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PIATTAFORMA DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO
Non siamo noi che stiamo al Sud,
siete voi che non siete all’altezza.
Introduzione
Nel 1729, Jonathan Swift pubblicò una breve satira intitolata Una modesta proposta: per evitare che i
bambini dei poveri siano di peso ai loro genitori e al paese e per renderli utili alla società. La modesta
proposta consisteva nel crescerli fino all’età di un anno, macellarli e mangiarli. In questo modo, dei bambini
il cui unico futuro era diventare a loro volta mendicanti o ladri, sarebbero potuti finalmente essere di
giovamento per la società piuttosto che un peso.
Certamente si trattava di satira, una satira che solleva però, oggi come all’ora, una questione fondamentale:
le condizioni di partenza degli individui non sono le medesime, e se non c’è la volontà politica di porre un
freno a queste disuguaglianze, nessun altro lo farà.
Lo strumento della borsa di studio, in tal senso, è un discreto punto di partenza. A tutti noi piacerebbe
riceverne una. Eppure spesso si finisce per considerarla un qualcosa d’élite: abituati ai proclami del modello
americano con borse da centinaia di migliaia di dollari, si è sempre più portati a vedere il diritto alla
formazione, il diritto allo studio, come un che a noi lontano, da leggere fra i titoli di giornale.
Qualcuno potrebbe quindi obbiettare che studiare non è un diritto ma un privilegio, e in effetti per lungo
tempo lo è stato. L’aumentare del tasso di alfabetizzazione non è stato un processo spontaneo né scontato,
bensì un’esigenza dettata dai repentini mutamenti della società innescati dalla rivoluzione industriale e dalla
necessità di coesistere e contribuire al contesto di una società sempre più integrata. Investire nel diritto allo
studio di tutti i livelli: prescolare, elementare, medio e universitario vuol dire anzitutto decidere di fondare la
propria società su un modello di sviluppo egualitario, che garantisca pari accesso alla conoscenza e la
possibilità di un’autorealizzazione a studenti di tutte le fasce di reddito.
Il Diritto allo studio è infatti un principio sancito dalla costituzione, che all’articolo 34 recita così:
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I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di
raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo
questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre
provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Se ci si attenesse al letterale rispetto dell’articolo 34 della Costituzione, il diritto allo studio verrebbe
garantito a tutti gli studenti che rientrano nei criteri sanciti dalla definizione di “capaci e meritevoli”,
saremmo tutti felici, e noi non staremmo leggendo l’introduzione di una proposta per l’istituzione e
salvaguardia del diritto allo studio.
1. Condizioni attuali
1.1 Idonei non beneficiari: il primato di un fallimento
I dati delMIUR evidenziano come, dall’a.a. 2009/10 all’a.a. 2012/13, la Regione Campania si sia
contraddistinta per il più basso tasso di copertura di borse di studio fra tutte le regioni italiane:
Regioni
2009/10 % 2010/11 % 2011/12 % 2012/13 %
Media
Campania
56,1%
50,8%
34,4%
27,4%
42,2%
Calabria
58,8%
44,7%
40,7%
57,2%
50,4%
Piemonte
100,0%
100,0%
30,8%
60,9%
72,9%
Sardegna
86,1%
93,3%
81,1%
64,2%
81,2%
Abruzzo
55,7%
60,8%
43,4%
67,0%
56,7%
Sicilia
70,2%
58,2%
55,6%
76,9%
65,2%
Lazio
99,2%
82,5%
80,5%
77,1%
84,8%
Italia
84,1%
75,1%
67,7%
80,3%
76,8%
La comparativa, si limita a prendere in considerazione le regioni meno virtuose, ed evidenzia come la
Regione Campania manchi totalmente di una pianificazione per quanto riguarda il diritto allo studio.
Com’è possibile che nell’a.a. 2012/2013, anno in cui si è registrato l’incremento del 125.8% della tassa
regionale per il diritto allo studio, si sia registrato il minimo storico di idonei beneficiari di borsa con un
misero 27.4% di beneficiari?
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Sempre la stima delle risorse proprie regionali impiegate per il finanziamento delle borse di studio evidenzia
come soltanto la Regione Campania per l’a.a. 2012/13 abbia registrato una spesa per le borse di studio di
11.003.509€ a fronte di un attivo (dato dalla somma delle entrate della Tassa Regionale per il DSU + il
Fondo Integrativo Nazionale) di 13.846.786€. Ciò, oltre a mostrarci come ben 2.843.277€ non siano stati
spesi, ci deve far riflettere su come per quell’anno solo il Piemonte ha perseguito lo stesso comportamento,
mentre tutte le altre regioni hanno impiegato fondi propri per integrare le borse di studio.
Regioni
Spesa per borse
% spesa finanziata
Fondo + Entrate
Risorse Regionali
Tasse
con risorse
regionali
% idonei
beneficiari
Emilia Romagna
€
66.469.766
€
35.929.455
€
30.540.311
45,9%
100,0%
Sicilia
€
57.513.625
€
42.749.641
€
14.763.984
25,7%
76,9%
Lazo
€
53.079.496
€
39.946.315
€
13.133.181
24,7%
77,1%
Toscana
€
48.221.264
€
41.756.290
€
6.464.974
13,4%
100,0%
Lombardia
€
48.105.966
€
46.371.815
€
1.734.151
3,6%
87,0%
Puglia
€
37.381.000
€
23.550.491
€
13.830.509
37,0%
94,5%
Veneto
€
32.092.672
€
29.862.228
€
2.230.444
7,0%
100,0%
Piemonte
€
18.671.338
€
21.126.682
-€
2.455.344
Marche
€
17.632.128
€
11.968.213
€
5.663.915
32,1%
96,5%
Calabria
€
16.359.467
€
12.468.772
€
3.890.695
23,8%
57,2%
Umbria
€
14.214.697
€
6.698.389
€
7.516.308
52,9%
100,0%
Friuli Venezia Giulia
€
13.772.267
€
10.221.602
€
3.550.665
25,8%
98,2%
Sardegna
€
13.740.198
€
6.890.134
€
6.850.064
49,9%
64,2%
Abruzzo
€
11.845.425
€
8.725.041
€
3.120.384
26,3%
67,0%
Campania
€
11.003.509
€
13.846.786
-€
2.843.277
Liguria
€
9.767.677
€
7.430.416
€
2.337.261
23,9%
100,0%
Basilicata
€
3.756.460
€
2.084.036
€
1.672.424
44,5%
100,0%
Molise
€
2.344.709
€
2.074.967
€
269.742
11,5%
84,1%
Valle D'aosta
€
645.000
€
513.416
€
131.584
20,4%
100,0%
Totale
€
476.616.664
23,6%
80,3%
€ 364.214.689 €
112.401.975
60,9%
27,4%
È evidente come la performance campana riguardo il tema del Diritto allo Studio sia contraddistinta da una
totale cecità rispetto quelli che sono gli standard minimi di copertura e contribuzione perseguiti dalle altre
regioni, ciò a fronte di una media nazionale di contribuzione regionale, del 23.6%in media.Investire nel
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Diritto allo Studio deve essere una chiara scelta politica. È inconcepibile che nella regione col più alto tasso
di evasione scolastica non si persegua l’obiettivo di garantire il supporto minimo agli individui meno
abbienti che decidono di proseguire il corso di studi. Quali prospettive ci stanno offrendo? È giunto il
momento che la regione più giovane d’Italia metta a frutto questa sua caratteristica e inquadri il tema del
Diritto allo Studio come un’opportunità per investire su di un capitale umano in formazione.
1.2 Costi
Negli ultimi 10 anni nel nostro Paese si sono immatricolati 58.000 studenti universitari in meno. Problema
delle barriere economiche e sociali, di un mercato del lavoro escludente e di una crisi prolungata che ha
generato politiche di austerità,le quali hanno distrutto il diritto allo studio.
