Diocesi di Parma
2008 - 2009
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In copertina: La Deposizione, Benedetto Antelami, Cattedrale di Parma
Finito di stampare nel mese di ottobre 2008 presso la Tipografia Supergrafica di Parma
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A tutti i parmigiani e ai parmensi, a quanti leggeranno, un
saluto carissimo!
Busso alla porta di casa all’inizio di questo nuovo anno pastorale con una semplice lettera rivolta a tutti.
Da alcuni mesi sono a Parma: condivido gioie, fatiche e drammi e spero per ciascuno un’esistenza dignitosa nella crescita del
bene comune.
Partecipo al dono della fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo con i membri della nostra santa Chiesa per la quale, nei misteriosi disegni del Signore, sono Vescovo.
Con tutti i cristiani mi sento in pellegrinaggio verso Cristo Signore.
Con chi professa altre religioni lodo l’Altissimo dal quale tutti
siamo generati.
Nel nome del Signore: pace a voi!
Ancora “grazie” per l’accoglienza, ben oltre le aspettative e
certamente ben superiore a quanto dovuto alla mia persona. Grazie di cuore.
È proprio vero che la bontà nell’accogliere diventa creativa e
sa inventare forme nuove per chi viene nel nome del Signore.
Il ringraziamento si associa subito ad una galleria di situazioni e di volti impressi nella memoria dal primo incontro e successivamente fissati dalla frequentazione più continua. La trama di
conoscenze e relazioni, che progressivamente si sta generando,
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mi ha introdotto nella nostra cara città per goderne le bellezze
delle quali va fiera, riconoscerne le situazioni difficili, sentire i
patimenti di chi anche a Parma fatica a vivere.
Sto scoprendo che la nostra terra è depositaria di una grande
tradizione sulla quale, però, non può arroccarsi. Solo se si rinnova quotidianamente riuscirà a mantenere alto il suo profilo, superando il rischio di un facile planare su temi e scelte che, della
persona umana e della collettività, fanno emergere solo il dato
scontato dell’apparire e dell’avere, senza rispondere al bisogno
profondo di essere e di donare, che ha costituito la nostra storia
più vera.
Sto ricavando l’impressione che da parte di molti ci sia un forte desiderio a intrecciare insieme fede, carità e speranza.
Il credente riconosce in queste parole le Virtù Teologali, ma
esse hanno un significato ampio e variegato che tutti possono
fare proprio.
Protendersi oltre se stessi nella domanda, nella nostalgia o nella
ricerca del trascendente e trovare convinzioni ed ideali ai quali
agganciare la vita, apprezzare e impegnarsi nella solidarietà e
nella giustizia e prospettare un futuro migliore nel quale ognuno
possa rispondere alla propria dignità di persona umana, sono
aspirazioni presenti nel cuore di tutti e formano l’essenziale base
per un rispettoso e vero dialogo.
Mi piace girare per le vie di Parma e per le strade della campagna che imparo a conoscere, tagliare le coste che portano
all’Appennino, riconoscere i crinali dei monti o seguire la suggestione della Bassa verso il Po.
Godo dell’incontro schietto e vero con tanti che mi riconoscono
e mi salutano con cordialità, con i fedeli nelle celebrazioni liturgiche e con i partecipanti ai diversi eventi ai quali sono invitato.
È essenziale, infatti, per la nostra maturazione e per l’edificazione della collettività, l’incontro con l’altra persona, anche se
l’altro non condivide la nostra fede o la nostra visione della vita o
se milita in schieramenti politici diversi.
Non ritengo, invece, siano vere o abbiano futuro le relazioni
fatte di apparenza o ancor peggio di convenienza, tanto meno le
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realtà nascoste che mascherano e alterano rapporti e relazioni con
persone e istituzioni.
Io, e mi sento di dare voce a tutta la comunità cristiana, accolgo tutti e scommetto sull’incontro franco e sul sincero perseguimento del bene della persona e della comunità.
Siamo “sulla stessa barca” e viviamo ogni giorno le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce di tutti, nell’intreccio tra l’oggi
e il domani, tra le domande radicali e le occupazioni quotidiane,
tra la cura di noi stessi e le preoccupazioni per le persone che
abbiamo nel cuore. Nella vita di tutti giorni, infatti, si innestano
le domande radicali sulla nostra origine e sul nostro destino eterno, realtà sulle quali giochiamo tanta parte di noi stessi.
Il nostro “humus” è l’umile normalità quotidiana che associa
tutti: donne e uomini, credenti e non credenti, religiosi e laici,
ricchi e poveri, parmigiani e stranieri. Forse l’angolo visuale sarà
diverso, anzi lo possiamo pensare specifico per ognuno, ma tutti
ci affacciamo sulla vita.
Non devono ingannarci le critiche di chi ritiene inutile o non
percorribile un approccio così globale e alto, semplificando la risposta nel privilegiare un dato parziale della vita ed escludendo
il resto: la vita stessa chiederà il conto per domande eluse e risposte non date...
Prendiamo in mano questa normale complessità e apriamo il
vangelo di Marco, quello che leggeremo quest’anno nelle domeniche: ci presenta Gesù che entra nella vita, nella storia, attraverso il racconto di una sua giornata tipo. È un racconto sobrio, agile, che può aiutarci a fare luce sulla nostra giornata.
Vedremo passaggi tra i grandi scenari e la vita di casa, tra
l’esporsi al pubblico e la vita intima. La mano di Marco, guidata
dallo Spirito Santo, ci dà un quadro vivo, sollecitato dal ricordo
indelebile di Pietro che ha vissuto in prima persona questa giornata nel suo villaggio, a casa sua.
Scrivo ai battezzati che incontro la domenica alla santa Messa, ma busso con discrezione, alle porte di tutti. A chi non è
assiduo alla chiesa, a chi cerca, a chi dice di non credere, a chi
viene da altre culture e professa fedi diverse. Penso che ognuno
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possa trovare riferimenti e stimoli interessanti.
La narrazione della giornata del Signore si intreccia con la nostra ed anche con temi e problemi della nostra Chiesa. Emergeranno tra le righe, ne parleremo più diffusamente alla fine. Continuo a rivolgermi a tutti: non solo non abbiamo nulla da tenere
nascosto, ma siamo certi che le fatiche della Chiesa creino fatica
alla società e il bene della Chiesa sia anche quello del nostro comune vivere sociale.
Ripercorrendo questa pagina dell’evangelista Marco, ci incontriamo con Gesù, con la sua umanità bella e attraente. Mi ritornano alla mente le parole con cui Ponzio Pilato presenta alla folla
Gesù ormai condannato alla croce. Senza però riconoscerne la
portata, rivela una grande verità: “Ecco l’uomo”! (Gv 19,5). Proprio così indica Gesù Cristo, riconoscendo in Lui l’uomo ben riuscito, nel quale la grandezza della dignità umana si è realizzata
pienamente.
La giornata di Gesù
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di
Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù
disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E
subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide
Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi
nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il
loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga,
insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Ed ecco, nella
loro sinagoga, vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a
rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando
forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a
vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autori6
tà. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama
si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a
letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece
alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati
e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì
molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non
permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito, si ritirò in
un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si
misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”.
Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la
Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva:
“Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo
toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
(Mc 1, 16 – 42)
Lungo il mare di Galilea, lungo le sponde della nostra vita
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di
Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù
disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E
subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide
Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi
nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il
loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
(vv. 16 – 20)
Prima di entrare a Cafarnao, Gesù passa lungo il mare e trova al
lavoro Simone (che poi chiamerà e chiameremo Pietro), Andrea,
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Giacomo e Giovanni. Sono pescatori di professione, hanno possibilità economiche diverse. Il lavoro è l’occasione di un incontro
fecondo con il Nazareno che li chiama a divenire “pescatori di uomini”, dando una svolta inaspettata alla loro vita. I quattro probabilmente avevano già sentito parlare di Gesù, ma ora l’incontro è
personale e decisivo. C’è una sequenza precisa: Gesù passa accanto a questi pescatori, li vede con uno sguardo di predilezione e li
chiama. Seguire Gesù non è una loro decisione autonoma, né un sì
intellettuale, ma una sua chiamata che coinvolge tutta la vita e cresce e matura anche attraverso la non -comprensione. È la dinamica della fede: il Signore ci cerca e attende una risposta libera e
progressiva. A volte, infatti, non è lineare e risente delle fasi della
vita, si scontra con le vicende dolorose, rischia l’anestesia della
quotidianità o il relativismo che nasce dalla tiepidezza dell’amore.
Resta comunque un cammino dietro al Signore che ci sta davanti,
che ci attende e incoraggia in modi diversi e con l’aiuto di tanti.
Riprendiamo questa strada con fiducia se ci siamo attardati o fermati, cerchiamo di leggere e di accogliere i tanti segni e la mano
tesa che il Signore ci offre. L’amore che Egli ci porta si è tinto del
suo Sangue sulla croce, è cruento nel dono di sé per l’umanità, ma
è delicato e paziente nei nostri confronti. Se abbiamo lo sguardo
vero su di noi, capiremo che tante cose non sono accadute a caso,
ma sono come tessere di un mosaico che si compone nel tempo
fino a farci godere della visione dell’insieme. Leggiamo la nostra
vita come il compiersi del disegno di salvezza che il Signore Gesù,
passando sull’arenile del nostro essere, offre a ciascuno.
La dignità del lavoro e del volontariato
Gettare il giacchio del pescatore, riassettare le reti dopo la pesca insieme ai garzoni sulla barca dell’azienda di famiglia sono le
azioni quotidiane dei pescatori trasmesse dalla memoria viva di
Pietro e accolte nella pagina del Vangelo.
Ci consentono di riaffermare che il lavoro non è estraneo a
Gesù “figlio del carpentiere” e che riveste un grande valore per
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l’uomo e per la donna, perché possano realizzare se stessi in una
condizione che non neghi l’umanità, ma che al contrario collabori alla loro piena valorizzazione. Cercare lavoro, lavorare, dare
lavoro sono azioni e sviluppi importanti per la persona, la famiglia e la società. C’è una responsabilità forte nei confronti dei lavoratori da parte del datore di lavoro e della comunità, perché
l’occupazione sia mantenuta e non sia messa a repentaglio con
leggerezza o da interessi personali. Parma si fregia di essere la
città con meno disoccupati in Italia: ci si pone la domanda di come
mantenere e alimentare questo record, salvaguardando la qualità del lavoro, che non è mai disgiunta dal rispetto di chi lavora e
dei suoi diritti e doveri.
Lavoro che deve armonizzarsi con la famiglia, con i suoi ritmi, che lasci tempo anche per lo sviluppo di forme di solidarietà
e di volontariato, nelle quali la logica del dono è la prima e unica
finalità. Gesù che, come vedremo, si china sull’ammalata e tocca
il lebbroso, manifesta una totale donazione di sé e può essere per
tutti l’icona dell’autentico volontario che accoglie il bisogno dell’altro e lo fa proprio. Il credente, inoltre, che nel prossimo scopre
il volto di Gesù, riconosce nel volontariato una forma particolare
di sequela del Signore.
Sto conoscendo nelle nostre terre tante associazioni e iniziative di volontariato che, in modi diversi, sostengono e camminano
insieme a persone che chiedono aiuto: auspichiamo un loro sviluppo, nel coinvolgimento anche dei giovani perché le continuino e le accrescano con nuova energia e rinnovata creatività. A
tutti coloro che si impegnano nel volontariato va il grazie dell’intera comunità insieme all’augurio che possano promuovere sempre più la cultura dell’accoglienza e della gratuità.
Malati di sordità?
Gesù chiama Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni sul lavoro
e li prende così come sono: dovrà lavorare molto per renderli
autentici pescatori di uomini. La loro vocazione esprime lo sco9
po della sua stessa missione: salvare l’intera umanità direttamente
o attraverso i discepoli che saranno “pescatori” dopo essere stati
con lui.
Gesù continua ancora a camminare sulle sponde della vita di
tanti fanciulli, ragazzi e giovani e ha una chiamata per tutti. Chiama alla vita, alla fede, chiama al matrimonio e alla famiglia, allo
stato verginale, alla vita religiosa, chiama ad essere pescatori di
uomini. La sua Parola la rivolge a tutti in questo arcobaleno di
vocazioni che rendono bella la Chiesa e diventano dono per tutta
la società.
La nostra Chiesa patisce di una particolare sordità, che rende
difficile ascoltare la voce del Signore. Possiamo parlare di crisi
anche per la chiamata al matrimonio, alla vita religiosa e al
presbiterato. Siamo dinnanzi a grandi doni di Dio, che oggi in
tanti fatichiamo a riconoscere, accettare e accogliere.
Il prete, sul quale ora mi soffermo, è uno di questi.
Un dono particolare perché, tramite lui, c’è l’annuncio autorevole della Parola, il servizio di guida della comunità, la celebrazione dei Sacramenti.
Con venerazione e ammirazione ricordo i primi incontri con i
preti della nostra diocesi. Molti di loro mantengono un oneroso
lavoro pastorale, nonostante l’età avanzata e le condizioni di salute non sempre buone. Quando altri, giustamente, vanno in pensione i preti continuano un impegno costante. Credo che la Chiesa e, lo dico con convinzione, la comunità civile, debbano dire
loro grazie.
Il mio ringraziamento si unisce alla speranza ferma e gioiosa
che tanti giovani accolgano la vocazione al presbiterato per la
quale il Signore ha fatto sentire la sua voce. Deve essere un impegno costante per i credenti e per le comunità cristiane pregare il
padrone della messe che chiami molti operai e che questi, anche
nelle diverse stagioni della vita, rispondano in modo positivo.
La preghiera deve diventare incessante a partire da chi ha più a
cuore i bambini, i fanciulli, i ragazzi: i genitori e i nonni.
A un figlio, a una figlia si vuole bene, al punto che gli aggettivi sono inadeguati. Non abbiamo timore a riconoscere che Dio
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Padre vuole bene ai nostri figli con un amore che supera ogni
immaginazione. La chiamata alla vita, alla fede e allo specifico
ministero trasmettono questo amore. Invito i genitori e i nonni a
pregare perché i figli e i nipoti riconoscano la loro vocazione e vi
aderiscano con gioia.
Vi chiedo pertanto in casa, nell’efficace preghiera domestica, e
in parrocchia di continuare o di riprendere a pregare, perché i
figli scoprano la loro vocazione.
Due sfide da vincere
La chiamata al presbiterato subito fa pensare al Seminario, nel
quale si verifica e si cammina verso questa meta. Non è difficile
ricordare il volto dei nostri pochi seminaristi sui quali gravano tante
attese. Il Seminario è comunità della nostra Chiesa: deve sentire il
calore, l’affetto, la partecipazione di tutti. A sua volta deve aprirsi
e favorire questa conoscenza, suscitare la necessaria simpatia di
tutta la comunità. I preti, in particolare, debbono essere di casa in
Seminario, conoscere i seminaristi, avere un dialogo caloroso con
chi vi opera e collaborare con slancio alle tante iniziative
vocazionali, senza però mai delegare le loro responsabilità.
