arcireportmilano
Anno IV - n° 4
aprile 2011
mensile a cura di Arci Milano
Incapaci, cinici
e spudorati
CI AVETE
CHIUSO FUORI!
Q
uando il corso della storia ha improvvise accelerazioni, La Musica a Milano non è più di casa,
servono classi dirigenti all'altezza delle scelte da compiere. soprattutto se indipendente, autorganizzata
Non è così nell'Italia di oggi. Di fronte alle grandi trasformazioni che investono il Mediterraneo, il nostro ruolo è pressoché nullo, mortificato da un governo senza politica estera,
oscillante fra l'avventura militare e l'azione diplomatica nel
goffo tentativo di trovare un posto a rimorchio dei potenti.
E che dire della scandalosa gestione degli sbarchi a Lampedusa? Migliaia di profughi accalcati in condizioni disumane
e smistati senza un criterio: chi spedito nei centri d'accoglienza, chi indotto a presentare domanda d'asilo senza alcuna informazione, chi rinchiuso in un centro di detenzione
senza poter fare, pur volendolo, richiesta d'asilo. E tutti additati all'opinione pubblica col marchio di clandestini.
Lampedusa sta esplodendo, se la situazione non è ancora degenerata lo si deve solo al buon senso e alla generosità degli
isolani.
Non c'è solo improvvisazione e inefficienza in questa storia,
c'è anche la cinica strumentalizzazione del governo. Si potevano smistare subito i profughi nei tanti posti disponibili in
accordo coi Comuni della rete Sprar, ma si è preferito esasperare la situazione per poter gridare all'invasione, fare ancora
una volta campagna elettorale sulla pelle dei migranti.
Noi ribadiamo la nostra proposta: concedere il diritto d'asilo
previsto dalla Convenzione di Ginevra, garantire accoglienza
a tutti con le misure di protezione temporanea previste dalle
direttive europee.
Ma il governo ha ben altro da fare, come inventarsi un rimpasto di deleghe per pagare il prezzo di qualche voto in Parlamento. Mentre cresce l'infiltrazione del crimine organizzato
in interi settori economici, si nomina ministro un personaggio
inquisito per i suoi rapporti con le mafie. Un atto di arroganza
ancor più spudorato se gli si assegna proprio l'agricoltura,
settore in cui storicamente la mafia ha costruito il suo potere
e oggi divenuto simbolo dell'antimafia, grazie alle cooperative
che coltivano le terre confiscate.
La distanza di questo governo dai cittadini è abissale. Sul nucleare, mentre tutti gli stati rivedono i propri piani energetici,
da noi si decide solo un anno di moratoria, giusto il tempo necessario perché gli italiani dimentichino.
Ma non sarà così: il grande corteo di sabato scorso dimostra
che un nuovo ecologismo sta crescendo anche in Italia e può
portare nelle urne di giugno piacevoli sorprese.
da arcireport n. 12
e di base. E non fa differenza se viene promossa da un circolo Arci, da un locale
pubblico o da un centro sociale. Cascina
Monluè, Plastic, Atomic, Black Hole, Set,
Scimmie, Sottomarino Giallo, Arci Bitte,
Rolling Stone, Rainbow, Arci La Casa 139
sono solo gli ultimi locali e spazi chiusi a
Milano, senza considerare l'imminente
smantellamento del Palasharp ad Aprile,
senza che sia stata prevista un'alternativa.
Insomma un'Amministrazione allergica
alla Musica dal vivo, un'Amministrazione
che sta intristendo Milano. Provvedimenti
che di fatto penalizzano un pezzo importante della nostra città, soprattutto le giovani generazioni, sulle quali non solo non
si investe più, ma alle quali vengono tolti
spazi di aggregazione, di promozione culturale, incontro, divertimento ed anche di
possibile crescita professionale. Si attacca
l'impresa sociale no-profit, così come l'intera filiera della produzione musicale profit. I nostri circoli e i locali pubblici sostengono, con le loro attività, il diritto
d'autore (attraverso il pagamento della
Siae), la promozione dei concerti e tutto il
lavoro di agenzia a esso collegato, la discografia attraverso il pagamento del SCF
(i diritti collegati alla produzione di supporti discografici) e contribuiscono a rendere più vivibile e sicura la nostra città.
Sono luci che spesso sole combattono il
degrado delle nostre vie, sempre più buie
e prive di attività, sono un presidio sociale
a tutela di tutti i cittadini. Non vogliamo
una città senza la musica, che costringa chi
vuole farla o ascoltarla ad andarsene altrove. Per primi abbiamo in mente l'importanza della coesione sociale, del rispetto
della quiete pubblica, ma anche del diritto
al divertimento, alla fruizione culturale e
alla felicità. Conosciamo le regole e siamo
disposti a confrontarci con esse come abbiamo sempre fatto, ma vogliamo che
anche i controllori facciano il loro dovere
senza pregiudizio, con equità ed equilibrio. Noi questo non lo vediamo. Anzi!
SOMMARIO
DI QUESTO NUMERO
A PAG.2
La bellezza di una città è la sua cultura, i suoi spazi di aggregazione, i suoi teatri,
le voci che la abitano. Chiudere questi spazi, zittire queste voci, spegnere i quartieri, svuotare le strade in nome di una sicurezza virtuale, significa addormentare
la città, inquinare la sua bellezza, farla morire. Non alimentare la diversità delle
voci significa anestetizzarla. Risvegliamo Milano!
arcireportmilano - aprile 2011 - 2
arcinotizie
SABATO 9 APRILE | 15.30
COLONNE DI SAN LORENZO
TUTTI IN PIAZZA
PER LIBERARSI
DALLA
PRECARIETÀ
Non c’è più tempo per l’attesa.
È il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la
voce. Per dire che questo paese
non ci somiglia, ma non abbiamo
alcuna intenzione di abbandonarlo.
Vogliamo tutto un altro paese.
Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a
tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca,
che valorizzi i nostri talenti e la
nostra motivazione, che sostenga
economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo
trova, chi vuole scommettere su
idee nuove e ambiziose, chi vuole
formarsi in autonomia.
Questo grido è un appello a tutti
a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi
non riesce a pagare l’affitto, a chi
è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non
glielo danno, a chi il lavoro non lo
trova e a chi passa da uno stage
all’altro, alle studentesse e agli
studenti che hanno scosso l’Italia,
a chi studia e a chi non lo può
fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai
loro figli
www.ilnostrotempoeadesso.it
Inaugurata la Sezione
ARCI/Anpi
“Tom Benetollo”
Venerdì 18 marzo al circolo Arci
vece, al circolo Tambourine, via C.
Tenca 16, Seregno (MB), una festa di
tesseramento della sezione.
In questa occasione sono state ripetute
le Letture resistenti e a conclusione
della serata il concerto Jazz and the
City (Big Band Jazz Company)
Il programma della serata è stato molto
intenso e ha visto la partecipazione di
un folto pubblico.
a.r.
Métissage si è tenuta la festa di inaugurazione della sezione Anpi “Tom
Benetollo”; la sezione, con sede in via
Adige, associa dirigenti e collaboratori
del Comitato e del Direttivo.
Dopo una breve introduzione del presidente di Arci Milano, Emanuele
Patti, ha preso la parola il professor
Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi
Milanese, che ha sottolineato come la
sezione Anpi/Arci sia la prima a non
essere intitolata a un partigiano precisando di essere orgoglioso che la Sezione sia stata intitolata a un partigiano
e strenuo combattente della Pace.
Decisamente toccante il momento in
cui ha preso la parola Eva Fratucello
dell’Arci nazionale e compagna di
Tom Benetollo e soprattutto quando il
piccolo Gabriele ha letto il testo d’una
lirica partigiana, “Dalle belle città”.
Dopo gli interventi che hanno ufficialmente inaugurato la sezione, un gruppo di giovani attori, coordinati da Elisa
Colombo, hanno dato voce ad alcune
letture resistenti. Un collage decisamente interessante e coinvolgente di
letture, dalle lettere di alcuni condannati a morte alla lettera di Piergiorgio
Welby, passando da lettere di un paziente psichiatrico e di un nuovo resistente, un profugo sulle spiagge di
Lampedusa.
Al termine un applaudito concerto dei
Grenouille.
