REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 SOMMARIO 1. SINTESI E CONCLUSIONI _____________________________________________ 2 1.1 DESCRIZIONE DELLE OPERE ____________________________________________ 3 1.2 COMPATIBILITÀ CON LE PRESCRIZIONI DEI PIANI PAESISTICI, TERRITORIALI ED URBANISTICI________________________________________________________________ 5 1.3 PREVEDIBILI EFFETTI SULLE COMPONENTI AMBIENTALI E SULLA SALUTE DEI CITTADINI __________________________________________________________________ 7 1.4 SCELTA DEI LUOGHI, SOLUZIONE PROGETTUALE PRESCELTA, POSSIBILI ALTERNATIVE LOCALIZZATIVE E TIPOLOGICHE - IN FUNZIONE DELLA MINIMIZZAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE _________________________________________________ 10 1.5 MISURE DI COMPENSAZIONE AMBIENTALE, INTERVENTI DI RIPRISTINO, MIGLIORAMENTO E RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE E PAESAGGISTICA - STIMA DEI RELATIVI COSTI ____________________________________________________________ 13 1.6 INDICAZIONE DELLE NORME DI TUTELA AMBIENTALE CHE SI APPLICANO ALL’INTERVENTO___________________________________________________________ 15 1.6.1 1.6.2 1.6.3 1.6.4 Quadro normativo di riferimento _______________________________________________15 Premesse_________________________________________________________________16 Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ________________________________________17 Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) _________________________________________19 2. FATTIBILITÀ URBANISTICA DELL’OPERA ______________________________ 21 2.1 PREMESSA___________________________________________________________ 21 2.2 DISCIPLINA URBANISTICA REGIONALE___________________________________ 22 2.3 PPAR ________________________________________________________________ 22 2.4 PTC _________________________________________________________________ 23 2.5 PRG COMUNALI_______________________________________________________ 26 2.6 CONCLUSIONI ________________________________________________________ 42 3. VERIFICA PREVENTIVA DELL’INTERESSE ARCHEOLOGICO ______________ 44 3.1 PREMESSE – QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ______________________ 44 3.2 CARATTERIZZAZIONE DEI LAVORI “SENSIBILI”____________________________ 45 3.3 INDAGINI E MATERIALI ACQUISITI IN SEDE DI REDAZIONE DEL PROGETTO ___ 46 1/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 1. PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 SINTESI E CONCLUSIONI Nel presente elaborato, previsto dall’articolo 18 del regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, viene esaminata la fattibilità ambientale delle opere in progetto (relative alla sistemazione del bacino idrografico del Fosso Rigo – interessato dagli eventi alluvionale del 16 settembre 2006), con riferimento ai contenuti previsti dal successivo art. 21 del regolamento. Vengono di seguito esaminati i seguenti aspetti, a “contenuto prevalentemente ambientale”, secondo le indicazioni del citato articolo 21, con particolare riferimento a: verifica di compatibilità con le prescrizioni dei piani paesistici, territoriali ed urbanistici; studio sui prevedibili effetti (dell’intervento e del suo esercizio) sulle componenti ambientali e sulla salute dei cittadini; illustrazione, in funzione della minimizzazione dell’impatto ambientale, delle ragioni della scelta dei luoghi e della soluzione progettuale prescelta, nonché delle possibili alternative localizzative e tipologiche; determinazione delle misure di compensazione ambientale e degli interventi di ripristino, miglioramento e riqualificazione ambientale e paesaggistica con la stima dei relativi costi; indicazione delle norme di tutela ambientale che si applicano all’intervento. Prima di esprimere in sintesi determinazioni e considerazioni in ordine a quanto sopra esposto è opportuno precisare alcune questioni. In primo luogo si evidenzia che alla, data di redazione del progetto risulta, vigente lo “stato di emergenza in relazione alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nei giorni dal 14 al 17 settembre 2006” (dichiarato con DPCM 22 settembre 2006, prorogato fino al 30 ottobre 2008 con DPCM 17 ottobre 2007 e, da ultimo, prorogato al 30 ottobre 2009 con DPCM 31 ottobre 2008). Le considerazioni svolte sono pertanto commisurate alla vigenza del predetto stato di emergenza, al regime normativo “straordinario” ed, in generale, alle previsioni di cui alla corrispondente ordinanza PCM 3548 del 26 ottobre 2006 volta a “favorire il ritorno alle normali condizioni di vita delle popolazioni interessate”. Tuttavia, in considerazione della valenza e della “ricaduta” delle opere rispetto alle componenti del settore ambientale, si sono comunque svolte, in aggiunta ed a conferire “valore supplementare” al progetto, le medesime considerazioni anche rispetto al regime “ordinario” (al netto pertanto del contenuto della citata OPCM 3548/2006 ovvero al netto delle eventuali esenzioni previste per gli interventi rientranti nel sistema straordinario delle misure di protezione civile). Tanto premesso, richiamata la natura delle opere meglio descritta nella relazione illustrativa, che, in sintesi, possono essere inquadrate come di regolazione del corso dell’asta fluviale del Fosso Rigo (deviazione ed adeguamento alveo, ripristino presidi idraulici, realizzazione di aree di espansione delle piene, adeguamento di strutture in attraversamento ovvero realizzazione di nuove strutture in attraversamento, interventi sui versanti ad incidere sul tempo di corrivazione delle acque) e rimandando per una più chiara e completa trattazione agli eventuali e specifici approfondimenti redatti in relazione alle singole questioni, in qual caso contenuti nel presente elaborato, si espone quanto segue. 2/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 1.1 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 DESCRIZIONE DELLE OPERE Ad espletamento del mandato ricevuto, al fine della riduzione del rischio idraulico delle aree interessate dagli eventi alluvionali del 16 settembre 2006 che hanno colpito il bacino idrografico del Fosso Rigo, ed ai fini dell’espletamento della verifica oggetto della presente relazione si riporta di seguito una sintesi delle principali opere previste dal progetto: A Opere di rettifica-adeguamento alveo A1 – FOSSO RIGO – realizzazione di area golenale nel tratto compreso tra la confluenza dei due rami di monte e l’area di invaso n.4; A2 - FOSSO RIGO – nuovo tracciato in “rettifica” (l. = 150 ml) per “gomito“ in zona Villa Gagliardi; A3 – FOSSO RIGO – adeguamento alveo tratto compreso tra il termine della cassa 5 e la S.S. 16; A4 – FOSSO RIGO – riprofilatura e rafforzamento argine tratto zona industriale-artigianale Monte Camillone - da S.S. 16 a linea ferroviara Bologna - Taranto – scatolare in c.a.; A5 – FOSSO RIGO – realizzazione nuovo tracciato da linea ferroviaria Bologna – Taranto fino alla confluenza col torrente Aspio; A6 – FOSSO RIGO – RAMI DI DESTRA E DI SINISTRA - realizzazione di area golenale nel tratto compreso tra la parte mediana dei due rami di monte e la loro confluenza; (N.B. intervento soluzione “B” in alternativa alla realizzazione delle aree di laminazione nn. 1, 2 e 3); B Opere di realizzazione di invasi di laminazione delle piene B1 - INVASO n. 1 – FOSSO RIGO, RAMO DI DESTRA - comune di Osimo – zona C. Pizzighini – ha. 8.4; mc invasabili 99.000; altezza massima rilevati, ml 3,00 B2 – INVASO n. 2 - FOSSO RIGO, RAMO DI SINISTRA - comune di Osimo – zona C. Honorati – ha. 7.9; mc invasabili 105.000; altezza massima rilevati, ml 3,00; B3 – INVASO n. 3 - FOSSO RIGO, RAMO DI SINISTRA - comune di Osimo – zona C. Mammoli – ha. 4.6; mc invasabili 95.000; altezza massima rilevati, ml 3,00; B4 - INVASO n. 4 – FOSSO RIGO, parte medio/bassa del bacino comune di Castelfidardo – località C. Sinibaldi – ha. 31.54; mc invasabili 454.000; altezza massima rilevati, ml 3,00; B5 – INVASO n. 5 - FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO – comuni di Castelfidardo ed Osimo – località Villa Gagliardi – ha. 22.00; mc invasabili 456.000; altezza massima rilevati, ml 3,00; 3/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 B6 – INVASO n. 6 - FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO comune di Castelfidardo – zona Monte Camillone, località Villa Gagliardi - ha. 16.3; mc invasabili 309.000; altezza massima rilevati, ml 3,00; C Adeguamento-realizzazione strutture in attraversamento C1 – FOSSO RIGO RAMO DX - NUOVO PONTE (demolizione e ricostruzione) - comune di Osimo, località C. Honorati – viabilità locale, tra invasi n. 2 e n.3; C2 – FOSSO RIGO CONFLUENZA RAMI DX E SX – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE NUMERO 1 (demolizione e ricostruzione) – Comune di Osimo, località C. Mammoli - viabilità locale; C3 – FOSSO RIGO CONFLUENZA RAMI DX E SX – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE NUMERO 2 (demolizione e ricostruzione) – Comune di Osimo, località C. Mammoli - viabilità locale; C4 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE (demolizione e ricostruzione) – Comune di Castelfidardo, località C. Sinibaldi - inizio area di laminazione n.4 - viabilità locale; C5 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE (demolizione e ricostruzione) – Comune di Castelfidardo, località Villa Gagliardi – tra invasi di laminazione n. 4 e n. 5 - viabilità locale; C6 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE (demolizione e ricostruzione) – Comune di Castelfidardo, località Monte Camillone, zona C. Pizzichini - tra invasi di laminazione n. 5 e n. 6 – strada comunale per Castelfidardo da bivio S.S. 16; C7 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE (demolizione e ricostruzione) – Comune di Castelfidardo, località Monte Camillone – S.S. 16; C8 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE N.3 – Comune di Castelfidardo, località Monte Camillone, zona industriale-artigianale – viabilità interna area produttiva; C9 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO PONTE N.4 – Comune di Castelfidardo, località Monte Camillone, zona industriale-artigianale – viabilità interna area produttiva; C10 – FOSSO RIGO – REALIZZAZIONE NUOVO ATTRAVERSAMENTO LINEA FERROVIARIA – Comune di Castelfidardo, località Monte Camillone, zona industriale-artigianale – linea ferroviaria Bologna - Taranto; D Interventi diffusi D1 – MESSA A DIMORA DI SIEPI “spezzaversante” – bacino Fosso Rigo; E FILARI CAMPESTRI 4/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 D2 - RINFOLTIMENTO E CREAZIONE DI FILARI DI VEGETAZIONE LEGATI ALLE INFRASTRUTTURE - bacino Fosso Rigo; D3 - MANUTENZIONE E RINFOLTIMENTO DI VEGETAZIONE SUL RETICOLO IDROGRAFICO MINORE- bacino Fosso Rigo; D4 - CREAZIONE DI FILARI DI VEGETAZIONE RIPARIALE SU CORSI D’ACQUA MINORI E SU PRINCIPALI CANALI COLLETTORI - bacino Fosso Rigo; D5 - RINFOLTIMENTO E RIQUALIFICAZIONE DELLA VEGETAZIONE SU SCARPATE O AI MARGINI CONFINI PODERALI ED INTERPODERALI - bacino Fosso Rigo; N.B. il progetto propone due soluzioni idraulicamente “comparabili” in relazione all’efficacia (identificate con le lettere “A” e “B”), la denominazione degli interventi resta la medesima in entrambe le soluzioni. Per la eventuale parte residuale dei lavori (generalmente di limitatissima entità) si rimanda alla relazione illustrativa di progetto. 