GRUPPO
CAFFÈ
RI
VENETO TORREFATTO
TRI
APRILE 2014
2014
MARZO
Nuova primavera
2
aprile 2014
3
aprile 2014
Editoriale
3 Nuova primavera
Attualità
4 Un pianeta su cui vivere
serenamente assieme
10 Il “sounding Italy” mette
a rischio i prodotti di
qualità italiani
Mercato Internazionale
6 Export virtuoso
8 Internorga: 88 anni
(e non li dimostra)
Pillole d’export
7 Esportare in Ungheria
Le aziende informano
7 Newsletter Vollers
Sviluppo sostenibile
e caffè
Paesi Produttori
9 Messico al centro
di mire espansionistiche
Tra Innovazione e Tradizione
12 Bioplastica una soluzione
italiana per il piacere
tutto italiano del caffè
Costume e cultura
14 Il barista italiano oggi
15 The Milk bar
e il Bar dei bambini
Speciale
16 Influenza del colore di
tostatura sulla qualità
finale del caffè espresso
Rassegna Stampa
18 Caffè e salute:
Evoluzione e gusto
19 Goppion: il caffè diventa
bicicletta
Prossimi Eventi
20 Aspettando HOST 2015
20 VIIª Edizione
TriestEspresso Expo
21 World of Coffee - Rimini
2014
ASSOCIAZIONE CAFFÈ
TRIESTE
22 Migliorare gli standard
del caffè tramite la
conoscenza e l’educazione
Social Media
23 Amministrare una pagina
aziendale: 5 cose da non
fare
L’Angolo del Consulente
24 La nuova IRI
25 Tassi di mora
Scadenzario Fiscale
26 Mese di aprile 2014
Vita Associativa
26 Quota associativa 2014
26 Nuovi soci
Nuova primavera
Sarà l’aria di primavera, una nuova
ventata di voglia di fare, ma sono
veramente tante le novità di cui
dobbiamo rendervi conto su questo
numero.
Una bella iniziativa da poco
sbocciata, di cui non mancheranno
gli sviluppi, è Trieste Coffee Experts,
l’appuntamento che si sono dati
molti operatori di settore a fine
marzo in casa dei fratelli Bazzara.
Tra le novità di cui si è discusso e
su cui c’è aspettativa, i mondiali
SCAE del 10 e 12 giugno a Rimini,
TriestEspresso Expo, il 23-25
ottobre per la prima volta nella
nuova sede di Porto Vecchio a
Trieste, i sessantanni del nostro
Gruppo Triveneto Torrefattori Caffè,
con le relative celebrazioni e il
progetto di ottenere il sigillo
dell’Unesco per l’espresso di cui
ha riferito il presidente, conte
Giorgio Caballini di Sassoferrato.
Non ci fermiamo qui: sempre a
proposito di fiere, vi raccontiamo
come è andata Internorga, uno dei
principali eventi di settore del
mercato tedesco.
Facciamo il punto sul virtuoso trend
che ha caratterizzato le
Editore:
GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI DI CAFFÈ
Aut. Trib. Trieste n. 772 del 24/01/1990
Amministrazione:
CONSORZIO TORREFATTORI TRE VENEZIE
34141 TRIESTE - Via G. Ananian, 2
Tel. 040 390 044 - Fax 040 938 4589
www.gttc.it - [email protected]
Direttore responsabile:
Susanna de Mottoni
e.mail: s.demottoni @ me.com
Grafica e fotocomposizione:
Giuliana Naso Baiez - Trieste
Stampa:
ART GROUP S.r.l. - Via Malaspina, 1 - Trieste
Tel. 040 828 382 - 040 828 384
esportazioni di caffè italiano in
questi ultimi anni e parallelamente
affrontiamo la questione del
“sounding Italy”, la spiacevole
consuetudine di sfruttare il nostro
nome per prodotti “tarocchi”, un
tema che si tralascerebbe volentieri
se non fosse per l’incredibile giro
d’affari che ha attivato.
Vi proponiamo un approfondimento
sull’influenza del colore di tostatura
sulla qualità dell’espresso, frutto
di un rigoroso studio universitario
e scritto dal suo autore, e sempre
in tema di ricerca, un progetto
italiano per capsule di bioplastica
presentato a Bruxelles.
Troverete però anche curiosità e
questioni più leggere: indicazioni
su nuovi bar milanesi a misura di
bambino, alcune riflessioni sul
ruolo del barista assieme al
campione Francesco Sanapo, la
bicicletta design targata Goppion.
E naturalmente le questioni fiscali,
con nuovi tassi di mora, lo
scadenziario di aprile e il punto del
consulente sulla nuova Iri.
Il Direttore responsabile
Hanno collaborato a questo numero:
Mattia Assandri, Antonio e Diego Franciosa,
Giovanna Gelmi, Bernardino de Hassek,
Maria Cristina Latini, Giacomo Mallano,
Giovanni Mastronardi, Óscar René García
Murga, Massimo Petronio, Lorenzo Polojac,
Antonio Schiavon
Fotografie: Archivio GT TC
Pubblicità: In proprio
CHIUSO in tipografia il 25 marzo 2014
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essere cancellati dietro semplice richiesta da inviare alla Redazione.
4
aprile 2014
Intervista a
Franco e Mauro Bazzara
Un pianeta
su cui vivere
serenamente assieme
Franco e Mauro Bazzara
con il libro di Maltoni e Carli in occasione
dell’evento Trieste Coffee Experts
La collaborazione con le eccellenze del caffè come uno degli obiettivi aziendali
Lo scorso 22 marzo si è tenuta
presso la nuova sede della Planet
Coffee di Trieste l’evento Trieste
Coffee Experts, dove il nostro
Presidente, conte Caballini di
Sassoferrato, ha parlato delle varie
iniziative promosse dal Gruppo
Triveneto per i 60 anni di attività, tra
cui quella molto importante che
punta a far riconoscere dall’Unesco
il caffè espresso come patrimonio
culturale immateriale.
Più che un summit, questa è l'ultima
nuova iniziativa promossa dai fratelli
Mauro e Franco Bazzara. E proprio
con loro ci siamo presi il tempo per
una lunga e amichevole
chiacchierata, durante la quale
hanno dedicato sicuramente
maggior spazio alle opportunità del
“collettivo caffè” che non alle attività
della loro azienda.
Per i pochi che ancora non lo
sapessero, i “Bazzara Bros”, come
ironicamente si auto-definiscono, si
occupano da sempre di caffè tostato,
attività avviata già dal padre, e in
azienda la creatività e la voglia di
cambiamento non mancano.
Ne sono la prova il rinnovo totale
dell’immagine aziendale e una
nuova sede che resta nella memoria
per la sua luce, gli spazi aperti e le
linee pulite, ma soprattutto per la
filosofia che sta alla base di tutto:
uffici al piano basso mentre il piano
superiore è interamente adibito alla
formazione e divulgazione della
cultura del caffè, con spazi attrezzati
per le degustazioni e varie sale
riunioni modulari, che quindi
possono essere adattate a diversi
tipi di evento.
E proprio da questi spazi che Franco
inizia a raccontarci della proficua
collaborazione avviata con alcune
tra le aziende di più alto profilo del
caffè espresso italiano (Demus e
Imperator, tanto per citarne due).
Perchè è qui che si svolgono vari
corsi organizzati dalla SCAE, tenuti
da esperti riconosciuti ormai a livello
internazionale.
“Qui ha avuto inizio il Trieste Coffee
Institute” continua Mauro “che è uno
dei tanti percorsi da noi ospitati che
abbiamo ritenuto utili alla diffusione
della cultura del caffè. Qui si studierà
l’intera filiera del chicco, dalle
piantagioni alle qualità del verde, ai
vari processi di roasting e brewing”.
Tematiche trattate all’interno dei
numerosi libri pubblicati dai fratelli
Bazzara, altro incredibile capitolo
iniziato ormai 15 anni fa con quello
che definiscono il loro “libro zero”
ovvero “Caffè espresso – un viaggio
nel suo mondo”. La seconda
pubblicazione, “La filiera del caffè
espresso”, ha all’attivo 6 ristampe
ed è in fase di riedizione, ma il
bestseller assoluto è il libro
pubblicato nel 2010, “La
degustazione del caffè”, che ora sta
per sbarcare sul mercato più
promettente al mondo, la Cina, grazie
all’edizione tradotta in ideogrammi.
“Anche questo è il frutto della
collaborazione” ribadisce Franco
“perchè per redigere questi libri
scegliamo i migliori professionisti, le
aziende più innovative e gli specialisti
più competenti. E il risultato sta nel
numero di ristampe e nelle riedizioni
che, ad esempio, stiamo preparando
per il World of Coffee SCAE di Rimini”.
L’ultimo nato sul pianeta caffè della
Galassia Bazzara è il libro del 2012
“Capuccino Italiano – Latte Art”,
motivo di orgoglio perchè premiato
da SCAE nella sezione new product.
Al meeting del 22 marzo si è parlato
anche della nuova edizione di
Triestespresso Expo ed entrambi i
fratelli concordano nel ritenere
questo “un appuntamento
importante, a casa dell’Associazione
Caffè Trieste e sul terreno del primo
Distretto del caffè, il Trieste Coffee
Cluster; quest’anno anche grazie
alla nuova location del Porto Vecchio
la fiera triestina dà un segnale di
novità e cambiamento e porterà
nuovi visitatori”.
“Questa di Trieste non solo è l’unica
fiera dedicata interamente al caffè”
sottolinea Franco “ma a detta di
5
aprile 2014
tante aziende non è solo una vetrina
o un appuntamento dove incontrarsi,
ma una piazza dove si compra e si
vende: si torna a casa con contratti
firmati”.
Come sempre, la voglia di fare non
manca qui a Planet Coffee, perchè
“ha poco senso star fermi a
lamentarsi, bisogna fare, muoversi”.
Possibilmente assieme, percorrendo
il tracciato con altri.
“Le porte sono aperte a tutti coloro
che vogliono condividere la nostra
passione per questo mondo così
speciale: è da tempi non sospetti,
cioè da prima che la crisi facesse
cadere quelle ritrosie alla
collaborazione tra i piccoli torrefattori,
che noi ci proponiamo come i
facilitatori della condivisione”, o
come direbbero oltre oceano, quel
knowledge sharing fondamentale
per capitalizzare le esperienze ed
eccellenze delle micro e piccole
imprese italiane che rendono molti
dei nostri prodotti unici e irripetibili.
