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COMUNE
DI
RUFFANO
Provincia di Lecce
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Piano Urbanistico Generale
Legge Regionale n° 20/2001
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PROGETTISTI
ARCH. ANTONIO MANGIA
ARCH. GIANLUIGI RUSSO
ING. SERGIO CALO'
RELAZIONE
COMUNE DI RUFFANO
Lecce
Provincia di
SOMMARIO
PREMESSA
LA FASE PRELIMINARE
L’avvio del procedimento:
procedimento: Il Documento Programmatico Preliminare
LA
COSTRUZIONE
DEL
SISTEMA
DELLE
CONOSCENZE
E
DEI
QUADRI
INTERPRETATIVI
Supporti informativi di base
Sistema territoriale e quadro programmatico di area vasta
Sistema territoriale locale
Realtà sociosocio-economica
Bilancio della pianificazione vigente
Quadri interpretativi
IL PIANO URBANISTICO GENERALE
Parte strutturale (PUG/S)
Parte programmatica (PUG/P)
PIANO URBANISTICO GENERALE
generale
Relazione
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Lecce
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PREMESSA
Il Programma di Fabbricazione vigente, redatto dall’Ing. Antonio MIGLIETTA da
Lecce, è stato approvato dalla Regione Puglia con DPGR n. 5014 del 02.12.1975
e dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 10 del 09.02.1977.
Successivamente, con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 12 del 11.05.1981
è stato avviato l'iter per la formazione del Piano Regolatore Generale. Con
quell'atto, infatti, è stato conferito incarico ai tecnici Ing. Vincenzo GIGLIO, Ing.
Antonio GIURI, Ing. Donato GIANNUZZI e Arch. Francesco PELLEGRINO per la
redazione del Piano Regolatore Generale del Comune. Con successiva Delibera n.
25 del 15.10.1984 è stato altresì approvato il documento contenente gli "Obiettivi
e criteri di formazione del Piano", poi integrato con Delibera del Consiglio
Comunale n. 18 del 13.04.1992 dopo la consegna del primo Preliminare di PRG.
In data 28.04.1992 è stato ridefinito il rapporto con i tecnici Ing. Antonio GIURI,
Ing. Donato GIANNUZZI e Arch. Francesco PELLEGRINO attraverso la firma di una
nuova convenzione che prevedeva l’elaborazione di un secondo Preliminare di
PRG, seguendo le indicazioni contenute nella Delibera del Consiglio Comunale n.
3384 del 17.04.1992. In data 15.01.1993 sono stati consegnati gli elaborati
relativi al secondo Preliminare di PRG. Successivamente il Consiglio Comunale ha
deliberato
l’approvazione
del
secondo
preliminare,
invitando
i
tecnici
all’elaborazione definitiva del PRG.
Il progetto definitivo del PRG è stato consegnato dai tecnici incaricati nel luglio del
1995.
La sopravvenuta legislazione sul condono edilizio, l’approvazione di numerose
varianti al Programma di Fabbricazione in attuazione della normativa relativa allo
sportello unico per le attività produttive (DPR 447/98) e l’approvazione del Piano
Urbanistico Territoriale Tematico/PBA della Regione Puglia (entrato in vigore nel
gennaio 2001) hanno mutato profondamente il quadro di riferimento, vanificando
inevitabilmente il progetto definitivo di PRG consegnato nel 1995.
Nel settembre 2001, inoltre, con l'entrata in vigore della Legge Regionale n.20, è
stata completamente innovata la disciplina della pianificazione urbanistica ai vari
livelli e, a quello comunale, il P.R.G. è stato sostituito dal P.U.G. (Piano Urbanistico
Generale), che si articola in previsioni strutturali e previsioni programmatiche e la
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cui formazione ha inizio con l'adozione, da parte del Consiglio Comunale e su
proposta della Giunta, di «un Documento programmatico preliminare (DPP)
contenente gli obiettivi e i criteri di impostazione del PUG».
A questo punto, non essendo il Comune pervenuto all'adozione del PRG prima
dell'entrata in vigore delle nuove norme urbanistiche regionali, e dovendo quindi
procedere alla formazione del Piano Urbanistico Generale con riferimento alle
disposizioni della L.R. 20/2001, ha provveduto con Delibera della Giunta
Comunale n. 292 del 23.10.2003 ad avviare l’iter di formazione del PUG
incaricando i tecnici Arch. Antonio MANGIA, Arch. Gianluigi RUSSO e Ing. Sergio
CALO’.
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LA FASE PRELIMINARE
L’avvio del procedimento
procedimento:
rocedimento: il Documento Programmatico Preliminare
Con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 52 del 02.10.2004 è stato adottato,
ai sensi dell’art. 11 della Legge Regionale n. 20/2001, il Documento
Programmatico Preliminare contenente gli obiettivi e i criteri di impostazione del
PUG.
Il DPP è stato depositato presso la segreteria del Comune e dell’avvenuto deposito
è stata data notizia mediante pubblicazione di un avviso sui quotidiani a diffusione
provinciale.
Entro i venti giorni dalla data del deposito non sono state presentate osservazioni
al DPP, anche ai sensi dell’art. 9 della Legge n. 241/1990.1
1 “Dal Documento Programmatico Preliminare adottato si rileva:
A.1) Inquadramento territoriale
Il territorio comunale è parte del più complesso “sistema urbano salentino”, caratterizzato da un’organizzazione
estremamente complessa, risultato di una stratificazione storica che ne ha determinato la consistenza e lo sviluppo civile
ed economico, e comprende due centri abitati: il capoluogo e la frazione Torrepaduli.
All’interno di tale sistema il Comune di Ruffano, che confina a nord con Supersano, ad est con Montesano-Specchia, a sud
con Taurisano, ad ovest con Casarano, risulta distante da Lecce circa 50 km al quale è collegato con la SS 476 GalatinaLecce e le SS 275 e 16 S. Maria di Leuca-Maglie-Lecce tramite un tronco della SP Torrepaduli-Surano.
Il Comune di Ruffano fa parte dell’area territoriale che ha Casarano come capo-area posta a sud-ovest di Lecce e compresa
tra la dorsale per Maglie-S.Maria di Leuca e il litorale Jonico, immediatamente a sud di Gallipoli.
Tale collocazione, nel contesto descritto, pone come problema prevalente l’adeguamento delle infrastrutture viarie in
rapporto al sistema insediativo, produttivo e residenziale.
A.2) Realtà sociosocio-economica
L’analisi delle attività economiche dovrà pertanto essere condotta in rapporto agli altri comuni presenti nel comprensorio e
considerare i caratteri socio-economici del territorio, le tendenze e le dinamiche del suo sviluppo.
L’analisi demografica del comune non si discosta sostanzialmente dall’andamento a livello regionale e salentino degli
ultimi anni.
Il dato della popolazione residente fa rilevare un incremento nel periodo dal 1951 al 1981, e un decremento dal 1981 al
2001. In un arco di tempo di 50 anni si passa dai 7879 abitanti del 1951 ai 9530 del 2001.
Il tasso medio, con una punta massima dell’3,061% nel decennio 1971-1981, subisce un forte rallentamento, passando al
segno negativo, nel decennio 1981-1991, con una punta minima pari all’0,725% e, ancora, nell’ultimo decennio 19912001, con una punta minima pari al 0,557%. Gli ultimi dati disponibili del 2003 fanno rilevare una inversione di tendenza,
passando al segno positivo, con un incremento medio annuo dal 2001 al 2003 pari allo 0,98%.
