Il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (Ddai) Claudia Nicoletti Università degli studi della Valle d’Aosta Che cos’è? (Marzocchi, 2003) • Il Ddai è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo di origine neurobiologica che interferisce con il normale sviluppo psicologico del bambino ed ostacola lo svolgimento delle comuni attività quotidiane • Il bambino non è in grado di orientare autonomamente il proprio comportamento rispetto a quanto atteso Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 2 Gli elementi che connotano il disturbo sono: • Deficit di attenzione • Iperattività • Impulsività Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 3 Il deficit di attenzione nel Ddai • L’attenzione è una funzione complessa, dal costrutto multidimensionale (selettiva, focalizzata, sostenuta, divisa) • Le difficoltà attentive nel Ddai interessano la componente di attenzione sostenuta (difficoltà a mantenere l’attenzione nel tempo, con frequenti cambiamenti di attività) • I contesti che maggiormente risentono di queste difficoltà sono le situazioni scolastiche o sociali di vario tipo Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 4 L’iperattività • L’iperattività si manifesta con un eccesso di attività motoria o vocale • Il bambino è sempre agitato e in movimento, difficilmente riesce a rimanere seduto e fermo • Sembrano bambini caricati a molla Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 5 L’impulsività • Caratteristica distintiva del Ddai • Essa consiste nella difficoltà a: • • • • dilazionare una risposta inibire comportamenti inappropriati attendere il proprio turno considerare le conseguenze negative di situazioni pericolose • È il contrario della riflessività ed è dovuta ad un deficit di inibizione Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 6 Criteri diagnostici • A1. Secondo il DSM-IV (APA, 1994) sei o più sintomi di disattenzione persistiti per almeno sei mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo. • A2. Sei o più sintomi di iperattività-impulsività persistiti per almeno sei mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo. • B. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività che causano compromissione erano presenti Caserta di 10/2/2010 prima dei sette anni età. MasterDiploma Counselling 7 • C. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (es. scuola, casa) • D. Evidente compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo • E. I sintomi non si manifestano durante il decorso di un disturbo di altra natura (es. autismo o altro disturbo mentale) • Sottotipi: • Ddai tipo combinato se i criteri A1 e A2 sono soddisfatti negli ultimi sei mesi • Ddai tipo con disattenzione predominante se negli ultimi sei mesi è risultato soddisfatto il criterio A1, ma non A2 • Ddai tipo con iperattività-impulsività predominanti se negli ultimi sei mesi è risultato soddisfatto il criterio A2, ma non A1 Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 8 Fasi nello studio del Ddai • Fino agli anni ’70: Ddai come disturbo comportamentale • Successivamente, studi di Douglas: da disturbo comportamentale a disturbo cognitivo • Negli anni ’90, tra gli altri, studi di Barkley: deficit di inibizione di comportamenti inappropriati Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 9 Le funzioni esecutive • Negli ultimi dieci anni sono state individuate specifiche regioni del cervello capaci di modulare i singoli aspetti dell'attenzione. • In particolare specifiche aree della corteccia prefrontale mediale permettono la scelta tra i diversi possibili comportamenti o attività mentali in risposta a ciò che accade intorno all'individuo, coordinano un comportamento o attività ed inibiscono gli altri (Posner et Peterson 1990). • Tali funzioni mentali sono definite funzioni esecutive. Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 10 • La capacità di inibire alcune risposte motorie ed emotive a stimoli esterni, al fine di permettere la prosecuzione delle attività in corso (autocontrollo), è fondamentale per l’esecuzione di qualsiasi compito. • Per raggiungere un obiettivo nello studio o nel gioco, occorre essere in grado • - di ricordare lo scopo (retrospezione), • -di definire ciò che serve per raggiungere quell’obiettivo (previsione), • -di tenere a freno le emozioni e di motivarsi. 