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Periodico
del Gruppo Insieme
per Bresso
CONSIGLIO
REGIONALE
DEL PIEMONTE
Novembre 2008
Punto
di Vista
La tiratura di questo numero
del giornale
è di 45.816 copie.
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Periodico del Gruppo Misto Ulivisti del Cons. Reg. del Piemonte, Via Arsenale 14, autorizzazione Tribunale di Torino n° 5934 del 17/1/2006 - Direttore Responsabile Giovanni Lava - Impaginazione Cooperativa Sociale Marca, Torino
Stampa Sarnub, Via De Gubernatis 21/A-B, Torino. Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3, CNS/CBPA-NO/ TORINO n° 6 anno 1, Finito di stampare Novembre 2008. Distribuzione gratuita
NOTIZIE DA: ALESSANDRIA, AVIGLIANA, BORGARO, CASELLE, COLLEGNO, CUNEO, GRUGLIASCO, RIVOLI, TORINO, SANTENA, VENARIA
Qualcosa di
nuovo nell'aria
Mariano Turigliatto
D
ue pagine di
questo numero
sono dedicate
ai ragazzi
dell'università che da
qualche tempo stanno
organizzando la
protesta contro i tagli
del governo e la
distruzione
dell'università
pubblica. Sono in
buona compagnia:
anche nelle scuole
materne, elementari e medie la mobilitazione
di genitori e insegnanti è partita e sta
producendo un dibattito sulla funzione e sulle
caratteristiche della scuola pubblica statale
come da almeno vent'anni non se ne vedeva.
Più in sordina la mobilitazione degli studenti
delle scuole superiori.
In tutti i casi chi come me proviene dal mondo
della scuola una cosa la nota subito: questa
volta si sono saldati fra loro temi che per molti
anni erano rimasti divisi, qualche volta in
contrapposizione, raramente agitati con
l'efficacia di questi giorni: la voglia di una
scuola che accoglie, l'aspirazione a una
scuola che insegna, il desiderio di abbattere
privilegi e di migliorar e la qualità del servizio
scolastico. Gli insegnanti rinunciano a
rivendicazioni corporative, le famiglie a
quella di una scuola facile e sempre
indulgente verso i frugoletti, tutto ciò a favore
di una scuola che valorizzi le professionalità
di chi ci lavora e fornisca agli allievi
l'istruzione necessaria a stare al mondo, a
sentirsene parte, a lavorare per cambiarlo.
Un bel passo avanti rispetto ai tempi recenti
che vedevano i sindacati chiedere sanatorie
che immettevano in ruolo insieme a tanti
bravi insegnanti anche ignoranti patentati;
tempi nei quali le vertenze avevano al centro il
salario, l'orario e non la qualità della
prestazione e delle condizioni di lavoro; tempi
nei quali il rapporto con le famiglie consisteva
nel difendersi da genitori innamorati dei
propri figli fino al punto di sposarne le ragioni
anche quando avevano palesemente torto.
Tutti insieme si incontrano oggi per discutere
del tempo pieno che viene ucciso, per
ragionare di scuola pubblica, per capirne di
educazione didattica e cultura. Tutti insieme
hanno sfilato numerosissimi e ancora
sfileranno a segnalare un cambiamento
importante.
Continua a pag. 3
Lo scaricabarile delle autorità, la scarsa cultura della sicurezza, i mass-media
Dietro le quinte del Darwin
Una tragedia che ci ha colpito molto da vicino
I
L'università e l'Onda
Speciale Santena
l dolore per la morte
di Vito, il diciassettenne del Darwin, e
per le ferite di Andrea e
degli altri studenti è tanto più grande, quanto più
li si conosceva da vicino.
Ancora più necessario è
allora scavare nei fatti e
riflettere su quanto è accaduto, affinché tragedie come questa non debbano più ripetersi.
Servizi alle pagine 8 e 9
Servizi alle pagine 11 e 12
A pag. 3
Grugliasco
Il Comune pieno
di debiti non
paga i fornitori
Il cavalcaferrovia
che non c'è in
corso Torino
Arriva il latte
fresco alla spina
Alle pag. 7 e 10
Si è costituito il Comitato promotore di una lista
Nasce la lista di CIVICA a Collegno
Nella prossima
primavera si terranno
le elezioni
amministrative anche a
Collegno. Due
settimane fa è nato un
Comitato per la
promozione di una lista
di CIVICA insieme ai
cittadini.
A pag. 7
Alcuni dei promotori di CIVICA
Alessandria
Avigliana
Borgaro
Rifiuti tra porta
a porta e isole
ecologiche
Slow Food:
Il pane di una
volta ai Bertassi
La caserma
dei carabinieri
alla ex Vigel
A pag. 14
A pag. 13
Cuneo
A pag. 4
Mariano
Mariano Turigliatto,
Turigliatto,
Caselle
Crisi Alitalia:
meno lavoro,
forse più case
A pag. 5
Rivalta
il
il suo
suo Staff
Staff e
e la
la Redazione
Redazione
Il problema
dei rifiuti dopo
Lanzavecchia
A pag. 5
di
di Punto
Punto di
di Vista
Vista
augurano
augurano
Buone Feste
a
a tutti
tutti ii lettori
lettori
Bilancio
di un anno
in Consiglio
Comunale
A pag. 13
Punto
di Vista
REGIONE
Interrogazioni e proposte di legge presentate da Mariano Turigliatto
Interrogazione n. 2469,
Compagnia Aerea Italiana,
Mille Alloggi a Caselle
Torinese (TO) presentata il
24/10/2008
E' stata presentata
interrogazione alla giunta
regionale in merito alla volontà,
da parte della CAI (la nuova
Compagnia Aerea Italiana), di
acquisire 1.000 alloggi da
mettere a disposizione dei suoi
dipendenti futuri in forza presso
l'aeroporto di Torino Caselle.
Poiché tale operazione
porterebbe a notevoli problemi
di inserimento nonché
integrazione dei nuovi nuclei
familiari nelle città limitrofi
all'aeroporto, si è interrogata la
giunta in merito al suo stato di
conoscenza del piano di
sviluppo della CAI, su come
esso si integri con i programmi
già previsti dalla Regione
Piemonte, e in relazione a
eventuali varianti previste al
piano regolatore della Città di
Caselle e/o delle altre città
coinvolte nell'operazione.
Interrogazione n. 2472,
Decreto Legge n. 137 del
01/09/2008 in Materia di
Istruzione presentata il
27/10/2008
A seguito del decreto legge n.
137/2008, (la nota “Riforma
Gelmini” in materia scolastica)
in cui si stabilisce la riduzione
da 30 a 24 ore dell'orario
obbligatorio nella scuola
dell'infanzia e delle elementari,
oltre che della riduzione
dell'orario delle scuole medie
da 32 a 29 ore settimanali, con
l'introduzione del “maestro
unico” per quanto concerne la
scuola elementare, il gruppo
Insieme per Bresso ha
interrogato la giunta regionale,
a seguito della crescente
preoccupazione delle famiglie
per l'incidenza negativa di tali
provvedimenti sia da un punto
di vista qualitativo che
quantitativo dell'istruzione, per
conoscere in quali modi essa
intenda attivarsi (o si sia
attivata) per esprimere nella
Conferenza Stato-Regioni le
istanze dei tanti cittadini che
chiedono una revisione del
decreto legge in oggetto.
Interrogazione n. 2495,
I.T.I.S. “Mario Del Pozzo” di
Cuneo. Assemblea del 28
ottobre c.a. e pretestuose
polemiche innescate a seguito
delle decisioni assunte dal
Consiglio di istituto
presentata il 06/11/2008
A fronte delle numerose
assemblee convocate dai vari
istituti scolastici piemontesi di
ogni ordine e grado per
analizzare la cosiddetta
Riforma Gelmini sulla scuola,
l'Istituto tecnico-industriale di
Cuneo, che per decisione del
Consiglio di Istituto aveva
stabilito di non invitare come
relatore alcun rappresentante
politico e dunque sia di
centrosinistra che di
centrodestra -, è stato oggetto di
attacchi forsennati e diffamatori
da parte di rappresentati politici
del centrodestra provinciale di
Cuneo, arrivando persino alla
presentazione di
un'interrogazione da parte
dell'On. Mancuso, militante nel
Pdl, al Ministro competente.
La presente interrogazione alla
giunta del Piemonte intende
dunque far conoscere in quale
modo si pensi di tutelare il buon
nome delle scuole, fra queste
l'ITIS di Cuneo, del personale
che vi opera, degli studenti che
frequentano e delle loro
famiglie, dalle aggressioni
intimidatorie, quali quella
descritta, provenienti dal
centrodestra. Inoltre si intende
sollecitare, qualora non sia
ancora avvenuta, l'espressione
della totale solidarietà nei
confronti del capo di Istituto
oggetto, in modo del tutto
ingiustificato, di attacchi
pretestuosi e diffamatori.
Risposte
Risposta Interrogazione n.
2098: “Interventi della
Regione Piemonte nei
confronti del Gruppo Fiat /
Tata Motors a causa dello
sgombero forzato dei
contadini del Singur (Ovest
Bengala India)”.
La risposta, a cura della
Direzione Attività Produttive
della Regione Piemonte, e
previo chiarimento con la Fiat
Spa, esclude ogni
coinvolgimento dell'azienda
automobilistica torinese. In
particolare la Fiat ha dichiarato
che la joint-venture industriale
con l'indiana Tata Motors
interessa lo stabilimento già
esistente a Ranjagaon, nello
Stato di Maharashtra, e che “la
collaborazione industriale con
Tata non riguarda peraltro il
cosiddetto Modello di
autovettura “low cost”
(economico)” e che “sono
altresì false e non veritiere le
affermazioni sulla
partecipazione di Fiat o di altre
Società del Gruppo Fiat alla
costruzione di uno stabilimento
nella regione del Singur,
Bengala Occidentale”.
Sarà cura della Direzione
Attività Produttive, si legge nel
documento di risposta, seguire
l'evolversi della situazione.
Risposta Interrogazione n.
2276: “Cooperativa Di
Vittorio Immobili in proprietà
indivisa e alienazione ai soci
residenti. Procedure, modalità e
problematiche”
Con riferimento al punto 1
dell'interrogazione, si fa
presente che, per la Coop. Di
Vittorio, l'importo destinato al
fondo per la manutenzione
straordinaria degli immobili,
detratto dalla quota degli affitti
da restituzione alla Regione
Piemonte, per il periodo
1992/2007, ammonta
complessivamente a circa €.
4.600.000,00.
Inoltre l'importo trattenuto dalla
suddetta Di Vittorio per la
costituzione del fondo destinato
alla manutenzione straordinaria
del patrimonio, per l'intervento
in Collegno Viale dei Partigiani
n. 15 e 17, Via Venaria n. 27, a-
b-c-, dagli atti agli uffici risulta
pari a €. 223.544,45.
In riferimento poi al punto 2
dell'interrogazione, la Coop. Di
Vittorio ha comunicato che le
spese sostenute per la
manutenzione straordinaria degli
immobili di proprietà alla data
del 31/12/2007 ammontano a €.
6.208.000,00.
Infine in risposta al punto 3
dell'interrogazione, si consideri
come “il fondo destinato alla
manutenzione straordinaria degli
edifici sia gestito dalla
cooperativa come fondo
comune, destinato a mantenere
in buono stato gli immobili di
proprietà e consenta ai soci
assegnatari di non versare nel
tempo ulteriori somme, oltre il
canone, per far fronte a spese
straordinarie”; e inoltre “la
cooperativa gestisce il fondo in
modo unitario e solidaristico al
fine di sostenere i costi per gli
interventi di manutenzione degli
immobili, tenendo conto dello
stato di conservazione e delle
diverse tipologie costruttive
adottate nel tempo”.
Economia e finanza: l'esperto risponde a cura di Paolo Turati
Egregio Dottore,
la crisi finanziaria si sta
avvitando in maniera
incontrollabile, con risvolti che
finiranno inevitabilmente per
incidere pesantemente anche
sull'economia reale: come si è
potuti giungere a tanto ed in che
prospettiva si sta sviluppando la
dinamica di questa pesante
congiuntura?
Lettera Firmata
Difficile, al punto in cui si è giunti
, poter credere che la “Tempesta
perfetta” finanziaria-economica in
corso non sia stato oggetto
previsionale da parte di almeno
alcuni dei principali “giocatori”
del capitalismo mercantile
mondiale: per non pensare di
peggio, visto che, in sede
consuntiva, potrebbe anche
risultare che i danni peggiori
possano risultare averli subiti un
certo (gran?) numero di Paesi
emergenti, maggiori e minori, i
quali “presi a metà del guado” e
senza profonde radici industriali e
finanziarie cui aggrapparsi,
rischiano letteralmente di venire
“spazzati via” nelle loro strutture
dalla corrente impetuosa della
crisi, con tutti i risvolti di politica
internazionale inerenti.
2
Al “focolaio” iniziale dei mutui
subprime, se ne sono infatti
aggiunti, e man mano stanno
continuando a farlo, di nuovi,
che emergono con una
metodicità la quale, se è
scientifica, risulta comunque
davvero sorprendente.
Gli imponenti e repentini
Fall&Rise (caduta e risalita) del
Dollaro e, per converso,
Rise&Fall (salita e caduta) delle
materie prime ben difficilmente
possono essere interpretati con
modelli macroeconomici
tradizionali, così pure come
l'alternarsi in brevissimo tempo
di incrementi inflattivi e
deflazioni improvvise. È vero il
fatto che i prodotti finanziari
derivati consentono la creazione
di effetti leva così rilevanti da
modificare gli equilibri
econometrici teoreticamente
studiati in forma accademica,
però è innegabile che gli
epicentri che si manifestano un
giorno sì e l'altro anche “in giro”
per le varie realtà economiche e
finanziarie internazionali sono il
sintomo di una malattia,
prodottasi in modo autonomo
e/o eventualmente indotta o
“accompagnata”, perniciosa la
cui cura è, allo stato, ignota.
Islanda, Argentina, Bielorussia e
Repubbliche Baltiche risultano
oggi allo stremo delle loro forze
finanziarie, ma anche la stessa
Ungheria, nel cuore di quella
nuova e più estesa Europa di cui
pareva rappresentare uno dei
nuovi pilastri, sta rischiando la
bancarotta. Questo,
considerando la questione nello
specifico (si pensi al Fiorino
Ungherese, svalutatosi di altre in
30% in brevissimo tempo,
magari cercando di non avvertire
un brivido lungo la schiena che
ci potrebbe cogliere nel pensare
a quello che sarebbe accaduto in
Italia se non avessimo adottato
l'Euro), ma anche rispetto alle
conseguenze sul sistema
creditizio internazionale esposto
verso gli ex Paesi dell'Est
(ivi comprese Serbia, Ucraina):
Bank Austria ed Unicredit sono,
ad esempio, alcune delle
Istituzioni bancarie che vi sono
più pesantemente collocate, così
come, sull'altra sponda
dell'Atlantico ma nello stesso
verso, l'Argentina ed i Paesi
Latino-americani stanno
minacciando l'integrità
finanziaria delle banche
iberiche.
C'è, poi, la crisi delle carte di
credito, che si sta mostrando
come una minaccia sempre più
grave all'orizzonte (quasi venti
miliardi di Dollari di insolvenze
nei soli Stati Uniti nel primo
semestre 2008, che, si stima,
diventeranno quasi cento
miliardi a valere sull'intero
2009), assieme a quella delle
politiche protezionistiche che,
inevitabilmente, ad un certo
punto, verranno prese anche per
via, più o meno surrettiziamente,
unilaterale per salvare il
salvabile delle sovrastrutture
economiche delle varie Nazioni,
“cortocircuitando” il trading
commerciale globalizzato
attualmente in essere, con
conseguenze, allo stato,
difficilmente valutabili. E che
dire dell'immensità
inconoscibile degli Hedge Funds
(fondi speculativi) o degli
obbiettivi dei Fondi Sovrani (i
quali ultimi, alla fine di questa
congiuntura, rischiano di
divenire gli indiscussi
dominatori planetari del sistema
finanziario-industriale)?
Qualcuno dice che l'esperienza
tratta dalla grande crisi
depressiva degli anni Trenta avrà
fatto, alla fin fine, sì che certi
errori non saranno stati ripetuti e
che, quindi, la via d'uscita da
questa tempesta economica
epocale sarà meno dolorosa che
allora. Il che può risultare
un'opzione augurabile, sebbene
non sia utile sottacere il fatto che
di errori ne possano essere stati
fatti altri, magari anche più
gravi.
Economista ed imprenditore torinese,
sposato con due figli, è stato per anni
Commissionario in titoli e valori di
Borsa. Storico, studioso delle arti
figurative, nonché cultore e praticante
di quelle musicali, vanta trascorsi
agonistici a livello nazionale in
diverse discipline sportive.
Fra le sue opere edite si segnalano “Il
Risveglio del Faraone”,“Notturno
Barocco”, “Codice To2k6-Terrore sul
Circo Bianco”, “Stilicho” e “Luce
d'Orange”.
Punto
di Vista
continua dalla prima
Qualcosa
di nuovo
Insieme a loro c'erano e ci sono gli
studenti universitari: condividono la
stessa lotta, la stessa voglia di
affermare richieste concrete e allo
stesso tempo un'idea generale, a
volte un po' ingenua, di quello che
l'Italia deve diventare. Non hanno
riferimenti politici, diffidano di
chiunque voglia mettere la sua
bandiera sulla loro protesta e
proposta, sogno i figli del
disimpegno e della politica della
casta. Hanno forti riferimenti
culturali e idee chiare su cosa
vogliono: l'università centro di
produzione di cultura, di ricerca, di
sapere e di formazione. Vogliono
studiare tanto e meglio, vogliono
essere protagonisti in prima fila delle
lotta all'ignoranza, consapevoli che è
importante quanto quella alla
povertà. Sentono che questa società
così com'è non può aiutarli a
costruire un futuro accettabile,
ingessata nelle sue rigidità e
paralizzata dalle corporazioni;
sentono che sta andando a fondo e
che solo con un cambiamento
radicale è possibile per loro salvarsi.
Vogliono provarci cominciando a
“ripulire” l'università dai baroni,
dalle cattedre ereditarie, dagli
sprechi evidenti, dagli egoismi dei
raccomandati, dall'impunità di chi la
fa poi sempre franca. Vogliono
vedere che il merito è premiato, che
chi vale va avanti e magari mette le
sue capacità al servizio degli altri
viene prima delle veline e dei
calciatori nella considerazione
dell'opinione pubblica.
Scusate se è poco, dopo anni di
rincoglionimento e individualismo
sfrenato.
Per questo le due pagine che vi
prego caldamente di leggere sono
importanti: dicono a noi adulti che
forse c'è qualcosa di nuovo nell'aria.
Bisogna lasciare che cresca e che
prenda le strade che vuole e che
sente, che manifesti e discuta
secondo le sue regole e modalità.
Dobbiamo tutti insieme sperare che
siano i segni di una ritrovata fiducia
dei giovani nella partecipazione e
nella politica. Quella della casta va
ad esaurimento, forse il domani sta
nascendo anche lì.
Mariano Turigliatto
REGIONE
Poco dopo le 11 di sabato 22 Novembre è crollato il controsoffitto della 4 G a Rivoli
La tragedia del Darwin
Subito lo scaricabarile delle autorità che dicono: fatalità
di Giovanni Lava
F
atalità. Fatalità afferma a caldo
la presidente Bresso recatasi al
Darwin il giorno della
tragedia. Fatalità le fa eco il
presidente Berlusconi il giorno dopo.
Fatalità è la parola magica con la
quale ogni volta i nostri politici
cercano di esorcizzare le tragedie.
Tragedie frutto della speculazione,
dell'incuria, dell'approssimazione,
della carenza di cultura della
prevenzione nel nostro disgraziato
Paese. Tragedie che si ripetono a
dispetto delle leggi, dei proclami,
degli impegni che ogni volta
vengono solennemente presi, per poi
cadere velocemente nel
dimenticatoio non appena i riflettori
vengono spenti.
Sarebbe una fatalità lasciare
colpevolmente un tubo di ghisa in
agguato sulle teste degli studenti?
Sarebbe una fatalità ospitare qualche
migliaio di studenti e centinaia di
insegnanti in un edificio vecchio e
inadeguato?
Ma di una cosa possiamo essere
quasi sicuri: nessuno pagherà per la
morte di Vito Scafidi e per i danni
fisici e psicologici arrecati agli altri
studenti. Lo scaricabarile è partito in
contemporanea con il crollo del
soffitto.
Ma questa tragedia vissuta in diretta
chi scrive ha un figlio diciassettenne
che frequenta il Darwin oltre allo
spavento, al dolore, al trauma
psicologico vissuto dai compagni e
amici di Vito e degli altri feriti, porta
con sé alcune riflessioni a caldo che
martellano il cuore e la mente.
Innanzitutto lo splendore di queste
ragazze e ragazzi coinvolti così
duramente dalla tragedia. Avevamo
già imparato ad apprezzarne la
serietà, la bontà e la solidarietà che li
animano nelle settimane precedenti
quando hanno partecipato alle lotte
contro la cosiddetta riforma Gelmini.
A queste qualità si è aggiunta la
compostezza nel loro dolore. In una
società che fa acqua da tutte le parti
rappresentano una speranza per il
futuro.
Va anche sottolineata la rapidità ed
efficienza dei soccorsi. Non una voce
critica si è levata nei loro confronti,
come spesso accade in frangenti
simili.
La scuola presidiata
da carabinieri
e cameramen
Nel riquadro la foto di Vito
L'elenco delle note positive finisce
qui.
Dicevamo dello scaricabarile dei
responsabili istituzionali, ma a
questo va aggiunto l'evidente carenza
di professionalità e di preparazione
della scuola nell'affrontare
l'emergenza. Basti dire che dopo
mezz'ora dal crollo, qualche classe
continuava a rimanere imperturbabile
in aula a fare lezione come nulla
fosse. L'evacuazione dell'edificio è
avvenuta nel caos. Se invece del
crollo di un controsoffitto si fosse
trattato di un terremoto o di un
incendio, probabilmente avrebbero
fatto tutti la fine dei topi. Ma come
stupirsi se non più di due o tre
settimane fa in un consiglio di classe
ai genitori che chiedevano conto del
rispetto delle norme di sicurezza
nella capienza dell'aula e nella
disposizione dei banchi gli insegnanti
con sufficienza dichiaravano che la
scuola tutta dovrebbe chiudere se
volesse rispettare la 626. La legge,
aggiornata dal decreto legge 81
dell'Aprile scorso, si risolve spesso in
molte scuole nella redazione di un
bel Piano della sicurezza, che sulla
carta regola e prevede tutto e che in
caso di controlli o di incidenti possa
essere esibito dal dirigente nella sua
perfezione formale. Poi se nella
realtà dovesse fare acqua da tutte le
parti, non importa. I piani hanno
come ricaduta quella di far affluire
nelle tasche degli ingegneri che lo
redigono un bel po' di quei denari
pubblici stanziati per la prevenzione.
Esperienza diretta da rappresentante
dei lavoratori per la sicurezza:
all'ingegnere responsabile del piano
della scuola veniva posto il problema
dei lavori eseguiti durante l'orario di
lezione senza rispetto delle misure di
sicurezza. Risposta testuale: “Se sui
cantieri volessimo rispettare alla
lettera la 626, non si costruirebbe più
nulla”.
La cultura della prevenzione in Italia,
purtroppo, continua ad essere carente
nonostante la strage delle morti
bianche. La prevenzione continua ad
essere banalizzata. Si fanno prove di
evacuazione come fossero delle
scampagnate. E il peggio è che
portatori di questa mentalità sono gli
stessi addetti ai lavori. Anche al
Darwin ci sarà stato un bel piano
riposto sotto chiave in qualche
armadio, ma come si è visto l'altro
giorno alla prova dei fatti ha
funzionato poco e male.
L'ultima riflessione è sulla
spettacolarizzazione del dolore.
Come sempre in questi casi torme di
giornalisti, operatori Tv e fotografi si
fiondano sulle vittime per carpirne il
gemito, il pianto dei familiari, senza
alcun pudore. Certo la colpa non è
tanto dei singoli, ma del sistema dei
mass-media, dei direttori di testate,
di format e programmi
d'intrattenimento, ma dovrebbe
esistere pur sempre una
responsabilità e una dignità
personale. Resta il fatto che se è
disgustoso guardare in Tv certi
servizi, diventa insopportabile
assistervi in diretta. Rivoli, piazza
Martiri Domenica 23 Novembre, ore
21. La piazza è piena di ragazzi, di
genitori, di cittadini per la fiaccolata
in ricordo di Vito. Telecamere spente
e fotografi che stazionano
fiaccamente tra la gente. Lo
spettacolo di una piazza strapiena
interessa poco. Improvvisamente si
accendono i fari, si spintonano i
fotografi: è arrivata disperata e
piangente la povera mamma di Vito,
bisogna carpirne il dolore,
riprenderne il pianto con l'obiettivo
cacciato in faccia. Solo una voce
solitaria si leva dalla folla: “Sciacalli,
vergogna”.
