DEPURATORE DI FERRIERE
Comune di Pombino
STUDIO DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA’
ai sensi del D.Lgs 156/06 ss.mm.ii.
e della L.R. del 12/02/10 N° 10 ss.mm.ii.
L’Addetto Tecnico
Ufficio Ambiente
Il Dirigente Depurazione e
Fognatura
P.I. Kristian Gronchi
Ing. Carlo Calastri
Data
Livorno, Settembre 2012
Responsabile Fognatura
Geom. Marco Bartolini
Responsabile Depurazione
Ing. Giuseppe Colasanto
La Responsabile
Ufficio Ambiente
Il Dirigente Programmazione
e Gestione Investimenti
Dott.sa Barbara La Comba
Ing. Fabrizio Pacini
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INDICE
1. Premessa……………………………………………………………………………………………5
2. Presentazione dell’ azienda…..………………………………………………………………….7
3. Localizzazione dell’ impianto……………………………………………………………………9
4. Descrizione sintetica dell’opera……………………………………………………………….11
4.1 Collegamento scarico in ambiente………….……………………………….……………...16
5. Studio preliminare ambientale…………………………………………………………………17
5.1 Relazione del progetto con i piani e programmi aventi valenza ambientale…….……...17
5.1.1 Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Livorno………………………17
5.1.2 Piano strutturale del Comune di Bibbona………..…….………………………..……...29
5.1.3 Regolamento urbanistico – Norme tecniche di Attuazione………………..………….32
5.1.4 Inquadramento geologico………………...……………………………..…....................39
5.1.5 Inquadramento litologico……..…………..………..……………………………………..40
5.1.6 Vincolo paesaggistico..…………………..……………………………..………..………41
5.1.7 Classificazione sismica…….……………………………………………….……..……...42
5.1.8 Pericolosità geomorfologica……………………………………………………………...43
5.1.9 Pericolosità Idraulica………………………………………………………………………44
5.2 Stato attuale delle matrici ambientali……….….……………………………............................45
5.2.1 Qualità dell’ aria…………………………………………………………………………..45
6. Caratteristiche dell’ impianto di depurazione……………………………………………….52
6.1 Descrizione del sistema fognario……………………………………-……………………..52
6.2 Concezione generale dell’impianto……………….………………………………………...53
6.3 Dati di progetto….……………………………………………………………………………57
6.3.1 Portate………………………………………………………………………………….58
6.3.2 Limiti allo scarico………………………………………………………………………60
6.4 Analisi……………..……………………………………………………………………..........61
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7. Analisi dei potenziali impatti…………………………………………………………………..63
7.1
Impatti ambientali……………………………………………………………………………63
7.1.1
Produzione e ricevimento rifiuti………………………………………..……………65
7.1.2
Emissioni in atmosfera……………………………………………………………….66
7.1.3
Fattori climatici………………………………………………………………………...68
7.1.4
Consumo materie prime……………………………………………………………...69
7.1.5
Consumo energia elettrica…………………………………………………………...69
7.1.6
Consumo Idrico……………………………………………………………………….69
7.1.7
Inquinamento acustico……………………………………………………………….70
7.1.8
Traffico indotto………………………………………………………………………...73
7.1.9
Salute pubblica………………………………………………………………………..73
7.1.10 Contaminazione suolo e sottosuolo………………………………………………...73
7.2
7.3
Compensazioni………………………………………………………………………………75
7.2.1
Conformità normativa………………………………………………………………...75
7.2.2
Monitoraggio…………………………………………………………………………..75
7.2.3
Piano di Manutenzione e Gestione…………………………………………………75
7.2.4
Piani di Emergenza…………………………………………………………………...76
7.2.5
Il protocollo di autocontrollo………………………………………………………….77
Valutazione dei risultati……………………………………………………………………..78
8. Analisi delle alternative………………………………………………………………………….80
8.1 Alternative di localizzazione dell’impianto………………………………………………80
8.2 Alternative di processo o strutturali……………………………………………………..80
8.3 Alternative strategiche……………………………………………………………………81
8.4 Alternativa zero……………………………………………………………………………81
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ALLEGATI
Allegato 1
Planimetrie impianto
Allegato 2
Schema a Blocchi
Allegato 3
Carta pericolosità idraulica
Allegato 4
Carta pericolosità geomorfologica
Allegato 5
Procedura gestione rifiuti
Allegato 6
Piano di Manutenzione e Gestione
Allegato 7
Piano di Emergenza
Allegato 8
Corografia della fognatura a servizio dell’impianto
Allegato 9
Corografia della fognatura a servizio dell’impianto con indicazione pozzi
Allegato 10
Elenco codici CER
Allegato 11
Carta usi e trasformazioni ammesse
Allegato 12
Carta della fattibilità
Allegato 13
Corografia Punti prelievo balneabilità
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1 Premessa
La società ASA SpA svolge, all’interno del proprio stabilimento ubicato a Piombino Località ”Le
Ferriere”, nel Comune di Piombino, attività di depurazione dei reflui da scarichi urbani/industriali a
preponderanza di tipologia civile o ad essa assimilabili, recapitati tramite fognatura “mista”
meteorica-urbana.
Attualmente l’impianto di Piombino Ferriere è in grado di trattare 50.000 AE, potenzialità che allo
stato attuale permette ampliamente di ricoprire le necessità reali dell’area.
Il presente studio ambientale viene redatto al fine di supportare la procedura di verifica di
assoggettabilità alla Valutazione di impatto Ambientale, di cui all’art. 20 del D.Lgs. 152/2006 e
ss.mm.ii., cosi come previsto dall’art. 48 della Legge Regionale Toscana 12 Febbraio 2010 “Norme
in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e
di valutazione di incidenza”.
Tale procedura fa riferimento alla fase di rinnovo dell’autorizzazione allo scarico dell’impianto di
depurazione a servizio degli abitati di Piombino ed e situato in loc. Le Ferriere. La necessità di
attivare una procedura di verifica di assoggettabilità per l’impianto in parola, seppure esistente ed
operante, deriva dalla prescrizione di cui all’art. 43, comma 6 della succitata L.R. 10/2010 che
prevede: “Le domande di rinnovo di autorizzazione o concessione relative all’esercizio di attività
per le quali all’epoca del rilascio non sia stata effettuata alcuna valutazione di impatto ambientale e
che attualmente rientrino nel campo di applicazione delle norme vigenti in materia di VIA sono
soggette alla procedura di VIA, secondo quanto previsto dalla presente legge.[…]”. Infatti l’impianto
di Bibbona, come si illustrerà più diffusamente nel seguito, rientra nella casistica di cui alla lettera
bh) dell’Allegato B2 alla L.R. 10/2010 “Progetti sottoposti alla procedura di verifica di
assoggettabilità di competenza della Provincia” e, non essendo stato oggetto di analoga procedura
al momento della realizzazione in aderenza ai dettami della normativa al tempo vigente, vi viene
sottoposto in questa fase di rinnovo dell’autorizzazione allo scarico in osservanza al succitato art.
43 della L.R. 10/2010.
I contenuti del presente studio sono stati sviluppati tenendo conto che l’impianto e già in esercizio
e che attualmente opera con un’autorizzazione con Delibera Dirigenziale della Provincia di Livorno
N. 30 del 09.03.2009.
In merito a quanto riportato nella seconda parte del medesimo art. 43 della L.R. 10/2010, che cosi
recita: “[…] Per le parti di opere o attività non interessate da modifiche, la procedura è finalizzata
all’individuazione di eventuali misure idonee ad ottenere la migliore mitigazione possibile degli
impatti, tenuto conto anche della sostenibilità economico-finanziaria delle medesime in relazione
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all’attività esistente.[…]”, si evidenzia che il presente studio fa riferimento ad una situazione
impiantistica non modificata, dal punto di vista dimensionale, rispetto a quella già autorizzata.
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Presentazione dell’azienda
ASA Spa opera nel servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) e nella
distribuzione del gas. Dal 2002 è gestore unico del servizio idrico nell’ATO 5 Toscana Costa, il cui
bacino di utenza è di 372.618 abitanti suddivisi in 33 Comuni appartenenti a 3 province (Livorno,
Pisa e Siena).
Uno degli impianti di proprietà della società ASA SpA è sito in un’area posta a Sud dell’abitato di
Piombino, nel Comune di Piombino(LI); tale impianto è oggetto di questo studio di impatto
ambientale.
Di seguito vengono riportati i dati identificativi della società:
Ragione Sociale
ASA - Azienda Servizi Ambientali S.p.A.
Sede Legale
Via del Gasometro, 9 – 57122 Livorno
Sede operativa
Via del Gasometro, 9 – 57122 Livorno
Codice Fiscale e P.IVA
01177760491
Telefono uff. Amministrativi
0586 242111
Fax uff. Amministrativi
0586 242632
Ubicazione dell’insediamento
Località Le Ferriere
Comune
Piombino
Consistenza dello stabilimento
L’impianto di depurazione presente all’interno dello stabilimento è composto da un sistema di
fanghi attivi tradizionale con una capacità depurativa di 50.000 AE.
Numero addetti attuali
Attualmente il personale operativo sul depuratore è costituito da due unità.
Numero delle giornate lavorative nell’anno
L’impianto ha un orario di funzionamento continuo 24/24 h per tutto l'arco annuale per le sezioni di
pretrattamento, trattamento secondario (tratt. biologico, sedimentazione ecc.) e trattamento fanghi
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(stabilizzazione,ispessimento). La disidratazione meccanica ha un orario di funzionamento che è
funzione della portata.
Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro
Le sostanze, le miscele ed i rifiuti, presenti all'interno dell'impianto non hanno caratteristiche né di
infiammabilità, né di tossicità (non sono classificabili né molto tossiche né tossiche) e non
manifestano effetti a lungo termine (cancerogeni o mutageni).
Il personale di impianto è adeguatamente informato, formato ed addestrato sui rischi legati alle
mansioni svolte.
Elenco dei principali reflui e rifiuti liquidi attualmente trattati
Reflui da scarichi urbani/industriali a preponderanza di tipologia civile o ad essa assimilabili,
recapitanti tramite in fognatura "mista" meteorica-urbana.
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Localizzazione dell’impianto
L’accesso all’ area avviene mediante strada a doppio senso di marcia, dalla quale si può accedere
percorrendo sia Via del Portovecchio che Via Sanità.
Figura 1 Particolare cartografico dell’area interessata dal depuratore
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Figura 2 Particolare aereo dell’area interessata del depuratore
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Descrizione sintetica dell’opera
Il processo di depurazione è in grado di depurare al massimo 50.000 AE e risulta composto da:
LINEA ACQUE
•
Grigliatura grossolana
•
Sollevamento
•
Grigliatura fine
•
Dissabbiatura e Disoleatura
•
Denitrificazione
•
Trattamento biologico a fanghi attivi ( ossidazione biologica)
•
Sedimentazione Secondaria
•
Disinfezione
•
Immissione in corpo idrico recettore
LINEA FANGHI
•
Stabilizzazione fanghi con digestione aerobica
•
Ispessimento fanghi
•
Disidratazione meccanica fanghi centrifuga
•
Letto di essiccamento
TRATTAMENTO BOTTINI
•
Sollevamento
•
Grigliatura fine
•
Dissabbiatura
•
Accumulo
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LINEA ACQUE
Il liquame in arrivo all’impianto subisce un primo trattamento meccanico di grigliatura meccanica
grossolana in seguito al quale i solidi più grossolani vengono separati del liquame, che viene
successivamente sollevato mediante pompe per subire il trattamento successivo di grigliatura fine
mediante due rotostacci.
I liquami separati dai solidi subiscono successivamente il trattamento di dissabbiatura.
Questa fase del trattamento primario risulta necessaria per la separazione di sabbie ed altri
materiali pesanti dalle sostanze organiche del liquame.
La dissabbiatura è caratterizzata da due comparti separati di tipo “PISTA” con flusso a vortice.
Il trattamento di dissabbiatura è stato potenziato, mediante l’inserimento di un classificatore in
grado di eliminare i modo ancora più efficace le sabbie. A livello della dissabbiatura è presente un
by-pass, regolabile manualmente, che collega la vasca di dissabbiatura alla vasca di disinfezione.
Figura 3 Fase di grigliatura grossolana e fine
Il trattamento seguente è quello di denitrificazione dove i nitrati vengono ridotti in un primo stadio
anossico utilizzando la sostanza organica del liquame grezzo come fonte di carbonio;
l’alimentazione dei nitrati è resa possibile dal ricircolo di portate dall’ossidazione oltre che dal
ricircolo dei fanghi, comunque necessario per il mantenimento della concentrazione della
biomassa nel sistema.
Nel successivo stadio aerobico si svolge l’ossidazione della sostanza organica residua e la
nitrificazione dell’azoto ammoniacale. Per realizzare l’ossidazione delle sostanze organiche
presenti, vengono utilizzati sia aeratori di superficie a turbina lenta, sia diffusori per ossigeno
liquido impiegati soprattutto nei periodi estivi per la maggior richiesta. Il trattamento di ossidazione
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avviene all’interno di tre vasche che possono essere collegate idraulicamente sia in serie che in
parallelo; attualmente lavorano in serie.
