RAPPORTO ANNUALE
SULL’INNOVAZIONE
Sintesi

Rapporto Annuale
sull’Innovazione
Sintesi
La redazione del Rapporto è stata curata da Marco Riva
e Claudio Roveda con la collaborazione di Antonio Scarazzini
Il Rapporto completo è scaricabile dal sito internet
della Fondazione Cotec www.cotec.it
Progetto, grafica e illustrazioni: Pasquale Cimaroli, Claudia Pacelli
www.backup.it
Indice
Premessa /5
I. Il quadro statistico
Introduzione /8
1. La capacità di generare Conoscenza e Innovazione /10
1.1 Gli investimenti per generare Conoscenza /10
1.2 Le risorse umane per generare Conoscenza /13
1.3 La formazione per l’Innovazione /15
1.4 Le pubblicazioni scientifiche /19
1.5 I brevetti e i marchi di prodotto /20
2. Le interconnessioni del Sistema della Conoscenza /22
2.1 I flussi internazionali di tecnologia /22
2.2 La cooperazione internazionale nel campo della R&I /23
3. Le aree di Innovazione per la crescita /25
4. Lo sfruttamento della Conoscenza /27
4.1 Le imprese innovatrici /28
4.2 Le grandi imprese innovatrici /29
4.3 Le imprese “spin-off ” accademiche /31
5. La competizione nell’economia globale della Conoscenza /33
5.1 Le esportazioni high-tech /33
5.2 La produttività dei fattori di produzione /33
5.3 Gli indicatori di Innovazione di sistema /35
6. La dimensione regionale dell’Innovazione /37
II. Il tema dell’anno:
La Re-Industrializzazione dell’Europa
Introduction /42
1. The Vision of Manufacturing Industry in Italy, Portugal, Spain /43
2. Re-Industrialization Strategy /48
3. The Innovative Technologies Enabling the process
of Re(New)Industrialization /52

Premessa
Il Rapporto COTEC 2014 sull’Innovazione presenta ancora novità rispetto alle edizioni
precedenti, in particolare riguardo la struttura secondo cui vengono aggregati e presentati
i dati statistici oggetto della I parte. Tale struttura è stata desunta dal modello del OECD
Science, Technology and Industry Scoreboard (2013), introducendo alcune modifiche
ritenute opportune per rendere più agevole la lettura delle principali caratteristiche dei fattori
e dei processi innovativi e delle loro relazioni con l’economia e la società.
Si sono così individuate sei macro-aree di analisi che si focalizzano sulla capacità di
generare Conoscenza e sull’utilizzo della Conoscenza per l’Innovazione nell’economia e
nella società, con specifico riferimento alle attività di R&S finalizzate ad aree tecnologiche
fondamentali per la crescita nel medio-lungo termine, da un lato, e sulla articolazione dei
processi e degli attori coinvolti in queste attività, con specifica attenzione alla dimensione sia
internazionale sia regionale di tali processi, dall’altro.
Tali macro-aree sono:
• La capacità di generare Conoscenza e Innovazione
• Le interconnessioni del Sistema della Conoscenza
• Le aree di Innovazione per la crescita
• Lo sfruttamento della Conoscenza
• La competizione nell’economia globale della Conoscenza
• La dimensione regionale dell’Innovazione.
Come nelle precedenti edizioni i dati relativi all’Italia sono stati messi a confronto con quelli
dei principali Paesi europei (Germania, Francia, Gran Bretagna), che costituiscono i più
importanti competitor del nostro sistema economico, nonché con la media della UE a 28
Paesi e con quelli di Spagna e Portogallo, Paesi con i quali esistono molte somiglianze nella

struttura produttiva e tecnologica. Si sono inoltre effettuati confronti a scala internazionale
con USA, Giappone e, laddove possibile, Cina, considerando che essa si sta configurando
come un significativo attore anche nel campo della R&I, oltre che della manifattura.
I dati riportati sono quelli più recenti a disposizione, non sempre relativi all’anno 2012,
il che comporta differenze nell’ampiezza e nell’aggiornamento delle analisi a seconda dei
fattori e dei processi considerati.
Inoltre si fa riferimento anche agli anni precedenti, in modo da evidenziare la dinamica di
fattori e processi e quindi l’esistenza di miglioramento o peggioramento di situazioni e di
performance.
Molteplici sono le fonti statistiche ufficiali cui si è fatto ricorso: nazionali (ISTAT), europee
(Eurostat), internazionali (OCSE), oltre ad altre fonti per più specifiche indagini e rilevazioni
(Unioncamere, IMD-Institute for Management Development, World Economic Forum).
Il quadro statistico è presentato nella I parte del Rapporto, mentre la II parte è dedicata al
Tema dell’Anno, ossia la Re-Industrializzazione di Italia, Portogallo e Spagna nel contesto
della UE, secondo il modello knowledge driven.
Vengono così riportate le sintesi delle relazioni tecniche presentate al IX Simposio COTEC
Europa, tenutosi a Lisbona il 12 febbraio 2014 e dedicato alla Re-Industrializzazione
dell’Europa.
Tali relazioni individuano nella Competitività insieme alla Sostenibilità e alla Globalizzazione le caratteristiche dell’industria manifatturiera che occorre perseguire e attuare in Europa, per il cui sviluppo i fattori strategici sui quali intervenire sono l’innovazione tecnologica,
le infrastrutture, la fiscalità, la capacità commerciale, il capitale umano.
Le tecnologie innovative sulle quali basare la costruzione del nuovo Manufacturing, al di
là di quelle individuate dai programmi comunitari di R&I, devono essere specializzate per
i settori industriali dei prodotti di consumo durevole, che costituiscono una componente
rilevante in termini di fatturato, occupazione, export dei sistemi industriali di Italia,
Portogallo e Spagna.
Queste problematiche saranno approfondite nel prossimo X Simposio COTEC Europa, che si
terrà in Italia nel corso del 2015.
Il quadro statistico
1

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Introduzione
Lasciando alla lettura dell’ampio insieme di dati e di analisi contenuti nel Rapporto per
una valutazione complessiva ed articolata delle performance del Sistema nazionale della
Ricerca & Innovazione nel contesto internazionale e della sua dinamica, si riportano
qui alcune considerazioni riguardo i principali aspetti di tale Sistema.
Innanzitutto il perdurare della gravissima crisi economica, con la contrazione del
PIL, comporta la stazionarietà a partire dal 2009, della spesa totale in R&S del Paese,
contrariamente a quanto si registra nei Paesi europei più innovatori; stazionaria è anche
l’incidenza di tale spesa rispetto al PIL, su valori di poco superiori a 1,2%.
Tale tendenza alla stazionarietà si riscontra, poi, anche nel contributo che percentualmente imprese, università, enti pubblici dedicano alla spesa in R&S con alcune
particolarità.
Infatti, fra le imprese, mentre quelle di maggiori dimensioni stanno riducendo il loro apporto alla spesa in R&S, questo cresce per le imprese medie e, seppure in misura più contenuta, per quelle piccole. Altro dato in controtendenza è la crescita del numero di addetti
alla R&S delle imprese, sia in valore assoluto sia in percentuale del totale degli occupati,
anche se con tassi annui sensibilmente inferiori a quelli degli anni prima della crisi.
Segnali questi che si prestano a più livelli di lettura: dalla tenuta occupazionale delle
attività collegate alla R&S allo sforzo di contrastare la crisi, soprattutto da parte delle
realtà produttive medio-piccole, confidando nel valore positivo della Conoscenza.
Tuttavia persistono le carenze e le criticità strutturali, che amplificano le difficoltà del
Paese rispetto alle performance dei competitor internazionali: insufficiente spesa totale in
R&S rispetto al PIL, limitato numero di addetti alla R&S e di ricercatori in relazione al
totale degli occupati; ridotta presenza di laureati in discipline tecnico-scientifiche e di
ricercatori rispetto alla popolazione, limitato impegno delle imprese in R&S, focalizzazione dell’industria su attività a medio-bassa intensità tecnologica.
Pertanto, oltre all’urgenza di dover riallineare i valori di questi parametri alla media dei
Paesi più avanzati e competitivi, emerge la necessità di modificare gli aspetti strutturali
e, per certi versi, qualitativi del sistema produttivo nazionale, in primo luogo della
industria.
Il quadro statistico

Infatti, se si condivide l’obiettivo della UE di accrescere il peso dell’industria manifatturiera nella generazione di valore aggiunto, invertendo il trend del passato verso
la diminuzione, oltre a questo aspetto quantitativo si pone l’esigenza di modificare le
specializzazioni produttive e settoriali dell’industria e i suoi modelli di business.
Del resto, la comparsa di nuovi Paesi, in particolare nel Sud-Est Asiatico (Cina, India,
Corea del Sud, Taiwan, Singapore), nella manifattura e la conseguente riallocazione a scala mondiale della capacità produttiva, richiedono per l’Italia, ancora più che per i grandi
Paesi industrializzati, un diverso posizionamento strategico dell’industria nel contesto
competitivo globale. Il paradigma della nuova industria manifatturiera deve presentare in
modo integrato due caratteristiche fondamentali: Competitività, basata sulla innovazione, in primo luogo tecnologica, e Sostenibilità, in primo luogo ambientale e sociale, con
un approccio globalizzante, pur nella differenziazione dei modelli a scala regionale.
Si devono pertanto progettare e realizzare prodotti, con una elevata base di conoscenza
e consistente contenuto di servizi, che offrano soluzioni con maggiori prestazioni di
funzionalità e qualità ambientale, in risposta sia alle grandi sfide sociali (nei campi della
mobilità, della salute, della sicurezza, dell’energia, della inclusione) sia alle mutate caratteristiche della domanda dei consumatori.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
1. La capacità di generare Conoscenza e Innovazione
1.1 Gli investimenti per generare Conoscenza
La spesa in R&S
Il trend di evoluzione della spesa totale in R&S in Italia dal 1990 al 2012, in termini
sia correnti sia costanti, mostra che il livello di spesa, dopo aver registrato una crescita
significativa tra 2005 e 2007, ha continuato a crescere con tassi più modesti, superando
nel 2009 la quota di 19 miliardi di euro e rimanendovi essenzialmente attestato ancora
nel 2012, con un totale di 19.834 milioni.
Rapportando la spesa totale in R&S al Prodotto Interno Lordo, il dato dell’Italia è
peggiore anche di quello di Portogallo (1,50%) e Spagna (1,30%), mentre è decisamente
inferiore a quello di Germania, per cui tale indicatore tocca il 2,98%, uguagliato da quello di Danimarca e superato solo da quello di Svezia con 3,41% e Finlandia con 3,55%.
Considerando la spesa in R&S pro-capite si trova che, dopo Germania e Francia, il Portogallo fa segnare l’aumento più sensibile tra il 2007 ed il 2012, superiore a 100 dollari;
più contenuto è l’incremento dell’Italia, che comunque mantiene un costante trend positivo, mentre si riduce in Gran Bretagna e Spagna. La spesa pro-capite in R&S in Italia
(pari a 432,2 dollari) rimane tuttavia sensibilmente inferiore a quella dei principali Paesi
europei (Germania, Francia, Regno Unito).
Nel confronto su scala europea, la spesa in R&S del settore privato si mantiene ben
superiore a quella pubblica. Peraltro l’incidenza della spesa privata sul totale della spesa
Grafico 1.1 Spesa totale in R&S in Italia, 1990 - 2012 (milioni di euro)
Spesa totale (MEUR correnti)
Spesa totale (MEUR costanti, 2000)
20000
15000
10000
19
90
19
91
19
92
19
93
19
94
19
95
19
96
19
97
19
98
19
99
20
00
20
01
20
02
20
03
20
04
20
05
20
06
20
07
20
08
20
09
20
10
20
11
20
12
5000
Stima previsionale per il 2011
Fonte: "Ricerca e sviluppo in Italia", ISTAT (2013)
Il quadro statistico

