SONJA QUARONE
CUORE D’ORIENTE
a cura di
Fortunato D’Amico
In occasione della mostra
“Sonja.Quarone.Cuore D’Oriente”
20 giugno - 23 luglio 2014
Spazio Material ConneXion
Triennale di Milano
sponsor
5
Introduzione
Fortunato D’Amico
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sponsor tecnici
Cuore d’Oriente
Fortunato D’Amico
SPAZIO
81
FINE-ART & MORE
I N F O @ S P A Z I O 8 1. I T
galleria
ufficio stampa
Irma Bianchi Comunicazione
[email protected] www.irmabianchi.it
musica
progetto grafico
si ringrazia
Pablo Stomeo
Chiara Crosti
Carlo Toffalini
Andrea Giorgis
W W W. S P A Z I O 8 1. I T
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Architeture & Landscape
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Design (E)Motion
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People
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Biografia
INTRODUZIONE
Fortunato D’Amico
L’architettura del continente indiano è stata un elemento
decisivo per lo sviluppo della civiltà e della cultura
urbana, in seguito diffusasi in Occidente e giunta
nell’area dei paesi del mediterraneo. L’antica arte delle
costruzioni è stata assimilata all’interno dei linguaggi
delle popolazioni autoctone, ed è diventata patrimonio di
conoscenza e condivisione delle attività svolte in difesa
di un’area territoriale comune. Le vestigia architettoniche
testimoniano che nella Valle dell’Indo, già nel XIX° secolo
a.C., sorgeva una delle più antiche civiltà urbane del
mondo. Le recenti immagini satellitari, realizzate dalla
Nasa, sembrano confermare l’esistenza di un ponte,
oggi diventato una striscia di terra lunga quasi trenta
chilometri, che univa lo Sri Lanka all’India, di cui è vivo
il ricordo nel racconto mitologico che attribuisce la sua
costruzione a Rama, avatar di Vishnu, circa un milione
e settecentomila anni fa. Il Ponte di Rama o di Adam,
così è chiamato, è riconducibile a un’epoca in cui i
paleontologi attribuiscono l’inizio dell’uso degli utensili
da parte degli ominidi. Come non ricordare che proprio
in quest’area del mondo è stato scritto il Vastu Shastra,
antichissimo testo induista dedicato alla costruzione degli
edifici, che stabilisce regole architettoniche i cui principi
hanno esercitato una grande influenza nei costruttori di
tutti i tempi e non solo nell’architettura contemporanea
indiana, ma anche in quella di molti grandi maestri del
moderno. Anche in epoca odierna quest’opera persiste
ad esercitare in grande influsso culturale sugli architetti di
tutto il mondo. Le fotografie dell’India di Sonja Quarone
alternano visioni di edifici storici commemorativi,
consacrati alle pratiche spirituali o istituzionali, a quelli dei
grattacieli ripresi in lontananza, sorti attorno ai fabbricati
dei quartieri popolari e dei modesti villaggi che ospitano
i milioni di abitanti del grande continente indiano.
Lo stridore di certe immagini e la comparazione tra loro
dei soggetti presenti nella fotografia, rende drammatica
la scena e spettacolarizza il risultato finale dello scatto.
Questa lettura si può cogliere, ad esempio, nella
fotografia panoramica di una lavanderia urbana di tipo
arcaico, funzionante attraverso l’attività manuale degli
operai e gestita senza l’uso di macchinari elettrici o
di lavatrici. Nello sfondo i moderni palazzi a torre
inquadrati dall’obiettivo, accendono il contrasto
tra modernità e tradizione, sollevano quesiti leciti
sull’urgenza e la necessità di divulgare un certo tipo
di progresso consumistico, contaminato dalla richiesta
continua di energie non rinnovabili, non ottenute
avvalendosi dalle opportunità che il territorio può
offrire e rendendo insostenibili le scelte nei confronti
dell’ambiente. Le zumate e le messe a fuco sui dettagli di
oggetti curiosi e utili, risultati di una filosofia del design
che nasce dalla spontaneità e dalla rimessa in circolo di
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manufatti già utilizzati per altri scopi, ci invitano a capire
e ad amare le differenze che rendono caratteristiche
le peculiarità dell’Oriente indiano rispetto al nostro
modello di sviluppo associato al consumo ininterrotto
di merci e filosofie. In queste regioni è lo spirito che
domina sulla materia; ciò causa in noi, figli della società
digitalizzata e della mercificazione di massa, incapaci
di comprendere le ragioni diverse dalle nostre che
stanno dietro le scelte di una parte dell’umanità, un
sentimento di smarrimento e la necessità di imporre alle
popolazioni che non perseguono il nostro stile di vita
basato su valori edonistici, privi di contenuti spirituali, il
punto di vista materiale. Oggi però, osservando il lavoro
artistico di Sonja Quarone, dobbiamo riflettere sul nostro
futuro e imparare dagli coloro che abbiamo bistrattato,
prendere atto che quel sogno di benessere, sbandierato
dall’accelerazione della produzione industriale iniziata
nel 1750, non ha portato la democrazia e la pace tra
i popoli, l’uguaglianza razziale, la fine delle disparità
economiche e delle ostilità, ma che ha accentuato gli
squilibri planetari, incrementando le guerre mondiali,
le carestie, gli inquinamenti, contaminando i cibi,
dissestando gli assetti geologici della Terra, mettendo
al primo posto l’economia e all’ultimo gli esseri umani.
