temporaneo per coloro che intendevano fuggire dalla caccia delle forze dell’ordine. Le dimensioni del piccolo bunker sono di un metro di altezza, uno di larghezza ed un metro di profondità. Uno spazio ridotto buono ad ospitare accovacciata solo una persona. L’accesso al locale che fornito di un chiavistello per chiusura dall’interno era garantito mediante una botola delle dimensioni di centimetri 50x50 ed era perfettamente mimetizzato da mattonelle dello stesso colore di quelle del pavimento della cucina. Insomma chi si nascondeva all’in- L’appello del leader di “Gioia-Città vivibile” Zagarella «Piano sanitario: Scopelliti riveda scelte e strategie» di NICOLA ORSO GIOIA TAURO – Nicola Zagarella, leader e capogruppo in Consiglio comunale del movimento politico “Gioia-Città vivibile”, affronta le varie problematiche inerenti la sanità nella Piana. In particolare, Zagarella fa riferimento all’ultima manifestazione a difesa della salute e del locale nosocomio. Secondo il consigliere comunale di Gioia Tauro, «in quell’occasione, se ci fosse stata la partecipazione di una delegazione dell’istituto comprensivo “Severi”, il risultato sarebbe stato ancora più deludente. Questa è una città scarsamente amata dai pochi gioiesi doc – continua Zagarella – Storicamente, Gioia Tauro è stata, purtroppo, una “terra di conquista”. Mi riferisco a coloro i quali hanno da sempre occupato poltrone che contano e nulla mai hanno fatto per questa comunità martoriata». Proseguendo, Zagarella rivolge un accorato appello al go- a Sant’Elia nell’agosto del 2005), i cugini di Gallico, Filippo e Salvatore Morgante. In particolare, a tramare vendetta, sarebbero stati i figli di Bruzzise, Vincenzo e Carmelo, entrambi detenuti. Ad informare Gallico sarebbe stato un altro detenuto, Antonio Schirato, che avrebbe sentito parlare i due fratelli all’interno del carcere, riferendo che secondo i Bruzzise la responsabilità dell’omicidio del padre sarebbe stata da addebitare ai fratelli Sciglitano, cognati di Filippo Morgante. Secondo quanto affermato in aula da Orrico, Gallico avrebbe quindi ordinato di procedere all’eliminazione dei due fratelli Bruzzise che non si trovavano in carcere, Francesco e Antonino, e i cognati dei due Bruzzise detenuti, Antonio Nicola Zagarella vernatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, al quale chiede, con determinazione, di «rivedere il Piano sanitario regionale e, soprattutto, la questione riguardante l’ospedale unico della Piana». In tal senso, la richiesta del leader di “Gioia-Città vivibile” è inequivocabile e precisa. «Non si può ignorare – dice Zagarella – l’indicazione data dalla Conferenza dei sindaci sull’ubicazio- ne della grande struttura ospedaliera. Allora, la stragrande maggioranza dei sindaci indicò Cannavà di Rizziconi quale sito baricentrico per la costruzione dell’opera. Tale decisione, fino ad ora, è stata ignorata. Non si tratta di un fatto campanilistico – aggiunge - ma è chiaro che quella decisione dell’ottobre del 2007, a cui io partecipai in qualità di delegato dell’amministrazione comunale di Gioia Tauro, rispondeva e risponde alle sacrosante necessità di tutta la popolazione pianigiana». In questo suo appello al Governatore, Zagarella parla anche di un altro aspetto, cioè quello legato alla vicinanza del grande porto, «unica realtà calabrese - afferma - che rappresenta il presupposto di sviluppo socio-economico per la Calabria e l’intero Mezzogiorno». «A Scopelliti – conclude – la decisione di tenere presente le istanze che, quotidianamente, ti arrivano da questa città, dalla quale hai ricevuto l’85% delle preferenze». terno del rifugio aveva la possibilità di chiudersi dentro ermeticamente senza che nulla dall’esterno si potesse notare. Solo l’occhio vigile dei Carabinieri che ieri hanno effettuato una serie di perquisizioni domiciliari compresa quella dove è stato rinvenuto il nascondiglio, sono riusciti a notare la presenza del piccolo vano osservando piccoli particolari del pavimento. Gli attuali residenti dell’abitazione hanno negato la conoscenza del rifugio per il quale adesso è indagato il proprietario dell’abitazione che da quanto si è riusciti a sapere Indagini della polizia Bar in fiamme sul lungomare di Gioia Tauro GIOIA TAURO – Sembrerebbe essere di origine dolosa l’incendio che la notte scorsa ha completamente distrutto un bar sul lungo mare di Gioia Tauro. Si tratta di una struttura realizzata principalmente in legno, di proprietà di R.M., di 59 anni, residente del posto. La segnalazione dell’incendio è giunta agli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza intorno alle 4 di mattina, quando una telefonata avvertiva i poliziotti delle fiamme. Una volta giunti sul posto, gli agenti hanno potuto constatare l’incendio che ha distrutto la struttura causando danni non ancora quantificati ma che si aggirerebbero intorno ad alcune decine di migliaia di euro. A domare le fiamme, i Vigili del Fuoco interpellati dagli uomini del Commissariato gioiese. Sentito dagli agenti di polizia, il proprietariodel localenonha saputofornire motivazioni al gesto subito dalla sua struttura. A rendere plausibile l’ipotesi dolosa, il ritrovamento di due contenitori con all’interno benzina che rappresenterebbero la firma lasciata dagli autori. sembra essere parente proprio di Antonio Caia l’uomo che viene costantemente ricercato dai Carabinieri. Caia è latitante ormai dal 2009 . Diventò uccel di bosco quando sfuggì nell’aprile del 2009 all’operazione Artemisia. Nel 2007 sfuggì ad un agguato in contrada Sant’Antonio nel territorio di Seminara mentre si trovava insieme a Carmelo Romeo di 32 anni a bordo di uno scooter. Qualcuno allora, gli scaricò contro alcuni colpi di lupara. Romeo e Caia vennero gravemente feriti ma se la cavarono. mi.al. BREVI AD OPPIDO MAMERTINA Furto in casa: rubati tre fucili FURTO in abitazione dal bottino di sicuro interesse. Ad Oppido Mamertina ignoti si sono introdotti all’interno dell’abitazione di proprietà B.R., 58 anni, ed hanno asportato una pistola “Beretta” calibro 7,65 completa con 50 cartucce; tre fucili; e 80 cartucce. al malcapitato 58enne non è rimasto altro che allertare i carabinieri della locale stazione e denunciare l’accaduto. Sul furto stanno indagando i carabinieri, anche appare plausibile che chi sia entrato in azione l’abbia fatto con la convinzione di conquistare quella tipologia di bottino. Che negli ambienti della criminalità è molto preziosa e da sempre appetibile. A POLISTENA Auto incendiata nella notte SI allunga la lista degli incendi dolosi di autovetture nella città di Polistena. L’ennesimo episodio si è registrato nel centro cittadino la notte scorsa. Nel mirino dell’ennesima banda di incendiari l’autovettura “Peugeot 106”, di proprietà B.L., 28 anni. Dalla nota diffusa dai carabinieri, che sono intervenuti sul posto ed hanno avviato le indagini, l’incendio sarebbe di origine dolosa anche se si attende sempre il responso degli esperti della Scientifica. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Piana Martedì 24 gennaio 2012 32 Email: [email protected] - Amantea E-mail [email protected] - [email protected] Paola E-mail [email protected], [email protected], [email protected] San Lucido Email [email protected] Scalea Email [email protected] Belvedere Email [email protected] Amantea. In frantumi alcune vetrate e colpite dall’onda d’urto le porte e i mobili nei locali interni Bomba nella villa di La Rupa Una carica esplosiva rudimentale è stata fatta esplodere nella casa estiva di RINO MUOIO AMANTEA - Un boato fortissimo, avvertito fino ai quartieri a sud del centro cittadino, distanti diverse centinaia di metri, ha fissato, intorno alle 20,40 di ieri sera, il momento dell'esplosione verificatasi all'interno della villa al mare dell'ex consigliere regionale Franco La Rupa. Secondo quanto si é riusciti a sapere, una carica esplosiva, probabilmente di tipo rudimentale, assimilabile ad una bomba carta, confezionata con polvere da sparo, é stata posta da ignoti accanto al muro perimetrale, che si rivolge verso la spiaggia, della villa in cui La Rupa e la sua famiglia, abitualmente, trascorrono il periodo estivo. Proprio per questo, la casa, che si trova peraltro in una zona poco illuminata, in questo periodo é chiusa e, dunque, non ci sono state conseguenze per nessun membro della famiglia. Diversi invece i danni alla stessa abitazione. Nella deflagrazione sono andate in frantumi un paio di vetrate, pare ti tipo blindato, posizionate sulla parte esterna dello stabile. L'area interessata si trova sotto un porticato e sarebbe utilizzata come una specie di dependance. L'onda d'urto ha fatto poi il resto, procurando danni anche agli infissi prossimi al luogo dello scoppio, a diverse suppellettili e ad alcuni mobili, che sono stati avvolti dal fumo intenso seguito all'esplosione e visibile anche da molto lontano. L'esplosione non ha comunque procurato fiamme, tanto che non é stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco, e non ha prodotto nessun tipo di ripercussione sulla stabilità del manufatto. Le persone che hanno posizionato l'ordigno, con l'aiuto delle tenebre, hanno dovuto, verosimilmente, prima scavalcare il muro di recinzione che circonda la villa e poi rag- giungere l'edificio. Un complesso abitativo, quello di proprietà della famiglia La Rupa, che conta anche di un bel giardino che affaccia verso mare e che non ha, però, subito alcun danno. Il boato, dicevamo, é stato udito a diverse centinaia di metri di distanza e anche dai numerosi automobilisti che facevano la fila ai vicini distributori di carburante, per via dello sciopero dei camionisti che mette in forse la possibilità di approvvigionarsi di benzina e gasolio almeno fino a venerdì. Lo stesso odore acre é stato avvertito distintamente dai residenti che abitano nelle case vicine. Sul posto sono immediatamente arrivati i Carabinieri dellalocale stazione dei Carabinieri di Amantea, al comando del maresciallo Francesco Maiorano, e il comandante della compagnia di Paola, capitano Luca Acquotti che coordina le indagini. Con visibile turbamento, nel giro di qualche minuto, é giunto anche La Rupa e molti membri della sua famiglia. L'ex consigliere regionale ha parlato a lungo con i Carabinieri con i quali ha svolto una prima conta dei danni. L'obiettivo degli inquirenti, ora, é quello di chiarire la matrice del gesto. Un'attività investigativa delicata, che sarà condotta dalla magistratura e finalizzata a tracciare il contesto in cui l'atto é maturato, considerando gli eventi che hanno caratterizzato la vita recente dell'ex consigliere regionale ed ex sindaco di Amantea. Franco La Rupa L'abitazione estiva Amantea. Si cerca la presenza di eventuali telecamere esterne La Procura ha avviato le indagini Verrà informata anche la Dda di PAOLO OROFINO AMANTEA – La procura della Repubblica di Paola ha immediatamente avviato l’attività di coordinamento delle indagini sull’ordigno rudimentale fatto esplodere ieri sera dinanzi alla villa al mare dell’ex consigliere regionale Franco La Rupa, già sindaco di Amantea. