IL CHIMICO ITALIANO Bimestrale di informazioni professionali, tecniche, giuridiche ed economiche dei Chimici d’Italia SOMMARIO Spedizione in Abb. postale Art. 2, comma 20/C - legge 662/96 Filiale di Roma Editore CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI Direzione, redazione e amministrazione P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma Tel. 06.47883819 - Fax 06.47885904 E-mail: [email protected] - Web: www.chimici.it Direttore responsabile ARMANDO ZINGALES Direttore editoriale ANTONIO RIBEZZO Revisori delle bozze DANIELA BIANCARDI - IRIO BIANCONI Redazione WALTER BALLANTINI - DANIELA BIANCARDI IRIO BIANCONI - ELIO CALABRESE EUGENIO COTTONE - SERGIO FACCHETTI FERNANDO MAURIZI - TOMASO MUNARI GIUSEPPE PANZERA - ANTONIO RIBEZZO FRANCESCO SALVO - GIUSEPPE SANT’UNIONE RENATO SOMA - LORENZO VETERE ARMANDO ZINGALES EDITORIALE Per un rinnovato e più proficuo impegno DAL CNC Commissioni del CONSIGLIO NAZIONALE dei CHIMICI 2011-2015 Ordinanza Ministeriale 22 marzo 2011 Trecentosessantagradi Srl Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 0032 del 18 gennaio 1990 Finito di stampare 18 Luglio 2011 ASSOCIATO ALL’USPI UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA 14 14 DAGLI ISCRITTI Le piante: il chimico “verde” al servizio dell’ambiente Barriera senza barriere, il salto di qualità dei biopolimeri 17 18 LE NOSTRE INTERVISTE 20 DAL CONGRESSO S.C.I. Il dettato deontologico negli ordini professionali La cultura della responsabilità: etica, chimica e ambiente 22 22 DAI CHIMICI EUROPEI La chimica, componente filosofica della scienza 27 LA CHIMICA DELL’INDUSTRIA La Chimica nella vita di ogni giorno Coordinamento editoriale e stampa 7 9 11 11 PARI OPPORTUNITÀ Pari opportunità: finanziamenti per conciliare vita e lavoro XV Congresso Nazionale, pari opportunità. Politiche di conciliazione: strumenti legislativi e giuridici Referee “Gli articoli e le note firmate esprimono soltanto l’opinione dell’Autore e non impegnano il Consiglio Nazionale dei Chimici né il Comitato di Redazione (CdR). L’accettazione per la stampa dei contributi originali di interesse scientifico e professionale nel campo della chimica è subordinata all’approvazione del CdR, previa revisione di tre Referee, scelti dal CdR tra gli esperti del settore. Quanto pubblicato nel Bollettino raccoglie gli atti ufficiali del Consiglio Nazionale dei Chimici”. 3 4 DAI CONSIGLIERI La classificazione dei rifiuti pericolosi Le attività del tecnico competente: le pianificazioni in campo acustico Sistri: si comincia da settembre con le grandi imprese Una descrizione delle ultime innovazioni Favole periodiche SERGIO FACCHETTI - FRANCESCO SALVO RENATO SOMA - LORENZO VETERE 2 29 MONDO PROFESSIONISTI Non c’è pace per l’Adepp I liberi professionisti fuori dal Parlamento Fondoprofessioni: si allargano figure partecipanti alla formazione Mediazione civile 32 32 33 34 DICONO DI NOI Liceo Classico di Lavello - Opera sull’acqua: premiate due alunne Doping: Cnc, nessun Chimico in nuova commissione vigilanza e controllo 35 35 Ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 675/1996 e s.m.i., informiamo i lettori che i loro dati sono conservati nel nostro archivio informatico e saranno utilizzati da questa redazione e da enti e società esterne collegate solo per l’invio della rivista “IL CHIMICO ITALIANO” e di materiale promozionale relativo alla professione di chimico. Informiamo inoltre che, ai sensi dell’art. 13 della succitata Legge, i destinatari de “IL CHIMICO ITALIANO” hanno la facoltà di chiedere, oltre all’aggiornamento dei propri dati, la cancellazione del proprio nominativo dall’elenco in nostro possesso, mediante comunicazione scritta a “IL CHIMICO ITALIANO” c/o Consiglio Nazionale dei Chimici - P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma. EDITORIALE Antonio Ribezzo Per un rinnovato e più proficuo impegno S Consigliere Nazionale dei Chimici e-mail: [email protected] i sono recentemente svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale dei Chimici che, come è noto, ha portato ad un notevole ricambio dei componenti. Sulla spinta della richiesta costante pervenuta dagli iscritti, ma anche da parte ordinistica, il nuovo gruppo ha intenzione di attuare una più piena penetrazione nella società italiana al fine di far conoscere ed apprezzare la nostra professione, riaffermarne la peculiarità e specificità del chimico nei settori allo stesso riservati ed aprire nuovi sbocchi professionali. È necessario, anche alla luce delle recenti emanazioni legislative come quelle sul contenimento energetico e la qualità alimentare, che i chimici siano sempre più consapevoli della necessità di partecipare professionalmente nei settori emergenti non solo per non perdere occasioni rispetto ad altre professioni, ma anche e soprattutto per contribuire con la propria esperienza e specificità alla soluzione delle problematiche nel settore. Nel seguitare nell’impegno a favore della promozione della professione del chimico, ci siamo posti non poche domande sulle strategie e possibilità di intervento presso i media al fine di migliorare e promuovere la nostra professione. Oltre ad una rivista, la cui periodicità e qualità risulta sempre più apprezzata, si è previsto di rinnovare il sito web, e promuovere le nostre iniziative ed interventi a favore della categoria con una convenzione con un’agenzia di comunicazione nazionale. Anche lo sviluppo di un’idonea attività preparatoria per l’organizzazione di Convegni, Congressi, degli incontri fra gli Ordini Territoriali ed il Consiglio Nazionale, porterà ad una pianificazione degli interventi a favore della categoria dei Chimici. Seguiterà una costante applicazione delle risultanze degli incontri territoriali e dei Convegni e Congressi al fine di una loro verifica. Quanto prima perché gli iscritti richiedono, a ragione, una sempre più coordinata e completa risposta alle esigenze del territorio oltre che un omogeneo intervento presso gli enti pubblici e privati dello stesso. Ne trarranno giovamento i chimici, ma soprattutto le istituzioni ed i cittadini di cui per troppo tempo la nostra professione non ha avuto una conoscenza piena e completa. Anche l’esercizio della Giurisdizione dovrà avere un particolare impulso al fine di permettere un sempre maggiore rispetto delle norme legate all’etica ed alla deontologia su tutto il territorio. L’Ordine è, come noto, depositario della tutela e del prestigio della professione ed è tenuto all’intervento affinchè la stessa sia esercitata secondo probità, dignità, diligenza, discrezione ed in aderenza al principio di colleganza. Mancando ciò, l’Ordine ha l’obbligo d’intervento per sopprimere gli illeciti, contrastare le mancanze, attivare il procedimento disciplinare. Tale procedimento rappresenta una funzione pubblicistica mirante a punire e reprimere comportamenti che ledono il decoro e l’indipendenza della professione. A tale proposito noi tutti siamo convinti che occorre che gli Ordini attuino un’attività a “monte” dell’esercizio del potere disciplinare, poiché non si può esercitare il potere disciplinare se prima non si è controllato. Particolare impegno sarà posto da parte di tutti i Consiglieri nell’attuazione della Formazione e dell’aggiornamento professionale così come con interventi propositivi nel settore del pubblico impiego (Scuola, Università) privato (Industria, Lab.privati chimici) oltre che nella promozione dell’attività di consulenza e CTU. A tale scopo sono state istituite apposite Commissioni Consiliari. Esse hanno il compito principale di procedere all’esame degli argomenti da sottoporre alle riunioni del CNC in attuazione di principi di funzionalità, produttività, semplificazione e snellezza amministrativa. Tra le competenze delle Commissioni, oltre all’informazione e comunicazione, di particolare interesse è quella che terrà i “Rapporti con gli Ordini territoriali” e le relazioni internazionali, per le quali è auspicato un proficuo e significativo impegno. In definitiva, il nuovo Consiglio Nazionale dei Chimici si applicherà con un rinnovato e più proficuo impegno, al servizio degli iscritti e della collettività. SPILLE CON IL LOGO DELLA PROFESSIONE Il Consiglio Nazionale ha realizzato i distintivi con il logo della professione in oro 750‰ e potranno essere acquistati rivolgendosi direttamente a: Studio Sport Valenti di Andrea Valenti Tel. 0521/941912 - fax 0521/942104 - [email protected] Ulteriori notizie e informazioni sui costi e sulle modalità di acquisto sono reperibili sul sito www.chimici.it nella sezione “servizi agli iscritti - negozio”. I distintivi sono stati realizzati anche in acciaio e smalto blu e possono essere richiesti e ritirati gratuitamente dagli iscritti presso gli Ordini territoriali di appartenenza 2 Il Chimico Italiano n. 3 mag/giu 2011 DAL CNC Riportiamo di seguito l’elenco delle Commissioni Consiliari del C.N.C. Le Commissioni hanno sempre il compito di affrontare ed approfondire gli argomenti connessi ai deliberati del C.N.C. Il compito principale è quello di procedere all’esame degli argomenti da sottoporre ai Consiglieri in attuazione dei principi di funzionalità, produttività, semplificazione e snellezza amministrativa. Le Commissioni Consiliari sono aperte anche alla partecipazione di eventuali componenti degli Ordini Territoriali Commissioni del CONSIGLIO NAZIONALE dei CHIMICI 2011-2015 GRUPPO COMPONENTI ATTIVITÀ REFERENTE A 1 Amministrazione, Patrimonio, Finanza e Bilanci 2 Rapporti Istituzionali (Parlamento, Governo, Cnel, Magistratura, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Esercito) 3 Rapporti con le altre Professioni, Organizzazioni datoriali, Sindacati e Associazioni dei Consumatori 4 Ordinamenti e competenze professionali, etica, tariffa professionale, riforma delle professioni, concorrenza e mercato, professioni non regolamentate 5 Legislazione (Nazionale ed Europea), fisco, studi di settore, previdenza e welfare, mediazione e conciliazione 6 Rapporti con le Regioni e Ordini Territoriali, Federalismo e Sussidiarietà Direttivo B 7 Formazione Universitaria, Abilitazione, Aggiornamento professionale, Formazione continua, Ricerca ed innovazione 8 Istruzione secondaria, organizzazione dell’istruzione e orientamento Facchetti, Salvo,Vetere Bianconi, Biancardi, Ballantini, Sant’Unione Bianconi C 9 Chimica, salute e alimenti (qualità e sicurezza alimentare) 10 Chimica, ambiente, territorio, sostenibilità ed energia 11 Chimica, industria, e lavoro (sicurezza e igiene, prevenzione incendi, gas tossici, chimici di porto) 12 Chimica e beni culturali Cottone, Salvo, Soma, Vetere, Biancardi, Ballantini, Maurizi, Calabrese, Panzera Cottone D 13 Echa, Reach, Sistri,Ricerca,sviluppo e trasf.energetico Munari, Maurizi, Panzera, Sant’Unione Munari E 14 Informazione, Stampa, Rivista Il Chimico Italiano 15 Manifestazioni, Convegni, Congresso, Sito, Comunicazione e Agenzie Ribezzo, Bianconi, Biancardi Ribezzo F 16 Relazioni internazionali (UE, Euchems,Organizzazioni di volontariato) Facchetti, Munari, Ballantini Facchetti G 17 Pari opportunità (di genere, di razza, di cultura, ecc.), sostegno all’occupazione,ecc. Biancardi, Ballantini Biancardi H 18 Certificazione e accreditamento (Accredia, Iso, Uni, ecc.) Calabrese, Sant’Unione, Cottone I 19 Centro Studi del CNC e Centri Studi Interprofesssionali Ribezzo, Facchetti, Soma, Bianconi Ribezzo J 20 Rapporti con gli Ordini territoriali Panzera, Maurizi, Bianconi Panzera K 21 Sanità e sistema aziendale (Arpa,Izf) Soma, Cottone, Calabrese Soma n. 3 mag/giu 2011 Il Chimico Italiano Zingales Salvo Sant’Unione 3 DAL CNC Ordinanza Ministeriale 22 marzo 2011 Esami di Stato di abilitazione professionale anno 2011. Professioni regolamentate dal D.P.R. 328/2001 Riportiamo di seguito il testo dell’O.M. relativa agli esami di Stato per l’abilitazione alle professioni regolamentate. La prima sessione è iniziata il 15 giugno mentre la seconda sessione si terrà a far tempo dal 23 novembre 2011. ISTA la legge 9 maggio 1989, n.168, con la quale è stato istituito il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica; VISTO il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85 convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n.121 recante “Disposizioni urgenti per l’adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell’articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n.244”; VISTO Il regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, recante “Approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore”; VISTO il regio decreto 4 giugno 1938, n. 1269, recante “Approvazione del regolamento sugli studenti, i titoli accademici, gli esami di Stato e l’assistenza scolastica nelle Università e negli Istituti superiori”; VISTO il regio decreto 10 settembre 1938, n. 1652, e successive modificazioni, recante “Disposizioni sull’ordinamento didattico universitario”; VISTA la legge 8 dicembre 1956, n.1378, recante “Esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio delle professioni”; VISTO il decreto ministeriale 9 settembre 1957, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento sugli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni”; VISTA la legge 2 aprile 1958, n. 323, recante “Norme sugli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni”; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1982, n. 980, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento per gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di biologo”; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 2001, n. 195, concernente “Regolamento recante modifica al decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1982, n. 980, per l’abolizione del tirocinio ai fini dell’esame di Stato per l’esercizio della professione di biologo”; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 1982, n.981, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento per gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di geologo”; VISTI i decreti ministeriali n. 239 e 240 del 13 gennaio 1992, concernenti rispettivamente “Regolamento recante norme sul tirocinio pratico post-lauream per l’ammissione V 4 Il Chimico Italiano all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo” e “Regolamento recante norme sull’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo”; VISTA la legge 10 febbraio 1992, n. 152, recante “Modifiche ed integrazioni alla legge 7 gennaio 1976, n. 3, e nuove norme concernenti l’ordinamento della professione di dottore agronomo e di dottore forestale”; VISTO il decreto ministeriale 21 marzo 1997, n. 158, recante “Regolamento per gli esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore agronomo e dottore forestale”; VISTA la legge 23 marzo 1993, n. 84, recante “Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell’albo professionale”; VISTO il decreto ministeriale 30 marzo 1998, n. 155, concernente “Regolamento recante norme sull’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di assistente sociale”; VISTO il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, e successive modificazioni e integrazioni, concernente “Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei”; VISTO il decreto ministeriale 4 agosto 2000 recante “Determinazione delle classi delle lauree universitarie”; VISTO il decreto ministeriale 28 novembre 2000 recante “Determinazione delle classi delle lauree specialistiche”; VISTO il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n.270, concernente “Modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509”; VISTO il decreto ministeriale 16 marzo 2007, recante “Determinazione delle classi delle lauree universitarie”; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328, recante “Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti”; VISTO il decreto-legge 10 giugno 2002, n.107, convertito nella legge 1 agosto 2002, n. 173, recante “Disposizioni urgenti in materia di accesso alle professioni”; VISTO il decreto-legge 9 maggio 2003, n.105, convertito nella legge 11 luglio 2003, n. 170, recante “Disposizioni urgenti per le università e gli enti di ricerca, nonché in materia di abilitazione all’esercizio di attività professionali”; VISTO l’articolo 1, comma 6, del decreto legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito nella legge 26 febbraio 2007, n. 17, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni n. 3 mag/giu 2011 DAL CNC legislative. Disposizioni di delegazione legislativa e disposizioni diverse”; VISTO l’articolo 1, commi 1, 2 e 2bis, del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito nella legge 26 febbraio 2011, n. 10 recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie”; UDITO il parere del Consiglio Universitario Nazionale espresso nell’adunanza del 27 gennaio 2011; ORDINA: ART. 1 Sono indette nei mesi di giugno e novembre 2011 la prima e la seconda sessione degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni di attuario e attuario iunior, chimico e chimico iunior, ingegnere e ingegnere iunior, architetto, pianificatore, paesaggista, conservatore e architetto iunior e pianificatore iunior, biologo e biologo iunior, geologo e geologo iunior, psicologo, dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali,organizzativi e del lavoro e dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità, dottore agronomo e dottore forestale, agronomo e forestale iunior e biotecnologo agrario, assistente sociale specialista e assistente sociale. Alle predette sessioni possono presentarsi i candidati che hanno conseguito il titolo accademico richiesto entro il termine stabilito per ciascuna sessione dai Rettori delle singole università in relazione alle date fissate per le sedute di laurea. ART. 2 I candidati possono presentare l’istanza ai fini dell’ammissione agli esami di Stato in una sola delle sedi elencate per ciascuna professione nella tabella annessa alla presente ordinanza. ART. 3 I candidati agli esami di Stato devono presentare la domanda di ammissione alla prima sessione non oltre il 13 maggio 2011 e alla seconda sessione non oltre il 14 ottobre 2011 presso la segreteria dell’università o istituto di istruzione universitaria presso cui intendono sostenere gli esami. In ciascuna sessione non può essere sostenuto l’esame per l’esercizio di più di una delle professioni indicate nell’articolo 1. Coloro che hanno chiesto di partecipare alla prima sessione e che sono stati assenti alle prove possono presentarsi alla seconda sessione producendo a tal fine nuova domanda entro la suddetta data del 14 ottobre 2011 facendo riferimento alla documentazione già allegata alla precedente istanza. La domanda, in carta semplice, con l’indicazione della data di nascita e di residenza, deve essere corredata dai seguenti documenti: a) diploma di laurea, di laurea specialistica o laurea magistrale conseguita in base all’ordinamento introdotto in attuazione dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni, o diploma di laurea conseguita ai sensi dell’ordinamento previgente, ovvero diploma universitario di cui alla ta- n. 3 mag/giu 2011 bella A) allegata al citato D.P.R. n. 328 del 2001 in originale o in copia autenticata o in copia notarile. b) ricevuta dell’avvenuto versamento della tassa di ammissione agli esami nella misura di €.49,58 fissata dall’articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 1990, salvi gli eventuali successivi adeguamenti. I richiedenti sono inoltre tenuti a versare all’economato dell’università il contributo stabilito da ogni singolo ateneo ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n.537. La relativa ricevuta va allegata alla documentazione di cui sopra. Il candidato può presentare un certificato sostitutivo del titolo originale