in R&S in Italia è inferiore quella di Germania, Francia e Regno Unito, in cui supera il
65%, ed è superiore solamente a Portogallo e Spagna, che fa registrare la performance
peggiore con una quota del 53.2%.
Le università italiane dedicano, tuttavia, più risorse alla R&S (28,6%) dei principali Paesi
europei, seconde sole a quelle portoghesi, che contribuiscono alle attività di R&S per il
38,6% della spesa complessiva.
Il Portogallo presenta tuttavia il risultato peggiore in termini di livello di spesa del settore
pubblico, attestato al 6,5%, mentre è la Spagna ad avere il dato migliore (19,1%) e l’Italia è essenzialmente in linea con Germania e Francia.
Grafico 1.2 Spesa totale in R&S in percentuale del PIL nei principali Paesi europei,
2007-2012
2007
3,5
3,0
2012
2,98
2,53
2,5
2,07
2,29
1,78 1,73
2,0
1,5
1,23 1,30
1,18 1,27
Spagna
Italia
1,50
1,17
1,0
0,5
0,0
Germania
Francia
Regno Unito
Portogallo
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
Grafico 1.3 Spesa pro-capite in R&S nei principali Paesi europei, 2008-2012 (dollari)
2008
1400
1200
1000
2012
1248,1
998,2
725,8
800
845,9
600
641,7 613,9
447,8 423,6
400
402,4 432,2
281,5
385,8
200
0
Germania
Francia
Regno Unito
Spagna
Italia
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
Portogallo

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Gli investimenti di Venture Capital
L’Italia mostra un andamento piuttosto altalenante nell’ultimo decennio per gli investimenti di Venture Capital, con valori annuali che passano dal massimo di 3,02 miliardi di
euro nel 2007 a 957 milioni nel 2009. I dati più recenti sono particolarmente significativi: tra 2012 e 2013 i dati forniti da AIFI e Pricewaterhouse Coopers mostrano il più che
triplicarsi dei fondi Venture ed Equity, al valore di 4,04 miliardi di euro.
Nonostante questo trend positivo, va tuttavia evidenziata l’esiguità dell’incidenza dei
fondi di Venture Capital in rapporto al PIL; essa in Italia è crollata a 0,069% nel 2013
da 0,288% del 2008. Questo trend negativo è peraltro comune anche agli altri principali
Paesi europei, soprattutto a UK dove l’ammontare di queste risorse valeva più dell’1% del
PIL nel 2008 e presenta a cinque anni un calo del 32%.
Grafico 1.4 Ripartizione della spesa totale in R&S per settore di effettuazione
nei principali Paesi europei, 2012
Imprese e IPNP
100%
Università
14,3
13,6
8,2
17,9
20,6
26,5
67,8
65,8
65,2
Germania
Francia
80%
6,5
28,6
38,6
53,2
57,8
54,8
Spagna
Italia
27,8
20%
0%
13,7
19,1
60%
40%
Amministrazioni pubbliche
Regno Unito
Portogallo
IPNP = Istituti Privati di ricerca No Profit - Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science,
Technology and R&D Statistics (2014)
Grafico 1.5 Fondi per venture capital e private equity raccolti in Italia, 2003 - 2013
(milioni di euro)
4047
4000
3028
3200
2400
1937
2267
2275
2187
1663
1600
1345
800
0
2003
2004
2005
1049
957
2006
2007
2008
2009
2010
2011
Fonte: "Il mercato italiano del Private Equity e Venture Capital", AIFI e PricewaterhouseCoopers (2013)
1355
2012
2013
Il quadro statistico

1.2 Le risorse umane per generare Conoscenza
Per ciò che concerne il capitale umano a disposizione dell’Italia per effettuare R&S, il
numero totale di addetti alla R&S è sostanzialmente stabile dal 2008 attorno a 9 unità
per 1000 componenti della forza lavoro, dopo aver registrato un forte incremento dal
2003, pari al 41,8%.
Considerando la quota di addetti alla R&S nelle imprese in rapporto al numero di
occupati, il valore di tale parametro per l’Italia risulta nel 2012 il più basso tra i principali
Paesi europei, con solo 6,20 addetti alla R&S ogni 1000 lavoratori. Pressoché doppi i
valori per Germania, Francia e Portogallo, con questi ultimi due Paesi che realizzano i
tassi di crescita più elevati, rispettivamente +24,6% e +139%.
Grafico 1.6 Investimenti in venture capital in percentuale del PIL nei principali
Paesi europei, 2008-2013
1,40
2008
2013
1,242
1,20
1,00
0,842
0,80
0,60
0,442
0,289
0,40
0,288
0,155
0,20
0,00
Regno Unito
Francia
0,216
0,073
0,216
0,069
Spagna
Germania
0,050
Italia
0,170
Portogallo
Fonte: "Science, Technology and Innovation Database", Eurostat (2014)
Grafico 1.7 Addetti alla R&S per 1.000 componenti della forza lavoro in Italia, 2003-2012
10
9
8
7
6
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Nota: stima previsionale per il 2012
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
2011
2012

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Un trend positivo si riscontra in Italia per la categoria dei ricercatori, il cui numero
continua a crescere dal 2004 (+43% tra 2004 e 2012), pur rimanendo di molto inferiore
rispetto a tutti gli altri principali Paesi europei.
In termini di ricercatori per 1.000 componenti della forza lavoro, l’Italia, con un valore
di 4,3, risulta assai al di sotto dei livelli di Portogallo (9,2), Francia (8,8) o Germania
(8,2) ma anche della stessa media UE a 28, pari a 6,8.
Anche rapportando il numero di ricercatori al totale degli addetti in R&S nei principali
Paesi europei, risulta evidente la distanza, con soli 0,44 ricercatori per addetto, dai valori
dei principali Paesi europei.
Grafico 1.8 Addetti alla R&S nelle imprese per 1.000 occupati nei principali Paesi europei,
2005-2012
12
2005
13,26
14
12,07
10,64
10,60
2012
12,01
10
8
6,31
5,04
6
7,01
6,84
5,06
6,20
3,80
4
2
0
Francia
Portogallo
Germania
Regno Unito
Spagna
Italia
Nota: stime previsionali per il 2012
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
Grafico 1.9 Ricercatori per 1.000 componenti della forza lavoro nei principali Paesi europei,
2005-2012
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
0
9,23
2005
2012
8,8
8,3 7,9
7,4
8,2
6,7
5,9
5,2 5,4
3,81
Portogallo
3,3
Regno Unito
Spagna
Francia
Germania
6,8
4,3
Italia
Nota: stime previsionali per il 2012. Per la Francia il dato è realtivo aql 2011
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
UE-28
Il quadro statistico

Grafico 1.10 Ricercatori per addetto alla R&S nei principali Paesi europei, 2011
1,00
0,90
0,80
0,70
0,60
0,50
0,40
0,30
0,20
0,10
0,00
0,90
0,76
0,62
0,62
0,62
0,44
Portogallo
Regno Unito
Germania
Francia
Spagna
Italia
Fonte: "Science, Technology and Innovation" database, Eurostat (2014)
1.3 La formazione per l’Innovazione
La percentuale di italiani tra 25 e 64 anni in possesso di un titolo di laurea è sostanzialmente stabile dal 2009, quando essa era pari al 15%, contro il 14,9% del 2012.
Tale valore è assai inferiore alla media dell’Europa a 28 Paesi, pari a circa il doppio
(28,4%) ed ai valori di tutti i Paesi europei ad eccezione della Romania.
La dinamica annua del numero di laureati ha riportato quattro anni consecutivi di
calo tra 2006 e 2009 (-7,5% tra 2008 e 2009), per poi tornare a crescere nel biennio
successivo e stabilizzarsi, infine, nel 2012 su livelli che sono comunque ancora inferiori
a quelli registrati nel 2008.
Per ciò che riguarda lo stock di laureati, in Italia vi sono 0,7 laureati in discipline
scientifiche ogni 1.000 abitanti, valore inferiore alla media europea (0,8) e a quelli
registrati in Regno Unito (1,0), Francia (1,0) e Germania (1,1).
Guardando alla distribuzione per area disciplinare dei dottori di ricerca nel 2012 in
Italia, si nota che le principali aree sono Ingegneria (18% del totale) e Scienze mediche
(17,4%), seguite da Scienze biologiche e chimiche (13,7%), con solo 6,1% per Scienze
fisiche e matematiche.
Analizzando la ripartizione per cicli formativi della spesa pubblica per istruzione nei
principali Paesi europei nel 2011, in Italia solo 19% viene dedicata all’università (dato
sostanzialmente costante negli ultimi anni), contro 28% della Germania e 23% di Francia e Spagna.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 1.11 Numero di laureati nei principali Paesi europei, 2012 (valori percentuali)
Lituania
46,1
Estonia
40,7
Belgio
37,6
Francia
35,1
Germania
33,3
Irlanda
32,9
Regno Unito
31,8
Repubblica Ceca
28,8
Polonia
28,5
Spagna
28,5
Grecia
26,7
Austria
26,6
Ungheria
26,4
Svezia
25,1
Paesi Bassi
23,7
Portogallo
17,9
Danimarca
17,8
Italia
14,9
Romania
12,8
EU 28
28,4
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
35,0
40,0
45,0
Fonte: "Science, Technology, Innovation Database", Eurostat (2014)
Grafico 1.12 Dinamica dei laureati in Italia, 2006 -2012
410.000
400.000
398.358
388.303
390.000
378.670
381.106
380.000
379.082
370.000
363.634
360.000
354.983
350.000
340.000
330.000
2006
2007
2008
Fonte: "Education and training" database, Eurostat (2014)
2009
2010
2011
2012

Il quadro statistico
Grafico 1.13 Stock di laureati in discipline scientifiche ogni 1.000 abitanti nei principali
Paesi europei, 2012
1
1,1
1,0
1
1,0
1
0,8
0,7
0,6
1
0
0
0
Germania
Francia
Regno Unito
Italia
Spagna
Media EU28
Fonte: "Education and Training Indicators", Eurostat (2014)
Grafico 1.14 Dottori di ricerca per area disciplinare nell'anno 2012 in Italia
(valore assoluto)
Ingegneria
1995
Scienze mediche
1934
Scienze biologiche e chimiche
1524
Lettere, storia e filosofia
1509
Scienze giuridiche
935
Agraria
744
Scienze fisiche e matematiche
674
Economia e statistica
570
Scienze psicologiche e pedagogiche
494
Scienze politico-sociali
351
Veterinaria
219
Informatica
119
Educazione fisica
25
0
500
1.000
1.500
2.000
2.500
Fonte: Elaborazioni Fondazione Cotec su dati MIUR - Ufficio di Statistica (2014)
Analogamente agli altri Paesi considerati in Italia è la scuola secondaria ad assorbire la quota maggiore di risorse (51%), la più alta in Europa: in Germania è 48%, in Francia 45%,
in Portogallo 44%, nel Regno Unito 42%, mentre in Spagna è solamente 37%.
Esaminando la spesa per l’università in rapporto al PIL nei principali Paesi europei: l’Italia, con lo 0,83%, risulta essere significativamente distante dalla media europea (1,27%).