Osservare dei bambini sorridenti giocare sotto una
grande pietra in equilibrio apparentemente precario,
vederli mangiare il cibo estratto dalla scodella con le
mani, ammirare il loro volto dipinto con i colori ricavati
dalla terra e non comprati dalle aziende della chimica
industriale, scorgere cammelli camminare in mezzo alla
strada fiancheggiando i loro proprietari, guardare le donne
portare ceste sulla testa, individuare improbabili Luna Park
di giostre piazzate in mezzo al deserto di sabbia, vicino
al carrettino dei gelati ”firmati” da una multinazionale
alimentare: questo pianeta pittoresco non ci è certo
famigliare. La realtà immortalata da Sonja Quarone ci
turba; la sua tecnica valorizza particolari inaspettati,
circoscrivendo lo studio dei reperti, provocando un
terremoto di ragionamenti e di intuizioni che dilagano
ben oltre le nostre normali attività deduttive. L’agitazione
interiore che ci sorprende è provocata una crisi che
distoglie dall’ordinario pensare e invita a sperimentare
altre logiche.L’India come l’Africa ha rappresentato nella
psicologia di massa dei popoli dell’Ovest il luogo remoto
da cui pensavamo di essere fuggiti, evoluti per traguardare
una dimensione dell’esistenza più asettica, meno emotiva
e partecipata, condizionata dalla tecnologia. Ma è forse
proprio da queste osservazioni di Sonja Quarone che
dobbiamo ripartire per progettare un nuovo modo di
stare insieme, di riappropriarsi e governare l’Occidente,
ritornare proprietari delle nostre teste, del mondo e degli
oggetti che ci circondano.
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CUORE D’ORIENTE
Fortunato D’Amico
Sonja Quarone è impegnata da qualche anno nella ricerca e nello studio di stili di vita alternativi rispetto al modello capitalistico caratterizzato dal consumo spasmodico delle merci.
La sua attenzione è concentrata a rilevare aspetti atipici
dei sistemi sociali e l’indagine artistica trova nelle periferie del mondo e della mente, riferimenti utili alla comunicazione di una poetica poco accomodante, capace di
porre dubbi alla tranquillità benpensante, aprire visioni
inquiete e considerazioni ironiche sulle certezze della
società occidentale.
Un’idea artistica che in questa mostra di fotografie, scattate negli ultimi anni durante i sui viaggi in India e ospitate ora in Triennale Milano negli spazi di Material Connexion, appare in tutta la sua nitidezza, messa in risalto dal
contrasto dei giochi di sfocatura e dalle distorsioni delle
immagini preparate in postproduzione.
Un reportage particolare nel cuore delle microeconomie
d’Oriente, dove è possibile costatare attitudini diverse
dalle nostre, scoprire insolite relazioni tra le cose e le
persone, la costruzione del loro habitat, lo spazio artefatto, la natura che li circonda.
Queste rappresentazioni dell’India di oggi, sono concepite da Sonja Quarone con l’intento di promuovere la
consapevolezza necessaria a sperimentare nuove possibilità di abitare il Pianeta.
Un’operazione indispensabile adesso che il sistema del
primo mondo, nato dalla rivoluzione industriale e dal
benessere edificato dal consumo delle merci, è entrato
in crisi e le persone sono intenzionate a sperimentare
vie di uscita possibili alla crisi, utili a integrare culture
virtuose, attività artigianali, economie sommerse, azioni
di ricadute sociali, buone pratiche dimenticate durante il
periodo della secolarizzazione industriale. L’esposizione
propone tre momenti di analisi, ognuno dei quali mette
in luce un aspetto che caratterizza la vita in India, una
nazione agli antipodi rispetto alla nostra, le cui fondamenta sono radicate nel primato dello spirito sugli aspetti
materiali dell’esistenza.
