LA FORZA DELL’ANIMA NELLA
STORIA
L’anima dei popoli antichi
L’anima dei popoli antichi cercava la relazione con
Dio, non riusciva a trovarla perché non aveva
Cristo, di fatto però essi vivevano una
dimensione inconscia, sapevano che la vita
terrena non era il termine ultimo dell’esistenza e
ponevano grande cura sia nella sepoltura dei
defunti che in una serie di raffigurazioni
dell’aldilà dove erano certi che la vita sarebbe
continuata.
La vita ultraterrena

La credenza nella vita ultraterrena è una
testimonianza della percezione dell’anima
e della sua immortalità, ma è anche
testimonianza della consapevolezza di una
stretta connessione del corpo con l’anima
per la cura che molti ponevano nella
conservazione dei corpi.
L’inumazione ci parla di un rispetto del
corpo non per se stesso, quanto piuttosto
in funzione dell’anima e di una sua
possibile esistenza nell’aldilà.
La rappresentazione della vita futura era
comunque fortemente condizionata dalla
lontananza delle loro anime da Dio e
dall’Albero della Vita


Già l’uomo di Neanderthal seppelliva con
cura i suoi morti e nel V millennio si
costruiscono grandi tombe monumentali in
pietra.


I faraoni nel III millennio strutturano l’intera
vita della comunità egiziana intorno alla
costruzione delle piramidi, per consentire
alla loro anima di arrivare alla dimora degli
dei immortali.
Gli Etruschi ci hanno lasciato molte pitture
nelle tombe sulla vita nell’aldilà.

I Greci, nella testimonianza di Omero e
prima di perdersi nella ragione, sapevano
che la vita dell’uomo è nel soffio che
abbandona il corpo al momento della morte;
la chiamavano anima (gr.psichè) e, già in
epoca omerica, avevano rappresentato
l’oltretomba, come un luogo non certo felice,
ma comunque “eterno” .

I Romani pur lontani dalla
loro anima e da Dio
avevano timore delle
anime dei defunti,
celebravano riti precisi
per difendersi dalle
anime cattive e
chiedevano protezione
alle anime degli
antenati, i Lari ed i
Penati.
L’anima però non è testimoniata solo dalla
credenza nell’aldilà e dalla cura dei corpi; l’anima
in collegamento con la forza di Dio è quella che
consente all’uomo di compiere passaggi
importanti per la sua vita, di vivere la propria
sessualità, di fare progressi nella tecnica, nelle
arti, di scrivere e soprattutto di parlare.

Il linguaggio infatti potrà anche dipendere da
una struttura articolare, ma il bisogno di
espressione e di relazione e quindi di
comunicazione proviene dall’interno dell’uomo e
gli appartiene fin da quando appare sulla terra,
lontano, ridotto, nudo, ma a immagine e
somiglianza di Dio e con un’anima.

La diffusione del Cristianesimo


Il Cristianesimo chiama l’uomo alla radice della propria
esistenza, all’interno di sé, per ritrovare la propria anima
ed il legame intimo con Dio suo Creatore, per recuperare
la connessione delle forze per una vita libera da
oppressioni e condizionamenti.
Il Cristianesimo quando si diffonde in Occidente offre l’
opportunità di sconfiggere dal suo interno il male di una
società che aveva cumulato in sé i mali di tutto il mondo
allora conosciuto e riconquistare dignità e vita. Ma per
riuscire in questo era necessaria la collaborazione di ogni
persona, disposta ad andare fino in fondo, per scacciare
ogni diavolo ed ogni malattia, per ritrovare attraverso
Cristo la propria anima e ritornare all’Albero della Vita.


Noi non sappiamo più dare senso alla parola
anima. La identifichiamo con mente e
rinneghiamo la sua esistenza vivendo come se
non ci appartenesse.
L’anima però è ciò che connette strettamente la
nostra identità di persone con Dio e con la
sessualità, il corpo, i nervi e la mente; consente
all’uomo di vivere la propria vita e di partecipare
alla creazione continua che rinnova la terra, di
partecipare alla relazione con Dio in modo più
profondo e creativo di tutte le altre creature

Cristo incarnandosi ci consente di cogliere tutta la
bellezza del piano di Dio e tutta la grandezza della
dignità della persona umana e ci mostra la via per
rimanere in Dio e con Lui sconfiggere il Diavolo, i
condizionamenti e la morte.
Rimanere nell’Albero della Vita è per l’uomo molto
difficile e la storia ci mostra come anche dopo
l’incarnazione di Gesù e nonostante la sua Croce i
condizionamenti culturali che ogni civiltà reca con sé
continuano ad essere trasmessi di generazione in
generazione e che non è possibile per l’uomo essere
veramente libero senza affrontare un lungo cammino
personale di purificazione che lo porti ad una vera
conversione.

