A PAGINA 3
Catania - anno XXVIII - n. 30 - 29 luglio 2012 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
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settimanale regionale di attualità
PRESENTATA
LA CAMPAGNA
“DOSTA”
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
In tempi difficili c’è un bisogno più forte di figure di grande statura
Alla ricerca di un Giuseppe
LIBERATORE
L
a storia biblica di Giuseppe, venduto dai fratelli per
rivalità e gelosia. si legge
nel documento della Cei
per la 7ª giornata del creato, prevista
per il 1° settembre, contiene un concreto itinerario di riflessione che
accompagna il non facile momento
storico che stiamo vivendo.
La crisi economica, come una piovra
raggiunge e colpisce tutti i settori
sociali e man mano arriva ai singoli
cittadini, specie in previsione delle
tasse che per necessità saranno il
“buon ferragosto” che il Governo
tecnico predispone per il popolo italiano.
Le allarmanti scene di piazza in
Grecia ed ora anche in Spagna, fanno presagire una grave e dolorosa
rivoluzione che prima o poi giungerà anche in Italia nella sua drammaticità.
Nella precarietà della crisi che si
abbatte sul Paese, resa visibile dalle
vacche magre e dalle spighe vuote,
immagini di forte suggestione anche
per il momento attuale, la relazione-
IV PREMIO
“PAOLO
BORSELLINO”
Siviglia: proteste contro
le misure di austerity
decise dal governo
spagnolo Foto AFP/SIR
a pagina 5
del popolo con la terra
sarà sanata proprio grazie
alla lungimiranza e alla
responsabilità per il bene
comune dimostrata da
Giuseppe, figura emblematica della Sapienza
donata da Dio a Israele.
Occorre un nuovo
“vicerè d’Egitto” che,
come Giuseppe liberatore, applichi una saggia politica del risparmio, senza però far venir meno
l’essenzialità dei servizi e delle
priorità sociali: sanità e scuola.
Ciascuno di noi dovrebbe essere un
nuovo “Giuseppe” capace di costruire il futuro, adoperando la saggezza
della lungimiranza e “pensano sempre prima di agire”
A volte capita che si fanno delle
FORMAZIONE
PERMANENTE
DEL CLERO
scelte che nel tempo risultano improduttive ed inefficaci.
La saggezza che non si è avuta
durante il periodo delle “vacche
grasse” adesso risuona come rimprovero per la cattiva amministrazione
degli anni precedenti e che ora deve
necessariamente trovare una svolta.
Nell’itinerario biblico di Giuseppe si
possono trovare i segni positivi di
luce e di speranza, durante questo
faticoso ma liberante cammino, che
mette in esercizio la comprensione,
il perdono, l’accoglienza, l’attenzione verso coloro che sono nel bisoGiuseppe Adernò
(segue a pagina 2)
a pagina 7
La strage di Aurora: il segnale di una dilagante violenza ingiustificabile
Dallo schermo alla realtà
ella società odierna ci si preoccupa
della crisi economica, che ormai da
tempo sta dilagando in tutti settori e che affligge
l’uomo nel concreto della sua vita quotidiana.
Preoccupazione giustificabile: naturalmente l’economia di fatto regge l’intero meccanismo di
sussistenza comunitaria. Ma c’è ben altro. Al di
là di debito pubblico, spread, titoli in borsa e
manovre, che in vista di un bene futuro attanagliano in una morsa stretta sempre di più la popolazione, investendo ogni fascia di reddito ed ogni
categoria, c’è l’uomo vero e proprio e la sua vita.
E oggi più che mai ci troviamo di fronte ad una
crisi che investe non solo i valori, ma soprattutto
i comportamenti. E ciò in alcuni casi sfocia negli
atti più inconsulti, che rasentano la follia.
Strage di Aurora, Colorado: James Holmes, un
ventiquattrenne novello Joker, come da copione
acerrimo antagonista di Batman, uccide all’interno di un cinema, proprio durante la proiezione
dell’ultimo film sull’eroe pipistrello, ben 12 persone e ne ferisce 58.
E non è certo un fenomeno nuovo negli Stati
Uniti d’America. Bensì, ed è davvero assurdo
poterlo affermare con certezza, sono eventi che si
verificano frequentemente. Nel 1999 ci sono stati
13 morti nella scuola superiore Columbine; nel
2007 ci sono stati 32 morti nella strage alla scuola Virginia Tech. Solo per citare alcuni esempi.
Negli Stati Uniti l’uso di armi da fuoco è molto
diffuso e di conseguenza il pericolo di incorrere
in circostanze di rischio, soprattutto mortali, è
N
altissimo. Diversi sono i luoghi, diversi sono i
protagonisti, come altrettanto lo sono circostanze
e conseguenze: ciò che accomuna tutti questi episodi terribilmente a sfondo nero è la pazzia di un
singolo o di un ristretto gruppo ai danni di una
collettività.
Secondo le statistiche quotidianamente perdono
la vita 84 americani, sotto i sordi colpi di un’arma da fuoco. L’utilizzo ed il possesso di armi è
così diffuso da non poter essere arginato da un
provvedimento di legge, che forse in pochi auspicano davvero.
Che cosa spinge un uomo ad essere l’artefice di
una vera e propria carneficina di innocenti? Fino
a che punto la mente umana può uniformarsi con
una finta realtà e giungere sempre più ad una piena declinazione di follia? Di fronte a
questi interrogativi anche il raziocinio
più lucido ed illuminato stenterebbe a
trovare una risposta plausibile. E ciò non
vuole essere l’ennesima sequenza di retorica, che in questi giorni tanto sta occupando pagine di quotidiani e trasmissioni
tv. Una riflessione sui disturbi psicologici
che sempre di più affliggono determinati
soggetti nella società odierna: si può a
proposito ben parlare di un dilagante tendere a vere e proprie forme di schizofrenia, patologia psichiatrica caratterizzata
proprio da un degrado progressivo della
personalità e da un conseguente processo
di estraniazione dalla realtà. Ed è questa
forse una possibile chiave di lettura dell’agghiacciante massacro compiuto dal folle Joker: una
criminale identificazione tra vita reale e finzione
cinematografica ai danni della prima.
Ma dietro tutta questa ingiustificabile violenza e
tanta agghiacciante atrocità possiamo leggere la
presenza occulta del maligno.
Infatti, lo scorso 22 luglio in occasione dell’Angelus, Papa Benedetto XVI ha affermato che “il
maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio,
seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e
anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonaBerenice
(segue a pagina 2)
BELLINI
SBARCA nel
CONTINENTE
AFRICANO
a pagina 12
Prospettive - 29 luglio 2012
sommario al n. 30
PRIMO PIANO
Indietro nel tempo
intervistando Giovanni
Alfonso Borelli ___________3
Il Partito Popolare italiano
in Lunigiana e nella provincia
di Massa Carrara __________4
Al S. Tecla Palace
rinnovamento associativo
per i Lions _______________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve___________6
Dalla Cancelleria: Nomine __6
DIOCESI
Viaggio alla scoperta delle
chiese di Catania: la chiesa
della Santissima Trinità_____9
Pastorale Migrantes:
pellegrinaggio al Santuario
della Madonna di Gibilmanna _9
Taormina:
Alla festa di San Pancrazio
presenzia il Cardinale
Mons. Paolo Romeo ______11
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Lettera dell’Arcivescovo
Ai Presbiteri dell’arcidiocesi
Carissimi,
Salutandovi affettuosamente, desidero intrattenermi brevemente con
voi sul brano di Marco
(6, 30-34) che abbiamo
proclamato e commentato domenica scorsa.
Certamente ci siamo sentiti toccati in modo speciale dall’atteggiamento
e dalle parole di Gesù.
Noi sappiamo cosa significa metterci, personalmente sempre e tante
volte anche comunitariamente, alla Sua presenza
e riferirgli circa il nostro
ministero. II colloquio
personale con Lui ha
sempre illuminato e confortato l’attività che svolgiamo essendo stati da
Lui scelti con affetto di predilezione
ed invitati per portare frutto in
abbondanza. È sempre motivo di
gioia e di consolazione sperimentare
che Gesù “si interessa” ed ascolta
con soddisfazione quanto, seppur
“servi inutili”, Gli riferiamo circa il
generoso esercizio della nostra carità
pastorale.
Anche quest’anno vogliamo accogliere l’invito di Gesù: “Venite in
disparte, voi soli, in un luogo deserto
e riposatevi un po’” Nell’edizione La
Bibbia via verità e vita della editrice
San Paolo leggiamo, a pag. 2132,
che “l’inciso “voi soli”, assente nella
versione del 1974, rende meglio
l’enfasi presente nel testo greco”.
Noi vogliamo anche e soprattutto
(continua da pag. 1)
ALLA RICERCA...
gno.
Ciascuno si senta protagonista del
proprio contributo e man mano si
auspica che la ripresa, anche se lenta
e faticosa, ci sarà almeno per le nuove generazioni “verso cui siamo
debitori di parole di verità e opere di
pace”.
Costruire il futuro resta un dovere
(continua da pag. 1)
DALLO SCHERMO...
li, sociali, internazionali, e anche tra
l’uomo e il creato. Il maligno semina
guerra; Dio crea pace”. Il Pontefice,
dichiarandosi “profondamente colpito dall’insensata violenza che ha
avuto luogo ad Aurora, Denver”, ha
ricordato le vittime della strage ed
leggervi la speciale sollecitudine che
Gesù ha per noi.
Vorrei esserne l’umile e fedele eco
augurando a ciascuno di voi, carissimi fratelli parroci in particolare, di
trovare il modo di accogliere l’invito
di Gesù per un necessario riposo fisico e per un incontro più prolungato
con Lui.
Ma è pur vero, e non possiamo
negarlo, che a noi può capitare quanto accaduto a Gesù: programmato il
doveroso e meritato riposo, ci troviamo a far fronte a sorprese o a tanti
eventi che nelle nostre comunità si
svolgono soprattutto nel periodo
estivo. La nostra esistenza, ed anche
le nostre Chiese, non possono essere
“chiuse per ferie” nei riguardi dei
fratelli e delle sorelle che il Signore
ci affida. È, quindi, bello poterci
per tutti. Una società sana premia il
merito, punisce i mascalzoni e investe nell’istruzione.
Tagliare i fondi alla scuola pubblica
ed alla cultura significa, infatti spezzare le ali al Paese e negare il futuro
ai giovani.
La mancanza di lavoro per i giovani
e l’impossibilità di accedere alla
garanzia non tanto di un posto fisso,
quanto di uno stipendio sicuro,
anche se in mobilità, soffoca le atteespresso vicinanza ai loro familiari.
Questi segni di violenza sono frutto
di frange isolate o piuttosto sono un
segnale allarmante che la società può
produrre al suo interno simili folli?
Ai posteri l’ardua sentenza e l’interpretazione del vivere odierno.
®
A voi, carissimi fratelli parroci, chiedo una speciale attenzione per quanto indicato a livello di parrocchie.
Con i Consigli pastorali siano studiate le modalità di attuazione, non trascurando i collegamenti nell’ambito
di Vicariato L’Anno della fede può
cosi rivelarsi di provvidenziale aiuto
nella preparazione e nello svolgimento della Visita pastorale, come
pure per vivere bene il tempo del
Dopo Visita.
Come ho sottolineato in occasione
del Pellegrinaggio a Mompileri, una
particolare attenzione sarà dedicata
alle Feste patronali o dei Titolari delle Parrocchie e delle Rettorie. È in
corso la stesura, a cura di un apposito gruppo di lavoro, di una Nota
pastorale al riguardo.
Sarò particolarmente lieto di incontrare quanti tra voi prenderanno parte ai tre momenti che prossimamente
ci saranno offerti:
l’incontro con i seminaristi al Villaggio San Giuseppe, in data 22 agosto
e con le modalità che il Rettore indicherà;
gli Esercizi Spirituali dal 17 al 21
settembre guidati da Sua Eccellenza
Rev.ma Mons. Luca Brandolini presso la Domus Seraphica di Nicolosi;
il Convegno catechistico nei giorni
5-7 settembre con il programma che
Don Gaetano Sciuto invierà in questi
giorni.
Con l’augurio di ogni bene e particolarmente di un periodo di riposo e
con un cordiale arrivederci.
se e le speranze di una celere ripresa.
Ogni aumento di tasse genera a catena la chiusura di imprese, ditte,
negozi e quindi disoccupazione e
disagi, Sembra proprio che il circolo
si rende sempre più vizioso e aggrovigliato su se stesso.
Oggi il desiderio di tutti è quello di
recuperare un po’ di serenità, e non
sentirsi oppressi da quel diffuso disagio inaspettato che rende tutto amaro e smorza ogni entusiasmo.
La pausa estiva sia occasione di
nuova ripresa per un autunno che si
annuncia “caldo” e carico di tensioni.
✠ Salvatore, Arcivescovo
®
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Per il numero che sarà in edicola
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vi preghiamo di inviare i vostri contributi
entro venerdì 24 agosto 2012.