11 Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling • Durante lo sviluppo, la maggior parte dei bambini matura la capacità ad impegnarsi in attività mentali che li aiutino a non distrarsi, a ricordare gli obiettivi ed a compiere i passi necessari per raggiungerli (funzioni esecutive) (Barkley 1997; 1998). • Nei primi sei anni di vita, le funzioni esecutive sono svolte in modo esterno: i bambini spesso parlano tra sé ad alta voce, richiamando alla mente un compito o interrogandosi su un problema (la cosiddetta memoria di lavoro, che, inizialmente verbale diviene ben presto nonverbale). Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 12 • Durante la scuola elementare, i bambini imparano a interiorizzare, a rendere “private” le funzioni esecutive, tenendo per sé i propri pensieri (interiorizzazione del discorso autodiretto). Imparano quindi a riflettere su sé stessi, a seguire regole ed istruzioni, ad auto-interrogarsi ed a costruire "sistemi mentali" per capire le regole in modo da poterle adoperare. Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 13 • Successivamente imparano a regolare i propri processi attentivi e le proprie motivazioni, a posporre o modificare le reazioni immediate ad un evento potenzialmente distraente, a tenere per sé le proprie emozioni ed a porsi degli obiettivi (autoregolazione). • Mediante l’acquisizione di queste capacità, i bambini imparano infine a scomporre i comportamenti osservati nelle loro singole componenti ed a ricomporle in nuove azioni che non fanno parte del proprio bagaglio di esperienze (ricomposizione). • Tutto ciò permette ai bambini, nel corso della crescita, di tenere sotto controllo il proprio agire per intervalli di tempo sempre più lunghi e di pianificare i propri comportamenti, in modo da raggiungere lo scopo prefissato (Barkley 1997; 14 Caserta 10/2/2010 Master1998). Diploma Counselling Ipotesi interpretative: 1 • Numerose evidenze indicano che il fattore patogenetico fondamentale del disturbo possa essere costituito da un deficit nelle capacità di inibizione delle risposte impulsive (response inhibition) mediate dalla corteccia prefrontale (Schachar & Logan 1990; Barkley 1997); tale deficit appare determinato dalla ipoattività del Sistema di Inibizione comportamentale. Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 15 Ipotesi interpretative: 2 • In contrasto con tale modello, è stato proposto che l’ADHD sia la manifestazione di un’alterazione della capacità di autoregolazione dovuta alla difficoltà di allocare uno sforzo adeguato (“risorse energetiche”) alla attività mentale richiesta. • In accordo con tale modello cognitivo-energetico (Sergeant, et al 1999) lo stato di Attivazione ottimale e’ il prerequisito per una risposta ottimale agli stimoli. Tale Attivazione comportamentale influenza l’attività motoria ed è a sua volta influenzata dall’attività generale del sistema nervoso centrale, dalla deprivazione di sonno, dalla fatica e, soprattutto, dall’intervallo di presentazioni degli stimoli (Frowein 1981). Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 16 • J.Sergeant : Ddai come carente livello di attivazione psicofisiologica che determina inadeguato livello attentivo e difficoltà ad inibire risposte impulsive • Studi con TAC e RM: ipoattivazione di aree anteriori del cervello • Iperattività comportamentale, impulsività e ridotta capacità attentiva Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 17 • Indipendentemente dai meccanismi etiopatogenetici coinvolti, nei bambini con ADHD risultano compromesse in modo variabile le capacità di retrospezione, previsione, preparazione ed imitazione di comportamenti complessi. • Un’alterata o ritardata maturazione della memoria di lavoro non-verbale comporta ritardi nella maturazione e compromissione delle altre funzioni esecutive: interiorizzazione del discorso autodiretto, autoregolazione del livello d’attenzione e della motivazione, capacità di scomporre i comportamenti osservati e ricomposizione in nuovi comportamenti finalizzati. • Questi bambini, non raggiungendo la capacità d’interiorizzazione adeguata all’età, eccedono nelle verbalizzazioni e nel manifestare i propri comportamenti. Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 18 • L’incapacità a frenare le proprie reazioni immediate li rende meno accettati dagli adulti e dai coetanei. La difficoltà nello scomporre e ricomporre i comportamenti osservati fa sì che questi bambini, sebbene siano in grado di apprendere comportamenti adeguati in risposta agli stimoli esterni, abbiano significative difficoltà a generalizzare tali comportamenti nei diversi contesti di vita (Barkley 1997; 1998; Quay 1997; Scheres et al. 2001; Sergeant et al. 1999; Sonouga-Barke et al. 1996) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 19 Disturbi associati e secondari • I disturbi associati sono quei disturbi che si manifesta in concomitanza con il Ddai, ma sono da esso indipendenti • I disturbi secondari sono una conseguenza del Ddai • Solo la valutazione diagnostica consente di distinguere se un disturbo è associato oCaserta secondario 20 10/2/2010 MasterDiploma Counselling Quali sono i disturbi associati e secondari? • Comportamenti aggressivi (DOP o DC) • Difficoltà cognitive • Difficoltà emotive • Difficoltà interpersonali Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 21 Evoluzione del disturbo 1 • Età media di insorgenza: 3-4 anni • Evoluzione dipende da una serie di fattori, tra cui: • • • • Qualità delle relazioni familiari Accettazione nel contesto scolastico Profilo cognitivo generale (soprattutto intellettivo) Compresenza di altri disturbi • Le problematiche diventano più evidenti in coincidenza di mutamenti bruschi nelle richieste ambientali 22 Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling Evoluzione del disturbo 2 • Il disturbo può essere analizzato con riferimento a cinque fasi di sviluppo: • prima della nascita (fattori di rischio) • primi tre anni di vita • età della scuola materna • età della scuola elementare • preadolescenza Caserta e adolescenza 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 23 Cause del Ddai • Volume del cervello < 4% rispetto ai soggetti di controllo • Metabolismo cerebrale delle aree prefrontali e dei gangli della base < 10% rispetto ai soggetti di controllo • Ridotti livelli di dopamina e norepinefrina nelle regioni cerebrali anteriori in soggetti con Ddai Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 24 Fattori ereditari • Nei gemelli omozigoti c’è l’80% di concordanza • Nei gemelli dizigoti c’è il 35% di concordanza • L’espressività dipende tuttavia anche dal contesto • Il 70% dei fattori di rischio è imputabile a cause ereditarie • Il 30% a fattori ambientali 25 Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling Natura e ambiente • I bambini hanno una predisposizione a sviluppare Ddai • Ambiente familiare disorganizzato, privo di regole o con problemi • Genitori direttivi e con regole rigide Bidirezionalità del problema Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 26 • Prenatali: • • • Fattori di rischio Ansia nella madre Abuso di alcol Collocazione socio-economica • Perinatali: • • Basso peso alla nascita Basso indice di Apgar • Prima infanzia: • • • • • • Ritardo di coordinazione motoria Basso peso corporeo e del capo durante la crescita Problemi di respirazione dopo la nascita Ritardo di sviluppo del linguaggio Iperattività e irrequietezza prima dei 24 mesi Instabilità nelle attività ludiche (2-3 anni) • Scuola materna: • • • • • Problemi attentivi Difficoltà di controllo emotivo Irritabilità Difficoltà di adattamento Irregolarità nel sonno e nell’alimentazione Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 27 In sintesi i probabili fattori di rischio (in ordine di potere predittivo) • Elevato livello di attività motoria e di richieste di attenzione prima dei 5a • Precedenti casi di Ddai in famiglia • Atteggiamento direttivo e critico dei genitori • Fumo, alcol, problemi di salute in gravidanza • Complicazioni in gravidanza • Assenza di un genitore • Basso livello educativo-culturale della madre • Problemi di salute del bambino nei primi anni di vita e ritardo di sviluppo motorio e linguistico Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 28 Indicatori prognostici • Familiarità del disturbo • Abilità cognitive di base • Compresenza di altre diagnosi • Ambiente familiare e scolastico ordinato, prevedibile e tollerante Caserta 10/2/2010 Master• Appropriati interventi psicoeducativi 29 Diploma Counselling Prognosi • Un recente International Consensus Statement on ADHD (2002) riporta che frequentemente i soggetti con ADHD • non completano l’obbligo scolastico (32-40%), • raramente arrivano all’università (5-10%), • hanno pochi amici, • sono frequentemente coinvolti in attività antisociali, • mostrano maggiore frequenza di: • -gravidanze prima dei 20 anni, • -malattie sessualmente trasmesse (16%), • -incidenti stradali dovuti a velocità eccessiva • da adulti, soffrono di: • -depressione (20-30%) • -di disturbi di personalità (18-25%). • Sebbene occorra considerare che tali dati fanno riferimento prevalentemente a casistiche nord-americane, per cui dovrebbero essere valutati con cautela, specie riguardo alla evoluzione antisociale, maggiormente influenzata da fattori sociali e culturali, 10/2/2010 Master- e sociale del disturbo 