Lotta al crimine
Vertice dei prefetti a Reggio sulle intimidazioni
subite dagli amministratori pubblici calabresi
Lo Stato apre alla società civile
Il sottosegretario Carlo De Stefano: «Bisogna accrescere la fiducia nelle istituzioni»
| COMMISSIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA |
di DOMENICO GRILLONE
REGGIO CALABRIA - «Maggiore vicinanza dello Stato per un dialogo sempre più costruttivo tra istituzioni e società civile. E’ importante fare accrescere la fiducia nelle istituzioni». Si
presenta così, nella sala degli stemmi
della Prefettura, il sottosegretario al
Ministero dell’Interno, Carlo De Stefano, al termine della riunione dei prefetti e dei responsabili delle forze di Polizia delle provincecalabresi presieduta dallo stesso Sottosegretario. Presenti anche, oltre al prefetto Luigi Varratta ed i suoi colleghi calabresi, Francesco Cirillo, vicecapo di Polizia e direttore centrale della Polizia criminale e
Francesco Gratteri, capo Direzione
anticrimine centrale.
“Una riunione proficua –ha aggiunto De Stefano –perché abbiamo avuto il
modo di analizzare il fenomeno ricorrente ed insidioso delle intimidazioni
nei riguardi degli amministratori
pubblici”. Un fenomeno in aumento,
quest’ultimo, rispetto al calo rilevante
dei reati, registrato negli ultimi tempi.
“Probabilmente – sottolinea De Stefano - gli amministratori pubblici hanno cominciatoa capire che le istituzioni sono
vicine e che lavorano alacremente per il bene comune”.
Si è discusso sulle cause e
sulle matrici degli eventi intimidatori per verificare se
possono essere ricondotte a
strutture organizzate malavitose che utilizzano questo sistema
per farsi avanti e conquistare fette di
territorio”. E l’attività di contrasto, secondo le parole del sottosegretario, è
quella di evitare che ciò si verifichi.
“Un obiettivo che è possibile raggiungere manifestando sempre più la vicinanza delle istituzioni alle realtà locali, a cominciare dagli amministratori
pubblici”. Riguardo i recenti atti intimidatori per il sottosegretario De Stefano “sono così diversificati tra loro
che non possono essere ricondotti alla
stessa matrice”. La riunione è servita
anche a questo: una lucida analisi per
stabilire la provenienza degli atti inti-
Sos imprese e sindaci
di GIOVANNI VERDUCI
Il prefetto Varratta con il sottosegretario De Stefano
midatori. “Non credo ci siano nuove
forme di criminalità o nuovi gruppi organizzati – aggiunge De Stefano rispondendo alle domande dei cronisti –
credo siano gli stessi gruppi criminali
che hanno sempre operato dimostrando di esseresempre presenti utilizzando lo stesso sistema”. Uno degli obiettivi della riunione è stato anche quello di
invitare tutti gli operatori delle forze
dell’Ordine ad esaminare qualsiasi tipo di minacce o intimidazione senza
operare delle sottovalutazioni ma tenendo presente anche quelle
che possono sembrare semplici o banali. “Anche questo
tipo di minacce devono essere
approfondite ed investigate –
dice ancora De Stefano – perché possono poi svilupparsi
elementi utili per le indagini”. Solo una coincidenza le
minacce in Prefettura con la
decisione di inviare la Commissione
d’accesso al Comune. “Al momento la
escludo – ha affermato il prefetto di
Reggio Luigi Varratta – al momento il
Gabinetto della Polizia scientifica sta
operando gli accertamenti ma ritengo
di escludere il nesso tra le due cose”. Diminuiscono i reati in regione ma aumentano le intimidazioni. “Probabilmente - conclude il sottosegretario De
Stefano – ancora c’è molta voglia di
mettere in atto attività delinquenziali
ma esiste anche la consapevolezza che
diventa sempre più difficile farli. Speriamo sia così, voglio essere un po’ottimista ma il trend è proprio questo”.
Il fenomeno
è in costante
aumento
REGGIO CALABRIA - La
commissione regionale contro la ‘ndrangheta riaccende i
motori dopo la pausa natalizia. La prima riunione, che si è
svolta ieri mattina su convocazione del presidente Salvatore Magarò, è stata dedicata
alla programmazione delle
attività per il 2012 e all’audizione di Francesco Cava: il
presidente regionale dell’Ance (l’Associazione nazionale
dei costruttori edili).
La crisi incombe, il settore
edile morde il freno e ne risente l’economia regionale. In
questa situazione le cosche ci
sguazzano, buttando sul piatto denaro il liquido proveniente dai traffici illeciti. Le
aziende edili rischiano il collasso e di finire nelle mani dei
boss. Anche di questo si è discusso durante la riunione di
ieri davanti ai membri della
commissione. Ad oggi, infatti, il credito delle imprese della
filiera edile nei confronti della
pubblica amministrazione è
lievitato a circa due
milioni di euro.
Una situazione
insostenibile per
contrastare la quale i vertici dell’Ance, come ribadito
anche ieri, hanno
proposto al governatore Scopelliti la
regionalizzazione del patto di
stabilità al fine di sbloccare i
pagamenti. «Con la commissione - ha detto Francesco Cava - ci dovrà essere un confronto continuo che porti
all’apertura di un tavolo permanente di confronto».
La legalità, comunque, sarà il filo conduttore di ogni iniziativa dell’Anche che, nel luglio del 2011, ha varato una
modifica dello statuto che prevede la costituzione di parte
civile nei processi che vedono
coinvolte ditte in odore di mafia e l’espulsione degli associatichenon rispettinolenorme e le previsioni anti mafia.
Francesco Cava, poi, ha rilanciato “la proposta per la for-
mazione da parte delle Prefetture di una 'White List' delle
imprese del settore contro le
infiltrazioni mafiose in un
comparto fortemente a rischio.
La commissione, intanto,
sta lavorando al Testo unico
regionale delle norme antimafia e alla promozione di “un
organismo di consultazione
regionale che metta in rete le
migliori esperienze maturate in Calabria dagli enti
istituzionali, dalle
associazioni e dai
gruppi di categoria che operano e
lavorano nel campo delle politiche
di contrasto alla
criminalità e contro l'illegalità diffusa”. La commissione,
quindi, è pronta ad aprirsi
all’esterno per raccogliere, attraverso una campagna di
ascolto, le esperienze di lotta
all’illegalità presenti sul territorio regionale.
“L'ultima e non meno importante traccia di lavoro riguarda un altro fronte di intervento: quello contro le ecomafie”.
La commissione regionale
contro la ‘ndrangheta tornerà a riunirsi a a febbraio. A Palazzo Campanella saranno ricevuti e ascoltati tutti gli amministratori calabresi che sono finiti nel mirino delle cosche.
Ascoltate
le richieste
dell’Ance
Il presidente Salvatore Magarò
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Primo piano 11
Martedì 24 gennaio 2012
BREVI
DALLA GIUNTA
AMBIENTE
NOMINA DI LOMBARDO
Nominata commissione per la Sua
Piano per l’assetto naturalistico
Luisa Latella commissario a Palermo
LA Giunta regionale ha deliberato la nomina del Commissione per la selezione dei componenti il Comitato di
Sorveglianza della Sua (Stazione Unica Appaltante).
Ne fatto parte Giovanni Montera, Mario De Stefano e
Vincenzo Adamo.
SU proposta dell’Assessore all’Ambiente Francesco
Pugliano la Giunta ha preso atto del «Piano di assetto
naturalistico delle riserve naturali regionali del lago
di Tarsia e della foce del Crati». Un piano che era attesa
da tempo.
LUISA Latella, attuale Prefetto di Vibo Valentia, sarà il
commissario straordinario del Comune di Palermo. Lo ha
stabilito il presidente della Regione, Raffaele Lombardo,
su proposta dell’assessore per le Autonomie locali e la
funzione pubblica, Caterina Chinnici.
Cosenza. Sulla depressione: «Ho semplicemente attestato quanto già accertato da altri»
«Non ho favorito il boss Pelle»
Il dottore Quartucci si proclama innocente davanti al gip di Palmi
di ROBERTO GRANDINETTI
COSENZA - Ha risposto a tutte le
domande del gip, professandosi innocente. Si tratta del dottore Guglielmo Quartucci, 58 anni di Celico (Cs), da venerdì mattina in carcere con l’accusa di aver favorito, nella sua qualità di responsabile della
“Villa degli Oleandri”di Mendicino
(Cs), il boss di San Luca Giuseppe
Pelle, alias “Gambazza”. L’operazione di riferimento è la “Reale-Ippocrate”, eseguita dai carabinieri
su direttive della Dda di Reggio Calabria. I fatti contestati a Quartucci
risalgono ale 23 febbraio del 2010,
periodo in cui Pelle era ricoverato
proprio nella sua clinica per una asserita “depressione maggiore con
tratti psicotici”. Nello specifico il
dottore avrebbe attestato falsamente, in un certificato destinato
all’autorità giudiziaria, che la sintomatologia, soprattutto dopo la morte
del padre, si era aggravata. Il tutto,
presuppone la Dda,
per favorire l’attività della cosca Pelle,
operante a Bovalino, San Luca e territori limitrofi. «Gli
accertamenti espletati - ha scritto a tal proposito l’Antimafia reggina - hanno permesso
di accertare che il Pelle utilizzava
una strategia particolarmente
scaltra, “aggiornando” periodicamente la documentazione sanitaria in suo possesso, in modo da poterne disporre con facilità in caso di
arresto, allegandola a una istanza
di scarcerazione per motivi di salute». E secondo l’accusa Quartucci
sarebbe stato una delle pedine del
boss di San Luca per mettere sotto
scacco l’autorità giudiziaria.
Ieri, dunque, l’appuntamento
col gip per il medico di Cosenza.
Quartucci, difeso dagli avvocati cosentini Marcello Manna e Filippo
Cinnante, è stato sentito direttamente nel carcere di Palmi dal giudice Accurso. Ha parlato per un
paio d’ore, precisando i suoi rapporti con Pelle. Ha negato ogni
«Dopo il suo
ricovero
avvisai
i carabinieri»
L’arresto di Guglielmo Quartucci
di arresti domiciliari. Era accusato, l’agente, di aver cercato di uccidere la moglie. E il dottore, su “suggerimento”dell’avvocato, e coindagato, Francesco Cornicello di Mandatoriccio (Cs), si sarebbe attivato
per certificare “il venir meno della
pericolosità sociale” del poliziotto.
Il tutto al fine di convincere l’autorità giudiziaria a rimetterlo in libertà. «Non ho fatto altro - ha detto
Quartucci al gip in merito a questa
vicenda - che attestare quello che
accadeva durante il ricovero».
Al termine dell’interrogatorio la
difesa si è detta soddisfatta e fiduciosa sull’esito delle indagini: «Siamo certi - ha commentato l’avvocato Manna - che la vicenda sarà ridimensionata». La stessa difesa si è
riservata di produrre nuove documentazioni e chiedere la revoca della misura cautelare o la concessione di una misura meno afflittiva.
Per il momento, dunque, Quartucci resta in carcere a Palmi.
Reggio. Stamattina la terna commissariale del Ministero si insedierà ufficialmente
Accesso, la commissione al Comune
Al vaglio il caso Plutino, Multiservizi e miste e le eventuali infiltrazioni mafiose
REGGIO CALABRIA - Arriverà stamani in città e si insedierà ufficialmente la terna commissariale incaricata dal Ministero dell’Interno di verificare se il Comune di Reggio Calabria
sia stato infiltrato dalla mafia.
Ad accertare infiltrazioni e collegamenti eventuali tra la ‘ndrangheta e le
istituzioni ci penseranno il viceprefetto vicario di Venezia, Valerio Valenti, la dirigente della Prefettura di
Catania, Teresa Pace e Michele Donega capitano della Guardia di Finanza.
Al setaccio i “casi” che hanno condotto il Prefetto, Luigi Varratta ad
inoltrare la relazione al Ministero
dell’interno: sui casi “Multiservizi”
(ed il relativo arresto per mafia del direttore operativo della società mista
del Comune, Giuseppe Rechichi), e
L’Autorità di gestione ha preso molti accorgimenti
Blocco dei pagamenti del Por
superati i problemi contestati
CATANZARO – La Commissione Europea - informa una
nota dell’Ufficio Stampa della Giunta – al termine di una
lunga interlocuzione con
l’Autorità di Gestione e l'Autorità di Audit del Por Calabria Fesr 2007/2013, ha disposto la sospensione dei
rimborsi delle domande di
pagamento ad oggi presentate dallaRegione Calabria,fissando il termine di due mesi
dalla notifica della stessa per
adottare idonee misure tese a
superare le criticità nel funzionamento del sistema di gestione e controllo del Programma riferite esclusivamente all’Autorità di Audit.
Le procedure di contestazioni sono iniziate a febbraio dello scorso anno e dalla prima
comunicazione, l’Autorità di
Gestione ha attivato una serie di misure di rafforzamento delle attività di controllo di
primo livello che hanno consentito di raggiungere
un’elevata percentuale di verifiche in loco sulle operazioni finanziate dal Program-
coinvolgimento con la cosca. Relativamente alla depressione di cui
avrebbe sofferto Pelle l’indagato ha
detto di aver semplicemente attestato quello che era stato già accertato da altri prima che il caso del
boss fosse messo alla sua attenzione. Quartucci ha cioè detto che Pelle aveva con sè già una copiosa documentazione che attestava quella
patologia. Relativamente al certificato ha precisato che di aver scritto
di una sintomatologia e non di una
patologia: «Non c’è nulla di falso»,
ha più o meno detto al gip durante
l’interrogatorio. «Anche per me ha aggiunto - era depresso. E comunque quando Pelle è stato ricoverato a “Villa degli Oleandri” ho
avvertitoicarabinieri eundirigente dell’Anticrimine».
Quartucci è indagato anche per
aver attestato il miglioramento delle condizioni di salute di un agente
di polizia, che fu ricoverato sempre
alla clinica di Mendicino in regime
ma, inoltre, ha disposto l’adozione di strumenti di regolamentazione deirapporti coni
beneficiari dei finanziamenti
e aderito all’invito della Commissione di riesaminare le
operazioni c.d. prima fase onde garantirne la piena rispondenza ai criteri di selezione del Programma e pertanto l’effettivo apporto delle
stesse al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo che il
Programma si prefigge».
«Grazie all’intensa attività –
prosegue la nota –posta in essere, nella decisione comunitaria oggi recapitata alla Regione si legge che tutte le criticità precedentemente rilevate per l'Autorità di Gestione sono state superate e dunque non ne costituiscono motivo fondante. Nella decisione di sospensione è richiesto,
invece, alla Regione Calabria
di adottare una serie di misure tese ad assicurare la continuità del lavoro di audit, cosa
cheè statafattae oracomunicata alla Commissione che ne
dovrà prendere atto.
l’arresto della Dda del consigliere comunale, ma già assessore all’ambiente Pino Plutino per essere stato il referente dei clan dentro Palazzo San
Giorgio.
Intanto in città cresce l’attesa su
quello che è considerato un momento
determinante per la vita e per il futuro
della città. Tanti cittadini ci segnalano l’interpretazione “civica” dell’art
143 del TUEL che regola lo “scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo
mafioso”.
Si scioglie il comune anche a seguito di accertamenti effettuati a norma
dell’art.59 comma 7(decadenza o sospensione dei pubblici ufficiali),
quando “emergono elementi su colle-
gamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o forme di condizionamento
degli amministratori stessi”.
In sintesi è utile considerare che lo
scioglimento per mafia può scaturire
anche da situazioni non addebitabili a
livello personale, in quanto la norma
non si propone di reprimere condotte
criminose ma persegue il primario
scopo di tutelare il diritto della collettività locale allo svolgimento democratico della vita delle istituzioni locali e quindi anche prevenire infiltrazioni e condizionamenti. Interpretazioni estensive in senso civico a parte, in
ogni caso saranno i commissari a
scrivere la parola definitiva su quanto è finora accaduto al comune di Reggio Calabria.
Il viceprefetto Valenti
Petilia Policastro. Marisa Garofalo ripercorre il calvario della testimone di giustizia
La sorella di Lea: «Non si sentiva protetta»
PETILIA POLICASTRO Quattro ore di interrogatorio. Marisa Garofalo, la sorella di Lea, la testimone di giustizia scomparsa nel nulla nel
novembre 2009, uccisa e probabilmente sciolta nell'acido,
ha confermato ieri, davanti
alla Corte d'Assise di Milano,
quanto già dichiarato agli inquirenti. Marisa ha ripercorso il calvario della sorella dalla Pasqua 2009, che Lea trascorse con lei, a Pagliarelle, al
tentativo di rapimento avvenuto un mese dopo a Campobasso al viaggio a Milano con
la figlia Denise del quale seppe quando le due erano già nel
capoluogo lombardo. Lea
partì con la figlia per Milano
quando ormai era fuori dal
programma di protezione, e
rispetto alquale, hadetto Marisa, era «esasperata». Nel
senso che non si sentiva protetta e non ne sopportava le
restrizioni. «Perché non c'erano prospettive, non poteva
lavorare, si sentiva demoralizzata». Non a caso in una
precedente udienza il legale
Lea Garofalo
di Lea, l'avvocato Vincenza
Rando, a proposito della decisione della donna di rinunciare alla tutela dello Stato
nonostante iricorsi vintiparlò di «una forma di protesta».
Marisa, insomma, non sapeva della visita a Milano da parte di Lea all'ex convivente
Carlo Cosco, ritenuto il mandante del delitto e imputato
chiave del processo nel quale
sono sotto accusa sei persone. «L'avevo invitata a tornare a Petilia e lei: “non ti preoccupare, dobbiamo discutere
con calma del futuro di Denise”».
Ma, secondo l'accusa, a Milano Lea e la figlia erano state
attirate in una trappola da Cosco. L'ultima chiamata di Lea
a Marisa risale alle 18,30 del
24 novembre. Marisa era da
un'amicaein quellazonanon
c'era campo. Quando vide la
chiamata riprovò. Fino a tarda notte. Fu allora che Marisa
capì che era successo «qualcosa di grave» perché Lea di
solito non si rendeva irreperibile e alla sorella rispondeva
sempre. Le minacce da parte
deii Cosco? Non furono fatte a
lei direttamente ma al marito
di Marisa, Carlo Garofalo, al
quale lo zio “Sergio”, ovvero
VitoCosco, sirivolseaffinché
rivelassero dove si trovava la
ragazza, oggi sotto protezione e teste dell'accusa.
