1 EDITORIALE L’Oratorio ha bisogno di un’anima “I HAVE A DREAM”, HO UN SOGNO, UN GRANDE SOGNO, diceva 50 anni fa M.L.King; abbiamo anche noi un grande sogno che le nostre comunità siano unite, fatte di pietre vive che messe insieme costruiscano un edificio che è la chiesa locale, la comunità parrocchiale. Gesù, il maestro, ha indicato ai suoi discepoli di essere credibili nella grande preghiera al Padre: “ Che tutti i discepoli siano una cosa sola, come tu, Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.” Proviamo a pensare la nostra comunità fondata sul comandamento dell’Amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. È un amore particolare quello sottolineato da Gesù: non si ama per i meriti dell’altro o per la simpatia che l’altro riscuote, ma si è invitati a prendere le mosse da Dio prima che dall’uomo. Prendere Dio come riferimento e non l’uomo è il segreto della solidarietà, della convivenza, dell’accoglienza, è il segreto che porta lontano fino alla condivisione, sull’esempio di Cristo che si dona fino in fondo. Il cristiano è colui che si accosta, cammina insieme, scopre, accoglie, ama. Alcuni valori che sostengono il nostro servizio alla comunità dovrebbero essere: La gratuità = dono La Pace e la Mondialità Le nostre comunità parrocchiali stanno iniziando il nuovo cammino dell’anno pastorale: che cosa ci sta chiedendo il Signore in questi tempi? Forse un impegno più responsabile di una Chiesa di laici che esprimono i vari ministeri di servizio all’interno della comunità cristiana? Una maturazione più consapevole dei laici a servizio di una chiesa più essenziale e aperta alla realtà sociale ed ecclesiale con le loro sfide complesse? Una scelta forte da parte di tanti della consapevolezza di essere discepoli umili del Signore che si sentono chiamati a lavorare e spendersi nella sua Vigna che è il Regno di Dio? Siamo consapevoli che i tempi di oggi chiedono delle risposte, soprattutto educative, che non possiamo continuamente rimandare. Un Progetto Educativo dell’Oratorio è un’esigenza essenziale e, in linea con la nostra Diocesi, siamo chiamati a riscriverne le linee guida. L’Oratorio come luogo di formazione, di educazione, di aggregazione deve rispondere ai nostri tempi. L’Oratorio di Monterotondo in costruzione e l’Oratorio di Passirano che sarà unico hanno bisogno di un’anima: non la si troverà senza fare lo sforzo di capire e comprendere che questo luogo non è un’agenzia che offre servizi… ma di SERVIZIO. Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato La solidarietà = farsi carico dell’altro (buon Samaritano) L’accoglienza e la condivisione (fare spazio all’altro accoglierlo interamente) La carità (creare un legame con le persone) La giustizia La libertà Chiediamo disponibilità e responsabilità nel capire e comprendere anche tutto ciò che sta accadendo in prospettiva del futuro e non solo guardando all’immediato o a nostalgie del passato che contribuiscono solo ad isolarci. Buona strada a tutti! Don Gigi 2 DON ANGELO BONARDI Don Angelo Bonardi ringrazia Il vescovo prima di iniziare il corso di esercizi in preparazione all’ordinazione ci ha invitato a rileggere la nostra vita come un romanzo… e così ho fatto… e mi sono accorto di quanti ringraziamenti devo fare oggi… Ti lodo e ti ringrazio Signore Dio onnipotente perché mi hai chiamato tra il numero dei tuoi servi, a un così grande compito, mi hai scelto non per i miei meriti, ma cosi come sono, la tua Grazia ha superato i miei limiti. Mi hai preso per mano e io mi sono lasciato guidare e tu mi hai condotto fino a qui, anche grazie all’aiuto di molti che hai messo sulla mia strada: Grazie Mamma e Papà per il dono della vita, della fede e dell’amore. Grazie Mamma Giuliana perché in tutti questi anni mi sei sempre stata vicina anche quando ero inavvicinabile, grazie perché mi hai trasmesso la voglia di fare sempre senza chiedere nulla in cambio, nemmeno un semplice grazie! Grazie per le centinaia di torte che hai preparato da portare in Seminario! Grazie Papà Giuseppe perché sei sempre stato pronto a correre quando chiamavo per qualche aiuto, per il tuo esempio di uomo semplice, giusto e angelo custode attento ai bisogni di tutti, sacrificando sempre del tuo tempo. Grazie a tutti e due perché con il vostro esempio sono diventato un vero cristiano! Scusate se sono sempre stato asciutto di parole con voi … ma tanto voi sapete leggermi in volto anche quello che non dico! E perdonate se non vi ho mai detto che vi voglio un mondo di bene!!! Grazie Daniele e Anna, del vostro sostegno, grazie per il dono che siete per tutti noi … il Signore benedica il vostro matrimonio con il dono della vita. Scusa Daniele se sono stato un fratello attento più agli altri che a te! Ah… vi dico già subito che oggi non sarò breve!!! Grazie a tutti voi zii, quante volte mi aspettavate a trovarvi, ma io sono sempre passato di rado, del resto mi vedono poco anche a casa!!! Grazie cugini e cugine, voi con le vostre belle famiglie, grazie, so che avete sempre fatto il tifo per me. Grazie anche a coloro che sono già in Paradiso, zii, cugini e soprattutto i cari nonni, oggi anche tutti loro festeggiano con noi, in particolare la cara nonna Rosi, che oggi avrebbe compiuto 103 anni: mi è sempre stata vicina, ancor di più dal paradiso in questi anni di cammino verso il sacerdozio! Da lei tutti noi abbiamo imparato molto! Grazie Comunità di Passirano che mi hai generato alla fede e oggi sei vestita a festa per accogliere questo tuo figlio che torna come sacerdote, vestita a festa non solo nelle vie ma anche nei cuori, dopo tutto il cammino di preparazione che è stato fatto, grazie a quanti si sono impegnati. Grazie Comunità con i tuoi catechisti, con le tue suore, che dopo tanti anni di onorato servizio, lasceranno la guida del nostro asilo e del nostro oratorio; con tutte le tue speciali vocazioni: religiose, religiosi e sacerdoti, in particolare la cara zia sr. Rosangela che ha fatto tanta strada per tornare a far festa con noi oggi. Non possiamo non ricordare i due sacerdoti recentemente scomparsi: don Giuseppe Bettoni e don Luigi Bracchi. con i tuoi parroci: Grazie mons. Angelo: lei è il parroco del Battesimo, come ha ricordato su Voce, ma anche della prima confessione. Grazie don Giuseppe: lei è il parroco della prima Comunione, della Cresima, dell’ingresso in Seminario, grazie per le belle parole di oggi, e del suo esempio che ci ha dato in tanti anni trascorsi tra noi. Grazie don Luigi o meglio Gigi, come tu preferisci: sei il parroco dell’ordinazione diaconale e presbiterale, grazie per la tua ventata di missionarietà e del tuo entusiasmo, grazie perché hai mosso le acque per questa festa… grazie! Grazie don Raimondo: grazie per l’esempio di sacerdote che non fa rumore, ma fa tanto bene con la sua saggezza e amicizia. Grazie Bruno: in questi anni di servizio alla nostra comunità sei stato una spalla sicura per molti: per il traballante don Giuseppe, per noi giovani, per gli adolescenti, per l’inserimento di don Gigi e don Raimondo e soprattutto per me come un fratello maggiore per la scoperta della mia vocazione! Grazie alle comunità che mi hanno accolto in questi anni di formazione: Flero, con don Valerio e don Mario, che ha accompagnato i miei primi passi del cammino in 3 teologia: ricordo ancora la frase che mi avete scritto quando mi avete salutato: ogni cammino comincia con i primi passi, grazie per averli condivisi con noi! Grazie a voi per avermi accolto!!! Cogno con don Pietro, grazie perché in seconda teologia mi aveva già nominato suo curato! Grazie a tutti che mi avete