VALUTAZIONE EX-ANTE AMBIENTALE
POR SICILIA 2000-2006
Dicembre 2002
A cura di
ASSESSORATO REGIONALE DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE
DIPARTIMENTO REGIONALE TERRITORIO E AMBIENTE
AUTORITÀ AMBIENTALE SICILIA—SERVIZIO 10 - VAS
ARPA SICILIA
In collaborazione con
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO
DIREZIONE GENERALE SVILUPPO SOSTENIBILE
TASK FORCE AMBIENTE SICILIA
SITO INTERNET:
www.artasicilia.net
www.arpasicilia.it
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VIA UGO LA MALFA 169—90146 PALERMO
TEL.: 091.6967693—6968683—6968685
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Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
Premessa
Così come previsto al paragrafo 2.4 del POR Sicilia 2000/2006, si è provveduto a redigere una
nuova valutazione ambientale ex ante dell’intero Programma Operativo.
La prima stesura della valutazione ex ante, come è noto, aveva messo in luce un non sufficiente
livello di conoscenze e una carenza di informazioni, rispetto alle pressioni esercitate sull’ambiente e allo
stato di qualità delle risorse (vedi anche quanto rilevato nel QCS).
Rispetto al lavoro effettuato precedentemente, l’avvenuta istituzione ed avvio dell’ARPA Sicilia ha
consentito il monitoraggio e la sistemizzazione dei principali dati ambientali
L’Agenzia in particolare, è stata impegnata a redigere le parti preliminari o di base, ovvero, l’analisi
della situazione ambientale e la metainformazione; inoltre, ha fornito il proprio contributo nella selezione e
nel popolamento dei sistemi di indicatori utili per la stima dell’impatto atteso per settori e per misure.
L’organizzazione della struttura dell’Autorità Ambientale ha poi consentito la trattazione dei dati
per una più puntuale verifica del rispetto dei criteri di sostenibilità insiti nel Programma. E’ stato così
possibile effettuare una nuova valutazione dell’impatto atteso della strategia, proponendo, accanto all’analisi
delle singole misure, una lettura a scala di asse o di settore, pervenendo così ad una valutazione di tipo più
globale.
Il lavoro è stato compiuto con il sostanziale contributo fornito dal Ministero dell’Ambiente tramite
l’apporto della specifica Task Force Ambiente, costituita da un esperto senior e da diciotto esperti junior,
che ha lavorato a supporto sia dell’Autorità Ambientale che dell’Arpa.
In conclusione in aderenza a quanto previsto dai regolamenti comunitari sui fondi strutturali, si è
cercato di costruire uno strumento che non fosse soltanto utile alla valutazione ambientale del Programma,
ma che potesse fornire significative indicazioni per una programmazione futura sempre più indirizzata al
perseguimento di uno sviluppo realmente sostenibile.
I
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
INDICE
Pagina
PREMESSA
I
1.
1
ANALISI DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE
Introduzione
3
1.1
4
ARIA
1.1.1
Qualità dell’aria in area industriale
4
1.1.2
Qualità dell’aria in ambiente urbano
7
1.1.3
Emissioni in atmosfera
1.2
13
ACQUA
1.2.1
18
Stato quali-quantitativo delle acque interne superficiali e sotterranee
18
1.2.1.1
Qualità delle acque superficiali
18
1.2.1.2
Qualità delle acque sotterranee e potabili
30
1.2.2
Emissioni e scarichi nei corpi idrici
38
1.2.3
Il settore fognario
40
1.2.4
La depurazione
42
1.2.5
I fanghi di depurazione
46
1.2.6
Ambiente marino e costiero
47
1.2.6.1
Qualità delle acque dell’ambiente marino e costiero
47
1.2.6.2
Pesca e acquacoltura
55
Ambiti territoriali ottimali
57
1.2.7
1.2.7.1
La situazione regionale
57
II
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1.2.7.2
1.2.8
Osservazioni finali
58
Il ciclo integrato
59
1.2.8.1
Le risorse idriche disponibili
59
1.2.8.2
L’approvvigionamento idropotabile in Sicilia
60
1.2.8.3
Le fonti
61
1.2.8.4
Trasporto e distribuzione dell’acqua
62
1.2.8.5
Sistemi di gestione degli acquedotti
62
1.2.8.6
Risorse e sistemi idrici gestiti dall’EAS
63
1.2.8.7
I sistemi idrici interconnessi
65
1.2.8.8
Le ragioni della criticità
66
1.2.8.9
Aspetti gestionali
67
1.3
SUOLO
1.3.1
68
Suolo e Sottosuolo
68
1.3.1.1
I suoli in Sicilia
68
1.3.1.2
Uso del Suolo
68
1.3.1.3
Qualità dei suoli
69
1.3.1.4
Desertificazione – Degradazione fisica e biologica dei suoli
71
1.3.1.5
Attività estrattive
73
1.3.1.5.1 Attività estrattive di II categoria (cave)
73
1.3.1.5.2 Attività estrattive di I categoria (miniere)
78
1.3.1.6
1.3.2
1.3.2.1
Erosione costiera
81
Eventi naturali e scenari di rischio
85
Rischio idrogeologico
85
1.3.2.1.1 Frane
87
1.3.2.1.2 Piene
88
III
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1.3.2.1.3 Aree a rischio
89
1.3.2.1.4 Strumenti di pianificazione e regime vincolistico
90
1.3.2.2
Rischio sismico
93
1.3.2.2.1
Classificazione sismica della Sicilia
94
1.3.2.2.2
Valutazione del rischio sismico per Comune
94
1.3.2.3
Rischio vulcanico
96
1.3.2.3.1
Pericolosità vulcanica dell’Etna
97
1.3.2.3.2
Pericolosità vulcanica di Stromboli
99
1.3.2.3.3
Pericolosità vulcanica di Vulcano
1.3.3
Siti contaminati
104
103
1.3.3.1
Siti potenzialmente contaminati
103
1.3.3.2
Siti effettivamente contaminati
104
1.3.3.3
Siti industriali dimessi
105
1.3.3.4
Siti bonificati e messi in sicurezza
108
1.3.4
Ambiente rurale e contaminazione dei suoli da fonti diffuse
110
1.3.4.1
Le produzioni agricole
110
1.3.4.2
Il tipo d’utilizzazione della superficie agricola
112
1.3.4.3
Il patrimonio zootecnico e la sua pressione sull’ambiente
113
1.3.4.4
I fattori di pressione del settore agricolo
115
1.3.4.5
Le coltivazioni a basso impatto ambientale
119
1.4
RIFIUTI
124
1.5
ECOSISTEMI NATURALI
126
1.5.1
Natura e biodiversità
126
1.5.1.1
Habitat
126
1.5.1.2
Patrimonio forestale
127
IV
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1.5.1.3
Flora e vegetazione
130
1.5.1.4
Fauna
133
1.5.2
1.6
Il sistema delle aree protette
137
RISCHIO TECNOLOGICO
141
1.6.1
Aree ad elevato rischio di crisi ambientale
141
1.6.2
Attività a rischio di incidente rilevante
143
1.7
AMBIENTE URBANO
146
1.7.1
Ambiente urbano
146
1.7.2
Inquinamento acustico
148
1.7.3
Trasporto pubblico
151
1.7.4
Radiazioni non ionizzanti: inquinamento elettromagnetico
153
1.8
2
PATRIMONIO STORICO-ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO E PAESAGGISTICO
STATO DELLE CONOSCENZE E ADEGUATEZZA DEI SISTEMI DI
MONITORAGGIO ESISTENTI
156
171
2.1
Aria
173
2.2
Acque
173
2.3
Suolo
175
2.4
Ecosistemi
175
2.5
Inquinamento acustico
176
2.6
Le radiazioni non ionizzanti: l’inquinamento elettromagnetico
176
Bibliografia
177
V
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3
STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE DELLA NORMATIVA
AMBIENTALE
181
3.1
Il rispetto dei principi comunitari
183
3.2
Stato di recepimento e attuazione delle direttive comunitarie in materia ambientale
190
4
3.2.1
Aria
191
3.2.2
Rumore
192
3.2.3
Acque
193
3.2.4
Suolo
196
3.2.5
Patrimonio culturale ed ecosistemi
198
3.2.6
Rifiuti
200
3.2.7
Radiazioni non ionizzanti
203
3.7.8
Rischio tecnologico
206
3.2.9
Valutazione d’Impatto Ambientale
218
EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Introduzione
4.1
4.2
211
213
ANALISI DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Asse I – Risorse naturali
215
Asse II – Risorse culturali
230
Asse IV – Sistemi locali di sviluppo
233
Asse V – Città
248
Asse VI – Reti e nodi di servizio
251
TABELLE DEGLI EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI PER L’INTEGRAZIONE
AMBIENTALE NEI SINGOLI INTERVENTI
Asse I – Risorse naturali
VI
253
Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
Settore risorse idriche
253
Settore difesa suolo
256
Settore rete ecologica
259
Settore gestione rifiuti
261
Settore energia
263
Asse II – Risorse culturali
Settore risorse culturali
264
Asse IV – Sistemi locali di sviluppo
Settore sistemi produttivi industriali artigianali e commerciali
266
Settore agricoltura
271
Settore pesca e acquicoltura
276
Settore sistemi produttivi turistici
279
Asse V – Città
Settore città
281
Asse VI – Reti e nodi di servizio
Settore trasporti
283
SCHEDE DELLE MISURE
286
ALLEGATI
I
TABELLE STATISTICHE, GRAFICI E CARTOGRAFIE
II
MAPPA DELLA METAINFORMAZIONE
VII
Capitolo 1
ANALISI DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
2
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Introduzione
La prima stesura della valutazione ex ante del P.O.R. Sicilia 2000-2006, come è noto, ha
messo in luce un non sufficiente livello di conoscenze e una carenza di informazioni, rispetto alle
pressioni esercitate sull’ambiente e allo stato di qualità delle risorse (vedi QCS), generalmente
insoddisfacente per quantità e qualità dei dati.
La carenza di reti di monitoraggio, la frammentazione delle conoscenze tra diversi soggetti e
le carenze di sistemi informativi ambientali regionali, unitamente al ritardo con cui si è proceduto in
Sicilia alla istituzione dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), sono
certamente tra le lacune principali che la Comunità Europea tramite l’utilizzo dei fondi strutturali
vuole colmare.
L’azione strategica compiuta per la redazione della nuova Analisi sullo Stato dell’Ambiente
è stata finalizzata alla verifica, alla raccolta ed all’elaborazione dei dati di base, anche per quanto
riguarda l’informazione non direttamente prodotta dal Sistema Agenziale ANPA-ARPA-APPA ma
derivante da altre fonti.
Tali informazioni risultano infatti fondamentali per la costruzione degli indicatori necessari
alla Valutazione ex-ante e parzialmente utilizzabili anche per la Relazione sullo Stato
dell’Ambiente (RSA).
Grazie all’organizzazione ed al raggiungimento dell’informazione preesistente, si sono così
in parte colmati i deficit dell’informazione di base sull’ambiente, anche se il presente documento è
costantemente oggetto di aggiornamento per effetto dei dati che continuativamente pervengono.
L’analisi si riferisce sostanzialmente ad un periodo di riferimento che termina nel 1999.
Nondimeno si sono aggiunte informazioni ambientali aggiornate ad oggi, nel caso in cui le serie
storiche non sono state un supporto esaustivo all’analisi ambientale.
La metodologia utilizzata per la stesura di questo documento tiene conto degli indirizzi per
la stesura dell’integrazione della VEA fornite dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio.
Per la scelta degli indicatori si è tenuto conto della loro disponibilità ed aggiornabilità nel
tempo, tenendo come punti di riferimento:
Gli indicatori dell’allegato A del QCS;
Gli indicatori individuati nel CdP;
Gli indicatori delle linee guida VAS;
Gli indicatori della rete ANPA-ARPA-APPA (SINAnet)
Gli Indicatori relativi al paesaggio ed ai beni culturali, finora sottovalutati.
3
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.1 ARIA
1.1.1 QUALITA’ DELL’ARIA IN AREA INDUSTRIALE
La qualità dell’aria in Sicilia è monitorata da reti fisse e mezzi mobili di rilevamento
dell’inquinamento atmosferico di proprietà delle Province e da reti private a queste interconnesse,
ubicate nelle principali zone industriali.
Le aree industriali nelle quali sono presenti reti di rilevamento sono:
- Area Industriale di Agrigento;
- Area Industriale di Gela (Cl);
- Area Industriale di Milazzo (Me);
- Area Industriale di Siracusa;
- Area Industriale di Termini Imerese (Pa).
Specificatamente, nell’area di Agrigento è presente una rete di rilevamento provinciale,
costituita da un laboratorio mobile e da 9 stazioni fisse; di tali stazioni, 3 sono collocate nel
territorio comunale e le restanti 6 sono operanti nell’area industriale. Nella stessa zona è presente
una rete privata gestita dalla ITALCEMENTI, costituita da 3 stazioni fisse.
L’area industriale di Gela è monitorata da una rete di proprietà della Provincia e da una rete
gestita dalla Raffineria AGIP Petroli s.p.a.. Entrambe le reti sono costituite da 8 stazioni chimiche e
da 1 stazione meteo. Con D. A. n.66/17 del 13 febbraio 1998 è stata disposta l’interconnessione di
tali reti, e sono state dettate le modalità per la realizzazione dell’interconnessione.
Il comprensorio di Milazzo è monitorato dalle reti di rilevamento della CTE EUROGEN,
costituita da 5 stazioni chimiche e da 1 metereologica, e dalla rete di rilevamento della Provincia
Regionale di Messina, costituita da 9 stazioni chimiche. Con il D.A. n. 67/17 del 13 febbraio 1998,
modificato dal successivo D. A. n. 298/17 del 26 giugno 1998, si è provveduto alla interconnessione
delle due reti di rilevamento e all’approvazione delle norme di comportamento per le industrie
ricadenti nell’area di Milazzo.
Nell’area industriale di Siracusa operano una rete provinciale, costituita da 7 stazioni
chimiche e da 3 stazioni metereologiche; e da 2 reti private. La prima è gestita dall’ENEL s.p.a., e
comprende 6 stazioni chimiche ed 1 metereologica; la seconda è gestita dal CIPA (Consorzio
Industriale Protezione Ambientale di Siracusa) ed è costituita da 11 stazioni chimiche e 3
metereologiche. Con D. A. n. 888/17 del 18 novembre 1993 si è provveduto all’interconnessione di
tali reti e all’individuazione delle norme di comportamento per le limitazioni delle emissioni.
L’area industriale di Palermo, nella zona di Termini Imerese, è monitorata da una rete
dell’ENEL s.p.a., costituita da 5 stazioni chimiche. Inoltre la Provincia Regionale di Palermo
dispone di due mezzi mobili, recentemente aggiornati, per il rilevamento dell’inquinamento
atmosferico.
Si riporta in allegato la tabella (Tabella I.1.1.1) che individua, per ciascuna rete, le singole
centraline, la località dove sono site e gli inquinanti monitorati dalle stesse.
Analizzando globalmente la situazione regionale, si può notare, riferendoci alle
concentrazioni medie di SO2, un andamento tendenzialmente decrescente nel tempo. Assumendo
come riferimento il valore guida pari a 40 – 60 ug/mc (D.P.R. 203/1988), gli unici superamenti
monitorati riguardano il comprensorio di Milazzo (rilevamenti della rete provinciale) e la zona di
Porto Empedocle, presso Agrigento (rilevamenti della rete ITALCEMENTI). Esaminando i valori
riferiti al 98° percentile delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 e rapportandoli al valore
limite pari a 250 ug/mc (D.P.R. 203/1988), non risultano superamenti. Ciò nonostante il
comprensorio di Milazzo presenta, nuovamente, valori superiori alla media regionale.
4
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Situazione analoga alla precedente, si rileva esaminando i valori riferiti al 98° percentile
delle concentrazioni medie giornaliere di NO2 e rapportandoli al valore guida pari a 135 ug/mc
(D.P.R. 203/1988). La serie storica considerata (1995 - 2000) mostra infatti, una inequivocabile
tendenza decrescente; si rilevano superamenti, esclusivamente, nel comprensorio milazzese e riferiti
al solo 1995. Esaminando i dati rilevati dalla rete ITALCEMENTI, sita a Porto Empedocle (Ag), i
valori delle massime concentrazioni orarie giornaliere di NO2, misurate nel periodo compreso dal
14 dicembre 2001 al 5 marzo 2002, mostrano l’assenza di superamenti del livello d’attenzione pari
a 200 ug/m3 (D.M. 15/4/94 e D.M. 25/11/94).
Per quanto riguarda le concentrazioni medie giornaliera delle Polveri Totali Sospese (PTS),
rapportando i dati raccolti al valore limite pari a 150 u/mc (D.P.C.M. 28 marzo 1983), non si
rilevano superamenti. Analogamente, riferendoci al 95° percentile delle concentrazioni medie
giornaliere non risultano, nell’area industriale di Gela (Cl) e di Milazzo (Me), superamenti del
valore limite pari a 300 ug/mc (D.P.C.M. 28 marzo 1983).
Si riportano in allegato le tabelle e i grafici indicativi della concentrazione degli inquinanti
considerati (Concentrazioni medie di SO2: Tabella I.1.1.2, Figura I.1.1.1, SO2 - 98° percentile:
Tabella I.1.1.3, Figura I.1.1.2, NO2 - 98° percentile: Tabella I.1.1.4, Figura I.1.1.3, Concentrazioni
medie di PTS: Tabella I.1.1.5, Figura I.1.1.4, PTS - 95° percentile: Tabella I.1.1.6, Figura
I.1.1.5).
Considerando la qualità dell’aria nella zona industriale di Siracusa, e specificatamente
riferendoci alla media aritmetica delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 e PTS non risultano
superamenti del valore guida pari a 40 – 60 ugmc (D.P.R. 203/1988), come si evince dalle tabelle
seguenti.
Tabella 1.1.1.1 - Area industriale di Siracusa: concentrazioni medie giornaliere di SO2
Rete Provincia Regionale di Siracusa
Controllo superamenti di soglia annuale della Media Aritmetica delle Concentrazioni medie
giornaliere di SO2 (40-60 ug/m3) Valore Guida secondo D.P.R. 203/88
Stazioni di monitoraggio
Periodo di osservazione: 01/04/2000-31/03/2001
SO2
Sc.Greca
Augusta Ciapi Priolo Melilli
S.Cusumano
Belvedere
Valori
medi
girnalieri
Media
annuale
G.G.oltre
la soglia di
40
346
268
324
364
328
346
332
6
3
1
7
19
23
14
1
0
0
1
46
71
22
0
0
14
35
4
G.G.oltre
la soglia di
60
0
0
Fonte: Provincia Regionale di Siracusa
5
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.1.1.2 - Area industriale di Siracusa: concentrazioni medie giornaliere di PTS
Rete Provincia Regionale di Siracusa
Controllo superamenti di soglia annuale della Media Aritmetica delle Concentrazioni medie
giornaliere di PTS (40-60 ug/m3) Valore Guida secondo D.P.R. 203/88
Stazioni di monitoraggio
Periodo di osservazione: 01/04/2000-31/03/2001
PTS
Sc.Greca
Augusta Ciapi Priolo Melilli
S.Cusumano
Belvedere
Valori
medi
girnalieri
Media
annuale
G.G.oltre
la soglia di
40
340
3
264
269
321
283
276
27
0
55
27
26
25
42
47
0
205
13
24
19
138
4
10
7
10
G.G.oltre
3
0
103
la soglia di
60
Fonte: Provincia Regionale di Siracusa
Nella stessa zona, non sono stati rilevati superamenti del valore limite del 98° percentile
delle concentrazioni medie giornaliere di NO2.
Il D.A. n.888/17 del 12 luglio 1991, oltre a decretare l’interconnessione tra le reti nell’area
industriale di Siracusa, ha definito tre livelli di riferimento (preallarme, allarme ed emergenza) al
cui verificarsi si attuano specifici interventi da effettuare, pressoché in tempo reale, da parte dei
gestori degli stabilimenti e volti ad impedire, mediante il contenimento delle emissioni, che il valore
della media giornaliera dei valori medi orari superi il valore guida fissato per la media su 24 ore.
6
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.1.2 QUALITA’ DELL’ARIA IN AMBIENTE URBANO
L’inquinamento delle aree urbane costituisce motivo di grande attenzione e preoccupazione
per la tutela della salute. Problemi di inquinamento atmosferico sono presenti nelle aree urbane
medie e grandi della Sicilia e sono associate all’aumento del traffico veicolare.
Specificatamente è stata analizzata la situazione esistente nei comuni di Palermo, Catania e
Messina, ritenuti i più rappresentativi rispetto al problema esaminato. Al riguardo, si è provveduto a
descrivere la rete di monitoraggio esistente nel territorio comunale e la qualità dell’aria urbana,
prestando particolare attenzione ai superamenti dei limiti previsti dalla normativa vigente.
QUALITA’ DELL’ARIA IN AMBIENTE URBANO: PALERMO
La qualità dell’aria nella città di Palermo è monitorata da 7 stazioni di rilevamento
distribuite all’interno del centro urbano, la cui manutenzione e rilevamento dati è stata affidata
all’AMIA – Azienda Speciale Palermo. Ulteriori 3 stazioni (Di Blasi, CEP, Bellolampo) sono state
aggiunte ad integrazione della rete, con i finanziamenti del Progetto del Ministero dell’Ambiente
“DISIA II”, la cui strumentazione è in corso di installazione.
La tabella I.1.2.1, riportata in allegato, individua per le singole stazioni, l’ubicazione, e i
singoli parametri rilevati.
La qualità dell’aria a Palermo presenta un andamento costante nel tempo, come risulta dalla
3°Relazione redatta dall’AMIA, Azienda Speciale (“Il rilevamento dell’inquinamento acustico ed
atmosferico nel comune di Palermo”, AMIA, 2000).
Analizzando i dati ottenuti dal monitoraggio, riferiti al quinquennio 1997 – 2000 e riportati
nella tabella I.1.2.2 riportata in allegato, si nota come le zone a più alta densità di traffico siano
quelle che presentano maggiori concentrazioni delle specie inquinanti. In tal senso la zona
maggiormente critica è nei pressi di Piazza “Giulio Cesare”.
Osservando l’andamento annuo dei parametri monitorati, considerando per esempio i valori
medi, si nota un andamento costante del monossido di carbonio (CO). L’andamento dell’NO2,
invece, è altamente discontinuo, manca una tendenza netta nel tempo, sia in diminuzione sia in
aumento. L’SO2 manifesta, dopo un generale leggero aumento nel 1997 ed il 1998, una tendenza al
ribasso; spiegabile, probabilmente, con l’incremento dell’utilizzo di combustibili più poveri in
contenuto di zolfo (D.P.C.M. 14 novembre 1995). È invece riscontrabile un aumento delle
emissioni di PTS.
Si riportano di seguito i superamenti dei limiti previsti dalla normativa, registrati dal 1997 al
2000 e riferiti all’intera rete.
Figura 1.1.2.1 – Superamenti dei limiti di legge riferiti a: CO, NO2, PTS, O3
Superamenti CO
70
n. superamenti
60
65
59
Livello di
attenzione
50
40
30
38
29
27
20
18
10
0
24
4
2
1996
1997
6
5
1998
1999
Livello di
allarme
Soglia media
8h
2000
CO
7
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Superamenti NO2
n.superamenti
120
112
100
Livello di
attenzione
80
60
40
51
49
37
35
20
0
4
4
3
1996
1997
1998
Livello di
allarme
1
0
1999
2000
n.superamenti
Superamenti PTS
160
140
120
100
80
60
40
20
0
135
Livello di
attenzione
59
6
1
1996
11
4
1997
49
1
1
5
1998
1999
2000
Livello di
allarme
Superamenti O3
n.superamenti
30
25
24
20
15
13
10
5
0
5
1
1996
0
1997
15
0
1998
15
0
1999
0
2000
Livello di
attenzione
Livello di
allarme
Fonte: AMIA – Azienda speciale Palermo, 2000
QUALITA’ DELL’ARIA URBANA: CATANIA
La rete di monitoraggio del comune di Catania è costituita da 17 centraline di monitoraggio,
nella tabella in allegato (Tabella I.1.2.4), a cui si rimanda, si individuano per le singole stazioni,
l’ubicazione, e i singoli parametri rilevati.
Lo stato di qualità dell’aria a Catania, come risulta dal rapporto annuale redatto dal Comune
di Catania – Direzione Tutela Ambientale, ha presentato un andamento più o meno costante. Infatti
non sono stati rilevati sostanziali mutamenti nel biennio considerato 2000 – 2001. Specificatamente,
si evidenzia un andamento costante per il CO e il PM10. La concentrazione di NO2 ha un andamento
crescente; invece le concentrazioni relative ad SO2 presentano una diminuzione sensibile,
imputabile probabilmente al minor tenore di zolfo contenuto nei combustibili liquidi, secondo
quanto previsto dal D.P.C.M. 14 novembre 1995 (tabella I.1.2.5).
8
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Il livello di concentrazione dei diversi inquinanti risulta essere generalmente al di sotto dei
limiti fissati dalla normativa attualmente vigente. Gli unici superamenti del livello di attenzione
riguardano il CO e il NO2 e manifestano, nel biennio considerato, una tendenza alla riduzione, come
risulta dalla tabella che segue. È opportuno sottolineare l’assenza di superamenti del livello di
attenzione e del livello di allarme per l’ozono.
Tabella 1.1.2.1 - Superamenti dei limiti di legge
SUPERAMENTI - CATANIA
Inquinanti
Livello di
attenzione
CO (15 mg/m3)
2000
2001
23
10
NO2(200 µg/m3)
2000
2001
12
14
Fonte: Comune di Catania, Direzione tutela Ambientale, 2001
QUALITA’ DELL’ARIA URBANA: MESSINA
La qualità dell’aria nel comune di Messina è monitorata da una rete di monitoraggio,
costituita da 5 postazioni fisse e da un laboratorio mobile, gestita dalla Provincia Regionale.
La tabella in allegato (Tabella I.1.2.6) individua per le singole stazioni, l’ubicazione, e i
singoli parametri rilevati.
Secondo quanto risulta dalla Relazione redatta annualmente dalla Provincia Regionale, la
qualità dell’aria a Messina, nel biennio 1999 – 2000, mostra un andamento costante.
Nonostante il traffico veicolare incida pesantemente in alcune arterie cittadine, la qualità
dell’aria non viene sensibilmente compromessa, ciò è imputabile alle favorevoli condizioni
meteoclimatiche di cui gode la città, a questo va aggiunta la posizione, lungo il mare, che favorisce
la dispersione degli inquinanti per diffusione (trasporto spontaneo degli inquinanti da una zona a più
elevata concentrazione verso una a più bassa concentrazione) anche in assenza di vento.
Si riportano in allegato (Tabella I.1.2.7) le concentrazioni medie degli inquinanti monitorati
nel biennio 1999 – 2000.
Nel 1999 sono stati registrati superamenti del livello di attenzione limitatamente al CO e
limitatamente alla postazione Archimede. Tali superamenti - di seguito riportati - si sono
ulteriormente verificati, con maggiore frequenza, nel 2000.
Tabella 1.1.2.2 – Superamenti dei limiti di legge
SUPERAMENTI
MESSINA
Inquinanti
CO
(15 mg/m3)
Livello di
1999 2000
attenzione
2
9
Fonte: Provincia regionale di Messina, 1999 – 2000
Si è invece verificata, tra i 1999 e il 2000, una riduzione delle concentrazioni di PM10, che
sono rientrate all’interno dell’obiettivo di qualità.
9
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
QUALITA’ DELL’ARIA URBANA IN ALTRI CENTRI URBANI
Gli altri grandi comuni dell’isola sono privi di reti fisse di monitoraggio della qualità
dell’aria. Il comune di Trapani si avvale di un laboratorio mobile di proprietà della Provincia
Regionale di Trapani. Mentre il comune di Siracusa ha provveduto utilizzando saltuariamente
cabine rilocabili della Provincia Regionale di Siracusa; tuttavia è in fase di installazione una rete di
rilevamento urbano costituita da 6 cabine già posizionate ma non ancora attive. La mancanza di una
rete fissa di monitoraggio impedisce di valutare la verifica del rispetto dei limiti di legge, per i quali
è necessario effettuare cicli di misure molto lunghi.
CONCENTRAZIONI MEDIE DI BENZENE NEI PRINCIPALI COMUNI SICILIANI
Le legislazioni comunitaria e nazionale hanno riservato notevole attenzione agli inquinanti
prodotti dal traffico veicolare. Ciò considerato, si è ritenuto opportuno analizzare nel dettaglio
l’andamento dell’inquinamento da benzene, che assume valenze significative sotto gli aspetti di
natura sanitaria. Come è noto, il D.M. A. del 25 novembre 1994 fissa, dal 1 gennaio 1999,
l’obiettivo di qualità per il benzene in 10 ug/m3.
Si riportano di seguito le concentrazioni medie di benzene rilevate nei principali comuni
della regione.
Il comune di Palermo ha condotto varie campagne di rilevamento del benzene nel biennio
1999 – 2000. Il grafico che segue indica le concentrazioni risultanti dalle 3 fasi temporali costituenti
l’ultima campagna di rilevamento condotta, secondo quanto risulta dalla sopra menzionata
Relazione AMIA.
Figura 1.1.2.2 – Concentrazioni medie di benzene: Palermo
Concentrazioni medie di Benzene - Palermo 2000
40
35
fase 1
30
fase 2
25
20
Fase 3
15
10
Obiettivo
di qualità
5
0
0
10
20
30
40
50
60
70
80
Postazioni
Fonte: AMIA – Azienda speciale Palermo, 2000
Nel comune di Catania, come risulta dal grafico, la concentrazione del Benzene ha subito,
nel biennio 2000 – 2001, una leggera diminuzione, rientrando dentro i limiti dell’obiettivo di qualità
di 10 µg/m3. La diminuzione è connessa alle adottate limitazioni del traffico (Rapporto annuale
sulla qualità dell’aria, Comune di Catania, 2000 – 2001).
10
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.2.3 – Concentrazioni medie di benzene: Catania
Concentrazioni medie di Benzene - Catania
12
11,48
10
10
10
9,76
10
µg/mc
8
6
2000
6
5,55
4
2001
2
1,94
1,86
Obiettivo di
qualità
0
Librino
P. Stesicoro
V. Giuffrida
Postazioni
Fonte: Comune di Catania, Direzione tutela Ambientale, 2001
Come risulta dalla relazione della Provincia Regionale sulla qualità dell’aria, il comune di
Messina ha provveduto a spostare l’analizzatore di Benzene dalla postazione fissa Archimede, dove
era allocato nel 1999, al laboratorio mobile situato presso i cantieri navali. In entrambi i casi, come
risulta dal grafico, i valori misurati risultano essere inferiori ai limiti previsti dalla normativa
vigente.
Figura 1.1.2.4 – Concentrazioni medie di benzene: Messina
Concentrazioni medie di Benzene - Messina
12
10
1999 Archimede
8
6
2000 - Zona
Falcata
4,8
4
3,6
3,5
3,3
3,4
3,3
3,2
3,1
2
1,21
1,35
0,78
0,35
M
ar
zo
Ap
rile
M
ag
gio
Gi
ug
no
Lu
gli
o
Ag
o
Se sto
tte
m
br
e
Ot
tob
No re
ve
m
br
e
Di
ce
m
br
e
Ge
nn
ai
Fe o
bb
ra
io
0
Obiettivo di
qualità
Fonte: Provincia Regionale di Messina, 1999 – 2000
Analogamente, a Siracusa, dalla campagna di rilevamento condotta dal LIP Chimico, ora
Dipartimento ARPA Provinciale, non risultano superamenti del valore obiettivo (Rapporto 2001
sulla qualità dell’aria, DAP di Siracusa).
11
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.2.5 – Concentrazioni medie di benzene: Siracusa
Concentrazioni medie di Benzene - Siracusa 2001
12
10
8
10
10
10
10
10
10
8,59
8,02
7,23
6
6,44
Concentrazi
oni medie
6,23
5,54
4
Obiettivo di
qualità
2
0
Scala Greca
Viale
Zecchino
Corso
Gelone
Via
Arsenale
L.go XXV
luglio
Postazioni
Fonte: DAP Siracusa, 2001
12
V.le Orsi
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.1.3 EMISSIONI IN ATMOSFERA
Il controllo delle emissioni rappresenta un aspetto basilare per individuare le principali cause
che determinano l’inquinamento atmosferico. L’inventario delle emissioni, volto ad individuare le
principali fonti inquinanti, si configura, quindi, come lo strumento essenziale per la definizione
delle politiche di risanamento dell’aria.
La realizzazione dell'inventario nazionale delle emissioni in atmosfera (art.3 del D.P.R.
203/88) rientra nei compiti istituzionali dell'ANPA, che, al riguardo, ha provveduto alla raccolta e
all’organizzazione delle informazioni tramite il progetto CORINAIR (COoRdination Information
AIR).
Si riportano di seguito i valori delle emissioni di gas inquinanti o a effetto serra espresse in
tonnellate/anno, riferite al 1990 e suddivise per provincia; secondo quanto risulta dalla banca dati
del sistema SINAnet. Come risulta chiaramente, il contributo maggiore alle emissioni inquinanti è
fornito dalle province di Palermo, Catania e Messina, che, come è noto, sono le più popolate.
Tabella 1.1.3.1 – Totale valori di emissioni – Sicilia - 1990
VALORI DI EMISSIONE - 1990
Agrigento Caltanissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Totale
regionale
247.337,90
METANO
(t)
19.914,50
13.710,00
43.326,80
20.512,10
40.058,90
53.145,00
19.074,30
19.724,10
17.872,20
CO (t)
74.336,50
50.951,10
135.769,00
37.242,20
84.389,80
189791,4
40.817,60
61.356,20
79.967,50
754.621,60
CO2 (t)
COVNM
(t)
2132564,7
5880371,8
3.214.788,80
619.447,60
9.791.148,90
7302325,3
1.428.319,50
11.521.780,10
1.721.104,50
43611851,2
14.579,30
17.927,40
37.091,80
6.744,50
29.405,30
44.109,80
11.244,10
37.331,60
17.470,60
215.904,40
N2O (t)
1.106,30
1.245,50
1.140,40
844,2
2.447,90
2.325,50
643,5
1.822,30
918,2
12.493,80
NH3 (t)
1.659,10
3.750,60
3.232,80
3.650,10
4.687,00
4.527,10
3.106,00
6.252,90
1.451,30
32.316,90
NOx (t)
11.990,40
17.062,70
22.393,70
5.848,90
37.843,20
41.176,40
6.127,30
35.237,80
16.507,80
194.188,20
2.280,70
3.087.926,80
SOx (t)
6.441,70
95.364,80
2.768.558,00
5.848,90
74.106,60
23.846,30
2.569,90
113.856,00
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
Riferendoci alle singole emissioni prodotte, si distinguono varie sorgenti inquinanti.
Specificatamente:
le emissioni di metano sono prodotte essenzialmente dai processi di
digestione anaerobica, ad esempio quelli che avvengono nelle discariche, e dalle attività
connesse all’allevamento del bestiame. Avendo un tempo di vita molto breve, la
stabilizzazione del metano gioca un importante ruolo nelle politiche di riduzione dell’effetto
serra. Il contributo maggiore è fornito dalle Province di Palermo, Catania e Messina, che,
come è noto sono le più popolate.
13
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.3.1 – Valori di emissione: Metano
Valori di Emissione di Metano (t) - SICILIA -1990
Macrosettori
Estrazione, distribuzione combili fossili
Natura
Agricoltura
Trattamento Smaltimento Rifiuti
0
20.000
40.000
60.000
80.000
100.000
120.000
140.000
160.000
T o nnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le emissioni di monossido di carbonio sono causate, principalmente, dai trasporti su gomma;
ulteriore rilevante causa è lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti;
Figura 1.1.3.2 – Valori di emissione: monossido di carbonio (CO)
Valori di Emissione di CO (t) - SICILIA - 1990
Macrosettori
A ltre So rgenti M o bili
Rifiuti
Traspo rti
0
100.000
200.000
300.000
400.000
500.000
600.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le emissioni di CO2 sono generate da processi di combustione in ambito industriale, dalla
produzione energetica e dal trasporto su gomma;
14
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.3.3 – Valori di emissione: CO2
Valori di emissione di CO2 (t) - SICILIA -1990
Trasporti Stradali
Centrali Elettriche, Cogenerazinone
Teleriscaldamento
Combustione Industria
0
2.000.000
4.000.000
6.000.000
8.000.000
10.000.000
12.000.000
14.000.000
16.000.000
18.000.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le emissioni di composti organici volatili non metanici hanno come fonte principale il trasporto
su gomma; rilievo assume anche l’utilizzo di solventi (verniciatura, manifattura e lavorazione di
prodotti chimici);
Figura 1.1.3.4 – Valori di emissione: composti organici volatili (COV)
Valori di Emissione di COVNM (t) - SICILIA - 1990
Macrosettori
Processi Produttivi
Combustibili fossili
Solventi
Trasporti Stradali
0
10.000
20.000
30.000
40.000
50.000
60.000
70.000
80.000
90.000
100.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
il contributo principale alle emissioni di protossido di azoto è rappresentato, invece, dall’attività
agricola (utilizzo di fertilizzanti in agricoltura), cui segue la combustione in ambito industriale;
15
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.3.5 – Valori di emissione: protossido di azoto (N2O)
Valori di Emissione di N2O - SICILIA - 1990
Centrali Elettriche,
Cogenerazione
Teleriscaldamneto
Combustione - Industria
Agricoltura
0
1.000
2.000
3.000
4.000
5.000
6.000
7.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le emissioni di ammoniaca sono imputabili innanzitutto agli escrementi prodotti dal bestiame
e ai fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni agricole;
Figura 1.1.3.6 – Valori di emissione: ammoniaca (NH3)
Macrosettori
Valori di Emissione di NH3 (t) - SICILIA -1990
Trattamento Smaltimento
Rifiuti
Processi Produttivi
Agricoltura
0
5.000
10.000
15.000
20.000
25.000
30.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le fonti principali di emissione di ossidi di azoto sono, invece, rappresentate dal traffico
(ossidazione dell’azoto presente in atmosfera in condizioni di non completa combustione nei
motori veicolari) e dalle centrali per le produzione elettrica e dagli impianti di cogenerazione
e teleriscaldamento;
16
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.1.3.7 – Valori di emissione: ossidi di azoto (NOx)
Valori di Emissione di NOx (t) - SICILIA - 1990
Combustione - Industria
Centrali Elettriche, Cogenerazione e
Teleriscaldamento
Trasporti Stradali
0
10.000
20.000
30.000
40.000
50.000
60.000
70.000
80.000
90.000
Tonnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
-
le emissioni di ossido di zolfo sono concentrate quasi esclusivamente nella zona di Catania,
essendo principalmente imputabili alla rilevante attività vulcanica esistente nell’Etna.
Figura 1.1.3.8 – Valori di emissione: ossidi di zolfo (SOx)
Valori di Emissione di SOx (t) - SICILIA -1990
Combustione - Industria
Natura
0,00
500.000,00
1.000.000,00
1.500.000,00
2.000.000,00
2.500.000,00
3.000.000,00
T o nnellate
Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990
L’Agenzia Nazionale Protezione Ambientale, inoltre, sta provvedendo alla realizzazione
dell’inventario delle emissioni a livello provinciale riferito al 1995. Sono già disponibili le
elaborazioni ANPA sulle emissioni regionali di alcuni inquinanti (CO2, NOx e SO2), calcolate sulla
base dei consumi dei combustibili, riferite al 1999 e suddivise per tipologia di attività. Tali valori di
emissione, riportati in allegato (Tabella I.1.3.1), concordano con i valori sopra riportati e riferiti al
1990.
L’ARPA Sicilia, nell’espletamento delle proprie attività, ha provveduto a calcolare
l’ammontare delle emissioni in atmosfera di alcuni inquinanti, prodotte dagli impianti
termoelettrici, sulla base delle dichiarazioni loro rese ai fini della redazione delle relazioni
presentate annualmente al Ministero dell’Ambiente e della Sanità (art.2 del D.M. 10 marzo 1987
n.105). Tali valori, sono riportati in allegato (Tabella I.1.3.2). L’Agenzia si riserva in futuro, con la
completa attivazione dei catasti provinciali delle emissioni, di specificare i dati in questione. In tal
senso si ricorda che l’art. 5 del D.P.R. 203 del 1988 attribuisce alle province la competenza per la
redazione e tenuta dell’inventario delle emissioni atmosferiche. Ciò nonostante soltanto poche
province hanno provveduto ad ottemperare tale obbligo.
17
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2. ACQUA
1.2.1 STATO QUALITATIVO DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE
1.2.1.1 QUALITÀ DELLE ACQUE SUPERFICIALI
Per la classificazione delle acque gli indirizzi del mondo scientifico, della Comunità
Europea con la direttiva sulle Acque, e della nuova normativa italiana (D.Lgs. 152/99) con le
successive modifiche (D.Lgs. 258/2000) tendono ormai a privilegiare la definizione di stato
ambientale dei corpi idrici, vale a dire lo stato di salute dell’ecosistema acquatico a prescindere
dalla destinazione e dall'uso della risorsa (potabile e civile, balneazione, irriguo, ecc.). Il D.Lgs.
152/99, infatti, stabilisce criteri articolati di classificazione attraverso sia indicatori chimico-fisici ed
ecologici di qualità delle acque sia informazioni sul bacino idrografico (ad esempio portate, regime
pluviometrico, distribuzione e tipologia degli scarichi, uso del suolo e dell'acqua)
A fronte della mole di informazioni richieste dal decreto per la valutazione di qualità,
considerato che finora in Sicilia non c’è stato un organismo unico che in maniera organica abbia
coordinato le attività di controllo e monitoraggio i monitoraggi qualitativi sinora effettuati risultano
rari e i dati disponibili insufficienti e disomogenei.
Si è ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione sulla ricognizione delle informazioni
esistenti seppure disaggregate, con particolare attenzione ai parametri necessari all’applicazione del
D.Lgs. e successive modifiche per quanto riguarda, in particolare, la classificazione dei corpi idrici
di cui sopra, al fine di costruire sulla base dei dati ad oggi esistenti un quadro della situazione.
In particolare verranno analizzati dapprima i dati che riassumono lo stato dell’arte dell’intera
regione, poi andremo ad osservare quelli a dettaglio provinciale. Nelle prime tabelle (I.2.1.1.1, 2 e
3) dell’allegato sono riportati i dati relativi al monitoraggio qualitativo svolto dalla Regione
Siciliana riguardanti le caratteristiche generali e il grado di eutrofizzazione dei corsi d’acqua e dei
laghi e invasi artificiali siciliani ed i dati sui prelievi e le analisi qualitative effettuate tra il 1998 e il
1999 (tabella I.2.1.1.4). Altresì sono riportati i grafici che descrivono la “salute” dei Fiumi Siciliani
attraverso taluni parametri quali il COD, BOD5, i nitrati (NO3), l’Ossigeno disciolto (O2) (figure
I.2.1.1.1a-4d), e dei laghi e degli invasi tramite parametri quali il BOD (Kg/giorno), e il quantitativo
di Fosforo (kg/anno) (figure I.2.1.1.5 e 6). È da considerare, però, che i rilevamenti sono stati svolti
sporadicamente nell’arco di due anni, in particolare nel luglio del ’98, poi nel settembre e
nell’ottobre del ’98, e infine nell’agosto del ‘99. Come si può osservare in tabella I.2.1.1.4, la
frequenza delle analisi è, nel migliore dei casi, semestrale, con campionamenti effettuati spesso su
tratti diversi di corsi d’acqua. Inoltre i parametri rilevati sono relativi alla presenza di sostanza
organica e ossigeno, mentre non c’è alcuna informazione sulle sostanze chimiche pericolose,
tantomeno sui parametri microbiologici, né sulla qualità biologica delle acque, parametri, questi,
invece, riportati nei diversi grafici costruiti sui dati acquisiti dall’ARPA tramite i propri
Dipartimenti Provinciali (DAP) e in qualche caso dalle Province Regionali.
Nell’ambito di una vasta gamma di problemi connessi all'esercizio di un bacino lacustre,
naturale o artificiale, l'eutrofizzazione è certamente il più indesiderato e frequente tra quelli di
ordine biologico. I processi eutrofici, infatti, in relazione alla loro intensità e velocità di sviluppo,
possono ripercuotersi, direttamente o indirettamente, sulla qualità delle acque e sulla manutenzione
degli impianti.
In una situazione caratterizzata da carenza idrica come quella siciliana una simile evenienza
può anche assumere risvolti drammatici, rappresentando le acque interne dell'Isola strutture vitali
18
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
sotto l'aspetto economico e sociale, in funzione del loro fondamentale contributo sia allo sviluppo
agricolo ed industriale che all’approvvigionamento idrico dei centri urbani.
Prima di mostrare i dati relativi al grado di eutrofizzazione delle acque lacustri si tenga
presente che ogni ecosistema acquatico presenta un “livello trofico naturale” il quale può essere
definito come uno stato stazionario attorno al quale, peraltro, si stabilisce, in funzione delle
interazioni tra componente biotica ed abiotica, una caratteristica situazione dinamica. Tale
equilibrio dinamico viene alterato quando si ha un improvviso arricchimento di nutrienti all’interno
dell’ecosistema, in tal caso l’eutrofizzazione viene detta “antropogenica” perché causata
dall’attività antropica.
I vari livelli trofici finora utilizzati fanno riferimento ad un criterio di classificazione delle
acque lacustri proposto dall’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development)
nel 1982, a conclusione dei lavori volti al controllo delle acque continentali ed alla lotta contro
l’eutrofizzazione.
Si riconoscono cinque diverse categorie trofiche mostrate in tabella 1.2.1.1.1.
Tabella 1.2.1.1.1 - Classificazione trofica proposta dall’O.E.C.D. per le acque lacustri (1982)
CATEGORIA
[Pm]a
[Chlm]a
Max [Chl]a
[Tm]a [m]
Min [T]a [m]
[mgP/mc]
[mg/mc]
[mg/mc]
< 4.0
< 1.0
< 2.5
> 12.0
> 6.0
Ultra-oligotrofica
< 10.0
< 2.5
< 8.0
> 6.0
> 3.0
Oligotrofica
10-35
2.5-8
8-25
6-3
3-1.5
Mesotrofica
35-100
8-25
25-75
3-1.5
1.5-0.7
Eutrofica
> 100
> 25
> 75
< 1.5
< 0.7
Iper-eutrofica o Ipertrofica
dove lo stato di ultra-oligotrofia è quello caratterizzato dal più basso contenuto di nutrienti, mentre
l’ipertrofia ne rappresenta il più elevato.
Qui di seguito è, invece, il significato dei simboli in tabella:
[Pm]a è la concentrazione media annuale del fosforo totale;
[Chlm]a è la concentrazione media annuale della clorofilla a;
Max [Chl]a è la concentrazione massima annua della clorofilla a (valore di picco annuale);
[Tm]a è la trasparenza media annuale determinata mediante il disco di Secchi;
Min [T]a è la trasparenza minima annuale determinata mediante il disco di Secchi,
Con i dati mostrati in tabella I.2.1.1.2 dell’allegato e quelli riportati nell’indagine effettuata
dal Laboratorio di Ecologia Acquatica del Dipartimento di Botanica dell’Università di Palermo,
commissionata dall’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente (1987-88), è stato possibile
costruire la tabella 1.2.1.1.2 ed il grafico mostrato nella figura 1.2.1.1.1, i quali individuano il
numero percentuale dei laghi naturali ed artificiali relativo ai diversi livelli trofici, alla categoria
trofica reale e alla variazione di questa nel corso del tempo.
19
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.1.1.2 – Comparazione tra gli anni 1987-88 e 1998-99 del numero percentuale dei laghi naturali ed
artificiali relativo ai diversi livelli trofici e della loro categoria trofica reale.
Anni 1987-881
Anni 1998-992
Livello trofico
Classificazione
Livello trofico
naturale
trofica
naturale
(in percentuale)
(in percentuale)
(in percentuale)
51,72
0,00
51,72
OLIGOMESOTROFICO
41,38
6,90
44,83
MESOTROFICO
3,45
44,83
0,00
MESOEUTROFICO
3,45
27,59
3,45
EUTROFICO
0,00
20,69
0,00
IPEREUTROFICO
Fonte: Assessorato Territorio ed Ambiente - Regione Siciliana, 1988-1999
Classificazione
trofica
(in percentuale)
0,00
3,45
48,27
27,59
20,69
Figura 1.2.1.1.1 - Comparazione tra gli anni 1987-88 e 1998-99 del numero percentuale dei laghi naturali ed
artificiali relativo ai diversi livelli trofici e della loro categoria trofica reale.
48,27
44,83
51,72
44,83
Oligomesotrofico
Mesotrofico
27,59
20,69
30,00
Mesoeutrofico
20,69
27,59
40,00
Eutrofico
Ipereutrofico
0,00
3,45
0,00
6,90
3,45
0,00
10,00
0,00
20,00
3,45
3,45
0,00
Valori percentuali
50,00
41,38
60,00
51,72
Livello trofico naturale e categoria trofica attuale dei laghi Siciliani
(Comparazione anni 1987-88 e 1998-99)
0,00
Livello trofico
naturale 1987-88
Livello trofico
naturale 1998-99
Classificazione
trofica 1987-88
Classificazione
trofica 1998-99
Totale: 29
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati della Regione Siciliana, 1988-1999
Il grafico sopra riportato pone subito in evidenza come su un totale di 29 laghi Siciliani, in
assenza di alterazioni antropiche, il 93,1% dei laghi negli anni 1987-88 si collocava tra l’oligotrofia
e la mesotrofia (il 51,72% oligo-mesotrofico e il 41,38 % mesotrofico), il 6,9% risultava tra il
livello mesoeutrofico (3,45%) e l’eutrofico (3,45%), mentre nessuno presentava un livello trofico
naturale di ipereutrofia. La situazione appare simile anche negli anni 1998-99 con qualche lieve
cambiamento (nessuno dei laghi presenta il livello di mesoeutrofia contro il 3,84% degli anni 8788).
1
Elaborazione INEA su dati forniti dalla Regione Siciliana
Elaborazione Task Force Ambiente dei dati riportati sull’“Indagine sullo stato trofico dei laghi Siciliani finalizzata
alla loro caratterizzazione, alla elaborazione di piani di risanamento ed alla indicazione di linee generali per una
razionale utilizzazione delle acque”, effettuata dal laboratorio di Ecologia acquatica – Dipartimento di Scienze
Botaniche – Università di Palermo, per convenzione dell’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia (anni
1987-88)
2
20
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Per contro la caratterizzazione trofica reale, rispetto alla condizione naturale, evidenzia il
grado di alterazione, prevalentemente di natura antropica, che presentano i laghi siciliani
ponendol’attenzione sul fatto che dagli anni 87-88 della prima indagine la situazione non sia
cambiata di molto: nel 1987 il 72,42% dei laghi esaminati si poneva tra la mesoeutrofia (44,83%) e
l’eutrofia (27,59%), e ben il 20,69% risultava ipereutrofico; nel 1998 il 20,69% dei laghi si colloca
ancora nella categoria degli ipereutrofici, una lieve diminuzione caratterizza i mesotrofici ed un
lieve aumento si ha tra i mesoeutrofici.
Riguardo ai corsi d’acqua, rifacendosi alle tabelle I.2.1.1.3 e 4, con i limiti conoscitivi ed
interpretativi detti, non si osservano livelli di inquinamento particolarmente preoccupanti rispetto
agli indicatori di inquinamento organico, anche se alcune situazioni potrebbero essere considerate a
rischio. In particolare, rispetto ai parametri BOD e COD, livelli elevati con valori di qualità scadenti
si riscontrano sul fiume Freddo in prossimità di Alcamo, sul fiume Imera meridionale presso Drasi,
le Miniere Trabia e Resuttano, sul fiume Platani lungo tutto il suo corso, sul San Leonardo a
Ponterotto e sul Tellaro, l’Ippari e il Verdura alla foce. Decisamente preoccupanti, invece,
sembrerebbero essere i livelli di qualità organica delle acque dei fiume Nocella, che, alla foce,
mostrano valori pessimi sia nel ‘98 sia nel ‘99.
I livelli di ossigeno disciolto e di saturazione dell’ossigeno nelle acque sembrano mostrare
una buona capacità di ricambio in quasi tutti i corsi d'acqua, con l'eccezione del fiume Freddo
presso Alcamo e di alcuni corsi minori, come il Ciane e l’Eleuterio, per il quale, nelle note tecniche
allegate alle schede della Regione, si parla di “acqua quasi stagnante” alla foce.
I valori della concentrazione di nitrati, invece, oscillano tra livelli buoni e sufficienti, con
punte di qualità scadente sul fiume Imera meridionale presso Drasi, sul Nocella alla foce, e sul San
Leonardo subito a monte della diga di Rosamarina. Ancora i nitrati risultano in concentrazione
abbastanza elevata lungo tutto il corso del fiume Simeto, che mostra, invece, in base agli altri
parametri, una buona capacità autodepurativa delle acque (BOD, COD bassi, buona saturazione di
ossigeno).
Infine, per il livello di salinità delle acque, che viene misurato attraverso la conducibilità
elettrica dei campione d'acqua i valori riscontrati nei corsi d'acqua nel monitoraggio della Regione
confermano l’alto grado di salinità delle acque, con valori quasi sempre nelle classi di salinità
medio-alta o molto alta, in particolare sul Platani e sull’Imera meridionale.
Nei casi in cui è stato possibile, ovvero i dati rilevati risultano sufficienti grazie all’attività
dei DAP, sono stati utilizzati alcuni degli indicatori menzionati nel D.Lgs 152/99 e successive
modifiche per effettuare una prima classificazione delle acque interne. In particolare sono stati
scelti:
?? l’Indice Biotico Esteso (IBE). È una misura degli indici biologici e come tutti gli indici
biologici mostra il grado del danno ecologico. Valuta la comunità degli invertebrati bentonici
(che vivono almeno una parte del loro ciclo biologico a contatto con substrati di un corso
d’acqua). Questo indice consente di avere una immagine complessiva della situazione
ecologica di un corso d’acqua, anche in relazione ad eventi inquinanti avvenuti in passato. I
valori dell’indice I.B.E. sono rappresentabili in 5 classi di qualità riportate in tabella 1.2.1.1.3
ed in altrettanti giudizi di qualità riportati nella tabella medesima;
?? il Livello di Inquinamento da Macrodescrittori (LIM), che è un indice sintetico di
inquinamento introdotto dal DLgs 152/99, e mette in relazione nutrienti, sostanze organiche
biodegradabili, ciclo dell’Ossigeno e inquinamento microbiologico ed è rappresentabile
secondo una scala di qualità decrescente dal primo livello al quinto.
?? lo Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua (SECA). Per elaborare questo indice sintetico sono
necessari i parametri “macrodescrittori” (Ossigeno disciolto, BOD5, COD, Azoto
21
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
ammoniacale, azoto nitrico, fosforo totale, ed Escherichia coli) e i valori dell’indice Biotico
Esteso (IBE). Si riconoscono 5 classi di qualità ecologica: 1, la più buona, 5 la peggiore.
Tabella 1.2.1.1.3 - Criteri di conversione dei valori di IBE in Classi di Qualità
CLASSI DI QUALITA’ VALORI DI I.B.E.
GIUDIZIO DI QUALITA’
Ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo
Classe I
10-14
sensibile
Ambiente con moderati sintomi di inquinamento o di
Classe II
8-9
alterazione
Classe III
6-7
Ambiente inquinato o comunque alterato
Classe IV
4-5
Ambiente molto inquinato o molto alterato
Classe V
1,2,3
Ambiente fortemente inquinato o fortemente alterato
La tabella 1.2.1.1.4 mostra i vari livelli dell’Indice LIM relativi ad un punteggio risultante
dalla somma dei diversi livelli ottenuti dai parametri chimico-fisici e microbiologici
(D.Lgs.152/99).
Tabella 1.2.1.1.4 - Valori del livello di inquinamento dai macrodescrittori (LIM)
Somma dei livelli ottenuti dai
diversi parametri chimico-fisici e
microbiologici
Livello 1
Livello 2
Livello 3
Livello 4
Livello 5
480-560
240-475
120-235
60-115
< 60
I dati riferiti ai macrodescrittori non sono, in genere, immediatamente utilizzabili per il
calcolo del L.I.M., per il numero spesso insufficiente sia dei parametri analizzati che dei campioni
raccolti annualmente. Per tentare, comunque, una prima stima di questo indicatore, sono stati
utilizzati solo le indagini che presentavano:
- 7 o al massimo 6 macrodescrittori, indipendentemente dal tipo mancante;
- almeno 9 (su 12) repliche mensili per calcolare il 75° percentile;
- tra 9 e 4 repliche mensili, calcolando la media e non il 75° percentile
PALERMO
Nella provincia di Palermo il monitoraggio dei corpi idrici viene effettuato a tutt’oggi ancora
ai sensi del DPR 515/82 (acque destinate alla potabilizzazione) dal DAP. I corpi idrici interessati
sono 5 fiumi (Eleuterio, Imera, Jato, Oreto e Salso) e 5 invasi artificiali (Malvello, Scanzano, PomaJato, Piana, Garcia) ognuno dei quali presenta un singolo punto di campionamento, ad eccezione dei
fiumi Eleuterio, Imera e Jato che ne presentano 2.
Ricordando che, secondo la normativa, tutti i corpi idrici destinati alla potabilizzazione
appartenenti alla categoria A1 necessitano di trattamento fisico semplice e disinfezione, quelli della
categoria A2 richiedono un trattamento fisico e chimico normale e disinfezione e per quelli invece
ricadenti nella categoria A3 è necessario un trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e
disinfezione, nessuno dei suddetti corpi idrici rientra attualmente nella categoria A1, l’85 % rientra
nella categoria A2 e la restante percentuale nella A3, ad eccezione del Fiume Oreto.
Purtroppo i dati disponibili riguardanti i parametri chimico-fisici previsti dal DPR 515/82
per la provincia di Palermo, sono scarsi e ciò comporta l’impossibilità della loro elaborazione, al
fine di individuare una evoluzione sia temporale che spaziale. È stato possibile, comunque, costruire
22
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
la tabella 1.2.1.1.5 ed il relativo grafico (figura 1.2.1.1.2), che mostra il numero di campioni per
categoria che risultano regolari o meno alle analisi. I dati si riferiscono all’anno 2001.
Tabella 1.2.1.1.5: Numero di campioni e valori percentuali per categoria di potabilizzazione risultati
secondo le analisi regolari e non.
Campioni regolari per classe A1
Campioni regolari per classe A2
Campioni regolari per classe A3
Campioni non regolari
Totale di campioni analizzati
Fonte: DAP di Palermo, 2001
N°
0
53
8
4
65
%
0
81,54
12,31
6,15
Figura 1.2.1.1.2
Valori Percentuali di campioni regolari e non secondo il D.P.R.
515/82 per classe di potabilità
100
Valori percentuali
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
Campioni regolari
per classe A1
Campioni regolari
per classe A2
Campioni regolari
per classe A3
Campioni non
regolari
Fonte: DAP di Palermo, 2001
Per ciò che riguarda i parametri microbiologici è possibile osservare lo stato dell’arte
attraverso la tabella I.2.1.1.5 riportata in allegato.
CATANIA
Nella Provincia di Catania il controllo delle acque interne viene effettuato grazie all’attività
del Dipartimento ARPA Provinciale: la tabella qui di seguito mostra l’attività di monitoraggio negli
ultimi 5 anni.
Tabella 1.2.1.1.6 - Attività di monitoraggio del DAP nella provincia di Catania
1997
1998
1999
2000
Nessun
Nessun
Nessun
N° di sopralluoghi
47
monitoraggio
monitoraggio monitoraggio
secondo il D.Lgs 152/99
Nessun
Nessun
Nessun
38
N° di campioni analizzati
monitoraggio
monitoraggio monitoraggio
Fonte: DAP Catania, 1997-2001
23
2001
totale
58
105
55
93
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Come si può notare, il controllo delle acque superficiali è stato attivato nell’anno 2000. A
tutt’oggi i corpi idrici monitorati sono il Fiume Simeto, il Fiume Alcantara e il Torrente Saracena
sui quali vengono analizzati l’indice IBE, i parametri fisici, i macrodescrittori, ed in più l’N totale,
nitroso, organico, l’ortofosfato ed ancora i Silicati, Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio, Cloruri e
Solfati.
Nella tabella 1.2.1.1.7.sono riportati i valori degli indici IBE, con relativa classe di qualità,
LIM e SECA dei fiumi nella provincia di Catania per gli anni 2001-2002.
Tabella 1.2.1.1.7 - Valutazione degli indici IBE, LIM e SECA nella provincia di Catania durante il monitoraggio
(anni 2001-2002)
Corso d'acqua
Fiume Simeto
(CT)
Stazione
Valori di IBE
IBE: classe di
qualità
LIM
Ponte Passo Martino
Località Passopaglia
Ponte di Pietralunga
Grottabadia
Passofico
Ritornella
Masseria Facchini
4/5
6/7
5
5/4
4
2
2/3
IV
III
IV
IV
IV
V
V
Livello 3
Livello 3
Livello 3
/
/
/
/
Classe IV
Classe III
Classe IV
/
/
/
/
Cutò*
10
I
/
/
Ponte Bolo*
9
II
/
/
Ponte dei Saraceni*
8
II
/
/
Ponte Giarretta*
5
IV
/
/
Ponte Impero*
Randazzo
S. Marco
3
9
5
V
II
IV
/
Livello 2
Livello 3
/
Classe II
Classe IV
SECA
Fiume Alcantara
(CT)
Torrente
9
II
/
/
Torrente Saracena
Saracena (CT)
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Catania e del Ministero dell’Ambiente (*), 2001-2002
24
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
MESSINA
Le acque interne nella provincia di Messina sono monitorate a partire dal 2001 dal
Dipartimento ARPA Provinciale e dalla Provincia Regionale. I parametri analizzati oltre quelli
fisici, sono i classici macrodescrittori ed in più gli ioni Calcio, Magnesio, Cloruri, Solfati e Silicati.
Nell’attività di monitoraggio rientrano i fiumi Alcantara e Simeto e i laghi Trearie, Biviere di
Cesarò, Porto Vecchio, Mergolo della Tonnara, Marinello, Verde, Ganzirri e Faro. La provincia
Regionale di Messina analizza, oltre ai più classici parametri chimico-fisici di base, anche l’indice
IBE sul F. Alcantara, sui Torrenti Fiumedinisi, Rosmarino, Patrì, Timeto, Inganno e la fiumara
Zappulla.
Qui di si seguito si riportano i valori degli indici LIM e IBE per i corsi d’acqua sopra citati.
Tabella 1.2.1.1.8 - Valori del Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori (LIM)
Corso d'acqua
Stazione
LIM: livello
Somma dei livelli
ottenuti dai
diversi parametri
chimico-fisici e
microbiologici
Sito 1 - Mojo Alcantara
Sito 2 - Motta Camastra
**
2
**
420
2
440
2
270
Sito 1 - A Monte del Comune di S. Fratello
Sito 1 - A Valle del Comune di S. Fratello
2
2
420
340
Sito 1 - Torrente Tortorici
Sito 2 - Fiumara di Longi
Sito 3 - Asta Principale
2
2
*
280
400
*
2
440
2
250
2
460
F. Alcantara
Torr. Fiumedinisi
Sito 1 - Parte alta bacino - Fiumara della
Santissima
Sito 2 - A Valle del Comune di Fiumedinisi
Torr. Inganno
Fiumara Zappulla
Torr Rosmarino
Sito 1 - A monte dell'abitato di Alcara Li
Fusi, Torrente Scavioli
Sito 2 - A valle dell'abitato di Alcara Li
Fusi
Torr. Patrì
Sito 1 - A valle dell'abitato di Fondachelli
Fantina
Torr. Timeto
Sito 1-A monte dell'abitato di S. Piero Patti
1
Sito 2 - A valle dell'abitato di Librizzi
*
* non è stato possibile effettuare alcuna elaborazione per insufficienza dei campionamenti
** campionamenti non effettuati per alveo in secca
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente sui dati della Provincia Regionale di Messina, 2001
25
520
*
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.1.1.9 - Valori dell’indice IBE e relative classi di qualità (CQ) per i corsi d’acqua della provincia di
Messina
CORSO
STAZ.
MONITORAGGIO 2001
D'ACQUA
PRIMAVERA
ESTATE
AUTUNNO
INVERNO
Valore
Valore
Valore
Valore
CQ
CQ
CQ
CQ
IBE
IBE
IBE
IBE
F. Alcantara
Sito 1 - Mojo Alcantara
Non
Non
8
II
///
///
effettuabile
effettuabile
Sito 2 - Motta Camastra
7
III
8/9
II
8
II
Torr. Fiumedinisi
Sito 1 - Parte alta Bacino - Fiumara della Santissima
Non
8
II
///
7
III
effettuabile
Sito 2 – a valle del Comune di Fiumedinisi
Non
7/8
III
7
III
///
effettuabile
Torr. Inganno
Sito 1 - A Monte del Comune di S. Fratello
Non
9
II
9
II
///
effettuabile
Sito 1 - A Valle del Comune di S. Fratello
Non
9
II
9/8
II
///
effettuabile
Fiumara Zappulla
Sito 1 - Torrente Tortorici
Non
///
8/7
II
7
III
determinato
Sito 2 - Fiumara di Longi
Non
///
10
I
9
II
determinato
Sito 3 - Asta principale
Non
Non
///
10
I
///
///
determinato
effettuabile
Torr Rosmarino
Sito 1 - A monte dell'abitato di Alcara Li Fusi, Torrente Scavioli
Non
Non
///
///
9/8
II
effettuabile
effettuabile
Sito 2 - A valle dell'abitato di Alcara Li Fusi
Non
///
7/6
III
9
II
determinato
Torr. Patrì
Sito 1 - A valle dell'abitato di Fondachelli Fantina
Non
Non
Non
///
///
///
effettuabile
effettuabile
effettuabile
Torr. Timeto
Sito 1-A monte dell'abitato di S. Piero Patti
Non
///
9/8
II
8/9
II
determinato
Sito 2 - A valle dell'abitato di Librizzi
Non
Non
Non
///
///
///
determinato
effettuabile
effettuabile
Fonte: Provincia Regionale di Messina, 2001
26
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Dai dati sopra esposti si può notare che il 34% circa dei campioni indicano l’appartenenza
alla II classe di Qualità, il 12,3% alla III ed il 5% circa alla I classe. Dalla tabella emerge anche che
una buona percentuale dei campionamenti (circa il 48,7%) non era effettuabile per svariati motivi.
In allegato sono mostrati alcuni dei parametri analizzati dal DAP di Messina nel periodo
luglio-ottobre 2001 (tabella I.2.1.1.6) e i grafici relativi ai nutrienti (N ammoniacale, nitroso, nitrico
e Fosforo totale) (figure I.2.1.1.7-10) sui corpi idrici più significativi della provincia, ossia il Fiume
Alcantara, i Laghi Trearie, Biviere di Cesarò, Porto Vecchio, Mergolo della Tonnara, Marinello,
Ganzirri e Faro) secondo il D.Lgs 152/99.
SIRACUSA
Anche per la provincia di Siracusa, seppure non per tutti i corpi idrici, è stato possibile
costruire l’indice LIM avendo a disposizione tutti i 7 macrodescrittori necessari, tenendo comunque
presente che il monitoraggio delle acque superficiali viene svolto dal DAP soltanto dall’anno 2000
sul fiume Manghisi-Cassibile, mentre nell'anno 2001 è stato avviato quello dei fiumi Anapo,
Tellaro, S. Leonardo e Ciane.
Tabella 1.2.1.1.10 - Valori dell’indice LIM nella provincia di Siracusa
SOMMA DEI LIVELLI
CORSO D'ACQUA
ANNO
STAZIONE
LIM:
LIVELLO
OTTENUTI DAI
DIVERSI PARAMETRI
CHIMICO-FISICI E
MICROBIOLOGICI
Staz 1
*
Staz 2
*
Staz 1
2
2001
F. Anapo
Staz 2
2
Staz 3
2
Staz 1
*
Staz 2- Castelluccio
*
2001
F Tellaro
Staz 3
3
Staz. 1 - Foce
3
2001
F. S. Leonardo
Staz.2 - Ponte rotto
*
Staz 1
*
2001
F. Ciane
Staz 2
*
Staz 3
*
* il calcolo non è effettuabile per insufficienza di campionamenti o di parametri analizzati
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Siracusa
Fiume Manghisi Cassibile
2000
*
*
290
370
235
*
*
160
180
*
*
*
*
L’attività di monitoraggio si è sviluppata attraverso le seguenti fasi: 1) sopralluoghi
conoscitivi per stabilire le stazioni di campionamento; 2) prelievi di campioni d'acqua; 3) analisi
chimiche dei campioni; 4) analisi batteriologiche e biologiche dei campioni d'acqua; 5) mappaggio
biologico di qualità.
Per il fiume Ciane nell'anno 1995, è stato effettuato, a cura del personale della Provincia
Regionale, il biomonitoraggio di alcune piante di papiro, per verificarne la crescita.
I risultati ottenuti per il fiume Ciane dimostrano che in questo corpo idrico non esistono
rilevanti cause inquinanti che possano inficiarne la qualità dal punto di vista chimico e batteriologico.
Il mappaggio biologico di qualità consiste nell'applicazione dell’I.B.E. tramite l'analisi delle
comunità di macroinvertebrati bentonici (larve d'insetti) presenti nel corso d'acqua, in base alla cui
27
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
struttura è possibile desumere lo stato di salute del fiume. Così facendo si è potuto accertare che il
fiume Ciane, nella zona che va dalle sorgenti fino a 420 metri dal ponte sul Ciane della Strada
Regionale 1, risulta in II classe di qualità, alla quale corrisponde un giudizio di “ambiente poco
alterato” (visualizzato in cartina dal colore verde) dopo di che vi è una zona intermedia compresa
tra la II e la III classe di qualità (zona tratteggiata in verde-giallo) per passare nel tratto finale in III
classe di qualità, cui corrisponde un giudizio di “ambiente alterato” (visualizzato in cartina dal
colore giallo).
Relativamente al biomonitoraggio delle piante di papiro questo ha permesso di verificarne il
buono stato di salute, in quanto sono stati ottenuti accrescimenti soddisfacenti sia del caule, sia
dell’ombrella.
Il monitoraggio effettuato ha dato il giudizio di stato ecologico “buono” per il fiume Ciane,
per tutti i parametri esaminati.
Anche per il fiume Manghisi i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche, effettuate
nelle 3 stazioni di campionamento nell’anno 2000 hanno permesso di caratterizzare l'ambiente
fluviale come stato ecologico “buono”.
Il mappaggio biologico di qualità ha individuato una I classe di qualità, corrispondente ad un
“ambiente non alterato”.
Figura 1.2.1.1.3: Classi IBE sul fiume Ciane
I
Ambiente non inquinato
II
Ambiente poco inquinato
III
Ambiente inquinato
IV
Ambiente molto inquinato
V
Ambiente fortemente inquinato
Condizioni intermedie
Fonte: DAP Siracusa, 2001
28
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
RAGUSA
I valori dell’Indice LIM per le acque superficiali della Provincia di Ragusa, sono descritti
nella sottostante tabella (Tab. 1.2.1.1.11). I corsi d’acqua controllati risultano i seguenti:
Tabella 1.2.1.1.11 - Valori dell’indice LIM nella provincia di Ragusa
Corso d'acqua
Periodo del
monitoraggio
Stazione
Irminio
Lug-Dic 2001
Foce
Stazione ferroviaria
Ippari
""
Foce
Somma dei livelli
LIM:
ottenuti dai diversi
livello parametri chimico-fisici
e microbiologici
3
215
2
310
3
200
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente sui dati del DAP di Ragusa
Dal 1997 sui Fiumi Irminio, Ippari e Dirillo (a carattere torrentizio) sono stati eseguiti i
seguenti controlli:
Tabella 1.2.1.1.12 - Attività di controllo del DAP di Ragusa sui fiumi Irminio, Ippari e Dirillo
Parametri
Anno
Test di tossicità
IBE
Totale
Microbiologici
1997
no
no
no
no
1998
si
no
no
72
1999
si
si
no
72
2000
si
si
no
15
2001
si
si
si (4 indagini)
41
Fonte: DAP di Ragusa, 2001
CALTANISSETTA
Il monitoraggio dei corpi idrici della provincia di Caltanissetta è stato avviato nel luglio del
2001. Gli ultimi dati raccolti appartengono al marzo del 2002 e riguardano il F. Gela, il L. Biviere,
le dighe Cimia, Comunelli e Disueri. I dati comprendono parametri quali: pH, trasparenza,
temperatura, Conducibilità, Ossigeno disciolto, Alcalinità, Azoto totale, Azoto ammoniacale, Azoto
Nitroso, Azoto nitrico, Ortofosfati, Fosforo totale, Clorofilla "a", Silicati, Sodio, Potassio, Calcio,
Magnesio, Cloruri e Solfati. In allegato (Figure I.2.1.1.11-14b) sono riportati i grafici che mostrano
i valori delle concentrazioni di nutrienti (Azoto totale, Ammoniacale, Nitroso e Nitrico, Fosforo
totale) e clorofilla “a” rispetto ai punti di prelievo, nonché alla loro variazione nel tempo. Dai
grafici, inoltre, risulta immediatamente evidente l’elevato grado di eutrofizzazione del F. Gela
rispetto agli altri corpi idrici rappresentati.
TRAPANI
Nella Provincia di Trapani per le acque superficiali di dighe e laghi vengono eseguiti
controlli occasionali solo nei casi di eventuali problemi dovuti ad inquinamento. I controlli sulle
acque superficiali di fiume sono anch’essi occasionali e mirati a valutare l’impatto ambientale
proveniente dallo sversamento di scarichi di impianti di depurazione comunali o di scarichi non
autorizzati. Di seguito si riporta il grafico che mostra l’attività di controllo sulle acque superficiali e
potabili costruito sulla base dei dati forniti dal DAP.
29
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.2.1.1.4: Percentuali di campioni analizzati presso il DAP di Trapani dal 1997 al 2001
2001
A. superficiali
2000
A. superficiali
1999
A. superficiali
1998
A. superficiali
1997
Percentuali di campioni di acque analizzati presso il DAP di
Trapani nel periodo 1997/2001
A. superficiali
A. potabili
Campioni non
conformi a
legge
A. potabili
Campioni
conformi a
legge
A. potabili
A. potabili
A. potabili
Percentuali
0,00
10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 70,00 80,00 90,00 100,00
Fonte: DAP di Trapani, 2001
In allegato (Figure I.2.1.1.15-17c) sono presenti i grafici per i nutrienti nel Fiume Freddo e
Belice analizzati nel periodo maggio-luglio 2001 e nello Stagnone di Marsala le cui analisi si
riferiscono al luglio e ottobre del 2001.
Enna
I dati delle acque superficiali disponibili, per questa provincia, sono a tutt’oggi ancora
scarsi, è, comunque in corso un adeguamento della strumentazione e del personale del Dipartimento
ARPA Provinciale. Nell’anno 2001 sono stati effettuati solo sporadici controlli sui Fiumi Salso,
Cerami, Imera Meridionale e sugli invasi artificiali Morello, Nicoletti, Pozzillo, Ancipa, Ogliastro,
Olivo (2 prelievi) e Sciaguana (2 prelievi). Il allegato (Figure I.2.1.1.18-20) si riportano i grafici
relativi ai Nitrati, Ammoniaca e COD, scelti fra tutti i parametri di base indicati nel D.Lgs.152/99,
tenendo presente, però, ancora una volta, che i dati si riferiscono a campionamenti sporadici.
1.2.1.2. QUALITÀ DELLE ACQUE SOTTERRANEE E POTABILI
Una preziosa Fonte di informazione sulla qualità della risorsa è rappresentata dal
monitoraggio delle acque superficiali a specifica destinazione. In particolare le acque destinate alla
potabilizzazione forniscono dati utili per la qualità delle acque sotterranee, che coprono l’85% dei
volumi prelevati a tale scopo.
La qualità delle acque destinate al consumo umano è regolamentata da una legge, il D.P.R.
(Decreto del Presidente della Repubblica) 24 maggio 1988, n. 236, che fissa dei requisiti di qualità
stabilendo il V.G. (Valore Guida) che costituisce l’obiettivo al cui raggiungimento l’attività
amministrativa deve tendere, e la C.M.A. (Concentrazione Massima Ammissibile), valore che non
può essere superato, per determinate classi di parametri. In altre parole, le acque distribuite con reti
30
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
pubbliche per poter essere destinate al consumo umano devono possedere determinati requisiti organolettici, fisici, chimici, chimico-fisici e microbiologici individuati dai parametri che seguono:
?? organolettici: colore odore, sapore
?? chimico-fisici (in relazione con le caratteristiche naturali delle acque): temperatura,
cloruri, calcio, magnesio, sodio, potassio, durezza totale;
?? sostanze indesiderabili (causa di inconvenienti qualora si superino i limiti): nitrati, nitriti,
ammoniaca, idrocarburi, fenoli, ferro, manganese, cobalto, rame;
?? sostanze tossiche (causa di inconvenienti gravi nel caso di superamento dei limiti):
arsenico, cadmio, cromo, mercurio, piombo, antiparassitari;
?? parametri microbiologici: coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali, spore di
clostridi solfitoriduttori, colonie su agar.
La pubblicazione del D.Lgs. 2 Febbraio 2001 n°31, recante “Attuazione della
direttiva
981831CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”, ha dato l'avvio
all’ennesima “rivoluzione” normativa che prevede, nel giro di pochi anni, la progressiva
integrazione del D.P.R. 236/88, fino alla completa sostituzione. È comunque opportuno segnalare
che la gestione delle acque destinate al consumo umano rientra ampiamente all'interno della
cosiddetta legge “Galli”, nuovo indirizzo normativo che ha per obiettivo la gestione integrata delle
risorse idriche, dal prelievo fino alla depurazione finale.
Come già sottolineato nel paragrafo precedente il D.Lgs. 152/99 all’art.7 definisce la
classificazione delle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile in tre
categorie, A1 (trattamenti fisico semplice e disinfezione), A2 (trattamento chimico e fisico normale
e disinfezione), A3 (trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione) secondo le
caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche elencate nell’allegato 2, tabella 1/A della Legge.
E’ previsto, inoltre, un impiego per uso potabile di quei corpi idrici che pur qualitativamente
inferiori ai valori imperativi della categoria A3, rappresentano l’unica Fonte di approvvigionamento
idro-potabile.
Dai dati del Ministero della Salute (VII schema di questionario relativo alla Direttiva
80/778/CEE, Ministero della Salute, 2000) si evince che, in Sicilia, per i comuni al di sopra dei
5.000 abitanti, i punti di captazione da corpi idrici sono 15. Nessuno è classificato come A1, 10
sono classificati come A2 e 5 come A3
31
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.1.2.1 - Numero di punti di captazione di acque dolci destinate alla produzione di acqua potabile
distinti per tipologia di trattamento in comuni siciliani con più di 5.000 abitanti (1999).
Corpi idrici soggetti a
Programmi d’azione (progetti
A1
A2
A3
Totale
miglioramento
presentati)
0
10
5
15
4
6
Fonte: Ministero della Salute 2000
In tabella 1.2.1.2.1 è rappresentata la suddivisione del numero dei punti di captazione per
categoria delle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, i corpi idrici
soggetti a miglioramento e il numero dei progetti presentati per il miglioramento.
Percentualmente la tipologia di classe A2, che prevede un trattamento fisico e chimico
normale seguito da disinfezione, risulta prevalente.
I programmi d’azione per il miglioramento della qualità delle acque dolci superficiali
destinate ad uso potabile, presentati dalle Regioni, e previsti dalla Direttiva 75/440/CEE all’art. 4
comma 2, riguardano 6 corpi idrici su 15.
Come per la precedente anche per questa sezione verrà analizzata la situazione per singola
provincia, laddove, ovviamente, i dati siano disponibili.
PALERMO
In aggiunta a quanto detto nel paragrafo dedicato alla qualità delle acque superficiali della
provincia di Palermo si riporta in allegato la tabella I.2.1.1.5 contenente le percentuali dei parametri
microbiologici relative alla classificazione anzidetta nei campioni analizzati nei controlli del
periodo 1997-2001.
CATANIA
Qui di seguito sono riportati i dati disponibili acquisiti nel corso del periodo 1997-2001 per
le acque della provincia di Catania adibite al consumo umano nonché alla loro qualità per i
parametri: Coliformi totali, Coliformi fecali, Streptococchi fecali, Carica batterica a 36°C, Carica
batterica a 22°C, Clostridi solfito-riduttori, Pseudomonas aerofila.
Tabella 1.2.1.2.2 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1997-2001 relativamente alle acque
adibite al consumo umano (potabile).
Anno
N° di impianti di potabilizzazione delle
N° punti di captazione pubblici e
N° totale di campioni
acque controllati
privati controllati
analizzati
5
38
60
1997
4
49
88
1998
4
49
88
1999
6
55
89
2000
3
49
88
2001
Fonte: DAP di Catania
32
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.1.2.3 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1997-2001 relativamente alla
qualità delle acque adibite al consumo umano (potabile).
N°Campioni prelevati dai punti di captazione fuori norma per i
N°
N° totale di
seguenti parametri:
Punti di
Campioni
Parametri
StreptoCarica Carica Clostridi Pseudomocaptazione
Anno
Colifor- Coliforanalizzati
analizzati
cocchi batt. a batt. a solfitonas
mi totali mi fecali
fecali
36°C 22°C riduttori
aerofila
60
38
221
21
11
5
10
1
0
4
1997
88
49
339
15
8
5
13
12
0
1
1998
94
55
700
12
8
3
12
12
1
2
1999
89
55
493
12
10
6
19
16
1
1
2000
138
73
593
23
11
4
17
9
3
3
2001
Fonte: DAP di Catania, 2001
Per il giudizio di qualità dalle analisi dei campioni prelevati dai punti di captazione si rileva
che la maggior parte di essi rientrano nei limiti microbiologici fissati dal DPR 236/88.
Per i campioni prelevati dai punti di controllo nelle reti di distribuzione la segnalazione di
difformità dei parametri analitici dalla 236/88 ha portato in alcuni comuni alla ricerca delle cause e
correzione di esse anche mediante riparazione delle condotte o miglioramento dei sistemi di
potabilizzazione.
MESSINA
Qui di seguito si riportano i dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1992-2002
relativamente alle acque adibite al consumo umano (potabile), nella provincia di Messina, nonché la
concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico.
Tabella 1.2.1.2.4 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso dell’anno 2001 relativamente alle acque
adibite al consumo umano (potabile).
N° punti di captazione pubblici e privati
N° punti di captazione pubblici e
controllati
privati totale
410
520
Fonte: DAP Messina, 2002
Su un totale di 362 fonti di approvvigionamento idrico controllate negli ultimi dieci anni
(anni 1992-2002), i dati relativi alla concentrazione di Nitrati sono stati i seguenti:
Tabella 1.2.1.2.5 - Concentrazione di nitrati rispetto al numero ed alla percentuale delle fonti di
approvvigionamento idrico (anni 1992-2002)
Concentrazione di Nitrati compresa tra:
N° di fonti:
% di Fonti
0 e 10 mg/l
281
77,62
10 e 30 mg/l
30 e 50 mg/l
Oltre i 50 mg/l
52
18
11
14,36
4,98
3,04
Fonte: DAP Messina, 2002
33
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.2.1.2.1 - Concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico
della provincia di Messina (1992-2002)
Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico
della Provincia di Messina
100
Percentuali di Fonti relative alla
concentrazione di Nitrati
90
80
70
0 - 10 mg/l
60
10 - 30 mg/l
50
30 - 50 mg/l
40
Oltre i 50 mg/l
30
20
10
0
Concentrazione di Nitrati
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Messina, 2001
Le fonti di Approvvigionamento le cui concentrazioni di NO3 hanno superato nel corso degli
anni 1992-2002 il valore di 50 mg/l sono stati:
Tabella 1.2.1.2.6 - Fonti di approvvigionamento idrico le cui concentrazioni di Nitrati hanno superato il valore di
50 mg/l
COMUNE
NOME DELLA FONTE
CONCENTRAZIONE DI
NO3 in mg/l
Barcellona Pozzo di Gotto
Pozzo Petraro n°3
70
Caronia
""
Giardini Naxos
""
""
Limina
S. Agata Militello
Milazzo
""
""
Fonte: DAP di Messina, 2001
Pozzo Piana-Tortorella
91
Pozzo Piana
Pozzo Pigno n°1
Pozzo Pigno n°2
Pozzo Porticato
Sorgente Gebbia
Pozzo Papa
Pozzo Raffineria n°23
Pozzo Raffineria n°17
Contura n°3
59
60
60
55
62
52
74
64,4
50,4
SIRACUSA
L'approvvigionamento idrico della città di Siracusa avviene con prelievi da pozzi trivellati
ubicati in tre località diverse:
?? Contrada “San Nicola”n. 13 pozzi
34
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
?? Contrada “Dammusi” n. 4 pozzi
?? Contrada “Case bianche” n. 3 pozzi Le frazioni di Belvedere e Cassibile si
approvvigionano in maniera autonoma:
?? Pozzo “Grottone” Belvedere
?? Pozzo (Trappeto Vecchio e Spinagallo) Cassibile
La quantità emunta dal sottosuolo su base annuale, secondo stime della SOGEAS, è di circa
18 milioni di metri cubi che vengono immessi alla distribuzione tramite cinque serbatoi, secondo lo
schema riepilogativo mostrato in tabella 1.2.1.2.7.
Tabella 1.2.1.2.7 – Capacità dei serbatoi nella provincia di Siracusa
Serbatoio
Capacità (mc)
Teracati
4.800
Bufalaro vecchio
2.400
Bufalaro nuovo
10.000
Cassibile
800
Belvedere
8
Fonte: DAP di Siracusa, 2001
La quantità d’acqua erogata a Siracusa e la disponibilità sono più che sufficienti, un po’
meno la qualità sia alle fonti di approvvigionamento, sia alla distribuzione. Tranne qualche
eccezione le acque prelevate dal sottosuolo presentano un’eccessiva concentrazione di Sali (sotto
forma di cloruri, sodio, calcio e magnesio) che rendono il gusto poco gradevole. Sul fronte dei
parametri microbiologici, indicatori di forme di inquinamento, i valori sono generalmente nella
norma.
Nella tabella sottostante sono mostrate le caratteristiche chimico-fisiche delle acque delle
fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa.
Tabella 1.2.1.2.8 – Caratteristiche chimico-fisiche delle
provincia di Siracusa
Residuo
Acqua
Cloruri
fisso
Serbatoio Teracati
1716
523
Serbatoio Bufalaro Alto
1327
342
Serbatoio Bufalaro Basso
1487
465
Pozzo Grottone (Belvedere)
399
32
Pozzo Trappeto
460
38
vecchio+Spinagallo (Cassibile)
Pozzo Reimann 1 (anno 1995)
459
68
Fonte: DAP di Siracusa, 2001
acque delle fonti di approvvigionamento idrico della
Sodio
Durezza
Calcio
Magnesio
Solfati
Nitrati
228
149
174
22
53
48
52
27
129
125
128
67
51
43
49
25
57
57
61
11
26
31
28
10
24
28
96
16
36
37
28
30
84
23
14
18
Nelle tabelle 1.2.1.2.9-10 sono riportati, invece, i dati riguardanti la concentrazione di
Nitrati rispetto al numero di campioni analizzati nelle fonti di approvvigionamento idrico (anni
1997-2001). Inoltre sono mostrati il numero e la percentuale dei campioni analizzati la cui
concentrazione di Nitrati è risultata superiore a 50 mg/l (anni 1997-2001) e la relativa
rappresentazione grafica.
35
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.1.2.9 - Concentrazione di Nitrati rispetto al numero di campioni analizzati nelle fonti di
approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa (anni 1997-2001)
concentrazione di
N° di campioni
N° totale di
Anno
nitrati compresa
analizzati:
campioni analizzati
tra:
0 e 10 mg/l
101
10 e 30 mg/l
72
194
1997
30 e 50 mg/l
14
Oltre i 50 mg/l
7
0 e 10 mg/l
129
10 e 30 mg/l
90
231
1998
30 e 50 mg/l
6
Oltre i 50 mg/l
6
0 e 10 mg/l
119
10 e 30 mg/l
98
231
1999
30 e 50 mg/l
13
Oltre i 50 mg/l
1
0 e 10 mg/l
100
10 e 30 mg/l
93
204
2000
30 e 50 mg/l
8
Oltre i 50 mg/l
3
0 e 10 mg/l
106
10 e 30 mg/l
145
259
2001
30 e 50 mg/l
7
Oltre i 50 mg/l
1
Fonte: DAP Siracusa, 2001
Tabella 1.2.1.2.10 - Numero e percentuali di campioni analizzati delle fonti di approvvigionamento idrico della
provincia di Siracusa la cui concentrazione di Nitrati è risultata superiore a 50 mg/l (anni 1997-2001)
Anno
N° di campioni analizzati con
concentrazioni di Nitrati > 50 mg/l:
% di campioni analizzati con
concentrazioni di Nitrati > 50 mg/l:
7
6
1
3
1
3,61
2,60
0,43
1,47
0,39
1997
1998
1999
2000
2001
Fonte: DAP Siracusa, 2001
36
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.2.1.2.2: Percentuali di campioni analizzati la cui concentrazione di Nitrati è risultata superiore a 50
mg/l (anni 1997-2001)
40,00
55,98
40,93
49,02
45,59
51,52
42,42
52,06
38,96
50,00
37,11
Concentrazione di Nitrati: 0-10
mg/l
Concentrazione di Nitrati: 1030 mg/l
20,00
Concentrazione di Nitrati: 3050 mg/l
2,7
0,39
3,92
1,47
2,6
2,6
10,00
5,63
0,43
30,00
7,22
3,61
Percentuale di campioni analizzati
60,00
55,84
Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico
della provincia di Siracusa
Concentrazione di Nitrati: oltre i
50 mg/l
0,00
1997
1998
1999
2000
2001
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Siracusa, 2002
In particolare le fonti di Approvvigionamento in cui le concentrazioni dei Nitrati hanno
superato il valore di 50 mg/l sono stati:
Tabella 1.2.1.2.11 - Fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa le cui concentrazioni di
nitrati hanno superato il valore di 50 mg/l
Anno
1997
1998
1999
Comune
Nome della Fonte
Concentrazione di NO3 in mg/l
Pachino
Rosolini
Noto
Noto
C/da Magrentino
Siracusa
Siracusa
Siracusa
Siracusa
Siracusa
Cassibile
Siracusa
Noto
Sorgente Scala Arangio
Pozzo Miceli
Pozzo Nasi
Pozzo Nasi
Pozzo Trivellato
Pozzo Archimede
Pozzo Archimede
Pozzo Spinagallo
Pozzo Spinagallo
Pozzo Spinagallo
Pozzo Vasques
Pozzo Spinagallo
Pozzo Nasi
66
77
82,4
94
99
239
239
51
53
53
64
72
73
Sortino
Pozzo Trivellato
80
Pozzo Nasi
Pozzo Spinagallo
Pozzo Nasi
Pozzo N° 58
67
68
86
152
Noto
Siracusa
Noto
2001
Melilli
Fonte: DAP Siracusa, 2001
2000
37
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
ENNA
Su un totale di 23 fonti di approvvigionamento idrico controllate nel 2002 (fino al mese di
giugno) in tutta la provincia di Enna, i dati relativi alla concentrazione di Nitrati sono stati i
seguenti:
Tabella 1.2.1.2.12 - Concentrazione di Nitrati rispetto al numero ed alla percentuale delle fonti di
approvvigionamento idrico (gennaio-giugno 2002)
Concentrazione di Nitrati compresa tra:
N° di fonti:
% di Fonti
0 e 10 mg/l
9
39,13
10 e 30 mg/l
30 e 50 mg/l
Oltre i 50 mg/l
9
3
2
39,13
13,04
8,7
Fonte: DAP Enna, 2002
Figura 1.2.1.2.3 - Concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico
della provincia di Enna (2002)
Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico della
Provincia di Enna
100
Percentuali di Fonti relative alla
concentrazione di Nitrati
90
80
70
0 - 10 mg/l
60
10 - 30 mg/l
50
30 - 50 mg/l
40
Oltre i 50 mg/l
30
20
10
0
Concentrazione di Nitrati
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Enna
Le fonti di Approvvigionamento la cui concentrazione di Nitrati ha superato il valore di 50
mg/l sono stati:
Tabella 1.2.1.2.13 - Fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Enna le cui concentrazioni di Nitrati
hanno superato il valore di 50 mg/l
NOME DELLA FONTE
CONCENTRAZIONE DI NO3 in mg/l
Sorgente: Campo sportivo
94,05
Pozzo Pantano
Fonte: DAP Enna, 2002
95,36
38
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.2 EMISSIONI E SCARICHI NEI CORPI IDRICI
Le pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici si presentano sotto due diverse forme: gli
scarichi come fonti di inquinamento puntuali (scarichi da attività produttive, da pubbliche fognature
o da impianti di depurazione), e le fonti diffuse (reflui di tipo zootecnico o derivanti da pratiche
agricole).
Poter disporre di un adeguato sistema di catasto degli scarichi, che consentano una
valutazione della quantificazione dei volumi e delle concentrazioni dei carichi inquinanti immessi
nei corpi recettori, permetterà di migliorare il loro trattamento a beneficio della qualità
dell’ambiente idrico.
In particolare i corpi ricettori degli scarichi degli impianti di depurazione della Sicilia sono
costituiti per un terzo da torrenti, per un terzo da valloni e per il restante terzo da fiumi, mare e due
laghi.
Un inventario di recente avviato dall’ANPA, esteso a tutte la province, potrà fornire
informazioni circa gli aspetti strutturali e organizzativi, quelli geografico-amministrativi e quelli
analitici sulla qualità delle emissioni.
La difficoltà di poter ottenere un quadro della situazione il più possibile completo ed
esaustivo è sicuramente determinato dalla ritardata istituzione dell’Agenzia Regionale per la
Protezione Ambientale. Il ruolo ed i compiti dell’Agenzia tramite il rilevamento delle strutture del
Laboratoi Igiene e Profilassi consentiranno finalmente di mettere in rete l’intero sistema dei
controlli adeguandolo per riparare alle nuove e più importanti esigenze di monitoraggio ambientale
e superando l’attuale disarticolazione strutturale.
L’attuale disomogeneità nell’informazione di base non aiuta certo a disegnare oggi un
immagine chiara sulla situazione degli scarichi e in generale delle infrastrutture fognarie e
depurative in Sicilia.
Il quadro complessivo della realtà siciliana, non esaustivo di tutte le realtà territoriali, è
comunque significativo in quanto riguarda il 55 % delle province. Il totale degli scarichi censiti
ammonta a 692: di questi quasi i due terzi sono rappresentati da scarichi di origine civile e un terzo
da scarichi di origine industriale. Una suddivisione degli scarichi censiti per bacino idrografico
permetterà di vedere la potenzialità degli effetti negativi che codesti scarichi provocano nei corpi
ricettori quali valloni, torrenti, fiumi che costituiscono la rete di corpi idrici dei diversi bacini
idrografici individuati (Tabelle I.2.2.1 e I.2.2.2 in allegato).
Le informazioni che continuamente pervengono alla struttura centrale dell’Agenzia dai
Dipartimenti Provinciali (ex LIP) hanno sicuramente arricchito questo patrimonio di informazioni.
Un’ulteriore attività di ricognizione è stata recentemente avviata dall’ARPA Sicilia attraverso le
richieste fatte pervenire alle Capitanerie di Porto di Augusta, Catania, Messina, Mazara, Palermo,
Porto Empedocle, Siracusa, Trapani e alle CPTA (Commissioni Provinciali per la Tutela
dell’Ambiente) delle nove province siciliane. In particolare con questa attività si sono ricercate tutte
le informazioni riguardanti i pareri rilasciati ai Comuni per l’autorizzazione allo scarico delle acque
reflue provenienti dalle attività agro-alimentare che si immettono in acque superficiali con un
numero d’abitanti equivalenti (a.e..) > 4000 .
39
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.3 IL SETTORE FOGNARIO
Nonostante l’Agenzia ha già da più di un anno avviato la ricognizione dei dati concernenti
tutte le tematiche ambientali e in particolare quelle riferibili alla gestione degli scarichi idrici
(caratteristiche quali-quantitativi dei reflui convogliati attraverso sistemi di fognatura, dei reflui in
entrata e in uscita agli impianti di depurazione e dei reflui riutilizzati per scopi irrigui, industriali o
civili), per disegnare lo stato di fatto della realtà siciliana sulle infrastrutture fognario-depurative,
che consente di effettuare la valutazione ex-ante al 1999 del POR Sicilia 2000-2006 nel presente
documento ci si é esclusivamente riferiti ai dati del Progetto obiettivo 1999 – "Raccolta ed
elaborazione dati sui sistemi depurativi e fognari dei Comuni della Sicilia finalizzati alla
programmazione dei fondi comunitari 2000-2006 ed alla definizione della valutazione ambientale
strategica e alla relazione sullo stato dell’ambiente della Regione", dell’Assessorato Territorio
Ambiente della Regione Sicilia del 1999 (SI.DE.R.S.).
Alla data odierna si è in possesso di n. 282 schede pervenute da parte di altrettanti Comuni e
1 Consorzio ASI, su un totale di 392 Comuni, corrispondenti al 72% del totale.
Le suddette schede sono relative ad una popolazione residente complessiva di 3.227.153
abitanti su un totale di 5.100.000 circa, corrispondente al 63% della popolazione dell’Isola. La
popolazione non servita dalla rete fognante è risultata di 792.841 abitanti, mentre quella servita è
risultata di 2.553.056 abitanti. Per i 282 Comuni oggetto del campione in esame, risultano ancora da
realizzare: Km 2009 di fognatura nera e Km 1347 di fognatura mista (vedi Fig. 1.2.3.2)3.
Nella Fig. 1.2.3.1 vengono riportati i dati relativi alla rete fognaria realizzata.
FIG. 1.2.3.1 – Rete fognaria realizzata
5.000
4.500
4.000
3.500
3.000
Nera
2.500
Mist a
2.000
1.500
1.000
500
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Regione
Province e Regione
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
3
I sistemi di drenaggio urbano sono usualmente classificati in sistemi unitari (fognatura MISTA) e sistemi separati (fognatura NERA).
Nei primi i collettori convogliano sia le acque reflue, sia le acque meteoriche. Nei sistemi separati, invece, le acque reflue sono convogliate in
collettori distinti da quelli destinati alle acque meteoriche. E’ evidente che l’uso delle reti fognarie unitarie causerà disfunzionamenti degli impianti di
depurazione dovuti a un sovraccarico idraulico, allorché la costruzione di sistemi separati rappresenta un tipo di finanziamento più importante.
40
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
FIG. 1.2.3.2 – Rete fognaria da realizzare
2.500
2.000
1.500
Ner a
Mista
1.000
500
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Regione
P r ovi nce e Regi one
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
41
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.4 LA DEPURAZIONE
I dati riportati nel presente paragrafo si riferiscono al campione di n. 282 Comuni di cui si
dispone delle schede ricognitive (popolazione complessiva 3.227.153). Meno della metà della
popolazione siciliana campionata è servita da un impianto di depurazione; il resto non è ancora
servito. Questa situazione si ripete a livello provinciale eccetto pochi casi (Messina, Ragusa e
Trapani).
FIG. 1.2.4.1 - Abitanti equivalenti (ae) serviti e non allacciati
2.000.000
1.800.000
1.600.000
1.400.000
1.200.000
AE in atto ser viti
1.000.000
AE non al l acciati
800.000
600.000
400.000
200.000
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Regione
P r ovi nce e Regi one
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
Per quanto riguarda gli impianti di depurazione la popolazione non ancora servita risulta pari
a 1.465.949 abitanti, mentre quella già servita è pari a 1.858.042. Il n. degli impianti di depurazione
da realizzare è di 112 e 37 sono quelli in corso di realizzazione.
Tabella 1.2.4.2 - Impianti di depurazione previsti, esistenti, in corso di realizzazione, da realizzare
42
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
450
400
350
300
Previsti dal PARF
250
Esist ent i
In corso di realizzazione
200
Da realizzare
150
100
50
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Regione
P r ovince e Regione
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
Nella Fig. 1.2.4.2 è riportata la situazione complessiva degli impianti di depurazione previsti
dal Piano di Risanamento delle Acque (allegato alla L.R. 27/86): dei 400 impianti previsti dal piano
circa 150 sono in corso di realizzazione o da realizzare.
La valutazione di alcune significative esperienze regionali indica come gli interventi sulla
depurazione, pur necessari a contenere gli impatti negativi specie per alcune categorie di inquinanti
chimici e microbiologici, non garantiscono adeguatamente la qualità ecologica complessiva dei
corpi idrici.
Tuttavia, la disponibilità di un efficiente sistema integrato di collettamento e depurazione
resta uno strumento essenziale per la tutela delle risorse e la pianificazione degli interventi, per
conseguire gli obiettivi delle politiche ambientali.
Il recepimento della Direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue urbane, avvenuto
contestualmente all’emanazione del DLgs 152/99 sulla tutela delle acque, fornisce l’opportunità di
completare ed ottimizzare il sistema di collettamento e depurazione di reflui urbani. Per ottemperare
agli obblighi comunitari sono richiesti interventi urgenti e scadenzati con termini temporali precisi.
Gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15.000 abitanti equivalenti dovranno essere
sottoposti, entro il 2000, ad un trattamento secondario o equivalente. Entro il 2005 gli scarichi
provenienti da agglomerati tra 10.000 e 15.000 e quelli tra 2.000 e 10.000, che recapitano in acque
dolci e di transizione, dovranno essere analogamente trattati. Sono inoltre definiti precisi obiettivi di
abbattimento che, nelle zone sensibili, per la tutela delle risorse destinate alla produzione di acqua
potabile, richiedono l’abbattimento dell’80% per il fosforo totale e del 70-80 % per l’azoto totale.
43
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Fig. 1.2.4.3 - Popolazione residente, fluttuante e presente
1.800.000
1.600.000
1.400.000
1.200.000
1.000.000
resident e
f lut t uant e
present e
800.000
600.000
400.000
200.000
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Province
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
Per il rispetto dei limiti di emissioni di materiale inquinante ci si è attenuti fino ad oggi alle
tabelle 2, 3, 4, 5, 6 della Legge Regionale del 15 maggio 1986, n. 27 che disciplina gli scarichi
delle pubbliche fognature e degli scarichi degli insediamenti civili che non recapitano nelle
pubbliche fognature.
Dalla Fig. 1.2.4.4 “Impianti secondo L.R. 27/86” si possono distinguere il numero di
impianti che depurano il refluo secondo le diverse tabelle fissanti i limiti di emissione delle
concentrazioni dei parametri inquinanti.
FIG. 1.2.4.4 - Impianti di depurazione secondo la legge regionale 27/86
Impianti secondo L.R. 27/86
140
120
Tabella 2 L.R.
27/86
Tabella 3 L.R.
27/86
Tabella 4 L.R.
27/86
Tabella 5 L.R.
27/86
Tabella 6 L.R.
