CarnetdiMarcia
Rivista mensile, dicembre 2010 • n. 18, anno XXXIV • Sped. in abb. post. Art. 2, Comma 20/c, Legge 662/96 Filiale di Padova • ISSN 1127-0667
2010
Scout d’Europa
PER SCOLTE E ROVER
Confronto
SALE IN ZUCCA
Basta che sia vero
pag. 10 - 11
VITA DA ROVER...
VITA DA SCOLTA
Confronto
pag. 24 - 25
CADENDO DA CAVALLO...
Amore a confronto
pag. 16 - 17
CUSTODI DELLA TERRA
Parola agli altri
pag. 26 - 27
CAPITOLO
INCHIESTA
Sommario
Carnet di Marcia ∙ E - 2010
Parole all’immagine.........................................................3
Editoriale
Cum-frontiamoci...............................................................4
Sale in zucca
“BELLO COME…”.............................................................6
Basta che sia vero….....................................................10
Conosciamo meglio Pierre Teilhard de Chardin........12
Cadendo da cavallo... infuocando il mondo
Amore a confronto . .......................................................16
IMPRESA
Treppiedi, una proposta
I jeans strappati… .........................................................18
Apertamente
TE STAI DENTRO CHE... ................................................20
Giocare il gioco
Il tuo autoroscopo...........................................................22
4 C.i.T.................................................................................23
RUBRICHE
Vita da Rover... vita da scolta
Confronto..........................................................................24
Custodi della terra
La parola agli altri...........................................................26
Scienza dei boschi
Tutti a nanna....................................................................28
Vita associativa
Settimane Sociali dei Cattolici......................................30
Piano redazionale
2009 - 2012........................................................................31
L’altracopertina
Riflettendo sul confronto... ...........................................32
Parole all’immagine
SCOUT D’EUROPA
Rivista mensile Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici della
Federazione dello Scautismo Europeo.
Anno XXXIV • n. 18, dicembre 2010 - Carnet di Marcia per Scolte e Rover
Direttore Responsabile
Giuseppe Losurdo
Direttori
Michela Bertoni, Gipo Montesanto
REDAZIONE DI CDM
Coordinamento redazionale
Tullia Di Addario, Giorgio Sclip
Casella email della redazione
[email protected]
“Non soltanto io non esisto di fatto per me solo,
ma io stesso non posso pormi, in quanto io,
senza formarmi, senza realizzarmi
insieme con gli altri.”
(K. Jaspers)
RESPONSABILI RUBRICHE
• APERTAMENTE: Vania Ribeca.
• CADENDO DA CAVALLO...infuocando il mondo: Don Fabio Gollinucci e fra Basito.
• SALE IN ZUCCA: Monica D’Atti, Aline Cantono di Ceva ed Elena Pillepich.
• VITA DA ROVER, VITA DA SCOLTA: Elena Bratti, Paolo Morassi.
• CUSTODI DELLA TERRA: Marco Fioretti.
• SCIENZA DEI BOSCHI E OCCHIO!: Marco Fioretti.
• TREPPIEDI, UNA PROPOSTA: Commissari di Branca
• L’ALTRACOPERTINA: Giorgio Sclip
In redazione anche
Elena Bratti, Micaela Moro, Gipo Montesanto, Carla Palermo.
Hanno collaborato in questo numero:
Aline Cantono di Ceva, Tullia Di Addario, Giorgio Sclip, Don Fabio Gollinucci,
Micaela Gentilucci, Nicola Pozzobon, Elena Pillepich, Gipo Montesanto,
Vania Ribeca, Marco Fioretti, Monica D'Atti, Andrea Di Cristina.
Progetto grafico
[email protected]
Direzione, Redazione e Amministrazione
Via Anicia 10 • 00153 Roma
Aut. del Tribunale di Roma n. 17404 del 29/09/1978 • Sped. in abb. post. Art. 2
Comma 20/c, Legge 662/96 • Fil. di Padova ISSN 1127-0667
Stampa
T. Zaramella - Selvazzano PD
M
anoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono, salvo
diverso accordo precedente con la Direzione. Tutti i collaboratori hanno
la responsabilità e conservano la proprietà delle loro opere. La riproduzione di
scritti comparsi in questa rivista è concessa a condizione che ne venga citata
la fonte.
Chiuso in Redazione DICEMBRE 2010
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scritto e che ancora non vedono pubblicato
su questo numero il loro contributo! Tranquilli, sarete sul prossimo!!
2
CarnetdiMarcia
E - 2010
3
Editoriale
Tullia Di Addario............................................................................................
Cum-Frontiamoci
Tranquilli: sarò breve.
Tu lo sapevi da cosa nasce la parola “confronto”?
Io no, anche se una certa idea me l’ero fatta
e, nella mia personalissima ricerca etimologica,
non ero poi arrivata troppo lontana dalla verità.
In effetti non ci vuole questa grande scienza infusa (con buona pace degli studi classici e della
mia autostima): si intuisce facilmente che ci sia
in mezzo la fronte di qualcuno...
Ebbene sì, il termine “confronto” deriva dal
latino e significa letteralmente “con la fronte”,
“mettere a fronte” quindi, per estensione,
possiamo affermare che possa voler intendere riscontro di una cosa di fronte ad un’altra,
e, infiocchettando un po’ il concetto, incontro con le fronti per un’azione comune, fatta
guardandosi negli occhi. Non di fianco, non di
spalle, ma di fronte, “mettendoci la faccia”.
Facendo appello a lontane reminescenze linguistiche, e compiendo un ulteriore volo di fantasia, sono andata oltre e
ho cercato di vedere se questo termine riusciva a trasmettermi qualcosa di
più, se il suo significato poteva essere
più pregnante. Ho così pensato che si
potrebbe individuare nella preposizione
“cum” l’esigenza di esprimere qualcosa
di più, un’aggiunta, un mettere insieme
due o più teste per ottenere qualcosa
che sia qualificante, migliore.
Hai letto lo scorso numero di CdM? Da
quella lettura a mio giudizio è emerso
chiaramente che la nostra esistenza assume un valore speciale solo se posta
in relazione all’altro.
Riflettendo sul tema del “confronto” con
questo numero si può fare un ulteriore
passo avanti: non solo esistiamo perché
ci sia una relazione, ma se si vuole crescere davvero, e in questo modo diventare migliori, è indispensabile confrontarsi, portare sul tavolo opinioni differenti o
comunque non perfettamente collimanti
(ma è davvero possibile che due o più individui condividano le stesse medesime
posizioni? E che è? Siamo tutti cloni?) per
arrivare ad un’idea finale che accolga il meglio, magari con il contributo di tutti. Non è
un’operazione tanto semplice, e l’articolo
di Monica in “Sale in zucca”ne mette in
evidenza tutti i rischi. Ma che cos’è la vita
senza un po’ di “sale”? Non avevamo parlato, qualche tempo fa di “Sfide”?
Buona strada
4
CarnetdiMarcia
E - 2010
5
Sale in Zucca
interviste
Aline Cantono di Ceva...........................................................................
- “Ciao Fra!”
- “Ciao Gio!”
“BELLO COME…”
Intervista a Matteo Miceli, velista, detentore del record del
mondo di traversata dell’Atlantico in solitaria su Biondina Nera,
un catamarano di 6 metri non abitabile (senza cabine!).
- “Non sai cosa è successo ieri a scuola!!”
- “Oddio! Cosa?”
- “È arrivato uno nuovo… è fantasticoooo!!”
- “Uno nuovo? Fantastico?! Come?!”
- “Hai presente Carlo? Bhe! Più alto! Moro
come Luca e bello come Brad Pitt!!”
N
on so te, ma io m’imbatto spesso in
questo tipo di conversazioni, dove per
descrivere qualcuno o anche se stessi,
per essere maggiormente chiari, vengono usati paragoni e fatti raffronti. “Più di…”, “Meno
di…”, “Uguale a…” danno al nostro interlocutore un’idea precisa di chi o di che cosa stiamo
parlando.
L’essere umano è un essere relazionale perché
ha bisogno dell’altro e del confronto per prendere coscienza di chi egli sia (e per “altro” non
intendo solo i propri simili).