Nel corso dell'udienza diieri l'avvocato di parte civile Roberto d'Ippolito, che assiste i
familiari della vittima, ha fatto precisazioni sull'uscita dal
programma di protezione e
haprodotto fattureericevute
che attestano che la madre e la
sorella della vittima spedirono via posta a Campobasso,
anche quando era all'interno
del programma di protezione, dei soldi a Lea.
a. a.
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Calabria 15
24 ore
Martedì 24 gennaio 2012
24 ore
Martedì 24 gennaio 2012
Reggio. La banda di rapinatori entra in azione davanti al supermercato Conad del rione Gallico
Assalto armato al portavalori
Colpo da 70mila euro. Alle guardie giurate sottratti giubbotti antiproiettile e armi
di FABIO PAPALIA
REGGIO CALABRIA - Una rapina a mano armata a un furgone portavalori è stata portata a termine ieri mattina intorno alle ore 9 davanti al supermercato Conad nel rione di
Gallico, alla periferia nord
della città.
Nel mirino dei rapinatori il
furgone della Sicurtransport,
a bordo del quale c’erano due
guardie giurate che avevano
appena finito di ritirare l’incasso settimanale dell’esercizio commerciale della nota catena di supermercati, per un
bottino di circa 70 mila euro in
denaro contante. Il furgone,
ancora davanti al supermercato, è stato assaltato da due
uomini armati e col volto travisato da passamontagna.
Grazie al sangue freddo sia dei
rapinatori che dei rapinati,
non è stato sparato alcun colpo. I due vigilantes, infatti,
hanno capito che era meglio
arrendersi per evitare spargimento di sangue, considerato
anche che a quell’ora il supermercato era già aperto al pubblico. Le due guardie giurate
quindi hanno assecondato i
due rapinatori, che gli hanno
portato via le pistole d’ordinanza e perfino i due giubbotti
antiproiettili, per poi dile-
Palmi: processo per usura a De Masi
Tra i testimoni
Catricalà e Visco
di DOMENICO GALATÀ
La Questura di Reggio Calabria
guarsi a bordo di un furgoncino di colore bianco.
Da quel momento è iniziata
una caccia all’uomo, e al furgone, che ha visto le forze di
polizia impegnate per tutto il
giorno, ma purtroppo infruttuosamente. Appena ricevuta
la chiamata sul numero
d’emergenza 113, la Sala operativa della Questura ha fatto
convergere sul posto numerose “Pantere” della Squadra
Volante, diretta dal vice que-
store aggiunto Giuseppe Pizzonia e dal commissario capo
Giuseppe Giliberti. Quasi
contemporaneamene si è alzato in volo anche un elicottero
del V Reparto Volo della Polizia di Stato, di stanza presso
l’aeroporto dello Stretto. Del
furgone bianco, però, più nessuna traccia, complice anche,
molto probabilmente, lo svincolo autostradale che permette di allontanarsi rapidamente sfruttando l’autostrada A3
Salerno-Reggio Calabria. Le
indagini sull’accaduto sono
state affidate agli investigatori della Squadra Mobile diretta daRenato Cortese,che hanno già effettuato un sopralluogo ed hanno interrogato i
due vigilantes e si potranno
avvalere dei rilievi di natura
tecnica eseguiti sul posto dagli specialisti del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica
diretto dal vice questore aggiunto Diego Trotta.
Un incendio di natura dolosa ha distrutto il secondo piano della struttura di Monasterace
Agriturismo in fiamme nella Locride
MONASTERACE - Un incendio di natura
dolosa ha distrutto il secondo piano
dell’agriturismo “Cocintum” di Monasterace. Per spegnere le fiamme sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno lavorato per oltre cinque ore. L’episodio è
stato denunciato ai carabinieri che hanno avviato le indagini. I tecnici dei vigili
del fuoco hanno inibito l’accesso allo stabile in attesa delle opere di consolidamento e ripristino. L’agriturismo è di proprietà della società “A lanterna” composta da professionisti.
vi. ra.
Il giorno dell’Epifania a Reggio Calabria
L’Agriturismo
dato alle
fiamme dagli
ignoti autori
del gesto
intimidatorio
commesso a
Monasterace
PALMI – Ci sono molti nomi illustri nella lunga lista
di testi presentata dalle
parti civili nei processi per
la presunta usura bancaria ai danni delle aziende
appartenenti al Gruppo De
Masi che prenderanno il
via a breve presso il Tribunale di Palmi. Tra consulenti, esperti, presidenti e
direttori delle maggiori associazioni di tutela che si
sono interessati della materia, gli avvocati Giacomo
Saccomanno e Antonio
Mazzone hanno citato anche personaggi di primissimo piano come il direttore generale della Banca
d’Italia, Fabrizio Saccomanni, il suo vice, Giovanni Carosio, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex presidente
dell’Autorità garante della
concorrenza e del mercato,
Antonio Catricalà, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, oltre che i
presidenti della Banca Nazionale del Lavoro, Luigi
Abete, e della Banca Antonveneta, Dino Giovanni
Maria Marchiorello. L’inizio dei due procedimenti è
previsto per il 26 gennaio e
per il 2 febbraio prossimi.
“Due processi di grande rilevanza - si legge in una nota dei legali - specie dopo la
emissione della sentenza
emessa dalla Corte Suprema di Cassazione che ha definito il primo procedimento sull’usura bancaria, fissando una serie di principi
che devono essere applicati
dai Giudici di merito. La
Cassazione, nella sentenza
emessa ha evidenziato e riconosciuto la esistenza
dell’usura bancaria, l’applicazione del principio
sancito dall’articolo 644
c.p. per il calcolo del TEG
(tutti i costi e le spese parte
integrante degli interessi,
compresa la Commissione
Massimo Scoperto), la non
rilevanza delle istruzioni
della Banca d’Italia, la possibile responsabilità penale e personale dei Presidenti e di tutti gli organi apicali, se dimostrato il dolo specifico. Una sentenza di
grande evidenza per far
chiarezza sulla materia
che ha tanto impegnato la
Magistratura del Tribunale di Palmi». «In tale contesto - conclude la nota - le
parti civili, Gruppo De Masi, al quale la Corte di Cassazione ha già riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento dei danni in sede civile, per l’usura bancaria subita, dopo la grande
soddisfazione per il riconoscimento della fondatezza
della battaglia portata
avanti da oltre 8 anni, intendono dimostrare che
non si è trattato di un fatto
isolato, ma di un sistema
nazionale che ha approfittato dello stato di debolezza
delle imprese e dei cittadini, specialmente al Sud ed
in Calabria. Un sistema per
ottenere i maggiori ricavi
da parte delle Banche che,
conseguentemente, facevano lievitare incredibilmente le indennità dovute
ai manager o presidenti degli Istituti, legati, spesso,
ai risultati di bilancio».
Il reggino Arcadi dietro la lotta di mafia tra Montreal e Toronto
Megavincita nella “calza”
con un gratta e vinci
da 500mila euro
I calabresi pronti a prendere il posto della potente famiglia Rizzuto
Le ’ndrine puntano il Canada
di PASQUALE VIOLI
Il biglietto vincente
REGGIO CALABRIA -Lo
scorso 6 gennaio in città e
precisamente presso la ricevitoria di Ravagnese Superiore al numero 158 b, gestita dal signor Francesco Federico, è arrivata una Befana tutta d’oro, sotto le “appetibili” spoglie di un biglietto
gratta e vinci del tipo “il miliardario”. Sotto la patina argentea un super fortunato
ha infatti trovato un regalino da 500 mila euro, tondi
tondi. Ed è stato lo stesso rinato con la camicia il giorno
dell’Epifania, ad informare,
attraverso una lettera anonima, gli inconsapevoli proprietari dell’esercizio commerciale del grtan regalo
che gli è stato fatto, loro tramite.
Nel biglietto che recava
anche la fotocopia del biglietto vincente una promessa dell’anonimo superfortunato, quella che non
avrebbe dimenticato chi lo
ha fatto diventare un novello
Paperon de Paperoni.
c. t.
SIDERNO - Il boss calabrese
Moreno Gallo ha paura. Ha
finito di scontare la sua pena
e dopo oltre 30 anni vuole lasciare il Canada e tornare in
Italia. Forse rientrerà a Rovito nel cosentino l'uomo che
per anni ha fatto parte della
famiglia Rizzuto di Montreal, lascia l'America del
Nord perchè teme per la sua
incolumità. L'asse New
York-Montreal-Toronto è in
subbuglio, dopo un ventennio si tirano i conti, si ridisegna la geografia della mafia
internazionale. Oltre oceano
si stanno delineando nuovi
equilibri. "La sesta famiglia",
i Rizzuto, è al capolinea e all'interno dello stesso clan si
scalpita per sedere al trono di
una delle realtà criminali più
importanti del pianeta. Anche i Bonanno di New York
attraverso i loro emissari calabresi vogliono una fetta
della torta canadese, anzi c'è
chi pensa che la vogliano tutta.
Un'informativa dell'Fbi ad
esempio ha indicato la presenza di Dominic e Giuseppe
Violi a Little Italy pochi gior-
Moreno Gallo
ni prima dell'assassinio di
Nick Rizzuto, il vecchio
mammasantissima freddato
da un cecchino degli "Hells
Angels" mentre era nella cucina della sua villa. Nel 1978
proprio i Rizzuto con l'omicidio del super boss Paul Violi,
originario di Sinopoli nella
Piana di Gioia Tauro, avevano sancito l'ascesa dei siciliani in territorio canadese. Dalla fine degli anni '70 al 2009 il
potere della "sesta famiglia"
dei Rizzuto era indiscusso,
una forza che è cresciuta nel
tempo anche con l'appoggio
della 'ndrangheta che prima
ha sostenuto i boss siciliani e
poi, anno dopo anno, ha preteso ed ottenuto una parte del
business della droga, degli
appalti e del gioco d'azzardo.
E dal 2009 è in corso una sorta di resa dei conti, prima il
delitto di Vito Rizzuto, poi il
padrino Nicolò. Ma sotto i
colpi della rivolta criminale
sono caduti nell'ultimo anno
boss del calibro di Agostino
Cuntrera e dello scagnozzo
di alto rango Salvatore "Sal"
Montagna. Per la polizia canadese oggi uno dei punti di
riferimento più importanti
del crimine d'oltre oceano è il
reggino Francesco Arcadi,
originario di Sant'Agata del
Bianco, sarebbe lui una delle
menti della guerra intestina
alla famiglia Rizzuto.
C'è chi sostiene che Arcadi
possa essere la persona che
con un colpo di coda voglia
definitivamente spazzare via
il nome dei Rizzuto dal futuro criminale del Canada e
mettere tutto in mano alla 'ndrangheta calabrese. La Dda
italiana non sta a guardare e
insieme alle forze speciali canadesi è in costante monito-
raggio di quelli che sono i
movimenti oltre oceano, in
particolare nella quartier generale delle 'ndrine del reggino a Toronto, a Woodbridge dove secondo l'Antimafia
almeno sette famiglie del
"mandamento jonico" sarebbero attive in Canada nel traffico di droga,nelle estorsioni
solo nei confronti di membri
della comunità italiana, nel
gioco d'azzardo, nella collegata usura, nonché nella
commercializzazione di materiale falsificato. Molti boss,
e anche insospettabili, avrebbero reinvestito parte del denaro illecitamente conseguito in esercizi commerciali,
per lo più bar e ristoranti, sia
nel centro di Toronto, ma soprattutto nell'area di Woodbridge, il nuovo quartiere
italiano. Uno scenario emerso anche dalle carte dell'operazione "Crimine".
E nel corso delle indagini
dell' inchiesta "Il Crimine" gli
investigatori avevano documentato i rapporti funzionali agli affari dei boss della jonica con Francesco Arcadi,
indicato dalla polizia canadese come il successore di Vito
Rizzuto.
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16 Calabria
Una troupe del noto programma ha incontrato lo chef Cogliandro
Le Iene all’Accademia
Il titolare ha denunciato e fatto arrestare il suo strozzino
“¿DE dónde vienes?”, “Italia”,
“'¡Maravillosa! ¿De dónde?”,
“Del sur, de Calabria”, “¡Ay, la
mafia!”. Questo è normalmente
l'inizio di una conversazione con
un nuovo amico o collega di lavoro da quanto risiedo a Madrid.
Sono ormai tre anni che cerco di
sfatare il mito della “tierra del
Padrino”, del paese della lupara e
dell'omertà, diffondendo un'altra immagine della Calabria,
quella delle bellezze naturali,
della cucina genuina, della gente onesta e solidale.
E forse adesso riuscirò a provare al mio collega spagnolo che
non siamo tutti “muti” ma che ci
sono persone, e anche tante, che
parlano, bene, chiaro e voce alta,
e che dicono NO alla 'nrangheta e
denunciano il racket.
Filippo Cogliandro è lo Chef
Executive de L'Accademia Ristorante Gourmet, situato nell'antica residenza nobiliare della Castelluccia sul lungomare di Lazzaro, in provincia di Reggio Calabria, una zona che, come tante
altre, soffre della presenza del
crimine organizzato ma, che come poche, può vantarsi di ospitare una struttura rinomata nell'ambiente gastronomico e diretta da una persona che ha deciso
di denunziare il racket.
Lo Chef Executive de L’Accademia ha fatto arrestato il suo
“strozzino”, non ha avuto paura
davanti alle pressioni subite.
Filippo Cogliandro ha poi continuato a sostenere la sua posizione di rifiuto verso il tentativo
di imposizione del “pizzo”, attraverso l'adesione a reti di azione
antimafia, come Libera, e il 26
gennaio darà testimonianza delle sue convinzioni pubblicamente attraverso de telecamere di Le
Iene, il programma in onda su
Italia 1 dalle ore 21:10.
Magari dopo averlo ascoltato
tanti altri imprenditori comprenderanno che “è davvero arrivato il momento di denunziare
il racket”, come dice Filippo, e
magari la prossima volte che mi
chiederanno di dove sono e riponderó “Calabria” mi diranno:
“¡Ay, la buena cocina!”.
Le Iene con Filippo Cogliandro all’interno del suo ristorante
Nel libro “Colpito” la storia dell’imprenditore reggino vittima della ’ndrangheta Dopo l’incidente in bici
Stazionarie
ma gravi
le condizioni
L’Sos ai commercianti: «Basta con i soliti alibi. Ora più unità» della donna
Il “bersaglio” Bentivoglio
di ENRICO DE GRAZIA
«IL problema non sono le mafie ma
chi gli permette di proliferare. Il
problema siamo noi». Il referente di
Reggio Calabria dell’associazione
Libera, Domenico Nasone, cita le parole di don Ciotti durante la presentazione di “Colpito. La vera storia di
Tiberio Bentivoglio”, libro scritto
dalla giornalista Daniela Pellicanò e
prodotto da Libera, che racconta le
vicende dell’imprenditore reggino
vittima di numerosi attentati mafiosi perché non ha accettato di piegarsi al volere dei suoi estorsori. Una
storia di speranza ma anche di solitudine. Colpito due volte Bentivoglio. Dalla criminalità organizzata,
ma anche dallo Stato, definito “un
mammut gigantesco che sonnecchia da lontano” e che ha lasciato
l’imprenditore al suo destino.
«La solitudine uccide in questa
città - commenta il giornalista Peppe Baldessarro - Affrontare da solo
questi problemi uccide lentamente e
più di una pallottola. Il libro ci dice
che dobbiamo fare i conti con la nostra ipocrisia. C’è una pochezza di
fondo nella nostra classe dirigente
che è disarmante e la responsabilità
maggiore di tutto questo è nostra
che l’abbiamo eletta. Ci sono persone
di qualità in politica che però non
riescono a emergere e la colpa è soltanto nostra».
Nel libro ci sono «tanti pugni nello
stomaco delle istituzioni - commenta Nasone - ma anche riconoscimenti per chi ha fatto il proprio dovere.
Se Tiberio ha resistito lo deve alla
sua famiglia e alle persone che gli
sono state affianco. Noi abbiamo il
dovere di dirgli grazie con i fatti e
non con le chiacchiere. Dobbiamo
continuare il consumo critico. Questa città non può essere liberata solo
da Pignatone e dalle forze dell’ordine, ma è importante anche il nostro
impegno. Il 90% delle attività commerciali presenti sul corso Garibaldi sono in mano alla criminalità e
questo la dice lunga».
Il libro ha il coraggio di fare nomi e
cognomi anche di chi come rappresentante delle istituzioni ha voltato
le spalle alle richieste di aiuto. Ma è
forte anche il messaggio per la società civile, invitata a fare la propria
parte senza delegare sempre agli altri il compito di cambiare le cose.
«Smettiamola di inventare scuse e
alibi inutili - afferma Bentivoglio rivolto ai commercianti e ai cittadini Smettiamola di ostacolare la giustizia con la nostra omertà. Non è colpa
dei mafiosi se sono riusciti a impossessarsi della nostra economia, così
come non è colpa dei mafiosi se sono
riusciti a corrompere politici e magistrati». È forte la rabbia dell’imprenditore e non solo contro la mafia.
«È un’altra la rabbia che mi logora
- ammette Bentivoglio - Quella provocata dall’abbandono degli amici e
dei clienti che ora non si fanno più
sentire e vedere. Quella provocata
dalle promesse mai mantenute». Insomma, se i cittadini hanno bisogno
dello Stato, anche lo Stato ha bisogno dei cittadini. Di testimoni, di periti imparziali, di professionisti onesti. «Bisogna fare rete - come ricorda
Iside Russo, dell’Anm - contro un sistema basato sull’eroismo. Don Abbondio si annida in ognuno di noi».
