Dipartimento di Strutture per l’ingegneria e l’Architettura Università degli Studi di Napoli Federico II [email protected] Gerardo M. Verderame 1 Edifici esistenti in c.a.: valutazione della sicurezza sismica Meccanismi di danno degli edifici esistenti in c.a. grado di sismicità • La legge del 25/11/62 n° 1684 incrementa per la seconda categoria il valore di accelerazione che passa da 0.05g a 0.07g. • Dal 1927 le località colpite furono distinte in due categorie in relazione al loro seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 con il R.D. del 1909 vengono introdotte le forze sismiche •A Evoluzione classificazione sismica grado di sismicità • La legge del 25/11/62 n° 1684 incrementa per la seconda categoria il valore di accelerazione che passa da 0.05g a 0.07g. • Il D.M. 3/3/75 introduce il periodo fondamentale di vibrazione di una struttura e di conseguenza lo spettro di progetto associato • Dal 1927 le località colpite furono distinte in due categorie in relazione al loro seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 con il R.D. del 1909 vengono introdotte le forze sismiche •A Evoluzione classificazione sismica probabilità di superamento in 50 anni • Nel 1996 il GNDT rilasciò un mappa di pericolosità in termini di PGA con il 10% di grado di sismicità • La legge del 25/11/62 n° 1684 incrementa per la seconda categoria il valore di accelerazione che passa da 0.05g a 0.07g. • Il D.M. 3/3/75 introduce il periodo fondamentale di vibrazione di una struttura e di conseguenza lo spettro di progetto associato • Dal 1927 le località colpite furono distinte in due categorie in relazione al loro seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 con il R.D. del 1909 vengono introdotte le forze sismiche •A Evoluzione classificazione sismica l’Ordinanza PCM 3274 (Maggio 2003). si passò dal sistema della “classificazione sismica” a una zonazione basata su valori probabilistici dello scuotimento atteso • Con probabilità di superamento in 50 anni • Nel 1996 il GNDT rilasciò un mappa di pericolosità in termini di PGA con il 10% di grado di sismicità • La legge del 25/11/62 n° 1684 incrementa per la seconda categoria il valore di accelerazione che passa da 0.05g a 0.07g. • Il D.M. 3/3/75 introduce il periodo fondamentale di vibrazione di una struttura e di conseguenza lo spettro di progetto associato • Dal 1927 le località colpite furono distinte in due categorie in relazione al loro seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 con il R.D. del 1909 vengono introdotte le forze sismiche •A Evoluzione classificazione sismica Siamo infatti passati da 4 zone a più di 11.000 punti, ciascuno dei quali ha il suo specifico spettro. • Il D.M. 14/1/2008 mette di fatto fine al sistema della “classificazione sismica” l’Ordinanza PCM 3274 (Maggio 2003). si passò dal sistema della “classificazione sismica” a una zonazione basata su valori probabilistici dello scuotimento atteso • Con probabilità di superamento in 50 anni • Nel 1996 il GNDT rilasciò un mappa di pericolosità in termini di PGA con il 10% di grado di sismicità • La legge del 25/11/62 n° 1684 incrementa per la seconda categoria il valore di accelerazione che passa da 0.05g a 0.07g. • Il D.M. 3/3/75 introduce il periodo fondamentale di vibrazione di una struttura e di conseguenza lo spettro di progetto associato • Dal 1927 le località colpite furono distinte in due categorie in relazione al loro seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 con il R.D. del 1909 vengono introdotte le forze sismiche •A Evoluzione classificazione sismica 9 Limiti di deformabilità (D.M. 1996) 9 Limiti di armatura 9 Limiti geometrici 9 La regolarità strutturale in pianta o in elevazione Solo nella Circolare del 1997 sono contemplati principi quali: 9 Limiti geometrici e di armatura 9 Limiti di deformabilità 9 Gerarchia della resistenza (pilastro- trave; flessione – taglio) 9 La regolarità strutturale in pianta o in elevazione Nella progettazione sino al 1996 non sono contemplati principi quali: Premessa: Quadro normativo italiano Si associa anche una irregolarità g in elevazione prodotta dalle tamponature al piano terra. Regolarità in pianta Regolarità in elevazione Regolarità in elevazione Regolarità in elevazione Regolarità in elevazione Regolarità in elevazione Trave debole - pilastro forte Tale condizione si consegue qualora, per ogni nodo trave-pilastro ed ogni direzione e p dei p pilastri sia maggiore gg della verso dell’azione sismica,, la resistenza complessiva resistenza complessiva delle travi amplificata del coefficiente Rd, in accordo con la formula: Per ciascuna direzione e ciascun verso di applicazione delle azioni sismiche, si devono proteggere i pilastri dalla plasticizzazione prematura adottando opportuni momenti flettenti di calcolo. Presso-flessione: Sollecitazioni di calcolo I pilastri Dimensionamento e verifica degli elementi Gerarchia taglio-flessione nella quale lp è la lunghezza del pilastro. Al fine di escludere la formazione di meccanismi inelastici dovuti al taglio, le sollecitazioni di taglio da utilizzare per le verifiche ed il di dimensionamento i d ll armature sii ottengono dalla delle d ll condizione di i di equilibrio del pilastro soggetto all’azione dei momenti resistenti nelle sezioni di estremità superiore MsC,Rd ed inferiore MiC,Rd secondo , , l’espressione: Taglio g I pilastri Dimensionamento e verifica degli elementi Gerarchia taglio-flessione Nel caso in cui i tamponamenti non si estendano per l’intera altezza dei pilastri adiacenti, le sollecitazioni di taglio da considerare per la parte del pilastro priva di tamponamento sono calcolati utilizzando la relazione riportata,dove l’altezza lp è assunta pari alla estensione della parte di pilastro priva di tamponamento. tamponamento Taglio g I pilastri Dimensionamento e verifica degli elementi …..mentre il costruito esistente….. I pilastri I pilastri E’ evidente id t lla qualità lità del d l calcestruzzo l t Passo delle staffe superiore (sembra) ai 200mm. Crisi a taglio alla testa del pilastro circolare. I pilastri E’ evidente id t lla qualità lità del d l calcestruzzo l t Passo delle staffe superiore (sembra) ai 200mm. Crisi a taglio alla testa del pilastro rettangolare. I pilastri Crisi a taglio I pilastri Crisi a taglio I pilastri Crisi a taglio I pilastri Crisi a taglio I pilastri Crisi a taglio I pilastri Crisi a taglio Evidente la sovrapposizione e i ganci ad uncino Armatura liscia. I pilastri -nodi non interamente confinati: tutti i nodi non appartenenti alla categoria precedente. -nodi interamente confinati, così definiti quando in ognuna delle quattro facce verticali si innesta una trave. (…); Si distinguono due tipi di nodi: La resistenza del nodo deve essere tale da assicurare che non pervenga alla rottura prima delle zone della trave e del pilastro ad esso adiacenti. Sono da evitare, per quanto possibile, eccentricità tra l’asse della trave e l’asse del p pilastro concorrenti in un nodo. Si definisce nodo la zona del pilastro che si incrocia con le travi ad esso concorrenti. I nodi trave-pilastro Dimensionamento e verifica degli elementi …..mentre il costruito esistente….. Instabilità armatura pilastro passante nel nodo Assenza di staffe nel nodo I nodi travetrave-colonna Assenza di staffe nel nodo I nodi travetrave-colonna Scarsa qualità del calcestruzzo I nodi travetrave-colonna La traslazione deve essere in accordo con ll’inclinazione inclinazione degli elementi compressi nel meccanismo resistente a taglio e può essere assunta pari all’altezza della zona inelastica di base hcr hcr L’inviluppo può ò essere assunto lineare, se la struttura non presenta significative discontinuità in termini di massa, rigidezza e resistenza lungo l’altezza. Il diagramma dei momenti flettenti lungo ll’altezza altezza della parete è ottenuto per traslazione verso l’alto dell’inviluppo del diagramma dei momenti derivante dall’analisi. Sollecitazioni di calcolo: PressoPresso-flessione Dimensionamento e verifica delle pareti Per pareti estese debolmente armate il taglio ad ogni piano può essere ottenuto amplificando lifi d il taglio li derivante d i d ll’ dall’analisi li i del d l fattore f (q+1)/2. Per le strutture in CD “B” questo requisito si ritiene soddisfatto se si incrementa del 50% il taglio derivante dall dall’analisi analisi. Per strutture P t tt sia i in i CD “B” che h in i CD “A” sii deve d t tener conto t del d l possibile ibil incremento delle forze di taglio a seguito della formazione della cerniera plastica alla base della parete. Sollecitazioni di calcolo: Taglio Dimensionamento e verifica delle pareti Verifiche di resistenza delle pareti Dimensionamento e verifica delle pareti …..mentre il costruito esistente….. Pareti e setti Pareti e setti La scala La scala L’importanza delle riprese di getto Il caso di Pettino (L’Aquila) …..un aspetto p singolare….. g Riprese di getto La struttura prepre-evento La distribuzione dei tamponamenti è irregolare sia in pianta che in elevazione. Al piano terra sono presenti numerose aperture. La forma in pianta è irregolare, con una approssimativa forma a T. Le dimensioni globali sono p g pari a circa 25x30 metri. L’edificio presenta 3 piani, più uno mansardato. L’altezza di interpiano è pari a circa i 3 metri met i La struttura è un edificio residenziale in c.a. realizzato intorno alla metà degli anni ’80, nella zona di Pettino. La struttura prepre-evento La distribuzione dei tamponamenti è irregolare sia in pianta che in elevazione. Al piano terra sono presenti numerose aperture. La forma in pianta è irregolare, con una approssimativa forma a T. Le dimensioni globali sono p g pari a circa 25x30 metri. L’edificio presenta 3 piani, più uno mansardato. L’altezza