Nina’s Heavenly Delights
Regia: Pratibha Parmar - Sceneggiatura: Andrea Gibb - Montaggio: Mary Finlay - Fotografia:
Simon Dennis - Musica: Steve Isles - Interpreti: Shelley Conn, Laura Fraser, Raji James, Ronny
Jhutti, Art Malik, Kulvinder Ghir, Veena Sood - Produzione: Kali Films; Priority Pictures.
Gran Bretagna, 2006, 35 mm col., 94'
Una sorprendente storia d’amore che unisce lo spirito scozzese allo spettacolo bollywoodiano.
Seguiamo il destino di una famiglia di Glasgow, gli Shahs, e del loro famoso ristorante indiano, The
New Taj. La vicenda è raccontata attraverso gli occhi di Nina, una giovane scozzese-asiatica che
deve risolvere una personale crisi di identità. Nina, sei anni prima, aveva abbandonato la casa, dopo
una lite col padre, e si era trasferita a Londra. Ma quando il padre improvvisamente muore, è
obbligata a rientrare. Il suo ritorno la mette di fronte ad alcune sorprese: i debiti di gioco del padre,
un ex fidanzato amareggiato, un amico d'infanzia divenuto una "Bollywood Drag Queen" e dei
confusi sentimenti per la sua nuova socia d'affari Lisa. Nei giorni turbolenti che seguono il rientro a
Glasgow, Nina, aiutata da Lisa, s’impegna testardamente per vincere il premio per il Best of the
West Curry, in memoria del padre. Ma tutto diventa più difficile quando Nina s’accorge di essersi
innamorata. Saranno ricambiati i sentimenti che prova per Lisa? E, nel caso, come reagirà la sua
famiglia? Nel film, la musica popolare del Punjab si mescola a danze tradizionali scozzesi in
godibilissimi numeri musicali stile Bollywood. Un film che richiama Sognando Beckham ma
centrato più sulle problematiche dell’identità sessuale anzichè su quelle dell’integrazione. Molto
riuscito sul piano visivo, il film che regala un'Inghilterra molto meno grigia del solito, è realizzato
con la giusta chimica nel dosaggio delle spezie che lo compongono.
Pratibha Parmar
È una regista britannica che da più di vent'anni lavora dietro la macchina da presa, offrendo sempre
nuove prospettive alle storie di donne, di minoranze, di disagio sociale che racconta. I suoi lavori
sono stati ampiamente proiettati e premiati in molti festival internazionali. Nina's Heavenly
Delights è il suo primo lungometraggio a soggetto, interamente di finzione.
Nata in Kenya, da una famiglia indiana, Pratibha si trasferisce con la sua famiglia in Inghilterra in
giovane età. Ha frequentato l'Università di Bradford e concluso i suoi studi post-laurea presso la
Birmingham University. Ha lavorato come volontaria per dei progetti di sviluppo rurale in giro per
l'India; in quel periodo ha trascorso tre mesi lavorando con Madre Teresa di Calcutta. Ha iniziato la
sua carriera cinematografica girando documentari e cortometraggi per esprimere la sua passione, il
suo interesse per soggetti e questioni "scomode" per il grande schermo. Nel 1991, la sua carriera ha
avuto un punto di svolta con l'uscita di A Place of Rage, un documentario sul ruolo delle donne
afro-americane nel movimento per i diritti civili. Il film è stato acclamato dalla critica
internazionale e indicato come Miglior Documentario Storico dal National Black Programming
Consortium negli Stati Uniti. È del 1993 il suo film più impegnativo e ispirato, Warrior Marks, in
cui documenta il rituale della mutilazione genitale femminile in Africa. Girato in un momento in cui
l'argomento era ancora considerato tabù dalla comunità internazionale, è stato realizzato con la
collaborazione della scrittrice premio Pulitzer Alice Walker, autrice de Il colore viola. Parmar ha
inoltre diretto video musicali, è co-autrice e editrice di numerosi libri e ha fondato una compagnia
di produzione, la Kali Films. Nel 2007 ha vinto il Visionary Award alla carriera al One in Ten Film
Festival ed anche il San Francisco Frameline Film Festival Life Time Achievement Award.