Al termine dell’iniziativa, la parlamentare Angela Napoli, presente
in sala, prende un impegno: «In settimana chiederò udienza al ministro degli Interni e le consegnerò
una copia del libro. Noi dobbiamo dire grazie a chi ha avuto non solo il coraggio di denunciare, ma anche il
coraggio di restare nella propria
terra. Chi volta le spalle ai testimoni
di giustizia è da considerarsi criminale alla stregua dei mafiosi».
di FRANCESCA MEDURI
Un momento dell’incontro di presentazione del libro su Tiberio Bentivoglio
«Venti anni di ostinazione, ma non lasciateci soli»
IMPRENDITORE reggino che gestisce da quasi
vent’anni un’attività commerciale di rivendita di prodotti sanitari nella zona nord di Reggio Calabria e che
ha avuto il coraggio di dire “no” a chi gli imponeva di
pagare il pizzo. Questo è Tiberio Bentivoglio.
Tutti i suoi guai con la criminalità organizzata iniziarono nel lontano 1992, quando decise di ampliare i
locali del suo negozio. Da allora è costantemente oggetto di intimidazioni. Ma oltre ad aver subito furti e incendi dolosi, ha anche rischiato di morire il 9 febbraio
dell’anno scorso, quando qualcuno attentò alla sua vita, sparandogli di fronte all’ingresso di casa. Violenze
provocate dal suo rifiuto di pagare il pizzo al boss del
quartiere, Santo Crucitti.
Ha testimoniato in diversi processi di mafia, tra cui il
processo “Pietrastorta” che si è concluso con la condanna per associazione mafiosa dei suoi aguzzini i
quali, però, sono stati assolti dall’estorsione nei suoi
confronti. E forse non è un caso che a un anno esatto da
quella sentenza, Bentivoglio sia stato vittima dell’attentato alla propria vita. Come ci tiene a precisare lo
stesso imprenditore, però, non si deve parlare di eroismo ma di «venti anni di ostinazione e presunzione.
Anche io ho paura. Per questo vi chiedo solo di non lasciarci soli». Adesso vive sotto scorta.
e.d.g.
SONO sempre gravi, ma stazionarie, lecondizioni di G.L.,la quarantasettenne reggina che domenica
mattina è caduta dalla sua bicicletta andando a sbattere violentemente il capo contro l’asfalto di un tratto della strada statale 18 ricadente
nel Comune di Villa, all’altezza della località di Santa Trada.
A restare coinvolto nella caduta
anche un uomo, C.F.,47 anni, pure
lui di Reggio Calabria. I due stavano percorrendo la statale 18 in sella
alle loro biciclette, quando, per cause ancora in corso di accertamento,
sono scivolati riversandosi rovinosamente sul manto stradale.
Stando ai primi accertamenti,
però, a causare l’incidente sarebbe
stata una grossa pozzanghera presente sulla carreggiata.
Immediata la perdita di conoscenza della donna nell’impatto
contro l’asfalto, mentre è andata
molto meglio a C.F. che è riuscito a
rialzarsi e ad allertare immediatamente i soccorsi. Sul posto sono intervenuti alcuni agenti della Polizia Municipale di Villa San Giovanni, sotto la guida del comandante
Donatella Canale, e naturalmente
personale sanitario del 118 che ha
provveduto a trasportare la donna
agli ospedali Riuniti di Reggio Calabria, dove adesso si trova ricoverata. Ad effettuare i rilievi sul luogo sono dunque stati i Vigili Urbani di Villa, che tuttavia non si sbilanciano sulle cause dell’accaduto.
Che di sicuro riaccende il riflettori
sul tema della sicurezza e praticabilità della Strada statale 18.
L’INTERVENTO
Liberalizzazioni, rischio contenzioso
A seguito della pubblicazione del recente decreto legge sulla concorrenza e sulla liberalizzazione, emanato ad iniziativa del governo tecnico presieduto dal professore Monti
e presentato al Parlamento per la
conversione in legge, traggo dal testo appena licenziato dal Consiglio
dei Ministri alcuni spunti di riflessione in relazione alla sorte assegnata alle libere professioni intellettuali, e tra queste, per quanto mi
interessa, all'avvocatura.
Per limitarsi alle problematiche
di natura civile, amministrativa o
tributaria, la novità è che prima di
farlo accomodare devo avvisarlo
che la mia prestazione, anche di
semplice consulenza, e quindi prima ancora che mi venga conferito
l'incarico professionale propria-
mente inteso, e sempre che io l'accetti, ha un costo che non è previamente e normativamente contabilizzato economicamente, ma che deve essere oggetto di un accordo
scritto. Devo perciò redigere un
preventivo di spesa; si aprirà dunque una trattativa serrata sull'ammontare omnicomprensivo della
mia parcella. Ma prima di tutto questo, devo illustrare compiutamente
al potenziale assistito la complessità del lavoro che forse dovrei assumere, la portata degli oneri economici a suo carico, effettivi, ipotetici
o eventuali fino alla conclusione
dell'affare, avvisandolo che tutti
questi preamboli, orali e scritti, sono per me obbligatori e che se li
omettessi o trascurassi nelle forme
vincolanti in cui sono per legge pre-
visti, commetterei grave illecito e
sarei certamente espostoa sanzioni
di natura disciplinare.
Ammettiamo però che l'incarico
venga affidato ed accettato e che il
preventivo di spesa ed il mandato
defensionale vengano consegnati;
adesso si può cominciare a lavorare
e ci lasciamo con una stretta di mano. Comincio così a mettermi all'opera ed a tal fine introduco il contenzioso ovvero lo resisto.
Il corollario naturale della decisione del giudice è anche la condanna della parte soccombente alle spese ed alle competenze del giudizio,
cioè - tecnicamente - al rimborso alla
parte vittoriosa degli oneri complessivi affrontati, gli esborsi cioè e
l'onorario dovuto al suo avvocato.
Ma stranamente a carico del giudi-
ce non ha alcun obbligo di redigere
in preliminarità un preventivo di
questespese edisottoporlo alleparti in causa e perciò nel graduarle nel
loro ammontare dovrà fare riferimento ad un parametro di base.
Ma mica sono sciocchi questi che
stanno al Governo; è previsto che
nella liquidazione del compenso al
professionista l'organo giurisdizionale faccia riferimento ad apposito emanando decreto del Ministro
vigilante.
E se poi tale importo tariffato si discosta sensibilmente da quello preventivato per essere superiore o inferiore a quanto concordato in via
preventiva, cosa succede? Ma è ovvio, si aprirà un contenzioso nuovo
tra l'assistito e l'avvocato.
Avvocato Renato Milasi
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Reggio 27
Martedì 24 gennaio 2012
36
Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, 9 - 89024 Polistena Tel/Fax 0966.935320 E-mail: [email protected]
Nel Tribunale di Palmi udienza del processo “Cosa Mia” che ha colpito boss e picciotti del clan Gallico
La faida tra agguati e vendette
Un investigatore della polizia ripercorre le intercettazioni in carcere
di DOMENICO GALATÀ
PALMI – È ripreso ieri mattina nell’aula bunker del
Tribunale di Palmi il processo “Cosa Mia”. Sul banco
dei testimoni ancora un
volta il sovrintendente
Massimiliano Orrico, responsabile della sezione di
Polizia Giudiziaria presso
il Commissariato di Palmi
all’epoca in cui iniziarono
le indagini che hanno portato alla sbarra capi e presunti affiliati della cosca
Gallico.
La testimonianza di Orrico si é incentrata, così come
nell’udienza precedente,
sulle tante intercettazioni
in
carcere
contenute
nell’informativa. Ancora
una volta, su impulso del
Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio
Calabria, Roberto Di Palma, Orrico ha passato in
rassegna alcune conversazioni con al centro esponenti della cosca palmese.
Conversazioni che sarebbero in relazione con alcuni
omicidi che hanno segnato
la ripresa della faida andata in scena tra gli anni ’80 e
’90. Uno dei colloqui intercettati presi in esame nel
corso dell’udienza risale al
30 ottobre del 2006. Nel
carcere di Secondigliano si
trova Giuseppe Gallico, ritenuto ai vertici della cosca, che quel giorno incontra il figlio Antonino, la
moglie Maria Carmela Surace e la madre Lucia Giuseppa Morgante.
Una conversazioni ritenuta di grande rilievo dagli
inquirenti perché in quel
frangente Giuseppe avrebbe dato l’ordine di fare fuori
esponenti della cosca avversaria dei Bruzzise. Questi ultimi, infatti, ritenevano indirettamente responsabili della morte di Giovanni
Bruzzise,
alias
“Spannavento” (avvenuta
Domenico Gallico
Teresa Gallico il giorno dell’arresto
Surace e Rocco Carbone.
Dopo pochi giorni dal presunto ordine, questi, secondo l’accusa, si sarebbe
concretizzato con gli omicidi, avvenuti entrambi a
Barritteri, di Antonio Surace, morto il 5 dicembre
del 2006, e di Domenico Gaglioti, ucciso a colpi di arma da fuoco il 12 dicembre
dello stesso anno. Entrambe le vittime erano legate da
vincoli di parentela con i
Bruzzise.
L’udienza è proseguita
con l’analisi ulteriori intercettazioni effettuate in carcere, con protagonisti sempre esponenti della famiglia Gallico. In particolare,
Orrico si è soffermato su
un dialogo avvenuto tra
Domenico Gallico e la sorella Teresa in cui si troverebbero conferme in merito
all’ordine impartito da
Giuseppe.
Operazione dei carabinieri alla ricerca di Antonio Caia. Il nascondiglio in una casa
Seminara, scoperto covo per latitanti
Il rifugio nascosto sotto il pavimento della cucina dalle dimensioni di mezzo metro
SEMINARA - I carabinieri della
Stazione di Seminara unitamente
allo Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, nel corso di un servizio predisposto e finalizzato alla
cattura di latitanti ed in particolare di Antonio Caia, di 41 anni, hanno rinvenuto in un’abitazione del
centro cittadino di proprietà C.D.,
35 anni, attualmente in uso a tre
soggetti del luogo, Z.A., Z.A. e
Z.B., un covo ritenuto in disuso.
Una sporta di nascondiglio realizzato sotto il pavimento della cucina dell’abitazione di piccole dimensioni, che forse doveva servire a come rifugio temporaneo per
coloro che intendevano fuggire
dalla caccia delle forze dell’ordine.
Le dimensioni del piccolo bunker
sono di un metro di altezza, uno di
larghezza ed un metro di profondità. Uno spazio ridotto buono ad
ospitare accovacciata solo una
persona.
L’accesso al locale che fornito di
un chiavistello per chiusura
dall’interno era garantito mediante una botola delle dimensioni di centimetri 50x50 ed era perfettamente mimetizzato da mattonelle dello stesso colore di quelle
del pavimento della cucina. Insomma chi si nascondeva all’in-
L’appello del leader di “Gioia-Città vivibile” Zagarella
«Piano sanitario: Scopelliti
riveda scelte e strategie»
di NICOLA ORSO
GIOIA TAURO – Nicola Zagarella, leader e capogruppo in
Consiglio comunale del movimento politico “Gioia-Città vivibile”, affronta le varie problematiche inerenti la sanità nella
Piana.
In particolare, Zagarella fa
riferimento all’ultima manifestazione a difesa della salute e
del locale nosocomio. Secondo
il consigliere comunale di
Gioia Tauro, «in quell’occasione, se ci fosse stata la partecipazione di una delegazione
dell’istituto comprensivo “Severi”, il risultato sarebbe stato
ancora più deludente. Questa è
una città scarsamente amata
dai pochi gioiesi doc – continua
Zagarella – Storicamente,
Gioia Tauro è stata, purtroppo,
una “terra di conquista”. Mi riferisco a coloro i quali hanno da
sempre occupato poltrone che
contano e nulla mai hanno fatto per questa comunità martoriata».
Proseguendo, Zagarella rivolge un accorato appello al go-
a Sant’Elia nell’agosto del
2005), i cugini di Gallico,
Filippo e Salvatore Morgante. In particolare, a tramare vendetta, sarebbero
stati i figli di Bruzzise, Vincenzo e Carmelo, entrambi
detenuti. Ad informare
Gallico sarebbe stato un altro detenuto, Antonio Schirato, che avrebbe sentito
parlare i due fratelli all’interno del carcere, riferendo che secondo i Bruzzise la
responsabilità dell’omicidio del padre sarebbe stata
da addebitare ai fratelli Sciglitano, cognati di Filippo
Morgante.
Secondo quanto affermato in aula da Orrico, Gallico avrebbe quindi ordinato di procedere all’eliminazione dei due fratelli Bruzzise che non si trovavano in
carcere, Francesco e Antonino, e i cognati dei due
Bruzzise detenuti, Antonio
Nicola Zagarella
vernatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, al quale chiede, con determinazione, di «rivedere il Piano sanitario regionale e, soprattutto, la questione
riguardante l’ospedale unico
della Piana».
In tal senso, la richiesta del
leader di “Gioia-Città vivibile” è
inequivocabile e precisa. «Non
si può ignorare – dice Zagarella
– l’indicazione data dalla Conferenza dei sindaci sull’ubicazio-
ne della grande struttura ospedaliera. Allora, la stragrande
maggioranza dei sindaci indicò Cannavà di Rizziconi quale
sito baricentrico per la costruzione dell’opera. Tale decisione, fino ad ora, è stata ignorata.
Non si tratta di un fatto campanilistico – aggiunge - ma è chiaro che quella decisione dell’ottobre del 2007, a cui io partecipai in qualità di delegato
dell’amministrazione comunale di Gioia Tauro, rispondeva e
risponde alle sacrosante necessità di tutta la popolazione pianigiana».
In questo suo appello al Governatore, Zagarella parla anche di un altro aspetto, cioè
quello legato alla vicinanza del
grande porto, «unica realtà calabrese - afferma - che rappresenta il presupposto di sviluppo socio-economico per la Calabria e l’intero Mezzogiorno».
«A Scopelliti – conclude – la decisione di tenere presente le
istanze che, quotidianamente,
ti arrivano da questa città, dalla quale hai ricevuto l’85% delle
preferenze».
terno del rifugio aveva la possibilità di chiudersi dentro ermeticamente senza che nulla dall’esterno si potesse notare.
Solo l’occhio vigile dei Carabinieri che ieri hanno effettuato una
serie di perquisizioni domiciliari
compresa quella dove è stato rinvenuto il nascondiglio, sono riusciti a notare la presenza del piccolo vano osservando piccoli particolari del pavimento. Gli attuali
residenti dell’abitazione hanno
negato la conoscenza del rifugio
per il quale adesso è indagato il
proprietario dell’abitazione che
da quanto si è riusciti a sapere
Indagini della polizia
Bar in fiamme
sul lungomare
di Gioia Tauro
GIOIA TAURO – Sembrerebbe essere di origine dolosa l’incendio
che la notte scorsa ha completamente distrutto un bar sul lungo
mare di Gioia Tauro. Si tratta di
una struttura realizzata principalmente in legno, di proprietà di
R.M., di 59 anni, residente del posto.
La segnalazione dell’incendio è
giunta agli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza intorno
alle 4 di mattina, quando una telefonata avvertiva i poliziotti delle
fiamme. Una volta giunti sul posto, gli agenti hanno potuto constatare l’incendio che ha distrutto
la struttura causando danni non
ancora quantificati ma che si aggirerebbero intorno ad alcune decine di migliaia di euro.
A domare le fiamme, i Vigili del
Fuoco interpellati dagli uomini del
Commissariato gioiese. Sentito
dagli agenti di polizia, il proprietariodel localenonha saputofornire
motivazioni al gesto subito dalla
sua struttura. A rendere plausibile l’ipotesi dolosa, il ritrovamento
di due contenitori con all’interno
benzina che rappresenterebbero la
firma lasciata dagli autori.
sembra essere parente proprio di
Antonio Caia l’uomo che viene costantemente ricercato dai Carabinieri. Caia è latitante ormai dal
2009 . Diventò uccel di bosco
quando sfuggì nell’aprile del
2009 all’operazione Artemisia.
Nel 2007 sfuggì ad un agguato in
contrada Sant’Antonio nel territorio di Seminara mentre si trovava insieme a Carmelo Romeo di 32
anni a bordo di uno scooter. Qualcuno allora, gli scaricò contro alcuni colpi di lupara. Romeo e Caia
vennero gravemente feriti ma se
la cavarono.
mi.al.
BREVI
AD OPPIDO MAMERTINA
Furto in casa: rubati tre fucili
FURTO in abitazione dal bottino di sicuro interesse. Ad Oppido Mamertina
ignoti si sono introdotti all’interno
dell’abitazione di proprietà B.R., 58
anni, ed hanno asportato una pistola
“Beretta” calibro 7,65 completa con 50
cartucce; tre fucili; e 80 cartucce. al
malcapitato 58enne non è rimasto altro che allertare i carabinieri della locale stazione e denunciare l’accaduto.
Sul furto stanno indagando i carabinieri, anche appare plausibile che chi
sia entrato in azione l’abbia fatto con
la convinzione di conquistare quella
tipologia di bottino. Che negli ambienti della criminalità è molto preziosa e
da sempre appetibile.
A POLISTENA
Auto incendiata nella notte
SI allunga la lista degli incendi dolosi
di autovetture nella città di Polistena.
L’ennesimo episodio si è registrato nel
centro cittadino la notte scorsa. Nel
mirino dell’ennesima banda di incendiari l’autovettura “Peugeot 106”, di
proprietà B.L., 28 anni. Dalla nota diffusa dai carabinieri, che sono intervenuti sul posto ed hanno avviato le indagini, l’incendio sarebbe di origine
dolosa anche se si attende sempre il
responso degli esperti della Scientifica.
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Piana
Martedì 24 gennaio 2012
32
Email: [email protected] - Amantea E-mail [email protected] - [email protected]
Paola E-mail [email protected], [email protected], [email protected]
San Lucido Email [email protected]
Scalea Email [email protected]
Belvedere Email [email protected]
Amantea. In frantumi alcune vetrate e colpite dall’onda d’urto le porte e i mobili nei locali interni
Bomba nella villa di La Rupa
Una carica esplosiva rudimentale è stata fatta esplodere nella casa estiva
di RINO MUOIO
AMANTEA - Un boato fortissimo, avvertito fino ai quartieri a sud del centro cittadino, distanti diverse centinaia
di metri, ha fissato, intorno
alle 20,40 di ieri sera, il momento dell'esplosione verificatasi all'interno della villa al
mare dell'ex consigliere regionale Franco La Rupa. Secondo quanto si é riusciti a sapere, una carica esplosiva,
probabilmente di tipo rudimentale, assimilabile ad una
bomba carta, confezionata
con polvere da sparo, é stata
posta da ignoti accanto al muro perimetrale, che si rivolge
verso la spiaggia, della villa
in cui La Rupa e la sua famiglia, abitualmente, trascorrono il periodo estivo.
