Edizione speciale de “Il Gettone” nº 49 di martedì 01/03/2011
Spedizione in A.P. -D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - Art. 1 Comma 1 DCB/CN - Reg. Tribunale di Cuneo nº425 del 9/6/1989 - Aut. 696/DC/DCI/CN del 31/10/00
Dir. Resp. Alberto Casella, Edizioni Agami via F.lli Ceirano 13 - 12100 Mad. dell’Olmo - Cuneo Tel. 0171412458 - E-mail [email protected]
Marketing & comunicazione
Le due intelligenze:
razionale e distribuita
pag 4
Cross
fitness training
Un
nuovo metodo
per fare fitness
pag 7
Veterinaria
comportamentale
L’interazione
tra uomini e cani
pag 20
Subacquea
Il
predatore
dei mari
pag 24
Fotografia
Fotoreporter
per hobby
pag 30
speciale:
Il giro del mondo in elicottero,
costruttori per passione
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TU
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pag 10
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MARKETING & COMUNICAZIONE – FITNESS – HOBBY – PSICOLOGIA
AVVOCATO – VETERINARIA – SUBACQUEA – FOTOGRAFIA
SOMMARIO
Un numero sempre nuovo di idee…
Abbiamo voluto aprire questo numero con una
rubrica di Marketing & comunicazione nel senso
più ampio del termine, direi più conoscitivo dal
punto di vista psicologico interiore. L’articolo analizza le due intelligenze, quella razionale e quella distribuita, utile è conoscere se stessi per conoscere gli altri.
Un altrettanto interessante articolo di fitness innovativo lo abbiamo inserito subito dopo, per confermare il motto “mens sana in corpore sano”.
Vi abbiamo voluto proporre il racconto di un
costruttore o forse meglio un riciclatore hobbysta
che ci ha stupito con la sua passione di assemblare
elicotteri per far rivivere vecchi modelli con parti usate e questo a conferma che la creatività italiana è unica.
Psicologi e Avvocati sono a disposizione di voi
lettori per rispondere alle vostre domande.
L’articolo di veterinaria comportamentale analizza l’interazione tra uomini e cani, un rapporto unico con l’antico compagno dell’uomo. L’argomento di subacquea riscuote ormai un successo indiscusso viste le vostre mail di approvazione e
quindi continuiamo a riproporla con piacere.
Infine abbiamo voluto chiudere con un articolo
del maestro Luigi Angelica riguardante una passione che sta accomunando molti giovani e non:
fotoreporter per passione.
Buona lettura a tutti
Pietro Giunta
Direttore Editoriale
Edizione speciale de “Il Gettone” nº 49 di martedì 1º marzo 2011
Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - Art. 1,
comma 1, DCB/CN Aut. 696/DC/DCI/CN del 31/10/00
Reg. Tribunale di Cuneo nº 425 del 9/6/1989
Direttore responsabile: Alberto Casella
Redazione: Piero Borello, Alberto Casella, Piermario Turina
Edizioni Agami srl - Tel. 0171.412.458
Reg. Trib. CN 4985/9206/10200
grafica e impaginazione: Edizioni Agami, Cuneo
STAMPA: Agam, Cuneo.
4
sommario
EDITORIALE
Marketing & Comunicazione
L’acquistoterapia.
Acquisti, emotività e salute
per chi compra e per chi vende
Fitness
Cross fitness training:
un nuovo metodo per fare fitness
Hobby
Il giro del mondo in elicottero
Costruttori per passione
7
10
Avvocato
Risposte ai lettori
13
Psicologia
Risposte ai nostri lettori
14
Veterinaria comportamentale
L’interazione tra uomini e cani:
l’uomo è il miglior amico del cane?
20
Subacquea
Il predatore dei mari
24
Fotografia
Fotoreporter per passione
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DIREttorE: Rag. Mario Golè
resp. marketing: Eugenio Violante
[email protected]
DIRETTORE editoriale: Pietro Giunta
[email protected]
GRAFICA PUBBLICITARIA: Luca Cimbari
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Hanno collaborato per la parte redazionale:
Pier Luigi Griffa (giornalista), Bruno Golè, dott. Giorgio
Pirovano, d.ssa Barbara Bellettini, d.ssa Diletta Francesca Rossi,
Elena Cozzi (psicologa), Paola Delfino (avvocato), dott. Amerigo
Della Pina Ph.D., dott. Marco Casini, dott. Stefano Cuozzo, dott.
Davide Traverso, dott. Marcello Pifferi, Luigi Angelica, Andrea
Felicani, Daniela Di Nice (avvocato), Pietro Giunta
Correzione bozze: prof.ssa Maria Antonia Milone
Hanno collaborato per la parte fotografica:
Luigi Angelica, Andrea Felicani, dott. Davide Traverso,
Pietro Giunta
Ringraziamo per la gentile collaborazione: la Navalgo s.r.l
Per la pubblicità
Telefono 02/38103456 - Fax 02/38100014 - E-mail: [email protected]
Redazione “aperta”…
I lettori possono inviare articoli e materiale fotografico (inediti) completi di delega per il trattamento dei dati personali legge 675/96. La redazione vaglierà le proposte ricevute, pubblicando
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MARKETING & COMUNICAZIONE
MARKETING & COMUNICAZIONE
L’Acquistoterapia
Acquisti, emotività e salute
per chi compra e per chi vende.
ti di noia, stanchezza, tristezza.
Dunque acquistare porta con sé delle belle emozioni, ma è sempre così?
Si, per lo più, ma giustamente bisogna fare delle distinzioni. Quando
siamo costretti ad acquistare qualcosa, ad esempio il biglietto del tram o
del treno per spostarci e recarci al lavoro, non proviamo in sé un’emozione particolarmente positiva. Solo altri fattori, come il bel sorriso e la gentilezza del giornalaio – o giornalaia
a seconda dei gusti – potrebbero inA cura della Dr.ssa fluire per rendere piacevole il nostro
Diletta Francesca acquisto. Anche il fatto di comperaRossi re i biglietti tramite internet potrebbe rendere l’operazione in qualche
Consulente, Formatore e Coach modo
gradita: poiché gli altri si faresponsabile di progetti di sviluppo
ranno una gran fila, mentre io salirò
personale, manageriale e commerciale.
subito e più comodamente sul treno.
presidente aidea.
Altra
situazione in cui l’acquisto in
socio consulenti specialisti integrati
sé potrebbe essere solo relativamenL’emozione dell’acquisto
te piacevole, sarebbe quello in cui il
“Oggi stacco, vado a fare acquisti”! nostro business fosse di essere dei riQuante volte ci è capitato di pronun- venditori: per lo più acquisteremmo
ciare questa frase? E poi il piacere di
cercare qualcosa di bello, di acquistarlo e portarlo a casa... Oppure, finalmente, riuscire a comprarci quel
paio di sci nuovi fiammanti tanto desiderati, o un bel completo, o – perché no – una moto, quella che avevamo sempre sognato... Cosa abbiamo
provato quando abbiamo effettuato
questi acquisti? Ci siamo tappati il
naso e abbiamo ingoiato l’amara medicina, oppure abbiamo provato un
senso di soddisfazione, gioia, piacere, entusiasmo? Non esiterei a scommettere sulla seconda ipotesi. Comperare ci piace, ci piace un sacco!!!
Tanto che se lo scoprissero i venditori saremmo rovinati, economicamente intendo... Comperare ci rigenera,
tanto da riuscire a superare momen-
per altri e non per noi. Anche in questo caso però, tanti elementi potrebbero rendere questa azione emotivamente gratificante: riuscire ad avere
dei prodotti esclusivi, dei servizi particolari, un buon prezzo, degli omaggi o altro.
Il fatto che gli acquisti portino con
sé una dimensione di profonda gratificazione emotiva, tanto da essere
quasi un atto terapeutico, non significa comunque che si debba acquistare ogni cosa ci capiti a tiro sconsideratamente. Solo i buoni acquisti
ci fanno veramente bene, tanto che
l’acquisto compulsivo – ovvero l’acquisto di tutto ciò che passa sotto il
naso – viene annoverato fra i disturbi psichici.
Dobbiamo allora chiederci: cosa caratterizza un buon acquisto, quello che ci fa bene, che ci gratifica e
in qualche modo ci “cura”? Ed inoltre: da cosa ci cura? Per rispondere a
queste domande dobbiamo prima ap-
profondire un altro tema. Dobbiamo
chiederci che cosa sono le emozioni,
come funzionano e come possiamo
utilizzarle in nostro favore.
Ragione ed emozione
Quando acquistiamo lo facciamo con
la mente o con il cuore? Dipende. La
risposta corretta, ed in fondo quello
che sperimentiamo tutti noi, è a volte con la mente e a volte con il cuore. Quello che infatti poeticamente si
dice, ovvero che il cuore ha le sue ragioni, è assolutamente esatto. Il cuore a modo suo ragiona. Ma che cos’è
ciò che chiamiamo cuore? Infatti evidentemente non ci riferiamo all’organo cuore pulsante, ma alla sede
delle emozioni umane, che una certa tradizione ha identificato con quest’organo.