Domenica 27 marzo si è tenuta, in-
per info:
http://anpiarcitombenetollo.blogspot.c
om
SOMMARIO
Incapaci, cinici e spudorati..........pag. 1
Ci avete chiuso fuori...................pag. 1
Liberarsi dalla precarietà............pag. 2
Arci Anpi Tom Benetollo..............pag. 2
Arci internazionale:
Ed è subito attacco...................pag. 3
Aumentare la pressione politica
per il cessate il fuoco................pag. 3
Sette giorni in Tunisia...............pag. 4
Welcome to Egypt free.............pag. 4
In piazza contro la guerra...........pag. 5
Arci comunali:
Milano l’è bela..........................pag. 6
Non ci siamo bevuti il cervello..pag. 6
Musica a Milano:
Da piazza Fontana...................pag. 7
Casa della cultura....................pag. 7
Da via Corelli:
Via Corelli: le regole.................pag. 8
Peggio d’un carcere.................pag. 8
Arci referendum.........................pag. 9
Arci circoli:
Bellezza:Maledetta primavera..pag.10
C.A.S. Inzago...........................pag. 11
Groove: Music for Japan..........pag. 11
Biko: I-TAL sound ft Vito War...pag. 11
Scighera: 25 aprile e dintorni...pag. 11
Arci turismo................................pag. 12
arcireportmilano - aprile 2011 - 3
arciinternazionale
... ed è subito
attacco
C
osa c’entrano gli attacchi aerei su mezzi
terrestri con una no-fly zone? Neppure è cominciata, la no-fly zone, ed è subito attacco militare.
Avevamo appena finito di denunciare i grandi
rischi connessi al dispositivo militare della risoluzione ONU. E il vertice di Parigi ha deciso
di correrli tutti, subito e volontariamente, iniziando un intervento militare aperto sul campo.
Il via libera alla no-fly zone ha dato fiato alle
trombe di chi non vedeva l’ora di dimostrare
una responsabilità europea finora dimenticata
mettendo a disposizione basi, aerei, soldati.
Alle impegnative parti della risoluzione ONU
legate all’iniziativa politica non c’è chi faccia
cenno.
L’Italia oltretutto dovrebbe sentire l’obbligo
morale di non intervenire militarmente in un
paese che esattamente cento anni fa è stato con
le armi conquistato e dichiarato colonia, e dove
sono stati perpetrati orribili crimini di guerra.
E invece addirittura ci proponiamo ad ospitare
il quartier generale delle operazioni.
Le lotte democratiche nel mondo arabo proprio
non si meritano l’entusiasmo militarista dimostrato in queste ore da tanti paesi europei, con
l’Italia in testa come al solito.
L’Egitto va a votare, la Tunisia affronta una
complicata transizione, in Yemen e in Barhein
i regimi sparano sulle manifestazioni pacifiche,
la Siria si ribella: in due mesi di rivolte e rivoluzioni l’Europa non ha sostanzialmente fatto
niente, non ha dimostrato interesse, non ha offerto cooperazione, non ha stanziato un soldo
e non si è mosso un ministro. Si è solo cercato
di fermare i profughi.
Siamo a fianco dei libici in lotta contro il dittatore. Comprendiamo la loro disperazione e la
paura che il paese torni sotto il tallone del regime. Ma confidiamo che essi capiscano anche
le nostre ragioni, mentre manifestiamo la nostra opposizione all’intervento militare.
Ne abbiamo viste già tante. Abbiamo visto il
prevalere degli interessi economici e strategici,
nascosti dietro al manto della difesa dei diritti
umani. Abbiamo visto i “due pesi e le due misure”, che fa chiudere gli occhi davanti a violazioni grandiose del diritto internazionale
come quella che patisce da decenni la Palestina.
Conosciamo l’incapacità di mettere in campo
la forza della politica e degli strumenti che ad
essa corrispondono, per la difesa dei diritti calpestati, per la risoluzione dei conflitti nel nome
della giustizia, per l’affermazione della democrazia.
E crediamo che a questo punto della vicenda libica, non essendo intervenuti a proteggere la
rivolta quando da sola poteva liberare il paese
dal regime, l’evoluzione della crisi vedrà una
forte ingerenza straniera, che non può essere
mai foriera di libertà e indipendenza.
I venti di guerra di cui l’Europa sta facendo
sfoggio richiamano, persino nei nomi con la
“coalizione dei volenterosi”, esperienze che
avrebbero dovuto insegnare qualcosa. E noi
non saremo di questa partita.
Continuiamo a sostenere tutte le esperienze democratiche del Maghreb e del Mashrek, continuiamo a difendere il diritto all’accoglienza dei
profughi, siamo contro l’intervento militare.
Paolo Beni - Raffaella Bolini
Alla democrazia in Libia non serve
l’avventurismo militare
Aumentare la pressione politica
per il cessate il fuoco
S
iamo senza incertezze schierati con le rivolte del mondo arabo. Per anni abbiamo cercato di sostenere gli attivisti dei diritti umani,
sociali e culturali che pagavano con la repressione il prezzo del loro impegno. Ci siamo battuti contro gli accordi interessati che l’Italia e
l’Europa continuavano a stringere con i dittatori per sfruttare meglio quei mercati e per militarizzare le frontiere contro l’arrivo dei
migranti.
Dal primo giorno della rivoluzione dei gelsomini in Tunisia abbiamo organizzato appelli,
manifestazioni e iniziative, ricordando che la
conquista della democrazia nel Mediterraneo
è condizione del nostro stesso futuro. Siamo in
permanente rapporto con le reti di società civile
dell’area, e proseguiamo senza sosta l’impegno
per l’accoglienza dei migranti e dei profughi.
Abbiamo sperato che, come in Egitto e in Tunisia, la forza pacifica della rivolta popolare
riuscisse a liberare in pochi giorni la Libia da
Gheddafi e il suo regime. Il passato coloniale
dell’Italia di cui quest’anno cade il centenario,
il sostegno aperto e surreale dato al dittatore
dal governo Berlusconi, l’enorme mole di armi
vendute dal nostro paese alla Libia aumentano
la nostra responsabilità verso quel popolo.
Da settimane i nostri amici libici imploravano
una azione della comunità internazionale e la
no-fly zone, per impedire al dittatore di stroncare la rivolta. Oggi, mentre Gheddafi ha già
riconquistato gran parte del paese, l’ONU la
ha dichiarata e la gente di Bengasi festeggia.
La risoluzione 1973 è complessa. Si presta a
molte ipotesi di gestione concreta. Apprezziamo
l’impegno a proteggere la popolazione civile, il
chiaro rifiuto dell’opzione di occupazione mi-
G
litare straniera, la priorità del cessate il fuoco
e della soluzione politica, il rafforzamento
dell’embargo militare e commerciale, il riconoscimento del ruolo prioritario della Unione
Africana, della Lega Araba, della Conferenza
Islamica.
Conosciamo però per esperienza i rischi di innalzamento e di allargamento del conflitto connessi alla no-fly zone, al coinvolgimento militare delle potenze occidentali e alla possibile
escalation, alle ritorsioni di Gheddafi che sono
purtroppo da mettere nel conto.
E siamo perciò assolutamente preoccupati dei
possibili sviluppi nelle prossime ore, soprattutto di fronte all’atteggiamento interventista
di alcuni paesi, primi fra tutti Francia e Gran
Bretagna.
Importanti governi si sono astenuti nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, preoccupati dell’impossibilità di tenere la no-fly zone nei suoi
stretti confini di deterrenza. Molti altri la appoggiano ma condividono lo stesso timore.
Chiediamo a tutti di opporsi in queste ore all’interventismo militare e di aumentare invece
la pressione politica, utilizzando il potere deterrente della nuova risoluzione perché si arrivi
a un vero e duraturo cessate il fuoco, che consenta l’inizio di una transizione in Libia.
L’annuncio della fine dell’offensiva da parte
del regime arrivata in queste ore è una opportunità che va colta e sfruttata al meglio dalla
comunità internazionale. Gli insorti vanno sostenuti, la popolazione civile va difesa, Gheddafi va fermato, ma non è con un’altra guerra
occidentale che la democrazia nel mondo
arabo potrà affermarsi.
