www.marianoturigliatto.it Il Portale della Politica Regionale al tuo servizio www.marianoturigliatto.it Periodico del Gruppo Insieme per Bresso CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE Novembre 2008 Punto di Vista La tiratura di questo numero del giornale è di 45.816 copie. E’ consultabile all’indirizzo: www.marianoturigliatto.it Se vuoi ricevere gratis questo giornale a casa tua segnala il tuo indirizzo all’e-mail: [email protected] oppure telefona al n° 0115757344 Periodico del Gruppo Misto Ulivisti del Cons. Reg. del Piemonte, Via Arsenale 14, autorizzazione Tribunale di Torino n° 5934 del 17/1/2006 - Direttore Responsabile Giovanni Lava - Impaginazione Cooperativa Sociale Marca, Torino Stampa Sarnub, Via De Gubernatis 21/A-B, Torino. Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3, CNS/CBPA-NO/ TORINO n° 6 anno 1, Finito di stampare Novembre 2008. Distribuzione gratuita NOTIZIE DA: ALESSANDRIA, AVIGLIANA, BORGARO, CASELLE, COLLEGNO, CUNEO, GRUGLIASCO, RIVOLI, TORINO, SANTENA, VENARIA Qualcosa di nuovo nell'aria Mariano Turigliatto D ue pagine di questo numero sono dedicate ai ragazzi dell'università che da qualche tempo stanno organizzando la protesta contro i tagli del governo e la distruzione dell'università pubblica. Sono in buona compagnia: anche nelle scuole materne, elementari e medie la mobilitazione di genitori e insegnanti è partita e sta producendo un dibattito sulla funzione e sulle caratteristiche della scuola pubblica statale come da almeno vent'anni non se ne vedeva. Più in sordina la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori. In tutti i casi chi come me proviene dal mondo della scuola una cosa la nota subito: questa volta si sono saldati fra loro temi che per molti anni erano rimasti divisi, qualche volta in contrapposizione, raramente agitati con l'efficacia di questi giorni: la voglia di una scuola che accoglie, l'aspirazione a una scuola che insegna, il desiderio di abbattere privilegi e di migliorar e la qualità del servizio scolastico. Gli insegnanti rinunciano a rivendicazioni corporative, le famiglie a quella di una scuola facile e sempre indulgente verso i frugoletti, tutto ciò a favore di una scuola che valorizzi le professionalità di chi ci lavora e fornisca agli allievi l'istruzione necessaria a stare al mondo, a sentirsene parte, a lavorare per cambiarlo. Un bel passo avanti rispetto ai tempi recenti che vedevano i sindacati chiedere sanatorie che immettevano in ruolo insieme a tanti bravi insegnanti anche ignoranti patentati; tempi nei quali le vertenze avevano al centro il salario, l'orario e non la qualità della prestazione e delle condizioni di lavoro; tempi nei quali il rapporto con le famiglie consisteva nel difendersi da genitori innamorati dei propri figli fino al punto di sposarne le ragioni anche quando avevano palesemente torto. Tutti insieme si incontrano oggi per discutere del tempo pieno che viene ucciso, per ragionare di scuola pubblica, per capirne di educazione didattica e cultura. Tutti insieme hanno sfilato numerosissimi e ancora sfileranno a segnalare un cambiamento importante. Continua a pag. 3 Lo scaricabarile delle autorità, la scarsa cultura della sicurezza, i mass-media Dietro le quinte del Darwin Una tragedia che ci ha colpito molto da vicino I L'università e l'Onda Speciale Santena l dolore per la morte di Vito, il diciassettenne del Darwin, e per le ferite di Andrea e degli altri studenti è tanto più grande, quanto più li si conosceva da vicino. Ancora più necessario è allora scavare nei fatti e riflettere su quanto è accaduto, affinché tragedie come questa non debbano più ripetersi. Servizi alle pagine 8 e 9 Servizi alle pagine 11 e 12 A pag. 3 Grugliasco Il Comune pieno di debiti non paga i fornitori Il cavalcaferrovia che non c'è in corso Torino Arriva il latte fresco alla spina Alle pag. 7 e 10 Si è costituito il Comitato promotore di una lista Nasce la lista di CIVICA a Collegno Nella prossima primavera si terranno le elezioni amministrative anche a Collegno. Due settimane fa è nato un Comitato per la promozione di una lista di CIVICA insieme ai cittadini. A pag. 7 Alcuni dei promotori di CIVICA Alessandria Avigliana Borgaro Rifiuti tra porta a porta e isole ecologiche Slow Food: Il pane di una volta ai Bertassi La caserma dei carabinieri alla ex Vigel A pag. 14 A pag. 13 Cuneo A pag. 4 Mariano Mariano Turigliatto, Turigliatto, Caselle Crisi Alitalia: meno lavoro, forse più case A pag. 5 Rivalta il il suo suo Staff Staff e e la la Redazione Redazione Il problema dei rifiuti dopo Lanzavecchia A pag. 5 di di Punto Punto di di Vista Vista augurano augurano Buone Feste a a tutti tutti ii lettori lettori Bilancio di un anno in Consiglio Comunale A pag. 13 Punto di Vista REGIONE Interrogazioni e proposte di legge presentate da Mariano Turigliatto Interrogazione n. 2469, Compagnia Aerea Italiana, Mille Alloggi a Caselle Torinese (TO) presentata il 24/10/2008 E' stata presentata interrogazione alla giunta regionale in merito alla volontà, da parte della CAI (la nuova Compagnia Aerea Italiana), di acquisire 1.000 alloggi da mettere a disposizione dei suoi dipendenti futuri in forza presso l'aeroporto di Torino Caselle. Poiché tale operazione porterebbe a notevoli problemi di inserimento nonché integrazione dei nuovi nuclei familiari nelle città limitrofi all'aeroporto, si è interrogata la giunta in merito al suo stato di conoscenza del piano di sviluppo della CAI, su come esso si integri con i programmi già previsti dalla Regione Piemonte, e in relazione a eventuali varianti previste al piano regolatore della Città di Caselle e/o delle altre città coinvolte nell'operazione. Interrogazione n. 2472, Decreto Legge n. 137 del 01/09/2008 in Materia di Istruzione presentata il 27/10/2008 A seguito del decreto legge n. 137/2008, (la nota “Riforma Gelmini” in materia scolastica) in cui si stabilisce la riduzione da 30 a 24 ore dell'orario obbligatorio nella scuola dell'infanzia e delle elementari, oltre che della riduzione dell'orario delle scuole medie da 32 a 29 ore settimanali, con l'introduzione del “maestro unico” per quanto concerne la scuola elementare, il gruppo Insieme per Bresso ha interrogato la giunta regionale, a seguito della crescente preoccupazione delle famiglie per l'incidenza negativa di tali provvedimenti sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo dell'istruzione, per conoscere in quali modi essa intenda attivarsi (o si sia attivata) per esprimere nella Conferenza Stato-Regioni le istanze dei tanti cittadini che chiedono una revisione del decreto legge in oggetto. Interrogazione n. 2495, I.T.I.S. “Mario Del Pozzo” di Cuneo. Assemblea del 28 ottobre c.a. e pretestuose polemiche innescate a seguito delle decisioni assunte dal Consiglio di istituto presentata il 06/11/2008 A fronte delle numerose assemblee convocate dai vari istituti scolastici piemontesi di ogni ordine e grado per analizzare la cosiddetta Riforma Gelmini sulla scuola, l'Istituto tecnico-industriale di Cuneo, che per decisione del Consiglio di Istituto aveva stabilito di non invitare come relatore alcun rappresentante politico e dunque sia di centrosinistra che di centrodestra -, è stato oggetto di attacchi forsennati e diffamatori da parte di rappresentati politici del centrodestra provinciale di Cuneo, arrivando persino alla presentazione di un'interrogazione da parte dell'On. Mancuso, militante nel Pdl, al Ministro competente. La presente interrogazione alla giunta del Piemonte intende dunque far conoscere in quale modo si pensi di tutelare il buon nome delle scuole, fra queste l'ITIS di Cuneo, del personale che vi opera, degli studenti che frequentano e delle loro famiglie, dalle aggressioni intimidatorie, quali quella descritta, provenienti dal centrodestra. Inoltre si intende sollecitare, qualora non sia ancora avvenuta, l'espressione della totale solidarietà nei confronti del capo di Istituto oggetto, in modo del tutto ingiustificato, di attacchi pretestuosi e diffamatori. Risposte Risposta Interrogazione n. 2098: “Interventi della Regione Piemonte nei confronti del Gruppo Fiat / Tata Motors a causa dello sgombero forzato dei contadini del Singur (Ovest Bengala India)”. La risposta, a cura della Direzione Attività Produttive della Regione Piemonte, e previo chiarimento con la Fiat Spa, esclude ogni coinvolgimento dell'azienda automobilistica torinese. In particolare la Fiat ha dichiarato che la joint-venture industriale con l'indiana Tata Motors interessa lo stabilimento già esistente a Ranjagaon, nello Stato di Maharashtra, e che “la collaborazione industriale con Tata non riguarda peraltro il cosiddetto Modello di autovettura “low cost” (economico)” e che “sono altresì false e non veritiere le affermazioni sulla partecipazione di Fiat o di altre Società del Gruppo Fiat alla costruzione di uno stabilimento nella regione del Singur, Bengala Occidentale”. Sarà cura della Direzione Attività Produttive, si legge nel documento di risposta, seguire l'evolversi della situazione. Risposta Interrogazione n. 2276: “Cooperativa Di Vittorio Immobili in proprietà indivisa e alienazione ai soci residenti. Procedure, modalità e problematiche” Con riferimento al punto 1 dell'interrogazione, si fa presente che, per la Coop. Di Vittorio, l'importo destinato al fondo per la manutenzione straordinaria degli immobili, detratto dalla quota degli affitti da restituzione alla Regione Piemonte, per il periodo 1992/2007, ammonta complessivamente a circa €. 4.600.000,00. Inoltre l'importo trattenuto dalla suddetta Di Vittorio per la costituzione del fondo destinato alla manutenzione straordinaria del patrimonio, per l'intervento in Collegno Viale dei Partigiani n. 15 e 17, Via Venaria n. 27, a- b-c-, dagli atti agli uffici risulta pari a €. 223.544,45. In riferimento poi al punto 2 dell'interrogazione, la Coop. Di Vittorio ha comunicato che le spese sostenute per la manutenzione straordinaria degli immobili di proprietà alla data del 31/12/2007 ammontano a €. 6.208.000,00. Infine in risposta al punto 3 dell'interrogazione, si consideri come “il fondo destinato alla manutenzione straordinaria degli edifici sia gestito dalla cooperativa come fondo comune, destinato a mantenere in buono stato gli immobili di proprietà e consenta ai soci assegnatari di non versare nel tempo ulteriori somme, oltre il canone, per far fronte a spese straordinarie”; e inoltre “la cooperativa gestisce il fondo in modo unitario e solidaristico al fine di sostenere i costi per gli interventi di manutenzione degli immobili, tenendo conto dello stato di conservazione e delle diverse tipologie costruttive adottate nel tempo”. Economia e finanza: l'esperto risponde a cura di Paolo Turati Egregio Dottore, la crisi finanziaria si sta avvitando in maniera incontrollabile, con risvolti che finiranno inevitabilmente per incidere pesantemente anche sull'economia reale: come si è potuti giungere a tanto ed in che prospettiva si sta sviluppando la dinamica di questa pesante congiuntura? Lettera Firmata Difficile, al punto in cui si è giunti , poter credere che la “Tempesta perfetta” finanziaria-economica in corso non sia stato oggetto previsionale da parte di almeno alcuni dei principali “giocatori” del capitalismo mercantile mondiale: per non pensare di peggio, visto che, in sede consuntiva, potrebbe anche risultare che i danni peggiori possano risultare averli subiti un certo (gran?) numero di Paesi emergenti, maggiori e minori, i quali “presi a metà del guado” e senza profonde radici industriali e finanziarie cui aggrapparsi, rischiano letteralmente di venire “spazzati via” nelle loro strutture dalla corrente impetuosa della crisi, con tutti i risvolti di politica internazionale inerenti. 2 Al “focolaio” iniziale dei mutui subprime, se ne sono infatti aggiunti, e man mano stanno continuando a farlo, di nuovi, che emergono con una metodicità la quale, se è scientifica, risulta comunque davvero sorprendente. Gli imponenti e repentini Fall&Rise (caduta e risalita) del Dollaro e, per converso, Rise&Fall (salita e caduta) delle materie prime ben difficilmente possono essere interpretati con modelli macroeconomici tradizionali, così pure come l'alternarsi in brevissimo tempo di incrementi inflattivi e deflazioni improvvise. È vero il fatto che i prodotti finanziari derivati consentono la creazione di effetti leva così rilevanti da modificare gli equilibri econometrici teoreticamente studiati in forma accademica, però è innegabile che gli epicentri che si manifestano un giorno sì e l'altro anche “in giro” per le varie realtà economiche e finanziarie internazionali sono il sintomo di una malattia, prodottasi in modo autonomo e/o eventualmente indotta o “accompagnata”, perniciosa la cui cura è, allo stato, ignota. Islanda, Argentina, Bielorussia e Repubbliche Baltiche risultano oggi allo stremo delle loro forze finanziarie, ma anche la stessa Ungheria, nel cuore di quella nuova e più estesa Europa di cui pareva rappresentare uno dei nuovi pilastri, sta rischiando la bancarotta. Questo, considerando la questione nello specifico (si pensi al Fiorino Ungherese, svalutatosi di altre in 30% in brevissimo tempo, magari cercando di non avvertire un brivido lungo la schiena che ci potrebbe cogliere nel pensare a quello che sarebbe accaduto in Italia se non avessimo adottato l'Euro), ma anche rispetto alle conseguenze sul sistema creditizio internazionale esposto verso gli ex Paesi dell'Est (ivi comprese Serbia, Ucraina): Bank Austria ed Unicredit sono, ad esempio, alcune delle Istituzioni bancarie che vi sono più pesantemente collocate, così come, sull'altra sponda dell'Atlantico ma nello stesso verso, l'Argentina ed i Paesi Latino-americani stanno minacciando l'integrità finanziaria delle banche iberiche. C'è, poi, la crisi delle carte di credito, che si sta mostrando come una minaccia sempre più grave all'orizzonte (quasi venti miliardi di Dollari di insolvenze nei soli Stati Uniti nel primo semestre 2008, che, si stima, diventeranno quasi cento miliardi a valere sull'intero 2009), assieme a quella delle politiche protezionistiche che, inevitabilmente, ad un certo punto, verranno prese anche per via, più o meno surrettiziamente, unilaterale per salvare il salvabile delle sovrastrutture economiche delle varie Nazioni, “cortocircuitando” il trading commerciale globalizzato attualmente in essere, con conseguenze, allo stato, difficilmente valutabili. E che dire dell'immensità inconoscibile degli Hedge Funds (fondi speculativi) o degli obbiettivi dei Fondi Sovrani (i quali ultimi, alla fine di questa congiuntura, rischiano di divenire gli indiscussi dominatori planetari del sistema finanziario-industriale)? Qualcuno dice che l'esperienza tratta dalla grande crisi depressiva degli anni Trenta avrà fatto, alla fin fine, sì che certi errori non saranno stati ripetuti e che, quindi, la via d'uscita da questa tempesta economica epocale sarà meno dolorosa che allora. Il che può risultare un'opzione augurabile, sebbene non sia utile sottacere il fatto che di errori ne possano essere stati fatti altri, magari anche più gravi. Economista ed imprenditore torinese, sposato con due figli, è stato per anni Commissionario in titoli e valori di Borsa. Storico, studioso delle arti figurative, nonché cultore e praticante di quelle musicali, vanta trascorsi agonistici a livello nazionale in diverse discipline sportive. Fra le sue opere edite si segnalano “Il Risveglio del Faraone”,“Notturno Barocco”, “Codice To2k6-Terrore sul Circo Bianco”, “Stilicho” e “Luce d'Orange”. Punto di Vista continua dalla prima Qualcosa di nuovo Insieme a loro c'erano e ci sono gli studenti universitari: condividono la stessa lotta, la stessa voglia di affermare richieste concrete e allo stesso tempo un'idea generale, a volte un po' ingenua, di quello che l'Italia deve diventare. Non hanno riferimenti politici, diffidano di chiunque voglia mettere la sua bandiera sulla loro protesta e proposta, sogno i figli del disimpegno e della politica della casta. Hanno forti riferimenti culturali e idee chiare su cosa vogliono: l'università centro di produzione di cultura, di ricerca, di sapere e di formazione. Vogliono studiare tanto e meglio, vogliono essere protagonisti in prima fila delle lotta all'ignoranza, consapevoli che è importante quanto quella alla povertà. Sentono che questa società così com'è non può aiutarli a costruire un futuro accettabile, ingessata nelle sue rigidità e paralizzata dalle corporazioni; sentono che sta andando a fondo e che solo con un cambiamento radicale è possibile per loro salvarsi. Vogliono provarci cominciando a “ripulire” l'università dai baroni, dalle cattedre ereditarie, dagli sprechi evidenti, dagli egoismi dei raccomandati, dall'impunità di chi la fa poi sempre franca. Vogliono vedere che il merito è premiato, che chi vale va avanti e magari mette le sue capacità al servizio degli altri viene prima delle veline e dei calciatori nella considerazione dell'opinione pubblica. Scusate se è poco, dopo anni di rincoglionimento e individualismo sfrenato. Per questo le due pagine che vi prego caldamente di leggere sono importanti: dicono a noi adulti che forse c'è qualcosa di nuovo nell'aria. Bisogna lasciare che cresca e che prenda le strade che vuole e che sente, che manifesti e discuta secondo le sue regole e modalità. Dobbiamo tutti insieme sperare che siano i segni di una ritrovata fiducia dei giovani nella partecipazione e nella politica. Quella della casta va ad esaurimento, forse il domani sta nascendo anche lì. Mariano Turigliatto REGIONE Poco dopo le 11 di sabato 22 Novembre è crollato il controsoffitto della 4 G a Rivoli La tragedia del Darwin Subito lo scaricabarile delle autorità che dicono: fatalità di Giovanni Lava F atalità. Fatalità afferma a caldo la presidente Bresso recatasi al Darwin il giorno della tragedia. Fatalità le fa eco il presidente Berlusconi il giorno dopo. Fatalità è la parola magica con la quale ogni volta i nostri politici cercano di esorcizzare le tragedie. Tragedie frutto della speculazione, dell'incuria, dell'approssimazione, della carenza di cultura della prevenzione nel nostro disgraziato Paese. Tragedie che si ripetono a dispetto delle leggi, dei proclami, degli impegni che ogni volta vengono solennemente presi, per poi cadere velocemente nel dimenticatoio non appena i riflettori vengono spenti. Sarebbe una fatalità lasciare colpevolmente un tubo di ghisa in agguato sulle teste degli studenti? Sarebbe una fatalità ospitare qualche migliaio di studenti e centinaia di insegnanti in un edificio vecchio e inadeguato? Ma di una cosa possiamo essere quasi sicuri: nessuno pagherà per la morte di Vito Scafidi e per i danni fisici e psicologici arrecati agli altri studenti. Lo scaricabarile è partito in contemporanea con il crollo del soffitto. Ma questa tragedia vissuta in diretta chi scrive ha un figlio diciassettenne che frequenta il Darwin oltre allo spavento, al dolore, al trauma psicologico vissuto dai compagni e amici di Vito e degli altri feriti, porta con sé alcune riflessioni a caldo che martellano il cuore e la mente. Innanzitutto lo splendore di queste ragazze e ragazzi coinvolti così duramente dalla tragedia. Avevamo già imparato ad apprezzarne la serietà, la bontà e la solidarietà che li animano nelle settimane precedenti quando hanno partecipato alle lotte contro la cosiddetta riforma Gelmini. A queste qualità si è aggiunta la compostezza nel loro dolore. In una società che fa acqua da tutte le parti rappresentano una speranza per il futuro. Va anche sottolineata la rapidità ed efficienza dei soccorsi. Non una voce critica si è levata nei loro confronti, come spesso accade in frangenti simili. La scuola presidiata da carabinieri e cameramen Nel riquadro la foto di Vito L'elenco delle note positive finisce qui. Dicevamo dello scaricabarile dei responsabili istituzionali, ma a questo va aggiunto l'evidente carenza di professionalità e di preparazione della scuola nell'affrontare l'emergenza. Basti dire che dopo mezz'ora dal crollo, qualche classe continuava a rimanere imperturbabile in aula a fare lezione come nulla fosse. L'evacuazione dell'edificio è avvenuta nel caos. Se invece del crollo di un controsoffitto si fosse trattato di un terremoto o di un incendio, probabilmente avrebbero fatto tutti la fine dei topi. Ma come stupirsi se non più di due o tre settimane fa in un consiglio di classe ai genitori che chiedevano conto del rispetto delle norme di sicurezza nella capienza dell'aula e nella disposizione dei banchi gli insegnanti con sufficienza dichiaravano che la scuola tutta dovrebbe chiudere se volesse rispettare la 626. La legge, aggiornata dal decreto legge 81 dell'Aprile scorso, si risolve spesso in molte scuole nella redazione di un bel Piano della sicurezza, che sulla carta regola e prevede tutto e che in caso di controlli o di incidenti possa essere esibito dal dirigente nella sua perfezione formale. Poi se nella realtà dovesse fare acqua da tutte le parti, non importa. I piani hanno come ricaduta quella di far affluire nelle tasche degli ingegneri che lo redigono un bel po' di quei denari pubblici stanziati per la prevenzione. Esperienza diretta da rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: all'ingegnere responsabile del piano della scuola veniva posto il problema dei lavori eseguiti durante l'orario di lezione senza rispetto delle misure di sicurezza. Risposta testuale: “Se sui cantieri volessimo rispettare alla lettera la 626, non si costruirebbe più nulla”. La cultura della prevenzione in Italia, purtroppo, continua ad essere carente nonostante la strage delle morti bianche. La prevenzione continua ad essere banalizzata. Si fanno prove di evacuazione come fossero delle scampagnate. E il peggio è che portatori di questa mentalità sono gli stessi addetti ai lavori. Anche al Darwin ci sarà stato un bel piano riposto sotto chiave in qualche armadio, ma come si è visto l'altro giorno alla prova dei fatti ha funzionato poco e male. L'ultima riflessione è sulla spettacolarizzazione del dolore. Come sempre in questi casi torme di giornalisti, operatori Tv e fotografi si fiondano sulle vittime per carpirne il gemito, il pianto dei familiari, senza alcun pudore. Certo la colpa non è tanto dei singoli, ma del sistema dei mass-media, dei direttori di testate, di format e programmi d'intrattenimento, ma dovrebbe esistere pur sempre una responsabilità e una dignità personale. Resta il fatto che se è disgustoso guardare in Tv certi servizi, diventa insopportabile assistervi in diretta. Rivoli, piazza Martiri Domenica 23 Novembre, ore 21. La piazza è piena di ragazzi, di genitori, di cittadini per la fiaccolata in ricordo di Vito. Telecamere spente e fotografi che stazionano fiaccamente tra la gente. Lo spettacolo di una piazza strapiena interessa poco. Improvvisamente si accendono i fari, si spintonano i fotografi: è arrivata disperata e piangente la povera mamma di Vito, bisogna