A PAGINA 3 Catania - anno XXVIII - n. 30 - 29 luglio 2012 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità PRESENTATA LA CAMPAGNA “DOSTA” “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” In tempi difficili c’è un bisogno più forte di figure di grande statura Alla ricerca di un Giuseppe LIBERATORE L a storia biblica di Giuseppe, venduto dai fratelli per rivalità e gelosia. si legge nel documento della Cei per la 7ª giornata del creato, prevista per il 1° settembre, contiene un concreto itinerario di riflessione che accompagna il non facile momento storico che stiamo vivendo. La crisi economica, come una piovra raggiunge e colpisce tutti i settori sociali e man mano arriva ai singoli cittadini, specie in previsione delle tasse che per necessità saranno il “buon ferragosto” che il Governo tecnico predispone per il popolo italiano. Le allarmanti scene di piazza in Grecia ed ora anche in Spagna, fanno presagire una grave e dolorosa rivoluzione che prima o poi giungerà anche in Italia nella sua drammaticità. Nella precarietà della crisi che si abbatte sul Paese, resa visibile dalle vacche magre e dalle spighe vuote, immagini di forte suggestione anche per il momento attuale, la relazione- IV PREMIO “PAOLO BORSELLINO” Siviglia: proteste contro le misure di austerity decise dal governo spagnolo Foto AFP/SIR a pagina 5 del popolo con la terra sarà sanata proprio grazie alla lungimiranza e alla responsabilità per il bene comune dimostrata da Giuseppe, figura emblematica della Sapienza donata da Dio a Israele. Occorre un nuovo “vicerè d’Egitto” che, come Giuseppe liberatore, applichi una saggia politica del risparmio, senza però far venir meno l’essenzialità dei servizi e delle priorità sociali: sanità e scuola. Ciascuno di noi dovrebbe essere un nuovo “Giuseppe” capace di costruire il futuro, adoperando la saggezza della lungimiranza e “pensano sempre prima di agire” A volte capita che si fanno delle FORMAZIONE PERMANENTE DEL CLERO scelte che nel tempo risultano improduttive ed inefficaci. La saggezza che non si è avuta durante il periodo delle “vacche grasse” adesso risuona come rimprovero per la cattiva amministrazione degli anni precedenti e che ora deve necessariamente trovare una svolta. Nell’itinerario biblico di Giuseppe si possono trovare i segni positivi di luce e di speranza, durante questo faticoso ma liberante cammino, che mette in esercizio la comprensione, il perdono, l’accoglienza, l’attenzione verso coloro che sono nel bisoGiuseppe Adernò (segue a pagina 2) a pagina 7 La strage di Aurora: il segnale di una dilagante violenza ingiustificabile Dallo schermo alla realtà ella società odierna ci si preoccupa della crisi economica, che ormai da tempo sta dilagando in tutti settori e che affligge l’uomo nel concreto della sua vita quotidiana. Preoccupazione giustificabile: naturalmente l’economia di fatto regge l’intero meccanismo di sussistenza comunitaria. Ma c’è ben altro. Al di là di debito pubblico, spread, titoli in borsa e manovre, che in vista di un bene futuro attanagliano in una morsa stretta sempre di più la popolazione, investendo ogni fascia di reddito ed ogni categoria, c’è l’uomo vero e proprio e la sua vita. E oggi più che mai ci troviamo di fronte ad una crisi che investe non solo i valori, ma soprattutto i comportamenti. E ciò in alcuni casi sfocia negli atti più inconsulti, che rasentano la follia. Strage di Aurora, Colorado: James Holmes, un ventiquattrenne novello Joker, come da copione acerrimo antagonista di Batman, uccide all’interno di un cinema, proprio durante la proiezione dell’ultimo film sull’eroe pipistrello, ben 12 persone e ne ferisce 58. E non è certo un fenomeno nuovo negli Stati Uniti d’America. Bensì, ed è davvero assurdo poterlo affermare con certezza, sono eventi che si verificano frequentemente. Nel 1999 ci sono stati 13 morti nella scuola superiore Columbine; nel 2007 ci sono stati 32 morti nella strage alla scuola Virginia Tech. Solo per citare alcuni esempi. Negli Stati Uniti l’uso di armi da fuoco è molto diffuso e di conseguenza il pericolo di incorrere in circostanze di rischio, soprattutto mortali, è N altissimo. Diversi sono i luoghi, diversi sono i protagonisti, come altrettanto lo sono circostanze e conseguenze: ciò che accomuna tutti questi episodi terribilmente a sfondo nero è la pazzia di un singolo o di un ristretto gruppo ai danni di una collettività. Secondo le statistiche quotidianamente perdono la vita 84 americani, sotto i sordi colpi di un’arma da fuoco. L’utilizzo ed il possesso di armi è così diffuso da non poter essere arginato da un provvedimento di legge, che forse in pochi auspicano davvero. Che cosa spinge un uomo ad essere l’artefice di una vera e propria carneficina di innocenti? Fino a che punto la mente umana può uniformarsi con una finta realtà e giungere sempre più ad una piena declinazione di follia? Di fronte a questi interrogativi anche il raziocinio più lucido ed illuminato stenterebbe a trovare una risposta plausibile. E ciò non vuole essere l’ennesima sequenza di retorica, che in questi giorni tanto sta occupando pagine di quotidiani e trasmissioni tv. Una riflessione sui disturbi psicologici che sempre di più affliggono determinati soggetti nella società odierna: si può a proposito ben parlare di un dilagante tendere a vere e proprie forme di schizofrenia, patologia psichiatrica caratterizzata proprio da un degrado progressivo della personalità e da un conseguente processo di estraniazione dalla realtà. Ed è questa forse una possibile chiave di lettura dell’agghiacciante massacro compiuto dal folle Joker: una criminale identificazione tra vita reale e finzione cinematografica ai danni della prima. Ma dietro tutta questa ingiustificabile violenza e tanta agghiacciante atrocità possiamo leggere la presenza occulta del maligno. Infatti, lo scorso 22 luglio in occasione dell’Angelus, Papa Benedetto XVI ha affermato che “il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonaBerenice (segue a pagina 2) BELLINI SBARCA nel CONTINENTE AFRICANO a pagina 12 Prospettive - 29 luglio 2012 sommario al n. 30 PRIMO PIANO Indietro nel tempo intervistando Giovanni Alfonso Borelli ___________3 Il Partito Popolare italiano in Lunigiana e nella provincia di Massa Carrara __________4 Al S. Tecla Palace rinnovamento associativo per i Lions _______________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve___________6 Dalla Cancelleria: Nomine __6 DIOCESI Viaggio alla scoperta delle chiese di Catania: la chiesa della Santissima Trinità_____9 Pastorale Migrantes: pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Gibilmanna _9 Taormina: Alla festa di San Pancrazio presenzia il Cardinale Mons. Paolo Romeo ______11 Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. Impaginazione e grafica: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4 95124 Catania Pubblicità: a mod. (1 colonna x 41mm). Commerciali Euro 27,11 a mod. Redazionali Euro 1,55 a mm Annunci immobiliari e R.P.Q. Euro 0,21 a parola (min. 10 parole) Legali/istituzionali/finanziari Euro 48,80 Manchettes commerciali Euro 81,34 cadauna Lettera dell’Arcivescovo Ai Presbiteri dell’arcidiocesi Carissimi, Salutandovi affettuosamente, desidero intrattenermi brevemente con voi sul brano di Marco (6, 30-34) che abbiamo proclamato e commentato domenica scorsa. Certamente ci siamo sentiti toccati in modo speciale dall’atteggiamento e dalle parole di Gesù. Noi sappiamo cosa significa metterci, personalmente sempre e tante volte anche comunitariamente, alla Sua presenza e riferirgli circa il nostro ministero. II colloquio personale con Lui ha sempre illuminato e confortato l’attività che svolgiamo essendo stati da Lui scelti con affetto di predilezione ed invitati per portare frutto in abbondanza. È sempre motivo di gioia e di consolazione sperimentare che Gesù “si interessa” ed ascolta con soddisfazione quanto, seppur “servi inutili”, Gli riferiamo circa il generoso esercizio della nostra carità pastorale. Anche quest’anno vogliamo accogliere l’invito di Gesù: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po’” Nell’edizione La Bibbia via verità e vita della editrice San Paolo leggiamo, a pag. 2132, che “l’inciso “voi soli”, assente nella versione del 1974, rende meglio l’enfasi presente nel testo greco”. Noi vogliamo anche e soprattutto (continua da pag. 1) ALLA RICERCA... gno. Ciascuno si senta protagonista del proprio contributo e man mano si auspica che la ripresa, anche se lenta e faticosa, ci sarà almeno per le nuove generazioni “verso cui siamo debitori di parole di verità e opere di pace”. Costruire il futuro resta un dovere (continua da pag. 1) DALLO SCHERMO... li, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato. Il maligno semina guerra; Dio crea pace”. Il Pontefice, dichiarandosi “profondamente colpito dall’insensata violenza che ha avuto luogo ad Aurora, Denver”, ha ricordato le vittime della strage ed leggervi la speciale sollecitudine che Gesù ha per noi. Vorrei esserne l’umile e fedele eco augurando a ciascuno di voi, carissimi fratelli parroci in particolare, di trovare il modo di accogliere l’invito di Gesù per un necessario riposo fisico e per un incontro più prolungato con Lui. Ma è pur vero, e non possiamo negarlo, che a noi può capitare quanto accaduto a Gesù: programmato il doveroso e meritato riposo, ci troviamo a far fronte a sorprese o a tanti eventi che nelle nostre comunità si svolgono soprattutto nel periodo estivo. La nostra esistenza, ed anche le nostre Chiese, non possono essere “chiuse per ferie” nei riguardi dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci affida. È, quindi, bello poterci per tutti. Una società sana premia il merito, punisce i mascalzoni e investe nell’istruzione. Tagliare i fondi alla scuola pubblica ed alla cultura significa, infatti spezzare le ali al Paese e negare il futuro ai giovani. La mancanza di lavoro per i giovani e l’impossibilità di accedere alla garanzia non tanto di un posto fisso, quanto di uno stipendio sicuro, anche se in mobilità, soffoca le atteespresso vicinanza ai loro familiari. Questi segni di violenza sono frutto di frange isolate o piuttosto sono un segnale allarmante che la società può produrre al suo interno simili folli? Ai posteri l’ardua sentenza e l’interpretazione del vivere odierno. ® A voi, carissimi fratelli parroci, chiedo una speciale attenzione per quanto indicato a livello di parrocchie. Con i Consigli pastorali siano studiate le modalità di attuazione, non trascurando i collegamenti nell’ambito di Vicariato L’Anno della fede può cosi rivelarsi di provvidenziale aiuto nella preparazione e nello svolgimento della Visita pastorale, come pure per vivere bene il tempo del Dopo Visita. Come ho sottolineato in occasione del Pellegrinaggio a Mompileri, una particolare attenzione sarà dedicata alle Feste patronali o dei Titolari delle Parrocchie e delle Rettorie. È in corso la stesura, a cura di un apposito gruppo di lavoro, di una Nota pastorale al riguardo. Sarò particolarmente lieto di incontrare quanti tra voi prenderanno parte ai tre momenti che prossimamente ci saranno offerti: l’incontro con i seminaristi al Villaggio San Giuseppe, in data 22 agosto e con le modalità che il Rettore indicherà; gli Esercizi Spirituali dal 17 al 21 settembre guidati da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Luca Brandolini presso la Domus Seraphica di Nicolosi; il Convegno catechistico nei giorni 5-7 settembre con il programma che Don Gaetano Sciuto invierà in questi giorni. Con l’augurio di ogni bene e particolarmente di un periodo di riposo e con un cordiale arrivederci. se e le speranze di una celere ripresa. Ogni aumento di tasse genera a catena la chiusura di imprese, ditte, negozi e quindi disoccupazione e disagi, Sembra proprio che il circolo si rende sempre più vizioso e aggrovigliato su se stesso. Oggi il desiderio di tutti è quello di recuperare un po’ di serenità, e non sentirsi oppressi da quel diffuso disagio inaspettato che rende tutto amaro e smorza ogni entusiasmo. La pausa estiva sia occasione di nuova ripresa per un autunno che si annuncia “caldo” e carico di tensioni. ✠ Salvatore, Arcivescovo ® Filo diretto con Ecco come mettersi in contatto con noi: • Inviare un’email all’indirizzo [email protected] • Telefonare o mandare un fax al numero 095 8992039 Per il numero che sarà in edicola e in parrocchia il 2 settembre 2012, vi preghiamo di inviare i vostri contributi entro venerdì 24 agosto 2012. Grazie! Stampa a colori maggiorazione 10% Iscritto al Registro della Stampa del Tribunale di Catania al n. 665 del 3.5.1985 La testata percepisce contributi statali diretti ex L. 7/8/1990 nr. 250 Stampa: LITOCON srl LITOSTAMPA E CONFEZIONI Contrada Torre Allegra - zona industriale Tel. 095 29 18 62 - Catania UFFICIO MARKETING Vicino alle tue esigenze Vincenzo Montensanto 095. 