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 1.15 Scomposizione per cicli formativi della spesa pubblica in istruzione
nei principali Paesi europei, 2011
Francia
Germania
Italia
11%
12%
23%
28%
19%
13%
21%
45%
25%
51%
48%
Portogallo
Spagna
9%
20%
23%
28%
44%
Regno Unito
14%
22%
6%
31%
26%
37%
Pre-primaria
10%
Primaria
42%
Secondaria
Università
Fonte: "Education and Training Indicators", Eurostat (2014)
Grafico 1.16 Spesa pubblica per l'università in % del PIL nei principali Paesi
industrializzati, 2011
1,6
1,40
1,32
1,29
Media UE (27 paesi)
1,13
1,2
1,04
0,83
0,8
0,4
0,0
Germania
Regno Unito
Francia
Fonte: "Education and Training Indicators", Eurostat (2014)
Spagna
Portogallo
Italia
Il quadro statistico

1.4 Le pubblicazioni scientifiche
Considerando la produttività scientifica dei ricercatori accademici, misurata dal numero di articoli scientifici per 100 ricercatori, tra i principali Paesi europei l’Italia presenta
nel 2012 il valore più elevato, pari a 75,37 (in crescita rispetto al 2009, quando era pari
a 59,4), contro 58,59 di Spagna, 57,54 di Regno Unito, 41,03 di Germania, e 39,84 di
Francia.
Altro indicatore che vede l’Italia primeggiare tra i principali Paesi industrializzati è rappresentato dalla quota di pubblicazioni nelle discipline tecnico-scientifiche sul totale, pari
a 91,3%, contro 91% di Germania, 90% di Francia, 85,1% di Spagna, 83,5% di USA e
77,3% di Regno Unito.
Grafico 1.17 Numero di pubblicazioni scientifiche per 100 ricercatori accademici
nei principali Paesi europei, 2012
80,00
70,00
60,00
50,00
40,00
30,00
20,00
10,00
0,00
75,37
58,59
Italia
57,54
Spagna
Regno Unito
41,03
39,84
Germania
Francia
Fonte: elaboazione Fondazione Cotec su dati SJR SCImago Journal and Country Rank (2014)
e "Main Science and Technology Indicators", OCSE (2014) * Il dato della Francia è relativo all'anno 2011
Grafico 1.18 Quota di pubblicazioni scientifiche di disciplina tecnico-scientifica sul totale
nei principali Paesi industrializzati, 2013
100
95
90
85
80
75
70
65
60
55
50
91,5
91,0
90,0
85,1
83,5
77,5
Italia
Germania
Francia
Spagna
Fonte: elaborazione Fondazione Cotec su dati SJR SCImago Journal and Country Rank (2012)
Stati Uniti
Regno Unito

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
1.5 I brevetti e marchi di prodotto
Tra 2007 e 2012 il numero di brevetti internazionali PCT rapportato alla popolazione
non muta sensibilmente per l’Italia, passando da 56,5 a 51,2 per milione di abitanti, valore inferiore a quello di altri Paesi UE quali Germania (208,7), Francia (114,4) e Regno
Unito (82,8).
Tra il 2000 e il 2012 per L’Italia la quota di brevetti nel settore ICT sul totale dei brevetti
internazionali PCT è pari a 17,6%, ossia metà della quota del Regno Unito (34,8%). Per
i brevetti nel settore delle biotecnologie eccelle invece la Spagna, con una percentuale pari
a 9,7%, contro 5,1% dell’Italia.
Grafico 1.19 Brevetti internazionali PCT* per milione di abitanti nei principali
Paesi industrializzati, 2007-2012
250,00
2007
227,84
208,77
2012
200,00
150,00
110,05 114,49
106,71
100,00
82,89
56,58 51,23
50,00
0,00
Germania
Francia
Regno Unito
Italia
34,30 33,78
Spagna
*Brevetti intenazionali PCT: Patent Cooperation Treaty Union
Fonte: elaboazione Fondazione Cotec su dati "Main Science and Technology Indicators", OCSE (2014)
Grafico 1.20 Quota di brevetti ICT e BIOTECH in rapporto sul totale di Brevetti
internazionali PCT (2000-2012)
ICT
40,0
35,0
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
Regno Unito
Francia
BIOTECH
Germania
Spagna
Elaborazione COTEC su dati "OECD Science, Technology and Industry Oulook", OCSE (2014)
Italia
Il quadro statistico

L’Italia è in seconda posizione rispetto ai principali Paesi europei considerati per numero
di marchi registrati nel 2013 per milione di abitanti (32,4), superiore a quello di Francia (29,5), Regno Unito (28) e Spagna (20,1) e secondo soltanto a quello di Germania
(43). Nel confronto tra il 2007 e il 2013 l’Italia segna un considerevole aumento, pari a
12,5%; crescono anche Germania (2,6%) e soprattutto Francia (15,1%), mentre rallentano Regno Unito (-1%) e soprattutto Spagna (-14,4%).
Anche considerando la quota di Community Design per milione di abitanti l’Italia mostra un buon tasso di crescita tra 2007 e 2013 (18,8%), restando però, con 147 disegni
per milione di abitanti in una posizione arretrata rispetto a Regno Unito (171), Spagna
(181) e Germania (244).
Grafico 1.21 Marchi registrati per milione di abitanti nei principali Paesi industrializzati,
2007-2013
2007 2013
50,00
45,00
40,00
35,00
30,00
25,00
20,00
15,00
10,00
5,00
0,00
41,94 43,04
28,80
Germania
32,39
25,63
Italia
29,51
28,29 28,00
23,51
Francia
Regno Unito
20,12
Spagna
Fonte: elaboazione Fondazione Cotec su dati "Main Science and Technology Indicators", OCSE (2014)
Grafico 1.22 Community Design per milione di abitanti nei principali Paesi industrializzati,
2007-2013
2007 2013
300,00
244,18
250,00
200,00
188,90
164,07
181,56
150,00
149,84
171,43
123,94
147,29
94,34
100,00
114,42
50,00
0,00
Germania
Spagna
Regno Unito
Italia
Fonte: elaboazione Fondazione Cotec su dati "Main Science and Technology Indicators", OCSE (2014)
Francia

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
2. Le interconnessioni del Sistema della Conoscenza
2.1 I flussi internazionali di tecnologia
L’andamento della Bilancia Tecnologica italiana dal 1990 al 2012, segnala un deciso aumento degli importi di incassi e pagamenti rispetto al 2008. Gli incassi indicano attività
innovative ad alto valore di conoscenza che vengono vendute all’estero; i pagamenti rappresentano un flusso in entrata di attività e di asset innovativi, che possono contribuire a
migliorare le performance del sistema produttivo. Sino al 2007 in Italia i due flussi erano
in sostanziale equilibrio, mentre è dal 2008 che viene a determinarsi un deficit crescente
tra incassi e pagamenti, eliminato nel 2012, quando l’Italia raggiunge il valore massimo
sugli incassi pari a 18,5 miliardi di euro.
Grafico 2.1 Evoluzione della Bilancia Tecnologica dei Pagamenti in Italia, 1990 - 2012
(milioni di dollari)
Incassi
Pagamenti
20000
18235
18101
16825
15775
15448
18000
16000
18564
14000
12000
13988
10000
12032 10464
10042
8000
5737
45534968
4239
4070
3866
3795
4199
36473616
35053440
350734493437
2993
4000
2366
4619
42653990
1226
3861
3411
3369
3182
3273
2000
3032
266725453051
29773108
2807
2684
1410
705
0
99
20
00
20
01
20
02
20
03
20
04
20
05
20
06
20
07
20
08
20
09
20
10
20
11
20
12
98
19
19
96
97
19
95
19
94
19
93
19
92
19
91
19
19
19
90
6000
Fonte: "Main Science and Technology Indicators", OECD Science, Technology and R&D Statistics (2014)
Rapportando il saldo della BTP del 2012 a quello del 2001 è possibile rilevare che tutti
i principali Paesi industrializzati, ad eccezione degli Stati Uniti, abbiano registrato una
crescita; Regno Unito, Germania, Spagna e Portogallo hanno migliorato in maniera
sensibile la propria posizione internazionale, mentre per l’Italia il saldo positivo ha un
valore piuttosto basso.
Il quadro statistico

Grafico 2.2 Saldo della Bilancia Tecnologica dei Pagamenti in percentuale del PIL
nei principali Paesi industrializzati, 2001 e 2012
0,900
0,700
2001
1,02
1,100
0,754
2012
0,63
0,500
0,300
0,25
0,170
0,100
0,278 0,22
0,25
0,14
0,09
-0,100
-0,300
-0,500
Regno Unito
Giappone
Germania
Stati Uniti
-0,049
-0,156
-0,166
-0,293
Spagna
Portogallo
Italia
Fonte: elaborazione Fondazione Cotec su dati "Main Science and Technology Indicators", OCSE (2014)
2.2 La cooperazione internazionale nel campo della R&I
Come indicatore della cooperazione internazionale nel campo della produzione di Conoscenza, i brevetti con cointestatari stranieri presentati all’Ufficio Europeo dei Brevetti per
l’Italia tra 2008 e 2011 sono 11% del totale, valore inferiore a quello degli altri principali
Paesi europei: Regno Unito (25%), Spagna (19,3%), Francia (17,8%) e Germania (13,8%).
Una situazione migliore per l’Italia si riscontra per la percentuale di collaborazioni
internazionali realizzate sul totale dei brevetti PCT presentati nel 2011. La Francia è il
Paese con la maggior quota (27,8%), mentre quella dell’Italia (15,9%) è simile a quella di
Regno Unito (16,8%) e Spagna (15,5%).
Grafico 2.3 Percentuale di brevetti con cointestatari stranieri sul totale dei brevetti
depositati presso l'EPO, 2008-2011
2005-2008
50
2008-2011
40
30
26,1 25,0
20
22,0
19,3
19,2 17,8
14,4 13,8
10
0
Regno Unito
Spagna
Francia
Fonte: OECD Science, Technology and Patents dabtabase, OCSE (2014)
Germania
10,8 10,9
Italia