27/86
100
80
60
40
20
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Regione
P r o v i nce e R e g i o ne
Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione
Sicilia, 1999
44
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Per quanto riguarda gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 10000 a.e. (abitanti
equivalenti) recapitanti in aree sensibili si fa presente tuttavia che la legge regionale n° 27 del 15
maggio 1986 in materia di tutela delle acque contiene un’apposita tabella (n° 6) concernente i limiti
di accettabilità per i suddetti scarichi recapitanti in laghi o invasi nonché corsi d’acqua sversanti in
laghi e invasi entro 5 km dal punto di confluenza; inoltre la sopraccitata legge regionale fa divieto
di scarico nelle zone di foce, lagune e stagni salmastri.
Solo quattro Comuni della provincia di Agrigento, uno della Provincia di Catania e uno della
Provincia di Palermo, sono autorizzati nei limiti della predetta tabella 6 della legge regionale 27/86.
Allo stato attuale fornire un quadro preciso e sufficientemente aggiornato della situazione del
servizio di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane non è facile, nonostante il notevole
lavoro di indagine portato a termine negli ultimi anni (ISTAT 1993, ARTA 1998). Un altro
elemento importante è il già citato grave ritardo nell’applicazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36
che mantiene l’eccessiva frammentazione del sistema di gestione delle infrastrutture operanti nel
complesso del ciclo idrico.
Le attività fondamentali attraverso cui attuare questa profonda riforma sono gli Ambiti
Territoriali Ottimali (A.T.O.) e la disciplina delle forme e i modi della cooperazione tra gli Enti
Locali.
45
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.5 FANGHI DI DEPURAZIONE
Uno degli aspetti della depurazione delle acque più rilevanti dal punto di vista ambientale è
rappresentato dalla produzione di fango e dal recapito finale dello stesso. Infatti, se da un lato
l’attività di depurazione contribuisce ad attenuare l’impatto ambientale connesso agli inquinanti
presenti nelle acque reflue, dall’altro essa determina a sua volta un impatto attraverso i sottoprodotti
della depurazione quali, per l’appunto, il fango. La considerazione delle diverse destinazioni finali
dei fanghi prodotti permette in alcuni casi di verificare in che misura viene operato una sorta di
“trasferimento” di impatto da un aspetto ambientale ad un altro: in particolare, attraverso
l’attenuazione dell’inquinamento idrico conseguita per effetto della depurazione si può determinare
un minore impatto sulla qualità delle risorse idriche a fronte di un impatto determinato, ad esempio,
sull’aria a seguito dell’incenerimento dei fanghi, o sul suolo a seguito dello stoccaggio del fango in
loco e in discarica oppure attraverso il suo impiego in agricoltura; proseguendo nell’ultimo
esempio, l’impatto sul suolo, a sua volta, può avere ripercussioni sulla qualità della produzione
agricola o, restando nel campo delle risorse idriche, sulla qualità delle acque di falda.
Oggi sono poche le attività industriali agro-alimentari che utilizzano i fanghi di depurazione per
la crescita di colture specifiche quali cereali, vigneti, uliveti etc.
In allegato viene presentato il quadro sull’uso dei fanghi di depurazione in agricoltura secondo il
Decreto Legislativo 99/92: i dati riportati nella scheda sono aggiornati al 1998.
46
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.6 AMBIENTE MARINO E COSTIERO
1.2.6.1 QUALITÀ DELLE ACQUE DELL’AMBIENTE MARINO-COSTIERO
Il tema delle acque costiere rappresenta uno dei settori più importanti della Regione Sicilia
visto che la costa di questa regione si estende per ben 1483,9 Km. Sino ad oggi, nonostante
l’interesse di molti enti di ricerca (CNR, ICRAM, Università degli Studi), che a vario titolo si
occupano di ambiente marino e costiero, non è stato possibile attuare un vero e proprio
monitoraggio se non il controllo di alcuni segmenti isolati di litorale di dimensioni limitate
dell’ordine, al massimo, di poche centinaia di metri. L’ultimo studio sull’intera costa fu
commissionato negli anni 1984-85 dalla Regione Siciliana - Assessorato Territorio ed Ambiente - al
Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina, Università degli Studi di Messina. [AAVV
(1984-85), Indagine oceanografica e correntometrica nelle acque costiere della Sicilia]. I dati,
dunque, sono numerosi ma disaggregati e puntuali.
Per quanto riguarda gli Enti territoriali solo una provincia, quella di Ragusa ed in
particolare il Laboratorio di Igiene sez. medica, e la Provincia Regionale di Ragusa-Ass.to
Territorio ed Ambiente settore Ecologia, ha presentato nel 2001 uno studio sistematico delle acque
marine finalizzato al rilevamento di zone particolarmente sensibili all’inquinamento e per le quali è
doverosa una maggiore protezione. Gli indicatori adottati nella ricerca sono tutti i macrodescrittori
ed alcuni parametri “addizionali” enunciati nel D.Lgs. 152/99, nonché la risposta specifica di
un’alga monocellulare (Dunaliella Tertiolecta) particolarmente sensibile alla presenza di nutrienti e
naturalmente anche delle sostanze tossiche nelle acque marine.
I risultati dello studio hanno visto, per quanto riguarda i macrodescrittori, un peggioramento
delle condizioni nei tratti di mare più antropizzati: in particolare l’azoto ammoniacale come anche
quello nitrico ha raggiunto valori molto elevati nelle stazioni vicine alle condotte sottomarine, in
prossimità del Golfo di Gela e al porto di Scoglitti; l’azoto nitroso risulta più alto in prossimità del
porto di Pozzallo e della condotta sottomarina di S. Croce. Il fosforo ha presentato concentrazioni
quasi uniformi con punte di innalzamento nel porto di Pozzallo e in prossimità della condotta
sottomarina di S. Croce. Al contrario la distribuzione della clorofilla non presenta grandi variazioni
così come le ricerche batteriologiche, limitate ai parametri del D.Lgs. 152/99 e successive
modifiche, cioè alla ricerca degli streptococchi fecali che hanno dato tutte esito negativo ad
eccezione della stazione del porto di Scoglitti.
A causa dello stato di notevole disaggregazione dei dati riguardanti tutte le altre province,
per dare un’idea sullo stato di salute delle acque marino-costiere siciliane sono stati scelti gli
indicatori “balneabilità” e “controllo della balneazione”.
L’indicatore balneabilità è, attualmente, un indicatore valido, sebbene il livello di
definizione normalmente messo a disposizione dal Ministero della Salute con i suoi rapporti annuali
non sia soddisfacente; il controllo della balneazione, d’altro canto, è un indicatore di risposta valido
in quanto tutte le Province attuano un controllo pressoché completo, pur non essendo standardizzato
il criterio con cui viene determinata la costa da controllare.
La balneabilità ha come finalità quella di valutare il rapporto percentuale tra i Km di costa
non balneabile ed i km di costa controllata o i km di costa totale ed esprime, sia il rapporto
percentuale tra la lunghezza (in km) della costa dichiarata balneabile e quella effettivamente
controllata, sia tra la costa vietata (per motivi dipendenti o indipendenti dall’inquinamento) ed il
totale della costa. La diversa interpretazione dei due rapporti consiste nel fatto che mentre il primo
(costa balneabile/controllata) dipende esclusivamente dall'inquinamento delle acque, dovuto
soprattutto a scarichi urbani, ed è sensibile anche per una scala temporale limitata all'anno, il
secondo (costa vietata/totale) è significativo per un impatto anche di tipo potenziale (antropizzazio47
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
ne della costa) e solo su scala temporale più ampia (i divieti permanenti mostrano variazioni
significative solo considerando periodi di 5-10 anni).
Il controllo della qualità delle acque di balneazione è essenzialmente regolamentato dal DPR
470/82 (attuazione della Direttiva 76/160/CEE), come modificato dall'art. 18 della Legge 422/2000.
In base a questa norma sono stati individuati i seguenti parametri da analizzare:
Coliformi totali
Colorazione
Oli minerali
Coliformi fecali
pH
Ossigeno disciolto
Streptococchi fecali
Temperatura
Sostanze tensioattive
Salmonelle
Fenoli
Il campionamento, per le analisi necessarie per dare un giudizio di idoneità alla balneazione
o all'opposto, per porre i divieti temporanei e/o permanenti, è effettuato con frequenza quindicinale
da aprile a settembre.
Secondo il DPR 470/82 sono considerate acque di balneazione le acque dolci, correnti o di
lago e le acque marine nelle quali la balneazione è espressamente autorizzata ovvero “non vietata”.
Tutte le zone “permanentemente vietate” alla balneazione, indicate dalle Regioni, vengono escluse
dal sistema di controllo, sia che si tratti di divieti per motivi indipendenti dall'inquinamento, per
esempio a causa della presenza di porti, zone militari, zone di tutela integrale, ecc., sia per motivi di
inquinamento, risultanti dalle analisi.
Inoltre, nel rapporto che ogni anno il Ministero della Salute pubblica sulla qualità delle
acque di balneazione, sono considerate non balneabili anche tutte quelle zone dove non sono stati
effettuati i controlli in numero conforme alla normativa ovvero non sono state per nulla controllate.
Si tratta, in gran parte, di litorali difficilmente raggiungibili delle isole minori.
In definitiva, sono stati ricavati due rapporti, espressi come percentuale di costa balneabile e
come variazione nell’ultimo quinquennio:
- il primo è dato dalla costa balneabile, cioè tutta la costa dove non sia vietata,
permanentemente o temporaneamente e per motivi dipendenti o indipendenti dall'inquinamento, la
balneazione e dove vi sia stato un campionamento sufficiente, in rapporto alla costa effettivamente
controllata, intesa come differenza tra quella teoricamente da controllare e quella poco o nulla
campionata;
- il secondo risulta dalla lunghezza della costa vietata alla balneazione, permanentemente
o temporaneamente per motivi dipendenti o indipendenti dall'inquinamento, esclusa quella
sottoposta a protezione o tutela ambientale di qualsiasi tipo per la quale risulti interdetta alla
balneazione (riserve marine, parchi,ecc.), rispetto alla costa provinciale totale.
Tutti i dati sono ricavati dalla pubblicazione dei Ministero della Salute, Sistema Informativo
Sanitario, Dipartimento della Prevenzione, “Qualità delle acque di balneazione - Sintesi dei risultati
della stagione 1995” dell'analoga del 1999 e del 2000.
I parametri controllati per definire la balneabilità servono, essenzialmente, per valutare
eventuale rischi igienico-sanitari derivanti da inquinamenti diretti dovuti a scarichi urbani o
similari.
48
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Analizzando, quindi, in tabella 1.2.6.1.1 i dati della costa balneabile si osserva come la
percentuale sia generalmente molto elevata in tutta l’isola, con una media complessiva superiore al
95% con un incremento generale nel 2000 tranne che per le province di Agrigento e Caltanissetta.
Dal confronto, inoltre, tra i dati del 1995 e quelli del 1999, emerge un miglioramento della
condizione rispetto al passato, ciò a fronte, evidentemente, di uno sforzo in atto per superare
la precedente situazione. Infatti, nella maggior parte delle province, ad eccezione di Catania,
Messina e Ragusa, la variazione 1995-99 è sempre positiva.
Per quanto riguarda il secondo rapporto (% di costa vietata/costa totale) si evidenzia
l'importanza dei fattori di pressione specifici, cioè quelli dovuti ad una diffusa antropizzazione delle
coste e che non necessariamente hanno riflessi immediati sulla qualità delle acque di balneazione,
ma possono essere sicuramente importanti per un impatto sugli ecosistemi acquatici a medio e
lungo termine. Infatti, i valori elevati di costa vietata sono relativi a tutte quelle zone in cui si ha una
elevata concentrazione delle attività umane (grandi centri urbani, porti, poli industriali, ecc.) come
nel caso di tutta la costa di Palermo e Siracusa. Il dato della Provincia di Trapani potrebbe essere
attribuibile al notevole incremento del controllo di tutta la costa. Comunque in tutti i casi, a parziale
compensazione di queste situazioni e di altre già risolte, ci sono i dati della tendenza nel
quinquennio, dai quali si evidenziano sostanziali e diffusi miglioramenti. A questa generale
diminuzione dei divieti fanno eccezione la provincia di Catania e Trapani.
Tabella 1.2.6.1.1 - Percentuale di costa balneabile (su quella controllata) e di costa vietata (sul totale) delle
province Siciliane nel 1999, variazione 1995-1999 e del 2000.
Percentuale di Costa balneabile / costa
controllata
Percentuale di Costa vietata / costa totale
Palermo
Catania
94,6
98,9
Variaz
1995-1999
2,6
-0,4
Messina
97,3
-1,8
99,8
9,9
-5,6
40,9
Siracusa
98,9
0,6
99,2
40,4
-3,6
47,5
4,3
20,5
3,4
6,8
-12,3
-25,1
-1,1
2,9
11,5
23,9
43,4
56,3
1999
2000
1999
98,8
98,7
32,3
22,6
Variaz.
1995-1999
-4,2
8,4
97,5
99,5
Ragusa
-2,5
95,2
91,2
Caltanissetta
9,6
100,0
99,6
Agrigento
3,2
46,4
100,0
Trapani
1,2
Fonte: Elaborazione su dati Ministero della Salute, 1995-2000
Da cui si può costruire i grafici della pagina seguente:
49
2000
47,3
30,1
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.2.6.1.1 - Percentuale di costa balneabile su quella controllata (anni 1999-2000) delle province Siciliane.
Percentuale di costa balneabile / costa controllata
(anni 1999-2000)
100
Trapani
97,4
98,8
Palermo
94,6
99,8
Messina
97,3
99,6
100
Agrigento
91,2
Caltanissetta
2000
1999
95,2
98,7
98,9
Catania
99,5
Ragusa
97,5
99,2
98,9
Siracusa
86,0
88,0
90,0
92,0
94,0
96,0
98,0
100,0
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000
Figura 1.2.6.1.2 - Percentuale di costa vietata (sul totale) (anni 1999-2000) delle province Siciliane.
Percentuale di costa vietata / costa totale
(anni 1999-2000)
56,3
Trapani
6,8
47,3
Palermo
32,3
40,9
Messina
9,9
43,4
Agrigento
2000
3,4
1999
23,9
20,5
Caltanissetta
30,1
Catania
22,6
11,5
Ragusa
4,3
47,5
Siracusa
40,4
0,0
20,0
40,0
60,0
80,0
100,0
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000
Il controllo della balneazione, invece, valuta il rapporto percentuale tra i km di costa
sottoposti a controllo e quelli che ciascun soggetto è tenuto a controllare, cioè mette in evidenza la
risposta delle diverse amministrazioni per adeguare i propri programmi di monitoraggio alle
prescrizioni della normativa. In particolare rappresenta la percentuale di coste controllate in
relazione alla costa totale comprendente anche tutte quelle zone che per caratteristiche
morfologiche, idrologiche e geografiche si possono considerare, in gran parte, esenti da fenomeni di
inquinamento antropico diretto, salvo casi sporadici, e comunque poco o nulla utilizzate dai
bagnanti (coste alte e rocciose o difficilmente raggiungibili via terra). Tali zone, che anche
teoricamente non sarebbero da controllare, vengono ugualmente inserite dal Ministero della Salute,
50
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
nel computo dei km di costa da controllare, dal quale sono esclusi solo quei tratti espressamente
sottoposti a divieto di balneazione.
Tutti i dati, come per i precedenti indicatori, sono ricavati dalla pubblicazione del Ministero
della Salute, Sistema Informativo Sanitario, Dipartimento della Prevenzione, “Qualità delle acque di
balneazione - Sintesi dei risultati della stagione 1995” e analoga del 1999, ovvero dagli esiti delle
analisi eseguite con frequenza bimensile dai DAP e trasmessi al Ministero della Sanità il cui
Ministro della Salute riferisce i risultati del programma di sorveglianza al Parlamento il 31 marzo di
ogni anno.
Tabella 1.2.6.1.2 - Percentuale di costa controllata sul totale della costa da controllare delle province Siciliane nel
1999, variazione 1995-1999 e nel 2000
Percentuale di Costa controllata / costa da controllare
1999
Variaz. 1995-1999
2000
79,7
5,0
79,3
Palermo
93,7
18,2
90,6
Catania
93,4
11,3
65,3
Messina
94,5
8,6
97,3
Siracusa
58,8
20,9
90,9
Ragusa
100
11,3
100,0
Caltanissetta
58,8
20,9
58,8
Agrigento
45,9
1,0
46,4
Trapani
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1995-2000
Dall’esame dei dati del 2000 possiamo osservare che, per il 50% delle province, viene
controllata tutta la costa o quasi. La provincia di Caltanissetta presenta una percentuale del 100% ed
in 3 province (Catania, Siracusa e Ragusa) la percentuale di costa sottoposta a controllo è compresa
tra il 90 e il 97%.
Figura 1.2.6.1.3 - Percentuale di costa controllata su quella da controllare delle province Siciliane (anni 19992000)
Percentuale di costa controllata / costa da controllare
(anni 1999-2000)
46,4
45,9
Trapani
79,3
79,7
Palermo
65,3
Messina
93,4
58,8
58,8
Agrigento
2000
100
100
Caltanissetta
90,6
93,7
Catania
90,9
Ragusa
58,8
97,3
94,5
Siracusa
0
20
40
60
80
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000
51
100
1999
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Ecco come appare la situazione delle acque di balneazione in Sicilia nell’anno 2000:
Figura 1.2.6.1.4 - Qualità delle acque di balneazione della Sicilia – stagione 2000
Qualità delle acque di Balneazione Regione Sicilia
(Stagione 2000)
Costa balneabile
56,34%
Costa vietata per
motivi indipendenti
dall'inquinamento
11,77%
Costa
insufficientemente
campionata 6,84%
Costa vietata
permanentemente per
inquinamento 4,04%
Costa non controllata
20,59%
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 2000
La tabelle che seguono consentono di valutare la mole di lavoro svolto, nel 2000, dai vari
DAP; essa evidenzia che il numero medio di campioni prelevati per punto nel 2000 presenta
contenuti scostamenti rispetto al valore di legge (12 campioni per punto). Taluni sensibili
discostamenti da detto valore dipendono per taluni laboratori dall’applicazione, per determinate
zone della facoltà di cui alla nota (1) dell’allegato 1 al D.P.R. 470/82 che consente di ridurre di un
fattore 2 la frequenza dei campionamenti quando le analisi effettuate negli ultimi due periodi di
campionamento hanno dato costantemente risultati favorevoli per tutti i parametri dell’allegato
stesso e quando non sia pervenuto alcun fattore di deterioramento della qualità delle acque. Nelle
tabelle che seguono sono stati elaborati i risultati relativi ai punti campionati almeno 11 volte.
In tabella 1.2.6.1.3 si riportano i dati riguardanti il n° dei punti di campionamento, il n° dei
campionamenti effettuati, il n° medio di campioni per punto di prelievo, la percentuale di campioni
favorevoli rispetto ai punti fissati dalla normativa per singola provincia. Il relativo grafico (Fig.
1.2.6.5) mostra la percentuale di campioni favorevoli per singola provincia.
52
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.2.6.1.3 - N° punti di campionamento, n° campioni effettuati, n° medio di campioni per punto di
prelievo, percentuale di campioni favorevoli rispetto ai punti fissati dalla normativa per singola provincia.
Punti
fissati
N° punti di
campionamento
83
83
Trapani
121
121
Palermo
263
263
Messina
71
71
Agrigento
22
22
Caltanissetta
52
52
Catania
60
60
Ragusa
130
130
Siracusa
Fonte: Ministero della Salute, 2000
N° campioni
effettuati
N° medio di
campioni per
punto di
prelievo
Percentuale di
Campioni
favorevoli:
989
1232
1789
857
264
502
720
1564
11,9
10,2
6,8
12,1
12
9,7
12
12
100
92,3
98,4
98,9
91,6
88,8
99
97,4
Figura 1.2.6.1.5 - Percentuale di campioni favorevoli per singola provincia secondo il D.P.R. 470/82 e successive
modifiche
Percentuale di Campioni favorevoli per Provincia secondo il
D.P.R. 470/82
(anno 2000)
100
ani
Trap
92,3
rmo
Pale
98,4
sina
Mes
98,9
ento
Agrig
91,6
tta
nisse
Calta
nia
Cata
88,8
99
usa
Rag
97,4
usa
Sirac
82
84
86
88
90
Fonte: Ministero della Salute, 2000
53
92
94
96
98
100
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Nella tabella 1.2.6.1.4. e relativo grafico (Figura 1.2.6.1.6) si riportano i dati sulla
ripartizione percentuale dell’inquinamento secondo i parametri citati dal D.P.R. 470/82 per singola
provincia.
Tabella 1.2.6.1.4 - Ripartizione percentuale dell’inquinamento secondo i parametri citati dal D.P.R. 470/82
RIPARTIZIONE PERCENTUALE
DELL'INQUINAMENTO SECONDO I PARAMETRI:
TP
PA
ME
AG
CL
CT
RG
SR
0
7,9
16,4
0
23,6
13,5
0
26,4
Coliformi totali
0
51,6
32,8
81,9
23,6
43,3
45,6
39,6
Coliformi fecali
0
35,6
14,6
18,1
5,8
28,8
36,4
29,7
Streptococchi fecali
0
0
0
0
0
0
0
0
Salmonelle
0
0
0
0
0
0
0
0
Enterovirus
0
0
0
0
0
0
9
0
pH
0
0
14,5
0
0
0
0
0
Colorazione
0
0
10,9
0
0
0
0
0
Trasparenza
0
0
0
0
0
0
0
0
Oli minerali
0
0
3,6
0
47
0
0
0
Sostanze tensioattive
0
0
0
0
0
0
0
0
Fenoli
0
4,9
7,2
0
0
14,4
9
4,3
Ossigeno disciolto
Fonte: Ministero della Salute, 2000
Figura 1.2.6.1.6 - Ripartizione percentuale dell’inquinamento secondo alcuni parametri del D.P.R. 470/82
Ripartizione percentuale dell'inquinamento secondo alcuni
parametri del D.P.R.470/82 (anno 2000)
100
90
Valori Percentuali
80
70
60
50
40
30
20
10
Coliformi totali
Colorazione
Coliformi fecali
Trasparenza
Streptococchi fecali
Sostanze tensioattive
Fonte: Ministero della Salute, 2000
54
Sir
acu
sa
Ra
gu
sa
Ca
tan
ia
a
Ca
lta
nis
set
t
Ag
rig
en
to
Me
ssi
na
Pa
ler
mo
Tra
pa
ni
0
pH
Ossigeno disciolto
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.6.2 PESCA E ACQUACULTURA
La diminuizione della pesca marittima e lagunare in misura del 50 % dal 1997 al 1999 (dati
Istat in allegato) dimostra che l’eccessivo sforzo di pesca nei mari siciliani sta incidendo
negativamente sulla fauna ittica presente. Anche il trend degli ultimi venti anni manifesta una
crescente depauperazione delle specie ittiche (dati Istat in allegato).
In termini di prodotto pescato, pesci , molluschi e crostacei nei mari della Regione Sicilia
stanno tra loro in un rapporto 4:1:1, in termini di peso (dati Istat in allegato).
La consistenza della flotta da pesca siciliana rappresenta un quarto di quella nazionale in
termini di numero di battelli e un terzo per quanto riguarda la tonnellate di stazza lorda] [TSL] (t.):
inoltre le tecniche di pesca più impattanti per l’ecosistema marino (in particolare la tecnica a
strascico) sono in dotazione circa del 10% del numero dei battelli della flotta siciliana.
Fig. 1.2.6.2.1 – Numero dei battelli per sistemi di pesca utilizzati (1996-2000)
N° Battelli 1996-2000
5.000
4.500
4.000
3.500
St r ascico
Volant e
3.000
Circuizione
2.500
Draghe
Piccola pesca
2.000
Polivalent i
TOTALE
1.500
1.000
500
1996
1997
1998
1999
2000
Anni
Fonte: MIPAF - Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana
Tabella 1.2.6.2.3 : Produzione media nazionale e regionale di specie marine; numero di impianti - anni 1998,
1999
PRODUZ. ANNUALE
(t)
REGIONE
1998
1999
PRODUZIONE
GLOBALE MEDIA
(t/n° impianti)
IMPIANTI DI SPECIE MARINE
1998
1999
di cui
gabbie in
mare
N°
impianti
N°
impianti
di cui
gabbie
in
mare
1998
1999
Sicilia
2.000
2.300
11
5
11
5
182
209
11.660
10.100
Fonte: Associazione Piscicoltori Italiani API
79
19
80
22
128
146
Italia
55
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Un’importante alternativa all’impatto dello sforzo di pesca in mare è lo sviluppo di impianti
di acquacoltura e di maricoltura. La produzione oggi rappresenta solamente circa il 3 % del pescato
marittimo e lagunare; difficilmente questo dato aumenterà nonostante gli sforzi finanziari del
governo siciliano per promuoverla.
Allo scopo di disegnare in modo trasparente le realtà produttive secondo filiere ittiche ben
controllate, è importante rilevare la scarsità di aziende certificate ISO 9000 (solo due) e l’assenza di
aziende certificate EMAS (vedi Tabella I.2.6.2.2).
Dai tre consorzi di ripopolamento ittico (Patti, Catania, Castellammare del Golfo) si sono
desunti il numero ed il tipo di barriere artificiali (vedi Tabella I.2.6.2.3).
56
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.7 AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI
La legge 5 gennaio 1994, n. 36 “Disposizioni in materia di risorse idriche” ha lo scopo di
riorganizzare il sistema dei servizi idrici in Italia stabilendo una netta separazione di ruoli tra
l’attività di indirizzo e controllo e quella più propriamente gestionale; tale normativa definisce
inoltre come servizio idrico integrato l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e
distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.
In attesa della piena applicazione della legge, i servizi idrici così definiti appaiono ancora
molto frammentati sotto il profilo territoriale e gestionale.
Ciò spiega in parte l’insufficiente attenzione di cui soffrono sul piano statistico, come è
evidenziato dal fatto che l’ultimo quadro completo è relativo al 1996.
Un indicazione più illuminante, anche se soggettiva, in merito alla variegata situazione reale
è fornita dal sondaggio campionario dell’ISTAT sulla percezione della qualità del servizio da parte
degli utenti. Risulta che il 14% degli italiani denuncia irregolarità nell’erogazione dell’acqua.
Il fenomeno è inversamente correlato alla dimensione dei Comuni; inoltre peggiora da Nord
a Sud. Grave, pur senza raggiungere i picchi della Calabria, risulta la situazione in Sicilia ( 29,7%).
Lo scenario sopra descritto non è mutato molto da quello che indusse il legislatore ad
avviare una radicale riforma del settore con la legge 36/94.
LA RIFORMA
Con la 36/94 infatti, per superare la frammentazione che caratterizza la gestione attuale delle
acque, è stato previsto la costituzione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) individuati attraverso
l'integrazione territoriale (definizione di bacini di utenza minimi) e l'integrazione funzionale delle
diverse attività del ciclo.
Dopo avere costituito a livello centrale il Comitato come organo di vigilanza indipendente
dalla pubblica amministrazione, la legge ha così configurato il percorso applicativo:
- le Regioni: approvano le norme di applicazione; definiscono la delimitazione territoriale e la
forma istituzionale degli ATO; adottano una convenzione tipo e relativo disciplinare per
regolare i rapporti fra gli enti locali e i soggetti gestori;
- i Comuni e le Province: organizzano il servizio idrico integrato, procedendo alla costituzione
degli ambiti;
- l’Ambito: definisce il Piano per l’adeguamento delle infrastrutture e il raggiungimento degli
obiettivi di miglioramento del servizio; affida il servizio idrico integrato al gestore, sulla base
di una convenzione/contratto; effettua l’attività di controllo sul gestore rispetto alla
realizzazione del Piano.
1.2.7.1 LA SITUAZIONE REGIONALE
A livello periferico, tutte le Regioni si sono dotate della prevista legge attuativa, tranne la
Regione Trentino-Alto Adige che, per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale, ne risulta
esentata. Risultano così configurati 89 ATO; e il dato basta da solo a indicare la portata della
riforma, ricordando le oltre 8.000 gestioni esistenti.
In Sicilia la legge regionale attuativa della 36/94 e la l.r. 27/04/1999 n. 10
A livello locale la legge attribuisce alle Regioni il compito di emanare disposizioni per l’
individuazione e delimitazione degli ATO (art.8) e di adottare una convenzione tipo, mentre a
57
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Province e Comuni spettano l’organizzazione e l’affidamento della gestione del servizio idrico,
secondo forme e modi di cooperazione previsti da leggi nazionali e regionali.
Le stesse leggi contengono scelte e indicazioni applicative in parte omogenee ed in parte
diverse:
- per la perimetrazione degli ATO, la Sicilia ha delimitato gli stessi coincidenti coi confini
provinciali ;
- la forma di cooperazione fra Comuni varia da Regione a Regione: in alcuni casi si è scelta la
forma del consorzio (art. 31 decreto legislativo 267/00), con la realizzazione di una vera e
propria struttura tecnica e amministrativa (Consiglio di Amministrazione, Assemblea dei
Sindaci), in altri si è individuato la convenzione fra enti (art. 30 decreto legislativo 267/00),
affidando di solito alla Provincia il ruolo di coordinamento, in altri ancora si è lasciata libera
scelta fra le due forme;
A livello locale la legge attribuisce alle Regioni il compito di emanare disposizioni per l’
individuazione e delimitazione degli ATO (art.8) e di adottare una convenzione tipo, mentre a
Province e Comuni spettano l’organizzazione e l’affidamento della gestione del servizio idrico,
secondo forme e modi di cooperazione previsti da leggi nazionali e regionali.
Una volta insediati, gli Ambiti definiscono il Piano per l’adeguamento delle infrastrutture e
il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento del servizio; procedono all’affidamento del
servizio idrico integrato al gestore, sulla base di una convenzione/contratto; effettuano poi l’attività
di controllo sul gestore per verificarne la corrispondenza agli obiettivi e ai livelli di servizio stabiliti
nel piano e nella convenzione.
In Sicilia nessun Ambito si è ancora insediato e non si sono neanche definite le forme
associative previste.
Una volta insediatosi, l’Ambito deve compiere la ricognizione delle opere di acquedotto,
fognatura e depurazione, secondo quanto previsto dall’art. 11, c. 3 della legge 36/94.
In alcuni casi, tuttavia, la ricognizione è stata avviata prima, ad opera di organi regionali o
centrali. In particolare ciò è avvenuto al Sud, attraverso la Sogesid S.p.A.. E’ il caso anche dei 4
ATO siciliani non ancora insediati, ma nei quali le ricognizioni sono terminate.
Il confronto tra la situazione esistente e gli obiettivi consente all’ATO di individuare il piano
degli investimenti che costituisce parte determinante del Piano d’Ambito. L’Ambito deve poi
scegliere la forma di gestione del servizio idrico integrato fra la concessione a terzi o l’affidamento
diretto a società miste a maggioranza pubblica (a determinate condizioni).
1.2.7.2 OSSERVAZIONI FINALI
Alla fine ti tali considerazioni, il risultato potrebbe a buon diritto essere giudicato sconfortante,
tanto più se si pensa che la legge prevedeva 12 mesi, tra adempimenti regionali e locali, per
l’organizzazione del servizio idrico integrato.
Ma il giudizio cambia se si considera la dinamica degli eventi nell’arco temporale considerato.
Ci si avvede, allora, che l’ultimo biennio mostra un’accelerazione confortante.
Altri elementi soggettivi, raccolti nei contatti con la autorità regionali, confermano che la
volontà di procedere nella riforma è diffuso, anche se non generalizzato.
Molto determinata, poi, appare la volontà del nuovo Governo che nel DPEF 2002-2006 (par.
III.2.8) ha preso l’impegno di “ studiare le forme più opportune per promuovere la privatizzazione
dei servizi pubblici locali, attuando il principio della netta separazione tra funzioni di indirizzo e
controllo e funzioni di gestione”, principio che, come si visto, è alla base della legge 36/94.
58
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.2.8 IL CICLO INTEGRATO
La situazione di emergenza idrica divenuta ormai ordinaria in Sicilia non è certo la prova
che questa sia una regione arida, dove le piogge non sono sufficienti a soddisfare il locale
fabbisogno idropotabile, irriguo ed industriale, ma la dimostrazione della scarsa efficacia con cui il
problema dell’acqua è stato affrontato da tutti gli enti preposti.
Anche se negli ultimi 50 anni le precipitazioni meteoriche sono diminuite di circa il 10-15%,
l’apporto che ne deriva largamente sufficiente rispetto alle esigenze dell’isola.
È’ lo stato dei servizi idrici, piuttosto, ad apparire molto carente in tutte e tre le fasi relative
del ciclo dell’acqua: adduzione e distribuzione, trasporto delle acque reflue e trattamento degli
scarichi.
Le principali criticità sono:
- approvvigionamento insufficiente rispetto al fabbisogno dell’isola;
- acquedotti insufficienti e non idonei al servizio;
- elevata percentuale di acqua dispersa nella fase che va dall’adduzione alla erogazione agli
utenti;
- mancanza di un unico ente regionale in grado di pianificare la risorsa idrica disponibile;
- utilizzo in agricoltura di sistemi di irrigazione poco compatibili con le attuali disponibilità
idriche;
- mancata utilizzazione delle acque derivanti dagli impianti di depurazione;
- mancata gestione integrata della risorsa idrica disponibile;
Se in parte tali deficit possono essere attribuiti alle inefficienze gestionali, sicuramente essi
testimoniano anche un’elevata carenza di infrastrutture idriche, la mancanza di adeguamento di
quelle esistenti e una scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria.
1.2.8.1 LE RISORSE IDRICHE DISPONIBILI
Riferendosi all’intera superficie siciliana, che è di 25.708 km2, per una precipitazione media
annua di circa 679 mm (calcolata su 174 stazioni per il periodo 1951-1994), si ottiene un volume
idrico annuo disponibile, al netto dell’evapotraspirazione, di circa 7,5 miliardi di m3 (238.000
l/sec).
Questo volume d’acqua defluisce in superficie, attraverso i corsi d’acqua, o si infiltra nel
sottosuolo alimentando le falde idriche sotterranee.
Considerato che una stima, anche piuttosto larga, del fabbisogno globale dell’isola è di circa
3,2 miliardi di m3 (100.000 l/sec) ci si rende subito conto di come le risorse idriche disponibili
siano più del doppio rispetto al fabbisogno.
Valutazioni effettuate agli inizi degli anni 90, ancora attendibili, dimostrano che la risorsa
idrica annualmente disponibile per le varie esigenze è il 73% del fabbisogno totale.
Ciò vuol dire che in condizioni di ordinarietà, il sistema di approvvigionamento non riesce a
coprire il fabbisogno; questo si verifica perché mancano le opere in grado di immagazzinare o
rendere disponibili almeno i volumi d’acqua necessari.
In tale situazione, già di per se emergenziale, il sistema entra in crisi quando, per ragioni
assolutamente fisiologiche nell’ambito della variabilità annuale del regime pluviometrico, si
verificano diminuzioni delle precipitazioni (20-40%).
59
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Le precipitazioni, liquide e solide, che si verificano durante un anno idrologico medio, pur
non essendo abbondanti, sono quindi più che sufficienti a coprire le varie necessità idriche della
regione, l’unico problema è la loro distribuzione durante dell’anno.
L’80% delle precipitazioni si verifica in un arco di tempo che va da ottobre a marzo, mentre
nel periodo aprile settembre l’apporto meteorico è estremamente ridotto ed in particolare nei tre
mesi estivi è quasi nullo.
1.2.8.2 L’APPROVVIGIONAMENTO IDRO-POTABILE IN SICILIA
L’acqua utilizzata per il servizio idropotabile in Sicilia proviene in larga misura dai corsi
d’acqua superficiali, le cui portate, fortemente variabili da stagione a stagione e da anno ad anno,
sono regolate da invasi artificiali e solo in piccola parte derivate con impianti ad acqua fluente.
Un’aliquota non piccola della risorsa utilizzata proviene anche dalla dissalazione dell’acqua
marina mentre attingimenti alquanto cospicui da falde sotterranee si hanno in prevalenza nelle
province di Catania, Ragusa e Siracusa.
Un quadro dei fabbisogni delle risorse disponibili e dei conseguenti sbilanciamenti tra le
seconde ed i primi (quasi sempre si tratta di deficit) è evidenziato dalla tabella riportata di seguito,
nella quale i dati sono aggregati per sub-aree secondo la suddivisione che tradizionalmente viene
considerata nell’analisi di queste problematiche.
Da una lettura della tabella sotto riportata sembrerebbe che il deficit tra fabbisogni e risorse
disponibili sia accettabile, almeno per buona parte della Regione.
In realtà , come è ben noto, la situazione dell’idropotabile in gran parte del territorio
siciliano è “insostenibile”.
Tabella 1.2.8.2.1 – Fabbisogni e risorse disponibili in Sicilia suddivisi per aree
AREA
NORD
OCCIDENTALE
SUD
OCCIDENTALE
SISTEMI
FABBISOGNI
6
ANNUI (10 mc)
RISORSE
6
DISPONIBILI (10 mc)
DEFFICIT O
6
SURPLUS (10 mc)
SISTEMA AGGREGATO PALERMO E
COMUNI COSTIERI
109,3
107,9
-1,4
SISTEMA MONTESCURO EST
3
2,2
-0,8
SISTEMA FAVARA MONTEDORO
4,1
4
-0,1
COMUNI APPROVVIGGIONATI DA
ACQUEDOTTI AUTONOMI
29,8
16,1
-13,7
SISTEMA MONTESCURO OVEST
14,5
10,5
-4
SISTEMA AGGREGATO TRAPANI E
COMUNI COSTIERI
16,1
14,7
-1,4
COMUNI APPROVVIGGIONATI DA
ACQUEDOTTI AUTONOMI
22,4
13,6
-8,8
SISTEMA FONACO E MADONIE OVEST
10,5
9,2
-1,3
MADONIE EST
4,3
5,8
35,4
7
5,8
34,3
2,7
0
-0,8
BLUFI
SISTEMA DEGLI ACQUEDOTTI
INTERCONNESSI TRE SORGENTI-
60
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
INTERCONNESSI TRE SORGENTIVOLTANO-GELA-AGRIGENTO
CENTRO
MERIDIONALE
SISTEMA DEGLI ACQUEDOTTI
INTERCONNESSI CASALE E FAVARA
DI BURGIO
12,1
14,5
2,4
SISTEMA CITTA' DI AGRIGENTO
6,8
2,4
-4,4
SISTEMA CITTA' DI CALTANISSETTA
7,4
3,7
-3,7
COMUNI APPROVVIGGIONATI DA
ACQUEDOTTI AUTONOMI
4,3
2,5
-1,8
CENTRO
SISTEMA SIMETO LENTINI
ORINTALE
SISTEMA ACQUEDOTTI ETNEI
SISTEMA MESSINESE IONICO
175
109
62
150,4
182
74
24,6
73
12
APPROVVIGIONAMENTO SOLO DA
FONTI LOCALI AUTONOME
40
-
-
NORD
ORINTALE
Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);
1.2.8.3 LE FONTI
Il totale delle fonti di approvvigionamento attualmente disponibili (sorgenti, pozzi, gallerie
drenanti, invasi, dissalatori, acqua di risulta dei depuratori) non sono sufficienti a soddisfare il
fabbisogno attuale della regione.
Il grado di utilizzazione delle risorse idriche superficiali è fortemente condizionato dalla
realizzazione di grandi strutture di raccolta, una soluzione estremamente semplice che consente di
immagazzinare l’acqua durante le stagioni piovose per poi poterla utilizzare durante la stagione
secca. La natura ci fornisce gia un simile sistema che è costituito dalle falde idriche sotterranee,
mentre per le acque superficiali gli invasi artificiali sono in grado di assolvere pienamente questo
compito. La quantità d’acqua disponibile negli invasi artificiali non è però sufficiente rispetto alle
esigenze da soddisfare. Questo volume verrà inoltre progressivamente diminuito in quanto le
condizioni di sicurezza delle dighe non sono mantenute nel tempo, poiché non esiste un piano per la
loro manutenzione ordinaria è straordinaria.
La situazione si prospetta sempre più drammatica, dal momento che, il servizio dighe,
limiterà sempre di più le autorizzazioni dei volumi d’acqua che potranno essere invasati.
Già oggi nelle 5 province interessate dall’emergenza idrica, rispetto ad una potenzialità
massima di invaso di 933.5 milioni di m3, quella autorizzata dal Servizio Nazionale Dighe (SND) è
di solo 533.98 milioni di m3, con una penalizzazione di 399.52 milioni di m3.
Si è così verificato che in alcuni invasi, una volta raggiunto il volume autorizzato, il resto
dell’acqua disponibile è stata messa a discarica.
Sarebbe necessario dotare le dighe di sistemi di sicurezza e di controllo per la loro normale
utenza e collegare, con una rete di condotte, gli invasi stessi al fine di convogliare le acque in
eccesso dove vi è carenza.
La situazione delle acque sotterranee non è più confortante, in quanto attualmente bisogna
confrontarsi con una conoscenza insufficiente degli acquiferi presenti sull’Isola.
61
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
In molti casi, non esiste una stima delle potenzialità delle falde e dei volumi d’acqua che
possono essere prelevati e vi è inoltre una diffusa presenza di pozzi abusivi che prelevano dalle
falde idriche quantità non controllate di acqua.
Il più delle volte, questi prelievi, intaccano le riserve geologiche dell’acquifero e in alcuni
casi, l’eccessivo emungimento provoca la contaminazione marina degli acquiferi costieri.
Esiste poi il grosso problema delle sorgenti che si perdono in mare che potrebbero
permettere, attraverso il loro recupero, un miglioramento della disponibilità idrica totale senza
intaccare le riserve attualmente disponibili. Questa situazione rende impossibile una gestione
razionale delle acque sotterranee.
1.2.8.4 TRASPORTO E DISTRIBUZIONE DELL’ACQUA
Le opere di trasporto delle acque in Sicilia possono essere così classificate:
- acquedotti con limitata rete di adduzione in ragione della disponibilità locale della risorsa
necessaria (province di Siracusa, Ragusa, Catania e fascia tirrenica del messinese)
- acquedotti con estese e diffuse opere di trasporto dell’acqua (province di Agrigento,
Caltanissetta, Enna e Trapani) con risorse idriche distanti dai centri di consumo ed in parte
invasate. Gli impianti a ciò destinati sono complessi anche perché presentano un elevato
livello di interconnessione. La gestione di questi acquedotti non è agevole e la relativa
gestione è affidata all’E.A.S.
- acquedotti metropolitani (città di Palermo, Catania e Messina) con impianti che provvedono
sia alla produzione che alla distribuzione.
Il numero complessivo di acquedotti è di circa 450 con una erogazione di 370 Mmc/anno.
Riassumendo nelle province di Enna, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e nelle aree metropolitane di
Messina e Palermo, l’approvvigionamento idropotabile dipende da grandi acquedotti, mentre nelle
restanti province gli acquedotti servono singoli centri di consumo.
Quanto alle isole ci si limita a segnalare che l’approvvigionamento avviene in alcuni casi
(Favignana e Marittimo) con trasporto della risorsa necessaria (o parte di essa) tramite acquedotto
sottomarino, in altre (Ustica, Lipari, Lampedusa) con acqua dissalata e negli altri con trasporto
d’acqua con navi a ciò adibite.
1.2.8.5 SISTEMI DI GESTIONE DEGLI ACQUEDOTTI
Le infrastrutture acquedottistiche della Sicilia presentano delle gravi carenze dovute
all’inadeguatezza delle strutture.
Diversi sono i progetti proposti dai vari enti gestori per migliorare le reti di distribuzione
nell’area siciliana, ma sicuramente sarà necessario introdurre nuovi collegamenti per servire le aree
maggiormente interessate dall’emergenza (Agrigentino e Nisseno), anche alla luce di nuove risorse.
Le principali reti di distribuzione dell’acqua in Sicilia sono:
- rete idrica Ente Acquedotti Siciliani (E.A.S.);
- rete idrica AMAP.
La vetustità delle reti di distribuzione che sono anche inadeguate rispetto alle esigenze
gestionali risulta evidente in due circostanze:
62
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
- la prima riguarda, in prevalenza, le reti cittadine che hanno perdite che in alcuni casi
raggiungono il 50% dell’acqua immessa in rete. Un tipico caso era quello della rete idrica di
Palermo attualmente in rifacimento che, specialmente nel centro storico, aveva perdite che
superavano il 50%; ciò significava immettere in rete oltre 2000 l/sec per distribuirne circa 1000.
Chiaramente questo problema, considerato che l’acqua non viene erogata in maniera continua,
ha anche aspetti igienico – sanitari non indifferenti;
- la seconda riguarda invece gli acquedotti che veicolano le acque delle zone di
approvvigionamento a quelle di utenza. Tali reti solo in pochi casi sono interconnesse in
maniera da indirizzare l’acqua che in alcune zone può essere in eccesso verso zone dove invece
può esistere un deficit, problema acuito dalle reti che sono costituite da singoli enti solo per
soddisfare le proprie esigenze tenendo conto delle possibili integrazioni delle risorse.
Si farà ora riferimento all’E.A.S. che è l’Ente che gestisce le grandi opere di trasporto in
Sicilia: le conclusioni possono essere estese agevolmente all’intero servizio idrico siciliano.
L’Ente Acquedotti Siciliani (E.A.S.) è un ente di diritto pubblico a carattere regionale,
istituito con R.D. n.24 del 19.01.1943 per provvedere:
- alla costruzione di acquedotti a servizi di centri abitati;
- al completamento di quelli in corso di costruzione a cura di Stato, Comuni e Consorzi;
- alla sistemazione di quelli esistenti per aumentarne l’efficienza;
- alla manutenzione ed esercizio degli acquedotti.
L’Ente Acquedotti Siciliani effettua l’approvvigionamento idropotabile su gran parte del
territorio siciliano, attraverso grandi reti di distribuzione esterna ed acquedotti locali, secondo due
livelli di servizio (adduzione ai serbatoi e distribuzione in rete interna direttamente gestita).
I comuni in cui l’EAS effettua almeno uno dei due servizi di adduzione o distribuzione
finale sono 174 per una popolazione complessiva di 1.898.000 abitanti (dati ISTAT 1999).
La presenza dell’Ente è marginale nell’area centrale e sud-orientale dell’isola (province di
Catania, Ragusa e Siracusa) mentre diventa più consistente nell’area centro e sud-occidentale della
regione fino a diventare predominante se non esclusiva, dal punto di vista dell’approvvigionamento
e della distribuzione, nella provincia di Caltanissetta.
L’area del territorio siciliano dove gli squilibri tra domanda ed offerta idrica sono più forti, è
certamente quella costituita dall’insieme delle province di Enna, Caltanissetta, Palermo, Agrigento e
Trapani ovvero dalla porzione centro occidentale dell’Isola.
In quest’area insistono diversi sistemi acquedottistici variamente interconnessi che, a parte
qualche rara eccezione relativa ad utenze ubicate nella sola provincia di Agrigento, sono gestiti
dall’EAS.
La popolazione residente nell’area è pari a poco più di 2,6 milioni di abitanti, cioè quasi il
52% dell’intera popolazione isolana.
La superficie complessiva dell’area in parola è pari a 15.188 Kmq. cioè il 59% dell’intera
superficie regionale. L’area ha una densità di popolazione pari a 171 ab/Kmq, di poco inferiore a
quella ragionale.
1.2.8.6 RISORSE E SCHEMI IDRICI GESTITI DALL’EAS
La domanda attuale e quella prevedibile da soddisfare (Tabella 1.2.8.6.1) sono state
determinate sommando i relativi contributi riferiti agli ambiti provinciali, a loro volta ricavati
considerando le sole utenze approvvigionate totalmente o parzialmente dall’EAS.
Il calcolo dei volumi medi annui richiesti si è effettuato valutando le dotazioni per ogni
sotto-area. A tale riguardo, si sono ritenute congrue le dotazioni pro-capite ricavate dal P.R.G.A.,
63
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
mentre, per la valutazione della domanda idropotabile prevista a medio termine, si è fatta ricorso
alla dotazione fissata dal P.S. 30.
Tabella 1.2.8.6.1 – Domanda attuale e prevedibile per le utenze servite dall’EAS
Provincie
N°Comuni Popolazione
serviti
Residente
Dotazione
attuale
(PRGA)
Dotazione
prevedibile
(P.S.30)
Domanda
attuale
(Mm3)
Dotazione
prevedibile
(Mm3)
Agrigento
Caltanissetta
Catania
27
21
4
356240
276616
62138
200
171
183
310
282
295
26
17,3
4,2
40,3
28,5
6,7
Enna
16
156646
207
307
11,8
17,5
Messina
39
409413
204
310
30,5
46,3
Palermo
42
196233
172
291
12,3
20,8
Ragusa
3
96988
178
285
6,3
10,1
Siracusa
3
55972
172
275
3,5
5,6
Trapani
19
287322
173
307
18,1
32,2
130
208
Totale
174
1897568
Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);
Nell’area in esame si sono valutate anche le disponibilità attuali, sia in riferimento alle fonti
pertinenti ai grandi sistemi idrici che relative ad approvvigionamenti locali. Le fonti di
approvvigionamento sono distinte (Tabella 1.2.8.6.2) in convenzionali ( superficiali e sotterranee) e
non convenzionali.
Tabella 1.2.8.6.2 – Offerta attuale e prevedibile per le utenze servite dall’EAS
ATTUALE (Mm3)
Fonti
convenzionali
Fonti non convenzionali
Superf.
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Sott.
FUTURA (Mm3)
Fonti
convenzionali
Fonti non convenzionali
Superf.
Sott.
2,3
9,2
18,1
1,4
9,9 (1)(3)
8,8 (1)
12,5
25,3
19,3
1,6
4,7 (1)(3)
4,4 (1)
0
2,3
0
0
3,1
0
17,3
2,5
0
42,9
2,6
0
Messina
0
27,3
0
0
27,3
0
Palermo
30
19,5
0
20
19,5
0
Ragusa
0
2,1
0
0
2,1
0
Siracusa
0
4,1
0
0
4,1
0
Trapani
4,7
18,5
11,1 (2)
5,2
18,5
11,1 (2)
29,8
105,9
98,1
20,2
Totale
63,5
95,8
Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);
(1)Dissalatore AGIP Gela
(2)Dissalatore di Nubia
(3)Dissalatore di Porto Empedocle
Dall’esame della tabella 1.2.8.6.2 e dal confronto di questa con la precedente tabella
1.2.8.6.3 discendono le seguenti considerazioni:
64
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
a) l’offerta attuale complessiva per l’area in studio (186,6 Mm3) è superiore alla domanda
complessiva attuale ma inferiore a quella prevedibile a medio termine;
b) l’offerta è comunque notevolmente sperequata territorialmente: infatti buona parte delle
disponibilità ricadono nel territorio provinciale di Palermo (39,3 Mm3) a fronte di una
domanda da soddisfare molto più bassa (12,3 Mm3), in contrasto con la situazione relativa
alla provincia di Agrigento, dove l’allocazione delle risorse (20,4 Mm3) risulta inferiore alla
domanda (26,0 Mm3). Ciò detto è implicito che nella fase distributiva, realizzata attraverso i
collegamenti acquedottistici e potenziata grazie alle interconnessioni tra essi, tale divario
tende a minimizzarsi (anche se non ad annullarsi);
c) risulta molto consistente l’apporto dei dissalatori (circa il 16% dell’offerta complessiva), con
notevoli ricadute negative sia sul prezzo medio della risorsa che sulla qualità complessiva
della stessa;
d) nelle valutazioni a medio termine, che hanno condotto alla stima dell’offerta prevedibile, si
sono considerati, oltre ad un più razionale ed efficace sfruttamento delle risorse sotterranee,
gli interventi di miglioramento degli invasi in esercizio, di completamento delle opere
avviate (la realizzazione dell’invaso Blufi triplicherebbe l’offerta complessiva delle risorse
superficiali nella provincia di Caltanissetta), ed il progressivo abbandono delle risorse di
tipo non convenzionale (dissalatori);
e) il radicale cambio di strategia gestionale, privilegiando l’uso di fonti convenzionali
nell’approvvigionamento idropotabile, non comporterebbe una riduzione dell’offerta a
medio termine, ma anzi un aumento stimato del 17%, a patto che si realizzino gli interventi
di cui al punto d).
1.2.8.7 I SISTEMI IDRICI INTERCONNESSI
Il raccordo tra i centri d’offerta della risorsa e gli utenti è garantito da alcuni grandi sistemi
idrici per lo più interconnessi tra loro.
Tutti i maggiori acquedotti siciliani, molti dei quali di impatto interprovinciale, sono gestiti
dall’EAS. L’alimentazione delle infrastrutture acquedottistiche principali e minori è assicurata, in
gran parte, da fonti idriche di tipo convenzionale.
Questi schemi acquedottistici sono andati progressivamente caratterizzandosi per una forte
interconnessione che ha riguardato anche fonti di approvvigionamento ad originaria destinazione
diversa da quella idropotabile.
Tabella 1.2.8.7.1 – Schemi interconnessi gestiti dall’EAS
Schema acquedottistico
Provincia
Abitanti
serviti
(ISTAT1999)
Montescuro Ovest
PA-TP-AG
63977
Favara di Burgio
AG
105655
Dissalata Gela-Aragona
AG-CL
306384
Madonie Ovest-fonaco
PA-AG-CL
162146
Madonie Est
PA-CL
43249
Blufi
CL-EN
52256
Ancipa
EN-ME
129668
Montescuro Est
ME
311421
Alcantara
PA
24084
65
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
Totale
Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);
1. ASA
1198840
Il cuore del sistema complessivo di approvvigionamento è rappresentato dalla rete di
acquedotti interconnessi che insiste nell’area delle province di Enna, Caltanissetta, Palermo,
Agrigento e Trapani.
Taluni di questi sistemi (Fanaco, Dissalata da Gela, Favara di Bugio) si interconnettono, nel
territorio provinciale di Agrigento, con 2 altri sistemi non gestiti dall’EAS (Voltano e Tre Sorgenti).
Il grado di efficienza delle arterie di “macro-distribuzione” EAS si evince dall’esame della
successiva tabella.
Tabella 1.2.8.7.2 – Efficienza delle grandi arterie di adduzione esterna EAS nella Sicilia C.O.
Volume medio
annuo entrante nello
schema (Mm3)
Volume medio
annuo uscente dallo
schema (Mm3)
Perdita idrica
media annua del
sistema di
adduzione (%)
Ancipa
Alcantara
17,3
18,6
16,1
16,7
7
10
Blufi
7,1
6,5
9
Bresciana
3,3
3
10
Dissalata da Nubia
8,2
7,8
5
Dissalata da Gela
17,7
16,2
9
Fanaco-Madonie Ovest
12
11,1
9
Favara di Burgio
9,8
8,9
9
Garcia
5,2
5
5
Casale
0,6
0,57
5
Madonie Est
5,5
5,1
7
2,1
5
9
21
SISTEMA
Montescuro EST
2,3
Montescuto Ovest
6,3
Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);
-
L’EAS gestisce inoltre:
circa 1200 km di rete di adduzione;
40 Km di gallerie;
210 serbatoi;
circa 140 impianti di sollevamento;
3 invasi artificiali (Scansano, Franco e Piano di Leone);
4 grandi potabilizzatori (per oltre 300 l/sec).
1.2.8.8 LE RAGIONI DELLA CRITICITÀ
Lo stato di precarietà in cui versano molte delle opere che costituiscono il sistema
idropotabile in Sicilia è una delle ragioni di maggiore criticità nell’approvvigionamento idrico in
Sicilia.
Altre rilevanti criticità, sono da ricercare nel sistema gestionale che non solo non consente
l’adeguamento costante delle opere alla dinamiche dei fabbisogni ma non è neppure in grado di
assicurare le indispensabili attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e di provvedere alla
66
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
riscossione dei canoni delle utenze. Si segnala con riferimento a quast’ultimo punto come alcune
grosse utenze (Caltanissetta, Gela, etc.) si rifiutano di pagare il dovuto perché non soddisfatte del
servizio, mentre altre non vengono neppure raggiunte dalle bollette per mancata misurazione dei
consumi, a volte dovute all’assenza di contatori, altre alle andate fuori servizio degli stessi e altre
ancora alla insufficienza del personale destinato a questa attività.
Oltre queste carenze strutturali vi sono alcune incomprensibili difficoltà gestionali
stratificatesi nel corso del tempo che aggravano una situazione già di per sé molto critica.
Nel caso dell’ EAS ad esempio, uno dei fattori maggiormente influenti sulla crisi dell’Ente è
rappresentato dal fallimentare bilancio esistente tra il costo di acquisto dell’acqua da alcuni
produttori (vedi AMAP, AGIP) e quello di vendita all’utenza, che tenuto conto anche delle spese di
gestione, è di molto inferiore; con l’aggravante che, a causa delle forti perdite, la quantità di acqua
venduta è molto inferiore a quella acquistata (ad esempio, dal dissalatore dell’Agip di Gela, l’E.A.S.
deriva, 15-16 milioni di metri cubi/anno e ne distribuisce meno della metà).
1.2.8.9 ASPETTI GESTIONALI
Uno dei grandi mali che contribuisce all’inefficienza del sistema idrico regionale è la
frammentazione della gestione della risorsa idrica in una miriade di organismi che non dialogano tra
loro e che non hanno un’unica logica operativa, anzi spesso agiscono in competizione.
Paradossalmente possono esistere comuni con abbondanza d’acqua che non hanno la voglia
né le strutture per dissetare paesi vicini che soffrono la sete.
Un’unica gestione della risorsa idrica consentirebbe di programmare la costruzione di
un’unica rete di distribuzione in grado di utilizzare risorse in eccesso nelle aree meno fornite.
Attualmente in alcuni casi le acque in eccesso in alcuni comuni vengono immesse in
discarica. Altro grande problema è l’utilizzo in agricoltura di sistemi di irrigazione non più
compatibili con l’attuale disponibilità idrica siciliana. Andrebbero utilizzati metodi che siano in
grado di avere il miglior rapporto possibile tra efficacia di irrigazione e volumi idrici impiegati.
Le acque di risulta degli impianti di depurazione dovrebbero essere utilizzate per usi
compatibili con la qualità di tali acque (agricoltura, industria, ecc.).
La gestione ideale di un sistema idrico in perenne deficit come quello siciliano,
presupporrebbe una gestione integrata delle risorse disponibili. Un simile sistema dovrebbe essere
congeniato in maniera da:
- assegnare l’utilizzo delle acque (idropotabile, industria, ecc.).in funzione della loro qualità;
- utilizzare tutte le possibili fonti di approvvigionamento (sorgenti, pozzi, gallerie drenanti,
invasi, dissalatori, acqua di risulta dei depuratori, ecc.);
- essere dotato di un’unica rete di distribuzione in grado di supportare il trasferimento delle
acque nelle zone maggiormente sofferenti;
- disporre di sistemi di monitoraggio e rilevamento idrografico, meteorologico, ambientale,
chimico–fisico e biologico delle acque.
67
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3 SUOLO
1.3.1 SUOLO E SOTTOSUOLO
1.3.1.1 I SUOLI IN SICILIA
La genesi del suolo dipende dalle dinamiche interazioni del clima, del parent material, della
geomorfologia, della vegetazione, della fauna e dell’azione antropica.
La pedogenesi siciliana risulta molto complessa, profondamente influenzata dal clima che è
caratterizzato da un marcato periodo arido con alte temperature in estate che si contrappone alle
temperature miti ed alle elevate precipitazioni del periodo invernale.
La stagione arida facilita i processi di lisciviazione e la conseguente formazione di un
orizzonte diagnostico Bt. Nelle aree molto aride il processo di lisciviazione decresce sino ad
annullarsi ed avere concentrazioni di carbonati ed altri sali solubili.
Altri parametri ambientali che influenza la complessa pedogenesi siciliana sono
rappresentati dalla svariata morfologia del territorio e dalla differente natura dei substrati litologici,
che, in taluni casi, agisce in maniera prevalente sulla formazione del suolo.
In Sicilia, sono presenti più del 50% dei totali ordini previsti dalla Soil Taxonomy, che
vanno dai suoli meno evoluti (Entisuoli) ai più evoluti (Alfisuoli).
Prevalenti sono gli Ordini degli Entisuoli (38%), con i regosuoli ed i litosuoli, degli
Inceptisuoli (34%) con i vari suoli bruni, dei Vertisuoli (8%) e degli Alfisuoli (8%) (G. Fierotti,
1988).
1.3.1.2 USO DEL SUOLO
Dall'elaborazione dei dati tratti dalla Carta dell'Uso del Suolo4 (Assessorato Territorio e
Ambiente, 1994), si ha che la maggiore parte della superficie (70%) è investita dal territorio
agricolo (per l’uso del suolo agricolo si fa riferimento al paragrafo “Ambiente rurale e montano”),
seguono i territori boscati (prevalentemente boschi degradati e di latifoglie) e gli ambienti seminaturali (in maggior parte pascolo, incolto e macchia a cespuglietto), che ricoprono il 25.93% della
totale superficie regionale.
Le zone umide, i corpi idrici e le aree modellate artificialmente, si estendono rispettivamente
per lo 0.10%, lo 0.19% e il 4% della complessiva superficie (Tabella I.3.1.2.1).
Per poter valutare le cause che determinano pressioni sullo stato dell’ambiente è necessario
un esame delle trasformazioni dell’uso del suolo nello spazio e nel tempo.
4
La Carta dell’Uso del Suolo (anno 1994) è stata realizzata dall’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione
Siciliana con dati del 1989 a stampa, alla scala 1:250.000, ma la fotointerpretazione delle immagini da satellite è stata
eseguita alla scala 1:100.000 con relativo archivio numerico. La legenda è costituita da 39 classi d’uso del suolo, a tre
livelli, sulla base della nomenclatura del progetto comunitario CORINE Land Cover, introducendo inoltre gli opportuni
adattamenti alle caratteristiche specifiche del territorio. L’unità minima cartografabile è di 25 ha, in coerenza con la
normativa del progetto comunitario.
68
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.2.1 – Uso del Suolo
4,06%
25,93%
Territori modellati artificialmente
Territori agricoli
Zone umide
69,72%
Corpi idrici
Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente, 1994
Tale analisi sarà condotta con l’ausilio dei dati forniti dalla redazione della nuova carta
dell’uso del suolo della Sicilia5 ed attraverso l’elaborazione di dati dell’ISTAT in merito alle
variazioni dell’uso del suolo agricolo e forestale. Da questi ultimi elaborati si evince che dal 198082 al 1998 si è avuta una contrazione della superficie agricola utilizzata (8%) e della superficie
agricola totale (13%), ed un basso incremento del coefficiente di boscosità (superficie forestale/
superficie totale regionale), pari allo 0,5%.
Per un maggior dettaglio sull’argomento si rimanda ai seguenti paragrafi: “Tipo
d’utilizzazione della superficie agricola” per la tematica Suolo; “Habitat” e “Patrimonio forestale”
per la tematica Ecosistemi.
1.3.1.3 QUALITÀ DEI SUOLI
La qualità di un suolo è rappresentata dall’insieme delle sue caratteristiche chimico-fisiche e
pedologiche: capacità di scambio cationico, contenuto in sostanza organica, pH, tessitura, struttura,
permeabilità, drenaggio, profondità utile alle radici, ecc…
La maggior parte di questi dati, da tempo, è stata raccolta nell’ambito di specifiche ricerche
ed indagini pedologiche condotte da vari Enti (Università, CCR, Assessorato Agricoltura e Foreste,
SOAT, ecc.) che hanno dato origine a carte dei suoli con copertura geografica regionale e subregionale, a studi sui suoli irrigui, sull’erodibilità e sulla salinità dei suoli, ecc…
Studi finalizzati non al monitoraggio del suolo a livello regionale, e per questo motivo di
non corretto utilizzo per altri scopi che non siano quelli per cui sono stati pianificati ed eseguiti.
L’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Regione Siciliana spera di poter
attivare al più presto una rete di monitoraggio diretta alla conoscenza dello stato del suolo,
attraverso la partecipazione dei maggiori esperti del settore, alfine di evidenziare gli impatti, le
pressioni sull’ecosistema suolo e indirizzare la pianificazione verso un più idoneo uso sostenibile
del territorio.
5
La nuova Carta dell’Uso del Suolo della Sicilia sarà pubblicata in questi successivi anni e vede la partecipazione attiva
dell’Assessorato Territorio e Ambiente e dell’Assessorato Agricoltura e Foreste. Quest’ultimo, attraverso le SOAT, ha
già prodotto con copertura geografica sub-regionale varie carte dell’uso del suolo e del suolo in scala 1:25.000.
69
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Un secondo gruppo di indicatori della qualità del suolo definisce il livello di presenza di
elementi chimici che possono essere accumulati nel suolo con un eventuale grado di
contaminazione. Alcuni di questi, come quelli dovuti all’impiego di fitofarmaci e fertilizzanti, sono
trattati nei fattori di pressione del settore agricolo. Altri, come il contenuto di metalli pesanti e il
bilancio di nutriente sono invece esplicati nelle pagine seguenti.
Un altro aspetto importante per valutare l’impatto sul suolo, è dato dai contenuti di
fitofarmaci e nitrati nelle acque sotterranee ed i contenuti di fosforo nelle acque superficiali, che
verranno trattati nella tematica “Acqua”.
Per metalli pesanti si intendono gli elementi inorganici con carica positiva singola o doppia
ed elevato peso atomico.
La concentrazione dei metalli pesanti nel suolo è funzione del substrato pedogenetico
(inquinamento geochimica), dell’attività agricola e zootecnica attraverso l’utilizzo di mangimi,
prodotti fitosanitari e fertilizzanti che contengono metalli pesanti, delle emissioni in atmosfera da
attività civile (riscaldamento, inceneritori, traffico veicolare) e industriale (fonderie, raffinerie, ecc.)
e dei fanghi di depurazione delle acque reflue sia civili che industriali.
Dall’analisi dei dati sul contenuto di metalli pesanti rilevati durante una campagna di
monitoraggio dei suoli e muschi del territorio regionale (R.M. Cenci et al., anno 2001) emerge che
di 33 punti campionati (Tabella I.3.1.3.1), 25 presentano valori superiori ai valori limiti previsti dal
D.M. 25 ottobre 1999 n. 471 per i siti di tipo A (verde pubblico, privato e residenziale), mentre, in
due punti si sono trovati valori superiori ai limiti previsti per i siti di tipo B (siti ad uso commerciale
e industriale). Questi ultimi interessano esclusivamente l’Arsenico (As) che presenta un valore
medio non molto distante (16 mg/Kg) dal limite dei siti A (20 mg/Kg) superandoli in 4 punti
campionati. Lo Zinco ha un valore medio, pari a 120 mg/Kg, prossimo al limite previsto per i siti A
(150 mg/Kg) e lo supera in 10 siti. Altri elementi che superano i limiti previsti per i siti di tipo A
sono: cobalto (4 siti); nichel (3 siti); cadmio (2 siti); cromo e rame (1 sito).
Il bilancio di nutrienti nel suolo è stato calcolato tramite il modello Elba, studiato dal
DIPROVAL della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Esso si riferisce all’azoto (N) e al
fosforo (P) di origine organico ed inorganico, definendo la situazione di deficit o surplus per
differenza tra input (apporti meteorici, concimazioni, ecc.) ed output (asporto colturale,
volatilizzazione) dei nutrienti.
Dall’esame dei dati (Tabella I.3.1.3.2 e Tabella I.3.1.3.3) si evince che il surplus di fosforo è
tra i più bassi della nazione ed è inferiore ai valori medi del nord, del centro e del sud Italia. Il
surplus maggiore di azoto si ha nei territori provinciali di Messina, Ragusa ed Enna (Figura
1.3.1.3.1), con valori sempre più bassi rispetto alla media nazionale (48.17 Kg/ettaro).
70
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.3.1 – Surplus di azoto per provincia (Kg/ha)
surplus azoto (Kg/ha)
30
26,5
26,7
25
20
26,6
23,4
17,2
19
20,8
20,1
15
12,4
10
5
Tr
ap
an
i
Si
ra
cu
sa
Ra
gu
sa
Pa
ler
m
o
M
es
sin
a
En
na
Ca
ta
nia
Ca
lta
nis
se
tta
Ag
rig
en
to
0
Fonte: Modello ELBA (Environmental Liveliness and Blent Agriculture) – Università di Bologna. Anno 1996
Anche per l’azoto come per il fosforo i maggiori surplus si hanno nei territori della pianura
padana, ove si sono riscontrati valori sino a 206.5 Kg/ha contro il dato più alto stimato in Sicilia,
nella provincia di Messina, che è pari a 26.7 Kg/ha.
1.3.1.4 DESERTIFICAZIONE - DEGRADAZIONE FISICA E BIOLOGICA DEI SUOLI
Il fenomeno della desertificazione nella Convenzione delle Nazioni Unite è ufficialmente
definito come “degrado dei terreni coltivabili in aree aride, semi-aride e asciutte sub-umide in
conseguenza di numerosi fattori, comprese variazioni climatiche e attività umane”. La Convenzione
delle Nazioni Unite adottata il 17 giugno 1994 ed entrata in vigore il 29 dicembre 1996, ratificata in
Italia con la legge n. 170 del 04 giugno 1997, ha potere esecutivo e comporta impegni nazionali
precisi.
L’Italia rientra tra i Paesi colpiti da questa forma di degrado del territorio, che riguarda
soprattutto le regioni meridionali, tra le quali la Sicilia, dove il fenomeno della desertificazione
rappresenta una vera e propria emergenza ambientale.
Elemento comune che associa le aree soggette a desertificazione è la progressiva riduzione
dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva, fattore questo che influisce sullo
sviluppo socio-economico della regione.
Il processo di degradazione del suolo è causato da un insieme di fattori quali l’erosione
favorita indirettamente dalle pratiche agronomiche intensive; l’eccessivo sfruttamento delle aree
montane e boschive per il pascolo; l’irregolarità del regime pluviometrico; la salinizzazione, che per
le piane costiere è da imputarsi all'eccessivo emungimento degli acquiferi con conseguente
ingressione del cuneo di acqua marina. Infine, tra le cause di desertificazione citiamo anche gli
incendi boschivi; in Sicilia, nel ventennio 1978-1998, il numero di incendi è notevolmente
aumentato, interessando una superficie di 35.000 ettari nel 1998 contro i 6.000 ettari del 1978, una
diminuzione nel numero di incendi si è riscontrata nel 1999, con 16.000 ettari di superficie
interessata dagli incendi.
Al fine di potere pianificare gli interventi di tutela del territorio e di indirizzare le scelte
politiche e socio-economiche verso uno sviluppo sostenibile, è necessario avere una conoscenza
approfondita delle aree vulnerabili a rischio di desertificazione presenti nella regione.
71
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
La Regione Siciliana in seno al progetto RETELAB6 (Rete sovranazionale di laboratori
ambientali) ha realizzato, grazie al lavoro degli Assessorati Territorio e Ambiente ed Agricoltura e
Foreste con la collaborazione del Centro di Telerilevamento Mediterraneo di Palermo, una “Carta
delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione in Sicilia”.
La metodologia scelta per realizzare la carta in scala 1:250.000, è basata sulla combinazione
di tre indici differenti, ciascuno dei quali riflette specifici aspetti legati al fenomeno della
desertificazione:
- le condizioni di aridità - indice di aridità
- le condizioni di siccità - indice di siccità
- la perdita di suolo in relazione al suo uso, tipologia, ed erosività delle piogge - indice di
perdita del suolo.
Per ciascuno di questi indici è stata realizzata una carta, che li rappresenta, avremo dunque
una carta dell’ indice di aridità, una carta dell’indice di siccità ed infine una carta dell’indice della
perdita di suolo.
La carta delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione è il risultato della somma dei
valori, relativi alle singole carte, dei tre indici di base.
La tabella 1.3.1.4.1 riporta il quadro di sintesi delle aree regionali vulnerabili al rischio di
desertificazione, nella tabella il territorio regionale appare classificato in quattro classi di rischio.
La classe di rischio medio-alta è quella che interessa quasi il 50% dell’intero territorio regionale,
questo dato sottolinea l’importanza di adottare un programma di salvaguardia del territorio
siciliano, nei confronti di questa emergenza ambientale.
Tabella 1.3.1.4.1 - Quadro di sintesi sulla vulnerabilità al rischio di desertificazione in Sicilia
Classe di rischio
Basso
Medio-Basso
Medio-Alto
Elevato
Totale
Ettari
152.653
969.600
1.230.115
191.655
2.544.023
%
6.0
38.1
48.4
7.5
100
Fonte: Regione siciliana – Gruppo di lavoro Desertificazione.
6
Rete sovranazionale di laboratori ambientali e multifunzionali – Nata con lo scopo di realizzare una rete
sovranazionale di laboratori ambientali per favorire un flusso d’informazioni continuo con gli Organismi istituzionali
dell’Unione Europea.
72
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.4.1 – Carta dell’aree vulnerabili al rischio della desertificazione
Fonte: Regione Siciliana – Gruppo di Lavoro Desertificazione. Anno 2002
Successivamente sarà necessario realizzare carte a scale di maggiore dettaglio (1:100.000),
introducendo altri indici rappresentativi del fenomeno attualmente non considerati.
1.3.1.5 ATTIVITÀ ESTRATTIVE
Le formazioni geologiche che offrono litotipi di interesse economico sono numerose ed
eterogeneamente distribuite sul territorio siciliano. I principali giacimenti minerari sono ubicati in
corrispondenza delle catene montuose della Sicilia settentrionale ed occidentale (Peloritani,
Nebrodi, Madonie, Monti di Palermo, Monti di Trapani e Sicani), dove si rinvengono calcari e
dolomie e, nel messinese, mineralizzazioni a solfuri e feldspati; nella Sicilia centro-meridionale
(Graben di Caltanissetta), dove si rinvengono i giacimenti di zolfo, salgemma e sali potassici della
Serie Gessoso-Solfifera; nell’Altopiano Ibleo, dove sono presenti mineralizzazioni ad asfalto e
bitumi; nelle zone vulcaniche (Etna, Vulcano e Lipari), dove si trovano giacimenti di pomice, pietra
lavica e minerali metallici.
Di seguito viene descritto lo stato delle attività estrattive in Sicilia, riferito a1 1999 o al 2000
a seconda della copertura temporale dei dati, analizzate su base provinciale e per categoria (I e II)
dei giacimenti, secondo la classificazione indicata nella normativa di settore (R.D. n. 1443/27 e L.R.
n. 54/56).
1.3.1.5.1 ATTIVITÀ ESTRATTIVE DI SECONDA CATEGORIA (CAVE)
L’analisi del settore estrattivo dei materiali di cava si basa sui dati dell’Ass. Reg. Industria Corpo Regionale delle Miniere, riguardanti il numero di cave autorizzate in esercizio per comune e
per tipologia di materiale estratto. Il livello di aggregazione dei dati utilizzato per l’analisi è quello
provinciale. Nelle Figg. 1.3.1.5.1.1, 1.3.1.5.1.2 e 1.3.1.5.1.3 è riportato rispettivamente il quadro di
sintesi, relativo all’anno 1999, per i 3 Distretti Minerari dell’Ass. Reg. Industria (D.M. di
Caltanissetta, Catania e Palermo), che rilasciano l’autorizzazione alle cave ricadenti nelle province
73
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
di cui sono territorialmente competenti. I dati sono espressi in termini di incidenza percentuale del
numero di cave per litotipo estratto in ciascuna provincia.
Dall’analisi della Fig. 1.3.1.5.1.1 si evidenzia la prevalenza nei territori delle province di
Agrigento, Caltanissetta ed Enna di cave di inerti (calcare, marna, sabbia e ghiaia), con percentuali
comprese tra il 64 ed il 71%, seguite dalle cave di rosticci di zolfo (materiale di scarto delle vecchie
lavorazioni dello zolfo, con percentuali comprese tra il 7 ed il 15%) e da quelle di calcarenite (610%) ed argilla (4-6%). Nelle province di Agrigento e Caltanissetta si rinvengono inoltre alcune
cave attive di gesso (4 e 8% rispettivamente), mentre nella provincia di Enna (comuni di Nicosia,
Agira, Cerami, Gagliano Castelferrato, Troina, Nissoria) viene estratta anche la quarzarenite (11%).
Figura 1.3.1.5.1.1 – Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle Province del Distretto
Minerario di Caltanissetta
Provincia di Caltanissetta
Provincia di Agrigento
calcare e marna
calcare e marna
10,4%
argilla
argilla
4,5%
6,1% 8,2%
rosticci di zolfo
13,4%
rosticci di zolfo
49,0%
50,7%
14,9%
sabbia e ghiaia
arenaria e
calcarenite
gesso
6,0%
sabbia e ghiaia
22,4%
10,2%
4,1%
arenaria e
calcarenite
gesso
Provincia di Enna
calcare e marna
10,9%
9,1%
23,6%
argilla
rosticci di zolfo
5,5%
7,3%
43,6%
sabbia e ghiaia
arenaria e
calcarenite
quarz-arenite
Fonte: Ass. Reg. Industria - Corpo Regionale Miniere, 1999
Il Distretto Minerario di Catania (Fig. 1.3.1.5.1.2) è il più eterogeneo sotto il profilo delle
varietà merceologiche ricavabili dalle attività di cava. Nella provincia di Catania vengono estratte
prevalentemente vulcaniti (nel 51% delle cave attive si estrae pietra lavica, nell’11% tufo
vulcanico), secondariamente gesso (10%), argilla (8%) e calcare (8%).
La provincia di Messina ospita uno dei maggiori bacini marmiferi della Sicilia, dove si
estraggono alcune varietà pregiate della pietra ornamentale (cave di San Marco D’Alunzio e
Frazzanò, che incidono per il 10% sul numero provinciale totale); le cave più numerose sono però
quelle di inerti (40% di calcare, sabbia e ghiaia), seguite da quelle di argilla (27%) e quarzarenite
(10%). Nell’isola di Lipari sono inoltre attive 3 cave di pomice.
74
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Nelle province di Siracusa e Ragusa predominano le cave di inerti (comprese tra il 69 ed il
79% del totale), seguite da quelle di calcarenite nel siracusano (25%) e da quelle di marmo (8%) e
di argilla (8%) nel ragusano.
Figura 1.3.1.5.1.2 – Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle province del Distretto
Minerario di Catania
Provincia di Catania
Provincia di Messina
calcare e marna
calcare e marna
8,9%
3,3%
7,8%
10,0%
7,8%
argilla
argilla
3,8% 9,6%
lava
26,9%
13,5%
marmo
tufo vulcanico
11,1%
51,1%
3,8%
9,6%
sabbia e ghiaia
arenaria e calcarenite
metamorfiti
26,9%
5,8%
gesso
Provincia di Siracusa
calcare e marna
calcare e marna
argilla
argilla
2,1%
25,0%
25,0%
marmo
54,2%
8,3%
8,3%
sabbia e ghiaia
arenaria e
calcarenite
quarz-arenite
Provincia di Ragusa
4,2%
pomice
lava
sabbia e ghiaia
2,1%
2,1%
arenaria e
calcarenite
68,8%
arenaria e
calcarenite
gesso
Fonte: Ass. Reg. Industria -Corpo Regionale Miniere, 1999
Nel Distretto Minerario di Palermo (Fig. 1.3.1.5.1.3) ricadono gli altri due bacini marmiferi
principali della Sicilia, oltre a quello messinese già menzionato: il bacino palermitano (Monte
Kumeta, Pizzo Marabito, Rocca Busambra, etc..) e quello trapanese (Monte S. Giuliano, Monte
Sparagio, Monte Cofano, etc..). Allo stato attuale le cave di marmo nel palermitano incidono per
l’10% sul totale delle cave attive della provincia, mentre nel trapanese costituiscono la quasi totalità
delle attività estrattive della provincia (86%). Queste cave sono caratteristiche per il valore
merceologico del prodotto che viene messo in commercio, in massima parte all’estero, sotto forma
di prodotti semilavorati e prodotti finiti pregiati. Tra i materiali lapidei di pregio sono state incluse
dalla L.R. n. 127/80 anche le calcareniti di Trapani (2% del n. di cave attive nella provincia). Nel
palermitano sono molto diffuse anche le cave di inerti (calcare, sabbia e ghiaia) che costituiscono il
79% del totale.
75
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.5.1.3 – Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle province del Distretto
Minerario di Palermo
Provincia di Trapani
Provincia di Palermo
calcare e marna
calcare e marna
3,3%
9,8% 3,3%
1,0%
1,9%
1,0%
argilla
9,8%
68,9%
marmo
lava
marmo
4,9%
9,6%
sabbia e ghiaia
86,5%
arenaria e
calcarenite
gesso
quarz-arenite
gesso
Fonte: Ass. Reg. Industria -Corpo Regionale Miniere, 1999
Il dato relativo al numero di cave in esercizio mette in evidenza per alcune tipologie
merceologiche l’estrema diffusione delle attività estrattive, come nel caso delle cave di inerti
(calcare, marne, sabbie e ghiaie), praticamente ubiquitarie e capillarmente distribuite sul territorio
regionale con numeri sempre piuttosto elevati in tutte le province, mentre per altre tipologie, come
nel caso delle cave di gesso, indica una concentrazione delle attività estrattive in poche cave di
medie-grandi dimensioni, dove il maggiore grado di innovazione tecnologica consente agli esercenti
di essere competitivi sul mercato e di sopravvivere rispetto alle piccole cave a conduzione
artigianale.
Per avere un’informazione completa sull’entità della pressione esercitata al suolo dalle
attività estrattive in esercizio in Sicilia nel 1999, bisognerebbe disporre anche del dato relativo alla
superficie occupata dalle cave, che renderebbe conto della reale distribuzione territoriale delle
attività e dell’entità del loro impatto. Ad oggi tale dato è disponibile solo per l’anno 1996, anno in
cui l’Ass. Reg. Territorio e Ambiente ha effettuato un Censimento delle attività estrattive in Sicilia.
L’informazione desunta da questo studio, pur avendo carattere occasionale, è l’unica ad oggi
disponibile sulle superfici occupate dalle attività estrattive suddivise per tipologia di materiale
estratto e per provincia. In Fig. 1.3.1.5.1.4 è riportato il dato aggregato a livello regionale: esso
evidenzia come su un totale di quasi 9,1 milioni di m2, le cave di inerti (calcare, marna, sabbia e
ghiaia) occupino la superficie più estesa, con quasi 4,4 milioni di m2 per calcare e marna ed 1,8
milioni di m2 per sabbia e ghiaia, risultando le attività estrattive a maggiore impatto a scala
regionale, in quanto le più estese e le più diffuse sul territorio siciliano (v. figure precedenti).
76
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.5.1.4 - Superficie occupata da cave attive in Sicilia per tipologia di materiale estratto (m2)
TOTALE SUPERFICIE
gesso
quarzarenite
arenaria e calcarenite
sabbia e ghiaia
rosticci di zolfo
tufo vulcanico
lava
metamorfiti
marmo
argilla
10
.00
0.0
00
9.0
00
.00
0
8.0
00
.00
0
7.0
00
.00
0
6.0
00
.00
0
5.0
00
.00
0
4.0
00
.00
0
3.0
00
.00
0
2.0
00
.00
0
1.0
00
.00
0
0
calcare e marna
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1996
Nell’analisi del problema va tuttavia tenuto conto del limite delle informazioni fino ad oggi
disponibili su un settore, quale quello delle attività estrattive in Sicilia, in cui i dati accessibili sono
talora incompleti, non georeferenziati e la mancanza di un sistema informativo di gestione delle
informazioni rende difficile la loro disponibilità ed il loro aggiornamento nel tempo.
Tali difficoltà dovrebbero essere almeno parzialmente superate con l’approvazione del Piano
Regionale dei Materiali di Cava, lo strumento di pianificazione regionale delle attività estrattive
previsto dalla L.R. n. 127/80, che solo recentemente è stato ultimato e di cui è ancora in corso l’iter
di approvazione. L’operatività di questo strumento dovrebbe garantire a partire dai prossimi anni,
oltre allo sfruttamento sostenibile delle risorse del sottosuolo, la disponibilità di un archivio di
informazioni completo, informatizzato e periodicamente aggiornato sulle attività estrattive siciliane.
Allo stato attuale il dato relativo alle superfici occupate dalle cave attive in Sicilia nel 1996,
seppure utile a fornire delle indicazioni di massima sull’impatto per tipologia di materiale estratto,
risulta un dato parziale, come appare dal confronto tra il numero di cave in esercizio nel 1988, nel
1996 e nel 1999 riportato in Fig. 1.3.1.5.1.5. I dati del 1988 e del 1999 provengono dall’Ass. Reg.
Industria - Corpo Regionale delle Miniere (elenchi delle cave autorizzate in esercizio); quelli del
1996 dall’Ass. Reg. Territorio e Ambiente (Censimento delle attività estrattive). Nel grafico il
numero di cave in esercizio nel 1996 appare, per le varie tipologie di materiale estratto,
sistematicamente più basso rispetto a quello del 1988 e del 1999, verosimilmente per effetto della
parzialità delle informazioni disponibili presso l’Ass. Reg. Territorio e Ambiente, in merito al
numero di autorizzazioni rilasciate dai Distretti Minerari.
Il confronto tra il numero di cave in esercizio nel 1988 e nel 1999 mostra una sostanziale
costanza, nel decennio considerato, del numero di attività estrattive di calcare, marna, argilla, gesso
e pietra lavica (ivi compreso il basalto dell’Etna, incluso tra i materiali lapidei di pregio dal D.A. del
16/06/86); una tendenza all’aumento del numero di cave di marmo, tufo vulcanico, rosticci di zolfo,
quarzarenite e depositi di sabbia e ghiaia; una tendenza alla diminuzione del numero di cave di
77
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
arenarie, calcareniti, sabbie e ceneri vulcaniche. Da segnalare inoltre la scomparsa di cave di inerti
fluviali e di spiaggia (da 20 cave nel 1988 a 0 cave nel 1999), in seguito alla emanazione della L.R.
n. 24/91, di modifica della L.R. n. 127/80, che vietava il prelievo di materiali dagli alvei fluviali e
dalle fasce costiere marine.
Figura 1.3.1.5.1.5 - Variazione temporale delle attività di cava in Sicilia per tipologia di materiale estratto
n. cave attive in Sicilia
200
180
160
140
120
100
1988
80
60
1996
40
1999
20
ge
sso
tuf
lav
ov
a
sa
ulc
bb
a
nic
ie
el
o
ap
illi
vu
ros
lc.
tic
ci
di
zo
ine
lfo
sa
rti
bb
flu
i
a
via
eg
li e
hi
aia
d
is
ar
pia
en
ari
gg
ia
ae
ca
lca
ren
ite
qu
arz
-a
re
nit
e
arg
illa
po
m
ice
m
arm
o
me
tam
orf
iti
ca
lca
re
em
ala
arn
ba
a
str
oc
alc
are
o
tra
ve
rtin
o
0
Fonte: Ass. Reg. Industria, 1988 e 1999. Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1996
1.3.1.5.2 ATTIVITÀ ESTRATTIVE DI PRIMA CATEGORIA (MINIERE)
L’attività mineraria siciliana fino ad alcuni decenni fa aveva come suo riferimento principale
lo sfruttamento degli orizzonti mineralizzati a Zolfo della Serie Gessoso-Solfifera, che ha costituito,
almeno fino ai primi decenni del XX secolo, un settore produttivo importante per l’economia
dell’intera regione e che è andato lentamente spegnendosi fino alla sua definitiva cessazione, in
seguito all’emanazione della L.R. n. 34/88, con la quale sono state chiuse le ultime solfare ancora in
esercizio. Le miniere di zolfo dismesse delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna
costituiscono ad oggi dei siti di notevole valenza culturale e storica del territorio, essendo gli unici
luoghi che conservano la memoria di un’attività industriale che ha caratterizzato non solo
l’economia, ma anche la storia recente della Sicilia. Al fine di tutelare e valorizzare questi siti, che
versavano in stato di abbandono e di degrado, sono stati istituiti, con L.R. n. 17/91, il museo
regionale delle miniere in Caltanissetta (miniere Gessolungo, La Grasta e Trabia - Tallarita di
Riesi), il museo regionale delle miniere di Agrigento (miniere di Ciavolotta, Cozzodisi) e l'ente
parco minerario Floristella – Grottacalda (Enna).
Per quanto riguarda la coltivazione di altri minerali di I categoria presenti in Sicilia, quali il
salgemma e le rocce asfaltiche, negli ultimi 15 anni si è avuta una diminuzione del numero di
concessioni in vigore (Ass. Reg. Industria, 1990), per accorpamento di più concessioni o per
78
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
dismissione di alcune miniere e conseguente concentrazione delle attività estrattive in quelle
residue. Le miniere dismesse di salgemma presentano, tra l’altro, in alcuni casi, gravi problemi di
dissesto strutturale (crolli, frane) dovuti agli effetti di dissoluzione delle acque meteoriche sulle
porzioni saline residue del giacimento ormai abbandonato.
I dati sulle attività minerarie dismesse in Sicilia (n. miniere e loro ubicazione sul territorio)
sono allo stato attuale di difficile reperimento, in quanto si tratta di informazioni in possesso di vari
soggetti ed enti regionali (Distretti Minerari, EMS, ISPEA, RESAIS, etc..). Attualmente l’ARPA
Sicilia sta effettuando una ricognizione delle informazioni e dei dati relativi ai siti minerari dismessi
di Pasquasia e Bosco S. Cataldo, attività propedeutica alla stesura del Piano di Caratterizzazione dei
siti, dal momento che per essi sussiste una situazione di pericolo concreto e reale di inquinamento
del suolo e del sottosuolo. I siti minerari dismessi infatti, in quanto siti potenzialmente contaminati
ai sensi del D.M. n. 471/99, diventano oggetto di accertamenti e di eventuali azioni di bonifica
secondo l’iter procedurale previsto dal D.Lgs, 22/97 e dal D.M. 471/99 e secondo le competenze
stabilite dall’ordinanza di commissariamento per l’emergenza rifiuti in Sicilia (O.P.C.M. n. 2983/99
e successive modifiche ed integrazioni).
Per quanto riguarda invece le miniere attive, l’analisi della situazione regionale si basa sui
dati forniti dall’Ass. Reg. Industria - Corpo Regionale delle Miniere, relativamente al numero di
titoli minerari (concessioni per la coltivazione e permessi per la ricerca dei minerali) vigenti al
2000. Tali dati sono stati integrati, per quanto riguarda i titoli relativi agli idrocarburi liquidi e
gassosi, con quelli pubblicati da Assomineraria nel 2000 (Paini G., 2000).
Nelle Figg. 1.3.1.5.1.6, 1.3.1.5.1.7 ed 1.3.1.5.1.8 viene riportato il quadro di sintesi sui titoli
minerari vigenti sul territorio regionale nell’anno 2000, suddivisi in numero di concessioni e
numero di permessi per tipologia di minerale estratto in Sicilia. L’analisi dei dati evidenzia un
elevato numero di siti per la coltivazione delle acque minerali e termominerali (21 concessioni
diffuse sui territori delle province di Catania, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento), seguite da
quelli per la coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi (11 concessioni concentrate per lo più
nelle province di Ragusa, Enna e Caltanissetta). Nel ragusano sono inoltre presenti 4 concessioni
per la coltivazione di rocce asfaltiche e bituminose; nel palermitano e nell’agrigentino 3 per il
salgemma; in provincia di Caltanissetta ed Agrigento, 2 per sali alcalini misti (kainite) ed infine, in
provincia di Caltanissetta 1 per la coltivazione di bentonite.
Figura 1.3.1.5.1.6 - Numero di concessioni minerarie per tipologia di minerale estratto in Sicilia
TOTALE
acque minerali e termomin.
anidride carbonica
bentonite
feldspato
silicati idrati di alluminio
idrocarburi liquidi e gassosi
rocce asfaltiche e bituminose
sali alcalini misti
salgemma
0
5
10
15
20
25
30
Fonte: Ass. Reg. Industria - Corpo Regionale Miniere, 2000. Assomineraria, 2000
79
35
40
45
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Per quanto riguarda invece la ricerca mineraria, prevale il numero di permessi rilasciati per
la ricerca di idrocarburi (n = 7), che ricoprono ampie porzioni del territorio della Sicilia centrooccidentale (province di Enna, Trapani ed Agrigento) e meridionale (provincia di Ragusa), seguito
da quelli per la ricerca di acque minerali e termominerali (n = 5), presenti nelle province di Catania
e Messina e secondariamente in quelle di Palermo e Siracusa.
Figura 1.3.1.5.1.7 - Numero di permessi di ricerca per tipologia di minerale estratto in Sicilia
TOTALE
acque minerali e termomin.
anidride carbonica
bentonite
feldspato
silicati idrati di alluminio
idrocarburi liquidi e gassosi
rocce asfaltiche e bituminose
sali alcalini misti
salgemma
0
2
4
6
8
30
40
10
12
Fonte: Ass. Reg. Industria, 2000. Assomineraria, 2000
Figura 1.3.1.5.1.8 - Numero di titoli minerari totali in Sicilia
TOTALE
acque minerali e termomin.
anidride carbonica
bentonite
feldspato
silicati idrati di alluminio
idrocarburi liquidi e gassosi
rocce asfaltiche e bituminose
sali alcalini misti
salgemma
0
10
20
Fonte:Ass. Reg. Industria, 2000. Assomineraria, 2000
80
50
60
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.1.6 EROSIONE COSTIERA
Le coste siciliane hanno uno sviluppo complessivo di 1152 km, se si escludono le isole
minori (Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002) e presentano una grande variabilità di caratteristiche
fisiografiche, ambientali, infrastrutturali e meteomarine. I morfotipi fondamentali che la
costituiscono sono riassumibili come segue:
1) coste basse a pianura di fiumara diffuse nel messinese, spesso sottoposte a fenomeni di
erosione accelerata;
2) coste basse alluvionali, generalmente situate alla foce dei fiumi e normalmente in
avanzamento, in assenza di interventi antropici di regimazione fluviale;
3) coste basse con saline, diffuse nel trapanese e piuttosto stabili;
4) coste basse orlate da spiagge munite di sistemi dunali, soggette ad arretramento nei tratti in
cui l’urbanizzazione abbia ridotto o eliminato le dune sabbiose interne;
5) coste impostate su terrazzi marini, con spiagge poste al piede delle scarpate litoranee,
soggette ad intensa erosione laddove costituite da strati a differente coesione, particolarmente
frequenti nell’agrigentino (coste basse rocciose);
6) coste alte non interessate da fenomeni di vero e proprio arretramento, ma comunque
soggette spesso a pericolosi eventi di distacco e crollo di blocchi (coste alte rocciose).
L’incidenza percentuale, in termini di estensione lineare, dei tipi morfologici costieri
presenti in Sicilia, con la suddivisione relativa ai differenti tipi di costa bassa (spiaggiosa e rocciosa)
è riportata in Tab. 1.3.1.6.1. Il dato, fornito dall’Ass. Reg. Territorio e Ambiente, è stato ottenuto
nell’ambito di uno studio inedito condotto dal Gruppo Tecnico del Demanio Marittimo
dell’Assessorato nel 1998.
Tabella 1.3.1.6.1 - Suddivisione tipologica dei litorali siciliani
Tipologia di litorale
Spiagge sabbiose
Spiagge sabbiose – ciottolose
Spiagge ghiaiose
Coste basse rocciose
Coste alte rocciose
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1998
Lunghezza/ Lunghezza totale dei litorali siciliani
34,8 %
11,2 %
3,4 %
30,3 %
20,3 %
I tratti di litorale soggetti ad una maggiore velocità di arretramento, per effetto combinato
dell’azione antropica nell’entroterra (interventi sui bacini idrografici alimentatori) e lungo la fascia
costiera (porti, insediamenti urbani costieri, infrastrutture lineari lungo costa, etc…) sono localizzati
in corrispondenza del litorale tirrenico messinese, del litorale ionico compreso tra Riposto ad Alì
Terme, del litorale Ibleo e della fascia costiera dell’agrigentino compresa tra Capo Granitola e
Licata.
La valutazione dell’erosione delle coste, di cui di seguito si riportano i risultati, si basa su
uno studio di fattibilità commissionato nel 2000 dall’Ass. Reg. Territorio e Ambiente per
“l’individuazione di un servizio integrato di interventi per la protezione delle coste, la difesa dei
litorali dall’erosione ed il ripristino del trasporto solido fluviale litoraneo nel territorio della regione
Sicilia”. Lo studio, acquisito dall’Assessorato nel 2002, si è posto come obiettivo l’individuazione
delle aree costiere maggiormente critiche sotto il profilo della tendenza all’erosione e della relativa
vulnerabilità a subire un danno, per la valutazione degli interventi di protezione più idonei da
realizzare.
81
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
L’individuazione delle aree critiche è stata effettuata, sulla base dei principi guida della
Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC) sanciti dalla Comunità Europea, mediante la
valutazione integrata di differenti fattori (morfologia, erodibilità, uso del suolo, vulnerabilità
rispetto all’erosione, esposizione al moto ondoso) che caratterizzano le coste siciliane, e scegliendo
come livello territoriale di analisi quello dell’unità costiera, ossia il tratto di litorale entro cui i
movimenti dei sedimenti risultano confinati e gli scambi con le unità adiacenti sono nulli o quasi
nulli. Tale scala consente infatti di analizzare in modo adeguato gli effetti evolutivi della dinamica
costiera.
In Tab. 1.3.1.6.2 sono riportate le 21 unità costiere nelle quali è stato suddiviso il litorale
siciliano, con l’indicazione degli elementi morfologici naturali o artificiali che separano tra loro le
singole unità.
Tabella 1.3.1.6.2 - Suddivisione delle coste siciliane in unità costiere
1 Milazzo - Capo Peloro
8 Punta Braccetto - Licata
9 Licata - Punta Bianca
15 Capo San Vito - Capo
Rama
2
Capo Peloro - Scaletta Zanglea
3
Scaletta Zanglea - Giardini
10 Punta Bianca - Capo Rossello
17 Capo Gallo - Capo
Mongerbino
4
Giardini - Porto di Catania
11 Capo Rossello - Capo San Marco
18 Capo Mongerbino Cefalù
5
Porto di Catania - Punta
Castelluzzo
12 Capo San Marco - Punta
Granitola
19 Cefalù - Capo D'Orlando
6
Punta Castelluzzo - I. delle
Correnti
13 Punta Granitola - Capo Feto
20 Capo D'Orlando - Capo
Calavà
7
I. delle Correnti - Punta
14 Capo Feto - Capo San Vito
Braccetto
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
16 Capo Rama - Capo Gallo
21 Capo Calavà - Milazzo
All’interno di ciascuna unità costiera sono state individuate, secondo i criteri su esposti, le
aree critiche, cioè quelle aree che in una scala di priorità di intervento occupano il primo posto.
In Fig. 1.3.1.6.1 è riportata l’estensione lineare delle aree critiche per singola unità costiera,
mentre in Fig. 1.3.1.6.2 è riportata l’estensione in termini percentuali rispetto alla lunghezza totale
di ciascuna unità costiera.
L’analisi dei dati mette in evidenza come le unità costiere maggiormente soggette
all’erosione sono quelle comprese tra Punta Castelluzzo e Licata (unità costiere 6, 7 e 8), nel litorale
sud-orientale della Sicilia, dove le aree critiche raggiungono rispettivamente 30, 31 e 44 km circa di
estensione, corrispondenti al 17%, 39% e 63% della lunghezza delle unità costiere in cui ricadono,
interessando sia costa bassa che alta. Alcune di queste aree critiche ricadono nei territori dei comuni
di Siracusa, Avola e Noto, oltre che nella zona industriale di Gela.
Segue l’unità costiera 1, compresa tra Milazzo e Capo Peloro, dove il tratto critico per
l’erosione (23 km) interessa la costa bassa e costituisce il 46% dell’estensione totale dell’unità. Tale
tratto ricade in parte nel territorio del comprensorio industriale di Milazzo.
Nell’unità 15 (da Capo S. Vito a Capo Rama) il 34% del litorale è soggetto ad erosione, per
un totale di 20 km ricadenti in costa alta (scogliera).
82
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Nel litorale compreso tra Capo S. Marco e Capo Feto (unità costiere 12 e 13) le aree critiche
si estendono rispettivamente per 18.2 e 11.7 km, interessando in parte coste basse, in parte scogliere
erodibili. Uno di questi tratti ricade nel litorale del comune di Mazzara Del Vallo.
In generale il fenomeno erosivo interessa quasi tutte le unità costiere, sia in costa bassa che
alta, con percentuali medie del 29% (Fig. 1.3.1.6.2). Fanno eccezione le unità 2, 5, 9, 11 e la 17,
interessate in misura minore dal fenomeno di arretramento delle coste.
Va sottolineato comunque che la Regione non dispone allo stato attuale del riferimento
prioritario per la programmazione degli interventi nelle fasce litoranee, e cioè del Piano Regionale
di Difesa dei Litorali previsto dalla L.R. n. 65/81, il quale, consegnato in forma di bozza nel 1988,
non ha ricevuto l’approvazione da parte dell’Ass. Reg. Territorio e Ambiente. In assenza di tale
strumento pertanto l’avvio di un’organica gestione del settore delle coste in Sicilia risulta alquanto
problematica e di difficile attuazione.
Figura 1.3.1.6.1 - Estensione delle aree critiche per l’erosione per unità costiera
350
300
250
200
150
Lunghezza
area critica
(km)
100
50
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
83
20
TO 2
TA 1
LE
18
19
16
17
14
15
12
13
9
10
11
8
7
6
5
4
3
2
1
0
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.1.6.2 - Incidenza delle aree critiche per unità costiera
100%
80%
60%
Lunghezza
area critica/
lunghezza
totale unità
costiera (%)
40%
20%
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
84
20
TO 2
TA 1
LE
18
19
16
17
14
15
12
13
9
10
11
8
7
6
5
4
3
2
1
0%
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.2 EVENTI NATURALI E SCENARI DI RISCHIO
Il territorio siciliano subisce gli effetti di un’intensa attività geodinamica di tipo endogeno ed
esogeno che ne determinano la sua evoluzione geomorfologica e paesaggistica nel breve e medio
periodo e, nel caso di eventi di particolare intensità (eventi calamitosi) che investono le aree
antropizzate del territorio, pongono una situazione di rischio per l’incolumità pubblica o per i beni
materiali.
La vulnerabilità intrinseca del territorio regionale in relazione alla calamità naturali è
fondamentalmente legata alla suscettività propria al dissesto idrogeologico dei litotipi affioranti, alla
attività sismogenetica di alcuni settori crostali dell’isola che si ripercuotono diffusamente in
superficie con fagliazioni e dislocazioni del terreno, le cui relazioni causa-effetto non sempre sono
facilmente individuabili e modellizzabili, ed infine all’attività eruttiva di diversi apparati vulcanici
la cui concentrazione sul territorio regionale non trova uguali nel resto del territorio nazionale.
La concomitante presenza di attività antropiche in porzioni di territorio soggette a tali fattori
naturali concorre al configurarsi di situazioni di rischio, agendo in alcuni casi da innesco al
fenomeno (ad es. nel caso di alcuni fenomeni franosi) ed in altri casi da concause primarie (ad es.
nel caso di molti eventi alluvionali).
Di seguito viene analizzata la situazione regionale in merito agli scenari di rischio presenti
ed alle calamità naturali che investono la Sicilia.
