Anno 116 3 Maggio-Giugno 2008 Periodico del Consorzio Agrario di Parma SPECIALE CIBUS 2008 Arrivederci al 10 maggio 2010 Cibus: un bilancio positivo Segnali di pace tra agricoltura e grande distribuzione Carlo Cannella al CAP Il CAP incontra la stampa nazionale ed internazionale Cibus: un successo da difendere I giornalisti dell’Agroalimentare allo stand del CAP Folte delegazioni e molte personalità del mondo economico e della scienza ospiti del CAP Il Misen a lezione d’olio Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Parma ISSN 0005-2361 Sommario L’AvvenireAgricolo 3/2008 1 Il punto 3 Il Consorzio Agrario, un’istituzione per la provincia di Parma Terza pagina 4 Cibus 2008: arrivederci al 10 maggio 2010 6 Cibus: un bilancio positivo 7 Segnali di pace tra agricoltura e grande distribuzione 7 Carlo Cannella al Consorzio Agrario di Parma 10 Il CAP incontra la stampa nazionale ed internazionale 10 Cibus: un successo da difendere 11 I giornalisti dell’Agroalimentare allo stand del CAP 12 Folte delegazioni e molte personalità del mondo economico e della scienza ospiti del CAP 13 Il Misen a lezione d’olio L’A vvenire gricolo Periodico per l’Operatore agricolo fondato da Antonio Bizzozzero Direttore Responsabile Domenico Fini Tecnica 15 La qualità del foraggio ed il suo valore come fattore della produzione 18 La difesa della Cercospora 19 Concimazione delle colture 20 L’eccellenza dell’agroalimentare italiano si difende con la ricerca Direttore Editoriale Lamberto Colla Redazione Adriano Facchini, Lamberto Colla, Roberto Guareschi, Fabrizio Bernuzzi, Stefano Longhi, Valerio Faelli, Carlo Fornari, Luca Enillo, Andrea Rossi, Barbara Troise Rioda, Marco Moretti, Gabriele Amoretti, Mattia Paietta, Manlio Annoni, Thomas Contini, Marco Barigazzi, Mirco Casagrandi, Carlotta Violi Segreteria di Redazione Carlotta Violi 22 La difesa fitosanitaria del prato di erba medica 26 Grave situazione per il pomodoro a causa dell’andamento Direzione, Redazione, Amministrazione Strada dei Mercati, 17 - 43100 Parma Telefono 0521.9281 climatico Impaginazione gb&a comunicazione Il controllo della piralide per ottimizzare le produzioni di Stampa La Stamperia scrl, Parma mais italiano Pubblicità Per tariffe e condizioni di pagamento rivolgersi all’Ufficio pubblicità de “L’Avvenire Agricolo” 27 28 All’azienda Ciato si sperimentano i cereali italiani 30 New Holland rinnova la gamma nella fascia da 50 a 100 cv 32 Per ogni situazione la giusta falciatrice Khun 33 Emilia-Romagna capitale del grano duro Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Parma n° 351 del 12 dicembre 1962 - ROC n° 9260 Giorno per giorno In copertina: Concorso Fotografico “Obiettivo Agricoltura”. Gentile concessione di Fata Gruppo Generali. 35 Costo abbonamento: Euro 5 (6 copie) Costo 1 copia: Euro 1 Il punto L’AvvenireAgricolo 3/2008 3 Il Consorzio Agrario, un’istituzione per la provincia di Parma Fattori congiunturali e strutturali hanno contribuito ad inasprire il fenomeno della rapida impennata dei prezzi agricoli che ha accompagnato buona parte del 2007 e i primi mesi del 2008. Le cause vanno ricercate nella rapida crescita della domanda mondiale, dall’aumento dei costi energetici e dall’inasprimento di alcuni importanti fattori di produzione (si pensi, ad esempio, che alcuni concimi azotati sono aumentati nell’ordine del 350%) ma anche da cause climatiche avverse che hanno coinvolto molte regioni produttive del pianeta. Dopo anni di contenimento della produzione l’Unione Europea riscopre l’agricoltura come un decisivo fattore produttivo. Ad un anno dall’inizio dell’evolversi dei prezzi viene da chiedersi come il mondo scientifico non abbia nelle sue analisi immaginato e previsto una situazione di questo genere e come la politica sia stata così poco lungimirante da farsi cogliere sprovvista in materie così determinanti per l’alimentazione delle popolazioni. A fronte di ciò e nonostante il notevole aumento degli oneri finanziari, conseguenza indiretta delle difficoltà in cui versano diverse aziende agricole, il 2007 si è rivelato, rispetto al precedente, un anno migliore per il Consorzio Agrario di Parma. Il valore della produzione è infatti ammontato a 139,9 milioni di euro, con un incremento di 22,5 milioni di euro e con un utile, dopo le imposte, di euro 11.753. Un risultato apprezzabile soprattutto alla luce dei nuovi scenari mondiali che hanno determinato un elevato aumento del costo delle materie prime e di molte merci. Pur in presenza di tale difficile e senza precedenti situazione, il Consorzio Agrario ha deciso di avviare un intenso monitoraggio di tutti i mercati sensibili riu- scendo in tal modo a non tradurre tali rincari in un conseguente ed automatico aumento dei prezzi dei propri prodotti, evitando in tal modo di riversarne l’onere sulle aziende agricole, o quanto meno attenuandone l’impatto negativo. Una scelta realizzata in coerenza con la mission originale del Consorzio Agrario e in armonia con le finalità mutualistiche e non lucrative che il suo specifico ordinamento e i richiami alla legislazione bancaria gli conferiscono. Ciò in ossequio alla legge, alla sua natura, al suo statuto; ma anche alla sua cultura aziendale, alla sua filosofia, alla sua stessa ultracentenaria storia che lo vedono, fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1893, a servizio e a sostegno dell’agricoltura. Il miglioramento dell’agricoltura e il benessere e il progresso delle classi agricole sono stati alla base della nascita del nostro come degli altri Consorzi Agrari, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, e questa missione è tuttora il substrato che ne permea ed uniforma la stessa attività. Il Consorzio si è dunque posto quale ammortizzatore territoriale, cercando di assorbire su di sé oneri che, diversamente, avrebbero posto le aziende agricole in difficoltà ancora maggiori. E così ha attuato tutta una serie di azioni che hanno indubbiamente – se viste in un’ottica di conduzione aziendale comune – portato a rinunzie e sacrifici, sia sul piano del risultato economico e finanziario. sia su quello patrimoniale, quali, ad esempio, il contenimento dei prezzi dei beni e dei servizi forniti ai propri utenti e la dilazione dei crediti nei confronti di questi, da un lato, e, dall’altro, l’alienazione di alcuni cespiti immobiliari, pur, con questo, non intaccando sostanzialmente il valore complessivo del proprio patrimonio. In un’ottica quindi di impresa tutta orientata al profitto il risultato poteva dunque essere migliore, ma le azioni – comunque ragionevoli e sostenibili e coerentemente rappresentate nel bilancio – sono state attuate nell’interesse del proprio corpo sociale e, con esso, del comparto agricolo parmense, nella convinzione che ne deriveranno in prospettiva, una volta superato questo momento, ritorni in grado di compensare ampiamente i sacrifici sostenuti nell’immediato. Una logica, questa, che è coerente con la natura del Consorzio Agrario, soggetto peculiare nell’ordinamento societario e originale a livello europeo. Fabio Massimo Cantarelli Terza pagina 4 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Cibus 2008: arrivederci al 10 maggio 2010 Un palcoscenico internazionale, quello di cibus, che il mondo agricolo dovrebbe calcare da attore protagonista e non da comparsa ed al quale il Consorzio Agrario non poteva mancare. Nuovo è lo stand, nuovi sono i linguaggi di comunicazione visiva ma nuovo è anche l’approccio alla gestione dell’evento “CIBUS 2008” che abbiamo inteso vivere compiutamente e intensamente in tutte e quattro le giornate, ognuna delle quali sarà caratterizzata da iniziative specifiche e qualificanti. Una serie di “Eventi nell’Evento” tutti riconducibili allo slogan: “Consorzio Agrario: Una filiera lunga 116 anni”, con il quale il Consorzio intende sintetizzare i concetti di collaborazione in filiera “Qualità, Tradizione e Innovazione” declinabili attraverso i propri PRODOTTI, frutto di PROGETTI innovativi e delle consolidate relazioni con i propri PARTNER. 116 sono gli anni del CAP, ma anche del suo periodico editoriale “L’Avvenire Agricolo” recentemente revisionato nella struttura grafica e contenutistica. Cibus è stata anche l’occasione per presentare la versione elettronica “L’Avvenire Agricolo on line” al quale è affidato il compito di una comunicazione più sintetica e tempestiva destinata ad un target di operatori molto più ampio e ridotto impatto economico. 116 sono gli anni di radicamento del Consorzio nel territorio. Un processo di consolidamento strutturale e operativo che ha condotto la nostra cooperativa ad elevarsi ai vertici tra le imprese di Parma ma prima per capacità di governo delle Filiere. Oggi con “Consorzio Agrario” si sottintende il concetto di “Filiera” stessa. Per noi non rappresenta un concetto o un obiettivo da perseguire per moda o per imposizione, ma un modo di operare “tradizionale”. Un modus operandi che vede nel consumatore finale il primo partner al quale affidarsi. Una tradizione, quella del CAP, di ricerca e divulgazione, di relazioni impostate nel segno della continuità e del rispetto che proviene da lontano e che, ancora per molto tempo, guiderà le scelte aziendali. “Qualità, Tradizione, Innovazione e Relazioni” sono, come abbiamo visto, i concetti guida del Consorzio Agrario di Parma che ha cercato di promuovere ma soprattutto rendere visibili e tangibili durante l’intero corso della manifestazione. Gli eventi Lunedì 5 maggio 2008 “Inaugurazione della Manifestazione” Era presente, come ospite d’onore, Vincenzo Tassinari Presidente di COOPITALIA, in rappresentanza della più grande organizzazione di distribuzione italiana il quale, simbolicamente, ha incontrato il mondo agricolo, rappresentato dal Consorzio Agrario di Parma. Martedì 6 maggio 2008 “Le filiere da mangiare” Degustazioni organizzate in collaborazione con i nostri partner. Menu: Pasta del Consorzio di Pesaro al burro “Valparma” mantecato e Grattugiato del Consorzio Agrario di Parma; Culatello di Zibello e Melone Lorenzini; “Margherite” e Composte L’AvvenireAgricolo 3/2008 5 di frutta e aceto Balsamico Bisini Gambetti; Pane Vassalli con Farina Agugiaro e Figna; Risotto con oli dei Consorzi Agrari di Firenze, di Perugia e di Spoleto con spolverata del “grattugiato” di parmigiano del Consorzio di Parma. “Press lounge: una filiera lunga 116 anni” Conferenza stampa del Consorzio Agrario di Parma con giornalisti internazionali. Mercoledì 7 maggio 2008 “I giornalisti ARGA incontrano le filiere da mangiare” Anche quest’anno i Giornalisti spe- Terza pagina 6 L’AvvenireAgricolo 3/2008 premiare. Giovedi 8 maggio 2008 “Misen incontra il Consorzio: una filiera lunga 116 anni” La sagra delle sagre “MISEN” hanno incontrato le filiere del Consorzio Agrario. Sono state