arcireportmilano Anno IV - n° 4 aprile 2011 mensile a cura di Arci Milano Incapaci, cinici e spudorati CI AVETE CHIUSO FUORI! Q uando il corso della storia ha improvvise accelerazioni, La Musica a Milano non è più di casa, servono classi dirigenti all'altezza delle scelte da compiere. soprattutto se indipendente, autorganizzata Non è così nell'Italia di oggi. Di fronte alle grandi trasformazioni che investono il Mediterraneo, il nostro ruolo è pressoché nullo, mortificato da un governo senza politica estera, oscillante fra l'avventura militare e l'azione diplomatica nel goffo tentativo di trovare un posto a rimorchio dei potenti. E che dire della scandalosa gestione degli sbarchi a Lampedusa? Migliaia di profughi accalcati in condizioni disumane e smistati senza un criterio: chi spedito nei centri d'accoglienza, chi indotto a presentare domanda d'asilo senza alcuna informazione, chi rinchiuso in un centro di detenzione senza poter fare, pur volendolo, richiesta d'asilo. E tutti additati all'opinione pubblica col marchio di clandestini. Lampedusa sta esplodendo, se la situazione non è ancora degenerata lo si deve solo al buon senso e alla generosità degli isolani. Non c'è solo improvvisazione e inefficienza in questa storia, c'è anche la cinica strumentalizzazione del governo. Si potevano smistare subito i profughi nei tanti posti disponibili in accordo coi Comuni della rete Sprar, ma si è preferito esasperare la situazione per poter gridare all'invasione, fare ancora una volta campagna elettorale sulla pelle dei migranti. Noi ribadiamo la nostra proposta: concedere il diritto d'asilo previsto dalla Convenzione di Ginevra, garantire accoglienza a tutti con le misure di protezione temporanea previste dalle direttive europee. Ma il governo ha ben altro da fare, come inventarsi un rimpasto di deleghe per pagare il prezzo di qualche voto in Parlamento. Mentre cresce l'infiltrazione del crimine organizzato in interi settori economici, si nomina ministro un personaggio inquisito per i suoi rapporti con le mafie. Un atto di arroganza ancor più spudorato se gli si assegna proprio l'agricoltura, settore in cui storicamente la mafia ha costruito il suo potere e oggi divenuto simbolo dell'antimafia, grazie alle cooperative che coltivano le terre confiscate. La distanza di questo governo dai cittadini è abissale. Sul nucleare, mentre tutti gli stati rivedono i propri piani energetici, da noi si decide solo un anno di moratoria, giusto il tempo necessario perché gli italiani dimentichino. Ma non sarà così: il grande corteo di sabato scorso dimostra che un nuovo ecologismo sta crescendo anche in Italia e può portare nelle urne di giugno piacevoli sorprese. da arcireport n. 12 e di base. E non fa differenza se viene promossa da un circolo Arci, da un locale pubblico o da un centro sociale. Cascina Monluè, Plastic, Atomic, Black Hole, Set, Scimmie, Sottomarino Giallo, Arci Bitte, Rolling Stone, Rainbow, Arci La Casa 139 sono solo gli ultimi locali e spazi chiusi a Milano, senza considerare l'imminente smantellamento del Palasharp ad Aprile, senza che sia stata prevista un'alternativa. Insomma un'Amministrazione allergica alla Musica dal vivo, un'Amministrazione che sta intristendo Milano. Provvedimenti che di fatto penalizzano un pezzo importante della nostra città, soprattutto le giovani generazioni, sulle quali non solo non si investe più, ma alle quali vengono tolti spazi di aggregazione, di promozione culturale, incontro, divertimento ed anche di possibile crescita professionale. Si attacca l'impresa sociale no-profit, così come l'intera filiera della produzione musicale profit. I nostri circoli e i locali pubblici sostengono, con le loro attività, il diritto d'autore (attraverso il pagamento della Siae), la promozione dei concerti e tutto il lavoro di agenzia a esso collegato, la discografia attraverso il pagamento del SCF (i diritti collegati alla produzione di supporti discografici) e contribuiscono a rendere più vivibile e sicura la nostra città. Sono luci che spesso sole combattono il degrado delle nostre vie, sempre più buie e prive di attività, sono un presidio sociale a tutela di tutti i cittadini. Non vogliamo una città senza la musica, che costringa chi vuole farla o ascoltarla ad andarsene altrove. Per primi abbiamo in mente l'importanza della coesione sociale, del rispetto della quiete pubblica, ma anche del diritto al divertimento, alla fruizione culturale e alla felicità. Conosciamo le regole e siamo disposti a confrontarci con esse come abbiamo sempre fatto, ma vogliamo che anche i controllori facciano il loro dovere senza pregiudizio, con equità ed equilibrio. Noi questo non lo vediamo. Anzi! SOMMARIO DI QUESTO NUMERO A PAG.2 La bellezza di una città è la sua cultura, i suoi spazi di aggregazione, i suoi teatri, le voci che la abitano. Chiudere questi spazi, zittire queste voci, spegnere i quartieri, svuotare le strade in nome di una sicurezza virtuale, significa addormentare la città, inquinare la sua bellezza, farla morire. Non alimentare la diversità delle voci significa anestetizzarla. Risvegliamo Milano! arcireportmilano - aprile 2011 - 2 arcinotizie SABATO 9 APRILE | 15.30 COLONNE DI SAN LORENZO TUTTI IN PIAZZA PER LIBERARSI DALLA PRECARIETÀ Non c’è più tempo per l’attesa. È il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli www.ilnostrotempoeadesso.it Inaugurata la Sezione ARCI/Anpi “Tom Benetollo” Venerdì 18 marzo al circolo Arci vece, al circolo Tambourine, via C. Tenca 16, Seregno (MB), una festa di tesseramento della sezione. In questa occasione sono state ripetute le Letture resistenti e a conclusione della serata il concerto Jazz and the City (Big Band Jazz Company) Il programma della serata è stato molto intenso e ha visto la partecipazione di un folto pubblico. a.r. Métissage si è tenuta la festa di inaugurazione della sezione Anpi “Tom Benetollo”; la sezione, con sede in via Adige, associa dirigenti e collaboratori del Comitato e del Direttivo. Dopo una breve introduzione del presidente di Arci Milano, Emanuele Patti, ha preso la parola il professor Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi Milanese, che ha sottolineato come la sezione Anpi/Arci sia la prima a non essere intitolata a un partigiano precisando di essere orgoglioso che la Sezione sia stata intitolata a un partigiano e strenuo combattente della Pace. Decisamente toccante il momento in cui ha preso la parola Eva Fratucello dell’Arci nazionale e compagna di Tom Benetollo e soprattutto quando il piccolo Gabriele ha letto il testo d’una lirica partigiana, “Dalle belle città”. Dopo gli interventi che hanno ufficialmente inaugurato la sezione, un gruppo di giovani attori, coordinati da Elisa Colombo, hanno dato voce ad alcune letture resistenti. Un collage decisamente interessante e coinvolgente di letture, dalle lettere di alcuni condannati a morte alla lettera di Piergiorgio Welby, passando da lettere di un paziente psichiatrico e di un nuovo resistente, un profugo sulle spiagge di Lampedusa. Al termine un applaudito concerto dei Grenouille. Domenica 27 marzo si è tenuta, in- per info: http://anpiarcitombenetollo.blogspot.c om SOMMARIO Incapaci, cinici e spudorati..........pag. 1 Ci avete chiuso fuori...................pag. 1 Liberarsi dalla precarietà............pag. 2 Arci Anpi Tom Benetollo..............pag. 2 Arci internazionale: Ed è subito attacco...................pag. 3 Aumentare la pressione politica per il cessate il fuoco................pag. 3 Sette giorni in Tunisia...............pag. 4 Welcome to Egypt free.............pag. 4 In piazza contro la guerra...........pag. 5 Arci comunali: Milano l’è bela..........................pag. 6 Non ci siamo bevuti il cervello..pag. 6 Musica a Milano: Da piazza