sopportato per 2 anni, soffrendo un po’ per il mio difetto nel canto, consolatevi, perché è uno dei miei difetti minori!!! Grazie! Grazie alla cara Lucia che ha mobilitato mezza Valcamonica per fornire i fiori per addobbare casa mia!!! Caionvico con don Alessandro che mi ha accolto come primo chierico della storia… facendomi sentire il benvenuto fin da subito. Serle con don Italo e don Roberto, grazie serlesi, siete stati le cavie delle mie prediche!!! Questo anno diaconale è volato… ma ci vedremo ancora per il Grest!!! Grazie a tutti voi che in queste comunità avete aperto la vostra casa e il vostro cuore, non solo per sfamarmi, ma anche per accogliermi come figlio, fratello, amico, facendomi sentire a casa e alleviato la distanza da casa! Grazie! Grazie voi amici di sempre, che seduti a un tavolino del Centro Giovanile o indaffarati a montare un qualsiasi aggeggio per la festa, magari con un bicchiere di spuma o acqua e menta, mi siete sempre stati vicini sopportando anche tutti i miei malumori! Grazie! Grazie a tutti voi con cui ho condiviso esperienze di diverso tipo, dalla vacanza al mare, alla Pasqua a Lourdes, dai Grest e campi scuola, fino al cammino per Santiago. Grazie a tutti! Grazie ai compagni di cammino, soprattutto a voi seminaristi, in particolare i miei compagni. In questi anni abbiamo condiviso molto e insieme siamo cresciuti! E ora nelle nostre comunità stiamo celebrando per la prima volta l’Eucaristia! Grazie a voi che siete presenti: Luca, Daniel, Nicola, Giorgio, Matteo, e Federico mio prezioso cerimoniere!!! Grazie al Seminario e ai suoi educatori! Grazie a tutti coloro che ho incontrato in questi anni di cammino: dagli amici di Castrezzato a sr. Aurelia e le sue ragazze, dai compagni di scuola del serale, ai ragazzi e educatori dell’oratorio di san Giovanni… tutti hanno offerto qualcosa per arricchire la mia vita!!! Grazie a tutti i benefattori di questi anni, grazie perché siete stati la mano della Provvidenza che mi ha sostenuto in diverso modo!!! Grazie agli Alpini che hanno ricompensato largamente e generosamente l’aiuto che ho dato alla festa! Grazie a tutti coloro che hanno scritto articoli per i vari bollettini e notiziari … sarà poi tutto vero quello che avete detto sul mio conto?!? Mi avete fatto commuovere!!! Grazie a voi che avete donato quanto necessario per celebrare questa prima Messa, siete stati fin troppo generosi!!! Grazie a tutti voi amici del Centro Giovanile che vi siete dati da fare per preparare tutto quello che serve per la festa! A chi lavora e sta lavorando in cucina; come non ricordare l’amico Guido, il piccolo grande uomo, quanto desiderava prepararmi lui il pranzo di questo giorno, ora ci sono i suoi allievi ai fornelli... lui gioirà orgoglioso!!! Grazie a chi ha lavorato di schiena e di mente per organizzare il tutto! Grazie alla Schola Cantorum, ai cantori e ai musicisti: anche oggi avete fatto del vostro meglio per aiutarci a pregare e per supplire alle mie mancanze “canore”. Grazie!!! Grazie a Giuseppe, l’instancabile sagrestano, e all’esercito di uomini e donne che dai fiori sul sagrato, alle parature, dalle pulizie, alle tovaglie e i fiori in chiesa e tutto il resto, come sempre e più del solito avete vestito a festa la nostra bella Parrocchiale, tanto che pare una Basilica patriarcale!!! Grazie ai nostri ministranti e chierichetti, della vecchia e nuova guardia: che gioia vedervi sull’altare a servire il Signore, amate sempre la liturgia che è uno dei modi per stare più vicini a Dio! Grazie a tutti i sacerdoti che oggi sono qui a concelebrare con noi con ognuno c’è un legame di amicizia e di stima! Grazie al Sindaco per le belle parole che mi ha rivolto! Grazie alla Banda musicale “Filarmonica don Tranquillo Pietta”, per aver solennizzato il corteo. Mi scuso se ho dimenticato qualcuno, ma in un momento di emozione così grande e forte, penso sia comprensibile! Grazie a tutti di cuore! Sia lodato Gesù Cristo! 4 ad multos annos N el Vangelo di Luca Gesù racconta la parabola del samaritano, un uomo sconosciuto e senza nome che scende dalla sua cavalcatura per abbracciare e per curare un uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada. Il samaritano può soccorrere questo uomo solo abbandonando la sua cavalcatura, restando con lui nella polvere, toccandolo, curandolo con l’asprezza del vino che brucia le ferite e la dolcezza dell’olio che rigenera e rinfresca. La Chiesa, madre tenera ed attenta, può e deve oggi scendere nella polvere dove uomini feriti chiedono un balsamo di guarigione per le loro piaghe. E’ proprio questo volto delicato e incoraggiante che l’uomo di oggi aspetta di incontrare, perché è lo stesso volto di Cristo. Ed è questo volto che vorrei augurare a don Angelo in questa giornata. Mi sento davvero onorato di rivolgere un pensiero in questa circostanza così solenne per te, don Angelo, e per la nostra comunità. Molti motivi mi legano a te, ma il più caro ci riporta indietro nel tempo, di ben 25 anni. Era l’8 maggio del 1988 e tu, per la prima volta, ricevevi l’Eucaristia. Io, giunto da pochi mesi a Passirano, presiedevo quella cerimonia. Ora sei tu a presiedere l’Eucaristia. Rendiamo grazie al Signore! Permettimi di riandare con il pensiero e con il ricordo ad un momento particolare della tua Ordinazione sacerdotale. Non è certo il momento più solenne e più importante, ma è suggestivo e commovente. Ti rivedo prostrato sul pavimento della cattedrale, mentre tutta la Chiesa invoca l’aiuto della Madonna e dei Santi con il canto delle Litanie. Il Beato Giovanni Paolo II ricordava con commozione questo momento della sua ordinazione e sentiva il profumo del pavimento. E nello stesso tempo si immedesimava con le piastrelle di quel pavimento su cui i fedeli possono camminare. Tu, sacerdote, sei preso dal mondo, vivi nel mondo, sei al servizio del mondo, ma non appartieni al mondo. Sei figlio degli uomini, ma hai l’immenso potere di rendere gli uomini figli di Dio. Sei povero, ma puoi ricolmare ogni uomo delle ricchezze più preziose: quelle di Dio. Sei debole, ma puoi rendere forti i deboli offrendo loro come cibo il Pane della vita. Sei luce, anche quando ti trovi nelle tenebre. Sei sale, e tale resti anche se talvolta puoi essere insipido. Porti la fede, anche se attanagliato da dubbi. Devi sostenere, ma hai bisogno anche tu di sostegno. Doni il perdono, che è quello di Gesù. Consacri l’amore, ma sei al di sopra di quell’amore perché il tuo cuore è di Dio e di tutti i fratelli e non di una creatura soltanto. Anche il tuo messaggio è quello di Gesù: un messaggio di verità, di gioia, di pace e di amore. Sei considerato retrogrado, ma sei sempre proteso verso il vero progresso. Sei fratello di tutti, senza legarti particolarmente Tu, sacerdote, sei preso dal mondo, vivi nel mondo, sei al servizio del mondo, ma non appartieni al mondo 5 a nessuno. Quando celebri, sei più in alto degli altri, non solo perché l’altare è collocato più in alto, ma perché tu tocchi il cielo. Quando confessi, sei chiuso nel buio di un confessionale per donare luce e pace ai cuori. Sei dotato di poteri eccezionali, che neppure la Madonna e gli Angeli sono in grado di esercitare. Devi vivere a servizio degli altri, fino a dimenticare e sacrificare te stesso e sempre devi indicare la meta del cielo. Non hai una famiglia propria, ma appartieni a tutte le famiglie. Accompagni tutti gli uomini dalla nascita alla morte e condividi tutti i momenti della vita, sia quelli tristi come quelli lieti. Sei un povero contenitore in cui il Signore racchiude l’immensità dei suoi poteri e la preziosità dei