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Amantea, i quali, dopo aver constatato il danno alla casa, si sono messi in contatto con La Rupa. Questi si è detto sconcertato e sorpreso per il grave gesto e non ha saputo dare la benché minima indicazione ai militari dell’Arma. L’ex sindaco in questo periodo dell’anno vive presso la sua abitazione nel centro di Amantea. Al momento dell’esplosione, quindi, non vi era nessuno nella villa. Domenica sera, però, sembra che il figlio di La Rupa, sia stato fino a tardi nella sua casa al mare, assieme ad alcuni amici. Meno male, dunque, che la mano criminale non sia entrata in azione avantieri. Da ambienti giudiziari si apprende che l’informativa che redigeranno i carabinieri sul brutto episodio sarà inviata, oltre che alla procura di Paola, pure alla direzione distrettuale antimafia. La Rupa, alcuni anni addietro, per come emerge dagli atti di Nepetia, procedimento in cui l’ex consigliere regionale è coinvolto, aveva avuto dei problemi con gli esponenti della ndrina locale. Ovviamente non c’è nessun indizio per poter azzardare collegamenti fra il fatto di ieri ed i fatti del passato. Pur tut- tavia le indagini, in assenza di elementi indicatori, verranno avviate a largo raggio, perché nessuna pista può essere esclusa a priori. L’ordigno, potrebbe esser stato una bomba carta. Probabilmente oggi La Rupa sarà ufficialmente convocato in caserma, per essere sentito a verbale. Anche altre persone potrebbero essere ascoltate. I carabinieri subito dopo il sopralluogo per la verifica dei danni, si sono messi alla ricerca di eventuali telecamere esterne che potrebbero trovarsi nelle vicinanze della villa. Quella calma apparente che da qualche anno sembrava avvolgere Amantea, negli ultimi mesi, è stata violata da alcune gravi intimidazioni. E la lente della magistratura inquirente piomba di nuovo sulla città. Protesta dei Tir, viabilità rallentata sulla statale di MATTEO CAVA SCALEA – Una protesta pacifica, almeno nelle intenzioni, ma continua. È questa la caratteristica del blocco organizzato dagli autotrasportatori dell'alto Tirreno cosentino che hanno organizzato tre punti critici: a Tortora, al confine con la Basilicata; a Scalea lungo le complanari; e ad Acquappesa. Per il momento si tratta di disagi limitati per gli automobilisti. Ma il timore del blocco si è riverberato, così come accade in vari centri d'Italia, anche nel timore della mancanza di carburante nelle pompe di benzina. Situazione difficile e protesta visibile. I camionisti hanno organizzato anche una serie di posti fissi e nella serata, attorno al fuoco, si è pensato anche ad una cena per scambiare opinioni sul da farsi. In mattinata, aScalea, sullacomplanare, nel pomeriggio anche sulla corsia sud della statale la fila si è andata via via allungando. È iniziata in sordina, ma andrà avanti fino in fondo la protesta degli autotrasportatori dell'alto Tirreno cosentino. Secondo la polizia strada- Due gruppi presenti a Tortora e Scalea I camion fermi sulle complanari alla Statale 18 di Scalea le di Scalea, la protesta sta proseguendo tranquillamente anche se provoca rallentamenti. Sulla strada il pattugliamento è costante per garantire un minimo di viabilità sull'unica arteria che, in fin dei conti, collega i paesi dell'alto Tirreno cosentino fra di loro e all'autostrada. «Andremo avanti fino a quando non riceveremo notizie positive». Èquesta lalineache intendonoseguire gli autotrasportatori collegati fra loro. Per il momento i manifestanti che sono fermi lungo le complanari alla Statale 18, a Scalea, non hanno intenzione di creare ulteriori problemi. «Per adesso – affermano – proseguiamo in modo pacifico. Poi non si sa come si evolve la situazione. Siamo già in gran numero e pronti a manifestare contro il caro gasolio, contro il caro autostrada, contro le accisechenon cipermettonodilavorare. Una macchina come la nostra fa due chilometri con un litro di nafta,al costodi quasidueeuro, comesi fa a viaggiare?». In costante contatto con i colleghi si attendono notizie dalla capitale, ma c'è chi chiede anche la solidarietà degli automobilisti colpiti allo stesso modo dal caro dei carburanti ormai non più sostenibile. «La nostra protesta – continuano gli autotrasportatori – è per tutti e ci aspettiamo solidarietà». E poi una voce si alza dal gruppo: «Un invito a tutti coloro che come noi hanno una postazione a non mollare affinché il movimento non finisca nel nulla. Anche di notte resisteremo per ottenere risultati». A Tortora il clima è simile c'è una nota che viene distribuita: «Trasportatori, consumatori, pescatori, agricoltori un unico denominatore in comune: aumento del gasolio, aumento delle tasse –è scritto nel comunicato –. Le istituzioni ci stanno mettendo in ginocchio: uniamoci. Insieme per un futuro migliore, almeno per i nostri figli che non debbano vivere senza un tetto sotto cui dormire a causa degli abusi fatti da Equitalia e dalle banche. Aumenti del 300 percento su piccole infrazioni che servono ad alimentare lemacchine blu e le ‘macchine’ dei partiti. Siamo lavoratori che si spaccano la schiena tutti i giorni e ci fanno sentire criminali». Acquappesa Trasporti «Promesse non mantenute» di ANTONIO LOCANTO ACQUAPPESA - La sommossa dei “Forconi” raggiunge anche la Statale 18. Risale alle 12.30 di ieri il rallentamento messo in atto dagli autotrasportatori tirrenici nei principali snodi di questa fondamentale arteria costiera. Anche a paola la città è nel caos per il timore della fine dei carburanti. Pompe prese d'assalto. Salvatore Fabrizio Longo, titolare di una ditta di trasporto su gomma sul Tirreno cosentino è uno dei più attivi sostenitori della necessità della protesta, ci tiene a dichiarare: «Malgrado le promesse che ci erano state fatte, il cosiddetto “tavolo di concertazione” non ha dato i frutti sperati. L’accisa sui carburanti rimane comunque alta e la nostra richiesta di un gasolio “professionale”, con un costo di massima di un euro al litro non è stata ascoltata. Il “tavolo tecnico” inoltre aveva garantito i costi minimi ed i pagamenti in massimo 60 giorni. I fatti hanno smentito quello che è stato detto, e la nostra categoria, malgrado la movimentazione delle merci sia in Italia all’80% su gomma è, oggi più che mai, sempre meno garantita». Un altro noto imprenditore dei trasporti su gomma locali, Antonio Barone, presente con i suoi mezzi alla protesta ad Acquappesa , rincara la dose: «Abbiamo effettuato rallentamenti e non blocchi per non penalizzare gli altri lavoratori, ma il caro-gasolio, l’aumento di irpef e autostrade del 30% non ci lasciano scelta. Gli sgravi fiscali proposti dal governo interessano le nuove assunzioni, e le vecchie? Le vecchie ci costano oggi un 30% in più. Così non si favorisce nè l’impresa e nè l’occupazione». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Tirreno Martedì 24 gennaio 2012 32 Martedì 24 gennaio 2012 Ufficio di corrispondenza: via Virgillo, 3 - 88046 Lamezia Terme - Tel. e Fax 0968/201015 E-mail: [email protected] Manifestazione sul luogo del delitto e in Municipio. Consegnate anche 20 borse di studio Vent’anni per non dimenticare Iniziativa del Coisp in ricordo dell’uccisione di Aversa e della moglie di LINA LATELLI NUCUFERO «Intransigenza e rifiuto ad ogni compromesso» sono le coordinate fondamentali evidenziate nel profilo di Salvatore Aversa, tracciato nel corso dell’ iniziativa, promossa dal Coisp (sindacato indipendente di polizia), per ricordare il sovrintendente di polizia, barbaramente assassinato dalla criminalità organizzata, insieme alla moglie Lucia Precenzano, il 4 gennaio 1992. La manifestazione è iniziata in via dei Campioni, dove si verificò il fatto di sangue e dove è stata deposta una corona di alloro, ed è proseguita nella sala comunale intitolata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I lavori si sono aperti con l’ascolto dell’ inno nazionale e con il saluto del segretario aggiunto Coisp Calabria Vincenzo Albanese, alla presenza dei figli degli scomparsi Walter, Paolo e Giulia, autorità, parlamentari, forze dell’ ordine e numerosissimi cittadini. Molti sono stati gli interventi in questa particolare circostanza che non ha rappresentato esclusivamente un momento commemorativo, ma un momento di riflessione su ciò che accadde 20 anni fa con l’ intento di dare un segnale soprattutto ai giovani bisognosi di punti di riferimento e di validi esempi affinché intraprendano un percorso di miglioramento per il futuro all’ insegna della legalità, del coraggio e della dignità e con l’ auspicio che simili fatti non accadano più. Ed è proprio questo lo scopo che il Coisp ha inteso perseguire supportandolo con 20 borse di studio che sono state consegnate direttamente da Walter, Paolo e Giulia Aversa ai figli di poliziotti, con un'aliquota riservata agli orfani. L’ iniziativa è stata molto apprezza- ta dal questore di Catanzaro Vincenzo Roca, il quale ha definito Aversa un servitore dello Stato esemplare ed ha aggiunto che ogni giorno altri poliziotti compiono il proprio dovere sacrificando la propria vita ma «sono eroi senza volto perché non sono conosciuti». Aversa è rimasto impresso nella memoria perché non solo ligio al proprio dovere ma anche perché «è stato il primo a fare una mappa della criminalità organizzata del lametino e noi abbiamo bisogno di modelli». Quella di Aversa - ha detto la parlamentare Doris Lo Moro - «è una storia che ha cambiato la città» anche se «nella città la chiarezza non si è mai fatta» perché «la vera malattia è l’ ipocrisia diffusa in Calabria ». Il momento, non circoscritto ai ricordi, ha suscitato una profonda riflessione su possibili soluzioni relative alla difficile situazione della Calabria dove è diffusa la criminalità organizzata che, secondo il vicesegretario nazionale dell'Udc Mario Tassone, «non può essere affidata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine». Per l’ onorevole Italo Bocchino, «l’ esempio dei figli di Aversa, che scelgono di servire lo Stato e le borse di studio, con l’ obiettivo di educare alla legalità, sono una vittoria dello Stato stesso». Molto significativi gli interventi che hanno animato l’iniziativa tra cui quello del sindaco Gianni Speranza, dell’assessore provinciale Roberto Costanzo, del consigliere comunale del Fli Francesco Grandinetti, del vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia Luigi De Sena, del rappresentante della Confagricoltura Rocco Mazza, del responsabile dell’Ansa Calabria Filippo Veltri, del segretario generale Coisp Franco Maccari che ha chiuso i lavori. VITA DI PARTITO Socialisti «La sfida del 2012 rimane l’unità» Presenti i figli e molti esponenti istituzionali La consegna delle borse di studio. In alto: i figli di Aversa: Giulia, Paolo e Walter Aspre critiche ai moderati dal partito del sindaco Speranza Comune, Sel bacchetta l’Udc SEL CONTRO UDC. Volano gli stracci dentro all’amministrazione comunale guidata dal sindaco, Gianni Speranza. Gli esponenti del partito del sindaco, infatti, dopo le accuse dei moderati passano subito al contrattacco: «Risultati zero? - si chiedono dal partito di Vendola - E che cosa sono stati allora lo spostamento del mercato del mercoledì che bloccava la città atteso da 25 anni, il sottopasso di via Berlinguer al posto di una strettoia che da 30 anni condizionava il traffico, le decine di km di fogne (al posto deipozzi neri), dimarciapiedi e illuminazione pubblica, la messa in sicurezza di via del Progresso dove fino a tre anni fa si moriva, la nuova biblioteca e il nuovo museo archeologico con la relativa ristrutturazione dei palazzi Nicotera e san Domenico, il restauro dei palazzi Panariti e Blasco adibiti a centri di cultura, la costruzione del nuovo Politeama a Sambiase (il locale era destinato ad una inutile sala conferenze), la ristrutturazione di piazza Botticelli, di piazza Mercato con l’indotto di crescita delle attività circostanti, di piazza Italia, la valorizzazione del sito archeologico dell’Abbazia Benedettina, quella del Castello con il cinema estivo, l’avvio della costruzio- Gianni Speranza ne di un lungomare atteso da mezzo secolo, la costruzione di due parchi la cui gestione-manutenzione di recente è stata messa a bando, il grande