Fontana...................pag. 7 Casa della cultura....................pag. 7 Da via Corelli: Via Corelli: le regole.................pag. 8 Peggio d’un carcere.................pag. 8 Arci referendum.........................pag. 9 Arci circoli: Bellezza:Maledetta primavera..pag.10 C.A.S. Inzago...........................pag. 11 Groove: Music for Japan..........pag. 11 Biko: I-TAL sound ft Vito War...pag. 11 Scighera: 25 aprile e dintorni...pag. 11 Arci turismo................................pag. 12 arcireportmilano - aprile 2011 - 3 arciinternazionale ... ed è subito attacco C osa c’entrano gli attacchi aerei su mezzi terrestri con una no-fly zone? Neppure è cominciata, la no-fly zone, ed è subito attacco militare. Avevamo appena finito di denunciare i grandi rischi connessi al dispositivo militare della risoluzione ONU. E il vertice di Parigi ha deciso di correrli tutti, subito e volontariamente, iniziando un intervento militare aperto sul campo. Il via libera alla no-fly zone ha dato fiato alle trombe di chi non vedeva l’ora di dimostrare una responsabilità europea finora dimenticata mettendo a disposizione basi, aerei, soldati. Alle impegnative parti della risoluzione ONU legate all’iniziativa politica non c’è chi faccia cenno. L’Italia oltretutto dovrebbe sentire l’obbligo morale di non intervenire militarmente in un paese che esattamente cento anni fa è stato con le armi conquistato e dichiarato colonia, e dove sono stati perpetrati orribili crimini di guerra. E invece addirittura ci proponiamo ad ospitare il quartier generale delle operazioni. Le lotte democratiche nel mondo arabo proprio non si meritano l’entusiasmo militarista dimostrato in queste ore da tanti paesi europei, con l’Italia in testa come al solito. L’Egitto va a votare, la Tunisia affronta una complicata transizione, in Yemen e in Barhein i regimi sparano sulle manifestazioni pacifiche, la Siria si ribella: in due mesi di rivolte e rivoluzioni l’Europa non ha sostanzialmente fatto niente, non ha dimostrato interesse, non ha offerto cooperazione, non ha stanziato un soldo e non si è mosso un ministro. Si è solo cercato di fermare i profughi. Siamo a fianco dei libici in lotta contro il dittatore. Comprendiamo la loro disperazione e la paura che il paese torni sotto il tallone del regime. Ma confidiamo che essi capiscano anche le nostre ragioni, mentre manifestiamo la nostra opposizione all’intervento militare. Ne abbiamo viste già tante. Abbiamo visto il prevalere degli interessi economici e strategici, nascosti dietro al manto della difesa dei diritti umani. Abbiamo visto i “due pesi e le due misure”, che fa chiudere gli occhi davanti a violazioni grandiose del diritto internazionale come quella che patisce da decenni la Palestina. Conosciamo l’incapacità di mettere in campo la forza della politica e degli strumenti che ad essa corrispondono, per la difesa dei diritti calpestati, per la risoluzione dei conflitti nel nome della giustizia, per l’affermazione della democrazia. E crediamo che a questo punto della vicenda libica, non essendo intervenuti a proteggere la rivolta quando da sola poteva liberare il paese dal regime, l’evoluzione della crisi vedrà una forte ingerenza straniera, che non può essere mai foriera di libertà e indipendenza. I venti di guerra di cui l’Europa sta facendo sfoggio richiamano, persino nei nomi con la “coalizione dei volenterosi”, esperienze che avrebbero dovuto insegnare qualcosa. E noi non saremo di questa partita. Continuiamo a sostenere tutte le esperienze democratiche del Maghreb e del Mashrek, continuiamo a difendere il diritto all’accoglienza dei profughi, siamo contro l’intervento militare. Paolo Beni - Raffaella Bolini Alla democrazia in Libia non serve l’avventurismo militare Aumentare la pressione politica per il cessate il fuoco S iamo senza incertezze schierati con le rivolte del mondo arabo. Per anni abbiamo cercato di sostenere gli attivisti dei diritti umani, sociali e culturali che pagavano con la repressione il prezzo del loro impegno. Ci siamo battuti contro gli accordi interessati che l’Italia e l’Europa continuavano a stringere con i dittatori per sfruttare meglio quei mercati e per militarizzare le frontiere contro l’arrivo dei migranti. Dal primo giorno della rivoluzione dei gelsomini in Tunisia abbiamo organizzato appelli, manifestazioni e iniziative, ricordando che la conquista della democrazia nel Mediterraneo è condizione del nostro stesso futuro. Siamo in permanente rapporto con le reti di società civile dell’area, e proseguiamo senza sosta l’impegno per l’accoglienza dei migranti e dei profughi. Abbiamo sperato che, come in Egitto e in Tunisia, la forza pacifica della rivolta popolare riuscisse a liberare in pochi giorni la Libia da Gheddafi e il suo regime. Il passato coloniale dell’Italia di cui quest’anno cade il centenario, il sostegno aperto e surreale dato al dittatore dal governo Berlusconi, l’enorme mole di armi vendute dal nostro paese alla Libia aumentano la nostra responsabilità verso quel popolo. Da settimane i nostri amici libici imploravano una azione della comunità internazionale e la no-fly zone, per impedire al dittatore di stroncare la rivolta. Oggi, mentre Gheddafi ha già riconquistato gran parte del paese, l’ONU la ha dichiarata e la gente di Bengasi festeggia. La risoluzione 1973 è complessa. Si presta a molte ipotesi di gestione concreta. Apprezziamo l’impegno a proteggere la popolazione civile, il chiaro rifiuto dell’opzione di occupazione mi- G litare straniera, la priorità del cessate il fuoco e della soluzione politica, il rafforzamento dell’embargo militare e commerciale, il riconoscimento del ruolo prioritario della Unione Africana, della Lega Araba, della Conferenza Islamica. Conosciamo però per esperienza i rischi di innalzamento e di allargamento del conflitto connessi alla no-fly zone, al coinvolgimento militare delle potenze occidentali e alla possibile escalation, alle ritorsioni di Gheddafi che sono purtroppo da mettere nel conto. E siamo perciò assolutamente preoccupati dei possibili sviluppi nelle prossime ore, soprattutto di fronte all’atteggiamento interventista di alcuni paesi, primi fra tutti Francia e Gran Bretagna. Importanti governi si sono astenuti nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, preoccupati dell’impossibilità di tenere la no-fly zone nei suoi stretti confini di deterrenza. Molti altri la appoggiano ma condividono lo stesso timore. Chiediamo a tutti di opporsi in queste ore all’interventismo militare e di aumentare invece la pressione politica, utilizzando il potere deterrente della nuova risoluzione perché si arrivi a un vero e duraturo cessate il fuoco, che consenta l’inizio di una transizione in Libia. L’annuncio della fine dell’offensiva da parte del regime arrivata in queste ore è una opportunità che va colta e sfruttata al meglio dalla comunità internazionale. Gli insorti vanno sostenuti, la popolazione civile va difesa, Gheddafi va fermato, ma non è con un’altra guerra occidentale che la democrazia nel mondo arabo potrà affermarsi. Paolo Beni - Roma, 18 marzo 2011 Troppa superficialità e confusione li aerei francesi non hanno aspettato un minuto a colpire, dopo il vertice di Parigi. Poi, mille missili Usa sono stati gettati sulla Libia in una notte. Dopo poche ore però si è capito che non è chiaro niente, neppure a chi bombarda. Italia e Francia litigano su chi deve coordinare l'operazione militare. Non si sa quale sia l'obiettivo della missione, se la protezione dei civili o la caduta di Gheddafi. Non è chiaro cosa fare nel caso probabile in cui gli insorti non riescano, neanche con l'aiuto occidentale, a vincere sul campo. E si comincia a parlare di truppe a terra. Gli Stati Uniti, trascinati riluttanti nella