suoi doni, destinati agli uomini. Sei un nulla abitato dal Tutto, una povera creatura umana abitata dalla Divinità, il mezzo ordinario prescelto dal Signore perché l’Eterno faccia irruzione nel tempo. Sei un ponte sull’abisso, che unisce la terra al cielo. E, visto che è nella natura di ogni ponte congiungere due sponde lontane; che ponte sarebbe un sacerdote se si immergesse totalmente in Dio fino a dimenticare gli uomini, o se annegasse nella vita degli uomini fino a trascurare di ancorarsi in Dio? Il sacerdote è… è… Potrei continuare… Non basta una vita, e penso alla mia esperienza personale, per capire fino in fondo il mistero che è racchiuso nel sacerdozio. Bene ha detto S. Giovanni Maria Vianney (il curato d’Ars) quando ha affermato: “il prete comprenderà bene se stesso solo in Cielo. Se si capisse sulla terra, morirebbe, non di spavento, ma di gioia”. Sabato 25 maggio scorso è stato beatificato don Pino Puglisi, sacerdote palermitano ucciso dalla mafia. Di lui è stato detto: “Era un sacerdote a tempo pieno. Il suo orologio non aveva lancette”. E’ l’augurio che faccio a te, don Angelo, perché possa essere sacerdote secondo il cuore di Dio. Augurio che vorrei riassumere con quella frase che tanti anni fa ho posto sull’immagine-ricordo della mia Ordinazione: “Sacerdote per portare Dio agli uomini e per portare gli uomini a Dio”. Mi congratulo con te, che hai accolto l’invito del Signore a lavorare nella sua vigna. Grazie alla tua famiglia che con amore e sacrificio ti ha seguito in questi anni della tua formazione. E alla comunità di Passirano l’invito a ricordare e a pregare per i suoi sacerdoti. Sacerdote per portare Dio agli uomini e per portare gli uomini a Dio A te l’augurio: “ad multos annos”. Don Giuseppe 6 Andate, senza paura, per servire! La XXVIII Giornata mondiale della gioventù si è tenuta dal 23 al 28 luglio 2013 a Rio de Janeiro, in Brasile. Durante la Santa Messa celebrata sul lungo mare di Copacabana domenica 28 luglio, Papa Francesco ha consegnato un vero e proprio mandato ai giovani, che può essere riassunto da questo motto: “Andate, senza paura, per servire!”. Riportiamo di seguito alcuni stralci dell’omelia del sommo pontefice, che possono essere utili per capire il significato profondo di questo messaggio. 1 .Andate. In questi giorni, qui a Rio, avete potuto fare la bella esperienza di incontrare Gesù e di incontrarlo assieme, avete sentito la gioia della fede. Ma l'esperienza di questo incontro non può rimanere rinchiusa nella vostra vita o nel piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della vostra comunità. Sarebbe come togliere l'ossigeno a una fiamma che arde. La fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perché tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia (cfr Rm 10,9). Attenzione, però! Gesù non ha detto: se volete, se avete tempo, andate, ma ha detto: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Condividere l’esperienza della fede, testimoniare la fede, annunciare il Vangelo è il mandato che il Signore affida a tutta la Chiesa, anche a te; è un comando, che, però, non nasce dalla volontà di dominio, dalla volontà di potere, ma dalla forza dell’amore. Dove ci invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti: ci invia a tutti. Il Vangelo è per tutti e non per alcuni. Non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. È per tutti. Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore. 7 2 Senza paura. Quando andiamo ad annunciare Cristo, è Lui stesso che ci precede e ci guida. Nell’inviare i suoi discepoli in missione, ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20). E questo è vero anche per noi! Gesù non lascia mai solo nessuno! Ci accompagna sempre. Gesù poi non ha detto: “Va’” , ma “Andate”: siamo inviati insieme. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli perché vivessero isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità. 3 L’ultima parola: per servire. All’inizio del Salmo che abbiamo proclamato ci sono queste parole: «Cantate al Signore un canto nuovo» (Sal 95,1). Qual è questo canto nuovo? Non sono parole, non è una melodia, ma è il canto della vostra vita, è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri, la vita di Gesù è una vita per gli altri. È una vita di servizio. San Paolo, nella Lettura che abbiamo ascoltato poco fa, diceva: «Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero» (1 Cor 9,19). Per annunciare Gesù, Paolo si è fatto “servo di tutti”. Evangelizzare è testimoniare in prima persona l'amore di Dio, è superare i nostri egoismi, è servire chinandoci a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù Tre parole: Andate, senza paura, per servire. Seguendo queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia. [...] Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell'egoismo, dell'intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! 8 LA QUARTA LETTERA PASTORALE DEL VESCOVO MONS. LUCIANO MONARI Per ogni cristiano la missione è una scelta di vita Il Vescovo mons. Luciano Monari ha pubblicato il 15 agosto, e diffuso all’inizio di settembre, la sua quarta lettera pastorale alla diocesi. Ricordiamo le tre precedenti: la prima, 20082009, era dedicata al tema “La Parola di Dio nella vita della comunità cristiana”; la seconda, 2009-2010, a “L’Eucaristia nella vita della comunità cristiana”; la terza, 2010-2011, “Tutti siano una cosa sola”, che aveva come tema la Chiesa. Dopo un intervallo di due anni, nel corso dei quali si è preparato e celebrato, nel dicembre scorso, il Sinodo diocesano, il Vescovo ha ripreso il dialogo pastorale con una lettera intitolata “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”, imperniata sul tema della missione. Nel prologo mons. Monari sottolinea che il titolo ripete quello che Gesù ha detto ai discepoli dopo la risurrezione (Gv 20, 2). “Si tratta di una frase brevissima - scrive - ma il suo messaggio è immensamente ricco”. E scandisce tre verità: Gesù è stato ‘mandato’ dal Padre; Gesù manda i discepoli; la missione è una sola, che si trasmette nella continuità dal Padre al Figlio e dal Figlio ai discepoli. Il Vescovo sviluppa le sue riflessioni in tre capitoli: il primo, “Gesù è mandato dal Padre”; il secondo, “La Chiesa è mandata da Gesù”; il terzo, “La missione della Chiesa bresciana”. Il legame profondo che unisce tutta la lettera è riassunto così dal Vescovo: “Dio (…) ha mandato il suo Figlio per rivelare e donare al mondo il suo amore. (…) Gesù ha adempiuto la sua missione con la parola e con le opere, annunciando e donando l’amore paterno di Dio”. La missione di Gesù ora continua “attraverso i discepoli che egli manda nel mondo trasformati dalla sua parola e dal suo Spirito”. I discepoli devono annunciare l’amore di Dio attraverso Gesù, ma “le parole ricevono credibilità e forza dalla manifestazione del cambiamento che esse hanno operato e continuano a operare nel mondo. Questo cambiamento si può riassumere nell’appartenenza alla comunità ‘cristiana’, nell’amore fraterno e nell’unità; attraverso questo stile di vita, viene immesso nei rapporti umani l’amore che unisce il Padre e il Figlio nello Spirito Santo” (pag. 37, 38). Il Vescovo richiama un altro ammonimento di Gesù che dà una dimensione profonda alla missione: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 9 DAL CAMPO ESTIVO DI SAVIORE Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35) (pag. 25). Nel terzo capitolo mons. Monari delinea il cammino pastorale della Chiesa bresciana, a partire dal richiamo della sua lunga storia che illustra una presenza significativa