È nostro compito di preti, pertanto, presentare, con le altre, la
nostra vocazione e fare un primo discernimento tra i ragazzi e i
giovani che incontriamo in tutto il nostro ampio ministero. Siamo infatti mandati a tutti e non solo a dare una presenza selezionata e qualificata verso alcuni. A tutti offriamo con la nostra stessa
vita un primo contatto, speriamo bello e stimolante, con la nostra vocazione.
Come un bambino cresce nel continuo riferimento alla mamma e al papà e naturalmente conosce la vita matrimoniale, così è
per quanti ci incontrano: nasce spontaneo il confronto e qualora
ci siano le condizioni, la proposta della nostra vita presbiterale.
Come Chiesa dovremo anche dare corpo ad una comunità
dove i giovani, che ancora non hanno maturato una scelta definitiva, possano interrogarsi sulla vocazione presbiterale. Dovrà
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essere duttile, aperta al nuovo. Sarà una sfida da vincere!
Ma non è la sola. La condizione laicale, grande e comune vocazione nella Chiesa, si coniuga in tante forme, tra cui il diaconato
permanente che spesso si innesta su una precedente chiamata
matrimoniale. Un dono da poco riscoperto che, in collaborazione
con ogni ministero di fatto o istituito (lettorato e accolitato) o specificato da un sacramento, è un segno della grande vitalità della
Chiesa e permette servizi nuovi e indispensabili. Il loro autentico
riconoscimento e la loro valorizzazione sono un’altra decisiva
sfida da vincere!
Il sabato e la sinagoga; i tempi e i luoghi della fede oggi.
Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga,
insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Ed ecco, nella
loro sinagoga, vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a
rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando
forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a
vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama
si diffuse subito ovunque, in tutta la regione della Galilea.
(vv. 21-28)
È un’azione comune entrare di sabato nella sinagoga: l’insegnamento di Gesù suscita ammirazione perché non è astratto,
legalistico e lontano, ma è fatto in modo nuovo e le parole sono
suffragate dai fatti come avviene per la Parola di Dio Creatore. Il
suo insegnamento illumina e libera: il cielo fa veramente irruzione sulla terra e le potenze del demonio sono vinte. È la presenza
del Signore che instaura un mondo nuovo: il suo Regno. Il demonio è vinto; lui stesso lo avverte e lo deve ammette al Signore:
“Tu sei venuto per distruggerci” è l’affermazione irata di chi sa
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che ormai il proprio tempo è finito e che è stato definitivamente
sconfitto, anche se la sua ritirata, come quella di un esercito in
rotta, porta con sé ancora la possibilità di nuocere. “Io so chi tu
sei: il Santo di Dio” è la sua sorprendente affermazione, subito
tacitata dal Signore che non accetta un testimone menzognero,
anche se dice cose vere. “Taci! Esci da lui!” è il comando forte,
duro, sollecitato anche dall’indignazione per la condizione non
umana della persona posseduta. Il demonio deve obbedire e il
grido che atterrisce i presenti e riempie la sinagoga è il grido del
vinto. Al timore segue l’interrogativo: “chi è mai costui?”. Domanda centrale del vangelo di Marco rivolta ai presenti, che esce
dalla sinagoga e invade le regioni circostanti, si ripete nella coscienza di infinite persone e riecheggia nella storia dell’umanità
intera.
Il vangelo dà per scontata la presenza di un tempo e di uno spazio dedicato alla fede. Per Gesù è la sinagoga. Ogni culto li annovera esprimendo la dimensione religiosa propria di tutti gli uomini.
Se allarghiamo lo sguardo al mondo, troviamo in tanti paesi la
limitazione e addirittura la negazione della libertà religiosa con
atti intimidatori e di violenza che arrivano fino alla morte.
Nessuno può rimanere indifferente davanti a questi fatti. Chiediamo insieme che ogni persona possa usufruire di questo fondamentale diritto, che sia tutelato in tutti i paesi, nella reciprocità
tra tutte le confessioni religiose.
Anche la nostra fede cristiana ha tempi e luoghi.
La domenica è la memoria della Risurrezione del Signore, è
la spina dorsale del tempo, che non va cieco incontro a un futuro
buio, ma si protende verso la piena realizzazione del Regno che
Gesù annuncia.
Fare festa alla domenica è testimoniare la nostra fede e rispettare anche noi stessi, assicurando un tempo per noi, per la famiglia, perché si ritrovi insieme, ed anche per le azioni di carità, nel
clima di riposo e di distensione della festa. Se ci è tolta la domenica, ci è tolto qualcosa di essenziale. Rincresce vedere mamme, papà
o comunque lavoratori che non possono godere di questo bene.
Auspichiamo che la domenica sia festa... per tutti.
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Anche l’edificio della chiesa è importante. Resta un appello
a tutti. A fermarsi, a rientrare in se stessi, a cogliere la voce che
dall’Alto risuona nell’intimo di tutti. La chiesa sia e resti sempre tale.
Le opere d’arte che la adornano sono segno di fede, così vanno colte e non vanno da essa disgiunte. Altri sono i luoghi dell’ospitalità, delle rappresentazioni e delle varie manifestazioni.
Custodiamone il silenzio, l’orante accoglienza, la presenza di Dio
tra gli uomini nei segni della fede e soprattutto nel sacramento
dell’Eucaristia. Dal centro di Parma fino alle pendici dei monti e
alle rive del grande fiume facciamo di tutto perché le chiese siano aperte e pulite. Ho goduto di vedere tanti parrocchiani che ci
tengono alla loro chiesa, si impegnano anche in parrocchie piccole per restaurarle e per garantirne l’uso. Grazie!
Fede – fedeltà
Ma torniamo nella Sinagoga, dove Gesù parla con autorità:
Non accetta la “testimonianza” di chi professa solo con la parola
e ha il cuore lontano o addirittura ostile.
Non è la sua una parola sterile, che promette e non fa. Vorremmo sempre trovare persone di questo genere che tengono insieme sincerità, lealtà e verità.
Così è anche la risposta di fede: comprende tutto l’uomo, conoscenza, sentimento, fedeltà... Non è vera la fede, se non si traduce in carità e la carità non è piena se non è sostenuta dalla fede.
Fede e fedeltà stanno insieme. La fedeltà ha così i tratti della
carità e diventa creativa in tante sfumate sfaccettature.
Accetta di confrontarsi con le esigenze nuove del tempo e vive
una salutare inquietudine perché l’amore abbraccia, precorre, stupisce... Ne nasce uno stile di vita bello e attraente che può suscitare domande irresistibili: “perché fate così, chi ve lo fa fare, da
Chi prendete la forza...?” Domande che non sono lontane da quelle
che risuonarono con stupore nella Sinagoga di Cafarnao. Così fa
il vangelo quando è vita!
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Nella casa di Pietro e di Andrea, nelle nostre case.
E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e
Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone
era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò
e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li
serviva.
(vv. 29 – 31)
Gesù passa dal pubblico al privato. Con lui sono i quattro
che aveva chiamato sulle rive del lago. Il ricordo vivo di Pietro ci
fa respirare il clima di casa: c’è un’ammalata e subito ne parlano
al Signore. Forse per scusarne l’assenza, ma più di tutto per la
pena e la preoccupazione. Non chiedono nulla, Gesù interviene
di sua iniziativa e si avvicina a lei, la solleva prendendola per
mano. La donna si alza a servire il pranzo che non aveva preparato, a fare ospitalità, ma ancor più a mostrare che chi incontra il
Signore è liberato dal male e inizia il servizio, che è lo stile del
vero discepolo. Un fatto nuovo, rifiutato dalla cultura del tempo:
una donna è tra i discepoli di Gesù!
