A PAGINA 3
Catania - anno XXXI - n. 45 - 13 dicembre 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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o
settimanale regionale di attualità
MONS. CORRADO
LOREFICE NUOVO
ARCIVESCOVO
DI PALERMO
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
Paternò. I fedeli confidano nella salvezza condividendo l’esperienza di S. Barbara
Difendere il senso genuino
della religiosità popolare
C
ome da tradizione anche
quest’anno la festa di Santa Barbara, patrona di
Paternò, ha visto nascere
nel cuore di ogni devoto la gioia di
un caloroso e quasi mistico abbraccio con il quale vengono trasferiti
sentimenti, emozioni e preghiere
anche di intercessione.
Una devozione che trova la sua naturale manifestazione nei giorni 3, 4, 5
dicembre e si conclude con l’ottava
l’11 dicembre.
Giorno quattro, il giorno del martirio di Santa Barbara (il giorno in cui
la Chiesa celebra il suo Dies Natalis) e della svelata della Santa, cioè
l’apertura della cameretta che custodisce per tutto l’anno il venerato
simulacro di Santa Barbara, è l’inizio della festa vera e propria, il primo incontro, di grande impatto emotivo, con l’amata Patrona.
Giorno cinque il pontificale presieduto da S.E. Mons. Salvatore Gristina rende più solenni i festeggiamenti
religiosi in onore di S. Barbara. Con
una lunga processione per le vie della città, il cosiddetto “giro interno”,
si conclude la festa dell’amatissima
Santa Patrona. (Di seguito si riporta
il testo dell’omelia dell’Arcivescovo).
Foto di Emidio Sarpietro
Carissimi fratelli Presbiteri e Diaconi, Fratelli e sorelle, Distinte autorità,
1. Abbiamo ripetuto come ritornello
alle strofe del Salmo responsoriale la
bella e convinta affermazione: “Il
Signore è mia forza e mia salvezza”.
Con questa espressione condividiamo certamente l’esperienza non solo
della nostra Patrona S. Barbara, ma
dei martiri di tutti i tempi, compresi
quelli a noi vicini.
La certezza della vicinanza del
Signore rende sempre forti coloro
che a Lui si avvicinano.
2. Nella prima lettura (Sir 51,1-12) è
una persona perseguitata a dare testimonianza delle prove affrontate e
superate. La prova è descritta nelle
varie fasi di difficoltà e sofferenza.
“Allora mi ricordai della tua misericordia, o Signore, e delle tue opere
che sono da sempre”.
In questa affermazione abbiamo una
preziosa indicazione: nelle difficoltà
non dobbiamo chiuderci in noi stessi. Dobbiamo affidarci al Signore,
stringere la mano che Egli sempre
paternamente ci offre. Se ci comportiamo così, anche noi, superata la
prova, potremo affermare: “Ti glorificherò, Signore mio re, Ti loderò
Dio mio Salvatore; glorificherò il tuo
nome, perché fosti mio protettore e
mio aiuto”.
3. Santa Barbara conosceva le parole
di Gesù che noi abbiamo ascoltato
nella pagina del Vangelo di Matteo
(10,17-21). Barbara, illuminata dallo
Spirito del Padre, diede esemplare
testimonianza della sua appartenenza a Gesù. Barbara parlò allora, e
@ Salvatore Gristina
(segue a pagina 2)
Giubileo: Papa Francesco il primo a varcare la Porta Santa
Una Chiesa straordinariamente viva
l giorno dell’Immacolata Papa
Francesco ha aperto la Porta santa della basilica di San Pietro segnando l’avvio del Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia. Per
la prima volta nella storia, all’apertura ha assistito
un Pontefice emerito, Benedetto XVI, presente
nell’atrio della basilica, ed ha varcato la Porta
Santa subito dopo Papa
Francesco.
Immagini e foto documentano l’evento dell’apertura
di una porta in oro e bronzo,
opera del maremmano Vito
Consorti, il quale narra artisticamente la storia umana
dall’alba ai giorni nostri in
sedici formelle: la cacciata
dal Paradiso terrestre, l’Annunciazione, il battesimo di
Gesù, le parabole del buon
pastore, del figliol prodigo,
del paralitico, della peccatrice, il perdonare “settanta
volte sette”, il rinnegamento
di Pietro, il buon ladrone, le
apparizioni di Cristo risorto
a Tommaso e a tutti gli apo-
I
stoli riuniti, la conversione di Saulo e, nell’ultima
formella, Cristo come porta di salvezza, simboleggiato dal Papa Pio XII che apre la Porta Santa
nell’anno Santo 1950.
La porta che si apre avvia ad un sentiero di luce e
di Grazia che in questo speciale anno santo celebra la Misericordia del Padre, come si legge nel
logo del giubileo che ripropone
l’immagine a colori del “Buon
Samaritano”, opera di Malaika
Favorite.
Nelle parole della formula che hanno preceduto il gesto dell’apertura della Porta santa:
“Per la tua grande Misericordia entrerò nella
Tua casa Signore,
apritemi le porte della
giustizia” è condensato
il messaggio e la valenza spirituale del giubileo
Foto L’Osservatore
Romano (www.photo.va) / SIR
FAMIGLIA
E TEORIA
GENDER
a pagina 6
CATANIA.
PROCESSIONE
IMMACOLATA
a pagina 7
ALLO STABILE
“L’UOMO,
LA BESTIA,
LA VIRTÙ”
che avvicina la misericordia e la giustizia.
Papa Francesco, nell’omelia che ha preceduto l’apertura della Porta Santa, ha evidenziato, appunto,
come il primato della Grazia, dono di Dio, apre i
cuori alla conversione, all’incontro con il Padre
che tutti accoglie e tutti perdona, infatti “i peccati, puniti del giudizio, sono perdonati dalla MiseGiuseppe Adernò
(segue a pagina 2)
a pagina 11
2
Prospettive - 13 dicembre 2015
sommario al n. 45
PRIMO PIANO
Considerazioni
sul Convegno di Firenze ____3
Papa Francesco
e le scuole cattoliche _______3
Una strage silenziosa nel
Mediterraneo che continua __4
La Vergine Maria negli Inni
sulla Natività di Cristo
di Sant Efrem ____________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________9
DIOCESI
Il Rettor Maggiore
dei Salesiani a Catania:
La Salette e Cibali_________6
All’Associazione culturale
Solarium incontro
su: “Laudato sì”___________8
Tutta la Famiglia, grandi
e piccoli, racconta di Sé ____9
Indietro nel tempo con la
“pietra del Malconsiglio” __11
Presepe napoletano della
basilica di San Sebastiano
ad Acireale______________12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di giovedì 10 dicembre 2015
Il Codacons prevede un aumento del budget procapite per gli acquisti natalizi
tra pochi giorni arriva il
Natale…E come di
consueto fioccano le presunte ed
infallibili stime circa i consumi del
periodo natalizio e festivo. Notizie
su notizie che riguardano, e questo
bisogna assolutamente puntualizzarlo, soltanto addobbi, panettoni, regali, pranzi e cenoni, ovvero con una
semplice ed efficace espressione, il
cosiddetto ‘Natale di consumo’.
Sicuramente vi è una certa differenza tra una fonte e l’altra, per quanto
concerne cifre e stime riportate, ma
secondo quanto diramato dall’agenzia ANSA, sulla base di un’affermazione del Codacons, gli italiani per il
Natale 2015 consumeranno di più e,
per la prima volta rispetto agli ultimi
otto anni, si registrerà, a livello economico, un segnale positivo.
Il Codacons ha previsto che i consumi aumenteranno del 2,5% rispetto
al Natale 2014, di conseguenza ogni
italiano spenderà in media 168 euro,
per un ammontare complessivo di
oltre 10 miliardi di euro, dato che
non si registrava dal 2007 a causa
della crisi economica.
E proprio per incentivare gli acquisti
ed agevolare le famiglie sono state
richieste, da parte del Codacons al
governo, maggiori misure come
l’anticipo dei saldi, promozioni ed
offerte. Ma in questo quadro preminentemente di segno positivo trova
spazio anche la posizione di Coldiretti che, anche se prevede un piccolo aumento della spesa procapite per
E
(continua da pag. 1)
DIFENDERE...
parla anche oggi a noi suoi devoti. Ci
offre un forte incoraggiamento a perseverare fino alla fine per essere salvati.
4. Stare sempre con Gesù; non permettere a persone o vicende di staccarci da Lui. Le parole di Paolo
(Rom 8,31-39) devono diventare
ogni giorno di più le certezze che ci
sostengono personalmente e comunitariamente.
Dio è con noi perché il Figlio suo
Gesù è morto, è risuscitato, sta alla
destra del Padre e intercede per noi.
“Chi ci separerà dunque dall’amore
di Cristo?” S. Paolo e S. Barbara
(continua da pag. 1)
UNA CHIESA...
ricordia”.
“La grandezza dell’amore di Dio”,
che non solo “perdona il peccato”,
ma previene, anticipa e salva, nonostante la quotidiana “tentazione della disobbedienza” che si manifesta
“nel voler progettare la nostra vita
indipendentemente dalla volontà di
Dio”, in questo speciale anno di grazia diventa un “dono”.
“Entrare per quella Porta - afferma
il Papa - significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che
tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente”. La crescita e
maturazione di tale convinzione consente di anteporre la misericordia al
giudizio, e in ogni caso il giudizio di
Dio sarà sempre nella luce della sua
misericordia.
L’invito del Pontefice ad abbandonare “ogni forma di paura e di timore,
perché non si addice a chi è amato”,
si esprime nel vivere “la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma” e rileggendo il Vangelo, ha
declinato le “opere di misericordia”,
che sono esplicitate dalle azioni di
carità verso i fratelli – affamati, assetati, ammalati, carcerati – ai quali il
Che Natale sarà? Se le stime
aumentano la realtà peggiora
le festività natalizie, ridimensiona la
situazione economica degli italiani, i
quali sostanzialmente non muteranno le loro ‘abitudini’.
Anche se sicuramente queste stime
potrebbero basarsi su rilevamenti e
sondaggi certi, di fatto si può facil-
ma non all’interno dei negozi che,
per lo più deserti, accolgono sporadici visitatori che si limitano ad
osservare i prodotti. E allora dove
bisogna ricercare quest’aumento di
budget? I supermercati sono sempre
pieni, come del resto lo sono stati gli
mente registrare uno scollamento tra
il quadro delineato da queste affermazioni e la realtà di ogni giorno.
Nei giorni festivi, soprattutto all’interno di molti centri commerciali, si
può incontrare davvero tanta gente
altri anni. Ma osservando attentamente il comportamento diffuso
degli acquirenti, si può notare che la
maggior parte di loro sceglie di
acquistare i prodotti in offerta. La
strategia dell’acquisto dell’oggetto
rivolgono a noi questa domanda. Noi
l’accogliamo e, forti della loro testimonianza, vogliamo farla nostra per
la nostra vita e per la testimonianza
cristiana che anche noi vogliamo
dare ogni giorno.
5. Infatti è questo il frutto più bello e
più importante che noi devoti di Santa Barbara vogliamo raccogliere dai
festeggiamenti della Santa Patrona.
Ci sta a cuore che tali festeggiamenti siano anzitutto espressioni della
festa cristiana che, come già sottolineato dal Vicario foraneo, il carissimo P. Enzo Algeri, trova il momento
più importante nella celebrazione
dell’Eucaristia, nella partecipazione
alla S. Messa.
Sono lieto di presiederla anche quest’anno circondato dagli amati sacerdoti di Paternò e dai diaconi. Questa
concelebrazione esprime la bellezza
della Chiesa paternese, ricca di storia
e di opere gloriose.
Annunziando la morte del Signore e
proclamando la Sua risurrezione, noi
sacerdoti e voi fratelli e sorelle qui
presenti, ci stringiamo attorno a Santa Barbara la quale, non solo con
parole coraggiose, ma soprattutto
con l’offerta gloriosa e generosa della sua giovane esistenza, testimoniò
di essere autentica discepola di
Gesù.
Noi vogliamo che la festa di S. Barbara esprima la nostra identità cri-
gesto del “buon samaritano” porta
conforto. È proprio lo stile misericordioso del samaritano il modello
del cristiano illuminato dalla Grazia
e desideroso di donare agli altri il
bene ricevuto, mettendosi a servizio
dei più poveri, degli emarginati,
degli scartati sociali. “Fare nostra la
misericordia del buon samaritano” è
l’invito di Papa Francesco e la consegna operativa di testimonianza cristiana che il Papa affida a tutti i fedeli della Chiesa universale, rendendo
vivo il Vangelo della Parola, esercitando la Carità.
È questo il primo Anno Santo ‘tematico’ della storia della Chiesa; il primo preceduto dall’apertura di un’altra Porta Santa, quella semplice in
legno e mattoni della cattedrale
ugandese di Bangui; il primo Giubileo globale che non si concentrerà
solo a Roma, ma coinvolgerà tutte le
diocesi del mondo e tutti i fedeli
potranno beneficiare delle indulgenze, nelle chiese diocesane e nei santuari.
“Lasciamoci sorprendere da Dio”,
scrive Papa Francesco nella Bolla
d’indizione del Giubileo straordinario, una Bolla in cui si parla poco
d’indulgenze, di Purgatorio e di
Paradiso o di conteggio dei peccati,
ma molto di misericordia. “Dio mai
si stanca di perdonarci, mai! Noi ci
stanchiamo di chiedere perdono. Lui
mai si stanca di perdonare, ma noi, a
volte, ci stanchiamo di chiedere perdono”.
È questa l’essenza del giubileo, termine che nel nome rievoca la parola
ebraica jobel (yobel), indicando il
corno che veniva suonato per segnalare l’inizio dell’evento che si rinnovava ogni 50 anni.
Una musica nuova si diffonde nella
Chiesa e nella società, si rinnovano i
suoni lenti e solenni, ritmi ed echi di
richiamo che invitano a compiere
azioni di: amore, perdono, accoglienza, misericordia.
Si avvia così il cammino di un anno
di grazia, che è segnato da tappe,
eventi, azioni che celebrano e cantano la Misericordia del Padre, esempio e modello di attenzione e di
accoglienza.
“Siate miei imitatori” e adottando
come modello operativo il “sicut
Pater” si è certi di custodire un bene
prezioso che cresce donandolo agli
altri e spingendolo in una reale
“custodia del Creato”.
®
utile, tanto in voga negli ultimi anni,
quest’anno non registra difatti un
vantaggio maggiore: se le stime
affermano il contrario, la realtà le
contraddice di certo…più che altro
all’utile si sotituisce il necessario.
La sensazione è che questo Natale
2015, in termini prettamente
economici, non si discosterà
molto da quelli passati. Si ha
la costante percezione dell’aumento vertiginoso di un
divario a livello sociale, tra
una classe benestante ed una
classe molto ampia, comprendente sia chi è costretto a
stringere sempre più la cinghia per sbarcare il lunario
sia chi vive nella più totale
indigenza. Se manca il lavoro
e i prezzi di beni di consumo
sono aumentati, per non parlare dell’ingente carico tributario, il potere di acquisto
delle famiglie, sempre più
vessate dall’attuale situazione economica, non può di certo aumentare.
la realtà è ben altra cosa dall’atmosfera magica del Natale.
Berenice
stiana che unisce in modo inseparabile retta fede, incrollabile speranza,
generosa carità e autentica devozione.
Desidero ringraziare i carissimi fratelli sacerdoti che da sempre si sono
adoperati a far vivere in modo genuino e sempre cristiano la festa di S.