di interpiano è pari a circa i 3 metri met i La struttura è un edificio residenziale in c.a. realizzato intorno alla metà degli anni ’80, nella zona di Pettino. La struttura prepre-evento Il meccanismo di collasso è caratterizzato da un cinematismo rigido rotazionale della parte di struttura costituita dai piani superiori, che si presentano letteralmente “ t “staccati” ti” rispetto i tt aglili elementi l ti d dell piano terra. A seguito dell dell’evento evento del 6 Aprile, Aprile la struttura ha presentato un meccanismo di collasso di piano soffice che ha coinvolto i soli elementi del piano terra. Il collasso In corrispondenza degli elementi del telaio d’estremità, sul lato Sud della T, gli spostamenti mostrati sono nell’ordine delle decine di centimetri. L’osservazione dei danni Analogamente, il pilastro d’angolo presente sul lato Est della T, che ha conservato la sua posizione originale, consente di evidenziare la posizione attuale del resto dell’edificio, da esso completamente staccato, a seguito del cinematismo di collasso. L’osservazione dei danni Sul lato Nord solo alcuni degli elementi del piano terra presentano una netta separazione dal resto della struttura. La traslazione rigida verticale interessa quindi solo parte della struttura. L’osservazione dei danni Il cinematismo di collasso è chiaramente rotazionale, attorno ad un punto corrispondente approssimativamente al baricentro geometrico della forma in pianta. L’osservazione dei danni Il passo dell’armatura trasversale si presenta elevato (15÷20 cm) e i nodi non sono staffati. Le armature longitudinali si presentano “strappate”. Ciò è chiaramente connesso all’apertura delle staffe, chiuse a 90°. La natura della crisi è chiaramente fragile Gli elementi collassati non mostrano evidenza di impegno rotazionale plastico L’osservazione dei danni Ciò porta a considerare l’ipotesi l ipotesi di una crisi avvenuta secondo un meccanismo attritivo in corrispondenza della superficie di ripresa di getto. Gli elementi non mostrano le evidenze tipiche di una crisi legata ad un g non c’è presenza p di fessurazione convenzionale meccanismo resistente a taglio: diagonale, piuttosto si individua una netta separazione in corrispondenza dell’estremità superiore delle colonne, la cui superficie si presenta piuttosto regolare. La natura del meccanismo di crisi Il copriferro è completamento distrutto, l’ l’armatura longitudinale l d l non è vincolata l nei confronti dello scorrimento parallelo al piano della fessura: non sono presenti staffe t ff nell nodo d e lla prima i staffa t ff d della ll colonna è aperta. Tale ipotesi sembra confermata dall’osservazione di un elemento che non si presenta staccato del resto della struttura, ma mostra chiaramente lo sviluppo di una netta separazione all’interfaccia all interfaccia tra la sommità della colonna ed il nodo sovrastante. La natura del meccanismo di crisi N Attrito: proporzionale alla scabrezza P delle facce della fessura e alla tensione di compressione Vc, a sua volta data dallo sforzo normale agente e dall’effetto dall effetto clamping (azione di compressione causata dallo snervamento in trazione dall’armatura longitudinale, se efficacemente ancorata, grazie all’allontanamento all allontanamento tra le facce della fessura associato allo scorrimento relativo). Effetto spinotto: p resistenza offerta dall’armatura longitudinale che attraversa la sezione e si oppone allo scorrimento relativo Contributi alla resistenza attritiva : Una adeguata cura della superficie di ripresa di getto getto, infatti infatti, dovrebbe evitare la creazione di una superficie preferenziale di rottura. Il meccanismo di taglio-attrito g non viene di norma considerato nella verifica di elementi monodimensionali in c.a.: tale meccanismo dovrebbe infatti essere preceduto dagli altri usualmente considerati nella gerarchia di crisi dell’elemento. Il meccanismo di tagliotaglio-attrito rottura per lo schiacciamento della tamponatura in prossimità degli angoli dove è applicata direttamente la pressione di contatto rottura per lo scorrimento orizzontale lungo i giunti della tamponatura: quando la malta è di qualità scadente oppure quando l'aderenza tra la malta ed i mattoni e molto bassa, rottura per la fessurazione diagonale della tamponatura: subentra la rottura per taglio del telaio oppure lo scorrimento lungo i giunti orizzontali in prossimità degli angoli rottura per lesione orizzontale a meta altezza della tamponatura Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Con tali spostamenti si devono verificare la stabilità degli elementi non strutturali e la funzionalità degli impianti fissi. In particolare, per gli spostamenti così determinati, non si deve avere, per gli edifici, espulsione dei pannelli divisori e di chiusura. D.M. 16 gennaio 1996 P li Per limitare it la l danneggiabilità d i bilità delle d ll parti ti non strutturali t tt li e degli d li impianti, i i ti glili spostamenti relativi totali ht sono da valutare convenzionalmente mediante la seguente formula: D.M. LL.PP. 24 gennaio1986 Si calcolano gli spostamenti relativi al sima di progetto ma non si richiede la verifica a meno che la loro valutazione non sia essenziale per controllare il funzionamento di particolari dispositivi di vincolo o di collegamento. Evoluzione del limiti di deformabilità di piano dr drp 0,01 h b) per tamponamenti progettati in modo da non subire danni a seguito di spostamenti di interpiano drp , per effetto della loro deformabilità intrinseca ovvero dei collegamenti alla struttura: dr < 0,005 h a)per tamponamenti collegati rigidamente alla struttura che interferiscono con la deformabilità della stessa: Gli elementi costruttivi senza funzione strutturale non devono subire danni tali da rendere la costruzione temporaneamente inagibile. Verifiche degli elementi strutturali in termini di contenimento del danno agli elementi non strutturali D.M. 14 gennaio 2008 Evoluzione del limiti di deformabilità di piano Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Ribaltamento della fodera esterna della tamponatura Discontinuità prodotte dalle aperture. Ribaltamento della fodera esterna della tamponatura Discontinuità prodotte dalle aperture. Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Assenza di vincolo laterale elevata snellezza Ribaltamento della fodera esterna della tamponatura. Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Il pannello è ammorsato solo superiormente e inferiormente Ribaltamento della fodera esterna della tamponatura. Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Lo spigolo esterno va in crisi con conseguente danneggiamento dei due lati tamponati. tamponati La tamponatura non presenta alcun ritegno g laterale. Si osserva anche la fessura diagonale in testa al pilastro Tipica rottura per lo schiacciamento della tamponatura in prossimità g angoli g dove è applicata pp direttamente la p pressione di contatto. degli Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Il tamponamento esterno non presenta alcun ritegno ai quattro lati. E’ eseguito g come se fosse un rivestimento Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Innesco di un meccanismo di ribaltamento di una tamponatura a sbalzo Danni agli elementi non strutturali: le tamponature Danni agli elementi non strutturali: le tamponature 72 Valutazione della sicurezza sismica: metodi di analisi, criteri di verifica, modelli di capacità 73 le strutture possono presentare degrado e/o modificazioni significative rispetto alla situazione originaria originaria.. la costruzione può essere stata soggetta ad azioni azioni,, anche eccezionali, i cui effetti non siano completamente manifesti manifesti;; possono essere insiti e non palesi difetti di impostazione e di realizzazione;; realizzazione la costruzione riflette lo stato delle conoscenze al tempo della sua realizzazione; realizzazione; Gli edifici esistenti si distinguono g da q quelli di nuova progettazione per i seguenti aspetti : Generalità - i carichi permanenti sono definiti e la loro conoscenza dipende dal livello di approfondimento delle indagini conoscitive. 74 - la conoscenza delle proprietà meccaniche dei materiali non risente delle incertezze legate alla produzione e posa in opera ma solo della omogeneità dei materiali stessi all’interno della costruzione, del livello di approfondimento delle indagini conoscitive e dell’affidabilità delle stesse; la geometria e i dettagli costruttivi sono definiti e la loro conoscenza dipende di d solo l dalla d ll documentazione d t i di disponibile ibil e dal livello di approfondimento delle indagini conoscitive; Nella definizione dei modelli strutturali, si dovrà, inoltre, tenere conto che: Generalità e dall’affidabilità dell’informa ione dell’informazione 75 dall’uso, nelle verifiche di sicurezza, di adeguati “fattori fattori di confidenza” che modificano i parametri di capacità in confidenza funzione del livello di conoscenza relativo a geometria, geometria dettagli costruttivi e materiali. dalla completezza complete a disponibile; Si dovrà prevedere l’impiego di metodi di analisi dipendenti: Generalità • alla condizione di salvaguardia della vita umana (SLV) • o in alternativa, alternativa alla condizione di collasso (SLC) (SLC). Le verifiche agli g SLU p possono essere eseguite g rispetto: p 76 Nel caso in cui si effettui la verifica anche nei confronti degli SLE ((Stati limiti Esercizio)) i relativi livelli di p prestazione p possono essere stabiliti dal Progettista di concerto con il Committente. La valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi sulle costruzioni esistenti potranno essere eseguiti con riferimento ai soli SLU (Stati Limiti Ultimi). Valutazione della sicurezza 9 Stato