La donna: presenza essenziale
Del resto non è la prima: Maria, la Madre del Signore, ha accolto Gesù prima che nel suo grembo verginale, nel suo cuore di
donna credente, dando inizio, con cosciente entusiasmo, ad una
parabola di vita che la vede da Cana di Galilea fin sotto la croce a
condividere il martirio del suo Figlio e a diventare il riferimento
della comunità cristiana che attende lo Spirito Santo.
Gli apostoli erano stati chiamati a “restare con Lui”, ma nei
momenti terribili del calvario e del sepolcro è la forza tenace delle donne che resta. Quando nel mondo e, battiamo il petto, nella
Chiesa, l’ uomo prevarica sulla donna, non manifesta la sua forza, ma al contrario il proprio peccato.
Non c’è più uomo, né donna, libero o schiavo, giudeo o greco,
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dice San Paolo (Gal 3, 28), perché Cristo è tutto in tutti, e la sua
morte e risurrezione tutti ha salvato ridando a ciascuno l’altissima dignità di persona redenta. La fede cristiana esalta la donna:
bambine, ragazze, fidanzate, novizie, spose, vedove... tutte, insomma, sono pietre vive e preziose che formano la Chiesa, fondata sulla Pietra angolare che è Cristo.
La donna è presenza essenziale, è un dono che arricchisce tutta la Chiesa: tramite la donna, infatti, l’annuncio del vangelo è
modulato in forme e modi che sono soltanto suoi, così come l’educazione alla fede passa in modo particolare con il latte materno e
il tenero e tenace rapporto di madre. Anche la visione della comunità cristiana, la necessaria conoscenza per un giudizio che
porti all’azione ha bisogno della sua visuale e del suo particolare
intendere. Il genio femminile concorre in modo unico all’essere
chiesa e alla vita delle nostre comunità. Grazie a tutte!
Viviamo un tempo segnato dal consumo e dalla centralità dell’individuo più che della persona e il rischio di dare esagerata
importanza solo a ciò che appaga il bisogno proprio è molto vivo.
Credo che questo valga anche nei confronti della donna spesso
non riconosciuta nel suo essere e ridotta ad un approccio superficiale. Dovremmo chiederci se tante situazioni, a volte enfatizzate
dai media, vadano nella direzione di fare risaltare la donna nella
sua dignità altissima, o semplicemente perpetuare una falsa valutazione della sua persona.
Le situazioni di crisi
Sostiamo ancora nella casa di Pietro e lasciamoci prendere dalla
suggestione di questa scena domestica, da queste preoccupazioni così vive nelle nostre famiglie.
Non facciamo fatica a metterci al posto di questa donna inferma: quante volte siamo, per cause diverse, “a terra” e vorremmo
che qualcuno si avvicinasse a noi e ci “tirasse su”. A volte riconoscerne il bisogno, lasciarci amare ed aiutare è già il primo passo
di questa risalita.
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Nella suocera di Pietro possiamo anche ravvisare la Chiesa
bisognosa della guarigione del Signore, le nostre comunità, spesso scoraggiate, incapaci di vedere prospettive nuove, provate da
un senso di impotenza che talvolta sembra paralizzarle. La comunità ecclesiale ha bisogno di essere guarita e sa che anche al
suo interno ci sono persone “inferme”, cioè mal ferme, in un momento della loro vita. È la condizione della crisi, della prova e dei
vari esiti che essa può produrre. L’infermità della suocera di
Simone ci richiama le tante situazioni di fatica che segnano l’esistenza delle persone. Penso in particolare alla crisi della coppia
coniugale e della famiglia, per le quali il termine “crisi” diventa
spesso sinonimo di morte della relazione. Ma non è così. La “crisi” nasce dal passaggio delicato da una situazione di vita ad un’altra o dalla necessità di affrontare uno sconvolgimento per un evento nuovo “ordinario” o “straordinario”. Condizioni che richiedono un giudizio, una maturazione, una scelta in vista di un futuro migliore.
La crisi, ad esempio, può essere il momento in cui la coppia,
sotto la spinta di difficoltà che provocano intense sofferenze, si
mette in discussione, si interroga sul proprio passato e ricerca
una strada nuova per il futuro. Un percorso che di fatto sovente
arriva al tramonto del vivere insieme, del matrimonio, ma può
anche approdare ad una verifica salutare e cercare una qualità
diversa di relazione matrimoniale.
Si tratta di riscoprire tutte le risorse presenti nella crisi e di
attingere alla forza del perdono, senza la quale nessuna relazione tra le persone può durare nel tempo. Perdonandosi l’un l’altro, i coniugi diventano in qualche modo immagine di Dio, che è
suprema capacità di perdono.
La comunità è anche rappresentata dalla famiglia di Pietro e
Andrea che ha cura della suocera e la presenta, preoccupata, a
Gesù, appena entra in casa. La comunità è così chiamata a “vedere” “conoscere”, “curare” e facilitare l’incontro del Signore
con le persone e le famiglie che vivono la crisi. Essa stessa si
riconosce in queste persone, ne accoglie la sofferenza, e, come
succede quando in casa c’è una persona ammalata, si rende di17
sponibile anche a cambiare lo stile e le abitudini proprie.
Queste persone “inferme”, insieme a tutte le altre, formano
l’identità e il volto della comunità ecclesiale, sono una presenza
“normale” della sua vita, perché essere comunità cristiana è anche riconoscersi fragile, bisognosa di cura. Siamo membra gli
uni degli altri e insieme siamo corpo di Cristo.
Le famiglie in crisi non sono una categoria, ma sono persone, uomini e donne, e anche bambini che patiscono queste ferite;
con loro ci sono spesso le famiglie di origine e altri coinvolti in
questa sofferenza. Sono la nostra Chiesa, ne fanno parte, anche
se – una volta sfociate in situazioni matrimoniali “irregolari”
(come i divorziati risposati) - alcuni lo saranno non in forma piena (con l’esclusione del sacramento della Penitenza e della comunione eucaristica), ma sono e restano Chiesa.
Sono la nostra Chiesa di Parma, sono le nostre comunità che
per loro e con loro, ci dicono i vescovi italiani, “vogliono essere
case accoglienti per ciascuno senza però smettere di essere case aperte a
tutti, rifuggendo da processi elitari ed esclusivi; se vogliono rispondere
sì alle attese del cuore ferito delle persone, ma anche restare luogo in cui
si proclama la rivelazione di Dio, la verità assoluta del risorto”
Così continuano i nostri vescovi, estendendo anche l’esortazione alle situazioni matrimoniali “irregolari”: “La comunità esprima vicinanza e si prenda cura anche dei matrimoni in difficoltà e delle
situazioni irregolari, aiutando a trovare percorsi di chiarificazione e di
sostegno per il cammino di fede”.
La Chiesa: una casa dalle porte spalancate
La Chiesa è così la famiglia dei figli di Dio, radunata dallo
Spirito Santo. La Chiesa è una famiglia che abbraccia tutti e ognuno; è una madre che soffre se un figlio si rifiuta e si ritrae, ma non
lo toglie mai dal cuore e dalla tenace premura, perché possa tornare e gustare della sua comunione.
La Chiesa è fatta di deboli e di forti, di persone in crisi e di
persone che camminano spedite, accoglie il passo lento di chi fa18
tica e gode di chi va avanti e segnala vie nuove, ma sempre guardando premuroso per non perdere nessuno di questo popolo,
pronto a cadenzare l’andatura sull’ultimo.
