Economia | Le aspettative delle imprese
Il sesto rapporto Unicredit ha analizzato i timori e le attese
degli imprenditori per i prossimi mesi
Pmi
cauta fiducia
nel
e piccole e medie imprese tornano a sperare, anche se l'impatto prodotto dalla crisi
economica fa rimanere alto il timore di
credit crunch da parte degli imprenditori. È quanto emerge dal sesto rapporto dell'Osservatorio
Unicredit Piccole Imprese (coordinato dall’Ufficio
retail research and competitors benchmarking),
che nell'anno nero dell'economia mondiale non
poteva che concentrarsi sulle reazioni degli
imprenditori per affrontare questo momento di
difficoltà e per comprendere su
quali basi e punti di forza sia
possibile un ritorno alla crescita
del sistema Paese, analizzando
la manifattura di qualità, l'industria agroalimentare e il
turismo.
L'indagine è stata condotta a settembre 2009 attraverso un questionario sottoposto a più di duecento soggetti tra consorzi fidi e associazioni di categoria, oltre
che attraverso interviste a un campione di oltre seimila
piccoli imprenditori, clienti di Unicredit. La rilevazione
del clima di fiducia è stata effettuata chiedendo l’opinione dei piccoli imprenditori rispetto ai 12 mesi trascorsi e
rispetto alle aspettative per i 12 mesi futuri su sette
temi principali (propensione agli investimenti, disponi-
L
Archiviato il 2009,
giudicato uno degli anni peggiori,
le piccole imprese italiane
si aspettano risultati migliori dal 2010.
Ma con alcune differenze.
Si fa più affidamento
in un cambiamento positivo al sud
che nelle capitali dell’industria,
più nei settori del commercio
e dei servizi che nel manifatturiero.
E Modena mostra ancora
le batterie scariche
di Federica Vandini
66 OUTLOOK
2010
bilità di credito, andamento dell'occupazione, tempi di
incasso, andamento dei ricavi, situazione del settore e
situazione economica generale). Gli indici di fiducia sono stati costruiti secondo una metodologia riconosciuta
a livello mondiale, ma nell’interpretazione dei dati è
sufficiente considerare che l’indice 100 rappresenta la
soglia oltre la quale il valore indica il prevalere degli
imprenditori fiduciosi sugli imprenditori sfiduciati.
Tra i risultati di rilievo si evidenzia «in modo chiaro», spiega una nota diramata da Piazza Cordusio, «che
l'impatto della crisi sulle imprese deve ancora manifestarsi completamente». Dopo una fase di contenimento
dei costi, si sta passando a una di miglioramento della
commercializzazione. Anche se non mancano di certo
le criticità che l'attuale congiuntura negativa ha calato
sul tessuto produttivo nazionale.
Rinasce la speranza
Nonostante i timori per l'andamento dell'economia
reale, però, lo studio ha rilevato una tenuta dell'indice
di fiducia delle piccole imprese, che passa da 92 nel
2008 a 93 nel 2009, sebbene nel 2008 la crisi fosse ancora agli albori e prevalentemente finanziaria, concentrata sui mercati, e solo nel 2009 si sia riflessa con forza sull'economia reale. Ma non solo. «Particolarmente
La fiducia
dei piccoli e medi
imprenditori
nel futuro
è maggiore
in ambiti dove
c’è più capacità
di controllo
e decisione,
come
l’andamento
degli investimenti
o l’occupazione.