carpirne il dolore, riprenderne il pianto con l'obiettivo cacciato in faccia. Solo una voce solitaria si leva dalla folla: “Sciacalli, vergogna”. Questo giornalismo è ad ogni tragedia più meschino. Si pubblicano foto di minori, cosa vietata, con tanto di nome e cognome, senza alcuna autorizzazione. La legge sulla privacy c'è, ma chi se ne frega. Vale quanto quella sulla prevenzione. Ultima perla. Giorno della tragedia: i poliziotti sbarrano l'ingresso della scuola. Dentro sono in corso le operazioni di soccorso. Nessuno può entrare, né gli insegnanti che vorrebbero recuperare il cappotto, né i familiari dei feriti. Ma il poliziotto consente l'ingresso al giornalista amico sotto gli occhi di tutti. A quel punto un padre afferra il poliziotto e lo spintona contro il muro ed entra seguito da altri familiari. Anche questa è l'Italia. “Un computer per ogni studente” persino sulla Bbc È stato presentato lo scorso 7 ottobre e in poco più di un mese ha goduto di riscontri straordinari. Il progetto “Un computer per ogni studente”, ideato dal gruppo consiliare Insieme per Bresso con la collaborazione di Olidata, Intel e Microsoft, ha introdotto i piccoli “JumPc” nelle scuole elementari “Don Milani” di Rivoli e “D'Andrade” di Pavone Canavese e ha guadagnato spazio sui principali media nazionali fino, in un caso eclatante, a varcare i confini nazionali per approdare sul sito web della Bbc. Come mostrano le pagine riprodotte qui a fianco, non sono stati solo i quotidiani a trovare spazio per l'iniziativa, ma anche settimanali diffusi e popolari come “Visto” e “Gente” hanno ritenuto interessante fare un resoconto dell'impatto che i piccoli computer hanno avuto nelle scuole degli studenti interessati dalla sperimentazione. Il progetto vuole dimostrare come una didattica consolidata, attuata con modalità innovative e in linea con le esigenze del prossimo futuro, possa portare la scuola italiana verso livelli più alti. Accanto ai tradizionali libri di testo, gli allievi delle elementari di Rivoli e Pavone Canavese possono servirsi di questi piccoli computer: li utilizzano in classe e li portano portare a casa. Al loro interno sono stati caricati appositi programmi che rendono le lezioni più dinamiche e coinvolgenti, realizzando così il compito di stimolare la curiosità e l'intelletto dei bambini. Didattica, ma anche sicurezza: gli ultraportatili hanno al loro interno un'esclusiva “white list” di ben 800 siti adatti ai bambini e una selezione di 70 attività da svolgere sul web. Questa parte del progetto è stata resa possibile grazie all'impegno degli studenti e dei docenti del corso IG2 (Grafica e Videogame) dell'Istituto tecnico industriale “Majorana” di Grugliasco. G.R. 3 Punto di Vista BORGARO - CASELLE - MAPPANO Scelta l'area per la caserma. Si attende ora il parere dell'Arma Carabinieri alla ex Vigel di Dario De Vecchis in arrivo la possibile soluzione per la caserma dei carabinieri a Borgaro almeno a quanto emerge dalle dichiarazioni rese nelle ultime settimane dal sindaco Barrea. L'area scelta è quella della ex palazzina della azienda Vigel presente in viale Martiri. La ditta che si è trasferita da pochi anni nell'area Pip ha lasciato liberi quei locali e da tempo l'amministrazione comunale aveva messo le mani su un loro possibile utilizzo. Nei mesi passati anche con un passaggio in un consiglio comunale la soluzione trovata all'ex palazzina pareva essere quella di una scuola superiore, per venire incontro anche alle molte richieste di giovani e famiglie che avrebbero visto di buon occhio l'opportunità di un istituto all'interno della cinta daziale comunale e frenare il fenomeno del pendolarismo scolastico. Questa soluzione durante questi mesi si è andata ridimensionando e ora appare lontana o comunque non realizzabile nell'immediato anche se dall'amministrazione fanno sapere che sono in corso trattative con la Provincia di Torino per una sua possibile collocazione su un terreno già individuato. Accantonata questa opportunità si è affacciata la soluzione per la ex palazzina Vigel della caserma dei carabinieri. L'opportunità per il sindaco è ghiotta anche perché il costo sarebbe contenuto intorno a È L'edificio che dovrebbe ospitare la caserma qualche centinaio di migliaia di euro per ristrutturare l'edificio. Certo è che la caserma dei carabinieri è stata sempre un cavallo di battaglia dell'attuale amministrazione e la soluzione della vicenda che si porta avanti da anni farebbe cadere le molte critiche piovute addosso all'attuale maggioranza che governa la cittadina. C'è anche chi ricorda che la scelta della ex palazzina è a pochi metri di distanza dall'altra ipotesi che si era trovata per costruire la caserma sempre in via Martiri, nell'area detta dell'ex Mulino dove sorgeva l'asilo nido comunale ricostruito in una zona più decentrata e ottimale, che però non si è realizzata e che è stata al centro di un contenzioso legale che è costato alle casse del comune di Borgaro ben 330 mila euro! I cittadini proprietari di quei terreni hanno avuto ragione da parte del TAR. per quanto riguarda la revoca del provvedimento di esproprio per pubblica utilità avvenuta negli anni '70 per la costruzione dell'asilo nido e riconfermata quando questa costruzione è stata abbattuta per collocarvi la stazione dei carabinieri che non si è fatta. L'amministrazione comunale decise infatti arbitrariamente di cedere parte del sottosuolo del terreno per costruire dei garage ai costruttori di una palazzo sopra all'area dell'ex Mulino. Il TAR lo scorso anno ha condannato il comune di Borgaro perché l'esproprio per utilità pubblica non si è perfezionato. La condanna prevedeva la restituzione dell'area ai privati o il pagamento a livelli commerciali e gli amministratori non hanno potuto far altro che optare per la seconda soluzione perché appunto su quei terreni si era intervenuti costruendo piazze e parcheggi! L'errore come abbiamo detto è stato pagato salato dall'amministrazione comunale che in questo modo comunque potrà dire che una soluzione alla presenza della caserma si è trovata. Certo che se pensiamo ai 330 mila euro dovuti sborsare e a quelli che si prevedono per riqualificare la palazzina dell'ex palazzina Vigel i borgaresi si troveranno una caserma dei carabinieri costruita a “peso d'oro” come sostengono anche i consiglieri comunali di opposizione. Si attende ora il parere dell'Arma dei carabinieri con la quale nei mesi passati da parte dell'amministrazione comunale sono stati fatti importanti passi avanti. Punto Giovani Dopo la pausa estiva è ripresa l'attività del Punto Giovani di Borgaro, il centro di aggregazione voluto dall'assessorato ai giovani e che si avvale per l'attività quotidiana della collaborazione con la Cooperativa E.T. di Torino. Le attività del centro sono rivolte ai giovani tra i 12 e i 20 anni, suddivise in base all'età e ai vari interessi e realizzate in diverse fasce orarie. Il Punto Giovani è ospitato presso un edificio comunale situato in zona centrale, adiacente alla scuola media, e dispone di un giardino particolarmente adatto per le attività all'aperto. I responsabili del centro ricordano che “ Il Punto Giovani si pone quale obiettivo primario di dare ai ragazzi la possibilità di divertirsi e di fare nuove amicizie, offrendo nel contempo nuove prospettive per trascorrere il tempo libero e conoscere le iniziative del proprio comune. Durante la primavera, il Punto Giovani ha ospitato l'iniziativa “Libera la tua creatività”. Sono stati realizzati tre laboratori che hanno portato i partecipanti a sperimentare l'uso corretto delle bombolette spray realizzando disegni su grandi pannelli (laboratorio di writing), a conoscere da vicino il mondo radiofonico (laboratorio dj), a realizzare un cortometraggio professionale (cinematografia)”. Da ottobre le nuove attività sono i laboratori di dj disco (il giovedì pomeriggio) e di hip-hop (il venerdì pomeriggio). Viene anche organizzato il 1° torneo di calcetto ed è stata organizzata la 1° Festa di Halloween . Mercalli fa il pienone Racconti Corsari 2008 Uisp River La serata organizzata dal Circolo Berlinguer di Borgaro a Mappano presso la sala delle Colonne del Cim alcune settimane fa con il meteorologo Luca Mercalli ha registrato il tutto esaurito. La conferenza aveva già un titolo emblematico “Il Clima nell'Era del Cemento” e Mercalli non ha fatto mancare nella sua analisi nessuno delle sue posizioni ben note, suffragate da anni di studio sul campo. La sua analisi appassionata è partita da alcuni esempi climatici locali di forte impatto che si sono abbattuti negli ultimi mesi sul Piemonte. Come si spiegano questi fenomeni? Mercalli: “Questi fenomeni devastanti dipendono da un uso del territorio che ha subito uno sviluppo sconsiderato e che ha nella cementificazione la sua prima causa. La cementificazione danneggia gravemente il territorio che fino ad una cinquantina di anni fa era utilizzato per usi prettamente agricoli”. La soluzione per Mercalli sta nel recuperare l'intuizione che 50 anni fa l'allora Presidente della Repubblica Einaudi ricordava nelle sue “Prediche Inutili” quando affermava che per risolvere un problema “prima bisogna conoscere, poi discutere e poi deliberare”. “ La grande responsabilità per chi decide di utilizzare la ruspa è quella di comprendere che chi costruisce, usa il cemento, creando un danno irreversibile e irreparabile per il territorio che potrà essere recuperato solo tra migliaia di anni!”. I dati influiscono anche sul clima e questi per Mercalli sono allarmanti anche nell'anno che ci sta lasciando. Nel 2008 infatti la temperatura media è 4 aumentata, basta osservare con attenzione anche l'ulteriore scioglimento dei ghiacciai nelle nostre montagne. Da queste considerazioni ha preso spunto anche il vivace dibattito che si è svolto e che ha visto gli intervenuti porre l'accento sui problemi del territorio mappanese, casellese e borgarese. ddv Si è svolta a Caselle lo scorso 29 Ottobre la cerimonia di premiazione dei racconti vincitori della Premio Letterario Nazionale “Racconti Corsari” 2008. I vincitori sono stati premiati dal presidente della giuria Gian Luca Favetto, scrittore e critico molto apprezzato, dagli assessori casellesi Luca Baracco e Massimiliano Bertini, dal consigliere regionale Mariano Uno strano passaggio pedonale Stranezze della viabilità a Borgaro, ormai non ci stupiamo più di tanto o ci illudiamo che la fantasia di alcune situazioni non sia il tocco della follia e dell'incuria che ha preso il sopravvento con gli anni come nel caso del passaggio pedonale che ci segnalano molti cittadini domandando se “qualcuno” potrà mai intervenire. Questi cittadini si domandano perché non si provvede a dare un “senso” al passaggio pedonale presente in strada Lanzo, oggi mezzo cancellato dal parziale ripristino del manto stradale. Chi attraversa per recarsi nel centro di Borgaro giunge ad un marciapiede alto e “occupato” da quadri per la luce e per l'impianto semaforico, come si può osservare dalla foto con buona pace per tutte le categorie di pedoni e non sta meglio... il senso opposto! Quando piove poi è un terno al lotto attraversare con la consueta pozzanghera che impedisce di arrivare alla meta! Speriamo che dopo questa segnalazioni si provveda a rimediare al disagio visto la cura che viene destinata ad altre vie locali meno battute dal traffico urbano ed extraurbano. ddv Turigliatto. Nei racconti vincitori e in quelli che hanno partecipato è stata rilevata la voglia di mettersi in gioco e di evidenziare il microcosmo che circonda i personaggi protagonisti delle storie. Per la sezione tema libero scrittori sotto i 18 anni il premio è andato ad una ragazza marchigiana di 15 anni Sibilla Montanari per il racconto “Io: Salima Khaled e Sally”. Il racconto molto apprezzato per la composizione è una toccante storia di amicizia vissuta in larga parte a Kabul. Per la sezione tema libero adulti la giuria ha scelto il racconto di Franco Massimo Maso di Dolo (Ve) dal titolo “ Il Vecchio delle Nubi”. Al fondo di una crisi umana il protagonista incontra in un parco un anziano con il quale colloquia seduto su una panchina ogni sabato mattina riscoprendo le ragioni della propria esistenza. La sezione racconti sul Piemonte ha visto vincitrice l'astigiana Manuela Caracciolo con l'ottimo racconto “Riflessi Rosso Rubino”. Giulia la protagonista del racconto delusa della sua vita progetta e costruisce nelle ex carceri del suo paese natale una vineria, creando un luogo di incontri e di sapori. Per la sezione dei racconti dedicati al Lavoro il vincitore è il toscano Mario Guidi con il racconto “Quel giorno di Ferie”. È la storia di Clan, un ultra cinquantenne che vive una vita travagliata sia sul piano affettivo che lavorativo. La sezione dei racconti dedicata allo Sport ha visto come vincitore Francesco Caruso siciliano con il racconto “Delenda Charthago”. Il racconto si dipana sulla vicenda di una partita di pallone giocata in un paesino di 3000 abitanti tra le due squadre locali. Dario De Vecchis Cambio al vertice della UISP RIVER di BORGARO che ad ottobre, ha nominato Valter Campioni nuovo presidente dell'associazione sportiva che da oltre 20 anni opera in un comprensorio che comprende i comuni di Borgaro, Ciriè, S.Maurizio e Robassomero. L'associazione che ha al suo attivo 7000 soci gestisce numerosi complessi sportivi tra i quali le piscine di Borgaro e Ciriè e i palazzi dello sport di Borgaro, San Maurizio e di Robassomero. Gli istruttori che operano all'interno sono 150 e 650 gli atleti che effettuano sport agonistico tra cui, presenti a oggi, 14 squadre di Pallavolo, Pallanuoto, Basket, iscritte ai campionati regionali e nazionali delle federazioni e della UISP e 510 atleti che svolgono sport agonistico individuale nel campo del nuoto e delle arti marziali. Valter Campioni, che subentra a Pietro Filippa, già primo presidente della Uisp River e presidente regionale della Lega Nuoto UISP Piemonte recentemente scomparso. Campioni non è nuovo nell'ambiente sportivo, sia come amministratore pubblico, avendo ricoperto l'incarico di assessore allo sport a Borgaro negli anni '90, sia come dirigente dal '99 nel direttivo della polisportiva. ddv Punto di Vista Mancano all'appello 326 mila euro La legge finanziaria 2004 ha istituito l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco dei passeggeri. La legge prevede che una parte degli introiti derivanti da questa tassa vengano ripartiti tra i comuni nel cui territorio insista o risulti confinante un sedime aeroportuale. Secondo i dati forniti dal ministero, sarebbero state ripartite e pagate a favore del comune di Caselle le somme di 156.624,46 euro per l'anno 2005 e di 169.291,99 euro per il 2006. Sembrerebbe però che questi fondi non siano mai stati incassati dal nostro Comune. Non si capisce bene il perché. Negligenza di qualche nostro funzionario e amministratore o interminabili cavilli burocratici che rallentano a dismisura il trasferimento di queste risorse ai comuni interessati? Come mai il ministero, nei propri comunicati ufficiali, dice di aver pagato, mentre il comune di Caselle non ha messo nel proprio bilancio l'incasso di questi 326 mila euro? Si tratta di fondi con i quali si potrebbero realizzare opere di mitigazione dell'inquinamento acustico causato dal sorvolo degli aerei sul nostro centro abitato. Ma che fine hanno fatto? P.C.C. Riflessi della crisi dell'Alitalia sull'aeroporto Sandro Pertini di Caselle Meno lavoro, forse più case Altri mille nuovi alloggi a Caselle? Qualche tempo fa, sul quotidiano Repubblica, è apparso una articolo dal titolo "Mille alloggi a Caselle per l'Alitalia". Nell'articolo si paventava la possibilità, confermata anche dal nostro sindaco, del trasferimento di un migliaio di dipendenti della nuova Alitalia, con relative famiglie, presso la nostra città. Se questa ipotesi dovesse tramutarsi in realtà, ci troveremmo di fronte ad una nuova colata di cemento sul nostro territorio per soddisfare le esigenze dei nuovi arrivati. Colata di cemento che il nostro primo cittadino pare voglia molto magnanimamente condividere con i comuni limitrofi. Secondo Marsaglia questa nuova ondata produrrebbe un "buon effetto" per Caselle ed i comuni che accoglieranno i nuovi arrivi. Si tratta però di intenderci sul significato di "buon effetto". Probabilmente il riferimento è per gli introiti derivanti da oneri di urbanizzazione di cui beneficeranno le casse comunali. Sicuramente un Un airbus Alitalia a Caselle "buon effetto" lo avranno anche quei professionisti ed imprenditori edili che per hobby finanziano le campagne elettorali dei sindaci amici. Ma per i casellesi, nuovi e vecchi, quali saranno questi benefici? Ci piacerebbe saperlo, visto e considerato che finora all'aumento di abitazioni ed abitanti non ha corrisposto un incremento dei servizi per la cittadinanza: scuole ed asili insufficienti, aree verdi non realizzate o non adeguatamente attrezzate, mancanza di percorsi ciclabili e/o pedonali, ecc. Senza contare che il nostro territorio si può considerare Dietro la vicenda Baulino la speculazione edilizia In un precedente numero di questo giornale, avevamo ipotizzato che dietro la questione del Baulino ci fossero alcune manovre speculative e ci eravamo ripromessi di tornare sull'argomento con qualche fatto più concreto. Bene, la questione è finalmente stata discussa durante l'ultimo Consiglio Comunale. Nonostante che la struttura sia vincolata ad ospitare attività di carattere sociale, a detta dell'Amministrazione comunale, pare sia possibile trasferirvi gli uffici comunali in quanto anch'essi avrebbero una valenza sociale. Ora qualcuno ci dovrà però spiegare come mai le spese di riscaldamento per il Baulino sono eccessive, mentre per gli uffici comunali no. In fin dei conti l'impianto di riscaldamento è lo stesso ed è noto che produce parecchia dispersione di calore. Ci dovranno anche spiegare perché è più vantaggioso per le casse comunali gestire la struttura di via Torino anziché quella di via Cravero, dove si trovano gli uffici in attesa di trasferimento. Agli CASELLE - CUNEO occhi di un profano la struttura di via Cravero sembra produrre meno costi di gestione (vedi riscaldamento) rispetto all'altra. Ci sbagliamo? Infine che ne sarà della struttura di via Cravero? Non vorremmo scoprire che, prima o dopo adeguata variazione di destinazione d'uso (commerciale?), saranno affidati alla stessa società che, per il bene della comunità casellese, si è fatta carico di costruire e gestire la nuova struttura per anziani... Forse questi sono solo cattivi pensieri, ma vogliamo ribadire il concetto secondo cui, come disse il buon Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Da registrare inoltre anche la presa di posizione della locale sezione dei comunisti italiani che ha avanzato la proposta di istituire una commissione speciale e di indire un referendum. Proposta che la maggioranza (PD e indipendenti) non sembra in alcun modo intenzionata a discutere. Ormai la decisione è stata presa. Piero Calza Cita ormai saturo dal punto di vista edilizio. Fortunatamente però la notizia sembra pian piano destinata a sgonfiarsi, visto e considerato che il piano industriale di Cai prevede un organico di 225 dipendenti tra personale di volo e di terra, buona parte dei quali già in forza ad Alitalia ed Air One presso lo scalo torinese. Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi futuri. In ogni caso forse sarebbe meglio cominciare a censire le case vuote e le aree industriali dismesse prima di pensare di costruire nuovi quartieri dormitorio privi dei necessari servizi. Piero Calza Cita Aria di crisi in aeroporto A fine settembre si è riunito, in seduta straordinaria, Il Consiglio di Amministrazione della Sagat S.p.A., la società che gestisce l'aeroporto di Torino Caselle. All'ordine del giorno la crisi Alitalia e le sue ripercussioni sullo scalo torinese. In un comunicato, la Sagat rende noto che al 31 agosto "l'esposizione creditizia del Gruppo Sagat S.p.A. nei confronti della compagnia di bandiera è pari a circa 6 milioni di euro". Dal comunicato si apprende inoltre che il CdA "ha dato mandato al management di continuare a promuovere tutte le azioni utili al perseguimento dell'incasso dei crediti attraverso un costante monitoraggio della situazione a tutela degli interessi del Gruppo e nel contempo a perseguire orientamenti operativi volti allo sviluppo dell'aeroporto al servizio del territorio. Al termine, il Consiglio di Amministrazione, preso atto della gravità della situazione, auspica la risoluzione in tempi brevi della crisi Alitalia per garantire la continuità di un servizio pubblico essenziale". Da altre fonti inoltre si apprende che anche la compagnia Air One è piuttosto in ritardo con i pagamenti. Insomma, non è certo un bel periodo per la società di gestione dell'aeroporto. Cominciano infatti già ad esserci le prime ripercussioni sui lavoratori, ad alcuni dei quali non viene rinnovato il contratto, in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda che, a quanto pare, non sembrano essere molto rosei. Stando al piano industriale presentato da Cai, esiste infatti la possibilità che l'attività di handling venga svolta in proprio, con la concreta possibilità che molti lavoratori di Sagat Handling rimangano a casa. P.C.C. Il dopo Lanzavecchia Il futuro del Consorzio Ecologico Cuneese A fine anno scadrà il mandato del dott. Lanzavecchia, presidente del Consorzio Ecologico Cuneese, l'agenzia che si occupa della raccolta dei rifiuti. È l'occasione per fare il punto sulla situazione e rivedere le cose che non vanno. Se si deve fare un'osservazione è che mai come in questo caso s'è capito che il “manuale Cencelli” non serve per distribuire posti che richiedono competenza e lungimiranza. Non che il dott. Lanzavecchia sia stato un cattivo Presidente, s'è però adagiato nel tran tran, lasciando che tutto scorresse senza turbe, e senza scelte radicali, rese ormai improrogabili sia della presa di coscienza degli Italiani dopo il caso Napoli, sia dalle nuove metodologie che si stanno diffondendo nei luoghi, anche in Provincia, dove si sono fatte scelte più in linea coi tempi. E dire che il Consorzio cuneese nel '99 era davvero all'avanguardia nella raccolta differenziata: gli obiettivi richiesti dalla legislazione erano stati ampiamente superati, così come nel 2001. Ora invece, se anche le notizie ufficiali parlano di “risultati in linea con gli obiettivi richiesti dalla legge”, le associazioni ambientaliste sospettano, molto probabilmente con ragione che si sia in realtà lontani da quanto richiesto dalla legge. È comunque un dato di fatto che s'è perso molto terreno (ben che vada non si è più “avanti”, ma “in linea”) e, in ogni caso, si sta facendo fatica a tenere il passo ed il prossimo obiettivo previsto dalla legge non sarà sicuramente raggiunto. Perché? Cos'è che ci ha fatti passare da una buona gestione all'attuale stagnazione? Sostanzialmente i motivi sono due: da un lato i Comuni che fanno parte del Consorzio sono avari di risorse, né c'è da stupirsi con questi chiari di luna che portano a fare il federalismo coi fichi secchi, mentre il governo elimina l'ICI, Il dott. Livio Lanzavecchia cioè la tassa che forniva la maggior parte delle risorse alle amministrazioni comunali, dall'altro il Consorzio non s'è più curato della allocazione delle materie seconde, continuando a mantenere in vita vecchi contratti senza contattare altre ditte, mettendo in concorrenza fra loro gli eventuali destinatari e trovando così il denaro necessario per un'azione più incisiva e puntuale. Difatti non è che i Comuni una decina d'anni fa fossero più generosi, scucir soldi è sempre impresa difficoltosa, ma la gestione del Consorzio era dinamica, ancora non erano arrivati gli anni del tran tran e della stagnazione. L'asfissia del Consorzio, soffocato dalla carenza di denaro e dall'inazione, ha di fatto bloccato l'allargamento della raccolta dell'umido, così come la necessaria reiterazione dell'informazione verso i cittadini. Molti, anche nelle zone della città dove si fa la raccolta dell'umido, pensano che sia un esperimento fallito e che non lo si faccia più e nelle frazioni in cui vive circa la metà della popolazione cuneese i cassonetti per la raccolta differenziata sono pochi, lontani e scomodi, così, per mancanza di fondi e per insipienza, i cassonetti ingombranti che sono nelle strade non vengono sostituiti con altri più piccoli da mettere nei cortili, si richiederebbe infatti una ricontrattazione dell'appalto con la ditta che si occupa della raccolta e che, peraltro, spesso lascia i contenitori stracolmi per giorni perché nessuno sorveglia che rispetti i tempi di rimozione previsti. Non c'è da stupirsi che in queste condizioni sia bloccato il potenziamento della raccolta differenziata, mentre il Consorzio si limita ad agire in Cuneo città e lascia le frazioni completamente scoperte. Che fare? Prima di tutto basta col “manuale Cencelli” per le nomine in gangli così vitali per il nostro futuro. Non ci serve un nuovo Presidente che sia parte di una lottizzazione fra i partiti, ma una persona competente. Non mancano certo fra gli esponenti dell'ambientalismo cuneese persone in grado di sostituire degnamente il dott. Lanzavecchia, riportando il Consorzio al livello che aveva prima di cadere preda della lottizzazione. Bisogna poi darsi da fare per il passaggio dalla tassa alla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti, premiando così i più virtuosi e costringendo gli altri ad adeguarsi o a … soffrire nel portafoglio, questo naturalmente comporterebbe un'adeguata ripresa dell'informazione ed un'altrettanto adeguata organizzazione della raccolta, oltre ad un prezzo politico da pagarsi ai cittadini “poco virtuosi” che si troverebbero ad essere più “tartassati”. Si dovrebbe poi incentivare il compostaggio nelle frazioni, secondo il progetto che sta portando avanti la Lega Ambiente, con l'appoggio dell'assessorato e, naturalmente, dato che i Comuni non possono scialare, dovrebbe infine riprendere l'azione di monitoraggio alla ricerca degli acquirenti migliori per la materia seconda, che in passato tanti frutti aveva dato, invece di crogiolarsi in una dannosa, incomprensibile, esclusiva. 