Figura 4 Fase di ossidazione
La miscela aerata in uscita dalle vasche di ossidazione – nitrificazione confluisce in un pozzetto di
ripartizione dal quale viene poi avviata alla fase di sedimentazione.
Il fango che qui sedimenta, viene raccolto in un pozzetto collocato sul fondo della vasca; la parte
liquida, che risulta sia trattata biologicamente e chiarificata, viene convogliata alla vasca di
disinfezione.
Figura 5 Bacini di sedimentazione
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La disinfezione del refluo chiarificato viene effettuata in un labirinto a seguito del dosaggio di acido
peracetico, realizzato con un sistema di regolazione proporzionale al misuratore di portata.
Figura 6 Misuratore di portata
LINEA FANGHI
I fanghi che si sono separati dalla vasca di sedimentazione vengono rinviati, mediante due pompe
sommerse, ad un pozzetto di distribuzione, dove viene effettuata la ripartizione tra fanghi di riciclo
e fanghi di supero. I primi vengono inviati all’ingresso dalla vasca di aerazione ed hanno lo scopo
di mantenere a regime il processo biologico/depurativo.
I fanghi di supero vengono, invece, pompati nella vasca di stabilizzazione dove il materiale
organico viene completamente mineralizzato e liberato dall’odore grazie all’aerazione prolungata. Il
fango cosi stabilizzato alimenta l’ispessitore dove subisce un’ulteriore concentrazione.
Il fango stabilizzato ed inspessito viene disidratato mediante centrifughe dopo aver subito il
condizionamento con poli elettrolita per migliorare il grado di separazione liquido/solido.
Il fango disidratato viene trasportato con una coclea ai cassoni di raccolta e quindi smaltito.
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Il letto di essiccamento può essere utilizzato in casi di emergenza, in cui la capacità di trattamento
delle centrifughe raggiunga il limite massimo.
Figura 7 Fase di disidratazione meccanica mediante centirfuga
Il sistema strutturale in c.a. si trova in buone condizioni di mantenimento, come anche la maggior
parte degli elementi meccanici e le strutture in metallo.
TRATTAMENTO BOTTINI
Il ricevimento autorizzato dei rifiuti, avviene mediante autobotti, che scaricano i suddetti in una
vasca fornita di coclea di sollevamento, che invia il refluo ad un rotostaccio, dove avviene la
separazione fine tra liquido e solido.
In uscita dalla sezione di rotostacciatura, il refluo viene quindi inviato nel canale a valle della
sezione di grigliatura tramite pompa.
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4.1 Collegamento scarico in ambiente
L’effluente dell’ impianto di depurazione “Le Ferriere”, viene destinato totalmente al riuso
industriale pel le acciaierie Lucchini, e quindi solo in caso di emergenza, il depurato, viene
scaricato in ambiente e più precisamente in mare in un area interdetta alla balneazione.
Figura 8 Corografia della fognatura a carico del depuratore
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5 Studio preliminare ambientale
Lo studio preliminare ambientale è volto all’analisi degli aspetti normativi e regolamentari ai quali
deve essere sottoposto l’impianto in esame e all’identificazione di tutti quegli impatti ambientali che
provoca l’impianto stesso.
5.1 Relazione del progetto con i piani e programmi aventi valenza ambientale
La relazione dell'impianto con i piani e programmi aventi valenza ambientale, trova la sua
interpretazione nella verifica della compatibilità urbanistica e territoriale, conseguentemente sono
stati individuati i vincoli urbanistici e naturali presenti nell'area.
5.1.1 Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Livorno
Il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) è lo strumento di pianificazione per il governo delle
risorse del territorio provinciale, per la loro tutela e per la loro valorizzazione.
Il PTC, secondo quanto dispone la normativa regionale per il governo del territorio, individua le
risorse e promuove comportamenti, azioni e sinergie per un percorso di sviluppo sostenibile.
Con il PTC la Provincia esercita il proprio ruolo di governo del territorio, in accordo con le politiche
territoriali della Regione e costruendo il raccordo della pianificazione urbanistica dei singoli Comuni
del territorio provinciale.
Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Livorno è stato adottato dal
Consiglio Provinciale con Deliberazione n. 231 dell’11 dicembre 2008 e con approvazione
definitiva tramite Deliberazione n. 52 del 25/3/2009.
Il PTC divide il territorio provinciale in sistemi e sottosistemi aventi connotati di maggiore
omogeneità fisico-paesaggistica.
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Sistema territoriale
Il sito in oggetto si colloca nell’ambito del sistema territoriale “della fascia costiera e della pianura”,
e più precisamente nel sottosistema territoriale “Urbano di Piombino e della pianura meridionale
del Cornia”.
Il Sistema territoriale della fascia costiera e della pianura si articola in:
- Sottosistema territoriale urbano di Livorno e della pianura dell'Arno;
- Sottosistema territoriale della pianura centrale del Fine e del Cecina;
- Sottosistema territoriale urbano di Piombino e della pianura meridionale del Cornia.
Nel sistema territoriale della fascia costiera e della pianura è presente una rete di città e centri
urbani che si susseguono parallelamente alla linea di costa, configurano così, a scala territoriale,
un sistema insediativo di tipo lineare.
Il sistema è, nel suo insieme, caratterizzato da una densità di popolazione insediata fra le più alte
della costa toscana in rapporto alla sua estensione, dalla presenza di consistenti fasci
infrastrutturali e di attività industriali e di produzione di energia di rilievo a scala regionale e
nazionale, dalla permanenza di forti connotati rurali legati alla produzione altamente qualificata di
prodotti tipici come vino, olio e di colture specializzate nonché dalla presenza di un turismo, con
connotazioni sia di massa che di élite, quasi esclusivamente estivo.
Le polarità urbane di maggior rilievo provinciale, Livorno e Piombino sono localizzate alle due
estremità di questo sistema. La parte centrale del sistema ha come polo di riferimento funzionale
Cecina.
E’ sopratutto attraverso queste tre polarità che il territorio provinciale sostanzia i suoi rapporti
funzionali a scala di area vasta, ai diversi livelli territoriali. La crescita insediativa, spinta in
particolare dalla domanda turistica, e infrastrutturale ha prodotto significative tendenze alla
dispersione e alla conurbazione, alla progressiva perdita della centralità dei nuclei antichi e ad una
progressiva tendenza alla diffusione insediativa nelle aree agricole con una rilevante perdita della
loro integrità.
Il Sottosistema è costituito dal territorio ricompreso nei seguenti ambiti di paesaggio appartenenti
al sistema provinciale di paesaggio della pianura del cornia e delle colline metallifere:
- Paesaggio di pianura della Val di Cornia a dominante agricola orticola (San Vincenzo, Torre
Mozza, Riotorto, Venturina) (AdP 18)
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- Paesaggio del promontorio di Piombino con presenza insediativa storica (Baratti, Populonia)
(AdP 19)
- Paesaggio del promontorio di Piombino con presenza insediativa produttiva (Piombino, Gagno,
Torre del Sale) (AdP 20)
ed interessa territori dei Comuni di Piombino, San Vincenzo e Campiglia Marittima.
Il sottosistema territoriale urbano di Piombino e della pianura meridionale del Cornia è ricompreso
tra il promontorio a nord di S. Vincenzo e le colline di Scarlino e comprende anche il promontorio di
Piombino.
E’ caratterizzato dagli insediamenti industriali siderurgici di Piombino, da una vasta pianura
alluvionale altamente utilizzata da colture agricole intensive e diffuse. In questo contesto si è
particolarmente sviluppato l’insediamento di Venturina che è luogo di cerniera fra gli insediamenti
orientali della valle del Cornia, il corridoio tirrenico e la città e porto di Piombino.
Nel sistema assumono una particolare rilevanza i parchi naturali e culturali di Rimigliano, Baratti e
Populonia, promontorio di Piombino, Oasi Orti Bottagone, Bosco della Sterpaia, quali luoghi e
funzioni determinanti di un riequilibrio socioeconomico rispetto alla storica monocultura industriale
ed a quella turistica in particolare, come dimostrato dalla crescita ipertrofica di S. Vincenzo.
Il sistema è caratterizzato dalla insediamenti industriali, portuali e logistici e infrstrutturali ed è
centro di servizi comprensoriale.
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IMPIANTO A.S.A.
Figura 9 Estratto Tav. 11b Ambiti di Paesaggio – Quadro conoscitivo PTC Livorno
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Lo stabilimento A.S.A. S.p.A. rientra nell’ambito di “Paesaggio del promontorio di Piombino con
presenza insediativa produttiva” (AdP 20)
Gli obbiettivi specifici dettati dal PTC per il sottosistema territoriale urbano di Piombino e della
pianura del cornia, come indicato all’art. 22.1 della Disciplina del PTC, prevedono: “Non superare i
limiti di criticità dei bacini idrici soggetti a bilancio idrico deficitario o soggetti ad ingressione di
acqua marina e condizionare i prelievi dai corpi idrici sotterranei ricadenti in zone vulnerabili da
nitrati”.
Sistema funzionale
Il PTC articola il territorio della provincia di Livorno nei seguenti Sistemi e Sottosistemi Funzionali:
1. sistema funzionale degli insediamenti si articola nei seguenti sottosistemi:
- la struttura insediativa: i nodi urbani, la città diffusa;
- la rete dei luoghi e degli spazi della collettività.
Il Comune di Piombino, sotto il profilo funzionale a scala provinciale, appartiene ai “nodi urbani di
livello subprovinciale con funzioni complesse e/o servizi consolidati di rilevanza sovracomunale.”
2. Sistema funzionale delle attività economiche si articola nei seguenti sottosistemi :
- produzione di beni e servizi;
- agricoltura;
- pesca;
- commercio;
- turistico - ricettivo.
Il sottosistema di produzione di beni e servizi è rappresentato dagli impianti storici industriali di
Livorno,Rosignano Solvay, Piombino e di tutte le attività ad esso connesso come le linee di carico
portuali per il prodotto greggio, le cave di calcare a San Carlo e le linee ferroviarie di connessione
cosi come le cave di calcare per le acciaierie di Piombino.
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Il sistema non si racchiude nell’area dello stabilimento ma coinvolge apparati insediativi funzionali
alla produzione di servizi necessari alla produzione dei beni e collocati non necessariamente in
ambito industriale.
IMPIANTO A.S.A.
Figura 10 Estratto Tav. 2.1 Sistema Funzionale Produttivo – Turismo, Commercio, Industria invariati
3.
Sistema funzionale delle reti e dei nodi infrastrutturali articolato in:
-
sistema funzionale della mobilità e della logistica;
-
sistema funzionale delle risorse idriche
-
sistema funzionale dei rifiuti
-
sistema funzionale delle risorse energetiche
Il sistema funzionale per la mobilità e la logistica, è determinante per le attività produttive portuali,
commerciali, turistiche e non può essere affrontato senza una i dea dello sviluppo e della
competitività territoriale che si vuol perseguire.
Gli obiettivi generali che il PTC individua, sono la crescita economica ed il potenziamento della
competitività complessiva del territorio mediante un più efficace organizzazione del sistema dei
nodi – e dei singoli nodi – che rafforzi e qualifichi la sua precipua funzione di cardine fra gli
insediamenti e le reti infrastrutturali, determinante per la mobilità di persone e merci - sia all’interno
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dei centri, sia nelle relazioni alle diverse scale territoriali –, ed una loro armonica organicità
funzionale con il sistema delle reti.
In particolare il PTC ritiene essenziale il concorso di questo sistema funzionale per:
- potenziare il trasporto delle persone predisponendo nodi in interscambio modale funzionali alla
integrazione delle diverse modalità di trasporto pubblico e di interscambio con i mezzi di trasporto
privato;
- organizzare nodi di interscambio modale per le merci allo scopo di favorire il loro trasporto per
ferrovia o per nave, contenendo l’uso dei mezzi su gomma a brevi distanze e minimizzando i tempi
di interscambio modale;
- organizzare nodi di interscambio per la distribuzione delle merci nelle maggiori aree urbane
mediante mezzi meno ingombranti e meno inquinanti.
Lo stabilimento ASA S.p.A. presenta una viabilità d’accesso all’impianto attraverso la percorrenza
della via denominata Via Sanità che risulta interessata dal traffico veicolare portuale.
IMPIANTO A.S.A
Figura 11 Estratto Tav. 6 Sistema delle Infrastrutture - PTC
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4. Sistema funzionale delle aree protette
Appartiene al sistema funzionale l'organizzazione dei parchi non in quanto ambiti naturali quanto
invece organizzazioni culturali della natura che si innestano nel complesso sistema della qualità
della vita: urbana, del tempo libero, della ricreazione.
Il sistema delle aree protette verdi contribuisce agli aspetti di funzionalità sistemica di tutto il
territorio provinciale e ad esso appartengono i parchi, le riserve naturali, le aree naturali protette di
interesse locale, ma anche il sistema natura 2000 e i Siti di Interesse Regionale.
La rete ecologica assume funzione di connettore tra i territori sia relativamente agli aspetti
ambientali ma anche quelli paesistici.
IMPIANTO A.S.A.
Figura 12 Estratto Tav.8 Sistema Funzionale delle Aree Protette – PTC
Il sito A.S.A. S.p.A. NON è interessato dalle perimentrazione delle aree protette.