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Settimanale associato alla F.I.S.C.
(Federazione Italiana Settimanali Cattolici)
Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 25 luglio 2012
riconoscere Sacramento della compassione
di Gesù, che non deve
mai mancare nella
nostra Chiesa. Dobbiamo, tuttavia, impegnarci maggiormente
affinché, se non proprio in estate, almeno
nel corso dell’anno
ciascuno di noi possa
usufruire di un opportuno tempo di riposo.
È mio dovere attenzionare ancora di più la
questione e fin d’ora
prendo l’impegno di
trattarla con i Vicari
foranei per trovare ed
offrire le migliori soluzioni possibili.
Vi raccomando vivamente di riservare prolungata attenzione alla Lettera
del Papa La Porta della Fede e alla
Nota della Congregazione per la
Dottrina della Fede relative all’imminente Anno della fede.
Dobbiamo viverlo intensamente perché esso può essere un vero tempo di
grazia per noi stessi e di riflesso per
i fratelli e le sorelle a noi affidati da
“Colui che da origine alla fede e la
porta a compimento” (Eb 12,2).
Alla luce della Lettera ci sintonizzeremo al contenuto della Nota facendo tesoro delle tante indicazioni che
essa offre. Lo faremo attuando quanto suggerito a livello diocesano e,
con gli opportuni adattamenti, a
livello di Chiesa universale e di Conferenze Episcopali.
Dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 18:00
Denver (Usa): fiori per le vittime della strage del 20 luglio al “16th Century Movie
Theater”, dove era in corso la prima di “Batman” Foto AFP/SIR
2
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Prospettive - 29 luglio 2012
Al Palazzo della Cultura presentata la Campagna “Dosta”
Conoscere ed ACCOGLIERE
le comunità Rom
Catania è stata presentata la Campagna
“Dosta” (parola rom che significa
“Basta!”), iniziativa di sensibilizzazione per combattere i pregiudizi e
gli stereotipi nei confronti dei Rom e
Sinti, promossa dal Consiglio d’Europa, coordinata e finanziata in Italia
dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per le Pari Opportunità. Nella sala Refettorio del Palazzo della
Cultura, giovedi 19 luglio, si è svolta
la presentazione alla stampa, alla presenza del Sindaco di Catania, Avv.
Raffaele Stancanelli, dell’Arcivescovo di Catania, Sua Ecc.za Mons. Salvatore Gristina, del Prefetto di Catania, Dott.ssa Francesca Cannizzo e
del Direttore Generale dell’Unar,
Dott. Massimiliano Monnanni. La
Campagna, il cui slogan è “quali
Rom conosci?”, si propone, tra gli
obiettivi, di verificare quanto gli italiani conoscano realmente della
Popolazione Rom, spesso contraddistinta da stereotipi e giudizi che favoriscono sentimenti di ostilità piutto-
A
sto che atteggiamenti di dialogo tra le
parti. Anche il Web avrà la sua campagna “Dosta” che sarà diffusa attraverso internet e i social network.
Quest’ultima prenderà spunto da personaggi rom molto noti al grande
pubblico: Rita Hayworth, Charlie
Chaplin, Michael Caine e Yul
Brynner, il danzatore Joaquim Cortès, il premio Nobel per la Medicina
nel 1920, Schack A. Steenberg
Krogh, Dijana Pavlovic attrice milanese, Ferdy Berisa, partecipante e
vincitore del Grande Fratello, e Olga
Balan Cantante e attrice romana.
A corredo della campagna una serie
di eventi itineranti, a cavallo tra il
2012 e il 2013 che toccheranno cinque città italiane con spettacoli, iniziative di piazza e convegni rivolti
alle scuole, agli operatori del III settore, ai cittadini, ai servizi d’informazione e media nazionali e locali. Tra
gli obiettivi principali - si diceva della campagna c’è di diffondere la
conoscenza delle comunità Rom e
Sinti, circa 150mila persone in Italia,
attraverso una diversa rappresenta-
zione, più attenta alla
loro quotidianità e
meno agli aspetti folkloristici della loro
cultura, coinvolgendo
direttamente gli interessati.“L’Italia è il
primo Paese dell’Europa occidentale ad
aderire alla campagna
“Dosta!”: un passo
deciso per avvicinare
cittadini di culture
diverse, ma che convivono nella stessa società e ne rispettano norme e
valori”. Come ha spiegato in maniera
sintetica Massimiliano Monnanni,
Direttore Generale dell’Unar. “Perché la conoscenza è un diritto, di cui
l’opinione pubblica non sempre
gode. Quando la cattiva informazione si trasforma in disinformazione, si
reiterano immagini e cliché stereotipati che certamente non favoriscono
il dialogo, ma al contrario, pregiudizi
e atteggiamenti di ostilità”.
In questa direzione si muove anche la
“Strategia nazionale d’inclusione dei
rom, sinti e camminanti” emanata dal
governo nel dicembre 2011 e condivisa dal Consiglio d’Europa nel maggio del 2012, che punta l’attenzione
su quattro ambiti d’intervento concreti (istruzione, lavoro, sanità e
habitat) per migliorare la condizione
di rom, sinti e camminanti in Italia.
Nella stessa ottica si muove il percorso di formazione MEDI-ROM realizzato dall’IREF (l’Istituto di ricerca
delle ACLI) e finanziato dall’UNAR,
per promuovere figure di mediazione
ROM e infine anche il progetto
COM.IN.ROM realizzato dal Con-
sorzio Nova Onlus, progetto promosso e finanziato dal Ministero dell’Interno con lo scopo di realizzare una
rete operativa e culturale tra gli operatori pubblici e privati appartenenti alle
realtà del terzo settore impegnati intorno
al fenomeno Rom.
Nella serata di venerdì 20 luglio, poi,
sempre all’interno
del Palazzo della
Cultura, si è svolto un
concerto che ha visto
la partecipazione della cantante Olga
Balan e del gruppo
napoletano ‘O’Rom’.
La compagine italo rumena, nata nel
2008, vede la collaborazione di tre
musicisti napoletani Carmine Guarracino, Amedeo Della Rocca e Carmine
D’Aniello, con due musicisti di strada
rumeni di etnia rom, Ion Tiţa (Nello)
e Ilie Zbanghiu.
A questi ultimi, si sono aggiunti il
violinista rumeno Ilie Pipica e il
fisarmonicista rumeno Doru Zamfir.
Anche il nome stesso del gruppo riassume questo mix culturale in cui le
sonorità tipiche della musica napoletana, e dell’Italia Meridionale si fondono con quelle balcaniche e gitane.
Filippo Cannizzo
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Giovanni Alfonso Borelli (astronomo 1608-1679)
liaca di Piraino (ME).
Sovente, al calar della
sera, mi reco in spiaggia: in tutta la
giornata preferisco il vespro, come
momento della giornata a me più
familiare, quando la volta celeste si
accende delle luci infinite e la luna
sorniona guarda questo brulicare
umano. I bagnanti da ore hanno
lasciato quel litorale fatto di scogli e
di ghiaia, non si odono più schiamazzi di bambini e vacue conversazioni di adulti.
La solitudine è la miglior compagnia
in quella costa fatta di terra, di cielo
e di mare. Alle mie spalle la montagna sulla cui vetta sta nascosto l’antico paese di Piraino, le cui mura
sembrano narrare rocambolesche
vicende con dame e cavalieri. Dico
bene, sta nascosto, per celarsi al
mare, al grande amico nemico foriero di navi straniere che giungono in
questa fertile terra per depredarla.
Alle mie spalle, su quella cima, la
torre di Piraino, svetta austera e vigile per controllare l’amena e invitante
costa, ai lati, quasi come un’atavico
abbraccio la torretta di Gliaca e il
Castello di Brolo, guardinghe sentinelle sorvegliano perennemente
quella vasta distesa di mare ed è
come se dicessero: Riposatevi voi
abitanti di questa costa che a tener
tutto sotto controllo ci siamo noi!”…
e in compagnia di questa voce del
passato, l’anima mia non si sente più
smarrita e vaga in quell’infinito cielo e annega in quel vasto lago d’acqua.
Improvvisamamente odo dei passi
avvicinarsi a me e istintivamente
colta da timore, mi alzo per lasciare
G
La verità dissolve ogni apparenza
quel luogo ora non più solitario,
quando una voce caratterizzata da
una bella dizione m’invita a rimanere e a non aver paura. Grazie al chiarore della luna intravedo un uomo di
circa cinquant’anni, di altezza non
superiore alla media e con un curioso abbigliamento shakesperiano.
Penso sicuramente a un attore di teatro, dato che questa sera una compagnia teatrale ha dato il suo esordio di
spettacolo in pubblica piazza, quando costui così si esprime: <<So che
quasi tutte le sere vieni qui in spiaggia a contemplare la volta celeste e a
far navigare i tuoi pensieri in questo
vasto lago infinito. L’osservazione
delle stelle e delle galassie è stata
l’anima della mia vita, ma
chiedo scusa, gentile Stefania,
per non averti ancora rivelato
la mia identità: il mio nome è
Giovanni Alfonso Borelli,
astronomo. Sono nato a Napoli nel 1608, ma ho insegnato
per un certo periodo all’Università di Messina, quindi
sono e mi sento siciliano per
acquisizione>>.
Non riuscivo a credere a quello che vedevo e udivo: ricordo
che lo storico Santi Correnti
nelle sue pubblicazioni citava
questo luminare dell’astronomia come galileiano e come
colui che dimostrò che l’orbita delle comete non è circolare
ma ellittica. Onorata e anche
un po’ imbarazzata per questo incontro, chiedo al mio illustre interlocutore di proseguire nella sua conversazione. Questi si siede su uno scoglio e con nobile gesto m’invita a far
lo stesso. Mi chiede di prestare attenzione alla musica dell’universo: quel
pigolio di stelle emette, così come
insegnava Pitagora, un’armonia
sonora da far invidia alla migliore
orchestra sinfonica. Sono commossa
per l’esperienza che sto vivendo:
dialogare con uno scienziato del
secolo XVII che mi sta rendendo
partecipe delle sue scoperte. Guardando l’infinito, con voce pacata,
così continua: <<Il Senato messinese, come segno di apprezzamento
3
per la mia attività scientifica, m’inviò nei maggiori centri italiani per
reclutare docenti per l’Università.
Mi occupai di geometria Euclidea
oltre che delle edizioni dei matematici Archimede e Apollonio, quando
venni chiamato a Pisa per ricoprire
quella cattedra che era stata di Galileo Galilei. Ricordo che un intenso
lavoro di ricerca fu quello compiuto
sui satelliti di Giove, le Theoricae
Mediceorum Planetarum ex causis
physicis deductae (Firenze, 1666),
un’opera destinata ad inserirsi efficacemente nelle discussioni cosmologiche europee. In un quadro di riferimento dichiaratamente copernicano,
ipotizzai un moto planetario curvilineo animato da due forze: quella
centrifuga e quella di attrazione solare, la cui composizione permetterebbe l’equilibrio nell’etere. Cara e gentile Stefania, devi sapere che i tempi
in cui io operai erano particolarmente difficili. Noi scienziati eravamo
perennemente sorvegliati dalla Santa
Inquisizione e qualunque novità in
ambito astronomico era suscettibile
di ricadute teologiche.
Basti che tu pensi alla ritrattazione
forzata cui venne costretto il mio
maestro Galileo o quello che capitò a
Giordano Bruno per avere asserito
che in questo universo esistono infiniti mondi o allo stesso Nicolò
Copernico la cui pubblicazione venne posta nel suo letto di morte.
Io venni anche boicottato dal gover-
no spagnolo, per il mio essere spirito
libero e non ossequioso al potere
dominante, e per tal ragione, fui
costretto a lasciare la Sicilia e a trasferirmi prima in Calabria e poi a
Roma, dove divenni uno dei membri
dell’Accademia fondata dalla regina
Cristina di Svezia. Le condizioni
finanziarie sempre più precarie mi
costrinsero nel 1677 ad accettare l’ospitalità dei Padri Scolopi. Vissi gli
ultimi anni dando lezioni di matematica ad alcuni novizi dell’Ordine e
ultimando quello che è considerato il
mio capolavoro, il De motu animalium, un trattato di fisiologia meccanicista interamente basato sul carattere corpuscolare della materia,
ovvero il tentativo di estendere
all’ambito biologico il metodo geometrico applicato da Galilei>>.
Detto questo mi rivolse il suo sguardo profondo e penetrante e mi disse
che sarebbe dovuto andare via a raggiungere le stelle perché quella era
ormai la sua casa.
Lo pregai di restare, perché avevo
bisogno dei suoi consigli, della sua
saggezza, ma lui proferì queste parole: <<ama la verità, vivi nella ricerca, non ti fidare delle apparenze>>.
Detto questo lentamente svanì. Un
carro di luce disegnò una scia parabolica, poi si dissolse nel nulla.
Quella notte le stelle suonavano
un’armonia silenziosa.