La risposta dei vari governi susseguitisi negli ultimi anni è stata sempre la stessa: la meritocrazia come
risoluzione dei dislivelli sociali tra i studenti universitari.Ma di quale merito si parla se non tutti gli studenti
partono dalle stesse condizioni? È come una corsa di centro metri in cui uno parte al via, uno 20 metri avanti
e qualcuno 50 indietro. Riequilibrare le differenze sociali ed economiche degli studenti è alla base del
concetto di meritocrazia a cui si aspira, è quel presupposto fondamentale senza il quale la meritocrazia non è
attuabile.
Gli studi universitari sono diventati inaccessibili a causa del loro costo, comprendente non solo la retta
universitaria, ma anche il trasporto, il materiale didattico, la ristorazione e, in genere, la sostenibilità di tutti i
costi a cui lo studente medio (pendolare) deve far fronte.
A livello regionale tale difficoltà economica non è stata per niente contemplata: si veda, ad esempio,
l’aumento della tassa regionale, cresciuta del 126% (da 62 € a €140 annui), senza vedere un aumento degli
idonei assegnatari rispetto agli idonei non assegnatari di borsa di studio, né alcuna miglioria dei servizi.
È necessaria, innanzitutto, una tassazione che rispetti il potenziale economico delle famiglie; sostituendo la
tassazione a fasce, con una a coefficiente, più adeguata. Un tale tipo di tassazione – già adottata da atenei di
respiro internazionale come Torino e l’Orientale di Napoli – evita diversi paradossi e incongruenze dati dal
balzello d’imposta, per pochi euro, da una fascia alla successiva.
Tra i costi insostenibili si deve annoverare imprescindibilmente il costo degli alloggi a Napoli, la cui
regolarità dei contratti non è stata ancora fortemente controllata dalle forze dell’ordine come in altre città
universitarie italiane. Tale “disattenzione” ha fatto sì che il numero dei contratti di fitto regolari sia davvero
basso rispetto quello dei contratti in nero che, ovviamente, non tutelano per niente lo studente fuori
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sedenella città di Napoli. Si deve, quindi, avviare una rigida politica di controllo dei fitti, in tutela degli
studenti, vittime e non complici di tale sistema.
Il contributo dei costi del trasporto, della ristorazione e del materiale didattico verranno analizzati nello
specifico nei prossimi paragrafi.È necessario solo un ultimo passaggio per analizzare i costi della
formazione informale del soggetto in formazione. Il ruolo della formazione informale nello sviluppo di un
individuo deve essere centrale nelle politiche di vivibilità di una città universitaria come Napoli. Vi è,
indubbiamente, una disparità di accesso a tali tipi di formazione tra Napoli e i maggiori poli universitari
italiani (i meccanismi premiali insiti nei meccanismi di ripartizione dei fondi destinati al Diritto allo Studio e
al finanziamento degli atenei, penalizzano la situazione campana, in quanto una delle regioni italiane che
meno investe nelle agevolazioni per studenti universitari). I costi elevati della formazione universitaria
obbligano il soggetto a rinunciare a momenti di formazione individuale slegata dai contesti di formazione
canonici. La costruzione di una piattaforma informatica e informativa rivolta allo studente campano che lo
metta a conoscenza delle agevolazione che sono predisposte (e l’impegno ad attuarne di nuove) è di certo un
notevole passo avanti in tal senso.
1.3 Categorie di studenti
Gli studenti universitari vengono classificati attraverso diverse tipologie: in base alla meritocrazia, in base al
reddito, in base alla residenza, in base all’impiego. Seguendo quelle che sono categorie ormai dominanti nel
sistema universitario, diversi sono i modi in cui gli studenti determinano il proprio percorso di studi e, anche
se non sempre coscientemente, si qualificano e determinano il proprio rapporto con se stessi e il mondo
circostante, scegliendo percorsi invece che altri, influenzati dalle categorie e logiche che negli anni si sono
prodotte in quel sistema che dovrebbe portarli all’emancipazione intellettuale e non al ripiegamento su
vecchie dinamiche e classismi di vario genere. Queste logiche, infatti, spesso legittimano la valutazione
degli studenti influenzandone il percorso non solo universitario, ma soprattutto nel modo in cui essi si
rappresentano il loro futuro e la loro volontà. Lo studente partecipa alle logiche impostegli sottostando a
giudizi di valore nati perlopiù da determinate condizioni economiche che nulla hanno a che vedere con il
valore intellettuale e umano dello studente stesso, ma che sempre più vengono accostati alle loro capacità,
trascurandone la reale origine, facilmente riconducibile in un mai raggiunto egualitarismo delle condizioni
materiali di partenza nel percorso di studi. Tali categorie impongono la produzione di un certo tipo di
società, influenzando proprio nel processo di formazione delle individualità, una certa considerazione sulla
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loro stessa esistenza e creando così divari tra le conoscenze degli individui, tra gli studenti stessi, in una
prospettiva di divaricazione tra le classi sociali.
In base al merito – ossia in base a quanti esami vengono sostenuti, in quanto tempo e con quale media – lo
studente vive la frustrante pressione non soltanto delle tasse e della mora aggiuntiva nel caso di uscita dallo
stato in corso (ossia in regola con gli esami nei tempi limite per non pagare alcuna altra tassa all’infuori del
triennio) per cadere nello status di fuori corso, ma anche di un particolare giudizio sulle proprie capacità
intellettuali.
Il fuori corso è spesso considerato un fannullone, uno di quegli studenti che all’università vi si iscrive per
ripiegare ad una totale apatia e assenza di alcuna voglia di lavorare, in altrettanta assenza di voglia di
studiare. Spesso i fuori corso invece sono proprio quegli studenti che per mantenersi agli studi devono
lavorare e a cui la borsa di studio non viene accreditata per i ritardi di pagamento dei rimborsi o che per
qualche centinaio di euro sul reddito familiare scattano nella fasciazione successiva nel sistema di
tassazione, imponendo rate troppe volte incredibilmente più alte ed onerose per le famiglie: ecco che nella
classificazione dello studente rientra la componente del reddito che gioca un ruolo fondamentale e in stretta
connessione con il malriposto concetto di meritocrazia su cui si basano le maggiori distinzioni tra gli iscritti
all’università. I fuori corso sono quegli studenti ai quali non viene riconosciuto la borsa da fuori sede poiché
il caro affitti impone la stipulazione di contratti non regolari e quindi l’impossibilità di poter dichiarare il
proprio status. Sono quegli studenti che hanno semplicemente i loro tempi di apprendimento e non c’è
ragione di imporre giudizi di valore se non, appunto, in un sistema che punta all’efficienza e alla
meccanizzazione e sfruttamento dei Saperi ai fini della produzione e del mantenimento del sistema
economico attuale, palesemente necessitante di sistemi di discriminazione per poter continuare ad esistere,
ed esistere soprattutto nella stessa identica immagine di una società verticista e classista.
Sulla figura del fuori corso incide, inoltre, anche la categoria dell’impiego dello studente, come ricordato
poco più su. Agli studenti lavoratori, difatti, non vengono riconosciuti gli ostacoli in cui incombono nelle
diverse e svariate formule in cui i lavori si presentano e che obbligano a formule di sfruttamento e di
ricattabilità se non contrattualizzate. Questi studenti – la cui condizione psicologica impostagli con frustranti
schemi valutativi, è esclusa da qualunque forma di categorizzazione della condizione studentesca e del suo
percorso formativo, tutta proiettata alla selezione del migliore e non alla reale formazione di un diverso tipo
di società – sono quegli studenti che già si affacciano al mondo terribile della precarietà lavorativa, in
cui i lavori sono spesso retribuiti a nero oppure non retribuiti affatto, con contratti giustificati con clausole
da stagisti o tirocinanti così da non dover essere necessariamente remunerati: la spendibilità sul curriculum
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vitae come esperienza lavorativa contrattualizzata (che altrimenti non sarebbe inseribile in un curriculum
lavorativo) diventa il mezzo di scambio e vale molto più di una qualsiasi retribuzione.