1.3.2.1 RISCHIO IDROGEOLOGICO
Il rischio idrogeologico è, tra i rischi naturali, il più ricorrente, diffusamente presente su tutto
il territorio regionale e di estrema gravità per l'azione devastante che è in grado di svolgere sul
territorio antropizzato. Il rischio idrogeologico del territorio siciliano è determinato dalla
concomitanza dei seguenti fattori principali:
?? assetto geomorfologico (Tab. 1.3.2.1.1 e Fig. 1.3.2.1.1): il 62% della superficie territoriale
presenta una morfologia collinare, il 24% montana e solo il 14 % è pianeggiante, con
clivometria varia (la provincia con clinometria minore è Ragusa, con l’86% della superficie
avente pendenza < 20%, mentre quella con clinometria maggiore è la provincia di Messina
con l’82% del territorio avente pendenza > 20%);
?? suscettività al dissesto dei terreni affioranti: i litotipi con propensione al dissesto più
elevata (terreni argillosi, complessi argilloso-arenacei e litotipi filladici) affiorano
prevalentemente nelle province di Palermo, Enna e Messina, che presentano il numero più
elevato di eventi franosi sul territorio regionale (466, 213, 279 eventi rispettivamente – cfr.
Fig. 1.3.2.1.2); i litotipi con propensione medio-elevata al dissesto (terreni argilloso-marnosi e
argilloso-gessosi con intercalazioni sabbiose) affiorano prevalentemente nelle province di
Agrigento (173 eventi franosi), Caltanissetta (141), Enna e Catania (133), dove danno luogo a
fenomeni franosi ed a forme di degrado di tipo calanchivo;
?? regime pluviometrico e condizioni climatiche: prolungata siccità durante il periodo
primaverile-estivo (20-25% delle precipitazioni annue), precipitazioni concentrate durante il
periodo autunno-inverno (75-80% delle piogge annue), che in ottobre-novembre assumono
spesso carattere temporalesco (forte intensità e breve durata), dando origine ad onde di piena
ed a gravi fenomeni di erosione, specie nei terreni argillosi collinari (INEA, 2001);
85
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
??copertura vegetale: le annuali devastazioni della copertura boschiva a causa di incendi (cfr. §
1.5.1.2.) espongono al degrado e alla erosione superfici sempre più ampie del territorio
regionale;
??interventi antropici: l’urbanizzazione e l’infrastrutturazione irregolare e le attività di
modificazione del paesaggio e dei sistemi idrografici avvenute dei decenni passati
(disboscamenti, regimazioni idrauliche improprie, bonifiche delle zone umide) hanno
determinato il configurarsi delle attuali condizioni di rischio idrogeologico (inteso come il
prodotto della pericolosità per il danno atteso) del territorio regionale ed in molti casi
costituiscono i fattori di innesco dei fenomeni di dissesto.
Le aree a rischio idrogeologico presenti sul territorio regionale sono distinguibili in aree a
rischio di frana ed aree a rischio idraulico. Poiché i fenomeni di dissesto sono spesso dei fenomeni
ciclici che tendono a ripetersi con le stesse modalità anche dopo lunghi periodi di quiescenza,
l’analisi degli eventi del passato (frane e piene) riveste un ruolo fondamentale ai fini
dell’individuazione delle aree a rischio idrogeologico (adempimento del D.L. n. 180/98), e per la
prevenzione degli effetti calamitosi sul territorio. A tal fine vengono di seguito analizzati gli
indicatori relativi alla distribuzione sul territorio regionale degli eventi di frana e di piena e alla loro
serie storica, così come desunta dall’archivio AVI (Aree Vulnerate Italiane) del CNR-GNDCI.
Tabella 1.3.2.1.1 - Morfologia del territorio siciliano
Superficie territoriale
Montagna
Collina
Pianura
totale
Fonte: ISTAT, 1991
Estensione (km2)
6.286,17
15.779,86
3.641,08
25.707,11
Estensione (%)
24,00
62,00
14,00
100,00
Figura 1.3.2.1.1 – Suddivisione della superficie regionale in base alle classi di pendenza del terreno (% sulla
superficie totale)
8%
28%
Classi di
pendenza
del terreno:
24%
< 5%
5-20%
20 - 40%
40%
> 40%
Fonte: I suoli della Sicilia con elementi di genesi, classificazione, cartografia e valutazione dei suoli – G. Fierotti.
Anno 1997
86
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.2.1.1 FRANE
I fenomeni franosi sono estesamente diffusi sul territorio regionale, con un numero
complessivo di 1592 eventi verificatisi in 938 differenti siti negli ultimi 500 anni (Fig. 1.3.2.1.1.1).
Il numero elevato di eventi rispetto a quello dei siti interessati sta ad indicare la capillare diffusione
di fenomeni franosi di piccola scala che, se pur registrati come eventi distinti, si verificano in siti tra
loro vicini e sono pertanto attribuiti ad una stessa località. Ciò sta ad indicare come a scala regionale
incida molto la presenza di un dissesto diffuso e l’effetto ciclico delle frane. A scala provinciale
l’effetto di tali fenomeni è ancora visibile nelle province di Palermo (466 eventi in 170 siti),
Agrigento (173 eventi in 89 siti) e Caltanissetta (141 eventi in 75 siti). Le province maggiormente
dissestate appaiono quella di Palermo, Messina (279 eventi), Enna (213 eventi), Agrigento (173
eventi).
Figura 1.3.2.1.1.1 - Numero di eventi e siti di frana per provincia
1600
1400
1200
1000
n. totale
eventi
800
600
n. totale
siti
400
200
SI
CI
LI
A
Ra
gu
sa
Sir
ac
us
a
Tr
ap
an
i
Pa
ler
mo
M
ess
ina
En
na
Ca
tan
ia
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
se
tta
0
Fonte: CNR-GNDCI, 2000
L’analisi della serie storica dei dati dell’archivio AVI (Fig. 1.3.2.1.1.2), relativamente ai
fenomeni di frana verificatisi negli ultimi 40 anni (4 serie decennali di dati dal 1958 al 1997), indica
un incremento generalizzato, nell’arco di tempo considerato, dei dissesti nel territorio regionale, con
un trend di crescita nell’ultimo decennio maggiore nella provincia di Enna e più contenuto in quelle
di Caltanissetta, Siracusa e Ragusa. Nei territori di Palermo e Catania si osserva una tendenza
generale all’incremento, con un massimo di eventi franosi nel decennio 1978-1987; nel territorio di
Messina e di Agrigento il numero di dissesti aumenta dal 1958 al 1997, con un numero minimo di
eventi registrato nel decennio 1978-1987. Nella provincia di Trapani non si osservano variazioni
temporali sostanziali. Il trend di crescita del numero dei fenomeni franosi è confermato da un
analogo trend del dato di superficie soggetta a dissesti franosi, che da 34.000 Ha nel 1964
(Ministero dei Lavori Pubblici, 1964) è passato a 386.000 Ha nel 1976 (Ministero Agricoltura e
Foreste, 1976).
87
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.1.1.2 - Variazione temporale del numero di eventi di frana dal 1958 al 1997 (serie decennali di dati)
n. eventi di frana
450
Agrigento
400
Caltanissetta
350
Catania
300
Enna
250
Messina
200
Palermo
Ragusa
150
Siracusa
100
Trapani
50
SICILIA
0
1958-1967
1968-1977
1978-1987
1988-1997
Fonte: CNR-GNDCI. Anni 1958-1997
1.3.2.1.2 PIENE
Gli eventi di piena registrati in Sicilia negli ultimi 500 anni sono 244, ed hanno interessato
in totale 481 località (Fig. 1.3.2.1.2.1). I fenomeni alluvionali, che si verificano in corrispondenza di
eventi pluviometrici di particolare intensità, investono il territorio a scala più ampia (scala di
bacino) e con una frequenza minore rispetto ai fenomeni franosi; la loro azione tuttavia, talora
devastante, raggiunge località poste anche a notevole distanza tra loro: ciò è visibile dal confronto
tra il numero di eventi di piena fluviale ed il numero di siti dissestati (questi ultimi sempre più
elevati) sia a scala provinciale che regionale. La provincia che presenta il maggior numero di
dissesti idraulici è Catania (112 eventi), seguita da Messina (41), Siracusa (38), Palermo (34),
Agrigento (30).
Figura 1.3.2.1.2.1 - Numero di eventi e siti di piena per provincia
500
450
400
350
300
n. totale
eventi
250
200
n. totale
siti
150
100
50
Fonte: CNR-GNDCI, 2000
88
SI
CI
LI
A
Ra
gu
sa
Sir
ac
us
a
Tr
ap
an
i
Pa
ler
mo
M
ess
ina
En
na
Ca
tan
ia
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
se
tta
0
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
L’analisi della serie storica dei dati dell’archivio AVI (Fig. 1.3.2.1.2.2), relativamente ai
fenomeni alluvionali verificatisi negli ultimi 40 anni (4 serie decennali di dati dal 1956 al 1996),
mostra una diminuzione del numero di eventi nella provincia di Catania ed una tendenza generale
all’aumento per le altre province, con un minimo registrato nel decennio 1976-1985 nelle province
di Palermo, Messina ed Enna.
Figura 1.3.2.1.2.2 - Variazione temporale del numero di eventi di piena dal 1956 al 1996 (serie decennali di dati)
Agrigento
n. eventi di piena
Caltanissetta
45
Catania
40
Enna
35
30
Messina
25
Palermo
20
15
Ragusa
10
Siracusa
5
T rapani
0
1956-1965
1966-1975
1976-1985
1986-1996
SICILIA
Fonte: CNR-GNDCI. Anni 1956-1996
1.3.2.1.3 AREE A RISCHIO
Il numero di aree a rischio idrogeologico molto elevato, individuate e perimetrate sulla base
delle situazioni di dissesto rappresentate nel Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico
molto elevato ex D.L. 180/98, ha fornito come numero totale di aree 443, suddivise in 391 aree a
rischio di frana e 52 aree a rischio di alluvione (Fig. 1.3.2.1.3.1). In Fig. 1.3.2.1.7 è riportato, per
provincia, il numero di comuni con aree a rischio. La provincia con lo scenario di rischio più
allarmante è quella di Messina, che presenta il più elevato n. di aree a rischio di frana (160)
distribuite su quasi la totalità del suo territorio (l’85% dei comuni è interessato da aree a rischio).
Scenari di rischio abbastanza elevati si rinvengono nella provincia di Palermo, in cui il 54% dei
comuni è interessato da 67 aree a rischio di frana e 28 aree a rischio di alluvione, in quella di
Agrigento, in cui l’81% dei comuni è interessato prevalentemente da aree a rischio di frana (59).
89
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.1.3.1 - Aree a rischio idrogeologico molto elevato ex D.L. 180/98
450
400
350
300
n. aree a rischio
di frana
250
200
n. aree a rischio
di alluvione
150
100
TOTALE AREE
A RISCHIO
50
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
Pa
ler
mo
M
ess
ina
En
na
Ca
tan
ia
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
se
tta
0
Fonte: Ministero Ambiente, 2002
Figura 1.3.2.1.3.2 - Comuni con aree a rischio idrogeologico molto elevato ex D.L. 180/98
100%
90%
80%
70%
60%
% Comuni con
aree a rischio
per provincia
50%
40%
30%
20%
10%
En
na
M
ess
ina
Pa
ler
mo
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
SI i
CI
LI
A
Ag
rig
en
Ca
to
lta
nis
se
tta
Ca
tan
ia
0%
Fonte: Ministero Ambiente, 2002
1.3.2.1.4 STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE E REGIME VINCOLISTICO
Per raggiungere l’obiettivo della difesa del suolo, con particolare riferimento alla
eliminazione delle condizioni di rischio idrogeologico, è necessaria una pianificazione territoriale
che programmi l’uso del suolo in modo coerente con le sue reali possibilità di trasformazione. A tal
fine, oltre alla specifica pianificazione di bacino (Piano per l’Assetto Idrogeologico, Piano
Straordinario per le Aree a Rischio Idrogeologico Molto Elevato), un ruolo importante è rivestito
90
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
dalla pianificazione territoriale provinciale e comunale, la prima come strumento di recepimento ed
integrazione di prescrizioni settoriali (in materia di difesa del suolo) all’interno della pianificazione
territoriale, i secondi come strumenti di recepimento ed attuazione della pianificazione provinciale,
condizioni essenziali per l’efficacia delle azioni pianificate per la difesa dal rischio idrogeologico.
A tal fine, nell’ambito della valutazione ambientale del POR Sicilia, si è scelto di monitorare
gli indicatori “strumenti di pianificazione provinciale”, “strumenti di pianificazione comunale” e
“strumenti di pianificazione di bacino”, di cui si riporta di seguito lo stato attuale.
In merito alla pianificazione provinciale, lo stato di attuazione in Sicilia mette in evidenza il
ritardo nell’elaborazione dei relativi strumenti. Solo la Provincia di Ragusa ha elaborato ed adottato
nel 2000 il proprio Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), in adempimento delle
L.R. n. 9/1986 e n. 48/1991. Le altre province sono in forte ritardo rispetto alle disposizioni
regionali, anche se il processo di pianificazione territoriale è iniziato ed è ad uno stadio preliminare
di elaborazione, tranne nelle province di Messina, Palermo e Siracusa, dove è in corso di
elaborazione il Piano Definitivo (Tab. 1.3.2.1.4.1).
Tabella 1.3.2.1.4.1 - Stato di attuazione della pianificazione provinciale in Sicilia
Provincia
Stato di attuazione dei Piani
Agrigento
in elaborazione - Piano Preliminare
Caltanissetta
in elaborazione - Piano Preliminare
Catania
in elaborazione - Piano Preliminare
Enna
in elaborazione - Piano Preliminare
Messina
in elaborazione - Piano Definitivo
Palermo
in elaborazione - Piano Definitivo
Ragusa
elaborato ed adottato
Siracusa
in elaborazione - Piano Preliminare
Trapani
Fonte: Ministero Ambiente, 2002
in elaborazione - Piano Definitivo
In merito allo stato di attuazione della pianificazione comunale in Sicilia, la maggior parte
dei comuni (81%) al 1987 risultava dotata di un proprio strumento urbanistico (Piano Regolatore
Generale, Programma di Fabbricazione o Piano Comprensoriale), mentre i comuni ancora sprovvisti
provvedevano a dotarsi di strumento urbanistico negli anni successivi fino al 1997 (Tab.
1.3.2.1.4.2). Allo stato attuale è in corso l’aggiornamento da parte delle amministrazioni comunali
degli strumenti di pianificazione precedentemente adottati e per i quali sono ormai decaduti i vincoli
di esproprio. L’aggiornamento, effettuato secondo le disposizioni contenute nella L.R. n. 71/78,
così come modificata dalla L.R. n. 66/84, nella L.R. n. 19/72 e nella Legge Nazionale n.1150/42, e
la conseguente approvazione da parte dell’Ass. Reg. Territorio Ambiente, nell’anno 2000 risulta
portato a termine dal 19% dei comuni. Per le restanti amministrazioni comunali (l’81%), in forte
ritardo nell’adozione dei nuovi strumenti urbanistici, l’elaborazione dei Piani nella maggior parte
dei casi è stata commissariata (nomina di un Commissario Ad Acta in sostituzione del sindaco).
La carenza di strumenti urbanistici vigenti risulta particolarmente preoccupante in quelle
province (Messina, Palermo, Agrigento, Caltanissetta) nelle quali è presente il più alto numero di
comuni soggetti a consolidamento o a trasferimento parziale o totale ai sensi della L. n.445/08.
91
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.3.2.1.4.2 - Strumenti urbanistici e rischio idrogeologico per comune
Strumenti urbanistici
Province
Rischio idrogeologico
n. P.d.F. e
n. P.d.F., P.C. n. P.R.G.
P.R.G. con
e P.R.G.
approvati nel
vincoli
n. comuni
approvati fino decennio
vigenti nel
al 1987
1987-1997
2000
n. comuni soggetti a:
Consolidamento
Trasferimento
totale
Trasferimento
parziale
AG
43
35
8
8
17
0
0
CL
22
18
4
6
13
0
1
CT
58
44
14
9
6
0
0
EN
20
17
3
3
9
0
3
ME
108
91
18
18
44
1
1
PA
82
65
16
16
22
0
1
RG
12
9
3
2
3
0
0
SR
21
13
8
7
1
0
1
TP
24
22
2
7
5
0
0
Totale n.
390
314
76
76
120
1
7
Totale %
100
81
19
19
30,8
0,3
1,8
Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente
Per quanto riguarda l’attuazione della pianificazione specialistica in materia di difesa del
suolo, la Regione Siciliana - Ass. Reg. Territorio e Ambiente ha approvato nel 2000 il “Piano
Straordinario per l’assetto idrogeologico” con cui vengono individuate le aree del territorio
regionale soggette a rischio idrogeologico "Molto Elevato" ed "Elevato", in adempimento dell’art.
1, comma 1 bis del D.L. n. 180/98, così come integrato dalla L. n. 226/99. Tale documento
costituisce il “Piano Straordinario diretto a rimuovere le situazioni a rischio più elevato”, richiesto
alle Regioni dal succitato articolo del D.L. n. 180/98 e contiene la cartografia con la perimetrazione
delle aree a maggiore rischio e la relativa valutazione delle misure di salvaguardia da adottare.
Con il Piano Straordinario è stato dato l’avvio da parte della Regione Siciliana all’
elaborazione del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), previsto dall’art. 1,
comma 1 del D.L n. 180/98 e da redigere ai sensi della L.n. 183/89, e che costituisce il vero
strumento di pianificazione in materia di difesa del suolo in relazione al rischio idrogeologico,
finalizzato a regolamentare l’uso del suolo nelle aree a rischio molto elevato, elevato, moderato e
basso. Allo stato attuale il PAI della Regione Sicilia non è stato ancora elaborato.
Per quanto riguarda il Vincolo Idrogeologico vigente sul territorio regionale il quadro di
sintesi è rappresentato nelle Figure 1.3.2.1.4.1 e 1.3.2.1.4.2. Il 48% della superficie regionale è
soggetta a vincolo idrogeologico, per un totale di 12.357 km2: le province che contribuiscono
maggiormente a tale assetto sono quelle di Palermo e di Messina, che incidono rispettivamente per
il 26% e per il 21% sulla superficie regionale vincolata; quelle che incidono meno sono quella di
Ragusa (2%), Siracusa (4%) e Trapani (5%).
92
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.1.4.1 - Superficie soggetta a vincolo idrogeologico
100%
80%
60%
Sup.vinco
lata / Sup.
totale (%)
40%
20%
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
M
ess
ina
Pa
ler
mo
En
na
Ca
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ia
Ag
rig
Ca ento
lta
nis
se
tta
0%
Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente
Figura 1.3.2.1.4.2 - Incidenza provinciale sulla superficie regionale soggetta a vincolo idrogeologico (%)
Agrigento
2% 4%
5%
Caltanissetta
12%
Catania
7%
Enna
26%
Messina
12%
11%
21%
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente
1.3.2.2 RISCHIO SISMICO
La Sicilia è una regione da sempre esposta ai terremoti che, in alcuni casi, hanno prodotto
notevoli danni alle costruzioni e perdite di vite umane. Il verificarsi di eventi quali quelli del 1693
nella Val di Noto e 1908 a Messina indica in maniera inequivocabile come questa regione sia
esposta al potenziale pericolo di vere e proprie catastrofi sismiche e rende conto del fatto che
l'areale siciliano, specie nel suo settore orientale, sia considerato a ragion veduta l'area
maggiormente sismica dell'intero territorio nazionale. La consapevolezza di questo stato deve
rappresentare uno stimolo ad orientare il governo del territorio, attraverso opportune iniziative di
93
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
pianificazione territoriale e di prevenzione, verso forme di gestione che consentano di minimizzare i
rischi e di mitigare gli effetti dei terremoti.
1.3.2.2.1 CLASSIFICAZIONE SISMICA DELLA SICILIA
La classificazione sismica di un territorio e la contestuale applicazione alle costruzioni,
nuove o esistenti, della normativa sismica costituiscono le uniche azioni sistematiche di
prevenzione ad oggi disponibili da parte dello Stato. Sulla base della frequenza ed intensità dei
terremoti del passato, il territorio nazionale, con l’emanazione del R.D. n. 193/1909 ed in seguito
con l’emanazione di una serie di norme statali in risposta agli eventi sismici maggiori verificatisi
nell’ultimo secolo, è stata classificato in tre categorie sismiche, alle quali corrispondono livelli
crescenti di protezione richiesti per le costruzioni (livello massimo per la 1a categoria). La Sicilia
vede classificata in 2a categoria sismica (S=9) la maggior parte del proprio territorio, con 335
comuni su 390, che corrispondono all’83% della superficie regionale, mentre 18 comuni sono stati
classificati in 1a categoria (S=12) e 37 comuni risultano non classificati (Fig. 1.3.2.2.1.1).
Figura 1.3.2.2.1.1 - Classificazione sismica del territorio regionale
350
300
n. comuni in I
Categoria
(S=12)
n. comuni in II
Categoria
(S=9)
n. comuni non
classificati
250
200
150
100
50
0
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP SICILIA
Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente
1.3.2.2.2 VALUTAZIONE DEL RISCHIO SISMICO PER COMUNE
Con il termine rischio sismico si indica una stima delle perdite complessive causate dai
terremoti che potranno interessare in un determinato periodo una determinata area. L’analisi del
rischio sismico in Sicilia, effettuata dal Dipt. Protezione Civile - Servizio Sismico Nazionale, dal
CNR-GNDT e dal ING nel 1996, si basa sui dati e sui modelli del GNDT (Gruppo Nazionale Difesa
dai Terremoti) per quanto riguarda la pericolosità sismica del territorio e sui dati del censimento
ISTAT ’91 per quanto riguarda il patrimonio abitativo e la distribuzione della popolazione
(vulnerabilità degli edifici ed esposizione della popolazione). I risultati dell’analisi sono riportati in
Fig. 1.3.2.2.1.1. e 1.3.2.2.1.2 e rappresentano rispettivamente per ciascun comune e su base annua,
94
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
l'ammontare atteso dei danni relativi al solo patrimonio abitativo (espresso come percentuale della
superficie abitativa) ed il numero medio delle persone coinvolte nei crolli di abitazioni (espresso
come percentuale della popolazione del comune – dato del censimento ISTAT ’91).
L’analisi del rischio evidenzia come i comuni a maggiore rischio per il patrimonio abitativo
ricadono nella provincia di Messina (Fiumedinisi ed Alì sono soggetti ad un danno totale annuo
atteso compreso tra 0,8 e 1,5% della superficie abitativa comunale) e secondariamente in quella di
Siracusa e Catania. Sotto il profilo dell’esposizione della popolazione, il rischio maggiore è
localizzato nella provincia di Siracusa (i comuni di Siracusa, Augusta, Buscemi e Ferla presentano
la più alta percentuale annua attesa di popolazione coinvolta in crolli del territorio regionale,
compresa tra lo 0,05 e lo 0,2% della popolazione comunale del 1991); le province di Ragusa,
Catania e Messina presentano valori inferiori, ma significativi del rischio sismico per la popolazione
residente.
Figura 1.3.2.2.1.1. - Danno totale annuo atteso per comune espresso in percentuale della superficie abitativa
Fonte: Servizio Sismico Nazionale, 1996
95
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.2.1.2- Percentuale annua attesa di popolazione del comune coinvolta in crolli abitativa
Fonte: Servizio Sismico Nazionale, 1996
1.3.2.3 RISCHIO VULCANICO
Il territorio regionale comprende due vulcani, l’Etna e lo Stromboli, con elevatissime
frequenze di eruzioni, un'area dove si sono recentemente manifestati fenomeni di potenziale
riattivazione, Vulcano, ed altre aree potenzialmente pericolose come Lipari, Panarea e Pantelleria,
che, per il tipo di vulcanismo attualmente presente (manifestazioni fumaroliche ed idrotermali) e per
l’attività di sorveglianza in corso da parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV
(monitoraggio geodetico, sismologico e geochimico delle aree vulcaniche) pongono rischi
estremamente bassi nei confronti della popolazione e del territorio.
La pericolosità vulcanica in Sicilia è dunque esclusivamente dovuta all’attività eruttiva
dell’Etna, dell’edificio attivo del Cono di La Fossa (Isola di Vulcano) e di Stromboli.
Di seguito vengono riportati gli scenari di pericolosità vulcanica di questi edifici attivi, con
la relativa cartografia, realizzati nell’ambito della Convenzione Regione Siciliana – Ass. Reg.
Territorio e Ambiente e Dipt. di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Messina del 1999
finalizzata all’elaborazione del Piano Territoriale Regionale della Sicilia.
96
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.2.3.1 PERICOLOSITÀ VULCANICA DELL’ETNA
Il rischio vulcanico posto dall’attività eruttiva dell’Etna è essenzialmente legato alla
propagazione dei flussi lavici nella zona antropizzata del vulcano, generati da fessure emissive di
fianco. L’analisi della pericolosità vulcanica da invasioni laviche è stata dunque incentrata sulle
aree maggiormente antropizzate, e cioè le pendici etnee al di sotto della quota limite di tale area,
compresa tra i 1000 ed i 1400 m s.l.m. (Fig. 1.3.2.3.1). La zonizzazione, sulla base della suscettività
all’invasione lavica, del settore antropizzato del vulcano si basa su 6 livelli differeni: molto alta,
alta, media, bassa, molto bassa e distretti topograficamente protetti.
L’analisi della carta di pericolosità evidenzia come evento atteso di massimo rischio una
eruzione laterale effusiva, con fronte lavico propagante fino alle basse quote, nel basso versante
orientale del vulcano. I livelli di rischio più elevati si rinvengono nel sistema territoriale di Catania
(città ed hinterland), negli abitati di Pedara, Nicolosi e Trecastagni, nelle aree immediatamente a
monte degli abitati di Zafferana e Milo e secondariamente negli abitati di Bronte ed Adrano. Tra i
rischi indiretti legati alle invasioni laviche del settore orientale del vulcano, va menzionata la
possibile interruzione del sistema dei collegamenti viari, ferroviari ed elettrici a servizio della città
di Catania e di tutto il comparto ibleo, con gravi conseguenze per l’intera economia di questi settori
dell’isola.
97
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.3.1 – Carta della Suscettività all’invasione lavica delle aree antropizzate del Monte Etna
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000
98
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.2.3.2 PERICOLOSITÀ VULCANICA DI STROMBOLI
Il vulcano Stromboli (Isole Eolie) presenta un’attività sommitale persistente caratterizzata
dall’espulsione ritmica di brandelli di lava, causati da continue esplosioni magmatiche, e da una
costante emissione di gas e vapori. Questa attività, nota come normale attività stromboliana ad
elevatissima frequenza di accadimento, viene interrotta da crisi eruttive particolarmente intense di
alta frequenza (2 eventi/anno), che determinano un brusco aumento delle emissioni gassose e delle
espulsioni balistiche di blocchi litici, e di media frequenza (1 evento ogni 5 - 15 anni), che
determinano la formazioni di flussi piroclastici e sporadicamente di valanghe ardenti, in particolare
lungo la sciara del Fuoco.
La pericolosità vulcanica di Stromboli è quindi determinata principalmente dagli eventi
esplosivi ad elevata intensità e con alta e media frequenza di accadimento, che comportano rischi
per le aree abitate dell’isola (caduta balistica di blocchi incandescenti, valanghe ardenti, e rischi
indotti quali processi gravitativi di versante e tsunami) e rischi per la vegetazione e per le colture
(pericolo di incendi da espulsioni balistiche di blocchi incandescenti e rischi indotti quali piogge
acide da emissioni di vapori sulfurei).
Il territorio dell’isola, sulla base dei rischi individuati, risulta pertanto zonizzato in 5 settori,
cui corrispondono differenti livelli di pericolosità relativa (Fig. 1.3.2.3.2). Dall’analisi della carta si
evidenzia come, ad eccezione della Sciara del Fuoco, la pericolosità vulcanica decresce
complessivamente dal settore sommitale verso la periferia, e che il rischio maggiore è posto dalla
possibile invasione degli abitati di Stromboli e Ginostra da parte di valanghe ardenti canalizzate in
occasione di eventi eruttivi violenti.
99
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.3.2 – Carta della pericolosità vulcanica di Stromboli
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000
100
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.2.3.3 PERICOLOSITÀ VULCANICA DI VULCANO
L’edificio vulcanico attivo dell’isola di Vulcano (Isole Eolie) è il Cono di La Fossa, un
vulcano di tipo esplosivo, il cui stile eruttivo più recente è caratterizzato da violente esplosioni, con
formazione di flussi piroclastici (emulsioni gas-particellato fine incandescente) che scorrono ad alta
velocità lungo i fianchi del cono con notevole potere distruttivo (attività vulcaniana). Nella storia
eruttiva di Vulcano sono stati tuttavia registrati, in epoca preistorica, episodi attribuibili ad un altro
stile eruttivo, con crisi esplosive di ben maggiore magnitudo rispetto a quelle più recenti: si tratta di
eruzioni idromagmatiche caratterizzate dall’interazione, con effetti esplosivi devastanti, tra il
magma e l’acqua della falda sottostante l’edificio vulcanico. Questo tipo di attività idromagmatica
comporta un rischio da flussi piroclastici molto energetici, capaci di superare la barriera
morfologica della Caldera della Fossa e di invadere, con effetti distruttivi, la zona di Vulcano Piano.
Lo scenario di massima pericolosità potrebbe verificarsi in seguito ad un forte evento sismico, che
potrebbe fungere da innesco per un tale tipo di fenomeno, favorendo il contatto tra il magma in
risalita ed il sistema idrotermale adiacente, determinando così l’inizio di una crisi esplosiva
parossistica.
In Fig. 1.3.2.3.3 è riportata la carta della pericolosità vulcanica di Vulcano, redatta sulla base
degli scenari eruttivi attesi sia nel breve-medio periodo (eruzione vulcaniana a bassa energia), che
nel lungo periodo (eruzione idromagmatica ad alta energia).
Dall’analisi della carta si evidenzia come la zona a maggiore urbanizzazione dell’isola
(Vulcano Porto ed aree limitrofe) è estremamente vulnerabile ad entrambi i tipi di eruzione. In caso
di evento eruttivo anche di bassa energia l’abitato verrebbe distrutto, ed in caso di evento estremo
l’invasione di flussi piroclastici coinvolgerebbe gran parte dell’isola, con ripercussioni anche nella
vicina isola di Lipari.
101
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.2.3.3 – Carta della pericolosità vulcanica di Vulcano
Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000
102
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.3 SITI CONTAMINATI
L’argomento trattato in questa sezione riguarda la problematica della contaminazione
puntiforme del suolo e del sottosuolo in Sicilia, ossia della contaminazione localizzata, derivante da
attività di smaltimento e stoccaggio di rifiuti (discariche e depositi), da attività industriali attive o
dismesse e da eventi occasionali o cronici di perdite di sostanze inquinanti da reti e sottoservizi. La
contaminazione da fonti diffuse, legate prevalentemente alle pratiche agricole utilizzate (uso di
fertilizzanti e pesticidi) è trattata nella sezione 1.3.4.
La problematica della contaminazione dei suoli e le relative azioni di bonifica e ripristino
ambientale sono disciplinate da un insieme di norme nazionali tecniche e procedurali, che nella
Regione Sicilia si integrano con le disposizioni contenute nell’ordinanza di commissariamento in
materia di rifiuti e bonifiche (O.P.C.M. n. 2983/1999 e successive modiche ed integrazioni).
Le attività di bonifica delle aree inquinate sono state regolamentate per la prima volta in
Italia dalla L. n. 441/87 che imponeva alle Regioni di elaborare i Piani Regionali di Bonifica. Il D.
lgs. n. 22/97 ha costituito il primo vero tentativo nazionale di affrontare il problema del ripristino
dei siti contaminati, dedicando specificatamente gli art. 17-18-19-20-21 a tale questione ed alla
definizione delle competenze di Stato, Regioni, Province e Comuni.
Le norme tecniche attuative relative alla disciplina dei siti contaminati sono contenute nel
D.M. n. 471/99. Tale decreto prevede che le Regioni, ai fini della predisposizione dei Piani
Regionali per la Bonifica delle Aree Inquinate, provvedano ad aggiornare i Censimenti dei Siti
Potenzialmente Contaminati di cui al D.M. n. 185/89 ed inoltre stabilisce che le regioni, sulla base
dei criteri definiti dall'A.N.P.A., predispongano l'Anagrafe dei Siti da Bonificare, comprendente i
siti effettivamente contaminati ed i siti sottoposti ad intervento di bonifica.
In Sicilia il Commissario delegato per l’emergenza rifiuti, cui l’O.P.C.M. 2983/1999
attribuisce il compito di redigere il Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati, ha avviato nel
2000 la procedura per il Censimento dei Siti Potenzialmente Contaminati, con particolare
riferimento alle discariche autorizzate e non più attive, alle discariche abusive ed ai siti contaminati
da amianto (art. 6 della citata ordinanza); l’Anagrafe dei Siti da Bonificare, che è di competenza
dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, non è stata ancora predisposta, ma la procedura è
stata avviata.
L’analisi della situazione di riferimento in materia si basa pertanto sul popolamento degli
indicatori “siti potenzialmente contaminati”, “siti effettivamente contaminati” e “siti bonificati e
messi in sicurezza” in Sicilia.
1.3.3.1 SITI POTENZIALMENTE CONTAMINATI
I dati per il popolamento dell’indicatore provengono principalmente dall’Ufficio del
Commissario Rifiuti e sono tratti dalle schede di censimento dei siti potenzialmente inquinati
compilate dalle Amministrazioni locali (Province e Comuni), in risposta alla richiesta inoltrata dal
Commissario (circolare commissariale n. 4144/00).
Le informazioni così censite riguardano principalmente discariche di RSU, autorizzate e
non, ed in misura minore abbandoni e depositi di rifiuti speciali ed inerti, oltre a qualche
segnalazione relativa a siti industriali dismessi. Per avere un quadro più completo sulla presenza di
siti potenzialmente contaminati in Sicilia, i dati del Commissario Rifiuti sono stati integrati con le
notifiche e comunicazioni pervenute all’Ass. Reg. Territorio e Ambiente - Servizio Rifiuti. Il
risultato del popolamento è mostrato in Fig. 1.3.3.1.1, dove è riportato il numero di siti
potenzialmente contaminati presenti in ciascuna provincia, per tipologia di sito.
103
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.3.1.1 – Numero di siti potenzialmente contaminati per provincia e per tipologia
250
200
n. discariche
controllate
150
n. discariche
abusive
100
n. abbandoni e
depositi
n. aree
industriali e
sottoservizi
50
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
Pa
ler
mo
M
ess
ina
En
na
Ca
tan
ia
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
set
ta
0
Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
L’analisi dei dati mostra la presenza sul territorio regionale di un elevato numero di siti
potenzialmente contaminati, ossia di siti, in prevalenza discariche controllate ed abusive (n = 304),
in misura minore abbandoni e depositi di rifiuti (n = 112), che necessitano di accertamenti analitici
per verificare l’effettivo superamento dei limiti di concentrazione imposti dal D.M. 471/99, All.1,
per le matrici suolo ed acqua. Solo in seguito a questa fase di accertamento, che sarà predisposta dal
Commissario Rifiuti, i siti potranno essere inseriti tra quelli realmente contaminati e quindi essere
soggetti alla procedura di bonifica o messa in sicurezza permanente, ai sensi del D. lgs. 22/97 e del
D.M. 471/99.
1.3.3.2 SITI EFFETTIVAMENTE CONTAMINATI
I dati utilizzati per il popolamento dell’indicatore provengono in prevalenza dall’Ass. Reg.
Territorio e Ambiente - Servizio Rifiuti e sono tratti dalle notifiche ex art. 7, ordinanze ex art. 8 e
comunicazioni ex art. 9 del D.M. 471/99, pervenute presso tale Amministrazione e relative a siti in
cui la contaminazione è stata accertata, o risulta comunque evidente, ed a siti contaminati per i quali
la procedura di bonifica è stata già avviata. I dati sono stati inoltre integrati con quelli del
Commissario Rifiuti, relativamente ai siti industriali dismessi con particolari evidenze di
contaminazione.
In Fig. 1.3.3.2.1 è mostrato il numero di siti effettivamente contaminati, per tipologia,
presenti in ciascuna provincia. Dall’analisi dei dati risulta evidente la prevalenza delle aree
industriali tra i siti effettivamente contaminati (n = 76), ivi comprese le aree di estrazione mineraria
(specie quella petrolifera) e le reti (oleodotti) e aree di servizio (impianti di distribuzione di
carburante). Si osserva inoltre l'assenza di discariche controllate tra i siti effettivamente
contaminati: ciò può essere dovuto in parte alla efficace impermeabilizzazione di queste discariche,
che ne riduce l’impatto inquinante, in parte alla mancanza di controlli nel suolo e nella falda che ne
verifichino l’eventuale contaminazione.
104
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.3.2.1 – Numero di siti effettivamente contaminati per provincia e per tipologia
80
70
60
n. discariche
abusive
50
n. abbandoni e
depositi
40
30
n. aree
industriali
minerarie e
sottoservizi
20
10
Ra
gu
sa
Sir
ac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
Pa
ler
mo
M
ess
ina
En
na
Ca
tan
ia
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
se
tta
0
Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
1.3.3.2.1 POLI INDUSTRIALI E SITI DI INTERESSE NAZIONALE
Per quanto riguarda la pressione esercitata dai siti industriali sul territorio regionale, questa
si esercita con maggiore intensità in corrispondenza degli addensamenti industriali, ossia di quei
poli che concentrano un maggior numero di insediamenti produttivi e dove è alto il rischio di
inquinamento del suolo e del sottosuolo da rifiuti e sostanze pericolose legate al ciclo di produzione
delle singole attività.
A tal proposito va osservato che con la L. n. 426/98 sono stati individuati sul territorio
regionale come primi interventi di bonifica di interesse nazionale quelli compresi all’interno delle
aree industriali di Priolo e Gela, perimetrate con decreto del Ministero dell’Ambiente del
10/01/2000.
L’area perimetrata del sito “Priolo” è ubicata all’interno dei territori dei comuni di Augusta,
Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. Al suo interno comprende un polo industriale di
rilevanti dimensioni costituito prevalentemente da raffinerie, stabilimenti petrolchimici e
cementerie, cui sono associate produzioni di composti chimici di base, derivati di raffinazione del
petrolio e cemento, tra cui il cemento-amianto dello stabilimento Eternit di Siracusa, presente anche
nei numerosi depositi incontrollati di rifiuti disseminati un po’ in tutta l’area in esame. Oltre alla
porzione privata, il sito comprende anche una porzione costiera pubblica compresa tra Augusta e
Siracusa. Allo stato attuale nelle aree private sono già iniziate le attività di caratterizzazione dei
terreni e delle acque superficiali e sotterranee.
L’area perimetrata del sito “Gela” ospita uno dei più importanti poli industriali siciliani,
costituito prevalentemente da raffinerie e stabilimenti petrolchimici, la cui produzione comprende
composti chimici di base, polimeri, fertilizzanti e derivati della raffinazione del petrolio. L’area
perimetrata, ricacente nel territorio del Comune di Gela, comprende una porzione privata, estesa
circa 470 ettari ed occupata sia da impianti attivi che dismessi, ed una porzione pubblica, in cui
ricade anche il Biviere di Gela. Allo stato attuale sono stati approvati i Piani di Caratterizzazione di
alcune delle aziende interessate, tra cui l’AGIP Petroli. Nel 2001 sono stati effettuati i primi
105
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
interventi per la caratterizzazione dell’area industriale AGIP Petroli – Raffineria di Gela. I risultati
delle analisi di controllo, effettuate dall’ARPA Toscana nella misura del 10% dei campioni
analizzati dall’AGIP Petroli, limitatamente alla concentrazione di metalli pesanti nel suolo e nel
sottosuolo (carotaggi fino alla profondità di -20 m) non hanno evidenziato superamenti dei limiti
previsti dall’Allegato 1 del D.M. 471/99 per siti destinati ad un uso industriale, come quello della
Raffineria AGIP (cfr. la Tabella I.3.3.2.1.1 in Allegato).
In un altro sito contaminato, ricadente nell’area di un altro importante polo industriale,
quello di Milazzo, la qualità dei suoli è stata desunta da uno studio, avente carattere occasionale,
effettuato nell’ambito del Programma Operativo ENVIREG del 1999, per finalità connesse alla
realizzazione di un sistema di controllo e sorveglianza per la prevenzione di inquinamenti e rischi
nelle aree industriali della regione Sicilia (Ministero dell’Ambiente, 1999). I risultati delle analisi
effettuate, nell’ambito di questo studio, nel 1997 dal CCR di Ispra sui metalli pesanti contenuti nei
suoli dell’area di Milazzo, hanno invece evidenziato il superamento, in alcuni campioni e per alcuni
dei metalli analizzati (Cr, Co, Cu, Zn) dei limiti di concentrazione previsti dall’Allegato 1 del D.M.
471/99 per siti destinati ad un uso residenziale, quale quello in esame (area a basso livello di
urbanizzazione ed industrializzazione). In Fig. 1.3.3.2.2 sono riportate le statistiche dei dati analitici
per ciascuno dei metalli analizzati nei 32 campioni di topsoil (primi 5-10 cm di suolo), confrontate
con il relativo limite di concentrazione. L’analisi dei dati mette in evidenza la contaminazione dei
suoli milazzesi in relazione ad un potenziale uso residenziale del territorio e pone quindi la
necessità di un intervento di bonifica o l’applicazione di misure di sicurezza (quali una diversa
destinazione urbanistica dell’area).
106
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.3.2.1.1 – Contenuto in metalli pesanti nel suolo del comprensorio industriale di Milazzo
Cr (mg/kg)
Mn (mg/kg)
200
150
Limite
D.M.
471/99
100
50
0
Media
Mediana
Max
Min
1600
1400
1200
1000
800
600
400
200
0
Media
Dev. St.
Mediana
Max
Min
Dev. St.
Ni (mg/kg)
Co (mg/kg)
30
140
25
120
Limite
D.M.
471/99
100
20
Limite
D.M.
471/99
15
10
80
60
40
5
20
0
0
Media
Mediana
Max
Min
Media
Dev. St.
Mediana
Cu (mg/kg)
Max
Min
Dev. St.
Zn (mg/kg)
180
350
150
300
250
120
200
90
Limite
D.M.
60
150
Limite
D.M.
471/99
100
30
50
0
0
Media
Mediana
Max
Min
Dev. St.
Media
Mediana
As (mg/kg)
Max
Min
Dev. St.
Hg (mg/kg)
40
3
30
Limite
D.M.
471/99
20
10
0
Limite
D.M.
471/99
2
1
0
Media
Mediana
Max
Min
Dev. St.
Media
107
Mediana
Max
Min
Dev. St.
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Cd (mg/kg)
Pb (mg/kg)
120
4
100
Limite
D.M.
471/99
80
60
40
3
2
Limite
D.M.
471/99
1
20
0
0
Media
Mediana
Max
Min
Media
Dev. St.
Mediana
Max
Min
Dev. St.
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente – ARPA Sicilia su dati CCR Ispra,,1997
Va infine ricordato che recentemente, con D.M. n. 468/2001, è stato inserito tra i siti di
interesse nazionale di cui alla L. n. 426/98, il sito di Biancavilla (CT), costituito da una cava ubicata
a Monte Calvario, in prossimità del centro abitato di Biancavilla, dalla quale fino al 1999 si estraeva
pietrisco lavico contaminato da materiali fibrosi della famiglia dell’amianto, e da molti edifici del
centro storico di Biancavilla costruiti con malte ed intonaci contenenti il materiale fibroso estratto
dalla cava. Allo stato attuale è stato elaborato un progetto per la messa in sicurezza provvisoria
della cava di Monte Calvario e per la sistemazione del materiale di scavo nell’abitato.
1.3.3.3 SITI BONIFICATI E MESSI IN SICUREZZA
I dati per il popolamento dell’indicatore provengono in parte dal censimento della struttura
commissariale, ed in parte dalle notifiche, ordinanze e comunicazioni pervenute all’Ass. Reg.
Territorio e Ambiente e riguardano i “siti bonificati”, nei quali cioè sono stati portati a termine degli
interventi di rimozione delle sostanze contaminanti dal sito, e “siti messi in sicurezza”, i quali
hanno subìto interventi volti ad isolare definitivamente la fonte inquinante rispetto alle matrici
ambientali circostanti.
In Fig. 1.3.3.3.1 è riportato il numero di siti bonificati presenti in ciascuna provincia, per
tipologia di sito, mentre in Fig. 1.3.3.3.2 il numero di siti messi in sicurezza per provincia e per
tipologia di sito. Le figure mostrano che la maggior parte degli interventi sono stati realizzati sulle
discariche controllate, con 128 discariche sottoposte a bonifica, e 37 messe in sicurezza e che le
province con il maggior numero di interventi di bonifica realizzati sono Messina, Palermo e
Agrigento (34, 30 e 26 rispettivamente), mentre quelle con il maggior numero di siti messi in
sicurezza sono Messina, Catania e Palermo (12, 8 e 6 rispettivamente).
108
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.3.3.1 – Numero di siti bonificati per provincia e per tipologia
120
n. discariche
controllate
100
80
n. discariche abusive
60
n. abbandoni e
depositi
40
20
n. aree industriali e
sottoservizi
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
M
ess
ina
Pa
ler
mo
En
na
Ag
rig
en
Ca
to
lta
nis
set
ta
Ca
tan
ia
0
Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
Figura 1.3.3.3.2 – Numero di siti messi in sicurezza per provincia e per tipologia
40
35
n. discariche
controllate
30
25
n. discariche abusive
20
15
n. abbandoni e
depositi
10
5
n. aree industriali e
sottoservizi
Ra
gu
sa
Si
rac
us
a
Tr
ap
an
i
SI
CI
LI
A
M
ess
ina
Pa
ler
mo
En
na
Ag
rig
en
to
Ca
lta
nis
se
tta
Ca
tan
ia
0
Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002
109
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.3.4 AMBIENTE RURALE E CONTAMINAZIONE DEI SUOLI DA FONTI DIFFUSE
Più della metà del territorio regionale è destinato al settore agricolo che da sempre ha avuto
un notevole impatto sociale, economico ed ambientale.
L’agricoltura è, nel suo complesso, anche attività di tutela del territorio e della fertilità del
suolo. I metodi di coltivazione contribuiscono ad una buona gestione del territorio se recuperano e
utilizzano al meglio le risorse disponibili.
Dal secondo dopoguerra ad oggi si è sviluppato un processo di progressiva
industrializzazione dell’agricoltura che si è concretizzato, tra l’altro, in una semplificazione degli
agroecosistemi.
Semplificazione legata alla specializzazione colturale, alla frattura tra attività zootecniche e
produzioni vegetali, alla rarefazione del germoplasma autoctono, alla meccanizzazione ed al ricorso
ad input esterni, in grado di sostenere il sistema così semplificato, primi fra tutti i fitofarmaci ed i
concimi inorganici e l’acqua ad uso irriguo che oggi interessa la quasi totalità dei sistemi agrari,
fatta eccezione per i cereali a ciclo autunno-primaverile.
Il complesso degli input menzionati ha avuto ed ha certamente un impatto sulla qualità del
suolo e delle falde acquifere (crescente concentrazione di nitrati ed altri sali, ivi compreso il cloruro
di sodio).
La meccanizzazione, associata al controllo della flora spontanea nei vigneti o negli arboreti
è stata ed è spesso causa di perdita di suolo agrario, dovuta ad erosione superficiale o, nel caso di
coincidenza con intensi eventi piovosi, ad erosione profonda.
A tutto ciò è collegato anche il problema ambientale ed economico dello smaltimento,
trattamento dei reflui, dovuto al mutato rapporto tra agricoltura e zootecnia. Un tempo le deiezioni
animali venivano conservate e utilizzate oggi sono state sostituite dai prodotti chimici.
1.3.4.1 LE PRODUZIONI AGRICOLE
La produzione agricola della Sicilia nel 1999 ammonta a 7.066 miliardi di vecchie lire,
compresa la silvicoltura, si giunge a 7.080 miliardi (Assessorato Agricoltura e Foreste, 1999).
Le imprese attive in Sicilia nel ’99 del settore agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca,
secondo i dati delle Camere di Commercio (banca dati Movimprese) rappresentano il 32% del totale
delle imprese attive della regione ed incidono per l’11% sulle totali imprese attive in Italia del
settore.
Il valore aggiunto in agricoltura presenta un andamento crescente dal 1982 al 1991 per poi
decrescere sino al 1996 (Tabella I.3.4.1.1).
Nel 1996 il valore aggiunto del settore agricolo era pari al 3.8% di quello totale nazionale e
6,6% della totale regionale, con una diminuzione dal 1980 rispetto al valore nazionale, al
mezzogiorno e al totale regionale (Tabella I.3.4.1.2 e Figura 1.3.4.1.1).
110
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.1.1 – Valore Aggiunto in agricoltura
VA agricoltura / VA totale Sicilia
VA agricoltura / VA totale Mezzogiorno
VA agricoltura / VA totale Italia
9
percentuale
8
7
6
5
4
3
2
1
0
1982
1990
1996
Fonte: ISTAT
Figura 1.3.4.1.2 – Principali produzioni agricole in Sicilia. Anno 1991-1997
produzione raccolta (quintali)
50.000.000
45.000.000
40.000.000
Cereali
35.000.000
30.000.000
25.000.000
Orticole
Legnose
20.000.000
15.000.000
10.000.000
5.000.000
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
I principali comparti agricoli sono: l’orticolo, l’agrumicolo ed il vitivinicolo.
La quantità di prodotto agricolo raccolto dal 1991 al 1997 presenta in linea generale un
andamento decrescente (Tabella I.3.4.1.3 e Figura 1.3.4.1.2), cosi come il numero di aziende
agricole, che dal 1982 al 1998 è diminuito del 26% (Tabella I.3.4.2.1).
111
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.1.3 – Variazione % principali produzioni agricole raccolte in Sicilia rispetto al 1991
Variazione % rispetto al 1991
10,0%
0,0%
1992
1993
1994
1995
1996
1997
-10,0%
Cereali
-20,0%
Orticole
Legnose
-30,0%
-40,0%
-50,0%
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente- ARPA Sicilia su dati ISTAT
Solamente la produzione dei cereali, dopo una diminuzione che ha raggiunto il culmine nel
1995, presenta un valore maggiore rispetto al 1991, con 9.8 milioni di quintali ed una variazione
positiva dell’1% (Figura 1.3.4.1.3).
1.3.4.2 TIPO D’UTILIZZAZIONE DELLA SUPERFICIE AGRICOLA
La Superficie Agricola Totale7 (SAT), nel 1998, è costituita per il 44% da colture erbacee
(prevalentemente frumento duro), ed in ordine decrescente da colture arboree (28%), dai prati e
pascoli permanenti (18%), da altre superfici (6%) e dai boschi (4%).
Dal 1982 al 1998 si è avuta una contrazione della Superficie Agricola Totale, pari al 13%,
passando dal 78% della copertura dell’intero territorio regionale al 68% (Tabella I.3.4.2.1 e Figura
1.3.4.2.1).
Figura 1.3.4.2.1 – Superficie agricola regionale per tipo d’utilizzazione
1.000.000
900.000
superficie (ettari)
800.000
700.000
600.000
500.000
400.000
300.000
200.000
100.000
0
1982
Colture erbacee
1991
Colture arboree
1995
1996
Prati pascoli permanenti
1997
BOSCHI
1998
ALTRE SUPERFICI
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
7
La ripartizione utilizzata scompone la Superficie Agricola Totale in: Superficie Agricola Utilizzata (SAU), boschi e
superficie destinata ad altre utilizzazioni. La SAU inoltre è suddivisa in tre categorie d’uso: colture erbacee, colture
arboree, prati e pascoli permanenti.
112
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tale diminuzione ha investito prevalentemente la superficie boscata, con una riduzione del
64% rispetto al 1982.
La SAU (Superficie Agricola Utilizzata) ha avuto una variazione negativa dell’8%, dovuta
quasi esclusivamente alle coltivazioni erbacee ed in particolare alla coltivazione cerealicola (Figura
1.3.4.2.2).
Figura 1.3.4.2.2 – Superficie agricola regionale per tipo d'utilizzazione (1982=100)
140
120
100
80
60
40
20
0
1982
Colture erbacee
1991
Colture arboree
1995
1996
Prati pascoli permanenti
1997
BOSCHI
1998
ALTRE SUPERFICI
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
Incrociando questi dati con quelli della produzione delle principali colture agricole si può
notare come la Politica Agricola Comunitaria (PAC), incentivando prima la massimizzazione delle
produzioni e poi un’agricoltura di qualità e rispettosa dell’ambiente (biologica, integrata, estensiva),
ha prodotto in genere:
-
una diminuzione della superficie a cereali;
un aumento della superficie a colture arboree;
un innalzamento della produzione di cereali che nel 1997 ha superaro la quota dell’anno
1991, con conseguente aumento delle rese;
una riduzione della produzione delle coltivazioni legnose fruttifere con conseguente
abbassamento delle rese.
1.3.4.3 IL PATRIMONIO ZOOTECNICO E LA SUA PRESSIONE SULL’AMBIENTE
Il patrimonio zootecnico è stato caratterizzato da un forte aumento del numero di capi ovini
e caprini, e una diminuzione dell’allevamento equino ed avicolo dal 1982 al 1991.
Dal 1991 al 1998 si è registrato un aumento solamente per il numero di capi caprini ed
avicoli (21% e 8%), ed un forte decremento del numero di conigli, equini, suini, rispettivamente del
60%, 38% e 33%; mentre più o meno costante si è mantenuto la consistenza dell’allevamento
bovino ed ovino (Tabella I.3.4.3.1 e Figura 1.3.4.3.1).
113
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.3.1 – Numero di capi per tipologia di allevamento
3.500.000
Bovino
Conigli
numero capi
3.000.000
Suini
Equini
Ovini
Avicoli
Caprini
2.500.000
2.000.000
1.500.000
1.000.000
500.000
0
1982
1991
1995
1996
1997
1998
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
Il numero delle aziende zootecniche, rispetto al 1991, è generalmente in diminuzione per
tutte le tipologie di allevamento (Tabella I.3.4.3.2 e Figura 1.3.4.3.2).
Figura 1.3.4.3.2 – Numero aziende per tipologia di allevamento
18.000
Bovino
Suini
Ovini
Caprini
Equini
Avicoli
Conigli
16.000
numero aziende
14.000
12.000
10.000
8.000
6.000
4.000
2.000
0
1991
1995
1996
1997
1998
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
Utilizzando i dati del modello ELBA (Environmental Liveliness and Blend agricolture)
realizzato dal DIPROVAL della Facoltà di Agraria di Bologna, si ha che il patrimonio zootecnico
ovi-caprino, calcolato in Unità Bovine Adulte (UBA) relativamente all’anno 1996, prevale nelle
province di Caltanissetta. Nelle restanti province, il carico maggiore è dato dall’allevamento
bovino, ed una certa consistenza della specie suina si registra nelle province di Ragusa e Messina. Il
maggior numero di unità bovine adulte si ha nelle province di Ragusa, Messina, Trapani e Siracusa.
Analizzando la produzione di azoto, si nota come sia dovuta principalmente alla specie bovina, e il
valore più alto si ha nella provincia di Messina. Per le province di Caltanissetta, Trapani, e
secondariamente, Agrigento e Catania, è rimarchevole l’azoto di origine ovi-caprina (Tabella
I.3.4.3.3 e Figura 1.3.4.3.3).
114
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
160
140
120
100
80
60
40
20
0
kg/ha SAU
50,0
UBA (.000)
40,0
30,0
20,0
Trapani
Siracusa
Palermo
Enna
Messina
Caltanissetta
Catania
0,0
Ragusa
10,0
numero UBA (migliaia)
60,0
Agrigento
Quantità di azoto/SAU trattabile (Kg/ha)
Figura 1.3.4.3.3 – Numero UBA e produzione di azoto da allevamenti per SAU trattabile. Anno 1996
SAU trattabile: somma delle superfici dei seminativi (al netto dei terreni a riposo), delle coltivazioni arboree agrarie
(al netto dei canneti), delle coltivazioni foraggere permanenti (al netto dei pascoli) escludendo le coltivazioni orticole.
Fonte: Modello ELBA – Università di Bologna DIPROVAL
1.3.4.4 I FATTORI DI PRESSIONE DEL SETTORE AGRICOLO
Fra gli impatti generati dall’agricoltura sull’ambiente, l’impiego dei prodotti fitosanitari
rappresenta una delle possibili cause di contaminazione diffusa del suolo.
Figura 1.3.4.4.1 – Utilizzo di fitofarmaci in Kg/ha SAU
12
10
Kg/SAU
8
6
4
1996
Fonte: ISTAT
115
1997
Sardegna
Sicilia
Calabria
Basilicata
Puglia
Campania
Molise
Abruzzo
Lazio
Marche
Umbria
Toscana
Emilia Romagna
Liguria
Friuli V. Giulia
Veneto
Trentino Alto Adige
Lombardia
0
Piemonte e Valle
d’Aosta
2
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
L’analisi dei dati rilevati dall’ISTAT (Figura 1.3.4.4.1), espressi in principi attivi rapportati
alla SAU, permette di evidenziare le aree a maggior consumo, tra le quali oltre le regioni della
pianura padana seguono la Campania ed in minor misura la Sicilia.
Il dato si basa su indagini di mercato e non è possibile avere dati diretti sull’applicato alle
colture.
Un apposito gruppo di lavoro costituito dal sistema ANPA-ARPA-APPA ha sviluppato un
modello di studio sulla vendita dei fitofarmaci utilizzando dati ISTAT relativi agli anni 1996, 1997
e 1998, dati forniti dal SIAN (Sistema Agricolo Informativo Nazionale) e AGROFARMA.
Dall’analisi dei dati (da Tabella I.3.4.4.1 a Tabella I.3.4.4.3) emerge un crescente uso di
insetticidi e diserbanti dal 1996 al 1998. I principi attivi più impiegati sono quelli applicati come
insetticidi (circa 75%) che assieme ai fungicidi (circa 24%) ricoprono il 98% del totale prodotti
fitosanitari venduti (Figura 1.3.4.4.2). In particola, solamente il bromuro di metile costituisce, dal
1996 al 1998, rispettivamente il 59% e il 64% del totale prodotti fitosanitari. La vendita del
bromuro di metile è esclusivamente legata alla provincia di Ragusa per l’impiego in orticoltura
(carote, carciofi, patate, pomodori, ecc.), dove si raggiungono valori medi pari a 43 chilogrammi per
ettaro di SAU provinciale (Tabella I.3.4.4.3).
L’orticoltura, sia da pieno campo che in ambiente protetto, rappresenta una componente
fondamentale e tradizionale dell’intero sistema agricolo ragusano, tuttavia, assume particolare
rilievo in alcuni comuni come Ispica, Ragusa, Vittoria, Scicli ed Acate. L’orticoltura in serra è
presente prevalentemente lungo tutta la fascia costiera meridionale siciliana (Trapani, Agrigento,
Caltanissetta, Ragusa), ma l’area che ricade nella provincia di Ragusa è tra le più significative
(7.482 ettari su 10.459 ettari investiti da colture in serra dell’intera isola – dati dalla carta dell’Uso
del Suolo dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, anno 1994) e largamente interessata,
anche in sede comunitaria, all’esercizio delle colture protette.
Figura 1.3.4.4.2 – Quantità di prodotti fitosanitari venduti
Quantità di prodotto (quintali)
70.000
60.000
50.000
40.000
30.000
20.000
10.000
-
Altri
1996
1997
Diserbanti
Fungicidi
1998
Insetticidi
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia dal Gdl ANPA-ARPA-APPA su dati ISTAT, SIAN e
AGROFARMA
Nell’area di Ragusa ricade anche l’unico impianto sperimentale di PGM (Piante
Geneticamente Modificate) presente in Sicilia. L’avvio si è avuto nell’anno 2000 su una superficie
di 1800 metri quadri di vite che insiste nel territorio comunale di Comiso. La finalità della
sperimentazione è quella di ottenere piante più produttive attraverso una maggiore resistenza agli
antibiotici.
116
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.4.3 – Luoghi di emissione effettivi nell’anno 1999
Fonte: ANPA
Per quanto concerne l’impiego di fertilizzanti inorganici, in termini di quantità vendute, la
Sicilia segue la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, Puglia e Piemonte, con 114.502
tonnellate, di cui 51445 di azoto, 44036 di anidride fosforica e 19021 tonnellate di ossido di
potassio (Tabella I.3.4.4.4 e Figura 1.3.4.4.4 ).
117
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Quantità di ferilizzanti (N, P, K) venduti
(Kg)/sup. concimabile
Figura 1.3.4.4.4 - Quantità di fertilizzanti (N, P, K) venduti (Kg) per superficie concimabile. Anno 1997
350
300
250
200
150
100
50
0
Azoto
Anidride fosforica
Ossido di potassio
Fonte: ISTAT
Analizzando le quantità per ettaro concimabile8, si ha che la Sicilia presenta un valore sotto
la media nazionale e segue la media del Mezzogiorno, pur avendo un valore della SAU regionale
investita da una agricoltura intensiva più alta rispetto alla media nazionale e pari al 75% (seminativi
+ coltivazioni legnose agrarie – Agricoltura biologica) (Tabella I.3.4.4.5). Da una stima
dell’agricoltura intensiva9, si ha che dal 1995 al 1998 è in costante diminuzione ed è scesa dal 76%
della SAU regionale al 67% (Tabella I.3.4.4.6 e Figura 1.3.4.4.5), per una crescente coltivazione
integrata, estensiva e biologica, incentivata dalla maggior parte delle misure del Reg. 2078/92 e che
risultano le più applicate nel territorio siciliano (Tabella I.3.4.5.2).
Superficie agricoltura intensiva/SAU (%)
Figura 1.3.4.4.5 – Agricoltura intensiva in Sicilia
78%
76%
74%
Agricoltura intensiva/SAU
72%
70%
68%
66%
64%
62%
60%
1995
1996
1997
1998
Fonte: ISTAT e Elaborazioni INEA, su fonti AIMA e Amministrazioni regionali – provinciali
8
Per superficie concimabile si intende la somma delle superfici dei seminativi (al netto dei terreni a riposo) delle
coltivazioni arboree agrarie, (al netto dei canneti) delle coltivazioni foraggiere permanenti (al netto dei pascoli)
escludendo le coltivazioni orticole.
9
L’agricoltura intensiva oltre al dato riportato dall’ANPA per l’anno 1998 è stata calcolata, alfine di avere un
andamento nel tempo, come superficie a seminativi più superficie a coltivazioni legnose agrarie meno la superficie
sottoposta a Reg. 2078/92.
118
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Si può notare come nonostante una diminuzione dell’agricoltura intensiva, legata
all’applicazione del Reg. 2078/92 che nel complesso porta verso una agricoltura più estensiva con
ridotto o nullo impiego di prodotti fitosanitari, in generale si ha un aumento della quantità di
prodotti fitosanitari venduti.
Per stimare un possibile effetto del Reg. 2078/92 sull’impiego dei fertilizzanti, si può
incentrare l’attenzione esclusivamente sull’attuazione della misura A2 “agricoltura biologica” e
della misura F “ritiro dei seminativi dalla produzione per venti anni”, non considerando le misure
rivolte all’abbattimento dei prodotti fitosantari ed all’agricoltura estensiva. In tal caso l’agricoltura
intensiva, calcolata come: seminativi + coltivazioni legnose agrarie – sup. misure A2+F, continua
ad avere sempre una tendenza decrescente dal 1995 al 1998, pari al 78.2% e al 73.6% della SAU
regionale (Tabella I.3.4.4.7).
1.3.4.5 LE COLTIVAZIONI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE
Dagli anni novanta si è assistito ad un cambiamento radicale della Politica Agricola
Comunitaria (PAC) che dal perseguire le massime rese attraverso aiuti sulle quantità prodotte passa
a incoraggiare un'agricoltura estensiva, usi alternativi del suolo agricola, quali l’arboricoltura da
legno e la selvicoltura, alfine di ridurre le produzioni eccedentarie con impatti positivi sull’ambiente
e sulle attività produttive agricole ed extra-agricole. La PAC incentiva produzioni di qualità per il
benessere del territorio e della salute umana, e per una competitività ed efficienza dell’agricoltura a
livello globale. Il salto di qualità è dato, da prima, con l’emanazione del Reg. 2092/91 che detta le
norme per la produzione biologica, attribuendo a tale metodo di produzione un ruolo di equilibrio
armonioso tra l’offerta e domanda di prodotti agricoli, tutela dell’ambiente e conservazione
dell’aree rurali, in definitiva di sviluppo sostenibile. Esso vede la partecipazione, all’anno 1998, di
circa 9598 aziende, per una superficie complessiva di circa 129000 ettari (8% della totale SAU
regionale) (Tabella I.3.4.5.1).
Al Reg. 2092/91 seguono le misure di accompagnamento della riforma della PAC che prevedevano
l’attuazioni di interventi a favore dell’agricoltura ecocompatibile, del prepensionamento e della
selvicoltura, attraverso contributi diretti a sostenere il reddito agricolo. Le misure sono
rappresentate dai regolamenti CEE 2078/92, 2079/92 e 2080/92.
In Italia il recepimento della normativa comunitaria per l’incentivazione del
prepensionamento (Reg. 2079/92) si è avuto con un certo ritardo. Tale ritardo, assieme ad alcuni
fattori di ordine sociale, economico e giuridico ha causato la scarsa applicazione della misura
nell’isola con solamente 16 richieste finanziate, per un totale di 412 ettari, pari allo 0.02% della
SAU regionale. Le difficoltà maggiori possono essere riassunte, così come riportate nella
valutazione del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-2006 (Assessorato Agricoltura e Foreste,
1999), in:
- obbligo cessazione definitiva attività;
- richiesto possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale che in un
contesto caratterizzato da una notevole frammentazione della proprietà agricola risulta
difficile dedicare all’attività parte predominante del tempo e trarne più del 50% del reddito
complessivo;
- mancanza di incentivi per il rilevatore;
- limiti minimi di superficie richiesta troppo elevati.
Il Reg. CEE 2078/92 comprendeva varie misure per l’estensivizzazione e l’impiego di
mezzi di produzione e tecniche produttive meno inquinanti, per la conservazione e la valorizzazione
dell’ambiente naturale, per la gestione delle terre abbandonate e per il set-aside. La sua applicazione
è avvenuta con notevole successo, coinvolgendo 36547 aziende, per un totale di 221.815 ettari, pari
119
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
al 14% della complessiva SAU. Le misure rivolte al biologico e alla riduzione dei fitofarmaci (A2 e
A1) rappresentano più del 66% dell’intera superficie coinvolta dal regolamento. Seguono le misure
dell’estensivizzazione dei vigneti e la riconversione in pascolo dei seminativi (B1), e del
mantenimento delle basse rese relativamente alle colture già avviate di cappero, nocciolo,
pistacchio, mandorlo, carubbo e frassino da manna (B2), che nell’insieme ricoprono il 22% della
totale superficie sottoposta al Reg. 2078/92 (Tabella I.3.4.5.2 e Figura 1.3.4.5.1).
Figura 1.3.4.5.1 – Superficie sottoposta alle misure del Reg. CEE 2078/92
superficie Reg. 2078/92 (ettari)
100.000
87.998
90.000
80.000
70.000
60.000
58.360
50.000
40.000
32.904
30.000
14.898
20.000
5.544
10.000
4.289
7.055
9.879
888
7
A1
A2
B1
B2
D
AD
BD
E
F
C
A1 - Sensibile riduzione o mantenimento delle riduzioni dell’impiego dei concimi e
dei prodotti fitosanitari;
A2 - Introduzione o mantenimento dei metodi dell’agricoltura biologica;
B1 - Estensivizzazione;
B2 - Mantenimento della produzione estensiva già avviata;
C - Riduzione della densità del patrimonio bovino o ovicaprino;
D1 - Impiego di altri metodi ecocompatibili e cura dello spazio rurale e del
paesaggio;
D2 - Allevamento di specie animali in via di estinzione;
E - Cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati;
F - Messa a riposo ventennale per scopi di carattere ambientale.
Fonte: Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana
Il Reg. CEE 2080/92 prevedeva premi per lo sviluppo dell’arboricoltura da legno ed
incentivi per l’ampliamento ed il miglioramento delle superfici boscate. Per quanto concerne la sua
applicazione, all’anno 1998, delle 1131 pratiche istruite ne sono state collaudate 444 (39%), per
una superficie complessiva impiantata di circa 4000 ettari, pari allo 0.26% della totale SAU
regionale (36% della totale superficie istruita per gli impianti), e 2300 ettari di bosco migliorato
(1.02% della totale superficie forestale e 31% della totale superficie istruita per il miglioramento)
(Tabelle I.3.4.5.3, I.3.4.5.4 e I.3.4.5.5). La provincia di Messina ha presentato la maggiore
superficie impiantata e migliorata, rispettivamente pari a 1070 e 1562 ettari (Figure 1.3.4.5.2 e
1.3.4.5.3).
120
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.5.2 - Superficie impianti decretati e collaudati all’anno 1998
2.000
1.500
1.000
500
Impianti decretati (ha)
Tr
ap
an
i
Si
ra
cu
sa
Ra
gu
sa
Pa
ler
m
o
M
es
sin
a
En
na
Ca
ta
nia
Ca
lta
nis
se
tta
0
Ag
rig
en
to
superficie impianti (ettari)
2.500
Impianti Collaudata (ha)
Fonte: Tesi di laurea “Primi risultati sull’applicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia –
Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facoltà di Agraria. Università di Palermo - anno 1998, su dati dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, Direzione
Foreste
Miglioramenti decretati (ha)
Tr
ap
an
i
Si
ra
cu
sa
Ra
gu
sa
Pa
ler
m
o
M
es
sin
a
En
na
Ca
ta
nia
Ca
lta
nis
se
tta
5000
4500
4000
3500
3000
2500
2000
1500
1000
500
0
Ag
rig
en
to
superficie boscata migliorata (ettari)
Figura 1.3.4.5.3 - Superficie boschi migliorati decretati e collaudati all’anno 1998
Miglioramenti collaudati (ha)
Fonte: Tesi di laurea “Primi risultati sull’applicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia –
Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facoltà di Agraria. Università di Palermo - anno 1998, su dati dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, Direzione
Foreste
La misura che ha riscosso maggior successo è rappresentata dalla realizzazione di impianti
con latifoglie o specie miste. La specie maggiormente impiegata per gli impianti su terreni agricoli
è il noce (Juglans regia L.) che copre il 18.69% della totale superficie degli impianti realizzati,
seguono, in ordine decrescente, il castagno, il pino (più che altro pino d’aleppo), il carrubo, il
ciliegio, la roverella, il leccio, il frassino e l’acero, che assieme al noce coprono l’80,92% della
superficie impiantata.
Gli impianti hanno sostituito 1.989 ettari di seminativi, 1.703 ettari di prati e pascoli e 392
ettari di colture permanenti (Tabella 1.3.4.5.1).
121
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.3.4.5.1 - Tipologie di colture sostituite dagli impianti di arboricoltura da legno, per provincia (in
ettari). Anno 1998
Provincia
Seminativi
Prati e pascoli
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Totale
324,63
275,62
246,75
259,50
231,65
242,55
110,09
161,51
136,24
1.988,57
215,10
5,63
70,71
180,47
699,77
338,01
51,74
47,20
94,05
1.702,69
Colture
permanenti
35,87
32,76
20,64
5,27
161,89
82,77
32,48
3,08
17,04
391,80
Fonte: Tesi di laurea “Primi risultati sull’applicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia –
Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facoltà di Agraria. Università di Palermo - anno 1998, su dati dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, Direzione
Foreste
I miglioramenti hanno interessato prevalentemente boschi di latifoglie (79% della totale
superficie collaudata per il miglioramento).
Dal confronto tra la superficie agricola utilizzata, la superficie forestale e le rispettive
superfici degli impianti realizzati e dei boschi migliorati, si sono ricavati degli indici di impianto in
terreni agricoli e di miglioramento dei boschi (Figura 1.3.4.5.4). Dal confronto degli indici di
impianto e di miglioramento delle varie regioni italiani emerge che la Sicilia presenta elevati valori
(L. Colletti, anno 2001).
Si presume che al più presto vengano attivati, o qualora già esistano divulgati i risultati, dei
piani di monitoraggio per individuare i modelli colturali più idonei ad uno sviluppo economicoambientale dell’arboricoltura da legno e dei boschi, nell’ottica di una gestione sostenibile.
Si andrebbe incontro ad una perdita di risorse economiche e soprattutto ad una mancata
possibilità di valorizzare e tutelare il territorio, se tutto ciò che si è realizzato in questi anni a fine
turno sparisse per cedere il posto alle precedenti colture.
122
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.3.4.5.4 – Incidenza impianti realizzati e superficie boscata migliorata rispetto alla SAU e alla superficie
forestale regionale
2,50%
2,00%
1,50%
1,00%
0,50%
Incidenza impianti collaudati (%)
Tr
ap
an
i
Si
ra
cu
sa
Ra
gu
sa
Pa
ler
mo
M
es
sin
a
En
na
Ca
tan
ia
Ca
lta
nis
se
tta
Ag
rig
en
to
0,00%
incidenza miglioramenti collaudati (%)
Fonte: Tesi di laurea “Primi risultati sull’applicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia –
Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facoltà di Agraria. Università di Palermo - anno 1998, su dati dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, Direzione Foreste
Le misure di “accompagnamento” sono state attivate in due periodi. Per la campagna
1998/2000 il Reg. 2080 ha introdotto una misura per la costituzione di boschi con specie autoctone
e variazione della destinazione dell’uso del suolo da agricolo a forestale.
In questo periodo, le loro azioni sono state ereditate, con opportune modifiche ed
integrazioni, dal Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 (Reg. 1257/99).
123
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.4 RIFIUTI
La gestione dei rifiuti in Sicilia è al momento disciplinata da una normativa emergenziale
costituita da diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio –Dipartimento della Protezione
Civile-.
Tali Ordinanze nominano Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti in Sicilia, il
Presidente della Regione Sicilia, per la predisposizione di un piano di interventi di emergenza nel
settore della gestione dei rifiuti e per la realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla
situazione di emergenza.
Si tratta di provvedimenti scaturiti dalla grave crisi determinatasi nel settore dello
smaltimento dei R.S.U. avendo assunto la stessa carattere di emergenza igienico-sanitaria con
risvolti anche di ordine pubblico;
Tali provvedimenti imponevano, anche la predisposizione del piano di gestione rifiuti e delle
bonifiche delle aree inquinate di cui all’art.22 D.lvo 22/97 e di un piano degli interventi di
emergenza per la realizzazione degli interventi necessari a far fronte alla situazione di emergenza.
Con Ordinanza n° 3072, viene imposta l’ individuazione e la localizzazione degli impianti
a carattere prioritario nonché la definizione degli ambiti e dei sub-ambiti territoriali ottimali di cui
gli impianti dovranno essere al servizio. Trattasi prevalentemente di impianti per la produzione di
C.D.R (combustibile da rifiuti)
Con Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 è stato approvato il documento delle priorità
degli interventi in materia di rifiuti in Sicilia (P.I.E.R.), tale provvedimento suddivide il territorio
regionale in A.T.O. e sub-A.T.O. al fine di ottemperare alle prescrizioni di cui al D.L.vo 22/97.
Al momento però non esiste una gestione dei rifiuti in ambito ATO o sub-ATO.
L’ultimo provvedimento di proroga dello stato di emergenza rifiuti è costituito
dall’O.P.C.M. n.3190 (marzo 2002).
La gestione dei dati in materia, al momento è di competenza della struttura commissariale
emergenza rifiuti, tale ente è anche Amministrazione responsabile delle misure1.14 e 1.15 del
P.O.R (infrastrutture e strutture per la gestione integrata dei rifiuti; riduzione della compromissione
ambientale da rifiuti). Si sottolinea che mancano delle serie storiche di lungo periodo riguardo alla
produzione dei rifiuti ed alla gestione degli stessi.
L’unico dato che può essere assunto come certo è quello relativo ad uno smaltimento dei
RSU nella quasi totalità (98% della produzione totale) in discarica, in quanto non sono stati
raggiunti gli obiettivi della raccolta differenziata previsti dal decreto 22/97.
Tabella 1.4.1 – % Rifiuti avviati alle diverse modalità di smaltimento
PROVINCIA RSU prodotti (Ton.)
Discarica %
Raccolta diff.%
Compostaggio%
TP
199657,82
99,04
0,96
0,00
PA
670275,89
95,19
1,76
3,05
ME
300521,48
98,08
1,28
0,65
AG
197403,07
99,62
0,38
0,00
CL
140254,64
99,62
0,38
0,00
EN
62725,10
99,46
0,47
0,07
CT
618628,94
99,51
0,49
0,00
RG
166856,69
99,66
0,34
0,00
SR
191927,45
99,81
0,19
0,00
Totale
2548251,08
98,21
0,91
0,88
Fonte:Elaborazione Task Force Ambiente – ARPA Sicilia su dati Struttura commissariale emergenza rifiuti;
124
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
A fronte di tali quantità il totale della raccolta differenziata (raccolta diff. e compostaggio),
tappa essenziale ed irrinunciabile nella strategia gestionale dei rifiuti, ad oggi, supera di poco il 2%.
Particolare rilevanza assume nell’ambito della raccolta differenziata dei rifiuti da
imballaggio la convenzione stipulata con il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), in data 7
ottobre 1999 che richiama l’accordo quadro sottoscritto in data 8 luglio 1999 tra lo stesso CONAI e
l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), in forza della quale lo stesso (tramite i Consorzi
di filiera) si è impegnato al ritiro del materiale proveniente dall’attività di raccolta differenziata,
secondo le modalità stabilite negli allegati tecnici dell’accordo quadro dell’ 8 luglio, dove sono
previsti anche i corrispettivi da versare ai Comuni come contributo ai costi sostenuti per la raccolta
differenziata.
Tabella 1.4.2 – Raccolta differenziata % diversi materiali
Prov. Tot.diff.(Ton.) %ACCIAIO %ALLUMINIO %CARTA %LEGNO %PLASTICA %VETRO %ORGANICO
TP
1907,15
1,16
0,92
59,95
0,00
10,55
27,41
0,00
PA
32222,12
0,97
0,04
17,77
0,00
2,53
15,33
63,36
ME
5782,97
2,69
0,34
35,71
0,01
2,87
24,87
33,52
AG
747,25
5,45
0,40
23,95
0,00
48,87
20,73
0,60
CL
530,46
0,58
0,00
39,15
0,00
12,86
46,74
0,67
EN
291,77
2,23
0,09
10,85
0,00
5,21
81,62
0,00
CT
3104,09
5,52
0,23
35,07
0,18
15,76
41,83
1,42
RG
563,13
0,00
0,03
70,73
0,00
6,36
22,89
0,00
SR
362,05
0,00
0,21
41,00
0,00
18,53
40,26
0,00
Tot.
45511,00
1,56
0,13
24,14
0,01
4,88
20,03
49,23
Fonte:Elaborazione Task Force Ambiente – ARPA Sicilia su dati Struttura commissariale emergenza rifiuti;
I dati relativi ai rifiuti speciali di provenienza industriale ad oggi disponibili non sono
sufficienti a fornire una rappresentazione completa e quindi soddisfacente della produzione di tale
categoria di rifiuti, causa anche una non piena operatività del catasto regionale dei rifiuti quale
articolazione regionale del catasto nazionale, competente alla raccolta, elaborazione ed
omogeneizzazione dei MUD.
Riguardo ai sistemi di gestione dei rifiuti, -considerando gli RSU- essendo gli stessi al
momento gestiti in maniera indifferenziata con relativo smaltimento in discarica, risultano marginali
i sistemi di gestione virtuosi dei rifiuti.
La raccolta differenziata dei RSU viene effettuata prevalentemente con il sistema di raccolta
tramite “campane o cassonetti monomateriali” in aggiunta al sistema “porta a porta di raccolta degli
imballaggi”, modalità di raccolta quest’ultima, ancora poco diffusa.
Nell’ambito delle competenze attribuite al Commissario delegato E.R. sono stati finanziati
dalla struttura commissariale in tutto il territorio regionale delle isole ecologiche, per i comuni
inferiori a diecimila abitanti e dei C.C.R.(centri comunali di raccolta) per i comuni con più di
diecimila abitanti.
Si tratta di aree attrezzate e custodite (C.C.R.), dove confluiscono i materiali provenienti
dalla R.D. (raccolta differenziata), sia da parte del servizio pubblico che direttamente dai privati,
destinati allo stoccaggio provvisorio, per il successivo trasferimento alle piattaforme di
conferimento e/o riciclaggio).
Le province siciliane più “virtuose” nella raccolta differenziata risultano essere in ordine
decrescente quelle di Catania, Palermo, Trapani, Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento, Enna.
Sono presenti in tutte le province siciliane impianti, per la selezione e valorizzazione dei
rifiuti raccolti in maniera differenziata, gestiti dai privati.
Non risultano in esercizio nel territorio regionale impianti di termovalorizzazione dei rifiuti,
necessari e peraltro previsti, in una logica di gestione integrata dei rifiuti, dalle politiche ambientali
nazionali e comunitarie.
125
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.5 ECOSISTEMI
1.5.1 NATURA E BIODIVERSITÀ
1.5.1.1 HABITAT
Gli habitat che conservano un certo grado di naturalità sono rappresentati prevalentemente
dai territori boscati, dagli ambienti seminaturali, dalle zone umide e dai corpi idrici.
Habitat che dall’analisi della Carta dell’Uso del Suolo (Assessorato Territorio e Ambiente,
anno 1994) ricoprono nel complesso il 26.22% del totale territorio regionale (Tabella I.3.1.2.1).
Dallo studio dei dati ISTAT sulla struttura agricola e sul patrimonio forestale (di seguito
riportati), si evince che dagli anni 80 al 1998 l’indice di boscosità è cresciuto solamente di mezzo
punto percentuale. Nello stesso tempo la superficie agricola utilizzata (SAU) e la superficie agricola
totale (SAT) sono diminuite dell’8% e del 13%, rispettivamente pari al 5% e al 10% della copertura
territoriale regionale (SAU/ST e SAT/ST).
Dal 1990 al 1998, l’ammontare delle superfici destinate a pascoli, prati permanenti, sistemi
agroforestali ed a altre superfici agricole, insieme alla superficie forestale è decresciuto, passando
dal 33% al 28% della superficie territoriale. Tutto ciò comporta una presumibile espansione dei
terreni modellati artificialmente (Figura 1.5.1.1.1).
Figura 1.5.1.1.1 - % superficie per tipo di uso
90%
80%
% uso del suolo
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
1980-1982
Sup. fores tale/ST
1990
S AT/ST
1998
(Sup. fores tale/ST)+Boschi e altre superfici+P rati pascoli permanenti
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
1.5.1.2 PATRIMONIO FORESTALE
Tra gli ecosistemi terrestri, i boschi, ed in particolare i boschi naturali disetanei,
rappresentano in termini di articolazione del flusso di energia, numero e lunghezza delle catene
alimentari, gli habitat con maggiore biodiversità. Senza nessuna azione di disturbo da parte
dell’uomo (urbanizzazione, infrastrutture, agricoltura, pascolo, incendi, ecc.), in natura ogni
ecosistema tende, attraverso una serie di successioni, a raggiungere lo stadio di massima
produttività possibile per le date condizioni ambientali, che nei nostri climi fatta eccezione per le
montagne più elevate, è dato da formazioni forestali.
Una descrizione dei boschi presenti in Sicilia, suddivisi per origine (naturali e artificiali) e
per specie dominante viene riportata, di seguito, nella tematica “Paesaggio e Patrimonio culturale”.
L’analisi del patrimonio forestale è stata basata su dati dell’ISTAT, sia perché risultano i più
aggiornati sia perché consentono di eseguire una serie storica e studiare il fenomeno nel tempo. Si è
126
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
preferito non utilizzare anche i dati dell’Inventario Nazionale (IFN, 1985) perché oramai obsoleti e
non confrontabili con i dati ISTAT per una diversa definizione di bosco. A questo riguardo occorre
rilevare che l'Annuario Forestale ISTAT, considera come boscata "un'area non inferiore a 0,5 ha
con copertura arborea e/o arbustiva a maturità pari almeno al 50% della superficie". Nel primo IFN
si considera bosco una "superficie estesa almeno 2.000 m2, larga non meno di 20 m, con copertura
pari almeno al 20%".
Al più presto sarà possibile utilizzare i dati prodotti dal primo inventario forestale regionale,
che rappresenta lo strumento fondamentale per la pianificazione, gestione e monitoraggio dei boschi
della Sicilia. Attualmente, la Regione sta sviluppando lo studio di fattibilità per il primo inventario
forestale10.
A livello nazionale, è stato prodotto lo studio di fattibilità (anno 1998) dall’ISAFA per il
MIPAF per la realizzazione del secondo IFN.
In Sicilia, dal 1948 al 1998, la superficie forestale è passata dal 3.4% all’8.6% dell’intero
territorio regionale, con una crescita del 156%. Una riduzione (-11.495 ettari, pari al 55%) si è
registrato solamente per i boschi governati e trattati a ceduo composto (da Tabella I.5.1.2.1 a
Tabella I.5.1.2.3). L’espansione si è avuta in maniera più che proporzionale dal 1948 al 1970, in
seguito all’intensa attività di rimboschimento post-bellico. Dal 1970 al 1998, si è avuto un lento
sviluppo della superficie forestale con piccole variazioni positive pari al 2% ed al 4%
rispettivamente dal 1980 al 1990 e dal 1990 al 1998 (Figura 1.5.1.2.1).
Figura 1.5.1.2.1 – Superficie forestale regionale e variazione % quasi decennale
variazione % sup. forestale
50%
46%
48%
200.000
40%
150.000
30%
100.000
20%
0%
50.000
11%
10%
2%
0
1948
4%
superficie forestale (ettari)
250.000
60%
0
1960/1948 1970/1960 1980/1970 1990/1980 1998/1990
Variazione sup. forestale
superficie forestale
Fonte: ISTAT
Si nota che, in contrasto con la dinamica espansiva delle superfici a bosco, la superficie
agro-forestale attivamente gestita è in progressiva diminuzione come si desume dai dati riportati nei
Censimenti Generali dell’Agricoltura e altre pubblicazioni dell’ISTAT sulla struttura agricola
(Tabella I.3.4.2.1), con una contrazione del 64% dal 1982 al 199811.
Fra gli interventi effettuati ai fini della gestione dei boschi per i quali sono disponibili dati
statistici, troviamo il fenomeno delle tagliate, vale a dire, la superficie forestale nella quale è stata
eseguita, senza soluzione di continuità, un’utilizzazione totale o parziale del soprassuolo.
10
L’inventario Forestale Regionale doveva essere predisposto secondo la L.R. 16/1996 “ Riordino della legislazione in
materia forestale e di tutela della vegetazione”.
11
L’ISTAT nei censimenti e nelle pubblicazioni sulla struttura agricola riporta solamente la superficie a bosco che
costituisce un'azienda agro-forestale ove la sua produzione legnosa è utilizzata o se ne prevede l'utilizzazione. La
superficie forestale è analizzata invece nelle statistiche forestali dell’ISTAT.
127
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
La superficie delle tagliate dal 1995 al 1997 è in costante diminuzione, con eccezione delle
province di Messina, Catania e Ragusa dove il fenomeno è in aumento (Tabella I.5.1.2.4).
La superficie utilizzata è molto esigua, pari mediamente allo 0,86% della complessiva
superficie forestale regionale. I valori più alti si hanno nella provincia di Catania e nella provincia
di Ragusa, con valori mai superiori al 2% della superficie forestale provinciale (Tabella I.5.1.2.4 e
Figura 1.5.1.2.2).
Figura 1.5.1.2.2 – % Sup. forestale tagliate provinciale e regionale della totale superficie forestale provinciale e
Regionale
0,82%
0,31%
Siracusa
1,55%
1,91%
Catania
0,64%
0,64%
Caltanissetta
0,17%
0,98%
Messina
0,19%
Trapani
0,00%
0,00%
0,20%
0,40%
0,60%
0,80%
1,00%
1,20%
1,40%
1,60%
1,80%
2,00%
2,20%
% sup. for. tagliate/sup. forestale totale
1995
1996
1997
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
Se consideriamo un incremento medio corrente annuo pari a 3,9 m3, come rilevato dal primo
Inventario Forestale Nazionale, e lo rapportiamo in percentuale alla massa legnosa prelevata per
ettaro, si ha che la quantità di legname utilizzato è molto più bassa rispetto la massa legnosa annua
prodotta dal bosco, generalmente si attesta sotto al 10% della crescita annuale, con eccezione per la
provincia di Catania che nel 1997 ha raggiunto il 22% (Tabella I.5.1.2.5 e Figura 1.5.1.2.3).
Figura 1.5.1.2.3 – Stima % crescita annua tagliata
Sic ilia
Siracusa
Ragusa
Catania
Enna
Caltanissetta
Agrigento
Messina
Palermo
Trapani
0,00%
2,00%
4,00%
6,00%
8,00%
10,00% 12,00% 14,00% 16,00% 18,00% 20,00% 22,00% 24,00%
le g n a me p re le v a t o a d e t t a ro/incremento corrente (%)
1995
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT
128
1996
1997
Valori medi
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
In definitiva, in Sicilia le utilizzazioni costituiscono una pressione relativamente marginale
per le foreste. D’altro canto, l’assenza di una gestione spesso costituisce una minaccia per la
maggior parte degli impianti realizzati dall’uomo, che risultano deperienti per la mancanza di
interventi colturali e di una qualsiasi forma di utilizzazione forestale, ecc…
Attraverso l’attuazione di piani di gestione, piani di assestamento dei popolamenti forestali
si può agevolare: l’ingresso e lo sviluppo di specie autoctone; la rinnovazione naturale, la resilienza
all’avversità biotiche e abiotiche, come gli incendi; e non per ultimo, la produttività dell’intero
ecosistema.
Tra i principali fattori di degrado e di distruzione del patrimonio forestale vi sono gli
incendi. Gli incendi causano danni diretti e indiretti all’ecosistema bosco e alle sue utili e complesse
funzioni (protettive, igienico-sanitarie, produttive, paesaggistico-ricreative, ecc.). L'entità del
fenomeno è andata progressivamente aumentando negli ultimi anni (Tabella I.5.1.2.6, Tabella
I.5.1.2.7 e Figura 1.5.1.2.4).
1000
800
600
400
200
numero incendi
40000
35000
30000
25000
20000
15000
10000
5000
0
0
19
86
19
87
19
88
19
89
19
90
19
91
19
92
19
93
19
94
19
95
19
96
19
97
19
98
19
99
superficie percorsa da incendio
(ettari)
Figura 1.5.1.2.4 – Andamento degli incendi in Sicilia
Sup. percorsa da fuoco
n. incendi
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo
Forestale
45%
40%
35%
30%
25%
20%
15%
10%
5%
0%
5000
4000
3000
2000
1000
sup. media incendiata
Ot
to
br
e
No
ve
m
br
e
Di
ce
m
br
e
Se
tte
m
br
e
Ag
os
to
Lu
gli
o
Gi
ug
no
Ap
rile
M
ag
gio
M
ar
zo
0
% sup. media mensile incendiata
6000
Ge
nn
aio
Fe
bb
ra
io
Sup. media mensile incendiata dal 1986
al 1999 (ettari)
Figura 1.5.1.2.5 – Andamento mensile degli incendi
% sup. media incendiata
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo
Forestale
129
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Il fenomeno presenta una fluttuazione stagionale, con l’85% della totale superficie annua
distrutta dal fuoco solamente durante la stagione estiva (Figura 1.5.1.2.5).
I boschi maggiormente colpiti dagli incendi sono le fustaie che nel complesso interessano il
64% della superficie boscata distrutta dal fuoco. Anche la macchia mediterranea è soggetta
all’azione del fuoco (23% della totale superficie boscata incendiata) che in diversi casi ne ha
pregiudicato la stessa sopravvivenza, favorendo la formazione di garighe e praterie secondarie
(Tabella I.5.1.2.7).
Dal 1990 il fenomeno ha interessato sempre più le aree protette (Figura 1.5.1.2.6),
ricoprendo dal 7% al 41% della totale superficie regionale annua incendiata, con una valore medio
dal 1990 al 1999 pari al 28% (tabella I.5.1.2.8).
250
12000
200
10000
8000
150
6000
100
4000
50
2000
0
0
superficie incendiata in aree protette
numero incendi in aree protette
Figura 1.5.1.2.6 – Gli incendi nell’aree protette
1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
numero incendi
Sup. percorsa da fuoco
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo
Forestale
Il numero medio annuo di incendi è maggiore nei parchi rispetto alle riserve, mentre la
superficie media annua bruciata nelle riserve è leggermente superiore, con un valore di 1.622 ettari
contro i 1.116 ettari dei parchi.
Si tratta, solitamente, di incendi di origine antropica, dolosi e/o colposi.
1.5.1.3 FLORA E VEGETAZIONE
La flora è data dall’insieme delle specie vegetali presenti in una determinata area geografica.
Si tratta pertanto di un’analisi di tipo qualitativo che comporta il censimento delle entità specifiche
ed infraspecifiche (taxa). Essa rappresenta la diversità floristica di un territorio.
La flora d’Italia, secondo le stime più recenti (S. Pignatti, 1982), risulta costituita da 5599
specie. Se si considerano anche le più diffuse specie coltivate e naturalizzate, il valore ammonta a
5811 specie, pari a più del 50% della totale flora Europea. Alla Sicilia, con 2488 specie (Tabella
I.5.1.3.1 e Figura 1.5.1.3.1), viene attribuito un valore di biodiversità vegetale fra i più elevati
dell’intera regione mediterranea.
130
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.5.1.3.1 – Diversità floristica nelle regioni italiane
3500
numero specie vegetali
3000
2500
2000
1500
1000
500
0
Fonte: Flora d’Italia – S. Pignatti, 1982
Quando si vogliono paragonare le flore di due aree ci si trova davanti ad un elevato numero
di variabili e per semplificazione conviene raggruppare le specie in categorie. Vi sono vari criteri di
raggruppamento, il più comune è quello fondato sul modo di difendere le gemme durante la
stagione avversa che permette di giungere alla definizione di forme biologiche. Le forme biologiche
largamente diffuse in Sicilia sono le terofite (erbe annuali) che costituiscono il 38.5% della flora
regionale, seguono l’emicriptofite (28.1%), le geofite (12.3%), le camefite (8.2%), le fanerofite
(6.7%), le nanofanerofite (3.6), l’idrofite (2.4%) e l’elofite (0.4%) (S. Pignatti, 1994).
La distribuzione geografica delle forme biologiche dipende essenzialmente dal fattore
climatico, così, al crescere delle temperature si ha una maggiore diffusione delle terofite ed una
diminuzione delle emicriptofite. Ciò spiega il maggior numero di terofite in Sicilia rispetto alle
regioni del Nord Italia (S. Pignatti, 1994). La distribuzione delle geofite è legata alla presenza di
boschi caducifogli, faggete e quindi sono più abbondanti nelle zone montane.
Analizzando i corotipi12 della flora, la Sicilia presenta una notevole componente endemica
(7.6%) mostrando il valore più elevato di tutte le atre regioni italiane (Figura 1.5.1.3.2). La flora
maggiormente diffusa presenta un’areale di distribuzione stenomediterraneo (29.4%)
Anche come numero di specie esotiche, secondo Pignatti e Sauli (1976), la Sicilia, dopo la
Lombardia, raggiunge il valore più alto.
12
Ogni specie occupa un determinato territorio e in funzione della loro distribuzione possono essere accorpati in gruppi
(endemiche, stenomediterranee, ecc.)
131
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.5.1.3.2 – Percentuale dei corotipi nella flora della regione Siciliana
35
29,4
% dei corotipi
30
25
20
16,8
14,8
15,9
15
7,6
10
5,4
4,2
5
3,7
1,1
Cosmopolite
Settentrionali
Orofite sudeuropee
Atlantiche
Eurasiatiche
Eurimediterranee
Stenomediterranee
Endemiche
MediterraneoMontane
0
Fonte: Ecologia del Paesaggio -S. Pignatti, 1994
Ma la flora, come insieme di specie vegetali presenti in un determinato territorio, non
fornisce nessuna notizia sull’abbondanza o rarità di una determinata specie. Inoltre, una maggiore
diversità floristica non indica necessariamente un migliore stato dell’ambiente ed una più alta
naturalità. Il manto vegetale potenziale dei Paesi mediterranei senza alcun disturbo da parte
dell’uomo (pascolo, incendio, ecc.) sarebbe formato prevalentemente da foreste sempreverdi
(Quercetum ilicis), floristicamente abbastanza povere rispetto alle diffuse comunità, meno evolute e
più semplici, della gariga (cisteti, rosmarineti, brachipodieti) che hanno una flora ricchissima.
Se per ogni specie viene misurata la quantità di materia organica presente si ottiene, oltre ad
una informazione qualitativa (taxa), un’analisi quantitativa (frequenza per taxa) della copertura
vegetale che permette di definire il tipo di vegetazione (comunità, fitocenosi o associazioni
vegetali). La vegetazione è trattata per la tematica “Paesaggio e Patrimonio culturale” a cui si
rimanda.
Dall’analisi dei dati riportati sulla lista rossa regionale delle piante (WWF e Società
Botanica Italiana, 1997) si ha che 660 taxa specifici e intraspecifici ricadono all’interno delle
categorie di minaccia IUCN, pari al 27% della totale flora siciliana, di cui: 6 estinti; 29 estinti in
natura; 74 gravemente minacciati; 123 minacciati; 122 vulnerabili; 270 a minor rischio e 36
presentano dati insufficienti per la valutazione del grado di minaccia (Tabella I.5.1.3.2 e Figura
1.5.1.3.3).
Figura 1.5.1.3.3 – Ripartizione per categoria IUCN delle piante in Sicilia e in Italia
1200
Sicilia
numero entità
1000
10 11
Italia
800
660
600
406
400
275
200
123 14 9
12 8
6
7
29 2 2
270
122
74
36 2 4
0
0
0
Estinto (EX)
Estinto in
natura (EW)
Gravemente
minac c iato
(CR)
Minacciato
(EN)
Vulnerabile A minor rischio
Dati
(VU)
(LR)
insufficienti
(DD)
Fonte: WWF - Società Botanica Italiana, 1997
132
Non valutato
(NE)
Totale
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Delle specie considerate a rischio, la maggior parte sono endemiche e tra le più significative
si annoverano l’Abies nebrodensis, Zelkova sicula, Rhamnus lojaconoi, Petagnaea gussonei,
Limonium todaroanum, L. optimae, Bassia saxicola, Genista cilentina, Bupleurum dianthifolium, B.
elatum, Carex pallescens, C. parnomitana, Brassica macrocarpa, Pseudoscabiosa limonifolia,
Cytisus aeolicus.
1.5.1.4 FAUNA
La fauna è definita, da La Greca (1993), come l’insieme di specie e sottospecie di vertebrati
e invertebrati, ciascuna ripartita in una o più popolazioni, viventi in un dato territorio non in
cattività né allevate ma inserite in ecosistemi naturali, la presenza delle quali in quel territorio è
dovuta ad eventi storici (paleogeografici e paleoclimatici), o a processi evolutivi in situ (specie o
sottospecie autoctone), o per l’indiginazione di specie esotiche.
INVERTEBRATI
Lo stato di conoscenza della fauna invertebrata risulta insufficiente sia su scala nazionale
sia a livello regionale. Questo nonostante la grande importanza che la cosiddetta "fauna minore"
riveste per la sopravvivenza ed il mantenimento degli ecosistemi naturali. Importanza avvalorata dal
fatto che essi rappresentano il 95% del milione e mezzo di specie animali conosciute nell’intero
pianeta. Da questo dato appare evidente come essi rappresentano la maggior parte della biodiversità
animale, per tale motivo andrebbero maggiormente considerati nelle convenzioni e nelle normativa
internazionale, attualmente rivolte essenzialmente alla tutela dei vertebrati.
Sono disponibili numerosi studi circoscritti ad aree ben delimitate, come le isole
circumsiciliane, rivolte a specifici gruppi tassonomici come gli Ortotteri e i Coleotteri in particolare
appartenenti alla famiglia dei carabidi.
È importante ricordare l'alto tasso di specie endemiche anche locali.
PESCI
I Pesci tra i vertebrati sono quelli più difficilmente censibili e quantificabili. Tra le specie di
pesci presenti nelle acque interne è importante citare la presenza di popolazioni relitte di Trota
macrostigma, specie un tempo presente in tutto il versante tirrenico, in Sicilia ed in Sardegna ed
oggi presente solo in piccoli gruppi di ridotte dimensioni ed a rischio di estinzione. Tra i principali
fattori di minaccia citiamo: il degrado ambientale dei corsi d’acqua, gli interventi di bonifica degli
habitat d’acqua dolce, il bracconaggio.
ERPETOFAUNA
L’erpetofauna siciliana è rappresentata da sei specie di Anfibi e 22 di Rettili, pari al 32,5%
delle 83 specie note per l’Italia. Il rilevante contributo della Sicilia alla biodiversità erpetologia, non
solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo è evidenziata dal fatto che alcune specie sono
riportate negli allegati della Convenzione di Berna sulla protezione della natura in Europa, e
nell’Allegato II della Direttiva CEE 92/43.
È importante tra gli Anfibi citare il Tritone la cui presenza nell’isola è stata accertata fino
al secolo scorso, ma che ormai è considerato estinto o quantomeno raro e localizzato.
Delle sei specie di Anfibi presenti una è endemica il Discoglosso dipinto (Discoglossus
pictus), esso è presente in buona parte dell’isola.
133
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Delle 22 specie di Rettili, 16 vivono nell’Isola, mentre le restanti 6 specie sono presenti solo
in alcune piccole isole circumsiciliane.
Sono endemiche ed esclusive della Sicilia tre specie appartenenti al genere Podarcis,
precisamente: Podarcis waglerianus, Podarcis raffonei, Podarcis filfolensis laurentiimulleri.
Numerose sono le specie sottoposte a tutela e dunque citate nella lista rossa nazionale.
UCCELLI
La Sicilia per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, riveste un’importanza
strategica per le migrazioni degli uccelli provenienti e diretti verso l’Africa. Anche le isole
circumsiciliane rappresentano un importante sito di sosta per gli uccelli migratori, inoltre ospitano
colonie consistenti di specie d’importanza comunitaria tra le quali citiamo: le Berte a Linosa,
l’Uccello delle tempeste a Marettimo, il Falco della regina alle Eolie e a Lampedusa.
Il numero delle specie nidificanti presenti in Sicilia è stato rilevato da studi condotte dai
ricercatori dell’Università di Palermo (M. Lo Valvo et al., 1993).
Il numero delle specie di uccelli nidificanti in Sicilia secondo la fonte sopraccitata è pari a
139.
Numerose sono le specie di uccelli d’importanza internazionale, tra queste citiamo come
rappresentante la Coturnice siciliana (Alectoris graeca ssp. Whitakeri).
MAMMIFERI
I dati relativi alla mammallofauna siciliana, qui riportati sono quelli della “Check-list delle
specie della fauna italiana” (AA. Vari, 1993), che conta per la Sicilia 42 specie di mammiferi
terrestri. Storica è l’estinzione dei grandi mammiferi erbivori e carnivori presenti nel resto d’Italia.