rilasciato dalla competente Università. La documentazione relativa al conseguimento del titolo accademico è inserita nel fascicolo del candidato a cura degli uffici dell’università o dell’istituto di istruzione universitaria competente per coloro i quali dichiarano nella domanda di aver conseguito il predetto titolo accademico nella stessa sede ove chiedono di sostenere gli esami di Stato. I laureati in psicologia secondo l’ordinamento previgente, i laureati della classe 58/S e della classe LM51 e i laureati della classe 34 e della classe L24 che intendono sostenere gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di psicologo devono presentare un attestato rilasciato dalla segreteria della competente facoltà dal quale risulti che, abbiano svolto il tirocinio pratico prescritto dalle norme vigenti. I candidati che al momento della presentazione della domanda di ammissione non abbiano completato il tirocinio ma che comunque lo completeranno entro la data di inizio degli esami devono dichiarare nell’istanza medesima che produrranno l’attestato di compimento della pratica professionale prima dell’inizio dello svolgimento degli esami. In luogo dei documenti di cui alla lettera a) nonché dei certificati attestanti il compimento del tirocinio previsti dal presente articolo, i richiedenti possono presentare, sotto la propria responsabilità, una dichiarazione sostitutiva ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.445. I candidati che non hanno provveduto a presentare la domanda nei termini sopraindicati, sono esclusi dalla sessione degli esami cui abbiano chiesto di partecipare. Le domande di ammissione agli esami si considerano prodotte in tempo utile anche se spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il prescritto termine. A tal fine fa fede la data dell’ufficio postale accettante. Sono altresì accolte le domande di ammissione agli esami presentate oltre i termini di cui al primo comma qualora il Rettore o il Direttore, a suo insindacabile giudizio, ritenga che il ritardo nella presentazione delle domande medesime sia giustificato da gravi motivi. ART. 4 I candidati che conseguono il titolo accademico successivamente alla scadenza del termine per la presentazione delle domande e comunque entro quello fissato dai singoli Atenei per il conseguimento del titolo stesso, sono tenuti a produrre l’istanza nei termini prescritti con l’osservanza delle medesime modalità stabilite per tutti gli altri candi- Il Chimico Italiano 5 DAL CNC ART. 5 I candidati cittadini italiani della Regione Trentino-Alto Adige che chiedono di sostenere l’esame in lingua tedesca devono presentare la domanda di ammissione agli esami di Stato relativi all’abilitazione all’esercizio delle professioni sottoelencate presso le seguenti sedi: Attuario Roma Chimico Bologna Ingegnere Trento Architetto Venezia DottoreAgronomo e Dottore Forestale Firenze Biologo Bologna Geologo Bologna Psicologo Trieste Assistente sociale Trento ART. 6 I candidati all’esame di abilitazione ad una professione per cui il decreto del Presidente della Repubblica 328/2001 prevede dei settori nell’ambito delle sezioni, devono indicare, per ciascuna sezione, il settore per il quale chiedono di partecipare agli esami in coerenza con lo specifico titolo accademico conseguito. ART. 7 I possessori dei titoli conseguiti secondo l’ordinamento previgente alla riforma di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e ai relativi decreti attuativi, svolgono le prove degli esami di Stato secondo l’ordinamento previgente al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328. dati, allegando un certificato ovvero una dichiarazione dalla quale risulti che hanno presentato la domanda di partecipazione agli esami di laurea. ART. 8 Gli esami di Stato per i possessori di laurea specialistica, di laurea magistrale o di laurea conseguita secondo il previgente ordinamento hanno inizio in tutte le sedi per la prima sessione il giorno 15 giugno 2011 e per la seconda sessione il giorno 23 novembre 2011. Per i possessori di laurea conseguita in base all’ordinamento introdotto in attuazione dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n.127 e successive modificazioni e di diploma universitario gli esami hanno inizio per la prima sessione il giorno 22 giugno 2011 e per la seconda sessione il giorno 30 novembre 2011. Le prove successive si svolgono secondo l’ordine stabilito per le singole sedi dai Presidenti delle commissioni esaminatrici, reso noto con avviso nell’albo dell’università o istituto di istruzione universitaria sede di esami. Roma, 22 marzo 2011 IL MINISTRO F.to Mariastella GELMINI CRAVATTE E FOULARD DEL “CHIMICO” Sono disponibili le cravatte e i foulards in seta con il logo della professione. I colori disponibili e le modalità per effettuare gli ordini si trovano sul sito www.chimici.it nella sezione “negozio” 6 Il Chimico Italiano n. 3 mag/giu 2011 DAI CONSIGLIERI La classificazione dei rifiuti pericolosi RIASSUNTO ell’articolo viene analizzata la situazione riguardante la classificazione dei rifiuti pericolosi alla luce del D.Lgs. 205/2010 recepimento della direttiva 2008/98/Ce che ha modificato la parte IV del D.Lgs 152/2006. N PAROLE CHIAVE: rifiuti, pericolosità, classificazione Lo scorso anno nel numero 3/2010 la rivista Il Chimico Italiano ha ospitato un mio intervento relativo alla classificazione dei rifiuti pericolosi nel quale mettevo in evidenza alcune criticità derivate dalla “traduzione” non corretta della definizione di rifiuto pericoloso e codici specchio presente nel D.Lgs. 152/2006. La recente pubblicazione del D.Lgs. 205/2010 che ha modificato la parte IV del D.Lgs. 152/2006 ha corretto in modo definitivo tale “errore”. L’attuale definizione di rifiuto pericoloso è contenuta all’art. 184 comma 4 “Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all’allegato I della parte quarta del presente decreto.” Questo è un primo cambiamento rispetto alla precedente normativa che al comma 5 dell’art. 184 recitava “Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con apposito asterisco, nell’elenco di cui all’Allegato D alla Parte quarta del presente decreto, sulla base degli Allegati G, H e I alla medesima parte quarta.” Nel nuovo sistema nessun riferimento viene fatto nella nuova norma all’elenco CER né alla presenza di un asterisco. L’elenco dei codici CER tuttavia rimane anche nella nuova versione del decreto ed occupa ancora l’allegato D della parte IV. Al punto 3.4 l’importanza l’asterisco è ripresa in considerazione: “I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco «*» sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 2008/98/CE e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20”. Il punto 3.4 continua poi così: “Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle seguenti caratteristiche:” e segue l’elenco dei limiti per la classificazione. A parte il fatto che non si capisce perché si debba fare riferimento all’allegato III della direttiva 2008/98/CE e non all’allegato I della parte quarta del decreto 152 che è espressamente citato dall’articolo 184, si precisa che: la presenza dell’asterisco e quindi di identificazione del rifiuto a cui l’asterisco è assegnato come rifiuto pericoloso è stata fatta a livello di legislatore comunitario, senza possibilità di intervento da parte del produttore chiamato alla classificazione. Tutto ciò a condizione che non si verifichi quanto previsto al punto 5 dell’allegato D. n. 3 mag/giu 2011 “5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I.” Anche questa definizione è profondamente diversa da quella prevista nella normativa precedente. Non la riporto qui per non creare confusione, ma la nuova definizione rimuove la dicitura codici a specchio pur mantenendo questa dualità per un certo numero di coppie di rifiuti ed elimina la frase “e non pericoloso in quanto diverso”. Ad esempio nella coppia • 07 01 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose • 07 01 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 11 il primo componente ha un riferimento generico a sostanze pericolose e la scelta di assegnare il codice con finale 11* o 12 dipenderà dalla concentrazione delle sostanze pericolose in esso contenute. Ugualmente la coppia • 16 01 11* pastiglie per freni, contenenti amianto • 16 01 12 pastiglie per freni, diverse da quelle di cui alla voce 16 01 11 il primo componente ha un riferimento specifico all’amianto e la scelta di assegnare il codice con finale 11* o 12 dipenderà dalla concentrazione di amianto presenti nelle pastiglie. Notare che la classificazione è indipendente dalla presenza o meno di altre sostanze pericolose! Ci sono però altre situazioni particolari che vale la pena prendere in considerazione in relazione a come è formulato il punto 5 dell’allegato D perché l’applicazione non è banale. Il codice • 07 02 07* fondi e residui di reazione, alogenati fa riferimento specifico ad un gruppo di sostanze pericolose: si deve provvedere all’analisi per stabilirne la pericolosità? Se si, quale codice rifiuto si applica al rifiuto che dovesse contenere una quantità di sostanze alogenate al di sotto dei valori limite? Non certamente il codice successivo dell’elenco il 07 02 08* altri fondi e residui di reazione od il successivo 07 02 09* residui di filtrazione e assorbenti esauriti, alogenati, pericoloso anch’esso come quello che segue 07 02 10* altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti. Quindi? Oppure il codice 11 01 15* eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenenti sostanze pericolose: con quale codice non pericoloso fa coppia nel momento in cui le sostanze pericolose contenute fossero al di sotto del valore limite? Il successivo 11 01 16* resine a Il Chimico Italiano Valter Ballantini libero professionista, consigliere del Consiglio Nazionale dei Chimici via Carlo Marx, 103 56017 San Giuliano Terme (PI), [email protected]. 7 DAI CONSIGLIERI scambio ionico saturate o esaurite? È proprio un altro tipo di rifiuto. E quello successivo ancora, 11 01 98* altri rifiuti contenenti sostanze pericolose? È pericoloso anch’esso con riferimento alle stesse generiche sostanze pericolose. Stessa sorte tocca al 12 01 18* fanghi metallici (fanghi di rettifica, affilatura e lappatura) contenenti olio dove la ricerca del corrispondente non pericoloso non è così semplice come quando si ha a che fare con i classici codici a specchio. Ed infine cosa dire del rifiuto con codice 09 01 06* rifiuti contenenti argento prodotti dal trattamento in loco di rifiuti fotografici, dove il riferimento specifico alla presenza di argento fa si che se ne debba determinare la concentrazione; ma i nomi dei due rifiuti successivi • 09 01 07 carta e pellicole per fotografia, contenenti argento o composti dell’argento • 09 01 08 carta e pellicole per fotografia, non contenenti argento o composti dell’argento entrambi non pericolosi si differenziano comunque per la presenza di argento e dal momento che sono però non pericolosi non prevedono la determinazione analitica. Potremmo forse applicare le stesse considerazioni che possiamo fare per il terzetto seguente? • 10 13 09* rifiuti della fabbricazione di amianto cemento, contenenti amianto • 10 13 10 rifiuti della fabbricazione di amianto cemento, diversi da quelli di cui alla voce 10 13 09 la redazione de Il • 10 13 11 rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da quelli di cui alle voci 10 13 09 e 10 13 10 Sappiamo con sicurezza assegnare il codice 10 13 09* se il contenuto di amianto è superiore allo 0,1% in peso, ma non trovare amianto per dare il codice 10 13 11 e subordinato ai limiti di rivelabilità degli strumenti utilizzati per la determinazione. Per il codice 15 01 10* imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze, apparentemente nelle stesse condizioni, la soluzione è piuttosto semplice. Se la sostanza che contamina l’imballaggio è in quantità inferiore a quella che serve alla classificazione come rifiuto pericoloso si userà il codice 15 01 01 imballaggi in carta e cartone se l’imballaggio è di cartone, il codice 15 01 02 imballaggi in plastica se l’imballaggio è in plastica, ecc. Per gli altri che abbiamo visto la mia opinione è che, come affermato nell’allegato D, si debba cercare il rifiuto nei capitoli 13, 14 e 15 e se del caso nel capitolo 16. Se, come probabile, non si riesce ad assegnare alcun altro codice di questi 4 capitoli residuali si deve tornare nella lista che identifica l’origine del rifiuto nei capitoli da 01 a 12 e da 17 a 20 ed assegnare a quel determinato rifiuto la coppia finale di cifre 99 dei rifiuti non specificati altrimenti. Per cui il corrispondente non pericoloso per il codice 07 02 07* sarà lo 07 02 99 rifiuto non specificato altrimenti, dell’11 01 15* il rifiuto con codice 11 01 99 rifiuto non specificato altrimenti. Chimico Italiano Invita i propri lettori ad inviare contributi scritti di argomenti tecnico-scientifico o di attualità per la professione. Le norme per la pubblicazione si trovano sul sito www.chimici.it nella rubrica “La rivista on-line” REDAZIONE P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma Tel 06.47883819 - Fax 06.47885904 - [email protected] 8 Il Chimico Italiano n. 3 mag/giu 2011 DAI CONSIGLIERI Le attività del tecnico competente: le pianificazioni in campo acustico L’ acustica ambientale costituisce un’opportunità di lavoro per i professionisti riconosciuti “tecnici competenti” ex-art. 2 della Legge 26 ottobre 1995, n° 447, e dal D.P.CM. 31 marzo 1998 [1, 2]. Il campo di attività è alquanto vario [3]; oltre alle diverse indagini fonometriche, comprende: la predisposizione delle proposte dei piani comunali di zonizzazione acustica, la redazione dei piani di risanamento, l’elaborazione degli studi di impatto acustico, le valutazioni previsionali di clima acustico e, più in generale, lo svolgimento di tutte le prestazioni di rilevanza tecnica previste dalla legislazione vigente, alle quali vanno aggiunte quelle previste dalle varie leggi regionali di settore. Per orientare coloro che intendono operare professionalmente nel campo dell’acustica ambientale si forniscono alcuni brevi cenni sulle diverse attività pianificatorie previste dalla legislazione vigente, significando che gli indirizzi operativi sono contenuti nei provvedimenti amministrativi adottati dalle diverse regioni e ai quali si fa espresso rimando. 1. I piani di zonizzazione acustica Tra le attività del tecnico competente, la predisposizione delle proposte dei “piani comunali di zonizzazione acustica” occupa un ruolo preminente dal momento che la Legge 447/95 obbliga tutti i comuni, sia grandi che piccoli, alla classificazione dei propri territori in zone acusticamente omogenee, sulla base delle sei classi acustiche previste dal D.P.C.M. 14/11/97 [4] e dei criteri adottati dalle singole regioni. Pur rientrando nelle attività riservate ai tecnici competenti, molto spesso, complice la complessità del tessuto urbano dei comuni medio-grandi, la redazione delle proposte di zonizzazione acustica non viene sempre affidata in via esclusiva ad un tecnico competente, ma a gruppi multidisciplinari di professionisti nei quali, comunque, questa “figura” non può mai mancare. Sul piano pratico, la classificazione acustica dei territori comunali assume grande rilevanza per la gestione e il controllo delle dinamiche insediative delle aree urbane, principali “fonti” di emissioni rumorose e, al tempo stesso, “bersagli” delle stesse. Le “proposte” devono coordinarsi con gli strumenti urbanistici vigenti, in particolare con i Piani Regolatori Generali che forniscono le destinazioni d’uso delle diverse zone nelle quali vengono suddivisi i territori comunali. Nonostante non espressamente previsto dalla legislazione vigente, è opportuno tenere conto anche del Piano Urbano del Traffico dal momento che il traffico automobilistico costituisce la principali fonte di rumore in ambito urbano. n. 3 mag/giu 2011 Lorenzo Vetere Anche se in senso stretto la zonizzazione acustica dovrebbe concretizzarsi nella mera classificazione dell’intero territorio comunale, è opportuno che venga sempre preceduta da un’attenta caratterizzazione acustica del territorio di riferimento che, ai sensi della Legge 447/85, deve essere svolta da tecnici competenti. Salvo quanto previsto dai criteri adottati dalle singole Regioni, la classificazione acustica dei territori comunali deve essere finalizzata alla prevenzione delle zone non inquinate e al risanamento di quelle dove sono presenti livelli di rumorosità ambientale che potrebbero avere effetti dannosi per la salute della popolazione esposta. Libero professionista. Dipendente della Regione Campania dal 1973 al 2007. Consigliere Nazionale dei Chimici. 2. I piani di risanamento Si tratta di strumenti finalizzati alla riduzione della rumorosità ambientale e le cui misure possono essere orientate al contenimento delle emissioni prodotte dalle principali sorgenti sonore (traffico cittadino, attività industriali, infrastrutture di trasporto, ecc.), alla limitazione della propagazione del rumore nell’ambiente o alla mitigazione del loro impatto sui ricettori. In funzione della loro specifica destinazione, esistono diversi tipi di piani di risanamento, tra i quali: i “Piani comunali di risanamento acustico”, i “Piani di risanamento acustico aziendali” e i “Piani di contenimento e di abbattimento del rumore prodotto dai servizi pubblici di trasporto”. I piani comunali di risanamento acustico, il cui onere compete ai comuni, hanno lo scopo di tutelare la popolazione dai pericoli che possono derivare dall’esposizione all’inquinamento sonoro. Muovendo dai risultati della zonizzazione acustica e dai livelli sonori presenti, questi “piani” individuano le strategie e le misure necessarie a regolamentare il traffico autoveicolare e le altre fonti di rumore presenti sul territorio comunale. I piani di risanamento “aziendali” riguardano sia le attività produttive che quelle commerciali rumorose e vanno adottati laddove i livelli del rumore prodotti dalle attività in questione superano quelli stabiliti dal D.P.C.M. 14 novembre 1997. In questo caso, l’onere connesso con la redazione e l’attuazione di questi “piani” ricade sui gestori delle predette attività. Se, infine, l’inquinamento acustico deriva da un’infrastruttura di trasporto sovracomunale (autostrade, linee ferroviarie, aeroporti, ecc.) l’onere del risanamento compete al gestore dell’infrastruttura medesima che, pertanto, è tenuto a predisporre apposito piano di contenimento e di abbattimento del rumore finalizzato a minimizzare le emissioni sonore prodotte dall’infrastruttura stessa e i correlati effetti a carico delle popolazioni esposte. Il Chimico Italiano 9 DAI CONSIGLIERI 3. I piani d’azione Un’altra categoria di strumenti pianificatori sono i “piani d’azione” introdotti nel nostro ordinamento dal Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 194, di recepimento della direttiva 2002/49/CE. I piani d’azione sono strumenti di intervento destinati a ridurre le emissioni sonore nelle aree caratterizzate da elevati livelli di rumorosità ambientale, ovvero per conservare la qualità acustica nelle aree dove essa risulta “buona”. Le loro finalità non sono dissimili da quelle previste dagli analoghi strumenti introdotti dalla Legge 447/95, anche se il contesto degli elementi da prendere in considerazione è più ampio di quello previsto per le precedenti pianificazioni. I piani d’azione, infatti, recepiscono e aggiornano sia i piani di contenimento e di abbattimento del rumore prodotto dai servizi pubblici di trasporto che i piani comunali di risanamento acustico. In particolare, nella redazione dei piani d’azione, occorre tenere