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 2.4 Collaborazioni internazionali nella realizzazione di pubblicazioni scientifiche
nei principali Paesi industrializzati, 2008-2010
100,00
90,00
80,00
70,00
60,00
50,00
40,00
30,00
20,00
10,00
0,00
99,5
98,2
90,7
77,2
74,8
41,6
25,6
Francia
Germania
Regno Unito
Italia
Spagna
Stati Uniti
Giappone
Fonte: "OECD Science, Technology and Industry Outlook", OCSE (2012)
Per ciò che riguarda invece le collaborazioni internazionali nella realizzazione di pubblicazioni scientifiche sul totale delle pubblicazioni (percentuale normalizzata rispetto alla
media OCSE=100), l’Italia, con un valore di 77,2, si colloca in una posizione intermedia
tra le migliori performance di Francia (99,5), Germania (98,2) e Regno Unito (90,7) e
quelle inferiori di Spagna (74,8), Stati Uniti (41,6) e Giappone (25,6).
L’interazione fra sistemi nazionali di innovazione può essere misurata anche tramite la
cooperazione a progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea. I dati relativi al Settimo
Programma Quadro di R&S (2007-2013) rilevano che nel 2010 sono state 249 le imprese italiane che hanno ricevuto risorse derivanti dal programma; tale valore è superiore a
quello di Portogallo, Spagna e Paesi Bassi, ma sono le imprese tedesche, pur non essendo
il dato standardizzato, a beneficiare maggiormente di finanziamenti UE.
Grafico 2.5 Imprese che hanno ricevuto fondi per la R&S dall'Unione Europea
e dal Settimo Programma Quadro, 2010
3500
3000
Unione Europea
3283
7° Programma Quadro
2604
2500
2150
2000
1370
1500
1000
496
500
0
Germania
Francia
631
249
Italia
569
156
Portogallo
Fonte: "Community Innovation Survey 2010 (CIS2010)", Eurostat (2012)
276
Spagna
467
119
Paesi Bassi
Il quadro statistico

3. Le aree di Innovazione per la crescita
I sistemi nazionali di innovazione vengono caratterizzati dal grado di specializzazione tecnologica dei diversi settori produttivi: la capacità di sviluppare innovazione nei
settori chiave per lo sviluppo economico, in particolare per quelle tecnologie cosiddette
“abilitanti”, consente ad ogni Paese di posizionarsi adeguatamente all’interno della
competizione internazionale.
Scomponendo la spesa in R&S effettuata dalle imprese in Italia per settore economico,
tra 2012 e 2013 non si sono registrate significative variazioni per quanto riguarda i settori
più innovativi: quello dedicato alla “Fabbricazione di autoveicoli” continua ad investire
la maggior parte delle risorse (1,4 miliardi di euro nel 2013, in crescita di 1,2% rispetto
Grafico 3.1 Spesa in R&S delle imprese per settore economico in Italia, 2012-2013
(milioni di euro)
2012
2013
1389,2
1407,9
Fabbricazione di autoveicoli e rimorchi
1374
1338,7
Prodotti di elettronica, ottica e informatica
1246,2
1244,7
Fabbricazione altri mezzi di trasporto
1162,9
1.178,5
1016,8
1.016,9
911,6
876,1
Fabbricazione di apparecchiature meccaniche
Attività professionali, scientifiche e tecniche
Industria chimica e farmaceutica
795,7
762,8
Telecomunicazioni
461,6
494,5
427
427,0
Fabbricazione di apparecchiature elettriche
Industrie tessili e calzature
251,4
255,4
Produzione di software
273,3
254,9
137,3
137,4
88,4
96,1
Commercio
Servizi finanziari e assicurativi
Energia, gas, acqua, rifiuti
0
Fonte: "Ricerca e sviluppo in Italia", ISTAT (2013)
200
400
600
800
1.000 1.200 1.400

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
all’anno precedente), mentre il settore “Elettronica, ottica, informatica” rimane secondo
come valore assoluto delle risorse investite, pur con un calo di 2,6%. Valori in calo anche
per “Telecomunicazioni” e “Industria chimico-farmaceutica” (rispettivamente -4,1%
e -3,9%), mentre la miglior performance tra 2012 e 2013 è realizzata dal settore della
“Fabbricazione di apparecchiature elettriche” (+7,1%).
Grafico 3.2 Spesa in R&S del settore pubblico per ambito economico in Italia, 2011-2012
(valori percentuali)
2012 2011
34,7
33,2
Fondi per le università
Cultura, formazione e società
14,1
Ambiente ed energia
14,1
14,3
13,4
12,5
Produzioni e tecnologie industriali
10,3
10,5
Salute
Programmi spaziali
3,1
3,4
Agricoltura
17,4
6,5
6,2
2
1,7
0,7
0,7
Trasporti, TLC e infrastrutture
Difesa
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Fonte: elaborazione Fondazione Cotec su dati "Ricerca e sviluppo in Italia", ISTAT (2013)
Analizzando invece la spesa pubblica in R&S per ambito economico, si nota come la maggior parte delle risorse venga convogliata verso le università: nel 2011 gli atenei attraevano
il 33,2% dei fondi, nel 2012 il 34,7% (con un aumento pari a 4,5%). In riduzione invece i
fondi per R&S assegnati all’ambito “Cultura, formazione e società”, che nel 2012 scendono
dal 17,4% al 14,1% del totale, con un calo vicino al 19%. A seguire, in ordine di ammontare di risorse investite dal settore pubblico, gli ambiti: “Ambiente ed energia” (14,1%),
“Produzioni e tecnologie industriali” (13,4%), “Salute” (10,3%), “Programmi spaziali”
(6,5%), “Agricoltura” (3,1%), “Trasporti, TLC e infrastrutture” (2%), “Difesa” (0,7%).
Il quadro statistico

4. Lo sfruttamento della Conoscenza
Al fine di valutare correttamente la capacità di sfruttamento della Conoscenza da parte del
sistema delle imprese è utile premettere una breve descrizione della struttura dello stesso
in Italia. La distribuzione delle imprese per classe di addetti in Italia evidenzia che solo lo
0,08%, pari a 3.602 imprese, supera 250 dipendenti; lo 0,49%, pari a 21.606 imprese, ha
tra 50 e 249 dipendenti; sono invece il 95,2% le imprese con meno di 10 dipendenti.
Considerando invece la distribuzione per settore di attività economica in Italia, si nota
che il 36,8% delle imprese italiane è impegnato in attività di commercio all’ingrosso
e al dettaglio, trasporto e magazzinaggio, alloggio e ristorazione e il 19,2% sia costituito da attività professionali, amministrative e servizi di supporto. Solo il 9,85% delle
imprese italiane è impegnato in attività manifatturiere o estrattive; le stesse occupano il
24,8% degli addetti.
Grafico 4.1 Distribuzione delle imprese per classe di addetti in Italia, 2012
1,20%
0,49%
0,08%
3,02%
35,50%
59,72%
1
2-9
10-19
Fonte: Struttura e dimensione delle imprese - Istat (2014)
20-49
50-249
250 e più

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Tabella 4.1 Distribuzione delle imprese per settore di attività economica in Italia, 2012
Attività economica
Imprese
%
Addetti
%
Attività manifatturiere ed estrattive
Estrazione di minerali da cave e miniere
Attivita' manifatturiere
Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
Fornitura di acqua
437.650
2.451
417.306
8.926
8.967
9,85
0,06
9,39
0,20
0,20
4.150.128
32.608
3.846.807
88.204
182.510
24,82
0,19
23,00
0,53
1,09
Costruzioni
572.412
12,89
1.553.165
9,29
1.603.046
1.163.413
131.755
307.878
36,08
26,19
2,97
6,93
5.829.256
3.431.892
1.075.781
1.321.582
34,86
20,52
6,43
7,90
97.280
2,19
543.937
3,25
Commercio all'ingrosso e al dettaglio, trasporto
e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione
Commercio all'ingrosso e al dettaglio
Trasporto e magazzinaggio
Attivita' dei servizi di alloggio e di ristorazione
Servizi di informazione e comunicazione
Attivita' finanziarie e assicurative
91.434
2,06
590.227
3,53
Attivita' immobiliari
235.434
5,30
289.133
1,73
Attività professionali, amministrative e di servizi di supporto
853.787
19,22
2.300.175
13,76
Istruzione, sanità e assistenza sociale
Istruzione
Sanita' e assistenza sociale
286.290
26.890
259.400
6,44
0,61
5,84
846.901
89.180
757.721
5,06
0,53
4,53
Altre attività di servizi
265.119
5,97
619.287
3,70
4.442.452
100,00
16.722.210
100,00
TOTALE
Fonte: Istat, Registro Statistico delle Imprese Attive (2014)
4.1 Le imprese innovatrici
L’ultima rilevazione dei dati relativi alle imprese innovatrici, che per l’Europa risale al Community Innovation Survey del 2010, fotografava una situazione in cui in Germania il 55%
delle imprese aveva realizzato un’innovazione (di prodotto, processo o organizzazione). Il
valore è superiore a quello degli altri Paesi europei, anche dell’Italia che pure con una quota
del 37,6% presenta una situazione migliore rispetto a quella di Francia e Spagna.
Considerando la quota di imprese che hanno effettuato innovazioni in base alla loro
dimensione, l’Italia risulta essere seconda alla Germania per quota di PMI innovatrici.
Tra le imprese di più ridotte dimensioni (tra 10 e 49 dipendenti) sono il 53,9% quelle
che in Italia hanno realizzato innovazioni, mentre questa quota si ferma al 48,6% in