della sensibilità missionaria, attraverso un impegno costante e multiforme di solidarietà con le Chiese di tutto il mondo. Il Vescovo si sofferma poi su alcune manifestazioni particolari della missione nella vita delle comunità locali come le missioni al popolo, gli itinerari di tipo catecumenale, la testimonianza quotidiana di molti cristiani. Più volte richiama il ruolo e la missione delle unità pastorali, erette ed erigende. La conclusione è imperniata sull’icona di Maria che incontra la cugina Elisabetta: entrambe vengono illuminate dallo Spirito nella ‘gioia messianica’ che anima i due pargoli che portano in grembo. Guardare a Maria, scrive il Vescovo, significa “imparare la legge autentica della missione: eviteremo così il rischio di un attivismo inquieto e troveremo la via autentica dell’Incarnazione” (pag. 39). Renato Longhi Ciao ragazzi, siamo Anna e Bea, vostre animatrici del campus estivo 2013. In occasione della ripresa della scuola e degli studi pensavamo fosse carino ricordare i bei momenti trascorsi insieme a Saviore dell’Adamello. Con l’aiuto de “Il Piccolo Principe” abbiamo cercato di trasmettervi alcuni importanti valori come l’amicizia, la fiducia e l’amore. Il percorso fatto durante l’intera settimana è stato gratificante tanto per voi quanto per noi; attraverso l’impegno durante le attività proposte, come i giochi, i laboratori, le passeggiate e anche i turni di pulizia, ci avete mostrato la vostra disponibilità a collaborare e mettervi a servizio del prossimo. Cogliamo l’occasione per ringraziare voi, ma anche tutti coloro che hanno reso questa vacanza perfetta; in primis i cuochi Cinsì e Battista e le cuoche Veronica ed Emiliana che in più di un’occasione si sono dovute improvvisare infermiere. Grazie anche agli altri animatori Giuseppe e Simone che ci hanno aiutato nell’organizzazione delle attività. Un ultimo ringraziamento va a Don Gigi, che ha permesso anche quest’anno la riuscita di un bellissimo campus estivo. Auguriamo a tutti un buon anno scolastico, alla prossima! Anna e Beatrice 10 Violenza e morte tra le mura di casa Negli ultimi mesi la cronaca nera quotidiana è dominata da delitti e violenze che si consumano nell’ambito dei rapporti familiari e/o di coppia. Fino a qualche anno fa si catalogavano questi delitti nella categoria della follia individuale. Oggi non si può sfuggire all’idea che la follia abbia assunto dimensioni collettive. Il che implica un esame che sappia guardare oltre la singolarità degli episodi per riconoscere i segni di una patologia sociale, oltretutto contagiosa. Colpisce anche il fatto che secondo il rapporto citato nel riquadro, “nel 40,5% dei casi le coppie in cui si è verificato un delitto non presentavano criticità palesi”. Non a caso i commenti dei vicini, che si ascoltano o si leggono dopo le tragedie, esprimono quasi sempre lo stupore di chi è stato colpito dall’imprevisto. Ora, se è scontata la difficoltà di conoscere a fondo le dinamiche delle vite familiari confinanti, è innegabile che nella società contemporanea, crescono a vista d’occhio i muri che separano gli uni dagli altri. Anche all’interno dei confini domestici. Si vive gomito a gomito senza conoscersi. Circondati da volti anonimi. La società liquida e inafferrabile moltiplica le occasioni di incontro, ma si tratta per lo più di sorrisi e saluti di plastica (quando ci sono) con qualche domanda banale che aspetta solo risposte banali. Videocitofoni, porte e finestre più sbarrate che chiuse, cani da guardia (c’è qualcuno che mette il cartello ‘ attenti al cane ’ anche se il cane non ce l’ha), sono il segno evidente di una cultura che una volta si leggeva sulle bavaglie dei bambini: “Guardatemi, ma non toccatemi”. Nelle case manca l’aria. E senza aria si forma la muffa. E crescono le incomprensioni, gli avvitamenti su se stessi e sulle proprie, non riconosciute, miserie. Non per altro papa Francesco ha detto più volte che bisogna aprire le finestre (incominciando da quelle della Chiesa). In queste condizioni anche le piccole difficoltà possono trasformarsi in montagne insormontabili. In ogni modo il termine femminicidio è riduttivo e può generare qualche ambiguità. Non è in discussione il fatto accertato che la stragrande maggioranza delle vittime sono donne. Tuttavia non bisogna dimenticare i figli, uccisi anche fisicamente, ma ancor di più moralmente; e nemmeno i maschi che si suicidano. Il fenomeno va oltre il maschilismo. A mio avviso la patologia che la cronaca denuncia è alimentata da una cultura (o da una non-cultura) che chiama in causa anche le donne. Naturalmente non nel senso, sempre maschilista, del “se le vanno a cercare”, sulla scia della Eva ingannatrice. Il problema si pone su un altro livello ed è quello che riguarda la rivoluzione culturale che è maturata negli ultimi decenni e che non poteva non coinvolgere la famiglia, le coppie, la coscienza del genere, le relazioni interpersonali di ogni tipo. Si parla spesso di una profonda crisi antropologica. In questa prospettiva ho trovato molto stimolante una pubblicazione recente di una sociologa ebrea, Eva Illouz (“Perché l’amore fa soffrire”, ed. il Mulino), in cui racconta, descrive, analizza i temi dell’amore, della sessualità, del rapporto di coppia, del matrimonio e indica i nodi di un processo di cambiamento che ha lasciato alle spalle principi tradizionali, senza avere sinora individuato nuovi punti di riferimento comuni, per l’oggi e per il domani. È naturalmente impossibile dare conto qui in misura esaustiva del testo. Mi limito ad alcuni accenni su alcuni aspetti fondamentali. Il punto di partenza può essere individuato nella mitizzazione della autorealizzazione, dell’autonomia e della libertà personali. Oggi realizzarsi significa “non legarsi ad alcuna identità fissa e soprattutto non impegnarsi in un progetto unico del sé” (pag. 156). 11 Da una società liquida a un sé precario che Dopo la rivoluzione culturale degli anni 60 e le spinge a lasciarsi alle spalle qualsiasi scelta che varie ondate del femminismo, la sessualità è non corrisponda alle proprie aspettative, in tutte stata rivisitata in termini politici, inserendola le direzioni (mogli, mariti e figli compresi). Il nell’ambito dei diritti di autonomia e parità. motto è: tutto va bene finché funziona per me. Parallelamente è però cresciuta “la mercificaOltre c’è solo la rottura. Ed ecco la crescita zione della sfera sessuale e la sua profonda esponenziale di separazioni e divorzi. E su un trasformazione nel sistema capitalistico”, che altro versante, le convivenze a tempo. Incombe “hanno reso la sessualità un’esperienza sempre l’incubo dell’impegno. Soprattutto tra i maschi. più lontana dalla riproduzione, dal matrimonio, Una condizione che genera ansie e incertezze dai legami di lunga durata e persino dall’emotinelle relazioni interpersonali e riduce la sponta- vità” (pag. 79). “La sessualità come la cononeità che ha caratterizzato le identità solide e sciamo da trent’anni a questa parte, separata da le regole ritualizzate. un comportamento etico, è diventata un’arena L’uso e l’abuso della parola amore fanno emer- di penoso scontro, che ha lasciato molti uomini, gere una serie di pregiudizi e di luoghi comuni e soprattutto molte donne, amareggiati ed esaudavvero impressionante. Molte sti” (pag. 296). Di fatto predoviolenze (non solo fisiche, ma mina una ignoranza radicata anche morali, spesso più dolosulla sessualità. Nonostante i rose e più subdole di quelle diffusi sbracamenti, il sesso è fisiche) sono “spiegate” come rimasto un tabù. È praticato a l’unica istinti incontrollati