conto dei seguenti elementi: • del contesto territoriale di riferimento; • delle principali infrastrutture di trasporto (assi stradali, ferroviari e aeroporti); • dei risultati della mappatura acustica; • del numero stimato di persone esposte al rumore e delle aree critiche; • delle misure antirumore; • della stima della riduzione del numero di persone esposte. La descrizione del contesto territoriale di riferimento deve tenere conto dello sviluppo urbano, della superficie e del numero di abitanti interessati, delle principali infrastrutture di trasporto presenti, delle aree industriali e delle altre sorgenti di rumore significative. Per gli assi stradali bisogna considerare solo quelli sui quali transitano più di 3 milioni di veicoli all’anno. Per ognuno di essi occorre indicare, oltre al nome della strada, i comuni attraversati, la sua lunghezza e la stima del traffico medio annuo e ogni altro elemento ritenuto utile a caratterizzarla sotto il profilo acustico. La descrizione degli assi ferroviari principali deve riguardare solo quelli sui quali circolano oltre 30.000 convogli all'anno e deve contenere almeno: il nome e lunghezza dell’infrastruttura ferroviaria, i comuni attraversati dalla strada ferrata e la stima annua del numero di convogli che transitano su di essa. Nel caso degli aeroporti principali (cioè, quelli con oltre 50.000 movimenti per anno) vanno forniti i dati relativi alle dimensioni e alle loro ubicazioni rispetto all’agglomerato urbano, le distanze dalle aree urbane dei comuni limitrofi, i numeri distintivi del traffico aereo, ecc.. Con l’ausilio di mappe e tabelle occorre anche evidenziare i risultati della mappatura acustica, con particolare riferimento agli elementi principali della caratterizzazione acustica dell’agglomerato in esame. In uno ai livelli sonori, occorre anche precisare i descrittori acustici impiegati e le modalità di rilevamento impiegate. In considerazione delle ricadute delle emissioni rumorose sulla salute della popolazione residente, occorre tenere 10 Il Chimico Italiano conto del numero di persone esposte al rumore e la individuazione delle aree critiche nelle quali bisogna conseguire un miglioramento delle situazione acustica. Nell’attività di pianificazione devono trovare adeguata considerazione tutte le misure antirumore che per la loro natura contribuiscono al miglioramento della situazione acustica nelle aree critiche e a ridurre il numero di persone esposte. Le stesse misure devono essere distinte tra quelle già in essere da quelle in via di preparazione e da quelle pianificate per i successivi cinque anni. Devono trovare adeguata considerazione anche le pianificazioni in materia di traffico e quelle di rilevanza territoriale, gli accorgimenti tecnici sulle sorgenti sonore, il ricorso a sorgenti più silenziose, gli accorgimenti per la riduzione della trasmissione del rumore, le misure di regolamentazione delle attività rumorose, oltre alle misure economiche e altri incentivi che possono contribuire all’abbassamento dei livelli sonori. Attraverso idonee metodologie occorre stimare l’efficacia del piano in termini di numero di persone che “beneficieranno” degli interventi di protezione acustica, insieme agli indicatori prescelti per l’esecuzione delle verifiche. Poiché il contenimento del rumore ambientale dipende in gran parte dall’adeguatezza e dall’efficacia delle misure antirumore, è evidente come i piani d’azione giochino un ruolo importantissimo per garantire la qualità acustica di un agglomerato urbano. Ne consegue che per massimizzare l’efficacia dei predetti piani occorre procedere ad un’attenta selezione delle misure da inserire negli stessi, partendo da un’accurata analisi della realtà territoriale di riferimento e delle mappe acustiche relative alle situazioni di rumore presenti in una determinata zona. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO [1] Legge 26 ottobre 1995, n. 447: “Legge quadro sul-l’inquinamento acustico”. Gazzetta Ufficiale 30 ottobre 1995, Supplemento Ordinario n. 254; [2] Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1998: “Atto di indirizzo e coordinamento recante cri-teri generali per l’esercizio dell’attività del tecnico compe-tente in acustica, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera b), e dell’art. 2, commi 6, 7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 «Legge quadro sull’inquinamento acustico»”. Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 120 del 26 maggio 1998; [3] Vetere L.: “Il tecnico competente in acustica am-bientale: campo di attività e modalità di riconoscimento della nuova figura professionale”. Diritto e Gestione dell’ambiente, n.1, 2003, 157-171; [4] Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997: “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”. Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 280 del 1° dicembre 1997. n. 3 mag/giu 2011 DAI CONSIGLIERI Sistri: si comincia da settembre con le grandi imprese Fernando Maurizi E cco il comunicato del Ministero dell’Ambiente: “Una intesa per rimodulare l’entrata in funzione del Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi è stato raggiunto ieri a tarda sera fra il Ministero dell’Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali Confindustria e Rete Imprese. L’accordo recepisce le esigenze evidenziate nelle ultime settimane dagli operatori del settore ribadendo il valore del Sistri quale importante strumento di legalità e trasparenza nel delicato campo dei rifiuti. Abbiamo cercato e trovato una soluzione condivisa – afferma il Ministro Stefania Prestigiacomo – nel comune intento di mettere in campo un sistema capace di coniugare trasparenza, semplificazione amministrativa, tutela della legalità. Un sistema che è stato pensato per agevolare il lavoro delle imprese non certo per complicarlo. Credo che la rimodulazione in chiave di progressività dell’entrata in vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche”. Secondo l’intesa raggiunta Il Sistri entrerà in vigore: • il 1° settembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano più di 500 dipendenti, per gli impianti di smaltimento, incenerimento, etc. (circa 5.000) e per i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui superiori alle 3.000 tonnellate (circa 10.000); • il 1° ottobre 2011 produttori di rifiuti che abbiano da 250 a 500 dipendenti e “Comuni, Enti ed Imprese che gestiscono i rifiuti urbani della Regione Campania”; • il 1° novembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 50 a 249 dipendenti; • il 1° dicembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 10 a 49 dipendenti e i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui fino a 3.000 tonnellate (circa 10.000); • il 1° gennaio 2012 per produttori di rifiuti pericolosi che abbiano fino a 10 dipendenti. Sono inoltre previste procedure di salvaguardia in caso di rallentamenti del sistema ed una attenuazione delle sanzioni nella prima fase dell’operatività del sistema. Segretario del Consiglio Nazionale dei Chimici - EurChem - libero professionista nei settori dell’ambiente, della sicurezza, dell’igiene degli alimenti e della qualità. Fernando Maurizi Una descrizione delle ultime innovazioni apportate in sede ministeriale al Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti e delle ulteriori proroghe per l’entrata in funzione CRONISTORIA D opo che in data 5 maggio c.a., il Tar Lazio dichiarava la non procedibilità della causa intentata da sette società informatiche contro il DM 17 dicembre 2009 e contro la adottata procedura segreta di affidamento del Sistri, ed il conseguente avvenuto accordo transattivo tra il MinAmbiente, e le stesse società ricorrenti, che depositavano presso il Tar una “dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse, e nonostante le numerose iniziative intraprese da parte di molte associazioni di categoria per chiedere il rinvio dell’entrata in vigore del SISTRI tra cui Rete Imprese Italia, Confindustria, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confai, con DM 18 febbraio 2011, n. 52, noto come “Testo unico Sistri” la dead line prevista per l’entrata in funzione del Sistri era stata confermata per il 1 giugno n. 3 mag/giu 2011 2011 mentre veniva prorogato al 30 aprile il termine ultimo per il versamento dei contributi annuali dovuti. Da sottolineare il fatto che l’art. 7, comma 3 rinviava, in maniera definitiva, al 30 aprile 2011 la scadenza per il pagamento del contributo annuale ma con un piccolo sfasamento di data per il contributo dovuto per l’anno in corso: ciò a causa del fatto che le previste sanzioni sarebbero entrate in vigore a partire dal 1 giugno 2011 e quindi non avrebbero potuto riguardare i ritardati pagamenti dell’anno in corso. Trattavasi tuttavia di un provvedimento che appariva nato già vecchio, in quanto trascorsi circa tre mesi tra la data della sua stesura a quella della sua pubblicazione, periodo nel quale si è assistito, peraltro, ad una frenetica attività di aggiornamento del sistema: software, procedure e Il Chimico Italiano 11 DAI CONSIGLIERI relativi manuali tra cui, da ultimo, quello del manuale operativo (ed. 2.4) aggiornato con le istruzioni per la gestione dei veicoli fuori uso. Ciò dava già a suo tempo fondati motivi di ritenere che il provvedimento non avrebbe messo la parola fine alla annosa problematica e che altre e ben più significative modifiche avrebbero coinvolto il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, con le prevedibili ricadute di carattere sia operativo che economico sugli operatori di settore. Altra novità significativa del DM in parola, ma che potrebbe lasciare quantomeno perplessi, è sicuramente quella introdotta con l’art. 18, comma 4, che, disponendo che la copia cartacea della Scheda SISTRI accompagnante il trasporto dei rifiuti, deve essere “firmata elettronicamente dal produttore dei rifiuti e dall’impresa di trasporto degli stessi”, ha abrogato la precedente prescrizione che stabiliva che detta copia dovesse invece essere “sottoscritta dal produttore e dal trasportatore dei rifiuti”. …………………….omissis……………………… ……………….. “Durante il trasporto i rifiuti sono accompagnati dalla copia cartacea della Scheda SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE relativa ai rifiuti movimentati, stampata dal produttore dei rifiuti al momento della presa in carico dei rifiuti da parte del conducente dell’impresa di trasporto. Tale copia, firmata elettronicamente dal produttore dei rifiuti e dall’impresa di trasporto dei rifiuti, costituisce documentazione equipollente alla scheda di trasporto di cui all’articolo 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, ed al decreto interministeriale 30 giugno 2009, n. 554. Ove necessario sulla base della normativa vigente, i rifiuti sono accompagnati da copia del certificato analitico che ne identifica le caratteristiche, che il produttore dei rifiuti allega in formato «pdf», portable document format, alla Scheda SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE”. Il che implica che, in caso di controllo durante il trasporto, avrà validità la sola firma elettronica, il che non consentirà all’autorità preposta, l’identificazione univoca del conducente. Altro aspetto importante è quanto disposto all’art. 9, comma 2: 1. …………………………………omissis…………… ……………….. ………………………….. 2. Al fine di consentire la consultazione della Scheda SISTRI - AREA REGISTRO CRONOLOGICO e delle singole Schede SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE, i dispositivi USB sono tenuti presso l’unità o la sede dell’ente o impresa per la quale sono stati rilasciati e sono resi disponibili in qualunque momento all’autorità di controllo che ne faccia richiesta. È poi da evidenziare quanto riportato nell’ultima versione del “Manuale operativo SISTRI” (ed. 2.4 del 26/04/2011: questa nel punto 2.3.2 (Responsabilità sulla veridicità dei dati inseriti e custodia dei dispositivi USB ) espressamente recita: “Laddove il luogo di custodia dei dispositivi USB non si trovi presso la sede legale dell’impresa 12 Il Chimico Italiano oppure presso una delle unità locali iscritte al Sistri, il “Dispositivo USB” potrà essere tenuto presso altra sede, previa comunicazione a Sistri della predetta circostanza, fermo restando il disposto dell’art. 3, comma 11, del D.M. 17 dicembre 2009, in base al quale i dispositivi USB sono resi disponibili in qualunque momento all’autorità di controllo che ne faccia richiesta”. Il che lascia supporre che il Manuale operativo (che come noto è un documento on line) preveda possibilità e procedure che tuttavia non vengono evidenziate nel nuovo DM e pertanto, ricordando che quanto riportato sul portale SISTRI non cha carattere di ufficialità come la GURI, ci si potrebbero attendere nuove modifiche al DM o al citato manuale o, diversamente, possibili obiezioni di carattere giuridico. Nel frattempo sul portale del SISTRI, attraverso il comunicato “Conctat Center” è stato dato avviso degli orari e delle modalità di assistenza del Center medesimo, che, per inciso “sarà a disposizione, in via prioritaria per la soluzione di tutte le problematiche relative a quelle Aziende e Associazioni che necessariamente dovranno iniziare ad utilizzare il Sistema a partire 1 giugno 2011. Nella fascia oraria dalle 8:30 alle 17:30 il Contact Center sarà disponibile per risolvere tutte le problematiche volte a garantire l’operatività delle Aziende (problemi di accesso, rigenerazione dispositivi USB, recupero delle credenziali, ecc.) mentre nella fascia dalle 17:30 alle 19:30 per l’aggiornamento della pratica. A seguire, saranno trattate le problematiche degli utenti che utilizzeranno successivamente il SISTRI. Si prega pertanto di valutare attentamente le Vostre necessità prima di chiamare il Contact Center e nello stesso tempo si raccomanda a tutte le Aziende di prepararsi all’utilizzo del Sistema SISTRI consultando la documentazione disponibile Portale www.sistri.it nell’area Documenti. Tutte le richieste di chiarimento relative alla normativa ed alle procedure devono esser inviate per e-mail alla casella [email protected]” IL RINVIO DI SISTRI. IL DM 26 MAGGIO 2011 Fortunatamente dopo le numerose richieste pervenute dalla maggior parte delle Associazioni di Categoria, e a fronte dell’intesa raggiunta con le principali organizzazioni imprenditoriali, il miniambiente ha emanato il DM 26 maggio 2011 con il quale ha disposto un’ulteriore proroga per l’avvio del Sistri, avvio che decorrerà gradualmente per i soggetti coinvolti secondo una scaletta temporale che va dal 1 settembre 2011 al 2 gennaio 2012 declinando i relativi obblighi sulla base della natura dei soggetti obbligati, delle dimensioni delle imprese coinvolte, della qualità e quantità dei rifiuti gestiti. Il decreto, entrato in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione in GURI e cioè il 30 maggio 2011, prevede, in dettaglio, che SISTRI entri in vigore: • dal 1 settembre 2011 per i produttori di rifiuti con più di 500 dipendenti, per gli impianti di smaltimento e re- n. 3 mag/giu 2011 DAI CONSIGLIERI cupero e per i trasportatori autorizzati a trasportare più di 3mila tonnellate di rifiuti all’anno; • dal 1 ottobre 2011 per i produttori di rifiuti che hanno tra i 250 e i 500 dipendenti, i Comuni e le imprese che gestiscono i rifiuti urbani in Campania; • dal 2 novembre 2011 per i produttori di rifiuti che hanno tra 50 e 249 dipendenti; • dal 1 dicembre 2011 per i produttori di rifiuti che hanno tra 10 e 49 dipendenti e i trasportatori autorizzati a trasportare fino a 3mila tonnellate di rifiuti all’anno; • dal 2 gennaio 2012 per i produttori di rifiuti pericolosi che hanno fino a 10 dipendenti. Nell’intesa raggiunta con le citate organizzazioni, e preliminarmente all’emanazione del DM, il ministero aveva già sottolineato la volontà di venire incontro alle esigenze di tutti gli operatori del settore nelle ultime settimane antecedenti la precedente stabilita dead line, ma aveva, con l’occasione, ribadito ancora una volta l’estremo valore attribuibile al Sistri quale fondamentale strumento di legalità e trasparenza nel delicatissimo campo della gestione dei rifiuti: “Abbiamo cercato e trovato una soluzione condivisa – nel comune intento di mettere in campo un sistema capace di coniugare trasparenza, semplificazione amministrativa, tutela della legalità. Un sistema che è stato pensato per agevolare il lavoro delle imprese non certo per complicarlo. Credo che la rimodulazione in chiave di progressività dell’entrata in vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche”. IL REGIME SANZIONATORIO E POSSIBILI CONSIDERAZIONI Nella proroga antecedente quella disposta dal DM in parola, si era subito diffusa una interpretazione secondo la quale, nelle more della entrata in vigore delle nuove sanzioni, si sarebbe creato un “vuoto legislativo” all’interno del regime sanzionatorio e che pertanto, fino al 1 giugno 2011, non sarebbe stato possibile sanzionare chi fosse stato colto a trasportare rifiuti senza FIR o con FIR non conforme. Pur non essendo tale opinione condivisa da tutti, e nonostante lo stesso Ministero avesse sostenuto, durante un intervista televisiva, come non vi fosse alcun vuoto legislativo e che dovevano continuare pertanto ad applicarsi le sanzioni già in essere, tale opinione ha creato in molti casi non pochi problemi agli stessi organi di vigilanza alcuni dei quali, nell’incertezza, hanno preferito non sanzionare. Con il D.M. 26 maggio 2011 la questione appare oggi completamente risolta in quanto la ulteriore concessa proroga fa si che, fino allo scadere dei nuovi termini, differiti ora come già detto per categorie di soggetti, i soggetti obbligati debbano continuare ad operare il base al doppio regime documentale, che prevede, accanto all’adempimento dei rispettivi obblighi previsti da Sistri (dispositivi USB, black-box, Schede Sistri – Area Registro cronologico ed Area movimentazione e trasporto accompagnato da copia della n. 3 mag/giu 2011 Scheda Sistri – Area movimentazione), durante il periodo transitorio, l’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico e dei FIR. Ciò è peraltro pienamente chiarito nel primo e secondo “Considerato” del DM in parola: “Considerato che dal 1 ottobre 2010 i soggetti di cui agli articoli 1 e 2 del DM 17.12.2009 e successive modifiche e integrazioni, a cui sono stati consegnati i dispositivi, sono comunque obbligati ad operare nel rispetto del predetto decreto”; “Considerato che l’articolo 28, comma 2, del DM del 18 febbraio 2011, n. 52, prevede l’obbligo per i soggetti di cui agli articoli 3, 4 e 5 del medesimo decreto di adempiere, fino al 31 maggio 2011, anche agli obblighi previsti dagli articoli 190 e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”; A riprova va ricordato che ai sensi dell’art. 16, comma 2, del Dlgs. 205/2010 che, recependo la Direttiva 2008/98/CE ha altresì inserito le “disposizioni Sistri” nel Dlgs. n. 152/06, le norme che ridisegnano gli artt. In materia di registri e FIR (188, 189, 190 e 193) del Dlgs. n. 152/2006 “entrano in vigore a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine di cui all’articolo 12, comma 2 del D.M. 17.12.2009” e pertanto, fino allo scadere dei nuovi termini di proroga fissati dal DM in parola per la tenuta del registro di carico e scarico e del FIR, faranno testo ancora le “precedenti” disposizioni del TUA, così come anche le relative sanzioni previste per inadempienza. RIFERIMENTI • Dlgs. n° 152 del 03/04/2006 - Norme in materia ambientale. • Decreto Ministeriale del 17/12/2009 - Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi dell’articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell’articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009. Direttiva 