Proprio per questo, la casa,
che si trova peraltro in una zona poco illuminata, in questo
periodo é chiusa e, dunque,
non ci sono state conseguenze per nessun membro della
famiglia. Diversi invece i
danni alla stessa abitazione.
Nella deflagrazione sono andate in frantumi un paio di vetrate, pare ti tipo blindato, posizionate sulla parte esterna
dello stabile. L'area interessata si trova sotto un porticato e sarebbe utilizzata come
una specie di dependance.
L'onda d'urto ha fatto poi il resto, procurando danni anche
agli infissi prossimi al luogo
dello scoppio, a diverse suppellettili e ad alcuni mobili,
che sono stati avvolti dal fumo intenso seguito all'esplosione e visibile anche da molto
lontano. L'esplosione non ha
comunque procurato fiamme, tanto che non é stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco, e non ha prodotto
nessun tipo di ripercussione
sulla stabilità del manufatto.
Le persone che hanno posizionato l'ordigno, con l'aiuto
delle tenebre, hanno dovuto,
verosimilmente, prima scavalcare il muro di recinzione
che circonda la villa e poi rag-
giungere l'edificio. Un complesso abitativo, quello di
proprietà della famiglia La
Rupa, che conta anche di un
bel giardino che affaccia verso mare e che non ha, però, subito alcun danno. Il boato, dicevamo, é stato udito a diverse centinaia di metri di distanza e anche dai numerosi
automobilisti che facevano la
fila ai vicini distributori di
carburante, per via dello sciopero dei camionisti che mette
in forse la possibilità di approvvigionarsi di benzina e
gasolio almeno fino a venerdì.
Lo stesso odore acre é stato
avvertito distintamente dai
residenti che abitano nelle case vicine. Sul posto sono immediatamente arrivati i Carabinieri dellalocale stazione
dei Carabinieri di Amantea,
al comando del maresciallo
Francesco Maiorano, e il comandante della compagnia
di Paola, capitano Luca Acquotti che coordina le indagini. Con visibile turbamento,
nel giro di qualche minuto, é
giunto anche La Rupa e molti
membri della sua famiglia.
L'ex consigliere regionale ha
parlato a lungo con i Carabinieri con i quali ha svolto una
prima conta dei danni.
L'obiettivo degli inquirenti, ora, é quello di chiarire la
matrice del gesto. Un'attività
investigativa delicata, che sarà condotta dalla magistratura e finalizzata a tracciare il
contesto in cui l'atto é maturato, considerando gli eventi
che hanno caratterizzato la
vita recente dell'ex consigliere regionale ed ex sindaco di
Amantea.
Franco La Rupa
L'abitazione estiva
Amantea. Si cerca la presenza di eventuali telecamere esterne
La Procura ha avviato le indagini
Verrà informata anche la Dda
di PAOLO OROFINO
AMANTEA – La procura della Repubblica di Paola ha immediatamente avviato l’attività di coordinamento
delle indagini sull’ordigno rudimentale fatto esplodere ieri sera dinanzi
alla villa al mare dell’ex consigliere
regionale Franco La Rupa, già sindaco di Amantea.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Amantea, i quali, dopo aver
constatato il danno alla casa, si sono
messi in contatto con La Rupa. Questi si è detto sconcertato e sorpreso
per il grave gesto e non ha saputo dare la benché minima indicazione ai
militari dell’Arma. L’ex sindaco in
questo periodo dell’anno vive presso
la sua abitazione nel centro di Amantea. Al momento dell’esplosione,
quindi, non vi era nessuno nella villa. Domenica sera, però, sembra che
il figlio di La Rupa, sia stato fino a
tardi nella sua casa al mare, assieme
ad alcuni amici. Meno male, dunque,
che la mano criminale non sia entrata in azione avantieri.
Da ambienti giudiziari si apprende
che l’informativa che redigeranno i
carabinieri sul brutto episodio sarà
inviata, oltre che alla procura di Paola, pure alla direzione distrettuale
antimafia. La Rupa, alcuni anni addietro, per come emerge dagli atti di
Nepetia, procedimento in cui l’ex
consigliere regionale è coinvolto,
aveva avuto dei problemi con gli
esponenti della ndrina locale. Ovviamente non c’è nessun indizio per poter azzardare collegamenti fra il fatto di ieri ed i fatti del passato. Pur tut-
tavia le indagini, in assenza di elementi indicatori, verranno avviate a
largo raggio, perché nessuna pista
può essere esclusa a priori. L’ordigno, potrebbe esser stato una bomba
carta. Probabilmente oggi La Rupa
sarà ufficialmente convocato in caserma, per essere sentito a verbale.
Anche altre persone potrebbero essere ascoltate. I carabinieri subito dopo il sopralluogo per la verifica dei
danni, si sono messi alla ricerca di
eventuali telecamere esterne che potrebbero trovarsi nelle vicinanze della villa. Quella calma apparente che
da qualche anno sembrava avvolgere Amantea, negli ultimi mesi, è stata violata da alcune gravi intimidazioni. E la lente della magistratura
inquirente piomba di nuovo sulla città.
Protesta dei Tir, viabilità rallentata sulla statale
di MATTEO CAVA
SCALEA – Una protesta pacifica, almeno nelle intenzioni, ma continua.
È questa la caratteristica del blocco
organizzato dagli autotrasportatori dell'alto Tirreno cosentino che
hanno organizzato tre punti critici:
a Tortora, al confine con la Basilicata; a Scalea lungo le
complanari; e ad Acquappesa. Per il momento si tratta di disagi
limitati per gli automobilisti. Ma il timore del
blocco si è riverberato,
così come accade in vari
centri d'Italia, anche
nel timore della mancanza di carburante
nelle pompe di benzina.
Situazione difficile e
protesta visibile. I camionisti hanno
organizzato anche una serie di posti
fissi e nella serata, attorno al fuoco,
si è pensato anche ad una cena per
scambiare opinioni sul da farsi. In
mattinata, aScalea, sullacomplanare, nel pomeriggio anche sulla corsia sud della statale la fila si è andata
via via allungando.
È iniziata in sordina, ma andrà
avanti fino in fondo la protesta degli
autotrasportatori dell'alto Tirreno
cosentino. Secondo la polizia strada-
Due gruppi
presenti
a Tortora
e Scalea
I camion fermi sulle complanari alla Statale 18 di Scalea
le di Scalea, la protesta sta proseguendo tranquillamente anche se
provoca rallentamenti. Sulla strada
il pattugliamento è costante per garantire un minimo di viabilità sull'unica arteria che, in fin dei conti, collega i paesi dell'alto Tirreno cosentino fra di loro e all'autostrada. «Andremo avanti fino a quando non riceveremo notizie positive».
Èquesta lalineache intendonoseguire gli autotrasportatori collegati
fra loro. Per il momento i manifestanti che sono fermi lungo le complanari alla Statale 18, a Scalea, non
hanno intenzione di creare ulteriori
problemi. «Per adesso – affermano –
proseguiamo in modo pacifico. Poi
non si sa come si evolve la situazione.
Siamo già in gran numero e pronti a
manifestare contro il caro gasolio,
contro il caro autostrada, contro le
accisechenon cipermettonodilavorare. Una macchina come la nostra
fa due chilometri con un litro di nafta,al costodi quasidueeuro, comesi
fa a viaggiare?». In costante contatto con i colleghi si attendono notizie
dalla capitale, ma c'è chi chiede anche la solidarietà degli automobilisti
colpiti allo stesso modo dal caro dei
carburanti ormai non più sostenibile. «La nostra protesta – continuano
gli autotrasportatori – è per tutti e ci
aspettiamo solidarietà». E poi una
voce si alza dal gruppo: «Un invito a
tutti coloro che come noi hanno una
postazione a non mollare affinché il
movimento non finisca nel nulla.
Anche di notte resisteremo per ottenere risultati».
A Tortora il clima è simile c'è una
nota che viene distribuita: «Trasportatori, consumatori, pescatori, agricoltori un unico denominatore in comune: aumento del gasolio, aumento delle tasse –è scritto nel comunicato –. Le istituzioni ci stanno mettendo in ginocchio: uniamoci. Insieme
per un futuro migliore, almeno per i
nostri figli che non debbano vivere
senza un tetto sotto cui dormire a
causa degli abusi fatti da Equitalia e
dalle banche. Aumenti del 300 percento su piccole infrazioni che servono ad alimentare lemacchine blu e le
‘macchine’ dei partiti. Siamo lavoratori che si spaccano la schiena tutti i
giorni e ci fanno sentire criminali».
Acquappesa
Trasporti
«Promesse
non
mantenute»
di ANTONIO LOCANTO
ACQUAPPESA - La sommossa dei “Forconi” raggiunge anche la Statale
18. Risale alle 12.30 di ieri
il rallentamento messo in
atto dagli autotrasportatori tirrenici nei principali snodi di questa fondamentale arteria costiera.
Anche a paola la città è nel
caos per il timore della fine dei carburanti. Pompe
prese d'assalto. Salvatore
Fabrizio Longo, titolare
di una ditta di trasporto
su gomma sul Tirreno cosentino è uno dei più attivi
sostenitori della necessità della protesta, ci tiene a
dichiarare: «Malgrado le
promesse che ci erano state fatte, il cosiddetto “tavolo di concertazione” non
ha dato i frutti sperati.
L’accisa sui carburanti rimane comunque alta e la
nostra richiesta di un gasolio “professionale”, con
un costo di massima di un
euro al litro non è stata
ascoltata. Il “tavolo tecnico” inoltre aveva garantito i costi minimi ed i pagamenti in massimo 60 giorni. I fatti hanno smentito
quello che è stato detto, e
la nostra categoria, malgrado la movimentazione
delle merci sia in Italia
all’80% su gomma è, oggi
più che mai, sempre meno
garantita».
Un altro noto imprenditore dei trasporti su gomma locali, Antonio Barone, presente con i suoi
mezzi alla protesta ad Acquappesa , rincara la dose: «Abbiamo effettuato
rallentamenti e non blocchi per non penalizzare
gli altri lavoratori, ma il
caro-gasolio, l’aumento
di irpef e autostrade del
30% non ci lasciano scelta. Gli sgravi fiscali proposti dal governo interessano le nuove assunzioni,
e le vecchie? Le vecchie ci
costano oggi un 30% in
più. Così non si favorisce
nè l’impresa e nè l’occupazione».
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Tirreno
Martedì 24 gennaio 2012
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Martedì 24 gennaio 2012
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Manifestazione sul luogo del delitto e in Municipio. Consegnate anche 20 borse di studio
Vent’anni per non dimenticare
Iniziativa del Coisp in ricordo dell’uccisione di Aversa e della moglie
di LINA LATELLI NUCUFERO
«Intransigenza e rifiuto ad ogni compromesso» sono le coordinate fondamentali evidenziate nel profilo di Salvatore Aversa, tracciato nel corso dell’
iniziativa, promossa dal Coisp (sindacato indipendente di polizia), per ricordare il sovrintendente di polizia,
barbaramente assassinato dalla criminalità organizzata, insieme alla
moglie Lucia Precenzano, il 4 gennaio
1992.
La manifestazione è iniziata in via
dei Campioni, dove si verificò il fatto di
sangue e dove è stata deposta
una corona di alloro, ed è
proseguita nella sala comunale intitolata al presidente
della Repubblica Giorgio
Napolitano. I lavori si sono
aperti con l’ascolto dell’ inno
nazionale e con il saluto del
segretario aggiunto Coisp
Calabria Vincenzo Albanese, alla presenza dei figli degli scomparsi Walter, Paolo
e Giulia, autorità, parlamentari, forze dell’ ordine e numerosissimi cittadini. Molti
sono stati gli interventi in questa particolare circostanza che non ha rappresentato esclusivamente un momento commemorativo, ma un momento di riflessione su ciò che accadde
20 anni fa con l’ intento di dare un segnale soprattutto ai giovani bisognosi di punti di riferimento e di validi
esempi affinché intraprendano un
percorso di miglioramento per il futuro all’ insegna della legalità, del coraggio e della dignità e con l’ auspicio
che simili fatti non accadano più. Ed è
proprio questo lo scopo che il Coisp ha
inteso perseguire supportandolo con
20 borse di studio che sono state consegnate direttamente da Walter, Paolo e Giulia Aversa ai figli di poliziotti,
con un'aliquota riservata agli orfani.
L’ iniziativa è stata molto apprezza-
ta dal questore di Catanzaro Vincenzo
Roca, il quale ha definito Aversa un
servitore dello Stato esemplare ed ha
aggiunto che ogni giorno altri poliziotti compiono il proprio dovere sacrificando la propria vita ma «sono
eroi senza volto perché non sono conosciuti». Aversa è rimasto impresso
nella memoria perché non solo ligio al
proprio dovere ma anche perché «è
stato il primo a fare una mappa della
criminalità organizzata del lametino
e noi abbiamo bisogno di modelli».
Quella di Aversa - ha detto la parlamentare Doris Lo Moro - «è una storia
che ha cambiato la città» anche se «nella città la chiarezza non si è mai fatta» perché
«la vera malattia è l’ ipocrisia diffusa in Calabria ». Il
momento, non circoscritto
ai ricordi, ha suscitato una
profonda riflessione su possibili soluzioni relative alla
difficile situazione della Calabria dove è diffusa la criminalità organizzata che,
secondo il vicesegretario
nazionale dell'Udc Mario
Tassone, «non può essere affidata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine».
Per l’ onorevole Italo Bocchino, «l’
esempio dei figli di Aversa, che scelgono di servire lo Stato e le borse di studio, con l’ obiettivo di educare alla legalità, sono una vittoria dello Stato
stesso». Molto significativi gli interventi che hanno animato l’iniziativa
tra cui quello del sindaco Gianni Speranza, dell’assessore provinciale Roberto Costanzo, del consigliere comunale del Fli Francesco Grandinetti, del
vicepresidente della Commissione
Parlamentare Antimafia Luigi De Sena, del rappresentante della Confagricoltura Rocco Mazza, del responsabile dell’Ansa Calabria Filippo Veltri, del segretario generale Coisp
Franco Maccari che ha chiuso i lavori.
VITA DI PARTITO
Socialisti
«La sfida
del 2012
rimane
l’unità»
Presenti
i figli
e molti
esponenti
istituzionali
La consegna delle borse di studio. In alto: i figli di Aversa: Giulia, Paolo e Walter
Aspre critiche ai moderati dal partito del sindaco Speranza
Comune, Sel bacchetta l’Udc
SEL CONTRO UDC. Volano gli
stracci dentro all’amministrazione comunale guidata dal sindaco,
Gianni Speranza.
Gli esponenti del partito del sindaco, infatti, dopo le accuse dei
moderati passano subito al contrattacco: «Risultati zero? - si chiedono dal partito di Vendola - E che
cosa sono stati allora lo spostamento del mercato del mercoledì
che bloccava la città atteso da 25
anni, il sottopasso di via Berlinguer al posto di una strettoia che
da 30 anni condizionava il traffico, le decine di km di fogne (al posto deipozzi neri), dimarciapiedi e
illuminazione pubblica, la messa
in sicurezza di via del Progresso
dove fino a tre anni fa si moriva, la
nuova biblioteca e il nuovo museo
archeologico con la relativa ristrutturazione dei palazzi Nicotera e san Domenico, il restauro dei
palazzi Panariti e Blasco adibiti a
centri di cultura, la costruzione
del nuovo Politeama a Sambiase (il
locale era destinato ad una inutile
sala conferenze), la ristrutturazione di piazza Botticelli, di piazza
Mercato con l’indotto di crescita
delle attività circostanti, di piazza
Italia, la valorizzazione del sito archeologico dell’Abbazia Benedettina, quella del Castello con il cinema estivo, l’avvio della costruzio-
Gianni Speranza
ne di un lungomare atteso da mezzo secolo, la costruzione di due
parchi la cui gestione-manutenzione di recente è stata messa a
bando, il grande potenziamento
della raccolta rifiuti porta a porta
estesa ad un terzo della popolazione, caso unico nelle città mediograndi della regione?».
Una lunga elencazione di opere
e cose realizzate e per Sel una levata di scudi per il sindaco: «Piuttosto - affermano infatti - ci saremmo aspettati dalla Regione una
maggiore attenzione alla nostra
città e un maggiore impegno. Grave è stata la debolezza della regione nel difendere i fondi Fas europei destinabili alla città, che purtroppo sono fuggiti altrove. Per il
resto il bollettino meteo-politico
degli interventi dell’ente per Lamezia segna una serie di ‘non pervenuto’. Impegni regionali per la
questione rom: non pervenuto.
Impegni per le demolizioni delle
case abusive: non pervenuto. Impegno per salvare il Demofest: non
pervenuto, anzi si è assegnato alla
città di Catanzaro un contributo
per far sì che il capoluogo potesse
far fronte alle spese. Impegno per
il Natale e Capodanno: non pervenuto, mentre a Catanzaro giungevano 100 mila euro sonanti. Impegno per i trasporti urbani: non
pervenuto, la regione ci dà un terzo di quello che dà a Catanzaro e a
Cosenza e dieci volte di meno che a
Reggio, comuni con una superficie molto più piccola. Impegno per
il Trauma Center, già previsto nelle legislature passate per Lamezia
e disatteso dall’attuale (magari
per Cosenza): non pervenuto. Su
tutto questo Talarico e l’Udc non
hanno battuto ciglio».
Per Sel: «Questi sono i termini
reali della questione, non le ridicole dissertazioni udiccine che incolpano il sindaco per il commercio in
crisi, i talenti fuori sede, la disoccupazione. Manca solo che si addebitino a Speranza anche la crisi finanziaria e il disastro della Concordia».
GIRO DI CRONACA
Donna si lancia
dal balcone
di ALESSANDRO SIRIANNI
SOVERIA MANNELLI – Si lancia dal balcone della sua abitazione e resta ferita. Erano
circa le sette della mattina quando il motore
dell’elisoccorso ha svegliato la città. L’ambulanza aveva già portato sull’elisuperficie
B.A. di settantanove anni, da poco dimessa
dall’ospedale, quando nella sua abitazione
nelle prime ore della mattina si è alzata dal
letto dirigendosi verso il balcone e senza
nessuna esitazione si è lasciata cadere nel
vuoto. Subito soccorsa è stata immediatamente trasportata presso il nosocomio di
Cosenza nel reparto di neurologia per ricevere le cure del caso.