Se dovessi scegliere un’immagine che rappresenti l’essenza dell’Uomo, a me viene subito in mente l’acqua… l’acqua
ha bisogno di un contenitore per
trovare una sua forma e non
andare dispersa… similmente
io: l’Altro, dandomi dei limiti,
mi circoscrive, mi definisce,
mi racconta… scopro i margini
della mia pazienza, della mia tenacia, della mia forza di volontà; capisco quanto
posso essere disponibile, gentile, attenta,
accogliente; individuo chiaramente cosa
tollero, cosa amo, cosa non sopporto…
Se litigo con qualcuno, imparo fin dove
arriva la mia capacità di perdonare. Se
prendo un impegno, verifico a che punto
6
CarnetdiMarcia
è il mio livello di responsabilità. Se un desiderio
tarda a realizzarsi, apprendo il grado raggiunto
dalla mia voglia di lottare. Se un dolore mi soffoca, identifico la quantità di speranza che ho
nel cuore. Se compio un’impresa estrema, mi
accorgo delle frontiere a cui il mio corpo e la mia
mente possono spingersi. Sta a me decidere se
andare oltre i miei confini e traslocare in un recipiente più grosso o ridimensionarmi…
Matteo Miceli è uno che di limiti se ne intende, li ha tracciati e superati; il faccia a faccia
con l’oceano e con se stesso è il suo lavoro.
E - 2010
7
Sale in Zucca
Cosa impari dal confronto con il mare?
Innanzitutto il Rispetto, che è rispetto per
la natura, per l’ambiente e quindi della vita
in generale; e poi l’Umiltà, che si traduce
nell’affrontarlo con la consapevolezza di
non poterlo comunque mai dominare: io
non sarò mai più forte del mare, posso solo
regolare meglio le vele…
L’oceano è un maestro che insegna ad essere autosufficiente, a sapersela cavare…
Non sei stanco di metterti alla prova?
Ripetere imprese già tentate e vinte può ancora insegnare qualcosa di
nuovo?
La mia prima impresa è nata per gioco
e per gioco mi sono messo alla prova
nelle successive, ciò che mi anima è una
grande passione. Non ho provato mai la
noia della ripetitività perché ogni situazione è sempre diversa, io sono diverso, il
mare è diverso e diversa è la barca che
è in continua evoluzione tecnica e poi c’è
l’inarrestabile ricerca di se stessi.
8
CarnetdiMarcia
interviste
La solitudine dell’Oceano e il poter contare
solo su te stesso ha cambiato il tuo rapporto
con gli altri?
Ho imparato a relazionarmi con le persone in
un’altra maniera, forse più autentica, senza la
finta mediazione della televisione, per esempio,
e senza farmi coinvolgere troppo dalle mode…
Dietro ad ogni traversata c’è comunque tanto
lavoro di preparazione in team: i successi sono
il frutto della collaborazione tra progettista, strutturista, chi fornisce i materiali per l’allestimento
e la costruzione della barca e l’università che,
con il CNR (Centro Nazionale di Ricerca), mi
aiuta mettendomi a disposizione i risultati degli
studi sull’elettronica a impatto zero, utilizzando
fonti di energia alternativa come sole o vento
mediante pannelli ed eliche: le fatiche sono affrontate insieme e condivise. Poi c’è il desiderio
di trasmettere questa mia passione per il mare e
l’ecologia: ci sono gli incontri con i ragazzi nelle
scuole, i progetti con i disabili, la voglia di testimoniare ciò che amo, l’importanza di avere un
obiettivo e dell’applicarsi per raggiungerlo.
Quest’estate è partita ufficialmente la campagna che ti condurrà, insieme a Tullio
Picciolini, a tentare di riprendervi il record
mondiale, strappatovi dai francesi nel 2007,
di traversata atlantica, sempre su Biondina
Nera, ma in doppio. Non più solo ma in compagnia… cosa cambia?
La traversata in solitaria è molto diversa, non riusciresti mai a fare ciò che realizzi in doppio… per
superare alcuni limiti devi necessariamente fare
affidamento su di un’altra persona.
Matteo per il 2012
ha in mente un
giro del mondo in
solitaria in Class
40, senza scalo e
senza assistenza.
Partenza e arrivo a
Roma.
Primo al mondo a
far leva solo sugli
elementi naturali
utilizzando una barca eco-compatibile, a
impatto zero, per dimostrare che è possibile
agire nel pieno rispetto della natura.
Per seguire la sue straordinarie imprese:
www.matteomiceli.com ed il suo libro
“Oceano a mani nude” ed. Nutrimenti.
E - 2010
9
Sale in Zucca
Monica D’Atti.................................................................................................
Basta che sia vero…
F
atemi dire che sono diventata un po’ allergica alla parola confronto, o meglio lasciatemi dire che ci vado, come si dice, “con i
piedi di piombo”. Lasciatemi dire del tempo perso a cercare inutili confronti con chi aveva tanto
tempo da perdere e nessun sogno da realizzare.
Non sto cercando un confronto; voglio solo raccontare la storia di una sofferenza personale e
di una vita all’eterna ricerca di un bandolo, di
un capo dell’aggrovigliata matassa nel quale si
avvolge e si perde il confronto, tra nodi e fili interrotti.
Cosa serve il confronto se non per camminare
insieme a un altro o a tanti altri; per vivere e crescere insieme e realizzare un progetto (mi piace
di più la parola sogno) comune?
Non raccontatemi che il confronto serve solo per
sentire un po’ cosa hanno gli altri da raccontare e
poi a fine serata, o incontro, o meeting, ciascuno
se ne torna a casa sua, tra i suoi stracci, uguale a
prima. Così non mi serve, grazie. Il Signore non
mi regala il tempo della mia vita per gettarlo in
emozionali riunioni dove ciascuno dice che cosa
di bello ha fatto, oppure racconta la sua barzel-
10
CarnetdiMarcia
letta preferita e tutti rispondono “wow!”, stile
incontro auto-motivazionale americano. E così
poi pensa di essersi confrontato. Ugualmente
soffro e ho imparato ad evitare (appena posso)
i finti confronti con falsi portatori di idee. Non
sempre te ne accorgi, o almeno spesso non
subito, ma ci sono tanti portatori di non-idee.
Ci sono portatori insani di non-pensiero che affollano il mondo e propagandano il proprio sotto
vuoto con modi affabili e convincenti. Ti propongono il confronto con le loro non-idee convincendoti che, solo perché sono espresse con parole,
sono frutto di pensiero. Le peggiori dittature
nascono da queste non-idee proposte in modo
seducente; idee stupide che generano tragedie,
persecuzioni, malvagità: pensate alla storia degli
ultimi cento anni…
Nessuna delle persone che hanno portato avanti
queste non-idee erano interessate a un confronto. Non volevano confrontarsi con la Verità, ma
solo succhiare la tua anima… magari proponendoti all’inizio, con fare mellifluo, un confronto.
Ma, senza arrivare a casi così esemplari ed eclatanti, tanti portatori di non-pensiero affollano
quotidianamente il nostro mondo, vicino e lontano. Perché dobbiamo perdere tempo a confrontarci con loro? Questa è una domanda che mi
pongo. Tu che leggi te la sei mai posta?
Sei interessato a confrontarti con chi ha nonidee camuffate da idee? Magari la risposta buona potrebbe essere: “Sì, bisogna confrontarsi
sempre, perché ci può essere sempre del buono, e se non c’è da parte di chi si confronta con
te puoi metterlo tu e insegnargli”.
Bravo. Allora devi essere forte, molto forte.
Devi avere idee maturate dal tempo, dalle esperienze personali, nell’onestà e nella preghiera,
con disciplina morale e fatica. In questo modo,
se non arriverai a un vero confronto, almeno potrai favorire la crescita di
altri e questo è un bel servizio.
Poi a volte ti capiterà di avere
un vero confronto, con persone che hanno fatto Strada, che hanno maturato
scelte e sono in cammino. Tutti noi siamo in
eterna crescita (anche se
tanti purtroppo, però, a un
certo punto si fermano).
Sei disposto a capire veramente quanto un’idea di un
altro possa essere buona o
cattiva, quanto bene o quanto
male in termini assoluti possa
generare e a confrontarti con
lui sottolineando le cose che
hai pensato (le vere idee, quelle che richiedono
tempo per essere articolate, a volte anche anni)?
E così vedere quanto di buono e di cattivo c’è nel
tuo pensiero, e cosa del tuo pensiero e di quello
dell’altro può essere messo insieme per fare un
passo insieme nella buona e giusta direzione?
Sei disposto a non limitarti a un rapporto rapido
e leggero con chi ha un’idea volante da lanciare per essere simpatico, o alla moda, o politicamente corretto?
Sai che per fare questo ci vuole una profonda
onestà intellettuale che si raggiunge dopo aver
annullato ogni approccio relativistico o utilitaristico? Infatti se una idea è giusta non importa
quanta fatica ti può costare per realizzarla o
mantenerla, o quanti vantaggi o svantaggi te
ne potranno derivare.
Non importa se sarai meno simpatico
o se dovrai fare delle scelte o rinunce
collegate. Questo vale per te e per la
persona con la quale ti confronti.
Se tutti e due avrete chiaro le regole
di questo “gioco” allora tante cose
potranno nascere. Altrimenti sarà solo
tempo buttato via.