Oltre alla classificazione sul reddito e sul merito – in cui non viene però considerato l’enorme sforzo che la
maggior parte degli studenti compie per mantenersi agli studi date le inadempienze del sistema del diritto
allo studio nazionale e regionale, con tassi di sfruttamento che non vengono compensati da tutele anche per
forme di lavoro simili – con cui l’università classifica gli studenti ed elargisce – lì dove può in concomitanza
con l’ente per il diritto allo studio – le borse di studio, la categorizzazione degli studenti universitari avviene
anche e soprattutto – incidendo sensibilmente, nel caso dei fuori sede – solitamente considerando la distanza
dalla loro abitazione alla sede principale in cui svolgono la maggior parte delle ore di corso. Sono definiti in
sede quegli studenti che frequentano un corso la cui sede è nel proprio Comune di residenza o nei Comuni
con esso immediatamente confinanti. Sono considerati invece pendolariquegli studenti che risiedono in un
Comune non immediatamente confinante con quello in cui è ubicata la sede del proprio corso. A questi
studenti, viene calcolato il numero di chilometri a seconda della sede del corso da seguire e verrà conferito
loro appunto il titolo di pendolare se questo valore è variabile a seconda delle esigenze accademiche
dell’iscritto ai corsi universitari. Hanno invece la denominazione di studenti fuori sede quegli studenti che
vivono a distanza di minimo 30km dal polo universitario a cui sono iscritti, senza possibili mutamenti dello
status di fuori corso se la sede dei corsi dovesse cambiare o se questi fossero dislocati per più strutture
afferenti allo stesso Corso di Studi. Si è considerati altrettanto fuori sede, se si possiede un contratto di
ubicazione di almeno 10 mesi (generalmente) correttamente registrato all’Agenzia dell’Entrate. Nel
formulare, inoltre, le varie tipologie in base alla proprie residenza, il sistema non considera le enormi
criticità del territorio campano e soprattutto napoletano: dall’inefficienza del trasporto pubblico ai contratti
spesso stipulati “in nero” dai fuori sede, si determina un enorme frangente di disagi, cattive utenze, ricatti
per eventuali sfratti o aumenti di affitto, che le istituzioni, silenziosamente, trascurano e ignorano, non
affrontando il problema e soprattutto senza prendere misure cautelari verso gli studenti che dovrebbero
tutelare. La condizione degli studenti fuori sede rasenta il drammatico: il continuo aumento degli affitti
impone spesso la scelta dell’affitto a “contratto grigio”, ossia senza una corretta regolamentazione. Queste
tipologie di accordo tra il proprietario e lo studente affittuario, minano le poche possibilità offerte dal
sistema del diritto allo studio: gli studenti che non hanno un contratto “a norma di legge” e registrato quindi
all’Agenzia delle Entrate, perdono la possibilità di ricevere la borsa di studio da fuori sede e di cui avrebbero
diritto, venendo considerati pendolari e ricevendo, se idonei, una borsa di studio equivalente alla metà di
quella per i fuorisede che vivono nella maggior parte dei casi una condizione di ricattabilità e di esclusione
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da qualsiasi forma di tutela, come spiegato poco prima. In questo spazio d’inadempienza istituzionale, tra le
regole e le condizioni materiali in cui e di cui vivono gli studenti, che è null’altro se non lo spazio dove
l’indifferenza e la quasi inesistente considerazione verso la classe studentesca acquista colore, si manifesta
nella sua pienezza e macera quegli stessi studenti che non possono permettersi il lusso di girare la faccia
dinanzi alle inadempienze strutturali della gestione dell’istruzione e dell’università, non tanto perché non
siano stati ben abituati al sistema economico vigente in cui le soggettività vengono formate così da essere
sorde e cieche verso i disagi, ma perché anche l’annebbiamento di qualunque forma di obiettività e interesse
verso l’eguaglianza sociale viene meno quando non si ha più la possibilità di autodeterminarsi secondo
quelle che sono le proprie volontà, soprattutto quando questa non è nient’altro che poter avere la possibilità
di studiare.
1.4 Verso un’unica A.Di.S.U. Regionale? Sì, ma con criterio
Le mobilitazioni sul diritto allo studio dello scorso anno erano state scatenate innanzitutto da un aumento
spropositato (del 126%) della tasse regionale sul DSU, ma soprattutto dalla conseguente (ma non
consequenziale) diminuzione del numero delle borse erogate. Rispetto a questo abbiamo condotto mesi di
mobilitazione dove, accanto alla necessità di fare chiarezza e di coprire integralmente le borse, era
centrale la rivendicazione dell’unificazione delle A.Di.S.U. e dei bandi per l’accesso alle borse di
studio.Questo ci premeva e ancora ci preme poiché fermamente crediamo che si possano abbattere le
enormi spese di gestione di sette aziende in Regione, soprattutto per affermare che il diritto allo studio non è
soltanto legato ai luoghi della formazione ma, invece, vale anche nella dimensione della cittadinanza dei
soggetti in formazione.
Il disegno di legge in discussione in Regione ci è sembrato fin dall’inizio problematico e non risolutivo,
crediamo che ogni tentativo di ristrutturazione dell’organigramma delle A.Di.S.U., per quanto necessario,
debba essere innestato su un piano complessivo di rifinanziamento del diritto allo studio universitario.
È necessario garantire la copertura totale delle borse di studio, la tutela e l’implementazione del diritto alla
mobilità e all’abitare, praticando una visione del diritto allo studio estensiva sia sul piano dell’erogazione
monetaria che sul piano dei servizi.
Rileviamo quindi all’interno del disegno di legge attuale con cui si vuole istituire l’A.Di.S.U.R.C. le
seguenti criticità:
 riduzione della rappresentanza studentesca nel Cda della costituenda A.Di.S.U.R.C. in cui sono
previsti solo tre rappresentanti degli studenti per i sette atenei campani;
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 l’effettiva utilità della Consulta Regione-Università al posto della quale proponiamo una consulta
delle componenti accademiche di tutte le università che avesse parere obbligatorio sugli atti del
CDA e sul piano regionale per il diritto allo studio;
 una totale trasparenza sulle cooperative studentesche, che nelle intenzioni della Regione
potrebbero avere in gestione pezzi di servizi legati al DSU, in cui venisse resa obbligatoria la finalità
sociale e l’assenza dello scopo di lucro;
 la necessità che tutti i risparmi delle università, gli avanzi di progetti di ricerca, etc., vengano
quantificati sulla base del risparmio annuo e destinati, di anno in anno, alla copertura delle borse e
che, nella transizione alla nuova A.Di.S.U.R.C., siano coperti tutti i debiti che le A.Di.S.U.
avevano maturato con gli studenti.
Sebbene durante la seduta del consiglio regionale del 21 marzo 2014, la realizzazione dell’A.Di.S.U.R.C. sia
stata sospesa con un emendamento alla legge finanziaria, in vista pare, di una soluzione meno radicale,
rimane fondamentale che qualsiasi futura azienda che venga istituita, presenti all’interno degli organi di
rappresentanza
ivi
istituiti,
un
numero
sufficiente
di
rappresentanti
che
garantisca
una
rappresentanzarappresentativa di tutti gli atenei che l’azienda dovrà andare a servire.