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Quadro Conoscitivo – Valori Paesaggistici
L’identificazione dei valori paesaggistici risponde all’obiettivo di riconoscere elementi e sistemi di
elementi (risorse) che rivestono ruolo di valori patrimoniali e fondativi, i quali costituiscono l’identità
del territorio della Provincia di Livorno e pertanto sono registrati all’interno dello Statuto del
Territorio che ne riporta le regole di tutela.
Le norme statutarie del Piano Territoriale di Coordinamento recano l’identificazione patrimoniale
secondo i tre punti di vista adottati a livello di pianificazione territoriale regionale (PIT) e recepiti
dalla pianificazione territoriale provinciale:
-
A. Valori naturalistici e eco sistemici
-
B. Valori storici e culturali
-
C. Valori estetici e percettivi
Valori naturalistici e ecosistemici (A)
I valori naturalistici ed ecosistemici (rappresentati nella cartografia dello Statuto Tavola A. Valori
naturalistici e ecosistemici) sono relativi alle seguenti categorie:
A1- Siti di Interesse Regionale
A2- Ambiti con significativi caratteri di naturalità e di biopermeabilità
A3- Emergenze di interesse geo-morfologico e di interesse floro-faunistico
A4- Ambiti del territorio rurale con ruolo di connessione ecologica
A5- Ambiti del territorio rurale connotati dalla complessità del mosaico agrario
A6- Elementi arborei di valore storico-culturale
A7- Varchi non edificati tra gli insediamenti con funzioni di connessione tra sistemi di aree protette
Di seguito viene riportato l’estratto della Tavola A del PTC con indicata la posizione del depuratore
dalla quale si evince che l’area su cui è localizzato il depuratore NON è sottoposta a nessun
vincolo di tipo naturalistico ed eco sistemico, ovvero analizzando i sovrastanti vincoli, nessuno di
essi è presente nell’ area in oggetto.
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IMPIANTO A.S.A.
Figura 13 Estratto Tav. A “Valori naturalistici ed eco sistemici” del PTC
Valori storici e culturali (B)
I valori storici e culturali (rappresentati nella cartografia dello Statuto Tavola B. Valori storici e
culturali –) sono relativi alle seguenti categorie:
B1- Ambiti con presenza di flora e fauna di interesse didattico e scientifico
B2- Ambiti del territorio rurale di valore storico-culturale
B3- Zone archeologiche
B4- Elementi arborei di valore storico-culturale
B5- Insediamenti storici
B6- Infrastrutture storiche
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Di seguito viene riportato l’estratto della Tavola B del PTC con indicata la posizione del depuratore,
dalla quale si evince che l’area in oggetto NON è sottoposta a nessun tipo di vincolo di tipo storico
culturale, ovvero analizzando i sovrastanti vincoli, nessuno di essi è presente nell’ area in oggetto.
IMPIANTO A.S.A.
Figura 14 Estratto Tav. B “Valori storici e culturali” del PTC
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Valori estetici e percettivi (C)
I valori estetico-percettivi (rappresentati nella cartografia dello Statuto Tavola C. Valori estetico
percettivi) sono relativi alle seguenti categorie:
C1- Ambiti con significativi caratteri di naturalità
C2- Copertura vegetazionale di rilevanza estetico percettiva
C3- Elementi geo-morfologici di rilevanza estetico-percettiva
C4- Paesaggi agrari storici di rilevanza estetico-percettiva
C5- Filari alberati di rilevanza provinciale
C6- Emergenze storico architettoniche di rilevanza estetico-percettiva
C7- Viabilità panoramica
Dall’estratto della Tavola C del PTC con indicata la posizione del depuratore, si evince che l’area
in oggetto non è sottoposta a nessun vincolo di tipo estetico percettivo, ovvero analizzando i vincoli
elencati in precedenza, nessuno di essi è presente nell’area in oggetto.
IMPIANTO A.S.A.
Figura 15 Estratto Tav. C “Valori estetici e percettivi” del PTC
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5.1.2 Piano strutturale del Comune di Piombino
L’impianto in oggetto viene classificato nel Piano strutturale del Comune di Piombino, adottato con
deliberazione C.C. n. 79 del 03/08/06 ed approvato con deliberazione C.C. n. 52 del 09/05/07 in
conformità alla L.R. n. 1/05 vigente. Tale piano è stato sottoposto a Valutazione Integrata secondo
le indicazioni di cui alla L.R. n. 1/05.
Il P.S. costituisce definisce le indicazioni strategiche per il governo del territorio comunale, in
coerenza al P.T.C. Provinciale, integrati con gli indirizzi di sviluppo espressi dalla comunità locale.
Il P.S. si applica all'intero territorio comunale e detta norme relative alla salvaguardia e
valorizzazione del territorio aperto, alle destinazioni d'uso, alle trasformazioni e riqualificazioni del
patrimonio edilizio esistente, alla realizzazione di nuove strutture insediative, produttive e di
servizio, alle infrastrutture dei diversi tipi e livelli; il tutto all'interno del concetto di "sviluppo
sostenibile" e dei criteri ed obiettivi espressi dall’amministrazione Comunale e verificati con il
Quadro Conoscitivo.
Sistema Territoriale
L’impianto è ubicato su di un territorio ricadente nell’art. 69 “ Subsistema insediativo della grande
industria e del porto “, che cita testualmente:
Con riferimento all’intero subsistema insediativo della grande industria e del porto il regolamento
urbanistico, e gli altri atti di governo del territorio, perseguono la rilocalizzazione degli impianti
suscettibili di produrre impatti ambientali negativi critici in siti il più possibile distanti dalle
articolazioni del sistema insediativo utilizzate significativamente per funzioni abitative, ovvero per
altre utilizzazioni comportanti la presenza continuativa, o prolungata, di persone, e la riutilizzazione
dei siti dimessi dagli impianti delocalizzati, previa bonifica dei relativi suoli e sottosuoli, per attività
produttive di beni a nullo o basso impatto ambientale, ovvero per altre utilizzazioni compatibili con
il contesto urbanistico e ambientale.
Con particolare riferimento alle aree sottoutilizzate individuabili nell’ambito del sub sistema
insediativo della grande industria e del porto e a quelle risultanti da processi di delocalizzazione
che abbiano maggiore continuità con le altre componenti del sistema insediativo, il regolamento
urbanistico, e gli altri atti di governo del territorio, perseguono il conferimento di assetti morfologici
aventi connotati più simili a quelli tipicamente urbani.
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Unita Territoriale Organiche Elementari (U.T.O.E.)
Le UTOE, ovvero Unità Territoriali Organiche Elementari, sono parti di territorio interne ai Sistemi
Territoriali, che si caratterizzano per una matrice analoga che ha determinato le modalità con cui è
avvenuto il processo insediativo. In sintesi, si tratta di sub-ambiti del territorio pianificato, rispetto ai
quali sono declinati gli obiettivi, gli indirizzi e i dimensionamenti del piano strutturale.
Per l’individuazione di detti sub-ambiti si è fatto anzitutto riferimento alle aree gravitazionali
individuate in sede di analisi degli standard urbanisticiIl P.S. individua inoltre n. 9 Unità Territoriali
Organiche Elementari (U.T.O.E.). A partire da queste nove aree, la strategia dello sviluppo
territoriale del piano strutturale ha imposto, successivamente, l’individuazione di alcuni ambiti
territoriali di importanza strategica, i quali si sono sovrapposti all’articolazione gravitazionale. È
venuto a formarsi, in questo modo, un disegno complesso di unità territoriali organiche elementari,
composto da sei ambiti, per così dire, “ordinari”, riferiti, sostanzialmente, alle originali aree
gravitazionali, e tre ambiti “strategici” che includono le aree e gli oggetti territoriali ai quali è affidata
la parte più importante delle prospettive di sviluppo. Il P.S. individua quindi le seguenti U.T.O.E.
UTOE ORDINARIE
• Colline di Suvereto
• Colline di Campiglia
• Piana di Venturina
• Piana di Fiorentina
• Riotorto e costa Est
• Città di Piombino
UTOE STRATEGICHE
• Aree naturali protette
• Riconversione urbana
• Porto e attività produttive
L’impianto ricade all’interno dell’UTOE 9 – Porto e attività produttive.
L’unità territoriale organica elementare del porto e delle attività produttive si estende per circa 730
ettari. Trattandosi di un ambito prettamente produttivo, caratterizzato dall’industria pesante e dalle
infrastrutture portuali, la presenza di abitanti è del tutto trascurabile.
Come obiettivo generale, il piano strutturale indica il consolidamento e il potenziamento delle
attività industriali e portuali, a condizione che siano attivate nel contempo misure per la graduale
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riduzione delle emissioni atmosferiche e acustiche nonché degli emungimenti idrici, e siano
salvaguardati i beni di pregio naturalistico e ambientale. Gli impianti della grande industria
dovranno essere gradualmente localizzati all’interno della presente Utoe, senza compromettere lo
spazio per lo sviluppo delle attività portuali.
IMPIANTO ASA
Figura 16 Estratto Planimetria U.T.O.E.
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5.1.3 Regolamento urbanistico
Il R.U. recepisce i criteri e linee guida in merito alle condizioni di trasformabilità dettati dal P.S e
nella definizione degli interventi rispettata le tutele contenute negli indirizzi normativi riguardanti i
Sistemi e i Sottosistemi Territoriali e i Sistemi Funzionali. IL R:U: nel rispetto del P.S. stabilisce i
parametri urbanistici e dimensionali relativi ai nuovi interventi per gli insediamenti residenziali,
elabora ulteriormente le condizioni alla trasformabilità distintamente per ciascuna U.T.O.E.,
recepisce come minimi inderogabili e vincolanti i valori riferiti alle superfici a standard e nel caso in
cui non prevede la completa attuazione delle potenzialità massime delle U.T.O.E., le superfici
minime a standard sono calcolate in misura proporzionale agli interventi inseriti nel Regolamento
Urbanistico stesso.
L’ area in oggetto ricade all’interno delle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento
urbanistico del Comune di Piombino ed in particolare:
Art. 46 - Fattibilità per aspetti geologici/geologici
Classe di Fattibilità F.1.g (Fattibilità senza particolari limitazioni)
Si riferisce alle previsioni urbanistiche ed infrastrutturali per le quali non sono necessarie
prescrizioni specifiche ai fini della valida formazione del titolo abilitativo all’attività edilizia.
Per gli interventi edilizi di modesto impatto, riferiti ad opere di volume lordo inferiore a
centocinquanta metri cubi con altezza in gronda inferiore a sei metri, che ricadono in questa
classe, la caratterizzazione geotecnica del terreno a livello di progetto, può essere ottenuta per
mezzo di raccolta di notizie riferite ad indagini precedenti eseguite su terreni simili ed in aree
adiacenti; le indagini in sito possono essere quindi omesse ma la validità delle soluzioni progettuali
adottate deve essere motivata con un’apposita relazione geotecnica sulle fondazioni.
Gli interventi di nuova edificazione, di Ristrutturazione Urbanistica, di Sostituzione Edilizia o di
Ristrutturazione Edilizia (con significativa variazione dell’entità e/o della distribuzione dei carichi sul
terreno di fondazione) dovranno comunque essere supportati da specifiche ed adeguate indagini
geognostiche, che amplino le conoscenze sulle caratteristiche litologiche e le problematiche
evidenziate nelle cartografie tematiche inserite nel Quadro Conoscitivo dello Strumento
Urbanistico.
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Art. 47 - Fattibilità per aspetti idraulici
Classe di Fattibilità F.3.i (Fattibilità condizionata)
Si riferisce alle previsioni urbanistiche ed infrastrutturali per le quali, ai fini della individuazione
delle condizioni di compatibilità degli interventi con le situazioni di pericolosità riscontrate, è
necessario definire la tipologia degli approfondimenti di indagine da svolgersi in sede di
predisposizione dei piani complessi di intervento o dei piani attuativi o, in loro assenza, in sede di
predisposizione dei progetti edilizi.
Nel dettaglio, la fattibilità dei progetti di realizzazione di infrastrutture, edificazioni, trasformazioni
morfologiche, non diversamente localizzabili, deve essere subordinata alla preventiva o
contestuale esecuzione di interventi di messa in sicurezza per eventi con tempo di ritorno di 200
anni che non precludano la possibilità di attenuare o eliminare le cause che determinano le
condizioni di rischio e non concorrano ad aumentare il rischio in altre aree.
La realizzazione di nuovi interventi pubblici o privati, previsti dai vigenti strumenti di governo del
territori, è subordinata alla preventiva o contestuale esecuzione di interventi di messa in sicurezza
per eventi con tempo di ritorno di 200 anni.
Gli interventi, definiti sulla base di idonei studi idrologici e idraulici, tenendo anche conto del
reticolo di acque superficiali di riferimento (reticolo P.A.I.), non devono aumentare il livello di rischio
in altre aree con riferimento anche agli effetti dell’eventuale incremento dei picchi di piena a valle.