E uno scout deve essere economo anche in questo senso.
Monica D’Atti
E - 2010
11
Sale in Zucca
Elena Pillepich...............................................................................................
A proposito di
CONFRONTO…
Conosciamo meglio Pierre Teilhard de Chardin.
L
'esperienza della prima guerra
mondiale fu molto importante
per la genesi del suo pensiero. Di quel periodo furono anche
lo scambio epistolare con la cugina Margherita e la redazione di
un diario che, oltre ad altri scritti,
costituirono il primo abbozzo del
suo pensiero scientifico-teologico
maturo. Sempre a questo periodo è
da situarsi il suo Inno alla Materia:
“Benedetta sii Tu, universale Materia, durata
senza fine, etere senza sponde, triplice abisso
delle stelle, degli atomi e delle generazioni, Tu
che eccedendo e dissolvendo le nostre anguste
misure ci riveli le dimensioni di Dio”.
“Credo che l'Universo è un'Evoluzione.
Credo che l'Evoluzione va verso lo Spirito.
Credo che lo Spirito si compie in qualcosa di Personale.
Credo che il Personale supremo è il Cristo-Universale”
(Teilhard de Chardin “In che modo io credo”, 1934)
M
arie-Joseph Pierre Teilhard de Chardin nacque nel castello di Sarcenat
nei pressi di Orcines (Puy-de-Dôme),
quarto degli undici figli di Emmanuel, naturalista,
e Berthe-Adèle de Dompierre d'Hornoy, pronipote di Voltaire. Fino all'età di undici anni visse
in famiglia fino a quando, nel 1892, entrò in un
collegio di gesuiti dove svolse gli studi letterari,
filosofici e infine matematici fino all'anno 1899
12
CarnetdiMarcia
allorché prese la decisione di entrare nel noviziato della Compagnia di Gesù.
Negli anni della prima guerra mondiale militò
nelle trincee sul fronte franco-tedesco dove fu
nominato caporale e seguì per tutto il corso della guerra gli spostamenti del suo reggimento in
qualità di barelliere. In quel periodo Teilhard maturò la vocazione religiosa, lesse Dante e scrisse
una serie di saggi.
Nel 1918 pronunciò i voti solenni. Nel 1919 ottenne i diplomi in geologia, botanica e zoologia
per la laurea in “Scienze Naturali” alla Sorbona di
Parigi, seguì i corsi di paleontologia umana.
Nel 1920 terminò la tesi di laurea e ottenne
l'incarico del corso di paleontologia e geologia
all'Istituto Cattolico di Parigi. Nel tentativo di
conciliare la teoria evoluzionista e la dottrina del
peccato originale, espresse opinioni non conformi alla dottrina ufficiale della Chiesa in un documento inviato ad alcuni teologi di Lovanio.
I superiori del suo ordine, con un provvedimento
disciplinare, lo costrinsero a dimettersi dall'insegnamento di materie filosofico-teologiche, lo
invitarono a non pubblicare più nulla su questi
temi e gli imposero il trasferimento in Cina, dove
si era già recato nel 1923 per conto del “Museo di Storia naturale di Parigi”, e dove rimase
dal 1926 al 1946 dando anche un contributo alla
scoperta dei resti del cosiddetto “uomo di Pechino” o Sinantropo. Nel periodo cinese fece più
volte ritorno in Europa e in Francia e si recò varie
volte negli Stati Uniti, in Sud-Africa e nell'isola
di Giava, ma fu bloccato a Pechino dal 1939 al
1946 per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1940 fondò l'”Istituto di Geobiologia di Pechino” e nel
1943 fu tra i fondatori della rivista
“Geobiologia”. Nel 1946 ritornò a
Parigi dove fu nominato direttore
di ricerca al “Centre national de la
Recherche scientifique”.
L'anno dopo ebbe le prime avvisaglie dei disturbi cardiaci che lo condussero alla morte. Gli venne proposta una
cattedra al Collège de France; nel 1948 si recò a
Roma per chiedere l'autorizzazione delle autorità della Chiesa a proporre la sua candidatura ad
una cattedra al Collège de France, ma l'autorizzazione gli fu rifiutata e fu invitato a lasciare la
Francia. Si trasferì a New York nel 1951 dove fu
nominato collaboratore permanente della “Wenner-Gren Foundation for Anthropological Research”, una fondazione di ricerche antropologiche
per cui si recò due volte in Africa (Sud-Africa e
Rodesia), nel 1951 e nel 1953. Fu promosso al
grado di ufficiale della Legion d'Onore nel 1947
ed ottenne una cattedra all'Institut de France nel
1950. Stabilitosi definitivamente negli Stati Uniti, vi morì pochi anni dopo, nel 1955. Pochi giorni
prima di morire, in una sua ultima lettera del 30
marzo 1955, esprimeva l'idea di volere scrivere
un saggio, “Umanesimo e umanesimo”, in cui
avrebbe espresso l'idea che ciò che fino ad allora si era chiamato “umanesimo” e che aveva
le radici in Grecia, abbandonare definitivamente
e essere soppiantato da un nuovo umanesimo,
ispirato non più all'uomo armonicamente sviluppato, ma all'uomo pienamente evoluto che si
eleva al di sopra di sé per raggiungere il suo vero
fine nell'essere sovra-umano.
La pubblicazione dei suoi scritti innescò immediatamente accese polemiche; poi, soprattutto
a partire dagli anni Sessanta, il suo pensiero
cominciò a diffondersi, subì le prime accuse di
panteismo che lo posero fuori dall'ortodossia
E - 2010
13
Sale in Zucca
cattolica. Le reazioni delle gerarchie della Chiesa
cattolica non tardarono a manifestarsi di fronte
ad un pensiero così controcorrente e innovativo
rispetto alla tradizione. Si rinunciò tuttavia a mettere all'”indice” le sue opere e il Vaticano trovò
più opportuno optare per un più moderato “monitum”. Infatti non erano ancora stati pubblicati i
primi volumi, che già nel 1958 il Padre Generale
Janssens dovette comunicare alla Compagnia di
Gesù che un decreto del Sant'Uffizio imponeva
alle congregazioni religiose di ritirare le opere del
gesuita da tutte le biblioteche.
Nel documento si può leggere come i testi del
gesuita “racchiudono tali ambiguità ed anche
errori tanto gravi che offendono la dottrina cattolica” per cui si imponeva al clero di allertarsi per
“difendere gli spiriti, particolarmente dei giovani,
dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin
e dei suoi discepoli”. Tuttavia, poco dopo, Papa
Paolo VI, in un discorso sui rapporti tra scienza e
fede, si riferì a Teilhard come ad uno scienziato
che, proprio nello studio della materia, era riuscito a “trovare lo spirito”, e come la sua spiegazione dell'universo manifestasse, anziché negare,
“la presenza di Dio nell'universo quale Principio
Intelligente e Creatore” (“Insegnamenti” IV,
1966, pp. 992-993).
Ancor più recentemente il cardinal Ratzinger, poi
papa Benedetto XVI, in “Principi di Teologia cattolica” del 1987 ammise che uno dei documenti
principali del Concilio Vaticano II, la “Gaudium et
Spes” fosse fortemente permeata dal pensiero
del gesuita francese. Benedetto XVI inoltre ha
affermato che quella di Teilhard fu una grande
visione per cui alla fine avremo una vera liturgia
cosmica, e il cosmo diventerà ostia vivente: è
l'idea della noosfera.
La scienza di fronte a Cristo.
Credere nel mondo e credere in Dio
traduzione di Annamaria Tassone Bernardi
Gabrielli Editori, 2002
• Il fenomeno umano
[William Blake - L’Onnipotente 1794]
“Chiedersi se l’universo si sviluppa ancora significa decidere se lo spirito umano è, o non è, tuttora
in corso di evoluzione. Ora, a questa domanda io rispondo senza alcuna esitazione: Sì.”
14
CarnetdiMarcia
Alla sua morte le sue pubblicazioni scientifiche, che
ammontano a 250, furono
ripubblicate in 11 volumi
mentre Jeanne Mortier si
incaricò della pubblicazione delle sue opere complete. Tali pubblicazioni che
vanno dal 1955 al 1976
constano complessivamente di 13 volumi:
• Anche all’occhio del semplice biologo, nulla più
dell’epopea umana somiglia a una Via Crucis.
• Da un punto di vista evolutivo, l’uomo ha cessato
di muoversi, se mai si fosse poi mosso. La fede ha
bisogno di tutta la verità.
• Quanto a me, chiedo a Dio di farmi morire, almeno
in senso metaforico, sul ciglio di una strada.
• Una religione che viene giudicata inferiore al nostro ideale umano, per quanti siano i prodigi che la
circondano, è una religione perduta.