Esistono in ogni uomo e in ogni donna due intelligenze vere e proprie. La
prima è l’intelligenza razionale, conscia, logica, dichiarativa, quella che
a volte si pretende di quantificare attraverso la valutazione del Q.I. (Quoziente Intellettivo), è quella più conosciuta e più studiata e si è constatato come essa abbia la propria sede,
almeno operativa, nei due lobi cerebrali. La seconda è l’intelligenza di-
stribuita. Le diamo questo nome un
po’ diverso da quello che le hanno
dato tanti studiosi - ovvero intelligenza emotiva - poiché facciamo in questo modo riferimento alla sua sede,
cioè tutto il corpo. L’intelligenza distribuita attraversa tutto il corpo e attraverso di esso fondamentalmente
si esprime. È fondamentalmente inconscia (il termine scientificamente
esatto è “non dichiarativa”, cioè “non
in grado di raccontare ciò che pensa”), il suo linguaggio sono le emozioni, le quali indicano con forza per
che cosa essa protenda. A volte nella vita di una persona guida l’intelligenza razionale, a volte l’intelligenza distribuita: siamo un’auto a due
piloti i quali prendono a turno il volante. Un buon equilibrio si ha quando ciascuno di essi ha il suo spazio e
soprattutto quando ciascuno guida al
momento giusto in relazione alle proprie specifiche competenze. L’intelligenza razionale è in grado di valutare costi e benefici fondamentalmente
quantificabili, è in grado di giudicare in base a precisi significati precedentemente attribuiti, può valutare
più opzioni in base a specifici vantaggi, risolve problemi e compie tutte quelle operazioni che di solito ven-
gono esercitate quando si frequenta
la scuola. L’intelligenza distribuita
ci suggerisce essenzialmente cosa ci
piace o non ci piace, cosa ci fa star
bene o meno senza dirci il perché,
ce lo dice solo con grande forza. Ora,
se c’è una parte intelligente di noi
che è in grado di riconoscere, situazioni, oggetti o persone che ci fanno
stare bene, questa va di certo ascoltata. Anche l’intelligenza razionale,
però ha la stessa pretesa, quella di
saper riconoscere ciò che è più adatto al momento giusto. E allora a volte si crea un conflitto. L’obiettivo è
quello di far dialogare le due intelligenze, in modo che possano scegliere chi delle due debba guidare l’auto in quel momento. Facciamo un
esempio: decido di acquistare una
moto. Probabilmente questa decisione viene presa dalla mia intelligenza distribuita. L’intelligenza razionale, per non fare la figura di quella
che non conta niente, probabilmente
entra a supporto della decisione presa con le sue ragioni tipo: una moto
mi permetterà di viaggiare più velocemente evitando il traffico, risparmierò sulla benzina, inquinerò di
meno etc. Queste ragioni si chiamano “alibi logici” e servono proprio a
questo, a far sentire importante l’intelligenza razionale in un momento
in cui non è lei che comanda. Successivamente, nella scelta di quale
moto acquistare, invece l’intelligenza razionale è utile per le sue valutazioni. Essa pondera i vari aspetti e
caratteristiche dei diversi prodotti,
marchi e modelli, e li mette in relazione con l’utilizzo che ne verrà fatto. Effettua una valutazione dei costi
in relazione ai benefici e di solito arriva ad un gruppo di prodotti accettabili a livello razionale. Infine per lo
più la scelta finale viene effettuata di
nuovo dall’intelligenza emotiva che
segnala una forte propensione per
uno dei prodotti papabili. L’importante è che alla fine del processo entrambe le intelligenze convivano se-
MARKETING & COMUNICAZIONE
renamente con le decisioni dell’altra strica. Infine, nei casi peggiori, l’ine questo di solito accade quando cia- telligenza distribuita arriva anche a
scuna di esse ha il proprio spazio ade- provocare crescenti livelli di vera e
guato. Ci possono essere degli squili- propria depressione...
bri nel momento in cui l’una o l’altra Siamo quindi riusciti a rispondesono dominanti troppo a lungo. Nel re alla prima delle nostre domande,
caso di dominio eccessivo dell’intel- ovvero quali siano i buoni acquisti:
ligenza distribuita, la persona finisce sono quelli che effettuiamo manteper effettuare una serie di scelte av- nendo un buon equilibrio fra le noventate di cui non considera affatto stre due intelligenze.
(a livello razionale) le conseguenze. Abbiamo poi affermato che essi sono
Se un giorno mi svegliassi e, arriva- in qualche modo terapeutici, ma in
to in ufficio, mandassi al diavolo tut- che senso?
ti i colleghi rompiscatole, uscissi dal- Di solito, nella nostra cultura si dà
l’ufficio alle 2 del pomeriggio per- ampio spazio all’intelligenza razioché mi stufo di lavorare e ho voglia nale, la si esercita per anni a scuola,
di una passeggiata nel sole primave- la si misura come se fosse l’unica esirile, passassi davanti ad un autosalo- stente, la si esalta come se lei sola sane e, conquistato dall’ultimo model- pesse cosa è bene e cosa è male. Il rilo di supersportiva, me la portassi a sultato? La gente pare impazzita: scopcasa... e sarebbero solo le 3 del po- pia in scenate d’ira quando la si sfiora
meriggio! e Dio solo sa cos’altro po- con una borsa sull’autobus, l’ulcera è
trei combinare prima di sera... ecco fra i disturbi più diffusi, c’è chi da un
che starei decisamente rompendo giorno all’altro lascia posto di lavol’equilibrio fra le mie due intelligen- ro e famiglia per andare ad aprire un
ze. D’altro canto, nel caso di dominio baracchino sulla spiaggia a Santo Doeccessivo dell’intelligenza razionale, mingo, chi si sfigura per assomigliare
la persona finisce per effettuare solo a qualche divo di Hollywood o peggio
scelte razionalmente ponderate che chi si ammazza più o meno lentamennon sempre sono quelle migliori, nel te con droghe di ogni tipo... Il problesenso che non piacciono, né gratifi- ma è che di qualche gratificazione abcano fino in fondo. I danni non sono biamo bisogno, e la nostra intelligenimmediatamente evidenti, ma sono za distribuita ce lo ricorda. Scegliamo
più profondi. Per esempio: avete in dunque cose che non danneggino né
mente quelle famose cose che sareb- noi stessi, né i nostri cari! Basta poco,
be importante fare ma che, non riu- ci sono tante piccole cose che ci piacsciamo mai a trovare il tempo di fare? ciono e che possiamo concederci ogni
L’intelligenza distribuita, non trovan- giorno: dieci minuti di telefonata/
do sufficiente ascolto, inizia a vendi- chat con un amico, un bel cioccolaticarsi inducendovi a fare varie attivi- no fondente dopo il caffè, una pausa
tà poco importanti, così non vi resta a parlare di calcio, mezz’ora di lettura
più il tempo per le cose che l’intelli- o di TV per rilassarsi... A queste cose
genza razionale ha giudicato essere poi possiamo aggiungere tutti quei
essenziali. Poi l’intelligenza distri- buoni acquisti di cui abbiamo parlato
buita inizia ad infondere malessere, in base ai nostri gusti personali: essi
mancanza di fiducia in se stessi, ti- ci curano poiché aiutano a mantenemore immotivato per tutto e tutti. I re un buon equilibrio fra le nostre due
livelli di stress personale salgono, e intelligenze, le quali insieme, e solo
con essi i livelli di cortisolo (un or- insieme, collaborando continuamenmone prodotto dalle ghiandole surre- te, riescono intelligentemente ad innali) nel sangue che provocano vari dividuare cosa ci fa star bene e quindisturbi fra i quali spicca l’ulcera ga- di ci mantiene in salute.
FITNESS
Il compito del venditore
E in tutto questo quale dovrebbe essere il ruolo di chi vende?
Vendere è una grande opportunità
di contatto umano e psicologico con
altri esseri umani. Richiede elevate
capacità sia razionali, sia emotive –
nonostante a livello professionale
non vi sia spesso percezione di questo fatto. Chi vende, infatti, deve saper accompagnare sia l’intelligenza
razionale, sia l’intelligenza distribuita del proprio acquirente verso
una scelta che lo soddisfi. In questo
modo egli persegue un duplice successo: la gratificazione del proprio
interlocutore e la propria.
Ma come può riuscire nel suo intento? Innanzitutto deve essere consapevole di chi ha di fronte nei vari momenti del colloquio di vendita. Ha
davanti a sé la ragione o il cuore? Se
snocciolerà dati e informazioni tecniche quando ha di fronte l’intelligenza
distribuita del proprio interlocutore,
questa non gradirà affatto, si annoierà e si sentirà frustrata. Se viceversa
cercherà di far sognare, di far immaginare, di far divertire quando ha di
fronte la ragione, questa disprezzerà
il tentativo, per la banalità dell’argomentazione. In entrambi i casi, farà
un buco nell’acqua, con un acquirente insoddisfatto e una vendita mancata. Bisogna quindi trovare le parole
giuste per ciascun interlocutore. L’errore più frequente per chi vende, di solito, è quello di parlare solo la lingua
della ragione, con il risultato che l’altro alla fine, non sa bene perché, ma
non compra. Nella vendita di prodotti,
o di idee, potrete notare invece come
gli altri, dopo essere stati assecondati
a livello emotivo, vi seguiranno a livello razionale molto più facilmente.
Saranno contenti di aver ricevuto una
gratificazione emotiva e soddisfatti di
aver scoperto l’utilità di un prodotto o
di un’idea. Avrete perseguito un duplice successo, realmente fare del bene
al vostro interlocutore e vendere ciò
che vi interessa vendere!
CROSS FITNESS TRAINING:
un nuovo metodo per fare fitness
A cura del dott.
DAVIDE TRAVERSO
Osteopata
A
lcune domande accomunano tutti i frequentatori di palestre
e centri sportivi, sia che siano neofiti che veterani:
Qual è il tipo di attività che
mi permette di ottenere i ri­
sultati migliori in meno tempo?
Come posso ottenere uno sviluppo armonico del mio fisico?
Come posso evitare di infortunarmi durante l’allenamento?
Che tipo di attività fisica posso svolgere senza che dopo
qualche mese diventi noiosa e mi venga voglia di abban­
donarla?
A tutte queste domande la mia risposta è stata il Cross
Fitness Training.
Ho ideato questo nuovo metodo partendo dalla teoria
dell’allenamento sportivo, applicando i principi base
che vengono utilizzati dagli allenatori di tutte le discipline sportive.
Questi principi si basano sulla fisiologia umana e spiegano come si possano migliorare le diverse capacità fisiche (forza, resistenza, elasticità ed equilibrio) con sedute di allenamento precise per quel che riguarda la durata, l’intensità e la frequenza.
Ho integrato queste regole imprescindibili con la moderna visione olistica dell’organismo umano, secondo
cui l’uomo è un insieme di strutture ed apparati che, per
funzionare correttamente, interagiscono costantemente
tra di loro e rispondono globalmente agli stimoli.
Facendo un esempio pratico, anche allenando un solo
gruppo muscolare creiamo uno stimolo organico che
interessa tutto il sistema-uomo.
In cosa consiste il Cross Fitness Training?
Cross, perché è un allenamento incrociato; svolgeremo
diverse attività integrate in un unico programma.
Fitness perché è un’attività che ha lo scopo di migliorare la salute e il benessere.
Training perché il nostro strumento di lavoro sarà l’allenamento.
Ho scelto i grandi classici dell’allenamento sportivo, la
pesistica, la corsa, la bicicletta e il nuoto, integrandoli con esercizi di ginnastica rieducativa e posturale. A
questi si andranno ad aggiungere varianti determinate dal territorio di lavoro e dalle specializzazioni dell’istruttore incaricato di stilare il programma e di seguire i praticanti.
Il metodo prevede l’utilizzo di schemi di programmazione settimanale e mensile prevedendo periodi di carico progressivo e settimane di scarico, in modo da rispettare i tempi di recupero fisiologico.
Le diverse attività non saranno svolte in modo indipendente, ma integrate in un unico programma a lungo termine che si pone l’obiettivo di sviluppare tutte le
potenzialità organiche della persona per ottenere, oltre che un fisico armonioso, funzionale e bello da vedere, il massimo livello di benessere e salute.