illustrate, nel corso dell’incontro, le caratteristiche degli oli e del famoso burro del Consorzio Agrario di Parma. Lamberto Colla Cibus: un bilancio positivo cializzati dell’Associazione interregionale dei Giornalisti Agricoltura, Alimentare e Ambiente (ARGA) hanno deciso di fare tappa al Consorzio Agrario di Parma in quanto espressione più vera del sistema agroalimentare tipico e tradizionale. “Il Gruppo editoriale FOOD organizza un incontro con i BUYER” Nell’ambito delle consuete iniziative dedicate agli operatori qualificati, il Gruppo editoriale FOOD, ha organizzato un particolare evento dedicato esclusivamente ai Buyer della Grande Distribuzione Organizzata. Il Presidente e editore, Paolo Dalcò, iha portato all’attenzione degli operatori il “Caso Consorzio Agrario di Parma” come esempio da imitare e Un bilancio “facile” per la quattordicesima edizione di Cibus: con una presenza di operatori dell’informazione più che raddoppiata (poco meno di 900 presenze contro le 430 della passata edizione) e con un numero di presenze che alla chiusura di giovedì 8 si allineerà, in termini numerici, con i risultati delle migliori edizioni ma di molto superiore dal punto di vista della qualità delle presenze. Lo spostamento della manifestazione nelle giornate da lunedì a giovedì ha infatti determinato una profonda selezione dei visitatori, risultando molto apprezzata dalla componente professionale. Presenti, in questa edizione, tutte le più importanti catene della GDO internazionale che con oltre 500 buyer esteri provenienti da 55 Paesi hanno animato i quattro giorni di intensi incontri b2b, in particolare modo nel settore lattiero- caseario e carni. Un successo che conferma Parma capitale del food in Italia e invita al Cibus 2010 dal 10 al 13 maggio. Pieno successo quindi per l’edizione 2008 del salone internazionale dell’alimentazione. Un successo per una rassegna che ha dal 1985 è la più completa rassegna dell’Italian Food a livello internazionale. Con 2.400 marchi del Made in Italy presenti , Cibus in questi anni ha saputo farsi interprete delle esigenze di business dalle aziende espositrici e dalle associazioni di categoria (Federalimentare ne condivide il marchio con Fiere di Parma). Cibus 2008 ha dimostrato di essere uno strumento affidabile di promozione del Made in Italy alimentare in tutto il mondo (Mincomes ed ICE, Mipaf e Buonitalia, Regione Emilia Romagna ne sostengono l’attività internazionale) e ha saputo mantenersi in linea con le esigenze del mercato globale rinnovandosi profondamente. Successo anche per Dolce Italia, il salone del dolciario, ospitata nel padiglione 7. La manifestazione si è confermata principale punto di riferimento per tutte le aziende del settore e i maggiori operatori professionali del mondo, diretti qui a confermare il prestigio della tradizione dolciaria italiana. Successo fondato sulla qualità degli ingredienti, l’infinita gamma di gusti e sapori e una tradizione antichissima. Dolce Italia si riconferma la più grande e completa vetrina del settore dolciario, dove il made in italy gioca un ruolo fondamentale ma dove importanti sono le presenze e i contributi internazionali, la cui partecipazione arricchisce il panorama delle offerte e degli scambi. (L.C.) L’AvvenireAgricolo 3/2008 7 Segnali di pace tra agricoltura e grande distribuzione Carlo Cannella con Adriano Facchini Carlo Cannella al Consorzio Agrario di Parma Vincenzo Tassinari, Adriano Facchini, Maria Giulia Bettati e Lorenzo Bonazzi Parma, 5 maggio 2008 Il mondo agricolo, rappresentato dal Consorzio Agrario di Parma e da esponenti di altri Consorzi italiani e la GDO, rappresentata da COOP Italia nella figura del suo presidente, Dr. Vincenzo Tassinari, si sono stretti simbolicamente la mano con la promessa di future e proficue collaborazioni. L’importante incontro ha avuto come testimoni d’eccezione il Prof. Carlo Cannella, presidente dell’INRAN, Isituto Nazionale per la Ricerca Alimenti e Nutrizione, l’Avvocato Maria Giulia Bettati, Videpresidente del Movimento Consumatori di Parma, Giovanni Rana dell’omonima pasta, Luigi Cremonini e Marco Rosi come rappresentanti della filiera bovina e suina, Agugiaro e Figna per il frumento tenero, Alessandro Curti per Parmovo e Olivio Vassalli, titolare dell’omonimo Vassalli Bakering, panificatore. Con lo slogan “Una filiera lunga 116 anni ” il direttore generale del Consorzio Agrario – Adriano Facchini – ha reinterpretato il concetto di filiera inteso sia come obiettivo da perseguire che come “modus operandi” nel pieno rispetto della tradizione. Centosedici anni, infatti, sono gli anni di radicamento del Consorzio Agrario nel territorio, anni che lo hanno portato ai vertici tra le imprese di Parma e prima per capacità di governo delle filiere. “La filiera più efficace è quella che tiene conto delle esigenze della gente” ha affermato il dr. Tassinari nel corso del suo intervento, aggiungendo che “la Grande Distribuzione Organizzata è la portaerei dell’economia. Sono circa 12.000, infatti, le aziende agricole che vantano un contratto di collaborazione con COOP Italia”. Il taglio della torta, confezionata dallo chef pasticcere Silvia Bergamaschi, ha suggellato l’incontro, un’occasione per confermare la condivisione di ideali e strategie, un ponte verso il consumatore, nel segno della continuità e del rispetto nella tradizione. Carlotta Violi Parma 5 maggio 2008 Il prof. Carlo Cannella, presidente dell’INRAN e volto televisivo noto per le sue partecipazioni a numerose trasmissioni, era ospite presso lo stand del Consorzio Agrario di Parma, come esponente del mondo scientifico, all’evento “UNA FILIERA LUNGA 116 ANNI”, nell’ambito della kermesse alimentare CIBUS 2008. Il Prof. Cannella ha ribadito in questa occasione l’importanza dell’attività di ricerca, informazione e promozione nel campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela del cittadino e del miglioramento qualitativo delle produzioni agroalimentari. Ha poi posto l’attenzione su come le nuove tecnologie possono avere un impatto estremamente positivo sul consumatore, dotandolo di uno strumento tecnicamente evoluto ma con un utilizzo estremamente semplificato. Si è poi espresso a favore di alcune applicazioni dell’ ingegneria genetica in agricoltura facendo notare come questa scienza abbia la possibilità di salvaguardare alcuni prodotti tipici, come per esempio il pomodoro S. Marzano. (C.V.) Terza pagina 10 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Il Consorzio Agrario di Parma incontra la stampa nazionale ed internazionale Parma, 6 maggio 2008 Un folto numero di giornalisti delle testate nazionali ed internazionali ha affollato la sala stampa di CIBUS 2008 per un “press lounge” firmato Consorzio Agrario di Parma. Nel suo breve discorso introduttivo il direttore generale Dr. Adriano Facchini ha sottolineato l’importanza che il Consorzio Agrario di Parma sta assumendo a livello nazionale ed il rafforzamento della mission aziendale a livello di filiera e sviluppo sostenibile. Sono stati di gran lunga i prodotti alimentari del Consorzio Agrario di Parma i veri protagonisti della conferenza stampa: a cominciare dal parmigiano-reggiano che è stato presentato e degustato in tutte le fasi della sua stagionatura sino ad arrivare ad un rarissimo “esemplare” di quasi 5 anni. Il burro Valparma, prodotto esclusivamente da panne utilizzate per la produzione di Parmigiano, ha mantecato il risotto che è stato completato dal “grattugiato” in vaschetta del Consorzio di Parma, seguito da una degustazione di pasta di grano duro, specialità del Consorzio Agrario di Pesaro. A seguire i salumi DOP, prosciutto, culatello, salame che sono stati accompagnati dal melone di produzione Lorenzini. La filiera del grano tenero, governata dal Consorzio di Parma, è stata rappresentata dal pane del “Vassalli Bakering”, ottenuto con la farina del mulino “Agugiaro e Figna”. A coronamento della degustazione sono state servite le “margherite” del Consorzio addolcite con le innovative composte di aceto balsamico abbinato con fichi, pere, mele e radicchio. I numerosi giornalisti presenti alla degustazione hanno apprezzato l’organizzazione, ma soprattutto sono rimasti sorpresi dagli abbinamenti raffinati e innovativi. Carlotta Violi Press lounge CIBUS: un successo da difendere Parma 08 maggio 2008 La quattordicesima edizione di CIBUS, la più importante manifestazione nazionale dell’agroalimentare, ha segnato anche per l’edizione 2008 un successo ben oltre le aspettative degli operatori e degli stessi organizzatori. Basti considerare che si sono accreditati ben 600 giornalisti contro i 350 attesi e ben 180 sono stati i Buyer che si sono sommati ai 500 già accreditati. “Gli stabilimenti fieristici e le strade della nostra città, commenta Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma, i ristoranti, i locali hanno visto una autentica invasione di persone dalle lingue più disparate e dagli accenti più variegati. E non poteva che essere così in quanto l’agroalimentare non solo è un’occasione di marketing proprio dei prodotti, ma anche marketing territoriale.” Venendo ai numeri del fatturato dell’agroalimentare italiano si registra, nel 2007 ,un fatturato di 113 miliardi di euro, pari al 2,7% in più rispetto all’anno L’AvvenireAgricolo 3/2008 11 Con i Giornalisti dell’Agroalimentare allo stand del Consorzio Agrario di Parma Adriano Facchini, Roberto Zalambani e Fabio Massimo Cantarelli precedente. In questo l’export incide per 18 miliardi di euro pari al 6,1% in più rispetto all’anno precedente. Ma dove vengono consumati i prodotti MADE IN ITALY? Innanzi a tutto nei paesi industrializzati europei e c’è da registrare il fatto che si affacciano ai mercati di riferimento delle nostre esportazioni alimentari paesi dell’est Europa, quali la Russia con il 18,6% in più rispetto al 2006, ovvero la Polonia con un 38% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Una delusione, prosegue Cantarelli, sono invece i paesi dell’area asiatica e orientale. In particolare l’India e la Cina che ancor oggi rappresentano una prospettiva più che una realtà. Questi due grandi Paesi si apprende - infatti importano prodotti agroalimentari italiani in una quantità inferiore a quella che importa l’isola di Malta. Un esempio per renderci conto che siamo ancora a livello di promesse commerciali e non di realtà.” Di fronte a questa manifestazione che consacra la centralità di Parma nel settore agroalimentare, si registra un’assenza dalla manifestazione del 5-8 maggio scorso. Si tratta della diserzione degli importanti salumieri milanesi che puntano all’analoga manifestazione delle fiere di Milano, “TUTTOFOOD”. “E’ una concorrenza insidiosa, conclude il presidente del consorzio agrario, per noi tutti su cui avremo modo di