Paolo Beni - Roma, 18 marzo 2011
Troppa superficialità
e confusione
li aerei francesi non hanno aspettato un
minuto a colpire, dopo il vertice di Parigi. Poi,
mille missili Usa sono stati gettati sulla Libia
in una notte. Dopo poche ore però si è capito
che non è chiaro niente, neppure a chi bombarda. Italia e Francia litigano su chi deve coordinare l'operazione militare. Non si sa quale
sia l'obiettivo della missione, se la protezione
dei civili o la caduta di Gheddafi. Non è chiaro
cosa fare nel caso probabile in cui gli insorti
non riescano, neanche con l'aiuto occidentale,
a vincere sul campo. E si comincia a parlare di
truppe a terra. Gli Stati Uniti, trascinati riluttanti nella guerra, a ogni dichiarazione smentiscono quella precedente. La Lega Araba si tira
indietro da subito, molti paesi africani fanno altrettanto, la Norvegia si ritira dalla missione.
Tanta superficialità, tanta confusione non è ammissibile mai, figuriamoci in un intervento militare. Non c'era alcun bisogno di saltare a piè
pari la parte politica della risoluzione 1973, non
c'era alcun bisogno di lanciarsi in un'altra avventura di cui si conosce l'inizio ma non la fine,
come per l'Iraq, come per l'Afghanistan - e come per le centrali nucleari, tanto per non scordare quello che sta succedendo in Giappone -.
L'Onu convoca il Consiglio di Sicurezza a
porte chiuse, ha parecchie grane da risolvere.
Anche noi, che proviamo a far spazio alla ragione in mezzo alla retorica umanitaria e che
non vale però per i profughi, lasciati ammassati
a Lampedusa a creare un'emergenza che non
c'è. Smistati negli 8000 comuni d'Italia, non sarebbero neppure due per ogni paese o città.
arcireportmilano - aprile 2011 - 4
arciinternazionale
Sette giorni in Tunisia
di Paolo Hutter
V
orrei proporre cosa ho percepito nel paese
avamposto dell’ondata democratica araba. Stte
giorni in Tunisia non bastano a capire il complesso e non sempre trasparente intreccio tra
vecchio e nuovo, ma servono a inquadrare le
domande e a percepire i sentimenti. Tunis
“horra” (libera) sarà anche Tunis “laikìa”
(laica)? Questo è l’interrogativo principale per
l’élite femminista che si comincia a porre, oltre
al problema delle elezioni dell’Assemblea Costituente del 24 luglio, quello delle municipali.
Ma in generale non è – e forse non sarà – il problema numero uno. L’allegra mescolanza, nel
presidio di piazza Kasba, di ragazze e donne velate con giovani di stile “frikkettone”, la collaborazione che si intravede tra islamisti e laici
di sinistra, sono, per il momento almeno, abbastanza rassicuranti. Nell’immediato direi che l’interrogativo principale riguarda il rapporto tra la rivoluzione democratica, la necessità che sia autentica e che
non ricicli troppo la classe dirigente di Ben Ali,
e la ripresa completa dell’attività economica e
dei servizi, senza la quale rischiano di peggiorare anche le condizioni di disoccupazione e
sottooccupazione che spingono decine di migliaia di giovani dei ceti popolari a rischiare anche la vita per un passaggio in barca a
Lampedusa: verso l’Italia, verso l’Europa. Sono finiti tra venerdì 4 e sabato 5 marzo i due
presìdi divergenti della Kasbah (sotto il palazzo
di governo) e della Kobba (nei quartieri residenziali di Tunisi Nord) ma i sentimenti, le esigenze, la composizione sociale che entrambi
esprimono rimangono al centro del dibattito tunisino. Senza contare che alle prime avvisaglie
di intoppi del percorso di rinnovamento del potere e di preparazione paritaria e trasparente
delle elezioni costituenti, la Kasbah tornerà a
riempirsi giorno e notte. E viceversa alle avvisaglie di ondate di scioperi – o di incidenti
di piazza – torneranno a mobilitarsi i “ben vestiti” della Kobba, con la loro pignolerìa che le
proteste si possono fare “dalle cinque alle sette”, dopo il lavoro e prima di fare la serata in
famiglia. È un movimento, questo della Kobba,
nato come reazione alle dimissioni del primo
ministro post Ben Ali, Gannouci, dimissioni imposte dai manifestanti della Kasba. Le voci della
Kobba: “Basta con chi si autoproclama popolo
e continua a gridare dégage a tutti. È ora che
dal dégage si passi all’engage, all’impegno,
a rimboccarsi le maniche.” Ma la Kobba ha aggiustato rapidamente linguaggio e tiro quando
i più avveduti si son resi conto che rischiava di
diventare – o di essere percepita come – luogo
di aggregazione difensiva dei beneficiati del
vecchio regime. Sembra che in particolare sia
stato il partito Ettjadid del Rinnovamento (che
si definisce analogo al Pd italiano) a impegnarsi
perché i promotori del presidio della Kobba lanciassero slogan e discorsi unitari verso la Kasbah e in generale verso la rivoluzione. Ora, a
livello istituzionale, la svolta verso il superamento del presidenzialismo sembra irreversibile. Il giorno dopo l’annuncio della data delle
elezioni della Costituente, un ragazzo in piazza
Kasba mi diceva con tono ispirato: “il 14 gennaio abbiamo cacciato il dittatore ma adesso
stiamo sbarazzandoci della dittatura”. Poco più
di tre mesi sono comunque pochi per preparare
nuove forze e nuove proposte per le elezioni. La
crisi libica, così drammatica e vicina, non sembra condizionare il dibattito interno tunisino.
Ma questo non vuol dire che venga rimossa. La
presenza delle attività di solidarietà e di raccolta aiuti è impressionante. A fianco dell’ambasciata libica deserta e protetta da militari e
filo spinato, si è formato un centro di raccolta
con gente che ci lavora gratis tutto il giorno.
Altri ne ce sono nei quartieri o addirittura davanti ai centri commerciali. Difficile raccogliere
opinioni precise su cosa si dovrebbe fare, oltre
ad aiutare incondizionatamente i profughi.
L’imposizione di una no-fly zone è l’idea che
raccoglie più consensi, e l’ho appreso ben prima
della risoluzione Onu. “Impensabile mandare
il nostro esercito contro Gheddafi. È debole, ma
soprattutto quel pazzo prenderebbe subito migliaia di nostri connazionali in ostaggio.” Non
c’è un solo tunisino che non auspichi la caduta
immediata di Gheddafi. Molto più incerte e diverse le opinioni sulle migliaia che si imbarcano
verso Lampedusa. La più gettonata è che “se
noi ci facciamo in quattro per 150 mila dalla Libia non si capisce perché il governo italiano si lamenti così tanto di cinque mila
profughi”. C’è poi chi dice che è comprensibile
che vadano a cercare un futuro migliore e chi
dice che sono dei pazzi. Per trovare quelli che stanno per partire per
Lampedusa, non c’è bisogno di fare difficili ricerche. Abbiamo parlato con un gruppo di allievi della Dante Alighieri – che in Italia vorrebbero venire col permesso per studiare – e ci
hanno portato a conoscere i loro coetanei meno
scolarizzati, nel sobborgo tunisino di Ybal
Yloud. A pochi chilometri dagli uffici e dagli alberghi del centro si parla di tariffe dei barconi,
di chi è a Lampedusa e ha telefonato o non ci è
riuscito, dell’Italia come meta o come punto di
passaggio per altri paesi più prosperi. Non fuggono da un paese in preda al disordine, non
sono manovrati dal regime caduto. La libertà è
per loro, innanzitutto, la diminuzione dei controlli della polizia che impedivano di partire, o
che facevano schizzare in alto i costi del passaggio verso “Lambedusa”. Non hanno sfiducia
nella rivoluzione democratica, ma dicono: “Non
c’è libertà senza lavoro e senza soldi.” La riscoperta di questa essenziale verità del materialismo storico è l’altra faccia della medaglia
della primavera tunisina che sta cominciando. Paolo Hutter
Welcome
to Egypt free
A
circa un mese dall'inizio della rivoluzione, il suo epicentro, il Cairo, sembra tornato alla sua
normale vita di caotica metropoli dominata da un traffico incessante e da un frastuono di clacson.
Gli abitanti del Cairo non sembrano particolarmente infastiditi dalla massiccia presenza dell'esercito che presidia le strade e i punti strategici della città: i bambini giocano sui carri armati, si scattano foto, si scambiano alcune parole con i soldati. Molta più attenzione invece suscitano i turisti,
pochissimi in un paese abituato ai grandi numeri e qui, dove certo non mancano bellezze da ammirare, l'attrazione turistica diventiamo noi: la gente per strada dà il benvenuto, altri scattano foto
con noi, i manifestanti si allargano per farci passare applaudendoci all'urlo di “welcome to Egypt
free”. E il bisogno disperato di turismo si esplicita nelle raccomandazioni sui racconti da fare al
nostro ritorno: “Dite che l'Egitto è bello, libero e sicuro!” e mozionante, aggiungo io, che non dimenticherò mai i sorrisi dei bambini che rincorrevano il nostro pullmino per salutarci e che sono
l'immagine allegra e spensierata di un paese che ha voglia di rinascere ma che ha ancora tanta
strada davanti a sé.