In sostanza la crescita maggiore si è avuta nel decennio 1971-1981 (2.550 nuovi abitanti); si è avuto un decremento nel
decennio 1981-1991 (-789 abitanti); dal 1991 al 2001 il decremento è pari a 562 abitanti e da ultimo si è avuto un
incremento dal 2001 al 2003 (186 abitanti).
Relativamente alla situazione occupazionale la popolazione attiva, in percentuale su quella totale, è pari al 45,14% (nel
1991) e al 37,54% (nel 2001). Il dato della popolazione inattiva presenta un costante incremento; tale dato desta
preoccupazione, ancor più se alla popolazione non attiva si aggiunge quella in cerca di prima occupazione.
Le cause di tale situazione sono molteplici e non tutte riconducibili a fenomeni a carattere locale. In particolare, oltre ai
motivi più complessi ed ascrivibili alla generale crisi nazionale, hanno fortemente inciso l’allontanamento degli occupati in
agricoltura (dovuto alla bassa redditività del settore), il rientro di emigrati in età pensionabile, il notevole peso dei diplomati
e laureati in cerca di prima occupazione e la diffusa presenza del cosiddetto “lavoro nero”.
In tale situazione alcuni settori, quali il commercio e l’artigianato, garantiscono un livello accettabile di reddito pro-capite.
Esaminando i dati degli ultimi censimenti, infatti, si registra un aumento occupazionale nel settore del commercio e del
terziario in genere. In agricoltura,
agricoltura invece, si registra già a partire dal 1961 una notevole diminuzione dell’attività. Si passa
da una percentuale della popolazione attiva pari al 64,61% nel 1961 ad una pari al 27,08% nel 1991.
Ciò nonostante questo settore costituisce ancora un saldo punto di riferimento per l’economia cittadina, anche se gli attivi
sono in larga parte costituiti da manodopera notevolmente invecchiata o dagli stessi proprietari (secondo lavoro o
incremento
del
reddito
pensionistico).
Il settore agricolo risulta ben lontano da quei livelli di produttività, di meccanizzazione e di razionalizzazione auspicabili in
una provincia ad economia prevalentemente agricola. Ne deriva l’esigenza di potenziare questo settore, non soltanto per
assicurare occupazione e reddito adeguato ad una larga parte della popolazione, ma anche per utilizzare pienamente le
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risorse e contenere i movimenti migratori che, essendo costituiti in prevalenza da giovani, determinano un forte
invecchiamento della popolazione.
Gli addetti nel settore dell’industria
industria sono nel 1991 pari al 43,35% della popolazione attiva, con un incremento costante dal
1961 (28,32%) in poi.
Esaminando i dati dei vari censimenti si osserva come ad un aumento minimo degli imprenditori, lavoratori in proprio,
dirigenti e impiegati, corrisponde un incremento maggiore per i lavoratori dipendenti; dato, questo, che può far supporre
una minore automatizzazione, ma soprattutto la presenza di aziende con un cospicuo numero di dipendenti.
D’altro canto occorrerà incentivare questo tipo di attività, in quanto proprio le piccole e medie imprese, in aumento e diffuse
sul territorio, potrebbero favorire lo sviluppo economico e consentire una maggiore integrazione tra attività artigianale,
industriale ed agricola.
Il settore del commercio ha registrato, dal 1961 ad oggi, un costante aumento. Tale sviluppo ha di fatto determinato un
graduale processo di ammodernamento delle attrezzature, accompagnato da un miglioramento qualitativo dei prodotti, con
canali distributivi che tuttavia rimangono legati ad una domanda di consumo prevalentemente locale.
Gli esercenti in sede fissa sono integrati dagli ambulanti presenti nei mercati settimanali, che incidono notevolmente sul
totale.
Mancano tuttavia iniziative capaci di avviare una concreta razionalizzazione dell’organizzazione distributiva, rispetto alle
dimensioni ed alle specializzazioni delle aziende.
Il PUG si dovrà porre, tra gli obiettivi, l’adeguamento e il potenziamento dei settori produttivi, con particolare riguardo
all’agricoltura e all’artigianato locale, e delle attività commerciali, mediante l’individuazione di aree specifiche per le relative
strutture e di aree a destinazione mista, capaci di creare nuclei direzionali e di servizi con bacini di utenza a livello
intercomunale (previsione ad esempio di un’area
area fieristica).
fieristica
Altro obiettivo dovrà essere quello di favorire una diversificazione dell’attuale produttività.
A.3) Edilizia e servizi di quartiere
Particolare attenzione dovrà essere posta nella determinazione del fabbisogno abitativo.
abitativo E’ opportuno che il fabbisogno
edilizio, da aggiornarsi in base ai dati dell'ultimo censimento nazionale, sia valutato con la massima attenzione,
considerando il patrimonio edilizio esistente come un’importante risorsa da rinnovare, riqualificare e riutilizzare e quindi
attribuendo alla dotazione abitativa esistente, anche e soprattutto nei casi di inutilizzo, la capacità di soddisfare nel tempo,
attraverso i necessari interventi che andranno promossi con gli opportuni strumenti, la domanda di nuovi alloggi.
Anche i parametri generalmente assunti alla base del calcolo del fabbisogno abitativo (metri cubi per abitante, rapporto
occupante/stanza, ecc.) andranno considerati non in assoluto e sul generico dato regionale, ma con riferimento alla
specifica realtà cittadina, al patrimonio edilizio esistente da salvaguardare e ai flussi migratori presenti.
Il dato attuale relativo alla densità edilizia risulta "basso" e la stessa è distribuita su un territorio comunale il cui centro
abitato si è notevolmente sviluppato ed esteso negli ultimi anni, anche per via del fenomeno dell'abusivismo edilizio (n. 900
pratiche presentate utilizzando la sanatoria ex L.47/85 e n. 220 pratiche con la sanatoria ex L.724/95). Tale espansione ha
comportato, negli anni, un notevole aggravio di spesa per l'Amministrazione Comunale, per via della necessità di
urbanizzare zone sempre più estese di territorio.
Alla luce di quanto considerato, il fabbisogno abitativo che si andrà a determinare dovrà essere innanzi tutto distribuito
nelle attuali zone B di completamento e, residualmente, nelle zone C di espansione, per l'individuazione delle quali
andranno privilegiate quelle che costituiscono un funzionale ri-ammagliamento con il tessuto edificato.
Per nessun lotto urbanistico dovrà essere prevista una potenzialità edificatoria inferiore a quella attualmente prevista dal
vigente Programma di Fabbricazione, ad eccezione di quanto possa essere prescritto in ordine a vincoli a tutela del pubblico
interesse o a norme di carattere igienico-sanitario relative a distanze dai confini stradali o tra gli edifici.