Intervento del conte Giorgio
Caballini di Sassoferrato con alla
sua sinistra Mauro Bazzara
“È un punto di orgoglio che al nostro
incontro abbiano aderito aziende da
tutta Italia; eccellenti grazie alla
tradizione, alla creatività e alla
continua innovazione che - anche
con i brevetti - si proteggono dagli
attacchi dei mercati emergenti:
sono questi gli ingredienti necessari
al nostro settore per poter
mantenere una leadership”
concludono in totale sintonia
fm
Franco e Mauro Bazzara.
Il caffè in febbraio-marzo
Export virtuoso
di Alberto Gattegno
Nel vasto mondo del caffè
incomincia a serpeggiare una
certa inquietudine, da quando
si è notato che in soli quattro
mesi, da inizio novembre scorso,
i prezzi dei caffè arabica sono
lievitati sulla Borsa di New York
del 100%, vale a dire da un
dollaro del 6 novembre (100
cents/lb) ai due dollari e oltre
di questi giorni.
Nello stesso periodo i caffè
robusta sulla Borsa a termine
di Londra si sono apprezzati del
50%, o poco più.
Ma ci sono anche buone notizie
dal mondo del caffè e vengono
dalle statistiche sulle
importazioni ed esportazioni
italiane.
Abbiamo letto in questi giorni
che le importazioni di caffè in
Italia sono ammontate nello
scorso anno 2013 a 8.849.727
sacchi standard da 60 kg, con
un modesto incremento
dell’1,67% sull’anno
precedente, mentre le
esportazioni (in gran parte caffè
torrefatto) son salite a ben
3.194.651 sacchi (sempre
trasformati in sacchi standard
di 60 kg di caffè crudo), con un
aumento del 7,18% sul 2012.
Ci piace a questo punto
sottolineare che dal 2003 le
importazioni sono aumentate
del 27%, mentre nello stesso
periodo le esportazioni salivano
del 123%.
Il successo del caffè italiano nel
mondo ha preso consistenza
negli anni 80, accelerando
considerevolmente nel decennio
successivo.
Basti considerare che da 260
mila sacchi nel 1989, le
esportazioni erano già
raddoppiate nel 1993 con 520
mila sacchi. In quell’anno l’Italia
importò 5.432 mila sacchi.
Ecco allora che notiamo che un
affare marginale come le
esportazioni di caffè, che 25
anni fa costituivano circa il 5%
del nostro import, nel 1993
erano già circa il 10%, poi nel
2003 raggiungevano il 21% e lo
scorso anno sono arrivate al
36%.
Più di un terzo del caffè
importato in Italia inonda
dunque letteralmente il mondo
con il nostro “espresso”, con un
giro d’affari che si dovrebbe
aggirare intorno ai due
miliardi di euro.
aprile 2014
spazio publiredazionale
Newsletter
VOLLERS ITALIA
Esporttare in
Espor
UNGHERIA
L’Ungheria dal 2004 è stato membro dell’Unione Europea.
Ha una popolazione di 10 milioni di abitanti.
Capitale Budapest.
Lingua ungherese.
La moneta è il Fiorino ungherese.
1 Euro = 312,43 HUF (cambio inizio marzo 2014)
In Ungheria l’etichettatura sulla confezione deve essere
facilmente comprensibile e in lingua ungherese.
Le informazioni da stampare sull’etichetta sono le seguenti:
– Nome del prodotto. L’uso del nome “caffè tostato in
grani” è permesso. Nel nome è possibile indicare
un’indicazione geografica soltanto se il 100% del prodotto
deriva dallo stesso luogo.
Nel caso di caffè decaffeinato e/o aromatizzato queste
caratteristiche devono comparire sull’etichetta sotto il
nome del prodotto.
– Ingredienti in ordine decrescente di quantità.
Le Az
iende
:
infor m
ano
Sviluppo
Sviluppo
sostenibile
sos
tenibile
e caffè
caf fè
Sarà la parola sostenibilità il comune
denominatore del nuovo millennio?
Nel mondo del caffè e del cacao i grossi
player internazionali stanno dedicando
molta attenzione - anche investendo
rilevanti importi - per permettere ai
produttori di beneficiare dello sviluppo
dei consumi e di gettare solide basi per
il futuro.
Uno degli impegni più importanti che
noi consumatori possiamo affrontare
è proprio aiutare chi lavora nelle
piantagioni a migliorare il proprio
futuro ambientale, economico, sociale
ed istituzionale.
L’accorciamento della catena logistica
e di filiera avvicina ogni giorno di più
la produzione locale al mondo globale
ed ognuno di noi può e deve fare la
sua piccola parte.
– Peso netto.
– Data di scadenza, in ordine giorno/mese/anno.
– Condizioni necessarie per la conservazione della qualità.
– Nome e indirizzo del produttore o distributore.
– Origine del prodotto e luogo della produzione, in quanto
la mancanza di questa informazione potrebbe
disorientare il consumatore.
L’etichetta non può suggerire che il prodotto abbia una
funzione di medicina o altre caratteristiche speciali ove non
fossero dimostrate con criteri scientifici.
Questo vale anche per la pubblicizzazione dei prodotti
agroalimentari.
Vi ricordiamo che in Ungheria possono importare dei prodotti
dall’estero esclusivamente i soggetti aventi partita IVA, cioè
società economiche registrate in Ungheria.
Per le importazioni di prodotti alimentari derivanti dall’Italia,
in quanto membro dell’Unione Europea, non sono richiesti
documenti speciali.
Le normative sono state armonizzate con quelle
intracomunitarie.
Fonte: ICE Budapest
www.vollers.com
I nostri servizi
- Scarico
- Importazione e
trattamento
dei documenti
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di qualità, di peso,
di campionamento
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8
aprile 2014
Mercato tedesco
Internorga: 88 anni
(e non li dimostra)
di Antonio Schiavon
Dal sito:
www.hamburg-messe.de
Ph.: Michael Zapf
Dal sito:
www.hamburg-messe.de
Ph.: Nico Maack
Si è conclusa da poco la fiera
Internorga, che ha raggiunto ormai
la 88esima edizione.
Un evento fieristico che si trova a
competere con Intergastra tenutasi
poche settimane prima a Stoccarda
eppure capace di delineare i tratti
caratteristici del mercato tedesco:
se manca una fiera di riferimento
per il mercato complessivo del caffè
in Germania, Intergastra sembra
catalizzare le intersezioni tra il caffè
e il mercato del gelato (l’edizione di
quest’anno ha visto un afflusso
talmente imprevisto all’evento
“Gelatissimo” che potrebbe forse
assumere una vita propria andando
a sganciarsi dalla fiera stessa).
I nomi scelti non aiutano e non aiuta
neppure l’assente strategia per
conglobare tutto il mercato del caffè
e della sua attrezzatura sotto un
unico tetto.
Nessuna realtà tedesca sembra
essere il luogo adatto (vista la vastità
della Germania) ma ancor più la
frammentazione del mercato che
cerca la sinergia con altri segmenti
come, ad esempio, l’ambito della
panificazione e sempre meno quello
delle attrezzature per la ristorazione.
Ma si diceva Internorga, quindi
Amburgo che è comunque la terza
città tedesca per popolazione e la
zona dove il mercato del caffè è più
maturo.
Ricorda un poco la dinamica di
Trieste per presenza di un porto di
riferimento per il caffè, eppure i
crudisti tedeschi sono poco presenti
all’interno degli eventi fieristici,
anche a quelli che si svolgono sotto
casa.
Questa fiera è anche a livello di
superficie espositiva decisamente
frammentata: due mega strutture
unite da un gradevole percorso
coperto (lungo il quale era allestita
la tavola imbandita più lunga del
mondo, cosa che lasciava quasi
indifferenti gli operatori, costretti
comunque alla salutare passeggiata
per passare da un padiglione
all’altro) e la parte più interessante
per le macchine da caffè anche
quella su due livelli (come la fiera
Expo di Milano degli anni d’oro).
Come sempre affollato lo spazio
espositivo dei principali produttori
come Cimbali/Faema, Rancilio,
Astoria e Wega. Per poi passare alla
San Remo attigua allo spazio La
Marzocco, sempre capace di attrarre
la presenza di giovani baristi molto
“stilosi”.
Poco distante erano molto visibili gli
stand dei nizzardi dell’Unic e
dell’Iberital, orgogliosamente “Made
in Barcelona” e infine lo stand
Reneka (si parla di una seconda
giovinezza di questo marchio nato
in Alsazia).
Carimali con lo storico partner
Coffema ha preferito, come
d’abitudine, stare accanto ad alcuni
importanti gruppi del caffè della
Germania, non distante dalle
insegne illy e Lavazza.
A parte La Varesina i torrefattori
italiani non erano molto visibili e
pure i torrefattori tedeschi di medie
dimensioni avevano spazi
estremamente ridotti.
Tutte le realtà caffeicole locali
rincorrono il “fair trade”, quasi possa
migliorare l’aroma in tazza.
Certamente con il prezzo che si paga
per una tazzina (che si avvicina a
quello per il boccale di birra) è facile
essere animati da buoni sentimenti.
È da sottolineare che i
microtorrefattori con l’insistente
argomento di vendita del caffè tostato
“fresco” hanno sempre più attenzione
e quasi si riesce a berne l’espresso
acido, molto acido... dopotutto la birra
(qui i microbirrifici non sono invece
un fenomeno che entusiasma poco)
non tarda mai troppo a portare
conforto, anche al più improbabile
caffè espresso come al tempo
sin troppo uggioso.
aprile 2014
Cento anni dalla Prima guerra mondiale
Messico al centro di
mire espansionistiche
La ferita aperta nella storia del paese
centroamericano
di Óscar René García Murga
Quest’anno ricorre il centenario dello
scoppio della Prima guerra mondiale,
conflitto al quale molti dei paesi
produttori di caffè hanno partecipato
mettendo a disposizione posizioni
geografiche strategiche, fornendo
materie prime per l’industria bellica
e anche uomini. Il Messico, tra i primi
10 produttori di caffè al mondo e
primo per il biologico, venne coinvolto
in un fatto che avrebbe potuto
cambiare la storia e che determinò
l’entrata in guerra degli USA nel 1917.