La Chiesa è fatta di tutti, con tutti cammina gerarchicamente
ordinata verso il Padre. Non c’è una Chiesa di destra o di sinistra, ufficiale o popolare, carismatica o istituzionale. Non facciamo entrare schemi e linguaggi che sono estranei alla sua natura e
non restringiamola in letture parziali. Facciamo piuttosto trasparire dalla nostra vita il suo essere comunione, la sua natura spirituale e materiale insieme, i ministeri che la animano e il desiderio di procedere con rispetto e insieme a tutte le persone di buona volontà, tenendo sempre le porte spalancate.
Incontri nella piazza
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati
e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì
molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non
permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
(vv. 32 – 34)
Gesù di nuovo esce dalla casa alla piazza del paese e incontra
tutti, guarisce e scaccia i demoni. La gente ha bisogno di Lui e lo
cerca alla fine del riposo del sabato e Gesù non si sottrae.
È la condizione vera della persona umana “avere bisogno”,
non può vivere da sola e presumere di bastare a se stessa: ha bisogno dell’altro per crescere, identificarsi ed essere. Questa consapevolezza rigetta come non umana la chiusura nell’individualismo che porta alla ricerca egoistica del proprio interesse e del
proprio particolare. Siamo fatti per l’incontro e la comunione.
Questa esperienza, che è di tutti e che possiamo condividere in
valori fondamentali come la fratellanza, la solidarietà e la giustizia, ha la radice profonda in Dio che non è solitudine, ma Comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A sua immagine
e somiglianza ogni persona è creata e per questo non può stare
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sola, ma sente l’attrazione alla comunione e all’amore. La famiglia, la società, il progressivo aggregarsi in modi e forme diverse
nascono e si alimentano qui.
Questa insita condizione umana diventa anche un imperativo
morale per la persona, la società e la chiesa a vincere la solitudine
che intristisce e dispera e ad essere prossimo perché ciascuno si
senta amato. Proprio l’esigenza profonda di comunione ci fa riconoscere la condizione dell’altro come la nostra. Non possiamo
disinteressarcene: io sono il custode di mio fratello, specialmente
se è nella necessità.
Alcune situazioni mi balzano agli occhi.
Anche a Parma c’è chi ha bisogno di aiuto e di mezzi di sussistenza: la casa per riunire la famiglia e comunque abitare con
dignità, il mangiare, il bere e il vestirsi... Sembra strano, ma anche da noi, sia pur tra manifestazioni altisonanti e abitudini raffinate, c’è chi fatica ad arrivare a fine mese e, se pur il lavoro non
manca, molti vivono il rischio di passare a condizioni di necessità e di incertezza economica.
La storia più gloriosa di Parma ci ammonisce a guardare alto
e a riconoscere che anche nel mondo di oggi ancora tanti faticano
a vivere e che potrebbero essere saziati grazie ad uno stile di vita
più equo e sobrio.
Questo rapido sguardo può farci riflettere sulle scelte che come
persone, famiglia, istituzioni e Chiesa facciamo.
La fede cristiana, penso condivisibile da tanti, apprezza i beni
del creato, le cose belle e buone, e sa che vanno godute per il loro
vero fine ma, se da questo travalicano, diventano padroni spietati della nostra vita personale e comunitaria. Nasce allora il mito
dell’apparire e dell’avere che chiude gli orizzonti alla solidarietà
e alla condivisione, condizioni indispensabili perché tutti possano godere dei beni del Creato.
Questo è possibile solo se è coinvolto nel profondo il “cuore”
dell’uomo nel quale si radicano le sue decisive opzioni di vita.
Qui troviamo l’apporto insostituibile della coscienza morale che,
intesa nel suo senso vero e pieno, dobbiamo ascoltare per affrancarci da tanti condizionamenti e per maturare uno spirito critico,
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capace di tracciare il confine tra il bene e il male, di scegliere le
vie nuove per il bene, aprendo un futuro per il quale i giovani
possano spendersi.
I giovani
Non posso chiudere questa riflessione senza accennare ai giovani. Ho ancora un groppo in gola davanti alle tragedie della
strada e alla morte di tanti giovani: non possiamo accettare che la
prima causa di morte siano gli incidenti stradali nelle notti del
fine settimana e, scendendo nella graduatoria, i suicidi. Raccogliamo questa grande domanda dalla quale nasce una forte inquietudine: perché? Come e cosa fare? Interrogativi che non mi
fanno alzare alcun dito inquisitore, ma che, lo dico sinceramente,
mettono me Vescovo, e posso dire la Chiesa, in una grande e urgente ricerca che non può rimanere sterile.
Ma se penso ai giovani mi vengono in mente i volti di tanti e
non solo quelli della Giornata mondiale della gioventù di Sidney
o dei volontari a fianco dei missionari, ma di tantissimi che ho
incontrato nelle parrocchie, nelle associazioni, per strada. Credo
che in ogni giovane ci sia un dono per la società che, se non matura, lascia un vuoto.
I carcerati
Da ultimo non posso dimenticare chi in piazza non avrebbe
mai incontrato Gesù, perché condannato al carcere. Penso a loro
e alle loro famiglie. Esclusi dalla libertà, ma non dalla dignità di
persona, che deve essere mantenuta e riconquistata attraverso
forme di recupero e il rispetto preciso di regole e norme che la
tutelano anche dietro le sbarre. Mai ringrazierò a sufficienza chi
opera con cuore e professionalità in questi ambienti e i cappellani, i catechisti, i volontari, le religiose e i presbiteri.
Sulla piazza tante sono le povertà e le richieste di aiuto. Ho
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accennato a qualcuna senza voler escludere le altre. Corro il rischio di essere superficiale e tanti, con ragione, cercheranno in
queste righe persone e situazioni, pronti a denunciarmi la loro
assenza. Non è qui il luogo per andare oltre: a Dio piacendo avremo modo insieme di tornare “davanti alla porta” a incontrare chi
cercava aiuto dal Signore e, ora, lo chiede anche alla sua Chiesa.
La “solitudine” e la fecondità della preghiera
Al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito, si ritirò in
un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si
misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”.
Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la
Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne
da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi,
puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli
disse: “Lo voglio, sii purificato!”.
(vv. 35-41)
La sorpresa del mattino a casa di Pietro è che Gesù non c’è
più ! Gesù esce di nuovo non per le folle, non per rendersi disponibile ai bisognosi, ma per se stesso e, allo stesso tempo, per tutti.
Prega. Non sappiamo le parole della sua preghiera, ma ne conosciamo lo stile: ancor prima dell’alba, fuori dalla consuetudine
della casa, in un luogo solitario che gli assicuri il silenzio. La preghiera lo prepara a svolgere il lavoro che lo attende e a ribadire la
sua missione: lasciare una situazione di successo per andare ad
annunciare il vangelo a tutti.
La preghiera di Gesù ci ricorda la dimensione interiore e spirituale della quale ogni persona umana è dotata. È essenziale per
ritrovare se stessi, per fare chiarezza nella propria vita, per
riaffermare, verificare, sostenere scelte fondamentali.
Per il credente la preghiera è ancor di più: il Signore Gesù,
nella luce dello Spirito, parla al nostro cuore, ci conduce al Padre.
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La giornata di Gesù indica con chiarezza la necessità della preghiera e ne delinea le modalità. La sfida è accogliere questo incontro e trovare il “deserto” nella città, tra le occupazioni quotidiane e le preoccupazioni che sembrerebbero negarlo. È bello
pensare ad un angolo della preghiera in ogni casa, almeno un
posto riservato alla venerazione del crocefisso o di un’immagine
sacra e alle nostre chiese come vere stazioni di preghiera. Godo
entrando in chiesa, ad esempio in attesa di celebrare, nel trovare
una comunità capace di silenzio e di raccoglimento... Dobbiamo
accettare il silenzio, educarci ed educare a questa formidabile
occasione di umanità e di fede.
