Estraniare o addomesticare? Il caso della struttura sintattica nella traduzione letteraria
dal tedesco all'italiano e al francese. (Martina Nicklaus, Düsseldorf)
Nel 1995 Lawrence Venuti, traduttore e teorico della traduzione, lancia il fervente
appello ai traduttori perchè si rendano finalmente visibili ovvero rendano visibile l'atto
del tradurre, riportando gli elementi specifici della cultura di partenza nel testo e nella
cultura d'arrivo. I possibili effetti estranianti per il lettore della cultura d'arrivo sono
tollerati, anzi, sono previsti. Nel suo ormai classico libro "The Translator's Invisibility"
(1995), Venuti definisce questa strategia estraniante come
"[...] an ethnodeviant pressure on those values [della cultura d'arrivo, M.N.] to
register the linguistic and cultural difference of the foreign text, sending the
reader abroad" (Venuti 1995: 20).
Venuti si dichiara influenzato dalle idee di Schleiermacher (1838) il quale, anch'egli,
consiglia una traduzione che sia il più fedele possbile registrando le differenze delle
lingue coinvolte al costo di una lettura liscia e commoda. E ciò, secondo Scheiermacher,
non solo per rispetto dell'autore originale, ma innanzitutto per il bene della lingua
d'arrivo, che non può che aproffitare del contatto "più sfaccettato" con "l'estraneo":
"[...] so fühlen wir auch, daß unsere Sprache, [...] nur durch die vielseitigste
Berührung mit dem fremden recht frisch gedeihen und ihre eigne Kraft
vollkommen entwikkeln kann." (Schleiermacher 1838:243).
La strategia estraniante, ovvero la strategia che porta a "dépayser le lecteur"
(1976/1963:118), come la descrive Georges Mounin, è stata nominata in varie sedi e in
diversi contesti sia di linguistica che di scienze della cultura ma è comunque rimasta una
direttiva alquanto vaga, semmai illustrata da singolari esempi lessicali. In questo senso è
da considerare significativo il contributo "Das Fremde" nel manuale internazionale di
traduttologia di Harald Kittel et al. (2007) dove la lingua in quanto fattore di estraneità
nella traduzione sembra ridotta ad assumere un ruolo indiretto fungendo giusto come
mezzo per far riferimento a quei "Realien und Kulturalien" che sono sconosciuti nella
cultura d'arrivo (Krapoth 2007:1677, "extrinsische Fremdheit", 'estraneità estrinseca',
cf. anche Huntemann/Rühling 1997:9).
Neanche Venuti stesso (e ancora meno Schleiermacher) fornisce una descrizione
dell'estraneo nelle strutture della lingua, del "linguistic difference", in traduzioni
letterarie. Venuti si limita a nominare due misure che garantiscano foreignness in
generale (si veda per es. Pym 1996 e Moroni 2014 per una critica delle tesi troppo
imprecise di Venuti):
[...] choosing to translate a foreign text excluded by domestic literary canons, for
instance, or using a marginal discourse to translate it (Venuti 1995:20).
Scegliere dei testi che non si inseriscono facilmente nel canone della cultura d'arrivo
sembra un compito concreto e ben realizzabile in base a criteri alquanto oggettivi.
Scegliere le verbalizzazioni "marginali" invece, nella lingua scritta, come previsto dalla
seconda misura, rimane un compito finora solo realizzabile in base all'intuizione
spontanea dei traduttori professionisti (inutile aggiungere che la loro intuizione spesso
si rivela un buon consigliere). In altre parole i difensori della strategia estraniante non
aiutano il traduttore a decidersi fra delle verbalizzazioni alternative, fra i cosiddetti
"allosentences" (Loock 2009:173; "Quasi-Minimalpaare" in: Müller/Bildhauer/Cook
2012) come per esempio nel seguente caso di una proposizione infinita, gerundiale:
- Là! – dico all'improvviso, indicando un gruppo di persone molto agitate, […] (Veronesi 202008)
Soluzioni pensabili:
"Da!", sage ich und zeige auf eine Gruppe sehr aufgeregter Leute, […]
"Da!", sage ich, auf eine Gruppe sehr aufgeregter Leute zeigend, […]
Il traduttore sceglie la prima soluzione (Veronesi/Hartmann 2007:12). Infatti, rendere il
gerundio con il participio presente in tedesco, con una costruzione infinita, quindi
grammaticalmente simile, a prima vista sembra alquanto rigida, "estranea" forse, e viene
evitata nelle traduzioni. Sarebbe un candidato per estraniare, cioè italianizzare il testo
d'arrivo? Ma: Ci sono anche autori di madrelingua tedesca che se ne servono, come per
esempio l'autore Josef Winkler:
Jetzt, beim Weiterschreiben und Fortsetzen dieser Geschichte, wieder an meinem
großen schwarzen Schreibtisch mit den schwarzen Rolläden sitzend, in meinem
indischen Notizbuch blätternd und die eingetragenen, orange gekennzeichneten
Sätze von Annemarie Schwarzenbach aus dem Reisebericht Alle Wege sind offen –
Die Reise nach Afghanistan lesend, wurde beim Aufblättern meines indischen
Tagbuches das eingeklebte Blattgold aufgewirbelt, […] (Winkler 2008:20)
L'esempio della proposizione gerundiale (o della costruzione analoga con il participe
présent in francese) porta alla domanda cruciale, purtroppo sempre aperta: Come
misurare l'estraneità di verbalizzazioni in generale? Come riuscire a giudicare se una
struttura già nell'originale ("intrinische Fremdheit" 'estraneità intrinseca',
Huntemann/Rühling 1997:9) o se la struttura scelta nella traduzione ispira estraneità?