Il presidente degli Stati Uniti Thomas
Jefferson acquistò nel 1803 la
Louisiana (2.140.000 km² ) dai
francesi che dovevano finanziare una
probabile guerra contro la Gran
Bretagna. Nel 1844 James Polk fu
eletto presidente degli Stati Uniti con
un programma espansionistico che,
con una tattica moralmente
spregiudicata, dichiarò guerra al
Messico nel 1846. Il Messico fu
sconfitto e il suo enorme territorio
mutilato di oltre 2.000.000 km².
Il generale Ulysses Grant descriveva
il conflitto come una guerra di
conquista per l’espansione della
schiavitù, legale negli Stati Uniti e
vietata in Messico e perciò preludio
della sanguinosa guerra di secessione
durante l’amministrazione di
Abraham Lincoln. Questo conflitto
rimane ancora oggi una ferita aperta
e nel 1917 la Germania cercò di
sfruttare la questione.
Riproduco un brano tratto dal
romanzo “Quell’inno chiamato
Serbidiola”, recentemente pubblicato
dalla Luglio Editore di Trieste, che
spiega chiaramente il caso:
“Tre furono le cause che decisero
l’entrata in guerra della Nazione
Rubrica a cura di:
nordamericana: […] La terza causa,
quella che impensieriva
maggiormente il governo degli Stati
Uniti d’America, nasceva da un
telegramma in codice intercettato dai
servizi segreti britannici.
Si trattava di una proposta di alleanza,
che il Ministro degli Esteri tedesco
Zimmerman inviava, tramite la
neutrale Svezia, al Governo del
Messico.
Nonostante fossero trascorsi
settant’anni da quando gli Stati Uniti
avevano sottratto al Messico la
California, l’Arizona, lo Utah, il
Colorado, il New Mexico e il Texas,
mutilando quella nazione di più della
metà del suo territorio, la contesa per
l’appartenenza di quelle terre non si
era ancora appianata e talvolta si
verificavano scontri che gli Stati Uniti
mettevano a tacere continuando a
considerarli una guerriglia di confine;
anche se in taluni casi il governo
statunitense aveva dovuto inviare
l’esercito per placare dei pericolosi
focolai di rivolta.
Ritenendo che qualora gli Stati Uniti
fossero stati impegnati a difesa delle
proprie frontiere si sarebbero
disinteressati definitivamente
dell’Europa, la Germania propose al
Messico un’alleanza, offrendo a
quella Nazione armi e denaro quale
aiuto per la riconquista dei propri
territori.
Il governo statunitense diede alla
stampa il testo del telegramma e la
stampa informò la Nazione che i
tedeschi cercavano di scatenare un
conflitto in America. L’indignazione
popolare, sorta nell’apprendere la
notizia, rappresentò l’avallo alla
decisione del Parlamento.”
Ing. Óscar René García Murga
Consulente all’esportazione
Settore Meccanico-Industriale e Agro Alimentare.
Ricerca e analisi di mercato. Ricerca e analisi di prodotto.
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10
aprile 2014
Tutela del Made in Italy
Il “sounding Italy”
mette a rischio i prodotti di
qualità italiani
Continua a crescere il danno d’immagine arrecato alle aziende nazionali
di Mattia Assandri
Tutelare i prodotti italiani diventa
sempre di più una priorità per le
aziende del nostro Paese.
Sui mercati di tutto il mondo infatti
ogni giorno arrivano nuovi prodotti
che attraverso il “sounding Italy”
danneggiano l’immagine delle
eccellenze italiane, tra le quali
anche l’espresso.
Accanto alle vere e proprie frodi
alimentari negli ultimi anni ha preso
piede un fenomeno sicuramente
meno pericoloso per i consumatori,
ma estremamente dannoso per le
aziende, ovvero l’utilizzo improprio
sulle confezioni degli alimenti di
denominazioni geografiche,
immagini e marchi che evocano
l’Italia (paesaggi o monumenti noti
in tutto il mondo come il Colosseo
ad esempio, ma anche la bandiera
tricolore) per favorire la promozione
e commercializzazione di prodotti
che con la nostra nazione hanno
ben poco a che fare.
Facendo riferimento al solo
comparto agroalimentare e
restringendo l’analisi all’Unione
Europea le analisi stimano che il
valore del “sounding Italy” si aggiri
intorno a 21 miliardi di euro contro
i 13 miliardi di euro di valore dei
prodotti effettivamente italiani nella
Ue. Un fenomeno quindi dalle
proporzioni enormi che
recentemente è stato aggravato,
sempre in termini di danno
d’immagine per il nostro Paese,
dalla frequente associazione di
contesti ed elementi “mafiosi” da
parte dei produttori alimentari
stranieri che intendono far apparire
i propri prodotti maggiormente
italiani.
L’allarme arriva da Coldiretti che
ha presentato alla stampa una
serie di marchi esteri che sfruttano
nomi associabili alla criminalità
organizzata come elemento per
promuovere il proprio business.
Una pratica che permette di trovare
sugli scaffali dei supermercati di
tutto il mondo la pasta “Mafia”, gli
snack “Chilli Mafia”, l’amaro “Il
Padrino”, il limoncello “Don
Corleone”, le spezie “Palermo Mafia
shooting”, ma anche il caffè
“Mafiozzo”.
Una tendenza che Coldiretti intende
contrastare con forza, anche grazie
al recentemente costituito
Osservatorio sulla criminalità
nell’agricoltura e sul sistema
agroalimentare.
La nuova fondazione, fortemente
voluta dalla principale associazione
agricola italiana mira a tutelare il
patrimonio agroalimentare italiano,
attraverso un sistema coordinato
e capillare di controlli, volti a
individuare ed eliminare i
comportamenti illegali nel
comparto alimentare, denunciando
i casi che denigrano l’Italia e
bloccando i comportamenti
commerciali inaccettabili.
Una battaglia che si preannuncia
molto difficile perché sia nel nostro
Paese, sia in Europa esistono già
numerosi regolamenti in materia,
che però non sono riusciti ad
arginare il fenomeno.
La Coldiretti non sarà però con tutta
probabilità sola in questa guerra
perché la Società italiana di
medicina veterinaria preventiva ha
sostenuto la presentazione di una
mozione alla Camera dei Deputati
che impegna il governo ad adottare
i decreti attuativi previsti dall’art.
4 della legge 3 febbraio 2011 n. 4
(sull’etichettatura e qualità dei
prodotti alimentari, ndr), con
particolare riferimento all’origine,
al fine di sollecitare la Commissione
Europea affinché l’Europa si doti
di norme efficaci in materia di
origine dei prodotti alimentari;
rafforzare la tutela del made in Italy;
11
aprile 2014
rafforzare le norme in tema di
contraffazione; intervenire presso
la Commissione Europea affinché
avvii una verifica sulla compatibilità
del sistema di etichettatura inglese
(la cosiddetta etichetta semaforica,
ndr) con la normativa europea;
difendere e tutelare il valore della
dieta mediterranea ed infine
favorire iniziative volte
all’inserimento dell’etichettatura
volontaria per gli alimenti senza
Ogm. Un contesto nel quale è
quindi importante definire un
sistema di tutela anche per il nostro
caffè, magari attraverso le
certificazione che garantiscono
l’eccellenza come “Espresso
italiano di qualità”, dato che pur
non essendo realizzato partendo
da un prodotto originario dell’Italia
l’espresso non può che essere visto
come un’espressione diretta
del Made in Italy.
Il 25 maggio 2014
il Gruppo Triveneto Torrefattori Caffè
festeggerà il suo 60° anniversario.
˜ Ÿ–
Programma
“Gita in barca con navigazione
sul Brenta da Mira a Stra”
Ore 9.45 Arrivo dei partecipanti
a “V
Villa Foscarini Rossi” di Stra.
All’interno della Villa possibilità di parcheggio.
Ore 10.00 Trasferimento di tutti i partecipanti
con bus privati da Stra a Mira.
Ore 10.30 Imbarco sul battello a Mira
Villa Widmann”.
dal pontile di “V
Navigazione sul Brenta fra paesi e
ponti girevoli con illustrazione delle
varie Ville venete viste dal fiume.
Attraversamento della Chiusa di Mira
e della Chiusa di Dolo con risalita di
dislivello acqueo.
Ore 12.30 Ritorno a Stra al pontile di
Villa Foscarini Rossi”.
“V
Saluto di benvenuto
del Presidente del Gruppo Triveneto
e delle Autorità.
Seguirà un pranzo durante il quale
sono previsti vari interventi.
˜ Ÿ–
SPONSOR della manifestazione
con un contributo di Euro 1.000,00
Ha diritto (senza ulteriore esborso)
alla partecipazione per due persone,
alla pubblicazione del logo della Sua Azienda su:
invito, programma, menù e locandina posta
all’ingresso della Villa Foscarini Rossi.
La gradita collaborazione verrà messa
in risalto sul mensile “Notiziario Torrefattori” e
sul sito del GTTC
SOCI ed INVITATI
Inoltre tutti coloro che volessero partecipare
alla manifestazione
i costi a persona sono:
50,00 Euro per la gita in barca e
100,00 euro per il successivo convegno e pranzo.
˜ Ÿ–
I versamenti vanno effettuati al Gruppo Triveneto
Torrefattori Caffè sul c/c postale 44519700
IBAN IT10L 07601 02200 000044519700
Causale: “25 maggio 2014 convegno GTTC”
A fronte del pagamento verrà rilasciata regolare ricevuta.
I posti aperti a tutti i Soci, familiari ed amici
sono limitati e verranno accettati fino a 200
prenotazioni in ordine temporale.
Si consiglia pertanto di dare l’adesione quanto prima.
Innovazione green
Bioplastica
una soluzione
italiana per
il piacere tutto
italiano del caffè
Presentato a Bruxelles
il progetto made in Italy per la produzione
di capsule da bioplastica
di Giovanna Gelmi
Il mondo degli amanti del caffè
ormai si divide in “mokisti” e
“capsulisti”.
L’uso, i ritmi, i tempi e le
modalità di produzione delle due
tecnologie, quella della moka e
quella della capsula, sono così
diversi e lontani da poter quasi
tracciare un profilo psicologico
delle due categorie di utilizzatori.