1) Ai fini dell’incremento del livello del rischio laddove non sono attuabili interventi strutturali di
messa in sicurezza, possono non essere considerati gli interventi urbanistico-edilizi comportanti
volumetrie totali sottratte all’esondazione o al ristagno inferiori a 200 mc in caso di bacino sotteso
alla previsione di dimensioni fino a 1 Kmq, volumetrie totali sottratte all’esondazione o al ristagno
inferiori a 500 mc in caso di bacino sotteso di dimensioni comprese tra 1 e 10 Kmq, o volumetrie
totali sottratte all’esondazione o al ristagno inferiori a 1000 mc in caso di bacino sotteso di
dimensioni superiori a 10 Kmq. In caso di nuove previsioni che, singolarmente o
complessivamente comportino la sottrazione di estese aree alla dinamica delle acque di
esondazione o ristagno non possono essere realizzati interventi di semplice compensazione
volumetrica,in assenza di interventi strutturali sui corsi di acqua o sulle cause dell’insufficiente
drenaggio. In presenza di progetti definitivi, approvati e finanziati, delle opere di messa in
sicurezza strutturali possono essere attivate forme di gestione del rischio residuo. E’ consentita la
realizzazione di brevi tratti viari di collegamento tra viabilità esistenti, con sviluppo comunque non
superiore a 200 ml, garantendo comunque la trasparenza idraulica ed il non aumento del rischio
nelle aree contermini;
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Nelle aree ricadenti in pericolosità elevata non sono da prevedersi i parcheggi con dimensioni
superiori a 500 mq e/o i parcheggi in fregio ai corsi di acqua, per i quali non sia dimostrabile il
rispetto delle condizioni di sicurezza per eventi con tempo di ritorno di 200 anni. Fanno eccezione i
parcheggi a raso con dimensioni inferiori a 500 mq e/o i parcheggi a raso per i quali non sono
necessari interventi di messa in sicurezza e i parcheggi pertinenziali privati non eccedenti le
dotazioni minime di legge.
2) Laddove non siano disponibili studi idraulici di dettaglio condotti a livello di pianificazione
urbanistica, dovranno essere prodotti nuovi studi che ne integrino i contenuti e che dettaglino le
condizioni di rischio idraulico locale, integrando il quadro conoscitivo generale: a tale scopo i nuovi
studi idrologici ed idraulici dovranno attenersi ai criteri definiti Piano Regionale Toscana Costa, il
quale si esprime sulla coerenza degli stessi rispetto agli obiettivi e agli indirizzi degli atti di
pianificazione.
In tali aree sono inoltre consentiti gli interventi idraulici atti a ridurre il rischio idraulico, autorizzati
dalla autorità idraulica competente, tali da migliorare le condizioni di funzionalità idraulica, da non
aumentare il rischio di inondazione a valle, e da non pregiudicare l’attuazione della sistemazione
idraulica definitiva.
Sono altresì consentiti gli interventi di recupero, valorizzazione e mantenimento della funzionalità
idrogeologica, anche con riferimento al riequilibrio degli ecosistemi fluviali.
I progetti preliminari degli interventi strutturali di messa in sicurezza sono sottoposti al parere del
Bacino Regionale Toscana Costa che si esprime in merito alla coerenza degli stessi rispetto agli
obiettivi Piano e alle previsioni generali di messa in sicurezza dell'area.
3) La messa in sicurezza rispetto a eventi di inondazione con tempo di ritorno di 200 anni , nei
confronti di nuovi volumi in singoli lotti nell’ambito del contesto edificato (Tessuto Insediativo
Urbano), nonché il completamento di zone di espansione che risultino già convenzionate, previsti
dagli strumenti urbanistici vigenti alla data di entrata in vigore del Piano di Assetto Idrogeologico
(Bacino Regionale Toscana Costa) potrà essere conseguita anche tramite adeguati sistemi di
autosicurezza, alle seguenti condizioni:
- dimostrazione dell’assenza o dell’eliminazione del pericolo per persone e beni;
- gli interventi di messa in sicurezza non devono aumentare il livello di rischio in altre aree con
riferimento anche agli effetti dell’eventuale incremento dei picchi di piena a valle;
- estensione dell’intervento limitata all’area sottostante agli edifici oggetto di trasformazione.
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Possono comunque essere previsti interventi per i quali venga dimostrato che la loro natura è tale
da non determinare pericolo per persone e beni, da non aumentare la pericolosità in altre aree e
purché siano adottate, ove necessario, idonee misure atte a ridurne la vulnerabilità. Nelle aree
interessate da potenziali inondazioni per tempi minori o uguali a 200 anni, le nuove recinzioni in
progetto non dovranno costitituire ostacolo al deflusso delle acque; la realizzazione di muri
o cordoli sopraelevati rispetto al piano di campagna dovrà essere supportata da studi specifici che
analizzino gli aspetti idraulici indotti dagli interventi in progetto.
Per il patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente e per tutte le funzioni connesse, deve essere
garantita la gestione di quanto in essere tenendo conto della necessità di raggiungimento anche
graduale di condizioni di sicurezza idraulica fino a Tr 200 (prevedendo comunque interventi tesi
alla riduzione del rischio idraulico).
Comunque all’interno del perimetro dei centri abitati (come individuato ai sensi dell’Art. 55 della l.r.
1/2005) non sono necessari interventi di messa in sicurezza per le infrastrutture a rete (quali sedi
viarie, fognature e sotto servizi in genere) purchè sia assicurata la trasparenza idraulica ed il non
aumento del rischio nelle aree contermini.
4) Sugli immobili esistenti ricadenti nelle aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata, nelle more
della messa in sicurezza delle aree interessate, sono consentiti gli interventi previsti dall’art. 2 L.R.
21/2012 (Disposizioni urgenti in materia di difesa dal rischio idraulico e tutela dei corsi d’acqua).
5) Rispetto al patrimonio edilizio esistente all’interno del sistema insediativo, non ricadente nelle
aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata, sono consentiti:
I) gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che possono pervenire ad un riassetto complessivo
degli organismi edilizi esistenti e degli spazi urbani ad essi appartenenti, escluso nuovi volumi
interrati alle seguenti condizioni:
• dimostrazione di assenza o di eliminazione di pericolo per le persone e i beni,anche tramite
sistemi di autosicurezza;
• dimostrazione che l’intervento non determina aumento delle pericolosità a monte e a valle.
II) le opere che non siano qualificabili come volumi edilizi, purché realizzati con criteri di sicurezza
idraulica e senza aumento di rischio in altre aree;
III) ampliamenti di superficie coperta per volumi tecnici (di estensione inferiore a 50 mq per edificio)
e tettoie senza tamponature laterali;
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IV) interventi di ampliamento della superficie coperta di fabbricati esistenti nei seguenti casi:
• Interventi funzionali alla riduzione della vulnerabilità del fabbricato.
• Interventi necessari alla messa a norma di strutture ed impianti in ottemperanza ad obblighi
derivanti da norme vigenti in materia igienico sanitaria, di sicurezza sull’ambiente di lavori, di
superamento delle barriere architettoniche e di adeguamento antisismico.
6) Della sussistenza delle condizioni di cui sopra deve essere dato atto anche nel procedimento
amministrativo relativo al titolo abilitativo all’attività edilizia; fino alla certificazione dell’avvenuta
messa in sicurezza conseguente la realizzazione ed il collaudo delle opere idrauliche
accompagnata dalla delimitazione delle aree risultanti in sicurezza, non può essere rilasciata
dichiarazione di abitabilità e di agibilità;
Figura 17 Estratto Carta della Fattiblilità
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Art. 92 -Attrezzature ed impianti di interesse generale (Fn)
Il presente RU individua le diverse tipologie di attrezzature di interesse generale di livello
sovracomunale, di cui all’art. 4 del D.M. n. 1444/68.
Nelle aree, nei complessi e negli immobili destinati ad attrezzature ed impianti d'interesse generale
il Comune, i soggetti istituzionalmente competenti ed i privati potranno operare per singoli
interventi o medianti piano attuativo ai sensi delle presenti norme e della specifica normativa di
settore.
Per le attrezzature esistenti sono comunque ammessi interventi di adeguamento ed ampliamento,
fatte salve le specifiche categorie d’intervento puntualmente individuate per complessi o edifici
esistenti di interesse storico-architettonico.
La nuova edificazione, qualora necessaria in relazione al potenziamento e all’adeguamento delle
funzioni ospitate è comunque ammessa nel rispetto degli standard prestazionali stabiliti dalla
specifica normativa di settore.
In relazione a specifici ambiti territoriali ed urbani, oltre alle suddette disposizioni comuni operano
disposizioni specifiche di seguito riportate.
F5 infrastrutture e impianti tecnologici di interesse generale
Tali zone comprendono i servizi generali, gli impianti tecnologici, gli impianti inerenti le
urbanizzazioni a rete ed i servizi tecnici, gli impianti per le aziende di trasporti e di igiene urbana.
Sono ammesse tutte le categorie di intervento, ai fini del loro corretto funzionamento e nel rispetto
sia delle normative vigenti di settore che della migliore armonizzazione con il contesto nel quale si
trovano.
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Figura 18 Estratto Carta Usi e Trasformazioni ammesse
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5.1.4 Inquadramento geologico
L’ area su cui è localizzato il depuratore è caratterizzata da un sottosuolo costituito da depositi e
processi geomorfologici quaternari e nello specifico da depositi di versante, come rappresentato
nell’immagine sottostante, estratta dalla tavola 4.2 “Carta Geologica” del Piano Strutturale del
Comune di Piombino.
Fig 18 Estratto dalla tavola 4.2 P.2 della “Carta Geologica”
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5.1.5 Inquadramento litologico
L’ area su cui è localizzato il depuratore è caratterizzata da litotipi E2 formati da materiale
granulare non cementato o con lieve grado di cementificazione, come rappresentato nell’immagine
sottostante, estratta dalla tavola 4.7 “Carta Litotecnica” del Piano Strutturale del Comune di
Piombino .
Fig 19 Estratto dalla tavola 4.7 P.2 della “Carta Litotecnica”
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5.1.6 Vincolo Paesaggistico
Il vincolo paesaggistico, disciplinato dal D.Lgs 42 del 2004, viene definito dalla cartografia P 5.a ;
l’ area occupata dall’ impianto in oggetto, NON è sottoposta a vincoli paesaggistici, storico culturali
o archeologici.
Tavola 18 Estratto carta dei vincoli
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5.1.7 Classificazione sismica
Nella Delibera G.R.T. 431 del 19/06/2006 in riferimento al PCM 3274/03 "Primi elementi in materia
di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per
le costruzioni in zona sismica" il territorio comunale di Piombino (LI) è inserito in zona 4.
La zona 4 è la zona meno pericolosa e comprende tutti i comuni in cui le probabilità di danni
sismici sono basse.
Tavola 19 Estratto carta della Zonizzazione Sismica
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5.1.8 Pericolosità geomorfologica
Gli ambiti di pericolosità geologica del territorio comunale sono definiti dalla carta P 8.3 a “della
pericolosità geomorfologica”, ai sensi del D.P.G.R. 53/r del 25 Ottobre 2011
Nella Tavola P 8.3 a la zona occupata dallo stabilimento in oggetto, è inserita in una zona di
Classe G.1, ovvero, “Pericolosità geomorfologica bassa”.
La Pericolosità Geomorfologica bassa (G.1) è stata associata alle aree in cui i processi
geomorfologici e le caratteristiche litotecniche e giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al
verificarsi di movimenti di massa.
Figura 21 Estratto Carta della pericolosità geomorfologica Tavola P 8.3 a
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5.1.8 Pericolosità idraulica
Al fine di valutare la pericolosità idraulica del sito in esame è stata analizzata la cartografia allegata
al Regolamento Urbanistico del Comune di Piombino. In particolare la Carta p 8.4a “Pericolosità
Idraulica” che identifica la zona occupata dallo stabilimento in oggetto in classe I.1 ovvero
PERICOLOSITA’ IDRAULICA BASSA.
Pericolosità idraulica bassa (I.1): aree collinari o montane prossime ai corsi d’acqua per le quali
ricorrono le seguenti condizioni:
a) non vi sono notizie storiche di inondazioni
b) sono in situazioni favorevoli di alto morfologico, di norma a quote altimetriche superiori a metri 2
rispetto al piede esterno dell’argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
Figura 22 Estratto Carta della pericolosità idraulica
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5.2
Stato attuale delle matrici ambientali
5.2.1 Qualità dell’aria
Per la valutazione dello stato della qualità dell’aria di seguito si riportano i dati ricavati dall’analisi
della seguente documentazione:
1. Rapporto dell’inventario delle emissioni IRSE;
2. Report della rete di monitoraggio ARPAT
3. Valutazione della qualità dell’aria ambiente e classificazione del territorio regionale.
1. Caratterizzazione dello stato di qualità dell’aria - IRSE
Di seguito vengono analizzati i dati della qualità dell’area reperibili nell’Inventario Regionale delle
Sorgenti di Emissione (I.R.S.E.) della Regione Toscana, aggiornato all’anno 2003.
Tale documento contiene informazioni relative alla qualità dell’aria, in funzione sia delle sostanze
inquinanti immesse in atmosfera da attività antropiche e naturali, sia delle modalità di emissioni,
con riferimento ad una specifica attività, ad una determinata area e ad uno specifico periodo
temporale.
L’I.R.S.E. permette di avere informazioni dettagliate sulle fonti di inquinamento, la loro
localizzazione, la quantità e tipologia di inquinanti emessi e costituisce una chiave di lettura
indispensabile per l'impostazione delle attività di pianificazione ambientale.