Le tre sezioni della mostra, Architecture&Landscape,
Design (E)Motion, People, indagano vagando nelle
strade operose della popolazione indiana, individuando
mezzi di trasporto, attività proto artigianali, architetture
istituzionali, edifici dedicati al culto spirituale, abitazioni
autoprodotte realizzate con materiali riciclati dalle
discariche o da altre costruzioni fatiscenti, momenti
di socializzazione e di attività lavorative improvvisate,
modi di fruire lo spazio e relazionarsi con un sistema di
oggetti creati per sopperire alle necessità pratiche della
vita quotidiana.
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“L’architettura è un pretesto. Importante
è la vita, importante è l’uomo!”
Oggi attribuiamo grande valore alle
apparenze, come un tempo si usava
l’architettura per dimostrare potere:
lo stile fascista, per esempio, che non ho
mai amato, rappresentava la potenza di
un governo, di una nazione, facendo un
uso improprio della bellezza.
Ma le apparenze, in realtà, non
significano nulla, i soldi non sono una
misura per capire chi abbiamo di fronte.
Dinanzi alla vita, alla morte, al tempo che
passa, alla monumentalità della natura
siamo tutti uguali, creature fragili, mortali.”
Architecture&
Landscape
Oscar Niemeyer
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Architecture & Landscape
L’india è oggi una società in rapida metamorfosi strutturale, fisica, intellettuale. La cultura ultra secolare che l’ha
plasmata sino ai nostri giorni, seguendo le suggestioni
spirituali del Buddismo e dall’Induismo, ha contraddistinto il comportamento del Paese, che ora lascia spazio
all’ingresso di altri stili di vita, molto vicini a quelli occidentali. Il mondo delle costruzioni è lo specchio che
registra le mutazioni in atto sul territorio, inevitabilmente
percorse da contraddizioni e ambiguità ancora da regolamentare. Le fotografie di Sonja Quarone, individuano
l’insorgere di moderne tipologie architettoniche, erette
privilegiando la crescita in verticale dell’edificio, discordante rispetto ad altre edificazioni autoctone nate spontaneamente e costruite “self-made” ai bordi delle recenti
costruzioni periferiche, dagli stessi occupanti.
Un’edilizia povera, fatta di materiali riciclati, recuperati da pezzi dismessi setacciati nelle discariche a cielo
aperto o, nei casi migliori, fabbricate utilizzando fango
e mattoni, si sta propagando nelle aree suburbane che
germogliano intorno ai centri della nuova economia lentamente infiltratasi nel tessuto di tutto il subcontinente
indiano. La vita fluisce tra le strade limitate dalle case,
battute e perlustrate dalla gente, segnate dalle attività lavorative e di scambio praticate nel sito. I luoghi sono resi
dinamici dalla presenza dell’uomo che li rende belli non
per la sua capacità di elaborare e disegnare l’estetica del
paesaggio ma per la volontà di trarne risultati etici dal
cooperare in comune.
Foto ricordo 22
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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Foto ricordo 16
15x10cm, stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 12
20x15cm, stampa fotografica su Krion®
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Foto ricordo 21
20x10cm, stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 20
20x17cm, stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 17
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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Utopia
100x149cm, stampa fotografica “lumaframe”
Foto ricordo 15
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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Tutto è nel mezzo
342x400cm, carta da parati
Nella pagina seguente
Foto ricordo 19
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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“Più oggetti l’operaio produce, meno
può possederne
e tanto più cade sotto il dominio del suo
prodotto, del capitale.”
Karl Marx
“Non è passato un secolo dai miei tempi,
ma molti secoli. La tecnologia di oggi era
impensabile cinquanta-sessant’anni fa.
Ma la tecnica da sola non basta, serve
una visione più ampia.”
Rita Levi Montalcini
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Design (E)Motion
Design (E)Motion
Sono gli oggetti che ci affascinano quando guardiamo
con occhi sorpresi il mondo indiano, così distante dalla
nostra cultura del design industriale e dalle teorizzazioni
sulla produzione delle merci. A prima vista quello che
ci colpisce è il rapporto diverso dell’uomo occidentale
con i beni di consumo che utilizziamo tutti i giorni per
risolvere questioni pratiche e problemi legati alla contingenza. Il legame affettivo che gli indiani hanno sviluppato con gli utensili e i manufatti è sintomatico di
un’opportunità etica e pratica, persa da noi occidentali
quando abbiamo scelto di consumare le merci e non più
di curarle, mantenerle, conservarle.