potenziamento della raccolta rifiuti porta a porta estesa ad un terzo della popolazione, caso unico nelle città mediograndi della regione?». Una lunga elencazione di opere e cose realizzate e per Sel una levata di scudi per il sindaco: «Piuttosto - affermano infatti - ci saremmo aspettati dalla Regione una maggiore attenzione alla nostra città e un maggiore impegno. Grave è stata la debolezza della regione nel difendere i fondi Fas europei destinabili alla città, che purtroppo sono fuggiti altrove. Per il resto il bollettino meteo-politico degli interventi dell’ente per Lamezia segna una serie di ‘non pervenuto’. Impegni regionali per la questione rom: non pervenuto. Impegni per le demolizioni delle case abusive: non pervenuto. Impegno per salvare il Demofest: non pervenuto, anzi si è assegnato alla città di Catanzaro un contributo per far sì che il capoluogo potesse far fronte alle spese. Impegno per il Natale e Capodanno: non pervenuto, mentre a Catanzaro giungevano 100 mila euro sonanti. Impegno per i trasporti urbani: non pervenuto, la regione ci dà un terzo di quello che dà a Catanzaro e a Cosenza e dieci volte di meno che a Reggio, comuni con una superficie molto più piccola. Impegno per il Trauma Center, già previsto nelle legislature passate per Lamezia e disatteso dall’attuale (magari per Cosenza): non pervenuto. Su tutto questo Talarico e l’Udc non hanno battuto ciglio». Per Sel: «Questi sono i termini reali della questione, non le ridicole dissertazioni udiccine che incolpano il sindaco per il commercio in crisi, i talenti fuori sede, la disoccupazione. Manca solo che si addebitino a Speranza anche la crisi finanziaria e il disastro della Concordia». GIRO DI CRONACA Donna si lancia dal balcone di ALESSANDRO SIRIANNI SOVERIA MANNELLI – Si lancia dal balcone della sua abitazione e resta ferita. Erano circa le sette della mattina quando il motore dell’elisoccorso ha svegliato la città. L’ambulanza aveva già portato sull’elisuperficie B.A. di settantanove anni, da poco dimessa dall’ospedale, quando nella sua abitazione nelle prime ore della mattina si è alzata dal letto dirigendosi verso il balcone e senza nessuna esitazione si è lasciata cadere nel vuoto. Subito soccorsa è stata immediatamente trasportata presso il nosocomio di Cosenza nel reparto di neurologia per ricevere le cure del caso. La prognosi resta riservata. Nulla ha potuto V.V., il marito ultrasettantenne per fermare il gesto, tranne che raggiungerla sul selciato e chiamare cercare soccorso chiedendo anche l’aiuto dei carabinieri della locale compagnia, prontamente intervenuti. Ladonna presentava escoriazionie da poco era stata dimessa dell’ospedale dove era stata in cura per svariati malanni. IL PARTITO dell’Unità socialista programma la propria attività politica per il 2012. Nei locali di via Piave, infatti, sede regionale si è riunito il Comitato Cittadino del partito per affrontare le questioni urgenti presenti nella città, che vanno affrontate e decise con determinazione. All’incontro hanno partecipato il segretario del comitato cittadino Francesco Sgro i componenti del comitato alcompleto, ipresidenti delle associazione sociali, rappresentanti delle organizzazioni sindacali. All’iniziativa è intervenuto il segretario regionale Tonino Leone. Alla fine del confronto è stato stilato un documento indicando le priorità politico-amministrativo. «Il 2012 - hanno affermato i dirigenti socialisti dovrà essere l’anno delle realizzazione e delle risposte ai problemi dello sviluppo e del lavoro, del rilancio del ruolo regionale della città, delle risposte alle emergenze presenti nel territorio». Poi, uno sguardo sulla città: «L’approvazione del Piano Strutturale e del Piano Spiaggia costituiscono le precondizione per pensare alla valorizzazione del territorio ed aprire un confronto aperto sulle risorse finanziarie necessarie sia con l’esecutivo Regionale che con il Governo». Secondo i socialisti: «Va considerato positivo l’avvio delle procedure di gara per la realizzazione dei 20 alloggi rimodulati sui 28 preventivati, che si concluderà il 9 febbraio. Seguendo il percorso deciso nella sede dell’Aterp a Catanzaro tra il Partito e le associazioni sociale verrà promosso l’incontro a Lamezia con L’Amministrazione comunale per stabilire tempi e modi per disincagliare un miliardo di euro fermo alla Regione da investire per il completamento degli alloggi popolari in località Savutano». Il rinnovamento della politica per i Socialisti e la coesione sociale , così come il rilanciodel ruolodei partiti «non si realizza mettendo in campo finti rinnovatori o con cambi di casacca: i conservatori di ieri non hanno la credibilità e la coerenza per indossare i panni di novelli rinnovatori oggi». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Lamezia 21 Martedì 24 gennaio 2012 REDAZIONE: corso V. Emanuele III, 58 - Vibo Valentia - Tel. 0963/471595- Fax 472059 -E-mail: [email protected] La Cooper Poro sempre più martoriata dai danneggiamenti della criminalità Solidarietà Scia costante di attentati La condanna della Cna e del sindaco di Rombiolo Navarra Preoccupazione dopo gli spari al portone della casa di Vito Antonio Pata di GIANLUCA PRESTIA AVRANNO quasi perso il conto degli attentati subiti. Tanti, troppi in neanche due anni. Più o meno gravi; più o meno eclatanti. Ma certamente, nel primo come nelsecondo caso, preoccupanti e mortificanti sotto l'aspetto psicologico. Una scia che di danneggiamenti ed avvertimenti mafiosi che l'altra notte (come riportato nell'edizione di ieri nelle pagine regionali del Quotidiano) ha visto allungarsi la lista con l'esplosione di almeno due colpi di fucile, probabilmente caricato a pallettoni, all'indirizzo del portone dell'abitazione di Vito Antonio Pata, presidente di quella Cooper Poro Edile che con fatica e dedizione dei suoi soci, è diventata una realtà importante nel panorama produttivo vibonese e non. L'episodio criminoso si è verificato la mattina di domenica scorsa, intorno alle 4.00 nella frazione Moladi del comune di Rombiolo. A quell'ora l'uomo stava, ovviamente, dormendo insieme ai suoi familiari ma è stato svegliato dal forte ed improvviso rumore dei colpi. Immediata la chiamata ai carabinieri della vicina stazione guidata dal maresciallo Carmine Pica che hanno repertato le cartucce rivenute sul posto ed analizzato i danni riscontrati anche sugli infissi e nella scala interna della casa, e ascoltato le testimonianze dell'uomo. Al momento, in merito al movente, gli investigatori della Benemerita, coordinati dalla Procura vibonese, non scartano alcuna ipotesi anche a se quella che fa riferimento proprio all'attività lavorativa di Pata sembrerebbe essere quella privilegiata. La mano inquietante del racket, quindi, dietro questo ennesimo attentato che, lo ricordiamo, è solo uno dei tanti. Lo scorso anno, tanto per citarne alcuni, era stato preso di mira il cantiere della Chiesa parrocchiale di Spilinga, gestito dalla stessa coop, mentre stessa sorte hanno subito altri cantieri di Mileto e di Vibo dove l'impresa era impegnata nella restaurazione e costruzione di Chiese. Il 24 settembre del 2010 due episodi nella stessa notte: Mario Stefano Pata, attuale vice presidente della Cooperativa, trova davanti al portone di casa a Vibo una busta con all'interno una testa mozzata di capretto, ancora grondante sangue. A poca distanza era stata rinvenuta una bottiglia contenente liquido infiammabile davanti al cantiere per la realizzazione della chiesa parrocchiale “Regina Pacis” nei pressi del Parco urbano sito nel popoloso quartiere di Moderata Durant. Il 28 giugno dello scorso anno a Vallelonga malviventi avevano esploso in pieno giorno sette colpi di pistola contro la cabina di un mezzo di trasporto dell'impresa edile che stava eseguendo dei lavori, per conto del parroco, riguardanti la sistemazione di una cappella. In quel momento gli operai e il geometra Stefano Pata si trovavano all'interno del cimitero. Da lì avevano udito in rapida successione i colpi di arma da fuoco e giunti sul posto avevano constatato che il mezzo perdeva del liquido dalla parte anteriore del motore e presentava alcuni fori. Appena una settimana dopo, precisamente il 5 luglio, un'altra intimidazione, sempre a Vallelonga: i “soliti ignoti” nella notte avevano, infatti, rubato tutti i ponteggi e gli attrezzi di lavoro posti nel piccolo cantiere creando un danno di diverse migliaia di euro. Davanti all'ennesimo atto intimidatorio, il presidente della società Pata aveva manifestato al prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, che l'aveva convocato, tutti i problemi, tra cui quello legato ad alcuni lavori dell'Aterp e la sua Una realtà nata nel 1978 a Rombiolo La sede della Cooper Poro Edile a Rombiolo. In basso il portone dell’abitazione di Vito Antonio Pata preoccupazione nonché il disappunto per una situazione che, di fatto, sta mettendo in ginocchio non solo la sua azienda ma l'intero mercato. La Cooper Poro Edile nasce nel 1978. Essa, che all'inizio contava 50 soci, è nata dalla scommessa di giovani e di precari del settore edile che, a dispetto di diffidenze e scetticismi, hanno deciso di investire su se stessi, sfidando anche il contesto sociale ed economico locale, molto spesso viziato da modi di fare impresa poco trasparenti. Naturalmente non sono mancate le difficoltà e le avversità che caratterizzano l'inizio e il man- tenimento di ogni impresa, ma i soci fondatori sono riusciti a guidare l'azienda fino ad oggi, facendo i conti con una sequela di atti intimidatori che, tuttavia, non ne hanno mai pregiudicato l'attività. Una bella realtà, quindi, in questa martoriata terra di Calabria. SOLIDARIETA’ al presidente della Cooper Poro Edile, ragioniere Antonio Pata, sono giunti dalla Cna (Associazione Provinciale di Vibo Valentia). «Gli attentati che sistanno succedendo - di legge in un comunicato stampa - negli ultimi tempi sono sempre più numerosi e mettono a dura prova la pazienza degli imprenditori che giustamente vogliono e pretendono che lo Stato dia risposte assicurando alla giustizia gli esecutori di questi misfatti. La nostra comunità ha l’esigenza continua la nota dell’associazione direttada Giovanni Cugliari - di liberarsi dalla piaga della criminalità, per far questo è necessario che tutti insieme forze dell’ordine, ma- Giovanni Cugliari gistratura, imprese, associazioni di categoria, società e cittadini, creino un fronte comune forte e compatto che consenta di intraprendere il cammino della legalità che favorisca la ripresa dell’economia e dell’occupazione del nostro territorio». Vicinanza all’imprenditore è stata espressa anche dal primo cittadino di Rombiolo Giuseppe Navarra. «Stigmatizziamo con forza - ha affermato quanto avvenutoe ribadiamo il nostro convinto sostegno ad una impresa, la Cooper Poro Edile, che rappresenta una delle realtà produttive più importanti del nostro comune e dell’intero comprensorio del Poro. L’auspicio è che le forze dell’ordine possano al più presto assicurare alla giustizia gli autori dell’insano gesto». n. c. PARLA LA VITTIMA di NICOLA COSTANZO UNA scia di intimidazioni che sembrano non avere mai fine. La Cooper Poro Edile, una realtà imprenditoriale pulita, dà fastidio. Non si capisce il perchè. Fatto sta che è praticamente diventata l’obiettivo privilegiato di una criminalità che colpendo quest’azienda ha inferto un colpo tremendo anche ad un territorio già penalizzato da una crisi economica imperante e devastante. Ci troviamo, per lla seconda volta, a riflettere sull’ennesimo atto intimidatorio che ha interessato la sfera personale e familiare di soci della Cooper Po.Ro. Edile S.c. di Rombiolo. Nel