d’amore. livello ginnico in quantità Come è possibile? Il confine industriali, ma il senso di una dimensione fra l’amore e la violenza è sessualità che coinvolga nel forse il confine più sottile da profondo il corpo e lo spirito vera immaginare perché attinge alle fa fatica a prendere quota perdell’amore ragioni più profonde della vita ché nessuno ne parla. e del rapporto con gli altri. Sessualità, amore, matrimoè legata Non si parla spesso di odionio, famiglia. Chi educa su amore? È l’abisso che chiama questi valori le giovani geneall’amare e non l’abisso. razioni? Chi ha educato le geMa non esiste un amore, che nerazioni mature o quelle all’essere amati sia veramente tale, possessivo. adulte? Il dramma della nostra L’amore è solo oblativo, cioè società è che la cultura (e un dono. È facile accomunare quindi le convinzioni personala parola amore con l’idea di li sulla vita e sui valori che la essere amati. In realtà l’unica guidano) è determinata da un dimensione vera dell’amore è legata all’amare miscuglio di idee, messaggi, testimonianze cui e non all’essere amati. Ancora: l’amore non manca una qualsiasi coerenza e continuità. Si può essere una questione di coppia o di fami- naviga a vista, sull’onda della moda del giorglia. È uno stile di vita. Infine, e questa è la no, senza sapere dove e come si va, vittime del cosa più difficile da digerire, nell’amore gli qui e ora senza fine. Un vecchio detto ammonialtri non c’entrano. Etty Hillesum ha scritto alla sce che “non c’è vento favorevole per il marisua amica Maria, dopo mesi passati in un cam- naio che non sa a che porto vuole approdare”. È po di concentramento in Olanda e poco prima una condizione che chiama fortemente in causa di salire, con i genitori e con un fratello, sul le comunità cristiane che fanno fatica ad andare treno verso i forni crematori di Auschwitz: “Ho oltre la proclamazione dei principi per testimodovuto ripetutamente constatare in me stessa niare il vangelo della vita bella, dell’amoreche non esiste alcun nesso causale fra il verità che illumina e dà senso all’esistenza. comportamento delle persone e l’amore che si prova per loro. Questo amore del prossimo è come un ardore elementare che alimenta la vita. Angelo Onger Il prossimo in sé ha ben poco a che farci”. La Illouz dedica molto spazio alla sessualità. 12 Diminuiscono i delitti della criminalità, aumentano quelli in famiglia I dati statistici dicono che, mentre diminuiscono gli omicidi commessi dalla criminalità organizzata (1901 nel 1991, 526 nel 2011), aumentano quelli commessi in famiglia, in particolare tra le coppie. Il rapporto Eures-Ansa (“Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio, 2012”. I dati principali sono reperibili in rete) ha rilevato che tra il 2000 e il 2011 sono stati commessi 2061 delitti mortali contro le donne; questi delitti nel 2011 hanno toccato il 30,9% degli omicidi totali, mentre nel 1991 rappresentavano l’11%. Negli ultimi tre anni in media sono state uccise 172 donne; nel primo semestre del 2013 le vittime sono state 66. Il 70,8% delle uccisioni di donne del decennio considerato dal rapporto, è maturato all’inter- no nell’ambiente familiare o di relazioni sentimentali (gli autori sono partner, ex-partner o amanti). Gli assassini italiani sono l’84%. Una quota rilevante (11%) di vittime donne è opera della criminalità comune. C’è poi da ricordare la serie infinita di violenze che spesso precedono i delitti e che comunque hanno un impatto devastante sulla vita di molte donne. Nella conferenza stampa di ferragosto 2013, il ministro dell’Interno Alfano ha segnalato che dall’entrata in vigore della legge sullo stalking (dal verbo stalk che significa inseguire) sono state 38.142 le denunce presentate, di cui 9.116 dal primo agosto del 2012 al 31 luglio del 2013; a denunciare nel 77% dei casi sono le donne. 13 Casa Accoglienza Mi chiamo Carla e dall’agosto 2004 lavoro in Casa Accoglienza, e quando don Gigi mi ha chiesto di scrivere un articolo sulla Casa Accoglienza, anche se non sono molto abile nello scrivere, ho deciso di rispondere a questa richiesta. La Casa Accoglienza nasce nel 1993, su progetto delle suore delle Poverelle, seguite poi da educatori e volontari in una struttura (in comodato d’uso) lasciata in eredità alla Caritas diocesana dal compianto professor Mario Bendiscioli, grande storico e intellettuale di punta dell’editrice Morcelliana. In questi venti anni sono passate alcune centinaia di persone tra tossicodipendenti, detenuti ammessi ai benefici, extracomunitari, malati, alcolisti, dipendenti dal gioco e persone con lievi deficit mentali. Si tratta di maschi dai 20 ai 70 anni giunti in condizioni di grave disagio per seguire un programma di graduale reinserimento nella vita sociale. Alcune di queste persone si sono riscattate ed ora conducono una vita serena, altri non ce l’hanno fatta a lasciare il vecchio stile di vita e tuttora si trovano in difficoltà. Altri ancora sono passati a miglior vita, ma sono certa che tutti, anche se per poco, hanno sperimentato un clima di vita familiare, dato soprattutto dalla costante presenza delle suore. Il carisma delle suore delle Poverelle è di acco- gliere i più poveri tra i poveri, quelli che in altri servizi non trovano collocazione, e per questo la Casa Accoglienza non è solo una struttura socio assistenziale, ma per molte persone nel tempo è diventata un vero punto di riferimento anche dopo il percorso, una casa per chi non ce l’ha. Inoltre penso che con la festa della solidarietà la Casa Accoglienza con i suoi volontari abbia contribuito a far passare alcuni importanti momenti di riflessione, sia invitando personaggi importanti sia sollecitando le realtà locali. Forse queste cose molti passiranesi le conoscono, ma non tutti sanno che nei prossimi mesi la Casa Accoglienza chiude il cancello di via Verdi per spostarsi a Brescia in una struttura di proprietà delle suore stesse, rimasta libera dopo che le suore anziane che ci abitavano sono state trasferite in altre case di riposo. Due sono i miei auguri: che il progetto della Casa Accoglienza cambi struttura, ma non cambi negli intenti, cioè nell’accogliere chi fa più fatica e non trova risposta in altri servizi, e che la casa in via Verdi venga utilizzata per altre esperienze d’accoglienza. Carla Delbarba 14 L’oratorio di Monterotondo Era una domenica delle Palme piovosa quella che ha visto la comunità di Monterotondo partecipare alla cerimonia della posa della prima pietra, evento che di fatto ufficializzava l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo oratorio. Una cerimonia sentita, partecipata e tanto attesa perché finalmente il sogno di avere una struttura che potesse soddisfare le esigenze della nostra Parrocchia diventava realtà. Sei mesi sono passati da quel giorno e ci sembra importante e doveroso fare il punto della situazione per portarvi a conoscenza dei lavori completati e di quelli che ancora restano da fare, dei costi sostenuti e di quelli che ancora ci aspettano. Certamente per chi vive a Monterotondo è stato facile seguire l’evolvere dei lavori, ma per chi si è trovato a passare per caso per le strade del paese non avrà sicuramente potuto fare a meno di notare che quella struttura che stava pian piano crescendo era proprio quella del nostro oratorio. Nel mese di agosto, con il montaggio del tetto in legno lamellare e del manto di copertura si è conclusa la prima fase dei lavori con la realizzazione al rustico di tutti i locali fuori terra (bar, cucina, porticato) e di quelli interrati (spogliatoi, servizi, deposito, palestra, aule catechismo e salone polifunzionale) nel pieno rispetto dei tempi previsti e dei costi preventivati . I costi sostenuti per il completamento della prima fase corrispondono a euro 400.000,00 A settembre è iniziata la seconda fase dell’opera che terminerà nel mese di dicembre con la realizzazione delle opere interne riguardanti gli impianti elettrici e idraulici, le strutture in cartongesso, la posa in opera di pavimenti e serramenti e per finire il rivestimento esterno a cappotto per il contenimento del consumo energetico. Prima della conclusione della seconda fase verrà indetta una seconda assemblea (fine novembre primi di dicembre) a cui tutta la comunità di Monterotondo sarà invitata. In quell’occasione verranno trattati i temi legati ai costi sostenuti, quelli necessari per la conclusione dei lavori, ma soprattutto verrà presentata la bozza del “Progetto Educativo” che dovrà diventare il fulcro su cui poggeranno tutte le attività dell’oratorio di Monterotondo. 