Attualmente l’interesse degli studiosi è concentrato sui micromammiferi che comprendono
numerose specie endemiche come: Microtus savii (sottospecie nebrodensis) e Erinaceus europeus
(sottospecie consolei).
Particolarmente ricca di specie è la Chirotterofauna rappresentata dai generi: Rinolophus,
Myotis, Nyctalus, e Pipistrellus molte specie appartenenti a questi generi sono inseriti nell’Allegato
II della Direttiva CEE 92/43, in qualità di specie animali d’interesse comunitario. Altra specie
inserita nella Direttiva Habitat 92/43 è l’Istrice (Hystrix cristata).
Tabella 1.5.1.4.1 - Numero di Vertebrati presenti in Sicilia
Classe
Numero specie
Anno di
riferimento
Pesci
Anfibi
6
1998
Rettili
22
1998
Uccelli nidificanti
139
1993
Mammiferi
42
1993
Fonte: F. Lo Valvo, 1998. B. Massa e M. Sarà, 1993. Ministero dell'Ambiente, 1993
Il libro rosso degli animali d'Italia, edito nel 1998 a cura del WWF, prende in esame sei
classi di vertebrati, per un totale di 338 specie ripartite per classe e presentando una serie di
elementi, concorrenti a formare un quadro generale poco ottimistico, sicuramente valido sia su scala
nazionale che per la Sicilia. Nella tabella I.5.1.4.1 presente in allegato è indicato il numero di
vertebrati siciliani ripartiti per categorie di minaccia.
Su 494 specie di vertebrati, 338 ovvero il 68% della fauna vertebrata presente sul territorio
nazionale presentano condizioni tali da avere reso necessaria l’inclusione nella lista rossa redatta
utilizzando le categorie IUCN.
134
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
L'analisi dei fattori di minaccia ha invece mostrato come la causa di gran lunga più frequente
del decremento delle popolazioni, sia da imputare alle modifiche indotte agli habitat naturali ad
opera dell'uomo, alla caccia, al bracconaggio, al vandalismo e ai rapporti sfavorevoli con specie
alloctone introdotte.
Le categorie di minaccia IUCN sono:
Estinto(Ex)
Estinto allo stato libero(EW)
In pericolo in modo critico (CR)
In pericolo (EN)
Vulnerabile (VU)
A più basso rischio (LR)
Carenza di informazioni (DD)
Non valutato (NE)
Figura 1.5.1.4.1 - Numero di vertebrati distinti per classe e per categoria di minaccia
60
Non valutato (NE)
50
Carenza di informazioni (DD)
A più basso rischio (LR)
numero specie
40
In pericolo (EN)
Vulnerabile (VU)
30
In pericolo in modo critico (CR)
20
10
0
Pesci
Anfibi
Rettili
Uccelli nidificanti
Mammiferi
Fonte: Libro Rosso degli Animali d'Italia - WWF Italia, anno 1998
Per completare il quadro conoscitivo relativo allo stato della fauna siciliana, bisogna citare
le specie estinte e quelle oggetto di reintroduzione (Tabella 1.5.1.4.2 e Tabella 1.5.1.4.3).
135
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.5.1.4.2 - Principali specie d’Uccelli e Mammiferi estintesi in Sicilia
Specie
Gyps fulvus (Grifone)
Pandion haliaetus (Falco pescatore)
Bubo bubo (Gufo reale)
Dendrocopos minor (Picchio rosso minore)
Panurus biarmicus (Basettino)
Bonasa bonaria (Francolino)
Turnix selvatica (Quaglia tridattila)
Tetrax tetrax (Gallina prataiola)
Porphyrio porphyrio (Pollo sultano)
Netta rufina (Fistione turco)
Arvicola terrestre (Arvicola terrestris)
Lutra lutra (Lontra)
Canis lupus (Lupo)
Sus scrofa (Cinghiale)
Cervus elaphus (Cervo nobile)
Dama dama (Daino)
Capreoleus capreoleus (Capriolo)
Periodo
Principali cause
1965
Circa 1970
1955-65
1920-30
1945-50
1869-74
1910-20
Circa 1960
1945-50
1945-50
1800-1950?
1945-50
1920-30
1860-80
Circa 1800
Circa 1850
Circa 1840
Avvelenamento, bracconaggio
Sconosciute
Caccia, distruzione habitat boschivi
Distruzione habitat boschivi
Distruzione habitat umidi
Caccia e bracconaggio
Caccia, distruzione habitat
Caccia e bracconaggio
Distruzione habitat umidi
Distruzione habitat umidi
Sconosciute
Distruzione habitat umidi
Caccia e bracconaggio
Caccia e bracconaggio
Caccia e bracconaggio
Caccia e bracconaggio
Caccia e bracconaggio
Fonte: Italia Nostra sez. Caltanissetta, 1999
Tabella 1.5.1.4.3 - Specie reintrodotte in Sicilia
Specie
Gyps fulvus (Grifone)
Porphyrio porphyrio (Pollo sultano)
Sus scrofa (Cinghiale)
Dama dama (Daino)
Periodo
2000
2000
1960-70
1960-70
Fonte: M. Sarà, 1998
Il progetto di reintroduzione del Grifone è stato realizzato grazie alla collaborazione nata tra
la LIPU e gli Enti Parco Regionali delle Madonie e dei Nebrodi. I primi sei individui sono stati
rilasciati nel maggio del 2000 nel territorio delle Madonie, gli animali, importati dalla Spagna, sono
tenuti per brevi periodi in voliere d’acclimatamento, prima di essere liberati.
Il progetto di reintroduzione del Pollo sultano ha visto coinvolti la Regione Siciliana, il
Ministero dell’Ambiente in collaborazione con la LIPU (Lega italiana per la protezione degli
uccelli), gli Enti gestori delle riserve naturali dove gli animali vengono liberati, e l’Istituto nazionale
per la fauna selvatica. I primi 14 individui tutti giovani, d’età compresa tra i 3 e i 5 mesi, sono stati
rilasciati nell’ottobre 2000, nella Riserva Naturale del Biviere di Gela.
Per entrambi i progetti di reintroduzione, è previsto il monitoraggio degli individui
reintrodotti, alfine di verificarne l’ambientamento e l’interazione con le altre specie presenti
nell’area.
L’Azienda Foreste Demaniali, ha curato i progetti di reintroduzione del Cinghiale e del
Daino. Attualmente, a causa dell’assenza di un programma di monitoraggio non si conosce ne il
numero e ne la distribuzione degli individui, di entrambe le specie, presenti nel territorio.
Questa mancanza di controllo nel caso del cinghiale, genera non pochi problemi, infatti,
essendo molto prolifico e in assenza di predatori diretti che ne controllino la popolazione, si è
riprodotto in modo eccessivo causando non pochi danni all’ambiente.
136
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.5.2 IL SISTEMA DELLE AREE PROTETTE
Il problema della conservazione della natura in Sicilia è stato affrontato fin dal 1981 con
l’emanazione della legge regionale n.98, modificata è integrata dalla legge regionale n.14 del 9
agosto 1988, con la quale la Regione Siciliana ha continuato a perseguire la sua politica
conservazionistica. Dal 1981 al 1999 le aree istituite dalle due leggi ammontano a 61, per una
superficie complessiva di 245.410 pari al 9.6% del territorio regionale (Tabella I.5.2.1 e Figura
1.5.2.1).
crescita superficie protetta rispetto alla superficie
regionale(%)
Figura 1.5.2.1 – Evoluzione nel tempo della superficie protetta (parchi e riserve)
12%
10%
8%
6%
4%
2%
0%
1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente
Si tratta di tre Parchi regionali, Madonie, Nebrodi ed Etna, quest’ultimo di conclamata
rilevanza nazionale, che ricoprono il 74.82 % della complessiva superficie regionale protetta, e di
cinquantotto riserve regionali, pari al restante 25.18%. I parchi regionali ricadono nelle province di
Catania, Enna, Messina e Palermo.
Le riserve naturali regionali ricoprono prevalentemente i territori delle province di Palermo
e Messina, rispettivamente con circa 17.766 e 12.104 ettari, pari al 28.75% e al 19.59% della totale
superficie occupata dalle riserve (Figura 1.5.2.2).
137
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.5.2.2 - Superficie occupata dalle riserve naturali regionali per provincia all’anno 1999
17.765,63
superficie riserve naturali regionali (ettari), anno 1999
18.000
16.000
14.000
12.103,81
12.000
10.000
8.797,68
8.000
6.566,06
6.000
6.490,90
5.026,37
4.000
3.055,95
2.000
1.146,50
833,01
0
Agrigento
Caltnissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente
Inoltre la legge 98/81, con l’art. 3, ha dato origine al Consiglio Regionale per la Protezione
del Patrimonio Naturale (C.R.P.P.N.) il quale ha predisposto il Piano Regionale dei Parchi e delle
Riserve Naturali. Il Piano modificato dalla legge 14/88 prevede l’istituzione di 79 riserve naturali
per una superficie complessiva protetta pari al 12.78% della totale regionale.
Sino all’anno 1999, nessun Parco o Riserva Naturale ha attivato un piano di gestione (piano
territoriale, piano di sistemazione e di utilizzazione).
Mancano, così, gli strumenti essenziali per una razionale pianificazione e gestione delle aree
da tutelare, valorizzare e sviluppare nell’ottica di una sostenibilità economica-ambientale.
In Sicilia sono presenti tre aree marine protette, istituite ai sensi della legge 394/91, per una
superficie totale di 70566 ettari. Esse ricadono nelle province di Palermo, Catania e Trapani, e si
estendono su una fascia costiera di 94903 metri, pari al 6.4% della complessiva linea di costa della
Regione (Tabella 1.5.2.1).
Tabella 1.5.2.1 – Aree marine protette in Sicilia
Denominazione (Prov.)
Anno d'istituzione
Isola di Ustica (Pa)
12/11/1986
Isole Ciclopi (Ct)
07/12/1989
Isole Egadi (Tp)
27/12/1991
Totale Regionale
Fonte: Ministero dell’Ambiente, 2002
Superficie
(ettari)
15951
623
53992
70566
138
% linea di costa
Linea di costa provinciale e
(metri)
regionale
14452
6529
73922
94903
7,8%
10,4%
22,2%
6.4%
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
La salvaguardia ed il miglioramento della qualità dell’ambiente naturale, attuati anche
attraverso la conservazione degli habitat, della flora e della fauna selvatica, rappresentano un
obiettivo di primario interesse perseguito dall’Unione Europea.
A tal fine è stata adottata da parte del Consiglio delle Comunità Europee, la Direttiva
92/43/CEE denominata Habitat.
Lo scopo di tale direttiva è quello di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la
conservazione degli habitat naturali: gli stati membri hanno provveduto ad individuare i Siti di
Importanza Comunitaria (SIC) intesi come aree che aiutano a mantenere o ripristinare un tipo di
habitat naturale o una specie di flora o di fauna selvatica in uno stato di conservazione soddisfacente
e che concorrono pertanto alla conservazione della biodiversità nelle regioni biogeografiche di
appartenenza.
Ciascuno stato membro ha redatto una scheda finalizzata all’inserimento dei siti nell’elenco
della rete ecologica europea Natura 2000 che comprende anche le Zone di Protezione Speciale
(ZPS).
In Sicilia, nell’ambito del progetto BIOITALY del Ministero dell’Ambiente, sono stati
censiti duecentodiciotto siti di importanza comunitaria (Direttiva 92/43/CEE “Habitat”) di cui
quarantasette rappresentano anche delle zone di protezione speciale per l’avifauna (Direttiva
79/409/ CEE “Uccelli”). I siti d’interesse comunitario (SIC) e le zone di protezione speciale (ZPS)
ricoprono rispettivamente una superficie di 8.92% e 3.62% del territorio regionale, per un totale del
12.54% (Tabella I.5.2.2 e Tabella I.5.2.3).
Le ZPS sono state selezionate dall’elenco dei SIC in base ai seguenti criteri:
a) Biodiversità del sito (numero di specie incluse nell’allegato I comunque presenti nel sito);
b) Numero di specie (indice di densità) nidificanti, residenti, di tappa;
c) Numerosità delle popolazioni;
d) Presenza di singole specie, con attenzione al grado di vulnerabilità, per le quali il sito
prescelto costituisce sito di riproduzione o svernamento oppure ospita colonie di notevole
consistenza numerica:
?? Berta maggiore (Calonectris diomedea)
?? Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus)
?? Capovaccaio (Neophron percnopterus)
?? Falco della Regina (Falco eleonorae)
?? Aquila reale (Aquila chrysaetos)
?? Coturnice ssp siciliana (Alectoris graeca whitakeri).
e) Importanza geografica del sito per le rotte migratorie
In base ai criteri sopraddetti, sono state selezionate aree geograficamente ascrivibili ai
seguenti sistemi:
Zone umide della Sicilia Nordoccidentale
Zone umide della Sicilia Sudorientale
Aree interne
Isole circumsiciliane.
Le 47 ZPS comprendono le due zone storiche, di Vendicari (1450 ettari) e del Biviere di
Gela (256 ettari), che sono state denominate “aree umide d’interesse internazionale” in base alla
convenzione di Ramsar (Tabella I.5.2.4). La convenzione è stata firmata il 2 febbraio 1971, e
riconosce l’importanza delle zone umide soprattutto come habitat degli uccelli acquatici e delle
specie migratrici non menzionati dall’Allegato I della Direttiva “Uccelli”.
In Sicilia non ci si è ancora dotati di un reale Sistema regionale delle aree protette che crei le
necessarie interconnessioni sia ecologiche che gestionali tra Parchi e riserve naturali, mettendo
anche in relazione le attività dei vari Enti gestori che operano sul territorio.
139
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Nell’immediato futuro sarà pertanto necessario puntare alla costruzione di una connettività
secondaria attraverso la progettazione e la realizzazione di zone cuscinetto e corridoi ecologici che
mettano in relazione le varie aree protette, costituendo così dei sottosistemi, funzionali anche al loro
sviluppo.
La principale caratteristica di aree cuscinetto e corridoi ecologici dovrà essere la loro
capacità di mantenere certe funzioni ecologiche relative a fenomeni come le migrazioni stagionali,
la dispersione delle specie dei vari stadi successionali degli ecosistemi, il flusso genico tra
popolazioni diverse.
Il risultato dovrà essere quello di realizzare una rete di aree naturali a vario grado di
protezione ed individuare così le Bioregioni che avranno anche la funzione di assicurare l’integrità
demografica e genetica di quelle specie che richiedono gli areali maggiori.
140
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.6 RISCHIO TECNOLOGICO
1.6.1 AREE AD ELEVATO RISCHIO DI CRISI AMBIENTALE
Secondo quanto statuito dall’art.7 della legge 8 luglio 1986 n.349, come modificato dalla
legge 28 agosto 1989 n.305, gli ambiti territoriali e gli eventuali tratti marittimi prospicienti
caratterizzati da una grave alterazione degli equilibri ambientali e che comportano rischio per
l’ambiente e la popolazione possono essere dichiarati, con delibera del Consiglio dei Ministri, aree
ad elevato rischio di crisi ambientale. Il D.L.gs. 31 marzo 1998 n.112, all’art.74, ha trasferito tale
competenza alle Regioni.
Complessivamente, sono presenti, sull’intero territorio nazionale, 14 aree dichiarate ad
elevato rischio di crisi ambientale. Il grafico che segue indica la distribuzione in percentuale di
queste sul territorio.
Figura 1.6.1.1 – Percentuale di distribuzione delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale sul territorio
nazionale
Percentuale di distribuzione delle aree ad elevato
rischio di crisi ambientale sul territorio nazionale
Nord
14%
Centro
29%
Isole
21%
Nord
Centro
Sud
Isole
Sud
36%
Fonte: Ministero dell’Ambiente, 2001
LA SITUAZIONE IN SICILIA
Il Consiglio dei Ministri, con la delibera del 30 novembre 1990, ha dichiarato il territorio
della provincia di Caltanissetta (zona denominata “Gela”) e il territorio della provincia di Siracusa
(zona denominata “Priolo Augusta”) aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Con il successivo
D.P.R. 17 gennaio 1995 si è provveduto all’emanazione dei piani di disinquinamento per il
risanamento, destinando a tale fine alla provincia di Siracusa un finanziamento di 100 miliardi, e
alla provincia di Caltanissetta un finanziamento di 40 miliardi. Gli investimenti complessivi previsti
dal Piano per l’area di Gela sono di 620 miliardi, per l’area di Siracusa-Priolo-Augusta di 1100
miliardi di vecchie lire (Valutazione ex-ante del Piano di Sviluppo del Mezzogiorno, ANPA, RTI
AMB-NET 1/2000).
La tabella che segue individua, per le due aree, l’estensione, la popolazione coinvolta, i
comuni interessati, e le principali attività industriali che vi hanno sede e alle quali si attribuisce il
maggiore effetto impattante.
141
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.6.1.1 – Piani di risanamento: superficie, popolazione, comuni ed attività coinvolte
ATTIVITA'
INDUSTRIALI
SUPERFICIE POPOLAZIONE
PRINCIPALI
Raffineria,
3 (Gela, Butera, produzione
676 Km2
110.822
Niscemi)
prodotti chimici
GELA
6
(Priolo,
Augusta, Melilli, Petrolchimico,
Solarino, Floridia, raffineria, attività
569 Km2
212.796
Siracusa)
portuali
PRIOLO
Fonte: Ministero dell’Ambiente e Piani di risanamento, 1999
COMUNI
INTERESSATI
I piani di risanamento, redatti dal Ministero dell’Ambiente, constano di due parti. La prima
contiene un dettagliato studio conoscitivo dello stato d’inquinamento delle zone interessate. La
seconda è, invece, un documento propositivo dove si definiscono gli obiettivi principali che si
intendono perseguire, le strategie operative, l’identificazione degli interventi necessari e delle
modalità di attuazione e gestione (G.U. n. 100 del 2 maggio 1995, supplemento ordinario alla serie
generale n. 51).
L’attuazione del piano, oltre il coinvolgimento diretto di Stato, Regione ed Enti Locali,
prevede che le industrie operanti in zona siano tenute a rispettare gli indirizzi dettati e a realizzare le
ristrutturazioni ambientali.
Con Decreto del Presidente della Regione Siciliana del 23 gennaio 1996 (G.U.R.S. n.18 del
13 aprile 1996) sono stati approvati Accordi di programma per le due aree, finalizzati a una
gestione unitaria e integrata dei Piani, e sono stati istituiti i rispettivi Comitati di Coordinamento.
Questi ultimi hanno il compito fondamentale di rilasciare un parere preliminare su qualsiasi
iniziativa, riferita all’area, attinente alle problematiche ambientali.
Allo stato attuale, in entrambe le aree, i progetti a titolarità privata sono stati quasi
integralmente realizzati; i progetti a titolarità pubblica, invece, sono rimasti inattuati a causa del
mancato trasferimento dei fondi da parte della regione Siciliana. Per far fronte a tale ritardo, il
Presidente del Consiglio dei Ministri ha provveduto a nominare Commissari delegati per
l’attuazione degli interventi di risanamento i Prefetti di Caltanissetta e di Siracusa (ordinanza
n.3072 del 21 luglio 2000, art.12, c.1).
Inoltre, sono stati recentemente convocati tavoli tecnici per verificare lo stato di attuazione e
di attualità dei piani di risanamento. In questa sede si è puntualizzato che le schede degli interventi
ambientali possono essere riviste, revisionate ed aggiornate, purché siano adeguate dal punto di
vista della normativa e finanziabili.
Nell’area industriale di Augusta – Priolo – Melilli, i gestori degli stabilimenti soggetti agli
obblighi di notifica (art.6) e di redazione del Rapporto di Sicurezza (art.8)si sono organizzati tramite
l’Assindustria di Siracusa, creando un apposito Comitato Tecnico deputato all’elaborazione del
Rapporti di Sicurezza Integrati d’Area – RSIA (l’art. 13 del D.Lgs n.334 del 1999), nonché di
raccogliere i dati necessari allo studio. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ha,
inoltre, istituito una Commissione per il monitoraggio dell’elaborazione del RSIA e per la
successiva valutazione.
Si ricorda, inoltre, che attualmente è in corso di discussione, in sede regionale, il
riconoscimento al comprensorio di Milazzo della qualifica di area ad elevato rischio di crisi
ambientale.
142
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.6.2 INDUSTRIE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE
Il D.Lgs. 334 del 17 agosto 1999, che recepisce la direttiva 96/82/CE, conosciuta come
"Seveso 2", ha lo scopo di assicurare una maggiore protezione dell'ambiente e della salute umana
attraverso un sistema più coerente di prevenzione degli incidenti rilevanti. In tal senso, vari
adempimenti sono richiesti ai gestori degli stabilimenti in cui siano presenti sostanze pericolose.
Specificatamente, il D.Lgs. 334/99 introduce:
- un obbligo generico di individuazione dei rischi di incidenti rilevanti e di adozione di tutte le
misure necessarie per la prevenzione degli incidenti, da parte dei gestori di stabilimenti di cui
all’allegato A in cui siano presenti sostanze pericolose in quantità inferiori a quelle indicate
nell’allegato I.
- l’obbligo di relazione semplice (art.5) In tal senso, i gestori di stabilimenti di cui all’allegato A
in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori ai valori soglia di cui al punto 3
dell’allegato B e per le sostanze e categorie elencate nell’allegato I sono tenuti a presentare
una relazione che contiene” informazioni relative al procedimento produttivo, alle sostanze
presenti, alla valutazione dei rischi e l’adozione di misura di sicurezza, all’informazione,
formazione, addestramento ed equipaggiamento di coloro che lavorano in situ“;
- l’obbligo di notifica (art.6). Consiste in una autocertificazione a cui è tenuto il gestore di
stabilimenti dove sono presenti sostanze pericolose uguali o superiori a quelle indicate in
allegato I. Contiene informazioni sulle sostanze pericolose presenti, le attività in corso o
previste, sullo stabilimento e sull’ambiente circostante. Inoltre, il gestore tenuto all’obbligo di
notifica deve predisporre un documento (art. 7), che definisce la politica di prevenzione degli
incidenti rilevanti adottata. Il documento di prevenzione non va inviato, ma è tenuto a
disposizione delle autorità competenti.
- l’obbligo di redazione del Rapporto di Sicurezza (art.8). Consiste in un obbligo ulteriore
rispetto alla notifica e al documento di prevenzione, a cui è tenuto il gestore degli stabilimenti
in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate
nell’allegato I, parte 1 e 2, colonna 3 del D.Lgs.. E’ volto ad approfondire l'analisi di rischio
degli impianti, evidenziando il sistema di gestione della sicurezza adottato, i pericoli di
incidente rilevante individuati e le misure di prevenzione, i piani di sicurezza interni.
LA SITUAZIONE IN SICILIA
In Sicilia, esiste un discreto numero di aziende che, in ottemperanza alla nuova normativa,
sono soggette agli adempimenti sopra menzionati.
Specificatamente, le tabelle e i grafici che seguono individuano le aziende soggette
all’obbligo di relazione semplice (art.5), di notifica (art.6) e di redazione del Rapporto di Sicurezza
(art.8); la loro distribuzione sul territorio della regione e le varie tipologie produttive. Risulta
chiaramente che il maggior numero di aziende a rischio di incidente rilevante è concentrato nei poli
industriali di Palermo, Catania, Ragusa e Siracusa.
143
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.6.2.1 – Distribuzione degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante per tipologia
di adempimento
Distribuzione delle aziende per tipologia di adempimento
Art.5 Dichiarazioni
44%
Art.6 Notifica
51%
Art.8 RdS
5%
Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE – ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente,2002
– Ministero dell’ Ambiente – IAR - aprile 2002
Figura 1.6.2.2 – Distribuzione provinciale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante
Distribuzione provinciale degli stabilimenti a rischio di
incidente rilevante
AG
CL
18
16
CT
20
EN
12
10
15
6
10
4
10
ME
PA
4
RG
SR
5
TP
0
Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE – ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente,
Ministero dell’Ambiente – IAR - 2002
144
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.6.2.3 – Distribuzione degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante per tipologia
produttiva
Distribuzione delle aziende per tipologia produttiva
31%
17%
11%
8%
3%
5%
9%
3% 5%
4%
4%
Distillazione
Deposito di olii minerali
Deposito gas liquefatti
Stabilimento chimico e/o petrolchimico
Deposito fitofarmaci
Produzione e/o deposito esplosivi
Produzione e/o deposito gas tecnici
Centrale termoelettrica
Depositi tossici
Raffinazione petrolio
Altro
Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE – ARPA Sicilia su dati Ministero Ambiente – IAR – ottobre 2001
INCIDENTI AMBIENTALI
Gli incidenti ambientali nell’industria sono comunemente divisi nelle seguenti tipologie:
incendio o principio d’incendio, esplosioni, emissione fumi e emissione di tossico o corrosivo.
La quasi totalità degli incidenti verificatisi in Sicilia, negli ultimi anni, è concentrata nel
grande polo industriale di Siracusa. La mancanza di altri grandi insediamenti industriali nel resto
del territorio esclude l’eventualità di gravi incidenti, così come confermato dalle Prefetture delle
nove Province e dalla Protezione Civile Regionale.
La tabella che segue individua gli incidenti industriali verificatisi, dal giugno 2000 ad oggi.
Tipologie di incidenti industriali – Sicilia
Incendio o principio d’incendio
12
esplosioni
2
Emissione fumi
5
Emissione di tossico o corrosivo
3
Incendio o esplosione
7
TOTALE
29
Fonte: Dipartimento Regionale della protezione Civile,2002
145
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.7 AMBIENTE URBANO
1.7.1 AMBIENTE URBANO
Nell’ambito di una corretta analisi territoriale e ambientale della Sicilia una importanza
preminente rivestono i centri urbani. Essi infatti, oltre a costituire gli elementi artificiali di più
complesso funzionamento, sono i nuclei da cui traggono origine quasi tutti i fenomeni di
trasformazione dinamica dell’intero territorio.
La sopravvivenza e lo sviluppo delle città sono infatti ovviamente legati allo sfruttamento e
al consumo di risorse che il territorio non urbanizzato deve produrre.
Inoltre gli scambi e i rapporti delle città definiscono in maniera preponderante la rete dei
collegamenti che disegna e molto spesso caratterizza interi territori, influenzando lo sviluppo o il
degrado dell’ambiente.
Riguardo una distinzione per classi di ampiezza demografica (Tabella I.7.1.1) è possibile
distinguere 27 centri urbani medi con numero di abitanti compresi tra 30.000 e 250.000 e 3 aree
metropolitane (Palermo, Catania e Messina).
La grande maggioranza dei comuni siciliani, pari a 360, è classificabile tra i centri minori
con popolazione compresa cioè tra 500 e 30.000 abitanti.
Su un totale di 5.108.067 abitanti in Sicilia (dato 1997) 1.292.816, pari al 25,29%, risiede
nei centri medi. I 2.445.163, pari al 47,8%, risiedono nei centri minori; i restanti 1.370.088 nelle
suddette aree metropolitane.
Dal punto di vista della quantità di suolo urbanizzato esso risulta pari a 104.383 ha,
equivalenti al 4,06% del totale della superficie della Sicilia.
Al 2000, quasi il 50% dei comuni siciliani è dotato di un P.R.G. (Piano Regolatore
Generale); il 40% ha attuato un programma di fabbricazione (P.d.F.) e il resto dei comuni hanno
predisposto un piano comprensoriale e, in un solo caso, un piano di ricostruzione. In tre comuni non
esiste, invece, nessun strumento urbanistico.
Tabella 1.7.1.1 – Strumenti urbanistici
N. Piani
N. Piani
N. Programmi di
TOTALE
Regolatori
Comprensoriali -
Fabricazione -
Piani di
strumento
COMUNI
Generali - P.R.G.
P.C.
P.d.F.
ricostruzione
urbanistico
13
Nessuno
AG
43
15
CL
22
18
4
CT
58
31
26
1
EN
20
8
11
1
ME
108
48
7
53
PA
82
35
11
35
RG
12
8
4
SR
21
18
3
TP
24
5
12
6
1
TOTALE
390
186
43
157
1
Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente - Direzione Urbanistica, 2000
146
15
1
3
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tra gli indicatori di risposta analizzati per definire lo stato di qualità dell’ambiente urbano,
si è ritenuto opportuno considerare la quota di verde pubblico pro capite esistente.
A livello urbano, considerando i tre centri urbani più popolati del territorio siciliano, si può
notare come Palermo possegga il doppio della superficie di verde per abitante rispetto agli altri due
grandi centri abitati della Sicilia.
Tabella 1.7.1.2 – Quota di verde pubblico pro capite
QUOTA DI VERDE PUBBLICO PRO
CAPITE (mq)
CATANIA
4,5
MESSINA
4,32
PALERMO
7,98
Fonte: Comuni di Catania, Messina e Palermo, 2002
Come è noto, il Programma Agenda 21 Locale, approvato a Rio de Janeiro nel 1992 e
sottoscritto da oltre 170 nazioni, è un catalogo delle politiche e delle azioni mirate allo Sviluppo
Sostenibile. L'Agenda 21 è il processo di partnership attraverso il quale gli Enti Locali operano in
collaborazione con tutti i settori della comunità locale per definire piani di azione per perseguire la
sostenibilità.
In Italia, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio sostiene il processo di
Agenda 21 locale, coofinanziando numerosi progetti.
In Sicilia finora sono 11 in totale, le amministrazioni che hanno avviato un processo
di Agenda 21 locale (Cnel: Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, 2000): tra i Comuni
ritroviamo Caltagirone (CT), Catania, Francofonte (SR), Marsala (TP), Messina, Palermo,
Ravanusa (AG), Trecastagni (CT); tra le province quella di Enna e Catania; ed infine il Parco
dell’Etna.
147
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.7.2 INQUINAMENTO ACUSTICO
L’inquinamento acustico è un fenomeno riscontrabile essenzialmente nelle zone urbanizzate
del territorio ed, in maniera minore, in zone extraurbane e rurali che interagiscono prevalentemente
con infrastrutture di trasporto e con attività produttive. Solo recentemente alla lotta contro il rumore
è stata riconosciuta l’importanza assegnata ad altri problemi ambientali ad esempio alla riduzione
dell’inquinamento atmosferico, (la prima norma nazionale che tenta di affrontare organicamente il
problema è il D.P.C.M. 1 marzo 1991).
In una relazione dell’OMS del 1996 su rumore ambiente e salute, vengono individuati gli
effetti principali di questo inquinante, in particolare disturbi del sonno, danni uditivi o fisiologici
(prevalentemente di tipo cardiovascolare) e difficoltà di comunicazione. Si stima che circa il 20 %
della popolazione dell’Europa occidentale sia sottoposta a livelli di inquinamento acustico
considerati inaccettabili.
A livello europeo nel 1995, in occasione del riesame del programma di azione a favore
dell’ambiente, la Commissione ha annunciato l’adozione di una politica di riduzione del rumore,
con proposte e raccomandazioni contenute nel libro verde del 1996; inoltre con la recentissima
direttiva del Parlamento Europeo n. 49 del 25 giugno 2002 ha definito le linee relative alla
determinazione e gestione del rumore ambientale.
La legge quadro sull’inquinamento acustico, assegna alle regioni competenze specifiche di
indirizzo e coordinamento delle attività di tutela dall’inquinamento acustico, che ancora non sono
state però tradotte in legge. Il principale effetto della mancanza della norma regionale si può
constatare nella quasi assenza di comuni che allo stato attuale abbiano proceduto alla zonizzazione
acustica del territorio.
SORGENTI
Le principali sorgenti responsabili dell’inquinamento da rumore risultano essere in ambito
urbano:
- il traffico veicolare che sicuramente fornisce il contributo maggiore;
- gli impianti fissi di refrigerazione e condizionamento;
- i cantieri edili e stradali;
- l’utilizzo (molto spesso notturno) di motorini per l’approvvigionamento idrico;
- le attività notturne di esercizi pubblici a scopo ricreativo.
La valutazione complessiva degli esposti per rumore evidenzia che la popolazione
considera, in genere, anche a causa della facile individuabilità del soggetto titolare della fonte,
l’inquinamento da sorgenti fisse come quello maggiormente rilevante. In realtà, il traffico veicolare
costituisce la sorgente più importante sia per i livelli sonori ad esso associati sia perché a causa
della sua diffusione, interessa la totalità delle aree urbane e quindi coinvolge vastissimi strati della
popolazione.
L’ATTIVITA’ DI CONTROLLO
L’attività di controllo sul territorio è garantita dai nove Dipartimenti Arpa Provinciali (ex
Laboratori di Igiene e Profilassi), che sulla base di richieste effettuate da pubbliche
Amministrazioni, privati cittadini, Autorità giudiziaria, provvedono a verificare il rispetto dei limiti
massimi assoluti e differenziali di livello sonoro previsti dalla normativa. A questo proposito si
rileva che in assenza di classificazione acustica del territorio comunale non possono essere applicati
i limiti di cui al D.M 14 novembre 1997 ma si possono utilizzare solamente i limiti transitori di cui
al D.P.C.M. 1 marzo 1991 che suddivide il territorio nazionale in quattro zone secondo quanto
previsto dal D.M. 02 aprile 1968.
148
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
L’ ATTIVITA’ DI MONITORAGGIO SUL TERRITORIO
L’attività di monitoraggio svolta a Palermo e a Catania, le due maggiori città siciliane, si
può sintetizzare con le attività sottoelencate.
Il Comune di Palermo ha dotato 6 delle 7 stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria di
strumentazione per il costante monitoraggio del rumore. Il Comune di Catania ha, invece,
provveduto a realizzare campagne di monitoraggio. A seguito di quanto rilevato, è possibile
individuare il Livello equivalente di pressione sonora all’interno del territorio comunale, il Leq.
Questo esprime, in decibel, con un unico valore, le variazioni di pressione sonora esercitate in un
determinato intervallo di tempo.
La tabella che segue riporta le medie annue rilevate.
Tabella 1.7.2.1 – Livello equivalente di pressione sonora: Palermo
1999
2000
Leq
Leq
Leq
Leq
Leq
Notturno Giornaliero Leq Diurno Notturno
Giornaliero Diurno
Boccadifalco
56,8
57,6
54,5
56,7
57,5
54,4
Giulio
Cesare
72,5
73,6
68,6
73,2
74,3
69,4
Castelnuovo
68,1
69,3
64,1
69
70,1
64,7
Unità d'Italia
66,5
67,8
61,2
65,1
66,4
59,8
Torrelunga
69,1
70,1
65,4
68,5
69,7
64,3
Belgio
69,6
70,7
65,6
69,1
70,2
65,1
Fonte: 3° Relazione sullo Stato dell'Ambiente, AMIA Azienda Speciale Palermo, 1999 – 2000
Palermo
Tabella 1.7.2.2 – Livello equivalente di pressione sonora: Catania
Leq - Catania
2001
69,5 (dB)
Fonte: Comune di Catania - Direzione Tutela Ambientale, 2002
Si riportano di seguito i limiti assoluti di immissione previsti dal D.P.C.M. 14 novembre
1997 “determinazione dei valori limiti delle sorgenti sonore” che saranno applicabili dopo la
classificazione acustica del territorio comunale.
Tabella 1.7.2.3– Valori limite assoluti di immissione – Leq in dB(A)
Classi di destinazione d’uso del
Tempi di riferimento
territorio
Diurno (06.00-22.00) Notturno (22.00-06.00)
50
40
Classe I – Aree particolarmente
protette
55
45
Classe II – Aree prevalentemente
residenziali
60
50
Classe III – Aree di tipo misto
65
55
Classe IV – Aree di intensa attività
umana
70
60
Classe V – Aree prevalentemente
industriali
70
70
Classe VI – Aree esclusivamente
industriali
149
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Come già accennato, a causa della mancanza della norma regionale che fissi i criteri per la
classificazione acustica, pochissimi Comuni hanno provveduto alla suddivisone in classi del
territorio.
La tabella che segue sintetizza lo stato di avanzamento delle zonizzazioni acustiche nella
regione Sicilia.
Tabella 1.7.2.4 – Stato di avanzamento della Zonizzazione acustica in Sicilia
Totale
Comuni con
zonizzazione
approvata
Comuni con
zonizzazione
iniziata
Pace del Mela (ME)
Caltanissetta
Floridia (SR)
Leni (ME)
Messina
Nicolosi (CT)
Palermo
Scicli (RG)
2
6
Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE – ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, 2000
E’ da rilevare che la suddivisione in classi del territorio, che si potrà attuare compiutamente
solo con l’emanazione della normativa regionale, è di fondamentale importanza nella gestione dello
stesso, in quanto pone le basi alla redazione del piano di risanamento acustico. Tale strumento,
fondamentale per procedere alla riduzione dei livelli di inquinamento acustico, dovrà essere
coordinato con gli strumenti di pianificazione urbanistica comunale ma anche con i regolamenti
locali (regolamento di igiene, regolamento edilizio).
150
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.7.3 TRASPORTO PUBBLICO
L’analisi del trasporto locale è il conseguente aggiornamento della situazione Regionale
consentirà di mettere in relazione tale argomento con le diverse matrici ambientali coinvolte,
fornendo gli strumenti per una valutazione del carico ambientale attualmente prodotto.
Come evidenziato dai risultati di un’indagine svolta dalla sezione del controllo per la
Regione siciliana della Corte dei Conti, attivata con la delibera n.9 del 22 maggio 2001,
limitatamente al trasporto su gomma, la situazione siciliana si può così sintetizzare: assenza di una
politica regionale di settore; mancanza di una legislazione organica; insufficienza qualitativa e
quantitativa dell’organico del competente Assessorato regionale; discrasie nel finanziamento
pubblico e mancanza di trasparenza nella determinazione dei contributi di esercizio; mancanza sia
di un Piano Regionale dei Trasporti, che delle iniziative dirette all’acquisizione degli elementi
propedeutici alla redazione del Piano stesso; inerzia legislativa ed amministrativa nell’attuazione
della riforma disposta dalle normative comunitarie e statali.
Fino ad oggi è quindi mancata nel settore una qualsiasi forma di regolamentazione
programmata ovvero una visione strategica e razionale del problema, che non ha di certo favorito la
mobilità dei cittadini.
Nel 2000 le aziende operanti in Sicilia nel settore del trasporto urbano ed extraurbano su
gomma erano 140, di cui 130 private e 10 pubbliche. Tali cifre, sicuramente elevate, costituiscono
un ostacolo alla revisione e al riordino della rete.
La tabella seguente riporta, per gli anni e per le province indicate, il numero dei passeggeri
trasportati e la situazione dei mezzi utilizzati dalle aziende pubbliche siciliane.
Tabella 1.7.4.1 – Situazione passeggeri e mezzi per provincia
N.PASSEGGERI/ANNO
Aziende
A.S.T.
AMAT-Palermo
AMT-Catania
ATM-Messina
SAU-Trapani
ASM-Taormina
CITIS-Salina
SMA-Marsala
Autoparco-Pantelleria
Autoparco-Ustica
1998
24290637
72701864
44802727
26056000
135000
48326
1999
22540627
69183187
46452905
25771000
135000
57330
2000
20603411
71315065
44802171
25914000
1411000
110000
2127408
135000
67161
TOTALE 168034554 164140049 166485216
N.MEZZI UTILIZZATI
1998
550
331
210
130
1999
550
317
187
110
2000
550
323
184
110
40
6
6
4
4
4
4
6
7
16
4
4
1235
1178
1244
N.MEZZI BASSO IMP. (2000)
Eco
Ibridi Elettrici Metano Diesel €2
21
21
236
7
38
30
7
68
236
Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE – ARPA Sicilia su dati Corte dei Conti-Sezione di controllo per la
Regione siciliana, 2001;
Si può vedere come solo tre delle dieci Aziende pubbliche siciliane si siano attivate al fine di
limitare l’impatto ambientale dei veicoli adibiti a trasporto urbano.
L’AST, non potendo usufruire dei finanziamenti che i Comuni concedono a tal fine alle
municipalizzate, sta provvedendo alla graduale trasformazione di alcuni autobus da gasolio ad
alimentazione mista, gasolio o metano.
Il Comune di Palermo ha stanziato per l’A.M.A.T. circa 67 miliardi, nell’ambito della
realizzazione del programma pluriennale degli investimenti, che consentiranno l’immatricolazione
di 133 nuovi autobus e l’abbassamento dell’età media del parco veicoli a 7.4 anni.
151
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Durante tale fase di rinnovo verranno effettuate delle valutazioni sull’impatto ambientale
degli autobus, al fine di determinare le caratteristiche di cui devono essere dotati i mezzi aziendali.
Anche l’AMT di Catania, ha adeguato l’intero parco vetture alle normative in materia di
emissione di gas e fumi di scarico (il bollino blu), effettuando altresì un continuo controllo
programmato sugli scarichi medesimi.
Sempre per l’AMT, si evidenzia inoltre che la situazione dei mezzi presentata in tabella
evolverà a breve grazie ad un finanziamento parziale del Ministero dell’Ambiente, arriveranno
infatti 22 veicoli sussidiari a trazione elettrica e ulteriori 6 bus a Metano.
152
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.7.4 LE RADIAZIONI NON IONIZZANTI: L’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
Il tema dell’inquinamento da campi elettromagnetici ha acquistato risalto negli ultimi tempi
a causa di una proliferazione senza precedenti di sorgenti di campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici dovuta allo sviluppo di tecnologie che hanno sicuramente migliorato la qualità
della vita, ma contemporaneamente contribuito a destare nell’opinione pubblica una crescente
preoccupazione per i possibili rischi che potrebbero derivare alla popolazione.
Bisogna distinguere i tipi di onda dalla frequenza secondo cui si propagano disponendosi in
maniera diversa lungo lo spettro elettromagnetico:
- le onde a bassa frequenza, ELF, extremely low frequency, 0 Hz – 300 Hz, (linee elettriche,
elettrodomestici);
- le onde in radiofrequenza RF, radio frequency, 300 Hz – 300 GHz, (telefonia cellulare,
ripetitori radio Tv,).
Sulla possibilità che l’esposizione a radiazioni non ionizzanti possa essere pericolosa per
l’uomo vi è un dibattito molto acceso, non adeguatamente supportato però dalla ricerca scientifica.
Tutte le istituzioni che si occupano del problema, ISS (Istituto Superiore di Sanità), OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità), ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione
dalle Radiazioni Non Ionizzanti), NIEHS (National Institute of Environmental Healt Sciencens,
USA) concordano sul fatto che gli studi, per vari motivi, (es. dati non confrontabili perché ottenuti
con differenti procedure di valutazione dell’esposizione), non hanno raggiunto un approfondimento
tale da potere correlare senza ombra di dubbio l’esposizione ai campi elettromagnetici con l’inizio
del processo di cancerogenesi.
D’altra parte le conoscenze finora acquisite non possono escludere questa eventualità, infatti
il NIEHS ha considerato i campi ELF “un possibile cancerogeno per l’uomo” ovvero la più bassa
delle tre categorie usate dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro per classificare
l’evidenza scientifica relativa ad agenti potenzialmente cancerogeni, e l’OMS nell’ambito del
progetto internazionale CEM (campi elettromagnetici), cita uno studio che dimostra che campi RF
simili a quelli usati nelle comunicazioni aumentano l’incidenza di cancro in cavie esposte in
vicinanza.
IL QUADRO NORMATIVO
La Legge quadro 22 febbraio 2001 n. 36 norma le azioni necessarie alla tutela dai campi
elettromagnetici per le frequenze da 0 Hz a 300 GHz e prevede un DPCM che dovrebbe fissare i
limiti di esposizione per la popolazione, decreto che non è stato ancora emanato. In assenza di tale
strumento, si utilizzano transitoriamente, per le basse frequenze, il DPCM 23 aprile 1992, che fissa
limiti e distanze di rispetto dagli elettrodotti. Tali limiti comunque sono abbastanza elevati e si
riferiscono alla protezione dagli effetti acuti ma non da quelli a lungo termine. Il DPCM 28
settembre 1995 inoltre, stabilisce le norme tecniche procedurali di attuazione del suddetto DPCM.
Per le frequenze comprese tra 0,1 MHz e 300.000 MHz si applica il D.M. 381 del 10
settembre 1998 che fissa i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici e individua, in un’ottica
cautelativa, valori più bassi nel caso di luoghi in cui si prevede la presenza di attività umane per più
di quattro ore quotidiane.
La legge quadro prevede anche l’emanazione di una legge regionale con la quale dovranno
essere stabiliti criteri e competenze relativi a:
- l’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione degli impianti per
telefonia mobile, radioelettrici e per radiodiffusione;
- la definizione dei tracciati degli elettrodotti con tensione fino a 150 kW;
- modalità per il rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli impianti;
153
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
-
1. ASA
realizzazione di un catasto regionale delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici;
individuazione degli strumenti e delle azioni per il raggiungimento degli obiettivi di qualità;
concorso all’approfondimento delle conoscenze scientifiche relative agli effetti per la salute.
CAMPI GENERATI DA BASSE FREQUENZE
Le onde ELF sono generate dalle linee elettriche per il trasporto di energia e da tutte quelle
unità che consentono il passaggio della stessa (cabine di trasformazione, elettrodotti in generale…).
La tabella che segue individua la lunghezza topografica delle linee elettriche esistenti in Sicilia.
Tabella 1.7.5.1 – Lunghezza delle linee elettriche
Lunghezza
topografica
220 kV [km]
Terna
814
Lunghezza
topografica
380 kV [km]
Terna
252
Lunghezza
topografica 40150 kV [km]
Terna ENEL
1706
1218
Fonte: ENEL – Terna s.p.a, 2002
CAMPI GENERATI DA RADIOFREQUENZE
Diversamente, le sorgenti delle onde RF sono rappresentate dagli impianti Radio, TV e SRB
(stazioni radio base per i telefoni cellulari ). Queste costituiscono un pericolo crescente per la salute
dei cittadini dovuto al fatto che proprio la maggior parte di questi impianti si trova all’interno dei
centri urbani. I grafici che seguono individuano la collocazione provinciale di tali impianti.
Figura 1.7.5.1 – Numero di impianti RTV per provincia
N. di impianti RTV per provincia
600
544
494
500
412
400
332
273
300
200
262
276
126
109
100
0
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
Fonte: Ispettorato territoriale alle comunicazioni - Ministero delle comunicazioni, 2002
154
TP
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.7.5.2– Numero di impianti SRB per provincia
Numero di SRB per provincia
471
500
400
322
308
300
200
100
138
106
68
58
32
80
0
AG
CL
CT
EN
ME
PA
RG
SR
TP
Fonte: Enti gestori, 2002
Come è noto, nei tratti di linee elettriche esistenti dove non risultano rispettati i limiti di cui
all’art.4 e le condizioni di cui all’art.5 del D.P.C.M. 23 aprile 1992 devono essere adottate azioni di
risanamento. In tal senso l’ENEL ha condotto negli anni 1994 – 1995 campagne di rilievo per
l’individuazione dei casi in cui la vicinanza di linee elettriche con fabbricati adibiti ad abitazione ha
causato il superamento dei limiti di legge, ed ha formulato un programma generale di risanamento.
Il programma prevede 17 interventi, dei quali 12 sono stati approvati e 5 attuati.
La tabella in allegato individua nello specifico il contenuto del programma di risanamento
(Tabella I.7.5.3 – Programma risanamenti ex DPCM 23.4.1992 e DPCM 28.9. 95).
In relazione alle onde RF, la tabella in allegato, a cui si rinvia (Tabella I.7.5.4), individua i
siti dove si sono verificati i superamenti dei limiti previsti dagli artt.3 e 4 del D.M. del 10 settembre
1998 n.381, e le consequenziali azioni di risanamento in corso.
155
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
1.8 PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE
Forman e Godron identificano il paesaggio come un’area territoriale eterogenea,
composta da un gruppo di sistemi interagenti, che si ripete in forma simile in zone contigue.
Il paesaggio non è dato dalla semplice somma dei singoli elementi che lo originano
(geosfera, biosfera, nonché, atmosfera ed idrosfera), ma è qualcosa di più in quanto queste
interagiscono tra loro. Si tratta quindi di una nozione complessa che va studiata con un approccio
olistico, altrimenti, selezionando le singole variabile del sistema, sfugge lo stato di integrazione,
l’unità di ordine superiore, vale a dire lo stesso paesaggio (S. Pignatti, 1994).
L’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali al fine di dotare la Regione Siciliana di uno
strumento volto a stabilire le appropriate strategie per la tutela e la valorizzazione del patrimonio
naturale e culturale ha elaborato le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (anno
1996), dividendo la regione in ambiti paesistici. Per ciascun ambito si è condotta un’analisi dei
fattori che formano il paesaggio (complessi litologici, geomorfologia, vegetazione reale e
potenziale, biotopi, agricoltura, archeologia, centri e nuclei storici, beni isolati, viabilità storica,
crescita urbana, infrastrutture, vincoli paesaggistici e istituzionali), cercando di evidenziare
l’integrazione tra ambiente e beni culturali.
L'estrema varietà dei paesaggi siciliani ha permesso di identificare, nelle Linee guida del
Piano Territoriale Paesistico Regionale (P.T.P.R.), ben 17 ambiti territoriali con caratteristiche
peculiari:
1) Area dei rilievi del trapanese;
2) Area della pianura costiera occidentale;
3) Area delle colline del trapanese;
4) Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano;
5) Area dei rilievi dei monti Sicani;
6) Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo;
7) Area della catena settentrionale (monti delle Madonie);
8) Area della catena settentrionale (monti Nebrodi);
9) Area della catena settentrionale (monti Peloritani);
10) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale;
11) Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina;
12) Area delle colline dell'ennese;
13) Area del cono vulcanico etneo;
14) Area della pianura alluvionale catanese;
15) Area delle pianure costiere di Licata e Gela;
16) Area delle colline di Caltagirone e Vittoria;
17) Area dei rilievi e del tavolato ibleo.
Ai su detti ambiti paesistici vanno aggiunte le isole minori, che non sono state prese in
considerazione nelle Linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale dell’anno 1996.
L'aspetto orografico del territorio mostra le maggiori differenze tra la parte settentrionale
dell'isola, prevalentemente montuosa, l’area centro-occidentale ove prevale una morfologia
collinare, quella sud-orientale, caratterizzata dagli altopiani, e infine l’area vulcanica dell’Etna.
Lo studio del paesaggio è stato realizzato sulla base della cartografia allegata alle Linee
guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale e dei relativi dati digitali, pubblicate
dall’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale nel 1996 e
approvate con D.A. n° 6080 del 21 maggio 1999.
156
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Il paesaggio prevalente in Sicilia è quello agrario che ricopre circa il 66% dell’intero
territorio13.
In particolare, dominano le componenti delle colture erbacee, delle colture arboree, dei
mosaici colturali, del vigneto e dell’agrumeto (Tabella 1.8.1). Da notare l’impatto delle colture in
serra, presenti su tutta la fascia costiera meridionale siciliana (Trapani, Agrigento, Caltanissetta,
Ragusa) ed in particolare nell’area della provincia di Ragusa, che contribuiscono notevolmente sulle
vendite dei prodotti fitosanitari (vedi “I fattori di pressione del settore agricola” per la tematica
Suolo). La carta del paesaggio agrario (Figura 1.8.1) prende in considerazione i vari tipi di
copertura riferiti al paesaggio delle colture agrarie che sulla base della Carta dell’uso del suolo
(Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, anno 1994), sono state raggruppate in 7 componenti,
e successivamente cartografate in scala 1:250000.
Tabella 1.8.1 – Paesaggio agrario in Sicilia
Superficie
Superficie
Paesaggio agrario
(ettari)
(%)
dell’agrumeto
126.900
4,99%
dei mosaici colturali
262.890
10,33%
tradizionali (colture arboree)
405.396
15,94%
dei seminativi (colture erbacee)
718.179
28,23%
dei seminativi arborati
28.713
1,13%
delle colture in serra
7.661
0,30%
vigneto
141.117
5,55%
aree boscate, veget. ridotta o assen.
853.195
33,54%
Totale complessivo
2.544.050
100,00%
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
Figura 1.8.1 – Carta del paesaggio agrario
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
13
I dati delle Linee Guida del P.T.P.R. (anno 1996) si riferiscono alla superficie regionale escluso le isole minori.
157
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Il paesaggio forestale, anche di origine antropica, viene trattato insieme al paesaggio
vegetale naturale e seminaturale che nel complesso segue per estensione quello agrario, con una
copertura pari al 26% come anche riportato nella carta dell’uso del suolo dell’Assessorato Territorio
e Ambiente (anno 1994). La vegetazione reale rientra prevalentemente nei paesaggi delle praterie
termo-xerofile e meso-xerofile che investono il 13% della superficie regionale, seguono i paesaggi
di boscaglia e prateria arbustata (3%), e i paesaggi forestali che nel complesso occupano più
dell’8% della superficie regionale (Tabella 1.8.2 e Figura 1.8.2).
La carta della vegetazione reale allegata alle linee guida del P.T.P.R è stata prodotta in scala
1:250000 dalla sintesi delle attuali informazioni sulla copertura vegetale in Sicilia. Tali conoscenze
si basano fondamentalmente sulle carte dell’utilizzazione del suolo realizzate da E.S.A., T.C.I.,
ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, sulla Carta della vegetazione d’Italia in scala
1:1000000 e su numerose analisi cartografiche e indagini specifiche della flora e della vegetazione
siciliana disponibili in letteratura. La carta include anche le formazioni forestali artificiali, per la
loro rilevanza dal punto di vista idrogeologico e paesaggistico.
Tabella 1.8.2 – I paesaggi vegetali in Sicilia
Superficie Superficie
(ettari)
(%)
Paesaggi Vegetali
Paesaggi forestali
75.077
2,95%
Paesaggi forestali aperti o degradati
50.563
1,99%
Paesaggi forestali artificiali
47.109
1,85%
Paesaggi forestali artificiali aperti o degradati
35.016
1,38%
Paesaggi di macchia
5.889
0,23%
Paesaggi di boscaglia e prateria arbustata
81.158
3,19%
Paesaggi degli arbusteti spinosi dell'Etna
9.026
0,35%
Paesaggi delle praterie termo-xerofile e delle rupi di bassa quota
203.959
8,01%
Paesaggi delle praterie meso-xerofile e delle rupi di alta quota
95.753
3,76%
Paesaggi delle lave con vegetazione pioniera
29.540
1,16%
Paesaggi delle formazioni ripariali dei letti fluviali ampi
7.170
0,28%
Paesaggi dei laghi naturali e degli invasi artificiali
5.615
0,22%
Paesaggi delle saline
1.956
0,08%
Paesaggi delle zone umide e dei pantani costieri
847
0,03%
Paesaggi di laguna
2.005
0,08%
Paesaggi rurali
1.893.265
74,35%
Paesaggi con vegetazione ridotta o assente
2.640
0,10%
Totale complessivo
2.546.590
100,00%
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
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Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.8.2 - Carta dei paesaggi vegetali
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
La vegetazione più frequente è rappresentata dalla classe fitosociologica del TheroBrachypodietea, dagli ordini del Cisto-Ericetalia e del Lygeo-Stipetalia, e dall’alleanza del Diathion
rupicolae (Tabella 1.8.3 e Figura 1.8.3), che complessivamente investono l’8% del territorio.
In ambiente montano e sub-montano prevale la vegetazione meso-xerofila afferente
all’ordine Erysimo-Jurinetalia bocconei ed all’alleanza Saxifragion australis che ricoprono il 4%
della superficie regionale.
Superfici un tempo ricoperte, generalmente, da macchia sempreverde, foreste di leccio
(Quercus ilex) e formazioni a roverella (Quercus pubescens s.l.) (Tabella 1.8.4 e Figura 1.8.4) e che
inseguito alle attività antropiche (agricoltura, pascolo, ecc…) e agli incendi, sono regressi in
garighe, praterie secondarie, vegetazione rupestre.
La vegetazione forestale, che abbraccia le specie più complesse della flora, ricopre nel
complesso circa l’8% del territorio, di cui il 5% è costituita da formazioni naturali e semi-naturali e
la restante parte da formazioni artificiali.
Tra le formazioni forestali naturali spiccano le associazioni del Teucrio Siculi-Quercetum
ilicis, Thalictro-Quercetum pubescentis e l’alleanza del Geranio-Fagion, con dominanza
rispettivamente di leccio, roverella e cerro (Quercus cerris). Seguono le formazioni a prevalenza di
Quercus suber (Genisto Aristatae-Quercetum suberis), e le faggete (Aquifolio-Fagetum) che
edificano i rilievi delle Madonie, Nebrodi e dell’Etna in una fascia altitudinale compresa fra 1.100 e
2.200 m.s.l.m. Tra i popolamenti relitti si ha il bosco misto di rovere ed agrifoglio (Ilici-Quercetum
petraeae) che si è sviluppato in maniera ottimale sulle Madonie, nella zona di Castelbuono e Geraci
Siculo (S. Pignatti, 1998).
I boschi naturali di conifere sono costituiti prevalentemente da formazioni a Pinus laricio
(Pino-Juniperetea), frequenti sull’Etna (1000-2000 metri), e da popolamenti rari di pino marittimo
159
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
(Pinus pinaster) e pino d’aleppo (Pinus halepensis), che si rilevano in due sole stazioni site
rispettivamente nel territorio di Pantelleria e di Vittoria.
Apprezzabile per la sua peculiarità è la formazione atlantica a tasso (Taxus baccata),
presente nel Parco naturale dei Nebrodi.
Di notevole importanza è la popolazione relitta di Abies nebrodensis, insediata con gli ultimi
30 esemplari sul versante settentrionale di Monte S. Salvatore, all’interno del Parco naturale delle
Madonie.
Nell’anno 2000 è stato pubblicato il terzo inventario della popolazione relitta di Abies
nebrodensis su dati rilevati nel 1999. I precedenti inventari, eseguiti nel 1968 e nel 1992,
segnalavano rispettivamente l’esistenza di 21 e 29 esemplari. La trentesima pianta ritrovata nel
1999, rispetto all’indagine condotta nel 1992, è il risultato di un processo di rinnovazione naturale
(F. Virgilio et al., 2000).
Le formazioni forestali artificiali ricoprono più del 3% del territorio regionale, e sono
costituite in ordine decrescente dalle seguenti specie dominanti: Pinus halepensis, Pinus pinea,
Eucalyptus ssp. e dal Pinus nigra. Da una indagine svolta dall’Amministrazione Forestale
Regionale nel 1985 (Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, 1998), si ha che la
superficie per ciascun popolamento artificiale, puro e misto, ammonta a:
-
Pino d’Aleppo: 39.898 ettari;
Pino domestico: 36.187 ettari;
Eucalitto: 35.664 ettari;
Pino nero: 16.414 ettari;
Da rilevare l’elevato impiego di specie esotiche del genere Eucalyptus (E. camaldulensis, E.
globulus, E. occidentalis, E. gonphocephala) per le opere d’imboschimento.
Scelta dettata dall’esigenza, in quegli anni (’50-’70), di impiantare specie a rapido
accrescimento per scopi produttivi (produzione di cellulosa) e per scopi protettivi, al fine di avere
una pronta copertura del terreno contro il dissesto idrogeologico.
Gli impianti realizzati, spesso per limitazioni di carattere ambientale e selvicolturale, si
presentano deperienti, stramaturi, danneggiati da incendi e da attacchi del coleottero cerambicide
Phoracanta semipunctata Fabr. (Gemignani, 1981) per i quali sarebbero opportuni degli interventi
selvicolturali diretti alla sostituzione degli eucalitti con altre specie, come i pini mediterranei.
Fanno eccezione alcuni popolamenti ricadenti nei territori delle province di Enna e di
Caltanissetta che oltre a presentare buoni incrementi hanno dato origine a fenomeni evoluti, quali
l’introduzione di specie autoctone (roverella, pino d’aleppo, ecc.) per rinnovazione naturale (L.
Saporito, 1998 e G. Barbera et al, 2000).
160
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.8.3 – Componenti vegetali in Sicilia
Superficie
(ettari)
Superficie
(%)
Formazioni forestali a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion)
12.201
0,48%
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Fagus sylvatica
4.236
0,17%
Formazioni forestali a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae)
12.373
0,49%
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus cerris
19.572
0,77%
Formazioni forestali a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea)
1.327
0,05%
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Pinus laricio
1.936
0,08%
Formazioni forestali a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis)
32.240
1,27%
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile
17.250
0,68%
Formazioni forestali a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis)
3.620
0,14%
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus ilex
3.509
0,14%
13.317
0,52%
3.734
0,15%
327
0,01%
Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni)
5.323
0,21%
Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii)
81.724
3,21%
Arbusteti spinosi altomontani dell'Etna (Rumici-Astragaletalia)
9.026
0,35%
203.959
8,01%
95.753
3,76%
29.540
1,16%
Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureaea, Tamaricetalia, ecc.)
7.170
0,28%
Formazioni idro-igrofitiche di laghie e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia,
Magnocaricetalia)
6.462
0,25%
Formazioni sommerse ed emerse dal bordo delle saline (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia,
ecc.)
1.956
0,08%
Formazioni sommerse ed emerse dal bordo delle lagune (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia,
praterie a Posidonia, ecc.)
2.005
0,08%
Coltivi con aspetti di vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea,
ecc.)
1.893.265
74,35%
47.109
35.016
2.640
1,85%
1,38%
0,10%
Componenti vegetali
Formazioni forestali a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) e sugherete
rimboschite
Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus suber
Formazioni forestali naturali a prevalenza di Pinus halepensis
Formazioni termo-xerofile di gariga, prateria e vegetazione rupestre (Thero-Brachypodietea,
Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Diathion rupicolae)
Formazioni meso-xerofile di prateria e vegetazione rupestre (Erysimo-Jurinetalia bocconei e
Saxifragion australis)
Formazioni pioniere delle lave dell'Etna (stadi pionieri a Sedum coeruleum e S. aetnense,
arbusteti a Genista aetnensis, ecc.)
Formazioni forestali artificiali (boschi di Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.)
Formazioni forestali artificiali aperte o degradate
Aree con vegetazione ridotta o assente
Totale complessivo
2.546.590
100,00%
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
161
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.8.3 – Carta delle componenti vegetali
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
La Sicilia senza alcuna azione antropica sarebbe coperta per più del 50% dalle varie
rappresentazioni della macchia mediterranea che comprende prevalentemente arbusti sclerofilli
termofili dell’Oleo-Ceratonion (olivastro, carrubo, lentisco, palma nana, ecc.), seguono la macchiaforesta a leccio (Quercus ilex ) e le formazioni forestali a roverella (Q. pubescens s.l.) (Tabella 1.8.4
e Figura 1.8.4).
162
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.8.4 – Vegetazione potenziale in Sicilia
Superficie
(%)
macchia sempreverde di olivastro
1.305.211
51,30%
macchia e foreste di leccio
679.120
26,69%
formazioni forestali di roverella
446.090
17,53%
formazioni forestali di cerro
54.130
2,13%
formazioni forestali di faggio
54.427
2,14%
aggruppamenti altomontani
5.090
0,20%
Totale complessivo
2.544.069
100,00%
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
Vegetazione potenziale
Superficie (ettari)
Figura 1.8.4 – Carta della vegetazione potenziale
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
Il paesaggio agrario è in forte diminuzione, dal 1980 (ISTAT) si è assistito ad una
contrazione della superficie agricola utilizzata e della superficie agricola totale rispettivamente
dell’8% e del 13%, inoltre, in tale periodo l’indice di boscosità (rapporto superficie forestale e
superficie regionale) ha avuto un basso incremento, pari allo 0.5%. Ciò porta a pensare ad una
espansione dei territori modellati artificialmente.
Infatti, la carta dell’Uso del Suolo (Assessorato Territorio e Ambiente, 1994) riporta un
valore per le zone urbanizzate pari al 3% del territorio che con l’aree occupate da attività produttive,
da infrastrutture e dalle zone in trasformazione, raggiunge il 4% dell’intero territorio siciliano. Una
successiva analisi della copertura del suolo (ISTAT, 1990) e della rete di comunicazione (strade anno 1996, ferrovie – anno 1997 Ufficio Statistica Ministero Trasporti e Navigazione), riporta una
163
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
superficie urbanizzata pari al 4.2% che assieme a quella occupata dalle infrastrutture raggiunge il
6% della totale superficie regionale (Tabella I.8.1 e Figura 1.8.5).
12
10
8
6
11,1
8,1
4
6,3
8,9
5,4
2
1,7
2,8
9,4
7,9
7,7 7,4
4,3
5,3
5
6,2
3,9
6
6
2,9
3,1
0
Pie
Va mon
lle
te
d’A
os
Tr
en Lom ta
tin
o A bard
ia
lto
Ad
ige
V
Fr
iul ene
to
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L
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Um
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La
zi
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M
oli
Ca se
m
pa
nia
Pu
g
Ba lia
sil
ica
ta
Ca
lab
ria
Si
c
Sa ilia
rd
eg
na
% sup. urbana e infrastrutture
Figura 1.8.5 – Percentuale superficie urbanizzata e occupata da infrastrutture rispetto il totale territorio
regionale
Fonte: ANPA su dati ISTAT copertura suolo (1990); strade(1996) e ferrovie (1997); Ufficio Statistica Ministero
Trasporti e Navigazione (1997).
Risultano maggiormente degradate da questo punto di vista le vaste aree che intorno agli
anni sessanta e settanta sono state interessate da forti fenomeni di industrializzazione (vedi i poli
produttivi di Gela e Siracusa).
Altri fattori che hanno fortemente caratterizzato il mutare del paesaggio dell'isola sono
quelle derivanti dal fenomeno dell'abusivismo edilizio, del dissesto idrogeologico, del mutare delle
pratiche agricole e delle colture in serra. Per una maggior conoscenza dei fattori di trasformazione
del paesaggio si rimanda alla tematica “Suolo”.
Al fine di garantire migliori condizioni di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale,
l’Amministrazione dei beni culturali con la legge regionale del 30 aprile 1991, n. 15, ha facoltà di
individuare aree di particolare pregio paesistico nelle quali può essere negata qualsiasi attività di
trasformazione fino alla approvazione dei piani territoriali paesistici. La legge ribadisce
l’obbligatoria adozione del Piano Territoriale Paesistico già introdotto dalle legge 431 del 1985.
Rispetto alla legge 431/85, la L.R. 15/91 introduce il divieto de quo anche in altre zone non
elencate nell’art.1 della suddetta legge, genericamente definite di interesse paesistico,
indipendentemente dalla dichiarazione di pubblico interesse ai sensi della legge n. 1497 del 1939.
Dall’entrata in vigore della legge regionale del 1991, l’Assessorato dei Beni Culturali e
Ambientali ha emanato 37 provvedimenti di immodificabilità temporanea (Tabella 1.8.5), di cui 7
interessano le isole minori, ed in particolare i territori comunali, ad esclusione dei centri urbani,
delle isole Pelagie (Ag), delle Eolie (Me), di Ustica (Pa), di Pantelleria e di Favignana (Tp)
(Assessorato Territorio ed Ambiente, anno 2000).
164
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.8.5 – Numero provvedimenti di immodificabilità temporanea
Province
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Totale
Aree vincolate ai sensi dell’art. 5 della
L.R. 15/91
5
0
13
0
2
1
3
5*
1
30
Isole vincolate ai sensi dell’art. 5 della
L.R. 15/91
1
3
1
2
7
Fonte: Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale – Assessorato Beni Culturali e Ambientali, anno 1996
* due provvedimenti interessano anche la provincia di Ragusa
Queste aree vanno ad aggiungersi ai territori tutelati dalla 431/85 ed in parte a sovrapporsi ai
territori già sottoposti a vincolo secondo la legge 1497/39 (Tabella 1.8.6 e Figura 1.8.6).
Tabella 1.8.6 – Territorio soggetto a vincolo paesaggistico ai sensi della Legge 1947/39, della Legge 431/85 e della
Legge Regionale 15/91
Sicilia
Superficie
vincolata
Leggi
Zona
(ettari)
percentuale*
L.431/85
territori costieri
1,26%
31.933,10
territori contermini ai laghi
0,34%
8.574,50
fiumi, torrenti e corsi d'acqua
13,84%
352.142,57
montagne oltre 1200 m
3,09%
78.555,10
foreste e boschi
8,37%
212.949,08
vulcani
4,99%
126.835,35
zone d'interesse archeologico
2,10%
53.323,79
Parchi
7,18%
182.746,91
Riserve
3,35%
85.278,57
L. 1497/39
13,79%
350.913,72
L.R. 15/91
0,75%
18.963,12
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
* La percentuale è riferita al territorio regionale con esclusione delle isole minori
165
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.8.6 – Carta dei vincoli paesaggistici
N
W
Territori vincolati ai sensi della L. 1497/39
Territori vincolati ai sensi della L.R. 15/91
Parchi regionali (L. 431/85)
Riserve regionali (L. 431/85)
Montagne (L.431/85)
Territori costieri (L. 431/85)
Territori contermini ai laghi (L. 431/85)
Corsi d'acqua (L.431/85)
Territori coperi da foreste e boschi (L. 431/85)
Aree di interesse archeologico (L.431/85)
Vulcano (L. 431/85)
E
S
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996
166
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Per individuare la complessiva superficie sottoposta a vincolo paesaggistico, non si può
eseguire una somma delle varie tipologie di aree tutelate secondo le tre leggi, poiché spesso si
sovrappongono (esempio: montagna e boschi, boschi e riserve, ecc.), avendo così una sovrastima
dell’area vincolata.
Nei territori dichiarati di interesse pubblico ai sensi della leggi 1497/39 e 431/85, e nelle
aree sottoposte a vincolo di inedificabilità temporanea secondo la legge regionale 15/91 si dovranno
tradurre le linee guida del P.T.P.R. in Piani Territoriali.
Tra il 1995 e il 1997 nelle isole di Ustica, di Favignana e Pantelleria sono decaduti i
provvedimenti di immodificabilità temporanea in quanto sono operanti i Piani Territoriali Paesistici
(Tabella I.8.2).
Nell’anno 2000, i comuni di Calatabiano, Sperlinga e Santa Flavia, ricadenti rispettivamente
nei territori provinciali di Catania, Enna e Palermo non presentano nessun strumento urbanistico,
mentre, il 48% dei comuni siciliani è dotato di un Piano Regolatore Generale (P.R.G.) ed il 40% ha
attuato un programma di fabbricazione (P.d.F.) (Tabella I.8.3).
Oltre al patrimonio paesaggistico anche quello culturale può essere considerato unico per la
sua ricchezza e varietà.
Basti ricordare che oltre il 10% dei beni culturali, attualmente fruibili in Italia, è concentrato
nella sola Sicilia (stima T.C.I.) e che, dall' anno 1997, quattro dei totali 35 siti italiani iscritti nella
Lista del Patrimonio Mondiale14 (Unisco Italia, anno 2002) ricadono nell’isola (area archeologica di
Agrigento, Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Isole Eolie, città Barocche del Val di
Noto).
In seguito all'emanazione dei D.P.R. n. 635/75 e 637/75, la Regione Siciliana ha assunto
competenze primarie in materia di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.
Per l’analisi dei beni culturali si sono adoperati nuovamente i dati e la cartografia delle
Linee guida del P.T.P.R.. La redazione della carta dei siti archeologici è stata effettuata utilizzando
dati, perimetrazione compresa, forniti e vagliati dalle Soprintendenze BB.CC.AA., sezioni Beni
Archeologici, competenti per territorio.
I dati relativi alle aree, perimetrate sui fogli I.G.M.I. in scala 1:25000, sono state
digitalizzate sia come punti (baricentro dell’area), sia come perimetri (Tabella 1.8.7 e Figura 1.8.7).
Dall’analisi si ha che il maggior numero di siti archeologici ricadono nei territori provinciali
di Siracusa, Catania, Ragusa, Agrigento e Palermo, pari al 70% del complessivo numero di siti
archeologici. Le necropoli costituiscono il patrimonio più diffuso (Figura 1.8.8). I siti archeologici
nel complesso ricoprono un’area di 53382 ettari con un totale di 2348 siti.
14
Nella Lista del Patrimonio Mondiale vengono iscritti i beni che hanno "un valore universale eccezionale" dal punto di
vista storico, artistico o scientifico.
167
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Tabella 1.8.7 – Elenco siti archeologici
TIPO
Agrigento Caltanissetta Catania Enna
siti archeologici
in genere
1
2
7
2
aree complesse:
città
9
3
10
5
aree complesse
di entità minore
49
33
35
43
insediamenti:
grotte e ripari
9
1
14
6
insediamenti:
necropoli
97
17
73
46
insediamenti:
abitazioni in
3
4
7
grotta
insediamenti:
ville e casali
18
6
16
9
insediamenti:
frequentazioni
21
3
50
33
insediamenti:
cave
4
9
4
manufatti isolati
6
9
27
20
manufatti per
l’acqua
6
viabilità
1
1
strutture marine
sottomarine,
relitti
resti
paleontologici e
paletnologici
76
61
40
interesse
archeologico
1
22
segnalazioni
3
1
14
29
Totale
complessivo
297
76
327
266
Palermo
Ragusa
3
1
2
8
15
8
1
9
7
67
16
52
57
44
26
355
9
36
6
23
18
122
58
44
73
115
30
553
2
14
19
13
28
42
12
9
153
58
46
35
104
42
392
5
2
3
14
2
43
17
8
33
56
1
177
1
1
8
1
17
1
1
13
Siracusa Trapani
Totale
complessivo
Messina
40
4
26
49
2
4
33
26
19
1
9
285
4
57
1
4
2
237
271
306
5
28
431
137
2348
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
168
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Figura 1.8.7 – Carta dei siti archeologici
Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno
1996
Figura 1.8.8 – Numero siti archeologici per tipologia
numero siti archeologici
600
500
400
300
200
100
sit
ar
ar
ig
ee
ee
en
co
co
er
m
m
ici
ple
ple
ss
ss
e
e:
di
cit
ins
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er
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as
ti:
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ali
qu
en
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ins
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ed
i
iam
en
ti:
ca
m
ve
an
uf
at
m
an
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uf
at
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str
ti p
i
utt
e
r
ur
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em
cq
ar
ua
re
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sti
so
pa
tto
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pa
let
int
no
er
log
es
ici
se
ar
ch
eo
log
ico
se
gn
ala
zio
ni
0
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale
Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico
Regionale, anno 1996
169
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
1. ASA
Nell’isola sono presenti 54 aree archeologiche e antiquaria e 29 istituzioni museali (Tabella
I.8.4), gestiti con o senza tassa d’ingresso.
Tra i beni del patrimonio artistico, i beni preistorici ed archeologici risultano i meno
utilizzati con un tasso di deposito superiore al 70% (Tabella I.8.5).
Un’analisi della domanda turistica mostra che più del 50% delle presenze turistiche
affluiscono nelle sole province di Messina e Palermo, seguono con un forte distacco le province di
Catania e Agrigento (Tabella I.8.6 e Figure 1.8.9). L’affluenza turistica è molto bassa nell’entroterra
siciliano (province di Enna e di Caltanissetta) e in tutte le province il turismo si concentra
prevalentemente nella stagione estiva (Figura 1.8.10).
Figura 1.8.9 – Numero presenze turistiche per provincia dal 1991 al 1999
3.500.000
n. presenze negli esercizi recettivi
3.000.000
Agrigento
2.500.000
Caltanissetta
Catania
2.000.000
Enna
Messina
1.500.000
Palermo
Ragusa
1.000.000
Siracusa
Trapani
500.000
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
Fonte: ISTAT
Figura 1.8.10 – Presenze turistiche per stagione e per provincia. Anno 1997
800.000
n. presenze italiane
700.000
600.000
500.000
400.000
300.000
200.000
AGRIGENTO
CALTANISSETTA
CATANIA
ENNA
MESSINA
PALERMO
RAGUSA
SIRACUSA
TRAPANI
100.000
Di
ce
m
bre
No
ve
m
br
e
Ot
to
br
e
Se
tte
m
br
e
Ag
os
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gli
o
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no
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Ap
rile
M
ar
zo
Fe
bb
ra
io
Ge
nn
aio
-
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente –ARPA Sicilia su dati dell’Assessorato Turismo
Ciò evidenzia l’esistenza di un turismo, legato principalmente ai comuni costieri, capace di
innescare pressioni sull’ambiente visto anche la sua scarsa distribuzione spazio-temporale.
170
Capitolo 2
STATO DELLE CONOSCENZE E ADEGUATEZZA
DEI SISTEMI DI MONITORAGGIO ESISTENTI
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
172
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Ai fini della seconda stesura della VEA, si è predisposta una sintesi delle conoscenze in
campo ambientale realmente disponibili e si è effettuata una descrizione delle reti di monitoraggio
esistenti, con l’obiettivo di mettere il luce le carenze.
Inoltre, si è provveduto a realizzare una “mappa della metainformazione”, secondo lo
schema riportato nelle tabelle in Allegato II, finalizzata ad evidenziare la differenza esistente tra il
reale fabbisogno informativo e quello ritenuto effettivamente utile. Specificatamente, una volta
individuato il set di indicatori considerati utili per la descrizione delle componenti ambientali del
territorio e dopo aver verificato la loro “popolabilità”, lo stato delle conoscenze ambientali è stato
adeguatamente “mappato”. Si è cosi costituito un quadro qualitativo della situazione, ancorché non
esaustivo.
In particolare, l’analisi della “mappa della metainformazione” è suddiviso nei seguenti
campi:
?? nome dell’indicatore e codice, per una rapida identificazione dello stesso;
?? unità di misura con cui viene riportato l’indicatore;
?? classificazione in base al modello DPSR;
?? dettaglio territoriale e periodo di riferimento utilizzati per l’elaborazione;
?? condizioni di aggiornabilità e di disponibilità;
?? tipo di impiego dell’indicatore all’interno della Valutazione ex Ante;
?? origine dell’indicatore;
?? fonte del dato.
2.1 ARIA
La qualità dell’aria in Sicilia è monitorata da un complesso articolato di reti fisse e mezzi
mobili di rilevamento dell’inquinamento atmosferico.
Specificatamente, nelle principali zone industriali - area industriale di Agrigento, Gela (Cl),
Milazzo (Me), Siracusa, Termini Imerese (Pa) - sono presenti reti di rilevamento di proprietà delle
Province e reti private, appartenenti ai gestori dei principali impianti industriali esistenti, a queste
interconnesse.
In ambito urbano, i principali comuni dell’isola sono dotati di reti di monitoraggio fisse,
gestite o dal comune, come a Palermo e Catania, o dalla Provincia, come a Messina.
Gli altri grandi comuni dell’isola sono privi di reti fisse di monitoraggio della qualità
dell’aria. In tal senso, sono saltuariamente utilizzati laboratori mobili o cabine rilocabili di proprietà
della Provincia (Provincia di Trapani e Provincia di Siracusa).
Periodicamente, i vari gestori delle reti di monitoraggio provvedono a pubblicare i risultati
delle campagne, nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa vigente.
2.2 ACQUE
Acque superficiali
Il monitoraggio dei corpi idrici in talune province viene effettuato a tutt’oggi ancora ai sensi
del DPR 515/82 (acque destinate alla potabilizzazione) anche se nella quasi totalità delle province
dall’anno 2000 viene effettuato secondo le direttive del D.Lgs. 152/99 da parte dei DAP
(Dipartimenti Arpa Provinciali) in collaborazione, in qualche caso, con le Provincie Regionali.
173
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Per ciascuna stazione, con frequenza di campionamento mensile, vengono determinati i
parametri i base (Tabella 4 dell’Allegato 1 del D.Lgs. 152/99) a cui si aggiungono temperatura
dell’aria, N-NO2, Coliformi fecali, Salmonelle e Streptococchi fecali e quei parametri tra quelli
addizionali (Tabella 1 Allegato 1 D.Lgs. 152/99) che i sigoli Dipartimenti ARPA, ritengono
necessari e rappresentativi della realtà locale e di criticità presenti nei singoli territori. Sulla rete è
effettuato ma solo per qualche provincia (Catania, Messina e Siracusa) il monitoraggio biologico
dei corsi d’acqua con metodo I.B.E. e prelievo eseguito o stagionalmente o in corrispondenza dei
regimi idrologici di morbida e di magra. Qui di seguito si riporta la Tabella........ con il numero dei
corpi idrici, punti di campionamento e il N° dei corpi idrici in cui viene fatto il monitoraggio
biologico, in dettaglio provinciale e regionale.
Tabella 2.2.1 – N° dei corpi idrici, dei punti di campionamento e N° dei corpi idrici in cui viene fatto il
monitoraggio biologico, in dettaglio provinciale e regionale.
PA
CT
ME
SR
RG
CL
AG
TP
EN
TOT.
N° corpi idrici
10
3
16
5
2
5
N.P.
3
10
54
N° punti di campionamento
12
15
26
13
3
9
N.P.
9
11
98
0
0
11
N° di corpi idrici interessati dal
0
3
7
1
0
0
N.P.
monitoraggio biologico (IBE)
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente –ARPA Sicilia su dati dei DAP, 2001.
Acque potabili
Una preziosa Fonte di informazione sulla qualità della risorsa è rappresentata dal
monitoraggio delle acque superficiali a specifica destinazione. In particolare le acque destinate alla
potabilizzazione forniscono dati utili per la qualità delle acque sotterranee, che coprono l’85% dei
volumi prelevati a tale scopo. Anche in questo caso il monitoraggio delle acque adibite al consumo
umano comprende pozzi e sorgenti, ed il controllo viene effettuato periodicamente dai DAP.
Qui di seguito è mostrata la tabella che riporta il N° dei pozzi e di sorgenti controllati dai
Dipartimenti già menzionati per singola provincia ed il numero totale.
Tabella 2.2.2 – N° di pozzi e sorgenti in dettaglio provinciale e regionale.
N° pozzi
N° sorgenti
PA
CT
ME
SR
RG
CL
AG
TP
EN
TOT.
45
26
48
6
98
73
83
15
86
25
6
8
N.P.
N.P.
26
32
41
3
433
188
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente –ARPA Sicilia su dati dei DAP, 2001.
Ambiente marino e costiero
Il controllo della qualità delle acque marino-costiere, tranne che per qualche eccezione,
comprende solo, nella totalità delle province siciliane, il monitoraggio delle acque di balneazione ed
è essenzialmente regolamentato dal DPR 470/82 (attuazione della Direttiva 76/160/CEE), come
modificato dall'art. 18 della Legge 422/2000.
Il campionamento, per le analisi necessarie per dare un giudizio di idoneità alla balneazione
o all'opposto, per porre i divieti temporanei e/o permanenti, è effettuato con frequenza quindicinale
da aprile a settembre.
Qui di seguito si riporta la tabella che mostra il n° totale di punti fissati dalla Regione e
campionati, il n° totale dei campioni analizzati e la media dei campioni per punto.
174
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Tabella 2.2.3 – N° totale di punti fissati dalla Regione e campionati, il n° totale dei campioni analizzati e la media
dei campioni per punto.
PUNTI
PROVINCIA
AGRIGENTO
CALTANISSFTTA
CATANIA
MESSINA
PALERMO
RAGUSA
SIRACUSA
TRAPANI
FISSATI
CAMPIONATI
CAMPIONI
EFFETTUATI
71
22
52
263
121
60
130
83
71
22
52
263
121
60
130
83
857
264
502
1789
1232
720
1564
989
MEDIA
CAMPIONI
PER PUNTO
12,1
12,0
9,7
6,8
10,2
12,0
12,0
11,9
Fonte: Ministero della Salute, 2000.
2.3 SUOLO
La conoscenza ad oggi disponibile sullo stato di qualità dei suoli siciliani deriva da indagini
e ricerche specifiche condotte negli ultimi decenni sul territorio regionale da Istituti di Ricerca ed
Enti Pubblici che, attraverso studi a carattere occasionale, hanno dato origine a carte dei suoli, con
copertura geografica regionale e sub-regionale, o a monografie specialistiche, quali quelle sui suoli
irrigui, sull’erodibilità, sulla salinità dei suoli e sul contenuto in metalli pesanti di alcuni siti.
Sul territorio regionale non si dispone attualmente di un sistema di monitoraggio della
matrice suolo, che tenga sotto controllo l’evoluzione nel tempo delle caratteristiche pedologiche in
risposta alle pressioni e renda possibile prevedere gli scenari futuri, quali l’evoluzione della
sostanza organica o l’impatto dell’inquinamento diffuso.
La Regione Siciliana si è recentemente attivata per colmare tale lacuna conoscitiva,
predisponendo, nell’ambito della misura 1.01 del CdP del POR Sicilia 2000-2006, la realizzazione
di una rete di monitoraggio del suolo che si integri nella rete nazionale, secondo i criteri proposti da
ANPA e da EEA.
In attuazione dell’azione b.2 della misura 1.01 (Attività di controllo e monitoraggio
ambientale), è stato approvato nell’agosto 2002 l’Accordo di Programma tra l’Assessorato Reg.
Territorio e Ambiente e l’ARPA Sicilia, che, per quanto riguarda la rete di monitoraggio del suolo,
prevede l’individuazione dei siti di monitoraggio regionali da inserire nella rete nazionale (siti
chiave nazionale e siti di riferimento) e di eventuali siti addizionali per monitorare situazioni di
interesse locale o regionale sul suolo (siti specialistici), nonché la validazione e la trasmissione dei
dati raccolti al SIRA e poi al SINA.
2.4 ECOSISTEMI
Lo stato delle conoscenze relative alle specie vegetali, animali ed ai relativi habitat presenti
in Sicilia è documentato da un notevole numero di pubblicazioni scientifiche. Infatti, vari Enti,
prime fra tutti le Università, hanno realizzato numerose ricerche aventi per oggetto determinate
categorie sistematiche e specifici ambiti territoriali.
Ciò che, fino ad oggi, è venuto a mancare è un’efficace organizzazione e gestione della
notevole quantità d’informazioni disponibili, che consenta di possedere un quadro completo dello
stato della biodiversità in Sicilia, alfine di attuare le idonee politiche di tutela e valorizzazione del
patrimonio naturale.
175
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Lacuna che verrà al più presto colmata grazie alla predisposizione della Carta della Natura,
prevista dalla Legge Quadro 394/91.
La Carta della Natura verrà realizzata attraverso il Complemento di Programmazione del
POR Sicilia 2000-2006, con il compito d’individuare lo stato dell’ambiente naturale, integrando,
coordinando ed utilizzando i dati disponibili nel territorio, evidenziandone i valori naturali ed i
profili di vulnerabilità. La Carta della Natura rappresenta lo strumento territoriale a cui dovranno
subordinarsi tutti gli altri interventi di pianificazione e di programmazione previsti dalla normativa
ed operanti sul territorio.
Un possibile contributo per la creazione di una rete volta alla raccolta, omogeneizzazione e
gestione dei dati disponibili verrà apportato dal neo Centro Tematico Nazionale – Conservazione
della Natura dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della Regione Sicilia.
La rete di monitoraggio dovrà poter fornire anche un supporto tecnico agli enti gestori delle
aree protette per l'integrazione dei programmi e/o progetti previsti per la salvaguardia delle risorse
ambientali e le azioni connesse ad altre aree della politica quali, ad esempio, l'agricoltura e la pesca
al fine di conciliare una migliore qualità della vita ed uno sviluppo sostenibile.
2.5 INQUINAMENTO ACUSTICO
In Sicilia, non esistono attualmente reti di monitoraggio del rumore strutturate a scala
regionale.
E’ presente una rete di monitoraggio del rumore da traffico veicolare nella città di Palermo
gestita dall’AMIA – Azienda Speciale - e costituita da 6 stazioni; il Comune di Catania ha
realizzato periodiche campagne di rilevamento del rumore. Inoltre, nei vari centri urbani dell’isola, i
nove Dipartimenti Arpa Provinciali (ex Laboratori di Igiene e Profilassi) garantiscono l’attività di
controllo, a mezzo di misurazioni isolate, al seguito di esposti pubbliche Amministrazioni, privati
cittadini, Autorità giudiziaria.
La mancanza di una normativa regionale attuativa della legge quadro impedisce la
realizzazione di una pianificazione territoriale, presupposto imprescindibile per la prevenzione, la
tutela e il risanamento.
2.6 LE RADIAZIONI NON IONIZZANTI: L’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
Attualmente, mancano in Sicilia reti di monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico
strutturate a scala regionale.
A livello comunale, nel corso del 2000, il Comune di Catania, in collaborazione con
l’Università degli Studi di Catania e con OMNITEL S.p.A., ha realizzato, nell’ambito del progetto
denominato “Cassiopea”, una rete di monitoraggio locale costituita da 15 stazioni fisse, di cui 10 di
tipo indoor e 5 di tipo outdoor. Un’ulteriore attività di controllo è garantita dai rilievi eseguiti dai 9
Dipartimenti Arpa Provinciali (ex Laboratori d’Igiene e Profilassi), a seguito delle istanze avanzate.
176
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
BIBLIOGRAFIA
1.1 Aria
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Italia
Agenzia Nazionale Protezione Ambientale (1990): Inventario nazionale delle emissioni in
atmosfera
Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2002): Verso l’Annuario dei Dati Ambientali,
primo popolamento degli indicatori SINAnet
AMIA – Azienda Speciale Palermo (2000): Il rilevamento dell’inquinamento acustico ed
atmosferico nel comune di Palermo
Comune di Catania – Direzione Tutela Ambientale (2000 – 2001): Rapporto annuale sulla qualità
dell’aria
Dipartimento ARPA Provinciale, Siracusa (2001): Rapporto 2001 sulla qualità dell’aria a Siracusa
Provincia Regionale di Agrigento – Assessorato Territorio e Ambiente (1998 – 1999): La qualità
dell’aria nella provincia di Agrigento
Provincia Regionale di Messina – Settore Ambiente (1992 – 2000): Rapporto annuale sulla qualità
dell’aria
Provincia Regionale di Messina (1999 – 2000): Relazione annuale sulla qualità dell’aria nell’area
urbana di Messina
Provincia Regionale di Trapani (1999 – 2000): Relazione sulle campagne di monitoraggio della
qualità dell’aria
1.2 Acqua
Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia, laboratorio di Ecologia acquatica –
Dipartimento di Scienze Botaniche – Università di Palermo (1988): Indagine sullo stato trofico dei
laghi Siciliani finalizzata alla loro caratterizzazione, alla elaborazione di piani di risanamento ed
alla indicazione di linee generali per una razionale utilizzazione delle acque.
INEA (Istituto Nazionale dell’Economia Agraria) (2001), Stato dell’irrigazione della Sicilia.
Ass.to Territorio ed Ambiente settore Ecologia, Laboratorio di Igiene sez. medica, Provincia
Regionale di Ragusa (2001): Monitoraggio delle acque marino-costiere della provincia di Ragusa.
Ministero della Sanità – Sistema Informativo Sanitario – (2000): Qualità delle acque di
balneazione, Rapporto Numerico, (D.P.R. 8 giugno 1982 N. 470).
Ministero della Sanità –Sistema Informativo Sanitario – (2000): Qualità delle acque di
Balneazione, Sintesi dei risultati della stagione 2000.
ISTAT (1993): Il processo di depurazione e la qualità delle acque reflue urbane. Indagine sugli
impianti di depurazione delle acque reflue urbane.
ANPA (2001): Verso l’annuario dei dati ambientali primo popolamento degli indicatori sinanet.
Serie: Stato dell’Ambiente 5/2001.
ISTAT (1997): Statistiche sulla pesca e la zootecnia.
ISTAT (1999): Statistiche sulla pesca e la zootecnia.
ARPAT (2001): Rapporto sulla depurazione delle acque reflue urbane in Toscana.
Ministero dell’ambiente (2000): Atti della prima Conferenza Nazionale sulla Tutela delle Acque.
Italia, 1999. Decreto Legislativo 11 maggio 1999 n.152: Disposizioni sulla tutela delle acque
dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque
177
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
reflue urbane e della direttiva 91/271/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento
provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Gazzetta Ufficiale n. 101/L.
Ministero dell’Ambiente (2001): Relazione sullo stato dell’ambiente, Istituto Poligrafico e Zecca
dello Stato, Roma.
Provincia di Siracusa (2002): Rapporto Ambiente.
1.3 Suolo
Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2002): Verso l’Annuario dei Dati Ambientali,
primo popolamento degli indicatori SINAnet..
Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Piano di Sviluppo Rurale Regione Sicilia..
Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Valutazione ex-ante del Piano Regionale di Sviluppo
Rurale.
Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Monitoraggio e valutazione dell’applicazione in Sicilia
del Regolamento CE 2078/92.
Assessorato Industria - Corpo Regionale delle Miniere (1990): Bollettino Regionale Minerario.
Dicembre 1990.
Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dell’Uso del Suolo (scala 1:250000).
Assessorato Territorio e Ambiente (1996): Censimento delle attività estrattive in Sicilia. Dicembre
1996.
Assessorato Territorio e Ambiente (2002): Studio di Fattibilità per l’individuazione di un servizio
integrato di interventi per la protezione delle coste, la difesa dei litorali dall’erosione ed il
ripristino del trasporto solido fluviale litoraneo nel territorio della Regione Sicilia. Anno 2002.
Assessorato Territorio e Ambiente – Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina
(1999): Vulnerabilità geologica del territorio siciliano e primo censimento dei geotopi esistenti.
Anno 1999.
Cenci R.M., Trincherini P.R., Leva F. e Galanti F. (2001): Distribuzione di metalli pesanti in suoli e
muschi della Sicilia. Convegno del Cinquantenario SISS 1952-2001. l'emergenza suolo.
Erice(Sicilia).
Colletti L. (2001): Risultati dell’applicazione del Reg. CEE 2080/92 in Italia. Sherwood, n. 70, pp.
23-31.
Fierotti G. (1988) - Carta dei Suoli della Sicilia (scala 1:250000). Regione Siciliana: Assessorato
Territorio e Ambiente, Università di Palermo - Facoltà di Agraria - Cattedra di Pedologia. Palermo.
Fierotti G. (1997): I suoli della Sicilia con elementi di genesi, classificazione, cartografia e
valutazione dei suoli. Palermo
INEA (Istituto Nazionale dell’Economia Agraria, 2001): Stato dell’irrigazione della Sicilia.
ISTAT (1982 e 1991): Censimenti Generali dell'Agricoltura.
ISTAT (anni 1995, 1996 e 1997): Coltivazioni agricole e foreste
ISTAT (1997): Statistiche dell’agricoltura.
ISTAT (1998): Struttura e produzioni delle aziende agricole.
Ministero dell’Ambiente – Programma Operativo ENVIREG – Regione
Caratterizzazione Ambientale dell’Area Industriale di Milazzo. Volume I, 1999.
178
Siciliana:
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Ministero dell’Ambiente - Unione delle Province d’Italia: Pianificazione territoriale provinciale e
rischio idrogeologico, previsione e tutela. Report Gennaio 2002.
Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste – Direzione Generale per l’Economia Montana e per le
Foreste (1976): Carta della Montagna, II, Monografie Regionali, 19, Sicilia, Geotecneco.
Ministero dei Lavori Pubblici – Consiglio Superiore dei LL.PP., Direzione Generale dell’ANAS
(1964): Movimenti franosi in Italia. Edigraf. Roma.
Paini G. (2000): Risorse e prospettive degli investimenti in Sicilia. In: Atti del Convegno Sviluppo
del Settore Idrocarburi e Geotermia di Assomineraria, Siracusa 2000.
Regione Siciliana e Centro di Telerilevamento Mediterraneo “Gruppo di lavoro Desertificazione”
(2002): Metodologia per la redazione di una carta in scala 1:250.000 delle aree vulnerabili al
rischio di desertificazione in Sicilia.
Scalzo G. (1998): Tesi di laurea “Primi risultati sull’applicazione del Regolamento CEE 2080/92
in Sicilia” – Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni
Arboree - Facoltà di Agraria. Università di Palermo.
1.5 Ecosistemi
Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2002): Verso l’Annuario dei Dati Ambientali,
primo popolamento degli indicatori SINAnet..
Amori G., Angelici F.M., Frugis S., Gandolfi G., Groppali R., Lanza B., Relini G. & Vicini G.,
(1993): Checklist delle specie della Fauna d'Italia. Vol.110. Vertebrata. Ministero dell'Ambiente &
Comitato Scientifico per la Fauna d'Italia. Ed. Calderini, Bologna.
Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Piano di Sviluppo Rurale Regione Sicilia..
Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dell’Uso del Suolo (scala 1:250000).
Assessorato Territorio e Ambiente (1999): Relazione sullo Stato dell’Ambiente.
ISTAT (1982 e 1991): Censimenti Generali dell'Agricoltura.
ISTAT (anni 1995, 1996 e 1997): Coltivazioni agricole e foreste.
ISTAT (1997): Statistiche dell’agricoltura.
ISTAT (1998): Struttura e produzioni delle aziende agricole.
Lo Valvo F. (1998): Status e conservazione dell’Erpetofauna siciliana. Naturalista siciliano., S. IV,
XXII (1-2). PP. 53-71.
Lo Valvo M., Massa B., Sarà M., (1993): Uccelli e paesaggio in Sicilia alle soglie del terzo
millennio. Naturalista sicil., 17 (suppl.): 1-376.
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e Istituto Sperimentale per l’Assestamento Forestale e
l’Alpicoltura (1985): Inventario Forestale Nazionale.
Pignatti S. & Sauli M.L. (1976): I tipi corologici della flora italiana e la loro distribuzione
regionale. Arch. Bot. Biogeogr. Ital., 52, pp. 117-134.
Pignatti S. (1982): Flora d’Italia. Ed agricole. Bologna.
Pignatti S. (1994): Ecologia del Paesaggio.UTET.
WWF Italia e Società Botanica Italiana (1997): Liste Rosse Regionali delle Piante d’Italia.
Camerino.
WWF Italia (1998): Libro Rosso degli Animali d'Italia Vertebrati.Roma.
1.6 Rischio tecnologico
Agenzia Nazionale Protezione Ambientale: Valutazione ex ante del Piano di sviluppo del
Mezzogiorno
179
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
2. STATO DELLE CONOSCENZE
Comitato di Coordinamento – Provincia di Siracusa (2002): Piano di risanamento ambientale
Ficco P.: Il nuovo Dlgs 17 agosto 1999, n. 334 ('Seveso bis'): come funziona la nuova prevenzione
contro i rischi di incidenti rilevanti
1.7 Ambiente Urbano
Agenzia Nazionale Protezione Ambientale: L’inquinamento elettromagnetico evoluzione normativa
Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2002): Verso l’Annuario dei Dati Ambientali,
primo popolamento degli indicatori SINAnet
AMIA – Azienda Speciale Palermo (2000): Il rilevamento dell’inquinamento acustico ed
atmosferico nel comune di Palermo
ARPA Emilia Romagna (2001): Analisi e progettazione delle reti di monitoraggio ambientale su
scala regionale e subregionale
Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dell’Uso del Suolo (scala 1:250000).
Assessorato Territorio e Ambiente – Direzione Urbanistica (2000): Strumenti Urbanistici e Vincoli
Operanti sui Territori Comunali della Regione Siciliana
1.8 Paesaggio e Patrimonio culturale
Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2002): Verso l’Annuario dei Dati Ambientali,
primo popolamento degli indicatori SINAnet..
Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale (1996): Linee
guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale e relative cartografie digitali allegate.
Azienda Foresta Demaniali della Regione Siciliana (1998): Conservazione e miglioramento dei
boschi in Sicilia. Atti del secondo congresso nazionale di selvicoltura.
Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dell’Uso del Suolo (scala 1:250000).
Assessorato Territorio e Ambiente (1999): Relazione sullo Stato dell’Ambiente.
Assessorato Territorio e Ambiente – Direzione Urbanistica (2000): Strumenti Urbanistici e Vincoli
Operanti sui Territori Comunali della Regione Siciliana.
Barbera G., La Mantia T., La Mela S. D., Marchetti M., Scalzo G. (2000): Productivity of
Eucalyptus spp. in different environmental condition and silvicultural systems in Sicily - An
updating description. Atti dell’ International Conference “Eucalyptus in the Mediterranean Basin:
Perspectives and new Utilisations”. Taormina e Crotone.
Fierotti G., (1988): Carta dei suoli della Sicilia., Università degli studi di Palermo, Assessorato
territorio ed ambiente della Regione Siciliana. Palermo.
Gemignani G., (1981): Ipotesi di intervento negli eucalitteti delle aziende Sicilfor-Siace. Quaderni
Forestali, n. 2, pp.1-36.
Pignatti S. (1994): Ecologia del Paesaggio. UTET
Pignatti S. (1998): I boschi d’Italia, sinecologia e biodiversità. UTET
Saporito, L., (1998): Stato attuale e problematiche selvicolturali dei rimboschimenti di eucalipto in
Sicilia. Sherwood, n. 38, pp.23-30.
Virgilio F., Schicchi R. & La Mela Veca D.S., (2000): Aggiornamento dell’inventario della
popolazione relitta di Abies nebrodensis (Lojac.) Mattei. Naturalista siciliano, S. IV, XXIV (1-2)
180
CAPITOLO 3
STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE
DELLA NORMATIVA AMBIENTALE
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
182
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
3.1 IL RISPETTO DEI PRINCIPI COMUNITARI
Tra gli obiettivi principali dell’Unione europea particolare importanza riveste la promozione
di uno sviluppo equilibrato e sostenibile1. A tale scopo, è prevista l’integrazione delle esigenze
connesse alla tutela dell’ambiente nella definizione e nella attuazione di tutte le politiche e azioni
comunitarie2.
Questa disposizione si applica anche agli interventi dei fondi strutturali tramite i quali si attua
la politica di coesione economica e sociale: essi, in particolare, devono essere conformi alle
disposizioni dei trattati3 nonché alla legislazione comunitaria in materia ambientale e compatibili
con la politica comunitaria di tutela e miglioramento dell’ambiente4.
Lo strumento generale utilizzato al fine di stimare l’efficacia degli interventi strutturali
rispetto ai loro obiettivi (compreso quello trasversale dello sviluppo sostenibile) è la valutazione che
si articola in diverse fasi corrispondenti all’iter della programmazione ed attuazione degli interventi
stessi (ex ante, intermedia ed ex post)5.
In particolare, per quanto riguarda l’obiettivo trasversale della tutela e miglioramento
dell’ambiente, gli strumenti di programmazione di settore vengono redatti sulla base di un’apposita
“valutazione ex ante della situazione ambientale della regione considerata, segnatamente per i
settori ambientali sui quali presumibilmente l'intervento avrà un impatto notevole; delle disposizioni
volte ad integrare l'aspetto ambientale nell'intervento, nonché della coerenza fra le prime e gli
obiettivi a breve e lungo termine fissati a livello nazionale, regionale e locale (ad esempio, piani di
gestione dell'ambiente); delle disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa
comunitaria in materia di ambiente. La valutazione ex ante fornisce una descrizione, quantificata
nella misura del possibile, della situazione ambientale attuale e una stima dell'impatto atteso della
strategia e degli interventi sulla situazione ambientale”6.
La valutazione ex ante (VEA) ambientale relativa al Quadro Comunitario di Sostegno 20002006 per le regioni italiane dell’obiettivo 1 e al Programma Operativo Regionale per la Regione
Sicilia ha messo in luce gravi carenze dei dati di base sulla situazione ambientale rendendo
necessario predisporre entro il 31.12.2002 una nuova e più completa stesura del documento.