30 il significativo impattoCaserta personale, familiare Diploma Counselling deve sempre essere considerato. La diagnosi del Ddai È necessario affidarsi ad uno specialista con specifica competenza sul Ddai (neuropsichiatra infantile o psicologo dell’età evolutiva) Utile fare il punto della situazione “carta e matita” (scala Sdai ) (50) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 31 Terapie per Ddai • Terapia farmacologica • Terapia psicologica multimodale consulenza agli insegnanti, formazione dei genitori, training cognitivo e metacognitivo al bambino (talvolta psicoterapia infantile) • Trattamento combinato Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 32 Il parent training (da parte dello specialista) • Ai genitori si insegna a: • dare chiare istruzioni ai figli • rinforzare positivamente i comportamenti accettabili • ignorare i comportamenti problematici • modificare l’interpretazione dei comportamenti negativi del figlio Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 33 L’intervento a scuola (consulenza dello specialista) • • • • Informare sul Ddai Fornire strumenti di valutazione Aiutare a potenziare le risorse emotive Spiegare procedure di modificazione del comportamento • Aiutare a strutturare l’ambiente • Suggerire strategie didattiche • Spiegare come lavorare nella classe per migliorare l’inserimento del bambino con Ddai Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 34 Il bambino con Ddai a scuola • Necessita di essere guidato nello svolgimento dei compiti e contenuto • Ha problemi nel comportamento scolastico (organizzare il materiale, orientare l’attenzione, partecipare adeguatamente, ecc.) • Spesso ha problemi di comprensione del testo, di studio e di matematica Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 35 Come fare????? Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 36 • Rivedere il bambino con occhi nuovi • Osservare, osservare, osservare • Chiarezza e precisione di regole e abitudini • Feedback sul comportamento Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 37 Predisporre un contesto facilitante (adattato da Cornoldi, De Meo, Offredi e Vio, 2001) Creare un ambiente che consente di prevedere le conseguenze del proprio agire • Dare informazioni di ritorno (feedback) • Instaurare delle routine • Stabilire delle regole Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 38 Organizzare classe e tempi di lavoro 1 • La disposizione dei banchi • Considerare i potenziali distrattori (cestino, cartelloni, porta, finestre, orologio, compagni, armadi, tavoli di lavoro) • Posto adatto per ogni bambino • Orologio (per l’insegnante, ma non direttamente accessibile ai bambini) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 39 Organizzare classe e tempi di lavoro 2 • Attività routinarie, strutturate con tempi di lavoro prestabiliti • Regole della classe stabilite insieme • Stabilire e prevedere tempi di lavoro Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 40 Organizzare il materiale • Predisporre un cartellone con i materiali necessari alle lezioni (per tutti) • Predisporre uno schema (cartellone o tabella) dei materiali per ogni materia (per tutti) • Introdurre procedure individualizzate e di classe (punti, ricordo, controllo) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 41 Organizzare il lavoro scolastico • Conoscere punti di forza e di debolezza del bambino • Spesso il bambino con DDAI a scuola presenta: - Difficoltà a mantenere l’attenzione nel tempo (non “dura” più di 15 min, suddividere il compito con pause concordate) - Difficoltà a porre attenzione alle consegne (rileggerle, fare schemi alla lavagna, verificare la comprensione) - Impulsività e scarsa pianificazione (posare le penne, aspettare il via, seguire lo schema) - Procedure di controllo poco efficaci (timer per 42 Caserta 10/2/2010 Master- quando perde il filo) controllo attenzione, riportare con segno Diploma Counselling Pianificare attività nel tempo libero o nelle situazioni di transizione • Definire regole e attività per l’intervallo • Tempo libero dopo la mensa • Passaggi da un luogo all’altro (tempi e regole) • Inizio e fine lezione (cosa, come e in quanto tempo) • Mensa Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 43 Approccio al compito e alla struttura della lezione • Consegne scritte sul diario • Lezione “efficace” • Predisporre qualche gara • Adottare una didattica cooperativa • Usare il computer • Informazioni di ritorno • Note: no! • Riflessione collettiva sull’attenzione (63) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 