Relativamente ai parametri e agli indici edilizi andrà valutata l’opportunità di svincolare alcuni interventi, come la
sopraelevazione al primo piano di edifici esistenti, dalla rigida applicazione di alcuni di essi, come ad esempio il rispetto
dell’indice fondiario, essendo sufficiente in questi casi imporre il rispetto del rapporto di copertura e dell’altezza massima
dell’edificio. Ciò consentirebbe una maggiore possibilità di composizione dell’edificio, migliorandone spesso la funzionalità
e l’inserimento nel contesto urbano.
Le aree per servizi di quartiere previste dal vigente Programma di Fabbricazione risultano quasi totalmente attuate, con
qualche eccezione.
L'individuazione delle aree a servizi, nel PUG, dovrà tenere conto degli standards richiesti dalla vigente normativa, ma la loro
localizzazione andrà ri-modulata su tutto il centro abitato, anche al fine di distribuire equamente, tra i proprietari delle aree
interessate dagli interventi, i diritti edificatori attribuiti dalla pianificazione e gli oneri conseguenti alla realizzazione delle
opere di urbanizzazione, attraverso diversi e idonei modelli perequativi.
Si perseguiranno così due obiettivi concomitanti: giustizia distributiva verso i proprietari dei terreni chiamati ad usi urbani e
formazione, senza spese, di un patrimonio pubblico di aree a servizio della collettività.
La perequazione da attuare potrà essere del tipo “parziale”, ossia limitata a singoli comparti di intervento e, soprattutto,
“generalizzata” a priori, cioè estesa ad interi ambiti omogenei, con concentrazione e/o trasferimento delle volumetrie
realizzabili nelle aree allo scopo individuate e con cessione gratuita al pubblico delle rimanenti aree.
A.4)
A.4) Identità ambientale, storica e culturale
Occorre purtroppo partire da un’amara constatazione: la città ha spesso dimostrato una certa disattenzione nei confronti
del proprio patrimonio ambientale e storico-culturale in genere.
In assenza di strumenti tecnici utili a frenare il fenomeno della dilapidazione dei segni storicamente consolidati
nell’architettura, nel paesaggio rurale, nei tracciati viari, ecc., l’iniziativa pubblica e ancor più quella privata hanno
ovviamente perseguito la logica esclusiva del soddisfacimento dei bisogni del momento, trascurando completamente di
confrontarli e commisurarli a quelli della città nel suo complesso.
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Nella zona del Centro Storico il Piano di Recupero del 1996 segna il primo passo in avanti verso una minima, pur passiva,
tutela del patrimonio architettonico. Ma nel resto del territorio, anche con il Programma di Fabbricazione del 1977, non si
evidenziano segnali in termini di indirizzo dello sviluppo; ci si limita ad un inseguimento e riordino dei bisogni consolidati.
Un esempio serve a ben rappresentare l’anomalo sviluppo urbanistico della città. A fronte di una previsione
quantitativamente notevole di aree di espansione edilizia, contenuta nel PdF del 1977, nessun piano di lottizzazione, di
iniziativa pubblica o privata, è stato attuato. Si è avuto di contro, e proprio in tali zone, un diffuso fenomeno di abusivismo
edilizio, conseguente al frazionamento delle aree da parte della proprietà.
Oggi, grazie anche ad una serie di iniziative del rinato associazionismo culturale ed ambientale e ad alcune significative
restituzioni alla città di spazi pubblici prima inutilizzati, esempio sicuramente ancora insufficiente di una rinnovata
attenzione al problema della salvaguardia e recupero del patrimonio culturale, occorre sfruttare l’occasione del nuovo
strumento urbanistico per determinare una forte azione di re-identificazione della città nei segni e nei valori che vanno
scomparendo e che rischiano di azzerare la memoria collettiva cittadina.
A.5) Aree e interessi da tutelare
La zona a nord-ovest del territorio comunale è segnata dalla presenza del territorio della serra attorno al quale si
definiscono e si sovrappongono rispettivamente il vincolo idrogeologico (RD 3267/1923), il vincolo paesaggistico (ex Legge
1497/1939) e il vincolo boschivo (ex Legge 1497/1939). Esso dovrà essere studiato con riferimento alle possibili ipotesi di
sviluppo connesse alla auspicabile creazione di un parco naturale, esteso a tutto il costone collinare che va da Ruffano
verso Supersano, interessando anche la parte di territorio posta a ridosso della suddetta serra.
Nella terra di Ruffano sono inoltre evidenti i segni di presenze archeologiche quali quelle della Grotta (Cosimo De Giorgi nel
1885 la definì chiesa-cripta) del SS. Crocefisso (o di S. Costantina) in contrada Manfìo e della Grotta della Trinità (che ha
documentato una lunghissima frequentazione dalla fase medio-finale del Neolitico Antico alla prima età del Bronzo, dal
periodo arcaico a quello ellenistico e da quello medioevale ai nostri giorni).
Per questa ragione dovrà essere considerata attentamente la necessità di salvaguardare tale parte di territorio da
insediamenti diversi da quelli prettamente agricoli.
Più in generale andrà attentamente affrontato il tema della salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente,
dell'ambiente attraverso la
proposta di un'estensione del concetto di "ambiente" non più limitato al semplice godimento estetico, ma organico al
complesso di valori storico-culturali presenti nella città e caratterizzanti la stessa, parlando esplicitamente di «ambiente
naturale e architettonico» e prevedendo una «localizzazione del verde non soltanto nei parchi, ma anche negli insediamenti
pubblici e privati». Tale indirizzo appare meritevole di ulteriore riconferma, anche in considerazione della esponenziale
crescita della tecnologia nell’ultimo decennio.
Appare infatti evidente che, a fronte di una progressiva contrazione della popolazione residente, il numero di autoveicoli
circolanti nel centro urbano è notevolmente aumentato, con conseguenze negative, oltre che sullo stesso traffico veicolare
(soprattutto nella zona centrale della città), anche sulla salute pubblica, per l’aumento incontrollato delle emissioni
inquinanti.
Si ritiene, pertanto, che sia necessario sollecitare l’attenzione verso un modello configurativo delle suddette zone, che
restituisca a queste parti di città identità urbanistica, vivibilità e godibilità.
Ancor più figlia dello sviluppo tecnologico appare la necessità di prevedere un corretto ed equilibrato sistema di reti di
servizi (energia elettrica, telefonia fissa e mobile, ecc.) in grado, da un lato, di ridurre l’impatto ambientale delle stesse e,
dall’altro, di migliorarne l’efficienza.
A tal proposito si pone la necessità, con i PUE, di individuare direttrici stradali lungo le quali poter attivare, per la pubblica
illuminazione, il ricorso alla fonte alternativa dell’energia solare, sia per consentire un risparmio sui consumi energetici, sia
per costituire valido esempio per il privato che, sempre più consistentemente, dovrà guardare alle fonti energetiche
alternative come a una realtà anche economicamente convincente.
Un’attenzione particolare meritano, in fase di programmazione, le zone che ospitano i recapiti finali delle reti fognarie,
bianca e nera, al fine di prevederne un eventuale ampliamento e/o potenziamento soprattutto in funzione di una diversa e
più funzionale utilizzazione delle acque, sia a fini irrigui, sia in vista di una possibile re-immissione in rete delle stesse per
utenze domestiche diverse da quelle che richiedono la potabilità massima delle acque (elettrodomestici da lavaggio,
irrigazione dei giardini, ecc.), con effetti benefici tanto per l’economia agricola, che per la salvaguardia delle falde acquifere,
oggi fortemente ridotte ed inquinate dal sempre crescente ricorso al prelievo da pozzo, sia per uso produttivo che per uso
domestico.