Barbara. E con loro ringrazio tutti i
cari collaboratori nel mantenere le
sane e belle tradizioni che circondano l’autentica devozione nei riguardi
della Santa Patrona.
La festa di S. Barbara, come tante
altre nostre feste, vedono convergere
in rispettosa e fruttuosa collaborazione i Responsabili civili ed ecclesiastici del territorio. Le forze dell’ordine hanno giustamente censurato quanto accaduto nei giorni scorsi,
il fatto che ha contaminato la festa,
anche se non è accaduto durante un
momento tipicamente religioso.
L’intervento e le disposizioni adottate sono a difesa dell’ordine pubblico,
ma anche a garanzia del senso genuino della religiosità popolare. Essa
non va profanata, ma promossa nei
suoi veri valori.
Perciò anche a nome dei sacerdoti e
dei veri devoti, esprimo pubblicamente un sentito ringraziamento alle
forze dell’ordine cittadine e superiori per le decisioni adottate.
Sappiamo bene, però, carissimi
devoti, che la custodia della festa e
della devozione a S. Barbara, sono
affidate soprattutto a noi. Spetta,
quindi, a ciascuno di noi e all’intera
comunità paternese, vivere e far
conoscere il vero volto della Città
che si onora di avere in S. Barbara
l’insigne e gloriosa martire patrona.
A Lei affidiamo noi stessi, le nostre
famiglie e l’intera comunità paternese. A Lei promettiamo di rendere
vero onore con la nostra esemplare
vita civile ed ecclesiale. S. Barbara
sostenga sempre questi propositi che
oggi rinnoviamo.
®
3
Prospettive - 13 dicembre 2015
Mons. Corrado Lorefice è il nuovo Arcivescovo di Palermo
on ho piani da proporvi, non ho programmazioni pastorali da inculcarvi,
ma vi chiedo solo di aiutarmi ad
ascoltare la chiamata che mi ha portato qui tra di voi, di continuare ad
ascoltarla e di lasciarci insieme guidare dal Vangelo. Papa Giovanni
XXIII che ci ha donato il Concilio,
rinnovata Pentecoste del nostro tempo, ci ha detto che non è il Vangelo
che cambia ma siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio. Ecco
la fonte della Chiesa povera e dei
poveri che oggi Papa Francesco ci
consegna e che ho avuto modo di
approfondire in questi anni nel contributo del card. Giacomo Lercaro e
di don Giuseppe Dossetti al Vaticano
II. Perché la paternità del vescovo,
come sappiamo non significa esercizio di potere e di dominio. Quando
Gesù dice con forza ai discepoli di
non chiamare nessuno «padre» sulla
terra, intende, a mio modo di vedere,
richiamare in controluce il senso della vera autorità, della paternità che
Lui ha esercitato tra di noi avendo
cura di tutti e avendo a cuore tutti”.
“N
“Lasciamoci insieme
guidare dal Vangelo”
Lo ha detto il nuovo Arcivescovo di
Palermo Mons. Corrado Lorefice nel
corso della solenne celebrazione
Eucaristica dello scorso 5 dicembre
nella Cattedrale di Palermo dove ha
ricevuto l’ordinazione Episcopale per
l’imposizione delle mani del Card.
Paolo Romeo, degli altri due Vescovi
co-consacranti Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, e Mons.
Paolo De Nicolò, Vescovo titolare di
Mariana in Corsica e di 26 vescovi.
Alla celebrazione hanno preso parte
anche i Card. Salvatore De Giorgi e
Francesco Montenegro, oltre 300
presbiteri e una quarantina di diaconi. Ci sono pure i suoi amici della
diocesi di Noto, i suoi ex parrocchiani di San Pietro a Modica, ci sono
La Vergine Maria in alcuni Inni sulla Natività di Cristo del diacono Sant Efrem il Siro
La teologia espressa in forma poetica
frem Siro, il più sione teologica attraverso parainsigne rappresen- dossi e immagini. Nello stesso temtante del cristianesimo di lingua po la sua teologia diventa liturgia e
siriaca del IV sec., nacque a Nisibi musica; teologia, riflessione sulla
attorno al 306 in una famiglia cris- fede, poesia, canto e lode di Dio
tiana. Egli, che si formò e crebbe vanno insieme; ed è proprio in
accanto al Vescovo di Nisibi, Gia- questo carattere liturgico che nella
como (303-338), fondò insieme a teologia di Efrem appare con
lui la scuola teologica della sua cit- limpidezza la verità divina. Nella
tà, riuscendo a conciliare in modo sua ricerca di Dio, nel suo fare
unico la vocazione del teologo e teologia, egli segue il cammino del
quella del poeta. Ordinato diacono paradosso e del simbolo. Le
dal vescovo Giacomo, visse inten- immagini contrapposte sono da lui
samente il suo ministero in quella largamente privilegiate, perché gli
comunità fino al 363, anno in cui servono per sottolineare il mistero
Nisibi cadde nelle mani dei Per- di Dio. Per dare un’idea della sua
siani. Efrem allora emigrò ad teologia poetica vorrei proporre
Edessa, dove proseguì la
sua attività di predicatore.
Morì in questa città nell’anno 373, vittima del contagio contratto nella cura
degli ammalati di peste.
Non si sa con certezza se
era monaco, ma in ogni
caso è sicuro che era un
diacono che abbracciò la
povertà evangelica. Efrem
ci ha lasciato una grande
eredità teologica. La sua
considerevole produzione si
può raggruppare in quattro
categorie: opere scritte in
prosa ordinaria (le sue
opere polemiche, oppure i
commenti biblici); opere in
prosa poetica; omelie in
versi; infine gli inni, che
sono sicuramente la sua Icona della Natività di Gesù - Cappella Palatina
opera più ampia. Egli è un Palermo XII sec.
autore ricco e interessante
per molti aspetti, ma specialmente sotto il profilo teologico. alcune splendide immagini tratte
La specificità del suo lavoro è che da alcuni Inni sulla Natività di
in esso si incontrano teologia e Cristo. Davanti alla Vergine Efrem
poesia; volendoci accostare alla manifesta con tono ispirato la sua
sua dottrina, dobbiamo insistere meraviglia: «Il Signore venne in lei
fin dall’inizio sulla teologia espres- per farsi servo. Il Verbo venne in lei
sa in forma poetica. La poesia gli per tacere nel suo seno. Il fulmine
permette di approfondire la rifles- venne in lei per non fare rumore
E
alcuno. Il Pastore venne in lei ed
ecco l’Agnello nato, che sommessamente piange. Poiché il seno di
Maria ha capovolto i ruoli: Colui
che creò tutte le cose ne è entrato in
possesso, ma povero. L’Altissimo
venne in lei (Maria), ma vi entrò
umile. Lo splendore venne in lei,
ma vestito con panni umili. Colui
che elargisce tutte le cose conobbe
la fame. il Signore di quest’albero
si è dato come cibo lui stesso nell’oblazione (eucaristica). Gli alberi
dell’Eden furono dati come alimento al primo Adamo. Per noi, il giardiniere del Giardino in persona si è
fatto alimento per le nostre anime.
Infatti tutti noi eravamo
usciti
dal
Paradiso
assieme con Adamo, che lo
lasciò indietro. Adesso che
la spada è stata tolta laggiù (sulla croce) dalla lancia
noi
possiamo
ritornarvi» (Nat., IL, 911). Nell’inno sull’Ave
Maria, Efrem fa raccontare alla Vergine stessa il
momento dell’Annunciazione: <<Il giorno nel
quale è entrato Gabriele da
me, povera, ha fatto di me,
in un istante, una signora e
una serva. Sono infatti la
serva della tua divinità, e
sono la madre della tua
umanità, o Signore e
Figlio! In un istante la serva è divenuta la figlia del
re grazie a te, o figlio del
Re! Per causa tua ecco
l’indegna nella casa di
Davide, o figlio di Davide, ecco la
figlia della terra giungere al cielo,
grazie al celeste!>> (Nat., V,20-21).
Sulla beatitudine della Vergine, il
diacono Efrem, scrive: <<Beata sei
anche tu, Maria: il tuo nome è grande ed esaltato a causa di tuo figlio.
Avresti certo potuto dire come, in
qual modo e dove è dimorato in te il
grande che si fece piccolo. Beata la
tua bocca che ha reso grazie senza
indagare e la tua lingua che ha dato
lode senza scrutare. Se già sua
madre vacillava a suo riguardo, lei
che lo portava, chi potrebbe essergli
all’altezza? O donna, che nessun
uomo ha conosciuto, come possiamo
contemplare il figlio che hai generato? Nessun occhio è in grado di
sostenere le trasformazioni della
gloria che è su di lui. Poiché lingue
di fuoco dimorano in colui che, alla
sua ascensione, aveva inviato lingue,
ogni lingua stia in guardia: il nostro
scrutare è stoppia e fuoco il nostro
investigare>> (Nat., XXV, 14-15).
La figura di Efrem è ancora pienamente attuale per la vita delle
varie Chiese cristiane, in primo
luogo come teologo, perché, partendo
dalla Sacra Scrittura,
riflette poeticamente sul mistero
della redenzione dell’uomo operata da Cristo, Verbo di Dio incarnato. La sua riflessione teologica è
espressa con immagini e simboli
presi dalla natura, dalla vita quotidiana e dalla Bibbia. Alla poesia
e agli inni teologici per la liturgia,
adatti per la recita o il canto liturgico, Efrem conferisce un carattere didattico e catechetico. Il diacono di Nisibi si serve di questi
inni per diffondere, in occasione
delle feste liturgiche, la dottrina
della Chiesa; nel tempo essi si sono
rivelati un mezzo catechetico
estremamente efficace per la
comunità cristiana. E’ importante
la riflessione di Efrem sul tema di
Dio creatore: niente nella
creazione è isolato, e il mondo è,
accanto alla Sacra Scrittura, una
Bibbia di Dio. Usando in modo
sbagliato la sua libertà, l’uomo
Diac. Sebastiano Mangano
(segue a pag. 4)
vecchi compagni di scuola e professori, ci sono gli operatori pastorali di
Palermo, ci sono in prima fila i rappresentanti di tutte le fedi religiose,
con cui si ferma per un abbraccio e
un saluto per alcuni minuti. E poi c’è
la sua famiglia al completo, gli anziani genitori, i fratelli e i nipoti. Diverse volte non ha saputo trattenere le
lacrime di gioia e di commozione.
Chi lo conosce lo sa che non sa
nascondere le emozioni e forse proprio per questo la città lo ama già
come gli ha dimostrato, sia nel primo
incontro a piazza Pretoria dove erano
ad accoglierlo il Sindaco Leoluca
Orlando e i numerosi giovani guidati
dai due giovani presbiteri don Angelo Tomasello e don Rosario Di
Lorenzo.
“Voglio dunque con voi ascoltare il
Vangelo, ricordarvi la sua bellezza e
il suo dinamismo (è questa l’unica
cattedra che concepisco) – ha proseguito - e al contempo desidero ardentemente, in tutto il mio ministero,
ascoltarvi: con passione, con dedizione quotidiana. L’ascolto autentico del
Vangelo e l’ascolto degli altri nella
verità sono due azioni intimamente
connesse. Voglio ascoltare voi, sorelle e fratelli diletti, voglio ascoltare
voi, presbiteri della mia Chiesa, sin
d’ora da me molto amati. Voglio
immettermi nella vivente e ricca tradizione di questa Chiesa di Palermo,
ascoltare la sua santità e la sua fede
operante, imparare come essa accoglie e vive la Parola di Dio ospitata
nelle pagine della Scrittura e nelle
pagine della sua Storia, come si conforma al suo Signore nei segni sacramentali della Chiesa – la Frazione del
pane, l’ascolto orante della Parola, i
Poveri e i Piccoli – e negli eventi della storia, nei segni dei tempi. Voglio
immergermi nel vissuto e nella storia
di questa grande città che è Palermo,
con ammirazione e rispetto, per
ascoltarne il respiro, per essere aperto alla parola di ognuno, sapendo che
lo Spirito come il vento «soffia dove
vuole» (Gv 3, 8), e che il Regno di
Dio è ben più grande della Chiesa”.
Di grande intensità emotiva il
momento dell’ordinazione quando si
è prostrato a terra a contatto con il
pavimento di marmo della Cattedrale, mentre l’assemblea cantava le litanie dei santi, e subito dopo quando il
card. Romeo gli ha versato il sacro
Crisma sul capo che lo ha consacrato
vescovo e pastore e la consegna del
pastorale che ne ha sancito il passaggio di consegne da parte del card.
Romeo. Significativo anche l’abbraccio con gli ammalati, gli anziani e
tutto il suo popolo di cui si è già
dichiarato “palermitano” nel nome di
quanti si sono spesi per questa terra a
cominciare dal beato don Pino Puglisi che conobbe quando era responsabile regionale del Centro per le vocazioni. “Riconosco questa città come
la mia - ha proseguito - nella sua bellezza, culla della civiltà dove Oriente
e Occidente si sono incontrati. Ricordiamoci di essere un popolo che ha la
pace e la fraternità nel suo dna”. Il
sorriso solare ha illuminato il suo
volto, quando ha attraversato le navate della Cattedrale e all’esterno dove
erano stati collocati i maxi schermo
per benedire il suo popolo.
Pino Grasso
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Prospettive - 13 dicembre 2015
PRIMOPIANO
Mons. Perego occorre “un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità”
Una strage silenziosa nel Mediterraneo
che continua
Foto AFP/SIR
ontinua una strage
silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che
raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014:
da 1600 a oltre 3200. Continuano le
morti di bambini, dimenticate: oltre 700
dall’inizio dell’anno”, denuncia oggi il
Direttore Generale della Fondazione
Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego.
“L’Europa che trova sempre risorse
per bombardare, non trova risorse per
salvare vittime innocenti. L’operazione
europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare
Nostrum – continua Mons. Perego -:
una vergogna che pesa sulla coscienza
“C
europea. L’Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere,
oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre
che salvare vite umane, combattere il
traffico degli esseri umani, una delle
risorse del terrorismo”. “L’accoglienza
ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora
una volta a centri chiusi, gli ‘hotspots’,
come dimostra il Centro di accoglienza
di Lampedusa: più di 20.000 persone
arrivate al porto e trasferite nel Centro,
chiuso ad ogni ingresso e uscite. La
paura insieme alla convenienza sembra
far ritornare indietro di anni il cammino
di protezione internazionale costruito in
Europa”.
Continua invece l’accoglienza dei
richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa
Francesco del 6 settembre scorso, è cre-
sciuta nelle strutture ecclesiali, nelle
parrocchie e nelle famiglie, conclude il
direttore della Migrantes realizzando
“un’accoglienza diffusa, costruita
insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a
conoscere volti e storie di sofferenza e a
costruire, in questo tempo di Avvento,
percorsi e progetti di cooperazione
internazionale. Ancora una volta la
Chiesa costruisce un gesto concreto,
che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le
persone, nella prospettiva di una ‘cultura dell’incontro’ che sola rigenera le
nostre città”.
Raffaele Iaria
Telethon: In Sicilia banchetti in tutte le province per sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare
Cuori di cioccolato a sostegno
della RICERCA SCIENTIFICA
orna a dicembre la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione
Telethon, da oltre vent’anni impegnata
a finanziare e sviluppare la ricerca
scientifica sulle malattie genetiche
rare.
Sabato e domenica 19 e 20 dicembre,
grazie a centinaia di volontari Telethon,
in circa 2000 piazze italiane sarà possibile, con una donazione minima di 10
euro, ricevere un maxi cuore di cioccolato esostenere la ricerca Telethon.