1.2 COMPATIBILITÀ CON LE PRESCRIZIONI DEI PIANI PAESISTICI, TERRITORIALI ED URBANISTICI Previsioni vigenti – come atteso già preventivamente alla verifica le opere non trovano la loro completa previsione all’interno sistema di pianificazione paesistica, territoriale ed urbanistica regionale (inteso ed esaminato a livello di PPAR, PTC e PRG comunali); gli interventi di progetto sono localizzati in larghissima parte su aree ad uso prevalentemente agricolo (Zona omogenea di tipo “E” del D.M. 1444/68). L’unica eccezione è costituita: • dal denominato invaso di laminazione n. “6” ( intervento B6 – invaso/vasca n. 6 – fosso Rigo, parte bassa del bacino - comune di Castelfidardo – zona Monte Camillone, località villa Gagliardi) che interessa in larghissima misura aree ricadenti in ZTO urbanistica di tipo “D” del vigente PRG comunale – una superficie pari circa a poco meno della metà di tali aree urbanistiche risultano essere perimetrate come aree a rischio colpite dall’evento del settembre 2006 nel c.d. PS2006 (Piano Straordinario dei bacini idrografici colpiti dagli eventi alluvionali del 16-26 settembre 2006 approvato dall’Autorità di Bacino regionale delle Marche con delibera di Comitato Istituzionale n. 47 dell’8 aprile 2008, pubblicata sul BUR Marche n. 41 del 24 aprile 2008); 5/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Compatibilità delle opere – per quanto sopra detto (opere di natura fluviale, ricadenti in larghissima parte in ambito agricolo - ovvero in ambito di tutela fluviale, al termine delle quali potrà essere ripristinato l’uso agricolo preesistente - ovvero migliorata tanto la componente paesistica ambientale che il regime di deflusso delle acque) gli interventi in progetto non appaiono incompatibili né con l’attuale stato delle aree, né tantomeno con gli ambiti di tutela dei vari strumenti consultati; anche quelli ricadenti in aree già urbanisticamente “battezzate” non sono localizzati in zone attuate oppure già di fatto urbanizzate ma piuttosto in territori che allo stato attuale presentano la caratteristica di utilizzo agricolo. Le opere non appaiono inoltre incompatibili con le previsioni di Piano Territoriale di Coordinamento provinciale (PTC) e di Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR). Procedura di variazione degli strumenti urbanistici – in ordine ai due scenari “possibili” (regime normativo “straordinario” in vigenza dello stato di emergenza – regime normativo “ordinario” in caso contrario) si evidenzia: • regime straordinario OPCM 3548/2006 – la variazione degli strumenti urbanistici, territoriali e paesistici potrà essere effettuata ai sensi del disposto dell’articolo 2 (in generale rivolto a dettare misure per l’attuazione degli interventi dell’ordinanza) comma 5, che espressamente dispone: “L’approvazione da parte del Commissario delegato dei progetti definitivi o esecutivi costituisce variazione degli strumenti urbanistici vigenti, approvazione del vincolo preordinato all’esproprio e dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità delle opere”; • regime ordinario L.R. 34/92 – in assenza delle procedure del “regime straordinario” la compatibilità con gli strumenti urbanistici, territoriali e paesistici potrà essere ricondotta alle procedure della legge regionale 5 agosto 1992, n. 34 (e s.m.i.) avente ad oggetto “Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio” (in virtù di natura, finalità, consistenza delle opere e del possibile coinvolgimento di soggetti privati al finanziamento delle opere, pare meglio rispondere a tale necessità la procedura c.d. di accordo di programma di cui all’articolo 26 bis della L.R. 34/92). Considerazioni conclusive – la disciplina urbanistica potrebbe costituire, inoltre, una “risorsa” per l’attuazione del piano piuttosto che inquadrarsi all’interno di uno scenario di mero recepimento delle opere in progetto negli strumenti urbanistici. In primo luogo si evidenzia la procedura c.d. del “trasferimento dei diritti edificatori”, prevista dalla legge 15 dicembre 2004, n. 308 (art. 1 commi da 21 a 24), sulla base della quale è possibile per l’appunto trasferire in altra area le previsioni edificatorie ricadenti in aree investite da intervenuti vincoli di carattere ambientale. Inoltre appare opportuno considerare che, sempre a mezzo di strumenti e procedure riconducibili alla sfera della disciplina urbanistica, sia possibile prevedere, ad esempio, la compartecipazione di soggetti privati alla realizzazione degli interventi di progetto. 6/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Entrambe le “azioni” precedentemente individuate risultano essere indicate inoltre dal c.d. PS2006 (Piano Straordinario dei bacini idrografici colpiti dagli eventi alluvionali del 16-26 settembre 2006 approvato dall’Autorità di Bacino regionale delle Marche con delibera di Comitato Istituzionale n. 47 dell’8 aprile 2008, pubblicata sul BUR Marche n. 41 del 24 aprile 2008) come strumenti per la mitigazione delle condizioni di rischio e contribuiscono alla “sistemazione idraulica” dei bacini idrografici in cui ricadono le aree a rischio oggetto della dichiarazione dello strato di emergenza, anche se, in virtù della loro natura “concertativa”, appare più agevole il loro inserimento in uno scenario di “regime ordinario”, piuttosto che in quello “emergenziale”. L’applicazione delle suddette azioni, oltre che contribuire a livello economico alla realizzazione delle opere in progetto, potrebbe ridurre il livello potenziale di contenzioso con i proprietari delle aree cui sono richiesti i “sacrifici” per la riduzione del rischio al quale sono soggetti anche altri beni e persone e potrebbe costituire una forma migliore di veicolazione delle strategie di progetto. 1.3 PREVEDIBILI EFFETTI SULLE COMPONENTI AMBIENTALI E SULLA SALUTE DEI CITTADINI Gli effetti sull’uomo per quanto riguarda entrambi entrambe le macro-tipologie di interventi previsti in progetto (realizzazione di aree di laminazione delle piene e interventi di manutenzione straordinaria/rettifica asta idraulica) vista la specificità delle opere, sono relativi ad impatti in cui l’aspetto temporale è quello predominante e direttamente proporzionale sia ai tempi di realizzazione, sia a quelli (relativamente brevi) necessari al ripristino/miglioramento di condizioni ambientali preesistenti. La succitata e già ampiamente descritta natura delle opere non lascia prevedere effetti o impatti di particolare e/o consistente rilevanza una volta che le stesse siano state realizzate ed entrate in “esercizio”. Quanto alle componenti ambientali si riassumono di seguito le principali valutazioni. Componente idroIogica superficiale e sotterranea In maniera estremamente sintetica si ritiene che l’intervento abbia un impatto significativo sulla componente idrologica superficiale, generante effetti ampiamente positivi, proprio per il fatto che ciò costituisce l’obiettivo principale del progetto di sistemazione idraulica, in linea con gli obiettivi dell’ordinanza di protezione civile. Quanto alla componente sotterranea il prevedibile effetto può essere ricondotto all’infiltrazione derivante dalle acque accumulate nelle aree di laminazione, soltanto in occasione di entrata in esercizio degli invasi, durante le piene straordinarie del Rigo; per l’appunto per tale straordinarietà tali da avere una ricorrenza non frequente. In riferimento a quanto sopra si ritiene comunque che gli effetti non siano di “rilevante” impatto, in virtù del fatto che, ancorché non fossero realizzate le casse e le acque esondassero “liberamente” e non in maniera “controllata”, il predetto fenomeno di ricarica-restituzione avverrebbe comunque, inoltre l’alveo “sistemato” ha come effetto la capacità di ridurre la frequenza di utilizzo delle casse. 7/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Componente botanico-vegetazionale Contenimento - Come si desume dalla lista delle formazioni vegetali riportata nella relazione specialistica, delle entità tipiche della flora fluviale e ripariale e del piano collinare meso temperato sono presenti solo i taxa più comuni, ecologicamente meno esigenti e di scarso valore ambientale. Nelle formazioni riparali le associazioni e gli aggruppamenti vegetali rinvenuti sono per lo più a carattere nitrofilo ruderale o costituiti da specie esotiche che indicano un forte stato di antropizzazione e di degrado dell’asta fluviale. Va inoltre aggiunto che tali associazioni si presentano quasi ovunque limitate in estensione e che gli insediamenti industriali, abitativi e l’agricoltura in generale, si spingono molto vicino all’alveo creando seri problemi di espansione della fascia di vegetazione. Le specie di un certo valore paesaggistico ancora presenti, spesso in forma di filari, sono rappresentate soprattutto da roverelle. Per i suddetti motivi è possibile affermare che, dal punto di vista vegetazionale, l’area di studio presenta, in generale, uno scarso valore geobotanico. Le interferenze prodotte dall’opera con la componente in oggetto sono quindi da considerare esigue, anche in relazione alle misure di mitigazione e di compensazione previste, che prevedono oltre ad una rinaturazione dei corsi d’acqua stessi, anche la creazione di nuovi habitat e quindi un aumento del grado di biodiversità in un ambiente ripariale che attualmente si presenta piuttosto degradato ed antropizzato. Inoltre trattandosi di are di laminazione in linea, un opportuno modellamento del terreno potrebbe consentire dei ristagni di acqua creando zone umide che diventerebbero delle interessanti occasioni di valorizzazione ambientale di questo dispositivo di moderazione delle piene. Componente faunistica Nel bacino idrografico oggetto di intervento le considerevoli modifiche antropiche degli ultimi decenni, soprattutto ai terreni vallivi, hanno determinato una riduzione dell’indice di diversità biologico con conseguente netta dominanza di alcune specie (le più adattabili, c.d. “opportuniste”) prevalenti sulle altre. Tale considerazione trova inoltre conferma nella ricerca bibliografica svolta, unitamente alla considerazione che non sono state individuate neanche a livello normativo zone “Speciali” di protezione di fauna e/o habitat. Ciò premesso, sia pure con le riserve derivanti dal fatto che nelle successive fasi progettuali le indagini specialistiche potranno dettagliare meglio tale caratteristica, gli effetti sulla fauna sono da considerarsi limitati e circoscritti al periodo di esecuzione dell’opera, soprattutto se verranno rispettate le indicazioni di progetto ed il periodo di esecuzione in conformità ai contenuti della Circolare della Regione Marche n. 1 del 23 gennaio 1997 “Criteri ed indirizzi per l’attuazione di interventi in ambito fluviale nel territorio della Regione Marche” (in B.U.R. n. 11 del 6 febbraio 1997). 