2008/98/CE Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive • Dlgs. n. 205 del 03/12/2010 - Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. • DM 18 febbraio 2011, n. 52, - Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti ai sensi dell’articolo 189 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e dell’articolo 14 bis del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n.102. • Manuale operativo Sistri (vers. 2.4 del 26/04/2011). • Decreto Ministeriale 26 maggio 2011- Proroga del termine di cui all’articolo 12, comma 2, del decreto 17 dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Il Chimico Italiano 13 PARI OPPORTUNITÀ Pari opportunità: finanziamenti per conciliare vita e lavoro I l finanziamento alle aziende di progetti per conciliare vita e lavoro è stato fra gli argomenti affrontati nel corso della sessione dedicata alle pari opportunità, nell’ambito del XV Congresso Nazionale dei Chimici, svoltosi a Frascati dal 16 al 18 giugno scorsi. Dopo un lungo periodo, infatti, sono stati stanziati nuovi fondi per i finanziamenti alle misure in favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in applicazione dell’art. 9 della legge 8 marzo 2000 n. 53. L’obiettivo è quello di incentivare e promuovere iniziative per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, dal baby sitting al telelavoro al parttime. Tra le possibilità previste dal bando, anche interventi per agevolare il rientro dei genitori dopo il congedo di maternità o paternità, sostegno alla genitorialità, telelavoro, part-time reversibile, banca delle ore, flessibilità sui turni, orario concentrato. L’avviso di finanziamento, reperibile sul sito www.politichefamiglia.it, contenente le regole e la modulistica per la presentazione dei progetti, è stato pubblicato il 20 maggio 2011 ed è relativo all’anno 2011. Le risorse disponibili sono destinate per il 90% al finanziamento delle tipologie di progetto previste all'articolo 9, comma 1, della legge, cioè a progetti per la flessibilità, il reinserimento e gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti. Questa linea di finanziamento è aperta a datori di lavoro privati che esercitano attività di impresa, anche in forma collettiva (società), nonché i consorzi, i gruppi di imprese e le associazioni di imprese, ivi comprese quelle temporanee, costituite o costituende, anche ove prevedano la partecipazione di enti locali cofinanziatori, altri datori di lavoro privati non esercenti attività di Impresa, a condizione che Piera Casale, Francesca Intravaia, Gabriella Mortera, Clelia Scarano, Valenti Raffaella Termini e modalità di presentazione Due le scadenze per presentare i progetti: 13 luglio e 28 ottobre 2011. La domanda di finanziamento deve essere compilata ed inviata per via telematica al Dipartimento per le politiche della famiglia utilizzando la piattaforma informatica presente sul sito www.conciliazione.politichefamiglia.it. Sullo stesso sito è presente una procedura guidata per la presentazione delle domande on line. Per maggiori informazioni sulle modalità di presentazione dei progetti è possibile contattare le consigliere di parità provinciali e regionali. Al fine di valutare l’attivazione di iniziative collettive di informazione, consulenza e sostegno alla progettazione, è opportuno, da parte degli interessati, darne comunicazione alla CPO-CNC per il tramite della segreteria ([email protected]). XV Congresso Nazionale, pari opportunità. Politiche di conciliazione: strumenti legislativi e giuridici N ell’ambito del XV Congresso Nazionale dei Chimici, svoltosi a Roma, Frascati dal 16 al 18 giugno scorsi, si è svolto in sessione parallela un incontro formativo in materia di pari opportunità. All'incontro, avvenuto alla autorevole presenza della Dr.ssa Alida Castelli, consigliera di parità della Regione 14 risultino iscritti in pubblici registri o aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e le aziende ospedaliere universitarie. Il restante 10% è relativo ai progetti di cui all’articolo 9, comma 3, cioè a progetti di sostituzione o collaborazione in favore di soggetti autonomi. Possono presentare progetti in tal senso: i liberi professionisti ed i lavoratori autonomi, ivi compresi i lavoratori a progetto, i titolari di impresa individuale o collettiva. Gli Ordini professionali possono svolgere un ruolo attivo nella presentazione dei progetti per quanto riguarda in particolare progetti di collaborazione e/o sostituzione attraverso la stesura di appositi protocolli di intesa volti a favorire l’adozione di misure di conciliazione. Il Chimico Italiano Lazio, hanno partecipato i componenti della relativa commissione consiliare ed i referenti territoriali in rappresentanza di diversi Ordini. Sono intervenute inoltre le rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Agronomi e Forestali e del Consiglio Nazionale dei Geologi. n. 3 mag/giu 2011 PARI OPPORTUNITÀ Preliminarmente hanno preso la parola le componenti della Commissione Pari Opportunità presso il CNC che hanno introdotto oltre che sugli obiettivi dell’incontro, anche sulle attività svolte e le nuove proposte, tra cui l’ esigenza di creare una rete attiva di referenti. La Dr.ssa Alida Castelli ha illustrato il ruolo delle Consigliere di Parità a diverso livello, nazionale e locale (regionale e provinciale), avendo riguardo anche alla maggiore o minore operatività dei relativi uffici in funzione dei fondi destinati di anno in anno dalle pubbliche amministrazioni. Particolare attenzione è stata posta, in premessa, sull'art. 5 della Costituzione, come modificato nel 2003 dalla legge costituzionale n.1 del 3/05/2003, che così recita “ … ..La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. In tale contesto devono pertanto essere inquadrate le azioni positive per garantire la uguaglianza di genere. Di conseguenza, le scelte e le politiche ai diversi livelli devono tenere conto del “mainstreaming di genere”, cioè necessitano di una valutazione secondo un'ottica di genere. Per mainstreaming si intende infatti l’integrazione sistematica delle situazioni, delle priorità e dei bisogni rispettivi delle donne e degli uomini in tutte le politiche. La finalità è quella di mobilitare e sensibilizzare tutte le politiche e le misure d’ordine generale affinché si raggiunga la parità tenendo conto degli effetti all’atto della loro pianificazione e attuazione. Lo stesso Codice delle Pari Opportunità D.Lgs. 198 del 11/04/2006, testo unico in materia, integrato anche in recepimento di apposite direttive europee, dispone che la valutazione dell'impatto di genere è obbligatoria in tutte le scelte, a diversi livelli ( politica, rappresentanza, lavoro ecc...). In tale ottica può pertanto essere inquadrato il progetto sugli studi di settore, già illustrato nella parte introduttiva. Potrebbe infatti essere avanzata ad esempio l'ipotesi di ricorso alla Corte Costituzionale per incostituzionalità della norma finanziaria sugli studi di settore stessi, in quanto per le lavoratrici autonome l'applicazione della stessa non tiene conto di un approccio di genere che valuti il ricavo in termini di esigenze legate alla maternità ed al tempo necessario alla cura della famiglia in determinate condizioni. Fra i temi affrontati, inoltre: ATA IC IF T R E C A IC N O R T T LE E TA POS P.E.C. Il Consiglio Nazionale dei Chimici offre a tutti gli iscritti all’Albo la possibilità di richiedere, gratuitamente, l’assegnazione di una casella di posta elettronica certificata. Il modulo di richiesta della PEC è reperibile sul sito www.chimici.it alla sezione “Servizi agli iscritti”, “Posta elettronica certificata”, “richiedere la PEC”. Ricordiamo a tutti gli iscritti che il cosiddetto Decreto “anti-crisi”, DL 28.11.2008 n. 185, prevede l’obbligo per tutti gli iscritti all’Albo, anche coloro che non esercitano la professione ma sono regolarmente iscritti, di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata. n. 3 mag/giu 2011 Il Chimico Italiano 15 PARI OPPORTUNITÀ • Valutazione del risultato ed obiettivi raggiunti dalle donne nel mondo del lavoro rispetto al tempo reale di lavoro legato alla presenza; • Statistiche sul numero delle donne impegnate nel mondo del lavoro che pongono l'Italia negli ultimi posti fra i paesi europei; • Competenze di genere; • Rappresentanza nelle cariche istituzionali; • Quote di genere quale strumento necessario al raggiungimento di una reale rappresentanza; • Conciliazione e condivisione, tenuto conto che l'Italia è agli ultimi posti nella classifica dei paesi europei per politiche ed azioni per la cura dei figli; • Necessità della acquisizione e valutazione di dati statistici divisi per genere, necessari per la programmazione al fine del mainstreaming di genere ; • Bando di finanziamento 2011 per la presentazione dei progetti ai sensi dell'art. 9 della legge n. 53/2003, destinati sia a personale dipendente (90%) che a lavoratori autonomi (10%); • Allineamento conoscenze e buone pratiche per fare crescere una rete. Dopo un partecipato dibattito si è pervenuti alle seguenti conclusioni: 16 Il Chimico Italiano • Considerata la presenza all'incontro di rappresentanti dei Consigli Nazionali di Agronomi, Forestali e Geologi; Ordini presenti con i chimici ed attuari nella cassa di previdenza EPAP, ci si propone di inviare a tali Consigli Nazionali, per il tramite delle referenti presenti all’incontro, il progetto a sostegno della maternità per le libere professioniste. Ciò per la necessaria condivisione a sostegno della conseguente approvazione da parte della Cassa di Previdenza medesima. • Investire l'Ufficio legale del CNC sulla tematica “ Studi di settore” per le libere professioniste al fine di valutare la opportunità di avviare iniziative legali rispetto alla conformità della legge finanziaria di riferimento ad un approccio di genere , come previsto dall'art. 51 della Costituzione e dal Testo Unico sulle Pari Opportunità D.Lgs. 198 del 11/04/2006. • Fare circolare fra gli iscritti le informazioni sul bando di finanziamento 2011 per progetti di conciliazione (art. 9 legge 53/2000), per la necessaria adesione. Ciò anche al fine di valutare la opportunità di supporto delle necessarie azioni di formazione e progettazione da parte di un unico soggetto competente in materia. Si avanza l'ipotesi che tale iniziativa potrebbe essere intrapresa anche in raccordo con gli altri Ordini aderenti all'EPAP. • Proseguire il percorso formativo avviato. n. 3 mag/giu 2011 DAGLI ISCRITTI Le piante: il chimico “verde” al servizio dell’ambiente L o studio dell’impatto sull’ecosistema dell’immissione di sostanze inquinanti ha incrementato l’interesse per la realizzazione di metodi analitici affidabili, sensibili, accurati, economici, possibilmente automatici e continui, utilizzabili anche per misure in situ, per la determinazione di queste sostanze. L’applicazione al campo ambientale ha determinato l’utilizzazione di bioindicatori costituiti di sistemi biologici vegetali capaci di fornire informazioni sulla concentrazione nell’ambiente di inquinanti, attraverso modificazioni di caratteristiche fisiologiche come: la velocità di crescita, la capacità respiratoria e fotosintetica, la variazione del metabolismo e dell’attività enzimatica. Le piante offrono notevoli possibilità come bioindicatori, perché hanno notevoli scambi gassosi con l’ambiente. Inoltre, avendo una minore complessità di sistemi di difesa, presentano una sensibilità maggiore nei confronti di molte sostanze inquinanti. I bioindicatori vegetali sono sufficientemente affidabili ed economici, permettono quindi l’allestimento di reti di biomonitoraggio capillari e consentono un’adeguata mappatura del territorio relativamente alle specie chimiche tossiche, inoltre forniscono informazioni sulla biodisponibilità dell’inquinante: ad esempio l’Elodea densa propagandosi rapidamente nel territorio, si rileva particolarmente adatta a questo fine. Fra le classi di inquinanti più ubiquitori e concentrati di certo ci sono i metalli pesanti. Per “metalli pesanti” di intendono gli elementi di transizione caratterizzati da una densità maggiore di 7,0 g/cm3. Per quanto concerne la provenienza dei metalli pesanti essa può essere esogena, causata da attività umane, o endogena, quando i metalli sono rilasciati dal substrato pedogenetico, in quest’ultimo caso i metalli sono denominati: “inquinanti geochimici”. La contaminazione esogena è dovuta a processi industriali come la vulcanizzazione, la concia, la galvanizzazione, la fusione di metalli, i quali producono fumi e scorie contenenti Zn, Cu, Pb, Cr, Ni, Cd, Hg. I metalli si accumulano nel suolo, ad elevate concentrazioni, in pochi anni, Attività civili come: impianti di riscaldamento, inceneritori, traffico motorizzato (combustione di carburanti, consumo di lubrificanti e pneumatici), liberano nell’ambiente Pb, Cd, Zn. L’agricoltura, mediante l’uso di antiparassitari, incrementa l’inquinamento da Cu, Hg, Mn, Pb, Zn; inoltre i processi industriali per la sintesi di fertilizzanti come i perfosfati, liberano nel suolo: Cd, Co Cr, Cu, Mn, Mo, Ni, Pb, Zn. La reattività di questi metalli, il potere inquinante e la tossicità per gli organismi sono determinate dalle seguenti proprietà: 1) la possibilità di assumere diversi stati di ossidazione e di conseguenza di formare composti intermedi; 2) le proprietà catalitiche; 3) la capacità di formare complessi utilizzando gli orbitali di incompleti; 4) la tendenza a dar origine a composti non stechiometrici con i solidi ionici; 5) l’elevata affinità per il gruppo SH (reazione acido-base di Lewis). n. 3 mag/giu 2011 Le costanti di instabilità dei complessi formati dal metallo sono correlate al suo grado di tossicità: i metalli che hanno una tendenza maggiore a formare complessi con molecole organiche, hanno una capacità più elevata nel danneggiare le membrane biologiche. All’interno della cellula, tali metalli, inibiscono l’attività di alcuni enzimi, legandosi ai gruppi tiolici, carbossilici e amminici degli amminoacidi; in presenza di gruppi tiolici e di ossigeno, Cu, Co, Mn, Ni, inducono la formazione di radicali liberi e di ioni superossido, che producono dannose perossidazioni. Inoltre, il DNA risulta essere un bersaglio primario per i numerosi siti di interazione che presenta: infatti sono stati riscontrati, tra gli effetti biologici indotti dai metalli, l’azione mutagena, rilevabile attraverso anomalie cromosomiche e l’attività cancerogena. I meccanismi con cui le piante captano i metalli pesanti sono: mediante secrezione radicale dei fitosiderofori e di metalloriduttasi e mediante estrusione di protoni. Il metallo, legato a peptidi e acidi, entra nella corrente xilematica e floematica. Nel citosol i metalli, inducono sintesi di fitochelatine, di metallotineine, di proteine ad alto peso molecolare da stress del tipo delle heat shock proteins. Le simbiosi batteriche e micorriziche incrementano questi processi. Le piante metallofite si distinguono in: “indicatrici”, nel caso in cui si riscontra un’uguale concentrazione di metallo nel suolo e nella pianta; “escluditrici” quando il metallo + più concentrato nelle radici rispetto al suolo; “accumulatrici” quando il metallo è più concentrato nelle parti aeree rispetto alle radici e al suolo. Le ipotesi che possono derivare per un meccanismo di detossificazione sono per i metalli, una possibile compartimentalizzazione nel vacuolo in forma di complessi con acidi organici come malato, citrato o con peptidi ricchi di gruppi tiolici (glutamil-cisteinil-glicine o fitochelatine). Nel caso invece di inquinamenti organici la captazione da parte delle piante è in relazione con il loro coefficiente di ripartizione ottanolo-acqua: composti con logKow>1,8, più idrofobici, attraversano le membrane lipidiche radicali, ma alcune sostanze eccessivamente idrofobiche non entrano nello xilema. Le sostanze meno idrofobiche, logKow<1,8, non penetrano nelle radici. Un modello concettuale di detossificazione, per composti aromatici come l’acido 2,4-diclorofenossiacetico e il pentaclorofenolo, prevede la captazione per traspirazione dello xenobiotico, reazioni di ossidazione, riduzione, idrolisi, la coniugazione con composti come il D-glucosio, il glutatione, aminoacidi o acido malonico. Infine l’inquinante viene compartimentalizzato nel vacuolo, o incluso nel materiale che costituisce la parete cellulare o nella lignina. Captando questi inquinanti le piante finiscono per “sentirli” reagendo ad essi e su questo, come si diceva all’inizio, si basano i processi di bioindicazione. Dai bioindicatori la tecnologia ha derivato i biosensori con esiti e finalità più quantitativi rispetto a quelli più qualitativi dei bioindicatori. Il Chimico Italiano Luigi Campanella Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Chimica Industriale dal 1981 al 1983 Direttore del Dipartimento di Chimica dal 1983 al 1986 Dal 1988 al 1994 Preside della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università “La Sapienza” di Roma. Professore Ordinario di “Chimica Analitica” dall’a.a. 1980/81 all’a.a. 2002-2003 e di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali successivamente a tale data. Presidente dell’Ordine dei Chimici di Roma 2005-2009 Presidente della Società Chimica Italiana dal 2008. 17 DAGLI ISCRITTI I biosensori sono dispositivi costituiti di un trasduttore associato ad un catalizzatore biologico. Originariamente si tendeva ad usare un enzima purificato, recentemente si cercano nuovi materiali biocatalitici da associare a elettrodi ionoselettivi e a diffusione gassosa: piante, microrganismi, tessuti animali o vegetali. I vantaggi principali sono tempi di vita maggiori, bassi costi, una maggiore attività catalitica. Il regno vegetale è una fonte particolarmente ricca e varia di eventuale materiale biocatalitico, non solo per la varietà delle specie, ma anche perché le strutture specializzate per la crescita, la riproduzione, il deposito di nutrienti, recano un’attività biocatalitica altamente selettiva, concentrata e stabile. Durante la messa a punto del biosensore è necessario verificare se i processi metabolici sono rapidi, sensibili, selettivi. Un ulteriore impiego dei vegetali quasi un’applicazione virtuosa dell’interazione “viziosa” fra sistemi vegetali e inquinanti, è costituito dal recupero ambientale di ecosistemi Marco Rocchetti1,2 Angelo Montenero1 Barriera senza barriere, il salto di qualità dei biopolimeri INTRODUZIONE A. Montenero 1 2 Dipartimento Chimica Generale, Inorganica, Analitica e Chimica Fisica (GIAF) e Centro Interdipartimentale Packaging (CIPACK) - Università di Parma. PSP Progetti Sistemi Packaging - Dipartimento Chimica Generale, Inorganica, Analitica e Chimica Fisica (GIAF) e Centro Interdipartimentale Packaging(CIPACK)- Università di Parma. 