In Sicilia saranno allestiti banchetti a
Palermo, Agrigento, Caltanissetta,
Catania, Enna, Messina, Siracusa e
Trapani e in diversi comuni in tutta la
regione.
È possibile trovare la piazza più vicina
sul sito “www.telethon.it/piazze” a partire dal 14 dicembre.
I cuori di cioccolato sono inoltre in distribuzione presso alcune agenzie BNLBNP Paribas, partner Telethon.
Filo conduttore delle iniziative di
dicembre è la campagna #nonmiarrendo, un’espressione che testimonia
la difficoltà quotidiana delle persone
malate e delle loro famiglie ma anche la
fiducia nella possibilità di farcela nella
difficile battaglia contro la malattia.
T
(continua da pag. 3)
LA TEOLOGIA...
capovolge l’ordine del cosmo. Per
Efrem è rilevante il ruolo della
donna. Il modo in cui egli ne parla
è sempre ispirato a sensibilità e
rispetto: la dimora di Gesù nel
seno della Vergine Maria ha
innalzato grandemente la dignità
della donna; per lui, come non c’è
redenzione senza Gesù, così non
c’è incarnazione senza Maria. Le
dimensioni divine e umane del
mistero della nostra redenzione si
trovano già nei testi di Efrem.
Egli, in modo altamente poetico e
con immagini fondamentalmente
scritturistiche, anticipa lo sfondo
teologico e, in qualche modo, lo
Il “Cuore di cioccolato”, fondente o al
latte, da 210 grammi è stato prodotto
per la Fondazione Telethon dall’azienda torinese Caffarel. “Io sostengo la
ricerca con tutto il cuore” è il messaggio
che si legge sulla scatola, e il testo riportato all’interno della confezione ricorda
l’importanza della generosità e della
voglia di donare: i pazienti rari di tutto
il mondo hanno bisogno di aiuto per
superare le difficoltà della loro malattia
e per continuare ad avere fiducia nella
ricerca, che ha già restituito a molti
bambini una vita migliore.
Testimonial d’eccezione di quest’anno
è Simone Rugiati, il giovane e cari-
l prof. Julio Loredo, giornalista e scrittore, presidente dell’Associazione “Tradizione Famiglia
Proprietà”, uno dei maggiori esperti del
fenomeno della “teologia della liberazione”, presso il salone “San Biagio” della
Chiesa di S.Agata alla Fornace- Piazza
Stesicoro ha presentato il volume Teologia
della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri, (Edizione Cantagalli).
All’incontro moderato dal preside GiuseppeAdernò, è intervenuto Mons. Leone
Calambrogio per la presentazione dell’autore e del volume che in 440 pagine
documenta l’evoluzione storica e le caratteristiche della Teologia della liberazione,
della quale spesso si sente parlare senza
conoscerne a pieno il significato e le
implicanze sociali, culturali e religiose.
I
stesso linguaggio delle grandi
definizioni cristologiche dei Concili del V secolo.
Efrem, che dalla tradizione della
Chiesa e onorato con il titolo di
Dottore e di «cetra dello Spirito
Santo>>, scelse liberamente di
restare diacono della sua Chiesa
per tutta la vita; fu sempre a
servizio sia del ministero liturgico
sia, più radicalmente, nell’amore a
Cristo, da lui cantato in modo
ineguagliabile, sia, infine, della
carità verso i fratelli, che introdusse con rara maestria nella
conoscenza della divina Rivelazione.
®
smatico chef star della tv. Molto amato
dal grande pubblico, conduce programmi di successo come “IO, Simone
e gli altri”, “Nudo e crudo”, Cuochi e
Fiamme”.
Per l’occasione Simone Rugiati ha preparato una ricetta esclusiva con il cuore di cioccolato di Telethon: una fonduta al cioccolato aromatizzato alla cannella con frutta di stagione e pandoro.
Dal 13 al 20 dicembre si terrà la ventiseiesima edizione della maratona
televisiva sulle reti RAI, nata per dare
voce ai bambini e alle famiglie che si
trovano ad affrontare una malattia
genetica rara e per portare nelle case
della gente l’impegno di Fondazione
Telethon a favore della ricerca scientifica per trovare una cura per malattie
spesso tralasciate dagli investimenti
pubblici e privati proprio a causa della
loro rarità. Il momento principale della
maratona sarà il Telethon show in prima serata su Rai Uno venerdì 18
dicembre, affidato alla conduzione di
Fabrizio Frizzi, Federica Sciarelli e
Federico Russo.
L’edizione 2014 della storica staffetta
televisiva ha permesso di raccogliere
31,3 milioni di euro.
L’sms solidale: 45501
Dal 1° al 21 dicembre sarà attivo il
numero solidale 45501. Il valore della
donazione sarà di 2euro per ciascun
SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce
e Tiscali. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 5 e
10 euro per ogni chiamata effettuata da
rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e
Tiscali.
Inoltre sarà attivo dal 1° al 31 dicembre
il Numero Verde CartaSi 800.11.33.77
per le donazioni con Carta di Credito.
È possibile sostenere Telethon tutto
l’anno attraverso il sito web con una
donazione (http://www.telethon.it/
donation/) o scegliendo un prodotto
solidale (https://www.telethon.it/shopsolidale), oppure sottoscrivendo il programma di donazione regolare Adotta il
Futuro (https://adottailfuturo.telethon.it/).
Teologia della liberazione è il titolo
del volume del prof. Julio Loredo
Dopo i diversi documenti di condanna per
la pericolosità di questo pensiero pseduoteologico, che ha determinato un lungo
periodo di oscuramento, in questi ultimi
anni si leggono segnali ed espressioni che
fanno presagire uno “sdoganamento” delle idee latinoamericane e come ha scritto
Andrea Tornielli “Tra Vaticano e Teologia
della liberazione scoppia la pace”.
È proprio vero?
A questa domanda risponde, appunto, la
diligente ricerca del giornalista Jiulio
Loredo, il quale il 6 agosto 1974 ha dovuto abbandonare la sua patria, il Perù, sotto
la dittatura del generale Juan Velasco
Alvarado e per trent’anni è vissuto in esilio fra la Colombia, l’Ecuador e il Brasile.
Le documentazioni pubblicate, frutto di
anni di ricerca (44 pagine di bibliografia)
hanno il valore di una vissuta testimonianza diretta, in quanto, presidente dell’Associazione “Tradizione, Famiglia e
Proprietà” si è opposto ai principi e alle
idee innovative che rivestite di teologia e di
liberazione, hanno fatto presa nel mondo
cattolico e non solo latino-americano.
È un libro di scottante attualità, scritto da
un autore che ha vissuto in prima persona
molti degli eventi esaminati.
Il Papa emerito Benedetto XVI, ha più volte ricordato che occorre opporsi alla Tdl
proprio “per amore dei poveri e a vantaggio del servizio che va reso loro”. Papa
Bergoglio che ha scelto il nome del Pove-
rello di Assisi ed ha fatto dei poveri la sua
bandiera ed il terreno privilegiato del suo
ministero per una “Chiesa povera per i
poveri” è stato “tirato per la giacca” dai
“teologi” della Tdl, come loro sostenitore.
Secondo Loredo i “teologi” Tdl, non
amano i poveri ma la povertà (altrui) e
amano in particolare quei poveri pieni
d’invidia e di rabbia che si prestano a farsi strumenti rivoluzionari per consegnare
debitamente il potere ai potenti. La Tdl è
un “salvagente di piombo per i poveri”
secondo l’appropriata definizione del teologo gesuita Horacio
Bojorge.
Nel volume si sviluppa
la genesi della Teologia
della Liberazione, scaturita dalla confluenza
del
“cattolicesimo
sociale” - presentato
anche con il nome di
“cristianesimo democratico” e di “socialismo cristiano”, - con il
“cattolicesimo liberale” che ha alimentato il
“modernismo” prima e
la “Nouvelle Théologie” dopo, condannata e corretta da Papa Pio XII con le encicliche: “Mystici corporis” nel 1043,
Mediator Deinel 1947 e Humani generis
nel 1950.
Il peruviano Gustavo Gutiérrez Merino,
considerato il “padre Fondatore “della teologia della liberazione infarcisce la “sua”
corrente di modernismo, neo-modernismo, condita dall’ideologia marxista il che
produce un pedigree eretico, come si legge nel volume di Julio Loredo.
Nel cuore del volume vengono esaminate le fondamenta, il nucleo dottrinale e
l’ecclesiologia della Teologia della Liberazione e quasi in una lettura sinottica si
vedono a confronto le caratteristiche della Chiesa fondata da Cristo, cattolica,
corpo mistico, gerarchica, e l’immagine di
Chiesa proposta dalla Tdl:
espressione del Regno,
democratica, ugualitaria,
“popolare” secondo il
modello marxista e il
“sacerdozio dei laici”.
Conoscere dall’interno le
idee che muovono gesti,
movimenti, flussi e trasformazioni sociali ed etiche è
un dovere che sollecita un
attento studio così da non
restare inerti e impassibili
dinanzi a tante trasformazioni.
È bene aiutare i poveri, secondo il modello della carità cristiana, ma non con il salvagente di piombo che li affonda sempre
più. Su ali d’aquila si sale in alto.
Giuseppe Adernò
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Prospettive - 13 dicembre 2015
PRIMOPIANO
Considerazioni sul Convegno di Firenze
Il cammino continua nelle
comunità ecclesiali
’intervento del card.
Bagnasco, a chiusura del
V Convegno Ecclesiale Nazionale
svoltosi a Firenze lo scorso mese di
novembre, ha aperto il mio cuore alla
speranza per il futuro della Chiesa italiana quando così si è espresso: <Il
Convegno non è chiuso perché presenta un nuovo punto di partenza per il
cammino delle nostre comunità. In
questo senso...la Chiesa italiana...ha
scelto di assumere il percorso del Convegno e di mettersi in gioco>.
Da sottolineare particolarmente inoltre
il poderoso discorso conclusivo del
Santo Padre, il quale punta tutto sulla
centralità di Cristo, modello di nuovo
umanesimo e prototipo di vero umanesimo cristiano: <Lasciamoci guardare
da Lui. Gesù è il nostro umanesimo>.
Sulla scia dei cinque ambiti su cui
anni fa ha fatto leva il Convegno di
Verona, diventano oggi santamente
preziosi i cinque verbi della “Traccia”
(Uscire-Annunciare-Educare-Abitare-Trasfigurare), che si è invitati a
considerare.
USCIRE - La chiave di lettura suggerita come “slogan” dal Papa suona
L
“tout court” “Chiesa in uscita” (cfr.
“Evangelii gaudium” nn. 20-24): è
quella delle piccole comunità o comunità ecclesiali di base sempre più
numerose che, sull’esempio delle
“chiese domestiche” delle origini,
entrano fisicamente nella storia degli
uomini che abitano in un determinato
territorio per condividere tutto con il
popolo, con particolare attenzione alle
periferie geografiche ed “esistenziali”.
ANNUNCIARE - Oggi le piccole
comunità amano non solo annunciare il
Vangelo ma anche revisionare le esistenze dei loro membri sulla parola di
Dio, nell’ambito del territorio di cui
assumono la responsabilità pastorale.
La loro presenza sprona responsabilmente a inculturare il Vangelo nella
vita - cultura nel senso non solo dottrinale ma anche e soprattutto di comportamento legato a una rosa di valori,
evangelici e umani insieme -.
EDUCARE - La presenza delle comunità è anche scuola educativa e a questo
scopo io consiglio di studiare in comunità il X capitolo del Vangelo di Giovanni, come decalogo pedagogicoeducativo sull’esempio di Gesù Buon
Pastore: una sorta di “diario di bordo”
rivolto a tutti i membri del popolo di
Dio che abitano nel territorio, di cui le
comunità sono sentinelle.
ABITARE – Il Verbo di Dio ha dato
l’esempio (cfr. Gv 1,14): non si può stare alla finestra a guardare da lontano,
atteggiamento che spesso può tramutarsi in disinteresse e quindi in peccato
(cfr. C.E.I. - “La Chiesa italiana e le
prospettive del Paese”, altro documento da studiare). Nel nome di questo
nuovo umanesimo Paolo VI diceva:
ogni uomo è tuo fratello, lui forse non
lo sa; da cristiano, dimostraglielo.
TRASFIGURARE - Con il dialogo
Gesù trasfigurava le persone che
incontrava (Maria di Magdala, Nicodemo, la donna adultera, la donna di
Samaria, i discepoli di Emmaus) avvalendosi della “maieutica” (la confutazione e la dialettica condite di fraternità, autorevolezza, bontà), un metodo
molto simile a quello adottato da
Socrate.
Nell’incontro con la Samaritana ne
abbiamo un modello tangibile: la donna ha dentro se stessa in embrione la
verità, che emerge solo con l’aiuto del
Maestro (un bisogno stimolato, come
nell’uso della “maieutica”).
Vale la pena “setacciare” passo passo
questo episodio del Vangelo: Gesù si
mette in viaggio (come ogni vero
discepolo, alla ricerca dei “perduti”); si
ferma (c’è sempre un “pozzo” dove
Dio aspetta); fa il primo passo (per
amore mendica un semplice bicchiere
d’acqua); indica Dio come bussola;
educa alla missione (chiama a sé per
mandare agli altri).
L’episodio della Donna Samaritana,
la parabola del Buon Samaritano e
l’episodio della Donna adultera
offrono preziosi orientamenti per com-
Papa Francesco: “Le scuole cattoliche facciano la differenza”
Per una cultura integrale e non ideologica
a scuola cattolica sia
“aperta a tutti” ed educhi i
ragazzi ai più autentici valori umani e cristiani, senza ideologia né retorica. È questo l’invito che Papa Francesco ha rivolto ai 429 rappresentanti dell’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche
(Agesc), durante l’udienza in occasione
del quarantesimo anniversario di fondazione dell’associazione dei genitori delle scuole cattoliche, nata, appunto nel
1975 con l’obiettivo di “salvaguardare
l’esercizio del diritto della libertà educativa dei genitori”.
Le scuole paritarie, ha sottolineato Papa Francesco, non
“svendano” mai la propria
identità, anche se la crisi
crea dei seri problemi.
“Essere educatori cattolici fa
la differenza”. Non è la bandiera di un orgoglio sventolato tanto per fare audience.
Anzi è proprio contro una
formazione pilotata ideologicamente che Papa Francesco pone la responsabilità
della scuola che si fregia del
titolo di “cattolica”.
All’Associazione dei genitori che per i propri figli hanno scelto
questo percorso formativo – esercitando
con ciò, sottolinea, il dovere e il diritto
“primario e irrinunciabile” di educarli
secondo coscienza – il Papa ha ribadito
prima di tutto la necessità di promuovere una “educazione inclusiva”, che “faccia posto a tutti e non selezioni in maniera elitaria i destinatari di un “servizio
pubblico”.
La scuola cattolica è una presenza nel
territorio, un faro, una luce, che quando
si spegne lascia tutto nel buio.
Occorre “gettare ponti tra scuola e territorio, tra scuola e famiglia, tra scuola e
istituzioni civili”, ha detto Papa France-
L
sco sollecitando anche l’attenzione del
Governo ad accompagnare e sostenere
una scelta libera e democratica, rispettosa delle norme a garanzia di un servizio
di qualità.
L’originalità della scuola cattolica è
appunto il “progetto educativo” che
diventa anche “patto” con la famiglia e le
istituzioni. Non è, infatti, un semplice
“piano dell’offerta formativa” ora triennale, con l’elencazione delle attività
scolastiche e parascolastiche, ma l’esplicitazione della progettualità che fon-
È una sfida tutt’altro che facile”.