C’è chi giura che da quando
conosce le capsule non berrà
mai più un caffè fatto con la
moka e chi dice che il caffè è
solo ed esclusivamente quello
della moka.
Gastrofanatici del caffè a parte,
l’Italia dimostra di gradire molto
la capsula e di utilizzarla con
grande disinvoltura con ricadute
ambientali preoccupanti.
In Italia consumiamo il 10% di
tutte le capsule da caffè usa e
getta prodotte al mondo: un
miliardo!
E i consumi continuano a
crescere: nel 2010 le vendite
delle macchine da caffè in
capsule sono aumentate del
21,9%, a fronte di un calo
significativo nelle vendite di
quelle tradizionali (-14,9%).
Il mondo va verso la capsula.
L’incremento del consumo di
capsule ha però un impatto
molto negativo sull’ambiente,
visto che nella maggior parte
dei casi, bevuto il caffè, si getta
tutto nel bidone
dell’indifferenziata.
È evidente, perciò, che servono
delle alternative. Se infatti si
riuscisse a recuperarle il
risparmio per l’ambiente
sarebbe notevole, considerando
che per realizzare un chilo di
capsule di caffè usa e getta
occorrono 4 chili di acqua, 2
chili di petrolio e 22 kilowatt di
energia elettrica.
A risolvere il problema ci prova
la Novamont con il marchio
registrato Mater-Bi® , divenuto
oggetto del libro il volume
“Bioplastiche: un caso studio di
Bioeconomia in Italia” (collana
Kyoto books, Edizioni Ambiente),
presentato al Parlamento
Europeo di Bruxelles.
La Novamont nasce nel 1989
dalla scuola di Scienza dei
Materiali Montedison per
13
aprile 2014
realizzare il progetto di alcuni
ricercatori provenienti dal gruppo
chimico: l’integrazione tra chimica,
ambiente e agricoltura.
Con il marchio Mater-Bi®
Novamont produce e
commercializza un’ampia famiglia
di bioplastiche innovative, ottenute
grazie a tecnologie proprietarie nel
campo degli amidi, delle cellulose,
degli oli vegetali e delle loro
combinazioni.
Le bioplastiche sono materiali con
caratteristiche e proprietà d’uso
del tutto simili alle plastiche
tradizionali ma, al tempo stesso,
biodegradabili e compostabili ai
sensi della norma europea UNI EN
13432.
I biopolimeri di Mater-Bi® si
dividono in differenti tipologie o
“gradi”. Le componenti vegetali
sono di varia natura (cellulosa,
glicerina, fillers naturali e amidi
non geneticamente modificati
ottenuti da varie colture) e tutte
estratte da piantagioni per cui non
vengono sfruttati terreni vergini o
deforestati.
Grazie alle caratteristiche della
biodegradabilità e compostabilità,
i prodotti in Mater-Bi® consentono
di ottimizzare la raccolta e la
gestione dei rifiuti. Mater-Bi® di IV
generazione offre diverse soluzioni
che non minacciano di inquinare
l’ambiente e grazie ai nuovi
materiali a base vegetale è
possibile smaltire i residui della
preparazione del caffè gettandoli
direttamente nella frazione
organica della raccolta differenziata
senza bisogno di separare i fondi
del caffè dal contenitore.
Il nuovo packaging permette quindi
di consumare caffè porzionato
senza il problema dello
smaltimento dei rifiuti, garantendo
che involucri e film di copertura
siano compatibili con l’ambiente.
1 a 0 per i capsulisti!
...il caffè della moka però...
In foto capsule generiche
(non si tratta del modello in bioplastiche)
14
aprile 2014
No alla standardizzazione
Il barista italiano oggi
Una chiacchierata sul barista italiano con Francesco Sanapo
di Maria Cristina Latini
«Un caffè per favore» oppure «un
cappuccino con poca schiuma per
cortesia» o ancora «potrei avere un
bicchiere d’acqua fresca?» e così
via: quante volte nella nostra vita
ci è capitato e ci capiterà di parlare
con un barista?
Nello scorso numero del Notiziario
abbiamo parlato dell’Italia e i suoi
bar e abbiamo pure visto come la
parola italiana barista si sia fatta
conoscere all’estero al pari di tante
altre che si identificano
immediatamente con il Belpaese.
Il modo in cui il barista lavora è
determinante per il buon successo
dell’esercizio pubblico, così a
proposito di questo tema abbiamo
pensato di fare una chiacchierata
con Francesco Sanapo barista da
quindici anni e tre volte “campione
italiano baristi-caffetteria” oltre che
sesto classificato alle competizioni
del Wbc, World Barista
Championship, svoltesi a
Melbourne nel 2013.
Come vedi il barista italiano oggi?
Credo che abbia il dovere di
professionalizzarsi smettendo di
approcciarsi a questo mestiere in
modo improvvisato e considerarlo
un ripiego.
Come vedi il bar italiano oggi?
Non sta andando bene: un po’ per
la crisi e un po’ in certi casi anche
per mancanza di professionalità.
Cosa potresti consigliare a chi
vorrebbe aprire un bar?
Valutare bene l’investimento e fare
bene i conti con le risorse a
disposizione.
Aprire un bar non è una
passeggiata perché corrisponde a
lunghe ore di lavoro: arrivare alla
sera dopo aver aperto la mattina
molto presto non è facile.
Il proprietario del bar deve stare
sempre a disposizione, a meno che
non si abbiano le risorse per
assumere uno o più dipendenti.
Quanto conta l’esperienza per un
barista?
Conta, ma l’esperienza senza
formazione può anche portare a
degli errori che poi si ripetono negli
anni.
Per esempio mio padre mi diceva
di montare il latte a settanta gradi,
poi ho imparato che non è così.
I corsi aiutano a comprendere
quello che il barista fa e perché,
inoltre aiutano a rendere più facile
la comunicazione con il cliente.
Cosa consiglieresti a un giovane
barista che non ha la possibilità
di fare un viaggio lontano per
sapere di più sul prodotto caffè?
In Italia ci sono corsi validi,
consiglierei di rivolgersi a un
formatore serio e che abbia più
esperienza possibile.
Qualcosa che il buon barista non
deve mai dimenticare?
Tenere pulita la postazione di lavoro
e la macchina del caffè sono fra le
cose fondamentali.
Un po’ di realismo: al di là del
caffè cosa deve fare
concretamente il barista che
lavora tutti i giorni in un bar?
Anche se a me piacerebbe pensare
al barista come a chi si occupa
principalmente della preparazione
del caffè conoscendone tutti i
segreti (dall’estrazione, al gusto,
alla tipologia di servizio), il barista
deve tenere in ordine e ben pulito
tutto il bar e - oltre al caffè - deve
servire al cliente in modo
impeccabile tutto ciò che il bar
offre.
Il bar: col passare degli anni come
lo vedi cambiato?
Credo si sia un po’ standardizzato:
per esempio qualche anno fa
ricordo che in qualche bar si poteva
trovare ancora il formaggio del
contadino della zona circostante e
di cui si conosceva bene la qualità.
Oggi si trova lo stesso croissant
surgelato in cento bar diversi.
Poi, per quanto riguarda
il caffè in particolare sarebbe
davvero importante che il barista
riuscisse a “raccontarlo” in
maniera diversa.
15
aprile 2014
Foto tratte dal sito:
www.mamusca.it
A Milano aperti due locali destinati
a mamme e bambini
The Milk Bar
e il Bar dei bambini
Le iniziative offrono servizi finora inediti
di Bernardino de Hassek
Milano sorprende sempre per le
iniziative che continua a
intraprendere, mirate a soddisfare
alcune esigenze sociali spesso
disattese se non addirittura
ignorate.
Fra quelle recenti due meritano
attenzione perché realizzate a
beneficio di due dei settori più
deboli della popolazione, quelli
rappresentati dalle donne e dai
bambini.
La prima iniziativa si chiama “The
Milk Bar” e si configura come un
locale polifunzionale in cui, oltre a
offrire prodotti per le mamme e i
bambini in tenera età, permette di
fare una sosta nel cosiddetto Baby
Pit Stop, un luogo che offre spazio
alla mamma che deve allattare o
cambiare il pannolino al bambino,
senza dover consumare o
comprare qualcosa.
Sono disponibili infatti fasciatoio,
sapone, salviette e anche qualche
pannolino mentre al piano
superiore si può usufruire di una
sala, allestita con divano, poltrona
e cuscini da allattamento.
The Milk Bar è stato fondato da
pochi mesi da un’americana che
ha esteso la presenza di questo
servizio in Italia con altri due
ambienti simili a Roma e a Torino.
La seconda è più coinvolgente in
quanto si tratta di un vero e proprio
bar destinato ai bambini,
ovviamente accompagnati dai
genitori.
In questo caso si tratta di un’idea
di tre mamme che hanno pensato
di aprire, quattro mesi fa in zona
Bovisa, una caffetteria-libreria
completamente dedicata ai più
piccoli, “Il Bar dei bambini”,
chiamato anche affettuosamente
“Mamusca”.
In questo locale arredato con
elementi di recupero ma con molta
fantasia, i giovanissimi avventori,
mentre i genitori gustano un caffè
o un’altra bevanda calda, possono
usufruire di una zona tutta dedicata
a loro.
L’esperienza maturata dalle tre
fondatrici nell’area della libreria
per l’infanzia, di quella dell’archivio
digitale e della cucina biologica, ha
permesso di creare un vero e
proprio paradiso per i bambini.
Nella cucinetta dedicata a loro
possono fare merenda
assaggiando dolci non confezionati
industrialmente ma prodotti invece
con delizie di stagione o utilizzando
ingredienti anche inusuali come la
zucca o le lenticchie unite al
cioccolato, oppure bere più
semplicemente un bicchiere di latte
accompagnato da una tradizionale
fetta di pane imburrato o con la
marmellata.
Un’intera zona del locale è dedicata
ai libri. Lungo una parete si
possono trovare pubblicazioni con
grandi e magiche illustrazioni,
storie e avventure di animali, viaggi
immaginari e, per i genitori, una
selezione di argomenti
sull’educazione e le ultime novità
della saggistica.
Mamusca organizza anche ogni
sabato laboratori creativi e artistici
dedicati ai bambini, letture ad alta
voce, stimolanti e mirati alla
partecipazione, e piccole feste.
