COMUNE DI STRA
PROVINCIA DI VENEZIA
VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ IDRAULICA AI SENSI DEL DGRV
N° 1322/2006 SUL P.A.T. DEL COMUNE DI STRA
ELABORATO N.
TITOLO
1.1
SCALA
Valutazione di compatibilità idraulica
CODICE DOCUMENTO
0456_R0101
FILE
0 4 5 6 _ R 0 1 0 1 _ 0 1 . D O C
PROGETTAZIONE
BETA Studio s.r.l. – via Monte Sabotino 2/A
35020 Ponte S.Nicolò (Padova) ITALIA
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I
Ago. 2007
RICHIESTA INTEGRAZIONI
F. Longhini
F. Longhini
M. Coccato
0
Lug. 2007
PRIMA EMISSIONE
F. Longhini
F. Longhini
M. Coccato
REV.
DATA
MOTIVO
REDATTO
VERIFICATO
APPROVATO
BETA Studio srl
INDICE
INTRODUZIONE ____________________________________________________________________1
1.
INQUADRAMENTO NORMATIVO _________________________________________________3
1.1
Premessa
3
1.2
Principali contenuti del D.G.R.V 1322/2006
4
2.
ANALISI DELLO STATO DI FATTO ________________________________________________7
2.1
Inquadramento territoriale
7
2.2
Analisi dei vincoli e delle disposizioni del P.A.T.
8
2.2.1
Disposizioni sui vincoli e pianificazione superiore
2.2.2
Disposizioni sulle invarianti territoriali
10
2.2.3
Disposizioni sulla fragilità del territorio
11
3.
8
2.2.3.A
Penalità ai fini edificatori
12
2.2.3.B
28) 13
Aree soggette a rischio idrogeologico – aree esondabili o a periodico ristagno idrico (art.
2.2.3.C
Altre componenti - corsi d’acqua e specchi lacuali (art. 29)
15
2.2.3.D
Altre componenti – Elementi lineari/paleoalvei (art.30)
17
2.2.3.E
Altre componenti – Aree di interesse storico, ambientale ed artistico (art. 31)
17
2.2.3.F
Altre componenti – Aree rappresentative di paesaggi storici del Veneto (art.32)
17
CRITICITÀ IDRAULICA: ANALISI DELLO STATO ATTUALE _________________________ 19
3.1
Documentazione acquisita
19
3.2
Il P.A.T. del Comune di Stra
19
3.2.1
I contenuti del Piano
19
3.2.2
Analisi delle situazioni di criticità idraulica nell’ambito del P.A.T.
20
3.3
Il P.R.G. del Comune di Stra
22
3.3.1
I contenuti del Piano Regolatore Generale
22
3.3.2
Analisi delle situazioni di criticità idraulica individuate dal P.R.G.
23
3.4
Il Progetto di Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi
Isonzo, Tagliamento, Piave, Brenta e Bacchiglione
3.4.1
I contenuti del Piano stralcio
3.4.2
Analisi delle situazioni di criticità idraulica nell’ambito del Progetto di Piano Stralcio per
l’Assetto Idrogeologico (PAI)
3.5
Individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico nel bacino dell’area
scolante in Laguna di Venezia
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24
24
25
25
I
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3.5.1
I contenuti dello studio
25
3.5.2
Analisi delle situazioni di criticità idraulica individuate dallo studio in comune di Stra
26
3.6
Documentazione fornita dai Consorzi di Bonifica competenti per il territorio
3.6.1
Il Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta
29
3.6.1.A
Documentazione acquisita
30
3.6.1.B
Analisi delle condizioni di rischio idraulico
30
Il Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta
31
3.6.2
3.7
29
3.6.2.A
Documentazione acquisita
32
3.6.2.B
Analisi delle condizioni di rischio idraulico
32
Carta geomorfologica della Provincia di Venezia
33
3.7.1
Contenuti della “Carta Geomorfologica”
33
3.7.2
Informazioni desumibili dalla “Carta Geomorfologica”
33
3.8
Piano provinciale di emergenza (PPE) della Provincia di Venezia
34
3.8.1
Contenuti del Piano
34
3.8.2
Analisi delle situazioni di criticità idraulica desumibili dal PPE
34
3.9
Sintesi delle situazioni di criticità del territorio comunale desumibili dalla
documentazione analizzata
37
4. INTERFERENZA DELLE PREVISIONI URBANISTICHE DEL P.A.T. CON LE CRITICITÀ
EVIDENZIATE ____________________________________________________________________ 39
4.1
Le previsioni urbanistiche del Piano di Assetto Territoriale
39
4.2
Valutazione di compatibilità idraulica
41
4.2.1
Premessa
41
4.2.2
Stima della variazione del coefficiente udometrico per effetto delle previsioni urbanistiche
42
4.2.2.A
Introduzione
42
4.2.2.B
Il metodo del CN del SCS: caratteri generali
43
4.2.2.C
Applicazione del metodo CN del SCS al territorio del comune di Stra
46
4.2.3
5.
Compatibilità idraulica delle previsioni urbanistiche
60
PRESCRIZIONI PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI ASSETTO TERRITORIALE ________ 63
5.1
Premessa
63
5.2
Studi idraulici di dettaglio
64
5.3
Compensazione dei volumi di invaso conseguenti allo sviluppo insediativo e alla nuova
urbanizzazione
64
5.4
Riduzione del livello di rischio idraulico
65
5.5
Rispetto dei vincoli
66
II
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6.
CONCLUSIONI _______________________________________________________________ 67
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ______________________________________________________ 69
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III
BETA Studio srl
INTRODUZIONE
La Giunta Regionale del Veneto, con Delibera n. 3637 del 13.12.2002, aggiornata con Delibera
n.°1322 del 10.05.2006, ha previsto che per tutti gli strumenti urbanistici generali e le varianti,
generali o parziali o che, comunque, possano recare trasformazioni del territorio tali da modificare il
regime idraulico esistente, sia presentata una “Valutazione di compatibilità idraulica”.
Scopo fondamentale dello studio è quello di far si che le valutazioni urbanistiche, sin dalla fase
della loro formazione, tengano conto dell’attitudine dei luoghi ad accogliere la nuova edificazione,
considerando le interferenze che queste hanno con i dissesti idraulici presenti o potenziali, nonché
le possibili alterazioni del regime idraulico che le nuove destinazioni o trasformazioni d’uso del suolo
possono determinare.
In sintesi, la valutazione deve verificare l'ammissibilità delle previsioni contenute nello strumento
urbanistico, prospettando soluzioni corrette dal punto di vista dell’assetto idraulico del territorio.
In particolare, al fine di consentire una più efficace prevenzione dei dissesti idraulici ed
idrogeologici, il nuovo strumento urbanistico comunale che comporti una trasformazione territoriale
che possa modificare il regime idraulico, deve contenere uno studio di compatibilità idraulica che
valuti per le nuove previsioni urbanistiche le interferenze che queste hanno con i dissesti idraulici
presenti e le possibili alterazioni causate al regime idraulico.
Nella valutazione di compatibilità idraulica vengono assunte a riferimento le aree interessate dalle
nuove previsioni urbanistiche, oltre che quelle strettamente connesse, per le varianti agli strumenti
urbanistici vigenti.
Devono quindi essere analizzate le problematiche di carattere idraulico, individuate le zone di tutela
e fasce di rispetto a fini idraulici ed idrogeologici nonché dettate le specifiche discipline per non
aggravare l’esistente livello di rischio idraulico, fino ad indicare la tipologia e l’entità delle misure
compensative da adottare nell’attuazione delle previsioni urbanistiche.
L’obiettivo finale delle verifiche è dimostrare che, per effetto delle nuove previsioni urbanistiche, non
viene aggravato l’esistente livello di rischio idraulico né viene pregiudicata la possibilità di riduzione
di tale livello.
In tale contesto, con Determinazione n° 820 del 04.10.2006 il Comune di Stra ha affidato a BETA
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Studio srl l’incarico di redigere la presente “Valutazione di compatibilità idraulica ai sensi del
D.G.R.V 1322/2006 sul P.A.T. del Comune di Stra”.
La presente “Valutazione di compatibilità idraulica” sviluppa, sulla base dei dati resi disponibili dal
Committente e dai Consorzi di Bonifica competenti per il territorio, la verifica di compatibilità della
trasformazione urbanistica con le criticità idrauliche del territorio a livello di Ambito Territoriale
Omogeneo.
La “Valutazione di compatibilità idraulica” è stata articolata come di seguito riportato, facendo
riferimento anche ai contenuti previsti dalla D.G.R.V 1322/2006.
• Inquadramento normativo.
• Analisi dello stato di fatto:
− Inquadramento territoriale.
− Quadro dei vincoli e delle disposizioni del P.A.T.
− Sintesi delle criticità idrauliche.
• Valutazione delle criticità idrauliche con riferimento alle previsioni urbanistiche del P.A.T.
• Prescrizioni da adottare nell’attuazione del P.A.T.
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1. INQUADRAMENTO NORMATIVO
1.1 Premessa
Con la Deliberazione 3637/2002 la Giunta Regionale ha fornito gli indirizzi operativi e le linee guida
per la verifica della compatibilità idraulica delle previsioni urbanistiche con la realtà idrografica e le
caratteristiche idrologiche ed ambientali del territorio.
Il provvedimento ha inoltre previsto che l’approvazione di un nuovo strumento urbanistico o di una
variante di uno strumento urbanistico vigente, sia subordinata al parere della competente autorità
idraulica su uno “Studio di compatibilità idraulica” appositamente redatto.
A seguito della riforma urbanistica introdotta con la Legge Regionale 23 aprile 2004, n. 11, il
D.G.R.V. 1322/2006 ha inteso adeguare la procedura sia ai nuovi assetti della disciplina
urbanistica, sia alla disciplina connessa con la difesa del suolo che ha subito radicali trasformazioni
anche a seguito della cosiddetta riforma “Bassanini”.
La L.R. n° 11/2004 infatti si occupa della materia del governo del territorio con riferimento
all'urbanistica, non disciplinando l'attività edilizia, se non per le zone agricole. La riforma urbanistica
introdotta da suddetta legge prevede che la pianificazione comunale venga articolata in disposizioni
strutturali, attraverso il Piano di Assetto del Territorio (P.A.T.), e in disposizioni operative con il
Piano degli Interventi (P.I.).
Il Piano di Assetto del Territorio, soggetto all’approvazione provinciale, determina le scelte
strategiche di assetto e di sviluppo del territorio comunale, mentre il Piano degli Interventi, di
esclusiva competenza comunale, disciplina gli interventi di organizzazione e trasformazione del
territorio da realizzare nell’arco temporale di cinque anni in conformità alle indicazioni del PAT e
coordinandosi con il bilancio pluriennale comunale e con il programma triennale delle opere
pubbliche.
In questo contesto il D.G.R.V. 1322/2006 ridefinisce le modalità operative e indicazioni tecniche
relative alla valutazione di compatibilità idraulica per la redazione degli strumenti urbanistici.
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1.2 Principali contenuti del D.G.R.V 1322/2006
La D.G.R.V 1322/2006 prevede di sottoporre a valutazione di compatibilità idraulica le previsioni
urbanistiche considerato che è maturata “in questi anni la consapevolezza che l’azione antropica ha
contribuito ad accrescere il rischio idraulico, influendo negativamente sui processi di trasformazione
degli afflussi meteorici in deflussi nei corpi idrici, modificando la natura del regime idrologico ed
incrementando i contributi specifici dei terreni”.
In tale contesto la valutazione di compatibilità idraulica è “parte integrante dello strumento
urbanistico e ne dimostra la coerenza con le condizioni idrauliche del territorio”. Per i nuovi
strumenti urbanistici o per le varianti si dovranno pertanto, in linea generale:
• analizzare le problematiche di carattere idraulico;
• individuare le zone di tutela e fasce di rispetto ai fini idraulici ed idrogeologici;
• dettare le specifiche discipline per non aggravare l’esistente livello di rischio idraulico;
• indicare tipologia e consistenza delle misure compensativela adottare nell’attuazione delle
previsioni urbanistiche. Tali misure vengono individuate puntualmente e progressivamente in
relazione all’articolazione del processo di formazione dello strumento urbanistico (Piano di
assetto del territorio, Piano degli Interventi, Piano Urbanistico Attuativo).
Obiettivo della valutazione di compatibilità ambientale è quello di “dimostrare che, per effetto delle
nuove previsioni urbanistiche, non viene aggravato l’esistente livello di rischio idraulico, né viene
pregiudicata la possibilità di riduzione di tale livello”.
L’approccio metodologico di redazione della valutazione deve pertanto considerare i seguenti
aspetti:
• verifica dell’ammissibilità delle previsioni considerando le interferenze tra i dissesti idraulici
presenti e le destinazioni d’uso del suolo collegate alla realizzazione delle previsioni;
• verifica dell’aumento del coefficiente udometrico come eventuale conseguenza della attuazione
delle previsioni e indicazione delle misure compensative necessarie per mantenere costante il
coefficiente udometrico secondo il principio della “invarianza idraulica”.
Il grado di approfondimento e dettaglio della valutazione di compatibilità idraulica deve comunque
essere commisurato all’entità e alla tipologia delle nuove previsioni urbanistiche.
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In particolare, per quel che concerne la valutazione di compatibilità idraulica a livello di P.A.T., la
Deliberazione 1322/2006 prevede che essa venga articolata in:
• verifica della compatibilità della trasformazione urbanistica con le indicazioni del PAI e degli altri
studi relativi a condizioni di pericolosità idraulica;
• caratterizzazione idrologica ed idrografica;
• indicazione di misure compensative prendendo a riferimento, come unità fisiografica, il
sottobacino interessato in un contesto di Ambito Territoriale Omogeneo.
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2. ANALISI DELLO STATO DI FATTO
2.1 Inquadramento territoriale
Il comune di Stra (Elaborato 1.2 “Inquadramento idrografico e territoriale”) si estende su una
superficie di 8,78 km2 in provincia di Venezia. Confina a Nord con i comuni di Vigonza, Fiesso
d’Artico e Dolo, a Est con il comune di Dolo, a Sud con i comuni di Dolo, Fosso, Vigonovo a Ovest
con i comuni di Vigonovo, Noventa e Vigonza. Tutti i comuni citati fanno parte della provincia di
Venezia, ad eccezione di Vigonza e Noventa che si trovano in provincia di Padova.
Dal punto di vista morfologico, l’area compresa tra il corso del Brenta e il Naviglio Brenta, in cui si
trova anche il comune di Stra, è caratterizzata da quote del terreno degradanti in modo uniforme
dall’entroterra e dalle sponde del Naviglio Brenta fino al margine interno della Laguna.
L’evoluzione storica del territorio di Stra è strettamente legata alla presenza del fiume Brenta e agli
interventi apportati al suo corso. Il Brenta infatti, utilizzato come via fluviale già mille anni a.C., ha
subito nel corso dei secoli varie deviazioni ed escavazioni per favorire la navigazione. Inoltre sono
state realizzate molte opere di arginatura a difesa dei territori circostanti dalle piene irruente. In
particolare, sotto il governo austriaco, furono eseguiti vari lavori per regolare il corso del fiume e fu
realizzato il canale Cunetta.
Attualmente il fiume Brenta, dopo aver attraversato l’Alta Pianura con andamento quasi meridiano
fino in prossimità di Padova, raggiunge Limena dove è stato costruito uno scolmatore (canale
Bretelle) che scende fino al Bacchiglione. A Noventa Padovana il Brenta riceve le acque del fiume
Tergola e a Stra del canale Piovego. Da qui perde gran parte della sua portata che viene incanalata
verso l’Adriatico nel Taglio della Cunetta, il quale, giunto in prossimità della foce di Brontolo riceve
a destra il contributo del Bacchiglione e di alcuni canali tra i quali il Gorzone.
Da Stra la portata restante scorre nel Naviglio Brenta: l’alveo è arginato e a Mira, tramite il taglio di
Mirano riceve le acque del Muson Vecchio che, prelevate per buona parte dal canale Novissimo,
vengono recapitate nella laguna di Chioggia.
Il Naviglio Brenta scarica in laguna con una portata media di 30 m3sec-1.
La rete idraulica del territorio comunale, che presenta numerose interferenze con i corsi d’acqua di
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ordine superiore (Naviglio Brenta, Taglio di Mirano) è gestita dai due consorzi di bonifica Sinistra
Medio Brenta e Bacchiglione Brenta. La pericolosità idraulica dei corsi d’acqua principali è legata
soprattutto alla loro funzione di recettori delle portate dei collettori di bonifica, ma anche alla loro
idrografia che intrecciandosi in numerosi punti con la rete minore è caratterizzata dalla diffusa
presenza di manufatti idraulici (Elaborato 1.2 “Inquadramento idrografico e territoriale”).