tornare, sulla quale il potere politico dovrà essere molto accorto per evitare che questa importantissima iniziativa quale è CIBUS venga in parte scippata alla nostra comunità. E’ una diserzione questa che ci deve fare riflettere e soprattutto deve mettere in allerta le strutture politiche ed economiche della città affinché Parma resti sempre al centro del marketing agroalimentare”. (C.V.) Parma, 7 maggio 2008 L’incontro con i giornalisti dell’ARGA, nello stand del Consorzio Agrario di Parma a CIBUS 2008, è stata l’occasione per presentare il nuovo progetto di comunicazione che coinvolge l’azienda parmense, leader di filiera. In primis il nuovo sito internet, rinnovato nella struttura e nella grafica che, oltre a guidare il navigatore all’interno delle varie divisioni aziendali, funziona anche come portale d’informazione, completato in tempo reale con notizie ed aggiornamenti. Il bimestrale, l’”Avvenire Agricolo”, rinnovato anch’esso nella grafica e nei contenuti, rivolto ad un pubblico sempre più vasto, arricchito nella sezione tecnica da firme importanti, affronta a tutto tondo le tematiche legate all’agricoltura, alla zootecnia e all’alimentare. L’Avvenire Agricolo on line, lo strumento tecnologico per i navigatori, aggiornato quotidianamente con notizie di cronaca e comunicati stampa, che possiede al suo interno diverse sezioni monotematiche che vanno dall’agroalimentare alla nutrizione, alla zootecnia, al lattiero caseario ed all’agronomia. Una sezione dedicata ai temi più attuali e di grande interesse che riguardano l’agricoltura sostenibile, il clima e le produzioni no food. Uno strumento prezioso per tutti coloro che vogliono approfondire, attraverso la lettura di articoli tecnici e monografie, l’intero comparto agricolo nazionale ed internazionale. Accompagnati dal Consigliere dell’Ordine nazionale Roberto Zalambani, al consueto incontro con il Presidente Fabio Massimo Cantarelli, è seguita la degustazione dei prodotti di Parma. Carlotta Violi Terza pagina 12 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Folte delegazioni e molte personalità del mondo economico e della scienza ospiti del Consorzio Parma, 8 maggio 2008 Si è concluso con il “botto” il CIBUS 2008 con la visita a sorpresa dell’onorevole Fabio Rainieri e di lì a poco è stata anche la volta dell’onorevole Mauro Libè. Inaspettatamente, si è anche presentato al desco del cap anche il presidente del Consorzio per il Grana Padano, Cesare Boldrighi. Accolto dai vertici, Boldrighi, ha avuto modo di confrontarsi con presidenza e dirigenti sugli scenari che regolano le due produzioni tipiche. “Nel complesso, afferma Lamberto Colla vice direttore generale del Consorzio Agrario di Parma, è stato un successo notevole di pubblico sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi. I sette eventi che abbiamo realizzato nel corso dei 4 giorni di manifestazione, hanno contribuito a promuovere il Consorzio Agrario sotto ogni punto di vista. Centinaia gli ospiti che, ogni giorno, abbiamo accolto presso lo stand o presso la sala stampa. Operatori economici nazionali ed esteri, personalità del sistema economico, parlamentari e anche molti giornalisti e operatori della comunicazione. Adesso si tratta di raccoglierne i frutti. E’ stato comunque Grande distribuzione: Vincenzo Tassinari COOPITALIA un buon collaudo per la rinnovata macchina consortile e in particolar modo per la organizzazione dell’ufficio di comunicazione che con l’occasione ha proposto il sito internet totalmente riprogettato.” Carlotta Violi Politici: Mauro Libè con Fabio Massimo Cantarelli Politici: Fabio Rainieri con Fabio Massimo Cantarelli Istituzioni: Col. Paolo Cerruti, Comandante Carabinieri di Parma Finanza: Alberto Guareschi con Nicoletta Fugolla L’AvvenireAgricolo 3/2008 13 Istituzioni: Andrea Zanlari con Fabio Massimo Cantarelli Delegazioni estere: Cesare Boldrighi e Fabio Massimo Cantarelli Uomini di successo: Giovanni Rana Uomini di sport: Francesco Moser (a destra) Il Misen a lezione d’olio Parma 8 maggio 2008. L’ultima delegazione a fare visita al Consorzio Agrario è stata quella della Sagra delle Sagre “Misen”. Reduce dal recente Loris Cattabriga e Adriano Facchini successo dello scorso 29 aprile le sagre della PLANITIA, accompagnate da Loris Cattabriga, sono state accolta dallo stesso Direttore Adriano Facchini il quale ha omaggiato Loris Cattabriga del libro “La via dell’olio” di Massimo Epifani. L’autore, presente allo stand del Consorzio Agrario, ha colto l’occasione per illustrare ai qualificati presenti le caratteristiche organolettiche degli oli e le modalità più elementari ed efficaci per apprezzarne le qualità. Una vera e propria lezione che, l’esperto d’olio, ha così inteso concludere “bisogna scegliere l’olio con il naso e … non a naso”. (C.V.) Massimo Epifani Tecnica L’AvvenireAgricolo 3/2008 15 La qualità del foraggio ed il suo valore come fattore della produzione Il valore nutritivo del foraggio come componente della dieta per ruminanti dipende essenzialmente dal suo contenuto di fibra (NDF), proteine (PG), grassi (EE), carboidrati non strutturali (NFC) e ceneri. La valutazione dei foraggi sulla base della loro composizione chimica centesimale e delle frazioni fibrose presenta tuttavia dei limiti. Infatti, a parità di composizione, due foraggi possono avere livelli di fermentescibilità ruminale molto diversi, a seguito delle interazioni che si instaurano fra i costituenti dei tessuti vegetali. Quando la resa di un foraggio non è quella attesa in funzione della sua composizione, è possibile che lo stesso presenti una scarsa digeribilità ruminale. Negli ultimi anni pertanto, all’analisi chimica centesimale, si è aggiunta la determinazione in vitro della digeribilità dei foraggi (IVNDFD), che consente la valutazione della dinamica digestiva della fibra foraggera in ambiente ruminale. Dalla digeribilità dell’NDF dei foraggi dipende in larga misura la velocità di transito ruminale degli alimenti e l’assunzione di alimento da parte delle bovine. Quest’ultimo elemento influenza in modo considerevole la produttività. Le singole analisi citate non consentono tuttavia un confronto diretto fra diversi foraggi in quanto, un foraggio può apparire migliore di un altro sulla base di un contenuto proteico superiore, ma avere ad esempio una minore digeribilità della fibra, quindi in definitiva risultare meno efficiente ai fini produttivi. Nasce quindi la necessità di prendere in considerazione un sistema che, tenendo conto contemporaneamente dei parametri di composizione e digeribilità, fornisca un “punteggio” indicativo della qualità dei foraggi e ne consenta, quindi, il confronto diretto. RFQ – Relative Forage Quality L’RFQ è stato sviluppato da ricercatori nutrizionisti della Università della Florida e del Winsconsin nel 2002. Diversamente da altri indici precedentemente utilizzati (es. RFV, Relative Forage Value), basati essenzialmente sulla stima della quantità di fibra nel foraggio, l’RFQ tiene conto anche delle differenze relative alla digeribilità della fibra (Moore and Undersander, 2002). Il calcolo dell’RFQ consente di valorizzare i foraggi a digeribilità più elevata, nonché una valutazione dei medesimi sulla base del loro reale valore nutritivo all’interno della razione. L’RFQ viene calcolato in modo diverso per i foraggi di graminacee e di leguminose o foraggi misti e la sua interpretazione è piuttosto semplice. L’equazione che ne determina il valore è infatti impostata in modo tale da attribuire il valore 100 ad una erba medica in piena fioritura e valori sempre più elevati a foraggi aventi valori nutritivi crescenti. L’erba medica in piena fioritura risulta quindi essere il foraggio di riferimento (in negativo) Tecnica 16 L’AvvenireAgricolo 3/2008 rispetto al quale vengono confrontati tutti gli altri. Come calcolare l’RFQ del foraggio Il calcolo dell’RFQ avviene a partire dalla stima della quantità di foraggio ingerita e dal totale dei nutrienti digeribili in esso contenuti. Il calcolo di entrambi questi valori prevede parametri diversi per le leguminose e per le graminacee e si basa su equazioni che necessitano della conoscenza della composizione dei foraggi (NRC, 2001; Oba and Allen, 1999; Moore and Undersander, 2002; Moore and Kunkle, 1999). In particolare, le analisi richieste per il calcolo dell’RFQ nelle leguminose e nelle graminacee sono riportati in tabella 1. Alcune osservazioni in merito all’RFQ A scopo esemplificativo, nei grafici sottostanti è stato rappresentato l’andamento dell’RFQ in funzione del contenuto proteico e della digeribilità. Nel grafico 1 è riportato l’andamento dell’RFQ in relazione alla variazione del contenuto proteico del foraggio. In particolare, l’RFQ è stato calcolato facendo variare il contenuto proteico dal 14,5% al 22% in un fieno di erba medica contenente il 41,5% di NDF, il 24,8% di NFC, il 2,5% di Estratti Eterei e l’11% di Ceneri e avente NDFD pari al 42%. Nel grafico 2, lo stesso foraggio è stato valutato fissandone il tenore proteico al 19,1% e facendo variare la NDFD dal 35 al 50 %. È evidente che tanto l’aumento proteico quanto l’incrementata digeribilità della fibra determinano un aumento dell’RFQ dei foraggi: l’aumento della PG da 14,5 a 22% determina un incremento dell’RFQ di circa 16 punti, mentre l’incremento della NDFD dal 35 al 50 % migliora l’RFQ di circa 32 punti. È interessante osservare come gli stessi aumenti di PG e NDFD realizzati contemporaneamente determinino un incremento dell’RFQ di 48 punti (grafico 4). Nel grafico 3, fissando l’NDFD a 42 (%NDF) e la PG al 19,1%, è stato rappresentato l’andamento dell’RFQ in seguito ad una variazione del tenore di NDF dal 30% al 45%. È evidente come l’aumento dell’NDF comporti una riduzione del valore del foraggio. Tale riduzione dell’RFQ risulta attenuato (per poi invertire la propria tendenza quando la digeribilità diventa molto elevata) nel caso in cui all’aumento del tenore di fibra corrisponda un incremento della digeribilità della stessa (grafico 5). La diminuzione del valore relativo del foraggio diventa marcata e decisa quando il tenore di fibra aumenta e la corrispondente digeribilità si riduce. Nel fieno di erba medica considerato a scopo esemplificativo, aumentando il tenore di fibra di 15 punti contestualmente ad una riduzione dell’NDFD di altrettanti punti, è stata verificata la perdita di 75 unità di RFQ (grafico 6). L’RFQ –Relative Forage Quality- rappresenta un indice la cui applicazione comporta diversi vantaggi fra i quali la possibilità di un confronto diretto fra foraggi aventi diversa composizione. Attraverso un punteggio avente come minimo di riferimento il valore 100, tale parametro fornisce una misura della efficienza dei foraggi nel favorire la produzione di latte. L’indice in parola