A questo proposito un altro aspetto da considerare, nella determinazione delle misure atte a garantire la salvaguardia
ambientale del territorio e dei suoi “valori d’interesse”, è quello della incentivazione alla conservazione (ove presenti) delle
cisterne di raccolta delle acque piovane o alla riconversione a tale utilizzo delle dismesse vasche a tenuta già impiegate per
la raccolta dei liquami domestici. In quest’ottica, e nei casi che lo consentono, va anche incentivato lo smaltimento per subirrigazione superficiale delle acque reflue. Gli strumenti operativi (regolamento edilizio e norme tecniche di attuazione)
dovranno invece garantire il necessario mantenimento allo stato naturale (o comunque in condizioni di permeabilità) di gran
parte delle superfici scoperte di pertinenza degli immobili.
Gli strumenti di analisi, nel settore, non potranno prescindere dal completo e analitico studio geologico del territorio, proprio
della fase propedeutica all’individuazione delle linee fondamentali dell’assetto dell’intero territorio comunale.
Il PUG avrà il compito di svolgere una ragionata analisi delle aree da valorizzare e da tutelare per i loro particolari aspetti
ecologici, paesaggistici e produttivi; in particolare dovrà essere puntualmente censita la diffusa edilizia rurale (anche
minima), presente sul territorio comunale; questa costituisce segno tangibile e sedimentato nella memoria collettiva della
vocazione agricola della città, che ancora oggi rappresenta una parte importante dell'economia cittadina.
Per la zona del centro storico ancora oggi in gran parte occupata dai vecchi e dismessi frantoi ipogei,
ipogei sempre nell'ottica
della salvaguardia del valore della memoria storica nella crescita urbana, appare opportuna la delimitazione della stessa e
la redazione di apposito Piano urbanistico esecutivo (PUE), con il quale si affronterà il tema del recupero e riutilizzazione dei
suddetti frantoi.
A.6) Viabilità e infrastrutture
Le infrastrutture principali che interessano l’area territoriale in esame sono essenzialmente gli assi viari che tagliano in
senso longitudinale (nord-sud) il Salento, partendo da Lecce e finendo al Capo di Leuca. Più in dettaglio la rete primaria dei
collegamenti è formata da:
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•
Gli assi viari della SS. 275 e della SS. 476 che collegano il territorio alla SS. 16 Maglie-Leuca;
•
La SS. 459 che collega Ruffano con Supersano alla Maglie-Collepasso-Gallipoli-Lecce.
Il sistema infrastrutturale presenta in generale carenze funzionali specialmente nei tratti di attraversamento del centro
abitato per Casarano e per Supersano.
In particolare, tenendo conto della posizione dei centri dell’area facente capo a Casarano, dovranno realizzarsi tracciati
alternativi.
La mancata attuazione di alcune previsioni strutturali del Programma di Fabbricazione tuttora vigente pone, oggi, il
problema di prevedere le idonee alternative di collegamento tra il centro e il territorio esterno di riferimento e, più in
generale, di programmare la realizzazione di una rete viaria esterna al centro abitato idonea ad alleggerire l’attuale
inevitabile attraversamento dello stesso, ad esempio, su via Regina Elena, ormai assolutamente inidonea allo scopo.
Il PdF conteneva al riguardo la previsione di una circonvallazione ad est dell’abitato, tra il centro abitato di Torrepaduli e il
capoluogo.
Alla luce di quanto sopra rappresentato occorrerà che il PUG individui precisamente la rete viaria di circonvallazione del
centro abitato.
Per le parti della viabilità esterna situate fuori dal territorio comunale dovrà essere predisposto un idoneo e distinto
elaborato da trasmettere ai Comuni limitrofi per le opportune iniziative di coordinamento alla programmazione.
Le strade di nuova previsione dovranno seguire, ove possibile, i vecchi tracciati viari.
L’attuale “zona artigianale” appare non sufficientemente strutturata per rispondere alla domanda sempre crescente di
nuove attività imprenditoriali. Il problema più grave non è tanto rappresentato dal dimensionamento dell’area, che potrebbe
essere ancora sufficiente a rispondere al fabbisogno che si andrà a determinare con esattezza con le analisi di piano,
quanto dal fatto che le aree oggetto dell’ampliamento al PIP esistente non sono ancora nella disponibilità del Comune.
Pertanto, anche per questo settore occorrerà considerare l’ipotesi di una ristrutturazione dell’area attraverso l’integrazione
dei servizi mancanti e considerando anche la nuova funzione infrastrutturale che l’asse viario principale (via Specchia)
svolgerà in futuro come parte della circonvallazione. (…)”
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LA
COSTRUZIONE
Provincia di
DEL
SISTEMA
DELLE
CONOSCENZE
E
DEI
QUADRI
INTERPRETATIVI
La conoscenza ha come principale finalità quello di comprendere il territorio,
territorio nei
suoi elementi costitutivi, nelle sue caratteristiche identitarie, nei suoi valori e nelle
sue problematicità. La costruzione del sistema delle conoscenze, inteso come
processo conoscitivo in continua evoluzione, è stato avviato ed impostato nella
costruzione del DPP e sarà completato e aggiornato nella fase di costruzione del
PUG e dovrebbe continuare ad essere aggiornato anche dopo la conclusione del
processo di formazione del PUG.
Supporti informativi di base
La Banca Dati territoriale integrata per l’intero territorio regionale, in corso di
completamento, che comprende in particolare l’ortofoto aerea e la Carta Tecnica
in scala 1:5000, costituisce il supporto disponibile sul quale è stato avviato il
processo di formazione del piano.
Sistema territoriale
territoriale e quadro programmatico di area vasta
La ricognizione del sistema territoriale intercomunale e di area vasta ha la finalità
di:
-
descrivere il territorio di area vasta entro il quale il Comune di Ruffano è
collocato in termini ambientali, paesistici, insediativi, infrastrutturali. Tale
descrizione
si
rende
necessaria
per
acquisire
e
far
acquisire
consapevolezza delle risorse e delle problematicità di area vasta entro il
quale il territorio comunale è inserito e per comprendere qual’è il ruolo
che il Comune gioca all’interno del sistema territoriale di riferimento;
-
comprendere se e come il Comune di Ruffano è interessato da strumenti
e processi di pianificazione, programmazione e progettazione in corso nel
più ampio sistema territoriale.
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Questa parte del sistema delle conoscenze sarà costruita attivando se necessario,
anche attraverso apposite conferenze di copianificazione, le opportune forme di
scambio di informazioni e concertazione fra tutti i soggetti ed Enti coinvolti nella
formazione ed approvazione di programmi e progetti di impatto territoriale.
Il Comune di Ruffano comprende due centri urbani: il capoluogo, situato in gran
parte sul versante della Serra, e la frazione Torrepaduli posta a valle.