5 Punto COLLEGNO di Vista Domeniche a filiera corta a Terracorta Filiera corta? Chilometri zero? Dalla terra alla tavola? Già, questo è il linguaggio che ricorre sempre più spesso e che accompagna chi si occupa di comprare i prodotti alimentari per l'uso quotidiano di pranzo e cena. E ancora tracciabilità, qualità, trasporto corto, prodotto stagionale fresco, salute ... e risparmio(?). Proviamo, sperimentiamo ... anche noi nel nostro quartiere, di domenica. Così il Comitato spontaneo di quartiere Leumann-Terracorta, in Collegno, entra in azione. Si coinvolge un gruppo di contadini, produttori locali dei comuni vicini disposti a mettersi in gioco. L'Amministrazione comunale appoggia. Diventa così il “Mercatino dei Contadini”, da ottobre a dicembre con cadenza mensile. Piazzetta Bambini di Beslan, vicino alla chiesa Beata Vergine Consolata, in Terracorta, ha ospitato il 19 Ottobre e il 16 Novembre scorsi i produttori di verdura di stagione; la carne arrivata da allevamenti locali, castagne, noci, vino della Valle di Susa, il miele da apicoltori specializzati. I formaggi sono prodotti in Villarbasse, il pane ad Avigliana. I fiori, i vasi, le piante ornamentali provengono dal vivaio Bella di Rivoli. I protagonisti delle proposte di qualità, e quindi della filiera corta, sono loro. E sono i residenti del quartiere ad accettare con entusiasmo l'acquisto dei prodotti sulle bancarell, diventando anch'essi protagonisti dell'incontro. Un sole primaverile ha rinnovato il successo di incontri di persone, di scambi di battute: tutti si augurano sia così anche domenica 14 dicembre, il prossimo appuntamento con gli immancabili auguri e sorprese di Natale. Altri quartieri vogliono provare? Armando Grillo Domenica 16 Novembre Il Convegno il “Parco dei giardini” organizzato dagli Amici del Parco Dalla Chiesa Idee per il progetto che verrà di Giovanni Lava S i è svolto Venerdì 21 Novembre il convegno “Il parco dei giardini” organizzato dall'associazione “Amici del Parco Dalla Chiesa” e dal Comune di Collegno in collaborazione con il Politecnico e con il patrocinio della Regione Piemonte. Dopo più di due anni di impegno nella difesa del parco, gli Amici [] hanno maturato la convinzione che il pericolo più grave che corre questo polmone verde cittadino è dato dall'assenza di un progetto complessivo di riqualificazione. Tale assenza espone il parco sia nella parte architettonica che nello spazio vegetativo ad interventi estemporanei che ne minano l'identità e l'integrità. Cosa che è regolarmente avvenuta in questi anni con l'insediamento di funzioni non coordinate tra di loro, alcune negative e devastanti, vedi Colonia Sonora o la palestra del liceo. Il consumo stesso del parco da parte della folla di cittadini che vi si accalcano nei giorni d'estate rappresenta un rischio di impoverimento progressivo in assenza di rispetto delle regole e di interventi di manutenzione e ripristino. Da qui l'idea di chiamare degli esperti a fare il punto della situazione, a mostrare le soluzioni che in contesti simili sono state adottate per il mondo e a lanciare qualche idea di un possibile progetto d'uso capace di salvaguardare e riqualificare il nostro parco. L'intervento prima e la presenza del Sindaco Silvana Accossato per tutta la durata del Convegno hanno attestato l'interesse verso le idee proposte. Gli assessori Pesce (Ambiente) e Plantamura (Urbanistica) hanno illustrato lo stato dell'arte. Dopo si è entrati nel vivo delle proposte o suggestioni, come sono state definite, grazie agli interventi del prof. Vittorio De Semaforo sprint Bisogna essere dei centometristi per attraversare incolumi, o almeno prima che scatti il rosso, via Tampellini per imboccare via Del Brucco. Il verde del semaforo a chiamata dura meno di 10 secondi. Le segnalazioni alle autorità per far aumentare il tempo, soprattutto per gli anziani che si recano al cimitero, finora sono rimaste senza risposta. Fabiani, degli architetti Guido Laganà e Fiorella Rabellino del Politecnico di Torino. Lo storico De Fabiani attraverso una serie di immagini ci ha spiegato il profondo significato simbolico religioso rappresentato dalla struttura del chiostro e dal suo giardino nel corso dei millenni e all'interno delle diverse culture. Di memoria storica. Invece noi a Collegno possediamo uno dei chiostri più grandi e più belli in completo stato di abbandono, ignorato e svalorizzato. Guido Laganà innanzitutto ha indicato nel parco Dalla Chiesa un tassello di quell'ampio polmone verde dell'area metropolitana torinese che comprende il parco di Grugliasco con l'università, la Reggia di Venaria, il Castello di Rivoli con la sua collina morenica. È dentro questo contesto più ampio che va ricondotta ogni progettazione. Fiorella Rabellino con l'aiuto di una carrellata di immagini ha condotto i presenti dentro i parchi urbani in Europa e nel mondo, da quello della Villette e Citroyen in Francia al Lowel Central Garden di Los Angeles. Una decina di esempi di parchi urbani che hanno mostrato le soluzioni più fantasiose e fatto morire di invidia i presenti. Che sia il parco, lo spazio vegetativo, a guidare la ristrutturazione degli edifici e non viceversa, ha ripreso Laganà. Partire da un restauro filologico del chiostro e del suo giardino per arrivare a utilizzare gli spazi interni dei padiglioni per installare giardini tematico-culturali e lasciare all'uso libero dei cittadini il garden city, cioè gli ampi spazi attualmente già ampiamente utilizzati. A fianco di tutto ciò la nascita di una biblioteca mediatica che raccolga e cataloghi tutti i progetti di giardini urbani esistenti al mondo, che diventi punto di riferimento mondiale per i progettisti, con la possibilità di ospitare mostre temporanee dei progetti più significativi. Sono seguiti gli altri interventi in programma con Ippolito Ostellino, direttore del Parco del Po che ha messo in guardia dal sottovalutare il problema della manutenzione. Federico Bocchi, tecnico responsabile del Comune per le aree verdi che ha relazionato sul patrimonio verde e sugli interventi effettuati. Il vivaista Marco Gramaglia ha soprattutto richiamato il “parco prima del Parco”, sulla mancanza di rispetto verso ciò che c'era prima con i certosini e poi con l'ospedale psichiatrico, che ha sostenuto come un giardino brutto ha gli stessi costi di un giardino bello. Il botanico Roberto Ostellino ha soprattutto esplicitato il timore che una riqualificazione possa ridurre la libertà di fruizione. Ha chiuso Elisa Guglielminet del Comune di Torino illustrando l'esperienza di un giardino didattico rivolto sia alle scuole che ai cittadini. Di carne a fuoco ne è stata messa tanta. Ora si aspetta la pubblicazione degli atti del Convegno. Gli Amici del Parco Dalla Chiesa oltre ad essere felici per l'interesse suscitato dall'iniziativa, ora si augurano che davvero chiunque abbia il potere da qui in avanti di decidere il futuro del parco tenga conto delle riflessioni e delle idee emerse durante i convegno. Il buio pauroso del parco Di Vittorio: qualcosa si muove Il parco Dalla Chiesa è il grande polmone verde della città di Collegno. Da quando, trent'anni or sono, non è più completamente racchiuso dal muro di cinta dell'ex-ospedale psichiatrico, è diventato un giardino pubblico ed è frequentato da un gran numero di cittadini, collegnesi e non. Si possono trovare regolarmente varie categorie di persone: i pensionati alla bocciofila o in giro a fare due passi, appassionati che giocano a pallone, le coppie che portano a spasso i figli (o i nipoti), gli sportivi che corrono lungo le strade ed i sentieri ed usano gli attrezzi ginnici. La centralità del parco è poi ulteriormente aumentata in questi ultimi anni, in quanto vi si è trasferita la sala consiliare e sono state edificate la casa di riposo “Maria Barbero” e la sede distaccata del Liceo Marie Curie di Grugliasco. Per tutti questi motivi sarebbe doveroso dotare il parco di un'adeguata illuminazione, in molte zone carente o, ancora peggio, inesistente. Facendo qualche esempio, possiamo prendere la stradina sterrata, per altro risistemata da pochi anni, che parte dietro la sala consiliare e corre parallela a Corso Pastrengo: nel primo tratto la vicinanza alla strada veicolare, ma soprattutto al limitrofo benzinaio, e qualche lampione permettono una buona visibilità. Non è così nella seconda metà: non è presente neanche un lume e purtroppo non giunge che pochissima luce dal corso. In generale tutta la strada che parte dalla centrale termica, raggiunge l'exlavanderia a vapore (in cui tra l'altro fervono i lavori per la realizzazione della scuola di danza), prosegue 6 a sinistra verso il padiglione 14 e si esaurisce presso piazzale Avis, vicino alla chiesa San Lorenzo, è completamente buia. Questa è per altro una zona con una certa frequentazione: vi è il centro prelievi dell'Asl e d'estate vi si svolge il festival “Colonia Sonora” che richiama un grande numero di persone, soprattutto giovani. La presenza di lampioni non è comunque sempre sinonimo di luminosità: ad esempio davanti alla palazzina dei vigili urbani ve ne sono ben tre, peccato però che siano desolatamente spenti. Solo un faro e le luci della nuova rotonda di Via Martiri XXX Aprile sopperiscono parzialmente alla lacuna. L'amministrazione comunale ha comunque dimostrato di non essere totalmente insensibile sul tema, sostituendo in alcuni punti le vecchie lampadine con altre più potenti e soprattutto installando una serie di telecamere (ma funzionano o fanno solo scena?). Ora, in un'epoca in cui la sicurezza sembra sia diventato un tema estremamente importante per i cittadini (e per il dibattito politico), anche quando basterebbe poco per aumentare la sensazione di protezione non lo si fa. Poi magari ci pensa il governo centrale, spedendo qualche soldatino a presidiare l'intero territorio nazionale.. Un piccolo intervento potrebbe ridare decoro e percezione di sicurezza, anche dopo il calare delle tenebre a quest'importante tassello che forma il puzzle della realtà collegnese. Carlo Federico Sartori Non bastasse già il nome, Euplio Iula, il presidente della Cooperativa Di Vittorio ha reso ancora più autorevole il suo intervento brandendo per tutto il tempo un grande sigaro, seppure spento. L'occasione è stata quella del 13 Novembre scorso, la sera dell'assemblea dei soci ed ex soci della cooperativa a proprietà indivisa di viale Partigiani 15 e 17 e di via Venaria 27 a Collegno. Dopo circa un anno di proteste da parte di molti degli ex soci diventati proprietari degli alloggi, dopo le interrogazioni in Regione del consigliere Mariano Turigliatto, la questione della manutenzione straordinaria degli stabili e della gestione dei fondi ad essa destinati è stata affrontata dalla cooperativa con l'intervento del suo presidente. Iula ha sapientemente dosato nel corso della serata il bastone e la carota verso i “reprobi” che hanno osato mettere in dubbio con la loro insistenza e con le loro domande indiscrete la bontà dei comportamenti tenuti dalla Di Vittorio. La questione posta dagli ex soci era se la cooperativa dovesse o meno contribuire alla manutenzione straordinaria e in particolare alla sostituzione del tetto in amianto, anche se nel frattempo la proprietà degli immobili era in gran parte stata riscattata dai soci. Solo il venti per cento al momento è ancora a proprietà indivisa. Secondo il Comitato, nato per rivendicare il problema, i fondi accantonati nel corso degli anni pari a €. 223.544,45 non sarebbero stati tutti spesi per gli immobili di Collegno. Iula su questo è stato categorico: tenendo fede al principio statutario della mutualità e solidarietà tra tutti i soci della cooperativa i fondi sono stati spesi per interventi più urgenti su altri immobili, tanto che complessivamente su €. 4.600.000 trattenuti dai fondi da restituire alla Regione nel periodo 1992/2007, ne sono stati spesi per manutenzione straordinaria €. 6.208.000, circa un milione e seicentomila euro in più. Dopo aver ribadito che la cooperativa non discute mentre lo stava facendo con chi non è socio, né con chi mette in dubbio la correttezza della gestione amministrativa perché chi ha dubbi va dal magistrato -, Euplio Iula ha comunicato che proprio nello spirito della mutualità e solidarietà non intende tirarsi indietro, riconoscendo in qualche modo il proprio dovere morale di venire incontro alle esigenze di manutenzione degli stabili in questione, riservandosi di valutare in che modo e in che misura intervenire, impegnandosi a dare una risposta entro un paio di mesi, cioè dopo Natale. Nel corso dell'assemblea è risultato decisivo l'intervento di mediazione del consigliere regionale Mariano Turigliatto che con parole di buon senso ha contribuito a portare su di un binario costruttivo il confronto. Alla fine soddisfazione hanno espresso i componenti più impegnati del “Comitato promotore delle Manutenzioni Straordinarie” che hanno visto finalmente prese in considerazione le proprie richieste e che si sono detti fiduciosi che si possa trovare una soluzione condivisa. g.l. Punto di Vista COLLEGNO - GRUGLIASCO Un comitato promotore di una lista È nato il Comitato per l'integrità del Parco della Dora Con CIVICA per cambiare Collegno È possibile un'altra politica a Collegno? I promotori di una lista CIVICA per le prossime elezioni amministrative pensano di sì. Una politica che amministri senza arroganza nei confronti dei cittadini. Una politica trasparente che non nasconde ai cittadini interessati le informazioni necessarie a valutare un problema. Una politica che non consulta i cittadini quando i giochi sono già fatti. Una politica che non sia al servizio di interessi economici privati che contrastano con quelli dei cittadini. Infine una politica che non diventi un mestiere a vita, la fonte principale di sostentamento per la piccola casta locale che continua a scambiarsi le poltrone all'interno sempre della stessa cerchia di compari. Il Comitato promotore prende le mosse dalla rete di cittadinanza attiva, dai soggetti che in questi anni sono nati intorno a problemi specifici, da quello dei rifiuti con il “Comitato per e con il cittadino” alla lotta contro la centrale di Savonera, dalla salvaguardia del territorio dalla cementificazione selvaggia ad una politica a favore della sicurezza sulle strade per pedoni e ciclisti con “Collegno Domani”. Strada facendo si è già arricchito con la presenza di tanti cittadini che non ne possono più per questo o quel problema irrisolto oppure della cappa politica che grava sulla città da un po' di anni. Il percorso appena iniziato intende coinvolgere nella formazione della lista tutte le persone di buona volontà che pensano che sia tempo di una svolta a favore di una Un polmone verde da salvaguardare I politica che combatta seriamente gli sprechi dell'amministrazione pubblica a livello comunale, come l'evasione fiscale. Si vuole una verifica puntuale del diritto a godere di tariffe ridotte nel godimento dei servizi comunali per smascherare i troppi furbi in circolazione. L'addizionale comunale Irpef deve essere improntata a criteri di proporzionalità in base al reddito e non fissa come è ora. Le risorse recuperate devono essere spese a favore di quelle famiglie che a causa della crisi fanno fatica a tirare avanti e non per iniziative di propaganda. Bisogna dire basta alla subalternità delle amministrazioni collegnesi alla città di Torino che scarica sulla Cintura i suoi problemi (inceneritori, centrali, depositi Metro, cittadini in difficoltà, …) ma continua a negarle i vantaggi della metropoli, per esempio l'abbonamento o il biglietto della Gtt o le agevolazioni per i pensionati di cui godono i torinesi. Fermare la distruzione sistematica di tutte le casette, per costruire al loro posto dei palazzoni a filo strada è un'altra priorità. Chi volesse portare il proprio contributo scriva a Civica, piazza Neruda 10, 10093 Collegno oppure a [email protected] oppure telefoni al 011 5757344 n queste ultime settimane molti sono stati gli eventi che hanno interessato il futuro dell'area destinata dal Piano Regolatore di Collegno a Parco agronaturale della Dora. Abbiamo assistito allo show dei professionisti al soldo di Collegno 2000 Srl nella Sala consiliare del Comune. Domenico Baggiani, professore del Politecnico, Antonio Besso Marcheis e Baldovino Dassù, campione e disegnatore di campi da golf con un gioco di squadra, usando immagini e parole suadenti, hanno spiegato come il campo da golf rappresenti un'occasione più unica che rara per Collegno per risanare un'area molto compromessa dal punto di vista ambientale. Ne hanno dette di tutti i colori: il fiume sarebbe il più inquinato del Piemonte, il territorio su cui dovrebbe sorgere il campo da golf sarebbe devastato da una cava abbandonata; la coltivazione del mais attualmente in quell'area consumerebbe almeno tre volte l'acqua necessaria al campo da golf, che utilizzerebbe meno fitofarmaci e concimi; non limiterebbe la possibilità di usufruire di quell'area, perché essendo privata, già oggi nessuno può accedervi liberamente, quindi solo grazie al golf diventerebbe in qualche modo accessibile ... Che dire? I professionisti sono pagati per fare gli interessi dei loro padroni, per cui né stupore né moralistiche condanne, perché tanto nessuno dei presenti c'è cascato, il gioco era troppo viziato per convincere qualcuno al di fuori di chi convinto lo era già. Come per esempio Umberto D'Ottavio che si è premurato di farci sapere dalle pagine di Luna Nuova: “Sarebbe sbagliato respingere proposte di valorizzazione del territorio come quelle del campo da golf. Finalmente c'è la possibilità di attrarre investimenti seri per il parco”. Come dire: il campo da golf non è che l'inizio! D'altra parte Mucche al pascolo dove dovrebbe sorgere il campo da golf D'Ottavio non ha mai nascosto i suoi ottimi rapporti con Collegno 2000, benedicendone l'arrivo a Collegno e prodigandosi, prima da sindaco in carica e poi da sindaco ombra, a che tutti i progetti della società in questione andassero in porto, variante al Piano Regolatore dopo variante. Ma a Collegno per fortuna non tutti la pensano come l'ex sindaco D'Ottavio, e così con il neonato “Comitato per l'integrità del Parco della Dora” tanti cittadini si sono mobilitati sia in manifestazioni come la biciclettata nel parco, sia nella raccolta di firme e adesioni. Sono già alcune centinaia i collegnesi che hanno firmato l'adesione al Comitato e la contrarietà all'edificazione del campo da golf. Nel frattempo è partito un appello già sottoscritto da molte personalità del mondo “ambientalista e non” anche non collegnesi. Perché la difesa del Parco della Dora è cosa che riguarda tutta la città metropolitana, trattandosi di una delle poche aree ancora non edificate e con angoli di pregio naturalistico. Il Comitato ha preparato un video che illustra i motivi che da più di 10 anni hanno portato al progetto del Parco, un progetto condiviso anche da D'Ottavio quando era sindaco, tanto da averlo deliberato in Giunta e poi inserito nel Piano regolatore. Poi si vede che qualcuno gli ha fatto cambiare idea. Nel cantiere del Comitato vi è poi l'organizzazione di un convegno per la fine di gennaio in cui insieme ad autorevoli esponenti si discuterà di territorio e del suo dissennato consumo. Il consiglio comunale, intanto, ha rinviato al marzo 2009 il termine per decidere se approvare o meno la variante al Piano regolatore che consentirebbe la realizzazione di un campo da golf che porterebbe via al parco 61 ettari di terreno su 450, un'intera ansa del fiume. Nel frattempo Collegno 2000 minaccia denunce al sindaco Accossato e ai tecnici comunali. Come dire: il bue che chiama cornuto all'asino. Giovanni Lava Corso Torino e Il Comune pieno di debiti