18 inquinati, secondo il concetto di phytoremediation, la cui applicazione si sta notevolmente diffondendo per la maggiore economicità, efficacia, la versatilità dovuta alla capacità di differenti specie di accumulare vari inquinanti anche presenti contemporaneamente, con un positivo impatto ambientale; le piante sono comunque indispensabili per la produzione di biomassa ed energia. Quest’ultimo impiego, proposto da Cunningham nel 1995, può essere esteso alla decontaminazione di acque di scarico industriali. La phytoremediation presenta diversi vantaggi: il basso costo, almeno il 25% in meno rispetto alla rimozione del terreno contaminato ed al suo stoccaggio in apposite discariche, la versatilità dovuta alla disponibilità di diverse specie vegetali accumulatrici di diversi inquinanti anche contemporaneamente presenti, il positivo impatto ambientale dato dal recupero paesaggistico del sito decontaminato. I “biopolimeri” costituiscono una vasta e interessante classe di materiali che potrebbero sostituire i tradizionali materiali plastici derivanti dalla petrolchimica in molteplici applicazioni, con enormi ed indiscutibili vantaggi di carattere ambientale. Peraltro, il loro impiego è oggi limitato dalla non competitività economica, dovuta essenzialmente alla ridotta produzione ed al fatto che possono risultare poco performanti, se confrontati con i tradizionali materiali plastici, rispetto ad alcuni requisiti fondamentali che un imballo deve avere (es. proprietà di barriera ai gas: O2, CO2). Uno dei principali problemi che affligge il mondo degli imballaggi è la conservazione di alcune tipologie di prodotti nel tempo ed alle diverse condizioni di conservazione. Nei settori alimentare, farmaceutico e cosmetico ogni prodotto è, in diversa misura, sensibile ai gas (ossigeno ed anidride carbonica), al vapor d’acqua (umidità) e alla luce. L’incontrollata esposizione a questi fattori ne altera le caratteristiche chimiche, funzionali ed organolettiche, compromettendone la vita utile. Il nostro lavoro si è incentrato sullo studio della permeabilità ai gas; di fondamentale importanza per la qualità di un alimento confezionato in quanto allo scambio di ossigeno, anidride carbonica e vapor d’acqua tra l’interno e l’esterno di una confezione sono collegate numerose alterazioni. La permeabilità corrisponde, nel suo significato più ampio, al trasferimento di aeriformi (gas o vapori) attraverso lo spessore di un materiale, quindi attraverso le pareti di un contenitore ed è fondamentale per i materiali polimerici, sia quelli di sintesi (materie plastiche) che i polimeri naturali. Nel presente lavoro è mostrato come, per ovviare alla scarsa barriera all’ossigeno dei “biopolimeri” testati, si sia applicato un coating sviluppato e brevettato presso il dipartimento di Chimica Generale, Inorganica, Analitica e Chimica Fisica (GIAF) dell’Università degli Studi di Parma, attualmente acquistato ed industrializzato da PSP srl di Bibbiano (RE), da qualche anno partner per ulteriori sviluppi e nuove ricerche Il Chimico Italiano con il dipartimento GIAF. Questi materiali trattati con il coating acquisiscono una notevole impermeabilità all’Ossigeno diventando ottimi candidati per applicazioni di packaging di prodotti facilmente degradabili. L’assenza di solventi nella lacca di partenza, il basso spessore e peso del coating applicato lasciano ben sperare sul mantenimento delle caratteristiche di eco sostenibilità del substrato sul quale è applicato. CARATTERISTICHE E VANTAGGI DEL COATING La tecnologia OX-SiL è basata su un coating brevettato a base acqua, con struttura nanometrica reticolata che, senza l’ausilio di fotoiniziatori, applicato per deposizione con normali macchine da stampa agisce come barriera passiva sullo scambio bidirezionale di gas. Le proprietà del coating sono da considerarsi ibride rispetto ai comuni attuali materiali barriera in quanto associano le elevate barriere ai gas di materiali silicizzati con la flessibilità e resistenza al flex-craking proprie dei comuni polimeri organici. OX-SiL oltre ad aumentare l’impermeabilità delle più comuni materie plastiche da imballo ha i seguenti vantaggi: • il miglioramento delle proprietà barriera è ottenuto dalla deposizione di un film dello spessore di circa 1 micron, permettendo così una diminuzione di materiale utilizzato, rispetto ad esempio ai coestrusi, dando benefici sia economici che ambientali. • L'impiego di reagenti comuni ed a basso costo e la deposizione dalla barriera per “spalmatura” rendono il processo economicamente conveniente rispetto ai metodi attualmente impiegati per ottenere film “barrierati”. • Il coating è stampabile ed accoppiabile. • Grazie al ridotto spessore dello strato barriera depositato, l’insieme costituito dal substrato plastico e dal coating è da considerarsi alla stregua di un prodotto monomateriale. • L’effetto barriera all’ossigeno si mantiene immutato nel tempo. n. 3 mag/giu 2011 DAGLI ISCRITTI • Il coating deriva da soluzioni base acqua. • Il coating non teme perdite di efficacia dovute a rotture prima durante e dopo le fasi di lavorazione. • Il coating depositato ha ottenuto il certificato di alimentarietà. APPLICAZIONE DEL COATING Il trasferimento della soluzione che origina il coating sui substrati a livello industriale avviene mediante l’utilizzo di normali macchine o tecnologie di stampa. In questo lavoro, dopo l’attivazione superficiale si è passati all’applicazione del coating barriera avvenuto tramite “Hand Coater” per simulare una comune stampa a fondo BIOPOLIMERO pieno. L’Hand Coating è un mezzo semplice ma efficace per di applicare inchiostri da stampa, vernici, ecc. molti substrati tra cui carta, cartone, film plastici, pellicole, ecc. L’applicazione del coating viene eseguita utilizzando una barra di acciaio inossidabile sulla quale è avvolto un filo, anch’esso d’acciaio, a formare una spirale regolare. Le caratteristiche della spirale consentono di depositare sempre, e in modo controllato, la stessa quantità di vernice umida dando così origine ad un coating uniforme e riproducibile. I substrati testati in questo lavoro sono stati: 1 film da 30 µm circa di Acido Polilattico - (PLA); 2 film in schiuma di PLA per applicazioni di termoformatura - (Schiuma-PLA); 3 film di “biopolimero” ricavato da uno shopper disponibile presso la GDO - (SBP). I substrati sopra elencati sono stati sottoposti ad attivazione superficiale mediante plasma freddo in aria e, nel caso dei film di PLA si è testato anche un coating promotore di adesione. Il coating è stato depositato sui substrati in un unico passaggio o in due passaggi, al fine di diminuire l’eventualità di difetti di ricoprimento soprattutto sulla Schiuma-PLA, mantenendo comunque sempre una grammatura complessivo ancora di 0,9 g/m2 medi. Sono state condotte prove per stabilire la corretta adesione del coating con metodo Scotch Tape Test, tutti i campioni hanno dato ottimi risultati di adesione. Le misure di barriera (O2TR) sono state effettuate con permeabilimetro “PermeO2 di Extrasolution” su substrati standard e trattati nei due modi sopra descritti. Le misure sono riportate in tabella 1. PLA Schiuma-PLA PERMEABILITÀ ALL'OSSIGENO PLASTICA NON TRATTATA CM3/M2 DAY ATM - 23 °C , 0% R.H. 500 ~ 163000 SBP 1600 Dalla tabella si evince come il trattamento effettuato porti a notevoli miglioramenti nelle proprietà di barriera dei “biopolimeri” tanto da farli assomigliare alle comuni plastiche da imballo, col vantaggio però di essere e restare ecosostenibili. CONCLUSIONI Nel presente lavoro abbiamo applicato OX-SiL, coating sviluppato e brevettato presso il dipartimento di Chimica GIAF dell’Università degli Studi di Parma e industrializzato da PSP srl, su polimeri di origine naturale per aumentare la proprietà di barriera ai gas. I risultati riportati in tabella 1 hanno mostrato come il miglioramento delle prestazioni di barriera dei “biopolimeri” testati sia talmente importante da elevare questi materiali da comprimari a protagonisti nell’imballaggio di prodotti anche facilmente ossidabili in quanto possono coniugare elevate prestazioni barriera alla proverbiale eco sostenibilità. L’attenzione all’ambiente si completa considerando che: n. 3 mag/giu 2011 PERMEABILITÀ ALL'OSSIGENO PLASTICA TRATTATA OX-SIL CM3/M2 DAY ATM - 23 °C , 0% R.H. 1-5 5400 (un trattamento) 540 (due trattamenti) 2-6 1 per la realizzazione/applicazione di OX-SiL vi è un basso impiego di energia dovuto al fatto che la “verniciatura” è un processo semplice se paragonato a co-estrusione e co-iniezione nonché una significativa diminuzione delle materie prime in gioco dato che rispetto ai processi sopra citati si possono ottenere riduzioni di spessore e quindi di peso degli imballi anche di tre volte; 2 l'impiego di acqua come reagente, e l’assenza di solventi organici, rendono il processo conveniente rispetto ai metodi attualmente impiegati, sia dal punto di vista economico che ambientale. BIBLIOGRAFIA [1] K. Van de Velde, P. Kiekens, Polymer Testing, 21 (2002) 433–442 [2] A. K. Mohanty, et al, Journal of Polymers and the Environment, 10 (2002), Nos. 1/2 [3] Il fenomeno della permeabilità: le leggi, le unitàdi misura, l’influenza di T e UR Bollate 30 ottobre 2007 - Luciano Piergiovanni – diSTAM Universitàdegli Studi di Milano Il Chimico Italiano 19 LE NOSTRE INTERVISTE Irio Bianconi FAVOLE PERIODICHE LA VITA AVVENTUROSA DEGLI ELEMENTI CHIMICI Dal 1978 Persona Qualificata nell'Industria Farmaceutica (Italchemi Pharma, Glaxo Spa, Solvay Veterinaria, Galenica Senese, Sico Spa). Dal 1997 Presidente dell’Ordine dei Chimici i Parma. Dal 2006 al 2008 Presidente della Conferenza degli Ordini dei Chimici dell’Emilia Romagna, Membro della Società Chimica Italiana. LA CHIMICA? FONDAMENTALE ED INEVITABILE Hugh Aldersey - Williams è un Chimico/Scrittore. Sin da bambino si sente affascinato dalla Chimica. Dai banchi di scuola osservava una tavola periodica lucida ed ingiallita dalla lunga esposizione agli agenti chimici, posta sul muro dietro la cattedra della sua classe, ripromettendosi di capirne di più. Favole Periodiche, non è un libro di Chimica. È un libro colto, divertente che accompagna il lettore, tra racconti ed esperimenti, alla scoperta dei segreti degli elementi. Elementi che non appartengono ad un laboratorio, ma a tutti noi. Sul proscenio narrativo, con glamour e avvalendosi di un brillante e divertente tessuto narrativo, gli elementi chimici prendono vita e colore dalle pagine del racconto. E accanto ad essi le descrizioni storiche, biografiche, artistiche, mitologiche, geografiche, geologiche, astronomiche e religiose. Per Hugh Aldersey Williams Favole Periodiche è un libro di storie. Storie di scoperte e scopritori, di sfruttamento e celebrazione, di superstizione e di scienza. Un grande racconto i cui protagonisti sono gli elementi, la loro storia e le loro curiosità. Elementi, messi così, a caso “… che importanza volete che abbia la posizione … nemmeno i chimici usano la tavola in questo modo …” chiosa l’autore nel prologo del libro. E li raggruppa in modo nuovo, in cinque sezioni principali, in base a temi culturali che li accomunano : potere, fuoco, arti e mestieri, bellezza a e terra. 450 pagine - Rizzoli Editore L’INTERVISTA A HUGH ALDERSEY-WILLIAMS Chimico e scrittore. Perchè una favola? Gli elementi sono troppo spesso e sicuramente presentati nelle scuole come una serie di fatti: peso atomico, valenza … questo sembra molto annebbiato, confuso per me. La maniera in cui noi (la maggior parte di noi, non solo i chimici) conosce effettivamente gli elementi è sempre attraverso la loro azione oggettiva nelle Hugh Aldersey - Williams nostre vite. Tutti gli elementi sono un viaggio attorno alla nostra cultura. Queste favole sono i racconti di come si svolgono questi viaggi. 20 Il Chimico Italiano Gli elementi sono gli ingredienti di ciò che ci circonda. Nel suo libro si va oltre, dalla storia della loro vita alla loro presenza nella nostra cultura, nell’arte …. Certamente perchè l’arte e la cultura a loro volta ci circondano. Voglio andare oltre l’idea che gli elementi chimici siano cose sgradevoli che noi teniamo sotto il lavello della cucina o ritroviamo nell’inquinamento ambientale. Gli elementi sono molto di più: sono senzazioni, piaceri ….. Qual è l’obiettivo, l’intento del suo progetto narrativo? Mostrare che gli elementi appartengono a ciascuno di noi,riprenderli dalla chimica, democratizzarli allo stesso modo in cui sono stati drammatizzati. C’è una visuale forte così come pure l’elemento narrativo in molte delle vite di questi elementi. Ciò non è casuale. Io sono anche un curatore di esposizione, e molte delle mie sezioni di libri potrebbe essere facilmente riconcepite, riimmaginate come mostra. In realtà sto proprio lavorando in questo momento sul progetto dell’esposizione di un determinato numero di elementi correlati. La prima di queste esposizioni sarà presentata alla galleria delle scienze a dublino nel mese di luglio settembre di questo anno. Lei parla della necessità di liberare i loro “segreti”, le loro caratteristiche, la loro bellezza e importanza vitale. Tutto ciò per non mantenerli confinati nei laboratori delle scuole, ma per iniziare a scoprirli nella vita che ci circonda? Sicuro, assolutamente come ho risposto nella risposta precedente Nel suo libro precedente, Panicology, lei ironizza sulle paure, le minacce diffuse tra la gente comune. La “ chimica” oggi spaventa ancora molta gente? Ha centrato il problema: è proprio così. Io credo che certa gente ritenga che le cose spiacevoli (i fattori inquinanti, corrosivi, i rifiuti ….) siano composti da elementi chimici mentre tutte le cose piacevole (i cibi deliziosi, la gioielleria più bella, i dipinti …) siano composti da altro. Non so bene di che cosa loro pensano siano composte queste ultime cose ma credo non ritengano siano ugualmente composti da elementi chimici. Naturalmente essi sono in errore. Abbiamo incoraggiato la paura nei riguardi della chimica attraverso ogni tipo di pubblicità, allo stesso modo in cui la pubblicità fa del suo meglio per dissimulare che ciò che ci viene venduto è chimico. Mi spiego meglio con un esempio: come una grande quantità di gente, io temo (un pò non tutta) la maggior parte della gente, temo, una parte, non tutta, riguardo la scelta tra lo zucchero e i dolcificanti artificiali. n. 3 mag/giu 2011 LE NOSTRE INTERVISTE È meglio mangiare zucchero e ingrassare o usare i suoi sostitutivi che potrebbero portarci il cancro o che per lo meno sono accusati di farlo? Ho iniziato a preoccuparmi meno quando ho imparato che inaspettatamente le sostanze dolci sintetiche usate nei dolcificanti, sulfammati, sono molto vicine al processo naturale delle sostanze dolci quando fai dorare in padella le cipolle. binati ed esistono infinite combinazioni ancora non tentate di questi elementi! Come disciplina accademica la chimica rimarrà certamente fondamentale e inevitabile. Potrebbero essere chiamate in causa altre serie di aspetti nel tentativo di attrarre gli studenti: la scienza forense, la climatologia, gli studi ambientali, la nanotecnologia, la gastronomia molecolare…. Ma sempre di chimica si tratterà. Come vede il futuro? Spero che la gente possa rilassarsi più riguardo ai prodotti chimici e impari a vederli come una parte vitale delle nostre vite culturali. Sono curioso riguardo il futuro della chimica. Viene detto che essa sta perdendo popolarità. È meno misteriosa della grande fisica (particelle sub atomiche, cosmologia ….). E meno ovvia ai nostri occhi della biologia. Esiste un’opinione del senso comune che gli atomi e le molecole si collocano su una scala intermedia in cui noi comprendiamo bene le cose. Questo potrebbe accadere sempre di più anche se c’è molta chimica che rimane da fare. La chimica non riguarda oggettivamente gli elementi, essa riguarda in particolare la maniera in cui essi sono com- ITÀ TARIFFE PER LA PUBBLIC Come già comunicato sul Il Chimico Italiano n. 3-2010 pag. 4, il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 30 marzo 2010 ha disposto la sospensione fino al 31 dicembre 2010 delle agevolazioni postali per l’editoria. La norma in esame, se non modificata, determinerà un notevole aumento di costi per la spedizione della rivista di categoria: “il Chimico Italiano”. Ciò premesso il Consiglio Nazionale, nella seduta del 28 maggio u.s., giusta istruttoria promossa sull’argomento, ha deliberato di inserire su “Il Chimico Italiano” la “pubblicità”. Di seguito sono riportate le tariffe relative: n pagina intera con redazionale € 1.000,00 + IVA/numero; n pagina intera € 500,00 + IVA/numero; n mezza pagina € 300,00 + IVA/numero; n ¼ di pagina € 200,00 + IVA/numero n sconto 10% per tre numeri/anno; n sconto 20% per l’intera annualità (6 numeri) Il Consiglio ha altresì stabilito di riservare alla pubblicità non più di sei pagine per ogni numero. In futuro verrà esaminata la possibilità di effettuare il pagamento per le inserzioni pubblicitarie anche attraverso il sito del CNC. n. 3 mag/giu 2011 Il Chimico Italiano 21 DAL CONGRESSO S.C.I. Armando Zingales Il dettato deontologico negli ordini professionali G Prof. chim. Armando Zingales. Ruolo: Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici. Principali attività: - Libero Professionista. Eurchem. - Consulente in materia di corrosione, ambiente, sicurezza e igiene del lavoro. - Presidente dell’azienda pubblica per il trattamento dei rifiuti Ecoprogetto Venezia Srl - Già Professore associato di chimica industriale all’università Cà Foscari di Venezia. li Ordini professionali sono Enti deputati alla tutela e al decoro della professione. Per loro è prevista una particolare disciplina in ragione dell’obbligatorietà per legge della loro costituzione, dell’obbligatorietà dell’appartenenza ad essi per i professionisti che esercitano la professione, dei controlli ed interventi cui sono sottoposti e delle funzioni pubbliche che svolgono mediante i rispettivi Consigli. L’Ordine costituisce un luogo ideale dove gli interessi del gruppo professionale sono trasformati in interessi pubblici: La professione si dedica al servizio di tutti nel rispetto delle regole etiche morali di comportamento e di qualità. Senza Etica non ci può essere sicurezza nella Chimica, nello sviluppo sostenibile. Solo la Professionalità, unita ad un’Etica sostanziale può portare ai risultati positivi che la Chimica ha dentro di sé. Ogni professione, e, nel nostro caso, quella del Chimico, è esercitata da uomini e rivolta ad altri uomini con una ricaduta più o meno diretta sulla vita dell’uomo , assumendo di conseguenza ed inevitabilmente un risvolto etico. Mai come oggi è importante ribadire, soprattutto nel contesto degli Ordini professionali, la centralità dell’Etica nella professione a garanzia della collettività. Mai come oggi il rapporto tra Etica e Chimica allo stato attuale e in visione degli sviluppi futuri richiede l’acquisizione del concetto della “Cultura di Responsabilità” La Chimica non può ignorare la Cultura di Responsabilità, aspetto essenziale che contribuisce al miglioramento delle condizioni di vita nel pieno rispetto e conservazione della natura e dell’ambiente. Tutto questo è fattibile se tale principio viene applicato nell’ambito della Ricerca, dell’Industria e della Libera Professione e il suo incipit trova radice nell’educazione dei giovani, nelle scuole e nelle università. Si può infatti insegnare ai futuri Chimici l’Etica della Professione, mostrando e testimoniando che si può essere impegnati in una professione mettendoci dentro l’anima, la propria morale, la propria etica. Determinante quindi l’apporto degli Ordini Professionali che, attraverso il dettato deontologico, provvedono a vigilare per la tutela dell’esercizio professionale reprimendo gli abusi e le manchevolezze nell’esercizio della professione. Armando Zingales Organizzato dalla SCI-Sezione Emilia Romagna dall’Università di Modena e Reggio Emilia, il Convegno si è svolto a Modena il 28, 29 e 30 aprile 2011 Rois Benassi La cultura della responsabilità: etica, chimica e ambiente Promosso nell’ambito delle celebrazioni dell’”Anno Internazionale della Chimica 2011” proclamato dall’UNESCO, il Convegno rientra tra le manifestazioni approvate nel protocollo di intesa tra MIUR, SCI (Società Chimica Italiana) e Federchimica (Federazione Italiana Industrie Chimiche). L’evento, patrocinato da Istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, ha ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Presidente SCI-Sezione Emilia Romagna Dipartimento di Chimica-Università di Modena e Reggio Emilia 22 L’ anno 2011, celebrativo delle