Periodico della Scuola Media “Bertola” Rimini anno XX Giugno 2014
Concorso di disegno per il titolo del Bertolino
L’altro logo 1° a parimerito di
Amati Micaela è nel titolo
OLIMPIADI DELLA DANZA 2014
1° Parimerito Anna Masini 2L
“SCUOLA MEDIA “BERTOLA TRIONFA
AGGIUDICANDOSI IL 1° POSTO’’
Sabato 15 marzo si è tenuta a Rimini la prima edizione delle Olimpiadi
della Danza 2014. La scuola Bertola ha aderito alla competizione,
svoltasi al Palasport Flaminio, insieme ad altre scuole medie della
provincia. Quella sera più di 600 ragazzi hanno colorato il Palasport
con la loro allegria ed energia, contagiando il numeroso pubblico.
All’evento hanno partecipato, come ospiti ,il gruppo sportivo di
hip-hop del Garden Center e la classe 5a della scuola elementare di
Viserba. Grazie alla spettacolare coreografia ideata dalla coreografa
Sara Santolini, in collaborazione con la professoressa Monica Pari,
la “Bertola” ha trionfato aggiudicandosi il 1°posto sul podio. La
terza posizione è stata assegnata alla scuola media di S. Marino
mentre, il 2°posto, è stato aggiudicato alla scuola media Marvelli.
All’annuncio del primo classificato il Flaminio si è riempito di
grida festose; i ragazzi delle “Bertola” hanno sollevato la coppa,
passaporto per le gare regionali.
3° parimerito
Camilla Manucci
3° parimerito Pandolfi Alessandra 3D
Concorso di disegno l’immagine delle Maglietta
FELICIA PACI 1 I
UN INCONTRO SPECIALE
Giovedì 13 febbraio abbiamo assistito ad un incontro con i carabinieri
di Rimini, i quali ci hanno illustrato le loro indagini sul bullismo,
cyber-bullismo e ci hanno messi in guardia sui pericoli di internet. Un
maresciallo ha iniziato a parlare delle nuove generazioni che usano
internet come compagno di giochi, libro di testo
e per tessere le loro relazioni sociali al posto del
vecchio cortile. Un mondo virtuale ricco di stimoli,
ma anche di potenziali pericoli. Per un genitore
è difficile trovare il giusto compromesso tra la
necessità di lasciare i propri figli a sperimentare le
enormi potenzialità della rete e quella di tutelarli
da eventuali situazioni sgradevoli. IL 97% DEI
GIOVANI TRA I 13 E I 16 ANNI E’ ONLINE.
Ma la linea di confine delle regole sfuma con
l’età di passaggio tra medie e liceo (13/16 anni),
periodo in cui il divieto vige ancora solo per poco
più di due ragazzi su dieci. Interessante notare
che l’impossibilità di accedere alla rete è ormai
un problema limitato, ma esiste: due ragazzi su dieci tra chi non
usa internet lo indicano come motivo per cui non possono andare
sul web. I RISCHI DEI MINORI CONNESSI ALLA RETE. Per un
IL VIOLINO DEL TITANIC
Il violino del musicista Wallace Hartley, uno dei componenti della
piccola orchestra che aveva suonato sulla più famosa nave della
quale oggi conosciamo il nome (naturalmente per una tragedia
che preferisco non ricordare), è stato venduto, all’asta, per ben
900mila sterline. Un giornale di New York, dieci giorni dopo il
terribile fatto, quando ormai la maggior parte dei corpi era stata
trovata, scrisse che il cadavere stringeva a se un violino. Questo
violino non era mai stato aggiunto alla lista degli oggetti che erano
stati trovati nella nave, e a quel punto tutti pensarono fosse stato
rubato. Ed ecco il fatto: il violino era stato nascosto in una borsa di
pelle. Questo violino di legno di palissandro era stato il regalo della
futura moglie, infatti sullo strumento c’era una placca di argento
con incisa una dedica: “Per
Wallace, in occasione del
nostro fidanzamento”. Il
violino di proprietà di
Wallace Hartley è stato
ritrovato in una soffitta, nel
centro della Gran Bretagna,
trovato da un ragazzino,
figlio di un appassionato
di musica. (non c’è una
data precisa, perché colui
che ha donato il violino ha
deciso di restare anonimo,
e anche gli scienziati hanno rivelato la scoperta anni e anni dopo,
quando tutte le analisi erano complete). Per capire se era davvero
quello autentico, suonato sul Titanic dal signor Hartley, ci sono
voluti sette anni di ricerche scientifiche. Come è ormai risaputo
grazie ai film, ai racconti dei testimoni e ai libri, la notte del 15
Aprile del 1912, mentre la gente era nel panico più assoluto,
l’orchestra con a capo Hartley ha continuato a suonare, anche se
totalmente ignorati dai passeggeri. E anche durante l’inclinazione
della nave loro non hanno mai smesso di suonare, per loro era “una
missione”. L’ultima canzone suonata da quel violino, ma anche da
tutta l’orchestrina fu “Nearer my God, to thee”. Hartley non cercò
neanche di salire su una scialuppa, preferì finire il suo “concerto”
e secondo me fu il più bel concerto che Wallace e i suoi compagni
avessero mai eseguito.
BEATRICE POGGI 3A H
genitore non è sempre facile seguire l’attività online dei propri figli.
Alcuni impongono regole precise sull’uso del PC, altri si fidano e non
sentono la necessità di controllare in modo specifico questo aspetto
della vita dei loro figli. IL CYBER-BULLISMO
Esso è molto simile al bullismo, ma si verifica
attraverso internet. Nella maggior parte dei casi
le vittime hanno conosciuto il cosiddetto “bullo”
tramite social network. Il malintenzionato è solito
chiedere informazioni familiari private e foto. In
alcuni casi si verificano incontri tra la vittima e il
bullo, il cui risultato è spesso negativo. Talvolta il
prepotente si cela dietro profili falsi dimostrando
un’età e dando informazioni false, non sue. La
visita dei due rappresentanti dei carabinieri ha
suscitato interesse nella nostra classe; molti di noi
ora staranno più attenti quando si collegheranno
sul web evitando i presunti teppisti. La morale è
quindi: state attenti! Dietro ogni profilo innocente
si può nascondere un delinquente senza pietà!
DESIRE ERBETTA- MARCO GHINELLI- THOMAS GRASSO 3A D
LA LIBERTA’
Libertà è vento, è acqua, è terra; libertà è stendersi su un
prato e guardare il cielo senza paura, senza pesi; libertà sono
i volatili, che hanno le ali e se ne possono andare ovunque, a
differenza di noi umani, che siamo destinati a rimanere ancorati
al terreno. Libertà è alzarsi la mattina e decidere i vestiti da
indossare, i luoghi in cui andare, le parole da dire e le persone
da incontrare; è fare scelte giuste o sbagliate, dare opinioni. La
libertà si manifesta nella nostra vita quotidianamente e spesso
non le diamo troppa importanza, perché siamo abituati ad averla
sempre e allora sì che sembra strano anche solo pensare che c’è
gente nel mondo che forse l’unica libertà che si può permettere
è l’immaginazione. Essa è forse tra ciò di più prezioso che si
potrebbe mai avere, perciò tutti dovrebbero avere l’opportunità di custodire con
cura un tale tesoro,
che siano maschi o
femmine, giovani o
anziani, bianchi o
neri. Non ha prezzo
né tantomeno data di
scadenza, dovrebbe
essere qualcosa che
ti accompagna per
tutta la vita, e invece a
volte non è così. Credo che molti invidino
gli animali, quelli
selvaggi e non quelli
la cui libertà è stata
strappata; quelli che
corrono sulla terra
ferma, quelli che si fondono con l’acqua e i suoi misteri e
quelli che danno un colore all’aria di tutto il mondo. Libertà
è poter vivere come un animale, senza preoccupazioni, senza
discriminazioni, sentendosi libero anche dentro, che, a volte,
è l’unico modo per sentirsi libero davvero.
LAURA SERAFINI III C
1° classigicato
Nicole Pignierini 3N
2° classigicato Sara Menga 3F
3° classificato
Filippini Giacomo
CONCORSO LETTERARIO 2014
Testo: “HO UN SOGNO NEL CASSETTO”
SCUOLE ELEMENTARI
Primo classificato:
Marco Montemaggi – Rodari 5a A
Temi segnalati per il concorso:
Elisa Simoncelli Villaggio 1° Maggio 5a A
Karen Layla Bagnara Casti 5a D
Silvia Zoli Gaiofana 5a A
Beatrice Pazzaglia
Rodari 5a B
Ilaria Nicolini
Casti 5a B
Rebecca Pari Casti 5a A
Alberto Zaghini - Casti 5a C
SCUOLA MEDIA A. BERTOLA
Classi Prime
Prima Classificata: Cecilia Morolli 1a B
Classi Seconde
Prima Classificata: SARA DE MUSSO 2a H
Classi Terze
Prima Classificata: Alessia Tucciarelli 3a B
Grande Festa
di Fine Anno scolastico
2013-14
Sabato 7 giugno ore 15,30
Giochi, Mercatino, Sport, Torte, Musica, Danza
Siete tutti invitati
Il ricavato della festa, come di consueto, sarà
destinato a finanziare progetti di solidarietà
La scuola ringrazia
Chiamami Città,
la Tipografia Garattoni di Rimini
La Banca Popolare Valconca di Rimini
La ditta Milo & Co di Viserba di Rimini
Consiglio di Quartiere n. 6
giugno 2014
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Attività e cronache scolastiche
VISITA AL MUSEO DI
ANNA FRANK
Sabato 22 Febbraio la mia classe ed io siamo andati a
vedere una mostra al Palazzo del Podestà di Rimini,
in piazza Cavour. La classe insieme alla professoressa di lettere ha scelto quella meta per saperne di
più sui nazisti e sullo sterminio degli Ebrei. Questo
argomento è stato discusso in classe anche con la
professoressa di inglese con la quale abbiamo fatto
letture (naturalmente in inglese) sulla vita di Anna
Frank. L’argomento principale della mostra è stato la
vita della ragazza, gli affetti e il diario. Siamo partiti
da scuola circa alle 10:30 e siamo tornati verso le
13:00. La mostra è stata davvero interessante e oltre
a quelle che già sapevo ho imparato moltissime cose.
Anna Frank è nata il 12 giugno 1929 a Francoforte,
in Germania (lo stesso anno del crollo della borsa di
Wall Street). La ragazza era di origine ebraica, ma
si sentiva una tedesca a tutti gli effetti, soprattutto il
babbo e lo zio, la nonna era una crocerossina. All’inizio Adolf Hitler (grande dittatore 1933) sembrava
non interessarsi alle varie etnie invece poco dopo
cominciò a imporre delle leggi ben precise solo agli
Ebrei. Essi non potevano entrare in vari negozi e
spesso trovavano la scritta: “Vietato l’ingresso agli
Ebrei”. La sua famiglia era composta dalla madre
Edith Frank, del padre Otto Henrik Frank e dalla
sorella maggiore Margot. Aveva due amiche: Sanne
e Hanna Gosler. Nel 1940 tutti gli Ebrei dovettero
sottostare alle leggi razziali e molti bambini furono
portati fuori dal paese e adottati da famiglie inglesi;
altri invece, furono costretti ad abbandonare la propria casa e raggiungere insieme alla sua famiglia, i
Pogrom, luoghi nel quale venivano commessi atti
di violenza contro gli Ebrei. Molti furono deportati
(circa 107.000) e altri riuscirono a sopravvivere (circa
5.000). Hitler impose l’obbligo di portare la stella
gialla e ordinò di non fare tante cose per esempio:
non si poteva andare in bicicletta, in auto o con il
tram, gli acquisti si potevano fare solo dalle 15:00
alle 17:00, i parrucchieri dovevano essere per forza
Ebrei e dalle 20:00 alle 6:00 non potevano uscire
di casa, non potevano fare sport, andare in barca e
neanche a casa di persone cristiane. Quando Anna
e la sua famiglia furono costretti a nascondersi, andarono in un luogo che era una parte della fabbrica
dove lavorava Otto (distribuzione di sale). In questo
alloggio segreto ci viveva anche la famiglia Van
Peles (Peter, Auguste; Ermann). Per il tredicesimo
compleanno di Anna, le fu regalato un diario sul
quale scrisse tutto quello che stava succedendo, dei
nazisti e dell’amore che provava per Peter. Lo smette
di scrivere il 1° agosto 1944 e quattro giorni dopo,
tutti furono scoperti nel loro nascondiglio a causa
di una spia anonima e furono deportati. Andarono
in diversi campi di concentramento, ma i due più
importanti furono: Bergen- Belsen e Auschwitz. In
quest’ultimo morì Edith soffocata in una camera a gas,
mentre nel primo, tre giorni prima della liberazione
dai campi, Anna di stenti e Margot di tifo. L’unica
persona a sopravvivere fu Otto, che trovò il diario
della figlia e ne diede le pagine ad un giornalista. Il
padre di Peter morì anch’egli in una camera a gas,
invece il figlio fu ucciso nel campo. Vi furono tanti
volontari che aiutarono gli Ebrei (soprattutto i Frank)
durante il loro alloggio segreto, tra questi ricordiamo
Miep Gies. Non solo gli Ebrei furono vittime del
nazismo, ma anche le persone con problemi fisici
e mentali; infatti ne furono uccisi 8.000. Ancora
oggi esistono piccoli gruppi neonazisti. Grazie a
questa mostra mi sono fatta un’idea più precisa sul
nazismo e il brutto periodo passato dagli Ebrei, la
malvagità di Hitler e della Gestapo (polizia segreta) e
di cosa vuole dire avere come “capo” dello Stato un
dittatore. Questa mostra è stata molto interessante e
penso che sul nazismo e sul fascismo sarebbe molto
bello farne altre per capire meglio come era la vita
dei nostri antenati.
IL LABORATORIO
CINEMATOGRAFICO
PROGETTO LE MANI INTELLIGENTI
L’ENERGIA
Gli scienziati affermano che “L’energia è la capacità di un corpo o di un sistema di compiere un
lavoro”. Lo studio di tale argomento è complesso
e impegna molti scienziati in ricerche sempre
più approfondite per cercare nuove fonti. Date
che quelle utilizzate finora sono non rinnovabili,
formatesi in milioni di anni con la fossilizzazione
di microrganismi, bisogna cercarne altre. Questa
importante tematica è stata affrontata dalla classe
2a D all’interno del progetto “LE MANI INTELLIGENTI” organizzato dalla CNA di Rimini.
Le mani intelligenti? Sì, le mani intelligenti:
un progetto al quale ha
partecipato la mia classe 2
D. Esso è stato presentato
appunto dalla CNA per
avvicinare i ragazzi alla
salvaguardia e alla tutela
dell’ambiente proponendo
e applicando nuovi modi
di produrre energia perché
NOI SIAMO IL FUTURO!
Iader, l’esperto venuto per
parlarci del progetto, ci ha
spiegato inoltre i vari modi
per produrre energia ecosostenibile e rinnovabile nel
tempo con l’obbiettivo di
ridurre le emissioni di gas
serra (Co2). L’energia utilizzata al giorno d’oggi
in maggiore quantità è quella esauribile, come:
NUCLEARE: energia ottenuta dalla fissione dei
nuclei di atomo di Uranio
PETROLIO, GAS NATURALE e CARBONE:
dai quali dalla loro combustione si ottiene energia.
Abbiamo anche capito come poterle sostituire in
modo più ecologico e ecosostenibile con le energie
rinnovabili. Ad esempio energia:
IDRICA: che sfrutta la forza dell’acqua
BIOMASSA: che sfrutta materiali organici usati
come combustibile
EOLICA: ottenuta utilizzando il movimento
dell’aria cioè il vento
SOLARE: è l’energia associata alla radiazione
solare e rappresenta la fonte primaria di energia
sulla Terra.
Dopo aver affrontato”L’EMERGENZAAMBIENTE”, abbiamo realizzato una casetta ecosostenibile
a energia solare. Con legno di recupero, PVC,
Plexiglass, Led, batterie e qualche pannellino solare è stata costruita “La Villetta” suddivisa in tre
ambienti: un giardino anteriore con l’ingresso, un
salone completo di tetto con pannelli solari ed un
giardino posteriore dove ha trovato spazio tutta la
nostra fantasia. Abbiamo cominciato portando in classe lo scheletro
di legno della casa, poi
i vari materiali ed infine
con cacciaviti, seghe,
pistole di colla a caldo, martelli e trapani
ci siamo dati da fare
per la realizzazione. È
stato molto divertente
e siamo riusciti a lavorare bene insieme suddividendoci i compiti
e, nonostante qualche
lite causata da diverse
vedute, alla fine il risultato è stato ottimo. Il nostro tutor ha documentato
tutto in un video, ma la soddisfazione più grande è
stata quella di attivare il cuore/cervello della casa
per metterla in funzione, facendo accendere tutte
le luci grazie solo alla potenza del sole. La casa
dei sogni insomma che tutti vorrebbero avere!!!Un
ringraziamento speciale va alla CNA, a Iader e
alla Direzione scolastica che ci hanno permesso
di realizzare il progetto!
SOFIA MASENZA – MARCO MASCI 2A D
Sabato 22 Febbraio è iniziato il laboratorio con
il critico cinematografico Paolo Pagliarani. La
critica cinematografica è quel genere letterario
che si propone di raccontare, analizzare, spiegare
e giudicare un’opera cinematografica. Può essere
genericamente divisa in due correnti: la critica
giornalistica, ossia la recensione, e la critica teorica,
ossia lo studio del cinema. L’esperto, ogni lezione, ci
ha mostrato diversi spezzoni di film la maggior parte
collegati direttamente o indirettamente al nazismo,
argomento che stiamo per l’appunto trattando in
storia. Partendo da Schindler list, passando per Il
Pianista, Star Wars e Galline in Fuga e molti altri
ancora, fino ad arrivare a La Rosa Bianca, tutti film
legati al tema della discriminazione razziale, allo
scempio dei lager, al potere di pochi sulla maggior
parte della popolazione, alle lotte di chi ha avuto la
forza di ribellarsi ma che poi è stato brutalmente
eliminato; insomma: il periodo nazista. Paolo
Pagliarani ha illuminato tutti noi, grazie al suo
spessore culturale e all’ironia che ha usato quando
ha commentato i vari film presentati; si è soffermato
inoltre, sui registi dei film in questione, sugli attori
e la loro carriera. Ha spiegato che la bellezza di
una pellicola è determinata da molti fattori quali
le musiche, le immagini, la capacità d’espressione
degli attori e naturalmente, le loro abitudini, per
questo lui predilige guardare i film in lingua originale piuttosto che doppiati perché, naturalmente,
perdono spesso il lavoro che il regista ha fatto sui
suoi interpreti. Secondo me, lo scopo dell’attività
è stato quello di cambiare il nostro atteggiamento
verso il cinema, cioè non limitarci a guardare con
sufficienza un’opera cinematografica, bensì ad
osservarla con attenzione per rilevare anche i più
piccoli particolari, comprendere i significati che si
celano al suo interno e i suoi collegamenti con la
realtà. Penso che sia stato un incontro arricchente; in
particolare mi ha affascinato il suo modo di esporre,
la sua abilità oratoria, i suoi gusti cinematografici
e i suoi paragoni tra le epoche passate e il mondo
attuale. Speriamo di poter incontrare nuovamente
Paolo Pagliarani, o magari altre persone che, come
lui, sappiano lasciare un segno indelebile e positivo
nella nostra vita!
MARCO GHINELLI 3AD
SCUOLA ALL’APERTO
LA REALTÀ’
Fuori sono calmo come il mare all’alba,
non muovo neanche le labbra,
ma, dentro ho un mostro che strilla.
Esce il mostro dentro di me,
mi esplode la tempia
penso che nel presente le stelle le hanno scambiate
con i lampioni,
hanno preso i perdenti e li hanno mischiati con
campioni.
MATTEO CAVALLARO 3 H
TUTTI A TEATRO PER VEDERE
Gli alunni delle classi prime vanno a piantumare.
Gli alunni delle classi prime della Scuola Media
“Aurelio Bertola” hanno aderito al progetto “Un
bosco per la città”. Dopo due appuntamenti teorici a
scuola, il 19 marzo si sono recati a Santa Cristina per
concludere il percorso intrapreso. Gli studenti muniti di guanti, paletta e cappello hanno piantumato 27
piccoli arbusti che un giorno diventeranno grandi e
maestosi alberi. L’avventura ha avuto come cornice
quella di uno splendido paesaggio collinare, verde
e rigoglioso irraggiato dal sole. Come giovanissimi
esperti, gli studenti, hanno dato vita ad un piccolo
bosco, un evento straordinario che ci ha permesso
di anticipare il ritorno della primavera. L’esperienza
ha avuto come obiettivo quello di dare la possibilità
di comprendere l’importanza degli alberi e della
natura, essi danno, ogni giorno, ossigeno e vita in
maniera totalmente gratuita e noi spesso con arroganza li maltrattiamo con superficialità. Ora grazie
a questo progetto i ragazzi sono più consapevoli
del tesoro che hanno fra le loro mani, e con questo
devono imparare a valorizzarlo e preservarlo da
coloro che non comprendono il “verde patrimonio”.
Si ringrazia inoltre per la sana merenda offerta dal
“Punto Macrobiotico” di Rimini, che ha permesso
ai ragazzi di rifocillarsi dopo il duro lavoro di
“piantumatori”.
D’ora in poi saremo per sempre amici degli alberi.
CLASSE I B
“FUORI CLASSE!”
A me personalmente è piaciuto veramente tanto
questo spettacolo che parlava di una amicizia tra
persone completamente diverse ma allo stesso
tempo accomunate da una cosa: realizzare i loro
sogni! Quello che viene raffigurato dai due bravi
attori che fingono di essere ragazzini (e ciò gli riesce
anche molto bene), è una commedia divertente,
vivace e parecchio educativa per gli adolescenti
perché racconta i problemi che noi tutti abbiamo a
questa età. Anche i genitori sono stimolati a riflettere
sul loro rapporto con i figli e sul significato reale
della parola “comprendersi” che vuol dire essere
né troppo invadenti né completamente assenti e
CAMILLA FONTANOT 3 C
LE SCHEDE
Ormai le prof hanno da tempo consegnato le schede
(o pagelle) ai ragazzi delle classi. Ma prima della
consegna, voi eravate spaventati o preoccupati?
Beh, da un indagine che ho fatto ai ragazzi della mia
classe è risultato che su 20 persone, 5 persone si sono
dette non preoccupate, 8 invece si sono dette poco
preoccupate, 2 abbastanza preoccupate e 5 invece
si sono detti molto preoccupati. Due con tanto di
commento: una ha scritto “Aiuto!!” e un’altra invece:
“Sono così preoccupata da strapparmi i capelli”. Poi
però le pagelle sono andate per tutti abbastanza bene:
infatti la maggior parte dei ragazzi si sono detti molto
contenti della propria pagella, e solo la minor parte
ha scritto: poco contento. Questo è quello registrato
nel 1° quadrimestre da alcuni alunni di 1° media, ma
vi prometto che vi terrò aggiornati anche sull’esito
nel secondo quadrimestre!
VIOLA SOFIA NERI 1H
FILASTROCCA “AFFRESCATA” !!!
Se un affresco tu vuoi fare, al museo devi andare
e dalla Scuola Bertola puoi farti accompagnare,
così anche tu insieme a Noi potrai disegnare.
Tra mille raccomandazioni
eccoci seduti su dei grandi tavoloni e
dobbiamo puntellare tre enormi pescioloni.
La lastra su cui lavorare
grigia e spoglia come l’inverno ti potrà sembrare
quindi diamoci da fare!
Grazie alla nostra sconfinata creatività
colorando qui e sfumando là
ecco a voi un bell’affresco da regalare
a mamma e papà!!!
MATTEO BRIOLINI 2 H
indifferenti. Io trovo che questo spettacolo, a cui
ho avuto la fortuna di partecipare, sia stato molto
educativo, ho aperto gli occhi e ho capito che se si
vogliono realizzare i propri sogni bisogna impegnarsi e studiare. Allo stesso tempo però mi sono
“fatta due risate” e questo vi assicuro è molto bello!
CAMILLA MANUCCI 2 H
Attività e cronache scolastiche
giugno 2014
L’INGHILTERRA
ALLA BERTOLA
E’ simpatico allegro divertente e con lui si impara
l’inglese facilmente!
Ciao! Fermati un attimo e leggi attentamente!
Durante il mese di gennaio la
nostra Prof. di Inglese ha organizzato degli incontri con un insegnante madrelingua proveniente
dall’Inghilterra: si chiamava Mr
Brown. Era un uomo talmente
basso che gli mancavano pochi
centimetri per toccare il soffitto
e aveva piedi così piccoli che le
scarpe se le faceva fabbricare su
misura dai migliori calzolai italiani. Bastava guardarlo e subito
capivi da dove arrivava! Amava
molto scherzare e infatti con lui
tutti gli argomenti diventavano
molto divertenti. E’ stato bello parlare in inglese
mettendoci anche l’ingrediente della “fantasia”: dovevi “spedire” i tuoi
compagni in mondi
fantastici e immaginari ...... sai che
pacchia! Oppure
tutto si trasformava
in un gioco a squadre ricco di sfide e
colpi di scena. La
sua simpatia era
contagiosa e le sue
lezioni sono state
molto utili per perfezionare la nostra pronuncia,
ora siamo very very English!!
RICCARDO PARI – GIORGIA ANGELINI –
FRANCESCA BERTOZZI - CHIARA CUCCI 2 H
UN PERFETTO ACCENTO INGLESE
SE L’INGHILTERRA VUOI VISITARE
L’INGLESE PRIMA DEVI IMPARARE
MR. BROWN TE LO POTRA’ INSEGNARE
PERO’ ALLA SCUOLA BERTOLA DEVI
ANDARE.
DURANTE LE LEZIONI POTRAI RIDERE E
SCHERZARE
E IL TEMPO TI SEMBRERA’ VOLARE;
E’ UN MADRELINGUA, E’ SPIRITOSO
E’ UN ADULTO MOLTO GIOCOSO!
DAL SUO SGUARDO SPRIZZA GIOIA E
ARMONIA
CON LUI E’ SEMPRE IL MOMENTO GIUSTO
PER FARTI UNA RISATA IN COMPAGNIA.
IL SUO LOOK STRAVAGANTE E PARTICOLARE
AD UN PERFETTO INGLESE TI FARA’
PENSARE.
IN CINQUE LEZIONI ABBIAMO RIPASSATO
TUTTO QUELLO CHE IN UN ANNO ABBIAMO STUDIATO
CON GIOCHI, SQUADRE E ALLEGRIA
ABBIAMO MIGLIORATO IL NOSTRO LESSICO STANDO IN BUONA COMPAGNIA!!
CAMILLA MANUCCI – SARA DE MUSSO
SARA SQUARZONI 2 H
VISITA ALL’UNIVESITA’
Ciao a tutti !!!
Volevamo raccontarvi della nostra meravigliosa
esperienza all’Università di Rimini nel dipartimento di scienze per la qualità della vita. Il 26
febbraio avevamo appuntamento con il professore
Luigi Barbieri alle 09:00.
Appena arrivati siamo stati
calorosamente accolti dal
simpaticissimo insegnante
che ci ha condotti nel primo
laboratorio dove facevano
bella mostra numerosi modellini del corpo umano e
dei singoli organi...un vero
spettacolo!!! Alcuni erano a
grandezza naturale, mentre
altri erano molto ingranditi.
Per prima cosa ci ha spiegato
il funzionamento del cuore,
il motore del nostro organismo. Successivamente
abbiamo dimostrato la nostra abilità al professore smontando e rimontando i
modellini anatomici in esposizione. E’ stato molto
istruttivo e divertente, anche se in alcuni casi i
manichini erano talmente realistici da risultare
impressionanti.
Dopo di che abbiamo assistito ad un’ altra lezione,
questa volta sull’orecchio nel quale risiede non solo
il senso dell’udito ma anche quello dell’equilibrio.