Filmografia
Khush (1991); A Place of Rage (1991); Warrior Marks (1993); Memsahib Rita (1994); Wavelengths
(cortometraggio, 1997); The Righteous Babes (documentario, 1998); A Brimful of Asia (documentario,
1998); Sita Gita (2000); Nina Heaven's Delight (2006).
DICHIARAZIONI DELLA REGISTA
Il cuore di Nina's heavenly delights (I piaceri paradisiaci di Nina) è un'inaspettata e sorprendente
storia d'amore. Il tema centrale del film, la libertà di amare, definisce tutti i personaggi e in
particolare quello centrale: Nina. Attraverso la sua storia, ispirata dalle esperienze della mia vita,
esploro il richiamo dei doveri familiari e dei desideri personali.
Il film offre uno straordinario ventaglio di possibilità. Ho voluto esplorare il tema dell'amore
proibito e mostrare come sia possibile rimanere fedeli a se stessi, nonostante le imposizioni dei
doveri o della tradizione, senza dover sacrificare la propria famiglia. Nina’s heavenly delights si
caratterizza per un ottimismo rincuorante, dove ognuno deve riesce a vivere felice per sempre.
Volevo realizzare questo film in maniera al tempo stesso piacevole ed edificante, ma senza
compromettere l'integrità della storia. È una favola metropolitana, che vuole essere celebrativa, ma
in un mondo pieno di persone reali. La magia del film sta nel fatto che esso mette in scena tutti i tipi
di persone, senza piegarsi alle formule o ai cliché e riuscendo a rimanere onesto.
Tutte le famiglie hanno dei segreti e la famiglia Shah non è da meno. Ho scritto la storia di Nina's
heavenly delights sette anni fa ed è entusiasmante vedere come la mia visione dei fatti sia rimasta
intatta. Ho ambientato la storia a Glasgow e, dal momento che volevo catturare l'incanto e il calore
degli scozzesi-asiatici, ho incontrato le persone e girato in una città che offre molte delizie
architettoniche. Il film è un mix di cultura scozzese e indiana, mai stata vista prima.
INFLUENZE E ISPIRAZIONI
Ho tratto ispirazione da diverse tradizioni cinematografiche: film come Eat Drink Man Woman di
Ang Lee, e Big night di Stanley Tucci sono film profondi, ricchi di verità e sensualità e in entrambi
troviamo intere parti dedicate al cibo. Diva, il film di Jean-Jacques Beineix, contiene grande abilità
di caratterizzazione dei personaggi e uno strabiliante impatto visivo e Amelie di Jean-Pierre Jeunet,
che amo per la sua magia e il suo coraggioso fascino visivo, sono stati tutti mie ispirazioni.
L'audacia visiva dell'ultimo che ho nominato, ha inspirato la scena iniziale di Nina's heavenly
delights, in cui una doccia di petali di calendula cade su Nina. Un altro film francese, Ma vie en
rose, con il suo astuto equilibrio di realismo magico, naturalismo ed emozionante narrazione della
storia, è stato un ulteriore riferimento utile.
Sono cresciuta attraverso una dieta a base di film Bollywoodiani con la loro colorata ed esclusiva
miscela di drammi familiari, musica, danza, commedia, fantasia, e , inevitabilmente, alcuni di questi
elementi hanno torvato posto in Nina’s heavenly delights.
SULLA SCRITTURA
Dopo aver scritto la storia, ho coinvolto la scrittrice Andrea Gibb per realizzare la sceneggiatura.
Avevo letto una prima bozza del suo film, Dear Frankie, colpita dalle sfaccettate caratterizzazioni
dei personaggi e dai dialoghi brillanti. Inizialmente, Gibb era esitante riguardo alla sua capacità di
scrivere Nina’s heavenly delights, sia perché non era di origine asiatica, sia perché non scriveva
“commedie”. La mia intenzione, però, era quella di lavorare con una scrittrice che fosse scozzese e
che sapesse scrivere di veri personaggi e non cliché, e Andrea era perfetta per tutto questo. Le
assicurai che sarei stata capace di portare l'autenticità e le diverse sfumature culturali nel copione.