guerra, a ogni dichiarazione smentiscono quella precedente. La Lega Araba si tira indietro da subito, molti paesi africani fanno altrettanto, la Norvegia si ritira dalla missione. Tanta superficialità, tanta confusione non è ammissibile mai, figuriamoci in un intervento militare. Non c'era alcun bisogno di saltare a piè pari la parte politica della risoluzione 1973, non c'era alcun bisogno di lanciarsi in un'altra avventura di cui si conosce l'inizio ma non la fine, come per l'Iraq, come per l'Afghanistan - e come per le centrali nucleari, tanto per non scordare quello che sta succedendo in Giappone -. L'Onu convoca il Consiglio di Sicurezza a porte chiuse, ha parecchie grane da risolvere. Anche noi, che proviamo a far spazio alla ragione in mezzo alla retorica umanitaria e che non vale però per i profughi, lasciati ammassati a Lampedusa a creare un'emergenza che non c'è. Smistati negli 8000 comuni d'Italia, non sarebbero neppure due per ogni paese o città. arcireportmilano - aprile 2011 - 4 arciinternazionale Sette giorni in Tunisia di Paolo Hutter V orrei proporre cosa ho percepito nel paese avamposto dell’ondata democratica araba. Stte giorni in Tunisia non bastano a capire il complesso e non sempre trasparente intreccio tra vecchio e nuovo, ma servono a inquadrare le domande e a percepire i sentimenti. Tunis “horra” (libera) sarà anche Tunis “laikìa” (laica)? Questo è l’interrogativo principale per l’élite femminista che si comincia a porre, oltre al problema delle elezioni dell’Assemblea Costituente del 24 luglio, quello delle municipali. Ma in generale non è – e forse non sarà – il problema numero uno. L’allegra mescolanza, nel presidio di piazza Kasba, di ragazze e donne velate con giovani di stile “frikkettone”, la collaborazione che si intravede tra islamisti e laici di sinistra, sono, per il momento almeno, abbastanza rassicuranti. Nell’immediato direi che l’interrogativo principale riguarda il rapporto tra la rivoluzione democratica, la necessità che sia autentica e che non ricicli troppo la classe dirigente di Ben Ali, e la ripresa completa dell’attività economica e dei servizi, senza la quale rischiano di peggiorare anche le condizioni di disoccupazione e sottooccupazione che spingono decine di migliaia di giovani dei ceti popolari a rischiare anche la vita per un passaggio in barca a Lampedusa: verso l’Italia, verso l’Europa. Sono finiti tra venerdì 4 e sabato 5 marzo i due presìdi divergenti della Kasbah (sotto il palazzo di governo) e della Kobba (nei quartieri residenziali di Tunisi Nord) ma i sentimenti, le esigenze, la composizione sociale che entrambi esprimono rimangono al centro del dibattito tunisino. Senza contare che alle prime avvisaglie di intoppi del percorso di rinnovamento del potere e di preparazione paritaria e trasparente delle elezioni costituenti, la Kasbah tornerà a riempirsi giorno e notte. E viceversa alle avvisaglie di ondate di scioperi – o di incidenti di piazza – torneranno a mobilitarsi i “ben vestiti” della Kobba, con la loro pignolerìa che le proteste si possono fare “dalle cinque alle sette”, dopo il lavoro e prima di fare la serata in famiglia. È un movimento, questo della Kobba, nato come reazione alle dimissioni del primo ministro post Ben Ali, Gannouci, dimissioni imposte dai manifestanti della Kasba. Le voci della Kobba: “Basta con chi si autoproclama popolo e continua a gridare dégage a tutti. È ora che dal dégage si passi all’engage, all’impegno, a rimboccarsi le maniche.” Ma la Kobba ha aggiustato rapidamente linguaggio e tiro quando i più avveduti si son resi conto che rischiava di diventare – o di essere percepita come – luogo di aggregazione difensiva dei beneficiati del vecchio regime. Sembra che in particolare sia stato il partito Ettjadid del Rinnovamento (che si definisce analogo al Pd italiano) a impegnarsi perché i promotori del presidio della Kobba lanciassero slogan e discorsi unitari verso la Kasbah e in generale verso la rivoluzione. Ora, a livello istituzionale, la svolta verso il superamento del presidenzialismo sembra irreversibile. Il giorno dopo l’annuncio della data delle elezioni della Costituente, un ragazzo in piazza Kasba mi diceva con tono ispirato: “il 14 gennaio abbiamo cacciato il dittatore ma adesso stiamo sbarazzandoci della dittatura”. Poco più di tre mesi sono comunque pochi per preparare nuove forze e nuove proposte per le elezioni. La crisi libica, così drammatica e vicina, non sembra condizionare il dibattito interno tunisino. Ma questo non vuol dire che venga rimossa. La presenza delle attività di solidarietà e di raccolta aiuti è impressionante. A fianco dell’ambasciata libica deserta e protetta da militari e filo spinato, si è formato un centro di raccolta con gente che ci lavora gratis tutto il giorno. Altri ne ce sono nei quartieri o addirittura davanti ai centri commerciali. Difficile raccogliere opinioni precise su cosa si dovrebbe fare, oltre ad aiutare incondizionatamente i profughi. L’imposizione di una no-fly zone è l’idea che raccoglie più consensi, e l’ho appreso ben prima della risoluzione Onu. “Impensabile mandare il nostro esercito contro Gheddafi. È debole, ma soprattutto quel pazzo prenderebbe subito migliaia di nostri connazionali in ostaggio.” Non c’è un solo tunisino che non auspichi la caduta immediata di Gheddafi. Molto più incerte e diverse le opinioni sulle migliaia che si imbarcano verso Lampedusa. La più gettonata è che “se noi ci facciamo in quattro per 150 mila dalla Libia non si capisce perché il governo italiano si lamenti così tanto di cinque mila profughi”. C’è poi chi dice che è comprensibile che vadano a cercare un futuro migliore e chi dice che sono dei pazzi. Per trovare quelli che stanno per partire per Lampedusa, non c’è bisogno di fare difficili ricerche. Abbiamo parlato con un gruppo di allievi della Dante Alighieri – che in Italia vorrebbero venire col permesso per studiare – e ci hanno portato a conoscere i loro coetanei meno scolarizzati, nel sobborgo tunisino di Ybal Yloud. A pochi chilometri dagli uffici e dagli alberghi del centro si parla di tariffe dei barconi, di chi è a Lampedusa e ha telefonato o non ci è riuscito, dell’Italia come meta o come punto di passaggio per altri paesi più prosperi. Non fuggono da un paese in preda al disordine, non sono manovrati dal regime caduto. La libertà è per loro, innanzitutto, la diminuzione dei controlli della polizia che impedivano di partire, o che facevano schizzare in alto i costi del passaggio verso “Lambedusa”. Non hanno sfiducia nella rivoluzione democratica, ma dicono: “Non c’è libertà senza lavoro e senza soldi.” La riscoperta di questa essenziale verità del materialismo storico è l’altra faccia della medaglia della primavera tunisina che sta cominciando. Paolo Hutter Welcome to Egypt free A circa un mese dall'inizio della rivoluzione, il suo epicentro, il Cairo, sembra tornato alla sua normale vita di caotica metropoli dominata da un traffico incessante e da un frastuono di clacson. Gli abitanti del Cairo non sembrano particolarmente infastiditi dalla massiccia presenza dell'esercito che presidia le strade e i punti strategici della città: i bambini giocano sui carri armati, si scattano foto, si scambiano alcune parole con i soldati. Molta più attenzione invece suscitano i turisti, pochissimi in un paese abituato ai grandi numeri e qui, dove certo non mancano bellezze da ammirare, l'attrazione turistica diventiamo noi: la gente per strada dà il benvenuto, altri scattano foto con noi, i manifestanti si allargano per farci passare applaudendoci all'urlo di “welcome to Egypt free”. E il bisogno disperato di turismo si esplicita nelle raccomandazioni sui racconti da fare al nostro ritorno: “Dite che l'Egitto è bello, libero e