Dopo un ulteriore “esame anatomico” dei modellini, ci siamo recati nel cortile dell’edificio per
fare merenda, verso
le 11:30. L’assistente
del prof. Barbieri ci
ha guidati nel secondo laboratorio dove
il docente ci stava
aspettando per raccontarci il “percorso
vita”. Infine ci siamo
incamminati verso la
scuola tutti soddisfatti
con un gustoso gelato
fra le mani. Questa
uscita è stata davvero
molto istruttiva perché abbiamo imparato
nozioni nuove ed interessanti sul nostro corpo e
sulle varie funzioni dei singoli organi.
MAIA CANDUCCI- CARLOTTA CASADEI- ERICA CICOGNA
2C
IL FAVOLOSO “PROGETTO SCI AMBIENTE”
Una gita premio per i migliori, intere classi di
terza media non preoccupate per gli esami o,
almeno per il momento, disinteressate od alla
ricerca della spensieratezza, giornate sugli sci e la
calda e aggregante atmosfera di montagna; questi
sono solo i primi degl’immancabili ingredienti
per un viaggio entusiasmante ed indubbiamente
divertente, come s’è rivelato. Ecco che si principia dunque coll’ indubbia partenza alle cinque
e subito dopo l’andata di ben quattr’ore fra l’
immaginabile
allegria che
permeava il
nostro autobus che sembrava uscito
da un libro
di Poe, io ed
il mio collega di sedile
parevamo gli
unici, insieme
a pochi altri,
che reagivano agli stimoli esterni.
Comunque,
arrivati, dopo
lunghe file al
noleggio, siamo approdati sul candido manto
niveo. Certo alcuni possedevano una discreta
familiarità colla neve, altri dovevano “riabbracciarsi” con lei dopo vent’anni di divorzio, altri
ancora si chiedevano chi o cosa fosse la neve.
Anche personalmente la prima discesa non fu
proprio come mi ricordavo, col tempo tuttavia
progredivo, io come i miei colleghi. Ogni giorno
era pieno di situazioni esilaranti, poi oltretutto
quotidianamente c’era lo sfortunato che cadeva,
anch’io ho ricoperto tal onore, sulle complessive
dieci discese che facemmo quel giorno io almeno
una volta caddi in ognuna, una volta anche in
alta quota, ove sopra di noi solo il cielo, esclamai
prontamente “mbè, volevo cadere!”. Fra l’altro lo
stesso giorno giunti per una rapida discesa per tutto
il versante del monte, sopra di noi solo il cielo,
il vento spirava talmente rapido che, caduto, nel
rialzarmi non riuscivo a riprendere i miei sci che
anzi tranquillamente si facevano una passeggiatina;
come extrema ratio poi cercai d’incolpare il vento
della caduta e della mio essere impacciato ma
invano. A pranzo eravamo presso un rifugio alla
base delle piste,
il secondo giorno
il professore mi
chiese di girare fra
le tavolate e offrire
la pasta ch’era
rimasta al tavolo dei professori;
eccomi quindi a
girare a mo’ d’oste
“intrattenendo” i
commensali, pur
tuttavia a forza
di “vuoi la pasta,
prendi la pasta, è
buona la pasta!”
non riuscii a convincer nessuno.
Venne successivamente financo la tempesta di neve, tale che dopo
un’ “interessante” lezione teorica sulla sicurezza
a bordo dello sci dovendo attraversare il piazzale
delle piste per riportare gli sci al noleggio non esitai
a dichiarare “Mazza o’, qui siam messi peggio che
a The Day afeter Tomorrow”. In ultimo le camere e
gli accadimenti in albergo necessiterebbero d’altre
righe ma quell’è un’altre storia; vi dirò però che
quando bisognava predere ognuno una valigia
qualsiasi per poi riordinarle ed andare in albero,
a me capitò una carinissima valigia a pois blu,
bianca e rosa, prego fate correre la vostra fantasia!
LORENZO CAIONI 3 G
LABORATORIO CNA
CREARE CON LE MANI E LA FANTASIA!
L’USCITA
ALL’ACQUARIO DI
CATTOLICA
Giovedì 6 marzo, io, la mia classe e la 1 B siamo
andati con il pullman all’acquario di Cattolica.
Quando siamo arrivati i cancelli erano ancora
chiusi, ma dopo hanno aperto. All’ingresso abbiamo
visto lumache gigantesche e rose di plastica. Dato
che era piovuto da poco, la terra era bagnata e una
mia amica è caduta nel fango. Una guida di nome
Daniela ci ha portato in un laboratorio per le scuole
chiamato “catena alimentare” dove ci ha spiegato i
processi della catena alimentare marina. In seguito
siamo andati (sempre nel laboratorio) in una stanza
dove c’era un acquario aperto, abbiamo osservato e
poi compilato una scheda. Dopo abbiamo iniziato
la visita all’acquario con le lontre, i pinguini, gli
squali, le razze e le tartarughe. Questa gita è stata
molto bella e divertente.
CATERINA PANIGALLI 1 H
Quest’anno l’attività di laboratorio, offerta
gratuitamente a noi giovani studenti dalla CNA,
ci ha dato l’opportunità di realizzare dei fantastici burattini!!
E’ sempre bello
incontrare Catia,
perché con lei il
divertimento è
assicurato! Ci
guida nel lavoro, ci dà buoni
suggerimenti e
accende la nostra
fantasia. Tutti
abbiamo dimostrato di essere molto abili
nell’uso delle
nostre “mani” e
utilizzando stoffa, plastica, lana e cartoncini colorati abbiamo
realizzato dei bellissimi personaggi. Catia aveva
anche un vero teatrino e lavorando a gruppi abbiamo inventato delle storie molto divertenti che
poi abbiamo
rappresentato
ai nostri compagni . Questo lavoro ci
ha insegnato
ad avere fiducia nelle
nostre capacità manuali,
a collaborare
insieme per
realizzare un
progetto comune e anche
a sfruttare la
nostra creatività e inventiva per creare
un oggetto unico e personale.
CLASSE 2 H
Pag.3
RIFLESSIONI SU
“SE QUESTO
E’UN UOMO”
“Se questo è un uomo” di Primo Levi, è una delle
poesie più significative. Parla di quei milioni
di persone che sono state rinchiuse nei campi
di concentramento, quei campi che hanno visto
morire troppi uomini ingiustamente. Sinceramente
ammiro ogni singolo uomo, donna e bambino che
non si sono arresi, ma hanno resistito sino alla fine,
che hanno avuto la forza e il coraggio per dire “Ce
la posso fare” anche con i capelli
rasati, le malattia
e la stanchezza
del lavoro. Li
ammiro perché
probabilmente io
non ce l’avrei fatta, sarei crollata
soltanto al terzo
giorno passato
sotto il comando dei tedeschi.
Fa male pensare che bambini
della mia età
hanno vissuto
sulla loro pelle
la vera cattiveria dell’uomo e invece quelli della
mia generazione credono di essere sfortunati se
i genitori non acquistano loro l’ultimo modello
di cellulare; provo orrore nel pensare che quei
poveri bambini ebrei sono morti in una camera
a gas spacciata come doccia e quelli della mia
generazione si suicidano per piccoli insulti ricevuti
su dei social network. Noi, ragazzi di oggi, non sappiamo neanche minimamente cos’è il vero dolore
e comunque troviamo il coraggio per lamentarci
di tutto. Non ci rendiamo conto della fortuna che
abbiamo a tornare a casa tutti i giorni e trovare una
famiglia che ci ama e una tavola sempre imbandita
di cibo, di poterci lavare quando vogliamo nelle
vere docce di casa nostra senza avere la paura di
morire. Noi siamo fortunati, perché stiamo bene e
non immaginiamo neanche ciò che hanno provato
quelle persone che avevano la consapevolezza di
morire da un momento all’altro.
FEDERICA BERTOZZI 3 I
NOI E UNA PERSONA
SPECIALE
MR BROWN!
Giovedì 16 gennaio alla quinta ora, dopo il suono
della campana, stavamo aspettando la nostra prof.
d’inglese. Passa qualche minuto … ma lei non si
vede. Ad un certo punto sentiamo chiudersi la
porta dell’aula: un signore altissimo, dagli occhi
azzurri ci dice con voce squillante : Good morning!
Io e Desy siamo rimaste stupite.. ma chi era quella
simpatica persona che stava prendendo posto alla
cattedra?
“ Viola ma è un inglese?”
“Sì, Desy non ricordi? Sei sempre la solita! La prof.
ci aveva detto che per cinque ore sarebbe venuto
a farci lezione un signore proveniente dall’Inghilterra: insomma un inglese vero!!”
“Ah sì! Me lo ero dimenticato! così possiamo
allenarci per il liceo o, magari, per un bel viaggetto
a Londra!”
“ Of course!”
E così è iniziata per noi questa nuova esperienza
con Mr Brown.
In ogni incontro abbiamo ripassato i principali
argomenti trattati nel triennio: i verbi irregolari,
come si forma il past simple, il present continuous
e i futuri, per non parlare delle tante parole vecchie
e nuove. Durante le lezioni e le varie attività era
consentito l’ uso esclusivo della lingua inglese.
Noi alunni venivamo divisi in gruppi e chi rispondeva velocemente e correttamente alle domande
del sig. Brown accumulava punti per la propria
squadra. Poi, un giorno, lui ci ha distribuito una
scheda sui monumenti di Londra e, dopo averla
letta con il suo tipico accento e averci spiegato le
parti più interessanti ci ha fatto delle domande per
verificare se l’avevamo compresa. Il tutto è stato
piacevole ed istruttivo. Ora non ci restano che dei
simpatici ricordi ...
“ Desy, ti ricordi quando il nostro “amico” inglese
ha mangiato il premio-cioccolatino di Alessandra
perché lei aveva risposto bene al questionario?”
“ Sinceramente no!”
“ You’re always the same!”
“ Emm..?”
“ Lascia perdere.. scrivi piuttosto!”
“ Sai.. adesso mi manca Mr Brown con le sue
domande difficili e i miei “I don’t understand”...”
“ Già.. anche a me!”
“Comunque ci siamo molto divertite e le lezioni
sono servite per parlare meglio in inglese!”
“Hai ragione! E’ stata davvero una bella esperienza
che speriamo di ripetere in futuro!”
DESIREE ERBETTA - VIOLA BETTI – THOMAS GIORGETTI
3D
giugno 2014
IL DENARO NON DA’
LA FELICITA’
I soldi sono il mezzo di conquista delle nostre idee e
dei nostri sogni materiali nella società dei consumi.
Negli ultimi tempi, il benessere economico e sociale
ha consentito a noi, i cittadini dei grandi paesi
industrializzati, di poterci permettere molti beni di
consumo, oltre l’accesso ormai scontato ai prodotti
di base che sono entrati a far parte della nostra quotidianità. Per cui il culto della ricchezza e del denaro
ci sta conducendo sempre più all’essere attratti dal
futile e dal superfluo, senza fare distinzione tra la
felicità legata ai soldi o ai beni morali. Io ritengo
che i soldi siano indispensabili per la sopravvivenza,
in quanto nel nostro mondo sono l’unico modo
di garanzia di cibo, acqua, riscaldamento, vestiti,
ecc…, ma penso che la felicità vera sia legata a
qualcos’altro che sia estranea dal conformismo.
In fondo in fondo tutti preferiremmo un buon
amico per la vita e rinunceremmo tranquillamente
all’Iphone o a un bel paio di All Star. Da sempre la
storia è stata caratterizzata da grandi errori legati
al denaro. Basti pensare al colonialismo e ai reati
che molti uomini hanno commesso i quali, troppo
attratti dalle risorse di altri stati e dall’eventuale
ricchezza a essi legata, hanno cominciato a trattare
altri uomini indifesi come bestie, scordandosi di
essere a contatto coi propri simili. D’altronde,
questa è una delle principali cause ancora oggi
che porta gli uomini all’incomprensione e alla
durezza di cuore. I grandi industriali, i capi delle
multinazionali e gli uomini che hanno il controllo
su molte persone, come chi gestisce i media, non
sono mai abbastanza valorosi per lasciarci vivere
in pace senza asfissiarci con la loro pubblicità, a
cui associano solo un’idea di ricchezza. Troppo
spesso i soldi sono in grado di compromettere
la giustizia e l’innocenza degli uomini. Oppure
il denaro è utilizzato come mezzo per riscattarsi
e per vantarsi dei propri averi, quasi come per
sconfiggere l’insicurezza. Di conseguenza, le foto
o gli stati che le persone postano su Facebook o sui
social network riguardano molto spesso l’hotel in
cui si va in vacanza specificando il numero di stelle
se non il ristorante in cui si va a mangiare. Molto
indirettamente e senza che noi ce ne accorgiamo,
la dipendenza scontata dei soldi è capace di influire
sulla nostra persona. Ma è inutile dire che senza
soldi non condurremmo una vita serena e spesso
questa necessità di denaro porta molte persone a
svolgere un lavoro che non gli piace. D’altronde
penso che nessuno che pulisca i bagni o che lavori
in un’industria faccia quel lavoro proprio per
passione. Dopotutto molte persone ritengono che
i soldi siano il miglior modo per risanare il proprio
vuoto interiore e che i beni materiali siano l’unico
mare in cui si possa annegare quando la vita li
mette in ginocchio.
Eppure siamo tutti consci che i soldi non possono
comprarci gli amici, l’amore, l’onore, la libertà e,
anche se ci provassimo, la consapevolezza fatta solo
di apparenza non ci darebbe soddisfazione. Quella
soddisfazione di come quando vedi un fratellino,
un cuginetto, un figlio nascere, come quando vedi
un amico che sorride grazie a te, come quando
“riempi le vene” della tua canzone preferita, come
quando ti conquisti qualcosa da solo senza l’aiuto di
nessuno; quella felicità che per un attimo ci rende
invincibili e che un ladro non è in grado di rubare.
CLAUDIA CIABATTA III C
IL DIO VUL E CANOS
Vul, il dio del fuoco, e Canos, la figlia di Amir, dio
della pioggia, si incontrarono e si innamorarono.
Il padre però
non accettò
questo amore
perché l’aveva
già promessa
ad un principe.
Vul decise così
di rapire Canos
e si rifugiarono
dentro il monte
Vesuvio. Il dio
Amir venuto a
sapere dove si
nascondevano i
due, fece piovere sul Vesuvio per 3 giorni sperando che uscissero
fuori. Vul e Canos si tennero abbracciati così forte
che il Vesuvio cominciò ad eruttare in segno d’amore
e così il dio Amir capì che i due si amavano e fece
finire la pioggia. Si dice da allora che quando il
Vesuvio erutta nasce un amore.
FEDERICO FRUTTETI 1A D
Poesie...
racconti...
Attività scolastiche
Pag4
IL TIMIDO AL CINEMA DIVERSAMENTE SCOUT
Quando un timido si reca al cinema, al suo ritorno è
tutto tranquillo, i guai iniziano quando l’individuo
va ad acquistare il biglietto. Il commesso alla cassa
lo fissa e le persone dietro di lui gridano “muoviti”
ma lui non riesce nemmeno a estrarre le banconote
dal portafoglio. È troppo teso!!! Tocca così al signore anziano dietro di lui di pagare e mobilitare
così la fila. La stessa cosa accade quando vuole
comprare i pop - corn con l’unica differenza che i
ragazzini che sono dopo di lui gli fanno lo sgambetto
e lo fanno cadere rovesciandogli il cibo. Entrando
nella sala di proiezione nota, colmo di stupore, che
quegli stessi ragazzi che in precedenza lo avevano
preso in giro si sono seduti nel suo posto e quando
lo vedono arrivare lo deridono dicendo “è tornato
quello squilibrato” e ovviamente il timido non ha
il coraggio di dir loro di spostarsi perché ha paura
di fare una figuraccia, ma ancora le sventure per
quello sfortunato uomo non sono finite perché uno
di quei piccoli teppisti incomincia a lanciargli le
patatine e il timido diventa lo zimbello della sala e
pur di vedere un film compra un biglietto per una
noiosa commedia romantica piuttosto che un bellissimo film d’azione che desidera da tempo vedere.
Insomma la vita dei timidi è veramente difficile.
MATTEO BRIOLINI 2 H
L’ESAME
DI AMMISSIONE
Kate, emozionata e curiosa per il primo giorno alla
nuova scuola, si reca nell’ufficio di Miss Perkle,
per poter visitare la prestigiosa scuola di magia.
Arrivata all’ingresso, la madre di Kate lasciò la
figlia alla direttrice, che le mostrò l’istituto accogliendo generosamente la nuova arrivata. I lunghi
corridoi che parevano non avere fine, erano affollati
da ragazzine che indossavano una graziosa divisa
marrone ed un buffo cappellino di lana rossa. “Avrò
anch’io questi bellissimi vestiti, non è vero?”chiese
Katherine radiosa. Miss Perkle rispose gentilmente
dicendo che li avrebbe avuti molto presto. Le studentesse avevano tutte un’aria sveglia raggiante e
al passare di Kate le sorridevano, e lei rispondeva
al saluto. Kate conobbe subito le compagne del
corso di Greco Antico, materia indispensabile per
la vita da strega. Conobbe anche quelle di Latino,
Storia della Formula, Sperimentazione Motoria e
Sperimentazione Laboratoriale. La direttrice della
scuola incaricò alcune di loro per fare da guida a
Kate. Le furono mostrate le classi, la biblioteca, la
mensa, i giardini e il “tetto”, termine usato dalle
giovani streghe per indicare i dormitori. Le ragazzine
si dimostrarono in gamba e molto educate, per via
della ferrea istruzione della direttrice Miss Perkle.
Il primo giorno di Kate è stato molto importante
ed entusiasmante: conobbe delle compagne ottime e venne inserita nel metodo di lavoro adottato
in quella scuola. “Bene, Katherine” disse Miss
Perkle a fine giornata, “La aspettiamo domani
con i bagagli per la settimana. Spero che la nostra
scuola la porti a ottimi risultati. Mi aspetto grandi
cose da lei. Per l’incredibile legame di sangue tra
lei Hephzibah Carew, voglio che diventi l’eroina
della scuola Perkle, un esempio da seguire!” Kate
annuì orgogliosa di sé e raggiunse la madre. La
dura istruzione e il tanto lavoro sulle spalle non
scoraggiavano Kate che sembrò apprendere alla
svelta tutto ciò che l’avrebbe portata a qualcosa
di incredibile. All’interno della scuola, Kate era
diventata popolare, una ragazzina educata, graziosa
e sempre sorridente. Quando tornava a casa per il
fine settimana, era sempre allegra e “pimpante”. Era
diventata quello che Miss Perkle si aspettava da lei.
Quel tipo di alunna che alzava sempre la mano a ogni
domanda dei professori, che stava seduta in prima
fila alle assemblee scolastiche e che si prendeva
la libertà dell’approfondimento degli studi a casa.
Moltissime allieve non erano arrivate al diploma,
forse perché non si impegnavano abbastanza, forse
perché non erano pronte alla vita di quel genere.
Ma Katherine non si è mai arresa e si è sempre
impegnata al massimo per raggiungere il suo sogno
di strega, ottenendo il diploma. Miss Perkle aveva
sempre giurato che le diplomate avrebbero raggiunto
la fine della scuola intorno ai venti / ventidue anni,
ma sapeva che per Katherine sarebbe stato diverso.
La ragazzina ottenne il diploma a soli quindici
anni, età sorprendente, è questo il sogno di tutte le
studentesse della scuola femminile Perkle, e solo
e soltanto lei era riuscita a raggiungere il traguardo
tanto desiderato.
EMMA BRASCHI 2A I
Per la maggior parte dei riminesi, scoutismo fa
rima con AGESCI. In realtà, non è né l’unico,
né il più antico dei gruppi scout. Nel lontano
1912, il capitano Carlo Colombo fondò il primo
nucleo scout in Italia. Compì questo esperimento
con un gruppo di ragazzi della Società Sportiva
Lazio, organizzando un soggiorno nei prati della
Farnesina a Roma. Fu un grande successo e da
quell’iniziativa ebbe ufficialmente origine la prima organizzazione scout in Italia sotto il nome di
C.N.G.E.I. (Corpo Nazionale Giovani Esploratori
Italiani), esclusivamente riservato ai ragazzi. Pian
piano si aprirono altre sedi. Nel 1914 fu aperta
la prima sezione femminile, così la sigla passò a
significare Corpo Nazionale Giovani Esploratori
ed Esploratrici Italiani. Il 16 Gennaio 1916 Mario
di Carpegna fondò l’attuale AGESCI. A differenza
del CNGEI, di ispirazione laica, la neonata associazione operava in collaborazione con la Chiesa
cattolica, svolgendo attività che comprendevano
anche preghiere e canti sacri e includendo tre gli
animatori dei gruppi anche sacerdoti. Benché oggi
meno visibile dell’AGESCI, il CNGEI continua a
svolgere le proprie attività con grande vitalità. Conta
11831 membri (fra cui 8500 ragazzi tra gli 8 e i 18
anni), 81 sedi e 161 gruppi operanti in Italia. Sia il
CNGEI che l’AGESCI appartengono alla Federazione italiana della scoutismo ed all’Organizzazione
Mondiale del Movimento Scout. Quest’anno il
CNGEI ha festeggiato il suo centenario in un
Campo Nazionale che si è tenuto in Piemonte e
che è stato l’occasione per confermare la validità
e l’importanza del movimento scout. Essere scout
è uno stile di vita. Significa aiutare chi si trova in
una situazione di bisogno e rispettare il mondo in
cui si vive. Uno scout dovrebbe essere un modello
in ogni situazione della sua vita. In particolare, il
CNGEI insiste sull’importanza di rispettare tutte
le differenze, di origine, di colore e di religione.
Appartenere al movimento scout è un’esperienza
meravigliosa: significa trovare una nuova famiglia
con la quale condividere momenti indimenticabili.
La famiglia CNGEI più vicina a Rimini si trova a
Pesaro, anche se in questi giorni avvia la sua attività
anche una nuova sede a Bellaria. Sono aperte a
chiunque abbia curiosità di conoscerle.
MARIA PESARESI III D
IL GIORNO
E LA NOTTE
Tanto tanto tempo fa, sulla Terra vivevano due
bambini, uno il contrario dell’altro. La femmina
si chiamava Lulù, le piaceva giocare di notte e
dormire di giorno. Il maschio si chiamava Sol-Sol
ed amava divertirsi tutto il giorno e risposarsi di
notte. Come si può immaginare, i due bambini non
riuscivano mai a giocare insieme: infatti quando
uno era energico ed attivo, l’altro era stanco ed
assonnato e viceversa. Per questo motivo un giorno
Lulù e Sol-Sol litigarono e decisero di non volersi
vedere più e, tanto meno, giocare insieme. Così, per
non restare soli, si misero a cercare nuovi amici.
Lulù cercava amici seri, sinceri, intelligenti con
cui chiacchierare e confidarsi. Sol-Sol desiderava
amici divertenti, giocherelloni e vivaci. Dopo tante
ricerche, ognuno dei due bambini trovò nuovi
amici con cui condividere la loro parte di giornata
preferita: Lulù fece amicizia con le stelle del cielo,
Sol-Sol divenne compagno di giochi di tutte le
nuvole bianche. Lulù tutte le sere cambiava il suo
abito, aggiungendo spicchio a spicchio e giocando
con le sue amiche stelle, illuminandosi a vicenda e
facendosi intime confidenze. Sol-Sol ogni giorno
si adornava di oro e di calore e, spesso, si faceva
nascondere dalle nuvole con le quali scherzava,
rideva e giocava, ma talvolta discuteva tanto da
farle piangere; in quei giorni sulla Terra pioveva
… Lulù e Sol-Sol s’incontravano solo all’alba ed
al tramonto, si raccontavano velocemente le loro
esperienze e non litigavano più perché ognuno
aveva saputo farsi nuove amicizie e così vivere la
parte preferita della giornata: Lulù illuminando la
notte e Sol-Sol il giorno!
NICOLE VIENNA I D
CAPUCCETTO VERDE
Questa è la storia di Emma, una simpatica ragazzina che vive in Abruzzo, alle pendici del Gran
Parco Nazionale e che ha una vera passione per
la natura, gli animali, ma anche per l’elettronica.
La si trova spesso a passeggio nel parco, sempre
guidata dal suo navigatore satellitare, con indosso
un piumino fluo con un cappuccio imbottito e tutti
nella zona la chiamano “Cappuccetto Verde” per
il suo amore per la natura. La nonna di Emma è
la veterinaria del parco e segue tutti gli animali
selvatici, in particolare i lupi che la riconoscono
come se facesse parte del branco. Una mattina
Emma, durante una passeggiata sentì in lontananza
un ululato, che sembrava un lamento e, seguendo
questo guaito, scoprì dei cacciatori che avevano
catturato una coppia di lupi, animali protetti. Emma
rimase sbalordita quando vide sua nonna legata e
imbavagliata perché sicuramente aveva tentato di
liberare gli animali. Senza perdere tempo. Emma
chiamò con il suo cellulare la guardia forestale,
segnalando l’esatta posizione con il suo G.P.S. Fu
così che Emma fece arrestare quattro cacciatori
fuori legge, salvando la nonna e i lupi.
NICOLE VIENNA 1D
LE NOTE
Do se cedo un dono a te,
Re il re che c’era un dì,
Mi se voglio dire a me,
Fa la nota dopo il mi,
Sol il sole è accanto a te,
La se proprio non è qua,
Si se non ti dico no,
e così torniamo al no!
Dal RESTO
DEL CARLINO
INFERNALE
AISHA OULED 1 F
IDA E L’ARCOBALENO
Ida era una dea, bella e raggiante, gli piaceva giocare,
scherzare e soprattutto dipingere. Un giorno prese
una tela di lino bianco e, vedendola così triste, non
ci pensò un secondo di dipingere prese sette colori:
rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Disegnò
sette righe un po’
curve e con tutti i
colori che aveva
sull’ asse dietro
di lei ne uscì una
figura stupenda.
Piacque tanto a
Ida, anzi, la adorava, tanto che
pronunciò delle
frasi sottovoce e come per magia si spalancò nel
cielo un arco detto baleno per i suoi colori delicati
e luminosi. Ogni volta, dopo che piove, si ricrea nel
cielo l’arcobaleno perché Ida ripronuncia le parole.
CASSANDRA CATALANO 1AD
PAOLO E FRANCESCA: UNA AMORE IMPOSSIBILE.
Due giovani, Francesca figlia della famiglia da
Polenta di Ravenna e Paolo figlio dei Malatesta di
Rimini, si innamorarono, pur sapendo che la loro
era una storia impossibile. Le loro famiglie, dopo
anni di continui litigi, si allearono in un matrimonio
combinato, al quale Francesca si presentò, mentre
Giangiotto, il suo futuro marito no, perché brutto,
scontroso e zoppo. A sostituirlo mandò suo fratello
Paolo Malatesta, bello, alto e tranquillo proprio
come la ragazza. Fin dal primo sguardo i due si
innamorarono e inizialmente Francesca credette che
il suo vero marito fosse colui che vide sull’altare,
ma poi scoprì che Paolo era già sposato e che lei
era moglie di Giangiotto. Un giorno si trovarono in
biblioteca, insieme lessero la storia di Lancillotto e
Ginevra e, arrivati al punto in cui i due protagonisti
del romanzo si scambiano un bacio, guardandosi
negli occhi, non riuscirono a trattenersi e anche loro
fecero altrettanto. Giangiotto, che li stava spiando,
prese una spada e tanta era la sua rabbia che si lasciò
trasportare e li uccise entrambi, non lasciando loro
nemmeno il tempo di pentirsi o spiegarsi, dimostrando così di essere un grande vigliacco. Secondo il mio
punto di vista “al cuor non si comanda”, quindi, se
loro erano veramente innamorati, dovevano stare
insieme, ma prima avrebbero dovuto chiarire ogni
dubbio con Giangiotto per evitare discussioni o
ancora peggio la morte.