2.2 Analisi dei vincoli e delle disposizioni del P.A.T.
Ai fini della valutazione di compatibilità idraulica delle previsioni di Piano e della definizione delle
specifiche discipline da adottare per non aggravare l’esistente livello di rischio idraulico, è
necessario innanzitutto delineare preliminare il sistema di vincoli e disposizioni esistente. Tale
sistema è chiaramente definito dal P.A.T. che nella Parte Seconda “Disposizioni sulla pianificazione
territoriale” riporta:
• disposizioni sui vincoli e pianificazione superiore.
• disposizioni sulle invarianti territoriali;
• disposizioni sulla fragilità del territorio;
• disposizioni sulla trasformabilità del territorio.
L’elaborato 1.3 “Quadro dei vincoli e delle disposizioni sulla pianificazione territoriale” riporta la
sintesi grafica dei vincoli esistenti sul territorio comunale e delle disposizioni previste dal P.A.T.
relativamente alle invarianti territoriali e alla fragilità del territorio.
Per completezza i vincoli e le disposizioni previste dal P.A.T. sono state confrontate con quelle del
P.R.G. Dal confronto si evince che quanto previsto dal P.R.G. in termini di vincoli è stato
integralmente recepito dal P.A.T. Per quanto riguarda invece le disposizioni sulla pianificazione
territoriale, dal confronto dei due strumenti, si evince che il P.A.T. risulta in alcuni casi più
restrittivo del P.R.G. estendendo ad esempio le aree identificative di alcune invarianti territoriali.
2.2.1 Disposizioni sui vincoli e pianificazione superiore
Il P.A.T., redatto in conformità alle disposizioni urbanistiche in vigore, definisce i vincoli presenti sul
territorio, riportati nella Tavola 1 (scala 1:10.000) del Piano stesso (“Carta dei vincoli e della
pianificazione territoriale”).
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In particolare il P.A.T., ai sensi del D. lgs 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)
individua aree sottoposte a:
• Vincolo paesaggistico (art. 11);
• Vincolo paesaggistico - corsi d’acqua (art.12);
• Vincolo monumentale (art. 13).
In tali aree gli interventi ammessi sono subordinati al rilascio dell’autorizzazione da parte della
Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio. La soggezione a vincolo prevede inoltre
che gli interventi ammessi rispettino gli obiettivi di tutela e qualità paesaggistica previsti dal P.A.T.,
dagli atti di pianificazione paesistica di cui all’art. 135 del D.Lgs 42/2004, le indicazioni della
D.G.R.V. 986/1996 (Atto di indirizzo e di coordinamento relativo alla subdelega ai comuni delle
funzioni concernenti la materia dei beni ambientali).
Con particolare riferimento ai corsi d’acqua, il vincolo riguarda quelli iscritti negli elenchi previsti dal
T.U. delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con R.D. 1775 del 1939
e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna (Art. 142 D. Lgs
42/2004 - Aree tutelate per legge).
Ai sensi dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274 del 2003 il P.A.T. individua
inoltre il:
• Vincolo sismico (art.14).
L’intero territorio comunale di Stra presenta grado di sismicità pari a 3, ossia irrilevante, per cui non
si impongono particolari studi e prescrizioni.
Con riferimento alla pianificazione di ordine superiore il P.A.T. individua:
• Centri storici (art. 15) confermati nei perimetri del P.T.R.C. vigente;
• Fasce di rispetto fluviali (art.16): la fascia di rispetto fluviale si estende per 100 metri
dall’unghia esterna dei corsi d’acqua. All’interno di tale fascia non è consentita la realizzazione
di nuovi edifici, mentre sono consentiti gli ampliamenti di edifici senza sopravanzare il loro fronte
esistente. L’art 17 demanda al P.I. la determinazione delle destinazioni d’uso ammissibili nelle
fasce di rispetto fluviale, così come l’individuazione degli edifici soggetti a demolizione per il
raggiungimento degli obiettivi di tutela definiti dall’articolo stesso.
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• Fasce di rispetto dei pozzi per uso idropotabile (art.17): la fascia di rispetto si estende per 100
m dall’occhio di fonte e al suo interno non è consentita la realizzazione di nuovi edifici, mentre
sono consentiti gli ampliamenti di edifici senza sopravanzare il loro fronte esistente.
• Fasce di rispetto stradale (art. 18): la fascia di rispetto si estende per 30 m per le strade Statali
e Regionali e 20 metri per le strade Provinciali e Comunali e al loro interno sono ammesse
esclusivamente opere compatibili con le norme speciali che danno disposizioni in materia di
sicurezza, tutela dall’inquinamento acustico ed atmosferico e con la realizzazione di nuove
infrastrutture ed ampliamento di quelle esistenti. All’interno delle fasce di rispetto stradali non è
consentita la realizzazione di nuovi edifici, mentre sono consentiti gli ampliamenti di edifici
senza sopravanzare il loro fronte esistente.
• Fasce di rispetto degli elettrodotti (art.19): la fascia di rispetto delimitata dal P.A.T. è indicativa
in attesa di disposizioni e determinazioni specifiche da parte dell’ARPAV.
• Fasce di rispetto cimiteriale (art. 20): sono fasce destinate all’ampliamento dei cimiteri
esistenti.
• Impianti di comunicazione elettronica ad uso pubblico (art.21): individuati ai sensi del D. Lgs.
1 Agosto 2003 n° 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”e s.m.i.
2.2.2 Disposizioni sulle invarianti territoriali
Il P.A.T. (Tavola 2 “Carta delle invarianti”) individua le seguenti invarianti territoriali:
• invarianti di natura paesaggistica: elementi lineari, corsi d’acqua (art. 22);
• invarianti di natura ambientale: ambiti agricolo-ambientali (art.23);
• invarianti di natura storico-monumentale: ambiti di edifici storici monumentali (art.24) ed
elementi puntuali di tali edifici (art.25);
• invarianti di natura architettonica: elementi puntuali di edifici di natura architettonica
testimoniale (art.26).
Per quanto riguarda i corsi d’acqua vengono individuati i corsi d’acqua di maggior importanza dove
ogni intervento di manutenzione e riqualificazione deve essere realizzato nel rispetto del “Manuale di
ingegneria naturalistica” della Regione del Veneto e della Regione Emilia Romagna e del “Manuale
di riqualificazione fluviale” del Centro Italiano di Riqualificazione Fluviale (CIRF). Pur ammettendo
l’impiego giustificato di altri manuali di riferimento, l’articolo stabilisce che l’obiettivo degli interventi
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deve comunque sempre essere la salvaguardia del territorio e la riduzione dell’impatto ambientale
degli interventi.
Con riferimento ai corsi d’acqua, l’art. 22 demanda inoltre al Piano degli Interventi la definizione di
norme per mantenere ed implementare le condizioni di pulizia, efficienza e decoro ambientale onde
consentire, eventualmente, la navigazione di piccoli natanti. Gli interventi di manutenzione della
vegetazione hanno come obiettivo la conservazione di un corretto regime idraulico e, qualora
possibile e compatibile con le caratteristiche idrauliche del territorio, la riqualificazione ambientale e
paesaggistica. L’articolo 22 demanda infine al P.I. il compito di individuare gli argini e/o gli spazi
che sono in grado di supportare eventuali percorsi ciclo-pedonali e ippovie.
Le invarianti di natura ambientale sono rappresentate in comune di Stra dagli ambiti agricoloambientali. Sono territori a prevalente uso agricolo caratterizzati da particolare composizione e
struttura paesaggistica in relazione alla scarsa edificazione, alla presenza di alberature, di campi
chiusi, alla prossimità di corsi d’acqua. Qualsiasi intervento in questi ambiti è finalizzato alla tutela
e alla valorizzazione degli stessi. È importante sottolineare che gli ambiti individuati dal P.A.T. in
questa categoria comprendono ed estendono quelli precedentemente individuati dal P.R.G.
Con riferimento alle invarianti di natura monumentale, gli ambiti di edifici di natura architettonica
testimoniale coincidono con le aree sottoposte a vincolo monumentale ai sensi del D.Lgs 42/2004,
mentre gli elementi puntuali di edifici storico monumentali integrano parzialmente quelli già
sottoposti a vincolo monumentale. Per tali ambiti ed elementi valgono pertanto le disposizioni
previste dal vincolo.
Per quanto riguarda le invarianti di natura architettonica, il P.A.T. conferma gli elementi puntuali
già identificati dal P.R.G. e detta disposizione in merito al censimento di tali invarianti, alla loro
conservazione, recupero e valorizzazione.
2.2.3 Disposizioni sulla fragilità del territorio
Le disposizioni sulla fragilità del territorio (Tavola 3 “Carta delle fragilità”) riguardano i seguenti
aspetti:
• penalità ai fini edificatori;
• aree soggette a dissesto idrogeologico;
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• altre componenti (corsi d’acqua e specchi lacuali, elementi lineari/paleoalvei, aree di interesse
storico, ambientale e artistico, aree rappresentative di paesaggi storici del Veneto).
2.2.3.A Penalità ai fini edificatori
Il P.A.T individua sotto questa voce il territorio idoneo all’edificazione a condizione di specifiche
norme (art. 27). In particolare, l’intero territorio comunale è classificato come terreno di tipo
mediocre e scadente dove tutti gli interventi edilizi e infrastrutturali e quelli che comportano,
comunque, movimenti di terra e/o scavi e/o interferenze con la falda acquifera la cui realizzazione
può recare danno o pregiudizio al patrimonio esistente o alla stabilità e qualità ambientale delle
aree limitrofe e del sottosuolo devono essere assoggettati a verifica di compatibilità geologica da
realizzare nei modi previsti dal D.M. 11.03.1988.
L’articolo definisce quindi gli indirizzi minimi di compensazione idrogeologica che devono essere
contenuti nel Piano degli Interventi, ovvero:
• gli invasi esistenti (scoline, fossati, ecc) non devono essere oggetto di opere di riduzione, se non
prevedendo adeguate misure di compensazione;
• la pavimentazione di superfici di grandi dimensioni (es. parcheggi) deve essere realizzata con
materiali drenanti e/o prevedere opere di compensazione;
• gli interventi che comportino impermeabilizzazione e quindi riduzione dei volumi devono essere
accompagnati da adeguate soluzioni progettuali di compensazione finalizzate a mantenere e
incrementare la capacità di infiltrazione dei suoli. I volumi di invaso potranno essere ottenuti con
vasche di accumulo, materassi drenanti, casse di espansione, sovradimensionamenti delle
condotte per le acque meteoriche, realizzazione di nuove fossature e zone a temporanea
sommersione nelle aree a verde. Seguendo gli indirizzi dei Consorzi di Bonifica si stima che sia
necessario compensare le riduzioni di invaso conseguenti alle urbanizzazioni prevedendo un
volume di invaso non inferiore a 300 m3/ha di area urbanizzata. L’incremento degli invasi può
essere ottenuto con risezionamenti e allargamenti dei canali consorziali;
• ogni intervento edilizio (nuova costruzione o ampliamento) deve essere subordinato alla
realizzazione di interventi di permeabilizzazione del suolo al fine di assicurare la massima
permeabilità possibile degli spazi non edificati;
• gli indirizzi di salvaguardia devono essere applicati anche alla realizzazione di opere pubbliche e
infrastrutture. In particolare per le strade di collegamento dovrà essere assicurata la continuità di
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deflusso delle acque tra monte e valle dei rilevati stradali. Nella realizzazione di piste ciclabili
dovrà essere evitato il tombinamento di fossi prevedendo, in alternativa, la delocalizzazione del
tracciato in area idonea;
• il P.I. deve creare le condizioni perché i corsi d’acqua siano tenuti in efficienza e non siano
marginalizzati nelle previsioni urbanistiche. È auspicabile che le aree a verde vengano ubicate
lungo i corsi d’acqua e che i nuovi lotti non confinino con i corsi d’acqua stessi.
2.2.3.B Aree soggette a rischio idrogeologico – aree esondabili o a periodico ristagno idrico (art.
28)
Il P.A.T. individua alcune aree esondabili o soggette a periodico ristagno idrico per le quali valgono
le norme stabilite dal D.M. 11.03.1988.
L’art. 28 individua alcuni indirizzi che dovranno essere seguiti per la formazione del P.I. obiettivo di
tali indirizzi è, da un lato, quello di assicurare un adeguato smaltimento delle precipitazioni
meteoriche e un corretto regime idraulico della rete idraulica esistente, dall’altro quello di definire
alcune norme costruttive tali da garantire riduzione del rischio idraulico. Si riportano di seguito le
direttive previste dal P.A.T. per le aree soggette a rischio idrogeologico.
• La distribuzione planivolumetrica dell’area dovrà essere preferibilmente definita in modo che le
aree a verde siano distribuite lungo le sponde contribuendo alla creazione di una fascia di
rispetto.
• Le aree a verde dovranno essere configurate in modo da assolvere a due funzioni principali:
−
recettori delle precipitazioni;
−
bacini di laminazione del sistema di smaltimento delle acque piovane.
A tal fine le aree a verde dovranno:
− essere poste ad una quota inferiore del piano stradale circostante;
− essere idraulicamente connesse con la strada;
− essere integrate con la rete di smaltimento delle acque meteoriche.
• Le superfici impermeabili dovranno essere limitate al minimo. Le pavimentazioni destinate a
parcheggio dovranno essere realizzate in materiale drenante o comunque permeabile ad
eccezione delle aree destinate a portatori di handicap e quelle a ridosso delle strade.
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• I pluviali delle nuove abitazioni, dove possibile, dovranno scaricare superficialmente o in pozzi
disperdenti collegati superficialmente alla rete di smaltimento delle acque meteoriche.
• I fossi in area privata dovranno essere mantenuti e ripristinati; in area agricola è vietata la
tombinatura dei fossi fatta eccezione per la costruzione di accessi carrai.
• Gli scoli e i fossi esistenti, anche in area privata, non possono essere oggetto di opere di
riduzione, a meno che non siano previste adeguate opere di compensazione e ricostruzione al fie
di garantire il mantenimento del volume di invaso e la funzione di smaltimento delle acque.
• Il piano di imposta dei fabbricati deve essere fissato a quota superiore (20-40 cm) rispetto al
piano stradale o al piano campagna medio circostante. In alternativa, se necessario, i piani
inferiori saranno impermeabilizzati al di sotto del piano di imposta, prevedendo comunque
aperture solo a quote superiori.
• Per quanto riguarda gli interventi di tombinamento o chiusura di affossature esistenti, valgono le
disposizioni desumibili dalla pianificazione regionale e dei Piani Generali di Bonifica e Tutela del
Territorio Rurale. In particolare gli interventi citati non sono mai ammessi a meno di motivazioni
legate alla pubblica sicurezza o a considerazioni di carattere igienico – sanitario. Devono
comunque essere approvati e concordati con i Consorzi di Bonifica competenti.
• Le nuove tombinature dovranno assicurare la funzione iniziale del fossato sia in termini di
volume di invaso che di smaltimento delle portate. A tal scopo le domande di tombinamento
dovranno essere corredate da apposita relazione tecnica che illustri la funzione del fossato e il
suo dimensionamento al fine di assicurare la funzione dello stesso in relazione al bacino
afferente. La lunghezza dei tombinamenti nel caso di passi carrai non deve superare i 5 metri.
• Gli interventi o le modifiche dei canali pubblici, consortili, demaniali o iscritti negli elenchi delle
acque pubbliche che ricadano nella fascia dei 10 metri del ciglio superiore della scarpata o dal
piede della scarpata dell’argine esistente, devono essere autorizzati, fermo restando che deve
rimanere completamente libera da ostacoli o impedimenti una fascia pari a 4 metri da entrambe
i lati e che sono assolutamente vietate nuove edificazioni a distanza inferiore a 10 metri.
• Gli indirizzi valgono anche per le opere e le infrastrutture pubbliche. In particolare per le strade
di collegamento dovrà essere assicurata la continuità di deflusso delle acque tra monte e valle
dei rilevati stradali e dovranno essere previste ampie scoline laterali.
• Il rilascio dei permessi di costruzione deve essere assoggettato, oltre che alle N.T.A. del P.I,
anche al Regolamento CEE 2078/92 recepito dalla Regione del Veneto con DGR 427/95 che
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disciplina la gestione e la tutela del territorio agricolo, compresi i Regolamenti di Polizia Rurale,
laddove approvati.
2.2.3.C Altre componenti - corsi d’acqua e specchi lacuali (art. 29)
Il P.A.T. individua i corsi d’acqua principali che sono normati dall’art.22 delle N.T.A. del piano
stesso. Esistono però corsi d’acqua minori che assumono valenza ambientale strategica per il
territorio comunale. L’art. 29 demanda al P.I. il compito di individuare in dettaglio tali corsi
d’acqua. Le direttive di formazione del P.I. relative a tali corsi d’acqua hanno come obiettivo la loro
sistemazione idraulica per la salvaguardia del territorio. In particolare il P.I. dovrà perseguire le
direttive di gestione di seguito descritte.