2504311 348.1400832 - [email protected] Unione Stampa Periodica Italiana Settimanale associato alla F.I.S.C. (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 25 luglio 2012 riconoscere Sacramento della compassione di Gesù, che non deve mai mancare nella nostra Chiesa. Dobbiamo, tuttavia, impegnarci maggiormente affinché, se non proprio in estate, almeno nel corso dell’anno ciascuno di noi possa usufruire di un opportuno tempo di riposo. È mio dovere attenzionare ancora di più la questione e fin d’ora prendo l’impegno di trattarla con i Vicari foranei per trovare ed offrire le migliori soluzioni possibili. Vi raccomando vivamente di riservare prolungata attenzione alla Lettera del Papa La Porta della Fede e alla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relative all’imminente Anno della fede. Dobbiamo viverlo intensamente perché esso può essere un vero tempo di grazia per noi stessi e di riflesso per i fratelli e le sorelle a noi affidati da “Colui che da origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2). Alla luce della Lettera ci sintonizzeremo al contenuto della Nota facendo tesoro delle tante indicazioni che essa offre. Lo faremo attuando quanto suggerito a livello diocesano e, con gli opportuni adattamenti, a livello di Chiesa universale e di Conferenze Episcopali. Dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 18:00 Denver (Usa): fiori per le vittime della strage del 20 luglio al “16th Century Movie Theater”, dove era in corso la prima di “Batman” Foto AFP/SIR 2 ABBONAMENTI - PUBBLICITÀ COMMERCIALI - SPECIALI PARROCCHIALI Prospettive - 29 luglio 2012 Al Palazzo della Cultura presentata la Campagna “Dosta” Conoscere ed ACCOGLIERE le comunità Rom Catania è stata presentata la Campagna “Dosta” (parola rom che significa “Basta!”), iniziativa di sensibilizzazione per combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei Rom e Sinti, promossa dal Consiglio d’Europa, coordinata e finanziata in Italia dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per le Pari Opportunità. Nella sala Refettorio del Palazzo della Cultura, giovedi 19 luglio, si è svolta la presentazione alla stampa, alla presenza del Sindaco di Catania, Avv. Raffaele Stancanelli, dell’Arcivescovo di Catania, Sua Ecc.za Mons. Salvatore Gristina, del Prefetto di Catania, Dott.ssa Francesca Cannizzo e del Direttore Generale dell’Unar, Dott. Massimiliano Monnanni. La Campagna, il cui slogan è “quali Rom conosci?”, si propone, tra gli obiettivi, di verificare quanto gli italiani conoscano realmente della Popolazione Rom, spesso contraddistinta da stereotipi e giudizi che favoriscono sentimenti di ostilità piutto- A sto che atteggiamenti di dialogo tra le parti. Anche il Web avrà la sua campagna “Dosta” che sarà diffusa attraverso internet e i social network. Quest’ultima prenderà spunto da personaggi rom molto noti al grande pubblico: Rita Hayworth, Charlie Chaplin, Michael Caine e Yul Brynner, il danzatore Joaquim Cortès, il premio Nobel per la Medicina nel 1920, Schack A. Steenberg Krogh, Dijana Pavlovic attrice milanese, Ferdy Berisa, partecipante e vincitore del Grande Fratello, e Olga Balan Cantante e attrice romana. A corredo della campagna una serie di eventi itineranti, a cavallo tra il 2012 e il 2013 che toccheranno cinque città italiane con spettacoli, iniziative di piazza e convegni rivolti alle scuole, agli operatori del III settore, ai cittadini, ai servizi d’informazione e media nazionali e locali. Tra gli obiettivi principali - si diceva della campagna c’è di diffondere la conoscenza delle comunità Rom e Sinti, circa 150mila persone in Italia, attraverso una diversa rappresenta- zione, più attenta alla loro quotidianità e meno agli aspetti folkloristici della loro cultura, coinvolgendo direttamente gli interessati.“L’Italia è il primo Paese dell’Europa occidentale ad aderire alla campagna “Dosta!”: un passo deciso per avvicinare cittadini di culture diverse, ma che convivono nella stessa società e ne rispettano norme e valori”. Come ha spiegato in maniera sintetica Massimiliano Monnanni, Direttore Generale dell’Unar. “Perché la conoscenza è un diritto, di cui l’opinione pubblica non sempre gode. Quando la cattiva informazione si trasforma in disinformazione, si reiterano immagini e cliché stereotipati che certamente non favoriscono il dialogo, ma al contrario, pregiudizi e atteggiamenti di ostilità”. In questa direzione si muove anche la “Strategia nazionale d’inclusione dei rom, sinti e camminanti” emanata dal governo nel dicembre 2011 e condivisa dal Consiglio d’Europa nel maggio del 2012, che punta l’attenzione su quattro ambiti d’intervento concreti (istruzione, lavoro, sanità e habitat) per migliorare la condizione di rom, sinti e camminanti in Italia. Nella stessa ottica si muove il percorso di formazione MEDI-ROM realizzato dall’IREF (l’Istituto di ricerca delle ACLI) e finanziato dall’UNAR, per promuovere figure di mediazione ROM e infine anche il progetto COM.IN.ROM realizzato dal Con- sorzio Nova Onlus, progetto promosso e finanziato dal Ministero dell’Interno con lo scopo di realizzare una rete operativa e culturale tra gli operatori pubblici e privati appartenenti alle realtà del terzo settore impegnati intorno al fenomeno Rom. Nella serata di venerdì 20 luglio, poi, sempre all’interno del Palazzo della Cultura, si è svolto un concerto che ha visto la partecipazione della cantante Olga Balan e del gruppo napoletano ‘O’Rom’. La compagine italo rumena, nata nel 2008, vede la collaborazione di tre musicisti napoletani Carmine Guarracino, Amedeo Della Rocca e Carmine D’Aniello, con due musicisti di strada rumeni di etnia rom, Ion Tiţa (Nello) e Ilie Zbanghiu. A questi ultimi, si sono aggiunti il violinista rumeno Ilie Pipica e il fisarmonicista rumeno Doru Zamfir. Anche il nome stesso del gruppo riassume questo mix culturale in cui le sonorità tipiche della musica napoletana, e dell’Italia Meridionale si fondono con quelle balcaniche e gitane. Filippo Cannizzo l’intervista Indietro nel tempo intervistando Giovanni Alfonso Borelli (astronomo 1608-1679) liaca di Piraino (ME). Sovente, al calar della sera, mi reco in spiaggia: in tutta la giornata preferisco il vespro, come momento della giornata a me più familiare, quando la volta celeste si accende delle luci infinite e la luna sorniona guarda questo brulicare umano. I bagnanti da ore hanno lasciato quel litorale fatto di scogli e di ghiaia, non si odono più schiamazzi di bambini e vacue conversazioni di adulti. La solitudine è la miglior compagnia in quella costa fatta di terra, di cielo e di mare. Alle mie spalle la montagna sulla cui vetta sta nascosto l’antico paese di Piraino, le cui mura sembrano narrare rocambolesche vicende con dame e cavalieri. Dico bene, sta nascosto, per celarsi al mare, al grande amico nemico foriero di navi straniere che giungono in questa fertile terra per depredarla. Alle mie spalle, su quella cima, la torre di Piraino, svetta austera e vigile per controllare l’amena e invitante costa, ai lati, quasi come un’atavico abbraccio la torretta di Gliaca e il Castello di Brolo, guardinghe sentinelle sorvegliano perennemente quella vasta distesa di mare ed è come se dicessero: Riposatevi voi abitanti di questa costa che a tener tutto sotto controllo ci siamo noi!”… e in compagnia di questa voce del passato, l’anima mia non si sente più smarrita e vaga in quell’infinito cielo e annega in quel vasto lago d’acqua. Improvvisamamente odo dei passi avvicinarsi a me e istintivamente colta da timore, mi alzo per lasciare G La verità dissolve ogni apparenza quel luogo ora non più solitario, quando una voce caratterizzata da una bella dizione m’invita a rimanere e a non aver paura. Grazie al chiarore della luna intravedo un uomo di circa cinquant’anni, di altezza non superiore alla media e con un curioso abbigliamento shakesperiano. Penso sicuramente a un attore di teatro, dato che questa sera una compagnia teatrale ha dato il suo esordio di spettacolo in pubblica piazza, quando costui così si esprime: <<So che quasi tutte le sere vieni qui in spiaggia a contemplare la volta celeste e a far navigare i tuoi pensieri in questo vasto lago infinito. L’osservazione delle stelle e delle galassie è stata l’anima della mia vita, ma chiedo scusa, gentile Stefania, per non averti ancora rivelato la mia identità: il mio nome è Giovanni Alfonso Borelli, astronomo. Sono nato a Napoli nel 1608, ma ho insegnato per un certo periodo all’Università di Messina, quindi sono e mi sento siciliano per acquisizione>>. Non riuscivo a credere a quello che vedevo e udivo: ricordo che lo storico Santi Correnti nelle sue pubblicazioni citava questo luminare dell’astronomia come galileiano e come colui che dimostrò che l’orbita delle comete non è circolare ma ellittica. Onorata e anche un po’ imbarazzata per questo incontro, chiedo al mio illustre interlocutore di proseguire nella sua conversazione. Questi si siede su uno scoglio e con nobile gesto m’invita a far lo stesso. Mi chiede di prestare attenzione alla musica dell’universo: quel pigolio di stelle emette, così come insegnava Pitagora, un’armonia sonora da far invidia alla migliore orchestra sinfonica. Sono commossa per l’esperienza che sto vivendo: dialogare con uno scienziato del secolo XVII che mi sta rendendo partecipe delle sue scoperte. Guardando l’infinito, con voce pacata, così continua: <<Il Senato messinese, come segno di apprezzamento 3 per la mia attività scientifica, m’inviò nei maggiori centri italiani per reclutare docenti per l’Università. Mi occupai di geometria Euclidea oltre che delle edizioni dei matematici Archimede e Apollonio, quando venni chiamato a Pisa per ricoprire quella cattedra che era stata di Galileo Galilei. Ricordo che un intenso lavoro di ricerca fu quello compiuto sui satelliti di Giove, le Theoricae Mediceorum Planetarum ex causis physicis deductae (Firenze, 1666), un’opera destinata ad inserirsi efficacemente nelle discussioni cosmologiche europee. In un quadro di riferimento dichiaratamente copernicano, ipotizzai un moto planetario curvilineo animato da due forze: quella centrifuga e quella di attrazione solare, la cui composizione permetterebbe l’equilibrio nell’etere. Cara e gentile Stefania, devi sapere che i tempi in cui io operai erano particolarmente difficili. Noi scienziati eravamo perennemente sorvegliati dalla Santa Inquisizione e qualunque novità in ambito astronomico era suscettibile di ricadute teologiche. Basti che tu pensi alla ritrattazione forzata cui venne costretto il mio maestro Galileo o quello che capitò a Giordano Bruno per avere asserito che in questo universo esistono infiniti mondi o allo stesso Nicolò Copernico la cui pubblicazione venne posta nel suo letto di morte. Io venni anche boicottato dal gover- no spagnolo, per il mio essere spirito libero e non ossequioso al potere dominante, e per tal ragione, fui costretto a lasciare la Sicilia e a trasferirmi prima in Calabria e poi a Roma, dove divenni uno dei membri dell’Accademia fondata dalla regina Cristina di Svezia. Le condizioni finanziarie sempre più precarie mi costrinsero nel 1677 ad accettare l’ospitalità dei Padri Scolopi. Vissi gli ultimi anni dando lezioni di matematica ad alcuni novizi dell’Ordine e ultimando quello che è considerato il mio capolavoro, il De motu animalium, un trattato di fisiologia meccanicista interamente basato sul carattere corpuscolare della materia, ovvero il tentativo di estendere all’ambito biologico il metodo geometrico applicato da Galilei>>. Detto questo mi rivolse il suo sguardo profondo e penetrante e mi disse che sarebbe dovuto andare via a raggiungere le stelle perché quella era ormai la sua casa. Lo pregai di restare, perché avevo bisogno dei suoi