Gli inquinanti riportati nell’I.R.S.E. sono:
•
monossido di carbonio (CO)
•
composti organici volatili, con l’esclusione del metano (COV)
•
ossidi di azoto (NOX)
•
ossidi di zolfo (SOX)
•
materiale particolato fine primario (PM10)
•
ammoniaca (NH3)
Oltre che a livello regionale, la stima delle emissioni è calcolata anche a livello provinciale, per ogni
singolo inquinante, in base alla tipologia della sorgente (diffusa, lineare e puntuale) e per
macrosettori.
L’inventario mette in evidenza come, per tutte le sostanze prese in considerazione (con l’eccezione
degli ossidi di zolfo), il contributo prevalente alle emissioni provenga da trasporti e sorgenti mobili:
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Figura 22 Emissioni suddivise per tipologia di sorgente
Le sorgenti diffuse si confermano come quelle alle quali attribuire la quasi totalità delle emissioni di
monossido di carbonio, composti organici volatili, ammoniaca, e PM10 primario, con percentuali
dal 79 al 95 %. Anche per gli ossidi di azoto, le sorgenti diffuse rappresentano la più importante
tipologia nelle emissioni, ma con una percentuale più contenuta (57%).
Le sorgenti lineari (autostrade, porti, aeroporti) contribuiscono principalmente per le emissioni di
ossidi di azoto (18%).
Le sorgenti puntuali si confermano all’origine della quasi totalità delle di emissioni di ossidi di zolfo
con una percentuale del 89%, ma rivestono un ruolo importante anche nelle emissioni di ossidi di
azoto (24%) e di PM10 primario (15%).
Nella Tabella seguente sono riportate le stime delle emissioni totali provinciali, con indicazione
delle relative percentuali rispetto al totale regionale.
Figura 23 Emissioni totali provinciali
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Il territorio della Provincia di Livorno, in virtù della forte industrializzazione specialmente nel
comparto di produzione di energia, è soggetto ad importanti emissioni di ossidi di zolfo (63%),
ossidi di azoto, monossido di carbonio, e PM10 primario.
Nella tabella sottostante sono riportate le emissioni totali nella Provincia di Livorno suddivise per gli
11 macrosettori .
Figura 23 Emissioni nella Provincia di Livorno suddivise per macrosettore
Figura 23 Variazioni in % delle emissioni regionali dall’anno 1995 all’anno 2003
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Il confronto con i dati relativi al 1995 mostra una generalizzata tendenza alla diminuzione delle
emissioni, grazie alle ripercussioni che si sono avute localmente a seguito delle normative europee
e nazionali in particolari settori come i trasporti e l’industria.
Il dato sulle emissioni pro capite e per tipologia di inquinanti, disponibile per un confronto su scala
provinciale, indica che i valori comunali sono sostanzialmente in linea con i valori medi provinciali.
2. Report della rete di monitoraggio ARPAT
La qualità dell’ aria nella Provincia di Livorno viene controllata attraverso un sistema di
monitoraggio costituito da una rete pubblica composta da centraline (stazioni) che rilevano le
concentrazioni di sostanze inquinanti ed in alcuni casi anche i parametri meteorologici. La gestione
operativa della rete pubblica e la raccolta, la validazione, l’elaborazione e la restituzione dati sono
affidate al Centro Operativo Provinciale (COP), gestito da ARPAT. Attualmente la rete pubblica
della Provivcia di Livorno è composta complessivamente da 13 stazioni fisse (9 per il monitoraggio
degli inquinanti e solo 1 come stazione meteorologica) e da una postazione mobile di rilevamento
degli inquinanti.
Le stazioni di rilevamento sono ubicate nei comuni di Livorno, Rosignano Marittimo e Piombino.
Si riportano le elaborazioni relative alle stazioni appartenenti alle ex reti provinciali, attive nell’arco
del 2011 in virtù di accordi tra Enti locali ed Arpat. In base a tali accordi è stato mantenuto da parte
dell’Agenzia il servizio di gestione delle stazioni e dei relativi analizzatori.
Di seguito sono riportate le stazioni operanti nel Comune di Piombino ed i valori medi sulla qualità
dell’ aria della Provincia di Livorno come indicati nel “Rapporto annuale sullo stato della qualità
dell’aria – Regione Toscana anno 2011”.
Alcuni analizzatori non hanno raggiunto l’efficienza sufficiente per l’elaborazione degli indicatori, a
causa di dismissioni o di spostamenti interni alle stazioni.
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PM10
NO2
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CO
3. Valutazione della qualità dell’aria ambiente e classificazione del territorio regionale.
La Regione Toscana ha aggiornato la zonizzazione e classificazione del territorio regionale sulla
base dei dati IRSE relativi all'anno 2005 e sulla base dei dati del rilevamento della qualità dell'aria
relativi al periodo 2000-2006.
La classificazione di comuni, relativa a ciascuna sostanza inquinante con valori limite determinati,
è articolata in quattro livelli crescenti, in funzione del grado di avvicinamento e/o superamento dei
limiti indicati con le lettere A, B, C e D, secondo i seguenti criteri:
Figura 24 Criteri di classificazione singole sostanze inquinanti
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I risultati di questa nuova zonizzazione sono riportati nella mappa seguente:
Figura 25 Zonizzazione del territorio regionale 2006
Il Comune di Piombino è classificato come “Zona di mantenimento A-B”, comprendente i comuni
che presentano una buona qualità dell’aria classificati con le lettere A e B per tutte le sostanze
inquinanti.
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Caratteristiche dell’ impianto di depurazione
Nel seguito viene riportata una descrizione dei dati di progetto e del trattamento che i reflui
subiscono all’interno dell’ impianto di Piombino Ferriere.
6.1 Descrizione del sistema fognario
L’impianto di depurazione riceve un refluo in ingresso di tipo misto dove non è stata rilevata la
presenza di fossi tombati. Si segnala che l’effluente è di tipo organico.
Risultano inoltre presenti i seguenti scarichi industriali (individuabili dalla corografia, presente in
allegato, trammite ID ):
-id 76 AUTOLAVAGGIO SPEEDY CAR WASH di SOTTILE DANIELE – (36 m3 / anno)
-id 77 SIDERPIOMBINO SPA – (140 m3 / anno)
-id 81 DISTRIBUTORE CARBURANTI API di DEL SANTO PIERO - (913 m3 / anno)
-id 98 DISTRIBUTORE AGIP di ROSSETTI DANIEL A.- (550 m3 / anno)
-id 251 Soc. Coop. Gruppo ormeggiatori e barcaioli Piombino- (61 m3 / anno)
-id 266 PORCIANI MAURO S.A.S diPORCIANI MAURO - (300 m3 / anno)
-id 393 SOC. AZZURRA SNC di TONDELLINI ANGELO - (1670 m3 / anno)
-id 468 SAPORI DEL MARE SRL di POLI CATIA - (1368 m3 / anno)
-id 496 DISTR. CARB. Q8 SOC. ALMA SAS di PIETRINI MARCO– (159 m3 / anno)
-id 497 DISTR. CARB. ESSO -BENZ snc di BENSI FRANCO - (300 m3 / anno)
-id 576 MARVIN SRL di ZUFFI ROMANO – (4200 m3 / anno)
-id 580 S.E.C.A SPA di PIETRINI BRUNO - (500 m3 / anno)
-id 587 DISTR. CARB. (SOC. SAN CARLO SRL) di GIORGETTI LIBIA – (114 m3 / anno)
-id 632 DIADEMA COSMETICI di PIERINI MARTA & C. - (56 m3 / anno)
-id 658 DISTR CARB TAMOIL TESTI LUCA AMDC di TESTI LUCA –
-id 659 TIEMME SPA + AMDC di SIMIANI MARCO – (2650 m3 / anno)
-id 667 USL 6 OSPEDALE PIOMBINO - (23100 m3 / anno)
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6.2 Concezione generale dell’ impianto
L’ ’impianto di depurazione di Marina di Castagneto
era stato progettato per servire una
popolazione di 25.000 AE. Nel corso degli anni ’97-’99 è stato elaborato dalla ditta di progettazione
GALVA S.p.A il progetto di ampliamento che ha portato la capacità massima di depurazione fino a
50.000 A.E..
La depurazione dei liquami ed il trattamento dei fanghi è articolata nelle seguenti sezioni:
1. Grigliatura: Il liquame in arrivo all’impianto, mediante un canale dotato di by – pass, subisce
un primo trattamento meccanico di grigliatura in seguito al quale i solidi più grossolani vengono
separati del liquame. L’operazione di grigliatura viene realizzata mediante una griglia
meccanica sub verticale a barre. Il canale di ingresso si suddivide in due canali, equipaggiati
entrambi da una griglia; in caso di manutenzione della griglia dislocata nel canale principale, il
refluo entra nel canale secondario e viene trattato dalla griglia di riserva.
Il materiale grigliato viene trasportato mediante coclea in un compattatore e successivamente
scaricato in un cassone di raccolta.
2. Sollevamento: Il refluo grigliato e quello proveniente dal trattamento bottini vengono
convogliati in una vasca dove sono presenti quattro pompe di sollevamento.
3. Grigliatura fine: Il refluo sollevato viene inviato alternativamente in due rotostacci per la
separazione delle particelle fini e successivamente scaricato in un canale di collegamento alla
sezione di dissabbiatura. Il materiale rotostacciato viene evacuato tramite coclea e quindi
scaricato in un cassone di raccolta.
4. Dissabbiatura: Questa fase del trattamento primario risulta necessaria per la separazione di
sabbie ed altri materiali pesanti dalle sostanze organiche del liquame. Il trattamento di
dissabbiatura avviene in due comparti separati di tipo “PISTA” con flusso a vortice; la rotazione
di un albero costituito da pale inclinate di 45 ° p rovoca la separazione delle sabbie che
precipitano sul fondo della vasca. Tramite air – lift le sabbie vengono estratte ed inviate in
sacchi drenanti , dove l’acqua viene raccolta e convogliata nel canale di ingresso del refluo.
A livello della dissabbiatura è presente un by-pass, regolabile mediante valvola, che collega la
vasca di dissabbiatura a quella di disinfezione.
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5. Denitrificazione: Nel processo di predenitrificazione i nitrati vengono ridotti in un primo stadio
anossico utilizzando la sostanza organica del liquame grezzo come fonte di carbonio; Per la
miscelazione, sono stati installati due mixer; L’alimentazione dei nitrati è resa possibile dal
ricircolo di portate dall’ossidazione oltre che dal ricircolo dei fanghi, comunque necessario per il
mantenimento della concentrazione della biomassa nel sistema. La fase di denitrificazione è
dimensionata in modo da garantire in ogni condizione di esercizio il raggiungimento dei limiti
prefissati allo scarico per l’azoto nitrico.
6. Trattamento biologico a fanghi attivi (ossidazione biologica): L’abbattimento del carico
organico e l’ossidazione dei composti inorganici dell’azoto avviene nel bacino di nitrificazione.
Per realizzare l’ossidazione delle sostanze organiche presenti, vengono utilizzati sia aeratori di
superficie a turbina lenta, sia diffusori per ossigeno liquido impiegati soprattutto nei periodi
estivi per la maggior richiesta. Per la diffusione dell’aria sono stati posati gruppi di diffusori a
membrana montati in modo simmetrico su tubi da 3”, completi di valvola, flangia di smontaggio
e tubo flessibile di collegamento alla tubazione di alimentazione. Questa tipologia di diffusori
rende possibile la sconnessione di uno solo di questi gruppi per la manutenzione durante
l’esercizio ordinario dell’impianto. Il comparto di ossidazione biologica è costituito da tre vasche
che sono collegate idraulicamente sia in serie che in parallelo, ma allo stato attuale, lavorano
esclusivamente in parallelo. In ogni vasca è posizionata una pompa di ricircolo del mixer liquor
la cui portata viene misurata sulla tubazione di collegamento delle tre vasche mediante un
misuratore di portata magnetico. Un canale raccoglie gli effluenti delle tre vasche e li convoglia
in un ripartitore di portata che suddivide il flusso in due parti destinate ai due sedimentatori
secondari.
7. Sedimentazione finale: La sedimentazione avviene in due bacini separati: uno dei
sedimentatori è di recente costruzione poiché realizzato a seguito dell’ ampliamento del
depuratore. Entrambi sono equipaggiati con un carroponte per la rimozione dei fanghi
sedimentati, che delle schiume biologche.
Il fango che qui sedimenta, viene raccolto in un pozzetto collocato sul fondo della vasca; la
parte liquida, che risulta sia trattata biologicamente e chiarificata, viene convogliata alla vasca
di disinfezione.
8. Disinfezione: La disinfezione dell’effluente depurato avviene mediante l’utilizzo dell’Acido
Peracetico. Il serbatoio di stoccaggio e la pompa dosatrice sono collocati in un area adiacente
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al bacino di disinfezione, su di una platea di fondazione con muretti perimetrali, per impedire lo
sversamento sul suolo dell’ ipoclorito in caso di rottura del serbatoio.
Il dosaggio di ipoclorito viene asservito alla misura di portata dell’effluente depurato in uscita
all’impianto.