2. I finanziamenti
2.1Le fonti di finanziamento
Le fonti di finanziamento delle borse di studio sono le seguenti:
1. Fondo Integrativo Ministeriale;
2. Tassa Regionale per il Diritto allo Studio;
3. Fondi Regionali.
2.1.1Fondo Integrativo Ministeriale
Si tratta di un fondo stanziato dal Ministero dell’Istruzione il cui ammontare è di circa €150mln. Questo
viene ripartito fra le regioni NON in base al fabbisogno, ma in base ad un meccanismo premiale che prende
in considerazione quali sono le regioni che:
 spendono di più in borse, contributi di mobilità internazionale, e part-time;
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 hanno più idonei, specialmente fuori sede;
 offrono più posti letto.
Questo meccanismo di finanziamento ha due difetti fondamentali: il primo è che l’ammontare del fondo non
si basa sul fabbisogno ma sulla disponibilità, o meglio, quanto il ministero vuole spendere per le borse di
studio. Il secondo problema, è che proprio per la natura “predeterminata” di questo fondo, le regioni che
possono spendere di più di risorse proprie per il Diritto allo Studio, riceveranno un ammontare maggiore
delle regioni che possono spendere di meno. Quindi, anche se si volesse credere al fatto che una regione che
spende di più, riceverebbe più soldi, il beneficio sarebbe comunque ridotto e sproporzionato, perché ogni
regione ha diverse capacità contributive in materia di DSU: altre regioni potrebbero comunque contribuire in
misura maggiore, e il fatto che il fondo sia così ridotto, porterebbe ad un’integrazione minima e inefficace.
L’ammontare del Fondo Integrativo Nazionale per la Regione Campania ammonta a circa €3.5mln annui,
una cifra irrisoria in confronto alle reali esigenze di bilancio. Complice di ciò, è anche il fatto che la
Regione Campania non integra le borse di studio con fondi propri, neutralizzando gli effetti del
meccanismo premiale. Basti pensare al fatto che nell’a.a. 2012, regioni come l’Emilia Romagna, che hanno
integrato il Diritto allo Studio con oltre €30mln, si sono viste attribuire sottoforma di Fondo Integrativo
Nazionale oltre €13mln.
2.1.2 La Tassa Regionale per il Diritto allo Studio
La Tassa Regionale per il Diritto allo studio(d’ora in poi tassa sul DSU), è una tassa che viene pagata da tutti
gli studenti che si iscrivono ad un ateneo. Gli viene restituita nel momento in cui risultino idonei a ricevere
una borsa di studio.
L’importo varia da regione a regione, e può essere speso esclusivamente in Borse di Studio. In Campania
questa tassa ammonta a 140€, subendo un aumento del 125,8% rispetto all’anno precedente.
Neanche questa tassa è sufficiente a coprire la totalità delle borse di studio, e nella nostra regione è stata per
vari anni l’unica fonte di finanziamento del diritto allo studio. Anche nell’anno in cui vi è stato l’aumento
della tassa, la Regione Campania ha trattenuto la differenza fra la nuova e la vecchia tassa, sbloccando i
fondi solo l’anno successivo. In quell’anno abbiamo avuto lo storico negativo di copertura delle borse di
studio, e i soldi sono stati sbloccati soltanto a seguito di un ricorso presentato contro la Regione Piemonte,
che aveva compiuto la medesima barbara operazione.
2.1.3 Le Risorse Proprie Regionali
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È la fonte di finanziamento più importante: le due precedenti fonti di finanziamento, da sole, non
riescono a garantire livelli accettabili di copertura delle borse di studio né la copertura totale. Il meccanismo
vuole quindi che siano le Regioni ad integrare la differenza delle borse di studio, senza tener conto però
della situazione economica di ogni regione, considerando quindi il diritto allo studio e l’ambito universitario
come una qualsiasi voce di spesa regionale, un qualcosa di superfluo, sulla quale si può investire, ma si può
anche decidere di ignorare.
È compito della giunta regionale quindi decidere quanto destinare alle borse di studio, ma ad oggi non è
stata attuata alcuna norma che specifichi in che misura, col risultato che la Regione Campania, ha tutta la
libertà di non investire un euro di fondi propri in borse di studio.
2.2Come vengono usati i fondi incassati dalla Regione Campania per le borse di studio?
Vorrebbe la logica che i fondi incassati attraverso la tassa regionale per il diritto allo studio e attraverso il
Fondo Integrativo Ministeriale, venissero impiegate, anno per anno, per permettere il pagamento delle borse
di studio da parte delle A.Di.S.U. agli studenti risultati beneficiari di borsa di studio. Non solo in
Campaniala maggior parte degli studenti idonei a ricevere borsa di studio non la riceve, ma addirittura quei
pochi che risultano beneficiari, spesso ricevono la borsa con ritardi che sono arrivati a sfiorare i cinque anni,
con le borse del Fondo Integrativo Ministeriale erogato soltanto nel 2014.
Interpellando l’A.Di.S.U. l’Orientale e l’A.Di.S.U. Federico II siamo giunti a conoscenza di tutte le cifre che
la Regione Campania riconosce agli enti per il diritto allo studio, per spese riguardanti tre capitoli:
 Fondi per le spese del personale;
 Fondi per le spese di attuazione del diritto allo studio
 Fondi per le borse di studio
Abbiamo quindi rilevato le seguenti somme dovute ma mai incassate:
Situazione crediti A.Di.S.U. Federico II al 9.02.2015
a)
Fondi stanziati
b)
e)=a)-b)
Importi erogati da
Importi da erogare da
Regione ad Adisu
Regione ad Adisu (a-b)
Sub-totale funzionamento
€ 11.698.795,56
€ 6.377.327,34
€ 5.321.468,22
Sub-totale personale
€ 16.898.910,00
€ 6.890.405,78
€ 10.008.504,22
Sub-totale borse di studio
€ 34.642.251,75
€ 8.069.701,16
€ 26.572.550,59
Totale complessivo
€ 63.239.957,31
€ 21.337.434,28
€ 41.902.523,03
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Situazione Crediti A.Di.S.U. l’Orientale al 24/10/2014
Fondi spese personale
Da liquidare
2012, 2013, 2014
€2.958.782,00
Fondi spese attuazione diritto
allo studio
2010, 2012, 2013, 2014
Fondi borse di studio (solo da
Tassa, cap. 4810)
Da liquidare
Di cui in fase di
Totale fondi regionali da
liquidazione
incassare al 24/10/2014
€ 2.958.782,00
Di cui in fase di
liquidazione
€1.220.105,64
Da liquidare
2012, 2013
€1.967.267,06
Totale
Da liquidare
2012, 2013, 2014
€6.146.154,70
Totale
€1.220.105,64
Di cui in fase di
liquidazione
Totale
€1.967.267,06
Di cui in fase di
liquidazione
Totale
€6.146.154,70
Situazione Crediti A.Di.S.U. Fondo Integrativo Ministeriale (cap.4816 Bilancio Regionale)
Anno
accademico
2012-2013
Anno
accademico
2013-2014
assegnazione
I Acconto
€361.437,10
€103.098,36
assegnazione
I Acconto
€ 241.503,10
€201.220,92
II Acconto
Eventuali somme da
incassare
€258.338,74
II Acconto
Totale
Eventuali somme da
incassare
€40.282,18
€298.620,92
Possiamo quindi definire tutte le somme per borse di studio incassate ma trattenute dalla Regione Campania
per quanto riguarda soltanto le due A.Di.S.U. prese in esame:
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Importi da erogare da Regione ad A.Di.S.U. per borse di studio
Importi da erogare
BDS
A.Di.S.U. Federico II
€ 26.572.550,59
A.Di.S.U. l'Orientale
€ 2.265.887,98
Totale
€ 28.838.438,57
Risulta lampante come si tratti di cifre spropositate, che per di più si riferiscono soltanto a due enti per il
Diritto allo Studio su sette. La situazione è quindi sicuramente ben più grave. I soldi incassati per garantire
le borse di studio, sono stati “temporaneamente” distratti per fare altro. Non ci si può nascondere dietro al
Patto di Stabilità, si tratta di somme che arrivano periodicamente nelle casse della regione, e periodicamente
si sceglie di accantonarle per utilizzare una somma equivalente con un’altra destinazione. Garantire le borse
di studio è una scelta politica, ed urge una presa di posizione chiara sia sul piano regionale, che nei confronti
della politica nazionale.