Limite di Danno (SLD) A seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso ((includendo g gli elementi strutturali, …), ) subisce danni tali da non mettere a rischio gli utenti e da non compromettere significativamente la capacità di resistenza e di rigidezza nei confronti delle azioni verticali ed orizzontali. orizzontali 9 Stato Limite di Operatività (SLO) A seguito it del d l terremoto t t la l costruzione t i nell suo complesso l (includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature pp rilevanti alla sua funzione)) non deve subire danni ed interruzioni d'uso significativi; Gli Stati Limite di Esercizio (SLE) sono: Valutazione della sicurezza 78 Conserva una parte della resistenza e rigidezza per azioni verticali e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche orizzontali. • significativa perdita di rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali; • rotture e crolli dei componenti p non strutturali ed impiantistici; p A seguito del terremoto la costruzione subisce: 9 Stato Limite di Salvaguardia della Vita (SLV) Gli Stati Limite Ultimi (SLU) sono: Valutazione della sicurezza Conserva ancora un margine di sicurezza per azioni verticali ed un esiguo margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali. • danni molto gravi dei componenti strutturali; • gravi g rotture e crolli dei componenti p non strutturali ed impiantistici; A seguito del terremoto la costruzione subisce: 9 Stato Limite di prevenzione del Collasso (SLC) Gli Stati Limite Ultimi (SLU) sono: Valutazione della sicurezza struttura che dr drp 0,01 h 80 b) per tamponamenti progettati in modo da non subire danni a seguito di spostamenti di interpiano drp , per effetto della loro deformabilità intrinseca ovvero dei collegamenti alla struttura: dr < 0,005 h a) per tamponamenti collegati rigidamente alla interferiscono con la deformabilità della stessa: Gli elementi costruttivi senza funzione strutturale non devono subire danni tali da rendere la costruzione temporaneamente inagibile. Verifiche degli elementi strutturali in termini di contenimento del danno agli elementi non strutturali Verifiche agli Stati Limite Esercizio (SLE) Valutazione della sicurezza 81 Per gli elementi costruttivi senza funzione strutturale debbono essere adottati magisteri atti ad evitare collassi fragili e prematuri 9 Verifiche degli elementi non strutturali e degli impianti Deve essere verificato che i singoli g elementi strutturali e la struttura nel suo insieme possiedano una adeguata duttilità 9 Verifiche degli elementi strutturali in termini di duttilità àe capacità di deformazione P tutti Per t tti glili elementi l ti strutturali, t tt li inclusi i l i nodi di e connessioni i i tra t elementi l ti 9 Verifiche degli elementi strutturali in termini di resistenza Verifiche agli Stati Limite Ultimi (SLU) Valutazione della sicurezza gravii errorii di progetto tt o di costruzione; t i 82 riduzione evidente della capacità resistente e/o deformativa della struttura o di alcune sue parti dovuta ad azioni i i ambientali bi t li (sisma,..), (i ) significativo i ifi ti d degrado d delle d ll caratteristiche meccaniche dei materiali, azioni eccezionali (incendi, esplosioni), deformazioni significative imposte da cedimenti del terreno di fondazione; Le costruzioni esistenti devono essere sottoposte a valutazione della sicurezza quando ricorra anche una delle seguenti situazioni: Valutazione della sicurezza 83 • interventi non dichiaratamente strutturali, q qualora essi interagiscano, anche solo in parte, con elementi aventi funzione strutturale e, in modo consistente, ne riducano la capacità o ne modifichino la rigidezza. rigidezza • cambio della destinazione d’uso della costruzione o di parti di essa, con variazione significativa dei carichi variabili e/o della classe d’uso della costruzione; Le costruzioni esistenti devono essere sottoposte a valutazione della sicurezza quando ricorra anche una delle seguenti situazioni: it i i Valutazione della sicurezza 84 9 Il rilievo geometrico-strutturale dovrà essere riferito sia alla geometria complessiva dell’organismo. 9 Il rilievo deve individuare l’organismo resistente della costruzione. 9 Dovranno essere rilevati i dissesti, ponendo particolare attenzione all all’individuazione individuazione dei quadri fessurativi. fessurativi Rilievo E’ importante ricostruire il processo di realizzazione e le successive modificazioni subite nel tempo dal manufatto, nonché hé glili eventi ti che h lo l hanno h i t interessato. t Analisi storico storico--critica Procedura per la valutazione della sicurezza I valori delle resistenze dei materiali vengono valutati sulla base delle prove effettuate sulla struttura e prescindono dalle classi previste nelle norme per le nuove costruzioni. 85 Le indagini dovranno essere motivate, per tipo e quantità quantità, dal loro effettivo uso nelle verifiche. Per conseguire un’adeguata conoscenza delle caratteristiche dei materiali e del loro degrado, ci si baserà: 9 su documentazione già disponibile 9 su verifiche visive in situ 9 su indagini sperimentali. Caratterizzazione dei materiali Procedura per la valutazione della sicurezza 2. Definiti i fattori di confidenza, da utilizzare come ulteriori coefficienti parziali di sicurezza che tengono conto delle carenze nella conoscenza dei parametri del modello. 1. Individuati i “livelli livelli di conoscenza conoscenza” dei diversi parametri coinvolti nel modello: - geometria d tt li costruttivi t tti i - dettagli - materiali Sulla base degli approfondimenti effettuati nelle fasi conoscitive sopra riportate, saranno: Livelli di conoscenza Procedura per la valutazione della sicurezza 86 LC3: Conoscenza Accurata LC2: Conoscenza Adeguata LC1: Conoscenza Limitata Ai fini della scelta del tipo di analisi e dei valori dei fattori di confidenza si distinguono i tre livelli di conoscenza seguenti:i 9 il metodo di analisi 9 i fattori di confidenza da applicare alle proprietà dei materiali da adoperare nelle verifiche di sicurezza La quantità e qualità dei dati acquisiti determina: Procedura per la valutazione della sicurezza 87 Al contrario, per ciò che concerne la verifica degli edifici esistenti, una simile distinzione preventiva è priva di senso, in quanto t essii non soddisfano ddi f i principi i i i di gerarchia hi delle d ll resistenze 88 9 elementi a bassa duttilità locale (tipicamente le colonne), dimensionati per rimanere in campo elastico. 9 elementi duttili (tipicamente le travi) dimensionati per sviluppare cerniere plastiche atte alla dissipazione dell’energia sismica; Nella progettazione di edifici nuovi, nuovi il rispetto del principio di gerarchia delle resistenze consente una suddivisione preventiva tra : Procedura per la valutazione della sicurezza Lv F G DuF Gy Duttilità Gu89 Un elemento strutturale può definirsi “duttile” se la sua risposta è governata t da d un regime i prevalentemente l t t flessionale. fl i l Elementi/meccanismi duttili Procedura per la valutazione della sicurezza Lv F G DuF Gu 90 Un elemento strutturale può definirsi “fragile” se la sua risposta è governata da un regime prevalentemente tagliante. Elementi/meccanismi / fragili g Procedura per la valutazione della sicurezza 91 la verifica degli elementi “fragili” viene eseguita confrontando gli effetti indotti dalle azioni sismiche in termini di forze con le rispettive capacità espresse in termini resistenze. resistenze la verifica degli elementi “duttili” viene eseguita confrontando gli effetti indotti dalle azioni sismiche in termini di deformazioni con le rispettive capacità espresse in termini di limiti di deformabilità; In generale: Procedura per la valutazione della sicurezza Analisi dinamica non lineare Analisi statica non lineare Analisi Non Lineare Analisi dinamica modale Analisi statica lineare Analisi Lineare (con e senza q) 92 Gli effetti dell’azione sismica, da combinare con gli altri carichi permanenti e variabili, possono essere valutati con i seguenti metodi di analisi: Metodi di analisi il valore delle azioni permanenti; il valore caratteristico della azione variabile Qi; Y2i coefficiente di combinazione che fornisce il valore quasi G1 Qki Yji= permanente della azione variabile Qi ll’azione azione sismica per lo stato limite in esame; E G1 G 2 ¦i <2i Q k i E essendo: Fd La verifica deve essere effettuata per la seguente combinazione degli effetti della azione sismica con le altre Combinazione dell’azione sismica con le altre azioni Metodi di analisi 93 C1 H H : altezza edificio d 40 m C1 : 0.085 struttura intelaiata acciaio 0 075 struttura intelaiata in c.a. 0.075 ca 0.050 altri T1 3/ 4 94 Consiste nell’applicazione di forze statiche equivalenti alle forze di inerzia indotte dall dall’azione azione sismica. Può essere effettuata per costruzioni che rispettino specifici requisiti, a condizione che il periodo del modo di vibrare principale i i l (T1) non superii 2,5 2 5 TC o TD e che h la l costruzione t i sia i regolare in altezza. Analisi Statica Lineare 6z j Wj peso complessivo della costruzione che varia a seconda degli SL ; coefficiente pari a 0,85 se l’edificio ha almeno tre piani e se T1<2Tc, pari a 1,0 in tutti gli altri casi; W O Sd(T1) ordinata dello spettro di risposta di progetto; Fi Fh zi Wi 95 LLa forza f d applicare da li a ciascuna i massa della d ll costruzione t i è data dalla formula seguente: Fh Sd T1 WO/g L’entità delle forze si ottiene dall’ordinata dello spettro di progetto corrispondente al periodo T1 e la loro distribuzione sulla struttura segue la forma del modo di vibrare principale nella direzione in esame, valutata in modo approssimato. Analisi Statica Lineare modi di vibrare della 9 nella combinazione di questi effetti. 