SARA SQUARZONI 2A H
Poesie... racconti...
giugno 2014
IL CIOCCOLATINO
MAGICO
Da tanti anni nella famiglia Taddeus, si tramandava un’antica ricetta di cioccolatini magici, che
portavano ricchezza e fortuna a chi li mangiava.
Era nonna Lucia che custodiva gelosamente la
ricetta, che prevedeva che venisse recitata una
formula magica, prima di iniziare la preparazione
dei cioccolatini . La formula magica era contenuta
in un antico libro che la nonna aveva nascosto in
un luogo segreto, che solo lei conosceva. Nonna
Lucia era una donna piccolina e grassottella, dal
viso sorridente, sempre gentile e altruista. Aveva
deciso di affidare l’antico segreto alla sua nipotina
Angelica, perché ella aveva buoni sentimenti ed era
certa che avrebbe fatto buon uso dei cioccolatini
magici. La nonna temeva però che la sua sorellastra
Giovanna potesse ritentare di impadronirsi del
libro. Giovanna infatti era una donna avida, amante
del lusso e della ricchezza, che, quando venne a
sapere dell’intenzione di Lucia, architettò un piano
per rubare il libro. Un pomeriggio, Giovanna andò
a trovare a casa Lucia, sperando così di riuscire,
a scoprire il nascondiglio, aveva portato con sè
una polvere magica da sciogliere nell’acqua, che
faceva dire la verità a
chi l’assumeva. Giovanna fece prendere
un bicchiere e creò
un contrattempo per
farla allontanare dalla
stanza: le chiese di
andare a preparare una
tisana calda. Approfittando del momento versò la
polverina nel bicchiere, ma non si accorse che
Angelica la stava osservando dall’altra stanza.
Così Angelica furbamente entrò, andò dalla zia
dicendole: “da quanto tempo!”. Le diede un bacio
sulla guancia e nel frattempo scambiò i due bicchieri. Quando rientrò Lucia si sedettero a bere.
Dopo un po’ Giovanna iniziò a raccontare il vero
motivo della sua visita. Lucia arrabbiata la mise
alla porta, dicendole di non farsi più vedere. Corse
poi in soffitta a prendere il libro che consegnò ad
Angelica dicendole: “ Custodiscilo per sempre”.
Angelica aprì il libro e lesse la formula magica
che diceva: “ … ma è un segreto!”
IL SOLE
Pag 5
LA GINNASTICA
Il sole
all’alba
è uno spicchio d’arancia
che ha voglia di scaldare
chi ha freddo.
A mezzogiorno
è una grande arancia intera
che sprigiona tutto il calore
che c’è in lei.
Al tramonto
ritorna spicchio
per far scorta di nuovo calore
e andare a scaldare
un’altra parte del mondo.
La ginnastica
È una materia fantastica,
piena di divertimento
ma delle volte devi stare attento,
a volte è pericolosa
ma molto fastidiosa,
la ginnastica è bella
(ma delle volte ti puzza l’ascella.)
CRISTOPHER MURA 1a D
GIULIA CUCCHETTI 1A D
LA RICREAZIONE
Quando suona la campanella
mangio un panino con la mortadella,
oppure con il salame,
ma oggi non ho fame.
E ai prof. facciamo gola
con la nostra merenda a scuola.
E quando la campanella risuona
ricorda che la merenda era buona.
ALICE NICOLETTI – ALICE ARNALDI NICOLA TAGLIATORI – ANDREA MARTINETTI 1 D
EX LIBRIS
La parola “ex libris” in latino significa “dai libri.
L’ex libris è un’etichetta, ornata di figure e motti, che
si applica su un libro per indicarne il proprietario.
GIULIA CUCCHETTI 1 D
GLI INVIDIOSI
MODERNI
Se la terra vieni a visitare
molti invidiosi potrai incontrare,
e sarà difficile decidere
quale pena a loro assegnare.
Queste persone vogliono impadronirsi delle cose
ai loro occhi preziose:
oro, gioielli e auto lussuose,
e per avere tutto ciò compierebbero addirittura
azioni mostruose.
Anzi, una pena la proporrei,
al centro commerciale li manderei,
tutte quelle ricchezze gli mostrerei
ma nulla di quei beni gli darei.
A quel punto deciderei il loro destino:
far ordinare tutti gli oggetti del magazzino
armati solo di uno spolverino
senza neanche far fare loro un meritato riposino!
ANGELINI GIORGIA - BERTOZZI FRANCESCA 2 H
MARIKA ABAZIA 1H
LEGEND
Legend è il primo romanzo della trilogia dell’autrice americana . Quest’ultimo non è ancora stato
pubblicato in Italia. Questo libro è ambientato in
un’America settentrionale spaccata a metà: da
una parte le colonie e dall’altra la Repubblica in
una guerriglia e racconta la storia di due ragazzi
June e Day. Loro due sono molto diversi l’uno
dall’altra, infatti June è una ragazza molto ricca
che vive nel quartiere alto di Ruby insieme al
fratello maggiore Metias, mentre Day (il più
grande criminale della Repubblica) vive con Tess
in strada. Le loro strade si incroceranno quando
Metias viene ucciso e la colpa ricade subito su
Day. June, dopo la morte del fratello, viene subito
presa nell’esercito, nonostante i suoi quindici
anni perché è un prodigio: ha superato la Prova
(esame sottoposto a tutti i bambini di dieci anni
e in base al risultato ottenuto viene assegnato un
diverso grado d’istruzione o un lavoro nelle fabbriche) con il massimo punteggio di 1500 punti.
Il superiore di June gli affida subito una missione
importante: catturare Day. Immersa nella sua
missione June scopre alcune cose che le faranno
cambiare completamente punto di vista verso la
sua amata Repubblica… questo libro è davvero
LA SCUOLA
Oh, la scuola
Che bel nome: Bertola,
è un grande pensiero,
ma stare con i prof sembra più che un cimitero.
Ci sono molti scolari:
ci saran quelli un po’ somari,
quelli studiosi,
quelli scherzosi,
quelli ridenti
e quelli attenti.
Ma se qualcosa vuoi imparare…
Questo è il posto giusto dove andare.
PIETRO LEARDINI – CRISTOPHER MURA – MATILDE
CATELLANI 1 D
Carissimo
ed egregio signor
Spielberg,
molto appassionante e avvincente e, soprattutto
pieno di colpi di scena inaspettati. Vi consiglio di
leggerlo se siete amanti dell’avventura.
SOFIA ZANGHERI 3H
LA SCUOLA
ARTURO CARDELLI 1D
sono la sua carissima amica Pippi Calzelunghe. Ti
scrivo perché mi sono seriamente stufata; in ogni
capitolo mi descrivi come la solita combina guai,
mentre Tommy e Annica sono i soliti bambini angelici. E non ti sei nemmeno degnata di darmi due
genitori! La mia mamma è un angelo e mio babbo è
un pirata che è
sempre via in
barca e sono
io che devo
rimediare ai
suoi guai.
Gli unici familiari che ho
sempre al mio
fianco sono:
un cavallo e
una scimmia!
Ma una famiglia più ordinaria non me la potevi
dare?! Certo che tu hai tanta fantasia: una bambina
con i capelli rossi, due trecce dritte e delle lentiggini
su tutto il viso che ha come babbo un pirata, come
mamma un angelo e una scimmia e un cavallo
come fratello e sorella. Per non parlare di come
mi hai vestita! Due scarpe nere lunghe lunghe,
un bruttissimo grembiulino e due calze da pazza.
Richiedo seri provvedimenti.
Pippi Calzelunghe
P.S. È Annica che scrive perché hai deciso di non
mandarmi mai a scuola.
CARLOTTA CASADEI II C
I QUADRI
“Basta andare dritto, verso il sole e poi uscirai dalla
foresta. Noi ti precediamo”. Certo, eppure non sono
ancora uscito e si sta facendo sera. Il cibo non mi
manca ma non ho la minima intenzione di passare
la sera a girovagare o dormire con tutti quegli
insetti; proprio io che sono entemofobico. Date
le circostanze però non rimane che girovagare…
che ore saranno? Le 12 di sera? Molto probabile,
mi hanno detto che c’è una fauna particolarmente
pericolosa, ma il timore è inevitabile. Ma non
avreste paura a stare nella foresta, di sera, da soli?
Finalmente la fortuna sembra girare a mio favore,
intravedo una casetta particolarmente disabitata.
Entro dentro. Dalla sistemazione dei mobili e
dall’assente presenza di polvere però non sembra
disabitata. È una casa assai minuta, munita di solo il
necessario con una sola camera da letto. Una casetta
piuttosto banale se non per il fatto che vi sono tre
letti. Il sonno sta prendendo il sopravvento. Ho
deciso! Mi scuserò con i proprietari dopo essermi
fatto una bella dormita… mi sveglio dopo un’ora
circa… sembra ancora notte. Provo a riprendere
sonno ma con scarso successo. Mi guardo intorno,
giusto per ammazzare il tempo. Ed è proprio in
quel momento che noto un particolare, ci sono dei
quadri con dipinte delle facce umane con occhi
particolarmente cerchiati di rosso, ma la cosa che
mi colpisce è che guardano, con una mistura tra
disgusto e sorpresa, me. Guardano proprio me! Mi
viene un brivido nella schiena, meglio chiudere gli
occhi e dormire. Mi sveglio, a quanto pare sono
riuscito a riaddormentarmi. Controllo i quadri, ma
vedo solo delle semplici finestre…
FILIPPO YE 3A
IL VULCANO
E L’ARCOBALENO
Rimini, 28/03/2014
Dalle professoresse sono insegnate
alcune materie non sempre studiate.
Quando si fa scienze
bisogna avere tante conoscenze.
È bella geografia
piace pure a mia zia.
La ginnastica è faticosa e pesante
però il disegno è rilassante.
Nell’ora di religione
c’è sempre un gran chiacchierone.
Molto dura è la grammatica
ma non scherza anche la matematica.
Studierò tutto domani
Perché c’è storia con i Romani.
Se vai a Londra studi l’inglese
se vai a Parigi parli il francese.
Se la tecnica vuoi imparare
righe e compasso devi usare,
ma il momento migliore che la scuola propone
è la ricreazione.
Cara Astrid Lindgren,
IL GATTO MATTO
C’era una volta un gatto
era proprio molto matto
e un giorno cadde dal balcone
perché era un gran mangione
là un altro gatto trovò
e insieme a lui un budino mangiò.
C’era una volta un gatto,
che dopo aver mangiato un budino
si addormentò supino
quel gatto tutto matto.
VIOLA SOFIA NERI I H - VALERIA GUIDI I F
mi sono stancato di andare ai confini del mondo
per trovare tesori maledetti, che poi alla fine è
tutto inutile perché non posso neanche portarmeli
a casa, dato che essi rimangono tra le macerie
dei templi crollati. Modestamente sono io, il
famosissimo cercatore di tesori Indiana Jones.
Io la ringrazio molto per avermi fatto diventare
uno degli idoli dei bambini; sa, quando i bambini
fanno qualcosa di “eroico” cantano la canzoncina
“taratatta”… ecco, più o meno così. Però sono
stufo e poi ho anche una certa età, mi capisca
un po’. Inoltre è ora che io metta su famiglia, mi
sposi e che abbia dei bellissimi bambini. Questa
non è solo una lettera di protesta, infatti la ringrazio per avermi fatto diventare ricco sfondato.
Signor Spielberg, noi siamo amici da tanto tempo
e abbiamo avuto i nostri litigi, ma veramente
basta. Ho deciso di andare in pensione e le do
un consiglio: continui “Avatar” facendo il sequel
poiché tutti lo aspettano e così guadagnerà altri
milioni e milioni di dollari. La ringrazio ancora
e spero che ci potremo incontrare di nuovo.
Il suo fedele amico
Indiana Jones
P.S. Non è che mi potrebbe presentare qualche
ragazza carina che conosce?
RICCARDO MORESCHI 2 C
C’era una volta un re e una regina che ebbero due
figlie gemelle.
Quando le figlie crebbero fino all’età di dieci anni
videro che una amava il fuoco e l’altra adorava il
sole e la pioggia, siccome non avevano dato loro
il nome decisero di chiamarle una Fiamma e l’altra
Crystal. I genitori continuavano a pensare a chi
dare il titolo di principessa. Due settimane dopo
pensavano che avrebbero potuto fare una specie di
sfida. La prima
prova era disegnare i progetti
che avrebbero usato per
migliorare il
regno. Crystal
disegnò un
regno felice
e armonioso
mentre Fiamma disegnò un
mondo triste
e infuocato. I
genitori continuavano a far fare loro altri test simili e alla fine
scoprirono che fiamma aveva il potere di comandare il fuoco e Crystal di comandare la pioggia. Il
popolo preferiva Crystal a Fiamma. All’età di venti
anni decisero che sarebbe dovuta esser Crystal a
diventare principessa; alla cerimonia quando dissero
il nome di Crystal, Fiamma scoppiò dalla rabbia
strinse i pugni e urlò; visto che erano dietro a una
montagna la sua potenza la fece scoppiare facendo
fuoriuscire le fiamme e la lava mentre Crystal con
la pioggia sollevò i fiori di sette colori diversi verso
il cielo. Si crearono così l’arcobaleno e le eruzioni
vulcaniche.
ELENA SUCCI 1 D
Poesie... racconti...
giugno 2014
Mondo dei Poemi
40/05/3015
Spettabile Ludovico Ariosto,
sono Orlando, sì, il protagonista della sua opera
più famosa, “L’Orlando furioso”, si ricorda di me,
giusto? Volevo farle presente un fatto che proprio
non va nel suo poema.
Lo so che è la vicenda principale, che dà anche il
titolo alla storia, ma io non sono d’accordo! Perché
scusi mi dovrei innamorare di una sciocca ragazza
proveniente da così lontano? E perché dovrei impazzire, solo perché lei si è sposata con Medoro?
Mi hai fatto (sì, ti do del tu) disboscare un’intera
foresta e trasformare un fiume in una fogna! Scusami
tanto, ma io sono un ECOLOGISTA! Poi, con tutte
quelle illusioni, mi hai fatto sembrare uno stupido!
E la Luna?! Cosa c’entra la mia ragione con la
Luna? Poi non potevo andare io a riprendere il mio
senno? E’ dovuto andare Astolfo, che nella realtà
non è nemmeno un buon amico! Sai, tu non l’hai
scritto, ma quando mi ha consegnato l’ampolla mi
ha detto : “ Ecco a te! Sciocco malato d’amore!”
E io non ho neanche potuto rispondere! Ci pensi?
Mi hai stressato con questo poema, molto! Ok,
ora che mi sono sfogato, devo dire che non è poi
così male dopotutto…ero il cavaliere più bravo e
più esperto e per disboscare una pineta…quanta
forza! Poi la mia spada..ah! La mia spada!La mia
Durlindana!
Il poema alla fine non è stato un fallimento…però
mi aspetto che si terrà conto delle mie lamentele, se
un giorno mi vorrà coinvolgere in un’altra storia!
Ora la lascio, cordiali saluti
Orlando (il non furioso)
P.S. Per lo sfogo di prima ho rischiato di impazzire
veramente!
FRANCESCA CECCHI II C
SOPRAVVISSUTA
RAZZISMO: il razzismo è pensare che esista
una razza superiore alle altre e che essa debba
dominare. Per Hitler questa razza era la razza
ariana. Lui pensava che alcuni gruppi di persone
non dovessero esistere. Il mio nome è Khatereh
(colei che ricorda). Sono nata a Parigi. Sono ebrea.
Avevo 14 anni quando la mia città fu assediata dai
nazisti. Ricordo quando i tedeschi entrarono nella
mia casa senza preavviso, uccisero mia madre
e mia sorella. Ricordo l’odore della morte che
aleggiava nella piazza. Vidi volti sconosciuti che
venivano spinti in un treno, entrai anche io. Alcuni
urlavano, altri piangevano, c’erano corpi inermi
stesi sul pavimento. Viaggiammo per giorni senza
mai fermarci, non abbiamo avuto né cibo né acqua.
Quando il treno si fermò pensavo di averlo sognato.
Alcuni tedeschi aprirono le porte: eravamo ad AUSCHWITZ. AUSCHWITZ è situato in una regione
boscosa e paludosa assorta nella nebbia, nel dolore.
Entrando lessi la frase che avrebbe cambiato per
sempre la mia vita “Arbeit macht frei”: “il lavoro
rende liberi”. Per un istante credetti a quelle poche
parole; parole che mi diedero forza, ma entrata nel
campo realizzai la cruda verità. Uomini, donne,
bambini ridotti a scheletri. Vidi una pila di morti
vicino a delle baracche, baracche in cui entravano
centinaia di ebrei ma da cui nessuno usciva. Mi
promisi di non avvicinarmi mai a quelle strutture.
Il campo era surreale, dovunque guardassi c’erano
fango e miseria. Il cibo non bastava mai e la mole
di lavoro era sfinente. Era un luogo dimenticato
dagli uomini, da Dio, un luogo dove la ferocia
umana prese vita. Andò avanti così per due anni
e nonostante supplicassi sollievo nella morte,
essa non arrivò mai: ero destinata ad essere una
delle sopravvissute ai campi di concentramento.
Quella non era la vita che mi ero immaginata. Io
volevo studiare, viaggiare per il mondo, e invece
ero esiliata in questa landa di terra dimenticata,
sottoposta ai lavori forzati solo perché ebrea. Poi
un giorno fummo liberati. Quando vidi le porte di
AUSCHWITZ spalancarsi, capii che quell’orrore
era finito. Il genocidio era terminato, sorrisi per
la prima volta dopo due anni: la guerra era finita!
Diventai insegnate. Girai il mondo raccontando la
mia storia. Ora ho quasi 90 anni, e sono una delle
poche testimoni sopravvissuta all’olocausto. Ma
il mio cuore non è ancora in pace. Oggi restano
ancora gruppi che inneggiano a Hitler, e vogliono
ravvivare le fiamme dell’odio e del razzismo. Penso
… penso che l’uomo dimentichi in fretta. Hitler
volle sterminare gli ebrei; negli anni della guerra
volle affermare il principio della superiorità con
la forza delle armi; il mondo diventò un inferno:
dolore, sangue furono versati ingiustamente e
senza pietà. Spero che queste parole aiutino a non
dimenticare mai.
MARTINA SARTINI III C
Pag6
IL GIALLO DEL BRACCIALE D’ORO
A Londra viveva una signora molto ricca che
aveva un bracciale d’oro giallo e brillanti molto
preziosi e che valeva moltissimo. Lo
conservava in una stanza blindata.
Era vedova e non aveva figli, aveva
solo dei nipoti. Una sera andò a cena
con uno dei suoi nipoti. Ad un certo
punto la signora andò in bagno e
nel frattempo il nipote le mise un
sonnifero potentissimo dentro al
bicchiere. Quando la signora tornò,
bevve l’acqua e dopo un po’ disse al
nipote che si sentiva molto stanca.
Il nipote chiese subito il conto al
cameriere dicendo che sua zia era
molto stanca e doveva portarla a casa.
Arrivati a casa, la signora andò subito a letto e si
addormentò in un sonno profondo. Il nipote cercò e
trovò le chiavi della porta blindata, la aprì, prese il
bracciale e se ne andò. La mattina dopo la signora,
quando si svegliò, si accorse che non c’erano più le
chiavi nello stesso cassetto dove le teneva lei, ma le
trovò nel cassetto a fianco. Impaurita le prese e andò
a controllare, ma, appena entrò nella
stanza si accorse subito che mancava
il bracciale d’oro. Chiamò subito la
polizia. Il commissario andò subito
a casa della signora per farle delle
domande per risalire a chi era stata
l’ultima persona che lei aveva visto.
Raccontò al commissario di essere
stata a cena con il nipote e che ad
un certo punto si sentì molto stanca,
del resto non si ricordava più niente.
Il commissario andò nella stanza
blindata e trovò un foglietto a terra.
Lo esaminò e dalle parole che c’erano scritte capì
che il foglietto era del nipote. Il colpevole del furto
era quindi il nipote della signora e il commissario
andò subito ad arrestarlo.
MARTINA COLONNA 3A H
STRAMBILANDIA!
Nel laghetto del parco vicino alla mia scuola se
ti tuffi entri nel Paese delle Meraviglie. Gli alberi
sono di tutti i colori ricoperti da prelibatezze attaccate ai rami: dolci, caramelle, ciambelle. In fondo
allo specchio d’acqua c’è un pesce pasticcere che
indossa un grande e grosso cappellone da cuoco,
con un camice bianco e un grembiule a scacchi
bianchi e rossi. Nel paese di Strambilandia ci sono
distese di campi di una saporita erba zuccherina,
ricoperta da fiori gialli, verdi, rossi, arancioni. Di
tutti i colori. Lì il sole splende sempre e saluta gli
altri abitanti di Strambilandia con un simpatico
e divertito occhiolino. Ma ora vi voglio parlare
dell’abitante più strano e divertente di Strambilandia! Il Leonpesce. È un grosso e potente ani-
male con la faccia di leone e la coda di pesce! Ha
i bianchi e lucenti denti affilati come lame che gli
fuoriescono dalle labbra, ha poi un grosso nasone
nero, nero con lunghi baffi che riescono a percepire
ogni singolo passo, rumore e suono che fai! I suoi
occhi sono di un lucente azzurro! Questo grosso e
possente animale ha una folta e morbida criniera
arancione che ricopre e nasconde le sue orecchie. La
coda è ricoperta interamente da squame lisce, lisce
e la coda è capace di scagliare una forte e potente
spinta per spingere ogni genere di leccornia sugli
alberi di Strambilandia. Anche se appare un feroce
e pericoloso carnivoro il Leonpesce si nutre dei
dolciumi che realizza il pesce pasticcere.
TERESA GRANDI 1A B
LUCCIOLA ROSSA – LUCCIOLA GIALLA
E LUCCIOLA VERDE
C’erano una volta tre lucciole di nome Lucciola
Rossa, Lucciola Gialla e Lucciola verde. Erano
molto amiche, di notte giocavano
a Nascondino Luminoso nel prato
e si divertivano all’impazzata. Una
sera decisero di fare una gitarella
all’osservatorio astronomico. Era
davvero bello vedere la Luna e
Saturno da vicino! Ma un bambino
si era stufato e cominciò a correre
nel prato. Quando vide le tre lucciole si illuminò: “Ehi, se le catturo
farò un successone!”. Così prese
un barattolo di vetro e cominciò a
rincorrerle. Le tre lucciole, appena si
videro inseguite cominciarono a volare velocemente, finché arrivarono
stremate a un semaforo … rosso! Lucciola Verde
non si perse d’animo: si infilò nella terza finestrina
e fece diventare verde il semaforo. Lucciola Rossa
però pensò: “Se rimane verde siamo punto e a capo!”.
Così si intrufolò nella prima finestrina e
costrinse il bambino a fermarsi. E Lucciola Gialla? Che fece Lucciola Gialla?
Si rotolò nel fango e diventò un bellissimo
calabrone che mise in fuga il nemico. Le
tre lucciole però persero tutta la luce che
avevano, ma erano felici lo stesso. Quella
notte Lucciola Gialla vide una cometa ed
espresse un desiderio: “Vorrei che io e
le mie amiche ricevessimo luce nuova”.
La cometa la accontentò: si divise in tre
e si donò alle lucciole. Ora erano tutte e
tre Lucciole Gialle, ma vivevano ancora,
grazie a Lucciola gialla, il suo desiderio
e alla cometa.
GIULIA CUCCHETTI 1A D
LETTERA DAL FRONTE
Vittorio Veneto, 20 Ottobre 1918
Carissima e lontana madre,
i giorni passano, le condizioni peggiorano,
la guerra continua senza guardare in faccia a
nessuno e ormai non passa minuto senza che
io pensi alla tormentata, tragica, cruda, indegna
morte del fratello, del mio fratello adorato,
Luigi “il salvatore”, l’eroe della trincea, l’eroe
del mio cuore, il salvatore della Patria, il tuo
amato figlio, morto sotto una frana, provocata
dal fuoco austriaco, lo spietato nemico che questa
volta noi abbatteremo, logoreremo, infrangendo
il loro orgoglio,
la loro sfacciataggine e sicurezza. No. Loro non
vinceranno, non
di nuovo, questa
volta potremo, riusciremo, dovremo
vincere, perché
questa battaglia
segnerà il presente
ed il futuro della
mia e della nostra
vita, questa vita
disprezzata, inesistente, inutile per
coloro che credono
che la guerra possa
dare buoni frutti, possa fare del bene, ma i morti
non resuscitano, i feriti non guariscono, i dispersi
non sopravvivono, i vivi non dimenticano.
Eppure mi pare ieri, il fuoco, la casa, il cibo, il
paesaggio, la famiglia, quando Bruno, Luigi ed
io camminavamo lungo i pendii, lungo la riva
dei ruscelli, lungo i sentieri, osservando questo
nostro sconfinato cielo, che riesce a nascondere
e mostrare tanto, i falchi nell’orizzonte, i gufi
nella notte, gli uccellini nel giorno, questi
esseri che nascono, crescono, muoiono come
nel normale ciclo di vita di tutti noi; oggi
probabilmente morirebbero prematuramente,
venendo poi serviti per cena alle truppe, solo
perché sono animali che di fronte ad una pallottola non sanno come comportarsi, perché non
hanno un cervello, né una coscienza, ma io sono
certo che se
li avessero,
li userebbero
senza alcun
dubbio meglio di noi,
noi che abbiamo tutto
per evitare,
ma anche
per fare una
guerra, a noi,
ai quali manca onestà e
rispetto per
gli altri. Con
queste parole
mi congedo, sperando che a questa inutile strage
si ponga un termine; tornerò a casa mia, musa
unica che mi tiene saldo a questo suolo, ormai
spoglio, tornerò vivo e felice, te lo prometto.
Giovanni
AURELIA GUERRA 3A C
L’INGANNO
James Williams era comodamente seduto sulla sua
poltrona mentre leggeva uno dei suoi libri preferiti,
quando il campanello suonò. Si alzò e camminò
stancamente fino alla porta , dove trovò una donna,
sulla trentina, che lo osservava senza dire una parola.
“Buongiorno, ha bisogno di qualcosa?” chiese prontamente James, intuendo che la ragazza non avrebbe
detto una parola. “Investigatore James Williams?”
domandò freddamente. “Come può constatare dal
campanello, sì” rispose Williams ironico, “Con
chi ho il piacere di parlare, signorina?”. “Elizabeth
Grant. Sono qui per affidarle un caso” spiegò lei in
fretta. “Oh, si accomodi” la invitò gentilmente James,
scostandosi leggermente dall’entrata per permettere
alla donna di entrare. Elizabeth si accomodò immediatamente sul divanetto di fronte alla poltrona e
incrociò le gambe in attesa che anche James si sedesse.
“Bene, signorina Grant, qual è questo caso?” chiese
l’investigatore abbozzando un sorriso. “Si tratta di un
omicidio” disse lei secca. “Mi dica tutto quello che
sa a riguardo, allora” rispose James, quasi irritato.
“Ieri sera, come tutti i Venerdì, mi sono recata nella
villa di mia sorella Gretchen a Parker Street, ma,
quando ho suonato il campanello, nessuno è venuto
ad aprirmi, nemmeno suo marito Jason” si interruppe
un attimo, come per pensare, poi riprese “Usando la
mia chiave di riserva sono entrata e ho trovato tutta
la casa sottosopra, un disastro, investigatore. Ho
provato a cercarla in tutte le stanze e quando sono
arrivata in salotto l’ho trovata a terra in una pozza
di sangue”. “E il marito?” domandò James, che
aveva seguito la spiegazione dettaglio per dettaglio.
“Oh, lui non c’era, e insieme a lui sono spariti tutti
i gioielli, le pellicce e persino il denaro di Gretchen
… in questo momento il mio desiderio più grande
sarebbe scoprire dove si trova Jason, investigatore”.
“Interessante, devo dire” sussurrò fra sé e sé Williams.