9. Stabilizzazione aerobica dei fanghi: I fanghi che si sono separati dalla vasca di
sedimentazione vengono ripartiti tra fanghi di riciclo e fanghi di supero. I primi vengono inviati
all’ingresso dalla vasca di aerazione ed hanno lo scopo di mantenere a regime il processo
biologico/depurativo.
I fanghi di supero vengono, invece, pompati nella vasca di stabilizzazione dove il materiale
organico viene completamente mineralizzato e liberato dall’odore grazie all’aerazione
prolungata.
Per il trattamento di stabilizzazione, l’ossigenazione del fango avviene mediante l’utilizzo di due
turbine superficiali dotate di inverter.
10. Ispessimento fanghi: Il fango stabilizzato nel comparto di stabilizzazione viene trasferito all’
ispessimento tramite pompa centrifuga. Il bacino di ispessimento del fango stabilizzato è di
sezione circolare ed è equipaggiato con un carroponte a trazione centrale per la raccolta del
fango al centro della vasca. Il fango ispessito viene inviato alla sezione di disidratazione,
mentre il surnatante stramazza tornando, così, in testa all’impianto.
12. Disidratazione meccanica del fango: A seguito del condizionamento con poli elettrolita per
migliorare il grado di separazione liquido / solido, il fango stabilizzato ed ispessito viene
disidratato mediante due centrifughe Pieralisi. Il polielettrolita viene preparato in una vasca il
cui prodotto in polvere viene dissolto in acqua e miscelato da tre agitatori.
Il fango disidratato viene trasportato con un nastro al cassone di raccolta, mentre l’acqua
separata viene convogliata in testa all’impianto. L’intera sezione di disidratazione si trova in un
area coperta.
10. Letti di essiccamento: Per fronteggiare situazioni di emergenza, è presente anche un letto di
essiccamento dove le acque di drenaggio vengono inviate al pozzetto di raccolta drenaggi e
surnatanti. Il prodotto finale può essere inviato in compostaggio, in agricoltura o in discarica.
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Trattamento bottini: L’impianto è autorizzato per il ricevimento dei seguenti rifiuti:
•
Fanghi delle fosse settiche
•
Rifiuti della pulizia delle fognature
•
Fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
La stazione di trattamento bottini è una macchina in grado di grigliare, disidratare e compattare i
residui solidi contenuti nei liquami provenienti da fosse biologiche o impianti industriali trasportati e
scaricati dalle autobotti. La vasca di alimentazione riceve il refluo direttamente dall’autobotte
tramite un attacco rapido in ingresso ed il refluo attraversa il vaglio costituito da un cestello a
forma semicilindrica e fuoriesce dalla vasca attraverso la bocca di uscita. Il materiale depositato
sul vaglio viene rimosso tramite un coclea e convogliato verso l’alto all’interno di un tubo di
trasporto. Il materiale grigliato trasportato dalla coclea perviene in alto nella zona di compattazione
ed infine scaricato entro un sacco continuo. L’acqua contenuta nel grigliato viene espulsa
attraverso opportuni fori e convogliata nella vasca di alimentazione.
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6.3 Dati di progetto
L’impianto è stato dimensionato sulla base dei seguenti dati di progetto:
Carichi idraulici
Abitanti serviti max.
u.m.
valori
n.
50.000
mista
Fognatura tipo
Dotazione idrica procapite
l/ab/d
250
Portata media Q24
m3 / h
520
Portata di punta nera Qpn
m3 / h
1.040
Portata massima di tempo piovoso Qmax
m3 / h
1.040
u.m.
valori
g/ab/g
60
Kg/g
3000
g/ab/g
90
Kg/g
4500
Carichi Inquinanti
Carico organico (BOD5)
Solidi Sospesi (SS)
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6.3.1 Portate
La Portata totale annuale registrata nell’anno 2011 è pari a 2.084.573 m3 /anno (pari a 5.711,2 m3 /
giorno), di cui 719.918 m3 nel periodo estivo (pari a 5.852 m3 / giorno) , da cui sono stati estratti i
valori di portata pari a 273,96 mc/h in tempo di secca e di 713,89 mc/h in tempo di pioggia.
Nel grafico seguente sono indicate le portate annue storiche con relativa indicazione degli abitanti
equivalenti trattati.
2.500.000
2.000.000
1.500.000
1.000.000
500.000
0
2007
A.E. Trattati
2008
m3/anno Trattati
A.E. Trattati
2009
2010
A.E. Trattati
m3/anno Trattati
2011
2007
2008
2009
2010
2011
21.850
21.040
18.639
21.792
28.556
m3/anno Trattati 1.595.050 1.535.920 1.360.259 1.590.796 2.084.753
Portate storiche e Abitanti Equivalenti Trattati
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Nel grafico seguente sono rappresentate le portate trattate storiche con relativa indicazione delle
acque destinate al riutilizzo industriale e di quelle scaricate in ambiente.
Volume mc/anno trattati
Volume mc/anno riutilizzo
Volume mc/anno scarico
2010
2010
2009
2008
2007
0
500.000
1.000.000
1.500.000
2.000.000
2.500.000
2007
2008
2009
2010
2010
Volume mc/anno scarico
222.950
104.861
31.152
145.108
327.833
Volume mc/anno riutilizzo
1.372.100
1.431.059
1.329.107
1.445.688
1.756.740
Volume mc/anno trattati
1.595.050
1.535.920
1.360.259
1.590.796
2.084.573
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6.3.2 Limiti allo scarico
I valori di sostanza organica e solidi sospesi sono conformi a quanto richiesto dal Dlgs 152/06
(Tab.1 Allegato V alla Parte III) per scarico
> 10.000 AE in acque superficiali di seguito riportati:
Potenzialità impianto in A.E.
(abitanti equivalenti)
Parametri (media giornaliera)
> 10.000
Concentrazione
% di riduzione
BOD5 (senza nitrificazione) mg/L
≤ 25
80
COD mg/L
≤ 125
75
Solidi Sospesi mg/L
≤ 35
90
Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane Tab1. All.V Dlgs 152/06
Parametri
Concentrazione
Fosforo totale (P) mg/l
≤ 10
Azoto ammoniacale (NH4) mg/l
≤15
Azoto nitroso (N) mg/l
≤ 0.6
Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane estratto Tab3. All.V Dlgs 152/06
I limiti descritti sopra sono da considerarsi in caso di scarico in ambiente, ma , come già detto in
precedenza, il depurato in uscita dall’ impianto di Piombino Ferriere, viene per la quasi totalità,
convogliato sulla rete di riutilizzo industriale per l’approvvigionamento delle acciaierie Lucchini.
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6.4
Analisi
A seguito di verifica delle condizioni di esercizio, si riportano i dati raccolti nel periodo 2009 – 2011
rispetto alle performance reali dell’impianto ( i valori sono riportati in mg/l):
Efficienza rimozione sostanza
organica tab. I e III
(D.Lgs 152/06 e smi)
parametro
Azoto
Ammoniacale
(come NH4)
Azoto nitrico
(come N)
Azoto nitroso
(come N)
BOD 5
(come O2)
COD
(come O2)
Fosforo Totale
(come P)
Solidi sospesi totali
um
PARAMETRI DI EFFICIENZA
IMPIANTO MEDI 2009
lim
uscita INGRESSO USCITA
mg/l 15,00
68,62
20,13
PARAMETRI DI EFFICIENZA
IMPIANTO MEDI 2010
PARAMETRI DI EFFICIENZA
IMPIANTO MEDI 2011
%
INGRESSO
USCITA
%
INGRESSO
USCITA
%
70,66
73,78
24,44
66,88
59,91
18,82
68,59
mg/l 30,00
3,03
2,68
5,58
mg/l
0,60
0,41
0,29
0,60
mg/l 25,00
332,50
4,55
98,63
308,33
5,57
98,19
428,57
5,24
98,78
mg/l 125,00
646,17
35,01
94,58
641,08
33,64
94,75
947,17
29,83
96,85
mg/l 10,00
8,48
1,65
80,53
9,29
0,82
91,20
7,12
1,44
79,75
mg/l 35,00
383,06
13,41
96,50
364,20
11,69
96,79
508,23
13,06
97,43
Alluminio
Arsenico
Bario
Cadmio
Cloruri
Conducibilità elettrica
Cromo totale
Cromo VI
Escherichia coli
mg/l
mg/l
mg/l
mg/l
mg/l
Valori tab. III (D.Lgs 152/06 e smi)
<0,1
Ferro
<0,1
Manganese
<0,1
Mercurio
<0,01
Nichel
198,17
pH
microS/cm
mg/l
mg/l
UFC/100ml
1.455
<0,1
<0,1
<5000
Piombo
Rame
Zinco
Tensioattivi Totali
mg/l
mg/l
mg/l
mg/l
unità
<0,1
<0,1
<0,001
<0,1
7,40
mg/l
<0,2
mg/l
mg/l
mg/l
<0,01
<0,015
<0,1
Come si può notare dai risultati presenti nelle tabelle sovrastanti, l’efficienza depurativa
dell’impianto risulta essere in linea con i dati previsti, indicando che gli interventi di corretta
manutenzione effettuati nel corso degli anni di esercizio del depuratore, sia da parte del Comune di
Piombino prima, sia attualmente da parte di A.S.A. S.p.A., hanno permesso di mantenere
l’impianto in uno stato di perfetta efficienza.
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Ai sensi dell’autorizzazione allo scarico rilasciata dalla Provincia di Livorno in data 26.06.2009 n.
103 si rileva che “lo scarico debba rispettare i parametri di tab.1 all.5 del D.Lgs 152/06 (rif. Acque
marine)”
nonché “i parametri di tab.3 all.5 del D.Lgs 152/06 che in relazione alle caratteristiche
dell’acqua in ingesso e del processo depurativo, sono necessari alla tutela della qualità delle
acque recipienti lo scarico”.
Analizzando le performance reali dell’impianto, si può notare come i risultati rispettino i parametri
sopra elencati.
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Analisi dei potenziali impatti
I potenziali impatti che un’attività di depurazione potrebbe indurre sulle varie componenti
ambientali fanno riferimento esclusivamente alla fase di esercizio dell’impianto stesso, in quanto
quella relativa alla costruzione dell'impianto nel quale si svolge l'attività è già avvenuta da tempo.
Ne deriva che i tradizionali impatti generati nel corso della realizzazione di un impianto, quali
l’occupazione di aree, le interazioni con l’attività agricola, le modifiche morfologiche, quelle ai
deflussi idrici superficiali, l’impatto paesaggistico, non hanno qui alcun senso.
Durante la fase di esercizio, invece, deve essere rivolta particolare attenzione agli impatti che
derivano dallo svolgimento dell'attività stessa.
7.1 Identificazione degli impatti
Questa parte dello studio si occupa dell’individuazione delle interazioni certe o probabili tra le
azioni causali elementari dell’esistenza in situ e dell’esercizio dell’impianto di depurazione e le
componenti ambientali caratteristiche dell’ambito territoriale di riferimento.
La previsione degli impatti costituisce la rappresentazione delle variazioni prevedibili delle singole
componenti ambientali rispetto alo stato di qualità ambientale di riferimento.
Il grado di approfondimento di tale analisi è stato proporzionato alla complessità delle attività
condotte nell’impianto ed al grado conoscitivo richiesto dalla fase di verifica di assoggettabilità.
Tuttavia, in questo caso, non ci si riferirà alla realizzazione di un progetto, ma ai due fattori
preesistenti al presente studio ed ivi inclusi:
•
Esistenza in situ dell’impianto di depurazione di Piombino
•
Relativo esercizio
I principali fattori negativi di impatto ambientale potenzialmente derivanti dall'esercizio dell'impianto
sono legati a:
•
Produzione rifiuti
•
Emissioni in atmosfera
•
Fattori climatici
•
Consumo delle materie prime
•
Consumo energia elettrica
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•
Consumo idrico
•
Inquinamento acustico
•
Traffico veicolare indotto
•
Salute pubblica
•
Suolo e sottosuolo
•
Compensazioni
Vi sono, però, anche risvolti positivi legati alla attività dell'impianto, legati soprattutto a:
•
Occupazione
•
Qualità dei servizi
7.1.2 Produzione e Ricevimento Rifiuti
La gestione, raccolta e smaltimento dei rifiuti nel Comune di Piombino, è svolta da ASIU che si
propone di smaltire i rifiuti urbani in modo da salvaguardare il territorio e di risanarne le parti
compromesse, alla luce di quanto previsto dalla vigente normativa (D.Lgs. 152/2006).
I rifiuti prodotti presso il depuratore di Piombino Ferriere, tuttavia, non si inseriscono all’interno del
ciclo di smaltimento dei rifiuti “urbani”, ma vengono gestiti e smaltiti a cura e a spese di A.S.A.
S.p.A. nel rispetto della vigente normativa in materia.
Nella Tabella sottostante sono indicate le tipologie di rifiuto prodotte durante l’esercizio
dell’impianto, le relative quantità e sistemi di smaltimento riferite all’anno 2011.