Stefania Bonifacio
Prospettive - 29 luglio 2012
PRIMOPIANO
Il Partito Popolare italiano in Lunigiana e nella provincia di Massa Carrara
Le due anime del Movimento Cattolico
l movimento sturziano
con la fitta rete di preti e
laici sociali non si diffuse solo in
Sicilia, ma anche nel resto d’Italia,
come dimostra questo ben documentato volume:«1919-1922 Il partito Popolare Italiano in Lunigiana
e nella provincia di Massa Carrara,
I Quaderni de “Il Corriere Apuano”
1, 1994».
Poiché la storia è sempre storia
contemporanea,il volume nasce
come esigenza di illuminare le problematiche del presente alla luce
degli avvenimenti significativi del
passato. «Oggi, come settantacinque anni or sono, si scrive nella
introduzione, la presenza dei cattolici in politica e nella società fa discutere (siamo nel 1994 e il riferimento è al 1919)».
Alcuni vorrebbero i Cattolici dispersi sotto diverse bandiere, con
una sorta di presenza trasversale
nelle istituzioni; mentre altri propugnano la necessità di un partito cattolico, vero interprete dei valori cristiani; ci sono altri, infine, che li
vorrebbero addirittura assenti dalla
gestione della società come gruppo
organizzato: una sorta di serbatoio
dal quale attingere voti!
In sintesi, si conclude nel volume,
che «all’interno dello stesso Movimento Cattolico sussistono, oggi
come allora, due anime: una solidaristica e popolare, l’altra liberaldemocratica e conservatrice. Di qui
è nata la stessa difficoltà interna alla
Democrazia Cristiana del dopo-
I
guerra, che si poneva come partito
interclassista con il compito di
sostituire alla lotta di classe il confronto dialettico fra le diverse esigenze e i molteplici progetti di
società. Con tutti questi problemi
avevano dovuto fare i conti anche
don Luigi Sturzo ed i primi popolari, allorché presero atto che era tanto inopportuna quanto antistorica la
scelta di delegare ad altre forze
(solo marginalmente espressioni
della concezione cristiana della
vita) la rappresentanza di un’ampia
fascia della società italiana».
Abbiamo abbondato nelle citazioni
per la grande attualità delle problematiche e soprattutto del metodo
usato.
Per prendere coscienza della realtà
storico-culturale e socio-politica di
quelle zone, si parte dalla pubblicazione dell’ottima tesi di laurea svolta dal giovane Pierangelo Coltelli,
presso l’Università di Genova; ed è
così che bisogna procedere prima di
ogni operazione socio-politica, piuttosto che avventurarsi nell’azione
sulla base di spinte emozionali e di
opinioni soggettive: l’esperienza del
particolare senza una conoscenza
scientifica, resta cieca; come, d’altra
parte, la veduta generale, senza il
contatto con l’esperienza, resta vuota. Questo vale sempre, e quindi, per
le molteplici iniziative contemporanee, che hanno spesso motivazioni
polemiche, anche se molto sentite,
senza però un piano organico chiaro
e costruttivo.
Pierangelo Coltelli, l’autore del
volume, parte dall’analisi della difficile situazione economica sia dei
centri urbani maggiori come Massa
e Carrara, la cui popolazione lavorativa è addetta alle cave e alla lavorazione del marmo, sia delle zone
periferiche come la Garfagnana e la
Lunigiana costituita in buona parte
di coltivatori diretti. Questo stato di
grave disagio si manifesta con atti di
ribellione e scioperi su cui fanno
leva la propaganda socialista e anarchica. Ma in opposizione si analizzano i gruppi cattolici organizzati
(dal Circolo “S. Ceccardo” di Carrara al tentativo di costituire a Massa una Cassa rurale), finché attraverso l’opera di preti sociali e di
laici, motivati dalle idee di Sturzo,
non portino alla costituzione di
diverse sezioni del PPI. A questo
movimento dà il suo appoggio il
vescovo mons Angelo Fiorini (non
bisogna dimenticare che l’Azione
Cattolica fu la matrice del PPI) e
così si annoverano parecchi segretari di cooperative, segretari di sezione e sindaci popolari come il notaio
Giuseppe Angella, l’avv. Pietro
Maffei, Don Giulio Podestà, che fu
tra i fondatori del Partito Popolare
di Pontremoli di cui rivestì con prestigio la carica di segretario, fu
membro del Comitato provinciale e
ricoprì diversi incarichi politici e
cooperativistici.
Don Luigi Sturzo, che è sempre
informato e segue con viva partecipazione questi movimenti, in rispo-
sta ad un saluto entusiastico del parlamentare massese Giulio Guidone,
ebbe a dire: «Abbiamo tutto un programma di ricostruzione. È lento, lo
riconosciamo, e di difficile attuazione. Nella vita economica come
nella vita della natura, e lo sanno i
contadini, è la pazienza edificatrice
che trionfa su chi tenta subito di
giungere alla meta… E noi che
abbiamo piantato le piccole semine
di venti anni addietro della Democrazia cristiana, oggi vediamo che
ci hanno fruttato quello che non
sognavamo perché abbiamo potuto
polarizzare intorno alla nostra idea
1.800.000 elettori, conquistando nel
novembre scorso 1.500 comuni in
maggioranza, altri 2.000 in minoranza e 107 seggi in parlamento. E
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Il Partito Popolare (1919-1926)
fondato da Sturzo e Giovanni Bertini,
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così a poco a poco vogliamo riconquistare alla nostra idea, la scuola,
il comune, la provincia, il Parlamento, non per fare strumento settario o partigiano, ma per sventare le
camorre che oggi vi si annidano e
portarvi il senso cristiano della vita,
il soffio animatore del Cristianesimo» (Ivi pp.115,116).
Ma questa situazione sorprendente
ed innovativa, diventò drammatica
a cominciare dalla marcia su Roma
e con l’ascesa del fascismo!
Salvatore Latora
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Prospettive - 29 luglio 2012
PRIMOPIANO
Alla Terrazza Ulisse il IV premio “Paolo Borsellino eroe italiano”
“Note di legalità… contro ogni mafia”
a più paura il silenzio degli onesti che
l’urlo dei violenti”. Con questa frase
di Martin Luther King l’avv. Giuseppe Schembari ha avviato la quarta
edizione del premio “Paolo Borsellino… eroe italiano” commemorando
i magistrati trucidati dalla criminalità organizzata. L’iniziativa, ormai
stabilmente inserita tra le manifestazioni catanesi, frutto della fattiva e
impegnata collaborazione della
Società catanese amici della musica
(Scam) e dell’associazione culturale
“La Contea” con la vicepresidenza
vicaria del Consiglio Comunale di
Catania quest’anno ha attribuito
l’ambito riconoscimento a Nicola
Gratteri, magistrato della DDA della
Calabria ma anche autore dei saggi
morali e sociologici “Fratelli di sangue” (2007), “Il grande inganno. I
falsi valori della ‘ndrangheta”
(2007), “Cosenza ‘ndrine sangue e
coltelli. La criminalità organizzata in
Calabria” (2009), “La mala pianta”
(2010), “La mafia fa schifo. Lettere
di ragazzi da un paese che non si rassegna” (2011), “La giustizia è una
cosa seria” (2011). Come evidenziato dal garante e presidente del comitato organizzatore del premio, il presidente emerito della Corte d’Appello di Catania dr. Guido Marletta,
“anche se qui si assegna il riconosci-
“F
mento a persone-simbolo, alle punte
di diamante dell’impegno per la
legalità e la civiltà giuridica, ricordiamo tanti operatori pur lontani dalla notorietà e dal clamore delle cronache che con il loro costante impegno assicurano continuità e tenuta
alle istituzioni a tutela del sociale”.
Gratteri si segnala per l’alta professionalità, il rigore morale, l’impegno
sociale che si palesa nei suoi libri e
nella sua ricerca di dialogo e confronto con i giovani delle scuole di
ogni genere e grado e delle università, ovvero con le generazioni di cit-
tadini che rappresentano il futuro
dell’Italia e del mondo. “Lavoro con
undici dodici polizie del mondo e mi
sento di dichiarare in tutta tranquillità che la legislazione antimafia italiana è all’avanguardia. Purtroppo la
collaborazione internazionale è condizionata da fattori culturali che
attenuano o fanno evaporare la capacità di penetrazione delle indagini:
nazioni o semi-nazioni (la Germania
dell’est) governate sino a poco tempo fa da regimi totalitari non accettano facilmente l’adozione di modalità
di intercettazione ambientale; di
questa asimmetria la criminalità organizzata è ben consapevole e se ne avvantaggia”. L’intrattenimento della
serata è stato affidato al
quartetto d’archi “Concentus” che col contributo dell’oboe di Angelo Palmeri ha
proposto “Cinema Serenade”: arrangiamenti e trascrizioni di Andrea Ferrente su
musiche da film prevalentemente di autori italiani molto
apprezzati nel mondo, vincitori di Oscar (Morricone,
Piovani, Rota). I videoclip
proiettati durante le esecuzioni hanno proposto scene
di vari film sul tema della
violenza e del sopruso di
ogni genere e tipo come traspare dalla testata dell’evento “Note di legalità… contro ogni mafia”; scelta intelligente per dire che vi sono modalità
comportamentali diffuse. Il video
realizzato su idea e progetto di
Mario Rapisarda per “La Contea”
dal titolo “Io non perdono” ha raccolto le testimonianze dei parenti
delle vittime dell’attentato di via
D’Amelio. Il vicepresidente vicario
del Consiglio Comunale di Catania,
Puccio La Rosa, ha spiegato “l’iniziativa intende, attraverso l’aggregazione culturale, riunire tutte le com-
L’iniziativa intende,
attraverso
l’aggregazione
culturale, riunire
tutte le componenti
della società civile
per sollecitare
l’impegno di tutti
a favore dei principi
di legalità e giustizia
ponenti della società civile per creare un momento di confronto e di
ricordo costruttivo di quanti hanno
sacrificato la vita per contrastare ed
estirpare il cancro mafioso e sollecitare l’impegno di tutti a favore dei
principi di legalità e giustizia, tenere
alta la battaglia culturale sociale e
politica contro le mille mafie che
distruggono le nostre speranze”.
Carlo Majorana Gravina
Al S. Tecla Palace rinnovamento associativo per i Lions. Nuove cariche 2012-2013 del Distretto 108 Yb
Partecipazione: obiettivo primario
per un mondo di servizi
a convention del Lions
Club
International,
Distretto 108 Yb al S. Tecla Palace
di Acireale, ha ufficialmente aperto
l’anno sociale 2012-2013 con la
“Riunione delle cariche” occasione
di incontro fra il governatore distrettuale Antonio Pogliese all’inizio del
suo anno di servizio con i soci che
hanno avuto incarichi associativi, e
ha presentato il suo staff formato dal
segretario dott. Alfino Liotta, tesoriere dott. Nunzio Pucci, cerimoniere del distretto Giuseppe Santangelo,
procedendo alla presentazione del
documento programmatico. Dopo la
consulta di past governatori, la kermesse ha avuto inizio con gli indirizzi di saluto del presidente della V
Circoscrizione, Giuseppe Spampinato e del presidente del Lions Club
Acireale Rosario Musumeci con un
parterre presente in sala composto da
soci Lions provenienti da tutta la
Sicilia. Presenti il sindaco di Acireale Nino Garozzo, il presidente della
Provincia Regionale on. Giuseppe
Castiglione, Basilio Catanoso e
Nicola D’Agostino deputati regionali; Mons. Leone Calambrogio,
direttore del Museo Diocesano
“superare tutti gli ostacoli alla convivenza umana nel rispetto della libertà di ognuno”. La ripresa dei valori
etici e della legalità è stata evidenziata dall’intervento di Giovanni
Russo, Luogotenente per la Sicilia
dell’Ordine equestre del Santo
Sepolcro di Gerusalemme; a confermare la qualità della giornata i saluti
L
del Vescovo di Noto, Mons. Antonio
Staglianò, il prof. Luigi Russo in
rappresentanza del Lions di Malta e
molte altre autorità. Giuseppe Grimaldi, Former International President ha ribadito l’importanza del
volontariato “LCI è un’organizzazione di “volontari di servizio”.
Vogliamo lavorare per il miglioramento della vita degli altri, suggerendo e mai interferendo, consigliando e mai prevaricando”. Presenti il
past presidente dei governatori avv.
Salvatore Giacona e i past governatori Vacirca, Cacciola, Sartorio,
Cavallaro, Contraffatto, Salmè,
Amodeo, Pellegrino, Scamporrino e
Di Pietro. Sono intervenuti tra le
autorità Lions Salvo Ingrassia, 2°
Vice Governatore ha parlato delle
cosiddette “Aree del bisogno” su cui
intervenire l’attività lionistica. Di un
diverso percorso dell’associazionismo ha parlato Gianfranco Amenta
1° Vice Governatore “individuare
nuovi leader capaci di interpretare
gli eventi, offrire soluzioni, nuovi
percorsi che coinvolgono coralmente”. Carlo Alberto Tregua, direttore
della rivista distrettuale “Lions Sicilia”. “parte della borghesia siciliana
è asservita alla classe politica, i presidenti di club dicano ai sindaci dove
intervenire. Tra i temi del nuovo
anno sociale dei Lions c’è la prevenzione del rischio sismico: gli esperti
parlano di un terremoto, il big one,
atteso entro il 2030 paragonabile a
quello di Messina del lontano 1908.