Per quel che attiene in particolare alla rassegna sullo stato di applicazione delle direttive
comunitarie, la Commissione ha richiesto alla Regione Siciliana maggiori informazioni su due punti
in particolare:
??il recepimento nell'ordinamento regionale delle direttive VIA, Acque reflue e Rifiuti;
1
Art. 2 del Trattato sull’UE: “L'Unione si prefigge i seguenti obiettivi:
- promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e sostenibile, in particolare
mediante la creazione di uno spazio senza frontiere interne, il rafforzamento della coesione economica e sociale e l'instaurazione di un'unione
economica e monetaria che comporti a termine una moneta unica, in conformità delle disposizioni del presente trattato”.
2
Art. 6 Trattato CE: “Le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e
azioni comunitarie di cui all'articolo 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”.
3
Articoli 174-176 Trattato CE.
4
Articoli 1 ult. comma, 2 punto 5 secondo cpv, e 12 del Regolamento (CE) N. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni
generali sui Fondi strutturali.
5
Articolo 40 del Regolamento (CE) N. 1260/1999 Disposizioni generali : “ Per valutare l'efficacia degli interventi strutturali, l'azione comunitaria è
oggetto di una valutazione ex ante, di una valutazione intermedia e di una valutazione ex post, volte a determinarne l'impatto rispetto agli obiettivi di
cui all'articolo 1 e ad analizzarne le incidenze su problemi strutturali specifici”.
6
Art. 41 comma 2 lett. b) del Regolamento (CE) N. 1260/1999.
183
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
??le modalità tramite le quali gli interventi previsti dal POR assicurano il rispetto della
normativa e della politica comunitaria in materia di ambiente e, con riferimento ai siti
NATURA 2000, sulle disposizioni prese per assicurare il rispetto della Direttiva 92/43/CEE.
L’importanza della revisione ed aggiornamento della parte normativa della VEA ambientale
deriva, inoltre, dal fatto che le azioni finanziate dai fondi strutturali devono comunque rispettare la
normativa comunitaria in materia di ambiente anche nel caso in cui essa non sia esplicitamente
recepita da leggi di settore. Anzi, il QCS individua nell’attuazione dei PO “l’occasione per una
rapida attuazione del quadro tecnico, amministrativo e legislativo, indispensabile per colmare le
lacune di conoscenza, pianificazione e programmazione e per un profondo rinnovamento degli
attuali sistemi di governo e di gestione dell’ambiente” (cfr. § 2.6.1).
Il presente capitolo ha, quindi, ad oggetto l’integrazione della parte della VEA ambientale del
POR Sicilia 2000-2006 che riguarda le disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa
comunitaria in materia di ambiente.
In primo luogo, è stata elaborata una tabella che evidenzia la coerenza del POR con i temi
ambientali prioritari della politica comunitaria e con le disposizioni di diritto comunitario
ambientale. Tale strumento consente di incrociare e confrontare le informazioni e i dati relativi a tre
settori analitici:
•
Componenti ambientali: aria, acqua, suolo (rischio idrogeologico, siti contaminati,
agricoltura), rifiuti, ecosistemi (biodiversità, aree protette, foreste), ambiente urbano (qualità
dell’aria, rumore, radiazioni non ionizzanti), patrimonio culturale, rischio tecnologico; aspetti
integrati: Valutazione di impatto ambientale (VIA), Prevenzione e riduzione integrate
dell’inquinamento (IPPC) e EMAS;
•
Principali atti legislativi e strumenti di politica ambientale comunitari in materia ambientale;
•
Assi e settori del POR interessate dai temi ambientali, che costituiscono anche
implementazione delle norme comunitarie ad esse relative.
In secondo luogo, viene analizzato lo stato di recepimento e attuazione della normativa
comunitaria ambientale a livello regionale. Allo scopo di rendere più immediato e leggibile il dato,
sono state elaborate delle tabelle riassuntive delle informazioni contenute nel paragrafo. Nelle prime
tre colonne sono riportate, rispettivamente, la normativa comunitaria, nazionale e regionale
attualmente vigente. Una norma nazionale che recepisce una norma comunitaria viene riportata
nella stessa riga di quest’ultima; analogamente avviene nel caso di una norma regionale attraverso
cui si recepisce una norma quadro nazionale. La tabella riporta inoltre indicazioni sintetiche sullo
stato di attuazione delle norme e sugli adempimenti che la legislazione comunitaria e nazionale
impone alle regioni .
Infine, è stata analizzata la situazione relativa allo stato di attuazione di accordi istituzionali,
strumenti di pianificazione esistenti riguardanti i settori di intervento del POR e progettazione
integrata territoriale.
184
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
Tabella 1: ANALISI DI COERENZA ESTERNA - IL RISPETTO DEI PRINCIPI COMUNITARI
TEMI
AMBIENTALI
PRINCIPALI ATTI LEGISLATIVI COMUNITARI IN MATERIA
AMBIENTALE E STRUMENTI DI POLITICA AMBIENTALE
ASSI E SETTORI INTERESSATI
ASSE 1:
- Rifiuti;
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
- Difesa del suolo;
b. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
- Energia.
c. Direttiva “Seveso”
Aria
d. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
e. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
ASSE 4:
- Sistemi produttivi industriali, artigianali
e commerciali.
ASSE 5.
ASSE 6:
- Trasporti.
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
Acqua
ASSE 1:
b. Rifiuti - 91/156/Cee
- Risorse idriche;
c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee
- Rifiuti;
d. Nitrati - 91/676/Cee
- Difesa del suolo.
e. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
f.
Acque reflue urbane - 91/271/Cee
ASSE 4:
g. Direttiva “Seveso”
h. V° Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
185
- Sistemi produttivi industriali, artigianali
e commerciali;
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
i.
3. NORMATIVA AMBIENTALE
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
- Sistemi agricolo e rurale;
VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
- Sistema produttivo turistico;
- Sistema della pesca e dell’acquacoltura.
ASSE 5
ASSE 1:
Suolo
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
- Rifiuti;
b. Rifiuti - 91/156/Cee
- Difesa del suolo;
c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee
- Risorse idriche.
d. Nitrati - 91/676/Cee
ASSE 4:
(Rischio
idrogeologico,
e. Habitat e specie - 92/43/Cee
Siti
contaminati,
g. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
Agricoltura
)
f.
- Sistemi produttivi industriali, artigianali
e commerciali;
Uccelli selvatici - 79/409/Cee
h. Acque reflue - 91/271/Cee
- Sistemi agricolo e rurale;
- Sistema produttivo turistico;
i.
Direttiva “Seveso”
j.
V° Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
- Sistema della pesca e dell’acquacoltura
k. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
ASSE 5
ASSE 6:
Trasporti
Ambiente
urbano
(Qualità
dell’aria,
Rumore,
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
ASSE 1:
b. Rifiuti - 91/156/Cee
- Risorse idriche;
c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee
- Rifiuti;
d. Nitrati - 91/676/Cee
- Energia.
186
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
Radiazioni non
ionizzanti)
3. NORMATIVA AMBIENTALE
e. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
f.
Acque reflue urbane - 91/271/Cee
ASSE 4:
g. Direttiva “Seveso”
h. V° Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
i.
VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
- Sistemi produttivi industriali, artigianali
e commerciali.
ASSE 5
ASSE 6:
- Trasporti.
ASSE 1:
- Rete ecologica;
- Difesa del suolo;
- Risorse idriche.
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
b. Nitrati - 91/676/Cee
Ecosistemi
(Biodiversi
tà, Aree Protette,
Foreste)
ASSE 2.
c. Habitat e specie - 92/43/Cee
d. Uccelli selvatici - 79/409/Cee
e. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
f.
V° Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
g. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
ASSE 4:
- Sistemi agricolo e rurale;
- Sistema produttivo turistico;
- Sistema della pesca e dell’acquacoltura.
ASSE 5
ASSE 6:
187
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
Trasporti
ASSE 1:
- Rifiuti.
a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce)
ASSE 4:
b. Rifiuti - 91/156/Cee
- Sistemi produttivi industriali, artigianali
e commerciali;
c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee
d. Nitrati - 91/676/Cee
- Sistemi agricolo e rurale;
e. Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento 96/61/ Ce
Rifiuti
f.
Acque reflue - 91/271/Cee
- Sistema produttivo turistico;
- Sistema della pesca e dell’acquacoltura.
g. Direttiva “Seveso”
h. V° Programma comunitario di politica e di azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile “Per uno sviluppo durevole e Sostenibile
i.
VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta
ASSE 5
ASSE 6:
- Trasporti
ASSE 1:
- Rifiuti
Rischio
tecnologico
. Direttiva 96/82 CEE
ASSE 4
188
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
ASPETTI INTEGRATI
SETTORE
EMAS
PRINCIPALI ATTI LEGISLATIVI COMUNITARI IN MATERIA AMBIENTALE E
STRUMENTI DI POLITICA AMBIENTALE
Regolamento n. 761 del 19/03/2001 Sull’adesione volontaria delle organizzazioni
ad un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS II
ASSI E SETTORI INTERESSATI
ASSE 4
DIR 96/61
IPPC
Prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC Integrated Pollution
Prevention and Control)
ASSE 4
ASSE 1
DIR 85/337 modificata dalla DIR 97/11
VIA
ASSE 4
Concernente la valutazione dell' impatto ambientale di determinati progetti pubblici
e privati
ASSE 5
ASSE 6
ASSE 1
ASSE 2
Valutazione
d’incidenza
Art. 6 DIR. 92/43/CEE
ASSE 4
ASSE 5
ASSE 6
189
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
3.2 STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE
IN MATERIA AMBIENTALE
La legislazione ambientale del nostro Paese è maturata in un contesto caratterizzato da un
progressivo trasferimento di quote sempre maggiori della sovranità statale in due direzioni. Da un
lato, infatti, si è verificato un ampliamento di poteri e competenze dell’Unione Europea che si è
dotata di una propria politica ambientale. Dall’altro, sul piano interno, è andato sempre più
crescendo il ruolo degli Enti Locali e, in particolare, delle Regioni che si sono viste attribuire
funzioni prima riservate allo Stato anche in materia ambientale, tanto in termini di pianificazione di
settore, quanto in termini di controllo e implementazione della politica ambientale che esse stesse
definiscono (v. D Lgs 31.3.98, n. 112, “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle Regioni e agli Enti Locali, in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n. 59”).
In particolare la Regione Siciliana è dotata di più ampi margini di autonomia normativa. Infatti lo
Statuto della regione Siciliana7, all’art.14 prevede che:
“ L'Assemblea, nell'ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato,
senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente del popolo
italiano, ha la legislazione esclusiva sulle seguenti materie:
a) agricoltura e foreste;
b) bonifica;
………..
f) urbanistica;
g) lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale;
h) miniere, cave, torbiere, saline;
i) acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche d'interesse nazionale;
l) pesca e caccia;
………
n) turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio; conservazione delle antichità e delle opere
artistiche;
……….
r) istruzione elementare, musei, biblioteche, accademie;
……….”
Ciò implica che nei settori in cui gode di competenza legislativa esclusiva, la Regione può
assumere iniziative legislative anche in assenza di normativa nazionale; è questo ad esempio il caso
del “nulla osta all’impianto” previsto dall’art. 5 della Legge regionale n. 181/81 che ha anticipato
l’istituto della Valutazione d’impatto ambientale (vedi paragrafo 2.8).
Ai fini della revisione della VEA ambientale del Programma Operativo Regionale per la
Regione Sicilia 2000-2006, si fornisce di seguito una panoramica di sintesi dell’attuale quadro
normativo in materia ambientale, con particolare attenzione alla ripartizione delle competenze in
materia fra i livelli di governo nazionale e regionale, evidenziando al tempo stesso il ruolo
dell’Unione Europea nel definire gli indirizzi e le strategie generali di questo settore. All’interno di
7
Statuto speciale della Regione Siciliana approvato con R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455 (pubblicato nella G.U. del Regno d'Italia n. 133-3 del 10
giugno 1946), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 58 del 9 marzo 1948), modificato dalle leggi
costituzionali 23 febbraio 1972, n. 1 (pubblicata nella GURI n. 63 del 7 marzo 1972), 12 aprile 1989, n. 3 (pubblicata nella GURI n. 87 del 14 aprile
1989) e 31 gennaio 2001, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 26 dell'1 febbraio 2001).
190
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
ogni paragrafo viene, quindi, fornita una rassegna della legislazione comunitaria, nazionale e
regionale di settore corredata di una tabella che registra lo stato di attuazione della normativa
rispetto agli adempimenti di competenza regionale. La presenza di spazi bianchi accanto agli
adempimenti regionali evidenzia che la Regione non ha ancora provveduto a mettere in atto quanto
di sua competenza.
Il quadro normativo è stato definito con riferimento alle componenti ambientali: aria, acqua,
suolo, rifiuti, ecosistemi e patrimonio culturale, ambiente urbano (qualità dell’aria, rumore,
radiazioni non ionizzanti) e rischio tecnologico. Viene fornita, inoltre, una panoramica della
normativa vigente in materia di Valutazione di impatto ambientale (VIA).
Allo scopo di rendere più immediato e leggibile il dato, sono state elaborate delle tabelle riassuntive
(riportate in allegato).
3.2.1 ARIA
L’attuale quadro di riferimento normativo in materia di qualità dell’aria e controllo
dell’inquinamento atmosferico è il risultato di una serie di provvedimenti di settore emanati in fasi
successive. Tali provvedimenti sono in alcuni casi ispirati ad approcci ed esigenze diversi,
principalmente riconducibili al controllo degli impianti termici, degli impianti industriali e dei
mezzi motorizzati, al raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria, all’assunzione di
provvedimenti urgenti e contingenti nelle aree urbane in relazione all’inquinamento da traffico, alla
promozione di forme alternative di mobilità. Tale contesto normativo è stato peraltro
profondamente innovato con il recepimento della Direttiva Quadro 96/62/CE del 27 settembre 1996
relativa alla valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, che ha definito (ed aggiornerà
periodicamente) gli obiettivi di qualità dell’aria e i criteri generali di monitoraggio ed intervento per
la tutela ed il risanamento.
L’innovazione concettuale e di approccio è destinata a riflettersi sulla normativa nazionale,
che verrà progressivamente sostituita dalle disposizioni attuative della Direttiva, come previsto
all’art. 13 del Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 351, di attuazione della Direttiva 96/62/CE .
Sotto il profilo dell’articolazione delle competenze, diverse novità sono state introdotte
rispetto all’ordinamento preesistente, oltre che dalla nuova Direttiva Europea, dal DLgs 112/98 che
specifica le competenze statali, sostanzialmente coincidenti con quelle già previste dal DPR 24
maggio 1988 n. 203 emanato in attuazione delle direttive CEE 80/779, 84/360 e 85/203, concernenti
norme in materia di qualità dell’aria e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali. Più in
particolare, nell’ambito di un quadro comunitario nel quale i valori limite e gli indirizzi generali
delle politiche di tutela sono ormai definiti dall’Unione Europea attraverso la Direttiva 96/62/CE e
le Direttive che ad essa seguiranno:
- lo Stato esercita le funzioni di indirizzo, per le Regioni e gli Enti Locali, definendo i criteri
generali per il monitoraggio, per le analisi dei dati rilevati e per l’elaborazione dei diversi
piani e interviene direttamente, da una parte, fissando i valori limite, i valori guida, i livelli di
attenzione e i livelli di allarme e dall’altra redigendo il piano di azione per raggiungere i livelli
fissati dall’Unione Europea;
- la Regione ha competenze in materia di programmazione degli interventi e di introduzione di
misure e limiti più restrittivi rispetto a quelli nazionali, che sono esercitate tramite il Piano di
tutela e risanamento dell’inquinamento atmosferico; essa esercita inoltre diverse funzioni
amministrative ed, in particolare, quelle inerenti il rilascio delle autorizzazioni (attività
industriali) e svolge attività di coordinamento per il sistema di monitoraggio e di controllo sul
rispetto della normativa.
191
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
La Regione Siciliana, nell’esercizio delle funzioni di elaborazione dei Piani regionali di
rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria, ha adottato tre diversi
provvedimenti relativi alle aree industriali del territorio regionale maggiormente inquinate: Gela,
Milazzo e Siracusa (vedi tabella).
Per completezza e’ opportuno infine segnalare che il 20 Settembre 2002 è stato emanato un
Decreto Ministeriale di attuazione dell'art. 5 della legge 28 dicembre 1993, n. 549, recante misure a
tutela dell'ozono stratosferico, norme tecniche e modalità per la prevenzione delle emissioni in
atmosfera delle sostanze lesive durante le operazioni di recupero dalle apparecchiature fuori uso.
Con lo stesso Decreto inoltre sono state dettate le modalità per garantire la qualità del
sistema delle misure di inquinamento atmosferico, ai sensi del decreto legislativo n. 351/1999 con
riferimento alla disciplina in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente.
Tab. 3.1. Aria
STRUMENTI OPERATIVI DI
RISANAMENTO E DI TUTELA DI
COMPETENZA DELLE REGIONI
Elaborazione dei Piani regionali di rilevamento,
prevenzione, conservazione e risanamento della
qualità dell’aria. (DPR 203/88, DM 20/05/91,
DM 27/03/98).
Individuazione delle zone che, per condizioni
metereologiche e presenza di sorgenti fisse o
mobili di rilevante potenzialità emissiva,
possono essere interessate da episodi acuti di
inquinamento. (DM 20/05/91)
STATO DI ATTUAZIONE
DA n. 67/17 del 13/02/98 modificato dal DA n.
298/17 del 26/06/98 (Direttive per il
contenimento dell’inquinamento atmosferico
nell’area industriale di Milazzo).
DA n. 66/17 del 13/02/98 (Direttive per il
contenimento dell’inquinamento atmosferico
nell’area industriale di Gela)
DA n. 888/17 del 12/07/91 (Modifiche del DA
12/07/91 concernente norme di comportamento
per la limitazione delle emissioni nocive
nell’area industriale di Siracusa)
Individuazione delle autorità competenti alla
gestione delle situazioni di allerta per le zone
potenzialmente interessate da episodi acuti di
inquinamento atmosferico. (DPR 10/01/92)
Elaborazione - per le zone in cui i livelli
superano i valori limite - di Piani d’azione
contenenti le misure da attuare nel breve
periodo (D.Lgs. 351/99, Dir. CEE 96/62).
Adozione di piani e programmi, anche integrati,
per il raggiungimento dei valori limite. (D.Lgs.
351/99, Dir. CEE 96/62).
3.2.2
RUMORE
Il quadro di riferimento normativo è costituito essenzialmente dalla L 447/95, “Legge quadro
sull’inquinamento acustico”, che ordina la materia stabilendo le competenze regionali e locali,
distinguendo le sorgenti sonore in due categorie: quelle fisse e quelle mobili e introducendo, quali
termini di riferimento per il conseguimento degli obiettivi generali di prevenzione e tutela,diversi
valori (“limite di emissione”, “limite di immissione assoluto o differenziale”, “di attenzione”, “di
qualità”). Oltre a tale Legge si devono considerare i decreti applicativi: il DPCM 18.9.97 (luoghi di
192
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
intrattenimento danzante o di pubblico spettacolo), il DM 31.10.97 (rumore aeroportuale e aree di
rispetto), il DPCM 14.11.97 (valori limite di immissione, valori di attenzione, valori di qualità), il
DPCM del 5.12.97 (requisiti acustici), il DPR 11.12.97, n. 496, (attività aeroportuali).
La ripartizione delle competenze tra lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali è definita dalla
normativa di settore citata, ma anche dalla legislazione inerente il riordinamento delle funzioni della
pubblica amministrazione ed, in particolare, dal DLgs 112/98 che conferisce, alle Regioni ed agli
Enti Locali, tutte le funzioni amministrative non classificate come di rilievo nazionale dallo stesso
decreto.
Il quadro risulta essere il seguente:
- lo Stato fissa i valori limite, i livelli di qualità e i requisiti acustici da rispettare e determina i
criteri generali relativi al monitoraggio del rumore ed alla progettazione finalizzata alla tutela
dall’inquinamento. Oltre al ruolo di coordinamento e indirizzo lo Stato esercita un potere di
programmazione e di intervento diretto nel caso di particolari situazioni di necessità e per
garantire il contenimento delle emissioni generate dalle grandi infrastrutture di trasporto;
- la Regione esercita funzioni di indirizzo, attraverso la predisposizione di Direttive e criteri da
osservare nella predisposizione dei diversi piani, funzioni di programmazione, attraverso il
Piano triennale di bonifica dell’inquinamento acustico, ed eventualmente esercita anche i
poteri sostitutivi nel caso di inerzia degli Enti Locali nell’adempimento delle competenze
assegnate.
La legge quadro sull’inquinamento acustico (L. 447/95) assegna alle Regioni competenze
specifiche di indirizzo e coordinamento delle attività di tutela dall’inquinamento acustico ma la
Regione Siciliana non ha ancora tradotto in legge i principi dettati dalla legge nazionale. Il
principale effetto della mancanza della norma regionale comporta che, allo stato attuale, la maggior
parte dei comuni siciliani non hanno proceduto alla zonizzazione acustica del territorio.
Tab. 3.2 Rumore
STRUMENTI OPERATIVI DI
RISANAMENTO E DI TUTELA DI
COMPETENZA DELLE REGIONI
Esercizio dei poteri sostitutivi in caso di
inadempienza dei Comuni (riguardanti anche il
Piano di risanamento acustico) o di conflitto tra
i Comuni. (L. 447/95)
Definizione di criteri per la redazione e
approvazione dei Piani di risanamento acustico.
(L. 447/95)
Predisposizione del Piano triennale per la
bonifica dell’inquinamento acustico. (L. 447/95)
Approvazione del Piano di risanamento acustico
in caso di inerzia del Comune o nei casi di gravi
e particolari problemi di inquinamento acustico.
(L. 447/95)
STATO DI ATTUAZIONE
193
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
3.2.3 ACQUE
Il quadro di riferimento normativo in materia di acque è stato recentemente ridefinito sia per
quanto riguarda l’aspetto della gestione delle risorse idriche, a seguito della Legge 19 Dicembre
1994 n.36, sia per quanto attiene alla tutela delle acque, a seguito del D.Lvo 11 maggio 1999 n. 152
come modificato ed integrato dal D.Lgs. n.258 del 18 Agosto 200, che costituiscono i principali
riferimenti in materia di acque. In particolare, quest’ultimo provvedimento di settore, che si
raccorda con la complessiva ripartizione delle competenze tra le amministrazioni pubbliche, avviata
con la Legge 59/97 (cosiddetta Legge Bassanini) e attuata, in questo caso, con il successivo Decreto
Legislativo n. 112/98, si configura come un testo unico che introduce importanti modifiche e
riordina il sistema delle norme in materia di qualità delle acque e di scarichi nei corpi idrici e nel
suolo. Il Titolo III del D.Lgs. 112/98 sul decentramento amministrativo contempla il conferimento
alle Regioni e agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di ambiente, territorio e
infrastrutture.
- lo Stato mantiene le funzioni inerenti la redazione dei piani di livello nazionale, la definizione
di criteri e metodologie generali per l’attuazione dei piani di livello inferiore, la fissazione di
specifici limiti, obiettivi e divieti inerenti la qualità delle acque e gli scarichi, l’elaborazione
dei dati e delle informazioni in riferimento al territorio nazionale, la vigilanza e l’intervento
per le acque marine. Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, lo Stato emana le
Direttive per il censimento e il monitoraggio, per la protezione dall’inquinamento, per la
programmazione del loro uso razionale, per la gestione del servizio idrico integrato, per il
risparmio idrico. Lo Stato, inoltre, esercita i poteri sostitutivi in caso di inadempienza agli
obblighi comunitari delle Regioni e degli Enti Locali, nonché i poteri di ordinanza in caso di
urgente necessità (D.Lgs 11.5.1999, n. 152 e 18 agosto 2000 n. 258);
- la Regione esercita in via generale tutte le funzioni amministrative non specificatamente
riservate allo Stato ed, in particolare, individua gli Ambiti Territoriali Ottimali (previsti dalla
L. n 36/94) ed i criteri generali rivolti alle Province e ai Comuni. Per quanto attiene alla tutela
delle acque, le principali competenze comprendono: la definizione delle classi e delle
destinazioni d’uso delle acque e delle correlate misure necessarie a mantenere o raggiungere
gli obiettivi di qualità; l’individuazione e delimitazione delle zone vulnerabili o da
salvaguardare e la elaborazione dei relativi programmi di intervento o attivazione di strumenti
di controllo; la formulazione di misure e Direttive volte a favorire il risparmio idrico e ridurre
i consumi.
Le competenze sono altresì definite, in base al DLgs 258/00, da successivi provvedimenti
dello Stato e da quelli che devono essere adottati dalle Regioni; fino alla emanazione dei citati
provvedimenti le Amministrazioni Pubbliche, compresa l’ANPA, le ARPA e le Autorità di bacino,
esercitano le competenze già spettanti.
La Regione Sicilia ha recepito la Legge 19 dicembre 1994, n. 36 (nota anche come legge
Galli) con la L.R. 27 aprile 1999 n. 10 “Misure di finanza regionale e norme in materia di
programmazione, contabilità e controllo. Disposizioni varie aventi riflessi di natura finanziaria”, e
solo successivamente ha delimitato gli Ambiti territoriali ottimali. Infatti con decreto presidenziale
n. 114/Gr. IV/S.G. del 16 maggio 2000, pubblicato sulla GURS n. 26 del 2 giugno 2000 e
successivo decreto presidenziale 7 agosto 2001, su proposta degli Assessori regionali per il
territorio e l'ambiente e per i lavori pubblici, sono stati determinati gli ambiti territoriali ottimali per
la gestione e l'utilizzazione delle risorse idriche nella Regione siciliana, ai sensi dell'art. 69, comma
1, lett. b, della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10.
Nella Regione Siciliana, come chiarito dalla circolare assessoriale prot. 19906 del 04/04/02,
quanto compiutamente disciplinato in materia di acque dalla normativa regionale continua ad essere
valido se non risulta in contrasto con il D.lvo 152/99 e successive modifiche ed integrazioni
194
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
ovvero nei casi non contemplati dallo stesso. Inoltre trova diretta applicazione la parte normativa
relativa alle sanzioni penali prevista dal suddetto decreto legislativo.
In atto la situazione determinatasi nella Regione Siciliana in materia di tutela delle acque
superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione, ha indotto il Governo nazionale a dichiarare, lo
stato d'emergenza.
In particolare, con l’ordinanza n.3052/2000 del 31 marzo 2000 (Interventi per il superamento
dell'emergenza idrica nella Regione Siciliana) il Ministero dell’Interno ha nominato il presidente
della Regione siciliana Commissario Delegato per realizzare le azioni e gli interventi necessari al
superamento della emergenza idrica nel territorio della Regione.
Il Commissario delegato ai sensi dell'art. 2 dell'O.M. n.3052/2000 provvede al completamento
dei programmi degli interventi già finanziati e in corso o da approntare e realizzare per fronteggiare
la situazione di emergenza nei settori dell'approvvigionamento, adduzione, potabilizzazione e
distribuzione delle acque, delle fognature e della depurazione delle acque reflue, del riutilizzo e
recapito delle acque depurate, provvedendo, altresì, ad individuare i soggetti attuatori degli
interventi.
L'art. 9 dell'Ordinanza n. 3052/2000, modificato dall'art. 11 dell’ordinanza n.3072/2000,
dispone che il Commissario provveda all'utilizzazione delle risorse comunitarie, nazionali, regionali
e locali destinate alla realizzazione di opere di fognatura, collettamento, depurazione e riutilizzo.
Con ordinanza n.3136 del 25 maggio 2001 al Commissario delegato sono state attribuite
alcune competenze previste dal Lgs. 152/99.
In particolare per quanto il settore risorsa idrica il Commissario delegato
??
predispone ed approva il piano di tutela di cui all’art. 44 del d.lgs. 152/99;
??
elabora ed attua il programma di rilevamento di cui all’art. 42 del d.lgs. 152/99;
??
attua il monitoraggio richiesto dalle direttive comunitarie in materia di acque destinate al
consumo umano, di acque di balneazione, di acque idonee alla vita dei pesci e dei molluschi;
??
predispone ed attua il programma per la conoscenza e la verifica dello stato qualitativo e
quantitativo delle acque superficiali e sotterranee dell’intero territorio regionale, ai sensi
dell’art. 43 del d.lgs 152/99;
??
individua ogni possibilità di riutilizzo delle acque reflue depurate nonchè di risorse idriche non
potabili ed attua un programma stroordinario di interventi per la loro utilizzazione;
??
individua, progetta e realizza gli interventi di tutela della qualità delle acque, di risanamento
ambientale ed igienico-sanitari previsti dagli artt. 27, 31 e 32 del d.lgs. 152/99, e successive
modifiche ed integrazioni, in forma integrata con gli interventi per il riutilizzo agricolo delle
acque depurate.
II Commissario per la tutela dell'emergenza (circolare commissariale n 1177 del 4 febbraio
2002) assicura, altresì, la continuità dell'utilizzo delle acque provenienti dagli impianti di
trattamento.
II POR Sicilia 2000 2006 si pone come obbiettivo la tutela e la salvaguardia dei corpi idrici
superficiali e sotterranei attraverso la realizzazione delle seguenti infrastrutture:
??
Realizzazione e/o potenziamento impianti di depurazione reflui civili;
??
Adeguamenti degli scarichi degli impianti di depurazione ai parametri del D. L. 152/99 e
successive modifiche ed integrazioni;
??
Realizzazione di collettori di adduzione all'impianto di depurazione esistente;
??
Realizzazione di reti fognarie in zone sprovviste con nuovo apporto di refluo trattato
dall'esistente I.D. di accertata capacità ricettiva.
In relazione a quanto sopra, il Commissario delegato per l'emergenza idrica in Sicilia, con
propri provvedimenti, ha finanziato interventi di spesa già individuati dal Ministero dell'Ambiente
195
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
finalizzati alla realizzazione di opere per la salvaguardia delle acque superficiali e cicli di
depurazione previsti nella misura 1.041 del POR Sicilia 2000/2006.
Con ordinanza n. 1008 del 26.11.2001 i progetti previsti in tale programma di spesa sono stati
ritenuti coerenti con gli interventi previsti dal POR Sicilia 2000 2006 e pertanto cofinanziabili ;dalla
U. E.
Tabella 3.3. Acque
STRUMENTI DI TUTELA E GESTIONE
DI COMPETENZA REGIONALE
Delimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali
dei servizi idrici integrati. (L. 36/94)
Rilevamento delle caratteristiche del bacino
idrografico ;
Rilevamento dello stato di qualità dei corpi
idrici;
Piani di tutela (artt. 42,43 e 44 d.lgs.152/99)
Individuazione ed attuazione delle misure
necessarie a conseguire o mantenere gli obiettivi
di qualità ambientale “buono” o “elevato” per i
corpi idrici rilevanti. (D Lgs. 152/99)
Elaborazione ed attuazione di Programmi
d’azione obbligatori per la tutela e il
risanamento delle acque dall’inquinamento
causato da nitrati di origine agricola, sulla base
delle misure e indicazioni definiti a livello
nazionale. (D Lgs. 152/99)
Formulazione delle indicazioni per la
delimitazione delle zone di protezione delle
risorse idriche e individuazione, al loro interno,
di tre tipologie di aree di cui detta la disciplina.
(D Lgs. 152/99)
Norme e misure per la riduzione dei consumi e
l’eliminazione degli sprechi di acqua e per il
risparmio idrico in agricoltura. (D Lgs. 152/99)
Predisposizione ed attuazione di un programma
di controllo delle concentrazioni dei nitrati nelle
acque dolci, sulla base dei criteri fissati a livello
nazionale. (D Lgs. 152/99)
STATO DI ATTUAZIONE
Decreto presidenziale n. 114/Gr. IV/S.G. del 16
maggio 2000 e D.P. 7 agosto 2001
OPCM n. 3136 del 25 maggio 2001
OPCM n. 3136 del 25 maggio 2001
3.2.4 SUOLO
La normativa di settore è relativa alle tematiche della difesa del suolo (dissesto e rischio
idraulico e geologico), della bonifica dei siti inquinati, delle attività estrattive, del rischio sismico,
della vulnerabilità idrogeologica. I riferimenti normativi che principalmente concorrono a definire
organicamente i soggetti competenti e gli strumenti di programmazione e intervento, sono:
196
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
- la Legge 183/89, riguardante la difesa del suolo, che istituisce le Autorità di bacino e individua
nel Piano di bacino lo strumento di studio e di programmazione mediante il quale definire i
criteri di gestione unitaria dei bacini idrografici di rilievo nazionale, interregionale e regionale.
La Legge prevede inoltre che le Autorità dei bacini di rilievo nazionale elaborino e adottino uno
schema previsionale e programmatico per definire le linee fondamentali di assetto del territorio
con riferimento alla difesa del suolo e predispongano un programma per lo sviluppo,
coordinamento e gestione delle basi conoscitive di supporto alla pianificazione di bacino;
- il DLgs 258/00, che detta norme sulla tutela dei corpi idrici sotterranei ed in particolare
individua gli interventi da attuare nel caso delle aree sensibili, delle aree vulnerabili da nitrati di
origine agricola o da prodotti fitosanitari, delle aree soggette a processi di desertificazione. Tale
Decreto apporta inoltre modifiche al DPR 236/88, ridefinendo le norme relative alle aree di
salvaguardia ed alle zone di protezione delle risorse idriche sotterranee;
- il DLgs 22/97, sulla gestione dei rifiuti, che detta anche norme inerenti la messa in sicurezza, la
bonifica e il recupero dei siti inquinati, stabilendo le diverse competenze in materia e gli
strumenti idonei per intervenire. La ripartizione delle competenze è definita dalle Leggi di
settore e da quelle di riforma della pubblica amministrazione, la L 142/90 e il DLgs 112/98. La
Legge 142/90, assegna alla Provincia, in via generica, le competenze amministrative nel settore
della difesa del suolo ed in modo puntuale stabilisce che, nell’ambito della redazione del Piano
territoriale di coordinamento, la Provincia deve approfondire tale tematica e indicare le linee di
intervento in materia di difesa del suolo. Il DLgs 112/98, indica le funzioni di rilievo nazionale
che restano di competenza dello Stato e attribuisce le rimanenti e quelle già specificatamente
indicate dalla normativa di settore alle Regioni e agli Enti Locali. Le competenze risultano così
suddivise:
- lo Stato, in materia di difesa del suolo, svolge (tramite le Autorità di bacino nazionali) una
attività di pianificazione e intervento diretto (Programmi di intervento), esercita funzioni di
programmazione e di indirizzo generale nonché forme di coordinamento per le amministrazioni
regionali e locali ed ancora ricorre ai poteri sostitutivi in caso di inadempienza di queste ultime.
Nel caso delle cave le competenze sono limitate a definire i requisiti dei ripristini ambientali
ammissibili a finanziamento, mentre per quanto attiene alle bonifiche lo Stato interviene
direttamente, individuando i siti inquinati di rilevanza nazionale e relative priorità e progetti, ed
indirettamente fissando i criteri generali e gli indirizzi, rivolti alle Regioni e agli Enti Locali, per
l’effettuazione dei rilievi, la redazione dei Piani e la predisposizione dei progetti di bonifica. Lo
Stato identifica, inoltre, per quanto riguarda gli aspetti della vulnerabilità del sottosuolo, le aree
sensibili e le zone vulnerabili sottoposte a specifica disciplina.
Tra le azioni avviate per contrastare il fenomeno della desertificazione c’è il Programma
d’Azione Nazionale (PAN) approvato con Delibera CIPE nel 1999, finalizzato allo sviluppo
sostenibile, con l’obiettivo di ridurre le perdite di suolo per gli effetti dei cambiamenti climatici o
delle attività antropiche. Presso il Ministero dell’Ambiente con DPCM del 26/9/97 è stato a tal fine
istituito il Comitato Nazionale per la Lotta alla Siccità e alla Desertificazione, con l’obiettivo di
seguire la predisposizione del PAN e del Programma regionale della lotta alla siccità, in
applicazione del punto 2 della suddetta Delibera e art. 20 del D.L. 152/99.
La Regione, per quanto attiene alla difesa del suolo, oltre all’attività di pianificazione di
bacino e di programmazione degli interventi idraulici, idrogeologici e forestali, esercita le funzioni
amministrative riguardanti il vincolo idrogeologico.
La Regione Siciliana, in attuazione delle disposizioni emanate dallo Stato con D.L. 180/98
(convertito con legge 267/98) e successive modifiche ed integrazioni, con D.A. 298/41 del 4/7/00
ha adottato il Piano Straordinario per l’assetto idrogeologico con cui vengono individuate le aree
del territorio regionale soggette a rischio molto elevato o elevato, mentre con D.A. 176/S9 del
04/04/2002 ha individuato i bacini prioritari per la redazione del PAI (Piano assetto Idrogeologico)
in attuazione dell’art. 130 della L.R 3maggio 2001 n. 6. Il Piano straordinario per l’assetto
197
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
idrogeologico è stato aggiornato con successivo D.A. 543 del 25/07/02 relativamente ad alcuni
comuni della Regione Siciliana. Con il Piano Straordinario del rischio idrogeologico si da l’avvio
alla individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico di cui alla legge 183/89.
In materia di attività estrattive la Regione Siciliana, a norma dell’art. 14 dello Statuto, ha
competenza esclusiva in materia di miniere, cave, torbiere e saline. In ragione di tale competenza ha
emanato la L.R. 9 dicembre 1980 n. 127 “Disposizioni per la coltivazione dei giacimenti minerari
da cava e provvedimenti per il rilancio e lo sviluppo del comparto lapideo di pregio nel territorio
della Regione Siciliana”. Detta legge, seppur in alcune parti modificata ed integrata da successive
norme regionali costituisce la normativa base per l’attività estrattiva in Sicilia. Per quanto concerne
gli aspetti ambientali tale normativa dispone, per il recupero ambientale dei siti interessati da
attività estrattiva, la presentazione anche di uno studio di fattibilità e progetto di massima delle
opere di recupero ambientale della zona da porre in essere nel corso o a termine dell’attività.
Detta attività prima soggetta a preventivo nulla osta di impatto ambientale previsto dalla L.R
181/81, attualmente è soggetta a procedura di verifia o di impatto ambientale regionale previsti
dalla L.R.6/2000.
In tema di desertificazione, in conformità al PAN (Programma di Azione Nazionale) la
Regione Siciliana ha istituito con D.P.Reg. 171 del 20/7/00 un apposito Comitato di Coordinamento
per la definizione del Programma Regionale per la lotta alla desertificazione.
Per quanto concerne la conoscenza del territorio, con legge finanziaria n. 67/88 e successiva
Delibera CIPE, il Ministero dell’Ambiente ha finanziato 42 fogli geologici in scala 1:50.000 e
successivamente con Legge 305/89 (PTTA) sono stati finanziati un primo stralcio di 7 fogli e uno
geomorfologico.
Con successiva legge n. 438/95 sono stati finanziati altri 3 fogli, e infine con legge 226/99
ulteriori 9 fogli.
La prima legge della Regione Siciliana che tratta di cartografia geologica è la L.R. 30
novembre 1949, n. 54.
Con la L.R. 65/81 viene disposto che la formazione degli strumenti urbanistici generali ed
esecutivi deve essere compatibile con gli studi geologici che i comuni sono tenuti ad effettuare nel
territorio interessato.
Per quanto attiene il tema della difesa dei litorali, con l’art. 13 della legge regionale 65/81 è
stata prevista la redazione del Piano Regionale di Difesa dei Litorali, che ad oggi non è comunque
stato adottato. Con l’art. 21 della legge 31 luglio 2002 n.179 “Disposizioni in materia ambientale”,
sono state assegnate alla regione le competenze di cui all’art. 35 del D.lvo 152/99 inmateria di
movimentazioni materiali di scavo di fondali marini.
Tabella 3.4 Suolo
STRUMENTI DI TUTELA E GESTIONE
DI COMPETENZA REGIONALE
Perimetrazione delle aree a rischio
idrogeologico e relative misure di salvaguardia.
(D. L. 180/98, L. 267/98)
Adozione di Piani stralcio per l’assetto
STATO DI ATTUAZIONE
D. A. n. 298/41 del 4/7/00 Adozione del Piano
Straordinario per l’assetto idrogeologico con cui
vengono individuate le aree del territorio
regionale soggette a rischio "Molto Elevato" o
"Elevato".
D.A. 543 del 25.07.02 “Aggiornamento al piano
straordinario per l'assetto idrogeologico di
alcuni comuni della Regione siciliana.” già
adottato con 298/41 del 4/7/00.
D.A. 176/S9 del 04.04.02 “Individuazione dei
198
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
idrogeologico. (D. L. 180/98, L. 267/98)
Elaborazione, approvazione e attuazione dei
Piani di bacino idrografico di rilievo regionale.
(L. 183/89)
Adozione, tramite i Piano di bacino, di
specifiche misure di tutela per le aree
vulnerabili alla desertificazione.
(D. Lgs. 152/99)
3. NORMATIVA AMBIENTALE
bacini prioritari per la redazione del PAI”. (art.
130 Lr 3 maggio 2001 n. 6)
Progetto Integrato Regionale (PIR)
Desertificazione in corso di predisposizione.
D.P.Reg. 171 del 20/7/00 “Istituzione di un
apposito Comitato di Coordinamento per la
definizione del Programma Regionale per la
lotta alla desertificazione.”
3.2.5 PATRIMONIO CULTURALE ED ECOSISTEMI
Il quadro di riferimento normativo in materia di tutela del patrimonio culturale ed in materia di
tutela e pianificazione della natura del paesaggio (con particolare riferimento al suo significato
ecologico) è articolato a livello nazionale in un certo senso in modo settoriale.
Di seguito si elenca la normativa nazionale di maggiore rilievo:
- Legge 874/75 sulle specie animali e vegetali in via di estinzione;
- Legge 812/78 e Legge 42/83 relative alla protezione degli uccelli e delle specie migratorie;
- Legge 979/82 del 31/12/82 (Disposizioni per la difesa del mare), in applicazione della
convenzione di Barcellona;
- Legge 127/85 sulle aree protette nel Mediterraneo;
- DPR 448/76 inerente le zone umide (Convenzione di Ramsar del 1971);
- Legge 503/85 sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa;
- Legge 394/91 che definisce i criteri generali inerenti l’istituzione e gestione delle aree
protette, stabilendo i soggetti competenti e le relative funzioni nonché gli strumenti di
pianificazione territoriale e di programmazione socio economica;
- DPR 357/97 che detta norme per la conservazione degli habitat naturali o seminaturali e
l’istituzione dei siti di interesse comunitario nonché introduce divieti e limiti per la tutela
della flora e della fauna selvatica in applicazione delle Direttive 79/409/CE e 92/43/CE;
- Legge 157/92 inerente la protezione della fauna e l’esercizio della caccia e prevede altresì
l’individuazione e l’istituzione di aree finalizzate alla riproduzione e ripopolamento delle
specie faunistiche nonché l’istituzione di zone di protezione all’interno o contigue alle rotte
migratorie dell’avifauna;
- DLgs 490/99, testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed
ambientali, ai sensi dell’art. 1 della legge 8 ottobre n. 352.
Relativamente al settore delle aree naturali protette la Regione Siciliana si è dotata di una
normativa di settore con notevole anticipo sulla normativa nazionale. Infatti il primo atto normativo
sulle aree protette risale al all’anno 1981 con la legge n. 98 del 6 maggio recante disposizioni per la
istituzione di parchi e riserve naturali nel territorio regionale. La legge n 98 è stata successivamente
modificata ed integrato dalle seguenti leggi:
- Lr. 6 maggio 1981, n. 98;
- Lr. 9 agosto 1988 , n. 14;
- Lr. 3 ottobre 1995, n. 71;
- Lr. 6 aprile 1996 , n. 16;
199
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
-
Lr. 18 maggio 1996, n. 34.
Importante strumento di pianificazione introdotto dalla LR 98/81 è il “Piano regionale dei
parchi e delle riserve naturali”, approvato con DA 970/91 che contiene le indicazioni per ciascuna
area protetta della delimitazione di massima e del regime di protezione da adottare anche nelle aree
adiacenti. Tale piano individua 79 riserve naturali ricadenti nei territori delle 9 province siciliane e
rappresenta un campionario assai vasto di ambienti naturali che ammontano ad una superficie
complessiva 2.570.840 ettari pari al 12.87% di territorio regionale protetto.
In attuazione al sopraccitato piano dall’anno 1991 ad oggi sono stati emanati i decreti istitutivi
di quasi tutte le riserve naturali e di due parchi regionali.
Attualmente il patrimonio naturale protetto regionale comprende quattro parchi regionali
(Madonie, Etna, Nebrodi e Alcantara) e 78 riserve.
Ai fini della direttiva Habitat (92/43/CEE) sono stati indicati 222 Siti di Interesse Comunitario
(SIC) e 47 ZPS per l’inclusione nella rete Natura 2000.
Il POR Sicilia 2000-2006, all’interno dell’Asse I (Risorse naturali) contiene una misura
specificamente dedicata alla creazione della rete ecologica siciliana (misura 1.11 del CdP “Sistemi
territoriali integrati ad alta naturalità”) per l’attuazione della quale è in corso di redazione un
Progetto Integrato Regionale (PIR) “Rete Ecologica”.
Con specifico riferimento al settore del patrimonio culturale, la Regione Siciliana a norma
dell’art 14 lett. n) dello Statuto gode di competenza legislativa esclusiva (“tutela del paesaggio;
conservazione delle antichità e delle opere artistiche”). Nell’esercizio di queste competenze, la
Regione si è dotata di una legge (L.R. 80/1977) che (art. 3) stabilisce che tutte le attribuzioni di
competenze della Regione in materia di beni culturali e ambientali sono esercitate dall’Assessorato
dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione. Successivamente, la L.R. 15/1991 (art. 5)
ha attribuito il compito di porre i vincoli previsti dall’art. 1 ter della l. 431/1985 all’Assessorato dei
Beni culturali e ambientali. Con L.R. 30 aprile 1991, n. 15, “Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 27 dicembre 1978, n. 71, in materia di urbanistica e proroga di vincoli in materia di parchi
e riserve naturali” sono state adottate le “Linee guida del Piano territoriale paesistico regionale”.
Tabella 3.5. Patrimonio culturale ed ecosistemi
STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E
DI TUTELA DI COMPETENZA
REGIONALE
Individuazione dei siti con habitat naturali e
habitat di specie da proporre come siti di
interesse comunitario. (DPR 357/97)
Istituzione delle zone di protezione all’interno o
contigue alle rotte migratorie dell’avifauna
(L.157/92)
Redazione del Piano faunistico venatorio
regionale e coordinamento dei Piani provinciali.
(L. 157/92)
Redazione ed approvazione di Piani territoriali
paesistici o di Piani urbanistico territoriali
(aventi finalità di salvaguardia dei valori
paesistici e ambientali), relativi ai beni di
interesse paesaggistico ( D.Lgs. 490/99)
STATO DI ATTUAZIONE
Individuati 222 S.I.C.
Istituite n. 47 Z.P.S.
Piano regionale faunistico-venatorio 1998/2002
(D.P.Reg. 08.10.1998).
Linee guida del Piano territoriale paesistico
regionale (L.R. 30 aprile 1991, n. 15, Modifiche
ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre
1978, n. 71, in materia di urbanistica e proroga
di vincoli in materia di parchi e riserve naturali).
200
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
3.2.6 RIFIUTI
La disciplina nazionale in materia di gestione dei rifiuti risulta caratterizzata dal progressivo
adeguamento al sistema normativo comunitario. Questo è incentrato e costruito sulle due Direttive
Quadro 91/156/CEE e 91/689/CEE relative rispettivamente ai rifiuti ed ai rifiuti pericolosi, le quali
sono e saranno ulteriormente integrate da direttive relative a particolari categorie di rifiuti e a
specifiche operazioni di smaltimento, recupero e trasporto di rifiuti.
A livello nazionale il nucleo normativo generale in materia di gestione dei rifiuti è costituito
dal DLgs 22/97 che ha recepito le due Direttive Quadro 91/156 e 91/689 e la Direttiva 94/62. In
attuazione del DLgs 22/97 sono state inoltre adottate numerose norme regolamentari e tecniche. Il
Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nel definire una nuova strategia di gestione dei rifiuti,
introduce l’ordine gerarchico dei principi secondo il quale assoluta priorità viene assegnata alla
prevenzione della produzione di rifiuti, seguita dal recupero ed infine dallo smaltimento in
condizioni di sicurezza. Lo smaltimento viene quindi a costituire una fase residuale della gestione
dei rifiuti. Allo smaltimento vero e proprio saranno destinati solamente i rifiuti non valorizzabili.
Per quanto riguarda l’articolazione delle competenze tra le pubbliche amministrazioni, in base
alle norme di settore ed ai provvedimenti di riforma generale, risulta il seguente quadro:
- allo Stato spettano principalmente:
a) le funzioni di indirizzo e coordinamento;
b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti;
c) l’individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare la produzione dei
rifiuti;
d) l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto
ambientale.;
e) la definizione dei piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e
l’ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
i) la determinazione dei criteri generali per l’elaborazione dei piani regionali di gestione dei
rifiuti ed il coordinamento dei piani stessi.
- Sono di competenza delle Regioni principalmente:
a) la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento dei piani regionali di gestione dei rifiuti;
b) la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti;
c) l’elaborazione, l’approvazione e l’aggiornamento dei piani per la bonifica di aree
inquinate;
d) l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e
l’autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti;
e) l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti,
anche pericolosi
f) la delimitazione, in deroga all’ambito provinciale, degli ambiti ottimali per la gestione dei
rifiuti urbani e assimilati;
g) emanazione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del D.lgs. 22/97, di norme
affinché gli uffici pubblici coprano il fabbisogno annuale di carta con una quota di carta
riciclata pari almeno al 40 % di detto fabbisogno.
201
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
La gestione dei rifiuti in Sicilia è al momento disciplinata da una normativa emergenziale
costituita da diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio, Dipartimento della Protezione
Civile.
Tali Ordinanze nominano Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti in Sicilia, il
Presidente della Regione Siciliana, per la predisposizione di un piano di interventi di emergenza nel
settore della gestione dei rifiuti e per la realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla
situazione di emergenza.
Si tratta di provvedimenti scaturiti dalla grave crisi determinatasi nel settore dello smaltimento
dei R.S.U. avendo assunto la stessa carattere di emergenza igienico-sanitaria con risvolti anche di
ordine pubblico.
In particolare con O.P.C.M. n° 2983 del 31 maggio 1999 la regione Sicilia veniva posta sotto
regime di commissariamento.
La stessa Ordinanza di Commissariamento dava i poteri di intervento di cui all’art.13 D.lgs.
22/97, ai Prefetti delle varie Province , per l’individuazione e l’attivazione di discariche
d’emergenza.
Con nota n° 1287 del 3 dicembre 1999 il Commissario Delegato chiedeva la proroga
dell’Ordinanza di Commissariamento di almeno 1 anno.
La stessa proroga è stata concessa con L’Ordinanza n° 3048 del 31 marzo 2000, estendendo i
poteri del Commissario Delegato anche ai rifiuti speciali e pericolosi, fino al 31 dicembre 2001 ed
imponendo all’art.1 la predisposizione del piano di gestione rifiuti e delle bonifiche delle aree
inquinate di cui all’art.22 D.lvo 22/97 e di un piano degli interventi di emergenza per la
realizzazione degli interventi necessari a far fronte alla situazione di emergenza.
Il 21 Luglio 2000 è stata emanata una nuova Ordinanza, la n° 3072, in cui viene imposta l’
individuazione e la localizzazione degli impianti a carattere prioritario nonché la definizione degli
ambiti e dei sub-ambiti territoriali ottimali di cui gli impianti dovranno essere al servizio. Trattasi
prevalentemente di impianti per la produzione di C.D.R (combustibile da rifiuti)
Con Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 è stato approvato il documento delle priorità
degli interventi in materia di rifiuti in Sicilia (P.I.E.R.). Con tale provvedimento viene approvata la
suddivisione del territorio siciliano negli Ambiti e Sub Ambiti concernenti gli impianti di
produzione di CDR e relative stazioni di trasferenza.
La successiva Ordinanza Ministeriale n. 3190 del 2 marzo 2002 modifica ed integra in modo
sostanziale le precedenti ordinanze.
Con Ordinanza Commissariale dell’11 giugno 2002 sono state approvate le “Linee guida per
la raccolta differenziata dei rifiuti urbani”.
Al momento però non esiste ancora una gestione dei rifiuti on ambito ATO o sub-ATO
L’ultimo provvedimento di proroga dello stato di emergenza rifiuti è costituito dall’O.P.C.M.
n.3190 (marzo 2002).
La gestione dei dati in materia, al momento è di competenza della struttura commissariale
emergenza rifiuti, tale ente è anche Amministrazione responsabile delle misure1.14 e 1.15 del
P.O.R (infrastrutture e strutture per la gestione integrata dei rifiuti; riduzione della compromissione
ambientale da rifiuti).
L’unico dato che può essere assunto come certo è quello relativo ad uno smaltimento dei RSU
nella quasi totalità (98% della produzione totale) in discarica, in quanto non sono stati raggiunti gli
obiettivi della raccolta differenziata previsti dal decreto 22/97.
A fronte di tali quantità la raccolta differenziata, tappa essenziale ed irrinunciabile nella
strategia gestionale dei rifiuti, ad oggi, supera di poco il 2%.
202
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
Non risultano in esercizio nel territorio regionale impianti di termovalorizzazione dei rifiuti,
necessari e peraltro previsti, in una logica di gestione integrata dei rifiuti, dalle politiche ambientali
nazionali e comunitarie.
Con l’Ordinanza commissariale del 29/05/02 sono state dettate le Linee guida per la
progettazione, costruzione e gestione degli impianti di compostaggio.
Con l’ Ordinanza commissariale del 29/05/02 è stato adottato il Piano Stralcio per il settore
dei rifiuti inerti.
Con l’Ordinanza commissariale 11/06/02 sono state dettate le Linee guida per la raccolta
differenziata dei rifiuti urbani.
L’ Ordinanza Commissariale N. 734 del 22 agosto 2002 ha prorogato il termine previsto dal
D.L. 286/2001 in merito alla autorizzazione allo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati.
Ai sensi dell'art. 5 comma 6 D.Lgs 22/97, infatti, a partire dal 1 ° gennaio 2000 è consentito
smaltire in discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti
che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di cui ai punti D2, D8,
D9, D10 e D11 dell'Allegato B dal medesimo D.Lgs.. Tale termine del 1° gennaio 2000 per lo
smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica era stato prorogato (Decreto Legge 286/2001)
sino all'adozione di specifiche norme tecniche e regolamentari in materia e comunque non oltre il
22 agosto 2002. Non essendo state emanate tali norme tecniche e regolamentari, il Commissario, di
concerto con il Ministero dell’ambiente e del Territorio (nota Gab. N. 2002/8758809 del 22 agosto
2002), ha disposto la prosecuzione dello smaltimento dei rifiuti in discarica, secondo quanto
previsto nei singoli provvedimenti prefettizi autorizzativi, in deroga a quanto previsto dall'art. 5,
comma 6, del D.Lgs. n. 22/97, come prorogato dal D.L. n. 186/2001, fino all'entrata in vigore del
decreto legislativo per l'attuazione della direttiva comunitaria sulle discariche e comunque per un
periodo non superiore a tre mesi eventualmente rinnovabile.
Tabella 3.6. Rifiuti
STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E
DI TUTELA DI COMPETENZA
REGIONALE
Predisposizione, adozione e aggiornamento dei
piani regionali di gestione dei rifiuti (D.Lgs.
22/97)
Elaborazione, approvazione e aggiornamento
dei piani per la bonifica di aree inquinate
(D.Lgs. 22/97)
Delimitazione, in deroga all’ambito provinciale,
degli ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti
urbani e assimilati (D.Lgs. 22/97)
Regolamentazione delle attività di gestione dei
rifiuti (D.Lgs. 22/97)
STATO DI ATTUAZIONE
Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 (Piano
Interventi Emergenza Rifiuti P.I.E.R.)
Ordinanza commissariale del 29/05/02: Piano
Stralcio per il settore dei rifiuti inerti.
Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 (Piano
Interventi Emergenza Rifiuti P.I.E.R.)
Ordinanza commissariale del 29/05/02: linee
guida per la progettazione, costruzione e
gestione degli impianti di compostaggio
Ordinanza commissariale 11/06/02: linee guida
per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani
203
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
3.2.7 RADIAZIONI NON IONIZZANTI
In materia di tutela dall’inquinamento elettromagnetico l’Unione Europea ha emanato varie
direttive, risoluzioni e raccomandazioni che hanno fissato alcune linee di indirizzo e di principio
che sono state in parte recepite dagli stati membri. In particolare, con la Raccomandazione del
Consiglio del 12 Luglio 1999 - relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi
elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz - è stato sottolineato il principio di precauzione ed è stato
attribuito agli stati membri la facoltà di fissare un livello di protezione più elevato rispetto a quello
contenuto nella stessa Raccomandazione.
Partendo dai principi contenuti nella predetta raccomandazione comunitaria, il legislatore
nazionale ha recentemente sottoposto la pregressa normativa in materia ad una significativo
aggiornamento e revisione, con la emanazione di una Legge Quadro (Legge n. 36/2001), che ha
definito i principi fondamentali e le competenze specifiche ai fini della tutela dell'ambiente e della
salute della popolazione e dei lavoratori. Alcuni aspetti legati alla tutela dai campi elettromagnetici,
erano comunque già contenuti nella legislazione precedente, a partire dalle norme tecniche relative
alla costruzione degli elettrodotti.
La normativa italiana in questo settore, come gran parte delle analoghe disposizioni vigenti a
livello europeo ed internazionale, ha carattere esplicitamente protezionistico ambientale e si ispira a
principi di precauzione e di minimizzazione dei rischi. Nell’insieme i limiti fissati dalla normativa
nazionale, tengono conto sia dei rischi connessi agli “effetti acuti”, sia dei possibili effetti per i quali
non risulta ancora stabilito un nesso causale fra esposizione ed insorgenza di patologie, con
riferimento anche agli effetti a lungo termine.
Con l’emanazione della legge quadro risulta confermata l’attenzione del legislatore nazionale
– anche rispetto agli indirizzi europei ed internazionali - nei riguardi dei possibili rischi connessi
all’esposizione alle radiazioni non ionizzanti. La legge quadro, nel ricondurre ad una disciplina
unitaria le norme nel tempo emanate per la tutela da differenti tipologie di sorgenti, ha inoltre
fissato le competenze dello Stato e quelle demandate alle Regioni ed agli altri enti locali, nonché le
procedure per gli interventi di risanamento degli impianti non conformi alla nuova disciplina. La
piena attuazione della legge resta comunque legata alla emanazione di decreti di attuazione
mediante i quali dovranno essere fissati nuovi limiti.
In attesa dell’emanazione dei decreti previsti dalla legge quadro prima richiamata, restano
pienamente operativi, i limiti precedentemente fissati per la tutela dai campi a frequenza
estremamente bassa e più recentemente per le radio- frequenze.
CAMPI A FREQUENZA ESTREMAMENTE BASSA
Per le sorgenti di campi generati dalle frequenze industriali a 50 Hz, le norme fondamentali
sono quelle emanate con il DPCM 23 aprile 1992 e successive modifiche ed integrazioni.
In particolare, il decreto fissa dei limiti (differenti a seconda che si possa prevedere una
esposizione a carico di individui della popolazione per una parte significativa della giornata o una
esposizione limitate a poche ore al giorno) in funzione dei valori di campo elettrico e di induzione
magnetica. Lo stesso decreto fissa anche distanze di rispetto dei conduttori delle linee aree esterne
superiori a 132 KV dai fabbricati adibiti ad abitazione (o ad altra attività che comporta tempi di
permanenza prolungati), in funzione della tensione della linea elettrica e l’obbligo di avviare le
azioni di risanamento.
204
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
CAMPI A FREQUENZA ELEVATA (RADIOFREQUENZE)
Per quanto riguarda le radiofrequenze, i limiti di emissioni sono attualmente quelli fissati dal
DM 10 settembre 1998 n. 381. Tale decreto ha stabilito i limiti di esposizione per il campo elettrico,
il campo magnetico e la densità di potenza, in base alla frequenza della radiazione considerata in
ambiente libero, nell’intervallo di frequenza 100 kHz - 300 GHz Il DM 381/98 ha prescritto inoltre
che la progettazione e la realizzazione dei nuovi apparati, nonché l'adeguamento di quelli
preesistenti, deve avvenire in maniera da minimizzare l'esposizione della popolazione al campo
elettromagnetico. Per tali motivi, "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a
quattro ore" i limiti sono stati ulteriormente ridotti e sono stati introdotti valori di cautela
indipendenti dalla frequenza. Il decreto ha inoltre stabilito i compiti della Regione in materia di
disciplina della installazione degli impianti, di raggiungimento di obiettivio di qualità e di vigilanza.
In materia di radiazioni non ionizzanti lo Stato esercita le funzioni relative:
a) alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di
qualità, b) alla promozione di attività di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica,
c) all’istituzione del catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili dei campi elettrici,
magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate, al fine di rilevare i livelli di campo
presenti nell’ambiente;
d) alla determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento di competenza delle
regioni;
e) all’individuazione delle tecniche di misurazione e di rilevamento dell’inquinamento
elettromagnetico;
f) alla realizzazione di accordi di programma con i gestori di elettrodotti;
h) alla determinazione dei parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti.
Le Regioni esercitano le funzioni relative:
a) all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli
impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione;
b) alla definizione dei tracciati degli elettrodotti con tensione non superiore a 150 kV, con la
previsione di fasce di rispetto;
c) alla definizione delle modalità per il rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli
impianti;
d) alla realizzazione e la gestione, in coordinamento con il catasto nazionale di un catasto
delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici;
e) alla adozione su proposta dei soggetti gestori, di un Piano di risanamento al fine di
adeguare, in modo graduale, e comunque entro il termine di 24 mesi, gli impianti radioelettrici già
esistenti ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualità stabiliti.
La Regione è dotata di poteri sostitutivi che esercita nel caso in cui il gestore dell’elettrodotto
non presenti, nei termini previsti dall’art. 9, comma 2 della legge quadro, la proposta di Piano di
risanamento al fine di assicurare la tutela della salute e dell’ambiente. In questa ipotesi, il Piano
viene redatto dalla Regione nei tre mesi successivi alla scadenza dei termini richiamati.
Le regioni, inoltre, definiscono le competenze che spettano alle province ed ai comuni, nel
rispetto di quanto previsto dalla legge 31 luglio 1997, n. 249.
205
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
Ulteriori disposizioni in materia di trasferimento e risanamento di impianti radiotelevisivi che
superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori stabiliti in attuazione dell’art.
1 comma 6, lett. a) n° 15 l. n° 249/97 sono state dettate dal D.L. n° 5/2001 convertito nella legge n.
66/2001. L’art. 2 ha stabilito che la Regione, in attesa del Piano di assegnazione delle frequenze di
cui all’art. 1 del medesimo decreto legge, individua, i siti nei quali devono essere trasferiti gli
impianti. La Regione, inoltre, a norma del dell’art. 1 comma 2 del decreto legge citato, deve
disporre le azioni di risanamento previste dal DM. 381/98 a carico dei titolari degli impianti,
irrogando le sanzioni previste ed eventualmente - nel caso di reiterazione delle violazioni –
richiedendo al Ministero delle Comunicazioni la disattivazione degli impianti non a norma.
In materia di impianti per le telecomunicazioni, più recentemente, è stato emanato il Decreto
Legislativo 4 settembre 2002, n.198 recante “Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle
infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a
norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443”. Tale provvedimento ha
detta nuovi principi in materia di installazione e modifica di impianti rientranti nelle categorie di
infrastrutture di telecomunicazioni - considerate strategiche ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della
legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Legge obiettivo) – al fine di accelerare la realizzazione delle
suddette infrastrutture. Secondo quanto previsto dal suddetto decreto, l'installazione di infrastrutture
per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi è
autorizzata dagli enti locali, previo accertamento, da parte dell’ARPA, della compatibilità del
progetto con le prescrizioni fissate dalle legge quadro n. 36/2001, e relativi provvedimenti di
attuazione. Il decreto prevede inoltre che la Regione dovrà provvedere alle finalità fissate dal
decreto, nell'ambito delle competenze ad essa spettante ai sensi dello statuto regionale e delle
relative norme di attuazione, secondo quanto disposto dall’ordinamento regionale.
LA NORMATIVA REGIONALE
La Regione Siciliana non ha ancora provveduto all'emanazione di una apposita disciplina in
materia di tutela dai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
Tra le iniziative attuate dalla Regione si segnala comunque:
??la circolare dell’Assessorato regionale alla Sanità, di prot. n. 1004 del 12/8/1999, con la
quale sono stati indicati i criteri organizzativi degli uffici appartenenti alle A.S.L. preposti ai
controlli in materia di tutela dalle esposizioni alle radiazioni non ionizzanti;
??la circolare dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente di prot. n. 2818 del
17/4/2000 con la quale sono state divulgate nell’ambito della Regione le “Linee guida
applicative” del predetto D.M. 381/98, predisposte a cura dell’ANPA.
Tabella 3.7 Radiazioni non ionizzanti
Principali strumenti operativi di risanamento
e di tutela di competenza della Regione
Individuazione dei siti di trasmissione e degli
impianti per telefonia mobile, degli impianti
radioelettrici e degli impianti per
radiodiffusione (Legge Quadro n.36 del
22.02.01, DM 381/98)
Definizione dei tracciati degli elettrodotti con
tensione non superiore a 150 kV, con la
previsione di fasce di rispetto(Legge Quadro n.
Stato di attuazione
In attesa dell’emanazione del regolamento
previsto dall’art. 5 della L. 36/2001
In attesa dell’emanazione del regolamento
previsto dall’art. 5 della L. 36/2001
206
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
36 del 22.02.01, D.M. 381/98)
Definizione delle modalità per il rilascio delle
autorizzazioni alla installazione degli impianti;
(Legge Quadro n.36 del 22.02.01, D.M. 381/98)
Realizzazione della gestione, in coordinamento
con il catasto nazionale di un catasto delle
sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici. (Legge Quadro n. 36 del
22.02.01, D.M. 381/98)
Individuazione degli strumenti e delle azioni per
il raggiungimento degli obiettivi di qualità
(Legge Quadro n. 36 del 22.02.01, D.M.
381/98,).
Adozione, entro dodici mesi e su proposta degli
enti gestori degli impianti radioelettrici e sentiti
i Comuni interessati, di un piano di risanamento
al fine di adeguare gradualmente gli impianti
non a norma (Legge Quadro n.36 del 22.02.01)
Approvazione, su proposta dei soggetti gestori,
di un Piano di risanamento degli elettrodotti con
tensione non superiore a 150 KV al fine di
adeguare, in modo graduale, gli impianti non a
norma (Legge Quadro n.36 del 22.02.01)
Definizione delle competenze che spettano alle
Province ed ai Comuni nelle materie di cui al
comma 1, art. 8 della Legge Quadro n. 36 del
22.02.2001
Disciplina dell’installazione e della modifica
degli impianti di radiocomunicazione al fine di
garantire il rispetto dei limiti previsti dall’art. 3
del D.M. 381/98, il raggiungimento di obiettivi
di qualità e delle attività di controllo e vigilanza
(Art. 5 D.M. 381/98)
Individuazione dei siti dove trasferire, su
iniziativa della Regione, gli impianti di
radiodiffusione sonora e televisiva che superano
o concorrano a superare in modo ricorrente i
limiti previsti dalla normativa vigente (L. n. 66
del 20/3/2001)
Avvio delle azioni di risanamento degli impianti
di radiodiffusione sonora e televisiva che
superano o concorrano a superare in modo
ricorrente i limiti previsti dalla normativa
vigente (D.M. 381/98 e L. n. 66 del 20/3/2001)
Irrogazione delle sanzioni a carico degli
impianti di radiodiffusione sonora e televisiva
che non ottemperino all’ordine di riduzione a
conformità (L. n. 66 del 20/3/2001)
Segnalazione al Ministero dell’Ambiente degli
Per gli impianti di telecomunicazioni, il rilascio
delle autorizzazioni è ora disciplinato dal
decreto legislativo 4/9/2002 n. 198, nel rispetto
delle competenze delle Regioni
Il catasto nazionale è in via di costituzione
In attesa dell’emanazione del decreto previsto
dall’art. 4, c.2, lett. a) della L. 36/2001
In attesa dell’emanazione del decreto previsto
dall’art. 4, c.2, lett. a) della L. 36/2001
207
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
impianti di radiodiffusione sonora e televisiva
che non ottemperino all’ordine di riduzione a
conformità (L. n. 66 del 20/3/2001)
3.2.8 RISCHIO TECNOLOGICO
La disciplina in materia di industrie a rischio di incidente rilevante è stata per la prima volta
dettata dalla direttiva 82/501 CEE recepita con D.P.R. 175/88. L’incidente rilevante viene definito
come “un avvenimento quale un’emissione, un incendio, un’esplosione di rilievo connessi ad uno
sviluppo incontrollato di un’attività industriale che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o
differito, per l’uomo, all’interno o all’esterno dello stabilimento, e per l’ambiente e che comporti
l’uso di una o più sostanze pericolose”. Successivamente è intervenuta la direttiva 96/82 CEE che
ha abrogato la direttiva 82/501 CEE. Il D.lgs. n° 334 del 1999, ha recepito la direttiva 96/82 e ha
abrogato il D.P.R. 175/88, stabilendo al contempo che fino alla emanazione dei decreti attuativi,
restano in vigore le norme tecniche previgenti. Da ultimo con decreto del Ministero dell’Interno
19.03.2001 sono state introdotte norme specifiche in materia di “Procedure di prevenzione incendi
relative ad attività a rischio di incidente rilevante”.
La disciplina di settore mira a prevenire gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze
pericolose e a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente. La responsabilità viene posta
in capo al gestore, cioè la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo stabilimento.
Quest’ultimo è costituito da tutta l’area sottoposta al controllo del gestore, nella quale sono presenti
sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti o depositi, comprese le infrastrutture o le
attività comuni o connesse. Le sostanze pericolose sono quelle indicate o individuate in base ai
criteri dettati dagli allegati tecnici del decreto. Per “presenza di sostanze inquinanti” si intende la
presenza, reale o prevista, nello stabilimento di sostanze pericolose, ovvero quelle che si reputa
possano essere generate, in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantità eguale
o superiore a quelle indicate dagli allegati tecnici.
Per quanto riguarda l’articolazione delle competenze tra le pubbliche amministrazioni:
- allo Stato spetta:
a) comunicare agli altri Stati membri dell’UE l’elenco degli stabilimenti a rischio di incidente
rilevante con possibili effetti transfrontalieri;
b) informare tempestivamente la Commissione sugli incidenti rilevanti verificatisi sul territorio
nazionale;
c) predisporre e aggiornare l’inventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti
rilevanti.
- alle Regioni (art 72 D.lg. 112/98) compete disciplinare l’esercizio delle competenze
amministrative in materia di incidenti rilevanti; in particolare:
a) individuare le autorità competenti titolari delle funzioni amministrative e dei provvedimenti
discendenti dall’istruttoria tecnica e stabilire le modalità di adozione degli stessi;
b) definire le modalità per il coordinamento dei soggetti che procedono all’istruttoria tecnica;
c) definire le procedure per l’adozione degli interventi di salvaguardia dell’ambiente e del
territorio in relazione alla presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante;
d) rendere accessibili alla popolazione interessata le informazioni relative ai rischi di incidenti
rilevanti;
208
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
e) effettuare i controlli sulla base dei criteri stabiliti con decreto ministeriale di attuazione.
Fino alla emanazione della disciplina descritta da parte delle Regioni, le funzioni istruttorie
sono svolte dal Comitato Tecnico regionale di cui all’art. 20 del DPR 577/82.
Tabella 3.8 Rischio tecnologico
Principali strumenti operativi di risanamento e di tutela
di competenza della Regione
Individuazione delle autorità competenti titolari delle
funzioni amministrative e dei provvedimenti in materia di
incidenti rilevanti discendenti dall’istruttoria tecnica e delle
modalità di adozione degli stessi (D.lgs. n° 334 del 1999).
Definizione delle procedure per l’adozione degli interventi
di salvaguardia dell’ambiente e del territorio in relazione
alla presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante
(D.lgs. n° 334 del 1999).
Stato di attuazione
3.2.9 LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE
La regolamentazione delle pronunce di compatibilità ambientale di cui all’art. 6 della legge
08.07.1986 n° 249, recante l’istituzione del Ministero dell’Ambiente e norme in materia di danno
ambientale, in applicazione della direttiva 85/337/CEE del 27.06.1985 in ambito nazionale è
disciplinata dal DPCM 10.08.1988 n° 377 e dal DPCM 27.12.1988 “Norme tecniche per la
redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilità
ambientale di cui all’art. 6 della legge sopracitata.
Queste norme tecniche sono state integrate successivamente dai seguenti DPR: 11 febbraio
1998, 2 settembre 1999 n. 348.
La Direttiva 97/11/CEE ha modificato la precedente Direttiva 85/337CEE prendendo atto
degli elementi critici evidenziati in oltre 10 anni di sperimentazione. Le innovazioni più
significative riguardano il campo di applicazione, le modalità di scoping e di screening (DPR
12.04.1996 “Atto di indirizzo e di coordinamento per l’attuazione dell’art. 40. comma 1 della l.
22.02.1994 n° 146, concernente disposizione in materia di impatto ambientale) e la valutazione dei
progetti suscettibili di avere effetti in paesi confinanti. Inoltre la Direttiva 97/11/CEE ha dato
l’opportunità agli Stati membri di raccordare la VIA ad altre Direttive comunitarie, come ad
esempio la Direttiva per la prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento (IPPC), al fine di
conseguire una semplificazione delle procedure e una loro maggiore efficacia. Il recepimento di tale
Direttiva in Italia è ancora parzialmente incompiuto.
La Regione Siciliana con l’art. 5 L.R. n° 181/81 si dotava di uno strumento, il “nulla osta
all’impianto”, relativo alle attività produttive, che anticipava di fatto l’istituto della Valutazione
d’impatto ambientale introdotto per la prima volta dalla direttiva 85/337 CEE.
Successivamente è stato introdotto il “nulla osta in materia di impatto ambientale” (art. 30
L.R. n° 10/93) riguardante essenzialmente le opere infrastrutturali.
209
Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006
3. NORMATIVA AMBIENTALE
Con D.P.Reg. del 14.11.2000 si è provveduto all’emanazione della deliberazione della Giunta
regionale n° 255 del 13.10.2000 relativa al recepimento del DPR 12.04.1996, che modifica, a sua
volta, le deliberazioni n° 4 e 20 del gennaio 1999 e 115 del 11.05.1999.
L’art. 91 L.R.03.05.201 n° 6 ha completato il recepimento del D.P.R. 12.04.1996 e del
D.P.C.M. del 3 settembre 1999 individuando l’autorità competente in materia di VIA
nell’Assessorato del territorio e dell’ambiente che si avvale, a tal fine, di un apposito ufficio.
L’ambito di applicazione della disciplina è definito dal comma 4: ” Le procedure di verifica previste
dall'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 si applicano alle
proposte di modifica o ampliamento di progetti già autorizzati, o realizzati o in fase di
realizzazione, che rientrano nell'elenco delle tipologie progettuali di cui agli allegati A e B del
decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 e successive modifiche”8.
L’art. 91 semplifica e razionalizza la materia in quanto stabilisce che il giudizio di
compatibilità ambientale è sostitutivo di ogni ulteriore parere, nulla osta, autorizzazione di natura
ambientale di competenza dell'Assessorato Regionale del Territorio e dell'Ambiente in forza di
leggi o regolamenti regionali.
L’articolo inoltre prevede che, con regolamento, siano individuate le tipologie progettuali per
le quali i giudizi di compatibilità ambientali sono delegate alle province regionali. Nonostante sia
decorso il termine previsto di 180 giorni dall’entrata in vigore della stessa legge finanziaria, il
regolamento non è stato ancora emanato.
L’art. 132 della L.R. 03.05.2001 individua nell’Assessorato Regionale del Territorio e
dell’Ambiente l’autorità competente al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. Con
successivo Decreto Assessoriale n° 633 del 07.08.2002 l’Assessorato ha stabilito il calendario per la
presentazione delle istanze di autorizzazione ambientale integrata ai sensi del D. Lgvo 372/99.
La L.R. n. 2 del 26/03/02, infine, ha abrogato gli artt. 5 L.R. 181/81 e 30 L.R. 10/93,
semplificando ulteriormente le procedure in materia di valutazione di impatto ambientale.
Tabella 3.9 La Valutazione d’Impatto Ambientale
Adempimenti di competenza regionale
DPR 12.04.1996 “Atto di indirizzo e di
coordinamento per l’attuazione dell’art. 40.
comma 1 della l. 22.02.1994 n° 146,
concernente disposizione in materia di impatto
ambientale”
D.P.C.M. del 3 settembre 1999 “Regolamento
recante norme tecniche concernenti gli studi di
impatto ambientale per talune categorie di
opere”.
D. Lg.vo 372/99
8
Stato di attuazione
D.P.Reg. del 14.11.2000 “Deliberazione della
Giunta regionale n° 255 del 13.10.2000”.
L.R.03.05.201 n° 6, art. 91 (legge finanziaria).
L.R. 03.05.2001 n° 6, art. 132
Decreto Assessoriale n° 633 del 07.08.2002
DPCM 03.09.1999.
210
Capitolo 4
EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
212
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Introduzione
Una maggiore conoscenza dello stato dell’ambiente, rispetto a quanto le informazioni
disponibili nel 1999 concedevano di fare, ha consentito la predisposizione di questa nuova e più
completa valutazione ambientale ex ante del POR Sicilia 2000/2006, permettendo così una più
puntuale verifica del rispetto dei criteri di sostenibilità insiti nel Programma.
Nella ridefinizione della Valutazione ex ante si è fatto riferimento alle linee guida emanate
dal Ministero dell’Ambiente, nonché al documento “Indirizzi tecnici e metodologici per la
valutazione ambientale dei Programmi Operativi”, predisposto dal Gruppo di lavoro 2 della “Rete
Nazionale delle Autorità Ambientali e delle Autorità della Programmazione dei fondi strutturali
comunitari 2000-2006”.
Nel lavoro di analisi particolare attenzione è stata posta nella verifica dell’integrazione dei
principi di sostenibilità per ogni singola misura del POR.
Si è inoltre effettuata una nuova valutazione dell’impatto atteso della strategia, proponendo,
accanto all’analisi delle singole misure, una lettura a scala di asse o di settore, al fine di pervenire ad
una valutazione di tipo più globale.
In tal senso, per ogni settore d’intervento sono stati focalizzati gli obiettivi di sostenibilità
insiti nella strategia e successivamente individuati degli indicatori popolati e/o popolabili nel brevemedio periodo, che partendo da un valore di riferimento, potranno fornire quelle informazioni
necessarie a monitorare, durante l’attuazione del programma, il raggiungimento degli obiettivi di
sostenibilità presenti nel settore.
Accanto alla scelta degli indicatori chiave si è parallelamente proceduto ad evidenziare quali
risultati di sostenibilità ambientale è lecito attendersi dalla realizzazione delle azioni di settore
programmate. I risultati attesi, quando possibile, sono stati inquadrati rispetto agli ambiti territoriali
di realizzazione degli interventi, tenendo conto anche dell’incrocio tra tipologie di azione e
problematiche ambientali connesse al territorio di riferimento.
La valutazione si completa con l’elaborazione di due serie di tabelle relative alla valutazione
degli effetti e delle disposizioni ambientali, sia per singolo settore, che per singola misura, cui sono
stati associati adeguati indicatori di sostenibilità.
Rispetto alla precedente versione maggiori e più dettagliate informazioni sono state attinte
dal Complemento di Programmazione. Non poteva infatti disconoscersi l’esistenza di tale
documento che con maggiore precisione, rispetto al POR, descrive gli interventi del programma.
Tuttavia quando le informazioni trattate sono state attinte da tale documento si è opportunamente
provveduto a segnalarlo nel testo.
Il rifacimento della valutazione ha ovviamente comportato una ridefinizione degli indicatori
precedentemente individuati. Questi sono stati selezionati in base, oltre che alla loro pertinenza con
l’obiettivo da monitorare, alla effettiva disponibilità dei dati. Pertanto alcuni indicatori,
probabilmente più adatti allo scopo sono stati, al momento, messi da parte, per essere
eventualmente ripresi non appena i sistemi di monitoraggio consentiranno una rilevazione più
attendibile dei dati.
Anche la parte relativa all’inquadramento normativo è stata interamente rivista. Considerate
le particolari competenze legislative di cui gode la Regione autonoma Siciliana, è stata posta
particolare attenzione alla ripartizione delle competenze in materia fra i livelli di governo nazionale
e regionale, rilevando i legami tra leggi regionali, statali e direttive comunitarie.
213
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
In conclusione, si è cercato di ridefinire la Valutazione ambientale ex ante, in aderenza alla
definizione contenuta nel regolamento comunitario 1260/99: “Una valutazione ex ante della
situazione ambientale della regione considerata, segnatamente per i settori ambientali sui quali
presumibilmente l'intervento avrà un impatto notevole; delle disposizioni volte ad integrare
l'aspetto ambientale nell'intervento, nonchè della coerenza fra le prime e gli obiettivi a breve e
lungo termine fissati a livello nazionale, regionale e locale (ad esempio, piani di gestione
dell'ambiente); delle disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa comunitaria in
materia di ambiente. La valutazione ex ante fornisce una descrizione, quantificata nella misura del
possibile, della situazione ambientale attuale e una stima dell'impatto atteso della strategia e degli
interventi sulla situazione ambientale”.
214
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.1 ANALISI DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
ASSE I – RISORSE NATURALI
Rispetto a questo primo Asse, gli obiettivi di sviluppo e i concetti di sostenibilità ad essi
relazionati sono così sintetizzabili:
Risorse Idriche
Difesa del suolo e protezione della
fascia costiera
Rete ecologica
Gestione rifiuti
Energia
Garantire adeguatamente la disponibilità idrica aumentando l'efficienza nella
gestione e nel risparmio della risorsa. tutelare le acque marine.
Previsione e prevenzione del rischio attraverso la pianificazione di bacino, il
recupero e la tutela idrogeologica del territorio
Incentivare lo sviluppo ecocompatibile nelle aree della rete migliorando la
qualità del patrimonio naturalistico e culturale
Migliorare il sistema di gestione integrata, anche su scala ATO; prevenzione
dell'inquinamento e risanamento delle aree contaminate
Stimolare l’impiego di fonti di energia rinnovabili; promuovere il risparmio
energetico ed il miglioramento dell’efficienza gestionale
L’Asse è ovviamente pensato per agire direttamente in campo ambientale, lo sviluppo
proposto quindi spesso coincide direttamente con l’obiettivo di sostenibilità.
Risorse Idriche
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Garantire adeguatamente la disponibilità idrica aumentando l'efficienza nella gestione e nel risparmio della risorsa.
Tutelare le acque marine.
Il Programma, in coerenza con quanto previsto dalla normativa di settore, promuove l’uso
sostenibile delle risorse idriche attraverso l’attuazione del ciclo integrato delle acque e la tutela e il
risanamento delle acque marine, superficiali e sotterranee. Tali obiettivi sono in parte perseguiti da
una serie di azioni volte alla riqualificazione e al completamento dei sistemi di captazione, di
accumulo e di adduzione delle risorse idriche regionali per consentirne l’ottimizzazione dei
rendimenti e l‘efficace utilizzazione.
Al fine di garantire disponibilità idriche adeguata, sia in termini quantitativi che qualitativi e
promuovere una corretta gestione della risorsa, sono previsti interventi per il miglioramento della
funzionalità degli impianti di distribuzione primaria e la creazione di competenze specifiche in
grado di sviluppare sistemi gestionali improntati ai criteri dell’efficienza, dell’efficacia e
dell’economicità. La strategia si propone, inoltre, di avviare un sistema regionale informativo e di
monitoraggio delle acque e del servizio idrico integrato, il riefficientamento e la razionalizzazione
delle reti idriche urbane ed interventi nel settore depurativo e fognario.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
INDICATORE
PARAMETRO
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
ANNO DI
RIFERIMENTO
Qualità delle acque superficiali 1
AQC-07
AQC-08
indice SECA
2000-2001
indice LIM
2000-2001
AQC-10
indice IBE
2000-2001
215
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
AQC-18
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Qualità delle acque sotterranee 2
concentrazione di nitrati;
2001
3
COS-01
% di costa balneabile/costa controllata
ACQ-14
Perdite in rete: volumi immessi/volumi fatturati
ACQ-19
Approvvigionamento idropotabile: Risorsa idrica
distinta per tipologia di fonte e per ATO (o provincia):
corsi d'acqua, laghi e invasi, sorgenti, pozzi, totale4
%
+ 1,6%
1995 - 1999
%
48
1999
Mm3
Risorsa Totale
717.550.351
1999
1-2
Pei i valori di questi indicatori e per ulteriori informazioni rispetto a quanto descritto in questo paragrafo si rimanda all’ASA e ai
relativi allegati.
3
Il valore dell’indicatore è relativo ad una rilevazione e distribuzione del dato su scala provinciale per la quale si rimanda all’ASA e
ai relativi allegati.
4
Per la distinzione delle singole tipologie di approvvigionamento vedere la tabelle riportata nel testo seguente.
216
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
La rete di captazione, adduzione e distribuzione serve prioritariamente i settori irriguo e
civile, che fanno registrare i maggiori consumi, nonché il settore industriale ed energetico. Lo
stato e la gestione della rete di distribuzione è in lento miglioramento, anche se persistono ancora
percentuali di perdite di risorsa idropotabile molto elevate, testimoniata da un rapporto Volumi
fatturati/Volumi immessi in rete del 48%, ed una erogazione dell’acqua che risulta per il 33,7%
delle famiglie irregolare (fonte SOGESID, 1999; ISTAT, Aspetti della vita quotidiana, 2000).
Riguardo la consistenza delle risorse idropotabili, disponibili nell’anno 1999, queste sono state
calcolate complessivamente in 717.550.351 Mm3.. Nella tabella seguente si fornisce la
distribuzione delle risorse per tipologia e per ATO:
Provincia
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
totale
Dissalatori
Laghi o
serbatoi
1.263.359
17.723.232
0
0
1.113.738
119.206
0
0
9.339.720
29.559.255
Derivazioni
da corsi
d'acqua
4.700.000
0
0
15.322.000
0
56.588.037
354.780
1.500.000
0
78.464.817
Pozzi
0
0
0
0
315.360
19.654.603
0
2.100.000
0
22.069.963
Sorgenti
13.829.577
2.097.144
188.021.969
4.467.256
32.970.598
42.812.415
43.779.692
55.525.610
28.341.000
411.845.261
7.319.813
425.736
48.762.272
1.745.966
29.266.510
64.486.103
11.873.618
11.150.185
580.852
175.611.055
TOTALE
27.112.749
20.246.112
236.784.241
21.535.222
63.666.206
183.660.364
56.008.090
70.275.795
38.261.572
717.550.351
Fonte SOGESID 1999
La qualità ambientale dei principali laghi e invasi, rilevata su dati del 1998-1999 e confrontata
con i valori registrati tra il 1987 e il 1988, sebbene non presenti rilevanti variazioni nelle
distribuzioni percentuali per classi di qualità, vede aumentare le acque di qualità medio-bassa a
discapito delle acque di media qualità. In particolare il 48,28 % delle acque analizzate è di bassa e
bassissima qualità, il 48,27% di medio-bassa qualità e il 3,45% di media qualità.
La rilevazione dello stato di salute delle acque interne risulta discontinua e poco
organizzata. I dati sui corsi d’acqua sono per lo più relativi agli anni 2000-2001. Essi in generale
testimoniano una qualità delle acque medio-bassa e bassa, soprattutto in corrispondenza del tratto
fluviale finale; tali dati sono però accompagnati da parziali aumenti nel numero di campioni
risultati conformi ai parametri di legge.
La qualità delle acque marine nel complesso sembra in via di miglioramento, da una
percentuale del 10,4% (1995) di coste non balenabili per inquinamento, sul totale delle coste
siciliane, si è passati nel 1999 al 4,9 % (fonte ISTAT).
Km di costa non balneabili
12
10,44
10
7,49
8
6
4,73
4,60
4,86
1997
1998
1999
4,46
4
2
0
1995
1996
2000
Fonte ISTAT
Il settore fognario e della depurazione fa registrare ancora delle difficoltà sia nella gestione dei
servizi che nella mancata realizzazione e completamento della rete di allacci alle utenze. Tali
mancanze potranno essere affrontate, in osservanza della L. n. 36/94, con l’attivazione dei 9
Ambiti Territoriali Ottimali, 5 dei quali risultano essersi insediati (Relazione annuale al
Parlamento sullo stato dei servizi idrici - Anno 2001; giugno 2002).
217
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Risultati attesi
Attraverso la prevista progressiva riorganizzazione del settore, nonché attraverso
l’adeguamento, la messa in sicurezza, il riefficientamento, il completamento delle opere di
captazione e accumulo, si attende un più efficace ed efficiente approviggionamento di risorsa. Sono
previsti miglioramenti anche nei sistemi di erogazione e distribuzione, con effetti diretti sulla
qualità della vita della popolazione e sulla riduzione degli sprechi e delle perdite in rete.
In particolare tali risultati si dovrebbero riscontrare nei territori delle province di Agrigento,
Caltanissetta e Palermo, individuati come prioritari per la realizzazione degli interventi. Come dato
di riferimento, per le tre province si rileva che la percentuale di perdite in rete sono: per l’ATO 1 di
Palermo circa il 47%, per l’ATO 7 di Agrigento circa il 43%, per l’ATO 8 di Caltanissetta circa il
28%(Relazione al Parlamento sullo stato dei servizi idrici, anno 2001). La realizzazione degli
interventi ed il raggiungimento degli obiettivi sopra evidenziati risulta di particolare rilevanza per
tutto il territorio regionale ed in particolare per le province sopra citate, in quanto le stesse ricadono
in aree del territorio siciliano individuate con alta e medio-alta vulnerabilità alla desertificazione; a
questo va aggiunto per la provincia di Palermo il preoccupante fenomeno di insalinamento delle
falde acquifere provocato dal loro sovrasfruttamento (Metodologia per la redazione di una carta in
scala 1:250.000 delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione in Sicilia; Rapporto inedito
dell'Enea sullo stato degli acquiferi italiani; N. Colonna, F. Zarlenga, 1997)
Parallelamente a quanto sopra esposto, attraverso l’attuazione delle reti di monitoraggio,
dovrebbero migliorare le conoscenze sulle reali disponibilità idriche dell’isola e sui parametri di
qualità delle acque, sia costiere che interne, con particolare riferimento per quei corpi idrici con
situazioni di degrado e vulnerabilità ambientale e/o ricadenti in aree a rilevante impatto antropico.
La qualità della risorsa idrica dovrebbe migliorare anche grazie all’ottimizzazione e al
completamento dei sistemi di collettamento fognario e di depurazione. Tali interventi favoriranno
una diminuzione dei principali fattori di inquinamento della risorsa soprattutto in aree a maggiore
sensibilità ambientale, come per i territori dell’ATO di Catania nei quali il grado di copertura del
servizio di fognatura è pari al 32%, valore risultato il più basso rispetto agli altri ATO della regione
e delle altre regioni italiane (Relazione al Parlamento sullo stato dei servizi idrici, anno 2001).
218
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Difesa del suolo e protezione della fascia costiera
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Previsione e prevenzione del rischio attraverso la pianificazione di bacino, il recupero e la tutela idrogeologica del
territorio
Le linee strategiche del settore attribuiscono particolare rilievo alla necessità di conferire un
efficace livello di protezione e sicurezza al territorio e in particolare alle zone a maggior rischio (già
individuate nel Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato), dando priorità
alle aree interessate da insediamenti civili e produttivi, oltre che ai litorali con accertata criticità
ambientale. Sono previsti interventi di prevenzione anche nelle aree a minor rischio, la
realizzazione di reti di monitoraggio delle frane, di un Sistema Informativo Territoriale per la
prevenzione dei disastri naturali e degli incendi, e una serie di azioni per il recupero delle funzioni
idrogeologiche e del potenziale silvicolo danneggiato attraverso interventi eco-compatibili.
Il programma disegna una strategia integrata di prevenzione, ripristino e tutela delle
condizioni di stabilità idrogeologica che potranno influire anche sul riequilibrio delle dinamiche che
agiscono sul sistema costiero. Nell’attuazione della strategia d’intervento occorrerà comunque porre
attenzione (nell’ambito della valutazione in-itinere delle singole misure) alla scelta delle azioni più
opportune per raggiungere le finalità proposte, verificando che gli interventi siano indirizzati al
rispetto delle componenti ambientali e degli equilibri dei sistemi naturali.
In questo contesto d’analisi l’attenzione verrà posta, in particolare, sul complessivo “stato di
salute” idrogeologico del territorio, per poter successivamente valutarne l’evoluzione in funzione
della risposta del sistema alle azioni realizzate.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
SUO-21
SUO-16
INDICATORE
Popolazione beneficiaria di misure di salvaguardia dal
rischio R4-R3, d.lgs 180/981
Entità degli incendi boschivi
Numero e superfici delle aree soggette a rischio
idrogeologico
SUO-27
ULTIMO
DATO
DISPONIBILE
ANNO DI
RIFERIMENTO
N.; ha
684; 7075.01
1999
N.; m2
Si rimanda
alla tabella
sotto riportata
2002
Lunghezza aree
critiche (km e %
sul totale)
27%;
316 Km
2002
PARAMETRO
Aree critiche per l’erosione costiera
%
Rispetto ai dati oggi disponibili il 39,7% dei Comuni della regione è classificato con livello
di attenzione per il rischio idrogeologico molto elevato, il totale di aree soggette a rischio è pari a
443 e l’andamento del numero delle frane dall’1987 al 1997 si mostra in costante crescita
(Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, “Classificazione dei Comuni Italiani in base
al livello di attenzione per il Rischi Idrogeologico”, Monografie, Roma, 2000; Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Unione Provincie d’Italia, “Pianificazione territoriale
provinciale e rischio idrogeologico - previsione e tutela”, Roma, 2000; CNR-GNDCI, 1998) .
In tale quadro è da inserire anche il preoccupante aumento del numero di incendi e delle
superfici boscate percorse dal fuoco; da un valore medio (riferito agli anni 1990-1995) di 9501 ha
si è infatti passati, nell’arco dei successivi 4 anni (1996-1999), ad un valore medio di 18305 ha
(dati Corpo forestale Servizio Antincendi Boschivi).
1
Si tratta di un indicatore di risultato che sarà popolato in base all’avanzamento del Programma.
219
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Le problematiche di dissesto idrogeologico si riflettono anche sul sistema costiero
regionale, lungo il quale si registrano diffusi fenomeni di erosione e arretramento della linea di
costa. In media il 29% delle coste dell’isola è soggetto a fenomeni di arretramento, con picchi di
particolare rilievo per i litorali Messinese, Siracusano e Agrigentino.
N. incendi e tipologia di superficie percorsa da incendi
(ettari)
Sup. percorsa da fuoco (ha)
Valore Medio (anni)
n.
incendi
Boscata
Non
boscata
Totale
Valore Medio (90-95)
428
5305
4196
9501
Valore Medio (96-99)
694
8793
9512
18305
Superficie totale = Sup. boscata + sup. agraria+ sup. pascoliva
Fonte: Ass. Agricoltura e Foreste - Direzione Foreste e *SAB
Percentuale superficie boscata regionale percorsa dal
fuoco
8,0%
6,0%
4,0%
2,0%
0,0%
1980
1990
1995
1996
1997
1998
Superficie delle aree soggette a rischio idrogeologico
Aree a
Aree a
rischio di rischio di
piena
frana
(dato parziale: riferito solo a 138 comuni)
totali
R1*
R2*
R3*
R4*
R1*
R2*
R3*
R4*
Superficie totale
(m2)
26.877.146
98.678.125
34.438.731
15.533.935
590.140
6.686.702
26.494.666
9.110.945
n. aree a
rischio
301
261
269
172
9
49
24
35
209.299.445
1120
* R1: rischio moderato, R2: rischio medio, R3: rischio elevato, R4: rischio molto elevato – Definizioni di cui all’Atto di Indirizzo e
Coordinamento adottato con DPCM del 29/09/98
Fonte: ARTA Sicilia, 2002
220
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Risultati attesi
Dall’attuazione delle azioni programmatiche del settore ci si attende un generale
miglioramento nel controllo e nella gestione delle situazioni di maggiore rischio idrogeologico, con
priorità per i territori più coinvolti quali quelli delle province di Messina, Palermo,
Agrigento,Catania e Caltanissetta.
Gli interventi previsti dovrebbero portare ad un consequenziale aumento della popolazione
beneficiaria di misure di salvaguardia e ad una diminuzione delle situazioni di rischio (frane,
incendi, alluvioni), anche grazie alla corretta realizzazione di interventi eco-compatibili, finalizzati
al recupero dei versanti ed al ripristino delle condizioni di naturalità.
Il patrimonio boschivo regionale, in particolare, dovrebbe nei prossimi anni consolidarsi;
l’attuazione degli interventi di ripiantumazione di specie forestali autoctone concorreranno infatti a
ripristinare gli ecosistemi distrutti da incendi e a contrastare fenomeni di erosione e desertificazione.
Le azioni previste per prevenire e mitigare i danni ambientali causati dagli incendi
dovrebbero fare registrare una diminuzione in numero ed entità degli stessi, soprattutto nelle aree
boscate a maggiore rischio, per lo più concentrate all’interno del territorio regionale protetto.
La scelta di efficaci interventi di protezione idrogeologica che favoriscano il ripristino di
naturali condizioni di stabilità di versanti e sponde fluviali, nel rispetto degli equilibri dei sistemi
coinvolti, potrebbe avere riflessi positivi anche a valle delle aree di bacino oggetto degli interventi.
Il processo di erosione in atto lungo le coste dell’isola, in particolare sabbiose, è infatti da
imputare in buona parte a fattori antropici remoti, quali l’irrigidimento del sistema idrografico e il
prelievo in alveo di materiali inerti che hanno comportato la drastica riduzione del materiale
trasportato. Il riequilibrio negli apporti di sedimento a valle è quindi un fattore di importanza
prioritaria per rallentare l’evoluzione del fenomeno, aggravato ulteriormente da cause locali, quali l’
urbanizzazione diffusa del litorale, la costruzione di grosse strutture aggettanti in mare, ecc.
In considerazione di ciò, la realizzazione di ripascimenti, di pennelli o barriere sommerse
prevista dal programma nelle aree più a rischio, con priorità per i litorali ionico e tirrenico di
Messina e quelli sud-orientali di Siracusa ed Agrigento (in cui per altro si trovano coinvolte anche
aree ad alta criticità ambientale come i poli industriali di Gela e Milazzo), potrà quindi raggiungere
gli obiettivi di sicurezza prefissati programmandoli sulla base di conoscenze approfondite sulle
dinamiche dei sistemi costieri, ponendo particolare attenzione a relazioni ed equilibri caratterizzanti
le singole unità costiere coinvolte.
221
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Rete Ecologica
Rete ecologica
Incentivare lo sviluppo ecocompatibile nelle aree della rete migliorando la
qualità del patrimonio naturalistico e culturale
L’attuazione della Rete Ecologica, quale strumento di programmazione in grado di orientare
la nuova politica di governo del territorio, in cui gli aspetti della tutela e della conservazione delle
risorse si integrano con gli aspetti della valorizzazione del patrimonio locale, permette la
realizzazione di nuovi modelli di sviluppo socio-economico divenendo, nel contempo, strumento
efficace per il raggiungimento delle politiche internazionali e nazionali di tutela ambientale.
In linea con quanto previsto per le regioni obiettivo 1 dal “Rapporto interinale del tavolo
settoriale Rete ecologica nazionale”, la Regione Siciliana si propone, quindi, di promuovere nei
territori interessati dalla rete ecologica, con particolare riferimento a quelli in cui esistono maggiori
condizioni di criticità, un modello di sviluppo che porti alla realizzazione di sistemi locali in cui le
finalità della conservazione si intreccino fortemente con le esigenze socio-economiche espresse dal
territorio, attuando così forme di sviluppo congruenti e durevoli.
In tale ottica si proiettano nuove forme di programmazione e pianificazione del territorio,
integrate, che si basano sulle specificità delle aree di riferimento e delle comunità presenti in esse.
L’area protetta e le sue aree di connessione, originariamente improntate alla tutela e alla
conservazione delle risorse naturali presenti, si aprono alla comunità, divenendo opportunità di
sviluppo di iniziative di riqualificazione del territorio, promuovendo forme di sensibilizzazione
verso i temi ambientali e di incentivazione dello sviluppo locale, quale valorizzazione e promozione
del patrimonio endogeno; ciò viene inoltre sostenuto dalla crescita di interesse da parte di alcuni
settori del turismo, anche internazionale, nei confronti delle aree ad elevata valenza naturalistica,
con risvolti non indifferenti anche nell’ambito occupazionale.
L’importanza dell’attuazione della rete ecologica non è legata solo alla gestione e allo
sviluppo del territorio protetto; in tal senso la strategia regionale prevede il recupero e la
valorizzazione degli ambiti territoriali marginali con condizioni di sottoutilizzazione delle risorse e
la conservazione delle peculiarità del patrimonio ambientale frazionato e sovrautilizzato negli
ambiti territoriali soggetti ad un’eccessiva pressione antropica. La strategia prevede, inoltre, di
valorizzare forme di aggregazione sociale per il mantenimento dell’identità locale, allo scopo di
realizzare modelli di sviluppo sostenibile che arricchiscano il territorio di capacità professionali nel
campo della progettazione e gestione di interventi di tutela e recupero, di promozione delle attività
locali, di valorizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici, di organizzazione della fruizione,
di sviluppo della capacità ricettiva. Per l’analisi del possibile sviluppo dei territori interessati dalla
rete ecologica e per la loro identificazione la Regione Siciliana ha previsto la realizzazione di quegli
strumenti di conoscenza del territorio protetto, quali la Carta della Natura e il Sistema Informativo
Territoriale (SIT) delle aree protette, finalizzati alla creazione, allo sviluppo ed al continuo
aggiornamento del quadro conoscitivo del territorio sottoposto a tutela e conservazione e di un
Programma per l’Educazione Ambientale, che supporta e completa la realizzazione della Rete per
l’Informazione Formazione ed Educazione Ambientale definita al tavolo regionale INFEA.
La valorizzazione delle risorse endogene dei territori della RES, per il pieno sviluppo sociale
ed economico, si attuerà anche attraverso la realizzazione di progetti integrati territoriali, che
risponderanno alla valorizzazione delle peculiarità e al superamento delle criticità dei singoli
territori, individuando modelli di sviluppo improntati alla sostenibilità dei territori stessi e
innalzando gli standard qualitativi della vita delle comunità interessate e delle imprese agricole,
artigianali, turistiche locali, incentivando i processi di audit e certificazione ambientale delle PMI.