In una metropoli caotica e
dispersiva qual è Milano, iniziative
come quelle descritte sono
indispensabili per consentire ai
genitori, soprattutto alle mamme,
di poter contare sulla disponibilità
di strutture private, ma con costi
accettabili, in grado di essere un
punto di riferimento, un ausilio
rilassante finalizzato alla
sfera sociale o ludica.
16
aprile 2014
Analisi sensoriale
Influenza del colore di
tostatura sulla qualità finale
del caffè espresso
I risultati di uno studio descrittivo quantitativo
di Giovanni Mastronardi
L’analisi sensoriale del caffè
espresso può essere assunta come
un riferimento produttivo per
garantire la riconoscibilità,
distinguibilità, specificità, identità
sensoriale e accettabilità di un
caffè monorigine di diversa
provenienza.
Differenti varietà di caffè, clima,
condizioni di crescita, metodi postraccolta e processo di tostatura
giocano sicuramente un ruolo
fondamentale sullo sviluppo delle
caratteristiche sensoriali del caffè.
Tuttavia, le informazioni a oggi
disponibili sui descrittori che
caratterizzano la specificità
aromatica di diversi caffè, in base
alla tostatura e provenienza, sono
carenti.
Il presente lavoro ha avuto come
obiettivo l’individuazione delle
Analisi delle Componenti Principali (PCA) sulle medie delle intensità degli attributi
sensoriali per i caffè di diversa provenienza secondo la tostatura chiara, media e
scura: Score e Loading Plot
proprietà gustative e aromatiche
mediante una analisi descrittiva
quantitativa, di caffè tostati in base
al grado di tostatura chiara, media
e scura.
Sei tipi di caffè verde, Arabica di
diversa provenienza, sono stati
tostati sotto uniformi condizioni di
tostatura, rispettando il parametro
tempo, raffreddati ad aria, lasciati
degasare in opportuni contenitori
e successivamente valutati
sensorialmente da 15 giudici
esperti.
L’analisi sensoriale dei diversi caffè
è stata eseguita con tre repliche
per ogni campione, secondo un
ordine randomizzato e bilanciato
tra i giudici, rispettando tutte le
condizioni del Metodo ISO standard
45011 (CSQA Certificate nr 214 of
24 September 1999).
La valutazione della loro ripetibilità
e abilità dell’analisi sensoriale è
stata accertata attraverso il calcolo
di un coefficiente di correlazione
medio e un confronto della loro
evoluzione durante l’assaggio di
campioni durante la prima e
l’ultima sessione.
Sono stati attribuiti 27 attributi
sensoriali selezionati e per la
valutazione dell’intensità degli
stimoli, ogni odore è stato valutato
utilizzando una scala di categoria
a 9 punti (estremamente debole;
molto debole, debole, debolemoderata, moderata, moderataforte; forte; molto forte;
estremamente forte).
Ulteriori test statistici erano stati
eseguiti per valutare gli standard
della risposta del panel. I risultati
di questo studio indicano che
17
aprile 2014
l’impronta aromatica e il gusto,
erano affetti dalla loro origine e in
particolare dal colore di tostatura.
Si è pertanto ritenuto opportuno
computare un modello PCA,
prendendo in considerazione solo
le 27 variabili sensoriali selezionate
dai giudici.
Nella prima figura è stato riportato
il biplot relativo a questo nuovo
modello. I campioni del caffè
Etiopia, per esempio, collocati e
distribuiti lungo la prima
componente sulla parte sinistra del
grafico, sono caratterizzati da una
maggiore intensità di attributi e con
differenze minime percepite tra i
diversi campioni tostati.
Gli altri caffè, invece, hanno
dimostrato differenti
comportamenti, secondo quanto è
riportato nel grafico, con particolare
attenzione evidenziata per il caffè
Honduras tostato scuro, il quale ha
presentato grandi differenze sia
nei confronti di altre monorigini che
per lo stesso caffè tostato con una
tostatura chiara e media.
Il secondo grafico, invece,
rappresenta l’analisi delle
corrispondenze («mappa» delle
relazioni esistenti tra variabili e tra
modalità di diverse variabili), nella
quale spiega gli attributi specifici
che hanno contribuito, con diversa
intensità percepita, a connotare
l’impronta sensoriale di ogni caffè,
divisi per continente e colore di
tostatura.
Lo studio ha dimostrato una
evoluzione e un cambiamento delle
caratteristiche aromatiche per ogni
singolo caffè. Le caratteristiche
sono riconducibili al differente
contenuto dei singoli precursori
aromatici presenti nel caffè verde
e alle classi di composti aromatici
responsabili di odori che sono:
aldeidi, esteri, fenoli, furani e
pirazine.
Inoltre, anche la macinatura
correlata all’effetto riscaldamento
insieme alla struttura della densità
dei granuli, può incidere fortemente
sulla possibile perdita di aromi
formati durante la tostatura.
Dal raffronto è possibile evincere
che i caffè provenienti dall’Africa
hanno mostrato di essere più
floreali in combinazione a note
fruttate dovuta all’elevata presenza
di terpeni, tiazoli e aldeidi.
Analisi delle Corrispondenze sulle medie delle intensità degli attributi sensoriali
per i caffè di diversa provenienza (H= Honduras, G= Guatemala, N= Nicaragua,
B= Brasile, E= Etiopia, K= Kenya) secondo la tostatura chiara, media e scura.
Le note di agrumi e di caramello
provengono dalla presenza di
chetoni e lattoni.
I caffè del Centro America sono
risultati ad avere più sentori di
cioccolato e noce tostata,
responsabili sono le pirazine, pirroli
e piridine. I caffè brasiliani non
hanno mostrato significanti
descrittori, anche se, comuni con
i caffè centro americani, sono stati
giudicati con caratteristiche
aromatiche piacevoli e ben
bilanciati in termini di gusto.
L’indice edonico (piacevolezza
complessiva) ha mostrato per tutti
i caffè un punteggio più alto per la
tostatura media, probabilmente
perché il panel ha attribuito un
equilibrio per molti descrittori
percepiti, tranne per il caffè Etiopia.
Gli effetti del colore di tostatura
chiara, media e scura per ogni
caffè, non possono essere ignorate
come è tanto meno il fattore
provenienza.
La tostatura può sicuramente
esaltare o sopprimere certi
descrittori che hanno differenti
relazioni con il tipo di caffè.
I risultati ottenuti in questo lavoro
offrono quindi l’opportunità di
seguire nel tempo variazioni delle
proprietà sensoriali e di studiare
nello specifico l’effetto di esaltare
particolari descrittori che si
sviluppano nel processo di tostatura
sull’impronta della provenienza,
specie, e trattamento post raccolta,
verificando l’adeguatezza della
materia prima in base anche a
specifici requisiti richiesti dal
consumatore.
18
aprile 2014
Evoluzione e gusto
Perché un cibo ci seduce e un altro ci disgusta
Il cibo è il nostro carburante. Ma non solo. È anche
espressione di identità e fonte di piacere.
Ed il piacere del cibo è stato essenziale per la
sopravvivenza della specie, favorendo un’adeguata
nutrizione ai nostri progenitori. E oggi è il fattore
principale che determina la nostra dieta.
Ma cosa si nasconde dietro il rapporto con il cibo?
Ognuno di noi arriva ad amare proprio i cibi che
mangia ogni giorno. Le preferenze alimentari sono
il risultato di influenze diverse: patrimonio genetico,
dieta materna (prima) e scelte dei genitori (poi), ma
anche i canoni culinari della società.
Non è difficile, infatti, imbattersi in cibi davanti ai
quali ci si chiede come sia possibile che qualcuno
li apprezzi, perché insoliti. Eppure, anche se alcune
scelte sono sconcertanti, affermare che si tratti solo
di una questione culturale sarebbe riduttivo.
E allora perché non a tutti piacciono le stesse cose?
L’influenza del contesto è innegabile: se la base di
una cucina tradizionale è il riso o il mais, rifiutarli
non è un’opzione sostenibile all’interno di quella
società.
A ogni modo i motivi per cui rifiutiamo alcuni alimenti
sono i più svariati: per la consistenza, perché non
ci sono familiari, perché sono troppo o non
abbastanza dolci o salati. Se però restiamo nel
campo dei gusti fondamentali (dolce, salato, acido,
amaro e umami, che in giapponese significa
saporito), l’amaro è il principale motivo di repulsione.
È per questo che i cavolini di Bruxelles o gli spinaci
non sono i piatti più richiesti dai bambini. In ogni
caso la differenza nelle preferenze risiede nei modi
in cui le proprietà sensoriali del cibo, e per l’esattezza
il gusto, l’odore, la consistenza, l’aspetto, diventano
un piacere. E gli umani hanno sviluppato vari
meccanismi per lasciarsi guidare dal piacere verso
inclinazioni alimentari capaci di ottimizzarne la
sopravvivenza.
Non a caso nella selezione del cibo abbiamo sempre
cercato di minimizzare il rischio di mangiare qualcosa
di tossico. Per questo motivo preferenze innate ci
portano a scartare molti cibi amari perché
potenzialmente nocivi (molte piante del resto
producono tossine come difesa dai predatori e la
maggior parte di queste sono amare) così come il
disgusto ci protegge dal rischio di cibi che veicolano
malattie. Insomma, le preferenze alimentari sono
meccanismi evolutivi che favoriscono la
sopravvivenza.
Ereditiamo persino una generica predisposizione a
diffidare delle novità, soprattutto nelle prime fasi
dello sviluppo. Tale consapevolezza può essere utile
ai genitori, che spesso a tavola devono confrontarsi
con i “no” dei figli.
La “neofobia alimentare” è tanto comune da essere
stata oggetto di innumerevoli studi ed è così diffusa
dall’età di due anni fino ai sei o sette da essere
considerata una fase dello sviluppo.
Che fare, dunque, per incoraggiare i bambini a
mangiare le verdure?
L’esposizione è la strategia più efficace. Proporre,
gradualmente, un piatto di spinaci dovrebbe
invogliare il bambino a superare i suoi timori.
E infatti sappiamo che alcuni cibi o bevande
sgradevoli al primo assaggio, come è il caso pure
del caffè, diventano piacevoli dopo una certa
esposizione.