I cristiani nell’Impero
Il cristianesimo si diffonde con tranquillità per alcuni
decenni, fino a quando i romani pagani cominciano ad
accorgersi della stranezza dei cristiani.
 Conducono una vita diversa, praticano la monogamia,
osservano la castità e la fedeltà coniugale, mettono in
comune i loro beni sostengono i poveri, pregano
insieme, soprattutto non si occupano di politica.
 Nerone (60 d.c.) quando dovrà dare la colpa a qualcuno
per l’incendio di Roma, la darà ai cristiani perché la
particolarità della loro vita cominciava a suscitare
perplessità ed ostilità.
 Domiziano li perseguiterà (90 d.c.) perché, ossessionato
da manie di persecuzione, li vedrà, in quanto “strani”,
come gruppo sovversivo pericoloso per la propria vita,
insieme a stoici e giudaici.

Le persecuzioni

I cristiani in un primo momento sono
perseguitati perché rendono chiari i
condizionamenti di quel mondo
pagano e con la loro condotta
mettono in crisi il sistema di vita
dell’impero, ma anche nella morte
riescono suscitare critiche e
perplessità, perché uomini e donne
affrontano il martirio con una forza
interiore che viene loro da un’anima
in collegamento con Dio, dalla
certezza della vita eterna, delle quali i
pagani non avevano nessuna
esperienza, ma soprattutto da un
lungo cammino di purificazione che
ciascuno di loro personalmente aveva
fatto per ritornare all’Albero della Vita
San Pietro viene crocefisso
durante la persecuzione ordinata
da Nerone, ma per divenire
pescatore di uomini, come lo
stesso Gesù gli aveva predetto,
ha dovuto affrontare tutti i suoi
condizionamenti, passare
attraverso l’incredulità, il dubbio,
il tradimento stesso di Cristo per
trovare in Cristo attraverso la
Madonna il collegamento di tutte
le sue forze con Dio, scacciare i
diavoli, guarire la malattie e
morire in croce per risorgere alla
vita vera.

La reazione giudaica: Santo Stefano

La reazione contro i cristiani non avviene solo da parte pagana, ma
anche da parte degli stessi giudei.

Il giovane Stefano apparteneva alla prima comunità cristiana di
Gerusalemme, (att. 6-7) che cercava di applicare integralmente la
"carità fraterna", mettendo i loro beni in comune con gli altri e
distribuendo equamente quanto bastava per il sostentamento
giornaliero. Quando la comunità crebbe, gli apostoli affidarono il
servizio di assistenza giornaliera a sette ministri della carità detti
diaconi. Tra questi spiccava il giovane Stefano che, oltre ad
occuparsi dell'amministrazione dei beni comuni, si prodigava
nell'annuncio della buona novella.

Gli ebrei vedendo il gran numero
di convertiti, sobillarono il popolo e
accusarono Stefano di
“pronunziare espressioni blasfeme
contro Mosè e contro Dio”, tanto
da indurre i giudei a catturarlo e
portarlo nel Sinedrio. Mentre
parlava l’odio e il rancore dei
presenti aumentava contro di lui,
fino al punto che i presenti si
scagliarono su di lui e a strattoni lo
trascinarono fuori dalle mura della
città e presero a lapidarlo con
pietre, mentre il giovane chiedeva
perdono a Dio per coloro che lo
stavano uccidendo.
La reazione pagana
Dal II sec. cominciano a levarsi le voci anche degli intellettuali
dell’epoca.
 Il filosofo Epitteto ritiene che il loro atteggiamento nei confronti
della morte è solo apparentemente ispirato a libertà e coraggio, in
realtà non fondato razionalmente né moralmente convincente.
Plinio, Tacito e Svetonio li criticano perché scuotono lo stato, gli dei
nazionali, negano la vita pubblica e li accusano di fanatismo ed
intolleranza.
 Gli imperatori Traiano ed Adriano però non ritengono i cristiani
pericolosi, solo moralmente inaccettabili e non consentono azioni
arbitrarie contro di loro e, indirettamente e senza volerlo, li
proteggono.