La sfida si può vincere con la consapevolezza. Si vince se la “comunità educante” - docenti, operatori, studenti,
genitori - vive da protagonista “del processo educativo” e come lievito fermenti la società di buone pratiche e di alti
valori.
L’invito del Papa è semplice, ma audace:
“Sappiate fare la differenza con la qualità formativa. Sappiate trovare modi e
vie per non passare inosservati dietro le
quinte della società e della cultura. Non
Foto L’Osservatore
Romano
(www.photo.va) / SIR
da la comunità educativa.
Nelle parole del Papa vibra ancora forte
l’eco delle sue affermazioni al recente
Congresso mondiale promosso dal dicastero dell’Educazione Cattolica: “Prego
il Signore che la scuola cattolica non dia
mai per scontato il significato di quest’aggettivo! Infatti, essere educatori
cattolici fa la differenza (...) Ad esempio:
sappiamo che la scuola cattolica deve
trasmettere una cultura integrale, non
ideologica. Ma che cosa significa questo
concretamente? O ancora, siamo convinti che la scuola cattolica è chiamata a
favorire l’armonia delle diversità.
Come si può attuare questo in concreto?
destando clamori, non
con progetti farciti di
retorica.
Sappiate
distinguervi per la
vostra costante attenzione alla persona, in
modo speciale agli ultimi, a chi è scartato,
rifiutato, dimenticato.
Sappiate farvi notare
non per la ‘facciata’,
ma per una coerenza educativa radicata nella visione cristiana dell’uomo e
della società”. Sui genitori, responsabili delle scelte educative per i propri figli,
depositari del dovere e del diritto primario e irrinunciabile di educare i figli, ricade l’onere economico delle spese da
sostenere, pagando anche due volte la
scuola per i propri figli.
I genitori sono sollecitati ad aiutare in
maniera positiva e costante il compito
della scuola, esercitando il diritto di
richiedere un’educazione conveniente,
integrale e aperta ai più autentici valori
umani e cristiani. Il Pontefice, rivolgendosi ai genitori presenti ha detto: “Com-
pete anche a voi, far sì che la scuola sia
all’altezza del compito educativo che le
è affidato, in particolare quando l’educazione che propone si esprime come
cattolica”. Occorre “Costruire unione
dove avanza la divisione, generare
armonia quando sembra avere la
meglio la logica dell’esclusione e dell’emarginazione”.
La crisi economica, conclude il Papa,
pesa sulle scuole paritarie, “molte delle
quali sono costrette a chiudere e la tentazione dei ‘numeri’ si affaccia con più
insistenza, e con essa quella dello scoraggiamento, ma nonostante tutto vi
ripeto: la differenza si fa con la qualità
della vostra presenza, e non con la
quantità di risorse che si è in grado di
mettere in campo (...) Non svendete mai
i valori umani e cristiani di cui siete testimoni nella famiglia, nella scuola, nella
società. Date generosamente il vostro
contributo perché la scuola cattolica non
diventi mai un ‘ripiego’o un’alternativa
insignificante tra le varie istituzioni formative”.
L’appello del Papa è significativo e sollecita una nuova formula di organizzazione della scuola, adottando il modello
cooperativo, rendendo i genitori corresponsabili e cooperanti nella gestione
finanziaria della scuola.
Da veri “azionisti” nell’impresa cooperativa della scuola, i genitori contano e
investono per i propri figli capitali e risorse, si dividono gli utili di un bene sociale che cresce e si moltiplica nel bene che
produce la “buona educazione” e la ricca formazione culturale, umana e sociale. La scuola diventa così una vera
“comunità educante” dove i ragazzi crescono, aprono gli occhi al vero e scoprono la dimensione dei valori e dell’Assoluto.
G.A.
Foto L’Osservatore Romano
(www.photo.va) / SIR
prendere da vicino i metodi pedagogici ed educativi di Cristo, per fare della carità l’itinerario da imitare, per
dare vita a una nuova morale sociale
da adottare come esempio, nel portare
avanti un nuovo umanesimo in Cristo.
Gesù ci insegna a riconoscere in Lui il
nostro Maestro, modello e prototipo da
imitare nel suo essere e agire, meditando sulle modalità del suo comportamento: come ha parlato, avvicinato i
peccatori e gli ultimi, pregato, insegnato, dialogato con tutti gli uomini di
buona volontà, credenti e non credenti.
Il nuovo umanesimo (cfr. G.S. n. 22) era
nato nei primi secoli della Chiesa
come frutto della collaborazione tra le
due grandi visioni umanistiche della
storia, quella greco-romana e quella
cristiana basata su una nuova antropologia. C’è da credere che il Verbo abbia
assunto non solo la Carne ma anche tutto il bene che c’è nel credere e nell’agire dell’uomo: dalla saggezza socratica alla filosofia romana, dai tesori del
mondo medioevale alle ricerche scientifiche e letterarie (dai libri “incunaboli” a quelli della ricca biblioteca alessandrina), dal volontariato alle opere
missionarie...
Senza perdere di vista ciò che è originale nel pensiero e nella prassi umanistica di Cristo, il Convegno di Firenze è
un’occasione di grazia anche per individuare, nei nostri ambiti ecclesiali e
parrocchiali, il meglio delle varie forme
di umanesimo contemporaneo, come il
personalismo di E. Mounier, l’umanesimo integrale di J. Maritain, l’umanesimo marxiano.
Tutto ciò che è cristiano è anche umano
e tutto ciò che è umano è anche cristiano. L’Umanesimo cristiano sta in questo incrocio ambivalente e in una stretta collaborazione (patrocinata dai primi
cristiani e, nel mondo pagano, anche dai
greci) tra fede e ragione, <le due ali con
le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità> (cfr.
“Fides et ratio”, Enciclica pubblicata
nel 1998 da Giovanni Paolo II in collaborazione con l’allora card. Ratzinger), e il compiacimento, le dovizie di
particolari con cui Benedetto XVI, a
conclusione del Convegno di Verona, si
è soffermato sull’argomento, comprovano il significato di questo articolo.
Queste le considerazioni da coltivare
nel nostro popolo attraverso costruttivi
confronti e dialoghi, anche fra credenti e non credenti, sulla scia delle parole di Gesù: <CHI NON Ė CONTRO
DI NOI Ė PER NOI> (Mc 9,40).
Sac. Antonio Fallico
Parroco emerito e docente
di “Pedagogia pastorale”
nello Studio Teologico
S. Paolo di Catania
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Prospettive - 13 dicembre 2015
Centro Promozione della Famiglia e Consultorio Familiare. Il Cammino di Paternò
Famiglia e Teoria Gender
uci accese all’ex Tribunale di Paternò, giovedì
26 Novembre, per la conferenza
“Famiglia e Teoria Gender” organizzata dall’Associazione Centro Promozione della Famiglia attraverso il
Consultorio Familiare di ispirazione
cristiana “IL CAMMINO”. “Davanti alle sfide della società, noi cristiani dobbiamo fermarci a riflettere e
dire: Perché succede tutto questo?”.
Così esordisce il relatore, il prof.
Giovanni Salonia, OFM cap., teologo e psicoterapeuta, docente presso
numerose università italiane e didatta conosciuto a livello internazionale; da qualche mese è direttore del
consultorio familiare di ispirazione
cristiana “OASI CANA” di Palermo.
A differenza del passato in cui uomini e donne si ponevano il compito di
adeguarsi alla natura perché essa
costituiva un elemento scontato e
inequivocabile, oggi la si mette in
discussione e, in alcuni casi, la si
modifica. Nessuno cento anni fa
avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati a discutere di ingegneria
genetica, di gender. La post- modernità ci pone domande su temi nuovi
che ci colgono impreparati. Il primo
atteggiamento da assumere davanti a
tutto ciò è quello di un ascolto umile, consapevoli che dietro questa teoria ci sono tante persone che soffrono e che vivono drammi interiori.
Scandalizzarsi non serve a niente
perché il Signore ci chiede di guardare queste persone con attenzione.
“Con attenzione” più che “con misericordia” poiché quest’ultima invia
sempre all’altro il messaggio implicito che ha una colpa. Secondo la
teoria gender il sesso biologico non
corrisponde con la sessualità a livello psicologico, relazionale e sociale.
Se hai un corpo da maschio, non
significa che automaticamente la tua
identità di genere sia maschile, cioè
il tuo modo di percepirti, il tuo orientamento sessuale siano da uomo. Se
analizziamo i fatti, si può riscontrare
come alcune persone, come i trans,
si percepiscono dentro di sé in
maniera diversa rispetto al proprio
corpo, per cui, ci si può sentire donne “imprigionate” in un corpo di
uomo o viceversa. In Italia il percorso di cambiamento di genere dura
circa due anni ed è molto serio:
occorrono due sentenze di due giudici, cicli di psicoterapia, percorsi psichiatrici. Nonostante le varie difficoltà, queste persone decidono di
inoltrarsi nel cambiamento fisico per
cercare di lenire il dolore provocato
dallo scollamento drammatico tra il
corpo e il gender. Molti di essi si suicidano. Per quanto riguarda gli omosessuali, ci si trova davanti a persone
che in sintonia con il proprio corpo,
si percepiscono come uomo o come
donna e il loro orientamento sessuale è rivolto a persone dello stesso
sesso. Nessuna persona può scegliere il proprio orientamento di genere,
nessuno può scegliere se essere
attratto da un genere maschile o fem-
L
minile. Ognuno di noi “sente” il proprio orientamento sessuale, “sente”
l’attrazione per un corpo. Se uno non
sceglie il proprio orientamento sessuale perché si deve “sentire fatto
ria gender? Essa è nata dal desiderio
del potere e da chi deve esercitarlo
sugli altri. Essa è nata quando la
donna veniva sfruttata, rimessa ad un
ruolo passivo. Quando le donne,
male”? A un suo allievo che gli ha
posto la domanda “se uno ha un disagio gender perché non lo accetta e
lo sopporta?”. Il prof Salonia ha
risposto che i discorsi di sopportazione non si possono imporre agli
altri, ma solo a se stessi. Se cerchiamo di evitare di porre la teoria gender sul piano di chi ha torto e di chi
ha ragione, possiamo riflettere e cercare di capire. Da dove è nata la teo-
emarginate, hanno iniziato a reclamare i propri diritti e a pretendere
l’uguaglianza del loro genere rispetto a quello maschile per giungere
alla emancipazione a livello economico e sociale, è iniziata la questione gender. Tutto ciò, per secoli, è
sfuggito a noi cristiani che ancora
oggi abbiamo strutture molto
maschiliste. Oggi l’ideologia gender
sostiene che per creare una società
giusta bisogna abolire la fonte delle
disuguaglianze, cioè si vuole abbattere il corpo maschile e femminile
eliminando il dato biologico che è
irrilevante. Ciò che vale è l’identità
di genere che si costruisce attraverso
l’aspetto culturale. Non c’è un
maschile o un femminile, c’è una
modalità di costruire la propria identità disancorandosi dal dato biologico. Sostenere questa scissione tra
sesso biologico e identità di genere è
molto pericoloso perché rischia di
portarci a una società senza corpo
relegando tutta la nostra identità a
una questione culturale. Come si può
fare a meno del corpo? Oggi le neuroscienze ci dicono che i pensieri, le
emozioni nascono dal corpo, che il
modo di relazionarsi maschile e femminile sorge e vive all’interno del
corpo.
Damasio sostiene che il corpo ha una
memoria, ha una sua storia e in base
a questo mi dà un modo di pensare;
avere un modello di corpo o averne
un altro non è irrilevante poiché ciascuno mi dà un modello di pensiero.
Questo tempo di avvento appare,
oggi più che mai, il momento propizio per affermare con Tertulliano che
“il Cristianesimo ha come punto di
partenza il principio che la salvezza
viene dal corpo”. In una prospettiva
futura dialogante occorre rileggere
tutta la frattura tra biologia e identità
di genere (sex-gender) in un altro
modo. Occorre, in primo luogo,
rispettare ogni uomo e ogni donna
che soffre, ogni persona lacerata da
questo problema; in secondo luogo,
bisogna evitare di etichettare come
“patologia” ciò che è diverso da noi
; ogni persona ha il diritto di non
essere giudicata patologica o malata
solo perché non corrisponde ai nostri
schemi. Il percorso educativo che
noi cristiani siamo chiamati a intraprendere è quello di educare i nostri
bambini al rispetto di ogni persona ,
ad evitare le divisioni tra “sani” e
“malati”, tra uomini di serie A (eterosessuali) e uomini di serie B (tutto
il resto), ad accettare che il mondo di
oggi presenta delle situazioni nuove,
che richiedono una grande comprensione. Camminiamo tutti nel buio,
orientandoci nella vita attraverso la
Parola di Dio, ma questa non è mai
una luce indiscutibile. Essa più che
una luce è un faro che si accende e si
spegne; noi abbiamo molti fari, ma
la luce che ci permette di sapere la
strada da percorrere per ogni avvenimento della storia noi non ce l’abbiamo.
Barbara Crupi
Il Rettor Maggiore dei Salesiani a Catania: La Salette e Cibali
L’opera salesiana annuncia senza sosta la speranza
ono state molto intense
anche se poche, a causa
della chiusura per cenere vulcanica
dell’aeroporto, le ore trascorse a
Catania dal Rettore maggiore dei
salesiani, don Angel Fernandez Artime, che con la sua presenza ha onorato due storiche case salesiane della
città: S. Maria de la Salette e S. Francesco di Sales.
Il primo incontro, festosissimo, è
avvenuto nella tarda mattinata con i
ragazzi del quartiere S. Cristoforo
nel cortile dell’oratorio parrocchiale
e nell’annesso teatro S. Giovanni
Bosco di via Madonna de la Salette,
dopo una lunga attesa del popolo
oratoriano-salesiano raccolto attorno
al palco nella piazza antistante la
chiesa, che porta il nome del compianto don Innocenzo Bonomo: un
esemplare sacerdote salesiano che
per oltre mezzo secolo è stato fedele
ministro della misericordia di Dio,
padre, maestro e amico dei lavoratori e dei giovani poveri e bisognosi.
I ragazzi dell’oratorio hanno partecipato allegramente a un festoso
momento di spettacolo di animazione di strada con musiche e danze.
Successivamente alla presenza dell’Ispettore regionale dei salesiani
don Pippo Ruta, del direttore e il
responsabile dell’oratorio don Marcello Mazzeo, del parroco don Vincenzo Andronaco, del decano della
Casa salesiana don Rodolfo Di Mau-
S
ro e dei confratelli della comunità
dei consacrati, dell’Ispettrice regionale delle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Maria Pisciotta, della nipote
prof. Domenica Bonomo è stata svelata e benedetta la lapide
commemorativa
dedicata all’indimenticabile don Innocenzo,
al quale è stata intitolata la piazza realizzata e
così denominata su iniziativa rispettivamente
dell’allora assessore
comunale dott. Orazio
D’Antoni e dell’Ispettore capo della Polizia
Municipale
Mimmo
Costanzo. Ha fatto pervenire un messaggio
augurale anche il sindaco Giuseppe Ferrarello
di Ganci, la cittadina
natale di don Bonomo, è arrivato,
accolto molto calorosamente.