2.3Che fare?
Esistono dei vuoti normativi che permettono alle regioni di ignorare le borse di studio come voce di
bilancio. Il Governo non può esimersi dall’istituzione di norme e organi di controllo che definiscano e
vigilino sull’attuazione del Diritto allo Studio sia per quanto riguarda il livello regionale, sia per quanto
riguarda il livello nazionale. Il finanziamento del Diritto allo Studio va definito sulla base del fabbisogno, e i
fondi stanziati devono essere rimodulati in base alle esigenze delle singole regioni, colmando le deficienze
finanziarie degli enti e stabilendo delle quote di contribuzione da parte delle regioni.
3. Soglia ISEE di accesso alla borsa e riforma ISEE: la soglia va adeguata!
La nuova riforma ISEE, introdotta con il DLGS del 7 Novembre 2014, con i suoi intenti di lotta contro
l'evasione, comporterà un aumento del valore ISEE, stimato addirittura del 30% in alcune previsioni.
Nonostante sia sancito l'impegno da parte delle aziende del diritto allo studio universitario di tutelare chi, al
momento della richiesta di borsa di studio vede un aumento del proprio indicatore a causa dell'assegnazione
della borsa nell'anno precedente (cosa che invece non accade nel decreto ministeriale,dove la borsa di studio
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è alla stregua di una qualsiasi entrata esente da Irpef), si sollevano diverse criticità. Tale tutela, seppur nella
giusta direzione, non risponde al quasi certo aumento degli indicatori di ogni famiglia. Risulterà
necessario,quindi, una riformulazione delle soglie ISEE per inoltrare la richiesta di borsa. Cosa
accade,invece,allo studente che l'anno precedente è stato vincitore di una borsa diversa da quella A.Di.S.U.?
Si pensi agli studenti neo immatricolati che all'ultimo anno delle scuole superiori sono stati assegnatari di
una borsa per merito o per reddito. I quesiti irrisolti non coinvolgono solo l'erogazione delle borse, ma anche
la tassazione universitaria. Gli studenti, a seconda di quanto inficerà il nuovo calcolo, vedranno slittare la
propria fascia di contribuzione verso rette più onerose, nonostante il proprio reddito familiare rimanga
invariato. Si pensi, ad esempio, a soggetti i cui fratelli abbiano entrate fisse che rientrano nel calcolo
dell'ISEE. Tali entrate, per lo studente universitario, contribuiranno non più del 50% ma del 100%. L’attuale
soglia ISEE di accesso alle borse di studio universitarie in Campania è fissata per un valore di 15600, e gli
unici adeguamenti che ci sono stati periodicamente si riferivano all’aumento dovuto all’inflazione.
È prioritario che l’amministrazione regionale si impegni ad adeguare la soglia ISEE adeguatamente con
quelli che sarà l’aumento di valore ISEE. Non sarà un cambio di parametro reddituale a rendere più ricco
l’individuo ma un cambiamento delle sue condizioni di vita materiali. Lo strumento dell’ISEE non può
essere quindi una scusa per estromettere dal beneficio una parte degli studenti con un espediente
burocratico, e far risultare conseguentemente di aver addirittura aumentato la copertura delle borse, quando
in realtà si sono semplicemente inaspriti i criteri d’accesso. È sufficiente dare uno sguardo alla percentuale
di studenti aventi diritto alla borsa rispetto alla quota di studenti totali, per rendersi conto che l’Italia vive
un’anomala restrizione dei criteri di accesso al diritto allo studio.
Beneficiari di borsa negli a.a. 2006/07, 2010/11, 2011/12 a confronto tra vari paesi
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Percentuale di studenti aventi diritto alla borsa sugli iscritti, a.a. 2011/12
% di idonei su studenti
Paesi
N° studenti universitari
N° idonei
Italia
1,8 milioni
176.683
10%
Spagna
1,6 milioni
305.454
19%
Germania
2,4 milioni
440.217
18%
Francia
2,3 milioni
620.213
27%
iscritti
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UNA PROGRAMMAZIONE ALTERNATIVA
1.Borse di studio: quanto costerebbe garantirle?
Riteniamo assolutamente necessario effettuare una stima delle risorse economiche necessarie a garantire la
copertura totale delle borse di studio. I dati statistici relativi all’attività svolta negli ultimi 5 anni dalle
A.Di.S.U. sono a disposizione della Regione Campania, che ha il dovere di istituire un osservatorio
regionale per il Diritto allo Studio.
Per quanto riguarda L’A.Di.S.U. l’Orientale di Napoli, è stato possibile stimare l’ammontare di risorse
necessarie a garantire la copertura totale delle borse per gli A.A. dal 2010 al 2014 sulla base del numero di
idonei e l’importo da corrispondere per ognuna delle tre categorie di idoneità:in sede, fuori sede, pendolari.
a.a. 2010-2011
N. Idonei
%
Importo Borsa
Ammontare tot.
In Sede
357
28,38%
€
1.800
€
642.600
Fuori sede
127
10,10%
€
4.010
€
509.270
Pendolari
774
61,53%
€
2.600
€
2.012.400
Tot.
1258
1
€
3.164.270
a.a. 2011-2012
N. Idonei
%
Importo Borsa
Ammontare tot.
In Sede
383
28,91%
€
1.830
€
700.890
Fuori sede
121
9,13%
€
4.090
€
494.890
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Pendolari
821
61,96%
Tot.
1325
1
€
2.640
€
2.167.440
€
3.363.220
a.a. 2012-2013
N. Idonei
%
Importo Borsa
Ammontare tot.
In Sede
466
29,70%
€
1.850
€
862.100
Fuori sede
166
10,58%
€
4.210
€
698.860
Pendolari
937
59,72%
€
2.710
€
2.539.270
Tot.
1569
1
€
4.100.230
a.a. 2013-2014
Idonei
%
Importo Borsa
Ammontare tot.
In Sede
499
28,89%
€ 1.910
€953.090
Fuori sede
195
11,29%
€ 5.060
€986.700
Pendolari
1033
59,81%
€ 2.790
€2.882.070
Tot.
1727
1
€4.821.860
Supponendo che le tre categorie d’idoneità si presentino con una simile frequenza relativa anche per gli
idonei che fanno riferimento alle restanti A.Di.S.U., e supponendo un tetto massimo volutamente eccessivo
di 17.000 idonei per l’anno accademico 2013-2014, è possibile effettuare una stima sommaria delle risorse
necessarie a garantire la copertura totale.
Importo medio
borsa
Idonei
Ammontare Totale
a.a. 2010-2011
€2.515
15801
€ 39.739.515
a.a. 2011-2012
€2.538
14201
€ 36.042.138
a.a. 2012-2013
€ 2.613
14484
€ 37.846.692
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€ 2.792
a.a. 2013-2014
17000
€ 43.396056
Utilizzando i dati degli Idonei a borsa di studio divisi per tipologia di borsa iscritti al 31/03/2013, disponibili
all’interno della Programmazione Diritto allo Studio Universitario 2014/2015 disponibile sul sito della
Regione Campania, è possibile operare una stima ben più precisa dell’effettivo stanziamento necessario alla
copertura della totalità delle borse di studio per l’A.A. 2013/2014.