8/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Nelle aree di intervento in cui le modifiche indotte dalle urbanizzazioni hanno di fatto costituito una “barriere fisica” per la componente faunistica è prevista, come opera di mitigazione, la realizzazione di strutture connettive per favorire la ricostituzione della continuità interrotta (in sintesi e con rimando alla relazione specialistica di percorsi dedicati al passaggio della fauna). Componente suolo- Assetto dei versanti La Progettazione preliminare prevede inoltre di intervenire anche sul recupero della capacità di ritenzione del territorio e sulla riduzione del trasporto solido verso i corsi d’acqua agendo su alcuni fattori che concorrono nel determinare il processo erosivo. Le tipologie di intervento di ricostituzione e riqualificazione di fitocenosi stabili possono essere così riassunte: creazione di siepi e filari campestri a valenza multipla che spezzino, trasversalmente alla linea di massima pendenza, la lunghezza del fronte collinare; rinfoltimento e creazione di filari di vegetazione legati alle infrastrutture, anche secondarie; manutenzione e rinfoltimento della vegetazione collegata al reticolo idrografico minore; creazione di siepi e filari che “definiscono” il margine delle casse di espansione creazione di filari di vegetazione ripariale lungo i corsi d’acqua minori e lungo i principali canali collettori Rinfoltimento e riqualificazione della vegetazione presente sulle scarpate o ai margini dei confini poderali ed interpoderali Riqualificazione e ricostituzione della fascia di vegetazione lungo i corsi d’acqua principali Oltre agli obiettivi sopradetti tale operazione di riassetto dei versanti comporta anche un miglioramento ed una riqualificazione paesaggistica e ecologica, soprattutto in considerazione della valenza multipla che le siepi poderali, interpoderali e stradali rivestono in un ambiente molto “semplificato” come quello in oggetto. Con la ricostituzione di fitocenosi stabili si hanno inoltre effetti positivi sulla matrice suolo (intendendo in ciò una riduzione del trasporto solido), sulla perdita di terreno fertile e sul trasporto di sostanze inquinanti verso i corsi d’acqua principali e secondari. La relazione specialistica dettaglia, in riferimento alle funzioni, localizzazione e tipologia compositiva delle fitocenosi stabili di progetto. Quanto alla componente suolo altro impatto potenzialmente prevedibile riguarda la concentrazione, nelle sole aree di invaso ed in caso di entrata in esercizio della cassa, della “sedimentazione” dei depositi di materiale fino in sospensione nelle acque di deflusso. Tale “propensione” alla concentrazione di sedimenti in alcune aree, sia pur da valutare tenendo sullo sfondo le considerazioni sopra esplicitate sulla componente in oggetto relative alla riduzione del trasporto solido, rappresentano un fenomeno da considerare per la valutazione degli impatti dell’opera nelle successive fasi di progettazione. In riferimento a tale “negatività ambientale” si evidenzia che la determinazione degli indennizzi previsti a ristoro del danno subito dai proprietari delle aree ricadenti negli invasi di laminazione tiene conto di ciò. 9/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Componente aria I principali effetti sono riconducibili alla fase di esecuzione dei lavori. In virtù delle misure compensative proposte e delle opere di progetto, inerenti soprattutto la ricostituzione ed il posizionamento di fitocenosi stabili, si prevede che in fase di esercizio si abbia un miglioramento legato principalmente al processo di fissazione della CO2 degli impianti arborei. Salute dei cittadini In riferimento a tale questione appare opportuno evidenziare l’aspetto che si dovrà prestare alla componente “rumore”, per la cui mitigazione è opportuno prevedere idonee misure di contenimento, durante la fase di conduzione del cantiere e realizzazione delle opere; tale aspetto potrà essere utilmente affrontato durante le successive fasi di progettazione. Durante gli interventi di riprofilatura dell’asta idraulica, di rifacimento delle opere d’arte e di realizzazione delle aree d’invaso, ed a seguito delle necessarie interruzioni stradali per i lavori, sarà indispensabile prevedere un piano di organizzazione del cantiere che tenga conto delle esigenze economico-sociali legate ai flussi di traffico lungo le infrastrutture interessate, in considerazione della non irrilevante concentrazione economico-produttiva presente nella “parte terminale del bacino del Rigo/parte mediana del bacino dell’Aspio”. In definitiva è prevedibile un disagio a carattere generale per quanto attiene alla congestione del traffico locale. Lungo il tratto mediano del fosso Rigo è ugualmente prevedibile lo stesso problema, anche se in misura ridotta in relazione al minore carico antropico interessato. Quanto alle aree di effettiva laminazione delle piene è ugualmente prevedibile lo stesso problema anche se in misura estremamente ridotta in relazione all’esiguo carico antropico interessato, legato in questo caso alla presenza di poche costruzioni il cui uso è legato all’attività agricola. Tali disagi si ritiene siano ampiamente compensati dalla indubbia riduzione del rischio idrogeologico (la percezione del rischio è ormai pervasimente diffusa presso la popolazione) e dalla riqualificazione paesaggistica-percettiva ed urbana ottenibile con le misure di mitigazione e compensazione in parte già anticipare e, in particolare, maggiormente dettagliate al successivo punto 1.5. 1.4 SCELTA DEI LUOGHI, SOLUZIONE PROGETTUALE PRESCELTA, POSSIBILI ALTERNATIVE LOCALIZZATIVE E TIPOLOGICHE - IN FUNZIONE DELLA MINIMIZZAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE Quanto alla soluzione progettuale prescelta si evidenzia il vincolo di partenza di dover fornire risposta adeguata ad un evento di tipo “straordinario”, caratterizzato da una intensità “non irrilevante”, e la particolare dinamica del fenomeno che come ben evidenziato nella relazione sull’evento redatta dell’Autorità di bacino “non si è trattato di una esondazione in senso classico dai corsi d’acqua, ma altresì di un apporto diretto dei singoli versanti direttamente alla pianura dei depositi attuali e recenti degli stessi corsi d’acqua che è stata completamente riattivata dall’evento. La pianura alluvionale dei corsi d’acqua ha pertanto assunto la caratteristica di un gigantesco alveo di piena”. 10/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Tali condizionamenti (dimensione dei volumi in gioco e ”particolarità” dell’evento) hanno di fatto escluso una soluzione che prevedesse una sola rivisitazione dello stato dell’alveo con la previsione di interventi manutentori ed una generalizzata azione canalizzatrice attraverso opere longitudinali costituite da arginature. Quanto sopra pur, eventualmente, ammettendo di volere prescindere: - da una valutazione quantitativa sulla “gerarchizzazione” del reticolo. Dal valore di questa grandezza e quindi dalla complessità del reticolo discende che la strategia delle arginature troverebbe problemi per quanto attiene alla compatibilità topografica sia a causa delle numerose opere di attraversamento presenti, sia per il notevole sviluppo totale che si renderebbe necessario per garantire livelli di tenuta sufficienti sia nella parte bassa del bacino, che lungo gli innumerevoli fossi, rii e rigagnoli in cui si dividono i sub-bacini che, anche al momento di una pioggia non particolarmente intensa, si trasformano in veri e propri torrenti. - dal fatto che gli interventi risulterebbero decisamente impattanti in relazione a questioni sia puramente idrauliche (rispetto alle quali si evidenzia inoltre che l’intervento non può e non deve “caricare” ulteriormente il Torrente Aspio - in cui recapita il rio Scaricalasino - e che deve inquadrarsi nel disegno generale della sistemazione dell’intero bacino dell’Aspio; in sostanza, per considerazioni analoghe le pianificazioni e progettazioni già redatte alla data di compilazione del presente progetto, ripropongono la filosofia prevalente degli invasi di laminazione in luogo di quella delle arginature) sia di ambito territoriale, coinvolgendo direttamente ed indirettamente il sistema ambientale dell’intero bacino con particolare riferimento ad aspetti idrologici (quali il deflusso superficiale), oltre che agli aspetti botanici e vegetazionali. La tipologia e la natura delle opere, una volta condivisa la strategia di intervento, condizionano in maniera evidentemente ineludibile la scelta dei luoghi che si può ritenere, in pratica, obbligata nel senso che le aree di invaso (interventi da B1 a B6), sono state individuate sia in funzione delle caratteristiche topografiche, altimetriche e morfologiche, sia in considerazione della mappatura delle aree interessate dall’evento alluvionale del settembre 2006. Inoltre, le scelte strategiche di sistemazione idrauliche si collocano perfettamente in linea con l’assetto di progetto pianificato dall’Autorità di bacino della Regione Marche, redatto a seguito dell’approvazione del Piano straordinario dei bacini colpiti dagli eventi alluvionali del 16 settembre 2006 (PS06). Quanto alla minimizzazione-riduzione dell’impatto ambientale si evidenzia la scelta progettuale di contenere le altezze dei rilevati trasversali delle aree di invaso (tutti elevati in misura pari od inferiore a 3 metri nel solo tratto di valle dell’area di invaso). Nei successivi step autorizzativo-progettuali potrà inoltre essere valutata la necessità una riprofilatura-abbassamento delle aree interne agli invasi di laminazione, nel tentativo di ridurre ulteriormente l’impatto “paesaggistico-visuale-percettivo” della categoria di opere e migliorare l’inserimento ambientale. In tal caso andranno verificati eventuali impatti sulla falda presente nell’acquifero alluvionale attraverso una campagna topografica completa, le quote relative dell’alveo attuale, quelle delle opere longitudinali presenti, quelle dell’intero area da riprofilare altimetricamente e quelle del livello statico attraverso le quali sarà possibile risalire alla piezometrica. Le indicazioni acquisite in questa fase mostrano un ridottissimo dislivello tra terreno e falda acquifera. 11/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Sempre nell’ipotesi in oggetto ulteriore aspetto impattante sull’ambiente potrà essere rappresentato dal materiale di scavo che, in via di pura ipotesi, si può caratterizzare come costituito in parte (quella superiore) da terreno agrario di tipo umico e da limi sabbiosi, sabbie-limose e depositi alluvionali coerenti per la restante parte inferiore. Le fasi di preparazione dell’eventuale progetto definitivo dovranno comprendere una serie di indagini geognostiche attraverso le quali sarà possibile verificare, entro le aree di laminazione, le litologie e le granulometrie dei sedimenti eventualmente da escavare. Per quanto riguarda il terreno di tipo superficiale, poiché comunque con le opere a “regime” è previsto il ripristino dell’uso agricolo preesistente, questo dovrebbe essere “stoccato” provvisoriamente in aree limitrofe agli invasi e successivamente ricollocato in sito. Per quanto riguarda il materiale più profondo, qualora e per la parte per cui non sia possibile il suo utilizzo per la costruzione dei rilevati arginali delle casse, si potrà prendere in considerazione il destinamento a discarica ovvero la possibilità di abbancamento in aree di attività estrattiva dimesse, presumibilmente presenti anche in zona per quanto risulta da una veloce primissima verifica delle fotografie aeree. In questo caso gli impatti prevedibili saranno quelli relativi sia al trasporto del materiale nel sito destinato, sia quelli relativi alla sua collocazione; l’effetto positivo derivante potrà essere rappresentato dal ripristino topografico di un’area già degradata. In virtù di quanto esposto le uniche alternative possibili sarebbero eventualmente riconducibili alla definizione della sola entità della riprofilatura/rettifica dell’alveo tra il sistema degli invasi (in particolar modo gli interventi di realizzazione di nuove aree golenali - interventi A3, A5, A7, A8), da dimensionare nel dettaglio nei successivi livelli di progettazione in rapporto al rilascio degli invasi (considerando in linea di principio la ovvia equazione in cui maggiore è la portata smaltibile e maggiore sarà l’abbattimento delle condizioni di rischio conseguito). Per quanto attiene agli interventi sulle strutture in attraversamento dell’asta fluviale, denominati con la lettera C (da C1 a C6), la scelta dei siti risulta obbligata essendo essi riferiti a tutti gli approfondimenti svolti a partire dalle prime fasi dell’emergenza che hanno individuato tali punti come critici. Gli interventi contraddistinti con la lettera D (da D1 a D5) si caratterizzano come tipologia di interventi diffusi su un territorio ampio, in virtù di tale considerazione si sarebbero potute evitate considerazioni “raffinate” sulle possibili alternative localizzative e tipologiche in virtù della minimizzazione dell’impatto ambientale; tuttavia la relazione specialistica propone considerazioni interessanti e soluzioni tutte indirizzate in direzione di un inserimento quanto più compatibile nell’ambiente (quali ad esempio in ordine all’evitare di frammentare la maglia poderale ed interpoderale consolidata). 