9 nel calcolo degli effetti dell’azione sismica, rappresentata dallo spettro di risposta di progetto,per ciascuno dei modi di vibrare individuati 9 nella determinazione dei costruzione (analisi modale) L’analisi dinamica lineare consiste: Analisi Dinamica Lineare 96 E 6 i 6 jUijE i E j Per la combinazione degli effetti relativi ai singoli modi deve essere utilizzata una combinazione quadratica completa degli effetti relativi a ciascun modo, quale quella indicata nell’espressione:: È opportuno a tal riguardo considerare tutti i modi con massa partecipante superiore al 5% e comunque un numero di modi la cui massa partecipante totale sia superiore all’85%. Devono essere considerati tutti i modi con massa partecipante significativa. Analisi Dinamica Lineare 97 La capacità Ci degli elementi/meccanismi fragili è maggiore della corrispondente domanda Di, quest’ultima calcolata sulla base della resistenza degli elementi duttili adiacenti, se il loro Ui è maggiore di 1, 1 oppure sulla base dei risultati dell dell’analisi analisi se il loro Ui è minore di 1. Indicando con Ui = Di/Ci il rapporto tra il momento flettente fornito dall’analisi della struttura soggetta alla combinazione di carico sismica, e il corrispondente momento resistente (valutato con lo sforzo normale relativo alle condizioni di carico gravitazionali) dell’i-esimo elemento primario della struttura e con Umax e Umin rispettivamente i valori massimo e struttura, minimo di tutti i Ui >2 considerando tutti gli elementi primari della struttura, il rapporto non supera il valore 2.5; Condizioni di applicabilità 98 Approccio agli spostamenti Approccioaglispostamenti Analisi Lineari senza fattore q Ty P T D/C La capacità Ci degli elementi/meccanismi fragili è maggiore della corrispondente domanda Ui, quest’ultima calcolata sulla base della resistenza degli g elementi duttili adiacenti, se il loro Ui è maggiore di 1, oppure sulla base dei risultati dell’analisi se il loro Ui è minore di 1. 99 Mu Me Condizioni di applicabilità (2) Analisi Lineari senza fattore q Approccio alle forze Approccioalleforze 100 Ai fini delle verifiche degli elementi fragili va, in ogni caso, adottato un fattore di struttura q=1.50. Il fattore di struttura va scelto nell’intervallo (1.50-3.00) in relazione alla regolarità della struttura e ai tassi tensionali degli elementii strutturali.i In alternativa, alternativa ll’analisi analisi lineare (statica o dinamica) può effettuarsi mediante l’utilizzo di un fattore di struttura q , quale parametro di riduzione delle ordinate spettrali. Tale metodo non può applicarsi allo stato limite di collasso (SLC). Analisi lineari con fattore q F1 Fu Fe 'y 'u RP Rs q Fe Fu F1 Fu 'u 'y Fe Fu Fu F1 101 R PR s L’impiego di metodi di calcolo lineari richiede da parte del progettista un’opportuna definizione del fattore di struttura in relazione alle caratteristiche meccaniche globali e locali della struttura in esame. Analisi Lineari (statiche e dinamiche) 'u=Tu·H V Meccanismo globale 'u=Tu·Hm Meccanismo locale Analisi lineari con fattore q ' 102 Hm H Spostamento sommità 103 Tali forze sono scalate in modo da far crescere monotonamente fino al raggiungimento delle condizioni di collasso locale o globale, lo spostamento orizzontale dc di un punto di controllo coincidente con il centro di massa dell dell’ultimo ultimo livello della costruzione. costruzione L’analisi non lineare statica consiste nell’applicare alla struttura i carichi gravitazionali e un sistema di forze orizzontali distribuite, ad ogni livello della costruzione, p proporzionalmente p alle forze d’inerzia ed aventi risultante (taglio alla base) Fb. Analisi Statica non Lineare Taglio o base 104 9 come metodo per la valutazione della capacità di edifici esistenti. 9 come metodo di progetto per gli edifici di nuova costruzione sostitutivo dei metodi di analisi lineari; 9 verificare l’effettiva distribuzione della domanda inelastica negli edifici progettati con il fattore di struttura q; 9 valutare i rapporti di sovraresistenza au/a1; Questo tipo di analisi può essere utilizzato soltanto se ricorrono le condizioni di applicabilità delle distribuzioni principali (Gruppo 1); in tal caso esso si utilizza per gli scopi e nei casi seguenti: Analisi Statica non Lineare 105 9 distribuzione corrispondente alla distribuzione dei tagli di piano calcolati in un’analisi dinamica lineare (periodo fondamentale della struttura superiore a TC) 9 distribuzione corrispondente p ad una distribuzione di accelerazioni proporzionale alla forma del modo di vibrare, (massa partecipante non inferiore 75%; 9 distribuzione proporzionale alle forze statiche lineari (massa partecipante non inferiore 75% ed a condizione di utilizzare come seconda distribuzione la 2 a); Gruppo 1 - Distribuzioni principali: principali: Si devono considerare almeno due distribuzioni di forze d’inerzia, ricadenti l’una nel…. Analisi Statica non Lineare distribuzione uniforme di forze, da intendersi come derivata da una distribuzione uniforme di accelerazioni lungo l’altezza della costruzione; 106 b) distribuzione adattiva, che cambia al crescere dello spostamento del punto di controllo in funzione della plasticizzazione della struttura. struttura a) Gruppo 2 - Distribuzioni secondarie: secondarie: …. e l’altra nel … Analisi Statica non Lineare 107 Determinazione della risposta massima in spostamento del sistema equivalente con utilizzo di spettro di risposta di progetto; Determina ione di un n sistema equivalente eq i alente ad un n grado di Determinazione libertà; Determinazione di un legame forza-spostamento tra la risultante i lt t delle d ll forze f applicate, li t Taglio T li alla ll base b Fb e lo l spostamento dc di un “punto di controllo” usualmente scelto come il baricentro dell dell’ultimo ultimo impalcato; Il metodo si articola nei seguenti passi: Analisi Statica non Lineare 108 Verifica degli gli elementi/meccanismi duttili e degli elementi/meccanismi fragili. Determinazione della risposta massima in spostamento nella ll configurazione fi i d f deformata t effettiva ff tti d ll’ difi i dell’edificio … il metodo si articola nei seguenti passi: Analisi Statica non Lineare 109 La capacità di elementi/meccanismi “fragili” è da intendersi in termini di resistenze. Per la valutazione della capacità p si impiegano p g i valori medi delle proprietà dei materiali esistenti divise per i fattori di confidenza e per il coefficiente di sicurezza parziale del materiale. materiale La capacità di elementi/meccanismi “duttili” è da intendersi in termini di deformazioni (limiti di deformabilità ovvero capacità ità deformativa). d f ti ) Per la valutazione della capacità si impiegano i valori medi delle proprietà dei materiali esistenti divise per i fattori di confidenza. Valutazione delle capacità Verifiche di sicurezza: sicurezza: Analisi non lineare Fragile Duttile Duttile/ Fragile In termini di resistenza. (Usare i valori medi) In termini di resistenza. Se Ui > 1, dall’equilibrio con la (Usare i valori medi divisi per il resistenza degli e/m duttili duttili. FC e per il coefficiente (Usare i valori medi moltiplicati parziale) 110 per FC) Se Ui 1, dall’analisi. Dall’analisi. In termini di deformazione deformazione. (Usare i valori medi divisi per il FC) (se il ML è accettato) Verifiche di sicurezza Dall’analisi. DOMANDA CAPACITÀ Accettazione del Modello Lineare (ML) condizioni di applicabilità (1) e (2) ANALISI LINEARE CON SPETTRO ELASTICO Sintesi dei metodi di analisi Tipolo ogia di e elemento o o mec ccanismo o di crisi In termini di deformazione deformazione. (Usare i valori medi divisi per il FC) In termini di resistenza. (Usare i valori medi divisi per il FC e per il coefficiente parziale) 111 Dall’analisi. Dall’analisi. CAPACITÀ DOMANDA DOMANDA CAPACITÀ In termini di Dall’analisi. resistenza. (effettuata con (Usare i valori fattore di medi divisi per il Duttile struttura q=1.5FC e per il 3.0) coefficiente parziale) In termini di resistenza. Dall’analisi Dall’analisi. (Usare i valori (effettuata con medi divisi per il Fragile fattore di FC e per il struttura q=1 q=1.5) 5) coefficiente parziale) ANALISI NON LINEARE ANALISI LINEARE CON SPETTRO ELASTICO RIDOTTO Sintesi dei metodi di analisi Tipologia a di elem mento o mecca anismo di d crisi Iu Mu Lpl Iy My Lv Lv di 112 f c (MPa ) Lunghezza di cerniera plastica L pl 0,1L V 0,17 h 0,24 d bL f y (MPa ) è la curvatura ultima valutata considerando la deformazione ultima del cls Iu considerando la deformazione snervamento dell’armatura tesa Iy è la curvatura a snervamento valutata T um 1§ § 0,5L pl · · ¨¨ T y (Mu M y )L pl ¨1 ¸ ¸¸ J el © LV ¹ ¹ © Rotazione ultima (1) Modelli di capacità: elementi duttili Lpl Tum Iu Mu Lv Lv Asc f y /(bhf c ) Asx bw sh Zc U sx D 0,35 § LV · ¨ ¸ © h ¹ 0.225 25 § · ¨ DU f yw ¸ ¨¨ sx ¸¸ f c ¹ © 113 (1,25100Ud ) fattore di efficienza del confinamento percentuale di eventuali armature diagonali percentuale di armatura trasversale percentuali meccaniche di armatura percentuali meccaniche di armatura lo sforzo assiale normalizzato agente su tutta la sezione Ac b2 · § s ·§ s ·§ ¨¨1 h ¸¸¨¨1 h ¸¸¨1 ¦ i ¸ © 2bo ¹© 2ho ¹¨© 6hobo ¸¹ As f y /(bhf c ) Z Ud N /( Ac f c ) Q Rotazione ultima (2) 1 Q ª max(0,01;Z') º 0,016(0,3 )« fc » Jel ¬ max(0,01;Z) ¼ Iy My Modelli di capacità: elementi duttili 114 Rotazione ultima (2): elementi conformi a progettazione sismica Modelli di capacità: elementi duttili sismica 115 La formulazione precedente si moltiplica di 0.85 Ultime versione EC8 EC8, 2005 si moltiplica per 0.825 Rotazione ultima (2): elementi non conformi a progettazione Modelli di capacità: elementi duttili T0.90Fmax 2.40% 3.66% ciclica n=0 n=0.2 2 ciclica n=0 n=0.1 1 Prova ciclica: diminuzione di capacità al variare di