Inciviltà e turpiloquio il cavalcavia sparito non paga i fornitori in Consiglio Comunale Vi siete mai trovati in coda sul cavalcaferrovia di corso Torino chiedendovi come mai nessuno si sia preoccupato negli anni di ampliarlo perché potesse ricevere al meglio il traffico automobilistico da e per Grugliasco? Sareste certamente sopresi se scopriste che il cavalcaferrovia era regolarmente previsto da dieci anni a questa parte, disponeva di un progetto già approvato dalla Ferrovie dello Stato e del necessario finanziamento, circa 645.000 euro. I soldi derivavano dagli oneri dovuti dall'impresa che ha costruito i palazzi nuovi di via Rieti e corso Adriatico, la Immobiliare San Giorgio, ed erano stati accantonati proprio per questa funzione. Il progetto prevedeva che si costruisse un ramo del cavalcavia che scendesse direttamente in strada della Pronda, istituendo così una sorta di senso unico (andata verso Torino in strada della Pronda, ritorno da viale Radich). Nel dicembre 2003, Mazzù sindaco e Nadia Marabese assessore, l'opera venne cancellata e i soldi incamerati dal Comune. Qualche consigliere comunale protestò chiedendo spiegazioni e manifestando dubbi in proposito. L'amministrazione rispose loro che quei soldi sarebbero stati spesi per migliorare la borgata Quaglia realizzando la circonvallazione per portare fuori dall'abitato il traffico di Le Gru. Divertenti le roboanti dichiarazioni di esponenti politici di spicco, naturalmente tutti d'accordo con l'amministrazione. Sono passati cinque anni da allora: i soldi sono stati spesi in altre opere, nessun intervento è stato realizzato e la coda al cavalcavia è diventata una costante della viabilità grugliaschese. m.t. Nello scorso numero del giornale abbiamo lanciato un grido d'allarme sui debiti che il Comune di Grugliasco ha verso i suoi fornitori, CIDIU (€ 403.000) , NOVE (€ 704.000) e BIORISTORO (€ 770.000) in testa. Sono tre società partecipate, la prima con quote di minoranza. Nelle altre due il Comune detiene la maggioranza delle quote. Eppure i cittadini pagano la TIA al CIDIU, il teleriscaldamento a NOVE e le rette della mensa a BIORISTORO. Perché i soldi incassati dai cittadini non vengono utilizzati per pagare i fornitori? Oltretutto indebitare così pesantemente aziende che forniscono servizi incide, se non sulla qualità, certamente sul costo dei servizi stessi. Le aziende in questione, infatti, sono costrette a cercare finanziamenti in banca, pagando interessi passivi. Questi vanno a pesare sul loro bilancio, cioè su quello del Comune, ovvero sui cittadini che saranno prima o poi chiamati a ripianare i buchi. Da quando il Comune ha fornito i dati del debito è passato del tempo e la situazione è ulteriormente peggiorata. Nel caso di Bioristoro il debito è addirittura raddoppiato arrivando a toccare il milione e mezzo di euro. Che la situazione sia gravissima lo testimonia una lettera che proprio in questi giorni l'amministratore di BIORISTORO ha scritto al sindaco di Grugliasco. Ha come oggetto “Piano di rientro debito” e dice che il CdA della Società Bioristoro nella seduta del 30 ottobre ha esaminato la proposta di rientro che il Comune ha formulato loro: mantenimento del debito sotto il milione di euro e impegno per tutto il 2009 a non superare mai quella soglia. La condizione che il CdA pone è quella che, per rispettare le condizioni proposte il Comune versi € 542.374,60 per metà entro fine novembre per l'altra metà entro fine dicembre. La lettera si conclude così: “Il mancato puntuale rispetto di quanto da Voi proposto mi costringerà, mio malgrado, alla Vostra messa in mora e, se necessario, al recupero coattivo del credito senza ulteriori solleciti”. m.t. Mercoledì ore 20.30, sala del Consiglio comunale a Palazzo civico: si sta discutendo un'interpellanza, del mese di Luglio, relativa ad alcune affermazioni espresse dal capogruppo del Partito Democratico Salvatore Amarù sul giornale “InGrugliasco” e presentata da tutti i partiti dell'opposizione. La frase “incriminata” suonava così: “Dopo confronti con le varie organizzazioni sindacali, con le varie forze politiche locali, sia di maggioranza che di minoranza, con le varie rappresentanze di categoria, … si è provveduto all'adeguamento dell'addizionale Irpef comunale”. Secondo i gruppi di minoranza, questa frase poteva suggerire un accordo rispetto allo sconsiderato aumento dell'Irpef, che non c'è mai stato, e pertanto si richiedeva semplicemente una rettifica di quanto scritto. Dopo alcuni maldestri tentativi di giustificazione da parte della maggioranza, la situazione è degenerata con continue interruzioni nei confronti di chi parlava. Come se non bastasse, il capogruppo del PD, uscito a fumarsi una sigaretta, dall'alto della sala apostrofava con “Stai zitto co…one” un collega consigliere che stava parlando. Tutto ciò ha portato ad una sospensione della seduta, nel tentativo di raffreddare gli animi. A ripresa del Consiglio, il capogruppo del PD, come se niente fosse, ha dato lettura del suo intervento, tutto imperniato sul disprezzo non solo delle forze di minoranza ma del ruolo stesso del Consiglio, con un tono a dir poco arrogante e di sicuro non consono alla situazione. A seguito di ciò la consigliera Neirotti di Grugliasco Democratica ha deciso di abbandonare il Consiglio motivando la sua uscita proprio per il mancato rispetto delle istituzioni messo in atto dal capogruppo del maggior partito della maggioranza. È evidente che questa condizione non può durare a lungo. La nostra città anche nei suoi periodi più difficili e non dimenticando mai il tributo di sangue che ha pagato durante la Resistenza per far valere i valori di libertà e democrazia vanta una tradizione di civiltà e di rispetto che sono oggi messi in pericolo. Grugliasco Democratica 7 Punto di Vista UNIVERSITÀ Editoriale Intervista doppia: prof. allo specchio Cari lettori di “Punto di vista”, siamo studenti universitari iscritti all'Ateneo torinese. Preannunciamo che non vogliamo dilungarci (né annoiarvi!) nella breve presentazione che segue. L'intento è quello di farci conoscere attraverso gli articoli che in queste due pagine avrete modo di leggere, articoli che contengono parole nate nelle aule delle Facoltà, ispirate da lunghe conversazioni, coordinate durante riunioni fortemente partecipative. Sono le parole di chi si sta interrogando sul sistema d'istruzione (o distruzione?) che il Governo ha imposto all'Italia. Non per propaganda scriviamo “imposto”: la L. 133 e la L. 169 contro le quali il mondo della scuola e dell'università pubbliche si stanno mobilitando sono, infatti, state approvate ricorrendo allo strumento del decreto-legge. Che cos'è il decreto-legge? È un provvedimento provvisorio che la Costituzione italiana all'art. 77 riserva al Governo solo “in casi straordinari di necessità e urgenza” e soggetto, a pena di decadenza, alla necessaria conversione in legge da parte delle Camere entro sessanta giorni. Consapevoli che la scuola italiana ha sì bisogno di un cambiamento, siamo tuttavia convinti che la sua attuale situazione non sia affatto emergenziale, ma che richieda un regolare dibattito e confronto in Parlamento. Siamo al tempo stesso persuasi che non sia ammissibile intervenire in questo settore unicamente con manovre finanziarie (la L. 133 è giustappunto una manovra finanziaria) e pertanto ci sdegniamo di fronte alla presunta “riforma Gelmini”. Di fronte ad un tale scenario, non possiamo non ricordare di un discorso che Piero Calamandrei fece nel 1955 ad alcuni studenti milanesi: parlando della Costituzione e del suo bisogno fisiologico di esser fatta vivere dai cittadini (“la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé … perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile …”), incitò quei giovani alla responsabilità civica con queste parole: “voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica”. Allora, per sviluppare questo senso civico noi tutti - “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali” - abbiamo bisogno di istruirci, di studiare, di prepararci ad essere cittadini, di costruirci una maturità critica e quindi gli strumenti per comprendere la realtà che ci circonda. Tutto questo può realizzarsi solo in una scuola che non pretenda un ritorno economico immediato dai suoi iscritti, ma che sia piuttosto un investimento di lungo periodo proprio su quel capitale umano. Una scuola come fabbrica di cultura e non come impresa finalizzata a conseguire il maggiore profitto al minor costo possibile. Dicendo tutto ciò, non abbiamo inventato nulla poiché le radici del nostro movimento affondano nella Costituzione. Da ben sessant'anni essa parla a noi cittadini dell'eguaglianza sostanziale (art. 3.2), della promozione della cultura e della ricerca (art. 9.1), dell'istruzione pubblica e accessibile a tutti (art. 33.2). Forse è ora di ascoltarla. Noi abbiamo cominciato a farlo. Cristopher Cepernich, ricercatore in Sociologia della comunicazione, facoltà di Scienze Politiche e Ugo Mattei, ordinario di Procedura civile, facoltà di Giurisprudenza. Due profili molto differenti, qualcuno potrebbe dire opposti, ma accomunati in questo periodo di fermento universitario - dalla stessa passione, dallo stesso coinvolgimento, dallo stesso impegno: vicini agli studenti, stanno dimostrando di voler essere il ponte tra l'Onda dei banchi e i Baroni delle cattedre. In un'intervista doppia, abbiamo chiesto loro le impressioni sul movimento studentesco di protesta. Non perché ci analizzino come fenomeno sociale, ma perchè ci consiglino, forti della loro esperienza, affinché la nostra dimostrazione di dissenso coinvolga la più larga fetta di società civile. In quanto studenti, ci auguriamo che altri cittadini consapevoli si mettano al nostro fianco per riflettere sulle patologie dell'istruzione pubblica italiana. Oltre alla protesta, abbiamo bisogno di idee e di proposte. L'appello è dunque rivolto a tutti, affinché si facciano portavoce delle proprie storie. Oggi ci limitiamo a due Professori; domani tocca a voi! 1) Descriva con 3 aggettivi il movimento studentesco di protesta. Cepernich: Spontaneo. Lo dimostrano alcune ingenuità e certi errori. Ma è proprio questa la sua forza. Margherita Baldarelli, Serena Carta, Mara Damato 8 Consapevole: ha obiettivi chiari e non ideologici, anche se non sempre ha idee precise su come perseguirli. Non violento: non è caduto nelle provocazioni che sono venute da figure più o meno autorevoli. Ottima cosa. Mattei: Generoso, giusto, dolcissimo. 2) Se, per assurdo, la legge 133 venisse abrogata domani, cosa crede che ne sarebbe dell'Onda? Cepernich: Credo che l'esperienza dell'Onda si esaurirebbe. Come è logico aspettarsi che sia. Magari il movimento potrà istituzionalizzarsi dandosi un'organizzazione per perseguire obiettivi più ambiziosi ma allora sarà un'altra esperienza, più politica nell'accezione tradizionale del concetto. Mattei: Potrebbe sparire, ma sarebbe una catastrofe culturale. 3) Come immagina l'istruzione pubblica fra cento anni? Cepernich: Se si confermano le attuali tendenze, immagino un'Università pubblica ghettizzata e dequalificata più di quanto già non lo sia. Poche Università eccellenti (private ma pagate in buona parte con soldi pubblici) saranno accessibili a pochi studenti reclutati per lo più sulla base del censo e molte Università di basso livello per coloro che non si potranno permettere una formazione d'eccellenza. Mattei: Se andiamo avanti così, fra cento anni non ci sarà più il pianeta altro che l'Università pubblica! Punto di Vista UNIVERSITÀ L'università irrigata dall'Onda Protesta o proposta Pre_occupati in tenda Stiamo vivendo un momento di mobilitazione straordinaria: coinvolgente, imponente, per alcuni versi vertiginosa, per la dimensione delle forze che manifestano e per la sua posta in gioco. Quanto il progetto complessivo di riforma del governo Berlusconi sia pericoloso per la scuola pubblica, da un punto di vista culturale ed economico, è stato detto e ridetto: non abbastanza dai mass media nazionali, concentrati più ad analizzare la mobilitazione degli studenti ed i suoi caratteri ora apprezzati con simpatia, ora temuti, ora screditati e travisati; ma sicuramente dai blog, dalle libere controinformazioni, dalle mille assemblee e dai documenti che rettori, docenti, ricercatori, maestri elementari, studenti medi e universitari hanno instancabilmente redatto. Il movimento degli studenti in tutta l'Università italiana è vastissimo e raccoglie sensibilità anche lontane tra loro. Stili di vita, idee politiche, comportamenti ed attitudini diverse si sono mescolate, e continueranno a farlo, in una mobilitazione giorno dopo giorno meno ideologica ed insieme più travolgente, che vuole difendere l'idea stessa dell'Università, la sua natura pubblica, ossia di tutti, per tutti. Il movimento degli universitari deve però porsi sul lungo periodo qualche obiettivo in più. Dopo le punte di mobilitazione delle settimane scorse, il rischio è che si abbassi la guardia, che ci si accontenti dei parziali risultati ottenuti; soprattutto, il pericolo è che questa “onda” si riduca ad una mobilitazione per la difesa dell'esistente, rinunciando ad un'operazione culturale e sociale di più ampio respiro che avrebbe tutte le carte in regola per tentare. Da tutto il potenziale umano e culturale, di stimoli ed energie di questo movimento può scaturire un pensiero forte di Università: non un semplice tentativo di difendere quel che c'è, né una protesta sterile e fine a se stessa possono esprimere al meglio questo potenziale. Quello che noi si deve salvare non è quello che c'è, ma l'idea, il progetto, il valore, l'ideale stesso di scuola ed università pubblica. Lo si deve salvare dalla riforma Gelmini e da quelle distorsioni di sistema (economiche ma non solo) che forniscono al Governo l'alibi per i suoi tagli ed i suoi scellerati provvedimenti. Non si caschi nella tentazione di ritenere le due cose (la protesta e la proposta) in successione cronologica (l'una è urgente, per l'altra si vedrà); anche mediaticamente la proposta valorizza la protesta, poiché si vede bene come da parte del Governo sia costante il tentativo di rappresentarci servi di questo o quel partito, espressioni di minoranze facinorose eccetera. Più la lotta è consapevole ed è profonda, più vale la pena che sia vissuta, più potrà portare frutti probabili, speriamo, in un futuro prossimo. Paolo Furia Facoltà di Filosofia PA G I N E 4) Se fosse "uno di noi", di quale proposta si farebbe portavoce? Cepernich: Se fossi uno studente mobilitato avanzerei al Ministro Gelmini due richieste. Vorrei che la prossima riforma dell'Università prescrivesse meccanismi di reclutamento utili a ringiovanire drasticamente il “corpo docente” delle Facoltà. Vorrei inoltre che utilizzasse le ingenti quantità di denaro pubblico che oggi servono a finanziare le Università private per migliorare l'istruzione pubblica. Molti non lo sanno ma il 53,7 per cento dei costi delle Università private sono sostenuti con le tasse di tutti noi. Mattei: Della necessità di collegare il movimento con le istanze degli operai, dei migranti, dei disoccupati e di quanti vogliono un diverso sviluppo più attento al lungo periodo che alla crescita e sviluppo (tipo No Tav , No Tang Est, ecc). Poi cercherei collegamenti internazionali con i compagni che proprio adesso stanno lottando a Praga contro lo scudo NATO. 5) Barone fa rima con…? Cepernich: Marrone Mattei: Sfigatone! Mara Damato (Facoltà di Giurisprudenza) Serena Carta (Facoltà di Scienze Politiche) L'onda anomala della protesta invade il Politecnico In tanti, nelle ultime settimane, sono rimasti sorpresi dal fronte di protesta che si è aperto al Politecnico di Torino: nemmeno nel caldo '68 l'onda della contestazione aveva intaccato la sobrietà e l'indifferenza nel nostro Ateneo. Proprio da questa novità nasce lo slogan “Se il poli manifesta, l'avete fatta grossa!”. Il 15 ottobre inizia la mobilitazione al Politecnico, viene costituita l'Assemblea No-Tremonti che comprende studenti, ricercatori, precari della ricerca, docenti e personale tecnico-amministrativo, uniti contro gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di Università e ricerca. Contrariamente all'idea diffusa dai media e dal Governo, che accusano la mobilitazione studentesca di non essere informata, dall'Assemblea è emerso un forte interesse ad approfondire il tema delle riforme universitarie. Sono nati dei gruppi di lavoro tematici con l'obiettivo di analizzare il percorso legislativo che ha portato all'attuale situazione, dal punto di vista dell'offerta formativa, del diritto allo studio e senza tralasciare i difetti del sistema. Ci si sta anche occupando dell'analisi del documento di programmazione economica e finanziaria presentato dal Ministro dell'economia per evidenziare quali siano gli investimenti considerati prioritari dal Governo. La legge 133/08 non può però essere ricondotta solamente all'usuale taglio dei finanziamenti ai servizi pubblici: rappresenta un vero e proprio tentativo di smantellamento della sistema pubblico dell'istruzione. L'Assemblea No-Tremonti ha lavorato all'aumento dell'informazione sia all'interno che all'esterno dell'Ateneo, per difendere l'Università in quanto luogo pubblico di AUTOGESTITE Foto di Giulio Otera La voce della protesta E' squillante e decisa la voce che penetra i microfoni di Radio LiSa. Rimbomba soddisfatta nei corridoi e nelle aule di Palazzo Nuovo occupato, entra fiera dentro i timpani e tra le righe dei libri di quegli studenti che passano frettolosi, che magari si fermano qualche minuto davanti alle casse nere e poi proseguono. È la voce che tiene caldo agli occupanti che da ormai più di 20 giorni si svegliano infreddoliti tra le sedie verdi e le cattedre grigie delle aule al primo piano. Ogni protesta ha una sua melodia intrinseca, un suo orgoglio vibrante e musicale, un suo pentagramma ritmicamente disordinato. Ogni protesta ha le sue corde vocali, la sua musica e le sue parole: e l'onda anomala ha scelto le due ore pomeridiane sui 105.250 di radio blackout per esprimere il suo dissenso alla legge 133 e elaborare proposte per un'università che sia davvero collettiva e partecipata, che renda lo studente protagonista e non suddito della propria formazione. Come radio Alice, voce storica del '77, anche Blackout è figlia di un movimento. Nasce nell'autunno del '92, quando le occupazioni di università e case da parte della Pantera si erano appena concluse e alcuni decisero di mettersi davanti a microfono e mixer e cominciare a trasmettere idee, sogni, informazione libera, trasportati da quello spirito di condivisione, dalla responsabilità di dover essere alternativa possibile ad un sistema che ci vuole silenti e acritici. E ora come allora, le frequenze della radio ascoltano le parole degli universitari che si stanno mobilitando a Torino, consci di avere sulle spalle una lotta contro chi vuole svendere l'istruzione pubblica al miglior offerente, chi la vuole subordinare alle logiche e agli interessi dei privati. Un via vai di volti e occhi scorre entusiasta dentro gli studi della radio, allestiti sin dal primo giorno d'occupazione dentro lo spazio LiSa nel seminterrato di Palazzo Nuovo. Rappresentanti di collettivi, associazioni, maestre, docenti, ricercatori che vogliono partecipare, sentire di avere davvero il futuro nelle proprie mani, di essere una risorsa per il paese e non una spesa da tagliare. Vengono trasmessi approfondimenti sulla legge 133, sulla 137, sul futuro della ricerca in Italia, su come ogni corso di laurea si sta muovendo rispetto alla mobilitazione. Studenti e non politicanti di professione, che stanno sognando insieme e che vogliono urlare ai palazzi del potere che non si vuole delegare il futuro a nessuno. Radio LiSa è un laboratorio di creatività e proposte, che ha deciso di entrare dentro la protesta narrandone le specificità e i contenuti, ascoltandone i respiri e i silenzi, le urla e le risa. Un esperimento orgogliosamente controcorrente rispetto ad un sistema mediatico sempre più assoggettato alle lobbies economiche e alle politiche calate dall'alto, che fino ad ora ha solo blandamente descritto il movimento servendosi di vecchie categorizzazioni sessantottine. I microfoni di LiSa sono uno sguardo sulle persone e sulle cose, uno sguardo che vuole dare libera voce alla diversità e alla critica. Sono la parola di quegli studenti che in questo momento stanno credendo che un futuro diverso è davvero possibile. Carolina Lucchesini (Facoltà di Lettere) Filosofeggiando... Foto di Giulio Otera ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune. Gli studenti del Politecnico, insieme a quelli delle Facoltà umanistiche, hanno ad esempio volantinato davanti ai cancelli di Mirafiori, lungo le strade di Porta Palazzo ed in occasione di eventi come Artissima ed il Salone del Gusto, poiché gli effetti della crisi riguardano tutti: studenti, lavoratori, precari, pensionati, disoccupati e migranti. Gli studenti dell'Assemblea NO-Tremonti hanno partecipato numerosi alle manifestazioni del 28 e del 30 ottobre ed hanno realizzato con successo la ControInaugurazione dell'Anno Accademico del Politecnico il 7 novembre. Quest'ultima è stata un evento indipendente e parallelo rispetto alla cerimonia ufficiale e ha permesso agli studenti, ai ricercatori, al personale dell'Ateneo ed ai cittadini di Torino di ritrovarsi in piazza, proprio di fronte al Politecnico, per confrontarsi sui temi che stanno alla base di questa mobilitazione. La condizione attuale dell'università italiana non è ciò che l'Assemblea No-Tremonti vuole difendere acriticamente, ma è chiaro che non è con i tagli indiscriminati all'istruzione pubblica che il sistema universitario migliorerà. Inoltre, una delle nostre preoccupazioni principali è la possibilità che le università pubbliche possano trasformarsi in fondazioni di diritto privato. L'obiettivo della nostra protesta resta l'abrogazione degli articoli 16 e 66 della legge 133, e fino ad allora l'Onda non si fermerà. Quest'onda è nata anomala e rimarrà tale, non coperta da cappelli partitici, forte per l'eterogeneità dei suoi partecipanti, s'infrangerà solamente con la nascita di un'altra Università. Assemblea No-Tremonti Quando cammini in mezzo ad un corteo non ti rendi conto di tutto ciò che accade davanti e dietro di te. Non riesci neanche a renderti conto della quantità di persone che sono nelle tue immediate vicinanze. Avverti di essere inserito in un'atmosfera ampia e variegata, ma non ne hai la piena percezione. Quando il giorno seguente leggi i giornali o guardi le immagini alla televisione, allora acquisti una maggiore consapevolezza della complessa situazione in cui poche ore prima ti trovavi. E puoi ritrovare il tuo personale sentire in mezzo ad un sentimento collettivo più ampio, formato da tante piccole entità emotive e forse dotato di una certa autonomia, di un valore superiore alla somma delle parti. Quando sei completamente immerso