Sara Rigamonti
arcireportmilano - aprile 2011 - 5
arcinoallaguerra
In piazza
contro la guerra
M
ilano 2 aprile: si torna in Piazza
Fontana, nel luogo più triste della Mi-
lano che lotta e resiste. Piazza Fontana,
dopo che sindaco e vicesindaco hanno
vietato manifestazioni in piazza della
Scala davanti a Palazzo Marino, è tornata a raccogliere le voci della protesta
milanese. Quindici giorni dopo la riuscitissima manifestazione contro la chiusura di locali giovanili e circoli Arci, si
torna in piazza per manifestare contro
la guerra e la cultura della guerra indetta dal Coordinamento 2 aprile in
molte piazze del Paese. Ancora una volta Arci Milano è tra i promotori della
manifestazione.
Dalle 16 alle 19 circa un migliaio di persone si ferma ad ascoltare voci e musica
contro la guerra e a condividerne la
protesta. La manifestazione, come noto,
è stata indetta per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei Popoli mediterranei e dei
Paesi arabi. Contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari e le repressioni in corso.
Mentre sul palco Alessio Lega canta con
la consueta forza, incontro un compagno dell'Anpi venuto in piazza per portare un saluto dell'associazione cittadina e nazionale. Mi dice: “prendo atto,
certo, della risoluzione dell'Onu per la
Libia, quel popolo va difeso, ma sono
fermamente convinto non solo che l'Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali,
ma che, soprattutto, non si aiuta la nascita di nuove realtà democratiche né
con la guerra dall'alto, né dal basso”.
Sul palco prende la parola Ilaria Scovazzi, di Arci Milano, che invita tutti noi
a non dimenticare le violenze che abbiamo in casa: il CIE (centro d'identificazione ed espulsione) di via Corelli.
In via Corelli non ci si può lavare, non
c'è un'adeguata assistenza medica e soprattutto non si può comunicare con
l'esterno, né con familiari e amici né, soprattutto, con gli avvocati. I cellulari
vengono requisiti dal 10 ottobre scorso.
Mentre il poeta Chinasky legge sue pregnanti poesie e un breve, emozionante
brano di Boris Vian, sento qualcuno che
non vuole più sentirne di parole come
“missione umanitaria” e snocciola come
fosse un rosario Afghanistan, Iraq e Kosovo...
Interventi e musica si susseguono senza
pause. Poi telefonicamente arriva da
Roma la voce di Emergency con Cecilia
Strada: “Oggi la guerra è "contro
Gheddafi": ci viene presentata, ancora
una volta, come umanitaria, inevitabile,
necessaria...”
Sempre telefonicamente ci giunge la voce dalla Tunisia di un giovane impegnato nella ricostruzione democratica
del Paese che, dopo aver preannunciato
una manifestazione a Tunisi durante la
visita di Berlusconi, applaudito ironizza: “Forse dopo la villa a Lampedusa
acquisterà qualche altra villa anche qui
da noi, in Tunisia”.
Lascio Piazza Fontana al tramonto. Mi
gira in mente una frase che sembra
strana, forse anche un po' stonata di
questi giorni: “Lavorare per la pace è
semplice, complicatissimo, soprattutto
necessario”
Adelio Rigamonti
arcireportmilano - aprile 2011 - 6
arcicomunali2011
I
Dal Diario di
Giuliano
Pisapia
Milano
l’è bela
eri pomeriggio (19 marzo ndr) sono
passato in piazza Fontana per ascoltare le voci delle tante persone che
sperano di ritrovare a Milano spazi di
musica, arte e cultura che questa città
da troppo tempo non offre più, anzi li
elimina. Le amministrazioni degli ultimi vent’anni non hanno saputo fare
altro che ostacolare l’attività delle numerosissime associazioni che con il
loro lavoro fanno vivere la nostra
città.
Posti come la Casa 139, le Scimmie e
tanti circoli Arci sono una risorsa sociale, culturale ed economica. Chi ne
impedisce l’attività va contro i milanesi. Da anni i cittadini assistono alla
chiusura di centri di aggregazione storici, parchi pubblici e intere piazze. La
collinetta del Mom, le Colonne di San
Lorenzo, altri luoghi che da sempre
caratterizzano la vita della città, sono
resi inaccessibili in nome di una finta
sicurezza. La sicurezza, quella vera,
reale non deve essere uno slogan utilizzato al bisogno per risolvere nella
maniera più semplice, più veloce, problemi che invece vanno affrontati con
il reale confronto, tra tutti coloro che
vivono, e quindi conoscono, determinate realtà. Il dialogo deve essere
aperto, ai gestori e alle migliaia di
giovani che frequentano gli spazi per
sentire e fare musica, per avere e soprattutto per dare cultura. Le norme
vanno rispettate, ma un Comune vicino alla città deve saperle attuare per
rispondere ai bisogni, di tutti.
Ieri centinaia di persone “occupavano” uno spazio pubblico per fare e
ascoltare musica, per raccontare e
ascoltare storie e parole. C’erano tanti
giovani in piazza perché, come mi
hanno raccontato “sono stanchi di
non avere posti, piazze, luoghi di incontro dove bere una birra e chiacchierare senza sentirsi fuori legge”,
insomma hanno voglia di tornare a vivere la città, per farla rivivere e rinascere. C’erano anche tante mamme,
papà e bambini perché ieri pomeriggio c’era il sole ed era bello poter vivere gli spazi della nostra Milano
senza transenne e senza cancelli.
“Milano l’è bela” era il titolo dell’iniziativa, e Milano ieri l’era bellissima,
si era riaccesa, e il nostro compito è
di non farla spegnere, ridare speranza
e ascolto a tutti quei giovani, e non,
che amano la città e vogliono viverla,
insieme.
Verso le sei lampi, tuoni e fulmini, un
classico temporale di stagione, la primavera è arrivata. Come il vento di
una nuova stagione che dovrà cambiare Milano.
Non ci siamo bevuti il cervello
… e
dopo il tango, la musica rock.
Chi l’avrebbe detto che per diventare il
sindaco di Milano avrei dovuto imparare
a ballare!
Beh, domani sera i miei ragazzi hanno organizzato una serata per i giovani e mi
hanno chiesto di esibirmi sulla piattaforma, mentre quattro band suonano dal vivo.
Non ho ancora detto di sì, perché – ed è la
prima volta che questa mi sembra una fortuna – la mia giornata sarà molto complicata e alle sette, quando comincia la festa
nel vecchio spazio Arci di via de Castilla
20, proprio vicino all’ex Stecca degli Artigiani, sarò da qualche parte a parlare.
Però non so se è davvero una fortuna: perché essere con i miei ragazzi mi dà una carica incredibile. E il futuro dei giovani è
stata una delle ragioni che mi ha spinto a
candidarmi. Victoria, Davide, Cape, Ema,
Viola e Jacopo hanno lavorato come matti.
<Non ci siamo bevuti il cervello>, hanno
intitolato il loro manifesto, e mentre hanno
conservato la leggerezza dei giovani, hanno anche scritto cose molto serie e preoccupanti: “Dopo una laurea e un master
guadagniamo 250 euro per uno stage. Ci
chiamano bamboccioni: una singola costa
300 euro, una doppia 500. Far l’amore?
Solo se i genitori non ci sono. Alcuni dicono: precarie, sposate un uomo ricco.
Una fotografia agghiacciante. Ma poi
viene il bello: questi ragazzi credono che
si possa cambiare, e loro in prima persona
sono impegnati nel cambiamento. Loro
sono gran parte della mia forza. Vogliamo
una Milano felice, scrivono. Vogliamo vedere scritto <Milano libera dalla mafia>,
non <Padania libera>. Vogliamo accedere
a sale prove la sera lungo Navigli veri,
pieni d’acqua. Vogliamo mezzi pubblici di
qualità.