settembre dello scorso anno è stata recapitata, nel cortile di casa del vice presidente Stefano Pata, una testa di capra mozzata. Adesso sono stati esplosi due colpi d’arma da fuoco contro il portone condominiale dell’abitazio- «Chiediamo sostegno alle istituzioni» L’appello del presidente della Cooper Poro e la sua testimonianza ne del presidente Vito Antonio Pata. Il diretto interessato, sentito telefonicamente, ha dichiarato: «Non che noi non fossimo, purtroppo, abituati a questi vili atti, subiti abbondantemente nel corso della ultratrentennale vita aziendale. Tuttavia, con quest’ultimo evento le attenzione riservate dalla criminalità hanno subito una grave impennata perché oltre ad interessare la sfera personale e familiare dei soci si è voluto rimarcare la violenza con l’uso delle armi». Insomma, la criminalità non ha più remore. Non ha scrupoli nel minare la tranquillità di una famiglia onesta e perbene». «Cerchiamo in questo difficile contesto economico e sociale, spesso avaro di soddisfazioni, ma ricco, purtroppo, di problemi e difficoltà di ogni genere, di tenere fuori da tutto questo le famiglie, preservare per quanto possibile la serenità della propria casa. Per questi episodi - ha aggiunto l’imprenditore - siamo amareggiati e sconfortati perché ci deconcentrano dagli impegni necessari per affrontare la crisi che sta attanagliando particolarmente il settore delle costruzioni. C’è il rischio concreto della stessa sopravvivenza delle imprese per la difficoltà di acquisizione di nuove commesse e per la grave difficoltà di ottenere i pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Ciò nonostante, «abbiamo la responsabilità sociale di perseguire la missione per cui la cooperativa è stata costituita: quella del miglioramento economico e sociale dei soci-lavoratori attraverso il mantenimento del posto di lavoro, creando “buona occupazione”, sotto il profilo economico, della sicurezza e soprattutto nella legalità». Per questo, il presidente Pata ha chiesto agli organi istituzionali, all’organizzazione nazionale e locale di categoria, alle forze sane della società civile, «il loro sostegno, consapevoli che così facendo ci saranno la possibilità di contribuire, molto modestamente, allo sviluppo economico e sociale della nostra comunità». Vito Antonio Pata E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Vibo 9 MARTEDÌ 24 gennaio 2012 D A L P O L L I N O calabria A L L O ora S T R E T T O Il medico Quartucci: «La perizia su Pelle? Come da manuale» Il titolare della clinica “Villa degli oleandri”: «Ho agito secondo scienza e coscienza» COSENZA Guglielmo Quartucci si difende. Il medico cosentino accusato di aver favorito la scarcerazione del boss Giuseppe Pelle, è stato interrogato ieri a Palmi nell’ambito dell’inchiesta che lo vede sotto accusa per falsità ideologica aggravata dalla mafiosità. Il professionista, infatti, è titolare della clinica “Villa degli Oleandri” di Mendicino (Cs) che, secondo la Dda, era diventata un ricovero per ’ndranghetisti finti depressi. Davanti al gip, però, Quartucci ha respinto con fermezza ogni accusa, sostenendo di aver redatto le proprie perizie sempre secondo «scienza e coscienza». Sostenuto dai suoi legali Marcello Manna e Filippo Cinnante, Quartucci ha poi evidenziato come i suoi referti fossero ispirati a precedenti valutazioni espresse da periti del Tribunale e di consulenti di parte. E a tal proposito, ha presentato una copiosa documentazione a conferma del suo dichiarato. C’è poi uno degli episodi ritenuti incriminanti, ovvero l’aggravamento della depressione di Pelle che gli inquirenti giudicano inventato di sana pianta. Nulla di tutto questo per il manager di Villa degli Oleandri, che si è giustificato spiegando di aver agito «come da manuale». Nei testi scientifici, infatti, eventi luttuosi quali la morte di un genitore, sono indicati come una delle principali cause di peggioramento della patologia de- pressiva. Nessuna perizia falsa, insomma, anche perché a suo dire i rapporti con Gambazza non sarebbero mai stati di natura personale, ma limitati solamente agli incontri avuti in occasione delle visite mediche da lui effettuate. Secondo gli inquirenti, però, Quartucci avrebbe aiutato anche un poliziotto, Andrea Conforti, in precedenza arre- Da sin., Guglielmo Quartucci e i suoi legali Marcello Manna e Filippo Cinnante stato per il tentato omicidio della moglie. L’uomo sarebbe poi tornato in libertà grazie alla perizia redatta dal medico cosentino su mandato del difensore di Conforti, l’avvocato Francesco Cornicello, pure lui indagato per quei fatti e attualmente detenuto ai domiciliari. Sul punto, c’è un’intercettazione ritenuta sospetta in cui Quartucci e Cornicello sembrano concordare uno scambio alla pari: una perizia compiacente per il poliziotto, in cambio dell’interessamento del legale con l’assessore Pino Gentile, per sbloccare dei finanziamenti regionali destinati alla clinica di Mendicino. Anche qui, però, Quartucci ha offerto una spiegazione di tipo diametralmente opposto. Già diagnosi false E sui boss finti depressi Orlando scrive a Pisanu REGGIO CALABRIA Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori ed i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha reso noto di aver scritto al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, circa l’uso «spregiudicato di diagnosi e terapie al fine di agevolare i mafiosi». «È compito della Commissione che presiedo - afferma Orlando - di acquisire ogni utile elemento di conoscenza e valutazione e, altresì, segnalare a chi di competenza, per eventuale seguito, anomalie che producono effetti negativi sul funzionamento e sui costi del servizio sanitario nazionale e che determinano condizioni ambientali, funzionali e organizzative incompatibili con la regolarità di tutela del diritto alla salute». Orlando ha fatto sapere inoltre di aver inviato anche una «missiva al presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, sollecitandolo ad inviare alla Commissione errori sanitari, una relazione sulle eventuali iniziative di competenza intraprese, in particolare su eventuali provvedimenti cautelari o sanzionatori adottati». Prosegue la nota del presidente della Commissione sugli errosi sanitari: «Secondo quanto emerso da intercettazioni ambientali e reso noto da organi di stampa, nell’ambito dell’operazione “Ippocrate”, condotta dai carabinieri del Ros del Comando provinciale di Reggio Calabria, due medici ed un avvocato sono stati arrestati con l’accusa di falsità ideologica commessa nelle vesti di pubblico ufficiale e con l’aggravante delle finalità mafiose». «Avrebbero prodotto - conclude la nota - false certificazioni mediche finalizzate a far uscire di carcere boss della ’ndrangheta detenuti, dando vita a quello che il gip ha definito come “bacato reticolo di rapporti”». nell’intercettazione, infatti, l’uomo sostiene di aver detto chiaramente a Cornicello come il suo cliente fosse «lucido» e per niente «squinternato». Niente trucchi, dunque, ma solo una valutazione clinica pertinente alle reali condizioni di salute di Conforti. Il presunto scambio di favori, inoltre, sarebbe stato in realtà una boutade. Cornicello, infatti, è un ex consigliere comunale di un piccolo comune della provincia cosentina (Mandatoriccio, ndr). «Se le mie intenzioni fossero state serie non mi sarei certo rivolto a lui», ha chiosato Quartucci, prima che il giudice dichiarasse concluso il colloquio. A interrogarlo, però, non è stato il gip firmatario dell’ordinanza che, per ora, lo trattiene in carcere. Si è proceduto per rogatoria alla presenza di un altro giudice, ragion per cui Manna e Cinnante non hanno avanzato alcuna richiesta di scarcerazione o attenuazione della misura cautelare. Entrambi, però, annunciano già ricorso al Tribunale della libertà. MARCO CRIBARI [email protected] processo “epilogo” REGGIO CALABRIA Una famiglia divisa in due ma con una testa unitaria. È così che il tenente colonnello Gianluca Vitagliano ha definito la cosca Serraino nel processo “Epilogo” che si sta tenendo con il rito ordinario. Ieri in aula bunker l’ufficiale dell’Arma, che ha comandato il Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale reggino fino a pochi mesi fa, ha iniziato a spiegare una delle due informative inviate alla Procura della Repubblica e che il pm della Direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Lombardo, ha utilizzato per la sua indagine. I carabinieri ritengono di avere individuato le mansioni dei In aula sodali e alcuha parlato ni comportamenti che riil tenente conducono colonnello alle dinamiVitagliano che associative soprattutto, ha spiegato il colonnello Vitagliano, in due occasioni. L’una luttuosa, cioè il funerale di Domenico (conosciuto come Mico) Serraino, e l’altra gioiosa quale fu il matrimonio di Ivan Valentino Nava (ammesso al rito abbreviato). In queste occasioni sono stati assegnati gli incarichi nell’associazione ed è indicativa, secondo l’accusa, anche la scelta degli invitati al matrimonio. Il collaboratore di giustizia Vittorio Giuseppe Fregona ha fornito indicazioni agli inquirenti sull’appartenenza del cognato Antonino Pirrello all’associazione ma- «Serraino, un clan diviso in due ma dipendente da un’unica testa» fiosa, indicando che era stato «imposto» proprio al matrimonio di Nava. Secondo quanto accertato dai carabinieri, i gruppi dei Serraino sono due. Uno è chiamato anche “della montagna” di cui facevano parte i fratelli Francesco, Domenico, Demetrio e Paolo (detenuto). Dopo la morte di Mi- co Serraino, un ruolo di primo piano sarebbe stato assunto dal figlio Alessandro insieme ad altri. Il secondo gruppo invece è quello che farebbe capo ad Antonino Nicolò, che ha sposato Giuseppa Serraino. Nel dicembre 2009 i carabinieri della Stazione di Cataforio inviarono al Nucleo investigativo di Reggio Cala- bria una nota in cui lo indicavano come il referente della cosca a intascare i proventi delle estorsioni e anche l’attentato al bar dello Sport sarebbe riconducibile a lui. Oltre ad Alessandro Serraino, in posizione dominante nell’associazione criminale, altro personaggio di rilievo secondo gli inquirenti è Fabio Giardiniere, indicato dall’ex comandante del Nucleo investigativo Gianluca Vitagliano come un gradino sotto allo stesso Serraino. D’altra parte si tratta del genero del vecchio boss Mico Serraino. Ancora sotto ci sarebbe Maurizio Cortese, che «prende gli ordini da Giardiniere ed è sovraposto rispetto ai ragazzi» dice l’ufficiale delI carabinieri l’Arma. I verritengono di tici del grupaver individuato po, soprattutto quando le mansioni il boss era in dei sodali vita, facevano molta attenzione a non esporsi con gesti sconsiderati poiché «tante volte da uno schiaffo può succedere una guerra» cita Cortese, ricordando che Giardiniere era stato ripreso in questo senso dal suocero Mico Serraino. Hanno scelto il processo ordinario Alessandro Serraino, Demetrio Serraino, Antonino Alati, Maurizio Cortese, Fabio Antonio Giardiniere, Giovanni Siclari, Francesco Tomasello. Altri 14 sono invece in abbreviato. Per loro il pm ha già chiesto condanne pesanti. a. i. 14 MARTEDÌ 24 gennaio 2012 calabria ora R E G G I O «Non sono riuscito a salvarla» Omicidio Gattuso, il marito accusato racconta la sua versione «La macchina puzzava di benzina». Giovanni Iaria, in carcere perché accusato di aver ucciso la moglie Francesca Gattuso simulando un incidente stradale, ieri in udienza ha aggiunto un elemento inedito alla ricostruzione della vicenda. La Fiat Punto sulla quale sarebbe avvenuto l’incidente era compromessa ma non lo aveva mai detto. Un tentativo di alibi? «Nessuno me lo aveva mai