Il quadro statistico
Grafico 4.2 Quota di imprese innovatrici sul totale delle imprese nei principali
Paesi europei, 2010
Germania
55,0
Portogallo
48,5
Regno Unito
44,2
Italia
37,6
Francia
33,7
Spagna
28,5
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
Fonte: "Community Innovation Survey 2010 (CIS2010)", Commissione Europea (2012)
Grafico 4.3 Quota di imprese innovatrici sul totale delle imprese per classe di addetti
nei principali Paesi europei, 2010
Tra 10 e 49 dipendenti
100
84
80
60
Tra 50 e 249 dipendenti
83,8
81,5
69,9
68,2
58,8
53,9
48,6
76,5
Oltre 250 dipendenti
93,7
86
42,5
37,5
40
51,4
47
20
0
Francia
Italia
Spagna
Germania
Regno Unito
Fonte: "Community Innovation Survey 2010 (CIS2010)", Commissione Europea (2012)
Francia, al 42,5% nel Regno Unito, al 37,5% in Spagna. Allo stesso modo, anche tra le
imprese di media dimensione (tra 50 e 249 dipendenti) la quota di imprese innovative
italiane (69,9%) è maggiore rispetto a quella di Francia (68,2%), Spagna (58,8%) e
Regno Unito (51,4%).
4.2 Le grandi imprese innovatrici
L’Industrial R&D Scoreboard, redatto annualmente dalla Commissione Europea, fornisce un focus sulle prime mille imprese in Europa per investimenti in R&S. Nel 2013 la
maggior concentrazione di imprese “Top1000 R&D Investor” ha sede nel Regno Unito
(252), in Germania (224) e in Francia (124). Con 46 imprese, quattro in meno rispetto
al 2012, l’Italia figura alle spalle di Svezia e Paesi Bassi e appena prima della Finlandia.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 4.4 Numero di imprese "Top 1.000 R&D Investor" dei Paesi UE, 2012-2013
2013
2012
252
247
Regno Unito
224
233
Germania
124
126
Francia
88
85
Svezia
55
52
46
50
45
46
Paesi Bassi
Italia
Finlandia
37
35
32
35
28
27
22
21
16
16
12
10
Danimarca
Belgio
Austria
Spagna
Irlanda
Altri
6
6
Portogallo
0
50
100
150
200
250
Fonte: "The 2013 EU Industrial R&D Investment Scoreboard", Commissione Europea (2013)
A livello di quota della spesa nazionale in R&S afferente alla “Top1000 R&D Investors”,
si nota come le 45 imprese finlandesi abbiano effettuato nel 2013 investimenti per il
2,85% del PIL, mentre le 88 svedesi per il 2,34%; quelle tedesche spendono in R&S una
quota pari a 1,74% del PIL, mentre quelle italiane solo 0,56%.
Il quadro statistico

Grafico 4.5 Spesa in R&S delle imprese "Top 1.000 R&D Investor" in percentuale del PIL
nei principali Paesi europei, 2012
Finlandia
2,85
Svezia
2,34
Paesi Bassi
2,12
Germania
1,74
Irlanda
1,71
Danimarca
1,41
Francia
1,37
Regno Unito
1,19
Belgio
0,59
Italia
Spagna
Austria
0,00
0,56
0,34
0,31
0,50
1,00
1,50
2,00
2,50
3,00
Fonte: elaborazione Fondazione Cotec su dati "The 2013 EU Industrial R&D Investment Scoreboard",
Commissione Europea (2013) e Eurostat Data Explorer (2014)
4.3 Le imprese “spin-off ” accademiche
La creazione di spin-off, imprese nate per lo sfruttamento industriale dei risultati di
progetti svolti in ambito accademico, rappresenta un buon indicatore della capacità di
trasferimento tecnologico delle nuove conoscenze. L’evoluzione delle imprese spin-off in
Italia dal 1979 al 2012 evidenzia un aumento costante, con il picco raggiunto nel 2012
con ben 140 nuove imprese in un solo anno.
Per quanto riguarda la distribuzione delle spin-off in base ai settori di attività, appare che
il settore ICT ne comprenda la quota maggioritaria; i Servizi per l’innovazione, il settore
Energia ed ambiente e quello delle Scienze umane contano ciascuno più del 15% delle
spin-off italiane, mentre risultano meno frequenti i settori Biomedicale ed Elettronica.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 4.6 Imprese spin-off universitarie per anno di costituzione in Italia, dati annuali
e cumulati, 1979-2012
Annuali
Aggregati
1200
150
140
1069
1000
117
107
929
105
100
825
104
800
97
698
86
600
611
72
506
57
50
33
313
21
46
400
399
45
241
30
8
1
118
0
12
11
20
20
10
09
20
20
08
20
06
07
20
05
20
04
20
03
20
20
02
20
01
00
20
9
-1
19
90
20
9
98
79
-1
19
al
80
19
no
Fi
88
139
9
1
99
0
55
200
184
Fonte: "Rapporto sulla Valorizzazione della Ricecrca nelle Università Italiane", Netval (2014)
Grafico 4.7 Settore di attività delle imprese spin-off universitarie italiane, 2013
(valori percentuali)
26,8
ICT
Servizi per l'innovazione
Energia e ambiente
Scienze della vita
Biomedicale
Elettronica
Automazione industriale
Nanotecnologie
Beni culturali
Aerospaziale
17,2
16,3
15,8
8,0
6,3
3,6
3,0
2,1
1,0
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
Fonte: "Rapporto sulla Valorizzazione della Ricecrca nelle Università Italiane", Netval (2014)
25,0
30,0
Il quadro statistico

5. La competizione nell’economia globale della Conoscenza
5.1 Le esportazioni high-tech
Significativo per la valutazione della capacità di innovazione di un Paese rispetto al contesto
internazionale è il dato della quota di esportazioni high-tech delle imprese sul totale delle
esportazioni. L’Italia, con il 6,6% si trova nel 2012 ancora decisamente al di sotto della media dell’Europa a 28 Paesi (15.3%) e di Paesi come Francia (20.3%), Regno Unito (15.4%)
e Germania (14,2%). Inoltre l’Italia tra 2009 e 2013 ha subito una contrazione pari a 2.9%
della quota di esportazioni high-tech, contro una crescita del 3% in Francia e di 1,4% in
Germania. Il Regno Unito subisce invece una contrazione molto alta, pari a 24,3%, mentre
la Spagna cresce di 14,5%, portando la propria quota high tech a 5,5% delle esportazioni.
Grafico 5.1 Quota di esportazioni di prodotti high-tech sul totale esportazioni
nei principali Paesi europei, 2009 - 2013
2009
25
20
19,7 20,3
19,0
15,4
15
17,1
15,3
2013
14,0 14,2
10
6,8 6,6
5
0
Francia
Regno Unito
Media EU28
Germania
Italia
4,8 5,5
Spagna
3,7 3,4
Portogallo
Fonte: "Science, Technology and Innovation Database", Eurostat (2014)
5.2 La produttività dei fattori di produzione
Scomponendo i fattori di crescita del PIL, ed osservandone la variazione media percentuale tra 2000 e 2011, risulta che la produttività totale dei fattori sia stata il principale
ostacolo alla crescita italiana, segnando un andamento negativo pari a -0,44. Tra i principali Paesi industrializzati, gli unici a segnare tassi negativi in questo indicatore, comunque
inferiori a quello italiano, sono Portogallo (-0,19) e Spagna (-0,07); tutti positivi gli altri
Paesi: Francia 0,38, Regno Unito 0,52, Giappone 0,76, Germania 0,77, Stati Uniti 1,27.
Analizzando poi i tassi annuali di crescita della produttività del lavoro nell’ultimo triennio, l’Italia mostra valori inferiori alla media dei Paesi EU: +0,2% nel 2011 (media EU
+1,3%), -1% nel 2012 (media EU +0,4%), +0,1% nel 2013 (media EU +0,6%).

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 5.2 Scomposizione del PIL per fattori di crescita: variazione media percentuale
nei principali Paesi industrializzati, 2000-2011
Produttività totale dei fattori
Capitale non-ICT
Capitale ICT
Lavoro
2,5
2
1,5
1
0,5
0
Italia
-0,5
Giappone
Portogallo
Germania
Francia
Stati Uniti Gran Bretagna
Spagna
-1
Fonte: "OECD Factbook 2014 ed.", OCSE (2014)
Grafico 5.3 Tasso annuale di crescita della produttività del lavoro (PIL per ora di lavoro)
nei principali Paesi industrializzati, 2011 - 2013
2011
8
2012
2013
6,6
6
3,5
4
2
0
-2
-4
1,8
0,6
0,40,3
0,2 0,1
-0,2
-1,8
Regno
Unito
1,2
1,3 0,6 1,3 0,7
0,9 0,8
0,5
0,4
0,20,4
0,4
1,4
1,5
0,4
0,0
1,6
1,9
-1,0
Italia
Germania
Francia
-3,2
Portogallo Stati Uniti Corea
del Sud
Media
EU28
Giappone
Spagna
Fonte: "OECD Economic Outlook", OCSE (2014)
Grafico 5.4 Produttività del lavoro per settore economico in Italia, 2005-2013 (2005 = 100)
130
125
120
115
110
105
100
95
90
85
80
Industria
Commercio e trasporti
Attività finanziaria ed assicurativa
2005
2006
2007
Fonte: "Productivity Indicators", OCSE (2014)
2008
2009
Agricoltura
ICT
Attività professionali
2010
2011
2012
2013
Il quadro statistico

Sul lato dell’evoluzione della produttività del lavoro nei settori dell’industria e dei
servizi in Italia, fatto 100 il livello di produttività del 2005, questo migliora nel 2013
nei settori Attività finanziarie ed assicurative (128,6), Agricoltura (112,2), Industria
(103,3), ICT (102,5), mentre peggiora nei settori Commercio e trasporti (96,8) e nelle
Attività professionali (83,4).
5.3 Gli indicatori di Innovazione di sistema
L’Innovation Union Scoreboard, redatto annualmente dalla Commissione Europea
sulla base dei dati statistici Eurostat, fornisce una comparazione tra Paesi dei risultati in
attività di R&I, evidenziando forze e debolezze dei vari sistemi nazionali di innovazione.
Grafico 5.5 Indice di Innovazione dei Paesi europei, 2014
Svizzera
Svezia
Danimarca
Germania
Finlandia
Lussemburgo
Belgio
Paesi Bassi
Irlanda
Regno Unito
Austria
Islanda
Francia
UE -28
Slovenia
Cipro
Estonia
Norvegia
Italia
Repubblica Ceca
Portogallo
Spagna
Grecia
Serbia
Ungheria
Slovacchia
Malta
Croazia
Lituania
Polonia
Macedonia
Romania
Lettonia
Turchia
Bulgaria
0,84
0,75
0,73
0,71
0,68
0,65
0,63
0,63
0,61
0,61
0,6
0,59
0,57
0,55
0,51
0,5
0,5
0,48
0,44
0,42
0,41
0,41
0,38
0,36
0,35
0,33
0,32
0,31
0,29
0,28
0,25
0,24
0,22
0,22
0,19
0
0,1
0,2
0,3
0,4
Fonte: Innovation Union Scoreboard 2014 - European Commission (2014)
0,5
0,6
0,7
0,8
0,9

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 5.6 Indicatori di innovazione dello Scoreboard EU, 2014
Italia
Unione Europea
0,516
Effetti economici
0,595
0,512
0,549
Innovatori
0,507
Asset intellettuali
0,43
Reti e imprenditorialità
0,292
Investimenti delle imprese
0,55
0,417
0,306
Supporto finanziario
0,558
0,394
Sistemi di ricerca
0,564
0,539
0,42
Risorse Umane
0,583
0
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,6
0,7
Fonte: Innovation Union Scoreboard 2014 - European Commission (2014)
Nell’indice sintetico di Innovazione, sui 34 Paesi europei considerati, l’Italia si trova al
18° posto, superando, tra i principali Paesi, Portogallo (20°) e Spagna (21°). In posizioni
più alte si trovano Francia (13°), Regno Unito (10°) e Germania (4°). Il Paese primo
classificato nel ranking è la Svizzera, seguita da Svezia e Danimarca.
Se si scompone l’indice complessivo nelle varie macro-categorie che lo compongono,
le principali debolezze dell’Italia rispetto alla media UE si registrano sotto il profilo del
Supporto finanziario all’innovazione (-45%) e dei Sistemi di ricerca (-27%).