Questo giornalismo è ad ogni
tragedia più meschino. Si pubblicano
foto di minori, cosa vietata, con tanto
di nome e cognome, senza alcuna
autorizzazione. La legge sulla
privacy c'è, ma chi se ne frega. Vale
quanto quella sulla prevenzione.
Ultima perla. Giorno della tragedia: i
poliziotti sbarrano l'ingresso della
scuola. Dentro sono in corso le
operazioni di soccorso. Nessuno può
entrare, né gli insegnanti che
vorrebbero recuperare il cappotto, né
i familiari dei feriti. Ma il poliziotto
consente l'ingresso al giornalista
amico sotto gli occhi di tutti. A quel
punto un padre afferra il poliziotto e
lo spintona contro il muro ed entra
seguito da altri familiari. Anche
questa è l'Italia.
“Un computer per ogni studente” persino sulla Bbc
È stato presentato lo scorso 7 ottobre e in
poco più di un mese ha goduto di
riscontri straordinari. Il progetto “Un
computer per ogni studente”, ideato dal
gruppo consiliare Insieme per Bresso
con la collaborazione di Olidata, Intel e
Microsoft, ha introdotto i piccoli
“JumPc” nelle scuole elementari “Don
Milani” di Rivoli e “D'Andrade” di
Pavone Canavese e ha guadagnato
spazio sui principali media nazionali
fino, in un caso eclatante, a varcare i
confini nazionali per approdare sul sito
web della Bbc.
Come mostrano le pagine riprodotte qui
a fianco, non sono stati solo i quotidiani
a trovare spazio per l'iniziativa, ma
anche settimanali diffusi e popolari
come “Visto” e “Gente” hanno ritenuto
interessante fare un resoconto
dell'impatto che i piccoli computer
hanno avuto nelle scuole degli studenti
interessati dalla sperimentazione.
Il progetto vuole dimostrare come una
didattica consolidata, attuata con
modalità innovative e in linea con le
esigenze del prossimo futuro, possa
portare la scuola italiana verso livelli più
alti. Accanto ai tradizionali libri di testo,
gli allievi delle elementari di Rivoli e
Pavone Canavese possono servirsi di
questi piccoli computer: li utilizzano in
classe e li portano portare a casa. Al loro
interno sono stati caricati appositi
programmi che rendono le lezioni più
dinamiche e coinvolgenti, realizzando
così il compito di stimolare la curiosità e
l'intelletto dei bambini.
Didattica, ma anche sicurezza: gli
ultraportatili hanno al loro interno
un'esclusiva “white list” di ben 800 siti
adatti ai bambini e una selezione di 70
attività da svolgere sul web. Questa
parte del progetto è stata resa possibile
grazie all'impegno degli studenti e dei
docenti del corso IG2 (Grafica e
Videogame) dell'Istituto tecnico
industriale “Majorana” di Grugliasco.
G.R.
3
Punto
di Vista
BORGARO - CASELLE - MAPPANO
Scelta l'area per la caserma. Si attende ora il parere dell'Arma
Carabinieri alla ex Vigel
di Dario De Vecchis
in arrivo la possibile
soluzione per la caserma dei
carabinieri a Borgaro almeno
a quanto emerge dalle dichiarazioni
rese nelle ultime settimane dal
sindaco Barrea. L'area scelta è
quella della ex palazzina della
azienda Vigel presente in viale
Martiri. La ditta che si è trasferita
da pochi anni nell'area Pip ha
lasciato liberi quei locali e da
tempo l'amministrazione comunale
aveva messo le mani su un loro
possibile utilizzo. Nei mesi passati
anche con un passaggio in un
consiglio comunale la soluzione
trovata all'ex palazzina pareva
essere quella di una scuola
superiore, per venire incontro
anche alle molte richieste di
giovani e famiglie che avrebbero
visto di buon occhio l'opportunità
di un istituto all'interno della cinta
daziale comunale e frenare il
fenomeno del pendolarismo
scolastico. Questa soluzione
durante questi mesi si è andata
ridimensionando e ora appare
lontana o comunque non
realizzabile nell'immediato anche
se dall'amministrazione fanno
sapere che sono in corso trattative
con la Provincia di Torino per una
sua possibile collocazione su un
terreno già individuato.
Accantonata questa opportunità si è
affacciata la soluzione per la ex
palazzina Vigel della caserma dei
carabinieri. L'opportunità per il
sindaco è ghiotta anche perché il
costo sarebbe contenuto intorno a
È
L'edificio che dovrebbe ospitare la caserma
qualche centinaio di migliaia di
euro per ristrutturare l'edificio.
Certo è che la caserma dei
carabinieri è stata sempre un
cavallo di battaglia dell'attuale
amministrazione e la soluzione
della vicenda che si porta avanti da
anni farebbe cadere le molte
critiche piovute addosso all'attuale
maggioranza che governa la
cittadina. C'è anche chi ricorda che
la scelta della ex palazzina è a
pochi metri di distanza dall'altra
ipotesi che si era trovata per
costruire la caserma sempre in via
Martiri, nell'area detta dell'ex
Mulino dove sorgeva l'asilo nido
comunale ricostruito in una zona
più decentrata e ottimale, che però
non si è realizzata e che è stata al
centro di un contenzioso legale che
è costato alle casse del comune di
Borgaro ben 330 mila euro! I
cittadini proprietari di quei terreni
hanno avuto ragione da parte del
TAR. per quanto riguarda la revoca
del provvedimento di esproprio per
pubblica utilità avvenuta negli anni
'70 per la costruzione dell'asilo nido
e riconfermata quando questa
costruzione è stata abbattuta per
collocarvi la stazione dei
carabinieri che non si è fatta.
L'amministrazione comunale decise
infatti arbitrariamente di cedere
parte del sottosuolo del terreno per
costruire dei garage ai costruttori di
una palazzo sopra all'area dell'ex
Mulino. Il TAR lo scorso anno ha
condannato il comune di Borgaro
perché l'esproprio per utilità
pubblica non si è perfezionato. La
condanna prevedeva la restituzione
dell'area ai privati o il pagamento a
livelli commerciali e gli
amministratori non hanno potuto
far altro che optare per la seconda
soluzione perché appunto su quei
terreni si era intervenuti costruendo
piazze e parcheggi! L'errore come
abbiamo detto è stato pagato salato
dall'amministrazione comunale che
in questo modo comunque potrà
dire che una soluzione alla
presenza della caserma si è trovata.
Certo che se pensiamo ai 330 mila
euro dovuti sborsare e a quelli che
si prevedono per riqualificare la
palazzina dell'ex palazzina Vigel i
borgaresi si troveranno una
caserma dei carabinieri costruita a
“peso d'oro” come sostengono
anche i consiglieri comunali di
opposizione. Si attende ora il
parere dell'Arma dei carabinieri con
la quale nei mesi passati da parte
dell'amministrazione comunale
sono stati fatti importanti passi
avanti.
Punto
Giovani
Dopo la pausa estiva è ripresa
l'attività del Punto Giovani di
Borgaro, il centro di aggregazione
voluto dall'assessorato ai giovani e
che si avvale per l'attività
quotidiana della collaborazione con
la Cooperativa E.T. di Torino. Le
attività del centro sono rivolte ai
giovani tra i 12 e i 20 anni,
suddivise in base all'età e ai vari
interessi e realizzate in diverse
fasce orarie. Il Punto Giovani è
ospitato presso un edificio
comunale situato in zona centrale,
adiacente alla scuola media, e
dispone di un giardino
particolarmente adatto per le attività
all'aperto. I responsabili del centro
ricordano che “ Il Punto Giovani si
pone quale obiettivo primario di
dare ai ragazzi la possibilità di
divertirsi e di fare nuove amicizie,
offrendo nel contempo nuove
prospettive per trascorrere il tempo
libero e conoscere le iniziative del
proprio comune. Durante la
primavera, il Punto Giovani ha
ospitato l'iniziativa “Libera la tua
creatività”. Sono stati realizzati tre
laboratori che hanno portato i
partecipanti a sperimentare l'uso
corretto delle bombolette spray
realizzando disegni su grandi
pannelli (laboratorio di writing), a
conoscere da vicino il mondo
radiofonico (laboratorio dj), a
realizzare un cortometraggio
professionale (cinematografia)”. Da
ottobre le nuove attività sono i
laboratori di dj disco (il giovedì
pomeriggio) e di hip-hop (il venerdì
pomeriggio). Viene anche
organizzato il 1° torneo di calcetto
ed è stata organizzata la 1° Festa di
Halloween .
Mercalli fa il pienone Racconti Corsari 2008 Uisp River
La serata organizzata dal Circolo
Berlinguer di Borgaro a Mappano
presso la sala delle Colonne del Cim
alcune settimane fa con il meteorologo
Luca Mercalli ha registrato il tutto
esaurito. La conferenza aveva già un
titolo emblematico “Il Clima nell'Era
del Cemento” e Mercalli non ha fatto
mancare nella sua analisi nessuno delle
sue posizioni ben note, suffragate da
anni di studio sul campo. La sua
analisi appassionata è partita da alcuni
esempi climatici locali di forte
impatto che si sono abbattuti negli
ultimi mesi sul Piemonte. Come si
spiegano questi fenomeni? Mercalli:
“Questi fenomeni devastanti
dipendono da un uso del territorio che
ha subito uno sviluppo sconsiderato e
che ha nella cementificazione la sua
prima causa. La cementificazione
danneggia gravemente il territorio che
fino ad una cinquantina di anni fa era
utilizzato per usi prettamente agricoli”.
La soluzione per Mercalli sta nel
recuperare l'intuizione che 50 anni fa
l'allora Presidente della Repubblica
Einaudi ricordava nelle sue “Prediche
Inutili” quando affermava che per
risolvere un problema “prima bisogna
conoscere, poi discutere e poi
deliberare”. “ La grande responsabilità
per chi decide di utilizzare la ruspa è
quella di comprendere che chi
costruisce, usa il cemento, creando un
danno irreversibile e irreparabile per il
territorio che potrà essere recuperato
solo tra migliaia di anni!”. I dati
influiscono anche sul clima e questi
per Mercalli sono allarmanti anche
nell'anno che ci sta lasciando. Nel
2008 infatti la temperatura media è
4
aumentata, basta osservare con
attenzione anche l'ulteriore
scioglimento dei ghiacciai nelle nostre
montagne. Da queste considerazioni ha
preso spunto anche il vivace dibattito
che si è svolto e che ha visto gli
intervenuti porre l'accento sui problemi
del territorio mappanese, casellese e
borgarese.
ddv
Si è svolta a Caselle lo scorso 29 Ottobre
la cerimonia di premiazione dei racconti
vincitori della Premio Letterario
Nazionale “Racconti Corsari” 2008. I
vincitori sono stati premiati dal
presidente della giuria Gian Luca
Favetto, scrittore e critico molto
apprezzato, dagli assessori casellesi Luca
Baracco e Massimiliano Bertini, dal
consigliere regionale Mariano
Uno strano passaggio pedonale
Stranezze della viabilità a Borgaro,
ormai non ci stupiamo più di tanto o
ci illudiamo che la fantasia di alcune
situazioni non sia il tocco della follia e
dell'incuria che ha preso il
sopravvento con gli anni come nel
caso del passaggio pedonale che ci
segnalano molti cittadini
domandando se “qualcuno” potrà mai
intervenire. Questi cittadini si
domandano perché non si provvede a
dare un “senso” al passaggio
pedonale presente in strada Lanzo,
oggi mezzo cancellato dal parziale
ripristino del manto stradale. Chi
attraversa per recarsi nel centro di
Borgaro giunge ad un marciapiede
alto e “occupato” da quadri per la luce
e per l'impianto semaforico, come si
può osservare dalla foto con buona
pace per tutte le categorie di pedoni e
non sta meglio... il senso opposto!
Quando piove poi è un terno al lotto
attraversare con la consueta
pozzanghera che impedisce di
arrivare alla meta! Speriamo che dopo
questa segnalazioni si provveda a
rimediare al disagio visto la cura che
viene destinata ad altre vie locali
meno battute dal traffico urbano ed
extraurbano.
ddv
Turigliatto. Nei racconti vincitori e in
quelli che hanno partecipato è stata
rilevata la voglia di mettersi in gioco e
di evidenziare il microcosmo che
circonda i personaggi protagonisti delle
storie. Per la sezione tema libero
scrittori sotto i 18 anni il premio è
andato ad una ragazza marchigiana di 15
anni Sibilla Montanari per il racconto
“Io: Salima Khaled e Sally”. Il racconto
molto apprezzato per la composizione è
una toccante storia di amicizia vissuta in
larga parte a Kabul. Per la sezione tema
libero adulti la giuria ha scelto il
racconto di Franco Massimo Maso di
Dolo (Ve) dal titolo “ Il Vecchio delle
Nubi”. Al fondo di una crisi umana il
protagonista incontra in un parco un
anziano con il quale colloquia seduto su
una panchina ogni sabato mattina
riscoprendo le ragioni della propria
esistenza. La sezione racconti sul
Piemonte ha visto vincitrice l'astigiana
Manuela Caracciolo con l'ottimo
racconto “Riflessi Rosso Rubino”. Giulia
la protagonista del racconto delusa della
sua vita progetta e costruisce nelle ex
carceri del suo paese natale una vineria,
creando un luogo di incontri e di sapori.
Per la sezione dei racconti dedicati al
Lavoro il vincitore è il toscano Mario
Guidi con il racconto “Quel giorno di
Ferie”. È la storia di Clan, un ultra
cinquantenne che vive una vita
travagliata sia sul piano affettivo che
lavorativo.
La sezione dei racconti dedicata allo
Sport ha visto come vincitore
Francesco Caruso siciliano con il
racconto “Delenda Charthago”. Il
racconto si dipana sulla vicenda di una
partita di pallone giocata in un paesino di
3000 abitanti tra le due squadre locali.
Dario De Vecchis
Cambio al vertice della UISP
RIVER di BORGARO che ad
ottobre, ha nominato Valter
Campioni nuovo presidente
dell'associazione sportiva che da
oltre 20 anni opera in un
comprensorio che comprende i
comuni di Borgaro, Ciriè,
S.Maurizio e Robassomero.
L'associazione che ha al suo attivo
7000 soci gestisce numerosi
complessi sportivi tra i quali le
piscine di Borgaro e Ciriè e i
palazzi dello sport di Borgaro, San
Maurizio e di Robassomero. Gli
istruttori che operano all'interno
sono 150 e 650 gli atleti che
effettuano sport agonistico tra cui,
presenti a oggi, 14 squadre di
Pallavolo, Pallanuoto, Basket,
iscritte ai campionati regionali e
nazionali delle federazioni e della
UISP e 510 atleti che svolgono
sport agonistico individuale nel
campo del nuoto e delle arti
marziali. Valter Campioni, che
subentra a Pietro Filippa, già
primo presidente della Uisp River e
presidente regionale della Lega
Nuoto UISP Piemonte
recentemente scomparso. Campioni
non è nuovo nell'ambiente sportivo,
sia come amministratore pubblico,
avendo ricoperto l'incarico di
assessore allo sport a Borgaro negli
anni '90, sia come dirigente dal '99
nel direttivo della polisportiva.
ddv
Punto
di Vista
Mancano
all'appello
326 mila euro
La legge finanziaria 2004 ha
istituito l'addizionale comunale sui
diritti d'imbarco dei passeggeri. La
legge prevede che una parte degli
introiti derivanti da questa tassa
vengano ripartiti tra i comuni nel
cui territorio insista o risulti
confinante un sedime aeroportuale.
Secondo i dati forniti dal ministero,
sarebbero state ripartite e pagate a
favore del comune di Caselle le
somme di 156.624,46 euro per
l'anno 2005 e di 169.291,99 euro
per il 2006. Sembrerebbe però che
questi fondi non siano mai stati
incassati dal nostro Comune. Non
si capisce bene il perché.
Negligenza di qualche nostro
funzionario e amministratore o
interminabili cavilli burocratici che
rallentano a dismisura il
trasferimento di queste risorse ai
comuni interessati? Come mai il
ministero, nei propri comunicati
ufficiali, dice di aver pagato,
mentre il comune di Caselle non ha
messo nel proprio bilancio
l'incasso di questi 326 mila euro?
Si tratta di fondi con i quali si
potrebbero realizzare opere di
mitigazione dell'inquinamento
acustico causato dal sorvolo degli
aerei sul nostro centro abitato. Ma
che fine hanno fatto?
P.C.C.
Riflessi della crisi dell'Alitalia sull'aeroporto Sandro Pertini di Caselle
Meno lavoro, forse più case
Altri mille nuovi alloggi a
Caselle?
Qualche tempo fa, sul
quotidiano Repubblica, è
apparso una articolo dal
titolo "Mille alloggi a
Caselle per l'Alitalia".
Nell'articolo si paventava la
possibilità, confermata anche
dal nostro sindaco, del
trasferimento di un migliaio
di dipendenti della nuova
Alitalia, con relative
famiglie, presso la nostra
città. Se questa ipotesi
dovesse tramutarsi in realtà,
ci troveremmo di fronte ad
una nuova colata di cemento
sul nostro territorio per
soddisfare le esigenze dei
nuovi arrivati. Colata di
cemento che il nostro primo
cittadino pare voglia molto
magnanimamente
condividere con i comuni
limitrofi.
Secondo Marsaglia questa
nuova ondata produrrebbe un
"buon effetto" per Caselle ed
i comuni che accoglieranno i
nuovi arrivi. Si tratta però di
intenderci sul significato di
"buon effetto".
Probabilmente il riferimento
è per gli introiti derivanti da
oneri di urbanizzazione di
cui beneficeranno le casse
comunali. Sicuramente un
Un airbus Alitalia a Caselle
"buon effetto" lo avranno
anche quei professionisti ed
imprenditori edili che per
hobby finanziano le
campagne elettorali dei
sindaci amici.
Ma per i casellesi, nuovi e
vecchi, quali saranno questi
benefici? Ci piacerebbe
saperlo, visto e considerato
che finora all'aumento di
abitazioni ed abitanti non ha
corrisposto un incremento
dei servizi per la
cittadinanza: scuole ed asili
insufficienti, aree verdi non
realizzate o non
adeguatamente attrezzate,
mancanza di percorsi
ciclabili e/o pedonali, ecc.
Senza contare che il nostro
territorio si può considerare
Dietro la vicenda Baulino
la speculazione edilizia
In un precedente numero di questo
giornale, avevamo ipotizzato che dietro
la questione del Baulino ci fossero
alcune manovre speculative e ci
eravamo ripromessi di tornare
sull'argomento con qualche fatto più
concreto.
Bene, la questione è finalmente stata
discussa durante l'ultimo Consiglio
Comunale. Nonostante che la struttura
sia vincolata ad ospitare attività di
carattere sociale, a detta
dell'Amministrazione comunale, pare
sia possibile trasferirvi gli uffici
comunali in quanto anch'essi avrebbero
una valenza sociale.
Ora qualcuno ci dovrà però spiegare
come mai le spese di riscaldamento per
il Baulino sono eccessive, mentre per
gli uffici comunali no. In fin dei conti
l'impianto di riscaldamento è lo stesso
ed è noto che produce parecchia
dispersione di calore.
Ci dovranno anche spiegare perché è
più vantaggioso per le casse comunali
gestire la struttura di via Torino anziché
quella di via Cravero, dove si trovano
gli uffici in attesa di trasferimento. Agli
CASELLE - CUNEO
occhi di un profano la struttura di via
Cravero sembra produrre meno costi di
gestione (vedi riscaldamento) rispetto
all'altra. Ci sbagliamo?
Infine che ne sarà della struttura di via
Cravero? Non vorremmo scoprire che,
prima o dopo adeguata variazione di
destinazione d'uso (commerciale?),
saranno affidati alla stessa società che,
per il bene della comunità casellese, si
è fatta carico di costruire e gestire la
nuova struttura per anziani...
Forse questi sono solo cattivi pensieri,
ma vogliamo ribadire il concetto
secondo cui, come disse il buon
Andreotti, a pensar male si fa peccato,
ma spesso ci si azzecca.
Da registrare inoltre anche la presa di
posizione della locale sezione dei
comunisti italiani che ha avanzato la
proposta di istituire una commissione
speciale e di indire un referendum.
Proposta che la maggioranza (PD e
indipendenti) non sembra in alcun
modo intenzionata a discutere. Ormai
la decisione è stata presa.
Piero Calza Cita
ormai saturo dal punto di
vista edilizio.
Fortunatamente però la
notizia sembra pian piano
destinata a sgonfiarsi, visto e
considerato che il piano
industriale di Cai prevede un
organico di 225 dipendenti
tra personale di volo e di
terra, buona parte dei quali
già in forza ad Alitalia ed Air
One presso lo scalo torinese.
Staremo a vedere quali
saranno gli sviluppi futuri. In
ogni caso forse sarebbe
meglio cominciare a censire
le case vuote e le aree
industriali dismesse prima di
pensare di costruire nuovi
quartieri dormitorio privi dei
necessari servizi.
Piero Calza Cita
Aria di crisi in aeroporto
A fine settembre si è
riunito, in seduta
straordinaria, Il Consiglio
di Amministrazione della
Sagat S.p.A., la società che
gestisce l'aeroporto di
Torino Caselle. All'ordine
del giorno la crisi Alitalia e
le sue ripercussioni sullo
scalo torinese.
In un comunicato, la Sagat
rende noto che al 31 agosto
"l'esposizione creditizia del
Gruppo Sagat S.p.A. nei
confronti della compagnia
di bandiera è pari a circa 6
milioni di euro". Dal
comunicato si apprende
inoltre che il CdA "ha dato
mandato al management di
continuare a promuovere
tutte le azioni utili al
perseguimento dell'incasso
dei crediti attraverso un
costante monitoraggio
della situazione a tutela
degli interessi del Gruppo
e nel contempo a
perseguire orientamenti
operativi volti allo
sviluppo dell'aeroporto al
servizio del territorio. Al
termine, il Consiglio di
Amministrazione, preso
atto della gravità della
situazione, auspica la
risoluzione in tempi brevi
della crisi Alitalia per
garantire la continuità di
un servizio pubblico
essenziale".
Da altre fonti inoltre si
apprende che anche la
compagnia Air One è
piuttosto in ritardo con i
pagamenti.
Insomma, non è certo un
bel periodo per la società
di gestione dell'aeroporto.
Cominciano infatti già ad
esserci le prime
ripercussioni sui lavoratori,
ad alcuni dei quali non
viene rinnovato il
contratto, in attesa di
conoscere gli sviluppi della
vicenda che, a quanto pare,
non sembrano essere molto
rosei. Stando al piano
industriale presentato da
Cai, esiste infatti la
possibilità che l'attività di
handling venga svolta in
proprio, con la concreta
possibilità che molti
lavoratori di Sagat
Handling rimangano a
casa.
P.C.C.
Il dopo Lanzavecchia
Il futuro del Consorzio Ecologico Cuneese
A fine anno scadrà il mandato del dott.
Lanzavecchia, presidente del Consorzio
Ecologico Cuneese, l'agenzia che si
occupa della raccolta dei rifiuti. È
l'occasione per fare il punto sulla
situazione e rivedere le cose che non
vanno. Se si deve fare un'osservazione è
che mai come in questo caso s'è capito
che il “manuale Cencelli” non serve per
distribuire posti che richiedono
competenza e lungimiranza. Non che il
dott. Lanzavecchia sia stato un cattivo
Presidente, s'è però adagiato nel tran
tran, lasciando che tutto scorresse senza
turbe, e senza scelte radicali, rese ormai
improrogabili sia della presa di
coscienza degli Italiani dopo il caso
Napoli, sia dalle nuove metodologie che
si stanno diffondendo nei luoghi, anche
in Provincia, dove si sono fatte scelte
più in linea coi tempi.