In sostanza non si convertono, attaccano o tollerano i cristiani,
ma hanno moltissime difficoltà ad accostarsi ad un vero e profondo
cammino di purificazione.
La reazione cristiana

I cristiani ora sentono di doversi difendere, sentono la
necessità di dover confutare le accuse loro rivolte,
sentono che è opportuno anche scrivere per diffondere e
far comprendere meglio il messaggio di Gesù e, in
qualche modo, la loro diversità.
Mentre però i martiri avevano parlato testimoniando il
Vangelo con la loro vita, i cristiani, invece di rimanere
radicati nella testimonianza di vita, si lasciano sedurre
dai discorsi e dai ragionamenti, ricadendo in un
condizionamento culturale già greco.

Caduti in questo inganno per la difficoltà, comunque
reale, di mantenersi con l’anima e con Cristo momento
per momento, lasciano l’Albero della Vita, rinunciano alla
conversione vera e… scrivono.

L’apologetica:
allontana dall’anima e da Cristo
L’apologetica nasce da questa necessità nel II secolo. I cosiddetti
Padri apostolici, della generazione successiva agli apostoli
(Clemente, Ignazio, Barnaba,Policarpo) indirizzandosi al pubblico
pagano cominciano a scrivere non più solo lettere, omelie ai
confratelli.
 Nei loro testi la riflessione verte su due punti, l’idea di Dio e la vita
morale, ma questi presuppongono un passaggio fondamentale:
l’anima, che sembra però passare in secondo piano insieme alla
figura di Cristo.
 Anzi per essere maggiormente efficaci utilizzano alcune
argomentazioni della filosofia greca fino a presentare (con
l’apologeta Giustino) il cristianesimo come un completamento del
paganesimo.
 In questo confronto con i paganesimo i cristiani ne assumono la
medesima veste culturale e pur condannandone in blocco la cultura
si esprimono usando le stesse forme letterarie.

I primi cristiani subirono l’accusa di irragionevolezza, di
adesione cioè irrazionale a Cristo, che invece esprimeva
la consapevolezza nuova dell’anima e di una fede, che
scuoteva fin dalle fondamenta uomini che fino a quel
momento avevano vissuto in condizionamenti culturali
che privilegiavano la ragione, la parole, la dialettica.

Ora però la risposta dell’apologetica mostra come non
sia sufficiente aver incontrato Cristo per essere liberati.
Se ognuno, personalmente, non prende la propria croce
con la Sua Croce e non percorre una via di purificazione
che arrivi fino in fondo al male proprio ed altrui, si ricade
nei condizionamenti del proprio mondo culturale e
familiare.

Le eresie
Un grande attacco al cristianesimo viene dal suo interno attraverso
le eresie che tenteranno di minare con parole e ragionamenti,
dimostrazioni e speculazioni intellettuali la grandezza divina della
figura di Cristo.



Lo gnosticismo vede contrapposto il bene ed il male, che ha preso
possesso dell’uomo e del mondo, rendendoli prigionieri.
I montanisti, prendendo spunto dall’Apocalisse di San Giovanni e
attendono la fine del mondo nel deserto.
L’arianesimo sarà la più difficile da sradicare ed avrà le conseguenza
più disastrose, provocherà la separazione della chiesa in due e
giustificherà l’intervento politico all’interno di questioni religiose. Il
nucleo del contendere riguarda la natura divina di Cristo.
Costantino interviene e nel Concilio di Nicea (325 d.c.), di cui assume la
presidenza, viene adottata una professione di fede che diviene il
fondamento dogmatico dell’ortodossia cristiana.

Le spiegazioni “ragionevoli” colpiscono
l’anima ed il Cristianesimo

Il monofisismo ancora sulla natura umana
e/o divina di Cristo produrrà poi ulteriori
discussioni, separazioni, scontri violenti ed
altri interventi del potere politico,. Si
concluderà con un altro Concilio, di
Calcedonia (451 d.c.), anch’esso presieduto
dall’imperatore Marciano e la conferma del
dogma di Nicea.
L’utilizzazione della ragione colpisce il
cristianesimo nella sua essenza, la figura di
Cristo, e colpisce nello stesso tempo l’anima
delle persone che si perdono senza più
ritrovare Sapienza, Via e Verità.