Il quadro statistico
6. La dimensione regionale dell’Innovazione
Negli ultimi 10 anni le Regioni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nell’ambito delle politiche pubbliche per la R&S e Innovazione. Per quanto riguarda l’Italia,
nel 2011 il Piemonte è la regione con la più elevata incidenza della spesa totale in R&S
sul PIL, pari a 1,88%. Al di sopra della media nazionale (1,27%) anche Lazio (1,67%),
Friuli Venezia Giulia, Liguria e Provincia Autonoma di Trento (1,45%), Emilia Romagna (1,44%) e Lombardia (1,32%). E’ evidente il divario tra le regioni del Nord e
quelle del Sud che, ad eccezione della Campania (1,25%), figurano agli ultimi posti
della graduatoria: Molise (0,45%), Basilicata (0,58%) Puglia (0,71%).
Confrontando questi dati con quelli del 2010, si nota come siano soltanto 5 le regioni
ad aver aumentato la spesa in R&S in rapporto al PIL: Provincia Autonoma di Bolzano
(+80%), Sardegna (+17,6%), Sicilia (+3,7%), Friuli Venezia Giulia (+2,8%), Piemonte
(+2,7%).
Grafico 6.1 Spesa totale in R&S in percentuale del PIL nelle Regioni italiane, 2010-2011
2010
2011
Piemonte
Lazio
1,41
1,45
Friuli V.G.
Prov. Aut. di Trento
Liguria
Emilia-Romagna
Lombardia
Campania
Toscana
Veneto
Prov. Aut. di Bolzano
Umbria
Abruzzo
Sicilia
Sardegna
Marche
Puglia
Valle d'Aosta
Basilicata
Calabria
Molise
0,00
0,55
1,03
1,03
0,99
0,89
0,88
0,92
0,86
0,82
0,85
0,68
0,80
0,75
0,75
0,77
0,71
0,60
0,59
0,71
0,58
0,46
0,46
0,51
0,45
0,50
1,00
Fonte: "Science, Technology and Innovation" database, Eurostat (2014)
1,45
1,48
1,45
1,45
1,44
1,33
1,32
1,23
1,23
1,23
1,20
1,50
1,83
1,88
1,76
1,67
2,02
2,00
2,50

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 6.2 Incidenza della spesa in R&S delle imprese sul totale della spesa in R&S
nelle Regioni italiane, 2011
Piemonte
78,3%
Prov. Aut. di Bolzano
76,9%
Lombardia
68,6%
Veneto
66,9%
Emilia-Romagna
65,5%
Valle d'Aosta
64,6%
Liguria
56,5%
Friuli V.G.
55,5%
Marche
50,3%
Toscana
48,0%
Campania
40,2%
Abruzzo
36,9%
Lazio
31,4%
Prov. Aut. di Trento
30,8%
Umbria
28,7%
Sicilia
28,5%
Puglia
25,6%
Basilicata
14,7%
Molise
8,4%
Sardegna
6,3%
Calabria
4,5%
0%
10%
20%
30%
40%
50%
60%
70%
80%
90%
Fonte: elaborazione Fondazione Cotec su "Science, Technology and Innovation" database, Eurostat (2014)
Considerando l’incidenza della spesa in R&S delle imprese sulla spesa totale in R&S, si
evidenza il divario tra Nord e Sud del Paese: in tutte le regioni del Nord tale percentuale supera il 50% (dal 78,3% del Piemonte al 55,5% del Friuli Venezia Giulia); in tutte
le regioni del Centro-Sud, ad eccezione delle Marche (50,3%), essa è inferiore al 50%
(dal 48% della Toscana al 4,5% della Calabria).
Per quanto riguarda il numero di addetti alla R&S, è la Lombardia la prima in Italia, con il 21% del totale nazionale. Sommando le quote delle prime quattro regioni
italiane (Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Piemonte) si ottiene oltre la metà degli
addetti italiani alla R&S (55,7%).

Il quadro statistico
Grafico 6.3 Addetti alla R&S nelle regioni italiane, 2011
(valori percentuali sul totale nazionale)
21,1%
Lombardia
13,8%
Lazio
10,8%
Emilia-Romagna
10,0%
Piemonte
9,6%
Veneto
6,6%
Toscana
5,7%
Campania
3,7%
Sicilia
3,2%
Liguria
2,9%
Puglia
2,8%
Friuli V.G.
1,9%
Marche
Sardegna
1,6%
Prov. Aut. di Trento
1,5%
Abruzzo
1,4%
Umbria
1,1%
Calabria
0,8%
Prov. Aut. di Bolzano
0,7%
Basilicata
0,4%
Molise
0,2%
Valle d'Aosta
0,1%
0%
5%
10%
15%
20%
25%
Fonte: "Ricerca e Sviluppo in Italia", ISTAT (2013)
Il divario tra Nord e Sud risulta ancora più evidente spostando l’attenzione sulla
produzione di brevetti nelle regioni. Le regioni del Sud nel 2011 hanno depositato
presso l’European Patent Office solo il 2,8% dei brevetti italiani, le regioni del Centro
il 15,2%, mentre quelle del Nord ben 82%. La prima regione è la Lombardia, che
deposita da sola oltre un terzo dei brevetti italiani (36,4%), seguita da Emilia Romagna
(15,3%), Veneto (12,5%) e Piemonte (11%).

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Grafico 6.4 Brevetti italiani presso l'EPO nelle regioni italiane, 2011
(valori percentuali su totale nazionale)
Lombardia
36,4
Emilia-Romagna
15,3
Veneto
12,5
Piemonte
11
Toscana
6,4
Lazio
3,5
Marche
3,8
Friuli-Venezia Giulia
2,7
Liguria
1,9
Trentino Alto Adige
2
Campania
1,1
Puglia
0,8
Abruzzo
0,9
Umbria
0,7
Sicilia
0,3
Sardegna
0,2
Calabria
0,2
Valle d'Aosta
0,2
Basilicata
0,2
Molise
0
5
10
15
20
Fonte: Osservatorio Unioncamere, DINTEC Brevetti-Marchi-Design (2013)
25
30
35
40
Il Tema dell’anno:
La Re-Industrializzazione
dell’Europa
11

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Introduction
The on-going economic crisis of most Countries of EU is certainly a complex process
with many causes, but it is undoubted that among them the most important one comes
from the financial sector and the overwhelming (and oversized) focus of business strategy that has been put on financial factors and their performance, even in industry. This
widespread attitude of policy makers and business community has led to undermine
the role of industry, especially manufacturing, in creating wealth and employment
in our societies. Really manufacturing is the central engine of the economy and the
Research & Innovation System of our Countries and plays a vital role in creating social
and individual benefits in terms of welfare and quality of life.
This fact challenges the assumption, widely held for many years even by leading policy
makers, that Countries could reduce manufacturing and concentrate themselves on the
delivery of services, without lowering GDP and wealth creation.
Quite the opposite, many experiences show that, when Countries offshore their manufacturing, they do not just loose their manufacturing capacity, but in a few years they
loose their manufacturing abilities to design, to develop and to engineer new products
and services and to sustain this economic model in the global market.
Notwithstanding the role and the contribution of manufacturing to economy and
society, there has been a general decline of its level of activities and performance in EU
Countries, vis-a-vis the dynamic of industry at a global scale.
Re-Industrialization has become the main pillar of the economic policy of the EC and,
following its pioneering view, of all European Countries. Anyway some very relevant
questions arise when designing and implementing the Re-Industrialization process:
which kind of industry is going to be built? Which sector specializations? Which strategies have to be elaborated in order to realise the vision? Which technologies are to be
developed to this aim?
These topics were treated by documents the COTEC of Italy, Spain and Portugal respectivetely prepared for the technical session of the IX Symposium COTEC Europa,
that took place in Lisbon on February, 12th 2014. A Synthetis of these documents is
presented in the following.

Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa
1. The Vision of Manufacturing Industry in Italy, Portugal, Spain
The analysis of today structure of manufacturing industry worldwide shows that deep
modifications have occurred, with a growing shift of production capacity from the
Atlantic area to the Pacific area and the rise of new industrialized Countries in the
South East Asia (China and India in the first place, but also South Korea, Hong-Kong,
Taiwan and Singapore), which have gained a strong position in the international trade
by focusing, at least for now, on mass products with low price and often low quality,
mainly in terms of safety and environmental impact.
As shown in the following figure, the EU manufacturing share of added value has steadily decreased since 1980 to 2010, even it in the last year there has been a slight increase.
Manufacturing share of value added, 1980-2010, EU and other economies
45%
40%
35%
China
30%
25%
20%
Korea
Japan
2008
2006
2004
2002
2000
1998
1996
1994
1992
1990
1988
1986
1984
1982
1980
5%
0%
2010
EU
US
15%
10%
Source: Bruegel on the basis of World Bank and OECD
The reasons of this decline are manifold (including offshoring of manufacturing towards low labour wage Countries), but the most relevant one is the lower performance
in terms of labour productivity and, in some cases, of capital productivity, of manufacturing firms of most EU Countries, than the global average values.
This structural change of manufacturing worldwide, requires a new strategic posture
of the firms of advanced Countries, by moving towards a competitive business model
based on both Innovation and Sustainability (economic, social, environmental, energy-wise, ethical). A new paradigm has to be developed and implemented by coupling
two main features: Competitiveness (the traditional one, but pursued through Innovation, mainly technological, with new approach and tools) and Sustainability, (the innovative one) with a Global perspective, in order to provide highly performing solutions

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
in terms of products and services to the main societal challenges and to the changing
needs of consumers and to win the competition from newly industrialized Countries.
New business models and manufacturing systems are to be conceived and realized, by
making an intense use of many advanced technologies ( first of all, ICT, new materials,
nano- and bio-technologies).
The fundamental asset needed for developing this paradigm is Knowledge, so Re-Industrialization must be Knowledge driven.
One can foresee that, for at least highly innovative and sustainable products, tailored
for either knowledge intensive firms and higher income and environmentally aware
consumers, critical functions (RDTI, marketing, assembly of final products) are going
to be kept mainly within industrialized Countries, by implementing at the same time,
a global outsourcing strategy for acquiring specialized components and subsystems
and manufacturing products worldwide, while satisfying customers (firms, consumers)
almost anywhere.
So firms are setting up complex cooperative networks of many different players (R&D
centers, specialized SMEs, technology providers, etc), distributed all over the world
(which we might name “constellations”).
In order to throw some light on the possible structure of the future globalized manufacturing industry it’s worth citing some hypothesis that have proposed in the literature(1).
Five broad groups of manufacturing industries have been identified, with very different
characteristics and requirements regarding where to carry out R&D, to build factories
and to go to the market. These groups are illustrated in the following table.
1 McKinsey Global Institute, Manufacturing the future: The next era of global growth and innovation, November
2012
Labor-intensive
tradables
7%
Forniture, jewelry, toys, others
Textiles, apparel, leather
Medical, precision, and optical
Semiconductors and electronics
Computers and office machinery
Basic metals
Mineral-based products
Paper and pulp
Refined petroleum, coke, nuclear
Wood products
Printing and publishing
Food, beverage, and tobacco
Fabricated metal products
Rubber and plastics products
Machinery, equipment, appliances
Electrical machinery
Other transport equipment
R&D
intensity
Very high
Labor
intensity
Capital
intensity
High to moderate
Intensity or density of given factor1
Energy
intensity
Trade
intensity
Moderate to low
Value
density
Very low
1For methodology, see Manufacturing the Future: The next era of global growth and innovation available on mckinsey.com.
Source: 2010 Annual Survey of Manufactures (ASM); 2007 Commodity Flow Survey, US Census, IHS Global Insight; Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD);
McKinsey Global Institute analysis
Global technologies/
innovators
9%
22%
Regional
processing
28%
Energy-and/or
resource-intensive
commodities
Chemicals
Global innovation
for local markets
34%
Motor vehicles, trailers, parts
Industry
Most significant factors
for group
Group
% of global manufacturing
value added
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa


Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
The Innovation required for implementing the Vision
In order to build the knowledge intensive industry of EU many innovations regarding
products and production process and to be developed, and require the existence of
appropriate context conditions (enablers).
The innovation of products follows primarly two guidelines:
a) Development of “smart” products incorporating some sensors and actuators which
allow a high level of automation of many functions, such as monitoring the surrounding environment, learning, adapting to critical states, controlling by means of
cognitive system physical, chemical, biological processes, optimizing performance
(consumption of resources, emissions, etc.)
b) “Product-Service” integration in all phases of the product life-cycle, allowing to
offer more satisfying solutions to customers’ needs, to lower total costs all over the
life-cycle, to avoid the problems associated to today widespread models of “purchase
- use - disposal” of products.
The innovation of production processes aims to making them adaptative, adjustable,
networked, by means of a widespread use of digital tools and technologies, by integrating knowledge from many different fields (physics, chemistry, biology) at an increasing
smaller scale (from micro to nano).
The structure of the new production systems is the result of the convergence of technologies based on different scientific fields, such as ICT, Artificial Intelligence, materials, life sciences, nano-sciences, cognitive sciences.
These technologies allow to get:
• New products with very specific features in terms of size, flexibility, etc.
• Scalability of quantity
• Improved performance (in terms of speed, cost, quality)
• Low consumption of energy and materials
• High precision (zero defect)
• Low impact on the environment in terms of waste and emissions.
The implementation of these product and process innovations requires, in order to be
effective, that properly related actions are taken regarding many other factors of the
overall content, the so called “enablers”, mostly non-technological.
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa

The enabling factors fall into the following areas:
• Management
• Framework
First of all, the new model of manufacturing requires a new strategic posture and management capacity of firms of all sizes and sectors, that have to abandon the innovation
strategy based mainly on incremental improvements and cost-efficiency, and to pursue
radical innovation in all areas and functions of the firms.
Only by adopting this strategic posture and management capacity it will be possible to
implement the new business model and to grasp all the possible benefits from network
integration, cooperation with public research sector, joint design involving manufacturing firms and end-users, etc., within the new global competitive landscape.
SMEs are likely to find the adoption of this strategic posture and management capacity
rather difficult, for many reasons: limited resources and low knowledge management
capacity.
So it’s necessary to set up a virtuous circle, that allows SMEs to evolve from the state
of “smart artisans” to follow a managerial approach to doing business effectively in a
rapidly changing and complex global market.
This virtuous circle is not likely to start by itself as there exist many barriers (cognitive, behavioural, economic, institutional, etc) inside and outside firms, that impede
the evolution of entrepreneurs towards the new model of Manufacturing Industry. So
appropriate actions are to be taken inside firms and in their surrounding environment,
by some “facilitating” agents, both in the public and private sectors.
Inter-institutional innovation has to be developed so that the “constellations”, involving all the players needed to implement the new paradigm of Manufacturing Industry,
are built in an effective way. Large firms can promote building the constellations, but
their efforts cannot be enough, due to the complexity of this task and its need of large
amounts of resources (financial, organizational): so “facilitators” and facilitating programs should be established by public policies and with public support.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
2. Re-Industrialization Strategy
Major lines for Re-Industrialization
A sustainable re-industrialization will only be achieved when new businesses in high
value added products continuously emerge, and these are able to overcome the always
uncertain phases of skills and business consolidation to enter afterwards in a phase of
fast growth. These companies will integrate into the existing fabric where they will find
markets, partnerships and new business opportunities.
The degree of vitality reached by this fabric will condition the return of overseas
manufacturing activities and the incorporation of foreign companies with their own
cultures. Thus, manufacturing sector will be competitive as a whole, because it will rely
on providers which will add value to the final product with intermediate supplies of the
highest quality.
In the current situation, development of a manufacturing sector is unbelievable without the involvement of the entire country, as it requires a major social change to allow
middle class to resume its role. This is impossible to happen without a clear awareness
of the society and of course without the strong involvement of public administrations.
Public administrations are currently complex, because they are based on an intense network of several administrative levels with multiple and specialized institutions whose
responsibilities include to coordinately drive the manufacturing sector. This is the
reason why the concept of department policies is being replaced by that of a strategy
targeting a specific objective which is composed of multiple duly harmonized policies.
Thus, in the case of re-industrialization, policies as different as those of regulation and
innovation, or as energy and environment should be made compatible.
Fortunately, global economic development is fading the benefits which justified the offshoring of manufacturing activities and is inducing a more favorable scenario for re-industrialization in the Western world. The continued trend in the emerging countries to
increase labour costs means that they can no longer compensate for other costs induced
by offshoring such as transportation, quality control, or other benefits of management
such as being fast to follow customer requirements or to the typical difficulties of the
market. Any decision to accelerate re-industrialization process will have important
consequences in the immediate future of the West countries.
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa

Areas of activities
Aspects to be addressed by a re-industrialization strategy are at least technological (for
generating the knowledge required for the development of advanced manufacturing
technologies), infrastructures (mainly ICT and energy), fiscal (specially low tax rates
for R&I investiments), commercial (by means of Public Procurement of innovative
technologies), and human resources training (by setting up an educational system that
anticipates and satisfies the training requirements of advanced manufacturing firms).
After many years accepting that it was possible to achieve a robust economic system
without a developed manufacturing sector inducing to dismantle large industrial sectors in
our economies, current reality requires the recovery of the lost capacity as soon as possible
and adapt it to the economic, technological and commercial characteristics of the global
market. This responsibility should be assumed by both the private and the public sectors.
Many of the ideas which supported the instruments that once allowed to establish and
maintain our industrial activity will be valid along with others to accelerate re-industrialization process and to take the advantage of new possibilities open in the technological, financial and commercial fields.
Ideas to technological acceleration
The degree of competitiveness of the new manufacturing sector will depend on its
technological and innovation capacity, which would be reached by making technology,
recruitment of highly qualified staff and knowledge more accessible. All that will not
be possible without financial resources tailored to the needs of innovative companies.
Summarized below are a number of ideas that could accelerate manufacturing sector
technological update and relevant financial instruments.
Technological Programs
Both public and private technological programs directed to speed up re-industrialization will have to at least address the following topics:
a) Adoption of new technologies. These programs should include both monitoring
of technological developments as well as identification of the adequate technologies
for the business and, when appropriate, their integration. It should be taken into
account that the adoption of new technologies usually requires both training the
staff to manage them and investments needed to adapt facilities.
b) Technology audits. Manufacturing sector sustainability can be guaranteed with
appropriate technology audits which will provide advice concerning the expected

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
evolution of the sector and about those technological solutions to enable companies
to maintain their competitiveness.
c) Technology marketing. The existence of an agile technology market should be
facilitated by appropriate programs fostering technological information flow and
bringing technology offer and demand closer thus reducing transaction costs.
d) R&D collaboration. When development of new technology is needed, these
programs should facilitate collaboration to happen, both among companies and of
these with public R&D.
e) Common technology services centers. Especially for SMEs, technological service
centers, both publicly owned and private, are a recognized source of technologies
and training. For this reason, technology needs of these companies may demand the
existence of programs directed to these centers.
Financial instruments
Technological update of advanced manufacturing enterprises requires a variety of
financing tools adequate to the different investment purposes which at least could be:
a) Product and services development projects. Despite the diversity of projects,
instruments required for this type of activity have a relatively short temporary scope
and quite easy risk levels assessment in each case.
b) Grants for company growth. A company’s productivity increases with its size.
Acceleration of re-industrialization requires a fast business growth, either through
a vegetative way or with mergers and acquisition processes that will increase their
productivity. Financial system must have adequate tools to meet these needs.
c) Projects to modernize production facilities. Manufacturing sector is under a
continuous process to improve its production processes, which requires appropriate
financial instruments.
d) Pre-competitive R&D projects. Such projects are essential to maintain long-term
competitiveness of the manufacturing sector. As these projects imply a high risk which
is difficult to evaluate it is quite usual that public entities get involved in its financing.
Ideas to business improvement
SMEs are very important for manufacturing sector operation, but due to their size they
have more limited financial, business and relationship skills. It thus makes a lot of sense
that both business associations and public institutions create mechanisms to facilitate
these enterprises to grow. The following are common areas for action:
a) Export plans. The intervention of experts to help SMEs to plan their international
trade as well as the availability of direct export subsidies would favour their approach to international markets.
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa

b) Energy efficiency plans. Energy costs are always important in the manufacturing
sector. Planning and the implementation of the most adequate technologies is a
common way to reduce these costs, though in order to achieve it SMEs have to
resort to external experts.
c) Plans to improve productivity. The great competitive advantage of SMEs in the
manufacturing sector is their ability to offer their customers personalized solutions
in a relatively short time. However, their ability to organize an efficient production
and ensure the adequate quality levels is more limited. Again, external aid is a very
good solution to fill this gap.
d) Get acquainted with international standards. One of the most frequent barriers
for foreign suppliers to entry into domestic markets is a complex and demanding
regulation, which excludes small size companies from competition as they do not
have sufficient capacity to know and understand it. External help allows SMEs to
become familiar with the regulatory packages required in their markets of interest.
Ideas to strengthen value chain
Manufacturing sector competitiveness does not only rely on the company that places
a final product on the market, as it is also very important the efficiency of the whole
value chain that involves many companies. All these enterprises have close relationships
which will be even closer as less standardized the involved intermediate products will
be. These relationships can be enhanced:
a) Joint product and services development projects. Participation in product and
services development projects with other companies from the same or different
sectors makes easier to find out complementarities and potential synergies among
different companies.
b) Dissemination of good practices. Cases of success as well as failure ones should be
used to reduce the costs of learning by emulating good practices and avoiding those
that have proven to be inefficient.
c) Promotion of intra- and inter-sectorial relationships. It is an area in which business associations have a lot of work to do, e.g., by organizing formal and informal
meetings to promote mutual understanding and to discover new opportunities for
collaboration.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
3. The Innovative Technologies Enabling the process of Re(New)
Industrialization
Key Technologies for Re-New-Industrialization
As stated in the previous documents, the Re-Industrialization of Europe must be based
on Innovation, mostly technological.
Based on current research, economic analyses of market trends and their contribution
to solving societal challenges, the EU came to identify six “cross-cutting” Key Enabling
Technologies (KET), which can developed and exploited for innovate products and
processes of manufacturing industry and realizing a widespread and deep impact on
economy and society. These KET are:
-- Micro/nanoelectronics;
-- Nanotechnology;
-- Industrial biotechnology;
-- Photonics;
-- Advanced materials;
-- Advanced manufacturing technologies.
The best description of each of these technologies is as follow:
Micro and nanoelectronics, including semiconductors, are essential for all goods and services
which need intelligent control in sectors as diverse as automotive and transportation, aeronautics and space. Smart industrial control systems permit more efficient management of
electricity generation, storage, transport and consumption through intelligent electrical grids
and devices.
Nanotechnology is the application of scientific knowledge to control and utilize matter in the
size range 1 nm to 100 nm, where entirely new physical and chemical, size-related properties and phenomena can emerge. This often results in new, exciting and different characteristics that can generate a vast array of novel products. Nanotechnology holds the promise
of leading to the development of smart nano and micro devices and systems and to radical
breakthroughs in vital fields such as healthcare, energy, environment and manufacturing.
Industrial biotechnology - also known as white biotechnology - uses enzymes and micro-organisms to make bio-based products in sectors as diverse as chemicals, food and feed, healthcare, detergents, paper and pulp, textiles and bioenergy.
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa

Photonics is a multidisciplinary domain dealing with light, encompassing its generation,
detection and management. Among other things it provides the technological basis for the
economical conversion of sunlight to electricity which is important for the production of renewable energy, and a variety of electronic components and equipment such as photodiodes,
LEDs and lasers.
Advanced materials offer major improvements in a wide variety of different fields, e.g. in
aerospace, transport, building and health care. They facilitate recycling, lowering the carbon
footprint and energy demand as well as limiting the need for raw materials that are scarce
in Europe.
Advanced Manufacturing Systems (AMS) comprise production systems and associated services, processes, plants and equipment, including automation, robotics, measurement systems,
cognitive information processing, signal processing and production control by high-speed
information and communication systems. AMS are essential for productivity gains across
sectors such as the aerospace, automotive, consumer products, electronics, engineering, energy-intensive, food and agricultural as well as optical industries.
These technologies (or better saying, these major technological areas) share a set of characteristics that provide them with their relevance. Generally, they are characterized as:
-- Pervasive, enabling processes and innovation throughout the economy;
-- Knowledge-intensive;
-- High R&D intensity;
-- Rapid and integrated innovation cycles;
-- High capital expenditure;
-- Highly skilled employment.
They are, in brief, multidisciplinary, cutting across many technology areas with a trend
towards convergence and integration, and are able to impact on all sectors of manufacturing industry.
As stated by the European Commission:
“The European Union is a global leader in KETs development. It has all the necessary
attributes to remain in this position. Based on patent data, the 2010 European Competitiveness Report and the report of the HLG KETs confirmed that the EU holds a strong
competitive advantage: it is the only region to master all six KETs. Over the years, Europe’s
strong R&D base has championed all six KETs, maintaining a leading position with 32%

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
of the global patent applications between 1991 and 2008. However, despite these strengths,
the EU is not capitalising on its knowledge base”.
The existing problem lies more in the application rather than the development of such
technologies.
Regarding the position of Italy, Portugal and Spain towards KET, one can retain:
-- The higher dynamism of patenting activity in Italy, with 769 patents EPO / PCT
on an annual average in each of the years 2006-2008 in the six major technology
areas; that number drops to 250 in Spain and 21 in Portugal;
-- The high levels of patenting, in Italy, in the areas of Advanced Materials and Advanced Manufacturing, areas also prevalent in Spain and Portugal; we should also
highlight, in Portugal, the proximity between Biotechnology and the two large areas
aforesaid;
-- Still on the registration of patents, quotas (among the 34 countries) that in Italy
will be around 3% (4% in Advanced Materials), Spain 1%, and with lower levels in
Portugal (except for Nanotechnology, which will be approximately 1%).
Both the selected Key Enabling Technologies and the policies and vision underlying
such selection call for higher cross-sectionality levels; they require, in order to make
sense and be efficient, high levels of integration by the companies. None of the selected Key Enabling Technologies was selected for its relevance regarding any particular
company or even any particular activity sector. It is also certain that, for activity sectors,
including competitiveness pools and clusters that today organize the entrepreneurial
activity, no sector will be able to solve its competitiveness problems without accessing
the already provided knowledge and the knowledge that may come to be developed by
one or more Key Enabling Technology. The same is true for each individual company,
in an economy as demanding as companies face nowadays.
These reflections show the work companies now face and which will eventually influence the way the action of Universities and Administrations will be operationalised and
the way such actions will eventually benefit one, or more, companies.
Relevance of other factors in addition to technology
The “Innovative Technologies” is the factor that will best and most contribute to the
materialization of the Re(New)Industrialization goal for Italy, Portugal and Spain, but
it is not the only one.
Il Tema dell’anno: La Re-Industrializzazione dell’Europa

Industrial Design can also serve as support for re(new)industrialization of the durable
consumer products industry, a group of sectors with large tradition in Italy, Portugal
and Spain where SMEs have a significant weight.
These products, design-based, have become increasingly important, mainly in the most
developed countries or in social classes with higher purchasing power in many developing countries. Due to their high levels of quality and differentiation, competition is
not so much focused on price - thus an opportunity for the world regions with higher
costs, as it is the case of Eurozone Countries.
In an overview picture, final consumption is the largest component of the European
economy, representing 56.4% of EU GDP. In this context, design-based consumer
goods represent a large share, with annual turnover of approx. e 500 billion and economic value added of e 150 billion while employing some 5 million people in more
than 500,000 companies across the EU-27.
Italy, Portugal and Spain have a long tradition in these sectors, in the three main stages:
design and branding (with a leading position of Italy), production (with strong competences to deal with flexible production systems, aptitude to small-series production,
namely in Portugal) and distribution (with examples like ZARA, in Spain).
While design and functionality are key factors for success, several research and technology challenges are also essential drivers for business. As a result, four main strategic
themes can be defined as cornerstone for technological research and development in
such sectors:
-- Advanced (multi)functionality of products for specific end applications and use
scenarios;
-- Intelligent manufacturing and the smart value chain;
-- New design and product life cycle concepts;
-- Consumer empowerment and advanced consumer interaction in the value creation
process.
Despite past effort and investment in technological R&D, it is commonly recognized
that Europe needs to improve its efficiency when it comes to translate scientific knowledge into economic value and industrial leadership. The reasons for that current situation have been identified, and vary from the missing competences of projects’ consortia,
to inefficient dissemination and demonstration of project results, or lack of financial
resources to cover the last mile in the innovation process and access to the market.

Rapporto Innovazione 2014. Sintesi
Consequently, actions can and should be taken to solve or minimize these challenges,
starting by improving the dissemination and demonstration of project knowledge and
results, leading to new exploitation opportunities and therefore enabling the creation of
the anticipated economic value:
-- Disseminate the available knowledge and its existing applications, namely via examples, case studies and demonstrators;
-- Identify new opportunities for further exploitation and reutilization of R&D results, namely involving cross sectorial fertilization;
-- Identify opportunities and partnerships to create new European demonstrators and
pilot lines, namely both in lab settings, as well as embedded in (real) production
environment.
As portrayed above, under the design-based consumer goods umbrella, numerous
sectors are included along with their own diversity. However, as can be regarded, they
also share many challenges and needs, many of them can be answered and satisfied by
production technologies, as these play enabling and supporting roles to every manufacturing industrial sector, especially the consumer goods ones.
Moreover, the production technologies developers are frequently themselves inducers of
new innovations in the user sectors due to their horizontal manufacturing knowledge.
They should naturally be regarded as strategic partners not only during the R&D stages, but also during dissemination, demonstration, and exploitation in order to improve
these activities’ effectiveness and outcomes.
The development and integration of new materials, innovative business models and
consumer integration (co-creation, etc.) and interaction are just some complementary
examples of areas with a strong horizontal interest and impact.
It is also relevant to refer the existence of cluster initiatives at national and regional
level, several of them part of or aligned with the related European Platforms, thus with
a potential to create a strong operation network for implementation.
Fondatori
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
ENI S.p.A.
Finmeccanica S.p.A.
Fondazione Monte Paschi di Siena
Intesa Sanpaolo S.p.A.
Telecom Italia S.p.A.
Unicredit Group S.p.A.
Enti ed imprese aderenti
Area Science Park di Trieste
Alenia Aermacchi S.p.A.
CNA
CNR
Magaldi Power S.p.A.
Selex ES S.p.A.
Telespazio S.p.A.
Thales Alenia Space S.p.A.
Unioncamere
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Sintesi del Rapporto