12/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 1.5 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 MISURE DI COMPENSAZIONE AMBIENTALE, INTERVENTI DI RIPRISTINO, MIGLIORAMENTO E RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE E PAESAGGISTICA - STIMA DEI RELATIVI COSTI Le diverse trasformazioni prodotte dall’opera e le relative interferenze, analiticamente individuate e descritte delle analisi di settore, hanno rappresentato il set di base per individuare le strategie di mitigazione e compensazione. Nel presente capitolo vengono esplicitate le misure da adottare in fase di progettazione, costruzione ed esercizio allo scopo di ridurre, eliminare e compensare gli impatti prodotti dall’opera. Le opere di mitigazione individuano gli interventi da attuare in corso di realizzazione ed esercizio dell’opera, secondo quanto meglio dettagliato negli elaborati di progetto (Vedere relazione botanico vegetazionale e di assetto dei versanti). In questo caso le modalità attuative saranno di tipo diretto e strettamente legate alla realizzazione dell’opera primaria e del suo inserimento paesaggistico, ricorrendo all’esproprio o all’occupazione temporanea delle aree interessate. Per le opere di compensazione, invece, il documento assume la valenza di proposta programmatica, da attuare attraverso un “programma operativo”, da redigere contestualmente alla progettazione definitiva, coinvolgendo gli enti territorialmente competenti ed i portatori di interesse. Compete al programma operativo la verifica puntuale della fattibilità tecnica ed amministrativa delle proposte di intervento individuate dal piano nella fase preliminare. In coerenza con questa architettura, le modalità di attuazione delle azioni di compensazione sono state individuate nelle forme di attuazione diretta da parte dell’ente pubblico o attuazione diretta/indiretta previo accordo pubblico-privato, ricorrendo agli strumenti amministrativi più adeguati. Obiettivi mitigazione e compensazione Le strategie di mitigazione comprendono una serie di interventi specifici finalizzati a raccordare in termini ecosistemici, funzionali e percettivi l’opera con i contesti attraversati, sono cioè collegate sia agli impatti diretti, sia alle opere di caratterizzazione del progetto (es.: creazione di fasce di vegetazione ripariale , rivegetazione degli sbarramenti, ecc). Le strategie di compensazione comprendono, invece, una serie di interventi che non sono strettamente collegati alla realizzazione dell’opera, ma agiscono con l’obiettivo di risolvere o contenere delle criticità comunque esistenti. Esse vengono proposte a titolo di “parziale ristoro” delle trasformazioni negative per recuperare la perdita di valore complessivo in termini soprattutto di paesaggio comunque indotte dall’opera. Si tratta di compensazioni ambientali, quali ad esempio la riqualificazione e costituzione di habitat, la realizzazione di rimboschimenti e di zone umide, ecc.. 13/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Tali interventi sono meglio individuati nella tavola SP4 e nell’apposita elaborazione tecnica descrittiva allegata alla relazione illustrativa del progetto. Le linee guida di mitigazione e compensazione dovranno in particolare assicurare: il raccordo delle opere con la morfologia circostante, evitando forme geometriche troppo definite, da ottenersi mediante modellazioni del suolo che adottino livelli di acclività compatibili con lo sviluppo delle fitocenosi presenti o nuovo impianti; la realizzazione, ove possibile, di fasce di vegetazione ripariale, con le finalità di migliorare la biodiversità e di ridurre gli inquinanti (funzione filtro); la riqualificazione del reticolo idrografico attraverso rinfoltimenti o nuovi inserimenti di fitocenosi specializzate per il particolare tipo di ambiente, al fine di salvaguardare, migliorare, o ricreare habitat tipici degli ambienti riparali (aventi anche funzioni filtro ed antierosive); la ricomposizione ambientale dei luoghi sottoposti a movimenti terra. L’indirizzo generale è quello di ristabilire lo “stato dei luoghi”, consentendo, ove possibile, l’uso agricolo considerato compatibile con gli obiettivi idraulici ; salvaguardia ed incremento delle popolazioni faunistiche dall’impatto diretto della realizzazione e dell’esercizio dell’opera attraverso la creazione di misure complementari. la ricucitura della frammentazione della maglia poderale eventualmente creata dagli sbarramenti, da ottenersi con nuovi impianti arborei produttivi coerenti con gli stadi di recupero dinamico delle diverse serie di vegetazione. Categorie di intervento In attuazione degli obiettivi sopra detti, le opere di mitigazione e di compensazione sono state organizzate all’interno di categorie omogenee di intervento che vengono di seguito riportate, in modo sintetico. La descrizione degli obiettivi,azioni generali, azioni specifiche, modalità attuative delle varie categorie omogenee, risultato delle varie proposte di intervento a carattere interdisciplinare, è stata affrontata in maniera più approfondita nella relazione di progetto “Relazione botanico –vegetazionale e di assetto dei versanti” Categorie di mitigazione Mitigazione impatto paesaggistico degli sbarramenti – fascia di ambientazione o di transizione b)Mitigazione impatto ecologico derivante dalla risagomatura/allargamento dell’alveo e dagli interventi di derivazione Ricomposizione ambientale dei suoli in corrispondenza delle casse di espansione Mitigazione impatto paesaggistico ed ecologico delle arginature Caratterizzazione paesaggistica ed ecologica del margine opere idraulichetessuto edilizio f)Salvaguardia delle visuali g)Mitigazione dell’impatto delle opere nelle intersezioni con la viabilità esistente h) mitigazione impatto sulla fauna Categorie di compensazione Caratterizzazione connessione ecologica a dominante produttiva Caratterizzazione a dominante naturalistico- ricreativa Riqualificazione reticolo idrografico minore 14/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 La stima dei cosi delle opere suddette si evince nel computo metrico di progetto, allegato alla relazione generale, gli importi cui riferirsi e relativi ai soli lavori (cui vanno aggiunti oneri fiscali, imprevisti, spese tecniche , ed ulteriori somme a disposizione per espropri, ecc.) sono di seguito elencati: - Ipotesi A - Opere di mitigazione ambientale €. 246.890 - Opere di compensazione ambientale €. 670.000 - TOTALE €. 916.890 - Ipotesi B - Opere di mitigazione ambientale €. 303.190 - Opere di compensazione ambientale €. 730.000 - TOTALE €. 1.033.190 In aggiunta si evidenzia che la stima sopra esposta non contempla, oltre alle somme a disposizione, il fatto che parte della opere a carattere “diffuso” previste sui versanti (in sintesi tutte rivolte ad un potenziamento della componente vegetativa presente e per le quali si prevede un onere “netto” pari ad €. 688.100 – ipotesi A – ovvero € 787.850 – ipotesi B) si configurano per loro natura come opere di potenziale compensazione ambientale. 1.6 INDICAZIONE DELLE NORME DI TUTELA AMBIENTALE CHE SI APPLICANO ALL’INTERVENTO 1.6.1 Quadro normativo di riferimento I seguenti sono i principali atti normativi (ovvero a contenuto normativo-dispositivo) di riferimento del presente elaborato riferibili, nello specifico, alle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), (la fattibilità in ordine al sistema della Pianificazione territoriale, urbanistica e paesistica viene trattata in altro paragrafo del presente elaborato). • Direttiva 2001/42/CE; • Direttiva 85/337/CE integrata e modificata con direttiva 97/11/CE e direttiva 2003/35/CE; • D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”; • D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 3 aprile, 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale”; • Legge regionale 14 aprile 2004, n. 7, “Disciplina della procedura di valutazione di impatto ambientale”; 15/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 • Legge regionale 12 giugno 2007, n. 6 “Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 14 aprile 2004, n. 7, 5 agosto 1992, n. 34, 28 ottobre 1999, n. 28, 23 febbraio 2005, n. 16 e 17 maggio 1999, n. 10. Disposizioni in materia ambientale e Rete Natura 2000”; • D.G.R. 20 ottobre 2008, n. 1400 ,“L.R. 12 giugno 2007, n. 6, Disposizioni in materia ambientale e Rete Natura 2000, art. 20: Approvazione delle Linee guida regionale per la Valutazione Ambientale Strategica”; • D.G.R. n. 164 del 9 febbraio 2009, “LR n. 7/2004 “Disciplina della procedura di valutazione di impatto ambientale” art. 21 comma 6: modifica degli allegati per attuazione di sopraggiunte normative nazionali e integrale pubblicazione del testo coordinato”; • D.G.R. n. 720 del 05/05/2009, LR n. 7/2004 "Disciplina della procedura di valutazione di impatto ambientale" s.m., artt. 5 e 19 "Uniformazione delle modalità di gestione delle spese istruttorie in materia di VIA ad integrazione della DGR n. 1600/2004". 1.6.2 Premesse La rapida e “recente” evoluzione del quadro normativo di riferimento in materia di VAS e VIA (sopra delineato) ha inciso ed “innovato” la materia in oggetto. Nella Regione Marche, secondo le disposizioni del c.d. “Testo Unico dell’Ambiente“ e a decorrere dal 13 febbraio 2009, in sintesi, sia in materia di VIA sia di VAS (parte seconda del T.U.) trovano applicazione le disposizioni regionali previgenti (LL.RR. 7/2004 e 6/2007) laddove non in contrasto con la normativa nazionale. Un “primo” adeguamento alle intervenute disposizioni legislative è peraltro avvenuto con gli atti amministrativi sopra elencati; le valutazioni seguenti sono commisurate al predetto quadro legislativo. A tale riguardo occorre precisare che la “recente” entrata in vigore del “nuovo” apparato normativo non ha consentito il formarsi di una banca dati di riferimento fondata sull’esperienza maturata sulla casistica (nel caso specifico i principali aspetti da tenere in considerazione sono rappresentati per l’appunto dall’entrata in vigore della “variante normativa” e dalla considerazione che gli interventi si inquadrano all’interno del sistema di Protezione Civile che prevede, ad esempio, la possibilità di “derogare” ad alcune regole del vigente ordinamento). Ulteriore elemento che contribuisce a creare alcune perplessità sull’iter procedurale delle autorizzazioni relative alla “fattibilità ambientale” delle opere è costituito dal fatto che alla data di compilazione del progetto non risulta formalmente individuato il soggetto attuatore e conseguentemente a “cascata” l’Autorità competente in alcune delle procedure ambientali. Tuttavia come già evidenziato all’inizio le valutazioni proposte per quanto di oggetto della presente relazione e le relative soluzioni progettuali fornite sono commisurate al confezionamento di una proposta progettuale che garantisca sia una ottimo “inserimento” nell’ambiente, sia opportune misure compensative-mitigative e, conseguentemente, la fattibilità ambientale del progetto. Infine si evidenzia che, le pur limitate incertezze che permangono ad esito delle valutazioni successivamente esposte potranno essere utilmente affrontate nei successivi livelli di progettazione senza pregiudicare la fattibilità e l’efficacia delle opere. 16/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 In via preliminare si ritiene opportuno definire le seguenti informazioni sul progetto: - in riferimento alle tipologie di progetti indicati nella parte prima del D. Lgs. 152/2006 esso ricade nella tipologia indicata dall’Allegato IV (ovvero di un progetto da sottoporre a verifica di assoggettabilità da parte della Regione), punto 7 (ovvero progetto di infrastrutture), lettera o) “opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale”; - in riferimento alle tipologie di progetti indicati nella legge regionale 7/2004 esso ricade nella tipologia indicata dall’Allegato B2 (ovvero di un progetto da sottoporre a procedura di verifica ai sensi dell’art. 3, c. 1., lett. c)), punto 5 (ovvero progetto di infrastrutture), lettera i) “opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale”; - non ricade, anche parzialmente, all’interno di aree naturali protette come definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394; - non ricade, anche parzialmente, all’interno dei siti delle “Rete Natura 2000” (SIC, ZSC e ZPS) individuate ai sensi dell’art. 3 del d.p.r. 8 settembre 1997, n. 357; - non richiede la valutazione d’incidenza, ai sensi dell’art. 5 del d.p.r. 357/1997; - in virtù della particolare natura delle opere non appaiono richiamabili norme “specifiche” di tutela ambientale, tuttavia risulta utile richiamare il contenuto della circolare n. 1 del 23/1/1997 avente ad oggetto: “Criteri ed indirizzi per l’attuazione di interventi in ambito fluviale nel territorio della Regione Marche”. 