consigli, della sua saggezza, ma lui proferì queste parole: <<ama la verità, vivi nella ricerca, non ti fidare delle apparenze>>. Detto questo lentamente svanì. Un carro di luce disegnò una scia parabolica, poi si dissolse nel nulla. Quella notte le stelle suonavano un’armonia silenziosa. Stefania Bonifacio Prospettive - 29 luglio 2012 PRIMOPIANO Il Partito Popolare italiano in Lunigiana e nella provincia di Massa Carrara Le due anime del Movimento Cattolico l movimento sturziano con la fitta rete di preti e laici sociali non si diffuse solo in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia, come dimostra questo ben documentato volume:«1919-1922 Il partito Popolare Italiano in Lunigiana e nella provincia di Massa Carrara, I Quaderni de “Il Corriere Apuano” 1, 1994». Poiché la storia è sempre storia contemporanea,il volume nasce come esigenza di illuminare le problematiche del presente alla luce degli avvenimenti significativi del passato. «Oggi, come settantacinque anni or sono, si scrive nella introduzione, la presenza dei cattolici in politica e nella società fa discutere (siamo nel 1994 e il riferimento è al 1919)». Alcuni vorrebbero i Cattolici dispersi sotto diverse bandiere, con una sorta di presenza trasversale nelle istituzioni; mentre altri propugnano la necessità di un partito cattolico, vero interprete dei valori cristiani; ci sono altri, infine, che li vorrebbero addirittura assenti dalla gestione della società come gruppo organizzato: una sorta di serbatoio dal quale attingere voti! In sintesi, si conclude nel volume, che «all’interno dello stesso Movimento Cattolico sussistono, oggi come allora, due anime: una solidaristica e popolare, l’altra liberaldemocratica e conservatrice. Di qui è nata la stessa difficoltà interna alla Democrazia Cristiana del dopo- I guerra, che si poneva come partito interclassista con il compito di sostituire alla lotta di classe il confronto dialettico fra le diverse esigenze e i molteplici progetti di società. Con tutti questi problemi avevano dovuto fare i conti anche don Luigi Sturzo ed i primi popolari, allorché presero atto che era tanto inopportuna quanto antistorica la scelta di delegare ad altre forze (solo marginalmente espressioni della concezione cristiana della vita) la rappresentanza di un’ampia fascia della società italiana». Abbiamo abbondato nelle citazioni per la grande attualità delle problematiche e soprattutto del metodo usato. Per prendere coscienza della realtà storico-culturale e socio-politica di quelle zone, si parte dalla pubblicazione dell’ottima tesi di laurea svolta dal giovane Pierangelo Coltelli, presso l’Università di Genova; ed è così che bisogna procedere prima di ogni operazione socio-politica, piuttosto che avventurarsi nell’azione sulla base di spinte emozionali e di opinioni soggettive: l’esperienza del particolare senza una conoscenza scientifica, resta cieca; come, d’altra parte, la veduta generale, senza il contatto con l’esperienza, resta vuota. Questo vale sempre, e quindi, per le molteplici iniziative contemporanee, che hanno spesso motivazioni polemiche, anche se molto sentite, senza però un piano organico chiaro e costruttivo. Pierangelo Coltelli, l’autore del volume, parte dall’analisi della difficile situazione economica sia dei centri urbani maggiori come Massa e Carrara, la cui popolazione lavorativa è addetta alle cave e alla lavorazione del marmo, sia delle zone periferiche come la Garfagnana e la Lunigiana costituita in buona parte di coltivatori diretti. Questo stato di grave disagio si manifesta con atti di ribellione e scioperi su cui fanno leva la propaganda socialista e anarchica. Ma in opposizione si analizzano i gruppi cattolici organizzati (dal Circolo “S. Ceccardo” di Carrara al tentativo di costituire a Massa una Cassa rurale), finché attraverso l’opera di preti sociali e di laici, motivati dalle idee di Sturzo, non portino alla costituzione di diverse sezioni del PPI. A questo movimento dà il suo appoggio il vescovo mons Angelo Fiorini (non bisogna dimenticare che l’Azione Cattolica fu la matrice del PPI) e così si annoverano parecchi segretari di cooperative, segretari di sezione e sindaci popolari come il notaio Giuseppe Angella, l’avv. Pietro Maffei, Don Giulio Podestà, che fu tra i fondatori del Partito Popolare di Pontremoli di cui rivestì con prestigio la carica di segretario, fu membro del Comitato provinciale e ricoprì diversi incarichi politici e cooperativistici. Don Luigi Sturzo, che è sempre informato e segue con viva partecipazione questi movimenti, in rispo- sta ad un saluto entusiastico del parlamentare massese Giulio Guidone, ebbe a dire: «Abbiamo tutto un programma di ricostruzione. È lento, lo riconosciamo, e di difficile attuazione. Nella vita economica come nella vita della natura, e lo sanno i contadini, è la pazienza edificatrice che trionfa su chi tenta subito di giungere alla meta… E noi che abbiamo piantato le piccole semine di venti anni addietro della Democrazia cristiana, oggi vediamo che ci hanno fruttato quello che non sognavamo perché abbiamo potuto polarizzare intorno alla nostra idea 1.800.000 elettori, conquistando nel novembre scorso 1.500 comuni in maggioranza, altri 2.000 in minoranza e 107 seggi in parlamento. E opportunità e concorsi OPPORTUNITÀ ADDETTO PUBBLICHE RELAZIONI Cercasi addetto alle pubbliche relazioni/giornalista per eventi e format tv, con esperienza e capacità di interazione, ottime conoscenze informatiche, età max 28 anni. È richiesto il possesso di una laurea di primo livello in discipline umanistiche. Inviare i curricula all’indirizzo: sicily. informations@gmail. com. CERCO RAGAZZA PRATICA per lavoro di banconista presso bar Magistro via Torino. 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Salvatore Latora A cura del Centro Orizzonte Lavoro 095 320054 / [email protected] lavoro/esperta-banconista-catania-46274768.htm IMPIEGATO/A UFFICIO - Azienda operante nel settore delle Apparecchiature Elettromedicali, cerca per ampliamento organico la seguente figura professionale: impiegato/a ufficio commerciale. Requisiti richiesti: comprovata esperienza nel settore commerciale vendite, ottima conoscenza attività ufficio commerciale (emissioni offerte, gestione ordini, pagamenti, ecc.), conoscenza iter gare di appalto e capacità nel produrre idonea documentazione amministrativa e tecnica, gestione rapporti di vendita con la pubblica amministrazione, buone conoscenze informatiche, conoscenza della lingua inglese, disponibilità oraria full time. Si offre contratto diretto con azienda, retribuzione e livello contrattuale proporzionate al profilo del candidato. Sede di lavoro: San Gregorio di Catania. Inviare curriculum vitae a [email protected] AUSILIARIA CERCASI per casa di riposo, a Nicolosi, inviare curriculum vitae con foto. Non si risponde a curriculum senza foto. Per info http://www.subito.it/offerte-lavoro/casariposo-catania-40395251.htm AZIENDA DI RICERCA DEL PERSONALE – A Catania per azienda cliente settore farmaceutico, ricerca n. 2 preparatori di commissione. Requisiti richiesti: provenienza dal settore di riferimento, esperienza nello stesso ruolo, disponibilità immediata, buona resistenza fisica e capacità di lavorare in squadra, disponibilità di lavoro full time. Costituirà titolo preferenziale l’iscrizione alle liste di mobilità. Inviare CV a [email protected] con riferimento C204. Prospettive - 29 luglio 2012 PRIMOPIANO Alla Terrazza Ulisse il IV premio “Paolo Borsellino eroe italiano” “Note di legalità… contro ogni mafia” a più paura il silenzio degli onesti che l’urlo dei violenti”. Con questa frase di Martin Luther King l’avv. Giuseppe Schembari ha avviato la quarta edizione del premio “Paolo Borsellino… eroe italiano” commemorando i magistrati trucidati dalla criminalità organizzata. L’iniziativa, ormai stabilmente inserita tra le manifestazioni catanesi, frutto della fattiva e impegnata collaborazione della Società catanese amici della musica (Scam) e dell’associazione culturale “La Contea” con la vicepresidenza vicaria del Consiglio Comunale di Catania quest’anno ha attribuito l’ambito riconoscimento a Nicola Gratteri, magistrato della DDA della Calabria ma anche autore dei saggi morali e sociologici “Fratelli di sangue” (2007), “Il grande inganno. I falsi valori della ‘ndrangheta” (2007), “Cosenza ‘ndrine sangue e coltelli. La criminalità organizzata in Calabria” (2009), “La mala pianta” (2010), “La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna” (2011), “La giustizia è una cosa seria” (2011). Come evidenziato dal garante e presidente del comitato organizzatore del premio, il presidente emerito della Corte d’Appello di Catania dr. Guido Marletta, “anche se qui si assegna il riconosci- “F mento a persone-simbolo, alle punte di diamante dell’impegno per la legalità e la civiltà giuridica, ricordiamo tanti operatori pur lontani dalla notorietà e dal clamore delle cronache che con il loro costante impegno assicurano continuità e tenuta alle istituzioni a tutela del sociale”. Gratteri si segnala per l’alta professionalità, il rigore morale, l’impegno sociale che si palesa nei suoi libri e nella sua ricerca di dialogo e confronto con i giovani delle scuole di ogni genere e grado e delle università, ovvero con le generazioni di cit- tadini che rappresentano il futuro dell’Italia e del mondo. “Lavoro con undici dodici polizie del mondo e mi sento di dichiarare in tutta tranquillità che la legislazione antimafia italiana è all’avanguardia. Purtroppo la collaborazione internazionale è condizionata da fattori culturali che attenuano o fanno evaporare la capacità di penetrazione delle indagini: nazioni o semi-nazioni (la Germania dell’est) governate sino a poco tempo fa da regimi totalitari non accettano facilmente l’adozione di modalità di intercettazione ambientale; di questa asimmetria la criminalità organizzata è ben consapevole e se ne avvantaggia”. L’intrattenimento della serata è stato affidato al quartetto d’archi “Concentus” che col contributo dell’oboe di Angelo Palmeri ha proposto “Cinema Serenade”: arrangiamenti e trascrizioni di Andrea Ferrente su musiche da film prevalentemente di autori italiani molto apprezzati nel mondo, vincitori di Oscar (Morricone, Piovani, Rota). I videoclip proiettati durante le esecuzioni hanno proposto scene di vari film sul tema della violenza e del sopruso di ogni genere e tipo come traspare dalla testata dell’evento “Note di legalità… contro ogni mafia”; scelta intelligente per dire che vi sono modalità comportamentali diffuse. Il video realizzato su idea e progetto di Mario Rapisarda per “La Contea” dal titolo “Io non perdono” ha raccolto le testimonianze dei parenti delle vittime dell’attentato di via D’Amelio. Il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale di Catania, Puccio La Rosa, ha spiegato “l’iniziativa intende, attraverso l’aggregazione culturale, riunire tutte le com- L’iniziativa intende, attraverso l’aggregazione culturale, riunire tutte le componenti della società civile per sollecitare l’impegno di tutti a favore dei principi di legalità e giustizia ponenti della società civile per creare un momento di confronto e di ricordo costruttivo di quanti hanno sacrificato la vita per contrastare ed estirpare il cancro mafioso e sollecitare l’impegno di tutti a favore dei principi di legalità e giustizia, tenere alta la battaglia culturale sociale e politica contro le mille mafie che distruggono le nostre speranze”. Carlo Majorana Gravina Al S. Tecla Palace rinnovamento associativo per i Lions. Nuove cariche 2012-2013 del Distretto 108 Yb Partecipazione: obiettivo primario per un mondo di servizi a convention del Lions Club International, Distretto 108 Yb al S. Tecla Palace di Acireale, ha ufficialmente aperto l’anno sociale 2012-2013 con la “Riunione delle cariche” occasione di incontro fra il governatore distrettuale Antonio Pogliese all’inizio del suo anno di servizio con i soci che hanno avuto incarichi associativi, e ha presentato il suo staff formato dal segretario dott. Alfino Liotta, tesoriere dott. Nunzio Pucci, cerimoniere del distretto Giuseppe Santangelo, procedendo alla presentazione del documento programmatico. Dopo la consulta di past governatori, la kermesse ha avuto inizio con gli indirizzi di saluto del