Poco dopo le ore 13, accolto da un
uragano di applausi e dal suono a
festa delle campane, è arrivato don
Angel che nell’affollato Teatro dell’Oratorio ha rivolto ai ragazzi, al
quartiere, ai giovani delegati del
Movimento Giovanile Salesiano della Sicilia e agli ex allievi un messaggio di speranza e di incoraggiamento, sintetizzabile dal motto lanciato
da Papa Francesco “Non lasciatevi
rubare la speranza”, rispondendo
sorridente, con semplicità disarmante e con gioia tipicamente salesiana
all’entusiasmo travolgente di tutti i
presenti, onorati e contenti di poter
salutare e baciare il 10° successore
mente da due noti ex allievi, gli
avvocati Vincenzo Martines e Ruggero Sardo che hanno chiamato a
testimoniare il carisma educativo dei
salesiani lo stesso superiore generale
Il rettor maggiore
nel cortile dell’oratorio
de la Salette
di San Giovanni Bosco.
Nel primo pomeriggio, nel teatro
“Don Bosco” dell’Istituto San Francesco di Sales di Cibali, don Angel
ha avuto la gioia d’incontrare la
Famiglia Salesiana catanese e ha
aperto i solenni festeggiamenti per il
125° anniversario della prestigiosa
Opera educativa salesiana di via
Cifali, la cui esaltante e ricca storia è
stata presentata con un significativo
ed appropriato filmato composto
dall’ex allievo ing. prof. Giovanni
Costanza e commentato simpatica-
mondiale dei 16mila salesiani
sparsi nei 5 continenti, l’Ispettore don Pippo Ruta, già animatore dei “ragazzi Don
Bosco”, il direttore don Giuseppe Troina, il preside don
Paolo Fichera, i professori
Marco Pappalardo e Mimi
Monaco, il cooperatore salesiano e direttore dell’oratorio
a conduzione laicale dott.
Lorenzo Barletta. Dopo l’incontro
nella sala degli ex allievi con i rappresentanti del Movimento Salesiano delle Famiglie siciliane legate al
carisma educativo ed ecclesiale di
Don Bosco, il rettor maggiore è partito alla volta di Messina per visitare
la Casa Salesiana “San Matteo Apostolo” del “difficile” quartiere Giostra, l’ex baraccopoli sorta in seguito
allo sconvolgente terremaremoto del
28 dicembre 1908.
Antonino Blandini
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Prospettive - 13 dicembre 2015
DIOCESI
Processione Immacolata. Le monache benedettine cantano “Tota Pulcra”
cezza di Madre, il cammino giubilare di ogni comunità, di ogni famiglia e di tutte le donne e gli uomini
di buona volontà affinché, in questo
anno, tutti, contemplando il volto di
Cristo, impariamo ogni giorno ad
essere misericordiosi come il Padre
nostro celeste (Lc 6,36).
Tanti episodi, registrati nelle cronache dei nostri giorni, purtroppo, ci
mostrano il dilagare di una cultura
che sembra contraddire la virtù della misericordia e che, indurendo il
segnate dalla povertà e dalla disoccupazione. In questi scenari, dove
vivono moltissimi considerati spesso “non cittadini”, o “cittadini a
metà”, o peggio “avanzi urbani”
(cf. Evangelii Gaudium n. 74), la
mafia trova l’humus adatto per la
sua proliferazione, soffocando
qualsiasi tentativo di autentico sviluppo del territorio.
Maria, al tuo sguardo di Madre
misericordiosa, certo non sfugge
come tante volte i tuoi figli, per
Affidiamoci
alla “Madre di misericordia”
oco dopo il vespro della solennità dell’Immacolata Concezione della Beata
Vergine Maria, le monache benedettine, dietro la cancellata della
chiesa S. Benedetto, hanno cantato
le lodi alla Madonna Immacolata
compatrona di Catania venerata nel
vicino santuario conventuale diocesano S. Francesco all’Immacolata.
Le claustrali, dopo aver intonato in
gregoriano la preghiera mariana
biblica “Tota Pulchra”, hanno offerto un fascio di fiori bianchi al simulacro settecentesco dell’Immacolata
portato in processione sul pregevole
fercolo per l’antico giro monastico
senatorio, al quale hanno preso parte l’Arcivescovo Mons. Salvatore
Gristina assieme a canonici, seminaristi, guardie d’onore ai santuari
mariani, terziari secolari, gli associati mariani ed agatini, autorità
civili e militari, tanti fedeli.
La recita del santo Rosario ha scandito la massima processione mariana cittadina, il cui percorso a causa
di lavori in via Crociferi è stato
molto modificato. Il sacro corteo
liturgico, infatti, è ridisceso per via
Vittorio Emanuele sostando davanti
al portone di Palazzo degli Elefanti
per l’omaggio floreale della Civica
Amministrazione.
La processione è proseguita girando
attorno alla “cittadella episcopale”
per piazza S. Placido, vie Porticello
e Beato Dusmet per raggiungere
attraverso Porta Uzeda il Duomo
gremito di devoti dove l’Arcivescovo, visibilmente commosso, ha letto
l’atto di Affidamento all’Immacolata (qui di seguito riportato) in sintonia con le finalità giubilari dell’Anno Santo straordinario della Misericordia di cui i fedeli potranno lucrare le abbondanti ricchezze spirituali.
Struggenti canti mariani, intonati
dalla Cappella Musicale del Duomo
diretta dal m° Nunzio Schilirò con
all’organo il can. Giuseppe Maieli,
sono risuonati in basilica prima che
la processione dell’Immacolata
lasciasse la Cattedrale per rientrare
nel santuario francescano titolare.
P
Madre Santissima,
Il popolo cristiano ti invoca “madre
di misericordia”, ma tu stessa sei
stata la prima creatura umana che
ha sperimentato la misericordia del
Padre, il quale ti ha “pensato e
voluto santa e immacolata nell’amore”, per essere la Madre del
nostro Redentore, la “misericordia
fatta carne” (M.V. n. 24).
In questo giorno in cui inizia il Giubileo della Misericordia, ti vogliamo affidare, o Vergine Immacolata,
la nostra amata Città di Catania, la
patria cara ad Agata. A Te, che hai
cantato la misericordia del Signore
di generazione in generazione (cfr.
Lc 1,50), chiediamo di accompagnare, con la tua tenerezza e dol-
cuore dell’uomo, lo allontanano dal
Dio misericordioso e pietoso (cfr.
Es 34,6).
Molto spesso, anche nella nostra
cara Città, la chiusura alla misericordia produce violenze, vendette,
rancori, corruzione, usura, illegalità. Un contesto, sordo alla misericordia e all’amore, tende a dividere
e a ghettizzare alcuni ceti sociali in
periferie anonime e degradate,
paura o per una sorta di egoismo
individualistico, agiscono con intolleranza, specie nei confronti dei
nostri fratelli immigrati, che arrivano sulle nostre coste, scappando
dalle loro terre martoriate dalle
guerre fratricide, dalle persecuzioni, dalla fame e dalle malattie.
O Vergine Maria, fa che possiamo
riconoscere in ogni fratello e sorella bisognosi il volto stesso di Cri-
sto, povero (anche dei più elementari legami affettivi, familiari e
sociali), affamato (anche di pace e
di riconoscimento dei diritti umani
fondamentali), espulso, rifugiato. Il
fiorente e articolato volontariato
nella nostra Chiesa e nella nostra
Città, anche con le sue molteplici
organizzazioni laiche, risponde a
queste sfide del mondo globalizzato, mostrando un frammento credibile della misericordia infinita di
Dio- Amore.
Per tutto questo lodiamo il Padre,
fonte e datore di ogni bene e, allo
stesso tempo, lo preghiamo affinché
il Giubileo della Misericordia sia
per tutti l’occasione per riscoprire le
opere di misericordia corporale e
spirituale, che Cristo ha chiesto ai
suoi discepoli di praticare.
O Maria, serva della divina misericordia, ti chiediamo che, come
auspica Papa Francesco, “nelle
nostre parrocchie, nelle comunità,
nelle associazioni e nei movimenti,
dovunque vi sono dei cristiani,
chiunque possa trovare un’oasi di
misericordia” (M.V. n. 12), nell’arido deserto dell’indifferenza globalizzata. Oasi di misericordia dove
una saggia pedagogia cristiana educhi adulti e giovani all’accoglienza e
alla solidarietà, perché il mondo sia
trasfigurato da un nuovo umanesimo
fondato in Gesù Cristo. Amen.
®
Catania. Rettor Maggiore visita “Don Bosco Island” oratorio dei popoli
Una risposta concreta ad un bisogno
DEI NOSTRI FRATELLI MIGRANTI
ltima tappa della breve,
ma intensa, visita a
Catania e Messina del Rettor maggiore dei Salesiani, don Angel Fernandez Artime, è stata la Plaia dove
nell’ex Lido della Colonia-Ostello
dei Salesiani ha sede “Don Bosco
Island”, l’isola-oratorio dei popoli,
centro di ospitalità, cultura e spiritualità per attività ricreative, sportive, formative, di studio e di accoglienza multietnica e di integrazione.
Accompagnato dall’Ispettore regionale dei Salesiani, don Pippo Ruta ed
altri confratelli della comunità ispettoriale e di S. Maria de La Salette, tra
i quali don Marcello Mazzeo, don
Vincenzo Andronaco, don Luigi
Calapaj, don Domenico Luvarà, il
10° successore di S. Giovanni Bosco
ha incontrato e salutato con commozione il folto gruppo di 54 ragazzi
extracomunitari africani, migranti
minori che sono riusciti fortunatamente negli ultimi tempi a sbarcare
nelle nostre coste dopo traversate
allucinanti e subito accolti nella
struttura dell’ex soggiorno marino di
viale Kennedy, l’unica affidata all’ispettoria salesiana “San Paolo” di
Sicilia.
Per questi ragazzi ospiti, privi dell’affetto dei genitori, che lo hanno
festosamente accolto con suoni, canti e danze della loro terra, don Angel
ha avuto parole di conforto, di stima
e di incoraggiamento. Ha espresso,
inoltre, vivo apprezzamento per
quanti li accudiscono con grande
abnegazione tra le tante immaginabili difficoltà e compiacimento per
l’ottima sistemazione e funzionalità
della confortevole struttura messa a
loro completa disposizione.
U
“Si tratta di una realtà bellissima della Famiglia Salesiana di Sicilia!”, ha
esclamato don Fernandez. Con essa,
infatti, si vuole realizzare un sogno:
creare una comunità integrata con
momenti di lavoro, di studio e di svago, avendo a disposizione ben 4 ettari di spazi dove ognuno degli operatori volontari a servizio dei minori
migranti può coltivare ed esprimere
il proprio carisma e procedere comunitariamente insieme per progettare
occasioni di condivisione e collaborazione.
A coordinare l’operato del
gruppo di volontari, ben capaci, formati e motivati, sono
preposti i responsabili del
Centro di accoglienza, i coniugi Agostino Sella e Cinzia Vella, ai quali è affidata anche la
gestione dei centri salesiani di
accoglienza per migranti adulti, aventi sede a Piazza Armerina e ad Aidone, in provincia di
Enna, collaborati dal cooperatore laico salesiano sig. Liborio.
Questi laici, formatisi alla
scuola di benemeriti educatori
salesiani, sentono moltissimo
la chiamata evangelica di aiutare gli “ultimi di questa società, i nostri fratelli migranti”
perché, ci hanno confidato, “ci
siamo resi conto che è fondamentale
oggi dare, come Famiglia Salesiana
impegnata nel sociale, una risposta
concreta a un bisogno concreto così
come oggi farebbe senz’altro Don
Bosco”.
“Si tratta -hanno aggiunto- di ragazzi minorenni provenienti da diversi
Stati dell’Africa più povera e da tan-
te etnie: Nigeria, Costa D’Avorio,
Senegal, Gambia, Somalia,ecc.. Il
nostro è un primissimo centro di
immediata e pronta accoglienza; non
appena ci avvisano degli sbarchi di
minori non accompagnati ci prepariamo immediatamente all’incontro
e ci mettiamo subito a disposizione
dei minori per sistemarli nel migliore dei modi nei nostri locali, assicurando vitto ed alloggio, assistenza
sanitaria, legale, psicologica, con
possibilità d’imparare la lingua ita-
duto i contatti con la terra natia.
Sono molte le difficoltà che si presentano, ma educati alla fede cristiana di Don Bosco, continuiamo ad
accogliere i ragazzi, che vengono a
noi affidati dalle autorità istituzionali, confidando nella Provvidenza”.
Il Rettor maggiore ha voluto incontrare, inoltre, separatamente anche
tutti i componenti della “Comunità
Proposta” (avente sede col Prenoviziato nella Casa S. Giovanni Bosco
di Catania-Salette) finalizzata all’o-
liana per agevolare al massimo la
prospettiva del loro inserimento
lavorativo. Tutto dipende dal tempo
che trascorreranno nella nostra struttura. Quello che più interessa agli
operatori volontari è la formazione
umana e sociale di questi ragazzi
lontani dalla famiglia o senza più
familiari e senza patria, avendo per-
rientamento vocazionale dei giovani
attratti dall’ideale salesiano e dal
carisma di Don Bosco, già impegnati nelle attività oratoriane, a servizio
della gioventù disagiata, e futuro e
speranza della Congregazione Salesiana.
A.B.
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Prospettive - 13 dicembre 2015
DIOCESI
All’Associazione culturale Solarium incontro su: “laudato sì: la custodia del creato”
’Associazione culturale Solarium di San
Giovanni Galermo – Catania ha
organizzato un interessante incontro
sull’Enciclica papale “Laudato sì :
la custodia del creato”. “È la seconda enciclica di Papa Francesco, – ha
sottolineato la prof.ssa Agata Marletta, presidente dell’associazione,
in apertura dell’incontro – l’enciclica green come è stata definita da
L
prende il nome dall’invocazione di
san Francesco, “Laudato si’, mi’
Signore”, che nel Cantico delle
creature ricordava che la terra, la
nostra casa comune, è come una
sorella con la quale condividiamo
l’esistenza, e come una madre bella
che ci accoglie tra le sue braccia.
Ma ora questa terra protesta per il
male che le provochiamo e i suoi
lamenti si uniscono a quelli di tutti
bisogna “puntare su un
altro stile di vita” e che
“ogni cambiamento ha
bisogno di motivazioni e
di un cammino educativo”,
in cui coinvolgere tutti gli
ambiti educativi quali la
scuola, la famiglia, i mezzi
di comunicazione, la catechesi. Il Papa conclude
l’enciclica con due preghiere, una offerta alla
condivisione con tutti
coloro che credono in “un
Dio creatore e padre” e
sando da quello che sta
accadendo nel nostro
mondo e quindi affrontando i vari aspetti dell’attuale crisi ecologica,
al confronto con la Bibbia e la tradizione ebraico-cristiana, individuando la radice umana della
crisi ecologica. Il cuore
della proposta dell’Enci-
Rispettare la terra
come sorella, meglio come madre
molti, nella quale il Papa affronta
con molto coraggio e lungimiranza
un tema sociale ed ecologico oltre
che di fede: la tutela del creato e
dell’ambiente”. Il relatore, il diacono Gino Licitra, nel suo intervento,
ha fatto notare come l’enciclica
gli abbandonati del mondo, che il
Papa ci invita ad ascoltare, sollecitandoci ad una conversione ecologica, a cambiare rotta, a responsabilizzarci per un serio impegno per la
“cura della casa comune”. L’Enciclica si articola in sei capitoli, pas-
clica è un’ecologia che integri il
posto specifico che l’essere umano
occupa in questo mondo e le sue
relazioni con la realtà che lo circonda, infatti non si può “considerare la
natura come qualcosa separato da
noi o come una mera cornice della
nostra vita”. In questa ottica Papa
Francesco propone azioni di dialogo “che coinvolgano sia ognuno di
noi, sia la politica internazionale”, e
“che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo
affondando”, e infine indica che
l’altra rivolta a tutti quelli che professano la fede in Gesù Cristo affinché “noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il
Vangelo di Gesù ci propone”.