• Divieto di qualsiasi alterazione dei tracciati della rete minore. Divieto di rivestire le sponde con
materiali non naturali.
• Divieto di piantagioni di qualsiasi genere lungo le sponde interne per non ostacolare il deflusso
delle acque o ridurre la sezione. Sono ammesse opere necessarie per garantire l’integrità degli
argini con l’adozione di tecniche di ingegneria naturalistica.
• Mantenimento della funzionalità idraulica della rete minore (pulizia e manutenzione periodiche).
• Divieto di tombinamento dei corsi d’acqua minori. Eventuali accessi alle abitazioni dovranno
essere realizzati con manufatti “a ponte” di lunghezza massima sul corso d’acqua di 5 m.
• Divieto di apposizione di cartelli pubblicitari lungo i corsi d’acqua naturali e/o di bonifica agraria.
Sono ammessi i cartelli afferenti le strutture del corso d’acqua e il Codice della strada.
• Nella realizzazione di recinzioni di qualunque genere (comprese le alberature) dovrà essere
mantenuta una distanza di 6 metri dal ciglio del corso d’acqua per garantire il passaggio per le
operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.
• Divieto di realizzare opere o accumulare materiale in alveo che impedisca il regolare deflusso
delle acque, nonché depositare in alveo rifiuti di qualsiasi genere.
• Fossi e canali presenti tra le proprietà private devono essere mantenuti sempre sgombri per
assicurare il regolare deflusso delle acque.
• È ammesso il risezionamento dei fossi privati di scolo con sezione insufficiente a contenere la
portata liquida, previa approvazione del Consorzio di Bonifica competente.
• Nelle zone di massima tutela è vietata qualsiasi attività ad eccezione della coltivazione a prato
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non concimato.
• Nelle zone di protezione verrà valutata la possibilità di vietare le seguenti attività:
− deposito o accumulo di rifiuti scarichi o di materiali di demolizione;
− industrie per lavorazione di prodotti bituminosi;
− autolavaggio;
− stazioni di servizio;
− materiali da costruzione e vendite di questi prodotti;
− cimiteri;
− deposito, vendita o sintesi di prodotti chimici (compresi fertilizzanti) e petroliferi (compresi
serbatoi sotterranei di prodotti petroliferi ad uso commerciale, industriale residenziale);
− industrie per montaggio circuiti elettrici;
− industrie di galvanoplastica;
− negozi di pesticidi, derattizzazione;
− fonderie, fornaci, garages per riparazione e manutenzione autoveicoli (compresa la
verniciatura e assistenza e montaggio motori);
− deposito sali antigelo;
− deposito rifiuti liquidi industriali;
− deposito rottami e cimiteri di macchine;
− industrie per la lavorazione dei metalli;
− industrie estrattive;
− produzione di vernici;
− studi fotografici (compresi laboratori di sviluppo di pellicole fotografiche);
− lavorazione materie plastiche;
− industrie poligrafiche;
− industrie cartarie;
− eliminazione acque di scarico;
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− deposito lavorazione o eliminazione materiali tossici.
2.2.3.D Altre componenti – Elementi lineari/paleoalvei (art.30)
Il P.A.T. individua i paleoalvei e detta le direttive per la loro tutela e valorizzazione prevedendo che
venga mantenuta la conformazione morfologia ed altimetria originaria, che i percorsi degli stessi
vengano utilizzati come direttici preferenziali per lo sviluppo del sistema degli spazi verdi.
2.2.3.E Altre componenti – Aree di interesse storico, ambientale ed artistico (art. 31)
Tali aree coincidono in sostanza con quelle sottoposte a vincolo monumentale e alle invarianti di
natura monumentale e architettonica. Valgono pertanto le disposizioni previste dal vincolo e dalle
invarianti.
2.2.3.F Altre componenti – Aree rappresentative di paesaggi storici del Veneto (art.32)
Si tratta di emergenze paesaggistiche in sostanza coincidenti con gli ambiti di natura agricoloambientale. Per tali aree il P.A.T. demanda al Piano degli Interventi la predisposizione di norme per
la tutela e la valorizzazione di tali aree.
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3. CRITICITÀ IDRAULICA: ANALISI DELLO STATO ATTUALE
3.1 Documentazione acquisita
Ai fini della redazione della presente Valutazione di compatibilità idraulica è stata acquisita e
analizzata la seguente documentazione:
• Piano di Assetto Territoriale del Comune di Stra;
• Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Stra (versione Giugno 2005);
• Progetto di Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo,
Tagliamento, Piave, Brenta e Bacchiglione;
• Individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico nel bacino dell’area scolante in
Laguna di Venezia;
• Documentazione fornita dai Consorzi di Bonifica Sinistra Medio Brenta e Bacchiglione Brenta;
• Carta Geomorfologica della Provincia di Venezia;
• Piano provinciale di emergenza della Provincia di Venezia.
I paragrafi seguenti riportano una breve descrizione dei contenuti della documentazione reperita con
particolare riferimento a quella relativa alla caratterizzazione idrologica ed idraulica del territorio e
alla valutazione delle situazioni di criticità idraulica esistenti. L’analisi delle criticità idrauliche
condotta è stata sintetizzata nell’elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche” con riferimento alle
criticità riscontrate all’interno del territorio comunale di Stra.
3.2 Il P.A.T. del Comune di Stra
3.2.1 I contenuti del Piano
Il P.A.T. del comune di Stra, redatto in conformità alle disposizioni urbanistiche vigenti (art.13 L.R.
11/2004) individua:
• i vincoli esistenti nel territorio;
• le invarianti paesistiche, ambientali, monumentali e architettoniche;
• le penalità territoriali a fini edificatori, le aree soggette a dissesto idrogeologico e le componenti
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di tutela per gli ambienti naturalistici, architettonici e paesaggistici;
• la trasformabilità del territorio individuando gli ambienti territoriali omogenei, le azioni
strategiche, i valori e le tutele;
• le norme tecniche di attuazione;
• dimensionamento;
• la banca dati alfanumerica e vettoriale contenente il quadro conoscitivo;
• la relazione tecnica.
Il P.A.T inoltre è stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica in base alla quale sono stati
determinate le modalità di controllo degli effetti ambientali significativi conseguenti all’attuazione
del piano al fine, tra l’altro, di individuare tempestivamente gli impatti previsti ed essere in grado di
adottare le opportune misure correttive.
Gli elaborati che compongono il P.A.T. comprendono:
• Carta dei vincoli e delle pianificazioni territoriali (Tav. 1, scala 1:10.000);
• Carta delle invarianti (Tav. 2, scala 1:10.000);
• Carta della fragilità (Tav. 3, scala 1:10.000);
• Carta della trasformabilità (Tav. 4, scala 1:10.000);
• Norme Tecniche di Attuazione;
• Dimensionamento;
• Quadro conoscitivo;
• Relazione;
• Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.).
3.2.2 Analisi delle situazioni di criticità idraulica nell’ambito del P.A.T.
Nell’ambito del P.A.T. l’analisi preliminare del contesto territoriale comunale è riportata nella
Valutazione Ambientale Strategica redatta ai sensi della L.R. 23 aprile 2004 n° 11 “Norme per il
governo del territorio” e in particolare nel rapporto intitolato “La conoscenza preliminare del
territorio”. La V.A.S. si configura come un processo di valutazione che assicura che gli effetti
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ambientali di un piano siano completamente considerati e opportunamente affrontati fin dalle prime
fasi del processo decisionale, alla pari delle considerazioni economiche e sociali.
Nel processo di formazione della V.A.S., che si sviluppa parallelamente al processo pianificatorio e
programmatico, vengono quindi preliminarmente definiti gli elementi del territorio che necessitano
di essere indagati e che possono genericamente essere ricondotti a due aspetti:
• aspetto territoriale e infrastrutturali;
• aspetto ecologico-ambientale.
Con riferimento agli aspetti più strettamente legati all’idrografia e all’idraulica del territorio, il
rapporto citato definisce il contesto geomorfologico, idrogeologico, la rete idraulica comunale e
infine le aree a rischio di esondazione.
Con riferimento a quest’ultimo punto il rapporto “La conoscenza preliminare del territorio” afferma
che “il territorio comunale presenta limitate aree caratterizzate da grado elevato di rischio
idrogeologico”. In particolare le aree individuate a rischio di esondazione, sulla base di studi
preesistenti, sono quella dell’area a Nord del Naviglio Brenta (esondazioni dalla rete idraulica
minore), mentre non sono presenti aree di esondazione della rete idrografica principale.
Infine, con riferimento all’assetto idraulico del territorio, il rapporto citato sintetizza le situazioni di
criticità idraulica a cui il P.A.T. è chiamato a rispondere in:
• aree a elevato grado di rischio idrogeologico con falda freatica a debole profondità rispetto al
piano campagna;
• ampio tratto del Naviglio Brenta non arginato che determina una situazione di rischio di
esondazione anche se tale situazione non è riportata nella documentazione ufficiale.
La “Carta della fragilità” (Tavola 3 del P.A.T.) individua quali aree soggette a rischio idrogeologico le
“aree esondabili o a periodico ristagno idrico”. In particolare tali aree sono ubicate lungo lo scolo
Veraro, a nord del Naviglio Brenta e a nord della Strada Provinciale 21 dove si verifica una
esondazione dello Scolo Malgaro in corrispondenza della località Zago.
L’elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche” allegato alla presente relazione riporta le aree
evidenziate come critiche dal P.A.T. nell’ambito del territorio comunale.
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3.3 Il P.R.G. del Comune di Stra
3.3.1 I contenuti del Piano Regolatore Generale
La versione del P.R.G. analizzata è quella del Giugno 2005 che comprende gli adeguamenti del
Piano alle prescrizioni del D.G.R.V. n°1351 del 07.05.2004.
Il P.R.G., redatto in conformità alle disposizioni urbanistiche, individua (Art. 2 delle Norme
Tecniche di Attuazione):
• la rete delle principali vie di comunicazione stradale, nonché le rettifiche delle strade esistenti
con l’indicazione degli spazi destinati a parcheggio e ad altre attrezzature varie;
• la suddivisione in zone di tutto il territorio comunale in zone territoriali omogenee (Z.T.O.), con
la precisazione delle zone destinate all’espansione dell’aggregato urbano e la determinazione dei
vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
• le aree destinate a formare spazi di uso pubblico, quelle da riservare ad edifici pubblici o di uso
pubblico e ad opere ed impianti di interesse collettivo o sociale, nonché quelle sottoposte a
speciali normative;
• i vincoli da osservare nelle zone interessate da emergenze di carattere storico, ambientale e
paesaggistico;
• le norme di attuazione del Piano;
• il regolamento edilizio;
• i repertori normativi.
In tale contesto gli elaborati che formano parte del P.R.G. sono (Art. 3 delle Norme Tecniche di
Attuazione):
• TAV. 13.1 del P.R.G. territorio comunale - scala 1:5000;
• TAV. 13.1.1 principali emergenze storiche, architettoniche, paesaggistiche e di tutela
dell’ambiente - scala 1:5000;
• TAV. 13.2 del P.R.G. reti tecnologiche - scala 1:5000;
• TAV. 13.3 del P.R.G. “Zone significative” - scala 1:2000;
• TAV. 14 Verifica del Dimensionamento;
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• Norme di Attuazione;
• Repertori normativi:
• Regolamento Edilizio;
• Quaderno Tecnico.
Fanno altresì parte del P.R.G. gli elaborati di analisi, verifica e le relazioni che hanno formato il
Piano, anche se non esplicitamente richiamati. Tra tali elaborati risulta particolarmente utile ai fine
della individuazione delle criticità idrauliche del territorio, la “Relazione geologica” (2001) redatta
nell’ambito della formazione del P.R.G.
3.3.2 Analisi delle situazioni di criticità idraulica individuate dal P.R.G.
La “Relazione Geologica” redatta nell’ambito della formazione del P.R.G. comprende l’analisi degli
aspetti fisici e delle componenti territoriali articolate in:
• analisi geomorfologica;
• analisi geolitologica;
• analisi idrogeologica.
In particolare l’analisi idrogeologica comprende una stima delle condizioni di rischio idrogeologico e
di esondazione del territorio comunale basato sui dati disponibili presso la Provincia di Venezia, i
Consorzi di Bonifica e l’ex Magistrato alle Acque per i territori di loro competenza.
Con riferimento alla documentazione disponibile, la “Relazione Geologica” riporta i risultati
dell’“Indagine sul rischio idraulico in Provincia di Venezia” (V. Illiceto, 1992) che individua l’intera
area a Nord del naviglio Brenta e ad Est dello Scolo Veraro come aree a “sofferenza idraulica”. La
stessa indagine definisce entrambi gli argine del fiume Brenta, nel limitrofo comune di Vigonovo,
come “critici”.
Il Piano di Bonifica e Tutela del Territorio Rurale del Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta,
analizzato nell’ambito della citata “Relazione geologica”, conferma le indicazioni della provincia di
Venezia definendo “territori soggetti a rischio di esondazione (con TR pari a 5 anni)” l’area a Nord
del Naviglio Brenta e a Est dello Scolo Veraro.
La “Relazione geologica” riporta che analisi più recenti della Provincia di Venezia (“Programma di
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previsione e prevenzione in materia di protezione civile”, A. Vitturi et al., 1999), integrano le
precedenti osservazioni individuando le seguenti aree a rischio:
• area a Ovest dello Scolo Veraro al confine con il comune di Vigonza (TR = 1-5 anni);
• area a Ovest dello Scolo Veraro in corrispondenza dell’abitato di Stra (TR = 1-5 anni) che viene
considerata nella classificazione delle priorità di intervento a “priorità molto alta”;
• area in comune di Fiesso d’Artico a Nord del Naviglio Brenta e a Ovest dello Scolo Veraro.
Una carta delle aree allagate in occasione degli eventi atmosferici del 20-21 maggio 1995 e del 31
maggio - 1 giugno 1995, redatta dal Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta, conferma la
criticità idraulica di tali aree.
In sostanza le criticità idrauliche individuate nel P.R.G. coincidono con quelle segnalate dal P.A.T.
Tali aree sono riportate nell’elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche”.
3.4 Il Progetto di Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi
Isonzo, Tagliamento, Piave, Brenta e Bacchiglione
3.4.1 I contenuti del Piano stralcio
Il Progetto di Piano per l’Assetto Idrogeologico dei bacini dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e
Brenta-Bacchiglione, predisposto ai sensi dell'art. 1, comma 1, della L.267/98, e della L.
365/2000, rappresenta, allo stato attuale, il recepimento delle conoscenze sulla sicurezza idraulica
e geologica acquisite dalla Segreteria Tecnica dell’Autorità di bacino e dalle Regioni Friuli Venezia
Giulia e Veneto in merito all'identificazione delle zone esposte a pericolo.
Il quadro conoscitivo riportato nel Progetto di Piano, a detta degli stessi estensori, è tuttora affetto
da diverse disomogeneità. Infatti, il Progetto di Piano è stato impostato in base agli elementi che
attualmente conosciuti, risultando ancora affetto da notevoli carenze (conoscitive) sia riguardo alla
localizzazione vera e propria dei fenomeni, sia riguardo alla loro possibile dinamica evolutiva.
Una delle conseguenze più importanti di quanto sopra considerato riguarda le aree complementari e
strettamente limitrofe a quelle perimetrate dal Progetto di Piano definite “pericolose”. Per queste
non può essere esclusa un’eventuale situazione di "criticità", ed in tal senso l’Autorità di Bacino
richiama l’attenzione delle Amministrazioni locali affinché vengano adottati criteri di governo,
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utilizzazione e destinazione d'uso del territorio che tengano conto di suddette possibili criticità.
Il Progetto di Piano è costituito fondamentalmente dalle fasi conoscitiva, propositiva,
programmatica, contenute in una relazione generale, e dalla cartografia con la perimetrazione delle
aree pericolose ed a rischio.
3.4.2 Analisi delle situazioni di criticità idraulica nell’ambito del Progetto di Piano Stralcio per
l’Assetto Idrogeologico (PAI)
La sintesi delle situazioni di criticità idraulica fondata sulle conoscenze disponibili riportate nel
Progetto di Piano riporta il seguente elenco:
1. Le aste principali dei tre fiumi versano in una situazione generalizzata di rischio idraulico, che
assume proporzioni rilevanti per il tratto terminale del fiume Brenta per il quale un evento con
tempo di ritorno decennale potrebbe determinare una condizione di sofferenza delle arginature
del Brenta a valle di Codevigo.