sicuro!” e mozionante, aggiungo io, che non dimenticherò mai i sorrisi dei bambini che rincorrevano il nostro pullmino per salutarci e che sono l'immagine allegra e spensierata di un paese che ha voglia di rinascere ma che ha ancora tanta strada davanti a sé. Sara Rigamonti arcireportmilano - aprile 2011 - 5 arcinoallaguerra In piazza contro la guerra M ilano 2 aprile: si torna in Piazza Fontana, nel luogo più triste della Mi- lano che lotta e resiste. Piazza Fontana, dopo che sindaco e vicesindaco hanno vietato manifestazioni in piazza della Scala davanti a Palazzo Marino, è tornata a raccogliere le voci della protesta milanese. Quindici giorni dopo la riuscitissima manifestazione contro la chiusura di locali giovanili e circoli Arci, si torna in piazza per manifestare contro la guerra e la cultura della guerra indetta dal Coordinamento 2 aprile in molte piazze del Paese. Ancora una volta Arci Milano è tra i promotori della manifestazione. Dalle 16 alle 19 circa un migliaio di persone si ferma ad ascoltare voci e musica contro la guerra e a condividerne la protesta. La manifestazione, come noto, è stata indetta per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei Popoli mediterranei e dei Paesi arabi. Contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari e le repressioni in corso. Mentre sul palco Alessio Lega canta con la consueta forza, incontro un compagno dell'Anpi venuto in piazza per portare un saluto dell'associazione cittadina e nazionale. Mi dice: “prendo atto, certo, della risoluzione dell'Onu per la Libia, quel popolo va difeso, ma sono fermamente convinto non solo che l'Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali, ma che, soprattutto, non si aiuta la nascita di nuove realtà democratiche né con la guerra dall'alto, né dal basso”. Sul palco prende la parola Ilaria Scovazzi, di Arci Milano, che invita tutti noi a non dimenticare le violenze che abbiamo in casa: il CIE (centro d'identificazione ed espulsione) di via Corelli. In via Corelli non ci si può lavare, non c'è un'adeguata assistenza medica e soprattutto non si può comunicare con l'esterno, né con familiari e amici né, soprattutto, con gli avvocati. I cellulari vengono requisiti dal 10 ottobre scorso. Mentre il poeta Chinasky legge sue pregnanti poesie e un breve, emozionante brano di Boris Vian, sento qualcuno che non vuole più sentirne di parole come “missione umanitaria” e snocciola come fosse un rosario Afghanistan, Iraq e Kosovo... Interventi e musica si susseguono senza pause. Poi telefonicamente arriva da Roma la voce di Emergency con Cecilia Strada: “Oggi la guerra è "contro Gheddafi": ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria...” Sempre telefonicamente ci giunge la voce dalla Tunisia di un giovane impegnato nella ricostruzione democratica del Paese che, dopo aver preannunciato una manifestazione a Tunisi durante la visita di Berlusconi, applaudito ironizza: “Forse dopo la villa a Lampedusa acquisterà qualche altra villa anche qui da noi, in Tunisia”. Lascio Piazza Fontana al tramonto. Mi gira in mente una frase che sembra strana, forse anche un po' stonata di questi giorni: “Lavorare per la pace è semplice, complicatissimo, soprattutto necessario” Adelio Rigamonti arcireportmilano - aprile 2011 - 6 arcicomunali2011 I Dal Diario di Giuliano Pisapia Milano l’è bela eri pomeriggio (19 marzo ndr) sono passato in piazza Fontana per ascoltare le voci delle tante persone che sperano di ritrovare a Milano spazi di musica, arte e cultura che questa città da troppo tempo non offre più, anzi li elimina. Le amministrazioni degli ultimi vent’anni non hanno saputo fare altro che ostacolare l’attività delle numerosissime associazioni che con il loro lavoro fanno vivere la nostra città. Posti come la Casa 139, le Scimmie e tanti circoli Arci sono una risorsa sociale, culturale ed economica. Chi ne impedisce l’attività va contro i milanesi. Da anni i cittadini assistono alla chiusura di centri di aggregazione storici, parchi pubblici e intere piazze. La collinetta del Mom, le Colonne di San Lorenzo, altri luoghi che da sempre caratterizzano la vita della città, sono resi inaccessibili in nome di una finta sicurezza. La sicurezza, quella vera, reale non deve essere uno slogan utilizzato al bisogno per risolvere nella maniera più semplice, più veloce, problemi che invece vanno affrontati con il reale confronto, tra tutti coloro che vivono, e quindi conoscono, determinate realtà. Il dialogo deve essere aperto, ai gestori e alle migliaia di giovani che frequentano gli spazi per sentire e fare musica, per avere e soprattutto per dare cultura. Le norme vanno rispettate, ma un Comune vicino alla città deve saperle attuare per rispondere ai bisogni, di tutti. Ieri centinaia di persone “occupavano” uno spazio pubblico per fare e ascoltare musica, per raccontare e ascoltare storie e parole. C’erano tanti giovani in piazza perché, come mi hanno raccontato “sono stanchi di non avere posti, piazze, luoghi di incontro dove bere una birra e chiacchierare senza sentirsi fuori legge”, insomma hanno voglia di tornare a vivere la città, per farla rivivere e rinascere. C’erano anche tante mamme, papà e bambini perché ieri pomeriggio c’era il sole ed era bello poter vivere gli spazi della nostra Milano senza transenne e senza cancelli. “Milano l’è bela” era il titolo dell’iniziativa, e Milano ieri l’era bellissima, si era riaccesa, e il nostro compito è di non farla spegnere, ridare speranza e ascolto a tutti quei giovani, e non, che amano la città e vogliono viverla, insieme. Verso le sei lampi, tuoni e fulmini, un classico temporale di stagione, la primavera è arrivata. Come il vento di una nuova stagione che dovrà cambiare Milano. Non ci siamo bevuti il cervello … e dopo il tango, la musica rock. Chi l’avrebbe detto che per diventare il sindaco di Milano avrei dovuto imparare a ballare! Beh, domani sera i miei ragazzi hanno organizzato una serata per i giovani e mi hanno chiesto di esibirmi sulla piattaforma, mentre quattro band suonano dal vivo. Non ho ancora detto di sì, perché – ed è la prima volta che questa mi sembra una fortuna – la mia giornata sarà molto complicata e alle sette, quando comincia la festa nel vecchio spazio Arci di via de Castilla 20, proprio vicino all’ex Stecca degli Artigiani, sarò da qualche parte a parlare. Però non so se è davvero una fortuna: perché essere con i miei ragazzi mi dà una carica incredibile. E il futuro dei giovani è stata una delle ragioni che mi ha spinto a candidarmi. Victoria, Davide, Cape, Ema, Viola e Jacopo hanno lavorato come matti. <Non ci siamo bevuti il cervello>, hanno intitolato il loro manifesto, e mentre hanno conservato la leggerezza dei giovani, hanno anche scritto cose molto serie e preoccupanti: “Dopo una laurea e un master guadagniamo 250 euro per uno stage. Ci chiamano bamboccioni: una singola costa 300 euro, una doppia 500. Far l’amore? Solo se i genitori non ci sono. Alcuni dicono: precarie, sposate un uomo ricco. Una fotografia agghiacciante. Ma poi viene il bello: questi ragazzi credono che si possa cambiare, e loro in prima persona sono impegnati nel cambiamento. Loro sono gran parte della mia forza. Vogliamo una Milano felice, scrivono. Vogliamo vedere scritto <Milano libera dalla mafia>, non <Padania libera>. Vogliamo accedere a sale prove la sera lungo Navigli veri, pieni d’acqua. Vogliamo mezzi pubblici di qualità. Mi hanno detto che questa sarà solo la prima di una serie di iniziative destinate ai giovani: giovani gli organizzatori e giovani gli ospiti. E anche agli ospiti, i giovani X Pisapia sindaco, che hanno già deciso da che parte stare e che vogliono prendere la loro vita nelle loro mani, offrono questa scelta: abbandonare o rivoluzionare Milano. Una