Il programma di lavoro sarà personalizzato,
tenendo conto di diversi aspetti:
per prima cosa si parte da un inquadramento della tipologia fisica della persona secondo le leggi dell’antropologia; questo primo passo ci permette di capire quali
attività saranno più indicate per la persona, quali sono
i suoi punti forti e quali i punti deboli.
Dopo di che si passa a una breve intervista per conoscere:
n le condizioni fisiche di partenza (in questa fase può
essere utile eseguire un piccolo test per conoscere la
reale forma fisica);
n eventuali problemi fisici e patologie;
n quanto tempo può essere dedicato all’allenamento;
n quante volte a settimana;
n le strutture sportive a disposizione;
n e naturalmente, cosa piace fare.
Scegliamo gli strumenti
A questo punto, tenendo conto di quanto emerso dai dati
richiesti, passeremo alla scelta delle attività.
Sceglieremo due o più attività principali; in questa fase teniamo conto che la pesistica può essere considerata un jolly, in quanto possiamo eseguire allenamenti brevi di 30’45’, anche tra le mura domestiche, avendo a disposizione
una minima attrezzatura. Mentre dovremo tener conto anche dei tempi di spostamento e preparazione se scegliere-
FITNESS
FITNESS
mo di svolgere allenamenti in palestra o piscina (saranno
necessarie almeno 2’) o utilizzando la bicicletta da strada
(un allenamento utile richiede almeno 3’ totali).
Se risiediamo in un quartiere che ci permette di uscire di casa e iniziare a correre, anche il footing può essere un jolly; correre a ritmo sostenuto per 30’ può essere
considerato un buon allenamento.
Qualunque siano le attività scelte, queste andranno a sviluppare forza e resistenza; per lavorare sull’elasticità svolgeremo prima un piccolo test che ci indicherà quali gruppi muscolari hanno maggior necessità di essere allungati.
Dedicheremo una breve seduta settimanale (30’) all’elasticità, integrando gli esercizi scelti con brevi esercitazioni
per l’equilibrio. Durante questa seduta non utilizzeremo
gli esercizi di stretching classico (da svolgere all’inizio e
alla fine delle sedute per la forza e la resistenza), ma posizioni di allungamento globale che andranno ad agire sulla
postura. Queste permetteranno di donare al fisico quelle
proporzioni riscontrabili solo in atleti di livello. All’interno di questa sessione utilizzeremo anche posizioni prese
dallo yoga, ottime per dare armonia ai movimenti.
A questo punto abbiamo tutto quello che è necessario per
creare un programma di allenamento su misura che tenga conto della macchina umana sotto tutti gli aspetti.
Costruiamo uno schema settimanale, se possiamo dedicarci ad almeno tre sedute di allenamento settimanale, altrimenti il nostro schema di riferimento sarà bisettimanale.
Schema settimanale
Come bisogna allenarsi?
Mentre potremo considerare la seduta dedicata ad elasticità ed equilibrio indipendente dalle altre, le sedute
di allenamento sportivo delle diverse discipline, dovranno essere pianificate in sinergia.
Questo perché dovranno sviluppare forza e resistenza
in modo equilibrato, permettendo il recupero tra una
seduta e l’altra. È questo il concetto basilare del cross
training, utilizzare diverse attività in abbinamento mirando ad un unico obbiettivo finale; nel nostro caso la
forma fisica e il benessere.
Se abbiamo scelto di allenarci con i pesi trovare l’equilibrio sul carico di lavoro settimanale sarà semplice;
lun
12–14
Nuoto
Mar
con il body building lavoreremo prettamente sulla forza, basterà integrare il programma con un corretto lavoro di resistenza. Dovremo sempre tenere conto che
anche le attività mirate allo sviluppo della resistenza
creano comunque un stress muscolare e una certa percentuale di stimolo dell’aspetto forza; non considerare
questo aspetto esporrebbe i praticanti al rischio di superallenamento.
Nel caso in cui non amassimo la pesistica, possiamo utilizzare esercizi di potenziamento a carico naturale.
Il nuoto può costituire un buon strumento per migliorare la forza; basterà programmare schemi di lavoro in
piscina che prevedano vasche veloci e l’utilizzo di palette, pinnette e pull boy.
Costruiremo una programmazione annuale ben precisa, che potrà essere variata in base alle risposte fisiologiche e agli impegni lavorativi.
Considerando uno schema settimanale, tecnicamente
detto microciclo, programmeremo l’allenamento in mesocicli da 4 microcicli. I mesocicli andranno a comporre
2-3 macrocicli per un totale di 10-11 mesi di allenamento.
Questa schematizzazione è importante per svolgere un
lavoro a medio e lungo termine, senza perdere di vista
gli obiettivi finali. Avere un programma pianificato per
tutto l’anno aumenterà la motivazione e sarà una spinta
decisa a non abbandonare il gioco. Sarà utile anche darci degli obbiettivi a medio e lungo termine; ad esempio
percorrere un certo numero di vasche in piscina, o correre per un certo tempo entro tot mesi di allenamento.
Ricordiamoci che gli obbiettivi prefissati devono essere
ragionevoli e tenere conto di tutti gli aspetti personali
che abbiamo visto precedentemente. Evitiamo di porci
come obbiettivo un carico massimale in un certo esercizio di pesistica, potrebbe rivelarsi pericoloso.
Pianificazione a lungo termine
Sono due i parametri che determinano e differenziano
il lavoro nella seduta di allenamento, qualunque sia l’attività svolta: volume e intensità di lavoro.
In una corretta programmazione annuale dovremo prevedere un macrociclo iniziale con intensità costante e
volume crescente, seguito da un secondo macrociclo a
basso volume e intensità crescente.
merc
giov
12.30–13.30
Pesistica
seduta breve
casalinga
Allungamento
e
propriocezione
18-18.45
ven
sab
10–12
Corsa
all’aperto
dom
Questa è teoria dell’allenamento sportivo, e su questo
principio si basano tutti gli allenatori di tutte le discipline sportive. Se funziona per i grandi atleti perché
non dovrebbe funzionare per noi?
All’interno del programma mensile (mesociclo), settimanalmente (microciclo) sarà previsto l’utilizzo degli
stessi esercizi, ma varieranno per numero di serie, nel
caso di un lavoro a volume crescente, o per carichi utilizzati, nel caso di un lavoro a intensità crescente.
Qualunque sia il tipo di lavoro, l’ultima settimana di
ogni mese prevederà una riduzione sia dei carichi che
delle serie. Questa settimana è detta “di scarico”; ha lo
scopo di permettere il recupero biologico completo prima dell’inizio di un nuovo ciclo di lavoro.
Il concetto di “periodo di scarico” è poco conosciuto e
quasi inutilizzato nelle palestre italiane.
Questa pratica è fondamentale per evitare
di trovarci progressivamente in una condizione detta superallenamento.
Cosa significa superallenamento?
Citando Claudio Tozzi, il padre del natural
body building nazionale: “superallenamento: il più amato dagli Italiani”. Superallenamento vuol dire sottoporre il fisico a continui stimoli allenanti senza dare il tempo
all’organismo di recuperare. Questa situazione porterà non solo a un’assenza di miglioramento, ma anche a un peggioramento dei risultati e a una condizione di stanchezza cronica che, a lungo termine, potrà
rivelarsi pericolosa per la salute.
Quali varianti possono essere
inserite in un programma di
cross fitness training?
Le varianti saranno determinate dalla disponibilità di attrezzature e impianti sportivi sul territorio di residenza e dai gusti
personali. Possiamo inserire senza problemi nel nostro programma partite a calcetto, tennis o qualunque altra attività sportiva ci piaccia. Importante è conoscere il tipo
di lavoro che questa comporti per il nostro
organismo, in modo da gestire il resto del
programma di conseguenza.
Un altro fattore che determina la possibilità di variare il lavoro è la stagionalità; in inverno avremo la possibilità di sciare e pattinare sul ghiaccio, in estate potremo nuotare in mare e andare in canoa.
È importante inserire più varianti nel programma annuale in modo da rendere l’atti-
vità fisica divertente e stimolante. Utilizzare come parametro il nostro sport preferito per testare sul campo i
benefici che il nostro programma di Cross Fitness reca
al nostro organismo si rivelerà una tattica vincente. Rivelando tutte le potenzialità di questa metodologia, non
vorremo più abbandonarla.
Questo testo nasce per formare istruttori
di Cross Fitness; rivolto a preparatori atletici
e personal trainer.
Grazie alla semplicità tecnica con cui vengono
trattati gli argomenti, può essere utilizzato
con successo anche dagli appassionati di Fitness
non addetti ai lavori.
Per approfondimenti: www.chinesiologiaglobale.it
10
E L I C OT T E R I
E L I C OT T E R I
Il GIRO DEL MONDO SUL “341 G”
UN ELICOTTERO UNICO
Moltissime ore di ricerca, selezione e restauro
lula del Gazelle. A questo punto sarebbe troppo lunga da
raccontare la storia, ma si riforma il primo gruppo di lavoro; l’Enac, dopo aver valutato il tutto, mi concede l’autorizzazione a ripartire, sia pur con infinite raccomandazioni. Cesare Piantanida, mio socio storico, rientra
nell’avventura. Dino Cerise si ferma a Milano per rifare un programma di lavorazione. Paolo Ghidotti inizia a
11
darci una mano regalandoci la prima ordinata della cellula. Poi un vero e proprio colpo di fortuna: si unisce a
noi l’amico Tardivo, un bravissimo strutturista che ha lavorato per più di venti anni con l’ingegnere Stelio Frati
e che, per pura passione, dividerà con me le 3600 ore di
lavoro rivelatesi necessarie per arrivare alla conclusione. Ho scoperto da subito che la sua passione non è tan-
A cura di
GIORGIO PIROVANO
Moltissime ore sono state dedicate al restauro
ed al ritrovamento dei pezzi per ripristinare il
velivolo. Adesso il sogno è quello di realizzare
per la prima volta il giro del pianeta Terra
a bordo del mezzo rimesso in condizioni di
riprendere il volo.
T
erminata la ricostruzione del “47”, la prima di un
elicottero in Italia, mi sentivo disoccupato e avevo
l’intenzione di fare qualcosa di importante. Ero riuscito a trovare un “204” militare austriaco, ma purtroppo
al momento di acquistarlo mi è stato portato via da un altro costruttore, che alla fine se l’è messo in giardino. Così,
facendo una ricerca sulle macchine più performanti e a
portata di portafoglio, mi è venuta l’idea di ricostruire un
“AS 341 G”.