2. Le aste secondarie presentano una condizione di rischio idraulico connesso ad una possibile
riduzione del franco arginale in concomitanza ad eventi con tempo di ritorno elevato e per
effetto di una generale diffusa pensilità dei tronchi fluviali. Durante gli eventi di piena
esondazioni od allagamenti più o meno diffusi interessanti zone di campagna ed anche urbane
si manifestano dapprima nelle reti di raccolta e collettamento delle acque secondarie. In linea
generale, pertanto, i ricettori principali risultano in questo modo salvaguardati per effetto delle
tracimazioni che si verificano negli affluenti.
Con riferimento specifico al territorio comunale di Stra, il progetto di PAI analizzato non evidenzia
aree critiche.
3.5 Individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico nel bacino
dell’area scolante in Laguna di Venezia
3.5.1 I contenuti dello studio
Lo studio, commissionato dalla Regione del Veneto, costituisce la base conoscitiva per la redazione
del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) del bacino tributario della Laguna di Venezia. Si sottolinea
che detto PAI non è stato a tutt’oggi adottato e che lo studio è stato messo a disposizione per
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consultazione dalla Direzione Difesa del suolo della Regione del Veneto.
Lo studio valuta il funzionamento idraulico della rete idrografica superficiale in occasione di eventi
meteorologici intensi analizzando in particolare le condizioni di criticità idraulica legate al sistema di
drenaggio principale del bacino, escludendo quindi sia i fiumi che attraversano il territorio senza
particolari interferenze (Brenta e Bacchiglione), sia la rete secondaria di drenaggio. A tal fine è stata
predisposta ed implementata la modellazione matematica della rete di drenaggio principale
mediante un modello afflussi-deflussi e un modello di propagazione dell’onda di piena. Sulla base
dei risultati della modellazione matematica condotta, la perimetrazione delle aree allagabili è stata
realizzata sulla base del modello digitale del terreno generato a partire dai punti quotati ricavati
dalla cartografia regionale in scala 1:5.000, ottenendo in tal modo una mappa della pericolosità
idraulica del territorio.
La valutazione delle criticità idrauliche e delle aree di potenziale esondazione è stata affiancata
dall’analisi della vulnerabilità del territorio che si è concentrata, in sostanza sull’analisi
dell’urbanizzazione. A tal fine lo studio ha fatto riferimento ai P.R.G. adottati dai comuni ricadenti
nel territorio del bacino scolante, sia per quanto riguarda lo stato di fatto che per quanto riguarda lo
stato di progetto.
Per la definizione del livello di rischio idraulico lo studio ha recepito la metodologia proposta dalla
Direzione Difesa del Suolo e Protezione Civile della Regione del Veneto che prevede che il livello di
rischio a cui è esposta un’area sia stabilito mediante la combinazione dei due fattori
precedentemente descritti, che rappresentano da una parte la vulnerabilità del territorio, dall’altra la
sua pericolosità rispetto agli eventi di piena di assegnato tempo di ritorno.
3.5.2 Analisi delle situazioni di criticità idraulica individuate dallo studio in comune di Stra
La procedura descritta nel paragrafo precedente ha portato all’individuazione, per il comune di Stra,
di due aree critiche dal punto di vista idraulico; la prima a nord del capoluogo, in corrispondenza
del Rio dell’Arzere, la seconda a nord della Strada Provinciale 21 dove si verifica una esondazione
dello Scolo Malgaro in corrispondenza della località Zago. Dal punto di vista morfologico l’area
interessata dai possibili allagamenti è un’area depressa rispetto alle aree limitrofe.
Per la definizione dei diversi livelli di pericolosità si è fatto riferimento agli eventi meteorici con
tempo di ritorno probabile di 100 e di 200 anni e si è considerata, per la classificazione, l’altezza
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della lama d’acqua presente sul terreno, quale unica grandezza per caratterizzare la natura e l’entità
dell’evento alluvionale.
La classificazione delle classi di pericolosità adottata nello studio considera il tirante d’acqua di
allagamento e il tempo di ritorno dell’evento di piena che lo ha prodotto. Sulla base di questi
parametri l’area in comune di Stra presenta quattro livelli di pericolosità:
• Pericolosità molto elevata: tiranti d’acqua superiori a 1,0 m, per eventi con tempo di ritorno di
100 anni;
• Pericolosità elevata: tiranti d’acqua compresi tra 0,3 m e 1,0 m per eventi con tempo di ritorno
di 100 anni;
• Pericolosità media: tiranti d’acqua inferiori a 0,3 m per eventi con tempo di ritorno di 100 anni;
• Pericolosità moderata: condizioni di allagamento, non considerate nelle classi superiori per
eventi con tempo di ritorno di 200 anni.
Lo studio incrociando i diversi livelli di vulnerabilità e di pericolosità dell’area esaminata giunge poi
alla perimetrazione delle classi di rischio (Elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche”) e
individua, con riferimento alla normativa vigente:
• aree a rischio elevato (R3), per le quali sono possibili problemi per l'incolumità delle persone,
danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi,
l’interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio
ambientale;
• aree a rischio medio (R2), per le quali sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture
e al patrimonio ambientale, che non pregiudicano l'incolumità delle persone, l'agibilità degli
edifici e la funzionalità delle attività economiche;
• aree a rischio moderato (R1), per le quali i danni sociali, economici e al patrimonio ambientale
sono marginali.
Con riferimento alle aree a rischio individuate dallo studio è opportuno riportare alcune osservazioni
segnalate dagli estensori dello stesso relativamente alle limitazioni delle valutazioni idrauliche
condotte.
Come accennato, l’obiettivo principale dello studio è stata la valutazione del funzionamento
idraulico della rete idrografica superficiale in occasione di eventi meteorici intensi. A tal fine la
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modellazione matematica condotta ha preso l’avvio da una approfondita e capillare ricerca
bibliografica presso vari Enti orientata all’acquisizione di informazioni riguardanti la geometria della
rete. Contestualmente sono state ricercate informazioni riguardanti eventi storici verificatisi nel
bacino; tali informazioni tuttavia non hanno fornito sostanziali apporti conoscitivi né hanno potuto
essere utilizzate sia a causa della estrema disomogeneità dei documenti, sia a causa della
mancanza di informazioni relativamente ai fenomeni meteorici che hanno provocato gli allagamenti,
sia per l’impossibilità di distinguere gli allagamenti provocati da una carenza strutturale della rete di
drenaggio da quelli causati da fattori localizzati (rigurgito fognatura bianca). Le informazioni
acquisite inoltre non riportavano dati utili alla valutazione della gravità dell’evento (altezza della
lama d’acqua).
Come anticipato, la modellazione idraulica della rete di scolo è stata effettuata mediante un modello
afflussi-deflussi e un modello di propagazione dell’onda di piena, seguito da un modello concettuale
di propagazione del volume di esondazione sul territorio, basato sulla modellazione digitale
tridimesionale del terreno generata dalle quote del terreno ricavate dalla cartografia digitale in scala
1:5.000.
Data la complessità e l’estensione della rete da modellare, particolarmente importante è stata la
fase di raccolta dati per la corretta geometria del sistema. In totale per la simulazione lo studio ha
utilizzato 1984 sezioni che sono risultate sufficienti per simulare la geometria generale del sistema,
ma non per tenere individuare le particolarità della rete.
Gli stessi risultati della modellazione sono influenzati dall’accuratezza e dalla precisione della
geometria riprodotta nello schema di calcolo, geometria basata per oltre il 90% su dati di archivio
non controllabili né verificabili.
Un’altra importante limitazione dei risultati conseguiti è legata al fatto che alcuni dei canali oggetto
di simulazione funzionano a scolo meccanico; in questo caso per simulare il funzionamento della
rete è necessario avere a disposizione le curve di funzionamento delle idrovore con riferimento alle
portate in esercizio e ai livelli di attacco e stacco delle pompe. Per il territorio oggetto di studio è
stato possibile reperire tali curve solo per alcune delle idrovore esistenti.
Infine per quanto riguarda l’accuratezza della perimetrazione delle aree allagabili è opportuno
segnalare che essa è stata realizzata sulla base del modello digitale del terreno (DTM) ricavato dalle
quote della Carta Tecnica Regionale in scala 1:5.000 che ha margini di errore sulle quote che
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possono raggiungere valori di 1 metro. Tali errori com’è ovvio si ripercuotono sul DTM derivato e
quindi sull’individuazione e perimetrazione delle aree allagabili.
3.6 Documentazione fornita dai Consorzi di Bonifica competenti per il territorio
3.6.1 Il Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta
Il Consorzio di bonifica Sinistro Medio Brenta copre un’estensione di circa 57 mila ettari e fa parte,
ad esclusione di una piccola porzione, del bacino scolante nella Laguna di Venezia. Il suo
comprensorio occupa la fascia che si estende, indicativamente, a est della S.S. Padova – Cittadella
e lungo la sponda sinistra del Brenta, fino alla linea congiungente Castelfranco con Mestre lungo il
rio Ruviero e il fiume Marzenego; a nord è delimitato dalla direttrice Cittadella – Castelfranco, a
sud – sud/est dalla laguna di Venezia. Dal punto di vista amministrativo interessa la provincia di
Padova, Venezia e Treviso, comprendendo la giurisdizione di 39 comuni tra i quali, in provincia di
Venezia si trova anche il comune di Stra.
L’intera rete idrografica di bonifica del comprensorio è suddivisa in 12 bacini idraulici principali, a
loro volta suddivisi in sottobacini di I, II e III livello in conseguenza della complessa
interconnessione esistente a livello idraulico realizzatasi dai tempi della Repubblica di Venezia ad
oggi.
Sotto il profilo geomorfologico il territorio del comprensorio è prevalentemente pianeggiante con
terreni degradanti dolcemente con giacitura nord/ovest – sud/est da quota 45 m slm a Cittadella
(Pd), nella fascia delle risorgive, fino a -,5 m slm nella zona di Campagnalupia (Ve).
Lo scolo delle acque meteoriche avviene attraverso un’estesa rete idraulica di bonifica a deflusso
generalmente naturale, intercettata e a volte fortemente condizionata da importanti corsi d’acqua di
III e di II categoria (Tergola-Serraglio, Muson Vecchio, Muson dei Sassi, Naviglio Brenta, Taglio di
Mirano, Novissimo, tronco terminale dell’idrovia Padova – Venezia).
La parte più depressa del comprensorio, circa 6000 ettari in gronda lagunare, è asservita da
bonifica meccanica con scarico in laguna di Venezia e sollevamento tramite impianti idrovori.
L’assetto idraulico del territorio e la gestione del rischio idraulico, diffuso in tutto il comprensorio, si
presentano complessi proprio in conseguenza della interazione con la rete esterna a quella di
bonifica. I vari corsi d’acqua di categoria superiore che attraversano il territorio del consorzio
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presentano caratteristiche specifiche di pericolosità in relazione soprattutto alla loro funzione di
ricettori delle portate dei collettori di bonifica, ma anche alla loro idrografia che, intrecciandosi in
molti punti con la rete minore, vede la diffusa presenza di manufatti idraulici singolari, o alla
presenza di arginature che raggiungono altezze non trascurabili.
Ai fini dell’individuazione delle criticità idrauliche in comune di Stra sono stati effettuati dei colloqui
con i tecnici del Consorzio che hanno fornito utili indicazioni in tal senso.
3.6.1.A Documentazione acquisita
Il Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta nell’ambito delle finalità della presente Valutazione di
compatibilità idraulica, ha fornito il seguente materiale informatizzato:
• confini del comprensorio;
• rete idrografica con indicazione dell’ente gestore (Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta,
Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta, Consorzio di Bonifica Dese-Sile, Provincia di Venezia,
Regione del Veneto, Stato, canali privati);
• rete demaniale minore;
• aree soggette ad allagamento negli anni 1995, 1998, 2000, 2001, 2005, 2006: per l’anno
2005, in particolare, sono stati distinti gli eventi di piena estivi da quelli autunnali che a loro
volta comprendono fenomeni relativi alla tracimazione di canali e fenomeni di sofferenza
idraulica dei canali. Si precisa che tali dati sono desunti da osservazioni dirette per cui
potrebbero essere affetti da inesattezze e approssimazioni;
• aree soggette a rischio idraulico distinto in quattro categorie:
− aree con franco garantito;
− aree a medio rischio di esondazione (franco >30 cm);
− aree a rischio di esondazione (franco < 30 cm);
− aree a rischio di esondazione.
3.6.1.B Analisi delle condizioni di rischio idraulico
Dall’analisi della documentazione acquisita e dai colloqui intercorsi con i tecnici del Consorzio è
emerso che, con riferimento al territorio in comune di Stra di competenza del Consorzio stesso, la
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zona più critica dal punto di vista idraulico è la zona adiacente allo scolo Veraro, come già
evidenziato dallo stesso P.A.T. (Carta della fragilità). In particolare alcune aree a ovest dello scolo
sono segnalate come aree allagate nel corso dell’evento del 1995 (Elaborato 1.4 – Carta delle
criticità idrauliche) e la criticità di tale zona è legata allo scolo Lovara e allo scolo Noventa i quali,
peraltro, sono tombinati per gran parte del loro corso. I tecnici del consorzio inoltre hanno
segnalato, in occasione di eventi di piena recenti (autunno 2006), aree di allagamento, anche se
non molto estese, a sud del Rio dell’Arzere e dello scolo Perarolo, confermando in tal modo le
criticità della zona.
Il Consorzio inoltre segnala come zone a rischio di esondazione anche le aree comprese tra lo scolo
Veraro e lo scolo Giardini Reali (Elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche”).
3.6.2 Il Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta
Il consorzio di bonifica Bacchiglione Brenta si estende per 58.247 ettari nelle province di Padova e
Venezia nel territorio che compreso tra i colli Euganei e il mare Adriatico, delimitato a nord dal
Brenta ed a sud dal fiume Bacchiglione, dai quali ha preso la denominazione.
Il comprensorio comprende, per intero o in parte, la giurisdizione di n. 39 comuni, dei quali 31
nella provincia di Padova e 8 in provincia di Venezia; tra questi ultimi è compreso il comune di Stra
che ricade nel comprensorio con una percentuale di superficie comunale di poco inferiore al 78%.
Per l’adempimento dei compiti istituzionali di salvaguardia sulle acque di superficie, il Consorzio
gestisce una fitta rete di canali, i quali possono confluire direttamente nei fiumi, ove scaricano la
loro portata, oppure presso gli impianti idrovori consorziali, ove le acque vengono sollevate e
pompate per mantenere in asciutta il bacino servito.
Con riferimento alle problematiche di rischio idraulico riscontrabili nell’ambito del territorio gestito
dal consorzio, da un punto di vista generale si può affermare che l’urbanizzazione spinta, correlata
ad una falcidia occupazionale in agricoltura, ha determinato da un lato la riduzione sensibile dei
volumi di invaso delle acque meteoriche, dall’altro l’abbandono, pressoché totale, della
manutenzione dei fossi privati.
La canalizzazione privata, in termini di funzionalità scolante, è altrettanto importante rispetto a
quella consorziale, perchè un suo cattivo uso, nonostante un’attività consortile puntuale, può
mettere in ginocchio vaste aree comprensoriali. Se poi si aggiunge l’impermeabilizzazione dei suoli
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per effetto delle asfaltature e delle cementificazioni che sopprimono la capacità di assorbimento
dell’acqua da parte del terreno e determinano una sua corsa veloce ai punti di espulsione, oltre alla
riduzione di invaso conseguente all’intubazione dei fossi - talvolta disordinata - come pure
l’aggravante dell’aumento di portata alimentato dagli agglomerati urbani, si ottiene un quadro della
situazione idraulica di grave difficoltà.
3.6.2.A Documentazione acquisita
Il consorzio di bonifica Bacchiglione Brenta nell’ambito delle finalità della presente Valutazione di
compatibilità idraulica, ha fornito la seguente documentazione cartografica:
• limiti dei territori comunali del comprensorio;
• limiti dei sottobacini idraulici del comprensorio;
• rete scolante gestita dal consorzio;
• manufatti idraulici principali;
• carta del rischio idraulico (estratta dal PGBTTR del 1991).
La documentazione acquisita è stata analizzata per l’analisi del rischio idraulico del territorio
comunale che ricade nel consorzio.
3.6.2.B Analisi delle condizioni di rischio idraulico
La Carta del rischio idraulico fornita dal Consorzio di bonifica classifica le aree a rischio idraulico in:
• aree ad elevato rischio idraulico che risultano soggette a probabile allagamento a seguito di
eventi con tempo di ritorno inferiore a 5 anni;
• aree a rischio idraulico che risultano soggetta a probabile allagamento a seguito di eventi con
tempo di ritorno inferiore a 20 anni.
