Aspetti preventivi, compensativi e
adattativi dell’attività motoria
nell’osteoporosi
Prof. Enrico Mele
Facoltà Scienze Ed. Motoria - Università Chieti/Pescara
Istituto Medicina Sportiva e Sociale – Salerno
Prof. Francesco Perrotta
Facolta’ di Scienze Motorie- Universita’ dell’Aquila
Tecnico- ricercatore Agenzia Scuola
Anno 2009
Definizione
L’osteoporosi consiste nella riduzione della massa
ossea e deterioramento della struttura con
aumentata fragilità ed alto rischio di fratture.
Il rapporto tra la componente minerale e quella
organica è normale.
Epidemiologia
(sesso femminile caucasico)
età
25
Normale
84%
Osteopenia
15%
Osteoporosi
1%
Osteop. severa 1%
50
66%
33%
1%
1%
65
40%
40%
13%
7%
80
10%
35%
27%
27%
Fattori di rischio
Immodificabili
Sesso femminile
Etnia (caucasica/asiatica)
Età avanzata
Costituzione esile
Storia familiare
Fattori di rischio
Modificabili
Ipogonadismo
Anoressia
Vita sedentaria
Fumo, Alcool, Caffè
Basso apporto di calcio
Eccessivo apporto di proteine e fosforo
Farmaci
Osteoporosi primaria
Giovanile
Idiopatica
Post-menopausale (tipo I)
Senile (tipo II)
Osteoporosi primaria
1)
La massa ossea aumenta durante i primi 30 anni di vita; si
avvicina al picco massimo nella tarda adolescenza, aumenta
lentamente e raggiunge il picco all’età di circa 30 anni.
2)
3)
La massa ossea è determinata da fattori genetici, ma è
influenzata dallo stile di vita e da stati patologici
concomitanti
In menopausa il rimodellamento osseo è sbilanciato e causa
una perdita ossea in tutte le sedi.
L’osteoporosi dopo la menopausa
• Il rimodellamento osseo si verifica durante tutto il corso
della vita.
• Nell’adulto l’attività degli osteoclasti è bilanciata da quella
degli osteoblasti.
Osteoporosi primaria
Rapporto F:M
Età
Perdita ossea
Fratture
Assorbimento Ca
Funzione PTH
Turnover osseo
tipo I
tipo II
6:1
50-60 aa
trabecolare
polso, vertebre
diminuito
diminuita
incrementato
2:1
65-80 aa
trab. e corticale
femore, vertebre
diminuito
incrementata
incrementato
Concause osteoporosi secondaria
Malattie Endocrine
Cushing
Ipertiroidismo
Ipogonadismo
Iperprolattinemia
Iperparatiroidismo
Diabete
Acromegalia
Concause osteoporosi secondaria
Farmaci
Cortisonici
Ormoni tiroidei
Analoghi del GnRH
Antiestrogeni
Anticonvulsivanti
Eparina
Chemioterapici
Diuretici
Concause osteoporosi secondaria
• Malattie Ematologiche
Linfoma
Mieloma
Anemie
Mastocitosi
• Malattie del connettivo
Osteogenesi imperfetta
S. Di Marfan
S. Di Ehlers Danlos
• Varie
Malassorbimenti
Malattie epatobiliari
Malnutrizione
IRC
Artrite reumatoide
Immobilizzazione
Concause osteoporosi secondaria
Malassorbimenti
Malattie epatobiliari
Malnutrizione
IRC
Artrite reumatoide
Immobilizzazione
Osteoporosi maschile
• Più rara rispetto al sesso femminile
1.5 milioni di uomini >65 aa hanno osteoporosi
3.5 million >65 aa hanno osteopenia.
• Le fratture di femore compaiono tra i 5 e i 10 anni più
tardi rispetto al sesso femminile.
• La percentuale di fratture del femore e delle vertebre è
1/3 rispetto a quella delle donne.
Cause dell’osteoporosi maschile
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Ipogonadismo
Terapia con corticosteroidi
Malattie gastrointestinali
Deficit di vitamina D
Terapie anticonvulsivanti
Abuso di alcolici
Clinica e complicanze
1. Diminuita massa ossea
La riduzione della massa ossea di per sé non causa
sintomi, ma c’è stretta correlazione tra riduzione di
massa ossea e suscettibilità alla fratture.
2. Fratture
Si tratta della manifestazione clinica più significativa
della osteoporosi post-menopausale. Esse
interessano tutte le sedi, ma sono più frequenti
laddove vi è minore massa ossea e sono spesso
indotte da cadute o traumi. Le fratture da fragilità,
invece, sono quelle che si verificano in seguito a
traumi minimi.