Iscritti riferiti al 31/03/2013
A.Di.S.U.
Idonei
in sede
Idonei
fuori
sede
Idonei
Totale
Pendolari
Idonei
Federico II
2087
305
4234
6626
Orientale
466
166
938
1570
Parthenope
302
15
568
885
Sun
502
33
1948
2483
Sannio
110
59
323
492
249
19
474
742
Salerno
231
228
2286
2745
Tot.
3947
825
10771
15543
Suor
Orsola
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Categoria
Importo
Ammontare
borsista
borsa
Totale
In sede
€1.910,00
€ 7.538.770,00
Fuori sede
€5.060,00
€ 4.174.500,00
Pendolare
€ 2.790,00
€ 30.051.090,00
€ 41.764.360,00
Tot.
L’ammontare così calcolato di 41.764.360,00 € rappresenta l’ammontare totale necessario alla copertura 100% di
borse di studio in Campania per l’A.A. 2013-2014.
Entrate per borse di studio A.A. 2013-2014
Entrate da Fondo Integrativo Ministeriale
2013-2014 (cap. 4816)
Fabbisogno per
Spesa regionale per
copertura totale
copertura totale
€41.764.360,00
€15.937.180,00
€ 2.804.600,00
Entrate da Tassa Regionale per il Diritto allo
studio al netto del rimborso per idonei (cap.
€23.022.580,00
4810)
Totale.
€25.827.180,00
Siamo ben consci dei limiti di tale indagine ai fini di una programmazione pluriennale, ciò non toglie che si
tratta di cifre non lontane dal reale e si possono ottenere attraverso di dati già in possesso della regione e
acquisibili in breve tempo. È prioritario operare una stima precisa in tal senso. È prioritario che
l’amministrazione regionale si ponga l’obbiettivo della copertura totale delle borse di studio anche attraverso
lo stanziamento di fondi propri.
La Campania si è contraddistinta negli ultimi anni per essere fra le regioni col più basso tasso
percentuale di borse erogate in rapporto agli idonei totali. Il diritto allo studio è uno strumento
primario di emancipazione per le fasce meno abbienti, i cui criteri di accesso sono stabiliti dalla
Regione Campania stessa.
L’eventuale possibilità che fra i borsisti vi siano evasori deve essere vista al massimo un’occasione per
individuarli, la Regione non può ignorare pertanto le responsabilità verso gli idonei non beneficiari: studenti
che, pur soddisfacendo tutti i criteri di merito e reddito di accesso al bando, diventano facile preda del
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mercato nero del lavoro e degli affitti.Le borse di studio si configurano quindi anche come uno strumento
di lotta a delle piaghe sociali endemiche che non devono trovare assolutamente terreno fertile nella presenza
sul territorio di istituzioni dedite alla formazione quali le Università.
2. Il problema abitativo
In Campania ci sono 794 posti letto (416 a Napoli e 388 a Salerno) per oltre 10.000 studenti. Una situazione
abitativa complessa che, se rapportata al dato nazionale, non fa che peggiorare la situazione. Infatti a Roma
ci sono 2.514 posti, a Milano 4.695, a Bari 1.034, a Firenze 1.506, a Palermo 815 ed a Cosenza 1.910. Un
dato che diventa ancora più significativo se si prende in considerazione il dato di ogni Regione.
È un vero scandalo che la prima città del Mezzogiorno abbia soltanto 416 posti letto a fronte di
Universitàcome la Federico II, l’Orientale e la S.U.N., frequentate non solo da campani ma in gran numero
anche da fuorisede. A ciò segue una vera e propria economia sommersa degli affitti: a Napoli ed in tutta la
Campania, sono molti i proprietari che fittano a nero, spacciandosi anche come uomini probi perché,
operando così, sostengono di fare gli interessi degli studenti, facendoli pagare fitti più contenuti. Infatti, non
appena un pendolare o fuorisede chiede un contratto, i prezzi salgono vertiginosamente.
Quindi il mercato nero degli affitti non significa minor costo, ma esclusivamente meno tutele per gli studenti
e affitti a nero per i proprietari degli appartamenti.
Per ovviare a questo problema, si dovrebbe rispondere con un’offerta pubblica di posti letto con studentati
nuovi che rivalutino palazzi dismessi o confiscati (e non invece aprire nuovi edifici avallando nuove
cementificazioni, comelo studentato di Pozzuoli afferente alla Federico II, tuttora chiuso) e dall’altro
istituendo un osservatorio comunale (aprendo in a chi cerca casa uno sportello assistenziale) sul mercato
nero degli affitti con università, aziende regionali per il diritto allo studio, organizzazioni studentesche e
comuni, garantendo l’applicazione del contratto di locazione specifico per i fuori sede (vantaggioso per
entrambi).
È fondamentale uscire dal nero anche per recuperare percentuali di tasse comunali sulle proprietà
immobiliari, per cui sarebbe positivo stipulare accordi con la Guardia di Finanza per scovare i locatori che
traggono benefici da questo mercato sommerso.
Si potrebbero istituire foresterie per studenti che devono usufruire dei servizi universitari solo per un paio di
giorni (sono tantissimi gli studenti che sostengono solo gli esami e quindi vengono all’università ove sono
iscritti solo per pratiche burocratiche o perché magari non vivono più a Napoli).
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Bisogna creare un sistema pubblico di incrocio da tra domanda (degli studenti) e offerta (degli affittuari) che
sia garanzia di una maggiore pubblicità per gli appartamenti in fitto e pretenda l’applicazione e la firma dei
contratti. Possibilità per le A.Di.S.U. di prendere convenzioni con i proprietari di appartamenti per poi
affittarli o darli ai richiedenti.
3. Prestiti d’Onore e prestiti Fiduciari
La sola concezione di un fondo dedicato ai prestiti d’Onore rappresenta un segnale inquietante e
completamente antitetico al concetto di Diritto allo Studio. Il diritto di studiare diventa il dovere di
indebitarsi per conseguire una laurea e ricalca il modello di istruzione anglosassone, che implica un
innalzamento sostanziale delle rette, la restrizione della platea degli studenti su una base del proprio livello
di reddito piuttosto che sulla base di criteri di merito, e vede nella concezione del debito di studio lo
strumento per il quale l’accesso allo studio dipende dalla domanda: “Quanto sei disposto a indebitarti?”
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Al netto di tutto ciò, si tratta di uno strumento che si è rivelato storicamente scarsamente utilizzato fino ad
ora,come evidenziato dai dati del MIUR.A colpire, oltre l’esiguo numero di prestiti richiesti e concessi, è il
progressivo calo delle iscrizioni presso gli atenei italiani. Vien da sé che il prestito d’onore deve essere
inquadrato come uno strumento marginale ed estraneo ad una concezione inclusiva dell’istruzione, le risorse
a cui destinate dovranno essere prelevate da un fondo differente da quello delle borse di studio, e soltanto
nel momento in cui si sarà in grado di garantire la copertura totale delle borse.
4.Ristorazione
Il servizio ristorazione per studenti universitari è attualmente fruibile principalmente attraverso esercizi
convenzionati, che, a causa dei ritardi nei pagamenti delle A.Di.S.U., limitano l’erogazione di pasti,
mettendo a forte rischio questo diritto dello studente. Soltanto due sono le mense universitarie, ubicate
soltanto all’interno del complesso di Monte Sant’Angelo. È necessario, quindi, creare nuove mense
universitarie che servono tutte le zone della città, in cui sono presente le sedi degli atenei, in modo da
aumentare il numero di pasti erogati, facilitare l’accesso al servizio e diminuire i costi per l’ente
pubblico.Per gli studenti fuori sede, è avvertita necessità di prevedere agevolazioninell’acquisto di beni
alimentari, costruendo partnership con supermercati e commercianti locali, al fine di garantire prezzi
agevolati equivalenti al pasto erogato dalle mense.