La nostra collaborazione negli anni è stata intensa e sempre produttiva, sebbene piena di pause
dovute alla mia ricerca di ulteriori fondi e ai suoi impegni in altri progetti.
PRODUZIONE
“Trasforma i tuoi vincoli in sfide creative” è stato il consiglio che ricordavo continuamente a me
stessa una volta in produzione, dal momento che provavo a realizzare un film molto ambizioso con
risorse limitate. Mi assicurai di avere un adeguato periodo di preparazione con Shelley Conn che
interpreta la protagonista, (Nina), e Ronny Jhutti (Bobbi) prima che iniziassimo la pre-produzione.
Così, ho lavorato con loro intensamente, facendo molte improvvisazioni, scavando nei percorsi dei
loro personaggi. Inoltre, abbiamo chiamato un insegnante per ottenere dialoghi con autentico
accento scozzese. Abbiamo passato un'intera settimana di prove nel periodo della pre-produzione
con l'intero cast. Dopo aver trascorso questa settimana, che aveva dato i suoi frutti, l'energia e la
lucidità ci sono state anche durante le riprese. Tutti sapevano cosa stavamo facendo e, una volta sul
set, avremmo potuto lavorarci ulteriormente. La mia esperienza lavorativa con gli attori al London
Centre of Theatre Studies e l'Actors centre a Convent Garden comporta il fatto che, quando si tratta
di lavorare con gli attori, mi trovo completamente a mio agio e prendo pienamente parte al
processo. Abbiamo avuto cinque settimane nelle quali girare il film, comprese tutte le ampie parti e
scene dedicate alle vivande e alle danze! Sapevo che l'unica maniera di ottenere ciò che volevo era
essere assolutamente pronta prima di arrivare sul set. Ho lavorato con artisti di storyboard
(sceneggiatura disegnata), facendo lo storyboarding (realizzando il disegno delle inquadrature
dell'opera/visualizzando l'idea di regia) di varie scene chiave del film. Durante la pre-produzione,
Simon Dennis, il mio talentuoso DOP, ed io ci siamo seduti per giorni e giorni e abbiamo creato un
elenco completo delle riprese per l'intero film, che è diventato il nostro modello. Questa
preparazione ha fatto sul serio la differenza in molti aspetti cruciali. Una volta sul set, abbiamo
avuto un modo rapido di comunicare, che mi ha lasciato del tempo prezioso da trascorrere con gli
attori. Simon sapeva esattamente cosa volessi in ogni scena e mi ha aiutato ad ottenere tutto questo
sul set, sotto la tremenda pressione del tempo a disposizione.
SCENOGRAFIE
Avevo un’idea precisa di come il film dovesse apparire e durante gli anni avevo accumulato
tonnellate di riferimenti di design, che ho dato al designer di produzione, Andy Harris. Volevo
colori vibranti e desideravo ricreare un po' di India a Glasgow. Doveva apparire come un ristorante
di famiglia, come le molte centinaia di ristoranti indiani che si trovano in Gran Bretagna, ma senza
essere pacchiani. Ho chiamato il ristorante New Taj perché è qui che i genitori di Nina, Mohan e
Susan erano andati in luna di miele, così come fanno molte coppie indiane! La storia della famiglia
doveva essere racchiusa nel design. E penso che sia stato fatto molto bene!