nella tua quotidianità non ti rendi conto di tutto ciò che accade davanti e dietro di te. Conosci il tuo piccolo mondo personale, hai padronanza delle tue giornate e delle tue azioni. Forse cerchi di trovare informazioni sulla vita che si snoda attorno a te, leggendo, osservando, ascoltando, andando alla ricerca di notizie il più attendibili possibile e tentando di dare una forma alle particelle di (quella che tu speri essere) Verità. Quando, però, parli con qualcuno (che, come te, raccoglie e rimescola pezzi di puzzles differenti), acquisti una maggiore consapevolezza della complessa situazione in cui, in quello stesso momento, ti trovi. E capisci che la verità che hai costruito pazientemente non è Verità. E ti trovi costretto a difendere quelle che scopri essere opinioni. E spesso ti trovi costretto ad accettarne di differenti. Allora ti piacerebbe avere il modo per guardare le cose da un altro livello. Ti piacerebbe avere dei mezzi di informazione che ti permettano di leggere i fatti dopo averli vissuti, per ritrovare la tua personale realtà in mezzo ad una realtà collettiva più ampia. Per capire. Ma. Non riesci a trovare l'impersonalità dell'informazione che ti potrebbe dare garanzia e sicurezza. Non riesci a trovare parole imparziali che ti espongano in modo chiaro cosa accade. Non riesci a trovare linguaggi liberi da opinioni modi di dire condizionamenti socioeconomicopoliticoculturali. Informare. Dare forma. Chi dà la forma agli eventi è un essere umano. Ti rendi conto dell'arbitrarietà delle forme con cui cerchi di interpretare i momenti che passano. Allora pensi che devi trovare un modo un metodo una strategia. Leggere, ascoltare, osservare da angolazioni diverse: questo è quello che puoi fare, accontentandoti di essere un membro della specie umana che con tutti i suoi limiti tenta di districarsi in uno spazio mai completamente afferrabile. Non esiste l'informazione imparziale: sommiamo, dunque, le parzialità che invece pullulano, confrontiamole, interroghiamoci sulla loro provenienza, critichiamole. Non lasciamo che piombino sul nostro cervello e vi si depositino passivamente, rimescoliamole, rendiamole fonti di dubbi. Poniamo l'attenzione sulle Parole. Questo lo possiamo fare. Questo, forse, lo dobbiamo fare. Maddalena Marchetto (Facoltà di Filosofia) Siamo gli studenti delle Facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Torino e dal 7 Ottobre (sono 34 giorni ad oggi, mentre stiamo scrivendo!) occupiamo il Campus di Grugliasco sotto forma di campeggio per protestare contro i provvedimenti della Legge 133/08 e difendere l'Università pubblica e la meritocrazia. Ci siamo inventati questa piccola città di circa 40 tende, per presidiare democraticamente la nostra Facoltà, il nostro territorio, e abitarlo come cittadini: siamo qui tutti i giorni, a turno, anche sabato e domenica. Dalle sei, quando terminano le lezioni ufficiali, qui si accende il fuoco, si tengono assemblee, seminari, si organizzano lezioni in piazza, si discute e poi si cucina per tutti e si fa anche festa, perché non si resiste senza un po' di allegria. Proprio perché stiamo difendendo l'Università pubblica, abbiamo deciso di mettere una sola bandiera al campeggio: la bandiera italiana, il nostro tricolore nazionale, in modo da evitare qualsiasi strumentalizzazione. La nostra mobilitazione ha riscosso grande partecipazione tra gli studenti e il totale appoggio da parte dei Presidi e dei docenti, in quanto noi non blocchiamo le lezioni (perché privarci proprio il diritto allo studio per cui vogliamo lottare? Al mattino chi esce dalle tende va a lezione!). Stiamo documentando tutto quanto, tra comunicati, foto, giornali e video, perché pensiamo che questa esperienza sia da trasmettere anche alle future generazioni di studenti, in quanto ci stiamo battendo anche per il loro diritto allo studio e non solo per il nostro. Abbiamo anche preso contatto con alcune scuole superiori di Grugliasco e inoltre vogliamo incontrare gli operai della Bertone e dell'Abit, in modo da provare a che non si riconoscono nelle posizioni dei partiti d'opposizione preferiscano astenersi. A questo si aggiunge la disinformazione che ancora domina anche i quotidiani vicini alla protesta: su La Repubblica di lunedì 10 novembre un giornalista di rango come Pirani liquidava la 133 come una questione di tagli necessari alla riduzione del debito, si limitava a qualche considerazione sul maestro unico alle elementari e definiva questo baratro di parzialità “la verità sulla riforma”. Come se non bastasse, la raccolta delle firme e i passaggi burocratici non consentono di pensare al referendum prima del 2010. Quanto resterà della mobilitazione, dell'attenzione dei media, dell'impatto sull'opinione pubblica fra più di un anno? Non è possibile eludere queste domane: una consultazione popolare che confermi la legge, anche solo a causa del mancato raggiungimento del quorum, determinerebbe ipso facto la fine della protesta. Il referendum è il più illusorio tra gli strumenti della democrazia diretta, e un responso figlio del Fulvio Grandinetti Rappresentante degli Studenti della Facoltà di Agraria Collettivo IL FAGGIO www.ilfaggiounito.blogspot.com L-133: COLPITA e AFFONDATA (l'università)! Una fondazione, (secondo l'European Foundation Centre di Bruxelles), “è un ente privato senza finalità di lucro”, che ha a disposizione un patrimonio da destinare a determinati scopi. La fondazione è un ente che è dotato di una propria organizzazione e di propri organi di governo; usa le proprie risorse finanziarie per scopi culturali, educativi, religiosi, sociali, scientifici o altri scopi di utilità pubblica. Come ogni organizzazione anche la fondazione deve dotarsi di uno statuto, ovvero una serie di norme che ne regolino l'attività. La contestatissima manovra finanziaria contenuta nella legge 133/08 introduce, in un misero articolo (il 16), un sostanziale cambiamento nel sistema universitario italiano. Questi 14 intricati e oscuri commi, senza clamore e senza dibattito parlamentare (ricordiamoci che la legge 133 nasce come decreto-legge, quindi come provvedimento adottato dal Governo “in casi straordinari di necessità e d'urgenza” e soggetto alla necessaria conversione in legge da parte delle Camere) aprono la porta allo smantellamento del sistema universitario pubblico, come lo conosciamo ora e come ce lo racconta la nostra amata e maltrattata Costituzione. Tale articolo consente agli atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, L’aspetto “fisico” del referendum L'art. 75 della Costituzione rende le leggi tributarie e di bilancio immuni dall'istituto del referendum abrogativo. Tuttavia, gli articoli della 133 che regolano il blocco del turn-over e la privatizzazione delle università non contengono indicazioni finanziarie specifiche, dunque si potrebbe chiamare il popolo italiano ad esprimersi in proposito. L'alternativa è la prosecuzione della lotta fino a quando il Parlamento non ceda e abroghi gli articoli 16 e 66 per conto proprio. In questo contesto è naturale che la possibilità di esprimere direttamente il proprio parere assuma i contorni di un miraggio risolutivo. Può essere, ma è bene riflettere su alcune conseguenze di questo passo. Il movimento non possiede la capillarità necessaria per raggiungere da solo tutta la popolazione, e portarne al voto la metà. Fare il referendum significa affidarsi ai partiti. Il rischio è di trasformare una lotta dell'Università in una lotta dell'opposizione parlamentare, perdendo l'indipendenza che finora è stata la forza dell'Onda. Non è improbabile che coloro costruire quella coscienza di rete che, sostituita alla coscienza di classe del secolo scorso, permetterà al movimento di durare a lungo termine e mantenere alta l'attenzione su quanto sta accadendo al mondo dell'istruzione e rispondere adeguatamente (con la cultura!) all'attacco di chi vuole smantellare lo Stato. Gli attacchi che riceviamo in questi giorni ci scivolano addosso come la pioggia dei giorni scorsi: tutti sanno che il nostro è un movimento libero, accanitamente e irriducibilmente libero da qualsiasi ingerenza partitica, confessionale o d'interesse personale e resterà tale contro chiunque fosse di diverso avviso. Questo movimento non appartiene solo a noi universitari, ma a tutta la società civile, perché quella che stiamo combattendo è una grande, doverosa battaglia civile per difendere i diritti di tutti! La cultura è un bene comune, non una merce da pagare a caro prezzo. Lo vogliamo ribadire per chi ancora avesse dubbi: è finito il tempo delle analisi, non fare nulla significa essere complici di chi sta smantellando la pubblica istruzione, dobbiamo reagire tutti uniti!! Per noi studenti di Agraria e Medicina Veterinaria questo si concretizza presidiando le nostre sedi e avviando un serio, approfondito e permanente dibattito sulla scuola e sull'istruzione con tutte le componenti chiamate in causa, affinché la scuola resti libera, pubblica e statale come sancito dalla Costituzione. disinteresse e della disinformazione verrebbe letto comunque come una decisione irrevocabile del popolo italiano. La forza dei movimenti non può esplicarsi servendosi di strumenti così lontani dalla loro natura: la loro forza sta nelle manifestazioni, nell'ostinazione, nella presenza nella società; la loro maturità nelle discussioni delle assemblee, nelle proposte di cambiamento, nell'alternativa all'accettazione acritica del pensiero unico televisivo. Non propongo un giudizio di condanna senza appello all'ipotesi del referendum. Si rifletta, però, per evitare che il fermento culturale generato dalla protesta si perda nella rincorsa a un unico risultato, lontano e incerto. La mobilitazione procede ormai oltre il testo mostruoso della 133: è un dovere non gettare al vento l'opportunità, che potrebbe non ripresentarsi per molto tempo, di incidere profondamente nella società. Marco Meineri Facoltà di Scienze MFN attraverso una semplice delibera a maggioranza del Senato Accademico, seguita da approvazione ministeriale. In concreto, questa “possibilità” diviene “necessità” a causa dei tagli operati dalla stessa legge, che comportano la diminuzione del fondo di finanziamento degli atenei di circa il 20%; sarà quindi obbligato il ricorso a finanziamenti dai privati, che lo stesso articolo 16 incentiva espressamente attraverso la loro piena deducibilità fiscale. I finanziatori potranno entrare nel consiglio di amministrazione delle università (ovvero: nella stanza dei bottoni) e dunque orientare, con potere decisionale proporzionale all'entità del loro investimento, didattica e ricerca; queste dovranno quindi piegarsi a logiche di mercato e profitto, volgendosi verso i settori immediatamente più redditizi al fine di attrarre investimenti (ovvero: prostituzione di didattica e ricerca). Come se non bastasse, a queste fondazioni sarà trasferita la titolarità dei beni mobili e immobili, ora appartenenti all'Università: ciò significa che il patrimonio pubblico (ovvero: di tutti noi!) diverrà proprietà di un soggetto privato, senza alcuna contropartita in denaro. In poche parole: ha senso che uno stato tagli i fondi alle università per poi regalare i suoi beni ai privati? Tale sistema risulta incompatibile con quello voluto dai padri costituenti, costruito sui principi fondamentali di: uguaglianza sostanziale fra cittadini (art. 3.2), promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca (art. 9.1), libertà delle scienze e dell'insegnamento (art. 33.1) e garanzia di un'istruzione pubblica accessibile a tutti (art.33.2). Un ulteriore contrasto potrebbe verificarsi con il sistema comunitario qualora le fondazioni, così come previste nella l.133, si considerassero soggetti privati che erogano, non servizi di interesse generale, ma bensì servizi di interesse economico-generale; infatti tali soggetti, secondo la disciplina europea, sono sottomessi alle norme sulla libera concorrenza e perciò non possono beneficiare di contributi statali. Al termine di questa breve analisi, ci chiediamo quale sia il senso di una legge che si pone ai limiti della nostra Costituzione e forse ai limiti del diritto comunitario ... A voi la risposta. Margherita Baldarelli, Mara Damato, Paola Tacconi (Facoltà di Giurisprudenza) 9 Punto di Vista GRUGLIASCO Matteo ci scrive dall'Islanda Mi chiamo Matteo, ho 19 anni e di solito abito a Grugliasco, ma ora mi trovo in Islanda per un anno di servizio civile con un progetto che fa parte del servizio volontario europeo. Ho deciso di partite perchè volevo provare una nuova esperienza all'estero, per un anno portare il mio aiuto non solo in Italia, come d'altronde faccio essendo uno scout. Volevo portare anche all'estero il mio aiuto e il mio servizio al prossimo; quindi venuto a conoscenza del servizio volontario europeo ho deciso di aderire scegliendo di svolgere questo anno di servizio nei Paesi Nordici. Prima mi avevano proposto di andare in Norvegia, ma visto che l'Unione Europea non aveva finanziato quei progetti mi hanno dirottato verso l'Islanda, cosa che ho accettato ben volentieri! Il mio progetto consiste nel lavorare con le persone diversamente abili e con persone che hanno dei ritardi mentali. L'associazione che mi ospita si trova a 17 km dalla capitale Reykjavik e si occupa di costruire oggeti e giochi in legno, oltre a confezionare borsette di varia grandezza e altri oggetti di lana. Questa associazione è nata 15 anni fa, con l'intento di valorizzare il lavoro e non solo il lato economico dello stesso. Infatti "lo stipendio " è da considerarsi un contributo puramente simbolico. Io mi trovo in Islanda da circa due mesi, alla mattina lavoro in falegnameria dove assieme a queste persone costruiamo questi oggetti e al pomeriggio lavoro sempre in associazione ma non in falegnameria ma in un altri locali dove costruiamo borsette in lana e altri oggetti. Questo servizio mi fa proprio sentire bene e mi faceva piacere condividere con voi e i miei concittadini grugliaschesi la mia esperienza islandese. Matteo Matteo mentre lavora nel laboratorio Cena a Km 0 un successo Una cena in allegria a Km 0 Circa cento persone hanno partecipato alla cena a KM 0 organizzata da Grugliasco Democratica, che si è svolta il 7 Novembre presso la sala della Banda Musicale di via Cravero. È stata una serata piacevole e trascorsa in grande amicizia. Il menu prevedeva peperoni in bagna caôda, torte di zucca, salumi e formaggi, mele e pere, crostate, ... tutto rigorosamente della Provincia di Torino o poco oltre, tranne le acciughe per ovvi motivi e quasi tutto di coltivazione biologica. Anche le stoviglie erano di carta certificata rispetto alla gestione dei boschi e di plastica riciclabile. Vino della provincia e acqua di rubinetto. Si è fatto quindi uno sforzo per dimostrare che è un altro modo di organizzare i pasti e la loro distribuzione è possibile, senza nulla togliere, anzi, al gusto ed alla qualità a tutto vantaggio della salute e dell'ambiente. d.n. UNA CARTOLINA PER L'AUSER Anche quest'anno il consigliere regionale Mariano Turigliatto ha sponsorizzato la stampa delle cartoline che l'Auser di Grugliasco invia ai suoi associati in occasione del loro compleanno. Ogni anno una cartolina nuova, con una bella immagine della nostra città. Natale di solidarietà alla Nave Presepi da tutto il mondo Per il sesto anno consecutivo ritorna Presetik: l'appuntamento con la solidarietà in vista del Natale. 500 presepi provenienti da tutto il mondo e oltre 400 batik mozambicani portano alla scoperta del mondo dell'artigianato equo, dove trovare l'idea giusta per un regalo speciale. Presetik si terrà dal 29 Novembre al 9 Dicembre 2008 a Grugliasco presso “La Nave”, Parco le Serre, via Lanza 31. Ed in più un regalo ad alto valore aggiunto, che aiuta giovani e donne del Mozambico e del Burkina Faso nella lotta alla povertà ed alla fame ed a migliorare la loro condizione di vita aprendo nuove speranze per un futuro più giusto e migliore. L'attività è parte di un progetto del Comune di Grugliasco (Natale Insieme:Finestra sull'Africa) aperto a numerosi incontri per valutare assieme le azioni di solidarietà in Africa, le iniziative sulla pace e per celebrare il sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ritmi africani, fotografie, racconti e testimonianze dal Burkina Faso e dal Mozambico saranno la cornice della mostra, insieme a spettacoli di folclore. Le mostre fotografiche ( Accadueo, Donne in Mozambico, Bambini, Donne in Burkina Faso e lavorazione del burro di karitè) sono mirate ad illustrare le attività ed i progetti della associazione di volontariato SOLE Onlus in Burkina Faso e Mozambico. I progetti della Associazione SOLE Onlus saranno illustrati a cura dei loro responsabili con materiale a stampa e per mezzo di presentazioni relative allo 10 stato dei singoli progetti. Graditissimo ospite dell'evento l'artista mozambicano Americo A. Mavale che insegnerà l'arte batik a chi vorrà cimentarsi nei suoi laboratori (su prenotazione, è richiesto un piccolo contributo per le spese). L'intero ricavato della mostra verrà utilizzato dall'Associazione di volontariato SOLE per finanziare i progetti “Giovani in MOZAMBICO” e “ KARINA” in Burkina Faso. La mostra (29 Novembre 2008 9 Dicembre 2008) è ad ingresso libero, orario festivi 10 - 24, feriali 16 - 20 Programma: ! Sabato 29 Novembre: orario 11 24 ore 11.00 Inaugurazione con aperitivo equo solidale alla presenza delle Autorità ore 21.00 Serata di ballo e musica a cura della associazione Oplà, musiche franco provenzali ed occitane (Ingresso libero) Laboratori batik con l'eccezionale presenza dell'artista mozambicano Americo A. Mavale: Sabato 29 novembre ore 15.30 Domenica 30 novembre ore 11 e 15.30 Sabato 6 dicembre ore 11 e 15.30 Domenica 7 dicembre ore 11 e 15.30 Lunedì 8 dicembre ore 11 e 15.30 Su prenotazione. Costo: 5€ bambini, 10 € adulti. Materiali inclusi Per prenotazioni : [email protected] - 333 6480713 Per informazioni generali : [email protected] oppure direttamente sul sito della associazione SOLE Onlus http://www.soleonlus.org Apre in via Arduino un negozio ecologico a 360 gradi Latte fresco alla spina Regalo di Natale per tutti i grugliaschesi. Finalmente anche a Grugliasco come nei comuni limitrofi ci sarà un distributore di latte alla spina. Sì, non è uno scherzo, prima di Natale nel centro storico aprirà un negozio che oltre ad avere la collaborazione di un'azienda agricola per la vendita del proprio latte direttamente al consumatore, venderà prodotti ecologici volti al risparmio energetico ed economico. Una ditta che opera da più trent'anni nel settore del commercio all'ingrosso ha pensato, visti i chiari di luna del momento, di ampliare la propria gamma di vendita destinandola questa volta al dettaglio. L'idea nasce dalla convinzione che il commercio al dettaglio debba offrire prodotti di ottima qualità per poter essere alternativo alla grande distribuzione e quindi cosa c'è meglio del latte fresco, crudo da consumare, come tutti i prodotti freschi, entro poche ore dalla produzione. Naturalmente tutto questo viene incorniciato da un'offerta di detersivi ecologici al 100% con tensioattivi derivati da materie prime vegetali (cocco, mais riso patate.) con vendita alla spina. Il processo sfuso è a ciclo chiuso, ciò significa che tutti i contenitori vuoti, dalla produzione alla vendita al dettaglio,vengono ritirati e riutilizzati, infatti la linea non prevede prodotti confezionati. Questo ciclo chiuso in due anni di attività ha raggiunto importanti risultati ambientali, ossia una riduzione di 4,18 tonnellate di plastica, 110,35 MWh di energia e una riduzione di 157,10 tonnellate di emissione di CO2 in atmosfera (i dati sono calcolati periodicamente dal Centro Studi Ambientali di Torino). Molto importante anche utilizzare un accessorio consigliato, Pallalinda, in grado di ridurre dal 70 al 90 % il quantitativo dei detersivi per il bucato sia a mano che in lavatrice. Garanzia soddisfatti o rimborsati. Tenendo conto che l'unico grossista in Italia è a Torino, possiamo anche chiamarli detersivi a Km 0, pur se prodotti a Bergamo. Prodotti per il risparmio idrico, di energia ed economico. Ridurre il consumo dell'acqua al punto d'uso tra il 30% e il 50% fa risparmiare energia grazie al minor consumo d'acqua calda. Prodotti per la valorizzazione dell'acqua potabile con un'appropriata ed economica tecnologia di filtrazione per risolvere problemi organolettici e per chi non può fare a meno dell'acqua con le bollicine, gastori casalinghi. Saremo in grado di offrire soluzioni anche per i settori della ristorazione, per uffici, scuole e mense afffiancando un impegno sociale alla sostenibilità ambientale con il progetto "rubinetti solidali", sostenendo un programma di cooperazione allo sviluppo sull'acqua nel Burkina Faso. Altre oggetti rispettosi dell'ambiente sono piatti, bicchieri tazze e posate usa e getta biologiche, derivate anch'esse da prodotti vegetali da buttare nei rifiuti organici, poichè in grado di decomporsi in poco tempo. Lampadine di ultima generazione, con un consumo pari a un decimo di quelle a risparmio energetico. Il nome del negozio è ECO POINT CRAFI e aprirà in via Arduino 3 a Grugliasco entro Natale. Gabriella Rossini Il registro delle coppie di fatto È stata presentata per la discussione in Consiglio Comunale una proposta di delibera per l'istituzione di un registro per le coppie di fatto. La proposta, nata dal gruppo consigliare “Grugliasco Democratica” è stata accolta anche dai socialisti, dai comunisti italiani e dall'Italia dei Valori. La necessità di presentare questa proposta nasce dal fatto che non è ammissibile continuare nella discriminazione di un sempre maggiore numero di cittadini che scelgono forme di convivenza diverse da quelle tradizionali: discriminazione che avviene soprattutto nei settori della casa, della sanità e servizi sociali, della formazione e scuola, dei diritti e partecipazione. Poiché questo riconoscimento nulla toglie alle famiglie “tradizionali”, un allargamento dei diritti è sempre un fatto positivo ed un segnale di civiltà, tanto più importante in questo momento in cui, al contrario, si nota una preoccupante erosione dei diritti civili e dei margini di libertà e democrazia per i cittadini. Il registro delle coppie di fatto, del resto, esiste già in diversi comuni italiani tra cui Pisa, Pistoia, Trento, solo per citarne alcuni, senza che questo abbia creato scompensi o terremoti amministrativi di nessun genere. Inoltre, proprio l' Art. 2 dello Statuto del Comune di Grugliasco recita: 1.Il Comune di Grugliasco, nell'esercizio delle sue competenze e funzioni, utilizza le proprie risorse secondo criteri di efficienza, trasparenza ed imparzialità, e promuove: d) la tutela della famiglia legale e delle unioni di fatto; Il testo integrale della proposta può essere scaricato dal sito: www.grugliascodemocratica.blogspot. com/ Dida Neirotti Occhio alla piscina… lettera al Sindaco Occhio alla piscina…seconda parte