“Parker Street, ha detto?”. “Esatto” rispose Elizabeth
abbassando lo sguardo. “Allora potrei …”. L’investigatore si interruppe, notando l’improvviso terrore
negli occhi della ragazza. “Qualche problema?”
chiese guardandola da capo a piedi. “No, no, solo …
devo andare …” spiegò sbrigativa, per poi rialzarsi e
dirigersi a passo veloce verso la porta. “Verrò a dare
un’occhiata personalmente questo pomeriggio alle
16, la aspetto!” esclamò James osservando la ragazza
allontanarsi. James guardava la grande villa, sperando
che Elizabeth venisse. “Eccola, investigatore” salutò,
arrivando alle spalle di Williams, che si spaventò.
“Pensavo non sareste venuta …” rispose lui voltandosi
con un sorriso. “Invece ci sono” disse sarcastica la
ragazza. “Andiamo?” domandò indicando l’entrata
della villa. I due entrarono e subito James notò il
grande ordine di quella casa. “Avete riordinato …”
le fece notare. “Quando?” chiese puntando gli occhi
su di lei. La ragazza sembrò pensarci su. “Ehm …
circa dopo pranzo. Mia madre non riusciva a vedere
la casa ridotta in quello stato...” spiegò sospirando.
“Capisco”. Elizabeth lo condusse in salotto, dove la
macchia di sangue era rimasta impressa nel tappeto
bianco. “Il corpo?” domandò James guardandosi
intorno. “Abbiamo preferito farle immediatamente il
funerale … i medici hanno detto che è stata accoltellata, investigatore” disse lei secca. “Oh, e l’arma del
delitto?” chiese. “L’abbiamo consegnata alla polizia
…” rispose dirigendosi verso la porta che dava sul
corridoio. “Posso dare un’occhiata in casa?” domandò
gentilmente Williams. “Certo, faccia pure!” esclamò
Elizabeth sorridendo freddamente. L’investigatore
esaminò ogni singolo angolo di quella grande casa
e, quando tornò in salotto, trovò la ragazza seduta sul
divano, che subito si voltò e sorrise, sempre in quel
modo secco, senza esternare il minimo sentimento.
“Sa dirmi qualcosa?” chiese poi. “Mh, per ora vorrei
dirigermi alla polizia a esaminare l’arma del delitto”
spiegò James. “Bene. Se non le dispiace, io dovrei
andare. Ho un impegno urgente, signor Williams”.
La ragazza si alzò sistemandosi il vestito e uscì dalla
villa insieme all’investigatore. “Mi prometta che
troverete Jason” disse. “Non ho dubbi, signorina”
rispose James con un sorriso. Elizabeth salì sulla
carrozza e se ne andò. James aspettava seduto su
una scomoda sedia Timothy, il capo della polizia,
in attesa di esaminare l’arma del delitto. “Ma che
piacere, Williams!” lo salutò l’uomo entrando. “Allora, hai scoperto qualcosa riguardo all’omicidio?”
chiese accomodandosi sulla poltrona. “Qualcosa sì,
ma ora, vorrei vedere l’arma del delitto” concluse
secco. “Arma? Ti sbagli, l’arma la signorina Grant
l’ha data a te!” esclamò Timothy. “Le mie paure si
sono rivelate fondate, amico mio” sospirò James. “Di
che cosa stai parlando?” chiese preoccupato l’uomo.
“Elizabeth Grant. Quella ragazza ha preso in giro tutti.
Lei è la vera assassina” spiegò James affranto. “Oh,
non dire sciocchezze! L’omicida è Jason Flatcher!”
sbottò Timothy convinto. “Quella ragazza quando
è venuta a casa mia per illustrarmi il caso, è stata
così fredda. Non aveva un velo di tristezza per la
morte tragica della sorella. Ma questo è solo uno dei
pochi dettagli che mi portano a credere che lei sia
l’assassina. Sempre questa mattina, è praticamente
corsa via da casa mia inspiegabilmente. Che avesse
fretta di fare qualcosa? Magari nascondere una prova, un cadavere, quello di Jason. Il pomeriggio mi
sono recato nella villa e ho subito notato che aveva
riordinato. Per mettere a posto una villa del genere,
a tre piani, suppongo che ci vogliano più di un paio
d’ore, lei non crede, Timothy? A mio parere, quella
casa non è mai stata messa sottosopra. E ora, la
prova inconfutabile della colpevolezza di Elizabeth:
l’arma del delitto. L’ha fatta sparire, ingannandoci
entrambi.” Il poliziotto era sbalordito. Quella ragazza
li aveva completamente presi in giro, riuscendo a
scappare con tutti i beni della sorella e compiendo
ben due omicidi. “Dobbiamo trovarla!” gridò furioso
Timothy,, alzandosi sulla sedia. “Elizabeth Grant è
già lontana” concluse James uscendo dall’ufficio
del commissario.
CLAUDIA FATTORI
III H
Recensioni
giugno 2014
THE WOLF OF WALL
STREET
The Wolf of Wall Street è un film del 2013, uscito
nelle sale nel 2014, diretto e prodotto da Martin
Scorsese, con protagonista Leonardo Di Caprio,
anche produttore, nei panni di Jordan Belfort, uno
dei broker di maggior successo nella storia di Wall
Street. Il film è l’adattamento dell’omonima autobiografia di Belfort. 1987: Jordan Belfort inizia la sua
carriera come apprendista broker a Wall Street, sotto
la guida dell’eccentrico Mark Hannah. È quest’ultimo che lo introduce a uno stile di vita esagerato
basato sul sesso e sull’assunzione di droghe di ogni
tipo per aiutare la mente a raggiungere importanti
risultati. Jordan impara anche a compiere azioni
disoneste che gli consentono di guadagnare molti
soldi, e ben presto ottiene la licenza di broker. Il
giorno stesso dell’assunzione, però, si verifica il
cosiddetto lunedì nero, e la borsa crolla, causando
il suo immediato licenziamento. Per assecondare il
suo sogno di diventare milionario, la moglie Teresa
lo indirizza allora verso un modestissimo call center
che si occupa della vendita di azioni quotate pochissimo. Grazie al suo stile aggressivo Jordan riesce
ben presto a tornare in carreggiata e a riprendere la
sua carriera di broker, ottenendo guadagni sempre
maggiori. Poco dopo il ragazzo incontra Donnie
Azoff, un suo vicino di casa ammirato dal suo stile
di vita: i due decidono di mettersi in affari assieme e
fondano un proprio studio, arruolando diversi malviventi medio -borghesi, in particolare spacciatori di
droga. Belfort li istruisce su come truffare i clienti
e ben presto lo studio si trasforma in una società,
la Stratton Oakmont. Un film completissimo che
combina parti comiche, drammatiche e narrative
in cui si possono constatare gli effetti dell’avidità
e dell’eccesso. Ha avuto anche cinque nomination
agli Oscar ma, purtroppo non ha vinta nessuna.
Pag7
STORIA DI UNA
LADRA DI LIBRI
BRACCIALETTI ROSSI
Braccialetti Rossi è una miniserie italiana, diretta
da Giacomo Campiotti che è andata in onda su
Rai 1 con un record di ascolti. Parla della storia
di sei ragazzi ricoverati in ospedale per varie
cause, che faranno amicizia tra loro e formeranno
un gruppo i “Braccialetti Rossi”. Questo nome
deriva dai braccialetti identificativi che vengono
dati durante gli
interventi chirurgici ed ognuno dei ragazzi
ne ha almeno
uno. In questo
gruppo ci sono:
i “Leader” Leo,
un ragazzo diciassettenne a
cui, a causa di
un tumore, è
stata amputata
una gamba, è
solare e sarcastico e cerca di
combattere la
sua malattia nel
modo migliore possibile; il “vice-leader” Vale,
a cui devono amputare una gamba a causa di un
tumore alla tibia, è un ragazzo timido e riservato;
“l’imprescindibile” Rocco, narratore della storia,
è un ragazzino di 11 anni in coma da otto mesi
a causa di un forte impatto con l’acqua di una
piscina nella quale si è tuffato da una piattaforma
altissima; Davide è il “bello”, ha quattordici anni,
e si trova in ospedale perché è svenuto durante
una partita di calcio nella sua scuola; è un bulletto
testardo e scontroso, che in questa esperienza
scopre il suo lato buono e affettuoso; il “furbo”
invece è Tony che è arrivato in ospedale perché
ha avuto un incidente con una moto mentre provava di
nascosto;
infine, c’è
la “ragazza” che
in questo
caso è
Cris che
soffre di
anoressia.
Questi
ragazzi si
trovano a
scontrarsi
ogni giorno con la
malattia
e con il
dolore ma
mantengono la speranza di vivere e di ritornare
a fare una vita normale. Il messaggio di questa
serie è che l’amicizia riesce a far superare anche
i momenti più difficili ed è una dei tanti valori
fondamentali della nostra vita.
CHIARA ESPOSITO 3AH
OMAR SEYAM III H
LA ROSA BIANCA
LO HOBBIT
Lo Hobbit (The Hobbit), è una trilogia fantasy
del regista neozelandese Peter Jackson, basata
sull’omonimo romanzo scritto da John Ronald
Reuel Tolkien. Essa è un prequel della trilogia di “Il
Signore degli Anelli”,
tratta dall’omonimo
romanzo do Tolkien;
gli avvenimenti si
svolgono circa 60 anni
prima del suddetto
seguito. I film non si
limitano a raccontare
la storia narrata ne
“Lo Hobbit” (che
racconta esclusivamente l’avventura
della compagnia dei
Nani per riconquistare
Erebor), ma per creare
una maggior connessione con la precedente trilogia,
vengono nel corso dei film inseriti vari episodi
tratti da altre opere di Tolkien, quali il Silmarillion
i Racconti Incompiuti e le Appendici dello stesso
Signore degli Anelli. Jackson ha anche inserito
elementi narrativi completamente nuovi rispetto
al romanzo originale (si veda, ad esempio, l’introduzione del capitano della guardia elfica, Tauriel.
Questa trilogia è per ora la mia preferita, ho visto
i primi 2 film: Lo Hobbit- Un viaggio inaspettato
e Lo Hobbit- La desolazione di Smaug … e non
vedo l’ora che esca anche il terzo.
LEONARDO BECCHIMANZI 3A H
PERCY JACKSON
E GLI DEI
DELL’OLIMPO
Percy Jeckson e gli dei dell’olimpo è una saga fantasy scritta da Rick Riordan. L’avventura di Percy,
il protagonista, inizia quando a dieci anni scopre
di essere un semidio grazie all’amico Grover che
poco dopo scoprirà di essere un satiro (un animale
mezzo uomo e mezza capra). Percy viene portato
per l’estate al Campo Mezzosangue all’interno del
quale si vive come nell’antica Grecia. Qui conosce
tanti semidei fra cui Annabeth Chase, una figlia di
Atena con la quale nascerà una grande amicizia.
Durante il suo soggiorno al campo Percy viene
riconosciuto da Poseidone come suo figlio. Dopo
breve tempo Percy scopre che l’oracolo ha una
nuova profezia. Questa profezia parla proprio di
lui… così è costretto insieme ad altri due compagni
del Campo scelti da lui (Annabeth e Grover) a
partire in un impresa che consisterà nel ritrovare
e riportare la Folgore a Zeus, la sua arma senza la
quale non può dimostrare il suo potere. Ma sotto il
furto della Folgore non c’è solo un semidio come
pensa Zeus ma… beh, spero di avervi incuriosito
almeno un pochino con la trama del 1° capitolo
della saga che vi consiglio di leggere. Personalmente questa saga mi ha appassionato perché ricca
di avvenimenti e creature della mitologia greca.
SOFIA ZANGHERI 3A H
Sophie Scholl è una studentessa universitaria
che vive con il fratello Hans in un appartamento
di Monaco di Baviera durante la seconda guerra
mondiale. La disfatta di Stalingrado ha dato un
brusco scossone al consenso nazista
e sono in molti ora tra la popolazione
tedesca a desiderare la resa. Sophie
aderisce all’associazione studentesca
La Rosa Bianca, per la quale, nottetempo, scrive sui muri frasi contro il
nazismo e la guerra, insieme al fratello
e altri membri dell’organizzazione.
Nel tentativo di diffondere volantini
all’università per diffondere le idee
del gruppo, viene notata e condotta in
una caserma della Gestapo assieme al
fratello, dal quale viene subito separata. L’interrogatorio si trasforma in uno
strenuo duello psicologico. La ragazza
mente e nega, ricorre a strategie e
provocazioni, sembra cadere e si riprende con
rinnovata forza, arrivando quasi a disarmare il suo
avversario. Le prove schiaccianti, la confessione,
e l’ultimo disperato sono il tentativo di proteggere
il fratello ed i compagni della Rosa Bianca. Il fulcro
del film sta proprio nell’interrogatorio condotto da
Robert Mohr ad una Sophie affatto
intimorita, che dapprima nega ogni
addebito quasi con divertita baldanza,
e quando si rende conto che le prove
contro di lei sono inequivocabili, si
assume tutte le colpe cercando di
proteggere il fratello e gli amici.
Mohr, un vero professionista, rimane in un certo senso soggiogato da
quella ragazza, capace di tenergli
testa con tanta fierezza. Il sottile
gioco psicologico che si instaura fra
i due è avvincente e l’ufficiale nazista, alla fine, offrirà a Sophie Scholl
una via d’uscita, attraverso la quale,
rinnegando le proprie idee, potrebbe
evitare la condanna a morte.
Germania, dittatura nazista. Liesel viene ospitata da
una famiglia tedesca composta da Hans e Rosa Hubermann, dato che i suoi genitori, erano comunisti,
rischiano di essere arrestati. Liesel all’inizio è quasi
muta dallo shock, ma il suo nuovo padre la capisce
e cerca di confortarla leggendole libri. Nella loro
via, via del Paradiso, la bambina fa amicizia con
Rudy, suo coetaneo. Durante la notte dei cristalli,
dove le SS naziste distrussero tutti i negozi gestiti
da ebrei, picchiando violentemente e portando via
questi ultimi, il giovane Max, convinto dalla madre,
scappa a casa degli Hubermann, che lo ospitano
segretamente in cantina per mantenere una promessa
fatta anni prima al padre di Max. un giorno Liesel
va a casa del borgomastro, l’uomo più ricco della
città, per una commissione e fa amicizia con la moglie che, saputa la
sua passione per
i libri le permette di prenderne
alcuni in prestito
dall’enorme libreria. Una volta
tornata a casa sua
Liesel legge i libri
a Max e gli descrive l’ambiente
esterno, dato che
lui non può uscire.
Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e la famiglia
Hubermann è costretta a fare numerosi sacrifici per
non finire in povertà; nonostante questo, passano un
Natale molto felice, Hans Hubermann porta dentro
casa della neve e, insieme a Max, si divertono con
quella. Purtroppo però poco tempo dopo Max si
ammala gravemente e sembra sul punto di morire.
Durante la convalescenza del ragazzo Liesel continua a leggergli i libri, nonostante lui sia incosciente.
Un giorno la signora Rosa Hubermann corre dalla
figlia a scuola per dirle che Max si è svegliato e sta
bene. Dopo questo episodio però il ragazzo capisce
di aver già fatto correre troppi rischi alla famiglia
Hubermann e, con grandissimo rammarico dei tre,
se ne va. Intanto la guerra continua e Hans Hubermann viene reclutato come soldato da mandare al
fronte. Liesel si conquista l’affetto dei compaesani
raccontando storie durante i bombardamenti per
distrarre la gente. Qualche tempo dopo, Hans torna a casa e sembra finalmente essersi stabilito un
sereno equilibrio. Sfortunatamente, una notte viene
bombardata via del Paradiso; tutti muoiono, eccetto
Liesel che si trovava in cantina. Alla fine una nota
positiva per la giovane ragazza c’è: dopo molto
tempo, Max ritorna dal luogo dove era fuggito.
FEDERICA ROSSI 3H
OMAR SEYAM III H
UN TRENO PER VIVERE
PEARL HARBOR
Rafe e Danny sono due grandi amici che sin da
piccoli sognano di diventare piloti. Scoppia la
seconda guerra mondiale e il sogno si avvera:
vengono arruolati nell’aviazione americana.
All’arruolamento Rafe, romantico ed espansivo,
s’innamora dell’infermiera Evelyn. I due, dopo
qualche settimana, s’incontrano a New York con
i loro rispettivi amici per trascorrere una serata
in allegria. Qui Rafe comunica ad Evelyn che
la mattina seguente partirà volontario per la
guerra in appoggio alla RAF essendo in quel
momento gli USA ancora neutrali. I due quindi
si separano con la promessa di scriversi e di
rivedersi al ritorno di Rafe. Evelyn, Danny e gli
altri ufficiali vengono trasferiti di stanza a Pearl
Harbor, la principale base navale americana nel
Pacifico. Dopo qualche giorno arriva una terribile notizia: l’aereo di Rafe è stato abbattuto in un
duello aereo sopra la Manica e quindi lui viene
creduto morto. È proprio Danny, come Rafe gli
aveva chiesto prima di partire, a dover dare la
brutta notizia ad Evelyn. Passano alcuni mesi,
Danny ed Evelyn si incontrano casualmente e
decidono di passare la serata assieme; Danny,
introverso e impacciato, si sente coinvolto
dalla ragazza, ma è molto dubbioso su come
comportarsi. Evelyn è colpita da Danny, ma
ancora non riesce a dimenticare Rafe, così le
sue amiche la convincono a vivere la sua vita
lasciandosi alle spalle il ricordo del vecchio
amore. Evelyn decide quindi di farsi coraggio e
di andarlo a trovare. Danny, rischiando l’espulsione dall’esercito, la porta con l’aeroplano a
vedere il tramonto sul mare, e la serata prosegue
romanticamente. Danny, s’innamora follemente
ed Evelyn, nonostante lo stato di confusione, si
lascia trasportare dall’entusiasmo del giovane
e decide di vivere la sua nuova storia. Qualche
tempo dopo avviene un evento straordinario:
Rafe, che era sopravvissuto e era stato salvato
da un peschereccio francese, viene reintegrato
presso il suo vecchio reparto, ma non riuscendo
ad avvisare arriva a sorpresa. I tre, con sentimenti diversi sono sconvolti dall’imbarazzante
situazione che si è creata. L’amicizia dei due
sembra rompersi e, nonostante Danny cerchi
di fare tutto il possibile per far tornare le cose
come prima, Rafe vive la cosa con grande
dolore, finendo per provocare una rissa nel
locale notturno in cui si erano incontrati. La
mattina dopo vengono svegliati da un rumore
insolito: sono i giapponesi che attaccano Pearl
Harbor. La scena è catastrofica, centinaia i morti
e i feriti, decine i mezzi distrutti. Dimenticando le loro questioni personali Rafe e Danny
riescono a raggiungere uno degli aeroporti
della base, a decollare con due caccia ed ad
abbattere alcuni Giapponesi. Per il presidente
Roosevelt il tradimento del Giappone non può
essere perdonato. I migliori piloti dell’aviazione
americana vengono inviati in una pericolosa
missione: bombardare le industrie belliche di
Tokyo. Prima che partano, Evelyn comunica a
Rafe di essere incinta e gli chiede di mantenere
il segreto con Danny per evitare di distrarlo
in guerra. Prima di andarsene gli dice che lo
amerà per il resto della sua vita. Effettuato
l’attacco gli americani terminano il carburante
e atterrano come previsto in territorio cinese.
Purtroppo però le informazioni erano sbagliate
e si ritrovano circondati dai giapponesi, che
cercano di catturarli. Danny, per proteggere
Rafe, viene colpito a morte. Rafe, negli ultimi
momenti di vita di Danny, gli dà la notizia
della gravidanza di Evelyn e scongiura il suo
amico di sopravvivere per il bambino, ma
Danny, sul punto di morte, lascerà suo figlio
a Rafe. Al rientro in patria, Rafe e Evelyn si
prenderanno cura del bambino, chiamandolo
Danny e formando una famiglia.
GIORGIA CALCINELLI 3A H
“Un treno per vivere” è un film del 1998 diretto
da Radu Mihaileanu. Il film è ambientato nel
periodo della persecuzione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli abitanti di un piccolo
paesino di montagna, composto solo da yiddish
ebrei, vengono a sapere che i tedeschi nazisti sono
arrivati in un paese vicino al loro. Sono tutti molto
spaventati e iniziano a
pensare a una possibile soluzione. A un
certo punto, il pazzo
del villaggio, Schlom,
ha un’idea: costruire
un falso treno di deportati e fuggire in
Palestina. Nonostante
le molte polemiche,
il progetto ha inizio.
Dopo qualche tempo
il treno part. Durante
il viaggio si verificano
non pochi problemi:
continui litigi tra gli
ebrei più religiosi e
conservatori e quelli
che simpatizzano per idee comuniste, il finto ufficiale tedesco che diventa sempre più autoritario. A
fianco di questi episodi negativi ci sono però anche
la forte speranza dell’arrivo in Palestina e le tipiche
celebrazioni religiose. C’è un grosso spavento
quando incontrano un treno di deportati che loro
credono vero, ma dopo scoprono che i componenti
non sono altro che zingari che, per sfuggire alle
persecuzioni, avevano avuto la loro stessa idea
e li fanno salire sul loro treno. Poco tempo dopo
iniziano dei bombardamenti, ma, dato che loro si
trovano sulla linea di confine, sono salvi. Il film
finisce con Schlom che viene mostrato in un campo
di concentramento: si spiega così che tutta la storia
del treno e della fuga in Palestina è frutto della sua
follia. Questo film, secondo me, nonostante possa
sembrare apparentemente una commedia, è molto
drammatico e illusorio, dato che per tutto il tempo
pensi che queste persone siano su un treno verso la
salvezza, mentre alla fine è tutto falso.
FEDERICA ROSSI III H
giugno2014
VOLANDO CON LA FANTASIA
Matteo Righertti 1H
Pag8
Cristian Neri 1H
Noemi Miriello
Michela Chorna 1H
Caterina Panigalli 1H
Nina Ligi 1H
Denise D’Alesio 1H
Viola Sofia Neri 1H
Marika Abazia 1H
Fabio Urbinati 1H
Io... Io... e
giugno2014
QUAL E’ IL TIPO DI
AMBIENTE CHE
VORRESTI IMITARE?
Beh. Se fossi “un ambiente” vorrei esserne uno
piovoso. Ma non proprio un ambiente piovoso.
Ma una nuvola in particolare che lascia scendere
acqua sulla terra. E sai perché vorrei essere una
nuvola? Perché la pioggia fa compagnia soprattutto
alle persone sole, quelle, deluse, sì proprio quelle
persone che aspettano
la pioggia, forse l’unica
a farle compagnia. Poi
vorrei essere una nuvola
che piove per ridare vita
ad un ramoscello che
sta per morire a causa
del terreno troppo arido.
Vorrei essere la pioggia
perché mi divertirei tantissimo a vedere i ragazzi
all’uscita da scuola con i
libri in testa, correndo e
cadendo nelle pozzanghere da me create. Lo vorrei
anche essere, perché ogni innamorato merita un
bacio sotto l’acqua. Vorrei essere una nuvola che
riuscisse a portare acqua ad un popolo assetato.
Vorrei anche piovere accompagnata da fulmini e
lampi per tutta la notte, infastidendo le persone nei
propri sogni. Vorrei far fiorire i fiori. Vorrei creare
arcobaleni, rendendo felici tutti i bambini. Vorrei
essere una goccia essenziale per il mondo. Vorrei
portare solo felicità.
SOFIA TIRAFERRI III I
UNA MAMMA PROF.
NELLA PROPRIA
SCUOLA!
Avere una mamma prof. nella propria scuola può
essere un grande vantaggio, ma pure una grande
seccatura … I vantaggi? Cominciamo col dire che
se stai male la puoi chiamare senza neanche mettere
un dito sul telefono (anche se non può portarti a
casa), poi se ti succede qualcosa in fatto di bullismo
… veramente non lo so per certo, ma credo sia un
ottimo metodo per non farsi umiliare o pestare.
Certamente sono molti altri i vantaggi, ma passiamo
agli svantaggi: se fai qualcosa di male, lo viene a
sapere immediatamente (sigh.), e se hai fame o sei
stanco e lei chiacchiera con gli altri prof… è una
vera tragedia con la T maiuscola!!! Se si prendono
brutti voti, è difficile nasconderlo e l’unico modo
è cancellare i voti sul registro, impedirle di parlare
con il prof. o la prof. che ti ha dato il brutto voto per
almeno un mese (cosa praticamente impossibile),
è drogare o ubriacare il prof. metti – brutti – voti,
o, se ne esistesse uno, convocare un mago e fare al
prof. un incantesimo di memoria. Quindi, valutando
i pro e i contro, avere una mamma prof. nella propria
scuola è uno svantaggio notevole!!!
PIETRO GESSAROLI 1 H
MUSICA
La musica è sempre esistita nella storia dell’umanità, anche se nel tempo è cambiata molto fino ad
arrivare a diversi generi presenti oggi. La musica
è sempre insita nella natura: il canto degli uccelli,
il susseguirsi regolare e continuo del giorno e della
notte e tutti i vari rumori presenti in natura. Già gli
uomini primitivi usavano la musica come rimedio ad
alcune malattie: essi, infatti, avevano capito che la
musica influiva sul comportamento di una persona
rendendolo più forte o indebolirlo. Questo ruolo curativo è riconosciuto anche oggi. Ma tutti possiamo
usufruire e godere del beneficio delle note musicali.
La musica, infatti, può essere usata anche a scopo
di divertimento e relax. Il suono di ogni nota aiuta
a distrarsi e a recuperare le forze per affrontare al
meglio la propria quotidianità. La musica può anche
diffondere coraggio a chi si sente triste o esaltare
un momento di particolare gioia. Molto spesso chi
è felice canta a squarciagola quei pezzi che si addicono alla contentezza provata. La musica, quindi,
può risolvere
problemi che
ci troviamo
quotidiana mente ad affrontare oppure sottolineare
la felicità che
si sente dentro. Diventa,
quindi, nostra
amica, confidente, sicura e ottimo consigliere.
Ma la musica può essere anche l’espressione di
sentimenti e di comportamenti comuni. In questo
caso esalta l’apparenza di un singolo all’interno
di uno specifico gruppo sociale. Nascono così,
gli inni patriottici come l’inno dell’Italia, creato
per la nascita di un’unica nazione, ma composte
da Mameli. Infatti ascoltare l’inno in occasioni
importanti ti da un emozione bellissima. La musica, come abbiamo detto, è anche un esempio di
solidarietà. Tutto quello che vi ho raccontato per
me è verissimo, infatti la musica è, VITA. Una vita
senza musica sarebbe impensabile!
NOEMI MIRIELLO 1A H
LEGGERE
Io leggo molto, e non so some farei senza i miei
libri. Alcuni ragazzi non leggono mai, ma non sanno
cosa si perdono! I libri sono capaci di trasportarti
in un altro mondo, facendoti sentire un po’ come
il protagonista. Non so voi, ma io, quando leggo,
ho bisogno di calma e tranquillità o magari di un
posticino tutto mio, dove nulla può disturbarmi.
Durante l’inverno mi rifugio nella mia stanza, ma
d’estate è ancora più bello, perché posso stare a
leggere all’aria aperta, oppure all’ombra di un
albero. I miei libri preferiti sono la saga di Harry
Potter (di J.K. Rowling) e quella di Hunger Games
(di Suzanne Collins), di cui sono stati fatti anche
i film, ma non sono assolutamente paragonabili ai
libri! Potrei leggerli un milione di volte e non mi
stancherei mai. Sono davvero “innamorata” della
lettura. Sono l’unica?
CLAUDIA FATTORI 3A H
Pag9
MODE
LE ULTIME NEWS SULLA MODA
La moda di oggi è una delle tante cose che non
capiamo del mondo, cerchiamo di creare nuovi
look, ma non sempre ci riusciamo con buoni
risultati. Le “vittime” sono gli adolescenti, le
nuove generazioni, che non sanno nemmeno quali
calzini comprare: rossi o blu? I negozi? Non ne
parliamo! Li affollano, sono pieni di ragazzi che
vanno lì senza neanche un idea di cosa comprare,
le tipiche persone che si vogliono vestire da cloun,
con i pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e le
calze di Arlecchino in bella mostra! Altri, invece,
seguono la moda delle scarpe indossando quelle
che hanno tutti oggi, le vans, per cui spendi 70 euro
al prezzo di un giorno, perché la suola essendo
attaccata con il vinavil ti si stacca continuamente.