Clinica e complicanze
Fratture
Le fratture di femore sono la evenienza più
rilevante; causano una disabilità permanente
nel 30% dei pazienti.
Complicanze delle fratture vertebrali:
riduzione dell’altezza, cifosi, dolore cronico.
Fratture osteoporotiche
Menopausa
Senescenza
Incremento perdita ossea
Alto turnover osseo
Maggiore rischio cadute
FRATTURE
Basso picco di massa ossea
Valutazione
• Anamnesi
(Fattori di rischio)
(Segni e sintomi)
• Valutazione della massa ossea
• Esame posturale
• Test di laboratorio
La prevenzione
la facciamo un po’ tutti quando stiamo attenti
all’alimentazione e svolgiamo una sana
attivita’ motoria all’aria aperta
La terapia
In questo caso non faccio riferimento alla
“kinesiterapia” in senso stretto, poichè tale
fattispecie rientra nelle competenze di chi
si occupa degli aspetti più strettamente
“riabilitativi” connessi al tema,
piuttosto qui intendo
sottolineare la “valenza terapeutica” che una
corretta attività motoria “compensativa” ed
“adattata” può avere nei soggetti
osteoporotici o a rischio…
Compensativa
di ciò che è eventualmente carente dal punto di
vista delle prestazioni (es.:forza,resistenza alla
fatica)
Adattata
al soggetto portatore di osteoporosi, in quanto
individuo con problemi specifici che
richiedono una attività motoria specifica
(es.: età avanzata, con aumentato rischio di
cadute)
Prevenzione dell’osteoporosi postmenopausale: raccomandazioni generali
• Introdurre Calcio: 1200 mg/day con la
dieta o con supplemento farmacologico
• Assumere Vitamina D: 400–800 IU/day
• Praticare Attività Motoria
• Smettere di fumare
• Ridurre il consumo di alcolici
Ruolo dell’ attività motoria
sul trofismo osseo
• L’osso risponde alle sollecitazioni dell’ambiente come
tutti gli altri tessuti.
• L’attività fisica è essenziale per la salute dell’osso in tutti
i periodi della vita.
L’esercizio fisico:
1. Determina uno stress fisico su tutto il corpo. Le ossa,
come i muscoli, rispondono allo stress diventando più
robuste e resistenti.
2. Incrementa l’afflusso di sangue all’osso.
3. Creando piccole differenze di potenziale elettrico,
stimola la formazione di nuovo osso.
4. Coinvolgendo il sistema endocrino nel suo complesso,
stimola la produzione ormonale modificando il
rimodellamento osseo a favore della neoformazione.
Assenza di gravità
• Studi sul programma spaziale Gemini hanno dimostrato
che, al ritorno dalla missione, gli astronauti presentavano
una riduzione della densità ossea, pur essendo partiti in
condizione fisica ottimale.
• Riprendendo una regolare attività fisica, la massa ossea
tornava ai livelli precedenti alla partenza.
Immobilizzazione
• Un osso fratturato e posto in apparecchio gessato
perde densità.
• Dopo la rimozione del gesso e l’inizio di una
regolare attività fisica, la massa ossea tende ad
aumentare.
Atleti
• I tennisti e i giocatori di baseball hanno
significative differenze di densità ossea tra le
due braccia.
• Il braccio più usato risulta più mineralizzato di
quello meno usato.
Esercizio fisico e
picco di massa ossea
• A circa 18 anni lo scheletro è completamente formato. Il
picco di massa ossea raggiunto e la successiva entità di
perdita, sono determinanti nella densità ossea degli anni
a venire.
• Ci sono molte evidenze sul ruolo fondamentale che la
attività motoria ha nell’incremento di massa ossea nel
giovane.
…ma c’è una eccezione:
l’amenorrea delle atlete!!!
Le adolescenti e le giovani donne impegnate in
attività agonistiche che vanno in amenorrea,
presentano una perdita di massa ossea che
non riusciranno più a recuperare!!!
Attività motoria nella donna
adulta
• Mentre il 97% della massa ossea è raggiunta entro i 18
anni, anche durante la terza decade di vita si osservano
incrementi della densità ossea.
• Molti studi su donne in pre-menopausa hanno dimostrato
un effetto positivo dell’esercizio fisico.
• L’effetto è più pronunciato nei soggetti che svolgono
attività normalmente sedentaria.