Smarrito l’intuito, abbandonato la relazione animistica e
di affinità, che ancora i nostri avi mantenevano con gli
strumenti di uso quotidiano, che cosa è rimasto a noi, orfani dell’industria del benessere, in quest’epoca da “resa
dei conti”?
Artigianato, arte del fai-da-te: sono certamente questi i
termini più idonei a descrivere le attività di chi in questo
grande Paese asiatico inventa, produce, ricicla materiali
e articoli destinati a utilizzi diversi nelle pratiche di lavoro giornaliero.
Messi in opposizione al concetto di design questi due
termini descrivono meglio di altri le scene di vita e l’universo degli artefatti rappresentati nelle immagini di Sonja
Quarone. L’India è un mondo che confeziona frutta, fiori,
marionette, pupazzi, quadri votivi; utilizza tessuti, carte,
pasta di riso colorata, vegetali, metalli recuperati, legno,
e tanti altri corpi fisici selezionati per inventare sculture
e marchingegni di utilità reale. L’ infinito viaggio nella
storia degli oggetti, se condotto con la logica di svelare
la cultura degli uomini, ci porta sulle rotte dei cicli e dei
ricicli, svelando la Storia e il racconto degli uomini che
nel tempo li hanno posseduti e tramandati ai posteri.
Foto ricordo 06
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
Nella pagina seguente
Ganesha
137x100cm, stampa fotografica “lumaframe”
Foto ricordo 05
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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Love,
100x149cm, stampa fotografica “lumaframe”
Foto ricordo 10
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
Nutrimento
116x87cm, stampa fotografica “lumaframe”
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Nutrimento 03
20x15x15cm,
sculture in resina,
stampa fotografica
su carta
Nutrimento 05
20x15x15cm
sculture in resina,
stampa fotografica
su carta
Nutrimento 01
20x15x15cm
sculture in resina,stampa fotografica su carta
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Nutrimento 04
20x15x15cm
sculture in resina, stampa fotografica su carta
Nutrimento 02
20x15x15cm
sculture in resina, stampa fotografica su carta
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Foto ricordo 08
20x15cm, stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 11
15x20cm, stampa fotografica su Krion®
Vie di fuga
installazione
2014
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Foto ricordo 07
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
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Foto ricordo 04
20x17cm,
stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 09
20x13cm, stampa fotografica su Krion®
Foto ricordo 13
20x15cm, stampa fotografica su Krion®
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“Osservate con quanta previdenza la
natura, madre del genere umano, ebbe
cura di spargere ovunque un pizzico di
follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione
perché fosse tutto meno triste, difficile,
brutto, insipido, fastidioso.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi
rapporto con la saggezza, la vecchiaia
neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati
godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco
della Follia.”
People
Erasmo da Rotterdam
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People
Un trentennio di crescita e di sviluppo ha caratterizzato
la vita della popolazione del continente indiano che oggi
manifesta, in termini sociali e urbani, il cambiamento in
atto, sicuramente in termini molto più lenti rispetto a
quello conseguito da altri territori dell’Asia. L’impatto del
miracolo economico sulla pluralità dei costumi ha avuto
diverse sfaccettature, scoprendo le complesse diversità
in cui si articola la cultura del popolo indiano. In questo
periodo si assiste allo stesso clima di malcontento che
colpisce tutte quelle società dove il miracolo economico
ha raggiunto il suo traguardo, fondando una nuova divisione gerarchica all’interno delle classi sociali.
I più disagiati sono certamente le fasce di popolazione
meno abbienti, sempre più pericolose per un sistema che
sta cercando di integrarsi nel clima di grande cambiamento globale in cui è interessato l’intero Pianeta.
Certamente le culture dei Veda, del Buddismo, dell’Induismo e il mondo mussulmano, continuano a segnare profondamente qualsiasi attività e formula di rinnovamento
del sistema indiano, assoggettato nel suo pensiero ancora fermamente rivolto ai miti atavici e alla cura dello spirito. Aldilà di ogni pittoresca rappresentazione della vita
nella terra dell’amore, la povertà in India rimane ancora
un grande problema. L’invasione musulmana, il dominio
inglese, il sistema delle caste (anche se abolito continua
a esercitare la sua tensione sul sistema dei costumi adottati dai nativi) sono certamente alcune delle cause che
hanno portato a questa situazione. Ma non sarà certo la
rivoluzione tecnologica a migliorare lo stato dell’India;
come ha scritto Rita Levi Montalcini “la tecnica da sola
non basta, serve una visione più ampia”.