E dire che il Consorzio cuneese nel '99
era davvero all'avanguardia nella
raccolta differenziata: gli obiettivi
richiesti dalla legislazione erano stati
ampiamente superati, così come nel
2001. Ora invece, se anche le notizie
ufficiali parlano di “risultati in linea con
gli obiettivi richiesti dalla legge”, le
associazioni ambientaliste sospettano,
molto probabilmente con ragione che si
sia in realtà lontani da quanto richiesto
dalla legge. È comunque un dato di
fatto che s'è perso molto terreno (ben
che vada non si è più “avanti”, ma “in
linea”) e, in ogni caso, si sta facendo
fatica a tenere il passo ed il prossimo
obiettivo previsto dalla legge non sarà
sicuramente raggiunto.
Perché? Cos'è che ci ha fatti passare da
una buona gestione all'attuale
stagnazione?
Sostanzialmente i motivi sono due: da
un lato i Comuni che fanno parte del
Consorzio sono avari di risorse, né c'è
da stupirsi con questi chiari di luna che
portano a fare il federalismo coi fichi
secchi, mentre il governo elimina l'ICI,
Il dott. Livio Lanzavecchia
cioè la tassa che forniva la maggior
parte delle risorse alle amministrazioni
comunali, dall'altro il Consorzio non s'è
più curato della allocazione delle
materie seconde, continuando a
mantenere in vita vecchi contratti senza
contattare altre ditte, mettendo in
concorrenza fra loro gli eventuali
destinatari e trovando così il denaro
necessario per un'azione più incisiva e
puntuale. Difatti non è che i Comuni
una decina d'anni fa fossero più
generosi, scucir soldi è sempre impresa
difficoltosa, ma la gestione del
Consorzio era dinamica, ancora non
erano arrivati gli anni del tran tran e
della stagnazione.
L'asfissia del Consorzio, soffocato dalla
carenza di denaro e dall'inazione, ha di
fatto bloccato l'allargamento della
raccolta dell'umido, così come la
necessaria reiterazione
dell'informazione verso i cittadini.
Molti, anche nelle zone della città dove
si fa la raccolta dell'umido, pensano che
sia un esperimento fallito e che non lo si
faccia più e nelle frazioni in cui vive
circa la metà della popolazione cuneese
i cassonetti per la raccolta differenziata
sono pochi, lontani e scomodi, così, per
mancanza di fondi e per insipienza, i
cassonetti ingombranti che sono nelle
strade non vengono sostituiti con altri
più piccoli da mettere nei cortili, si
richiederebbe infatti una ricontrattazione
dell'appalto con la ditta che si occupa
della raccolta e che, peraltro, spesso
lascia i contenitori stracolmi per giorni
perché nessuno sorveglia che rispetti i
tempi di rimozione previsti. Non c'è da
stupirsi che in queste condizioni sia
bloccato il potenziamento della raccolta
differenziata, mentre il Consorzio si
limita ad agire in Cuneo città e lascia le
frazioni completamente scoperte.
Che fare?
Prima di tutto basta col “manuale
Cencelli” per le nomine in gangli così
vitali per il nostro futuro. Non ci serve
un nuovo Presidente che sia parte di una
lottizzazione fra i partiti, ma una
persona competente. Non mancano
certo fra gli esponenti
dell'ambientalismo cuneese persone in
grado di sostituire degnamente il dott.
Lanzavecchia, riportando il Consorzio
al livello che aveva prima di cadere
preda della lottizzazione. Bisogna poi
darsi da fare per il passaggio dalla tassa
alla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti,
premiando così i più virtuosi e
costringendo gli altri ad adeguarsi o a
… soffrire nel portafoglio, questo
naturalmente comporterebbe
un'adeguata ripresa dell'informazione ed
un'altrettanto adeguata organizzazione
della raccolta, oltre ad un prezzo
politico da pagarsi ai cittadini “poco
virtuosi” che si troverebbero ad essere
più “tartassati”. Si dovrebbe poi
incentivare il compostaggio nelle
frazioni, secondo il progetto che sta
portando avanti la Lega Ambiente, con
l'appoggio dell'assessorato e,
naturalmente, dato che i Comuni non
possono scialare, dovrebbe infine
riprendere l'azione di monitoraggio alla
ricerca degli acquirenti migliori per la
materia seconda, che in passato tanti
frutti aveva dato, invece di crogiolarsi in
una dannosa, incomprensibile,
esclusiva.
5
Punto
COLLEGNO
di Vista
Domeniche a filiera corta a Terracorta
Filiera corta? Chilometri zero? Dalla
terra alla tavola?
Già, questo è il linguaggio che
ricorre sempre più spesso e che
accompagna chi si occupa di
comprare i prodotti alimentari per
l'uso quotidiano di pranzo e cena.
E ancora tracciabilità, qualità,
trasporto corto, prodotto stagionale
fresco, salute ... e risparmio(?).
Proviamo, sperimentiamo ... anche
noi nel nostro quartiere, di domenica.
Così il Comitato spontaneo di
quartiere Leumann-Terracorta, in
Collegno, entra in azione.
Si coinvolge un gruppo di contadini,
produttori locali dei comuni vicini
disposti a mettersi in gioco.
L'Amministrazione comunale
appoggia.
Diventa così il “Mercatino dei
Contadini”, da ottobre a dicembre
con cadenza mensile.
Piazzetta Bambini di Beslan, vicino
alla chiesa Beata Vergine Consolata,
in Terracorta, ha ospitato il 19
Ottobre e il 16 Novembre scorsi i
produttori di verdura di stagione; la
carne arrivata da allevamenti locali,
castagne, noci, vino della Valle di
Susa, il miele da apicoltori
specializzati. I formaggi sono
prodotti in Villarbasse, il pane ad
Avigliana. I fiori, i vasi, le piante
ornamentali provengono dal vivaio
Bella di Rivoli.
I protagonisti delle proposte di
qualità, e quindi della filiera corta,
sono loro.
E sono i residenti del quartiere ad
accettare con entusiasmo l'acquisto
dei prodotti sulle bancarell,
diventando anch'essi protagonisti
dell'incontro.
Un sole primaverile ha rinnovato il
successo di incontri di persone, di
scambi di battute: tutti si augurano
sia così anche domenica 14
dicembre, il prossimo appuntamento
con gli immancabili auguri e sorprese
di Natale.
Altri quartieri vogliono provare?
Armando Grillo
Domenica 16 Novembre
Il Convegno il “Parco dei giardini” organizzato dagli Amici del Parco Dalla Chiesa
Idee per il progetto che verrà
di Giovanni Lava
S
i è svolto Venerdì 21 Novembre il
convegno “Il parco dei giardini”
organizzato dall'associazione “Amici del
Parco Dalla Chiesa” e dal Comune di Collegno
in collaborazione con il Politecnico e con il
patrocinio della Regione Piemonte.
Dopo più di due anni di impegno nella difesa del
parco, gli Amici [] hanno maturato la
convinzione che il pericolo più grave che corre
questo polmone verde cittadino è dato
dall'assenza di un progetto complessivo di
riqualificazione. Tale assenza espone il parco sia
nella parte architettonica che nello spazio
vegetativo ad interventi estemporanei che ne
minano l'identità e l'integrità. Cosa che è
regolarmente avvenuta in questi anni con
l'insediamento di funzioni non coordinate tra di
loro, alcune negative e devastanti, vedi Colonia
Sonora o la palestra del liceo. Il consumo stesso
del parco da parte della folla di cittadini che vi si
accalcano nei giorni d'estate rappresenta un
rischio di impoverimento progressivo in assenza
di rispetto delle regole e di interventi di
manutenzione e ripristino.
Da qui l'idea di chiamare degli esperti a fare il
punto della situazione, a mostrare le soluzioni
che in contesti simili sono state adottate per il
mondo e a lanciare qualche idea di un possibile
progetto d'uso capace di salvaguardare e
riqualificare il nostro parco.
L'intervento prima e la presenza del Sindaco
Silvana Accossato per tutta la durata del
Convegno hanno attestato l'interesse verso le
idee proposte. Gli assessori Pesce (Ambiente) e
Plantamura (Urbanistica) hanno illustrato lo
stato dell'arte. Dopo si è entrati nel vivo delle
proposte o suggestioni, come sono state definite,
grazie agli interventi del prof. Vittorio De
Semaforo sprint
Bisogna essere dei centometristi per
attraversare incolumi, o almeno prima che
scatti il rosso, via Tampellini per imboccare
via Del Brucco. Il verde del semaforo a
chiamata dura meno di 10 secondi. Le
segnalazioni alle autorità per far aumentare il
tempo, soprattutto per gli anziani che si
recano al cimitero, finora sono rimaste senza
risposta.
Fabiani, degli architetti Guido Laganà e Fiorella
Rabellino del Politecnico di Torino. Lo storico
De Fabiani attraverso una serie di immagini ci
ha spiegato il profondo significato simbolico
religioso rappresentato dalla struttura del
chiostro e dal suo giardino nel corso dei millenni
e all'interno delle diverse culture. Di memoria
storica. Invece noi a Collegno possediamo uno
dei chiostri più grandi e più belli in completo
stato di abbandono, ignorato e svalorizzato.
Guido Laganà innanzitutto ha indicato nel parco
Dalla Chiesa un tassello di quell'ampio polmone
verde dell'area metropolitana torinese che
comprende il parco di Grugliasco con
l'università, la Reggia di Venaria, il Castello di
Rivoli con la sua collina morenica. È dentro
questo contesto più ampio che va ricondotta ogni
progettazione. Fiorella Rabellino con l'aiuto di
una carrellata di immagini ha condotto i presenti
dentro i parchi urbani in Europa e nel mondo, da
quello della Villette e Citroyen in Francia al
Lowel Central Garden di Los Angeles. Una
decina di esempi di parchi urbani che hanno
mostrato le soluzioni più fantasiose e fatto
morire di invidia i presenti. Che sia il parco, lo
spazio vegetativo, a guidare la ristrutturazione
degli edifici e non viceversa, ha ripreso Laganà.
Partire da un restauro filologico del chiostro e
del suo giardino per arrivare a utilizzare gli spazi
interni dei padiglioni per installare giardini
tematico-culturali e lasciare all'uso libero dei
cittadini il garden city, cioè gli ampi spazi
attualmente già ampiamente utilizzati. A fianco
di tutto ciò la nascita di una biblioteca mediatica
che raccolga e cataloghi tutti i progetti di
giardini urbani esistenti al mondo, che diventi
punto di riferimento mondiale per i progettisti,
con la possibilità di ospitare mostre temporanee
dei progetti più significativi.
Sono seguiti gli altri interventi in programma
con Ippolito Ostellino, direttore del Parco del Po
che ha messo in guardia dal sottovalutare il
problema della manutenzione. Federico Bocchi,
tecnico responsabile del Comune per le aree
verdi che ha relazionato sul patrimonio verde e
sugli interventi effettuati. Il vivaista Marco
Gramaglia ha soprattutto richiamato il “parco
prima del Parco”, sulla mancanza di rispetto
verso ciò che c'era prima con i certosini e poi
con l'ospedale psichiatrico, che ha sostenuto
come un giardino brutto ha gli stessi costi di un
giardino bello. Il botanico Roberto Ostellino ha
soprattutto esplicitato il timore che una
riqualificazione possa ridurre la libertà di
fruizione. Ha chiuso Elisa Guglielminet del
Comune di Torino illustrando l'esperienza di un
giardino didattico rivolto sia alle scuole che ai
cittadini.
Di carne a fuoco ne è stata messa tanta. Ora si
aspetta la pubblicazione degli atti del Convegno.
Gli Amici del Parco Dalla Chiesa oltre ad essere
felici per l'interesse suscitato dall'iniziativa, ora
si augurano che davvero chiunque abbia il potere
da qui in avanti di decidere il futuro del parco
tenga conto delle riflessioni e delle idee emerse
durante i convegno.
Il buio pauroso del parco Di Vittorio: qualcosa si muove
Il parco Dalla Chiesa è il grande polmone verde della
città di Collegno. Da quando, trent'anni or sono, non
è più completamente racchiuso dal muro di cinta
dell'ex-ospedale psichiatrico, è diventato un giardino
pubblico ed è frequentato da un gran numero di
cittadini, collegnesi e non. Si possono trovare
regolarmente varie categorie di persone: i pensionati
alla bocciofila o in giro a fare due passi, appassionati
che giocano a pallone, le coppie che portano a spasso
i figli (o i nipoti), gli sportivi che corrono lungo le
strade ed i sentieri ed usano gli attrezzi ginnici.
La centralità del parco è poi ulteriormente aumentata
in questi ultimi anni, in quanto vi si è trasferita la sala
consiliare e sono state edificate la casa di riposo
“Maria Barbero” e la sede distaccata del Liceo Marie
Curie di Grugliasco.
Per tutti questi motivi sarebbe doveroso dotare il
parco di un'adeguata illuminazione, in molte zone
carente o, ancora peggio, inesistente. Facendo
qualche esempio, possiamo prendere la stradina
sterrata, per altro risistemata da pochi anni, che parte
dietro la sala consiliare e corre parallela a Corso
Pastrengo: nel primo tratto la vicinanza alla strada
veicolare, ma soprattutto al limitrofo benzinaio, e
qualche lampione permettono una buona visibilità.
Non è così nella seconda metà: non è presente
neanche un lume e purtroppo non giunge che
pochissima luce dal corso. In generale tutta la strada
che parte dalla centrale termica, raggiunge l'exlavanderia a vapore (in cui tra l'altro fervono i lavori
per la realizzazione della scuola di danza), prosegue
6
a sinistra verso il padiglione 14 e si esaurisce presso
piazzale Avis, vicino alla chiesa San Lorenzo, è
completamente buia. Questa è per altro una zona con
una certa frequentazione: vi è il centro prelievi
dell'Asl e d'estate vi si svolge il festival “Colonia
Sonora” che richiama un grande numero di persone,
soprattutto giovani.
La presenza di lampioni non è comunque sempre
sinonimo di luminosità: ad esempio davanti alla
palazzina dei vigili urbani ve ne sono ben tre,
peccato però che siano desolatamente spenti. Solo un
faro e le luci della nuova rotonda di Via Martiri XXX
Aprile sopperiscono parzialmente alla lacuna.
L'amministrazione comunale ha comunque
dimostrato di non essere totalmente insensibile sul
tema, sostituendo in alcuni punti le vecchie
lampadine con altre più potenti e soprattutto
installando una serie di telecamere (ma funzionano o
fanno solo scena?).
Ora, in un'epoca in cui la sicurezza sembra sia
diventato un tema estremamente importante per i
cittadini (e per il dibattito politico), anche quando
basterebbe poco per aumentare la sensazione di
protezione non lo si fa. Poi magari ci pensa il
governo centrale, spedendo qualche soldatino a
presidiare l'intero territorio nazionale..
Un piccolo intervento potrebbe ridare decoro e
percezione di sicurezza, anche dopo il calare delle
tenebre a quest'importante tassello che forma il
puzzle della realtà collegnese.
Carlo Federico Sartori
Non bastasse già il nome, Euplio Iula, il presidente
della Cooperativa Di Vittorio ha reso ancora più
autorevole il suo intervento brandendo per tutto il
tempo un grande sigaro, seppure spento. L'occasione
è stata quella del 13 Novembre scorso, la sera
dell'assemblea dei soci ed ex soci della cooperativa a
proprietà indivisa di viale Partigiani 15 e 17 e di via
Venaria 27 a Collegno.
Dopo circa un anno di proteste da parte di molti degli
ex soci diventati proprietari degli alloggi, dopo le
interrogazioni in Regione del consigliere Mariano
Turigliatto, la questione della manutenzione
straordinaria degli stabili e della gestione dei fondi
ad essa destinati è stata affrontata dalla cooperativa
con l'intervento del suo presidente. Iula ha
sapientemente dosato nel corso della serata il
bastone e la carota verso i “reprobi” che hanno osato
mettere in dubbio con la loro insistenza e con le loro
domande indiscrete la bontà dei comportamenti
tenuti dalla Di Vittorio. La questione posta dagli ex
soci era se la cooperativa dovesse o meno contribuire
alla manutenzione straordinaria e in particolare alla
sostituzione del tetto in amianto, anche se nel
frattempo la proprietà degli immobili era in gran
parte stata riscattata dai soci. Solo il venti per cento
al momento è ancora a proprietà indivisa. Secondo il
Comitato, nato per rivendicare il problema, i fondi
accantonati nel corso degli anni pari a €. 223.544,45
non sarebbero stati tutti spesi per gli immobili di
Collegno.
Iula su questo è stato categorico: tenendo fede al
principio statutario della mutualità e solidarietà tra
tutti i soci della cooperativa i fondi sono stati spesi
per interventi più urgenti su altri immobili, tanto che
complessivamente su €. 4.600.000 trattenuti dai
fondi da restituire alla Regione nel periodo
1992/2007, ne sono stati spesi per manutenzione
straordinaria €. 6.208.000, circa un milione e
seicentomila euro in più. Dopo aver ribadito che la
cooperativa non discute mentre lo stava facendo
con chi non è socio, né con chi mette in dubbio la
correttezza della gestione amministrativa perché chi
ha dubbi va dal magistrato -, Euplio Iula ha
comunicato che proprio nello spirito della mutualità
e solidarietà non intende tirarsi indietro,
riconoscendo in qualche modo il proprio dovere
morale di venire incontro alle esigenze di
manutenzione degli stabili in questione, riservandosi
di valutare in che modo e in che misura intervenire,
impegnandosi a dare una risposta entro un paio di
mesi, cioè dopo Natale. Nel corso dell'assemblea è
risultato decisivo l'intervento di mediazione del
consigliere regionale Mariano Turigliatto che con
parole di buon senso ha contribuito a portare su di un
binario costruttivo il confronto.
Alla fine soddisfazione hanno espresso i componenti
più impegnati del “Comitato promotore delle
Manutenzioni Straordinarie” che hanno visto
finalmente prese in considerazione le proprie
richieste e che si sono detti fiduciosi che si possa
trovare una soluzione condivisa.
g.l.
Punto
di Vista
COLLEGNO - GRUGLIASCO
Un comitato promotore di una lista È nato il Comitato per l'integrità del Parco della Dora
Con CIVICA
per cambiare Collegno
È possibile un'altra politica a
Collegno? I promotori di una lista
CIVICA per le prossime elezioni
amministrative pensano di sì. Una
politica che amministri senza
arroganza nei confronti dei
cittadini. Una politica trasparente
che non nasconde ai cittadini
interessati le informazioni
necessarie a valutare un problema.
Una politica che non consulta i
cittadini quando i giochi sono già
fatti. Una politica che non sia al
servizio di interessi economici
privati che contrastano con quelli
dei cittadini. Infine una politica che
non diventi un mestiere a vita, la
fonte principale di sostentamento
per la piccola casta locale che
continua a scambiarsi le poltrone
all'interno sempre della stessa
cerchia di compari.
Il Comitato promotore prende le
mosse dalla rete di cittadinanza
attiva, dai soggetti che in questi
anni sono nati intorno a problemi
specifici, da quello dei rifiuti con il
“Comitato per e con il cittadino”
alla lotta contro la centrale di
Savonera, dalla salvaguardia del
territorio dalla cementificazione
selvaggia ad una politica a favore
della sicurezza sulle strade per
pedoni e ciclisti con “Collegno
Domani”. Strada facendo si è già
arricchito con la presenza di tanti
cittadini che non ne possono più
per questo o quel problema
irrisolto oppure della cappa politica
che grava sulla città da un po' di
anni.
Il percorso appena iniziato intende
coinvolgere nella formazione della
lista tutte le persone di buona
volontà che pensano che sia tempo
di una svolta a favore di una
Un polmone verde
da salvaguardare
I
politica che combatta seriamente
gli sprechi dell'amministrazione
pubblica a livello comunale, come
l'evasione fiscale. Si vuole una
verifica puntuale del diritto a
godere di tariffe ridotte nel
godimento dei servizi comunali per
smascherare i troppi furbi in
circolazione. L'addizionale
comunale Irpef deve essere
improntata a criteri di
proporzionalità in base al reddito e
non fissa come è ora. Le risorse
recuperate devono essere spese a
favore di quelle famiglie che a
causa della crisi fanno fatica a
tirare avanti e non per iniziative di
propaganda.
Bisogna dire basta alla subalternità
delle amministrazioni collegnesi
alla città di Torino che scarica sulla
Cintura i suoi problemi
(inceneritori, centrali, depositi
Metro, cittadini in difficoltà, …)
ma continua a negarle i vantaggi
della metropoli, per esempio
l'abbonamento o il biglietto della
Gtt o le agevolazioni per i
pensionati di cui godono i torinesi.
Fermare la distruzione sistematica
di tutte le casette, per costruire al
loro posto dei palazzoni a filo
strada è un'altra priorità.
Chi volesse portare il proprio
contributo scriva a Civica, piazza
Neruda 10, 10093 Collegno
oppure a
[email protected]
oppure telefoni al 011 5757344
n queste ultime settimane molti
sono stati gli eventi che hanno
interessato il futuro dell'area
destinata dal Piano Regolatore di
Collegno a Parco agronaturale della
Dora. Abbiamo assistito allo show dei
professionisti al soldo di Collegno
2000 Srl nella Sala consiliare del
Comune. Domenico Baggiani,
professore del Politecnico, Antonio
Besso Marcheis e Baldovino Dassù,
campione e disegnatore di campi da
golf con un gioco di squadra, usando
immagini e parole suadenti, hanno
spiegato come il campo da golf
rappresenti un'occasione più unica che
rara per Collegno per risanare un'area
molto compromessa dal punto di vista
ambientale. Ne hanno dette di tutti i
colori: il fiume sarebbe il più inquinato
del Piemonte, il territorio su cui
dovrebbe sorgere il campo da golf
sarebbe devastato da una cava
abbandonata; la coltivazione del mais
attualmente in quell'area consumerebbe
almeno tre volte l'acqua necessaria al
campo da golf, che utilizzerebbe meno
fitofarmaci e concimi; non limiterebbe
la possibilità di usufruire di quell'area,
perché essendo privata, già oggi
nessuno può accedervi liberamente,
quindi solo grazie al golf diventerebbe
in qualche modo accessibile ...
Che dire? I professionisti sono pagati
per fare gli interessi dei loro padroni,
per cui né stupore né moralistiche
condanne, perché tanto nessuno dei
presenti c'è cascato, il gioco era troppo
viziato per convincere qualcuno al di
fuori di chi convinto lo era già. Come
per esempio Umberto D'Ottavio che si
è premurato di farci sapere dalle
pagine di Luna Nuova: “Sarebbe
sbagliato respingere proposte di
valorizzazione del territorio come
quelle del campo da golf. Finalmente
c'è la possibilità di attrarre investimenti
seri per il parco”. Come dire: il campo
da golf non è che l'inizio! D'altra parte
Mucche al pascolo dove dovrebbe sorgere il campo da golf
D'Ottavio non ha mai nascosto i suoi
ottimi rapporti con Collegno 2000,
benedicendone l'arrivo a Collegno e
prodigandosi, prima da sindaco in
carica e poi da sindaco ombra, a che
tutti i progetti della società in questione
andassero in porto, variante al Piano
Regolatore dopo variante.
Ma a Collegno per fortuna non tutti la
pensano come l'ex sindaco D'Ottavio, e
così con il neonato “Comitato per
l'integrità del Parco della Dora” tanti
cittadini si sono mobilitati sia in
manifestazioni come la biciclettata nel
parco, sia nella raccolta di firme e
adesioni. Sono già alcune centinaia i
collegnesi che hanno firmato l'adesione
al Comitato e la contrarietà
all'edificazione del campo da golf. Nel
frattempo è partito un appello già
sottoscritto da molte personalità del
mondo “ambientalista e non” anche
non collegnesi. Perché la difesa del
Parco della Dora è cosa che riguarda
tutta la città metropolitana, trattandosi
di una delle poche aree ancora non
edificate e con angoli di pregio
naturalistico. Il Comitato ha preparato
un video che illustra i motivi che da
più di 10 anni hanno portato al
progetto del Parco, un progetto
condiviso anche da D'Ottavio quando
era sindaco, tanto da averlo deliberato
in Giunta e poi inserito nel Piano
regolatore. Poi si vede che qualcuno gli
ha fatto cambiare idea.
Nel cantiere del Comitato vi è poi
l'organizzazione di un convegno per la
fine di gennaio in cui insieme ad
autorevoli esponenti si discuterà di
territorio e del suo dissennato
consumo.
Il consiglio comunale, intanto, ha
rinviato al marzo 2009 il termine per
decidere se approvare o meno la
variante al Piano regolatore che
consentirebbe la realizzazione di un
campo da golf che porterebbe via al
parco 61 ettari di terreno su 450,
un'intera ansa del fiume.