Facendo una ricerca ho trovato pezzi in giro per la Francia. Sapevo che un amico di Albertville ne aveva uno; è
ben contento di vedermi, ma non mi offre nessuna speranza di acquistarlo perché è affezionato al suo “341” e
se lo tien ben stretto nel fienile. Parto quindi alla volta di Parigi, per arrivare da Philippe, che ha un grande magazzino di rottami di elicotteri ed aerei di tutti
i tipi, ed in particolare una cellula più o meno integra
di un “341 G”. Grande festa quando mi vede, guardo con
ammirazione la cellula della “mia macchina” cui man-
ca tutto, anche la parte del muso, la coda, le porte ecc..
Lo stato in cui si trova è proprio l’ultimo dei problemi,
visto che Philippe non ha intenzione di venderla, ma
solo scambiarla con un motore di un Texan T6 che troneggia in mezzo al capannone. Sconsolato me ne torno a casa, pensando come fare a recuperare un motore
Pratt e Whitney. Chiedo a tutti: fiumi di parole, richieste su Internet, richieste all’Esercito, presso l’Aeronautica. Tutto senza esito. Alla fine mi telefona un vecchio
amico, il grande Pino Valenti, che in molti hanno
visto al raduno nazionale CAP a Carpi, ai comandi del suo splendido “Fiat G 59”, e mi
conferma che ha in casa un PW del T6
e che è diposto a cederlo. Quando
gli chiedo quanto vuole, mi risponde in maniera disarmante: vista la situazione in cui
mi trovo, il motore Pino
me lo regala. Questo è
vero amore per il volo,
questa è vera passione.
Veramente commosso
parto con Davide, il
mio “muratore volante”, con il suo camion
per Parma, dove carichiamo il motore per
lo scambio; ripartiamo immediatamente
per Parigi, lasciamo il
motore a Philippe e carichiamo i pezzi della cel-
to la meccanica, nella quale è comunque bravo, quanto
la lamiera, con cui ha un rapporto diretto, al punto che
prima di lavorarla le parla (e solo chi si occupa di restauro e di autocostruzione sa quanto può essere determinante l’apporto di esperienza di simili persone). A
questo punto il lavoro parte fra tante incertezze e tanti dubbi, che pian
piano si cerca di risolvere.
Vado a revisionare i
gruppi meccani-
12
E L I C OT T E R I
ci in una piccola azienda a Varese, dove in accordo con
ENAC eseguo tutti i controlli non distruttivi e i controlli dimensionali. Questo mi richiede più di 500 ore di lavoro. Una mano mi viene anche dalla Turbomeca, che
indica come effettuare i numerosi controlli sul motore
recuperato. Un ringraziamento particolare deve andare
anche a Mario Beretta, patron di Alisport (la ditta che
costruisce l’aliante a decollo autonomo Silent). Mario,
oltre che pilota di alianti e di elicotteri, è un sincero appassionato e mi aiuta a rifare gli stampi per ricostruire i
coperchi motore e trasmissione. Le ore di lavoro si susseguono incessanti, e mi rendo conto che in effetti mi
appassiona molto di più la meccanica che non il volo.
Si unisce a noi, infine, l’Arturo, un giovane tecnico elettronico dotato di esperienza, passione ed inventiva: con
lui ricostruisco l’impianto elettrico ed effettuo la prima
messa in moto; l’operazione è delicata e la eseguo con
mille attenzioni e con l’inevitabile preoccupazione, ma
il motore si rivela perfetto: parte al primo colpo e così
sarà per tutte le altre volte. Le messe in moto sono state tante, ma prima di farlo volare è passato un bel pò di
tempo: trovavo sempre una scusa per non staccarlo da
terra. A test completati, infine, lo smonto e lo porto a
Predosa, dove ho spazio a volontà e dove farò i controlli
finali; faccio le pesate e i bilanciamenti con gli accelerometri. Tutto sembra davvero a posto, metto in moto,
lo faccio strisciare a terra per sentire la risposta dei comandi, Gianni si allontana, mi fa segno ch è tutto a posto e a questo punto... lo sollevo da terra. L’apparecchio
è perfetto, fantastico, è l’inizio di una nuova vita di volo,
la conferma che i lavori sono stati eseguiti come per il
precedente, a regola d’arte. L’elicottero vola veramente
AV V O C AT O
bene, in aria è quasi come un aereo, piatto e senza vibrazioni, poi
lo faccio scivolare dolcemente alla
velocità di crociera lenta, e leggo
120 kts... fantastico. Ma a questo
punto ENAC mi crea un grosso problema: siccome avevo rifatto la trave di coda in due pezzi, mi richiede il controllo delle frequenze. Lo
faccio con gli strumenti necessari e i dati che ne escono sono positivi. In un’altra verifica ENAC ci
chiede i conteggi strutturali e dopo
averli controllati, non convinto, li
faccio rifare al Politecnico. I risultati sono identici ai nostri a conferma che i lavori erano stati fatti
bene. A questo punto mi richiede
una cosa impossibile da ottenere:
un parere da Eurocopter sui lavori fatti. Disperato, perché senz’altro Eurocopter non mi
avrebbe neanche risposto, ricerco pezzi di coda in giro
per la Francia. Decido allora di smontare la mia coda,
che andava benissimo, e con cui di straforo avevo fatto
una decina di voli, e di ricostruirla con i due semigusci
che avevo trovato. Ho rifatto il tutto, rimessa in dima la
macchina richiodata con più di mille chiodi, controllato gli allineamenti che si sono dimostrati essere perfetti (ho una tolleranza sia per il PIC sia per il ROL massima di 4 mm). Con qualche preoccupazione ricomincio a
farlo volare e finalmente mi arriva l’autorizzazione per i
voli officina, che proseguiranno totalizzando più di 100
ore di volo senza nessun inconveniente. Ho rismontato
la maggior parte dei gruppi meccanici per controllare
impronte, tracce di usura e residui metallici, riportando
dei riscontri positivi. I lavori più importanti sono stati,
come si evidenzia dalle fotografie, la ricostruzione della
trave di coda, della pinna della deriva e dei pianetti in
carbonio; la ricostruzione delle portiere, dei sedili, del
pilone centrale, dei vetri, del cruscotto e un grande lavoro di revisione dei gruppi meccanici; sulle pale sono
stati cambiati i bordi di attacco. Alla fine, per sognare
il giro del mondo, mai eseguito con un elicottero amatoriale, decido di costruire due serbatoi supplementari,
uno fisso a scomparsa nella pancia e un altro amovibile nel bagagliaio per arrivare a 1.200 km di autonomia.
E di nuovo, dietro l’idea iniziale, sono tornato a sognare il giro del mondo. Questo elicottero ha vinto il Trofeo
Rotondi, la massima onorificenza dei costruttori italiani per l’Italia, e il Diploma d’Onore della Federazione
Aeronautica Internazionale come migliore ricostruzione al mondo nel 2006.
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L’AVVOCATO risponde
Un servizio per i lettori
a cura dell’avv.
PAOLA DELFINO
D: Gentile avvocato, siamo
cinque comproprietari di un
capannone (quattro persone
fisiche ed una società), dopo
tre anni dall’acquisto uno dei
comproprietari, titolare di
una quota pari al 35%, si op­
pone alla vendita dell’immo­
bile voluta invece dagli altri
quattro: questi ultimi possono obbligare anche il quinto alla
vendita visto che è titolare di una quota minoritaria?
R: Si tratta di un’ipotesi nella quale un bene immobile
è “in comunione” fra più soggetti: ossia, ciascuno di essi
è titolare di una quota di proprietà indivisa sul bene stesso. Ora, ai sensi dell’art. 1108 cod. civ., per poter vendere
il bene in questione (quindi il bene nella sua interezza)
non è sufficiente una delibera a maggioranza ma occorre
il consenso di tutti i comproprietari; ne consegue che anche il titolare della quota minoritaria del 35% può validamente opporsi alla vendita del bene. L’unica alternativa
che rimane agli altri quattro comproprietari è la vendita
delle rispettive quote “indivise” di proprietà sul capannone: l’eventuale acquirente subentrerà nella loro posizione di comproprietari del capannone in comunione con
il soggetto che non ha voluto vendere la sua quota.
D: Gentile avvocato, ho stipulato davanti al notaio un
compromesso di vendita per un appartamento di mia pro­
prietà e nel contratto è stata fissata la data del rogito de­
finitivo: sono obbligato a rilasciare l’immobile per quella
data? cosa succede se invece provvedo al rilascio in data
successiva al rogito?
R: Lo stato giuridico dell’immobile oggetto di compravendita deve essere specificamente indicato in atto: si può
trattare di immobile occupato da un inquilino in forza di
preesistente contratto di locazione, ovvero occupato ad
altro titolo (es. in forza di diritto di usufrutto, nel qual
caso oggetto del contratto di compravendita sarà soltanto la nuda proprietà), ecc. In difetto di ipotesi di questo
tipo (che comunque devono essere espressamente indicate) l’immobile si suppone (e si precisa) essere venduto
libero e sgombro da persone e cose all’atto del rogito: ciò
significa che al momento del contratto definitivo il ven-
ditore deve “consegnare le chiavi”all’acquirente (il quale
nel contempo provvede generalmente al saldo del prezzo dovuto); in difetto, il venditore che permanesse nell’immobile compravenduto senza averne il titolo commetterebbe senz’altro un illecito e si esporrebbe, quanto
meno ad una causa di risarcimento danni se non addirittura (nel caso in cui detta occupazione si protraesse nel
tempo) ad una causa di rilascio forzato per occupazione
abusiva. È ovvio come sia peraltro sempre possibile per le
parti pervenire a diverso accordo, che dovrebbe però accompagnarsi ad adeguate forme di tutela per entrambi i
contraenti. Mi pare tuttavia di capire che nel caso che La
interessa nessun accordo particolare sia prima d’ora intervenuto: ne consegue che Lei è tenuto a rilasciare l’immobile all’atto del contratto definitivo, salvo riesca a trovare con l’acquirente un accordo (da precisare in forma
scritta) volto al differimento della data di stipulazione del
rogito stesso e/o della consegna dell’immobile.
D: Gentile avvocato, abito in un condominio composto da
sei condomini; in assemblea abbiamo valutato di installa­
re impianti fotovoltaici sul tetto condominiale: in cinque
siamo d’accordo, mentre il sesto condomino non intende
procedere a detta installazione. Poiché il tetto è abbastan­
za ampio, potremmo realizzare gli impianti per i cinque
condomini d’accordo , mentre il sesto valuterebbe in se­
guito cosa fare?