N Modelli di capacità: elementi duttili 116 T0.90Fmax 5.24 % monotona 3.66% ciclica Diminuzione di capacità con degrado ciclico Modelli di capacità: elementi duttili 117 Edifici misti Circolare 617… aspetti critici iti i Costruzioni in calcestruzzo armato o in acciaio Costruzioni in muratura 118 Valutazione e progettazione in presenza di azioni sismiche Cap 8. Edifici esistenti Modelli di capacità à a taglio per elementi in c.a. Modelli di capacità rotazionale per elementi in c.a. c.a. 9 Modelli di capacità degli elementi Rigidezza degli elementi in c c.a. a nei modelli lineari Analisi statica non lineare Analisi lineare con fattore di comportamento “q” q Analisi lineare con spettro elastico 9 Metodi di analisi e rigidezza degli elementi Aspetti critici 119 Valutazione degli edifici esistenti in c.a. Cap 8. Edifici esistenti ….Circolare (la seconda condizione risulta difficilmente verificata) 120 LE CONDIZIONI DI APPLICABILITÀ COSÌ FORMULATE RENDONO TALE METODOLOGIA RARAMENTE APPLICABILE seconda d condizione: di i evidenzia id i la l necessità ità che h non vii siano i crisi i i fragili f ili (travi, pilastri e nodi). In questa tipologia di analisi la crisi fragile è in ogni caso valutata in funzione del taglio plastico. prima condizione: Richiesta di spostamento della struttura uniformemente distribuita su tutti gli elementi per poter applicare a livello di elemento il principio di uguaglianza degli spostamenti. Condizioni di applicabilita’ [Circolare 617, c8.7.2.4]: LL’assenza assenza di utilizzo del fattore di struttura colloca tale approccio tra le metodologie di verifica displacement-based. ANALISI LINEARE CON SPETTRO ELASTICO Metodi di analisi e rigidezza elementi 121 D’ALTRA PARTE TALE METODOLOGIA ANDREBBE INTERPRETATA COME UNICO POSSIBILE APPROCCIO DI TIPO LINEARE PER STRUTTURE ESISTENTI…. La seconda condizione non è vincolante. La prima condizione è formulata in maniera leggermente diversa, risultando i lt d più iù restrittiva. t itti ... E LL’EUROCODICE EUROCODICE 8 8- part 3 ? Condizioni di applicabilita’ [Circolare 617, c8.7.2.4]: LL’assenza assenza di utilizzo del fattore di struttura colloca tale approccio tra le metodologie di verifica displacement-based. ANALISI LINEARE CON SPETTRO ELASTICO Metodi di analisi e rigidezza elementi 122 Le indicazioni per la scelta di tale valore all’interno dell’intervallo non sono di tipo quantitativo, a meno della regolarità strutturale cui corrisponde una quantificazione nell’Eurocodice 8 parte 1. q=1,5÷3 ANALISI LINEARE CON FATTORE DI COMPORTAMENTO q Metodi di analisi e rigidezza elementi ... E L’EUROCODICE 8 – PART 3? Nessuna differenza tra i meccanismi duttili e fragili LL’UNICO UNICO VALORE RIPORTATO IN EUROCODICE È 1 1.5 5 q=1,5÷3 123 ANALISI LINEARE CON FATTORE DI COMPORTAMENTO q Metodi di analisi e rigidezza elementi A (MA+MB)/L B A (MAP+MPB)/L B 124 RISPETTO AL TAGLIO PLASTICO IMPIEGATO NELL NELL’ANALISI ANALISI LINEARE CON SPETTRO ELASTICO SI RISCONTRA UNA SOVRASTIMA SIGNIFICATIVA DELLA SOLLECITAZIONE … ... QUANTO È CONSERVATIVO TALE APPROCCIO SUGLI ELEMENTI FRAGILI? Le verifiche sono svolte tutte in termini di resistenza e le sollecitazioni sono ottenute dall’analisi … ANALISI LINEARE CON FATTORE DI COMPORTAMENTO q Metodi di analisi e rigidezza elementi 125 La rigidezza da adottarsi nelle analisi va assunta pari a quella di snervamento incipiente dell’elemento, a fessurazione avvenuta e in mancanza di specifiche valutazioni va assunta pari al 50% della rigidezza dei corrispondenti elementi non fessurati. fessurati SECONDO L’EUROCODICE Gli elementi in cemento armato vanno considerati fessurati nella modellazione e in assenza di analisi specifiche la rigidezza flessionale può essere ridotta sino al 50% della rigidezza dei corrispondenti elementi non fessurati. SECONDO LA NORMATIVA ITALIANA Metodi di analisi e rigidezza elementi measured FEMA 356 ASCE/SEI 41 EC8 EC8-parte t 3 Norma italiana NI N.I 126 EC8-3 Metodi di analisi e rigidezza elementi dimensioni e o la tipologia di acciaio (liscio) o l’inadeguata sovrapposizione o dell’assenza di dettagli sismici, 127 Coefficienti decurtativi, tarati su un numero limitato di prove tengono conto: L’affidabilità di tali approcci dipende dalle dall’omogeneità dei database su cui sono tarati. La Circolare 617 riprende fedelmente le indicazioni dell’Eurocodice che propone formulazioni di natura empirica o ibrida. Modelli di capacità rotazionale 0 20 Tmeas /Tu 40 60 80 EC8 (2005) EC8 (2009) proposed 100 120 lb/db 128 L ampliamento del database ha condotto a proposte sempre L’ampliamento meno conservative e più aderenti alla realtà sperimentale Per elementi armati con barre lisce, inizialmente ll’EC8 EC8 proponeva un coefficiente decurtativo pari a 0.575 (tarato su 6 prove). 0 00 0.00 0.50 1.00 1.50 2 00 2.00 2.50 Modelli di capacità rotazionale (Biskinis et al.2004) EC8-part3 …..modello modello additivo e degradante Q l modello Quale d ll adottare? d tt ? 129 “la resistenza a taglio si valuta come nel caso di nuove costruzioni per situazioni non sismiche, considerando comunque un contributo del conglomerato g al massimo pari a quello relativo agli elementi senza armature trasversali resistenti a taglio […]” “la resistenza a taglio si valuta come nel caso di nuove costruzioni per situazioni non sismiche, considerando comunque un contributo del conglomerato g al massimo pari a quello relativo agli elementi senza armature trasversali resistenti a taglio […]” Lo stralcio riportato dai due differenti riferimenti normativi è consistente se e solo se il modello di capacità p a taglio g adottato per gli elementi è di tipo additivo OPCM 3431 par.11.3.2.2 Circolare 617 C8.7.2.5 Modelli di capacità a taglio F Ty Lv ' Ty = + Ty,flex 'flex + Ty,shear 'shear 130 Ty,slip 'slip d bf y LV h · § Iy 0,0013¨11,5 ¸0,13I y 3 LV ¹ fc © Rotazione di snervamento Modelli di capacità: elementi duttili F Ty ' Lv = + Ty,flex 'flex + Ty,shear 'shear Modelli di capacità: elementi duttili Ty,slip 131 'slip Rotazione di snervamento Ty Iy 132 d bf y LV h · § 0,0013¨11,5 ¸0,13I y 3 LV ¹ fc © Modelli di capacità: elementi duttili Modelli di capacità di elementi in c c.a. a con particolare riferimento a quelli caratterizzati tt i ti dall’assenza d ll’ di dettagli d tt li sismici e con armature lisce 133 -8 -6 0.80 F+max -4 -2 0 Force, F [kN] 2 4 6 0.80 F-max drift [[%]] 8 E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi 134 La rotazione ultima è invece convenzionalmente riferita ad un degrado del 20% della resistenza di picco. La rotazione di corda allo snervamento tiene conto dei differenti contributi corrispondenti ai meccanismi deformativi di flessione, taglio e fixed-end rotation. Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars -50 -40 -30 -20 -10 10 0 10 20 30 40 50 L’EC C 8, a al pa pari deg degli a altri cod codici c normativi o a internazionali, e a o a , fornisce o sce esc esclusivamente us a e e le e rotazioni oa o d di corda al limite elastico ed al collasso. In ambito monotono la definizione della curva di risposta del singolo elemento richiede la definizione di una serie di parametri statici e deformativi relativi alle condizioni di snervamento, snervamento di picco e di stato ultimo. In ambito ciclico occorre, inoltre, definire regole relative al comportamento isteretico e al degrado g ciclico, di resistenza e di rigidezza. g La complessità dei fenomeni che regolano la risposta post-elastica degli elementi in c.a. rende, tuttavia, di non facile determinazione i parametri deformativi. L’applicazione delle metodologie di analisi non lineari, previste dall’EC 8 per la valutazione sismica degli edifici esistenti in cemento armato, armato richiede la definizione delle proprietà nonnon lineari di ciascun elemento strutturale. Introduzione (Panagiotakos et al., 2001) E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars (875 tests, median 1.00, mean 1.06, CoV 47%) 0.275 § LV · ¨ ¸ © h ¹ 0.45 25 f § ¨ sx yw ¨ fc © · ¸ ¸ ¹ (1.3100d ) Valutazione meramente statistica ª max0.01;c º D st D cyc (1 D sl / 2.3)(1 D wall / 3)(0.2 ) « fc » ¬ max0.01; ¼ Approccio Empirico T pl u 135 DL V Eh J (f y d bL ) 0.12 L V 0.014D sl d b f y (633 tests, median 0.99, mean 1.23, CoV 83%) L pl,flex L pl,shear L pl,slip L pl L pl T y (I u I y ) L pll Tu Approccio meccanico Capacità rotazionale ultima di elementi in c.a. ª max0.01;c º 1 0.2 § L V · f 0.0145 (0.25 ) « » c ¨ h ¸ el max 0 . 