Nel frattempo Collegno 2000 minaccia
denunce al sindaco Accossato e ai
tecnici comunali. Come dire: il bue che
chiama cornuto all'asino.
Giovanni Lava
Corso Torino e
Il Comune pieno di debiti Inciviltà e turpiloquio
il cavalcavia sparito non paga i fornitori
in Consiglio Comunale
Vi siete mai trovati in coda sul cavalcaferrovia di
corso Torino chiedendovi come mai nessuno si sia
preoccupato negli anni di ampliarlo perché potesse
ricevere al meglio il traffico automobilistico da e per
Grugliasco? Sareste certamente sopresi se scopriste
che il cavalcaferrovia era regolarmente previsto da
dieci anni a questa parte, disponeva di un progetto
già approvato dalla Ferrovie dello Stato e del
necessario finanziamento, circa 645.000 euro. I soldi
derivavano dagli oneri dovuti dall'impresa che ha
costruito i palazzi nuovi di via Rieti e corso
Adriatico, la Immobiliare San Giorgio, ed erano stati
accantonati proprio per questa funzione.
Il progetto prevedeva che si costruisse un ramo del
cavalcavia che scendesse direttamente in strada della
Pronda, istituendo così una sorta di senso unico
(andata verso Torino in strada della Pronda, ritorno
da viale Radich).
Nel dicembre 2003, Mazzù sindaco e Nadia
Marabese assessore, l'opera venne cancellata e i soldi
incamerati dal Comune. Qualche consigliere
comunale protestò chiedendo spiegazioni e
manifestando dubbi in proposito. L'amministrazione
rispose loro che quei soldi sarebbero stati spesi per
migliorare la borgata Quaglia realizzando la
circonvallazione per portare fuori dall'abitato il
traffico di Le Gru. Divertenti le roboanti
dichiarazioni di esponenti politici di spicco,
naturalmente tutti d'accordo con l'amministrazione.
Sono passati cinque anni da allora: i soldi sono stati
spesi in altre opere, nessun intervento è stato
realizzato e la coda al cavalcavia è diventata una
costante della viabilità grugliaschese.
m.t.
Nello scorso numero del giornale
abbiamo lanciato un grido
d'allarme sui debiti che il Comune
di Grugliasco ha verso i suoi
fornitori, CIDIU (€ 403.000) ,
NOVE (€ 704.000) e
BIORISTORO (€ 770.000) in
testa. Sono tre società partecipate,
la prima con quote di minoranza.
Nelle altre due il Comune detiene
la maggioranza delle quote.
Eppure i cittadini pagano la TIA
al CIDIU, il teleriscaldamento a
NOVE e le rette della mensa a
BIORISTORO. Perché i soldi
incassati dai cittadini non
vengono utilizzati per pagare i
fornitori? Oltretutto indebitare
così pesantemente aziende che
forniscono servizi incide, se non
sulla qualità, certamente sul costo
dei servizi stessi. Le aziende in
questione, infatti, sono costrette a
cercare finanziamenti in banca,
pagando interessi passivi. Questi
vanno a pesare sul loro bilancio,
cioè su quello del Comune,
ovvero sui cittadini che saranno
prima o poi chiamati a ripianare i
buchi.
Da quando il Comune ha fornito i
dati del debito è passato del tempo
e la situazione è ulteriormente
peggiorata. Nel caso di Bioristoro
il debito è addirittura raddoppiato
arrivando a toccare il milione e
mezzo di euro.
Che la situazione sia gravissima
lo testimonia una lettera che
proprio in questi giorni
l'amministratore di BIORISTORO
ha scritto al sindaco di
Grugliasco. Ha come oggetto
“Piano di rientro debito” e dice
che il CdA della Società
Bioristoro nella seduta del 30
ottobre ha esaminato la proposta
di rientro che il Comune ha
formulato loro: mantenimento del
debito sotto il milione di euro e
impegno per tutto il 2009 a non
superare mai quella soglia. La
condizione che il CdA pone è
quella che, per rispettare le
condizioni proposte il Comune
versi € 542.374,60 per metà entro
fine novembre per l'altra metà
entro fine dicembre. La lettera si
conclude così: “Il mancato
puntuale rispetto di quanto da Voi
proposto mi costringerà, mio
malgrado, alla Vostra messa in
mora e, se necessario, al recupero
coattivo del credito senza ulteriori
solleciti”.
m.t.
Mercoledì ore 20.30, sala del
Consiglio comunale a Palazzo
civico: si sta discutendo
un'interpellanza, del mese di
Luglio, relativa ad alcune
affermazioni espresse dal
capogruppo del Partito
Democratico Salvatore Amarù sul
giornale “InGrugliasco” e
presentata da tutti i partiti
dell'opposizione. La frase
“incriminata” suonava così: “Dopo
confronti con le varie
organizzazioni sindacali, con le
varie forze politiche locali, sia di
maggioranza che di minoranza, con
le varie rappresentanze di categoria,
… si è provveduto all'adeguamento
dell'addizionale Irpef comunale”.
Secondo i gruppi di minoranza,
questa frase poteva suggerire un
accordo rispetto allo sconsiderato
aumento dell'Irpef, che non c'è mai
stato, e pertanto si richiedeva
semplicemente una rettifica di
quanto scritto.
Dopo alcuni maldestri tentativi di
giustificazione da parte della
maggioranza, la situazione è
degenerata con continue
interruzioni nei confronti di chi
parlava. Come se non bastasse, il
capogruppo del PD, uscito a
fumarsi una sigaretta, dall'alto della
sala apostrofava con “Stai zitto
co…one” un collega consigliere
che stava parlando. Tutto ciò ha
portato ad una sospensione della
seduta, nel tentativo di raffreddare
gli animi.
A ripresa del Consiglio, il
capogruppo del PD, come se niente
fosse, ha dato lettura del suo
intervento, tutto imperniato sul
disprezzo non solo delle forze di
minoranza ma del ruolo stesso del
Consiglio, con un tono a dir poco
arrogante e di sicuro non consono
alla situazione.
A seguito di ciò la consigliera
Neirotti di Grugliasco Democratica
ha deciso di abbandonare il
Consiglio motivando la sua uscita
proprio per il mancato rispetto delle
istituzioni messo in atto dal
capogruppo del maggior partito
della maggioranza.
È evidente che questa condizione
non può durare a lungo. La nostra
città anche nei suoi periodi più
difficili e non dimenticando mai il
tributo di sangue che ha pagato
durante la Resistenza per far valere
i valori di libertà e democrazia
vanta una tradizione di civiltà e di
rispetto che sono oggi messi in
pericolo.
Grugliasco Democratica
7
Punto
di Vista
UNIVERSITÀ
Editoriale
Intervista doppia: prof. allo specchio
Cari lettori di “Punto di vista”,
siamo studenti universitari iscritti
all'Ateneo torinese. Preannunciamo
che non vogliamo dilungarci (né
annoiarvi!) nella breve presentazione
che segue. L'intento è quello di farci
conoscere attraverso gli articoli che
in queste due pagine avrete modo di
leggere, articoli che contengono
parole nate nelle aule delle Facoltà,
ispirate da lunghe conversazioni,
coordinate durante riunioni
fortemente partecipative. Sono le
parole di chi si sta interrogando sul
sistema d'istruzione (o distruzione?)
che il Governo ha imposto all'Italia.
Non per propaganda scriviamo
“imposto”: la L. 133 e la L. 169
contro le quali il mondo della scuola
e dell'università pubbliche si stanno
mobilitando sono, infatti, state
approvate ricorrendo allo strumento
del decreto-legge. Che cos'è il
decreto-legge? È un provvedimento
provvisorio che la Costituzione
italiana all'art. 77 riserva al Governo
solo “in casi straordinari di necessità
e urgenza” e soggetto, a pena di
decadenza, alla necessaria
conversione in legge da parte delle
Camere entro sessanta giorni.
Consapevoli che la scuola italiana ha
sì bisogno di un cambiamento, siamo
tuttavia convinti che la sua attuale
situazione non sia affatto
emergenziale, ma che richieda un
regolare dibattito e confronto in
Parlamento. Siamo al tempo stesso
persuasi che non sia ammissibile
intervenire in questo settore
unicamente con manovre finanziarie
(la L. 133 è giustappunto una
manovra finanziaria) e pertanto ci
sdegniamo di fronte alla presunta
“riforma Gelmini”. Di fronte ad un
tale scenario, non possiamo non
ricordare di un discorso che Piero
Calamandrei fece nel 1955 ad alcuni
studenti milanesi: parlando della
Costituzione e del suo bisogno
fisiologico di esser fatta vivere dai
cittadini (“la Costituzione non è una
macchina che una volta messa in
moto va avanti da sé … perché si
muova bisogna ogni giorno rimetterci
dentro il combustibile …”), incitò
quei giovani alla responsabilità
civica con queste parole: “voi
giovani alla Costituzione dovete dare
il vostro spirito, la vostra gioventù,
farla vivere, sentirla come vostra;
metterci dentro il vostro senso civico,
la coscienza civica”. Allora, per
sviluppare questo senso civico noi
tutti - “senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di
opinione politica, di condizioni
personali e sociali” - abbiamo
bisogno di istruirci, di studiare, di
prepararci ad essere cittadini, di
costruirci una maturità critica e
quindi gli strumenti per comprendere
la realtà che ci circonda. Tutto questo
può realizzarsi solo in una scuola
che non pretenda un ritorno
economico immediato dai suoi
iscritti, ma che sia piuttosto un
investimento di lungo periodo proprio
su quel capitale umano. Una scuola
come fabbrica di cultura e non come
impresa finalizzata a conseguire il
maggiore profitto al minor costo
possibile. Dicendo tutto ciò, non
abbiamo inventato nulla poiché le
radici del nostro movimento
affondano nella Costituzione. Da ben
sessant'anni essa parla a noi cittadini
dell'eguaglianza sostanziale (art.
3.2), della promozione della cultura e
della ricerca (art. 9.1), dell'istruzione
pubblica e accessibile a tutti (art.
33.2). Forse è ora di ascoltarla. Noi
abbiamo cominciato a farlo.
Cristopher Cepernich, ricercatore
in Sociologia della comunicazione,
facoltà di Scienze Politiche e Ugo
Mattei, ordinario di Procedura
civile, facoltà di Giurisprudenza.
Due profili molto differenti,
qualcuno potrebbe dire opposti, ma
accomunati in questo periodo di
fermento universitario - dalla stessa
passione, dallo stesso
coinvolgimento, dallo stesso
impegno: vicini agli studenti, stanno
dimostrando di voler essere il ponte
tra l'Onda dei banchi e i Baroni
delle cattedre.
In un'intervista doppia, abbiamo
chiesto loro le impressioni sul
movimento studentesco di protesta.
Non perché ci analizzino come
fenomeno sociale, ma perchè ci
consiglino, forti della loro
esperienza, affinché la nostra
dimostrazione di dissenso coinvolga
la più larga fetta di società civile. In
quanto studenti, ci auguriamo che
altri cittadini consapevoli si mettano
al nostro fianco per riflettere sulle
patologie dell'istruzione pubblica
italiana. Oltre alla protesta, abbiamo
bisogno di idee e di proposte.
L'appello è dunque rivolto a tutti,
affinché si facciano portavoce delle
proprie storie. Oggi ci limitiamo a
due Professori; domani tocca a voi!
1) Descriva con 3 aggettivi il
movimento studentesco di
protesta.
Cepernich: Spontaneo. Lo
dimostrano alcune ingenuità e certi
errori. Ma è proprio questa la sua
forza.
Margherita Baldarelli,
Serena Carta,
Mara Damato
8
Consapevole: ha obiettivi chiari e
non ideologici, anche se non sempre
ha idee precise su come perseguirli.
Non violento: non è caduto nelle
provocazioni che sono venute da
figure più o meno autorevoli.
Ottima cosa.
Mattei: Generoso, giusto,
dolcissimo.
2) Se, per assurdo, la legge 133
venisse abrogata domani, cosa
crede che ne sarebbe dell'Onda?
Cepernich: Credo che l'esperienza
dell'Onda si esaurirebbe. Come è
logico aspettarsi che sia. Magari il
movimento potrà istituzionalizzarsi
dandosi un'organizzazione per
perseguire obiettivi più ambiziosi
ma allora sarà un'altra esperienza,
più politica nell'accezione
tradizionale del concetto.
Mattei: Potrebbe sparire, ma
sarebbe una catastrofe culturale.
3) Come immagina l'istruzione
pubblica fra cento anni?
Cepernich: Se si confermano le
attuali tendenze, immagino
un'Università pubblica ghettizzata e
dequalificata più di quanto già non
lo sia. Poche Università eccellenti
(private ma pagate in buona parte
con soldi pubblici) saranno
accessibili a pochi studenti reclutati
per lo più sulla base del censo e
molte Università di basso livello per
coloro che non si potranno
permettere una formazione
d'eccellenza.
Mattei: Se andiamo avanti così, fra
cento anni non ci sarà più il pianeta
altro che l'Università pubblica!
Punto
di Vista
UNIVERSITÀ
L'università irrigata dall'Onda
Protesta
o proposta
Pre_occupati in tenda
Stiamo vivendo un momento di
mobilitazione straordinaria:
coinvolgente, imponente, per alcuni
versi vertiginosa, per la dimensione
delle forze che manifestano e per la
sua posta in gioco.
Quanto il progetto complessivo di
riforma del governo Berlusconi sia
pericoloso per la scuola pubblica,
da un punto di vista culturale ed
economico, è stato detto e ridetto:
non abbastanza dai mass media
nazionali, concentrati più ad
analizzare la mobilitazione degli
studenti ed i suoi caratteri ora
apprezzati con simpatia, ora temuti,
ora screditati e travisati; ma
sicuramente dai blog, dalle libere
controinformazioni, dalle mille
assemblee e dai documenti che
rettori, docenti, ricercatori, maestri
elementari, studenti medi e
universitari hanno instancabilmente
redatto. Il movimento degli studenti
in tutta l'Università italiana è
vastissimo e raccoglie sensibilità
anche lontane tra loro. Stili di vita,
idee politiche, comportamenti ed
attitudini diverse si sono mescolate,
e continueranno a farlo, in una
mobilitazione giorno dopo giorno
meno ideologica ed insieme più
travolgente, che vuole difendere
l'idea stessa dell'Università, la sua
natura pubblica, ossia di tutti, per
tutti.
Il movimento degli universitari
deve però porsi sul lungo periodo
qualche obiettivo in più. Dopo le
punte di mobilitazione delle
settimane scorse, il rischio è che si
abbassi la guardia, che ci si
accontenti dei parziali risultati
ottenuti; soprattutto, il pericolo è
che questa “onda” si riduca ad una
mobilitazione per la difesa
dell'esistente, rinunciando ad
un'operazione culturale e sociale di
più ampio respiro che avrebbe tutte
le carte in regola per tentare. Da
tutto il potenziale umano e
culturale, di stimoli ed energie di
questo movimento può scaturire un
pensiero forte di Università: non un
semplice tentativo di difendere quel
che c'è, né una protesta sterile e
fine a se stessa possono esprimere
al meglio questo potenziale.
Quello che noi si deve salvare non
è quello che c'è, ma l'idea, il
progetto, il valore, l'ideale stesso di
scuola ed università pubblica. Lo si
deve salvare dalla riforma Gelmini
e da quelle distorsioni di sistema
(economiche ma non solo) che
forniscono al Governo l'alibi per i
suoi tagli ed i suoi scellerati
provvedimenti.
Non si caschi nella tentazione di
ritenere le due cose (la protesta e la
proposta) in successione
cronologica (l'una è urgente, per
l'altra si vedrà); anche
mediaticamente la proposta
valorizza la protesta, poiché si vede
bene come da parte del Governo sia
costante il tentativo di
rappresentarci servi di questo o
quel partito, espressioni di
minoranze facinorose eccetera. Più
la lotta è consapevole ed è
profonda, più vale la pena che sia
vissuta, più potrà portare frutti
probabili, speriamo, in un futuro
prossimo.
Paolo Furia
Facoltà di Filosofia
PA G I N E
4) Se fosse "uno di noi", di quale
proposta si farebbe portavoce?
Cepernich: Se fossi uno studente
mobilitato avanzerei al Ministro
Gelmini due richieste. Vorrei che la
prossima riforma dell'Università
prescrivesse meccanismi di
reclutamento utili a ringiovanire
drasticamente il “corpo docente”
delle Facoltà. Vorrei inoltre che
utilizzasse le ingenti quantità di
denaro pubblico che oggi servono a
finanziare le Università private per
migliorare l'istruzione pubblica.
Molti non lo sanno ma il 53,7 per
cento dei costi delle Università
private sono sostenuti con le tasse di
tutti noi.
Mattei: Della necessità di collegare
il movimento con le istanze degli
operai, dei migranti, dei disoccupati
e di quanti vogliono un diverso
sviluppo più attento al lungo
periodo che alla crescita e sviluppo
(tipo No Tav , No Tang Est, ecc).
Poi cercherei collegamenti
internazionali con i compagni che
proprio adesso stanno lottando a
Praga contro lo scudo NATO.
5) Barone fa rima con…?
Cepernich: Marrone
Mattei: Sfigatone!
Mara Damato
(Facoltà di Giurisprudenza)
Serena Carta
(Facoltà di Scienze Politiche)
L'onda anomala della protesta invade il Politecnico
In tanti, nelle ultime settimane, sono
rimasti sorpresi dal fronte di protesta
che si è aperto al Politecnico di Torino:
nemmeno nel caldo '68 l'onda della
contestazione aveva intaccato la
sobrietà e l'indifferenza nel nostro
Ateneo. Proprio da questa novità nasce
lo slogan “Se il poli manifesta, l'avete
fatta grossa!”. Il 15 ottobre inizia la
mobilitazione al Politecnico, viene
costituita l'Assemblea No-Tremonti che
comprende studenti, ricercatori, precari
della ricerca, docenti e personale
tecnico-amministrativo, uniti contro gli
ultimi provvedimenti del Governo in
materia di Università e ricerca.
Contrariamente all'idea diffusa dai
media e dal Governo, che accusano la
mobilitazione studentesca di non essere
informata, dall'Assemblea è emerso un
forte interesse ad approfondire il tema
delle riforme universitarie. Sono nati
dei gruppi di lavoro tematici con
l'obiettivo di analizzare il percorso
legislativo che ha portato all'attuale
situazione, dal punto di vista
dell'offerta formativa, del diritto allo
studio e senza tralasciare i difetti del
sistema. Ci si sta anche occupando
dell'analisi del documento di
programmazione economica e
finanziaria presentato dal Ministro
dell'economia per evidenziare quali
siano gli investimenti considerati
prioritari dal Governo. La legge 133/08
non può però essere ricondotta
solamente all'usuale taglio dei
finanziamenti ai servizi pubblici:
rappresenta un vero e proprio tentativo
di smantellamento della sistema
pubblico dell'istruzione. L'Assemblea
No-Tremonti ha lavorato all'aumento
dell'informazione sia all'interno che
all'esterno dell'Ateneo, per difendere
l'Università in quanto luogo pubblico di
AUTOGESTITE
Foto di Giulio Otera
La voce della protesta
E' squillante e decisa la voce che penetra i
microfoni di Radio LiSa. Rimbomba
soddisfatta nei corridoi e nelle aule di
Palazzo Nuovo occupato, entra fiera dentro i
timpani e tra le righe dei libri di quegli
studenti che passano frettolosi, che magari si
fermano qualche minuto davanti alle casse
nere e poi proseguono.
È la voce che tiene caldo agli occupanti che
da ormai più di 20 giorni si svegliano
infreddoliti tra le sedie verdi e le cattedre
grigie delle aule al primo piano.
Ogni protesta ha una sua melodia intrinseca,
un suo orgoglio vibrante e musicale, un suo
pentagramma ritmicamente disordinato.
Ogni protesta ha le sue corde vocali, la sua
musica e le sue parole: e l'onda anomala ha
scelto le due ore pomeridiane sui 105.250 di
radio blackout per esprimere il suo dissenso
alla legge 133 e elaborare proposte per
un'università che sia davvero collettiva e
partecipata, che renda lo studente
protagonista e non suddito della propria
formazione.
Come radio Alice, voce storica del '77,
anche Blackout è figlia di un movimento.
Nasce nell'autunno del '92, quando le
occupazioni di università e case da parte
della Pantera si erano appena concluse e
alcuni decisero di mettersi davanti a
microfono e mixer e cominciare a
trasmettere idee, sogni, informazione libera,
trasportati da quello spirito di condivisione,
dalla responsabilità di dover essere
alternativa possibile ad un sistema che ci
vuole silenti e acritici.
E ora come allora, le frequenze della radio
ascoltano le parole degli universitari che si
stanno mobilitando a Torino, consci di avere
sulle spalle una lotta contro chi vuole
svendere l'istruzione pubblica al miglior
offerente, chi la vuole subordinare alle
logiche e agli interessi dei privati.
Un via vai di volti e occhi scorre entusiasta
dentro gli studi della radio, allestiti sin dal
primo giorno d'occupazione dentro lo spazio
LiSa nel seminterrato di Palazzo Nuovo.
Rappresentanti di collettivi, associazioni,
maestre, docenti, ricercatori che vogliono
partecipare, sentire di avere davvero il futuro
nelle proprie mani, di essere una risorsa per
il paese e non una spesa da tagliare.
Vengono trasmessi approfondimenti sulla
legge 133, sulla 137, sul futuro della ricerca
in Italia, su come ogni corso di laurea si sta
muovendo rispetto alla mobilitazione.
Studenti e non politicanti di professione, che
stanno sognando insieme e che vogliono
urlare ai palazzi del potere che non si vuole
delegare il futuro a nessuno.
Radio LiSa è un laboratorio di creatività e
proposte, che ha deciso di entrare dentro la
protesta narrandone le specificità e i
contenuti, ascoltandone i respiri e i silenzi, le
urla e le risa.
Un esperimento orgogliosamente
controcorrente rispetto ad un sistema
mediatico sempre più assoggettato alle
lobbies economiche e alle politiche calate
dall'alto, che fino ad ora ha solo
blandamente descritto il movimento
servendosi di vecchie categorizzazioni
sessantottine.
I microfoni di LiSa sono uno sguardo sulle
persone e sulle cose, uno sguardo che vuole
dare libera voce alla diversità e alla critica.
Sono la parola di quegli studenti che in
questo momento stanno credendo che un
futuro diverso è davvero possibile.
Carolina Lucchesini
(Facoltà di Lettere)
Filosofeggiando...
Foto di Giulio Otera
ricerca, di creazione e di trasmissione
della conoscenza come bene comune.
Gli studenti del Politecnico, insieme a
quelli delle Facoltà umanistiche, hanno
ad esempio volantinato davanti ai
cancelli di Mirafiori, lungo le strade di
Porta Palazzo ed in occasione di eventi
come Artissima ed il Salone del Gusto,
poiché gli effetti della crisi riguardano
tutti: studenti, lavoratori, precari,
pensionati, disoccupati e migranti. Gli
studenti dell'Assemblea NO-Tremonti
hanno partecipato numerosi alle
manifestazioni del 28 e del 30 ottobre
ed hanno realizzato con successo la
ControInaugurazione dell'Anno
Accademico del Politecnico il 7
novembre. Quest'ultima è stata un
evento indipendente e parallelo rispetto
alla cerimonia ufficiale e ha permesso
agli studenti, ai ricercatori, al personale
dell'Ateneo ed ai cittadini di Torino di
ritrovarsi in piazza, proprio di fronte al
Politecnico, per confrontarsi sui temi
che stanno alla base di questa
mobilitazione. La condizione attuale
dell'università italiana non è ciò che
l'Assemblea No-Tremonti vuole
difendere acriticamente, ma è chiaro
che non è con i tagli indiscriminati
all'istruzione pubblica che il sistema
universitario migliorerà. Inoltre, una
delle nostre preoccupazioni principali è
la possibilità che le università
pubbliche possano trasformarsi in
fondazioni di diritto privato. L'obiettivo
della nostra protesta resta l'abrogazione
degli articoli 16 e 66 della legge 133, e
fino ad allora l'Onda non si fermerà.
Quest'onda è nata anomala e rimarrà
tale, non coperta da cappelli partitici,
forte per l'eterogeneità dei suoi
partecipanti, s'infrangerà solamente con
la nascita di un'altra Università.
Assemblea No-Tremonti
Quando cammini in mezzo ad un corteo non
ti rendi conto di tutto ciò che accade davanti
e dietro di te. Non riesci neanche a renderti
conto della quantità di persone che sono
nelle tue immediate vicinanze. Avverti di
essere inserito in un'atmosfera ampia e
variegata, ma non ne hai la piena percezione.