1.6.3 Valutazione Ambientale Strategica (VAS) In letteratura si è ormai consolidata la definizione dell’obiettivo della procedura di VAS come quello della “valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente e sul patrimonio culturale”. A tale riguardo si evidenzia inoltre come il livello di valutazioni da svolgere a livello di VAS, riferibili per l’appunto al Piano-Programma, sia, in genere, diverso dall’analogo riferimento all’interno della Procedura di VIA, invece relativo al singolo Progetto-Intervento. Come più volte evidenziato la matrice degli interventi è da scrivere al sistema e delle procedure in materia di “protezione civile” in linea generale e, in particolare, all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3548 del 25 ottobre 2006 di cui il Decreto n. 6/CDA del 26 febbraio 2008 del “Commissario Delegato per gli Eventi Alluvionali del Settembre 2006” (che prevede nell’allegato “C”, per l’eliminazione o riduzione del rischio idrogeologico nelle aree interessate dall’alluvione, l’intervento di cui al presente progetto) costituisce provvedimento di attuazione. A tale riguardo, sempre tenendo a riferimento i due scenari, (straordinario di ordinanza P.C. e ordinario), e con riferimento all’ambito di applicazione della VAS (definito dall’art.6 del D. Lgs 152/2006, ovvero in quanto compatibile dall’art. 18 della L.R. 6/2007) si evidenzia: 17/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE - quanto al regime straordinario: o - PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 l’art. 6, comma 4, lettera c), del D. Lgs 152/2006 - 4/2008 che prevede l’esclusione dal campo di applicazione della VAS per “i piani di protezione civile in caso di pericolo per la pubblica incolumità”; (si ritiene che tale disposizione legislativa sia stata applicata in occasione dell’approvazione del contenitore quadro-cornice del presente progetto, avvenuta col Decreto n. 6/2008 del Commissario delegato per gli interventi di Protezione Civile ex OPCM 3548/2006 mentre va verificata la sua applicabilità alle pianificazioni ad esito del presente progetto); quanto al regime ordinario: o l’art.6, c. 2. del D. Lgs 152/2006 - 4/2008 prevede che “Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una valutazione per tutti i piani e i programmi: a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del presente decreto (n.d.r. come sopra evidenziato l’opera si inquadra all’interno dell’allegato IV; o l’art. 6, comma 3. del D. Lgs 152/2006 - 4/2008 prevede che “Per i piani e i programmi di cui al comma 2 che determinano l'uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al comma 2, la valutazione ambientale è necessaria qualora l'autorità competente valuti che possano avere impatti significativi sull'ambiente, secondo le disposizioni di cui all'articolo 12”; o considerata l’avvenuta approvazione del piano-programma quadro e con riferimento alla eventuale necessità di variante ai vigenti strumenti urbanistici, si richiama l’articolo 18, comma 1, punto 2) c) della legge regionale 6/2007 che prevede l’assoggettamento a VAS per piani e programmi che “determino modifiche ai piani e programmi di cui alla lettera a) o definiscano comunque il quadro di riferimento di progetti non inclusi tra quelli sottoposti a VIA, qualora essi possano avere effetti significativi sull’ambiente …“; In conclusione e con riferimento alla VAS emerge che: - non risulta la sottoposizione a VAS del piano quadro/cornice di riferimento del presente progetto; - sono comunque da esperire (con le procedure straordinarie dell’ OPCM 3548/2006 ovvero con quelle della L.R. 34/92) le procedure di variazione degli strumenti urbanistici comunali; - tanto per la legge statale che per quella regionale (nel presente aspetto compatibile) una eventuale conclusione della verifica di assoggettabilità (ovvero della procedura di verifica regionale) con la necessità di sottoposizione del Progetto a VIA farebbe scattare anche l’obbligo della procedura di VAS ove non si ritenesse praticabile l’esenzione disposta dall’art. 6, comma 4, lettera c), del D. Lgs 152/2006. - tuttavia, in tal caso, resterebbe sempre possibile esperire le procedure di VAS unitamente a quelle di VIA ai sensi del contenuto del punto 1.3.9 della citata D.G.R. 1400//2008. 18/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 1.6.4 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) Si richiama una delle definizioni usate in letteratura per la definizione dell’Impatto Ambientale inteso quale “alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni tra i fattori antropici , naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi nelle diverse fasi della loro realizzazione , gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti”. A tale riguardo, sempre tenendo a riferimento i due scenari, (straordinario di ordinanza P.C. e “ordinario”), e con riferimento all’ambito di applicazione della VIA (definito dagli artt. da 19 a 29 del D. Lgs 152/2006, ovvero in quanto compatibile in virtù dell’avvenuto adeguamento delle disposizioni regionali contenute nella L. 7/2004) si evidenzia: - quanto al regime straordinario: o l’art. 6, comma 11, del D. Lgs 152/2006 - 4/2008 che espressamente prevede “Sono esclusi in tutto in parte dal campo di applicazione del presente decreto, quando non sia possibile in alcun modo svolgere la valutazione di impatto ambientale, singoli interventi disposti in via d'urgenza, ai sensi dell'articolo 5, commi 2 e 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, al solo scopo di salvaguardare l'incolumità delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da un pericolo imminente o a seguito di calamità”; o l’art. 3, comma 5, lettera b) della L.R. 7/2004 che espressamente prevede l’esclusione dalla procedura di VIA per “Gli interventi disposti in via d’urgenza ai sensi delle norme vigenti, sia per salvaguardare l’incolumità delle persone da un pericolo imminente, sia in seguito a calamità naturali per le quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell’articolo 5 della legge regionale 11 dicembre 2001, n. 32”; - quanto al regime ordinario: o con riferimento al progetto, si richiama l’articolo 6, comma 7, lettera c) del T.U. che assoggetta a VIA “i progetti elencati nell’allegato IV; qualora in base alle disposizioni di cui al successivo art. 20 si ritenga che possano avere impatti significativi sull’ambiente” (n.d.r. l’art. 20 del T.U. riguarda la c.d. verifica di assoggettabilità ai fini della procedura di VIA ed il progetto, come sopra evidenziato, è inquadrabile nell’ambito dell’allegato IV); o l’articolo 3, comma 1., lettera c) della L.R. 7/2004 che dispone l’assoggettamento alla procedura di VIA per ”i progetti di cui agli allegati B1 e B2 che non ricadono, anche parzialmente,all’interno di aree naturali protette, qualora lo richieda l’esito della procedurali verifica di cui all’articolo 6”; o l’articolo 23, comma 1. del T.U. statale prevede che alla richiesta di decisione in ordine alla compatibilità ambientale vada allegato il progetto definitivo delle opere. 19/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 In conclusione e con riferimento alla VIA emerge che: - quanto all’eventuale regime di esenzione del progetto, appare che la norma statale restringa il campo di applicazione dell’eventuale esenzione prevista dalla legge regionale e pertanto, in primissima valutazione, non si delinea come praticabile il regime di esenzione previsto per gli interventi del sistema di protezione Civile , tuttavia, in virtù della relativamente recente entrata in vigore del testo statale ed in virtù del fatto che tale “innovazione”non ha consentito il formarsi di una “casistica consolidata”, appare quanto mai opportuna l’individuazione di soggetto proponente ed autorità competente, in maniera tale da giungere ad una interpretazione definitiva, al limite anche diversa dalla interpretazione sopra delineata, che dissipi ogni possibile dubbio; - in caso di non applicabilità del disposto di cui al punto precedente, tanto per la legge statale che per quella regionale (nel presente aspetto compatibile) emerge la necessità di sottoposizione del progetto alla verifica di assoggettabilità (ovvero della procedura di verifica regionale); - a parere degli incaricati del presente progetto, in caso di necessità di fase di screening e ad esito, emergerebbe con forte probabilità, in considerazione del non irrilevante impatto delle opere, la necessità di sottoposizione del Progetto a VIA; - nel caso si pervenga alla conclusione della sua necessità la procedura di VIA andrebbe utilmente esplicitata nel successivo livello di progettazione definitivo previsto dalle vigenti norme, e proprio in tale ottica ed in considerazione delle valutazioni compiute nel testo contenuto nei paragrafi contenuti nelle due alinee che precedono, è stato strutturato l’intero contenuto del presente progetto, in maniera tale da fornire le indicazioni per l’espletamento sia della fase di verifica che della eventuale redazione del SIA 1(requisito peraltro espressamente richiesto dall’art. 21, comma 2 del regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici che prevede: “Nel caso di interventi ricadenti sotto la procedura di valutazione di impatto ambientale, lo studio di prefattibilità ambientale, contiene le informazioni necessarie allo svolgimento della fase di selezione preliminare dei contenuti dello studio di impatto ambientale. Nel caso di interventi per i quali si rende necessaria la procedura di selezione prevista dalle direttive comunitarie lo studio di prefattibilità ambientale consente di verificare che questi non possono causare impatto ambientale significativo ovvero deve consentire di identificare misure prescrittive tali da mitigare tali impatti”); - 1 si ritiene che la progettazione redatta contribuisca già in maniera positiva all’inserimento nell’ambiente delle opere ed alla minimizzazione degli inevitabili impatti; in ordine ad un eventuale affinamento-miglioramento delle strategie di progetto, nelle successive fasi, sarà comunque possibile esplorare eventuali affinamenti della soluzione progettuale proposta, come peraltro già rappresentato al punto 1.4. Oltre che della relazione paesaggistica necessaria ai fini della relativa autorizzazione ai sensi del DPCM 12/12/2005. 