Attività motoria dopo la
menopausa
• L’attività fisica produce effetti positivi anche se non è
sufficiente a contrastare l’effetto della carenza di estrogeni
che compare nei primi 3/5 anni dopo la menopausa.
• Quando l’incremento della perdita ossea in fase postmenopausale si è completato, l’esercizio continua ad avere
un effetto protettivo. Le donne attive mostrano una densità
ossea superiore rispetto a quelle sedentarie.
Prevenzione delle cadute
• Massa ossea e forza muscolare tendono a diminuire con
l’avanzare dell’età, aumentando il rischio di cadute e quindi
di fratture.
• Una regolare attività motoria conferisce maggiore
resistenza, equilibrio e coordinazione, riducendo il rischio di
cadute.
Che tipo di attività svolgere?
Raccomandazioni della National Osteoporosis Foundation
1. WEIGHT-BEARING: esercizi in cui muscoli e ossa
lavorano solo contro la forza di gravità e sostengono il
peso del corpo (camminare, salire le scale, jogging,
aerobici a basso impatto, treadmills).
2. NON WEIGHT-BEARING: esercizi in cui i muscoli e le
ossa non sostengono il peso del corpo (nuoto,
bicicletta)
3. RESISTANCE TRAINING: utilizzano la forza
muscolare per aumantare la massa muscolare e
rinforzare le ossa (sollevamento pesi, macchine)
Cosa considerare?
1. Età
2. Grado di osteoporosi
3. Farmaci assunti
4. Capacità individuali
5. Patologie concomitanti
6. Problemi: massa ossea, forza
muscolare, resistenza, equilibrio,
coordinazione.
Attività sempre possibili:
1. Camminare
2. Aerobica a basso impatto
3. Ballo
4. Esercizi per migliorare postura,
equilibrio, coordinazione
N.B. Nuoto migliora la performance
cardiovascolare e la forza
muscolare, ma non incrementa la
massa ossea …
Da evitare:
1. Aerobica ad alto impatto
2. Esercizi che richiedono
movimenti bruschi ed improvvisi,
molta forza o che sottopongono
a forti torsioni (es. tennis o golf in
chi non li ha mai praticati)
Prevenzione:
1. Jogging
2. Ballo (ottimo per migliorare ritmo,
coordinazione, equilibrio)
3. Aerobica a basso impatto
4. Pesi
5. Nuoto
Per la osteoporosi iniziale
1. Weight bearing
2. Camminare
3. Bicicletta
4. Esercizi aerobici
5. Ballo
6. Pesi (carichi moderati)
7. Nuoto ancora utile
Per la osteoporosi avanzata
• Cyclette
• Esercizi aerobici
3. Esercizi per l’equilibrio e la
coordinazione
4. Esercizi in acqua: utili per forza,
resistenza e coordinazione, ma
non incrementano la massa
ossea
5. Ballo
Quindi, in definitiva,
lo scopo dell’attività motoria in soggetti
affetti da osteoporosi è quello di
creare una stimolazione meccanica
dinamica, sufficiente ad ottenere un
miglioramento della mineralizzazione ossea
migliorando nel contempo equilibrio e
coordinazione.
E’ evidente che
mentre gli esercizi per il miglioramento
delle capacità “condizionali” (forza,
resistenza) incidono sulla struttura dello
scheletro, quelli per le capacità
“coordinative” (ritmo, equilibrio,
coordinazione) saranno determinanti ai fini
della prevenzione delle cadute.
La letteratura più recente
riconosce come miglior stimolo possibile per
il trofismo osseo, la forza muscolare
trasmessa tramite i tendini al tessuto
osseo durante la contrazione (sono adatti
esercizi isotonici a carico naturale o con
pesi leggeri o resistenza elastica).
Per pianificare
l’attività motoria in modo da mantenere
l’osso quanto più possibile "in salute",
occorre rispettare cinque principi:
1) Specificità
L’adattamento osseo alle sollecitazioni
meccaniche è principalmente locale,
per cui è opportuno allenare
specificatamente le regioni scheletriche da
rinforzare.
L’attività è efficace sulla deposizione di
matrice ossea in relazione al punto
di inserzione del muscolo che sta
lavorando.
2) Sovraccarico
Gli effetti positivi sulla matrice ossea si
vedono se viene aumentato
progressivamente il carico meccanico, che
deve superare una soglia minima. D’altro
canto, va considerato che un eccesso di
sollecitazioni produce un osso con minore
resistenza biomeccanica.
3) Valori di partenza
Il maggior sviluppo di massa ossea si nota in
soggetti che partono da una massa ossea
minore.