All’interno del territorio salentino il Comune di Ruffano, che confina a nord con
Supersano, ad est con Montesano-Specchia, a sud con Taurisano, ad ovest con
Casarano, risulta distante da Lecce, capoluogo di provincia, circa 50 km alla quale
è collegata a nord con la SS 476 Galatina-Lecce, ad ovest con la SS 274 e SS 101
Lecce-Gallipoli-Ugento-S.Maria di Leuca attraverso la SP 176 Ruffano-Taurisano e
SP 66 Taurisano-Ugento, ad est infine con la SS 275 e SS 16 Lecce-Maglie-TricaseS. Maria di Leuca tramite un tronco della SP 172 Torrepaduli-Surano.
Tale collocazione evidenzia una carenza infrastrutturale (strade, ferrovia) e pone
come problema prevalente l’adeguamento delle infrastrutture viarie in rapporto al
sistema insediativo, produttivo e residenziale.
Il territorio comunale è parte della penisola salentina, un territorio di circa 1800
kmq, dei quali circa 865 coperti da ulivi e vigneti, abitato da 800.000 persone che
lo praticano quotidianamente nella sua interezza come una grande città dispersa
nel paesaggio olivetato.
La penisola salentina è un territorio che non è attraversato da grandi
infrastrutture, marginale rispetto alla rete autostradale nazionale, sia per quanto
riguarda gli spostamenti verso la dorsale adriatica sia per quelli verso l’area
tirrenica. L’integrazione della maglia autostradale con una rete interprovinciale
può definire un sistema viabilistico di maggiore efficacia e compatibile con la
delicata situazione ambientale della Puglia e del Salento.
E’ un territorio composto da un insieme diffuso di centri urbani che “assomiglia ad
un arcipelago di isole ciascuna con una propria autonomia ed una propria storia,
costantemente alla ricerca di una propria identità. E’ anche un territorio nel quale
è possibile riconoscere differenti ecologie, differenti rapporti cioè tra la società, i
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modi di abitare ed i caratteri specifici dei luoghi. La stessa struttura produttiva ed i
suoi
recenti sviluppi, il formarsi di distretti o, comunque, di aree di relativa
specializzazione, accentuano questa immagine che anche la localizzazione di
attrezzature pubbliche, scolastiche, sportive ed ospedaliere, contribuisce a
rafforzare.” (PTCP Lecce Documento programmatico)
Le differenti ecologie che nel territorio possono essere riconosciute sono: “La città
capoluogo ed i fenomeni di sub urbanizzazione nelle aree circostanti; la
polverizzazione dei centri attorno a Maglie; la barriera delle serre,
serre la parte meno
abitata del Salento; i centri grossi ed isolati del basso Salento occidentale: in
ognuna di queste aree l’insediamento è cresciuto con modalità diverse, stabilendo
differenti relazioni con le risorse naturali, dando luogo a differenti economie ed
organizzazioni sociali.”(idem)
“Anche l’osservazione del vuoto rivela patterns differenti: le penetranti del vuoto
verso il centro di Lecce; la pelle di leopardo della dispersione a sud-est; la pienezza
o l’integrità del vuoto in corrispondenza delle serre;
serre le interruzioni dell’edificato,
ancora dovute alle serre, a sud-ovest.”(idem)
Le tendenze in atto nell’area salentina, che hanno mostrato una certa forza e
persistenza, “riguardano forse e principalmente le tendenze alla dispersione degli
insediamenti, delle attività, delle iniziative, dei gruppi sociali, delle politiche e degli
interventi; le tendenze all’industrializzazione
industrializzazione ed alla embrionale formazione di
alcuni distretti produttivi; le tendenze infine ad uscire, specie per quanto riguarda
l’edificazione residenziale e turistica, dai limiti imposti dalle leggi e dalle norme
urbanistiche (abusivismo
abusivismo)
abusivismo con comportamenti che possono, con qualche
generosità, essere classificati come abusivi.”(idem)
Le due superstrade longitudinali (Lecce-Gallipoli-S.Maria di Leuca/Lecce-MaglieTricase) ritagliano, nel territorio salentino, due fasce che prefigurano altrettante
riflessioni su alcuni andamenti possibili e/o probabili di alcuni fenomeni e sulle
loro conseguenze. Nel primo caso, la dispersione aumenta all’interno delle due
strade longitudinali dove si trova il maggior numero delle aree industriali di
recente formazione. Nel secondo caso, la dispersione investe la fascia situata tra
le grandi strade di accesso ed il mare.
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Queste due riflessioni inducono a riflettere sui diversi caratteri che può assumere
la dispersione, alla sua possibile integrazione con le reti infrastrutturali, con il
sistema ambientale e con il paesaggio, fino ad arrivare ad essere indotti a non
considerare la dispersione contraria alla salvaguardia ambientale e paesistica.
Osservando la dispersione si scopre da una parte la tendenza ad incrementare per
piccole dosi l’efficienza e la capacità della rete stradale, ferroviaria, della
distribuzione dell’energia e della rete telefonica, e dall’altra parte, la tendenza
della politica a sospingere i differenti soggetti a trovare da sé una soluzione
particolare e specifica, cercando entro e fuori dalle leggi, in modi legali ed abusivi,
nuovi modi e tecniche della produzione, nuove relazioni industriali e sociali.
La tendenza in corso per quanto riguarda il miglioramento, l’ammodernamento e
l’innalzamento tecnologico della rete viabilistica del Salento fa emergere non
grandi opere, ma una serie di anelli attorno alla maggior parte dei centri urbani,
alcuni tratti destinati a meglio collegare la costa con l’interno ed il completamento
della figura delle due superstrade longitudinali che si pone l’obiettivo di innalzare
di un gradino ogni parte del territorio salentino.
La stessa politica fatta di piccole opere caratterizza anche la rete ferroviaria del
Salento: ammodernamento della rete ferroviaria attraverso limitati interventi di
costruzione di nuove linee e interventi più diffusi sul materiale rotabile e per la
sicurezza dei tratti esistenti.
La struttura produttiva dell’area salentina è costituita da piccole imprese,
imprese
prevalentemente di origine locale, che danno luogo al formarsi di alcune aree di
specializzazione che potrebbero divenire futuri ed importanti distretti industriali.
Il valore percentuale degli addetti in imprese artigiane sul totale degli addetti
oscilla dallo 2,85-20,5 allo 51,99-71,67 (Ruffano 37,3-51,99). Il Patto territoriale
ha individuato sei sistemi
sistemi produttivi locali:
locali Lecce, Nardò, Galatina, MagliePoggiardo, CasaranoCasarano-Gallipoli (all’interno del quale si colloca la specializzazione
produttiva del Comune di Ruffano individuata dal Patto Territoriale che riguarda le
calze), Tricase.
Dal punto di vista geomorfologico, la penisola salentina è formata da un sistema
confuso di deboli rilievi dall’andamento parallelo che si incontrano e interrompono
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alla punta del Capo di Leuca: le Serre Salentine,
Salentine costituite da una triplice
successione di basse colline corrugano appena la piattaforma peninsulare e
organizzano la disposizione degli insediamenti dell’entroterra ponendoli sui
versanti o nelle valli interne tra una serra e l’altra.