®
L’equipaggio dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore Duca degli Abruzzi vYince la regata di Santa Barbara
Una regata con le vele al vento per
una competizione che ha visto l’equipaggio della “Nopaquie” primeggiare su ben 15 imbarcazioni nella
giornata del 6 dicembre scorso. Così
la regata dedicata a Santa Barbara,
svoltasi domenica, diventa occasione
per i giovani studenti dell’“Isis Duca
degli Abruzzi” di Catania di mettere
in mostra tutte le loro capacità marinare lungo un percorso di 4 miglia
davanti alle coste catanesi. “Per i
nostri ragazzi questo evento è un’altra tappa fondamentale per costruire
il proprio futuro- dice la dirigente
dell’Istituto Brigida Morsellinoun momento di festa, di confronto e
di competizione insieme a tanti altri
equipaggi. Studenti che, come sempre, rappresenteranno degnamente
un istituto che oggi è una grande
Una risorsa per la nautica siciliana
risorsa per tutta la Sicilia nautica e
non solo”. Dopo averlo più volte
sfiorato nelle precedenti regate tenute a Giardini Naxos, Augusta e Riposto stavolta l’equipaggio della
“Nopaquie” raggiunge il gradino più
alto del podio. Complice la bella
giornata di sole in cui ha visto il lungomare etneo libero dal traffico, e
pieno di amanti della bicicletta e della passeggiata, l’evento ha raccolto
tantissimi appassionati che da piazza
Nettuno e dai marciapiedi del viale
Artale D’Alagona e del viale Ruggero di Lauria hanno potuto ammirare
e fotografare uno spettacolo unico. I
nostri allievi, tra ragazzi e ragazze, a
bordo della barca a vela del Politecnico del Mare e coordinati dal
AZIENDA SETTORE TELECOMUNICAZIONI cerca n. 5 operatori telefonici. Requisiti: scuola dell’obbligo, attitudine alla vendita, età compressa tra i 18
ed i 30 anni, serietà e voglia di lavorare.
Inviare curriculum vitae a: [email protected] con riferimento H601.
AZIENDA DI RICERCA DEL PERSONALE – per azienda cliente, cerca n.
1 geometra. Requisiti: diploma di maturità tecnica di geometra, conoscenza dei
software di disegno tecnico, ovvero,
autocad ed equivalenti, buona conoscenza del pacchetto office, con annessa attività contabile di settore, buona padronanza dell’utilizzo di AS400. Inviare
curriculum vitae a: [email protected] con riferimento H604.
AZIENDA DI RICERCA DEL PERSONALE – per azienda cliente, cerca n.
1 ingegnere ricerca e sviluppo. Requisiti: laurea in ingegneria informatica,
buona conoscenza della lingua inglese,
esperienza di programmazione. Inviare
curriculum vitae a: [email protected] con riferimento H605.
AZIENDA SETTORE COMMERCIALE cerca n. 1 sales assistant.
Requisiti: diploma di maturità superiore,
ottima capacità di relazione e comunicazione, reale conoscenza e interesse per il
mondo della cosmetica e in particolare
del make up, ottimo standing. Inviare curriculum vitae a: [email protected] con riferimento H606.
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cerca n. 1 responsabile animazione.
Requisiti: diploma superiore, esperienza
nel settore e ruolo, solarità, intraprendenza. Inviare curriculum vitae a: [email protected] con riferimento H608.
8244950.
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amante degli animali. Per maggiori informazioni
consultare
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qualifica chef 4/5 stelle. Inviare CV a
[email protected]
AZIENDA SETTORE TELECOMUNICAZIONE cerca n. 1 commerciale. Requisiti: diploma di maturità
superiore, esperienza minima di due anni
nel settore. Inviare curriculum vitae a:
[email protected] con riferimento H609.
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vitae consultare il sito http://www.subito.it/offerte-lavoro/salumiere-catania146306648.htm.
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Per informazioni e invio curriculum vitae
®
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095 320054 / [email protected]
opportunità e concorsi
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docente di navigazione Ottavio
Tirantola sono riusciti a mettersi
alle spalle persino l’equipaggio della
Marina Militare Italiana: “Anche
questa volta i nostri ragazzi ci hanno
messo un grande impegno per ben
figurare davanti ad “avversari” di
grande prestigio e con una maggiore
esperienza in questo tipo di competizioni- afferma il professore Tirantola
dell’istituto “Duca degli Abruzzi”-.
Alterniamo periodicamente il nostro
equipaggio per dare ai nostri studenti la possibilità di fare un’esperienza
importante in mare”.
UFFICIO AMMINISTARTIVO cerca
segretaria. Requisiti: possesso di un
titolo di laurea, conoscenza della lingua
inglese scritta e parlata, conoscenza del
pacchetto Office, in particolare excel e
word. Le principali mansioni da svolgere
saranno di contabilità, inserimento ordini, gestione entrate-uscite magazzino e
sul materiale DPI, assistenza alla clientela, acquisizione nuovi clienti, contatto
con le banche per i pagamenti. Nei primi
sei mesi verrà effettuato un tirocinio di
prova con contratto a tempo determinato
che si prolungherà per un anno. In caso di
rinnovo il contratto sarà a tempo indeterminato. Inviare CV a [email protected]
DENTAL SERVICE S.R.L. cerca personale addetto al ricevimento pazienti.
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mese dalle 9.00 alle 15.00; 2 domeniche
al mese dalle 9.00 alle 21.00; 2 sabati al
mese dalle 9.00 alle 15.00; 2 sabati al
mese dalle 9.00 alle 21.00. Retribuzione
prevista di 500 euro al mese. Sede: Tremestieri etneo (CT). Possibilità di discutere degli orari considerando che ci sono
altri due badanti che si alternano. Per
informazioni chiamare al 349 7866542.
®
9
Prospettive - 13 dicembre 2015
DIOCESI
Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia: Comunità “Camminiamo insieme”
l 28 e 29 novembre la
comunità di famiglie
“Camminiamo insieme” ha vissuto un
weekend di ritiro e preghiera in preparazione all’Avvento: due giorni ricchi di
intense emozioni, momenti di riflessione profonda e condivisione di coppia
e di comunità. Un primo momento di
comunione familiare si è vissuto il
sabato dopo pranzo, in cui ogni famiglia insieme ai figli ha realizzato la propria corona di Avvento, personalizzandola con gioiosa fantasia. Dopo P. Salvo Bucolo, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale Familiare, ha
donato una catechesi sul tema “La missione della famiglia nella fecondità”.
Ha iniziato il suo intervento invitando le
coppie presenti a descrivere il proprio
coniuge pensando ai suoi aspetti più
belli e positivi, facendo allo stesso tempo memoria del sacramento delle nozze. Poi è passato subito a parlare dei sette elementi della missione che ogni
famiglia vive secondo il suo carisma,
rappresentandoli con sette candele dei
colori dell’arcobaleno. Le sue parole
hanno suscitato una condivisione ricca
di spunti che ogni coppia custodisce nel
proprio cuore, proponendosi nuove sfide che possano far crescere la propria
relazione verso qualcosa di più grande.
Dopo cena si è vissuto quello che è stato certamente il momento più “forte”
del ritiro: l’adorazione eucaristica notturna che, ora dopo ora, a turno, è stata
animata da ciascuna coppia: marito e
moglie hanno così avuto occasione di
vivere insieme un momento di viva
unione fra loro, e allo stesso tempo con
Gesù, stringendosi in un abbraccio d’amore che di sicuro ha raggiunto anche
tutte le persone presenti nel loro cuore.
Il momento si è concluso al mattino presto, con la benedizione eucaristica che
p. Salvo ha impartito a tutta la comunità. La giornata è proseguita con la celebrazione della Santa Messa, durante la
quale ogni famiglia ha anche acceso la
prima candela della corona d’Avvento,
I
Tutta la Famiglia, grandi
e piccoli, racconta di Sé
iniziando così l’attesa verso il Santo
Natale. I “lavori” sono continuati con la
testimonianza di Marco e Laura, una
famiglia dell’associazione Papa Giovanni XXIII, che ha raccontato di come
la propria missione è stata loro subito
chiara, anche grazie all’incoraggiamento di don Oreste Benzi. “Ci hanno
chiamato da Acireale, in Sicilia, non
sarebbe un bel modo per iniziare il
vostro cammino di sposi?”, ha detto
loro don Oreste dopo averli sposati; è
così ormai da più di vent’anni vivono,
nella casa di Santa Venerina, sempre
aperta a chiunque ne ha bisogno, il
significato della parola accoglienza
con dono totale di se stessi, tanta gioia
e immenso amore. Le parole di Marco
sono entrate fin nel profondo di chi le ha
ascoltate, suscitando in ogni coppia
tanti interrogativi e una sincera riflessione su come ogni famiglia potrebbe
diventare famiglia per chi non ce l’ha,
aprendosi così alla volontà di Colui che
è Padre di tutti. Marina, una bambina di
10 anni, figlia di Francesca e Giovanni
Politano, così ci racconta di questo
weekend: «La settimana scorsa, più
precisamente il 26 novembre, mamma
e papà hanno invitato me e i miei fratelli
ad un ritiro spirituale, anche se ci hanno
detto da subito che non era necessaria la
nostra presenza. Ma, dopo aver ascoltato attentamente l’elenco degli amici
che sarebbero stati con noi, abbiamo
accettato volentieri. Saremmo partiti
sabato 28, e tornati domenica pomeriggio. Era stata una settimana molto stancante e faticosa, perciò pensavamo che
un weekend rilassante sarebbe stato l’i-
deale! Ma proprio sabato mattina, ci
sono stati inconvenienti che ci hanno
tentato molto a rinunciare al ritiro (c’è
stato anche un incidente in auto). I miei
genitori erano sconvolti, e altrettanto
noi (io, Ema e Davide), ma sapevamo
che quella che ci aspettava sarebbe stata un’esperienza per la vita, e ci sarebbe servita molto per rafforzare la nostra
idea di famiglia. Ebbene, anche se un
po’ arrabbiati e nervosi, abbiamo deciso di andarci comunque. Se dovessi
misurare il nostro nervosismo in quel
momento, attraverso un termometro, si
potrebbe dire che saremmo potuti
scoppiare per una febbre di nervosismo.
Ma, arrivati in quell’immensa casa,
che quasi mi sembrava dimenticata dal
mondo, ci siamo sciolti molto, grazie ai
piccoli gesti dei nostri amici, come ad
esempio un sorriso o un abbraccio di un
bambino. Dopo il pranzo, tutte le famiglie avevano il compito di costruire la
candela d’Avvento. Io e la mia famiglia
la usavamo ogni anno, ma ormai, per
noi, era diventata un’abitudine, una
cosa che “si fa e basta”. Ci siamo divertiti parecchio a costruire le candele; forse non è stato proprio così per Emanuele, che non ha aiutato molto ma ha
costruito una motocicletta con dei pezzettini di sughero ed una foglia, per passare il tempo. Ora la febbre di nervosismo si è abbassata almeno di un altro
grado. Verso le 16,30, noi bambini siamo andati in una stanza, mentre i genitori stavano svolgendo un incontro con
p. Salvo (uno fra i miei sacerdoti preferiti). Nella nostra stanza c’erano due
ragazzi (che a quanto ho capito sono
una coppia di fidanzati: Grazia e Luciano) che erano lì per fare gli animatori;
non proprio animatori, ci hanno fatto
fare dei lavoretti per Natale. Io e mio
fratello Ema ci siamo rifiutati subito,
ma io mi sono resa disponibile per aiutare le bambine piccole (e quando dico
“piccole” intendo fra gli uno ai tre
anni). Così lì “sono entrata nel mio
mondo” (per chi non lo sapesse adoro i
bimbi). Qua la febbre si abbassa ancora di un grado. La serata è continuata
tranquillamente e siamo andati a dormire. La mattina dopo ci siamo riuniti
in cappella per fare qualche minuto di
adorazione e per dare il buongiorno sia
a Gesù, che aveva già avuto compagnia
durante la notte, che ai nostri amici.
Anche qui la febbre di nervosismo si è
abbassata di un grado. Dopo un’abbondante colazione, c’è stata la Messa,
e credo sia stata la prima omelia in cui io
sono riuscita a capire pienamente e a
ricevere e trasmettere armonia. Qui la
febbre si abbassa almeno di due gradi.
Dopo la Messa, è arrivato un uomo di
nome Marco. Con lui c’erano due
ragazzi, Alessandro e Maurizio. Era stato chiamato lì per testimoniare la sua
esperienza cristiana; non credo di avere la capacità di descrivere la bellezza,
la profondità e l’impegno costante che
accompagna tuttora Laura e Marco
nella loro missione. Purtroppo con lui
non c’era la moglie, ma è stato comunque un bellissimo racconto, quasi persuasivo, che lasciava tutti di stucco! Lui
ascoltò la chiamata del Signore, e Gli
rispose “SÌ!”. Dovremmo fare tutti
così, ricordandoci però, come dice
sempre Marco, che il “bene si fa bene”
perché è Dio che lo chiede.
Comunità di famiglie
“Camminiamo insieme”
Notizie in breve dal 14 al 20 dicembre
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 14
• Ore 10.00 Belpasso, Chiesa Madre: celebra il Pontificale in occasione della Festa di S. Lucia.
• Ore 18.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la S.
Messa e conferisce il Mandato ai Ministri straordinari dell’Eucaristia.
Martedì 15
• Ore 9.30 Arcivescovado: udienze.
• Ore 19.00 Catania, Chiesa S. Giuliano: celebra la S.
Messa per l’Ordine del S. Sepolcro.
Mercoledì 16
• Ore 10.00 Viagrande, Residenza SS. Salvatore:
incontra i Sacerdoti del IV Vicariato.
Giovedì 17
• Ore 10.00 Catania, Istituto Penitenziario Bicocca:
celebra la S. Messa.
• Ore 16.30 Catania, Sede Selex: presenta gli auguri al
personale.
• Ore 19.00 Catania, Chiesa S. Antonio: celebra la S.
Messa.
Venerdì 18
• Ore 9.30 Paternò, parrocchia Cristo Re: incontra il
Giovane Clero.
• Ore 19.00 Catania, Seminario: celebra la S. Messa e
scambia gli auguri natalizi con i membri del Serra Club.
Sabato 19
• Ore 10.30 Catania, Stazione Borgo FCE (Via Caronda): benedice 4 nuovi treni.
• Ore 12.00 Catania, parrocchia Madonna del Divino
Amore: celebra la S. Messa per la CISL.
• Ore 20.00 Catania, Palazzo degli Elefanti: scambio
degli auguri natalizi.
Domenica 20
• Ore 10.00 Mascalucia, Santuario di Mompilieri:
celebra la S. Messa.
• Ore 12.30 Catania, Sede “Help Center”: inaugura i
nuovi locali.
• Ore 18.00 Catania, parrocchia S. Luigi: celebra la S.
Messa e presenta il nuovo parroco Don Salvatore
Gulisano.
Iniziative degli Uffici
di Caritas Diocesana
Ritiro di Avvento per volontari
e operatori
Si terrà sabato, 12 dicembre, alle
ore 16.30, presso la Parrocchia
“Beato Padre Pio da Pietrelcina”
(Stradale Cardinale n. 31 - S. Giorgio - Catania) il Ritiro di Avvento
per operatori e volontari della Caritas Diocesana. Il Diacono Alessandro Napoli detterà la meditazione
guidata, il Direttore della Caritas
Don Piero Galvano presiederà la
Celebrazione Eucaristica. Il pomeriggio di preghiera si concluderà
con il Concerto di Natale.