Va tenuto presente che il tessuto osseo si adatta
alle variazioni delle sollecitazioni in modo
diverso a seconda dell’età.
L’esercizio fisico è più osteogenico (stimola di più il
rinforzo osseo) durante lo sviluppo rispetto
all’età matura.
Di conseguenza, l’attività motoria praticata in età
pre-adolescenziale può ridurre il rischio di
fratture nella senescenza.
4) Riduzione degli effetti positivi
Con l’avvicinarsi del raggiungimento della
massima densità ossea si rendono
necessari maggiori sforzi fisici per poterla
incrementare ulteriormente.
5) Reversibilità
L’effetto osteogenico positivo legato
all’attività fisica, si estingue entro tempi
abbastanza brevi dalla sua sospensione.
L’effetto sulle “capacità coordinative”,
invece, ha un tempo di latenza maggiore,
dati i processi di apprendimento che ne
sono alla base, ma, senza adeguata
esercitazione, si estingue anch’esso.
Inoltre
Si possono considerare sette diversi principi
che regolano l’attività motoria
affinché questa abbia effetti benefici
sull’apparato scheletrico.
1° Principio
Sono le stimolazioni meccaniche dinamiche
a generare nell’osso una risposta
adattativa positiva e non quelle statiche.
L’attività dinamica, oltre a produrre stress
osteogenici intermittenti, aumenta la
secrezione ritmica di ormoni anabolici che
favoriscono la risposta adattativa dell’osso
stesso.
2° Principio
Per ottenere dall’osso questa risposta
adattiva positiva, è necessaria una attività
di intensità superiore alle normali
sollecitazioni. La stimolazione meccanica
deve superare una certa forza di tensione,
geneticamente predeterminata, per
diventare osteogenica.
3° Principio
La risposta osteogenica (mineralizzazione ossea)
è proporzionale alla frequenza dello stimolo
meccanico.
La soglia di stimolazione per il mantenimento della
struttura ossea è il prodotto tra la frequenza
dell’esercizio e la sua intensità.
L’osso viene "mantenuto" sia con stimolazioni
meccaniche meno frequenti ad alta intensità,
che con stimolazioni più frequenti ad una minore
intensità.
4° Principio
Proponendo 2 brevi sessioni di esercizi,
intervallate nell’arco della giornata, si ha
una maggiore risposta adattiva dell’osso.
L’osso, infatti, richiede un minimo di 6-8
ore di riposo per rispondere in modo
ottimale ad un carico dinamico che superi
la soglia.
5° Principio
La risposta adattiva dell’osso richiede una
particolare modalità di carico; le forze che
lo interessano devono variare in
orientamento ed intensità rispetto a quelle
che normalmente agiscono sull’osso
stesso.
6° Principio
La risposta adattiva dell’osso richiede
un’abbondante disponibilità di nutrienti
energetici.
Una disponibilità inadeguata
comporterebbe effetti negativi sugli ormoni
con azione anabolica sull’osso.
7° Principio
Affinché l’osso possa avere una risposta
adattiva positiva all’esercizio, necessita di
un’abbondante disponibilità di calcio.
Questo principio è particolarmente
importante prima della pubertà e dopo la
menopausa.
Ricordarsi sempre che
• Convincere un sedentario abitudinario ad
abbandonare la sua poltrona non è facile.
• Dopo i primi momenti di difficoltà e il senso
di fatica, nel giro di poche settimane si
potranno già notare i primi benefici effetti.
• L’organismo si adatta abbastanza
facilmente all’allenamento, a prescindere
dall’età.
… che
• L’esercizio fisico, per poter portare agli
effetti desiderati, deve essere costante:
cioè deve diventare uno stile di vita.
• Non è mai troppo tardi per iniziare un
programma di esercizi.
… e che
• L’intensità e la durata dell’attività fisica
vanno proporzionate al grado di
miglioramento via via acquisibile.
• E’ necessario aumentare con gradualità
quantità e qualità del lavoro per non
incorrere in traumi o rifiuti psicologici.
• L’interruzione dell’attività, anche solo per
un paio di settimane, porta ad una rapida
vanificazione dei benefici ottenuti.
Come esplicitato in precedenza,
con l’avanzare dell’età, il mantenimento
delle qualità strutturali dell’osso e delle
capacità condizionali dell’individuo, può
non essere sufficiente ad evitare problemi,
se a queste “attenzioni” non si aggiunge
una attività mirata al miglioramento delle
capacità coordinative; le sole che
possono, unitamente ad un corretto
assetto posturale, realmente prevenire il
rischio di cadute.
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