5. Interventi per la disabilità
L’accessibilità allo studio universitario da parte di un cittadino con disabilità è inversamente proporzionale
alla gravosità del proprio handicap. Al giorno d’oggi uno studente, per esempio, con limitazioni motorie non
potrebbe mai seguire corsi (o vivere a pieno la propria vita universitaria) senza mezzi propri in luoghi come
Monte Sant’Angelo, che presenta limitazioni architettoniche e di raggiungibilità assai impedienti.
Si devono attuare politiche di attuazione di servizi ausiliari che comprendono agevolazioni nei trasporti (in
particolare pressioni verso un rispetto di normative e regolamentazioni nel trasporto di soggetti con handicap
nei mezzi pubblici) e un organismo ad hoc che segua il soggetto con handicap nel percorso universitario,
aiutandolo e tutelandolo nel momento di difficoltà oggettive.
5.1. Interventi per soggetti in transizione
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A livello regionale bisogna una pressione sugli organi politici centrali perché il cittadino in transizione sia
tutelato e coadiuvato nelle proprie aspirazioni. Le università campane non sempre (e non sempre
adeguatamente) tutelano il soggetto transgender nel proprio percorso di formazione. Si necessità di una
piattaforma regionale unitaria che preveda le stesse tutele in ogni polo universitario, garantendo fondi di
diritto allo studio per gli stessi (viste le statistiche di abbandono degli studi di tali soggetti a causa di motivi
sociali,familiari e economici a causa delle spese legali e sanitarie che richiede tale processo).
6. Informazione e Orientamento al lavoro
Gli studenti guardano a se stessi, generalmente in due modi: o solo come studenti, appunto, e quindi come
inseriti nei percorsi di formazione senza ancora un’idea ben definita sul da farsi dopo la laurea, oppure
esclusivamente proiettati alle possibilità lavorative che la propria laurea offre. Si spiega così il
sovrannumero d’iscritti alle facoltà scientifiche, spesso scelte non per frutto di un viscerale interesse verso
ciò che quella facoltà e specifica disciplina può insegnare nel proprio modo d’intendere il proprio futuro
apporto allo sviluppo del proprio territorio e in nome di un qualsivoglia progresso, bensì di quante
possibilità di accedere ai costosissimi vizi che la nostra società ci trasmette regolarmente, incrinando il senso
stesso della formazione: guardare al futuro così come vorremmo che fosse. Non solo quello singolarmente
individuale, ma come il volere individuale possa coniugarsi – slegato dalle esigenze di non solo di
sopravvivenza ma soprattutto di garanzia di vivere una vita serena – al lavoro sociale e allo sviluppo della
società stessa. È chiaro che qui si sottende un chiaro mutamento della società in cui viviamo, un
cambiamento che coinvolgerebbe obbligatoriamente e conseguentemente, un nuovo modo d’intendere la
nostra vita e il nostro relazionarci all’altro. Se questo non c’è ed è di complessa realizzazione, ci sembra
fondamentale che l’università però si faccia garante di un corretto orientamento degli studenti sul piano dei
percorsi lavorativi post laurea, che si inserisca come possibile intermediaria tra il datore di lavoro, l’offerta
lavorativa e gli studenti in procinto di laurearsi. Non sostenendo le forme di sfruttamento del lavoro ossia
stage o tirocini non retribuiti, bensì come reale guida e fonte di tutela dei propri iscritti, riacquistando il
valore sociale attraverso una reale incidenza non solo nel mondo della formazione, ma anche in quel vuoto
non rappresentato che è il bacino dei neo disoccupati. Questo garantirebbe, a nostro modo di vedere, un
sostegno agli studenti che vivrebbero il loro processo formativo con la tranquillità dovuta a tutti gli studenti,
e non solo a chi ha la possibilità di permettersi gli studi, ma soprattutto che giace in quel bacino di persone
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che hanno possibilità di intercettare – attraverso una fitta rete di rapporti “esclusivi” – offerte lavorative,
escluse ai più o di complessa accessibilità a questi.
7. Agevolazioni Trasporto pubblico
A seguito dello scioglimento del Consorzio Unico Campania, la situazione in cui verte il trasporto pubblico
campano è a dir poco disarmante. Il continuo e progressivo malfunzionamento dei servizi per la mobilità si è
accompagnato ad un altrettanto progressivo aumento del costo del servizio. Davanti al panorama di continua
destrutturazione dei diritti, e al graduale e inesorabile depauperamento dei luoghi della formazione, è
imprescindibile in questo momento storico un intervento a tutela dei diritti dei soggetti in formazione.
Il diritto alla mobilità è centrale nel discorso del diritto allo studio, ed emerge, pertanto, la necessità di
garanzie a tutela del suddetto: chiediamo l’attivazione di misure agevolate sul trasporto pubblico sia a
livello cittadino che regionale, che prevedano agevolazioni di fascia sugli abbonamenti mensili e trimestrali,
fino ad arrivare alla gratuità per gli idonei di borsa di studio.
I servizi di mobilità devono essere garantiti puntando all’efficienza delle prestazioni erogate: per questo
esigiamo l’aumento delle corse diurne e notturne al fine di garantire la vivibilità degli spazi cittadini, e di
prevenire la desertificazione dei luoghi di socialità che si formano anche negli ambienti fisicamente contigui
ai luoghi universitari.
I servizi legati al trasporto pubblico e garantiti in questa ragione se comparati a quelli delle altre regioni
fanno comprendere ancora di più il grande problema del meridione. Quando si parla di trasporto pubblico in
Campania si intende anche ampliare il discorso alle condizioni di sicurezza nelle quali,questo,versa.
Per questo chiediamo maggiore prevenzione e sicurezza da un lato, mentre,dall'altro, rivendichiamo un
investimento maggiore sui collegamenti tanto urbani quanto extraurbani. Corse più frequenti di autobus e
metro assicurati anche durante la notte in modo da non far diventare i centri urbani periferie di se stessi.
Agevolazioni per studenti e corse più frequenti.
Non chiediamo l'impossibile. Le nostre rivendicazioni sono le richieste minime per poter avere un servizio
di trasporto pubblico che riesca a venire in contro alle richieste basilari dei tanti studenti, cittadini, pendolari
che per scelta o per necessità vogliono spostarsi in questo modo. Le nostre richieste nascono dalla profonda
convinzione che una regione collegata bene sia una regione più valorizzata.
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8. Sport cultura e tempo libero
Lo sport, oltre ad essere uno strumento per il miglioramento del benessere psicofisico della persona, la sua
pratica rappresenta anche un momento di formazione ed educazione, nonché, in taluni casi, di
socializzazione. Diventa fondamentale, quindi, che ai soggetti in formazione (in questo caso lo studente
universitario) vengano garantite agevolazioni al di fuori del centro universitario sportivo per tutti coloro che
desiderino praticare attività sportiva, fino ad arrivare alla gratuità per gli idonei di borsa di studio.
Uno studente ha diritto a formarsi in ambienti salubri, la cui vivibilità non sia in alcun caso compromessa:
per questo va garantito un accesso a biblioteche e aule studio in ogni momento del giorno, protraendo gli
orari di chiusura delle stesse e mettendo a disposizione nuovi spazi per la popolazione studentesca.
Chiediamo inoltre che sia garantito l’accesso alla formazione indiretta tramite abbonamenti agevolati a
cinema, teatri, concerti, nonché incentivando l’utilizzo di spazi pubblici a scopo sociale o culturale
attraverso accordi di comodato d’uso gratuito di immobili demaniali a organizzazioni studentesche.