Dei ragazzi invece vanno in giro con l’accappatoio, ovvero quel giubbotto fatto con una stoffa
sottilissima e, per dare un tocco di originalità,
una fascia legata alla vita, che la fa sembrare la
cintura di karate! Queste sono le tipiche mode
di oggi … Un consiglio da amiche? Non cadere
nella trappola!!!
“ADDIO… A RIMINI”
Mi sta aspettando una settimana di vacanze, sole,
allegria, spensieratezza e divertimento e tutto ciò si
realizzerà salpando sull’aliscafo che mi condurrà in
Croazia; eppure una strana sensazione di tristezza e
malinconia sta fiorendo dentro di me. Piano, piano
il traghetto si sta allontanando dal porto, colmo di
vele dai tanti colori, che lo rendono allegro come
arlecchino. Vedo l’albeggiare del sole specchiarsi
nell’acqua limpida, i pescatori raccogliere le reti
dopo una nottata passata a far abboccare canocchie,
vongole e sgombri ed i primi pescivendoli che
allestiscono le proprie bancarelle. Allontanandomi
sempre più dalla riva, è per me impossibile non notare
il faro, simbolo, per noi gente di mare, caratteristico
ed emblematico, che in tante notti dominante dalla
nebbia abbiamo sentito fischiare. Ora riesco ad
intravedere, anche la scultura dell’ancora di Piazza
Boscovich, la quale mi riporta a quando da bambino
tentavo di scalarla e correvo intorno ad essa. La nave,
ora, salpata da una decina di minuti, è a chilometri
di distanza dalla costa adriatica, però si può ancora
godere di un panorama multicolore ricco di lettini
ed ombrelloni e di limpide onde che si infrangono
dolcemente sulla sabbia dorata e pianeggiante.
Tutto sembra fantastico, tutto sembra un sogno ma
purtroppo non lo è: anche se me ne andrò una sola
settimana in vacanza dovrò dire addio momentaneamente alla mia Rimini…
LUCA PIGOZZI 3A M
ALESSANDRA BECCHIMANZI – SARA SQUARZONI 2A H
IO E IL BOSCO: UNA COSA SOLA
Ah! Che bella giornata. Tutto splende qua nel bosco,
sembra una magia. Mi trovo a camminare a fianco di
un fiume, le gocce di rugiada scintillano sulle foglie
e tutto è perfetto. Dentro l’acqua noto dei pesci di
vari colori, nuotano vicini e sembrano formare un
arcobaleno. In effetti pare
che il cielo si trovi sotto i
miei piedi, che il mondo si
sia capovolto. È incredibile
come l’acqua rifletta le cose!
Ora sto camminando sopra
le nuvole, riesco a volare.
Continuo il mio cammino,
accompagnata da un soffice
vento che mi accarezza il
viso, come una madre al suo
bambino. Durante il mio percorso incontro un albero, mi stringo al suo tronco e divento corteccia,
possiamo essere differenti e simili allo stesso tempo,
nello stesso modo, siamo una cosa sola. Non sono
più io: mi sento forte come una roccia, leggiadra
come il vento, semplice, ma appariscente come
una farfalla. Sta calando la notte, ma non ho paura
perché io sono la notte, io sono il bosco. Penso che
si siano svegliati gli animali notturni,
vedo tanti occhi intorno a me, non
sembrano animali, ma alberi a cui è
stata donata la vista. Sento rumori,
qualsiasi cosa si sta muovendo, tutto
è vivo di notte. In effetti ho un po’
paura, per fortuna stanno arrivando
le lucciole, che formano, riunite, un
grande cerchio giallo, forse il sole
è venuto a trovare la luna. Al mio
risveglio le lucciole sono sparite e il
sole splende in cielo. Non dimenticherò mai il mio caro bosco incantato! Quel luogo
diventava particolare in mia presenza ed io ero unica
grazie a lui .GIORGIA GIANNINI 2a I
Una “stoccata”
alla disabilità
Nell’ambito del progetto proposto dal CIP (Comitato
Italiano Paralimpico) “Tutti per uno, uno sport per
Tutti”, dove sono state coinvolte diverse scuole della
provincia, le classi 3^M e 3^G della scuola media
Bertola hanno potuto vivere un’esperienza motoria
“unica” e “speciale” con la collaborazione della
società sportiva “il Circolo della Spada”.
In compagnia dell’istruttrice Paola abbiamo vestito
la maschera autentica immedesimandoci in schermidori professionisti. Una nostra compagna, Gaia,
ha avuto il piacere di allenarsi insieme ad un’atleta
campionessa della scherma paralimpica che si è
gentilmente prestata a tirare con lei. Anche Vichy
è riuscita a sentirsi partecipe di questa esperienza
fantastica, maneggiando una vera spada e verificando
mediante il cartellone luminoso le sue abilità!
GRAZIE!!!!
GAIA E CHIARA 3° M
lO SPORT CONTINIA IN ULTIMA
giugno 2014
IL PRIMO RICORDO
DI SCRITTURA
Per esprimere i propri sentimenti e anche le proprie idee, i propri sogni si può disegnare oppure
scrivere. Tutte due le cose mi piacciono perché ho
tanti pensieri nella testa e nel cuore da esprimere
e da fissare su un foglio! Ho imparato a scrivere
grazie ad un’amica di mia mamma che mi diceva
sempre di comporre una piccola frase per la Festa
della mamma e per il suo compleanno. Si chiama
Tita e, naturalmente, anche lei viene dall’Ecuador
e, infatti, prima vivevamo insieme. All’inizio io
dicevo le frasi e lei scriveva su un foglio dove poi
io facevo un disegno e la mia firma. Di solito erano
cuoricini di tutte le grandezze del mondo, poi pian
piano ho imparato a scrivere da sola delle frasi.
Naturalmente è stata la scuola a insegnarmi i segreti
delle lettere che unite insieme formano le parole che
unite formano le frasi. Quante A…, quante B…ho
scritto nel quaderno della prima elementare! Erano
solo le iniziali di alcune paroline: M mano, C casa,
A ape. Poi un giorno finalmente … avevo sei anni,
ero in cucina e mia mamma stava cucinando, quando
ad un tratto mi è venuto in mente che cosa regalarle
per la Festa della Mamma: una poesia scritta da me.
Naturalmente Tita non c’era perché era al lavoro e
così ho dovuto arrangiarmi da sola. Osservando la
mamma, pensavo quanto fosse bella e importante
per me e così il mio pensiero è diventata una poesia
che ho scritto per lei. Cominciava così: “Tu sei
unica al mondo…”
Io... Io... e
ADOLESCENZA
Adolescenza: periodo della vita che va dai 12 ai
18 anni, nel quale sei troppo piccolo per fare la
metà delle cose e troppo grande per fare l’altra
metà; periodo di cui fanno parte quei ragazzi che
commettono più sciocchezze al mondo. Quelli che
si sentono tutto o niente allo stesso tempo. Quelli
che piangono di notte invece di dormire. Quelli
che ridono fino a farsi venire il mal di pancia.
Quelli che si nascondono dietro ad uno schermo
luminoso. Siamo quelli che si giurano “per sempre” e il giorno dopo ritrovano il proprio migliore
amico con uno sconosciuto che ha preso il suo
posto. Siamo quelli che ricevono tante delusioni,
ma siamo in grado di rialzarci da soli. Quelli che
mettono chili di mascara e fondotinta per piacersi
un po’ di più. Quella generazione che va dietro ad
amori impossibili. Quella che viene assordita dagli
“addii” silenziosi. Quella del sabato sera. Quella
generazione che va dietro alla moda e alla massa.
Quella che ha paura. Siamo i ragazzi che stanno
Pag10
DA GRANDE VORREI
FARE…
Tutti noi da piccoli pensiamo di voler fare un certo
lavoro, come il veterinario, lo scienziato, il maestro
o il dottore ma crescendo bisogna incominciare
ad avere le idee un po’ più chiare. Da piccolina
volevo fare la veterinaria, ma poi ci ho ripensato
pensando agli
interventi chirurgici che avrei
dovuto fare agli
animali quindi
avevo deciso di
fare la maestra,
ma pensandoci
bene ho deciso di
cambiare perché
mi sarei dovuta
sgolare per farmi ascoltare dai bambini, poi la
psicoterapeuta infantile, la psicologa perché
quando frequentavo la terza due mie amiche
litigavano in continuazione allora venivano da
me per essere aiutate, quindi ero diventata la
loro “risolvi problemi”, poi è arrivata la voglia
di fare il medico, perché avevo promesso a mia
La mamma
firma che,
dellaquando sarei diventata grande,
l’avrei curata.
La pediatra perché mi piacciono i
Costituzione
Italianabambini, la stilista perché mi piace disegnare e
infine sono arrivata a una conclusione… voglio
fare… la ginecologa, perché è di aiuto alle donne
soprattutto nel momento più bello della loro vita:
la maternità. “dopo tanta indecisione ho capito e
avrete capito, che mi piace aiutare le persone”!
LESLEJ JOANA MOTOCHE 1A I
MARIKA ABAZIA 1A H
IL PARCO: LA MIA
CASA!
Quando avevo sei anni i miei genitori decisero di
comprare una nuova casa più vicina alla mia scuola
e più grande dell’appartamento in cui abitavamo.
Dopo molte case viste, trovarono la casa perfetta:
grande, bella, vicina alle nonne e, la cosa migliore, è
che era sul parco dove mia nonna mi portava sempre
a giocare. In quel parco conobbi una bambina, la
mia nuova vicina di casa, che diventò la mia nuova
migliore amica. Sono passati gli anni e tante avventure ho vissuto nel mio adorato parco insieme
alla mia amica del cuore. In tutte le stagioni era
sempre bellissimo per me, bambina piena di sogni
che non avrebbe mai tolto gli occhi da quegli alberi
che parevano grattacieli con in cima delle foglie
che in autunno cadevano ricoprendo l’erba tenera
con colori luminosi, vivaci che pareva volessero
giocare; sembrava un quadro dipinto con tutti i colori
più belli del mondo. I giorni passati a guardare il
cielo d’estate coi suoi mille colori inghiottiti dal
forte azzurro che cercava di farli sparire senza però
riuscirci totalmente, le sere passate a scrutare il cielo
in cerca di stelle cadenti che quasi mai trovavamo,
ma apparivano nei nostri occhi sognanti. L’inverno
con il bianco della neve o la nebbia che rendeva
spettrale il paesaggio. Tutta la gioia provata in
quel parco sommergerebbe il mondo intero se
solo diventasse acqua e lo travolgerebbe come un
tornado se fosse vento; la forza della mia felicità
lo potrebbe distruggere involontariamente, ma è
chiusa nel mio cuore, nei miei ricordi. Sembra un
sogno: una giornata estiva in compagnia della mia
compagna di giochi ed i nostri cani. Potevamo essere
tutto ciò che volevamo in quel luogo magnifico che
a volte era una fitta foresta con tigri e leoni e, altre
volte, una casetta accogliente formata da rami e
cespugli. Dopo sei anni passati a guardare sempre
quello stesso mucchietto di alberi, mi sembra ancora
magnifico e mi può ancora trasportare in mondi
fantastici. Con la sua magia è ancora il posto che
mi fa battere il cuore e che lo farà per sempre con
il ricordo degli anni più belli della mia vita.
GIULIA MONTI 2A D
LA PRIMA LETTURA
L’unica lettura che mi ricordo di quando ero più
piccola è una storia per bambini, si chiamava “La
streghetta al supermarket” ed era ambientata, appunto, in un supermarket. Parlava di una streghetta
che si svegliava una mattina e decideva di andare
a comprare una scopa nuova. Questa streghetta
però combinava un sacco di pasticci. Il libro era
assolutamente adatto ai bambini
più piccoli, anche perché era
scritto in stampato maiuscolo.
Mi ricordo che mi era piaciuto
molto e che lo leggevo e rileggevo molto spesso perché era divertente. Era composto da poche
pagine e non aveva una morale,
era solo un libro comico. Tutte le
persone che apparivano nel libro
avevano nomi buffi. Era pieno di
disegni che servivano a far capire
meglio la storia ai bambini e mi
ricordo che l’ho letto in prima elementare. E’ stato
uno dei miei libri preferiti. L’ho ricevuto a scuola
per Natale, come dono delle maestre e, secondo
me, era proprio il migliore tra tutti !!!
SIRIA MANCINI 1A I
più fuori casa che dentro. Siamo quelli che vanno
al mare il 25 aprile. Siamo quelli del “selfie”.
Siamo quelli belli da morire che non si piacciono
mai. Siamo quelli che incontrano occhi azzurri con
occhi marroni. Siamo quelli del “non ho niente da
mettermi” mentre abbiamo l’armadio colmo di vestiti. Siamo quelli che vivono con un paio di cuffie
sempre nelle orecchie. Siamo la generazione che
vuole scappare dal mondo. Quella del primo bacio.
Delle corse sotto la pioggia. Quella dei “migliori
amici” che diventano sconosciuti. Quella che vuole
cambiare, ma non ci riesce. Quella generazione a
cui piace il brivido del pericolo. Quella generazione
a cui piace ridere, ma non fa altro che piangere.
Quella dei “ho 18 anni adesso me ne vado via”.
Quella generazione incompresa dai familiari. Siamo quelli dei 5 nelle espressioni e gli 8 nei temi.
Siamo quelli che aspettano il cambiamento. Siamo
quelli che si innamorano di persone che sono solo
in grado di distruggerci. Siamo quelli che abbiamo
bisogno di aiuto. Siamo quelli che hanno tantissimo
dolore dentro, ma lo nascondono dietro un sorriso.
Siamo quelli del “va tutto bene”mentre in realtà
va tutto male. Siamo quelli che accarezzano più
schermi luminosi che volti. Siamo quelli di Face
book – WhatsApp- Ask – Twitter – Instagram.
Siamo quelli che si abbracciano. Siamo quelli dei
“a domani”. Siamo quelli della città. Delle figuracce
con gli amici. Quelli del “non ce la faccio più”.
Quelli che smettono di mangiare perché non si
piacciono abbastanza. E la sapete una cosa? Quando
cresceremo, tutto questo ci mancherà da morire!
SOFIA TIRAFERRI 3A I
LA SCUOLA E’ COME
UN BOSCO PIENO
DI CACCIATORI
Il perché di questo titolo? È la verità! Ogni professore di questa scuola sembra abbia frequentato un
corso fatto apposta per trovare gli alunni distratti
o quelli che non hanno fatto i compiti a casa!
Ognuno di loro segue sempre lo stesso schema
per scovarli: il prof. vede che l’innocente alunno
è distratto, all’inizio fa finta di niente, aspetta il
momento in cui perde il segno della spiegazione e
poi, improvvisamente, gli chiede dove sono arrivati e così lo becca! È un incubo, non è un bosco,
ma una riserva di caccia e le prede sono gli alunni
che non possono scappare!!! L’esempio che ho
fatto è su come scovare chi non è attento, ma per
i compiti non fatti è ancora più difficile! Prima il
professore si comporta in modo aggressivo, così
l’alunno senza compiti si spaventa, il prof. lo nota,
quindi gli fa la domanda più difficile dell’esercizio,
di sicuro la vittima non saprà rispondere e cadrà
inevitabilmente nella sua trappola! Voi, leggendo
quello che ho scritto pensate che per divertimento mi
sia inventato tutto: non è vero!!! Neanche i genitori
ci credono, perché pensano che esageriamo sempre
con le lamentele, ma tutte le mattine noi studenti
dobbiamo affrontare, stanchi e assonnati, questo
incubo e cercare di sopravvivere!!!
ANDREA PENSERINI I H
IN MESSICO CON LA
MIA FAMIGLIA
Sono partita al mattino presto per prendere il volo
da Madrid a Cancun in Messico. Con me c’erano
la mia famiglia e le mie cugine con i loro genitori.
L’hotel dove eravamo era molto grande con delle
camere stupende. Nelle stanze c’era anche la vasca
idromassaggio mi sarebbe piaciuto tanto farla, ma
non ho potuto, perché era un po’ sporca. Il terzo
giorno di vacanza abbiamo visitato il sito Maya,
vicino a Playa Paradiso, un posto sul mare. Ho visto
i resti di quattro castelli Maya, la guida che era con
noi ci ha scattato una foto davanti a un castello. Il
UN SOGNO CHE
DIVENTERÀ REALTÀ
Quando una persona ha un sogno deve portarlo avanti e crederci fino in fondo. È meraviglioso qualsiasi
cosa sia. Io adoro cantare, e sogno di diventare una
cantante. I primi requisiti sono quelli di affidarsi
alle persone care, ma anche a dei professionisti
che ti possono consigliare. L’importante è che tu
creda totalmente nelle tue capacità e nel sogno
che hai, e continui a portarlo avanti con costanza
e disciplina: provare, provare e provare ancora,
sempre con fiducia. L’ultimo requisito, quello più
importante è non ascoltare i giudizi negativi degli
altri. Se ti fai condizionare vuol dire che non hai
coraggio, che hai paura e vuoi solo che gli altri
l’abbiano vinta. Ricordati che TU SEI SPECIALE,
e solo se credi in te stesso, niente e nessuno potrà
distruggere il tuo sogno!
IL PASSAGGIO DEL
FRONTE E IL RITORNO
A CASA DI MIA NONNA
Verso la fine della guerra (1943/1944) la mia nonna
aveva solo tre anni.
Lei si ricorda alcuni avvenimenti, essendo solo
una bimba. Si ricorda dello sfollamento, quando i
Tedeschi avevano preso la città e Rimini era sulla
linea del Fronte contro gli alleati; in questo primo
sfollamento lei e la sua famiglia si erano spostati
prima dai parenti a San Lorenzo monte e poi si
erano rifugiati nella grotta del prete, ovvero di
fianco a casa dei suoi parenti (abitavano davanti
alla chiesa). Ma dopo alcuni mesi si erano dovuti
spostare ancora, visto che quel luogo non era più
sicuro; a piedi si erano spostati da San Lorenzo
monte a Ospedaletto, lei sulle spalle del suo babbo.
Si ricorda benissimo che nel tragitto, nei campi,
c’erano le carcasse morte delle mucche e anche
i cadaveri delle persone che non avevano fatto in
tempo a fuggire dai bombardamenti. Si recarono da
un amico del suo nonno, un fattore che li ospitò in
una stalla, in mezzo alle mucche (mia nonna aveva
molta paura delle mucche perché mentre dormiva
veniva svegliata dai loro muggiti, lì a pochi metri
di distanza, e che stava “attaccata” a suo babbo per
la paura). Una volta tornata a casa di fianco alla sua
abitazione c’era un accampamento di inglesi, con
le tende e con anche la garitta con le sentinelle, lei
aveva fatto amicizia con gli inglesi, la sentinella
di nome Maindra (molto probabilmente un soldato
reclutato dalle colonie inglesi) la portava dal suo
nonno alcune case più avanti, e la chiamavano
tutti “Marilù”, un nomignolo ispirato al suo nome,
Marisa. Quelli dell’accompagnamento le facevano
i regalini: cioccolata, le così dette “cicche americane”, l’uovo in polvere che veniva usato per fare
la pasta, tè, caffè. La mia bisnonna, essendo una
sarta, faceva ai soldati inglesi le camicie con la seta
dei paracaduti, gli faceva anche gli impermeabili
con la stoffa delle tende e con le coperte militari,
cappotti e giacconi. Quando gli inglesi alla fine
della guerra, sono dovuti tornare a casa, Morgan, un
altro amico inglese, ha regalato alla mia bisnonna
la riproduzione di una statua antica che aveva preso
in Grecia, e siccome non poteva portarla via perché
pesava molto, l’ha lasciata ai genitori di mia nonna,
anche per sdebitarsi dell’aiuto donato in quei mesi.
Ora quella statua è a casa mia, perché mia nonna
l’ha donata a sua volta a mia mamma. Con alcuni
soldati inglesi era rimasta in contatto, le mandavano
le cartoline e alcune foto che avevano sviluppato, e
spedivano dall’Inghilterra delle lettere con i saluti
alla loro cara Marilù o gli auguri di Natale.
BEATRICE POGGI 3A H
MIO PADRE …
Se vedete in giro un uomo alto, cicciotto, con
una faccia paffuta, rotonda, simpatica, con delle
guance morbidissime e con una folta barba, allora
è mio papà Luca. Mio papà è veramente ironico
e affettuoso, è sempre dietro a non fare mancare
nulla a me, mio fratello e mia mamma. L’unica
cosa che, a volte non mi piace di lui, è il suo
carattere quando si arrabbia e poi il suo lavoro!
Il suo lavoro non mi piace perché sta via di casa
certe notti e soprattutto non mi piace il fatto che
ha delle missioni in Afganistan, come due anni fa
che è stato via sei mesi! Mio papà si veste sempre
alla moda e solitamente indossa pullover, jeans
e scarpe sportive. A mio papà, come a me, piace
andare a fare dei giri all’Iper e magari, acquistare
qualcosa. Un suo difetto è quello di avere l’armadio
pieno di maglie nuove che non mette spesso, per
questo io e mia mamma glielo diciamo sempre e a
volte lo prendiamo in giro! Mio papà è una persona
speciale e sa sempre come risolvere qualsiasi tipo
di situazione per questo io mi sento tranquilla e al
sicuro se vicino a me ci sta lui! Il mio papà è bello
dentro e fuori e dietro a quel suo sguardo, a volte
serio e brusco, si nasconde un cuore immenso ed
io sono molto fiera di lui!
SARA PIZZI 1A F
TEA SUCCI 1A H
LA MIA PRIMA ESPERIENZA DI LETTURA
quarto giorno abbiamo nuotato insieme ai delfini.
E’ stata una bellissima esperienza, ho accarezzato i
delfini erano morbidissimi e lisci, erano molto affettuosi e ho dato loro da mangiare del pane. Mi sono
piaciuti i “ciurros” delle frittelle che mangiavamo
per dolce. Il piatto tipico messicano é il “nacios”
con il “wakamole” un condimento piccante. Mi è
piaciuta molto questa vacanza spero un giorno di
ritornare in MESSICO!
GIULIA ANTOLINI 2A F
La mia prima esperienza di lettura ha avuto inizio
appena ho imparato a leggere, in prima elementare.
Leggevo libri di Geronimo Stilton consigliati da
una mia amica, anche lei grande lettrice. Poi, piano
piano, i miei gusti sono cambiati: da Geronimo ai
gialli, agli horror e per finire, ai fantasy che tuttora
adoro. Quasi tutti i giorni, appena iniziato a leggere,
ero in biblioteca o in libreria a prendere libri. Penso
che la lettura sia un viaggio stupendo che ti porta
in posti bellissimi, immaginari o reali senza che tu
debba preparare le valigie o prenotare l’ aereo. Basta
aprire un libro e cominciare a leggere.
FELICIA PACI 1A I
MIO FRATELLO
Io sono Beatrice e ho un fratello di nove anni che si
chiama Gabriele. Ci sono tanti bambini che hanno
fratelli o sorelle che non vorrebbero avere, invece
per me è il contrario, avere un fratello è bello perché
ad essere figlia unica mi annoierei. Secondo me chi
ha fratelli o sorelle è molto fortunato. Pensate che
a me piacerebbe avere un altro fratello oppure una
sorella. Combina abbastanza guai, però quando sono
triste, lui mi tira su il morale perché è già sciocco
di suo. Anche se mio fratello è sciocco, prende
un sacco di bei voti a scuola, non so come faccia!
Entra in casa: mamma ho preso 9 nell’interrogazione, oppure verifica di matematica ho preso 10,
insomma a scuola è un genio. Io adoro mio fratello
e ne vorrei avere altri come lui perché è speciale.
BEATRICE LUPIOLI 1A H
Io... Io... e
giugno 2014
MI ILLUMINO
D’IMMENSO
È da quando ero piccola che ho la certezza di non
appartenere alla città; le sue strade asfaltate, i negozi e il rumore non sono per me. Ogni anno, nello
stesso periodo sono certa di aver trovato il posto
per me perché arriva quel momento in cui riesco a
immergermi nella luminosa bellezza dell’universo e
sentirmi parte di esso. È estate e io sono nel posto più
bello del mondo: sono in montagna, il sole splende,
il cielo azzurro si intravede tra le foglie del bosco,
gli uccellini cantano e se potessi
starei quassù per
sempre. A tremila metri di quota
con il sole che mi
scalda la pelle e il
venticello fresco
che mi agita i
capelli dopo una
faticosa scalata:
ecco quando mi
illumino d’immenso!!! Quando sono immersa
nella natura a
contatto con tutte le meraviglie della terra so finalmente di aver trovato il mio posto perché ho la
certezza di appartenere a qualcosa e di non essere
qui per caso. È strano che io che vivo in città tutti i
giorni della mia vita stia parlando di natura eppure
illuminarmi d’immenso vuol dire trovare un posto
dove tutte le creature dell’universo sono in armonia
e dove posso essere parte di esso e queste sensazioni
me le da solo la montagna. Molti penseranno che non
ci sia niente di magico nello scalare una parete di
roccia o nel camminare in mezzo al bosco sentendo
solamente gli scarponi sulla terra, ma si sbagliano
perché stare appesa su un precipizio contando solo
sulle mie forze mi da un brivido di eccitazione che
nessun paio di scarpe alla moda potrà sostituire.
Ogni istante, ogni volta che rischio di cadere giù
dalla montagna e ogni volta che rischio di rompermi
qualcosa capisco cos’è veramente vivere l’attimo e
apprezzare ogni piccola gioia dell’universo perché è
proprio questo che significa “illuminarsi d’immenso”: vivere e gioire nel sentirsi parte del mondo!
MARTINA CATANI 3A I
AMICIZIA A DISTANZA
Sapete cos’è l’amicizia a distanza? Beh, è quando
fai amicizia con persone che non vivono nella tua
città, nella tua regione, o perfino nel tuo stato.
Ci si conosce tramite dei social network, come
Facebook, Twitter, Tumblr. Certo, bisogna stare
attenti, perché può essere pericoloso, alcune volte!
Ma quando impari a conoscere qualcuno, diventa
davvero importante per te! Ad esempio, io ho
un’amica a distanza a cui voglio davvero tanto
bene, si chiama Angelica. Lei vive a Frosinone,
ma ad Agosto potrò finalmente incontrarla … sarà
difficile aspettare tutti questi mesi. Nonostante la
distanza mi ha aiutato molto. Con lei posso sfogarmi,
parlare dei miei problemi e, semplicemente, essere
me stessa. Sapete? Parliamo quasi tutti i giorni, e
non mi stanco mai, perché mi fa sempre sorridere.
Avere amici a distanza è quasi diventata una moda.
Sì, perché ormai tutti dicono “oh, vorrei un’amica
a distanza”. Ma non è così bello. Provate ad immaginare un amico a chilometri di distanza: non
puoi incontrarlo, abbracciarlo, e anche confortarlo,
perché stando dietro ad un computer è tutto un po’
più freddo; vorresti esserci sempre, invece non è
così. Molti dicono che non può nascere una vera
amicizia in questo modo, ma io dico che non è vero.
Io e Angelica, come molti altri, ne siamo la prova.
Qualche volta gli amici a distanza sono i migliori,
perché vanno oltre l’aspetto fisico, non ti giudicano
per come sei esteriormente, ma ti apprezzano per
il carattere.