Tagliamo le spese folli in modo che
la Regione Siciliana destini un
miliardo alla messa in sicurezza del
nostro territorio”. Si è avuta una
“partecipazione” massiccia con
vivaci e utili dibattiti di qualità: ing.
Salvatore Grasso “puntare sulla
meritocrazia contro l’oscurantismo”.
Il prof. Avv. Enzo Vitale “Pogliese è
il governatore del rinnovamento, si è
aperta una finestra all’interno della
nostra associazione, una ventata di
aria nuova nella accentuazione della
ritualizzazione nella sburocratizzazione”. Domenico Messina Past
direttore internazionale “I Lions, per
affrontare le sfide che il mondo di
oggi ci sottopone, chiamano a raccolta tutti gli uomini e le donne di
buona volontà per costruire un mondo migliore”. Salvatore Giacona
Past president dei Governatori
“Qualcosa nel distretto sta cambiando nuove proposte e idee, si cercano
forze nuove in questo momento di
crisi”. La relazione celebrativa del
Governatore Pogliese, giocata su
una semantica sofisticata e di raffinata eloquenza ha aperto e concluso
i lavori, apprezzata e condivisa dalla
sala si è soffermato sull’importanza
della partecipazione “indispensabile
per l’esigenza della diffusione della
cultura della continuità, sinergia e
del risultato quali fondamenti della
contestualizzazione della politica
associativa. Sono convinto che
anche il dibattito interno sulle linee
programmatiche 2012-2013 sia presupposto per il rinnovamento associativo”. Suggerisce un modello
5
ideale di lavoro “per aggiornare il
ruolo dell’associazionismo, mentre
quello del service si snoderà su un
altro argomento a me caro, la prevenzione sismica”. Nel suo anno
impegnativo si propone di ridisegnare una nuova politica associativa,
“l’associazionismo, asserisce, non è
interessato alla concertazione, che è
stata una delle cause degli sprechi
della finanza pubblica degli anni
Novanta, in quanto la politica è scelta e la politica etica non ha necessità
di concertare, contrastando con ogni
mezzo la politica clientelare. Qualche anno addietro qualcuno sosteneva che “tutte le grandi opere all’inizio appaiono impossibili” diamo inizio al cambiamento”. Nella giornata
si sono svolti workshop di formazione, innovativo quello organizzato
dal Dr. Giuseppe Santangelo, cerimoniere distrettuale, illustrando il
cerimoniale “è il settore delle pubbliche relazioni che regola la vita di
rappresentazione, comprende norme
e consuetudini attenendosi alle quali
è possibile dare uno svolgimento
regolare ed armonico ad ogni manifestazione, non solo lionistica”, supportato dal prof. Francesco Raneri
docente di Teorie e tecniche del
moderno cerimoniale e dalla sua
assistente Valentina Macauda, che
ha spiegato “un buon cerimonialista
è come un ramoscello può piegarsi,
non sottomettersi, ascoltare le esigenze degli altri e poi riprendere la
posizione di prima eretta con autorevolezza”. Inaugurato il campo
distrettuale giovanile “Trinacria”
rappresentato dal Aldo Cordaro e
Stefania Trovato, che offre la possibilità a centinaia di giovani di nazionalità diverse tra loro di essere ospitati in Sicilia da famiglie Lions.
Quest’anno Anna Sidoti Lions li
ospita a Montagnareale dov’è sindaco. In sala sono sfilati una quarantina di giovani con le bandiere delle
loro nazioni.
Artemisia
Prospettive - 29 luglio 2012
DOCUMENTI E
INFORMAZIONI
Notizie in breve dal 30 luglio al 5 agosto
degli Uffici
Pastorali della
Curia diocesana
di Catania
Dalla Cancelleria
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 30
• Ore 20.00 S. Pietro Clarenza, Oratorio parrocchiale S. Maria delle Grazie: incontra i sacerdoti del X
Vicariato.
Martedì 31
• Ore 9.30 Bronte: inaugura la strada statale 284
“Occidentale Etnea”.
Mercoledì 1
• Residenza SS.mo Salvatore.
S.E. Mons. Arcivescovo ha nominato:
Venerdì 3
• Ore 18.00 Adrano, Chiesa Madre: celebra la S.
Messa per la Festa di S. Nicolò Politi.
- in data 04 giugno 2012, il Rev.do Sac. MASSIMILIANO SALVATORE
PARISI Rettore della chiesa S. Nicolò al Borgo in Catania;
- in data 06 giugno 2012, il Rev.do Sac. SANTO MASSIMO SALAMONE
Rettore della chiesa B.M.V. Immacolata in S. Maria di Licodia;
Sabato 4
• Fuori sede.
Domenica 5
• Ore 10.30 Camporotondo, parrocchia S. Antonio:
celebra la S. Messa per la Festa di S. Antonio.
• Ore 19.30 Belpasso, Chiesa Madre: celebra la S.
Messa per la Festa di S. Lucia.
Giovedì 2
• Residenza SS.mo Salvatore.
®
Ai
lettori e
collaboratori
di
- in data 08 giugno 2012, il Rev.do Mons. VINCENZO ALGERI Animatore
Spirituale Diocesano del Movimento Cursillos di Cristianità;
- in data 13 giugno 2012, il Rev.do Sac. MASSIMILIANO SALVATORE
PARISI Commissario Arcivescovile della confraternita S. Nicolò al Borgo
in Catania;
- in data 21 giugno 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO MINISSALE Rettore
della chiesa S. Maria del Soccorso in Bronte;
- in data 24 giugno 2012, il Rev.do Sac. ROBERTO MANGIAGLI Amministratore Parrocchiale della parrocchia Natività del Signore in Catania;
- in data 04 luglio 2012, i Revv.di Sac. SALVATORE CUBITO e Sac.
ALFIO BONANNO Vice Direttori dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile;
- in pari data, il Rag. CARMELO SQUADRITO Commissario Arcivescovile della confraternita SS. Sacramento al Duomo in Catania;
Dopo la consueta
pausa estiva, che inizierà
con il mese di agosto,
“Prospettive” tornerà
in edicola ed in parrocchia
il 2 settembre.
Il direttore, la redazione
e l’amministrazione
augurano serene vacanze
ai nostri fedeli lettori
ed ai nostri preziosi
collaboratori.
✆
entralino Curia
Arcivescovile di CT
Arcivescovo 095 31.26.20
Segreteria
arcivescovile
095 25.04.306
Segreteria
arcivescovile
346 3842521
Vicario
generale
095 25.04.309
Centralino
curia
FAX
Segreteria
Arcivescovo
Curia
Ufficio
scolastico
Economato
095 25.04.311
095 715.90.62
346
346
346
346
38.42.808
38.42.912
38.42.545
38.42.923
- in data 09 luglio 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO RUSSO Amministratore
Parrocchiale della parrocchia S. Vincenzo Ferreri in Sarro in Zafferana Etnea;
- in data 16 luglio 2012, il Rev.do Sac. GIUSEPPE LONGO Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali e Direttore Responsabile
del Bollettino Ecclesiale;
- in pari data, il Rev.do Sac. SALVATORE CUBITO Consulente Ecclesiastico del Comitato Provinciale del Centro Sportivo Italiano di Catania;
- in data 18 luglio 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO TESTAI’ Vicario Parrocchiale della parrocchia S. Antonio Abate a Cerza in S. Gregorio di Catania;
- in pari data, il Rev.do Sac. LUIGI SETTEMBRE Vicario Parrocchiale
della parrocchia Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino in Trecastagni.
S.E. Mons. Arcivescovo:
- con decreto dell’11 giugno 2012, ha concesso l’escardinazione dei
Revv.di: Mons. ANTONINO FALLICO, Sac. GIUSEPPE CARCIOTTO,
Sac. FRANCESCO LUVARÀ, Sac. ANGELO MANGANO, Sac. GIUSEPPE RACITI, per essere incardinati nell’Istituto di Vita Consacrata di Diritto
Diocesano “Famiglia Ecclesiale Missione Chiesa-Mondo”;
- con decreti del 18 giugno 2012, ha approvato, ad quinquennium, lo Statuto dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute e lo Statuto della
Consulta Diocesana del medesimo Ufficio;
- con decreto del 02 luglio 2012, ha concesso l’escardinazione del Rev.do
Sac. CHARLES CARMELO ATTARD per essere incardinato nell’Arcidiocesi di Malta;
- con decreto del 06 luglio 2012, ha incardinato al clero di questa Arcidiocesi il Rev.do Sac. SALVATORE PRIVITERA, proveniente dalla Società
Salesiana di S. Giovanni Bosco;
- con decreto del 16 luglio 2012, ha incardinato al clero di questa Arcidiocesi il Rev.do Sac. SALVATORE MAGGIO, proveniente dal clero dell’Arcidiocesi di Douala (Cameroun).
095 25.04.357
095 25.04.358
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Via Pulei, 51 - 95030 Mascalucia (CT)
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6
Prospettive - 29 luglio 2012
Rilettura del capito terzo del documento CEI, Comunione, comunità e disciplina ecclesiale (1989)
Nelle scorse edizioni di Prospettive
abbiamo dato spazio a alcune relazioni del corso di formazione permanente del clero, che si è svolto nel
salone S. Agata del Seminario dal 25
al 28 giugno. In questo numero del
nostro settimanale si pubblicano la
sintesi delle due relazioni di mons.
Giuseppe Baturi.
l capitolo terzo del documento che stiamo considerando, Comunione, comunità e
disciplina ecclesiale, si apre con una
affermazione importante: «l’ordinamento istituzionale e disciplinare
della Chiesa nasce dall’esigenza della fedeltà alla missione che Cristo le
ha affidato e quindi, in definitiva,
dall’urgenza della salvezza degli
uomini, “che nella Chiesa deve essere la legge suprema”».
Il capitolo in questione intende individuare le fonti e gli strumenti in cui
si articola l’ordinamento istituzionale e disciplinare della Chiesa. Sono
distinti tre livelli di legislazione
ecclesiale: 1) Il Codice di diritto
canonico; 2) la legislazione delle
chiese particolari; 3) la normativa
della Conferenza episcopale italiana.
A queste, il documento aggiunge le
disposizioni pattizie. Stupisce che il
documento consideri come strumenti di disciplina solo le leggi.
I
1. L’indistinzione originaria
Nei primi secoli del cristianesimo, lo
sviluppo delle regole e delle istituzioni è opera sia di decisioni individuali e collegiali sia di pratiche ripetute che s’impongono nella prassi
delle comunità. Il diritto non è ancora un insieme, e tanto meno un sistema, di regole specifiche, sorretto da
un sapere autonomo. È il tempo dell’indistinzione: il pensiero dogmatico e morale, i riti e le preghiere litur-
Fonti e strumenti della
disciplina ecclesiale
giche, le norme e le forme istituzionali formano un’unità organica.
Nota incisivamente Jean Gaudemet:
«È la liturgia che porta al diritto. I
riti (imposizione delle mani o semplice “istituzione”) sono portatori di
diritto». Talvolta le regole del comportamento sono indicate tramite la
proposta di esempi cui riferirsi,
situazioni-tipo o uomini-modelli da
imitare. Costante è anche l’uso di
immagini o metafore, spesso tratte
dal testo biblico.
2 Le fonti creatrici del diritto
canonico
A partire dal IV secolo, la dissociazione del diritto dalle altre dimensioni dalla catechesi e dalla liturgia
avviene soprattutto per la specializzazione delle sue principali fonti: i
canoni conciliari e le decretali pontificie. Queste fonti normative tendono a dare una propria specificità al
diritto e al sapere che lo sostiene. Le
decretali sono lettere pontificie di
risposta a questioni poste dalla
gerarchia ecclesiastica in materia
disciplinare, in relazione a qualche
caso particolare. La regola di diritto
che le decretali enunciano è la logica
conclusione della narrazione del
caso, che comprende nomi e circostanze particolari, e dei principi
enunciati come pertinenti. Lo stretto
rapporto tra la narrazione del fatto e
le ragioni e i principi regolativi, permette l’applicazione analogica delle
Mons. Giuseppe Baturi,
Vicario Episcopale
per l’Amministrazione
tecipanti è segno dell’assistenza dello Spirito e
della fedeltà alla tradizione, requisiti dai quali
le decisioni conciliari
traggono la loro autorità.
regole enunciate dalle decretali.