Sono state consegnate al Sindaco di Grugliasco le 1145 firme raccolte da Grugliasco Democratica nel corso della campagna di sensibilizzazione per mantenere i livelli di qualità raggiunti dalla gestione della Rari Nantes. Riportiamo il testo della lettera di accompagnamento alla consegna delle firme. Al Sindaco della città di Grugliasco Piazza Matteotti 50 Oggetto: appello per la gestione piscina comunale Con la presente vogliamo comunicarvi l'esito dell'appello di cui Grugliasco Democratica si è fatta promotrice in merito alla gestione della piscina comunale. Le preoccupazioni verso il mantenimento di una gestione attenta ai servizi e ai costi è stata espressa dalle 1.145 firme raccolte e che contestualmente vi mettiamo a disposizione. Grugliasco Democratica e i tanti utenti della piscina hanno a cuore il mantenimento degli standard raggiunti in questi anni dall'attuale gestione e per questo chiedono all'amministrazione di poter essere parte attiva nella realizzazione del bando, sin dalla fase di progettazione del medesimo. Questa è la richiesta dei cittadini utenti e questa è la richiesta di Grugliasco Democratica. Grugliasco, 4 Novembre 2008 Grugliasco Democratica Punto di Vista SPECIALE SANTENA Sono tanti i problemi che l'amministrazione non risolve Domande senza risposte Il lungo elenco delle inadempienze Residenti in via Sambuy, hanno protestato per l'alta velocità dei mezzi in transito, in particolare di bus e camion, che creano non pochi disagi, per il rumore e per le vibrazioni che si sentono fin dentro le abitazioni. Nella via ci sono già tre dossi, sarebbe opportuno farne un quarto, tra via Milano e l'ultimo in prossimità della rotonda dei Ponticelli e/o mettere rilevatori di velocità fissi. Il tutto per permettere a chi abita in via Sambuy di riposare tranquillamente di notte e non incorrere nel pericolo di essere travolti di giorno. La raccolta ferro vecchio prima era in piazza Don Lisa e dobbiamo dirlo non era un bello spettacolo. Ok andava riorganizzato. L'amministrazione ha tagliato corto trasferendolo. È stato portato in via Circonvallazione nella zona artigianale così com'era senza riorganizzare il servizio. Essendo incustodito, su una circonvallazione provinciale, in area artigianale, viene da sé che il risultato è peggio di prima. Che si fa ? Invece di affrontare le cause e dare una soluzione, si chiude il servizio ai cittadini e ognuno si aggiusti come può. Bell'esempio. Quando pochi possono decidere per tutti. La vecchia amministrazione Ghio su richiesta della quasi totalità dei residenti in via Minocchio aveva istituito il senso unico di marcia. Il giorno dopo le ultime elezioni comunali è sparito il senso unico, tornando al doppio senso di circolazione. Pensavamo che il senso unico o il doppio senso rientrasse in un piano cittadino di viabilità, di quantità e qualità di circolazione dei mezzi e di sicurezza dei residenti. Non sapevamo fosse un fatto di carattere “politico”, cioè dipendesse dal risultato elettorale. A Santena non c'è bisogno di essere nel giusto, se hai scelto bene, sarai ricompensato. La segnaletica che non segnala. In via Circonvallazione hanno sistemato lo spartitraffico che separa la provinciale dal contro viale. Fin qui tutto ok. Ci fanno notare che hanno messo tutta la segnaletica a un metro da terra cioè l'altezza esatta di chi sta alla guida di un'automobile. Ogni volta per uscire sulla circonvallazione si deve fare una manovra pericolosa, perché la segnaletica impedisce di vedere il traffico in arrivo, in particolare quello che arriva da Villastellone. I viali del cimitero. Al Cimitero di Santena ci sono viali dove non si può camminare per la quantità di ghiaia che ti scivola sotto i piedi e quando piove, se non hai stivaletti ai piedi non puoi transitare. I nostri vecchi, forse, capivano poco, ma l'unica zona dove si cammina dignitosamente è quella vecchia, quella centrale, che è lì da Il calo degli ordini ha svuotato i reparti, il 1° Novembre è terminato il 3° anno di crisi. In 3 anni hanno perso il posto oltre 150 dipendenti a Santena e 100 ad Asti. Non ci sono nuove commesse, nè progetti. L'unica cosa che la proprietà ha saputo proporre al sindacato è l'ipotesi del quarto anno di cassa integrazione speciale ed un ulteriore riduzione di 150 dipendenti. Dal canto nostro, come lista civica, è da due anni che denunciamo la mancanza di impegni adeguati alla gravità del caso. Il ruolo delle Istituzioni locali è stato a dir poco superficiale. Il Sindaco di Santena ad Ottobre del 2006 dichiarava: “Non ho l'impressione che l'Ages sia in una conoscere, molti Santenesi sono interessati, avendo le Ferrovie soppresso molti treni pendolari alla stazione di Cambiano, costringendoci all'uso del mezzo proprio. Siamo sicuri che al prossimo Consiglio Comunale il sindaco presenterà un progetto di fattibilità concordato con le Ferrovie. Chi è interessato alla mobilità segua il dibattito e si segni la data. Chi siamo Santena è situata nell'area Sud della provincia di Torino. Fino al primo dopo guerra è stato un piccolo centro agricolo. Negli ultimi 40 anni è cambiata profondamente con gli insediamenti industriali ex FIAT, l'autostrada Torino-Piacenza e l'industria agroalimentare. Ora conta 10.200 abitanti e una superficie di 16 Kmq, è un comune piccolo ma con un'alta densità abitativa. Santena custodisce la tomba di Cavour annessa alla Chiesa parrocchiale, alla villa, museo e parco che portano il nome dello statista artefice dell'unità d'Italia. Ora con la crisi dell'industria, sta cercando un suo equilibrio tra artigianato, commercio e il mondo contadino, che conta ancora 110 aziende, radicato nelle borgate periferiche: Tetti Giro, Carolina, Brin, Tetti Nuovo, Tetti Agostino, San Salvà, Broglietta, Cappellette, Vignasso. L'agricoltura si è profondamente trasformata e specializzata in orticoltura, anche per la vicinanza al CAT di Torino. L'asparago è il prodotto d'eccellenza tipico ed è inserito fra i prodotti del paniere della nostra Provincia. Il governo della Città è di Centro Destra, la nostra lista CIVICA “INSIEME PER SANTENA” è all'opposizione con due Consiglieri: Domenico GALIZIO e Tommaso ELIA. La piazza centrale di Santena oltre 100 anni. Adesso i nostri Amministratori e Sindaci, guardano l'estetica, la raffinatezza, riescono a proporre anche storni di bilancio comunale corposi (44.000 Euro per 5 mensilità di viali pensionistici “inps”, oltre 12.000 € per due mesi “sempre inps” ma con raffinatezza) In 20 anni non hanno trovato UNA LIRA, dico UNA LIRA, per fare i viali pavimentati al cimitero. O almeno dare la pendenza giusta per il deflusso dell'acqua piovana, come facevano i nostri vecchi che non avevano studiato. Quando verranno pavimentati, basterà uno storno di bilancio? O si dovrà accendere un mutuo e pagare gli interessi ? Ci volete scommettere che nei prossimi giorni ci diranno: “adesso io li faccio fare”, ricordiamoci che sono più di 16 ANNI che governa la stessa formazione in Comune e non c'è nessuna giustificazione, per nessuno, dopo più di 16 anni di governo cittadino. Elezioni amministrative = asfaltatura strade. Nella primavera del 2009 i Poirinesi votano per il Sindaco e Consiglio Comunale. Che centriamo noi ? Nulla. Però se avete tempo fatevi un giro per le strade di Poirino, anche quelle secondarie, anche quelle che portano solo a delle cascine sparse, le hanno asfaltate quasi tutte. Poi fatevi un giro a Santena, o chi di voi ogni giorno le usa le strade di Santena, ci pensi: via Gamenario, via Berrino, via Broglietta, strada della Grossa, ... ma anche le vie principali, piene di rattoppi, buche, tombini fuori o sotto il manto stradale … Già, noi non andiamo a votare la prossima primavera per il Sindaco. Noi abbiamo già votato nella primavera del 2007, ma le buche sono rimaste, i rattoppi pure, le promesse anche, sono rimaste tutte le promesse. Abitare in mezzo ai campi e …non avere un'area verde: In via Vespucci c'erano tre aree verdi pubbliche e una privata a servizio pubblico, da più di 30 anni. Su due aree sono state ricollocate 4 abitazioni da zona alluvionata. Bene! Sulla terza è stata ricollocata una concessione edilizia concessa in area alluvionata. Bene! L'area privata destinata a servizi metà è stata resa edificabile. Bene! L'Amministrazione Comunale ha fatto tutte le rilocalizzazioni, giustamente perché era giusto risarcire chi è stato colpito dall'alluvione. Ma le aree verdi non ci sono più. Un'unica area è rimasta, piccola, privata, ad uso pubblico. Andrebbe chiusa per evitare che macchine e camion la usino come parcheggio, andrebbe pulita, spianata, attrezzata e resa agibile ai bambini, agli anziani, alla gente che lì ci abita, cioè alla comunità. E crediamo giusto che parte dei soldi incassati dalle urbanizzazioni vengano spesi per rendere agibile e godibile l'unica area ad uso pubblico rimasta alle case nuove, quella attorno alla chiesa. Scuola materna: Pare siano parecchie le famiglie che si sono viste respingere l'iscrizione dei loro figli per mancanza di aule. Alcuni genitori si sono rivolti ai comuni vicini, altri “usano” i nonni. In TV i politici di professione drammatizzano sulla società che invecchia, che il tasso di natalità è in decrescita, … Ma quando i figli ci sono le strutture pubbliche non danno risposte adeguate. L'Unione Europea chiede di garantire un posto ad almeno il 33% dei bambini da zero a tre anni nelle strutture scolastiche. L'Italia è al 12,3%. Anche a Santena in concreto le famiglie che si sono viste respingere le iscrizioni per i loro bambini si sono garantite con i nonni a tempo pieno. E l'anno prossimo cosa faremo al pomeriggio ? Al mattino il maestro unico, al pomeriggio la nonna unica al posto del tempo pieno, mitica Gelmini Il terno a Tetti Giro. Il sindaco ha dichiarato che farà riaprire la stazione ferroviaria a Tetti Giro. Va precisato che prima di farla riaprire bisogna farla ricostruire. Capita quasi mai, ma su questo argomento noi siamo d'accordo con il sindaco. Vorremmo sapere a che punto è l'iter per la riapertura. C'è una delibera di giunta? C'è una ipotesi di accordo con le Ferrovie dello Stato su tempi, costi e modalità? C'è un piano territoriale che coinvolge Cambiano, Villastellone e Trofarello? O si è scelto un accordo di linea? Vorremmo sapere, Mezza Punto non basta ! Il Comune di Santena ha ricevuto dalla Regione Piemonte un contributo annuale di 24.000 € per il progetto “Spazio Anziani”. Nell'ambito di questo finanziamento si è istituito l'accompagnamento alle visite mediche delle persone con disagio. Sapendo che a Santena sono il 17% gli anziani con problemi che necessitano di tale servizio. Servizio svolto principalmente da parenti, vicini o conoscenti. Ora in attuazione del progetto sopra detto, ci sono i volontari impegnati nel trasporto. Ed è una cosa bella e buona, per la cittadinanza, che va sostenuta, come tutte le attività noprofit. Ora il problema è: mentre il furgone per i portatori di handicap è a disposizione, di auto per il trasporto normale c'è né una sola, che il Comune usa prioritariamente per i propri servizi, e solo quando non è utilizzata è a disposizione per il trasporto delle persone con problemi di mobilità. A fronte del finanziamento certo, ricevuto, è necessario dotarsi di mezzi certi a disposizione per dare attuazione ad un servizio che sollevi almeno parte delle difficoltà a recarsi alle visite negli ospedali o simili. La mensa a scuola: Con il nuovo anno scolastico le famiglie che hanno bambini che mangiano in mensa hanno trovato una sorpresa. Fino all'anno scorso i bambini mangiavano in mensa e solo dopo sulla base di quanti giorni era stato presente e aveva mangiato in mensa, i genitori ricevevano la comunicazione con la cifra che dovevano pagare per coprire il costo del servizio usufruito. Quest'anno non più. Quest'anno l'amministrazione comunale ha deciso che si paga in anticipo. Cioè prima ancora che i bambini vadano a scuola si deve pagare una quota forfettaria. I genitori hanno dovuto versare anche 200, 300 € o più a secondo se hanno uno, due o tre bambini. È come se ognuno di noi andando nel negozio di fiducia, dove ci rechiamo quasi tutti i giorni per la spesa, il gestore al primo giorno del mese ci chiedesse in antico i soldi che spendiamo mediamente in un mese nel fare la spesa. Credo che ognuno di noi lo guarderebbe con stupore, gli chiederebbe spiegazioni e poi si cercherebbe un altro negozio. I genitori santenesi non si possono cercare un'altra mensa ma si possono eleggere altri amministratori comunali ! Ages: la condizione per non morire situazione di crisi”. In quello stesso anno l'Ages chiudeva il conto industriale con un meno 6.400.000 €. Nel mese di gennaio 2008 il Sindaco dichiarava: “Sindacato ed RSU procedono a colpi di sciopero, esasperando il clima. Ogni piccola mancanza diventa un pretesto per fermare la produzione e questo non aiuta certo l'azienda a superare il momento di difficoltà”. Una proprietà responsabile di questo stato fallimentare, ma anche un'Amministrazione comunale responsabile del disimpegno totale dal processo di crisi, chiaro a tutti, tranne che al Sindaco. Ora, però, bisogna sostenere tutte le iniziative dei lavoratori e dei loro sindacati se si vuole tutelare il lavoro e l'occupazione. Anche se si deve passare da forme di amministrazione controllate, se sono utili al cambio di assetto proprietari, ben vengano. Succedono sempre due cose: 1° gli assetti proprietari mutano sempre, o per l'intervento delle banche o per intervento del principale cliente che indica soluzioni diverse o ancora per gruppi emergenti che sono interessati al settore in questione. 2° Qualunque sia la soluzione degli assetti proprietari finita la crisi nulla rimane come prima. Ecco perché hanno ragione i rappresentanti sindacali Ages che guardano con attenzione alla proprietà, ma guardano con grande attenzione ai principali clienti. Non farsi tagliare fuori dalla spartizione delle commesse del settore per il dopo crisi è fondamentale, è la condizione per non morire. 11 Punto di Vista SPECIALE SANTENA A Santena è sepolto Camillo Benso Conte di Cavour Il tesoro di Santena L'opera degli Amici della Fondazione Cavour A Santena è sepolto Camillo Benso di Cavour, l'artefice dell'Unità d'Italia… ma i santenesi sembrano non accorgersene. Ad eccezione delle occasioni ufficiali, quelle nelle quali arrivano ospiti di chiara fama ad esempio il Presidente Ciampi, premiato l'anno scorso dalla Associazione “Amici della Fondazione Cavour”, o il prof. Veronesi quest'anno - la maggior parte dei santenesi, cittadini e rappresentanti politici, non partecipa alle attività che vengono fatte per valorizzare la figura e l'opera di Cavour ed indirettamente per promuovere la nostra cittadina. Ricordiamo che promozione significa maggiore afflusso di turisti; più visitatori significano più caffè, più pasti, più cartoline vendute e così via. La promozione può quindi significare la rinascita di una comunità così martoriata in questo periodo di crisi economica e di pochezza culturale. Ma non è sempre stato così. Nel 1961, in occasione del centenario della morte di Cavour, Santena diventò uno dei sei luoghi turistico-culturali più importanti del Piemonte. Venne allestito il Museo, furono sistemati gli ambienti all'interno della Villa e fu pubblicizzato il Stiamo vivendo giorni difficili ed i pessimisti ci dicono che dobbiamo attenderne altri ancora più complicati: proviamo a vedere se una favola può aiutarci a trovare un po' di serenità ? C'era una volta (e c'è ancora?) una ditta di Fossano, nata il 24 Aprile 2008 ed operativa dal 16 Giugno 2008, con un capitale sociale di 30 mila Euro, finalizzata al trattamento di rifiuti solidi e liquidi. C'era una volta (e c'è ancora!) Benedetto Nicotra, Sindaco di Santena in carica con uno stipendio di circa 3 mila Euro al mese, che viene assunto il 16 Giugno 2008 dalla ditta fossanese con uno stipendio di 17.800 Euro al mese. Se avesse lavorato tutto il mese di giugno, il bravo e laborioso Benedetto avrebbe sommato la metà dell'indennità di Sindaco (circa 1.500 Euro perché a questo punto risulta lavoratore dipendente) allo stipendio di 17.800 Euro: totale 19.300 Euro come minimo! Mica male, diranno i nostri lettori, con una cifra del genere mediamente ci camperebbero almeno una dozzina di famiglie di operai ben pagati o un bastimento di precari o una quarantina di pensionati al minimo. Chi ha progettato il tratto di autostrada fuori terra che passa su Santena, da via Torino fino ai Ponticelli, aveva di sicuro, un solo obiettivo, farla costare il meno possibile. Non aveva, di sicuro, concetti di sviluppo armonici e rispettosi del territorio e dei centri abitati. Possibile che non siano stati neppure sfiorati dall'idea dei danni ambientali che provocava un muraglione in cemento armato alto oltre 10 mt. che divide in due la nostra città ? E cosa dire degli svincoli, entrate e uscite, sulla statale tra la rotonda di via Torino e quella dei Ponticelli ? Purtroppo sono gli anni dello sviluppo selvaggio, senza regole, bastava costruire, cementificare. Il vil denaro, in quegli anni, giustificava 12 complesso al punto che Santena venne presa d'assalto dalle scolaresche ed il Parco diventò meta ambìta dai gitanti della domenica. Nello stesso tempo personaggi del calibro di Luigi Einaudi vennero a rendere omaggio al celebre statista sepolto nella umile tomba della nostra cittadina. Negli anni '80 calò il sipario ed il numero di visitatori diminuì vistosamente fino alla chiusura totale del complesso. Nel 1996, grazie all'idea lungimirante di un gruppo di nostri concittadini - stufi di vedere i cancelli della Villa chiusi e del Presidente della Fondazione Cavour, Ippolito Calvi di Bergolo, venne fondata l'Associazione “Amici della Fondazione Cavour”, Una veduta della Villa Cavour che ha lo scopo statutario di “valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi cavouriani di Santena e di promuovere l'interesse delle istituzioni, delle categorie sociali, di altre associazioni nonché degli studiosi e dei turisti italiani e stranieri” e di realizzare iniziative ed attività al fine di rendere viva ed attuale la figura di Camillo Benso di Cavour, dei suoi famigliari e degli altri protagonisti del Risorgimento nazionale ed i valori da essi espressi. Tra scetticismo e difficoltà l'Associazione ha incominciato ad organizzare la manifestazione del 6 giugno (anniversario della morte di Cavour), ha tenuto aperto per le visite il complesso, ha allestito mostre, ha istituito il Premio Camillo Cavour che viene consegnato ogni 20 settembre, ha cercato e curato contatti nazionali ed internazionali, sfociati nell'importante incontro di Plombières-les-Bains del luglio 2008, che così vasta eco ha avuto sui giornali. La favola bella di un sindaco (…che ieri ci illuse, che oggi ti illude…) Ed invece no! Dopo solo 11 giorni lavorativi il nostro Benedetto (ora et labora) si mette in aspettativa: vuole dedicare il suo tempo solo a Santena, rinuncia allo stipendio di 17.800 Euro e si riprende l'indennità intera di 3.000 Euro circa con una perdita secca di 16.300 Euro. Che coraggio, diranno i nostri lettori, con i tempi che corrono non è facile rinunciare di propria volontà a 16.300 Euro ogni mese che per 13 mensilità fanno 211.900 Euro sicuri sicuri in busta paga! A fronte di tanto danno la legge prevede una “piccola” consolazione. Dal 1Luglio 2008 il Comune di Santena deve pagare 6.360 Euro di contributi assicurativi ogni mese. Certo che la decisione di Benedetto crea qualche difficoltà: ! La ditta di Fossano rimane sedotta ed abbandonata; aveva investito molto sul dirigente Nicotra, ci ha costruito un'azienda intorno e dopo soli 11 giorni di lavoro viene piantata in asso ! Il Comune di Santena si accorge di avere già a settembre le casse vuote e non riesce a pagare quei 6.360 Euro imprevisti (oltretutto questo per 13 mesi sommerebbe la bella cifretta di 82.680 Euro) ! fino a questo punto la favola la conoscevano in pochi, ed era bella, ma il Comune di Santena ha sborsato 12.720 Euro per i mesi di luglio ed agosto mentre per i restanti ha dovuto chiedere al Consiglio Comunale di integrare la cassa con altri 44 mila Euro. Si è rotto il giocattolo. Quando la notizia è diventata di dominio pubblico una serie di soggetti cattivi e che non credono alle favole si è adoperata per rompere l'incantesimo: un gran numero di cittadini di Santena, i gruppi di opposizione, i giornali, un assessore della Giunta Nicotra e parte della sua stessa maggioranza hanno costretto il sedicente generoso Benedetto a fare retromarcia. Nel Consiglio Comunale del 26 Settembre 2008 Nicotra ha rinunciato all'impresa iniziata lamentandosi molto della ingratitudine dei Santenesi. Dal 29 Settembre 2008 ha ripreso a tempo pieno il proprio lavoro a Fossano e con effetto retroattivo il Comune di Santena non versa più i contributi dal 1/09/08. Anche se la favola è strana, i nostri lettori possono godersi il lieto fine. Sarebbe il caso di dire che vissero tutti felici e contenti. ! La C.L.T. Srl ha di nuovo il suo dirigente a tempo pieno e può procedere con il vento in poppa nello sviluppo dei propri progetti. ! Nicotra può di nuovosommare l'indennità di sindaco allo stipendio di dipendente consolandosi con almeno 19.300 Euro al mese. ! Il Comune di Santena risparmia 82.680 Euro circa all'anno più altre Inquinamento da tangenziale ai Ponticelli tutto, anche gli scempi più vergognosi. Andrebbe rivista questa impostazione (Torino lo sta facendo), i tratti delle autostrade e superstrade che attraversano le città vanno interrati, restituendo la vivibilità al territorio agli abitanti e dare ai comuni la possibilità con i PRG di un recupero urbanistico armonico. Su questo argomento ci torneremo, perché ci crediamo e pensiamo sia percorribile. Con questo articolo facciamo il punto sull'inquinamento. La zona attorno alla tangenziale è sommersa dall'inquinamento acustico e da gas di scarico e dagli elettrodotti ad alta tensione. Ma per il mondo politico e per chi ci governa è tabù. Cosa si può fare ? La barriera messa sul versante nord (10 anni fa) non ha risolto i problemi, anzi li ha aggravati. Perché è una barriera riflettente (respinge il rumore in altre direzioni), non lo assorbe. I successivi rilievi dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) della primavera 2004 registrano dai 50 ai 68 decibel e sono costretti a darci ragione, nella loro relazione c'è scritto “…, allo scopo di garantire il contenimento dei livelli sonori entro i limiti di riferimento, si suggerisce l'opportunità di realizzare un'ulteriore barriera acustica in corrispondenza della carreggiata sud della tangenziale”. Nel 2006 abbiamo fatto un nuovo esposto, l'ARPA ha fatto nuovi rilievi e nuova relazione. Gli anni passano, ma nulla si muove è una vergogna. Per fortuna la mobilitazione del comitato e l'iniziativa coraggiosa dei cittadini in via Torino con i cartelli sulle cancellate ha bloccato la Sanda Vadò ai sabbioni, per ora. Le grandi vie di comunicazione non devono distruggere gli equilibri naturali dei centri abitati. Basta con le grandi infrastrutture che servono al traffico di passaggio lasciando ai locali solo danni. Da allora il numero dei visitatori è aumentato, il Presidente Cossiga, il Presidente Ciampi, addirittura Ministri centro-americani, diplomatici, personaggi illustri hanno ricominciato a frequentare Santena. Anche le Istituzioni Fondazione Cavour, Regione Piemonte, Comune di Torino e Comune di Santena - hanno riconosciuto con il passare degli anni il valore dell'attività dell'Associazione. Adesso che la macchina si è rimessa in moto tocca a noi Santenesi fare la nostra parte partecipando sempre più numerosi alle attività all'interno della Villa, ma anche facendoci ambasciatori della ricchezza culturale espressa da questo luogo con conoscenti, amici o semplicemente estranei ignari della sua esistenza. Ma, soprattutto, la cosa più importante per il futuro è che i genitori Santenesi si impegnino a far conoscere questo luogo ai propri figli, sollecitando la collaborazione tra Scuola ed Associazione, affinché si prenda coscienza dell'importanza del complesso cavouriano e di ciò che rappresenta Camillo Benso di Cavour per l'unità d'Italia e per la costruzione del cammino, che ha portato alla nascita della casa comune europea. Marco Fasano spese accessorie quali TFR, etc. Rimane la spesa fatta di 12.720 Euro per Luglio ed Agosto, ma Nicotra si è impegnato a restituirli se ci saranno i motivi e… noi faremo tutto il possibile per accontentarlo, trovando i motivi. La favola è finita. Non sappiamo quanti dei nostri concittadini lettori l'abbiano gradita: a noi è piaciuta proprio poco e non siamo per niente divertiti o rasserenati. Molti Santenesi stanno vivendo tempi duri e per molte famiglie di Santena si preannuncia un inverno durissimo, questi balletti di cifre pubbliche e private offendono la nostra intelligenza e reclamano giustizia per i molti che quotidianamente hanno la necessità di contare gli spiccioli per la spesa alimentare ed il pagamento delle bollette, comprese quelle per i servizi pubblici. Non è tempo di favole. Vogliamo essere governati da persone serie, responsabili e consapevoli dei tempi che viviamo. N.d.R. I personaggi della favola sono assolutamente reali e le cifre ed i dati riportati risultano in atti ufficiali del Comune di Santona Domenico Galizio Il nuovo piano di finanziamenti, 2008/2012, per interventi sulla tangenziale per sanatoria ambientale ha destinato a Santena ZERO € . Bisogna mobilitarci per costruire le condizioni affinché Santena rientri in questo piano, conoscere i termini esatti e se necessario fare le proposte atte al risanamento, alla tutela ed al miglioramento delle condizioni ambientali e di vita dei residenti che sono gli unici soggetti a conoscere bene il problema. A tale scopo convocheremo prossimamente una riunione con gli abitanti della zona per discuterne assieme e decidere cosa fare. Chi desidera saperne di più o desidera dare una mano può contattarci. Lista Insieme per Santena Punto di Vista Area Riva: firmato l'accordo AVIGLIANA - RIVALTA Ad Avigliana il Forno del Borgo dei fratelli Maritano Il pane di una volta AVIGLIANA. L'Area Riva è il grande campo affacciato su corso Laghi di fronte al vecchio cinema. Attualmente è coltivato a grano, e si trova proprio sotto il centro storico della città dei due laghi.