presidente della V Circoscrizione, Giuseppe Spampinato e del presidente del Lions Club Acireale Rosario Musumeci con un parterre presente in sala composto da soci Lions provenienti da tutta la Sicilia. Presenti il sindaco di Acireale Nino Garozzo, il presidente della Provincia Regionale on. Giuseppe Castiglione, Basilio Catanoso e Nicola D’Agostino deputati regionali; Mons. Leone Calambrogio, direttore del Museo Diocesano “superare tutti gli ostacoli alla convivenza umana nel rispetto della libertà di ognuno”. La ripresa dei valori etici e della legalità è stata evidenziata dall’intervento di Giovanni Russo, Luogotenente per la Sicilia dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; a confermare la qualità della giornata i saluti L del Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, il prof. Luigi Russo in rappresentanza del Lions di Malta e molte altre autorità. Giuseppe Grimaldi, Former International President ha ribadito l’importanza del volontariato “LCI è un’organizzazione di “volontari di servizio”. Vogliamo lavorare per il miglioramento della vita degli altri, suggerendo e mai interferendo, consigliando e mai prevaricando”. Presenti il past presidente dei governatori avv. Salvatore Giacona e i past governatori Vacirca, Cacciola, Sartorio, Cavallaro, Contraffatto, Salmè, Amodeo, Pellegrino, Scamporrino e Di Pietro. Sono intervenuti tra le autorità Lions Salvo Ingrassia, 2° Vice Governatore ha parlato delle cosiddette “Aree del bisogno” su cui intervenire l’attività lionistica. Di un diverso percorso dell’associazionismo ha parlato Gianfranco Amenta 1° Vice Governatore “individuare nuovi leader capaci di interpretare gli eventi, offrire soluzioni, nuovi percorsi che coinvolgono coralmente”. Carlo Alberto Tregua, direttore della rivista distrettuale “Lions Sicilia”. “parte della borghesia siciliana è asservita alla classe politica, i presidenti di club dicano ai sindaci dove intervenire. Tra i temi del nuovo anno sociale dei Lions c’è la prevenzione del rischio sismico: gli esperti parlano di un terremoto, il big one, atteso entro il 2030 paragonabile a quello di Messina del lontano 1908. Tagliamo le spese folli in modo che la Regione Siciliana destini un miliardo alla messa in sicurezza del nostro territorio”. Si è avuta una “partecipazione” massiccia con vivaci e utili dibattiti di qualità: ing. Salvatore Grasso “puntare sulla meritocrazia contro l’oscurantismo”. Il prof. Avv. Enzo Vitale “Pogliese è il governatore del rinnovamento, si è aperta una finestra all’interno della nostra associazione, una ventata di aria nuova nella accentuazione della ritualizzazione nella sburocratizzazione”. Domenico Messina Past direttore internazionale “I Lions, per affrontare le sfide che il mondo di oggi ci sottopone, chiamano a raccolta tutti gli uomini e le donne di buona volontà per costruire un mondo migliore”. Salvatore Giacona Past president dei Governatori “Qualcosa nel distretto sta cambiando nuove proposte e idee, si cercano forze nuove in questo momento di crisi”. La relazione celebrativa del Governatore Pogliese, giocata su una semantica sofisticata e di raffinata eloquenza ha aperto e concluso i lavori, apprezzata e condivisa dalla sala si è soffermato sull’importanza della partecipazione “indispensabile per l’esigenza della diffusione della cultura della continuità, sinergia e del risultato quali fondamenti della contestualizzazione della politica associativa. Sono convinto che anche il dibattito interno sulle linee programmatiche 2012-2013 sia presupposto per il rinnovamento associativo”. Suggerisce un modello 5 ideale di lavoro “per aggiornare il ruolo dell’associazionismo, mentre quello del service si snoderà su un altro argomento a me caro, la prevenzione sismica”. Nel suo anno impegnativo si propone di ridisegnare una nuova politica associativa, “l’associazionismo, asserisce, non è interessato alla concertazione, che è stata una delle cause degli sprechi della finanza pubblica degli anni Novanta, in quanto la politica è scelta e la politica etica non ha necessità di concertare, contrastando con ogni mezzo la politica clientelare. Qualche anno addietro qualcuno sosteneva che “tutte le grandi opere all’inizio appaiono impossibili” diamo inizio al cambiamento”. Nella giornata si sono svolti workshop di formazione, innovativo quello organizzato dal Dr. Giuseppe Santangelo, cerimoniere distrettuale, illustrando il cerimoniale “è il settore delle pubbliche relazioni che regola la vita di rappresentazione, comprende norme e consuetudini attenendosi alle quali è possibile dare uno svolgimento regolare ed armonico ad ogni manifestazione, non solo lionistica”, supportato dal prof. Francesco Raneri docente di Teorie e tecniche del moderno cerimoniale e dalla sua assistente Valentina Macauda, che ha spiegato “un buon cerimonialista è come un ramoscello può piegarsi, non sottomettersi, ascoltare le esigenze degli altri e poi riprendere la posizione di prima eretta con autorevolezza”. Inaugurato il campo distrettuale giovanile “Trinacria” rappresentato dal Aldo Cordaro e Stefania Trovato, che offre la possibilità a centinaia di giovani di nazionalità diverse tra loro di essere ospitati in Sicilia da famiglie Lions. Quest’anno Anna Sidoti Lions li ospita a Montagnareale dov’è sindaco. In sala sono sfilati una quarantina di giovani con le bandiere delle loro nazioni. Artemisia Prospettive - 29 luglio 2012 DOCUMENTI E INFORMAZIONI Notizie in breve dal 30 luglio al 5 agosto degli Uffici Pastorali della Curia diocesana di Catania Dalla Cancelleria Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 30 • Ore 20.00 S. Pietro Clarenza, Oratorio parrocchiale S. Maria delle Grazie: incontra i sacerdoti del X Vicariato. Martedì 31 • Ore 9.30 Bronte: inaugura la strada statale 284 “Occidentale Etnea”. Mercoledì 1 • Residenza SS.mo Salvatore. S.E. Mons. Arcivescovo ha nominato: Venerdì 3 • Ore 18.00 Adrano, Chiesa Madre: celebra la S. Messa per la Festa di S. Nicolò Politi. - in data 04 giugno 2012, il Rev.do Sac. MASSIMILIANO SALVATORE PARISI Rettore della chiesa S. Nicolò al Borgo in Catania; - in data 06 giugno 2012, il Rev.do Sac. SANTO MASSIMO SALAMONE Rettore della chiesa B.M.V. Immacolata in S. Maria di Licodia; Sabato 4 • Fuori sede. Domenica 5 • Ore 10.30 Camporotondo, parrocchia S. Antonio: celebra la S. Messa per la Festa di S. Antonio. • Ore 19.30 Belpasso, Chiesa Madre: celebra la S. Messa per la Festa di S. Lucia. Giovedì 2 • Residenza SS.mo Salvatore. ® Ai lettori e collaboratori di - in data 08 giugno 2012, il Rev.do Mons. VINCENZO ALGERI Animatore Spirituale Diocesano del Movimento Cursillos di Cristianità; - in data 13 giugno 2012, il Rev.do Sac. MASSIMILIANO SALVATORE PARISI Commissario Arcivescovile della confraternita S. Nicolò al Borgo in Catania; - in data 21 giugno 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO MINISSALE Rettore della chiesa S. Maria del Soccorso in Bronte; - in data 24 giugno 2012, il Rev.do Sac. ROBERTO MANGIAGLI Amministratore Parrocchiale della parrocchia Natività del Signore in Catania; - in data 04 luglio 2012, i Revv.di Sac. SALVATORE CUBITO e Sac. ALFIO BONANNO Vice Direttori dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile; - in pari data, il Rag. CARMELO SQUADRITO Commissario Arcivescovile della confraternita SS. Sacramento al Duomo in Catania; Dopo la consueta pausa estiva, che inizierà con il mese di agosto, “Prospettive” tornerà in edicola ed in parrocchia il 2 settembre. Il direttore, la redazione e l’amministrazione augurano serene vacanze ai nostri fedeli lettori ed ai nostri preziosi collaboratori. ✆ entralino Curia Arcivescovile di CT Arcivescovo 095 31.26.20 Segreteria arcivescovile 095 25.04.306 Segreteria arcivescovile 346 3842521 Vicario generale 095 25.04.309 Centralino curia FAX Segreteria Arcivescovo Curia Ufficio scolastico Economato 095 25.04.311 095 715.90.62 346 346 346 346 38.42.808 38.42.912 38.42.545 38.42.923 - in data 09 luglio 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO RUSSO Amministratore Parrocchiale della parrocchia S. Vincenzo Ferreri in Sarro in Zafferana Etnea; - in data 16 luglio 2012, il Rev.do Sac. GIUSEPPE LONGO Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali e Direttore Responsabile del Bollettino Ecclesiale; - in pari data, il Rev.do Sac. SALVATORE CUBITO Consulente Ecclesiastico del Comitato Provinciale del Centro Sportivo Italiano di Catania; - in data 18 luglio 2012, il Rev.do Sac. ANTONINO TESTAI’ Vicario Parrocchiale della parrocchia S. Antonio Abate a Cerza in S. Gregorio di Catania; - in pari data, il Rev.do Sac. LUIGI SETTEMBRE Vicario Parrocchiale della parrocchia Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino in Trecastagni. S.E. Mons. Arcivescovo: - con decreto dell’11 giugno 2012, ha concesso l’escardinazione dei Revv.di: Mons. ANTONINO FALLICO, Sac. GIUSEPPE CARCIOTTO, Sac. FRANCESCO LUVARÀ, Sac. ANGELO MANGANO, Sac. GIUSEPPE RACITI, per essere incardinati nell’Istituto di Vita Consacrata di Diritto Diocesano “Famiglia Ecclesiale Missione Chiesa-Mondo”; - con decreti del 18 giugno 2012, ha approvato, ad quinquennium, lo Statuto dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute e lo Statuto della Consulta Diocesana del medesimo Ufficio; - con decreto del 02 luglio 2012, ha concesso l’escardinazione del Rev.do Sac. CHARLES CARMELO ATTARD per essere incardinato nell’Arcidiocesi di Malta; - con decreto del 06 luglio 2012, ha incardinato al clero di questa Arcidiocesi il Rev.do Sac. SALVATORE PRIVITERA, proveniente dalla Società Salesiana di S. Giovanni Bosco; - con decreto del 16 luglio 2012, ha incardinato al clero di questa Arcidiocesi il Rev.do Sac. SALVATORE MAGGIO, proveniente dal clero dell’Arcidiocesi di Douala (Cameroun). 095 25.04.357 095 25.04.358 ® 095 25.04.359 095/25.04.360 SAVE srl Via Pulei, 51 - 95030 Mascalucia (CT) Tel. +39 095 741 55 42 Fax +39 095 741 49 17 www.sacesrl.org [email protected] 6 Prospettive - 29 luglio 2012 Rilettura del capito terzo del documento CEI, Comunione, comunità e disciplina ecclesiale (1989) Nelle scorse edizioni di Prospettive abbiamo dato spazio a alcune relazioni del corso di formazione permanente del clero, che si è svolto nel salone S. Agata del Seminario dal 25 al 28 giugno. In questo numero del nostro settimanale si pubblicano la sintesi delle due relazioni di mons. Giuseppe Baturi. l capitolo terzo del documento che stiamo considerando, Comunione, comunità e disciplina ecclesiale, si apre con una affermazione importante: «l’ordinamento istituzionale e disciplinare della Chiesa nasce dall’esigenza della fedeltà alla missione che Cristo le ha affidato e quindi, in definitiva, dall’urgenza della salvezza degli uomini, “che nella Chiesa deve essere la legge suprema”». Il capitolo in questione intende individuare le fonti e gli strumenti in cui si articola l’ordinamento istituzionale e disciplinare della Chiesa. Sono distinti tre livelli di legislazione ecclesiale: 1) Il Codice di diritto canonico; 2) la legislazione delle chiese particolari; 3) la normativa della Conferenza episcopale italiana. A queste, il documento aggiunge le disposizioni pattizie. Stupisce che il documento consideri come strumenti di disciplina solo le leggi. I 1. L’indistinzione originaria Nei primi secoli del cristianesimo, lo sviluppo delle regole e delle istituzioni è opera sia di decisioni individuali e collegiali sia di pratiche ripetute che s’impongono nella prassi delle comunità. Il diritto non è ancora un insieme, e tanto meno un sistema, di regole specifiche, sorretto da un sapere autonomo. È il tempo dell’indistinzione: il pensiero dogmatico e morale, i riti e le preghiere litur- Fonti e strumenti della disciplina ecclesiale giche, le norme e le forme istituzionali formano un’unità organica. Nota incisivamente Jean Gaudemet: «È la liturgia che porta al diritto. I riti (imposizione delle mani o semplice “istituzione”) sono portatori di diritto». Talvolta le regole del comportamento sono indicate tramite la proposta di esempi cui riferirsi, situazioni-tipo o uomini-modelli da imitare. Costante è anche l’uso di immagini o metafore, spesso tratte dal testo biblico. 