Quando il giorno seguente leggi i giornali o
guardi le immagini alla televisione, allora
acquisti una maggiore consapevolezza della
complessa situazione in cui poche ore prima
ti trovavi. E puoi ritrovare il tuo personale
sentire in mezzo ad un sentimento collettivo
più ampio, formato da tante piccole entità
emotive e forse dotato di una certa
autonomia, di un valore superiore alla
somma delle parti.
Quando sei completamente immerso nella
tua quotidianità non ti rendi conto di tutto
ciò che accade davanti e dietro di te. Conosci
il tuo piccolo mondo personale, hai
padronanza delle tue giornate e delle tue
azioni. Forse cerchi di trovare informazioni
sulla vita che si snoda attorno a te, leggendo,
osservando, ascoltando, andando alla ricerca
di notizie il più attendibili possibile e
tentando di dare una forma alle particelle di
(quella che tu speri essere) Verità.
Quando, però, parli con qualcuno (che, come
te, raccoglie e rimescola pezzi di puzzles
differenti), acquisti una maggiore
consapevolezza della complessa situazione
in cui, in quello stesso momento, ti trovi. E
capisci che la verità che hai costruito
pazientemente non è Verità. E ti trovi
costretto a difendere quelle che scopri essere
opinioni. E spesso ti trovi costretto ad
accettarne di differenti.
Allora ti piacerebbe avere il modo per
guardare le cose da un altro livello. Ti
piacerebbe avere dei mezzi di informazione
che ti permettano di leggere i fatti dopo
averli vissuti, per ritrovare la tua personale
realtà in mezzo ad una realtà collettiva più
ampia. Per capire.
Ma.
Non riesci a trovare l'impersonalità
dell'informazione che ti potrebbe dare
garanzia e sicurezza. Non riesci a trovare
parole imparziali che ti espongano in modo
chiaro cosa accade.
Non riesci a trovare linguaggi liberi da
opinioni modi di dire condizionamenti
socioeconomicopoliticoculturali.
Informare. Dare forma. Chi dà la forma agli
eventi è un essere umano. Ti rendi conto
dell'arbitrarietà delle forme con cui cerchi di
interpretare i momenti che passano.
Allora pensi che devi trovare un modo un
metodo una strategia. Leggere, ascoltare,
osservare da angolazioni diverse: questo è
quello che puoi fare, accontentandoti di
essere un membro della specie umana che
con tutti i suoi limiti tenta di districarsi in
uno spazio mai completamente afferrabile.
Non esiste l'informazione imparziale:
sommiamo, dunque, le parzialità che invece
pullulano, confrontiamole, interroghiamoci
sulla loro provenienza, critichiamole. Non
lasciamo che piombino sul nostro cervello e
vi si depositino passivamente,
rimescoliamole, rendiamole fonti di dubbi.
Poniamo l'attenzione sulle Parole.
Questo lo possiamo fare. Questo, forse, lo
dobbiamo fare.
Maddalena Marchetto
(Facoltà di Filosofia)
Siamo gli studenti delle Facoltà di Agraria e
Medicina Veterinaria dell'Università degli
Studi di Torino e dal 7 Ottobre (sono 34
giorni ad oggi, mentre stiamo scrivendo!)
occupiamo il Campus di Grugliasco sotto
forma di campeggio per protestare contro i
provvedimenti della Legge 133/08 e
difendere l'Università pubblica e la
meritocrazia. Ci siamo inventati questa
piccola città di circa 40 tende, per presidiare
democraticamente la nostra Facoltà, il nostro
territorio, e abitarlo come cittadini: siamo
qui tutti i giorni, a turno, anche sabato e
domenica. Dalle sei, quando terminano le
lezioni ufficiali, qui si accende il fuoco, si
tengono assemblee, seminari, si organizzano
lezioni in piazza, si discute e poi si cucina
per tutti e si fa anche festa, perché non si
resiste senza un po' di allegria. Proprio
perché stiamo difendendo l'Università
pubblica, abbiamo deciso di mettere una sola
bandiera al campeggio: la bandiera italiana,
il nostro tricolore nazionale, in modo da
evitare qualsiasi strumentalizzazione. La
nostra mobilitazione ha riscosso grande
partecipazione tra gli studenti e il totale
appoggio da parte dei Presidi e dei docenti,
in quanto noi non blocchiamo le lezioni
(perché privarci proprio il diritto allo studio
per cui vogliamo lottare? Al mattino chi esce
dalle tende va a lezione!).
Stiamo documentando tutto quanto, tra
comunicati, foto, giornali e video, perché
pensiamo che questa esperienza sia da
trasmettere anche alle future generazioni di
studenti, in quanto ci stiamo battendo anche
per il loro diritto allo studio e non solo per il
nostro. Abbiamo anche preso contatto con
alcune scuole superiori di Grugliasco e
inoltre vogliamo incontrare gli operai della
Bertone e dell'Abit, in modo da provare a
che non si riconoscono nelle posizioni dei
partiti d'opposizione preferiscano astenersi. A
questo si aggiunge la disinformazione che
ancora domina anche i quotidiani vicini alla
protesta: su La Repubblica di lunedì 10
novembre un giornalista di rango come Pirani
liquidava la 133 come una questione di tagli
necessari alla riduzione del debito, si limitava a
qualche considerazione sul maestro unico alle
elementari e definiva questo baratro di
parzialità “la verità sulla riforma”. Come se non
bastasse, la raccolta delle firme e i passaggi
burocratici non consentono di pensare al
referendum prima del 2010. Quanto resterà
della mobilitazione, dell'attenzione dei media,
dell'impatto sull'opinione pubblica fra più di un
anno? Non è possibile eludere queste domane:
una consultazione popolare che confermi la
legge, anche solo a causa del mancato
raggiungimento del quorum, determinerebbe
ipso facto la fine della protesta. Il referendum è
il più illusorio tra gli strumenti della
democrazia diretta, e un responso figlio del
Fulvio Grandinetti
Rappresentante degli Studenti della
Facoltà di Agraria
Collettivo IL FAGGIO
www.ilfaggiounito.blogspot.com
L-133: COLPITA e AFFONDATA (l'università)!
Una fondazione, (secondo l'European
Foundation Centre di Bruxelles), “è un ente
privato senza finalità di lucro”, che ha a
disposizione un patrimonio da destinare a
determinati scopi. La fondazione è un ente
che è dotato di una propria organizzazione e
di propri organi di governo; usa le proprie
risorse finanziarie per scopi culturali,
educativi, religiosi, sociali, scientifici o altri
scopi di utilità pubblica. Come ogni
organizzazione anche la fondazione deve
dotarsi di uno statuto, ovvero una serie di
norme che ne regolino l'attività.
La contestatissima manovra finanziaria
contenuta nella legge 133/08 introduce, in un
misero articolo (il 16), un sostanziale
cambiamento nel sistema universitario
italiano. Questi 14 intricati e oscuri commi,
senza clamore e senza dibattito parlamentare
(ricordiamoci che la legge 133 nasce come
decreto-legge, quindi come provvedimento
adottato dal Governo “in casi straordinari di
necessità e d'urgenza” e soggetto alla
necessaria conversione in legge da parte delle
Camere) aprono la porta allo smantellamento
del sistema universitario pubblico, come lo
conosciamo ora e come ce lo racconta la
nostra amata e maltrattata Costituzione.
Tale articolo consente agli atenei di
trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
L’aspetto “fisico” del referendum
L'art. 75 della Costituzione rende le leggi
tributarie e di bilancio immuni dall'istituto del
referendum abrogativo. Tuttavia, gli articoli
della 133 che regolano il blocco del turn-over e
la privatizzazione delle università non
contengono indicazioni finanziarie specifiche,
dunque si potrebbe chiamare il popolo italiano
ad esprimersi in proposito. L'alternativa è la
prosecuzione della lotta fino a quando il
Parlamento non ceda e abroghi gli articoli 16 e
66 per conto proprio. In questo contesto è
naturale che la possibilità di esprimere
direttamente il proprio parere assuma i contorni
di un miraggio risolutivo. Può essere, ma è
bene riflettere su alcune conseguenze di questo
passo. Il movimento non possiede la capillarità
necessaria per raggiungere da solo tutta la
popolazione, e portarne al voto la metà. Fare il
referendum significa affidarsi ai partiti. Il
rischio è di trasformare una lotta dell'Università
in una lotta dell'opposizione parlamentare,
perdendo l'indipendenza che finora è stata la
forza dell'Onda. Non è improbabile che coloro
costruire quella coscienza di rete che,
sostituita alla coscienza di classe del secolo
scorso, permetterà al movimento di durare a
lungo termine e mantenere alta l'attenzione
su quanto sta accadendo al mondo
dell'istruzione e rispondere adeguatamente
(con la cultura!) all'attacco di chi vuole
smantellare lo Stato. Gli attacchi che
riceviamo in questi giorni ci scivolano
addosso come la pioggia dei giorni scorsi:
tutti sanno che il nostro è un movimento
libero, accanitamente e irriducibilmente
libero da qualsiasi ingerenza partitica,
confessionale o d'interesse personale e
resterà tale contro chiunque fosse di diverso
avviso. Questo movimento non appartiene
solo a noi universitari, ma a tutta la società
civile, perché quella che stiamo combattendo
è una grande, doverosa battaglia civile per
difendere i diritti di tutti! La cultura è un
bene comune, non una merce da pagare a
caro prezzo. Lo vogliamo ribadire per chi
ancora avesse dubbi: è finito il tempo delle
analisi, non fare nulla significa essere
complici di chi sta smantellando la pubblica
istruzione, dobbiamo reagire tutti uniti!! Per
noi studenti di Agraria e Medicina
Veterinaria questo si concretizza presidiando
le nostre sedi e avviando un serio,
approfondito e permanente dibattito sulla
scuola e sull'istruzione con tutte le
componenti chiamate in causa, affinché la
scuola resti libera, pubblica e statale come
sancito dalla Costituzione.
disinteresse e della disinformazione verrebbe
letto comunque come una decisione
irrevocabile del popolo italiano. La forza dei
movimenti non può esplicarsi servendosi di
strumenti così lontani dalla loro natura: la loro
forza sta nelle manifestazioni, nell'ostinazione,
nella presenza nella società; la loro maturità
nelle discussioni delle assemblee, nelle
proposte di cambiamento, nell'alternativa
all'accettazione acritica del pensiero unico
televisivo. Non propongo un giudizio di
condanna senza appello all'ipotesi del
referendum. Si rifletta, però, per evitare che il
fermento culturale generato dalla protesta si
perda nella rincorsa a un unico risultato,
lontano e incerto. La mobilitazione procede
ormai oltre il testo mostruoso della 133: è un
dovere non gettare al vento l'opportunità, che
potrebbe non ripresentarsi per molto tempo, di
incidere profondamente nella società.
Marco Meineri
Facoltà di Scienze MFN
attraverso una semplice delibera a
maggioranza del Senato Accademico, seguita
da approvazione ministeriale. In concreto,
questa “possibilità” diviene “necessità” a
causa dei tagli operati dalla stessa legge, che
comportano la diminuzione del fondo di
finanziamento degli atenei di circa il 20%;
sarà quindi obbligato il ricorso a
finanziamenti dai privati, che lo stesso
articolo 16 incentiva espressamente
attraverso la loro piena deducibilità fiscale. I
finanziatori potranno entrare nel consiglio di
amministrazione delle università (ovvero:
nella stanza dei bottoni) e dunque orientare,
con potere decisionale proporzionale all'entità
del loro investimento, didattica e ricerca;
queste dovranno quindi piegarsi a logiche di
mercato e profitto, volgendosi verso i settori
immediatamente più redditizi al fine di
attrarre investimenti (ovvero: prostituzione di
didattica e ricerca).
Come se non bastasse, a queste fondazioni
sarà trasferita la titolarità dei beni mobili e
immobili, ora appartenenti all'Università: ciò
significa che il patrimonio pubblico (ovvero:
di tutti noi!) diverrà proprietà di un soggetto
privato, senza alcuna contropartita in denaro.
In poche parole: ha senso che uno stato tagli i
fondi alle università per poi regalare i suoi
beni ai privati?
Tale sistema risulta incompatibile con quello
voluto dai padri costituenti, costruito sui
principi fondamentali di: uguaglianza
sostanziale fra cittadini (art. 3.2), promozione
dello sviluppo della cultura e della ricerca
(art. 9.1), libertà delle scienze e
dell'insegnamento (art. 33.1) e garanzia di
un'istruzione pubblica accessibile a tutti
(art.33.2).
Un ulteriore contrasto potrebbe verificarsi
con il sistema comunitario qualora le
fondazioni, così come previste nella l.133, si
considerassero soggetti privati che erogano,
non servizi di interesse generale, ma bensì
servizi di interesse economico-generale;
infatti tali soggetti, secondo la disciplina
europea, sono sottomessi alle norme sulla
libera concorrenza e perciò non possono
beneficiare di contributi statali.
Al termine di questa breve analisi, ci
chiediamo quale sia il senso di una legge che
si pone ai limiti della nostra Costituzione e
forse ai limiti del diritto comunitario ... A voi
la risposta.
Margherita Baldarelli,
Mara Damato,
Paola Tacconi
(Facoltà di Giurisprudenza)
9
Punto
di Vista
GRUGLIASCO
Matteo ci scrive dall'Islanda
Mi chiamo Matteo, ho 19 anni e di solito abito a
Grugliasco, ma ora mi trovo in Islanda per un anno di
servizio civile con un progetto che fa parte del servizio
volontario europeo. Ho deciso di partite perchè volevo
provare una nuova esperienza all'estero, per un anno
portare il mio aiuto non solo in Italia, come d'altronde
faccio essendo uno scout. Volevo portare anche
all'estero il mio aiuto e il mio servizio al prossimo;
quindi venuto a conoscenza del servizio volontario
europeo ho deciso di aderire scegliendo di svolgere
questo anno di servizio nei Paesi Nordici. Prima mi
avevano proposto di andare in Norvegia, ma visto che
l'Unione Europea non aveva finanziato quei progetti
mi hanno dirottato verso l'Islanda, cosa che ho
accettato ben volentieri!
Il mio progetto consiste nel lavorare con le persone
diversamente abili e con persone che hanno dei ritardi
mentali. L'associazione che mi ospita si trova a 17 km
dalla capitale Reykjavik e si occupa di costruire oggeti
e giochi in legno, oltre a confezionare borsette di varia
grandezza e altri oggetti di lana.
Questa associazione è nata 15 anni fa, con l'intento di
valorizzare il lavoro e non solo il lato economico dello
stesso. Infatti "lo stipendio " è da considerarsi un
contributo puramente simbolico.
Io mi trovo in Islanda da circa due mesi, alla mattina
lavoro in falegnameria dove assieme a queste persone
costruiamo questi oggetti e al pomeriggio lavoro
sempre in associazione ma non in falegnameria ma in
un altri locali dove costruiamo borsette in lana e altri
oggetti. Questo servizio mi fa proprio sentire bene e
mi faceva piacere condividere con voi e i miei
concittadini grugliaschesi la mia esperienza islandese.
Matteo
Matteo mentre lavora nel laboratorio
Cena a Km 0 un successo
Una cena in allegria a Km 0
Circa cento persone hanno partecipato
alla cena a KM 0 organizzata da
Grugliasco Democratica, che si è svolta il
7 Novembre presso la sala della Banda
Musicale di via Cravero. È stata una
serata piacevole e trascorsa in grande
amicizia.
Il menu prevedeva peperoni in bagna
caôda, torte di zucca, salumi e formaggi,
mele e pere, crostate, ... tutto
rigorosamente della Provincia di Torino o
poco oltre, tranne le acciughe per ovvi
motivi e quasi tutto di coltivazione
biologica.
Anche le stoviglie erano di carta
certificata rispetto alla gestione dei boschi
e di plastica riciclabile.
Vino della provincia e acqua di rubinetto.
Si è fatto quindi uno sforzo per dimostrare
che è un altro modo di organizzare i pasti
e la loro distribuzione è possibile, senza
nulla togliere, anzi, al gusto ed alla qualità
a tutto vantaggio della salute e
dell'ambiente.
d.n.
UNA CARTOLINA PER L'AUSER
Anche quest'anno il consigliere regionale Mariano Turigliatto ha
sponsorizzato la stampa delle cartoline che l'Auser di Grugliasco
invia ai suoi associati in occasione del loro compleanno.
Ogni anno una cartolina nuova, con una bella immagine della
nostra città.
Natale di solidarietà alla Nave
Presepi da tutto il mondo
Per il sesto anno consecutivo ritorna
Presetik: l'appuntamento con la
solidarietà in vista del Natale. 500
presepi provenienti da tutto il mondo e
oltre 400 batik mozambicani portano
alla scoperta del mondo dell'artigianato
equo, dove trovare l'idea giusta per un
regalo speciale. Presetik si terrà dal 29
Novembre al 9 Dicembre 2008 a
Grugliasco presso “La Nave”, Parco le
Serre, via Lanza 31.
Ed in più un regalo ad alto valore
aggiunto, che aiuta giovani e donne del
Mozambico e del Burkina Faso nella
lotta alla povertà ed alla fame ed a
migliorare la loro condizione di vita
aprendo nuove speranze per un futuro
più giusto e migliore.
L'attività è parte di un progetto del
Comune di Grugliasco (Natale
Insieme:Finestra sull'Africa) aperto a
numerosi incontri per valutare assieme
le azioni di solidarietà in Africa, le
iniziative sulla pace e per celebrare il
sessantesimo anniversario della
dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo.
Ritmi africani, fotografie, racconti e
testimonianze dal Burkina Faso e dal
Mozambico saranno la cornice della
mostra, insieme a spettacoli di folclore.
Le mostre fotografiche ( Accadueo,
Donne in Mozambico, Bambini, Donne
in Burkina Faso e lavorazione del
burro di karitè) sono mirate ad
illustrare le attività ed i progetti della
associazione di volontariato SOLE
Onlus in Burkina Faso e Mozambico. I
progetti della Associazione SOLE
Onlus saranno illustrati a cura dei loro
responsabili con materiale a stampa e
per mezzo di presentazioni relative allo
10
stato dei singoli progetti.
Graditissimo ospite dell'evento
l'artista mozambicano Americo A.
Mavale che insegnerà l'arte batik a chi
vorrà cimentarsi nei suoi laboratori (su
prenotazione, è richiesto un piccolo
contributo per le spese).
L'intero ricavato della mostra verrà
utilizzato dall'Associazione di
volontariato SOLE per finanziare i
progetti “Giovani in MOZAMBICO” e
“ KARINA” in Burkina Faso.
La mostra (29 Novembre 2008 9
Dicembre 2008) è ad ingresso libero,
orario festivi 10 - 24, feriali 16 - 20
Programma:
! Sabato 29 Novembre: orario 11 24
ore 11.00 Inaugurazione con
aperitivo equo solidale alla presenza
delle Autorità
ore 21.00 Serata di ballo e musica a
cura della associazione Oplà,
musiche franco provenzali ed
occitane
(Ingresso libero)
Laboratori batik con l'eccezionale
presenza dell'artista mozambicano
Americo A. Mavale:
Sabato 29 novembre ore 15.30
Domenica 30 novembre ore 11 e
15.30
Sabato 6 dicembre ore 11 e 15.30
Domenica 7 dicembre ore 11 e 15.30
Lunedì 8 dicembre ore 11 e 15.30
Su prenotazione. Costo: 5€ bambini,
10 € adulti. Materiali inclusi
Per prenotazioni :
[email protected] - 333 6480713
Per informazioni generali :
[email protected] oppure
direttamente sul sito della associazione
SOLE Onlus http://www.soleonlus.org
Apre in via Arduino un negozio ecologico a 360 gradi
Latte fresco alla spina
Regalo di Natale per tutti i
grugliaschesi. Finalmente anche a
Grugliasco come nei comuni
limitrofi ci sarà un distributore di
latte alla spina.
Sì, non è uno scherzo, prima di
Natale nel centro storico aprirà un
negozio che oltre ad avere la
collaborazione di un'azienda
agricola per la vendita del proprio
latte direttamente al consumatore,
venderà prodotti ecologici volti al
risparmio energetico ed economico.
Una ditta che opera da più trent'anni
nel settore del commercio
all'ingrosso ha pensato, visti i chiari
di luna del momento, di ampliare la
propria gamma di vendita
destinandola questa volta al
dettaglio. L'idea nasce dalla
convinzione che il commercio al
dettaglio debba offrire prodotti di
ottima qualità per poter essere
alternativo alla grande distribuzione
e quindi cosa c'è meglio del latte
fresco, crudo da consumare, come
tutti i prodotti freschi, entro poche
ore dalla produzione. Naturalmente
tutto questo viene incorniciato da
un'offerta di detersivi ecologici al
100% con tensioattivi derivati da
materie prime vegetali (cocco, mais
riso patate.) con vendita alla spina.
Il processo sfuso è a ciclo chiuso,
ciò significa che tutti i contenitori
vuoti, dalla produzione alla vendita
al dettaglio,vengono ritirati e
riutilizzati, infatti la linea non
prevede prodotti confezionati.
Questo ciclo chiuso in due anni di
attività ha raggiunto importanti
risultati ambientali, ossia una
riduzione di 4,18 tonnellate di
plastica, 110,35 MWh di energia e
una riduzione di 157,10 tonnellate di
emissione di CO2 in atmosfera (i
dati sono calcolati periodicamente
dal Centro Studi Ambientali di
Torino). Molto importante anche
utilizzare un accessorio consigliato,
Pallalinda, in grado
di ridurre dal 70 al 90 % il
quantitativo dei detersivi per il
bucato sia a mano che in lavatrice.
Garanzia soddisfatti o rimborsati.
Tenendo conto che l'unico grossista
in Italia è a Torino, possiamo anche
chiamarli detersivi a Km 0, pur se
prodotti a Bergamo.
Prodotti per il risparmio idrico, di
energia ed economico. Ridurre il
consumo dell'acqua al punto d'uso
tra il 30% e il 50% fa risparmiare
energia grazie al minor consumo
d'acqua calda.
Prodotti per la valorizzazione
dell'acqua potabile con
un'appropriata ed economica
tecnologia di filtrazione per
risolvere problemi organolettici e
per chi non può fare a meno
dell'acqua con le bollicine, gastori
casalinghi.
Saremo in grado di offrire soluzioni
anche per i settori della ristorazione,
per uffici, scuole e mense
afffiancando un impegno sociale alla
sostenibilità ambientale con il
progetto "rubinetti solidali",
sostenendo un programma di
cooperazione allo sviluppo
sull'acqua nel Burkina Faso.
Altre oggetti rispettosi dell'ambiente
sono piatti, bicchieri tazze e posate
usa e getta biologiche, derivate
anch'esse da prodotti vegetali da
buttare nei rifiuti organici, poichè in
grado di decomporsi in poco tempo.
Lampadine di ultima generazione,
con un consumo pari a un decimo di
quelle a risparmio energetico.
Il nome del negozio è ECO POINT
CRAFI e aprirà in via Arduino 3 a
Grugliasco entro Natale.
Gabriella Rossini
Il registro delle coppie di fatto
È stata presentata per la discussione in
Consiglio Comunale una proposta di
delibera per l'istituzione di un registro
per le coppie di fatto. La proposta,
nata dal gruppo consigliare
“Grugliasco Democratica” è stata
accolta anche dai socialisti, dai
comunisti italiani e dall'Italia dei
Valori.
La necessità di presentare questa
proposta nasce dal fatto che non è
ammissibile continuare nella
discriminazione di un sempre
maggiore numero di cittadini che
scelgono forme di convivenza diverse
da quelle tradizionali: discriminazione
che avviene soprattutto nei settori della
casa, della sanità e servizi sociali, della
formazione e scuola, dei diritti e
partecipazione.
Poiché questo riconoscimento nulla
toglie alle famiglie “tradizionali”, un
allargamento dei diritti è sempre un
fatto positivo ed un segnale di civiltà,
tanto più importante in questo
momento in cui, al contrario, si nota
una preoccupante erosione dei diritti
civili e dei margini di libertà e
democrazia per i cittadini.
Il registro delle coppie di fatto, del
resto, esiste già in diversi comuni
italiani tra cui Pisa, Pistoia, Trento,
solo per citarne alcuni, senza che
questo abbia creato scompensi o
terremoti amministrativi di nessun
genere.