Commissione allargata
per l’esame dell’andamento
del Microcredito
La Commissione allargata per valutare l’andamento del Microcredito
Etico-Sociale promosso dalla Provincia Regionale di Catania, dalla
Caritas Diocesana di Catania, dalla
Prefettura di Catania e dalla Banca
di Credito Cooperativo Etneo, si
terrà martedì 15 dicembre 2015 alle
ore 16.30 al Museo Diocesano
(P.zza Duomo, Catania). Durante
l’incontro verranno presentati anche
i risultati derivanti dagli altri strumenti utilizzati in Caritas Diocesana quali: Microcredito Regionale,
Prestito della Speranza, Sovra indebitamento e Antiusura.
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Prospettive - 13 dicembre 2015
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
GIOIA E CARITÀ NELL’ATTESA
III DOM DI AVVENTO / C - Sof 3,14-17; Cant. Is 12.2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18
L’esortazione di Sofonia per Israele di
essere allegro e gioioso è fondamentale.
Infatti, il Signore ha revocato la sua condanna ed ha liberato il suo popolo disperdendo i nemici. La gioia deve essere ancora più grande perché il Signore è in mezzo
ad Israele. Lui gioirà per Israele e lo rinnoverà con il suo amore. Questa deve essere la gioia quasi esplosiva del popolo cristiano, che ha già avuto la salvezza attra-
verso la morte e la risurrezione di Gesù.
San Paolo continua l’esortazione di Sofonia ad essere sempre lieti e lo ripete: siate
lieti. Questa letizia deve farsi vedere con
la nostra amabilità sia nota a tutti. Il
Signore è vicino! Non c’è motivo di angustiarsi, ma in ogni circostanza le nostre
richieste devono essere rivolte al Signore.
Facendo sì che la pace di Dio, che supera
ogni intelligenza, custodisca i nostri cuori
e le nostre menti. Spontanea viene la
domanda che le folle rivolgono a Giovanni
Battista: “Che dobbiamo fare?”. Egli
offre la solidarietà come mezzo di salvez-
za: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi
non ne ha e chi ha da mangiare, faccia
altrettanto”. Anche i peccatori, gli esattori
delle tasse, chiedono che cosa debbono
fare. La risposta è “Non esigete nulla di
più di quanto vi è stato fissato”. Anche i
soldati chiedono e la risposta è: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno;
accontentatevi della vostra paga”. Giovanni è una guida per tutti. Il popolo addirittura pensa che egli sia il Messia. Ed egli
immediatamente fa notare che non lo è,
dimostrando la differenza che ci sarebbe
stata: “Io vi battezzo con acqua, ma viene
colui che è più forte di me, a cui non sono
degno di slegare i lacci dei sandali: Egli vi
battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. È
proprio di questo che oggi noi dobbiamo
convincerci. Siamo stati battezzati nello
Spirito di Dio e quindi il nostro agire deve
essere conforme allo Spirito che è amore.
È l’amore che noi tutti dobbiamo fare
regnare sulla terra, nonostante le nostre
difficoltà e le nostre miserie. La gioia dello
Spirito, la condivisione con gli altri devono essere i segni dell’amore.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
La decima e Melkisedec Ebr 7,4-10
Abramo ha pagato la decima a Melkisedec significando così la superiorità di costui: “Abramo diede la
decima del suo bottino”. Anche
quelli che della tribù di Levi assumono il sacerdozio ricevono la decima secondo la Legge e anche loro
sono discendenti di Abramo. Melkisedec riceve la decima quindi è
superiore ad Abramo e benedice
Abramo dimostrando ancora la
superiorità. È il superiore infatti
che benedice l’inferiore,e siccome
anche i leviti sono presenti nei lombi di Abramo, anche loro hanno
pagato la decima.
L.C.
Gesù ha acceso tante vite rendendole felici: questo fa di Lui il più forte e il più amato
Gesù accende la vita e la rende felice
Concretezza
Un Vangelo di comportamenti concreti, un ritorno al semplice quotidiano, dopo i voli sul venire di Dio per
monti e burroni; un ritorno alle
nostre relazioni interpersonali come
strada per il venire di Dio nel mondo.
Infatti il modo con cui ci rivolgiamo
agli uomini raggiunge Dio.
Ogni nostro gesto umano apre finestre sull’infinito.
Giovanni il Battista propone alcune
regole.
La prima: chi ha due tuniche, ne dia
una a chi non ne ha, e chi ha da
mangiare faccia altrettanto. Una
regola d’oro, che da sola basterebbe
a cambiare la faccia della terra: condivisione.
Un piccolissimo verbo: «dare qualcosa», in cui si riassume il gesto sul
quale saremo giudicati (cfr Matteo
25).
La nuova legge di un altro mercato,
che si può semplificare così: ciò che
io ho, e tu non hai, lo condivido con
te. Invece dell’accumulo, il dono;
invece dello spreco la sobrietà. Perché tu vali quanto me, anzi di più.
C’è tanto pane nel mondo che, a condividerlo, basterebbe per tutti. A non
sprecarlo, sazierebbe la fame di tutti.
La prima regola per il nostro abitare
la terra: prenderci cura gli uni degli
altri. Ritorniamo alla Parola di Dio.
Eucarestia
Sull’atteggiamento da avere sia nei
confronti dell’Eucaristia, che della
Parola di Dio, san Girolamo afferma:
«Noi leggiamo le sante Scritture. Io
penso che il Vangelo è il Corpo di
Cristo; io penso che le sante Scritture sono il suo insegnamento. E quando egli dice: Chi non mangerà la mia
carne e berrà il mio sangue , benché
queste parole si possano intendere
anche del Mistero [eucaristico], tuttavia il corpo di Cristo e il suo sangue è veramente la parola della Scrittura, è l’insegnamento di Dio. Quando ci rechiamo al Mistero [eucaristico], se ne cade una briciola, ci sentiamo perduti.
E quando stiamo ascoltando la Parola di Dio, e ci viene versata nelle
orecchie la Parola di Dio e la carne
di Cristo e il suo sangue, e noi pensiamo ad altro, in quale grande pericolo non incappiamo?».
Cristo, realmente presente nelle specie del pane e del vino, è presente, in
modo analogo, anche nella Parola
proclamata nella liturgia. Approfondire il senso della sacramentalità della Parola di Dio, dunque, può favorire una comprensione maggiormente
unitaria del mistero della Rivelazione in «eventi e parole intimamente
connessi», giovando alla vita spirituale dei fedeli e all’azione pastorale
della Chiesa.
Sottolineando il nesso tra Parola ed
Eucaristia, il Sinodo ha voluto giustamente richiamare anche alcuni
aspetti della celebrazione inerenti al
servizio della Parola. Facciamo riferimento innanzitutto all’importanza
del Lezionario. La riforma voluta dal
Concilio Vaticano II ha mostrato i
suoi frutti arricchendo l’accesso alla
sacra Scrittura che viene offerta in
abbondanza, soprattutto nelle liturgie domenicali. L’attuale struttura,
oltre a presentare frequentemente i
testi più importanti della Scrittura,
favorisce la comprensione dell’unità
del piano divino, mediante la correlazione tra le letture dell’Antico e del
Nuovo Testamento, «incentrata in
Cristo e nel suo mistero pasquale».
Alcune difficoltà che permangono
nel cogliere le relazioni tra le letture
dei due Testamenti devono essere
considerate alla luce della lettura
canonica, ossia dell’unità intrinseca di tutta
la Bibbia. Là dove se
ne riscontra la necessità, gli organi competenti possono provvedere alla pubblicazione di sussidi che facilitino a comprendere il
nesso tra le letture
proposte dal Lezionario, le quali devono
essere tutte proclamate all’assemblea liturgica, come previste
dalla liturgia del giorno. Eventuali altri problemi e difficoltà vengono segnalati alla
Congregazione per il
Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti.
Proclamazione
Già nell’Assemblea
sinodale sull’Eucaristia era stata chiesta
una maggiore cura
della proclamazione
della Parola di Dio.
Come è noto, mentre il Vangelo è
proclamato dal sacerdote o dal diacono, la prima e la seconda lettura
nella tradizione latina vengono proclamate dal lettore incaricato, uomo
o donna.
I Padri sinodali anche in questa circostanza hanno sottolineato la necessità di curare con una formazione
adeguata l’esercizio del compito di
lettore nella celebrazione liturgica ed
in modo particolare il ministero del
lettorato, che, come tale, nel rito latino, è ministero laicale. È necessario
che i lettori incaricati di tale ufficio,
anche se non ne avessero ricevuta l’istituzione, siano veramente idonei e
preparati con impegno. E tale preparazione deve essere sia biblica e
liturgica, che tecnica: «La formazione biblica deve portare i lettori a
saper inquadrare le letture nel loro
contesto e a cogliere il centro dell’annunzio rivelato alla luce della
fede. La formazione liturgica deve
comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura
della liturgia della Parola e le motivazioni del rapporto fra la liturgia
della Parola e la liturgia eucaristica.
La preparazione tecnica
deve rendere i lettori
sempre più idonei all’arte
di leggere in pubblico, sia
a voce libera, sia con
l’aiuto dei moderni strumenti di amplificazione».
Diversi sono i compiti e
gli uffici che spettano a
ciascuno riguardo alla
Parola di Dio: ai fedeli
spetta l’ascoltarla e il
meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro
che, in forza della sacra
ordinazione, hanno il
compito magisteriale, o a
coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo
ministero, vale a dire
Vescovi, presbiteri e diaconi. Si comprende facilmente l’attenzione che
nel Sinodo è stata data al
tema dell’omelia. Essa ha
il compito di favorire una
più piena comprensione
ed efficacia della Parola
di Dio nella vita.
P. Angelico Savarino
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Prospettive - 13 dicembre 2015
Al Teatro Stabile di Catania “L’uomo, la bestia, la virtù”, inaugura con successo la nuova stagione
In scena si creano
intrecci continui
di fraintendimenti che
rendono la commedia
un dialogo fra sordi
dove ciascuno capisce
solo se stesso e che
vela di ironia
e vicende, focalizzate
su una sessualità che
traluce solo attraverso
metafore, reticenze,
sottintesi
l via la nuova stagione di
prosa del Teatro Stabile
di Catania, contraddistinta dal gettonatissimo hashtag #fosti non foste a viver
come bruti…. Dipasquale torna al teatro pirandelliano e dirige “L’uomo, la
bestia e la virtù” nell’interpretazione
applaudita di Geppy Gleijeses e
Marianella Bargilli. Uno spettacolo
dai toni pungenti e farseschi quello che
si mostra in “L’uomo, la bestia, la virtù”, un Pirandello comico che sorpren-
A
La teatralità della vita
e della morale borghese
de e lascia stupito e strabiliato positivamente il pubblico, dalla forte riflessione sulla teatralità della vita e morale
borghese, dal conflitto tra esterno e
interno, fissando i personaggi attraverso paradigmi enigmatici della realtà
umana. In scena si creano intrecci continui di fraintendimenti che rendono la
commedia un dialogo fra sordi dove
ciascuno capisce solo se stesso e che
vela di ironia le vicende, focalizzate su
una sessualità che traluce solo attraverso metafore, reticenze, sottintesi. Ci troviamo di fronte a risvolti di grande
impotenza e amarezza di fronte ai
soprusi di un uomo prepotente e dispotico capitano della nave Marina (che
trova soddisfazione con un’altra donna
a Napoli), perpetrati nei confronti di
una moglie debole e trascurata dal
marito la signora Perella, interpretata
dalla Bargilli, e di un modesto professore di lei innamorato, Paolino con il
bravo Gleijeses che l’ha saputo consolare, ma ora è incinta. Una sola soluzione si impone per sistemare l’incresciosa situazione: fare in modo che il
capitano “onori” sua moglie dopo tan-
ta trascuratezza. C’è una sola notte a
disposizione, poi lui sarà via per altri
lunghi mesi. Paolino deve riuscire a far
funzionare il suo piano. Tutto è ormai
pronto per la trappola sessuale in cui
dovrà cadere la bestia. Il professore se
ne andrà lasciando libero campo per il
capitano rimanendo d’accordo con la
signora Perella che: “Verrò domattina
all’alba, davanti alla tua casa. Se è sì
fammi trovare un segno; ecco, guarda,
uno di questi vasi di fiori qua, alla finestra della veranda.” La mattina successiva …
Su di una scenografia surreale di Paolo
Calafiore appena abbozzata, le tinte
neutre lasciano apparire prepotentemente colori accesi, che si richiamano
tra loro tanto negli oggetti, quanto negli
abbigliamenti raffinati dei protagonisti
che annunciano i caratteri, realizzati da
Adele Bargilli. Alle spalle una scena
equilibrata, che stacca le forme dei
personaggi, accentuandone la forza
simbolica, suggerendo allo spettatore
l’atmosfera complessiva in cui si situano le vicende. Le musiche di Mario
Incudine accompagnano l’azione
anche durante le pause silenziose dei
personaggi. Da menzionare ovviamente anche la performance degli attori che
pongono in scena con decisione una
realtà umana calcata e dai caratteri forti. Tutti questi elementi proiettano la
vicenda nel dominio di una linguisticità variegata, riflesso di quel gioco evo-
l’intervista
Indietro nel tempo con la “pietra del Malconsiglio”
Dalle pietre riemerge una storia passata
ra gettata in un angolo del
cortile di palazzo Carcaci,
in Via Etnea, 84 a Catania. Non mi riferisco ad una persona, ma ad una pietra, o
meglio a un capitello dorico in pietra
lavica, avvicinatomi
al quale e sfioratolo,
mi rivela una sequenza di scene che si
consumarono nella
violenza e nel sangue.
Stava lì inerte quale
pezzo inutile e forse
scomodo, quasi sem-
E
terizzavano l’antica Katana. All’interno
riconosco il capitello e un architrave, elementi sostanziali dell’arredo sacro dell’edificio di età classica. Ancora continuo a toccare la superficie del monilite
La pietra,
nella sua collocazione
all’ingresso
del Castello Ursino
brasse destinato ad una necessaria rimozione. Eppure se quel monolite avesse
parlato avrebbe potuto raccontare molte
vicissitudini. Eppure c’era qualcosa che
mi attraeva: la superficie ruvida e scura
era una sorta di finestra che si affacciava
nel passato, come fosse stata una lanterna magica che illuminava scene di vita
trascorsa tumultuose e cruente. In un primo momento vidi una processione di
uomini e donne vestiti con tuniche di
vario colore e ciascuno recante doni di
varia natura, da alimenti ad animali a
gioielli aurei e d’argento. La città ha l’aspetto di un’urbe greca del V secolo e
noto che il corteo si dirige verso un
colossale tempio, uno di quelli che carat-
ed ecco sento voci concitate provenire da
una via della città che aveva il nome di
Piano dei Triscini. Lì c’è un giardino e
nelle vicinanze vi sta un convento. La
strada sembra essere l’attuale via Manzoni, dove è ubicata la Questura. La via
Etnea non è la spaziosa e ampia arteria
urbana che conosciamo oggi, tutta
proiettata verso la Montagna, ma è una
strada tortuosa e piuttosto stretta dove i
palazzi e i monasteri dai balconi panciuti fanno mostra di sé. È la via Luminaria,
chiamata così perché la sera era illuminata da ceri e torce per far chiarore nell’oscurità della notte. Torno a scorgere il
capitello, posto al centro di un giardino e
vedo degli uomini, vestiti alla foggia cin-
quecentesca, riunirsi attorno al blocco
litoide e fomentare disordini cittadini.