Il territorio, appena irrigidito dall’uniformità del rilievo tabulare, presenta quindi
una inaspettata ricchezza di forme, deboli dorsali con valli interne, forme del
paesaggio carsico ipogee (inghiottitoi e doline) e epigee (specchie, carreggiate e
rocce affioranti).
Dal momento che il regime idrografico scorre in profondità (acque di falda),
mancano quasi completamente forme erosive o incisioni che disegnano il
paesaggio.
Da alcune letture botaniche e di fitostoria del paesaggio vegetale della Puglia
meridionale, emerge il carattere bio-geografico di questa terra salentina che
presenta specie a distribuzione egeica, sub-balcanica ed orientale. Inoltre,
guardando a ritroso nel passato, ci appare davanti un paesaggio che non c’è. Se
oggi nel Salento, la superficie boscata è la più bassa d’Italia, meno dell’1%, in
passato le terre interne erano coperte da folti boschi mesofili, cioè boschi amanti
di climi umidi dove l’acqua era talmente abbondante da consentire che si
praticasse la pescagione.
In realtà analizzando i dati pluviometrici si scopre che il Salento è una delle
località più piovose della regione, con piovosità media annua superiore agli 850
mm nel Canale d’Otranto e che, per la mancanza di uno strato vegetazionale
continuo, l’acqua in parte si disperde nelle fratture del terreno calcareo e una
grossa quota, data l’aridità e la sterilità dei suoli, si dissolve nella
evapotraspirazione.
Il Salento è dotato di una biodiversità del tutto particolare. Il funzionamento e la
conservazione del sistema ecologico salentino richiede uno specifico progetto che
si basi principalmente su un’idea di naturalità diffusa,
diffusa non cioè sulla costituzione
di grandi riserve o grandi parchi naturali, ma sulla cura meticolosa di un ambiente
e di un’antropizzazione diffusa reciprocamente compatibili.
Nel Salento i siti di maggior interesse paesistico, ambientale e storico sono diffusi;
essi costruiscono un insieme di capisaldi che possono essere tra loro collegati da
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una maglia di corridoi ecologici, ma anche da veri e propri percorsi che possono
essere
frequentati
dagli
abitanti
della
regione
come
da
un
turismo
sufficientemente evoluto che non si accontenta solo del mare.
Sistema territoriale locale
La costruzione del quadro di conoscenze del sistema territoriale locale consiste
essenzialmente in una ricognizione delle risorse (ambientali, paesaggistiche,
rurali, insediative, infrastrutturali), del loro stato e delle loro tendenze evolutive,
dei relativi rischi e opportunità.
Risorse ambientali
Si tratta di individuare quali delle risorse ambientali versano in condizioni critiche
e quali, invece, assumono rilevanza proprio per la loro integrità.
Qualche utile informazione ai fini della valutazione dello stato delle risorse in un
intorno più ampio di quello locale è stato tratto dal Rapporto sullo Stato
dell’Ambiente (RSA) redatto dall’ARPA Puglia nel 2006.
I dati di qualità dell’aria
aria del 2006 confermano le indicazioni raccolte negli anni
precedenti: le situazioni più critiche a livello regionale riguardano i livelli di PM10
ed NO2 che superano i limiti di legge in più siti di monitoraggio, collocati sia in
aree urbane che suburbane.
Nel 2006 ARPA ha gestito complessivamente 38 stazioni di monitoraggio in
Puglia.
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Gli inquinanti trattati nel RSA 2006 sono quelli normati dal D.M. 60/02 e dal D.
Lgs. 183/04: polveri sottili (PM10), ossidi di azoto (NO2), ozono (O3), benzene
(C6H6), monossido di carbonio (CO) e anidride solforosa (SO2).
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Nel 2006 si sono registrati numerosi superamenti del limite annuale per l’NO2,
fissato in 40 µg/m3, soprattutto nelle aree urbane e industriali.
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Superamenti dei limiti di Iegge per l’ozono si registrano praticamente sull’intero territorio
regionale. Si tratta di un fenomeno stagionale, concentrato nei mesi estivi, ovvero quelli
con maggiore irradiamento solare, e connaturato alle caratteristiche climatologiche della
nostra regione.
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La verifica dello stato ambientale delle Acque,
Acque rappresentate prevalentemente da
acque superficiali interne, acque marine costiere e acque sotterranee, è articolata,
dunque, mediante un selezionato gruppo di indicatori relativi a tre temi
ambientali:
- qualità dei corpi idrici (ai sensi del Decreto Lgs. n.152/99);
I risultati riscontrati, comunque, evidenziano, per lo più, lo stato di “sufficiente”
livello di qualità dei corsi d’acqua significativi con alcuni casi anche peggiorativi, e
per
i
quali,
dunque,
è
necessario
realizzare
accertamenti
finalizzati
all’individuazione delle cause del degrado e alla definizione di azioni di
risanamento, come specificato dalla stessa legislazione.
- risorse idriche e usi sostenibili (ai sensi del D.Lgs. 152/2006 - criteri ex Legge
n.36/1994);
L’approvvigionamento idrico nell’anno 2006, che ha registrato in altre regioni
andamenti talvolta a rischio di emergenza simile a quella rilevata nel 2002, in
Puglia non ha risentito di alcuna diminuzione degli eventi piovosi. I volumi
disponibili alle “sorgenti” e soprattutto agli “invasi” artificiali hanno indotto ancora
una volta ad una riduzione dei prelievi da “falda” idrica.
- inquinamento delle risorse idriche (ai sensi del D.Lgs. 152/2006).
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La trattazione dei dati relativi a tale tematica denota qualche difficoltà
nell’aggiornamento dei dati. Esse sono riconducibili alla raccolta delle varie
informazioni sugli scarichi privati e sugli impianti di depurazione delle acque reflue
urbane. La ricostruzione, pertanto, dello stato ambientale su questo tema è
ulteriormente aggravata dalla fase transitoria, ancora in itinere, che riguarda gli
adeguamenti in corso per buona parte del sistema di impianti depurativi urbani
esistenti sul territorio (scarico o processo da adeguare alle norme vigenti),
consentendo, in particolare, per gli scarichi di un buon numero di impianti deroghe
alle disposizioni degli artt. 103 e 104 del D.Lgs. 152/2006 fino al 31 dicembre
2007, data dell’ultima proroga prevista per lo stato di emergenza in Puglia nel
settore della tutela delle acque.
Inoltre, particolare attenzione deve essere rivolta al controllo dell'impiego sempre
più cospicuo di sostanze chimiche come fertilizzanti o pesticidi nelle produzioni
agricole, considerate uno dei fattori principali di inquinamento, a seguito del
dilavamento dei suoli, con effetti eutrofizzanti e, talvolta, tossici.
Fondamentale è realizzare la salvaguardia delle “aree vulnerabili”, ai sensi delle
direttive comunitarie e al quadro normativo nazionale (Allegato 7 - D. Lgs.
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152/99), in quanto connesse con il sistema delle acque superficiali e sotterranee
potenzialmente inquinabili dai “nitrati provenienti da fonti agricole”. Ai sensi della
normativa vigente, si considerano vulnerabili da Nitrati le “zone di territorio che
scaricano direttamente o indirettamente composti azotati in acque già inquinate o
che potrebbero essere inquinate in conseguenza di tali scarichi”.