R: L’installazione di impianti fotovoltaici costituisce innovazione senz’altro volta al miglior godimento dell’immobile ed, in generale, forma di produzione di energia
pulita e rinnovabile addirittura incentivata dallo Stato. La
fattispecie può pertanto essere fatta rientrare nelle ipotesi disciplinate dall’art. 1120 cod. civ.: ne consegue che la
delibera assembleare che decida l’installazione di detti
impianti sarà validamente assunta con il voto favorevole
della maggioranza degli intervenuti all’assemblea, i quali
rappresentino almeno metà del valore dell’edificio. Qualora, tuttavia, un condomino non voglia aderire all’iniziativa, essendo la stessa suscettibile di installazione (e
godimento) separati ed essendo il tetto dell’edificio sufficientemente ampio, sarà possibile procedere alla innovazione deliberata solo per i cinque condomini favorevoli (che ne sopporteranno interamente le relative spese),
con possibilità tuttavia per il sesto condomino di procedere a sua volta ed a proprie spese all’installazione dell’impianto anche per la propria unità immobiliare.
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PSICOLOGIA
La psicologa risponde
alle domande dei lettori
A cura di
Elena Cozzi
Psicologa
[email protected]
Dott.ssa mio marito mi
tradisce virtualmente,
tramite web cam, cosa
devo fare?
Santa’71
Cara Santa, il mondo virtuale è strettamente legato alla fantasia. Le fantasie hanno due aspetti: da un lato sono
positive, poichè ci rigenerano nella
nostra parte bambino-adolescenziale, dall’altro lato la fantasia è compensatoria di carenze e disagi affettivi dovuti alla vita presente o a quella passata.
Ognuno di noi fa delle fantasie, ad
esempio si può fantasticare di avere
una relazione con un attore/attrice
famoso/a, questo ci rigenera e non
compromette la relazione perché non
invade la sfera del reale.
Tuo marito, invece, si avvale di una
fantasia tecnologica. Chi è “tecnologico” fa fantasie attraverso internet.
Poichè la fantasia maschile è prevalentemente di tipo visivo, il computer, attraverso la chat e/o la web cam,
è un mezzo valido per soddisfare questo tipo di fantasia. L’aspetto positivo
di questa forma di fantasia è che nella maggior parte dei casi si limita ad
essere un tradimento platonico, che stri bisogni insoddisfatti. Devi sapere
difficilmente arriverà a concretizzar- che ci sono dei fondamenti da seguire
si con un incontro reale, o se accadrà, per una comunicazione non violenta.
presto l’illusione dell’ideale di perfe- Quest’ultima è un processo che conzione di quell’incontro si rivelerà una sente di entrare in contatto con i prodelusione. Per distrarre il partner da pri bisogni profondi, per comunicare
quest’illusione di relazione perfet- meglio, liberando la benevolenza inta, è utile cercare in ogni modo di nata, che è in ognuno di noi. Tutto ciò
rendersi migliori e più interessanti ha l’obiettivo di trasformare potenziadella fantasia: sorprendendo, avendo li conflitti in dialoghi tranquilli, disinmaggiore cura del proprio aspetto, un nescando la conflittualità. Il mezzo, lo
nuovo look e mostrando nuovi modi strumento per far questo è il linguagdi essere. È molto importante cerca- gio del cuore. Ora però ti serve sapere di fare un complimento sentito al re come esprimere questo linguaggio.
proprio partner tutti i giorni, egli do- Ci sono quattro regole, semplici ma
vrà sentirsi valorizzato al tuo fianco. essenziali, da seguire.
Altro ingrediente indispensabile: evi- 1) Osservare cosa capita a noi stessi
tare il controllo, sentirsi controllati in una data situazione e quindi chieporta a chiudersi di più e all’allonta- dersi “nei gesti del mio interlocutore
namento anzichè l’incontro.
cosa mi fa star bene/male?”.
È solo attraverso gesti concreti quo- 2) Esprimere quali emozioni si protidiani, che riusciamo a mantenere vano di fronte ai gesti o alle parole
vivo un rapporto e il sentimento che dell’altro “Sono triste, infastidito, arlo sostiene. Se riuscirai a mantenere rabbiato...”.
un sincero interesse per la persona 3)Definire il bisogno che sta all’origiche hai scelto, tra tante, di amare in ne di questi sentimenti.
modo privilegiato, vedrai, Santa, che Te lo traduco in un esempio: una
il tuo rapporto uscirà fortificato da mamma con il figlio adolescente
questa esperienza.
“quando lasci i vestiti per casa invece
di metterli a posto (osservazione del
Dott.ssa non riesco a
comportamento altrui che agisce su
comunicare certe cose,
di me) io mi innervosisco (emozioperché entro subito in
ne), perché ho bisogno di più ordine
conflitto, non solo con mia
negli spazi che condividiamo (espresmoglie, ma mi capita anche sione di un preciso bisogno)”. In tale
al lavoro. Come posso
esempio la madre dovrebbe chiedere
fare a cambiare modalità
“potresti, per favore, prendere le tue
comunicativa? Matteo’71 cose e metterle in camera tua?”.
Caro Matteo, come cita un noto psi- Seguendo questi quattro punti e aiucoterapeuta degli anni’50, Rosenberg, tando l’altro a fare altrettanto, stabi“le parole possono essere finestre op- liamo una corrente di comunicaziopure muri” e questo dipende da noi. ne benevola nella coppia, con i figli,
Sta a noi impostare una comunicazio- al lavoro. È naturale, caro Matteo, che
ne non violenta, una risoluzione paci- questi passaggi richiederanno una fafica dei conflitti, perché i nostri giudi- tica, ma una volta superata diventezi sugli altri sono l’espressione dei no- ranno automatici!
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IL TALENTO L’album della giovane cantautrice, “The Flight”, distribuito in 240 paesi
Il “volo” di Valentina Tesio
18 anni di grinta e canzoni
L’album “The Flight” è distribuito dalla Believe Digital, è prodotto dal Claudio Corradini
produttore/collaboratore di Righeira, Mango, Bocelli, F. Giordano, Nair, Battiato. Comprende
5 inediti scritti da Valentina Tesio, orchestrati e arrangiati dallo stesso Corradini e 5 cover
rivisitate di cantanti americani famosi (soul, blues, pop).
20
V E T E R I N A R I A comportamentale
UOMINI -VS- CANI
“L’uomo è il vero amico del cane?”
A cura della d.ssa
BARBARA
BELLETTINI
L
o stretto rapporto di
alleanza che esiste
tra l’uomo e il cane
ha origini antichissime;
sebbene gli studiosi non
siano ancora ri­usciti a dare
una risposta defini­tiva al
quesito, siamo abbastanza certi che la comparsa dei primi
cani (Canis Familiaris) corri­sponda con l’abbandono da
parte degli uomini delle prat­iche di nomadismo e raccolta
e con l’inizio dell’agricoltura, cioè a circa 20.000 anni fa.
I cani ancestrali vivevano prob­abilmente ai margini degli
insediamenti, svolgendo utili compiti di pulizia (evitavano così che i rifiuti e le scorie andassero in decomposizione o si accumulassero ren­dendo insalubre il territorio) e
guardia (potendo con­fidare nell’allarme dei cani gli uomini riuscivano a ri­posare meglio la notte e questo pare abbia apportato dei benefici generali sulla salute e quindi sulla resa cogni­tiva dei nostri progenitori). I cani (così come,
probabil­mente, facevano i lupi ancor prima) accompagnavano gli uomini durante le battute di caccia, e, grazie alle
car­atteristiche di collaborazione e concertazione proprie
solo delle specie sociali, incrementavano la probabilità di
catturare la preda, godendo poi degli avanzi.
I cani, infine, costituivano un legame affettivo, proba­
bilmente di tipo affiliativo: cuccioli di lupo, prima, e di
cane, poi, venivano allevati dalle donne del villaggio e cresciuti come membri effettivi del gruppo.
Fido è dunque nostro compagno da sempre, o quasi;
gli uomini hanno compiuto migrazioni, invasioni ed es­plorazioni, hanno dato avvio ad un’economia rurale di
sussistenza, hanno cominciato a commerciare e al loro
i
i
fianco c’erano i cani, sempre più diversificati nella mor­
fologia, nel carattere e nelle prestazioni.
Nessuno si sognava di chiamare un veterinario com­
portamentalista o un educatore cinofilo quando i cani del
villaggio si azzuffavano o quando una famiglia adottava
un cucciolo: il rapporto era naturale, si basava sulla saggezza dell’esperienza e sulla pratica del rispetto reciproco.
Purtroppo però molti cani se ne stavano legati alla catena
o rinchiusi nelle gabbie, venivano sacrificati nei combattimenti o nelle batta­glie o dovevano accontentarsi di mangiare gli scarsi avanzi delle tavole, alcuni venivano persino macel­lati nei tempi di carestia.
Cosa possiamo dire di oggi?
Le condizioni di vita in cui ci troviamo ci consentono di
superare la visione reificatoria dell’animale e al suo posto
troviamo il concetto di “animale domestico” inteso come
amico e compag­no di vita. Il cane (o il gatto) non vengono adottati perché “utili” ma perché completano il quadro
delle nostre relazioni apportando i loro valori di diversità
e di alterità: ci piace avere un cane perché vivere con lui
significa imparare a far esperienza del mondo attraverso
i suoi sensi, significa superare i limiti di comunicazione
tra due specie diverse, significa ap­prendere nuovi modi di
entrare in relazione.
Eppure, nonostante gli esseri umani e i cani si ven­gano
incontro nel reciproco desiderio di convivere e di creare
un legame, spesso nascono dei problemi.
Questo accade perché le condizioni di vita in cui oggi ci troviamo spesso non corrispondono alle necessità etologiche
i
i
V E T E R I N A R I A comportamentale
della specie Canis familiaris: questo non ha, si noti bene,
nulla a che fare con gli spazi chiusi degli appartamenti o
con la confusione di un centro urbano! I cani si sono adattati perfettamente ad ogni nuova condizione siano stati sottoposti: lunghi vi­aggi a piedi, traversate trainando slitte, vita
nomade nel deserto… Non si sono adattati, però, a restare da
soli la maggior parte del tempo. Non si sono adattati a dover vivere in un ambiente ipostimolante, sempre uguale a
se stesso. Non si sono adattati a far corri­spondere la necessaria attività esplorativa (annusare, riconoscere, rintracciare odori, marcare, seguire piste olfattive) alla passeggiatina
al guinzaglio in­torno all’isolato. Non si sono adattati a incontrare i propri simili con il permesso di guardarli passare al di là della strada ma con il divieto di esprimere il loro
complesso codice comunicativo avvicinan­dosi liberi dalla
costrizione del guinzaglio. Non si sono adattati, infine, a non
avere niente da poter fare INSIEME al loro compagno umano, se non ripor­tare una pallina o farsi grattare un po’ la testa: un po’ poco per un mammifero dall’intelligenza sociale estremamente evoluta, capace di affiancare l’uomo nello
svolgimento delle più diverse mansioni.