chiesto» ha precisato. Iaria si è sottoposto alle domande del pm Francesco Tripodi e della parte civile rappresentata dall’avvocato Cozzupoli, poi al controesame degli avvocati Abate e Bellantoni, fornendo la sua versione dei fatti. Mentre, la sera del 15 maggio 2010, scendeva dall’Aspromonte insieme alla moglie, l’uomo ha raccontato di essersi trovato dietro un mezzo sopraggiunto a forte velocità nonostante stessero percorrendo una strada di montagna. All’insistenza di voler passare, segnalata con i fari abbaglianti, Iaria si sarebbe spostato sul lato sinistro lasciandogli spazio. Nonostante ciò però la Fiat Punto sarebbe stata tamponata finendo in bilico su un dirupo. L’uomo, che era al posto di guida, ha riferito di aver perso i sensi dopo aver battuto la testa. E’ stata la moglie a farlo rinvenire, preoccupata dalle fiamme che stavano avvolgendo l’auto. Lui, secondo il suo racconto, si sarebbe allora preoccupato di mettere in salvo se stesso e Francesca Gattuso ma gli sportel- li dell’auto non si aprivano. Allora avrebbe calmato la moglie suggerendole di spostarsi sul sedile posteriore per uscire dal lunotto. Qui arrivano le incongruenze del racconto. La prima è che Iaria, sollecitato dalla presidente della Corte d’Assise Kate Tassone, non è stato in grado di dire da dove arrivassero le fiamme, nonostante abbia raccontato che il suo giubbotto aveva preso fuoco. E poi non ha saputo spiegare perché è uscito dal lunotto e non ha provato a uscire dagli sportelli laterali, come la logica avrebbe richiamato. L’imputato ha proseguito il suo racconto sostenendo di essere uscito lui per primo dal lunotto dell’auto e di aver afferrato la moglie dalle braccia per farla passare a sua volta. Una donna minuta, non molto alta, che sarebbe passata con poche difficoltà se -come ha riferito il marito- non fosse arrivata una vampata di fuoco che lo ha costretto a mollare la presa mentre l’auto scivolava nel dirupo. A terra, sul luogo dell’incidente, sono stati trovati l’orologio della vittima e bottoni. Oltre a una macchia di sangue. Iaria ha ammesso di aver sfilato l’orologio, ma sembra quasi incredibile che ci sia riuscito se non è riuscito invece a trattenere la moglie. Ha anche detto di non essersi accorto della macchia ematica, dovuta forse –ha riferito- al fatto che anche lui si è ferito uscendo dal lunotto. Altro elemento strano è la richiesta di soccorso alla casa di Leandro Siclari, distante un km circa, che lui conosceva. I due sono andati prima sul luogo dell’incidente, poi dal fratello di Iaria e poi ancora in ospedale. Solo allora sono stati allertati i soccorsi, su un «impegno» che aveva preso il fratello di Iaria visto che lui era senza cellulare e che anche Siclari lo aveva dimenticato a casa. Questa è la versione di Giovanni Iaria sulla tragica fine di Francesca Gattuso. La Procura è invece convinta che l’abbia uccisa e poi spinta con l’auto nel dirupo. Iaria ha inoltre lanciato una pesante accusa sulla testimonianza della figlia, minorenne, nella precedente udienza. «Sembrava istruita sulle risposte da dare» ha ipotizzato. Smentendo che tra lui e la moglie vi fossero mai stati litigi o problemi. ANNALIA INCORONATO [email protected] La storia di Bentivoglio Presentato il volume dell’imprenditore reggino “Colpito” Il messaggio pubblico è uno degli strumenti contro la criminalità. Questo è l’insegnamento del libro di Daniela Pellicanò, “Colpito – La vera storia di Tiberio Bentivoglio”, che è stato presentato alla sede della “Piccola Opera” dall’associazione Libera alla presenza di tante autorità. «Lo Stato invita a denunciare ma poi non fornisce gli strumenti per difendersi – ha spiegato Pellicanò –. I finanziamenti promessi arrivano dopo anni, ma intanto l’azienda non va avanti, non può rifornirsi di merci da rivendere, i creditori pignorano, qualcuno fa causa. Il libro parla di questo, vuole denunciare le minacce dei mafiosi e l’isolamento dello Stato. Ho riportato il diario degli avvenimenti in modo dettagliato, gli attentati, il rischio chiusura, dro, Salvatore D’Amico. «Se fossero tanti gli imprenl’indagine in corso. C’è anche un capitolo dedicato a Libera, ditori che denunciano il pizzo, che ha creduto nel libro da allora il potere criminale subirebbe un duro colpo – ha agpubblicarlo». Insieme all’opera, che nes- giunto Mimmo Nasone – Parsun editore ha osato stampare, lare di Tiberio mi suscita molta emozione, è allegato un dvd molto «Purtroppo chi un uomo che ha resistito particolare, mi ha sparato per tanti anni, un documenper la famitario di Pieralle spalle glia, per i regvincenzo Canon ha ancora gini». Durannale sulla siun nome» te l’incontro tuazione a ha espresso il Reggio, in una città dove il 90% dei nego- proprio entusiasmo per il libro zi del Corso Garibaldi è espo- anche Giuseppe Baldessarro, sto al pizzo, come ha denun- giornalista che ha subito pure ciato Mimmo Nasone, refe- lui le minacce esplicite per aver rente di Libera Reggio. Ma c’è raccontato i fatti così come stachi resiste e racconta: oltre a vano. «Come spiegare alla faTiberio Bentivoglio, anche Ste- miglia cosa significa questo? fania Gurnari, Filippo Coglian- Diventa faticoso continuare a subire, sono logiche che si perpetuano nel tempo». Infine tanti applausi hanno accompagnato il discorso di Tiberio, un uomo comune che ha fatto della normalità un atto di eroismo. Un ringraziamento lo ha rivolto al pubblico, agli amici presenti in massa nel corso della serata, ai rappresentanti delle istituzioni che lo hanno sostenuto, agli uomini della scorta per la riservatezza, la professionalità, il coraggio. «Quello che mi dispiace è che, purtroppo, colui che mi ha sparato alle spalle non ha ancora un nome. Mi rattrista vedere i mafiosi ancora in giro per la città, a ogni angolo delle strade». A moderare l’incontro è stato Mario Nasone, per la Piccola Opera. Marco Comandè Tenta di sottrarre la pistola al poliziotto Gli operatori delle volanti erano intervenute per un litigio in via Nazionale a Pellaro Tenta di sottrarre la pistola a un poliziotto della squadra volante che era intervenuto per sedare una lite e viene arrestato. Il tentativo è stato neutralizzato dall’operatore della Polizia di Stato grazie alla sua prontezza. Il fatto trae origine da una chiamata al 113 per una lite in corso, scaturita da contrasti di natura familiare, in via Nazionale di Pellaro, nel complesso residenziale Polideia. Arrivati sul posto, gli agenti hanno constatato che due persone erano arrivate alle mani e hanno identificato gli individui coinvolti nella lite in R. P. di 54 anni, reggino, e C. C. di 40 anni originario di Catanzaro e residente a Reggio. I poliziotti, più che occuparsi dei due, hanno dovuto fronteggiare la reazione di uno dei familiari presenti che per due volte, sentendosi forte dall’arrivo del figlio, si è scagliato contro un poliziotto. Alla seconda aggressione ha tentato di sottrarre all’operatore la pistola d’ordinanza. L’autore è noto agli uffici della questura per precedenti in ma- teria di stupefacenti, per rapina, contrabbando e altro. E’ stato quindi immobilizzato e portato in questura. Dopo una notte trascorsa nella camera di sicurezza di corso Garibaldi, è stato portato davanti al giudice per un processo per direttissima. Altro intervento recente delle volanti si è reso necessario in un b&b della città. I poliziotti sono intervenuti nella struttura, nella notte tra sabato e domenica, dove era scoppiata una lite per una donna. riferimenti Scardinato il cancello «Forse non è casuale» È stato trovato scardinato, ieri mattina, il cancello d’ingresso alla sede del coordinamento nazionale antimafia Riferimenti. Lo rende noto la presidente Adriana Musella. Sul posto è intervenuta subito una volante della Polizia e gli investigatori della scientifica. Al momento non si conosce la matrice del gesto. E’ stata fatta anche l’ipotesi di un cedimento improvviso, che però non convince i rappresentanti dell’associazione. «È da rilevare –si legge in una nota del coordinamento- che proprio venerdì scorso è stata fatta, in quella sede, una conferenza stampa di forte denuncia dalla presidente Adriana Musella». La rappresentante di Riferimenti lamentava il mancato controllo degli enti locali sui beni confiscati e rivendicava la rassegnazione di un appartamento assegnato alla Cri ma mai utilizzato, vicino alla sede di Riferimenti. «Fatto è che sabato, quando l’associazione è stata chiusa, la porta funzionava benissimo e in tutti questi anni non ha mai dato segni di cedimento», precisa la nota del coordinamento antimafia. «Si ripropone per l’associazione –prosegue- l’annoso problema della mancanza di telecamere in loco. La richiesta più volte sollecitata sia dall’associazione che dalla questura, nonché deliberata dal comitato per l’ordine e la sicurezza, in tre anni, non è mai stata evasa, trovando il silenzio e l’immobilismo del Comune». sfratto al cedir Vecchio e Arena “difendono” la polizia Politica e amministrazione comunale divisa sullo sfratto dell’ufficio personale della Polizia di Stato al Cedir. Alla notizia dell’intimazione di lasciare liberi i locali, con un atto firmato dal dirigente del settore Contratti e appalti, c’è stata una levata di scudi sulla questione, con posizioni più o meno condivise dalla maggioranza. Alla nota del Siulp, nella quale il segretario provinciale Francesco Caracciolo lamentava la richiesta appresa dalla questura ipotizzando sulla vicenda una minimizzazione dei vertici comunali, è seguita una presa di posizione ufficiale del presidente del consiglio Seby Vecchio. Si tratta di «una decisione che deve essere necessariamente rivista, in attesa che il Comparto venga dislocato a Santa Caterina, se tagli devono esser fatti – ha dichiarato Vecchio - si inizi da ciò che è superfluo e non si vada a colpire un comparto come la Polizia di Stato che in quella zona del Cedir, punto nevralgico, ha sempre operato e continua ad operare con grande professionalità». Infatti la ragione della richiesta di lasciare il locale del Cedir sarebbe stato motivato dal dirigente con le ristrettezze economiche in cui palazzo San Giorgio deve far quadrare i conti. Anche il sindaco, su questo argomento, ha voluto precisare il suo pensiero, affermando che «sicurezza e legalità sono due aspetti prioritari per il nostro territorio e conseguentemente l’amministrazione intende salvaguardare e, ove possibile, incrementare, la presenza delle forze dell’ordine». Se il problema è da individuare nelle risorse, aggiunge Arena, nonostante si stia vivendo un periodo di estrema difficoltà e carenza di risorse «che colpisce da un lato i comuni e dall’altro tutti i ministeri, compreso quello degli Interni, sono convinto invece che le risorse di quest’ultimo andrebbero, se non incrementate, perlomeno mantenute, considerate le forti ricadute in termini di legalità e presidio del territorio specie nelle zone a più alto rischio come il Meridione. 