PREPARIAMOCI ALLA SETTIMANA LITURGICA CON IL MAGISTERO È nella Parola e nello spezzar del pane che Cristo educa il suo popolo L’”actuosa partecipatio” nella Esortazione Sacramentum caritatis Il tema della 62° settimana liturgica delle Chiese che sono in Italia “Dio educa il suo popolo” è una preziosa occasione anche per la nostra Chiesa di rileggere e riflettere su come prepararci a vivere la celebrazione eucaristica “fonte e culmine della vita cristiana”. Mi sembra utile riproporre quanto l’esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis, sottoscritta da Benedetto XVI, ci offre per una “actuosa partecipatio". Atteggiamento questo necessario per la recezione fruttuosa del grande mistero della nostra fede che è il convivio eucaristico quale ripresentazione del sacrificio eucaristico di Cristo che segna e qualifica la nuova ed eterna alleanza, dono di salvezza, per quei “pro multis” che dall’intera famiglia umana seguiranno Cristo e in Lui crederanno. Se è appunto l’Eucarestia che fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucarestia, è proprio nella Parola e nello spezzar del pane che Dio educa il suo Popolo. Si tratta allora di cogliere come il popolo di Dio, ministri ordinati e fedeli laici, vivono questo incontro di comunione e salvezza. Actuosa partecipatio e i singoli christifideles “A partire dalle affermazioni fondamentali del Concilio Vaticano II, è stata sottolineata più volte l’importanza della partecipazione attiva dei fedeli al sacrificio eucaristico” 1. L’esortazione apostolica Sacramentum caritatis individua due atteggiamenti per una actuosa partecipatio da parte dei christifideles all’Eucarestia: una di carattere antropologico-spirituale, l’altra di carattere ecclesiale-dulìaco. a) Antropologico-spirituale La preoccupazione dei Padri Sinodali, recepita e fatta sua da Benedetto XVI è che i christifideles che si lasciano convocare alla celebrazione eucaristica siano consapevoli di esser inclusi quale Chiesa nell’agire stesso di Cristo2 e di essere divenuti con il Battesimo - come S.Agostino afferma- “Cristo stesso”. Gli fa eco S.Ambrogio, sottolineando che “tutto di noi è Cristo”. In base dunque a questa identità il christifideles non può che partecipare all’Eucarestia dopo aver fatto suo “lo spirito costante di conversione che deve caratterizzare la vita di tutti i fedeli”3 e ogni momento del rapporto tra Dio e l’uomo. specie nella dinamica sacramentale. Se Cristo è l’uomo nuovo, pienamente “convertito” alla volontà del Padre, il christifideles con l’aiuto della grazia deve vivere questa identità e tensione. Il partecipare alla celebrazione eucaristica come auspicata dal Concilio “consapevolmente, piamente e attivamente”4 presuppone un’opzione fondamentale per una vita veramente in profonda comunione con Cristo che faccia da criterio di valutazione ad ogni scelta del discepolo di Cristo Gesù. La partecipazione all’Eucarestia quotidiana e domenicale deve essere vissuta come una libera opzione legata al criterio della necessità perchè da essa riceviamo quel nutrimento, quella forza quale viatico per il viaggio dell’esistenza terrena ed “il 1 BENEDETTO XVI, es.ap. Sacramentum Caritatis n.54 2 idem n.36 idem n.55 4 CONC VAT II cost dog sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium n.48 3 1 pegno della gloria futura”5. Questo è quanto la Chiesa crede sulla parola di Cristo: “In verità vi dico se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno,perchè la mia carne è vero cibo e il sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,53-56). E’ proprio per tutelare la pregnanza del “grande Mistero” della fede “che è l’Eucarestia celebrata e custodita per gli infermi e l’adorazione dei fedeli, che la sapiente pastorale della Chiesa chiede un’adeguata preparazione sia remota che prossima per tutti coloro, bambini e adulti, laici e consacrati, sani e malati, che si apprestano a celebrare la ripresentazione del memoriale della Pasqua del Signore”6. Se dunque l’Eucarestia celebrata applica al singolo Christifideles i frutti dell’opera redentrice di Cristo7 è doveroso prepararsi in modo conveniente con il “raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante prima dell’inizio della liturgia, il digiuno e, quando è necessario, con la confessione sacramentale”8. La celebrazione dell’Eucarestia presentata come la mensa della Parola e del Pane è completa se il fedele si accosta alla comunione del Corpo e Sangue di Cristo. Il Magistero della Chiesa esorta i fedeli sia nelle celebrazioni feriali che domenicali a ricevere il Corpo del Signore 9 ma nello stesso tempo chiede ai credenti di valutare se “veramente possono” ricevere il Sacramento essendo in grazie di Dio e in piena comunione con la Chiesa”10. “E’ dovere di ciascuno attenersi fedelmente”11 a ciò. L’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis ci tiene a sottolineare che “non potendosi accostare alla comunione sacramentale la (loro ) partecipazione alla santa Messa rimane necessaria, valida, significativamente fruttuosa”12.In tal senso è tutelata la “res del sacramento eucaristico che è l’unità dei fedeli nella comunione ecclesiale”13. Non è senza sofferenza certo che i divorziati, pur avendo diritto e avendo la necessità di partecipare alla celebrazione eucaristica, non possono accedere alla comunione. Così pure ciò vale per i non cattolici in quanto “l’Eucarestia non manifesta solo la nostra personale comunione con Cristo, ma implica anche la piena comunione con la Chiesa”14. b) Ecclesiale – dulìaco L’attenzione di Cristo doulos (servo) è perennemente presente alla Chiesa attraverso il diaconato che dei tre gradi del sacramento dell’Ordine appunto richiama lo stile che il Verbo Incarnato ha fatto suo: “Non sono venuto per essere servito ma per servire” (Mt 20,28). Tale stile e concreta attenzione agapica, che non è mai mancata nella Chiesa sin dal suo sorgere (cfr At 6,2-3), deve essere presente in ogni battezzato che, oltre a lasciarsi permeare dalla profonda comunione con Dio in Cristo deve trasmettere nella Comunità cristiana e nel mondo quella disponibilità agapica verticale e orizzontale che è sia la sintesi di tutta la legge e i Profeti (Mt 22,40) che il criterio identitativo dal quale “gli altri” riconoscono ai credenti di essere veri discepoli di Cristo (Gv 13,3435). Perchè questo? Perchè il discepolo di Cristo deve portare nella storia in modo analogo “l’eros di Dio per l’uomo che è insieme totalmente agape... che supera di gran lunga l’aspetto della gratuità”15. Di questa dimensione agapica che va oltre la giustizia e diviene condivisione e perdono, 5 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA nn. 1402-1405 CCC n.1362 7 idem n.1366 8 BENEDETTO XVI, es.ap. Sacramentum Caritatis n.55 cfr CCC nn 1387,1389 9 CCC n.1389 10 BENEDETTO XVI, es.ap. Sacramentum Caritatis n.56 11 idem n.56 6 12 idem n.55 idem n.15 14 idem n.56 15 BENEDETTO XVI, enc Deus Caritas est n.10 13 2 ha bisogno di far esperienza l’intera umanità. L’Eucarestia che viene anche indicata con il nome di agape16 porta in sè questa “mistica” che genera comunione (1 Cor 10,17) ed è epifania di comunione17. E’ importante allora che la celebrazione dell’Eucarestia domenicale in specie possa essere veramente esemplare non per un discorso estetico-rituale, bensì ecclesiale-mistagogico dove la doulia cristica che i fedeli vivono all’interno della Comunità cristiana possa concorrere in modo discreto ma visibile alla lode che i discepoli del Risorto offrono al Padre radunati dallo Spirito per mezzo dell’unico sacrificio realmente gradito a Dio: quello di Cristo nuovo “Abele il giusto”. “Actuosa partecipatio, giustamente afferma l’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis, non può aversi se non si cerca al tempo stesso di prendere parte attivamente alla vita ecclesiale nella sua integralità, che comprende pure l’impegno missionario di portare l’amore di Cristo dentro la società”.18Per tutti coloro che vivono la loro vocazione battesimale “orientando –come dice il Concilio -le realtà temporali a Dio”19, diviene indispensabile lasciarsi coinvolgere dall’Eucarestia quale momento di “redditio” o circa un impegno svolto a nome della Chiesa nel complesso vissuto dell’uomo d’oggi. La stessa celebrazione eucaristica responsabilmente vissuta in un raccoglimento condiviso non può non offrire quel doveroso impulso per il Christifideles a prendere posto nella Comunità cristiana e nel mondo vivendo così quella doulìa cristica che è concreta presenza dell’attenzione di Cristo Pastore per la sua Chiesa e segno di speranza per l’intera umanità. Lasciandosi coinvolgere consapevolmente dal mistero eucaristico colui che è presenza di Cristo nella varie situazioni della società “diventa sacramento per l’umanità”20 e segno e strumento della salvezza operata da Cristo per la redenzione di tutti21.E’ con questa consapevolezza e grato stupore che il Popolo cristiano deve celebrare l’Eucarestia. Ettore Malnati Vicario episcopale per il laicato e la cultura Trieste, 25.7.2011 16 BENEDETTO XVI, enc Deus Caritas est n.14 GIOVANNI PAOLO II enc Ecclesia de Eucharistia n.40 18 BENEDETTO XVI, enc Deus Caritas est n.55 19 CONC VAT II cost dog Lumen Gentium n.31 20 CONC VAT II cost dog Lumen Gentium n.1 21 idem n.9 17 3