15 In memoria di CICCI MARGHERITA (domestica di Don Raimondo deceduta il 17/06/2013) Non è solo un dovere per me, ma è soprattutto un bisogno del cuore esprimere la più profonda gratitudine alla mia carissima RITA: per me è stata una seconda mamma e una sorella maggiore. Le mie parole anche le più belle non riusciranno mai ad esprimere la riconoscenza per tutto quello che lei ha fatto per me: solo il Signore sa e può darle il premio di una vita spesa per amore accanto a me nella comunità in cui ci ha inviati. Sono profondamente riconoscente a lei, alla sua famiglia e a questa carissima comunità di Monno che me l’ha donata, per una missione, quella di servire il sacerdote nelle sue necessità quotidiane. Vorrei ricordare le sue doti eccellenti di intelligenza, di bontà e di generosità… la sua capacità di accoglienza verso la popolazione dei paesi dove è stata: Monno, Vissone Montecampione, Castelfranco Rondinera, Monterotondo Passirano. Trent’anni della sua vita li ha dedicati interamente al servizio semplice, umile, ma tanto prezioso per me e per le parrocchie del mio ministero sacerdotale. Come è importante che l’abitazione di un parroco sia aperta, così che la popolazione sappia che li c’è sempre qualcuno che accoglie, ascolta e risponde, in modo che la canonica diventi un po’ la casa di tutti! Tutto questo certamente con quella intelligente vigilanza, discrezione e prudenza indispensabili per un servizio tanto delicato, nel quale lei è stata esemplare. Noi sappiamo che oggi la Chiesa nei nostri paesi soffre per la continua diminuzione del numero dei sacerdoti e per la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose . Per questo noi dobbiamo continuare a pregare: ma vorrei aggiungere anche l’invito a pregare perché il Signore susciti ancora persone che come la Rita sappiano consacrare tutta la loro vita al servizio del sacerdote e delle comunità parrocchiali . Leggiamo in S. Paolo: ”Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia” Così è stata la Rita: ha donato con gioia tutta la sua vita a Dio nel servizio del prossimo. Il Signore l’ha amata circondandola della benevolenza, della stima e fiducia di tante persone che lei ha incontrate nel lungo cammino, ottantanove anni, della sua esistenza terrena. Solo il Signore sa il sacrificio che comporta una vita vissuta tutta nell’umiltà e nel nascondimento, solo Lui sa la pazienza che ha dovuto usare anche per me, solo Lui conosce le rinunce fatte alle proprie esigenze personali per servire sempre meglio e prima di tutto gli altri. Pertanto sento di chiederle ancora oggi comprensione e scusa per tutte le mie fragilità che ha dovuto sopportare, mentre chiedo al Signore che l’accolga nel suo Regno di luce infinita. “Vieni serva buona e fedele, entra nella gioia del tuo Signore “che tu hai servito per tutta la vita, perché in lui hai creduto e sperato! Monno 20-giugno-2013 Don Raimondo 16 UN SALUTO E UN GRAZIE ALLE NOSTRE SUORE Durante il mese di Luglio la comunità di Passirano ha dato l’ultimo saluto alle suore operaie impegnate ormai da tantissimi anni nella Parrocchia di San Zenone. Per ben capire il bene e l’operato che queste suore hanno fatto negli anni è necessario, fare un piccolo salto indietro nel tempo e andare a scoprire chi è il loro fondatore. Le suore operaie hanno come Fondatore don Arcangelo Tadini, parroco di Botticino Sera che nel 1900 fonda la congregazione delle suore Operaie della Santa Casa di Nazareth con il compito di entrare negli edifici e negli stabilimenti industriali non tanto a dirigere e sorvegliare, quanto a lavorare insieme con le operaie. Non insegnante, non capo quindi, ma semplice compagno più grande. Le suore, stando con le ragazze in fabbrica e nel pensionato, hanno la possibilità di educarle e di guidarle, senza far prediche ma dando l’esempio lavorando gomito a gomito. Questo è il metodo educativo di Don Tadini: “Noi che siamo chiamati ad educare le operaie dobbiamo fare ogni sacrificio perché siano ben istruite. Non abbandonate le discole. Precedetele con l’esempio, non risparmiando fatica alcuna, per umiliante che sia, è ciò che servirà più dei castighi e delle molte parole:” Le prime sorelle lavorano nella filanda, progettata e costruita dal Parroco e vivono insieme nel pensionato per le operaie. Gli inizi sono difficili per la grande povertà e per le incomprensioni che la nuova congregazione incontra, anche da parte della stessa Chiesa poiché non c’era, a quei tempi, una comprensione positiva del lavoro femminile extradomestico. Il luogo naturale della donna era la casa e la famiglia; la fabbrica era vista come una deriva rischiosa per la donna, tanto più se religiosa. La Parrocchia di Passirano nel corso degli anni ha visto il passaggio di diverse suore impegnate nella propria comunità ma si è legata particolarmente alle ultime che sono passate e hanno trascorso un pezzo di strada con tutti noi parrocchiani. Non si possono certo dimenticare perché hanno dato e lasciato tanto ad ognuno di noi. L’anno scorso è stata trasferita, in Casa Madre a Botticino, Suor Innocenza, donna tutta d’un pezzo, di origini venete, dalla faccia sempre seria ma dal cuore tanto grande. A lei era affidato il compito di seguire gli anziani portando settimanalmente la Comunione. Donna di poche parole ma sapeva trovare sempre quelle giuste per dare forza e coraggio a tutti gli anziani che giornalmente incontrava. Ottima cuoca, sapeva soddisfare le esigenze alimentari delle sue consorelle e nell’ultimo periodo preparare anche delle ottime cene per don Gigi. Amante dei fiori e della natura si occupava anche della cura del giardino dell’oratorio… e sappiamo bene che chi ama i fiori e la ha natura ha una marcia in più! Dopo la partenza di Suor Innocenza la comunità di Passirano ha accolto per breve tempo Suor Adelaide. Una presenza riservata e semplice che si è messa a servizio degli anziani e della casa delle suore. Per circa due anni poi è stata presente in mezzo a noi Suor Giovanna, definita un po’ da tutti suora sognante, al primo impatto un po’ persa tra le nuvole ma invece attenta alle esigenze di grandi e piccoli. A lei le era stato affidato il compito di seguire gli anziani, di fare religione alla Scuola dell’Infanzia, di occuparsi della catechesi dei fanciulli e dell’oratorio e dell’animazione liturgica delle Sante messe. 