24 MARTEDÌ 24 gennaio 2012 calabria ora P I A N A delitto ferrentino PALMI Ha rigettato l’accusa di tentato omicidio, Giuseppe Silvano, uno dei due laureanesi accusati del ferimento di Angelo Ferrentino. L’uomo, che si era costitutito ai carabinieri la scorsa settimana, è stato interrogato in carcere dal giudice per le indagini preliminari Fulvio Accurso, accompagnato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Gregorio Ceravolo. Secondo quanto appreso alla fine dell’interrogatorio, pare che Silvano abbia negato di avere agi- PALMI Lo spartiacque nella nuova faida di Barritteri era stato l’omicidio di Giovanni Bruzzise, detto “Spannavento”, boss dell’omonima famiglia della piccola frazione di Seminara. Come un vortice, quel delitto avrebbe tirato dentro anche la famiglia Gallico, sospettata dai figli del morto ammazzato di avere appoggiato quell’omicidio. E di quei sospetti, Carmelo e Vincenzo Bruzzise, non ne avrebbero fatto mistero neanche con il boss ergastolano Giuseppe Gallico, incrociato per caso all’interno del carcere di Palmi all’inizio dell’agosto 2006. Di tutto ciò, e della presunta risposta armata del clan Gallico, ha relazionato nell’udienza di ieri del processo “Cosa mia”, il sovrintendente della polizia maximiliano Orrico, alla sua terza apparizione consecutiva davanti alla Corte d’assise di Palmi. I punto di partenza della sua testimonianza, sono sempre le intercettazioni carcerarie a cui erano stati sottoposti i membri del clan palmese dei Gallico, soprattutto i due boss ergastolani Giuseppe e Domenico. Intercettazioni che, di fatto, hanno dato avvio, all’operazione della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro la cosca palmese e i clan di Barritteri. Le indagini, per altro, si intrecciano in maniera inequivocabile (sostengono gli inquirenti) con alcuni omicidi compiuti nella piccola frazione di Seminara, delitti che hanno riaperto la faida a Barritteri dopo quasi due decenni calma «Non abbiamo sparato per uccidere» Silvano risponde al gip e rigetta l’accusa di tentato omicidio aggravato to insieme al fratello Maurizio (ancora latitante) con l’intento di uccidere l’operaio di Stelletanone, frazione di Laurena di Borrello, ma di essersi presentati davanti alla vittima solo per chiarire e di essere stati da questi aggrediti. Solo in un secondo momento, vale a dire durante la colluttazio- ne, il più giovane dei fratelli Silvano, Maurizio, avrebbe sparato contro Ferrentinoper difendersi, ma non per ucciderlo. La prova di quanto sostenuto, secondo Giuseppe Silvano, risiederebbe nel fatto che Ferrentino è stato colpito solo alle gambe e che se avessero voluto ucciderlo lo avrebbero potuto fare.Il delit- to per cui è stato arrestato Silvano risale all’inizio di aprile dello scorso anno, data in cui, dopo un litigio tra Giuseppe Silvano e il figlio della vittima, Ferrentino e i due fratelli arrivarono a confrontarsi armati, con l’operaio 49enne che rimase ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco. fral Il tribunale di Palmi Il delitto “Spannavento” e la risposta dei Gallico “Cosa mia”, Orrico relaziona sulla faida di Barritteri NUOVA FAIDA Da sinistra Antonio Surace, Domenico Gaglioti, Antonino Gallico e Salvatore Morgante apparente. Interrogato dai sostituto procuratori Roberto Di Palma e Giovanni Musarò, Orrico ha ripercorso alcune conversazioni tenute in carcere soprattutto da Giuseppe Gallico con i suoi parenti più stretti. In quelle conversazioni il boss comunicava ai familiari che i fratelli Bruzzise erano convinti che, a uccidere Spannavento, fossero stati i fratelli Salvatore e Filippo Morgante, parenti dei Gallico, e della necessità di «prendere provvedimenti» per evitare che i Morgante potessero subire ritorsioni. Giuseppe Gallico parlava di quei «provvedimenti» da prendere con la moglie Lucia Morgante e il figlio Antonino, il 30 novembre 2006. Poco meno di una settimana dopo, il 5 dicembre, codeva sotto i colpi dei sicari Antonio Surace, mentre dieci giorni dopo, a essere ucciso era Domenico Gaglioti. Entrambi, secondo l’impostazione accusatoria, erano legati ai Bruzzise, tutti e due per la procura, sarebbero stati ammazzati su indicazione di Giuseppe Gallico e il tramire della Morgante. Per la Dda nel primo caso a sparare furono Antonino Gallico e Salvatore Morgante, mentre Gaglioti sarebbe stato ucciso solo da Morgante. Anche i due fratelli Bruzzise ancora a piede libero, dovevano morire, ma i due si diedero al- la latitanza volontaria scampando così ai presunti propositi omicidiari dei Gallico. La scelta di Giuseppe Gallico, per la procura, sarebbe stata avallata anche dal fratello Domenico, che chiese alla sorella Teresa, però, di agire quasi in modo “chirurgico”, per fare rimanere la faida circoscritta a Barritteri e evitare che gli omicidi toccassero Palmi. FRANCESCO ALTOMONTE [email protected] la visita Il console russo al porto Korotkov: «Impressionato da struttura e organizzazione» Il ministro Straordinario e plenipotenziario console generale di Russia a Palermo Vladimir Korotkov ha fatto visita ieri al porto di Gioia Tauro. L’incontro è stato inserito all’interno di una serie di visite istituzionali che il console ha avviato in Calabria, facendo tappa nelle varie città regionali e incontrando i rappresentanti istituzionali. Nel primo pomeriggio, prima di effettuare un tour guidato all’interno dell’area portuale, ha incontrato i vertici dell'Autorità portuale. Al suo arrivo è stato accolto dal segretario generale Salvatore Silvestri che ha fatto gli onori di casa. La visita, dai toni informali, si è tenuta, in prima battuta, nel terrazzo della palazzina, sede dell'Autorità portuale, al fine di offrire al diplomatico russo una posizione di panoramica visibilità dell'intera area portuale e dei suoi dintorni. Quale segno di benvenuto, Silvestri ha donato a Korotkov il crest dell'Autorità portuale. Nel suo discorso di accoglienza, Silvestri ha illustrato la storia del porto e descritto le attività dello scalo, che è il primo porto italiano di transhipment all'interno dei circuiti internazionali del Mediterraneo. Il console Korotkov ha ringraziato i vertici del- l'Autorità portuale per l'accoglienza ricevuta: «La visione e la conoscenza di questa infrastruttura portuale mi ha piacevolmente impressionato – ha detto – perché noto un’ottima organizzazione interna. A tale proposito, tenendo conto del volume degli scambi commerciali tra i nostri Paesi, che nel 2011 hanno registrato una crescita del 30% rispetto al 2010, si può ben sperare in una maggiore cooperazione. Trasmetterò le informazioni ricevute alle istituzioni russe con l’obiettivo di favorire, in uno spirito di fattiva collaborazione, un aumento degli scambi commerciali tra i nostri CRONACA Seminara, scoperto un bunker “freddo” I carabinieri della stazione di Seminara, che hanno operato insieme ai colleghi dello squadrone eliportato Cacciatori Calabria, nel corso di un servizio finalizzato alla cattura di latitanti nella Piana di Gioia Tauro, hanno rinvenuto un covo “freddo”, cioè non adoperato da tempo all’interno di una abitazione a Seminara. Secondo quanto appreso dai militari dell’Arma, il piccolo bunker sarebbe stato rinvenuto durante una perquisizione posta in essere nell’abitazione di proprietà D. C., 35 anni, attualmente utilizzata, però, da A. Z.,A. Z., e B. Z.. Il covo in disuso, era posto sotto il pavimento della cucina, delle dimensioni di un metro di altezza per un metro di larghezza e un metro di profondità. L’accesso al locale era fornito da un chiavistello per la chiusura dall’interno, garantito mediante una botola delle dimensioni di 50x50, a sua volta occultata da mattonelle dello stesso colore della cucina. r. p. Polistena, auto incendiata A Polistena, ignoti nel corso della notte hanno incendiato l’autovettura Peugeot 106, di proprietà L. B., giovane di 28 anni. Il mezzo, secondo quanto appreso nella giornata di ieri, era parcheggiato nei pressi dell’abitazione dell’uomo. Sul fatto indagno i carabinieri della stazione di Polistena. r. p. Oppido, rubate armi in una casa CORTESIA Silvestri e Korotkov Paesi». Il diplomatico russo e' giunto a Gioia Tauro accompagnato da Salvatore Federico, Console onorario di Ucraina per la Calabria e da Giuseppe Pedà, vice presidente nazionale dei Giovani di Confcommercio. [email protected] Sfruttando l’assenza del proprietario di casa, a Oppido Mamertina, ignoti si sono introdotti all’interno dell’abitazione di proprietà R. B., di 58 anni, ed hanno rubato alcune armi. Secondo quanto comunicato dai militari dell’Arma, si tratta di una pistola Beretta calibro 7,65 completa con 50 cartucce; tre fucile e 80 cartucce. r. p. 26 MARTEDÌ 24 gennaio 2012 calabria ora P I A N A Migranti, la Regione si difende Torchia replica alla Cgil sulla visita di Riccardi: «Presenti in Prefettura» ROSARNO Nessuna sottovalutazione della problematica migranti a Rosarno da parte della Regione. E’ questa, in stretta sintesi, la replica del sottosegretario alla Protezione Civile regionale Franco Torchia al pesantissimo attacco a mezzo stampa mosso dalla Cgil Piana. Dopo la nota in cui il segretario comprensoriale Nino Calogero denunciava l’assenza della Regione, e in particolare del governatore Scopelliti, durante la visita del ministro Riccardi a Rosarno. Torchia, in questo senso, si difende ricordando la sua presenza in Prefettura a Reggio a fianco di Riccardi e, più in generale, rivendicando l’impegno della Regione nella pratica migranti. «La Cgil ha perso un’altra occasione per tacere. Gli attacchi del sindacato di sinistra al Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti continuano su tutti i fronti» tuona Torchia, che non contento si lascia andare di seguito a commenti decisamente poco “istituzionali”: «Parlare solo per dare fiato alla voce- prosegue la nota- non fa bene alla propria salute. Sarebbe opportuno che prima di dire delle fesserie ci si informasse su come stanno le cose. Bastava leggere i giornali per sapere che il Presidente Scopelliti ha delegato il sottoscritto a presenziare alle varie riunioni che si sono svolte in prefettura sul caso Rosarno. Ciò è avvenuto anche in occasione della riunione della settimana scorsa con il ministro Riccardi il quale, in una conferenza stampa, ha ringraziato la Protezione civile per quello che sta facendo. Quello che ha fatto e sta facendo la Regione per la situazione di Rosarno - ha proseguito Torchia - lo abbiamo più volte rappresentato e lo sanno bene le popolazioni della Piana, tutti gli enti che hanno partecipato al tavolo dell’emergenza ed ovviamente anche lo stesso sindaco Tripodi che certo non può lamentare l’assen- za delle istituzioni. Sulla questione dei fondi regionali al comune, ad esempio, per capire bastava assumere notizie presso la tesoreria comunale. Su Rosarno – ha concluso il sottosegretario - il nostro impegno continua in modo costante. Mi chiedo invece cosa stia facendo realmente la Cgil per quei lavoratori». Proseguono, nel frattempo, i lavori per la predisposizione del nuovo campo migranti da ben 288 posti (48 tendoni da sei posti l’uno) che sorgerà nella seconda area industriale, nel territorio comunale di San Ferdinando. Attualmente, si sta procedendo in particolare alla recinzione e alle opere di urbanizzazione. I lavori dovrebbero completarsi entro mercoledì o giovedì, quindi dovrebbero arrivare i successivi atti per consetire l’inresso dei migranti. Quel che è certo, come dimostra anche l’ultima polemica tra Cgil e Regione, è che la questione migranti nella Piana continuerà a far discutere ancora per molto. FRANCESCO RUSSO [email protected] POLEMICA da sinistra Franco Torchia e Nino Calogero PALMI PALMI Un forum sul programma Dopo gli incontri della scorsa settimana, infruttuosi finora, che hanno visto partiti ed associazioni del centro sinistra riunirsi più e più volte per cercare di stilare il documento di coalizione, ieri sera è toccato agli associati di “Palmi la Nuova dovrebbe prendere forma, e che Agorà” ritrovarsi insieme, per di- parte da un assunto importante: il scutere di un progetto che l’associa- cittadino alla base ed al centro della politica. Diverse le zione intende proposte avanzate dai portare avanti, Secondo tanti associati, i pronon si sa ancora l’associazione motori della “primase dentro o fuori vera palmese”, basata la coalizione. confronto da sulla partecipazione “Palmi la Nuova anteporre