Su fattori esterni,
come i tempi
di incasso
o l’andamento
congiunturale
del settore,
si registra
un atteggiamento
più prudente
OUTLOOK 67
Economia | Le aspettative delle imprese
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Modena sottotono
Analizzando le tre più importanti province dell'EmiliaRomagna, centro nevralgico dell'industria manifatturiera, Modena appare quella più sfiduciata. Fissata a
quota 100 la soglia oltre la quale l'indice registra la prevalenza degli imprenditori fiduciosi su quelli sfiduciati,
la città della Ghirlandina non ha alcuna voce che superi le tre cifre. Gli imprenditori modenesi sono più speranzosi per quanto riguarda la disponibilità di credito
Una provincia sfiduciata
81
MODENA
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positivi», è la lettura dell'istituto di credito, «sono stati i
giudizi espressi dalle previsioni riguardo al 2009, che
toccano il livello più alto mai raggiunto nelle scorse
indagini, portandosi a 110». Un'impennata di dieci punti rispetto al 2008, «mentre il giudizio sui 12 mesi passati è sceso a 77», cioè sette punti in meno rispetto allo
scorso anno. Mai come nel 2009 si è dunque assistito a
un divario così marcato nei giudizi tra i dodici mesi passati e i dodici futuri, con un delta tra i due indici di 33
punti. È quindi l'ottimismo sul futuro che fa da traino a
questa fiducia, elemento presente in tutti e sette gli
indicatori analizzati. Fiducia che è comunque molto più
alta sui fattori endogeni, come l'andamento degli investimenti e l'occupazione, dove l'imprenditore ha maggiore capacità di decisione e controllo; sui fattori esterni, invece, come la situazione economica, i tempi di incasso e l'andamento del settore e dei ricavi, è sensibilmente ridotta.
Indice di sintesi
96
Credito
96
Addetti
93
90
75
69
48
0
Fonte: Indagine UniCredit
SFIDUCIA
Investimenti
Tempi incasso
Ricavi
Settore
Paese
100
FIDUCIA
Nell’indagine è stato chiesto agli imprenditori di dare un giudizio sul 2009
e sulle previsioni per il 2010 riguardo a sette temi: propensione agli investimenti;
disponibilità di credito; andamento dell’occupazione; tempi di incasso;
andamento dei ricavi dell’azienda; situazione del settore d’appartenenza;
situazione economica generale. Il valore 100 rappresenta la soglia oltre la quale
si registra il prevalere degli imprenditori fiduciosi sugli imprenditori sfiduciati
La sesta edizione del Rapporto UniCredit Piccole Imprese
2009-2010 è dedicata al posizionamento delle pmi
rispetto all’attuale crisi. L’analisi si articola lungo tre filoni
di approfondimento, partendo dalle leve a disposizione
per affrontare il difficile contesto economico:
la valorizzazione del territorio,
l’internazionalizzazione e l’innovazione
L’opinione | Maria Cristina Gherpelli:
«Evitare i facili entusiasmi»
on si lascia andare a facili entusiasmi, Maria
Reggio Emilia e Bologna costituiscono il cuore della regioCristina Gherpelli. L’imprenditrice reggiana, presine che più ha sofferto, per la maggiore vocazione metaldente della Piccola Industria di Confindustria Emiliameccanica, settore che si è bloccato del tutto». L’imRomagna, non nasconde il proprio scetticismo. «C’è
prenditrice parla anche alla luce del suo incarico all’osserpreoccupazione per i segnali troppo ottimistici. Si sbanvatorio regionale istituito in Prefettura. «Tra le nove provindiera una positività che non c’è, o quantomeno non si
ce quella che meno ha risentito della crisi è Parma, grazie
vede nella vita quotidiana in azienda». Insomma, un
alla forte presenza dell’agroalimentare, tradizionalmente
paio di punti recuperati a fronte di cadute anche del 60
anticiclico. Rimini si è ripresa a settembre, sull’onda lunga
della stagione turistica estiva».
per cento (per esempio nel settore oleodinamico) non
Maria Cristina Gherpelli,
possono essere considerati un’inversione di tendenza.
Per
il 2010, la strada secondo la Gherpelli è quella dell’ocpresidente della Piccola
«Al di là degli slogan, c’è solo un arresto della caduta», Industria di Confindustria cupazione. «C’è un’esigenza fortissima di intervenire sul
Emilia-Romagna
aggiunge la Gherpelli, «ma gli effetti reali della crisi
lavoro, che nei prossimi mesi avrà un pesante impatto
sulle piccole imprese non si sono ancora visti».
sociale. Strettamente collegato a questo, c’è il rischio che
È questo sentimento il motivo della minore fiducia registrata negli a pagare maggiormente siano le imprese più dinamiche, che più hanno
imprenditori emiliani dal rapporto Unicredit? «Sicuramente Modena, investito in innovazione e tecnologia, esponendosi all’estero».