Mi hanno detto che questa sarà solo la
prima di una serie di iniziative destinate ai
giovani: giovani gli organizzatori e giovani gli ospiti. E anche agli ospiti, i giovani X Pisapia sindaco, che hanno già
deciso da che parte stare e che vogliono
prendere la loro vita nelle loro mani, offrono questa scelta: abbandonare o rivoluzionare Milano. Una rivoluzione gentile,
colorata, allegra. Una rivoluzione a suon
di rock.
arcireportmilano - aprile 2011 - 7
arcimusicaamilano
Milano
l’è bela/2
Da piazza Fontana
19 marzo
Casa della cultura
22 marzo
L
a manifestazione di piazza Fontana ha La sala già prima dell'orario è piena di
significato la partenza forte di un percorso una variegata rappresentanza di situazioni
che può diventare molto importante per
l’organizzazione culturale in generale del
territorio milanese. Questo per diversi motivi. Non era la manifestazione che purtroppo periodicamente gli operatori sono
costretti a fare per protestare contro i tagli
che poi benevolmente vengono riconcessi
doverosamente decurtati di una congrua
percentuale. Non era la generica, generosa
ma spesso inutile protesta giovanile contro
il sistema culturale ufficiale escludente e
arroccato nei suoi privilegi. Non era il salotto buono dove saggi ed esperti discutono oramai da anni della crisi della cultura milanese e dal dove ripartire. Non era
tante cose. Ma in che cosa consisteva la
sua originalità e la sua importanza. Per la
prima volta in piazza erano presenti tutti i
soggetti attivi nel sistema di produzione
culturale (sorgente importante di ricchezza
e benessere economico generalizzato), gli
artisti, gli organizzatori, i rappresentanti
dei luoghi dove avviene l’incontro tra la
produzione e il pubblico e anche i rappresentanti di questi, con i giornalisti e i mezIn questo movimento, diciamo con piacere, non eteroguidato ma scaturito dall’orgoglio della propria attività, dalla
paura del progressivo degrado della qualità della vita sociale e culturale della città
e dall’amore per una Milano viva, moderna, aperta e internazionale, si aggrumava l’energia e la forza della
manifestazione e anche i motivi del suo
prosieguo. Non è un caso che immediatamente i rappresentanti più attenti e sensibili del sistema politico e partitico in accordo con Arci Milano promotrice della
manifestazione hanno convocato l’incontro di martedì 22 marzo alla Casa della
Cultura di Milano di via Borgogna .
artistiche milanesi già molto animata per
il ricco, vivace e numeroso dibattito sviluppatosi nella rete nei giorni precedenti,
dopo la manifestazione del 19. Al tavolo
presenti la moderatrice Caterina Sarfatti:
l'assessore Giovanni Terzi, il Capolista del
PD alle prossime elezioni Stefano Boeri,
il Presidente di ARCI MILANO Emanuele
Patti, Angelo Brenna presidente del circolo Casa 139, Flavio Pirini artista, Micol
Martinez cantautrice. Incombente e molto
citato l’assente vice Sindaco De Corato
ispiratore della politica sulla sicurezza e
della difesa della quiete cittadina. Terzi accenna al fronte trasversale contrario alla
“movida“, ai locali e ai concerti e all’importanza di un movimento altrettanto trasversale che costituisca un tavolo di incontro tra istituzione e operatori, e alla
possibilità di permessi temporanei. Boeri
contesta in parte questa impostazione ricordando che la responsabilità è di chi governa e che il problema occorre impostarlo
e risolverlo in modo definitivo collegato
alla visione complessiva della città. Patti
ricorda un tentativo di tavolo con i dirigenti dei settori che aveva iniziato a funzionare e che poi era stato disatteso nella
pratica di gestione, parla dell’esperienza a
Sesto San Giovanni della messa a disposizione temporanea di luoghi per le attività
dei giovani e dell’importanza di un luogo
di incontro dove impostare e risolvere i
problemi. Diretto e incisivo l’intervento di
Angelo, della Casa 139, sulla progressione
dell’attacco sistematico al circolo e alla
sua affiliazione all’Arci. Affabulatoria e
coinvolgente la narrazione di Pirini come
semplice e deciso l’intervento della cantautrice Martinez. Inizia un dibattito sull’annonaria, la sua natura istituzionale e i
suoi ambiti di intervento. Viene chiesto
l’allargamento del tavolo al teatro e al
pubblico. Viene contestato il termine
“movida “ e l’accostamento dei “locali e
discoteche” chiusi per motivi diversi e con
un altro sistema di gestione e appartenenza, a quelli come le Scimmie, i Circoli
Arci e tanti altri, affermando il valore della
socialità e della valenza culturale dei circoli e dei luoghi di musica che diventano
il segno della qualità della vita della città,
del suo livello internazionale e della sua
vivibilità. Un’atmosfera a volte polemica
e puntuta ma aperta e disponibile a ritrovare un ragionamento comune e condiviso
per impostare risolvere i problemi in modo
positivo. E da tutti l’auspicio a incontrarsi
entro una quindicina di giorni.
Ci si lascia, con la speranza che qualcosa
cambi ma anche incerti se la serata rappresenti realmente un cambiamento di rotta e
di stile da parte del Comune o una delle
solite recitazioni a perdere. Alcuni giorni
dopo, la riapertura delle Scimmie, locale
storico dei Navigli, per il 29 marzo. Poi
l’impegno degli operatori per definire i
punti essenziali da discutere nel tavolo con
le istituzioni entro una settimana .
E quindi …………………………..
È importante che l’energia, l’intelligenza, l’autonomia e la determinazione unitaria presenti in questo percorso mantengano la loro solidità, anzi che il fronte si allarghi e coinvolga sempre più il
territorio e tutte le parti sociali interessate per superare preconcetti, burocraticismi e spazi impropri di discrezionalità e di confusione.
g.m.
arcireportmilano - aprile 2011 - 8
arcidaviaCorelli
Via Corelli:
le regole
“p
revenire è meglio che reprimere”...I doveri
degli ospiti del Cie semplici: 1) comportarsi bene,
2) non sfasciare, 3) non scappare. I diritti... o meglio il diritto altrettanto semplice: 1) rispettare le
regole. Allora andiamo a vedere quali sono le regole:
1) non comunicare all’esterno. E già dal 12 ottobre 2010 il Prefetto di Milano emana un’ordinanza di pubblica sicurezza che si traduce nel
sequestro dei telefonini degli ospiti… no cerchiamo di non essere i soliti estremisti... è meglio
citare le parole del referente della Prefettura…
”noi non sequestriamo... ritiriamo e poi consegniamo quando escono”…
2) puoi spendere un bonus di 5 euro consegnati
ogni 2 giorni. Beh è un bel dilemma scegliere: tessera telefonica o sigarette o biscotti dolci. Hai sei
mesi per alternare il tuo potere d’acquisto… o la
lacerazione della scelta di desideri: sentire i tuoi
familiari, il tuo avvocato o tenere fra le dita una
sigaretta ?
3) fare richiesta di visita per un esterno. Ma ricordati di consegnare la richiesta alla Croce Rossa
che poi la invia alla prefettura che a sua volta la
gira alla questura. La tua richiesta sarà sotto la
lente di ingrandimento per circa 4 /6 giorni sempre che non ci sia di mezzo un sabato o una domenica… Ma intanto hai 6 mesi per attendere. Ah,
ricordati un'altra cosa: se i tuoi familiari, i tuoi
amici non sono idonei alle lenti di ingrandimento… ti verrà detto che il tuo diritto di visita
non vale. Insomma cambia i tuoi amici o familiari… ma mi raccomando se i tuoi amici sono
anche rappresentanti di qualche associazione…
loro proprio non sono idonei.
4) parlare con ospite di un altro settore. Vuoi parlare con un amico puoi farlo… ma chiama un operatore della Cri tutti i giorni solo dalle 18.00 alle
19.00… e poi il corridoio vi regalerà la possibilità
di parlare… certo non da soli… ma questo non è
importante... per chi pensa che prevenire sia meglio che reprimere... per l’appunto.
Poi alle regole scritte ci sono mille regole non
scritte e arbitrarie… ” Ci picchieranno perché abbiamo parlato con voi… ma vi ringraziamo di essere venute qui”. Io non sono giudice, devo solo
dare voce a chi è “occultato”...Un esempio su tutti
la voce dei 51 tunisini (su 108 uomini complessivi) che afferrano l’adesivo del nostro numero
verde e che urlano di aver chiesto asilo politico e
poi basta silenzio... la loro voce ritorna muta.