attiva. Secondo quanAgorà” ha preso alle primarie to trapelato poco priparte alle passate ma della riunione, riunioni della maxi coalizione, differenziandosi da al- proposta base è stata quella di dar cuni soggetti per idee e proposte. vita ad una piattaforma che non imTema della tavola rotonda di ieri è ponga alcunché ai cittadini, ma che stato un progetto che piano piano li renda autori del programma di La linea di Agorà per la partecipazione attiva dei cittadini PALMI/2 coalizione. Un programma che essi stessi contribuiranno a stilare. Insomma, una politica nuova, attiva e soprattutto interattiva, che consentirà ai palmesi che lo vorranno di scegliere, almeno in parte, il proprio destino. Una simile proposta è venuta fuori proprio nella scorsa settimana, durante uno dei summit di coalizione, quando si parlava appunto di istituire dei forum per favorire la partecipazione attiva della cittadinanza. Proposta accolta un po’ da tutti i partiti presenti all’incontro, i quali però, a differenza di “Agorà”, ANOIA L’auspicio di Trimboli: «Ripartire dai giovani» PALMI «In politica largo ai giovani». Lo aveva detto nei giorni scorsi l’ex Fli Girolamo Lazoppina, lo ripete oggi Aldo Trimboli, presidente di “Spazio libero”. Giovani e soprattutto nuovi volti che la politica palmese non ha mai conosciuto finora, ma che hanno esperienza e capacità, in grado di cambiare finalmente la città. Una nota diramata dall’ex consigliere Aldo Trimboli rimarca proprio l’importanza, se non la necessità, del nuovo in politica. «Solo attraverso l’impegno diretto ed incondizionato di soggetti nuovi e possibilmente giovani, si può dare vita alla sana iniziativa politica, lontana dalle incallite ostilità ed intrecci soliti della società palmese», scrive Trimboli. Gli altri, quelli che hanno ormai i «capelli bianchi» per- Aldo Trimboli ché in politica da anni, sono invitati «opportunamente a fare dieci passi indietro per dare un taglio netto con la “prima repubblica” palmese». Il futuro di Palmi, dunque, deve necessariamente passare dai giovani, i veri promotori ed artefici del rinnovamento. vi. mi. hanno posto al centro di tutto le elezioni primarie. «Le primarie innanzitutto, poi viene il resto», è stato il commento di Pd e “In alto a sinistra”, avallato da Sel e accettato ma non pienamente dagli associati di “Agorà”. «Non siamo contrari alle elezioni primarie ma prima vorremmo discutere del programma e passare dopo alla scelta del candidato», aveva detto l’ex sindaco di Palmi Nino Parisi in un’intervista. Sapremo meglio oggi cos’altro ha prodotto l’incontro di ieri sera. VIVIANA MINASI [email protected] CINQUEFRONDI Palermo passa al Pdl Maggioranza in bilico Rinascita sferza Galimi: opposizione intermittente La maggioranza di Anoia perde un altro pezzo. Angelo Palermo lascia il gruppo consiliare di maggioranza “Gabbiano” per aderire al gruppo Pdl, guidato da Vincenzo Bitonti. Le motivazioni lo stesso Palermo (foto) le rende pubbliche attraverso una nota. «Non si è dato inizio allo svolgimento del programma elettorale – scrive il consigliere Non si provvede per la mensa scolastica, manca il dialogo nel gruppo, non ci sono riunioni di maggioranza per discutere dei punti elencati in programma». A questo punto i numeri del sindaco Antonio Ceravolo dipenderanno dal sostegno del gruppo misto in consiglio. Non è questo l’unico grattacapo in municipio ad Anoia. I consiglieri di minoranza Salvatore Auddino, Alessandro Demarzo, Giuseppe Fuda e Giuseppe Marafioti hanno chiesto un consiglio comunale straordinario, alla ricerca di chiarezza dopo che il responsabile dell’ufficio Tecnico comunale Pasquale Bellantoni ha inviato una lettera-denuncia al responsabile dell’ufficio Tributi del comune, accusandolo di comportamento ostruzionistico nei riguardi dell’Ente, di danno erariale che si sta provocando a causa del ritardo della stesura del ruolo Ici e del comportamento vessatorio nei suoi riguardi. Gli stessi consiglieri di minoranza si dicono «meravigliati», perché «è notoria a tutti la serietà del responsabile dell’area Economica ed il suo grande senso di responsabilità», e «si augurano che dall’indagine giudiziaria si possa fare chiarezza su una vicenda che ha provocato e provoca sconcerto e tensione». (Mauro Nastri) “Cinquefrondi è un paese depresso, e forse per questo più facile da governare”. L’altra sera Michele Conia, all’assemblea pubblica per i due anni di Rinascita, ha usato pochi cenni per ribadire la pessima considerazione del suo gruppo verso la giunta Cascarano. Ha poi sferzato l’opposizione “intermittente” di Galimi (“Se c’è da diventare presidente della comunità montana o di Piana Ambiente, ci si astiene in consiglio comunale”). Quindi si è speso soprattutto nel riepilogare i tratti genetici di Rinascita. A uso di chi, soprattutto nel Partito democratico, “si ostina a non capire e vorrebbe portarci indietro di trent’anni”, accusa Conia. Poco prima Fausto Cordiano, una vita Pd e incerto se entrare o no nel movimento, ridice critiche note: “Siete chiusi ai partiti del centrosinistra”. Conia sbotta: “Secondo alcuni mi dimostrerei aperto solo se andassi a parlare con quei tre-quattro che stanno in piazza e si sentono i detentori della politica. Il loro unico interesse è chi deve fare il sindaco”. Per Rinascita è tutto qui l’equivoco che i suoi detrattori continuano ad alimentare. Le adesioni al gruppo di cittadini qualsiasi conterebbero meno di apparentamenti con partiti o loro frange. Anche il consigliere provinciale Giuseppe Longo scrive il suo no alle vecchie burocrazie partitiche: “Se saremo chiamati a governare Cinquefrondi, dobbiamo essere certi di poterlo fare in modo trasparente, serio e responsabile. Questo obiettivo non potrà essere raggiunto insieme a chi ha portato il paese allo stato attuale”. Angelo Siciliano 31 MARTEDÌ 24 gennaio 2012 calabria CETRARO - SAN LUCIDO - AMANTEA - BELMONTE La rabbia di Muto: «Tavola? Mi fa schifo» COSENZA Il cetrarese: odio la droga e non possiedo alcun clan» CETRARO Il cetrarese Franco Muto, da sempre considerato il capo dell’omonima Cosca, oggi, ha deciso di rompere il silenzio per chiarire una questione molto delicata che lo interessa da molto vicino. Si tratta, in buona sostanza, dell’arresto effettuato dalla squadra di Polizia giudiziaria del Commissariato di Paola, nella persona del dirigente Raffaella Pugliese, avvenuto in data 21 gennaio 2012, e che ha interessato tale Aldo Tavola, 60 anni di Cetraro. Stando alle accuse, l’uomo, sebbene fosse sottoposto ad una misura cautelare restrittiva della libertà personale per reati di spaccio di sostanze stupefacenti, continuava indisturbato nella propria azione criminosa profittando in modo specifico dell’ora di libertà concessa dal giudice di sorveglianza dalle ore 09.00 alle ore 10.30 di ogni giorno. Pertanto, al fine di sottrarsi ai controlli delle forze di Polizia, nelle adiacenze dell’abitazione si era ricavato dei nascondigli che utilizzava quali depositi. Depositi individuati dai poliziotti ed all’interno dei quali sono stati rinvenuti grammi 22 di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonchè di un panetto di gr. 8,5 di mannitolo utilizzato per il taglio della stessa sostanza. Ebbene, sull’arresto di Tavola nulla da eccepire. Ciò che, però, ha sollevato l’ira Franco Muto del presunto boss cetrarese è stato il fatto di aver collegato il predetto Tavola alla sua persona. Ecco perchè Franco Muto ha voluto evidenziare con forza come «io schifo Aldo Tavola e schifo quello che fa». E, ancora: «Ho sempre odiato la droga, fin da bambino, quindi non potrei mai aver avuto nulla a che fare con il soggetto in questione». Senza contare il fatto che, così come rimarcato dallo stesso Muto, «io non ho un clan e non appartengo a nessuna cosca». Ma, ritornando al caso Tavola, un altro motivo del perchè Muto lo odia così tanto, e che confermerebbe la totale estranei- SAN LUCIDO/AMANTEA “Acqualeone A” pericolosa Una maestra in ospedale Tanto tuonò che piovve. Ieri mattina, una mestra di Amantea, L.M., in servizio presso il plesso di Acqualeone A, per salvare un alunno corso in strada, è inciampata in una buca andando così a cadere rovinosamente a terra. La donna è stata trasportata al Pronto soccorso di Paola dove gli sono state diagnosticate delle ferite al coccige. La pericolosità del plesso, lo ricordiamo, era stato denunciato dai genitori di Acqualeone B alle autorità competenti. Il pullmino, infatti, per fare salire/scendere gli scolari deve fermarsi al centro di una strada provinciale ed in prossimità di un crocevia. Ieri mattina, intorno alle ore 13.30, proprio nel mentre il pullmino stava aspettando i ragazzi, e la mestra L.M. li stava aiutando ad attraversare la strada, per salvarne uno, si è fatta male. A questo punto v’è da chidersi: Il plesso è assicurato, considerando che il provveditorato lo ha catalogato come chiuso? Chi si assumerà le responsabilità di questo incidente? E se il bimbo fosse finoto sotto la macchina? Sarebbe proprio il caso, a questo punto, che anche i genitori di Acqualeone A prendessero più a cuore l’incolumità dei propri fi- tà del soggetto non solo al clan quanto alla vita diretta del presunto boss, è da ricercare nella vicenda accaduta all’incirca una decina di anni addietro, allorquando, il Tavola era detenuto presso la Casa circondariale di Cosenza, nello stessoperiodo in cui era detenuto anche il figlio di Franco Muto, Luigi. Ebbene, Tavola, per come riportato negli atti dell’epoca, aveva denunciato Luigi Muto alle autorità dicendo che aveva nascosto in cella, all’interno di un giornale, una cospicua somma di denaro che doveva consegnare al direttore del carcere affinché gli concedesse delle licenze (tra l’altro mai accordate). Una storia, questa, che portò all’arresto non solo del direttore del carcere ma anche di un graduato dell’Arma. Solo diversi anni dopo la vertà emerse in tutta la sua volgarità e Tavola, dopo il rinvio a giudizio, venne condannato a due anni di carcere per calunnia, mentre il direttore del carcere e il graduato dell’Arma vennero assolti. Aldo Tavola, in pratica, aveva osato toccare ciò che un padre ha di più caro a questo mondo: i figli, e Muto non lo ha mai perdonato. Ecco il perchè di tanto odio tra i due. Un motivo in più, questo, per ritenere il soggetto lontano dalla cosca Muto o, comunque, dalla famiglia Muto (Franco in primis). Bomba esplode davanti la casa di Franco La Rupa PAOLA (CS) Inquietante allarme bomba, nella tarda serata di ieri, nei confronti dell'ex consigliere regionale e sindaco di Amantea Franco La Rupa. Una improvvisa deflagrazione nella località Colongi ha fatto tornare i residenti indietro nel tempo di qualche anno, quando le esplosioni serali erano quasi all’ordine del giorno. Immediato l’allarme presso la Compagnia carabinieri di Paola, comandata dal capitano Luca Acquotti e, simultaneamente, al distaccamento dei Vigili del Fuoco di Paola. Una volta giunti sul posto, i militari hanno potuto appurare che l’esplosione si era verificata all’interno della casa estiva di Franco La Rupa. Subito avvertito dell’accaduto, l’ex consigliere regionale si è precipitato sul posto. Qua, unitamente ai carabinieri, ed in attesa dell’arrivo dei pompieri, dislocati altrove per altri gravi fatti incendiari, è stata avviata una prima ricognizione. Nell’immediatezza del fatto, e stante l’assenza di incendi, è stata subito esclusa la fuga di gas o, comunque, l’esplosione dovuta a corto circuito di qualsiasi elettrodomestico. Considerando, però, l’avvenuta distruzione degli infissi del- Franco La Rupa l’abitazione l’ipotesi più accreditata è stata quella del lancio di una bomba carta. Le ricerche di