01 ; © ¹ ¬ ¼ 0.35 · ¸ ¸ ¹ (1.275100d ) (1.25100d ) f § ¨ sx yw ¨ fc © 25 25 · ¸ ¸ ¹ f § ¨ sx yw ¨ fc © d bL f y LV 0.20h 0.11 30 fc 0.10L V 0.17h 0.24 fc d bL f y modello di confinamento proposto al punto 3.1.9 dell’ EC2 L pl E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars 136 Calibrate su elementi in c.a. con barre nervate, con dettagli g sismici e senza sovrapposizione modello di confinamento proposto nell’Eurocode 8 part 3.3 L pl T um L pl · · § 1 §¨ ¸¸ ¸ T y (I u I y )L pl ¨¨1 0.5 ¨ J el © L V ¹ ¸¹ © Specializzata a travi e colonne (Dwall=0), carico ciclico (Dcycl=1 )e con scorrimento barre (Dsl=1 ) 0.3 Tpl um § LV · ¸ ¨ © h ¹ 0.35 T um 0.225 1 ª max0.01;c º 0.016 (0.30 ) « fc » el ¬ max0.01; ¼ Rotazione ultima (20% drop) Formulazioni di capacità EC 8 0.825 Tpl um 0.375 Tpl um E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars la luce di taglio LV è depurata di lo 0.0035 (60 min(50, l o / d bL ))(1 lo / L V ) 0.0025 (180 min(50, lo / d bL ))(1 lo / L V ) Con barre lisce con sovrapposizione 0.575 Tum Con barre lisce senza sovrapposizione 0.825 Tum Con barre nervate e senza dettagli sismici lo 137 Ipotesi: la formulazione può estendersi anche a classi diverse attraverso Ipotesi la definizione di un coefficiente correttivo EC 8. Elementi sub-standard: coefficienti correttivi 300 300 300 300 12 13 14 15 300 500 19 20 5.00 3.00 5.00 5.00 5.00 3.00 5.00 5.00 5.23 5.23 5.23 5.23 5.23 5 23 5.23 5.23 5.23 5.23 5 23 5.23 5.23 5.23 LV/h 0.1 0.1 0.2 0.2 0.1 0.1 0.2 0.2 0.24 0.24 0.12 0.12 0.12 0 12 0.12 0.24 0.24 0.24 0 12 0.12 0.12 0.12 P/Agfc 0.9 0.9 1.0 1.0 0.9 0.9 1.0 1.0 0.8 0.8 0.8 0.8 0.8 08 0.8 0.8 0.8 0.8 08 0.8 0.8 0.8 Ul [%] 100 100 100 100 100 100 100 100 100 40 100 100 40 40 100 100 40 100 40 40 lo/dbL Deformed Deformed Deformed Deformed Plain Plain Plain Plain Plain Plain Plain Plain Plain Pl i Plain Plain Plain Plain Plain Plain Plain reinforcement Type cyclic 4.66 3.65 3.87 y cyclic cyclic 6.86 6.23 5.27 5.43 8.53 4.29 7.87 7.87 10.72 6.88 6 83 6.83 2.77 3.81 3.72 6 49 6.49 5.82 6.23 Tu, exp (20%) ( %) [%] monotonic cyclic cyclic cyclic monotonic monotonic monotonic monotonic monotonic monotonic monotonic t i cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic loading E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars 138 sforzo f assiale i l - con o senza sovrapposizione i i – geometria t i - natura t carico i 300 300 18 17 fc=20MPa 300 11 500 300 10 16 300 9 Reluis (2005-2008) 300 300 8 7 fc=25MPa 300 5 300 300 4 6 300 3 Verderame et al., 2008 300 2 b [mm] 300 Reference 1 n test Colonne con barre lisce: risultati sperimentali -8 8 -4 4 -2 2 0 -4 -2 0 2 4 Q= 0.24 6 8 -80 80 -60 -6 6 -8 -6 -4 4 -2 2 0 -4 -2 0 Force, F [kN] 0.80 F+max -8 8 0.80 F+max Force, F [kN] 4 2 4 E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi 6 6 0.80 F-max drift [%] Q= 0.24 2 Q= 0.12 0.80 F-max 8 8 drift [%] senza sovrapposizione Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars -80 80 -60 -40 -40 0.80 F-max -20 -6 40 60 80 -50 -20 -8 8 0 drift [%] 6 0 4 -40 -30 20 0.80 F+max Force, F [kN] 2 Q= 0.12 0.80 F-max -20 20 -10 20 40 60 80 -50 -40 -30 -20 20 -6 6 drift [%] 0 0 -10 10 10 30 40 50 20 0.80 F+max Force, F [kN] 20 30 40 50 con sovrapposizione 139 Colonne con barre lisce: risultati sperimentali University of Patras University of Patras University of Patras University of Patras University of Patras Other sources Other sources Other sources Other sources University of Naples (Verderame et al., 2008) University of Naples (Verderame et al., 2008) University of Naples (Verderame et al., 2008) University of Naples (Verderame et al al., 2008) University of Naples (Verderame et al., 2008) University of Naples (Verderame et al., 2008) University of Naples (Reluis) University of Naples (Reluis) University of Naples (Reluis) 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 0.225 § LV · ¨ ¸ © h ¹ E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi 0.35 cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic cyclic loading Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars Tum University of Patras 1 ª max0.01;c º 0.016 (0.30 ) « fc » max 0 . 01 ; ¬ ¼ Reference n test 25 f § ¨ sx yw ¨ fc © 0.62 0.39 0 41 0.41 0.58 0.60 0.54 0.74 0.83 1.25 1.26 0.83 0.60 1 21 1.21 1.13 0.81 1.41 1.42 1.76 15 25 25 100 100 100 100 100 100 40 40 40 100 100 100 100 100 100 (1.25100d ) 0.33 15 · ¸ ¸ ¹ Tu,exp/Tu,m lo/dbL 140 Database sperimentale 0 40 60 #6 tests t t 80 100 120 lo/dbL concrete structures by externally bonded FRPs”. E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi 141 EC8 Fardis, M.N. (2005), “Design rules for seismic retrofitting with FRPs according to Eurocode 8 and their background ” in CEB-FIB Bulletin 35 (2006). “Retrofitting of 0.575Tum University of Patras [0.0025(180 min(50, lo / d bL ))(1 lo / LV )]Tum EC8 20 Tu,exp / Tu Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars 0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4 1.6 1.8 2.0 Colonne con barre lisce: risultati sperimentali 20 40 10.00 575 Tum um 60 #19 tests t t Coeff. Correttivo EC8 0 Tu,exp / Tu 80 mean 1.02 median 0.98 CoV of 39% 100 120 lo/dbL E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars 0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4 1.6 1.8 2.0 142 University of Naples Other sources University of Patras Colonne con barre lisce: risultati sperimentali 0 40 60 #19 tests t t 80 0.00155 (100 min((400, lo / d bL )) 0 . 020 min( 50 , l o / d bL ) 100 EC8 120 lo/dbL University of Naples Other sources University of Patras E. Cosenza, G. Manfredi, G. M. Verderame, P. Ricci, G. De Carlo, A. Masi 143 Applicando l’espressione proposta come correzione si ha: median 1.03, mean 1.07, CoV of 40% 0.0025 (180 min((50, lo / d bL )) 20 Tu,exp / Tu Capacity Models of RC Members with Emphasis on Sub-Standard Columns with Plain Bars 0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4 1.6 1.8 2.0 Colonne con barre lisce: risultati sperimentali 0.75Tu Tu TSLV TSLC SLV SLC 144 o come da edifici nuovi Ty TSLD S SLD I valori di massima capacità deformativa sono differenti in relazione a i 3 stati limite Modelli di capacità: elementi duttili La resistenza a taglio risulta: Travi e pilastri: taglio Modelli di capacità: elementi fragili 145 Modelli di resistenza a taglio g nella valutazione di edifici esistenti i t ti iin c.a. 146 Circolare 617/2009 / D.M. 2008 EC8--3 EC8 ? 147 Formulazione di Biskinis et al. Traliccio ad inclinazione variabile D.M. 2008 Elementi esistenti Traliccio ad inclinazione variabile EC8--1 EC8 Elementi di nuova progettazione Quadro normativo italiano e europeo VC Vw 148 Ma la N.I. N I non adotta allo stato attuale un modello additivo VR Quanto riportato nella Circolare 617/2009 fa chiaramente intendere che la capacità tagliante debba valutarsi mediante una formulazione additiva: Elementi esistenti (Circolare 617/2009) Quadro normativo italiano VW VC VC Vw s A sw f yd d* 0 25 f ctd r 1 50Ul b d G 0.25 VR s d * cot T 1 00 cotT 1.00 T 2.50 2 50 VR Traliccio ad inclinazione var. Formulazione additiva A sw f ydd D M 2008 D.M. D M 1996 D.M. Quadro normativo italiano VW s A sw f yd VR d* VC VC Vw 0 VR d * cot T cotT =1 s A sw f yd I due riferimenti normativi risultano tra loro consistenti se e solo se non viene considerato il contributo resistente del conglomerato Quadro normativo italiano d* A sw f yd cot T s VRcd VRsd ((taglio-trazione) g ) (taglio-compressione) 45q t T t 21 21,81 81q VRd min(VRsd ,VRcd ) 151 In generale, la resistenza a taglio di una trave armata è fornita dalla minore tra la resistenza a taglio taglio-compressione compressione e quella a taglio tagliotrazione: 1 d cot T d 2,5 25 La normativa italiana DM 2008 p prescrive che l’inclinazione T dei p puntoni di calcestruzzo rispetto all’asse della trave deve rispettare i seguenti limiti: * 1 b d D c Q Vcd cot T tan T Traliccio ad inclinazione variabile b d* D c Q Vcd 1 1.5 1/1.5 0.00 0 05 0.05 0.10 0.15 0.20 0 25 0.25 0 tRsd tRcd 0.5 tRcd 1 cot T* 2.5 0.09 Dc 1 2 Zsw 2 0 12 0.12 tRsd Zsw 0.15 1.5 0.18 cotT 0.03 0 06 0.06 3 Asw fyd d* 1.5 s Resistenza taglio t i trazione VRsd VRcd=VRsd Edoardo Cosenza, Gaetano Manfredi., Maria Rosaria Pecce, ”Strutture in cemento armato. Basi della progettazione”, Hoepli, Milano (2008). VRcd Resistenza taglio i compressione 0.30 Traliccio ad inclinazione variabile Elemento debolmente armato il taglio resistente VR=VRsd(cot=2.5) < VRcd Elemento fortemente armato il taglio resistente VR=VRcd(cot=1.00) < VRsd Edoardo Cosenza, Gaetano Manfredi., Maria Rosaria Pecce, ”Strutture in cemento armato. Basi della progettazione”, 153 Hoepli, Milano (2008). Quantitativi tipici p degli g elementi in c.a. esistenti equivale a Zsw < 0.07 Se la cotT* è > 2.5 equivale a Zsw > 0.25 0 25 Se la cotT* è < 1.0 equivale a Zsw (0.07-0.25) Se la cotT* è compresa nell’intervallo (1.0-2.5) il taglio resistente VR=(VRcd=VRsd) Traliccio ad inclinazione variabile k Vw Vc VN 1 E 1 0.05 min(5, P pl' ) § § L ·· 0.16 max 0.5,100Utot ¨1 0.16 min ¨ 5, s ¸ ¸ f c' A g © h ¹¹ © hc min N, 0.55A g f c' 2Ls VR coeff. di degrado anelastico Contributo armature trasv. Contributo calcestruzzo Contributo sforzo assiale 1 > VN k (Vc Vw )@ J el Formulazione di Biskinis et al. 2004 Modello di capacità EC8EC8-3 155 Riduzione della resistenza per degrado anelastico ciclico DM 2008 EC8-1 VR Vmax VR Per le travi in CD “A” il modello a traliccio variabile va usato assumendo ctgT ctgT=1 1 P' Vmin 1 > VN k (Vc Vw )@ J el Formulazione di Biskinis et al. 2004 Modello di capacità EC8EC8-3 VR bassa duttilità T variabile alta duttilità ctgT=1 P' d degrado d elevato l t ctg ctgT t T=1 1 degrado modesto, min. armatura Z.D. a bassa duttilità richiesta (CD”B”) Z.D. Z D ad d alta lt duttilità d ttilità richiesta i hi t (CD”A”) No degrado Zone non dissipative Le zone dissipative (Z.D)sono definite a priori (es. trave debole pilastro forte) Elementi di nuova progettazione Perché utilizzare due diversi modelli di capacità ? Modello di capacità: EC8 EC8--1 vs EC8EC8-3 VR Vmax P' Vmin Formulazione di Biskinis et al. 2004 Necessità di adottare un modello degradante Non è possibile definire a priori le richieste di duttilità Non è possibile definire a priori le zone dissipative da quelle non dissipative Elementi esistenti Perché utilizzare due diversi modelli di capacità ? Modello di capacità: EC8 EC8--1 vs EC8EC8-3 H Zsw k2 cot T * Zsw s 0.9 H c 1 J el Q <0.55; Zsw s k2 k2 = H 0.9 H-c Utot >0.5%; % Lv //H<5; k1 = =0.25 o pl =5 H =0.8; x=Q H/0.8 / 0.9 H-c 159 º½ · fc ° » k Z ¸¸ sw 1 ¾ f »° ¹ y ¼¿ =0.8 NTC 2008 RITTER M MÖRSCH ÖRSCH ª 16 § Lv ° QH « 1 1.25 1 1 0.16 Q E Z ® tot ¨ ¨ 2L 0.9 H « °¯ V © ¬ =0 o pl =0 bHfc VEC8 EC8--3 (2005) EC8 bHfc VNTC V45q bHfc Confronto tra modelli di capacità VEC8 (ssenza deegrado))/ V45 Il modello di Ritter può essere CONSERVATIVO anche nella misura del 100% Confronto tra modelli di capacità VEC88 (max ddegradoo)/ V45 VEC8 (seenza degrado)// VNTC Il modello di traliccio variabile può essere NON CONSERVATIVO anche nella misura del 50% Confronto tra modelli di capacità VEC8 (max deegrado)// VNTC Non tiene conto del degrado g Non tiene conto del degrado Sovrastima della resistenza VR ((cot T*)) VR (cot T) VC Vw (cot T) VR VR VR ?! Conduce ad una sovrastima del degrado g Vw (cot T 1) VC Vw VR VR Possibili equivoci prodotti dalla Circolare 617 2 163 V nc 2 § N · § Vn · N ¸ ¨ ¸ d 0.5f c ¨ ¨ 2A g ¸ ¨ A g ¸ 2A g © ¹ © ¹ d 0 .3 f c V nt · § · ¸ ¨ Vn ¸ ¨ Ag ¸ ¸ ¹ © ¹ 2 § N N ¨ ¨ 2A g 2A g © 2 La resistenza deve essere verificata sia lungo la diagonale tesa che lungo la diagonale compressa La verifica di resistenza va effettuata solo per i nodi non interamente confinati Nodi trave-pilastro p Modelli di capacità: elementi fragili Risposta di nodi trave colonna in c c.a c.a. a. 164 9 Crisi per taglio del pannello nodale se il nodo non è confinato da un adeguato numero di staffe. 