• Cristo non è un accessorio in più aggiunto al
Mondo, un ornamento, un re come lo consideriamo,
un proprietario. Egli è l’alfa e l’omega, il principio
e la fine, la pietra delle fondamenta e la chiave di
volta, la Pienezza e colui che sazia.
• Le analisi della Scienza e della Storia sono molto spesso esatte; ma non tolgono assolutamente
niente all’onnipotenza divina, né alla spiritualità
dell’anima, né al carattere soprannaturale del
Cristianesimo, né alla superiorità dell’Uomo sugli
animali.
• Nessuno come l’Uomo chino sulla Materia comprende quanto Cristo, grazie alla sua Incarnazione,
sia interno al Mondo, radicato nel Mondo fin nel
cuore del più piccolo atomo.
• Noi cristiani non dobbiamo avere paura o scandalizzarci a torto dei risultati della ricerca scientifica.
Edizioni Queriniana ,1995
• L’apparizione dell’uomo
Il Saggiatore, 1979
• La visione del passato
Il Saggiatore, 1973
• L’ambiente divino
Edizioni Queriniana, 1994
• Il futuro dell’uomo
Il Saggiatore, 1972
• L’energia umana
Edizioni Pratiche, 1997
• Il posto dell’uomo nella natura
Il Saggiatore, 1970
• La scienza di fronte a Cristo.
Credere nel mondo e credere in Dio
Edizioni. Il Segno dei Gabrielli, 2002
• La mia fede
Edizioni Queriniana, 1973
• Le direzioni del futuro
Edizioni SEI, 1996
• La vita cosmica
Il Saggiatore, 1970 e 1982
• Il cuore della materia
Edizioni Queriniana, 1993
• Realizzare l’uomo
(lettere 1926/52) Il Saggiatore, 1974.
E - 2010
15
Cadendo da Cavallo...
don Fabio Gollinucci......................................................................................
Amore a confronto
Luca 7, 36-50
Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò
nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una
donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo;
stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò
a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli,
li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo,
il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui
fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la
donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli
disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose:
“Dì pure, maestro”. ”Un creditore aveva due debitori:
uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.
Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a
tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”.
Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi
questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai
dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi
con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu
non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono
entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai
unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i
piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati
i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei:
“I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali
cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona
anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua
fede ti ha salvata; va’ in pace!”.
infuocando il mondo
M
Luca vuole sottolineare anche il diverso modo di
pensare, nei confronti della donna, da parte di Simone e da parte di Gesù: Simone vede in questa
donna soltanto una peccatrice mentre Gesù guarda al suo pentimento e vede in lei riconoscenza
ed un grande amore. Simone ha certamente una
grande stima di Gesù ma non prova, nei suoi riguardi, alcun senso di riconoscenza e di gratitudine
a differenza della donna.
Come mai questo? Simone, il fariseo, riteneva di
essere una persona giusta, un uomo dabbene e
senza peccati. Credeva di essere a posto davanti
al Signore e di non aver bisogno di alcun perdono;
faceva qualche opera buona ed osservava tutte
le leggi. Non ha bisogno di Gesù, che è venuto a
portare la salvezza a tutti, e perciò non prova alcun
senso di riconoscenza verso di lui.
La donna, invece, riconosce la gravità del suo
peccato; è pentita e crede in Gesù: sa che Gesù
può perdonarla e restituirle la serenità e la pace e
perciò dimostra amore e riconoscenza verso di lui.
Senza dire una parola, piange e Gesù, che legge
nei cuori, sa che cosa la peccatrice vuole e le dona
il perdono e la pace.
Il peccato è il male più grande che affligge ciascuno di noi: ci rende tristi e toglie dal nostro cuore
la gioia che ci viene dall’amicizia con Dio. Nessuno può dire di essere senza peccato e di non aver
bisogno di essere perdonato. Ma Gesù è venuto
per guarirci da questo grande male.
Egli ci perdona e ci restituisce la pace: è necessario però che noi
abbiamo fiducia in lui,
GI
OG
I
NO
R
PE
O
QUESTO VANGEL
non rifiutiamo un confronto sincero con lui e
?
Vangelo
rché?
e a questa pagina di
Pe
nt
a?
con gli altri nella verità
fro
nn
di
do
o
a
ov
ell
pr
qu
sa
di
Co
•
ondo?
rtamento
veri che ci sono nel m
ggiamento e il compo
po
tte
i
per giungere a riconol’a
ov
ce
nu
di
e
i
i
m
nt
ta
sa
i
o
Co
•
alizzan
ello spreco? Mi scand
qu
scerci peccatori e aftto
tu
é
?
rch
pe
sù
a
Ge
M
•
parole di
’atteggiamento e alle
all
?
o
fidarci alla sua bontà
rlo
isc
di
ag
a
re
e
cio
fac
com
e
Io
m
•
tto ai
rché? Co
o da Gesù anche rispe
ato/a dal Padre? Pe
at
ov
on
e misericordia.
pr
rd
ap
pe
a
un
nn
no
do
so
lla
Io
•
” de
olte persone invitavano Gesù in casa
propria ed egli non rifiutava mai l’invito
perché ogni incontro era una buona occasione di far conoscere il Padre e portare la salvezza a tutti, senza distinzioni. Se possiamo dire
che c’era in lui una qualche preferenza, questa era
certamente per i poveri e i peccatori, cioè i più bisognosi.
Quel sabato invece venne invitato da un ricco fariseo, di nome Simone, il quale, come tutti gli ebrei,
considerava motivo di grande merito, davanti a
Dio, avere a tavola un maestro di passaggio. Durante i banchetti, poi, era usanza lasciare aperta la
porta di casa e perciò i vicini ed i passanti potevano
entrare a curiosare, come quella donna, conosciuta da tutti come una peccatrice, che si avvicina a
Gesù e perfino si accoccola ai suoi piedi, li profuma
e inizia a piangere. I due personaggi più importanti
di questo racconto, Simone e la donna, hanno la
possibilità di vivere un momento di confronto con
Gesù anche se la relazione con lui si rivela completamente diversa.
Anzi, Gesù stesso mette a confronto i due modi
opposti di approccio all’ospite di riguardo e maestro sapiente. Rimproverando Simone di non
averlo accolto con i gesti che invece ha compiuto
la donna, Gesù mette in evidenza le diverse motivazioni della loro presenza in quella casa. Come
sempre Gesù guarda al cuore delle persone e alle
loro profonde intenzioni per fare verità, l’unica che
libera davvero e fino in fondo. Ma nel suo racconto
lta
• E qual è la mia sce
poveri?
16
CarnetdiMarcia
eco
a confronto allo “spr
don Fabio
E - 2010
17
Treppiedi...
una proposta
Gipo Montesanto...........................................................................................
di chi li esercita, ma di coloro che
ne sono i destinatari. La medicina
non è nata perché i medici si realizzino, ma perché chi è malato
possa essere curato e guarito!
Non si mette al mondo un figlio
solo per sperimentare l’emozione
della maternità o della paternità.
I jeans str appati,
il gr ande impasto
e l’ospite segreto…
Autenticità e autorealizzazione sono le parole d’ordine della nostra epoca.
Sii te stesso, non ti svendere a nessun
padrone. Rifiuta di essere un ingranaggio di un
sistema che ingoia e divora tutto e tutti. Lascia
perdere tutti i codici che vogliono livellarti e abbandònati all’immediatezza, all’impulso, all’estro
della tua costellazione, senza sensi di colpa. Sii
te stesso. È la cultura individualistica della nostra epoca. La stessa cultura del consumismo
estremo; la stessa che rende capo di alta moda
un paio di jeans strappati, ricamati o ingioiellati.
Proprio quei jeans che all’inizio erano un simbolo
del disprezzo del lusso perbenista. Hanno perso
la loro carica di protesta e sono ridotti a moda.
Sii te stesso, sii autentico.
Parole sante… e poi però basta un cantante famoso e i ragazzi sono lì, in masse sterminate, al
concerto in cui magari non si sente nulla, però
ci si incontra in tanti, in una squallida liturgia di
massa per esorcizzare solitudini nascoste.
18
CarnetdiMarcia
C’è anche una falsa autenticità.
È strano come i ragazzi ed anche noi scout vogliamo diventare noi stessi, rifiutando ogni inquadramento casermesco, ogni codice, ogni
distintivo. Però dai dark, ai punk, agli emo, ai
truzzi, si assiste al ritorno delle divise e al bisogno di mimetizzarsi in un gruppo.
L’altra grande parola dei nostri giorni è l’autorealizzazione. Sei tu che devi costruirti, gli altri – i
genitori, gli insegnanti, i tuoi capi scout – possono fare ben poco.