17 Per ultima, ma non certo per importanza, come non ricordare Suor Felice. Diciotto anni trascorsi nella Comunità di Passirano, tra scuola dell’Infanzia o oratorio. Donna dalle mille risorse e dalle infinite energie che ha trasmesso a tutti con enorme entusiasmo. Sempre pronta e disponibile a qualsiasi proposta, ha visto passare “sotto le sue sgrinfie” infinità di bambini e famiglie. Donna che con uno scambio di poche battute riusciva a farti una “radiografia” completa e a trovare la soluzione giusta a qualsiasi problematica, a mediare in situazioni particolarmente difficili e a trasmetterti l’energia per rialzarsi dopo una caduta. Con il suo modo, a volte burbero e un po’ da generale ha lasciato un segno indelebile a ciascuno dei suoi ex parrocchiani. In questi 18 anni trascorsi insieme a tutti noi è riuscita ad istaurare una ragnatela di relazioni veramente sorprendente e alle sue insegnanti ha lasciato un ottimo bagaglio da cui attingere. Non mi resta che dire un grazie infinito da tutti i vostri ex parrocchiani e concludere con una piccola riflessione sul vostro fondatore per andare a sottolineare ancora una volta come è particolare l’operato delle suore operaie della Santa Casa di Nazareth. Don Tadini è uno di noi… Uno di noi, quando, molto presto la mattina, percorre le vie del paese e il suo passo risuona come sveglia per chi si prepara ad iniziare una giornata di lavoro. Tutti sanno che quel sacerdote, innamorato di Dio e dell’uomo, porterà nella preghiera la vita e le fatiche della sua gente. Uno di noi, quando raccoglie le lacrime delle mamme preoccupate per la precarietà del lavoro dei figli, quando sogna, progetta e costruisce la filanda per le ragazze del paese, perché possano riscoprire la loro dignità di donne. Uno di noi, quando inventa la famiglia delle Suore Operaie, donne consacrate che, nei luoghi di lavoro, siano testimoni di un Amore più grande nella semplice quotidianità della vita. Uno di noi con una marcia in più dal 3 ottobre 1999, quando la Chiesa lo ha proclamato Beato. E dal Paradiso ora ti sorride e ti accompagna il santo della quotidianità… Don Tadini, uno di noi! Veronica 18 UNA PROPOSTA Domeniche di Spiritualita e Fraternita PER VIVERE INSIEME LE ESIGENZE DEL VANGELO Presso i Missionari Oblati di Maria Immacolata, Via Leopardi 11-Passirano Tel 030 65 36 29 Le nostre case saranno le nostre strade per incontrare l’Uomo Noi Missionari siamo fatti così: 22 Settembre: ni Lc 5,1-11 Il partire è una normalità, 27 Ottobre: andare una necessità! Una fortuna inaspettata Mt 13,3,44-52 Domani le strade saranno le nostre case: se saremo 17 Novembre: Santuario della famiglia costretti ad ancorarci Magenta, pellegrinaggio ad una casa, la trasformeremo in una strada che conduce a Dio. S. Messa e adorazione Dio ha bisogno degli uomi- comunitaria; 20.30 - 21.30 8 Dicembre: Maria Immacolata ci guida (messa in parrocchia) 26 Gennaio: Non mi vergogno del Vangelo - Lc 5,16-26 17 Ottobre - Giovedì 15 Novembre - Venerdì 12 Dicembre - Giovedì 9 Gennaio - Giovedì 13 Febbraio - Giovedì 18 Marzo - Martedì 9 Aprile - Giovedì 8 Maggio - Giovedì 12 Giugno - Giovedì 2 Marzo: Siate misericordiosi Gv 7,53-8,11 6 Aprile: Fame di pane, fame di Dio Mc 6,20-44 25 Maggio: Dov’è l’uomo, là è la missione La giornata di Spiritualità aperta a tutti inizia alle 9.30 e termina alle 16.30 e prevede: preghiera, riflessione, condivisione, S. Messa e pranzo al sacco 19 Grazie di Cuore Carissimi Don Gigi e Passiranesi , L’esperienza del giugno scorso rimarrà una delle più significative nella mia vita e nel ricordo. Sono arrivata a Passirano alla conclusione del cammino che la Parrocchia aveva percorso in preparazione all’Ordinazione Presbiterale del nipote Don Angelo Bonardi ed ho goduto nel constatare la vitalità, l’animo e la fede presente nel vostro e mio paese. Grazie, grazie di cuore per questa testimonianza Cristiana che ancora una volta ha rinsaldato e ricaricato lo spirito. Con gioia ho partecipato alla Processione del ”Corpus Domini” in questo anno della Fede ed è bello poterla esprimere anche con gesti esterni. Il culmine della gioia sono state le Celebrazioni dell’Ordinazione e la prima S. Messa nelle quali ho constatato il forte coinvolgimento della Comunità; Un membro del Corpo Mistico di Cristo, che è in Passirano, è diventato, per grazia di Dio, Sacerdote ed ora esercita il Ministero nel nome del Signore. Con voi ho gioito e con voi prego affinché il servizio che il Vescovo affiderà a Don Angelo, sia svolto secondo il cuore di Cristo, unico e sommo Sacerdote! Nella breve sosta a Passirano ho riincontrato tanti amici, parenti e conoscenti da tutti ho ricevuto accoglienza ed amicizia, con cuore ringazio. In modo particolare e prima di tutto la mia profonda gratitudine alle Suore Operaie per la loro dedizione, con Sr. Felice e Sr. Giovanna soffro per il Sacrificio chiesto e a loro auguro ogni bene; la comunità passiranese viene impoverita e la loro partenza lascerà un vuoto trememdo ed incolmabile… Vi accompagno in preghiera! Un grazie vivo ai Sacerdoti Don Gigi e Don Raimondo, al quale esprimo pure le Condoglianze per la perdita della cara Margherita e la forte riconoscenza al Diacono Bruno che infaticabile si dona per il bene della parrocchia. Unita a quanti beneficeranno della bella offerta dico Grazie all’intero Gruppo Missionario, sempre generoso ed attento a sostenereci. Nel nome del Signore lascia il Paese per servire altre porzioni di Chiesa. Il rientro rimarrà indimenticabile, la gioia degli incontri e la Grazia del dono Sacerdotale siano occasioni di Comunione e di Lode al buon Dio che ci ama, ci sostiene ed ogni giorno chiama ed invia operai alla sua Vigna. Con il cuore colmo di gioia e gratitudine, augurando a tutti un buon cammino di Fede, saluto caramente con un forte abbraccio, Sr. Rosangela Filippini 20 Operazione Mato Grosso Tutti ne hanno sentito parlare o perlomeno America Latina. hanno visto aggirarsi per le strade del nostro I ragazzi non perdono tempo, sanno quello che paese qualche ragazzo dai vestiti sporchi, che vogliono, ovvero darsi da fare, abbassare la andava suonando di casa in casa chiedendo schiena e sporcarsi le mani, per fare in modo ferro vecchio o indumenti usati. che quella gente che avevano aiutato non Ma sarebbe limitante pensare all'OMG solo rimanesse solo parte di un vago ricordo; e così attraverso queste poche immagini o a quei iniziano a imbiancare le case, fare traslochi, pochi momenti dell'anno in cui vediamo i furgo- pitturare ante e ringhiere per poter raggranellani colmi di ferro che attraversano le vie di re qualcosa. Passirano. Ed è in questo modo che si formano i primi L'OMG è qualcosa di più, e per gruppi OMG: giovani commoscapirlo raccontiamo come la si dalla povertà che hanno Combattere il proprio storia ha avuto inizio. visto in prima persona o di cui Padre Ugo de Censi, un salesiahanno tanto sentito parlare egoismo o almeno invitano altri ragazzi per poter no valtellinese decide, nel 1967, di partire con una spedilavorare insieme e fare in cercare di farlo, questa zione di giovani intraprendenti modo di raccogliere sempre di alla volta del Brasile, più è una delle tante cose più. precisamente nella cittadina di Ma nei gruppi, che ormai Poxoréo, nell'altopiano del che ci ha insegnato il popolano un po' tutta l'Italia, il Mato Grosso, con l'intenzione lavoro non è tutto. I ragazzi fare gruppo all'interno di costruire una scuola. imparano a conoscersi, strinRientrati in Italia questi ragazzi gono legami importanti alla cui dell'OMG decidono che quello che base c'è il desiderio di vivere hanno vissuto non può una vita buona, spesa per i più rimanere un' esperienza, seppur importante, poveri, dove non conti solamente il possesso, il fine a se stessa e quindi decidono di trovare un lusso o l'apparenza, ma dove la giustizia, se modo per continuare a sostenere la missione di ancora si può fare appello a questo termine, sia Poxoréo, nonostante l'oceano che li separa. alla base del mondo. Il modo più concreto che hanno per farlo è Un mondo che troppo spesso ci impone una via quello di lavorare. da seguire: scuola, lavoro, carriera; ma che non Lavorare per i poveri che avevano conosciuto in sempre ci ricorda che su questa Terra non esistiamo solo noi. Combattere il proprio egoismo o almeno cercare di farlo, questa è una delle tante cose che ci ha insegnato il fare gruppo all'interno dell'OMG, smettere una buona volta di pensare solo al proprio orticello e comprendere che siamo davvero troppo fortunati. Noi sentiamo di dover condividere questa immensa fortuna che abbiamo dalla nascita, non è così scontato avere una casa o un letto su cui dormire, una cucina dove poter trovare a qualsiasi ora del giorno qualcosa di commestibile. 