INVISIBILE
PER UN ANNO
“Colpevole”. La sentenza del giudice del tribunale
sociale mi agghiacciò: ero stata condannata ad essere
invisibile per il periodo di un anno, a cominciare
dall’11 maggio dell’anno di grazia 2104. Cosa ne
sarebbe stato di me? Come avrei potuto vivere per
tanto tempo senza avere rapporti con le altre persone,
senza essere considerata? E pensare che da piccola
un mio sogno ricorrente era quello di diventare
invisibile: sognavo di spiare Babbo Natale mentre
mi portava i regali, di fare scherzi alle maestre e ai
compagni antipatici restando impunita, di abbuffarmi di dolci nel più grande Store della città. Ora,
invece, la mia invisibilità mi era insopportabile:
benché fosse del tutto soggettiva, dal momento che
conservavo ancora il mio aspetto e la gente poteva
vedermi, nessuno però mi avrebbe rivolta la parola,
nessuno mi avrebbe avvicinata. Nessuno mi avrebbe
guardato più a lungo del necessario per vedere il
segno che portavo sulla fronte. Quel piccolo segno
che, come un alone ripugnante, allontanava da me
tutte le persone e faceva distogliere lo sguardo non
appena qualcuno posasse gli occhi su esso. Avrei
avuto 365 giorni per guarire dalla mia freddezza e
dal mio egoismo. Avrei reclamato a gran voce un
poco di attenzione, senza essere udita! Avrei subìto
l’indifferenza dei miei concittadini, ma ancora più
doloroso sarebbe stato il distacco e la noncuranza
da parte dei miei cari. Ricordo con dolore tutte le
volte in cui distolsi lo sguardo dal vecchio che mi
tendeva la mano per ricevere un’offerta; le volte
in cui derisi le persone sulla carrozzella anziché
aiutarle; le volte in cui preferii uscire con gli amici
invece di far compagnia ai nonni; le volte in cui
evitai di trascorrere del tempo libero con le persone malate. Dopo la condanna, uscii ad affrontare
il mondo consapevole delle sofferenze che avrei
subito, quelle stessa sofferenze che io avevo inflitto.
LAURA SERAFINI III C
MI ILLUMINO
DI IMMENSO
Mi illumino di immenso … quando corro dietro a
un pallone la mia giornata mi si illumina perché
cambia da noiosa a divertente. Il calcio mi illumina
perché è l’unico sport che mi da l’adrenalina e la
carica giusta prima di una partita. In questo gioco
mi sento il protagonista e riesco a prevalere su
altri e questo mi illumina. Mi illumina il fatto che
abbia faticato tutta la settimana per prepararmi
alla partita del sabato, mi illumina la tensione che
Mio babbo si chiama Marco, ha 44 anni, è alto
1,75 m., è magro e intelligente. Ha i capelli neri e
corti, gli occhi marrone scuro, il naso regolare, la
bocca aperta e sorridente, la barba rasata, le braccia
larghe e sempre protettive e le gambe lunghe. Come
mestiere fa il cuoco ed è molto bravo. A pranzo è
lui che cucina ed il suo cibo è squisito!!! Ogni tanto
io e mio fratello ci divertiamo con lui a inventare
tante nuove ricette che poi proviamo ad assaggiare.
È comprensivo, mi aiuta e mi fa giocare con lui.
Quando ero piccolo, il mio babbo mi costruiva tante
cose utilizzando tutte le cose che riusciva a trovare
poi io mi divertivo un mondo a giocarci soprattutto
quando ero al mare e giocavo con la mia canna da
pesca di legno. Purtroppo resta a casa solo il lunedì
perché lavora al ristorante tutte le sere, e questo
non mi rende troppo felice. Anche se passo poco
tempo alla settimana con lui, per me il mio babbo
è speciale e il migliore del mondo.
FABIO URBINATI 1A H
LA SCUOLA NEL
1946 (RACCONTATA
DA MIA NONNA)
Mia nonna ha frequentato la prima elementare
alle scuole E.Toti, subito dopo la Seconda Guerra
Mondiale, nel 1946. “Le aule erano grandi, era
una scuola molto bella” racconta. “I banchi non
erano a “tavolino”, c’erano, sulla destra, due
buchi per il calamaio, perché scrivevamo con il
pennino bagnato nell’inchiostro. Avevamo tutte
le macchie sul quaderno! La maestra ci sgridava
un sacco e per punizione o ci faceva alzare e stare
con le braccia alzate, o inginocchiate sui chicchi
di grano turco dietro le lavagne”. La risposta alla
mia domanda, “Per quanto tempo?” è semplice e
chiara: “Quanto pareva a lei! A volte faceva alzare
tutta la classe se facevamo chiasso”. “Le classi erano
solo femminili, tutte con il grembiule nero e con il
nastro bianco in testa”. “E i quaderni com’erano?”
chiedo. “Semplici”. Risponde mia nonna. “Con la
copertina nera, niente disegni sopra come adesso”.
“Non si poteva stare seduti stravaccati! A ginocchia
unite. Non si poteva uscire durante la lezione, o si
usciva a ricreazione o niente”. Queste regole ai
nostri occhi (o almeno ai miei) rigide erano solo
alle elementari. Per le scuole medie era tutta un’altra
cosa. “Per passare alle medie bisognava fare l’esame
di quinta elementare e poi uno per l’ammissione
alle scuole medie e pensa che della mia classe sono
passata solo io! Molte mie compagne di classe
sono andate all’avviamento professionale, altre
sono state bocciate e la maggior parte ha proprio
lasciato la scuola!” racconta come fosse ieri. “Latino
si incominciava subito e avevamo solo francese,
inglese si incominciava alle superiori”. Anche alle
medie era in una classe solo femminile e indossava
ancora il grembiule nero. Alle superiori le cose
cambiavano un pochino… “Ho fatto il Serpieri, a
quell’epoca l’unico liceo scientifico. Inglese lo abbiamo iniziato in prima liceo, poi c’era filosofia (sua
materia insieme a storia dell’arte), scienze, chimica
… tutte materie scientifiche insomma.” Parlando
delle gite: “Siamo andati a Venezia e abbiamo visto
la centrale elettrica di Quarto. Però alle gite di più
giorni i miei genitori non mi facevano andare”. Mia
nonna poteva andare a insegnare, come maestra
elementare, ma essendo già fidanzata è stata casa,
ad aiutare la sua mamma nella sartoria, facendo i
conti e poi se serviva aiutava a cucire.
BEATRICE POGGI III H
MI SENTO FORTUNATA
ho quando il mister dice la formazione; perché
sì quando si sente chiamare il tuo nome e sei in
panchina lì ti cade addosso il mondo perché sai di
non aver lavorato bene ma sai anche che sarà una
tua rivincita personale, perché quando il mister ti
chiamerà per subentrare al posto di un tuo compagno
e farai vedere che la panchina non te la sei meritata
allora ti sentirai soddisfatto, mi illumina la gioia
di una vittoria all’ultimo respiro. Perché questo è
il calcio ed è questo che mi illumina ogni giorno.
Mi sento fortunata… perché??? Potrebbero dire
in molti! Cos’hai di tanto speciale per ritenerti
fortunata??? Cosa ho di speciale?!!! Sono semplicemente e felicemente normale! Quando mi
sveglio la mattina e apro gli occhi, posso vedere il
viso della mia mamma e tutto ciò che mi circonda,
posso vedere il colore dei fiori, godere della luce
del sole, posso correre a perdifiato sulla spiaggia,
posso saltare per fare una schiacciata a rete, poso
pedalare sulla mia bicicletta, sento il canto degli
uccellini, la voce dei miei genitori che parlano
allegramente, sento il rombo dei motori e il rumore
del mare che infrange inesorabile le sue onde sulla
battigia, sento nell’aria l’odore del caffè della
mattina e, quando varco la soglia di casa affamata,
posso sentire il profumo del pranzo preparato dalla
mamma, posso toccare il mio cane e trasmettergli
tutto il mio affetto, posso toccare con le mie mani
tutto ciò che esiste nel mondo… a volte penso a chi
non riesce a fare questi piccoli gesti che sembrano
tanto normali e scontati, e se lo chiediamo a loro
tutto questo potrebbe essere un immenso desiderio,
ecco perché mi sento fortunata.
DENISE D’ALESIO 1A H
MIRCO MAIOLI III I
CLAUDIA FATTORI 3AH
IL MIO BABBO
Pag11
TROVARE UN AMICO
IL MESTIERE DEL
FORNAIO
Io sono Beatrice Cupioli e il mio babbo svolge il
mestiere del fornaio. È molto difficile perché ti devi
svegliare nel cuore della notte, infatti il mio babbo si
sveglia alle 2.00 della notte e lavora fino alle 11.30
del mattino. Visto che la notte non dorme, lo deve
fare di pomeriggio, di solito dalle 13.00 alle 17.00
per recuperare le ore perdute di sonno. Inoltre, di
pomeriggio, dopo essersi svegliato, deve andare a
fare il lievito. Però il primo fornaio va giù a lavorare
a mezzanotte. Da mezzanotte alle tre del mattino si
producono il pane, i dolci, i biscotti, invece dalle tre
in poi si inizia a preparare spianata, pizza, grissini
per i quali occorre meno tempo che per le altre cose.
Questa è la vita del fornaio, e come avete visto non
è facile, ma molto dura.
BEATRICE CUPIOLI 1AH
Chi ha mai detto che trovare un amico sia facile?
Per niente! Dice un proverbio non molto famoso
che un amico è una persona che ti sa tenere stretto
più di un fratello. Il problema è trovarli. Prima di
tutto non ci sono regole intendendo dire che un
amico non deve per forza avere la tua età, i tuoi
gusti o i tuoi hobby ma deve farti sentire sicuro
e con lui poterti divertire e ciò non richiede una
copia di te stesso ad esempio la mia migliore amica
è più grande di me e le piacciono cose diverse, ma
con lei riesco sempre a divertirmi un mondo! Ho
un’altra amica che ha 6 anni, ma non per forza
deve essere come me. E tutti vi state chiedendo
“Come possiamo individuare gli amici cattivi?”.
Sono loro che ti criticano per come parli, come
ti vesti o magari per quello in cui credi e magari
quando ci sei fanno gli “angeli innocenti”. Non
stare con quelli come loro, sono solo “parassiti” e
tu ti meriti molto di più, non credi? Ma una bella
amicizia non si coltiva da sola, ora tocca a te! Fai
la prima mossa! E non aspettare che siano sempre
gli altri a fare il primo passo. Vedrai che con il
tempo migliorerà e se “ innaffierai” sempre potrai
aspettarti dei buoni frutti.
MICHELA CHORNA 1AH
LA VITA IN CAMPAGNA
E LA VITA IN CITTÀ
Fino a poco tempo fa vivevo in campagna. La
campagna è molto bella, però, come tutte le cose,
ha dei pro e dei contro. La campagna è divertente,
sei molto più libero e conosci tutti nel paese, inoltre
il comune, essendoci pochi bambini, fa, molti corsi
in estate. Un’altra cosa interessante della campagna
e che puoi fare lunghe passeggiate nella natura.
Ovviamente ci sono diversi svantaggi: prima di
tutto hai pochi amici e la scuola non ha laboratori
pomeridiani come invece a Rimini. Anche in città
ci sono degli svantaggi: sei meno libero , non puoi
tenere animali in casa e c’è pochissimo verde. Ma i
pregi della città sono numerosi: tante cose da vedere, mostre e i mezzi di trasporto per spostarsi con
facilità. Secondo me è meglio la campagna perché
è più salutare, però per quanto riguarda la scuola
è meglio la città. Se abitate in città vi consiglio di
andare in vacanza in campagna perché in questo
modo avrete i vantaggi di entrambi gli ambienti e
sarà anche salutare.
SOFIA PIPICELLA 1A H
IO E LA LETTURA
Nella mia vita ho letto tanti libri, ma non mi
dimentichero’ mai il primo; avevo otto anni e
frequentavo la terza elementare. Quel giorno la
maestra ci annuncio’ che la biblioteca della classe
era aperta e quindi noi potevamo scegliere i libri
che ci piacevano. Io cominciai a guardare , a sfogliare i libri, pagina per pagina: erano tutti belli, ma
anche tanto lunghi, quindi tentennavo nella scelta.
Alla fine vidi un libro adatto a me, aveva tante
pagine, ma i viaggi erano la cosa che mi piaceva
di più. Il libro si chiamava “I viaggi di Gulliver”.
Io leggevo sempre nella mia camera, sdraiato sul
mio letto, dopo mangiato, circa venti pagine al
giorno. C’era una pace che mai, non si sentiva
volare una mosca, infatti ci ho messo poco tempo
a finirlo. Il libro “I viaggi di Gulliver” parlava di
un uomo che era deciso a partire per le isole con
i suoi guerrieri, purtroppo pero’ in una notte di
tempesta la nave fu distrutta e loro annegarono.
Gulliver riuscì a sopravvivere e da quel momento
iniziarono le sue avventure. Prima finì in un’isola
popolata da persone piccolissime, poi in un isola
popolata da persone giganti, ma ancora oggi non
ricordo la fine. Spero di rileggerlo un’altra volta.
Dopo aver finito quel libro, ne ho letto tanti altri,
ma la prima volta non si scorda mai. Alla fine della
lettura ero molto orgoglioso di me, avevo finito il
primo libro con tanta voglia e passione.
Mi immedesimavo nella lettura, pensavo che Gulliver ero io, che andavo a conoscere isole, popoli e
nuove persone. Mi piace molto leggere, soprattutto
se il libro che sto leggendo mi appassiona, perchè
mi rilassa, ed è come se io mi distaccassi dalla
realtà ed entrassi a fare parte della storia del libro.
ALESSSANDRO CANINI 1A I
L’ADOLESCENZA:
CHE TRAGEDIA!
L’altro giorno ho letto questa frase: “per gli adolescenti è come se il mondo finisse domani, l’attimo
presente subisce una dimensione enorme e, se capita
qualcosa che non soddisfa si percepisce un senso di
tragedia” secondo me non è affatto vero. Di fatto
molti adulti tendono a generalizzare sull’argomento. L’adolescenza è il periodo in cui tutto cambia,
fisico e mente e molto poco considerato è anche
il dato familiare. Secondo una ricerca americana,
il 70% dei genitori pensa che gli adolescenti non
siano abbastanza maturi per badare a loro stessi, ma
si sbagliano su tutti i fronti, infatti l’adolescenza,
essendo il periodo dei cambiamenti, è anche il
periodo in cui si è più fragili mentalmente, basti
pensare alle droghe e alla propaganda pubblicitaria:
gli adolescenti ne sono i più soggetti e i più colpiti!
Torniamo al discorso della generalizzazione, non
tutti siamo uguali; per esempio io mi interesso di
giochi, attualità e politica, mentre altri si interessano
quasi solamente ad apparire, a far colpo sui coetanei
e ad avere l’ultimo modello di I-Phone solo per
essere “fighi”. Altro “colpevole” della situazione
attuale è internet. Su di esso si trova di tutto, ma è
proprio questo il problema: tutto! Di conseguenza,
trovandovi il mondo si può facilmente capitare
(volontariamente o no) su siti che contengono
virus o conoscere persone con cattive intenzioni.
Riguardo alla situazione emotiva bisogna dire
che l’adolescenza è il periodo emotivamente più
instabile ma è anche quello in cui si forma il proprio
carattere e quindi bisogna imparare Ad essere forti
e a non farsi plagiare. Io credo che, seppure sia
un periodo difficile, l’adolescenza è anche un bel
periodo di nuove esperienze e allegria, si trovano
molti amici, alcuni durano per tutta la vita, altri no.
Se dovessi paragonarle ad una stagione, sceglierei
senza dubbio la primavera perché, come i fiori
crescono e fioriscono i valori maturano e crescono.
GIORGETTI THOMAS 3AD
giugno 2014
NOI - ROMANI
A RIMINI …
PER UN GIORNO
Mercoledì due Aprile
noi di quinta con grande stile,
sull’autobus siam saliti
e a Rimini centro siam finiti.
Al museo la guida ci avrebbe aspettati,
e così, presto siam arrivati
per andare a visitare
i monumenti dell’epoca romana ad osservare.
Ma cosa han fatto quei Romani?
che tutto han costruito con le loro mani?
E grazie all’ingegno
han lasciato un grande segno
che rimane nella storia
in loro ricordo e memoria.
Alla Domus abbiam realizzato
un mosaico tutto colorato,
quel chirurgo davvero intelligente
con gli strumenti operava ogni paziente
e con costanza infinita
salvava a lui la vita.
L’Arco d’Augusto bello e imponente
attira anche oggi tanta gente,
che lo ammira con stupore
in tutto il suo splendore.
Al ponte del diavolo (di Tiberio) siam giunti
e sul taccuino degli appunti
abbiam scritto notizie importanti
che la guida ha detto a tutti quanti.
È di marmo resistente
non lo distrugge proprio
niente,
tante guerre ha superato
poi negli anni è stato
restaurato
ed ora, robusto e duro
non è malandato di sicuro.
Porta Montanara in fondo
al viale
è un monumento speciale
dai riminesi è stata ricostruita
e con pietre allestita.
Anfiteatro! Qui si tenevan spettacoli di morte
dove i gladiatori sfidavan la sorte
con uomini o bestie feroci combattevano
e molti nell’arena giacevano,
perché privi di vita
avevan perso la loro partita.
Infine a scuola siam tornati
stanchi, ma tanto affascinati.
Quante cose in più sappiamo!
E con ciò vi salutiamo.
Il giornale delle elementari
LA RICCHEZZA
DELLA DIVERSITA’
Un lupo e un ragazzo si guardano negli occhi e
vi leggono l’uno la storia della vita dell’altro.
È l’idea centrale del libro “L’occhio del lupo”,
scritto da Daniel Pennac, che abbiamo letto in
classe. L’autore fa scorrere le immagini dell’Alaska, dove viveva Lupo Azzurro, braccato dai
cacciatori, e quelle dell’Africa Gialla, Grigia e
Verde, luoghi di avventure e di storie, che Affrica
N’Bia, il ragazzo, amava raccontare. Ora Lupo
Azzurro è rinchiuso in una gabbia dello zoo, ha
un occhio solo, perché l’altro è stato colpito
durante un combattimento con gli uomini, e
anche Affrica ne chiude uno. Il ragazzo fa questo
per non far sentire il lupo diverso e solo. E’ un
atto di gentilezza e di vicinanza. Se ci pensiamo
bene, siamo tutti diversi e speciali e questa è
una ricchezza, perché possiamo conoscere idee,
opinioni e sentimenti differenti. Ad esempio, ai
maschi generalmente piacciono il calcio, perché
è uno sport appassionante e grintoso, e i giochi
movimentati. Le femmine preferiscono disegnare, ballare, fare ginnastica artistica o pallavolo,
truccarsi, raccontarsi i segreti. L’importante è
rispettare le scelte altrui, ascoltare ciò che uno
pensa, interessarsi e cercare di partecipare.
Possono così nascere dei legami, delle amicizie
che uniscono una persona all’altra. Ci si sente
coinvolti e apprezzati per quello che si è dentro
e non per come si è fuori. L’amicizia vera si basa
sulla fiducia e sulla sincerità e l’esclusione di
qualcuno è come un cielo oscurato da nuvole
nere e minacciose. Affrica N’ Bia chiude un
occhio per essere simile a Lupo Azzurro, come
in uno specchio. Poi…tic…entrambi li riaprono,
perché la loro amicizia è diventata forte. Se ci
guardiamo negli occhi, possiamo scoprire il
mondo dell’altro e non sentirci soli. E nel cielo
brillerà un sole caldo e splendente.
CLASSE V D “G. B. CASTI”
CLASSE V B “G. B. CASTI”
UN RAGAZZO PATRIZIO
NELLA ROMA IMPERIALE
Ave, barbari del nord.
Mi chiamo Caio Giulio Aurelio e sono nato a
Roma, capitale dell’impero e centro del mondo. La mia nascita ha coinciso con l’elezione
dell’imperatore Marco Aurelio, dal quale ho
preso il nome. La mia è una delle famiglie
patrizie più importanti perché
apparteniamo ad una delle più
antiche “gentes”. Mio
nonno, il “pater familias”, è
uno dei senatori più anziani
ed influenti. Vivo in una maestosa “domus” vicino al Foro,
con la mia grande famiglia:
oltre ai miei nonni ne fanno
parte mia madre Giulia, mia
sorella minore, i miei zii e
cugini. Mio padre, che era
un importante generale, è
morto sul confine orientale,
durante uno scontro con i
Parti. La sua armatura ci è
stata riconsegnata e la conserviamo come un importante
cimelio. Ho anche una sorella
maggiore, di quindici anni,
già sposata con il nipote di un
governatore. L’istruzione mia
e dei miei cugini è affidata ad
un pedagogo di origine greca,
che mio nonno ha liberato
dalla schiavitù. Il mio maestro Aristides è molto
severo: quando io e miei cugini ci distraiamo,
ci colpisce sulle mani con la bacchetta. Con lui
studiamo il Latino, il Greco, la Matematica, la
Retorica e la filosofia; le lezioni sono lunghe e
pesanti, ma so che devo studiare molto per assumere la carica pubblica che mi spetterà in futuro.
Alla fine delle lezioni mi attende l’addestramento
all’uso delle armi, che è la mia
attività preferita: il mio sogno
è quello di seguire le orme di
mio padre e diventare un grande
condottiero. Nel poco tempo
libero che mi rimane esco a
giocare nel giardino con la mia
“follis” (palla) di cuoio, il mio
carro e le trottole di terracotta.
A volte il nonno mi conduce con
sé al Foro dove, con i suoi conoscenti e “clientes”, discute gli
affari politici mentre io ascolto,
cercando di imparare come deve
comportarsi ed esprimersi un
vero patrizio. Sin da quando
ero piccolo la mia famiglia si è
alleata alla gens Licia, concordando il mio matrimonio con
Gaia Licia, figlia del senatore
Claudio Licio. La mia futura
sposa non mi è piaciuta perché
è viziata e capricciosa. Benché
questo matrimonio sia forzato,
devo contribuire all’alleanza
aristocratica; spero solo di
poterlo rimandare il più possibile, che Giove mi
protegga!
CLASSE V C SCUOLA G. B. CASTI
Pag.12
UN SALTO NEL FUTURO
Monsieur Batignole
Anno: 2002
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Gerard Jugnot
Trama: Il film, tratto da una storia vera, è ambientato
nella Parigi del 1942 occupata da nazisti. Il protagonista, Edmond Batignole, è un uomo semplice,
un rosticciere, che si cura solo dei propri affari.
Un giorno i suoi vicini di casa (un dentista, sua
moglie e i due figli) vengono arrestati e deportati in
quanto Ebrei. La moglie di Edmond approfitta della
situazione e convince il marito ad occupare l’appartamento dei vicini. Grazie al fidanzato della figlia,
collaborazionista dei tedeschi, riesce ad ottenerlo
e anche a diventare fornitore dei nazisti. Accade,
però, che Simon, uno dei bambini della famiglia
deportata, riesca a fuggire dal campo di raccolta e a
tornare a casa, dove però trova la famiglia Batignole.
Edmond vive questo imprevisto come una seccatura
da eliminare al più presto, ma poi si fa sempre più
coinvolgere
nel tentativo
di salvare il
ragazzino, al
quale si aggiungono altre due bimbe,
le cuginette di
Simon, Sara
e Giulia, (anche loro sfuggite alla cattura). Tra mille
vicissitudini
Edmond e i
tre ragazzini riescono a
raggiungere la frontiera svizzera. Al momento di
salutare i tre , Edmond decide di restare con loro
in Svizzera, al salvo sino alla fine della guerra.
Simon, Sara e Giulia così si salveranno, ma non
rivedranno mai più le proprie famiglie, scomparse
nell’Olocausto. Questo film, che noi alunni di
classe quinta abbiamo visto in classe durante il
lavoro sulla “Giornata della Memoria”, lo consigliamo a chi volesse saperne di più sull’Olocausto,
sulle legge razziali e sulle condizioni degli Ebrei
durante il nazismo. Del protagonista ci ha colpito
l’iniziale mediocrità che si trasforma gradualmente
nel coraggio eroico di chi è disposto a rischiare la
propria stessa vita per salvare altre vite.
CLASSE V A “G. B. CASTI”
Di gennaio era un rigido mattino,
quando salimmo sul pulmino
che ci avrebbe accompagnato
in un luogo da noi a lungo immaginato :
destinazione medie “Aurelio Bertola”.....
che imponenza di scuola !!!
Una professoressa bionda e gentile
ci accolse con stile.
In un’ aula, assieme ai suoi alunni,
ci fece accomodare
tante domande iniziammo a formulare.
Incuriositi, tutto volevamo vedere
e tante informazioni sapere.
-Quanto si studia ? Si ricevono note e punizioni?I ragazzi ci tranquillizzarono
fornendoci informazioni.
Risposero che i PROF non sono crudeli entità,
ma con umanità cercano di sviluppare
negli alunni carattere e capacità.
Interessano gli studenti con laboratori teatrali,
lezioni interattive e attività creative.
In una mega palestra ci si può allenare
e addirittura nuoto nella vicina piscina
si può praticare.
Questa visita era sempre più avvincente ....
ci mostrarono poi un filmato commovente.
Della lettura parlava
facendoci capire che, grazie a questa,
la mente non invecchiava.
Era giunta l’ora di andare ...
nel presente dovevamo tornare !!!
Salutammo questa scuola accogliente
in attesa di “viverla” fra un po’ ...realmente!!!
CLASSE V A “VILLAGGIO I MAGGIO”
VOLANDO CON LA FANTASIA
VIAGGIO IN UNA BOLLA DI SAPONE
In un bel mattino di primavera ci trovavamo nel
giardino della scuola. La maestra ci aveva fatto
una sorpresa: ci aveva donato un tubetto di bolle di
sapone che noi bambini ci divertivamo a far volare
intorno a noi. Soffiando delicatamente nell’anellino si formavano piccoli e grandi globi lucenti
che salivano in alto brillando iridescenti al sole. Il
vento li faceva salire lentamente ed essi fluttuavano
leggeri nell’aria come farfalle variopinte. Poi le
fugaci sfere, adagiandosi sul terreno, formavano
un fragile ed effimero tappeto colorato, oppure
si dissolvevano nell’aria o si posavano su di noi,
che ridevamo divertiti. All’improvviso, dal piccolo
anello del tubetto della maestra, uscì una enorme
bolla che, magicamente, ci avvolse tutti come nel
grande abbraccio di una mamma. Attoniti e impauriti
ci sentimmo sollevare nell’aria, ondeggiando al
vento. “ Aiuto! Che succede?” Esclamò qualcuno.
“Stiamo salendo!” Urlarono altri. “State calmi e tutti
vicini a me!” Cercò di calmarli la maestra, ma si
vedeva che anche lei era molto preoccupata. “E se
la bolla scoppia?” Paventò uno. “Mamma mia! Se
precipitiamo ci sfracelliamo!” Strillarono in coro
tre bambini terrorizzati. Nello schiamazzo generale
si udì una dolce voce che, rassicurante, affermò:
“Niente paura: sono una bolla magica! Dentro di
me siete al sicuro!” A quella insperata notizia ci
furono mille sospiri di sollievo ed esclamazioni
incredule, stupite e gioiose: “Oh, che bello!” “Ma
è proprio vero?” “Fantastico!” “Com’è possibile
che una fragile bolla possa sopportare un tale
peso?” Indagò la maestra. “Sembro delicata, ma in
realtà la pellicola trasparente di cui sono composta
è una membrana elastica e assai resistente che vi
proteggerà da ogni pericolo. Su, mettetevi a vostro
agio, accomodatevi!” Stupiti, bambini e maestra
scoprirono di potersi sedere comodamente, perché
le pareti morbide e soffici della bolla si adattavano
ai loro corpi come accoglienti poltrone e si trasformavano in ogni modo fosse necessario.
“Magnifico!” Esclamarono entusiasti tutti.
“Bene, ora che siete più tranquilli godetevi questo
bellissimo viaggio! Vi porterò a vedere la nostra
bellissima città.”
La magica sfera saliva sempre più in alto e il tetto
della scuola ormai appariva come un piccolo rettangolo tra il verde dei campi e gli altri tetti delle
case intorno.