Senza sottovalutare l’esempio: i bambini piccoli
sono sensibili agli adulti che mangiano un certo
cibo e, per indurli all’assaggio, questa è una strategia
più efficace rispetto alla semplice offerta, soprattutto
se è della madre.
Del resto la dieta materna veicola i sapori al figlio,
fin dalla gravidanza, e poi con l’allattamento. I bimbi,
le cui madri hanno una dieta varia, sono esposti ad
una maggiore differenziazione di sapori e maggiore
è la probabilità che li apprezzino.
E lo stesso vale per lo svezzamento.
Fonte: TuttoScienze (La Stampa), 20 febbraio 2014
Rubrica a cura di:
Dottor Lorenzo Polojac
Psicologo e Commercial Director
IMPERATOR S.r.l.
Tel.: +39 (0)40 - 3720115 - Fax: +39 (0)40 - 3402046
TRIESTE - Italy - www.imperator.cc
19
aprile 2014
Goppion: il caffè diventa bicicletta
Una bicicletta con il nome di un
caffè e la sella in juta.
Si tratta della bici realizzata in un
unico esemplare che Dario
Pegoretti, artista della bicicletta in
pezzo unico e su misura, ha
realizzato e messo in vendita a
Londra a B1866, il nuovo negozio
che Brooks – storico produttore
anglosassone di selle per biciclette
– ha inaugurato al 36 Earlham St,
Seven Dials, Londra.
“Brooks ha visto i sacchi del caffè
brasiliano con i tipici disegni colorati
– spiega Paola Goppion,
responsabile comunicazione e
marketing dell’azienda - e se ne è
subito innamorata perché è un
brand pieno di fantasia che sa unire
alla tradizione dei suoi pezzi la
tecnologia pura oltre che la viva
creatività. Ci ha quindi chiesto
qualche sacco vuoto attraverso un
comune amico e creativo”.
L’idea è quella di realizzare una sella
in juta ricoperta da una resina
trasparente, un oggetto in grado di
mettere in contatto il mondo degli
amanti del caffè con quello degli
appassionati di bici.
La sella, dopo alcune prove, entra
in produzione: è comoda e
funzionale, e nel contempo lascia
vedere la trama dei sacchi di caffè
Goppion con le tipiche stampe
colorate fatte nei luoghi di raccolta.
Il caso vuole che Dario Pegoretti,
artigiano tra i più affermati a livello
mondiale nel settore, veda la sella,
si innamori del progetto e decida di
costruirci attorno un telaio.
Un modello tirato in un solo
esemplare, di colore rosso passione
a cui attribuisce il nome della storica
torrefazione di Preganziol.
Ora quel telaio è diventato bicicletta,
dotata ovviamente della sella fatta
con i sacchi di caffè e presto
girerà per le strade di Londra
guidata
dall’appassionato
che sarà disposto
a sborsare la cifra di
XX sterline.
Da oltre sessant’anni l’azienda
Goppion fa del caffè un’arte, un
sunto di lavoro e creatività.
Il percorso inizia nel 1948 a Treviso;
da allora ricerca, sperimentazione
ed esperienza permettono
all’azienda di far nascere miscele
pregiate, sapori intensi e
inconfondibili, aromi dalle
molteplici sfumature: profumi
fruttati, fioriti, speziati o
cioccolatati, fino ai sentori
più delicati dei caffè
certificati.
Fonte:
Ufficio stampa
Goppion
20
aprile 2014
Aspettando HOST 2015:
Il business e i trend
dell’ospitalità
nell’anno di EXPO
Creatività. Innovazione. Design.
Gusto. Flair internazionale. Sono
gli ingredienti principali per chi ha
raggiunto il successo creando una
ricetta unica, servendo un caffè
speciale, inventando una pizza
originale o dando quel tocco in più
al suo hotel.
E sono anche gli ingredienti vincenti
di Host, il Salone internazionale
dell’ospitalità professionale, leader
mondiale nel settore Ho.Re.Ca. e
Retail. Non stupisce dunque che
cresca di giorno in giorno tra i
protagonisti del settore l’attesa per
l’edizione 2015, che si terrà da
venerdì 23 a martedì 27 ottobre,
durante il semestre dell’EXPO di
Milano: un gemellaggio ideale che
esalterà le proposte di business della
manifestazione in linea con il tema
dell’Esposizione Universale, “Nutrire
il pianeta, energia per la vita”.
Il percorso di avvicinamento che
accompagnerà le aziende con
numerose iniziative mirate:
Osservatori, presenza ai più
importanti appuntamenti
internazionali quali Identità Golose,
percorsi ad hoc per i macro-settori
(Ristorazione Professionale con
Pane-Pasta-Pizza, PasticceriaGelateria con Caffè-Thè, Arredo e
Tavola) e, in particolare,
un’approfondita attività di scouting
sui buyer.
Proprio questa accurata selezione
consente di moltiplicare le
opportunità di matching mirato,
come testimoniano gli stessi
buyer internazionali, che a Host
2013 hanno colto netta
l’impressione di un ambiente
caratterizzato da vivaci scambi di
business.
“Abbiamo incontrato aziende non
solo italiane, ma anche da altri
paesi come Germania, Francia o
Polonia – aggiunge un buyer del
Kazakistan, che faceva parte della
folta delegazione di buyer dalla
Russia e dagli altri paesi russofoni
– Inoltre abbiamo notato tra le
imprese italiane un buon
coordinamento di filiera, che ci
facilita molto il lavoro: ad esempio,
tra torrefattori e produttori di
macchine per caffè”.
http://www.host.fieramilano.it/
Fonte: Ufficio Stampa Fiera Milano
La settima edizione di TriestEspresso Expo
Una fiera consolidata
in una nuova location
Torna dal 23 al 25 ottobre 2014 la
settima edizione del TriestEspresso
Expo. La fiera biennale punto di
riferimento a livello mondiale per
la filiera dell’industria del caffè
espresso fa il suo ritorno in grande
stile trasferendosi nella nuova
location dei magazzini del Porto
Vecchio di Trieste.
A due passi dal mare, i magazzini
saranno a disposizione degli oltre
230 espositori del settore
dell’espresso che nel 2012 hanno
confermato il successo di una
manifestazione che negli ultimi
dodici anni è diventata
l’appuntamento da non perdere
per gli operatori del caffè.
Il percorso di visita passerà per la
rinnovata Stazione Idrodinamica
che ospiterà eventi, competizioni
e workshop, sviluppandosi poi nei
padiglioni situati vicino al mare
accanto ai suggestivi magazzini del
caffè utilizzati ai tempi dell’Impero
austro-ungarico.
Quei magazzini che, anche grazie
all’istituzione del Porto Franco,
fecero diventare Trieste il principale
porto dell’impero Asburgico dando
un impulso decisivo al mercato del
caffè. A fare da contorno i caffè
storici del centro, Piazza Unità, la
città vecchia e i locali affacciati sul
golfo di Trieste.
I numeri della scorsa edizione
hanno confermato il trend positivo
della manifestazione organizzata
da Aries - Camera di Commercio di
Trieste. Nel 2012 i 230 espositori
rappresentanti di un numero ben
più ampio di importanti marchi
commerciali hanno incontrato nei
tre giorni di fiera oltre 10.000
operatori professionali provenienti
da 85 Paesi.
Quale il profilo dei visitatori? Quasi
quattro su dieci sono stranieri, di
questi, due provengono dai nuovi
mercati dell’Europa Centro
Orientale, seguiti a ruota da Europa
Occidentale, Australasia e
Americhe.
Il profilo del visitatore è quello di
un operatore del settore caffè, nel
65% dei casi in cerca di nuovi
prodotti o fornitori e per l’83% dei
21
aprile 2014
casi con un ruolo attivo nelle
decisioni di acquisto.
Gli espositori provenienti nel 2012
da 22 Paesi, sono ben distribuiti
tra produttori di caffè verde in arrivo
dalle più importanti aree di
produzione (la Giamaica è stata la
novità della scorsa edizione),
produttori di caffè tostato, di
macchine da caffè, macchinari,
accessori e servizi.
Nella nuova sede saranno proprio
i produttori di macchinari e grandi
impianti a trovare una nuova
sezione espositiva a loro dedicata.
Fonte: Ufficio stampa Aries - Camera di
Commercio di Trieste
L’universo del caffè
si dà appuntamento a Rimini Fiera
Grande attesa e conto alla rovescia
per l’edizione 2014 di World of
Coffee, in programma quest’anno
a Rimini Fiera dal 10 al 12 giugno
prossimi.
World of Coffee è l’evento premium
in Europa per il caffè di qualità dal chicco alla tazzina - e presenta
i più innovativi prodotti e servizi
attualmente disponibili sul mercato.
L’evento è organizzato dalla
Speciality Coffee Association of
Europe (SCAE), quest’anno in
collaborazione con Rimini Fiera, e,
con oltre 30.000 visitatori
professionali attesi, oltre 200 brand
esposti, 20.000 metri quadrati di
superficie espositiva e 50 nazioni
partecipanti, sta già suscitando
grande attesa tra gli operatori del
settore.
La kermesse riminese di giugno
sarà articolata su tre momenti
principali per venire incontro alle
esigenze di target differenti: una
sezione espositiva, una dedicata
all’alta formazione, un’altra ancora
incentrata sulle competizioni
mondiali.
La parte espositiva metterà in
mostra ogni aspetto della
produzione del caffè. In un unico
grande evento saranno presenti le
nazioni produttrici di caffè, le nuove
tecnologie, le ultime tendenze, i
modelli più attuali di consumo e i
prodotti da tutto il mondo, con aree
dimostrative nelle quali il meglio
del caffè speciality, il dolciario, l’alta
cucina, il gelato e la panetteria
saranno uniti per la prima volta a
Rimini.
La sezione formativa, invece, sarà
costituita da incontri, seminari e
momenti di aggiornamento rivolti
ai principali player del settore.
Didattica, formazione, sviluppo di
capacità e certificazione sono,
infatti, gli obiettivi primari di SCAE.
Lo SCAE Coffee Diploma System
raggruppa tutti i corsi didattici SCAE
in un sistema modulare in cui gli
appassionati di caffè possono
scegliere i corsi in base alle
esigenze professionali e personali.