È opportuno sottolineare che l’analisi del rischio condotta dal Consorzio si riferisce a aree estese del
comprensorio, mentre non prende in considerazione criticità idrauliche circoscritte a zone molto
limitate o a situazioni puntuali. Inoltre vengono prese in considerazione solo le situazioni di rischio
legate all’insufficienza della rete di scolo e delle opere di bonifica, mentre non vengono analizzate le
criticità idrauliche conseguenti ad allagamenti provocati da sormonti o rotte arginali. Infine si ricorda
che la carta del rischio idraulico del PGBTTR risulta ad oggi datata, a detta degli stessi tecnici del
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Consorzio, dato che negli ultimi anni il territorio ha subito notevoli trasformazioni.
Con riferimento al territorio del comune di Stra di competenza del Consorzio, la carta del rischio
idraulico del PGBTTR non segnala alcuna criticità. Peraltro dai colloqui intercorsi con i tecnici del
Consorzio è emerso che, pur non presentando l’area in esame criticità idrauliche diffuse,
allagamenti potrebbero verificarsi in corrispondenza di aree che presentano depressioni localizzate.
3.7 Carta geomorfologica della Provincia di Venezia
3.7.1 Contenuti della “Carta Geomorfologica”
La Provincia di Venezia da oltre un ventennio sta effettuando una serie di indagini e studi, tra loro
coordinati e coerenti, miranti ad acquisire, aggiornandole e perfezionandole nel tempo, le
conoscenze di base sul territorio provinciale, con particolare riferimento a quelle riguardanti il suolo,
sottosuolo e acque sotterranee. Obiettivo principale di tali studi è quello di fornire agli
Amministratori elementi utili per la gestione del territorio. La “Carta geomorfologica della Provincia
di Venezia” (scala 1:50.000) e le allegate “Note illustrative”, rappresentano la sintesi dell’impegno
della Provincia nell’acquisizione di tali conoscenze di base.
3.7.2 Informazioni desumibili dalla “Carta Geomorfologica”
Con riferimento alle criticità idrauliche, la Carta geomorfologica riporta alcune indicazioni utili in
quanto evidenziano come il territorio sia storicamente soggetto a problematiche di tipo idraulico. Di
particolare interesse in questo senso risulta la segnalazione dei “ventagli di esondazione”. Le Note
illustrative che accompagnano la carta definiscono i ventagli di esondazione come “corpi
sedimentari che si formano ad opera di acque che fuoriescono da un alveo fluviale in occasione di
piene con tracimazione dell’argine o per la rottura dell’argine stesso”. Con riferimento al territorio di
interesse, ventagli di esondazione sono evidenziati in corrispondenza del Naviglio Brenta sia in
sinistra che in destra idraulica (Figura 3.1).
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Figura 3.1 – Ventagli di esondazione nel territorio di Stra. Particolare della Carta Geomorfologica della
Provincia di Venezia)
3.8 Piano provinciale di emergenza (PPE) della Provincia di Venezia
3.8.1 Contenuti del Piano
Il Piano provinciale di emergenza della Provincia di Venezia, oltre a riportare un inquadramento
fisico del territorio provinciale, include un capitolo descrittivo delle situazioni di rischio esistenti. In
particolare vengono esaminati i principali rischi naturali e antropici del territorio provinciale, tra i
quali il rischio idraulico.
3.8.2 Analisi delle situazioni di criticità idraulica desumibili dal PPE
Nell’ambito del PPE il rischio idraulico viene analizzato sia in rapporto alla particolare
conformazione del territorio, in gran parte soggetta a bonifica idraulica in quanto posta a quote
soggiacenti il medio mare, sia in relazione alla presenza della parte terminale della maggior parte
dei grandi fiumi italiani (Adige, Brenta - Bacchiglione, Piave, Livenza, Tagliamento).
Per definire i rischi cui il territorio provinciale è soggetto il PPE analizza innanzitutto gli eventi
calamitosi che si sono verificati in passato e la loro frequenza e, successivamente, valuta quali
conseguenze questi produrrebbero se si ripetessero nelle mutate condizioni in cui versa il territorio.
Il PPE distingue quindi il rischio idraulico per esondazione da reti di scarico interne e manufatti
idrici e le situazioni di rischio riconducibili all’assetto idraulico dei tratti terminali delle aste
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principali. Con riferimento alla prima tipologia di rischio, la cartografia allegata al PPE (Allegato 19
“Rischio idraulico per esondazione da reti di scarico interne e manufatti idrici”, in scala 1:100.000)
evidenzia aree a rischio idraulico con TR compreso tra 5 e 10 anni a ovest dello scolo Veraro
(Figura 3.2). Tali aree coincidono in sostanza con le aree critiche identificate dal P.A.T. e riportate
nell’Elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche”.
Per quanto riguarda la pericolosità idraulica riconducibile all’assetto idraulico delle aste principali,
l’Allegato 20 al PPE (“Aree inondabili relative ai tratti terminali dei fiumi principali”, in scala
1:100.000), non evidenzia, per il territorio comunale di Stra alcuna criticità (Figura 3.3).
A integrazione delle analisi condotte lo studio riporta l’analisi dello stato di pericolosità idraulica dei
bacini di pianura della provincia di Venezia. A tal fine è stato realizzato un’elaborazione che prevede
l’impiego di un modello idraulico di bacino, di tipo bidimensionale per l’analisi della propagazione di
onde di piena di assegnato tempo di ritorno e per la simulazione dei fenomeni di esondazione di tali
piene. I risultati delle simulazioni condotte, riportati nell’Allegato 21 del PPE “Scenari di rischio
idraulico”, evidenziano per il bacino del Brenta alcuni scenari di rischio.
Figura 3.2 – Estratto dell’Allegato 19 “Rischio idraulico per esondazione da reti di scarico interne e
manufatti idrici” del PPE
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Figura 3.3 - Estratto dell’ Allegato 20 “Aree inondabili relative ai tratti terminali dei fiumi principali” del
PPE
Lo studio idraulico condotto evidenzia che, per eventi di entità paragonabile all’evento del 1966, il
cui tempo di ritorno è stimato superiore a 100 anni, il territorio provinciale adiacente al fiume
Brenta nel tratto che va da Stra a Corte è potenzialmente a rischio di allagamento per effetto
dell’esondazione del Piovevo che confluisce nel Brenta a Stra e, in occasione di piene eccezionali,
può essere rigurgitato dal fiume maggiore. L’esondazione del Piovego, per effetto delle pendenze dei
terreni, tenderebbe a propagarsi verso Sud in adiacenza dell’argine sinistro del Brenta e ad investire
potenzialmente un’area piuttosto vasta anche se con una lama d’acqua di modesta entità (inferiore
a 1 m).
È stato inoltre simulato uno scenario di esondazione del Brenta conseguente ad un ipotetico
cedimento arginale sinistro a valle della briglia di Stra in concomitanza al passaggio di un’onda di
piena di entità confrontabile a quella dell’evento del 1966. In questo caso l’esondazione si
propagherebbe verso sud-est sia per effetto della naturale pendenza dei terreni che per la presenza
di rilevati che creano degli ostacoli alla propagazione.
Si sottolinea infine che il PPE individua ambiti territoriali omogenei in relazione ai rischi attesi. Con
riferimento al rischio idraulico il territorio del comune di Stra ricade nell’Ambito Territoriale
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Omogeneo della “Riviera del Brenta” per il quale il suddetto rischio è classificato complessivamente
“medio-alto”.
3.9 Sintesi delle situazioni di criticità del territorio comunale desumibili dalla
documentazione analizzata
La sintesi delle indicazioni desumibili dall’insieme della documentazione analizzata, riportata
nell’Elaborato 1.4 “Carta delle criticità idrauliche”, evidenzia come il territorio comunale di Stra
presenti situazioni di criticità idraulica principalmente legate alla possibilità di esondazione della
rete idraulica minore. Tali aree sono localizzate, come già rilevato dal P.A.T., a Ovest dello scolo
Veraro e a Nord del Naviglio Brenta, in corrispondenza del capoluogo comunale. La criticità di tale
area è legata sia alle esondazione del Rio dell’Arzere e dello scolo Perarolo, sia al generale stato di
insufficienza dello Scolo Lovara e dello Scolo Noventa tombinati per la gran parte del loro corso.
Da un punto di vista generale, nell’intero territorio comunale, situazioni di criticità idraulica possono
manifestarsi in aree la cui morfologia risulta depressa rispetto alle aree circostanti. Sulla base della
documentazione analizzata una situazione di questo tipo potrebbe verificarsi, con eventi di piena
caratterizzati da tempi di ritorno di 100 e 200 anni, a nord della Strada Provinciale 21 per
esondazione dello scolo Malgaro in corrispondenza della località Vago a Est di San Pietro di Stra.
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4. INTERFERENZA DELLE PREVISIONI URBANISTICHE DEL P.A.T. CON LE
CRITICITÀ EVIDENZIATE
4.1 Le previsioni urbanistiche del Piano di Assetto Territoriale
Sotto il profilo urbanistico, le ipotesi di intervento del P.A.T. sono funzionali agli obiettivi di
riqualificazione del tessuto insediativo e del recupero di un corretto equilibrio tra territorio e
ambiente.
Le azioni strategiche previste dal P.A.T. sono riassunte nella “Carta delle trasformabilità”. Detta
carta individua, per ogni Ambito Territoriale Omogeneo, le previsioni urbanistiche.
Gli Ambiti Territoriali Omogenei (ATO) identificati nel comune di Stra comprendono:
• ATO 1: Contesto urbano prevalentemente residenziale (Art. 33);
• ATO 2: Contesto interessato da usi principalmente della produzione secondaria e terziaria (Art.
34);
• ATO 3: Contesto prevalentemente agricolo con edificazione diffusa (Art.35).
Fanno parte dell’ATO 1 tre sottoambiti che comprendono il capoluogo, la località San Pietro, la
località Paluello.
Con riferimento alle azioni strategiche il P.A.T. individua nei tre A.T.O:
• aree di urbanizzazione consolidata ossia le aree quasi completamente edificate e provviste delle
principali opere di urbanizzazione primaria e secondaria (Art.37);
• aree di edificazione diffusa (Art. 38);
• aree di riqualificazione e riconversione ossia le aree interessate da complessi residenziali,
attività collettive, di servizio e/o produttive, dimesse, degradate o che hanno perso la loro
valenza territoriale (Art. 39);
• opere incongrue corrispondenti ad ambiti destinati alla trasformazione edilio-urbanistica che dal
punto di vista del territorio determineranno una nuova organizzazione del sito (Art. 40);
• limiti fisici alla nuova edificazione in relazione alla strategia insediativa definita per i singoli
sistemi insediativi e per i diversi ambienti funzionali, alle caratteristiche paesaggistico-ambientali
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ed agronomiche ed agli obiettivi di salvaguardia della integrità dei luoghi del territorio comunale
(Art.41);
• linee preferenziali di sviluppo insediativo ossia le linee preferenziali di sviluppo delle aree
trasformabili (Art.42);
• servizi di interesse comune di maggior rilevanza ossia di rilevanza sovracomunale (Art.43);
• infrastrutture ed attrezzature di maggior rilevanza ossia di importanza sovracomunale,
generalmente assi viari (Art.44);
• specifiche destinazioni d’uso (direzionali, commerciali, altre) in relazione alle peculiarità
produttive e commerciali delle diverse aree comunali (Art.45).
Le previsioni urbanistiche sintetizzate nella Carta delle trasformabilità del P.A.T. tengono conto
anche dei valori e degli ambiti di tutela da salvaguardare, rispettare e valorizzare. In particolare, con
riferimento ai valori e agli ambiti di tutela il P.A.T. individua:
• ambiti territoriali a cui attribuire i corrispondenti obiettivi di tutela, riqualificazione e
valorizzazione ossia aree scarsamente modificabili che rappresentano il primo fondamentale
evento di percezione dell’ambiente per le quali devono essere definite azioni di tutela (Art.46);
• ville individuate nella pubblicazione dell’Istituto regionale per le Ville venete (Art.47);
• edifici e complessi di valore testimoniale e monumentale (Art.48);
• pertinenze scoperte da tutelare ossia aree di pertinenza quasi esclusiva di edifici storici
(Art.49);
• coni visuali ossia punti di osservazione volti sia alla percezione del paesaggio che di emergenze
storico-architettoniche-monumentali (Art.50);
• gangli principali ossia elementi costitutivi di una rete ecologica funzionale individuabili in aree
che possono potenzialmente contribuire alla ricostituzione degli stock biologici (Art.51);
• zone di ammortizzazione e/o transizione ossia fasce esterne in grado di attenuare l’impatto tra la
zona urbana ed il territorio aperto (Art.52);
• corridoi ecologici principali (Art. 53) ossia aree di mantenimento della dinamica di dispersione
delle popolazioni biologiche tra aree naturali, zone di ammortizzazione e zone di restauro
ambientale impedendo le conseguenze negative dell’isolamento biologico. Generalmente i
corridoi ecologici principali sono corsi d’acqua che sono fasce continue a maggiore naturalità che
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collegano aree naturali tra loro separate. Con riferimento ai corridoi ecologici principali, le N.T.A.
del P.A.T. demandano al P.I. il compito di perseguire la messa a sistema di:
− aree verdi di maggiore estensione con notevole differenziazione degli habitat;
− zone umide anche minime;
− aree boscate anche minime;
− corsi d’acqua naturali e artificiali;
− prati;
− siepi e filari;
− neo ecosistemi paranaturali.
• corridoi ecologici secondari (Art.54);
• elementi lineari – corridoi ecologici di connessione tra le aree urbane e le aree aperte (Art.55);
• elementi lineari – percorsi ciclo-pedonali (Art.56);
• nodi ossia parchi e ville presenti sul territorio comunale che costituiscono aree naturali di
dimensioni tali da sostenere popolamenti animali e vegetali a discreta biodiversità e nel
contempo sono una sorgente di diffusione per individui mobili in grado di colonizzare o
ricolonizzare nuovi habitat esterni alla matrice urbana e agraria circostante (Art.57);
• barriere infrastrutturali ossia ostacoli di origine antropica (strade, ferrovie, canali) alla continuità
della rete ecologica (Art.58);
• barriere naturali che interrompono la continuità della rete ecologica e che sono costituite,
generalmente da viabilità singola e/o dalla rete stradale secondaria (Art.59);
• aree boscate (Art.60).
4.2 Valutazione di compatibilità idraulica
4.2.1 Premessa
La compatibilità idraulica del P.A.T. è stata verificata in primo luogo confrontando le criticità
idrauliche evidenziate nell’analisi dello stato attuale del territorio con diversi livelli informativi resi
disponibili dal Piano stesso e, in particolare:
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• le azioni strategiche;
• i valori e gli ambiti di tutela;
• i vincoli ambientali e territoriali.
A integrazione di tale confronto è stata inoltre condotta una stima delle variazioni del coefficiente
udometrico dei sottobacini in cui il territorio comunale può essere suddiviso per effetto delle
previsioni urbanistiche del Piano. Secondo quanto previsto dalla DGRV 1322/2006 per la
determinazione delle portate di piena è stato adottato il metodo del Numero di Curva (CN) proposto
dal Soil Conservation Service americano.
Obiettivo finale degli approfondimenti condotti è stato da un lato verificare che, per effetto delle
nuove previsioni urbanistiche, non venga aggravato l’esistente livello di rischio idraulico e non venga
pregiudicata la possibilità di riduzione di tale livello, dall’altro fornire alcune indicazioni preliminari
circa le misure di compensazione da adottare in sede di attuazione del Piano per garantire il rispetto
del principio dell’invarianza idraulica.
A tal fine sono state elaborate la carta dell’“Interferenza delle previsioni urbanistiche con le criticità
idrauliche nello stato attuale” (Elaborato 1.5) che confronta le situazioni di criticità idraulica
evidenziate allo stato attuale con le previsioni, i vincoli e gli ambiti di tutela del Piano, mettendo in
evidenza eventuali incongruenze del Piano stesso, la carta rappresentativa della “Stima dei
coefficienti udometrici dei sottobacini” (Elaborato 1.6) e la carta rappresentativa della “Stima della
variazione dei coefficienti udometrici per effetto dell’espansione urbanistica prevista” (Elaborato
1.7).