44 Coinvolgere la classe • Individuare esperienze interessanti • Instaurare il tutoraggio tra pari • Favorire l’apprendimento cooperativo Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 45 Osservazione e analisi comportamentale 1 • Osservazione non strutturata per individuare i comportamenti problema: • Scheda pre-osservazione con inventario dei comportamenti negativi • Descrizioni specifiche e contingenti di comportamenti e non interpretazioni (es. “è svogliato”) (scheda 8) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 46 • Analizzare l’inventario di comportamenti-problema e raggruppare questi ultimi in alcune principali categorie comportamentali (scheda 9) • Selezione e identificazione dei comportamenti problema su cui intervenire Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 47 • Osservazione strutturata per l’analisi dei comportamenti problema (ABC) (scheda 10) • • • • • Indicare il comportamento problema Descriverlo Individuare l’antecedente Indicare la risposta dell’ambiente Indicare le conseguenze = reazione del bambino Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 48 • Indicare inoltre la frequenza giornaliera di emissione di un dato comportamento problema : • Per ogni giorno e per ogni ora di lezione (scheda 11) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 49 Osservazione e analisi comportamentale 2 • Riflessione sui dati raccolti • fattori scatenanti (scheda 11) : • esistono condizioni ricorrenti (vocio in classe, rimprovero, attenzione ad un altro compagno, ecc.) a cui sono frequentemente associati uno o più comp. problema? • È utile elencarle per riconoscerle e prevenirle • fattori di rinforzo • L’ambiente come reagisce al comportamento problema? • Ci sono alcune risposte che il bambino preferisce e in funzione delle quali attua il comportamento? • quali attività risultano più problematiche? 10/2/2010 Master• quali orari? Caserta Diploma Counselling 50 • Intervento: • anticipare il problema • predisporre l’ambiente per ridurre le risposte circostanti che rinforzano il comportamento problema Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 51 • Verifica dell’efficacia: • Verifica dei risultati ottenuti dopo la messa in atto delle indicazioni e degli accorgimenti dedotti dall’osservazione. Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 52 • Fatta dopo circa due mesi dalla prima osservazione • Confronto tra prima e dopo: vi è stata una riduzione quantitativa e qualitativa? • È necessario affinare il programma precedentemente intrapreso? Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 53 Tecniche specifiche • Gratificazione: • Individuare azioni positive da gratificare più che azioni negative da punire • Gratificare coerentemente sempre la stessa azione e ogni volta che si manifesta • Gratificare immediatamente • Utilizzare eventi o oggetti o comportamenti che siano effettivamente gratificanti per quel bambino • Non gratificare comportamenti inadeguati • Usare per un certo periodo lo stesso premio, avendo cura di individuare anche altre gratificazioni 54 Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling • Inoltre: • Gratificare azioni positive già presenti nel patrimonio comportamentale del bambino, ma poco frequenti • Far apprendere sequenze comportamentali suddivise in sotto-compiti e gratificate progressivamente • Gratificare azioni positive per ridurre i comportamenti negativi Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 55 • Contratto comportamentale, stipulato fra insegnante e bambino, per definire esplicitamente le regole da rispettare • Gratificazione a punti • Costo della risposta Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 56 • Punizione: • Priva di aggressività • Non attacco alla persona, “neutra” • Immediata • Proporzionale alla gravità • Facilmente applicabile • Legata al comportamento Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 57 Il rapporto con i genitori • Migliorare il sistema di comunicazione insegnanti-genitori per favorire la collaborazione • Non fornire informazioni esclusivamente negative • Daily report card: note da compilare e mostrare (4 o 5 aree per la scuola e 4 o 5 per casa) Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 58 In generale • Ricordare che il principale obiettivo degli sforzi di tutti deve essere la tutela dell’equilibrio psicologico e dell’autostima. • L’obbligo delle valutazioni e delle verifiche dell’insegnante può essere soggetto a strategie di presentazione e di spiegazione adattate caso per caso Caserta 10/2/2010 MasterDiploma Counselling 59