20/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 2. FATTIBILITÀ URBANISTICA DELL’OPERA 2.1 PREMESSA PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Nel presente paragrafo, come richiesto dall’articolo 19 del regolamento della legge quadro in materia di lavori pubblici, viene esaminata la fattibilità delle opere in progetto in relazione agli aspetti pertinenti la disciplina urbanistica. Come più volte evidenziato gli interventi sono da inquadrare all’interno del sistema e delle procedure in materia di “protezione civile” in linea generale e, in particolare, sono riconducibili al contenuto dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3548 del 25 ottobre 2006 di cui il Decreto n. 6/CDA del 26 febbraio 2008 del “Commissario Delegato per gli Eventi Alluvionali del Settembre 2006” (che prevede nell’allegato “C”, per l’eliminazione o riduzione del rischio idrogeologico nelle aree interessate dall’alluvione, l’intervento di cui al presente progetto) costituisce provvedimento di attuazione. I mezzi ed i poteri “straordinari”, per l’appunto necessari per affrontare situazioni “eccezionali”, normalmente prevedono procedure “straordinarie” anche in materia di urbanistica; ripropone tale approccio anche l’OPCM in oggetto della quale si evidenzia il contenuto dell’articolo 2 (in generale rivolto a dettare misure per l’attuazione degli interventi) comma 5, che espressamente dispone: “L’approvazione da parte del Commissario delegato dei progetti definitivi o esecutivi costituisce variazione degli strumenti urbanistici vigenti, approvazione del vincolo preordinato all’esproprio e dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità delle opere”. Ai fini dell’approvazione dei predetti progetti i commi 2 e successivi (sempre del medesimo articolo 2 dell’OPCM 3548/2006) prevedono disposizioni e procedure specifiche; prevedono il inoltre la possibilità del riscorso all’istituto della conferenza dei servizi, all’interno della quale, eventualmente, si potranno essere raccolti pareri ed assensi degli enti competenti ad esprimersi. Alla data di redazione della presente progettazione lo stato di emergenza dichiarato con il DPCM del 22 settembre 2006 risulta essere stato prorogato al 30 ottobre 2009 dal DPCM 31 agosto 2008. La opere del presente progetto non sono, ovviamente, previste dagli strumenti urbanistici vigenti, comunque esaminati in via preventiva con l’esito descritto nelle parti successive del presente paragrafo, ma dalle considerazioni sopraesposte emerge in maniera evidente, già nel contenuto della sola Ordinanza 3548, la fattibilità delle opere per la materia qui in oggetto. Tuttavia, al fine di un approccio per quanto più possibile integrato e rivolto ad aspetti di natura urbanistica, paesaggistica, di assetto del territorio della tutela e valorizzazione delle risorse culturali, paesistiche, ambientali e naturalistiche ed alle trasformazioni connesse agli indirizzi e programmi di sviluppo economico si svolgono comunque le successive considerazioni, relative al sistema “ordinario” della disciplina urbanistica vigente. Tali considerazioni possono costituire una sorta di “valore aggiunto” del progetto pur nel necessario perseguimento delle “finalità straordinarie” richieste dall’evento alluvionale del settembre 2006. 21/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 2.2 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 DISCIPLINA URBANISTICA REGIONALE Nella Regione Marche la materia urbanistica e regolata dalla legge regionale 5 agosto 1992, n. 34 avente ad oggetto “Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio” e s.m.i.. Il sistema della pianificazione regionale è delineato nel seguente modo all’articolo 2, comma 2: “2. A tal fine è ordinato il sistema della pianificazione territoriale, che è costituito: a) dal piano paesistico ambientale regionale (PPAR), quale carta fondamentale delle forme di tutela, valorizzazione ed uso del territorio marchigiano; b) dal piano di inquadramento territoriale (PIT), quale disegno generale di sintesi delle trasformazioni territoriali in funzione dello sviluppo economico-sociale della comunità regionale; c) dai piani territoriali di coordinamento (PTC), quali strumenti per la determinazione degli indirizzi generali di assetto del territorio a livello provinciale; d) dai piani regolatori generali (PRG), quali strumenti della pianificazione urbanistica a scala comunale”. In considerazione della struttura a “cascata” sopra delineata e della intervenuto adeguamento dei PRG del comune di Osimo e ai piani territoriali ed programmi di carattere sovracomunale (adeguamento oggetto di apposita verifica ai sensi dell’art. 26, comma 3 della citata L.R. 34/92) in via semplificata e con le premesse già svolte la verifica degli strumenti urbanistici comunali potrebbe essere considerata come già comprensiva delle verifiche rispetto ai strumenti “sovraordinati”. Si sono comunque eseguite considerazioni e valutazioni anche in ordine a PPAR (in virtù della prevalente incidenza paesaggistica delle opere in progetto – peraltro oggetto di ulteriori e specifiche considerazioni nella parte in cui si esamina la fattibilità ambientale delle opere) ed a PTC (in virtù della ricadenza della maggior parte degli interventi proposti nella “rete ininterrotta individuata dal P.T.C. con le “fasce della continuità naturalistica”). Sempre in ordine a natura, rilevanza e finalità delle opere (in quanto non ascrivibili a titolo diretto al disegno generale di sintesi delle trasformazioni territoriali in funzione dello sviluppo economico-sociale) non si è ritenuto di proporre ulteriori approfondimenti rispetto al PIT. 2.3 PPAR Rispetto al Piano Paesistico Ambientale Regionale (P.P.A.R.) delle Marche, - redatto ai sensi di L. 8 agosto 1985 n° 431 e L.R. 8 giugno 19 87 n° 26, approvato con Deliberazione Amministrativa del Consiglio Regionale n° 197 del 3 novembre 1989 – si evidenzia quanto di seguito, in aggiunta al contenuto dei PRG comunali nella parte in cui recepiscono le categorie costitutive del paesaggio e che di fatto costituiscono sua attuazione. La maggior parte delle opere ricadono nell’ambito di tutela associato ai “corsi d’acqua”; a tale proposito il P.P.A.R., all’art. 29 delle N.T.A., riguardante per l’appunto i corsi d’acqua, oltre tra le prescrizioni permanenti consente miglioramento del regime idraulico limitatamente alla pulizia del letto fluviale, manutenzione delle infrastrutture idrauliche, realizzazione di opere di attraversamento sia viarie che impiantistiche. 22/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Inoltre in riferimento al medesimo art. 29 ed all’ambito di “tutela integrale” così come definita all’art. 25-26 e 27 delle N.T.A. nel quale, in particolare, non sono ammessi movimenti di terra che alterino in maniera sostanziale e/o stabilmente il profilo del terreno, salvo che per le opere relative ai progetti di recupero ambientale salvo che i progetti di recupero ambientale definiti dalla Regione con azioni programmate al fine di eliminare situazioni di degrado paesistico, con particolare riguardo alla difesa del suolo. Le opere proposte, comunque orientate al significativo miglioramento di un sistema idraulico che l’evento, ancorché di natura “eccezionale”, ha evidenziato come fortemente deficitario non appaiono incompatibili con le finalità della tutela prevista (sempre al netto di considerazioni e contenuto della parte relativa alla fattibilità ambientale ed a cui si rimanda per una migliore lettura integrata del progetto). Inoltre in rapporto alle questioni: - degli “interventi di rilevante trasformazione del territorio” individuati all’articolo 45 delle N.T.A, (nel caso specifico si sarebbe prospettata la fattispecie individuata alla lettera b) del comma 1)” - della compatibilità paesistico-ambientale delle opere tali opere prevista dagli articoli 63 bis e ter (da dichiarare dall’ente competente al momento della approvazione del progetto); si evidenzia che il comma 7 dell’articolo 21 della L.R. 7/2004 (per l’appunto disciplinante la Valutazione di Impatto Ambientale) ha sancito la loro “cessata efficacia, unitamente alle corrispondenti prescrizioni dei PRG comunali adeguati al medesimo PPAR,” in dipendenza dell’entrata in vigore della legge. In riferimento alla situazione di emergenza e pericolosità derivante dall’attuale situazione idrografica del bacino ed alle finalità di pubblica utilità dell’intero progetto, pur rimandando alle considerazioni del precedente capitolo in ordine al loro riflesso sulle procedure autorizzative si richiama la fattispecie individuata all’art. 60, comma 2) che dispone l’esenzione dalle prescrizioni di base per le “opere relative ad interventi dichiarati indifferibili ed urgenti, conseguenti a norme o provvedimenti statali o regionali emanati a seguito di calamità naturali od avversità atmosferiche di carattere eccezionale nonché a situazioni di emergenza connessa a fenomeni di grave inquinamento ambientale o ad interventi per la salvaguardia della pubblica incolumità”. 2.4 PTC Rispetto al Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico Ambientale Regionale (P.T.C.) della Provincia di Ancona, - redatto ai sensi dell'art.12 della L.34/1992 (attuativa, per questa parte della Legge 142/1990 successivamente confluita nel D.Lgs. 267/2000 ) – si evidenzia, in aggiunta al contenuto dei PRG comunali nella parte in cui recepiscono le sue previsioni e che di fatto ne costituiscono attuazione. Parte delle opere di progetto (la gran parte ad esclusione di quelle localizzate in prossimità della confluenza col torrente Aspio) ricadono all’interno della Ambito territoriale Omogeneo “B” (ovvero della Bassa collina); le residuali, ed in particolare una parte ridotta relativa alla della confluenza con il torrente Aspio, ricadono invece in ATO di tipo “V” (ovvero delle Pianure e dei terrazzi alluvionali). 23/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 STRALCIO PTC DELLA PROVINCIA DI ANCONA Tav. II-1 . L’AMBIENTE Ad un prima verifica non risultano invece opere localizzazione all’interno del progetto di settore, “Ambiente”, differentemente da quanto emerso per le opere del progetto preliminare del rio Scaricalasino, ed in particolare all’interno della c.d Fascia della continuità naturalistica. Tuttavia, poiché i progetti per i due bacini perseguono la medesima strategia e propongono soluzioni similari per numerosi aspetti, nel prosieguo si richiamano comunque gli indirizzi che il PTC formula in quanto si valuta la soluzione progettuale in linea con un indirizzo a forte matrice ambientale la cui applicazione non è strettamente richiesta dalla norma. A tale proposito si richiamano di seguito gli indirizzi del PTC per gli ambiti e per i progetti sopra individuati: • ATO “B” – Fascia della continuità naturalistica: “Nelle aree ricomprese nelle “fasce della continuità naturalistica” (si veda il punto 2.1.0), dovranno essere evitati gli ampliamenti dei nuclei residenziali esistenti, i nuovi insediamenti produttivi extra-agricoli, la costruzione di nuovi edifici o manufatti sparsi non connessi con le esigenze delle attività agricole e zootecniche”. 24/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE • PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 ATO “V” – Fascia della continuità naturalistica: “Nelle aree ricomprese nelle “fasce della continuità naturalistica” (si veda il punto 2.1.0), debbono essere evitati gli interventi edificatori, con l'esclusione delle zone A, B, C, D, F di cui al D.I. 1444/68, individuate dallo strumento urbanistico generale vigente, degli eventuali attraversamenti da parte delle linee infrastrutturali, laddove inevitabili, e con parziali eccezioni in corrispondenza dei “transetti” trasversali di valle e per il reperimento di aree produttive intercomunali, oggetto di accordo di programma ai sensi dell'indirizzo 2.I.4 o per consentire eventuali modesti ampliamenti di aree esistenti, la cui necessità ai fini del mantenimento delle potenzialità produttive sia adeguatamente documentata e valutata nello strumento urbanistico; sono, invece, da incentivare gli interventi di recupero ambientale, quelli di risistemazione delle aree di cava e delle aree degli impianti di trattamento degli inerti, quelli connessi alla realizzazione di parchi fluviali urbani e territoriali. (si veda, nella Sezione II, i punti 2.A.13, 2.A.30, 2.A.31). Sono comunque fatti salvi gli interventi specifici per l'esercizio dell'attività agricola nelle zone “E” del citato D.I., di cui all'articolo 3, comma 1, della L.R. n. 13 del 08/03/1990 “Norme edilizie per il territorio agricolo”, limitatamente alle lettere a) - b) – c) – e) – h). Gli strumenti urbanistici comunali potranno proporre lievi modifiche alle perimetrazioni delle fasce della continuità, come rappresentate nelle tavole II/1a e II/1b, finalizzate alla documentata esigenza di una ridefinizione (qualitativa e non quantitativa) dei margini dell'edificato esistente.". All’interno del denominato progetto “Ambiente” si è inoltre esaminato il contenuto della “sezione” riservata al Deflusso delle Acque della quale, in particolare si richiama l’indirizzo 2.A.5. (in quanto evidentemente in linea con il progetto): • 2.A.5 – “Dovranno essere incentivati programmi di interventi integrati – estesi ad interi bacini o sottobacini significativi – atti ad accrescere l’efficienza complessiva del reticolo idrografico; in questo contesto dovranno, pertanto, essere definiti i profili di equilibrio dei corsi d'acqua e gli interventi di pulizia degli alvei, di eventuale approfondimento delle quote di deflusso, di modifica delle opere d'arte di attraversamento (viadotti od altro), di conservazione e ripristino della vegetazione riparia nelle aree attigue ai corsi d'acqua. In particolare, la definizione degli interventi sarà preceduta dalla verifica dello stato di efficienza degli alvei dei corsi d'acqua principali e secondari, dalla ricostruzione cartografica e storica del reticolo drenante originario, dall’analisi dei profili di equilibrio necessari per individuare le pendenze non erosive da dare ai vari alvei, dall’indagine sulla vegetazione presente negli ambiti di pertinenza dei singoli corsi d'acqua, finalizzata a definire i criteri di manutenzione e di taglio ciclico della vegetazione stessa e dall’analisi delle coperture vegetali esistenti e potenziali nel bacino”. Pertanto, per quanto sopra esposto, anche in riferimento al contenuto del PTC della Provincia di Ancona gli interventi previsti in progetto non appaiono incompatibili ma, anzi, attuano in maniera decisa alcuni degli indirizzi ivi previsti (in particolare quelli del denominato progetto Ambiente). 