Nessuna storia che abbiamo ascoltato “ stona” con
la realtà che i nostri occhi hanno visto: docce ammuffite, bagni allagati, letti o meglio lenzuola usa
e getta cambiate ogni 2/3 giorni… scarafaggi…
stanze senza sedie e armadi, camionette della polizia con i vetri protetti… ospiti insultati gratuitamente davanti a noi “non dire cazzate… poi vediamo”… e il rumore dei pugni delle persone o
non persone contro le porte per attirare la nostra
attenzione… Un girone infernale che stordisce e
ammutolisce, che ti fa toccare scientificamente la
formula macabra della disumanizzazione e del
lento logorio dell’uomo e della sua rabbia. La rabbia o la richiesta di aiuto o di giustizia che ora non
ha più neppure un telefono… e mi rimbomba
nella testa l’affermazione del rappresentante della
Prefettura “Io sono un giustizialista”. Questo è il
Corelli, il centro di identificazione ed espulsione
con cui conviviamo dal 1998.
Corelli – 11 marzo 2011.
Ilaria Scovazzi
Peggio d’un carcere
di Alessandra Naldi *
L
o scorso 11 marzo ho visitato, insieme a
Chiara Cremonesi (consigliera regionale
SEL) e a Ilaria Scovazzi e Anita Pirovano di
ARCI Milano, il CIE milanese di via Corelli.
Per l’associazione Antigone, da anni impegnata in un lavoro di monitoraggio delle condizioni detentive (finora limitato a osservare le carceri) è stata la prima esperienza di
visita in un centro per immigrati.
Sono almeno dodici anni che visito le carceri
lombarde, e in questi anni ne ho viste di tutti
i colori: persone chiuse ventitré ore su ventiquattro in celle di dimensioni totalmente
inadeguate, con letti a castello a tre piani o
materassi per terra da sollevare di giorno per
poter almeno alzarsi in piedi; malati, anche
con gravi patologie, chiusi in centri clinici
freddi e maleodoranti; reparti psichiatrici
con persone pesantemente sedate, addormentate su materassi di gommapiuma sfaldata e fatta a pezzi, senza lenzuola perché
potrebbero servire per suicidarsi... Non avrei
mai pensato di arrivare a dire che a tutto questo ci può essere anche di peggio.
Via Corelli è peggio di un carcere; a dirlo
sono le stesse persone trattenute. È peggio di
un carcere non solo per le pessime condizioni igieniche, per il cibo inadeguato o per
la carenza di assistenza; il vero problema di
Corelli è il clima che si respira all’interno.
Entrando abbiamo incontrato persone disperate, private di qualsiasi prospettiva per il futuro, calpestate nei loro diritti e nella loro
dignità; trattenute senza sapere fino a quando, senza poter preventivare se domani saranno ancora qui o se verranno espulse o
spedite in un altro CIE; spesso trattenute
senza neanche capirne bene il perché... Perché finire in via Corelli è quasi sempre il
frutto di sfortunate casualità: solo una piccola quota dei destinatari di provvedimenti
di espulsione (per fortuna) sono costretti a
questa drammatica esperienza; per i più, sia
che provengano dal carcere sia che siano
stati intercettati sul territorio, l’espulsione è
solo un pezzo di carta che fissa il ritorno
nella clandestinità.
In via Corelli ci si può finire anche senza
motivo, o addirittura anche se non ci si dovrebbe finire: ci si trovano anche stranieri
sposati con cittadine italiane o con figli piccoli in Italia, che quindi per legge non dovrebbero essere espulsi; ma per dimostrarlo
ci vuole tempo, ci vogliono le carte che dall’interno del CIE non sempre ci si può procurare, ci può volere un buon avvocato che
non tutti possono avere.
Anche perché – pare unico CIE in Italia – in
via Corelli a Milano è vietato l’ingresso dei
telefoni cellulari, cosicché le persone trattenute non possono comunicare liberamente
con l’esterno (come la legge prevederebbe,
perché non si tratta di persone detenute per
aver commesso reati ma di persone trattenute
solo per essere identificate ed espulse). Per
parlare con familiari o amici in Italia o all’estero, contattare un avvocato, chiedere
aiuto o denunciare alle associazioni di volontariato le loro condizioni detentive, i ristretti di Corelli possono fare affidamento
solo su postazioni telefoniche fisse spesso
non funzionanti e su schede Telecom che si
esauriscono in fretta se si deve telefonare a
un cellulare o all’estero.
In generale, in via Corelli le leggi, i diritti,
le garanzie sembrano essere rimasti fuori
dalle recinzioni. Formalmente il Centro è gestito dalla Croce Rossa, la Polizia non dovrebbe neanche entrare nelle sezioni detentive se non per ragioni di ordine pubblico,
ma a dettare le regole sono solo loro: rappresentanti della Polizia di Stato che volevano
impedire a una consigliera regionale – legittimamente autorizzata – di visitare le sezioni
detentive e di parlare con i trattenuti con
l’ipocrita scusa che “se lì dentro vi sequestrano, noi non possiamo farci niente”. Nelle
carceri c’è una fitta rete di volontariato che
entra quotidianamente in contatto con le persone detenute, c’è una legge che sancisce e
regola la possibilità di visite ispettive da
parte di parlamentari e consiglieri regionali,
c’è la figura del Magistrato di sorveglianza
che ha anche la funzione (almeno sulla carta)
di esercitare un controllo sul trattamento penitenziario, ci sono i Garanti per i diritti dei
detenuti, ci sono norme scritte che sanciscono cosa si deve e cosa si può fare... Nei
CIE tutto questo non c’è, la vita all’interno
è sancita da regole quasi sempre non scritte
e che non si capisce da chi debbano essere
fissate.
In via Corelli ci sono però le perquisizioni
della polizia che di questi tempi abbiamo
scoperto essere molto frequenti, ci sono i pestaggi di cui abbiamo visto i segni con i nostri occhi, ci sono gli scioperi della fame, ci
sono i ripetuti tentativi di suicidio che i responsabili del CIE liquidano come tentativi
di farsi mandare in ospedale da dove è più
facile scappare (anche se magari si tratta di
persone che hanno tentato di darsi fuoco)...
Facciamo finire tutto questo!
a.n.
* Alessandra Naldi, presidente associazione Antigone Lombardia
arcireportmilano - aprile 2011 - 9
arcireferendum
Verso i referendum
"U
n fiume in piena. Metafora scontata ma inevitabile per definire con poche
parole lo straordinario corteo che sabato
26 marzo ha invaso le strade di Roma,
lanciando la campagna referendaria che
dovrà convincere la maggioranza dei cittadini italiani a recarsi alle urne il 12 e 13
giugno e a votare 2 Sì per l'acqua pubblica e 1 Sì contro il nucleare. Il popolo
dell'acqua, troppo spesso oscurato dai
media, ha mostrato tutta la sua vitalità e
i suoi colori, in una manifestazione che
questa volta i principali quotidiani e telegiornali non hanno potuto ignorare. Dietro agli striscioni d'apertura e alla folta
rappresentanza di sindaci e amministratori locali, un lunghissimo spezzone punteggiato di cappellini a forma di rubinetto, gocce e parrucche blu, cartelli ironici e arrabbiati: le attiviste e gli attivisti
che in questi anni si sono riconosciuti e
riuniti nei comitati territoriali per l'acqua
bene comune. Nel mare di bandiere blu
con il logo ‘2 Sì per l'Acqua Bene Comune’ distribuite lungo tutto il corteo,
erano visibili i colori di quell'ampio schieramento sociale che si è andato aggregando intorno al Forum dei Movimenti
per l'Acqua: bandiere di associazioni ambientaliste e sindacali, striscioni dei movimenti sociali e degli studenti… in poche
parole le mille realtà che hanno fatto propria la lotta contro la privatizzazione dell'acqua, come paradigma della difesa dei
diritti fondamentali di tutti noi. Il corteo
di sabato è stato infatti anche il risultato
di un percorso includente, che ha incrociato la battaglia contro la mercificazione
dell'acqua con quella contro il ritorno del
nucleare in Italia, resa ancor più tragicamente attuale dagli eventi in corso in
Giappone. Un percorso nel quale hanno
trovato una naturale collocazione anche
le istanze pacifiste: sempre e comunque
legate alla salvaguardia dei diritti primari e ai valori di solidarietà nei quali il
principio dell'acqua bene comune affonda le proprie radici. Lo ha ricordato
bene Alaa Shukrallah, attivista egiziano
per i diritti sociali e la difesa ambientale,
che ha sottolineato come le rivendicazioni
che animano la ‘primavera araba’ siano
legate alla comune battaglia contro le politiche privatiste europee, e come una nostra vittoria possa fare la differenza anche per i nostri vicini del Mediterraneo.