può essere utilizzato per ottimizzare l’impiego dei foraggi (i foraggi migliori alle categorie di bovine più produttive) nell’ambito dell’allevamento ed essere di ausilio nel controllo della correttezza delle pratiche di produzione e conservazione delle componenti foraggere della razione. Consentendo una classificazione del foraggio in base a parametri oggettivi, l’RFQ può essere utile anche ai fini della valutazione economica dello stesso in fase di compravendita. Il calcolo del valore relativo del foraggio richiede l’attuazione di alcune analisi chimiche che comportano un costo aggiuntivo per l’azienda. Lo svolgimento di queste analisi trova tuttavia giustificazione nella possibilità di razionalizzare l’impiego di questo importantissimo componente della razione con una maggiore resa della dieta e minori costi di produzione. Righi F., Quarantelli A., Romanelli S. 18 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Tecnica La difesa della Cercospora Il ciclo Cercospora bieticola è un fungo Deuteromicete che sopravvive facilmente come micelio nei residui della vegetazione. All’inizio dell’estate, quindi, con temperature di 25-30° C e umidità relativa superiore al 95%, si ha la produzione dei conidi che, trasportati dall’acqua e dal vento raggiungono la vegetazione. In condizioni favorevoli i conidi germi- L’evoluzione dei sintomi. Confluenza di aree necrotiche nano penetrando nelle foglie attraverso gli stomi e il micelio si diffonde poi all’interno della foglia distruggendo le cellule. In questa fase, sul lembo fogliare si notano le caratteristiche macchie necrotiche di 2-3 mm di diametro di colore grigio-marrone contornate da un alone rossastro. Le macchie dapprima isolate diventano sempre più numerose e confluiscono fra loro formando ampie zone di seccume fogliare. Col progredire dell’infezione vengono distrutte la maggior parte delle foglie della pianta, la quale reagisce emettendo nuova vegetazione a sua volta colpita e distrutta dalla malattia. In conseguenza di questo ciclo distruttivo si ha un anomalo allungamento del colletto (colletto ad Ananas) ma la continua sottrazione di superficie elaborante e il proliferare di ricacci comportano gravi perdite del grado zuccherino e un peggioramento qualitativo delle radici. Mirco Casagrandi Danni. Bietola con foglie secche da stress (marrone chiaro) e da cerco spora (scuro) Tecnica L’AvvenireAgricolo 3/2008 19 Concimazione delle colture I mutamenti epocali del mercato dei fertilizzanti di quest’ultimo anno indurranno sempre più gli operatori del settore a ricercare e testare nuove soluzioni tecniche, diverse formulazioni, specifiche granulometrie, modalità distributive, al fine garantire una adeguata efficienza della concimazione e contenerne i costi. Scenari e proposte A memoria anche dei più anziani agricoltori, certamente non si ricorda né mai si sarebbe potuto immaginare di poter assistere a tanti e tali cambiamenti nello scenario mondiale dei fertilizzanti come quelli che dall’autunno 2007 hanno avuto avvio e che ancora non possiamo definire giunti al termine. L’aumento della domanda di risorse non rinnovabili da parte di alcuni Paesi a economia emergente come ad esempio la Cina, l’India e il Brasile, ha generato alterazioni profonde negli equilibri di domanda-offerta delle materie prime edell’energia sul piano internazionale. Pur comprendendo le giuste aspettative di benessere che oltre un terzo della popolazione mondiale attende oggi di realizzare, dobbiamo altresì constatare che è relativamente rigida, e tale si confermerà almeno nel medio periodo, la offerta di risorse naturali che dal nostro pianeta siamo in grado di attingere con il risultato che grandi saranno i cambiamenti che interverranno negli scambi internazionali e nel valore conseguente delle merci. Se poi valutassimo la specifica situazione italiana nei fertilizzanti alla luce di questo mutato quadro mondiale, rileveremmo come sia modesta e pressoché ininfluente la nostra domanda nazionale attestandosi al di sotto dell’1% rispetto a quella mondiale. Comprese le ragioni della brusca impennata dei prezzi e quindi anche dei costi che noi accusiamo per l’acquisto delle materie prime per la produzione dei fertilizzanti, dovremo da ora in poi elaborare nuove strategie che ci consentiranno di affrontare e superare al meglio le nuove sfide a cui siamo chiamati. Con gli agricoltori dobbiamo quindi individuare soluzioni tese ad ottimizzare la pratica della concimazione nel rispetto degli irrinunciabili obiettivi produttivi. E’ quindi necessario principalmente definire, seppure in grande sintesi, quali peculiarità deve avere un fertilizzante di presemina o pre-trapianto affinché ci offra le migliori garanzie di rispondenza e di efficienza nutrizionale consentendoci inoltre di beneficiare della positiva ricaduta sui costi e sugli aspetti ambientali. La prossima importante campagna di semina sarà indubbiamente quella della semina autunnale dei cereali. Vediamo allora di iniziare sin da ora a fornirvi utili indicazioni per una consapevole scelta del fertilizzante per questa coltura: Tecnica 20 L’AvvenireAgricolo 3/2008 L’eccellenza dell’agroalimentare italiano si difende con la ricerca Un bilancio con luci e ombre quello del 2007 presentato all’assemblea dei soci dal Centro Ricerche Produzioni Animali - CRPA spa di Reggio Emilia. Un bilancio che da cui traspaiono in filigrana l’evoluzione che il ruolo dell’agricoltura ha subito nel contesto economico e sociale nazionale, ma anche i problemi che la ricerca, in particolare quella a ricaduta collettiva e che quindi non genera guadagni, deve affrontare in un momento come quello attuale di disimpegno sempre più marcato di Stato e Regioni. Il risultato di gestione dell’esercizio 2007 del CRPA, pari a 168.832 euro prima delle imposte su un valore della produzione di 4,2 milioni di euro, risulta esiguo, ma in linea con la natura dell’attività di ricerca finanziata principalmente da pubbliche amministrazioni (Regione, Ministeri, Unione Europea, ecc.), che prevede solo il rimborso dei costi sostenuti, escludendo quindi la possibilità di generare margini, e l’autofinanziamento da parte dei beneficiari del contributo. Se confrontato con quello del 2006, quello ottenuto dal CRPA nel 2007 è un risultato leggermente peggiore, ma comunque molto migliore rispetto al 2005. Il 71% del valore della produzione deriva da commesse e progetti a rimborso; il 48% dei ricavi da commesse proviene da contributi della legge regionale 28/98. Quest’ultimo dato rappresenta un problema per il CRPA, perché sebbene la progettualità non manchi continuano a diminuire i bandi e i finanziamenti a livello regionale, ma anche statale. Sul fronte comunitario, invece, l’Italia, e il CRPA in particolare nonostante il buon apprezzamento internazionale e la capacità di mettersi in rete con i più importanti enti di ricerca degli altri Paesi, sconta la mancanza di una lobby nazionale che renda più agevole l’accesso ai bandi. I partner comunitari, da parte loro, riescono a fare un’azione di lobby già in fase di preparazione dei bandi, creando di fatto barriere ai potenziali concorrenti. Rimanendo in ambito locale, la Regione Emilia-Romagna sembra orientata a indirizzare la ricerca verso attività di tipo competitivo, con cofinanziamenti privati minimi del 50%. In più, il suo interesse sembra si stia spostando dal settore agricolo a quello industriale. Questo pone due ordini di problemi, come evidenziato nel corso dell’assemblea: uno riguardante il CRPA, legato alla difficoltà di mantenere nel tempo un adeguato livello di finanziamento delle proprie attività; il secondo legato alla progressiva scomparsa della ricerca a favore del settore agricolo regionale. E questo nonostante i buoni risultati e le positive ricadute sul sistema produttivo che la legge 28 ha avuto in questi dieci anni di operatività. Il bilancio di dieci anni della legge 28/98 è il tema dell’incontro su “Passato e futuro della ricerca agricola regionale”, organizzato dal CRPA per oggi pomeriggio. Nel 1999 la legge 28 ha finanziato attività di ricerca e sperimentazione per un importo intorno ai 10 milioni di euro, che sono progressivamente aumentati nei primi anni per poi iniziare a decrescere a partire dal 2002, fino a ridursi a poco più di 7,5 nel 2007, con la previsione di non superare i 4 milioni nel 2008. Dal 1999 al 2008, il CRPA ha realizzato più di 300 progetti, usufruendo di finanziamenti per un ammontare di oltre 10 miliardi di euro. Le tematiche trattate hanno riguardato la compatibilità ambientale delle produzioni bovine (latte e carne), suine e avicole, la competitività, l’innovazione tecnica e organizzativa, gli studi di mercato e il benessere degli animali. In questi dieci anni, fondamentale è stata l’attività del CRPA sul fronte della diffusione dei risultati della propria ricerca per favorirne la ricaduta nella pratica agricola. Dal 1999 ad oggi, il CRPA ha prodotto, solo per l’ambito della legge 28, oltre 700 articoli tecnico-divulgativi e più di 100 azioni di comunicazione diretta tra convegni, seminari e giornate dimostrative. Nel suo complesso, si stima che l’attività di divulgazione nel suo complesso generi circa 8 milioni di contatti l’anno. Fra gli azionisti intervenuti, la Provincia di Reggio Emilia: “La ricerca – ha detto Roberta Rivi, assessore provinciale all’agricoltura – è fondamentale per un settore, come quello agroalimentare, che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese. In un contesto internazionale sempre più competitivo – ha aggiunto – e con Paesi che investono fortemente nella ricerca è indispensabile che le istituzioni mantengano l’attività di strumenti in grado di dare contributi importanti allo sviluppo del settore, come ha fatto nel tempo il CRPA”. Sulla necessità di continuare la ricerca, dando al CRPA gli strumenti per proseguire efficacemente nel proprio lavoro, ma anche ottimizzando le risorse, si sono espressi pure i rappresentanti dei soci Confagricoltura, Coldiretti e Cia. Per informazioni: Centro Ricerche Produzioni Animali – CRPA spa Tel. 0522.436999 Tecnica 22 L’AvvenireAgricolo 3/2008 La difesa fitosanitaria del prato di erba medica L’erba medica è la coltura più diffusa (circa 188.000 ettari), sia in pianura che in collina, nelle aziende agricole del comprensorio di produzione del latte destinato alla trasformazione in formaggio Parmigiano-Reggiano. Infatti, essa costituisce il foraggio base per l’alimentazione delle bovine perché presenta caratteristiche nutrizionali molto positive (elevato contenuto proteico, minerale e vitaminico) associate ad una fibra particolarmente adatta per bovine molto produttive. Il regolamento del Consorzio del Parmigiano-Reggiano prevede, infatti, che per l’alimentazione delle vacche