Storia e lavori sul e per il grande
fiume PO
UN PO DI STORIA
Il Po è il principale elemento di rilievo del territorio
padano durante tutta l’antichità
Oggi scorre pressoché ignorato,
anche dalle popolazioni rivierasche,
e balza al centro dell’attenzione solo in caso di disastrose
piene.
Già durante la fase finale del periodo preistorico,
dal neolitico all’età del ferro, si cominciano a delineare
forti legami con il fiume che in età romana divengono molto
stretti,
difatti il grande fiume si integrava perfettamente nel
paesaggio
I romani attuarono pesanti interventi territoriali:
•bonifiche delle acque
•viabilità
•arginature
•disboscamenti
•navigazione
•ponti e traghettamenti
I tecnici romani dimostrano di essere molto intelligenti
costruendo le città nelle zone più vicino al fiume.
Il Po si integrava anche con le vie di terra presenti in quest’area:
le più famose sono la via Emilia e parte della Postumia.
Queste si affiancavano, spesso grazie all’uso di vie minori collocate
per lo più in punti particolarmente strategici,
alla grande via d’acqua, offrendo un supporto alla navigazione.
Cosi facendo le grandi città aumentano la loro importanza, militare e
commerciale.
Inoltre lungo il fiume erano attivi anche alcuni centri minori e scali portuali
importanti, tra cui Casalmaggiore, che provvedevano a regolare
la fitta trama dei commerci, scambi, traffici, svolti ai più diversi livelli.
A causa della sua rilevanza strategica,
la linea del Po fu più volte al centro delle
operazioni
militari svoltesi nell’Italia Settentrionale.
La stessa fondazione di Piacenza e
Cremona (218 a.C)
indicano la volontà di controllare il Po
nel tronco in cui
vi erano gli ultimi facili attraversamenti.
Vari esempi di importanza del fiume Po
come linea
di confine invalicabile si possono
trovare nel V secolo
Ora invece il fiume Po non è più considerato un
confine invalicabile,
grazie alla costruzione di ponti stradali
e ferroviari e di itinerari
alternativi come percorsi ciclabili o pedonali.
SISTEMI DI NAVIGAZIONE
La movimentazione delle navi avveniva infatti
con l’impiego di remi o
con l’ausilio di vele
(sul fiume erano particolarmente diffuse quelle in giunco)
Il sistema era in grado di collegare,
anche territori lontani
Così facendo i generi come il sale e le spezie
ottengono una loro diffusione.
Inoltre questo conferma anche che tutte le città
della Valle Padana erano dotate di importanti porti
Tra questi i più importanti sono
i porti fluviali di Mantova
e quelli di Cremona e Casalmaggiore.
LA NAVIGAZIONE FLUVIALE
Il trasporto sulle vie d'acqua era molto più conveniente e
più economico difatti con un solo
barcone si poteva trasportare almeno trecento volte tanto,
anche se bisogna tener conto delle risorse umane o
animali nel caso di risalita con traino da terra.
Bisogna comunque considerare che la navigazione fluviale
non era completamente tranquilla e senza pericoli infatti:
rapide, scogli, fondali troppo bassi, banchi di sabbia
o di ghiaia, nebbie, tempeste improvvise
potevano costituire seri pericoli,
senza contare poi le numerose scorribande di predoni o pirati.
TIPI DI IMBARCAZIONI
Le barche che navigavano sul Po possono essere divise in:
Barche cucite:
le tavole sono tenute assieme con pioli
e sono poi collegate tra loro
da cuciture di fibre vegetali o animali.
A scheletro portante:
prima veniva costruito lo scheletro della nave
e successivamente veniva completata.
A scafo portante o a guscio:
è il procedimento contrario allo “scheletro portante”
con l'unica funzione di irrigidire di più lo scafo.
Costruzione mista:
Insieme delle tre tipologie.
Le barche viaggiavano sul Po in diversi modi tra i quali:
la corrente, i remi, la vela e la strada alzaia.
La corrente costituiva la via più agevole.
Il remo rappresentava la risorsa base
ma era usato più per manovrare che per avanzare.