Autorealizzazione:
parola magica che
mette il destino nelle tue mani. Niente intruppamenti, il primato è sempre nell’individuo. In questa parola, autorealizzazione, c’è anche una bella
dose di ambiguità. Si possono far passare come
autentiche, forze che costruiscono la personalità
e il carattere, ma anche forze opposte, distruttive. Siamo tutti un grande impasto di bene e di
male, di positività e negatività, e per questo bisogna saper discernere tra ciò che ti autorealizza
e ciò che invece ti distrugge.
«Non mi sento realizzato» dice a volte l’impiegato che sta tutto il giorno tra le scartoffie, il bancario che non fa altro che incassare assegni, emettere fatture, saldare conti, valutare percentuali.
«Non mi sento realizzata». È la signora che pianta in asso marito e figli per cercare altre emozioni che la realizzino finalmente.
“Se tante persone divorziano oggi non è perché
ognuno pensa prima alla propria realizzazione
personale che al destino della coppia? Il valore
dell’Io, la preoccupazione per il proprio futuro
come individuo prevalgono su valori come la fedeltà o il senso della famiglia” (R. Rémond).
Lo stesso concetto di autorealizzazione, può risultare quindi equivoco se pieno solo del senso
esclusivo che oggi si vuole dargli. Lo studio, il
lavoro, i ruoli familiari non esistono in funzione
Care Scolte e cari Rover, vi
sembrano cose tanto distanti dalla vostra vita di tutti i giorni? Dalle
cose con le quali ci confrontiamo
quotidianamente? Eppure il Papa
proprio due anni fa ci aveva rivolto
delle parole preziose nella Lettera
sul compito urgente dell’educazione. Ci ha scritto che siamo noi gli
artefici della nostra crescita morale, culturale e
spirituale. E in questo non siamo soli.
Ci sono vicini non soltanto i nostri genitori, i nostri amici, gli insegnanti, i sacerdoti, i capi scout,
ma soprattutto quel Dio che ci ha creato e che
è l’ospite segreto dei nostri cuori. Egli orienta
al bene la nostra libertà, che spesso sentiamo
fragile e incostante […] di Lui, anzitutto, ci possiamo fidare.
Il Papa ci ha chiamato artefici e noi lo siamo davvero in una maniera speciale. Abbiamo la bella
opportunità di vivere questo quotidiano confronto nella dimensione che sentiamo più nostra:
quella scout. Il nostro metodo, quello delle terze
branche, ci offre delle occasioni speciali sulla
Strada, confronto con noi stessi e con i nostri limiti; nella Comunità, confronto con gli altri e con
i loro limiti; nel Servizio, confronto con gli altri
e con i loro bisogni. Qui inizia il bello… ma è la
parte difficile, direte voi! Ed è proprio per questo
che l’abbiamo scelta. Chi di noi vuole perdersi
un’occasione così bella, proprio perché difficile?
Gipo Montesanto,
Comm. Naz. Rover
E - 2010
19
Apertamente
Vania Ribeca..................................................................................................
Te Stai Dentro,
Che Qua Fuori
È Un Brutto Mondo!
C
redo che una delle difficoltà maggiori dello scautismo sia nel confronto al di là delle porte delle nostre sedi. Una volta tolta
l’uniforme, che in qualche modo durante i sabati
e le domeniche passate in unità ci rende unici,
forti, quasi invincibili, ci sembra di essere soli, incompresi, quasi ridicoli a credere nel messaggio
di Cristo, nel bene e negli uomini. Fuori ci sono
tanti a non pensarla come noi e farsi un segno
di croce senza vergognarsi tra amici e coetanei
sembra una libertà irraggiungibile.
Eppure non può essere solo un fazzolettone a
renderci saldi nelle nostre convinzioni… dobbiamo sforzarci di raggiungere ogni giorno maggiore consapevolezza di noi stessi, delle nostre
scelte, affinchè possiamo camminare a testa
alta prorpio grazie a quello in cui crediamo. E
questo coraggio non nasce né dall’arroganza,
né dalla paura, ma semplicemente da un sereno
confronto con il mondo. Nel film “Radio freccia”
ad un certo punto uno dei protagonisti urla dalla
strada ad un signore che si era affacciato alla
finestra dopo aver sentito degli schiamazzi: “Te
stai dentro, che qua fuori è un brutto mondo!”.
20
CarnetdiMarcia
La frase mi fece molto ridere, amaramente ridere. È vero, a volte staremmo meglio dentro, rintanati nei nostri microcosmi, compiaciuti di noi
stessi, invece di uscire e cercare il confronto con
un mondo tanto diverso da noi e troppo spesso
ostile. Ma è un rischio che non vogliamo correre,
quello di sentirci giudicati.
A scuola, all’università, sul lavoro, tra gli amici,
con il fidanzato/a, in famiglia a volte, troviamo
degli ambienti poco accoglienti rispetto all’argomento fede (e scautismo figuriamoci!) e siamo
costretti a fare un passo indietro, a ripiegare sui
nostri valori perché non siamo condivisi. Ma
tutto questo non è comunque un motivo per
sottrarci al confronto, rinunciare a quanto di più
importante abbiamo: la nostra identità (di buoni
cristiani e buoni cittadini come diceva BP). Gesù
non si è nascosto, non è rimasto al sicuro nella
sua casa, ma è andato per le strade ad incontrare anche quelli che poi lo hanno crocifisso.
Cerchiamo nel dialogo, nell’accoglienza ma soprattutto nella testimonianza la forza di essere
e restare noi stessi, anche quando l’uniforme è
piegata in un cassetto.
V
i segnalo un programma in
onda su MTV che si chiama MADRENATURA.
Sono le storie di molti ragazzi che come noi cercano un
mondo migliore, un mondo
possibile. Che non hanno
trovato risposte nella routine di tutti i giorni, ma non
hanno perso la speranza di
essere autentici. Hanno cercato una possibilità di vita “alternativa” e l’hanno trovata.
“Madrenatura” racconta di
ragazzi che hanno intrapreso
una scelta forte e spesso difficile in relazione
all’ambiente. I protagonisti di “Madrenatura”
sono scappati dagli uffici, dallo smog, dalle città, dallo stress urbano per rifugiarsi nella natura
in maniera piena e totale. E la loro scelta non è
politica, ma è una vera e propria scelta di vita
concreta, che mette in discussione gli standard
a cui siamo ormai abituati e che cerca di entrare
invece in contatto con una dimensione essenziale del vivere, eticamente ed ecologicamente
sostenibile. I protagonisti di “Madrenatura”, si
raccontano in presa diretta, senza filtri e spiegano i motivi delle loro scelte “estreme”, non co-
muni, che hanno un fascino
particolare soprattutto per le
nuove generazioni che accettano
sempre meno una vita nel cemento, nello smog e costruita
sui modelli televisivi e della
pubblicità. Sono ragazzi che
faticano, si sacrificano, rinunciano a cose per altri
imprescindibili e affrontano tutte le difficoltà quotidiane che da un rapporto
stretto con la natura, una vita
costruita e plasmata secondo i ritmi dell’alba e del tramonto, delle stagioni, delle piogge. La scelta di vita
di questi ragazzi non nasce da teorie
filosofiche o estremismi ambientalisti,
ma dalla necessità fisica di trovare una
strada, diversa da quella della massa, per
costruire un futuro per sè e per gli altri. I protagonisti di “Madrenatura” sono, a modo loro,
dei “non bamboccioni”, che, in quanto giovani,
hanno cercato una strada per crescere e l’hanno trovata in uno stile di vita diverso e a stretto
contatto con la natura… incredibilmente vero…
sembra la descrizione di un campo scout!!
Buona strada, Vania
http://www.mtvnews.it/category/1-storie/madrenatura/
E - 2010
21
Giocare il Gioco
a cura del Mago G.........................................................................................
Il tuo autoroscopo
4
c.i.t.
4chiacchiereintenda
Continua la nostra “rubrica fumetto” con le divertentissime vignette
da voi realizzate... vi ricordiamo che potete mandare le vostre
“4chiacchiereintenda” direttamente alla mail della redazione.
Buona lettura!
Per diventare Qualcuno. Per fare della tua vita qualcosa di bello.
Per iniziare e portare avanti grandi cose. Cose che cambiano il mondo.
Un segreto: conosci te stesso. Sì, ma come? Leggi quanto segue e lo scoprirai...
Per conoscere i segreti del tuo autoroscopo rispondi alle domande qui di seguito
(non di fretta, ma sforzandoti di rispondere a ciascuna delle domande con un sì o con
un no). Se hai potuto rispondere lealmente almeno 8 volte su 10 con un “SÌ”, allora
possiedi molto bene la qualità di cui si tratta. Se hai da 5 a 7 “SÌ” possiedi solo benino
tale qualità. Se hai 6 o più “NO” è perché scarseggia veramente. Nessuna esitazione
allora. Mettiti presto a coltivare, per almeno un mese, o anche di più se necessario,
questa famosa qualità.