da latte almeno il 50% della sostanza secca assunta giornalmente dalla bovina provenga da foraggi di origine locale (presupposto fondamentale per la tipizzazione del prodotto). Nell’ambito delle rotazioni colturali, inoltre, questa foraggera svolge un ruolo importante quale coltura miglioratrice dato che, oltre ad arricchire il suolo di sostanza organica ed azoto, permette un rinettamento naturale da molte malerbe annuali che sfuggono in altre coltivazioni e consente il ricostituirsi di una complessa agrobiocenosi comprendente diverse specie di insetti ausiliari utili grazie al basso numero di interventi di difesa. Nella filiera del Parmigiano-Reggiano risulta fondamentale produrre foraggi di alta qualità sia dal punto di vista nutrizionale che igienicosanitario. Il fieno deve essere appetibile, facilmente ingeribile e digeribile, con elevato contenuto in nutrienti (proteine, vitamine, sali minerali, ecc.), e privo di contaminati come muffe, terra, polveri, micotossine, nitrati, ecc.. Tutte queste caratteristiche dipendono da molteplici fattori genetici, fenologici e agrotecnologici. Mentre i fattori genetici sono legati alla varietà ed agli ecotipi selezionati, quelli fenologici sono legati alla fase di crescita della pian- Foto 1 - Prato di erba medica ad inizio fioritura ta. E’ noto infatti, che il momento migliore per lo sfalcio dell’erba medica si ha quando essa presenta il germoglio fiorale verde, fase coincidente con un elevato tenore proteico e di elementi digeribili, nonché di una corretta quantità di fibre nella pianta. Dall’inizio della fioritura in poi si assiste, infatti, ad un aumento della frazione fibrosa e della sostanza secca e ad una riduzione delle proteine. Un corretto compromesso tra qualità, produttività e fisiologia della pianta (costituzione delle riserve radicali per il successivo ricaccio) si ha ad inizio fioritura, pertanto solitamente l’agricoltore attua lo sfalcio in tale epoca (foto 1). La tecnica agronomica influisce molto sulla produzione quanti-qualitativa del medicaio sia nella fase di coltivazione che in quella di fienagione e conservazione successiva del fieno. La fertilità del suolo (corretta concimazione), la difesa dalle malerbe e giusti programmi di sfalcio permettono buone condizioni di crescita delle piante che sono maggior- mente in grado di difendersi anche dai parassiti animali e vegetali. Lotta alle erbe infestanti Le infestanti esercitano una elevata competizione nei confronti della foraggera ostacolando l’affrancamento delle giovani piantine nell’anno d’impianto e la produzione negli anni seguenti. Il controllo delle malerbe è una pratica colturale importante perché migliora la quantità e la qualità del foraggio: ottimizza il processo di essicazione e conservazione del foraggio, riduce possibili fonti di inoculo di fitofagi e patogeni ed evita la presenza nel foraggio di specie tossiche o antinutrizionali o che conferiscono cattivi sapori al latte. La corretta preparazione del letto di semina è fondamentale per garantire ottimali condizioni di germinazione e di insediamento della leguminosa: con terreni ben strutturati e pronti, le infestanti già nate possono essere eliminate con glyphosate alla dose di 1,5-3,0 lt/ha in associazione con 4-5 kg/ha di solfato ammonico. Nei prati al primo anno d’impianto L’AvvenireAgricolo 3/2008 23 Foto 2 - Stadio ottimale per il diserbo di post-emergenza di un prato nuovo le principali malerbe a foglia larga, poligonacee (Fallopia convolvolus, Poligonum aviculare), crucifere (Capsella bursa-pastoris, Sinapis arvensis, Raphanus raphanistrum, Myagrun perfoliatum, ecc.), chenopodiacee, solanacee, amarantacee, Matricaria camomilla, e alcune graminacee (Alopecuro, Loietto, Giavone, Sorghetta da seme, ecc.) possono essere controllate appena emerse, e comunque con uno stadio di sviluppo inferiore alle 2-3 foglie, con imazamox (Altorex, Tuareg) alla dose di 0,75 l/ha intervenendo in post-emergenza della coltura quando le piantine sono alte circa 4 cm (foto 2). Negli impianti in produzione, invece, imazamox ha dato buoni risultati se distribuito in autunno avanzato, cioè nelle settimane successive all’ultimo sfalcio dell’anno. Con le piogge autunnali si migliora l’attività fogliare e radicale del prodotto con un buon controllo delle principali specie microterme comprese le dicotiledoni tappezzanti Veronica e Stellaria. Per aumentare l’attività verso queste ultime, molto diffuse e dannose negli areali emiliani, buoni risultati si sono ottenuti con la miscela imazamox + metribuzin alla dose di 0,5 kg/ha per entrambe le sostanze attive. In presenza di graminacee dal 2° anno di impianto è possibile intervenire con quizalofop-p-etile o quizalofopetile isomero D alla dose di 1-1,5 l/ha. Il contenimento delle erbe infestanti perennanti (stoppione, equiseto, convolvolo) e delle composite meno sensibili Picris e Sonchus va effettuato, con idonee strategie, soprattutto nelle coltivazioni annuali in precessione (cereali autunno-vernini o sarchiate). E’ tuttavia possibile intervenire anche nel prato, preferibilmente in modo localizzato, con il diserbante ormonico 2,4-DB. Il romice (Rumex spp.), infestante che alligna sempre più spesso nei medicai creando competizione alla coltura e peggiorando le caratteristiche organolettiche del fieno, può essere controllato in primavera o in autunno applicando, prima del primo o dell’ultimo taglio, formulati a base di asulam su infestanti in piena crescita e prima della emissione dello scapo fiorale. Un problema in aumento è costituito dalle infestazioni di cuscuta: essa può essere mantenuta sotto controllo impiegando erbicidi a base di propizamide distribuiti a fine invernoinizio primavera, con terreno umido per migliorarne l’efficacia, alla comparsa dei primi filamenti (foto 3). Lotta ai parassiti Il medicaio rappresenta un complesso agro-ecosistema in cui vivono in stretto rapporto e in equilibrio precario molti organismi, soprattutto insetti entomofagi predatori e parassitoidi, pertanto è necessario eseguire interventi di difesa solo nel caso di gravi infestazioni ricorrendo all’utilizzo di prodotti fitosanitari selettivi nei confronti degli ausiliari (foto 4). Inoltre, occorre limitare la presenza di residui di agrofarmaci nel fieno per non contaminare il latte e i suoi derivati impiegando le molecole meno persistenti e rispettando dose e intervallo di sicurezza indicati in etichetta. Fra i fitofagi da tenere sotto controllo vi sono gli afidi (Aphis craccivora, Acyrtosiphon pisum) le cui colonie si dispongono a manicotto sui giovani steli. I loro attacchi risultano particolarmente dannosi soprattutto in annate siccitose, inoltre possono essere vettori di visus (es: mosaico dell’erba medica). Le popolazioni afidiche vengono normalmente tenute a freno da antagonisti naturali rappresentati da larve ed adulti di coccinellidi, larve di ditteri sirfidi, larve di neurotteri crisopidi, imenotteri parassiti e da entomopatogeni; pertanto normalmente non si giustificano interventi specifici. Solo in presenza di forti infestazioni afidiche precoci e di popolazioni di altri fitofagi dannosi si può intervenire anticipando lo sfalcio e trattando subito dopo in assenza di insetti entomofagi. Altri insetti infeudati alla coltura, molto diffusi e dannosi sono i coleotteri Apion pisi, il fitonomo o punteruolo dell’erba medica (Hypera variabilis) e la crisomela dell’erba medica Gonioctena (Phytodecta) fornicata. Hypera variabilis causa danni elevati nei medicai già in produzione. Le larve, di colore verde chiaro con linea dorsale bianca ed il capo è di colore nero lucente, si alimentano per tutto il mese di maggio e oltre, inizialmente scavando all’interno degli steli e successivamente ero- Foto 3 - Infestazione di cuscuta in fase di colonizzazione Foto 4 - Larva di coccinella attiva predatrice di afidi Tecnica 24 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Foto 5 - Larva di fitonomo e danni ai germogli di medica dendo le giovani foglioline (foto 5). Nei casi più gravi, i germogli risultano completamente scheletrizzati ed il foraggio di scarsa qualità. Gli adulti, presenti da giugno, si nutrono sulle foglie per tutta l’estate ed in autunno scendono nel terreno per superare l’inverno. Gonioctena (Phytodecta) fornicata invece è un coleottero crisomelide, originario dell’Europa sud-orientale che negli ultimi anni ha provocato forti infestazioni ed ingenti danni in alcuni appezzamenti di medica delle province emiliane. L’adulto è simile ad una coccinella, ma più allungato, di color rosso bruno con due macchie nere sul protorace e cinque sulle elitre. Esso fuoriesce dal terreno ad inizio primavera in presenza di temperature miti. Dopo un breve periodo di alimentazione, iniziano gli accoppiamenti e le femmine depongono numerose uova distribuendole sulle foglie in gruppi di 8-10 elementi. Le larve, giallo-grigiastre con punti neri laterali e dorsali, erodono le foglie per cibarsi. L’insetto è particolarmente dannoso allo stadio larvale quando l’attacco interessa i giovani medicai; in tale fase l’insetto può determinare un’elevata defogliazione dei giovani germogli, risparmiando solo gli steli, ed il blocco dello sviluppo del prato a seguito del danneggiando dell’apice vegetativo. Per limitare i danni dell’insetto è consigliabile anticipare lo sfalcio dei medicai e, in caso di elevata gravità di attacco, effettuare un intervento insetticida. Per il contenimento dei principali fitofagi sopra ricordati si sono impiegati, negli anni passati, soprattutto piretroidi autorizzati quali lambdacialotrina, registrato sulla coltura per il controllo di afidi, apion e fitonomo, e tau-fluvalinate registrato sulla coltura per il controllo degli afidi. Per quest’ultima molecola sono in corso prove di campo per ottenerne l’estensione d’impiego contro fitodecta. Negli ultimi due anni sono state effettuate anche prove specifiche al fine dell’allargamento dell’autorizzazione d’impiego dell’insetticida neonicotinoide acetamiprid su erba medica contro gli adulti di G. fornicata. Per il controllo degli afidi, recentemente è stata autorizzata l’estensione di impiego su erba medica del neonicotinoide imidacloprid. Questa molecola, do- tata di elevata sistemia ascendente, consente di eseguire interventi precoci in presenza delle prime colonie afidiche proteggendo la coltura principalmente per ingestione e quindi rispettando maggiormente gli ausiliari. Un altro fitofago che occasionalmente può arrecare danni alla coltura è il nematode Ditylenchus dipsaci: questa anguillula polifaga attacca steli, foglie, fiori e radici causando forti deperimenti vegetativi e danni alla produzione di semente (la presenza del nematode nel seme pregiudica la commerciabilità della partita). I sintomi in campo sono rappresentati