conquiste della Chimica e del suo contributo al benessere dell’umanità, rappresenta uno degli appuntamenti che le Nazioni Unite hanno creato nell’ambito del decennio dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile della Chimica. Il Chimico Italiano L’intento principale del Convegno di Modena è stato quello di esaminare il rapporto tra Etica e Chimica, non soltanto allo stato attuale ma nell’ottica degli sviluppi futuri, analizzando il concetto di “Cultura della responsabilità”, che non riguarda il singolo individuo ma l’intera società, condizione portante che induce gli individui e la società ,nel suo insieme, a prendere iniziative responsabili e concrete per affrontare i problemi presenti, cercando di risolvere e prevenire quelli futuri. Su queste premesse “La Cultura della Responsabilità: Etica, Chimica e Ambiente” ha celebrato le sue battute inaugurative presso l’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Relatori del Convengo sono stati gli Scienziati, i Filosofi, i Ricercatori, gli Universitari e i rappresentanti dell’Industria n. 3 mag/giu 2011 DAL CONGRESSO S.C.I. insieme ai liberi professionisti impegnati a risolvere i problemi di una società sempre più globale e multiculturale. Hanno tra gli altri partecipato il Prof. Sergio Ferrari, ProRettore per la ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia, i delegati dei Rettori delle Università di Ferrara, Prof. Francesco Dondi, e di Parma, Prof. Alessandro Mangia, il Prof. Armando Zingales Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici, il Prof. Luigi Campanella, Professore di Chimica dell’Ambiente all’Università la Sapienza di Roma e Past President della Società Chimica Italiana e alcuni rappresentanti ufficiali di prestigiose Università straniere: i Professori Boguslaw Buszewski Professore di Chimica Ambientale e Bioanalitica dell’Università Nicolaus Copernicus di Toruń, Polonia, Hartmut Frank, Professore di Chimica Ambientale ed Ecotossicologia dell’Università of Bayreuth, Germania, il Prof. Wolfram Koch, Direttore esecutivo della Società Chimica Tedesca, il Prof. Hans-Werner Schmidt, pro-rettore dell’Università di Bayreuth e il Prof. Jorge Machado, del Laboratorio Fisiologia Applicata dell’ Università di Porto, Portogallo. Sezione Emilia Romagna PARTNERS: della seduta e Professore di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali- Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, si è entrati nel vivo dei confronti attraverso le Conferenze e le Tavole Rotonde i cui relatori hanno dissertato sulla Chimica intesa come Scienza. Ampia e suggestiva è stata la presentazione del Prof. Hartmut Frank, docente universitario di Chimica Ambientale ed Ecotossicologia presso l’Università of Bayreuth, Germania, con la sua relazione “La Chimica: Arte per convertire la natura alla civiltà” nei cui passaggi sono stati illustrati i possibili contributi della Chimica per il miglioramento delle condizioni di vita, nel pieno rispetto e conservazione della natura e dell’ambiente. Una Chimica che si è inserita a pieno titolo anche in campo economico nello sviluppo sostenibile nella moderna visione offerta da: “Civiltà, Ambiente e Nuove Professioni” presentata dal Prof. Patrizio Bianchi. CUSTODIRE IL PIANETA TERRA! Con il Prof. Vincenzo Balzani, Professore Emerito, Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna si è aperto il confronto sulla dibattuta tematica dell’utilizzo delle fonti energetiche nel nostro futuro. Un cammino avvincente il suo intervento che ha accompagnato il pubblico dallo stato attuale di sviluppo energetico sino all’utilizzo, per il futuro, di fonti alternative che tengano sempre presente un imperativo categorico “Custodire il pianeta terra”. La Rana Blu Mascotte del Convegno Luciano Morselli (2009) SOTTO L'ALTO PATR ONA TO DEL PRESIDENTE DELLA REP UBBLICA ITALIANA Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena CON IL CONTRIBUTO DI: Tutte le tematiche sono state affrontate in maniera trasversale mettendo in relazione sapere scientifico e sviluppo sociale ed economico. Nella cultura della responsabilità ha esordito, affrontando l’aspetto più sociale-economico, il Prof. Patrizio Bianchi, Assessore alla Scuola, Formazione Professionale, Università e Ricerca, Lavoro della Regione Emilia-Romagna, che ha tracciato gli indirizzi, i principi, i valori e le pratiche dello sviluppo sostenibile nella relazione “Le Nuove vie dello sviluppo”. Il 29 aprile presso il Forum Monzani dopo i saluti di benvenuto del Dr. Stefano Versari Vice Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna rivolti alla rappresentanza di studenti e docenti intervenuti numerosi alla giornata di studi, con Luciano Morselli, Chairman n. 3 mag/giu 2011 “La Terra su cui ci troviamo è un’astronave del tutto speciale sulla quale dobbiamo cercare di vivere nella solidarietà e nella pace – ha spiegato lo Scienziato – La prin- Il Chimico Italiano 23 DAL CONGRESSO S.C.I. cipale risorsa di cui abbiamo bisogno è l’energia: senza energia non si può fare nulla. Negli ultimi due secoli abbiamo utilizzato a piene mani l’energia fornita dai combustibili fossili. Da qualche decennio ci siamo resi conto, però, che si tratta di una risorsa limitata e non rinnovabile il cui uso causa gravi danni al clima della Terra e alla salute dell’uomo. È quindi inevitabile una transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello di altre fonti di energia. Questo problema mette l’umanità di fronte ad un bivio.” Ed ha proseguito. – “Da una parte c’è chi, con una visione miope volta a difendere ad oltranza lo stile di vita ad altissima intensità energetica dei Paesi ricchi, pensa ad un forte sviluppo dell’energia nucleare, senza curarsi delle conseguenze negative che ne deriverebbero a vari livelli per l’ambiente e per la società. Dall’altra c’è chi, guardando lontano nello spazio e nel tempo, cioè a tutti gli abitanti della Terra e alle future generazioni, vede in uno stile di vita più sobrio basato sullo sviluppo delle energie rinnovabili la possibilità di rispettare i vincoli fisici del nostro pianeta, di colmare le disuguaglianze e di consolidare la pace.” segnare ai nostri ragazzi (e ai loro genitori!) l’importanza della responsabilità etica nelle scienze in generale e nella Chimica in particolare. Il messaggio essenziale bisogna che sia “non siamo solo consapevoli della nostra responsabilità, ma dobbiamo prenderla molto seriamente e comportarci di conseguenza”, “(A very important aspect is to communicate this new role of chemistry as a solution provider rather than as a problem maker to children. On the one hand we make chemistry attractive, because children and high school students get excited when they realize that chemistry is a science that can help “to make the world a better place”. On the other hand, we can also use this a vehicle to teach to our children (and their parents!) the importance of ethical responsibility in the sciences in general and chemistry in particular. The central message needs to be: We are not only aware of our responsibility but we take this very seriously and behave accordingly!)”. IL NUOVO RUOLO DELLA CHIMICA NEL MONDO DEI GIOVANI: AVERE EDUCAZIONE ATTRAVERSO LA CHIMICA PIUTTOSTO CHE CHIMICA ATTRAVERSO L’EDUCAZIONE “Etica per la Professione” è stato il titolo della Tavola rotonda che ha introdotto gli interventi pomeridiani. Il moderatore è stato il Prof. Luigi Campanella. Il comportamento etico del Chimico nell’esercizio della libera professione, nell’insegnamento e nell’attività di ricerca sono diventati gli argomenti fulcro per successive valutazioni, considerazioni ed analisi. Si è dato ampio spazio ad un’etica per la Chimica e per i Chimici in tutte le sue forme,dalla ricerca alla produzione, alla comunicazione, all’istruzione. E la scuola è entrata nel ruolo di guida nella formazione e diffusione dell’etica chimica. La Prof.ssa Paola Ambrogi, della Divisione Didattica SCI ha esaminato il ruolo del docente professionista e il suo non facile compito di “… far conoscere le diverse implicazioni della Chimica nella nostra società e indurre gli studenti a riflettere sulle complesse ripercussioni che le scelte effettuate possono avere in tempi, luoghi e settori anche lontani tra loro e che possono riguardare la sfera personale, sociale e ambientale. Occorre quindi cogliere tutte le potenzialità che la Chimica offre per la formazione dei futuri cittadini. Sarebbe auspicabile cambiare paradigma, ossia, parafrasando Holbrook e Rannikmae (2007), avere educazione attraverso la Chimica piuttosto che Chimica attraverso l’educazione”. Un intervento che ha trovato concorde il Prof. Wolfram Koch “L’aspetto veramente importante – ha evidenziato- è comunicare ai ragazzi questo nuovo ruolo della Chimica come fornitore di soluzioni piuttosto che generatore di problemi. Da un lato noi rendiamo la Chimica attraente e i ragazzi e gli studenti delle scuole superiori si esaltano quando comprendono che la chimica è una Scienza che può aiutare “a rendere il mondo un luogo migliore”. Per un altro verso noi possiamo anche usare questa come un veicolo per in- 24 Il Chimico Italiano Sempre in tema di Etica , Il Prof. Jorge Machado del Laboratorio Fisiologia Applicata dell’ Università di Porto, Portogallo ha spiegato come “Gli eventi attuali e recenti, con i veloci incrementi scientifici e tecnologici, in un clima materialistico sembrano andare oltre la nostra capacità di osservare di adattarci, di andare al di là della nostra sensibilità e capacità di sopravvivere dando vita ad un processo incontrollato con conseguenze e graduale danno alla natura e alle condizioni umane. La nostra fantasia intellettualmente avara e non strutturata è uno tra i maggiori fattori di molti conflitti umani con grandi effetti sulla natura. Secondo la derivazione latina, la parola Intelletto è composta da “Intus legere” che significa “leggere dentro”. n. 3 mag/giu 2011 DAL CONGRESSO S.C.I. Oggi, un largo numero di ricercatori ed operatori bada soprattutto a leggere fuori dalla propria natura umana, trasformando la scienza più in manipolazioni tecniche competitive che in brillanti sensazioni artistiche. In senso ampio la Scienza sta perdendo la sua “anima”. A mio giudizio, per mantenere i Sistemi Culturali, Sociali ed Economici dentro un processo corretto, sostenibile e sicuro, è necessario correlarli ad approcci Etici ed Intellettuali solidi che a loro volta devono essere ben supportati da una struttura Spirituale superiore ed operativa. ( The actual and recent events, with fast, overwhelming scientific and technological increments under a materialistic atmosphere seems to overpass our observation, adaptation, inner feelings and survival capacity originating an uncontrolled process with subsequent and gradual damage on nature and human conditions. The intellectual greed and unstructured fantasy is a major factor of many human conflicts with strong reflexes on nature. According the Latin root, the word Intelectus is composed by “intus legere”, which means “inside reading”. Actually, large number of researchers and operators looks mainly to read outside of his pure human nature, transforming the science more on competitive technical manipulations than on brilliant artistic feelings. In large sense the science is loosing its “Soul”. In my opinion, to support the Cultural, Social and Economical systems under a correct, sustainable and safe process it is necessary to interconnect with healthy Ethical and Intelectual methods which in turn need to be well supported by a superior and operational Spiritual structure)”. In questo contesto si è inserito il Prof. Elio Santacesaria, Professore di Chimica Industriale dell’Università Federico II, Napoli, che ha voluto ricordare l’esistenza di un Codice Etico per le Scienze Chimiche “La SCI ha sviluppato ed approvato una Carta dei Principi Etici delle Scienze Chimiche” questa carta può essere scaricata dal suo sito http://www.soc.chim.it/it/search/node/Charter. Dopo una dettagliata descrizione dei principi etici che dovrebbero essere osservati da tutti i chimici nelle loro attività professionali, la Carta termina nella solenne promessa che dovrebbe essere sottoscritta da Chimici ed Ingegneri chimici al momento in cui ricevono la loro laurea o il loro diploma. “Io prometto solennemente di applicare gli obiettivi etici delle scienze chimiche che comprendono: • Opposizione all’uso improprio della Chimica • Salvaguardia dell’ambiente e dei suoi ecosistemi • Incremento della qualità della vita senza danneggiare il mondo che ci circonda. • Diffusione della sensibilizzazione ai vantaggi e benefici delle scienze chimiche nella pubblica opinione.” Questa Carta assieme ad altre iniziative simili prese in altri Paesi potrebbe essere considerata come la base per sviluppare un accordo internazionale per una Carta universale condivisa dei Principi Etici delle Scienze Chimiche. (The Italian Chemical Society (S.C.I.) has developed and approved “A Charter of the Ethical Principles of Chemical Sciences”. This Charter can be downloaded from the web site: http://www.soc.chim.it/it/search/node/Charter .... At last, the n. 3 mag/giu 2011 Charter, after a detailed description of the ethical principles that would be respected by all the chemists in their professional activities is concluded by the following solemn promise that would be subscribed by Chemists and Chemical Engineers in receiving a degree or diploma. I solemnly promise: to apply the ethical objectives of the chemical sciences, which entail: • Opposition to the improper use of chemistry, • Safeguarding of the environment and its ecosystems, • Improving the quality of life without harming the world around us, • Dissemination of awareness of the advantages and benefits of the chemical sciences in public opinion. This Charter together with other similar initiatives taken in other countries could be considered as a base for developing an International agreement on a shared Universal Charter of the Ethical Principles of the Chemical Sciences). PROMETEO E LEONARDO, MAESTRI DI SPERANZA Il 30 aprile è stata la giornata conclusiva degli incontri presso il Forum Monzani. I lavori sono stati ripresi con il Chairman Prof.ssa Marina Bondi, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Modena e Reggio Emilia. Sulla ribalta la conferenza del Prof. Francesco Dondi Professore di Chimica Analitica, Università di Ferrara,”Prometeo e Leonardo, Maestri di Speranza: le strade per un futuro sostenibile e responsabile “che ha individuato in Prometeo l’icona dello spirito di sfida e di progresso e in Leonardo uno dei primi scienziati a proporre la responsabilità, dello scienziato, aspetto importante della sostenibilità. E in Frankenstein o il Prometeo moderno, il creatore di un mostro che sta sfuggendo al suo controllo. Carla Bagnoli Prof.ssa di Filosofia Teoretica, dell’Universita di Modena e Reggio Emilia nella sua disamina “Responsabilità, reciprocità e rispetto” ha rilevato “Ciò che mi propongo in questo breve intervento è di offrire degli strumenti concettuali utili per ripensare le attività scientifiche e il nostro rapporto con la natura. Ritengo che il compito del filosofo sia in parte esplorativo-ricostruttivo, e in parte normativo. La riflessione filosofica fornisce una chiarificazione dei concetti chiave di una certa pratica ma propone anche modi nuovi di intendere concetti ordinari. Il concetto da cui vorrei partire è quello di responsabilità”. “La lezione di Primo Levi, chimico e scrittore” è stata commentata dal Prof. Luigi Dei, Docente Universitario di Chimica Fisica dell’Università di Firenze, attraverso la trasposizione in lecture del suo saggio ‘L’arte letteraria di un chimico’ pubblicato nel volume “Voci dal mondo per Primo Levi. In memoria, per la memoria” curato dallo stesso Dei per Firenze University Press (2007) http://www.fupress.com/scheda.asp?IDV=1705. La conferenza del professor Dei è stata registrata in un DVD nella duplice versione italiano ed inglese a cura della Società Chimica Italiana (SCI) in occasione del centenario della SCI). Nel pomeriggio si sono conclusi i lavori del Convegno con la Tavola Rotonda “Etica e responsabilità industriale” con Il Chimico Italiano 25 DAL CONGRESSO S.C.I. moderatore il Prof. Ferruccio Trifirò , Direttore de “La Chimica e l’Industria”, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, nel ruolo di moderatore. Hanno partecipato il Dr. Mirko Bevini, Presidente dello SCAM di Modena , del Dr. Valerio Borzatta di Federchimica, del Dr. Cosimo Franco , EDURA, Presidente della Commissione Direttiva Responsible Care, Federchimica, dell’Ing. Giuseppe Rossi, Presidente della Co.Re.Pla. (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Recupero e Riciclo dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), di Milano. Prof. F. Trifirò, Dott. V. Borzatta, Dott. Ing. G. Rossi, Prof. R. Benassi, Dott. M. Bevini, Dott. C. Franco La discussione ha messo in evidenza il lavoro che l’industria chimica ha già fatto e sta facendo, dal punto di vista etico, per il conseguimento di uno sviluppo industriale nel pieno rispetto del principio di uno “sviluppo sostenibile”, per la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e della comunità. Il Convegno ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi: attraverso l’esame del rapporto tra Etica e Chimica allo stato attuale e nell’ottica degli sviluppi futuri, ciascuno dei partecipanti, mettendo in relazione sapere scientifico e sviluppo sociale ed economico, ha contribuito ad analizzare ed implementare il concetto di “Cultura della Responsabilità”. Oltre i cittadini comuni e quanti si interrogano su come e che cosa si debba fare per dare speranza al futuro, erano presenti numerosi giovani delle scuole medie superiori. Ad essi sono stati prospettati i problemi e le opportunità che dovranno affrontare e risolvere per il futuro. Grazie al patrocinio e alla collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, vi è stata una larga partecipazione di studenti delle scuole medie superiori provenienti da varie scuole della regione. Soprattutto nella giornata del 29 aprile sono intervenuti studenti delle medie superiori, provenienti da varie scuole della regione: dall’ Istituto “E. Fermi “ di Modena , dal Liceo “Formiggini” Sassuolo, dall’ITIS “A. Berenini” di Fidenza, dall’IIS “Fantini”di Vergato (Bo), dal Liceo classico “Cevolani” di Cento, dall’Istituto “Zanelli “ di Reggio Emilia, dall’ Istituto Tecnico Agrario “G. Scarabelli” di Imola, dal Liceo Artistico di Bologna e IPSIA “Leonardo da Vinci” di Mantova, per un totale di 300 studenti più i docenti accompagnatori. Il 30 aprile hanno partecipato 200 studenti dell’Istituto “E. Fermi”, del Liceo Scientifico Tecnico “F. Corni”, del Liceo scientifico “A.Tassoni” di Modena. TRONICA CASELL A DI POSTA ELET GR ATUITA ” SUL DOMINIO “CHIMICI.IT Tutti gli iscritti agli Ordini dei Chimici, in regola con i pagamenti dei contributi e delle tasse di iscrizione, possono richiedere al Consiglio Nazionale dei Chimici l’attivazione di una casella di posta personalizzata (es: “[email protected]”) utilizzando il modulo di adesione reperibile sul sito www.chimici.it alla sezione “Servizi agli iscritti - Posta elettronica” 26 Il Chimico Italiano n. 3 mag/giu 2011 DAI CHIMICI EUROPEI La chimica, componente filosofica della scienza Una sintesi di dualismi svariati tra storia, scienza ed etica. Meravigliosa e misteriosa, difficile e capricciosa, eccentrica ed eccitante, facile e difficile, bella e sporca …. E molto altro ancora. Suggestiva nella figura di Maria Curie Sklodowska PHILOSOPHICAL COMPONENT OF SCIENCE – CHEMISTRY N Considering the progress and development of civilization is not possible