4.2.2 Stima della variazione del coefficiente udometrico per effetto delle previsioni urbanistiche
4.2.2.A Introduzione
La precipitazione che incide su un bacino viene in parte intercettata dalla vegetazione prima di
raggiungere il terreno e può rimanere qui in parte invasata. Della porzione che raggiunge
effettivamente il terreno, una parte viene immagazzinata sulla superficie, una parte si infiltra,
mentre la parte rimanente defluisce sulla superficie. La frazione di precipitazione che non defluisce
superficialmente può rimanere immagazzinata localmente o infiltrarsi e ricaricare la falda. La
modalità con cui avviene la separazione della parte di precipitazione che defluisce sulla superficie
dalla precipitazione totale dipende da molteplici fattori, quali i caratteri fisici del terreno, la sua
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geologia di esposizione, il suo stato all’inizio dell’evento. Dal punto di vista della schematizzazione
del fenomeno, si possono ipotizzare due meccanismi con cui operare la separazione dei deflussi:
• Meccanismo di Dunne: la saturazione avviene per progressivo esaurimento di volume invasabile
localmente nello strato collaborante del terreno. A saturazione avvenuta non è possibile più
alcuna infiltrazione e la precipitazione successiva defluisce interamente sulla superficie.
• Meccanismo di Horton: la saturazione avviene superficialmente, quando l’intensità della
precipitazione eccede la capacità di infiltrazione nel terreno. Tale capacità di infiltrazione è
funzione del tempo. Essa è massima all’istante iniziale e tende asintoticamente ad un valore
costante.
La capacità di invaso idrico superficiale del suolo, detta anche “storage” superficiale, è la capacità
di immagazzinamento temporaneo di acqua piovana o di irrigazione nelle depressioni locali e nel
reticolo di assolcature o di irregolarità della superficie. Nelle condizioni tipiche di eventi idrologici di
bassa e media magnitudine essa contribuisce in modo non trascurabile alla riduzione dei volumi di
deflusso e parallelamente ad aumentare la capacità di infiltrazione. In pianura, o comunque in
condizioni di superfici con gradiente di pendenza inferiore al 2%, gli effetti legati all’invaso
superficiale risultano amplificati.
Il modello di trasformazione afflussi deflussi basato sul metodo del Numero di Curva (CN) proposto
dal Soil Conservation Service (SCS) del Dipartimento dell’Agricoltura Americano (USDA, 1972),
tiene conto di questo fattore per stimare correttamente l’effettivo deflusso superficiale.
4.2.2.B Il metodo del CN del SCS: caratteri generali
Il metodo del CN sviluppato dal Soil Conservation Service ipotizza che, all’inizio dell’evento, un
volume di precipitazione V0 sia richiesto per saturare la capacità idrica superficiale del suolo
(storage) e che esso non partecipi dunque alla formazione del deflusso superficiale.
Una volta che questa capacità è stata saturata, parte della precipitazione si infiltra, secondo il
paradigma hortoniano, mentre la restante contribuisce al deflusso superficiale. La parte di
precipitazione che forma il deflusso superficiale viene detta pioggia efficace (Pe).
Detto Vi il volume che si infiltra dal raggiungimento della saturazione sino all’istante generico
considerato, si suppone che il rapporto tra Vi ed il volume massimo S che, in funzione delle
caratteristiche fisiche e geologiche del bacino, può infiltrarsi sia uguale al rapporto tra il volume di
0456_R0101_01.DOC
43
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pioggia efficace Pe ed il volume massimo che potenzialmente può defluire, (P-V0):
Vi
P
= e
S P - V0
(Eq. 4.1)
Utilizzando l’equazione di continuità:
P = Pe + V0 + Vi
(Eq. 4.2)
si può esplicitare Vi rispetto agli altri parametri e, sostituendo nella prima relazione, ottenere la
relazione di deflusso del metodo SCS:
(P − V )
2
Pe =
(Eq. 4.3)
0
P − V0 + S
Il parametro V0 rappresenta le condizioni di saturazione idrica all’inizio dell’evento. Con riferimento
alla precipitazione caduta nei cinque giorni precedenti l’evento considerato (Tabella 4.I) la
condizione di saturazione idrica (Antecedent Moisture Contition, AMC) può essere classificata come
secca (AMC I), umida (AMC II) o satura (AMC III).
Tabella 4.I – Definizione delle condizioni iniziali di umidità del bacino nel metodo SCS
Pioggia totale nei 5 giorni precedenti l'evento
Classe AMC
Stagione di riposo vegetativo
Stagione vegetativa
I
<13 mm
<36 mm
II
13÷24 mm
36÷53 mm
III
>24 mm
>53 mm
Nella pratica, ipotizzare un terreno inizialmente secco (AMC I) può portare a sovrastimare dei
volumi di invaso disponibili, sottostimando i deflussi effettivi. Un suolo anche libero da costruzioni,
ma inizialmente già molto imbibito (AMC III) ha, d’altro canto un comportamento molto simile a
quello di un terreno urbanizzato, in quanto le capacità di invaso e di infiltrazione residue risultano
pressoché nulle. È pratica usuale considerare che inizialmente il terreno si trovi in condizioni di
umidità media (AMC II).
In condizioni di AMC II si assume che
V0 = 0,2 ⋅ S
44
(Eq. 4.4)
0456_R0101_01.DOC
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da cui:
(P − 0,2 ⋅ S)
2
Pe =
(Eq. 4.5)
P + 0,8 ⋅ S
Il volume di precipitazione efficace Pe dipende pertanto unicamente dalla massima capacità di
infiltrazione S, ottenibile dalla relazione empirica:
S=
25400
− 254
CN
(Eq. 4.6)
Il parametro CN, (Curve Number), è un parametro adimensionale, variabile da 1 a 100, funzione
delle caratteristiche pedologiche, vegetazionali, di uso del suolo e delle condizioni iniziali di umidità
del bacino.
Per quanto riguarda le caratteristiche pedologiche del bacino il metodo del CN individua 4 gruppi
idrologici del suolo classificati in funzione alle caratteristiche di permeabilità del terreno (Tabella
4.II).
Tabella 4.II – Classificazione dei gruppi idrologici del suolo in funzione delle caratteristiche geopedologiche
e della permeabilità
GRUPPO
IDROLOGICO
POTENZIALITÀ DI DEFLUSSO
DESCRIZIONE
A
Alta permeabilità (k> 7,5 cm/h)
Notevoli spessori di sabbie con scarissimo limo e
argilla; notevoli spessori di ghiaie profonde
B
Alta capacità di filtrazione, anche a
saturazione (3,8 cm/h<k<7,5 cm/h)
Strati sabbiosi meno spessi rispetto al Gruppo A,
terriccio marnoso sottile
C
Scarsa capacità di infiltrazione a saturazione Suoli sottili e suoli con notevole contenuto di
(0,13 cm/h<k<3,8 cm/h)
argilla, suoli poveri di contenuti organici
D
Presenza di orizzonti impermeabili in
superficie (k<0,13 cm/h)
Argille con alta capacità di rigonfiamento
Il valore del CN per varie tipologie d’uso del suolo è per ogni gruppo idrologico del suolo si desume
da tabelle appositamente predisposte dal SCS o sulla base di applicazioni effettuate in bacini con
caratteristiche simili a quello in esame (Tabella 4.III).
0456_R0101_01.DOC
45
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Tabella 4.III – Valori di CN (AMC II)
GRUPPI IDROLOGICI
USO DEL SUOLO
A
B
C
D
Cattive condizioni
68
79
86
89
Discrete condizioni
49
69
79
84
Buone condizioni
30
61
74
80
<30
58
71
78
Cattive condizioni
48
67
77
83
Discrete condizioni
35
45
70
77
Buone condizioni
30
48
65
73
Cattive condizioni
45
44
77
83
Discrete condizioni
36
60
73
79
Buone condizioni
25
55
70
77
Aree industriali (impermeabilità>70%)
81
88
91
93
Impermeabilità media 65%
77
85
90
92
Impermeabilità media 40%
57
72
81
86
Impermeabilità media 20%
51
68
79
84
Con trattamenti di
conservazione
72
81
88
91
62
71
78
81
74
84
90
92
Pascolo
Prato protetto dal pasocolo e soggetto a fienagione
Sterpaglia
Bosco
Aree residenziali
Suolo coltivato
Senza trattamenti di
conservazione
Strada rivestita
4.2.2.C Applicazione del metodo CN del SCS al territorio del comune di Stra
Al fine di determinare come le previsioni urbanistiche possano influire sui volumi di deflusso che
attualmente interessano il territorio comunale di Stra, è stato applicato il metodo del SCS sia con
riferimento alla situazione territoriale attuale, sia con riferimento alla situazione in cui
potenzialmente potrebbe venire a trovarsi il territorio a seguito dell’attuazione delle previsioni
urbanistiche del P.A.T. In particolare è stata quantificata l’attuale capacità del territorio di abbattere
i volumi di afflusso meteorico attraverso i fenomeni dell’invaso dell’infiltrazione ed è stato effettuato
un confronto con l’analoga capacità successivamente alla attuazione delle previsioni urbanistiche
definite dal P.A.T., per ottenere una stima dei volumi di invaso da ricreare artificialmente al fine di
non modificare la risposta idrologica complessiva agli eventi di pioggia (principio dell’invarianza
46
0456_R0101_01.DOC
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idraulica).
Come già specificato la modellazione della risposta idrologica del territorio sulla base del metodo del
CN presuppone la valutazione iniziale dei gruppi idrologici del suolo e della variazione degli usi del
suolo dallo stato attuale allo stato conseguente all’attuazione del P.A.T.
Sulla base dei dati disponibili, le valutazioni sono state condotte per ognuno dei tre ATO. in cui è
suddiviso il territorio comunale (Figura 4.1), i quali fanno riferimento a caratteristiche specifiche del
sito con prevalente valenza ambientale, storico, residenziale, produttivo secondario e produttivo
primario. In particolare, come già ricordato, l’ATO 1 (3.59 km2) comprende un contesto urbano
prevalentemente residenziale, l’ATO 2 (0.39 km2) un contesto interessato da usi principalmente
della produzione secondaria e terziaria, l’ATO 3 (4.82 km2) un contesto prevalentemente agricolo
con edificazione diffusa.
Figura 4.1 – Suddivisione in ATO del territorio comunale di Stra
Per la determinazione dei gruppi idrologici del suolo si è fatto riferimento alla “Relazione geologica”
e alla relativa cartografia allegata del PRG vigente (Borella, Zangheri, 2001).
In particolare la “Carta geolitologica” del P.R.G. (Tavola 10.2) caratterizza la fascia di terreno
compresa tra il piano campagna ed il piano di falda e suddivide il territorio comunale in zone con 4
diversi tipi di permeabilità in funzione della litologia prevalente (Tabella 4.IV).
0456_R0101_01.DOC
47
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Tabella 4.IV – Classificazione del territorio comunale in classi di permeabilità
CLASSI DI PERMEABILITÀ
SUPERFICIE COMUNALE INTERESSATA
[km2]
%
CLASSE 1
Terreni mediamente permeabili
Granulometria prevalentemente sabbiosa
0.50 km
5.65
CLASSE 2
Terreni da mediamente a poco permeabili
Granulometria prevalentemente sabbiosolimosa
3.04 km2
34.52
CLASSE 3
Terreni poco permeabili
Granulometria prevalentemente limosa
2.02 km2
22.99
CLASSE 4
Terreni da poco permeabili ad impermeabili
Granulometria prevalentemente argillosa
3.24 km2
36.84
2
Dall’analisi della tabella risulta evidente che la maggior parte della superficie comunale (6.28 km2)
è classificata da poco permeabile a impermeabile.
Sulla base di tali valutazioni è stata stimata la percentuale di territorio comunale attribuibile ai
diversi gruppi idrologici di suolo. In particolare alle aree ricadenti nelle classi di permeabilità 2, 3, e
4 è stato associato il gruppo idrologico D, mentre alle aree ricadenti nella classe di permeabilità 1 è
stato associato il gruppo idrologico C (Tabella 4.V).
Tabella 4.V – Gruppi idrologici di suolo presenti nel territorio comunale di Stra
SUPERFICIE COMUNALE INTERESSATA
GRUPPO IDROLOGICO
POTENZIALITÀ DI DEFLUSSO
[km2]
%
A
Alta permeabilità (k> 7,5 cm/h)
0
0
B
Alta capacità di filtrazione, anche a
saturazione (3,8 cm/h<k<7,5 cm/h)
0
0
C
Scarsa capacità di infiltrazione a saturazione
(0,13 cm/h<k<3,8 cm/h)
0.5
5
D
Presenza di orizzonti impermeabili in
superficie (k<0,13 cm/h)
8.3
95
Per la valutazione degli usi del suolo nell’ambito del territorio comunale, ai fini della determinazione
del CN, si è fatto riferimento alla cartografia disponibile (fotopiano, Carta Tecnica Regionale) e alle
verifiche condotte mediante opportuni sopralluoghi.
48
0456_R0101_01.DOC
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Con riferimento ai singoli ATO sono state individuate le seguenti categorie d’uso del suolo:
• aree agricole;
• aree boscate;
• aree riqualificate;
• aree di transizione;
• aree urbanizzate;
• aree a edificazione diffusa.
La Tabella 4.IV riporta, per ognuno dei 3 ATO le superfici delle diverse categorie d’uso del suolo
individuate.
Tabella 4.VI – Categorie d’uso del suolo
Superficie [km2]
Uso del suolo
ATO 1
ATO 2
ATO 3
Aree agricole
1.56
0.36
2.81
Aree boscate
0.32
0.00
0.56
Aree riqualificate
0.08
-
-
Aree di transizione
0.01
-
0.03
Aree urbanizzate
1.66
0.04
0.02
Aree a edificazione diffusa
0.90
Per la definizione dei valori di CN, le categorie d’uso del suolo presenti nel territorio comunale di
Stra sono state ricondotte alle categorie di uso del suolo riportate in Tabella 4.III. A tal fine si
precisa che si è ritenuto opportuno ipotizzare le seguenti riclassificazioni:
• le aree agricole sono state assegnate alla categoria “suolo coltivato senza trattamenti di
conservazione”;
• le aree boscate alla categoria “bosco in discrete condizioni”;
• le aree riqualificate alla categoria “aree residenziali con impermeabilità media del 20%”;
• le aree di transizione alla categoria “aree residenziali con impermeabilità media del 20%”;
• le aree urbanizzate alla categoria “aree industriali con impermeabilità media >70%”;
0456_R0101_01.DOC
49
BETA Studio srl
• le aree a edificazione diffusa alla categoria “aree residenziali con impermeabilità media del
40%”.
Le tabelle seguenti (Tabella 4.VII, Tabella 4.VIII, Tabella 4.IX) riportano per ogni ATO le superfici
(in % rispetto alla superficie totale dell’ATO) delle categorie d’uso del suolo riclassificate e i valori di
CN (AMC II) per i gruppi idrologici di suolo presenti nel territorio comunale (Gruppo C e Gruppo D).
I valori medi di CN per ogni ATO sono stati ottenuti pesando i valori di CN delle categorie d’uso del
suolo con la superficie ricadente nei due gruppi idrologici. I valori di CN medio delle tre ATO sono
riportati in Tabella 4.X.
Tabella 4.VII – Valori del CN per l’ATO 1 (stato attuale)
CN (AMC II)
USO DEL SUOLO
Pascolo
GRUPPI IDROLOGICI
Superficie
C
D
Cattive condizioni
86
89
Discrete condizioni
79
84
Buone condizioni
74
80
71
78
Cattive condizioni
77
83
Discrete condizioni
70
77
Buone condizioni
65
73
Prato protetto dal pasocolo e soggetto a fienagione
Sterpaglia
Bosco
Cattive condizioni
77
83
73
79
70
77
91
93
Impermeabilità media 65%
90
92
Impermeabilità media 40%
81
86
79
84
88
91
78
81
90
92
Discrete condizioni
8,82%
Buone condizioni
Aree industriali (impermeabilità>70%)
Aree residenziali
Impermeabilità media 20%
Suolo coltivato
50
2.51%
Con trattamenti di
conservazione
Senza trattamenti di
conservazione
Strada rivestita
45,67%
43,0%
0456_R0101_01.DOC
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Tabella 4.VIII – Valori del CN per l’ATO 2 (stato attuale)
CN (AMC II)
USO DEL SUOLO
Pascolo
GRUPPI IDROLOGICI
Superficie
C
D
Cattive condizioni
86
89
Discrete condizioni
79
84
Buone condizioni
74
80
71
78
77
83
70
77
Buone condizioni
65
73
Cattive condizioni
77
83
73
79
70
77
Prato protetto dal pasocolo e soggetto a fienagione
Cattive condizioni
Sterpaglia
Discrete condizioni
Bosco
Discrete condizioni
0,09%
0,18%
Buone condizioni
Aree industriali (impermeabilità>70%)
Aree residenziali
Suolo coltivato
91
93
Impermeabilità media 65%
90
92
Impermeabilità media 40%
81
86
Impermeabilità media 20%
79
84
Con trattamenti di
conservazione
88
91
78
81
90
92
Senza trattamenti di
conservazione
9,85%
89,88%
Strada rivestita
Tabella 4.IX – Valori del CN per l’ATO 3 (stato attuale)
CN (AMC II)
USO DEL SUOLO
Pascolo
GRUPPI IDROLOGICI
Superficie
C
D
Cattive condizioni
86
89
Discrete condizioni
79
84
Buone condizioni
74
80
71
78
Cattive condizioni
77
83
Discrete condizioni
70
77
Buone condizioni
65
73
Prato protetto dal pasocolo e soggetto a fienagione
Sterpaglia
Bosco
Cattive condizioni
Discrete condizioni
12,02%
Buone condizioni
Aree industriali (impermeabilità>70%)
0456_R0101_01.DOC
0,46%
77
83
73
79
70
77
91
93
51
BETA Studio srl
CN (AMC II)
USO DEL SUOLO
Aree residenziali
Suolo coltivato
GRUPPI IDROLOGICI
Superficie
Impermeabilità media 65%
C
D
90
92
Impermeabilità media 40%
19,48%
81
86
Impermeabilità media 20%
7,31%
79
84
88
91
78
81
90
92
Con trattamenti di
conservazione
Senza trattamenti di
conservazione
60,73%
Strada rivestita
Tabella 4.X – Valori medi del CN (stato attuale)
CN medio
ATO 1
86
ATO 2
82
ATO 3
81
Utilizzando il metodo del CN, la valutazione delle variazioni di volume di deflusso riconducibili alle
previsioni urbanistiche del P.A.T., viene stimata in relazione alla variazione del CN medio per effetto
dei cambiamenti d’uso del suolo prodotti dall’attuazione delle previsioni stesse.