Inoltre, proprio l' Art. 2 dello Statuto
del Comune di Grugliasco recita:
1.Il Comune di Grugliasco,
nell'esercizio delle sue competenze e
funzioni, utilizza le proprie risorse
secondo criteri di efficienza,
trasparenza ed imparzialità, e
promuove:
d) la tutela della famiglia legale e
delle unioni di fatto;
Il testo integrale della proposta può
essere scaricato dal sito:
www.grugliascodemocratica.blogspot.
com/
Dida Neirotti
Occhio alla piscina… lettera al Sindaco
Occhio alla piscina…seconda parte
Sono state consegnate al Sindaco
di Grugliasco le 1145 firme
raccolte da Grugliasco
Democratica nel corso della
campagna di sensibilizzazione per
mantenere i livelli di qualità
raggiunti dalla gestione della Rari
Nantes. Riportiamo il testo della
lettera di accompagnamento alla
consegna delle firme.
Al Sindaco della città di Grugliasco
Piazza Matteotti 50
Oggetto: appello per la gestione piscina
comunale
Con la presente vogliamo comunicarvi
l'esito dell'appello di cui Grugliasco
Democratica si è fatta promotrice in merito
alla gestione della piscina comunale.
Le preoccupazioni verso il mantenimento
di una gestione attenta ai servizi e ai costi è
stata espressa dalle 1.145 firme raccolte e
che contestualmente vi mettiamo a
disposizione.
Grugliasco Democratica e i tanti utenti
della piscina hanno a cuore il
mantenimento degli standard raggiunti in
questi anni dall'attuale gestione e per questo
chiedono all'amministrazione di poter
essere parte attiva nella realizzazione del
bando, sin dalla fase di progettazione del
medesimo.
Questa è la richiesta dei cittadini utenti e
questa è la richiesta di Grugliasco
Democratica.
Grugliasco, 4 Novembre 2008
Grugliasco Democratica
Punto
di Vista
SPECIALE SANTENA
Sono tanti i problemi che l'amministrazione non risolve
Domande senza risposte
Il lungo elenco delle inadempienze
Residenti in via Sambuy, hanno
protestato per l'alta velocità dei mezzi
in transito, in particolare di bus e
camion, che creano non pochi disagi,
per il rumore e per le vibrazioni che si
sentono fin dentro le abitazioni. Nella
via ci sono già tre dossi, sarebbe
opportuno farne un quarto, tra via
Milano e l'ultimo in prossimità della
rotonda dei Ponticelli e/o mettere
rilevatori di velocità fissi. Il tutto per
permettere a chi abita in via Sambuy di
riposare tranquillamente di notte e non
incorrere nel pericolo di essere travolti
di giorno.
La raccolta ferro vecchio prima era in
piazza Don Lisa e dobbiamo dirlo non
era un bello spettacolo. Ok andava
riorganizzato. L'amministrazione ha
tagliato corto trasferendolo. È stato
portato in via Circonvallazione nella
zona artigianale così com'era senza
riorganizzare il servizio.
Essendo
incustodito, su una circonvallazione
provinciale, in area artigianale, viene
da sé che il risultato è peggio di prima.
Che si fa ? Invece di affrontare le cause
e dare una soluzione, si chiude il
servizio ai cittadini e ognuno si
aggiusti come può. Bell'esempio.
Quando pochi possono decidere per
tutti. La vecchia amministrazione
Ghio su richiesta della quasi totalità
dei residenti in via Minocchio aveva
istituito il senso unico di marcia. Il
giorno dopo le ultime elezioni
comunali è sparito il senso unico,
tornando al doppio senso di
circolazione. Pensavamo che il senso
unico o il doppio senso rientrasse in un
piano cittadino di viabilità, di quantità
e qualità di circolazione dei mezzi e di
sicurezza dei residenti. Non
sapevamo fosse un fatto di carattere
“politico”, cioè dipendesse dal risultato
elettorale. A Santena non c'è bisogno
di essere nel giusto, se hai scelto bene,
sarai ricompensato.
La segnaletica che non segnala. In
via Circonvallazione hanno sistemato
lo spartitraffico che separa la
provinciale dal contro viale. Fin qui
tutto ok. Ci fanno notare che hanno
messo tutta la segnaletica a un metro
da terra cioè l'altezza esatta di chi sta
alla guida di un'automobile. Ogni
volta per uscire sulla circonvallazione
si deve fare una manovra pericolosa,
perché la segnaletica impedisce di
vedere il traffico in arrivo, in
particolare quello che arriva da
Villastellone.
I viali del cimitero. Al Cimitero di
Santena ci sono viali dove non si può
camminare per la quantità di ghiaia che
ti scivola sotto i piedi e quando piove,
se non hai stivaletti ai piedi non puoi
transitare. I nostri vecchi, forse,
capivano poco, ma l'unica zona dove si
cammina dignitosamente è quella
vecchia, quella centrale, che è lì da
Il calo degli ordini ha svuotato i reparti, il
1° Novembre è terminato il 3° anno di
crisi. In 3 anni hanno perso il posto oltre
150 dipendenti a Santena e 100 ad Asti.
Non ci sono nuove commesse, nè
progetti. L'unica cosa che la proprietà ha
saputo proporre al sindacato è l'ipotesi del
quarto anno di cassa integrazione speciale
ed un ulteriore riduzione di 150
dipendenti.
Dal canto nostro, come lista civica, è da
due anni che denunciamo la mancanza di
impegni adeguati alla gravità del caso.
Il ruolo delle Istituzioni locali è stato a dir
poco superficiale. Il Sindaco di Santena
ad Ottobre del 2006 dichiarava: “Non ho
l'impressione che l'Ages sia in una
conoscere, molti Santenesi sono
interessati, avendo le Ferrovie
soppresso molti treni pendolari alla
stazione di Cambiano, costringendoci
all'uso del mezzo proprio. Siamo
sicuri che al prossimo Consiglio
Comunale il sindaco presenterà un
progetto di fattibilità concordato con le
Ferrovie. Chi è interessato alla
mobilità segua il dibattito e si segni la
data.
Chi siamo
Santena è situata nell'area Sud della
provincia di Torino. Fino al primo dopo
guerra è stato un piccolo centro
agricolo. Negli ultimi 40 anni è
cambiata profondamente con gli
insediamenti industriali ex FIAT,
l'autostrada Torino-Piacenza e
l'industria agroalimentare. Ora conta
10.200 abitanti e una superficie di 16
Kmq, è un comune piccolo ma con
un'alta densità abitativa.
Santena custodisce la tomba di Cavour
annessa alla Chiesa parrocchiale, alla
villa, museo e parco che portano il
nome dello statista artefice dell'unità
d'Italia. Ora con la crisi dell'industria,
sta cercando un suo equilibrio tra
artigianato, commercio e il mondo
contadino, che conta ancora 110
aziende, radicato nelle borgate
periferiche: Tetti Giro, Carolina, Brin,
Tetti Nuovo, Tetti Agostino, San Salvà,
Broglietta, Cappellette, Vignasso.
L'agricoltura si è profondamente
trasformata e specializzata in
orticoltura, anche per la vicinanza al
CAT di Torino. L'asparago è il prodotto
d'eccellenza tipico ed è inserito fra i
prodotti del paniere della nostra
Provincia. Il governo della Città è di
Centro Destra, la nostra lista CIVICA
“INSIEME PER SANTENA” è
all'opposizione con due Consiglieri:
Domenico GALIZIO
e Tommaso ELIA.
La piazza centrale di Santena
oltre 100 anni. Adesso i nostri
Amministratori e Sindaci, guardano
l'estetica, la raffinatezza, riescono a
proporre anche storni di bilancio
comunale corposi (44.000 Euro per 5
mensilità di viali pensionistici “inps”,
oltre 12.000 € per due mesi “sempre
inps” ma con raffinatezza) In 20 anni
non hanno trovato UNA LIRA, dico
UNA LIRA, per fare i viali pavimentati
al cimitero. O almeno dare la
pendenza giusta per il deflusso
dell'acqua piovana, come facevano i
nostri vecchi che non avevano studiato.
Quando verranno pavimentati, basterà
uno storno di bilancio? O si dovrà
accendere un mutuo e pagare gli
interessi ? Ci volete scommettere che
nei prossimi giorni ci diranno: “adesso
io li faccio fare”, ricordiamoci che
sono più di 16 ANNI che governa la
stessa formazione in Comune e non c'è
nessuna giustificazione, per nessuno,
dopo più di 16 anni di governo
cittadino.
Elezioni amministrative =
asfaltatura strade. Nella primavera
del 2009 i Poirinesi votano per il
Sindaco e Consiglio Comunale. Che
centriamo noi ? Nulla. Però se avete
tempo fatevi un giro per le strade di
Poirino, anche quelle secondarie,
anche quelle che portano solo a delle
cascine sparse, le hanno asfaltate quasi
tutte. Poi fatevi un giro a Santena, o
chi di voi ogni giorno le usa le strade
di Santena, ci pensi: via Gamenario,
via Berrino, via Broglietta, strada della
Grossa, ... ma anche le vie principali,
piene di rattoppi, buche, tombini fuori
o sotto il manto stradale … Già, noi
non andiamo a votare la prossima
primavera per il Sindaco. Noi abbiamo
già votato nella primavera del 2007,
ma le buche sono rimaste, i rattoppi
pure, le promesse anche, sono rimaste
tutte le promesse.
Abitare in mezzo ai campi e …non
avere un'area verde: In via Vespucci
c'erano tre aree verdi pubbliche e una
privata a servizio pubblico, da più di
30 anni. Su due aree sono state
ricollocate 4 abitazioni da zona
alluvionata. Bene! Sulla terza è stata
ricollocata una concessione edilizia
concessa in area alluvionata. Bene!
L'area privata destinata a servizi metà è
stata resa edificabile. Bene!
L'Amministrazione Comunale ha fatto
tutte le rilocalizzazioni, giustamente
perché era giusto risarcire chi è stato
colpito dall'alluvione. Ma le aree verdi
non ci sono più. Un'unica area è
rimasta, piccola, privata, ad uso
pubblico. Andrebbe chiusa per evitare
che macchine e camion la usino come
parcheggio, andrebbe pulita, spianata,
attrezzata e resa agibile ai bambini,
agli anziani, alla gente che lì ci abita,
cioè alla comunità. E crediamo giusto
che parte dei soldi incassati dalle
urbanizzazioni vengano spesi per
rendere agibile e godibile l'unica area
ad uso pubblico rimasta alle case
nuove, quella attorno alla chiesa.
Scuola materna: Pare siano parecchie
le famiglie che si sono viste respingere
l'iscrizione dei loro figli per mancanza
di aule. Alcuni genitori si sono rivolti
ai comuni vicini, altri “usano” i nonni.
In TV i politici di professione
drammatizzano sulla società che
invecchia, che il tasso di natalità è in
decrescita, … Ma quando i figli ci
sono le strutture pubbliche non danno
risposte adeguate. L'Unione Europea
chiede di garantire un posto ad almeno
il 33% dei bambini da zero a tre anni
nelle strutture scolastiche. L'Italia è al
12,3%. Anche a Santena in concreto le
famiglie che si sono viste respingere le
iscrizioni per i loro bambini si sono
garantite con i nonni a tempo pieno.
E l'anno prossimo cosa faremo al
pomeriggio ? Al mattino il maestro
unico, al pomeriggio la nonna unica al
posto del tempo pieno, mitica Gelmini
Il terno a Tetti Giro. Il sindaco ha
dichiarato che farà riaprire la stazione
ferroviaria a Tetti Giro. Va precisato
che prima di farla riaprire bisogna farla
ricostruire. Capita quasi mai, ma su
questo argomento noi siamo d'accordo
con il sindaco. Vorremmo sapere a che
punto è l'iter per la riapertura. C'è una
delibera di giunta? C'è una ipotesi di
accordo con le Ferrovie dello Stato su
tempi, costi e modalità? C'è un piano
territoriale che coinvolge Cambiano,
Villastellone e Trofarello? O si è scelto
un accordo di linea? Vorremmo sapere,
Mezza Punto non basta ! Il Comune
di Santena ha ricevuto dalla Regione
Piemonte un contributo annuale di
24.000 € per il progetto “Spazio
Anziani”.
Nell'ambito di questo finanziamento si
è istituito l'accompagnamento alle
visite mediche delle persone con
disagio. Sapendo che a Santena sono il
17% gli anziani con problemi che
necessitano di tale servizio. Servizio
svolto principalmente da parenti, vicini
o conoscenti. Ora in attuazione del
progetto sopra detto, ci sono i volontari
impegnati nel trasporto. Ed è una cosa
bella e buona, per la cittadinanza, che
va sostenuta, come tutte le attività noprofit. Ora il problema è: mentre il
furgone per i portatori di handicap è a
disposizione, di auto per il trasporto
normale c'è né una sola, che il Comune
usa prioritariamente per i propri
servizi, e solo quando non è utilizzata è
a disposizione per il trasporto delle
persone con problemi di mobilità. A
fronte del finanziamento certo,
ricevuto, è necessario dotarsi di mezzi
certi a disposizione per dare attuazione
ad un servizio che sollevi almeno parte
delle difficoltà a recarsi alle visite negli
ospedali o simili.
La mensa a scuola: Con il nuovo
anno scolastico le famiglie che hanno
bambini che mangiano in mensa hanno
trovato una sorpresa. Fino all'anno
scorso i bambini mangiavano in mensa
e solo dopo sulla base di quanti giorni
era stato presente e aveva mangiato in
mensa, i genitori ricevevano la
comunicazione con la cifra che
dovevano pagare per coprire il costo
del servizio usufruito. Quest'anno non
più. Quest'anno l'amministrazione
comunale ha deciso che si paga in
anticipo. Cioè prima ancora che i
bambini vadano a scuola si deve
pagare una quota forfettaria. I genitori
hanno dovuto versare anche 200, 300
€ o più a secondo se hanno uno, due o
tre bambini. È come se ognuno di noi
andando nel negozio di fiducia, dove ci
rechiamo quasi tutti i giorni per la
spesa, il gestore al primo giorno del
mese ci chiedesse in antico i soldi che
spendiamo mediamente in un mese nel
fare la spesa. Credo che ognuno di noi
lo guarderebbe con stupore, gli
chiederebbe spiegazioni e poi si
cercherebbe un altro negozio. I genitori
santenesi non si possono cercare
un'altra mensa ma si possono eleggere
altri amministratori comunali !
Ages: la condizione per non morire
situazione di crisi”. In quello stesso anno
l'Ages chiudeva il conto industriale con un
meno 6.400.000 €. Nel mese di gennaio
2008 il Sindaco dichiarava: “Sindacato ed
RSU procedono a colpi di sciopero,
esasperando il clima. Ogni piccola
mancanza diventa un pretesto per fermare
la produzione e questo non aiuta certo
l'azienda a superare il momento di
difficoltà”.
Una proprietà responsabile di questo stato
fallimentare, ma anche
un'Amministrazione comunale
responsabile del disimpegno totale dal
processo di crisi, chiaro a tutti, tranne che
al Sindaco.
Ora, però, bisogna sostenere tutte le
iniziative dei lavoratori e dei loro
sindacati se si vuole tutelare il lavoro e
l'occupazione. Anche se si deve passare
da forme di amministrazione controllate,
se sono utili al cambio di assetto
proprietari, ben vengano.
Succedono sempre due cose: 1° gli assetti
proprietari mutano sempre, o per
l'intervento delle banche o per intervento
del principale cliente che indica soluzioni
diverse o ancora per gruppi emergenti che
sono interessati al settore in questione. 2°
Qualunque sia la soluzione degli assetti
proprietari finita la crisi nulla rimane
come prima. Ecco perché hanno ragione i
rappresentanti sindacali Ages che
guardano con attenzione alla proprietà, ma
guardano con grande attenzione ai
principali clienti. Non farsi tagliare fuori
dalla spartizione delle commesse del
settore per il dopo crisi è fondamentale, è
la condizione per non morire.
11
Punto
di Vista
SPECIALE SANTENA
A Santena è sepolto Camillo Benso Conte di Cavour
Il tesoro di Santena
L'opera degli Amici della Fondazione Cavour
A
Santena è sepolto Camillo
Benso di Cavour, l'artefice
dell'Unità d'Italia… ma i
santenesi sembrano non
accorgersene.
Ad eccezione delle occasioni
ufficiali, quelle nelle quali arrivano
ospiti di chiara fama ad esempio il
Presidente Ciampi, premiato l'anno
scorso dalla Associazione “Amici
della Fondazione Cavour”, o il prof.
Veronesi quest'anno - la maggior
parte dei santenesi, cittadini e
rappresentanti politici, non
partecipa alle attività che vengono
fatte per valorizzare la figura e
l'opera di Cavour ed indirettamente
per promuovere la nostra cittadina.
Ricordiamo che promozione
significa maggiore afflusso di
turisti; più visitatori significano più
caffè, più pasti, più cartoline
vendute e così via.
La promozione può quindi
significare la rinascita di una
comunità così martoriata in questo
periodo di crisi economica e di
pochezza culturale.
Ma non è sempre stato così.
Nel 1961, in occasione del
centenario della morte di Cavour,
Santena diventò uno dei sei luoghi
turistico-culturali più importanti del
Piemonte.
Venne allestito il Museo, furono
sistemati gli ambienti all'interno
della Villa e fu pubblicizzato il
Stiamo vivendo giorni difficili ed i
pessimisti ci dicono che dobbiamo
attenderne altri ancora più complicati:
proviamo a vedere se una favola può
aiutarci a trovare un po' di serenità ?
C'era una volta (e c'è ancora?) una
ditta di Fossano, nata il 24 Aprile 2008
ed operativa dal 16 Giugno 2008, con
un capitale sociale di 30 mila Euro,
finalizzata al trattamento di rifiuti
solidi e liquidi.
C'era una volta (e c'è ancora!)
Benedetto Nicotra, Sindaco di Santena
in carica con uno stipendio di circa 3
mila Euro al mese, che viene assunto il
16 Giugno 2008 dalla ditta fossanese
con uno stipendio di 17.800 Euro al
mese.
Se avesse lavorato tutto il mese di
giugno, il bravo e laborioso Benedetto
avrebbe sommato la metà
dell'indennità di Sindaco (circa 1.500
Euro perché a questo punto risulta
lavoratore dipendente) allo stipendio di
17.800 Euro: totale 19.300 Euro come
minimo!
Mica male, diranno i nostri lettori, con
una cifra del genere mediamente ci
camperebbero almeno una dozzina di
famiglie di operai ben pagati o un
bastimento di precari o una quarantina
di pensionati al minimo.
Chi ha progettato il tratto di autostrada
fuori terra che passa su Santena, da via
Torino fino ai Ponticelli, aveva di sicuro,
un solo obiettivo, farla costare il meno
possibile.
Non aveva, di sicuro, concetti di sviluppo
armonici e rispettosi del territorio e dei
centri abitati.
Possibile che non siano stati neppure
sfiorati dall'idea dei danni ambientali che
provocava un muraglione in cemento
armato alto oltre 10 mt. che divide in due la
nostra città ? E cosa dire degli svincoli,
entrate e uscite, sulla statale tra la rotonda
di via Torino e quella dei Ponticelli ?
Purtroppo sono gli anni dello sviluppo
selvaggio, senza regole, bastava costruire,
cementificare.
Il vil denaro, in quegli anni, giustificava
12
complesso al punto che Santena
venne presa d'assalto dalle
scolaresche ed il Parco diventò meta
ambìta dai gitanti della domenica.
Nello stesso tempo personaggi del
calibro di Luigi Einaudi vennero a
rendere omaggio al celebre statista
sepolto nella umile tomba della
nostra cittadina.
Negli anni '80 calò il sipario ed il
numero di visitatori diminuì
vistosamente fino alla chiusura
totale del complesso.
Nel 1996, grazie all'idea
lungimirante di un gruppo di nostri
concittadini - stufi di vedere i
cancelli della Villa chiusi e del
Presidente della Fondazione
Cavour, Ippolito Calvi di Bergolo,
venne fondata l'Associazione
“Amici della Fondazione Cavour”,
Una veduta della Villa Cavour
che ha lo scopo statutario di
“valorizzare il patrimonio storico,
culturale e ambientale dei luoghi
cavouriani di Santena e di
promuovere l'interesse delle
istituzioni, delle categorie sociali, di
altre associazioni nonché degli
studiosi e dei turisti italiani e
stranieri” e di realizzare iniziative
ed attività al fine di rendere viva ed
attuale la figura di Camillo Benso di
Cavour, dei suoi famigliari e degli
altri protagonisti del Risorgimento
nazionale ed i valori da essi
espressi.
Tra scetticismo e difficoltà
l'Associazione ha incominciato ad
organizzare la manifestazione del 6
giugno (anniversario della morte di
Cavour), ha tenuto aperto per le
visite il complesso, ha allestito
mostre, ha istituito il Premio
Camillo Cavour che viene
consegnato ogni 20 settembre, ha
cercato e curato contatti nazionali
ed internazionali, sfociati
nell'importante incontro di
Plombières-les-Bains del luglio
2008, che così vasta eco ha avuto
sui giornali.
La favola bella di un sindaco
(…che ieri ci illuse, che oggi ti illude…)
Ed invece no! Dopo solo 11 giorni
lavorativi il nostro Benedetto (ora et
labora) si mette in aspettativa: vuole
dedicare il suo tempo solo a Santena,
rinuncia allo stipendio di 17.800 Euro
e si riprende l'indennità intera di 3.000
Euro circa con una perdita secca di
16.300 Euro.
Che coraggio, diranno i nostri lettori,
con i tempi che corrono non è facile
rinunciare di propria volontà a 16.300
Euro ogni mese che per 13 mensilità
fanno 211.900 Euro sicuri sicuri in
busta paga!
A fronte di tanto danno la legge
prevede una “piccola” consolazione.
Dal 1Luglio 2008 il Comune di
Santena deve pagare 6.360 Euro di
contributi assicurativi ogni mese.
Certo che la decisione di Benedetto
crea qualche difficoltà:
! La ditta di Fossano rimane sedotta ed
abbandonata; aveva investito molto
sul dirigente Nicotra, ci ha costruito
un'azienda intorno e dopo soli 11
giorni di lavoro viene piantata in
asso
! Il Comune di Santena si accorge di
avere già a settembre le casse vuote e
non riesce a pagare quei 6.360 Euro
imprevisti (oltretutto questo per 13
mesi sommerebbe la bella cifretta di
82.680 Euro)
! fino a questo punto la favola la
conoscevano in pochi, ed era bella,
ma il Comune di Santena ha sborsato
12.720 Euro per i mesi di luglio ed
agosto mentre per i restanti ha
dovuto chiedere al Consiglio
Comunale di integrare la cassa con
altri 44 mila Euro.
Si è rotto il giocattolo. Quando la
notizia è diventata di dominio pubblico
una serie di soggetti cattivi e che non
credono alle favole si è adoperata per
rompere l'incantesimo: un gran numero
di cittadini di Santena, i gruppi di
opposizione, i giornali, un assessore
della Giunta Nicotra e parte della sua
stessa maggioranza hanno costretto il
sedicente generoso Benedetto a fare
retromarcia.
Nel Consiglio Comunale del 26
Settembre 2008 Nicotra ha rinunciato
all'impresa iniziata lamentandosi molto
della ingratitudine dei Santenesi.
Dal 29 Settembre 2008 ha ripreso a
tempo pieno il proprio lavoro a
Fossano e con effetto retroattivo il
Comune di Santena non versa più i
contributi dal 1/09/08.
Anche se la favola è strana, i nostri
lettori possono godersi il lieto fine.
Sarebbe il caso di dire che vissero tutti
felici e contenti.
! La C.L.T. Srl ha di nuovo il suo
dirigente a tempo pieno e può
procedere con il vento in poppa nello
sviluppo dei propri progetti.
! Nicotra può di nuovosommare
l'indennità di sindaco allo stipendio
di dipendente consolandosi con
almeno 19.300 Euro al mese.
! Il Comune di Santena risparmia
82.680 Euro circa all'anno più altre
Inquinamento da tangenziale ai Ponticelli
tutto, anche gli scempi più vergognosi.
Andrebbe rivista questa impostazione
(Torino lo sta facendo), i tratti delle
autostrade e superstrade che attraversano
le città vanno interrati, restituendo la
vivibilità al territorio agli abitanti e dare ai
comuni la possibilità con i PRG di un
recupero urbanistico armonico.
Su questo argomento ci torneremo, perché
ci crediamo e pensiamo sia percorribile.
Con questo articolo facciamo il punto
sull'inquinamento. La zona attorno alla
tangenziale è sommersa dall'inquinamento
acustico e da gas di scarico e dagli
elettrodotti ad alta tensione.