rivoluzione gentile, colorata, allegra. Una rivoluzione a suon di rock. arcireportmilano - aprile 2011 - 7 arcimusicaamilano Milano l’è bela/2 Da piazza Fontana 19 marzo Casa della cultura 22 marzo L a manifestazione di piazza Fontana ha La sala già prima dell'orario è piena di significato la partenza forte di un percorso una variegata rappresentanza di situazioni che può diventare molto importante per l’organizzazione culturale in generale del territorio milanese. Questo per diversi motivi. Non era la manifestazione che purtroppo periodicamente gli operatori sono costretti a fare per protestare contro i tagli che poi benevolmente vengono riconcessi doverosamente decurtati di una congrua percentuale. Non era la generica, generosa ma spesso inutile protesta giovanile contro il sistema culturale ufficiale escludente e arroccato nei suoi privilegi. Non era il salotto buono dove saggi ed esperti discutono oramai da anni della crisi della cultura milanese e dal dove ripartire. Non era tante cose. Ma in che cosa consisteva la sua originalità e la sua importanza. Per la prima volta in piazza erano presenti tutti i soggetti attivi nel sistema di produzione culturale (sorgente importante di ricchezza e benessere economico generalizzato), gli artisti, gli organizzatori, i rappresentanti dei luoghi dove avviene l’incontro tra la produzione e il pubblico e anche i rappresentanti di questi, con i giornalisti e i mezIn questo movimento, diciamo con piacere, non eteroguidato ma scaturito dall’orgoglio della propria attività, dalla paura del progressivo degrado della qualità della vita sociale e culturale della città e dall’amore per una Milano viva, moderna, aperta e internazionale, si aggrumava l’energia e la forza della manifestazione e anche i motivi del suo prosieguo. Non è un caso che immediatamente i rappresentanti più attenti e sensibili del sistema politico e partitico in accordo con Arci Milano promotrice della manifestazione hanno convocato l’incontro di martedì 22 marzo alla Casa della Cultura di Milano di via Borgogna . artistiche milanesi già molto animata per il ricco, vivace e numeroso dibattito sviluppatosi nella rete nei giorni precedenti, dopo la manifestazione del 19. Al tavolo presenti la moderatrice Caterina Sarfatti: l'assessore Giovanni Terzi, il Capolista del PD alle prossime elezioni Stefano Boeri, il Presidente di ARCI MILANO Emanuele Patti, Angelo Brenna presidente del circolo Casa 139, Flavio Pirini artista, Micol Martinez cantautrice. Incombente e molto citato l’assente vice Sindaco De Corato ispiratore della politica sulla sicurezza e della difesa della quiete cittadina. Terzi accenna al fronte trasversale contrario alla “movida“, ai locali e ai concerti e all’importanza di un movimento altrettanto trasversale che costituisca un tavolo di incontro tra istituzione e operatori, e alla possibilità di permessi temporanei. Boeri contesta in parte questa impostazione ricordando che la responsabilità è di chi governa e che il problema occorre impostarlo e risolverlo in modo definitivo collegato alla visione complessiva della città. Patti ricorda un tentativo di tavolo con i dirigenti dei settori che aveva iniziato a funzionare e che poi era stato disatteso nella pratica di gestione, parla dell’esperienza a Sesto San Giovanni della messa a disposizione temporanea di luoghi per le attività dei giovani e dell’importanza di un luogo di incontro dove impostare e risolvere i problemi. Diretto e incisivo l’intervento di Angelo, della Casa 139, sulla progressione dell’attacco sistematico al circolo e alla sua affiliazione all’Arci. Affabulatoria e coinvolgente la narrazione di Pirini come semplice e deciso l’intervento della cantautrice Martinez. Inizia un dibattito sull’annonaria, la sua natura istituzionale e i suoi ambiti di intervento. Viene chiesto l’allargamento del tavolo al teatro e al pubblico. Viene contestato il termine “movida “ e l’accostamento dei “locali e discoteche” chiusi per motivi diversi e con un altro sistema di gestione e appartenenza, a quelli come le Scimmie, i Circoli Arci e tanti altri, affermando il valore della socialità e della valenza culturale dei circoli e dei luoghi di musica che diventano il segno della qualità della vita della città, del suo livello internazionale e della sua vivibilità. Un’atmosfera a volte polemica e puntuta ma aperta e disponibile a ritrovare un ragionamento comune e condiviso per impostare risolvere i problemi in modo positivo. E da tutti l’auspicio a incontrarsi entro una quindicina di giorni. Ci si lascia, con la speranza che qualcosa cambi ma anche incerti se la serata rappresenti realmente un cambiamento di rotta e di stile da parte del Comune o una delle solite recitazioni a perdere. Alcuni giorni dopo, la riapertura delle Scimmie, locale storico dei Navigli, per il 29 marzo. Poi l’impegno degli operatori per definire i punti essenziali da discutere nel tavolo con le istituzioni entro una settimana . E quindi ………………………….. È importante che l’energia, l’intelligenza, l’autonomia e la determinazione unitaria presenti in questo percorso mantengano la loro solidità, anzi che il fronte si allarghi e coinvolga sempre più il territorio e tutte le parti sociali interessate per superare preconcetti, burocraticismi e spazi impropri di discrezionalità e di confusione. g.m. arcireportmilano - aprile 2011 - 8 arcidaviaCorelli Via Corelli: le regole “p revenire è meglio che reprimere”...I doveri degli ospiti del Cie semplici: 1) comportarsi bene, 2) non sfasciare, 3) non scappare. I diritti... o meglio il diritto altrettanto semplice: 1) rispettare le regole. Allora andiamo a vedere quali sono le regole: 1) non comunicare all’esterno. E già dal 12 ottobre 2010 il Prefetto di Milano emana un’ordinanza di pubblica sicurezza che si traduce nel sequestro dei telefonini degli ospiti… no cerchiamo di non essere i soliti estremisti... è meglio citare le parole del referente della Prefettura… ”noi non sequestriamo... ritiriamo e poi consegniamo quando escono”… 2) puoi spendere un bonus di 5 euro consegnati ogni 2 giorni. Beh è un bel dilemma scegliere: tessera telefonica o sigarette o biscotti dolci. Hai sei mesi per alternare il tuo potere d’acquisto… o la lacerazione della scelta di desideri: sentire i tuoi familiari, il tuo avvocato o tenere fra le dita una sigaretta ? 3) fare richiesta di visita per un esterno. Ma ricordati di consegnare la richiesta alla Croce Rossa che poi la invia alla prefettura che a sua volta la gira alla questura. La tua richiesta sarà sotto la lente di ingrandimento per circa 4 /6 giorni sempre che non ci sia di mezzo un sabato o una domenica… Ma intanto hai 6 mesi per attendere. Ah, ricordati un'altra cosa: se i tuoi familiari, i tuoi amici non sono idonei alle lenti di ingrandimento… ti verrà detto che il tuo diritto di visita non vale. Insomma cambia i tuoi amici o familiari… ma mi raccomando se i tuoi amici sono anche rappresentanti di qualche associazione… loro proprio non sono idonei. 