Sono dei nobili, parlano con un’inflessione tipica spagnolesca e il loro linguaggio è accompagnato da una vivace
gestualità. Discutono così
animosamente, tanto che mi
pare siano tutti a un passo da
una rissa collettiva. Uno di
loro vestito con abiti più
appariscenti, mi pare sia un
alto dignitario di corte. Si
avvicina e mi dice con tono
di sfida: <<Usted tiene
amigos del rey?>>
Mi perdoni ma non capisco,
chi è lei?
<<Che tono insolente,
senora! Lei è al cospetto del
vicerè di Sicilia Ugo Moncada ed esto è l’anno 1516.
Il 23 gennaio è morto il nuestro sovrano Ferdinando il Cattolico e
sommosse di ribellione al potere centrale si sono verificate nell’isola. In questa
città ho trovato terreno fertile alla rivoluzione e molti barono insofferenti al re.
I nostri incontri sono particolari>>.
Che cosa vuol dire?
<<Ci riuniamo in questo giardino
attorno a questo capitello dorico, cospiriamo contro i nostri nemici, ma le
nostre rivolte non sempre hanno buon
esito!>>
Una sorta di tavola rotonda stile Artù e
i suoi cavalieri!
<<Macchè tavola rotonda! I miei soci, i
miei amici rivoluzionari sono stati tutti
arrestati. Domani li appenderanno alla
forca, qui nei paraggi del piano della
Fiera, la vostra attuale Piazza Università… il nuovo vicerè Ettore Pignatelli non
scherza! È spietato con noi rivoltosi e
questa pietra a motivo delle sciagure che
si abbattono su di noi cospiratori è detta “pietra del mal consiglio”>>
Questa pietra quindi vi porta sfortuna?
<<Precisamente, finalmente ha capito
senora! È stato decretato l’abbattimento dei nostri palazzi e coloro che non
moriranno appesi al cappio lo faranno
in esilio, in terre lontane senza più rivedere la patria>>.
Questo, miei affezionati lettori, è quello
che ho visto sfiorando questa strana pietra. Oggi son passata dal cortile di palazzo Carcaci, ma la pietra non c’era più.
Chissà dove è stata collocata. Qualcuno
vocifera al castello Ursino, forse tra i tanti reperti che un tempo facevano parte
della collezione museo Biscari. Anche se
del mal consiglio è pur sempre una testimonianza tangibile della Catania passata! Ad perpetuam rei memoriam…
Stefania Bonifacio
cato dal titolo stesso dell’opera tra vari
“tipi” umani, sospeso tra il bestiale e
l’etereo. Efficace Geppy Gleijeses nel
delineare le sfaccettature di un personaggio ambiguo e polimorfo.
“Recitare Pirandello è meraviglioso –
esordisce Marianella Bargilli che
interpreta la signora Perella –. La mia
virtù di povera e candida donna sola e
trascurata dal marito, che la rifiuta
costantemente, che si fa consolare dal
professore Paolino, l’uomo che si fa
bestia nel convincere la donna a
mostrare un corpo virtuosamente tenuto nascosto, è un passaggio crudelissimo: può far ridere e nel frattempo fa
riflettere sulla psicologia umana, sulla
debolezza e la fragilità. Gli esseri umani si ritrovano ad essere macchine, fantocci. La signora Perella, nel trasformarsi in seducente tentatrice, riesce in
modo toccante ad esprimere la tavolozza di sentimenti diventa quasi un
automa, una bambola, nelle mani di
Paolino. È una sorta di geisha, deve stare in questo gioco di seduzione del
marito per condurlo a compiere il suo
dovere coniugale. È un percorso, ogni
battuta ha, sotto, altri significati, altre
sottigliezze come è sempre in Pirandello. Sono felice di dare vita a questo
ruolo”. Il testo del 1917 fra poco compirà un secolo di vita, ma il regista ha
saputo elaborare una moderna rilettura
di effetto con i personaggi sospesi tra
simbolismo e realismo, convincono i
caratteri apprezzati dal pubblico, in
scena, nel ruolo del Capitano Perella,
Marco Messeri che figurò nella compagnia de “Il Pigmalione”, uno dei più
grandi successi della ditta “GleijesesBargilli”. Nel valido cast anche Renata Zamengo, Francesco Benedetto,
Vincenzo Leto.
L.B.
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive
inerenti all’intero anno 2012, 2013, 2014 e parte del 2015 direttamente sul sito
del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in
archivio avviene solo nella sede del periodico.
Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online.
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Prospettive - 13 dicembre 2015
RUBRICHE
Il monumentale presepe napoletano della basilica di San Sebastiano ad Acireale
La magìa della tradizione
napoletana del ’700
n variegato e variopinto insieme di espressioni e gestualità, inserite in
tipici e dettagliati scorci di città e non solo. Scene animate
ed affollate dall’animosa vivacità dei personaggi, a cui è stata rubata l’immediatezza e
l’impalpabilità dell’istante in
cui hanno esternato un sentimento, una passione, compiendo un gesto e che l’estrema maestria e la scrupolosa
cura per i dettagli dei figurinai
hanno fermato nell’eternità
del tempo. Un universo magico che, nel solco della tradizione, restituisce allo sguardo
dell’osservatore una complessa ed articolata scenografia, in
cui sono innestate le tipiche
scene della Napoli settecentesca con il mercato, l’osteria, le
vie: edifici, costruzioni, oggetti come segmenti di un quotidiano, restituito a distanza di
secoli nella sua interezza ed
istantanea spontaneità. Tutto
questo e molto altro può essere
ammirato in questi giorni, fino al
prossimo 6 gennaio 2016, dalle 9.30
alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00,
presso la cripta della basilica collegiata di San Sebastiano ad Acireale
(ingresso da piazza Lionardo Vigo,
20), dove è stato allestito il monumentale presepe napoletano che, per
la grande quantità di figure e l’estrema varietà di scorci e scenografie, è
sicuramente il più grande presepe
napoletano del sud Italia (da Napoli
in giù).
Il presepe napoletano, interamente
di proprietà della basilica e realizzato ormai da circa nove anni, ogni
anno si arricchisce di nuove figure
grazie alla grande generosità di
Marco Ferrigno, uno dei più insigni
maestri figurinai di Napoli, ed
acquista una nuova fisionomia grazie alla creazione di nuove scenografie, frutto dell’instancabile lavoro ed impegno dei giovani della
basilica. Le scene tipiche sono sicuramente la natività con i re magi e
l’annuncio dell’angelo al pastore
dormiente, ma anche quella dell’osteria popolata dagli avventori che
mangiano, giocano a carte e ballano.
Non manca di certo una delle caratteristiche tipiche del presepe napoletano, ovvero l’attualizzazione
mediante l’inserimento di uno o più
personaggi contemporanei, per
instaurare un saldo legame con la
nostra realtà quotidiana. La creazione di ogni figura, frutto di un’estrema e magistrale perizia tecnica,
nonché di una lunga tradizione tramandata di generazione in generazione, implica l’utilizzo di diversi
materiali: la terracotta, per la creazione della testa (che in seguito verrà dipinta) e degli arti, a cui viene
aggiunto il legno; il fil di ferro e la
stoppa, per la realizzazione del
sostegno del corpo; la seta per gli
abiti, a cui sono applicati dei pregiati dettagli.
“Come ogni anno il presepe cambia,
ha un aspetto nuovo ed una scenografia completamente rivisitata - ha
U
affermato Fabio Grippaldi, segretario della basilica - Quest’anno sono
tirata dall’acqua, in cui ci sono i
pescatori che stanno riassettando le
state inserite alcune scene nuove
come quella del lembo di spiaggia
su cui è poggiata una barca, appena
reti, chiaro simbolo dei “pescatori di
uomini” del Vangelo e del primo
simbolo dei cristiani nelle catacom-
be, ovvero il pesce. Un’altra scena
inserita quest’anno è quella del teatrino delle marionette: un
uomo tiene una marionetta di Pulcinella ed i bambini assistono a questo
piccolo teatrino, scena
usuale per le strade popolate di artisti della Napoli
settecentesca. Personaggi
nuovi sono il venditore di
gelati con il suo secchio
di neve, così come si faceva a quei tempi, ed il venditore di pizza fritta,
immancabile a Napoli,
secondo la ricetta originale poi nel corso del tempo
oggetto di variazioni. Una
scena interessante è quella in cui ritroviamo la
maga, la megera/fattucchiera, che fa le carte e
legge la mano: tutto questo è riccamente simbolico, in quanto vi è una contrapposizione tra colei che
cerca di svelare il futuro
destino dell’uomo, quindi una sorta
di richiamo anche alla Genesi, in cui
l’uomo e la donna mangiano la mela
per diventare come Dio, e la nascita
di Cristo. Il presepe napoletano è
assolutamente ricco di queste simbologie ed è molto interessante proprio
per questo motivo. Questo presepe è
realizzato dai giovani della basilica,
che già dalla fine di settembre iniziano i lavori con il viaggio a Napoli,
per andare a prendere qualcosa di
nuovo e studiare la scenografia, ispirandosi anche a quello che già di bello e storico vi è a Napoli: osservare i
presepi del settecento napoletano
fornisce sempre spunti nuovi ed il
confronto con gli attuali maestri
figurinai è sempre un’occasione di
crescita e di arricchimento, in quanto loro forniscono sempre nuove
idee. Ormai, nel corso degli anni, si
è instaurato un vero e proprio rapporto di amicizia con i maestri, infatti, possiamo affermare che questo
presepe è per metà acese e per metà
napoletano a livello di cuore: gli artisti lo sentono proprio, ci danno sempre nuovi spunti ed incoraggiamenti,
donandoci nuovi pezzi, quindi il presepe cresce sempre anche grazie
all’anima di Napoli”.
A.DiG.
Firenze. Alla Pergola la XVI edizione premio speciale “Galileo 2000”
n evento nell’evento,
un incastro di
rilevanza internazionale che vede la
XVI edizione del Premio “Galileo
2000”, chiamato dal Comune di
Firenze, a coronare il forum internazionale “Unity in diversity”, che ha
riunito sindaci e personalità da tutto
il mondo nel nome di Giorgio La
Pira, per ribadire gli ideali di pace
che ebbe sempre a professare. Una
lunga solenne cerimonia al Teatro
della Pergola arricchita da momenti
di intrattenimento piacevoli e sorprendenti condotta con abile regia
curata da Alfonso de Virgiliis e dal
direttore della Pergola Marco Giorgetti. Dopo le poderose note dei
“Carmina burana” di Carl Orff intonate dal coro del teatro e la lettura di
brani poetici da parte dell’attrice
Violante Placido, si è entrati nel
vivo della manifestazione con la
consegna dei prestigiosi riconoscimenti.
A fare gli onori di casa, assieme al
sindaco di Firenze Dario Nardella e
all’assessore alla cooperazione
Nicoletta Mantovani, il presidente
della Fondazione e del comitato
scientifico “Galileo 2000” Alfonso
de Virgiliis afferma “Un miracolo
avvenuto dopo 20 anni di vita del
Premio Galileo, chiamato quest’anno dal Comune di Firenze ad onorare il forum Unity in Diversity. Il
messaggio che deve arrivare soprattutto ai giovani è quello della diversità nell’unità: conservare un’identità ma perseguire uno scopo comune”.
Il comitato scientifico del “Galileo
2000”, composto da Zubin Mehta,
Jack Lang, Irene Papas, Irina
Strozzi e Marco Giorgetti ha attribuito il premio per i diritti umani
all’attivista iraniana Narghez
Mohammadi, premio ritirato da
U
Per ribadire gli ideali di pace
Shirin Ebadi (Nobel per la pace
2003), poiché la premiata è in carcere nel suo paese senza capo d’accusa
ed è vice-presidente dell’associazione per il diritti umani iraniana Dhrc,
ha da sempre avuto problemi con il
governo iraniano a causa delle sue
posizioni contro il regime. L’attivista
di 43 anni era già finita in prigione
altre due volte. Il modo in cui è stata
trattata dalle autorità ha toccato il
ministero degli esteri britannico, che
ha definito questa vicenda giudiziaria “un altro triste esempio di come
le autorità iraniane ne vogliano zittire i coraggiosi difensori di diritti
umani”; Mohammadi si è battuta a
lungo come giornalista e dirigente.
Fil rouge del premio i temi di pace e
libertà, su cui Mohammadi è da
sempre in prima linea assieme al
marito Taghi Rahmani, presente al
premio, che ha speso quasi un terzo
della sua vita in carcere per le stesse
ragioni per cui la moglie viene perseguitata.
Premiata per la lotta alla fame nel
mondo la principessa Haya Bint
Hussein di Giordania, figlia di re
Hussein di Giordania, messaggero
di pace delle Nazioni Unite dal settembre 2007 e Godwill ambassador
per il World Food programme,
moglie dello sceicco Mohammed
bin Rashid Al Maktoum, che è
vicepresidente e primo ministro
degli Emirati Arabi Uniti e sovrano
di Dubai. Haya Bint, parlando dal
palco, ha ripercorso l’impegno suo e
del marito per aiutare gli indigenti
del Medio Oriente, commuovendo la
platea.
Premio Ruolo delle Donne, alla giornalista yemenita Tawakkul Kar-
man, già Nobel per la Pace 2011,
paladina della lotta per la democrazia nel suo tormentato Paese. Per
l’impegno civile è stato premiato
l’Attore premio Oscar Tim Robbins
Haya Bint Hussein e Tawakkul Karman
impegnato a favore dei diritti umani
anche attraverso la sua arte, interpretando ruoli e scegliendo soggetti di
elevato valore socio-umanitario.
I riconoscimenti per la cultura sono
andati: al soprintendente e direttore
artistico del Teatro Alla Scala Alexander Pereira, per la musica; quello per l’innovazione musicale a Paolo Conte cantautore, paroliere e
polistrumentista. Premio speciale
per la cultura a Dario Fo, Nobel per
la letteratura 1997, che, impossibilitato ad essere presente, ha inviato un
gramelot videoregistrato. Il sindaco
Nardella ha osservato “cultura e arte
non sono una via per raggiungere la pace, ma sono l’unica via
possibile”, e de Virgiliis, a sua
volta, “lo spirito innovatore del
Premio Galileo è stato, fin dalla
sua nascita, proprio quello di
rivolgersi ai giovani attraverso
la trasmissione di saperi e di
energia da parte delle più grandi
personalità. Il tema della pace fa
parte della nostra storia, con la
musica con il suo linguaggio
universale, la cultura che, dove
cresce, fa aumentare le probabilità di pace, la salvaguardia dei
diritti, il dovere di credere nei
valori dell’umanità”. Ricordiamo negli anni fra i premiati
Lech Walesa, Daniel Baremboim, Lang Lang, Joaquin
Cortès. La manifestazione, condotta da Laura e Silvia Squizzato, si è conclusa con un’esibizione di Paolo Conte di 30
minuti, e una spassosa performance di Tim Robbins in veste
di cantante chitarrista country
rock. Per loro non sono mancati
gli applausi da una platea la cui
composizione era geograficamente
eterogenea almeno quanto quella dei
premiati: tanti erano gli amici giunti
perfino dagli Stati Uniti a omaggiare
lo spirito cosmopolita dell’evento,
spirito che bene si è tradotto nella
serata con tre premi Nobel e un
Oscar.
Lella Battiato
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N° 45 Domenica 13