2011
Descrizione
Quantità
rifiuto
Kg
190801
Vaglio
37590
24380
190802
Sabbie
35140
35140
190805
Fanghi
3034900
Codice rifiuto
TOTALE
3107630
D1 Kg D9 Kg
59520
D8 Kg
D15 Kg
R 10 Kg
R3 Kg
R5 Kg R13 Kg
13210
66000
171250
1441890
963780
74620 317360
66000
184460
1441890
963780
74620 317360
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Nella tabella soprastante, le operazioni di smaltimento sono riferite alle definizioni riportate
all’allegato B ed all’ allegato C alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.:
Operazione di
Descrizione
smaltimento
Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia
D8
origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti
elencati
nei
punti
da
D1
a
D12
(ad
esempio
evaporazione,
essiccazione,calcinazione ecc…)
Trattamento chimico – fisico non specificato altrove nel presente allegato,
D9
che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei
procedimenti elencati nei punti da D! a D12 (ad esempio evaporazione,
essiccazione,calcinazione ecc…)
D14
Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti
da D1 a D12
Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a
D15
D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui
sono prodotti)
R3
Riciclo/Recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi
(comprese le operazioni di compostaggio e altre operazioni biologiche)
R5
Riciclo/Recupero di altre sostanze inorganiche
R10
Spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia
Messa in riserva dei rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate dei
R13
punti da R1 ad R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta,
nel luogo in cui sono prodotti)
L’impianto di depurazione di Piombino Ferriere è autorizzato per il ricevimento degli extraflussi
(come da comunicazione Prot. 29094 del 08/07/2008) definiti con il codice CER 200304 e codice
CER 200306 per un quantitativo pari a 10.998 Tn/anno (2.511 a.e.) a fronte di una quantità di
extraflussi conferiti pari a 2.983 Tn/anno (dati riferiti all’ anno 2010).
Si segnala inoltre che conferimenti di rifiuti con carichi organici inferiori a quelli indicati 5000 mg/l di
BOD5 determinano un minor carico in a.e. in ingresso all’impianto.
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Il depuratore è inoltre autorizzato al ricevimento fanghi prodotti dagli impianti di depurazione
dell’ATO5 (codice CER 190805) per un quantitativo pari a 2.050 Tn/anno (936 a.e.) a fronte di una
quantità di extraflussi conferiti pari a 14 Tn/anno (dati riferiti all’ anno 2010).
Si segnala inoltre che conferimenti di rifiuti con carichi organici inferiori a quelli indicati di 10.000
mg/l BOD5. determinano un minor carico in a.e. in ingresso all’impianto.
Trattandosi di un impianto a forte fluttuazione è stata sempre cura di ASA limitare le portate in
ingresso di eventuali carichi di extraflussi in condizioni di alto carico idraulico in ingresso durante i
mesi estivi.
Si ricorda che i conferimenti della fognatura di Piombino per interventi di manutenzione
straordinaria, ai sensi della comunicazione della Provincia di Livorno n. 23373 del 14/05/04 , non
vanno ad incidere sul calcolo della capacità residua.
L’esercizio dell’impianto consente di restituire all’ambiente una grande parte della risorsa idrica
prelevata, a fronte della produzione di una più limitata e facilmente gestibile quantità di rifiuti
destinati a smaltimento (fanghi), pertanto tale impatto è da ritenersi limitato.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Mantenimento in efficienza delle apparecchiature e del piano di gestione rifiuti.
7.1.3 Emissioni in atmosfera
Per avere un’idea di quali siano i parametri caratteristici che permettono di valutare la qualità
dell’aria e da quali fonti vengano emesse tali sostanze, la Regione Toscana si è dotata
dell’inventario regionale delle fonti di emissione (IRSE) per individuare le emissioni delle principali
sostanze inquinanti in aria sia dal punto di vista quantitativo che di origine (settori e attività che la
producono), di tipologia (puntuali o industriali, diffuse e
lineari) e di localizzazione (ambiti
provinciali, comunali o porzioni di terrtorio di estensione di un chilometro quadrato).
In tal modo si può capire quanto incidono le singole sorgenti (impianti industriali o di produzione di
energia, ecc.) o alcune tipologia di sorgente di emissione (traffico veicolare, riscaldamenti
domestici, settori produttivi diffusi, porti, aeroporti,autostrade ecc.).
Dall’ultimo aggiornamento reperibile IRSE , risalente all’anno 2003, gli impianti di depurazione non
appartengono a nessuno dei macrosettori elencati, ma possono essere considerati, in senso lato,
insediamenti che trattano sostanze che , seppure non classificabili come rifiuto, sono comunque
caratterizzate da un certo carico inquinante.
Le emissioni generate dalle apparecchiature di processo sono emissioni diffuse, dovute
all'evaporazione superficiale delle vasche di trattamento la cui composizione è quasi
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esclusivamente vapor acqueo. Trattasi di modeste emissioni comuni a tutti gli impianti a fanghi
attivi, collegati ai sistemi di aerazione, costituite da anidride carbonica del processo metabolico,
vapore acqueo e nebulizzazione (aerosol). Tale aspetto è elemento di igiene industriale e non di
impatto ambientale, trattato all’interno del documento di valutazione dei rischi ai sensi del d.lgs.
81/08 e s.m.i..
All’interno di questa sezione di digestione aerobica il fango subisce un trattamento aerobico simile
a quello impiegato per il liquame con lo stesso procedimento ovvero con l’insufflazione di aria
tramite un tappeto di diffusione e un compressore. Il fango che ha subito un trattamento aerobico
non è putrescibile, risulta stabile biologicamente e privo di sostanze colloidali. Tramite il processo
di stabilizzazione si riduce la concentrazione di microrganismi, l’emanazione di odori fastidiosi e la
putrescibilità della sostanza organica. Oltre a ciò, si registra anche una riduzione sostanziale della
quantità di solidi sospesi presenti nel fango. Il grado di riduzione dei solidi volatili dipende
fondamentalmente da due fattori:
•
dal tempo effettivo di permanenza del fango nella sezione di digestione (età del fango);
•
dalla temperatura di processo.
L’emissione in atmosfera del digestore aerobico è costituita da anidride carbonica (CO2).
L’impianto si trova lontano dai centri abitati quindi eventuali esalazioni maleodoranti,
eventualmente formate in caso di anomalia di processo, non sono in condizione di arrecare
disturbo alla popolazione (le prime abitazioni sono ubicate ben oltre la soglia di ricaduta a terra
dell'emissione odorosa e comunque al di là del limite di dispersione della stessa.)
Da tutto ciò ne deriva che l’impatto sull’ambiente è da ritenersi trascurabile.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Mantenimento in efficienza delle apparecchiature.
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7.1.4 Fattori climatici
Il clima è l’insieme delle condizioni atmosferiche medie( temperatura, umidità, pressione, direzione
e intensità del vento, precipitazioni, irraggiamento del sole,copertura nuvolosa) che caratterizzano
una determinata regione geografica, ottenute da rilevazioni omogenee dei dati per lunghi periodi di
tempo.
Quando si parla di "clima" ci si riferisce alle condizioni ambientali che persistono in una zona per
periodi lunghi almeno qualche decina di anni (da minimo 30 anni a migliaia di anni) e condizioni
atmosferiche che tendono a ripetersi stagionalmente, mentre variazioni meteo giornaliere,
stagionali o annuali devono essere considerate variazioni del tempo meteorologico di una zona. In
pratica quando si parla di clima si parla non soltanto delle condizioni meteo ma soprattutto
all'ambiente ad esse associate: una variazione del clima è una variazione stabile non solo delle
condizioni meteo di un'area ma anche dell'ambiente di quell'area (ambiente inteso come piante,
animali, attività erosive, morfologia,...).
Gli elementi climatici sono delle grandezze fisiche misurabili , la cui misurazione viene effettuata
per mezzo di opportuna strumentazione da parte delle stazioni meteorologiche e sono:
•
Temperatura
•
Umidità
•
Pressione
•
Intensità e durata della radiazione solare (funzione della latitudine, della stagione e della
durata del giorno)
•
Precipitazioni
•
Nuvolosità
•
Vento (velocità,direzione,raffiche)
La funzione propria di un impianto di depurazione è quella di abbattere il carico inquinante
presente nei reflui urbani collettati dal sistema fognario a servizio di un determinato agglomerato
prima dell’immissione degli stessi in un corpo recettore (in questo caso il mare).
L’esercizio di un impianto di depurazione e, nello specifico, di quello di Piombino Ferriere, non
produce di per sé emissioni che possano andare a impattare su alcun elemento climatico.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Non necessarie.
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7.1.5 Consumo delle materie prime
Le materie prime utilizzate durante il processo depurativo sono rappresentate dall’utilizzo di
polielettrolita cationico necessario per aumentare l’efficienza della disidratazione meccanica e dall’
utilizzo dell’Acido Peracetico nella sezione di disinfezione, che avviene solo in caso di emergenza
e per tempi necessari.
I consumi in fase di esercizio, non possono essere eliminati, in quanto costituiscono parte
integrante del processo di depurazione dei reflui; ne deriva quindi un impatto negativo trascurabile.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Mantenimento in perfette condizioni delle apparecchiature al fine di preservare in condizioni di
massima efficienza e non far aumentare i consumi delle materie prime.
7.1.6 Consumo energia elettrica
L’energia elettrica utilizzata all’interno dell’impianto proviene dalla locale rete di distribuzione con
una potenza installata di 294 Kw.
I consumi elettrici attuali sono pari a 1.890.703 Kwh/anno
Tali consumi si presentano elevati con conseguente impatto negativo, però dovuto alle necessità di
esercizio dell’impianto.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Mantenere sotto controllo i consumi energetici effettuando correttamente tutti gli interventi di
manutenzione previsti per le varie apparecchiature al fine di preservarle in condizioni di massima
efficienza.
7.1.7 Consumo Idrico
Per quanto riguarda l’utilizzo della risorsa acqua, l’impianto di depurazione presenta un consumo
idrico praticamente nullo.
Per limitare il più possibile gli sprechi di acqua, tutte le sezioni dell’impianto sono sottoposte a
regolare manutenzione, in maniera da verificare ed ovviare alla presenza di eventuali perdite.
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Utilizzo razionale della risorsa idrica e regolare manutenzione delle sezioni di impianto.
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7.1.8 Inquinamento acustico
In generale gli impianti presenti nel sito in questione risultano in funzione 24 ore al giorno senza
apprezzabili variazioni di rumore.
Le principali sorgenti di emissione sonora provenienti dall’Impianto di depurazione sono
rappresentate dalle pompe e dai sistemi di produzione di aria a servizio dei vari trattamenti.
Il sito ricade in un’area in cui è presente una classificazione acustica.
Figura 26 Zonizzazione acustica del territorio comunale
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In particolare il depuratore di Piombino Ferriere ricade completamente nella “Classe acustica V Aree prevalentemente industriali”;
Per evitare impatti lesivi sulla salute umana e pressioni sull’ambiente esterno, la normativa vigente
(D.P.G.M. 15/11/97) prevede che all’interno della zona V i limiti di emissione ed immissione siano i
seguenti:
Tabella I – Valori limite assoluti di immissione (dBA)
Classi
I
II
III
IV
Diurno (6-22)
50
55
60
65
Notturno (22-6)
40
45
50
55
V
70
60
VI
70
70
Figura 27 Tabella valori limiti assoluti di immissione
Tabella II – Valori limite assoluti di emissione (dBA)
Classi
I
II
III
IV
Diurno (6-22)
45
50
55
60
Notturno (22-6)
35
40
45
50
V
65
55
VI
65
65
Figura 28 Tabella valori limiti assoluti di emissione
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Tabella III – Valori di attenzione (dBA)
Classi
I
II
III
IV
Diurno (6-22)
60
65
70
75
Notturno (22-6)
50
55
60
65
V
80
70
VI
80
80
Figura 29 Tabella valori di attenzione
Tabella IV – Valori di qualità (dBA)
Classi
I
II
III
IV
Diurno (6-22)
47
52
57
62
Notturno (22-6)
37
42
47
52
V
67
57
VI
70
70
Figura 30 Tabella valori di qualità
MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
All’interno del depuratore, le fonti di rumore intenso, quali le soffianti di produzione di aria
compressa necessaria al processo depurativo, sono state alloggiate all’interno di appositi locali
opportunamente insonorizzati.
Ad oggi A.S.A. S.p.A. non è a conoscenza di problematiche o segnalazioni di disagio connesse
alla presenza di rumore generato dall’esercizio dell’impianto di depurazione, né verso l’esterno né
all’interno degli ambienti dell’impianto.
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7.1.9 Traffico indotto
Il traffico veicolare dovuto all’esercizio ed alla gestione dell’impianto, è costituito dai veicoli del
personale dell’impianto oltre che dagli automezzi destinati al ricevimento ed allo smaltimento dei
rifiuti. Questo porta ad un minimo aumento del traffico veicolare locale, risultando quindi
trascurabile.
7.1.10 Salute pubblica
L’assoluta positività dell’impatto igienico sanitario sulla salute pubblica dovuto sia dall’esistenza,
che dall’esercizio del depuratore di Piombino Ferriere, appare evidente dal confronto con quella
che viene definita “Opzione Zero”, cioè la non presenza, e quindi, il non esercizio del depuratore
stesso.
Questo significherebbe lo scarico a cielo aperto in ambiente dei reflui urbani dell’intero abitato di
Piombino e delle Frazioni di Salivoli, Gagno e Cotone, il che comporterebbe un impatto fortemente
negativo su molteplici matrici ambientali, impatto eliminabile solamente con, appunto, l’esercizio di
un adeguato impianto di depurazione.