N
OUTLOOK 69
Economia
perde quattro punti. Inoltre, calando di ben sette punti
rispetto all'anno scorso, l'industria risulta il settore
meno fiducioso in assoluto.
di valutazione del rischio di credito, quando i modelli di
valutazione del merito creditizio ispirati a Basilea 2»,
ammette il documento, «si sono dimostrati pro ciclici».
«Il nuovo modo di fare banca ripone maggiore attenzione alla relazione con il cliente, a porsi come riferimento
stabile sul territorio, a stringere accordi significativi
con partner strategici», come i consorzi fidi e le associazioni di categoria, che stanno sempre più diventando
mediatori tra le imprese e le banche rispetto all'accesso
al credito. Non a caso, il ricorso alla garanzia dei confidi ha visto nel 2009 un vero e proprio boom. Nel primo
semestre, l'utilizzo di questo ponte in Emilia-Romagna
ha fatto lievitare l'attività dei consorzi dell'83 per cento.
2008
2009
104 100
91
84
110
100
2007
Indice di fiducia delle pmi per settore economico
FIDUCIA
Indice di fiducia delle pmi
Rispetto all’anno
precedente,
nel 2009
l’industria
ha visto calare
il suo indice
di fiducia
di ben sette punti,
attestandosi
come il settore
meno fiducioso
in assoluto
77
2007
2008
2009
105
97
99 96
92
99 94 95
Commercio
Ingrosso
Costruzioni
90
98
89
95
93 91 93
SFIDUCIA
(96) e il numero di addetti (96). La fiducia cala riguardo alla propensione agli investimenti (93) e ai tempi di incasso (90), per poi abbassarsi ulteriormente sull'andamento dei
ricavi (75) e in generale sulla condizione del
settore (69). Il punto più basso lo raggiunge
la percezione sulla situazione generale del
Paese (48). Nella vicina Reggio Emilia va leggermente meglio la fiducia sia nei ricavi sia
nel credito (99), a cui seguono gli investimenti
(97) il numero di addetti (93), l'andamento
del settore (76) e i tempi di incasso (75). Anche per la realtà reggiana si abbassa drasticamente la fiducia nei confronti del Paese
(52). A Bologna c'è un pareggio tra sfiduciati
e fiduciosi in ben tre settori: investimenti,
credito e addetti (tutte e tre le voci hanno
indice 100), appena sotto i tempi di incasso
(99) e poi, più staccati, ricavi (91), settore (87)
e Paese (58).
Dall’analisi per aree geografiche, c'è un
grosso recupero del Sud che guadagna sette
punti e diventa l'area più fiduciosa d'Italia.
Si è poi registrata un'inversione di tendenza
nella aspettative positive percepite nei settori merceologici d'appartenenza degli intervistati: il commercio al dettaglio guadagna sei punti rispetto al 2008, diventando
più fiducioso del commercio all'ingrosso che
0
L’agroalimentare è il settore
che risulta meno penalizzato
dalla pesante congiuntura economica
Il rapporto con le banche
Peggiora il rapporto banca-impresa rispetto ai valori
precedenti, «segnale», sottolinea l'indagine, «che va ripensato alla luce dei recenti eventi»: un riferimento chiaro alle tensioni alimentate dalla stretta creditizia, con
gli imprenditori a denunciare l'inasprimento dell'erogazione di liquidità e le banche a lamentare la mancanza di progetti per il futuro.
Proprio il credit crunch continua a rimanere in cima
alla lista delle paure delle pmi che, oltre sulla continuità nell'erogazione del credito, si sono dichiarate dubbiose sulla capacità di valutazione dei progetti imprenditoriali e di gestione delle situazioni creditizie critiche,
sulla capacità di predisporre strumenti di valutazione e
regole di giudizio in grado di superare il trade-off tra standardizzazione del metodo e customizzazione del prodotto e sulla compressione del credito sul breve periodo. Insomma, le interviste confermano che il mondo imprenditoriale auspica un superamento dei criteri di Basilea2,
con l’inserimento di nuovi elementi di valutazione dell'impresa in grado di tenere conto non solo dei numeri,
ma anche delle singole storie aziendali.