to ponder on philosophy without chemistry, the most complete science. Chemistry is beautiful and mysterious, difficult and capricious, eccentric and exciting, easy and difficult, beautiful and unclean and many, many other adjectives could be added here to describe chemistry – simply just like a woman. Thus one can say the chemistry is the world’s riches, is everywhere and rules the world deciding on the civilization progress. It is one of the fundamental sciences, an interdisciplinary one. In science evolution was consider as magic arts. In ancient Egypt it was the alchemy semantically derived from al. chemistry, al. kchemia originated from the Osiris’ black compound (organic lead compounds), used by Toth and Anubis for the preservation of the mummified corpse. And here appeared woman Maria the Jewess (or Maria Prophetissima), the alchemy pioneers from the third century BC, which introduced the water-bath concept as a chemical process in surface cleaning. It is impossible not to mention about the Chinese alchemists and other East’s scholars achievements handed down from the prehistoric ages to the Renaissance, where the genius of “universal man” was complemented to the idea of discovery chemistry (e.g. Copernicus, Paracelsus and Leonardo – they were chemists, self-taught as well). The explosion in the chemistry, as a discipline, started from the introduction of the organic synthesis concept (Wöhler 1829). It was the first synthesis, thanks to which the natural substance (urea) was obtained. Thus it was also possible to look at the photosynthesis and products of its reaction occurring in the ecosystem and living organisms. Well, that’s right but where are ethics and reactions to our activities in education and the transfer to real life, affecting the progress of civilization? The nineteenth and the beginning of the twentieth century had to offer a lot. The first woman, researcher, who made the breakthrough in the prevailing standards and order, was Maria Skłodowska-Curie. She was born in occupied by czarist Russia Warsaw and the education background gained there. Because of the activity and pressure of her father Władysław - a private school professor (chemistry and physics); she has acquired a comprehensive knowledge. In Warsaw, under the influence of W. Nernst (born in Briesen, now Wąbrzeźno, near Toruń, today Poland) discoveries and under the supervision of Professor Milcer n. 3 mag/giu 2011 and Dr. Kossakowski she studied chemistry (analytical chemistry, extraction). Thanks to her involvement, persistence and hard, systematic work, Organic Work, she achieved what was impossible to achieve e.g. for any woman at that time. Please note that women in many countries were not allowed to study at universities, and the standard professional positions for them were teacher - a governess actually. Maria SkłodowskaCurie has decided, according to the prevailing fashion, to emancipate herself. Of course, one can put a black mark on her, but the fact is that she was the first woman of recognized standing in science and the first enlightened person in the Curie family. She pointed out to Prof. Becquerel and Peter – her husband, the radioactivity phenomenon. Certainly she did not realize the consequences and the price she had to pay later on. The Nobel Prize in physics (1903), together with Peter and Prof. H. Becquerel was a prelude to what had happen in 1911 – the Second Nobel Prize in chemistry. The consequence was the polonium and radium two radioactive compounds she obtained through painstaking work under the thousands of tons of pitchblende materials to finally receive ca. 1 g. Her desire was to apply this success to the descendants’ lives, simply to help them. In the meantime, Maria lost her husband (1906). She was the first woman as a Chairwoman at the Sorbonne and was partial to experiment, that then could be easy transferred into the technology. Bogusław Buszewski Chair of Environmental Chemistry and Bioanalytics, Faculty of Chemistry Nicolaus Copernicus University in Toruń 7 Gagarin Str., PL-87100 Toruń, Poland Maria Skłodowska-Curie (1867-1934) 1 She also didn’t neglect her daughters Irena and Ewa. Maria Skłodowska was, after all, first teacher and research guide for Irena (Nobel Prize winner with her husband Fre- Il Chimico Italiano 1 Curie E (1997) Maria Curie. Wyd. Naukowe PWN, Warszawa 27 DAI CHIMICI EUROPEI derick Joliot - Curie in 1935). A systematic, patient and demanding work in the field of education took fantastic effect. Ewa was educated in arts (music, journalism) and also attained success. Ewa’s husband Henry Labouisse was awarded the Nobel Peace Prize, and she, a prominent journalist, was nominated to the Pulitzer prize in 1944 for her war reportage collection entitled “Journey Among Warriors”. Today, looking at the master-student relationship one should realize who, where and how is responsible for the knowledge and communication among them? Knowledge hand over and it’s strengthen were held because of the hard and systematic work. It has shown that 100 years ago the problem was as important as the organic work. Of course, this form of education is different and far wider right now. It seems to be more interdisciplinary e.g. because of audio-video and computers equipments. Positives and negatives of Maria Skłodowska-Curie activities and even more their consequences for the human being and civilization should be considered as well. Can Madame Curie be condemned because of introducing to the science nuclear chemistry and radioactivity terms? Can she be condemned because of chemistry application in medicine, energy, etc..? Of course not! However one has to look for the common good; how it could be use favorably; how it could protect nature, human being and the environment against the possible consequences. Ethics and philosophical approach are dealing with environmental aspects that shall have its own logical reasoning. This is the key to reach a compromise. Utilizzate il logo della professione! Il chimico iscritto all’Albo può richiedere, tramite l’Ordine territoriale, la concessione d’utilizzo del logo della professione. ALBO DEI CHIMICI DI... n. 000/A - n. 000/B La diffusione del logo è importante per caratterizzare presso il pubblico la figura professionale del chimico, collegandola ad un elemento simbolico facilmente individuabile sui documenti, a garanzia che essi rappresentano il frutto delle competenze culturali, professionali e deontologiche di un chimico iscritto all’Albo. L’uso del logo della professione non è alternativo al timbro-sigillo, ma lo integra sul piano dell’immagine. Attenzione! proprio per rendere tracciabile la catena di affidamento per l’utilizzo del logo, il singolo iscritto NON può utilizzarlo senza aver prima ottenuto la concessione d’utilizzo, tramite l’Ordine territoriale, dal Consiglio Nazionale dei Chimici, che è titolare dei diritti sul marchio. Le modalità per ottenere la concessione di utilizzo si trovano sul sito www.chimici.it nella rubrica “servizi per gli iscritti” 28 Il Chimico Italiano n. 3 mag/giu 2011 LA CHIMICA DALL’INDUSTRIA La strategia prioritaria della Solvay Italia: Sviluppo Sostenibile, Missione, Visione e Valore La Chimica nella vita di ogni giorno Il Gruppo Solvay sta per compiere 150 anni di storia. In Italia questa celebrazione coinciderà, nel 2012, con i 100 anni di attività. La strategia prioritaria che orienta la società verso il futuro è lo Sviluppo Sostenibile. S olvay è stata fondata in Belgio nel 1863 da Ernest Solvay. Oggi è un Gruppo internazionale chimico, con direzione centrale a Bruxelles, operativo in oltre 40 paesi, con una forza lavoro di 17.000 unità. Le attività sono concentrate nel settore chimico e delle materie plastiche. Il Gruppo ha generato nel 2009 un fatturato di 8,5 miliardi di euro (con un utile netto di 553 milioni di euro, +23% rispetto al 2008) e 7,1 miliardi di euro nel 2010, dopo la cessione del settore farmaceutico. Nel settore Ricerca e Sviluppo vengono investite ogni anno risorse per circa 500 milioni di euro. L’attività si presenta fortemente diversificata, con un portafoglio prodotti molto articolato: esistono oltre 1.500 marchi registrati nei diversi settori. Per citare alcune delle principali tipologie, si possono ricordare prodotti sodici per le vetrerie e il settore metallurgico, agenti per la depurazione delle acque, prodotti per l’industria chimica e farmaceutica, materie di base per la detergenza, materie plastiche per auto, elettronica, aerospaziale, edilizia, nuovi prodotti per energie alternative e rinnovabili e varie innovative tecnologie per l’ambiente. Lo sviluppo sostenibile è la strategia prioritaria a cui sono orientati Missione, Visione e Valori del Gruppo. L’obiettivo è l’evoluzione concreta verso realtà produttive in grado di interpretare e rispondere ai bisogni della collettività con un razionale utilizzo e valorizzazione delle risorse naturali. Tale strategia punta alla ricerca di una profittabilità duratura e sostenibile e allo stesso tempo ad un sempre miglior impatto ambientale delle produzioni e un positivo bilancio sociale nell’ambito del territorio in cui sono presenti i siti produttivi. Il coinvolgimento attivo dei collaboratori per un’allargata condivisione dei progetti è alla base dei piani dell’evoluzione della società. Solvay, dopo aver recentemente ceduto il settore farmaceutico, concentra le proprie scelte di crescita nella chimica e nelle materie plastiche, perseguendo obiettivi di leadership in settori a forte sviluppo tecnologico nel contesto dei vari mercati internazionali. SOLVAY IN ITALIA è presente dal 1912, con il primo storico insediamento in Toscana nell’area di Rosignano Solvay. Oggi opera con 10 stabilimenti produttivi e la Direzione Nazionale di Milano. Sviluppa le varie attività n. 3 mag/giu 2011 chimiche e plastiche del Gruppo, occupando una forza lavoro di circa 2.000 collaboratori. Le aziende Solvay attive in Italia hanno realizzato nel 2010 un fatturato di 967 milioni di euro. Nel 2002 è entrata a far parte del Gruppo la società Solvay Solexis, con sedi a Bollate -MI- e a Spinetta Marengo -AL-, leader internazionale nel settore dei prodotti fluorurati con una forte propensione all’innovazione. Questa è stata la più grande acquisizione nella storia della Solvay, per un valore di 1,3 miliardi di euro ed ha ampliato la consistenza operativa nel nostro paese. Nel 2008 Solvay ha ricevuto il Premio “Best Innovator”, conferitole da Confindustria per “Organizzazione e cultura d’innovazione”, risultando tra le migliori società a livello nazionale. L’obiettivo globale di Solvay Italia è pienamente in linea con quello del Gruppo a livello internazionale: essere un leader globale nella chimica sostenibile! dott. Fabio Novelli * * Responsabile Comunicazione Gruppo SOLVAY ITALIA Puntare allo sviluppo sostenibile in concreto cosa significa? Vuol dire assumersi la responsabilità di tenere in considerazione i tre assi portanti della sostenibilità, quello economico, l’ambientale e il sociale. Parallelamente c’è un forte impegno per riuscire ad essere concreti ed efficaci nel processo di sviluppo delle tecnologie. L’innovazione e un approccio sostenibile sono ‘asset’ indispensabili per la competitività a livello internazionale e hanno portato al raggiungimento di importantissimi traguardi: centinaia di brevetti depositati, adeguamenti tecnologici per la diminuzione del consumo di materie prime utilizzate e la riduzione delle emissioni nell’ambiente delle attività produttive. La filosofia aziendale è dunque incentrata a crescere puntando sul binomio tecnologia-ambiente. Alcuni esempi significativi: i laboratori di ricerca italiani collaborano attivamente con gruppi di sperimentazione avanzatissima nella ricerca di energie alternative pulite e su progetti per lo sviluppo di nuove fonti di energie rinnovabili. I prodotti Solvay sono utilizzati nella realizzazione di celle fotovoltaiche per la conversione delle radiazioni solari in energia elettrica e come componenti per motori ad idrogeno di ultima generazione, che trasformano l’acqua in energia rilasciando nell’atmosfera solo vapore. La chimica è nella vita di ogni giorno in modo concreto anche se non sempre percepibile Si è soliti pensare alla chimica come ad una realtà industriale misteriosa. Dobbiamo però ricordare che la sua Il Chimico Italiano 29 LA CHIMICA DALL’INDUSTRIA funzione non è dare forma agli oggetti che utilizziamo, quanto piuttosto essere uno degli “ingredienti” principali che ne consentono la realizzazione e la funzionalità. Chimica è in media il 14% del valore di un’automobile o di una cucina, il 25% di un divano o di una scarpa, il 30% di un elettrodomestico o di un attrezzo sportivo, il 47% di un paio di occhiali o di un cosmetico. Solvay produce materie prime indispensabili che sfociano in settori fondamentali, come automobilistico, elettronico, aerospaziale, edile, petrolifero… garantendo un crescente contributo alla qualità della vita collettiva. Ecco alcune tecnologie sviluppate da Solvay, che puntano al miglioramento dell’ambiente: Energie alternative: Solar Impulse Un grande progetto che sintetizza al meglio la visione sostenibile di Solvay è “Solar Impulse”. Si tratta di un nuovo aereo spinto ad energia solare che cercherà di compiere, nel 2012, un volo a tappe intorno al mondo. Il team che è coordinato dallo svizzero Bertrand Piccard ha realizzato un prototipo, che ha già compiuto diversi importanti test in volo, sia di giorno che di notte. Ora è in preparazione un secondo aereo per il prossimo volo intorno alla Terra. È un concetto rivoluzionario che ha l’obiettivo di promuovere un’immagine positiva dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili grazie a un’avventura eccitante, all’innovazione tecnologica e all’eccellenza imprenditoriale. Solvay è coinvolta come main partner del progetto fornendo un supporto tecnologico grazie allo sviluppo di polimeri speciali e derivati del fluoro, e della simulazione del loro comportamento in condizioni estreme. I polimeri speciali di Solvay Solexis sono essenziali nel migliorare la gestione energetica del velivolo solare: permettono di risparmiare energia e di aumentare la densità energetica delle batterie a ioni di litio, proteggono le celle fotovoltaiche extrasottili grazie ad una pellicola ultraresistente. Sono impiegati come lubrificanti in varie componenti quali cuscinetti a sfera, viti e bulloni, rondelle, assi, cerniere, distanziatori e altri pezzi meccanici. Solar Impulse ha un’apertura alare straordinaria di ben 80 metri in rapporto al suo peso contenuto di 2000 kg e qualità aerodinamiche finora mai raggiunte. È capace di un’enorme resistenza, nonostante la sua leggerezza. Il PVC prodotto da SolVin è impiegato per la rimessa gonfiabile e mobile che viene usata per coprire e proteggere il prototipo di Solar Impulse quando è a terra. Con questo polimero sono stati costruiti i serbatoi riempiti d’acqua che fanno da zavorra, mantenendo il leggero hangar saldamente ancorato al terreno. Il progetto Solar Impulse permette al Gruppo Solvay di promuovere e sviluppare i suoi prodotti in nuove e impegnative applicazioni, affrontando sfide di ricerca e sviluppo in tecnologie d’avanguardia. 30 Il Chimico Italiano I polimeri fluorurati per le batterie a litio ad alte prestazioni Lo sviluppo e l’utilizzo di veicoli a basso impatto ambientale dipende dalle prestazioni delle batterie. Entro il 2020, il 20% dei veicoli ibridi che utilizzano sia un motore a combustione, sia un motore elettrico, useranno batterie al litio come fonte energetica. In generale i polimeri fluorurati prodotti da Solvay Solexis sono caratterizzati da un’ottima stabilità elettrochimica e da un’eccellente resistenza chimica e termica. Queste caratteristiche li rendono materiali ideali nella produzione delle batterie al litio di nuova generazione. Essi possono essere utilizzati come leganti altamente adesivi nella produzione degli elettrodi e come loro separatori nell’assemblaggio delle batterie, aumentandone prestazioni e livelli di sicurezza. In particolare Solvay Solexis ha sviluppato un polimero innovativo che garantisce una più alta adesione all’elettrodo, aumentando la densità di energia e migliorando le prestazioni della batteria a lungo termine. Il processo Vinyloop®: una risposta avanzata per il riciclo del PVC Vinyloop® Ferrara è il primo impianto al mondo per la rigenerazione del PVC contenuto in prodotti a fine vita. Questa tecnologia permette di separare il compound di PVC da altri materiali come per esempio cavi elettrici, fibre di poliestere, fibre tessili, metalli, gomma e molti altri. Il processo di riciclo è basato sul principio della selettività che dissolve il PVC utilizzando un solvente che gira costantemente in un circuito chiuso. I numerosi controlli, durante tutte le fasi della produzione, consentono di garantire informazioni sulla tracciabilità e la qualità del PVC rigenerato. Se il compound di PVC non venisse riciclato con questo metodo, se ne sprecherebbe il 70%. Una tonnellata di PVC riciclato tramite il processo Vinyloop® permette le stesse applicazioni di una tonnellata di PVC vergine. Novosol®: un processo per il trattamento dei sedimenti contaminati dei corsi d’acqua Quando i corsi d’acqua navigabili e i porti vengono ostruiti dalla presenza di sedimenti molto spesso contaminati, il traffico navale viene reso difficoltoso con perdite economiche e col rischio di inondazioni. Dragare i sedimenti è praticabile solo se è possibile valorizzarli o smaltirli in discarica, una volta inertizzati. Il processo Novosol®, recentemente sviluppato da Solvay per stabilizzare i sedimenti contaminati, permette la valorizzazione o lo smaltimento in discarica, e fornisce quindi un incentivo per il dragaggio dei corsi d’acqua navigabili, incoraggiando il trasporto marittimo e fluviale. Depurazione dell’acqua: vari prodotti innovativi L’acqua è un bene sempre meno disponibile. Le tematiche da affrontare sono: evitare gli sprechi e rimettere in n. 3 mag/giu 2011 LA CHIMICA DALL’INDUSTRIA ciclo l’acqua già utilizzata. Nell’ultimo report stilato dalle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali, emerge una previsione di crescita della domanda di acqua potabile stimata attorno ai 64 miliardi di metri cubi l’anno, dovuta all’incremento della popolazione mondiale. La potabilizzazione dell’acqua è quindi un tema di primaria importanza in uno scenario dai veloci cambiamenti climatici e di sempre maggiore richiesta dei bisogni globali. Solvay Solexis produce materiali utilizzati nella fabbricazione di membrane filtranti impiegate negli impianti di purificazione dell’acqua. Queste membrane permettono il passaggio dell’acqua, impedendo la contaminazione da parte di batteri dannosi e agenti patogeni. Possono essere usate per ricavare, da acque superficiali, sotterranee, salmastre e salate, acqua potabile per il consumo umano. Inoltre l’Acido Peracetico prodotto da Solvay è utilizzato per la disinfezione delle acque reflue: negli impianti di depurazione delle città più importanti, negli allevamenti di animali, per stalle e macelli e negli zuccherifici. Il progetto Leonardo, un passo avanti per la salute del territorio Il Progetto Leonardo, realizzato recentemente presso lo stabilimento Solvay Chimica Italia di Rosignano è di importanza fondamentale per la responsabilità ambientale. È stata fermata definitivamente la vecchia produzione di elettrolisi a mercurio per realizzare soda caustica e cloro, sostituendola con la nuova innovativa tecnologia a membrana. Tra i benefici si possono annoverare il risparmio di energia elettrica pari al 18% e di 400.000 metri cubi di acqua dolce all’anno e la riduzione generale