In Puglia, il maggior pericolo da prevenire risulta quello dell’inquinamento delle
falde idriche sotterranee data la nota permeabilità del suolo.
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La desertificazione è “il degrado delle terre nelle aree aride, semiaride e subumide secche, attribuibile a varie cause, fra le quali le variazioni climatiche e le
attività antropiche”. Tale degrado, inteso come perdita delle caratteristiche fisiche
e biologiche ma anche della redditività economica, è legato a fattori predisponenti
(caratteristiche climatiche, geo-pedologiche e morfologiche, copertura vegetale)
associati a diversi fattori di pressione, tanto di origine naturale che antropica. Il
complesso sistema di interazioni che ne deriva, porta ad un progressivo ed
irreversibile depauperamento delle capacità produttive degli ecosistemi agroforestali. La Regione Puglia (insieme alla Sicilia, Sardegna, Calabria e Basilicata) è
indicata tra le regioni italiane a maggior rischio di desertificazione. Dalla
valutazione dei dati, supportata dall’utilizzo di indicatori fisici, biologici, sociali ed
economici, sono emersi una serie di aspetti problematici – schematizzati nel
problem-tree di Figura 1 - e che possono, in termini generali, essere considerati
come i fattori causanti la desertificazione in Puglia.
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Aree a rischio
rischio idrogeologico Il sistema della pianificazione nella difesa del suolo
contenuto nel Testo Unico Ambientale contiene disposizioni fortemente innovative,
che definiscono un quadro complesso all’interno del quale è possibile discriminare
tre principali tipi di strumenti di pianificazione: il Piano di Bacino distrettuale, il
Piano di gestione e il Piano tutela delle acque.
Il Piano di Bacino distrettuale è redatto dall’Autorità di Bacino sulla base degli
indirizzi stabiliti dalla conferenza istituzionale permanente, la cui figura prevista
già dalla L. 183/1989 viene quindi confermata, con la previsione dell’obbligo di
sottoporre tali piani alla Valutazione Ambientale Strategica in sede statale
secondo la Dir. 2001/42/CE. Il Piano di gestione è inquadrato dal legislatore
come piano stralcio del Piano di Bacino di distretto, con la sua stessa procedura di
formazione. Infine, il Piano tutela delle acque, di competenza regionale, contiene
le misure necessarie alla «tutela quantitativa e qualitativa del sistema idrico».
Nelle more di applicazione del D.Lgs. 152/06, l’Autorità di Bacino (AdB) della
Puglia ha predisposto il Piano Stralcio per la Difesa dal Rischio Idrogeologico (PAI),
primo stralcio di settore funzionale del Piano di Bacino previsto dalla legge 18
maggio 1989, n. 183, “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della
difesa del suolo”. Il provvedimento di approvazione del PAI, deliberato dal
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Comitato Istituzionale (CI) dell’AdB Puglia il 30 novembre 2005, è stato pubblicato
sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 15 del 2 febbraio 2006.
Rispetto al PAI approvato con Deliberazione CI n. 39/2005, allo stato attuale l’AdB
Puglia mantiene la sua competenza sulle aree perimetrate comprese in 297
Comuni rientranti nelle province di Avellino (25 Comuni), Bari (47), Brindisi (20),
Foggia (56), Lecce (97), Potenza (23) e Taranto (29). Il territorio dell’Autorità di
Bacino della Puglia comprende, pertanto, oltre all’intera estensione della regione
pugliese, anche la parte nord-orientale dei territori delle regioni Campania (bacini
dell’Ofanto, del Cervaro e del Carapelle) e Basilicata (bacino dell’Ofanto). Tuttavia
nel corso del 2006 le perimetrazioni delle aree a rischio (idraulico e per frana) dei
singoli Comuni hanno subito modifiche più o meno rilevanti a seguito di
sopralluoghi, eventi meteorici e geomorfologici, confronti tra il personale
dell’Autorità di Bacino e i tecnici dei singoli comuni interessati.
Il PAI costituisce il quadro di riferimento cui devono adeguarsi e riferirsi tutti i
provvedimenti autorizzativi in materia di uso e trasformazione del territorio. Esso,
pertanto, ha valenza di Piano sovraordinato rispetto a tutti i piani di settore, inclusi
i piani urbanistici. La Circolare regionale n. 1/2006 “Adeguamento al Piano di
Assetto Idrogeologico degli strumenti comunali di governo del territorio“,
coinvolgendo gli Assessorati regionali all’Assetto del Territorio e alle Opere
Pubbliche, l’Autorità di Bacino e i Comuni nell’ambito del procedimenti di
approvazione di nuovi strumenti urbanistici generali e attuativi e di varianti
urbanistiche, delinea un percorso attraverso cui avviare un’attenta attività di
coordinamento e cooperazione sia fra settori della Regione sia fra questi e gli altri
enti che operano sul territorio.
Si precisa che le amministrazioni competenti possono proporre modifiche e
integrazioni della perimetrazione delle aree a rischio e dei livelli di pericolosità
indicati dal PAI in conseguenza di ridefinizioni cartografiche rese possibili da scale
di rappresentazione di maggiore dettaglio e da approfondimenti del quadro
conoscitivo, oltre che dalla realizzazione delle opere di messa in sicurezza. Tali
modifiche e integrazioni possono costituire variante al PAI da approvarsi da parte
dell’Autorità di Bacino, purchè gli elaborati analitici e progettuali siano corredati:
-
per le aree a pericolosità idraulica, di uno studio di compatibilità
idrologica ed idraulica;
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per le aree soggette a pericolosità geomorfologica, di uno studio di
compatibilità geologica e geotecnica;
-
di particolari dell’area in scala 1:2000 e, per alvei incassati, in scala di
maggiore dettaglio.
La mappa riportata in figura restituisce la distribuzione delle aree a rischio
idraulico e per frana del territorio regionale, con le diverse classi di rischio
individuate per ciascuna tipologia.
Rifiuti A livello normativo la più grande novità del 2006 è certamente
rappresentata dall’emanazione del D.Lgs. 152/06, c.d. Testo Unico Ambientale (di
seguito T.U.A.), intervenuto a riordinare e coordinare le disposizioni vigenti in
materia ambientale.
Le criticità su cui intervenire si confermano:
− la raccolta differenziata, che nel 2006, pur attestandosi su una media del 9,2% come nell’anno precedente - vede calare cospicuamente il contributo di alcune
province (principalmente Taranto, ma anche Lecce e Foggia);
− l’incremento della produzione di rifiuti speciali;
− la mancanza di dati confrontabili e validati sui flussi di imballaggi;
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− il ricorso ancora massivo alla discarica, non riuscendo a decollare il sistema del
recupero/riciclo/riutilizzo;
− l’operatività degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e delle Autorità d’ambito;
− l’adeguamento e l’autosufficienza della dotazione impiantistica rispetto al
fabbisogno regionale;
− la carenza di monitoraggio degli impianti e delle attività di gestione dei rifiuti.