L’attuazione della Rete Ecologica Siciliana non si esaurisce con le misure dell’asse risorse
naturali, ma coinvolge trasversalmente assi e misure di intervento diversificati, con iniziative nel
campo del turismo (rurale e diffuso), del sistema dell’ospitalità e della fruizione dei territori
222
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
protetti, dello sviluppo delle attività economiche tradizionali e della promozione di prodotti tipici,
della creazione di imprese locali nel campo dei servizi ambientali. Particolare riguardo si avrà
anche per l’applicazione delle azioni per la riduzione della compromissione ambientale da rifiuti nei
territori della RES e delle iniziative attinenti alla diversificazione della produzione energetica.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
PARAMETRO
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
ANNO DI
RIFERIMENTO
Ha; %
245.410 Ha;
9,55 %
1998; 1999
n.
660
1997
N. di specie minacciate fauna
n.
109
1998
% sup. agricola intensiva/sup. agricola totale
% di aree naturali protette dotate di piani di gestione/
utilizzazione e sistemazione
%
75
1998
%
2
1999
CODICE
ECO-01
ECO-06
ECO-06
BIS
ECO-14
ECO-02
INDICATORE
Superficie totale aree naturali protette rispetto alla
superficie regionale (legge 394/91, legge regionale
98/81e l.regionale 14/88)
N. di specie minacciate flora
0
Negli ultimi anni per la Regione Siciliana si è assistito ad un incremento della percentuale di
territorio tutelato dovuto al sensibile aumento del numero delle aree protette regionali e locali; si
precisa che da tale analisi è escluso il considerevole numero di aree per le quali, all’anno 1999,
risulta avviata la procedura per l’istituzione di riserva. Nel 1999 il territorio regionale protetto
risulta essere di 245.410 Ha, pari al 9,6% della superficie regionale totale (fonte Regione
Siciliana-Assessorato Territorio ed Ambiente). E’ importante sottolineare come la regione si
avvicini notevolmente alla percentuale del 10%, valore considerato soglia minima di territorio
protetto a livello internazionale. Tuttavia si segnala la quasi totale assenza di piani di gestione
delle aree protette, strumento indispensabile per una corretta utilizzazione delle risorse naturali.
Per quanto riguarda le coltivazioni intensive si registra una percentuale pari al 75% rispetto alla
superficie agricola totale, valore che risulta essere maggiore della media nazionale (64.9 %)(fonte
ANPA su dati ISTAT 1998). Di notevole interesse risulta l’analisi della superficie destinata a
coltura biologica; la Regione Siciliana presenta, infatti, un’apprezzabile percentuale di territorio
soggetto a tale tipo di coltivazione, che risulta pari a circa 129.000 Ha, valore secondo solo a
quello relativo alla Regione Sardegna, che ammonta a circa 250.000 Ha (fonte ANPA su dati
ISTAT 1998).
L’analisi dei dati relativi alla fauna siciliana riportata nel libro rosso del WWF indica che le
specie ammontano in totale a 109; si evidenzia come per i mammiferi e per gli uccelli nidificanti,
organismi strettamente legati al loro habitat, e quindi, sensibili ad eventuali cambiamenti chimicofisici dell’ambiente, le categorie con il più elevato numero di specie siano quella delle cosiddette
“vulnerabili”, cioè specie ad alto rischio di estinzione nel futuro a medio termine, e “a più basso
rischio”, cioè specie non minacciate ma con elementi che inducono a considerare la categoria in
uno stato di conservazione non privo di rischi. Altro dato importante è quello riferito alle specie
“in pericolo” e “in pericolo in modo critico”, poiché se non si prevede alcun intervento di tutela e
conservazione di tali specie e dei loro habitat si renderà più veritiero un loro possibile passaggio
nella categoria delle specie estinte. Analizzando i dati concernenti la flora siciliana della Lista
rossa del WWF si può notare come, in generale, per il territorio regionale, le quote delle
categorie di specie più o meno minacciate siano superiori rispetto ai valori riportati per singola
regione d’Italia, anche se questi valori rimangono al di sotto del rispettivo valore nazionale.
Anche se il numero di specie “a minor rischio”, in pratica specie non minacciate ma con elementi
che inducono a considerare la categoria in uno stato di conservazione non privo di rischi, risulta
2
Dato in corso di verifica.
223
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
essere più alto di quello relativo alle specie “minacciate” e “vulnerabili”, il dato non è più
confortante, in quanto parliamo sempre di specie più o meno soggette alla pressione antropica e
che in conseguenza di ciò possono rispondere modificando la loro distribuzione nel territorio o
addirittura diminuendo il numero di individui per specie, con alte probabilità di estinzione.
Risultati attesi
L’attuazione delle misure del POR deputate alla realizzazione della rete ecologica siciliana
(RES) contribuiranno ad instaurare, nei territori interessati, un modello di sviluppo socioeconomico
improntato sulla coniugazione della valorizzazione delle risorse culturali e della tradizione locale
con la protezione e conservazione del patrimonio naturale e paesistico.
Le azioni delineate rafforzeranno, inoltre, le iniziative imprenditoriali esistenti e ne
sosterranno di nuove improntate sulla riappropriazione e reinterpretazione delle identità locali,
determinando l’innalzamento degli standard qualitativi dei territori, delle imprese, dei visitatori e
della vita dei residenti.
Tale obiettivo sarà raggiunto integrando gli strumenti volti alla tutela con il miglioramento del
quadro delle conoscenze e una corretta pianificazione e programmazione delle aree protette.
La realizzazione della Carta della Natura e del SIT permetterà l’individuazione delle zone di
vulnerabilità, perimetrando anche quelle aree di connessione (come ad esempio i corridoi ecologici
necessari per il mantenimento e recupero delle vie di comunicazione in habitat frammentati) e
cuscinetto (zone contigue e aree di rispetto adiacenti le aree di maggiore interesse naturalistico) in
cui è necessario attuare una politica di corretta gestione dei fattori abiotici e biotici, e la
predisposizione di sistemi innovativi per la pianificazione territoriale delle aree.
La definizione di tali aree è propedeutica all’individuazione dei territori della Rete Ecologica
nei quali attuare le politiche di sviluppo e conservazione, portando a compimento le politiche di
sviluppo definite dalla programmazione regionale nelle misure del POR Sicilia e nelle varie fasi di
attuazione del programma.
Inoltre, per verificare il raggiungimento dell’obiettivo di sostenibilità ambientale definito, si
ritiene opportuno integrare, in un momento successivo, l’analisi degli indicatori ambientali con
l’analisi degli indicatori socio-economici.
224
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Gestione dei Rifiuti
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Migliorare il sistema di gestione integrata, anche su scala ATO; prevenzione dell'inquinamento e risanamento delle aree
contaminate
Rispetto al settore Rifiuti la Regione Siciliana pone come obiettivi prioritari da perseguire il
miglioramento della gestione integrata del ciclo dei rifiuti e l’attuazione della normativa nazionale
e comunitaria vigente, grazie alla promozione della pianificazione del settore su scala di Ambiti
Territoriali Ottimali. Al fine di superare il periodo di emergenza dichiarata nel territorio regionale
con le Ordinanze n. 2983 del 31.5.99, n.3048 del 31.3.2000 e n.3072 del 21.7.2000, nonché di
creare le condizioni per la completa attuazione dell'art. 22 del D.Lgs.22/97 di fondamentale
importanza è la promozione della redazione di piani che, come previsto dal POR ed in accordo con
le disposizioni comunitarie del settore, promuovano la prevenzione dalla produzione dei rifiuti, il
riutilizzo, il riciclo e, per la frazione restante, l’incenerimento con recupero energetico, e infine lo
smaltimento in discarica controllata. Con la pubblicazione del Decreto Commissariale del 25 luglio
2000 (Suppl. Ord.GURS n.36 del 4.8.2000) è stato approvato, d'intesa con il ministero
dell'ambiente, il PIER, un piano che definisce gli interventi prioritari da attuare per lo stato di
emergenza dei rifiuti, realizzato in attesa della stesura del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.
Tale “documento delle priorità” prevede la promozione di interventi in materia di raccolta
differenziata, riciclo, valorizzazione, recupero dei rifiuti urbani, produzione di compost di qualità e
di combustibile derivato dai rifiuti. Le stesse tipologie d’intervento vengono riprese dal POR che
definisce come obiettivo specifico il miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti. Il POR
prevede, inoltre, il risanamento delle aree contaminate presenti nel territorio. Il censimento
effettuato dall’Ufficio del Commissario per l’Emergenza Rifiuti della Regione Siciliana ha
permesso una più completa conoscenza e la caratterizzazione di tali aree; sono stati identificati,
infatti, i siti per i quali è stata già effettuata una bonifica totale o parziale, e quelli messi in
sicurezza. Gli interventi previsti per tali aree degradate prevedono, come fine ultimo, il
completamento delle opere di bonifica allo scopo di ridurre la compromissione ambientale e di
renderle disponibili, quindi, a nuovi utilizzi economici, residenziali e naturalistici.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
INDICATORE
UNITÀ´ di misura
Quantità raccolta
diff./ RSU prodotti
Quantità riciclata/
RSU prodotti
n.
% rifiuti smaltiti in discarica 1
RIF-01
% materiali riciclati
SIT-03
Siti bonificati e in sicurezza
ULTIMO
DATO
DISPONIBILE
ANNO DI
RIFERIMENTO
97,85
2000
2,15
2000
188
2002
NOTE
1: tale informazione è stata estrapolata dall’indicatore ”% di rifiuti avviati alle diverse modalità di smaltimento (in
ambito Prov. e regionale), codice: RIF-03” utilizzato per l’analisi della situazione ambientale (ASA).
225
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Analizzando i dati disponibili sui rifiuti solidi urbani (RSU), dati forniti dall’Ufficio del
Commissario per l’Emergenza Rifiuti, si può notare come per la Regione Siciliana si assista ad un
aumento delle tonnellate prodotte tra il 1997 ed il 1999 e ad una parziale diminuzione per il 2000.
% rifiuti smaltiti in discarica
N. Abitanti RSU
Anno
di
Regione
prodotti
riferimento
(Ton.)
Produzione
rifiuti
pro % Discarica
capite
1997
5.159.943
2.298.095
445,37
1998
5.151.056
2.320.981
450,58
1999
5.155.338
2.548.251
494,29
98,21
2000
5.088.590
2.494.949
490,03
97,85
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati dell’ufficio del Commissario per l’emergenza rifiuti della Regione
Siciliana
Se il dato relativo al 2000, in valore assoluto, risulta correlabile alla diminuzione del numero
totale di abitanti della regione, il valore pro capite evidenzia la tendenza ad una minore produzione
dei rifiuti urbani; infatti per tale anno si registra un decremento del 3,99 %. Analizzando gli ultimi
due anni si può notare una diminuzione della percentuale dei rifiuti smaltiti in discarica.
3,00
Quantità
Anno
di raccolta
riferimento differenziata
(Ton.)
2,00
1,00
0,00
% materiali
riciclati
1999
2000
1,79
2,15
1999
45.511,00
2000
53.665,70
Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati dell’ufficio del Commissario per l’emergenza rifiuti della Regione
Siciliana
Relativamente agli anni sopra riportati in tabella, l’aumento della percentuale dei materiali
riciclati è da imputare principalmente alla frazione del materiale proveniente dalla raccolta
differenziata che nel 2000 aumenta raggiungendo il 2,15 %; per quest’ultima si passa, infatti, dalle
45.511 tonnellate del 1999 alle 53.665,7 dell’anno successivo.
I dati disponibili sui siti bonificati e sui siti messi in sicurezza sono stati forniti dall’Ufficio del
Commissario per l’Emergenza Rifiuti e si riferiscono all’anno 2002; i siti censiti ammontano a 196,
di cui 23 risultano discariche controllate attive (escludendo tre siti per i quali non è stato specificato
lo stato sulla scheda), mentre 20 risultano i siti non autorizzati. La bonifica totale è stata effettuata
solo per 6 siti, mentre per i restanti è stata condotta in modo parziale.
Risultati Attesi
L’attuazione degli interventi previsti dal programma concernenti la gestione dei rifiuti
dovrebbe determinare un netto miglioramento della gestione stessa, traguardo raggiungibile grazie
226
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
all’attivazione degli Ambiti Territoriali Ottimali e dei relativi Piani di Gestione. E’ importante,
comunque, sottolineare la presenza di segnali positivi riguardo la produzione dei RSU pro capite e
la quota dei rifiuti smaltiti in discarica, che per l’anno 2000 risultano diminuiti; si registra, inoltre,
un aumento della quota di materiale recuperato dalla raccolta differenziata.
La realizzazione degli interventi del POR, contribuirà certamente ad integrare le
informazioni già raccolte dall’Ufficio del Commissario per l’Emergenza Rifiuti sulle aree con
degrado ambientale imputabile ai rifiuti, secondo cui Messina risulta la provincia con il più alto
numero di discariche controllate (55) mentre Palermo la provincia con il numero più alto di
discariche abusive (44). Si provvederà, infatti, all’individuazione e alla caratterizzazione, alla
costituzione di un sistema di rilevamento e monitoraggio dei numerosi siti inquinati presenti sul
territorio, e al loro totale risanamento con opere di bonifica, realizzate attraverso l'adozione di
sistemi e tecnologie a basso impatto ambientale.
227
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Energia
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Stimolare l’impiego di fonti di energia rinnovabili; promuovere il risparmio energetico ed il miglioramento
dell’efficienza gestionale
La strategia d’azione regionale ha come finalità la riqualificazione del sistema energetico
regionale, promuovendo fonti di produzione e trasformazione che coniughino rendimenti economici
e sostenibilità ambientale. In particolare sono favoriti progetti che prevedano il risparmio energetico
e l’impiego di fonti rinnovabili (biomasse, energia solare, eolica e geotermica) capillarmente diffuse
su tutto il territorio regionale. Queste ultime, infatti, potrebbero concorrere ad una riduzione delle
ripercussioni ambientali derivanti dai cicli produttivi convenzionali (emissioni di gas serra ed
emissioni di sostanze inquinanti per l’ambiente e tossiche per l’uomo).
A complemento di quanto sopra esposto sono previsti anche interventi che garantiscano
efficienza, economicità e compatibilità alle infrastrutture energetiche della regione, attraverso il
completamento delle reti di distribuzione di gas metano e il potenziamento e miglioramento della
distribuzione di energia elettrica nei poli industriali e/o artigianali per eliminare le interruzioni di
elettricità nei processi di lavorazione e cercare di raggiungere gli standard europei.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
INDICATORE
UNITÀ DI
MISURA
Numero
medio per
utente
*
Frequenza delle interruzioni accidentali lunghe
del servizio elettrico (numero medio per utente)
ENE –05
Quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili
rispetto al totale di energia prodotta (per
tipologia di fonte)
%
N. allacci metano/utenze tot per settore
N°
**
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
5,4
ANNO DI
RIFERIMENTO
1998
3,18 (relativa
all’energia
idroelettrica)
Vedi tabella sotto
riportata
2000
1997
* Dati ISTAT
** Elaborazione ufficio statistiche territoriali ARTA su dati SNAM
1997 1998
% energia prodotta da fonti 4,11% 4,16%
rinnovabili/
produzione
totale
1999
3,98%
Elaborazione ARTA Sicilia su dati GRTN
La regione Siciliana ha come principali fonti di approvvigionamento di energia elettrica
centrali termoelettriche ed idroelettriche. Negli anni che vanno dal 1997 al 2000 il numero di impianti
non ha subito modifiche (30 gli impianti termoelettrici e 18 quelli idroelettrici) mentre è aumentata la
produzione di energia, per buona parte di origine termoelettrica. Parallelamente anche l’andamento
dei consumi è in crescita, con una variazione percentuale totale, dal 1996 al 2000, del 13,7 %.
Esiste anche una percentuale molto ridotta di impianti eolici e fotovoltaici che ha registrato
negli anni un incoraggiante incremento, passando da 2 impianti nel 1997 a 4 nel 2000. Tale aumento
228
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
nel numero di impianti non si è però ancora tradotto in una effettiva maggiore produzione di energia
rinnovabile che anzi è passata da 1 MW di potenza efficiente lorda (1997) a 0,8 MW (2000) (dati su
fonte GRTN). Nella tabella che segue è indicata la produzione in GWh di energia prodotta in Sicilia da
fonti rinnovabili e la produzione netta totale. Come si vede la produzione da fonti rinnovabili è
lentamente salita dal 1997 al 1998, tuttavia rispetto alla produzione netta totale essa è percentualmente
scesa.
Con gli interventi previsti nel POR è stata preventivata l’installazione di centrali di produzione di
energia rinnovabile, per una potenza complessiva pari ai 267 MW.
Energia da fonti rinnovabili
Energia totale
1997
870
21133
1998
904
21695
1999
904
22711
Fonte dati GRTN
Sicilia
1996
8,6
1997
7,0
1998
5,4
Dati ISTAT - Frequenza delle interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico (numero medio per utente)
Sicilia
Utenti
serviti
per usi
domestici
Utenti serviti
per uso
riscaldamento
Utenti
serviti per
usi
industriali:
Grandi
imprese
167.465
227.946
39
Utenti
serviti per
usi
industriali:
piccole
imprese
158
Utenti
serviti usi
industriali:
Grandi
imprese
piccole
imprese
197
Utenti
serviti usi
artigianali
Utenti
serviti usi
commerciali
Tot.
Utenti
serviti per
uso
produttivo
Complessi
ospedalieri
1.607
8.247
10.051
10
Elaborazione ufficio statistiche territoriali ARTA su dati SNAM
Risultati Attesi
La quantità totale di energia prodotta dovrebbe vedere aumentare la quota di produzione
fornita da fonti rinnovabili, in particolare da Eolico, da Biomassa, da Solare fotovoltaico, da Solare
termico e da Geotermia. Tale incremento dovrebbe tendere a coprire la crescente richiesta di
energia, con un costo ambientale e sociale, a livello di emissioni inquinanti e clima alteranti, assai
inferiore rispetto alle classiche fonti termoelettriche.
Parallelamente dovrebbe continuare a diminuire la frequenza e la durata delle interruzioni di
corrente elettrica e ad aumentare il numero di allacci alla rete metanifera dell’isola.
229
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE II – RISORSE CULTURALI
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Recupero e fruizione del patrimonio culturale e ambientale per una migliore fruizione culturale e turistica meno
concentrata geograficamente e stagionalmente
L’Asse II “Risorse culturali” riveste un ruolo di primaria importanza in relazione alle
opportunità di integrazione delle politiche di sostenibilità ambientale nella programmazione dei
Fondi Strutturali. Ciò è vero in assoluto ma in particolar modo nel caso della Regione Siciliana, per
la quale il settore dei beni culturali e del paesaggio rappresenta da sempre un punto di forza rispetto
alle opportunità di sviluppo sostenibile del territorio. L’offerta di patrimonio culturale in Sicilia
rappresenta infatti il 10% dei beni culturali attualmente fruibili in Italia, e la percentuale sale al 30%
se si limita la stima alle sole aree archeologiche (elaborazione su fonte Touring Club Italiano)
Inoltre quattro dei totali 35 siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale3 (anno 2002)
ricadono nell’isola (area archeologica di Agrigento, Villa romana del Casale di Piazza Armerina,
Isole Eolie, Ville Barocche del Val di Noto) per una percentuale pari all’11,42%. Sul territorio
regionale è localizzato il 27,9% dei musei del Mezzogiorno (6,2% dei musei italiani) che
conservano il 24,6% del materiale raccolto dai musei meridionali.
Occorre sottolineare inoltre come nel precedente periodo di programmazione (POP 94) tale
settore abbia dimostrato una capacità di spesa superiore agli altri, confermando l’attenzione degli
operatori economici e sociali e l’interesse degli attori locali al tema. Le caratteristiche del sistema
dei beni culturali siciliani hanno importanti connessioni con le principali tematiche territoriali. A
fronte di una fitta rete di beni architettonici, artistici ed archeologici, diffusa e ramificata su tutto il
territorio regionale, le presenze turistiche in Sicilia risultano estremamente concentrate sia sul piano
stagionale che su quello territoriale: l’affluenza turistica cresce infatti nei mesi estivi e le mete
privilegiate dei flussi sono costituite da poche località concentrate in aree ben delimitate del
territorio regionale. Si tratta in generale delle aree costiere ed in particolare dei distretti turistici di
Taormina e delle isole Eolie, cui è da attribuire l’altissima percentuale di presenze nella provincia di
Messina, e le città di Palermo ed Agrigento. Ben collocata è anche la provincia di Siracusa, a
conferma del rilievo che i beni archeologici hanno nel panorama della domanda. Le province di
Enna e Caltanissetta presentano, al contrario, incrementi delle presenze quasi irrilevanti in relazione
alle altre province, che testimoniano una situazione di assoluta marginalità rispetto agli attuali
circuiti di fruizione turistica.
L’Asse II, teso alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici,
risulta meno problematico dal punto di vista dei potenziali impatti diretti sull’ambiente; occorre
tuttavia non sottovalutare gli effetti indiretti legati allo sviluppo dei settori ad esso direttamente
correlati, come quello del turismo che, come si è evidenziato, tende a svilupparsi con trend più alti
nelle aree già caratterizzate da alti livelli di urbanizzazione e da criticità ambientali (impatti legati
all’urbanizzazione, alla presenza di attività produttive, a fenomeni di abusivismo edilizio).
Bisognerà, inoltre, porre attenzione soprattutto alle nuove pressioni che possono essere
generate a seguito della riqualificazione e del rilancio di parti del territorio di particolare pregio
storico, culturale, architettonico e naturalistico finora rimaste marginali rispetto ai circuiti
tradizionali.
L’analisi deve quindi monitorare le relazioni con il settore turistico e le azioni volte a
modificare fisicamente il territorio, in particolare alle opere di infrastrutturazione collegate
3
Nella Lista del Patrimonio Mondiale vengono iscritti i beni che hanno "un valore universale eccezionale" da punto di
vista storico, artistico o scientifico.
230
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
all’attività turistica e alla localizzazione di nuove strutture ricettive, per garantire la tutela e la
salvaguardia del patrimonio paesaggistico e ambientale.
INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
PAR-11
INDICATORE
PARAMETRO
% di territorio coperto da Piano Paesistico
Territoriale.
Ettari e n.
comuni
Ettari e %
PAR-13
% Aree soggette a vincolo 431/85
PAR-09
n.
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
0,50%
1996
Vedi tabella
ASA
Vedi grafico
ASA
n. di presenze turistiche divise per stagione
PAR-12
PAR-08
n. e %
n. e variazione delle presenze turistiche divise
per provincia
n. di musei, gallerie ed aree archeologiche
gestite
n.
ANNO DI
RIFERIMENTO
2002
Totale regionale
11.958.751
26% (1999)
54
1999-2000 (dato
regionale) 1997
(dato
provinciale)
Dal 1991 al
1999
2002
Rispetto ai rapporti con il settore turistico si segnala un aumento del 26% delle presenze
dal 1991 al 1999 con un massimo del 96% per la provincia di Agrigento e del solo 3% per Enna.
Gli aumenti più significativi sono segnalati dunque nelle aree dove sono presenti beni culturali
di maggior richiamo. Il 45,21 delle presenze è segnalato nell’ambito della stagione estiva.
Dalla politica di sviluppo del settore ci si attende un ulteriore incremento della pressione
turistica, ci si aspetta, tuttavia, che questa venga più equamente suddivisa nel corso di tutte le
stagioni. La politica di valorizzazione dei beni culturali “minori” attraverso la creazione di
circuiti di fruizione che colleghino i beni maggiormente attrattori ad altre emergenze diffuse sul
territorio dovrebbe, inoltre, contribuire a ridurre lo squilibrio fra aree congestionate ed aree
marginali soggette a spopolamento e degrado. A questo scopo sono stati selezionati gli
indicatori delle presenze turistiche suddivise per stagione e per provincia. Essi dovrebbero
consentire di verificare attraverso l’analisi degli incrementi di presenze nelle aree interne e al di
fuori della stagione estiva, la reale efficacia delle politiche di Asse basate sulla creazione di
circuiti di area vasta, sul rilancio dei beni e dei centri minori, sull’integrazione e sulla
diversificazione dell’offerta.
Il dato relativo alla percentuale coperta da Piano Paesistico riguarda i Piani d’Ambito
in attuazione degli indirizzi individuati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale relative all’intero territorio regionale (approvate con Decreto 21/05/99 n. 6080).
Risultati Attesi
I risultati attesi sono correlati alle problematiche ambientali di maggiore rilievo. In primo
luogo il tema della congestione delle aree costiere e dei rischi che un incremento della fruizione
comporta sul piano della qualità dell’ambiente marino e costiero, dall’altro il tema dello
spopolamento delle aree marginali e del degrado del ricco patrimonio culturale dell’interno della
Sicilia e del paesaggio agrario a causa dell’abbandono delle tradizionali attività rurali. Su questo
piano la valorizzazione di questo patrimonio prevista dal POR Sicilia attraverso l’Asse II, potrebbe,
in sinergia con la programmazione in altri settori ed in particolare con l’Asse IV (FEOGA), portare
231
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ad una diversificazione delle attività agricole attraverso l’integrazione delle attività tradizionali con
progetti di turismo sostenibile, contribuendo al mantenimento ed alla valorizzazione del paesaggio.
Un ulteriore problematica è costituita dal carattere stagionale dei flussi turistici che
aggrava i danni ambientali legati alla concentrazione geografica nelle aree costiere, in particolare in
relazione al turismo di tipo esclusivamente balneare che determina la formazione stagionale di
popolose conurbazioni costiere stagionali con costi di gestione a carico delle amministrazioni locali
a fronte di densità abitative raddoppiate o triplicate nei mesi estivi. Il rilancio del turismo culturale,
coniugato con la valorizzazione dei beni ambientali e delle aree protette attraverso la progettazione
di circuiti di fruizione e la diversificazione dell’offerta, ha come obiettivo di sostenibilità la destagionalizzazione dei flussi attraverso una migliore distribuzione delle presenze lungo tutto l’arco
dell’anno.
Occorre sottolineare che la quota di risorse a valere sull’Asse II del POR Sicilia assegnata
attraverso Progetti Integrati Territoriali è consistente. Sul piano della sostenibilità ambientale questa
scelta del programmatore ha conseguenze positive perché consente la realizzazione di circuiti
intercomunali su area vasta. Le aree PIT spesso comprendono, infatti, comuni costieri e comuni
montani, aree protette ed aree ad alta fruizione turistica di tipo balneare. Inoltre interventi a valere
sull’Asse II si integrano spesso, nei PIT, con interventi specifici di riqualificazione ambientale a
valere su misure dell’Asse I, secondo la logica per cui al rilancio del bene culturale (architettonico,
archeologico, ecc.) deve accompagnarsi la riqualificazione ambientale e paesaggistica dell’intorno.
232
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE IV – SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO
Circa l’Asse IV – Sistemi locali di sviluppo, gli obiettivi di sviluppo e i concetti di
sostenibilità ad essi relazionati per i diversi settori interessati sono sinteticamente i seguenti:
INDUSTRIA, ARTIGIANATO, Favorire lo sviluppo e la produttività garantendo la sostenibilità
COMMERCIO
ambientale
Sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse
AGRICOLTURA
agricole, forestali, ambientali e storico-culturali.
Rafforzare la competitività nel settore prevenendo i danni
PESCA E ACQUICOLTURA
derivanti da uno sfruttamento non equilibrato della risorsa
Accrescere e qualificare le presenze turistiche in un'ottica di
TURISMO
sostenibilità ambientale; migliorare l'efficienza delle attività
turistiche garantendo gli aspetti di compatibilità ambientale
Le strategie di sviluppo che caratterizzano l’asse in argomento rivestono, sotto il profilo
della sostenibilità ambientale, particolare importanza e delicatezza.
Turismo, sviluppo imprenditoriale, crescita produttiva devono essere adeguatamente
inquadrati e mirati in un contesto che sia finalizzato al miglioramento dei servizi ambientali e alla
loro gestione oltre che alla difesa e all’incremento della qualità ambientale.
Industria, Artigianato, Commercio
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Favorire lo sviluppo e la produttività garantendo la sostenibilità ambientale
Il POR sviluppa una strategia generale volta al potenziamento, all’irrobustimento e al
completamento e qualificazione dell’intero sistema produttivo. In coerenza con gli obiettivi
specifici nel QCS, con il programma si punta a :
?? favorire lo sviluppo di produzione e competitività per i settori che hanno già dimostrato buona
capacità di sviluppo;
?? migliorare la dotazione di infrastrutture di servizio;
?? favorire la nascita di nuove imprese nei settori con maggiori prospettive di crescita;
?? creare e rafforzare i servizi destinate alle imprese
?? sostenere l’innovazione tecnologica, la compatibilità ambientale, innovazione tecnologica, la
formazione professionale.
Particolare rilevanza assume, in tale contesto, l’uso delle migliori tecnologie, l’adozione di
sistemi di certificazione ed audit ambientale e di programmi di ristrutturazione finalizzati al
risparmio energetico e alla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti provenienti dal ciclo
produttivo. Verranno inoltre sostenuti quegli interventi di ristrutturazione che riguardano attività
produttive site in ambiti territoriali degradati, sia urbani che rurali, a maggiore densità di
popolazione e/o interessati da programmi di riqualificazione.
Per il settore in argomento occorrerà porre particolare attenzione sugli interventi che
potrebbero avere riflessi negativi in tema di corretto utilizzo delle risorse naturali, assicurando il
233
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
mantenimento dell’equilibrio generale del sistema e la conservazione delle risorse nel contesto
ambientale interessato.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
INDICATORE
PARAMETRO
ULTIMO
DATO
DISPONIBILE
Emas
IND-03
N° aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO
IND-04
IND-01
IND-02
Consumi di energia elettrica
Consumi idrici nei diversi settori
Produzione rifiuti per settore 2
N.
GWh
Mm3
t/anno
1
ANNO DI
RIFERIMENTO
1;
ISO 9000 652;
ISO 14001 8
7142,5
97,7
1.033.848
1999
1999
1998
1
L’indicatore non è allo stato attuale popolabile, esso è stato tuttavia ugualmente inserito in quanto si ritiene che possa essere
popolato a breve.
2
Dati riportati nell’ordinanza commissariale 7/12/01 “Piano stralcio per il settore dello stoccaggio provvisorio dei rifiuti”. Si riporta
il dato totale; per i quantitativi relativi alle singole macro categorie CER si rimanda alla tabella allegata al suddetto Piano stralcio.
I consumi elettrici nel campo dell’industria e del commercio negli ultimi anni hanno avuto
l’ andamento di crescita descritto nelle tabelle che seguono. Anche per i rifiuti speciali si è avuto
un aumento di produzione. Le aziende con certificazioni di qualità nel 1999 ammontavano a 652
per la ISO 9000 e 8 per la ISO 14001. Una soltanto vantava la certificazione EMAS.
Anno
1997
1998
1999
Industria
6496,0
6591,5
7142,5
Anno
Produzione
rifiuti speciali
Quota Produzione
rifiuti
speciali
pericolosi
1997
603739
47339
1998
710851
100037
Terziario
3204,0
3371,4
3617,8
Totale
9700,0
9962,9
10760,3
Consumi espressi inGWh
Produzione in t/an
La stima del fabbisogno idrico per il settore industriale, valutata per le aree ASI, nel 1998 risultava
pari a 97,7 Mm3 ( Fonte Sogesid 2000).
Risultati Attesi
234
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Lo sviluppo programmato dovrebbe nei prossimi anni perseguire, all’interno del sistema
produttivo regionale, l’integrazione fra sviluppo economico e componenti ambientali, favorendo per
il settore migliori condizioni competitive.
In particolare, attraverso gli interventi relativi al comparto industriale, da realizzare nelle 33
principali aree industriali dell’isola e nelle PMI industriali, si attende uno sviluppo nell’ottica della
sostenibilità ambientale tanto più auspicabile in considerazione del fatto che gran parte degli
impianti sono localizzati lungo il sistema costiero, in vicinanza di corsi d’acqua e in aree limitrofe
alle zone urbane.
I poli industriali di Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa, Milazzo, con il maggior numero di
aziende a rischio di incidente rilevante e i comprensori di Gela e Priolo, dichiarate aree ad elevato
rischio di crisi ambientale, sono tra le realtà regionali che potrebbero migliorare le loro performance
ambientali.
Tale effettiva integrazione potrà essere testimoniata da un aumento delle certificazioni
ambientali, da un più accorto uso delle risorse naturali, in particolare della risorsa idrica, e da un
contenimento nella produzione di rifiuti e nel consumo di energia, obiettivi perseguibili attraverso
l’adozione di tecnologie innovative per la razionalizzazione ed ottimizzazione dei cicli produttivi.
Agricoltura
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse agricole, forestali, ambientali e storico-culturali.
Riguardo il settore Agricoltura si evidenzia come, nel programmare lo sviluppo della filiera
agricola e zootecnica si prevedano forme di sostegno legate alla promozione di innovazione
tecnologica e alla riduzione di emissione di sostanze inquinanti, favorendo anche lo sviluppo dei
territori rurali attraverso la valorizzazione delle attività artigianali, turistiche e di salvaguardia
ambientale.
Altro rilevante obiettivo del settore è legato alla rinaturalizzazione di aree di particolare
interesse ambientale (tramite la lotta alla desertificazione, l’uso delle risorse energetiche rinnovabili
ecc.), in ciò correlandosi con le azioni del POR volte alla salvaguardia delle risorse naturali
attraverso interventi finalizzati al contenimento del rischio idrogeologico. Inoltre, l’ampliamento del
quadro delle conoscenze effettuato attraverso la realizzazione, completamento ed adeguamento di
reti di monitoraggio ambientale comporterà un miglioramento delle conoscenze degli impatti
ambientali anche sugli agroecosistemi delle colture protette e sulle influenze delle pratiche agricole
più impattanti (come la geodisinfestazione) nei confronti del sistema suolo – pianta – atmosfera.
Il POR Sicilia punta al rilancio delle attività rurali anche attraverso la strategia dei progetti
integrati destinando una quota consistente delle risorse ai PIT. Le misure dell’Asse 4 – FEOGA
presentano molte potenzialità di integrazione con le misure dell’asse I relative al settore rete
ecologica e con le misure dell’Asse II destinate alla creazione di circuiti di fruizione turistica
culturali ed ambientali. La strategia regionale mira, in tal modo, a promuovere veri e propri modelli
di sviluppo sostenibile alternativi a quelli tradizionali, e finalizzati principalmente alla
valorizzazione delle aree marginali.
La strategia del POR Sicilia per quanto concerne il settore agricoltura è, altresì, coerente con
il Piano di Svliluppo Rurale (P.S.R.) e l’Iniziativa Comunitaria Leader+
Le priorità del PSR si collocano nell’ambito di una politica di incentivazione della
competitività delle aree rurali dell’isola, compatibilmente con l’esigenza di tutela e salvaguardia del
territorio, del paesaggio e dell’agroecosistema in genere.
235
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
L’Iniziativa Comunitaria Leader+ completa la strategia complessiva del settore agricolo
attraverso il PLR ed il relativo C.d.P. . Anch’essa mira ad incentivare lo sviluppo socio-economico
dei territori rurali attraverso l’attuazione di strategie originali di sviluppo sostenibile integrate,
fondate sul territorio, di elevata qualità, che riguardano la sperimentazione di nuove forme di:
? ? valorizzazione del patrimonio naturale e culturale;
?? potenziamento dell’ambiente economico al fine di contribuire a creare nuovi posti di
lavoro;
?? miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive comunità.
La classificazione del territorio siciliano in 5 zone agricole omogenee del Programma
Regionale Leader+, operata nel PLR al fine di indirizzare e calibrare l’intensità delle misure e delle
azioni, sulla scorta di un’adeguata base conoscitiva, è utile, in questa sede, per territorializzare gli
obiettivi del settore agricolo anche relativamente al POR Sicilia. Infatti, attraverso la
contestualizzazione degli stessi, si denota come POR PSR e PRL+ concorrono in maniera sinergica
e specifica al rilancio del settore agricolo (c.f.r. schede del settore).
Rispetto a tale settore l’indagine dovrà riguardare il rispetto e la qualità delle risorse
agricole-forestali a fronte di uno sviluppo dei territori rurali
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
AGR-06
AGR-20
AGR-14
AGR– 18
AGR– 19
AGR-13
INDICATO
RE
N° aziende
con
certificazion
i ambientali
(EMAS e
ISO)
% sup.
agricola
intensiva/su
p. agricola
totale
Utilizzo di
fitofarmaci
Aziende
biologiche
Aziende e
superfici
adibite a
coltivazioni
a basso
impatto
ambientale
Elementi
fertilizzanti
(azoto,
ossido di
potassio,
fosforo)
contenuto
PARAMET
RO
ANNO
DI
RIFERIMENTO
ULTIMO DATO DISPONIBILE
n. di certificati
UNI-EN-ISO
14001 o
EMAS
3 Aziende ISO 9002
2002
%
75%
1998
Kg/ha
6,2%
1998
n. e superficie
aziende
idonee al Reg.
2092/91 e/o
finanziate con
la misura A2
del Reg.
2078/92
> 9500 per 128.000 ha
n. aziende ed
ettari
sottoposti a
reg. 2078/92 e
reg. 2080/92
1998
S.A.U. (ha) Reg.2080/92. Applicazione del Reg.
2078/92
1.598.916
n. aziende
36.547
sup. (ettari)
221.815
1997 (Reg.
2080/92)
1998 (Reg.
2078/92);
tonnellate
tonnellate e
Kg/ha
1997
Azoto
Anidride
fosforica
236
Ossido di
potassio
Totale
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
nei concimi
chimici per
ha di SAU.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
51.445
44.036
19.021
114.502
kg per ettaro di superficie concimabile (a)
Azoto
45,5
Anidride
fosforica
39
Ossido di
potassio
16,8
Totale
101,3
Sostanzialmente stabile l’utilizzo negli ultimi anni di elementi fertilizzanti (azoto, anidride
fosforica, ossido di potassio) contenuti nei concimi chimici per ettaro di SAU (dati in quintali). In
particolare, il dato relativo all’utilizzo di concimi azotati/Ha SAU (45,5 Kg/ha) è inferiore alla
media nazionale e non sembra tale da determinare particolari impatti negativi sull’agroecosistema
(Fonte: ISTAT).
In crescita l’uso dei fitofarmaci che dal 5,1% del 1996 sono passati al 6,2% totale di Kg/Ha
di SAU, contro una media nazionale di 4,8. Da notare come la variazione sia più
sostanziale(+37,5%) per i fungicidi che passano da 1,5 a 2,4 Kg/ha (Fonte: elaborazioni ANPA su
dati ISTAT).
Solo tre le aziende agricole certificate ISO 9002 entro il 2000 (Fonte: SINCERT, anno
2002). Nessuna ISO 14001.
In crescita sono le coltivazioni intensive: 75% della SAU contro il 64,9 della media
nazionale (Fonte: elaborazioni ANPA su dati ISTAT).
Il numero di aziende biologiche è il più alto fra le regioni italiane (più di 9500 che si
estendono per 128.000 ha), con una SAU Biologica del 16,4%, seconda soltanto alla Sardegna
(Fonte: INEA).
Utile il contributo allo sviluppo dell’agricoltura ecocompatibile dato dall’applicazione del
Reg. 2078/92, rispetto al quale gli interventi riguardanti la “Sensibile riduzione dei prodotti
fitosanitari”, “Introduzione o mantenimento dei metodi dell’agricoltura biologica”; e la
“Estensivizzazione” sono quelli che hanno interessato una maggiore superficie aziendale (Fonte:
Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana).
Risultati attesi
Attraverso il recepimento degli indirizzi di PAC e di sviluppo rurale si auspica il
raggiungimento di una maggiore competitività del settore agricolo in termini di una migliore qualità
dell’offerta, di una migliore salubrità delle produzioni agricole, di una maggiore valorizzazione
delle produzioni agricole tipiche, nonché di una maggiore attenzione al territorio rurale ed alle sue
potenzialità attrattive. L’incentivazione all’agricoltura sostenibile, è ampliamente supportata dal
237
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
PSR con le relative azioni volte alla diffusione ed al consolidamento di un’attività agricola
ecocompatibile.
Quanto al comparto delle produzioni biologiche, è necessaria una maggiore diffusione fra gli
agricoltori delle tematiche relative alla sostenibilità delle pratiche agricole, fra gli operatori della
P.A. di ulteriori notizie riguardanti le aziende biologiche e gli organismi che certificano tali aziende
e fra i consumatori dei sistemi di controllo effettuati a garanzia del prodotto certificato. Attraverso
le politiche di integrazione fra diversi assi e misure, ci si attende una maggiore diversificazione
delle attività dei distretti rurali ed un rilancio delle zone marginali ad agricoltura estensiva ed a
scarso valore aggiunto.
Pesca e acquicoltura
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Rafforzare la competitività nel settore prevenendo i danni derivanti da uno sfruttamento non equilibrato della risorsa
Per il settore Pesca e acquicoltura, il POR propone una strategia d’intervento che prevede
l’adeguamento strutturale, la diversificazione e modernizzazione del settore e la
commercializzazione dei prodotti ittici, attraverso logiche di sviluppo integrato, in un’ottica di
sostenibilità ambientale dello”sfruttamento” della risorsa.
La strategia regionale, in coerenza con quanto previsto a livello comunitario in materia di
pesca e con l’obiettivo generale del QCS, prevede di rafforzare la competitività dei sistemi locali
della pesca in un’ottica di sviluppo sostenibile, al fine di ridurre il differenziale socio-economico
nel settore della pesca, valorizzando in particolare la produzione ittica di allevamento sia a terra che
off-shore. La Regione Siciliana intende inoltre favorire la riconversione degli addetti al settore, con
il sostegno della ricerca, di strutture di servizio e di assistenza e prevenire i danni derivanti da uno
sfruttamento non equilibrato delle risorse biologiche.
Le linee d’intervento del POR riguardano, in particolare, interventi volti alla protezione e
allo sviluppo delle risorse naturali, al potenziamento del settore della trasformazione e
commercializzazione dei prodotti della pesca, attraverso l’utilizzo di tecniche a basso impatto
ambientale ed al miglioramento della qualità dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie.
Infine è previsto il potenziamento e adeguamento del settore dell’acquicoltura e maricoltura, azioni
rivolte agli operatori del settore ed azioni di informazione sulle problematiche della pesca e
dell’acquicoltura.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
PES-03
PES-06
PES-04
INDICATORE
N° impianti di maricoltura e acquicoltura con
certificazioni di qualità
N° natanti e anzianità della flotta ( 1)
Quantità di pescato per gruppo di specie ( 2)
PARAMETRO
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
ANNO DI
RIFERIMENTO
n.
2 impianti
2001
n.
Tonn.
4600 battelli
-------
2000
2000
( 1 ) Disponibilità parziale in quanto non è disponibile il dato sull’anzianità della flotta.
( 2 ) Per l’analisi dell’indicatore si rimanda al relativo paragrafo dell’ASA (Analisi Situazione
Ambientale) e a quanto descritto nel presente paragrafo.
Considerando i dati degli ultimi anni relativi alla
238
pesca, si rileva la crisi del settore,
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
principalmente connessa con l’effettiva diminuzione del volume del pescato.
Secondo dati ISTAT si registra, infatti, dal 1997 al 1999, un decremento della pesca marittima e
lagunare in misura del 50 % (passando dalle 621.091 tonn. del 1997 alle 365.993 del 1999).
Per quanto riguarda il mercato nei mari della Regione Siciliana, pesci, molluschi e crostacei
stanno tra loro in un rapporto 4 : 1 : 1, in termini di peso (dati Istat ).
La consistenza della flotta peschereccia siciliana, al 1998 rappresentava un quarto di quella
nazionale per numero di battelli e un terzo per quanto riguarda le tonnellate di stazza lorda(TSL).
Dalla distribuzione della flotta siciliana per sistemi di pesca dal 1996 al 2000 ,si evince che la
piccola pesca è il sistema più rappresentativo e che in totale il numero dei battelli dal 1996 è
aumentato.
Inoltre, le tecniche di pesca più impattanti per l’ecosistema marino (in particolare la tecnica a
strascico) sono in dotazione circa del 10% del numero dei battelli della flotta siciliana.(Fonte: MIPAF
– Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana).
Dal trend delle catture per sistemi di pesca dal 1996 al 2000 si rileva che la tecnica
maggiormente produttiva, negli anni è stata quella da pesca polivalente(36%), che ha fatto però
registrare una nettissima diminuzione, delle catture(-73%). Seguono lo strascico (27%), piccola pesca
(21%) e circuizione (16%). Si è assistito ad un incremento delle catture da piccola pesca (121%), che
sono aumentate notevolmente dal 1997 al 1998, anno in cui si è avuto un picco massimo dei valori
relativi a tale sistema di pesca. I dati riferiti alla pesca a circuizione sono rimasti pressoché invariati,
per lo strascico si denota, invece, un aumento (22%) tra il 1999 ed il 2000 (Fonte: MIPAF Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana). Dai dati sulle catture del
pescato per gruppi di specie dal 1996 al 2000, tra crostacei, molluschi, sarde e alici, si rileva che la
quota maggiormente rappresentativa è data da crostacei (38%) ed alici (28%), seguiti da molluschi
(19%) e sarde(16%). Si evince, inoltre, una diminuzione delle catture sia dei crostacei (-8%), che dei
molluschi (-52%). Le catture di sarde e alici restano invece pressoché invariate (Fonte: MIPAF Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana).
Un’importante alternativa per ridurre la pressione esercitata sulle risorse, a causa dell’eccessivo
sforzo di pesca in mare è lo sviluppo di impianti di acquicoltura e di maricoltura.
Secondo dati ANPA, gli impianti di allevamento di specie marine, in Sicilia, tra il 1998 ed il 1999
erano in totale 11, di cui 5 rappresentati da impianti di allevamento off-shore(dotati di gabbia a mare),
su un totale di 79 impianti presenti su tutto il territorio nazionale nel 1998 e 80 nel 1999.
La produzione regionale nel 1998, è stata di 2.000 tonnellate di prodotto, su 10.100 tonnellate prodotte
a livello nazionale. Nel 1999 si è avuta una lieve crescita della produzione sia a livello regionale che
nazionale.
E’ importante rilevare la scarsità di aziende certificate ISO 9000 e 14001 , ad oggi solo due e
l’assenza di aziende certificate EMAS.
I consorzi di ripopolamento ittico con statuto approvato in Sicilia sono tre, situati in località
Patti, Catania e Castellammare del Golfo (Approvazione statuto-tipo dei consorzi di
ripopolamento_Decreto 4 Aprile 1997).
Attualmente in Sicilia sono presenti 9 barriere artificiali utilizzate per il ripopolamento, 8 isole di
ripopolamento, 4 scogli/secche artificiali (costituiti da scogli naturali), 1scoglio/secca artificiale
(costituita da tetrapodi), tutte presso il Consorzio di Patti e 6 barriere artificiali fisse presso il
Consorzio di Castellammare.
239
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Trend degli ultim i 20 anni
4.500.000
4.000.000
3.500.000
3.000.000
2.500.000
2.000.000
1.500.000
1.000.000
500.000
0
1975
1980
1985
1990
1995
2000
Anno
Fonte dei dati:Istat, 1999
Consistenza della flotta da pesca, 1998
Sistemi
Battelli - (n.)
Sicilia
4.600
Regioni obiettivo 1
11.532
Italia
19.608
TSL (t.)
72.784
137.652
228.517
KW
378.251
848.559
1.522.056
Fonte: elaborazioni Irepa su dati Archivio Licenza di Pesca
Fonte secondaria: Allegato 2 - Analisi del settore della pesca e dell’acquacoltura, POR Sicilia 2000-2006
N° Battelli 1996-2000
5.000
4.500
4.000
3.500
Strascico
3.000
Volante
Circuizione
2.500
Draghe
Piccola pesca
2.000
Polivalenti
TOTALE
1.500
1.000
500
1996
1997
1998
1999
2000
A nni
Fonte dei dati: MIPAF - Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana.
240
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Catture per sistemi di pesca 1996-2000
60.000
Catture [t]
50.000
Strascico
40.000
Circuizione
30.000
Piccola pesca
20.000
Polivalenti
10.000
1996
1997
1998
1999
2000
Anni
Fonte dei dati: Elaborazione TF Ambiente su dati MIPAF- Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da
pesca italiana.
Trend catture per gruppi di specie 1996-2000
25.000
Catture [t]
20.000
Alici
15.000
Sarde
10.000
Molluschi
Crostacei
5.000
1996
1997
1998
1999
2000
Anni
Fonte dei dati: Elaborazione TF Ambiente su dati MIPAF- Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da
pesca italiana.
Produzione media nazionale e regionale di specie marine; numero di impianti - anni 1998, 1999
PRODUZ.
ANNUALE (t)
1998
REGIONE
Sicilia
Italia
IMPIANTI DI SPECIE MARINE
1998
1999
2.000
10.100
2.300
11.660
1999
di cui
di cui
N°
N°
gabbie
gabbie
impianti
impianti
in mare
in mare
11
5
11
5
79
19
80
22
241
PRODUZIONE GLOBALE
MEDIA (t/n° impianti)
1998
1999
182
128
209
146
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
N° impianti di maricoltura e acquacoltura con certificazioni di qualità
Unità operativa
Azienda
SICILY
FISH
FARM SRL
Unità Operativa - C.DA S.
ANTONINO 92013 MENFI (AG) Sicilia
SICILY
FISH
FARM SRL
Sede Operativa - VIA EINAUDI
2 92019 SCIACCA (AG) - Sicilia
Fonte: www.sincert.it
Risultati Attesi
Sulla base delle strategie della strategia del POR Sicilia i risultati attesi riguardano
l’integrazione tra lo sviluppo economico del settore e la protezione della risorsa ittica; in particolare
si attende un aumento delle certificazioni EMAS ed ISO e dell’utilizzo delle tecniche a basso
impatto ambientale sia per gli impianti di acquicoltura e maricoltura che per quelli di
trasformazione e commercializzazione del prodotto ittico.
Turismo
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Accrescere e qualificare le presenze turistiche in un'ottica di sostenibilità ambientale; migliorare l'efficienza delle
attività turistiche garantendo gli aspetti di compatibilità ambientale
Il settore turismo è stato indicato dal POR come canale strategico prioritario per lo sviluppo
e la promozione socioeconomica generale.
Le condizioni per sostanziare e per assicurare la durata nel tempo di tale sviluppo risiedono
nella capacità di proteggere l’ambiente dalla pressione esercitata dal settore. Da qualche anno,
infatti, si sta diffondendo la concezione di un Turismo del tutto nuova, che poco ha in comune con i
tradizionali modelli di Sviluppo e di Crescita spesso miopi e poco consapevoli delle ripercussioni
sull’Ambiente e sulla salute dell’Uomo.
Il POR, a tal proposito, indica come obiettivo strategico per il settore Turismo quello della
destagionalizzazione del flusso turistico, ossia un insieme di interventi miranti a “diluire” nel
tempo, a decomprimere la pressione antropica turistica su un determinato territorio (con particolare
attenzione alle aree protette). Riqualificazione e potenziamento delle strutture ricettive
(privilegiando il recupero e il riutilizzo dei manufatti tradizionali esistenti), ed estensione della
stagione turistica verso periodi attualmente meno inflazionati, costituiscono solo alcuni esempi di
come si intende porre in atto la strategia di destagionalizzazione contribuendo anche al riequilibrio,
sul territorio, della presenza turistica attraverso il coinvolgimento delle aree rimaste ai margini del
sistema. Si segnale, inoltre, che la strategia d’intervento prevede che le azioni di riqualificazione e
potenziamento dei servizi turistici avvengano privilegiando gli investimenti finalizzati alla
riduzione dei consumi energetici e alla riduzione degli impatti ambientali.
Indicatori particolarmente sensibili della pressione e della compromissione ambientale
causata dal settore turistico sono basati sui dati sui Rifiuti Solidi Urbani e, ovviamente, sulle
presenze turistiche.
242
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
La Programmazione Regionale ha posto, inoltre, particolare attenzione sulla questione dei
Porti Turistici. La realizzazione di tali infrastrutture al servizio del sistema turistico, al fine di non
gravare pesantemente sui siti interessati contribuendo all’accrescimento del degrado ambientale
delle coste, dovrà avvenire prevedendo adeguate misure per il contenimento degli impatti. Il CdP
rimanda ad un programma di interventi che recepirà le risultanze degli studi di settore in corso di
esecuzione. Il programma, nell’individuare gli interventi, il loro costo presunto, le modalità di
realizzazione (misure per lo smaltimento dei rifiuti e per le per il recupero delle acque di sentina) ,
terrà conto dell’esistenza degli strumenti di pianificazione portuale, della possibilità di
realizzazione di un itinerario nautico con approdi sicuri per la navigazione costiera, della presenza
nell’entroterra di attrattori turistici ed infrastrutture ricettive, e del grado di avanzamento della
realizzazione degli interventi portuali in modo da stabilire dei rigidi criteri per l’assegnazione dei
fondi POR destinati alla costruzione e al completamento dei porticcioli turistici regionali. La
Regione Siciliana ha approvato il suddetto programma che è stato pubblicato con il titolo “Piano di
sviluppo della nautica da diporto della Regione Sicilia”.
Sembra opportuno, infine, citare un’importante iniziativa a livello internazionale –
comunitario - nazionale: Agenda XXI Locale. Questo documento mira a implementare nelle
strategie di Sviluppo Locale (bene aderisce, quindi, con i caratteri del settore turistico) i fondamenti
dello Sviluppo Sostenibile così come concepiti e riconosciuti alla Conferenza di Rio del 1992.
L’auspicio è che in Sicilia si verifichi un’adesione convinta e diffusa a questo sistema in vista della
creazione di un turismo Sostenibile e Responsabile.
INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
COS-01
TUR-01
INDICATORE
%
%
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
+ 1,6%
+ 22%
ANNO DI
RIFERIMENTO
1995 - 1999
1996- 2001
n.
4
2001
PARAMETRO
% acque balenabili/tot. coste controllate
Consumi energetici nel settore turistico
N° aziende turistiche con certificazioni di
qualità ambientali
Per il turismo come già rilevato si segnala un aumento del 26% delle presenze dal 1991 al
1999 (fig.1). Parallelamente, per il medesimo periodo di riferimento, sono cresciuti del 12% i posti
letto (fig.2). Si registra, nel periodo 1995 – 1999, un incremento delle coste balenabili sul totale
delle coste controllate del 1,6%. I consumi di energia elettrica nel settore sono aumentati del 22%
tra il 1996 e il 2001: in ciascun anno il consumo delle aziende risulta superiore alla media dei
consumi nel settore terziario (fig.3). Solo un’azienda Turistico ricettiva ha conseguito la
Certificazione ISO 9000; nel 2001 se ne sono aggiunte altre 3.
243
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
14.000.000
12.000.000
10.000.000
8.000.000
6.000.000
4.000.000
2.000.000
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
Figura 1 - Presenze turistiche in Sicilia dal 1991 al 1999 - FONTE: ISTAT
125.000
n. posti letto presso gli esercizi recettivi in Sicilia
120.000
115.000
110.000
105.000
100.000
95.000
1991
1992
1993
1994
1995
1996
Figura 2 - n. posti letto presso gli esercizi recettivi in Sicilia - FONTE: ISTAT
244
1997
1998
1999
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Tabella 1 - percentuale coste balneabili su totale coste controllate (1995 - 1999)
Provincia
Percentuale di Costa balneabile
/ costa controllata (1995 –
1999)
Palermo
2,6
Catania
-0,4
Messina
-1,8
Siracusa
0,6
Ragusa
-2,5
Caltanissetta
9,6
Agrigento
Trapani
Sicilia
3,2
1,2
1,6
Fonte: Elaborazione della Task Force Ambiente Sicilia su dati del Ministero dell’Ambiente
25%
variazione consumi di energia elettrica (%)
20%
15%
10%
Consumi di energia elettrica nel terziario
Consumi di energia elettrica per alberghi,
ristoranti e bar
5%
0%
1996
1997
1998
1999
2000
Figura 3 - Confronto consumi di energia elettrica tra il settore per alberghi e altre strutture turistiche
e il settore terziario - Fonte: ISTAT
Risultati attesi
Lo sviluppo del sistema turistico siciliano, supportato dalle misure 4.18, 4.19 e 4.20 del
POR, si accompagnerà a una maggiore attenzione verso l’ambiente e all’adozione di strategie e
245
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
strumenti tesi a ridurre la pressione esercitata dal settore su tutto il territorio. Tra gli obiettivi delle
misure vi è quello di destagionalizzare il flusso turistico migliorando la ricettività e prolungando la
stagione turistica.
Un’analisi della domanda turistica mostra che più del 50% delle presenze turistiche
affluiscono nelle sole province di Messina e Palermo, seguite con valori assi inferiori dalle province
di Catania e Agrigento. L’affluenza turistica è molto bassa nell’entroterra siciliano (province di
Enna e di Caltanissetta) e in tutte le province il turismo si concentra prevalentemente nella stagione
estiva. L’obiettivo è, allora, quello di estendere l’interesse del turista anche verso le zone meno
“gettonate” e di stimolare il flusso in entrata anche in periodi attualmente considerati di “bassa
stagione”.
Si prevede un rapido incremento anche nell’adozione degli strumenti per “qualificare” dal
punto di vista ambientale l’offerta turistica; tra questi sicuramente spicca la certificazione del
sistema di gestione ambientale (Regolamento CE n°1836/93 EMAS oppure ISO 14001). A breve,
inoltre, con l’estensione della disciplina del marchio di qualità ecologica (Ecolabel) anche ai servizi,
molti operatori del settore potranno fregiarsi del Bollino Ecolabel.
Infine, i finanziamenti destinati alla realizzazione di nuovi porti turistici e al completamento
degli esistenti, secondo i criteri stabiliti nel “Piano di sviluppo della nautica da diporto della
Regione Sicilia”, dovrebbero schiodare la Sicilia da una situazione che non prevede alcun porto
turistico dotato di strumenti per la riduzione dell’inquinamento delle zone costiere interessate e
dell’entroterra ad esse limitrofo.
La qualità delle acque costiere (misurabile con l’indicatore “Balneabilità”) è un aspetto
fondamentale del turismo regionale che va difeso dalle minacce di inquinamento, in larga parte
legato alla diffusa antropizzazione delle coste. Nonostante, infatti, nell’ultimo quinquennio si sia
registrato un trend positivo (che non ha però coinvolto le province di Catania e Trapani), sono
ancora presenti valori elevati di costa vietata alla balneazione nelle province di Palermo e Siracusa
(che hanno, peraltro, presentato progetti per la realizzazione dei porti turistici in seno al porto
principale).
246
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Asse V – CITTÀ
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
Aumentare la qualità degli spazi urbani e la vivibilità; riduzione dell'inquinamento urbano.
Nella valutazione del territorio siciliano, una grande importanza va assegnata ai sistemi urbanimetropolitani in quanto essi costituiscono le strutture fisicamente più complesse presenti nel
territorio e che comprendono/influenzano numerose realtà urbane minori. Essi rappresentano i
generatori e i nodi delle dinamiche di trasformazione e influenzano la strutturazione fisica del
territorio globalmente considerato.
A partire da queste considerazioni infatti, il POR per l’Asse V – Città pone in evidenza, in
coerenza con il QCS, una chiara strategia fortemente connessa con gli altri Assi (risorse naturali,
risorse culturali, reti e nodi di servizio, internazionalizzazioni e politiche sociali) e volta a:
?? migliorare il ruolo e le funzioni delle città nel proprio contesto territoriale, e in particolare:
per le città metropolitane, allo scopo di rafforzare la disponibilità di funzioni rare e
innovative e l’offerta di servizi urbani e metropolitani; per i medi centri, allo scopo di
promuovere la costruzione di reti di città affinché diventino luogo di attrazione di funzioni e
servizi specializzati e luoghi di connessione e di servizio per i processi di sviluppo del
territorio;
?? migliorare la qualità urbana per l’accrescimento della competitività, il rafforzamento della
coesione sociale, il miglioramento del sistema della mobilità interna ed esterna ai centri
urbani (con particolare attenzione ai bisogni dell’infanzia, all’integrazione sociale e alla lotta
alla marginalità), la riqualificazione, il rinnovamento e la rifunzionalizzazione del tessuto
edilizio urbano (nel rispetto delle tradizioni culturali e storiche con particolare attenzione al
recupero dei centri storici e dei centri minori).
?? Rafforzare il capitale sociale mediante il soddisfacimento dei bisogni di base, la riduzione
del tasso di esclusione, la promozione dell’economia sociale, la qualificazione dei servizi, la
definizione di nuove figure professionali in ambito sociale, anche attraverso la
qualificazione della Pubblica Amministrazione.
Questa strategia dovrà garantire, in fase di attuazione, il rispetto dei principi di concentrazione
al fine di evitare la dispersione dei finanziamenti, e di integrazione per attuare le strategie in modo
sinergico (anche relativamente agli APQ e agli eventuali progetti di Agenda 21 Locale) attraverso la
progettazione integrata. Inoltre, dovrà concentrarsi principalmente sui contesti insediativi
maggiormente rilevanti che fungono da elemento ordinatore dell’intero territorio: il perimetro
urbano costiero occidentale (Palermo) e orientale (Catania e Messina), la grande conurbazione
raguso-modicana, le aree a vocazione turistica (Taormina e costa Sud) e le regioni cerniera (pettini
pedemontani maronita, nebrodense e peloritano).
In tal senso, si ritiene possano valutarsi positivamente le seguenti linee di intervento:
??per le città metropolitane, il potenziamento, la qualificazione e la riorganizzazione funzionale e
gestionale di attività innovative e di livello elevato (connesse alle vocazioni territoriali), con
particolare riferimento a quelle finalizzate all’accesso alle reti globali e transregionali. Questo
tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi per la rigenerazione ambientale e il riuso delle
aree urbanizzate.
??per i medi centri, il potenziamento e la specializzazione delle infrastrutture di servizio ai sistemi
produttivi locali e loro messa in rete, il recupero dei centri storici e la riorganizzazione del
tessuto commerciale ed artigianale, la qualificazione e/o riqualificazione del personale per la
realizzazione e la gestione degli interventi. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti
247
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
positivi per la valorizzazione delle risorse culturali, il contenimento dell’espansione
incontrollata degli ambiti metropolitani, la riduzione della dipendenza dei centri minori nei
confronti di quelli maggiori con il conseguente riequilibrio nell’uso del territorio regionale.
??miglioramento della qualità della vita e dell’organizzazione strutturale delle città nelle aree
urbane attraverso la riqualificazione e il recupero integrato dei tessuti edilizi storici, la
riqualificazione e rinnovamento del tessuto edilizio ed urbanistico delle aree degradate e delle
aree dimesse, il potenziamento dei sistemi di trasporto di massa a guida vincolata per le città di
Palermo (anello metropolitano), Catania (Circumetnea) e Messina (tramvia) con un conseguente
miglioramento dell’efficienza energetica dei trasporti pubblici, gli interventi di
razionalizzazione del traffico urbano. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi
per la riduzione delle emissioni inquinanti (atmosferiche e acustiche), per un più corretto uso
delle risorse non rinnovabili e del suolo e per la rigenerazione ambientale dei centri urbani.
??il soddisfacimento dei bisogni sociali di base; il potenziamento e riqualificazione delle
infrastrutture e dei servizi di assistenza per i soggetti deboli e a rischio di emarginazione; la
creazione di reti territoriali di sostegno/sviluppo della coesione e della integrazione sociale; la
generazione di eventi artistici, culturali, didattici per promuovere l’integrazione sociale,
culturale, etnica; la modernizzazione delle modalità di gestione ed erogazione dei servizi ai
cittadini attraverso azioni formative. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi sul
miglioramento della qualità della vita di ogni cittadino in ambito urbano in un’ottica di pari
opportunità e qualificazione professionale.
Il tipo di valutazione proposto si riferisce al rapporto tra le attività previste per migliorare gli
spazi e la qualità urbana, e la riduzione dell’inquinamento urbano. Saranno dunque analizzati i
processi di sviluppo qualitativo urbano e gli indicatori relativi ai principali fattori di inquinamento.
Si sottolinea che l’analisi degli indicatori individuati, per avere una visione più completa del settore,
deve essere necessariamente relazionata anche alla lettura dei dati inerenti gli indicatori socioeconomici.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI
DEL SETTORE IN ESAME
ULTIMO DATO
CODICE
INDICATORE
PARAMETRO
DISPONIBILE
ARI-08
Qualità dell'aria urbana
v. Allegati ASA
RUM-01 Inquinamento acustico in ambiente urbano
dB (A)
v. ASA
V-05
Utenti di mezzi pubblici sul totale delle persone
%
7,3%
(ISTAT)
che si sono spostate per motivi di lavoro
SOSTENIBILITÀ
ANNO DI
RIFERIMENTO
2000/2001
2000/2001
2000
INQUINAMENTO ATMOSFERICO – QUALITÀ DELL’ARIA
I dati disponibili sono relativi alle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.
La situazione più allarmante è quella di Palermo, con numerosi superamenti dei livelli di
attenzione per CO, O3 per cui comunque si rileva un andamento discendente dal 1996 al 2000.
Sono, invece, in aumento i livelli di allarme per PTS e NO2 così come le variazioni di benzene,
sempre decisamente superiori rispetto agli obiettivi di qualità. Periodicamente, si sono verificati
episodi tali da rendere necessaria l’adozione di provvedimenti limitativi del traffico veicolare
privato.
Anche a Catania si segnalano superamenti di soglia per CO e NO2, ma anche in questo
caso il loro andamento è discendente il che fa sperare nella stabilizzazione delle concentrazioni
inquinanti. Problematica la situazione del benzene in alcune zone, mentre in altre si è al di sotto
della soglia dell’obiettivo di qualità. Non si sono verificati episodi tali da rendere necessaria
l’adozione di provvedimenti limitativi del traffico veicolare privato.
Più tranquilla la situazione a Messina, dove grazie alle favorevoli condizioni
248
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
meteoclimatiche, le emissioni mostrano un andamento costante: limitatamente al CO2, si segnalano
superamenti di soglia crescenti dal 1999.
In tutte le aree metropolitane, la causa principale dell’inquinamento atmosferico è dovuta al
traffico veicolare, agevolata dalle elevate temperature caratteristiche della nostra Regione.
INQUINAMENTO ACUSTICO – RUMORE
Il traffico veicolare costituisce la sorgente di inquinamento acustico più importante sia per i
livelli sonori ad esso associati sia perché, a causa della sua diffusione, interessa la totalità delle aree
urbane e quindi coinvolge vastissimi strati della popolazione.
Il Comune di Palermo si è dotato di stazioni di monitoraggio del rumore e il Comune di
Catania ha provveduto a realizzare campagne di monitoraggio periodiche puntuali.
Risultati Attesi
In coerenza con quanto perseguito dalle strategie Comunitarie e nazionali per la qualità degli
ambiti urbani e la qualità della vita (dal momento che la maggior parte della popolazione mondiale
vive in territori urbanizzati), i risultati attesi per questo Asse riguardano in particolare la
diminuzione delle emissioni inquinanti provocate dal traffico veicolare e un più corretto uso del
suolo. Si tende dunque ad una riduzione della quantità di vetture private circolanti soprattutto nelle
grandi aree metropolitane, all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi e all’introduzione di sistemi
di gestione innovativi per il settore.
L’obiettivo del rafforzamento della competitività del settore viene dunque perseguito
nell’ottica della sostenibilità, al fine di ottenere un utilizzo delle risorse compatibile e di
incrementare l’adozione di tecniche a basso impatto ambientale e certificazioni di qualità. A lungo
termine, ci si attende una sostanziale diminuzione delle emissioni atmosferiche e acustiche nel
rispetto degli accordi comunitari e internazionali sottoscritti.
Più in generale, dalle linee d’intervento del POR ci si attende anche un miglioramento della
complessiva qualità della vita in ambito urbano, riferita quindi al potenziamento “dell’offerta di
città”. Questo attraverso l’introduzione di servizi rari e innovativi, gli interventi di rigenerazione
ambientale e di recupero/riuso delle aree depresse per migliorare e riqualificare il paesaggio urbano,
soprattutto nelle sue aree degradate, riqualificando, rinnovando e rifunzionalizzando il tessuto
edilizio, con particolare attenzione ai centri storici.
249
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE VI – RETI E NODI DI SERVIZIO
La strategia generale dell’Asse si propone la riorganizzazione, il completamento e la
modernizzazione dei collegamenti materiali del settore trasportistico e lo sviluppo della Società
dell’informazione, garantendo quelle condizioni di legalità e sicurezza necessarie per rilanciare lo
sviluppo dell’impresa locale e incoraggiare gli investimenti dall’estero.
Per tale Asse si ritiene più opportuno limitare l’analisi al settore dei Trasporti, essendo le
azioni previste negli altri settori generalmente immateriali e di conseguenza di non rilevante
significato rispetto ad una valutazione globale sulla sostenibilità ambientale.
Trasporti
PRINCIPALI OBIETTIVI DI SVILUPPO E DI SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE IN ESAME
Rafforzare i collegamenti nel rispetto degli standard di sicurezza e dell'ambiente, riducendo gli inquinamenti.
L’analisi dell’attuale situazione siciliana evidenzia delle generali carenze nel settore delle
infrastrutture viarie, ferroviarie, aeroportuali e portuali e dei relativi nodi di interscambio. Il
Programma si propone, pertanto, il completamento della rete autostradale regionale, il
miglioramento e la riqualificazione della viabilità minore a servizio delle aree interne, il
potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, portuali e aeroportuali e un generale miglioramento
del sistema intermodale.
In particolare nel settore del trasporto ferroviario è evidente la necessità di pervenire al
raddoppio ed alla elettrificazione delle linee di interesse nazionale e regionale, garantendo così una
reale e valida alternativa al trasporto gommato, finora privilegiato, e fornendo un contributo alla
riduzione delle emissioni in atmosfera che esso comporta. Anche nel settore navale ed aeroportuale
le strategie di sviluppo prevedono azioni di riqualificazione del sistema coerenti con gli obiettivi di
sostenibilità ambientale, promuovendo interventi per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti
provenienti da navi, la riduzione dell’inquinamento acustico e delle emissioni inquinanti in
atmosfera.
Nonostante la sostenibilità ambientale degli interventi programmati e l’accrescimento degli
standard di qualità e di sicurezza siano obiettivi trasversali a tutte le azioni programmatiche
previste, il settore in esame presenta, per sua natura, delle potenziali criticità nei confronti dei
sistemi naturali, pertanto l’attuazione degli interventi dovrà essere monitorata con particolare
attenzione.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ’ DEL SETTORE IN ESAME
CODICE
ARI-02
TRA-03
TRA-01
RUM-03
TRA-02
INDICATORE
unità di misura
Emissione totale gas serra
Estensione sistema ferroviario
Consumo di combustibile per i trasporti
Inquinamento acustico in ambito aeroportuale
Contributi % dei trasporti alle emissioni di CO
250
t/anno
Km
Tep/veicolo
dB (A)
t/ab
ULTIMO DATO
DISPONIBILE
46.666.332
1448,0
0,58
v. ASA
1,93
ANNO DI
RIFERIMENTO
1990
1997
1998
2000
1999
Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Appare utile nel contesto degli obiettivi prefissati porre l’attenzione sul contributo dei
trasporti alle emissioni di CO2 che in Sicilia dal 1996 al 1999 sono aumentate, passando da 1,80 t
per ab. a 1,93 t per ab. (Italia 1,95, regioni ob. 1 1,82) - fonte ISTAT su dati ANPA.
Si rileva inoltre un sempre minore uso del sistema ferroviario, sia in termini di trasporto
passeggeri che di trasporto merci (27,8 t per 100 ab. nel 1998, contro una media nazionale di
52,4 e del 68,1 per le regioni ob. 1)
Secondo i dati del 1997 la rete ferroviaria in esercizio ammontava in Sicilia ad un totale di
1448,0 Km, dei quali 753,2 elettrificati, di questi solo 106,6 a doppio binario. Contestualmente si
rileva, tuttavia, che scende anche il dato relativo al trasporto merci su strada (da 864 t per 100
ab. nel 1995 a 650 nel 1999). In crescita invece il trasporto navale e quello aereo.
Circa l’uso dei combustibili per i trasporti (cons. unitario per auto eq. tep/veic.), si registra
un aumento del consumo di benzina da 0,47 del 1990 a 0,58 nel 1998, il consumo è comunque,
rispetto al dato delle altre regioni italiane, tra i più bassi. Per il gasolio si registra, invece, una
tendenza verso la diminuzione del consumo, passando da 1,20 del 1990 a 0,87 del 1998 (fonte
ENEA).
Risultati Attesi
Gli interventi previsti nel settore riguardano, essenzialmente, il completamento di opere già
avviate. In generale gli interventi sono stati individuati in coerenza con quanto contenuto negli APQ
Trasporti. In particolare, si ritiene che gli interventi nel settore delle infrastrutture stradali siano
quelli da seguire con maggiore attenzione a causa dei potenziali rilevanti impatti ambientali che
questo tipo di infrastrutture può comportare. Tuttavia, l’adempimento delle procedure di
compatibilità ambientale, il perseguimento di elevati standard di sicurezza, la scelta di completare
arterie ormai riconosciute come strategicamente essenziali per il funzionamento dell’intero sistema
trasportistico regionale (quali la Palermo–Messina o la Caltanissetta–Gela), dovrebbero consentire
un generale miglioramento del sistema di trasporto su gomma, eliminando alcune situazioni di
criticità ambientali quali quelle relative all’attraversamento dei centri abitati da parte di grossi flussi
veicolari.
Gli interventi ferroviari relativi al miglioramento del tratto Fiumetorto–Agrigento (vedi
CdP) potranno portare un’utile diminuzione dei flussi veicolari tra Palermo e Agrigento.
Anche il potenziamento dei nodi di interscambio marittimo potrà portare ad un più efficace
riequilibrio dell’intero sistema trasportistico.
Per il settore aeroportuale sono previsti interventi relativi agli impianti di Trapani e Comiso.
L’ammodernamento delle infrastrutture aeroportuali, secondo quanto descritto nel CdP, sarà
finalizzato anche alla riduzione dell’inquinamento acustico e delle emissioni.
251
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.2 - TABELLE DEGLI EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI PER L’INTEGRAZIONE
AMBIENTALE NEI SINGOLI INTERVENTI
NOTE E SPECIFICHE PER UNA MIGLIORE COMPRENSIONE DEL TESTO
Testo in corsivo, nella colonna “Disposizioni per l’integrazione nel settore o nelle misure”: indica
ulteriori proposte dell’Autorità Ambientale per migliorare l’integrazione della componente ambientale
all’interno delle misure.
Incidenza Negativa, nella colonna “Principali problematiche, stima incidenza sull’ambiente”: tale
sottoparagrafo è assente nelle schede relative a misure che per loro natura non presentano interventi
potenzialmente impattanti per l’ambiente e nelle schede delle misure che non forniscono sufficienti
informazioni per la stima dell’impatto sulle diverse componenti ambientali.
Obiettivi Specifici: sono stati considerati gli obiettivi specifici descritti nel POR per ciascun settore
ambientale.
253
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE I - RISORSE NATURALI
Settore Risorse Idriche
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Garantire disponibilità idriche
adeguate (quantità, qualità e costi),
per la popolazione civile e le
attività produttive in accordo con
le priorità definite
dalla
politica comunitaria in materia di
acque, creando le condizioni per
aumentare l’efficienza di
acquedotti, fognature e depuratori
in un’ottica di tutela della risorsa
idrica e di economicità di
gestione; favorire un più ampio
ingresso di imprese e capitali nel
settore ed un più esteso ruolo dei
meccanismi di mercato; dare
compiuta applicazione alla legge
“Galli” e al decreto legislativo n.
152/99.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Mancata realizzazione e
completamento dei principali
sistemi di approvvigionamento
Mancata attivazione degli A.T.O.
e del servizio idrico integrato
Carenza di risorse idriche
adeguate
Sovrasfruttamento delle acque
sotterranee con fenomeni di
salinizzazione delle falde
Bassa qualità delle acque
superficiali e di falda
Bassa capacità di trattamento,
scarsa qualità delle acque depurate
e limitata capacità di riciclo delle
acque nei cicli produttivi
Migliorare le condizioni di
Ridotta capacità di integrare la
fornitura delle infrastrutture
gestione della qualità e della
incoraggiando il risparmio,
quantità della risorsa idrica
risanamento e riuso della risorsa
Mancanza di una adeguata base
idrica, introducendo e sviluppando informativa sullo stato delle
tecnologie appropriate e
acque.
migliorando le tecniche di
gestione del settore. Promuovere
INCIDENZA POSITIVA
la tuteed il risanamento delle
Razionalizzazione dei prelievi e
acque marine.
dell’uso della risorsa
Conoscenza e aggiornamento
dello stato quali-quantitativo della
risorsa al fine di poterne meglio
individuare le criticità e prevenire
situazioni di grave crisi ambientale
Risparmio idrico e riuso delle
acque trattate per agricoltura e
industria per disimpegnare risorse
idropotabili
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Adeguamento delle infrastrutture
di collettamento e depurazione
agli obblighi di legge:
potenziamento sistemi di
depurazione sia industriali che
civili.
Misura 1.01 -La misura è
finalizzata al raggiungimento di
uno standard nelle informazioni
relative agli indicatori di stato e di
pressione necessari ai fini della
valutazione ambientale strategica
Miglioramenti dei livelli di qualità degli strumenti di
programmazione regionale e alla
dei corpi idrici.
costituzione ed avvio operativo
Riduzione dei consumi idrici con dell’Agenzia Regionale per
innovazioni di processo, riuso,
l’Ambiente (ARPA).
riutilizzo, miglioramento rete
Si prevedono interventi per
approvvigionamento, riduzione
l’adeguamento e potenziamento di
delle perdite.
laboratori e strutture tecniche
Creazione di un sistema di
addette ai controlli ambientali e
monitoraggio stabile sui principali reti di rilevamento dati, la
temi ambientali, finalizzato alla
costituzione di un sistema
creazione, allo sviluppo ed
informativo regionale ambientale,
all’aggiornamento del quadro
l’informatizzazione delle strutture
conoscitivo sullo stato
tecniche addette al rilevamento dei
dell’ambiente.
dati ed ai controlli ambientali,
l’assistenza tecnica e programmi
di ricerca su tematiche specifiche
e la realizzazione di un sistema
integrato di cartografia e
monitoraggio a supporto delle
azioni di pianificazione della
pubblica amministrazione.
Misura 1.02 – Si prevedono
interventi finalizzati alla piena
utilizzazione delle risorse idriche
esistenti attraverso miglioramenti
dei sistemi di captazione, il
completamento e il
riefficientamento degli schemi
acquedottistici, l’ottimizzazione
dei sistemi idrici attraverso
253
Misura 1.02 – Gli interventi
dovranno rispettare il principio
della sostenibilità d’uso della
risorsa idrica, rispettando le
caratteristiche qualitative e
quantitative della risorsa,
razionalizzando i prelievi e
riducendo le perdite.
Approvvigionamento idropotabile:
risorsa idrica distinta per tipologia
di fonte e per ATO (o provincia):
corsi d'acqua, laghi e invasi,
sorgenti, pozzi, totale
Perdite in rete: vol immessso/vol.
fatturato
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali impatti negativi :
sul flusso idrico delle acque
superficiali e sotterranee;
sul suolo e sottosuolo;
sul paesaggio
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
dei sistemi idrici attraverso
interconnessioni tra ambiti con
diverse disponibilità idriche. Si
mira dunque ad aumentare
l’efficienza degli acquedotti
tutelando la risorsa idrica e
migliorandone la gestione.
Misura 1.03 – Si prevede la
realizzazione di interventi volti al
monitoraggio delle acque e del
servizio idrico integrato. La
misura fornirà un utile supporto
conoscitivo per le attività di
pianificazione degli ATO e per
una corretta realizzazione delle
opere programmate.
Misura 1.03 – La misura ha
finalità di tutela ambientale, nei
criteri di selezione si prevede
priorità per le azioni di
monitoraggio concentrate nelle
aree a particolare criticità
ambientale (CdP).
N° piani di ambito approvati su
totale di A.T.O.
sottomisura a) la realizzazione di
interventi volti al monitoraggio
della qualità delle acque
superficiali interne,acque marino costiere; acque di transizione;
acque sotterranee;
sottomisura b) potenziamento del
sistema di monitoraggio
idrologico del Servizio Tecnico
Idrografico Regionale per
garantire l’espletamento dei
compiti di supporto
nell’applicazione del D.L.vo
152/99
Misura 1.04 – La sottomisura a)
riguarda la realizzazione di
interventi di riefficientamento,
riqualificazione, e
razionalizzazione di reti idriche
urbane, al fine di garantire
disponibilità idropotabili adeguate
in un ottica di tutela, di efficienza
e di economicità della gestione.
In una prima fase, nelle more della
costituzione degli A.T.O. la
sottomisura riguarderà interventi
volti alla individuazione e al
recupero delle perdite in sistemi di
distribuzione idropotabile
esistenti, e alla riqualificazione e
razionalizzazione.
Dopo la costituzione degli A.T.O.,
la sottomisura sarà finalizzata ad
attuare la pianificazione d’ambito
relativa ai sistemi di distribuzione
idropotabile.
254
La sottomisura 1.04.b) nel primo
triennio riguarderà le zone a
maggiore sensibilità ambientale.
In particolare le aree ritenute
prioritarie in quanto suscettibili
degli effetti di inquinamento più
rilevanti saranno:
•bacini idrografici principali;
•zone costiere ad elevata densità
abitativa (aree metropolitane);
•zone interessate da rilevanti
insediamenti industriali;
•zone di notevole interesse
turistico e ambientale (CdP).
Perdite in rete: vol. immesso/vol.
fatturato;
Qualità delle acque superficiali;
Qualità delle acque sotterranee.
Popolazione servita da impianti di
depurazione/popolazione tot.;
Depuratori non funzionanti su
totale depuratori;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
idropotabile.
La sottomisura b) riguarda la
realizzazione di interventi nel
settore fognario e depurativo. Si
articolerà, in azioni mirate a
tutelare e mantenere lo stato
ecologico delle acque e a favorire
il risparmio idrico.
Gli interventi saranno finalizzati
alla tutela ed il risanamento delle
acque marine, di quelle
superficiali e sotterranee,
attraverso l’adeguamento dei
sistemi depurativi al D.Lgs.
152/99.
Misura 1.05 – Gli interventi sono
rivolti all’ammodernamento e
rifunzionalizzazione delle reti di
adduzione e distribuzione delle
acque per uso irriguo, anche
attraverso il riuso delle acque
reflue depurate.
Misura 1.06 – Nella misura si
prevedono azioni di formazione
(rivolte sia al personale dipendente
della P.A. che a giovani
disoccupati) miranti a fornire ai
beneficiari conoscenze e
competenze tecniche per: avviare
una efficace politica di gestione
delle acque volta alla salvaguardia
e valorizzazione delle risorse;
costruire proposte per la
valorizzazione del territorio,
prevenendo forme di abuso delle
risorse; approfondire le strategie di
marketing e di comunicazione per
promuovere iniziative di sviluppo
sostenibile.
255
Misura 1.05 – Sarà data priorità
alle aree interessate
dall’emergenza idrica e a quelle a
rischio di desertificazione (CdP).
Misura 1.06 – Oltre all’attività
formativa in aula, sono previsti
stage presso strutture che
operano nei servizi di gestione
ambientale. E’ inoltre prevista una
campagna di diffusione e
sensibilizzazione sui temi del
risparmio e dell’uso consapevole
della risorsa idrica.
Perdite in rete (vol. immessso/vol.
fatturato);
Acque reflue riutilizzate su totale
di acque reflue trattate.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Difesa del Suolo
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
Migliorare il livello di
competitività territoriali
garantendo un adeguato livello di
sicurezza “fisica” delle funzioni
insediativi, turistica, produttiva ed
infrastrutturale esistente attraverso
la pianificazione di bacino, di un
sistema di governo e presidio
idrogeologico diffuso ed efficiente
e di una pianificazione territoriale
compatibile con la tutela delle
risorse naturali.
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Perseguire il recupero delle
funzioni idrogeologiche dei
sistemi naturali forestali e delle
aree agricole a scala di bacino
anche attraverso l’individuazione
di fasce fluviali. promovendo la
manutenzione programmata del
suolo e ricercando condizioni di
equilibrio tra ambienti fluviali ed
ambienti urbani.
Problematiche connesse alla
siccità con conseguente rischio di
innesco di fenomeni di
desertificazione
Accrescere la sicurezza attraverso
la previsione e prevenzione di
eventi calamitosi nelle aree
soggette a rischio idrogeologico
incombente ed elevato (con
prioritaria attenzione per i centri
urbani, le infrastrutture e le aree
produttive) e nelle aree soggette a
rischio sismico.
Presenza di difese rigide con
effetti erosivi di sottoflusso
Elevato rischio idraulico e
idrogeologico
Elevato rischio sismico
Diffusi processi di degrado del
suolo causati da attività agricole e
industriali non sostenibili
Diffusi fenomeni di abusivismo in
aree a rischio
Distruzione del potenziale
silvicolo a causa di incendi
Diffusi fenomeni di erosione
costiera e degrado delle coste.
Irrigidimento del sistema
idrografico
Presenza di strutture lineari sul
retrospiaggia
Diffusi fenomeni di abusivismo
lungo la costa e in aree a rischio
che influiscono negativamente
sulle funzioni idrogeologiche e
l’uso originario del
suolo(erosione).
INCIDENZA NEGATIVA
Alterazioni morfologiche e del
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Pianificazione nell’uso del suolo:
minimizzazione impatti,
particolare attenzione zone
sensibili, di pregio e/o soggette a
rischio idrogeologico.
Misura 1.07 – Con la misura si
punta a raggiungere un adeguato
livello di sicurezza dal rischio
idrogeologico del territorio
siciliano.
Razionalizzazione dell’uso del
suolo e recupero aree degradate e
identifcazione aree a rischio.
Il sistema di interventi proposti
riguardano la messa in sicurezza
di aree già interessate da fenomeni
di dissesto, la protezione attiva ed
il monitoraggio delle aree a
minore rischio, ma comunque
vulnerabili, la corretta gestione del
trasporto solido dei corsi d’acqua.
Diffusione delle tecniche di
naturalizzazione e tutela degli
habitat naturali.
Diffusione della cultura della
prevenzione del rischio territoriale
ed ambientale, sviluppare le
conoscenze sulla vulnerabilità del
territorio e sulla gestione delle
procedure di emergenza
In particolare si prevedono:
- interventi risolutori, per la
messa in sicurezza di aree
già interessate da fenomeni
di dissesto;
Prevenzione dei disastri naturali e
degli incendi per la salvaguardia
del suolo e del patrimonio
silvicolo in ambiti forestali
Recupero di suolo e delle aree a
rischio e degradate
Nell’ambito degli interventi da
Numero e superfici delle aree
realizzare non debbono essere
trascurati quelli di manutenzione soggette a rischio idrogeologico
idraulica ordinaria e
straordinaria, che associati agli
interventi di rinaturalizzazione,
possono essere risolutivi ai fini del
ripristino della funzionalità
idraulica dei corsi d’acqua e della
loro messa in sicurezza.
- interventi di monitoraggio di
aree in frana, al fine di
verificare l’evoluzione dei
fenomeni e prevenire
situazioni di rischio.
Misura 1.08 – Nell’ambito della
misura si prevede di formare i
soggetti preposti alla
programmazione delle attività di
protezione civile e di tutela ed
emergenza ambientale, oltre che il
personale ed il volontariato
addetto alla protezione civile alla
salvaguardia dell’ambiente ed a
256
Indicatori
Misura 1.07 – Si prevede che gli Popolazione benef. Di misure di
interventi per la messa in
salvaguardia dal rischio R4-R3,
sicurezza delle aree già
d.lgs 180/98;
interessate da fenomeni di dissesto
debbano essere quelli a minor
impatto ambientale.
- interventi di prevenzione del
dissesto, al fine di evitare
fenomeni di erosione
superficiale, infiltrazione
eccessiva, denudamento;
Ricostituzione del potenziale
produttivo silvicolo danneggiato
da incendi.
Recupero delle funzioni
idrogeologiche ed ecologiche dei
sistemi forestali e ripristino di
condizioni di stabilità e di
sicurezza
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 1.08 – Nell’ambito delle
attività di formazione devono
prevedersi programmi volti alla
diffusione delle conoscenze
teoriche e tecniche proprie
dell’ingegneria naturalistica.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
deflusso dei corsi d’acqua a causa
di interventi di regimazione delle
acque (briglie, canalizzazioni,
argini)
Potenziali alterazioni
morfologiche e potenziale
peggioramento della qualità dei
fondali e delle acque di
balneazione a causa di interventi
di protezione della costa quali
pennelli, barriere sommerse,
ripascimenti.
INCIDENZA POSITIVA
Interventi per la sicurezza
idrogeologica e per il recupero
delle aree costiere degradate e
protezione dei litorali.
Interventi mirati alla tutela del
suolo da incendi ed altri disastri
naturali .
Crescita delle competenze
specifiche di quanti sono
impegnati nelle attività di
protezione civile, di gestione delle
emergenze ambientali, di tutela e
salvaguardia dell’ambiente
Sensibilizzazione della
cittadinanza sui rischi ambientali
di origine naturale ed antropica
Ricostituzione degli ecosistemi
boschivi danneggiati da incendi o
da eventi naturali nelle aree
silvicole dell’intero territorio
regionale utilizzando specie
forestali autoctone, adatte alle
condizioni locali e compatibili con
l’ambiente.
Interventi che concorrono alla
prevenzione del dissesto
idrogeologico e dei fenomeni di
desertificazione realizzati nelle
aree silvicole a maggiore rischio
idrogeologico dell’intero territorio
regionale.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
salvaguardia dell’ambiente ed a
realizzare azioni dimostrative e di
sensibilizzazione rivolte alla
cittadinanza, nell’ambito di attività
di educazione ambientale e
prevenzione integrata su tutto il
territorio dei rischi ambientali di
origine naturale ed antropica.
Misura 1.09 – Nella misura si
prevedono impegni per la
ricostituzione e la salvaguardia del
potenziale produttivo silvicolo
danneggiato da incendi e altri
disastri naturali e al mantenimento
dell'equilibrio ecologico e della
difesa dell'ambiente in un contesto
già fortemente interessato da
fenomeni di dissesto e da avanzati
processi di desertificazione e di
forte degrado territoriale.
In particolare si prevedono tre tipi
di interventi e cioè:
- Ricostituzione dei boschi e degli
ecosistemi danneggiati da incendi
con interventi sostenibili ed ecocompatibili;
Misura 1.09 – Gli interventi da
realizzare dovranno avere tra i
requisiti quello della compatibilità
ambientale, rispettando e
rafforzando le caratteristiche
tipiche dell’ecosistema in cui si
opera.
Entità degli incendi boschivi
Superficie forestale esistente;
Variazioni annuali di foresta;;
Superficie imboschita/superficie
boscata regionale;
Le opere devono essere inoltre
concentrate in territori con forte
compromissione ambientale, dove
è possibile conseguire, in tempi
certi e brevi, il pieno recupero
delle funzioni idrogeologiche dei
sistemi naturali e forestali ed il
ripristino di condizioni di stabilità
e di sicurezza. (CdP)
Superficie boscata
ricostituita/superficie boscata
regionale;
Misura 1.10
Aree critiche per l’erosione
costiera
- Investimenti per la prevenzione
degli incendi;
- azioni di carattere silvo-colturale
per ridurre l’erosione e la
desertificazione.
Misura 1.10 – Obiettivo della
misura è il recupero delle aree
costiere degradate, la protezione
dei litorali in erosione e la loro
successiva manutenzione e
controllo. La priorità di intervento
riguarderà in particolare le aree ad
elevato rischio di erosione come il
litorale messinese tirrenico e
ionico (CdP).
Nella prima fase si prevede la
realizzazione di opere per la
protezione delle coste in erosione
257
E’ previsto che sia data priorità a
interventi su aree a maggior
criticità ambientale accertata dalle
strutture pubbliche competenti ,
sulle aree di elevato interesse
naturalistico facenti parte della
rete ecologica, nelle aree
d’interesse turistico e culturale
(CdP)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
Interventi mirati alla prevenzione
e tutela del suolo da incendi,
anche attraverso la costituzione di
un Sistema Informativo
Territoriale, nelle aree boscate
dell’ intero territorio regionale a
maggiore rischio di incendio.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
quali ripascimenti, pennelli o barre
sommerse e azioni di
manutenzione costante dei litorali.
Nella seconda fase si prevede la
realizzazione di interventi di
manutenzione e di gestione dei
versanti che ne favoriscano la
naturale evoluzione;
il recupero e la rinaturalizzazione
degli alvei torrentizi e fluviali;
il ripristino del trasporto solido.
258
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Rete ecologica
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Negli ambiti marginali con
sottoutilizzazione delle risorse:
migliorare la qualità del
patrimonio naturalistico e
culturale riducendone il degrado
abbandono e accrescendone
l’integrazione con le comunità
locali in un’ottica di tutela,
sviluppo compatibile, migliore
fruizione e promozione delle
attività connesse, come fattore di
mobilitazione e stimolo allo
sviluppo locale.
Negli ambiti con sovrautilizzo
delle risorse: recuperare gli ambiti
compromessi a seguito di usi
impropri e conflittuali; regolare gli
usi e la pressione sulle risorse
(anche attraverso sistemi di
certificazione dell’equilibrio
nell’uso delle risorse stesse);
accrescere l’offerta di beni e
servizi finalizzati alla qualità
ambientale ed alla corretta
fruizione ambientale delle risorse
in un’ottica di promozione dello
sviluppo compatibile.
In generale: promuovere la
capacità della Pubblica
amministrazione di intervenire per
la conservazione e lo sviluppo;
promuovere la rete ecologica
come infrastruttura di sostegno
dello sviluppo compatibile e come
sistema di offerta di beni, risorse e
valori.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Tutela degli habitat e delle specie.
Difficoltà nell’assicurare la
conservazione e la tutela della
biodiversità e del patrimonio
ambientale ed una soddisfacente
fruizione all’interno delle aree
protette.
Sviluppo infrastrutture
compatibile (aree tampone).
Mancata realizzazione di
interrelazioni funzionali tra le aree
protette e le zone ad elevata
biodensità (corridoi ecologici e
cuscinetti).
INCIDENZA POSITIVA
Valorizzazione e conservazione
delle risorse ambientali nelle aree
protette.
INCIDENZA NEGATIVA
Pressione incontrollata in aree
particolarmente sensibili in
relazione ad un possibile
considerevole aumento
dell’afflusso turistico.
Aumento e valorizzazione delle
aree verdi o protette.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 1.11 – Con la misura si
vuole favorire la conservazione e
la valorizzazione delle risorse
ambientali nelle aree protette e di
alto valore naturalistico.
Si prevedono interventi volti al
rafforzamento dei nodi della rete
Attivazione di efficaci sistemi di
esistente, (parchi e riserve
gestione e manutenzione e di
istituiti), alla programmazione dei
ripristino degli ambienti e dei beni primi interventi in ambiti SIC e
in condizioni di degrado.
ZPS, alla connessione delle aree
naturali protette, al fine di creare
Sensibilizzazione e
sistemi territoriali integrati ad alta
coinvolgimento delle comunità
naturalità.
locali nelle azioni di
conservazione e gestione del
patrimonio naturale.
Gli interventi riguarderanno in
particolare:
Incremento delle opportunità
educative, di ricreazione e di
ricerca.
la realizzazione della carta della
natura e del SIT delle aree
protette;
La stesura di un programma
regionale di educazione
ambientale nelle aree protette;
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 1.11 – Per la selezione dei
progetti costituirà criterio
prioritario il recupero e la
conservazione di Habitat e specie
prioritari, e la rispondenza a
obiettivi determinati da direttive e
convenzioni internazionali o la
realizzazione di fini istitutivi delle
aree protette. (CdP)
Indicatori
Superficie totale aree naturali
protette (parchi regionali, riserve)
legge 394/91 e successive
modifiche e legge regionale
98/81e l.regionale 14/88 rispetto
alla superficie regionale;
% di aree naturali protette dotate
di piani di gestione/ utilizzazione e
sistemazione.
Sarà favorita la concentrazione e
N. di specie minacciate
integrazione di linee d’intervento
e/o di azioni previste in più misure
Biodiversità (n. di specie vegetali
al fine di incentivare soggetti
e habitat).
istituzionali e operatori economici
alla costruzione di “Patti
ambientali” attenti alla tutela
dell'ambiente tramite
l'abbattimento di detrattori
ambientali, valorizzando l'uso di
energie rinnovabili, promovendo
processi produttivi ecosostenibili e
prodotti di qualità e tipici. (Cdp)
Azioni per la infrastrutturazione
della Rete Ecologica, al fine della
conservazione, recupero,
ricostruzione, restauro,
valorizzazione e fruizione delle
aree protette.
Misura 1.12 – Scopo della misura
è salvaguardare e conservare il
patrimonio genetico di specie
vegetali di interesse agrario e
forestale comprese quelle in
259
N. di specie minacciate
Biodiversità (n. di specie vegetali
e habitat).
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
pericolo di estinzione, mantenere e
favorire la biodiversità degli
ecosistemi.
e habitat).
Gli obiettivi sono quindi quelli di:
?? migliorare la stabilità degli
ecosistemi;
?? favorire uno sviluppo
equilibrato ed indurre la
valorizzazione e la crescita
economica negli ambiti
territoriali d’intervento;
?? incentivare lo sviluppo di
percorsi divulgativo–educativi e
la fruizione pubblica del “bene”
ambiente accrescendone nel
contempo la consapevolezza
pubblica.
Misura 1.13 – La misura è
finalizzata a supportare la
realizzazione della rete ecologica
siciliana dando impulso allo
sviluppo della gestione
imprenditoriale del territoriodella
rete ecologica tramite iniziative
che incentivino e sostengano
l’offerta dei servizi di promozione
e fruizione dei territori nonché di
promozione dei prodotti tipici.
260
Misura 1.13 - Tra i criteri di
selezione spiccano quelli relativi
alla valorizzazione del patrimonio
naturale e creazione di valore
aggiunto nei territori della RES.
(CdP).
Dovrà essere accompagnata dalla
capacità di canalizzare i flussi
turistici a favore di processi di
destagionalizzazione delle
presenze.
N° visitatori nelle aree protette
con ingresso controllato
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Gestione dei rifiuti
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
Migliorare il sistema di gestione
dei rifiuti, promuovendo la
raccolta differenziata, il
riciclaggio, il recupero, nonché
elevando la sicurezza dei siti per
lo smaltimento e favorendo lo
sviluppo di un efficiente sistema
di imprese; dare attuazione alla
normativa di settore attraverso la
pianificazione integrata della
gestione dei rifiuti su scala di
Ambito Territoriali Ottimali.
Risanare le aree contaminate
rendendole disponibili a nuovi
Mancanza di adeguati strumenti di utilizzi migliorando nel contempo
pianificazione previsti dai
le conoscenze e le tecnologie di
regolamenti comunitari.
bonifica.
Risanare le aree contaminate,
rendendole disponibili a nuovi
utilizzi economici, residenziali o
naturalistici e migliorare le
conoscenze, le tecnologie, la
capacità di intervento dei soggetti
pubblici e privati, nonché la
capacità di valutazione e controllo
della Pubblica Amministrazione
per la bonifica dei siti inquinati.
Mancanza di impianti di
trattamento, smaltimento e/o
riciclaggio a norma.
Promuovere la riduzione della
quantità e della pericolosità dei
rifiuti prodotti anche mediante
campagne informative, favorendo
il riutilizzo, il riciclaggio ed il
recupero ed introducendo
innovazioni di processo nei
sistemi di gestione dei rifiuti.
Sviluppare sistemi di
monitoraggio e prevenzione
dell’inquinamento.
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Regime di emergenza che
favorisce situazioni di illegalità
nello smaltimento.
Inquinamento del suolo delle falde
idriche connesso allo smaltimento
non controllato dei rifiuti.
INCIDENZA POSITIVA
Miglioramento dei sistemi di
gestione dei rifiuti.
Riduzione della quantità di rifiuti
prodotta.
Aumento della quota di rifiuti
recuperati e riutilizzati.
Interventi di bonifica, ripristino e
risanamento ambientale e messa in
sicurezza dei siti inquinati.
Promuovere la riduzione della
quantità e della pericolosità dei
rifiuti favorendo il riciclaggio,
riutilizzo, recupero e introducendo
innovazioni di processo nei
sistemi di gestione dei rifiuti.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 1.14 – La misura si
propone di superare la condizione
di emergenza dichiarata nel
territorio regionale per il settore
dei rifiuti, nonchè di redigere il
piano di gestione previsto dall'art.
22 del D.Lgs.22/97.
Indicatori
% materiali riciclati
Rifiuti smaltiti all'interno degli
A.T.O
% rifiuti avviati alle diverse
modalità di smaltimento (in
ambito Prov. e regionale)
Gli obiettivi specifici del Piano di
gestione, consisteranno
nell'incorporare la gerarchia degli
obiettivi comunitari e nazionali
per il settore e le conseguenti
azioni tese a ridurre la quantità di
rifiuti prodotta, a recuperarne e
riutilizzarne quote sempre più
consistenti, ricorrendo per le
frazioni residuali alla produzione
di combustibile da rifiuto (C.D.R.)
da inviare al trattamento termico
per il recupero energetico e allo
smaltimento in discarica.
Misura 1.15 – Gli interventi
previsti nella misura mirano alla
riduzione dell'inquinamento
provocato dallo smaltimento dei
rifiuti.
Gli interventi saranno quindi
finalizzati alla riduzione delle
cause di inquinamento ambientale
e a rendere nuovamente
disponibili, sicuri e salubri i
territori inquinati, a migliorare il
controllo sullo stato del territorio.
Si prevede dunque:
261
Misura 1.15 – Sarà data priorità
alla messa in sicurezza e alla
bonifica dei siti che costituisono
minaccia imminente alla pubblica
incolumità, dei siti che inquinano
la falda acquifera utilizzata a fini
idropotabili e le falde acquifere in
generale. Sarà inoltre data priorità
anche ai siti collocati nelle aree
sensibili e prossime ai centri
abitati. (CdP)
Siti bonificati e in sicurezza.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
- la costituzione di un sistema di
rilevamento e monitoraggio dei
siti inquinati e delle aree degradate
dalla presenza di discariche
abusive, di valutazione della
compromissione degli ambienti e
delle relative correlazioni
epidemiologiche.
- il censimento delle aree
interessate da smaltimento di
rifiuti e caratterizzazione dei siti
inquinati a supporto della
redazione dei progetti di bonifica.
- interventi di bonifica, ripristino e
risanamento ambientale, messa in
sicurezza dei siti inquinati.
262
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Energia
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Stimolare l'impiego di fonti di
energia rinnovabili;
Promuovere il risparmio
energetico ed il miglioramento
dell'efficienza gestionale.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Inquinamento atmosferico
associato alla produzione di
energia termoelettrica e al
consumo di energia in generale
Modesto sviluppo delle fonti
rinnovabili di energia.
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali impatti negativi per il
paesaggio e per alcune specie
faunistiche
Potenziale impatto sulle aree
protette all’interno delle quali
insistono i comuni individuati
come prioritari per la realizzazione
della rete metanifera.