2 Le fonti creatrici del diritto canonico A partire dal IV secolo, la dissociazione del diritto dalle altre dimensioni dalla catechesi e dalla liturgia avviene soprattutto per la specializzazione delle sue principali fonti: i canoni conciliari e le decretali pontificie. Queste fonti normative tendono a dare una propria specificità al diritto e al sapere che lo sostiene. Le decretali sono lettere pontificie di risposta a questioni poste dalla gerarchia ecclesiastica in materia disciplinare, in relazione a qualche caso particolare. La regola di diritto che le decretali enunciano è la logica conclusione della narrazione del caso, che comprende nomi e circostanze particolari, e dei principi enunciati come pertinenti. Lo stretto rapporto tra la narrazione del fatto e le ragioni e i principi regolativi, permette l’applicazione analogica delle Mons. Giuseppe Baturi, Vicario Episcopale per l’Amministrazione tecipanti è segno dell’assistenza dello Spirito e della fedeltà alla tradizione, requisiti dai quali le decisioni conciliari traggono la loro autorità. regole enunciate dalle decretali. L’altra grande fonte del diritto è costituita dai canoni conciliari a contenuto giuridico. la prima e prevalente forma è quella della regola giuridica breve ed impersonale, perlopiù espressa in forma imperativa o casistica, senza indicazione dell’autore della proposizione e delle circostanze storiche che ne sono state l’occasione; il secondo tipo di canone ha il linguaggio di un breve processo verbale delle discussioni conciliari. Il consenso unanime dei par- 3. le collezioni canoniche Soprattutto dall’VIII sec. si diffondono le collezioni di canoni e collezioni canoniche. La destinazione pratica e pastorale delle collezioni giustifica la raccolta di materiale di diversa provenienza ma dal contenuto utile per la guida della comunità cristiana. Manca ancora, d’altra parte, una teoria delle fonti che consideri la rilevanza giuridica dei documenti e il criterio della loro gerarchia. Una teoria di questo tipo presuppone lo sviluppo del concetto della potestas in ambito legislativo, la cui assenza comporta che la sostanza del diritto non dipende dalla formalità delle fonti ma dall’oggettività del contenuto: auctoritas pro potestate. 4. Decreti del Concilio di Trento e Monastero “San Giuseppe” - Via Piave, 6 - San Gregorio di Catania - Tel. 095 7179663 2 Agosto 2012 - ore 20.00 • Santo Rosario • Celebrazione eucaristica • Indulgenza IL PERDONO DI ASSISI VOLUTO DA FRASNCESCO 10 agosto ore 19.00 • TRANSITO della Madre S. Chiara • e S. MESSA con fra Vincenzo Bruccoleri ofm 11 agosto ore 10.00 • Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. SALVATORE GRISTINA, Arcivescovo di Catania • e chiusura dell’VIII centenario della fondazione delle Sorelle Povere di S. Chiara 7 il diritto pontificio Con la Bolla Benedictus Deus del gennaio 1563, Pio IV stabilisce il divieto di interpretatio per tutti i provvedimenti conciliari. Per evitare la perversione e la confusione che possono nascere dalla libera interpretazione dei decreti conciliari, il papa proibisce la redazione di commentari, glosse, annotazioni, osservazioni e di qualsiasi altro genere di interpretazione dei decreti del Concilio. Se alcuni passi del concilio risultassero oscuri, o nascessero difficoltà o controversie nell’applicazione dei decreti conciliari, bisogna ricorrere alla competenza esclusiva del Papa. Eventuali dubbi interpretativi continuano ad essere riservati alla esclusiva competenza del papa. Sisto V, con la Bolla Immensa aeterni Dei del febbraio 1587, delega alla Congregatio pro executione et interpretatione Concilii Tridentini la competenza ad interpretare, in caso di dubbi e difficoltà, i decreti del Concilio che si riferiscono alla riforma, alla disciplina, al governo e ai giudizi ecclesiastici. La disciplina della Chiesa diventa sempre più diritto pontificio. 5. La prima codificazione Il motu proprio Arduum sane munus, del 19 marzo 1904, con cui è annunciata la codificazione, esprime già nel titolo il senso dell’impresa: raccogliere in unità le leggi della Chiesa. La nuova revisione normativa, nell’intenzione del papa, deve raccogliere e dare unità alle leggi vigenti, disporle in un ordine chiaro, rimuovere quelle abrogate o obsolete e adattare, se necessario, le altre alle nuove condizioni dei tempi. Nella scelta, è forte l’influsso esercitato dall’esempio delle codificazioni civili. Per Radaelli il codice del 1917 incarna l’ideale di «una legge unitaria, tendenzialmente globale, razionale, autoreferenziale – non bisognosa cioè di motivazione espressa , insuperabile e proveniente da un’autorità per certi aspetti assoluta, che si riserva l’interpretazione autentica». Una volta promulgato, il codice è considerato dalla Santa Sede la fonte di conoscenza esauriente per lo studio del diritto canonico. Sul presupposto esplicito che il codice è l’autentica e unica fonte del diritto canonico, il 7 agosto 1917 un’Istruzione della Congregazione per i Seminari ne prescrive lo studio esegetico, tramite l’analisi accurata di ciascun canone, rispettandone religiosamente l’ordine e la successione. È evidente la volontà di fare del codice il vero testo di studio del diritto canonico, tanto che la Congregazione ritiene che gli studenti non abbiano bisogno di altri libri. La conoscenza del diritto tende allora ad essere ridotta alla conoscenza del codice e la canonistica ad una codicistica. (segue a pagina 8) Prospettive - 29 luglio 2012 DIOCESI Ottava della festa della Madonna del Carmine Rifiorisce la tradizione degli altarini devozionali o scorso lunedì 23 luglio, nel santuario parrocchiale, cittadino e diocesano, Maria Santissima Annunziata al Carmine, con i riti dell’ottava si sono conclusi i solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Monte Carmelo. Di mattina i frati carmelitani dell’annesso piccolo convento dell’Antica Osservanza hanno celebrato tre sante messe con omelìa per i tanti pellegrini venuti da ogni parte del capoluogo etneo. Al vespro, dopo il giro festoso del corpo bandistico “M° Giulio Virgillito” per le vie del quartiere già percorse dalla processione del fercolo una settimana prima, il padre priore Carmelo Scellato ha presieduto la celebrazione della s. messa votiva della Madonna per tutti i benefattori e collaboratori della festa. Successivamente, al canto di popolari inni mariani, il venerato simulacro processionale della Madre e Regina del Carmelo, Castellana e Custode delle chiavi d’oro della città, sul fercolo infiorato ed illuminato tirato dai terziari e dalla terziarie con lo scapolare e l’abitino, è stato esposto devotamente sul sagrato della basilica per l’omaggio dei fedeli, al suono delle campane e delle musiche bandistiche, con la partecipazione L della “Misericordia Catania Porto” e dell’“Associazione Europea Operatori di Polizia”. Un intrattenimento pirotecnico e la distribuzione dei fiori ha concluso l’antichissima festa catanese del Carmine. Uno dei frutti della rinnovata devozione popolare alla Madonna del Carmine è stato, quest’anno, il ripristino della tradizione degli altarini mariani carmelitani, allestiti davanti alle case terrane del quartiere del Carmine. Basti pensare che la sera del 16 luglio ne sono stati composti lungo il giro del fercolo ben tre. Uno spicca per la particolare cura posta nella preparazione dell’edicola votiva posta sul marciapiede di via Giuseppe Verdi (già strada Sant’Elia profeta ed ispiratore dei Frati Carmelitani): una bella statua lignea della Beata Vergine del Monte Carmelo, in stile castigliano e ritirata a Madrid, con il Bambino Gesù in braccio; il manto e lo stellario-aureola della Madonna, il vestitino del Bambinello, le corone, gli scapolari, il tosello-baldacchino damascato, le tovaglie ricamate del tronetto sono stati preparati o confezionati dalla devota per rivestire sontuosamente il simulacro della Regina del Carmelo, onorare la Madonna al passaggio della vara e festeggiare i propri cari a partire dalla mamma, la signora Carmela Trovato, anch’essa vestita con l’abitino devozionale marrone, i nipoti, alcuni dei quali di nome Carmelo. Una devozione che si tramanda da svariate generazioni aventi la loro origine in Spagna. La prima stanza della casa, nell’occasione della processione, è stata trasformata in una cappellina, con un altarino per il SS. Crocifisso al posto d’onore e lungo le pareti della camera immagini e statue di santi molto popolari. Tanti passanti si sono soffermati ad ammirare il frutto di tanta devozione e hanno anche rivolto una preghiera davanti alla statua della Madre con il Figlio, adornata di luci e di aggraziate composizioni floreali. Antonino Blandini 25° di sacerdozio di Padre Giuseppe Damigella Un cammino ricco di nuovi sentieri a sera di mercoledì 20 giugno, la Famiglia domenicana di Catania –fraternità sacerdotale del convento S. Domenico, suore domenicane del Sacro Cuore di Gesù e missionarie di San Sisto, terziari, amici e parenti- si è stretta attorno al padre priore Giuseppe Damigella dell’Ordine dei Frati Predicatori nella ricorrenza giubilare del 25° di ordinazione presbiterale, partecipando alla solenne concelebrazione eucaristica nella chiesa S. Rosa da Lima della casa generalizia delle domenicane di via San Nullo. A rendere solenne il rito di ringraziamento al Signore sono stati il messaggio augurale dal Vaticano di Papa Benedetto XVI e la presenza di diversi confratelli, guidati dal Padre Provinciale Francesco La Vecchia proveniente da Napoli, tra i quali due sacerdoti, padre Rosario Pistone e padre Mario Pulvirenti che in questi giorni ricordano il 25° anniversario di sacerdozio. Padre La Vecchia, che da bambino ebbe l’occasione di partecipare a Messina alla professione religiosa di padre Giuseppe, all’omelìa, nell’esaltare il valore e il significato del sacerdozio ministeriale nella Chiesa, alla luce della parola di Dio, ha rivolto parole cariche di affetto e di riconoscenza al caro giubilato che gli è stato compagno di cammino, aiuto nella sua vocazione e amico per la vita. Il Padre Provinciale nel messaggio che aveva indirizzato a fra Giuseppe dalla casa provincializia del convento Maria SS. dell’Arco in S. Anastasia (Na) ha scritto parole di grande ammirazione e di gioiosa fraternità: “Il tuo ministero di sacerdote continui a percorrere un cammino ricco di nuovi sentieri. Strade sempre nuove, anche se impervie e spesso difficili. Strade da bagnare con le lacrime di chi prova a vivere nel cuore di Cristo e avere i suoi stessi sentimenti. Strade lastricate da gesti disarmanti come il tuo sorriso sempre pronto e umile”. Da parte sua, frate Damigella ha ripetutamente lodato e ringraziato il Signore ricordando il giorno della sua ordinazione sacerdotale nell’Ordine dei Frati Predicatori nonché i suoi degnissimi genitori, Sebastiano e (continua da pag. 7) FONTI E STRUMENTI... questa immagine il Codice deve sempre riferirsi, come a esempio primario, i cui lineamenti esso deve esprimere in se stesso, per quanto è possibile, per sua natura». Le fonti e gli strumenti della disciplina ecclesiale non possono essere unicamente di natura legislativa. A mio parere occorre che, anche a livello di Chiesa particolare, la disciplina della comunità torni ad essere il frutto del dialogo di diversi saperi e del rapporto tra diverse fonti di maturazione della comunità cristiana: del diritto canonico come della liturgia, della consuetudine come del sapere dogmatico e morale. L 7. Codice del 1983 e la Costituzione Sacrae disciplinae leges Questa apparente autosufficienza del Codice viene radicalmente contestata nella Costituzione apostolica di Giovanni Paolo II Sacrae disciplinae leges, del 25 gennaio 1983, che accompagna il Codice del 1983: «in un certo senso, questo nuovo Codice potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico […] la ecclesiologia conciliare. Se poi è impossibile tradurre perfettamente in linguaggio “canonistico” l’immagine della Chiesa, tuttavia a Giuseppe Baturi Maria che, facendosi collaboratori di Dio nel donargli la vita, gli hanno offerto, insieme al loro amore e ai loro sacrifici, la possibilità di studiare e, senza ostacolarlo in nessun modo, di seguire la sua sofferta e formidabile vocazione. Nella riflessione da lui scritta e pubblicata in occasione del giubileo sacerdotale d’argento si leggono tenere espressioni verso i familiari: i fratelli, di cui due defunti, la sua dolcissima mamma, morta all’età di 59 anni, 15 giorni prima