Darek Yeaman, il nostro location manager, è stato coraggioso e ha portato tutti noi in giro per
Glasgow cercando la location perfetta per il ristorante New Taj e la casa della famiglia. Ho sempre
immaginato che dovesse essere all'angolo di una strada, in una curva. Derek e Andy proponevano lo
Star Hotel a Port Glasgow, che era un edificio vittoriano in mattoni rossi, tre piani che offrono
ampie viste da tutti gli angoli interessanti progettati da un contemporaneo del famoso architetto
scozzese, Charles Renni Mackintosh. Si trovava su una curva. Era praticamente perfetto, ci
permetteva di individuare le altre location chiave. Mamie's Flowers e Jo the Bookie di fronte al
New Taj. Ho voluto collegare visivamente la famiglia Shah alla più ampia comunità e questa
posizione ci ha aiutato in questo intento.
IL CIBO
Il cibo è il catalizzatore della storia d'amore centrale del film. Ci sono numerose scene appetitose in
cucina, che mostrano magnificamente che il cibo indiano è, sia un evento culturale e familiare, sia
un'esperienza appassionata e sensuale.
Io amo il cibo in generale, ma il mio preferito penso sia quello indiano. Il finale del film, The Best
of the West Curry Competition, fornisce una favolosa scusa per mettere in evidenza la cucina
indiana. Desideravo che il profumo e il sapore del cibo trapelassero attraverso lo schermo. È stato
divertente ma anche frustrante terminare le riprese delle scene riguardanti il cibo ed esprimerne la
sensualità, il colore e la consistenza, nel poco tempo che avevamo a disposizione.
Mi sono divertita a cercare e preparare le ricette per il film e assaggiarle prima delle riprese.
Attenzione ai libri di cucina!
CASTING
Susie Figgis ci ha aiutati a fare il casting per scegliere i protagonisti, Laura Fraser e Shelley Conn.
Avevo scritto il personaggio di Raj Khanna pensando a Art Malik. Per questa ragione, quando ha
accettato il ruolo, mi sono molto entusiasmata. Sin dall'inizio mi sono impegnata a cercare un
talento scozzese-asiatico, specialmente per il personaggio della sorella più piccola di Nina, la
quattordicenne Priya Shah. A tal fine, ho lavorato con la Raindog production a Glasgow. Hanno
svolto attività di volantinaggio e hanno sollecitato e contattato persone e abbiamo avuto una
fantastica risposta. Le voci sono arrivate alla Scotland BBC che ci ha filmato mentre facevamo i
seminari con i giovani che ci avevano risposto. Al di fuori del contesto del casting è arrivata Zoe
Henretty, che è stata una scelta immediata e naturale per il ruolo di Priya, portando con sé il ben
conosciuto, impassibile humour scozzese.
Lavorare insieme ad un gruppo di attori giovani e pieni di esperienza è stata una gioia ed uno degli
aspetti più eccitanti del creare questo film, specialmente il fare le improvvisazioni e muoversi fuori
dal copione. Creare i personaggi e le storie di sfondo con talenti comici, quali Elaine C. Smith e
Kulvinder Ghir è stato un grande piacere. Il personaggio del presentatore televisivo per l'ultima
competizione di cucina ha fornito l'opportunità di introdurre il genere commedia. Con il mio
incoraggiamento, Kulvinder ha creato un personaggio scozzese-asiatico, Murli che era il conduttore
della finta stazione televisiva locale Asian Cable, Korma TV. E' riuscito nell'impresa in maniera
assolutamente efficace, facendo ridere a crepapelle tutto il team composto di scozzesi, e perciò ho
deciso di aggiungere un altro filone narrativo ed introdurre una stazione radiofonica per la
comunità, Korma radio, della quale Murli è il conduttore. Ero desiderosa di sfruttare ogni
opporunità per inserire la famiglia Shah nella città e nella comunità di Glasgow. Volevo
teatralmente rendere la competizione culinaria “Curry” un evento che stesse a cuore sia a Nina che
all'intera comunità.
LA MUSICA
Per me la musica rappresenta un elemento cruciale della narrazione. Ho iniziato a pensare alla
musica durante la scrittura, dato che sia la danza che la musica sono parte integrante della storia e
sono il suo valore aggiunto. La colonna sonora finale è un divertente miscuglio di canzoni popolari
commerciali, di grossi classici di Bollywood e di tracce e partiture commissionate per l'occasione.