La prognosi resta riservata. Nulla ha potuto V.V., il marito ultrasettantenne per
fermare il gesto, tranne che raggiungerla
sul selciato e chiamare cercare soccorso
chiedendo anche l’aiuto dei carabinieri della locale compagnia, prontamente intervenuti. Ladonna presentava escoriazionie da
poco era stata dimessa dell’ospedale dove
era stata in cura per svariati malanni.
IL PARTITO dell’Unità socialista programma la propria attività politica per il
2012. Nei locali di via Piave, infatti, sede regionale
si è riunito il Comitato Cittadino del partito per affrontare le questioni urgenti presenti nella città,
che vanno affrontate e decise con determinazione.
All’incontro hanno partecipato il segretario del
comitato cittadino Francesco Sgro i componenti del
comitato alcompleto, ipresidenti delle associazione
sociali,
rappresentanti
delle organizzazioni sindacali.
All’iniziativa è intervenuto il segretario regionale Tonino Leone.
Alla fine del confronto è
stato stilato un documento
indicando le priorità politico-amministrativo.
«Il 2012 - hanno affermato i dirigenti socialisti dovrà essere l’anno delle
realizzazione e delle risposte ai problemi dello sviluppo e del lavoro, del rilancio del ruolo regionale
della città, delle risposte alle emergenze presenti nel
territorio».
Poi, uno sguardo sulla
città: «L’approvazione del
Piano Strutturale e del Piano Spiaggia costituiscono
le precondizione per pensare alla valorizzazione del
territorio ed aprire un confronto aperto sulle risorse
finanziarie necessarie sia
con l’esecutivo Regionale
che con il Governo».
Secondo i socialisti: «Va
considerato positivo l’avvio delle procedure di gara
per la realizzazione dei 20
alloggi rimodulati sui 28
preventivati, che si concluderà il 9 febbraio. Seguendo il percorso deciso nella
sede dell’Aterp a Catanzaro tra il Partito e le associazioni sociale verrà promosso l’incontro a Lamezia con
L’Amministrazione comunale per stabilire tempi e
modi per disincagliare un
miliardo di euro fermo alla
Regione da investire per il
completamento degli alloggi popolari in località
Savutano».
Il rinnovamento della
politica per i Socialisti e la
coesione sociale , così come
il rilanciodel ruolodei partiti «non si realizza mettendo in campo finti rinnovatori o con cambi di casacca:
i conservatori di ieri non
hanno la credibilità e la
coerenza per indossare i
panni di novelli rinnovatori oggi».
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Lamezia
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Martedì 24 gennaio 2012
REDAZIONE: corso V. Emanuele III, 58 - Vibo Valentia - Tel. 0963/471595- Fax 472059 -E-mail: [email protected]
La Cooper Poro sempre più martoriata dai danneggiamenti della criminalità
Solidarietà
Scia costante di attentati
La condanna
della Cna
e del sindaco
di Rombiolo
Navarra
Preoccupazione dopo gli spari al portone della casa di Vito Antonio Pata
di GIANLUCA PRESTIA
AVRANNO quasi perso il
conto degli attentati subiti.
Tanti, troppi in neanche due
anni. Più o meno gravi; più o
meno eclatanti. Ma certamente, nel primo come nelsecondo caso, preoccupanti e
mortificanti sotto l'aspetto
psicologico. Una scia che di
danneggiamenti ed avvertimenti mafiosi che l'altra notte (come riportato nell'edizione di ieri nelle pagine regionali del Quotidiano) ha visto
allungarsi la lista con l'esplosione di almeno due colpi di
fucile, probabilmente caricato a pallettoni, all'indirizzo
del
portone dell'abitazione di Vito
Antonio
Pata,
presidente
di
quella Cooper Poro Edile che con
fatica e dedizione
dei suoi soci, è diventata una realtà importante nel panorama produttivo
vibonese e non.
L'episodio criminoso si è
verificato la mattina di domenica scorsa, intorno alle 4.00
nella frazione Moladi del comune di Rombiolo. A quell'ora l'uomo stava, ovviamente,
dormendo insieme ai suoi familiari ma è stato svegliato
dal forte ed improvviso rumore dei colpi. Immediata la
chiamata ai carabinieri della
vicina stazione guidata dal
maresciallo Carmine Pica
che hanno repertato le cartucce rivenute sul posto ed
analizzato i danni riscontrati
anche sugli infissi e nella scala interna della casa, e ascoltato le testimonianze dell'uomo. Al momento, in merito al
movente, gli investigatori
della Benemerita, coordinati
dalla Procura vibonese, non
scartano alcuna ipotesi anche a se quella che fa riferimento proprio all'attività lavorativa di Pata sembrerebbe
essere quella privilegiata. La
mano inquietante del racket,
quindi, dietro questo ennesimo attentato che, lo ricordiamo, è solo uno dei tanti.
Lo scorso anno, tanto per
citarne alcuni, era stato preso
di mira il cantiere della Chiesa parrocchiale di Spilinga,
gestito dalla stessa coop,
mentre stessa sorte hanno
subito altri cantieri di Mileto
e di Vibo dove l'impresa era
impegnata nella restaurazione e costruzione di Chiese. Il
24 settembre del 2010 due
episodi nella stessa notte: Mario Stefano Pata, attuale vice
presidente della Cooperativa,
trova davanti al portone di casa a Vibo una busta con all'interno una testa mozzata di capretto, ancora grondante
sangue. A poca distanza era
stata rinvenuta una bottiglia
contenente liquido infiammabile davanti al
cantiere per la
realizzazione della chiesa parrocchiale “Regina
Pacis” nei pressi
del Parco urbano
sito nel popoloso
quartiere di Moderata Durant.
Il 28 giugno dello scorso
anno a Vallelonga malviventi
avevano esploso in pieno
giorno sette colpi di pistola
contro la cabina di un mezzo
di trasporto dell'impresa edile che stava eseguendo dei lavori, per conto del parroco, riguardanti la sistemazione di
una cappella. In quel momento gli operai e il geometra Stefano Pata si trovavano all'interno del cimitero. Da lì avevano udito in rapida successione i colpi di arma da fuoco e
giunti sul posto avevano constatato che il mezzo perdeva
del liquido dalla parte anteriore del motore e presentava
alcuni fori. Appena una settimana dopo, precisamente il 5
luglio, un'altra intimidazione, sempre a Vallelonga: i “soliti ignoti” nella notte avevano, infatti, rubato tutti i ponteggi e gli attrezzi di lavoro
posti nel piccolo cantiere
creando un danno di diverse
migliaia di euro.
Davanti all'ennesimo atto
intimidatorio, il presidente
della società Pata aveva manifestato al prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, che l'aveva convocato, tutti i problemi, tra cui quello legato ad alcuni lavori dell'Aterp e la sua
Una realtà
nata nel 1978
a Rombiolo
La sede della Cooper Poro Edile a Rombiolo. In basso il portone dell’abitazione di Vito Antonio Pata
preoccupazione nonché il disappunto per una situazione
che, di fatto, sta mettendo in
ginocchio non solo la sua
azienda ma l'intero mercato.
La Cooper Poro Edile nasce
nel 1978. Essa, che all'inizio
contava 50 soci, è nata dalla
scommessa di giovani e di
precari del settore edile che, a
dispetto di diffidenze e scetticismi, hanno deciso di investire su se stessi, sfidando anche il contesto sociale ed economico locale, molto spesso
viziato da modi di fare impresa poco trasparenti. Naturalmente non sono mancate le
difficoltà e le avversità che caratterizzano l'inizio e il man-
tenimento di ogni impresa,
ma i soci fondatori sono riusciti a guidare l'azienda fino
ad oggi, facendo i conti con
una sequela di atti intimidatori che, tuttavia, non ne hanno mai pregiudicato l'attività. Una bella realtà, quindi, in
questa martoriata terra di
Calabria.
SOLIDARIETA’ al presidente della Cooper Poro
Edile, ragioniere Antonio
Pata, sono giunti dalla Cna
(Associazione Provinciale
di Vibo Valentia). «Gli attentati che sistanno succedendo - di legge in un comunicato stampa - negli
ultimi tempi sono sempre
più numerosi e mettono a
dura prova la pazienza degli imprenditori che giustamente vogliono e pretendono che lo Stato dia risposte assicurando alla
giustizia gli esecutori di
questi misfatti. La nostra
comunità ha l’esigenza continua la nota dell’associazione direttada Giovanni Cugliari - di liberarsi dalla piaga
della criminalità,
per far
questo è
necessario che
tutti insieme forze dell’ordine, ma- Giovanni Cugliari
gistratura, imprese, associazioni
di categoria, società e cittadini, creino un fronte comune forte e compatto che
consenta di intraprendere
il cammino della legalità
che favorisca la ripresa
dell’economia e dell’occupazione del nostro territorio». Vicinanza all’imprenditore è stata espressa
anche dal primo cittadino
di Rombiolo Giuseppe Navarra. «Stigmatizziamo
con forza - ha affermato quanto avvenutoe ribadiamo il nostro convinto sostegno ad una impresa, la
Cooper Poro Edile, che rappresenta una delle realtà
produttive più importanti
del nostro comune e
dell’intero comprensorio
del Poro. L’auspicio è che le
forze dell’ordine possano
al più presto assicurare alla giustizia gli autori
dell’insano gesto».
n. c.
PARLA LA VITTIMA
di NICOLA COSTANZO
UNA scia di intimidazioni che
sembrano non avere mai fine. La
Cooper Poro Edile, una realtà
imprenditoriale pulita, dà fastidio. Non si capisce il perchè. Fatto sta che è praticamente diventata l’obiettivo privilegiato di
una criminalità che colpendo
quest’azienda ha inferto un colpo tremendo anche ad un territorio già penalizzato da una crisi
economica imperante e devastante. Ci troviamo, per lla seconda volta, a riflettere sull’ennesimo atto intimidatorio che ha
interessato la sfera personale e
familiare di soci della Cooper
Po.Ro. Edile S.c. di Rombiolo.
Nel settembre dello scorso anno
è stata recapitata, nel cortile di
casa del vice presidente Stefano
Pata, una testa di capra mozzata.
Adesso sono stati esplosi due colpi d’arma da fuoco contro il portone condominiale dell’abitazio-
«Chiediamo sostegno alle istituzioni»
L’appello del presidente della Cooper Poro e la sua testimonianza
ne del presidente Vito Antonio
Pata. Il diretto interessato, sentito telefonicamente, ha dichiarato: «Non che noi non fossimo,
purtroppo, abituati a questi vili
atti, subiti abbondantemente nel
corso della ultratrentennale vita
aziendale. Tuttavia, con quest’ultimo evento le attenzione riservate dalla criminalità hanno
subito una grave impennata perché oltre ad interessare la sfera
personale e familiare dei soci si è
voluto rimarcare la violenza con
l’uso delle armi». Insomma, la
criminalità non ha più remore.
Non ha scrupoli nel minare la
tranquillità di una famiglia onesta e perbene».
«Cerchiamo in questo difficile
contesto economico e sociale,
spesso avaro di soddisfazioni,
ma ricco, purtroppo, di problemi
e difficoltà di ogni genere, di tenere fuori da tutto questo le famiglie, preservare per quanto
possibile la serenità della propria casa. Per questi episodi - ha
aggiunto l’imprenditore - siamo
amareggiati e sconfortati perché ci deconcentrano dagli impegni necessari per affrontare la
crisi che sta attanagliando particolarmente il settore delle costruzioni. C’è il rischio concreto
della stessa sopravvivenza delle
imprese per la difficoltà di acquisizione di nuove commesse e per
la grave difficoltà di ottenere i
pagamenti da parte della pubblica amministrazione.
Ciò nonostante, «abbiamo la
responsabilità sociale di perseguire la missione per cui la cooperativa è stata costituita: quella
del miglioramento economico e
sociale dei soci-lavoratori attraverso il mantenimento del posto
di lavoro, creando “buona occupazione”, sotto il profilo economico, della sicurezza e soprattutto nella legalità».
Per questo, il presidente Pata
ha chiesto agli organi istituzionali, all’organizzazione nazionale e locale di categoria, alle forze sane della società civile, «il loro sostegno, consapevoli che così facendo ci saranno la possibilità di contribuire, molto modestamente, allo sviluppo economico e sociale della nostra comunità».
Vito Antonio Pata
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Vibo
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MARTEDÌ 24 gennaio 2012
D A L
P O L L I N O
calabria
A L L O
ora
S T R E T T O
Il medico Quartucci:
«La perizia su Pelle?
Come da manuale»
Il titolare della clinica “Villa degli oleandri”:
«Ho agito secondo scienza e coscienza»
COSENZA
Guglielmo Quartucci si difende. Il medico cosentino
accusato di aver favorito la
scarcerazione del boss Giuseppe Pelle, è stato interrogato ieri a Palmi nell’ambito
dell’inchiesta che lo vede sotto accusa per falsità ideologica aggravata dalla mafiosità.
Il professionista, infatti, è titolare della clinica “Villa degli Oleandri” di Mendicino
(Cs) che, secondo la Dda, era
diventata un ricovero per
’ndranghetisti finti depressi.
Davanti al gip, però, Quartucci ha respinto con fermezza ogni accusa, sostenendo di
aver redatto le proprie perizie sempre secondo «scienza
e coscienza». Sostenuto dai
suoi legali Marcello Manna e
Filippo Cinnante, Quartucci
ha poi evidenziato come i
suoi referti fossero ispirati a
precedenti
valutazioni
espresse da periti del Tribunale e di consulenti di parte.
E a tal proposito, ha presentato una copiosa documentazione a conferma del suo dichiarato. C’è poi uno degli
episodi ritenuti incriminanti, ovvero l’aggravamento
della depressione di Pelle che
gli inquirenti giudicano inventato di sana pianta. Nulla
di tutto questo per il manager di Villa degli Oleandri,
che si è giustificato spiegando di aver agito «come da
manuale». Nei testi scientifici, infatti, eventi luttuosi quali la morte di un genitore, sono indicati come una delle
principali cause di peggioramento della patologia de-
pressiva. Nessuna perizia falsa, insomma, anche perché a
suo dire i rapporti con Gambazza non sarebbero mai stati di natura personale, ma limitati solamente agli incontri avuti in occasione delle visite mediche da lui effettuate.
Secondo gli inquirenti, però,
Quartucci avrebbe aiutato
anche un poliziotto, Andrea
Conforti, in precedenza arre-
Da sin., Guglielmo Quartucci e i suoi legali Marcello Manna e Filippo Cinnante
stato per il tentato omicidio
della moglie. L’uomo sarebbe
poi tornato in libertà grazie
alla perizia redatta dal medico cosentino su mandato del
difensore di Conforti, l’avvocato Francesco Cornicello,
pure lui indagato per quei
fatti e attualmente detenuto
ai domiciliari. Sul punto, c’è
un’intercettazione ritenuta
sospetta in cui Quartucci e
Cornicello sembrano concordare uno scambio alla pari:
una perizia compiacente per
il poliziotto, in cambio dell’interessamento del legale
con l’assessore Pino Gentile,
per sbloccare dei finanziamenti regionali destinati alla
clinica di Mendicino. Anche
qui, però, Quartucci ha offerto una spiegazione di tipo
diametralmente opposto. Già
diagnosi false
E sui boss finti depressi Orlando scrive a Pisanu
REGGIO CALABRIA Il presidente della Commissione parlamentare
d’inchiesta sugli errori ed i disavanzi
sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha
reso noto di aver scritto al presidente
della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, circa l’uso
«spregiudicato di diagnosi e terapie al
fine di agevolare i mafiosi».
«È compito della Commissione che
presiedo - afferma Orlando - di acquisire ogni utile elemento di conoscenza e valutazione e, altresì, segnalare a
chi di competenza, per eventuale seguito, anomalie che producono effetti
negativi sul funzionamento e sui costi
del servizio sanitario nazionale e che
determinano condizioni ambientali,
funzionali e organizzative incompatibili con la regolarità di tutela del diritto alla salute».
Orlando ha fatto sapere inoltre di
aver inviato anche una «missiva al
presidente della Regione Calabria
Giuseppe Scopelliti, sollecitandolo ad
inviare alla Commissione errori sanitari, una relazione sulle eventuali iniziative di competenza intraprese, in
particolare su eventuali provvedimenti cautelari o sanzionatori adottati».
Prosegue la nota del presidente della Commissione sugli errosi sanitari:
«Secondo quanto emerso da intercettazioni ambientali e reso noto da organi di stampa, nell’ambito dell’operazione “Ippocrate”, condotta dai carabinieri del Ros del Comando provinciale di Reggio Calabria, due medici ed
un avvocato sono stati arrestati con
l’accusa di falsità ideologica commessa nelle vesti di pubblico ufficiale e con
l’aggravante delle finalità mafiose».
«Avrebbero prodotto - conclude la nota - false certificazioni mediche finalizzate a far uscire di carcere boss della
’ndrangheta detenuti, dando vita a
quello che il gip ha definito come “bacato reticolo di rapporti”».
nell’intercettazione, infatti,
l’uomo sostiene di aver detto
chiaramente a Cornicello come il suo cliente fosse «lucido» e per niente «squinternato». Niente trucchi, dunque, ma solo una valutazione clinica pertinente alle reali condizioni di salute di Conforti. Il presunto scambio di
favori, inoltre, sarebbe stato
in realtà una boutade. Cornicello, infatti, è un ex consigliere comunale di un piccolo comune della provincia cosentina
(Mandatoriccio,
ndr). «Se le mie intenzioni
fossero state serie non mi sarei certo rivolto a lui», ha
chiosato Quartucci, prima
che il giudice dichiarasse
concluso il colloquio. A interrogarlo, però, non è stato il
gip firmatario dell’ordinanza
che, per ora, lo trattiene in
carcere. Si è proceduto per
rogatoria alla presenza di un
altro giudice, ragion per cui
Manna e Cinnante non hanno avanzato alcuna richiesta
di scarcerazione o attenuazione della misura cautelare.
Entrambi, però, annunciano
già ricorso al Tribunale della
libertà.