A pag.40
Anima 04
30x23cm, stampa fotografica “lumaframe”
Palla di burro
100x133cm, stampa fotografica “lumaframe”
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Life 03
50x38cm, stampa fotografica “lumaframe”
Life
installazione, 2014
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Vie di fuga 03
stampa fotografica su tessuto
Life 02
50x38cm, stampa fotografica “lumaframe”
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Anima 03
30x19cm, stampa fotografica “lumaframe”
Anima 05
30x22cm, stampa fotografica “lumaframe”
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Anima 07
30x34cm,
stampa fotografica
“lumaframe”
Life 01
50x47cm,
stampa fotografica
“lumaframe”
Vie di fuga 05
stampa fotografica
su tessuto
Anima 08
30x34cm,
stampa fotografica
“lumaframe”
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Anima 01
30x20cm,
stampa fotografica
“lumaframe”
Foto ricordo 02
20x16cm,
stampa fotografica
su Krion®
Foto ricordo 03
20x19cm,
stampa fotografica
su Krion®
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Vie di fuga 04
stampa fotografica su tessuto
Anima 02
18x30cm, stampa fotografica “lumaframe”
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Foto ricordo 01
20x9cm,
stampa fotografica
su Krion®
Anime
installazione
2014
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Vie di fuga 01
stampa fotografica
su tessuto
Anima 06
34x30cm
stampa fotografica
“lumaframe”
Vie di fuga 02
stampa fotografica
su tessuto
Privacy
65x63cm
stampa fotografica
“lumaframe”
Nella pagina seguente
Foto ricordo 18,
20x16cm,
stampa fotografica
su Krion®
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Sonja Quarone
Mostre Collettive
Sonja Quarone nasce a Vigevano nel 1972. Dopo la maturità
ottenuta presso il Liceo Artistico di Novara, prosegue gli studi
all’Accademia delle Belle Arti di Brera di Milano.
Tra gli insegnati che avranno un ruolo importante nella sua
formazione culturale, sono da ricordare l’artista concettuale
Pietro Ferrari e il poeta visivo Ugo Carrega.
Il corpo è il soggetto che ispira i suoi lavori e attesta i processi
del cambiamento evolutivo nel percorso di crescita artistica.
Sperimenta ambiti inquieti della sua personalità, indagando
tra i ricordi dell’infanzia e i turbamenti della crescita.
Bambole, lingerie, peluches, maschere, ritagli di giornale,
fotografie, oggetti recuperati negli archivi delle paure
dismesse, suggeriscono possibilità di revisione creativa della
memoria personale, agitano fantasie e simbiosi inconsce,
diventano tracce per recuperare forme di commistione poetica
assolutamente originali. Una naturale predisposizione al
viaggio, la curiosità e il desiderio di sapere, l’emozione della
scoperta, la spingono a utilizzare la fotografia documentaria
come strumento per esplorare regioni lontane dalla cultura
occidentale, ma vicine al suo sentire le diversità della vita.
L’India non è solo un luogo fisico del mondo, ma anche uno
spazio interiore dove il lavoro di Sonja Quarone registra la
raggiunta consapevolezza
dell’esistenza di una dimensione sociale e antropologica
implicita nelle sue opere.
2010
“Tavola rotonda arte contemporanea” II edizione. A
cura di Gabriella Brembati e Paola Grappiolo. V edizione
Festival Internazionale della Maiolica. Museo Civico d’Arte
Contemporanea - Albissola Marina.
“Culture Nature” a cura di Fortunato D’Amico e Alessandra
Coppa. La Biennale di Venezia 12 Mostra internazionale
di Architettura evento Collaterale Spazio Thetis Arsenale
novissimo Venezia. Catalogo Skira.
2011
“AAM-Arte Accessibile Milano III edizione” a cura di
Fortunato D’Amico. Galleria Fabbrica EOS. Catalogo
Maretti
“Affordable Art Fair Milano” Superstudio Più, Milano
2012
“Affordable Art Fair Milano“ Superstudio Più, Milano
“012 proetica profetica poetica” a cura di Fortunato
D’Amico e Chiara Canali, stazione Torino Porta Nuova
“Restart” Galleria Fabbrica Eos.
“AAM-Arte Accessibile Milano IV edizione” Spazio
Eventiquattro Gruppo Il Sole 24 Ore. Galleria Fabbrica Eos .
Mostre Personali
2010
“Se ti ricordi bene” a cura di Antonio d’Avossa,
coordinamento di Gabriella Brembati. Vigevano (PV),
Castello di Vigevano, Sala della Cavallerizza. Catalogo
Silvana Editoriale.
2014
“Cuore d’Oriente” a cura di Fortunato D’Amico, spazio
Material Connexion, Triennale di Milano.
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Finito di stampare
Luglio 2014
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CUORE D`ORIENTE