Come riuscire a giudicare se una traduzione come la costruzione paratattica
nell'esempio citato e già un'addomesticare?
Dai pochi studi che si occupano del fenomeno del linguisticamente estraneo in modo
approfondito, superando il livello delle le realia e superando il livello degli appelli
generali si evincono due metodi:
1. Stabilire il grado di estraneità in base alla frequenza, ricorrendo ai dati di corpora di
lingua originale, cioè di corpora paralleli, 'Vergleichskorpora' (cf. Fabricius-Hansen
2004); questo approccio sembra coprire il concetto dell'uso "marginale" addotto da
Venuti.
2. Stabilire il grado di estraneità in base al lavoro cognitivo di decodificazione, cioè in
base a studi di linguistica contrastiva e linguistica cognitiva (cf. l'approccio di Doherty
1997, 1999, 2002 che verte sulla ripartizione felice, cioè ottimale per la decodificazione
di valori sintattici e informazionali); questo approccio sarebbe anche adatto per definire
il termine "marcatezza".
La conferenza mira a presentare un approccio che collega i due metodi (cf. per esempio
Nicklaus 2015, Nicklaus in stampa), dato che né la bassa frequenza, da sola, né la
decodificazione impegnativa, da sola, possono garantire l'effetto dell'estraneità. Si
concentrerà sulla traduzione di strutture sintattiche come, appunto, le costruzioni
infinite o le strutture a due verbi (preferire fare/préférer faire vs. 'lieber tun'),
utilizzando un corpus bidirezionale di traduzione letteraria di 800.000 parole circa.
Questo corpus non ancora pubblicato comprende brani di testi letterari originali
tedeschi, francesi e italiani e le loro traduzioni autorizzate.
Bibliografia (opere citate):
Doherty, Monika: Language Processing in Discourse. A key to felicitous translation,
London (Routledge) 2002
Doherty, Monika: "Position and explicitness – language specific conditions for the use of
adverbial clauses in translations beween German and English", in: id. (ed.),
Sprachspezifische Aspekte der Informationsverteilung, Berlin (Akademie-Verlag)
1999:112-148
Doherty, Monika: "Übersetzen im Spannungsfeld zwischen Grammatik und Pragmatik",
in: Keller, Rudi (ed.), Linguistik und Literaturübersetzen, Tübingen (Narr) 1997
Fabricius-Hansen, Catherine: "Paralleltext und Übersetzung in sprachwissenschaftlicher
Sicht", in: Kittel, Harald et al. (eds), Übersetzung, Translation, Traduction, vol 1.,
Berlin/New York (de Gruyter) 2004
Huntemann, Willi/Rühling, Lutz: "Einleitung. Fremdheit als Problem und Programm", in:
id. (eds), Fremdheit als Problem und Programm. Die literarische Übersetzung
zwischen Tradition und Moderne, Berlin (Schmidt) 1997:1-25
Krapoth, Hermann: "Das Fremde (Translating the "other")", Kittel, Harald et al. (eds),
Übersetzung, Translation, Traduction, vol 2, Berlin/New York (de Gruyter)
2007:1674-1679
Morini, Massimilano: "Translation, stylistics and To the Lighthouse: A Deictic Shift
Theory analysis", Target 26,1 (2014):128 –145
Mounin, Georges: "La notion de qualité en matière de traduction littéraire (1963)", in:
id., Linguistique et traduction, Bruxelles (Dessart et Mardaga) 1976:109-120
Müller, Stefan/Bildhauer, Felix/Cook, Philippa: "Beschränkungen für die scheinbar
mehrfache Vorfeldbesetzung im Deutschen", in: Cortès, Colette (ed.), Satzeröffnung.
Formen, Funktionen, Strategien, Tübingen (Stauffenberg) 2012:113-28
Nicklaus, Martina: "Nicht-analoge französische und italienische Übersetzungen von
restriktiven Partikeln im Roman Die Mittagsfrau von Julia Franck", Linguistik online,
Special issue: Focus particles in the Romance and Germanic languages. Experimental
and corpus-based approaches, 71,2 (2015):103-127
Nicklaus, Martina: "Zur Übersetzung von Linearisierung und informationellem
Rhythmus ins Französische, am Beispiel von Julia Francks Roman Die Mittagsfrau",
erscheint in: Ossenkop, Christina/Veldre-Gerner, Georgia (eds), Zwischen den Texten - Die Übersetzung an der Schnittstelle von Sprach- und Kulturwissenschaft. Akten der
gleichnamigen Sektion des 9. Frankoromanistentages (Münster, 24.-27 9. 2014),
Münster (ididem), in stampa
Pym, Anthony: "Venuti's Visibility", Target 8,1 (1996):165 –177
Schleiermacher, Friedrich Daniel Ernst: Ueber die verschiedenen Methoden des
Uebersetzens. in: id., Friedrich Schleiermacher's sämmtliche Werke. Abtheilung 3: Zur
Philosophie, vol. 2, Berlin (Herbig) 1838:207–245
Venuti, Lawrence: The Translator's Invisibility. A History of Translation, London/New
York (Routledge) 1995
Fonti degli esempi:
Veronesi, Sandro: Caos calmo, Milano (Bompiani) 202008
Veronesi, Sandro/Hartmann, Ulrich: Stilles Chaos, München (Knaus) 2007
Winkler, Josef: Ich reiß mir eine Wimper aus und stech dich damit tot, Frankfurt a. M.
(Suhrkamp) 2008