da chiazze di vegetazione clorotica con piante caratterizzate da ridotto sviluppo. Per quanto riguarda i patogeni fungini, si poosono osservare sporadici attacchi di ruggine (Uromices striatus medicaginis), oidio (Erysiphe pisi) e altri miceti che causano macchie fogliari necrotiche e marciumi del colletto e delle radici, soprattutto in annate particolarmente piovose e umide e in terreni con ristagno idrico. Solitamente non è necessario intervenire con l’uso di anticrittogamici. Il medicaio, oltre all’interesse agricolo, è sempre più apprezzato in relazione ai favorevoli influssi ambientali che è in grado di apportare sia in zone collinari che di pianura. Esso infatti rappresenta solitamente una considerevole porzione della superficie aziendale in cui gli interventi con prodotti chimici (concimi e prodotti fitosanitari) sono assai contenuti e sono minime le interferenze sugli equilibri naturali esistenti. Gli organismi utili possono così, partendo dal prato, insediarsi anche nelle altre coltivazioni annuali in rotazione ed apportare benefici effetti. L’agricoltore deve dedicare molta cura alla foraggera al fine di prolungare la vita del medicaio e di ottenere ottime produzioni quanti-qualitative in sintonia con la salvaguardia dell’ambiente e con il benessere degli animali. Valentino Testi, Chiara Delvago Tecnica 26 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Grave situazione per il pomodoro a causa dell’andamento climatico L’inusitato andamento climatico che dal 15 maggio ha colpito il NordItalia, riversandovi enormi quantità di acqua a ritmo giornaliero, ha creato una gravissima situazione. La temuta peronospora contro la quale solitamente si eseguono interventi preventivi , ha scatenato attacchi, che non è stato possibile controllare immediatamente, in quanto l’incessante ed inclemente pioggia lo hanno impedito. In questo momento quindi numerose infezioni hanno dilagato nei campi, compromettendoli gravemente. Soltanto il ristabilirsi delle condizioni climatiche permetterà di avere un quadro chiaro di quanto sia il danno. Oltre alla peronospora vi sono stati allagamenti dei campi che hanno mandato la coltura in stress, e bene si sa come il pomodoro sia molto sensibile ai ristagni idrici. In alcuni casi di campi quasi totalmente compromessi si sta procedendo alla “sfibbratura” per fare Attacco di peronospora su branche e frutti (foto Magni, AINPO) emettere dalla base nuova vegetazione e ricostituire una nuova pianta. Ora non resta che attuare una pressante difesa per riuscire ad uscire da questa pesante situazione. Consigliamo quindi a tutti gli agricoltori di seguire attentamente le indicazioni settimanali fornite dal Un bellissimo campo di pomodoro in quel di Samboseto (foto Vitali, AINPO) bollettino agrometeo che è coordinato dal Consorzio Fitosanitario Provinciale, pubblicato tutti i sabati sulla Gazzetta di Parma e sul sito www.stuard.it In questo ambito di coordinamento, va anche il monitoraggio che si effettuerà per il parassita Heliotis Armigera (nottua gialla del pomodoro) in modo da potere mettere in atto in caso di infestazione una mirata difesa Il Consorzio Fitosanitario è impegnato con l’aiuto delle nostre OP, nel lavoro di più ampio respiro, per potere studiare e contrastare il fenomeno dello “stolbur”, da alcuni anni presente con sempre maggior incidenza in provincia. Questo fenomeno di cui è stata resa ampia diffusione su questa testata, non va sottovalutato, ma tenuto ben presente e segnalato dagli operatori qualora se ne ravvisasse la sintomatologia. Non resta quindi che augurarci che il tempo sia clemente e permetta al pomodoro di rosseggiare nelle nostre campagne così fortemente colpite. Carlo Vitali, Bernardo Robuschi L’AvvenireAgricolo 3/2008 27 Il controllo della piralide per ottimizzare le produzioni di mais italiano Il mais è una delle colture fondamentali per l’agricoltura italiana; è infatti un prodotto chiave per l’alimentazione animale da cui derivano alcune eccellenze della nostra industria agroalimentare quali il parmigiano ed il crudo di Parma, nonché per l’alimentazione umana. Negli ultimi anni la crescente attenzione alle micotossine e la conseguente introduzione di limiti di legge per ciascuna di esse ha imposta all’attenzione dei produttori l’esigenza di attuare tutte le strategie atte a limitare il contenuto di micotossine al fine di una maggior tutela della salute umana e del bestiame. Ciò ha comportato l’esigenza di controllare la piralide. Due sono i principali danni legati alla piralide: - qualitativi, i fori causati dalle larve costituiscono una via preferenziale per le infezioni di Fusarium spp., responsabile della produzione delle fumosine, le micotossine più diffuse nelle produzioni maidicole delle nostre regioni; - quantitativi, legati al calo di produzione. L’incremento di produzione ottenibile con un adeguato trattamento, pur variabile da annata ad annata, è mediamente di oltre 10 q/ha. Un ottimale controllo si basa sul connubio tra la scelta di un prodotto efficace e sicuro ed una modalità e tempistica d’intervento ottimali. Quale prodotto utilizzare? Bayer CropScience propone Decis® e Decis Jet®, entrambi a base di deltametrina. Decis® e Decis Jet® agiscono per contatto ed ingestione con azione rapida e adeguata durata della protezione. L’elevata efficacia sulla piralide consente sensibili incrementi produttivi e qualitativi ed agevola le operazione di raccolta, grazie alla riduzione degli stroncamenti. Infine il breve intervallo di sicurezza costituisce un vantaggio fondamentale per la protezione del mais da trinciato. Decis® è una formulazione concentrata emulsionabile contenente 25 g/L di deltametrina e si impiega alla dose di 0.5 L/ha. Decis Jet® contiene 15 g/L di deltametrina e, grazie agli innovativi coformulanti di origine vegetale, ha una classificazione tossicologica favorevole (si acquista e si impiega senza il patentino). La dose di impiego è 0.8 L/ha. Come trattare? Per ottenere buoni risultati è necessario utilizzare il “trampolo” distribuendo 300-400 litri di acqua. Quando effettuare il trattamento? Numerose esperienze sperimentali hanno dimostrato che il miglior risultato si ottiene trattando al picco delle catture della seconda generazione (generalmente tra metà e fine luglio). Le trappole a feromoni costituiscono quindi un utile strumento per decidere il momento di intervento. In presenza di volo, occorre comunque intervenire quando le catture divengono consistenti. I tecnici di Bayer CropScience sono a disposizione dei maiscoltori per ogni consiglio su modalità e momento d’intervento. Decis® e Decis jet® sono agrofarmaci autorizzati dal Ministero della Sanità Tecnica 28 L’AvvenireAgricolo 3/2008 All’azienda Ciato si sperimentano i cereali italiani Il Consorzio Agrario di Parma sperimenta direttamente sul campo la produttività del frumento duro italiano. Un meeting organizzato all’azienda agricola Ciato di Pannocchia, sede dei campi sperimentali di cereali del CAP, ha illustrato i percorsi tecnici d’intervento e le caratteristiche delle varietà dei grani duri. All’incontro hanno partecipato i tecnici del Consorzio Agrario, Pierluigi Ferrari assessore all’agricoltura e numerosi rappresentanti della filiera del frumento italiano. “Il Consorzio Agrario di Parma” ha sottolineato il direttore generale Adriano Facchini – alla luce di un mercato che sta cambiando, ha implementato molti progetti, in particolare sul grano duro. Il Consorzio sta creando un collaudo di quelli che sono i disciplinari di filiera”. Il gruppo si è poi spostato nei campi sperimentali dove Mirco Casagrandi e Andrea Rossi hanno illustrato la semina, i trattamenti effettuati e le caratteristiche delle varietà di grano duro e tenero. La mattinata si è poi conclusa con la tradizionale degustazione di prodotti tipici delle filiere agro-alimentari del nostro territorio. (C.V.) Adriano Facchini, Mirco Casagrandi, Mario Schianchi e Pierluigi Ferrari Tecnica 30 L’AvvenireAgricolo 3/2008 New Holland rinnova la gamma nella fascia da 50 a 100 cv Con l’introduzione sul mercato di tre nuove serie di trattori, T5000, TD5000 e T4000, tutte prodotte nello stabilimento di Jesi, in provincia di Ancona, il marchio New Holland ha rinnovato la propria gamma nella fascia di potenza d 50 a 100 CV (da 65 a 106 CV, per l’esattezza), che è ora equipaggiata anch’essa con motori Tier III, compatibili con l’utilizzo di biodiesel al 100% (B 100). La serie TD5000 è composta da due modelli, TD5040 e TD 5050, con potenze di 88 e 95 CV rispettivamente e motiri Iveco Ftp nel turbo intercooler da 4,5 litri che integrano nella testata il sistema Egr (Exaust gas recirculation). Questa soluzione tecnica, oltre a garantire il rispetto della normativa europea Tier III, permette di contenere i consumi senza penalizzare le prestazioni, con il raggiungimento della coppia massima a soli 1.300 giri/min ed un abbondante riserva di coppia (50% per il TD5040 e 44% per il TD5050). Due le trasmissioni offerte: la Synchro Shuttle a 12 rapporti sincronizzati che, grazie all’inversore sincronizzato, diventano 12 AV + 12 RM e la Synchro Shuttle 20 AV x 12RM con, a richiesta, il superriduttore. Tra i punti di forza di questi nuovi trattori le dimensioni compatte e l’ottimo rapporto peso/potenza che li rende macchine molto versatili. Nuovi motori e grande versatilità Anche per la serie T4000, eredi dei TNDA, New Holland propone un’ampia offerta di allestimenti e opzioni che permettono ad ogni utilizzatore di trovare la soluzione più adeguata alle proprie necessità. La serie è composta di quattro modelli: T4020, T4030, T4040 e T4050, ciascuno dei quali è disponibile in tre diversi allestimenti: con telaio Rops, con telaio Rops e profilo ribassato LP, con cabina sospesa con impianto di pressurizzazione Blue Cab. I trattori della serie T4000 montano propulsori a 4 cilindri, turbocompressi con intercooler ED Egr interno, in grado di raggiungere la potenza nominale a 2.300 giri/min e rispondenti alla normativa Tier III. Si tratta di nuovi F5C da 3,2 litri, frutto della ricerca motoristica di Fiat Power-Train , per i modelli T4020 eT4030, rispettivamente da 65 e 77 CV, e dell’Fpt Nef da 4,5 listri per i modelli T4040 da86 CV e T4050 da 97 CV. La trasmissione fornita di serie è la Shuttle Command con 16 rapporti avanti x 16 retromarce e mini riduttore da 800 m/ora, ma sono disponibili in opzione: la trasmissione Shuttle Command 28 AV x 16 RM con superriduttore; la trasmissione Split Command 32 AV x 16 RM con riduttore meccanico sincronizzato; la trasmissione Dual Command 32 AV x 16 RM con Power Clutch, ossia la gestione del cambio di 8 rapporti senza mai dover utilizzare il pedale della frizione; la trasmissione Dual Command 44 AV x 16 RM con Power Clutch e superriduttore