9 Sfilamento delle barre,, associato a fenomeni di parziale interazione delle estremità delle trave, ( presenza di barre lisce e/o degrado per effetto ciclico); Cb Vb Tb Cb Tb Cc Tc Cc Tc Vc Vc Tc Cc Tc Cc 165 Tb Vb Cb Tb Cb L’assenza di appropriati dettagli costruttivi, può provocare: Il comportamento dei nodi trave / colonna è un altro aspetto critico. Risposta sismica degli edifici la massima resistenza sperimentale risulta minore di quella teorica (20%); dopo la fessurazione la rigidezza sperimentale risulta inferiore a quella teorica; le curve coincidono fino alla fessurazione del nodo;; 0 20 40 60 0 0.4 numerica - push over 0.8 sperimentale - monotona Taglio alla base, Vb [kN] nodi - ffessurazione 80 1.2 1.6 drift [%]2 166 A tal riguardo, è riportato il confronto numerico-sperimentale di un telaio piano progettato nel rispetto di prescrizioni normative di carattere gravitazionale. gravitazionale Dal confronto tra la curva sperimentale e quella teorica (valutata nell’ipotesi di nodi rigidi e resistenti) si evince che: La risposta dei nodi trave/colonna può influenzare fortemente la risposta globale della struttura sia in termini di capacità resistente (massimo taglio alla base) che in termini di capacità à deformativa f (drift f ultimo). Risposta sismica degli edifici : i nodi trave colonna nodi - d danneggiati la crisi i i del nodo potrebbe avvenire i prima i della plasticizzazione i i i degli elementi che vi convergono, con conseguente diminuzione della capacità globale della struttura • 167 da p poter valutare la resistenza minima necessaria,, affinché gli g elementi che vi confluiscono abbiano una escursione in campo plastico tale da garantire una sufficiente duttilità. Risulta necessaria la caratterizzazione meccanica di tale elemento in modo tale : • Pertanto, il nodo trave / colonna, che nella prassi strutturale è considerato rigido e resistente, influenza il comportamento globale in quanto: Risposta sismica degli edifici : i nodi trave colonna 168 In Figura sono classificate le varie tipologie di nodo che si possono ritrovare in strutture in cemento armato, si rappresentano anche le tipologie appartenenti a telai tridimensionali. La classificazione è effettuata in base alla posizione che i nodi rivestono all’interno della struttura a telaio e in funzione degli elementi che in essi confluiscono. confluiscono Classificazione delle tipologie di nodo 169 Considerando il comportamento statico globale delle strutture intelaiate sollecitate da azioni orizzontali, l’esistenza di azioni taglianti localizzate nella zona nodale, nodale è evidente se si osserva la variazione dei momenti flettenti che confluiscono in essa Una serie di fondamentali informazioni riguardanti i nodi trave colonna possono essere estrapolate da semplici considerazioni di carattere statico. Generalità 170 L’equilibrio della zona nodale richiede che la somma dei momenti deve essere nulla; pertanto la somma dei momenti sulle travi deve essere uguale alla somma dei momenti sulle colonne momenti sulla trave diviso l’altezza della colonna. il taglio di nodo verticale è proporzionale alla somma dei dei momenti sulla colonna diviso l’altezza della trave, il taglio di nodo orizzontale è proporzionale alla somma In particolare: E’ evidente che all’interno del nodo è presente sia un taglio orizzontale che un taglio verticale. Generalità 171 Questa condizione, naturalmente, è valida anche per i nodi esterni ed per i nodi d d’angolo angolo. Da queste considerazioni si capisce quindi che mentre il taglio di nodo verticale p può essere diverso da q quello orizzontale,, la tensione tangenziale di nodo non varia cambiando la giacitura. La tensione tangenziale nel nodo è data da una di queste somme diviso il volume del nodo oppure dal taglio di nodo di i il prodotto diviso d tt della d ll profondità f dità del d l nodo d e l’altezza l’ lt d li degli elementi a cui si riferisce la variazione dei momenti. Generalità 172 Un p primo approccio pp semplificato p per la valutazione della p vulnerabilità della regione nodale è subordinato alla valutazione del taglio nel nodo. Si studiano i principali meccanismi di trasferimento delle forze attraverso tt l connessioni le i i tra t glili elementi l ti trave t – colonna l supponendo che i pannelli non siano lesionati e valga quindi ll’ipotesi ipotesi di isotropia. isotropia Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri Tipologia a croce Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri 173 174 Il valore nominale dello sforzo di taglio può essere ricavato direttamente dallo sforzo di taglio secondo la relazione: Taglio nominale Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri 175 In molti casi (Post – elastic Behavior of Reinforced Concrete Joints) si sottolinea tt li come questi ti valori l i sottostimino tt ti i i limiti li iti di nodi di opportunamente t t progettati ma non siano di certo conservativi per casi di cattiva progettazione. Tali prescrizioni sono fondate su campagne di indagini sperimentali condotte su provini caratterizzati dal non avere alcuna armatura specifica nel pannello nodale. nodale Nella progettazione dei nodi trave – colonna degli edifici si è diffusa la consuetudine normativa di limitare il valore del taglio nominale. Taglio nominale Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri 176 Inoltre, se lo sforzo principale di compressione supera quello limite del q grande efficacia l’adozione di g calcestruzzo,, non avrebbe comunque un’armatura specifica a taglio per il nodo. In tale caso i valori minimi di armatura nel nodo sono sufficienti a garantirne il buon funzionamento. Se, infatti, lo sforzo medio di trazione nel nodo non raggiunge il valore limite di trazione del calcestruzzo, calcestruzzo non si verificherà nel nodo un danneggiamento diffuso da trazione; si rileveranno al più piccole fessure dovute a sforzi concentrati. Al fine di valutarne il potenziale danneggiamento risulta maggiormente significativa l’analisi dei valori di tensione principale che si raggiungono nel nodo. nodo Taglio nominale: sforzi principali Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri LLa resistenza i t a compressione i è ridotta id tt dalle d ll tensioni t i i trasversali t li di trazione che si ritrovano nel nodo Il valore l medio di di compressione i nell’area ll’ del d l pannello ll nodale d l è nettamente inferiore a quello massimo che governa il collasso. 177 Si evidenzia, inoltre, come sia lecito attendersi un collasso per compressione del nodo ad un valore significativamente inferiore a quello nominale di resistenza su provino cilindrico di calcestruzzo a causa di due motivi: Taglio nominale: sforzi principali Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri Essendo: pc e pt le tensioni principali di compressione e trazione rispettivamente, vj lo sforzo di taglio nel nodo fv e fh glili sforzi f i assiali i li medi di nelle ll direzioni di i i verticale ed orizzontale. I valori di tensione principali nel nodo sono ricavati dall’applicazione della teoria del cerchio di Mohr Taglio nominale: sforzi principali Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri 178 · Tensione T i principale i i l di compressione i : 0.5f’ 0 5f’c · Tensione principale di trazione: 0.29f’c0.5 179 Il bollettino C.E.B. offre una procedura semplificata per la valutazione della risposta sismica di strutture a telaio progettate tt t senza tener t conto t delle d ll sollecitazioni ll it i i di carattere tt sismico. I suggerimenti che si ritrovano sono di carattere cautelativo e si ritrovano i seguenti valori limite: Taglio nominale: sforzi principali Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi integri Di seguito si procede con l’analizzare quanto accade per le differenti tipologie Una volta superato il valori limite della tensione di trazione non è più possibile ricavare gli stati di sforzo nel nodo da considerazioni di equilibrio assumendo l’ipotesi di isotropia del nodo: è necessario basarsi sulla previsione del quadro fessurativo. Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi danneggiati 180 La trazione nella colonna Tbl e nella trave Tc sono trasferite dalle staffe verticali e orizzontali predisposte nel nodo: si vengono così a creare una serie di fessure parallele al puntone D. Si assume che le risultanti di compressione Cbl Cbr e Cc contribuiscano direttamente alla formazione della biella compressa D. Si nota come sia necessaria una forza che indirizzi Cbr nella biella. Nel caso, appunto, di strutture a telaio questa forza può essere data ripiegando dall’armatura longitudinale della trave lungo la faccia esterna del nodo. nodo Tipologia ad T Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi danneggiati 181 Si consideri consideri, il meccanismo di trasferimento delle forze alternativo rappresentato in Figura, in cui l’ancoraggio delle armature longitudinali della trave avviene ripiegando a 90 90° i ferri. ferri Se la lunghezza della piegatura d’ancoraggio risulta sufficiente, può svilupparsi un arco interno al nodo (D) che congiunge le zone compresse. compresse Il fatto di aver ripiegato le armature della trave comporta una notevole diminuzione dell’armatura orizzontale specifica nel nodo richiesta rispetto alla soluzione precedente. Tipologia ad T Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi danneggiati 182 Si sottolinea come la scelta costruttiva talvolta adottata di ripiegare g le armature verso l’esterno del nodo risulti assai sconsigliabile per la duplice ragione che impedisce ll’instaurarsi instaurarsi del meccanismo ad arco sopra descritto e induce addirittura un aumento delle tensioni nel nodo. Tipologia ad T Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi danneggiati 183 caso (b) con staffatura verticale nel nodo a più puntoni in parallelo caso (a) avvenuta la fessurazione senza staffatura nel nodo a singolo puntone In Figura si evidenzia il funzionamento del nodo una volta avvenuta la fessurazione. Tipologia a croce Meccanismi di trasferimento delle forze in nodi danneggiati 184 185 Se gli g e elementi e e t cche e ssi innestano esta o nella e a co connessione ess o e rimangono a go o in ca campo po elastico può comunque aumentare il valore della tensione principale di trazione fino al valore limite di 0.42f’c0.5 MPa; a tale livello di sforzo dovrebbe corrispondere un quadro di danneggiamento della regione nodale caratterizzato da una fessurazione diffusa con un evidente danneggiamento del nodo. Come sottolineato in precedenza, è lecito attendersi che la prima fessurazione del nodo insorga quando, nello stesso, il valore della tensione principale di trazione pt, calcolato raggiunge il valore 0.29 f’c0.5 MPa. Deformabilità a taglio 186 Se invece insorgono zone di plasticizzazione diffusa in prossimità della connessione nodale ad un valore di tensione principale di trazione compreso tra 0.29 f’c 0.5MPa e 0.42 f’c0.5 MPa, la penetrazione dello snervamento all’interno del nodo aumenta all’aumentare della richiesta di duttilità da p parte degli g elementi che in esso si innestano e può eventualmente portare al collasso del nodo. Nel caso in cui non dovessero esistere condizioni tali che possano instaurarsi i meccanismi alternativi di trasferimento delle forze illustrati precedentemente tale valore di tensione limite rappresenta l’inizio precedentemente, l inizio di un repentino degrado in termini di resistenza del nodo che con rapidità porta al collasso. Deformabilità a taglio 187 In Figura si da rappresentazione del degrado della resistenza del nodo in termini di tensione principale di trazione in funzione della deformazione a taglio dello stesso; si riscontra come il comportamento migliore dei nodi a T e dei nodi a L per momenti che tendono ad aprire il nodo sia da attribuire alla differente efficacia dei meccanismi che si instaurano per la trasmissione delle forze nel nodo danneggiato. Deformabilità a taglio ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL RUOLO DELLE TAMPONATURE 188 P. Ricci, G.M. Verderame, G. Manfredi. Analytical investigation of elastic period of infilled RC MRF buildings. Engineering Structures. DOI 10.1016/j.engstruct.2010.10.009. 189 9La disponibilità di un elevato numero di dati sperimentali consente un confronto con i suddetti risultati numerici 9Sulla base di una procedura analitica si propongono espressioni in grado di valutare il periodo di vibrazione elastico (in fase pre-fessurativa) di edifici in c.a. con tamponature 9La presenza di tamponature influenza in maniera significativa il comportamento t t dinamico di i di un edificio difi i in i c.a., portando t d ad d un incremento i t della rigidezza laterale e, di conseguenza, ad un decremento del periodo di vibrazione 9Una stima affidabile del periodo di vibrazione gioca un ruolo essenziale nella verifica sismica di un edificio in c c.a. a Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati T T # 0.074H[m] 0 75 0.075H 0 075H 0.75 9EC8 – parte I (2004): 0.030H[ft ] 0.75 9ATC3-06 ((1978): ) 0.75 190 Basata su registrazioni su edifici durante il terremoto di San Fernando (1971) RC Moment Resisting Frame buildings: LLe espressioni i i usualmente l t impiegate i i t nell progetto tt e nella ll valutaione l t i di edifici difi i in c.a. si basano sulla regressione di dati sperimentali provenienti da edifici in c.a. statunitensi soggetti a sollecitazione sismica. Il periodo di vibrazione dipende dalle masse e dalle rigidezze strutturali e dalla loro distribuzione. La tipologia strutturale e parametri geometrici globali come l’altezza e le dimensioni in pianta influenzano in maniera decisiva il periodo di vibrazione. Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati (Oliveira e Navarro, 2010) T 0.050H 9Masi e Vona (2008): T 0.038H 9Crowley e Pinho (2006): ” 191 Edifici tamponati non fessurati (riferito all’inerzia all inerzia degli elementi in c.a.) Formulazioni numeriche presenti in letteratura: Texperimental | 0.012 y 0.017 H 9Recenti campagne sperimentali condotte su edifici in c.a. europei con tamponature, per mezzo di tecniche di misura basate su low amplitude motion (microtremori o rumori ambientali), mostrano che il periodo di vibrazione è significativamente più basso rispetto ai valori forniti dalle espressioni normative: Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati 0.175 O h h w 0.4 04 dw bw 0.25 d w Rigidezza secante alla prima fessurazione 192 Rigidezza secante al 50% della resistenza massima 9Paulay and Priestley (1992): bw 9Mainstone (1971): La maggior parte delle formulazioni esistenti per la valutazione della rigidezza degli elementi di tamponatura fornisce un valore di rigidezza secante: Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati “it is not physically appealing to apply an equivalent strut formula for the calculation of the stiffness b f before cracking” ki ” 9Fardis (1997): K Gw Aw hw 193 Si adotta l’espressione proposta da Fardis sulla base di ipotesi di comportamento puramente tagliante, tagliante tesa alla valutazione della rigidezza elastica in fase pre-fessurativa. Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati ax Lx 3.00 ax ax slab l b way lw lw stair Lx lw lw infill wall Ab = {200, 400, 600 m2} Lx/Ly = {1, 3/2, 2, 5/2} N = 2 ÷ 8 ((Dh=3 m)) ax, ay = 3.5 ÷ 6.0 m Area di superfice Area Rapporto Lx/Ly Numero di p piani Lunghezza campate 194 Edifici in c.a. esistenti definiti attraverso una procedura di progettazione simulata, per soli carichi gravitazionali. Lo schema strutturale segue la configurazione a telai piani paralleli. ax stair beam column infill wall Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati Ly ay ay ay ax Lx 3.00 ax ax slab way lw lw stair Lx lw lw infill wall 9Percentuale di apertura = 0 / 20% 195 9Modulo elastico a taglio Gw posto pari a {1080, 1350, 1620 MPa}, in accordo con i valori proposti dalla normativa (Circolare 617, 2009) per pannelli in laterizi forati: 9Tamponature uniformemente distribuite lungo i telai perimetrali 9Spessore delle tamponature assunto pari a 20 cm ax stair beam column infill wall Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati Ly ay ay ay 0 5 10 15 20 25 30 0.0 0.2 0.2 H [m] 0.4 0.4 0.0 0.6 0.6 1.0 0.8 Period Tx [sec] 0.8 1.0 0 5 10 Period Ty [sec] 15 20 196 30 H [m] 25 Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati 0 0.1 Ty [[sec]] 0.2 0.3 5/2 0.5 (Lx /Ly) 3/2 1 0.4 2 0.6 0.7 Tx [sec] 197 –Dato l’elevato contributo delle tamponature alla rigidezza laterale, questa aumenta con la dimensione parallela alla direzione considerata –A A parità ità di superficie, fi i lla massa rimane i pressoché hé costante t t 9All’aumentare All aumentare del rapporto (Lx/Ly), Tx diminuisce e Ty aumenta: 0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati 0 0.2 R 2 = 0.981 y = 0.713x 0.4 Period Tx(y) [[sec]] 0.6 0.8 H/(GwAx(y) ) 1/2 1 Tx( y) R2 H G w A x ( y) 0 981 0.981 0.713 198 9Se si effettua una regressione g sulla base di un’espressione p che include, oltre all’altezza, anche la percentuale di area delle tamponature nella direzione considerata e le relative caratteristiche meccaniche (Gw), si osserva un’ottima capacità predittiva 00 0.0 0.2 0.4 06 0.6 0.8 1.0 Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati R2 0.731 R2 0.728 con tamponature p intere,, con aperture p T 0.82 0.016 H 0.013 H 199 con tamponature intere, senza aperture T 0.82 0.014 H 0.011 H 9È possibile tener conto anche delle tamponature interne, sebbene in maniera semplificata. Assumendo un incremento dell’area di tamponature pari al 50%, 50% la corrispondente rigidezza laterale aumenta anch’essa del 50% circa, e la diminuzione del periodo di vibrazione può essere stimata pari a (1/1.5)0.5=0.82 volte: T 0.016 H 9Se si effettua la stessa regressione sui dati ottenuti tenendo conto della presenza di aperture, si ottiene: T 0.014 H 9Una semplice regressione lineare in funzione dell’altezza restituisce: Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati 0 5 10 Period T [sec] 15 20 25 30 35 40 H [[m]] with int.infills - w/o openings with int.infills - with openings w/o int.infills - w/o openings w/o int.infills - with openings Dunand et al., 2002 Oliveira, 2004 - long. 9Si osserva un ottimo accordo numerico-sperimentale 9L’espressione che considera sia la presenza di aperture che di tamponature interne coglie pienamente l’intervallo di valori sperimentali200 0.0 0.2 0.4 0.6 08 0.8 1.0 Le relazioni periodo-altezza così ottenute sono confrontate con dati sperimentali provenienti da edifici soggetti a low amplitude motion: Il periodo di vibrazione elastico degli edifici in c.a. c a tamponati