Ancora martiri…?
Nel III secolo ci saranno nuovi attacchi ai cristiani, questa volta
determinati da motivazioni differenti.
 I cristiani in questi tre secoli, diffusi ormai in tutti gli strati della
società romana, pur non partecipando alla vita politica dell’impero,
erano diventati una struttura politica che gli imperatori cominciano a
percepire pericolosa perché potente economicamente e strutturata
secondo i criteri delle organizzazioni, avevano infatti dogmi, culti,
una gerarchia e avevano denaro.

Come erano caduti nel condizionamento della speculazione
intellettuale erano caduti anche nel condizionamento tutto romano
della struttura organizzativa.
Una volta lasciata la testimonianza di vita, Cristo e l’Albero della Vita
i diavoli, sempre più forti li attaccano e li distruggono, non solo
attraverso le persecuzioni, ma anche e soprattutto con l’integrazione
culturale delle parole e dello stato.



Durante la persecuzione sferrata dall’imperatore Decio
(250 d.c.)viene chiesto come segno di lealtà politica che
tutti i cittadini romani sacrifichino agli dei. In tutte le
regioni dell’impero sono moltissimi i cristiani che abiurano
e sacrificano agli dei.
Pochi anni dopo, l’imperatore Valentiniano (258 d.c.)
attacca esplicitamente la gerarchia ecclesiastica e confisca
i beni delle chiese che evidentemente erano così numerosi
da suscitare i desideri dell’imperatore, che invece aveva
gravi problemi economici e finanziari.



A seguito di questi avvenimenti esploderà il problema dei
lapsi , di coloro cioè che avevano abiurato e volevano
essere riammessi nelle comunità cristiane, a
testimonianza della vastità del fenomeno.
Seguiranno nuove discussioni e nuovi contrasti tra vescovi
e chiese.
Dalle persecuzioni … al compromesso

L’ultima persecuzione fu sotto Diocleziano (303-304
d.c.), che ordinò la distruzione delle chiese, la
consegna dei libri sacri e la soppressione della
gerarchia ecclesiastica, pretendendo ancora
sacrifici agli dei. Fu però l’ultima occasione,
decisiva, per comprendere che l’espansione del
cristianesimo non poteva essere più fermata.
Costantino decretò la fine delle persecuzioni e
una politica a favore dei cristiani fino al
riconoscimento della libertà di culto, che però
prevedeva la possibilità per l’imperatore di
intervenire nelle questioni materiali e spirituali dei
sudditi, anche non strettamente religiose o di
norma di competenza delle autorità ecclesiastiche.

Teodosio e le sovvenzioni statali


L’imperatore Teodosio porta a compimento
la cristianizzazione dell’impero (Editto di
Tessalonica 380 d.c.); chi non è convertito
non ha più cittadinanza legale; la dissidenza
e l’eresia sono un delitto politico; i vescovi
entrano nella giurisdizione statale; il clero è
esentato dalle imposte; l’attività caritativa e
sociale della chiesa è sovvenzionata dallo
stato.
Ormai è lo stato con Concili, Editti e leggi a
dire chi è cristiano e chi no, mentre
dell’anima e di Cristo non si trovano più
tracce.
Chiesa e Stato

Mentre da una parte gli imperatori entrano con
forza nelle questioni spirituali della chiesa, pur
riconoscendone la struttura organizzativa ed
amministrativa, dall’altra la chiesa di Roma
rivendica il primato ed il diritto di intervento
anche nelle questioni politiche in forza dei beni
da lei posseduti, cominciando ad intessere quella
complessa rete di legami con la politica che
porteranno poi allo scandalo della lotta per le
investiture.

A partire dal III secolo cominciò ad essere elaborata la
dottrina della Cathedra Petri, cioè della successione e
dell’autorità dell’episcopato affidato da Cristo a Pietro ed
ai successori romani, che nei secoli successivi si andò
trasformando nella teoria del primato di Roma su tutte le
chiese e nelle rivendicazioni della superiorità dell’autorità
del papa sugli altri vescovi e del suo diritto di intervento,
fondamento del potere spirituale e temporale della
chiesa.
Finisce l’unità dell’impero romano

395 d. C. Alla morte
di Teodosio l’impero
romano viene diviso
in due parti (Oriente
ed Occidente) ed
affidato a ciascuno
dei suoi due figli. La
capitale dell’impero
d’occidente
viene
spostata a Ravenna.
Così finisce l’unità
dell’impero romano.
Le invasioni barbariche