Poi essa virò verso Rimini e, ondeggiando dolcemente, continuò a viaggiare sorvolando distese
verdi punteggiate di fiori, assembramenti di case
e i nastri argentei delle strade. Comodi e beati i
passeggeri, sospesi nell’azzurro cielo tra nuvolette
leggere dorate dal sole, ammiravano tutto ciò su cui
si posava il loro sguardo pieno di meraviglia. Per
essere una bolla di sapone bisogna dire che andava
piuttosto veloce. Ben presto ecco apparire la testa
crestata dell’Arco d’Augusto poi via, lungo l’antico
decumano massimo, fino al foro, oggi piazza Tre
Martiri, punteggiato di tante formichine umane che
si agitavano in tutte le direzioni.
“Guardate! Là in fondo c’è il ponte di Tiberio! Lo
chiamano ponte del diavolo, perché è ancora in
piedi da più di duemila anni , nonostante guerre e
bombardamenti.”
“Sì, ce l’ha detto la guida del museo.”
“Ehi, guardate! Il mare!”
“Scusa, signora Bolla, possiamo vedere l’acqua
da vicino?”
“Sicuro, ma chiamatemi Lia e datemi del tu. Posso
addirittura posarmi sulle onde come un gabbiano.”
Detto fatto la bolla scese lentamente adagiandosi
sulla superficie marina.
Che divertimento dondolare immersi nel blu del
cielo e del mare! Sotto di loro potevano vedere
guizzare nell’acqua chiara e limpida, un po’ increspata e luminosa sotto i raggi del sole, agili.
pesciolini che si avvicinavano incuriositi a quella
strana barca, mentre. intorno e sopra di loro vedevano volare candidi gabbiani e luccicare la luce
del sole sulle onde. L’acqua cristallina permetteva
di vedere il fondo marino, incrostato di cozze sugli
scogli. Restarono un po’ a farsi cullare dalle onde
smeraldine, poi molti pregarono:
“Lia, per favore, portaci a giocare sulla spiaggia!”
La bolla, ubbidiente, li condusse sulla calda sabbia
dorata dove si divertirono a giocare tutti insieme,
felici.
Si era, però, fatto tardi e Lia li invitò a salire a
bordo: era ora di ritornare a casa.
“Peccato!” esclamarono i piccoli in coro “Dobbiamo
già tornare?
“Noi volevamo vedere tanti altri luoghi, visitare
l’Italia!” Esclamò uno.
“E tutto il mondo!” Aggiunse un altro.
“Tranquilli, amici, tornerò ogni volta che vorrete:
basterà che la maestra soffi una bolla dal suo magico
tubetto. Conservatelo con cura!”
Rassicurati da questa promessa e felici per la
fantastica esperienza, tutti risalirono sulla speciale
navicella e, decollando leggeri, volarono gioiosi
verso casa, impazienti di raccontare a genitori ed
amici la loro magica avventura.
CLASSE V A SCUOLA PRIMARIA GAIOFANA
e
giugno 2014
BOLLE
Con un soffio delicato
ogni bimbo deliziato
crea bolle trasparenti,
tremolanti e lucenti.
Sembran sfere specchianti,
leggere, colorate e brillanti,
che volan nell’aria fluttuando,
nel bel cielo azzurro andando.
Pian piano sul terreno si adagiano
e come lievi fiocchi di neve giacciono.
Lentamente, come palloncini dorati,
altre bolle si posano sui terreni bagnati
poi... scoppiano!
BOLLE
Le bolle, piccole e graziose,
sono gocce favolose,
volano leggere
sotto forma di sfere.
Se le tocchi si sfaldano
e solo un velo d’acqua lasciano.
BOLLE
Piccoli palloncini delicati,
lievi, cangianti e colorati,
che volate nel cielo,
leggeri come un velo,
sfere che fluttuate magicamente
poi a terra vi adagiate dolcemente,
tra l’erbetta vi posate
ed effimere scoppiate,
voi diffondete sorrisi
su piccoli e felici visi.
BOLLE
Bolle trasparenti
volano nell’aria,
grandi e piccole
fluttuano intorno a noi.
Fragili e delicate
veleggiano ondeggianti
nell’azzurro cielo,
come palloncini
che svaniscono nel sole.
BOLLE
Mille bolle trasparenti
fluttuano in cielo iridescenti,
nell’aria svaniscono dolcemente
come un bel sogno al dì nascente
Come specchi scintillanti
riflettono l’arcobaleno,
poi lucenti e brillanti
si adagiano sul terreno.
Molli, argentee e dorate
volano come farfalle colorate.
Sono uccellini delicati,
teneri,dolci, appena nati.
BOLLE
Soffi ed escon dall’anello
e tutto diviene più bello,
poi vanno in alto
facendo un balzo.
Fluttuano nel cielo,
leggere come un velo,
argentee e dorate,
fragili e colorate.
Si adagiano ondeggiando,
sul verde prato scoppiando.
Poi altre vengon soffiate,
tutte tonde e delicate.
Sospese in aria tutte lucenti
cadono giù come stelle cadenti,
giocose e trasparenti
rendon l’ore divertenti.
CLASSE V A SCUOLA GAIOFANA
Il giornale delle elementari
“NOTTE STELLATA”
Componimento ispirato all’opera di Van Gogh
PROGETTO CREATE
Alchimia di parole e immagini
Alziamo gli occhi al cielo, perdendoci in quel
tappeto di stelle. Ognuna ha qualcosa di speciale.
E guardando la stella dei ricordi, con intensità, in
tutto il suo splendore, ci viene in mente il lavoro
svolto in questi cinque anni in Arte e Poesia. Certamente in prima non eravamo molto abili; gioco
e fantasia accompagnavano i nostri piccoli tesori.
Poi siamo diventati sempre più bravi; entusiasmo,
creatività ed emozioni hanno inondato i nostri grandi
progetti. Immagine e parola trovano espressione in
questo componimento poetico che, raccogliendo un
pezzetto di ciascuno di noi, ci rappresenta.
Il tramonto si frantuma
in briciole di oscurità.
Volto pallido di regina
coronato di bianche perle.
L’amato re
che il manto dorato
ha deposto
saluta.
Notte scura
Impaurisce
inquieta.
Silenziosa come un gatto
avanza
misteriosa come un giallo
osserva.
Velo che copre la Terra.
Culla dei sogni che avvolge.
Piccoli occhi di gatto
si specchiano vanitosi
nei nostri pensieri
ecco le stelle!
Brilla la speranza
che risveglia
il cuore.
Ma se una sola
si spegne
lacrime di rugiada
sulla Terra.
Eco dei sogni
si libera leggera
nell’aria.
Il bimbo dorme
e sogna un mondo d’oro.
Mentre il cipresso
tormentato
nella notte
si agita al vento
e ormai morente
la notte se ne va.
Soave silenzio
di pace e libertà.
CLASSE V A “GIANNI RODARI”
Pag.13
CENERENTOLA OGGI
Mercoledì 12 marzo 2014
la nostra classe ,V B della scuola primaria Gianni
Rodari di Rimini ,si è recata al teatro degli Atti di
Rimini , per assistere allo pettacolo “Cenerentola”
della Factory Compagnia ransadriatica e la compagnia di danza Elektra. Lo spettacolo ha unito la
danza ai movimenti della commedia, per creare una
nuova versione della fiaba classica . Con l’immaginare il principe come vecchio e grasso hanno reso
il rapporto tra lui e Cenerentola più reale. Anche
noi, prendendo spunto dallo spettacolo teatrale,
abbiamo scritto una versione moderna di questa
fiaba e l’abbiamo intitolata “Cenerentola oggi”.
Cenerentola, detta Cenni, per i suoi
capelli biondo cenere, è una ragazza che non si può
definire bella, ma neanche brutta.Diciamo che è un
tipo e, quando sorride, il suo viso è molto carino.
Non si trucca, non si cura, perché è sempre troppo
stanca per tutti i lavori domestici che è costretta a
fare .Da quando suo padre è morto, dopo essersi
risposato, la sua vita non è stata più la stessa.La
sua matrigna è una donna bella,fredda egoista e
molto ricca.Le sue due figlie, nate da un precedente
marito, dal quale ha divorziato, sono belle come
la mamma, ma oltre alla
bellezza , ne hanno ereditato anche il carattere.La
matrigna è molto avara e,
per risparmiare i soldi di
una domestica, i lavori di
casa li fa fare a Cenerentola, in cambio di vitto
e alloggio .Le ricorda
spesso che,se non era per
lei, ora vivrebbe in un
orfanotrofio .Suo padre,
quando aveva sposato
quella donna, era pieno
di debiti. In quel periodo
la sua ditta era fallita
e la loro casa era stata
venduta all’asta, perché
non avevano più pagato
il mutuo.La malattia
che aveva poi portato
alla morte la sua povera
mamma.,aveva già fatto
sparire in banca tutti i risparmi per pagare le cure
e gli ospedali.Ogni giorno Cenni, oltre alla fatica
per tutti i lavori che deve svolgere, deve anche
sopportare le critiche - Mangia di meno, hai la
pancia, il sederone e le cosce grosse! -. Purtroppo, quando si guarda allo specchio, Cenerentola
deve ammettere che è vero.Le piace mangiare ed
è anche una brava cuoca, ma quasi tutti i giorni
la matrigna e le sorellastre le rimandano indietro
in cucina più della metà del cibo, perchè sono a
dieta. Allora lei, un po’ perchè non le piacciono gli
sprechi, un po’ perché quando è triste ha ancora
più fame, mangia tutto fino all’ultima briciola.E
così dalla taglia 40 è passata alla taglia 46. Non
le vanno più i vestiti e i pantaloni stretti che metteva prima.Ora si mette maglie lunghe e larghe e
pantaloni della tuta,per nascondere la ciccia, ma
che la fanno apparire più goffa .Invidia la bellezza delle sue sorellastre che hanno tutto il tempo
che vogliono per curare il loro aspetto. Già sono
belle di natura, sono alte, slanciate, magre, con
dei bellissimi capelli lunghi,biondi e con la piega
perfetta. Sono truccate e vestite sempre all’ultima
moda. Anche a scuola Cenni si sente a disagio
con le sue compagne, perché sono tutte più magre
di lei .Le danno della secchiona perché le piace
studiare e spera di trovare,un domani ,un buon
lavoro che le permetta di mantenersi da sola e di
non dipendere più dalla matrigna. La sue uniche
amiche sono Gloria e Violetta,due compagne delle
elementari. Un giorno , all’uscita della scuola, dei
ragazzi distribuiscono dei volantini.Incuriosita ne
prende uno anche lei. Nella discoteca più grande
e famosa della città ci sarà una festa anni ’70’80-’90.Ospite speciale della serata è il cantante
Marco Mengoni. Cenni è una sua ammiratrice e
le piacerebbe moltissimo vederlo e ascoltarlo dal
vivo, ma non ha i soldi per pagare il biglietto della
discoteca.Prova a chiederli alla matrigna e alle sorellastre, che non solo non glieli danno ma, ridendo
e in modo sprezzante, le dicono :- Se vuoi dei soldi
vai a lavorare!- Cenerentola corre a piangere nella
sua camera. Abbracciata al cuscino piange e ripensa
alle parole di quelle tre streghe, finchè non le viene
un’idea:”Lavorare…e perché no? Forse in discoteca
cercano delle cameriere”. Tira fuori il volantino
e telefona al numero della discoteca. Le dicono
che hanno proprio bisogno di una ragazza da far
lavorare al bar, per sostituire una barista ammalata.
Se lei ha esperienza è assunta subito, deve però
vestirsi da anni ’70-’80-’90. Cenni, felice di poter
così andare alla festa, accetta.Ora deve trovare il
vestito adatto.Le viene in mente che in un armadio
in soffitta ha conservato, per ricordo, i vestiti di
sua mamma .Sceglie un vestito giallo e verde, con
brillantini rossi e scarpe rosse, di vernice, con il
tacco a spillo.Per recarsi in discoteca telefona
alle sue amiche Gloria
e Violetta e si mettono
d’accordo per andarci
con la macchina della
mamma di Gloria e
ritornare a casa con la
macchina della mamma di Violetta, però
non possono fare molto
tardi ,perché la mamma
di Violetta deve alzarsi
presto per il suo lavoro.
Il giorno della festa
Cenni sta proprio bene
con quel vestito ,che la
fa sembrare più magra
e si è anche truccata.
In discoteca c’è molta
gente, ci sono anche
le sue due sorellastre
che, quando la vedono
servire al bar, le dicono che il lavoro da cameriera
è quello più adatto a lei. Quando arriva sul palco il
famoso cantante Marco Mengoni e inizia a cantare
,Cenni deve accontentarsi di vederlo e ascoltarlo
da lontano,da dietro il bancone del bar.Al termine
dello spettacolo Mengoni si va sedere in una zona
della discoteca riservata e sorvegliata dai buttafuori,
per tenere lontani tutti. Dopo un po’ arriva al bar
l’ordine per una bottiglia di champagne da portare
proprio al tavolo di Mengoni.Cenni gliela porta
subito.Quando arriva al tavolo di Mengoni è così
felice e sorridente che appena Mengoni la vede le
dice che non ha mai visto una ragazza così bella.
Parlano e ballano fino a quando sono interrotti dal
suono del cellulare di Cenni.Sono le sue amiche che
le dicono che deve uscire subito, perché la mamma
di Violetta le sta aspettando fuori dalla discoteca.
Cenni saluta Mengoni e scappa via velocemente
ma, nella fretta, dimentica il cellulare sul tavolino.
Il giorno dopo sente suonare alla porta e con grande
meraviglia si ritrova davanti Mengoni in persona,
che le dice che è lì non solo per restituirle il cellulare, ma anche perché vuole conoscerla meglio e
le chiede di se vuole cenare con lui. Cenni accetta
con entusiamo .Quella sera si trucca e indossa un
altro abito che trova nell’armadio in soffitta,che
sembra fatto apposta per lei.Forse è la sua mamma
che la protegge e l’aiuta dal cielo,perché da quel
giorno la vita di Cenni diventa meravigliosa: si
fidanza con Mengoni e va a vivere con lui nella sua
villa, a giugno si diploma con bellissimi voti e poi
si sposeranno.Per ora sono felici e contenti così.
CLASSE V B “G. RODARI”
ORIENTAMENTO AL FUTURO
I NOSTRI SOGNI
- Che cosa mi aspetta?
- Quali materie affronteremo?
- Lo studio sarà impegnativo?
- E i compiti?
Avrò tempo libero per le mie passioni?
Mille domande rimbalzano nella mia testa.
Sono davanti alla Scuola Media “Bertola”,
in visita con i miei compagni per scoprire
una nuova realtà, pronto a varcare una porta
speciale che si apre sul mio futuro scolastico.
Avverto il presentimento di essere cresciuto.
Curiosità … Paura … Dubbio …
La scuola mi appare enorme, molto diversa
da quella, ormai familiare, delle elementari.
Percepisco un clima più teso.
I ragazzi di terza passano come giganti indifferenti sopra la mia testa.
Gli insegnanti hanno l’aria di essere più
severi delle maestre, ma questo non mi
spaventa perché penso di essere pronto ad
affrontare paure e fatiche senza arrendermi.
Immagino già il Progetto Teatrale per fare
nuove amicizie, i laboratori, le uscite, il mio
compagno di banco.
Sono pronto. Spero che questa scuola mi
insegni a crescere non solo dal punto di vista
culturale, ma anche valoriale, che mi dia gli
strumenti per affrontare con responsabilità
anche gli impegni più faticosi.
Spero di acquisire in questi anni le basi
per disegnare il sentiero per il mio grande
futuro lavorativo. Vorrei diventare qualcuno
per insegnare ai giovani la pace, l’armonia,
la gioia, il rispetto degli altri, la libertà,
necessari per rendere il mondo migliore.
Un po’ di ciascuno di noi.
CLASSE V A “GIANNI RODARI
Il Mondo a scuola
giugno 2014
“IL TELEFONO
CELLULARE”
Molti ragazzi di oggi ritengono che possedere un
telefono cellulare sia un buon modo per sentirsi
integrati nella società. Il cellulare, infatti, dà la
possibilità di sentirsi in contatto con altri amici,
di fotografare momenti importanti, non portando
sempre con sé la macchina fotografica e, in altri
casi, di andare anche su internet. Proprio per questo
il telefonino ha riscosso grandi successi sul mercato e ogni giorno ne esce uno con qualcosa in più
rispetto a quello che abbiamo già. Però, quello che
molti non sanno è che, talvolta, questo cellulare, in
base a ricerche scientifiche, porta a gravi problemi
all’orecchio; inoltre crea anche dipendenza. Vedere
per la strada ragazzi che messaggiano con il cellulare
mentre camminano o confrontano il loro telefono
dicendo “il mio è più nuovo..”, è una cosa molto
deprimente. A mio parere il cellulare è una cosa utile,
sì, utile ma che bisogna utilizzare moderatamente!
Pag.14
Pag.9
FESTIVAL MARE DI LIBRI
“I BUONI LIBRI TI AIUTANO A CAPIRE E TI
FANNO SENTIRE CAPITO …”
JOHN GREEN
Appuntamento da non perdere! Dal 13 al 15 Giugno
2014 nel centro di Rimini si terrà la settima edizione
del festival della letteratura per adolescenti. Sono
previsti numerosi e coinvolgenti incontri con gli
Noi ragazzi della Scuola Media Bertola abbiamo
partecipato numerosi anche al festival dello scorso
anno! Provenienti da varie classi dell’Istituto e
accompagnati dalle nostre prof. di lettere abbiamo
trascorso un pomeriggio bellissimo immersi in un
IL MONTE PIU’ ALTO
DEL MONDO
Avete sicuramente sentito che l’Everest è il monte
più alto del mondo, ed è giusto, da un punto di vista,
ma da un altro è una cosa sbagliata. L’Everest è il
monte più alto partendo dal livello del mare, ma
partendo dai fondali marini, il monte più alto è il
Mauna Kea. Esso si trova nell’isola delle Hawaii,
ZANOTTI FEDERICO 3AD
e non è proprio un monte … ma è un vulcano; è
alto 9.966 metri, contro gli 8.850 metri dell’Everest.
Nella lingua Hawaiana, “Mauna Kea” significa
“Montagna bianca”, infatti sulla sua cima ci sono
nevi e ghiacciai, quindi i turisti si fanno una bella
sciatina per poi farsi un bel bagnetto in spiaggia!!!
PESCE D’APRILE
Le origini del pesce d’aprile non sono note, anche
se sono state proposte diverse teorie. Si considera
che sia collegato all’equinozio di primavera, che
cade il 21 marzo. Prima dell’adozione del Calendario Gregoriano nel 1582, veniva osservato
come Capodanno da diverse culture distanti,
come l’antica Roma e l’India. Il Capodanno era
in origine celebrato dal 25 marzo al 1° aprile,
prima che la riforma di papa Gregorio XIII lo
spostasse indietro al 1° gennaio. In seguito a
ciò, secondo una prima versione sull’origine di
PIETRO GESSAROLI 1A H
scrittori di libri per ragazzi, una caccia al tesoro
serale, un picnic con esperimenti scientifici al parco
e uno spettacolo serale tratto da una famosissima
“graphic novel”. Se siete interessati potete consultare il sito con il programma delle singole tre
giornate sul sito www.maredilibri.it
“mare di storie”. Incontrare gli scrittori, confrontarci con loro scambiando idee e opinioni ci ha
reso protagonisti di questo importante evento, ma
soprattutto ci ha spinto a leggere con curiosità ed
entusiasmo nuovi libri.
IL PARCO NATURALE DELLA CAMARGUE
questa usanza, si creò in Francia a tradizione di
consegnare dei pacchi regalo vuoti in corrispondenza del 1° di aprile. Il nome che venne dato alla
strana usanza fu poisson d’Avril, per l’appunto
pesce d’aprile. Ma dato che l’usanza è un po’
comune a tutta l’Europa, alcuni studiosi sono
andati più indietro nel tempo e hanno intravisto
sia nel mito di Proserpina che dopo essere stata
rapita da Plutone, viene cercata invano dalla
madre, ingannata da una ninfa, sia nella festa
pagana di Venere Verticordia alcune possibili
comunanze con l’usanza attuale. Una possibile
origine dello scherzo d’aprile potrebbe essere
data dalla data della morte di Gesù che secondo
il calendario Gregoriano avvenne il 1° aprile del
33. I nemici del cristianesimo potrebbero aver
adottato questa data per burlarsi dei cristiani
che credevano in Gesù. Il pesce potrebbe essere
stato preso dall’usanza dei primi cristiani di farsi
riconoscere con il segno del pesce, il cui nome
in greco formava l’acrostico per “Gesù Cristo,
Figlio di Dio Salvatore”.
GIORGIA CALCINELLI 3AH
WHAT’S APP
What’s app è una applicazione per Smartphone, i
Pod touch e i Pad. Questa app permette di mandare
foto, video, canzoni, messaggi e registrazioni ad un
amico di cui hai il numero. Questa app è quindi una
chat, cioè un canale dove mandare messaggi ecc.
illimitati e gratis. Si può chattare in 2 modi: in un
gruppo e in chat privata. In chat privata si chiacchera
personalmente, e in un gruppo si può parlare con tutti
quelli che appartengono al
gruppo. Nei gruppi ci stanno
fino a 50 partecipanti, e se
anche mandi un messaggio
per una persona lo vedono e
sentono tutti i partecipanti,
meno quello che lo manda. È
meglio che ascoltiate questa
raccomandazione: se volete
farvi un pisolino ricordatevi
di spegnere il vostro telefono
perché se siete in un gruppo,
c’è caso che (come è successo a me) vi mandino 9000 messaggi!!! Quindi
siate ragionevoli, e se volete dormire spegnete il
cellulare!!!
PIETRO GESSAROLI 1AH
Un anno fa sono andato, con la mia famiglia e alcuni
nostri amici, in Francia. Nella Camargue abbiamo
visitato il parco naturale regionale che è uno delle
riserve naturali più
grandi d’Europa; è
grande 820kmq e ospita più di 400 specie di
uccelli! È uno dei pochi
habitat europei per il fenicottero rosa, c’è una
razza di cavallo bianco
chiamato appunto Camargue. Io sono stato
nella parte del parco
ornitologico dove potevi avvicinarti agli
uccelli per fotografarli
e osservarli meglio. La
cosa che mi ha colpito
di più sono stati i fenicotteri rosa; alcuni stavano
in posizioni strane e vedendoli tutti vicini assomigliavano pasticcini alla fragola! Mi ha colpito anche
il nido di cicogna che era enorme e si trovava a 3
metri d’altezza vicino a noi visitatoti e ci guardava
con gli occhi intensi. Mentre gli uccelli erano tutti
liberi di volare, i rapaci
erano chiusi in delle enormi voliere. La cosa che mi
ha spaventato è che la rete
falco era bucata e quindi
poteva uscire. Io me la
sono svignata!!! Dopo
aver pranzato, siamo
usciti dal parco e siamo
partiti col nostro pulmino
per visitare altre cose della
Francia. I musei e le chiese
me le sono dimenticate,
ma il ricordo di quel parco
mi rimarrà per sempre!
WILLIAM CENNI 1AH
PESARO-URBINO E LA “SUA” SCUOLA
Nella provincia di Pesaro-Urbino c’è un piccolo
paesino di montagna molto bello. Io l’ho conosciuto grazie a mio fratello che vorrebbe andare alla
“famosa” Scuola del libro, quindi siamo andati a
conoscerla. La scuola è fantastica anzi vi dirò che
è stupenda. Anche se sono negata per il disegno,
mi piacerebbe tanto andarci. Quella scuola è interessante soprattutto perché su 40 ore alla settimana
la maggiore parte del tempo si trascorre in piedi
nei laboratori. Ci sono tanti laboratori tipo: grafica, tecnica, incisoria, cinema, fumetto, disegna
animato… Una cosa che mi ha veramente colpita
è stata che nel 1° e 2° anno si sperimentano tutti
i laboratori (grafica, cinema…) mentre nel 3°, 4°
e 5° anno si sceglie quello conclusivo che si approfondirà. Io vi consiglio di andare, se volete, al
liceo artistico di Urbino.
SOFIA PIPICELLA I H
I LEGO
I Lego sono stati inventati in Danimarca nell’anno
1936. Le costruzioni Lego sono un gioco molto
bello. Interessanti soprattutto in tempi come questi.
Oggi tutti i giochi sono legati all’informatica, mentre
questi ultimi costituiscono un gioco semplice che
resiste e che è sempre attuale. Dalle semplici costruzioni ai modellini da costruire, i lego sviluppano
la creatività. Chi non ha giocato almeno una volta
con le costruzioni? Molti dei più piccoli fino agli
adulti collezionisti. Con i mattoncini Lego è possibile costruire una città intera, inoltre una classe del
Delaware ha vinto un guinness world record; hanno
costruito una torre di oltre 11 piani, in Danimarca
hanno costruito una ferrovia lunga 2,5 miglia!!!
MATTEO ZEMA 1AH
CESENATICO
Cesenatico è una piccola cittadina in provincia di
Forlì-Cesena, che dista 25 Km da Rimini. Si affaccia
sul mar Adriatico e la sua più grande particolarità
è che ha un porto canale costruito proprio da …
Leonardo Da Vinci! È stato costruito nel 1.400 d.C.
per volere dei Borgia, che regnavano a Cesena.
Villaggio di pescatori, è diviso in due dal canale e
nella parte di Ponente (Nord) c’è l’antico largo dei
pescatori, su ogni casa, c’è la riproduzione della
vela con il simbolo e il soprannome del pescatore
che vi abitava. Cesenatico è inoltre unico per la
sua antica piazza delle conserve. Le conserve sono
S.O.S.
Avete mai pensato a tutte quelle persone che
sono morte per catastrofi, tsunami, terremoti
ecc. o che sono
state uccise ingiustamente,
per gelosia
o per pura
follia? Avete
mai pensato
a quelle madri che non
ritrovano più
i figli, ma che
continuano a
cercarli senza
mai perdere
la speranza?
Di esempi ce
ne sono tanti
purtroppo, anzi troppi… pochi giorni fa il
grandissimo uragano Haiyan (la cui potenza
era pari a quella scatenata da dieci atomiche di
Hiroshima) ha colpito le Filippine lasciando dietro
di se ben 10.000 vittime, tra cui moltissimi bambini… purtroppo l’emergenza
umanitaria continua per mancanza di cibo,
acqua, medicine,
per la distruzione di costruzioni
e strade; inoltre
c’è il pericolo
delle epidemie
che potrebbero
causare ancora
molti morti…
queste persone
sperano in un
aiuto. Noi possiamo certamente fare qualcosa: io la mia donazione
l’ho fatta. E voi?
ALESSANDRA PANDOLFI 3A D
delle grandi cavità a forma di cono profonde circa
una decina di metri che una volta, quando non
c’erano i frigoriferi, venivano usate per conservare
il pesce oggi sono una grande attrazione turistica e
vengono usate per il presepe natalizio. Nel centro
di Cesenatico sorge la statua di Garibaldi per commemorare un fatto avvenuto durante la guerra per
“L’Unità di Italia”. Garibaldi, inseguito dai tedeschi;
rubò tre pescherecci e si diresse verso Venezia, ma
dovette fermarsi a Ravenna (nella Pineta) dove sua
moglie Anita morì di malaria. Oggi Cesenatico è
una bellissima città turistica grazie alla cultura del
pesce e al “Museo della Marineria”, uno dei pochi
musei di Italia a cielo aperto.