È sito anche in prossimità di piazza del Popolo che invece è il centro commerciale più recente e più frequentato di Avigliana. L'acquisizione dell'Area Riva per trasformarla in un parco pubblico che ricucia i due centri del paese è stata uno dei punti qualificanti dei programmi delle ultime quattro amministrazioni. Finalmente L'Area Riva è stata acquisita dal Comune. La diatriba che ha visto opposti la famiglia Riva, proprietaria del terreno con i suoi soci da una parte, e l'amministrazione guidata dal sindaco Carla Mattioli dall'altra, è arrivata quasi a conclusione. Quasi perchè manca la definitiva convenzione con il Comune per i progetti per i nuovi insediamenti. Il Comune, a seguito della variante del piano regolatore del 1995, ha destinato l'Area Riva a terreno di pubblica utilità e ha proposto ai proprietari lo spostamento della cubatura su altri terreni invece di procedere all'esproprio. In cambio del terreno il Comune ha offerto alla famiglia Riva i diritti sulla cubatura edificabile dell'area chiamata CB23 e posta in prossimità dello svincolo dell'autostrada di fronte al Penny Market. A questo punto la trattativa ha coinvolto anche i proprietari dei terreni CB23 interessati anche loro a costruire nuovi appartamenti. Un altro rinvio è stato causato dall'ingresso di nuovi soggetti interessati all'acquisizione dei diritti sulla cubatura facendo durare la trattativa per molti anni. Soprattutto l'assessore ai lavori pubblici Rino Marceca si è speso perché Avigliana acquisisse questo terreno e adesso festeggia il successo ottenuto. Ora l'accordo è stato firmato e finalmente si può pensare che Avigliana avrà il suo parco pubblico. Questa zona dovrebbe unire l'antico e splendido centro storico con la nuova e commerciale zona di Piazza del popolo ricucendo il tessuto urbano del paese. Il centro storico diventerà più vivo e fruibile da parte della cittadinanza legandolo attraverso un percorso diretto, alla zona commerciale di piazza del Popolo su cui si affaccerebbe questo nuovo polmone verde cittadino. Ma la realizzazione di questo progetto non sarà certamente una cosa da poco. Per realizzare un parco pubblico che veramente svolga questa funzione di cerniera tra i due centri e venga quindi vissuta e apprezzata appieno dai cittadini l'amministrazione pensa di rivedere anche la struttura della piazza e delle zone adiacenti. Verrà bandito un concorso di idee per la redazione del progetto. E proprio sulle linee guida di questo progetto si potrà misurare la fedeltà dell'amministrazione Mattioli al suo programma politico in cui è centrale l'idea di rendere Avigliana un paese all'avanguardia in materia di eco-sostenibilità ambientale e di vivibilità. Francesco Bonetto A Rivalta A più di un anno dall'elezione l'esperienza di Rivalta Sostenibile Il valzer dei cartelli stradali Qui Pasta. A volte anche dei piccoli errori di valutazione possono far spender dei soldi inutilmente. Uno di questi errori ha avuto fine in questi giorni a Pasta. Su alcune vie, molti mesi fa, con un primo intervento erano stati posizionati da degli operai alcuni pali per la cartellonistica stradale. Con un secondo intervento erano stati posizionati i cartelli celati da un sacco nero di plastica. Passato l'inverno, venuta la primavera, con il sole e con il vento i sacchi neri si sono rotti lasciando ben visibili le indicazioni stradali. Alcuni automobilisti di passaggio si son trovati in confusione, non capivano più da dove passare fra le errate indicazioni e i vari cantieri. Così con un terzo intervento degli addetti comunali, son stati rimossi i cartelli d'indicazione. Ma, ciliegina sulla torta, in questi giorni con un quarto intervento sono stati rimossi anche i pali (e senza molta cura). Or io chiedo all'Amministrazione: quanto ci è costato tutto questo po' po' di metti e togli di cartelli mai usati? Di chi è codesta ingegnosa idea di spender soldi di noi contribuenti in modo così inutile? Ancor una volta a pagar palanche è Pantalone e anche se son poche, sono comunque spese senza utilità per la rivaltese collettività. Serena Pilotto Riconosciuti Maestri del Gusto da Slow Food I l forno del Borgo è una piccola avventura volta alla riscoperta di stili di vita sostenibili e biologici che finalmente ha trovato il suo primo riconoscimento pubblico ufficiale. Claudio e Mauro Maritano, due fratelli, uno appassionato di alimentazione naturale e medicine alternative e l'altro panettiere momentaneamente disoccupato, nel 2004 si sono buttati in questa avventura di riproporre il pane di una volta. Il pane fatto come si faceva una volta con la pasta madre, con la farina biologica non raffinata, quello per intenderci che si conservava una settimana e anche più. Sono partiti ristrutturando la vecchia stalla di famiglia in una borgata di Avigliana. Hanno scommesso sulla qualità di un prodotto, anche perché il forno si trova ai Bertassi, una borgata distante dal centro commerciale del paese, e hanno costruito un piccolo forno con annessa panetteria. La borgata Bertassi si trova tra Avigliana e Sant'Ambrogio, praticamente sotto la Sacra di San Michele, il telefono è 011 9313466. Claudio e Mauro hanno puntato sul biologico e sulle filiere controllate corte provando, in collaborazione con il comune di Avigliana, anche a coltivare direttamente loro il grano nei terreni del parco naturale dei mareschi. La filosofia scelta è stata quella di selezionare ingredienti rigorosamente biologici, lavorarli con le tecniche tradizionali e artigianali, aggiungendo anche Claudio Maritano nella sua bottega innovazioni come il pane di grano Kamut (un tipo di grano trovato nelle tombe egizie e ricoltivato, che è altamente digeribile). Praticamente dalla terra alla tavola. E adesso hanno vinto il loro primo premio con il riconoscimento di “Maestri del Gusto”. Un riconoscimento non richiesto, assegnato da Slow Food in collaborazione con la Camera di commercio che certifica la bontà del prodotto del Forno del Borgo di Avigliana, inserendolo nell'apposita guida. Il Forno è diventato un punto di riferimento per molti aviglianesi e non, che hanno riscoperto la convenienza e la bontà dei prodotti locali e biologici. Prodotti che costano il giusto prezzo e che rendono molto in qualità e salute. Il forno è diventato anche una piccola fucina di idee che puntano a riscoprire le tradizioni e i gusti di una volta; un punto di riferimento per chi vuole riscoprire il gusto originale del pane e degli alimenti che rispettano la natura e le tradizioni e fanno bene alla salute e al gusto. E a quanto pare il Forno è diventato anche un buon investimento economico, perché i due fratelli si dicono estremamente soddisfatti. Francesco Bonetto Un anno da consiglieri comunali Gian Massimo Mulatero Facendo un primo bilancio, parziale ed approssimativo, a poco più di un anno dall'inizio dell'attività di consigliere, provo a fare alcune riflessioni. La prima sensazione è quella di un grosso impegno dovuto all'ascolto, alla raccolta e alla verifica dei problemi del territorio, con una duplice valenza: ! tempo e risorse personali dedicati (le nostre attività sono autofinanziate con il versamento di quote mensili); ! piacere e soddisfazione per essere considerati interlocutori affidabili dai nostri concittadini. Di qui il rammarico per non poter dare a tutti le risposte dovute. Ci tocca sempre ricordare che siamo una piccola forza di opposizione e che possiamo unicamente denunciare, proporre, dare disponibilità a collaborare, verificare (spesso le soluzioni prospettate o promesse dall'amministrazione comunale cadono nel dimenticatoio), ma non abbiamo la possibilità, né i numeri in Consiglio Comunale, per risolvere direttamente le questioni. Personalmente dedico a questo impegno di volontariato civico il tempo che mi rimane dopo il lavoro (svolgo un'attività professionale di tipo autonomo) e la famiglia. La fatica e le difficoltà sono superate dalla convinzione che occorre impegnarsi in prima persona, per affrontare e possibilmente risolvere i tanti problemi del nostro quotidiano, senza cadere nello sconforto sintetizzato dalle frasi che spesso sento dire del tipo “tanto noi cittadini cosa possiamo fare… i problemi non li possiamo risolvere, ecc.”. Molte persone borbottano, si lamentano, Da sin.: Gian Massimo Mulatero, Rita Vittori, Mauro Marinari criticano la mancata soluzione dei problemi, ma poi non muovono un dito per tentare di risolverli, soprattutto per timore di esporsi in prima persona. Uno dei risultati più importanti del percorso del comitato Rivalta Sostenibile in questi anni di attività sul territorio, è quello di aver offerto a cittadini che volevano interessarsi dei problemi della propria città un'alternativa di impegno concreto, in modo indipendente dai partiti e senza le pressioni della solita politica “di appartenenza”. Per queste ragioni, espresse qui in modo necessariamente scarno, considero positivo il bilancio tra difficoltà e sforzi personali riscontri e incoraggiamenti che riceviamo dai nostri concittadini. Rita Vittori E' già trascorso un anno da quando è iniziata questa nuova avventura: entrare maggiormente nel processo decisionale della macchina comunale mi sembrava un impegno che dovevo sia a me come cittadina, per contribuire a migliorare le scelte comunali, che a tutti i miei allievi (passati e presenti) per dare una voce al loro futuro. Mi sono accostata ad un mondo nuovo all'inizio in punta di piedi per osservare e comprendere come ci si doveva muovere in questo nuovo ruolo. L'inizio, non nego, è stato molto duro: mi sono ritrovata in Sala Consiglio, ad ascoltare linguaggi molto denigratori nei nostri confronti da parte della maggioranza e di una parte della minoranza. Non ero abituata e tornavo a casa la sera con un dolore allo stomaco che mi impediva di dormire: poi, si sa, o si soccombe, o ci si fa l'abitudine. Nel tempo ho preferito la seconda ipotesi e ho cominciato a leggere, informarmi, capire il dedalo delle normative, dei regolamenti per cercare di guardare il territorio con occhio diverso da prima. Mi rendo conto che il ruolo di consigliere è molto impegnativo e ci vorrebbe ancor più tempo di quello che mi è possibile dedicare. Però, ciò che apprezzo profondamente è il lavoro di tutti i membri del comitato di cui noi rappresentiamo il frutto in Consiglio. La loro presenza si sente forte e vicina anche quando in sala Consiglio siamo delusi dal vedere respingere le nostre mozioni e i nostri emendamenti. Mi dispiace molto vedere anche la parzialità con cui sia il sindaco che il presidente del consiglio comunale accolgono i nostri interventi e le nostre osservazioni rispetto a quelle fatte soprattutto dal PDL. Mi chiedo: è il PDL ad avvicinarsi ai valori della maggioranza o viceversa? Mauro Marinari Da più di un anno mi sembra di essere dentro la pancia della balena. Questa è la sensazione che spesso provo dal mio banco in sala consiliare. Si discute, si sostengono ragioni, si presentano analisi, riflessioni ... ma non c'è nulla da fare: quando scatta il voto, ecco che la maggioranza vota sempre coesa ... a prescindere. Apparentemente mai un'incertezza, mai un dubbio! Fuori dal Palazzo si respira un'altra aria. Tante telefonate ed email arrivano per chiederci informazioni, denunciare criticità, chiedere una mano per problemi nuovi e vecchi: cerchiamo di dare risposte, promuoviamo incontri con gli uffici, ci procuriamo la documentazione necessaria, presentiamo interrogazioni, contattiamo i giornali, organizziamo incontri pubblici. E poi si conoscono tanti cittadini, molti dei quali apprezzano il nostro lavoro, la tenacia e la passione che mettiamo nel nostro impegno. Ancora alcuni anni di impegno istituzionale ci aspettano: speriamo siano utili a migliorare la vita del nostro caro paesello. 13 Punto di Vista ALESSANDRIA - VENARIA Il fallimento della politica del Pd Ogni giorno che passa il Pd sembra rimangiarsi il suo impegno di neppure un anno fa di «andare da solo», di considerarsi potenzialmente maggioritario, e dunque di non avere bisogno di nessuna «unione» con altri. Come conseguenza, un passo dopo l'altro ritorna d'attualità l'unità delle sinistre. Lo indica tutta una serie di fatti: dalla nessuna presa di distanza da parte del Pd nei confronti della linea dura della Cgil di Epifani, all'appoggio senza riserve offerto al movimento contro le riforme volute dal ministro Gelmini, alla crescente tentazione dell'antiberlusconismo duro e puro presentato di nuovo come argine necessario contro il «regime», alla gestione della questione della Commissione di vigilanza sulla Rai, infine alla presentazione di una candidatura unitaria (espressa dall'Italia dei Valori, e anche questo è significativo) per le elezioni regionali in Abruzzo. Sono scelte che fanno incontrare al Pd una piazza che esso ormai conosce e controlla solo in parte, e di cui quindi finisce spesso per essere più la coda che la guida. Sono scelte che di fatto consegnano la bandiera dell'opposizione, e dunque anche quella del Pd, nelle mani di categorie (i piloti), di pezzi di sociale (il magma studentesco), di protagonisti (Di Pietro, i comici!), che in realtà hanno a che fare poco o nulla con un moderno partito riformista. L'unità delle sinistre si sta riformando nelle piazze. E' chiara qual è la causa immediata di questo lento ma deciso abbandono da parte del Pd delle posizioni «soliste», la debolezza della leadership di Walter Veltroni. Azzoppato dalla dura sconfitta elettorale; insidiato dalle continue, lotte interne ed incapace di comporre in un accettabile grado d'unità tra le diverse anime confluite nel Pd. Veltroni non è ancora riuscito a trovare e a praticare una seria politica d'opposizione capace di tenere insieme, il profilo riformista del suo partito da un lato, e dall'altro la chiarezza del quotidiano contrasto rispetto al governo. Così, sentendo il terreno mancargli ogni giorno sotto i piedi, si è “buttato a sinistra”. Privo del consenso degli elettori ha cercato almeno quello dei manifestanti; persa la battaglia dei votanti, si è messo a sperare nelle lotte dei «movimenti». Ma non c'è solo la debolezza di W.Veltroni nel Pd, c'è qualcosa di più profondo, l' evidente difficoltà di condurre una lotta politica vera che porti il partito ad essere un vero movimento riformista, ma per farlo dovrebbe abbandonare quella cultura di antica matrice comunista che esso invece ancora si porta dentro. Il Pd, si trova di fatto ad avere, anche stando all'opposizione, dei nemici a sinistra, ma non essendo ideologicamente riformista abbastanza, non riesce ad accettare di essere combattuto e di combattere tali nemici, rinunciando all'idea di farseli in qualche modo alleati, cosa che invece avverrà a livello locale alle prossime elezioni amministrative. Perché non ammettere i propri errori, ed iniziare a rivedere le proprie strategie politiche se si vuole ritornare a governare in questo paese? Forse è giunto il momento di concludere oggi, un' avventura da «solista» e riaprire un tavolo di dialogo con tutte le forze politiche e civiche e i movimenti radicati nel paese e che, forse, hanno ancora molto da insegnare e da dare in termini di impegno e di idee. Non sprechiamo altro tempo!!!! Vincenzo COSTANTINO Crescere Insieme CIVICA Movimento democratico Alessandria 14 Primo appuntamento pubblico per la lista CIVICA Crescere Insieme Rifiuti: sistema “porta a porta” o isole ecologiche? L a lista civica Crescere Insieme di Alessandria ha aderito a Civica, movimento democratico del Piemonte. Il primo appuntamento pubblico che vede protagonista la lista civica in questa fase di maturazione si è svolto nella serata di venerdì 24 ottobre 2008 con un convegno su un tema di grande attualità, quello della raccolta dei rifiuti. Alessandria dal 2005 a oggi ha utilizzato il sistema domiciliare intensivo e capillare, più conosciuto come “Porta a Porta”. Questo metodo ha portato risultati apprezzabili tanto che il nostro Comune quest'anno è stato premiato nell'ambito di “Comuni Ricicloni”, iniziativa di Legambiente patrocinata dal Ministero per l'Ambiente, che vuole riconoscere gli sforzi delle amministrazioni più sensibili non solo nella raccolta differenziata ma anche nella prevenzione e nella riduzione della produzione dei rifiuti. Il sistema domiciliare avrebbe dovuto e poteva essere migliorato, ma il cambio di guida politica dell'amministrazione comunale porterà invece un cambiamento di rotta di 180°, con un piano industriale che mette nel cassetto il vecchio sistema (tranne nel centro cittadino) e con un investimento economico notevole nei prossimi 4 anni si passerà a un sistema di raccolta effettuato mediante isole ecologiche e cassonetti di prossimità per indifferenziato e umido. Nel corso degli ultimi mesi, man mano che si andava delineando abbiamo analizzato il nuovo piano industriale e mediante una raccolta firme abbiamo ascoltato i pareri della gente. Tale attività ci ha fatto nascere delle preoccupazioni; le due più rilevanti sono : 1. Diffusione di una crescente disaffezione per la differenziazione dei rifiuti, tra l'altro misurabile con il calo dei prodotti e della qualità conferita presso l'azienda di raccolta; 2. gli investimenti elevati previsti non mirano tanto ad accrescere i livelli di raccolta, ma sono finalizzati a cambiare il sistema di raccolta per un preciso impegno elettorale. Quella serata è stata pensata come un occasione importante per approfondire un argomento delicato che coinvolge il nostro Da sin.: Renzo Penna, Mario Bocchio, Vincenzo Costantino e Marco Mantelli territorio e dove molte volte si parla senza conoscere bene la materia. La questione dei rifiuti in questa città si vive come contrapposizione frontale tra la maggioranza e l'opposizione, fautori di due tesi una a favore e una contro il sistema domiciliare intensivo e capillare. Per noi è stato importante che gli invitati, proprio per la loro differente provenienza politica e con una posizione differente sul sistema di raccolta differenziata, avessero la possibilità di confrontarsi, recepire suggerimenti e proposte dai cittadini, come sottolineato da Marco Mantelli nella presentazione della serata. Sicuramente le molte persone presenti in sala sono tornate a casa con un bagaglio di conoscenze maggiori grazie alla presenza di Michele Bertolino, responsabile dell'argomento rifiuti di Lega ambiente Piemonte. Bertolino ha esposto l'argomento con chiarezza e semplicità, con dati precisi e indicando anche soluzioni, nell'ambito delle normative vigenti, per una più efficace e sostenibile raccolta dei rifiuti. Ha messo in evidenza che molti comuni pensano di eliminare il problema rifiuti con la costruzione di inceneritori, dal quale pensano di introitare anche congrue somme di denaro, mentre il miglior modo di recuperare energia dai rifiuti e quello di recuperare materia dai rifiuti e non bruciarli. D'altronde Lega Ambiente sostiene che in Piemonte gli inceneritori già ci sono, bastano e avanzano se solo si rispettasse la legge esistente che prevede che entro il 2012 si arrivi al 65% di differenziata e un unico ambito territoriale regionale per la gestione dei rifiuti, per evitare doppioni e spese inutili. L'intervento di Renzo Penna, già assessore all'ambiente della Provincia, analizza quanto di buono è stato fatto con il sistema domiciliare e invita a migliorarlo ma non a fare marcia indietro perché ciò pregiudicherebbe il miglioramento nelle percentuali di raccolta della differenziata. Di diverso avviso Mario Bocchio, consigliere comunale e presidente della commissione ambiente, che ritiene che la scelta fatta dall'attuale amministrazione non andrà a