L’altra grande fonte del diritto è
costituita dai canoni conciliari a contenuto giuridico. la prima e prevalente forma è quella della regola giuridica breve ed impersonale, perlopiù espressa in forma imperativa o
casistica, senza indicazione dell’autore della proposizione e delle circostanze storiche che ne sono state
l’occasione; il secondo tipo di canone ha il linguaggio di un breve processo verbale delle discussioni conciliari. Il consenso unanime dei par-
3. le collezioni canoniche
Soprattutto dall’VIII sec.
si diffondono le collezioni di canoni e collezioni
canoniche. La destinazione pratica e pastorale
delle collezioni giustifica la raccolta di materiale di diversa provenienza
ma dal contenuto utile
per la guida della comunità cristiana. Manca ancora, d’altra
parte, una teoria delle fonti che consideri la rilevanza giuridica dei
documenti e il criterio della loro
gerarchia. Una teoria di questo tipo
presuppone lo sviluppo del concetto
della potestas in ambito legislativo,
la cui assenza comporta che la
sostanza del diritto non dipende dalla formalità delle fonti ma dall’oggettività del contenuto: auctoritas
pro potestate.
4. Decreti del Concilio di Trento e
Monastero “San Giuseppe” - Via Piave, 6 - San Gregorio di Catania - Tel. 095 7179663
2 Agosto 2012 - ore 20.00
• Santo Rosario
• Celebrazione eucaristica
• Indulgenza
IL PERDONO DI ASSISI VOLUTO DA FRASNCESCO
10 agosto ore 19.00
• TRANSITO della Madre S. Chiara
• e S. MESSA con fra Vincenzo Bruccoleri ofm
11 agosto ore 10.00
• Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc.
Mons. SALVATORE GRISTINA, Arcivescovo di Catania
• e chiusura dell’VIII centenario della fondazione
delle Sorelle Povere di S. Chiara
7
il diritto pontificio
Con la Bolla Benedictus Deus del
gennaio 1563, Pio IV stabilisce il
divieto di interpretatio per tutti i
provvedimenti conciliari. Per evitare
la perversione e la confusione che
possono nascere dalla libera interpretazione dei decreti conciliari, il
papa proibisce la redazione di commentari, glosse, annotazioni, osservazioni e di qualsiasi altro genere di
interpretazione dei decreti del Concilio. Se alcuni passi del concilio
risultassero oscuri, o nascessero difficoltà o controversie nell’applicazione dei decreti conciliari, bisogna
ricorrere alla competenza esclusiva
del Papa. Eventuali dubbi interpretativi continuano ad essere riservati
alla esclusiva competenza del papa.
Sisto V, con la Bolla Immensa aeterni Dei del febbraio 1587, delega alla
Congregatio pro executione et interpretatione Concilii Tridentini la
competenza ad interpretare, in caso
di dubbi e difficoltà, i decreti del
Concilio che si riferiscono alla riforma, alla disciplina, al governo e ai
giudizi ecclesiastici. La disciplina
della Chiesa diventa sempre più
diritto pontificio.
5. La prima codificazione
Il motu proprio Arduum sane munus,
del 19 marzo 1904, con cui è annunciata la codificazione, esprime già
nel titolo il senso dell’impresa: raccogliere in unità le leggi della Chiesa. La nuova revisione normativa,
nell’intenzione del papa, deve raccogliere e dare unità alle leggi vigenti,
disporle in un ordine chiaro, rimuovere quelle abrogate o obsolete e
adattare, se necessario, le altre alle
nuove condizioni dei tempi. Nella
scelta, è forte l’influsso esercitato
dall’esempio delle codificazioni
civili. Per Radaelli il codice del 1917
incarna l’ideale di «una legge unitaria, tendenzialmente globale, razionale, autoreferenziale – non bisognosa cioè di motivazione espressa , insuperabile e proveniente da
un’autorità per certi aspetti assoluta,
che si riserva l’interpretazione
autentica». Una volta promulgato, il
codice è considerato dalla Santa
Sede la fonte di conoscenza esauriente per lo studio del diritto canonico. Sul presupposto esplicito che il
codice è l’autentica e unica fonte del
diritto canonico, il 7 agosto 1917
un’Istruzione della Congregazione
per i Seminari ne prescrive lo studio
esegetico, tramite l’analisi accurata
di ciascun canone, rispettandone
religiosamente l’ordine e la successione. È evidente la volontà di fare
del codice il vero testo di studio del
diritto canonico, tanto che la Congregazione ritiene che gli studenti
non abbiano bisogno di altri libri. La
conoscenza del diritto tende allora
ad essere ridotta alla conoscenza del
codice e la canonistica ad una codicistica.
(segue a pagina 8)
Prospettive - 29 luglio 2012
DIOCESI
Ottava della festa della Madonna del Carmine
Rifiorisce la tradizione degli
altarini devozionali
o scorso lunedì 23 luglio, nel santuario parrocchiale, cittadino e
diocesano, Maria Santissima Annunziata al
Carmine, con i riti dell’ottava si sono conclusi
i solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Monte Carmelo. Di mattina i frati carmelitani dell’annesso piccolo convento dell’Antica Osservanza hanno celebrato tre sante
messe con omelìa per i tanti pellegrini venuti
da ogni parte del capoluogo etneo. Al vespro,
dopo il giro festoso del corpo bandistico “M°
Giulio Virgillito” per le vie del quartiere già
percorse dalla processione del fercolo una settimana prima, il padre priore Carmelo Scellato
ha presieduto la celebrazione della s. messa
votiva della Madonna per tutti i benefattori e
collaboratori della festa. Successivamente, al
canto di popolari inni mariani, il venerato
simulacro processionale della Madre e Regina
del Carmelo, Castellana e Custode delle chiavi
d’oro della città, sul fercolo infiorato ed illuminato tirato dai terziari e dalla terziarie con lo
scapolare e l’abitino, è stato esposto devotamente sul sagrato della basilica per l’omaggio
dei fedeli, al suono delle campane e delle
musiche bandistiche, con la partecipazione
L
della “Misericordia Catania Porto” e
dell’“Associazione Europea Operatori di Polizia”. Un intrattenimento pirotecnico e la distribuzione dei fiori ha concluso l’antichissima
festa catanese del Carmine.
Uno dei frutti della rinnovata devozione popolare alla Madonna del Carmine è stato, quest’anno, il ripristino della tradizione degli altarini mariani carmelitani, allestiti davanti alle
case terrane del quartiere del Carmine. Basti
pensare che la sera del 16 luglio ne sono stati
composti lungo il giro del fercolo ben tre. Uno
spicca per la particolare cura posta nella preparazione dell’edicola votiva posta sul marciapiede di via Giuseppe Verdi (già strada Sant’Elia profeta ed ispiratore dei Frati Carmelitani):
una bella statua lignea della Beata Vergine del
Monte Carmelo, in stile castigliano e ritirata a
Madrid, con il Bambino Gesù in braccio; il
manto e lo stellario-aureola della Madonna, il
vestitino del Bambinello, le corone, gli scapolari, il tosello-baldacchino damascato, le tovaglie ricamate del tronetto sono stati preparati o
confezionati dalla devota per rivestire sontuosamente il simulacro della Regina del Carmelo, onorare la Madonna al passaggio della vara
e festeggiare i propri cari a partire dalla mamma, la signora Carmela Trovato, anch’essa vestita
con l’abitino devozionale marrone, i nipoti, alcuni dei quali di
nome Carmelo. Una devozione
che si tramanda da svariate
generazioni aventi la loro origine in Spagna. La prima stanza
della casa, nell’occasione della
processione, è stata trasformata
in una cappellina, con un altarino per il SS. Crocifisso al posto
d’onore e lungo le pareti della
camera immagini e statue di santi molto popolari. Tanti passanti
si sono soffermati ad ammirare
il frutto di tanta devozione e
hanno anche rivolto una preghiera davanti alla statua della
Madre con il Figlio, adornata di
luci e di aggraziate composizioni floreali.
Antonino Blandini
25° di sacerdozio di Padre Giuseppe Damigella
Un cammino ricco di nuovi sentieri
a sera di mercoledì 20
giugno, la Famiglia
domenicana di Catania –fraternità
sacerdotale del convento S. Domenico, suore domenicane del Sacro Cuore di Gesù e missionarie di San Sisto,
terziari, amici e parenti- si è stretta
attorno al padre priore Giuseppe
Damigella dell’Ordine dei Frati Predicatori nella ricorrenza giubilare del
25° di ordinazione presbiterale, partecipando alla solenne concelebrazione eucaristica nella chiesa S. Rosa da
Lima della casa generalizia delle
domenicane di via San Nullo.
A rendere solenne il rito di ringraziamento al Signore sono stati il messaggio augurale dal Vaticano di Papa
Benedetto XVI e la presenza di diversi confratelli, guidati dal Padre Provinciale Francesco La Vecchia proveniente da Napoli, tra i quali due
sacerdoti, padre Rosario Pistone e
padre Mario Pulvirenti che in questi
giorni ricordano il 25° anniversario di
sacerdozio.
Padre La Vecchia, che da bambino
ebbe l’occasione di partecipare a
Messina alla professione religiosa di
padre Giuseppe, all’omelìa, nell’esaltare il valore e il significato del sacerdozio ministeriale nella Chiesa, alla
luce della parola di Dio, ha rivolto
parole cariche di affetto e di riconoscenza al caro giubilato che gli è stato compagno di cammino, aiuto nella
sua vocazione e amico per la vita. Il
Padre Provinciale nel messaggio che
aveva indirizzato a fra Giuseppe dalla casa provincializia del convento
Maria SS. dell’Arco in S. Anastasia
(Na) ha scritto parole di grande
ammirazione e di gioiosa fraternità:
“Il tuo ministero di sacerdote continui a percorrere un cammino ricco di
nuovi sentieri. Strade sempre nuove,
anche se impervie e spesso difficili.
Strade da bagnare con le lacrime di
chi prova a vivere nel cuore di Cristo
e avere i suoi stessi sentimenti. Strade lastricate da gesti disarmanti come
il tuo sorriso sempre pronto e umile”.
Da parte sua, frate Damigella ha ripetutamente lodato e ringraziato il
Signore ricordando il giorno della sua
ordinazione sacerdotale nell’Ordine
dei Frati Predicatori nonché i suoi
degnissimi genitori, Sebastiano e
(continua da pag. 7)
FONTI E STRUMENTI...
questa immagine il Codice deve
sempre riferirsi, come a esempio primario, i cui lineamenti esso deve
esprimere in se stesso, per quanto è
possibile, per sua natura».
Le fonti e gli strumenti della disciplina ecclesiale non possono essere
unicamente di natura legislativa. A
mio parere occorre che, anche a
livello di Chiesa particolare, la disciplina della comunità torni ad essere
il frutto del dialogo di diversi saperi
e del rapporto tra diverse fonti di
maturazione della comunità cristiana: del diritto canonico come della
liturgia, della consuetudine come del
sapere dogmatico e morale.
L
7. Codice del 1983 e la Costituzione
Sacrae disciplinae leges
Questa apparente autosufficienza del
Codice viene radicalmente contestata nella Costituzione apostolica di
Giovanni Paolo II Sacrae disciplinae
leges, del 25 gennaio 1983, che
accompagna il Codice del 1983: «in
un certo senso, questo nuovo Codice
potrebbe intendersi come un grande
sforzo di tradurre in linguaggio
canonistico […] la ecclesiologia
conciliare.
Se poi è impossibile tradurre perfettamente in linguaggio “canonistico”
l’immagine della Chiesa, tuttavia a
Giuseppe Baturi
Maria che, facendosi collaboratori di
Dio nel donargli la vita, gli hanno
offerto, insieme al loro amore e ai
loro sacrifici, la possibilità di studiare e, senza ostacolarlo in nessun
modo, di seguire la sua sofferta e formidabile vocazione. Nella riflessione
da lui scritta e pubblicata in occasione del giubileo sacerdotale d’argento
si leggono tenere espressioni verso i
familiari: i fratelli, di cui due defunti,
la sua dolcissima mamma, morta
all’età di 59 anni, 15 giorni prima del
suo ingresso nell’Ordine Domenicano, nonna Carolina, donna di fede
robusta e di semplicità evangelica
sempre con la corona del Rosario in
mano.
Padre Damigella è nato il 21 settembre 1956 a Palagonia, diocesi di Caltagirone, nella cui matrice è stato
ordinato sacerdote il 20 giugno 1987,
solennità del Corpo e Sangue di Cristo nell’anno mariano indetto dal
beato Giovanni Paolo II, dal Vescovo
Vittorio Mondello. Ha compiuto il
noviziato nello storico convento San
Marco in Firenze, museo dell’arte
sublime del Beato Angelico. Padre
Pippo ha frequentato la facoltà di
filosofia e di teologia all’università S.
Tommaso d’Aquino in Urbe, conseguendo i gradi accademici e la specializzazione in Teologia dogmatica.