VIOLA SOFIA NERI 1A H
Il Mondo a scuola
giugno 2014
JENNIFER
LAWRENCE
Questo è il nome della miglior attrice 2013/14, ma
quasi tutti la conoscono come Katniss Everdeen nel
film di Hunger Games, in verità, la sua carriera è
cominciata molto prima. Cominciamo dal principio:
Jennifer è nata e cresciuta a Louisville, in Kentucky,
figlia di un possessore di una ditta di costruzione,
ha due fratelli. Recitava nel teatro locale, a 14 anni,
decise di intraprendere la carriera di attrice e convinse i suoi genitori a portarla a New York per trovare
un agente. Prima del suo successo a Hollywood, si
è diplomata due anni in anticipo alla Kammerer
Middle School, per iniziare a fare carriera. Jennifer
comincia andando a vari provini (tra cui quello
per interpretare Bella Swan, che verrà poi affidato
a Kristen Stewart) e ottiene delle piccole parti in
vari film. Il suo vero
successo potremmo
dire che comincia
nel 2010, dove recita
nel ruolo principale
del film “Un gelido
Inverno”, nel ruolo di
Ree Dolly. Nel 2009
ha iniziato le riprese
per il film “The Beaver”, film bloccato
per un lungo periodo a causa di varie
polemiche, dunque
rilasciato nel maggio
2011. È anche protagonista in film come
Like Crazy. Nel marzo 2011 Jennifer Lawrence ha
ricevuto l’offerta di ricoprire il ruolo di Katniss Everdeen nel film Hunger Games, tratto dall’omonimo
romanzo best-seller di Suzanne Collins, al fianco di
Josh Hutcherson e Liam Hemsworth. Pur essendo
una fan del romanzo, la Lawrence necessitò di tre
giorni per dare la conferma, intimorita dalla grandezza del film e da cosa questo potesse significare
per la sua fama. Il film uscito il 23 marzo 2012 fu
un successone, dove Jennifer fu subito considerata
“un’attrice proprio da film d’azione”. Nonostante
il successo di Hunger Games, un altro film le fa
guadagnare l’Oscar come MIGLIORE ATTRICE:
nel dicembre 2012 ha interpretato una vedova nel
film “Il lato positivo”, adattamento dell’omonimo
romanzo di Matthew Quick. Ha ricevuto ampio
plauso dalla critica per la sua performance. Richard
Corliss di Time ha scritto: “La ragione per rimanere è
Jennifer Lawrence. Aveva solo 21 anni quando è stato
girato il film, Lawrence è una rara giovane attrice
che interpreta l’adulto. Scontrosa e appassionante,
si presta a un’intelligenza matura per ogni ruolo …
Jennifer Lawrence è il lato positivo in questo film
per lo più ordinario.” Per questo ha vinto l’Oscar, il
Golden Globe e altri riconoscimenti come migliore
attrice. Inoltre nel 2011 ha interpretato vari parti in
più film (tra questi ricordiamo “X-Men”, “HatesHouse at the End of the Street”, “Le Belve” ecc.).
Jennifer Lawrence è una donna piena di spirito e determinazione, che fa di lei un’attrice sensazionale!!!
ALESSANDRA PANDOLFI III D
POU
Pou è un’app gratis per i cellulari Smartphone. È
una piccola creatura che bisogna accudire dandogli
da mangiare, da bere, e vestendola … ci sono molte
cose che può fare: guidare la macchina, andare sullo
skateboard, giocare a calcio, cantare, volare tra le
nuvole … in ogni gioco si vincono monete che si
possono spendere in cibo, vestiti, pareti, animali
domestici, macchine … gli si può anche dare un
nome, incontrare altri amici Pou e giocare con loro.
Ogni Pou ha degli anni o livelli e ogni volta che si
supera un livello si vincono altre monete!
CATERINA PANIGALLI 1A H
OLIMPIADI
Da pochi giorni si sono concluse le Olimpiadi
invernali di Sochi 2014. Quest’anno, per la prima
volta, ho visto le olimpiadi in televisione. Il mio
grande interesse per questa manifestazione nasce
dalla voglia di provare quell’emozione che sentono
tutti gli atleti che si sono allenati, giorno dopo
giorno, per partecipare ai giochi olimpici. Infatti,
il mio sogno sarebbe partecipare alle olimpiadi
estive nella specialità beach tennis. Le olimpiadi
sono un evento sportivo che prevede gare in cui
si sfidano, in varie specialità, i migliori atleti dei
cinque continenti (Africa, America, Asia, Europa,
Oceania). Il barone Pierre De Coubertin organizzò
i primi Giochi Olimpici moderni, simili a quelli
praticati nell’antica Grecia. Vennero poi istituiti dei
Giochi Olimpici invernali che comprendono solo
gli sport praticati sulla neve. In più esistono anche
le Paraolimpiadi, competizioni per persone disabili, che non hanno perso la voglia di faticare e di
allenarsi per poter un giorno avere la soddisfazione
di prendere parte a questa speciale manifestazione.
Una caratteristica tipica dei Giochi olimpici è la
cerimonia d’apertura. Questa cerimonia, che dà
inizio alle gare, consiste nel presentare tutti i paesi
e gli atleti che ne faranno parte, mi ha colpito
molto vedere che, a questo evento, hanno partecipato atleti di nazioni in cui non nevica mai. Pur
avendo meno possibilità di vincere, sono riusciti
a realizzare il sogno di ogni atleta. Mi ha fatto
sorridere il fatto che, dopo nazioni rappresentate
da molti atleti (tipo il Canada), ci fossero invece
paesi per i quali gareggiavano solo tre o quattro
partecipanti (per esempio la Giamaica!). Grazie a
questo ho capito che forse aveva proprio ragione
De Coubertin, quando diceva: “L’importante è
partecipare”.
NINA LIGI 1A H
La stampante alimentare è un’invenzione di ultima
generazione. È uno strumento di piccole dimensioni, simile ad una normale stampante da computer.
La sua parte esterna può essere di diversi colori,
a seconda del tipo di cibo che si vuole produrre.
Gialla se si tratta di frutta, verde se si deve produrre
verdura, marrone per tutti i tipi di dolci con glassa
al cioccolato, azzurra per il pesce e rossa per la
carne, fuxia per caramelle e snack dolci. La novità
di questa stampante, sta nel fatto che basta digitare
sulla tastiera di un computer il nome di un alimento, che viene
riprodotto
fedelmente:
si può essere
sicuri che la
qualità è delle migliori!
Questo marchingegno
permette di
preparare un
pranzo da
vero chef in pochi passaggi:
-selezione del cibo sulla tastiera;
-scelta del tipo di piatto dove deve essere portato,
-premere il tasto invio e… voilà!
-…in pochi minuti la pietanza calda è pronta da
portare in tavola!
Questo nuovo modo di cucinare sta facendo
velocemente il giro del mondo e sta mettendo
seriamente in allarme tutti i grandi chef stellati, per
il momento il costo di questo nuovo strumento è
molto alto: conviene comunque l’acquisto, poiché
avere un cuoco a casa propria è sicuramente un
vantaggio per tutta la famiglia!
AURORA GASPARRONI 2A D
Io ho un gattino di nome Sugar. E’ un gatto di razza, un Sacro di Birmania, ed ha il
pelo lungo e bianco, molto morbido e soffice. Anche le sue zampine sono bianche,
ma poi diventano color caffè e ritornano bianche nei polpastrelli. Sugar ha il musetto
color cioccolato e dei bellissimi occhi blu zaffiro. Le orecchie sono quasi più grandi
della sua faccia e hanno lo stesso colore del muso. Ha una coda così vaporosa che
sembra uno “Swiffer” per togliere la polvere dagli scaffali. E’ un vero birbantello:
si infila sotto le coperte disfacendo tutti i letti oppure va nel lavandino bagnato,
scende e, camminando,
fa le impronte per tutta
la casa. Sugar è un gatto
molto affettuoso: quando
mi sente arrivare a casa,
corre verso il portone e
lo gratta finché non apro.
Dopo essermi sistemata,
lo prendo in braccio e si
mette a fare le fusa così
rumorosamente che sembra
un trattore. Se avvicino
il suo dolce musetto al
mio naso, si mette a dare
delle leccatine affettuose,
e non smette finché non
lo allontano. Alcune volte
si infila nelle scatole dei
giochi e schiaccia un pisolino insieme alle Barbie o ai
peluche confondendosi con
essi. Altre volte invece va
alla ricerca di cibo e annusa
e lecca tutte le scatole
dove sente odorini prelibati;
durante i pranzi o le cene
vorrebbe venire a farci visita piluccando qualcosa, ma fallisce sempre e si rassegna
ad andare verso la sua ciotola di crocchette. Sugar è un bravo gatto, anche se a volte
fa i dispetti. Una volta ha fatto la pipì sul mio letto, bagnando piumone e tutto il
resto, costringendomi a dormire per tre giorni con le coperte dei miei genitori …
ma io gli voglio tanto bene, e avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.
GIULIA CUCCHETTI 1A D
LA VELA
Lo scorso Settembre ho partecipato grazie al
progetto 321…Sport ad un corso di vela; questo
è uno sport molto impegnativo che richiede molti
calcoli e valutazioni. Il primo giorno gli istruttori ci
hanno elencato i diversi tipi di barche: il tridente,
il feva e l’open bic e ognuna di queste imbarcazioni aveva diverse caratteristiche. Il tridente è
la barca più grande, ma è anche la più lenta, al
massimo poteva ospitare sei persone. Il feva è la
barca intermedia, è più
veloce della precedente
e ospita al massimo
tre persone, ha però il
difetto che incamera
l’acqua a poppa cioè la
parte posteriore della
barca. Infine l’open
bic è l’imbarcazione
più piccola, leggera
e veloce fra le altre,
questa ospita solamente
una persona e viene utilizzata da chi è esperto.
Il secondo giorno ci
hanno insegnato ad
armare e disarmare la
barca, con cime ovvero
con corde, poi ci hanno
spiegato come inserire il boma cioè un’antenna
imperniata sull’albero di poppa, che serve a tendere
la vela di randa, ci hanno parlato del timone che
ha due prolunghe, lo stick e la barra. Ogni nave
ha una chiglia con un’asse che corre longitudinalmente dalla prua alla poppa dell’imbarcazione e
ha la funzione di collegare le ossature trasversali
e frenarne i movimenti di rollio. In mare aperto
ci hanno insegnato che, quando il boma si trova
a sinistra, la persona di destra cazza cioè tira la
corda e quella di sinistra lasca cioè lascia la corda
e viceversa. Lontani dal litorale l’aria non era più
la stessa, si sentiva la brezza del mare, c’era un
silenzio incredibile, in quell’immensità si potevano
scorgere oltre alla mia imbarcazione poche altre e
ad ogni virata le onde ci cullavano e ci spingevano
sempre più lontano verso l’orizzonte. L’ultimo
giorno abbiamo fatto anche una mini regata: erano
state posizionate due boe e le singole imbarcazioni
dovevano girarci attorno per tre volte, vinceva chi
riusciva per primo a tagliare i traguardo. Nel pomeriggio siamo andati
anche a pescare con
la canna ed io sono
riuscito a pescare ben nove pesci.
Quest’esperienza
mi ha entusiasmato
molto e spero l’anno
prossimo di poterla
ripetere, anche perché un giorno mi
piacerebbe cimentarmi in una regata
ardua come quella
che ha affrontato
Susan Bayer con
l’imbarcazione Penelope di soli sei
metri di lunghezza.
Questa ragazza è partita dalla Francia e ha attraversato a vela l’oceano raggiungendo Salvador de
Baja in Brasile, ci ha impiegato trentadue giorni
con non poche difficoltà, basti pensare che in una
barca a vela non ci sono molte comodità ad esempio manca il bagno! Inoltre a lei è capitato che il
pilota automatico si è rotto a metà della regata e
anche quello di supporto ha retto solo pochi giorni,
facendo diventare difficoltoso il riposo notturno,
ma con tanta determinazione e credendo in quello
che stavano facendo sono arrivati al traguardo.
MATTEO RIGHETTI I H
HIP-HOP, LA MIA PASSIONE
LA STAMPANTE
ALIMENTARE
HO UN AMICO … BATUFFOLOSO!!!
Pag.15
SPORT § SPORT
Ciao a tutti! Sono Micaela della classe II D. voglio
parlarvi di uno sport molto bello e praticato ma
molto impegnativo: la danza. Ci sono diversi tipi
di danza: classica, moderna, contemporanea, anche
quella a coppie come per esempio: Valzer inglese,
Tango, Samba, Tango argentino, liscio, mazurka,
salsa, mambo, bachata, merengue, polka, Twist …
Ma questo non è il mio genere… Io ho uno stile
molto particolare… Amo il funk, break dance e
Hip-Hop! Anche rap, rock e jazz non sono male…
Io vivo per la danza, perché amo ballare ed esibirmi
davanti a tutti su un palco!!! Ho questa passione da
quando ero piccola. Ho iniziato con la danza classica, quando avevo
all’incirca quattro anni, poi ho
praticato diversi
sport come: nuoto,
pattinaggio, un po’
di ginnastica artistica, teatro (che
non è proprio uno
sport) e poi HipHop. Che mi è
sempre piaciuto
per via che corrisponde più di
altre attività alla
mia personalità.
L’anno scorso mi sono iscritta alla scuola media
A. Bertola, un istituto consigliato da tutti per il bel
clima scolastico. Ho incominciato la prima media e
ho scoperto che c’erano varie attività pomeridiane:
il gruppo del “Bertolino”, giornalino della scuola,
canto (l’anno scorso sono andata e mi sono divertita
un mondo, ma quest’anno non posso farlo per via del
pianoforte che studio al liceo musicale Lettimi: si
tiene lo stesso giorno allo stesso orario. Comunque,
buona fortuna al professore Davide Lanzetti e a tutti
i nostri cantanti di quest’anno!). Poi ci sono anche
gli sport, come rugby, e Hip-Hop! Appena l’ho
saputo mi sembrava di sognare! Si teneva il giovedì
pomeriggio, dalle 13.30 (per le seconde e le terze)
Amici Animali
PASCHA!!!
Il 26 gennaio io e la mia famiglia siamo andati
a Milano presso l’allevamento dove avremmo
preso il mio nuovo cagnolino. Purtroppo, infatti,
a novembre il nostro vecchio cane Mur è venuto a
mancare. Pascha il nostro nuovo cagnolino è molto
vivace e gli piace brucare l’erba del nostro giardino
(io allora lo chiamo la mia capra). Pascha è sempre
molto affamato: mangia 4 volte al giorno, ma a lui
non basta mai, tu lo guardi ed è come se ti dicesse:
“Sto morendo di fame”. Pascha adesso ha 4 mesi
e cresce molto in fretta dato che è di razza pastore
tedesco. Io gli voglio molto e anche lui ne vuole a
me, lo capisco perché, quando torno a casa da scuola,
arriva correndo e scodinzolando verso di me. Il suo
modo di giocare è diverso dal nostro, per lui giocare
è mordere di continuo. Quando fa arrabbiare lo mettiamo nel: “Terrazzino della vergogna” (terrazzino
chiuso da un cancello e che collega la nostra cucina al
giardino) dove può giocare col suo osso che è molto
duro e lui lo sbatte dappertutto e sembra che sbatta un
martello. Pascha ha “una fissa” per le ciabatte e per i
calzini, ogni tanto lo vediamo con una ciabatta tutto
fiero che corre e noi lo dobbiamo seguire. Pascha è
un cagnetto fantastico!!!
ANNA MARESI I D
fino alle 14.15 e, invece, per le prime dalle 14.30
alle 15.30. Perché non provarci? Ero molto tesa il
primo giorno, ma conoscevo qualcuno… Poi entrò
Sara, la coreografa. Non so perché, ma già mi sembrava brava e capace di mantenere un gruppo bene
“in riga”. Abbiamo trascorso le prove tra scherzi,
urli, sgridate… Ma, finalmente, arrivò la prima gara
provinciale al Palazzetto dello Sport dove siamo
arrivati secondi e la seconda gara a Bologna dove,
anche lì, siamo arrivati intermedi. Anche quest’anno
il corso è disponibile lo stesso giorno e lo stesso
orario dell’anno scorso. Quest’anno sono in seconda e continuerò
Hip-Hop, qui
a scuola, fino
la terza media.
Amo la nostra
squadra perché
s’impegna a far
tutto! Abbiamo
un “parcurista”
di nome Julio,
un “freestyle”,
Erik, delle ginnaste e ballerine
di danza classica… Tutti i
ruoli da inserire
per “spaccare”
letteralmente tutti quanti! Secondo me, da quello
che sto vedendo quest’anno e da quello che ho
visto l’anno scorso, mamma mia, siamo davvero
bravi! Quest’anno dobbiamo impegnarci tantissimo! Dobbiamo stravincere. Ringrazio Sara, la
coreografa. Non ho mai avuto un’insegnante di
ballo così speciale per me! Ha un rapporto unico
con tutti noi! Studia davvero tanto per noi e inventa
delle coreografie a dir poco strepitose! Ringrazio
anche tutti quelli che ballano nel nostro gruppo
della scuola. Siamo forti RAGAZZI!
MICAELA AMATI II D
Lo sport continuua a pag 16
LA MIA CAGNOLINA
La mia fantastica cagnolina si chiama Trilly, ha tre anni ed è con me da
quando aveva due mesi dall’11 aprile 2011, data per me indimenticabile. Trilly è un cavaliere King, è piccolina e tricolore, affettuosamente
e giocherellona, ti riempie di baci appena entri. Quando era piccola,
era davvero buffa perché scivolava sul pavimento liscio di casa mia
e aveva paura di
scendere le scale.
Trilly è proprio il
nome adatto a lei,
anche se non è stato
facile sceglierlo.
Sono partita infatti
da una lista di 22
nomi e alla fine l’ho
chiamata come la
fatina di Peter Pan
perché è sempre
allegra e salta da
una parte all’altra.
È molto freddolosa (d’inverno sta
attaccata al termosifone), ama l’estate
ed è sportiva, ma
anche pigrona.
Quando sono andata
a fare trekking
con la mia famiglia,
e aveva solo 4
mesi, ha camminato
tantissimo senza
fermarsi, ma nei giorni grigi o di pioggia è difficile smuoverla dal divano.
Non è viziata, dorme infatti nella sua cuccia, e la mattina mi viene a
svegliare riempiendomi di baci. Le voglio tanto bene e, anche quando
non ci sarà più, resterà per sempre nel mio cuore.
VIOLA SOFIA NERI 1A H
SPORT § SPORT
giugno 2014
HIP-HOP
FRISBEE…CHE PARTITA!
Nel mese di Gennaio durante le ore di educazione
fisica con la mia classe abbiamo partecipato a
delle lezioni di frisbee è stato molto divertente e
mi ha fatto ricordare quando qualche anno fa con
la mia famiglia siamo andati a vedere
le partite al torneo
del “Paganello” che
si svolge a Rimini
ogni anno durante
le feste Pasquali e
al quale partecipano
squadre provenienti
da tutto il mondo.
In particolare la più
emozionante è stata
la finale nella quale
si sono scontrate la
squadra di Rimini
il Cota Rica e una
squadra americana
di cui non ricordo il nome. È stata una finale
entusiasmante, siamo rimasti con il fiato sospeso
fino alla fine, ricordo il grande tifo e gli intermezzi
divertenti e spiritosi durante le pause della partita.
Il Cota Rica ha giocato benissimo era veramente
determinato e per gran parte della partita è stato in vantaggio,
ma alla fine con
grande dispiacere
per pochi punti ha
vinto la squadra
americana. Anche
la squadra della
mia classe di cui
faccio parte ha
fatto a scuola un
mini torneo di
frisbee, ma purtroppo ci è toccata
la stessa sorte al
Cota Rica. Spero
che il prossimo
anno il torneo di
frisbee si ripeta
e magari di poter festeggiare la vittoria con i
miei compagni.
MATTEO RIGHETTI 1 H
IL RUGBY
Il rugby è uno sport poco conosciuto e poco
praticato in Italia. Iniziò a svilupparsi in Inghilterra verso il diciannovesimo secolo e si basa
sulla competizione e sul rispetto dell’avversario.
Per farlo conoscere fu introdotto nelle scuole.
Anche nella nostra scuola media c’è un corso
pomeridiano di rugby riservato agli studenti. Io
non lo avevo mai praticato prima, ma quest’anno
ho deciso di iscrivermi e partecipare. Sono molto
contento di avere scelto questo sport perché mi
piace e mi ha dato la possibilità di conoscere altri
studenti della mia scuola. Questo è uno sport “di
squadra, veramente di squadra”, molto diverso da altri tipi
di sport. Nel
rugby, quando
si avanza uniti,
ci sono possibilità di successo, chi va
avanti sa che
sarà affiancato
e sostenuto da
un compagno,
che lo aiuterà
sempre; si può
anche perdere,
ma non ci si
deve mai arrendere, perché per ottenere qualcosa
bisogna essere
aggressivi e
determinati; nel rugby correre non vuol dire
scappare, ma dirigersi incontro al futuro. Le
squadre sono composte da quindici giocatori.
Una partita consta di tre tempi, due dei quali
si giocano in campo, mentre il restante, il
cosiddetto terzo tempo, si disputa all’esterno,
dove ci si ritrova con compagni ed avversari a
socializzare e a recuperare le energie perse durante la partita, mangiando, bevendo e facendo
festa qualunque sia il risultato! Lunedì scorso,
31 marzo 2014 io e la squadra di rugby delle
Bertola abbiamo giocato a Rivabella contro la
scuola media Marvelli di Rimini. Ci eravamo
molto allenati per questa partita, ma partivamo
in svantaggio numerico perché due ragazzi della
nostra squadra erano assenti e abbiamo giocato
in tredici. Io ho giocato sulla fascia nel ruolo di
mediano. Il mediano ha il compito di intercettare
e bloccare l’avversario che si dirige a fare meta.
Io e altri compagni con lo stesso ruolo facciamo
una specie di “muro” per fermare l’avversario.
Altra importante qualità di un giocatore di
rugby è essere veloci e forti. Il primo punto lo
L’hip-hop è uno sport di gruppo, Per i ragazzi dagli
undici ai dodici anni, molto divertente e che ti fa
scatenare. I ragazzi sono divisi in due gruppi: quelli
di prima che frequentano dalle 14:15 alle 15:15,
mentre quelli di seconda e terza l’ora precedente.
A hip-hop stiamo preparando un bel balletto per
gareggiare con tutte le altre scuole medie di Rimini
al Palazzetto della Sport, il 15 Marzo. I primi
classificati andranno poi al campionato regionale
e chi lo vincerà andrà ai nazionali. Allo spettacolo
indosseremo maglietta bianca, legghins neri bucati e guanti rossi, mentre i maschi indosseranno
felpa e cappello. Speriamo di arrivare primi. Ma
se questo non dovesse accadere, non importerà
perché a noi basta divertirci!!!
MATILDE CATELLANI ID-VALERIA GUIDI IF-VIOLA SOFIA
NERI IH
abbiamo segnato noi, però a fine del primo tempo
le Marvelli hanno segnato anche loro e così il
primo tempo è finito in parità. Prima dell’inizio
del secondo tempo abbiamo bevuto e ci siamo
riscaldati. Al fischio del secondo tempo siamo
subito corsi verso la palla e abbiamo fatto meta
dopo un minuto dal fischio. Poi dopo molte
corse molti placcaggi siamo riusciti a fare altre
due mete, e così abbiamo vinto la partita 4 a 1.
Questa partita mi ha molto divertito e non vedo
l’ora di farne altre di questo tipo perché sono
molto entusiasmanti. Dopo la nostra partita c’è
stata anche
quella delle
ragazze delle
Bertola contro le ragazze
delle Marvelli: purtroppo
le nostre ragazze hanno
perso 4 a 2.
Il rugby insegna ad avere
disciplina e
rispetto per
gli avversari
e per i propri
compagni,
sia in campo
che fuori. Un
simbolo di
questo sport,
che lo differenzia dagli altri, è la palla ovale,
che si passa solo all’indietro. Il rugby si differenzia dagli altri sport anche perché alla fine
della partita i giocatori non si detestano, non
si prendono in giro o si fischiano. Noi, dopo la
partita, abbiamo mangiato e bevuto tutti insieme,
poi ci hanno premiato con delle medaglie e per
la nostra squadra abbiamo avuto la coppa e un
prossimo appuntamento per una nuova partita da
disputare a Parma prima delle vacanze di Pasqua.
Io mi diverto tantissimo a praticare questo sport
il venerdì pomeriggio, dopo la scuola, con alcuni
compagni delle classi terze. Quando gioco, la
mente si svuota da tutti i pensieri negativi e mi
sento più libero, dopo è vero che sono stanco, ma
dopo un po’ di riposo, affronto meglio i compiti
e lo studio. Chi pratica rugby può pure subire
“danni”: infatti è possibile prendere qualche
botta, visto che è uno sport di combattimento,
ma allo stesso tempo rafforza e tempra il fisico.
Pag.16
IO E LA DANZA
Come ben sapete, la mia grande passione è la
danza classica. La scorsa estate, nella mia scuola
Arabesque Dance Center, si sono svolte le audizioni
per corsi accademici di livello avanzato. Quando
ho saputo questa notizia, mi si sono illuminati gli
occhi e mi è incominciato a battere forte il cuore.
La mia mente ha cominciato subito a fantasticare su
quell’audizione e mi sono immaginata prima ballerina di un grande spettacolo con un tutù ammiccante
… e così, mi sono iscritta nella lista per l’audizione.
Il giorno della prova ero molto emozionata e spaventata visto che non conoscevo né gli insegnanti
né le allieve. L’esito della prova fu positivo ed io
fui felicissima.
Da quel giorno
è cominciata
la mia grande
impresa ovvero il corso di
H:O:P:E: for
dance Divisione Professionale dell’Arabesque Dance
Center. Qui ora
non si scherza
per niente!!! Studiamo tutti i giorni intensamente
fino a sera; gli insegnanti ci stimolano a dare il
massimo e ad amare sempre di più questa disciplina.
Quello che sto facendo ora è veramente una scuola di
vita che ci insegna a cavarcela nelle difficoltà di tutti
i giorni … spero veramente di farcela e di riuscire
a ballare in uno dei più grandi teatri del mondo!!!
VIOLA BETTI 3A D
LA MIA GARA DI NUOTO
Giovedì 27 marzo, io e gli alunni della scuola
media Aurelio Bertola, siamo andati nella bella
piscina comunale di Rimini e abbiamo partecipato
alle gare di nuoto di tutte le scuole di Rimini.
Appena arrivati ci hanno mandato subito a cambiarci, poi entrati in piscina ci hanno fatto scaldare
effettuando nuotate di 400 m. nello stile con cui
dovevamo gareggiare. Io ho gareggiato insieme
a altri 3 amici nella staffetta a squadre maschili e
ho sostituito un amico nella staffetta mista oltre
alla gara singola di 50 m. Stile libero. Le gare di
stile libero singole sono state le ultime ad essere
effettuate, io e un mio amico siamo stati i primi a
essere chiamati insieme ad altri due alunni di altre
scuole, ci hanno mandato su blocchi 1 e 3 (io ero
nel n. 3 come sono nel registro di classe). Appena
dato il via siamo partiti tutti, io sono arrivato primo,
mentre il mio amico è arrivato terzo. In seguito, le
staffette maschili sono state le penultime ad essere
eseguite. Io sono stato l’ultimo a partire e siamo
arrivati secondi nella classifica maschile. Mentre
la staffetta mista (maschi e femmine) della scuola
Bertola, è stata l’ultima a essere eseguita, ed è
arrivata anch’essa seconda. Questa esperienza mi
è piaciuta molto e la rifarei ancora, con le stesse
conoscenze. Spero di ripeterla ancora.
MATTEO BROLLI 3 H
LORENZO DESIDERIO 3 H
PALLAVOLO LA MIA PASSIONE
Sono già tre anni che gioco a pallavolo, ho iniziato
a otto anni e adesso che ne ho dieci e mezzo faccio
parte della squadra under dodici della Polisportiva
Stella Rimini. Quest’anno faremo il campionato
provinciale, che inizierà verso metà gennaio prossimo. Le mie allenatrici, Gaia e Federica, sono
giovani, ma molto preparate. Ci alleniamo tre
volte alla settimana, due volte presso la palestra
Stella e una volta in quella dell’istituto Valturio. La
pallavolo è uno sport molto bello e impegnativo,
ma è anche un gioco di squadra, grazie al quale
si fanno tante nuove amicizie. Spero di poterlo
praticare ancora per tanti anni, anche perché sono
molto brava, ma ho tanta voglia di migliorare. La
pallavolo è la mia passione!!!!!!!
FRANCESCA UBALDI 1H
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