elementi utili ad appurare la verità, soprattutto all’esterno dei locali, è stata resa molto difficoltosa dal buio. La casa dell’ex sindaco amanteano, infatti, si trova in una zona piuttosto isolata (alle spalle del Tirrenian hotel e della ss 18), frequentata solo d’estate. Ad ogni modo, per ogni ulteriore sviluppo del caso, si dovrà attendere questa mattina. Lo ribadiamo, la prima ipotesi è stata quella di una bomba carta, ma all’esito delle opportune verifiche, non si esclude che la verità possa rivelarsi legata a qualche altro elemento ben lontano da fatti criminosi. (s. s.) Due interrogazioni da Pellegrino per fare luce su alcune vicende Situazioni strane si stanno verificando da qualche tempo in seno al Comune di Belmonte Calabro e, più specificatamente, nel settore dei lavori pubblici. Stranezze che hanno spinto il consigliere di minoranza e capogruppo del gruppo “Uniti per Cambiare”, gli. Intanto, sempre nella giornata di ieri, i carabinieri di San Lucido, al fine di fare chiarezza sulla scuola, hanno convocato in caserma il sindaco, Antonio Staffa e il dirigente scolastico. Fermo restando che, fino ad oggi, gli alunni di Acqualeone B non sanno ancora dove andare. Ieri, infatti, il dirigente scolastico ha fatto rilevare di non aver acnora ricevuto alcun documento per il trasferimento dei ragazzi al Centro. Il sindaco, dal canto suo, ha promesso che entro qualche giorno provvederà al trasferimento di banchi e registri. Resterebbe da risolvere solo il problema della capienza alunni: 21 per ogni classe, in una, però, ci sono 23 alunni. I due in più che faranno? s. s. l’intimidazione Anomalie sui lavori pubblici BELMONTE CALABRO Il sindaco Antonio Staffa STEFANIA SAPIENZA [email protected] ora Giancarlo Pellegrino, a presentare due distinte interrogazioni consiliari al sindaco, Francesco Bruno. La prima ha a che fare con i lavori di completamento del mercato comunale nella località Marina, la seconda l’allaccio del metano alla scuola elementare Marina e scuola media in località Serra. Nel primo caso, dalle indiscrezioni trapelate, sembrerebbe che, su cinque ditte interessate all’appalto, quattro sarebbero state invitate con documento scritto, un’altra, invece, sarebbe stata invitata telefonicamente ma non avendo risposto è stata esclusa. Da qui la richiesta di chiarimenti da parte di Pellegrino che nell’interrogazione do- FUSCALDO Giovani dello scudo crociato allo Skimeeting con Russo Nel corso dello Skimeeting 2012 – la festa sulla neve dell’Udc - ospitato a Lorica, in Sila, i Giovani dello Scudocrociato del tirreno hanno presenziato, numerosi, alle varie tavole rotonde che hanno visto, proprio le nuove generazioni, protagoniste di incontri e di dibattiti, alla presenza dei massimi esponenti nazionali e regionali del Partito, da Casini a Cesa, da Occhiuto a Trematerra. All’interno dell’evento, un importante ruolo è stato svolto dal coordinatore dei Giovani Udc di Paola, Giovanni Folino, anche e soprattutto nella sua veste di responsabile re- gionale della comunicazione del giovanile del Partito. A testimoniare l’impegno e la professionalità dello stesso Folino, nel corso dei lavori della kermesse, la presenza di Davide Russo (nella foto), portavoce del segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa. «Lo Skimeeting svoltosi nell’affascinante scenario di Lorica ha rappresentato l’ennesima dimostrazione della dedizione, della concretezza, della responsabilità e dell’unione del gruppo regionale e provinciale dei Giovani Udc», le parole di Folino. s. s. manda: «Se le ditte elencate nella determina n.474 del 01.12.2011, sono state regolarmente invitate mediante procedura di legge; se alla data odierna le stesse hanno fatto pervenire offerta economica; l’elenco delle ditte partecipanti; la data dell’espletamento della procedura di gara. Una storia a parte meritano i lavori per il metano. Qua, sembrerebbe che la ditta avesse iniziato a lavorare senza, però, che l’ufficio tecnico comunale ne fosse a conoscenza. Ecco perchè, Pellegrino ha chiesto: «Con pretesa di risposta scritta prevista dall’art. 20 del regolamento comunale, al fine di conoscere: La ditta appaltatrice dei lavori già iniziati ed in itinere; ogni adempimento per legge redatti dal tecnico comunale in merito al predetto lavoro; gli eventuali preventivi prodotti; la data di inizio dei lavori; le cause che hanno determinato l’interruzione del servizio di riscaldamento della scuola elementare della frazione marina, con gravi conseguenze per i piccoli scolari, in un periodo caratterizzato da temperature rigide, per la durata di ben quattro giorni e conseguenti giuste e sacrosante rimostranze dei genitori; se dell’accaduto è stato informato il responsabile del settore». s. s. MARTEDÌ 24 gennaio 2012 PAGINA 23 l’ora di Lamezia Redazione: Tel. 0961 702056 Fax 0961 480161 Mail [email protected] GUARDIE MEDICHE EMERGENZE Carabinieri 112 (Compagnia Polizia di Stato Commissariato PS Vigili del Fuoco Distaccamento VV.FF. Guardia di Finanza Guardie Ecozoofile Associazione Anti-racket Polizia Municipale «Una storia esemplare». Così la parlamentare del Pd, Doris Lo Moro, ieri mattina nel corso della manifestazione organizzata dal Coisp per la consegna di ventisei borse di studio ad altrettanti figli di poliziotti intitolate a Salvatore Aversa e Lucia Precenzano. Una manifestazione toccante nel corso della quale è stata effettuata una riflessione a 360 gradi su ciò che questo duplice omicidio ha rappresentato per la città al punto che Lamezia, ancora oggi, nonostante siano passati venti anni da quel terribile 2 gennaio 1992, è stretta attorno ai tre figli dei coniugi Aversa (Walter, Paolo e Giulia) che, presenti ieri all’iniziativa, sono apparsi particolarmente commossi per questo particolare ricordo che ex colleghi del sovrintendente ogni anno fanno in sua memoria. «Quello che è sconvolgente – ha proseguito Lo Moro - è che nel 2002 il Comune è stato sciolto nuovamente per mafia. Il che significa che la chiarezza non è stata mai praticata. In una società in cui si parla di antiracket e poi non c'é una denuncia di estorsione – ha fatto notare subito dopo significa che la società civile deve svegliarsi e dire no all'ipocrisia diffusa». Quindi, ha evidenziato che l’ultimo consiglio comunale aperto per ricordare Aversa e la moglie si è svolto quando lei rivestiva la carica di primo cittadino. Affermazioni, le sue, riprese subito dopo dal parlamentare di Fli Italo Bocchino secondo il quale «Aversa è stato ucciso perché sul lavoro era intransigente e particolarmente ligio al dovere. Un atteggiamento che non tutti hanno, in ogni settore della nostra società. Il problema da debellare è l'enorme area grigia che fa finta di non vedere». Precedentemente, però, a puntare il dito su ciò che ha rappresentato il dopo omicidio Aversa è stato Filippo Veltri, responsabile della sede Ansa della Calabria che ha fatto notare che «sono state costruite ingiustamente delle carriere e l'ingiusta teoria dell'eroina Rosetta Cerminara. Ma nessuno – ha aggiunto - , tranne alcuni giornalisti e cito per tutti Aldo Varano, ha fatto autocritica». Veltri ha poi parlato dei suoi colloqui con l'avvocato Armando Veneto, difensore di Giuseppe Rizzardi, imputato in un primo momento insieme a Renato Molinaro (in seguito deceduto) del duplice omicidio. «Continuava a ripetere - ha detto Veltri - di non sposare la tesi della supertestimone eroina e che il suo assistito era innocente», invitan- 0968.21010) 113 0968.203211 115 0968.436768 117 0968.431010 329.0566908 0968.22130 Ospedale centr. 0968.2081 Pronto Soccorso 0968 .208962/462860 Ospedale Soveria M. 0968 662210/662222 Emergenza Sanitaria 118 URP/Informazioni 0968.208815/208410 Direzione Aziendale 0968.208704 Centro Prenotazioni 800 006662 Elisoccorso 0968.208838 CINEMA THE SPACE CINEMA BENVENUTI AL NORD SALA 1: 14.15;16.40;19.05;21.30 SALA 2: 15.15; 17.40; 20.05; 22.30 UNDERWORD NO 3D 14.20; 16.20; 18.20; 20.20; 22.20 IMMATURI IL VIAGGIO 14.45; 17.10;19.35; 22.00 L’INCREDIBILE STORIA DI WINTER IL DELFINO 14.30; 17.00 LA TALPA 19.30; 22.25 «La storia esemplare di Salvatore e Lucia» Il Coisp consegna i premi in ricordo degli Aversa RICORDO Durante l’iniziativa promossa dal Coisp diverse le personalità che hanno voluto ricordare i coniugi Averno e il loro impegno per la legalità do a «leggere le carte». Parole, quelle di Veltri, non cadute nel vuoto al punto che il senatore Luigi de Sena, ex vice capo della polizia e Prefetto di Reggio Calabria, nel condividerne la riflessione, ha auspicato che il sistema «impari a fare autocritica, evitando che in futuro si possano avviare certi percorsi» facendo notare nel contempo che spesso «si pretendono atti di eroismo da chi denuncia fatti di criminalità ma poi li si lascia soli». Di «dispiacere per la mancata detenzione dei killer dei coniugi Aversa, due esponenti della criminalità organizzata pugliese, rei confessi e collaboratori di giustizia», invece, ad apertura della manifestazione, alla quale, tra gli altri era presente anche una delegazione del Comune di Curinga guidata dal sindaco, ha parlato il segretario regionale aggiunto del Coisp Vincenzo Albanese, mentre il questore di Catanzaro, Vincenzo Roca, ha fatto ri- ferimento a «tutti quegli eroi senza volto che sono gli agenti che quotidianamente svolgono con impegno e dedizione il loro lavoro ma i cui volti – ha detto – diventano noti solo quando perdono la vita per motivi di servizio». Particolarmente significativa la testimonianza personale di Francesco Grandinetti che ha raccontato di come, lui ragazzino, Aversa avesse deciso di farlo seguire. Era il periodo dei sequestri di persona ed in quel contesto, pochi mesi dopo, il nonno di Grandinetti venne rapito. I saluti della città, poi, sono stati portati dal sindaco, Gianni Speranza, mentre il segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari, nel concludere la manifestazione ha evidenziato che «l'intransigenza di Aversa deve essere la linea di condotta delle categorie che rappresentano i cittadini, siano esse di natura politica, sindacale ed altro ancora. C'é la necessità di dare la scos- sa ad una parte maggioritaria della popolazione silente perché come anestetizzata». Parole, queste, che, in un certo senso hanno fatto il paio con quelle del vice segretario nazionale dell’Udc Mario Tassone secondo il quale c'é «una criminalità che si annida negli uffici e nelle istituzioni e che grazie alla copertura del perbenismo è ancora più pericolosa». Saveria Maria Gigliotti franco maccari C’è la necessità di dare una scossa ad una parte maggioritaria della popolazione silente perché è come anestetizzata associazionismo Verso un nuovo osservatorio per la legalità Valutere la possibilità di dare vita a Lamezia ad un osservatorio delle associazioni sulle legalità. E’ stata questa l’ipotesi al centro di un incontro svoltosi in città su proposta di Cittadinanzattiva al quale hanno preso parte alcune delle Associazioni che operano nel territorio lametino (Cittadinanzattiva, Progetto Sud, Uniter, Fidapa, AmoLamezia, Rotare, Giuseppe Valentino per la Cgil, Caduceo, Associazione insieme, Agisci, Comunità Betania, Masci, Meic). Obiettivo principale dell’osservatorio, «attraverso un rapporto di sussidiarietà», secondo quanto affermano i promotori è quello di mettersi «al fianco di tutte le Istituzioni e con azioni concrete poter finalmente porre in primo piano il rispetto delle regole e del vivere civile». Da qui la sollecitazione rivolta a «tutte le associazioni che non hanno partecipato all’incontro di aderire (contattandoci), in quanto insieme ed in sinergia si lavora meglio per il bene della città». s. m. g.