del suo ingresso nell’Ordine Domenicano, nonna Carolina, donna di fede robusta e di semplicità evangelica sempre con la corona del Rosario in mano. Padre Damigella è nato il 21 settembre 1956 a Palagonia, diocesi di Caltagirone, nella cui matrice è stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1987, solennità del Corpo e Sangue di Cristo nell’anno mariano indetto dal beato Giovanni Paolo II, dal Vescovo Vittorio Mondello. Ha compiuto il noviziato nello storico convento San Marco in Firenze, museo dell’arte sublime del Beato Angelico. Padre Pippo ha frequentato la facoltà di filosofia e di teologia all’università S. Tommaso d’Aquino in Urbe, conseguendo i gradi accademici e la specializzazione in Teologia dogmatica. Ha conseguito il diploma in Mariologia presso la Pontificia università Marianum di Roma. È professore di Dogmatica alla Libera Università Maria Santissima Assunta in Palermo. Evangelizzatore e predicatore Verbum Domini XII Settimana Biblica residenziale Catania 29 agosto - 1 settembre 2012 Pregare, non <<dire preghiere>> La preghiera secondo le Scritture nel tempo degli uomini Pregare stanca. Questa è la verità scomoda e generalizzata che ogni cristiano dovrebbe confessare se vuole crescere nella sua vita di fede. «Ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio! Molti pregano senza esservi preparati e senza alcun desiderio di comunione con Dio», così ammoniva Matta el Meskin, il venerato maestro spirituale dei cristiani copti d’Egitto. Nel tempo della Visita pastorale e nell’oscuro tempo di mutazione economica, politica e religiosa che viviamo, in sintonia con l’anno della fede, si sente più che mai il bisogno di pregare e soprattutto di crescere nella difficile esperienza della preghiera generata dalla fede. Il Centro Biblico Diocesano Verbum Domini, anche quest’anno offre una Settimana biblica residenziale per approfondire le diverse forme di preghiera dei credenti, tramandate dalla Scrittura e recepite dalle culture, che trovano nella 8 attraverso l’arte, è un affermato pittore; sue opere si trovano in chiese e collezioni private in Italia e all’estero. Prima di diventare priore dell’antico convento domenicano catanese, padre Damigella ha esercito il ministero sacerdotale, della predicazione e dell’insegnamento a Palermo, Parabita (Le) e Soriano Calabro (Vv). Blanc intercessione di Cristo esempio, misura e compimento. Gli incontri, seguendo un collaudato cammino di studio e di preghiera, sono coordinati da don Giuseppe Bellia, direttore del Centro biblico diocesano, da fra Rosario Pistone e da don Carmelo Mezzasalma fondatore della Comunità di San Leolino. L’iniziativa è diretta a presbiteri, diaconi, religiosi, catechisti, insegnanti di religione e a quanti, attratti dall’amore di Cristo e del suo Vangelo, hanno il desiderio di crescere nella vita di preghiera. Gli incontri inizieranno mercoledì 29 agosto (ore 15,30) e si concluderanno sabato 1 settembre (ore 12,30). Si svolgeranno presso la Casa Generalizia delle Suore Domenicane del Sacro Cuore di Gesù, in Via S. Nullo n° 46, sulla circonvallazione di CATANIA (direzione Ovest). Si ricorda che sono disponibili 50 camere. Il costo della pensione è di 38 €. in doppia e di 43 €. per la camera singola. Il costo dei singoli pasti è di 13 €. L’iscrizione rimane invariata (€. 20); mentre la richiesta dovrà pervenire in tempo utile al diacono Giuseppe Gangemi, segretario del Verbum Domini, all’indirizzo: e-mail: [email protected] oppure telefonando al 340 2618916 - (ab) 095 382417 oppure 095 968256. Prospettive - 29 luglio 2012 DIOCESI Viaggio alla scoperta delle chiese dell’Arcidiocesi di Catania: la chiesa della Santissima Trinità Tracce storiche ed artistiche dalla visione d’insieme ossiamo immaginare una chiesa come un libro, all’interno del quale ogni pagina costituisce la traccia e la testimonianza di un determinato periodo storico e con esso la presenza di insigni personalità. Questo libro così prezioso, come unico nelle sue specificità individuali, necessita dell’ausilio di ben precisi strumenti conoscitivi per essere scoperto, letto ed interpretato: non si può prescindere dall’andare oltre, dall’approfondire ciò che apparentemente può sembrare semplice. E proprio questo ci deve spingere a soffermarci di più sulle ‘nozioni’o ‘informazioni’ che contiene questo libro: ogni opera, custodita nella chiesa, in quanto tale, porta con sé un corredo di significati molteplici, che devono essere ben ricercati prima di poter essere accessibili alla nostra capacità di comprendere ed interpretare. La decodificazione di questa sorta di comunicazione iconografico – architettonica passa attraverso la conoscenza delle vicende biografiche che riguardano i protagonisti di queste icone, proprio perché esplicitamente o implicitamente ad essi si rifà mentalmente l’artista. Naturalmente un’ulteriore chiave di lettura è fornita dai legami che intercorrono tra le opere pittoriche, scultoree e architettoniche del- P l’edificio: considerare la chiesa nel suo insieme ci restituisce una traccia storico – artistica significativa. La chiesa della Santissima Trinità di Catania, questa settimana protagonista del nostro approfondimento, è caratterizzata da un interno tipicamente tardo barocco, segnato dalla sapiente alternanza di stucchi bianchi e dorati, dalla policromia dei marmi, dal tripudio gioioso di luce. Al 1349 risale la fondazione del monastero benedettino femminile della Santissima Trinità (e della chiesa attigua) lungo la via Luminaria: in seguito a diverse vicissitudini alcune monache decisero di assegnare, nel corso del ’500, il titolo di Santissima Trinità al monastero e all’annessa chiesa San Nicola de Oliva. Anche per la chiesa della Santissima Trinità, così come abbiamo constatato per le altre chiese del nostro itinerario storico – artistico, il 1693 costituisce una data significativa: dopo il catastrofico evento sismico, l’edificio verrà riprogettato secondo istanze settecentesche da Francesco Battaglia, al quale si devono inoltre il chiostro dell’annesso convento e la sacrestia. Due le date importanti che sono legate alla ricostruzione dell’edificio: nel 1746 hanno avuto inizio i lavori della facciata; nel 1751 il primo ordine del prospetto doveva presentarsi quasi ultimato (opera probabilmente di Gianbattista Vaccarini). Il prospetto fu completato molto probabilmente con la realizzazione del secondo ordine, grazie al lavoro dell’insigne Stefano Ittar. Il prospetto principale è articolato su due distinti ordini architettonici: l’ordine inferiore presenta l’alternanza di superfici convesse – concave - convesse che mirano a creare una certa ritmicità e conferiscono movimento all’intera struttura architettonica; l’ordine superiore è segnato dalla presenza di un’ampia loggia nella quale si aprono tre finestre. L’intero prospetto, realizzato in pietra bianca, ad eccezione della parte sottostante che è in pietra lavica, è segnato da una certa linearità e solidità, accentuate dall’imponenza architettonica dell’edificio, anche se il lieve movimento impartito dall’alternanza convesso – concavo del primo ordine ed il sommo timpano spezzato introducono una lieve leggiadria d’insieme ai volumi. Sicuramente degno di nota è il timpano che sovrasta il portale: il titolo della chiesa si può rintracciare pro- prio nel simbolo della Trinità. La chiesa presenta un’unica ed ampia navata, introdotta da un antiporta in legno, ed ha un impianto ellittico, avente l’asse principale sul lato maggiore. L’interno è segnato da una raffinata ed elegante decorazione in stucchi bianchi e dorati ed è impreziosito dalla presenza di grate panciute in ferro battuto, nonché dai festoni e dagli altari laterali, sapientemente realizzati mediante la marmorea giustapposizione di cromie differenti. La luce solare permea l’intero spazio liturgico ed è filtrata attraverso le numerose aperture che sovrastano gli altari laterali: si viene a creare un vero e pro- prio tripudio di luce, alimentato dal gioco e dall’intersezione di fasci luminosi, lungo la parte centrale dell’aula. La chiesa custodisce pregiate opere pittoriche, frutto della maestria e della creatività di insigni artisti: il Battesimo di Cristo, San Benedetto mostra la sua regola e San Giovanni, la Maddalena e l’Addolorata di Olivio Sozzi; San Giovanni evangelista e la donna vestita di sole dell’Apocalisse di Sebastiano Conca; il Crocifisso del sec. XVIII. Significativo l’affresco della volta, la Trasfigurazione di Olivio Sozzi. Antonella Agata Di Gregorio Pastorale Migrantes: pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Gibilmanna Canti e danze segni tipici di una comunità omenica 22 luglio si è svolto il consueto pellegrinaggio multiculturale presso il Santuario della Madonna di Gibilmanna organizzato e coordinato dall’Ufficio Pastorale Migrantes della Diocesi di Catania. Dal capoluogo etneo sono partiti quattro pullman per un totale di quasi trecento fedeli appartenenti alla comunità locale dei fratelli cingalesi, mauriziani e tamil. Oltre un nutrito gruppo di fedeli locali che hanno voluto partecipare al pellegrinaggio all’insegna dello spirito di comunione fraterna che da sempre contraddistingue la missione della Pastorale diocesana. L’arrivo a Gibilmanna, prima della S.Messa di mezzogiorno, ha permesso ai numerosi pellegrini di conoscere uno dei Santuari Mariani più visitati in Sicilia che s’innalza sul fronte occidentale di Pizzo S.Angelo, nel territorio di Cefalù, a 850 metri sul livello del mare. La data di fondazione è incerta; secondo la tradizione, però, Gibilmanna fu uno dei sei monasteri fatti edificare in Sicilia da Gregorio Magno, prima di essere eletto pontefice (540-604 d.C.). Il monastero benedettino, probabilmente abbandonato nel sec. IX, durante l’invasione dei saraceni, cadde in rovina; la chiesetta, invece, si mantenne in discrete condizioni, grazie all’interessamento dei devoti. Nel secolo XII, i Saraceni furono cacciati dal conte Ruggero il Normanno e le istituzioni monastiche rifiorirono. Nel 1228, Arduino II, D Vescovo di Cefalù, eresse Gibilmanna a beneficio ecclesiastico col titolo di “Priorato”, da conferirsi ad uno dei canonici della cattedrale; i “Priori”si succedettero fino al 1535, anno in cui la chiesa fu ceduta al nascente Ordine dei Cappuccini. Dalla partenza dei Benedettini sino all’arrivo dei Cappuccini, la chiesa di Gibilmanna fu custodita da vari eremiti; l’ultimo dei quali, Giuliano da Placia di Misilmeri, si fece cappuccino, sotto la cura di P.Sebastiano da Gratteri. Proprio i Cappuccini, sulle rovine dell’antico monastero benedettino, costruirono il primo nucleo di celle e solo nel 1619 diedero inizio ai lavori per la costruzione della nuova chiesa che fu ultimata nel 1624. L’anno dopo fu completata la cappella della Madonna. Mentre gli ultimi mutamenti, avvenuti nell’arco di questo secolo, quali il rifacimento della facciata nel 1907, la risistemazione del sagrato nel 1927 e l’edificazione del Seminario serafico nel 1958, hanno inciso in modo decisivo sull’aspetto figurale attuale. All’interno la chiesa, semplice e raccolta, presenta un originale impianto a croce latina capovolta per l’innesto lungo le navate delle due cappelle, della Madonna a destra e del Sacro Cuore a sinistra. Sull’altare maggiore un dipinto dell’Assunta, di autore ignoto, e una ricca custodia in legno scolpito tipica delle francescane. A sinistra dell’altare, invece, da segnalare l’Ecce Homo, dipinto da P. Sebastiano da Gratteri, utilizzando succhi d’erbe e fiori. Alle pareti delle navate, infine, da rilevare la presenza di dipinti devozionali raffiguranti S. Bonaventura, S. Michele, S. Francesco e Santi cappuccini. (Fonti storiche: Frati Cappuccini Messina). Dopo la Santa Messa di mezzogiorno è seguita un’agape fraterna presso uno dei saloni del convento. Il pomeriggio è stato dedicato a giochi, canti e danze tipiche della comunità mauriziana, che hanno visto la gioiosa partecipazione di adulti e bambini, che hanno permesso di rinsaldare il legame dei fratelli immigrati con la comunità diocesana nell’amore fraterno e vicendevole sull’esempio della Vergine Maria cui questo pellegrinaggio è stato offerto. Maxwell Etna: Omaggio alla Madonna della Neve i rinnoverà anche quest’anno sull’Etna, a cura del comitato ex dirigenti diocesani della Gioventù italiana di Azione Cattolica, l’omaggio alla Madonna della neve presso l’altarino vicino all’ex Casa Cantoniera, Rifugio Sapienza. Sabato 4 agosto, alle 11, s. Messa celebrata dal delegato arcivescovile della cattedrale, mons. Barbaro Scionti. La festa, sempre dedicata alla devozione mariana, approfondirà il S 9 tema “Europa e nuove frontiere dei popoli e delle terre del Mediterraneo” ricordando la limpida figura del servo di Dio Giorgio La Pira, testimone di autentica fede cristiana, del solidarismo fraterno, della buona politica segno di carità cristiana e promotore esemplare della pace tra i popoli. A. B. Prospettive - 29 luglio 2012 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo GESÙ SAPENDO CHE VENIVANO A PRENDERLO PER FARLO RE… XVII DOM. T.O. / B - 2Re 4,42-44; Sal 144/145,1011;15-18; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15 molta folla lo segue, si preoccupa di loro e mette alla prova Filippo con la domanda: dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare? Non basterebbero nemmeno duecento denari di pane perché ognuno ne abbia un pezzo, è la risposta. Si fa notare la presenza di un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci: “…ma che cos’è questo per tanta gente?”