Ha conseguito il diploma in Mariologia presso la Pontificia università
Marianum di Roma. È professore di
Dogmatica alla Libera Università
Maria Santissima Assunta in Palermo. Evangelizzatore e predicatore
Verbum Domini
XII Settimana Biblica residenziale
Catania 29 agosto - 1 settembre 2012
Pregare, non <<dire preghiere>>
La preghiera secondo le Scritture nel tempo degli uomini
Pregare stanca. Questa è la verità scomoda e generalizzata che
ogni cristiano dovrebbe confessare se vuole crescere nella sua vita
di fede. «Ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio! Molti pregano senza esservi preparati
e senza alcun desiderio di comunione con Dio», così ammoniva
Matta el Meskin, il venerato maestro spirituale dei cristiani copti
d’Egitto. Nel tempo della Visita pastorale e nell’oscuro tempo di
mutazione economica, politica e religiosa che viviamo, in sintonia con l’anno della fede, si sente più che mai il bisogno di pregare e soprattutto di crescere nella difficile esperienza della preghiera generata dalla fede. Il Centro Biblico Diocesano Verbum
Domini, anche quest’anno offre una Settimana biblica residenziale per approfondire le diverse forme di preghiera dei credenti, tramandate dalla Scrittura e recepite dalle culture, che trovano nella
8
attraverso l’arte, è un affermato pittore; sue opere si trovano in chiese e
collezioni private in Italia e all’estero. Prima di diventare priore dell’antico convento domenicano catanese,
padre Damigella ha esercito il ministero sacerdotale, della predicazione
e dell’insegnamento a Palermo, Parabita (Le) e Soriano Calabro (Vv).
Blanc
intercessione di Cristo esempio, misura e compimento.
Gli incontri, seguendo un collaudato cammino di studio e di preghiera, sono coordinati da don Giuseppe Bellia, direttore del Centro biblico diocesano, da fra Rosario Pistone e da don Carmelo
Mezzasalma fondatore della Comunità di San Leolino.
L’iniziativa è diretta a presbiteri, diaconi, religiosi, catechisti, insegnanti di religione e a quanti, attratti dall’amore di Cristo e del suo
Vangelo, hanno il desiderio di crescere nella vita di preghiera.
Gli incontri inizieranno mercoledì 29 agosto (ore 15,30) e si
concluderanno sabato 1 settembre (ore 12,30).
Si svolgeranno presso la Casa Generalizia delle Suore Domenicane del Sacro Cuore di Gesù, in Via S. Nullo n° 46, sulla circonvallazione di CATANIA (direzione Ovest). Si ricorda che sono disponibili 50 camere. Il costo della pensione è di 38 €. in doppia e
di 43 €. per la camera singola. Il costo dei singoli pasti è di 13 €.
L’iscrizione rimane invariata (€. 20); mentre la richiesta dovrà
pervenire in tempo utile al diacono Giuseppe Gangemi, segretario del Verbum Domini, all’indirizzo:
e-mail: [email protected]
oppure telefonando al 340 2618916 - (ab) 095 382417 oppure
095 968256.
Prospettive - 29 luglio 2012
DIOCESI
Viaggio alla scoperta delle chiese dell’Arcidiocesi di Catania: la chiesa della Santissima Trinità
Tracce storiche ed artistiche
dalla visione d’insieme
ossiamo immaginare
una chiesa come un
libro, all’interno del quale ogni
pagina costituisce la traccia e la
testimonianza di un determinato
periodo storico e con esso la presenza di insigni personalità. Questo
libro così prezioso, come unico nelle sue specificità individuali, necessita dell’ausilio di ben precisi strumenti conoscitivi per essere scoperto, letto ed interpretato: non si può
prescindere dall’andare oltre, dall’approfondire ciò che apparentemente può sembrare semplice.
E proprio questo ci deve spingere a
soffermarci di più sulle ‘nozioni’o
‘informazioni’ che contiene questo
libro: ogni opera, custodita nella
chiesa, in quanto tale, porta con sé
un corredo di significati molteplici,
che devono essere ben ricercati prima di poter essere accessibili alla
nostra capacità di comprendere ed
interpretare. La decodificazione di
questa sorta di comunicazione iconografico – architettonica passa
attraverso la conoscenza delle vicende biografiche che riguardano i protagonisti di queste icone, proprio
perché esplicitamente o implicitamente ad essi si rifà mentalmente
l’artista. Naturalmente un’ulteriore
chiave di lettura è fornita dai legami
che intercorrono tra le opere pittoriche, scultoree e architettoniche del-
P
l’edificio: considerare la chiesa nel
suo insieme ci restituisce una traccia
storico – artistica significativa.
La chiesa della Santissima Trinità di
Catania, questa settimana protagonista del nostro approfondimento, è
caratterizzata da un interno tipicamente tardo barocco, segnato dalla
sapiente alternanza di stucchi bianchi e dorati, dalla policromia dei
marmi, dal tripudio gioioso di luce.
Al 1349 risale la fondazione del
monastero benedettino femminile
della Santissima Trinità (e della
chiesa attigua) lungo la via Luminaria: in seguito a diverse vicissitudini
alcune monache decisero di assegnare, nel corso del ’500, il titolo di Santissima Trinità al monastero e all’annessa chiesa San Nicola de Oliva.
Anche per la chiesa della Santissima Trinità, così come abbiamo constatato per le altre chiese del nostro
itinerario storico – artistico, il 1693
costituisce una data significativa:
dopo il catastrofico evento sismico,
l’edificio verrà riprogettato secondo
istanze settecentesche da Francesco
Battaglia, al quale si devono inoltre
il chiostro dell’annesso convento e
la sacrestia. Due le date importanti
che sono legate alla ricostruzione
dell’edificio: nel 1746 hanno avuto
inizio i lavori della facciata; nel
1751 il primo ordine del prospetto
doveva presentarsi quasi ultimato
(opera probabilmente di
Gianbattista Vaccarini). Il
prospetto fu completato
molto probabilmente con
la realizzazione del
secondo ordine, grazie al
lavoro dell’insigne Stefano Ittar.
Il prospetto principale è
articolato su due distinti
ordini architettonici: l’ordine inferiore presenta
l’alternanza di superfici
convesse – concave - convesse che mirano a creare
una certa ritmicità e conferiscono
movimento
all’intera struttura architettonica; l’ordine superiore è
segnato dalla presenza di un’ampia
loggia nella quale si aprono tre finestre.
L’intero prospetto, realizzato in pietra bianca, ad eccezione della parte
sottostante che è in pietra lavica, è
segnato da una certa linearità e solidità, accentuate dall’imponenza
architettonica dell’edificio, anche
se il lieve movimento impartito dall’alternanza convesso – concavo del
primo ordine ed il sommo timpano
spezzato introducono una lieve leggiadria d’insieme ai volumi.
Sicuramente degno di nota è il timpano che sovrasta il portale: il titolo
della chiesa si può rintracciare pro-
prio nel simbolo della Trinità.
La chiesa presenta un’unica ed
ampia navata, introdotta da un antiporta in legno, ed ha un impianto
ellittico, avente l’asse principale sul
lato maggiore. L’interno è segnato
da una raffinata ed elegante decorazione in stucchi bianchi e dorati ed
è impreziosito dalla presenza di grate panciute in ferro battuto, nonché
dai festoni e dagli altari laterali,
sapientemente realizzati mediante
la marmorea giustapposizione di
cromie differenti. La luce solare
permea l’intero spazio liturgico ed è
filtrata attraverso le numerose aperture che sovrastano gli altari laterali: si viene a creare un vero e pro-
prio tripudio di luce, alimentato dal
gioco e dall’intersezione di fasci
luminosi, lungo la parte centrale
dell’aula.
La chiesa custodisce pregiate opere
pittoriche, frutto della maestria e
della creatività di insigni artisti: il
Battesimo di Cristo, San Benedetto
mostra la sua regola e San Giovanni, la Maddalena e l’Addolorata di
Olivio Sozzi; San Giovanni evangelista e la donna vestita di sole dell’Apocalisse di Sebastiano Conca; il
Crocifisso del sec. XVIII. Significativo l’affresco della volta, la Trasfigurazione di Olivio Sozzi.
Antonella Agata Di Gregorio
Pastorale Migrantes: pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Gibilmanna
Canti e danze segni tipici di una comunità
omenica 22 luglio si è
svolto il consueto pellegrinaggio multiculturale presso il
Santuario della Madonna di Gibilmanna organizzato e coordinato dall’Ufficio Pastorale Migrantes della
Diocesi di Catania. Dal capoluogo
etneo sono partiti quattro pullman
per un totale di quasi trecento fedeli
appartenenti alla comunità locale
dei fratelli cingalesi, mauriziani e
tamil. Oltre un nutrito gruppo di
fedeli locali che hanno voluto partecipare al pellegrinaggio all’insegna
dello spirito di comunione fraterna
che da sempre contraddistingue la
missione della Pastorale diocesana.
L’arrivo a Gibilmanna, prima della
S.Messa di mezzogiorno, ha permesso ai numerosi pellegrini di
conoscere uno dei Santuari Mariani
più visitati in Sicilia che s’innalza
sul fronte occidentale di Pizzo
S.Angelo, nel territorio di Cefalù, a
850 metri sul livello del mare. La
data di fondazione è incerta; secondo la tradizione, però, Gibilmanna
fu uno dei sei monasteri fatti edificare in Sicilia da Gregorio Magno,
prima di essere eletto pontefice
(540-604 d.C.). Il monastero benedettino, probabilmente abbandonato
nel sec. IX, durante l’invasione dei
saraceni, cadde in rovina; la chiesetta, invece, si mantenne in discrete
condizioni, grazie all’interessamento dei devoti.
Nel secolo XII, i Saraceni furono
cacciati dal conte Ruggero il Normanno e le istituzioni monastiche
rifiorirono. Nel 1228, Arduino II,
D
Vescovo di Cefalù,
eresse Gibilmanna a
beneficio ecclesiastico
col titolo di “Priorato”,
da conferirsi ad uno dei
canonici della cattedrale; i “Priori”si succedettero fino al 1535,
anno in cui la chiesa fu
ceduta al nascente
Ordine dei Cappuccini.
Dalla partenza dei
Benedettini sino all’arrivo dei Cappuccini, la
chiesa di Gibilmanna
fu custodita da vari
eremiti; l’ultimo dei
quali, Giuliano da Placia di Misilmeri, si
fece cappuccino, sotto
la cura di P.Sebastiano
da Gratteri.
Proprio i Cappuccini,
sulle rovine dell’antico monastero
benedettino, costruirono il primo
nucleo di celle e solo nel 1619 diedero inizio ai lavori per la costruzione della nuova chiesa che fu ultimata nel 1624.
L’anno dopo fu completata la cappella della Madonna. Mentre gli
ultimi mutamenti, avvenuti nell’arco di questo secolo, quali il rifacimento della facciata nel 1907, la
risistemazione del sagrato nel 1927
e l’edificazione del Seminario serafico nel 1958, hanno inciso in modo
decisivo sull’aspetto figurale attuale.
All’interno la chiesa, semplice e
raccolta, presenta un originale
impianto a croce latina capovolta per
l’innesto lungo le navate delle due
cappelle, della Madonna a destra e
del Sacro Cuore a sinistra. Sull’altare maggiore un dipinto dell’Assunta,
di autore ignoto, e una ricca custodia
in legno scolpito tipica delle francescane. A sinistra dell’altare, invece,
da segnalare l’Ecce Homo, dipinto
da P. Sebastiano da Gratteri, utilizzando succhi d’erbe e fiori.
Alle pareti delle navate, infine, da
rilevare la presenza di dipinti devozionali raffiguranti S. Bonaventura,
S. Michele, S. Francesco e Santi
cappuccini. (Fonti storiche: Frati
Cappuccini Messina). Dopo la Santa Messa di mezzogiorno è seguita
un’agape fraterna presso uno dei
saloni del convento. Il pomeriggio è
stato dedicato a giochi, canti e danze tipiche della comunità mauriziana, che hanno visto la gioiosa partecipazione di adulti e bambini, che
hanno permesso di rinsaldare il
legame dei fratelli immigrati con la
comunità diocesana nell’amore fraterno e vicendevole sull’esempio
della Vergine Maria cui questo pellegrinaggio è stato offerto.
Maxwell
Etna: Omaggio alla Madonna della Neve
i rinnoverà anche quest’anno sull’Etna, a
cura del comitato ex dirigenti diocesani
della Gioventù italiana di Azione Cattolica, l’omaggio
alla Madonna della neve presso l’altarino vicino all’ex
Casa Cantoniera, Rifugio Sapienza. Sabato 4 agosto,
alle 11, s. Messa celebrata dal delegato arcivescovile
della cattedrale, mons. Barbaro Scionti. La festa, sempre dedicata alla devozione mariana, approfondirà il
S
9
tema “Europa e nuove frontiere dei popoli e delle terre del Mediterraneo” ricordando la limpida figura del
servo di Dio Giorgio La Pira, testimone di autentica
fede cristiana, del solidarismo fraterno, della buona
politica segno di carità cristiana e promotore esemplare della pace tra i popoli.
A. B.
Prospettive - 29 luglio 2012
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
GESÙ SAPENDO CHE VENIVANO
A PRENDERLO PER FARLO RE…
XVII DOM. T.O. / B - 2Re 4,42-44; Sal 144/145,1011;15-18; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15
molta folla lo segue, si preoccupa di loro e
mette alla prova Filippo con la domanda:
dove potremo comprare il pane perché
costoro abbiano da mangiare? Non basterebbero nemmeno duecento denari di pane
perché ognuno ne abbia un pezzo, è la
risposta. Si fa notare la presenza di un
ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci:
“…ma che cos’è questo per tanta gente?”.