Ho scelto le canzoni intenzionalmente. Tutte quante hanno una funzione drammatica attiva piuttosto
che essere soltanto canzoni tagliate a fare da sfondo a graziosi scenari o a rapide scene di danza.
Ho chiamato in campo Fiona Mcblane (formalmente della EMI) come supervisore musicale che mi
ha presentato John Coxon dei Springheel Jack e Farook Shamsher dei Joi, che hanno collaborato per
registrare alcune brillanti tracce musicali per il film. Queste tracce sono dotate di un incrocio di
vibrazioni unico, una fusione naturale di ritmi funky dati dalle tavole indiane e un'atmosfera urbana
contemporanea data dal suono dei sitar. Inoltre, hanno realizzato due remix delle classica hit dei
Nolans, I'm in the Mood, un remix bollywoodiano ed uno più dance, da club. Quest'ultimo presenta
tutte le fattezze di una hit!
Più avanti, nel processo della post-produzione, il compositore Steve Isles si è unito al team per
creare temi musicali memorabili, evocativi, che intensificano la magia del film.
Le classiche tracce tipicamente bollywoodiane, Chalte Chalte, Pyar Kya to Darna Kya, Aap Jaise e
Ina Mina Dika sono alcune delle mie canzoni preferite. Il pubblico asiatico in tutto il mondo le
riconoscerà immediatamente. Le scelte di queste canzoni non sono casuali e, in particolare, la
canzone Pyar Kya to Darna Kya, è un inno all'amore proibito e viene dal grande classico di tutti i
tempi, il film Mughale-Azam. È una di quelle canzoni che mettono in ginocchio gli uomini indiani,
l'ho visto, credetemi!
LA DANZA
Il personaggio di Bobbi mi ha fornito una sensazionale scusa per sviluppare un'altra delle mie
passioni: la danza. Piers Gielgud, il coreografo, ha più che realizzato la mia idea di metter insieme
differenti tradizioni di ballo e ha creato un piacevole mix di danza bollywoodiana e contemporanea
occidentale. Il fatto che Piers e la sua partner Suzanne dirigano una compagnia di ballerini,
ReAnimator, è stato un grosso vantaggio, dal momento che mi forniva la possibilità di lavorare con
danzatori esperti. Guardare Piers che insegna a Ronny Jhutti a ballare, indossando tacchi alti, era
uno spettacolo da vedere!
IL FURGONCINO DI BOLLYWOOD DI BOBBI
Durante il periodo di pre-produzione è accaduta una meravigliosa coincidenza. Avevamo scoperto
che uno dei maggiori decoratori di camion pakistani era a Glasgow, in visita per alcuni giorni. Ho
sempre immaginato Bobbi che dirige una videoteca per poter decorare il suo furgone nel colorato
stile dei camion Pakistani. Questa è un'incredibile forma d'arte folk, dove gli autocarri sono decorati
e dipinti con disegni elaborati. Sarebbe stato un bel problema preparare un automezzo di questo
genere per i nostri scenografi. Trovarne uno vero, Ghulam Sarwarf, durante la lavorazione del film,
è stato un dono dal cielo.
RIPRESE IN ALTA DEFINIZIONE
Le ambiziose scene del film che hanno come protagonista il cibo, “The Best of the WestCurry
Competition”, come anche quelle dei numeri di danza, sono state realizzabili solo perchè le
abbiamo girate in alta definizione. Questo formato mi ha permesso sia la libertà estetica ed
economica e, soprattutto, ha reso possibile il mantenimento del ballo finale. L'imprevedibile e
persistente clima umido scozzese, non ha reso possibile di girare a Loch Lomond, come era stato
pianificato originariamente! Così, abbiamo deciso di girarlo sullo sfondo di uno schermo verde, una
sfida che abbiamo abbracciato con entusiasmo. È stato uno dei giorni più divertenti delle riprese,
quando gli attori dell'intero cast, vestiti con abiti favolosi, hanno ballato per ore sulle note di un
classico di Nazian Hassin e su una canzone orecchiabile bollywoodiana, Aap Jaise. Alla fine della
giornata, persino gli oggetti cantavano.