25/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 2.5 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 PRG COMUNALI Per la verifica delle previsioni, nelle aree interessate dalle opere in progetto, dei seguenti piani regolatori comunali: del comune di Osimo o Il denominato PRG 2005 approvato dal Consiglio Comunale con atto n. 32 del 1 23/04/2008 del comune di Castelfidardo o - Approvato definitivamente con Del. C.C. n. 136 del 21/12/2005 Approvazione definitiva della Variante parziale • Con Del. C.C. n. 99 del 03/08/2007 • Con Del. C.C. n. 155 del 28/11/2007 o Approvazione definitiva della Variante parziale con Del. C.C. n. 100 del 03/08/2007; Si è redatto apposito elaborato grafico di progetto (la tavola SP3) al quale si rimanda per una visione complessiva, la base di riferimento è costituita dal mosaico delle previsioni degli strumenti urbanistici redatto dalla Provincia di Ancona nell’espletamento delle proprie competenze istituzionali (contente informazioni alla data del dicembre 2008). Il predetto mosaico è stato, successivamente ed in maniera speditiva, verificato per una sua “attualizzazione” con i singoli strumenti urbanistici generali comunali, non riscontrando differenze tali da modificare le risultanze cui si era giunti con l’esame della predetta mosaicatura provinciale e sinteticamente riportati nel paragrafo sintesi e conclusioni della presente relazione. Per una lettura migliore si riportano di seguito alcuni stralci grafici, ovvero stralci di norme di attuazione del PRG relativi ad ogni singola area di intervento della presente progettazione; in tali elaborazioni grafiche si è volutamente “semplificata” la forma delle aree di invaso (senza tuttavia “compromettere” le risultanze cui si perverrà a conclusione) per la cui conformazione definitiva si rimanda agli elaborati grafici di progetto. 1 Risulta che, a seguito dell’approvazione del PRG, sia insorto un contenzioso tra l’ente competente alla formulazione del parere di conformità rispetto ai Piani territoriali ed ai programmi di carattere sovracomunale ai sensi dell’articolo 26, comma 3 della L.R. 34/92 e l’amministrazione comunale. Una primissima verifica rispetto all’oggetto del contenzioso ha escluso interferenze di tipo rilevante rispetto al presente progetto, indipendentemente dall’esito del contenzioso. Tuttavia tale aspetto, se necessario, potrà essere affrontato con maggiore dettaglio in sede di conferenza servizi. 26/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B1 – INVASO n. 1 – FOSSO RIGO, PARTE ALTA BACINO, RAMO DI DESTRA COMUNE DI OSIMO – ZONA C. PIZZIGHINI (stralcio tavola SP3) Commento: interamente in ambito agricolo 27/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B1 – INVASO n. 1 – FOSSO RIGO, PARTE ALTA BACINO, RAMO DI DESTRA COMUNE DI OSIMO – ZONA C. PIZZIGHINI (stralcio tav. 46-EG_02.04 PRG) Quanto alla “norma” delle zone E ed EI-3 si rimanda al testo riportato nel presente elaborato 28/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B2 – INVASO n. 2 - FOSSO RIGO - PARTE ALTA BACINO, RAMO DI SINISTRA - COMUNE DI OSIMO – ZONA C. HONORATI (stralcio tavola SP3) Commento: interamente in ambito agricolo 29/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B2 – INVASO n. 2 - FOSSO RIGO - PARTE ALTA BACINO, RAMO DI SINISTRA - COMUNE DI OSIMO – ZONA C. HONORATI (stralcio tavv. 46-EG_02.02 e 46-EG_02.04 PRG) Quanto alla “norma” delle zone E ed EI-3 si rimanda al testo riportato nel presente elaborato 30/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B3 – INVASO n. 3 - FOSSO RIGO - PARTE ALTA BACINO, RAMO DI SINISTRA COMUNE DI OSIMO – ZONA C. MAMMOLI (stralcio tavola SP3) Commento: interamente in ambito agricolo 31/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B3 – INVASO n. 3 - FOSSO RIGO - PARTE ALTA BACINO, RAMO DI SINISTRA COMUNE DI OSIMO – ZONA C. MAMMOLI (stralcio tav. 46-EG_02.04 PRG) Quanto alla “norma” delle zone E ed EI-3 si rimanda al testo riportato nel presente elaborato 32/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B4 - INVASO n. 4 – FOSSO RIGO PARTE MEDIO/BASSA DEL BACINO COMUNE DI CASTELFIDARDO – LOCALITÀ C. SINIBALDI (stralcio tavola SP3) Commento: interamente in ambito agricolo 33/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B4 - INVASO n. 4 – FOSSO RIGO PARTE MEDIO/BASSA DEL BACINO COMUNE DI CASTELFIDARDO – LOCALITÀ C. SINIBALDI (stralcio quadro d’unione PRG Castelfidardo sc. 1:5000) Quanto alla “norma” delle zone “E” si rimanda al testo riportato nel presente elaborato 34/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B5 – INVASO n. 5 – FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO – COMUNI DI CASTELFIDARDO ED OSIMO – LOCALITÀ VILLA GAGLIARDI (stralcio tavola SP3) Commento: interamente in ambito agricolo 35/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B5 – INVASO n. 5 – FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO – COMUNI DI CASTELFIDARDO ED OSIMO – LOCALITÀ VILLA GAGLIARDI (stralcio quadro d’unione PRG Castelfidardo sc. 1:5000) (Comune di Osimo - stralcio tav. 46-EG_02.04 PRG) Quanto alla “norma” delle zone “E” si rimanda al testo riportato nel presente elaborato 36/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B6 – INVASO n. 6 – FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO COMUNE DI CASTELFIDARDO – ZONA MONTE CAMILLONE, LOCALITÀ VILLA GAGLIARDI (stralcio tavola SP3) Commento: in larghissima misura aree ricadenti in ZTO urbanistica di tipo “D” del vigente PRG comunale – una superficie pari circa a poco meno della metà di tali aree urbanistiche risulta essere perimetrata come area a rischio colpita dall’evento del settembre 2006 nel c.d. PS2006 37/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INTERVENTO B6 – INVASO n. 6 – FOSSO RIGO PARTE BASSA DEL BACINO COMUNE DI CASTELFIDARDO – ZONA MONTE CAMILLONE, LOCALITÀ VILLA GAGLIARDI (stralcio quadro d’unione PRG Castelfidardo sc. 1:5000) 38/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Dall’esame delle possibili interferenze con le pianificazioni in atto da parte dei comuni di Osimo e Castelfidardo si evidenzia che le opere in progetto non sono previste tra le previsioni dei PRG comunali, che ricadono per la gran parte in Zona Territoriale Omogenea di tipo “E” – a carattere agricolo – a meno dell’interferenza segnalata tra la denominata cassa n. 6 ed aree aventi altra destinazione (ZTO di tipo “D”). Le necessarie variazioni alla strumentazione urbanistica potranno essere apportate con le procedure dell’ordinanza o (in altra ipotesi) attraverso le ordinarie procedure urbanistiche quali ad esempio l’accordo di programma di cui all’articolo 26 bis della citata L.R. 34/92. A scopo di ulteriori valutazioni ai fini del presente elaborato si sono inoltre esaminate le norme di “base” del PRG per le zone agricole riguardanti i due comuni interessati dalle opere; se ne riporta di seguito uno stralcio: COMUNE DI OSIMO – stralcio norme PRG per zone agricole 39/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Normativa di Zona Aree EI-3 Corsi d’acqua 40/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 COMUNE DI CASTELFIDARDO – stralcio norme PRG – zona agricola Art.12 E.2 Elementi diffusi del paesaggio agrario o naturale di rilevante valore paesistico-ambientale Le categorie costitutive che, in prevalenza, configurano queste zone sono le seguenti: Corsi d’acqua Elementi diffusi del paesaggio agrario Versanti acclivi In queste zone si applica la normativa regionale sul territorio agricolo [l.r. 13/90 Norme edilizie per il territorio agricolo, sue successive modificazioni nonché norme regionali collegate (disciplina del turismo rurale, ecc…)]; il subentro di nuove normative regionali in materia non costituisce variante di Piano e trova immediata applicazione nella disciplina normativa delle presenti NTA. Alla disciplina sopra citata si applicano, comunque, le seguenti limitazioni, dettate dalla tutela integrale. Corsi d’acqua Sono vietati gli interventi edilizi, nonché qualsiasi impedimento al deflusso delle acque, i riporti e i movimenti di terreno che alterino in modo sostanziale e/o stabilmente il profilo degli alvei, salvo le opere relative ai progetti di recupero e ripristino delle ottimali condizioni idrauliche. All’interno degli ambiti sono vietate le opere di mobilità e gli impianti tecnologici fuori terra, fatta eccezione per le opere attinenti al regime idraulico, per le derivazioni e le captazioni d’acqua, per il trattamento delle acque reflue nonché per le opere necessarie all’attraversamento sia viario che impiantistico. All’interno degli ambiti non sono ammessi i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale e/o stabilmente il profilo del terreno, salvo che per le opere relative ai progetti di recupero ambientale. Nella fascia di mt.10, a partire dalle sponde o dal piede esterno dell’argine, è vietata l’aratura di profondità superiore a cm 50. All’interno del corpo idrico è vietata qualunque trasformazione, manomissione, immissione dei reflui non depurati, salvo gli interventi volti al disinquinamento, al miglioramento della vegetazione riparia, al miglioramento del regime idraulico limitatamente alla pulizia del letto fluviale, alla manutenzione delle infrastrutture idrauliche e alla realizzazione delle opere di attraversamento sia viarie che impiantistiche. l lavori di pulizia fluviale (eliminazione di piante ed arbusti, di depositi fangosi e l’eventuale riprofilatura dell’alveo) possono essere eseguiti solo nei casi di documentata e grave ostruzione dell’alveo al deflusso delle acque e comunque senza alterare l’ambiente fluviale qualora vi siano insediate specie faunistiche e/o botaniche protette o di evidente valore paesaggistico. Per i corsi d’acqua è fissa¬ta una zona di rispetto inedificabile, coincidente con l’ambito, dove sono ammessi esclusivamente interventi di recupero ambientale, nonché l’esercizio delle attività agro silvo pastorali, le opere di attraversamento sia viarie che impiantistiche e i lagoni di accumulo a fini irrigui. Art.13 E.3 Paesaggio agrario di interesse storico ambientale Le categorie costitutive che, in prevalenza, configurano queste zone sono le seguenti: Paesaggio agrario di interesse storico ambientale Nuclei storici e bacini spaziali di percezione Crinali Fasce della continuità naturalistica laddove non coincidenti con gli ambiti dei corsi d’acqua. In