7.1.11 Suolo e sottosuolo
L’impianto è ubicato su di un territorio ricadente nel “Sistema della Fascia Costiera e della Pianura”
e più precisamente all’interno del “Sottosistema Urbano di Piombino e della Pianura del Cornia”.
Dal punto di vista geologico l’area occupata dal depuratore di Piombino Ferriere è costituita da da
depositi e processi geomorfologici quaternari e nello specifico da depositi di versante. Dal punto di
vista litologico l’area occupata dal depuratore è caratterizzata da litotipi E2 formati da materiale
granulare non cementato o con lieve grado di cementificazione
Il depuratore di Piombino Ferriere si trova in quell’area dagli anni ‘80, perciò i fenomeni di
subsidenza che normalmente si verificano in seguito alla costruzione di strutture sul terreno sono
ormai stabilizzati.
Per la natura stessa dell’opera e per le modalità del relativo funzionamento non appare che
l’esistenza dell’impianto in quella localizzazione ed il relativo esercizio abbiano impatti sul suolo e
sottosuolo dell’area.
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MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI
Il rischio di contaminazione del suolo può derivare da situazioni di emergenza, e
conseguentemente la gestione di tali aspetti è stata presa in considerazione sviluppando idonee
ed accurate procedure di controllo operativo e di gestione delle emergenze.
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7.2
Compensazioni
7.2.1 Conformità normativa
L’impianto è conforme al D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. oltre alle leggi regionali di riferimento.
7.2.2 Monitoraggio
Le componenti ambientali sono sottoposte a monitoraggio e controllo secondo quanto previsto
dalla vigente normativa.
7.2.3 Piano di Manutenzione e Gestione
A.S.A. S.p.A., Gestore del S.I.I., produce, per ogni impianto in propria gestione, un Programma di
Manutenzione e Gestione, redatto ai sensi e per gli effetti dell’Allegato 3, capo 2 del D.P.G.R. 8
settembre 2008, n. 46/R, Regolamento di Attuazione della Legge regionale 31 maggio 2006, n. 20
“Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento”.
Il Programma di Manutenzione e Gestione (PMG) e finalizzato ad individuare il complesso delle
attività necessarie a:
•
effettuare un controllo regolare, efficace e tempestivo del processo depurativo;
•
assicurare nel tempo l’integrita, la funzionalita ed efficienza degli impianti attraverso le
richieste azioni di verifica, programmare le operazioni di manutenzione ordinaria e
straordinaria.
Il PMG e predisposto tenendo conto di:
•
potenzialita nominale dell’impianto;
•
strutturazione impiantistica e tipologia dei processi depurativi;
•
caratteristiche degli eventuali sistemi di controllo e verifica del processo depurativo;
•
stato di conservazione delle strutture e degli impianti.
Nel PMG, viene descritta la tipologia dell’impianto oggetto del documento ed in considerazione
della specificità dello stesso vengono individuate le attività di manutenzione e gestione,
indicandone altresì la relativa frequenza, facendo riferimento a quanto indicato nel già citato R.R.
46/08.
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7.2.4 Gestione delle Emergenze
Lo scopo della presente procedura consiste nel:
•
limitare e controllare gli eventi che determinano le condizioni definite all’art. 2 dei “Criteri
di attivazione delle emergenze del servizio idrico integrato “ di danno ambientale,
disservizio, scarico, rifiuto, rischio sanitario, carenza di risorsa, segnalazione di anomalie,
onde ridurne al minimo gli effetti e, soprattutto, limitare i danni alla salute umana e
all'ambiente;
•
mettere in atto le misure necessarie per tutelare la salute umana e l'ambiente contro le
conseguenze degli eventi indicati;
•
comunicare le informazioni necessarie al pubblico ed alle autorita'interessate;
•
garantire il ripristino, il recupero e il disinquinamento dell'ambiente.
Le possibili situazioni di emergenza individuate sono:
•
anomalie registrate sull’impianto che causano il mancato rispetto potenziale o misurato
delle prescrizioni previste dalla Normativa Vigente in campo ambientale e sanitario o
dall’autorizzazione allo scarico;
•
ingressi di reflui anomali che possano compromettere il corretto funzionamento
dell’impianto di depurazione con possibili danni al sistema depurativo;
•
variazioni di condizioni ambientali (variazioni di temperatura, eventi meteorologici
importanti) tali da compromettere il regolare ciclo di depurazione biologica;
•
anomalie elettriche e/o elettromeccaniche e/o elettroniche a carico delle diverse sezioni per
cui si registri un impatto sull’efficienza depurativa totale o di singole sezioni;
•
anomalie che si verificano durante l’esecuzione di interventi di manutenzione programmata
a seguito di imprevisti.
Qualora si verifichi una delle situazioni di emergenza sopra elencate, il Piano di Gestione delle
Emergenze individua:
•
Catena di responsabilita per l’informazione del personale preposto, sia in orario lavorativo
che in orario notturno e/o festivo;
•
Le modalita di valutazione delle priorita di intervento;
•
La gestione di eventi imprevisti nell’esecuzione di interventi programmati;
•
La gestione di eventi non programmati.
Si specifica, inoltre, che, per tutto quanto non riportato dal Programma di Gestione delle
Emergenze, si deve fare riferimento al CAE.
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7.2.5 Il Protocollo di Autocontrollo
Secondo il D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., nell’allegato 5 della parte terza, vengono definiti i limiti di
emissione degli scarichi di acque reflue urbane, nonché la modalità del controllo, compresa la
possibilità che il gestore esegua attività di autocontrollo.
La Legge Regionale del 31 maggio 2006 n.20 “Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento”,
dispone all’art.13 l’aaprovazione di un regolamento applicativo da parte della Giunta Regionale
comprendente i criteri e le modalità per il monitoraggio degli impianti di depurazione delle acque
reflue urbane e redazioni dei protocolli di autocontrollo.
Il relativo Regolamento Attuativo DPGR dell’ 8 settembre 2008, n° 46/R stabilisce, nell’ allegato 1,
capo 1, che il controllo di conformità dia effettuato eseguendo il numero di campioni annuali
ripostati nell’allegato 5 alla parte terza del Decreto Legislativo.
Il Regolamento stabilisce altresì, che i campioni debbano essere eseguiti dal Dipartimento ARPAT,
oppure, in alternativa, dal gestore dell’impianto. In tal caso quest’ultimo deve garantire un sistema
di rilevamento dati ed di trasmissione degli stessi, ritenuto naturalmente idoneo dal Dipartimento.
Il gestore deve inoltre sottoscrivere con il Dipartimento un protocollo per il rilevamento dati e la loro
trasmissione nel rispetto delle direttive contenute nel Regolamento.
Lo stesso Regolamento dispone che la Provincia definisca le condizioni , le modalità ed i criteri da
inserire nel protocollo di autocontrollo.
La Provincia, i Comuni e l’AATO, nella sede del Comitato provinciale di cui all’articolo 17 della L.R.
66/95, definiscono, d’intesa con il Dipartimento, il programma di monitoraggio degli scarichi di
propria competenza.
Il protocollo di autocontrollo regolamenta, nel rispetto della normativa vigente, le modalità di
attuazione del controllo ed autocontrollo degli scarichi derivanti dagli impianti di depurazione di
potenzialità superiore a 2000 abitanti equivalenti, definendo altresì, per ogni impianto,il numero
totale annuo di controlli da effettuare e la sua ripartizione tra gestore e Dipartimento, che esegue
almeno il numero minimo di campionamenti previsti dalla quinta tabella dell’allegato 5 alla parte III
del decreto legislativo.
Le modalità di controllo possono subire variazioni, previo accordo tra le parti, sia i rapporto a nuovi
elementi di conoscenza acquisiti durante la gestione del protocollo medesimo, sia in rapporto alla
emanazione di nuove norme regionali e/o statali.
Il Gestore indica il laboratorio, dotato di idonne attrezzature e professionalità, che esegue le prove
di propria competenza in conformità alla norma UNI CEI ISO/IEC 17025:2005 relativamente ai
paramentri di tabella 1 dell’allegato 5 della parte terza del Decreto Legislativo.
Il protocollo è valido sino a quando una delle parti ne richiede in forma esplicita la modifica o
l’annullamento.
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7.3
Valutazione dei risultati
In questo paragrafo viene effettuata una stima quantitativa che ogni impatto identificato ha
sull’ambiente tramite l’utilizzo della matrice degli impatti ambientali ed infine vengono riportate le
valutazioni di mitigazione degli impatti.
Nella matrice degli impatti ambientali vengono analizzate per prima la grandezza dell’impatto
tramite due scale cromatiche (per individuare gli effetti positivi e negativi)con tre livelli di
valutazione (espressi da tre diverse tonalità corrispondenti a tre livelli qualitativi) oltre al parametro
nessun impatto;
Il valore grandezza degli impatti viene poi sommato al valore compensazione per valutare l’impatto
ambientale complessivo dell’opera.
Impatto
Basso
Medio
Alto
POSITIVO
1
2
3
NEGATIVO
-1
-2
-3
COMPONENTI AMBIENTALI
GRANDEZZA
PRODUZIONE RIFIUTI
-1
EMISSIONI IN ATMOSFERA
-1
FATTORI CLIMATICI
0
CONSUMO MATERIE PRIME
-1
CONSUMO ENERGIA ELETTRICA
-2
CONSUMO IDRICO
0
INQUINAMENTO ACUSTICO
0
TRAFFICO INDOTTO
-1
SALUTE PUBBLICA
3
SUOLO E SOTTOSUOLO
0
TOTALE PRIMA COMPENSAZIONI
-3
COMPENSAZIONI
CONFORMITA’ NORMATIVA
1
MONITORAGGIO
1
P.M.G.
2
GESTIONE DELLE EMERGENZE
1
PROTOCOLLO DI AUTOCONTROLLO
2
TOTALE MATRICE
4
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TOTALE
Protocollo di autocontrollo
Compensazioni
Gestione delle emergenze
Piano di Manutenzione e
Monitoraggio
Conformità normativa
Suolo e sottosuolo
Impatti Ambientali
Salute Pubblica
Traffico indotto
Inquinamento acustico
Consumo idrico
Consumo energia elettrica
Consumo materie prime
Fattori climatici
Emissioni in atmosfera
Produzione rifiuti
Nel grafico sottostante è possibile la visualizzazione grafica dei risultati ottenuti attraverso l’utilizzo
della matrice degli impatti ambientali:
Totale
4
3
2
1
0
-1
-2
-3
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8
Analisi delle alternative
8.1 Alternative di localizzazione dell’impianto
L’impianto di Piombino Ferriere si trova localizzato nel presente sito dagli anni ’80.
Una diversa ubicazione dell’impianto di depurazione di Piombino Ferriere comporterebbe enormi
costi di investimento sia per la progettazione e la realizzazione ex novo di un impianto di
depurazione, sia per la conseguente necessita di modificare la rete fognaria che convoglia i reflui
allo stesso.
Tutto questo avrebbe un forte impatto sia in termini economici che ambientali, in quanto, per
convogliare le acque in un altro punto, sarebbero necessarie ulteriori stazioni di sollevamento oltre
a quelle già presenti; i sollevamenti, oltre a comportare un notevole consumo di energia elettrica,
presentano un’elevata complessità di gestione, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di
emergenza, pertanto e buona norma tecnica, nell’ambito delle costruzioni di infrastrutture inerenti il
Servizio Idrico Integrato, minimizzarne sempre la realizzazione.
Anche la costruzione stessa di un’opera di tale portata avrebbe, nel transitorio del periodo di
realizzazione, forti impatti sul territorio.
Si ritiene pertanto che sarebbe fortemente negativo sotto tutti gli aspetti, sia ambientali che
economici che logistici, prevedere una ubicazione dell’impianto diversa da quella attuale.
8.2 Alternative di processo o strutturali
La tipologia di processo applicata presso il depuratore di Piombino Ferriere, diffusamente descritta
al paragrafo “Caratteristiche dell’impianto di depurazione”, e quella a fanghi attivi.
Secondo quanto riportato dalla letteratura ed in base all’esperienza del Gestore, considerando
anche la tipologia di refluo da trattare, si ritiene che il processo applicato sia quello ottimale per il
raggiungimento dell’efficienza depurativa attesa.
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8.3 Alternative strategiche
Le alternative strategiche consistono nella individuazione di misure per prevenire la domanda e/o
misure diverse per realizzare lo stesso obiettivo.
Trattandosi di un impianto di depurazione delle acque reflue urbane, non vi può essere
prevenzione della domanda, che anzi aumenta con il fenomeno diffuso dell’aumento della densità
di popolazione presso i centri urbani principali, ma solo una minimizzazione della stessa a livelli
indispensabili.
Non si ritiene pertanto possibile l’applicazione di alternative strategiche che non siano di semplice
minimizzazione della domanda.
8.4
Alternativa zero
L’alternativa zero, cioè la dismissione dell’impianto di depurazione di Piombino Ferriere, è da
escludere decisamente: sarebbe contraria a quanto previsto dalla normativa di settore (D.Lgs.
152/2006) e comporterebbe una grave emergenza igienico sanitaria in tutto l’abitato di Piombino e
nelle aree limitrofe.
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