Un altro vantaggio di girare in alta definizione era che questo scacciava la preoccupazione per la
proporzione delle riprese e l'unico vincolo era il tempo invece che la preoccupazione, appunto, per
la materia del film. È stato fondamentale avere questa opzione per girare più di due o tre riprese alla
volta, aiutando a modellare le performance rendendole più profonde, soprattutto per le scene
sentimentali più complicate. Per la maggior parte delle riprese avevo due videocamere che mi
hanno aiutato a cogliere i dettagli visivi resi più intensi dal montaggio. Quando ho dovuto dirigere
dodici persone che mangiavano e ballavano intorno al tavolo della cena sulle note di Day dream
believer dei Monkee's, due videocamere erano essenziali per catturare delle performance spontanee.
...E INFINE
Il percorso dal testo allo schermo è stato particolarmente lungo e impegnativo. Ho deciso di dirigere
questo film tra salse, kilt e regine, divertendomi, riempendo lo schermo con emozioni umane vere in
un mondo pieno di colore, musica e cibo sontuoso. La mia speranza è che il pubblico ami il film
quanto me!
Intervista con Pratibha Parmar.
Parlaci del tuo film. Da cosa nasce il titolo?
L’ispirazione, per la storia che ho messo in scena, proviene direttamente dalla mia esperienza di
vita. Il film contiene, infatti, una buona dose d’autobiografia. Volevo scrivere una storia d'amore,
dove una giovane donna s’innamora di un'altra donna, in un modo sorprendente, quando meno se
l'aspetta. Ho voluto ambientare la vicenda in un ristorante indiano, perché la mia compagna è
cresciuta, a Londra, nel ristorante pakistano gestito dalla sua famiglia e noi ci siamo innamorate
proprio preparando del curry per un gruppo di comuni amici. Il titolo del film, poi, lo devo a mia
sorella, Nina, che, per un po’ di tempo, è stata proprietaria di una ditta di catering che si chiamava
Nina's Heavenly Delights. È così che questi diversi elementi personali si sono amalgamati. In
definitiva è un film sulla famiglia, il cibo e l'amore, tutti temi che m’interessano.
Perché hai deciso di ambientare la vicenda a Glasgow? Com’è stato lavorare in questa città?
Mi è piaciuto molto lavorare a Glasgow. Avevo conosciuto la città molti anni fa. quando stavo
facendo un documentario per Channel 4. Si è trattato di un amore a prima vista. Ricordo di essere
andata in un ristorante indiano dove si era accolti da camerieri indiani in kilt e turbante. Il modo
in cui parlavano con un accento cadenzato scozzese-asiatico mi ha fatto sorridere. Amavo anche la
miscela affascinante di culture tra Scozia e India. Allora decisi che un giorno sarei voluta tornare,
e girare un film a soggetto in Scozia e così quando ho scritto la storia, ho deciso di ambientarla a
Glasgow. Mi sembrava una scelta naturale. Dal punto di vista creativo era entusiasmante avere a
disposizione tanti luoghi fantastici per girare. Inoltre il fatto che i set distassero poco l’uno
dall’altro ha semplificato le cose anche dal punto di vista pratico.
Parlaci della sceneggiatura.
Mi sarebbe piaciuto molto avere in squadra uno sceneggiatore scozzese capace di evitare luoghi
comuni e clichè. Qualcuno in grado di creare personaggi di cui si comprendesse complessità e
“stratificazione” psicologica. Avevo letto la prima bozza scritta da Andrea Gibb per Dear Frankie
e mi era davvero piaciuto il suo modo di costruire i personaggi. L’attenzione per i dettagli e per il
background erano una marcia in più per ottenere dialoghi brillanti. Così, le ho affidato, attraverso
la mia azienda, la Kali Films, la prima stesura del testo. Negli anni c’è stato un affinamento della
nostra collaborazione, abbiamo lavorato davvero bene insieme. Andrea si è rivelata molto aperta e
disponibile. Prima non aveva mai lavorato su una sceneggiatura che non fosse nata da un soggetto
suo. Quindi questo tipo di processo creativo era nuovo per entrambe.