Ecco quindi sorgere un quesito: è possibile che l’uomo
non sia più un grado di comprendere le ne­cessità del suo
amico a quattro zampe, tanto da do­versi affidare, per una
21
corretta gestione, agli esperti del comportamento?
La risposta è che oggigiorno le condizioni di vita che
ci troviamo ad offrire ai nostri compagni ci met­tono
di fronte alla necessità di capire come evitare gli errori più comuni: anche
se abbiamo detto che
l’uomo e il cane condividono la loro storia
da alme­no 20.000 anni
dobbiamo essere disponibili a met­terci in relazione con i loro bisogni e non pensare che
sia il cane l’unico a dover scendere a compromessi nell’economia
del nostro rapporto.
Un altro elemento che
va preso in considerazione è l’esistenza di
una comunità sociale che accogliendo gli animali al suo
interno ne ha tuttavia dovuto rego­lamentare la gestione,
a tutela di una serena convi­venza: l’ordinanza Martini, in
Italia, è l’esempio che tutti abbiamo sotto gli occhi.
Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani.
Art. 1 - 1 Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che
penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali e cose provocati dall’animale stesso.
2 Chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua pro­prietà ne assume la responsabilità per il relativo periodo.
3 Ai fini della prevenzione dei danni o lesioni a persone, animali o cose il proprietario e il detentore di un cane devono adottare le seguenti mi­sure:
a) utilizzare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al
pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni; b) portare con sè una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di ri­
schio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle Autorità competenti; c) affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamen­te; d)
acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonchè sulle norme in vigore; e) assicurare che il cane ab­
bia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convi­venza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive.
4 Vengono istituiti percorsi formativi per i proprietari di cani con rila­scio di specifica attestazione denominata patentino. Detti percorsi sono organiz­
zati da parte dei comuni congiuntamente con le aziende sanitarie locali, in collaborazione con gli ordini professionali dei medici veteri­nari, le facol­
tà di medicina veterinaria, le associazioni veterinarie e le associazioni di protezione degli animali.
5 Il medico veterinario libero professionista informa i proprietari di cani in merito alla disponibilità di percorsi formativi e, nell’interesse della salu­
te pubblica, segnala ai servizi veterinari della ASL la presenza, tra i suoi assistiti, di cani che richiedono una valutazione comportamentale, in quan­
to impegnativi per la corretta gestione ai fini della tutela dell’inco­lumità pubblica.
6 I comuni in collaborazione con i servizi veterinari, sulla base dell’ana­grafe canina regionale decidono, nell’ambito del loro compito di tute­la del­
l’incolumità pubblica, quali proprietari di cani hanno l’obbligo di svolgere i percorsi formativi. Le spese riguardanti i percorsi formativi sono a cari­
co del proprietario del cane.
7 Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali con pro­prio decreto, emanato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente
ordinanza, stabilisce i criteri e le linee guida per la programma­zione dei corsi di cui al comma 4
Art. 2 - 1. Sono vietati:
a) l’addestramento di cani che ne esalti l’aggressività; b) qualsiasi ope­razione di selezione o di incrocio di cani con lo scopo di svilupparne l’aggres­
sività; c) la sottoposizione di cani a doping, così come definito all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376; d) gli interventi chi­
rurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi, con particolare riferimento a: 1) recisione delle corde voca­
li; 2) taglio delle orecchie; 3) taglio della coda, fatta eccezione per i cani appartenenti alle razze canine riconosciute alla F.C.I. con caudotomia previ­
sta dallo standard, sino all’emanazione di una legge di divieto generale specifica in materia. Il taglio della coda, ove consentito, deve essere eseguito
e certificato da un medico veterinario, entro la prima settimana di vita dell’animale; e) la vendita e la commer­cializzazione di cani sottoposti agli
interventi chirurgici di cui alla lettera d).
22
V E T E R I N A R I A comportamentale
2 Gli interventi chirurgici su corde vocali, orecchie e coda sono consentiti esclusivamente con finalità curative e con modalità conservative certifi­cate
da un medico veterinario. Il certificato veterinario segue l’animale e deve essere presentato ogniqualvolta richiesto dalle autorità competenti.
3 Gli interventi chirurgici effettuati in violazione al presente articolo sono da considerarsi maltrattamento animale ai sensi dell’articolo 544 ter del
codice penale.
4 È fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglier­ne le feci e avere con sè strumenti idonei alla raccolta delle stesse.
Art. 3 - 1 Fatto salvo quanto stabilito dagli articoli 86 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954 n. 320 “Regolamento di Poli­
zia Veterinaria”, a seguito di morsicatura od aggressione i Servizi Ve­terinari sono tenuti ad attivare un percorso mirato all’accertamento delle condi­
zioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario.
2 I Servizi Veterinari, nel caso di rilevazione di rischio potenziale elevato, in base alla gravità delle eventuali lesioni provocate a persone, animali o
cose, stabiliscono le misure di prevenzione e la necessità di un intervento terapeutico comportamentale da parte di medici veterinari esperti in com­
portamento animale.
3 I Servizi Veterinari devono tenere un registro aggiornato dei cani iden­tificati ai sensi del comma 2.
4 I proprietari dei cani inseriti nel registro di cui al comma 3 provvedono a stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per dan­ni
contro terzi causati dal proprio cane e devono applicare sempre sia il guinzaglio che la museruola al cane quando si trova in aree urbane e nei luo­
ghi aperti al pubblico.
Art. 4 - 1 È vietato possedere o detenere cani registrati ai sensi dell’arti­colo 3, comma 3:
a) ai delinquenti abituali o per tendenza; b) a chi è sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale; c) a chiunque
abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione su­periore
a due anni; d) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva o decreto penale di condanna, per i reati di cui agli articoli 727, 544-ter,
544-quater, 544-quinques del codice penale e, per quelli previsti dall’art. 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189; e) ai minori di 18 anni, agli interdetti ed
agli inabili per infermità di mente.
Art. 5 - 1 La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze Armate, di Polizia, di Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco.
2 Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) b) e all’articolo 2, comma 4 non si applicano ai cani addestrati a sostegno delle persone
diversamente abili.
3 Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) e b) non si ap­plicano ai cani a guardia e a conduzione delle greggi e ad altre tipologie di
cani comunque individuate con proprio atto dalle Regioni e dai Comuni.
Art. 6 - 1 Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle competenti Autorità secondo le disposizioni in vigore.
Art 7 - 1 La presente ordinanza, inviata alla Corte dei conti per la re­gistrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficia­
le della Repubblica italiana ed ha efficacia per 24 mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.
Il 23 marzo 2010 è stata pubblicata l’ordinanza a tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, meglio nota
come Ordinanza Martini, dal nome di colei che l’ha fortemente voluta, il Sottosegretario al Ministero della Salute
Francesca Martini. L’ordinanza si è resa necessaria per colmare le la­cune della precedente normativa in materia (l’ultima l’ordinanza Livia Turco 13.01.2007) che conteneva una
lista delle razze considerate, a priori, pericolose e per le quali era imposto, in deroga alla normativa es­istente, l’ obbligo dell’uso contestuale del guinzaglio e della museruola in
ogni luogo pubblico. Tale normativa non si era dimostrata efficace per individuare ed evitare situazioni di pericolo.
L’ordinanza Martini, nel super­are la lista dei cani pericolosi, introduce l’innovativo principio della responsabilizzazione dei proprietari ed il ruolo dei veterinari comportamentalisti. La definiz­ione di cane pericoloso non si basa più, quindi, sulla base della razza e di episodi di aggressione, ma sul
concetto abbastanza generico ed indefinito, nonché privo
di rilievo giuridico, di cane impegnativo. Chia­mato ad individuare quale sia il cane impegnativo è il medico veterinario tenuto a segnalare ai servizi vet­erinari dell’A.S.L. la presenza tra i suoi pazienti di un animale che richiede la valutazione comportamentale (art. 1, comma 5).
I proprietari dei cani ritenuti impegnativi saranno chia­
mati a seguire un percorso formativo, mentre per i cani
coinvolti in episodi di aggressività saranno adottate misu-
i
i
re di prevenzione ed un intervento terapeutico comportamentale da parte di medici veterinari esperti in comportamento animale, oltre all’inserimento de­gli stessi in un
registro dei cani pericolosi a secondo delle lesioni causate. Sono ribadite le regole di condot­ta del cane, l’uso della museruola e le caratteristiche del guinzaglio, i criteri
di scelta dell’animale basati all’acquisizione di informazioni sulle caratteristiche fisiche ed etologiche, nonché
il dovere del proprietario di assicurare al proprio animale un contesto adatto ed adeguato alle specifiche esigenze dello stesso.
Se da un lato l’ordinanza in oggetto contiene aspetti innovativi rispetto la normativa precedente ed un ap­proccio
completamente diverso, dall’altro non si pos­sono dimenticare alcune questioni che sollevano dubbi e che solo con
la corretta applicazione della normativa si potranno superare. Non viene fornita la definizione del veterinario comportamentalista né i parametri di valutazione del cane impegnativo, non viene specifi­cato su chi graverà il costo dei
percorsi formativi o de­gli interventi terapeutici. Il rischio
maggiore è che la segnalazione di un cane come pericoloso ne determini l’allontanamento da parte del proprietario e, conseg­uentemente, lo escluda dal percorso di recupero ed, al contempo, non istruisca neppure il proprietario
sulle regole e sui comportamenti di base che faciliterebbero la gestione di un cane anche problematico.