Ma per il mondo politico e per chi ci
governa è tabù. Cosa si può fare ?
La barriera messa sul versante nord (10
anni fa) non ha risolto i problemi, anzi li ha
aggravati.
Perché è una barriera riflettente (respinge
il rumore in altre direzioni), non lo assorbe.
I successivi rilievi dell'ARPA (Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale)
della primavera 2004 registrano dai 50 ai
68 decibel e sono costretti a darci ragione,
nella loro relazione c'è scritto “…, allo
scopo di garantire il contenimento dei
livelli sonori entro i limiti di riferimento, si
suggerisce l'opportunità di realizzare
un'ulteriore barriera acustica in
corrispondenza della carreggiata sud della
tangenziale”. Nel 2006 abbiamo fatto un
nuovo esposto, l'ARPA ha fatto nuovi
rilievi e nuova relazione. Gli anni
passano, ma nulla si muove è una
vergogna.
Per fortuna la mobilitazione del comitato e
l'iniziativa coraggiosa dei cittadini in via
Torino con i cartelli sulle cancellate ha
bloccato la Sanda Vadò ai sabbioni, per
ora.
Le grandi vie di comunicazione non
devono distruggere gli equilibri naturali
dei centri abitati.
Basta con le grandi infrastrutture che
servono al traffico di passaggio lasciando
ai locali solo danni.
Da allora il numero dei visitatori è
aumentato, il Presidente Cossiga, il
Presidente Ciampi, addirittura
Ministri centro-americani,
diplomatici, personaggi illustri
hanno ricominciato a frequentare
Santena.
Anche le Istituzioni Fondazione
Cavour, Regione Piemonte,
Comune di Torino e Comune di
Santena - hanno riconosciuto con il
passare degli anni il valore
dell'attività dell'Associazione.
Adesso che la macchina si è rimessa
in moto tocca a noi Santenesi fare la
nostra parte partecipando sempre
più numerosi alle attività all'interno
della Villa, ma anche facendoci
ambasciatori della ricchezza
culturale espressa da questo luogo
con conoscenti, amici o
semplicemente estranei ignari della
sua esistenza.
Ma, soprattutto, la cosa più
importante per il futuro è che i
genitori Santenesi si impegnino a
far conoscere questo luogo ai propri
figli, sollecitando la collaborazione
tra Scuola ed Associazione, affinché
si prenda coscienza dell'importanza
del complesso cavouriano e di ciò
che rappresenta Camillo Benso di
Cavour per l'unità d'Italia e per la
costruzione del cammino, che ha
portato alla nascita della casa
comune europea.
Marco Fasano
spese accessorie quali TFR, etc.
Rimane la spesa fatta di 12.720 Euro
per Luglio ed Agosto, ma Nicotra si è
impegnato a restituirli se ci saranno i
motivi e… noi faremo tutto il
possibile per accontentarlo, trovando
i motivi.
La favola è finita.
Non sappiamo quanti dei nostri
concittadini lettori l'abbiano gradita: a
noi è piaciuta proprio poco e non
siamo per niente divertiti o rasserenati.
Molti Santenesi stanno vivendo tempi
duri e per molte famiglie di Santena si
preannuncia un inverno durissimo,
questi balletti di cifre pubbliche e
private offendono la nostra intelligenza
e reclamano giustizia per i molti che
quotidianamente hanno la necessità di
contare gli spiccioli per la spesa
alimentare ed il pagamento delle
bollette, comprese quelle per i servizi
pubblici.
Non è tempo di favole. Vogliamo
essere governati da persone serie,
responsabili e consapevoli dei tempi
che viviamo.
N.d.R. I personaggi della favola sono
assolutamente reali e le cifre ed i dati
riportati risultano in atti ufficiali del
Comune di Santona
Domenico Galizio
Il nuovo piano di finanziamenti,
2008/2012, per interventi sulla tangenziale
per sanatoria ambientale ha destinato a
Santena ZERO € .
Bisogna mobilitarci per costruire le
condizioni affinché Santena rientri in
questo piano, conoscere i termini esatti e se
necessario fare le proposte atte al
risanamento, alla tutela ed al
miglioramento delle condizioni ambientali
e di vita dei residenti che sono gli unici
soggetti a conoscere bene il problema.
A tale scopo convocheremo
prossimamente una riunione con gli
abitanti della zona per discuterne assieme e
decidere cosa fare.
Chi desidera saperne di più o desidera dare
una mano può contattarci.
Lista Insieme per Santena
Punto
di Vista
Area Riva: firmato l'accordo
AVIGLIANA - RIVALTA
Ad Avigliana il Forno del Borgo dei fratelli Maritano
Il pane di una volta
AVIGLIANA. L'Area Riva è il
grande campo affacciato su corso
Laghi di fronte al vecchio cinema.
Attualmente è coltivato a grano, e
si trova proprio sotto il centro
storico della città dei due laghi.È
sito anche in prossimità di piazza
del Popolo che invece è il centro
commerciale più recente e più
frequentato di Avigliana.
L'acquisizione dell'Area Riva per
trasformarla in un parco pubblico
che ricucia i due centri del paese è
stata uno dei punti qualificanti dei
programmi delle ultime quattro
amministrazioni.
Finalmente L'Area Riva è stata
acquisita dal Comune. La diatriba
che ha visto opposti la famiglia
Riva, proprietaria del terreno con i
suoi soci da una parte, e
l'amministrazione guidata dal
sindaco Carla Mattioli dall'altra, è
arrivata quasi a conclusione. Quasi
perchè manca la definitiva
convenzione con il Comune per i
progetti per i nuovi insediamenti.
Il Comune, a seguito della variante
del piano regolatore del 1995, ha
destinato l'Area Riva a terreno di
pubblica utilità e ha proposto ai
proprietari lo spostamento della
cubatura su altri terreni invece di
procedere all'esproprio.
In cambio del terreno il Comune
ha offerto alla famiglia Riva i
diritti sulla cubatura edificabile
dell'area chiamata CB23 e posta in
prossimità dello svincolo
dell'autostrada di fronte al Penny
Market. A questo punto la
trattativa ha coinvolto anche i
proprietari dei terreni CB23
interessati anche loro a costruire
nuovi appartamenti. Un altro
rinvio è stato causato dall'ingresso
di nuovi soggetti interessati
all'acquisizione dei diritti sulla
cubatura facendo durare la
trattativa per molti anni.
Soprattutto l'assessore ai lavori
pubblici Rino Marceca si è speso
perché Avigliana acquisisse questo
terreno e adesso festeggia il
successo ottenuto.
Ora l'accordo è stato firmato e
finalmente si può pensare che
Avigliana avrà il suo parco
pubblico. Questa zona dovrebbe
unire l'antico e splendido centro
storico con la nuova e
commerciale zona di Piazza del
popolo ricucendo il tessuto urbano
del paese. Il centro storico
diventerà più vivo e fruibile da
parte della cittadinanza legandolo
attraverso un percorso diretto, alla
zona commerciale di piazza del
Popolo su cui si affaccerebbe
questo nuovo polmone verde
cittadino.
Ma la realizzazione di questo
progetto non sarà certamente una
cosa da poco. Per realizzare un
parco pubblico che veramente
svolga questa funzione di cerniera
tra i due centri e venga quindi
vissuta e apprezzata appieno dai
cittadini l'amministrazione pensa
di rivedere anche la struttura della
piazza e delle zone adiacenti.
Verrà bandito un concorso di idee
per la redazione del progetto. E
proprio sulle linee guida di questo
progetto si potrà misurare la
fedeltà dell'amministrazione
Mattioli al suo programma politico
in cui è centrale l'idea di rendere
Avigliana un paese all'avanguardia
in materia di eco-sostenibilità
ambientale e di vivibilità.
Francesco Bonetto
A Rivalta
A più di un anno dall'elezione l'esperienza di Rivalta Sostenibile
Il valzer
dei cartelli
stradali
Qui Pasta. A volte anche dei piccoli
errori di valutazione possono far
spender dei soldi inutilmente.
Uno di questi errori ha avuto fine in
questi giorni a Pasta.
Su alcune vie, molti mesi fa, con un
primo intervento erano stati
posizionati da degli operai alcuni
pali per la cartellonistica stradale.
Con un secondo intervento erano
stati posizionati i cartelli celati da
un sacco nero di plastica. Passato
l'inverno, venuta la primavera, con
il sole e con il vento i sacchi neri si
sono rotti lasciando ben visibili le
indicazioni stradali. Alcuni
automobilisti di passaggio si son
trovati in confusione, non capivano
più da dove passare fra le errate
indicazioni e i vari cantieri. Così
con un terzo intervento degli
addetti comunali, son stati rimossi i
cartelli d'indicazione. Ma, ciliegina
sulla torta, in questi giorni con un
quarto intervento sono stati
rimossi anche i pali (e senza molta
cura).
Or io chiedo all'Amministrazione:
quanto ci è costato tutto questo po'
po' di metti e togli di cartelli mai
usati? Di chi è codesta ingegnosa
idea di spender soldi di noi
contribuenti in modo così inutile?
Ancor una volta a pagar palanche è
Pantalone e anche se son poche,
sono comunque spese senza utilità
per la rivaltese collettività.
Serena Pilotto
Riconosciuti Maestri del Gusto da Slow Food
I
l forno del Borgo è una piccola
avventura volta alla riscoperta di
stili di vita sostenibili e biologici
che finalmente ha trovato il suo
primo riconoscimento pubblico
ufficiale.
Claudio e Mauro Maritano, due
fratelli, uno appassionato di
alimentazione naturale e medicine
alternative e l'altro panettiere
momentaneamente disoccupato, nel
2004 si sono buttati in questa
avventura di riproporre il pane di una
volta. Il pane fatto come si faceva
una volta con la pasta madre, con la
farina biologica non raffinata, quello
per intenderci che si conservava una
settimana e anche più. Sono partiti
ristrutturando la vecchia stalla di
famiglia in una borgata di Avigliana.
Hanno scommesso sulla qualità di un
prodotto, anche perché il forno si
trova ai Bertassi, una borgata
distante dal centro commerciale del
paese, e hanno costruito un piccolo
forno con annessa panetteria. La
borgata Bertassi si trova tra
Avigliana e Sant'Ambrogio,
praticamente sotto la Sacra di San
Michele, il telefono è 011 9313466.
Claudio e Mauro hanno puntato sul
biologico e sulle filiere controllate
corte provando, in collaborazione
con il comune di Avigliana, anche a
coltivare direttamente loro il grano
nei terreni del parco naturale dei
mareschi. La filosofia scelta è stata
quella di selezionare ingredienti
rigorosamente biologici, lavorarli
con le tecniche tradizionali e
artigianali, aggiungendo anche
Claudio Maritano nella sua bottega
innovazioni come il pane di grano
Kamut (un tipo di grano trovato
nelle tombe egizie e ricoltivato, che è
altamente digeribile). Praticamente
dalla terra alla tavola.
E adesso hanno vinto il loro primo
premio con il riconoscimento di
“Maestri del Gusto”. Un
riconoscimento non richiesto,
assegnato da Slow Food in
collaborazione con la Camera di
commercio che certifica la bontà del
prodotto del Forno del Borgo di
Avigliana, inserendolo nell'apposita
guida.
Il Forno è diventato un punto di
riferimento per molti aviglianesi e
non, che hanno riscoperto la
convenienza e la bontà dei prodotti
locali e biologici. Prodotti che
costano il giusto prezzo e che
rendono molto in qualità e salute.
Il forno è diventato anche una
piccola fucina di idee che puntano a
riscoprire le tradizioni e i gusti di
una volta; un punto di riferimento
per chi vuole riscoprire il gusto
originale del pane e degli alimenti
che rispettano la natura e le
tradizioni e fanno bene alla salute e
al gusto.
E a quanto pare il Forno è diventato
anche un buon investimento
economico, perché i due fratelli si
dicono estremamente soddisfatti.
Francesco Bonetto
Un anno da consiglieri comunali
Gian Massimo Mulatero
Facendo un primo bilancio, parziale ed
approssimativo, a poco più di un anno
dall'inizio dell'attività di consigliere,
provo a fare alcune riflessioni.
La prima sensazione è quella di un grosso
impegno dovuto all'ascolto, alla raccolta
e alla verifica dei problemi del territorio,
con una duplice valenza:
! tempo e risorse personali dedicati (le
nostre attività sono autofinanziate con
il versamento di quote mensili);
! piacere e soddisfazione per essere
considerati interlocutori affidabili dai
nostri concittadini.
Di qui il rammarico per non poter dare a
tutti le risposte dovute. Ci tocca sempre
ricordare che siamo una piccola forza di
opposizione e che possiamo unicamente
denunciare, proporre, dare disponibilità a
collaborare, verificare (spesso le
soluzioni prospettate o promesse
dall'amministrazione comunale cadono
nel dimenticatoio), ma non abbiamo la
possibilità, né i numeri in Consiglio
Comunale, per risolvere direttamente le
questioni.
Personalmente dedico a questo impegno
di volontariato civico il tempo che mi
rimane dopo il lavoro (svolgo un'attività
professionale di tipo autonomo) e la
famiglia.
La fatica e le difficoltà sono superate
dalla convinzione che occorre
impegnarsi in prima persona, per
affrontare e possibilmente risolvere i tanti
problemi del nostro quotidiano, senza
cadere nello sconforto sintetizzato dalle
frasi che spesso sento dire del tipo “tanto
noi cittadini cosa possiamo fare… i
problemi non li possiamo risolvere,
ecc.”.
Molte persone borbottano, si lamentano,
Da sin.: Gian Massimo Mulatero, Rita Vittori, Mauro Marinari
criticano la mancata soluzione dei
problemi, ma poi non muovono un dito
per tentare di risolverli, soprattutto per
timore di esporsi in prima persona.
Uno dei risultati più importanti del
percorso del comitato Rivalta Sostenibile
in questi anni di attività sul territorio, è
quello di aver offerto a cittadini che
volevano interessarsi dei problemi della
propria città un'alternativa di impegno
concreto, in modo indipendente dai
partiti e senza le pressioni della solita
politica “di appartenenza”.
Per queste ragioni, espresse qui in modo
necessariamente scarno, considero
positivo il bilancio tra difficoltà e sforzi
personali riscontri e incoraggiamenti che
riceviamo dai nostri concittadini.
Rita Vittori
E' già trascorso un anno da quando è
iniziata questa nuova avventura: entrare
maggiormente nel processo decisionale
della macchina comunale mi sembrava
un impegno che dovevo sia a me come
cittadina, per contribuire a migliorare le
scelte comunali, che a tutti i miei allievi
(passati e presenti) per dare una voce al
loro futuro.
Mi sono accostata ad un mondo nuovo
all'inizio in punta di piedi per osservare e
comprendere come ci si doveva muovere
in questo nuovo ruolo. L'inizio, non nego,
è stato molto duro: mi sono ritrovata in
Sala Consiglio, ad ascoltare linguaggi
molto denigratori nei nostri confronti da
parte della maggioranza e di una parte
della minoranza. Non ero abituata e
tornavo a casa la sera con un dolore allo
stomaco che mi impediva di dormire: poi,
si sa, o si soccombe, o ci si fa l'abitudine.
Nel tempo ho preferito la seconda ipotesi
e ho cominciato a leggere, informarmi,
capire il dedalo delle normative, dei
regolamenti per cercare di guardare il
territorio con occhio diverso da prima.
Mi rendo conto che il ruolo di consigliere
è molto impegnativo e ci vorrebbe ancor
più tempo di quello che mi è possibile
dedicare. Però, ciò che apprezzo
profondamente è il lavoro di tutti i
membri del comitato di cui noi
rappresentiamo il frutto in Consiglio. La
loro presenza si sente forte e vicina anche
quando in sala Consiglio siamo delusi dal
vedere respingere le nostre mozioni e i
nostri emendamenti. Mi dispiace molto
vedere anche la parzialità con cui sia il
sindaco che il presidente del consiglio
comunale accolgono i nostri interventi e
le nostre osservazioni rispetto a quelle
fatte soprattutto dal PDL. Mi chiedo: è il
PDL ad avvicinarsi ai valori della
maggioranza o viceversa?
Mauro Marinari
Da più di un anno mi sembra di essere
dentro la pancia della balena. Questa è la
sensazione che spesso provo dal mio
banco in sala consiliare. Si discute, si
sostengono ragioni, si presentano analisi,
riflessioni ... ma non c'è nulla da fare:
quando scatta il voto, ecco che la
maggioranza vota sempre coesa ... a
prescindere. Apparentemente mai
un'incertezza, mai un dubbio!
Fuori dal Palazzo si respira un'altra aria.
Tante telefonate ed email arrivano per
chiederci informazioni, denunciare
criticità, chiedere una mano per problemi
nuovi e vecchi: cerchiamo di dare
risposte, promuoviamo incontri con gli
uffici, ci procuriamo la documentazione
necessaria, presentiamo interrogazioni,
contattiamo i giornali, organizziamo
incontri pubblici. E poi si conoscono tanti
cittadini, molti dei quali apprezzano il
nostro lavoro, la tenacia e la passione che
mettiamo nel nostro impegno.
Ancora alcuni anni di impegno
istituzionale ci aspettano: speriamo siano
utili a migliorare la vita del nostro caro
paesello.
13
Punto
di Vista
ALESSANDRIA - VENARIA
Il fallimento
della politica del Pd
Ogni giorno che passa il Pd sembra
rimangiarsi il suo impegno di neppure un
anno fa di «andare da solo», di considerarsi
potenzialmente maggioritario, e dunque di
non avere bisogno di nessuna «unione» con
altri. Come conseguenza, un passo dopo
l'altro ritorna d'attualità l'unità delle
sinistre. Lo indica tutta una serie di fatti:
dalla nessuna presa di distanza da parte del
Pd nei confronti della linea dura della Cgil
di Epifani, all'appoggio senza riserve offerto
al movimento contro le riforme volute dal
ministro Gelmini, alla crescente tentazione
dell'antiberlusconismo duro e puro
presentato di nuovo come argine necessario
contro il «regime», alla gestione della
questione della Commissione di vigilanza
sulla Rai, infine alla presentazione di una
candidatura unitaria (espressa dall'Italia
dei Valori, e anche questo è significativo)
per le elezioni regionali in Abruzzo.
Sono scelte che fanno incontrare al Pd una
piazza che esso ormai conosce e controlla
solo in parte, e di cui quindi finisce spesso
per essere più la coda che la guida. Sono
scelte che di fatto consegnano la bandiera
dell'opposizione, e dunque anche quella del
Pd, nelle mani di categorie (i piloti), di pezzi
di sociale (il magma studentesco), di
protagonisti (Di Pietro, i comici!), che in
realtà hanno a che fare poco o nulla con un
moderno partito riformista. L'unità delle
sinistre si sta riformando nelle piazze.
E' chiara qual è la causa immediata di
questo lento ma deciso abbandono da parte
del Pd delle posizioni «soliste», la debolezza
della leadership di Walter Veltroni.
Azzoppato dalla dura sconfitta elettorale;
insidiato dalle continue, lotte interne ed
incapace di comporre in un accettabile
grado d'unità tra le diverse anime confluite
nel Pd.
Veltroni non è ancora riuscito a trovare e a
praticare una seria politica d'opposizione
capace di tenere insieme, il profilo
riformista del suo partito da un lato, e
dall'altro la chiarezza del quotidiano
contrasto rispetto al governo. Così,
sentendo il terreno mancargli ogni giorno
sotto i piedi, si è “buttato a sinistra”. Privo
del consenso degli elettori ha cercato
almeno quello dei manifestanti; persa la
battaglia dei votanti, si è messo a sperare
nelle lotte dei «movimenti». Ma non c'è solo
la debolezza di W.Veltroni nel Pd, c'è
qualcosa di più profondo, l' evidente
difficoltà di condurre una lotta politica vera
che porti il partito ad essere un vero
movimento riformista, ma per farlo
dovrebbe abbandonare quella cultura di
antica matrice comunista che esso invece
ancora si porta dentro.
Il Pd, si trova di fatto ad avere, anche
stando all'opposizione, dei nemici a sinistra,
ma non essendo ideologicamente riformista
abbastanza, non riesce ad accettare di
essere combattuto e di combattere tali
nemici, rinunciando all'idea di farseli in
qualche modo alleati, cosa che invece
avverrà a livello locale alle prossime
elezioni amministrative. Perché non
ammettere i propri errori, ed iniziare a
rivedere le proprie strategie politiche se si
vuole ritornare a governare in questo
paese? Forse è giunto il momento di
concludere oggi, un' avventura da «solista»
e riaprire un tavolo di dialogo con tutte le
forze politiche e civiche e i movimenti
radicati nel paese e che, forse, hanno
ancora molto da insegnare e da dare in
termini di impegno e di idee. Non
sprechiamo altro tempo!!!!
Vincenzo COSTANTINO
Crescere Insieme
CIVICA
Movimento democratico Alessandria
14
Primo appuntamento pubblico per la lista CIVICA Crescere Insieme
Rifiuti: sistema “porta
a porta” o isole ecologiche?
L
a lista civica Crescere Insieme di
Alessandria ha aderito a Civica,
movimento democratico del Piemonte.
Il primo appuntamento pubblico che vede
protagonista la lista civica in questa fase di
maturazione si è svolto nella serata di venerdì
24 ottobre 2008 con un convegno su un tema
di grande attualità, quello della raccolta dei
rifiuti.
Alessandria dal 2005 a oggi ha utilizzato il
sistema domiciliare intensivo e capillare, più
conosciuto come “Porta a Porta”.
Questo metodo ha portato risultati
apprezzabili tanto che il nostro Comune
quest'anno è stato premiato nell'ambito di
“Comuni Ricicloni”, iniziativa di
Legambiente patrocinata dal Ministero per
l'Ambiente, che vuole riconoscere gli sforzi
delle amministrazioni più sensibili non solo
nella raccolta differenziata ma anche nella
prevenzione e nella riduzione della
produzione dei rifiuti.
Il sistema domiciliare avrebbe dovuto e
poteva essere migliorato, ma il cambio di
guida politica dell'amministrazione comunale
porterà invece un cambiamento di rotta di
180°, con un piano industriale che mette nel
cassetto il vecchio sistema (tranne nel centro
cittadino) e con un investimento economico
notevole nei prossimi 4 anni si passerà a un
sistema di raccolta effettuato mediante isole
ecologiche e cassonetti di prossimità per
indifferenziato e umido.
Nel corso degli ultimi mesi, man mano che si
andava delineando abbiamo analizzato il
nuovo piano industriale e mediante una
raccolta firme abbiamo ascoltato i pareri della
gente.
Tale attività ci ha fatto nascere delle
preoccupazioni; le due più rilevanti sono : 1.
Diffusione di una crescente disaffezione per
la differenziazione dei rifiuti, tra l'altro
misurabile con il calo dei prodotti e della
qualità conferita presso l'azienda di raccolta;
2. gli investimenti elevati previsti non mirano
tanto ad accrescere i livelli di raccolta, ma
sono finalizzati a cambiare il sistema di
raccolta per un preciso impegno elettorale.
Quella serata è stata pensata come un
occasione importante per approfondire un
argomento delicato che coinvolge il nostro
Da sin.: Renzo Penna, Mario Bocchio, Vincenzo Costantino e Marco Mantelli
territorio e dove molte volte si parla senza
conoscere bene la materia. La questione dei
rifiuti in questa città si vive come
contrapposizione frontale tra la maggioranza e
l'opposizione, fautori di due tesi una a favore
e una contro il sistema domiciliare intensivo e
capillare.
Per noi è stato importante che gli invitati,
proprio per la loro differente provenienza
politica e con una posizione differente sul
sistema di raccolta differenziata, avessero la
possibilità di confrontarsi, recepire
suggerimenti e proposte dai cittadini, come
sottolineato da Marco Mantelli nella
presentazione della serata.
Sicuramente le molte persone presenti in sala
sono tornate a casa con un bagaglio di
conoscenze maggiori grazie alla presenza di
Michele Bertolino, responsabile
dell'argomento rifiuti di Lega ambiente
Piemonte.
Bertolino ha esposto l'argomento con
chiarezza e semplicità, con dati precisi e
indicando anche soluzioni, nell'ambito delle
normative vigenti, per una più efficace e
sostenibile raccolta dei rifiuti.
Ha messo in evidenza che molti comuni
pensano di eliminare il problema rifiuti con la
costruzione di inceneritori, dal quale pensano
di introitare anche congrue somme di denaro,
mentre il miglior modo di recuperare energia
dai rifiuti e quello di recuperare materia dai
rifiuti e non bruciarli.