Aumento dei consumi e
conseguenti emissioni di gas serra.
INCIDENZA POSITIVA
Completamento ed estensione
della rete metano che determina
minore emissione di inquinanti
legato all’utilizzo del gas metano
rispetto ad altri combustibili
(carbone, petrolio, oli minerali)
Riduzione del ricorso a fonti non
rinnovabili e parallelo sviluppo
dell’impiego delle fonti
rinnovabili.
Risparmio ed efficienza
energetica.
Controllo e riduzione delle
emissioni in atmosfera di gas a
effetto serra e dannose per la
fascia di ozono.
Contenimento dell’impatto
ambientale delle reti di
distribuzione.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 1.16 – La misura mira a
completare la rete metanifera
dell’isola e a potenziare le reti di
distribuzione dell’energia elettrica
nei poli industriali e/o artigianali.
Si vuole inoltre permettere la
diffusione di stazioni per la
distribuzione di gas metano per
autotrazione, acquisendo così
benefici ambientali a seguito del
minore inquinamento del metano
rispetto a tradizionali combustibili.
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 1.16 – Gli interventi per
la realizzazione delle reti di
distribuzione del gas metano e
dell’energia elettrica, dovranno
rispettare i criteri di compatibilità
ambientale, prevedendo, in
particolare, precise misure per la
salvaguardia del paesaggio e per
il ripristino dei luoghi interessati
dai lavori.
Indicatori
Consumo di combustibile per i
trasporti;
% metano per usi civili sul totale
fonti energetiche fossili;
N. di interruzioni di corrente
N. allacci metano/utenze tot. per
settore
Quantità di energia prodotta
suddivisa per tipologia di fonte
Consumi di gas naturale
Misura 1.17 – Le linee che con la
misura si inetndono perseguire
sono connesse alla realizzazione di
interventi finalizzati alla
produzione di energia per uso
produttivo da fonti alternative ad
alto indice di risparmio energetico
(biomasse, energia solare, eolica e
geotermica).
Misura 1.17 – Nell’ambito dei
criteri di selezione individuati si
segnalano:
Il maggiore risparmio energetico
conseguibile annualmente
dall’impianto, in termini di
energia primaria.
Il rapporto tra emissioni evitate di
CO2/costo totale intervento. (CdP)
Opportunità di servire zone della
regione difficilmente raggiungibili
dalle reti tradizionali
Promozione e diffusione di forme
di energia pulita a servizio delle
industrie e delle PMI
263
Quantità di energia prodotta da
fonti rinnovabili…rispetto al totale
di energia prodotta (per tipologia
di fonte).
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Asse II – RISORSE CULTURALI
Settore Risorse Culturali
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Recupero e fruizione del
patrimonio culturale ed ambientale
con particolare riferimento a:
sistema delle biblioteche e degli
archivi, circuiti museali, circuito
delle aree archeologiche, circuito
monumentale.
Promozione e sistematizzazione
delle conoscenze e miglioramento
della loro diffusione finalizzata
alla tutela fruizione e
valorizzazione turistica;
miglioramento della accessibilità
dei beni attraverso il sostegno ad
applicazioni tecnologiche e servizi
avanzati di informazione e di
comunicazione.
Miglioramento della qualità
dell’offerta di servizi ed attività
culturali, per moltiplicare,
qualificare e diversificare l’offerta
di strutture e servizi per i consumi
culturali. Introduzione di modelli
gestionali innovativi.
Sviluppo della formazione mirata
ed imprenditorialità legate alla
valorizzazione del patrimonio e
sostegno alla crescita delle
organizzazioni nel settore
culturale incentivando forme di
cooperazione e la creazione di reti
fra operatori.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Contenimento dell’impatto
relativo alla pressione antropica
Gestione della Programmazione
legata alla fruizione dei beni,
Integrata Territoriale secondo
anche attraverso il perseguimento
modalità coerenti con la
della destagionalizzazione delle
pianificazione negli altri settori (in presenze turistiche.
particolare turismo e trasporti), al
fine di condividere strategie e
modalità.
Misura 2.01 - La misura è
finalizzata a riconnettere il vasto e
diversificato patrimonio regionale
in un unico sistema organico,
strutturato in reti circuiti ed
itinerari. Nell’ambito della misura
sono previsti interventi legati alla
sicurezza.
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Uso del suolo su cui insistono i
Beni Culturali e Paesaggistici.
Modalità di realizzazione degli
investimenti produttivi in
particolare nel settore dell’edilizia,
collegati al recupero di immobili e
beni monumentali. Concessione in
gestione a privati.
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 2.01 - Tra i criteri di
selezione è prevista la valutazione
di elementi relative alla adozione
di di tecniche e strumenti
innovativi in particolare di
bioarchitettura e di gestione
ecologica. (CdP)
Misura 2.02 - La misura si
articola in azioni volte allo
sviluppo e sistematizzazione delle
conoscenze per una più efficace
tutela paesaggistica, patrimoniale
e culturale attraverso una
“fruizione compatibile dei beni”.
Indicatori
n. di presenze turistiche divise per
stagione
% di territorio coperto da Piano
Paesistico Territoriale.
INCIDENZA POSITIVA
La realizzazione di servizi e
infrastrutture correlate alla
fruizione sostenibile del
patrimonio culturale ed
ambientale può contribuire a
minimizzare la pressione delle
presenze turistiche.
La messa in sicurezza del
patrimonio storio-culturalemonumentale-paesaggistico può
contribuire a proteggerne la
qualità.
Misura 2.03 - La misura prevede
il miglioramento della qualità
dell’offerta integrata tra
valorizzazione dei beni e dinamica
del turismo culturale.
La gestione innovativa di beni e
servizi sarà avviata anche tramite
il recupero e la valorizzazione di
immobili vincolati, ovvero di alto
valore storico-artistico o di pregio
ambientale, di proprietà pubblica o
privata in atto poco fruibili ed in
stato di degrado.
La valorizzazione dei beni
culturali può contribuite al rilancio
di territori marginali soggetti a
fenomeni di abbandono e
spopolamento, incidendo
264
Misura 2.03 - Tra i criteri di
selezione degli interventi si terrà
in considerazione l’impatto sullo
sviluppo locale ed il grado di
integrazione con altri
interventi/progetti riguardanti lo
sviluppo del territorio e la
valorizzazione del patrimonio
culturale ed ambientale. (CdP)
n. di presenze turistiche divise per
stagione
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
positivamente sul mantenimento
delle pratiche agricole tradizionali
e della loro funzione di
manutenzione e presidio del
territorio
La valorizzazione del patrimonio
culturale dei centri minori può
comportare il rilancio delle attività
artigianali tipiche a basso impatto
e la diffusione di modelli di
sviluppo sostenibili
Gli interventi formativi e di
sostegno all’imprenditorialità
potrebbero consentire una
migliore gestione del patrimonio e
il miglioramento della sua
fruibilità da parte del pubblico.
INCIDENZA NEGATIVA
Aumento della pressione
antropica, dovuta al turismo e ai
servizi ad esso correlati, nei siti ad
alta valenza ambientale e
paesaggistica.
Eccessivo ricorso ad interventi di
infrastrutturazione (strade,
parcheggi) e creazione di
attrezzature con complessivo
impatto negativo sulla qualità del
paesaggio e dell’ambiente.
265
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE IV - SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO
Settore Sistemi produttivi Industriali Artigianali e Commerciali
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Favorire lo sviluppo, l’aumento di
competitività e di produttività, di
iniziative imprenditoriali nei
settori già presenti che hanno
dimostrato buone capacità di
sviluppo favorendo la promozione
delle migliori tecnologie
disponibili dal punto di vista
ambientale, degli schemi EMAS
ed Ecolabel, di innovazioni di
processo/prodotto, prevedendo la
formazione, riducendo le quantità
e la pericolosità dei rifiuti generati
dal ciclo produttivo nonché la
possibilità di riutilizzo, riciclaggio
e recupero dei prodotti.
Migliorare la dotazione e la
funzionalità delle infrastrutture per
la localizzazione e la logistica
delle imprese e delle infrastrutture
di servizio e supporto per la forza
lavoro, in particolare per il lavoro
femminile.
Favorire la nascita e la
localizzazione di nuove attività e
nuove imprese specie di iniziative
che assicurino buone prospettive
di crescita e di integrazione con il
territorio e l’ambiente, in un’ottica
di valorizzazione dei cluster e
delle filiere produttive anche
attraverso attività di animazione
permanente.
Favorire la creazione e il
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali di
gestione
Non equilibrata localizzazione e
sviluppo sul territorio delle realtà
produttive
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i
settori sommersi
Elevato utilizzo risorse naturali
Riduzione della produzione e
pericolosità dei rifiuti del ciclo
produttivo, nonché
riqualificazione di strutture
produttive e/o distribuite
nell’ambito di programmi per
specifici contesti territoriali
degradati.
Impiego delle risorse rinnovabili
nei limiti della capacità di
rigenerazione.
Ridurre al minimo l’impiego delle
risorse energetiche non
rinnovabili.
Promuovere la riqualificazione
ambientale dei cicli produttivi.
INCIDENZA NEGATIVA
Rischi puntuali e localizzati di
eccessivo depauperamento delle
risorse naturali
Aumento produzione rifiuti
Incremento di utilizzo di risorse
energetiche
Potenziali impatti su habitat e
ambienti naturali
Rilocalizzare le attività produttive
a maggior impatto su aree
industriali attrezzate.
Sostenere l’industria
ambientalmente compatibile.
Sostenere lo sviluppo e la
diffusione di tecnologie di
processo per ridurre le emissioni
di gas serra.
Promuovere l’adesione a sistemi
di gestione ambientale normata
Reperimento di nuove risorse
idriche non supportato da adeguata (EMAS).
pianificazione
Costituzione di consorzi di
imprese che prevedono
investimenti per la realizzazione di
INCIDENZA POSITIVA
infrastrutture ambientali
(depuratori, impianti di stoccaggio
Possibile contributo positivo
rifiuti, impianti per il recupero di
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Misura 4.01 - La misura è
finalizzata a rafforzare il sistema
produttivo esistente attraverso la
competitività favorendo la
creazione di nuova impresa e le
PMI, industriali e artigianali, che
intendono realizzare nuove
iniziative produttive. Ovvero
incrementare e/o consolidare la
propria base produttiva attraverso
l’avvio di programmi di
innovazione di prodotto, di
risparmio e diversificazione
energetica e di riduzione della
produzione e pericolosità dei
rifiuti del ciclo produttivo.
In sede di bando si dovranno
specificare, tra i criteri di
selezione, i parametri correlati
alla sostenibilità ambientale
dell’iniziativa proposta
4.01 a - La sottomisura mira a
favorire lo sviluppo delle PMI
esistenti e creare nuova
imprenditorialità, con riferimento
alle iniziative connesse
all’utilizzazione ottimale delle
risorse naturali e culturali e alla
promozione delle migliori
tecnologie disponibili per ridurre
l’impatto sull’ambiente. (CdP).
266
4.01 a - Con la sottomisura si
tende prioritariamente favorire,
come descritto nel CdP, le
iniziative connesse con
l’utilizzazione ottimale delle
risorse naturali, anche mediante
l’impiego delle migliori tecnologie
dirette alla diminuzione
dell’impatto sull’ambiente e
puntando soprattutto sull’uso delle
risorse naturali e culturali locali. .
Sono finanziabili prestazioni per
l’ottenimento di certificazioni di
qualità e ambientali
Produzione rifiuti per settore;
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
rafforzamento dei servizi alle
imprese ed in particolare la loro
connessione all’interno delle
logiche di filiere, focalizzando gli
interventi sul lato della domanda
(anche al fine di ridurre il
potenziale inquinante, il
quantitativo dei rifiuti da smaltire,
l’uso delle risorse naturali).
Sostenere le imprese in modo
organico e articolato, rispondendo
ai loro bisogni reali, con
particolare riguardo
all’innovazione tecnologica,
all’accesso al credito alla
compatibilità ambientale,
all’informazione tecnologica, alla
formazione professionale.
derivante dalle infrastrutture
finalizzate ad una migliore
gestione e controllo dei rifiuti
Rilocalizzazione delle imprese
produttive in aree industriali
attrezzate .
Innovazione di processo e
prodotto con miglioramento delle
performances ambientali dei cicli
produttivi
Incremento di utilizzo di risorse
energetiche
Miglioramento dei processi e delle
tecnologie di gestione per una
riduzione degli input energetici,
della produzione dei rifiuti ed
emissioni inquinanti
Aumento delle imprese titolari di
certificazione ambientale di
prodotto e/o di processo
Promozione di forme associative
tra imprese e tra gruppi di imprese
certificate
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
rifiuti, impianti per il recupero di
materiali, etc.);
4.01 b - Vengono sostenute le
PMI esistenti che avviano
programmi di ristrutturazione
Iniziative di riutilizzo degli scarti finalizzati al risparmio e alla
di lavorazione;
diversificazione energetica,
nonchè alla riduzione della
Sostenere le iniziative di
produzione e pericolosità dei
informazione e sensibilizzazione
rifiuti. Si prevedono poi interventi
degli operatori economici rispetto
per l’innovazione di prodotto e
alle migliori tecnologie disponibili per l’adeguamento alla vigente
finalizzate al miglioramento delle normativa in materia di
performace ambientali;
salvaguardia dell’ambiente.
Servizi ambientali alle imprese;
Sostenere i programmi finalizzati
alla riduzione della quantità della
risorsa idrica utilizzata;
Sostenere gli investimenti
finalizzati al miglioramento della
qualità della risorsa idrica;
4.01. b - La sottomisura prevede il
sostegno alle PMI artigiane che
intendono realizzare nuove
iniziative produttive e,
prioritariamente, a quelle che
attiveranno iniziative finalizzate
alla riduzione della quantità e
pericolosità dei rifiuti del ciclo
produttivo.
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Tra i criteri di selezione del CdP è
data priorità agli investimenti che
prevedono nuova occupazione,
innovazione di processo e di
prodotto, risparmio e
diversificazione energetica , tutela
dell’ambiente e rispetto della
normativa ambientale nazionale e
comunitaria.
Gli impianti ammessi alle
agevolazioni dovranno, nel
rispetto delle regole comunitarie,
nazionali e regionali fornirsi di
autorizzazione e/o nulla osta di
impatto ambientale ove ricorrano
le motivazione previste dalle
specifiche normative di settore
(CdP)
Sostenere la riduzione degli
imballaggi e gli interventi di
riduzione delle emissioni in
atmosfera e del consumo
energetico.
Incremento delle attività
produttive che operano in una
logica di filiera certificata
Sono finanziabili prestazioni per
l’ottenimento di certificazioni di
qualità e ambientali
4.01c - La sottomisura prevede
specifico sostegno in particolare
alle PMI che intendano avviare
programmi e/o iniziative per il
riuso e il riciclaggio dei rifiuti
provenienti dai cicli produttivi.
4.01 d - Il sostegno è destinato
alle PMI, artigianali e/o
commerciali, che in forma
associata intendono avviare
progetti di riqualificazione e
valorizzazione delle proprie
strutture produttive, nell’ambito di
267
% materiali riciclati;
4.01 c - Saranno privilegiati gli
interventi che consentono di
garantire un sistema sostenibile,
efficiente e sicuro per lo sviluppo
di tecnologie atte a ridurre la
quantità e pericolosità dei rifiuti
generati dai cicli produttivi (CdP).
% rifiuti avviati alle diverse
modalità di smaltimento;
Produzione rifiuti per settore;
Quantità di rifiuti speciali
4.01 d -In sede di emissione del
pericolosi
bando il CdP prevede che
dovranno essere specificati tra i
Quantità di rifiuti speciali non
criteri di selezione i parametri
pericolosi
correlati alla sostenibilità
ambientale dell’iniziativa proposta
.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
strutture produttive, nell’ambito di .
programmi di riqualificazione di
contesti territoriali specifici, in
aree urbane o rurali svantaggiate
e/o degradate.
Misura 4.02 - La sottomisura,
rivolta ai consorzi ASI, mira a
proseguire il completamento delle
infrastrutture industriali già
iniziate con altri programmi
comunitari e regionali, nelle aree
di sviluppo industriale. (CdP)
La sottomisura è finalizzata ad
attenuare il complesso delle
diseconomie esterne che gravano
sul tessuto imprenditoriale
regionale nel rispetto dei principi
della sostenibilità ambientale
4.02 b - La sottomisura si propone
di procedere al completamento e
alla riqualificazione della
dotazione di aree per insediamenti
produttivi esistenti. (CdP)
Misura 4.02 - Tra i criteri di
selezione del CdP sono
privilegiati le tipologie dei lavori
di reperimento delle risorse idriche
per fini industriali anche attraverso
il recupero degli scarichi fognari e
delle acque reflue nonché il
trattamento delle stesse
4.02 b - Tra i criteri di selezione
del CdP è previsto di privilegiare
le tipologie di interventi che
prevedono l’utilizzo di tecniche
finalizzate a ridurre l’impatto
ambientale.
L’intervento potrà riguardar e
anche impianti comuni per il
trattamento acque derivanti da
attrezzature di imprese insediate
nell’area (depuratore), impianti
comuni ed imprese finalizzate al
risparmio energetico.
268
Acque reflue riutilizzate su totale
di acque reflue trattate;
Privilegio per progetti che
adottano tecniche a basso impatto
ambientale
Privilegio per progetti che
adottano tecniche a basso impatto
ambientale
Misura 4.03 - Con la misura si
vuole sostenere la nascita di
piccole imprese locali che
intendano avviare iniziative
nell’ambito dei settori compresi
nei nuovi giacimenti
occupazionali ed in particolare
anche quelli dei servizi culturali e
dei servizi ambientali.
Depuratori non funzionanti su
totale depuratori
Depuratori non funzionanti su
totale depuratori
Acque reflue riutilizzate su totale
di acque reflue trattate;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.03 a - La misura interverrà nel
campo dei servizi ambientali e
sostiene la creazione di piccole
imprese che intendano avviare
iniziative anche nell’ambito dei
settori dei beni culturali ed
ambientali
4.03 a - Il CdP prevede che per la
formazione della graduatoria si
tenga conto, mediante
l’attribuzione di appositi punteggi,
anche dell’eventuale impatto
sull’ambiente dell’iniziativa
proposta.
4.03 b - La sottomisura interverrà
nel campo dei servizi ambientali e
sostiene la creazione di piccole
imprese che intendano avviare
iniziative anche nell’ambito dei
settori dei beni culturali ed
ambientali
4.03 b - Il CdP prevede che per la
formazione della graduatoria si
tenga conto, mediante
l’attribuzione di appositi punteggi,
anche dell’eventuale impatto
sull’ambiente dell’iniziativa
proposta
Sono valorizzate, in sede di
graduatoria, le iniziative che
prevedono l’adozione di
tecnologie a basso impatto
ambientale
Misura 4.04 - La linea di
intervento sostiene la domanda di
servizi innovativi alle PMI, tra cui:
la diffusione di tecnologie più
pulite, la diffusione di
informazioni ambientali, di
tecniche di gestione ambientale e
delle procedure di certificazione
ed audit ambientale (EMAS), ed
etichettatura ecologica (Ecolabel);
Verrà sostenuta anche la riduzione
di quantità e pericolosità di rifiuti
generati dal ciclo produttivo.
4.04 a - La sottomisura prevede
investimenti per sostenere la
domanda di servizi innovativi
delle PMI, industriali e artigianali,
singole o associate tra cui
certificazione di qualità,
diffusione di tecnologie più pulite,
riduzione di quantità e pericolosità
dei rifiuti generati dal ciclo
produttivo, servizi ambientali ,
certificazione ambientale
(EMAS).
269
4.04 a - Tra i criteri di selezione
del CdP vi sono le iniziative
rispondenti ai parametri di
innovazione di sistemi di qualità
dei processi e dei prodotti e di
miglioramento in termini di
impatto ambientale, di risparmio
di energia e di materie prime,
nonché di adozione di sistemi di
audit ambientale.
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.04 b - Il regime ha come finalità
quella di sostenere le PMI che
intendono avviare programmi di
internazionalizzazione. Verranno
sostenute le iniziative che
prevedono: la realizzazione di
progetti finalizzati alla presenza
stabile in un Paese estero;
contributi alle PMI per spese di
consulenza e servizi resi per
attività di export; assunzione di
manager, nonché contributi per la
costituzione e il funzionamento di
consorzi o associazioni tra piccole
e medie imprese finalizzati alla
attuazione di progetti di
cooperazione intrapresi anche
dalla Regione e/o da altre
Istituzioni locali.
Non si ritiene necessario
predisporre una scheda di misura
dal momento che non è presente
alcuna pertinenza ambientale
4.04 c - interventi a titolarità
pubblica indirizzati agli Enti
istituzionali promotori o attuatori
di Progetti Integrati Territoriali, al
fine di fornire un adeguato
supporto finanziario alle attività di
redazione definitiva delle proposte
progettuali ed alle attività di
attuazione dei PIT (CdP)
Non si ritiene necessario
predisporre una scheda di misura
dal momento che non è presente
alcuna pertinenza ambientale
Misura 4.05 - Prevede tra le
azioni formative anche quelle
relative ai temi inerenti la
sostenibilità ambientalee delle
micro e macro tecnologie ecocompatibili.
Non si ritiene necessario
predisporre una scheda di misura
dal momento che non è presente
alcuna pertinenza ambientale
270
Misura 4.05 - Il CdP indica tra le
condizioni di premialità
nell’attribuzione dei parametri di
valutazione anche gli interventi
rivolti alle PMI che adottano
sistemi produttivi a basso impatto
ambientale.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Agricoltura
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Migliorare la competitività dei
sistemi agricoli e agro-industriali
in un contesto di filiera.
Sostenere lo sviluppo dei territori
rurali e valorizzare le risorse
agricole, ambientali e storicoculturali.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Elevato rilascio di sostanze
chimiche e nutrienti nel terreno e
nelle falde (pesticidi, composti
organici persistenti)
Riduzione del contenuto organico
e di fertilità dei suoli con
conseguenti fenomeni di
inaridimento.
Fenomeni di abbandono di forme
colturali che costituivano
elemento di presidio del territorio
con conseguente accentuazione
dei fenomeni di dissesto
idrogeologico
INCIDENZA NEGATIVA
Eccessivo consumo di risorse
idriche
Sfruttamento eccessivo della
risorsa forestale
Trasformazione del paesaggio
agrario
INCIDENZA POSITIVA
Azioni finalizzate al risparmio
energetico, tutela e miglioramento
dell’ambiente naturale, e
introduzione di sistemi di qualità
ambientale
Miglioramento della qualità dei
prodotti e delle condizioni
sanitarie
Razionalizzazione e riduzione
dell’uso di fertilizzanti e pesticidi.
Incremento delle pratiche
agroambientali.
Miglioramento nella gestione dei
rifiuti: riduzione e loro riutilizzo
ambientalmente compatibile
(compost o fanghi).
Inserimento di reti, infrastrutture
etc. compatibilmente con le
caratteristiche ambientali e
paesaggistiche delle zone
interessate.
Incremento delle aree forestali.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 4.06 - Prevede azioni
finalizzate al risparmio energetico,
alla tutela ed al miglioramento
dell’ambiente naturale e
l’introduzione di sistemi di qualità
e di gestione ambientale. Verranno
incentivati gli investimenti legati
al miglioramento delle condizioni
di vita, di lavoro e di produzione,
con particolare riferimento
all’introduzione di sistemi di
qualità e di gestione ambientale
(HACCP, SGA, ISO 14000, ISO
9002, ecc.). Si perseguirannà, in
particolare, il conseguimento di
certificazioni di qualità per i
prodotti tipici e tradizionali..
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 4.06 - Prevede priorità per
aziende che praticano agricoltura
biologica e integrata, ed
investimenti per l’acquisto di
macchine ed attrezzature
finalizzate al miglioramento della
qualità delle acque e all’utilizzo di
tecnologie che riducano l’impatto
ambientale delle produzioni
intensive. E’ altresì prevista
l’erogazione di un contributo
aggiuntivo (con fondi regionali, )
per azioni finalizzate
all’introduzione di sistemi di
gestione ambientale e per
interventi situati nei territori della
rete ecologica (meccanismo
premiale).
E’ previsto l’espianto di impianti
agrumicoli dalle zone non vocate e Una valenza prioritaria potrà
Mantenimento della vitalità delle
il reimpianto con specie
essere assegnata agli investimenti
aree rurali.
tradizionalmente coltivate.
strettamente connessi ad un’ottica
di filiera e/o che puntano a
Miglioramento della qualità delle Saranno incentivati gli
produzioni di qualità, come
acque.
investimenti:
definiti e riconosciuti a livello
comunitario.
Migliore utilizzazione delle risorse a. per il miglioramento delle
idriche e risparmio energetico.
condizioni d’igiene e benessere Per l’acquisto di nuove macchine
degli animali;
e attrezzature si darà priorità agli
Diffusione informazione e
investimenti finalizzati alla tutela
tecnologia – certificazioni
b. per la realizzazione della “rete
dell’ambiente, con particolare
prodotto.
ecologica” .
riferimento alla riduzione di input
energetici e chimici inquinanti, tra
Indurre comportamenti sostenibili Si prevedono investimenti
cui il bromuro di metile. Una
e sviluppare specifiche
materiali per:
particolare attenzione sarà rivolta
competenze in campo ambientale.
alla qualità delle acque e
a. la tutela e la conservazione
all’utilizzo di tecnologie che
Promozione delle tecnologie che
della biodiversità anche
riducono l’impatto ambientale
favoriscono la biodiversità;
attraverso la realizzazione di
delle produzioni intensive, con
nuovi impianti di specie
Difendere il suolo dai processi di
riferimento anche alle nuove
vegetali a fini non produttivi;
erosione e di desertificazione.
Gestione sostenibile delle foreste.
271
Indicatori
N° aziende con certificazioni
ambientali (EMAS e ISO).
Utilizzo di fertilizzanti organici
(compost, fanghi) riutilizzati in
agricoltura
Elementi fertilizzanti (azoto,
ossido di Potassio, Fosforo);
contenuto nei concimi chimici per
ha di SAU
%sup. agricoltura intensiva/sup.
agricola totale
Carico di Azoto e Fosforo
Carico da bestiame
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
Riutilizzo dei reflui provenienti
dai processi di trasformazione con
riduzione di consumi idrici da
fonti non rinnovabili
Riqualificazione di aree nude o
abbandonate in zone ricadenti in
parchi e riserve naturali o
comunque vincolate per scopi
paesaggistici o idrogeologici
Realizzazione di strade
interpoderali e costruzione di
strutture per l’accumulo,
captazione e distribuzione di
acque per uso irriguo, opere di
elettrificazione
Interventi per la ricostituzione e
difesa da calamità naturali
Diffusione di forme di accoglienza
turistica compatibili con il
mantenimento delle attività rurali
tradizionali a presidio del territorio
Creazione di alternative a forme
non sostenibili di ricettività
turistica in particolare nelle aree
classificate come Zona 4 a
prevalente vocazione turistica di
cui al PRL+.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
erosione e di desertificazione.
vegetali a fini non produttivi;
tecniche di produzione fuori suolo.
b. la conservazione e il recupero
del paesaggio agrario, compresi
i manufatti tradizionali a fini di
pubblica fruizione;
Tra i requisiti il CdP prevede che
le aziende dovranno assicurare
già al momento di presentazione
della domanda il rispetto della
normativa igienico-ambientale.
c. il restauro ambientale e opere di
salvaguardia delle risorse
naturali;
d. la tutela dei siti di Natura 2000
(tabellazioni,recinzioni, opere
di protezione).
Misura 4.07 - L’azione è rivolta
al primo insediamento ed alla
permanenza in azienda di giovani
imprenditori.
L’incentivo potrà riguardare il
raggiungimento di obiettivi anche
in materia di ambiente, igiene e
benessere degli animali.
Misura 4.08 - Prevede la
formazione degli imprenditori
agricoli-forestali ai fini
dell’acquisizione di conoscenze e
competenze professionali, tra cui
quelle connesse all’attuazione
delle misure agroambientali
nonché alla diffusione di sistemi
di certificazione di qualità e dei
sistemi di gestione ambientale.
Misura 4.09 - Con questa linea di
intervento si vogliono favorire
investimenti materiali e
immateriali per il miglioramento e
la razionalizzazione delle
condizioni di lavorazione,
trasformazione e
commercializzazione di prodotti
272
Misura 4.07 - Verranno stabilite
le condizioni per garantire
l’impegno degli imprenditori
all’adeguamento delle proprie
aziende ai fini del rispetto dei
requisiti minimi in materia di
ambiente.
Misura 4.08 - Il CdP prevede che
l’azione formativa favorisca
anche la conoscenza di tecniche e
processi innovativi per un
miglioramento qualitativo della
produzione agricola e forestale,
l’applicazione di metodiche
produttive rispettose dell’ambiente
e dell’igiene e benessere degli
animali, la tutela dello spazio
naturale, dei parchi e delle aree
protette. E’previsto inoltre
l’attribuzione di punteggio ad
imprenditori con difficoltà
specifica nella conduzione di
aziende biologiche.
Misura 4.09 - Il CdP prevede
che saranno finanziati anche
investimenti finalizzati ad
implementare sistemi di
etichettatura delle carni e ad
adeguare gli impianti ai sistemi di
gestione qualità e di gestione
ambientale (ISO 9000 e ISO
14000 o EMAS)
Numero di aziende biologiche
Aziende e superfici adibite a
coltivazioni a basso impatto
ambientale
N° aziende con certificazioni
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
commercializzazione di prodotti
14000 o EMAS)
agricoli. Gli investimenti per
macchine ed attrezzature potranno
essere finalizzati anche al
riutilizzo dei reflui provenienti dai
processi di trasformazione
agroalimentare e alla riduzione dei
consumi energetici e idrici.
Misura 4.10 - Prevede la
riduzione della presenza di aree
nude effettuando rimboschimento
con specie adatte alle condizioni
locali e compatibili con
l’ambiente. Con tale linea di
intervento si vuole ridurre la
presenza di aree nude o
abbandonate alla coltivazione in
zone ricadenti parchi o riserve
naturali o che comunque siano
vincolate a fini paesaggistici o
idrogeologici.
La misura mira a garantire la
perpetuità del bosco, favorendo il
latifogliamento degli impianti
artificiali e la progressiva
conversione da ceduo a fustaia,
nonché la forestazione sostenibile.
Sono previste tre linee di
intervento:
imboschimenti di superfici non
agricole e/o con evidenti e
perduranti condizioni di
abbandono;
investimenti in foreste finalizzati
ad accrescerne il valore
economico, ecologico e sociale;
intervento a sostegno
dell’utilizzazione boschiva, prime
trasformazioni e
commercializzazione delle
produzioni silvane.
Misura 4.11 - La misura è
orientata a favorire un processo di
ristrutturazione e di ampliamento
273
Misura 4.10 - Gli interventi
previsti nella misura saranno
realizzati nelle aree silvicole
dell’intero territorio regionale, ma
con priorità per quelle situate in
zone protette di parco o riserva
naturale .
Prevede interventi che, senza
aumenti di capacità produttiva,
serviranno a tutelare e migliorare
l’ambiente anche attraverso una
serie di disposizioni che possono
salvaguardare la competitività con
l’ambiente e l’equilibrio tra
silvicoltura e fauna selvatica
Ai fini della selezione ed
ammissibilità il CdP prevede il
riferimentp alla riqualificazione
dell’esistente, alla tutela
dell’ambiente e delle risorse
naturali, alla valorizzazione a
scopi produttivi delle risorse
immobili locali.
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia.
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Superficie boscata
ricostituita/superficie boscata
regionale.
Superficie imboschita/superficie
boscata regionale
Ha di foresta esistenti;
Variazioni annuali di foresta;
N° e superficie delle tagliate
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
della dimensione media delle
aziende regionali attraverso la
riduzione della frammentazione e
polverizzazione aziendale. La
misura, pertanto, non ha diretta
finalità ambientale.
Misura 4.12 - Favorire la
competitività delle imprese,
attraverso il supporto alle scelte
imprenditoriali ed alla gestione
amministrativa e tecnica delle
imprese agricole, finanziando
l'avvio di imprese e società di
servizi per l'assistenza alla
gestione delle aziende agricole.
La misura, pertanto, non ha diretta
finalità ambientale.
Misura 4.13 - La misura è
orientata a favorire la
commercializzazione di prodotti di
qualità nel settore agricolo.
4.13 a Prevede azioni a sostegno
dei prodotti regionali di qualità,
attraverso la predisposizione di
un’enoteca regionale, di
“Osservatori di filiera” ,
dell’Osservatorio Vitivinicolo
Siciliano
4.13 b - Si prevedono investimenti
per la costituzione
dell’avviamento di consorzi di
tutela e commercializzazione di
prodotti agricoli di qualità. Tra le
spese ammissibili vi è la
implementazione di sistemi di
qualità e di sistemi di gestione
ambientale (norme ISO 9000, ISO
14.000 e sistemi HACCP).
Misura 4.13 b - Tra i criteri
selezione individuati nel CdP è
previsto:
il riconoscimento UE delle
denominazioni d’origine;
il riconoscimento UE del
biologico;
la percentuale di associati al
consorzio che hanno attivato i
processi di implementazione di
qualità
Particolare attenzione sarà
dedicata alle caratteristiche delle
zone di produzione ricadenti in
aree naturali protette o in territori
riferiti alla costituenda Rete
ecologica siciliana (Mis. 1.11).
Misura 4.14 - Verrà data priorità
274
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
agli ambiti territoriali individuati
nella misura 4.2.6 del POR in
Misura 4.14 - La misura prevede relazione al programma di riordino
investimenti per il potenziamento fondiario predisposto dalla
delle infrastrutture agricole. Il CdP Regione Siciliana
prevede che nell’ambito delle
opere rurali irrigue possano essere
realizzate opere di distribuzione
delle risorse idriche accumulate o
derivate da pozzi e sorgenti, di
oper di presa e di distribuzione
delle acque reflue provenienti dai
depuratori esistenti.
Misura 4.15 - Tra le tipologie di
investimenti che si prevede di
attivare il CdP indica la
Misura 4.15 - Sono previsti
regimazione delle acque
Acque reflue riutilizzate su totale
interventi per la ricostituzione e
superficiali mediante realizzazione di acque reflue trattate.
difesa dalle calamità naturali con
e manutenzione straordinaria della
l’uso di sistemi per la
rete idraulica minore e dei laghetti
ricostituzione del patrimonio
interaziendali esistenti.
agricolo danneggiato
pesantemente da calamità naturali.
275
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Pesca e Acquacoltura
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Rafforzare la competitività dei
sistemi locali della pesca in un
ottica di sviluppo sostenibile,
valorizzando in particolare la
produzione ittica di allevamento in
acqua marina, salmastra e dolce
(anche attraverso attività di
riconversione degli addetti al
settore con il sostegno della
ricerca, di strutture di servizio e di
assistenza).
Prevenire i danni derivati da uno
sfruttamento non equilibrato delle
risorse biologiche.
Ridurre il differenziale socioeconomico nel settore della pesca.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Scarsa valorizzazione delle
produzioni locali.
Depauperamento delle risorse
ittiche.
Problemi di smaltimento di rifiuti
e reflui.
Qualità delle acque,
miglioramento verso i valori
guida: direttiva nitrati.
Misura 4.16 a - Si prevedono
investimenti volti alla protezione e
allo sviluppo delle risorse
acquatiche attraverso
l’installazione di barriere
sottomarine artificiali fisse o
mobili
Ottimizzazione sistemi di riciclo
dell’acqua e rimozione rifiuti
solidi.
INCIDENZA POSITIVA
- Riduzione della pressione sulla
risorsa biologica lungo la fascia
costiera
Riduzione dello sforzo di pesca e
adeguamento della capacità alle
disposizioni comunitarie.
-Favorire il ripopolamento
naturale della risorsa ittica.
Riqualificazione addetti del settore
della pesca, anche al fine di
garantire il rispetto degli
ecosistemi marini e un uso
sostenibile delle specie marine.
-Protezione dei fondali dalle
attività di pesca a strascico
effettuate illegalmente all’interno
delle tre miglia dalla costa o
all’interno dell’isobata dei 50
metri.
Adeguamento e modernizzazione
di impianti mirati a:
- ridurre l’uso di energie non
rinnovabili e ad incentivare il
riciclo dei rifiuti e delle acque
- garantire il rispetto delle norme
igienico-sanitarie vigenti.
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Quantità di pescato per gruppo di
specie
N° barriere artificiali fisse o
mobili
Quantità di pescato per gruppo di
specie
Spostamento degli impatti di
acquacoltura in mare aperto.
Procedura di VIA per siti di
acquacoltura.
-Garantire un ritorno economico
duraturo per tutti gli operatori del
settore
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 4.16 b - Gli interventi
riguardano la costruzione di nuove
unità e/o estensioni di unità
esistenti al fine di incrementare le
risorse ittiche
Sostegno alla innovazione dei
sistemi di pesca locali a scopo di
difesa degli ecosistemi marini.
Incrementare offerta servizi,
consulenze e servizi alle imprese,
diffusione delle informazioni e
tecnologie, aumentare
comportamenti sostenibili e
sviluppare specifiche competenze
in campo ambientale.
Attento monitoraggio specie.
Misura 4.16 c - Interventi volti al
potenziamento ed adeguamento
degli impianti esistenti per la
trasformazione e
commercializzazione dei prodotti
ittici o per nuove unità produttive
secondo criteri di sostenibilità
volti a ridurre l’uso di energie non
rinnovabili ed a incentivare il
riciclo dei rifiuti e delle acque.
-Miglioramento delle condizioni
igienico-sanitarie del prodotto
276
N° impianti di maricoltura e
Misura 4.16 b - Tutte le iniziative acquicoltura con certificazioni di
dovranno essere corredate da
qualità
idoneo studio di impatto
ambientale atto a verificare la
n° impianti di maricoltura
compatibilità dell’intervento.
N° allevamenti d'acquacoltura
Tra i criteri di selezione il CdP
intensivi, semintensivi, estensivi
individua progetti che prevedono
l’utilizzo di tecniche finalizzate a
ridurre l’impatto ambientale e
l’adozione di tecniche di
miglioramento della qualità dei
prodotti e delle condizioni
igieniche e sanitarie.
Misura 4.16 c - Tra i criteri di
N° impianti di maricoltura e
selezione il CdP individua
acquicoltura con certificazioni di
progetti finalizzati al
qualità
miglioramento delle condizioni
igienico-sanitarie dei mercati ittici
e/o alla loro modernizzazione
facendo riferimento in particolare
alla loro informatizzazione e
messa in rete, l’utilizzo di tecniche
a basso impatto ambientale e
l’ammodernamento degli impianti
esistenti.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
sbarcato e delle operazioni di
sbarco.
Riduzione pressione esercitata su
specie ittiche maggiormente
sfruttate
Adeguamento e modernizzazione
di impianti mirati a:
- utilizzo di tecniche a basso
impatto ambientale
Misura 4.16 d -
Misura 4.16 d
Interventi volti all 'adeguamento
delle infrastrutture portuali
orientato al miglioramento delle
condizioni sanitarie del prodotto
sbarcato e delle operazioni di
sbarco
- Gli interventi ammissibili ai
sensi del Secondo il Regolamento
(CE) N. 2792/1999 del consiglio
del 17 dicembre 1999 citato nella
scheda di misura ;riguardano
sostanzialmente
“impianti ed attrezzature”
destinati a migliorare le
condizioni di sbarco, di
trattamento e di magazzinaggio
dei prodotti della pesca nei porti;
a coadiuvare le attività delle navi
da pesca e a sistemare le banchine
per garantire condizioni di
sicurezza al momento
dell’imbarco o dello sbarco dei
prodotti.
- ridurre l’uso di energie non
rinnovabili ,
- incentivare il riciclo dei rifiuti e
delle acque ,
-miglioramento della qualità dei
prodotti e delle condizioni
igieniche e sanitarie
- adeguamento degli impianti alla
normativa UE
- innovazione tecnologica
- diversificazione delle produzioni
- La ricerca di nuove possibilità di
mercato dei prodotti della pesca e
dell’acquacoltura in un’ottica di
valorizzazione delle produzioni
locali può incrementare il
consumo dei prodotti ittici
autoctoni, pescati cioè
dall'armamento locale.
- Favorire una maggiore
conoscenza e divulgazione delle
problematiche del settore ittico.
INCIDENZA NEGATIVA
Misura 4.17 a - Azioni mirate ad
una maggiore conoscenza e
divulgazione delle problematiche
del settore ittico con particolare
riferimento alla valorizzazione
delle produzioni locali.
Misura 4.17 b - Finanziamento di
azioni di interesse collettivo che
rientrano tra quelle previste dalla
normativa comunitaria con
particolare riguardo a quelle
concernenti l’elaborazione di
modelli di gestione ambientale
riguardanti la pesca e
l’acquacoltura.
La realizzazione di nuove unità
produttive può portare al
problema delle scorie in
acquicoltura, rappresentate da:
- sostanze legate al cibo non
ingerito;
- sostanze legate alle pratiche di
allevamento.
277
Misura 4.17 b - Tra i criteri di
N° impianti di maricoltura e
selezione il CdP individua la
acquicoltura con certificazioni di
promozione di misure tecniche di qualità
conservazione delle risorse, il
miglioramento delle condizioni di
lavoro, il miglioramento delle
condizioni sanitarie dei prodotti, il
controllo di patologie presenti in
allevamenti o in bacini idrografici
o in ecosistemi litoranei e la
predisposizione di modelli di
gestione ambientale.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Le scorie che producono un
impatto diretto sulla colonna
d’acqua sono rappresentate da:
- composti solubili di azoto e
fosforo, che possono portare a
condizioni di eutrofizzazione delle
acque;
- sostanza organica disciolta e in
sospensione che può contribuire
ad abbassare i livelli di ossigeno
disciolto e aumentare la torbidità
- Interventi di sistemazione delle
banchine potrebbero incidere
negativamente sulla natura dei
fondali marini.
278
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Settore Sistemi produttivi turistici
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Accrescere e qualificare le
presenze turistiche in Sicilia
(attraverso azioni di marketing dei
sistemi turistici, rafforzando gli
strumenti di pianificazione
territorial, in un’ottica di
sostenibilità ambientale e
diversificazione produttiva).
Accrescere l’articolazione,
l’efficienza e la compatibilità
ambientale delle imprese turistiche
attraverso la promozione di
innovazione di prodotto, di
processo ed organizzativa, nonché
agendo sulle condizioni di base,
disponibilità di infrastrutture, quali
reti di approdo, servizi, tecnologie,
informazione del territorio.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Contenimento uso del suolo.
Forte reciprocità della relazione
turismo-ambiente
Valorizzazione aree protette.
Rapida crescita del settore negli
ultimi decenni con incrementi
significativi degli impatti
sull’ambiente
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Numero presenze turistiche divise
per stagione.
Misura 4.18 - Sostiene le attività
di promozione del sistema
turistico finalizzate alla
destagionalizzazione in modo
anche da ridurre la pressione
turistica ed ambientale sulle aree
particolarmente sensibili.
Risparmio idrico, risparmio
energetico e aumento
dell’efficienza energetica.
Riduzione della produzione rifiuti
e incentivazione riciclo.
Eccessivo sviluppo turistico di
aree definite a scapito della qualità Riduzione impatto trasporti.
delle risorse ambientali costiere
Adeguata considerazione delle
capacità di carico del territorio e
Elevati squilibri nella
distribuzione territoriale dei flussi delle caratteristiche paesaggistiche
nel pianificare e organizzare la
turistici ed elevata stagionalità
nuova offerta turistica e nel
delle presenze
riqualificare l’esistente
Carenza o assenza di adeguata
Diversificazione del prodotto
pianificazione dei nuovi
Accrescere l’integrazione
turistico al fine di evitare il
insediamenti turistici
produttiva del sistema del turismo
fenomeno di appiattimento
in un’ ottica di filiera (anche al
INCIDENZA NEGATIVA
dell'offerta su uno standard
fine di ridurre il quantitativo di
monotematico perché orientato su
Rischio di eccessivo sfruttamento un target uniforme, con
rifiuti prodotti, l’uso delle risorse
delle risorse
naturali ed il potenziale
conseguente mortificazione delle
inquinante).
specificità ambientali,
Modificazione degli ambienti
economiche, culturali e sociali
Favorire la crescita di nuove realtà naturali ed alterazione ecosistemi delle realtà in questione
produttive locali intorno alla
Eccessivo uso del suolo
valorizzazione innovativa di
.
risorse e prodotti turistici
Emissioni legate ai trasporti per
tradizionali ed al recupero di
fini turistici
identità e culture locali, nonché la
diversificazione e la
Consumi energetici nel settore
destagionalizzazione di prodotti
turistico
turistici maturi in aree già
sviluppate.
Aumento potenziale della
produzione dei rifiuti
Misura 4.19 a - Vengono
sostenuti gli operatori turistici che
intraprendono azioni finalizzate
alla acquisizione di certificazione
di turismo sostenibile.(EMAS).
Misura 4.19 a - Sono privilegiati
tra gli interventi di
riqualificazione, quelli che
prevedono l’uso di tecnologie a
basso impatto ambientale e con
riduzione dei consumi energetici,
idrici e dei rifiuti, e rispetto delle
capacità di carico dell’ambiente
Il Cdp prevede che l’adesione ai
sistemi internazionali riconosciuti
di certificazione ambientale ISO
14001, comporterà l’attribuzione
di un punteggio aggiuntivo nella
procedura valutativa per
l’ammissione a finanziamento dei
progetti.
Misura 4.19 b - La sottomisura
prevede azioni a sostegno della
commercializzazione, da parte di
associazioni o consorzi di gestori,
dell’offerta turistica locale, anche
attraverso sistemi di
teleprenotazione centralizzata
dell’offerta ricettiva e per la
nautica da diporto
Non si ritiene necessario
predisporre una scheda di misura
279
Indicatori
N° aziende con certificazioni
ambientali (EMAS e ISO).
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
Pressione incontrollata in aree
particolarmente sensibili in
relazione ad un possibile
considerevole aumento
dell’affllusso turistico
INCIDENZA POSITIVA
Destagionalizzazione del flusso
turistico
Migliore gestione del settore
acqua e rifiuti quale risultato della
riqualificazione degli insediamenti
turistici
Diversificazione prodotto turistico
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
dal momento che non è presente
alcuna pertinenza ambientale
Misura 4.20 - Con la misura si
vuole concorrere al
prolungamento della stagione
turistica ed al miglioramento della
competitività del sistema turistico
regionale, da perseguire attraverso
una più efficace articolazione
dell’offerta ed un incremento della
disponibilità di infrastrutture e
servizi complementari all’offerta
di ricettività.
280
Misura 4.20 - Nell’ambito degli
interventi di completamento e
qualificazione delle infrastrutture
portuali esistenti saranno
privilegiati gli inserimenti mirati a
creare infrastrutture per lo
smaltimento e la gestione dei
rifiuti.
Impianti per il trattamento delle
acque di sentina e delle acque nere
delle imbarcazioni con manichetta
di aspirazione e pompa centrifuga
con eiettore, l’impianto di
depurazione e ossidazione totale,
previa separazione degli oli
minerali da inviare al Consorzio
obbligatorio per lo smaltimento.
(CdP)
N° porti attrezzati per la gestione e
lo smaltimento dei rifuti
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE V - CITTA’
Settore Città
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Rafforzare, per le città
metropolitane siciliane, la
disponibilità di funzioni rare e
innovative e l’offerta di servizi
urbani e metropolitani.
Promuovere, per i centri medi, la
costruzione di reti di città, quali
infrastrutture di supporto alla
affermazione dei processi di
sviluppo e al territorio diffuso;
migliorare l’efficienza
dell’Amministrazione, dei suoi
processi decisionali e delle sue
procedure.
Aumentare la fruizione dello
spazio urbano da parte dei
cittadini, sia per l’accrescimento
della competitività dei sistemi
urbani sia per il rafforzamento
della coesione sociale.
Migliorare il sistema della
mobilità interna ed esterna ai
centri urbani, riducendo la
congestione, l’inquinamento
acustico e atmosferico.
Migliorare la qualità della vita
nelle aree urbane, in particolare
nelle aree periferiche e in quelle
dismesse con particolare
attenzione ai bisogni dell’infanzia,
all’integrazione sociale e alla lotta
alla marginalità.
Riqualificare, rinnovare e
rifunzionalizzare il tessuto edilizio
urbano, nel rispetto delle
tradizioniculturali e storiche con
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Difficoltà nell’assicurare un
adeguata ed equa offerta di servizi
a tutti i cittadini, in particolar
modo nei centri di minore
dimensione e nelle periferie
urbane.
Livelli insoddisfacenti di salubrità
ambientale, qualità della vita,
sicurezza nelle aree urbane sorte
abusivamente o cresciute in modo
disordinato, carenti o prive di
infrastrutture.
INCIDENZA POSITIVA:
Riduzione dell’inquinamento
atmosferico acustico e riduzione
della congestione da eccesso di
traffico quale risultante di una
migliore gestione dei servizi
(messa in rete dei servizi ecc.).
Creazione e/o riqualificazione
delle aree degradate. Dei centri
storici e degli spazi verdi,
specialmente nelle grandi e medie
aree metropolitane.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 5.01 - La misura è
finalizzata ad obiettivi che
convergono verso il
miglioramento della qualità
Ampliamento della disponibilità di dell’ambiente urbano.
zone pedonalizzate e spazi verdi.
Nell’ambito della misura è
Incentivazione all’uso di trasporti previsto, nel CdP, la
pubblici e bicicletta.
realizzazione di infrastrutture per
attività legate all’arte
Infrastrutture (tangenziali,
contemporanea e produzione di
parcheggi intermodali,
eventi collegati all’istituzione
metropolitane) per il
delle sedi dell’arte contemporanea.
miglioramento della mobilità
I centri d’arte saranno ubicati in
urbana
contenitori da rifunzionalizzare
nel contesto di aree degradate,
Miglioramento/Riqualificazione
contribuendo così alla
dei paesaggi urbani.
riqualificazione fisica della città.
Conservazione e mantenimento
del patrimonio storico e culturale,
risanamento dei centri storici.
Misura 5.02 - La misura mira
Riduzione dell’inquinamento
idrico, da rifiuti, acustico e
atmosferico.
Risparmio idrico e riduzione
sprechi.
Risparmio energetico: riduzione e
razionalizzazione dei consumi
domestici, miglioramento
efficienza energetica degli edifici,
ricorso a fonti energetiche
rinnovabili.
alla riqualificazione delle aree
degradate e delle aree dismesse,
attraverso il miglioramento della
dotazione di urbanizzazioni
primarie e secondarie, la
riqualificazione degli spazi
pubblici, la messa in sicurezza del
patrimonio edilizio, urbanistico ed
ambientale ed il recupero dei
centri storici.
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Misura 5.01 - Tra i criteri di
selezione, individuati nel CdP
relativamente agli interventi per le
infrastrutture, è prevista la
valutazione degli aspetti legati
all’analisi alla sostenibilità
ambientale. Saranno inoltre
valutati le capacità di contribuire
all’abbattimento del degrado
ambientale e dell’inquinamento
atmosferico ed acustico
Misura 5.02 - Nelle proposte
progettuali sarà data priorità agli
interventi di infrastrutture di
servizi che prevedono la dotazione
di impianti atti a ridurre i consumi
energetici, migliorando
l’efficienza energetica degli
edifici, privilegiando l’uso di fonti
alternative e l’efficienza idrica.
Indicatori
Qualità dell’aria urbana
Zone pedonali
Quota di verde pubblico procapite
in ambiente urbano.
Parcheggi
Riqualificazione del paesaggio
nelle aree degradate.
Interventi di rigenerazione
ambientale e di riuso delle aree
urbanizzate.
Riqualificazione, rinnovamento e
rifunzionalizzazione del tessuto
Misura 5.04 - Gli interventi sono
finalizzati all’aumento degli
standard qualitativi di vivibilità
delle aree urbane, in stretta
connessione con altri interventi
infrastrutturali e rivolti anche al
281
Misura 5.04 - In conformità con i
criteri e gli indirizzi di attuazione
previsti al capitolo III del POR
settore trasporti, gli interventi
devono strategicamente operare in Mezzi pubblici a basso impatto
modo da minimizzare l’incidenza
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
tradizioniculturali e storiche con
particolare attenzione al recupero
dei centri storici e dei centri
minori.
rifunzionalizzazione del tessuto
edilizio urbano, con particolare
attenzione al recupero dei centri
storici e minori.
infrastrutturali e rivolti anche al
miglioramento dell’efficienza
energetica e al rispetto
dell’ambiente.
Rafforzare il capitale sociale in
ambito urbano mediante il
soddisfacimento dei bisogni
sociali di base, la riduzione del
tasso di esclusione, la promozione
dell’economia sociale, la
qualificazione dei servizi, la
definizione di nuove figure
professionali in ambito sociale,
anche attraverso la qualificazione
della Pubblica Amministrazione .
Riduzione delle emissioni
inquinanti in atmosfera e
mantenimento delle
concentrazioni inquinanti al di
sotto di limiti che escludano danni
alla salute umana, agli ecosistemi
ed al patrimonio monumentale.
Prevede il miglioramento della
mobilità interna con riduzione del
trasporto privato e della
congestione del traffico, la
riduzione dei livelli di
inquinamento acustico ed
atmosferico, con conseguente
riduzione d’uso di prodotti derivati
dal petrolio, la riduzione delle
patologie respiratorie legate
all’emissione di gas nocivi.
Contenimento della mobilità a
maggiore impatto ambientale.
282
modo da minimizzare l’incidenza
dei sistemi e delle infrastrutture di
trasporto sul consumo dell’energia
e sul degrado degli ecosistemi e
dei paesaggi, con particolare
riferimento alla riduzione delle
emissioni inquinanti.
ambientale.
Qualità dell’aria urbana
utilizzo mezzi pubblici - n°
passeggeri/anno;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ASSE VI - RETI E NODI DI SERVIZIO
Settore Trasporti
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Rafforzare i collegamenti di nodi e
terminali a livello locale con le reti
nazionali, al fine di agevolare, i
flussi di merci, al legame fra
dotazione e articolazione delle
infrastrutture (reti e nodi) e qualità
e articolazione dei servizi
erogabili, nel rispetto degli
standard di sicurezza e, in materia
di inquinamento atmosferico e
acustico, degli obiettivi di
riduzione delle emissioni di
anidride carbonica (accordi di
Kyoto) e dei criteri di
minimizzazione degli impatti sulle
aree naturali e sul paesaggio.
Obiettivi ambientali e di
Principali problematiche. Stima
sostenibilità ambientale da
incidenza sull’ambiente (positiva
perseguire in relazione al settore
– negativa)
d’intervento
PRINCIPALI PROBLEMATICHE
Aumentare la sicurezza dei
trasporti marittimi, degli standard
Forte aumento del volume di
dei porti, introdurre strutture per la
emissioni di CO2, gas serra e
gestione dei rifiuti provenienti da
inquinamento causato dal continuo navi.
aumento del trasporto su gomma.
Promozione di standard di
Crescita dell’inquinamento
sicurezza e ambientali più elevati
acustico derivante da attività
ed adeguamento a questi ultimi
aeroportuali e da traffico veicolare delle infrastrutture esistenti.
e ferroviario in prossimità delle
aree metropolitane produttive
Ottimizzazione intermodale fra
diversi sistemi di trasporto e
INCIDENZA NEGATIVA
riequilibrio a favore del trasporto
ferroviario e marittimo.
Crescita dell’inquinamento
acustico derivante da attività
Limitare il traffico e le
aeroportuali e da traffico veicolare infrastrutture nei siti di rilevanza
Rafforzare e migliorare
e ferroviario in prossimità delle
ambientale.
l’interconnessione delle reti a
aree metropolitane produttive.
livello locale, elevando la qualità
Riduzione dell’inquinamento
dei servizi, aumentando l’utilizzo Costi umani e sociali derivanti
acustico e delle emissioni legate al
delle strutture diportistiche
dall’incremento degli incidenti
settore aereo.
esistenti, generando effetti
dovuti al trasporto su strada.
benefici per le famiglie e le
Limitare le emissioni di gas a
Impatti in fase di cantiere (rifiuti, effetto serra e le emissioni acide in
imprese, in modo soprattutto da
soddisfare la domanda proveniente inquinamento acustico, sottrazione atmosfera.
suolo).
dalle attività economiche.
Trasferire il trasporto passeggeri e
Inquinamento delle acque
merci da strada a
(sversamento idrocarburi, e
ferrovia/cabotaggio
Perseguire l’innovazione dei
scarichi navali)
metodi gestionali delle reti
Ottimizzare la rete autostradale
Accrescimento del carico
materiali e immateriali,
esistente.
ambientale conseguente alla
ottimizzare l’uso delle
realizzazione di infrastrutture, in
Promuovere programmi di
infrastrutture disponibili e
particolare, in aree ad elevata
intervento finalizzati alla
massimizzare gli effetti derivanti
sensibilità naturalisticoriduzione dell’inquinamento
dal loro potenziamento,
paesaggistica o di rischio
acustico.
elevandone qualità, efficienza e
ambientale.
sicurezza in un contesto generale
Realizzazione di snodi di traffico
di trasparenza.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Misura 6.01 - La misura tende
al riassetto e al miglioramento dei
livelli di servizio, mediante
interventi di completamento e
ammodernamento. Ciò al fine di
incrementare il livello di
connettività della rete stradale,
velocizzando, inoltre, i
collegamenti tra nodi urbani, e tra
aree costiere ed entroterra.
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure (criteri
di selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Misura 6.01 - Per la sostenibilità Percentuale incidenti e loro entità.
ambientale, in conformità con i
criteri ed indirizzi di attuazione
previsti al capitolo III del POR
settore trasporti, gli interventi
devono operare in modo da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture di
trasporto sul consumo dell’energia
e sul degrado degli ecosistemi e
dei paesaggi.
Non saranno ammessi interventi
isolati, relativi a singola tratta o
lotti, per i quali non si è dimostrata
la capacità di incidere sulla
complessiva funzionalità
dell’itinerario o del nodo
prescelto, in termini anche di
impatto ambientale
Misura 6.02 - La misura tende al
riassetto e miglioramento dei
livelli di servizio mediante
interventi di ammodernamento e
potenziamento delle reti
ferroviarie, anche mediante
l’elettrificazione delle linee,
perseguendo così l’obiettivo della
riduzione delle emissioni .
283
Consumo di combustibile per i
Misura 6.02 - In conformità con i trasporti;
criteri ed indirizzi di attuazione
Emissioni Gas serra
previsti al capitolo III del POR
settore trasporti, gli interventi
Estensione sistema ferroviario.
devono operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture di
trasporto sul consumo dell’energia
e sul degrado degli ecosistemi e
dei paesaggi.
Non saranno ammessi interventi
isolati relativi a singole tratte o
lotti, per i quali non sia dimostrata
la capacità di incidere sulla
complessiva funzionalità
dell’itinerario o del nodo
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
di trasparenza.
Realizzare il riequilibrio modale
sul versante urbano e
metropolitano (infrastrutture per il
trasporto di massa in sede fissa),
sia sul versante del trasporto merci
(ferroviario, nella definizione
degli itinerari e dei nodi di
interscambio; marittimo , con
particolare riferimento alle
infrastrutture necessarie per dare
impulso al cabotaggio).
Rete stradale: impatto
paesaggistico, occupazione ed
erosione del suolo, perdita o
frammentazione di habitat
naturali, inquinamento acustico e
atmosferico.
INCIDENZA POSITIVA
Potenziale impatto positivo
derivante dal completamento e
ristrutturazione delle infrastrutture
esistenti, dovuto al
decongestionamento della rete e,
in particolare, dei centri urbani
attraversati da flussi veicolari in
transito.
Il potenziamento della rete
ferroviaria e delle infrastrutture
portuali avrà positivi effetti nella
riduzione del traffico su gomma.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
(porti, ecc.) integrati al territorio.
Potenziamento di infrastrutture e
attrezzature finalizzate al
miglioramento delle condizioni di
sicurezza generale dei porti e della
navigazione.
Potenziamento dei servizi delle
infrastrutture aeroportuali e
aumento della sicurezza.
Necessità di una integrazione tra
la pianificazione dei trasporti e
quella territoriale (problematica)
prescelto, in termini di
miglioramento della sicurezza, dei
tempi di percorribilità,
dell’impatto ambientale .
Misura 6.03 - La misura è
finalizzata al potenziamento e
ammodernamento dei porti
regionali al fine di elevarne la
qualità, l’efficienza e la crescita
del trasporto combinato con
particolare riferimento al
cabotaggio. Sono previste e
ritenute prioritarie le infrastrutture
in ambito portuale per la gestione
lo smaltimento dei rifiuti
provenienti da navi.
N° di porti attrezzati per la
Misura 6.03 - In conformità con i gestione e lo smaltimento dei
rifiuti.
criteri ed indirizzi di attuazione
previsti al capitolo III del POR
Trasporto merci per modalità.
settore trasporti, gli interventi
devono operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture di
trasporto sul consumo dell’energia
e sul degrado degli ecosistemi e
dei paesaggi.
Non saranno ammessi interventi
isolati relativi a singole tratte o
lotti, per i quali non sia dimostrata
la capacità di incidere sulla
complessiva funzionalità
dell’itinerario o del nodo
prescelto, in termini di
miglioramento della sicurezza, dei
tempi di percorribilità,
dell’impatto ambientale .
La realizzazione dei sistemi di
informazione telematica per il
controllo delle merci e del traffico
navale aumenta la sicurezza dei
trasporti con benefici effetti
indiretti anche per l’ambiente.
Misura 6.04 - Prevede
interventi di recupero e
ammodernamento di infrastrutture
aeroportuali per marginalità di
alcune aree, migliorandone
l’accessibilità, favorendone la
mobilità di merci e innalzando
standard di qualità dei servizi.
Inquinamento acustico in ambito
Misura 6.04 - In conformità con i aeroportuale.
criteri ed indirizzi di attuazione
previsti al capitolo III del POR
settore trasporti, gli interventi
devono operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture di
trasporto sul consumo dell’energia
e sul degrado degli ecosistemi e
dei paesaggi.
Tra le tipologie di intervento che
vengono ritenute prioritarie è
previsto l’ammodernamento delle
infrastrutture aeroportuali
finalizzato alla riduzione
dell’inquinamento acustico e delle
emissioni provenienti dal trasporto
aereo.
Misura 6.05 – Prevede la
284
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
promozione e lo sviluppo della
Società dell’Informazione, da
realizzare mediante la diffusione
delle reti e dei collegamenti fra le
PPAA e l’erogazione di servizi
telematici finalizzati a migliorare i
rapporti fra le istituzioni, anche a
vantaggio delle imprese e dei
cittadini. Trattandosi di reti
immateriali, la misura non è
destinata ad avere impatti diretti
sull’ambiente.
Misura 6.06 – La misura prevede
lo sviluppo
dell’internazionalizzazione della
Sicilia nel campo economico (in
particolare crescita delle
esportazioni e degli investimenti
esteri) ed anche in quello
culturale. Si tratta, quindi, di
interventi senza impatto diretto
sull’ambiente.
285
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
SCHEDE DELLE MISURE
MISURA 1.02 – INFRASTRUTTURE DI CAPTAZIONE E ADDUZIONE A SCALA SOVRAMBITO (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche. Stima
incidenza sull’ambiente (positiva
– negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale
da perseguire in
relazione al settore
d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure
(criteri di selezione,
meccanismi premiali,
specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI PROBLEMATICHE:
Mancata realizzazione e
completamento dei principali
sistemi di approvvigionamento
Mancata attivazione degli A.T.O.
e del servizio idrico integrato
Garantire la piena
utilizzazione delle
infrastrutture di captazione,
accumulo e adduzione a scala
di sovrambito ottimizzandone
il rendimento.
Gli interventi saranno mirati a
massimizzare i risultati
ottenibili attraverso azioni di
ripristino della piena
funzionalità e di
ottimizzazione della gestione
del patrimonio infrastrutturale
esistente.
Carenza di risorse idriche
adeguate.
Sovrasfruttamento delle acque
sotterranee con fenomeni di
salinizzazione delle falde
Bassa qualità delle acque
superficiali e di falda.
Bassa capacità di trattamento,
scarsa qualità delle acque
depurate e limitata capacità di
riciclo delle acque nei cicli
produttivi.
Razionalizzare ed
ottimizzare l’uso della
risorsa idrica;
riduzione delle perdite in
rete.
Interventi finalizzati alla piena
utilizzazione delle risorse
idriche esistenti attraverso
miglioramenti dei sistemi di
captazione, il completamento e
il riefficientamento degli
schemi acquedottistici,
l’ottimizzazione dei sistemi
idrici attraverso
interconnessioni tra ambiti con
diverse disponibilità idriche.
Aumentare l’efficienza degli
acquedotti tutelando la risorsa
idrica e migliorandone la
gestione.
Ridotta capacità di integrare la
gestione della qualità e della
quantità della risorsa idrica
Mancanza di una adeguata base
informativa sullo stato delle acque
INCIDENZA POSITIVA
Completamento ed
286
Gli interventi dovranno
rispettare il principio della
sostenibilità d’uso della risorsa
idrica, rispettandone le
caratteristiche qualitative e
quantitative, razionalizzando i
prelievi e riducendo le perdite.
Perdite in rete: vol
immessso/vol. fatturato
Approvvigionamento
idropotabile: risorsa idrica
distinta per tipologia di
fonte e per ATO (o
provincia): corsi d'acqua,
laghi e invasi, sorgenti,
pozzi, totale
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
riefficentamento dei sistemi
acquedottistici, con riduzione
delle perdite ed incremento della
dotazione idrica dei centri serviti,
con particolare riferimento allo
schema idrico di sovrambito delle
prov. di Agrigento, Caltanissetta e
Palermo, inserito nel programma
di superamento e prevenzione
dell’emergenza idrica in corso,
(individuato dall’Ordinanza del
Ministero dell’Interno n. 3052 del
31/03/2000)
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali impatti negativi :
a. sul flusso idrico delle acque
superficiali e sotterranee;
b. sul suolo e sottosuolo;
c. sul paesaggio
287
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.03 – SISTEMA INFORMATIVO E DI MONITORAGGIO ACQUE E SERVIZI IDRICI (FESR) - SOTTOMISURE A E B
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Realizzazione di interventi
diretti ad avviare il sistema
regionale di monitoraggio
delle acque e del servizio
idrico integrato, la creazione
di un primo nucleo operativo
per l’istituenda Agenzia
regionale per la protezione
ambientale e il Sistema
Informativo Regionale
Ambientale (SIRA).
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Mancata attivazione degli
A.T.O. e del servizio idrico
integrato
Mancanza di una adeguata
base informativa sullo stato
delle acque.
INCIDENZA POSITIVA
Conoscenza quali-quantitativa
e della distribuzione della
risorsa sul territorio, con
finalità di tutela e prevenzione,
in particolare per aree con
situazioni di maggiore
degrado, vulnerabilità
ambientale e/o con rilevante
impatto antropico
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Individuazione delle
condizione di vulnerabilità dei
corpi idrici (CdP).
Tutela della qualità delle
acque: superficiali
interne,acque marino costiere; acque di transizione;
acque sotterranee (CdP).
Supporto per l’attività di
pianificazione e gestione dei
costituendi Ambiti territoriali
ottimali e per la redazione del
Piano di tutela delle acque
(CdP).
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Si prevede:
A) la realizzazione di
interventi volti al
monitoraggio della qualità
delle acque superficiali
interne,acque marino costiere; acque di transizione;
acque sotterranee (CdP);
B) il potenziamento del
sistema di monitoraggio
idrologico del Servizio
Tecnico Idrografico Regionale
al fine di garantire
l’espletamento dei compiti di
supporto nell’applicazione del
D.L.vo 152/99 (CdP).
288
La misura ha finalità di tutela
ambientale, nei criteri di
selezione si prevede priorità
per le azioni di monitoraggio
concentrate nelle aree a
particolare criticità ambientale
(CdP).
Indicatori
N° piani di ambito approvati
su totale di A.T.O.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.04 – PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FESR) - SOTTOMISURA 1.04 A “RETI IDRICHE URBANE”
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Dare piena attuazione alla
L.36/94 e al D. Lgs. 152/99
attraverso interventi di
riefficientamento e
razionalizzazione delle reti
idriche urbane al fine di
garantire disponibilità
idropotabili adeguate in un
ottica di tutela, di efficienza e
di economicità della gestione.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Controllo dei consumi
Ricerca e recupero delle
perdite puntuali in sistemi di
Mancata realizzazione e
distribuzione idropotabile
completamento dei principali
sistemi di approvvigionamento esistenti (CdP)
Perdite in rete
INCIDENZA POSITIVA
Recupero di risorsa
Garantire disponibilità
idropotabili adeguate in un
ottica di tutela, di efficienza e
di economicità della gestione
(CdP).
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
In una prima fase, nelle more
della costituzione degli A.T.O.
la sottomisura riguarderà
interventi volti alla
individuazione e al recupero
delle perdite in sistemi di
distribuzione idropotabile
esistenti, e alla riqualificazione
e razionalizzazione.
Dopo la costituzione degli
A.T.O., la sottomisura sarà
finalizzata ad attuare la
pianificazione d’ambito
relativa ai sistemi di
distribuzione idropotabile.
289
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
Perdite in rete: vol
immessso/vol. fatturato
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.04 – PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FESR) - SOTTOMISURA 1.04B SETTORE FOGNARIO E DEPURATIVO
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Dare piena attuazione alla
L.36/94 e al D. Lgs. 152/99
attraverso la realizzazione di
interventi nel settore fognario
e depurativo che
contribuiscano a realizzare gli
elementi strutturali necessari
per l’espletamento del servizio
idrico integrato, nel rispetto
dei livelli minimi che questo
deve garantire nel settore dello
smaltimento reflui.
Bassa capacità di trattamento,
scarsa qualità delle acque
depurate e limitata capacità di
riciclo delle acque nei cicli
produttivi
INCIDENZA POSITIVA
Tutela e risanamento della
risorsa attraverso il
completamento e
l’adeguamento dei sistemi
fogniario e della depurazione,
con priorità per le aree a
maggiore sensibilità
ambientale
Azioni mirate a tutelare e
mantenere lo stato ecologico
delle acque e a favorire il
riutilizzo di acque reflue
depurate in agricoltura o per
usi industriali.
Adeguamento delle
infrastrutture di depurazione
agli obblighi di legge:
potenziamento sistemi di
depurazione sia industriali
che civili.
Riduzione dei consumi idrici
con innovazioni di processo,
riuso, riutilizzo,
miglioramento rete
approvvigionamento,
riduzione delle perdite.
Gli interventi saranno
finalizzati alla tutela ed il
risanamento delle acque
marine, di quelle superficiali e
sotterranee, attraverso
l’adeguamento dei sistemi
depurativi al D.Lgs. 152/99.
Risparmio idrico attraverso il
riuso in agricoltura e industria
delle acque reflue depurate
290
Depuratori non funzionanti/
tot. depuratori
Realizzazione di interventi
che saranno valutati necessari
per risolvere particolari
situazioni di emergenza e che
siano individuati in quelle
zone a maggior sensibilità
ambientale per la riduzione
dell’inquinamento.
Popolazione servita da
impianti di
depurazione/popolazione tot.
Qualità delle acque
superficiali: indice SECA;
indice IBE; indice LIM
Qualità delle acque
sotterranee: concentrazione di
nitrati.
% di costa balneabile/costa
controllata
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.05 – PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FEOGA)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Mancata realizzazione e
Ottimizzazione della
completamento dei principali
funzionalità degli impianti di
sistemi di approvvigionamento
accumulo e distribuzione
primaria al fine di garantire
Carenza di risorse idriche
adeguata disponibilità qualiadeguate
quantitativa della risorsa idrica
Sovrasfruttamento delle acque
per uso irriguo.
sotterranee con fenomeni di
La misura prevede
salinizzazione delle falde
investimenti per :
Bassa capacità di trattamento,
l’ammodernamento e la
scarsa qualità delle acque
rifunzionalizzazione, ivi
depurate e limitata capacità di
compresi i completamenti,
riciclo delle acque nei cicli
delle reti di adduzione e
produttivi
distribuzione consortili;
l’accumulo e la distribuzione
INCIDENZA NEGATIVA
delle acque reflue e depurate
Potenziali
modifiche dei flussi
anche attraverso la
idrici preesistenti
realizzazione di sistemi di
automazione e controllo.
INCIDENZA POSITIVA
la predisposizione di studi,
Disponibilità idrica adeguata
piani e programmi volti ad
in termini quantitativi e
approfondire la conoscenza
qualitativi della risorsa idrica
del sistema delle risorse
per uso irriguo
idriche ad uso irriguo.
Risparmio idrico e riuso in
agricoltura delle acque reflue e
depurate
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Adeguamento delle
infrastrutture di collettamento
e depurazione agli obblighi di
legge: potenziamento sistemi
di depurazione sia industriali
che civili.
Miglioramenti dei livelli di
qualità dei corpi idrici.
Riduzione dei consumi idrici
con innovazioni di processo,
riuso, riutilizzo,
miglioramento rete
approvvigionamento,
riduzione delle perdite.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Gli interventi sono rivolti
all’ammodernamento e
rifunzionalizzazione delle reti
di adduzione e distribuzione
delle acque per uso irriguo,
anche attraverso il riuso delle
acque reflue depurate.
291
Sarà data priorità alle aree
interessate dall’emergenza
idrica e a quelle a rischio di
desertificazione (CdP).
Indicatori
Perdite in rete: vol
immessso/vol. fatturato
Acque reflue riutilizzate su
totale di acque reflue trattate.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.07 – PROTEZIONE CONSOLIDAMENTO VERSANTI, CENTRI ABITATI E INFRASTRUTTURE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Pianificazione nell’uso del
suolo: minimizzazione impatti,
particolare attenzione zone
sensibili, di pregio e/o
soggette a rischio
idrogeologico.
Con la misura si punta a
raggiungere un adeguato
livello di sicurezza dal rischio
idrogeologico con priorità
nelle aree individuate dal
piano stralcio di bacino per
l’assetto idrogeologico, in
particolare nelle province di
Messina Palermo, Agrigento,
Catania e Caltanissetta (CdP).
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Elevato rischio idraulico e
idrogeologico
Realizzazione di interventi di
messa in sicurezza di aree già
interessate da dissesto, di
protezione attiva e di
prevenzione di aree a minore
rischio, di monitoraggio di
aree in frana.
Elevato rischio sismico.
Diffusi processi di degrado
del suolo causati da attività
agricole e industriali non
sostenibili.
Diffusi fenomeni di
abusivismo in aree a rischio.
Razionalizzazione dell’uso del
suolo e recupero aree
degradate e identifcazione aree
a rischio.
Le azioni verranno individuate
- Rafforzamento degli
sulla base delle indicazioni
strumenti di pianificazione
Problematiche connesse alla
degli strumenti di
del territorio e del
siccità con conseguente
pianificazione previsti dalla
coordinamento delle
rischio di innesco di fenomeni
normativa vigente ( Piano
politiche di difesa del suolo
di desertificazione.
stralcio di bacino per l’assetto
con le politiche settoriali.
INCIDENZA NEGATIVA
idrogeologico, Piano
- Rafforzamento
straordinario di bacino)
Gli interventi saranno
dell’approccio preventivo
realizzati con priorità nelle
nella programmazione degli
aree individuate dal piano
interventi e riduzione della
stralcio di bacino per l’assetto
pressione delle attività
idrogeologico, in particolare
antropiche.
nelle province di Messina
Palermo, Agrigento, Catania e - Diffusione delle tecniche di
naturalizzazione e tutela
Caltanissetta.
degli habitat naturali.
I Potenziali impatti negativi
riguardano alterazioni
morfologiche e del deflusso
In particolare il sistema di
interventi proposti
riguardano:
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure
(criteri di selezione,
meccanismi premiali,
specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Si prevede che gli interventi per
la messa in sicurezza delle aree
già interessate da fenomeni di
dissesto debbano essere quelli a
minor impatto ambientale.
Popolazione benef. Di
misure di salvaguardia dal
rischio R4-R3, d.lgs 180/98;
Nell’ambito degli interventi da
realizzare non debbono essere
trascurati quelli di manutenzione
- la messa in sicurezza di aree idraulica ordinaria e
Numero e superfici delle
già interessate da fenomeni di straordinaria, che associati agli aree soggette a rischio
interventi di rinaturalizzazione, idrogeologico
dissesto, la protezione attiva
ed il monitoraggio delle aree a possono essere risolutivi ai fini
minore rischio, ma comunque del ripristino della funzionalità
vulnerabili, la corretta gestione idraulica dei corsi d’acqua e
della loro messa in sicurezza.
del trasporto solido dei corsi
d’acqua.
Si prevedono:
- interventi di consolidamento
e di difesa idrogeologica e/o di
difesa idraulica nelle aree a
rischio di esondazione o di
frana individuate nel piano
straordinario dell’assetto
292
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
dei corsi d’acqua a causa di
interventi di regimazione delle
acque (briglie, canalizzazioni,
argini) e di interventi di
stabilizzazione dei versanti.
INCIDENZA POSITIVA
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
idrogeologico (CdP);
- Interventi di monitoraggio di
aree in frana, al fine di
verificare l’evoluzione dei
fenomeni e prevenire
situazioni di rischio
Tutela del suolo attraverso la
messa in sicurezza di aree a
rischio e prevenzione dei
fenomeni di dissesto
idrogeologico, con priorità
per le province di Messina
Palermo, Agrigento, Catania e
Caltanissetta.
293
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.09 – MANTENIMENTO DELL’ORIGINARIO USO DEL SUOLO (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche.
Stima incidenza sull’ambiente
(positiva – negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Elevato rischio idrogeologico
Ricostituzione del patrimonio
silvicolo danneggiato da
eventi naturali e in particolare
da incendi;
Prevenzione degli incendi
boschivi e riduzione del
rischio da innesco e
propagazione del fuoco;
Riduzione dei fenomeni di
erosione e desertificazione
attraverso investimenti silvocolturali
Prevenzione dei disastri
naturali e salvaguardia del
suolo e del patrimonio
silvicolo attraverso la
Costituzione del Sistema
informativo Territoriale
Diffusi processi di degrado del
suolo causati da attività agricole
e industriali non sostenibili
Diffusi fenomeni di abusivismo in
aree a rischio che influiscono
negativamente sulle funzioni
idrogeologiche e l’uso originario del
suolo(erosione)
Distruzione del potenziale
silvicolo danneggiato da
incendi.
Problematiche connesse alla
siccità con conseguente rischio
di innesco di fenomeni di
desertificazione.
INCIDENZA POSITIVA
Ricostituzione degli ecosistemi
boschivi danneggiati da incendi
o da eventi naturali nelle aree
silvicole dell’intero territorio
regionale utilizzando specie
forestali autoctone, adatte alle
condizioni locali e compatibili
con l’ambiente.
Prevenzione dei disastri
naturali e degli incendi per la
salvaguardia del suolo e del
patrimonio silvicolo in ambiti
forestali
Ricostituzione del potenziale
produttivo silvicolo danneggiato
da incendi.
Recupero delle funzioni
idrogeologiche ed ecologiche
dei sistemi forestali e
ripristino di condizioni di
stabilità e di sicurezza.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Ricostituzione e salvaguardia
del potenziale produttivo
silvicolo danneggiato da
incendi e altri disastri naturali,
mantenimento dell'equilibrio
ecologico e della difesa
dell'ambiente in un contesto
già fortemente interessato da
fenomeni di dissesto e da
avanzati processi di
desertificazione e di forte
degrado territoriale.
Gli interventi da realizzare
dovranno avere tra i requisiti
quello della compatibilità
ambientale, rispettando e
rafforzando le caratteristiche
tipiche dell’ecosistema in cui
si opera.
In particolare si prevedono
Le opere devono essere inoltre
quattro tipi di interventi e cioè: concentrate in territori con
forte compromissione
- Ricostituzione dei boschi e
ambientale, dove è possibile
degli ecosistemi danneggiati
conseguire, in tempi certi e
da incendi con interventi
brevi, il pieno recupero delle
sostenibili ed eco-compatibili;
funzioni idrogeologiche dei
sistemi naturali e forestali ed il
- Investimenti per la
ripristino di condizioni di
prevenzione degli incendi;
stabilità e di sicurezza. (CdP)
- azioni di carattere silvocolturale per ridurre l’erosione
e la desertificazione.
- Costituzione del sistema
informativo territoriale (s.i.t)
finalizzato alla prevenzione
dei disastri naturali e degli
294
Indicatori
Entità degli incendi boschivi
Variazioni annuali di foresta
Superficie forestale esistente;
Superficie
imboschita/superficie boscata
regionale;
Superficie boscata
ricostituita/superficie boscata
regionale;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
Interventi che concorrono alla
prevenzione del dissesto
idrogeologico e dei fenomeni di
desertificazione realizzati nelle
aree silvicole a maggiore rischio
idrogeologico dell’intero
territorio regionale.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
incendi per la salvaguardia del
suolo e del patrimonio
silvicolo in ambiti forestali
(CdP)
Interventi mirati alla
prevenzione e tutela del suolo
da incendi, anche attraverso la
costituzione di un Sistema
Informativo Territoriale, nelle
aree boscate dell’ intero
territorio regionale a maggiore
rischio di incendio.
295
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.10 – TUTELA INTEGRATA DELLE AREE COSTIERE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e Descrizione
sintetica della Misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Obiettivo della misura è la
messa in sucurezza ed il
recupero delle aree costiere
degradate, la protezione dei
litorali in erosione e la loro
successiva manutenzione e
controllo. Le aree di accertata
priorità ambientale che
saranno inizialmente oggetto
di intervento riguardano il
litorale messinese tirrenico e
ionico.
Diffusi fenomeni di erosione
costiera e degrado delle coste.
Presenza di difese rigide con
effetti erosivi di sottoflusso
Irrigidimento del sistema
idrografico
Presenza di strutture lineari sul
retrospiaggia
Realizzare interventi integrati
tesi a rimuovere le cause del
degrado e/o dell'erosione delle
aree costiere, a proteggere i
litorali in erosione e a
garantirne la successiva
manutenzione e monitoraggio.
Diffusi fenomeni di
abusivismo lungo la costa e in
aree a rischio che influiscono
negativamente sulle funzioni
idrogeologiche e l’uso
originario del suolo(erosione).
Elevato rischio idraulico e
idrogeologico
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali alterazioni
morfologiche e potenziale
peggioramento della qualità
dei fondali e delle acque di
balneazione a causa di
interventi di protezione della
costa quali pennelli, barriere
sommerse, ripascimenti.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Nella prima fase si prevede
Recupero di suolo e di aree a
rischio e degradate.
- il ripascimento e la
protezione delle coste in
erosione con barre
sommerse o pennelli nelle
aree a maggiore criticità
(CdP)
Nella seconda fase sono
previsti:
- interventi coerenti con
previsioni, indicazioni e
criteri fissati nel piano
stralcio di bacino per
l’assetto idrogeologico
(CdP).
296
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
E’ previsto che sia data
priorità a interventi su aree a
maggior criticità ambientale
accertata dalle strutture
Aree critiche per l’erosione
pubbliche competenti , sulle
costiera
aree di elevato interesse
naturalistico facenti parte della
rete ecologica, nelle aree
d’interesse turistico e culturale
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Gli interventi saranno
realizzati con priorità lungo il
litorale messinese (ionico e
tirrenico) e con priorità
decrescente gli altri litorali
(siracusano, ragusano,
agrigentino, trapanese,
palermitano, catanese).
INCIDENZA POSITIVA
Recupero e protezione dei
litorali e delle aree costiere
degradate con priorità per il
litorale messinese (ionico e
tirrenico) e con priorità
decrescente gli altri litorali
(siracusano, ragusano,
agrigentino, trapanese,
palermitano, catanese).
Miglioramento delle
condizioni di fruibilità della
costa sabbiosa , con priorità
per le aree a maggior criticità
ambientale, ad elevato
interesse naturalistico facenti
parte della rete ecologica e
d’interesse turistico e
culturale, privileggiando
interventi ed azioni che
concorrano al recupero
ambientale e alla
destagionalizzazione dei
flussi turistici.
297
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.11 - SISTEMI TERRITORIALI INTEGRATI AD ALTA NATURALITÀ (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione
sintetica della misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Con la misura si vuole favorire
la conservazione e la
valorizzazione delle risorse
Per la selezione dei progetti
Difficoltà nell’assicurare la
ambientali nelle aree protette e costituirà criterio prioritario il
Valorizzazione
e
conservazione e la tutela della
di alto valore naturalistico.
recupero e la conservazione di
conservazione delle risorse
La misura è finalizzata a dare biodiversità e del patrimonio
Habitat e specie prioritari, e la
biologiche,
ambientali
vita a sistemi territoriali ad
ambientale
Si prevedono interventi volti al rispondenza a obiettivi
,culturali nelle aree protette.
alta naturalità, che connettano
rafforzamento dei nodi della
determinati da direttive e
Difficoltà nel garantire la
le aree naturali protette già
rete esistente, (parchi e riserve convenzioni internazionali o la
Recupero
di
ambito
territoriali
(soddisfacente) fruizione
istituite con la Rete natura
ambientalmente compromessi. istituiti), alla programmazione realizzazione di fini istitutivi
sostenibile all’interno delle
2000 e che riguardano tutti i
dei primi interventi in ambiti
delle aree protette. (CdP)
aree protette
contesti territoriali definiti
Programmazione delle risorse SIC e ZPS, alla connessione
prioritari dal QCS. Si svolgerà
finanziarie destinate ad azioni delle aree naturali protette, al
Mancata realizzazione di
lungo tutta la filiera della
di strutturazione di eventuali
fine di creare sistemi
interconnessioni
biologicosistematizzazione delle
Sarà favorita la
aree
naturali
protette
che
territoriali integrati ad alta
conoscenze, della definizione funzionali tra le aree protette e verranno istituite nei prossimi
concentrazione e integrazione
naturalita’.
le zone ad elevata biodensità
degli specifici strumenti di
di linee d’intervento e/o di
anni
(messa
a
punto
delle
(corridoi ecologici e
pianificazione e gestione dei
Gli interventi riguarderanno in azioni previste in più misure al
RES)
cuscinetti)
territori interessati, del
particolare:
fine di incentivare soggetti
recupero e potenziamento
Attivazione di efficaci sistemi
istituzionali e operatori
INCIDENZE POSITIVE
la realizzazine della carta della economici alla costruzione di
della naturalità, dei processi di
di gestione e manutenzione e
natura e del SIT delle aree
sensibilizzazione sui valori
di ripristino degli ambienti e
Valorizzazione e
“Patti ambientali” attenti alla
protette;
ambientali e riguarderà sia
dei beni in condizioni di
conservazione delle risorse
tutela dell'ambiente tramite
interventi che potenzino i
degrado.
biologiche, ambientali
l'abbattimento di detrattori
la stesura di un programma
sistemi già definiti, sia
,culturali nelle aree protette.
ambientali, valorizzando l'uso
regionale
di
educazione
Sensibilizzazione e
interventi di realizzazione di
di energie rinnovabili,
coinvolgimento delle comunità ambientale nelle aree protette;
Promozione e valorizzazione
nuovi sistemi ad alta
promovendo processi
locali nelle azioni di
di Sic e Zps esterni alle aree
naturalità.
produttivi ecosostenibili e
conservazione e gestione del
protette.
prodotti di qualità e tipici.
patrimonio naturale.
Azioni per la
(Cdp)
Recupero di ambiti territoriali
infrastrutturazione della Rete
ambientalmente compromessi. Incremento delle opportunità
Ecologica, al fine della
educative, di ricreazione e di
conservazione, recupero,
Miglioramento delle
ricerca.
valorizzazione, ricostruzione,
Indicatori
Tutela degli habitat e delle
specie.
298
Superficie totale aree naturali
protette (parchi regionali,
riserve) legge 394/91 e
successive modifiche e legge
regionale 98/81e l.regionale
14/88 rispetto alla superficie
regionale;
% di aree naturali protette
dotate di piani di gestione/
utilizzazione e sistemazione.
Biodiversità (n. di specie
vegetali e habitat).
N° di specie minacciate
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
conoscenze in campo
ambientale.
Utilizzo di strumenti di
gestione e pianificazione dei
territori protetti.
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
ricerca.
Miglioramento delle
possibilità di fruizione
sostenibile nelle aree protette .
valorizzazione, ricostruzione,
restauro e fruizione delle aree
protette.
Miglioramento delle
possibilità di fruizione
sostenibile nelle aree protette .
INCIDENZA NEGATIVA
Pressione incontrollata in aree
particolarmente sensibili in
relazione ad un possibile
considerevole aumento
dell’afflusso turistico.
299
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.12 – SISTEMI TERRITORIALI INTEGRATI AD ALTA NATURALITÀ (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione
sintetica della misura
La misura mira a porre
rimedio al grave
depauperamento della
diversità biologica del
patrimonio genetico vegetale
della Sicilia, con riferimento
alle specie di interesse agrario
e forestale. Scopo della misura
è, pertanto, la creazione di una
“banca del germoplasma
vegetale”, diffusa nei territori
ad alta naturalità della “rete
ecologica siciliana”, in grado
di conservare il patrimonio
genetico di specie ed ecotipi di
interesse agrario e forestale
che determinano il “paesaggio
storico e tradizionale” del
territorio della Sicilia e, anche,
caratterizzanti ambienti
naturali di particolare interesse
conservazionistico.
Gli interventi riguardano la
realizzazione, la
ristrutturazione e
l’adeguamento di centri
pubblici per la raccolta,
conservazione e
moltiplicazione di
germoplasma delle specie
vegetali autoctone di interesse
agrario e forestale nonché
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Difficoltà nell’assicurare la
conservazione e la tutela del
patrimonio genetico autoctono
e di specie ed ecotipi di
interesse agrario e forestale
Tutela degli habitat e delle
che determinano il “paesaggio specie.
storico e tradizionale” del
territorio della Sicilia .
Conservazione del patrimonio
genetico di specie ed ecotipi di
INCIDENZA POSITIVA
interesse agrario e forestale
che determinano il “paesaggio
Valorizzazione e
storico e tradizionale” del
conservazione delle risorse
ambientali nelle aree protette . territorio della Sicilia
Garantire la conservazione del
patrimonio genetico di specie
ed ecotipi di interesse agrario
e forestale che determinano il
“paesaggio storico e
tradizionale” del territorio
della Sicilia e, anche,
caratterizzanti ambienti
naturali di particolare interesse
Costituzione di una “Banca del
germoplasma” diffusa nei
territori ad alta naturalità della
“rete ecologica siciliana”
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Scopo della misura è
salvaguardare e conservare il
patrimonio genetico di specie
vegetali di interesse agrario e
forestale comprese quelle in
pericolo di estinzione,
mantenere e favorire la
biodiversità degli ecosistemi.
Indicatori
Progetti che prevedono il
recupero e/o il potenziamento
di interventi per la
conservazione del
germoplasma già avviati.
Gli obiettivi sono quindi quelli
di:
- migliorare la stabilità degli
ecosistemi;
- favorire uno sviluppo
equilibrato ed indurre la
valorizzazione e la crescita
economica negli ambiti
territoriali d’intervento;
incentivare lo sviluppo di
percorsi divulgativo–educativi
e la fruizione pubblica del
“bene” ambiente
accrescendone nel contempo
la consapevolezza pubblica.
conservazionistico.
300
Progetti che riguardano la
conservazione del
N° di specie minacciate
germoplasma di specie ed
Biodiversità (n. di specie
ecotipi maggiormente
vegetali e habitat).
rappresenativi del paesaggio
agrario e forestale tradizionale.
Sarà data inoltre priorità agli
interventi di recupero di
manufatti esistenti.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
l’acquisto degli impianti delle
macchine del materiale e delle
attrezzature necessarie per
l’attuazione della misura.
301
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.13 – SVILUPPO IMPRENDITORIALE DEL TERRITORIO DELLA RETE ECOLOGICA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione
sintetica della misura
La misura mira a sviluppare
nuove imprese sia nei settori
produttivi legati alle attività e
ai mestieri tradizionali e alla
fruizione turistica dei luoghi,
sia nei servizi connessi alla
promozione e valorizzazione
dei territori e delle relative
produzioni.
La misura pertanto
promuoverà nuova
imprenditorialità nei seguenti
campi specifici:
- Organizzazione della
promozione e fruizione delle
aree, organizzazione di
percorsi turistici e conoscitivi
e di pacchetti integrati per la
valorizzazione e fruizione
della RES
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Presenza di aree a rischio di
marginalità (aree montane ed
isole minori), di processi di
impoverimento di risorse
umane (nuova emigrazione) e
di decadimento di centri
storici minori.
Carenza di servizi connessi
alla promozione e
valorizzazione del territorio.
Incremento delle opportunità
educative, di ricreazione
,comunicazione ed
informazione
La misura è finalizzata a
supportare la realizzazione
della rete ecologica siciliana
dando impulso allo sviluppo
Intervenire a favore della
valorizzazione e fruizione della della gestione imprenditoriale
INCIDENZA NEGATIVA
del territorio tramite iniziative
RES e del territorio.
che incentivino e sostengano
Pressione incontrollata in
l’offerta dei servizi di
aree particolarmente sensibili
promozione e fruizione dei
in relazione ad un possibile
Valorizzazione e promozione
territori, nonché di
considerevole aumento
delle produzioni tipiche locali
promozione dei prodotti tipici.
(ad esclusione dei prodotti
- Valorizzazione e promozione dell’afflusso turistico.
compresi nell’allegato I del
delle produzioni tipiche locali.
INCIDENZA POSITIVA
Trattato).
- Utilizzo di tecnologie
Promozione e valorizzazione
informatiche per lo sviluppo
dei territori.
dell’offerta di pacchetti
turistici, informazioni e
Interventi a favore della
prenotazioni nel territorio
valorizzazione e fruizione
della RES
della RES.
- Azioni di marketing e
promozione turistica della
302
Tra i criteri di selezione
spiccano quelli relativi alla
valorizzazione del patrimonio
naturale e creazione di valore
aggiunto nei territori della
RES. (CdP)
N° visitatori nelle aree protette
Dovrà essere accompagnata
con ingresso controllato
dalla capacità di canalizzare i
flussi turistici a favore di
processi di
destagionalizzazione delle
presenze.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
RES coerenti con quelle
previste dalla Società
dell’Informazione.
303
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.14 - INFRASTRUTTURE E STRUTTURE PER LA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura si propone di
superare la condizione di
emergenza dichiarata nel
territorio regionale per il
settore dei rifiuti con le
Ordinanze n. 2983 del 31.5.99,
n.3048 del 31.3.2000 e n.3072
del 21.7.2000, nonchè di
creare le condizioni per la
completa attuazione dell'art.
22 del D.Lgs.22/97. inoltre è
stato approvato, d'intesa con il
ministero dell'ambiente, il
piano di emergenza rifiuti
(PIER) con la pubblicazione
del Decreto Commissariale del
25.luglio 2000 (Suppl.
Ord.GURS n.36 del 4.8.2000)
e su questo si articola la
presente scheda di misura.
La realizzazione di questa
misura prevede anche
l’adozione del Piano di
gestione
La realizzazione della misura
si articola in due fasi:
la prima: in questa fase
verranno finanziate opere in
particolare piazzole per la
raccolta differenziata e
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Mancanza di adeguati
strumenti di pianificazione
previsti dai regolamenti
comunitari
Regime di emergenza che
favorisce situazioni di
illegalità nello smaltimento
Inquinamento del suolo delle
falde idriche connesso allo
smaltimento non controllato
dei rifiuti
Mancanza di impianti di
trattamento, smaltimento e/o
riciclaggio a norma
INCIDENZE POSITIVE
Miglioramento dei sistemi di
gestione dei rifiuti
Riduzione della quantità di
rifiuti prodotta
Aumento della quota di rifiuti
recuperati e riutilizzati
La misura si propone di
superare la condizione di
emergenza dichiarata nel
territorio regionale per il
settore dei rifiuti, nonchè di
redigere il piano di gestione
previsto dall'art. 22 del
D.Lgs.22/97.
Risanare le aree contaminate
rendendole disponibili a nuovi
utilizzi migliorando nel
contempo le conoscenze e le
tecnologie di bonifica.
% materiali riciclati
Promuovere la riduzione della
quantità e della pericolosità dei
rifiuti favorendo il riciclaggio,
riutilizzo, recupero e
introducendo innovazioni di
processo nei sistemi di gestione
dei rifiuti.
Gli obiettivi specifici del
Piano di gestione,
consisteranno nell'incorporare
la gerarchia degli obiettivi
comunitari e nazionali per il
settore e le conseguenti azioni
tese a ridurre la quantità di
rifiuti prodotta, a recuperarne
e riutilizzarne quote sempre
più consistenti, ricorrendo per
le frazioni residuali alla
produzione di combustibile da
rifiuto (C.D.R.) da inviare al
trattamento termico per il
recupero energetico e allo
smaltimento in discarica.
304
Rifiuti smaltiti all'interno degli
A.T.O
% rifiuti avviati alle diverse
modalità di smaltimento (in
ambito Prov. e regionale)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
impianti per la produzione
compost
la seconda: si attiverà a
seguito dell’adozione del
Piano di gestione e riguarderà
la realizzazione degli
interventi infrastrutturali
previsti nello stesso e relativi
sia alla definizione del ciclo
della raccolta differenziata sia
al trattamento finale dei rifiuti
305
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.15 - RIDUZIONE DELLA COMPROMISSIONE AMBIENTALE DA RIFIUTI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza sull’ambiente
(positiva – negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
- costituzione di un sistema di
rilevamento e monitoraggio dei siti
inquinati e delle aree degradate
dalla presenza di discariche
abusive, di valutazione della
compromissione degli ambienti e
delle relative correlazioni
epidemiologiche.
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Mancanza di adeguati strumenti
di pianificazione previsti dai
regolamenti comunitari
Regime di emergenza che
favorisce situazioni di illegalità
nello smaltimento
Inquinamento del suolo delle
falde idriche connesso allo
-censimento dei siti potenzialmente smaltimento non controllato dei
inquinati;
rifiuti
- l'individuazione dei criteri
generali per gli interventi di messa
in sicurezza, per la bonifica ed il
ripristino ambientale dei siti
inquinati;
- anagrafe dei siti da bonificare e
delle aree degradate dalla presenza
di discariche abusive.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche
modalità di attuazione)
Indicatori
Criteri di selezione: sarà data
priorità alla messa in
sicurezza e alla bonifica dei
siti che costituisono minaccia
imminente alla pubblica
incolumità, dei siti che
inquinano la falda acquifera
utilizzata a fini idropotabili e
le falde acquifere in generale.
Sarà inoltre data priorità
anche ai siti collocati nelle
aree sensibili e prossime ai
centri abitati.
Siti bonificati e in
sicurezza
La misura è a diretta finalità
ambientale; gli interventi
previsti mirano alla
riduzione dell'inquinamento
provocato dallo
smaltimento dei rifiuti.
Finalità della misura è la riduzione
dell'inquinamento ambientale
provocato dallo smaltimento dei
rifiuti.
La misura si articolerà
prevalentemente nelle seguenti
azioni:
Temi ambientali nel
settore o nelle misure (es.
azioni e/o misure a finalità
ambientale)
INCIDENZA POSITIVA
Interventi di bonifica, ripristino
e risanamento ambientale e
messa in sicurezza dei siti
inquinati.
Gli interventi saranno,
quindi, finalizzati alla
riduzione delle cause di
inquinamento ambientale e
a rendere nuovamente
disponibili, sicuri e salubri i
Sviluppare sistemi di
territori inquinati, a
monitoraggio e prevenzione
dell’inquinamento ambientale migliorare il controllo sullo
provocato dallo smaltimento stato del territorio.
dei rifiuti e promuovere
Si prevede dunque:
azioni di recupero e bonifica
dei siti inquinati e delle aree - la costituzione di un
degradate.
sistema di rilevamento e
monitoraggio dei siti
inquinati e delle aree
degradate dalla presenza di
discariche abusive, di
valutazione della
compromissione degli
ambienti e delle relative
correlazioni
epidemiologiche.
- il censimento delle aree
interessate da smaltimento
di rifiuti e caratterizzazione
- interventi di bonifica e di
ripristino ambientale dei siti
inquinati
306
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
inquinati
dei siti inquinati a supporto
della redazione dei progetti
di bonifica.
- interventi di bonifica,
ripristino e risanamento
ambientale, messa in
sicurezza dei siti inquinati.
307
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.16 - RETI ENERGETICHE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione degli
obiettivi
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Inquinamento atmosferico
associato alla produzione di
energia termoelettrica e al
consumo di energia in
generale Modesto sviluppo
delle fonti rinnovabili di
energia
Completare la rete metanifera
dell’isola attraverso interventi
di distribuzione del gas
metano nei centri urbani e
negli agglomerati industriali, a
INCIDENZA NEGATIVA
partire dai punti di consegna
della SNAM.
Possibile impatto sulle aree
protette all’interno delle quali
Consentire ai Comuni, per le
insistono i comuni individuati
aree agricole intensive, la
come prioritari per la
possibilità di usufruire dei
realizzazione delle reti
benefici del gas metano.
metanifere. Possibile aumento
Potenziare le reti di
dei consumi e conseguenti
distribuzione dell’energia
emissioni di gas serra
elettrica nei poli industriali e/o
INCIDENZA POSITIVA
artigianali per eliminare e/o
ridurre agli standard europei le
Completamento ed estensione
interruzioni di elettricità nei
della rete metano che
processi di lavorazione.
determina minore emissione
di inquinanti legato
all’utilizzo del gas metano
rispetto ad altri combustibili
(carbone, petrolio, oli
minerali)
Riduzione del ricorso a fonti
non rinnovabili e parallelo
sviluppo dell’impiego delle
fonti rinnovabili
La misura mira a completare
la rete metanifera dell’isola e a
potenziare le reti di
distribuzione dell’energia
Ottimizzare l’utilizzo degli
elettrica nei poli industriali e/o
impianti riducendo
notevolmente le perdite in rete artigianali.
Si vuole inoltre permettere la
diffusione di stazioni per la
distribuzione di gas metano
Controllo e riduzione delle
per autotrazione, acquisendo
emissioni in atmosfera di gas a così benefici ambientali a
effetto serra e dannose per la
seguito del minore
fascia di ozono
inquinamento del metano
rispetto a tradizionali
Contenimento dell’impatto
combustibili
ambientale delle reti di
distribuzione.
Risparmio ed efficienza
energetica
308
% metano per usi civili sul
totale fonti energetiche fossili;
Gli interventi per la
realizzazione delle reti di
distribuzione del gas metano e
dell’energia elettrica,
dovranno rispettare i criteri di
compatibilità ambientale,
prevedendo, in particolare,
precise misure per la
salvaguardia del paesaggio e
per il ripristino dei luoghi
interessati dai lavori.