Il regista, John Boorman, ha detto, una volta che "tutti i registi seri scrivono i loro film [...] non si
può separare il passaggio dal soggetto alla sceneggiatura senza prendere parte alla scrittura di
questa". Dopo aver attraversato tutto il processo di lavorazione di Ninas Heavenly Delights sono
d'accordo con lui. Credo che, nel lavoro di un regista, sia una cosa essenziale sedersi al tavolo con
lo scrittore e sostanziare il soggetto, decidendo la forma del film nel dettaglio, determinarne la
struttura. È ancora più necessario se si tratta della storia personale dell’autore. Ho avuto la
fortuna di avere Andrea come mia collaboratrice. E, sai, la scrittura continua anche in fase di
montaggio. La sequenza dei titoli d’apertura, ad esempio, è stata realizzata, mentre eravamo già in
postproduzione. Era diventato chiaro che quello che ci serviva era creare un senso di magia nel
rapporto tra Nina e suo padre, così ho scritto questa scena, che ci porta nel tempo che precede
tutta l’azione, con Nina bambina e suo padre, e l’ho girato mentre eravamo in sala montaggio. A
volte, è solo quando il film prende forma, durante il montaggio, che scopri qual è il giusto ritmo
emotivo o quali tonalità devi sottolineare.
Perché hai scelto Simon Dennis come direttore della fotografia?
Da subito volevo avere immagini, in alta definizione, extralusso, sexy e vibranti. Volevo un direttore
della fotografia in grado di creare questo look “rigoglioso” ma anche capace di rendersi conto che
la fotografia era una parte di un lavoro più grande da realizzare con ritmi veloci. L’esperienza di
Simon, per i film a soggetto in alta definizione, è stata quello che, in definitiva, ha determinalo la
mia scelta. Sapeva come usare le luci per un film in digitale, e da quello che aveva girato, mi sono
resa conto che aveva occhio per l’elemento poetico, entrambe le cose in termini d’inquadratura e
movimenti di macchina. Sono una convinta sostenitrice dell’uso della camera in funzione di
“narrazione visiva” della storia. Anche nei documentari cerco di arrivare al punto con steadycam
e carrellate. Prima di iniziare le riprese, Simon ed io abbiamo compilato un elenco completo delle
riprese che volevamo realizzare e discusso un sacco del film. Alla fine l’uso delle luci, messo in
campo da Simon, è risultato mozzafiato e ha superato di gran lunga il mio progetto originale.
Difficile o facile dirigere Shelley Conn e Laura Fraser nelle scene in cui si baciano?
In quella situazione io ero molto più agitata di loro. Erano primi piani, ma non mi è sembrato che
loro fossero nervose. Veramente ho avuto anche il sospetto che si divertissero. Infatti, mi hanno
detto: se vuoi che ripetiamo la scena, non ci sono problemi. La prima scena di questo tipo, che
abbiamo girato, era, in realtà, corrispondente a quella del finale, quando loro vincono il concorso.
Però la scena, a metà del film, in cucina,è proprio fortissima. Avrei voluto girarla sul tetto con la
luce della luna piena che le avvolgeva. Avevo pensato a qualcosa di romantico e sfolgorante. Ma,
naturalmente, nei giorni riservati per quella scena, ha piovuto sempre. Alla fine, l’abbiamo girata
in cucina ed è andata bene così, perché quello era il luogo dove si erano innamorate. Devo
ringraziare Simon per il suo ottimo lavoro con la luce, semplice e incredibilmente bello.
Le sole indicazioni che ho dato a Shelley e Laura sono state: “Voglio qualcosa di coraggioso e forte,
lingue e passione!” E così è stato. Nessuna delusione.
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Nina`s Heavenly Delights - Laboratorio Immagine Donna