Proseguono in Italia ,
come in tutto l’impero
d’Occidente, le
penetrazioni dei barbari e
le grandi migrazioni dei
popoli. Roma viene
saccheggiata una volta ed
una volta salvata.
Finché nel 476 l’impero
romano cade e si afferma
in Italia il governo degli
Ostrogoti.
La caduta dell’Impero romano


L’Impero romano in realtà non cade affatto, né nella sua
struttura politica e giuridica, né in quella burocratica ed
amministrativa. Motivo questo per cui tutti i mali che
erano presenti in tale organizzazione sono giunti
indisturbati fino a noi.
I barbari si infiltrano nei confini dell’Impero lentamente e
portano forze nuove, costumi propri, risorse vitali per la
prosperità di nuovi popoli, senza mai disconoscere però
l’autorità imperiale orientale alla quale si dichiareranno
sempre sottomessi e contribuiranno alla trasmissione dei
mali dell’impero, di un cristianesimo che fatica a ritrovare
la propria forza, perché toccato ed indebolito proprio
nella figura di Cristo dalle estenuanti discussioni che lo
avevano riguardato, non più testimoniato nella vita dei
cristiani e tradito da una chiesa fortemente
compromessa con il potere.
Le conversioni dei barbari
Convertirsi per i barbari è una questione di stato,
convertito il re si converte in massa tutto il popolo
 Il re Visigoto Recaredo nel 589 impone il cattolicesimo
in Spagna
 Il re franco Clodoveo nel 498 adotta il dio della moglie
per ringraziamento per la vittoria contro gli alemanni e
riceve il battesimo nella cattedrale di Reims, che da quel
momento reclamerà il privilegio di accogliere la
consacrazione dei re dei franchi.
 La chiesa ormai dà ai poveri ¼ delle sue entrate, i ¾
sono necessari per il mantenimento dell’istituzione.


Il popolo barbaro in realtà
non si converte e
continuerà a praticare i
propri culti pagani con i
quali la chiesa cristiana è
costretta a fare i conti, non
potendo realizzare un
cambiamento profondo
dell’anima di questa gente,
perché lei stessa ha perso
la forza dell’anima e di
Cristo.
La condizione femminile

Le donne anche nelle società barbare erano oggetto di
molte restrizioni e violenze, come il rapimento e lo
stupro, se scoperte adultere o incestuose potevano
essere uccise, l’amore era solo quello coniugale per la
procreazione, il resto era atto vile e indegno.
 Strettamente legata alla fecondità, al ciclo lunare e
quindi alla notte la donna è creatura misteriosa e spesso
malefica, capace di fare perdere la ragione all’uomo,
fonte di disgrazia,capace di usare malefici e filtri per
conservare l’amore dello sposo.
La morte
La morte e la violenza sono propri anche di questo
mondo barbaro, gli insulti e gli oltraggi erano puniti con
la morte, la vita umana era ancora una volta considerata
meno di nulla ed era più importante la vendetta in nome
dell’onore che la dignità della persona.
I morti però tornano a perseguitare i vivi e della morte
si ha timore, come gli antichi romani anche i barbari
usavano tenere buoni i morti e un vero arsenale di
talismani, pietre e filtri venivano posti accanto al defunto
perché rimanesse dov’era e non tornasse ad infastidire i
vivi.


L’aldilà
Proprio sul timore della morte il
cristianesimo riesce ad avere una
maggiore presa e facendo leva su un
immaginario collettivo sensibile,
inquieto e angosciato, si fa strada la
visione di una vita eterna corredata
da un inferno non più sotterraneo,
come per i romani e i greci, ma
collocato nei cieli, da dove i morti
non tornano perchè restano
incatenati ed ammanettati da demoni
che li opprimono con supplizi e da un
paradiso dove è di guardia San Pietro
e l’arcangelo Raffaele, ma dove per
entrare bisogna essere meritevoli.

Con queste visioni il monaco
Baronto nel VII sec. voleva
spingere alla conversione i cuori di
gente abituata alle punizioni
corporali ed alle violenze e questa
letteratura visionaria, ricca di
animali feroci che straziano le
carni, draghi, fornaci di pece e di
zolfo percorre questi secoli e
giunge fino a noi, in visioni
intramontabili di dannazione e
gloria eterne che condizionano
ancora oggi la vita spirituale di
molte persone.