N. allacci metano/utenze tot
per settore
Quantità di energia prodotta
suddivisa per tipo di fonte
Percentuale di produzione di
energia elettrica da
combustibili fossili sul totale
di energia elettrica
Consumi di combustibili per
trasporti
N. interruzioni di corrente
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 1.17 - DIVERSIFICAZIONE DELLA PRODUZIONE ENERGETICA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione degli
obiettivi
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Inquinamento atmosferico
associato alla produzione di
energia termoelettrica e al
Le linee operative della misura consumo di energia in
generale
sono connesse alla
realizzazione di interventi
Modesto sviluppo delle fonti
finalizzati alla produzione di
rinnovabili di energia
energia da fonti rinnovabili ad
alto indice di risparmio
INCIDENZA POSITIVA
energetico e basso livello di
Opportunità di servire zone
emissioni inquinanti e
della regione difficilmente
climalteranti (biomasse,
servibili dalle reti
energia solare, eolica e
tradizionali
geotermica).
Si tratta di valorizzare le
risorse energetiche naturali
abbondantemente presenti in
Sicilia, consentendo uno
sviluppo locale sostenibile.
Promozione e diffusione di
forme di energia pulita a
servizio dell’industria e delle
PMI
Riduzione del ricorso a fonti
non rinnovabili e parallelo
sviluppo dell’impiego delle
fonti rinnovabili.
Risparmio ed efficienza
energetica.
Controllo e riduzione delle
emissioni in atmosfera di gas a
effetto serra e dannose per la
fascia di ozono.
Le linee che con la misura si
intendono perseguire sono
connesse alla realizzazione di
interventi finalizzati alla
produzione di energia per uso
produttivo da fonti alternative
ad alto indice di risparmio
energetico (biomasse, energia
solare, eolica e geotermica).
Contenimento dell’impatto
ambientale delle reti di
distribuzione
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali impatti negativi
per il paesaggio e per alcune
specie faunistiche
309
Nell’ambito dei criteri di
selezione individuati si
segnalano:
- il maggiore risparmio
energetico conseguibile
annualmente dall’impianto, in
termini di energia primaria.
- il rapporto tra emissioni
evitate di CO2/costo totale
intervento. (CdP)
Quantità di energia prodotta da
fonti rinnovabili rispetto al
totale di energia prodotta (per
tipologia di fonte)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 2.01 - RECUPERO E FRUIZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE ED AMBIENTALE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura è finalizzata alla
connessione del vasto e
diversificato patrimonio
regionale in un unico sistema
organico, strutturato in reti,
circuiti e itinerari e al recupero
dei contesti e delle identità
culturali locali in una
prospettiva di valorizzazione
turistica.
Si intende sostenere il
potenziamento delle attività di
recupero e fruizione del
patrimonio culturale regionale
attraverso la realizzazione dei
circuiti museali, monumentale,
delle aree archeologiche e del
sistema delle biblioteche e
degli archivi, colmando le
carenze risultanti dalle analisi
effettuate, con particolare
riferimento ai servizi
aggiuntivi e alle infrastrutture
per la valorizzazione turistica.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Miglioramento della qualità
ambientale delle aree
interessate dai beni culturali e
Gestione della
potenziamento in senso
Programmazione Integrata
sostenibile delle attività
Territoriale secondo modalità economiche correlate
coerenti con la pianificazione attraverso il restauro e
negli altri settori (in
ristrutturazione di edifici,
particolare turismo e trasporti), l’adeguamento impiantistico e
al fine di condividere strategie funzionale dei beni
e modalità.
monumentali, la realizzazione
o sistemazione di parcheggi, di
Uso del suolo su cui insistono
percorsi e/o viabilità minore di
i Beni Culturali e
accesso ai beni, delle aree
Paesaggistici.
attrezzate, degli impianti di
illuminazione esterna artistica.
INCIDENZA POSITIVA:
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
La realizzazione di servizi e
infrastrutture correlate alla
fruizione sostenibile del
patrimonio culturale ed
ambientale può contribuire a
minimizzare la pressione delle
presenze turistiche.
La messa in sicurezza del
patrimonio storio-culturalemonumentale-paesaggistico
può contribuire a proteggerne
la qualità.
La misura si attua
prioritariamente tramite
progetti integrati e si fonda su
un approccio di sistema
territoriale, secondo due livelli
La valorizzazione dei beni
di articolazione:
culturali può contribuite al
Contenimento dell’impatto
relativo alla pressione
antropica legata alla fruizione
dei beni attraverso la
diversificazione dei flussi
turistici.
Restauro del paesaggio,
valorizzazione di parchi e
giardini storici,
riqualificazione dei paesaggi
circostanti i SIC attraverso
azioni di recupero, restauro
paesistico e valorizzazione,
estese anche ai più ampi
contesti paesaggistici di
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
La misura è finalizzata a
riconnettere il vasto e
diversificato patrimonio
regionale in un unico sistema
organico, strutturato in reti
circuiti ed itinerari.
Nell’ambito della misura sono
previsti interventi legati alla
sicurezza.
L’azione C (Circuito
monumentale) prevede azioni
di recupero, restauro paesistico
e valorizzazione, estese anche
ai più ampi contesti
paesaggistici di appartenenza
del bene culturale riqualificato
(CdP)
Particolare rilievo ha
l’itinerario C3 Itinerario del
verde storico e del paesaggio
nell’ambito del quale si
prevedono interventi non solo
nelle aree di maggiore pregio,
ma anche nei territori in cui le
notevoli valenze storicoculturali ed ambientali sono
minacciate dagli effetti
negativi di una consistente
antropizzazione. Si prevedono
anche azioni per contenere le
vulnerabilità e fronteggiare le
310
Tra i criteri di selezione è
prevista la valutazione di
elementi relative alla adozione
di tecniche e strumenti
innovativi in particolare di
bioarchitettura e di gestione
ecologica. (CdP)
n. di presenze turistiche divise
per stagione
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
??
??
Livello regionale
(Progetti Integrati
Regionali)
Livello locale
(valorizzazione di
contesti locali)
rilancio di territori marginali
soggetti a fenomeni di
abbandono e spopolamento,
incidendo positivamente sul
mantenimento delle pratiche
agricole tradizionali e della
loro funzione di manutenzione
e presidio del territorio
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
appartenenza puntando
prioritariamente ai paesaggi
associati alle grandi mete dei
turismo archeologico e
storico-culturale, nonché ai
parchi o itinerari letterari.
situazioni di rischio.
L’azione F (Interventi di
infrastrutturazione minore)
prevede realizzazione o
sistemazione a verde ed il
recupero del paesaggio delle
aree limitrofe
La valorizzazione del
patrimonio culturale dei centri
minori può comportare il
rilancio delle attività
artigianali tipiche a basso
impatto e la diffusione di
modelli di sviluppo sostenibili
INCIDENZA NEGATIVA:
Aumento della pressione
antropica, dovuta al turismo e
ai servizi ad esso correlati, nei
siti ad alta valenza ambientale
e paesaggistica.
Eccessivo ricorso ad interventi
di infrastrutturazione (strade,
parcheggi) e creazione di
attrezzature con complessivo
impatto negativo sulla qualità
del paesaggio e dell’ambiente.
311
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 2.02 - SISTEMATIZZAZIONE E DIVULGAZIONE DELLE CONOSCENZE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
INCIDENZA POSITIVA:
La catalogazione di tutto il
patrimonio regionale e la
Finalità della misura è il
realizzazione della carta del
rafforzamento delle azioni
rischio consentiranno di
volte all’aumento,
conoscere la distribuzione e le
sistematizzazione e
caratteristiche del patrimonio
informatizzazione delle
culturale, l’entità e la
conoscenze, per migliorare i
distribuzione dei fenomeni
collegamenti tra Istituzioni
della pericolosità e
pubbliche per scopi di tutela,
vulnerabilità, la definizione
di promozione e
dei parametri di rischio;
valorizzazione turistica.
inoltre, permetteranno di
L’obiettivo operativo consiste indirizzare e calibrare i futuri
nella creazione di un unico
interventi sul bene rivolti a
“Sistema informativo e
rimuovere o ridurre i
informatizzato integrato
potenziali ostacoli alla sua
evoluzione conservativa,
regionale dei Beni culturali”,
fruibile via Internet, costituito risanando la situazione di
da diverse banche dati
pericolo ambientale,
riguardanti tutte le tipologie di modificando le modalità di
fruizione del bene o dell’intera
beni culturali esistenti
nell’isola per ricondurre ad
area di riferimento.
unità la realizzazione di tutti
Gli interventi potrebbero
gli interventi aventi analoga
consentire la
finalità previsti nel P.O.R
destagionalizzazione turistica
grazie ad iniziative volte alla
valorizzazione dei Beni e alla
promozione delle Attività
Culturali della Sicilia.
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Miglioramento della qualità
ambientale delle aree
interessate dai beni culturali e
potenziamento in senso
sostenibile delle attività
economiche correlate
attraverso la conoscenza
completa del patrimonio
regionale.
Contenimento dell’impatto
relativo alla pressione
antropica legata alla fruizione
dei beni attraverso la
destagionalizzazione dei flussi
turistici.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
La misura si articola in azioni
volte allo sviluppo e
sistematizzazione delle
conoscenze per una più
efficace tutela paesaggistica,
patrimoniale e culturale
attraverso una fruizione
compatibile dei beni.
Il POR prevede la formazione
di banche dati per la gestione
di informazioni su tematiche
paesaggistiche con riferimento
esplicito alla realizzazione di
Piani paesaggistici d’Ambito
come approfondimento in
dettaglio del lavoro di analisi e
di indirizzo progettuale
contenuto nelle Linee Guida
del Piano Territoriale
Paesistico Regionale.
312
Indicatori
La misura si rivolge in
particolare ad aree interessate
da progetti integrati di
sviluppo turistico o che si
configurano come potenziali
“distretti culturali e
ambientali”
Fra i criteri di selezione è
previsto
il
grado
di
integrazione
con
altri
interventi/progetti riguardanti
il sostegno alla tutela e alla
valorizzazione a fini turistici % di territorio coperto da
del patrimonio naturalistico e Piano Paesistico Territoriale.
ambientale;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 2.03 - GESTIONE INNOVATIVA E FRUIZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura è finalizzata al
miglioramento della qualità
dell’offerta integrata tra
valorizzazione dei beni e
dinamiche del turismo
culturale, nell’ambito degli
itinerari tematici o integrati,
allo sviluppo di una maggiore
integrazione fra
imprenditorialità turistica nei
diversi territori e le relative
risorse culturali, nonché alla
promozione delle attività di
spettacolo e di animazione in
stretto raccordo con le identità
storico- culturali locali.
Si propone, altresì lo sviluppo
dell’imprenditorialità in
attività connesse alla fruizione
culturale, quali la gestione
innovativa di beni e servizi,
valorizzando le risorse umane
presenti sul territorio, in
particolare quelle giovanili e
femminili.
Le tipologie d’intervento sono
quelle proprie degli aiuti allo
sviluppo locale per il sostegno
agli investimenti finalizzati al
rafforzamento del tessuto
imprenditoriale e delle reti di
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Modalità di realizzazione degli
investimenti produttivi in
particolare nel settore
dell’edilizia, collegati al
recupero di immobili e beni
Contenimento dell’impatto
monumentali. Concessione in relativo alla pressione
gestione a privati.
antropica legata alla fruizione
dei beni attraverso una
INCIDENZA POSITIVA:
differente gestione dei beni
stessi.
Gli interventi potrebbero
consentire una migliore
Miglioramento della qualità
gestione del patrimonio e il
ambientale delle aree
miglioramento della sua
fruibilità da parte del pubblico interessate dai beni culturali e
potenziamento delle attività
grazie alle iniziative
imprenditoriali di gestione dei economiche correlate
BBCC e alla promozione delle attraverso nuove attività
imprenditoriali.
attività turistiche in Sicilia.
La misura prevede il
miglioramento della qualità
dell’offerta integrata tra
valorizzazione dei beni e
dinamica del turismo culturale.
La misura privilegia gli ambiti
n. di presenze turistiche divise
territoriali interessati dai
circuiti e dagli itinerari previsti per stagione
dalla misura 2.01.
La gestione innovativa di beni
e servizi sarà avviata anche
tramite il recupero e la
valorizzazione di immobili
vincolati, ovvero di alto valore
storico-artistico o di pregio
ambientale, di proprietà
pubblica o privata in atto poco
fruibili ed in stato di degrado.
Fra i criteri di selezione sarà
considerato il grado di
integrazione con altri
interventi/progetti riguardanti
lo sviluppo del territorio e la
valorizzazione del patrimonio
culturale e ambientale
INCIDENZA NEGATIVA:
Aumento della pressione
antropica, dovuta alla crescita
turismo, in particolare nei siti
ad alta valenza ambientale e
paesaggistica.
313
visitatori per beni con e senza
tassa di ingresso
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
imprese collegate alle filiere di
attività connesse ai beni e alle
attività culturali (artigianato di
restauro, edilizia per il
recupero, produzioni
multimediali , editoriali,
teatrali e musicali, servizi per
la gestione dei siti culturali e
per l’offerta per il turismo
culturale ). Si intende altresì
sostenere la qualificazione e la
specializzazione produttiva
delle imprese finalizzata alla
tipicizzazione delle
lavorazioni e dei prodotti.
314
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.01 A – POTENZIAMENTO DELLE PMI ESISTENTI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali
di gestione
La sottomisura ha come
obiettivo quello di favorire la
nuova imprenditorialità
nonché lo sviluppo e
l’aumento di competitività
delle P.M.I. esistenti e
l’introduzione di innovazioni
di processo e di prodotto.
Con la sottomisura si tende
prioritariamente favorire,
come descritto nel CdP, le
Riduzione
della
produzione
e
Non equilibrata localizzazione
iniziative connesse con
pericolosità
dei
rifiuti
del
ciclo
e sviluppo sul territorio delle
l’utilizzazione ottimale delle
produttivo,
nonché
realtà produttive
riqualificazione di strutture
La sottomisura mira a favorire risorse naturali, anche
Controllo delle normative
produttive e/o distribuite
lo sviluppo delle PMI esistenti mediante l’impiego delle
ambientali non attuabile per i nell’ambito di programmi per e creare nuova
migliori tecnologie dirette alla
settori sommersi
diminuzione dell’impatto
specifici contesti territoriali
imprenditorialità, con
sull’ambiente e puntando
degradati.
riferimento alle iniziative
INCIDENZA NEGATIVA
soprattutto sull’uso delle
connesse
all’utilizzazione
Impiego delle risorse
Aumento produzione rifiuti
risorse naturali e culturali
ottimale
delle
risorse
naturali
e
rinnovabili nei limiti della
locali
Rischi puntuali e localizzati di capacità di rigenerazione.
culturali e alla promozione
eccessivo depauperamento
delle migliori tecnologie
Ridurre al minimo l’impiego
delle risorse naturali
disponibili per ridurre
Sono finanaziabili
delle risorse energetiche non
l’impatto sull’ambiente.
prestazioni per l’ottenimento
Incremento di utilizzo di
rinnovabili.
(CdP).
di certificazioni di qualità e
risorse energetiche
Sostenere l’industria
ambientali
Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile.
In sede di bando si dovranno
ambienti naturali
Promuovere l’adesione a
specificare, tra i criteri di
INCIDENZA POSITIVA
sistemi di gestione ambientale
selezione, i parametri
Possibile contributo positivo
normata (EMAS).
correlati alla sostenibilità
derivante dalle infrastrutture
ambientale dell’iniziativa
finalizzate ad una migliore
proposta
gestione e controllo dei rifiuti
Innovazione di processo e
prodotto con miglioramento
delle performance ambientali
dei cicli produttivi
315
Produzione rifiuti per settore
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Aumento delle imprese titolari
di certificazione ambientale di
prodotto e/o di processo
316
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
317
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.01 B – AIUTI ALL’ARTIGIANATO (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Il regime di aiuto è rivolto al
sostegno delle PMI artigiane
singole o associate e alla
nascita di nuove imprese.
Saranno sostenuti gli
interventi realizzati dalle
imprese che operano
nell'artigianato di produzione,
secondo i criteri di selezione
previsti dalla presente scheda
di misura, e prioritariamente
quelli volti alla riduzione della
quantità e pericolosità dei
rifiuti del ciclo produttivo e di
quelli finalizzati all’avvio di
programmi di innovazione di
processo e di prodotto.
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali Riduzione della produzione e
di gestione.
pericolosità dei rifiuti del ciclo
Non equilibrata localizzazione produttivo, nonché
riqualificazione di strutture
e sviluppo sul territorio delle
produttive e/o distribuite
realtà produttive.
nell’ambito di programmi per
Controllo delle normative
specifici contesti territoriali
ambientali non attuabile per i degradati.
settori sommersi.
Impiego delle risorse
INCIDENZA NEGATIVA
rinnovabili nei limiti della
capacità di rigenerazione.
Aumento produzione rifiuti
Vengono sostenute le PMI
esistenti che avviano
programmi di ristrutturazione
finalizzati al risparmio e alla
diversificazione energetica,
Rischi puntuali e localizzati di Ridurre al minimo l’impiego
nonchè alla riduzione della
delle risorse energetiche non
eccessivo depauperamento
produzione e pericolosità dei
rinnovabili.
delle risorse naturali .
rifiuti. Si prevedono poi
Potenziali impatti su habitat e Promuovere la riqualificazione interventi per l’innovazione di
ambientale dei cicli produttivi. prodotto e per l’adeguamento
ambienti naturali
alla vigente normativa in
Rilocalizzare le attività
INCIDENZA POSITIVA
materia di salvaguardia
produttive a maggior impatto
dell’ambiente
Rilocalizzazione delle imprese
su aree industriali attrezzate.
produttive in aree industriali
Sostenere l’industria
attrezzate
ambientalmente compatibile.
Innovazione di processo e
Sostenere lo sviluppo e la
prodotto con miglioramento
delle performances ambientali diffusione di tecnologie di
processo per ridurre le
dei cicli produttivi
emissioni di gas serra.
Incremento di utilizzo di
Promuovere l’adesione a
risorse energetiche
sistemi di gestione ambientale
Miglioramento dei processi e
normata (EMAS).
delle tecnologie di gestione
Iniziative di riutilizzo degli
per una riduzione degli input
scarti di lavorazione.
energetici, della produzione
dei rifiuti ed emissioni
318
inquinanti
Aumento delle imprese titolari
di certificazione ambientale di
La sottomisura prevede il
sostegno alle PMI artigiane
che intendono realizzare
nuove iniziative produttive e,
prioritariamente, a quelle che
attiveranno iniziative
finalizzate alla riduzione della
quantità e pericolosità dei
rifiuti del ciclo produttivo.
Tra i criteri di selezione del
CdP è data priorità agli
investimenti che prevedono
nuova occupazione,
innovazione di processo e di
prodotto, risparmio e
diversificazione energetica ,
tutela dell’ambiente e rispetto
della normativa ambientale
nazionale e comunitaria.
Gli impianti ammessi alle
agevolazioni dovranno, nel
rispetto delle regole
comunitarie, nazionali e
regionali fornirsi di
autorizzazione e/o nulla osta di
impatto ambientale ove
ricorrano le motivazione
previste dalle specifiche
normative di settore (CdP)
Sono finanaziabili
prestazioni per l’ottenimento
di certificazioni di qualità e
ambientali
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
319
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.01 C - TRATTAMENTO RIFIUTI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza sull’ambiente
(positiva – negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
La Misura intende favorire
la nascita di nuove PMI che
utilizzino e/o riciclino gli
scarti e i rifiuti secondo la
seguente linea di intervento:
finanziamento di imprese
che curino la raccolta, la
selezione e l’avvio dei rifiuti
e scarti di produzione a
processi di trasformazione
finalizzati al riciclaggio e al
recupero tramite
l’applicazione di sistemi e
tecnologie più adeguate,
favorendo a tal fine lo
sviluppo di tecnologie
pulite, che ottimizzino il
recupero di “materia” dai
rifiuti limitando lo
sfruttamento delle risorse
naturali.
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i
settori sommersi.
INCIDENZA NEGATIVA
Potenziali impatti su habitat e
ambienti naturali.
Incremento di utilizzo di risorse
energetiche.
INCIDENZA POSITIVA
Possibile contributo positivo
derivante dalle infrastrutture
finalizzate ad una migliore
gestione e controllo dei rifiuti.
Miglioramento dei processi e
delle tecnologie di gestione per
una riduzione degli input
energetici, della produzione dei
rifiuti ed emissioni inquinanti.
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale
da perseguire in relazione
al settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione
nel settore o nelle misure
(criteri di selezione,
meccanismi premiali,
specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
Riduzione della produzione
e pericolosità dei rifiuti del
ciclo produttivo, nonché
riqualificazione di strutture
produttive e/o distribuite
nell’ambito di programmi
per specifici contesti
territoriali degradati.
Ridurre al minimo
l’impiego delle risorse
energetiche non
rinnovabili.
La sottomisura prevede
specifico sostegno in particolare
alle PMI che intendano avviare
Promuovere la
programmi e/o iniziative per il
riqualificazione ambientale
riuso e il riciclaggio dei rifiuti
dei cicli produttivi.
provenienti dai cicli produttivi.
Sostenere l’industria
ambientalmente
compatibile.
Servizi ambientali alle
imprese.
Iniziative di riutilizzo degli
scarti di lavorazione.
Sostenere la riduzione
degli imballaggi e gli
interventi di riduzione delle
emissioni in atmosfera e
del consumo energetico.
320
Saranno privilegiati gli
interventi che consentono di
garantire un sistema sostenibile,
efficiente e sicuro per lo
sviluppo di tecnologie atte a
ridurre la quantità e pericolosità
dei rifiuti generati dai cicli
produttivi (CdP)
Produzione rifiuti per
settore
% materiali riciclati;
% rifiuti avviati alle diverse
modalità di smaltimento
Quantità di rifiuti speciali
pericolosi
Quantità di rifiuti speciali
non pericolosi
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.01.D – AIUTO AL COMMERCIO ED ALL'ARTIGIANATO (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
La sottomisura mira alla
riqualificazione e alla
valorizzazione delle strutture
produttive e/o distributive
nell'ambito di programmi di
riqualificazione di contesti
territoriali specifici anche già
realizzati (aree urbane o rurali
svantaggiate e/o degradate)
attraverso l'incentivazione
all'associazione di PMI
commerciali ed artigianali
esercenti la loro attività in
ambiti territoriali comuni, al
fine di conseguire una migliore
offerta dei servizi con
l'ottimizzazione della rete
commerciale e la possibilità di
usufruire di economie di scala
dovute all'utilizzazione dei
servizi comuni.
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali
di gestione.
Non equilibrata localizzazione
e sviluppo sul territorio delle
realtà produttive
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i
settori sommersi
INCIDENZA NEGATIVA
Aumento produzione rifiuti
Rischi puntuali e localizzati di
eccessivo depauperamento
delle risorse naturali
Potenziali impatti su habitat e
ambienti naturali
INCIDENZA POSITIVA
Promozione di forme
associative tra imprese e tra
gruppi di imprese certificate
Incremento delle attività
produttive che operano in una
logica di filiera certificata
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche
modalità di attuazione)
Riduzione della produzione e
pericolosità dei rifiuti del ciclo
produttivo, nonché
riqualificazione di strutture
produttive e/o distribuite
nell’ambito di programmi per
specifici contesti territoriali
degradati.
Impiego delle risorse rinnovabili
nei limiti della capacità di
rigenerazione.
Promuovere la riqualificazione
ambientale dei cicli produttivi.
Rilocalizzare le attività
produttive a maggior impatto su
aree industriali attrezzate.
Sostenere l’industria
ambientalmente compatibile.
Promuovere l’adesione a sistemi
di gestione ambientale normata
(EMAS).
Costituzione di consorzi di
imprese che prevedono
investimenti per la realizzazione
di infrastrutture ambientali
(depuratori, impianti di
stoccaggio rifiuti, impianti per il
recupero di materiali, etc.);
Servizi ambientali alle imprese;
Iniziative di riutilizzo degli scarti
321
di lavorazione;
Il sostegno è destinato alle PMI,
artigianali e/o commerciali, che
in forma associata intendono
avviare progetti di
riqualificazione e valorizzazione
delle proprie strutture
produttive, nell’ambito di
programmi di riqualificazione di
contesti territoriali specifici, in
aree urbane o rurali svantaggiate
e/o degradate .
In sede di emissione del
bando il CdP prevede che
dovranno essere specificati tra
i criteri di selezione i
parametri correlati alla
sostenibilità ambientale
dell’iniziativa proposta .
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.02 A – RIQUALIFICAZIONE INFRASTRUTTURE A SERVIZIO DELLE PMI INDUSTRIALI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i
settori sommersi
Elevato utilizzo risorse
naturali
Compatibilmente con
l’assegnazione finanziaria, si
ritiene di proseguire il
completamento delle
infrastrutture industriali già
iniziato con altri programmi
comunitari e regionali nelle
Aree di sviluppo industriale,
ciò è necessario per
l’incremento
dell’insediamento delle
aziende industriali nelle AA.II
(CdP)
INCIDENZE NEGATIVE
Rischi puntuali e localizzati di
eccessivo depauperamento
delle risorse naturali
Potenziali impatti su habitat e
ambienti naturali
Incremento di utilizzo di
risorse energetiche
Reperimento di nuove risorse
idriche non supportato da
adeguata pianificazione
Promuovere la riqualificazione
ambientale dei cicli produttivi La sottomisura, rivolta ai
Rilocalizzare le attività
consorzi ASI, mira a
proseguire il completamento
produttive a maggior impatto
delle infrastrutture industriali
su aree industriali attrezzate
già iniziate con altri
Costituzione di consorzi di
programmi comunitari e
imprese che prevedono
regionali, nelle aree di
investimenti per la
realizzazione di infrastrutture sviluppo industriale. (CdP)
ambientali (depuratori,
impianti di stoccaggio rifiuti,
impianti per il recupero di
materiali, etc.)
Sostenere i programmi
finalizzati alla riduzione della
Rilocalizzazione delle imprese quantità della risorsa idrica
utilizzata
produttive in aree industriali
attrezzate
INCIDENZE POSITIVE
Tra i criteri di selezione del
CdP sono privilegiati le
tipologie dei lavori di
reperimento delle risorse
idriche per fini industriali
anche attraverso il recupero
degli scarichi fognari e delle
La sottomisura è finalizzata ad acque reflue nonché il
attenuare il complesso delle
trattamento delle stesse
diseconomie esterne che
Privilegio per progetti che
gravano sul tessuto
adottano tecniche a basso
imprenditoriale regionale nel
impatto ambientale
rispetto dei principi della
sostenibilità ambientale (POR)
Incremento delle attività
produttive che operano in una
logica di filiera certificata
322
Depuratori non funzionanti su
totale depuratori
Acque reflue riutilizzate su
totale di acque reflue
trattate;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.02 B – RIQUALIFICAZIONE INFRASTRUTTURE A SERVIZIO DELLE PMI ARTIGIANALI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
La sottomisura si propone di
procedere al completamento e
riqualificazione della
dotazione di aree per
insediamenti produttivi
esistenti nel territorio
regionale, privilegiando gli
ambiti territoriali dove si
riscontra una elevata capacità
di impresa e/o dove
l'insediamento già realizzato
potrebbe favorire la nascita di
nuove realtà produttive anche
attraverso la realizzazione di
strutture espositive e di
vendita a servizio delle PMI
insediate nell'area artigianale.
(CdP)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Reperimento di nuove risorse
idriche non supportato da
adeguata pianificazione
Indicatori
Ridurre l’impiego delle risorse
energetiche non rinnovabili.
Non equilibrata localizzazione Promuovere la riqualificazione
ambientale dei cicli produttivi.
e sviluppo sul territorio delle
realtà produttive
Rilocalizzare le attività
produttive a maggior impatto
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i su aree industriali attrezzate.
settori sommersi
Sostenere l’industria
ambientalmente compatibile.
Elevato utilizzo risorse
naturali
Costituzione di consorzi di
imprese che prevedono
INCIDENZE NEGATIVE
investimenti per la
Rischi puntuali e localizzati di realizzazione di infrastrutture
eccessivo depauperamento
ambientali (depuratori,
delle risorse naturali
impianti di stoccaggio rifiuti,
Potenziali impatti su habitat e impianti per il recupero di
ambienti naturali
materiali, etc.);
Incremento di utilizzo di
risorse energetiche
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Sostenere i programmi
finalizzati alla riduzione della
quantità della risorsa idrica
utilizzata;
Sostenere gli investimenti
finalizzati al miglioramento
della qualità della risorsa
Rilocalizzazione delle imprese idrica;
produttive in aree industriali
Sostenere la riduzione degli
attrezzate
imballaggi e gli interventi di
Incremento delle attività
riduzione delle emissioni in
produttive che operano in una atmosfera e del consumo
logica di filiera certificata
energetico.
La sottomisura si propone di
procedere al completamento e
alla riqualificazione della
dotazione di aree per
insediamenti produttivi
esistenti. (CdP)
La misura è finalizzata ad
attenuare il complesso delle
diseconomie esterne che
gravano sul tessuto
imprenditoriale regionale nel
rispetto dei principi della
sostenibilità ambientale (POR)
INCIDENZE POSITIVE
323
Tra i criteri di selezione del
CdP sono privilegiati le
tipologie dei lavori di
reperimento delle risorse
idriche per fini industriali
anche attraverso il recupero
degli scarichi fognari e delle
acque reflue nonché il
trattamento delle stesse
Privilegio per progetti che
adottano tecniche a basso
impatto ambientale
L’intervento potrà riguardar e
anche impianti comuni per il
trattamento acque derivanti da
attrezzature di imprese
insediate nell’area
(depuratore), impianti comuni
ed imprese finalizzate al
risparmio energetico.
Depuratori non funzionanti su
totale depuratori
Acque reflue riutilizzate su
totale di acque reflue trattate;
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.03 A – AIUTI AL TERZO SETTORE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Azioni e/o sottomisure a
finalità ambientale (es. temi
ambientali nel settore o nelle
misure)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Riduzione della produzione e
pericolosità dei rifiuti del ciclo
produttivo, nonché
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione riqualificazione di strutture
produttive e/o distribuite
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali nell’ambito di programmi per
specifici contesti territoriali
di gestione
Non equilibrata localizzazione degradati.
Impiego delle risorse
e sviluppo sul territorio delle
rinnovabili nei limiti della
realtà produttive
Con la misura si vuole
capacità di rigenerazione.
Controllo delle normative
sostenere la nascita di piccole
La sottomisura interverrà nel
ambientali non attuabile per i Ridurre al minimo l’impiego
imprese locali che intendano
campo dei servizi della vita
delle risorse energetiche non
avviare iniziative nell’ambito
quotidiana, di quelli finalizzati settori sommersi
rinnovabili.
dei settori compresi nei nuovi
a migliorare la qualità della
INCIDENZA NEGATIVA
giacimenti occupazionali ed in
vita, dei servizi culturali, del
Promuovere
la
riqualificazione
Rischi puntuali e localizzati di
tempo libero e dei servizi
ambientale dei cicli produttivi. particolare quelli dei servizi
eccessivo depauperamento
culturali e ambientali.
ambientali.
Sostenere l’industria
delle risorse naturali
Saranno concessi, attraverso
Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile.
La sottomisura interverrà nel
una procedura a bando,
Sostenere lo sviluppo e la
ambienti naturali
campo dei servizi ambientali
contributi in conto capitale,
diffusione di tecnologie di
e sostiene la creazione di
INCIDENZA
POSITIVA
nell’ambito della regola “de
processo per ridurre le
piccole imprese che intendano
minimis”, in favore di piccole Rilocalizzazione delle imprese
emissioni di gas serra.
avviare iniziative anche
imprese locali operanti nel
produttive in aree industriali
nell’ambito dei settori dei
Promuovere
l’adesione
a
terzo settore.
attrezzate
sistemi di gestione ambientale beni culturali ed ambientali
Innovazione di processo e
normata (EMAS).
prodotto con miglioramento
delle performances ambientali Servizi ambientali alle
imprese;
dei cicli produttivi
Iniziative di riutilizzo degli
Incremento di utilizzo di
scarti di lavorazione;
risorse energetiche
Miglioramento dei processi e
delle tecnologie di gestione
per una riduzione degli input
energetici, della produzione
Sostenere le iniziative di
informazione e
sensibilizzazione degli
operatori economici rispetto
alle migliori tecnologie
324
Il CdP prevede che per la
formazione della graduatoria
si tenga conto, mediante
l’attribuzione di appositi
punteggi, anche dell’eventuale
impatto sull’ambiente
dell’iniziativa proposta
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
dei rifiuti ed emissioni
inquinanti
alle migliori tecnologie
disponibili finalizzate al
Aumento delle imprese titolari miglioramento delle
di certificazione ambientale di performace ambientali;
prodotto e/o di processo
Sostenere la riduzione degli
imballaggi e gli interventi di
riduzione delle emissioni in
atmosfera e del consumo
energetico.
325
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.03 B – AIUTI ALLA NUOVA IMPRENDITORIALITÀ GIOVANILE E FEMMINILE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Azioni e/o sottomisure a
finalità ambientale (es. temi
ambientali nel settore o nelle
misure)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE: Scarsa
offerta di servizi e competenze
per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali
di gestione
Riduzione della produzione e
pericolosità dei rifiuti del ciclo
produttivo, nonché
riqualificazione di strutture
produttive e/o distribuite
nell’ambito di programmi per
specifici contesti territoriali
Non equilibrata localizzazione degradati.
e sviluppo sul territorio delle
Impiego delle risorse
realtà produttive
Si mira a sostenere le
rinnovabili nei limiti della
iniziative, realizzate nel
capacità di rigenerazione.
Controllo delle normative
territorio regionale, che
ambientali non attuabile per i Ridurre al minimo l’impiego
prevedano lo sviluppo di
settori sommersi
delle risorse energetiche non
attività ad alto contenuto
rinnovabili.
tecnologico con riguardo allo INCIDENZA NEGATIVA
sviluppo di nuovi canali di
Rischi puntuali e localizzati di Promuovere la riqualificazione
ambientale dei cicli produttivi.
distribuzione dei prodotti
eccessivo depauperamento
mediante tecnologie
delle risorse naturali
Sostenere l’industria
telematiche, ai settori dello
Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile.
sport, dello spettacolo,
ambienti naturali
Sostenere lo sviluppo e la
dell’editoria e più in generale
diffusione di tecnologie di
INCIDENZA
POSITIVA
a quelli individuati nell’ambito
processo per ridurre le
dei nuovi giacimenti
Rilocalizzazione delle imprese emissioni di gas serra.
occupazionali. Sono previste
produttive in aree industriali
anche azioni di affiancamento, attrezzate
Promuovere l’adesione a
orientamento e consulenza.
sistemi di gestione ambientale
Innovazione di processo e
normata (EMAS).
prodotto con miglioramento
delle performances ambientali Servizi ambientali alle
imprese;
dei cicli produttivi
Incremento di utilizzo di
risorse energetiche
Iniziative di riutilizzo degli
scarti di lavorazione;
Miglioramento dei processi e
delle tecnologie di gestione
per una riduzione degli input
Sostenere le iniziative di
informazione e
sensibilizzazione degli
operatori economici rispetto
La sottomisura interverrà nel
campo dei servizi ambientali
e sostiene la creazione di
piccole imprese che intendano
avviare iniziative anche
nell’ambito dei settori dei
beni culturali ed ambientali
326
Il CdP prevede che per la
formazione della graduatoria
si tenga conto, mediante
l’attribuzione di appositi
punteggi, anche dell’eventuale
impatto sull’ambiente
dell’iniziativa proposta
Sono valorizzate, in sede di
graduatoria, le iniziative che
prevedono l’adozione di
tecnologie a basso impatto
ambientale
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
energetici, della produzione
dei rifiuti ed emissioni
inquinanti
operatori economici rispetto
alle migliori tecnologie
disponibili finalizzate al
Aumento delle imprese titolari miglioramento delle
di certificazione ambientale di performace ambientali;
prodotto e/o di processo
Sostenere la riduzione degli
imballaggi e gli interventi di
riduzione delle emissioni in
atmosfera e del consumo
energetico.
327
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.04 A - SERVIZI INNOVATIVI DI RETE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
La misura prevede, attraverso
una procedura valutativa a
sportello (art. 187 della L.R. n.
32/2000), la concessione di
contributi in conto capitale in
favore di piccole e medie
imprese industriali e
artigianali che realizzino nel
territorio siciliano investimenti
per l'adozione di sistemi di
qualità dei processi e dei
prodotti, di sistemi obbligatori
di igiene e sicurezza sui luoghi
di lavoro e di sistemi di audit
ambientale, ivi comprese le
spese per l'adozione di nuove
tecnologie, per l'uso di sistemi
avanzati di comunicazione e di
commercializzazione, per
l'informatizzazione dei
processi produttivi,
l'introduzione di tecnologie
pulite e per altri investimenti
utili alla sicurezza e qualità dei
processi produttivi e dei
prodotti, nonché per
aumentare la compatibilità
ambientale.
Scarsa offerta di servizi e
competenze per la promozione
dell’efficienza ambientale e
l’adesione a sistemi ambientali
di gestione
Controllo delle normative
ambientali non attuabile per i
settori sommersi
INCIDENZA POSITIVA
Innovazione di processo e
prodotto con miglioramento
delle performances ambientali
dei cicli produttivi
Miglioramento dei processi e
delle tecnologie di gestione
per una riduzione degli input
energetici, della produzione
dei rifiuti ed emissioni
inquinanti
Servizi ambientali alle imprese
Sostenere le iniziative di
informazione e
sensibilizzazione degli
operatori economici rispetto
alle migliori tecnologie
disponibili finalizzate al
miglioramento delle
performace ambientali
La sottomisura prevede
Promuovere l’adesione a
sistemi di gestione ambientale
normata (EMAS).
Sostenere l’industria
ambientalmente compatibile
investimenti per sostenere la
domanda di servizi innovativi
delle PMI, industriali e
artigianali, singole o associate
tra cui certificazione di
qualità, diffusione di
tecnologie più pulite,
riduzione di quantità e
pericolosità dei rifiuti generati
dal ciclo produttivo, servizi
ambientali , certificazione
ambientale (EMAS).
Aumento delle imprese titolari Promuovere la riqualificazione
di certificazione ambientale di ambientale dei cicli produttivi.
prodotto e/o di processo
Promozione di forme
associative tra imprese e tra
gruppi di imprese certificate
Incremento delle attività
produttive che operano in una
logica di filiera certificata
328
Tra i criteri di selezione del
CdP vi sono le iniziative
rispondenti ai parametri di
innovazione di sistemi di
qualità dei processi e dei
prodotti e di miglioramento in
termini di impatto ambientale,
di risparmio di energia e di
materie prime, nonché di
adozione di sistemi di audit
ambientale.
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.06 – INVESTIMENTI AZIENDALI PER L’IRROBUSTIMENTO DELLE FILIERE AGRICOLE E ZOOTECNICA (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Prevede azioni finalizzate:
-a garantire la competitività
dei diversi comparti attraverso
investimenti aziendali attinenti
i vari segmenti della filiera del
settore primario e la riduzione
dei costi di produzione;
-alla diversificazione delle
attività agricole nell’azienda
esclusivamente attraverso altre
attività legate ai prodotti
dell’agricoltura (prodotti di cui
all’allegato I del Trattato);
-al miglioramento e alla
riconversione produttiva, alla
tutela ed al miglioramento
dell’ambiente naturale e delle
condizioni d’igiene e
benessere degli animali, al
miglioramento della qualità.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Elevato rilascio di sostanze
chimiche e nutrienti nel
terreno e nelle falde (pesticidi,
composti organici persistenti)
con particolare riferimento alle
aree classificate come Zona 1
ad agricoltura intensiva di cui
al PLR+
Riduzione del contenuto
organico e di fertilità dei suoli
con conseguenti fenomeni di
inaridimento
Fenomeni di abbandono di
forme colturali che
costituivano elemento di
presidio del territorio con
conseguente accentuazione dei
fenomeni di dissesto
idrogeologico con particolare
riferimento alle aree
La misura ha anche lo scopo di
classificate come Zona 2 ad
favorire l’ampliamento delle
agricoltura povera ed estensiva
dimensioni delle aziende, per
ed a degrado demografico di
conseguire vantaggi sul lato
cui al PLR+
dei costi di produzione ed
aumentare la capacità
INCIDENZA NEGATIVA
d’innovazione di processo e di
Eccessivo consumo di risorse
prodotto delle imprese.
idriche
Inserimento di reti,
infrastrutture etc.
compatibilmente con le
caratteristiche ambientali e
paesaggistiche delle zone
interessate.
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Diffusione informazione e
tecnologia – certificazioni
prodotto.
Indurre comportamenti
sostenibili e sviluppare
specifiche competenze in
campo ambientale.
Promozione delle tecnologie
che favoriscono la
biodiversità.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Prevede azioni finalizzate al
risparmio energetico, alla
tutela ed al miglioramento
dell’ambiente naturale e
l’introduzione di sistemi di
qualità e di gestione
ambientale. Verranno
incentivati gli investimenti
legati al miglioramento delle
condizioni di vita, di lavoro e
di produzione, con particolare
riferimento all’introduzione di
sistemi di qualità e di gestione
ambientale (HACCP, SGA,
ISO 14000, ISO 9002, ecc.).
Si perseguiranno, in
particolare, il conseguimento
di certificazioni di qualità per i
prodotti tipici e tradizionali..
E’ previsto l’espianto di
impianti agrumicoli dalle zone
non vocate e il reimpianto con
specie tradizionalmente
coltivate.
Saranno incentivati gli
investimenti:
per il miglioramento delle
condizioni d’igiene e
benessere degli animali;
per la realizzazione della “rete
ecologica” .
329
Prevede priorità per aziende
che praticano agricoltura
biologica e integrata, ed
investimenti per l’acquisto di
macchine ed attrezzature
finalizzate al miglioramento
della qualità delle acque e
all’utilizzo di tecnologie che
riducano l’impatto ambientale
delle produzioni intensive. E’
altresì prevista l’erogazione di
un contributo aggiuntivo (con
fondi regionali, ) per azioni
finalizzate all’introduzione di
sistemi di gestione ambientale
e per interventi situati nei
territori della rete ecologica
(meccanismo premiale).
Una valenza prioritaria potrà
essere assegnata agli
investimenti strettamente
connessi ad un’ottica di filiera
e/o che puntano a produzioni
di qualità, come definiti e
riconosciuti a livello
comunitario.
Per l’acquisto di nuove
macchine e attrezzature si darà
priorità agli investimenti
finalizzati alla tutela
dell’ambiente, con particolare
riferimento alla riduzione di
Indicatori
N° aziende con certificazioni
ambientali (EMAS e ISO).
Utilizzo di fertilizzanti
organici (compost, fanghi)
riutilizzati in agricoltura
Elementi fertilizzanti (azoto,
ossido di Potassio, Fosforo);
contenuto nei concimi chimici
per ha di SAU
%sup. agricoltura
intensiva/sup. agricola totale
Carico di Azoto e Fosforo
Carico da bestiame
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
INCIDENZA POSITIVA
ecologica” .
Azioni finalizzate al risparmio
energetico, tutela e
miglioramento dell’ambiente
naturale, e introduzione di
sistemi di qualità ambientale
Si prevedono investimenti
materiali per:
Riutilizzo dei reflui
provenienti dai processi di
trasformazione con riduzione
di consumi idrici da fonti non
rinnovabili
Rilancio delle attività rurali
nelle aree a rischio di
spopolamento
Mantenimento della attività
agricola a presidio del
territorio nelle aree a rischio di
degrado
la tutela e la conservazione
della biodiversità anche
attraverso la realizzazione di
nuovi impianti di specie
vegetali a fini non produttivi;
la conservazione e il recupero
del paesaggio agrario,
compresi i manufatti
tradizionali a fini di pubblica
fruizione;
il restauro ambientale e opere
di salvaguardia delle risorse
naturali;
la tutela dei siti di Natura 2000
(tabellazioni,recinzioni, opere
di protezione).
330
input energetici e chimici
inquinanti, tra cui il bromuro
di metile. Una particolare
attenzione sarà rivolta alla
qualità delle acque e
all’utilizzo di tecnologie che
riducono l’impatto ambientale
delle produzioni intensive, con
riferimento anche alle nuove
tecniche di produzione fuori
suolo.
Tra i requisiti il CdP prevede
che le aziende dovranno
assicurare già al momento di
presentazione della domanda il
rispetto della normativa
igienico-ambientale.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.07 – INSEDIAMENTO DEI GIOVANI AGRICOLTORI (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Con la misura si intende
proseguire nel processo di
ringiovanimento degli
imprenditori operanti nel
settore agricolo, attraverso
l’erogazione di un premio
unico e di un abbuono di
interessi per i prestiti contratti
a copertura delle eventuali
giustificate spese derivanti
dall’insediamento.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICA
Fenomeni di abbandono di
forme colturali che
costituivano elemento di
presidio del territorio con
conseguente accentuazione dei
fenomeni di dissesto
Incremento delle pratiche
idrogeologico
agroambientali.
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
INCIDENZA POSITIVA
Azioni finalizzate al risparmio Indurre comportamenti
sostenibili e sviluppare
energetico, tutela e
specifiche competenze in
miglioramento dell’ambiente
campo ambientale.
naturale, e introduzione di
sistemi di qualità ambientale
Riqualificazione di aree nude
o abbandonate in zone
ricadenti in parchi e riserve
naturali o comunque vincolate
per scopi paesaggistici o
idrogeologici
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
L’azione è rivolta al primo
insediamento ed alla
permanenza in azienda di
giovani imprenditori.
L’incentivo potrà riguardare il
raggiungimento di obiettivi
anche in materia di ambiente,
igiene e benessere degli
animali.
331
Verranno stabilite le
condizioni per garantire
l’impegno degli imprenditori
all’adeguamento delle proprie
aziende ai fini del rispetto dei
requisiti minimi in materia di
ambiente.
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.08 –FORMAZIONE NEL SETTORE AGRICOLO/FORESTALE (FEOGA)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Elevato rilascio di sostanze
chimiche e nutrienti nel
terreno e nelle falde (pesticidi,
composti organici persistenti)
Realizzare servizi di
formazione professionale che
permettano una formazione ed
un aggiornamento sulle
tematiche tecniche, gestionali,
qualitative e ambientali legate
allo sviluppo delle aree rurali
siciliane.
Fenomeni di abbandono di
forme colturali che
costituivano elemento di
presidio del territorio con
conseguente accentuazione dei
fenomeni di dissesto
idrogeologico
INCIDENZA NEGATIVA
Eccessivo consumo di risorse
idriche
Sfruttamento eccessivo della
risorsa forestale
INCIDENZA POSITIVA
Azioni finalizzate al risparmio
energetico, tutela e
miglioramento dell’ambiente
naturale, e introduzione di
sistemi di qualità ambientale
Incremento delle pratiche
agroambientali.
Incremento delle aree forestali.
Gestione sostenibile delle
foreste.
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Diffusione informazione e
tecnologia – certificazioni
prodotto.
Indurre comportamenti
sostenibili e sviluppare
specifiche competenze in
campo ambientale.
Promozione delle tecnologie
che favoriscono la
biodiversità;
Il CdP prevede che l’azione
formativa favorisca anche la
conoscenza di tecniche e
processi innovativi per un
Prevede la formazione degli
miglioramento qualitativo
imprenditori agricoli-forestali della produzione agricola e
ai fini dell’acquisizione di
forestale, l’applicazione di
conoscenze e competenze
metodiche produttive
professionali, tra cui quelle
rispettose dell’ambiente e
connesse all’attuazione delle
dell’igiene e benessere degli
misure agroambientali nonché animali, la tutela dello spazio
alla diffusione di sistemi di
naturale, dei parchi e delle
certificazione di qualità e dei
aree protette. E’previsto
sistemi di gestione ambientale. inoltre l’attribuzione di
punteggio ad imprenditori con
difficoltà specifica nella
conduzione di aziende
biologiche.
332
Numero di aziende biologiche
Aziende e superfici adibite a
coltivazioni a basso impatto
ambientale
N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
disaggregate per tipologia.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.09 – MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI TRASFORMAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Elevato rilascio di sostanze
chimiche derivanti dalle
La misura finanzia azioni volte attività di trasformazione dei
alla realizzazione,
prodotti agricoli e zootecnici
all’ammodernamento ed al
con particolare riferimento alle
potenziamento di impianti per aree classificate come Zona 1
la lavorazione, la
ad attività economica
trasformazione, il
diversificata, agricoltura ricca
confezionamento e la
e diffuso benessere di cui al
commercializzazione dei
PLR+
prodotti agricoli e zootecnici.
Trasformazione del paesaggio
agrario
L’obiettivo della misura è il
miglioramento delle strutture
di trasformazione e
commercializzazione dei
prodotti agricoli che si
inserisce nel contesto più
ampio di “Migliorare la
competitività dei sistemi
agricoli ed agroindustriali in
un contesto di filiera” .
INCIDENZA NEGATIVA
Consumo di risorse
energetiche ed idriche
INCIDENZA POSITIVA
Azioni finalizzate al risparmio
energetico e introduzione di
sistemi di qualità ambientale
Miglioramento della qualità
dei prodotti e delle condizioni
sanitarie
Razionalizzazione e riduzione
dell’uso di fertilizzanti e
pesticidi.
Incremento delle pratiche
agroambientali.
Miglioramento nella gestione
dei rifiuti: riduzione e loro
riutilizzo ambientalmente
compatibile (compost o
fanghi).
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Miglioramento della qualità
delle acque.
Migliore utilizzazione delle
risorse idriche e risparmio
energetico.
Con questa linea di intervento
si vogliono favorire
investimenti materiali e
immateriali per il
miglioramento e la
razionalizzazione delle
condizioni di lavorazione,
trasformazione e
commercializzazione di
prodotti agricoli. Gli
investimenti per macchine ed
attrezzature potranno essere
finalizzati anche al riutilizzo
dei reflui provenienti dai
processi di trasformazione
agroalimentare e alla riduzione
dei consumi energetici e idrici.
Diffusione informazione e
tecnologia – certificazioni
prodotto.
333
Il CdP prevede che saranno
finanziati anche investimenti
finalizzati ad implementare
N° aziende con certificazioni
sistemi di etichettatura delle
carni e ad adeguare gli
ambientali EMAS e ISO
impianti ai sistemi di gestione disaggregate per tipologia
qualità e di gestione
ambientale (ISO 9000 e ISO
14000 o EMAS)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.10 –SOSTEGNO E TUTELA DELLE ATTIVITÀ FORESTALI (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Prevede la riduzione della
presenza di aree nude
effettuando rimboschimento
con specie adatte alle
condizioni locali e compatibili
con l’ambiente. Con tale linea
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
di intervento si vuole ridurre la
presenza di aree nude o
Fenomeni di abbandono di
abbandonate alla coltivazione
forme colturali che
in zone ricadenti parchi o
costituivano elemento di
riserve naturali o che
presidio del territorio con
comunque siano vincolate a
conseguente accentuazione dei
fini paesaggistici o
fenomeni di dissesto
La misura persegue gli
Incremento delle aree forestali. idrogeologici.
idrogeologico con particolare
obiettivi di mantenimento e
Gestione sostenibile delle
La misura mira a garantire la
riferimento alle aree
sviluppo delle funzioni
foreste.
perpetuità del bosco,
classificate
come
Zona
2
ad
economiche, ecologiche e
favorendo il latifogliamento
sociali delle foreste nelle zone agricoltura povera ed estensiva Promozione delle tecnologie
degli impianti artificiali e la
rurali, attraverso la gestione di ed a degrado demografico di
che favoriscono la
progressiva conversione da
uno sviluppo sostenibile della cui al PLR+
biodiversità.
ceduo a fustaia, nonché la
selvicoltura, il mantenimento e
Difendere il suolo dai processi forestazione sostenibile.
la valorizzazione delle sue
di erosione e di
INCIDENZA POSITIVA
risorse e l’estensione delle
Sono previste tre linee di
desertificazione.
superfici boschive.
Riqualificazione di aree nude
intervento:
o abbandonate in zone
imboschimenti di superfici
ricadenti in parchi e riserve
non agricole e/o con evidenti e
naturali o comunque vincolate
perduranti condizioni di
per scopi paesaggistici o
abbandono;
idrogeologici .
investimenti in foreste
Interventi per la ricostituzione
finalizzati ad accrescerne il
e difesa da calamità naturali
valore economico, ecologico e
sociale;
intervento a sostegno
dell’utilizzazione boschiva,
prime trasformazioni e
334
Indicatori
Gli interventi previsti nella
misura saranno realizzati nelle
aree silvicole dell’intero
territorio regionale, ma con
priorità per quelle situate in
zone protette di parco o riserva
naturale .
Prevede interventi che, senza
aumenti di capacità produttiva,
serviranno a tutelare e
migliorare l’ambiente anche
attraverso una serie di
disposizioni che possono
salvaguardare la competitività
con l’ambiente e l’equilibrio
tra silvicoltura e fauna
selvatica
Ai fini della selezione ed
ammissibilità il CdP prevede
il riferimento alla
riqualificazione dell’esistente,
alla tutela dell’ambiente e
delle risorse naturali, alla
valorizzazione a scopi
produttivi delle risorse
immobili locali
Superficie boscata
ricostituita/superficie boscata
regionale.
Superficie
imboschita/superficie boscata
regionale
Ha di foresta esistenti;
Variazioni annuali di foresta;
N° e superficie delle tagliate
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
commercializzazione delle
produzioni silvane.
335
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.13 b –COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI DI QUALITÀ (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Si prefigge di valorizzare le
produzioni di qualità
attraverso una serie di
iniziative per il controllo della
qualità in tutte le fasi della
filiera, al fine di fornire alle
imprese agroalimentari gli
strumenti necessari per una
corretta applicazione dei
manuali della qualità. Con
questa misura vengono
incentivate le iniziative
finalizzate all’ottenimento
della tracciabilità delle
produzioni agro alimentari,
della sicurezza igienicosanitaria, e del controllo
qualitativo delle produzioni.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Elevato rilascio di sostanze
chimiche derivanti dalle
attività di trasformazione dei
prodotti agricoli e zootecnici
con particolare riferimento alle
aree classificate come Zona 1
ad attività economica
diversificata, agricoltura ricca
e diffuso benessere di cui al
PLR+
INCIDENZA NEGATIVA
Consumo di risorse
energetiche ed idriche
INCIDENZA POSITIVA
Azioni finalizzate al risparmio
energetico, tutela e
miglioramento dell’ambiente
naturale, e introduzione di
sistemi di qualità ambientale
Miglioramento della qualità
dei prodotti e delle condizioni
sanitarie
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Razionalizzazione e riduzione
dell’uso di fertilizzanti e
pesticidi.
Incremento delle pratiche
agroambientali.
Miglioramento nella gestione
dei rifiuti: riduzione e loro
riutilizzo ambientalmente
compatibile (compost o
fanghi).
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Miglioramento della qualità
delle acque.
Diffusione informazione e
tecnologia – certificazioni
prodotto.
Indurre comportamenti
sostenibili e sviluppare
specifiche competenze in
campo ambientale.
Promozione delle tecnologie
che favoriscono la
biodiversità;
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
Tra i criteri selezione
individuati nel CdP è
- La misura è orientata a
previsto:
favorire la
il riconoscimento UE delle
commercializzazione di
denominazioni d’origine;
prodotti di qualità nel settore
agricolo.
il riconoscimento UE del
biologico;
Si prevedono investimenti per la percentuale di associati al
la costituzione e l’avviamento consorzio che hanno attivato i N° aziende con certificazioni
ambientali EMAS e ISO
processi di implementazione
di consorzi di tutela e
disaggregate per tipologia
di qualità
commercializzazione di
prodotti agricoli di qualità. Tra
le spese ammissibili vi è la
Particolare attenzione sarà
implementazione di sistemi di
dedicata alle caratteristiche
qualità e di sistemi di gestione
delle zone di produzione
ambientale (norme ISO 9000, ricadenti in aree naturali
ISO 14.000 e sistemi
protette o in territori riferiti
HACCP).
alla costituenda Rete ecologica
siciliana (Mis. 1.11).
336
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.14 – SVILUPPO E MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE RURALI CONNESSE ALLO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Si prevedono investimenti per
il potenziamento delle
infrastrutture agricole a
servizio di una pluralità di
aziende.
Per tale finalità sono previste
tre distinte azioni:
• costruzioni, riattamento ed
adeguamento di strade
interpoderali;
• adeguamento e/o costruzione
di strutture per l’accumulo,
captazione e distribuzione di
acque per uso irriguo;
• adeguamento e/o costruzione
di opere di elettrificazione
rural.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Fenomeni di abbandono di
forme colturali che
costituivano elemento di
presidio del territorio con
conseguente accentuazione dei
fenomeni di dissesto
idrogeologico
INCIDENZA NEGATIVA
Eccessivo consumo di risorse
idriche
Possibili impatti negativi
derivanti da un’eccessiva
infrastrutturazione rurale
(strade interpoderali, strutture
per l’accumulo, captazione e
distribuzione di acque per uso
irriguo, opere di
elettrificazione) con
particolare riguardo alle aree
naturali protette ed ai territori
riferiti alla costituenda Rete
ecologica siciliana (Mis. 1.11).
Inserimento di reti,
infrastrutture etc.
compatibilmente con le
caratteristiche ambientali e
paesaggistiche delle zone
interessate.
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Migliore utilizzazione delle
risorse idriche e risparmio
energetico.
La misura prevede
investimenti per il
potenziamento delle
infrastrutture agricole. Il CdP
prevede che nell’ambito delle
opere rurali irrigue possano
essere realizzate opere di
distribuzione delle risorse
idriche accumulate o derivate
da pozzi e sorgenti, di opere di
presa e di distribuzione delle
acque reflue provenienti dai
depuratori esistenti.
INCIDENZA POSITIVA
Riqualificazione di aree nude
o abbandonate in zone
ricadenti in parchi e riserve
naturali o comunque vincolate
per scopi paesaggistici o
idrogeologici
337
Verrà data priorità agli ambiti
territoriali individuati nella
misura 4.2.6 del POR in
relazione al programma di
riordino fondiario predisposto
dalla Regione Siciliana
Acque reflue riutilizzate su
totale di acque reflue trattate.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Riutilizzo dei reflui
provenienti dai processi di
trasformazione con riduzione
di consumi idrici da fonti non
rinnovabili (Incidenza
positiva).
338
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.15 –PROMOZIONE DELL’ADEGUAMENTO E DELLO SVILUPPO DELLE AREE RURALI (FEAOG)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura punta a creare
condizioni di vita accettabili
nelle aree rurali regionali e
cercare di tamponare il
fenomeno dell’esodo delle
popolazioni delle aree interne
e marginali verso i centri
urbani.
La misura è articolata in tre
azioni:
a) Investimenti per la
diversificazione delle
attività al fine di
sviluppare attività plurime
o fonti alternative di
reddito;
b) Investimenti per attività
turistiche ed artigianali;
c) Interventi per la
ricostituzione e la difesa
dalle calamità naturali.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Fenomeni di abbandono di
forme colturali che
costituivano elemento di
presidio del territorio con
conseguente accentuazione dei
fenomeni di dissesto
idrogeologico con particolare
riferimento alle aree
classificate come Zona 2 ad
agricoltura povera ed estensiva
ed a degrado demografico di
cui al PLR+
INCIDENZA POSITIVA
Diffusione di forme di
accoglienza turistica
compatibili con il
mantenimento delle attività
rurali tradizionali a presidio
del territorio
Creazione di alternative a
forme non sostenibili di
ricettività turistica in
particolare nelle aree
classificate come Zona 4 a
prevalente vocazione turistica
di cui al PRL+.
Interventi per la ricostituzione
e difesa da calamità naturali
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Incremento delle pratiche
agroambientali.
Mantenimento della vitalità
delle aree rurali.
Sono previsti interventi per la
ricostituzione e difesa dalle
calamità naturali con l’uso di
sistemi per la ricostituzione
del patrimonio agricolo
danneggiato pesantemente da
calamità naturali.
Indurre comportamenti
sostenibili attraverso
l’integrazione di attività
agricola tradizionale e
sviluppo turistico.
Difendere il suolo dai processi
di erosione e di
desertificazione.
339
Tra le tipologie di
investimenti che si prevede di
attivare il CdP indica la
regimazione delle acque
superficiali mediante
realizzazione e manutenzione
straordinaria della rete
idraulica minore e dei laghetti
interaziendali esistenti.
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.16 a – INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Depauperamento delle risorse
ittiche.
La finalità della misura e
quella di “incentivare gli
investimenti volti alla
protezione e allo sviluppo
delle risorse acquatiche al fine
di migliorare le condizioni di
operatività a lungo termine
degli operatori del settore;
saranno finanziati gli
investimenti volti
all’installazione di barriere
artificiali fisse o mobili.”
INCIDENZA POSITIVA
Prevenire i danni derivanti da
uno sfruttamento non
equilibrato delle risorse
biologiche
Riduzione della pressione
sulla risorsa biologica lungo la
Riduzione dello sforzo di
fascia costiera
pesca a lungo termine, per
Favorire il ripopolamento
effetto del possibile
naturale della risorsa ittica.
ripopolamento naturale lungo
le zone di barriera .
Garantire un ritorno
economico duraturo per tutti
gli operatori del settore.
Protezione dei fondali dalle
attività di pesca a strascico
effettuate illegalmente
all’interno delle tre miglia
dalla costa o all’interno
dell’isobata dei 50 metri.
Garantire il rispetto degli
ecosistemi marini e un uso
sostenibile delle specie
marine.
Si prevedono investimenti
volti alla protezione e allo
sviluppo delle risorse
acquatiche attraverso
l’installazione di barriere
sottomarine artificiali fisse o
mobili.
340
Quantità di pescato per gruppo
di specie
n.° barriere artificiali fisse o
mobili
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.16 b - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Depauperamento delle risorse
ittiche.
INCIDENZA NEGATIVA
La misura riguarda la
costruzione di nuove unità e/o
estensioni di unità esistenti al
fine di incrementare le risorse
ittiche di allevamento.
La realizzazione di nuove
unità produttive può portare al Attuazione della Direttiva
problema delle scorie in
Nitrati per il miglioramento
acquicoltura, rappresentate da: della qualità delle acque.
- sostanze legate al cibo non
Particolare attenzione è rivolta ingerito;
agli interventi che prevedono:
- sostanze legate alle pratiche
l’avvio di impianti di
di allevamento.
maricoltura, l’utilizzo di
tecniche a basso impatto
Le scorie che producono un
ambientale, il miglioramento
impatto diretto sulla colonna
della qualità dei prodotti e
d’acqua sono rappresentate da:
delle condizioni igieniche e
sanitarie, l’adeguamento degli - composti solubili di azoto e
impianti alla normativa UE,
fosforo, che possono portare a
l’innovazione tecnologica, la
condizioni di eutrofizzazione
diversificazione delle
delle acque;
produzioni.
- sostanza organica disciolta e
in sospensione che può
contribuire ad abbassare i
livelli di ossigeno disciolto e
aumentare la torbidità
Ottimizzazione sistemi di
riciclo dell’acqua e rimozione
rifiuti solidi.
Spostamento degli impatti di
acquacoltura in mare aperto.
Procedura di VIA per siti di
acquacoltura.
Gli interventi riguardano la
costruzione di nuove unità e/o
estensioni di unità esistenti al
fine di incrementare le risorse
ittiche di allevamento.Favorire
l’utilizzo di specie alternative
cercando di ridurre la
pressione esercitata sulle
specie commerciabili
maggiormente sfruttate.
Riduzione della pressione
sulle specie ittiche
commerciabili
Incidenza positiva
341
Tutte le iniziative dovranno
essere corredate da idoneo
studio di impatto ambientale
atto a verificare la
compatibilità dell’intervento.
Tra i criteri di selezione il
CdP individua progetti che
prevedono l’utilizzo di
tecniche finalizzate a ridurre
l’impatto ambientale e
l’adozione di tecniche di
miglioramento della qualità
dei prodotti e delle condizioni
igieniche e sanitarie.
Quantità di pescato per gruppo
specie
N° impianti di maricoltura e
acquicoltura con certificazioni
di qualità
n° impianti di maricoltura
N° allevamenti d'acquacoltura
intensivi, semintensivi,
estensivi
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Riduzione pressione esercitata
su specie ittiche maggiormente
sfruttate
Adeguamento e
modernizzazione di impianti
mirati a:
- utilizzo di tecniche a basso
impatto ambientale
- ridurre l’uso di energie non
rinnovabili ,
- incentivare il riciclo dei
rifiuti e delle acque ,
-miglioramento della qualità
dei prodotti e delle condizioni
igieniche e sanitarie,
- adeguamento degli impianti
alla normativa UE,
- innovazione tecnologica,
- diversificazione delle
produzioni.
342
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.16 c - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura prevede interventi
volti al potenziamento e
adeguamento degli impianti
esistenti per la trasformazione
e commercializzazione dei
prodotti ittici e alla
realizzazione di nuove unità
produttive ed incentiva, in
particolare, le iniziative volte a
ridurre l’uso di energie non
rinnovabili ed a incentivare il
riciclo dei rifiuti e delle acque.
Gli obiettivi specifici di questa
misura vanno individuati
all’interno della strategia di
modernizzazione del settore,
sia per quanto concerne le
problematiche relative alla
igienicità e salubrità dei
prodotti stessi, sia per quel che
riguarda l’adeguamento
strutturale alla domanda dei
consumatori.
Rafforzare la competitività dei
sistemi locali della pesca in un
ottica di sviluppo sostenibile,
valorizzando in particolare la
produzione ittica di
allevamento in acqua marina,
salmastra e dolce (anche
attraverso attività di
riconversione degli addetti al
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Problemi di smaltimento di
rifiuti e reflui.
INCIDENZA POSITIVA
Adeguamento e
modernizzazione di impianti
mirati a:
- ridurre l’uso di energie non
rinnovabili e ad incentivare il
riciclo dei rifiuti e delle acque
Ottimizzazione sistemi di
riciclo dell’acqua e rimozione
rifiuti solidi.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Interventi volti al
potenziamento ed
adeguamento degli impianti
esistenti per la trasformazione
e commercializzazione dei
prodotti ittici o per nuove
unità produttive secondo
criteri di sostenibilità volti a
ridurre l’uso di energie non
rinnovabili ed a incentivare il
riciclo dei rifiuti e delle acque.
Favorire l’utilizzo di tecniche
a basso impatto ambientale.
- garantire il rispetto delle
norme igienico-sanitarie
vigenti.
343
Tra i criteri di selezione il
CdP individua progetti
finalizzati al miglioramento
delle condizioni igienicosanitarie dei mercati ittici e/o
alla loro modernizzazione
facendo riferimento in
particolare alla loro
informatizzazione e messa in
rete, l’utilizzo di tecniche a
basso impatto ambientale e
l’ammodernamento degli
impianti esistenti.
Indicatori
N° impianti di maricoltura e
acquicoltura con certificazioni
di qualità
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
settore con il sostegno della
ricerca, di strutture di servizio
e di assistenza).
Ridurre il differenziale socioeconomico nel settore della
pesca.
344
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.16 d - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
INCIDENZA POSITIVA:
La misura mira all
'adeguamento delle
infrastrutture portuali orientato
al miglioramento delle
condizioni sanitarie del
prodotto sbarcato e delle
operazioni di sbarco.
Miglioramento delle
condizioni igienico-sanitarie
del prodotto sbarcato e delle
operazioni di sbarco.
INCIDENZA NEGATIVA:
Gli interventi di sistemazione
delle banchine potrebbero
incidere negativamente sulla
natura dei fondali marini.
Sostegno alla innovazione dei
sistemi di sbarco.
Favorire il miglioramento
delle condizioni sanitarie del
prodotto sbarcato e delle
operazioni di sbarco.
Miglioramento delle
condizioni sanitarie del
prodotto sbarcato e delle
operazioni di sbarco.
345
Gli interventi ammissibili ai
sensi del Secondo il
Regolamento (CE) N.
2792/1999 del consiglio del 17
dicembre 1999 citato nella
scheda di misura ;riguardano
sostanzialmente
“impianti ed attrezzature”
destinati a migliorare le
condizioni di sbarco, di
trattamento e di
magazzinaggio dei prodotti
della pesca nei porti; a
coadiuvare le attività delle
navi da pesca e a sistemare le
banchine per garantire
condizioni di sicurezza al
momento dell’imbarco o dello
sbarco dei prodotti.
Indicatori
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.17A - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INTERVENTI DI CONTESTO (SFOP)
Obiettivi specifici
Principali
problematiche. Stima
incidenza sull’ambiente
(positiva – negativa)
Obiettivi ambientali e
di sostenibilità
ambientale da
perseguire in relazione
al settore d’intervento
Integrazione della dimensione ambientale
Temi ambientali nel settore
o nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità
ambientale)
Disposizioni per l’integrazione nel
settore o nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi premiali,
specifiche modalità di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Scarsa valorizzazione
delle produzioni locali.
La misura mira ad una maggiore
conoscenza e divulgazione delle
problematiche del settore ittico
con particolare riferimento alla
valorizzazione delle produzioni
locali.
Maggiore conoscenza e
INCIDENZE POSITIVE divulgazione delle
problematiche del settore
ittico ( riduzione dello
La ricerca di nuove
possibilità di mercato dei sforzo di pesca e
adeguamento della
prodotti della pesca e
capacità alle disposizioni
dell’acquacoltura in
comunitarie).
un’ottica di
valorizzazione delle
Valorizzazione delle
produzioni locali può
incrementare il consumo produzioni locali.
dei prodotti ittici
autoctoni, pescati cioè
dall'armamento locale.
Tra i criteri di selezione
La sottomisura consiste in
azioni mirate ad una maggiore
?? promuovere una politica di qualità
conoscenza e divulgazione
dei
prodotti,
etichettature, N° impianti di maricoltura e
delle problematiche del
rintracciabilità, ecc.
acquicoltura con certificazioni
settore ittico con particolare
di qualità
riferimento alla
?? promuovere i prodotti ottenuti
valorizzazione delle
secondo
metodi
rispettosi
produzioni locali.
dell’ambiente
Favorire una maggiore
conoscenza e
divulgazione delle
problematiche del settore
ittico.
346
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.17B - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, INTERVENTI DI CONTESTO (SFOP)
Integrazione della dimensione ambientale
Obiettivi specifici
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
La misura prevede
l’elaborazione di
modelli di gestione
ambientale riguardanti
il settore della pesca e
dell’acquacoltura
finalizzati alla
realizzazione di piani di
gestione integrata della
fascia costiera, il
miglioramento della
conoscenza delle fasi di
produzione e
commercializzazione
del prodotto ittico, la
gestione delle zone di
pesca e delle risorse
ittiche, il
miglioramento degli
aspetti legati alle
condizioni di lavoro ed
alla qualità delle
produzioni, la
commercializzazione
dei prodotti, la
formazione
professionale e la
qualificazione degli
addetti al settore della
pesca e
dell’acquacoltura.
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Mancanza di modelli di
gestione ambientale del
settore.
INCIDENZA POSITIVA
L’elaborazione di modelli di
gestione ambientale
riguardanti il settore della
pesca e dell’acquacoltura
finalizzati alla realizzazione
di piani di gestione integrata
della fascia costiera e la
gestione delle zone di pesca
possono contribuire a ridurre
il depauperamento delle
risorse ittiche.
La formazione professionale
e la qualificazione degli
addetti del settore possono
contribuire ad introdurre
elementi di innovazione e,
quindi, a migliorare la
competitività dei sistemi
locali di pesca.
Promuovere l’utilizzo di tecniche
di pesca più selettive in modo da
limitare il depauperamento della
risorsa ittica.
Predisporre modelli di gestione
ambientale
finalizzati
alla
realizzazione di piani di gestione
integrata della fascia costiera.
Garantire la riduzione dello
sforzo di pesca e l’adeguamento
alle disposizioni comunitarie del
settore.
Promuovere la riqualificazione
degli addetti del settore al fine di
rafforzare la competitività dei
sistemi locali e
contemporaneamente garantire il
rispetto degli ecosistemi marini,
promuovendo un uso sostenibile
delle risorse biologiche.
Incrementare l’offerta di
consulenze e servizi alle imprese,
la diffusione delle informazioni e
tecnologie.
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità ambientale)
Disposizioni per l’integrazione nel
settore o nelle misure (criteri di
selezione, meccanismi premiali,
specifiche modalità di attuazione)
La sottomisura finanzia azioni di
interesse collettivo,che rientrano
tra quelle previste dalla
normativa comunitaria, con
particolare riguardo a quelle
concernenti l’elaborazione di
modelli di gestione integrata
della fascia costiera, il
miglioramento della conoscenza
delle fasi di produzione e
commercializzazione del
prodotto ittico, la gestione delle
zone di pesca e delle risorse
ittiche. Sono inoltre previste
attività di formazione
professionale e qualificazione
degli addetti del settore al fine di
garantire il rispetto degli
ecosistemi marini ed un uso
sostenibile delle risorse ittiche.
Tra i criteri di selezione il CdP
individua la promozione di misure
tecniche di conservazione delle
risorse, il miglioramento delle
condizioni di lavoro, il
miglioramento delle condizioni
sanitarie dei prodotti, il controllo di
patologie presenti in allevamenti o in
bacini idrografici o in ecosistemi
litoranei e la predisposizione di
modelli di gestione ambientale.
347
Indicatori
N° impianti di maricoltura e
acquicoltura con certificazioni di
qualità.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 4.18 – PROMOZIONE TURISTICA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Accrescere e qualificare le
presenze turistiche in Sicilia
attraverso azioni di marketing
dei sistemi turistici,
rafforzando gli strumenti di
pianificazione territoriale, in
un’ottica di sostenibilità
ambientale e diversificazione
produttiva.
Principali problematiche. Stima
incidenza sull’ambiente
(positiva – negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
AZIONE B : Attività di
sostegno alla
commercializzazione dei
prodotti turistici siciliani
Disposizioni per
l’integrazione nel
settore o nelle misure
(criteri di selezione,
meccanismi premiali,
specifiche modalità di
attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI PROBLEMATICHE:
Forte reciprocità della relazione
turismo-ambiente
Rapida crescita del settore negli
ultimi decenni con incrementi
significativi degli impatti
sull’ambiente
Valorizzazione aree protette
Adeguata considerazione delle
capacità di carico del territorio e
Eccessivo sviluppo turistico di
delle caratteristiche
L’obiettivo specifico verrà aree definite a scapito della qualità paesaggistiche nel pianificare e
perseguito
attraverso delle risorse ambientali costiere
organizzare la nuova offerta
l’attivazione delle seguenti
turistica e nel riqualificare
linee di intervento:
Elevati squilibri nella
l’esistente
distribuzione territoriale dei flussi
?? AZIONE A : Ideazione e turistici ed elevata stagionalità
Diversificazione del prodotto
realizzazione di
delle presenze
turistico al fine di evitare il
campagne pubblicitarie
fenomeno di appiattimento
(televisive, radiofoniche, Carenza o assenza di adeguata
dell'offerta su uno standard
sulla stampa e a mezzo
pianificazione dei nuovi
monotematico perché orientato
cartellonistica) per la
insediamenti turistici
su un target uniforme, con
promozione dei
conseguente mortificazione delle
INCIDENZA
NEGATIVA
principali prodotti
specificità ambientali,
dell’offerta turistica
Rischio di eccessivo sfruttamento economiche, culturali e sociali
siciliana, nei mercati e
delle realtà in questione
delle risorse
presso i target di interesse
turistico per l’incoming
Modificazione degli ambienti
verso la Sicilia.
naturali ed alterazione ecosistemi
??
Temi ambientali nel settore
o nelle misure (es. azioni e/o
misure a finalità
ambientale)
Eccessivo uso del suolo
Emissioni legate ai trasporti per
fini turistici
348
Sostiene le attività di
promozione del sistema
turistico finalizzate alla
destagionalizzazione in modo
anche da ridurre la pressione
turistica ed ambientale sulle
aree particolarmente sensibili.
Numero presenze turistiche
divise per stagione.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
consistenti in: 1)
Partecipazione e
organizzazione di Borse e
Fiere turistiche, 2)
Organizzazione di
educational tour e
workshop per operatori
turistici, 3) Ideazione,
realizzazione e
distribuzione di materiale
informativo e divulgativo
vario (cartaceo,
audiovisivo etc.)
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Consumi energetici nel settore
turistico
Aumento potenziale della
produzione dei rifiuti
INCIDENZA POSITIVA
Destagionalizzazione del flusso
turistico
Diversificazione prodotto turistico
???????AZIONE C:
Organizzazione di
manifestazioni artistiche,
sportive, culturali e della
tradizione folkloristica e
religiosa della Sicilia,
finalizzate ad arricchire i
contenuti dell’offerta
turistica regionale
attraverso la realizzazione
di favorevoli condizioni
di intrattenimento ed
accoglienza, e dirette a
stimolare l’incoming
turistico, in uno alla
ideazione e realizzazione
di apposita campagna di
comunicazione e
marketing nei mercati e
target di riferimento per
l’offerta turistica
siciliana.
349
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.19 A - AZIONI DI RIQUALIFICAZIONE E COMPLETAMENTO DELL'OFFERTA TURISTICA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La sottomisura prevede due
differenti tipologie di azioni:
Linea d’intervento 1 - azioni
finalizzate alla creazione di
nuove attività economiche di
completamento dell’offerta
turistica attraverso la
creazione di nuovi servizi
extralberghieri collegati alla
valorizzazione dei beni
culturali ambientali e
naturalistici, dei bacini
enogastronomici, etnici,
tradizionali e religiosi. Si
procederà all’individuazione
delle attività ammissibili in
conformità al comma 3°
dell’art.75 della legge
regionale 23.12.2000 n. 32.
Linea d’intervento 2 - azioni
di riqualificazione dell’offerta
ricettiva degli impianti
alberghieri ed extralberghieri,
migliorando la qualità del
servizio e potenziando la
ricettività della regione anche
attraverso il recupero del
patrimonio edilizio esistente
nei centri storici e sulle aree
extraurbane di interesse
ambientale, e la elevazione
della qualità dei servizi resi
dalle strutture ricettive allocate
nelle aree mature attraverso il
loro ammodernamento
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Forte reciprocità della
relazione turismo-ambiente
Rapida crescita del settore
negli ultimi decenni con
incrementi significativi degli
impatti sull’ambiente
Destagionalizzazione del
Eccessivo sviluppo turistico di flusso turistico
Adeguata considerazione delle
aree definite a scapito della
qualità delle risorse ambientali capacità di carico del territorio
e delle caratteristiche
costiere
paesaggistiche nel pianificare
Elevati squilibri nella
e organizzare la nuova offerta Vengono sostenuti gli
distribuzione territoriale dei
operatori turistici che
turistica e nel riqualificare
flussi turistici ed elevata
intraprendono azioni
l’esistente.
stagionalità delle presenze
finalizzate alla acquisizione di
certificazione di turismo
Carenza o assenza di adeguata Contenimento uso del suolo.
sostenibile.(EMAS).
Risparmio idrico, risparmio
pianificazione dei nuovi
energetico e aumento
insediamenti turistici
dell’efficienza energetica.
INCIDENZA NEGATIVA
Rischio di eccessivo
sfruttamento delle risorse
Riduzione della produzione
rifiuti e incentivazione riciclo.
Pressione incontrollata in aree
particolarmente sensibili in
relazione ad un possibile
considerevole aumento
dell’affllusso turistico
Riduzione impatto trasporti.
Modificazione degli ambienti
naturali ed alterazione
ecosistemi
Eccessivo uso del suolo
350
Sono privilegiati tra gli
interventi di riqualificazione,
quelli che prevedono l’uso di
tecnologie a basso impatto
ambientale e con riduzione dei
consumi energetici, idrici e dei
rifiuti, e rispetto delle capacità
di carico dell’ambiente
Il Cdp prevede che l’adesione
ai sistemi internazionali
riconosciuti di certificazione
ambientale ISO 14001,
comporterà l’attribuzione di
un punteggio aggiuntivo nella
procedura valutativa per
l’ammissione a finanziamento
dei progetti
N° aziende con certificazioni
ambientali (EMAS e ISO)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
strutturale e funzionale
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
Emissioni legate ai trasporti
per fini turistici
Consumi energetici nel settore
turistico
Aumento potenziale della
produzione dei rifiuti
INCIDENZA POSITIVA
Destagionalizzazione del
flusso turistico principalmente
nei Centri storici e nelle aree
mature e ad elevata
potenzialità turistica delle
province di Messina, Palermo,
Trapani ed Agrigento
Diversificazione del prodotto
turistico
Migliore gestione del settore
acqua e rifiuti quale risultato
della riqualificazione degli
insediamenti turistici
351
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
4.20 - INFRASTRUTTURE TURISTICHE DI INTERESSE REGIONALE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Gli obiettivi specifici cui fa
riferimento la misura sono
quelli di:
accrescere l’articolazione,
l’efficienza, e la compatibilità
ambientale delle imprese
turistiche attraverso la
promozione di innovazione di
prodotto, di processo ed
organizzativa, nonché agendo
sulle condizioni di base,
disponibilità di infrastrutture,
quali reti di approdo, servizi,
tecnologie, informazione del
territorio;
accrescere l’integrazione
produttiva del sistema del
turismo in un’ottica di filiera
anche al fine di ridurre il
quantitativo di rifiuti prodotti,
l’uso delle risorse naturali ed il
potenziale inquinante;
favorire la crescita di nuove
realtà produttive locali intorno
alla valorizzazione innovativa
di risorse e prodotti turistici
tradizionali ed al recupero di
identità e culture locali nonché
la diversificazione e la
destagionalizzazione di
prodotti turistici maturi in aree
già sviluppate.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Forte reciprocità della
relazione turismo-ambiente
Rapida crescita del settore
negli ultimi decenni con
incrementi significativi degli
impatti sull’ambiente
Eccessivo sviluppo turistico di
aree definite a scapito della
qualità delle risorse ambientali
costiere
Elevati squilibri nella
distribuzione territoriale dei
flussi turistici ed elevata
stagionalità delle presenze
Carenza o assenza di adeguata
pianificazione dei nuovi
insediamenti turistici
INCIDENZA NEGATIVA
Rischio di eccessivo
sfruttamento delle risorse
Modificazione degli ambienti
naturali ed alterazione
ecosistemi
Riduzione della produzione
rifiuti e incentivazione riciclo.
Con la misura si vuole
concorrere al prolungamento
Adeguata considerazione delle della stagione turistica ed al
capacità di carico del territorio miglioramento della
competitività del sistema
e delle caratteristiche
paesaggistiche nel pianificare turistico regionale, da
e organizzare la nuova offerta perseguire attraverso una più
efficace articolazione
turistica e nel riqualificare
dell’offerta ed un incremento
l’esistente
della disponibilità di
Accrescere l’integrazione
infrastrutture e servizi
produttiva del sistema del
complementari all’offerta di
turismo in un’ ottica di filiera
ricettività.
(anche al fine di ridurre il
quantitativo di rifiuti prodotti,
l’uso delle risorse naturali ed il
potenziale inquinante).
Riduzione impatto trasporti.
Eccessivo uso del suolo
Emissioni legate ai trasporti
per fini turistici
Consumi energetici nel settore
turistico
Aumento potenziale della
352
Nell’ambito degli interventi di
completamento e
qualificazione delle
infrastrutture portuali esistenti
sarà privilegiati gli interventi
mirati a creare infrastrutture
per lo smaltimento e la
gestione dei rifiuti.
N° porti attrezzati per la
Impianti per il trattamento
gestione e lo smaltimento dei
delle acque di sentina e delle
acque nere delle imbarcazioni rifuti
con manichetta di aspirazione
e pompa centrifuga con
eiettore, l’impianto di
depurazione e ossidazione
totale, previa separazione degli
oli minerali da inviare al
Consorzio obbligatorio per lo
smaltimento. (CdP)
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
produzione dei rifiuti
Aumento della domanda
turistica
Pressione incontrollata in aree
particolarmente sensibili in
relazione ad un possibile
considerevole aumento
dell’affllusso turistico
INCIDENZA POSITIVA
Destagionalizzazione del
flusso turistico
Migliore gestione del settore
acqua e rifiuti quale risultato
della riqualificazione delle
infrastrutture turistiche
regionali
Adozione di un piano
regolatore portuale da parte di
località ancora sprovviste
Individuazione, tramite studi
di settore, dei siti su cui potere
intervenire con l’insediamento
o il completamento della
portualità turistica.
353
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 5.01 - INFRASTRUTTURE URBANE STRATEGICHE E SERVIZI RARI E INNOVATIVI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
La misura prevede per le tre
città metropolitane
siciliane (Palermo, Catania e
Messina) interventi finalizzati
al rafforzamento del ruolo di
città, in particolare per
l’ampliamento ed il
potenziamento della dotazione
di servizi alla collettività e alle
imprese, la creazione di
strumenti a supporto delle
imprese, la fruibilità del
sistema sanitario.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE:
Assicurare un adeguata ed
equa offerta di servizi a tutti i
cittadini, compresi quelli
residenti nelle zone limitrofe
alle aree metropolitane e da
esse influenzate (aree
industriali, aree turistiche,
pettini pedemontani).
INCIDENZA POSITIVA:
Miglioramento
dell’articolazione funzionale e
della qualità del sistema
urbano regionale, migliorando
la fruibilità del sistema
sanitario regionale,
promovendo il sistema
culturale, favorendo la
localizzazione di nuove
iniziative nelle aree urbane.
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
La misura è finalizzata ad
obiettivi che convergono verso
il miglioramento della qualità Tra i criteri di selezione,
individuati nel CdP
dell’ambiente urbano
relativamente agli interventi
metropolitano.
per le infrastrutture, è prevista
Nell’ambito della misura è
la valutazione degli aspetti
Miglioramento e
previsto la realizzazione di
legati all’analisi alla
riqualificazione degli ambiti
infrastrutture per attività legate sostenibilità ambientale.
urbani metropolitani e
Qualità dell’aria urbana
Saranno inoltre valutati le
creazione di servizi innovativi. all’arte contemporanea e
produzione di eventi collegati capacità di contribuire
all’istituzione delle sedi
Interventi di rigenerazione
all’abbattimento del degrado
ambientale e di riuso delle
dell’arte contemporanea. I
ambientale e
aree urbanizzate.
centri d’arte saranno ubicati in dell’inquinamento atmosferico
contenitori da
ed acustico.
rifunzionalizzare nel contesto
di aree degradate,
contribuendo così alla
riqualificazione fisica della
città.
354
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 5.02 - RIQUALIFICAZIONE URBANA E MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Riqualificazione e
rinnovamento del tessuto
edilizio ed urbanistico delle
aree degradate e delle aree
dismesse, nonché il recupero
integrato dei centri storici,
attraverso interventi di
adeguamento funzionale del
patrimonio urbanistico, la
riqualificazione degli spazi
pubblici, la realizzazione e il
miglioramento delle
infrastrutture sia primarie che
secondarie, e la messa in
sicurezza del patrimonio
edilizio urbanistico e
ambientale; interventi di
adeguamento a norma e
completamento delle strutture
scolastiche esistenti; impianti
e attrezzature per il tempo
libero e lo sport;
miglioramento delle strutture
per i servizi di assistenza
socio-sanitaria;
ristrutturazione e adeguamento
funzionale di edifici, anche di
interesse storico e artistico per
servizi e attività culturali.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Difficoltà nell’assicurare un
adeguata ed equa offerta di
servizi a tutti i cittadini, in
particolar modo nei centri di
minore dimensione ma a
diretta influenza metropolitana
(piccoli comuni
dell’hinterland, zone
industriali) e nelle periferie
urbane.
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
Ampliamento della
disponibilità di servizi ai
cittadini.
Miglioramento e
riqualificazione dei paesaggi
urbani.
La misura mira alla
riqualificazione delle aree
degradate e delle aree
dismesse, attraverso il
Riqualificazione del paesaggio
miglioramento della dotazione
nelle aree degradate.
di urbanizzazioni primarie e
secondarie, la riqualificazione
Interventi di rigenerazione
degli spazi pubblici, la messa
ambientale e di riuso delle
in sicurezza del patrimonio
aree urbanizzate.
edilizio, urbanistico ed
INCIDENZA POSITIVA:
Riqualificazione,
ambientale ed il recupero dei
Creazione e/o riqualificazione rinnovamento e
centri storici.
di servizi per i cittadini volti al rifunzionalizzazione del
miglioramento della qualità
tessuto edilizio urbano, con
della vita in ambito urbano.
particolare attenzione al
recupero dei centri storici.
355
Nelle proposte progettuali sarà
data priorità agli interventi di
infrastrutture di servizi che
prevedono la dotazione di
impianti atti a ridurre i
consumi energetici,
migliorando l’efficienza
energetica degli edifici,
privilegiando l’uso di fonti
alternative e l’efficienza
idrica.
Zone pedonali
Quota di verde pubblico
procapite in ambiente urbano.
Parcheggi
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 5.04 - POTENZIAMENTO DEL SISTEMA DEI TRASPORTI URBANI
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
Riduzione dell’inquinamento
idrico, da rifiuti, acustico e
atmosferico.
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Potenziamento del sistema dei
trasporti rapidi di massa a
guida vincolata finalizzato
all’aumento di standard
qualitativi di vivibilità delle
aree urbane, al miglioramento
dell’efficienza energetica e il
rispetto dell’ambiente,
attraverso la ricucitura dei
tessuti urbani degradati, la
riduzione del traffico
automobilistico e dei livelli di
inquinamento acustico e
atmosferico nonché dell’usura
dei manti stradali.
Superare gli attuali livelli
insoddisfacenti di salubrità
ambientale, qualità della vita,
sicurezza nelle aree urbane
sorte abusivamente o cresciute
in modo disordinato, carenti o
prive di infrastrutture,
soprattutto intorno alle grandi
aree metropolitane di Palermo
e Catania e agli ambiti urbani
di Messina, Trapani e
Agrigento.
INCIDENZA POSITIVA:
Riduzione dell’inquinamento
atmosferico acustico e
riduzione della congestione da
eccesso di traffico quale
risultante di una migliore
gestione dei servizi (messa in
rete dei servizi ecc.).
Incentivazione all’uso di
trasporti pubblici e bicicletta.
Gli interventi sono finalizzati
all’aumento degli standard
qualitativi di vivibilità delle
aree urbane, in stretta
connessione con altri
interventi infrastrutturali e
rivolti anche al miglioramento
dell’efficienza energetica e al
rispetto dell’ambiente.
Infrastrutture (tangenziali,
parcheggi intermodali,
metropolitane) per il
miglioramento della mobilità
urbana e dell’accessibilità
dalle zone interne (per i
pendolari e i residenti nelle
periferie) delle città di
Palermo, Catania e Messina.
In conformità con i criteri e gli
indirizzi di attuazione previsti
al capitolo III del POR settore
trasporti, gli interventi devono
Prevede il miglioramento della strategicamente operare in
mobilità interna con riduzione modo da minimizzare
del trasporto privato e della
Risparmio energetico:
l’incidenza dei sistemi e delle
riduzione e razionalizzazione congestione del traffico, la
infrastrutture di trasporto sul
riduzione dei livelli di
dei consumi domestici,
consumo dell’energia e sul
inquinamento acustico ed
miglioramento efficienza
degrado degli ecosistemi e dei
energetica degli edifici, ricorso atmosferico, con conseguente paesaggi, con particolare
a fonti energetiche rinnovabili. riduzione d’uso di prodotti
riferimento alla riduzione delle
derivati dal petrolio, la
emissioni inquinanti.
Riduzione delle emissioni
riduzione delle patologie
inquinanti in atmosfera e
respiratorie legate
mantenimento delle
all’emissione di gas nocivi.
concentrazioni inquinanti al di
sotto di limiti che escludano
danni alla salute umana, agli
ecosistemi ed al patrimonio
monumentale.
Contenimento della mobilità a
maggiore impatto ambientale.
356
Mezzi pubblici a basso
impatto ambientale
Qualità dell’aria urbana
Utilizzo mezzi pubblici - n°
passeggeri/anno
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 6.01 - COMPLETAMENTO, ADEGUAMENTO E AMMODERNAMENTO RETE STRADALE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Forte aumento del volume di
emissioni di CO2, gas serra e
inquinamento causato dal
continuo aumento del
trasporto su gomma.
Riassetto e miglioramento,
completamento e
ammodernamento dei livelli di
servizio, al fine di
incrementare il livelo di
connettività della rete stradale,
velocizzando i collegamenti tra
nodi urbani e tra aree costiere
e dell’entroterra, per
migliorare l’accessibilità alle
grandi direttrici autostradali e
favorie gli scambi produttivi e
la mobilità delle persone
ottimizzando i flussi di
interscambio locali ed
extraregionali e i collegamenti
tra i principali distretti
produttivi e le aree
metropolitane.
Necessità di una integrazione
tra la pianificazione dei
trasporti e quella territoriale.
Promozione di standard di
sicurezza e ambientali più
elevati ed adeguamento a
questi ultimi delle
infrastrutture esistenti.
Per la sostenibilità ambientale,
in conformità con i criteri ed
indirizzi di attuazione previsti
INCIDENZA NEGATIVA:
al capitolo III del POR settore
Costi umani e sociali
trasporti, gli interventi devono
derivanti dall’incremento degli Limitare il traffico e le
incidenti dovuti al trasporto su infrastrutture nei siti di
La misura tende al riassetto e operare in modo da
rilevanza ambientale.
strada.
al miglioramento dei livelli di minimizzare l’incidenza dei
Impatto paesaggistico,
Limitare le emissioni di gas a servizio, mediante interventi di sistemi e delle infrastrutture
di trasporto sul consumo
occupazione ed erosione del
completamento e
effetto serra e le emissioni
suolo, perdita o
Percentuale incidenti e loro
ammodernamento. Ciò al fine dell’energia e sul degrado
acide in atmosfera.
degli ecosistemi e dei
frammentazione di habitat
entità.
di incrementare il livello di
Ottimizzare la rete
naturali, inquinamento
connettività della rete stradale, paesaggi.
autostradale esistente.
acustico e atmosferico
velocizzando, inoltre, i
Non saranno ammessi
soprattutto in fase di cantiere. Promuovere programmi di
collegamenti tra nodi urbani, e interventi isolati, relativi a
intervento finalizzati alla
Accrescimento del carico
tra aree costiere ed entroterra. singola tratta o lotti, per i quali
riduzione dell’inquinamento
ambientale conseguente alla
non si è dimostrata la capacità
realizzazione di infrastrutture, acustico.
di incidere sulla complessiva
in particolare, in aree ad
funzionalità dell’itinerario o
Realizzazione di snodi di
elevata sensibilità
del nodo prescelto, in termini
traffico (porti, ecc.) integrati al
naturalistico-paesaggistica o di territorio.
anche di impatto ambientale.
rischio ambientale.
INCIDENZA POSITIVA:
Il completamento e
ristrutturazione delle
infrastrutture esistenti
potrebbe facilitare il
decongestionamento della rete
stradale e, in particolare, dei
357
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
centri urbani attraversati da
flussi veicolari in transito.
358
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 6.02 - MIGLIORAMENTO DEL LIVELLO DI SERVIZIO DELLE LINEE FERROVIARIE (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Necessità di una integrazione
tra la pianificazione dei
trasporti e quella territoriale.
Riassetto e miglioramento dei
livelli di servizio mediante
interventi di ammodernamento
e completamento, al fine di
incrementare il livello di
connettività della rete
ferroviaria, velocizzando i
collegamenti tra nodi urbani e
tra aree costiere dell’entroterra
per migliorare l’accessibilità
alle grandi direttrici ferroviarie
e favorire gli scambi produttivi
in interazione con le
infrastrutture portuali e la
mobilità delle persone.
Promozione di standard di
sicurezza e ambientali più
elevati ed adeguamento a
questi ultimi delle
infrastrutture esistenti.
INCIDENZA NEGATIVA:
Impatti in fase di cantiere
(rifiuti, inquinamento acustico,
Ottimizzazione intermodale
sottrazione suolo).
fra diversi sistemi di trasporto
Accrescimento del carico
e riequilibrio a favore del
ambientale conseguente alla
trasporto ferroviario e
realizzazione di infrastrutture, marittimo.
in particolare, in aree ad
Limitare il traffico e le
elevata sensibilità
infrastrutture nei siti di
naturalistico-paesaggistica o di
rilevanza ambientale.
rischio ambientale.
Limitare le emissioni di gas a
INCIDENZA POSITIVA:
effetto serra e le emissioni
Il potenziamento della rete
acide in atmosfera.
ferroviaria e delle
Trasferire il trasporto
infrastrutture portuali potrà
passeggeri e merci da strada a
avere positivi effetti nella
ferrovia/cabotaggio.
riduzione del traffico su
gomma.
La misura tende al riassetto e
miglioramento dei livelli di
servizio mediante interventi di
ammodernamento e
potenziamento delle reti
ferroviarie, anche mediante
l’elettrificazione delle linee,
perseguendo così l’obiettivo
della riduzione delle
emissioni.
359
In conformità con i criteri ed
indirizzi di attuazione previsti
al capitolo III del POR settore
trasporti, gli interventi devono
operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture
di trasporto sul consumo
dell’energia e sul degrado
Consumo di combustibile per i
degli ecosistemi e dei
trasporti;
paesaggi.
Emissioni Gas serra
Non saranno ammessi
interventi isolati relativi a
Estensione sistema ferroviario.
singole tratte o lotti, per i quali
non sia dimostrata la capacità
di incidere sulla complessiva
funzionalità dell’itinerario o
del nodo prescelto, in termini
di miglioramento della
sicurezza, dei tempi di
percorribilità, dell’impatto
ambientale.
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 6.03 - POTENZIAMENTO INFRASTRUTTURE PORTUALI, SERVIZI E LOGISTICA (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Necessità di una integrazione
tra la pianificazione dei
trasporti e quella territoriale.
INCIDENZA NEGATIVA:
Impatti in fase di cantiere
(rifiuti, inquinamento acustico,
sottrazione suolo).
Potenziamento delle
infrastrutture portuali e dei
nodi di interscambio,
elevandone qualità, efficienza
e sicurezza per la crescita del
trasporto combinato, con
particolare riferimento al
cabotaggio.
Inquinamento delle acque
(sversamento idrocarburi, e
scarichi navali).
Accrescimento del carico
ambientale conseguente alla
realizzazione di infrastrutture,
in particolare, in aree ad
elevata sensibilità
naturalistico-paesaggistica o di
rischio ambientale.
INCIDENZA POSITIVA:
Potenziale impatto positivo
derivante dal completamento e
ristrutturazione delle
infrastrutture esistenti, dovuto
al decongestionamento della
rete e, in particolare, dei centri
urbani attraversati da flussi
veicolari in transito.
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
Aumentare la sicurezza dei
trasporti marittimi, degli
standard dei porti, introdurre
strutture per la gestione dei
rifiuti provenienti da navi.
Promozione di standard di
sicurezza e ambientali elevati
ed adeguamento a questi
ultimi delle infrastrutture
esistenti.
Ottimizzazione intermodale
fra diversi sistemi di trasporto
e riequilibrio a favore del
trasporto ferroviario e
marittimo.
Limitare il traffico e le
infrastrutture nei siti di
rilevanza ambientale.
Limitare le emissioni di gas a
effetto serra e le emissioni
acide in atmosfera.
Trasferire il trasporto
passeggeri e merci da strada a
ferrovia/cabotaggio
Realizzazione di snodi di
traffico (porti, ecc.) integrati al
territorio.
Potenziamento di infrastrutture
e attrezzature finalizzate al
miglioramento delle
condizioni di sicurezza
generale dei porti e della
navigazione.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
La misura è finalizzata al
potenziamento e
ammodernamento dei porti
regionali al fine di elevarne la
qualità, l’efficienza e la
crescita del trasporto
combinato con particolare
riferimento al cabotaggio.
Sono previste e ritenute
prioritarie le infrastrutture in
ambito portuale per la
gestione lo smaltimento dei
rifiuti provenienti da navi.
360
Indicatori
In conformità con i criteri ed
indirizzi di attuazione previsti
al capitolo III del POR settore
trasporti, gli interventi devono
operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture
di trasporto sul consumo
dell’energia e sul degrado
N° di porti attrezzati per la
degli ecosistemi e dei
gestione e lo smaltimento dei
paesaggi.
rifiuti.
Non saranno ammessi
Trasporto merci per modalità.
interventi isolati relativi a
singole tratte o lotti, per i quali
non sia dimostrata la capacità
di incidere sulla complessiva
funzionalità dell’itinerario o
del nodo prescelto, in termini
di miglioramento della
sicurezza, dei tempi di
percorribilità, dell’impatto
ambientale .
Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006
4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI
MISURA 6.04 - RIQUALIFICAZIONE E CREAZIONE DI POLI AEROPORTUALI SECONDARI (FESR)
Integrazione della dimensione ambientale
Finalità e descrizione della
misura
Migliorare i collegamenti per
superare marginalità e
perifericità di alcune aree
migliorandone l’accessibilità
attraverso il potenziamento e
l’ammodernamento delle
strutture aeroportuali,
favorendo la mobilità di merci
e persone, innalzando gli
standard di qualità del servizio
con l’adozione di sistemi di
controllo del traffico aereo e
per la sicurezza a terra, e con
l’interconnessione con le altre
reti trasportistiche.
Principali problematiche.
Stima incidenza
sull’ambiente (positiva –
negativa)
Obiettivi ambientali e di
sostenibilità ambientale da
perseguire in relazione al
settore d’intervento
PRINCIPALI
PROBLEMATICHE
Promozione di standard di
sicurezza e ambientali più
elevati ed adeguamento a
questi ultimi delle
infrastrutture esistenti.
Necessità di una integrazione
tra la pianificazione dei
trasporti e quella territoriale.
Limitare il traffico e le
infrastrutture nei siti di
rilevanza ambientale.
INCIDENZA NEGATIVA:
Riduzione dell’inquinamento
acustico e delle emissioni
legate al settore aereo.
Impatti in fase di cantiere
(rifiuti, inquinamento acustico,
Limitare le emissioni di gas a
sottrazione suolo).
effetto serra e le emissioni
Accrescimento del carico
acide in atmosfera.
ambientale conseguente alla
realizzazione di infrastrutture, Promuovere programmi di
intervento finalizzati alla
in particolare, in aree ad
riduzione dell’inquinamento
elevata sensibilità
naturalistico-paesaggistica o di acustico.
rischio ambientale.
Potenziamento dei servizi
delle infrastrutture
aeroportuali e aumento della
sicurezza.
Disposizioni per
l’integrazione nel settore o
Temi ambientali nel settore o
nelle misure (criteri di
nelle misure (es. azioni e/o
selezione, meccanismi
misure a finalità ambientale)
premiali, specifiche modalità
di attuazione)
Indicatori
In conformità con i criteri ed
indirizzi di attuazione previsti
al capitolo III del POR settore
trasporti, gli interventi devono
operare in moda da
minimizzare l’incidenza dei
sistemi e delle infrastrutture
Prevede interventi di
di trasporto sul consumo
recupero e ammodernamento
dell’energia e sul degrado
di infrastrutture aeroportuali
Inquinamento acustico in
per marginalità di alcune aree, degli ecosistemi e dei
migliorandone l’accessibilità, paesaggi.
ambito aeroportuale.
favorendone la mobilità di
Tra le tipologie di intervento
merci e innalzando standard di che vengono ritenute
qualità dei servizi.
prioritarie è previsto
l’ammodernamento delle
infrastrutture aeroportuali
finalizzato alla riduzione
dell’inquinamento acustico e
delle emissioni provenienti dal
trasporto aereo.
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VALUTAZIONE EX-ANTE AMBIENTALE POR SICILIA 2000