. I mezzi umani non sono certamente sufficienti a risolvere il problema. Anche Eliseo si è trovato nella stessa condizione, ma si Nessuno si aspetterebbe che dopo aver sfamato cinquemila persone ritornasse nuovamente solo sul monte. È ovvio che Gesù con i poteri che possedeva, essendo Dio, poteva realizzare tutti i sogni di gloria, di potere e di supremazia che voleva. Nulla di tutto questo. Vede che trattava di cento persone e non di cinquemila. Eliseo ordina che le primizie che gli erano state portate in dono e cioè venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia, venissero date alla gente. La difficoltà del servitore recita: come posso mettere questo davanti a cento persone? La risposta di Eliseo di dare da mangiare alla gente. Perché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”. La lezione che si apprende è di considerare che la vita umana non si vive come se si fosse soli, ma si vive insieme a Dio che di fronte alle difficoltà suggerisce il modo come risolvere le difficoltà. Gesù ribadisce la lezione di Eliseo con la sua moltiplicazione dei pani. Per Dio non si tratta di numeri (cento o cinquemila), ma si tratta di fiducia, di amore e di disponibilità a svestirsi di tutto per gli altri. Cioè la vita va vissuta non solo insieme a Dio, ma anche per gli altri. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose… 2 Cor 4,1-6 Paolo, forte della libertà che viene dallo Spirito, dice di non perdersi d’animo e di “rifiutare le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio” Se il Vangelo non è chiaro non lo è “per coloro che, increduli, sono stati accecati dal dio di questo mondo, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio”. Paolo afferma che non annuncia se stesso, ma Cristo, che è immagine di Dio. “Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cri- sto Gesù Signore: quanto noi siamo i vostri servitori a causa di Gesù: E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per fare risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo”. L.C. Il Sacerdote si rivolge ai fedeli con l’amore, la gioia e la forza che gli vengono da Gesù Incontrare Gesù rende liberi Stile e metodo Il Sacerdote sa che è importante riflettere e ispirarsi allo stile e al metodo usato da Dio per educare il suo popolo. Questo riferimento è urgente per potere svolgere efficacemente il proprio ministero e sfuggire alla tentazione del disimpegno o dello scoraggiamento. È indispensabile interrogarsi spesso sugli obiettivi e gli itinerari dell’agire pastorale. Il Sacerdote cerca di lasciarsi stimolare a trovare soluzioni concrete e praticabili ad alcune difficoltà. C’è la fatica di tradurre in concreto nel vissuto ordinario della comunità, le proposte che vengono fatte. C’è anche il rischio però che, per dare spazio alle nuove sollecitazioni, si finisce per soppiantare o trascurare altre iniziative, magari messe in campo soltanto da poco. Il Sacerdote è convinto della necessità di sfuggire ad una duplice tentazione nella vita pastorale: da un lato, il rischio della routine, che conduce a rappresentarsi la vita pastorale come una ripetizione di gesti e parole; dall’altro, il pericolo di un attivismo frenetico che sconfina spesso nell’arbitrio e nell’improvvisazione. Progettazione Tutte queste difficoltà suggeriscono al Sacerdote di farsi carico in prima persona di dare vita ad un ponderato e sapiente sforzo di progettazione e verifica dell’agire pastorale. Educare non è soltanto cosa del cuore, ma è pure cosa della testa, cioè richiede metodo, intelligenza; non basta educare a casaccio o a stagioni nel lanciare un’idea dimenticando poi tutto. Educare esige pazienza, metodo, perseveranza, e il progetto scritto è utile per verificare successivamente le attuazioni e le distanze. “Programmare, e lavorare con un progetto, è alternativo al procedere a rimorchio o estemporaneamente. Programmare è conseguenza del riconoscimento di una responsabilità, da un lato, e dell’esigenza di una logica nell’agire dotata di qualche stabilità, dall’altro. Programmare nell’azione pastorale suppone anzitutto di non avere delegato ad altri di pensarla e di deciderla, quasi pronti o rassegnati ad accettare qualsiasi passo a scatola chiusa; e di non immaginare la vita della chiesa legata ad un discernimento (o piuttosto ad un estro, ad un arbitrio) estemporaneo, così incoerente e privo di una logica di continuità da vanificare ogni sguardo prospettico. Nell’uno e nell’altro caso, la rinuncia a programmare supporrebbe un’abdicazione di umanità, che non avrebbe probabilità di senso cristiano” (C. Tullio). Il Sacerdote sa che il programmare pastorale costituisce un segnale inequivocabile della maturità con cui ci si accinge come Chiesa a farsi carico del compito della evangelizzazione e della testimonianza della carità. Ci sono due strumenti privilegiati: il consiglio pastorale e il progetto pastorale. Il consiglio pastorale abilita un gruppo di persone mature a esprimere, alla luce della fede e in rapporto con le indicazioni della Chiesa, un giudizio unitario sulla vicenda della comunità intera e a essere parte attiva nel promuovere anche negli altri una reale capacità di condivisione. Mediante il progetto pastorale poi la comunità individua le urgenze, le possibilità, le priorità e gli appuntamenti con cui essa intende annunciare il Vangelo a ogni condizione di vita. Colui che consiglia ha la comprensione amorevole della complessità della vita in genere e della vita ecclesiale in specie. Il consigliare infatti non è un atto puramente intellettuale, bensì un atto misericordioso che tenta di guardare con amore le situazioni umane concrete. Il consigliere nella comunità fa riferimento al consiglio come dono di Dio. Dono da richiedere nella preghiera, perché non si può presumere di averlo, e da vivere con distacco. Il consiglio non è un’arma di cui posso servirmi per mettere al muro gli altri; è un dono a servizio della comunità, è la misericordia di Dio in me. Il consigliare è pure il momento dell’indagine e della creatività. Alcuni propongono un tema, chiedono il parere dei singoli membri, ciascuno dice la prima idea che gli viene in mente, e poi si vede la maggioranza. Invece, occorre non una semplice raccolta di pareri, ma le vere motivazioni, che valorizzino il gusto dell’indagine e del confronto con le soluzioni già date anche in altri luoghi e situazioni. Corresponsabilità Il progetto pastorale è espressione, segno e alimento della comunione che anima e fonda la comunità. Le linee fondamentali del progetto pastorale sono quelle disposte dalla Chiesa, ma vanno precisate per il cammino della concreta comunità particolare. Il progetto pastorale interpreta i bisogni della comunità, prevede le qualità e il numero dei ministeri opportuni, sceglie le mete possibili, privilegia gli obiettivi 10 urgenti, si dispone alla revisione annuale del cammino fatto, mantiene la memoria dei passi compiuti. È un punto di riferimento per tutti, presbiteri, diaconi, consacrati e laici; come pure per tutte le associazioni, i movimenti e i gruppi operanti in comunità. La precisazione dei criteri di conduzione favorisce la continuità della vita, al di là del cambiamento dei suoi stessi pastori. L’azione pastorale modella forme e strutture in modo che nella Chiesa ogni persona possa incontrare il Signore in termini personali per conoscerlo e seguirlo in un cammino spirituale semplice e applicabile a tutti. Si comprende allora come l’adempimento della stesura e revisione di un progetto pastorale è avvertito non già come un dovere in più, che si aggiunge alla lista delle tante “cose da fare”. La realizzazione del progetto è un servizio a se stessi e alla propria realtà, così da favorire una ripresa di autoconsapevolezza critica sulla qualità del lavoro apostolico. Si prevedono una verifica sui bisogni e le risorse educative nella comunità, e, se è necessario, anche mezzi, tempi e criteri di realizzazione degli obiettivi già concordati insieme. Padre Angelico Savarino Prospettive - 29 luglio 2012 omnibus Taormina: Alla festa di San Pancrazio Vescovo presenzia il Cardinale Mons. Paolo Romeo a tradizione racconta che San Pancrazio nacque nelle vicinanze di Antiochia; alla morte dei genitori abbandonò i suoi beni e si ritirò in una grotta nella regione del Ponto in Asia; San Pietro poi lo condusse con sé ad Antiochia e in Cicilia, dove incontrò San Paolo che lo ordinò vescovo a Taormina (primo per tradizione). In occasione di un banchetto venne invitato a baciare la statua di un idolo si rifiutò provocò la rabbia dei presenti che lo uccisero in un agguato. Quando la Sicilia passò sotto il dominio bizantino si intensificò ulteriormente nell’isola il culto di quei santi di origine orientale, fra cui appunto quello di San Pancrazio che nel XV secolo i taorminesi introdussero anche a Canicattì. In questi giorni si è svolta la celebrazione nella cattedrale di Taormina solennemente presieduta dal Cardinale di Palermo Mons. Paolo Romeo insieme ai preti celebranti l’arciprete-parroco Sac. Salvatore Sinitò, Don Biuso Enzo direttore Casa salesiana di Taormina, Padre Tricomi Tonino vicario Foraneo, Padre Torrisi Daniele abate di Moio Alcantara, Padre Mario Rogazionista rettore del santuario S. Antonio di Padova di Messina, Don Matteo Diacono segretario del Cardinale. Un folto pubblico di fedeli ha accolto l’evento religioso con le rappresentanze istituzionali: il sindaco di Taormina Mauro Passalacqua, di Castelmola Orlando Russo, presidente Consiglio Comunale Eugenio Raneri, vicequestore Dott. Renato Panvino, comandante VV. UU. Agostino Pappalardo, Cap. GdF Commendadore Sergio, il Cap. dei CC Filippo Francesco. Don Salvatore Sinitò parroco di Taormina, dà il benvenuto al Cardinale, pronunziando parole di ringraziamento e commozione “Vogliamo L Il Vangelo forza dirompente celebrare, uniti nella fede trasmessaci dai nostri padri San Pancrazio e siamo onorati di accoglierla nel giorno in cui i fedeli sono particolarmente vicini nella ricorrenza della grande festa, che tra fede e tradizione”, sottolinea, “viene celebrata ogni 4 anni, ma in occasione del 125° di fondazione dell’Istituto e di 110 anni di presenza a Taormina della Comunità religiosa “ Figlie del Divino Zelo”, è stata anticipata”. Il primo vescovo documentato è Rogato, presente al sinodo di Roma del 501, l’ultimo vescovo taorminese è san Procopio, che fu decapitato in seguito alla definitiva occupazione araba della città dopo due anni di assedio. Oggi Taormina, sopravvive ancora come sede vescovile titolare. In ricordo di questo singolare evento il parroco dona copia dell’Icona Acheropìta, che secondo la tradizione è stata offerta dagli angeli a S. Pan- crazio. La Messa è stata animata dal coro della Basilica Cattedrale di Taormina San Nicolò di Bari, diretto dal M° mezzosoprano Raffaella Corvaja, dalla presenza dell’Ordine Militare e Ospidaliero Santa Maria di Betlemme, fondato nel 1459, con bolla pontificia di Pio II e poi laicizzato dal 1463 rappresentato dalle dame Erminia Delia e Lella Battiato Majorana e dai cavalieri Cosimo Forte, Vito Livadia, Salvatore