La perdita dell’anima
Perduto il profondo collegamento della
forza dell’anima con la forza di Dio e reso
impossibile il ritorno all’Albero della Vita
attraverso Cristo, si ricade nella
superstizione, nella magia, ma anche nella
paura suscitata da visioni demoniache di
malefici e perversioni, senza potere più
trovare risposte vere alle domande più
angosciose dell’esistenza umana.

Quale cristianesimo?

Le nazioni europee nascono dalla fusione di realtà così differenti:
l’impero, i barbari, i cristiani e la Chiesa.
Senza una vera esperienza di Cristo non è possibile riuscire a
penetrare i condizionamenti che le culture del tempo e nei tempi si
portando dentro, non è possibile sconfiggere il Diavolo che
perpetua generazione dopo generazione il male profondo dell’anima
lontana da Dio.


Gesù dice : “ I miei discepoli scacceranno i diavoli e guariranno ogni
malattia “, ma ciò sarà possibile solo se ognuno prenderà la propria
croce e Lo seguirà in un cammino personale di purificazione,
altrimenti anche il più piccolo spazio lasciato al demonio diverrà
breccia per il dilagare del male, nella vita propria e degli altri.
La sessualità

La caduta del cristianesimo si manifesta con chiarezza
anche nella sessualità, che diventa, agli occhi di molti,
forza incontrollata e deviata.
Pur essendoci persone che sentono la necessità di
allontanarsi dal potere, dalle città, dall’integrazione, che
si interrogano e cercano di nuovo la propria anima, non
riuscendo ad arrivare ad una completezza delle proprie
forze in collegamento con Dio, negano la sessualità, vi
rinunciano, proponendo modelli di vita alternativi ed in
opposizione ad una pienezza della vita.

I padri del deserto
Nel IV secolo in Oriente i monaci cercano la loro anima ritirandosi
a vivere nel deserto, pensando che allontanandosi dalle città si
sarebbero allontanati dal male, dalle strutture, dal potere e dalla
sessualità senza amore.


Scopriranno invece proprio nel silenzio e nella preghiera che il
male e i condizionamenti sono dentro di loro e non fuori.
Soprattutto viene ritenuto degno di grande attenzione il desiderio
sessuale che viene osservato ed indagato come segno importante
per svelare anche tutti gli altri peccati, l’ira, l’invidia, la superbia.
Non riuscendo a cogliere la sessualità come una forza d’identità
capace di entrare nel reale, si concentrano sulle fantasie sessuali
e la diminuzione della loro intensità è ritenuta un indizio della
misura in cui il monaco era riuscito a giungere ad uno stato di
semplicità di cuore, aperto all’amore di Dio e del prossimo.
Sant’Agostino
Sant’Agostino (V secolo) riporta in
primo piano proprio la sessualità, contro
la visione orientale dei padri del deserto
che associavano il cuore semplice al
superamento del desiderio.

Agostino ritiene che Adamo ed Eva
nell’Eden avessero goduto di una piena
esistenza coniugale e che quindi non si
poteva sperare di vederne dileguare la
forza con l’esercizio nelle solitudini del
deserto, ma che era necessario che nel
matrimonio le coppie cristiane
adeguassero il comportamento sessuale
all’armoniosa innocenza offerta da
Adamo ed Eva.

Dal momento però che quella
condizione iniziale era stata corrotta
dalla caduta, sulla terra gli uomini e la
donne vivevano una sessualità di natura
incontrollabile ed abissalmente diversa
da quella originaria.
 L’attenzione di Agostino viene attirata
dalla impossibilità di controllo del
desiderio, che una volta provocato non
era più controllabile dalla volontà.
 La concupiscenza della carne richiede
dunque una costante attenzione e
vigilanza morale, segno della frattura
della antica e profonda armonia tra
uomo e Dio, anima e corpo.

Altri condizionamenti…
Anche così la sessualità non viene colta come energia di vita
profondamente collegata con l’anima, ma solo come forza istintuale;
ridotta ad attività incontrollata, la cui forza non è gestibile, viene
demonizzata, ritenuta pericolosa anche se necessaria alla
procreazione e relegata esclusivamente a tale funzione e scopo.