Ogni anno SCAE porta il suo
prestigioso Coffee Diploma System
al World of Coffee, in modo che gli
operatori possano migliorare le loro
abilità e conoscenze del mondo
coffee o anche ottenere la
certificazione di quello che già
sanno, tramite il Coffee Diploma
System.
La terza sezione sarà dedicata,
invece, alle competizioni mondiali.
Nei tre giorni dell’appuntamento
riminese, infatti, concorrenti da
tutto il mondo si confronteranno
sul palcoscenico internazionale per
i titoli di tre campionati mondiale
del caffè, che comprendono il più
prestigioso World Barista
Championship, oltre al World
Brewers Cup ed al World Coffee
Roasting Championship (per info:
www.worldcoffeeevents.org).
La particolarità ed eccezionalità
della prossima edizione
dell’appuntamento sta proprio nella
concomitanza tra World of Coffee
e World Barista Championship,
meta annuale per baristi che sono
già campioni nazionali e che
provengono da oltre 50 Paesi.
In ogni competizione, con
numerose selezioni preliminari
locali e regionali, i baristi preparano
espressi, cappuccini ed originali
bevande espresso personalizzate
che devono soddisfare gli esigenti
standard di una giuria
internazionale.
http://www.it.worldofcoffeerimini.com
Fonte: Ufficio stampa Rimini Fiera
22
aprile 2014
Formazione
Migliorare gli standard
del caffè tramite la conoscenza
e l’educazione
A Trieste un nuovo ciclo di corsi SCAE
Un nuovo ciclo di corsi di alta
formazione sul caffè è stato
organizzato questo primo trimestre
2014 a Trieste presso la Bazzara
Coffee Academy. Si è trattato delle
certificazioni del Coffee Diploma
System della SCAE, la principale
organizzazione professionale a
livello mondiale di promozione
dell’eccellenza nel caffè di qualità
che raccoglie professionisti di ogni
ambito dell’industria del caffè.
Obiettivo delle lezioni l’ottenimento
del Coffee Diploma System, la
certificazione con cui la SCAE
aspira a migliorare gli standard del
caffè approfondendone la
conoscenza e l’educazione.
“SCAE da sempre promuove la
cultura del caffè di qualità
avvalendosi in particolare di due
strumenti, le gare baristi del circuito
World Coffee Event e le
certificazioni del Coffee Diploma
System”, spiega Andrej Godina,
responsabile della formazione sul
caffè di SCAE Italia.
“La formazione sul caffè di SCAE è
un programma educativo completo
su tutta la filiera del caffè –
prosegue - dal verde alla
preparazione effettuata con
qualsiasi metodo di preparazione”.
Introduzione al caffè, tostatura,
caffè verde, abilità sensoriali,
filtraggio, abilità del barista sono
le diverse discipline su cui è infatti
possibile specializzarsi.
“Il percorso formativo di SCAE
permette al candidato di poter
scegliere tra 6 moduli e 3 livelli di
approfondimento - chiarisce -.
Come responsabile della
formazione sul caffè di SCAE Italia
credo fermamente che in Italia i
moduli del CDS quali il caffè verde
- green, la tostatura - roasting e
l’assaggio - sensory possano essere
strategici dal punto di vista di
aggiornamento professionale a cui
gli operatori possono accedere al
fine di qualificare o riqualificare il
loro personale interno su argomenti
che, a livello internazionale, fanno
la differenza tra un caffè mediocre
e un caffè di qualità.
Da questo punto di vista Trieste
offre un esempio di filiera anche
nella formazione con l’offerta di
tutti i moduli formativi della SCAE
attraverso la formazione dei tre
Authorized Trainers presenti:
Max Fabian, Alberto Polojac e
Martina Godina.”
23
aprile 2014
Facebook
Amministrare
una pagina aziendale:
5 cose da non fare
Essere admin di una pagina facebook è tutt’altro che
un ruolo facile. Non è permesso improvvisare e se si
sbaglia, spesso si paga. Un danno in termini di visibilità
e di reputazione del marchio o dell’azienda che si
gestisce sul social network.
E sappiamo ormai quanto il valore percepito dalla
vasta comunità del web nei confronti di un prodotto
o servizio sia fondamentale per il successo della vostra
attività. Se in questi mesi attraverso questa rubrica vi
abbiamo fornito tanti suggerimenti per gestire al meglio
la vostra pagina facebook aziendale, ora è giunto il
momento di correggere alcuni errori in cui si può
incappare come amministratore.
Soprattutto nel caso in cui vi siete fatti prendere la
mano. Infatti se da una parte l’insuccesso di una
pagina facebook (pochi like, pochi commenti) è
imputabile a una scarsa o nulla gestione della stessa,
dall’altra può essere causato da un’eccessiva, per
non dire ossessiva, “cura” amministrativa.
Come in tutto, va trovata una buona “via di mezzo”
nella gestione di una pagina: costruire, mantenere e
migliorare la presenza del proprio marchio su facebook,
senza mai infastidire la community di utenti, che non
ci penserà due volte a negarvi il suo “like”.
Ecco dunque in questo numero le 5 azioni da evitare
come admin.
1 - Pubblicare troppo. Una regola che sembra
contrastare con una delle buone pratiche del social
network, in cui dimostrare la propria presenza con
aggiornamenti e foto è solitamente molto apprezzata.
Pubblicare con buona frequenza aumenta il
coinvolgimento degli utenti, accresce l’esperienza
sociale che la vostra attività commerciale offre al
pubblico. Però attenzione a non invadere la home
degli utenti con post ogni 5 minuti. Dapprima vi
ignoreranno e poi vi toglieranno il like.
2 - Condividere tutto col proprio profilo. Se tutto ciò
che pubblicate sulla pagina della vostra azienda, poi
lo condividete subito col vostro profilo personale,
perché i vostri amici dovrebbero cliccare “mi piace”
sulla vostra pagina? Non raddoppiate i contenuti che
immettete in rete, piuttosto personalizzate il vostro
status con originalità, invitando gli amici a seguirvi
direttamente sulla pagina che gestite.
E soprattutto non condividete nell’arco di pochi minuti
lo stesso aggiornamento su gruppi e altre pagine e
bacheche. Differenziate il messaggio, sia nel tempo
che nel contenuto.
di Massimo Petronio
3 - Implorare i “mi piace”. Invitare a cliccare mi piace
è il modo per far sapere ai tuoi amici dell’esistenza
della pagina, ricevono la notifica e scelgono se cliccare
mi piace. Una volta inviato l’invito, evitate altri metodi
di convincimento come messaggi privati, messaggi in
bacheca, creazione di eventi ecc.
La vostra verrà vista come un’azione “disperata” alla
ricerca di like. Il vostro obiettivo dev’essere creare
una community che spontaneamente si affeziona ai
contenuti che pubblicate e al vostro marchio.
4 - Discussioni negative. Non c’è niente di peggio
che mostrare un linguaggio non adatto, aggressivo o
offensivo nei confronti di altri utenti.
Evitatele, ricordando che voi sulla vostra pagina
rappresentate un’azienda, un’attività. I post e i
commenti sulle pagine sono pubblici, dunque tutti
possono leggere ciò che scrivete.
Le critiche o i reclami possono capitare, gestiteli con
consapevolezza ed eleganza.
5 - Cliccare mi piace sui propri post. Può sembrare
una banalità, ed è certamente il meno importante tra
i punti analizzati e non a caso lo confiniamo all’ultimo
posto della nostra classifica.
È una pratica tristemente diffusa che vi sconsigliamo
caldamente, perché tutt’altro che professionale e
coerente.
Se l’hai pubblicato, ovvio che ti piace, no?
numero verde
800 905 525
24
aprile 2014
La nuova IRI
Riforma fiscale
All’interno della Delega fiscale
appena approvata dal Parlamento
c’è una disposizione che potrebbe
stravolgere la fisionomia della
tassazione dei redditi d’impresa.
Stiamo parlando dell’Iri, la nuova
Imposta sul reddito imprenditoriale
(non IRES), che dovrebbe vedere
la luce entro i prossimi 12 mesi.
A differenza di altre volte, la novità
lessicale vale anche novità
sostanziale. I decreti legislativi che
il Governo dovrà emanare dovranno
infatti prevedere l’assimilazione
della nuova forma di tassazione
dei redditi d’impresa all’Ires.
Tale assimilazione sarà altresì
estesa alle aliquote da applicarsi,
che dovranno essere anch’esse
proporzionali.
L’aspetto forse più delicato della
nuova imposta riguarderà la
disciplina dei prelevamenti dei
titolari, che dovrebbero risultare
deducibili.
Ebbene sì, potrebbe indurre a porci
qualche interrogativo, ma tra
qualche tempo potremmo, con ogni
probabilità, dedurre dai redditi
d’impresa le somme prelevate
dall’imprenditore e dai soci.
Ovviamente tali importi non
diventeranno completamente
esentasse, in quanto sarà altresì
prevista la tassazione degli stessi
in capo ai soci e agli imprenditori.
Il sistema che si andrebbe a
delineare prevedrebbe, dunque,
una separazione netta tra
tassazione dei redditi d’impresa
(qualunque sia la forma giuridica
dell’attività svolta) e i redditi della
persona fisica/socio.
I redditi dell’impresa sarebbero
inoltre tassati con un’aliquota
proporzionale, e non progressiva,
favorendo quindi una tassazione
complessivamente più bassa.
Come interpretare la ratio di questo
intervento?
In primo luogo è necessario dire
che, con tali riforme, potrebbe
essere garantita una maggiore
equità, in quanto sarebbe possibile
individuare un’unica forma di
tassazione, unica per tutte le
tipologie di attività.
In secondo luogo, tutti gli importi
non prelevati dai soci o
dall’imprenditore non verrebbero
tassati in capo a questi ultimi: è
ovvio come, in tal caso, sia favorita
una maggiore capitalizzazione delle
imprese.
Tale intervento sarebbe quindi da
considerare come una sorta di
“evoluzione” della disciplina ACE
(Aiuto alla Crescita Economica),
introdotta in questi ultimi anni.