I mezzi umani non sono certamente sufficienti a risolvere il problema. Anche Eliseo
si è trovato nella stessa condizione, ma si
Nessuno si aspetterebbe che dopo aver sfamato cinquemila persone ritornasse nuovamente solo sul monte.
È ovvio che Gesù con i poteri che possedeva, essendo Dio, poteva realizzare tutti i
sogni di gloria, di potere e di supremazia
che voleva. Nulla di tutto questo. Vede che
trattava di cento persone e non di cinquemila. Eliseo ordina che le primizie che gli
erano state portate in dono e cioè venti
pani d’orzo e grano novello che aveva nella
bisaccia, venissero date alla gente. La difficoltà del servitore recita: come posso mettere questo davanti a cento persone? La
risposta di Eliseo di dare da mangiare alla
gente. Perché così dice il Signore: “Ne
mangeranno e ne faranno avanzare”. La
lezione che si apprende è di considerare
che la vita umana non si vive come se si
fosse soli, ma si vive insieme a Dio che di
fronte alle difficoltà suggerisce il modo
come risolvere le difficoltà. Gesù ribadisce
la lezione di Eliseo con la sua moltiplicazione dei pani. Per Dio non si tratta di
numeri (cento o cinquemila), ma si tratta di
fiducia, di amore e di disponibilità a svestirsi di tutto per gli altri. Cioè la vita va
vissuta non solo insieme a Dio, ma anche
per gli altri.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose… 2 Cor 4,1-6
Paolo, forte della libertà che viene dallo
Spirito, dice di non perdersi d’animo e
di “rifiutare le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né
falsificando la parola di Dio annunciando apertamente la verità e presentandoci
davanti a ogni coscienza umana, al
cospetto di Dio”
Se il Vangelo non è chiaro non lo è “per
coloro che, increduli, sono stati accecati dal
dio di questo mondo, perché non vedano lo
splendore del glorioso vangelo di Cristo,
che è immagine di Dio”.
Paolo afferma che non annuncia se stesso,
ma Cristo, che è immagine di Dio. “Noi
infatti non annunciamo noi stessi, ma Cri-
sto Gesù Signore: quanto noi siamo i
vostri servitori a causa di Gesù: E Dio che
disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse
nei nostri cuori, per fare risplendere la
conoscenza della gloria di Dio sul volto di
Cristo”.
L.C.
Il Sacerdote si rivolge ai fedeli con l’amore, la gioia e la forza che gli vengono da Gesù
Incontrare Gesù rende liberi
Stile e metodo
Il Sacerdote sa che è importante
riflettere e ispirarsi allo stile e al
metodo usato da Dio per educare il
suo popolo.
Questo riferimento è urgente per
potere svolgere efficacemente il proprio ministero e sfuggire alla tentazione del disimpegno o dello scoraggiamento. È indispensabile interrogarsi spesso sugli obiettivi e gli itinerari dell’agire pastorale.
Il Sacerdote cerca di lasciarsi stimolare a trovare soluzioni concrete e
praticabili ad alcune difficoltà.
C’è la fatica di tradurre in concreto
nel vissuto ordinario della comunità,
le proposte che vengono fatte.
C’è anche il rischio però che, per
dare spazio alle nuove sollecitazioni,
si finisce per soppiantare o trascurare altre iniziative, magari messe in
campo soltanto da poco.
Il Sacerdote è convinto della necessità di sfuggire ad una duplice tentazione nella vita pastorale: da un lato,
il rischio della routine, che conduce
a rappresentarsi la vita pastorale
come una ripetizione di gesti e parole; dall’altro, il pericolo di un attivismo frenetico che sconfina spesso
nell’arbitrio e nell’improvvisazione.
Progettazione
Tutte queste difficoltà suggeriscono
al Sacerdote di farsi carico in prima
persona di dare vita ad un ponderato
e sapiente sforzo di progettazione e
verifica dell’agire pastorale.
Educare non è soltanto cosa del cuore, ma è pure cosa della testa, cioè
richiede metodo, intelligenza; non
basta educare a casaccio o a stagioni
nel lanciare un’idea dimenticando
poi tutto. Educare esige pazienza,
metodo, perseveranza, e il progetto
scritto è utile per verificare successivamente le attuazioni e le distanze.
“Programmare, e lavorare con un
progetto, è alternativo al procedere a
rimorchio o estemporaneamente.
Programmare è conseguenza del
riconoscimento di una responsabilità, da un lato, e dell’esigenza di una
logica nell’agire dotata di qualche
stabilità, dall’altro. Programmare
nell’azione pastorale suppone anzitutto di non avere delegato ad altri di
pensarla e di deciderla, quasi pronti
o rassegnati ad accettare qualsiasi
passo a scatola chiusa; e di non
immaginare la vita della chiesa legata ad un discernimento (o piuttosto
ad un estro, ad un arbitrio) estemporaneo, così incoerente e privo di una
logica di continuità da vanificare
ogni sguardo prospettico. Nell’uno e
nell’altro caso, la rinuncia a programmare supporrebbe un’abdicazione di umanità, che non avrebbe
probabilità di senso cristiano” (C.
Tullio).
Il Sacerdote sa che il programmare
pastorale costituisce un segnale inequivocabile della maturità con cui ci
si accinge come Chiesa a farsi carico
del compito della evangelizzazione e
della testimonianza della carità. Ci
sono due strumenti privilegiati: il
consiglio pastorale e il progetto
pastorale.
Il consiglio pastorale abilita un gruppo di persone mature a esprimere,
alla luce della fede e in rapporto con
le indicazioni della Chiesa, un giudizio unitario sulla vicenda della
comunità intera e a essere parte attiva nel promuovere anche negli altri
una reale capacità di condivisione.
Mediante il progetto pastorale poi la
comunità individua le urgenze, le
possibilità, le priorità e gli appuntamenti con cui essa intende annunciare il Vangelo a ogni condizione di
vita.
Colui che consiglia ha la comprensione amorevole della complessità
della vita in genere e della vita ecclesiale in specie. Il consigliare infatti
non è un atto puramente intellettuale,
bensì un atto misericordioso che tenta di guardare con amore le situazioni umane concrete. Il consigliere nella comunità fa riferimento al consiglio come dono di Dio. Dono da
richiedere nella preghiera, perché
non si può presumere di averlo, e da
vivere con distacco. Il consiglio non
è un’arma di cui posso servirmi per
mettere al muro gli altri; è un dono a
servizio della comunità, è la misericordia di Dio in me. Il consigliare è
pure il momento dell’indagine e della creatività. Alcuni propongono un
tema, chiedono il parere dei singoli
membri, ciascuno dice la prima idea
che gli viene in mente, e poi si vede
la maggioranza. Invece, occorre non
una semplice raccolta di pareri, ma
le vere motivazioni, che valorizzino
il gusto dell’indagine e del confronto
con le soluzioni già date anche in
altri luoghi e situazioni.
Corresponsabilità
Il progetto pastorale è espressione,
segno e alimento della comunione
che anima e fonda la comunità. Le
linee fondamentali del progetto
pastorale sono quelle disposte dalla
Chiesa, ma vanno precisate per il
cammino della concreta comunità
particolare. Il progetto pastorale
interpreta i bisogni della comunità,
prevede le qualità e il numero dei
ministeri opportuni, sceglie le mete
possibili, privilegia gli obiettivi
10
urgenti, si dispone alla revisione
annuale del cammino fatto, mantiene
la memoria dei passi compiuti. È un
punto di riferimento per tutti, presbiteri, diaconi, consacrati e laici; come
pure per tutte le associazioni, i movimenti e i gruppi operanti in comunità. La precisazione dei criteri di conduzione favorisce la continuità della
vita, al di là del cambiamento dei
suoi stessi pastori.
L’azione pastorale modella forme e
strutture in modo che nella Chiesa
ogni persona possa incontrare il
Signore in termini personali per
conoscerlo e seguirlo in un cammino
spirituale semplice e applicabile a
tutti. Si comprende allora come l’adempimento della stesura e revisione
di un progetto pastorale è avvertito
non già come un dovere in più, che si
aggiunge alla lista delle tante “cose
da fare”. La realizzazione del progetto è un servizio a se stessi e alla propria realtà, così da favorire una ripresa di autoconsapevolezza critica sulla qualità del lavoro apostolico. Si
prevedono una verifica sui bisogni e
le risorse educative nella comunità,
e, se è necessario, anche mezzi, tempi e criteri di realizzazione degli
obiettivi già concordati insieme.
Padre Angelico Savarino
Prospettive - 29 luglio 2012
omnibus
Taormina: Alla festa di San Pancrazio Vescovo presenzia il Cardinale Mons. Paolo Romeo
a tradizione racconta
che San Pancrazio nacque nelle vicinanze di Antiochia; alla
morte dei genitori abbandonò i suoi
beni e si ritirò in una grotta nella
regione del Ponto in Asia; San Pietro
poi lo condusse con sé ad Antiochia
e in Cicilia, dove incontrò San Paolo
che lo ordinò vescovo a Taormina
(primo per tradizione). In occasione
di un banchetto venne invitato a
baciare la statua di un idolo si rifiutò
provocò la rabbia dei presenti che lo
uccisero in un agguato. Quando la
Sicilia passò sotto il dominio bizantino si intensificò ulteriormente nell’isola il culto di quei santi di origine
orientale, fra cui appunto quello di
San Pancrazio che nel XV secolo i
taorminesi introdussero anche a
Canicattì. In questi giorni si è svolta
la celebrazione nella cattedrale di
Taormina solennemente presieduta
dal Cardinale di Palermo Mons. Paolo Romeo insieme ai preti celebranti
l’arciprete-parroco Sac. Salvatore
Sinitò, Don Biuso Enzo direttore
Casa salesiana di Taormina, Padre
Tricomi Tonino vicario Foraneo,
Padre Torrisi Daniele abate di
Moio Alcantara, Padre Mario
Rogazionista rettore del santuario
S. Antonio di Padova di Messina,
Don Matteo Diacono segretario del
Cardinale. Un folto pubblico di
fedeli ha accolto l’evento religioso
con le rappresentanze istituzionali: il
sindaco di Taormina Mauro Passalacqua, di Castelmola Orlando
Russo, presidente Consiglio Comunale Eugenio Raneri, vicequestore
Dott. Renato Panvino, comandante
VV. UU. Agostino Pappalardo,
Cap. GdF Commendadore Sergio,
il Cap. dei CC Filippo Francesco.
Don Salvatore Sinitò parroco di
Taormina, dà il benvenuto al Cardinale, pronunziando parole di ringraziamento e commozione “Vogliamo
L
Il Vangelo forza dirompente
celebrare, uniti nella fede trasmessaci dai nostri padri San Pancrazio e
siamo onorati di accoglierla nel giorno in cui i fedeli sono particolarmente vicini nella ricorrenza della grande
festa, che tra fede e tradizione”, sottolinea, “viene celebrata ogni 4 anni,
ma in occasione del 125° di fondazione dell’Istituto e di 110 anni di
presenza a Taormina della Comunità
religiosa “ Figlie del Divino Zelo”, è
stata anticipata”. Il primo vescovo
documentato è Rogato, presente al
sinodo di Roma del 501, l’ultimo
vescovo taorminese è san Procopio,
che fu decapitato in seguito alla definitiva occupazione araba della città
dopo due anni di assedio.
Oggi Taormina, sopravvive ancora
come sede vescovile titolare. In
ricordo di questo singolare evento il
parroco dona copia dell’Icona Acheropìta, che secondo la tradizione è
stata offerta dagli angeli a S. Pan-
crazio. La Messa è stata animata dal
coro della Basilica Cattedrale di
Taormina San Nicolò di Bari, diretto
dal M° mezzosoprano Raffaella
Corvaja, dalla presenza dell’Ordine
Militare e Ospidaliero Santa
Maria di Betlemme, fondato nel
1459, con bolla pontificia di Pio II e
poi laicizzato dal 1463 rappresentato
dalle dame Erminia Delia e Lella
Battiato Majorana e dai cavalieri
Cosimo Forte, Vito Livadia, Salvatore Petralia, Giacomo Calcaterra,
Gaetano Costanzo, Rosario Gambino, Franco Panè, Agostino
Valenti, Raffaele Hudorovic, Sebastiano Sapienza. Hanno partecipato
le associazioni religiose Suore del
Divino Zelo, Suore Francescane,
Istituto Fratelli Maristi delle scuole “associazioni di preghiere”, Unitalsi, Apostolato della Preghiera,
Congregazione del Varò e altri
gruppi e associazioni di preghiera
locali; accanto alle rappresentanze
religiose anche le associazioni civili,
i Carabinieri in congedo, Marinai
d’Italia, Protezione Civile, Interforza Ionica. Durante l’omelia il
Cardinale di Palermo Mons. Paolo
Romeo, sottolinea con energia ed
enfasi l’evangelizzazione e la promozione umana “Una vera e concreta opera di evangelizzazione, ai tempi di San Pancrazio come ai nostri
tempi, può fondarsi su un traboccare
di vita interiore, può partire solo da
un radicato rapporto d’amore con
Gesù Cristo”. Continua “Ai giorni
nostri, anche noi, carissimi fratelli e
sorelle, respiriamo facilmente un
contesto socio-culturale che estromette Dio dalla vita dell’uomo, o che
lo relega nell’ambito privato, delle
scelte del singolo…. Corriamo cioè
il rischio di vivere una fede che non
incide sulle nostre giornate, che non
porta ad autentiche prese di posizione nei confronti del male che avanza
sotto forma di una pericolosa scristianizzazione … Di quanti silenzi
noi che ci diciamo credenti siamo
complici, specie nei confronti di
temi come la sacralità della vita – dal
suo nascere fino al suo naturale spegnersi – e la famiglia, futuro della
nostra società e “piccola chiesa
domestica”? Come stiamo costruendo il futuro, specie quello delle nuove generazioni, senza porre a fondamento Cristo come pietra angolare?