da 200 m/ora. Il Powershuttle permette l’inversione di marcia sottocarico. Per tutti i modelli della serie la portata delle pompe a tandem standard è di 75 l/min, incrementabile fino a 96 l/min con la pompa MegaFlow opzionale. All’interno della cabina, riprogettata, l’impianto elettronico è semplificato e migliorato con l’adozione del sistema Can-Bus; totalmente nuovo il cruscotto, analogico-digitale. Più produttività e consumi ridotti La serie T5000 si compone di 4 modelli: T5030 da 76 CV, T5040 da 86 CV, T5050 da 97 CV e T5060 da 106 CV. I T5000 prendono il posto dei TL e TL-A e adottano motori Iveco Fpt Nef da 4,5 litri turbo intercooler Tier III, con Egr interno, coppia accresciuta, rispetto ai precedenti modelli, di circa il 14-16% e bassi consumi specifici. Di concezione completamente nuova l’assale anteriore, rinforzato per doppia trazione con angolo di sterzo di 60° e raggio di svolta di 4,05 m. Grazie ad un nuovo layout dell’impianto idraulico, i modelli T5000 raggiungono una capacità idraulica massima di 80 l/min che eleva notevolmente le prestazioni del sollevatore. Ai vertici della categoria sopra i 300 cv Ecco il Magnum 335, l’”ammiraglia” di Case IH Presentato ufficialmente all’Agritechnica di Francoforte, il Magnum 335 di Case IH costituisce il modello top della rinomata serie di trattori prodotta nello stabilimento americano di Racina, nel Wisconsin (Usa). Ad azionarlo c’è un motore a sei cilindri L’AvvenireAgricolo 3/2008 31 e a 24 valvole turbocompresso da 9000 cm3 con aftercooler, capace di erogare una potenza nominale di 335 CV ed una potenza massima di 368 CV. Emissionato Tier 3 e idoneo all’impiego di miscele contenenti fino al 100% di biodiesel (B100), il nuovo propulsore è provvisto di sistema di iniezione elettronica del carburante Common Rail ad alta pressione che permette di sviluppare valori di coppia al top del mercato per un trattore standard: 1.566 Nm a 1.400 giri/min, con una riserva di coppia del 40%. La trasmissione si avvale di un cambio Powershift integrale con Powershuttle da 19 rapporti in avanti e 4 retromarce fino a 40 km/h (versione Economy). Con il superriduttore le marce diventano 23+6. La frizione multidisco principale (master clutch) in bagno d’olio è stata progettata per proteggere la trasmissione e assicurare un’erogazione graduale del la potenza. Fino a 54,5 l/min di olio fluiscono attraverso la trasmissione raffreddandola continuamente ed eliminando praticamente ogni problema di attrito e di accumulo di calore. A sua volta, l’assale tipo “bar axle”, completamente registrabile, garantisce una notevole flessibilità nella regolazione della carreggiata. Impianto idraulico ad alta capacità L’impianto idraulico consta di una pompa a cilindrata variabile a compensazione di pressione e portata che serve i 5 distributori ausiliari a gestione elettronica con funzioni di temporizzazione e regolazione di mandata. La portata massima della pompa è di 236l/min, la pressione massima dell’impianto è di 210 bar. Il sollevatore e la robusta barra di traino con controllo elettronico dello sforzo di serie offrono una capacità di sollevamento massima di 10,200 kg. garantendo la versatilità necessaria per gestire i pesanti attrezzi di Cat. IV N. Il controllo dello slittamento con il radar permette di regolare la slittamento massimo in funzione delle singole applicazioni, mentre il controllo dinamico del sollevatore attenua i contraccolpi durante i trasferimenti con gli attrezzi portati. Il sollevatore anteriore, optional, ha una capacità di 6000 kg. la Pto è ad inserimento idraulico e a controllo elettronico per una modulazione fluida e una protezione dei componenti. Grazie al telaio Surround monoblocco sagomato in acciaio fuso, all’assale tecnologicamente avanzato, al posizionamento del motore e alla linea aerodinamica del cofano, il Magnum 335 ha un bilanciamento eccezionale ed un raggio di svolta di appena 4,8 metri. L’assale anteriore, dotato di un sistema di sospensioni a comando elettroidraulico, per mantenere sempre una pressione regolare del veicolo su qualsiasi tipo di terreno, presenta una corsa di 112 mm ed un’oscillazione di 6°. La cabina più ampia del mercato La cabina Surveyor offre un comfort ed una serie di automatismi ai vertici della categoria. Ottima la visibilità, grazie al parabrezza formato da una singola lastra di vetro che arriva fino al pavimento. La maggior parte dei comandi, compresa al leva integrata del cambio/acceleratore, sono raggruppati sul bracciolo destro. Da segnalare il monitor a colori AFS Pro 600, che permette di selezionare esattamente i parametri di funzionamento della macchina e le impostazioni del sistema AccuGuide per il precision farming ed il sistema Headland Management Control per la gestione delle svolte a fine campo che fa risparmiare tempo ed energie, grazie alla possibilità di memorizzare, registrare e riprodurre con grande semplicità fino a 30 operazioni. A cura dell’Ufficio Macchine Tecnica 32 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Per ogni situazione la giusta falciatrice Khun L’obiettivo di KUHN: aiutarvi ad ottenere un foraggio di qualità per migliorare la qualità del vostro latte, diminuire i costi dell'alimentazione ed ottimizzare la produzione di carne. KUHN, partner di tutti gli allevatori offre una vasta gamma di falciatrici per rispondere alle specificità della vostra azienda: superficie, dimensioni della mandria, suolo e clima. Le falciatrici e falciacondizionatrici portate. La loro larghezza di lavoro compresa tra 1,60 e 3,52 m consente di ottenere rendimenti orari notevoli, per una maggiore tranquillità del vostro lavoro. Di qui le soluzioni KUHN per raccogliere un foraggio pulito: Alleggerimento oleo-pneumatico LIFT-CONTROL per un adattamento perfetto al terreno. Protegge anche la macchina dagli urti. - Controllo dell'altezza di taglio per limitare l'incorporazione di terra e permettere una ricrescita vigorosa, - Articolazione centrale e regolazioni ottimali dell'altezza di taglio centralizzate. Andanare pulito Le falciatrici e falciacondizionatrici trainate. Perfette per le medie e grandi aziende, nonché per i centri consortili e di noleggio. Di larghezza da 2,40 a 4,85 m, con la loro velocità di lavoro consentono rendimenti orari eccezionali. Per un foraggio pulito Falciare assicurando la qualità del prodotto. I rotori KUHN : la concezione con una larghezza più avanti! - Braccio a guida iper-tangenziale: maggiore velocità di lavoro e andane nette, - Bracci contro-curvati: maggiore distanza libera sopra l’andana, - Forche arcuate con un'azione più rispettosa del foraggio:meno impurità, - Ruote più vicine alle forche: mi- gliore adattamento alle irregolarità del terreno. Il PLUS degli IDRO rotori Il trascinamento idraulico consente un rastrellamento dolce. La sospensione cardanica assicura l'adattamento al suolo perfetto anche a velocità elevata. E poi, la manutenzione è ridotta. L’andanaggio a tappeto con MERGE-MAXX Per andanare sulle grandi larghezze preservando i foraggi fragili e senza incorporare terra. Condizionare è guadagnare: - Fino al 30% del tempo di essiccazione e delle unità di materia secca, - Un passaggio in meno della spandivolta, diminuendo i rischi di rovinare e sporcare il foraggio. Tecnica KUHN propone due sistemi di condizionamento: A rulli, per preservare i foraggi fragili (luserna, cereali immaturi), L’AvvenireAgricolo 3/2008 33 Il rivoltamento Piccoli rotori = grandi risultati. - I rotori piccoli permettono un elevato angolo d'incidenza, dunque un rivoltamento ottimale ed un'essiccazione omogenea. - Il tasso di materia secca perseguito è raggiunto più rapidamente. - I rotori di piccolo diametro evitano l'incorporazione di terra. Il foraggio è sollevato e poi rivoltato, non semplicemente proiettato all'indietro: la parte più umida si ritrova in superficie, a contatto dell'aria ed esposta al sole. Piccoli rotori = 33% di tempo in meno per l'essiccazione. A dita, ideale per le graminacee. Emilia-Romagna capitale del grano duro Dopo pochi mesi dalla firma dell’accordo tra Consorzio Agrario e Barilla per la produzione di grano “made in Emilia” sono arrivati i primi importanti risultati. Il 23 aprile scorso nella sede del Consorzio Agrario di Parma in Strada dei Mercati sono state consegnate cinque mietitrebbie, tre Marcate New Holland e due Case, a cinque diversi imprenditori: Testa Adalberto e Luca (Sant’Andrea di Busseto), Lunini Luigi e Fabio (S. Secondo), Micconi Dante (Gramignazzo di Sissa), Azienda Agricola Panarotto Paolo (Villa Sesso - RE), Azienda Agricola S. Bernardino (Novellara - RE). A conferma delle previsioni la filiera cerealicola emiliana sta assumendo importanti dimensioni ed in particolare a Parma, dove, alla fitta rete dei centri di stoccaggio dei Consorzi Agrari si è affincato da aprile, il molino più grande del mondo firmato Barilla, ora in via di completamento. Giorno per giorno Sicurezza nelle campagne Parma 27 maggio 2008 Il pacchetto sicurezza, appena licenziato dal Governo nella sua prima convocazione napoletana, è stato accolto favorevolmente dalla stragrande maggioranza degli italiani. Il campione intervistato da ISPO, l’Istituto di indagine statistica diretto da Renato Mannheimer , si è dichiarato assolutamente favorevole al mix di provvedimenti con una quota superiore al 60% nel bacino del centro sinistra e del 90% in quello del centro destra a conferma della elevatissima sensibilità al tema della criminalità. “Un fenomeno quello della microcriminalità, segnala Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Concorso Fotografico “Obiettivo Agricoltura”. Gentile concessione di Fata Gruppo Generali. a cura di Carlotta Violi Agrario di Parma, che secondo il rapporto della direzione nazionale antimafia, aggredisce anche le “campagne” comportando un giro d’affari di circa sette miliardi e mezzo di euro. Una cifra impressionante che dà conferma e misura delle nostre individuali percezioni.” La cosiddetta criminalità rurale si manifesta in furti di attrezzi agricoli che vengono, spesso riciclati nei paesi dell’Est, in furti di gasolio dai serbatoi posti in cascinali abbandonati ma anche in incendi dolosi. Ciò determina un clima emozionale di insicurezza anzi, di paura fra le persone, soprattutto quelle più anziane. La stessa ISTAT, in una delle sue rilevazioni, ha constatato per esempio come il 55% dei residenti nei piccoli centri, abbia dichiarato grande difficoltà nel raggiungere i L’AvvenireAgricolo 3/2008 35 presidi delle forze dell’ordine. Una percentuale ben più marcata rispetto agli abitanti dei centri urbani. “ Da un lato peraltro, conclude Cantarelli, a fronte di questa criminalità montante si guarda con interesse, da parte delle imprese agricole, sia alle iniziative del governo sia a quelle messe