Come le cinque
dita della mano
Si dice qualche volta che dei buoni amici si “intendono” fra loro come le cinque dita di una mano. Queste
cinque dita si “intendono” così bene che formano una
cosa sola, aiutandosi tra loro ogni istante. Tu fai parte
di un gruppo? Cerca un pò di capire, riguardando quanto scritto sopra, se si potrebbe dire di te, e dei tuoi amici, che vi “intendete” come le cinque dita della mano...
Numero dei “SÌ”: ....
Sostituendo i “NO” con dei “SÌ” diventerai
capace di fare:
-.-. | --- | -- | ..- | -. | .. | - | .-
22
CarnetdiMarcia
Amo organizzare feste a sorpresa per gli altri?
Sì
No
Riesco spesso ad intendermi con gli altri
componenti del mio gruppo?
Sì
No
Amo “fare gruppo” con gli altri, piuttosto che
voler fare tutto da solo?
Sì
No
Cedo volentieri agli altri, piuttosto che irrigidirmi
nelle mie idee?
Sì
No
Sono contento quando qualcuno del mio gruppo
riesce a fare qualcosa meglio di me?
Sì
No
Quando ho una buona idea a volte la lascio
realizzare a un altro, anche se penso che riesca
meglio a me?
Sì
No
Ho un buon dialogo con i componenti della mia
unità?
Sì
No
Quando c’è stato qualche dissenso, vado
“presto” a «ristabilire la pace»?
Sì
No
Penso qualche volta a pregare per gli altri?
Sì
No
Quando prego, penso che il miglior modo di fare
gruppo con gli altri passi attraverso Lui?
Sì
No
E - 2010
23
Vita da Rover...
Andrea Di Cristina - Villabate 1.....................................................................
Confronto
“Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è di buono”.(1 ts 5,21)
I
l passaggio consequenziale all’incontro personale con l’altro, dove avviene l’incontro di due
persone con tutta la loro ricchezza e profondità, è il Confronto.
È il fare il punto della situazione chiedendosi:
chi sono?donde vengo?dove vado?e se è necessario alzarsi e camminare.
È spaccare la corteccia dell’egoismo che ci rinchiude nel nostro piccolo io, smetterla di girare
attorno a noi stessi, come se fossimo noi il centro del mondo e della vita.
È avere dei momenti di silenzio, tacere di sé
24
CarnetdiMarcia
è umiltà, tacere degli altri è carità, tacere in certi momenti è saggezza, tacere nell’insicurezza è
prudenza, tacere quando tutto va storto è pazienza. È il luogo che ci parla e ci dà continuamente
informazioni sullo stato dei luoghi e degli esseri,
sulla struttura e sulla qualità delle situazioni incontrate.
È il nostro intimo compagno, lo sfondo permanente sul quale tutto prende risalto;luogo della conoscenza profonda è alla base del nostro
sguardo, del nostro ascolto, delle nostre percezioni. Il confronto è l’impegno ad acquisire
vita da Scolta
strumenti più utili a leggere ed interrogarci sulla
realtà in cui viviamo,sulla situazione attuale per
constatare, se siamo realmente sinceri, che forse non è quella di chi ha trovato le risposte che
sta cercando. Forse, abbiamo bisogno di una persona che ci guidi, che ci indichi dove dobbiamo
cercare e cosa.
Il confronto rende umili: ci mette a nudo davanti
a noi stessi, mostrandoci i nostri limiti e valorizzando le nostre capacità, perché affrontandolo,
come l’avventura, richiede coraggio, ottimismo,
voglia di fidarsi.
Il confronto silenzioso ci mette in ascolto di noi
stessi, è un importante momento di verifica, deserto, dialogo con Dio, incontro con Gesù Cristo,
il figlio di Dio che ha detto “Io sono la Via”. È un
aprire gli occhi sulla situazione, sui fatti, su ciò
che forma tendenza solida, e sottoporre tutto al
vaglio della Fede. Oggi più che mai, il confronto
è indispensabile per la vita degli uomini: esso ti
stimola a pensare, ti serve per non sbagliare, ti
dispone ad ascoltare, ti aiuta a pregare.
Non devi avere paura del confronto: esso è maestro di verità, è gusto di profondità, è pace, gioia,
serenità. Il confronto può essere inteso come riconoscimento di una situazione errata che segna
l’inizio di una conversione interiore. L’interiorità
diventa luogo decisivo per l’uomo nel cammino
verso la verità, è la capacità di rientrare in se stessi, di comprendere il senso delle azioni compiute
e che si compiono, perchè soltanto nell’intimo si
possono valutare e giudicare.
Il confronto non è fatto per chi vuole stare seduto, ma per chi ogni giorno sa ripartire su un
sentiero nuovo. Siamo quindi a chiamati a vivere
camminando, a camminare vivendo. La staticità
è delle cose, il camminare è dell’uomo e della
donna, e solo camminando la nostra ci si dischiude il senso della vita.
La vita, è una Strada… Partire... da quando si nasce bisogna sempre partire, uscire dal presente,
protendersi verso l’avvenire.
E - 2010
25
Custodi della terra
Marco Fioretti................................................................................................
La parola agli altri
Vi ricordate come ho chiuso il numero
precedente della rubrica? Dicevo, più o meno:
“nei mesi scorsi ho ricevuto diverse lettere per questa
rubrica, in maggioranza di complimenti (grazie!), qualcuna
di leggera critica, o meglio di frustrazione. Nel prossimo
numero ne citerò qualcuna, cercando di rispondere
pubblicamente, perchè c’è una cosa che mi sembra
evidente, al termine di questo primo anno passato a scrivere
I Custodi: fra voi che leggete ci sono già tanti che hanno già
tanto interesse per questi temi, tanta voglia di fare qualcosa
di concreto, tante competenze, ma anche qualche timore di
essere delle mosche bianche.”
Eccoci qui dunque, prima con una breve sintesi di
alcune lettere che ho ricevuto, poi con mio ancor
più breve commento.
Aline (redazione di CdM)
molte Capo Fuoco son rimaste entusiaste e proponevano l’uso di detersivi alternativi fatti in casa (c’è
chi dice che lava tutto con il bicarbonato, anche in
lavatrice a costo e impatto inquinante pari a zero!!)
Fabio (capogruppo)
Sono da sempre attento nella cultura e nelle pratiche
quotidiane a tante tecniche utili alla salute dell’uomo
e dell’ambiente. Da una vita consumo cibi bio ed utilizzo detersivi più rispettosi dell’uomo e dell’ambiente
ecc. Nel mio piccolo anche io cerco di diffondere le
tecniche utili al bene del Creato. È solo questione di
educarsi verso nuove abitudini e fare degli sforzi perché il cambiamento li richiede. Ma la parola sforzi per
me non è sinonimo di punizione o peggioramento
della vita, ma semplicemente impegnarsi per qualcosa di migliore.
26
CarnetdiMarcia
Beatrice
(capogruppo, sposata da due anni e da poco mamma)
Oggi sto ancora smaltendo la scorta di detersivi fatta a inizio matrimonio: ho imparato a sprecare molto
meno i prodotti e ad abolirne tanti. Per sostituirli ho
fatto diversi tentativi, finora deludenti, perché: su internet, molte discussioni sui forum non arrivano ad
una conclusione completa; l’elenco degli ingredienti
di detersivi e cosmetici (INCI, vedi link) spesso non
è sulle etichette, quindi non sai cosa compri; alcune
ricette per detersivi non funzionano: ho provato a lavare il pavimento col bicarbonato, ma probabilmente
ho sbagliato la proporzione e ho dovuto risciacquarlo
5 volte prima di togliere le macchie. Per quanto riguarda acqua, cibo e bambini, continua Beatrice: in
certi posti l’acqua di rubinetto non è effettivamente
potabile e per comprare roba biologica dovresti fare
20 km in macchina. A volte sembra non esserci una
scelta giusta: la carne già impacchettata sta dentro
un contenitore di polistirolo e la plastica, quella dal
macellaio in 2 strati di carta, un sacchetto piccolo
di plastica che sigillano e il sacchetto di plastica per
ritirarlo... Qual è la differenza sostanziale? Non c’è!!
i pannolini lavabili o completamente biodegradabili
sono ancora molti difficili da trovare, bisogna sprecare tantissimo tempo per procurarseli. Eliminando
i nostri acquisti inutili e abitudini sbagliate risparmiamo soldi, ma non arriviamo neanche a bilanciare gli
sprechi di una coppia nelle nostre stesse condizioni.