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subacquea
subacquea
Subacquea naturalistica
IL PREDATORE DEI MARI
Conosciamo gli squali
A cura di
ANDREA FELICANI
Varianti
I subacquei che viaggiano nelle mete tipiche per le immersioni non mancano mai di fare un incontro con
a sempre affasci- uno qualunque della famiglia (molto allargata) degli
nano per il timore squali. Ogni mare del nostro pianeta ne ospi­ta tantissiche incuto­no, ma me varianti, i più conosciuti sono i classi­ci pinna biansono assai meno pericolo- ca e pinna nera, chiamati anche squali di barriera persi di quanto an­cora si cre- ché bazzicano intorno ai reef e alle barriere coralline.
da. Sono do­tati di uno sche- Anche lo squalo nutrice è un in­contro facile, anche di
letro di tipo cartagilineo e giorno, in quanto riposa all’interno delle grotte. Si riprivi della vescica natato­ria, conosce il suo giaciglio dal fatto che è pieno di coralli
costringendo parecchi ele- sminuzzati, in quan­to li “sgranocchia” per ricavare un
menti della famiglia a nuota- pò di sostanze per nutrirsi.
re costantemente per mantenersi alla profon­dità desidera- Esistono poi i pinna bianca oceanici e il grigio, inconta. Hanno una forma fisica inconfondi­bile data dalla pin- fonbile per un’aria più minaccio­sa data dal fatto che la
na caudale con il lobo superiore più sviluppato.
sua forma non è assottigliata ma arrotondata e di diParticolare per tutti sono i sensori di cui dispongo­no: mensioni un pò più grandi. Lo squalo più innocuo ma
“ampolle di Lorenzini” in grado di percepire i piccolis- allo stesso tempo il più mastodontico per dimensioni
simi campi elettrici generati dalle prede a partire da va- è il balena. Il nome attribuito è derivato dal fatto che
lori di mezzo miliardesimo di volt.
supera i 12 metri di lunghezza, riconoscibile per la li-
D
vrea della pel­le superiore maculata, si nutre esclusivamente di plancton che cattura con la sua enorme bocca. È un’incontro non difficile in alcuni mari, ma sicu­
ramente molto affascinante, quanto incontrare una
manta da 7 metri di apertura alare.
Gli squali considerati con un grado di pericolosità più
alta - purtroppo dobbiamo rammentare che nessuno è
escluso - sono sicuramente il tigre e il martello.
Come potete intuire dai nomi attribuiti c’è una caratteristica che li rende individuabili a vista facilmente,
lo squalo tigre ha la pelle supe­riore con delle strisce
che ricalcano le medesime dell’omonimo animale
terrestre ma ovviamente con predominanza dei colori sul verdastro.
Aria molto minacciosa che viene caratterizzata soprat­
tutto dalla forma della bocca e dalla maestosità, in
quanto raggiunge lunghezze di 7 metri per una corporatura piuttosto robusta.
Ama la solitudine e le profondità, si nutre di carangidi per cui è fac­ile poterlo incontrare se cerca di inseguirne un branco.
Come tutti gli squali la velocità d’attacco è inversamente proporzionale alla sua mole, ved­erlo attaccare i pesci per nutrirsi incute un senso di impotenza
al subacqueo che si trova nelle vici­nanze. Ho incontrato personalmente in Colombia e precisamente nelle acque dell’isola di Providencia (...tanto conosciuta come base di Morgan il pirata) uno squalo tigre di
questa mole, vi garantisco che l’effetto non è dei più
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piacevoli nonostante la voglia di voler incontrare questi esemplari.
Altro squalo che ha una fisionomia buffa è il martello. Livrea inconfondibile anche per lui, la forma del muso anteriore
è stata sicuramente opera di mutazioni
primordiali. Si trova soprattutto a branchi anche numerosi, il che mette uno stato di allerta già di per sé alto a un livello
di paura. Non è mai fermo e compie sofisticati movimenti in branco molto particolari. Si dice che i loro “sensori” captino
i flussi di magma che sono sotto il manto
terrestre attraverso
la forza di magnetismo che questi spri­
gionano dai minali
contenuti allo stato
liquido. Gli squali
martello mimerebbero il percorso di
questi flussi quasi
come delle strade
da percorrere, uno
dietro all’altro creano delle file interminabili di esemplari che si accodano per volteggiare in acqua a profondità intorno ai
20 metri. In effetti tutte le foto subacquee li ritraggono in questo atteggiamento che vista da sotto ha un
26
subacquea
senso di sinuosità e pacatezza. Ma attenzione è uno
squalo che attacca, non è così tranquillo come darebbe a sembrare. Lo squalo toro è un altro esempio di pac­
atezza legata alla maestosità, il nome è un di­versivo, in
effetti è solo massic­cio, quindi molto meno longilineo,
si muove lentam­ente e lo si vede raramente di gior­no,
lo si riconosce soprattutto per la doppia pinna dorsale
e non raggiunge più dei 2 metri di lunghez­za. Lo squalo chitarra invece è stato battezzato più per il tipico movimento oscillante tipico, ma in ef­fetti la famiglia d’appartenenza è più delle razze.
Non è pericoloso anche se raggiunge i 3 metri di lunghezza, ed è molto interessato ai subacquei av­vicinandosi
senza paura. Il record degli attacchi all’uomo arriva dallo squalo longimano, descritto dal grande Jacques Cousteau come “il più pericoloso tra tutti gli squali”.
Infatti detiene questo record perché è il responsabile
degli attacchi nei confronti dell’uomo sui superstiti di
disastri aerei o navali.
Questa specie rappresenta un rischio minimo per i bagnanti e per gli sportivi, ma è letale per gli uomini che
per qualche motivo si trovino in oceano aperto e che
possano essere visti come prede.
La forza ma­scellare del grande squalo bianco è stata definita come la più potente di tutti gli animali. Come tutti
gli squali percepisce le onde sonore da grandi di­stanze e
particelle piccolissime di sangue. È uno dei pochi squali
che solleva la testa fuori dall’ac­qua, principalmente perché utilizza moltissimo il suo olfatto sviluppato alla ricerca di prede anche nell’aria, dove notoriamente l’odore viaggia più velocemente che in acqua.
Difese da subacqueo
Notoriamente lo squalo è curioso, ma la scarsa vi­sta, paragonata a quella sensoriale acuta, vede nel subacqueo
un elemeno sconosciuto e molto spesso di dimensioni
più grandi della propria stazza.
Ecco perché c’è un atteggiamento di diffidenza nell’av­
vicinarsi per risolvere la sua bramosia di curio­sità. Ma
alle volte proprio quest’ultima li porta ad avvicinarsi
troppo, quasi, a voler toccare con mano questo sconosciuto che nuota in forma eret­ta invece che come un pesce. I sub appassionati di fotografia o riprese video sanno come agire in presenza di uno squalo con comportamento ecces­sivamente curioso, colpirli sul muso, sugli
occhi o sulle branchie, facendo così capire l’intolleranza alla vicinanza, e, al tempo stesso, provocando uno
stato di non appartenenza al mondo delle prede ma di
coloro che si difendono. Questo comportamen­to difensivo, ma che si traduce in offensivo, deve essere sempre
nel rispetto dell’animale.
Per quanto pericoloso possa essere non bisogna mai
eccede­re in violenza, anche perché sott’acqua non siamo così veloci nei movimenti. Questa procedura non
ha effetto su squali come il longimano, il tigre, il martello e, ovviamente, neanche da provare con lo squalo
bianco.
Il terrore dei mari
Capitolo a parte richiede il grande squalo bianco, il più
grande pesce predatore del pianeta. Lo si trova in acque
fredde comprese tra i 12 e 24°C, al largo ma si avvicina
anche alla costa. È concentrato per lo più in Australia,
Sudafrica, California, Messico, Nuova Zelanda, e purtroppo anche nel Mediterra­neo.
Alcuni avvistamenti sono avvenuti anche in acque più
calde come quelle caraibiche. Predilige le aree ricche
delle prede del loro menù: otarie, fo­che, leoni marini
o pinguini, tonni, pesce spada, tartarughe di mare, altri squali e delfini. È attira­to anche dagli scarchi fogna- Accanimento
ri in quanto vi sono presenti residui organici che atti- Alle volte le notizie di attacchi di squali tendono ad esrano i sensi dello squalo. Predilige nuotare dalla super- sere enfatizzate causa una intolleranza mista ad una
ficie fino a 250 metri ma la sua massa gli permette di paura radicata in ciò che non si conosce. L’ha­bitat delarrivare fino a 1200 metri di profondità. Può migrare lo squalo è tanto variegato quanto quello di qualunque
per­correndo lunghissime distanze, è anche in grado di altro animale.
evitare le zone dove l’uomo ha un accanimento con la Va rispettato in primis l’ambiente in cui ci si trova, e poi
pesca o dove il livello d’inquinamento delle acque lo una certa dose di conoscenza dei luoghi dove ci si avvendisturba. Pinna caudale sul dorso incon­fondibile, for- tura, po­nendo attenzione alle varie specie presenti e ai
se anche per gli sforzi cinematografi­ci, ma sicuramen- loro tipici comportamenti in presenza di estranei.
te la più grande tra gli squali.
Evitare comportamenti da “turista”, per esempio mai
Può arrivare ai 2 quintali di peso per una stazza di quasi dar da mangiare agli squali o attirarli con cibo di qua7 metri, anche se c’è stata una tendenza alle esagerazio- lunque genere, questo può generare una “frenesia da
ni in ogni direzione. Non è comunque lo squalo più gros- cibo facile”. Non credo che se andaste nella savana vi
so, si affianca alle dimensioni del suo coetaneo squalo ti- portereste dietro una pecora sgoz­zata per attirare i leogre, ma comunque il titolo di più grosso spetta al paci- ni, rischiereste di perderne il controllo e di diventare
fico squalo balena, che come l’elefante non è predatore. voi la preda.
Golf Club La Margherita: il golf per tutti è una realtà
Grazie alle nuove quote associative,
è possibile frequentare un circolo
d’eccellenza, con un percorso di gioco
tecnico e ben curato e un’elevata qualità
dei servizi, a prezzi veramente contenuti
Un percorso di gioco a 5 stelle, che ha ospitato competizioni
internazionali del calibro dell’Alps Tour e continua ad ospitare Campionati nazionali, individuali e a squadre; una qualità
dei servizi altrettanto elevata; una politica giovanile che anno
dopo anno regala vittorie e scudetti: questi i punti di forza del
Golf Club La Margherita, una realtà sportiva a due passi da
Carmagnola, in provincia di Torino, che è riuscita a consolidare
una posizione di eccellenza nell’ambito del panorama del golf
nazionale. La novità di quest’anno riguarda le quote associative: è stato creato un ventaglio di offerte veramente accattivanti dedicate ai nuovi soci. Una quota promozionale “one year”
di 1.500 euro, riservata a tutti coloro che si iscrivono per la
prima volta al circolo, che va ad ampliare l’offerta che era stata varata l’anno scorso a favore dei giocatori provenienti dai
campi pratica; una quota di 1.350 euro per giocatori under 35
e una quota “light”, 1.900 euro”, con accesso a tutti i servizi
(campo compreso) soltanto i giorni feriali.