La nostra diocesi ha luoghi per il silenzio e la preghiera: dovrà aumentare l’impegno per custodirli, valorizzarli e creare un
collegamento e una comunicazione che consenta a tutti di
usufruirne.
I gesti e le parole di Gesù
Volentieri collego la preghiera sul monte con la pagina del
vangelo che segue: l’incontro di Gesù con il lebbroso. San Marco,
quasi rallentando il racconto, ci presenta i sentimenti e le azioni
del Maestro, dandovi grande rilevanza. Gesù lascia che il lebbroso
si avvicini, si ferma, ha compassione per la malattia, quasi una
forma di rabbia per la condizione in cui l’uomo è ridotto, stende
la mano e lo tocca: purificandolo condivide con il malato la sua
stessa impurità. Mi piace vedere questi gesti resi possibili dalla
preghiera sul monte. La preghiera vera non aliena dall’impegno:
è essenziale per la persona, e diventa feconda per gli altri: solo
chi è capace di “solitudine” è pronto alla “solidarietà”.
La sua, la nostra giornata
La giornata di Gesù è “bella piena” di incontri, di passaggi,
di silenzio attraverso i quali attua l’annuncio del Regno che ave23
va solennemente proclamato poco prima della chiamata degli
apostoli: “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15 a)
La sua giornata parla a tutti e ognuno può ricavare una parola diretta a sé.
Gli ambienti che Gesù attraversa: il lavoro, il luogo di culto, la
casa, la città con la sua piazza e il rifugio sul monte, sono anche i
nostri ambienti. Diversi di noi li frequentano tutti, ma comunque
nell’uno o nell’altro ci ritroviamo.
Le persone che Gesù incontra rappresentano una singolare
varietà. Passa dal gruppo di amici che si è scelto, alla comunità
dei credenti che si riunisce nella sinagoga, per entrare in una famiglia e poi aprirsi di nuovo a tutti, non solo alla porta di Cafarnao, ma nell’intera regione. La predilezione è per chi è sottomesso al male, al demonio, per gli ammalati tra cui spiccano la suocera di Pietro e il malato di lebbra.
Ma il suo incontro non si limita qui: Gesù incontra il Padre
nella preghiera, coltivando con Lui una relazione intima che lo
rende capace di realizzare fino in fondo la sua missione.
A tutti offre se stesso, l’annuncio del Regno. Possiamo dire
che un medesimo filo dà unità alla sua giornata, motiva il suo
essere e il suo fare: il bene pieno di ogni persona.
La salvezza è offerta a tutti e nello stesso tempo arriva ad ognuno modellandosi sulla sua persona e sulla sua condizione. L’amore
per tutti diventa cura, affezione per ognuno. Da qui le mamme di
più figli hanno attinto il loro amore che ama tutti e che allo stesso
tempo diventa speciale per ciascuno, nella sua unicità. L’ amore,
che è per tutti, non ha paura di specificarsi per ognuno.
“Ecco l’uomo” possiamo dire tutti insieme. Ecco l’uomo vero
che passa nell’esistenza, che non si sottrae a chi gli viene incontro e chiede aiuto, che ha la radice, il filo conduttore e il fine della
sua giornata nel volere bene.
Ecco il Regno di Dio, possono professare e annunciare i credenti, che riconoscono in Gesù di Nazareth il Salvatore mandato
dal Padre, che porta il suo Regno di Giustizia e di Pace, che avrà
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il suo compimento sulla croce: “Gesù, il Nazareno, il Re dei
Giudei” (Gv. 19,19).
Entriamo nella nostra Cattedrale e contempliamo la cosiddetta Deposizione dell’Antelami. La compassione ci stringe il cuore
seguendo la palma della mano del Crocifisso che, portata dall’angelo, accarezza la guancia di Maria e la fede ci sostiene per
leggere il Mistero: la giornata di Gesù giunge al compimento su
quella scena. Il centurione, proveniente da un popolo pagano,
risponde alla domanda fatta nella Sinagoga “Chi è costui?”: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio!” (Mc 15, 39).
La croce è piena di gemme, è “gemmata”: non solo causa di
morte, ma speranza di una primavera, di una vita nuova. Le donne, scolpite sulla sinistra, tornano dal sepolcro e trovano la tomba vuota del corpo del Signore, ma risuonante dell’annuncio dell’angelo: “Non abbiate paura. Voi cercate Gesù Nazareno il crocifisso. È risorto, non è qui” (Mc 16, 6).
Sto finendo ...
E riprendo l’inizio. Sono qui a Parma da qualche mese e voglio continuare a conoscere e ascoltare anche per individuare e
condividere insieme le scelte pastorali per i prossimi anni.
Il rinnovo del Consiglio Episcopale consente di intraprendere questo impegno e di prospettare per quest’anno un necessario
coordinamento per arrivare a giugno con un programma pastorale e un calendario già pronti.
Colgo l’occasione di rinnovare pubblicamente il mio ringraziamento a monsignor Giulio Ranieri vicario generale per ben
15 anni e ai delegati episcopali che insieme a lui hanno collaborato nel governo della diocesi e a S. E. monsignor Cesare Bonicelli
al quale va il ricordo, il ringraziamento, la preghiera e gli auguri
di tutti.
Per la formulazione del programma pastorale grande rilievo
lo assumeranno il nuovo Consiglio Presbiterale e il nuovo Con25
siglio Pastorale Diocesano, insieme ai Consigli Pastorali Zonali
e Parrocchiali: sono assemblee privilegiate nelle quali promuovere autentica comunione per le scelte che dovranno comunque
coinvolgere il maggior numero possibile di fedeli, rappresentativi di tutti i doni e ministeri che arricchiscono la nostra chiesa.
Per questo faremo due assemblee con i presbiteri e prepareremo, forse passando per tutte le Zone, un’assemblea di laici impegnati nella pastorale così come, attraverso gli organi già presenti,
ascolteremo l’apporto indispensabile di religiosi e religiose.
Come Vescovo, che ha la responsabilità di preparare la Chiesa di Parma ad affrontare le sfide del futuro, attendo indicazioni, suggerimenti e proposte da tutti i credenti, affinché possiamo insieme concorrere ad elaborare le prossime linee di azione
pastorale.
Ringrazio le persone nominate o elette nei vari organismi, i
diaconi, i ministri istituiti, i ministri straordinari dell’Eucaristia, i
catechisti, gli operatori dei vari ambiti pastorali, le religiose e i
religiosi, quanti pregano e offrono per la nostra Chiesa.
Saluto infine tutti coloro che operano per il bene comune, le
autorità, le istituzioni e i servizi presenti nel nostro territorio.
Su tutti, nessuno escluso, invoco la benedizione del Signore.
Parma, 27 settembre 2008
Dedicazione della Cattedrale
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DIOCESI DI PARMA
CALENDARIO DIOCESANO
2008 - 2009
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CARATTERIZZAZIONE GRAFICA
Celebrazioni liturgiche, giornate nazionali o mondiali
Momenti di interesse di tutta la diocesi
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Settembre 2008
3a giornata per la salvaguardia del creato
Convegno diocesano Ministranti
TdP 5-6-7 Ritiro 3GG (aperto a tutti) Villa S. Maria, Fornovo.
AC 9-10 Spiritualità per Giovanissimi
USMI Incontro delle religiose con il Vescovo ore 15.00
c/o missionari saveriani
TdP Un Salmo ore 21.00 SS. Trinità.