Dalla piazza di sabato è quindi partito un
grido che risuona come una promessa: le
politiche privatiste e la mercificazione dei
beni comuni si possono sconfiggere con
un'ampia partecipazione dal basso. La
partecipazione che, fin dall'inizio, caratterizza il ‘nuovo soggetto politico’, come
lo definisce Padre Alex Zanotelli, che ha
saputo imporre all'agenda politica il tema
della gestione dei beni comuni, parlando
con la voce di migliaia di cittadine e cittadini che fanno opera di sensibilizzazione quotidiana nei mercati, nelle stazioni, nelle strade… e che da oggi saranno
visibili con le migliaia di bandiere dell'acqua che fioriranno sulle finestre e i balconi d'Italia.
VOTA SÌ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE!
SÌ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni,
dei diritti, della democrazia
Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum
per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua.
Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso,
senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media.
Grazie a queste donne e questi uomini, nella prossima primavera l’intero popolo italiano sarà chiamato
a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l’acqua debba essere un bene comune,
un diritto umano universale e quindi gestita in forma pubblica e partecipativa
o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri.
Noi che ci siamo impegnati nelle mobilitazioni del popolo dell’acqua,
nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti
pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale
i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva.
Per consentire la massima partecipazione, chiediamo che il voto referendario sia accorpato
alle prossime elezioni amministrative e che prima della celebrazione dei referendum
si imponga la moratoria ai processi di privatizzazione.
Crediamo anche che il ricorso all’energia nucleare sia una una scelta sbagliata perché è una fonte rischiosa,
costosa, non sicura e nei fatti alternativa al risparmio energetico e all'utilizzo delle fonti rinnovabili.
Siamo convinti che una vittoria dei SÌ ai referendum della prossima primavera possa costituire
una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa
delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni
che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori
e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati,
determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi.
Cambiare si può e possiamo farlo tutte e tutti assieme.
arcireportmilano - aprile 2011 - 10
arcicircoli
ARCI BELLEZZA
Maledetta primavera
Ila nostra
giorni di primavera fanno risvegliare
città e la fine del torpore inver-
nale contribuisce a ravvivare il panorama
culturale. Per festeggiare questo momento
da diversi anni Rockit organizza “Maledetta Primavera”, la Festa della Nuova
Musica. L'arrivo della bella stagione diventa l'occasione per mostrare tutto il fermento prodotto dalla vita musicale, a
Milano e nel resto di Italia.
Il Bellezza è stato quest'anno il luogo dove
Rockit ha trovato casa per stabilire il quartiere generale della manifestazione. La
line up della serata ha visto The Death of
Anna Karina che presentavano, per la
prima volta a Milano, il nuovo disco "Lacrima/Pantera", Welcome Back Sailors
che "potrebbero essere una bolla di sapone, ma anche il prossimo nome che spopolerà presto all'estero restando sconosciuto in Italia" e il cantautore The Huge.
Maledetta Primavera è un evento diffuso
che unisce concerti in contemporanea in
tutt'Italia, autorganizzato da artisti, circoli
e locali che aderiscono a una formale lista
di comandamenti etici, ideologici e propedeutici. Un concerto collettivo e in contemporanea, in paesi lontani e piste diverse, un giardino di fiori da coltivare che ce-
lebri la primavera della musica italiana
con un momento unico che valorizzi gli
orticelli di tutti.
Per il circolo è stata l'occasione per sperimentare nuovamente la sua vocazione all'incontro intergenerazionale e alla contaminazione. L'attenzione nei confronti dei
movimenti del territorio è determinante
per un circolo che vuole valorizzare le
energie che rendono bella la città: in quest'ottica la collaborazione con Rockit permette di far incontrare le diverse culture di
cui le generazioni
sono portatrici.
Un percorso complesso che richiede disponibilità
da parte di tutti,
rendendo possibile la definizione
di regole condivise che rispettino
le diverse esigenze.
Maledetta Primavera ha provocato
al Bellezza una
serata dove il popolo dei concerti
rock si contaminava con i giocatori di carte armati di panno
verde e con l'abituale frequentazione dell'osteria del circolo, producendo una bella
serata, molto partecipata. Si dice che il miglior giocatore di scacchi è capace di vincere anche in
mezzo a un
concerto rock,
al Bellezza ci
hanno dimostrato che sicuramente si
può giocare a
burraco.
Tutto è stato
o rg a n i z z a t o
senza che il
circolo si dimenticasse di
trovarsi nel
centro della
città e di essere responsabile prima di
tutto nei confronti dei propri vicini. La priorità infatti
rimane il rispetto del benessere e della
tranquillità di tutti, la condivisione degli
spazi nell'incontro dei bisogni.
Intercettare i movimenti culturali della
città rappresenta così un'opportunità per
contaminare gli altri con le nostre pratiche
e lasciarsi contaminare dalle esperienze di-
verse, sperimentandosi continuamente nell'organizzazione e nella partecipazione.
Luca Tripeni Zanforlin
arcireportmilano
Anno IV - numero 4
aprile 2011
Suppl. ad Arci Notizie, aut. trib. n°298
dell'8/6/1985 del tribunale di Milano
direttore responsabile,
Luigi Lusenti
Hanno collaborato a questo numero:
Graziano Fortunato, Ideanna Giuliani, Paolo Hutter, Carlastella Mataloni, Geppino Materazzi, Alessandra Naldi, Anita Pirovano, Sara Rigamonti,
Ilaria Scovazzi, Luca Tripeni Zanforlin.
In redazione:
Valentina La Terza, Emanuela Longo, Adelio Rigamonti
Direttore responsabile del supplemento:
Emanuele Patti
Editore: Arci Nuova Associazione Milano
Redazione: Milano, via Adige 11
arcireportmilano è rilasciato
nei termini della licenza
Creative Commons
Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia
arcireportmilano - aprile 2011 - 11
arcicircoli
C.A.S. INZAGO
I
ARCI GROOVE
Riapre il
C.A.S.!
l Centro attività sociali di Inzago, polo
aggregativo attivo da oltre trent'anni, finalmente aperto!
Un incendio sviluppatosi il 14 dicembre
scorso lo aveva costretto a chiudere e a
fare i conti con mura scrostate e scaffali
anneriti. Ma l'energia e la buona volontà
di volontari e soci l'hanno tirato a nuovo.
E domenica 27 marzo ha riaperto i battenti ai suoi soci, vecchi e nuovi!
Riapre e tornerà presto attivo con la sua
consueta programmazione di rassegne cinematografiche e cene sociali, concerti e
dj set, mostre e serate danzanti. Senza
perdere di vista l'appuntamento più importante della stagione estiva: La festa
della Magnolia che cade tradizionalmente a metà luglio.
MARTEDI’ 19 APRILE dalle 21
Music for Japan
USIC FOR JAPAN è un progetto
M
globale di concerti musicali nato per aiu-
tare il Giappone in seguito al disastro che
ha colpito il Paese .
Tutto il ricavato andrà alla Croce Rossa
Giapponese.
Le live performance saranno di YANEKA, gruppo post-rock, direttamente
dal Giappone, che ha ideato questo progetto, SHABBADAY LA SUPERNOVA,
gruppo milanese new wave progressive
pop e MARIPENSA che raccontano sentimenti, emozioni e spezzoni di v…ita
quotidiana.
A seguito dei live la serata continuerà con
Dj Set alternati che vanno dal reggae alla
dance hall, dal drum&base all’hip hop &
much more… con Sozzidj, rock/new
wave/punk/electro/psychedelic/beat/’80 e
Kumina Souns System (all that is Jamican)
Yaneka http://www.myspace.com/yaneka
Ingresso: Tessera ARCI + sottoscrizione
(a partire da 5 euro)
ARCI BIKO
ARCI SCIGHERA
martedì 19 aprile 2011
I-TAL Sound ft. Vito War
IIl -TAL
SOUND & Friends ft. ft. Vito War
reggae a Milano è sinonimo di I-Tal
Sound, la crew più longeva e attiva sul territorio da più di 10 anni. Dopo il grande
successo delle “Hot friday night” di un
paio di stagioni fa e dopo la pausa dello
scorso anno, tornano gli appuntamenti settimanali organizzati dalla crew nella nuova sede del Biko, in via Ettore Ponti 40.