9.Stage e tirocini: uno statuto dei diritti
Lo “statuto degli studenti in stage” è una proposta per sottrarre al vuoto normativo una precisa categoria di
studenti, quelli che essendo in stage subiscono una gravissima esclusione non solo dai principi sanciti dallo
“statuto degli studenti e delle studentesse” , dagli statuti d’Ateneo e da quelli di dipartimento ma anche da
quelli sanciti dallo “statuto dei lavoratori” e dai contratti collettivi nazionali ed aziendali.
Inoltre la prolungata deregolamentazione degli stage e dei rapporti tra azienda, studente e università ha
portato ad una progressiva svalutazione dell’ esperienza degli stagisti, troppo spesso l’aspetto formativo è
stato messo in secondo piano o completamente slegato dalle effettive attività svolte all’interno delle varie
aziende.
Gli stage, così come si svolgono nella maggior parte dei casi, non garantiscono la copertura assicurativa né il
rimborso spese a carico dell’azienda, un necessario strumento affinché lo stage abbia davvero la
caratteristica della gratuità e dell’accessibilità da parte di tutti gli studenti.
Allo stato della normativa vigente non è garantita un’ equa corrispondenza tra le ore di stage e i crediti
formativi ad esse correlati né è tutelata la presenza delle figure di tutor interno ed tutor esterno (aziendale).
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Noi crediamo che vada garantita agli studenti un'informazione preventiva sulle attività che andrà a svolgere
ed un’ adeguata formazione preliminare sui diritti e le tutele del mondo del lavoro.
Pensiamo che sia fondamentale sancire degli incontri periodici tra gli studenti e i tutor e che vada garantito
agli studenti in stage il diritto alla copertura dei costi assicurativi e l’inclusione all’interno dei diritti sanciti
dai contratti aziendali e nazionali.
È infine fondamentale garantire alle associazioni studentesche, qualora siano state incaricate dagli studenti
che stanno effettuando uno stage, il diritto di rappresentanza all’interno di contenziosi tra azienda, studenti e
università (o scuola) e che sia obbligatoria da parte delle aziende la certificazione antimafia.
Crediamo che sia necessario mettere in campo tutti gli sforzi possibili affinché lo “statuto degli studenti in
stage” sia garantito in tutte le scuole e le università e definitivamente sancito all’interno di uno specifico
disegno di legge regionale. Per questo riteniamo necessaria la costituzione di un tavolo tecnico regionale che
porti rapidamente all’approvazione di questa necessaria forma di tutela per i diritti degli studenti e delle
studentesse in stage.
10. Assistenza Sanitaria
La normativa attualeprevede che lo studente fuorisede rinunci al proprio medico di base nella località in cui
risiedeva, e acquisire quindi temporaneamente un nuovo medico curante nella regione nella quale sceglie di
risiedere per motivi di studio.
Ciò, oltre a comportare l’esser sprovvisti di copertura sanitaria per il tempo necessario al trasferimento,
implica che lo studente sia periodicamente sprovvisto della stessa ogni volta che si reca nella regione
d’origine per un breve periodo.
Inoltre, lo studente è quindi in teoria periodicamente costretto a rinunciare al medico curante più volte
durante l’anno, per garantirsi copertura sanitaria durante periodi festivi prolungati come quello estivo.
Deve essere compito dell’amministrazione regionale prevedereche l’assistenza sanitaria venga riconosciuta
allo studente sin dal momento dell’iscrizione presso un ateneo situato sul suo territorio.
Ciò può essere garantito attraverso una significativa riduzione dei tempi necessari a rendere effettiva la
domanda di trasferimento, che sovente si protrae per svariate settimane, rendendo irrealistica la prospettiva
di uno studente che effettua domanda di trasferimento per il periodo estivo, in quanto il tempo necessario
all’attuazione del trasferimento vanifica l’utilità dello stesso.
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È comunque primario sul piano politico riconoscere il diritto dello studente a ricevere assistenza sanitaria in
qualsiasi momento e in qualsiasi punto del territorio italiano, coerentemente con quelle che sono le
agevolazioni ad esso spettanti per via della propria situazione reddituale.
La contraddizione che abbiamo descritto è figlia di una suddivisione delle competenze sanitarie fra le
regioni costruita senza tener conto delle esigenze dell’intera categoria studentesca. Deve essere quindi un
obbligo concreto delle parti politiche regionali, d’impegnarsi anche sul piano della politica nazionale al fine
di scardinare questa situazione paradossale.
11. Multimedialità
Riteniamo che sia fondamentale che l’università dia a tutti gli studenti gli strumenti per poter garantire la
propria formazione al passo con i tempi. Al giorno d’oggi questo significa che ogni università deve dare la
possibilità ad ogni studente di accedere ad Internet attraverso aule multimediali dotate di PC, oltre che
garantire l’accesso attraverso le reti Wi-Fi, permettendo ad ogni studente di poter connettere i propri
hardware – che siano notebook, smartphone, e-book o tablet – alla Rete senza pagare alcun servizio extra.
Inoltre le università devono dare la possibilità ai docenti di poter sviluppare le proprie lezioni attraverso
momenti di didattica alternativa, legata spesso alla fruizione di lungometraggi, cortometraggi, ascolto
guidato a brani, ma soprattutto, è fondamentale che vengano stanziati dei fondi con l’obbiettivo della
completa digitalizzazione del patrimonio bibliotecario campano, sul quale non vigono diritti d’autore, al
fine di renderlo pubblicamente consultabile online, dando accesso a chiunque, dovunque si trovi, ad un
patrimonio librario di caratura internazionale, di cui molti volumi non sono consultabili senza autorizzazione
perché pezzi unici di valore storico, mentre di altri, semplicemente esistono troppe poche copie. Ancora,
l’università deve avere apposite aule per consentire agli studenti di Lingue – ad esempio – un alto livello di
apprendimento della lingua straniera, attraverso attrezzature idonee che permettano l’ascolto limpido dei file
multimediali su cui, inoltre, si basano le prove d’esame comunemente chiamate listening.
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12. Materiale Didattico
Ogni anno uno studente universitario deve fronteggiare tantissime spese, oltre le tasse universitarie e le varie
spese per raggiungere i plessi universitari. Ci troviamo ogni anno a dover acquistare libri di testo
costosissimi, spesso irreperibili usati, per questo chiediamo l’implementazione del patrimonio librario delle
Biblioteche degli atenei per garantire a tutti gli studenti la possibilità di avere in prestito i libri necessari ad
affrontare gli esami. Chiediamo che i libri vengano digitalizzati e resi disponibili in versione e-book, per
ridurre anche l’impatto ambientale.
Inoltre, sarebbe auspicabile che si creassero dei network in cui rendere possibile lo scambio di appunti e di
registrazioni, per facilitare lo studio. Sarebbe utile, inoltre, implementare a tutti gli atenei la possibilità di
ottenere licenze gratuite per i software necessari all’apprendimento (da MatLab ad AutoCAD passando per
Photoshop).
Gli studenti, soprattutto quelli iscritti alle Facoltà di progettazione, sono costretti a volte a spendere centinaia
e centinaia di euro per stampare i progetti da presentare in seduta d’esame, rendendo alcuni corsi di laurea
un lusso per pochi, per questo chiediamo che vengano messi in essere dei servizi di stampa gratuiti riservati
agli studenti dei suddetti corsi di studio.
Fonti:
1. Ministero dell'Università e della Ricerca - Ufficio di Statistica. Elaborazione su dati Anagrafe
Nazionale degli Studenti Universitari;
2. B.U.R.C. - Bollettino Ufficiale della Regione Campania;
3. Pagina web A.Di.S.U. Federico II (www.adisufederico2.it);
4. Pagina web A.Di.S.U. l’Orientale (www.adisulorientale.gov.it).
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