MARCO CRIBARI
[email protected]
processo “epilogo”
REGGIO CALABRIA Una famiglia divisa in due ma con una testa unitaria. È così
che il tenente colonnello Gianluca Vitagliano
ha definito la cosca Serraino nel processo
“Epilogo” che si sta tenendo con il rito ordinario. Ieri in aula bunker l’ufficiale dell’Arma, che ha comandato il Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale reggino fino a pochi mesi fa, ha iniziato a spiegare una delle due informative inviate alla Procura della Repubblica e che il
pm della Direzione distrettuale antimafia,
Giuseppe Lombardo, ha utilizzato per la sua
indagine. I carabinieri ritengono di avere individuato le
mansioni dei
In aula
sodali e alcuha
parlato
ni comportamenti che riil tenente
conducono
colonnello
alle dinamiVitagliano
che associative soprattutto, ha spiegato il colonnello Vitagliano, in due
occasioni. L’una luttuosa, cioè il funerale di
Domenico (conosciuto come Mico) Serraino,
e l’altra gioiosa quale fu il matrimonio di Ivan
Valentino Nava (ammesso al rito abbreviato). In queste occasioni sono stati assegnati gli
incarichi nell’associazione ed è indicativa, secondo l’accusa, anche la scelta degli invitati al
matrimonio. Il collaboratore di giustizia Vittorio Giuseppe Fregona ha fornito indicazioni agli inquirenti sull’appartenenza del cognato Antonino Pirrello all’associazione ma-
«Serraino, un clan diviso in due
ma dipendente da un’unica testa»
fiosa, indicando che era stato «imposto» proprio al matrimonio di Nava.
Secondo quanto accertato dai carabinieri,
i gruppi dei Serraino sono due. Uno è chiamato anche “della montagna” di cui facevano
parte i fratelli Francesco, Domenico, Demetrio e Paolo (detenuto). Dopo la morte di Mi-
co Serraino, un ruolo di primo piano sarebbe
stato assunto dal figlio Alessandro insieme
ad altri. Il secondo gruppo invece è quello che
farebbe capo ad Antonino Nicolò, che ha sposato Giuseppa Serraino. Nel dicembre 2009
i carabinieri della Stazione di Cataforio inviarono al Nucleo investigativo di Reggio Cala-
bria una nota in cui lo indicavano come il referente della cosca a intascare i proventi delle estorsioni e anche l’attentato al bar dello
Sport sarebbe riconducibile a lui.
Oltre ad Alessandro Serraino, in posizione
dominante nell’associazione criminale, altro
personaggio di rilievo secondo gli inquirenti
è Fabio Giardiniere, indicato dall’ex comandante del Nucleo investigativo Gianluca Vitagliano come un gradino sotto allo stesso Serraino. D’altra parte si tratta del genero del
vecchio boss Mico Serraino. Ancora sotto ci
sarebbe Maurizio Cortese, che «prende gli ordini da Giardiniere ed è sovraposto rispetto ai
ragazzi» dice
l’ufficiale delI carabinieri
l’Arma. I verritengono di
tici del grupaver individuato po, soprattutto quando
le mansioni
il boss era in
dei sodali
vita, facevano molta attenzione a non esporsi con gesti sconsiderati
poiché «tante volte da uno schiaffo può succedere una guerra» cita Cortese, ricordando
che Giardiniere era stato ripreso in questo
senso dal suocero Mico Serraino. Hanno scelto il processo ordinario Alessandro Serraino,
Demetrio Serraino, Antonino Alati, Maurizio
Cortese, Fabio Antonio Giardiniere, Giovanni Siclari, Francesco Tomasello. Altri 14 sono
invece in abbreviato. Per loro il pm ha già
chiesto condanne pesanti.
a. i.
14
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calabria
ora
R E G G I O
«Non sono riuscito a salvarla»
Omicidio Gattuso, il marito accusato racconta la sua versione
«La macchina puzzava di benzina».
Giovanni Iaria, in carcere perché accusato di aver ucciso la moglie Francesca Gattuso simulando un incidente stradale, ieri in udienza ha aggiunto un elemento
inedito alla ricostruzione della vicenda.
La Fiat Punto sulla quale sarebbe avvenuto l’incidente era compromessa ma non lo
aveva mai detto. Un tentativo di alibi?
«Nessuno me lo aveva mai chiesto» ha
precisato. Iaria si è sottoposto alle domande del pm Francesco Tripodi e della
parte civile rappresentata dall’avvocato
Cozzupoli, poi al controesame degli avvocati Abate e Bellantoni, fornendo la sua
versione dei fatti. Mentre, la sera del 15
maggio 2010, scendeva dall’Aspromonte
insieme alla moglie, l’uomo ha raccontato di essersi trovato dietro un mezzo sopraggiunto a forte velocità nonostante
stessero percorrendo una strada di montagna. All’insistenza di voler passare, segnalata con i fari abbaglianti, Iaria si sarebbe spostato sul lato sinistro lasciandogli spazio. Nonostante ciò però la Fiat
Punto sarebbe stata tamponata finendo
in bilico su un dirupo. L’uomo, che era al
posto di guida, ha riferito di aver perso i
sensi dopo aver battuto la testa. E’ stata la
moglie a farlo rinvenire, preoccupata dalle fiamme che stavano avvolgendo l’auto.
Lui, secondo il suo racconto, si sarebbe
allora preoccupato di mettere in salvo se
stesso e Francesca Gattuso ma gli sportel-
li dell’auto non si aprivano. Allora avrebbe calmato la moglie suggerendole di spostarsi sul sedile posteriore per uscire dal
lunotto. Qui arrivano le incongruenze del
racconto. La prima è che Iaria, sollecitato dalla presidente della Corte d’Assise
Kate Tassone, non è stato in grado di dire da dove arrivassero le fiamme, nonostante abbia raccontato che il suo giubbotto aveva preso fuoco. E poi non ha saputo spiegare perché è uscito dal lunotto
e non ha provato a uscire dagli sportelli laterali, come la logica avrebbe richiamato.
L’imputato ha proseguito il suo racconto
sostenendo di essere uscito lui per primo
dal lunotto dell’auto e di aver afferrato la
moglie dalle braccia per farla passare a
sua volta. Una donna minuta, non molto
alta, che sarebbe passata con poche difficoltà se -come ha riferito il marito- non
fosse arrivata una vampata di fuoco che lo
ha costretto a mollare la presa mentre
l’auto scivolava nel dirupo. A terra, sul
luogo dell’incidente, sono stati trovati
l’orologio della vittima e bottoni. Oltre a
una macchia di sangue. Iaria ha ammesso di aver sfilato l’orologio, ma sembra
quasi incredibile che ci sia riuscito se non
è riuscito invece a trattenere la moglie.
Ha anche detto di non essersi accorto della macchia ematica, dovuta forse –ha riferito- al fatto che anche lui si è ferito
uscendo dal lunotto. Altro elemento strano è la richiesta di soccorso alla casa di Leandro Siclari, distante un km circa, che
lui conosceva. I due sono andati prima
sul luogo dell’incidente, poi dal fratello di
Iaria e poi ancora in ospedale. Solo allora
sono stati allertati i soccorsi, su un «impegno» che aveva preso il fratello di Iaria
visto che lui era senza cellulare e che anche Siclari lo aveva dimenticato a casa.
Questa è la versione di Giovanni Iaria sulla tragica fine di Francesca Gattuso. La
Procura è invece convinta che l’abbia uccisa e poi spinta con l’auto nel dirupo. Iaria ha inoltre lanciato una pesante accusa sulla testimonianza della figlia, minorenne, nella precedente udienza. «Sembrava istruita sulle risposte da dare» ha
ipotizzato. Smentendo che tra lui e la moglie vi fossero mai stati litigi o problemi.
ANNALIA INCORONATO
[email protected]
La storia di Bentivoglio
Presentato il volume dell’imprenditore reggino “Colpito”
Il messaggio pubblico è uno
degli strumenti contro la criminalità. Questo è l’insegnamento del libro di Daniela Pellicanò, “Colpito – La vera storia di Tiberio Bentivoglio”, che
è stato presentato alla sede
della “Piccola Opera” dall’associazione Libera alla presenza di tante autorità.
«Lo Stato invita a denunciare ma poi non fornisce gli strumenti per difendersi – ha spiegato Pellicanò –. I finanziamenti promessi arrivano dopo
anni, ma intanto l’azienda non
va avanti, non può rifornirsi di
merci da rivendere, i creditori
pignorano, qualcuno fa causa.
Il libro parla di questo, vuole
denunciare le minacce dei mafiosi e l’isolamento dello Stato.
Ho riportato il diario degli avvenimenti in modo dettagliato,
gli attentati, il rischio chiusura, dro, Salvatore D’Amico.
«Se fossero tanti gli imprenl’indagine in corso. C’è anche
un capitolo dedicato a Libera, ditori che denunciano il pizzo,
che ha creduto nel libro da allora il potere criminale subirebbe un duro colpo – ha agpubblicarlo».
Insieme all’opera, che nes- giunto Mimmo Nasone – Parsun editore ha osato stampare, lare di Tiberio mi suscita molta emozione,
è allegato un
dvd molto
«Purtroppo chi un uomo che
ha resistito
particolare,
mi ha sparato
per tanti anni,
un documenper la famitario di Pieralle spalle
glia, per i regvincenzo Canon ha ancora
gini». Durannale sulla siun nome»
te l’incontro
tuazione a
ha espresso il
Reggio, in
una città dove il 90% dei nego- proprio entusiasmo per il libro
zi del Corso Garibaldi è espo- anche Giuseppe Baldessarro,
sto al pizzo, come ha denun- giornalista che ha subito pure
ciato Mimmo Nasone, refe- lui le minacce esplicite per aver
rente di Libera Reggio. Ma c’è raccontato i fatti così come stachi resiste e racconta: oltre a vano. «Come spiegare alla faTiberio Bentivoglio, anche Ste- miglia cosa significa questo?
fania Gurnari, Filippo Coglian- Diventa faticoso continuare a
subire, sono logiche che si perpetuano nel tempo». Infine
tanti applausi hanno accompagnato il discorso di Tiberio,
un uomo comune che ha fatto
della normalità un atto di eroismo. Un ringraziamento lo ha
rivolto al pubblico, agli amici
presenti in massa nel corso
della serata, ai rappresentanti
delle istituzioni che lo hanno
sostenuto, agli uomini della
scorta per la riservatezza, la
professionalità, il coraggio.
«Quello che mi dispiace è
che, purtroppo, colui che mi ha
sparato alle spalle non ha ancora un nome. Mi rattrista vedere i mafiosi ancora in giro
per la città, a ogni angolo delle
strade». A moderare l’incontro è stato Mario Nasone, per
la Piccola Opera.
Marco Comandè
Tenta di sottrarre la pistola al poliziotto
Gli operatori delle volanti erano intervenute per un litigio in via Nazionale a Pellaro
Tenta di sottrarre la pistola a un poliziotto della squadra volante che era
intervenuto per sedare una lite e viene arrestato. Il tentativo è stato neutralizzato dall’operatore della Polizia
di Stato grazie alla sua prontezza. Il
fatto trae origine da una chiamata al
113 per una lite in corso, scaturita da
contrasti di natura familiare, in via
Nazionale di Pellaro, nel complesso
residenziale Polideia. Arrivati sul posto, gli agenti hanno constatato che
due persone erano arrivate alle mani
e hanno identificato gli individui coinvolti nella lite in R. P. di 54 anni, reggino, e C. C. di 40 anni originario di
Catanzaro e residente a Reggio. I poliziotti, più che occuparsi dei due, hanno dovuto fronteggiare la reazione di
uno dei familiari presenti che per due
volte, sentendosi forte dall’arrivo del
figlio, si è scagliato contro un poliziotto. Alla seconda aggressione ha tentato di sottrarre all’operatore la pistola
d’ordinanza. L’autore è noto agli uffici della questura per precedenti in ma-
teria di stupefacenti, per rapina, contrabbando e altro. E’ stato quindi immobilizzato e portato in questura. Dopo una notte trascorsa nella camera di
sicurezza di corso Garibaldi, è stato
portato davanti al giudice per un processo per direttissima.
Altro intervento recente delle volanti si è reso necessario in un b&b della
città. I poliziotti sono intervenuti nella struttura, nella notte tra sabato e
domenica, dove era scoppiata una lite
per una donna.
riferimenti
Scardinato il cancello
«Forse non è casuale»
È stato trovato scardinato, ieri mattina, il cancello
d’ingresso alla sede del coordinamento nazionale antimafia Riferimenti. Lo rende noto la presidente Adriana Musella. Sul posto è intervenuta subito una volante della Polizia e gli investigatori della scientifica. Al
momento non si conosce la
matrice del gesto. E’ stata
fatta anche l’ipotesi di un cedimento improvviso, che
però non convince i rappresentanti dell’associazione.
«È da rilevare –si legge in
una nota del coordinamento- che proprio venerdì scorso è stata fatta, in quella sede, una conferenza stampa
di forte denuncia dalla presidente Adriana Musella».
La rappresentante di Riferimenti lamentava il mancato
controllo degli enti locali sui
beni confiscati e rivendicava la rassegnazione di un appartamento assegnato alla
Cri ma mai utilizzato, vicino
alla sede di Riferimenti.
«Fatto è che sabato, quando
l’associazione è stata chiusa,
la porta funzionava benissimo e in tutti questi anni non
ha mai dato segni di cedimento», precisa la nota del
coordinamento antimafia.
«Si ripropone per l’associazione –prosegue- l’annoso
problema della mancanza di
telecamere in loco. La richiesta più volte sollecitata sia
dall’associazione che dalla
questura, nonché deliberata dal comitato per l’ordine e
la sicurezza, in tre anni, non
è mai stata evasa, trovando
il silenzio e l’immobilismo
del Comune».
sfratto al cedir
Vecchio e Arena
“difendono” la polizia
Politica e amministrazione comunale divisa sullo
sfratto dell’ufficio personale della Polizia di Stato al
Cedir. Alla notizia dell’intimazione di lasciare liberi i
locali, con un atto firmato
dal dirigente del settore
Contratti e appalti, c’è stata
una levata di scudi sulla
questione, con posizioni
più o meno condivise dalla
maggioranza. Alla nota del
Siulp, nella quale il segretario provinciale Francesco
Caracciolo lamentava la richiesta appresa dalla questura ipotizzando sulla vicenda una minimizzazione
dei vertici comunali, è seguita una presa di posizione
ufficiale del presidente del
consiglio Seby Vecchio.
Si tratta di «una decisione che deve essere necessariamente rivista, in attesa
che il Comparto venga dislocato a Santa Caterina, se
tagli devono esser fatti – ha
dichiarato Vecchio - si inizi
da ciò che è superfluo e non
si vada a colpire un comparto come la Polizia di Stato che in quella zona del Cedir, punto nevralgico, ha
sempre operato e continua
ad operare con grande professionalità». Infatti la ragione della richiesta di lasciare il locale del Cedir sarebbe stato motivato dal dirigente con le ristrettezze
economiche in cui palazzo
San Giorgio deve far quadrare i conti. Anche il sindaco, su questo argomento,
ha voluto precisare il suo
pensiero, affermando che
«sicurezza e legalità sono
due aspetti prioritari per il
nostro territorio e conseguentemente l’amministrazione intende salvaguardare e, ove possibile, incrementare, la presenza delle
forze dell’ordine». Se il problema è da individuare nelle risorse, aggiunge Arena,
nonostante si stia vivendo
un periodo di estrema difficoltà e carenza di risorse
«che colpisce da un lato i
comuni e dall’altro tutti i
ministeri, compreso quello
degli Interni, sono convinto
invece che le risorse di quest’ultimo andrebbero, se
non incrementate, perlomeno mantenute, considerate le forti ricadute in termini di legalità e presidio
del territorio specie nelle
zone a più alto rischio come il Meridione.
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delitto ferrentino
PALMI
Ha rigettato l’accusa di tentato
omicidio, Giuseppe Silvano, uno
dei due laureanesi accusati del ferimento di Angelo Ferrentino.
L’uomo, che si era costitutito
ai carabinieri la scorsa settimana, è stato interrogato in carcere
dal giudice per le indagini preliminari Fulvio Accurso, accompagnato dal suo legale di fiducia,
l’avvocato Gregorio Ceravolo.
Secondo quanto appreso alla
fine dell’interrogatorio, pare che
Silvano abbia negato di avere agi-
PALMI
Lo spartiacque nella nuova
faida di Barritteri era stato
l’omicidio di Giovanni Bruzzise, detto “Spannavento”, boss
dell’omonima famiglia della
piccola frazione di Seminara.
Come un vortice, quel delitto avrebbe tirato dentro anche
la famiglia Gallico, sospettata
dai figli del morto ammazzato
di avere appoggiato quell’omicidio. E di quei sospetti, Carmelo e Vincenzo Bruzzise, non
ne avrebbero fatto mistero neanche con il boss ergastolano
Giuseppe Gallico, incrociato
per caso all’interno del carcere
di Palmi all’inizio dell’agosto
2006. Di tutto ciò, e della presunta risposta armata del clan
Gallico, ha relazionato nell’udienza di ieri del processo
“Cosa mia”, il sovrintendente
della polizia maximiliano Orrico, alla sua terza apparizione
consecutiva davanti alla Corte
d’assise di Palmi. I punto di
partenza della sua testimonianza, sono sempre le intercettazioni carcerarie a cui erano stati sottoposti i membri
del clan palmese dei Gallico,
soprattutto i due boss ergastolani Giuseppe e Domenico. Intercettazioni che, di fatto, hanno dato avvio, all’operazione
della Distrettuale antimafia di
Reggio Calabria contro la cosca palmese e i clan di Barritteri. Le indagini, per altro, si
intrecciano in maniera inequivocabile (sostengono gli inquirenti) con alcuni omicidi compiuti nella piccola frazione di
Seminara, delitti che hanno
riaperto la faida a Barritteri
dopo quasi due decenni calma
«Non abbiamo sparato per uccidere»
Silvano risponde al gip e rigetta l’accusa di tentato omicidio aggravato
to insieme al fratello Maurizio
(ancora latitante) con l’intento di
uccidere l’operaio di Stelletanone, frazione di Laurena di Borrello, ma di essersi presentati davanti alla vittima solo per chiarire e di essere stati da questi aggrediti.