Nel caso specifico del comune di Stra la valutazione delle variazioni d’uso del suolo è stata
effettuata sulla base dei dati desunti dalle tavole del P.A.T., con particolare riferimento alla “Carta
delle trasformabilità”, e le previsioni sono state confrontate con lo stato di fatto del territorio, senza
considerare l’attuale stato di diritto definito dal P.R.G. vigente.
In particolare è opportuno osservare che le aree agricole previste non sono nuove aree, ma aree che
ricevono dal presente P.A.T. una ufficializzazione della destinazione d’uso attuale.
Per quanto riguarda le aree a verde, invece, è opportuno osservare che le quelle previste nelle aree
di perequazione sono state computate nella percentuale pavimentata attribuibile a queste ultime. Le
poche aree a verde esplicitamente presenti sono quelle relative a previsioni di Piano quali le tutele
dello stato di fatto ed il verde pubblico di interesse generale. Le aree a verde pubblico attrezzato
sono state invece paragonate ad aree residenziali con una certa percentuale di edificazione, sulla
base dei contenuti delle N.T.A. dello strumento urbanistico. Si tratta infatti di zone in cui,
52
0456_R0101_01.DOC
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computando le superfici destinabili ad attrezzature sportive e quelle pavimentabili per strutture di
corredo e parcheggi, si ottengono percentuali di pavimentazione ammissibili anche alte.
In sintesi le variazioni di uso (in termini di superficie) che intercorrono tra lo stato di fatto e lo stato
attuale riguardano le aree agricole e le aree urbanizzate degli ATO 1 e 2 e sono riportate in Tabella
4.XI.
Tabella 4.XI – Variazioni d’uso del suolo sulla base delle previsioni del PAT
AREE AGRICOLE [km2]
AREE URBANIZZATE [km2]
STATO
ATTUALE
PREVISIONE
STATO
ATTUALE
PREVISIONE
ATO 1
1,56
0,68
1,66
2,53
ATO 2
0,36
0,21
0,39
0,18
Analogamente a quanto fatto per lo stato di fatto, I valori medi di CN sono stati ottenuti pesando i
valori di CN delle categorie d’uso del suolo con la superficie ricadente nei due gruppi idrologici. Le
variazioni di CN tra lo stato attuale e lo stato previsto dal P.A.T. sono riportati in Tabella 4.XII.
Tabella 4.XII – Variazioni di CN
CN medio
Stato attuale
Previsione PAT
ATO 1
86
89
ATO 2
82
86
ATO 3
81
81
Una volta determinati i valori di CN relativi allo stato attuale e allo stato previsto dal P.A.T., sono
stati calcolati i volumi di deflusso ipotizzando un evento di precipitazione caratterizzato da tempi di
ritorno di 50 anni.
Per quanto riguarda la definizione delle altezze di pioggia in funzione del tempo di ritorno e del
tempo di pioggia nel territorio comunale sono stati utilizzati i risultati delle elaborazioni condotte dal
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche
nell’ambito dello studio “Valutazione delle piene nel Triveneto” (Villi e Bacchi, 2001). In particolare
lo studio ha riguardato la regionalizzazione delle precipitazioni massime annuali (1-5 giorni
0456_R0101_01.DOC
53
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consecutivi), delle precipitazioni di breve durata e forte intensità (1, 3, 6, 12, 24 ore) e delle
portate al colmo di piena utilizzando la procedura VA.PI (Fiorentino et al. 1987, Rossi et al. 1994)
che applica il modello probabilistico TCEV (Two-Component Estreme Value).
Con riferimento alle precipitazioni, le tabelle seguenti (Tabella 4.XIII, Tabella 4.XIV, Tabella 4.XV,
Tabella 4.XVI) riportano rispettivamente i parametri dei due livelli di regionalizzazione previsti dal
metodo per la stazione pluviometrica di Stra, i parametri delle curve di crescita, i valori delle curve
di crescita.
Tabella 4.XIII – Parametri del primo livello di regionalizzazione per la stazione di Stra
PRIMO LIVELLO DI REGIONALIZZAZIONE: STAZIONE DI STRA
Durata precipitazione
n
media µ
Ca
Cv
θ1
Λ1
Piogge Giornaliere
-
-
-
-
-
-
24 ore
59
63,59
2,349
0,376
12,8004
55,8251
12 ore
59
53,01
1,308
0,356
11,0679
42,4699
6 ore
59
45,53
1,525
0,417
11,0108
23,6455
3 ore
59
38,95
2,121
0,463
8,5581
22,3404
1 ora
59
30,57
1,563
0,472
8,5883
13,501
Tabella 4.XIV – Parametri del secondo livello di regionalizzazione per la stazione di Stra
SECONDO LIVELLO DI REGIONALIZZAZIONE: STAZIONE DI STRA
Durata precipitazione
n
media µ
G
Cv
θ1
Λ1
Cv1,i
Piogge Giornaliere
48
52,90
1,098
0,311
8,5315
88,7357
0,2533
24 ore
59
63,59
2,349
0,376
12,8004
55,8251
0,2806
12 ore
59
53,01
1,308
0,356
11,4889
40,0578
0,3005
6 ore
59
45,53
1,525
0,417
10,8837
236857
0,3427
3 ore
59
38,95
2,121
0,463
8,0345
13,7178
0,4012
1 ora
59
30,57
1,563
0,472
7,9905
13,8716
0,3998
Tabella 4.XV – Parametri delle curve di crescita dei massimi annuali delle piogge giornaliere e di durata da
1 a 24 ore
54
Parametri
1g
1 ora
3 ore
6 ore
12 ore
24 ore
a
0,65
0,392
0,407
0,183
0,025
-0,172
b
0,324
0,392
0,388
0,442
0,452
0,48
p
5,304
4,299
4,299
4,71
4,536
4,396
To
-1,089
-0,556
-0,567
-0,443
-0,309
-0,231
0456_R0101_01.DOC
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Tabella 4.XVI – Valori dei coefficienti di crescita della regione (KT) per prefissati tempi di ritorno e assegnate
durate di pioggia
KT
Tr [ANNI]
DURATA
1g
1 ora
3 ore
6 ore
12 ore
24 ore
5
1,171
1,023
1,031
0,894
0,752
0,601
20
1,622
1,8
1,569
1,503
1,381
1,276
50
1,92
2,213
1,925
1,909
1,795
1,707
100
2,145
2,525
2,194
2,126
2,109
2,04
200
2,37
2,837
2,463
2,522
2,422
2,373
Sulla base dei dati forniti dallo studio sono state calcolate le altezze di precipitazione (TR 50 anni) e
di durata da 1 ora a 1 giorno (Tabella 4.XVII) mediante la relazione:
HD,T = µ D ⋅ kD,T
(Eq. 4.7)
Dove HD,T è l’altezza di precipitazione di durata D e tempo di ritorno T, µD è la media dei massimi
annuali delle piogge di durata D, KDT è il coefficiente di crescita della regione per prefissati tempi di
ritorno e assegnate durate di pioggia.
Tabella 4.XVII – Stazione di Stra: altezze di precipitazione (TR 50 anni)
Precipitazione [mm]
50
DURATA
1g
1 ora
3 ore
6 ore
12 ore
24 ore
101,57
67,65
74,98
86,92
95,15
108,55
Come più diffusamente esposto al 4.2.2.B il metodo sviluppato dal SCS non ipotizza solo un invaso
iniziale di precipitazione V0 sottratto al deflusso e funzione delle caratteristiche del terreno e del tipo
di copertura, sintetizzate nel parametro CN, ma anche una capacità di infiltrazione rappresentata
dal volume Vi crescente a partire dal raggiungimento della saturazione sino all’istante generico
considerato e ottenibile dall’equazione di continuità:
P = Pe + V0 + Vi
Se ne deduce che Vi dipende sia dal parametro CN, sia dal volume di pioggia complessivo P affluito
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55
BETA Studio srl
nel corso dell’evento meteorico considerato.
Per questo motivo, fissato in 50 anni il tempo di ritorno di progetto, è importante la valutazione del
tempo di pioggia considerato critico, ossia della durata della precipitazione che produce il massimo
volume di deflusso. Nell’ambito della presente applicazione, per valutare la durata della
precipitazione critica, sono stati calcolati i volumi di deflusso generati da precipitazione di diverse
durate e si è verificato che la precipitazione di 24 ore è quella che produce il massimo deflusso.
Le tabelle seguenti (Tabella 4.XVIII,
L’analisi delle tabelle evidenzia che, a fronte delle variazioni previste dal PAT, che si traducono
sostanzialmente in un aumento del valore di CN medio, a parità di precipitazione totale affluita (P),
si verifica un aumento del deflusso (Pe) e una diminuzione dei volumi immagazzinati e infiltrati nel
suolo (Vo + Vi). La Tabella 4.XXI riporta, per l’ATO 1 e per l’ATO 2 la differenza di volumi infiltrati
tra lo stato attuale e la variante prevista dal PAT.
Tabella 4.XIX, Tabella 4.XX) riportano, per ogni ATO i volumi di deflusso per durate di
precipitazione da 1 ora a 1 giorno. Per l’ATO 1 e 2 si riportano i valori sia per lo stato attuale che lo
stato previsto dal PAT (Variante), per l’ATO 3 si riporta solo lo stato di fatto in quanto non si
prevedono variazioni.
Tabella 4.XVIII – ATO 1 - Volumi di deflusso nella situazione attuale e prevista dal PAT: (Tp = durata
precipitazione; P = pioggia totale affluita; Pe = pioggia efficace ai fini del deflusso; V0 = volume invasato
dal terreno; Vi = volume disperso per infiltrazione nel terreno)
ATO 1
Stato attuale
Variante
86
89
S [mm]
40,46
30,89
Vo [mm]
8,09
6,18
CN medio
Parametri
metodo CN
Evento di
precipitazione
56
Tp
Ore
P
[mm]
Pe
[mm]
V0+Vi
[mm]
Pe
[mm]
V0+Vi
[mm]
1
67,65
35,47
32,18
40,91
26,74
3
74,98
41,68
33,30
47,48
27,50
6
86,92
52,09
34,83
58,40
28,52
12
95,15
59,44
35,71
66,04
29,11
0456_R0101_01.DOC
BETA Studio srl
24
108,55
71,61
36,93
78,64
29,91
1g
101,57
65,24
36,33
72,06
29,51
L’analisi delle tabelle evidenzia che, a fronte delle variazioni previste dal PAT, che si traducono
sostanzialmente in un aumento del valore di CN medio, a parità di precipitazione totale affluita (P),
si verifica un aumento del deflusso (Pe) e una diminuzione dei volumi immagazzinati e infiltrati nel
suolo (Vo + Vi). La Tabella 4.XXI riporta, per l’ATO 1 e per l’ATO 2 la differenza di volumi infiltrati
tra lo stato attuale e la variante prevista dal PAT.
Tabella 4.XIX - ATO 2 - Volumi di deflusso nella situazione attuale e prevista dal PAT: (Tp = durata
precipitazione; P = pioggia totale affluita; Pe = pioggia efficace ai fini del deflusso; V0 = volume invasato
dal terreno; Vi = volume disperso per infiltrazione nel terreno)
ATO 2
Stato attuale
Variante
82
86
S [mm]
55,65
40,33
Vo [mm]
11,13
8,07
CN medio
Parametri
metodo CN
Tp
Ore
P
[mm]
Pe
[mm]
V0+Vi
[mm]
Pe
[mm]
V0+Vi
[mm]
1
67,65
28,48
39,17
35,53
32,12
3
74,98
34,12
40,86
41,75
33,23
6
86,92
43,70
43,22
52,17
34,75
12
95,15
50,54
44,61
59,52
35,63
24
108,55
62,00
46,55
71,71
36,84
1g
101,57
55,99
45,58
65,33
36,24
Evento di
precipitazione
Tabella 4.XX - ATO 3 - Volumi di deflusso nella situazione attuale e prevista dal PAT: (Tp = durata
precipitazione; P = pioggia totale affluita; Pe = pioggia efficace ai fini del deflusso; V0 = volume invasato
dal terreno; Vi = volume disperso per infiltrazione nel terreno)
ATO 3
Stato attuale
CN medio
Parametri
metodo CN
Evento di
precipitazione
0456_R0101_01.DOC
Tp
Ore
81
S [mm]
58,16
Vo [mm]
11,63
P
[mm]
Pe
[mm]
V0+Vi
[mm]
57
BETA Studio srl
1
67,65
27,48
40,17
3
74,98
33,03
41,95
6
86,92
42,47
44,45
12
95,15
49,23
45,92
24
108,55
60,57
47,98
1g
101,57
54,62
46,95
Tabella 4.XXI – Differenza tra i volumi infiltrati nello stato attuale e nella variante [mm]
∆( Vo+Vi) [mm]
ATO 1
ATO 2
5,45
7,05
5,80
7,64
6,31
8,47
6,61
8,98
7,03
9,70
6,82
9,34
Come si può osservare le differenze sono piuttosto limitate in relazione al fatto che le variazioni
previste dal PAT sono contenute. È opportuno infatti ricordare che il PAT prevede un carico
insediativo aggiuntivo ad uso residenziale stimabile teoricamente di circa 699,96 m3. Il PRG,
vigente, d’altra parte consente un incremento teorico del volume residenziale di nuova costruzione
quantificato in 747.725 m3 e il volume realizzato rispetto al PRG vigente è quantificabile in circa
120.000 m3. Ne consegue che l’incremento di volume residenziale rispetto al PRG vigente si può
ragionevolmente stimare in 70.000 m3 (circa 9% in più rispetto al PRG vigente).
La valutazione delle variazioni di infiltrazione indotte dall’attuazione delle previsioni urbanistiche del
PAT permette di stimare l’entità dei volumi di invaso da prevedere per garantire l’invarianza
idraulica rispetto alla situazione attuale ossia consente di verificare se le norme previste dal PAT e
dal PRG vigente siano congruenti con le valutazioni condotte. A tal fine si ricorda in particolare che
le NTA del PRG vigente all’art. 6 prevedono, tra l’altro, di compensare la riduzione degli invasi
58
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conseguente all’urbanizzazione con il ricavo di volumi d’invaso in modo da moderare le portate
scaricate nella rete di bonifica e che tali volumi non dovranno essere inferiori 300 m3/ha. Su tali
valori si attestano generalmente anche le valutazioni dei Consorzi di bonifica.
La valutazione dei volumi di invaso necessari è stata condotta con riferimento alla superficie
interessata dalla variante nell’ambito di ogni ATO. In particolare per l’ATO 1 la superficie interessata
dalla variante è di 87 ettari, mentre per l’ATO 2 di 15 ettari per un valore totale di 102 ettari.
Le tabelle seguenti (Tabella 4.XXII, Tabella 4.XXIII) riportano per i due ATO interessati da modifiche
i volumi di invaso necessari a compensare la riduzione di infiltrazione indotta dall’aumento di area
urbanizzata.