Ancora una volta la sessualità viene colpita perché non può essere
colta fuori da una relazione profonda nella verità tra anima e Dio e
senza una profonda esperienza di liberazione dai condizionamenti in
Cristo

La Chiesa entra col passare del tempo sempre più nell’intimità delle
coppie imponendo regole e proibizioni, chiedendo di evitare i
rapporti sessuali per es. la domenica, durante la quaresima e nella
vigilie delle feste solenni, fino agli estremi limiti del controllo di certe
forme di tenerezza antecedenti l’atto stesso nell’intento di
controllare il piacere .
Il corpo

Il corpo subisce anch’esso i condizionamenti della mancanza della
pienezza di tutte le forze in collegamento con la forza di Dio,
dell’anima e del sesso.
Grazie anche alle teorie filosofiche platoniche ed aristoteliche,
riprese e riproposte più volte ed in varie forme anche da pensatori
cristiani, l’anima ed il corpo si trovano ad opporsi in una antitesi
inconciliabile: l’anima immortale, incorruttibile, preesistente al corpo
ed il corpo corruttibile, mortale, veicolo del desiderio sessuale,
quindi di vizi e soprattutto del peccato originale.



Il monachesimo inoltre proponeva, come abbiamo visto, un modello
alternativo, ascetico, spirituale strumento di libertà dalla tirannia del
corpo, di libertà dell’anima e di ritorno a Dio.
I digiuni, l’imposizione di sofferenze volontarie divengono simbolo di
grande religiosità, perché ricordano e rievocano la passione di
Cristo.
Ideologia anticorporale
Il corpo è dunque svilito, il desiderio sessuale represso, il
matrimonio è un rimedio alla concupiscenza, per alcuni uomini di
Chiesa c’è adulterio anche per chi ama con troppa passione la
propria moglie.




La donna nell’atto sessuale deve essere passiva, l’uomo attivo ma
con moderazione, senza trasporto.
Si instaura una gerarchia nei comportamenti sessuali al cui vertice è
la verginità, la castità nella vedovanza e la castità nel matrimonio.
Viene preferita la versione della creazione che vede Eva creata dalla
costola di Adamo, per fondare la sottomissione della donna, l’uomo
diventa espressione della ragione e dello spirito, la donna del corpo
e della carne.
Dove si conserva l’esperienza
dell’anima in Cristo?

“E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la
mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di
essa.” (Mt. 16,18)
Gesù fa riferimento all’esperienza di “chiesa” che è la
persona con un’anima in Dio, come la Madonna.
L’esperienza di Cristo non si conserva quindi nelle strutture
o nelle regole degli uomini, ma nella “chiesa” fatta da
persone seriamente impegnate a cercare Dio con la propria
anima e capaci di incontrare Gesù nell’esperienza della
propria vita liberata dai condizionamenti della cultura
dell’epoca.


San Benedetto
Figura emblematica di questo tempo è S.
Benedetto da Norcia ( VI sec.).
A 12 anni fu mandato, con la sorella, a Roma
a compiere i suoi studi ma, sconvolto dalla
vita dissoluta della città rifiutò gli studi
letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e
cercò l'abito della vita monastica


All'età di 17 anni, insieme con alla sua
nutrice, si ritirò nella valle dell'Aniene.
Abbandonò poi la nutrice e si avviò verso
Subiaco, dove incontrò il monaco Romano
che, vestitolo degli abiti monastici, gli indicò
una grotta impervia del Monte Taleo dove
Benedetto visse da eremita per circa tre anni,
fino alla Pasqua dell'anno 500. .


La regola di S. Benedetto è ricavata dalla sua
vita: egli cerca un forte rapporto con Dio,
rifiutando la vita corrotta della città ed isolandosi
dal mondo per tre anni in una caverna.
Non rimane isolato però come i padri del
deserto, ma cerca di costituire delle comunità di
fraternità che compongono i piccoli gruppi su cui
si formano le comunità monastiche. La vita di
queste comunità è scandita dalla preghiera e
dalla meditazione , ma anche dal lavoro manuale
come incarnazione nella realtà, novità
considerevole rispetto alla vita monastica.

Cerca inoltre di incidere nella realtà attraverso la
predicazione sui mali del tempo, soccorrendo
spiritualmente e materialmente le persone del
tempo.
Le abbazie benedettine saranno luoghi di grazia e di
profonda spiritualità, ma isole felici, che non
cambieranno il volto del mondo corrotto e
violento, non convertiranno la politica, i potenti
e, soprattutto , il clero e la Chiesa.