in campo a Parma dal Comune capoluogo. Quest’ultimo ha posto in essere delle ronde di personale qualificato, in genere ex poliziotti o ex carabinieri che, a tutela dell’ordine pubblico e a tutela della sicurezza dei cittadini, vegliano lungo le strade della città. E’ nostro auspicio, quindi, che questa iniziativa cittadina possa essere replicata anche dalle amministrazioni dei Comuni foranei della provincia di Parma affinché gli imprenditori agricoli possano dormire sonni più tranquilli.” Giorno per giorno 36 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Biocarburanti Adelante, Pedro, con juicio Parma 15 maggio 2008 Food, feed e fuel: un dubbio amletico. Mai come in questi ultimi mesi le polemiche si sono rincorse sulla destinazione delle produzioni agricole a biocarburanti. Dapprima sembrava la risposta positiva alla crisi agricola ora invece, dopo l’aumento dei prezzi delle materie prime e i moniti della FAO, cominciano a farsi sentire i ricercatori. “Gli analisti economici, sottolinea Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma, nell’individuare le cause che hanno caratterizzato l’aumento dei cereali nel corso del 2007 e agli inizi del 2008 hanno individuato alcune cause fondamentali, che sarebbero: l’aumento del costo dei trasporti ingenerato a sua volta dalla lievitazione del petrolio, la riduzione delle scorte a livello globale, maggiori richieste da parte dei paesi emergenti come la Cina e l’India e infine la sottrazione di superfici alla produzione agricola tradizionale in favore delle bioenergie. A livello europeo gli studi della comunità europea sottolineano che rispetto ad una produzione di 1.900.000 Ton. del 2007 si dovrebbe più che raddoppiare, portando la produzione a 4.200.000 Ton. nel 2008 per arrivare ad un cifra record prevista per il 2014 per 18.400.000 Ton. di produzione bioenergetica.” La questione però sta preoccupando anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite che intravede nella diffusione della produzione di bioenergia un forte incremento dei gas serra per la sottrazione delle superfici già destinate a pascoli silvestri, a terre vergini, a foreste primarie che secondo l’ONU devono essere tutelate e disponibili. Sul piano strettamente economico, gli analisti, si sono interrogati sui costi energetici di produzione di bioenergia. “Dalle rilevazioni, commenta Canta- relli, elaborate da Agrisole su dati Goldman Sachs, emerge che la coltura più produttiva è quella di canna da zucchero brasiliana con un consumo di 1 unità di energia per produrre 8 unità di bioenergia. Ma questo rapporto così virtuoso è di difficile traduzione nel nostro continente. Il rapporto più vantaggioso lo realizza la barbabietola francese che confronta 1 contro 1,5 anche se in verità con l’olio di colza e di palma si hanno rapporti di 2,5 a 1 e di 2 a 1 rispettivamente. Dolenti note invece per il grano e il mais per i quali a malapena si raggiunge il pareggio energetico. E ’ perciò d’obbligo una riflessione di prudenza e di attenzione al fenomeno soprattutto per quegli imprenditori che hanno in programma di effettuare consistenti investimenti per abbandonare le colture tradizionali in favore delle produzioni bioenergetiche. Per dirla col Manzoni: «Adelante, Pedro, con juicio». L’AvvenireAgricolo 3/2008 37 Contaminazioni alimentari: vigilare in modo serio e penetrante Parma 22 aprile 2008 “Nelle scorse settimane – sottolinea Fabio Massimo Cantarelli Presidente del Consorzio Agrario di Parma – la stampa d’informazione ha passato tre inquietanti notizie in materia di contaminazione agroalimentare. L’episodio della diossina che ha messo in crisi l’intero comparto di produzione di mozzarella della Campania, le adulterazioni del vino che ricordano lo scandalo del metanolo del 1986, allorché si registrò un calo dei consumi del 37%. Infine due episodi della variante umana della mucca pazza in Spagna.” Colpendo uno dei prodotti di eccellenza del made in Italy si corre il rischio concreto che vengano travolti anche i prodotti più rappresentativi dell’eccellenza agroalimentare italiana. In particolare per una provincia, come appunto quella parmense, per la quale i prodotti tipici rappresentano uno dei principali motori dell’economia locale, i danni potrebbero essere incalcolabili. Parmigiano, Prosciutto di Parma, Culatello di Zibello, Salame di Felino ma anche Vini dei Colli e Funghi di Borgotaro, rappresentano oltre che degli straordinari cibi e importanti risorse economiche, anche dei forti richiami turistici. “I nostri tanti prodotti a denominazione d’origine, conclude l’avvocato Cantarelli, rappresentano anche una sorta di “ambasciatori della parmigianità” e del cibo italiano. La trilogia, bontà qualità salutistica e tradizione sono elementi fondamentali da salvaguardare. Proprio per tali ragioni, una delle prime iniziative che ho adottato da quando sono presidente del Consorzio Agrario di Parma è stata quella di rafforzare i laboratori, affinché i mangimi del CAP assicurassero una elevata qualità sotto il profilo della sicurezza alimentare. In questa circostanza, nella quale si mette in discussione la qualità, non solo del vino, non solo del latte di bufala, ma di tutta la produzione alimentare italiana, dobbiamo controllare accuratamente i nostri processi produttivi. Dobbiamo vigilare in modo penetrante e in modo serio affinché tutto il comparto non possa essere assoggettato a rischi di discredito a livello internazionale”. Giorno per giorno 38 L’AvvenireAgricolo 3/2008 Con un messaggino un pasto di carboidrati… Parma 17 aprile 2008 Non passa giorno che, dalle istituzioni internazionali, venga lanciato un grido di allarme per i rincari dei prodotti agricoli e dei pesantissimi effetti che stanno determinando in tutto il pianeta. Una situazione esplosiva che sta generando fortissime tensioni sociali in molti Paesi. “Nelle Filippine, il presidente Arroyo, afferma il Presidente del Consorzio Agrario di Parma Fabio Massimo Cantarelli nel corso di una trasmissione televisiva, ha sanzionato il carcere a vita per chi si dedica al mercato nero. In Thailandia i militari presidiano le piantagioni di riso. In termini generali si ritiene che le scorte mondiali possano assicurare l’approvvigionamento per 50 giorni rispetto ai 120 giorni che rappresenterebbero un margine di sicurezza secondo gli osservatori internazionali. Il tema della fame del mondo ritorna di attualità. Ma se si prende in esame la situazione in Europa, ci si rende conto come in effetti i consumi alimentari rappresentino una quota di consumi pari al 10% - 20%. Una quota quindi irrisoria se paragonata con i paesi sottosviluppati dove l’incidenza si eleva 60% - 80%.” Uno squilibrio generale che non potrà riallinearsi rapidamente al punto che la stessa Banca mondiale ha esortato la comunità internazionale a mobilitarsi per apportare immediati supporti alimentari ma anche per aiutare i Governi a identificare quelle misure più idonee “a ridurre l’impatto sui consumatori più vulnerabili” come li ha indicati il presidente Robert Zoellick. “I consumatori europei – conclude Cantarelli - possono stare tranquilli in quanto l’incremento dei costi dei generi alimentari incide ben poco sul loro bilancio. Se si considera infatti che, nel 2007, i consumi per beni e servizi relativi per le comunicazione sono aumentati dell’8%, mentre i redditi degli agricoltori italiani sono diminuiti dell’1%, ci si rende conto del fatto che l' aumento del costo della vita non sia sostanzialmente imputabile ai produttori agricoli che, al contrario, hanno necessità di trovare nell’attività agricola un giusto riconoscimento delle proprie fatiche e del proprio lavoro..... con il costo di un SMS, uno di quei “messaggini” che noi e i nostri ragazzi ripetutamente lanciamo nell’etere – conclude Cantarelli – si può oggi assicurare ad una famiglia di un paese in via di sviluppo un pasto a base di carboidrati....” L’AvvenireAgricolo 3/2008 39 Polli alla varechina Cantarelli: solo l’etichetta può tutelare il consumatore e la nostra industria Parma 05 giugno 2008 Delicati equilibri di politica economica internazionale hanno probabilmente indotto l’Unione Europea ad esprimere parere positivo all’importazione di polli statunitensi, i cosiddetti “polli alla Varechina” le cui carni venivano trattate con il cloro, operazione vietata dalla Comunità Europea fin dal 1997. La polemica, che da alcune settimane corre a riguardo, prende le mosse da due considerazioni di tipo salutistico, in primo luogo l’ingestione di prodotti chimici può generare danni alla salute del consumatore, in secondo luogo, l’utilizzo del cloro può agevolare il formarsi di ceppi di batteri resistenti alla sostanza chimica. Quando si parla di polli ci si riferisce ad un comparto che, per quanto concerne l’Italia, è autosufficiente rispetto ai consumi interni e esprime un fatturato di 3,5 milioni di euro pari al 6,5% della PLV agricola nazionale (fonte Coldiretti) e che coinvolge oltre 5.000 allevamenti, quasi 200 macelli, oltre 500 imprese di lavorazione con l’impiego di circa 180.000 addetti. “A pochi mesi dalla grottesca montatura mediatica suscitata dall’infezione aviaria, sottolinea Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma, non era privo di importanza che la Commissione Europea prendesse posizione. E lo ha fatto con una proposta che presenta luci ed ombre. Ombre perché consente comunque l’importazione di queste carni nonostante l’introduzione di alcune precauzioni che dovranno essere osservate dai paesi esportatori di carni bianche.” Tra le forme di cautela adottate e che comunque non risolvono completamente il problema di natura ambientale e salutistico, vi è l’obbligo di fare uso di una sola sostanza a base di Cloro per il lavaggio di decontaminazione imponendo quindi il divieto di fare uso di miscugli di diverse sostanze clorurate, l’obbligo del lavaggio con acqua potabile dopo il trattamento al cloro e infine, ma non ultimo per importanza, l’uso di etichette in cui si precisa che il prodotto è stato decontaminato con il cloro. “E’ su quest’ultima precauzione che va concentrata la nostra attenzione” conclude l’intervento Fabio Massimo Cantarelli “ancora una volta l’etichetta diventa il fulcro di una serie di interessi che vanno dai produttori ai consumatori, accomunati in questa vicenda, come in altre in materia di etichettatura, da un unico interesse: leggibilità e completezza. L’obbligatorietà dell’etichetta rappresenta infatti una sicura garanzia non solo per i consumatori che devono sapere di cosa si nutrono, ma anche per i produttori che grazie all’etichetta vedono premiata la qualità del loro processo produttivo e la serietà della loro produzione”. Concorso Fotografico “Obiettivo Agricoltura”. Gentile concessione di Fata Gruppo Generali.