Tabella 4.XXII – Stima dei volumi di invaso richiesti (ATO 1)
Precipitazione TR 50
Volumi invaso richiesti (ATO 1)
Tp
Ore
P
[mm]
∆( Vo+Vi)
[m3]
[m3/variante]
1
67,65
5,45
4760
54
3
74,98
5,80
5072
58
6
86,92
6,31
5512
63
12
95,15
6,61
5773
66
24
108,55
7,03
6140
70
1g
101,57
6,82
5957
68
[mm]
Tabella 4.XXIII - Stima dei volumi di invaso richiesti (ATO 2)
Precipitazione TR 50
Volumi invaso richiesti (ATO 2)
Tp
Ore
P
[mm]
∆( Vo+Vi)
[m3]
[m3/variante]
1
67,65
7,05
1003
71
3
74,98
7,64
1085
76
6
86,92
8,47
1204
85
12
95,15
8,98
1276
90
[mm]
24
108,55
9,70
1379
97
1g
101,57
9,34
1328
93
È opportuno osservare che i volumi di invaso calcolati sono riferiti all’intera superficie interessata da
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variante il che giustifica i valori piuttosto bassi. In ogni caso si conferma che i valore di volume di
invaso previsti dalle Norme del PRG vigente sono del tutto congruenti con quanto emerge dalle
valutazioni idrauliche.
4.2.3 Compatibilità idraulica delle previsioni urbanistiche
L’analisi dell’elaborato 1.5 “Interferenza delle previsioni urbanistiche con le criticità idrauliche nello
stato attuale”, nonché la stima della variazione dei coefficienti udometrici per effetto delle previsioni
urbanistiche (Elaborato 1.7), permettono di giungere ad una valutazione complessiva della
compatibilità idraulica delle previsioni urbanistiche del P.A.T.
Con riferimento alle aree di criticità idraulica evidenziate dall’Elaborato 1.5, (Area 1 compresa tra lo
Solo Giardini Reali e il confine comunale, e Area 2 a Nord della Strada Statale 21), si evidenzia
che:
• Area 1: l’area individuata come critica, si estende in un’area di urbanizzazione consolidata del
capoluogo (A.T.O. 1). In tale zona sono presenti alcune ville individuate nella pubblicazione
dell’Istituto regionale per le Ville venete alle quali sono associate pertinenze scoperte da tutelare
ed edifici di valore monumentale testimoniale. Tali emergenze sono vincolate ai sensi del D.lgs
42/2004. L’area è delimitata a Est dal corridoio ecologico di connessione costituito dallo Scolo
Veraro, classificato immediatamente a monte dell’immissione nel Naviglio Brenta come corridoio
ecologico secondario. Sono inoltre individuati come corridoi ecologici di connessione anche parte
dello scolo Noventa e dello scolo Lovara. Nell’area critica il P.A.T. individua alcune linee
preferenziali di sviluppo insediativo la cui espansione peraltro è limitata dalla presenza di limiti
fisici alla nuova edificazione, di ambiti territoriali tutelati, di corridoi ecologici. Con riferimento
alle aree di urbanizzazione consolidata, il P.A.T. prevede che il Piano degli Interventi (PI) possa
individuare “le aree in cui sono sempre possibili interventi diretti di nuova costruzione o di
ampliamento di edifici esistenti” e “le aree di urbanizzazione da consolidare in cui gli interventi
di nuova costruzione o di ristrutturazione con modificazione della destinazione d’uso tra diverse
categorie urbanistiche sono subordinati a Piano Urbanistico Attuativo (PUA) a comparto
edificatorio o a titolo abilitativi convenzionato che preveda la realizzazione delle possibili
dotazioni territoriali e delle opere di urbanizzazione mancanti o carenti”. Con riferimento a
questa direttiva del P.A.T. e alle linee preferenziali di sviluppo insediativo si segnala che
eventuali interventi per essere compatibili con l’attuale situazione di criticità idraulica dell’area,
ferme restando le direttive dettate dallo stesso P.A.T. per le aree soggette a rischio idrogeologico
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(Art.28), dovranno essere accompagnati a interventi preliminari di sistemazione idraulica al fine
di non aggravare le attuali condizioni di rischio e di non pregiudicare la possibilità di riduzione
dello stesso.
• Area 2: l’area, individuata come esondabile dallo studio finalizzato all’“Individuazione e
perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico nel bacino dell’area scolante in Laguna di
Venezia” si estende a Nord della Strada Provinciale 21, in località San Pietro di Stra. La criticità
idraulica dell’area, che dal punto di vista morfologico si presenta depressa rispetto alle aree
circostanti, è legata alla probabile esondazione dello Scolo Malgaro per eventi con tempi di
ritorno di 100 e 200 anni. Nell’area interessata dall’esondazione il P.A.T individua (lungo le
strade principali) delle aree di urbanizzazione consolidata nonché una zona di ammortizzazione
o transizione. Con riferimento alla zona di urbanizzazione consolidata e alle linee preferenziali di
sviluppo insediativo individuate dal P.A.T., eventuali interventi attuativi dovranno rispettare le
direttive già individuate dallo stesso PAT per le aree soggette a rischio idrogeologico, aree
esondabili o a periodico ristagno idrico (art. 28).
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BETA Studio srl
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5. PRESCRIZIONI PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI ASSETTO
TERRITORIALE
5.1 Premessa
Gli strumenti di attuazione del P.A.T comprendono:
• Piano degli Interventi (P.I.) , ai sensi dell’Art. 17 della L.R. 11/2004 e successive modifiche;
• accordi di programma ai sensi dell’Art. 7 della L.R. 11/2004 e della L. 267/2000 e loro
successive modifiche;
• P.R.G. vigente che costituisce il P.I. fino all’approvazione del Primo Piano degli Interventi in
attuazione del P.A.T.
Per assicurare che l’attuazione delle previsioni del P.A.T. non determini un aggravio dell’esistente
livello di rischio idraulico ovvero non pregiudichi la possibilità di riduzione di tale livello, vengono di
seguito individuate delle prescrizioni che il P.A.T. stesso deve dettare per la formazione dei Piani di
Intervento.
Si segnala a questo proposito, come evidenziato nel paragrafo 2.2, che il P.A.T. prevede una serie
di disposizioni di ordine generale relative alla “fragilità del territorio” ed in particolare a:
• compatibilità geologica a fini urbanistici;
• aree soggette a rischio idrogeologico;
• altre componenti (corsi d’acqua).
Ferma restando la validità di tali disposizioni, si ritiene opportuno, con particolare riferimento alle
aree di criticità idraulica individuate nell’analisi dello stato di fatto rispetto alle quali è stata valutata
la compatibilità idraulica del Piano (Elaborato 1.5), introdurre altre prescrizioni specifiche da
applicare agli interventi che comportano una trasformazione territoriale che possa modificare il
regime idraulico con l’obiettivo di non aggravare l’attuale livello di rischio.
Tali prescrizioni, descritte nei paragrafi seguenti, comprendono:
• realizzazione di studi idraulici di dettaglio volti ad integrare e aggiornare la conoscenza del
territorio dal punto di vista idrologico ed idraulico e a fornire una base informativa adeguata su
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63
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cui progettare gli interventi di attuazione del P.A.T.;
• compensazione dei volumi di invaso conseguenti allo sviluppo insediativo e alla nuova
urbanizzazione mediante l’adozione di opportuni dispositivi ed accorgimenti progettuali e
costruttivi;
• riduzione del livello di rischio idraulico attraverso la riduzione sia della pericolosità intrinseca del
territorio che della vulnerabilità degli insediamenti interessati dagli interventi;
• rispetto dei vincoli.
5.2 Studi idraulici di dettaglio
Dal punto di vista generale, qualsiasi intervento che possa comportare una variazione dell’attuale
regime idraulico deve prevedere la redazione di uno studio idraulico di dettaglio che permetta di
valutare l’entità di tale variazione e di identificare le misure compensative più adeguate. A tal fine lo
studio idraulico, oltre a quanto esplicitamente previsto dalla DGRV 1322/2006, dovrà dare chiara
indicazione della morfometria delle aree interessate dagli interventi sia nello stato di fatto che nello
stato di progetto, dovrà analizzare e definire le direttrici di deflusso delle acque meteoriche dalle
aree di intervento fino ai recettori e dovrà, in linea generale, verificare che gli interventi, se pur
compatibili dal punto di vista idraulico con riferimento alle aree di intervento, non determinino
variazioni del regime idraulico delle aree limitrofe.
5.3 Compensazione dei volumi di invaso conseguenti allo sviluppo insediativo e alla
nuova urbanizzazione
Come è noto gli interventi di sviluppo insediativo e di nuova urbanizzazione, anche se il carico
insediativo aggiuntivo previsto è limitato, determinano in via generale un aumento delle superfici
impermeabili con conseguente riduzione degli invasi e alterazione dell’assetto idraulico del territorio.
Si può ritenere che il contributo specifico alla formazione delle portate di piena di un’area
urbanizzata (coefficiente udometrico) sia da 10 a 20 volte superiore a quello di un terreno agricolo.
Questo significa che se per un’area agricola circa il 40% della precipitazione defluisce alla rete
idraulica superficiale, per le aree urbanizzate tale percentuale è di circa l’80%.
Al fine di non aggravare l’attuale livello di rischio idraulico, gli interventi di nuova urbanizzazione e
di sviluppo insediativo, devono prevedere l’adozione di dispositivi e accorgimenti che garantiscano
un volume minimo di laminazione. Per la stima di tale volume (da verificare analiticamente) si
64
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possono estendere al territorio comunale di Stra le valutazioni condotte dal Consorzio di Bonifica
Bacchiglione Brenta; considerando che la portata generata dall’intero bacino sotteso da un’area di
intervento e scaricata verso la rete esterna non debba essere superiore a quella di un terreno
agricolo, stimata in 10l/s*ha, le stime condotte dal Consorzio fissano tale volume in 300 mc per
ettaro di area urbanizzata, avendo a riferimento una precipitazione meteorica con tempo di ritorno
di 20 anni e durata variabile tra 5 minuti e 24 ore .
Il recupero di volumi d’invaso dovrà avvenire mediante la realizzazione di invasi superficiali (nuove
affossature, zone a temporanea sommersione, superfici rivestite con materiali drenanti), o profondi
(vasche di laminazione, tunnel drenanti, sovradimensionamento delle condotte di raccolta delle
acque meteoriche, ecc). In ogni caso la soluzione prescelta dovrà garantire che la portata scaricata
non sia superiore alla massima consentita (10 l/s*ha).
Al fine di non ridurre i volumi di invaso esistenti i fossi in sede privata devono essere tenuti in
manutenzione, non possono essere eliminati, le loro dimensioni non devono essere ridotte a meno
di non prevedere adeguate misure di compensazione della riduzione del volume di invaso in tal
modo determinata.
5.4 Riduzione del livello di rischio idraulico
Al fine di non aggravare la le condizioni di rischio idraulico esistenti, gli interventi di sviluppo
insediativo dovranno prevedere di:
• ridurre le superfici impermeabili attraverso l’adozione di superfici drenanti o permeabili per i
parcheggi e favorendo l’infiltrazione e l’accumulo di acqua piovana (dove possibile i pluviali
dovranno scaricare superficialmente o in pozzi disperdenti collegati in sommità alla rete delle
acque meteoriche);
• fissare piano di imposta dei fabbricati ad una quota superiore di almeno 20 cm (o superiore
nelle aree a rischio più elevato) rispetto al piano stradale o al piano campagna medio
circostante;
• evitare la realizzazione di piani interrati o seminterrati o, in alternativa, impermeabilizzare i piani
interrati al di sotto del piano d’imposta prevedendo aperture solo a quote superiori.
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BETA Studio srl
5.5 Rispetto dei vincoli
Ai fini della prevenzione e mitigazione del rischio idraulico è fondamentale che i corsi d’acqua siano
adeguatamente rispettati e valorizzati. Nelle aree identificate come a rischio di esondazione pertanto
dovranno essere rigorosamente rispettate le fasce di rispetto istituite ai sensi della normativa vigente
e richiamate dallo stesso P.A.T. nelle “Disposizioni sui vincoli e pianificazione superiore”.
In particolare dovrà essere rispettato il vincolo di inedificabilità all’interno della fascia di rispetto di
100 metri dall’unghia esterna dei corsi d’acqua. In tale fascia possono essere consentiti gli
ampliamenti di edifici esistenti con il vincolo di non sopravanzare verso il corso d’acqua il fronte
attuale. (N.B. Il P.A.T. prevede che per le 3 ATO comunali il P.I. possa stabilire larghezze delle
fasce di rispetto diverse da quella indicata).
Inoltre, nelle “Disposizioni sulla fragilità del territorio”, con specifico riferimento agli interventi che
interessano le aree esondabili o a periodico ristagno idrico, il P.A.T. nelle “Direttive per la
formazione del Piano degli Interventi”, richiama esplicitamente al rispetto del R.D. 368/1904 e
523/1904 che stabilisce il vincolo di inedificabilità per una fascia di 10 metri dal ciglio superiore
della scarpata o dal piede della scarpata esterna dell’argine esistente di canali pubblici, consortili,
demaniali o iscritti negli elenchi delle acque pubbliche.
66
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6. CONCLUSIONI
La Giunta Regionale del Veneto, con Delibera n. 3637 del 13.12.2002, aggiornata con Delibera
n.°1322 del 10.05.2006, ha previsto che per tutti gli strumenti urbanistici generali e le varianti,
generali o parziali o che, comunque, possano recare trasformazioni del territorio tali da modificare il
regime idraulico esistente, sia presentata una “Valutazione di compatibilità idraulica”.
Scopo fondamentale dello studio è quello di far si che le valutazioni urbanistiche, sin dalla fase
della loro formazione, tengano conto dell’attitudine dei luoghi ad accogliere la nuova edificazione,
considerando le interferenze che queste hanno con i dissesti idraulici presenti o potenziali, nonché
le possibili alterazioni del regime idraulico che le nuove destinazioni o trasformazioni d’uso del suolo
possono determinare.
In sintesi, la valutazione deve verificare l'ammissibilità delle previsioni contenute nello strumento
urbanistico, prospettando soluzioni corrette dal punto di vista dell’assetto idraulico del territorio.
In tale contesto, con Determinazione n° 820 del 04.10.2006 il Comune di Stra ha affidato a BETA
Studio srl l’incarico di redigere la presente “Valutazione di compatibilità idraulica ai sensi del
D.G.R.V 1322/2006 sul P.A.T. del Comune di Stra”.
La metodologia di indagine adottata ha previsto la realizzazione delle seguenti attività:
• analisi e definizione del quadro normativo di riferimento;
• analisi dello stato di fatto con riferimento a:
− quadro dei vincoli;
− situazioni di criticità idraulica;
• analisi dell’interferenza delle previsioni urbanistiche del Piano di Assetto Territoriale con le
criticità idrauliche evidenziate nello stato di fatto;
• definizione delle prescrizioni da adottare nell’attuazione del Piano di Assetto Territoriale.
Con particolare riferimento all’analisi delle condizioni attuali di criticità idraulica, lo studio ha
evidenziato come il territorio comunale di Stra presenti situazioni di criticità idraulica principalmente
legate alla possibilità di esondazione della rete idraulica minore. Tali aree sono localizzate a Ovest
dello scolo Veraro e a Nord del Naviglio Brenta, in corrispondenza del capoluogo comunale. Da un
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punto di vista generale nell’intero territorio comunale possono manifestarsi situazioni di criticità
idraulica in aree la cui morfologia risulta depressa rispetto alle aree circostanti.
La compatibilità idraulica del P.A.T. è stata quindi verificata confrontando da un lato le criticità
idrauliche evidenziate nell’analisi dello stato attuale del territorio con le informazioni disponibili dal
Piano stesso con riferimento alle azioni strategiche, ai valori e gli ambiti di tutela, ai vincoli
ambientali e territoriali, dall’altro valutando le variazioni del coefficiente udometrico riconducibili
alle previsioni di espansione con riferimento agli ATO in cui è suddiviso il territorio comunale.
Tale confronto ha evidenziato come, anche se le variazioni di deflusso indotte dalle previsioni
urbanistiche risultano contenute, alcune delle linee preferenziali di sviluppo insediativo previste
siano compatibili con le attuali condizioni di criticità idraulica solo a condizione che in sede di
attuazione delle previsioni vengano realizzati opportuni interventi di sistemazione idraulica volte ad
evitare un aggravio dell’esistente livello di rischio idraulico e a non pregiudicare la possibilità di
riduzione di tale livello.
Da un punto di vista generale le prescrizioni in tal senso individuate si articolano in:
• realizzazione di studi idraulici di dettaglio;
• compensazione dei volumi di invaso conseguenti allo sviluppo insediativo e alla nuova
urbanizzazione;
• riduzione del livello di rischio idraulico;
• rispetto dei vincoli.
68
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BETA Studio srl
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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Pubblicazione n° 2511
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M. FIORENTINO, S. GABRIELE, F. ROSSI, P. VERSACE, 1987: “Hierarchical approach for regional
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BETA Studio srl
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