D'altronde Lega Ambiente sostiene che in
Piemonte gli inceneritori già ci sono, bastano
e avanzano se solo si rispettasse la legge
esistente che prevede che entro il 2012 si
arrivi al 65% di differenziata e un unico
ambito territoriale regionale per la gestione
dei rifiuti, per evitare doppioni e spese inutili.
L'intervento di Renzo Penna, già assessore
all'ambiente della Provincia, analizza quanto
di buono è stato fatto con il sistema
domiciliare e invita a migliorarlo ma non a
fare marcia indietro perché ciò
pregiudicherebbe il miglioramento nelle
percentuali di raccolta della differenziata.
Di diverso avviso Mario Bocchio, consigliere
comunale e presidente della commissione
ambiente, che ritiene che la scelta fatta
dall'attuale amministrazione non andrà a
discapito della raccolta differenziata in quanto
i cittadini sono maturi e responsabili e inoltre
il nuovo sistema a parità di efficienza e
efficacia ridurrà i costi di gestione.
Lista CIVICA Crescere Insieme
A Venaria l'impianto fotovoltaico più grande della provincia
Energia con la luce del sole
Sino a qualche anno fa Venaria Reale era una
cittadina industriale dell'hinterland torinese, con la
presenza di numerose fabbriche importanti come
la Cromodora e la Snia Viscosa. Poi, ad una ad
una, le industrie hanno chiuso o si sono
delocalizzate, la città ha riscoperto una vocazione
turistica con il recupero della Reggia, la Versailles
dei Savoia, e solo alcune industrie sono rimaste sul
territorio. Tra queste la Mollebalestra Spa, azienda
nata nel dopoguerra (nel 2009 compierà il
sessantesimo anniversario dalla fondazione) che
progetta e produce sospensioni per veicoli
industriali, commerciali ed agricoli con tre
stabilimenti in Italia e 120 dipendenti.
Anche la Mollebalestra si è posta il problema di
come affrontare l'evoluzione del mercato e la
concorrenza internazionale (la produzione viene
esportata in tutta Europa), mantenendo la
competitività con il controllo dei costi, in primis
quelli energetici.
In occasione dell'ampliamento dello stabilimento
di Venaria, l'A.D. Felice Dorna Metzger (erede di
un'antica famiglia di birrai, quella nella bottiglia di
vetro gialla con la macchinetta) ha deciso di
ricoprire i 7000 mq di copertura dei capannoni con
la posa di 2600 pannelli fotovoltaici per la
produzione di energia elettrica, realizzando, ad
oggi , il più grande impianto fotovoltaico ad uso
industriale della Provincia di Torino.
L'impianto della Mollebalestra di Venaria
Con una potenza installata di 500 kWp, l'impianto
è in grado di produrre ogni anno quasi 600.000
kWh, provvedendo al 20% del fabbisogno
complessivo di energia elettrica dell'Azienda.
In questo modo l'azienda rispetta il protocollo di
Kyoto in anticipo sul resto del sistema produttivo
italiano, diminuendo di 300 tonnellate annue le
emissioni in atmosfera di anidride carbonica, con
un risparmio di circa 350 barili di petrolio all'anno.
L'investimento complessivo, circa 2,5 milioni di
euro, conferma che in Piemonte anche i privati,
oltre alle istituzioni pubbliche, si stanno
sensibilizzando e stanno investendo nell'energia
rinnovabile, uno dei temi di maggiore attualità in
questo momento.
Questa iniziativa, inoltre, pone ancora una volta
Venaria al centro di progetti rivolti allo sviluppo
economico: dal turismo, grazie ai fasti della
meravigliosa Reggia, all'industria, con progetti che
sposano in pieno la filosofia della Regione
Piemonte e della sfida “Uniamo le energie”.
Valter Morizio
Punto
di Vista
REGIONE
L'accessibilità degli spazi urbani come elemento di qualità della mobilità pedonale
Quel minigradino traditore
Sono frequentissimi gli scivoli dei marciapiedi che presentano un piccolo gradino
L
'accessibilità degli spazi
urbani, cioè spazi senza
barriere architettoniche
(B.A.), richiamate dal Decreto
Presidente Repubblica n. 503/96, è
un fondamentale diritto umano
riconosciuto (sulla carta) in Italia,
in Europa e dall'ONU.
Possiamo definire l'accessibilità
dell'ambiente costruito come un
fondamentale diritto umano che
riguarda ognuno di noi in quanto
tutti siamo stati bambini, tutti
speriamo di diventare vecchi, tutti
possiamo essere vittime di
incidenti o colpiti da malattie
invalidanti. Tutte queste categorie
sono definite “Persone a mobilità
ridotta” e devono essere tutelate
contro le discriminazioni.
Bisogna assolutamente evitare di
continuare a costruire situazioni di
fatica, pericolo, disagio,
inaccessibilità che sono
particolarmente penalizzanti per la
sicurezza fisica, il diritto
all'autonomia ed all'integrazione
sociale di almeno il 20% dei
cittadini. Quelli più deboli e più
sensibili!
Da notare che la percentuale degli
anziani, sempre più o meno
La figura rappresenta le percentuali delle “persone a mobilità ridotta”, nella foto il minigradino traditore
acciaccati ed accecati, è in rapida
crescita a causa dell'aumento della
vita media.
Chi può dire di non cadere mai in
qualche categoria rappresentata?
Se si vogliono ottenere percorsi
urbani comodi, sicuri ed accessibili
bisogna progettare gli interventi
negli spazi pubblici, anche i più
apparentemente banali, secondo i
principi dell'Universal Design cioè
“una progettazione ed un
intervento che considerano le
esigenze di tutti”.
L'accessibilità deve essere
considerata una caratteristica
indispensabile dell'ambiente
costruito. Il vero valore aggiunto!
Quando un marciapiede viene
raccordato con un passaggio
pedonale mediante “lo scivolo”
non si deve assolutamente lasciare
nessun scalino anche minimo per
non bloccare una sedia a ruote e
non causare inciampo a bambini ed
anziani.
Il D.M. 236/89 al punto 4.2.1
riporta “…ogni qualvolta il
percorso pedonale si raccorda con
il livello stradale o è interrotto da
un passo carrabile, devono
predisporsi rampe di pendenza
contenuta e raccordate in maniera
continua col piano carrabile…”.
Quindi non come nella foto che
mostra una situazione diffusissima
anche a Torino e che solo
recentemente si comincia a
risanare con interventi molto
semplici e poco costosi dopo molte
pressioni e segnalazioni.
Gradini di almeno 5 cm in scivoli
non per “persone a mobilità
ridotta” (ma per chi li avranno
fatti?), possono essere causa di
discriminazione e pericolo per
molti cittadini. Bastava colmare il
minigradino per facilitare la vita a
molti.
Per molti questa descrizione può
essere considerata un dettaglio
marginale, ma qualche anziana
signora che accompagna il marito
in sedia a ruote, può anche
incontrare molta fatica per
sollevare ripetutamente a braccia la
sedia a ruote. La conseguenza è
che cercherà di uscire il meno
possibile con tutti i problemi degli
anziani reclusi in casa.
Anche una persona anziana che
inciampa e cade a causa del
minigradino non a norma, perde
quel minimo di fiducia nelle sue
forze e rinuncerà ad uscire.
Situazione di grave isolamento e
discriminazione causato da
incompetenti che hanno sperperato
denaro pubblico creando
condizioni di pericolo non
accettabili.
Luciano Chissotti
Tavolo superamento Barriere
Architettoniche
Coord.Comit.Spontanei.Quart.
”Sereno Regis”
Torino
Tetrapak: il danno o la beffa?
Si è celebrata il 30 ottobre 2008 “la
festa” del Tetrapak in quanto si è
dimostrata la completa riciclabilità del
prodotto, dopo l'accordo con la Lecce
Pen, la nota azienda che con il tetrapak
riciclato produce penne e prodotti per
l'ufficio.
La cellulosa (75% del prodotto) viene
recuperata con un processo definito
“Hidropulper” ovvero con
l'immissione dei cartoni in acqua. Il
restante 25% composto da alluminio e
polietilene viene mescolato e per
estrusione si produce un nuovo
composto: l'ECOALLENE con il quale
si producono le penne di Lecce Pen.
Da quasi tutti gli interventi, compresi
Provincia di Torino, Regione Piemonte
e Comune di Settimo (Lecce Pen è
situata a Settimo), sono scaturiti
condivisioni ed osanna, ricordando che
il riciclo è la vera fase decisiva, ancor
più della raccolta differenziata.
stata avanzata la proposta di fare una
raccolta separata del tetrapak in luogo
del conferimento nel cassonetto della
carta.
Certamente ci si deve preoccupare di
riciclare correttamente e
completamente gli enormi quantitativi
di tetrapak immessi nel mercato, ma
forse in prospettiva la formula tetrapak
dovrebbe essere abolita!
La forza della multinazionale Tetrapak
si porta dietro anche gli assetti
istituzionali locali e gli interessi in
gioco sono immensi, ma in prospettiva
pensiamo che questa non sia, non
debba, non possa essere “la
soluzione”.
In base al principio che “il miglior
rifiuto è quello non prodotto”,
dovrebbe risultare evidente a tutti che
l'opzione riuso viene prima del riciclo.
Ebbene, cosa costerebbe utilizzare in
luogo di prodotti che vengono generati
e riciclati in continuazione, inserire i
liquidi in recipienti da utilizzare 100
volte?
Alludiamo al semplicissimo concetto
del vuoto a rendere, contenitori in
vetro o in policarbonato (ricordiamo
una bottiglia presentata da Grillo e
progettata dal Wupperthal Institute),
che si poteva riutilizzare infinite volte.
Con il tetrapak ogni volta si devono
tagliare alberi, produrre cellulosa,
trasformarla in cartoni/contenitori,
raccoglierla separatamente, trattare il
rifiuto come sopra specificato e
riutilizzare finalmente per una volta
sola (?) la cellulosa e l'Ecoallene.
Ovviamente tutti questi passaggi
impongono consumi energetici e di
acqua immensi.
Con il vuoto a rendere esiste solo il
lavaggio dei contenitori per il riuso.
Per tutto ciò la celebrazione del
tetrapak ci appare una pesante
forzatura.
P. C. Cavallari
Pro Natura
Ho un libro per la testa ...
a cura di Fabrizio Biolè
AZZERARE I
RIFIUTI
di Guido Viale
Bollati Boringhieri
La naturale evoluzione
del Viale-pensiero, già
espresso in Governare
i rifiuti '99. Passato,
presente e futuro di quel
che molti (miopi
amministratori in primis)
continuano a
considerare un
problema, tout court,
dimenticandone spesso l'enorme importanza
come risorsa, come ricchezza.
Considerazioni sullo stato dell'arte della
questione rifiuti lungo il nostro bistrattato
stivale, introduzione agli elementi della Zero
Waste Strategy, e tante tante esperienze
dirette in un volumetto di agile lettura e facile
comprensione.
UNA
QUESTIONE
SCOTTANTE
di Gabrielle
Walker
e Sir David
King Codice
L'unico libro,
fino ad oggi,
che affronta
sistematicame
nte tutte le
problematiche
associate al
riscaldamento globale: cause,
situazione, e conseguenze su clima,
flora e fauna insieme a
un'intelligente trattazione dei metodi
di soluzione energetici, economici e
politici.
Siamo ancora in tempo... a noi tutti
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salari sotto la media UE, precarietà
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15
Punto
di Vista
CIVICA
CIVICA movimento democratico
CIVICA promuove una politica che torni ad essere al servizio dei cittadini, in grado di
risolvere i loro problemi. CIVICA è a favore di una politica capace di interloquire con le
forze produttive più dinamiche della società, senza rinunciare a perseguire politiche di
giustizia sociale a favore dei più deboli.
La cattiva politica che CIVICA combatte è quella:
! di chi amministra con arroganza nei confronti dei cittadini.
! di chi non fornisce le informazioni utili alla comprensione di un problema o conduce
consultazioni fittizie per decisioni di fatto già prese.
! di chi si riduce ad essere un esecutore passivo di interessi economici privati che
contrastano con il bene pubblico.
! di chi fa della politica un mestiere a vita.
Per CIVICA informare, dibattere e decidere in piena trasparenza e con la massima
partecipazione attiva dei cittadini deve essere la regola di ogni buona amministrazione
pubblica.
CIVICA non è, né vuole essere, un nuovo
partito di cui nessuno avverte la necessità.
CIVICA è, invece, un movimento utile a
rafforzare e promuovere sul territorio
quelle esperienze di cittadinanza attiva
che testimoniano la volontà di
partecipazione alla vita pubblica e che non si riconoscono più nei partiti.
Dentro CIVICA c'è posto per tutte le esperienze piccole e grandi che nei nostri Comuni
rendono possibile la partecipazione diretta dei cittadini e arricchiscono con la loro
azione la democrazia.
Il comune denominatore di CIVICA è dato dall'impegno che singoli e gruppi di
cittadini (associazioni, comitati, liste civiche) mettono nel riappropriarsi delle questioni
che li toccano direttamente senza dover ricorrere ad intermediari interessati e
inaffidabili.
Scuola: innovazione Il partito
o improvvisazione? di Montezemolo
CIVICA, Movimento democratico,
ha proseguito la sua attività di
informazione andando a toccare uno
dei grandi temi del momento, vale a
dire la scuola e quindi la cosiddetta
Riforma Gelmini.
Sotto il titolo “Scuola: innovazione o
improvvisazione” i relatori si sono
dati appuntamento il 14 Ottobre
scorso nella bella cornice della Sala
Pasquale Cavaliere in via Palazzo di
Città a Torino, dove ha preso posto il
pubblico delle grandi occasioni.
Sorvolando sulla generale ed
evidente convergenza di opinioni dei
vari relatori, il leit motive è stato
quello di ritenere la Riforma Gelmini
un vero tracollo e una vera calamità
per la formazione scolastica, alla
luce purtroppo dei per nulla
lusinghieri dati Ocse, fatta salva la
scuola primaria. Scuola primaria che
peraltro si va, paradosso tra i
paradossi, a ritoccare pesantemente.
Igor Piotti, segretario generale della
Flc CGIL, ha messo poi in risalto
l'attuale debordante prassi della
“socializzazione delle perdite”, che
priva di linfa vitale settori basilari
della società civile, reclamando al
contrario un maggiore investimento
statale nel comparto formativo
pubblico, e denunciando il grave
fenomeno della dispersione
scolastica, intesa come una grave
perdita economica per tutta la
comunità.
Pungente l'intervento di Silvia
Bodoardo, presidente del
Coordinamento dei genitori, dagli
asili nido alle scuole medie di
Torino, che ha messo in evidenza la
pericolosità della Riforma Gelmini
in relazione ai tagli che porterebbero
al collasso la già precaria situazione
scolastica, oltre a lanciare convinti
strali contro la scelta di tornare al
maestro unico, il grande imputato di
tutta la riforma.
L'esperto di modelli educativi
mondiali, il pedagogista Martin
Dodman, ha esaltato il sistema
scolastico del Nord Europa, che
porta non a un insegnante unico ma a
una scuola unica, comprensiva, per
una più armoniosa cultura della
conoscenza e dello sviluppo di un
individuo, levando altresì il dito
contro la risicata percentuale del Pil
che viene destinata alla formazione e
alla ricerca in Italia.
Infine, la parola è passata alla
rappresentanza politica della serata
con il consigliere regionale di AN
Gianluca Vignale che ha cercato di
difendere, in qualche modo e non
senza qualche imbarazzo, la proposta
Gelmini con argomentazioni non del
tutto convincenti e
talvolta velate di
romantica malinconia
sui ricordi del “vecchio
maestro unico”, col
quale peraltro è
cresciuta, bene o male,
la maggior parte di noi.
Mariano Turigliatto, invece, che è
legato al mondo della scuola per
naturale appartenenza, in qualità di
docente, se pur in aspettativa, presso
l'ITIS Majorana di Grugliasco, ha
espresso tutte le sue perplessità sulla
riforma in corso, forte della sua
lunga esperienza di insegnante, e
dunque particolarmente informato
sui fatti e sulla “macchina” scolastica
italiana. La sua conclusione è che
mai come ora si sia prodotta una
naturale indignazione nei confronti
della riforma Gelmini, andando a
colpire la sensibilità di moltissime
persone, quasi un comune sentire,
che, quando nasce genuino e
impetuoso come sta in realtà
accadendo, è sintomo di un
malessere diffuso e condiviso di cui
non è proprio possibile, per chi
governa, non tenerne conto.
Soprattutto perché, come ha ribadito
la preside grugliaschese
professoressa Boetto, intervenuta tra
il pubblico, tale riforma è stata del
tutto coercitiva, imposta e senza
alcuna possibilità di dialogo.
Patrizio Brusasco
Assieme a tanta pioggia, la sera del 4
novembre, nella sala “Pasquale
Cavaliere” di via Palazzo di Città sono
scese lucide e puntuali le parole di
Luca Ricolfi, docente di Analisi dei
dati presso la facoltà di Psicologia
dell'università di Torino e Claudia
Porchietto, presidente
dell'associazione Piccole e medie
imprese, ospiti della serata organizzata
da CIVICA Torino. E' toccato a loro
due dare una qualificata risposta alla
domanda “Il terzo polo della politica:
quanto conta il partito di
Montezemolo?”, un quesito introdotto
dall'analisi condotta dalla rivista
“Polena” (POLitical and Electoral
NAvigations) che ha immaginato
un'entità politica guidata da Luca
Cordero di Montezemolo collocata
oltre la destra e la sinistra e che ha
chiesto a un campione di duemila
intervistati se e quanto erano
interessati a questa nuova formazione
politica di centro.
“Perché ci interessa così tanto un
centro liberal democratico? E perché
in Italia non ne è mai sorto uno?”.
L'intervento di Luca Ricolfi ha preso
spunto da queste due domande cui ha
subito fornito altrettante risposte: “Se
ne sente la necessità ha
detto perché il sistema
politico nazionale è
fermo da quindici anni.
Ecco perché abbiamo
disperatamente bisogno
di un partito che voglia
modernizzare l'Italia”.
Le iniziative
di CIVICA
Un appello che, secondo il docente
universitario e direttore di Polena,
deve comunque fare i conti con una
considerazione: “In Italia ha
affermato Ricolfi negli ultimi anni è
legittimamente cresciuta la cultura dei
diritti, ma non ha trovato altrettanto
spazio una nuova cultura dei doveri”.
Risultato? “Più che un partito liberal
democratico, servirebbe una mentalità
liberal democratica”. Oggi assente tra
gli elettori e tra le forze politiche: “Pd
e Pdl pongono molta attenzione ai
problemi della spesa, ma non si
curano di quelli della crescita.
Ridurre, ad esempio, la pressione
fiscale sulle imprese non rientra nei
loro piani d'azione. Privilegiano le
famiglie sulle imprese senza tenere
conto del fatto che, se aiutate a
dovere, possono essere proprio le
imprese ad aiutare le famiglie”.
Musica perfette per le orecchie di
Claudia Porchietto. Il presidente della
Pmi non ha lesinato critiche né a
destra né a sinistra (“Tutti ha detto in
sede di campagna elettorale avanzano
proposte interessanti che cinque
minuti dopo la chiusura delle urne
ripongono nel dimenticatoio”) e
ricordato una drammatica verità:
“Questo isterismo finanziario mette in
enorme difficoltà l'economia reale. In
un simile contesto, se si parla con
leggerezza di incentivazioni decise
dallo Stato si rischia di creare danni
ulteriori a chi già si trova in
sofferenza”.
Guglielmo Riccardi
Sistemi energetici e uso razionale dell’energia
L’iniziativa Gruppo “Insieme per Bresso”:
Trasferimento Farmacologico Frequenziale
Una delle finalità di Civica è
sicuramente quella di proporre dibattiti
di massima attualità e sulle grandi
tematiche di oggi. L'energia e il suo
uso razionale, alla luce delle
problematiche a essa connaturate
entrano dunque di diritto nelle proposte
del Movimento civico democratico.
Questa volta il consesso si è svolto
presso i locali di Libera Piemonte, che
fa parte del Gruppo Abele, in corso
Trapani a Torino lo scorso 21 ottobre,
dove si sono alternati al tavolo oratorio
i professori Evasio Lavagno, del
Dipartimento di Energia del
Politecnico di Torino, e Maurizio
Pallante, del Comitato scientifico
“M'illumino di meno”, che hanno
offerto una visione esaustiva del
problema energetico sposando
differenti punti di vista.
Lavagno ha parlato soprattutto di
modelli energetici secondo una
prospettiva prettamente scientifica,
palesando le molte ombre che
incombono su una reale soluzione dei
Quando si parla di medicina e di salute,
tutti drizziamo bene le orecchie poiché
l'esperienza della malattia e della
sofferenza, che abbiamo esperito chi più
chi meno in forma diretta o indiretta che
sia, ci spinge a non sottovalutare
nessuna via, nessun rimedio
tradizionale o alternativo, purché
efficaci.
E' questo lo spirito che ha mosso il
Gruppo “Insieme per Bresso”
nell'appoggiare i risultati delle ricerche
del dott. Massimo Citro (già noto al
pubblico per la sua lotta a favore del
diritto allo studio universitario e contro
il numero chiuso), che ha indirizzato i
suoi sforzi e la sua curiosità di
scienziato nell'esplorare una nuova
metodologia di farmaco, che si
definisce TFF, Trasferimento
Farmacologico Frequenziale.
I risultati di questa innovativa ricerca,
che è destinata ad accendere una
veemente discussione all'interno della
comunità scientifica, sono stati
presentati nel corso di un convegno che
si è tenuto lo scorso 29 ottobre presso la
16
problemi energetici mondiali. Tenendo
conto dei molteplici fattori coinvolti,
da quelli scientifici a quelli politicoeconomici, sociali, difficilmente si
potrà arrivare a quello che è stato
definito il piano delle 4 F, Fossil Fuel
Free Future, ovvero un futuro
completamente indipendente dagli
idrocarburi, dal petrolio, carbone,
ecc…
Il prof. Lavagno ha altresì evidenziato
l'ampia forbice esistente tra il mondo
scientifico e la politica, poco avvezza
nell'ascoltare le indicazioni o
comunque i suggerimenti provenienti
dalla comunità scientifica mondiale.
Pallante invece ha mosso una critica
vibrante verso il mondo della politica
mondiale e locale, dichiarandone la
totale miopia, al limite di una
verosimile malafede, e ammettendo
come sia peraltro impossibile arrivare
al traguardo della riduzione del 20%
dei gas serra entro il 2020
essenzialmente per tre motivi:
l'aumento conclamato percentuale
globale delle emissioni, soprattutto per
effetto dell'accesso alle fonti
energetiche dei paesi emergenti come
la Cina, l'India, la Russia, il Brasile e il
Sud Africa; la grave manifesta
ignoranza della politica che non
farebbe altro che ripetere luoghi
comuni e frasi fatte, poco pertinenti
rispetto alla complessità e gravità del
problema; infine, il non perseguimento
della riduzione degli sprechi, con la
parallela introduzione del ricorso alle
energie alternative.
La conclusione è che la politica, che
dovrebbe decidere del nostro futuro,
risulta spesso scollata dalla realtà e
dalle sue priorità, assolutamente
demagogica e tutta intenta nel
considerare soltanto il valore di
crescita del Pil (prodotto interno lordo)
come unico indice di ricchezza di un
paese, senza
considerare peraltro come ogni teoria
di crescita infinita sia del tutto illusoria
e controproducente per chiunque.
p.b.
sede del Consiglio regionale del
Piemonte, e che ha visto la straordinaria
partecipazione del dottor Masaru
Emoto, scienziato giapponese di fama
mondiale e direttore dell'Istituto di
Ricerca Hado di Tokyo. Nell'occasione
si sono dovuti allestire ben due saloni la Sala dei Presidenti e la Sala Viglione
per poter ospitare un pubblico da grandi
eventi (oltre 300 persone), che è giunto
da tutta Italia e persino da oltre confine.
Il TFF scoperto dal dottor Citro e dal
suo gruppo di ricerca trasferisce per via
elettromagnetica le proprietà
terapeutiche di molti farmaci chimici
senza doverli somministrare, se non in
forma di segnali efficaci, innocui e privi
di effetti tossici e collaterali, che
sostituiscono il farmaco stesso. E'
chiaro che una simile scoperta, se
dovesse risultare del tutto funzionale, è
destinata a rivoluzionare lo scenario
della farmacopea tradizionale,
scatenando la ovvia reazione delle
aziende farmaceutiche che dovrebbero
convertire, se non i principi attivi dei
farmaci, la loro somministrazione.
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