queste zone si applica la normativa regionale sul territorio agricolo [l.r. 13/90 Norme edilizie per il territorio agricolo, sue successive modificazioni nonché norme regionali collegate (disciplina del turismo rurale, ecc…)]; il subentro di nuove normative regionali in materia non costituisce variante di Piano e trova immediata applicazione nella disciplina normativa delle presenti NTA. Alla disciplina sopra citata si applicano, comunque, le limitazioni di seguito elencate, in relazione alla tutela orientata che vige su queste aree. In relazione all’art. 3 della l.r. 13/90, non sono consentiti gli interventi di seguito elencati: I seguenti e specifici interventi edificatori di nuovo insediamento, relativi alle attrezzature: silos, ad eccezione di quelli aventi altezza massima pari alle strutture aziendali esistenti nel fondo al momento dell’adozione del Piano, da realizzarsi, comunque, con trattamenti delle superfici a vista idonei all’inserimento paesistico; lagoni di accumulo, anche per la raccolta dei liquami di origine zootecnica; gli stessi sono invece consentiti nel caso in cui le Autorità Sanitarie competenti, sulla base delle normative vigenti, ne facciano esplicita richiesta; edifici per industrie forestali; 41/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 l’abbattimento della vegetazione arbustiva e di alto fusto esistente ivi comprese le testimonianze di particolari tecniche agricolo produttive e storiche, tranne le essen¬ze infestanti e le piantate di tipo produttivo industriale; resta salvo quanto regolamentato dalla L.R. n. 6/2005 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dalle normative silvicolturali vigenti; l’inizio delle nuove attività estrattive; la realizzazione di depositi e di stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali; i movimenti di terra, che alterino in modo sostanziale e/o stabilmente il profilo del terreno, salvo che per le opere relative ai progetti di recupero ambientale; le opere di mobilità e gli impianti tecnologici fuori terra, fatte salve le opere attinenti al regime idraulico, le derivazioni e captazioni d’acqua, il trattamento delle acque reflue nonché le opere necessarie all’attraversamento sia viarie che impiantistiche; Sono fatte salve le opere relative ai progetti di recupero ambientale. Categorie d’uso ammesse: US, AG e AI con le limitazioni di cui sopra; t3; R sulla categoria R sono consentiti esclusivamente gli interventi di cui alle lettere a), b) e c) dell’articolo 31 l.n.457/78, inoltre sono consentiti il cambio d’uso ed il frazionamento, fatti salvi gli interventi previsti nelle schede dei fabbricati rurali storici. 2.6 CONCLUSIONI In sintesi ed in conclusione, rispetto alla fattibilità urbanistica delle opere ed in considerazione di natura e finalità delle opere (rivolte alla messa in sicurezza di territori e persone rispetto ad un evento alluvionale e inoltre derivanti da provvedimenti di tipo straordinario ascrivibili al sistema di Protezione Civile), l’esame degli strumenti del sistema di pianificazione urbanistica regionale (PPAR, PTC, PRG comunali) non ha evidenziato incompatibilità o impedimenti al momento manifestanti il carattere della insuperabilità. Comunque qualsiasi previsione di strumento urbanistico diversa da quelle contenute nei P.R.G. comunali potrà essere modificata con le procedure di cui all’articolo 2, comma 5 dell’OPCM 3548/2006 (ovvero con le procedure della L.R. 34/92). Sempre a proposito della disciplina urbanistica, si richiamano inoltre, di seguito, ulteriori considerazioni aventi lo scopo di chiarire perché si ritiene che essa (la disciplina e le sue procedure) possa costituire ausilio e strumento (anche economico) per l’attuazione del progetto e non impedimento all’attuazione delle opere o limitarsi al mero adeguamento/aggiornamento degli strumenti urbanistici. In primo luogo si evidenzia la procedura c.d. del “trasferimento dei diritti edificatori”, prevista dall’art. art. 1, commi da 21 a 24 della Legge 15 dicembre 2004, n. 308 avente ad oggetto “Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione (G.U. n. 302 del 27 dicembre 2004, s.o. n. 187), sulla base della quale è possibile per l’appunto trasferire in altra area le previsioni edificatorie ricadenti in aree investite da intervenuti vincoli di carattere ambientale. Una primissima applicazione risulta già essere stata posta in essere dal comune di Osimo e, attraverso essa, si è pervenuti alla disponibilità in capo al comune di alcune delle aree afferenti uno degli invasi di laminazione delle piene del torrente Scaricalasino (la denominata cassa n. 4 sul Torrente Scaricalasino).previsti dal presente progetto. Inoltre appare opportuno considerare che sempre a mezzo di strumenti e procedure riconducibili alla sfera della disciplina urbanistica sia possibile prevedere, ad esempio, la compartecipazione di soggetti privati alla realizzazione degli interventi di progetto. 42/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Entrambe le “azioni” precedentemente individuate risultano essere indicate inoltre dal PS2006 (Piano Straordinario dei bacini idrografici colpiti dagli eventi alluvionali del 16-26 settembre 2006 approvato dall’Autorità di Bacino regionale delle Marche con delibera di Comitato Istituzionale n. 47 dell’8 aprile 2008, pubblicata sul BUR Marche n. 41 del 24 aprile 2008) come strumenti per la mitigazione delle condizioni di rischio e contribuiscono alla “sistemazione idraulica” dei bacini idrografici in cui ricadono le aree a rischio oggetto della dichiarazione dello strato di emergenza. 43/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 3. VERIFICA PREVENTIVA DELL’INTERESSE ARCHEOLOGICO 3.1 PREMESSE – QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Le indagini archeologiche da effettuare ai fini dell’approvazione di progetti di lavori pubblici sono disciplinate dalla legge 25 giugno 2005, n. 109 (Gazzetta Ufficiale n. 146 del 25 giugno 2005), in particolare le disposizioni contenute agli articoli 2 ter e 2 quater costituiscono lo sviluppo di adempimenti in materia archeologica già previsti dalla legislazione vigente e di seguito meglio esplicitate. Già il Regolamento di attuazione della Legge Merloni (ora abrogata e sostituita dal d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163), infatti, [art. 18 comma 1, lett. d) del D.P.R. n. 554/99] prescrive che il progetto preliminare sia corredato da indagini archeologiche preliminari. Il Codice dei beni culturali (d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) stabilisce che, per le opere ricadenti in aree di interesse archeologico, è richiesta l’autorizzazione del Soprintendente (art. 21) e, in aggiunta prevede la possibilità, per quest’ultimo, di richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi (art. 28). In sostanza le disposizioni contenute agli art. 2 ter e 2 quater della L. n. 109/2005 contengono le modalità di attuazione delle predette norme. L’art. 2 ter, in particolare, prevede, la trasmissione del progetto preliminare al Soprintendente prima dell’approvazione, unitamente alle indagini archeologiche preliminari (n.d.r. previste dall’art. 18 del regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, approvato con D.P.R. n. 554/99). Tali indagini preliminari, descritte ed individuate in dettaglio dalla norma e che sono costituite da: ― raccolta dei dati di archivio e bibliografici; ― ricognizioni di superficie sulle aree interessate dai lavori (n.d.r. cosiddetto survey); ― lettura geomorfologica del territorio (evidentemente riferita all’argomento, ovvero valutazione interpretativa delle caratteristiche fisiche delle aree coinvolte in relazione alle loro potenzialità insediative nel corso di tutto il periodo antico); ― fotointerpretazione (prevista per le opere "a rete"), cioè lo studio delle anomalie individuabili tramite la lettura delle fotografie aeree ; devono essere svolte dalle Università o da professionisti laureati in archeologia ed iscritti in appositi albi. L’esecuzione delle predette indagini preliminari non è necessaria per gli interventi che non comportino nuove edificazioni o scavi a profondità inferiore a quelle raggiunte da manufatti esistenti. Qualora sulla base delle indagini preliminari ne ravvisi la necessità, il Soprintendente può dare luogo agli approfondimenti previsti nell’art. 2 quater della legge 109/2005. Le eventuali ulteriori indagini (n.d.r. - previste dall’art. 2 quater), prevedono l’effettuazione, in sede di progettazione preliminare, di carotaggi, prospezioni geologiche e geochimiche e, in fase di progettazione definitiva ed esecutiva, di sondaggi e scavi. 44/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 Al termine dell’accertamento individuato al precedente paragrafo è prevista la redazione della “relazione archeologica definitiva”, il cui fine è quello di collocare l'area interessata dai lavori all'interno di una precisa casistica di definizioni conseguenti l'accertamento della sua rilevanza archeologica, che va approvata dal Soprintendente. Di norma tale elaborato può attestare, a seconda dell’esito ottenuto e per l’area interessata dai lavori (comma 4, art. 2-quater L. 109/2005): ― l’insussistenza dell’interesse archeologico; ― l’esistenza di reperti per la cui conservazione e protezione sono possibili interventi di reinterro oppure di smontaggio-rimontaggio in altra sede; ― l’esistenza di complessi di particolare rilevanza storico-archeologica per i quali e’ necessaria la tutela integrale e l’attivazione da parte del Ministero del procedimento di dichiarazione di interesse culturale, (in tal caso è possibile anche l’impedimento della esecuzione dei lavori). 3.2 CARATTERIZZAZIONE DEI LAVORI “SENSIBILI” Con riferimento all’oggetto del presente paragrafo ed in relazione alla descrizione delle opere eseguita al paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. si evidenziano di seguito le seguenti opere meritevoli di “attenzione”. In sintesi, alla fase attuale ed al netto degli eventuali “correttivi” al progetto che potranno emergere durante la “eventuale” procedura di VIA, operazioni di escavazione di varia natura sono previste principalmente: ― all’interno dell’attuale alveo fluviale per i lavori di riprofilatura ed adeguamento della sezione di deflusso (cfr. interventi A3ed A4); ― per rettifiche degli attuali alvei “fluviali” (cfr. interventi A2 ed A5); ― per la realizzazione di aree golenali (cfr interventi A1) o la soluzione “B” propone la realizzazione di aree golenali sui rami di monte (intervento A6) in luogo degli interventi B1, B2 e B3. Per le aree destinate agli invasi di laminazione delle piene (cfr. interventi da B1 a B6): ― La soluzione “A” non prevede opere di escavazione (se non quelle relative alla realizzazione “dell’anima resistente” degli sbarramenti delle “casse”), e comunque l’altezza potenziale dell’eventuale scavo è fortemente condizionata dalla probabilissima ridotta profondità della falda di sub-alveo. ― La soluzione “B” prevede in alternativa agli interventi della soluzione “A”: o la possibilità di escavazione nell’area di laminazione contraddistinta col n. 4 o l’eliminazione dell’area. n. 6 compensando la perdita di tale volume con lo scavo nella suddetta area n° 4; Per gli ulteriori interventi di progetto, al momento, non appare utile rimarcare particolari indicazioni. 45/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO REGIONE MARCHE DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE INTEGRATE DI SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE CIVILE 3.3 PROGETTO PRELIMINARE PER LA SISTEMAZIONE DEI BACINI INTERESSATI DAGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 2006 INDAGINI E MATERIALI ACQUISITI IN SEDE DI REDAZIONE DEL PROGETTO In sede di redazione degli elaborati di progetto non sono state acquisite fonti in grado di fornire indicazioni a proposito dell’oggetto. 46/46 ELABORATO ER6 – STUDIO DI PREFATTIBILITÀ AMBIENTALE BACINO FOSSO RIGO