4) parlare con ospite di un altro settore. Vuoi parlare con un amico puoi farlo… ma chiama un operatore della Cri tutti i giorni solo dalle 18.00 alle 19.00… e poi il corridoio vi regalerà la possibilità di parlare… certo non da soli… ma questo non è importante... per chi pensa che prevenire sia meglio che reprimere... per l’appunto. Poi alle regole scritte ci sono mille regole non scritte e arbitrarie… ” Ci picchieranno perché abbiamo parlato con voi… ma vi ringraziamo di essere venute qui”. Io non sono giudice, devo solo dare voce a chi è “occultato”...Un esempio su tutti la voce dei 51 tunisini (su 108 uomini complessivi) che afferrano l’adesivo del nostro numero verde e che urlano di aver chiesto asilo politico e poi basta silenzio... la loro voce ritorna muta. Nessuna storia che abbiamo ascoltato “ stona” con la realtà che i nostri occhi hanno visto: docce ammuffite, bagni allagati, letti o meglio lenzuola usa e getta cambiate ogni 2/3 giorni… scarafaggi… stanze senza sedie e armadi, camionette della polizia con i vetri protetti… ospiti insultati gratuitamente davanti a noi “non dire cazzate… poi vediamo”… e il rumore dei pugni delle persone o non persone contro le porte per attirare la nostra attenzione… Un girone infernale che stordisce e ammutolisce, che ti fa toccare scientificamente la formula macabra della disumanizzazione e del lento logorio dell’uomo e della sua rabbia. La rabbia o la richiesta di aiuto o di giustizia che ora non ha più neppure un telefono… e mi rimbomba nella testa l’affermazione del rappresentante della Prefettura “Io sono un giustizialista”. Questo è il Corelli, il centro di identificazione ed espulsione con cui conviviamo dal 1998. Corelli – 11 marzo 2011. Ilaria Scovazzi Peggio d’un carcere di Alessandra Naldi * L o scorso 11 marzo ho visitato, insieme a Chiara Cremonesi (consigliera regionale SEL) e a Ilaria Scovazzi e Anita Pirovano di ARCI Milano, il CIE milanese di via Corelli. Per l’associazione Antigone, da anni impegnata in un lavoro di monitoraggio delle condizioni detentive (finora limitato a osservare le carceri) è stata la prima esperienza di visita in un centro per immigrati. Sono almeno dodici anni che visito le carceri lombarde, e in questi anni ne ho viste di tutti i colori: persone chiuse ventitré ore su ventiquattro in celle di dimensioni totalmente inadeguate, con letti a castello a tre piani o materassi per terra da sollevare di giorno per poter almeno alzarsi in piedi; malati, anche con gravi patologie, chiusi in centri clinici freddi e maleodoranti; reparti psichiatrici con persone pesantemente sedate, addormentate su materassi di gommapiuma sfaldata e fatta a pezzi, senza lenzuola perché potrebbero servire per suicidarsi... Non avrei mai pensato di arrivare a dire che a tutto questo ci può essere anche di peggio. Via Corelli è peggio di un carcere; a dirlo sono le stesse persone trattenute. È peggio di un carcere non solo per le pessime condizioni igieniche, per il cibo inadeguato o per la carenza di assistenza; il vero problema di Corelli è il clima che si respira all’interno. Entrando abbiamo incontrato persone disperate, private di qualsiasi prospettiva per il futuro, calpestate nei loro diritti e nella loro dignità; trattenute senza sapere fino a quando, senza poter preventivare se domani saranno ancora qui o se verranno espulse o spedite in un altro CIE; spesso trattenute senza neanche capirne bene il perché... Perché finire in via Corelli è quasi sempre il frutto di sfortunate casualità: solo una piccola quota dei destinatari di provvedimenti di espulsione (per fortuna) sono costretti a questa drammatica esperienza; per i più, sia che provengano dal carcere sia che siano stati intercettati sul territorio, l’espulsione è solo un pezzo di carta che fissa il ritorno nella clandestinità. In via Corelli ci si può finire anche senza motivo, o addirittura anche se non ci si dovrebbe finire: ci si trovano anche stranieri sposati con cittadine italiane o con figli piccoli in Italia, che quindi per legge non dovrebbero essere espulsi; ma per dimostrarlo ci vuole tempo, ci vogliono le carte che dall’interno del CIE non sempre ci si può procurare, ci può volere un buon avvocato che non tutti possono avere. Anche perché – pare unico CIE in Italia – in via Corelli a Milano è vietato l’ingresso dei telefoni cellulari, cosicché le persone trattenute non possono comunicare liberamente con l’esterno (come la legge prevederebbe, perché non si tratta di persone detenute per aver commesso reati ma di persone trattenute solo per essere identificate ed espulse). Per parlare con familiari o amici in Italia o all’estero, contattare un avvocato, chiedere aiuto o denunciare alle associazioni di volontariato le loro condizioni detentive, i ristretti di Corelli possono fare affidamento solo su postazioni telefoniche fisse spesso non funzionanti e su schede Telecom che si esauriscono in fretta se si deve telefonare a un cellulare o all’estero. In generale, in via Corelli le leggi, i diritti, le garanzie sembrano essere rimasti fuori dalle recinzioni. Formalmente il Centro è gestito dalla Croce Rossa, la Polizia non dovrebbe neanche entrare nelle sezioni detentive se non per ragioni di ordine pubblico, ma a dettare le regole sono solo loro: rappresentanti della Polizia di Stato che volevano impedire a una consigliera regionale – legittimamente autorizzata – di visitare le sezioni detentive e di parlare con i trattenuti con l’ipocrita scusa che “se lì dentro vi sequestrano, noi non possiamo farci niente”. Nelle carceri c’è una fitta rete di volontariato che entra quotidianamente in contatto con le persone detenute, c’è una legge che sancisce e regola la possibilità di visite ispettive da parte di parlamentari e consiglieri regionali, c’è la figura del Magistrato di sorveglianza che ha anche la funzione (almeno sulla carta) di esercitare un controllo sul trattamento penitenziario, ci sono i Garanti per i diritti dei detenuti, ci sono norme scritte che sanciscono cosa si deve e cosa si può fare... Nei CIE tutto questo non c’è, la vita all’interno è sancita da regole quasi sempre non scritte e che non si capisce da chi debbano essere fissate. In via Corelli ci sono però le perquisizioni della polizia che di questi tempi abbiamo scoperto essere molto frequenti, ci sono i pestaggi di cui abbiamo visto i segni con i nostri occhi, ci sono gli scioperi della fame, ci sono i ripetuti tentativi di suicidio che i responsabili del CIE liquidano come tentativi di farsi mandare in ospedale da dove è più facile scappare (anche se magari si tratta di persone che hanno tentato di darsi fuoco)... Facciamo finire tutto questo! a.n. * Alessandra Naldi, presidente associazione Antigone Lombardia arcireportmilano - aprile 2011 - 9 arcireferendum Verso i referendum "U n fiume in piena. Metafora scontata ma inevitabile per definire con poche parole lo straordinario corteo che sabato 26 marzo ha invaso le strade di Roma, lanciando la campagna referendaria che dovrà convincere la maggioranza dei cittadini italiani a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno e a votare 2 Sì per l'acqua pubblica e 1 Sì contro il nucleare. Il popolo dell'acqua, troppo spesso oscurato dai media, ha mostrato tutta la sua vitalità e i suoi colori, in una manifestazione che questa volta i principali quotidiani e telegiornali non hanno potuto ignorare. Dietro agli striscioni d'apertura e alla folta rappresentanza di sindaci e amministratori locali, un lunghissimo spezzone punteggiato di cappellini a forma di rubinetto, gocce e parrucche blu, cartelli ironici e arrabbiati: le attiviste e gli attivisti che in questi anni si sono riconosciuti e riuniti nei comitati territoriali per l'acqua bene comune. Nel mare di bandiere blu con il logo ‘2 Sì per l'Acqua Bene Comune’ distribuite lungo tutto il corteo, erano visibili i colori di quell'ampio schieramento sociale che si è andato aggregando intorno al Forum dei Movimenti per l'Acqua: bandiere di associazioni ambientaliste e sindacali, striscioni dei movimenti sociali e degli studenti… in poche parole le mille realtà che hanno fatto propria la lotta contro la privatizzazione dell'acqua, come paradigma della difesa dei diritti fondamentali di tutti noi. Il corteo di sabato è stato infatti anche il risultato di un percorso includente, che ha incrociato la battaglia contro la mercificazione dell'acqua con quella contro il ritorno del nucleare in Italia, resa ancor più tragicamente attuale dagli eventi in corso in Giappone. Un