Solo in un secondo momento,
vale a dire durante la colluttazio-
ne, il più giovane dei fratelli Silvano, Maurizio, avrebbe sparato
contro Ferrentinoper difendersi,
ma non per ucciderlo.
La prova di quanto sostenuto,
secondo Giuseppe Silvano, risiederebbe nel fatto che Ferrentino
è stato colpito solo alle gambe e
che se avessero voluto ucciderlo
lo avrebbero potuto fare.Il delit-
to per cui è stato arrestato Silvano risale all’inizio di aprile dello
scorso anno, data in cui, dopo un
litigio tra Giuseppe Silvano e il figlio della vittima, Ferrentino e i
due fratelli arrivarono a confrontarsi armati, con l’operaio 49enne che rimase ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco.
fral
Il tribunale di Palmi
Il delitto “Spannavento”
e la risposta dei Gallico
“Cosa mia”, Orrico relaziona sulla faida di Barritteri
NUOVA FAIDA Da sinistra Antonio Surace, Domenico Gaglioti, Antonino Gallico e Salvatore Morgante
apparente. Interrogato dai sostituto procuratori Roberto Di
Palma e Giovanni Musarò,
Orrico ha ripercorso alcune
conversazioni tenute in carcere soprattutto da Giuseppe
Gallico con i suoi parenti più
stretti. In quelle conversazioni il boss comunicava ai familiari che i fratelli Bruzzise erano convinti che, a uccidere
Spannavento, fossero stati i
fratelli Salvatore e Filippo
Morgante, parenti dei Gallico,
e della necessità di «prendere
provvedimenti» per evitare
che i Morgante potessero subire ritorsioni. Giuseppe Gallico
parlava di quei «provvedimenti» da prendere con la
moglie Lucia Morgante e il figlio Antonino, il 30 novembre
2006. Poco meno di una settimana dopo, il 5 dicembre, codeva sotto i colpi dei sicari Antonio Surace, mentre dieci
giorni dopo, a essere ucciso era
Domenico Gaglioti. Entrambi,
secondo l’impostazione accusatoria, erano legati ai Bruzzise, tutti e due per la procura,
sarebbero stati ammazzati su
indicazione di Giuseppe Gallico e il tramire della Morgante.
Per la Dda nel primo caso a
sparare furono Antonino Gallico e Salvatore Morgante,
mentre Gaglioti sarebbe stato
ucciso solo da Morgante. Anche i due fratelli Bruzzise ancora a piede libero, dovevano
morire, ma i due si diedero al-
la latitanza volontaria scampando così ai presunti propositi omicidiari dei Gallico. La
scelta di Giuseppe Gallico, per
la procura, sarebbe stata avallata anche dal fratello Domenico, che chiese alla sorella Teresa, però, di agire quasi in
modo “chirurgico”, per fare rimanere la faida circoscritta a
Barritteri e evitare che gli omicidi toccassero Palmi.
FRANCESCO ALTOMONTE
[email protected]
la visita
Il console russo al porto
Korotkov: «Impressionato da struttura e organizzazione»
Il ministro Straordinario e plenipotenziario console generale di Russia a Palermo Vladimir Korotkov ha
fatto visita ieri al porto di Gioia Tauro. L’incontro è stato inserito all’interno di una serie di visite istituzionali che il console ha avviato in Calabria, facendo tappa nelle varie città
regionali e incontrando i rappresentanti istituzionali. Nel primo pomeriggio, prima di effettuare un tour
guidato all’interno dell’area portuale, ha incontrato i vertici dell'Autorità portuale. Al suo arrivo è stato accolto dal segretario generale Salvatore
Silvestri che ha fatto gli onori di casa.
La visita, dai toni informali, si è tenuta, in prima battuta, nel terrazzo della palazzina, sede dell'Autorità portuale, al fine di offrire al diplomatico
russo una posizione di panoramica
visibilità dell'intera area portuale e
dei suoi dintorni. Quale segno di benvenuto, Silvestri ha donato a Korotkov il crest dell'Autorità portuale.
Nel suo discorso di accoglienza, Silvestri ha illustrato la storia del porto
e descritto le attività dello scalo, che
è il primo porto italiano di transhipment all'interno dei circuiti internazionali del Mediterraneo. Il console
Korotkov ha ringraziato i vertici del-
l'Autorità portuale per l'accoglienza
ricevuta: «La visione e la conoscenza
di questa infrastruttura portuale mi
ha piacevolmente impressionato – ha
detto – perché noto un’ottima organizzazione interna. A tale proposito,
tenendo conto del volume degli
scambi commerciali tra i nostri Paesi, che nel 2011 hanno registrato una
crescita del 30% rispetto al 2010, si
può ben sperare in una maggiore cooperazione. Trasmetterò le informazioni ricevute alle istituzioni russe con
l’obiettivo di favorire, in uno spirito di
fattiva collaborazione, un aumento
degli scambi commerciali tra i nostri
CRONACA
Seminara, scoperto
un bunker “freddo”
I carabinieri della stazione di
Seminara, che hanno operato
insieme ai colleghi dello
squadrone eliportato
Cacciatori Calabria, nel corso
di un servizio finalizzato alla
cattura di latitanti nella Piana
di Gioia Tauro, hanno
rinvenuto un covo “freddo”,
cioè non adoperato da tempo
all’interno di una abitazione a
Seminara. Secondo quanto
appreso dai militari dell’Arma,
il piccolo bunker sarebbe
stato rinvenuto durante una
perquisizione posta in essere
nell’abitazione di proprietà D.
C., 35 anni, attualmente
utilizzata, però, da A. Z.,A. Z., e
B. Z.. Il covo in disuso, era
posto sotto il pavimento della
cucina, delle dimensioni di un
metro di altezza per un metro
di larghezza e un metro di
profondità.
L’accesso al locale era fornito
da un chiavistello per la
chiusura dall’interno, garantito
mediante una botola delle
dimensioni di 50x50, a sua
volta occultata da mattonelle
dello stesso colore della
cucina.
r. p.
Polistena, auto
incendiata
A Polistena, ignoti nel corso
della notte hanno incendiato
l’autovettura Peugeot 106, di
proprietà L. B., giovane di 28
anni.
Il mezzo, secondo quanto
appreso nella giornata di ieri,
era parcheggiato nei pressi
dell’abitazione dell’uomo.
Sul fatto indagno i carabinieri
della stazione di Polistena.
r. p.
Oppido, rubate
armi in una casa
CORTESIA Silvestri e Korotkov
Paesi». Il diplomatico russo e' giunto a Gioia Tauro accompagnato da
Salvatore Federico, Console onorario
di Ucraina per la Calabria e da Giuseppe Pedà, vice presidente nazionale dei Giovani di Confcommercio.
[email protected]
Sfruttando l’assenza del
proprietario di casa, a
Oppido Mamertina, ignoti si
sono introdotti all’interno
dell’abitazione di proprietà R.
B., di 58 anni, ed hanno
rubato alcune armi.
Secondo quanto comunicato
dai militari dell’Arma, si tratta
di una pistola Beretta calibro
7,65 completa con 50
cartucce; tre fucile e 80
cartucce.
r. p.
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P I A N A
Migranti, la Regione si difende
Torchia replica alla Cgil sulla visita di Riccardi: «Presenti in Prefettura»
ROSARNO
Nessuna sottovalutazione
della problematica migranti a
Rosarno da parte della Regione. E’ questa, in stretta sintesi,
la replica del sottosegretario
alla Protezione Civile regionale Franco Torchia al pesantissimo attacco a mezzo stampa
mosso dalla Cgil Piana.
Dopo la nota in cui il segretario comprensoriale Nino Calogero denunciava l’assenza
della Regione, e in particolare
del governatore Scopelliti, durante la visita del ministro Riccardi a Rosarno. Torchia, in
questo senso, si difende ricordando la sua presenza in Prefettura a Reggio a fianco di
Riccardi e, più in generale, rivendicando l’impegno della
Regione nella pratica migranti. «La Cgil ha perso un’altra
occasione per tacere. Gli attacchi del sindacato di sinistra al
Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti continuano su tutti i fronti» tuona
Torchia, che non contento si
lascia andare di seguito a commenti decisamente poco “istituzionali”: «Parlare solo per
dare fiato alla voce- prosegue
la nota- non fa bene alla propria salute. Sarebbe opportuno che prima di dire delle fesserie ci si informasse su come
stanno le cose. Bastava leggere i giornali per sapere che il
Presidente Scopelliti ha delegato il sottoscritto a presenziare alle varie riunioni che si sono svolte in prefettura sul caso
Rosarno. Ciò è avvenuto anche
in occasione della riunione
della settimana scorsa con il
ministro Riccardi il quale, in
una conferenza stampa, ha
ringraziato la Protezione civile per quello che sta facendo.
Quello che ha fatto e sta facendo la Regione per la situazione
di Rosarno - ha proseguito
Torchia - lo abbiamo più volte rappresentato e lo sanno bene le popolazioni della Piana,
tutti gli enti che hanno partecipato al tavolo dell’emergenza ed ovviamente anche lo
stesso sindaco Tripodi che certo non può lamentare l’assen-
za delle istituzioni. Sulla questione dei fondi regionali al comune, ad esempio, per capire
bastava assumere notizie presso la tesoreria comunale. Su
Rosarno – ha concluso il sottosegretario - il nostro impegno
continua in modo costante. Mi
chiedo invece cosa stia facendo realmente la Cgil per quei
lavoratori».
Proseguono, nel frattempo,
i lavori per la predisposizione
del nuovo campo migranti da
ben 288 posti (48 tendoni da
sei posti l’uno) che sorgerà nella seconda area industriale, nel
territorio comunale di San
Ferdinando. Attualmente, si
sta procedendo in particolare
alla recinzione e alle opere di
urbanizzazione. I lavori dovrebbero completarsi entro
mercoledì o giovedì, quindi
dovrebbero arrivare i successivi atti per consetire l’inresso
dei migranti. Quel che è certo,
come dimostra anche l’ultima
polemica tra Cgil e Regione, è
che la questione migranti nella Piana continuerà a far discutere ancora per molto.
FRANCESCO RUSSO
[email protected]
POLEMICA da sinistra Franco Torchia e Nino Calogero
PALMI
PALMI
Un forum sul programma
Dopo gli incontri della scorsa settimana, infruttuosi finora, che hanno visto partiti ed associazioni del
centro sinistra riunirsi più e più volte per cercare di stilare il documento di coalizione, ieri sera è toccato
agli associati di “Palmi la Nuova dovrebbe prendere forma, e che
Agorà” ritrovarsi insieme, per di- parte da un assunto importante: il
scutere di un progetto che l’associa- cittadino alla base ed al centro della politica. Diverse le
zione
intende
proposte avanzate dai
portare avanti,
Secondo
tanti associati, i pronon si sa ancora
l’associazione
motori della “primase dentro o fuori
vera
palmese”, basata
la
coalizione.
confronto da
sulla partecipazione
“Palmi la Nuova
anteporre
attiva. Secondo quanAgorà” ha preso
alle primarie
to trapelato poco priparte alle passate
ma della riunione,
riunioni della maxi coalizione, differenziandosi da al- proposta base è stata quella di dar
cuni soggetti per idee e proposte. vita ad una piattaforma che non imTema della tavola rotonda di ieri è ponga alcunché ai cittadini, ma che
stato un progetto che piano piano li renda autori del programma di
La linea di Agorà per la partecipazione attiva dei cittadini
PALMI/2
coalizione. Un programma che essi
stessi contribuiranno a stilare. Insomma, una politica nuova, attiva
e soprattutto interattiva, che consentirà ai palmesi che lo vorranno
di scegliere, almeno in parte, il proprio destino.
Una simile proposta è venuta
fuori proprio nella scorsa settimana, durante uno dei summit di coalizione, quando si parlava appunto
di istituire dei forum per favorire la
partecipazione attiva della cittadinanza. Proposta accolta un po’ da
tutti i partiti presenti all’incontro, i
quali però, a differenza di “Agorà”,
ANOIA
L’auspicio di Trimboli:
«Ripartire dai giovani»
PALMI
«In politica largo ai giovani». Lo aveva detto nei
giorni scorsi l’ex Fli Girolamo Lazoppina, lo ripete oggi Aldo Trimboli, presidente di “Spazio libero”.
Giovani e soprattutto nuovi volti che la politica palmese non ha mai conosciuto finora, ma che hanno
esperienza e capacità, in grado di cambiare finalmente la città.
Una nota diramata dall’ex consigliere Aldo Trimboli rimarca proprio l’importanza, se non la necessità, del nuovo in
politica. «Solo attraverso l’impegno diretto ed
incondizionato di soggetti nuovi e possibilmente giovani, si può
dare vita alla sana iniziativa politica, lontana
dalle incallite ostilità ed
intrecci soliti della società palmese», scrive
Trimboli. Gli altri,
quelli che hanno ormai
i «capelli bianchi» per- Aldo Trimboli
ché in politica da anni,
sono invitati «opportunamente a fare dieci passi indietro per dare un taglio netto con la “prima repubblica”
palmese».
Il futuro di Palmi, dunque, deve necessariamente
passare dai giovani, i veri promotori ed artefici del rinnovamento.
vi. mi.
hanno posto al centro di tutto le elezioni primarie. «Le primarie innanzitutto, poi viene il resto», è stato il
commento di Pd e “In alto a sinistra”, avallato da Sel e accettato ma
non pienamente dagli associati di
“Agorà”. «Non siamo contrari alle
elezioni primarie ma prima vorremmo discutere del programma e
passare dopo alla scelta del candidato», aveva detto l’ex sindaco di
Palmi Nino Parisi in un’intervista.
Sapremo meglio oggi cos’altro ha
prodotto l’incontro di ieri sera.
VIVIANA MINASI
[email protected]
CINQUEFRONDI
Palermo passa al Pdl
Maggioranza in bilico
Rinascita sferza Galimi:
opposizione intermittente
La maggioranza di Anoia perde un altro pezzo. Angelo
Palermo lascia il gruppo consiliare di maggioranza “Gabbiano” per aderire al gruppo Pdl, guidato da Vincenzo Bitonti. Le motivazioni lo stesso Palermo (foto) le rende pubbliche attraverso una nota. «Non si è dato inizio allo svolgimento del programma elettorale – scrive il consigliere Non si provvede per la mensa scolastica, manca il dialogo
nel gruppo, non ci sono riunioni di maggioranza per discutere dei punti elencati in programma». A questo punto i numeri del sindaco Antonio Ceravolo dipenderanno dal sostegno del gruppo misto in
consiglio. Non è questo l’unico grattacapo in municipio ad
Anoia. I consiglieri di minoranza Salvatore Auddino,
Alessandro Demarzo, Giuseppe Fuda e Giuseppe Marafioti hanno chiesto un consiglio
comunale straordinario, alla
ricerca di chiarezza dopo che il
responsabile dell’ufficio Tecnico comunale Pasquale Bellantoni ha inviato una lettera-denuncia al responsabile dell’ufficio Tributi del comune, accusandolo di comportamento ostruzionistico nei riguardi dell’Ente, di danno erariale
che si sta provocando a causa del ritardo della stesura del
ruolo Ici e del comportamento vessatorio nei suoi riguardi. Gli stessi consiglieri di minoranza si dicono «meravigliati», perché «è notoria a tutti la serietà del responsabile dell’area Economica ed il suo grande senso di responsabilità»,
e «si augurano che dall’indagine giudiziaria si possa fare
chiarezza su una vicenda che ha provocato e provoca sconcerto e tensione».
(Mauro Nastri)
“Cinquefrondi è un paese depresso, e forse per questo
più facile da governare”. L’altra sera Michele Conia, all’assemblea pubblica per i due anni di Rinascita, ha usato pochi cenni per ribadire la pessima considerazione del suo
gruppo verso la giunta Cascarano. Ha poi sferzato l’opposizione “intermittente” di Galimi (“Se c’è da diventare presidente della comunità montana o di Piana Ambiente, ci si
astiene in consiglio comunale”). Quindi si è speso soprattutto nel riepilogare i tratti genetici di Rinascita. A uso di
chi, soprattutto nel Partito democratico, “si ostina a non capire e vorrebbe portarci indietro di trent’anni”, accusa
Conia. Poco prima Fausto
Cordiano, una vita Pd e incerto se entrare o no nel movimento, ridice critiche note:
“Siete chiusi ai partiti del centrosinistra”. Conia sbotta:
“Secondo alcuni mi dimostrerei aperto solo se andassi
a parlare con quei tre-quattro che stanno in piazza e si
sentono i detentori della politica. Il loro unico interesse è chi deve fare il sindaco”. Per
Rinascita è tutto qui l’equivoco che i suoi detrattori continuano ad alimentare. Le adesioni al gruppo di cittadini
qualsiasi conterebbero meno di apparentamenti con partiti o loro frange. Anche il consigliere provinciale Giuseppe Longo scrive il suo no alle vecchie burocrazie partitiche:
“Se saremo chiamati a governare Cinquefrondi, dobbiamo
essere certi di poterlo fare in modo trasparente, serio e responsabile. Questo obiettivo non potrà essere raggiunto
insieme a chi ha portato il paese allo stato attuale”.
Angelo Siciliano
31
MARTEDÌ 24 gennaio 2012
calabria
CETRARO - SAN LUCIDO - AMANTEA - BELMONTE
La rabbia di Muto:
«Tavola? Mi fa schifo»
COSENZA
Il cetrarese: odio la droga e non possiedo alcun clan»
CETRARO
Il cetrarese Franco Muto, da sempre
considerato il capo dell’omonima Cosca,
oggi, ha deciso di rompere il silenzio per
chiarire una questione molto delicata che
lo interessa da molto vicino. Si tratta, in
buona sostanza, dell’arresto effettuato
dalla squadra di Polizia giudiziaria del
Commissariato di Paola, nella persona
del dirigente Raffaella Pugliese, avvenuto in data 21 gennaio 2012, e che ha interessato tale Aldo Tavola, 60 anni di Cetraro.