Petralia, Giacomo Calcaterra, Gaetano Costanzo, Rosario Gambino, Franco Panè, Agostino Valenti, Raffaele Hudorovic, Sebastiano Sapienza. Hanno partecipato le associazioni religiose Suore del Divino Zelo, Suore Francescane, Istituto Fratelli Maristi delle scuole “associazioni di preghiere”, Unitalsi, Apostolato della Preghiera, Congregazione del Varò e altri gruppi e associazioni di preghiera locali; accanto alle rappresentanze religiose anche le associazioni civili, i Carabinieri in congedo, Marinai d’Italia, Protezione Civile, Interforza Ionica. Durante l’omelia il Cardinale di Palermo Mons. Paolo Romeo, sottolinea con energia ed enfasi l’evangelizzazione e la promozione umana “Una vera e concreta opera di evangelizzazione, ai tempi di San Pancrazio come ai nostri tempi, può fondarsi su un traboccare di vita interiore, può partire solo da un radicato rapporto d’amore con Gesù Cristo”. Continua “Ai giorni nostri, anche noi, carissimi fratelli e sorelle, respiriamo facilmente un contesto socio-culturale che estromette Dio dalla vita dell’uomo, o che lo relega nell’ambito privato, delle scelte del singolo…. Corriamo cioè il rischio di vivere una fede che non incide sulle nostre giornate, che non porta ad autentiche prese di posizione nei confronti del male che avanza sotto forma di una pericolosa scristianizzazione … Di quanti silenzi noi che ci diciamo credenti siamo complici, specie nei confronti di temi come la sacralità della vita – dal suo nascere fino al suo naturale spegnersi – e la famiglia, futuro della nostra società e “piccola chiesa domestica”? Come stiamo costruendo il futuro, specie quello delle nuove generazioni, senza porre a fondamento Cristo come pietra angolare? Dobbiamo riconoscere che tanta parte della crisi che sperimentiamo è dovuta ad una testimonianza poco attendibile, poco coerente, direi “annacquata”. Ricorda la visita del Santo Padre Benedetto XVI a Palermo il 3 ottobre 2010 e l’incoraggia- mento a testimoniare i valori cristiani. Il Vangelo va proposto come – “forza dirompente”. “Ci incoraggia la fede dei martiri! Il vescovo Pancrazio ieri, il sacerdote Pino Puglisi oggi! e il loro esempio” …. Ci richiama amorevolmente “Nel contesto che oggi, come ai tempi di san Pancrazio, è caratterizzato da un nuovo paganesimo, bisogna percepire le istanze del mondo contemporaneo ed intercettarle accogliendo le tante sfide educative e facendole abitare da un rapporto unico con Gesù Cristo”. Invita a riflettere poiché “oggi l’uomo è minacciato e offeso anche dalla povertà, specie nell’attuale momento di allarmante crisi economica, che determina un doloroso incremento dell’indigenza che affligge fasce sempre più ampie della popolazione. Non ci sono soltanto i tormenti della persecuzione fisica, ma anche le tante difficoltà che attanagliano le famiglie, i giovani, l’occupazione e il futuro della nostra terra. Che fare?” … Parla di un Dio che viene incontro alle necessità del povero e si rivolge alle Autorità per sensibilizzarle e venire incontro alle esigenze della popolazione e saper coniugare costantemente l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Insiste sulla necessità di azione decisa di solidarietà comune, di condivisione dei bisogni del fratelli in difficoltà, “con delicatezza e attenzione senza mai offendere la loro dignità, riconoscendo nel volto dei nostri fratelli, il volto sofferente di Cristo, che accoglie, che si rende presente nel bisogno”. Lella Battiato l’intervista La poetessa ed artista Geppina Macaluso, definita l’anima lirica della Sicilia Poesia senza compromessi sistono due modi di vivere e cercare la verità: rimanere inermi in superficie, perché sfidare il buio fa paura, o andare in fondo. Guardare il vero volto delle cose, perché spesso ciò che si vede non rappresenta ciò che realmente è. La verità è il perno dell’attività incessante di una nostra conterranea. Una poetessa che non fa della Sicilia la sua mera terra d’origine: la vive. È Geppina Macaluso, una delle anime liriche più rappresentative della poesia siciliana. Nasce a Calascibetta ma vive a Catania; ha insegnato francese presso istituti secondari fino al 1989. I suoi versi, scritti nel dialetto della sua città, riscuotono numerosi consensi a livello regionale e nazionale. Puntuale è l’ammirazione di chiunque l’ascolti. La sua è una poesia che non accetta compromessi e che nasce dalla singola emozione provocata da un evento o da una sensazione che chiede di esprimersi in versi. Il soffi- E ce canto del mare, le calde ore del giorno, le struggenti lingue di fuoco del nostro vulcano, le stragi che hanno sconvolto e travolto la nostra isola, l’intesa tra due innamorati, temi religiosi o il semplice canto degli uccelli: tutto diventa poesia. Protagonista indiscussa delle sue liriche è la Sicilia. Le sue composizioni sono autentiche guide turistiche tra le meraviglie di questa regione, veri e propri affreschi del ciclo di vita di quest’isola, stretta, suo malgrado, dalla morsa spregevole della mafia. Al coraggio e all’onestà Geppina Macaluso dedica i versi della lirica “Un jornu di maggio”. La temerarietà ha qui un nome e un cognome: Giovanni Falcone. La sua colpa, suggerisce la nostra poetessa, è quella di aver avuto il coraggio di amare la nostra terra, di volerla più onesta e più pulita. È la stessa convinzione che spinge l’autrice a comporre in dialetto; vuole sussurrare al mondo che la Sicilia non è solo mafia. Ragguardevoli sono i versi che hanno reso il sentimento inappagabile che lega una figlia al padre. Amore che nemmeno la morte riuscirà a scindere. Profonda è la fede in Dio scaturita dai numerosi temi cristiani. La sua poesia è interamente pervasa da un profondo senso religioso. I suoi versi si attestano oltre i confini della nostra terra. Parecchi sono i recital che vedono protagonista la nostra artista. Gli astanti applaudono a piene mani a confermare l’emozione che trasmette con la sua umiltà, dolcezza e affabilità. Ogni uomo rende vivi quei versi immaginando il mondo meraviglioso di ogni lirica. È come avere una macchina da presa. Ogni singola immagine viene prodotta e proiettata dal profondo dell’anima, proprio come in un film. Un unico segreto tesse i filamenti delle sue incantevoli rime: il cuore. È pura arte che si ciba di sole bellezze e 11 verità. Un viaggio che presta le mani al suo cuore, che scrive, scrive e come un fiume scorre. Lo suggeriscono bene i versi della lirica “E scrivi e scrivi lu me cori”. È un fiume che scorre e sparge i colori e i sapori più belli della nostra terra; un fiume lungo ben quattro raccolte: “Stiddi a primavera” del 1997, “Comu Acqua di Surgiva” del 1999, “Azzurrucelu” del 2002, “Luci ‘na stidda” del 2007. Libero è il suo pensiero così come libera da ogni vincolo metrico è la sua poesia. La volontà irrefrenabile è quella di ben definire lo iato tra la Sicilia ‘blaterata’ e quella vissuta. Una terra in ginocchio e senza nessuna prospettiva: questa è l’immagine diffusa dai mass-media. Obiettivo preminente della nostra poetessa, raggiunto grazie alla grande forza espressiva e musicalità, è conferire dignità al dialetto e alla nostra terra. Questa è la Sicilia vera, terra di civiltà e di sconfinata bellezza. Questo è ciò che cercano i siciliani onesti: una verità di libertà, di cultura universale, di legalità. È il messaggio in cui la poetessa Geppina Macaluso crede fermamente. Il buio in fondo al pozzo non appartiene ai siciliani. Il nero pauroso, imbrattato dalle imprese delittuose dei prevaricatori, ricade sulle teste degli uomini di malaffare, non sulla Sicilia giovane e sorridente. Non sulla nostra Sicilia. Rossana Indelicato Prospettive - 29 luglio 2012 RUBRICHE omnibus La musica di Vincenzo Bellini sbarca nel continente africano per affratellare La cultura etnea sbarca in Sud Africa n pezzo importante del patrimonio culturale di casa nostra è sbarcato nell’estremo lembo del continente africano, ove Sicilia Mondo (pres. Domenico Azzia), in collaborazione con la Regione Siciliana e il Teatro Massimo Bellini di Catania, ha esportato la Sicilia colta di Vincenzo Bellini, le sue arie, ricche di valori, storia, tradizioni. Ad accogliere la delegazione siciliana il pubblico delle grandi occasioni: personalità del mondo della cultura, auto- U rità civili, fra gli altri il ministro dell’Economia Qedani Dorothy, il vice ambasciatore d’Italia Luigi Diodati e il corpo consolare al completo. Confermandosi volano privilegiato di ogni progresso civile, l’istanza culturale ha mietuto, nelle prestigiose sedi della Dante Alighieri e del Victory Theatre di Johannesburg, “un indubbio successo”. Così il Console generale d’Italia Gabriele Di Muzio, che si è rallegrato del favore riscosso dall’iniziativa. Un progetto senza precedenti Capitaneria di Porto: visita di commiato del Comandante GALLI isita di commiato in Capitaneria di porto per il Capitano di Vascello Pilota Giuseppe GALLI, Comandante della Stazione Elicotteri della Marina Militare di Catania. Ricevuto dall’Ammiraglio Domenico DE MICHELE, Direttore Marittimo della Sicilia orientale e Comandante della Capitaneria di Porto di Catania, il Comandante GALLI era accompagnato dal Capitano di Vascello Pilota Andrea COTTINI, che a breve subentrerà nell’incarico. L’Ammiraglio DE MICHELE, che si è trattenuto con i due Ufficiali in un cordiale colloquio, ha ringraziato il Comandante GALLI per la preziosa collaborazione e dis- V che, inserendosi nel quadro della Settimana della Cultura Siciliana nel mondo, ha consentito di promuovere e di diffondere la figura e l’opera di Bellini. Dopo il saluto di Gaetano Giudice (pres. Società Dante Alighieri), Giuseppe Berinato (pres. Associazione Siciliani nel Mondo Sud Africa), Salvatore Cristaudi (pres. Intercomites Sud Africa), Paolo Russitto (in rappresentanza di Sicilia Mondo), Paolo Trovato (in rappresentanza della Regione Siciliana), il Commissario straordinaNella foto da sinistra: Capitano di Vascello Pilota Andrea COTTINI, Ammiraglio Domenico DE MICHELE, Capitano di Vascello Pilota Giuseppe GALLI ponibilità augurando “buon vento” per il nuovo prestigioso incarico presso l’Ispettorato delle Scuole della Marina Militare. Al Comandante COTTINI il benvenuto e gli auguri di buon lavoro al Comando della Stazione Elicotteri della Marina Militare di Catania. La cerimonia del passaggio delle consegne e del riconoscimento del Comandante, ha avuto luogo martedì 24 luglio. Cap. Corv. Roberto D’ARRIGO 12 rio del “Bellini” Enzo Zappulla ha puntualmente ripercorso le tappe fondamentali dell’itinerario esistenziale ed artistico del cigno catanese sottolineandone la risonanza internazionale conquistata nel pur brevissimo arco di vita conclusasi nel settembre del 1835 a Puteaux, in solitudine, per una grave infiammazione intestinale (nel gennaio dello stesso anno a Parigi l’ultimo successo con “I Puritani”). Quindi la studiosa Sarah Zappulla Muscarà si è soffermata su la “Norma”, in bilico tra il romanticismo del musicista e il classicismo del librettista Romani, osservando che quello di Norma è quasi certamente il più bel libretto del melodramma italiano che, pur funzionale alla composizione musicale, mantiene una propria valenza letteraria che ne rende assai godibile anche la semplice lettura. Momenti di grande emozione per le magistrali interpretazioni del soprano Aurora Bernava e del tenore Michele Mauro, che hanno fatto rivivere le atmosfere belliniane (la “Norma”, la “Sonnambula”, “I Capuleti e i Da sinistra: Enzo Zappulla, Aurora Bernava, Gabriele Di Muzio, Gaetano Giudice, Sarah Zappulla Muscarà, Salvatore Cristaudi, Paolo Trovato, Paolo Russitto, Michele Mauro Montecchi”) insieme a capolavori del repertorio operistico italiano come la “Traviata” e a classici della musica napoletana. Ad impreziosire le esecuzioni la virtuosa collaborazione con artisti sudafricani: la mezzo-soprano Thembisile Twala, il basso-baritono Thando Zwane, il pianista Paul Ferriera, il tenore Nicolò Giuricich. Un’occasione unica per rinsaldare il forte legame degli Italiani all’estero con la madre patria come pure per sperimentare, insieme al popolo autoctono, il valore dell’interculturalità, che inaugura nuovi orizzonti. D’altronde, con Daniel Baremboin, la musica rende disponibili all’Altro, trasformando la diversità in risorsa e arricchimento reciproci. Maria Valeria Sanfilippo