Secondo il rapporto Unicredit «il settore bancario ha
saputo sostenere l'economia produttiva, a fronte della debolezza in termini di patrimonializzazione delle pmi».
Circa il 65 per cento delle piccole imprese, però, lamenta, ancora, l'applicazione di condizioni troppo onerose e,
quasi un'azienda su due, la concessione di meno credito
di quanto, invece, le occorrerebbe per ripartire. Ma le
banche italiane, sottolinea ancora l'indagine, «di fronte
alla crisi hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini
Passati 12 mesi
Fonte: Indagine UniCredit
Futuri 12 mesi
Industria
Commercio
Dettaglio
Servizi
alle aziende
Fonte: Indagine UniCredit
OUTLOOK 71
Economia | Le aspettative delle imprese
Il giudizio sulle banche
Rispetto agli anni precedenti peggiora il rapporto
tra sistema imprenditoriale e bancario. Le aziende
manifestano sfiducia oltre che nella erogazione
del credito anche nella capacità di valutazione
dei loro progetti imprenditoriali. Le pmi chiedono
il superamento dei criteri di Basilea 2
Come valuta la capacità delle banche italiane di offrirle
consulenza per definire la struttura finanziaria più adeguata
in funzione dei suoi progetti di sviluppo futuri?
2007
2008
2009
19%
18%
27%
Molto + Abbastanza buona
36%
42%
40%
28%
34%
38%
4%
3%
10%
Normale
Molto + Abbastanza scarsa
Non indica
Fonte: Indagine UniCredit
Come giudica la capacità delle banche italiane di considerare,
nella valutazione del merito creditizio, non solo la sua
attuale situazione patrimoniale ma anche le prospettive
future della sua attività?
2007
2008
2009
19%
16%
14%
Molto + Abbastanza buona
39%
33%
29%
34%
10%
5%
4%
Fonte: Indagine UniCredit
72 OUTLOOK
50% Normale
48%
Molto + Abbastanza scarsa
Non indica
Le imprese chiedono
una nuova politica industriale,
costituita da una rinnovata fiscalità,
maggiori incentivi in ricerca
e sostegno nella crescita
dimensionale ma anche
un rapporto più leale e trasparente
con il sistema finanziario
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Di questi finanziamenti, il confidi della cooperazione ha
garantito circa 27 milioni di euro, rispetto ai 12 milioni
dello stesso periodo dell'anno precedente (+122 per cento); il confidi dell'industria ha svolto un'attività di garanzia su 176 milioni di euro, con un incremento del 112
per cento rispetto al 2008 (83 milioni); il confidi del commercio, servizi e turismo ha fornito garanzie su 88 milioni di euro, con un aumento del 40 per cento sui primi
sei mesi del 2008 (63 milioni). Un trend che è andato
ulteriormente crescendo nella seconda parte dell'anno.
Nuova politica industriale
Il report si chiude osservando che il «capitalismo di territorio» è una delle risorse primarie dell'economia italiana. «Una risorsa data da eccellenze produttive, patrimoni culturali e paesaggistici, posizione geografica e
offerta pervasiva di qualità e tipicità». Una risorsa di
cui i tre settori analizzati sono voci eccellenti: manifattura di qualità, agroindustria e turismo. Per un rilancio
fattivo, dunque, secondo il rapporto Unicredit alle
aziende occorre un miglioramento qualitativo nelle
produzioni, che necessita investimenti in capitale e in
risorse umane di notevole entità. In termini generali,
viene invocata da più parti una «nuova» politica industriale, costituita da una rinnovata politica fiscale,
maggiori incentivi in ricerca e sviluppo e sostegno nella
crescita per acquisizioni esterne. Ma occorre anche un
rapporto più leale e trasparente con il sistema finanziario, che veda come protagoniste non solo le banche e le
piccole imprese ma anche i confidi e le associazioni di
categoria, come partner strategici per lo sviluppo del
territorio. Per riportare il sereno nel rapporto tra banca
e impresa, in conclusione, «è fondamentale che l'impresa si presenti meglio e con maggiore consapevolezza alla banca. La banca dal canto suo deve essere in grado di
comprendere a tutto tondo il business dell'impresa, per
fornire liquidità e offrire soluzioni adeguate alle esigenze produttive».
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