Insomma, conclude Beatrice: “se uno si impegna in
scelte non ancora di uso comune, la voglia te la fanno
passare... gli addetti ai lavori. Inoltre, cosa per me di
scarsissima importanza, per scelte tipo chiedere di
NON regalarti tantissime cose di cui non hai realmente bisogno per la casa o i figli, vieni presa un po’ come
una barbona o una nemica dell’igiene. In sintesi, per
“voler bene all’ambiente” bisogna diventare scemi e
fare un sacco di fatica...”
E tu, come rispondi?
Prima di tutto, con una precisazione e un invito:
Quello che avete appena letto è una MIA sintesi, fatta col permesso degli autori, di alcune delle lettere che ho ricevuto. Per esigenze di spazio
ho dovuto tagliare parecchio. Qualsiasi errore o
fraintendimento che ne dovesse derivare è solo
colpa mia. Questa rubrica ha probabilmente l’attrattiva della novità, ma a parte questo non è certo
migliore o più importante di tutte le altre parti di
Carnet di Marcia. Invito quindi tutti i lettori di farsi
sentire anche sugli altri temi! A parte questo, ecco
cosa ne penso. Sì, oggi fare certe cose, o anche
soltanto capire dove farle (“ma dove li trovo i cibi
biologici?”) è difficile e fonte, come minimo, di
qualche occhiata perplessa. Ne ricevo anch’io regolarmente, in famiglia e fuori. D’altra parte Scoutismo significa proprio andare avanti prima degli
altri a esplorare territori sconosciuti, quindi forse a
questo non c’è rimedio per chi vuole essere Scout.
È anche innegabile che non tutti i consigli che trovate qui siano immediatamente applicabili da tutti. Per esempio, l’efficacia di un detersivo fatto a
mano dipende molto anche dal tipo di pavimento
su cui lo si usa. Per questo raccomandavo di provare prima su pavimenti “a perdere”, tipo quelli
delle sedi. Forse l’unica tecnica valida sempre e
comunque è applicare alla vita la regola dello zaino:
dividine il contenuto in tre mucchi, poi conserva
solo quello che serve sempre. Il modo migliore di
dimezzare il proprio inquinamento da qualunque
detersivo per bucato è capire che per vivere bene
bastano cinque camice invece di dieci. L’arma più
efficace che abbiamo è comunque l’educazione,
il non rimanere chiusi in sè stessi. Beatrice lo ha
scritto benissimo, quindi rilascio la parola a lei: “più
di scelte e sforzi personali, la cosa più importante è la diffusione. Far capire che certe scelte e
azioni non sono più retaggi di figli dei fiori o idee
tipo New Age, da gente che vive facendo scelte
estreme (chi ricrea villaggi nei boschi o simili) o
ai margini della società, ma possono essere fatte
da chiunque a prescindere da livello sociale, idee
politiche, stile di vita (cittadino o campagnolo) e disponibilità economiche”. Per finire, queste e altre
lettere provano che in Associazione abbiamo già
sia l’esigenza sia le competenze per fare qualcosa
di concreto. Anche se per stimolare la discussione
ho dato più spazio alla parte (apparentemente) più
critica della sua lettera, Beatrice sta facendo meraviglie come Custode, è una miniera di consigli
utili e come lei lo sono Fabio e tanti altri Capi e
Capo. Ora è il momento di continuare il discorso
insieme sul campo. Come? Un modo è pubblicare
subito sui vari siti di Gruppo esperienze e consigli
concreti, un altro includere chiacchierate su questi
specifici argomenti nelle prossime riunioni di branca Rover o Scolte nei vostri distretti. Altri consigli
sono sempre benvenuti.
Buona Custodia, Marco ([email protected])
Etichette INCI sui detersivi:
http://biodetersivi.blogspot.com/2009/02/vademecum-come-comportarsi-nei.html
Biodizionario:
www.biodizionario.it/
E - 2010
27
Scienza dei boschi
Marco Fioretti................................................................................................
Tutti a nanna
C
he bello farsi una dormita coi fiocchi in
tenda o sotto le stelle, dopo una giornata
di marcia! Vero? Certo che sì, ma solo se
l’equipaggiamento “da sonno” è adeguato e usato correttamente. A meno di catastrofi, dormire
e mangiare sono le uniche due cose che si fanno
sicuramente in qualsiasi attività Scout all’aperto,
dall’ingresso in Branco o Cerchio alla Partenza, che
duri più di un giorno. Nonostante questo, capita di
incontrare, lungo i sentieri o in qualche uscita, Scolte o Rover che non si sono preparati per dormire
nel miglior modo possibile. A volte questo dipende
semplicemente dall’aver cambiato Unità, poichè
Clan e Fuochi fanno escursionismo e campi estivi
in condizioni più difficili rispetto a un Riparto. Ecco
allora, come al solito, qualche trucco e spunto di
riflessione per aiutarvi a dormire bene.
Su cosa dormire?
Attilio Grieco in uno dei suoi bei libri ricorda che per
stare caldi si dovrebbe avere tanta protezione sotto
quanta se ne ha sopra. In altre parole, che è inutile
avere un sacco a pelo ultratecnico se ci si dorme
direttamente sul catino della tenda, perchè quella
vicinanza al terreno basta e avanza per perdere tantissimo calore corporeo. D’accordo, ma allora cosa
usare? Il poncho, se lo avete, deve servire solo per
proteggersi dalla pioggia, non certo per dormirci
sopra subito dopo 2/3 ore di marcia sotto l’acqua!
I materassini gonfiabili, a meno di non essere molto costosi, sono pesanti o fragili o ingombranti, o
tutte e tre le cose insieme, quindi non li consiglio.
Le stuoie costano pochissimo in confronto ad altri prodotti, ma non sono particolarmente calde e
soprattutto vanno trasportate come si deve! Come
dicevo qualche numero fa, tenerle arrotolate fuori
dallo zaino NON va bene: a livello estetico/stilistico
28
CarnetdiMarcia
si sembra una pila di detriti
ambulante, con ovvi danni
per l’immagine propria e
di tutta l’Associazione.
Tecnicamente, portarle
fuori significa strapparle o
rischiare di cadere quando s’impigliano in qualche cespuglio, oppure inzupparle alla
prima pioggia. Se volete la stuoia, mettetela arrotolata nello zaino vuoto e lasciatela espandere contro
le pareti del medesimo, in modo che lasci un buco
centrale per tutto il resto dell’equipaggiamento.
Personalmente, comunque, consiglio i materassini
autogonfiabili, caldi e molto più facili da far entrare
nello zaino. Se proprio vi preoccupa il peso, compratevi un materassino cosiddetto ¾, cioè lungo
abbastanza per tenerci sopra dalla testa alle ginocchia. Diversi fabbricanti hanno due modelli, uno a
lunghezza intera e uno a ¾, per ogni spessore. Un
materassino corto fino alle ginocchia ma più spesso tiene caldo quanto o quasi quanto uno intero ma
più sottile, pur pesando 100/200 grammi in meno.
Il sacco a pelo
A parità di peso i sacchi a pelo a mummia sono
più caldi ma più scomodi di quelli a coperta, e quelli
sintetici sono meno caldi e più ingombranti di quelli
in piuma d’oca, anche se questi ultimi costano di
più e perdono molto più potere isolante quando bagnati. Ma questo probabilmente già lo sapete, non
vale la pena di spenderci troppe parole. Quello a cui
forse non avevate pensato è quanto è importante
scegliere un sacco a pelo NON troppo pesante. Nel
corso degli anni ho visto diverse persone, orgogliosissime del loro sacco a pelo da Polo Nord, svegliarsi col raffreddore o peggio. Perché? Perché avevano passato metà della notte a sudare come fontane
nel sacco inutilmente pesante e
l’altra metà a gelarsi con tutto il busto
fuori dallo stesso sacco. Altro trucco forse
non abbastanza conosciuto è che i sacchi a pelo
in piuma d’oca devono stare schiacciati nel loro sacchetto il meno possibile. Idealmente, fra un’uscita
e l’altra dovrebbero stare aperti, cioè ripiegati 2/3
volte in una valigia o sacca grande abbastanza da
non schiacciare il piumino. Altrimenti quest’ultimo
perderà molto prima il suo potere di espandersi intrappolando aria, che è poi l’unica cosa che vi tiene
caldi. Per il resto, vi invito a leggere la guida sui sacchi a pelo segnalata a fondo pagina.
Occhio alla testa (e agli altri vestiti)...
“Io ho un sacco a pelo con il cappuccio, quindi
non mi serve mai un berretto di pile o simili per
dormire”. Sbagliato! Usare un berretto di pile (che
pesa circa 100 grammi) è come essersi portati un sacco a pelo molto più isolante, che
però peserebbe molto di più. Con in più
il vantaggio che se avete caldo potete
provare a togliervi solo il berretto, anzichè scoprirvi completamente il petto.