21 Hanno abbandonato tutte le ricchezze e le comodità italiane per vivere a contatto con i poveri e spendere il tempo per loro. I poveri che ci sembrano così lontani ci circondano ogni giorno. Quindi aiutare i campesinos dell'America Latina non può bastare. Bisogna essere coerenti ed essere disposti a spendere la propria vita per gli altri, che sia il vicino di casa malato piuttosto che il barbone della città in cui vivi; ecco un'altra cosa che ci ha insegnato l'OMG: la coerenza. Noi ragazzi del gruppo di Passirano ci troviamo due sere a settimana per lavorare tutti insieme per i poveri. Facciamo un po' di tutto: dallo spaccare la legna per poi venderla, al riverniciare ante e ringhiere, facciamo traslochi, imbianchiamo case; tutto quello che può permetterci di guadagnare qualcosa. Durante i week-end, quando non ci sono l'impegno del lavoro o della scuola, vengono organizzati dai diversi gruppi campi di lavoro, in cui c'è la possibilità di lavorare molto di più e di conoscere tante persone che arrivano da diverse zone d'Italia, ma come noi lì a lavorare per lo stesso sogno. E per sognare ancora più in grande esistono anche i campi di lavoro estivi della durata di una settimana. Noi ragazzi di Passirano, insieme ad altri gruppi, abbiamo avuto la possibilità di vendemmiare per tre settimane. Un lavoro faticoso, ma che non può non farti venire in mente per chi stai lavorando. Ora che riprende l'inverno vogliamo impegnarci ancora di più e non lasciarci solo trasportare dall'onda dell'entusiasmo estivo. Perciò, grazie all'aiuto del Comune, abbiamo organizzato una grande bancarella dell'usato nel giorno di domenica 13 ottobre, in occasione della festa patronale del paese. Il ricavato andrà a sostenere le nostre missioni che sono presenti in quattro paesi dell'America Latina (Perù, Bolivia, Ecuador e Brasile) e dove giovani e coraggiosi volontari stanno scommettendo l'intera vita per realizzare il loro sogno. Hanno abbandonato tutte le ricchezze e le comodità italiane per vivere a contatto con i poveri e spendere il tempo per loro. Tutto questo parlare può risultare un po' noioso e soprattutto non in stile OMG; noi preferiamo essere concreti e dimostrare quello che siamo nella vita di ogni giorno, senza troppi fronzoli e parole, perciò se vedete per le strade di Passirano dei giovani un po' sporchi e magari con delle asce in mano, non spaventatevi, siamo solo i ragazzi dell'Operazione Mato Grosso. Grazie della vostra attenzione! I ragazzi del gruppo OMG di Passirano 22 Calendario liturgico di PASSIRANO DOMENICA SETTEMBRE 29 9,30 Presentazione catechisti, a seguire iscrizioni. Pranzo insieme al Centro Giovanile e Festa di inizio Catechismo ORE OTTOBRE MERCOLEDÌ 2 19 - 23 Formazione catechisti a Monticelli Brusati VENERDÌ 4 16,00 Confessioni per ragazzi elementari e medie SABATO 5 20,30 Concerto in Chiesa: “Canti di Maria ”della Corale “La Rocchetta” di Palazzolo S/Oglio DOMENICA 6 16,00 18,30 Convegno sulla figura del Prof. Mario Bendiscioli presso sala Civica S. Messa di apertura della settimana mariana (vedi programma allegato) VENERDÌ 11 Dopo la processione apertura della mostra fotografica. Esposizione dell’orologio antico del campanile in canonica. 10,00 15,30 Atto di affidamento a Maria dei bambini fino a 7 anni. Celebrazione S. Messa per anziani e ammalati con la possibilità di ricevere il Sacramento dell’unzione degli Infermi. 11,00 16,00 Festa della Madonna. S. Messa solenne con la Corale. Vespri solenni e Rosario. 10,30 20,00 FESTA SOLENNE DEL PATRONO Messa solenne presieduta da Mons. Angelo Bonetti che ricorda il 50° di sacerdozio. S. Messa 20,30 Al Centro Giovanile Incontro sulla Parola (tutti i martedì). 20,30 Al Centro Giovanile Incontro Consigli Pastorali e dei Catechisti delle Parrocchie dell’erigenda Unità Pastorale con Mons. Cesare Polvara. 20,30 In Cattedrale veglia Missionaria. In Teatro Commedia dialettale. SABATO 12 DOMENICA 13 LUNEDÌ 4 MARTEDÌ 15 MERCOLEDÌ 16 SABATO 19 DOMENICA 20 GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE con bancarella per le Missioni Nel pomeriggio: Castagnata al CENTRO GIOVANILE VENERDÌ 1 FESTA DI TUTTI I SANTI SS. Messe ad orario festivo. Al Cimitero S. Messa SABATO 2 SABATO 9 Raccolta di S. Martino. DOMENICA 10 Festa del ringraziamento: benedizione dei trattori e dei mezzi agricoli. Ritiro dei ragazzi e genitori della cresima ad Adro. SABATO 16 DOMENICA 24 CRISTO RE - GIORNATA DEL SEMINARIO - CRESIME E PRIME COMUNIONI DOMENICA 1 1° domenica di Avvento DOMENICA 8 MERCOLEDÌ 11 DOMENICA 22 NOVEMBRE 15,00 10 e 15 SS. Messe al Cimitero. 18,30 In Parrocchia ricordo di tutti i defunti dell’ultimo anno. 20,30 In Teatro Commedia dialettale. DICEMBRE 11,00 IMMACOLATA CONCEZIONE - S. MESSA SOLENNE CON I PADRI OBLATI 20,30 Ritiro di Avvento per Catechisti - Consiglio Pastorale - CPAE Consiglio dell’Oratorio 9,30 S. MESSA - BENEDIZIONE DEI BAMBINELLI DEL PRESEPIO 23 Calendario liturgico di MONTEROTONDO ORE OTTOBRE DOMENICA 6 10,30 14,30 S. Messa con mandato ai Catechisti. Giochi per ragazzi e animazione al parco. VENERDÌ 18 16,30 Confessioni per ragazzi elementari e medie. SABATO 19 20,30 Veglia Missionaria in Cattedrale. DOMENICA 20 GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE NOVEMBRE VENERDÌ 1 10,30 15,00 TUTTI I SANTI - S. Messa in Chiesa. S. Messa al Cimitero. SABATO 2 15,00 18,30 TUTTI I DEFUNTI - S. Messa al Cimitero. S. Messa con ricordo di tutti i defunti dell’anno DOMENICA 10 10,30 Ricordo di Sr. MARIALINA ZANINELLI a 20 anni dalla scomparsa. GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO: dopo la S. Messa in piazzale BENEDIZIONE TRATTORI E ATTREZZI AGRICOLI (PORTARLI!) DOMENICA 24 CRISTO RE - GIORNATA DEL SEMINARIO DOMENICA 1 1° di Avvento DOMENICA 8 IMMACOLATA CONCEZIONE - SS. Messe ad orario festivo. MERCOLEDÌ 11 DICEMBRE 20,30 Ritiro di Avvento per Catechisti - Consiglio Pastorale - CPAE Consiglio dell’Oratorio. TUTTI I MARTEDÌ DAL 15 OTTOBRE: AL CENTRO GIOVANILE DI PASSIRANO INCONTRO SULLA PAROLA ALLE ORE 20,30 ANCHE MONTEROTONDO È INVITATO A PARTECIPARE 24 TUTTE LE MATTINE dalle ORE 9,00 alle 11,00 LA SEGRETERIA PARROCCHIALE DI PASSIRANO E' APERTA!!! NUMERI DI TELEFONO UTILI Segreteria parrocchiale: 030654005 Don Gigi: 3460447955 email: [email protected] Don Raimondo: 030653637 Cellulare: 3336716325 Diacono Bruno: 3385953190 Suore: 030653245 Padri Oblati (OMI): 030653629 COMUNITÀ DI PASSIRANO Notiziario Parrocchiale Numero 2 - Anno 2013 Direttore responsabile Adriano Bianchi Autorizzazione del tribunale n.27/1988 del 4 luglio 1988 Chiunque voglia scrivere al bollettino puo farlo inviando una mail all’indirizzo mail [email protected] oppure lasciando una lettera nella cassetta postale dell’oratorio.