Ma il motivo forse più rilevante
riguarda la convergenza delle forme
di tassazione relative ai redditi di
lavoro autonomo e quelle di lavoro
dipendente: in tal modo, infatti, le
somme prelevate dall’imprenditore
per i propri bisogni familiari
verrebbero tassate anche in capo
allo stesso, garantendo così una
tassazione sostanzialmente simile
a quella prevista per il lavoro
dipendente, introducendo così
elementi di equità orizzontale IRPEF
sui diversi tipi di lavoro svolto dalle
persone fisiche (dipendente,
autonomo, imprenditoriale).
È tuttavia previsto che siano altresì
istituiti, per i contribuenti di minori
dimensioni, regimi semplificati, che
prevedano un’unica forma di
imposizione sul reddito (in luogo
delle due previste, una in capo alla
persona fisica, l’altra in capo
all’impresa).
Pertanto, per i contribuenti di
dimensioni minime potrebbero
essere istituiti dei regimi che
prevedano il pagamento forfetario
di un’unica imposta in sostituzione
di quelle dovute, purché con
invarianza dell’importo complessivo
dovuto, prevedendo eventuali
differenziazioni in funzione del
settore economico e del tipo di
attività svolta.
Potrebbero inoltre essere introdotti,
sulla scia di quanto già attualmente
previsto, alcuni meccanismi di
premialità per le nuove attività
produttive.
È inoltre da ricordare come la legge
delega abbia espressamente
previsto delle agevolazioni in favore
dei soggetti che sostengono costi
od oneri per il ricorso a mezzi di
pagamento tracciabili.
In tal senso non possiamo che
ricordare il nuovo obbligo Pos, che
a breve verrà introdotto, e che
porterebbe con sé un sicuro
aggravio di costi in capo a
professionisti e imprese.
I contenuti del presente articolo vanno assunti
come meramente informativi, non utilizzabili
in alcun modo quale consulenza/opera
professionale; ogni interpretazione ivi
contenuta è meramente indicativa e non
assume valore di parere professionale.
Rubrica a cura di:
Dottor Giacomo Mallano
Commercialista
Studio Tributario
Cattelan-Verni-Mallano & Associati
25
aprile 2014
Tassi di mora
È del 10,25% il tasso degli interessi di mora per il primo semestre 2014
Si riduce di un quarto di punto il
tasso di riferimento per
l’applicazione degli interessi legali
moratori da applicare ai ritardati
pagamenti.
In Gazzetta Ufficiale del 3 marzo
2014 viene comunicato che il tasso
per il semestre 1/1/201430/6/2014 è dello 0,25% rispetto
allo 0,50% del semestre precedente.
Allo 0,25 % va aggiunta la
maggiorazione dell’8% come
indicato nella G.U. 267 del
15/11/2012 più ancora 2 punti
percentuali per i prodotti agro
alimentare come da D.L. 1/2012.
Pertanto per il primo semestre del
2014 il tasso per gli interessi di
mora per i prodotti alimentari
(compreso il caffè) è del 10,25%
Come prevede il D. lgs 231 del
2002 il tasso sui ritardati
pagamenti varia ogni semestre.
Per i prodotti agro alimentari come
da D.L. 1/2012 art. 62 vanno
aggiunti ulteriori 2 punti.
Nella sotto indicata scheda sono
riportati tutti i saggi fino ad
oggi applicati.
TASSI DI MORA ex D.Lgs. 231/2002
Dal
01/07/2002
01/01/2003
01/07/2003
01/01/2004
01/07/2004
01/01/2005
01/07/2005
01/01/2006
01/07/2006
01/01/2007
01/07/2007
01/01/2008
01/07/2008
01/01/2009
01/07/2009
01/01/2010
01/07/2010
01/01/2011
01/07/2011
01/01/2012
01/07/2012
01/01/2013
01/07/2013
01/01/2014
Al
31/12/2002
30/06/2003
31/12/2003
30/06/2004
31/12/2004
30/06/2005
31/12/2005
30/06/2006
31/12/2006
30/06/2007
31/12/2007
30/06/2008
31/12/2008
30/06/2009
31/12/2009
30/06/2010
31/12/2010
30/06/2011
31/12/2011
30/06/2012
31/12/2012
30/06/2013
31/12/2013
30/06/2014
Tasso B.C.E.
3,35%
2,85%
2,10%
2,02%
2,01%
2,09%
2,05%
2,25%
2,83%
3,58%
4,07%
4,20%
4,10%
2,50%
1,00%
1,00%
1,00%
1,00%
1,25%
1,00%
1,00%
0,75%
0,50%
0,25%
Maggiorazione (dal 1/1/2013
più 2 punti come da D.L. 1/2012 art.62)
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
7,00%
8,00% + 2% art.62
8,00% + 2% art.62
8,00% + 2% art.62
Totale
10,35%
9,85%
9,10%
9,02%
9,01%
9,09%
9,05%
9,25%
9,83%
10,58%
11,07%
11,20%
11,10%
9,50%
8,00%
8,00%
8,00%
8,00%
8,25%
8,00%
8,00%
10,75%
10,50%
10,25%
26
aprile 2014
ELENCHI CLIENTI E FORNITORI
– Invio telematico delle operazioni
effettuate nel 2013 da parte dei
soggetti mensili.
– Versamento dei contributi
previdenziali per i collaboratori a
progetto, occasionali e associati in
partecipazione corrisposti nel mese
precedente.
IVA DICHIARAZIONE D’INTENTO
(mensile)
– Invio delle comunicazioni d’intento
in relazione alle quali sono state
emesse fatture senza applicazione
dell’IVA registrate per il mese
precedente.
Entro mercoledì
mercoledì 16 aprile 2014
Entro martedì
martedì 22 aprile 2014
RITENUTE
– Versamento ritenute su redditi da
lavoro dipendente e assimilati, lavoro
autonomo, provvigioni nonché su
corrispettivi per contratti d’appalto
nei confronti dei condomini (mese
precedente).
ADDIZIONALI
– Versamento addizionali
regionali/comunali su redditi da
lavoro dipendente del mese
precedente.
IVA
– Liquidazione e versamento (mese
precedente).
CONTRIBUTI INPS MENSILI
– Versamento all’INPS da parte dei
datori di lavoro dei contributi
previdenziali a favore della generalità
dei lavoratori dipendenti, relativi alle
retribuzioni maturate nel mese
precedente.
CONTRIBUTI INPS - GESTIONE EX
ENPALS MENSILI
– Termine per il versamento contributi
previdenziali a favore dei lavoratori
dello spettacolo
GESTIONE SEPARATA INPS
COLLABORATORI
PREVINDAI E PREVINDAPI
– Versamento dei contributi
previdenziali integrativi a favore dei
dirigenti di aziende industriali relativi
alle retribuzioni maturate nel
trimestre precedente.
ELENCHI CLIENTI E FORNITORI (sogg.
trimestrali)
– Invio telematico delle operazioni
effettuate nel 2013 da parte dei
soggetti trimestrali.
aprile 2014
a cura di
Diego Franciosa
Entro
giovedì
giovedì 10 aprile 2014
10 aprile 2014
16 aprile 2014
22 aprile 2014
Entro lunedì
lunedì 28 aprile 2014
28 aprile 2014
ELENCHI INTRASTAT (contr. mensili e
trimestrali)
– Presentazione contribuenti mensili
e trimestrali.
Entro mercoledì
mercoledì 30 aprile 2014
30 aprile 2014
DENUNCIA UNIEMENS
– Denuncia telematica delle
retribuzione e dei contributi (INPS -
INPDAP - Ex ENPALS) del mese
precedente.
MODELLO 730-ASSISTENZA FISCALE
PRESTATA DAL SOSTITUTO
– Lavoratori/pensionati consegnano
al datore di lavoro/ente pensionistico
i Modd. 730 e 730-1.
IVA - RIMBORSO/COMPENSAZIONE
TRIMESTRALE
– Termine per la richiesta di
rimborso/compensazione dell’IVA a
credito del trimestre precedente.
OPERAZIONI CON PAESI BLACK LIST
– Invio della comunicazione relativa
alle operazioni effettuate con paesi
Black List nel mese precedente
(soggetti mensili) e nel trimestre
precedente (soggetti trimestrali).
LIBRO UNICO
– Scadenza delle registrazioni relative
al mese precedente
BENI D’IMPRESA CONCESSI IN
GODIMENTO A SOCI/FAMILIARI
– Comunicazione all’Anagrafe
tributaria dei dati relativi ai beni
concessi in godimento a soci o
familiari nell’anno 2013.
FINANZIAMENTI CONCESSI DA
SOCI/FAMILIARI
– Comunicazione all’Anagrafe
tributaria dei dati relativi ai soci o
familiari che hanno concesso
all’impresa finanziamenti per un
importo complessivo pari o superiore
ad euro 3.600 nell’anno 2013.
ACQUISTI DA SAN MARINO
– Invio telematico della comunicazione
degli acquisti presso operatori di
San Marino, annotati nel mese
precedente.
Le informazioni contenute nello scadenzario sono soggette a clausola di esclusione
di responsabilità per quanto riguarda le informazioni in esso contenute e per i danni
o i problemi legali derivanti dall’ uso delle stesse. Esse vanno assunte come
meramente informative e non costituiscono un parere di tipo professionale o legale.
Le indicazioni riportate potrebbero risultare non aggiornate e/o incomplete.
VITA ASSOCIATIVA Nuovi Soci
Redazione, Segreteria del Gruppo
e del Consorzio
Ai 258 Soci del Gruppo Triveneto Torrefattori Caffè si è aggiunta la Ditta:
tel.: 040 390 044 - fax: 040 938 45 89
www.gttc.it - mail: [email protected]
PEC: [email protected]
dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00
cell. 331 658 5552
ORO CAFFÈ s.r.l.
Via Perugia, 6
33010 TAVAGNACCO (Udine)
alla quale porgiamo un caloroso benvenuto.
QUOTA ASSOCIATIVA
2014
La quota sociale del
GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI DI CAFFÈ
per l’anno 2014 è:
— SOCI ORDINARI
€ 280,00 (soci del triveneto)
— SOCI SOSTENITORI € 140,00 (soci altre Regioni)
che potrà essere versata a favore del:
GRUPPO TRIVENETO
TORREFATTORI DI CAFFÈ
tramite bollettino di C/C postale n. 44519700
oppure con bonifico sul medesimo C/C postale:
Cin L - Abi 07601 - Cab 02200
IBAN: IT 10 L 07601 02200 000044519700
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Notiziario aprile 2014