Stando alle accuse, l’uomo, sebbene
fosse sottoposto ad una misura cautelare restrittiva della libertà personale per
reati di spaccio di sostanze stupefacenti,
continuava indisturbato nella propria
azione criminosa profittando in modo
specifico dell’ora di libertà concessa dal
giudice di sorveglianza dalle ore 09.00
alle ore 10.30 di ogni giorno. Pertanto, al
fine di sottrarsi ai controlli delle forze di
Polizia, nelle adiacenze dell’abitazione si
era ricavato dei nascondigli che utilizzava quali depositi. Depositi individuati dai
poliziotti ed all’interno dei quali sono stati rinvenuti grammi 22 di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonchè di un
panetto di gr. 8,5 di mannitolo utilizzato per il taglio della stessa sostanza.
Ebbene, sull’arresto di Tavola nulla da
eccepire. Ciò che, però, ha sollevato l’ira
Franco Muto
del presunto boss cetrarese è stato il fatto di aver collegato il predetto Tavola alla sua persona. Ecco perchè Franco Muto ha voluto evidenziare con forza come
«io schifo Aldo Tavola e schifo quello che
fa». E, ancora: «Ho sempre odiato la droga, fin da bambino, quindi non potrei mai
aver avuto nulla a che fare con il soggetto in questione». Senza contare il fatto
che, così come rimarcato dallo stesso Muto, «io non ho un clan e non appartengo
a nessuna cosca».
Ma, ritornando al caso Tavola, un altro
motivo del perchè Muto lo odia così tanto, e che confermerebbe la totale estranei-
SAN LUCIDO/AMANTEA
“Acqualeone A” pericolosa
Una maestra in ospedale
Tanto tuonò che piovve.
Ieri mattina, una mestra di
Amantea, L.M., in servizio
presso il plesso di Acqualeone A, per salvare un alunno
corso in strada, è inciampata in una buca andando così
a cadere rovinosamente a
terra. La donna è stata trasportata al Pronto soccorso
di Paola dove gli sono state
diagnosticate delle ferite al
coccige. La pericolosità del
plesso, lo ricordiamo, era
stato denunciato dai genitori di Acqualeone B alle autorità competenti. Il pullmino,
infatti, per fare salire/scendere gli scolari deve fermarsi al centro di una strada
provinciale ed in prossimità
di un crocevia. Ieri mattina,
intorno alle ore 13.30, proprio nel mentre il pullmino
stava aspettando i ragazzi, e
la mestra L.M. li stava aiutando ad attraversare la
strada, per salvarne uno, si è
fatta male. A questo punto
v’è da chidersi: Il plesso è assicurato, considerando che
il provveditorato lo ha catalogato come chiuso? Chi si
assumerà le responsabilità
di questo incidente? E se il
bimbo fosse finoto sotto la
macchina? Sarebbe proprio
il caso, a questo punto, che
anche i genitori di Acqualeone A prendessero più a cuore l’incolumità dei propri fi-
tà del soggetto non solo al clan quanto alla vita diretta del presunto boss, è da ricercare nella vicenda accaduta all’incirca
una decina di anni addietro, allorquando,
il Tavola era detenuto presso la Casa circondariale di Cosenza, nello stessoperiodo in cui era detenuto anche il figlio di
Franco Muto, Luigi. Ebbene, Tavola, per
come riportato negli atti dell’epoca, aveva denunciato Luigi Muto alle autorità
dicendo che aveva nascosto in cella, all’interno di un giornale, una cospicua somma di denaro che doveva consegnare al
direttore del carcere affinché gli concedesse delle licenze (tra l’altro mai accordate). Una storia, questa, che portò all’arresto non solo del direttore del carcere ma anche di un graduato dell’Arma.
Solo diversi anni dopo la vertà emerse in
tutta la sua volgarità e Tavola, dopo il rinvio a giudizio, venne condannato a due
anni di carcere per calunnia, mentre il direttore del carcere e il graduato dell’Arma
vennero assolti.
Aldo Tavola, in pratica, aveva osato
toccare ciò che un padre ha di più caro a
questo mondo: i figli, e Muto non lo ha
mai perdonato. Ecco il perchè di tanto
odio tra i due. Un motivo in più, questo,
per ritenere il soggetto lontano dalla cosca Muto o, comunque, dalla famiglia
Muto (Franco in primis).
Bomba esplode davanti
la casa di Franco La Rupa
PAOLA (CS) Inquietante allarme bomba, nella tarda serata di ieri, nei confronti dell'ex consigliere regionale e sindaco di Amantea Franco La Rupa. Una
improvvisa deflagrazione
nella località Colongi ha fatto tornare i residenti indietro nel tempo di qualche anno, quando le esplosioni serali erano quasi all’ordine
del giorno. Immediato l’allarme presso la Compagnia
carabinieri di Paola, comandata dal capitano Luca Acquotti e, simultaneamente,
al distaccamento dei Vigili
del Fuoco di Paola. Una volta giunti sul posto, i militari
hanno potuto appurare che
l’esplosione si era verificata
all’interno della casa estiva
di Franco La Rupa. Subito
avvertito dell’accaduto, l’ex
consigliere regionale si è
precipitato sul posto. Qua,
unitamente ai carabinieri,
ed in attesa dell’arrivo dei
pompieri, dislocati altrove
per altri gravi fatti incendiari, è stata avviata una prima
ricognizione. Nell’immediatezza del fatto, e stante l’assenza di incendi, è stata subito esclusa la fuga di gas o,
comunque, l’esplosione dovuta a corto circuito di qualsiasi elettrodomestico. Considerando, però, l’avvenuta
distruzione degli infissi del-
Franco La Rupa
l’abitazione l’ipotesi più accreditata è stata quella del
lancio di una bomba carta.
Le ricerche di elementi utili
ad appurare la verità, soprattutto all’esterno dei locali, è stata resa molto difficoltosa dal buio. La casa dell’ex sindaco amanteano, infatti, si trova in una zona
piuttosto isolata (alle spalle
del Tirrenian hotel e della ss
18), frequentata solo d’estate. Ad ogni modo, per ogni
ulteriore sviluppo del caso,
si dovrà attendere questa
mattina. Lo ribadiamo, la
prima ipotesi è stata quella
di una bomba carta, ma all’esito delle opportune verifiche, non si esclude che la
verità possa rivelarsi legata a
qualche altro elemento ben
lontano da fatti criminosi.
(s. s.)
Due interrogazioni da Pellegrino per fare luce su alcune vicende
Situazioni strane si stanno
verificando da qualche tempo
in seno al Comune di Belmonte Calabro e, più specificatamente, nel settore dei lavori
pubblici. Stranezze che hanno
spinto il consigliere di minoranza e capogruppo del gruppo “Uniti per Cambiare”,
gli. Intanto, sempre nella
giornata di ieri, i carabinieri
di San Lucido, al fine di fare
chiarezza sulla scuola, hanno convocato in caserma il
sindaco, Antonio Staffa e il
dirigente scolastico. Fermo
restando che, fino ad oggi,
gli alunni di Acqualeone B
non sanno ancora dove andare. Ieri, infatti, il dirigente
scolastico ha fatto rilevare di
non aver acnora ricevuto alcun documento per il trasferimento dei ragazzi al Centro. Il sindaco, dal canto suo,
ha promesso che entro qualche giorno provvederà al
trasferimento di banchi e registri. Resterebbe da risolvere solo il problema della capienza alunni: 21 per ogni
classe, in una, però, ci sono
23 alunni. I due in più che
faranno?
s. s.
l’intimidazione
Anomalie sui lavori pubblici
BELMONTE CALABRO
Il sindaco Antonio Staffa
STEFANIA SAPIENZA
[email protected]
ora
Giancarlo Pellegrino, a presentare due distinte interrogazioni consiliari al sindaco,
Francesco Bruno. La prima ha
a che fare con i lavori di completamento del mercato comunale nella località Marina,
la seconda l’allaccio del metano alla scuola elementare Marina e scuola media in località
Serra. Nel primo caso, dalle
indiscrezioni trapelate, sembrerebbe che, su cinque ditte
interessate all’appalto, quattro sarebbero state invitate
con documento scritto, un’altra, invece, sarebbe stata invitata telefonicamente ma non
avendo risposto è stata esclusa. Da qui la richiesta di chiarimenti da parte di Pellegrino
che nell’interrogazione do-
FUSCALDO
Giovani dello scudo crociato
allo Skimeeting con Russo
Nel corso dello Skimeeting 2012 – la festa sulla neve dell’Udc - ospitato a Lorica,
in Sila, i Giovani dello Scudocrociato del tirreno hanno presenziato,
numerosi, alle varie tavole rotonde che hanno
visto, proprio le nuove
generazioni, protagoniste di incontri e di dibattiti, alla presenza dei
massimi esponenti nazionali e regionali del
Partito, da Casini a Cesa,
da Occhiuto a Trematerra. All’interno dell’evento, un importante ruolo è
stato svolto dal coordinatore dei Giovani
Udc di Paola, Giovanni Folino, anche e soprattutto nella sua veste di responsabile re-
gionale della comunicazione del giovanile
del Partito. A testimoniare l’impegno e la
professionalità dello stesso Folino, nel corso dei lavori della kermesse, la presenza di
Davide Russo (nella foto), portavoce del segretario nazionale dell’Udc,
Lorenzo Cesa. «Lo Skimeeting svoltosi nell’affascinante scenario di
Lorica ha rappresentato
l’ennesima dimostrazione della dedizione, della
concretezza, della responsabilità e dell’unione del gruppo regionale e provinciale dei
Giovani Udc», le parole di Folino.
s. s.
manda: «Se le ditte elencate
nella determina n.474 del
01.12.2011, sono state regolarmente invitate mediante procedura di legge; se alla data
odierna le stesse hanno fatto
pervenire offerta economica;
l’elenco delle ditte partecipanti; la data dell’espletamento
della procedura di gara. Una
storia a parte meritano i lavori per il metano. Qua, sembrerebbe che la ditta avesse iniziato a lavorare senza, però,
che l’ufficio tecnico comunale
ne fosse a conoscenza. Ecco
perchè, Pellegrino ha chiesto:
«Con pretesa di risposta scritta prevista dall’art. 20 del regolamento comunale, al fine
di conoscere: La ditta appaltatrice dei lavori già iniziati ed
in itinere; ogni adempimento
per legge redatti dal tecnico
comunale in merito al predetto lavoro; gli eventuali preventivi prodotti; la data di inizio
dei lavori; le cause che hanno
determinato l’interruzione del
servizio di riscaldamento della scuola elementare della frazione marina, con gravi conseguenze per i piccoli scolari,
in un periodo caratterizzato
da temperature rigide, per la
durata di ben quattro giorni e
conseguenti giuste e sacrosante rimostranze dei genitori; se
dell’accaduto è stato informato il responsabile del settore».
s. s.
MARTEDÌ 24 gennaio 2012 PAGINA 23
l’ora di Lamezia
Redazione: Tel. 0961 702056 Fax 0961 480161 Mail [email protected]
GUARDIE MEDICHE
EMERGENZE
Carabinieri 112 (Compagnia
Polizia di Stato
Commissariato PS
Vigili del Fuoco
Distaccamento VV.FF.
Guardia di Finanza
Guardie Ecozoofile
Associazione Anti-racket
Polizia Municipale
«Una storia esemplare».
Così la parlamentare del Pd,
Doris Lo Moro, ieri mattina
nel corso della manifestazione
organizzata dal Coisp per la
consegna di ventisei borse di
studio ad altrettanti figli di poliziotti intitolate a Salvatore
Aversa e Lucia Precenzano.
Una manifestazione toccante nel corso della quale è stata
effettuata una riflessione a 360
gradi su ciò che questo duplice omicidio ha rappresentato
per la città al punto che Lamezia, ancora oggi, nonostante
siano passati venti anni da
quel terribile 2 gennaio 1992, è
stretta attorno ai tre figli dei
coniugi Aversa (Walter, Paolo
e Giulia) che, presenti ieri all’iniziativa, sono apparsi particolarmente commossi per
questo particolare ricordo che
ex colleghi del sovrintendente
ogni anno fanno in sua memoria.
«Quello che è sconvolgente
– ha proseguito Lo Moro - è
che nel 2002 il Comune è stato sciolto nuovamente per mafia. Il che significa che la chiarezza non è stata mai praticata. In una società in cui si parla di antiracket e poi non c'é
una denuncia di estorsione –
ha fatto notare subito dopo significa che la società civile
deve svegliarsi e dire no all'ipocrisia diffusa». Quindi, ha evidenziato che l’ultimo consiglio
comunale aperto per ricordare
Aversa e la moglie si è svolto
quando lei rivestiva la carica di
primo cittadino.
Affermazioni, le sue, riprese subito dopo dal parlamentare di Fli Italo Bocchino secondo il quale «Aversa è stato
ucciso perché sul lavoro era intransigente e particolarmente
ligio al dovere. Un atteggiamento che non tutti hanno, in
ogni settore della nostra società. Il problema da debellare è
l'enorme area grigia che fa finta di non vedere».
Precedentemente, però, a
puntare il dito su ciò che ha
rappresentato il dopo omicidio Aversa è stato Filippo Veltri, responsabile della sede Ansa della Calabria che ha fatto
notare che «sono state costruite ingiustamente delle carriere
e l'ingiusta teoria dell'eroina
Rosetta Cerminara. Ma nessuno – ha aggiunto - , tranne alcuni giornalisti e cito per tutti
Aldo Varano, ha fatto autocritica». Veltri ha poi parlato dei
suoi colloqui con l'avvocato
Armando Veneto, difensore di
Giuseppe Rizzardi, imputato
in un primo momento insieme a Renato Molinaro (in seguito deceduto) del duplice
omicidio. «Continuava a ripetere - ha detto Veltri - di non
sposare la tesi della supertestimone eroina e che il suo assistito era innocente», invitan-
0968.21010)
113
0968.203211
115
0968.436768
117
0968.431010
329.0566908
0968.22130
Ospedale centr.
0968.2081
Pronto Soccorso
0968 .208962/462860
Ospedale Soveria M. 0968 662210/662222
Emergenza Sanitaria
118
URP/Informazioni
0968.208815/208410
Direzione Aziendale
0968.208704
Centro Prenotazioni
800 006662
Elisoccorso
0968.208838
CINEMA
THE SPACE CINEMA
BENVENUTI AL NORD
SALA 1: 14.15;16.40;19.05;21.30
SALA 2: 15.15; 17.40; 20.05; 22.30
UNDERWORD
NO 3D 14.20; 16.20; 18.20; 20.20; 22.20
IMMATURI IL VIAGGIO
14.45; 17.10;19.35; 22.00
L’INCREDIBILE STORIA DI WINTER IL
DELFINO
14.30; 17.00
LA TALPA
19.30; 22.25
«La storia esemplare
di Salvatore e Lucia»
Il Coisp consegna i premi in ricordo degli Aversa
RICORDO
Durante
l’iniziativa
promossa dal
Coisp diverse
le personalità
che hanno
voluto
ricordare i
coniugi
Averno e il
loro impegno
per la legalità
do a «leggere le carte». Parole,
quelle di Veltri, non cadute nel
vuoto al punto che il senatore
Luigi de Sena, ex vice capo della polizia e Prefetto di Reggio
Calabria, nel condividerne la
riflessione, ha auspicato che il
sistema «impari a fare autocritica, evitando che in futuro
si possano avviare certi percorsi» facendo notare nel contempo che spesso «si pretendono atti di eroismo da chi denuncia fatti di criminalità ma
poi li si lascia soli».
Di «dispiacere per la mancata detenzione dei killer dei
coniugi Aversa, due esponenti della criminalità organizzata
pugliese, rei confessi e collaboratori di giustizia», invece,
ad apertura della manifestazione, alla quale, tra gli altri era
presente anche una delegazione del Comune di Curinga guidata dal sindaco, ha parlato il
segretario regionale aggiunto
del Coisp Vincenzo Albanese,
mentre il questore di Catanzaro, Vincenzo Roca, ha fatto ri-
ferimento a «tutti quegli eroi
senza volto che sono gli agenti che quotidianamente svolgono con impegno e dedizione
il loro lavoro ma i cui volti –
ha detto – diventano noti solo
quando perdono la vita per
motivi di servizio».
Particolarmente significativa la testimonianza personale
di Francesco Grandinetti che
ha raccontato di come, lui ragazzino, Aversa avesse deciso
di farlo seguire. Era il periodo
dei sequestri di persona ed in
quel contesto, pochi mesi dopo, il nonno di Grandinetti
venne rapito. I saluti della città, poi, sono stati portati dal
sindaco, Gianni Speranza,
mentre il segretario nazionale
del Coisp, Franco Maccari, nel
concludere la manifestazione
ha evidenziato che «l'intransigenza di Aversa deve essere la
linea di condotta delle categorie che rappresentano i cittadini, siano esse di natura politica, sindacale ed altro ancora.
C'é la necessità di dare la scos-
sa ad una parte maggioritaria
della popolazione silente perché come anestetizzata».
Parole, queste, che, in un
certo senso hanno fatto il paio
con quelle del vice segretario
nazionale dell’Udc Mario Tassone secondo il quale c'é «una
criminalità che si annida negli
uffici e nelle istituzioni e che
grazie alla copertura del perbenismo è ancora più pericolosa».
Saveria Maria Gigliotti
franco
maccari
C’è la
necessità di dare una
scossa ad una parte
maggioritaria della
popolazione silente
perché è come
anestetizzata
associazionismo
Verso un nuovo
osservatorio
per la legalità
Valutere la possibilità di
dare vita a Lamezia ad un
osservatorio delle associazioni sulle legalità. E’ stata questa l’ipotesi al centro
di un incontro svoltosi in
città su proposta di Cittadinanzattiva al quale hanno preso parte alcune delle Associazioni che operano nel territorio lametino
(Cittadinanzattiva, Progetto Sud, Uniter, Fidapa,
AmoLamezia, Rotare,
Giuseppe Valentino per la
Cgil, Caduceo, Associazione insieme, Agisci, Comunità Betania, Masci,
Meic).
Obiettivo principale
dell’osservatorio, «attraverso un rapporto di sussidiarietà»,
secondo
quanto affermano i promotori è quello di mettersi «al fianco di tutte le Istituzioni e con azioni concrete poter finalmente
porre in primo piano il rispetto delle regole e del vivere civile».
Da qui la sollecitazione
rivolta a «tutte le associazioni che non hanno partecipato all’incontro di
aderire (contattandoci), in
quanto insieme ed in sinergia si lavora meglio per
il bene della città».
s. m. g.
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