delle emissioni. Inoltre il polo chimico di Rosignano Solvay ha siglato un Accordo di Programma con le Istituzioni nazionali e locali al fine di garantire un progresso continuo nell’ambito dell’utilizzo delle materie prime, della valorizzazione delle risorse naturali e della diminuzione dei solidi sospesi presenti negli scarichi idrici. Nel contesto dell’Accordo è stato in particolare realizzato un impianto di post depurazione delle acque reflue dei depuratori comunali di Rosignano e Cecina, che tratta circa 4 milioni di metri cubi all’anno ad uso industriale e consente il risparmio di un analogo quantitativo di acqua di falda. NEUTREC®, la soluzione alla neutralizzazione dei fumi La tecnologia NEUTREC®, brevettata da Solvay, consente la depurazione efficace dei fumi degli inceneritori di rifiuti solidi urbani e di impianti industriali in genere dai gas acidi in essi contenuti. Permette anche il recupero della quasi totalità dei prodotti di risulta, come i sali sodici, che si ottengono da tali n. 3 mag/giu 2011 processi di neutralizzazione, contribuendo alla tutela dell’ambiente e alla riduzione dei rifiuti industriali. Il processo NEUTREC® si basa sull’iniezione di bicarbonato di sodio opportunamente macinato nei fumi da depurare. L’azione combinata del bicarbonato di sodio con il carbone attivo agisce inoltre sui metalli pesanti, permettendo di rispettare le normative più severe sulle emissioni in atmosfera. Il recupero dei sali sodici avviene invece in una piattaforma dedicata, dove le polveri di neutralizzazione dei fumi sono valorizzate per la produzione di una salamoia satura, utilizzata nei cicli industriali dell’impianto di Rosignano. Ciò permette contemporaneamente il risparmio di una materia naturale, la salamoia vergine, e la riduzione del ricorso alla discarica per lo smaltimento dei residui sodici di neutralizzazione. BICARjet® un metodo ecologico per la pulizia delle superfici BICARjet® è la tecnologia per sistemi di pulizia a base di bicarbonato di sodio Solvay, che in modo ecologico e con risultati rapidi ed efficienti consente di intervenire su vari tipi di superficie come metallo, alluminio e supporti in lega, materiali edili, gomma, plastica, vetro, ceramica e molti altri, includendo parti macchiate da vernici o inquinanti. L’applicazione della tecnologia BICARjet® nel campo dell’edilizia è la più interessante dal punto di vista del contributo all’ambiente. Il bicarbonato di sodio sintetico è atossico, non corrosivo, non infiammabile e non inquinante. Infatti BICARjet® è utilizzata nella fase finale di rimozione dell’amianto, offrendo un’alternativa più sicura e più economica alle operazioni manuali: • riduzione delle polveri atmosferiche grazie alla nebulizzazione di acqua e di conseguenza condizioni più sicure per chi lavora; • diminuzione del tempo di lavoro e di esposizione dell’operatore; • alto livello di qualità della superficie trattata, senza danneggiamenti. Inoltre la soluzione di pulizia delle superfici proposta da BICARjet® è in grado di risolvere tutte quelle situazioni di danneggiamento di muri o monumenti dovuto a graffiti, imbrattamenti e smog, rimuovendo efficacemente gli elementi di disturbo, senza rovinare la superficie trattata, anche dopo ripetute operazioni di pulizia. BICARjet® evita l’uso di prodotti chimici tossici e solventi. I rifiuti liquidi conterranno un’alta percentuale di bicarbonato di sodio sciolto e, una volta filtrati e separati dai residui solidi, potranno essere scaricati nelle fogne. Soltanto i rifiuti solidi filtrati devono essere depositati in discariche in conformità con le normative locali. Il Chimico Italiano 31 MONDO PROFESSIONISTI Non c’è pace per l’Adepp L’associazione nazionale degli enti di previdenza dei professionisti si spacca: notai e farmacisti se ne vanno L’ uscita dall’Adepp di Maurizio de Tilla, lo scorso anno voluta e fomentata da una frangia dell’associazione che riunisce i rappresentanti delle casse autonome di previdenza che minacciava la creazione di un’Adepp due e la successiva nomina del presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, alla presidenza del sodalizio, sembrava avesse calmato le acque. E invece no. Nei giorni scorsi si è consumata un’altra scissione. Paolo Pedrazzoli (notai) ed Emilio Croce (farmacisti) hanno infatti scritto due lettere al presidente Andrea Camporese per prendere le distanze dalla linea politica e istituzionale da lui assunta. A finire nel ciclone delle polemiche è stata prima la designazione e poi la nomina effettiva di Camporese nel consiglio di amministrazione di Terna (EUREX: UEIF.EX - notizie) (l’azienda che gestisce la rete di trasmissione elettrica italiana). A portare il presidente dell’Inpgi nella società a controllo pubblico e quotata in borsa sarebbe stata l’azionista di maggioranza Cassa depositi e prestiti del ministero dell’economia. Proprio quest’ultimo è uno degli organismi vigilanti degli enti di previdenza privatizzati. Come a dire che Camporese ha l’appoggio di Giulio Tremonti. Un gradimento che però non è andato giù a diversi presidenti, non solo quelli che hanno preso carta e penna e scritto. Intanto perché, e questa è una delle criticità della nomina, ci sarebbe un conflitto di interesse fra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. E poi perché il comparto della previdenza dei professionisti con il dicastero di via XX Settembre ha aperto un braccio di ferro ormai da anni. L’eliminazione della doppia tassazione, l’uscita dell’elenco Istat delle casse e la riaffermazione della loro natura privata sono questioni che da Tremonti non sono mai state prese in considerazione (almeno pubblicamente). Anzi, con la manovra estiva lo stesso ministro del tesoro dove ha potuto ha inserito nuovi vincoli per gli istituti pensionistici. Due enti su 20 non esprimono al momento un dissenso determinante, anche se nella sua missiva Pedrazzoli ammette la nascita di un nuovo «fronte di minoranza». Ma segnano una frattura importante all’interno di un’Adepp faticosamente ricompattata meno di un anno fa, dopo una gestione (quella di Maurizio De Tilla) che proprio per le lotte intestine aveva quasi perso ogni credibilità politica. Oggi lo stesso Croce, in merito ad un comunicato stampa diffuso pochi giorni fa dall’Associazione, «manifesta profonde critiche e perplessità sull’operato dei vertici» e chiede che all’esterno non sia comunicata «una totale coesione tra gli enti che incontestabilmente non c’è». Ma non solo. Dal numero uno dell’ente dei farmacisti la richiesta a Camporese di scegliere da che parte stare, in Adepp o a Terna, e di lasciare una delle due cariche. I liberi professionisti fuori dal Parlamento Depositata a Montecitorio una proposta a firma di Antonio Di Pietro: se esercitano si dimettano Q uesta non l’aveva pensata nenache bersani: escludere liberi professionisti da Montecitorio e da Palazzo Madama. Ma ci ha pensato Antonio Di Pietro a mettere a punto quella che si potrebbe ribattezzare come una norma anti-Ghedini. Il leader Idv, infatti, ha presentato una proposta di legge in materia di incompatibilità tra il mandato parlamentare e l’esercizio delle professioni intellettuali regolamentate, tra le quali appunto quella di avvocato. E il Pdl, si sa, tra Camera e Senato, ha una lunga sfilza di parlamentari-legali, tra cui i difensori del premier Niccolò Ghedini (deputato) e 32 Il Chimico Italiano Piero Longo (senatore). In quanto parlamentari i due hanno anche opposto legittimo impedimento in alcune udienze riguardo ai processi di Silvio Berlusconi. La proposta di legge, che ieri è stata assegnata alla commissione Affari costituzionali della Camera (Di Pietro l’ha depositata l’1 aprile scorso) introduce un nuovo articolo (il 4-bis) alla legge 15 febbraio 1953, n. 60, che stabilisce alcune incompatibilità parlamentari, come il divieto di ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, come i Cda. L’articolo 4 della citata legge prevede anche il divieto, per chi è deputato o senatore, di assumere il patrocinio pro- n. 3 mag/giu 2011 MONDO PROFESSIONISTI fessionale in un caso particolare: l’assistenza o consulenza a imprese di carattere finanziario. Il nuovo comma Di Pietro ora invece introduce un divieto ‘tout court’ di elezione per chi è avvocato. La proposta prevede inoltre che chi già si trova in parlamento, ed esercita la professione legale, si dimetta se non opta per il seggio da parlamentare. Se la legge venisse approvata, si creerebbe in pratica un caso di dimissioni di ‘massa’ di molti onorevoli e senatori, ovviamente non solo in casa Pdl. Solo alla Camera sono circa 90 i deputati con il titolo di Avvocati. E tra questi, molti esercitano a pieno ritmo, come Mauro Paniz del Pdl, Giulia Bongiorno e Giuseppe Consolo di Fli, e molti dei ‘tecnici’ in commissione Giustizia del partito di Berlusconi. Da segnalare nel Pd, il capogruppo Dario Franceschini. Ovviamente, tra le quelle regolamentate, ci sono anche altre professioni come i commercialisti o gli architetti. La proposta di legge Di Pietro anti-Avvocati in parlamento, depositata alla Camera e assegnata ieri in commissione Affari costituzionali, aggiunge il seguente articolo alla legge 15 febbraio 1953, n. 60 sulle incompatibilità di deputati e senatori: “Il mandato parlamentare è incompatibile con l’esercizio delle professioni intellettuali regolamentate, il cui esercizio è condizionato all’iscrizione a un albo professionale. L’esercizio delle professioni di cui al comma 1 è sospeso durante il periodo del mandato parlamentare si prevede poi che “i membri del Parlamento per i quali sussiste o si determina l’incompatibilità” sono tenuti “entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, a optare fra il mandato parlamentare e l’esercizio” della libera professione. Nella premessa della legge Di Pietro spiega: “In materia di libera professione il legislatore si è sempre mosso con particolare prudenza, circondandone di necessarie cautele l’esercizio, essendo la libera professione intellettuale e regolamentata profondamente connessa alla realizzazione di valori costituzionalmente garantiti e volta a integrare funzioni di pubblico interesse. Al contempo, l’orientamento è stato sempre volto a consentire un esercizio dell’attività professionale in condizioni di piene indipendenza e autonomia, organizzative e di giudizio”. Il leader di Italia dei valori ritiene “ragionevolmente fondata e costituzionalmente legittima la previsione legislativa di un’incompatibilità tra l’esercizio di una libera professione, nel senso indicato, e il mandato parlamentare: chi intende assumersi la responsabilità di diventare rappresentante del popolo nelle istituzioni deve potervisi dedicare interamente, a tempo pieno”. Ricordando che proprio “al fine di garantire piena indipendenza di pensiero e di giudizio, sono stati previsti per gli uffici parlamentari benefici economici e previdenziali adeguati all’impegno richiesto”, sottolinea che “l’esercizio della libera professione, cumulata all’ufficio parlamentare, non può ritenersi immune da diversi, più o meno piccoli, conflitti di interesse, annidati tra le pieghe dell’attività parlamentare (ciò è documentato anche da ricerche metodologiche che hanno studiato l’incremento percentuale e per categorie dei redditi dei liberi professionisti-parlamentari nel periodo dei mandati)”. Fondoprofessioni: si allargano figure partecipanti alla formazione U n allargamento delle figure professionali che possono partecipare alle attività formative finanziate da Fondoprofessioni, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua dei dipendenti degli studi professionali e delle aziende ad essi collegate. È questo il tema principale della delibera del consiglio di amministrazione dello scorso 28 aprile, che allarga la platea dei soggetti componenti i gruppi d’aula alle figure non coperte. A partire dall’avviso 03/10, infatti, potranno prendere parte alle attività formative, nella misura del 50% dei partecipanti totali, apprendisti, collaboratori e co.co.pro., ovvero figure professionali per le quali il datore di lavoro non versa lo 0,30% del monte salari a Fondoprofessioni. Entrando nel dettaglio, potranno partecipare alle attività for- n. 3 mag/giu 2011 mative finanziate le figure non coperte indicate laddove almeno un dipendente della stessa struttura, per il quale il datore di lavoro versi lo 0,30% a Fondoprofessioni, faccia già parte del gruppo d’aula. Novità in vista anche per datori di lavoro, partite Iva e praticanti, che potranno prendere parte come uditori alle attività formative in numero pari al 70% dei partecipanti totali nell’ambito delle attività corsuali. Una significativa crescita degli uditori, quindi, che passano dal 50%, nel caso delle attività corsuali, al 70%. Mentre, per quanto riguarda le attività seminariali, viene confermato il 100% degli uditori. Inoltre, potranno prendere parte alle attività formative finanziate da Fondoprofessioni, in numero pari al 20% dei partecipanti totali, anche i dipendenti che godono di sgravi contributivi. Il Chimico Italiano 33 MONDO PROFESSIONISTI Mediazione civile “F aremo sì che rimanga l’obbligatorietà della mediazione civile perché senza obbligatorietà ne verrebbe meno il presupposto essenziale”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenendo all’assemblea 2011 dei Dottori commercialisti che si è aperta a Roma. “Dopo due mesi di funzionamento del sistema della mediazione, tutti si sono affidati all’assistenza di Avvocati - ha aggiunto il ministro - mi sembra giusto quindi mantenere gli Avvocati protagonisti di una mediazione civile che mantenga la sua obbligatorietà”. La contrarietà dell’avvocatura all’obbligatorietà della mediazione civile è stata ribadita dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa. Alpa ha plaudito al- 34 Il Chimico Italiano l’apertura del ministro della Giustizia, Alfano, sulla necessità che sia presente un avvocato nell’ ambito dei procedimenti di conciliazione obbligatoria. Ma, ha aggiunto, ‘bisogna migliorare il testo in modo che l’efficienza del sistema coincida anche con la difesa dei diritti’. Il Cnf ha chiesto più volte, inutilmente, che il mediatore fosse una figura giuridica, così come ha sollecitato la sospensione dell’obbligatorietà in attesa che in proposito si pronunci la Corte costituzionale. ‘Siamo in una fase di incertezza’ ha fatto notare Alpa, ricordando tuttavia che per tentare di migliorare il sistema in vigore dallo scorso marzo è stata istituita una cabina di regia al ministero della Giustizia, per un maggior coinvolgimento dell’avvocatura stessa. n. 3 mag/giu 2011 DICONO DI NOI IL QUOTIDIANO DI CALABRIA Liceo Classico di Lavello Opera sull’acqua: premiate due alunne C on l’opera “Water, the force of life” le studentesse Angelica Carretta e Annalisa Liseno del Liceo Classico”Quinto Orazio Flacco”, sezione staccata di Lavello, sotto la guida della professoressa Maria Riccardina Scarcelli hanno vinto il primo premio indetto dal Consiglio Nazionale dei Chimici. Il progetto da cui parte l’emblematico riconoscimento è denominato: IYC Europe Africa projet on sustainable chemistry for water “Water: refreshment or Responsability?” ed è dedicato all’acqua e al ruolo della chimica per garantirne sicurezza e disponibilità. Il lavoro premiato, consistente in un disegno, rappresenterà l’Italia in una mostra itinerante che partirà da giugno presso il Parlamento Europeo a Bruxelles e poi si sposterà a Londra, Francoforte, Praga, Roma e Barcellona. Nella capitale italiana la mostra si terrà dal 10 al 21 ottobre di quest’anno presso lo Spazio Mastai al Palazzo dell’informazione in piazza Mastai 9. Il 2011 oltre tutto è stato indicato come anno internazionale della chimica su proposta dell’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata (IUPAC) congiuntamente con le Nazioni Unite e l’Unesco. In pratica il concorso ha fatto sì che si producessero diverse opere atte a mostrare immagini e punti di vista sull’acqua. La mostra così potrà attirare l’attenzione sul ruolo dei ricercatori dell’industria e dell’università per fornire acqua pulita e sicura alle popolazioni dell’Europa e dell’Africa. «Senza di essa - ha detto Joaquim Alberto Chissano, primo Presidente della Repubblica del Mozambico dobbiamo fare fronte a un continuo declino del nostro benessere, a povertà e fame, con un aumento dei livelli di conflittualità». ADNKRONOS SALUTE - 8 APRILE 2011 Doping: Cnc, nessun Chimico in nuova commissione vigilanza e controllo. Zingales, non ci può essere seria lotta a fenomeno senza nostre competenze N ominata la nuova Commissione di vigilanza sulla legge antidoping (Cvd), in cui mancano le figure del biochimico clinico e del tossicologo forense abitualmente nominate dal Consiglio nazionale dei chimici (Cnc). “Scelta azzardata della nuova legge approvata a novembre dell’anno scorso (183/2010) - denuncia una nota del Cnc che ha depennato questa indicazione, non tenendo conto del ruolo fondamentale della chimica nel doping e di quello che in passato la Cvd è riuscita a realizzare anche grazie all’attività dei rappresentanti di questo settore”. “Bisogna ricordare che, per iniziativa dei chimici - dichiara Armando Zingales, presidente del Consiglio nazionale dei chimici sono state inserite nell’elenco ufficiale dell’Agenzia mondiale antidoping nuove sostanze, altrimenti sfuggite al controllo e che grazie ai chimici sono state smascherate operazioni di doping abilmente camuffate. Averli esclusi dalla Commissione di vigilanza e controllo sul doping, appena insediatasi, equivale ad assicurare la sostanziale impunità a chi assume e somministra so- n. 3 mag/giu 2011 stanze dopanti, soprattutto quelle di nuova introduzione. È inaccettabile sia dal punto di vista sportivo che dal punto di vista della tutela della salute dei giovani. Forse, quando il professor Umberto Veronesi afferma in un suo intervento che si dovrebbero liberalizzare le sostanze dopanti non palesemente nocive alla salute, si fa soltanto interprete dell’opinione dominante nel settore sportivo, secondo la quale, se un atleta vuole minare la sua salute per raggiungere risultati per lui impossibili, è liberissimo di farlo. DOPING: CNC, NESSUN CHIMICO IN NUOVA COMMISSIONE VIGILANZA E CONTROLLO “Sono certo che le famiglie italiane prosegue Zingales - vorrebbero poter mandare i loro figli a esercitare attività sportiva, anche agonistica, senza dover avere la quasi certezza che torneranno menomati nella salute dal doping. Sembra che non si sia imparato nulla dalla storia e dalla cronaca. Il richiamo vacuo a comportamenti etici, senza un controllo efficace, è pura demagogia”. “Purtroppo - spiega Dario D’Ottavio, biochimico clinico e già membro per 4 anni della Commissione antidoping - i nuovi criteri secondo cui vengono nominati i componenti della Cvd non sono più in grado di garantire l’autonomia e la scientificità che tipicamente hanno sempre caratterizzato l’attività di questo organismo. La prevalenza della componente politica della commissione, a totale detrimento della scientificità e dell’indipendenza, fa sì che ne vengano ridotte le potenzialità per la lotta al doping”. È proprio grazie a lui - evidenzia la nota - che in passato è stato possibile inserire la sibutramina tra le sostanze dopanti e portare alla luce un fenomeno di doping diffusissimo e il caso del giocatore Adrian Mutu della Fiorentina, che altrimenti sarebbero rimasti sommersi con gravi conseguenze per la salute di numerosi atleti. “Si tratta, infatti - spiega l’esperto - di uno stimolante che annulla gli effetti della fame riducendo l’appetito e rallentando il consumo calorico, ma che può aver gravissimi effetti collaterali come ictus e attacchi cardiaci”, conclude. Il Chimico Italiano 35