Dobbiamo riconoscere che tanta parte della crisi che sperimentiamo è
dovuta ad una testimonianza poco
attendibile, poco coerente, direi
“annacquata”. Ricorda la visita del
Santo Padre Benedetto XVI a Palermo il 3 ottobre 2010 e l’incoraggia-
mento a testimoniare i valori cristiani. Il Vangelo va proposto come –
“forza dirompente”. “Ci incoraggia
la fede dei martiri! Il vescovo Pancrazio ieri, il sacerdote Pino Puglisi
oggi! e il loro esempio” …. Ci richiama amorevolmente “Nel contesto
che oggi, come ai tempi di san Pancrazio, è caratterizzato da un nuovo
paganesimo, bisogna percepire le
istanze del mondo contemporaneo ed
intercettarle accogliendo le tante sfide educative e facendole abitare da
un rapporto unico con Gesù Cristo”.
Invita a riflettere poiché “oggi
l’uomo è minacciato e offeso anche
dalla povertà, specie nell’attuale
momento di allarmante crisi economica, che determina un doloroso
incremento dell’indigenza che
affligge fasce sempre più ampie della popolazione. Non ci sono soltanto
i tormenti della persecuzione fisica,
ma anche le tante difficoltà che attanagliano le famiglie, i giovani, l’occupazione e il futuro della nostra terra. Che fare?” … Parla di un Dio che
viene incontro alle necessità del
povero e si rivolge alle Autorità per
sensibilizzarle e venire incontro alle
esigenze della popolazione e saper
coniugare costantemente l’amore di
Dio e l’amore del prossimo. Insiste
sulla necessità di azione decisa di
solidarietà comune, di condivisione
dei bisogni del fratelli in difficoltà,
“con delicatezza e attenzione senza
mai offendere la loro dignità, riconoscendo nel volto dei nostri fratelli, il
volto sofferente di Cristo, che accoglie, che si rende presente nel bisogno”.
Lella Battiato
l’intervista
La poetessa ed artista Geppina Macaluso, definita l’anima lirica della Sicilia
Poesia senza compromessi
sistono due modi di
vivere e cercare la verità: rimanere inermi in superficie, perché sfidare il buio fa paura, o andare
in fondo. Guardare il vero volto delle
cose, perché spesso ciò che si vede
non rappresenta ciò che realmente è.
La verità è il perno dell’attività incessante di una nostra conterranea. Una
poetessa che non fa della Sicilia la sua
mera terra d’origine: la vive. È Geppina Macaluso, una delle anime liriche più rappresentative della poesia
siciliana. Nasce a Calascibetta ma
vive a Catania; ha insegnato francese
presso istituti secondari fino al 1989.
I suoi versi, scritti nel dialetto della
sua città, riscuotono numerosi consensi a livello regionale e nazionale.
Puntuale è l’ammirazione di chiunque l’ascolti. La sua è una poesia che
non accetta compromessi e che nasce
dalla singola emozione provocata da
un evento o da una sensazione che
chiede di esprimersi in versi. Il soffi-
E
ce canto del mare, le calde ore del
giorno, le struggenti lingue di fuoco
del nostro vulcano, le stragi che hanno sconvolto e travolto la nostra isola,
l’intesa tra due innamorati, temi religiosi o il semplice canto degli uccelli:
tutto diventa poesia. Protagonista
indiscussa delle sue liriche è la Sicilia. Le sue composizioni sono autentiche guide turistiche tra le meraviglie
di questa regione, veri e propri affreschi del ciclo di vita di quest’isola,
stretta, suo malgrado, dalla morsa
spregevole della mafia. Al coraggio e
all’onestà Geppina Macaluso dedica i
versi della lirica “Un jornu di maggio”. La temerarietà ha qui un nome e
un cognome: Giovanni Falcone. La
sua colpa, suggerisce la nostra poetessa, è quella di aver avuto il coraggio
di amare la nostra terra, di volerla più
onesta e più pulita. È la stessa convinzione che spinge l’autrice a comporre in dialetto; vuole sussurrare al
mondo che la Sicilia non è solo mafia.
Ragguardevoli sono i versi che hanno
reso il sentimento inappagabile che
lega una figlia al padre. Amore che
nemmeno la morte riuscirà a scindere. Profonda è la fede in Dio scaturita
dai numerosi temi cristiani. La sua
poesia è interamente pervasa da un
profondo senso religioso. I suoi versi
si attestano oltre i confini della nostra
terra.
Parecchi sono i recital che vedono
protagonista la nostra artista. Gli
astanti applaudono a piene mani a
confermare l’emozione che trasmette
con la sua umiltà, dolcezza e affabilità. Ogni uomo rende vivi quei versi
immaginando il mondo meraviglioso
di ogni lirica. È come avere una macchina da presa. Ogni singola immagine viene prodotta e proiettata dal profondo dell’anima, proprio come in un
film.
Un unico segreto tesse i filamenti delle sue incantevoli rime: il cuore. È
pura arte che si ciba di sole bellezze e
11
verità. Un viaggio che presta le mani
al suo cuore, che scrive, scrive e come
un fiume scorre. Lo suggeriscono
bene i versi della lirica “E scrivi e
scrivi lu me cori”.
È un fiume che scorre e sparge i colori e i sapori più belli della nostra terra; un fiume lungo ben quattro raccolte: “Stiddi a primavera” del 1997,
“Comu Acqua di Surgiva” del 1999,
“Azzurrucelu” del 2002, “Luci ‘na
stidda” del 2007.
Libero è il suo pensiero così come
libera da ogni vincolo metrico è la sua
poesia. La volontà irrefrenabile è
quella di ben definire lo iato tra la
Sicilia ‘blaterata’ e quella vissuta.
Una terra in ginocchio e senza nessuna prospettiva: questa è l’immagine
diffusa dai mass-media. Obiettivo
preminente della nostra poetessa, raggiunto grazie alla grande forza
espressiva e musicalità, è conferire
dignità al dialetto e alla nostra terra.
Questa è la Sicilia vera, terra di civiltà e di sconfinata bellezza. Questo è
ciò che cercano i siciliani onesti: una
verità di libertà, di cultura universale,
di legalità. È il messaggio in cui la
poetessa Geppina Macaluso crede
fermamente.
Il buio in fondo al pozzo non appartiene ai siciliani. Il nero pauroso,
imbrattato dalle imprese delittuose
dei prevaricatori, ricade sulle teste
degli uomini di malaffare, non sulla
Sicilia giovane e sorridente. Non sulla nostra Sicilia.
Rossana Indelicato
Prospettive - 29 luglio 2012
RUBRICHE
omnibus
La musica di Vincenzo Bellini sbarca nel continente africano per affratellare
La cultura etnea
sbarca in Sud Africa
n pezzo importante del
patrimonio culturale di
casa nostra è sbarcato nell’estremo
lembo del continente africano, ove
Sicilia Mondo (pres. Domenico
Azzia), in collaborazione con la
Regione Siciliana e il Teatro Massimo
Bellini di Catania, ha esportato la Sicilia colta di Vincenzo Bellini, le sue
arie, ricche di valori, storia, tradizioni.
Ad accogliere la delegazione siciliana
il pubblico delle grandi occasioni: personalità del mondo della cultura, auto-
U
rità civili, fra gli altri il ministro dell’Economia Qedani Dorothy, il vice
ambasciatore d’Italia Luigi Diodati e il
corpo consolare al completo.
Confermandosi volano privilegiato di
ogni progresso civile, l’istanza culturale ha mietuto, nelle prestigiose sedi
della Dante Alighieri e del Victory
Theatre di Johannesburg, “un indubbio
successo”. Così il Console generale
d’Italia Gabriele Di Muzio, che si è
rallegrato del favore riscosso dall’iniziativa. Un progetto senza precedenti
Capitaneria di Porto:
visita di commiato
del Comandante GALLI
isita di commiato in Capitaneria di porto per
il Capitano di Vascello Pilota Giuseppe
GALLI, Comandante della Stazione Elicotteri della Marina
Militare di Catania. Ricevuto dall’Ammiraglio Domenico
DE MICHELE, Direttore Marittimo della Sicilia orientale
e Comandante della Capitaneria di Porto di Catania, il
Comandante GALLI era accompagnato dal Capitano di
Vascello Pilota Andrea COTTINI, che a breve subentrerà
nell’incarico.
L’Ammiraglio DE MICHELE, che si è trattenuto con i
due Ufficiali in un cordiale colloquio, ha ringraziato il
Comandante GALLI per la preziosa collaborazione e dis-
V
che, inserendosi nel quadro della Settimana della Cultura Siciliana nel mondo, ha consentito di promuovere e di
diffondere la figura e l’opera di Bellini. Dopo il saluto di Gaetano Giudice
(pres. Società Dante Alighieri), Giuseppe Berinato (pres. Associazione
Siciliani nel Mondo Sud Africa), Salvatore Cristaudi (pres. Intercomites
Sud Africa), Paolo Russitto (in rappresentanza di Sicilia Mondo), Paolo Trovato (in rappresentanza della Regione
Siciliana), il Commissario straordinaNella foto da sinistra: Capitano di
Vascello Pilota
Andrea COTTINI,
Ammiraglio
Domenico DE
MICHELE, Capitano di Vascello
Pilota Giuseppe
GALLI
ponibilità augurando “buon vento” per il nuovo prestigioso incarico presso l’Ispettorato delle Scuole della Marina
Militare. Al Comandante COTTINI il benvenuto e gli
auguri di buon lavoro al Comando della Stazione Elicotteri della Marina Militare di Catania. La cerimonia del passaggio delle consegne e del riconoscimento del Comandante, ha avuto luogo martedì 24 luglio.
Cap. Corv. Roberto D’ARRIGO
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rio del “Bellini” Enzo Zappulla ha
puntualmente ripercorso le tappe fondamentali dell’itinerario esistenziale
ed artistico del cigno catanese sottolineandone la risonanza internazionale
conquistata nel pur brevissimo arco di
vita conclusasi nel settembre del 1835
a Puteaux, in solitudine, per una grave
infiammazione intestinale (nel gennaio dello stesso anno a Parigi l’ultimo
successo con “I Puritani”). Quindi la
studiosa Sarah Zappulla Muscarà si è
soffermata su la “Norma”, in bilico tra
il romanticismo del musicista e il classicismo del librettista Romani, osservando che quello di Norma è quasi
certamente il più bel libretto del melodramma italiano che, pur funzionale
alla composizione musicale, mantiene
una propria valenza letteraria che ne
rende assai godibile anche la semplice
lettura. Momenti di grande emozione
per le magistrali interpretazioni del
soprano Aurora Bernava e del tenore
Michele Mauro, che hanno fatto rivivere le atmosfere belliniane (la “Norma”, la “Sonnambula”, “I Capuleti e i
Da sinistra: Enzo Zappulla, Aurora
Bernava, Gabriele Di Muzio, Gaetano
Giudice, Sarah Zappulla Muscarà,
Salvatore Cristaudi, Paolo Trovato,
Paolo Russitto, Michele Mauro
Montecchi”) insieme a capolavori del
repertorio operistico italiano come la
“Traviata” e a classici della musica
napoletana. Ad impreziosire le esecuzioni la virtuosa collaborazione con
artisti sudafricani: la mezzo-soprano
Thembisile Twala, il basso-baritono
Thando Zwane, il pianista Paul Ferriera, il tenore Nicolò Giuricich.
Un’occasione unica per rinsaldare il
forte legame degli Italiani all’estero
con la madre patria come pure per sperimentare, insieme al popolo autoctono, il valore dell’interculturalità, che
inaugura nuovi orizzonti. D’altronde,
con Daniel Baremboin, la musica rende disponibili all’Altro, trasformando
la diversità in risorsa e arricchimento
reciproci.
Maria Valeria Sanfilippo
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N° 30 Domenica 29