Selezioni curate dalla storica crew di I-Tal
Sound che, partendo dalle origini della
reggae music, vi faranno intraprendere un
viaggio all’inteno del vastissimo mondo
della musica jamaicana.
dalle 22.00
apertura alle 19.00
dalle 20.00 - cucina ethio/eritrea
Ogni martedì si cena al ritmo delle sonorità reggae più raffinate con menù eritreo
a base di zighinì e piatti vegetariani.
Su prenotazione ai nr. 3937703248 /
3391515043
almeno 24 ore prima dell’evento
L’ingresso è libero, con tessera Arci
25 APRILE
E DINTORNI
cco gli appuntamenti scigherini per
E
l'anniversario della liberazione, in collaborazione con l'Associazione Voci di Mezzo:
sabato 23 aprile h 15: Le altre resistenze,
laboratorio sui canti di lotta internazionali
(con cantata finale in Piazza Schiavone)
domenica 24 aprile h 16: La resistenza
cantata coi bambini, laboratorio per genitori e bambini dai tre anni in su;
iscrizioni: [email protected]
h 21: Cantata collettiva liberatoria. Una
serata con i canti che accompagnarono la
lotta partigiana, per celebrare il giorno
della liberazione dal fascismo, ma anche
per riscoprire, attraverso parole di bruciante attualità, che continuare a resistere
è più che mai necessario.
Il 25 aprile poi le Voci di Mezzo danno
appuntamento a tutti in Piazza San Carlo,
a margine del corteo milanese. Alle 18.30
appuntamento all'Arci Corvetto per una
cantata itinerante per le vie del quartiere,
nell'ambito di Partigiani in ogni quartiere
Informazioni [email protected]
arcireportmilano - aprile 2011 - 12
arciturismo
Proposte turistiche
Spagna (Isole Baleari, Costa del Sol, Costa
della Luz) 1 settimana fino all’ 8/5/2011
Hotels (****); Viaggio in aereo a/r, pensione
completa con bevande ai pasti, assicurazione,
assistenza, due escursioni di mezza giornata
€ 434.00
Barcellona 4 giorni dal 22/4 al 25/4
Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione
completa, assistente, assicurazione
€ 290.00
Isola d'Elba 3 giorni dal 23/4 al 25/4
Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione
completa, assistente, assicurazione
€ 265.00
Croazia 3 giorni dal 23/4 al 25/4
Hotel (***) Viaggio in pullman, mezza pensione, visite guidate, assistente, assicurazione
€ 254.00
Torino gita giornaliera 25/4 – 1/5 – 2/6
Viaggio in pullman, assistente, assicurazione
€ 55.00
Creta 15 giorni 14 notti dal 10/5 al 24/5
Hotel (****) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive,
animazione, assicurazione, assistenza
€ 768.00
Spagna: Lloret de Mar 15 giorni 14 notti dal
14/5 al 28/5 Hotel (****) Viaggio in pullman,
pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 515.00
Palma di maiorca 22 giorni 21 notti dal 15/5
al 5/6 Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive, animazione, assicurazione, assistenza
€ 840.00
Ibiza 15 giorni 14 notti dal 15/5 al 29/5
Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, All Inclusive,
animazione, assicurazione, assistenza
€ 735.00
Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal
21/5 al 4/6 Hotel (****) Viaggio in pullman,
pensione completa, servizio spiaggia, bevande
ai pasti, ecc.
€ 570.00
Calabria Sellia Marina 22 giorni 21 notti
dal 27/5 al 17/6 Hotel Club (***) Viaggio in
aereo a/r, pensione completa con bevande ai
pasti, animazione, assicurazione, assistenza
€ 885.00
Spagna Lloret de Mar 15 giorni 14 notti dal
28/5 all’11/6 Hotel (****) Viaggio in pullman,
pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 515.00
Barcellona 4 giorni dal 2/6 al 5/6
Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione
completa, assistente, assicurazione
€ 290.00
Isola d'Elba 3 giorni dal 3/6 al 5/6
Hotel (***) Viaggio in pullman, pensione
completa, assistente, assicurazione
€ 280.00
Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal
26/6 al 10/7 Hotel (****) Viaggio in pullman,
pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 865.00
Croazia 3 giorni dal 3/6 al 5/6
Hotel (***) Viaggio in pullman, mezza pensione, visite guidate, assistente, assicurazione
€ 284.00
Creta 15 giorni 14 notti dal 28/6 al 12/7
Hotel (****) Viaggio in aereo a/r, hotel in All
Inclusive, assicurazione
€ 995.00
Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal
4/6 al 18/6 Hotel (****) Viaggio in pullman,
pensione completa, servizio spiaggia, bevande
ai pasti, ecc.
€ 715.00
Spagna isola di Minorca 15 giorni 14 notti dal
3/7 al 17/7 Hotel Club (***) Viaggio in aereo
a/r, hotel in All Inclusive, animazione, assicurazione
€ 975.00
Basilicata 15 giorni 14 notti dall’11/6 al 25/6
Hotel Club (****) Viaggio in aereo a/r, pensione completa con bevande ai pasti, animazione, assicurazione, assistenza
€ 1145.00
Spagna Andalusia Torremolinos 15 giorni
14 notti dal 3/7 al 17/7 Hotel (***) Viaggio in
pullman, pens. completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 975.00
Cesenatico 15 giorni 14 notti dall’11/6 al 25/6
Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 699.00
Palinuro 15 giorni 14 notti dal 12/6 al 26/6
Villaggio Baia del Silenzio Viaggio in treno
con C4, pens. completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 1095.00
Sardegna Arborea 15 giorni 14 notti dal 16/6
al 30/6 Hotel Club (****) Viaggio in aereo a/r,
pensione completa con bevande ai pasti, animazione, assicurazione, assistenza
€ 1175.00
Abruzzo Montesilvano 15 giorni 14 notti dal
18/6 al 2/7 Hotel (****) Viaggio in pulman,
pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 835.00
Puglia Gargano Peschici 15 giorni 14 notti
dal 18/6 al 2/7 Hotel Club (****) Viaggio in
pullman, pensione completa, bevande ai pasti,
animazione ecc.
€ 975.00
Tour America Nord 8/9 giorni dal 20/6 al 27/6
Hotels centrali Viaggio in aereo a/r, tour con
guida, hotel in b/b, assicurazione
€ ..........
Miramare di Rimini 15 giorni 14 notti dal
25/6 al 9/7 Hotel (***S) centr. Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 875.00
Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 25/6 al 9/7
Hotel (***) centrale. Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 699.00
Palinuro 15 giorni 14 notti dal 26/6 al 10/7
Villaggio Baia del Silenzio. Viaggio in treno
con C4, pensi. completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 1125.00
Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 9/7 al 23/7
Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 780.00
Cesenatico 15 giorni 14 notti dal 23/7 al 6/8
Hotel (***) centrale Viaggio in pullman, pensione completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 780.00
Spagna Andalusia Torremolinos 15 giorni
14 notti dal 4/9 al 18/9 Hotel (***) Viaggio in
pullman, pens. completa, bevande ai pasti, ecc.
€ 885.00
Cilento Marina di Casalvelino settembre Villaggio Velia sul mare. Viaggio in treno. Pensione completa, bevande, animazione
a partire da € 585.00
Berlino 4/5 gg settembre
Hotel (***) Viaggio in aereo a/r, mezza pensione, assicurazione, assistenza, visite guidate
€ .........
Baleari is. di Minorca Santo Thomas dal 3/9
al 17/9 Hotel Lord Nelson (***) Viaggio in
aereo a/r, hotel in All Inclusive, assicurazione
€ 1055.00
Turchia 15 giorni 14 notti dal 3/10 al 17/10
Club Yali (*****) Viaggio in aereo a/r, hotel in
All Inclusive, assicurazione
€ 795.00
Tour Basilicata 8 giorni 7 notti dal 3 al 10/9
Hotel (***) Viaggio in bus a/r, mezza pensione,
visite guidate, bevande ai pasti, animazione,
€ 895.00
Tour Croazia 8 giorni 7 notti dal03 al 10/9
Hotel (***) Viaggio in bus a/r, mezza pensione,
visite guidate, bevande ai pasti, animazione
€ 669.00
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