percorso nel quale hanno trovato una naturale collocazione anche le istanze pacifiste: sempre e comunque legate alla salvaguardia dei diritti primari e ai valori di solidarietà nei quali il principio dell'acqua bene comune affonda le proprie radici. Lo ha ricordato bene Alaa Shukrallah, attivista egiziano per i diritti sociali e la difesa ambientale, che ha sottolineato come le rivendicazioni che animano la ‘primavera araba’ siano legate alla comune battaglia contro le politiche privatiste europee, e come una nostra vittoria possa fare la differenza anche per i nostri vicini del Mediterraneo. Dalla piazza di sabato è quindi partito un grido che risuona come una promessa: le politiche privatiste e la mercificazione dei beni comuni si possono sconfiggere con un'ampia partecipazione dal basso. La partecipazione che, fin dall'inizio, caratterizza il ‘nuovo soggetto politico’, come lo definisce Padre Alex Zanotelli, che ha saputo imporre all'agenda politica il tema della gestione dei beni comuni, parlando con la voce di migliaia di cittadine e cittadini che fanno opera di sensibilizzazione quotidiana nei mercati, nelle stazioni, nelle strade… e che da oggi saranno visibili con le migliaia di bandiere dell'acqua che fioriranno sulle finestre e i balconi d'Italia. VOTA SÌ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE! SÌ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua. Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media. Grazie a queste donne e questi uomini, nella prossima primavera l’intero popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l’acqua debba essere un bene comune, un diritto umano universale e quindi gestita in forma pubblica e partecipativa o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri. Noi che ci siamo impegnati nelle mobilitazioni del popolo dell’acqua, nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva. Per consentire la massima partecipazione, chiediamo che il voto referendario sia accorpato alle prossime elezioni amministrative e che prima della celebrazione dei referendum si imponga la moratoria ai processi di privatizzazione. Crediamo anche che il ricorso all’energia nucleare sia una una scelta sbagliata perché è una fonte rischiosa, costosa, non sicura e nei fatti alternativa al risparmio energetico e all'utilizzo delle fonti rinnovabili. Siamo convinti che una vittoria dei SÌ ai referendum della prossima primavera possa costituire una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi. Cambiare si può e possiamo farlo tutte e tutti assieme. arcireportmilano - aprile 2011 - 10 arcicircoli ARCI BELLEZZA Maledetta primavera Ila nostra giorni di primavera fanno risvegliare città e la fine del torpore inver- nale contribuisce a ravvivare il panorama culturale. Per festeggiare questo momento da diversi anni Rockit organizza “Maledetta Primavera”, la Festa della Nuova Musica. L'arrivo della bella stagione diventa l'occasione per mostrare tutto il fermento prodotto dalla vita musicale, a Milano e nel resto di Italia. Il Bellezza è stato quest'anno il luogo dove Rockit ha trovato casa per stabilire il quartiere generale della manifestazione. La line up della serata ha visto The Death of Anna Karina che presentavano, per la prima volta a Milano, il nuovo disco "Lacrima/Pantera", Welcome Back Sailors che "potrebbero essere una bolla di sapone, ma anche il prossimo nome che spopolerà presto all'estero restando sconosciuto in Italia" e il cantautore The Huge. Maledetta Primavera è un evento diffuso che unisce concerti in contemporanea in tutt'Italia, autorganizzato da artisti, circoli e locali che aderiscono a una formale lista di comandamenti etici, ideologici e propedeutici. Un concerto collettivo e in contemporanea, in paesi lontani e piste diverse, un giardino di fiori da coltivare che ce- lebri la primavera della musica italiana con un momento unico che valorizzi gli orticelli di tutti. Per il circolo è stata l'occasione per sperimentare nuovamente la sua vocazione all'incontro intergenerazionale e alla contaminazione. L'attenzione nei confronti dei movimenti del territorio è determinante per un circolo che vuole valorizzare le energie che rendono bella la città: in quest'ottica la collaborazione con Rockit permette di far incontrare le diverse culture di cui le generazioni sono portatrici. Un percorso complesso che richiede disponibilità da parte di tutti, rendendo possibile la definizione di regole condivise che rispettino le diverse esigenze. Maledetta Primavera ha provocato al Bellezza una serata dove il popolo dei concerti rock si contaminava con i giocatori di carte armati di panno verde e con l'abituale frequentazione dell'osteria del circolo, producendo una bella serata, molto partecipata. Si dice che il miglior giocatore di scacchi è capace di vincere anche in mezzo a un concerto rock, al Bellezza ci hanno dimostrato che sicuramente si può giocare a burraco. Tutto è stato o rg a n i z z a t o senza che il circolo si dimenticasse di trovarsi nel centro della città e di essere responsabile prima di tutto nei confronti dei propri vicini. La priorità infatti rimane il rispetto del benessere e della tranquillità di tutti, la condivisione degli spazi nell'incontro dei bisogni. Intercettare i movimenti culturali della città rappresenta così un'opportunità per contaminare gli altri con le nostre pratiche e lasciarsi contaminare dalle esperienze di- verse, sperimentandosi continuamente nell'organizzazione e nella partecipazione. Luca Tripeni Zanforlin arcireportmilano Anno IV - numero 4 aprile 2011 Suppl. ad Arci Notizie, aut. trib. n°298 dell'8/6/1985 del tribunale di Milano direttore responsabile, Luigi Lusenti Hanno collaborato a questo numero: Graziano Fortunato, Ideanna Giuliani, Paolo Hutter, Carlastella Mataloni, Geppino Materazzi, Alessandra Naldi, Anita Pirovano, Sara Rigamonti, Ilaria Scovazzi, Luca Tripeni Zanforlin. In redazione: Valentina La Terza, Emanuela Longo, Adelio Rigamonti Direttore responsabile del supplemento: Emanuele Patti Editore: Arci Nuova Associazione Milano Redazione: Milano, via Adige 11 arcireportmilano è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia arcireportmilano - aprile 2011 - 11 arcicircoli C.A.S. INZAGO I ARCI GROOVE Riapre il C.A.S.! l Centro attività sociali di Inzago, polo aggregativo attivo da oltre trent'anni, finalmente aperto! Un incendio sviluppatosi il 14 dicembre scorso lo aveva costretto a chiudere e a fare i conti con mura scrostate e scaffali anneriti. Ma l'energia e la buona volontà di volontari e soci l'hanno tirato a nuovo. E domenica 27 marzo ha riaperto i battenti ai suoi soci, vecchi e nuovi! Riapre e tornerà presto attivo con la sua consueta programmazione di rassegne cinematografiche e cene sociali, concerti e dj set, mostre e serate danzanti. Senza perdere di vista l'appuntamento più importante della stagione estiva: La festa della Magnolia che cade tradizionalmente a metà luglio. MARTEDI’ 19 APRILE dalle 21 Music for Japan USIC FOR JAPAN è un progetto M globale di concerti musicali nato per aiu- tare il Giappone in seguito al disastro che ha colpito il Paese . Tutto il ricavato andrà alla Croce Rossa Giapponese. Le live performance saranno di YANEKA, gruppo post-rock, direttamente dal Giappone, che ha ideato questo progetto, SHABBADAY LA SUPERNOVA, gruppo milanese new wave progressive pop e MARIPENSA che raccontano sentimenti, emozioni e spezzoni di v…ita quotidiana. A seguito dei live la serata continuerà con Dj Set alternati che vanno dal reggae alla dance hall, dal drum&base all’hip hop & much more… con Sozzidj, rock/new wave/punk/electro/psychedelic/beat/’80 e Kumina Souns System (all that is Jamican) Yaneka http://www.myspace.com/yaneka Ingresso: Tessera ARCI + sottoscrizione (a partire da 5 euro) ARCI BIKO ARCI SCIGHERA martedì 19 aprile 2011 I-TAL Sound ft. Vito War IIl -TAL SOUND & Friends ft. ft. Vito War reggae a Milano è sinonimo di I-Tal Sound, la crew più longeva e attiva sul territorio da più di 10 anni. Dopo il grande successo delle “Hot friday night” di un paio di stagioni fa e dopo la pausa dello scorso anno, tornano gli appuntamenti settimanali organizzati dalla crew nella nuova sede del Biko, in via Ettore Ponti 40. Selezioni curate dalla storica crew di I-Tal Sound che, partendo dalle origini della reggae music, vi faranno intraprendere un viaggio all’inteno del vastissimo mondo della musica jamaicana. dalle 22.00 apertura alle 19.00 dalle 20.00 - cucina ethio/eritrea Ogni martedì si cena al ritmo delle sonorità reggae più raffinate con menù eritreo a base di zighinì e piatti vegetariani. Su prenotazione ai nr. 3937703248 / 3391515043 almeno 24 ore prima dell’evento L’ingresso è libero, con tessera Arci 25 APRILE E DINTORNI cco gli appuntamenti scigherini per E l'anniversario della liberazione, in collaborazione con l'Associazione Voci di Mezzo: sabato 23 aprile h 15: Le altre resistenze, laboratorio sui canti di lotta internazionali (con cantata finale in Piazza Schiavone) domenica 24 aprile h 16: La resistenza cantata coi bambini, laboratorio per genitori e bambini dai tre anni in su; iscrizioni: [email protected] h 21: Cantata collettiva liberatoria. Una serata con i canti che accompagnarono la lotta partigiana, per celebrare il giorno della liberazione dal fascismo, ma anche per riscoprire, attraverso parole di bruciante attualità, che continuare a resistere è più che mai necessario. Il 25 aprile poi le Voci di Mezzo danno appuntamento a tutti in Piazza San Carlo, a margine del corteo milanese. Alle 18.30 appuntamento all'Arci Corvetto per una cantata itinerante per le vie del quartiere, nell'ambito di Partigiani in ogni quartiere Informazioni [email protected] arcireportmilano - aprile 2011 - 12 arciturismo Proposte turistiche Spagna (Isole Baleari, Costa del Sol, Costa della Luz) 1 settimana fino all’ 8/5/2011 Hotels (****); Viaggio in aereo a/r, pensione completa con bevande ai pasti, assicurazione, assistenza, due escursioni di mezza giornata € 434.00 Barcellona 4 giorni dal 22/4 al 25/4 Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione completa, assistente, assicurazione € 290.00 Isola d'Elba 3 giorni dal 23/4 al 25/4 Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione completa, assistente, assicurazione € 265.00 Croazia 3 giorni dal 23/4 al 25/4 Hotel (***) Viaggio in pullman, mezza pensione, visite guidate, assistente, assicurazione € 254.00 Torino gita giornaliera 25/4 – 1/5 – 2/6 Viaggio in pullman, assistente, assicurazione € 55.00 Creta 15 giorni 14 notti dal 10/5 al 24/5 Hotel (****) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive, animazione, assicurazione, assistenza € 768.00 Spagna: Lloret de Mar 15 giorni 14 notti dal 14/5 al 28/5 Hotel (****) Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 515.00 Palma di maiorca 22 giorni 21 notti dal 15/5 al 5/6 Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive, animazione, assicurazione, assistenza € 840.00 Ibiza 15 giorni 14 notti dal 15/5 al 29/5 Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive, animazione, assicurazione, assistenza € 735.00 Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal 21/5 al 4/6 Hotel (****) Viaggio in pullman, pensione completa, servizio spiaggia, bevande ai pasti, ecc. € 570.00 Calabria Sellia Marina 22 giorni 21 notti dal 27/5 al 17/6 Hotel Club (***) Viaggio in aereo a/r, pensione completa con bevande ai pasti, animazione, assicurazione, assistenza € 885.00 Spagna Lloret de Mar 15 giorni 14 notti dal 28/5 all’11/6 Hotel (****) Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 515.00 Barcellona 4 giorni dal 2/6 al 5/6 Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione completa, assistente, assicurazione € 290.00 Isola d'Elba 3 giorni dal 3/6 al 5/6 Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione completa, assistente, assicurazione € 280.00 Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal 26/6 al 10/7 Hotel (****) Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 865.00 Croazia 3 giorni dal 3/6 al 5/6 Hotel (***) Viaggio in pullman, mezza pensione, visite guidate, assistente, assicurazione € 284.00 Creta 15 giorni 14 notti dal 28/6 al 12/7 Hotel (****) Viaggio in aereo a/r, hotel in All Inclusive, assicurazione € 995.00 Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal 4/6 al 18/6 Hotel (****) Viaggio in pullman, pensione completa, servizio spiaggia, bevande ai pasti, ecc. € 715.00 Spagna isola di Minorca 15 giorni 14 notti dal 3/7 al 17/7 Hotel Club (***) Viaggio in aereo a/r, hotel in All Inclusive, animazione, assicurazione € 975.00 Basilicata 15 giorni 14 notti dall’11/6 al 25/6 Hotel Club (****) Viaggio in aereo a/r, pensione completa con bevande ai pasti, animazione, assicurazione, assistenza € 1145.00 Spagna Andalusia Torremolinos 15 giorni 14 notti dal 3/7 al 17/7 Hotel (***) Viaggio in pullman, pens. completa, bevande ai pasti, ecc. € 975.00 Cesenatico 15 giorni 14 notti dall’11/6 al 25/6 Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 699.00 Palinuro 15 giorni 14 notti dal 12/6 al 26/6 Villaggio Baia del Silenzio Viaggio in treno con C4, pens. completa, bevande ai pasti, ecc. € 1095.00 Sardegna Arborea 15 giorni 14 notti dal 16/6 al 30/6 Hotel Club (****) Viaggio in aereo a/r, pensione completa con bevande ai pasti, animazione, assicurazione, assistenza € 1175.00 Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal 18/6 al 2/7 Hotel (****) Viaggio in pulman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 835.00 Puglia Gargano Peschici 15 giorni 14 notti dal 18/6 al 2/7 Hotel Club (****) Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, animazione ecc. € 975.00 Tour America Nord 8/9 giorni dal 20/6 al 27/6 Hotels centrali Viaggio in aereo a/r, tour con guida, hotel in b/b, assicurazione € .......... Miramare di Rimini 15 giorni 14 notti dal 25/6 al 9/7 Hotel (***S) centr. Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 875.00 Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 25/6 al 9/7 Hotel (***) centrale. Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 699.00 Palinuro 15 giorni 14 notti dal 26/6 al 10/7 Villaggio Baia del Silenzio. Viaggio in treno con C4, pensi. completa, bevande ai pasti, ecc. € 1125.00 Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 9/7 al 23/7 Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 780.00 Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 23/7 al 6/8 Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc. € 780.00 Spagna Andalusia Torremolinos 15 giorni 14 notti dal 4/9 al 18/9 Hotel (***) Viaggio in pullman, pens. completa, bevande ai pasti, ecc. € 885.00 Cilento Marina di Casalvelino settembre Villaggio Velia sul mare. Viaggio in treno. Pensione completa, bevande, animazione a partire da € 585.00 Berlino 4/5 gg settembre Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, mezza pensione, assicurazione, assistenza, visite guidate € ......... Baleari is. di Minorca Santo Thomas dal 3/9 al 17/9 Hotel Lord Nelson (***) Viaggio in aereo a/r, hotel in All Inclusive, assicurazione € 1055.00 Turchia 15 giorni 14 notti dal 3/10 al 17/10 Club Yali (*****) Viaggio in aereo a/r, hotel in All Inclusive, assicurazione € 795.00 Tour Basilicata 8 giorni 7 notti dal 3 al 10/9 Hotel (***) Viaggio in bus a/r, mezza pensione, visite guidate, bevande ai pasti, animazione, € 895.00 Tour Croazia 8 giorni 7 notti dal03 al 10/9 Hotel (***) Viaggio in bus a/r, mezza pensione, visite guidate, bevande ai pasti, animazione € 669.00