UPSL: Conferenza per la giornata ecumenica per la salvaguardia del
creato; ore 21.00 c/o chiesa Avventista, via Dossetti, 1 -PR
UDF 20-21 fine settimana per sposi e fidanzati, Monticelli
UPSL giornata ecumenica per la salvaguardia del creato: ore 18.3022.00 Battistero e Seminario Maggiore
TdP Un Salmo ore 21.00 SS. Trinità.
Apertura dell’anno pastorale ore 17 in Cattedrale
AC Incontro d’inizio anno con le Presidenze parrocchiali
AC-Agesci-UPG-UCD Ottobre educatori: ore 20.30 al Minore
Ottobre 2008
Ritiro del presbiterio al Minore: ore 9.30
UDF Incontro degli animatori della pastorale familiare ore 19.00-22.00
Monticelli
AC 3-5 Weekend Responsabili ed Educatori ACR e Giovani
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S. Francesco d’Assisi
AC-Agesci-UPG-UCD Ottobre educatori: ore 18.30-22.30 al Minore
Formazione presbiteri al Minore: ore 9.30
Festa diocesana della Famiglia 15.00 - cena - Monticelli
AC-Agesci-UPG-UCD Ottobre educatori ore 20.30 al Minore
UDM Incontro cammino per i ministeri e il diaconato permanente: ore
18.30 a S. Lazzaro
Formazione presbiteri: assemblea nelle zone ore 9.30
Veglia Missionaria ore 20.45 in Cattedrale
UDF 18-19 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli AC 1819 Giornate di Spiritualità ACR (medie)
Giornata Missionaria Mondiale
AC Giornata di Spiritualità ACR (Elementari)
Martedì della Missione: Lectio c/o Missionari saveriani ore 21.00
Formazione presbiteri: assemblea al Minore ore 9.30
UCD Coordinatori dei catechisti ore 20.30-22.30 al Minore
(ora solare) civ.AC Itinerario diocesano di formazione
7a Giornata ecumenica del dialogo cristiano - islamico
Martedì della Missione: Conferenza c/o Missionari saveriani ore 21.00
Novembre 2008
Solennità di Tutti i Santi
Ore 11.00 in Cattedrale: Messa
Ore 15.30 al cimitero urbano
Giornata della santificazione universale
Commemorazione dei Defunti
Ore 18.30 in Cattedrale: Messa
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli
ore 16.30-18.30
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Memoria del Beato G.M. Conforti
Consiglio presbiterale ore 9.30 al Minore
Pomeriggio culturale confortiano (c/o Salone Vescovado)
AC Incontro con Enisa Bukvic’
UPG Mercanti di perle (12-14enni e giovanissimi): 15.00-18.00 in
Seminario Minore
AC 8-9 Esercizi spirituali adulti (Villa S. Maria – Fornovo)
Istituzione dei lettori ore 18.30 a S. Pellegrino
Giornata del ringraziamento
Giornata diocesana del Seminario
10-14 Esercizi spirituali presbiteri a Villa S. Maria
Martedì della missione: Lectio c/o Missionari Saveriani ore 21.00
AALL Consulta aggregazioni laicali ore 18.00 S. Cuore
UDF 15-16 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli
UCD-UL Incontro sui salmi d’Avvento
20-21 Convegno sulla fede dei bambini 0-8 anni
Giornata mondiale delle claustrali
AC Veglia dell’impegno ore 21.00 S. Pietro
UC Incontro Caritas parrocchiali ore 15.00 al Minore
Festa di Cristo Re
Giornata nazionale CEI di sensibilizzazione per il sostentamento del
clero
Ritiro dei catecumeni ore 9.00-12.00 in Seminario Maggiore
Martedì della Missione: conferenza c/o Missionari Saveriani ore 21.00
AC 29-30: Weekend Speciale Giovanissimi, in Seminario Minore
Istituzione ministeri e candidatura al diaconato ore 17.30
I domenica d’Avvento
Ritiro dei Neofiti in Seminario Maggiore ore 9.00-12.00
UDF Giornata di spiritualità per sposi, fidanzati, animatori pastorale
famigliare ore 9.30-15.00 – Monticelli
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Dicembre 2008
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I martedì del vescovo con i giovani a S. Paolo ore 21.00-22.30
Memoria di S. Francesco Saverio
Festa di S. Bernardo - patrono della Diocesi
Il vescovo celebra in Cattedrale ore 18.30
Mandato diocesano ai catechisti e operatori pastorali e ammissione
tra i candidati al presbiterato
II domenica d’Avvento
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli ore
16.30-18.30
Immacolata Concezione
Ore 11 messa del vescovo in Cattedrale
I martedì del vescovo con i giovani a S. Maria del Rosario ore 21.0022.30
(Giornata dei diritti umani)
ACR–UCD – Seminario Programmazione attività di gruppo
III domenica d’Avvento
Giornata diocesana per parrocchia maronita di Nazareth con cui
la Diocesi è gemellata
AC Itinerario diocesano di formazione
I martedì del vescovo con i giovani a S. Leonardo ore 21.00-22.30
Martedì della missione: Lectio c/o Missionari Saveriani ore 21.00
CU Liturgia della Parola in preparazione al Natale – S. Pietro ore 18.00
IV domenica d’Avvento
I martedì del vescovo con i giovani allo Spirito Santo ore 21.00-22.30
Vigilia di Natale
Ore 24.00: in Cattedrale messa del vescovo
Natale del Signore
Ore 11.00 in Cattedrale messa del vescovo
Ore 17.30 in Cattedrale Secondi Vespri
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Ore 17.00 in Cattedrale: messa del vescovo e Te Deum
Gennaio 2009
Solennità della SS. Madre di Dio
42a Giornata mondiale per la pace
Ore 17.00 in Cattedrale messa del vescovo e marcia per la pace
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli
ore 16.30-18.30
Solennità dell’Epifania
Giornata dell’infanzia missionaria
Ore 11.00 in Cattedrale: Festa dei popoli
Consiglio presbiterale ore 9.30 al Minore
Domenica del Battesimo di Gesù
Festa di Sant’Ilario – patrono della città
Ore 17.00 messa in Cattedrale
20a Giornata per il dialogo ebraico-cristiano
UDF 17-18 fine settimana per sposi e fidanzati c/o Centro di spiritualità
coniugale – Monticelli T.
II domenica del tempo ordinario
95a Giornata Nazionale delle Migrazioni
18-25 settimana ecumenica di preghiera
Festa di S. Francesco di Sales patrono dei giornalisti
Veglia diocesana di preghiera per la Giornata per la Vita
ore 15.30-16.30 in Cattedrale
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III domenica del tempo ordinario – Domenica del Vangelo – Festa
della conversione di S. Paolo
56a Giornata dei malati di lebbra
FTER 26-28 Aggiornamento presbiteri a Salsomaggiore: Chiesa e diritti
umani
(Giornata della memoria)
Martedì della missione: tavola rotonda c/o missionari saveriani ore
21.00
AALL Consulta aggregazioni laicali ore 18.00 S. Cuore
Febbraio 2009
IV domenica del tempo ordinario
Memoria del beato card. A. C. Ferrari
31 a Giornata diocesana per la Vita: celebrazione eucaristica
presieduta dal Vescovo in una parrocchia
ACR Festa della Pace
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli T.