Nel risalire la corrente uomini o animali tiravano da terra,
procedendo lungo la strada alzaia, tramite un cavo che veniva
fissato all'estremità più alta dell'albero.
Ora che si è nel XI secolo,
con l’avvento del motore e di nuove tecniche di costruzione,
il lavoro di questi uomini è reso più facile, ma le merci (sabbia, terra, ghiaia, ecc)
e le imbarcazioni ( chiatte di varie lunghezze e portata) utilizzate,
rimangono sempre le stesse.
STORIA DELLE PIENE DEL FIUME
La storia delle piene del fiume inizia verso il 926 d. C.,
quando nella nostra città
sono stati presi i primi provvedimenti
attraverso ripari e piccoli argini.
Ma è nel 979, grazie all'imperatore di Germania,
che nascono i primi rudimentali argini nel tratto fra Cremona e Casalmaggiore,
bisogna comunque aspettare il 1502 per vedere costruiti i primi resistenti argini,
difatti le piene disastrose per Casalmaggiore, prima di quel anno, sono state molte
(1127, 1174, 1280, 1292, 1432, 1470, 1496)
Dopo il 1502 ci sono state altre piene ma meno disastrose,
le ultime due piene riguardano i giorni nostri e sono quelle del 1951 e del 2000!
STORIA DEL CORSO DEL FIUME
In principio il Po non subiva nessuna curvatura,
ed numerosi affluenti, vi convergevano proprio
all’altezza di Casalmaggiore.
Dopo le numerose piene i Signori di Casalmaggiore decisero,
1429, di deviarli nel Po, qualche chilometro più avanti.
Bisogna aspettare, però, il 1457 perché abbia luogo
un primo vero e proprio sistema di bonifica.
Per vedere altri cambiamenti, dati al corso del
fiume,
bisogna aspettare i giorni nostri con la
costruzione di Pennelli
(che servono per diminuire la velocità e la forza
della corrente fluviale)
e la pulitura del letto del fiume dai depositi
ingombranti,
per migliorare la navigazione.
DOVE NASCE, COME CRESCE E
DOVE SFOCIA IL PO?
Nella Valle Po, in provincia di Cuneo, vi è
il Pian del Re (2020 m.) che è di origine glaciale.
E’ qui che numerose sorgenti, alimentate dai ghiacci del
Monviso,
si raccolgono in un piccolo torrente che tra massi e rocce si
avvia
freneticamente verso la pianura.
Sin dai tempi antichi questa è la sorgente del Po.
Scendendo verso valle, il Po riceve numerosi piccoli affluenti così,
in breve, prende le dimensioni di un torrente alpino.
Le aumentate pendenze e i numerosi massi,
aumentano la forza delle acque.
Ad un certo punto, il Po, appare
improvvisamente secco,
difatti una presa per scopi idroelettrici
prosciuga il fiume.
Pochi chilometri più in là il corso, arricchito
delle acque del torrente
Lenta, è nuovamente ricco d’acqua.
Qui, l’acqua è limpida, ma il fondo presenta
una manto marrone,
causata da vegetali acquatici in
decomposizione.
Da qui in poi vi saranno numerose
deviazioni per uso agricolo e idroelettrico,
il Po ritornerà nel suo letto naturale arrivato
in pianura aperta
L’andamento dell’acqua nelle zone pianeggianti non è rettilineo.
Il fiume si muove a curve,
all’esterno delle quali scava ed all’interno riporta terreno.
E’ così che è nata la pianura, dal riporto
di materiale prelevato a monte.
Diminuita è anche la forza delle acque e
sempre più ampi sono i sabbioni.
Poco più a valle il fiume è navigabile ma,
luoghi famosi appena qualche decennio
fa per la ricchezza di pesci, sono oggi spopolati.
Il delta del Po ha una superficie di 400 kmq e
è in continua espansione grazie al permanente contributo di
materiali alluvionali; questa area comprende anche vaste aree di bonifica,
probabilmente d'epoca storica, oltre a spazi lagunari.
Il Grande Fiume Po sfocia, perdendosi fra le sue onde,
nel Mar Adriatico.
PERCORSO DEL
CI VEDIAMO AL
PARCO
CIAO!!
FIUME PO
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Diapositiva 1 - Parco Golena del Po