discapito della raccolta differenziata in quanto i cittadini sono maturi e responsabili e inoltre il nuovo sistema a parità di efficienza e efficacia ridurrà i costi di gestione. Lista CIVICA Crescere Insieme A Venaria l'impianto fotovoltaico più grande della provincia Energia con la luce del sole Sino a qualche anno fa Venaria Reale era una cittadina industriale dell'hinterland torinese, con la presenza di numerose fabbriche importanti come la Cromodora e la Snia Viscosa. Poi, ad una ad una, le industrie hanno chiuso o si sono delocalizzate, la città ha riscoperto una vocazione turistica con il recupero della Reggia, la Versailles dei Savoia, e solo alcune industrie sono rimaste sul territorio. Tra queste la Mollebalestra Spa, azienda nata nel dopoguerra (nel 2009 compierà il sessantesimo anniversario dalla fondazione) che progetta e produce sospensioni per veicoli industriali, commerciali ed agricoli con tre stabilimenti in Italia e 120 dipendenti. Anche la Mollebalestra si è posta il problema di come affrontare l'evoluzione del mercato e la concorrenza internazionale (la produzione viene esportata in tutta Europa), mantenendo la competitività con il controllo dei costi, in primis quelli energetici. In occasione dell'ampliamento dello stabilimento di Venaria, l'A.D. Felice Dorna Metzger (erede di un'antica famiglia di birrai, quella nella bottiglia di vetro gialla con la macchinetta) ha deciso di ricoprire i 7000 mq di copertura dei capannoni con la posa di 2600 pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, realizzando, ad oggi , il più grande impianto fotovoltaico ad uso industriale della Provincia di Torino. L'impianto della Mollebalestra di Venaria Con una potenza installata di 500 kWp, l'impianto è in grado di produrre ogni anno quasi 600.000 kWh, provvedendo al 20% del fabbisogno complessivo di energia elettrica dell'Azienda. In questo modo l'azienda rispetta il protocollo di Kyoto in anticipo sul resto del sistema produttivo italiano, diminuendo di 300 tonnellate annue le emissioni in atmosfera di anidride carbonica, con un risparmio di circa 350 barili di petrolio all'anno. L'investimento complessivo, circa 2,5 milioni di euro, conferma che in Piemonte anche i privati, oltre alle istituzioni pubbliche, si stanno sensibilizzando e stanno investendo nell'energia rinnovabile, uno dei temi di maggiore attualità in questo momento. Questa iniziativa, inoltre, pone ancora una volta Venaria al centro di progetti rivolti allo sviluppo economico: dal turismo, grazie ai fasti della meravigliosa Reggia, all'industria, con progetti che sposano in pieno la filosofia della Regione Piemonte e della sfida “Uniamo le energie”. Valter Morizio Punto di Vista REGIONE L'accessibilità degli spazi urbani come elemento di qualità della mobilità pedonale Quel minigradino traditore Sono frequentissimi gli scivoli dei marciapiedi che presentano un piccolo gradino L 'accessibilità degli spazi urbani, cioè spazi senza barriere architettoniche (B.A.), richiamate dal Decreto Presidente Repubblica n. 503/96, è un fondamentale diritto umano riconosciuto (sulla carta) in Italia, in Europa e dall'ONU. Possiamo definire l'accessibilità dell'ambiente costruito come un fondamentale diritto umano che riguarda ognuno di noi in quanto tutti siamo stati bambini, tutti speriamo di diventare vecchi, tutti possiamo essere vittime di incidenti o colpiti da malattie invalidanti. Tutte queste categorie sono definite “Persone a mobilità ridotta” e devono essere tutelate contro le discriminazioni. Bisogna assolutamente evitare di continuare a costruire situazioni di fatica, pericolo, disagio, inaccessibilità che sono particolarmente penalizzanti per la sicurezza fisica, il diritto all'autonomia ed all'integrazione sociale di almeno il 20% dei cittadini. Quelli più deboli e più sensibili! Da notare che la percentuale degli anziani, sempre più o meno La figura rappresenta le percentuali delle “persone a mobilità ridotta”, nella foto il minigradino traditore acciaccati ed accecati, è in rapida crescita a causa dell'aumento della vita media. Chi può dire di non cadere mai in qualche categoria rappresentata? Se si vogliono ottenere percorsi urbani comodi, sicuri ed accessibili bisogna progettare gli interventi negli spazi pubblici, anche i più apparentemente banali, secondo i principi dell'Universal Design cioè “una progettazione ed un intervento che considerano le esigenze di tutti”. L'accessibilità deve essere considerata una caratteristica indispensabile dell'ambiente costruito. Il vero valore aggiunto! Quando un marciapiede viene raccordato con un passaggio pedonale mediante “lo scivolo” non si deve assolutamente lasciare nessun scalino anche minimo per non bloccare una sedia a ruote e non causare inciampo a bambini ed anziani. Il D.M. 236/89 al punto 4.2.1 riporta “…ogni qualvolta il percorso pedonale si raccorda con il livello stradale o è interrotto da un passo carrabile, devono predisporsi rampe di pendenza contenuta e raccordate in maniera continua col piano carrabile…”. Quindi non come nella foto che mostra una situazione diffusissima anche a Torino e che solo recentemente si comincia a risanare con interventi molto semplici e poco costosi dopo molte pressioni e segnalazioni. Gradini di almeno 5 cm in scivoli non per “persone a mobilità ridotta” (ma per chi li avranno fatti?), possono essere causa di discriminazione e pericolo per molti cittadini. Bastava colmare il minigradino per facilitare la vita a molti. Per molti questa descrizione può essere considerata un dettaglio marginale, ma qualche anziana signora che accompagna il marito in sedia a ruote, può anche incontrare molta fatica per sollevare ripetutamente a braccia la sedia a ruote. La conseguenza è che cercherà di uscire il meno possibile con tutti i problemi degli anziani reclusi in casa. Anche una persona anziana che inciampa e cade a causa del minigradino non a norma, perde quel minimo di fiducia nelle sue forze e rinuncerà ad uscire. Situazione di grave isolamento e discriminazione causato da incompetenti che hanno sperperato denaro pubblico creando condizioni di pericolo non accettabili. Luciano Chissotti Tavolo superamento Barriere Architettoniche Coord.Comit.Spontanei.Quart. ”Sereno Regis” Torino Tetrapak: il danno o la beffa? Si è celebrata il 30 ottobre 2008 “la festa” del Tetrapak in quanto si è dimostrata la completa riciclabilità del prodotto, dopo l'accordo con la Lecce Pen, la nota azienda che con il tetrapak riciclato produce penne e prodotti per l'ufficio. La cellulosa (75% del prodotto) viene recuperata con un processo definito “Hidropulper” ovvero con l'immissione dei cartoni in acqua. Il restante 25% composto da alluminio e polietilene viene mescolato e per estrusione si produce un nuovo composto: l'ECOALLENE con il quale si producono le penne di Lecce Pen. Da quasi tutti gli interventi, compresi Provincia di Torino, Regione Piemonte e Comune di Settimo (Lecce Pen è situata a Settimo), sono scaturiti condivisioni ed osanna, ricordando che il riciclo è la vera fase decisiva, ancor più della raccolta differenziata. stata avanzata la proposta di fare una raccolta separata del tetrapak in luogo del conferimento nel cassonetto della carta. Certamente ci si deve preoccupare di riciclare correttamente e completamente gli enormi quantitativi di tetrapak immessi nel mercato, ma forse in prospettiva la formula tetrapak dovrebbe essere abolita! La forza della multinazionale Tetrapak si porta dietro anche gli assetti istituzionali locali e gli interessi in gioco sono immensi, ma in prospettiva pensiamo che questa non sia, non debba, non possa essere “la soluzione”. In base al principio che “il miglior rifiuto è quello non prodotto”, dovrebbe risultare evidente a tutti che l'opzione riuso viene prima del riciclo. Ebbene, cosa costerebbe utilizzare in luogo di prodotti che vengono generati e riciclati in continuazione, inserire i liquidi in recipienti da utilizzare 100 volte? Alludiamo al semplicissimo concetto del vuoto a rendere, contenitori in vetro o in policarbonato (ricordiamo una bottiglia presentata da Grillo e progettata dal Wupperthal Institute), che si poteva riutilizzare infinite volte. Con il tetrapak ogni volta si devono tagliare alberi, produrre cellulosa, trasformarla in cartoni/contenitori, raccoglierla separatamente, trattare il rifiuto come sopra specificato e riutilizzare finalmente per una volta sola (?) la cellulosa e l'Ecoallene. Ovviamente tutti questi passaggi impongono consumi energetici e di acqua immensi. Con il vuoto a rendere esiste solo il lavaggio dei contenitori per il riuso. Per tutto ciò la celebrazione del tetrapak ci appare una pesante forzatura. P. C. Cavallari Pro Natura Ho un libro per la testa ... a cura di Fabrizio Biolè AZZERARE I RIFIUTI di Guido Viale Bollati Boringhieri La naturale evoluzione del Viale-pensiero, già espresso in Governare i rifiuti '99. Passato, presente e futuro di quel che molti (miopi amministratori in primis) continuano a considerare un problema, tout court, dimenticandone spesso l'enorme importanza come risorsa, come ricchezza. Considerazioni sullo stato dell'arte della questione rifiuti lungo il nostro bistrattato stivale, introduzione agli elementi della Zero Waste Strategy, e tante tante esperienze dirette in un volumetto di agile lettura e facile comprensione. UNA QUESTIONE SCOTTANTE di Gabrielle Walker e Sir David King Codice L'unico libro, fino ad oggi, che affronta sistematicame nte tutte le problematiche associate al riscaldamento globale: cause, situazione, e conseguenze su clima, flora e fauna insieme a un'intelligente trattazione dei metodi di soluzione energetici, economici e politici. Siamo ancora in tempo... a noi tutti la palla allora! UN NUOVO CONTRATT O PER TUTTI di Tito Boeri e Pietro Garibaldi Chiarelettere Italici problemi disoccupazion e in calo ma malcontento in crescita, salari sotto la media UE, precarietà spesso cronica per il 90% delle nuove assunzioni e mirati rimedi nuovo contratto unico per tutti con tutele crescenti nel tempo - in un libro che si rivolge a vecchi e nuovi governanti. Soluzioni a costo zero, risultati assicurati... Approfondimenti e nuove proposte settimanali su www.grillicuneesi.it 15 Punto di Vista CIVICA CIVICA movimento democratico CIVICA promuove una politica che torni ad essere al servizio dei cittadini, in grado di risolvere i loro problemi. CIVICA è a favore di una politica capace di interloquire con le forze produttive più dinamiche della società, senza rinunciare a perseguire politiche di giustizia sociale a favore dei più deboli. La cattiva politica che CIVICA combatte è quella: ! di chi amministra con arroganza nei confronti dei cittadini. ! di chi non fornisce le informazioni utili alla comprensione di un problema o conduce consultazioni fittizie per decisioni di fatto già prese. ! di chi si riduce ad essere un esecutore passivo di interessi economici privati che contrastano con il bene pubblico. ! di chi fa della politica un mestiere a vita. Per CIVICA informare, dibattere e decidere in piena trasparenza e con la massima partecipazione attiva dei cittadini deve essere la regola di ogni buona amministrazione pubblica. CIVICA non è, né vuole essere, un nuovo partito di cui nessuno avverte la necessità. CIVICA è, invece, un movimento utile a rafforzare e promuovere sul territorio quelle esperienze di cittadinanza attiva che testimoniano la volontà di partecipazione alla vita pubblica e che non si riconoscono più nei partiti. Dentro CIVICA c'è posto per tutte le esperienze piccole e grandi che nei nostri Comuni rendono possibile la partecipazione diretta dei cittadini e arricchiscono con la loro azione la democrazia. Il comune denominatore di CIVICA è dato dall'impegno che singoli e gruppi di cittadini (associazioni, comitati, liste civiche) mettono nel riappropriarsi delle questioni che li toccano direttamente senza dover ricorrere ad intermediari interessati e inaffidabili. Scuola: innovazione Il partito o improvvisazione? di Montezemolo CIVICA, Movimento democratico, ha proseguito la sua attività di informazione andando a toccare uno dei grandi temi del momento, vale a dire la scuola e quindi la cosiddetta Riforma Gelmini. Sotto il titolo “Scuola: innovazione o improvvisazione” i relatori si sono dati appuntamento il 14 Ottobre scorso nella bella cornice della Sala Pasquale Cavaliere in via Palazzo di Città a Torino, dove ha preso posto il pubblico delle grandi occasioni. Sorvolando sulla generale ed evidente convergenza di opinioni dei vari relatori, il leit motive è stato quello di ritenere la Riforma Gelmini un vero tracollo e una vera calamità per la formazione scolastica, alla luce purtroppo dei per nulla lusinghieri dati Ocse, fatta salva la scuola primaria. Scuola primaria che peraltro si va, paradosso tra i paradossi, a ritoccare pesantemente. Igor Piotti, segretario generale della Flc CGIL, ha messo poi in risalto l'attuale debordante prassi della “socializzazione delle perdite”, che priva di linfa vitale settori basilari della società civile, reclamando al contrario un maggiore investimento statale nel comparto formativo pubblico, e denunciando il grave fenomeno della dispersione scolastica, intesa come una grave perdita economica per tutta la comunità. Pungente l'intervento di Silvia Bodoardo, presidente del Coordinamento dei genitori, dagli asili nido alle scuole medie di Torino, che ha messo in evidenza la pericolosità della Riforma Gelmini in relazione ai tagli che porterebbero al collasso la già precaria situazione scolastica, oltre a lanciare convinti strali contro la scelta di tornare al maestro unico, il grande imputato di tutta la riforma. L'esperto di modelli educativi mondiali, il pedagogista Martin Dodman, ha esaltato il sistema scolastico del Nord Europa, che porta non a un insegnante unico ma a una scuola unica, comprensiva, per una più armoniosa cultura della conoscenza e dello sviluppo di un individuo, levando altresì il dito contro la risicata percentuale del Pil che viene destinata alla formazione e alla ricerca in Italia. Infine, la parola è passata alla rappresentanza politica della serata con il consigliere regionale di AN Gianluca Vignale che ha cercato di difendere, in qualche modo e non senza qualche imbarazzo, la proposta Gelmini con argomentazioni non del tutto convincenti e talvolta velate di romantica malinconia sui ricordi del “vecchio maestro unico”, col quale peraltro è cresciuta, bene o male, la maggior parte di noi. Mariano Turigliatto, invece, che è legato al mondo della scuola per naturale appartenenza, in qualità di docente, se pur in aspettativa, presso l'ITIS Majorana di Grugliasco, ha espresso tutte le sue perplessità sulla riforma in corso, forte della sua lunga esperienza di insegnante, e dunque particolarmente informato sui fatti e sulla “macchina” scolastica italiana. La sua conclusione è che mai come ora si sia prodotta una naturale indignazione nei confronti della riforma Gelmini, andando a colpire la sensibilità di moltissime persone, quasi un comune sentire, che, quando nasce genuino e impetuoso come sta in realtà accadendo, è sintomo di un malessere diffuso e condiviso di cui non è proprio possibile, per chi governa, non tenerne conto. Soprattutto perché, come ha ribadito la preside grugliaschese professoressa Boetto, intervenuta tra il pubblico, tale riforma è stata del tutto coercitiva, imposta e senza alcuna possibilità di dialogo. Patrizio Brusasco Assieme a tanta pioggia, la sera del 4 novembre, nella sala “Pasquale Cavaliere” di via Palazzo di Città sono scese lucide e puntuali le parole di Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati presso la facoltà di Psicologia dell'università di Torino e Claudia Porchietto, presidente dell'associazione Piccole e medie imprese, ospiti della serata organizzata da CIVICA Torino. E' toccato a loro due dare una qualificata risposta alla domanda “Il terzo polo della politica: quanto conta il partito di Montezemolo?”, un quesito introdotto dall'analisi condotta dalla rivista “Polena” (POLitical and Electoral NAvigations) che ha immaginato un'entità politica guidata da Luca Cordero di Montezemolo collocata oltre la destra e la sinistra e che ha chiesto a un campione di duemila intervistati se e quanto erano interessati a questa nuova formazione politica di centro. “Perché ci interessa così tanto un centro liberal democratico? E perché in Italia non ne è mai sorto uno?”. L'intervento di Luca Ricolfi ha preso spunto da queste due domande cui ha subito fornito altrettante risposte: “Se ne sente la necessità ha detto perché il sistema politico nazionale è fermo da quindici anni. Ecco perché abbiamo disperatamente bisogno di un partito che voglia modernizzare l'Italia”. Le iniziative di CIVICA Un appello che, secondo il docente universitario e direttore di Polena, deve comunque fare i conti con una considerazione: “In Italia ha affermato Ricolfi negli ultimi anni è legittimamente cresciuta la cultura dei diritti, ma non ha trovato altrettanto spazio una nuova cultura dei doveri”. Risultato? “Più che un partito liberal democratico, servirebbe una mentalità liberal democratica”. Oggi assente tra gli elettori e tra le forze politiche: “Pd e Pdl pongono molta attenzione ai problemi della spesa, ma non si curano di quelli della crescita. Ridurre, ad esempio, la pressione fiscale sulle imprese non rientra nei loro piani d'azione. Privilegiano le famiglie sulle imprese senza tenere conto del fatto che, se aiutate a dovere, possono essere proprio le imprese ad aiutare le famiglie”. Musica perfette per le orecchie di Claudia Porchietto. Il presidente della Pmi non ha lesinato critiche né a destra né a sinistra (“Tutti ha detto in sede di campagna elettorale avanzano proposte interessanti che cinque minuti dopo la chiusura delle urne ripongono nel dimenticatoio”) e ricordato una drammatica verità: “Questo isterismo finanziario mette in enorme difficoltà l'economia reale. In un simile contesto, se si parla con leggerezza di incentivazioni decise dallo Stato si rischia di creare danni ulteriori a chi già si trova in sofferenza”. Guglielmo Riccardi Sistemi energetici e uso razionale dell’energia L’iniziativa Gruppo “Insieme per Bresso”: Trasferimento Farmacologico Frequenziale Una delle finalità di Civica è sicuramente quella di proporre dibattiti di massima attualità e sulle grandi tematiche di oggi. L'energia e il suo uso razionale, alla luce delle problematiche a essa connaturate entrano dunque di diritto nelle proposte del Movimento civico democratico. Questa volta il consesso si è svolto presso i locali di Libera Piemonte, che fa parte del Gruppo Abele, in corso Trapani a Torino lo scorso 21 ottobre, dove si sono alternati al tavolo oratorio i professori Evasio Lavagno, del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino, e Maurizio Pallante, del Comitato scientifico “M'illumino di meno”, che hanno offerto una visione esaustiva del problema energetico sposando differenti punti di vista. Lavagno ha parlato soprattutto di modelli energetici secondo una prospettiva prettamente scientifica, palesando le molte ombre che incombono su una reale soluzione dei Quando si parla di medicina e di salute, tutti drizziamo bene le orecchie poiché l'esperienza della malattia e della sofferenza, che abbiamo esperito chi più chi meno in forma diretta o indiretta che sia, ci spinge a non sottovalutare nessuna via, nessun rimedio tradizionale o alternativo, purché efficaci. E' questo lo spirito che ha mosso il Gruppo “Insieme per Bresso” nell'appoggiare i risultati delle ricerche del dott. Massimo Citro (già noto al pubblico per la sua lotta a favore del diritto allo studio universitario e contro il numero chiuso), che ha indirizzato i suoi sforzi e la sua curiosità di scienziato nell'esplorare una nuova metodologia di farmaco, che si definisce TFF, Trasferimento Farmacologico Frequenziale. I risultati di questa innovativa ricerca, che è destinata ad accendere una veemente discussione all'interno della comunità scientifica, sono stati presentati nel corso di un convegno che si è tenuto lo scorso 29 ottobre presso la 16 problemi energetici mondiali. Tenendo conto dei molteplici fattori coinvolti, da quelli scientifici a quelli politicoeconomici, sociali, difficilmente si potrà arrivare a quello che è stato definito il piano delle 4 F, Fossil Fuel Free Future, ovvero un futuro completamente indipendente dagli idrocarburi, dal petrolio, carbone, ecc… Il prof. Lavagno ha altresì evidenziato l'ampia forbice esistente tra il mondo scientifico e la politica, poco avvezza nell'ascoltare le indicazioni o comunque i suggerimenti provenienti dalla comunità scientifica mondiale. Pallante invece ha mosso una critica vibrante verso il mondo della politica mondiale e locale, dichiarandone la totale miopia, al limite di una verosimile malafede, e ammettendo come sia peraltro impossibile arrivare al traguardo della riduzione del 20% dei gas serra entro il 2020 essenzialmente per tre motivi: l'aumento conclamato percentuale globale delle emissioni, soprattutto per effetto dell'accesso alle fonti energetiche dei paesi emergenti come la Cina, l'India, la Russia, il Brasile e il Sud Africa; la grave manifesta ignoranza della politica che non farebbe altro che ripetere luoghi comuni e frasi fatte, poco pertinenti rispetto alla complessità e gravità del problema; infine, il non perseguimento della riduzione degli sprechi, con la parallela introduzione del ricorso alle energie alternative. La conclusione è che la politica, che dovrebbe decidere del nostro futuro, risulta spesso scollata dalla realtà e dalle sue priorità, assolutamente demagogica e tutta intenta nel considerare soltanto il valore di crescita del Pil (prodotto interno lordo) come unico indice di ricchezza di un paese, senza considerare peraltro come ogni teoria di crescita infinita sia del tutto illusoria e controproducente per chiunque. p.b. sede del Consiglio regionale del Piemonte, e che ha visto la straordinaria partecipazione del dottor Masaru Emoto, scienziato giapponese di fama mondiale e direttore dell'Istituto di Ricerca Hado di Tokyo. Nell'occasione si sono dovuti allestire ben due saloni la Sala dei Presidenti e la Sala Viglione per poter ospitare un pubblico da grandi eventi (oltre 300 persone), che è giunto da tutta Italia e persino da oltre confine. Il TFF scoperto dal dottor Citro e dal suo gruppo di ricerca trasferisce per via elettromagnetica le proprietà terapeutiche di molti farmaci chimici senza doverli somministrare, se non in forma di segnali efficaci, innocui e privi di effetti tossici e collaterali, che sostituiscono il farmaco stesso. E' chiaro che una simile scoperta, se dovesse risultare del tutto funzionale, è destinata a rivoluzionare lo scenario della farmacopea tradizionale, scatenando la ovvia reazione delle aziende farmaceutiche che dovrebbero convertire, se non i principi attivi dei farmaci, la loro somministrazione.