ore 16.30-18.30
Presentazione del Signore
13a Giornata della Vita Consacrata
Ore 17.00 in Cattedrale: Messa del Vescovo
UDF Corso di formazione per animatori di pastorale familiare –
Monticelli ore 19.00-22.00
V domenica del tempo ordinario
Giornata diocesana del malato ore 16.00 alla SS. Annunziata
Martedì della missione: Lectio c/o Missionari Saveriani ore 21.00
17a Giornata mondiale del Malato
Veglia diocesana dei fidanzati: in Cattedrale ore 20.00-23.00
VI domenica del tempo ordinario
AC Itinerario diocesano di formazione
UCD-UL Incontro sui salmi di Quaresima
UCD Coordinatori dei catechisti
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UDF 21-22 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli
VII domenica del tempo ordinario
Martedì della missione : conferenza c/o Missionari Saveriani ore 21.00
Mercoledì delle Ceneri
Ore 18.30 messa del vescovo in Cattedrale
UDF Corso di formazione per animatori di pastorale familiare –
Monticelli T. ore 15.00-18.00
AC 28 febbraio – 1 marzo: Ritiro di Quaresima ACR (medie)
Marzo 2009
I Domenica di Quaresima
Incontro dei catecumeni in vista dell’elezione ore 16.00 in str. S. Anna
14; ore 18.00 S. Messa in Cattedrale
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli ore
16.30-18.30
UCD-UL Incontro sui salmi di Quaresima
I martedì del vescovo con i giovani
Consiglio presbiterale ore 9.30 al Minore
II Domenica di Quaresima
Ritiro dei Neofiti in Seminario Maggiore ore 9-12
CVS Assemblea diocesana ore 9.30 c/o Missionarie di Maria
I martedì del vescovo con i giovani
Martedì della Missione: Lectio c/o Missionari Saveriani ore 21.00
ACR – UCD – Seminario Programmazione attività di gruppo
UCD Coordinatori dei catechisti
UDF 14-15 esercizi spirituali guidati dal Vescovo per sposi, fidanzati,
animatori della pastorale familiare – Monticelli
III Domenica di Quaresima
I martedì del vescovo con i giovani
AALL Consulta aggregazioni laicali ore 18.00 S. Cuore
CU Liturgia della Parola in preparazione alla Pasqua S. Pietro ore 18.00
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UPG 20-22: Esercizi spirituali dei giovani
UDF 21-22 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli
IV domenica di Quaresima
AC Ritiro di Quaresima ACR (elementari)
17a Giornata di preghiera in memoria dei missionari martiri
I martedì del vescovo con i giovani
Martedì della missione: recital c/o missionari saveriani ore 21.00
Annunciazione del Signore
Giornata del presbiterio
UMD Veglia digiuno missionaria in Cattedrale con la memoria dei
missionari martiri
Incontro diocesano cresimandi
UDF Corso di formazione per animatori di pastorale familiare –
Monticelli ore 15.00-18.00
AC 28 – 29 Weekend Giovani
V domenica di Quaresima
Ritiro dei cresimandi adulti (1° turno) in Seminario Maggiore ore 9.0012.00 (ora legale)
Aprile 2009
UDF Corso di formazione per animatori di pastorale familiare –
Monticelli ore 15.00-18.00
Domenica delle Palme
24a giornata mondiale della Gioventù (GMG)
ore 10.30 benedizione delle Palme in S. Alessandro e processione verso
la Cattedrale con messa del Vescovo
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli
ore 16.30-18.30
ore 18.30 in Cattedrale: Celebrazione comunitaria della riconciliazione
ore 9.30 in Cattedrale: Messa Crismale (pranzo del presbiterio in
seminario maggiore)
ore 18.00 in Cattedrale: Messa nella Cena del Signore
ore 18.00 in Cattedrale: Celebrazione della Passione
Giornata per le opere della Terra santa
Ritiro degli eletti in Seminario Maggiore 9.45 - 11.30
ore 22.00 in Cattedrale: Veglia di Pasqua
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Pasqua del Signore
ore 11.00 in Cattedrale: Messa del Vescovo
ore 17.30 in Cattedrale: Vespri battesimali
UDF Incontro animatori della pastorale battesimale – Monticelli
ore 19.00
Cresime adulti ore 11.00 in Cattedrale
UDF 18 – 19 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli
II Domenica di Pasqua
AC Itinerario diocesano di formazione
Convegno diocesano sull’Iniziazione Cristiana
Ordinazione diaconale perm. ore 18.30 in Cattedrale
III Domenica di Pasqua
85° Giornata Università Cattolica del Sacro Cuore
29 aprile – 5 maggio Pellegrinaggio diocesano a Lourdes
Veglia di preghiera del mondo del lavoro ore 20.30
Maggio 2009
(Festa del lavoro)
IV Domenica di Pasqua
46a Giornata Mondiale per le Vocazioni
UDF Incontro di scambio e di preghiera per famiglie – Monticelli
ore 16.30 - 18.30
Consiglio presbiterale ore 9.30 al Minore
Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni in Battistero ore 21.00
V Domenica di Pasqua
Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa
cattolica
Pellegrinaggio diocesano della sofferenza a Fontanellato ore 16.00
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UCD Coordinatori dei catechisti
UDF 16-17 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli T.
VI Domenica di Pasqua
Ritiro cresimandi adulti (2° gruppo) in Seminario Maggiore ore 9.00-12.00
AALL Consulta aggregazioni laicali ore 18.00 S. Cuore
Pellegrinaggio del presbiterio a Fontanellato
Ordinazione presbiterale
Ascensione del Signore
43a Giornata nazionale delle comunicazioni sociali
Ore 18.30 in Cattedrale: Anniversario morte mons. Pasini
AC Itinerario diocesano di formazione
25-29 Assemblea generale CEI
Veglia di Pentecoste ore 21.00 in Cattedrale
Pentecoste
Giornata Diocesana Giovani (Agorà dei Giovani)
Ore 11 in Cattedrale messa presieduta dal vescovo - Cresima adulti
Giugno 2009
3GG formazione presbiteri a Villa S. Maria
3GG formazione presbiteri a Villa S. Maria
3GG formazione presbiteri a Villa S. Maria
SS. Trinità
Pellegrinaggio diocesano delle famiglie a Berceto ore 10.00 - 16.00
Giornata eucaristica diocesana e processione eucaristica
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Solennità del Corpo e Sangue del Signore
Festa missionaria diocesana c/o Missionarie saveriane ore 16.00
Giornata di santificazione sacerdotale
Incontro a Villa Paganini (Solennità del S. Cuore di Gesù)
UDF 20-21 fine settimana per sposi e fidanzati – Monticelli T.
Festa della Chiesa
ore 18.00 Celebrazione eucaristica in Battistero e Cattedrale
Cresima degli adulti in Cattedrale
Giornata per la carità del Papa
Luglio 2009
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Agosto 2009
Assunzione della B.v.
Esercizi spirituali per presbiteri a Villa s. Maria di Fornovo
UCD XIII Corso Biblico
Settembre 2009
4a Giornata per la salvaguardia del creato
UDF Esercizi spirituali guidati dal Vescovo per sposi, fidanzati –
Monticelli
Apertura dell’anno pastorale
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SIGLE
AALL
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CU
CVS
FTER
TdP
UC
UCD
UDF
UDM
UL
UMD
UPG
UPSL
USMI
– Aggregazioni laicali
– Azione Cattolica
– Azione cattolica ragazzi
– Cappella universitaria
– Centro Volontari Sofferenza
– Facoltà teologica Emilia Romagna
– Tenda della Parola
– Ufficio caritas
– Ufficio catechistico diocesano
– Ufficio diocesano per la famiglia
– Ufficio per il diaconato e i ministeri
– Ufficio liturgico
– Ufficio missionario diocesano
– Ufficio Pastorale giovanile
– Ufficio pastorale sociale e del lavoro
– Unione superiore maggiori d’Italia
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