Idem per i piedi. A proposito di abbigliamento per dormire, mettiamo in
chiaro un’altra cosa: non si dorme
con addosso l’uniforme o altri vestiti usati durante il giorno! Può essere inevitabile durante traversate in
stile sopravvivenza da commandos,
l’ho fatto anch’io in casi del genere
(che non erano attività Scout!). Ma in una normale
Uscita o Route non è davvero necessario. E se lo è,
forse occorre rivedere il programma di quell’attività. Portarsi per dormire indumenti tipo tute che, nel
caso si cadesse in acqua completamente vestiti,
consentano di tornare a casa asciutti senza beccarsi polmoniti o denunce per oltraggio al pudore, va
bene. Il contrario, cioè usare calze e altri vestiti del
giorno per dormire, no! Puzza e, igiene a parte, è un
ottimo sistema per accorciare notevolmente la vita
utile sia di quegli indumenti sia di qualsiasi sacco a
pelo, cioè uno spreco di soldi.
Importante:
sacco a pelo e vestiti da notte lavorano insieme!
Non comprateli come se fossero due cose indipendenti l’una dall’altra. Cercate invece di ottenere
da subito la migliore accoppiata possibile sacco a
pelo + “vestiti da notte” scegliendo con cura, deliberatamente, l’uno in funzione degli altri. Questo è
bene anche perchè i vestiti potranno essere cambiati a ogni uscita (tuta pesante d’inverno, magliettina d’estate), consentendo di avere un solo sacco
a pelo, più leggero possibile, e senza sudare mai.
... e occhio all’acqua
Il sacco a pelo: come sceglierlo
www.earthechi.it/index.php?view=article&id=80
Ovviamente, tutto quello che ho detto
è vero e dormirete bene solo se tutto
l’equipaggiamento per dormire sarà
sempre asciutto.
Dormire dentro, o con addosso, roba
bagnata non è solo scomodo, può essere molto pericoloso. Sacco a pelo,
materassino e indumenti per la notte
dovrebbero rimanere asciutti sempre, anche in caso di caduta dell’intero zaino in un fiume. Per sapere
come fare... rileggete i numeri precedenti di Scienze dei Boschi!
Buona Strada,
Marco ([email protected])
E - 2010
29
Vita associativa
Piano redazionale
Michela Bertoni.............................................................................................
Settimane Sociali dei Cattolici
C’eravamo anche noi!
A
nche se le Settimane Sociali dei Cattolici
hanno una storia di oltre cento anni, per
la nostra Associazione è stato, ad essere
sinceri, una sorta di “debutto in società”.
Come per tutte le cose nuove, anche noi ci siamo affacciati a questa avventura con un po’ di
paura e forse anche con un po’ di pregiudizio, da
buoni scout quali siamo, nei confronti di momenti che si presentano molto statici.. insomma la
prospettiva di passare quattro giorni ad ascoltare
relazioni, a discutere, così distanti dalla Strada,
dalle tende, dallo zaino, non è che ci allietasse
molto. Come al solito, quando parto tanto scettica, devo sempre ricredermi: sarà il buon Dio che
mi dice che ho ancora sempre e tanto da imparare e che devo piantarla di farmi le domande e
darmi pure le risposte da sola? Mah…
A questo punto, direte voi, dicci almeno cosa ti
ha fatto cambiare idea… o almeno a cosa è servito che tu andassi lì per la nostra Associazione..
Prima cosa: se devo trovare un nostro difetto, è
che noi siamo molto autoreferenziali, e ci piace
così: con l’Europa è così, con la cultura è così,
30
CarnetdiMarcia
con le altre associazioni cattoliche è così.. se
bisogna fare autocritica bisogna farla in modo
sincero… quindi mi è servito per apprezzare i carismi di tante altre persone che si impegnano,
gratuitamente come noi, per offrire occasioni
educative ad altre persone, giovani ed adulte.
Seconda cosa: è un onore per noi essere stati
invitati a partecipare: lo scoutismo è un metodo
per educare “con la fede e nella fede” e, che
ne siamo consapevoli o no, è uno dei posti (per
qualcuno anche l’unico) in cui parlare di Gesù fa
parte della quotidianità, in cui pregare non è un
dovere ma un momento desiderato da vivere
l’uno accanto all’altro, cantando o in silenzio, ma
sempre in comunione. E per chi di voi ha ancora
tanti dubbi, e pensa che non è in grado,da aiuto
capo, di accompagnare le coccinelle o le guide
nel loro percorso, riscrivo le parole di C.M. Martini* “È sempre stato mio dovere parlare della
fede ed è stato il miglior modo per imparare.
Spesso è sufficiente sapere ascoltare bene.
Nella diocesi di Milano i giovani mi hanno molto aiutato a cercare risposte a nuove domande.
Cosa abbiamo realizzato e... cosa faremo.
Si impara a crede soprattutto avvicinando altre
persone alla fede” (Conversazioni notturne a
Gerusalemme).
Terza cosa: È vero che abbiamo ascoltato tanto, ma una giornata intera è stata riservata a
delle assemblee tematiche (i nostri carrefour,
solo un po’.. allargati..) in cui si poteva intervenire (e lo abbiamo fatto anche noi) per dare
il proprio contributo, per dare una risposta alle
domande che erano state poste all’inizio, nel
documento preparatorio. Interventi civili, costruttivi, esperienziali: nulla a che vedere con i
dibattiti televisivi che ci vengono costantemente proposti dai media e che hanno più il sapore
della rissa che del confronto: solo in un contesto costruttivo e di ascolto “Se io ho un idea,
e tu hai un’idea e ce la scambiamo, torniamo a
casa ambedue con due idee ciascuno” (George
Bernard Shaw).
Quarta cosa: il tema era “Un’agenda di speranza per il futuro del paese” e le aree tematiche: “Intraprendere nel lavoro e nell’impresa”, “educare per crescere”, “includere le
nuove presenze”, “Slegare la mobilità sociale”, “Completare la transizione istituzionale”.
Temi attuali, politici, che riguardano tutti e che
riguardano soprattutto noi cattolici, che dobbiamo essere i primi testimoni del fatto che -riprendendo le parole del card. Bagnasco - non
possiamo limitare il nostro intervento nella società al servizio della carità.
Una grande sfida per tutti noi, che spesso, sfiduciati dalle notizie dei media, siamo tentati di
disinteressarci di questi argomenti, che percepiamo come lontani da noi, come irraggiungibili… ma sono i nostri temi, ci riguardano eccome, e sono attuali oggi come ieri… temi da
affrontare in Fuoco o in Clan!
2009
2011
√ C - IO
√ D - Sogni
A - Perdono
B - Tempo
C - Fatica
D - IO PER L'ALTRO
E - Vocazione
2010
2012
√ A - Dolore
√ B - Coraggio
√ C - Sfide
√ D - IO E L'ALTRO
√ E - Confronto
A - Paura
B - Libertà
C - Strada
E per saperne di più e confrontarti
con il mondo, continua sul sito
www.settimanesociali.it.
E - 2010
31
L'altracopertina... di Giorgio Sclip
Riflettendo sul confronto...
“In verità io ve lo dico:
quella povera vedova ha offerto
più degli altri”
(Mc 12, 43)
Deve diventare più abituale il
confronto con le condizioni di vita
della gente, confronto che a volte
è per noi sacerdoti motivo di un
qualche imbarazzo.
(Dionigi Tettamanzi)
[Dialogo tra Paperino e zio Paperone]
Nella realtà odierna l’unico modo
di risolvere le divergenze è il dialogo ed il compromesso, la comprensione
umana e l’umiltà. Dobbiamo capire che
la pace vera nasce dalla comprensione
reciproca, dal rispetto, dalla fiducia. I
problemi della società umana dovrebbero
essere risolti in modo umano, e la
nonviolenza fornisce un approccio
adeguato.
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
- Forse non te ne sei mai accorto, ma
con tutta la tua ricchezza non sei che
un povero uomo! Noi invece siamo felici quando abbiamo i soldi sufficienti
per comprarci un gelato!
- Bah! Che discorsi da scemo! Nessuno
è povero quando può fare ciò che gli
piace, quando gli piace! E a me piace
tuffarmi nel denaro!
(Topolino, n° 1-XII-1972)
La sollecitudine di accostare i fratelli non
deve tradursi in una attenuazione, in una
diminuzione della verità. Il nostro dialogo
non può essere una debolezza rispetto
all’impegno verso la nostra fede.
(Paolo VI)
Scarica

Carnet_di_Marcia_2010_5 - Gruppo scout Roma 65 FSE