San Francesco
San Francesco (1181-1226), dopo aver
condotto fino ai 24 anni una vita dissoluta
ed aver provato la carriera militare, riceve
in sogno la chiamata del Signore.
Nel 1205 che avvenne l'episodio più
importante della sua conversione: mentre
pregava nella chiesa di San Damiano,
racconta di aver sentito parlare il
Crocefisso, che per tre volte gli disse:
«Francesco, va' e ripara la mia casa che,
come vedi, è tutta in rovina».
La casa di Gesù è l’anima delle persone che
sono ingannate dalla cultura del tempo e
non riescono più a trovare Dio attraverso di
Lui.
Rinuncia pubblicamente nella piazza del
Vescovado di Assisi agli averi paterni e si
incammina con pochi seguaci verso una vita
di preghiera e di obbedienza a "Sorella
Povertà“.
Gli inizi sono molto difficili in quanto le idee
di San Francesco sulla povertà e sulla
semplicità della vita non sono comprese nè
dalla gente e nè dal clero.
I condizionamenti culturali sulle ricchezze erano
molto forti sia tra le gente che tra il clero e la
sua scelta provoca scalpore, indignazione e
scandalo.
La sua testimonianza di vita però incide nella
realtà del tempo perché le persone
cominciano a seguirlo e ad intraprendere un
cammino di conversione profondo, alla
ricerca di Dio e della propria anima.
Cerca poi di diffondere la regola francescana nel
mondo, in Terra Santa, in Germania, in Francia,
in Spagna ed Ungheria.
Con la sola esclusione di quella in Terra Santa,
le altre "spedizioni" furono difficili, i Frati
furono scambiati per eretici e come tali trattati.
Ad Assisi in assenza di San Francesco intanto
erano sorti problemi e disordini.
Contrasti sulla pratica del digiuno, varie
interferenze "politiche" sul controllo delle
Clarisse, uno "scisma" in seno all'Ordine stesso
e l'abbandono talvolta della Regola di assoluta
povertà, lo avevano fatto tornare
precipitosamente tra i Suoi Fratelli.
La difficoltà di rimanere con l’anima in Dio,
momento per momento, di resistere alle
lusinghe del Diavolo è sempre presente per
tutti e non tutti sono come San Francesco
capaci di rimanere saldi in Dio e nel suo
Amore.

San Francesco muore giovane
anche per le continue
privazioni e sofferenze a cui
sottoponeva il suo corpo.
Pur avendo inciso sui mali
della sua epoca provocando
scalpore e conversioni, pur
avendo avuto una grande
libertà in quel contesto
culturale nel ritenere la
sessualità espressione propria
dell’uomo, lasciando andare
chi desiderava sposarsi, si
lascia condizionare dalla
medievale visione negativa del
corpo, umiliando e
mortificando il suo.

San Benedetto, San Francesco sono figure
emblematiche, sono persone in Dio che hanno cercato di
cambiare il volto della storia del loro tempo, ma
incontrare Cristo non è sufficiente per ritornare
all’alleanza completa con Dio ed all’Albero della Vita.


Anche per noi che abbiamo incontrato una cultura come
vita che ci dà luce sulle forze della vita e sulle loro
connessioni, che ci dà luce sui condizionamenti personali
e culturali, che ci aiuta ad incontrare Cristo nella
liberazione della nostra anima da tutti i condizionamenti
di non amore, non è facile una vera e completa
conversione personale.
Essere convertiti per vivere la forza
dell’anima nella storia
Se non arriviamo ad una conversione completa e ad una
totale collaborazione con Dio, se lasciamo uno spazio
anche piccolo al Diavolo, non possiamo essere
veramente cristiani, né Promotori di Sviluppo di Vita e
Missione.
 Se non abbiamo tutte le energie della Vita con Cristo e
nell’Albero della Vita, siamo lontani da Cristo e facile
preda dei condizionamenti che provengono dalle
generazioni che non hanno ritrovato la forza di Dio e la
forza dell’anima nell’esperienza di Cristo nella vita.

“Sulle mia parola gettate le reti”
Senza scoraggiarci per le difficoltà, rimanendo positivi
anche sui nostri limiti, confidiamo nella grandezza
della Misericordia di Dio; Lui c’è, sempre, anche se
noi non riusciamo a vederlo e ci benedice se ci
muoviamo e collaboriamo con Lui per ottenere la
pienezza delle forze e della vita.
La Madonna di Lourdes
(11 febbraio), madre di
tutti i sofferenti nello
spirito e nel corpo, ci
invita a ritrovare l’anima
e ci indica la via:
“ANDATE ALLA FONTE
Cristo, A BERE la forza di
Dio E LAVATEVI da tutti i
condizionamenti “
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