Il percorso ha uno sviluppo di oltre 6 chilometri, con un andamento piuttosto “mosso”, e può essere affrontato, per un
gioco più rilassante, a bordo dei numerosi golf car offerti a noleggio: i fairway, ampi e ben curati, sono contornati da ostacoli
d’acqua mentre i green, veloci e ondulati, sono ben difesi da
bunker. Le prime nove buche portano la firma di Marco Croze
(ha progettato tra gli altri i percorsi di Albarella e Riva dei Tessali), coadiuvato da un architetto torinese, Giorgio Ferraris, che ha
giocato un ruolo più importante nella realizzazione delle seconde. L’ondulazione del terreno, la presenza di numerosi laghi e
corsi d’acqua, lo strategico posizionamento dei bunker rendono
il tracciato vario e selettivo, particolarmente apprezzato da chi
possiede il repertorio completo dei colpi. Risulta comunque piacevole e divertente anche ai giocatori con handicap alti, poiché
qui traggono lo stimolo giusto per migliorare il loro livello di
gioco. Che il campo sia apprezzato lo dimostra il notevole incremento di presenze di ospiti-giocatori e di soci non solo nelle
gare in calendario ma anche nel corso della settimana.
La club-house, moderna e funzionale, accoglie i vari momenti
di vita sociale, dall’aperitivo, al torneo di bridge, dalle premiazioni delle gare, sempre affollate di partecipanti, alle feste all’aperto
a bordo piscina o sull’ampio dehors affacciato sul putting green.
Nell’ottica di offrire spazi comuni sempre più confortevoli ed
erogare un numero maggiore di servizi a soci ed ospiti, è stato
varato un piano di interventi: dopo aver riorganizzato i servizi di
segreteria, aver attrezzato l’area del deposito sacche e degli spogliatoi e dopo aver potenziato il parco vetture con una dozzina
di nuovi golf-car, si è provveduto ad un restyling delle club house;
nuovo anche il servizio di ristorazione, bar e ristorante, affidato
ad una società che opera da anni nel mondo del golf, offrendo
una cucina di qualità, con serate a tema e sapori del territorio;
in progetto anche alcuni lavori per l’eliminazione delle barriere
architettoniche. Sono stati rinnovati anche il pro-shop e il campo
pratica: il primo, gestito da Golf Time, avrà una nuova collocazione, in una posizione più visibile; il secondo sarà profondamente
modificato. L’area dei maestri e le postazioni coperte sono state
ripensate con materiali eco-compatibili e saranno riposizionate
in una zona più defilata e tranquilla per le sedute di allenamento;
il numero delle postazioni coperte sarà successivamente ampliato, con l’obiettivo di coprire tutti i battitori. Lo staff didattico è
formato dal professionista William Rosen, che inizia da quest’anno la sua collaborazione con il circolo e, in collaborazione con il
“pro” Andrea Aghemo, aiuterà ad organizzare al meglio le attività giovanili, per mantenere e consolidare quella posizione di
prestigio che La Margherita occupa nel ranking nazionale.
L’attività giovanile, infatti, ha sempre rappresentato uno
dei cardini della politica del circolo: i giovani, infatti, rap-
Presidente: Claudio Piazzolla
Percorso: 18 buche, Par 72. Uomini: m. 6.062, CR 72,4, SR 136.
Donne: m. 5.412, CR 75,4, SR 134
Strutture e servizi: driving range; putting, pitching e chipping green;
bunker di pratica; piscina; bar e ristorante (tel. 011.9795534);
pro shop (Golf Time)
Stagione: febbraio – dicembre
Giorno di chiusura: martedì non festivo
Green Fee: feriale 50,00 euro; festivo 70,00 euro.
Ingresso campo pratica: 10,00 euro (gratuito con il professionista)
Come arrivare. Autostrada Torino-Savona, uscita al casello di
Carmagnola. Da qui, seguire le indicazioni per Pralormo. Il circolo
dista 8 chilometri dal casello.
presentano il 20 per cento del totale degli iscritti (quasi 350
in totale) e da loro giungono grandi soddisfazioni a livello
agonistico. Nel corso del 2010 spicca soprattutto la vittoria, nel Campionato Nazionale a squadre under 18-Trofeo
Pallavicino di serie A1, del team composto da Edoardo Aloi,
Alessandro Catto, Lorenzo Guanti ed Edoardo Rossi; sempre Aloi, Catto e Guanti, insieme a Ludovico Righetto, hanno
conquistato il titolo tricolore nel Campionato Nazionale a
squadre di serie A2, ottenendo così la partecipazione, il prossimo anno, alle serie maggiore. Il circolo ha poi ottenuto un
terzo titolo tricolore grazie al successo di Alessandro Catto e
Lorenzo Guanti nel Campionato Nazionale Foursome; Catto
si è anche laureato campione piemontese sia individuale sia
di doppio e si è imposto nella prestigiosa Quercia d’Oro a
Roma mentre Guanti è stato semifinalista nel Campionato
Nazionale Ragazzi.
Golf Club La Margherita
Strada Pralormo, 29
10022 Carmagnola (TO)
Tel. 011.9795113
fax 011.9795204
www.golfclublamargherita.it
[email protected]
30
fotografia
fotografia
fotoreporter
per passione
A cura
di LUIGI ANGELICA
Fotografo Professionista
Q
uando si parla di fotografia
è inevitabile fare riferimento ai temi fotografici più diffusi e legati alla pittura. Il paesaggio,
il ritratto, la natura morta sono quei
generi che tutti gli amanti di questa
meravigliosa arte che è la fotografia
prendono come riferimento per le
loro discussioni, per la ricerca dell’immagine da presentare ad un concorso, per applicarsi alla ricerca di un
qualcosa di bello e di rappresentativo.
Ma i generi fotografici sono infiniti e
la fotografia è entrata a far parte da
protagonista in ogni settore cultura-
le, scientifico e della grande comunicazione visiva. Il racconto per immagini, il reportage, si affianca agli altri
generi fotografici con grande interesse e oggi è molto diffuso anche tra gli
appassionati dell’immagine. Non solo
i grandi fotografi che si dedicano appunto al reportage nei suoi vari aspetti
di guerra, sociale, ambientale, naturalistico, turistico… ma anche i fotoamatori stanno abbandonando la rappresentazione singola dell’immagine e si
dedicano al racconto per immagini.
Il mestiere del fotoreporter è impegnativo sotto molti punti di vista: si
è sempre in viaggio, spesso in condizioni difficili e in luoghi pericolosi
(teatri di guerra, zone inaccessibili),
per questo è necessario avere grande
energia e spirito di avventura. Il fotogiornalista deve compiere decisioni in
poco tempo e spesso è esposto a rischi
anche maggiori rispetto ai reporter
tradizionali, dato che non può stare
lontano dal luogo dell’azione durante
i momenti salienti. Robert Capa, celebre fotoreporter di guerra (1913-1954),
che ha documentato scontri in varie
parti del mondo, dall’Indocina alla
Guerra civile spagnola, alla nascita
dello stato di Israele, diceva: “Se le tue
immagini non sono abbastanza buo-
ne, allora non sei abbastanza vicino”.
Il fotoreporter lo possiamo paragonare ad uno scrittore, ad un giornalista
(in inglese, reporter) che racconta i
fatti attraverso le immagini fotografiche. Insomma oggi parlare con le
immagini vuol dire raccontare, fare
una ricerca, stare attenti a un qualche
evento per riproporlo con i nostri occhi, con il nostro cuore, con la nostra
mente. Il fotoamatore oggi si impegna
in temi e ricerche che sono alla sua
portata e anche lui racconta, comunica sensazioni, denuncia o evoca il
bello, il brutto, la piacevolezza, la tristezza, la gioia… Il fotoamatore si trasforma in fotoreporter, certo non per
mestiere ma per passione.
E con la grande apertura delle frontiere, l’avvento della fotografia digitale, il desiderio di conoscere, i viaggiatori e vacanzieri sono continuamente
in giro per il mondo per vedere, sapere, divertirsi e scattare fotografie per
raccontare le meraviglie e le avventure dei loro viaggi. Si improvvisano fotoreporter per raccontare con le
immagini le bellezze dei fondali marini o le spiagge delle Seychelles o la
vita a bordo di una nave da crociera
o i silenzi della savana… Grande! la
fotografia che può dare a tutti la pos-
31
sibilità di trasformarsi in “personalfotoreporter”.
L’associazione Click Art di Livorno
proprio per incitare viaggiatori, vacanzieri e appassionati di fotografia
a trasformarsi in fotoreporter, lancia
ogni anno un concorso nazionale: racconta le tue vacanze. Ogni autore può
partecipare con un massimo di 20 immagini che abbiano il sapore del racconto, del reportage, 20 immagini che
fruite dall’osservatore finale testimoniano e comunicano quelle sensazioni, quelle emozioni grandi o piccole
provate dal fotoreporter.
Nell’edizione del 2010 la giuria che
ha selezionato e giudicato i lavori perve-
6
Cecioni di Livorno ad indirizzo artistico. Ha proseguito gli studi presso l’ISIA
di Urbino specializzandosi in grafica editoriale e
oltre alla grafica ha sviluppato amore e attitudine per la fotografia. In
particolare fotoracconti, fotografia street e di
viaggio e ricerca personale.
1. UNA CORNICE PERFETTAMENTE COMPOSTA: UNA
SIMBIOSI TRA I COLORI E LA DURA REALTÀ DELLA
POVERTÀ
2. UN MOMENTO DI LETTURA STATICO RIFINITO DAL
MEZZO SULLO SFONDO CHE CI FA PENSARE AD UN
FUTURO MOVIMENTO
3. PROSPETTIVA MERAVIGLIOSA GIOCANDO CON
FORME E COLORI DIVERSI CHE PITTURANO L’IMMAGINE
STESSA RENDENDOLA TRASVERSALE E DINAMICA
4. UN’IMMAGINE CHE CI RACCONTA LA TRADIZIONE,
RACCHIUDENDO SECOLI DI STORIA.
5. DINAMICITÀ MODERNA E NUOVA STORIA
6. DIAGONALI MODERNE CHE SI INTERSECANO UNA
FOTOGRAFIA OSSERVATA CON MEDITAZIONE
7. ESPLOSIONE DI LUCI IN UNA METROPOLI DI STORIA
CINESE NOTTURNA
7
5
1
2
3
4
nuti per questo evento,
ha assegnato il primo premio FOTOVIAGGIANDO a Francesca Giari perché ha cercato di catturare l’anima della Cina piuttosto che ottenerne le solite
cartoline. Nata a Livorno il 16/01/1972
ha frequentato il liceo sperimentale F.
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