Per quel che concerne il quadro impiantistico dedicato ai rifiuti urbani, ad
eccezione del bacino di utenza TA1, per il quale si è provveduto alla chiusura del
ciclo di gestione dei rifiuti indifferenziati, i 15 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) nei
quali è suddivisa la regione non hanno ancora un sistema di trattamento
smaltimento adeguato alla vigente normativa, che affida allo smaltimento in
discarica un ruolo assolutamente marginale, modalità, invece, prevalente in
Puglia.
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Nell’ambito di questa sezione vengono riportati i risultati delle analisi effettuate,
nell’anno 2006, in seguito ai controlli relativi alle seguenti forme di inquinamento
ambientale:
• Rumore e vibrazioni
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• Radiazioni non ionizzanti
• Radiazioni Ionizzanti
Per quanto riguarda l’attività di controllo sul Rumore ambientale, gli unici dati
disponibili risultano quelli forniti dai Dipartimenti Ambientali Provinciali – ARPA
Puglia competenti per territorio.
E’ risultato che le principali fonti di inquinamento acustico derivano da fenomeni di
congestione da traffico, da impianti tecnici a servizio di pubblici esercizi, da
impianti di diffusione sonora, da insediamenti artigianali.
Per quanto riguarda lo stato di attuazione della L. 447/95 (Legge Quadro in
materia di inquinamento acustico), che trasferisce ai comuni le competenze per
l’adozione dei piani di zonizzazione acustica, la situazione è rimasta congelata agli
anni precedenti.
Inquinamento elettromagnetico Le infrastrutture necessarie alla trasmissione dei
segnali radio, tv, e telefonia mobile ed alla distribuzione dell’energia alterano il
paesaggio naturale ed urbano nonché modificano l’assetto del territorio. Inoltre,
non essendo ancora ben noti tutti gli effetti biologici legati all’esposizione a lungo
termine, persiste il diffondersi di allarmismi presso la popolazione. Pertanto, i
rilevamenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici presenti nel territorio
sono finalizzati alla valutazione delle condizioni di esposizione della popolazione.
Tecnicamente, la classificazione delle onde elettromagnetiche è fatta in base alla
frequenza e viene generalmente indicata con il nome di spettro elettromagnetico.
Nell’ambito dello spettro elettromagnetico possono essere individuate due classi
principali:
-
le Radiazioni Ionizzanti caratterizzate da frequenze molto alte (RI);
-
le Radiazioni Non Ionizzanti (NIR) a frequenza inferiore e precisamente
comprendono l’intervallo di frequenza tra 0Hz e 300 GHz.
Le Radiazioni Non Ionizzanti (NIR) sono forme di radiazioni elettromagnetiche che
non possiedono energia sufficiente per modificare le componenti della materia e
degli esseri viventi. Le NIR sono generate da impianti di teleradiocomunicazione,
ovvero da stazioni radio base per telefonia cellulare e da stazioni radiotelevisive
RTV funzionanti nel range di frequenza [100 KHz ÷ 3 GHz], e da elettrodotti,
centrali
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elettriche, cabine di trasformazione, trasformatori, generatori ed impianti elettrici
generalmente funzionanti alla frequenza di rete 50Hz.
Come negli anni precedenti, nell’anno 2006, i controlli sui livelli di inquinamento
acustico sono stati caratterizzati dall’assenza di Reti di Monitoraggio. Inoltre, nei
Comuni continuano a mancare gli strumenti di pianificazione a valenza
ambientale come i Piani di Zonizzazione Acustica (L. 447/95).
La situazione è migliore nell’ambito del monitoraggio e controllo dell’esposizione
della popolazione ai Campi elettromagnetici. Infatti, ARPA Puglia, continua ad
essere presente sul territorio sia con i continui controlli puntuali sugli impianti (in
bassa frequenza ed in alta frequenza) sia con il monitoraggio in continuo dei
campi elettromagnetici RF mediante le centraline fisse e rilocabili. Grazie
all’utilizzo delle n. 82 centraline, nell’anno 2006 sono stati monitorati n. 68
Comuni Pugliesi con n. 497 siti scelti in luoghi densamente frequentati per diverse
ore giornaliere e sono state effettuate circa n. 2.741.285 misure di Valore Efficace
di Campo Elettrico.
In quasi tutti i casi il Valore Efficace Massimo di Campo Elettrico Misurato è
risultato sempre inferiore al Valore di Attenzione pari a 6.0 V/m definito dal
D.P.C.M. 8 luglio 2003. Si è riscontrato il superamento del Valore di Attenzione di
6.0 V/m solo in n. 2 siti del Comune di Corato, in n. 4 siti del Comune di Brindisi, in
n. 1 sito del Comune di Ostuni ed infine in n. 2 siti del Comune di Taranto.
Per poter gestire tutti gli impianti, funzionanti nel range di frequenze [0Hz ; 300
GHz], presenti sul territorio pugliese allo scopo di accelerare le operazioni di
risanamento delle situazioni critiche, è stato ideato e realizzato il Catasto degli
impianti funzionanti sia in bassa frequenza che in alta frequenza ai sensi della
Legge Quadro n. 36/01, della Legge Regionale – n. 5/02 e del Regolamento
Regionale n. 07/06 e successivo n. 14/06; si prevede la fase di regime nell’anno
2007.
La ricognizione dello stato delle risorse ambientali e delle relative sensibilità, delle
pressioni cui sono sottoposte e delle eventuali condizioni di criticità costituisce
parte essenziale del Rapporto Ambientale.
Ambientale
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Risorse paesaggistiche
La ricognizione delle risorse paesaggistiche richiede particolare attenzione, sia
perché il paesaggio deve essere tutelato quale bene primario della collettività
regionale e fondamento della sua identità, sia ai fini del superamento del controllo
di
compatibilità
con
le
disposizioni
del
Piano
Urbanistico
Territoriale
Tematico/Paesaggio (PUTT/P) della Regione Puglia.
Le conoscenze devono restituire:
-
gli elementi strutturanti il territorio, riferibili ai sistemi dell’assetto
geologico,
geomorfologico
e
idrogeologico,
della
copertura
botanico/vegetazionale e colturale e relativo contesto faunistico, dei
caratteri della stratificazione storica dell’organizzazione insediativa;
-
gli elementi identitari del territorio;
-
gli ambiti territoriali caratterizzati da differenti caratteri e condizioni di
qualità paesaggistica.
Tutto il territorio comunale è interessato dagli ambiti estesi di tipo B - valore
rilevante e di tipo C - valore distinguibile.
distinguibile In particolare, la maggiore estensione
dell’ATE di tipo B interessa l’area della serra e quelle adiacenti che risultano
sufficientemente integre.
Gli ambiti distinti riguardano i tre sistemi:
-
sistema
dell’assetto
geologico,
geomorfologico,
idrogeologico:
comprendono una serie di rilevanti emergenze quali cigli di scarpata,
rilievi rsiduali, reticoli fluviali, ripe fluviali, dorsali di spartiacque prinicipali
e secondarie, doline, depressioni di origine complessa, oltre alla dorsale
della serra con vincolo idrogeologico;
-
sistema della copertura botanico-vegetazionale, colturale e della
potenzialità faunistica: comprendono una vasta ed importante area
boscata ubicata a nord lungo la dorsale della serra e un’area boscata a
sud denominata Serra Mucurone, subito a nord della Masseria Mariglia;
-
sistema della stratificazione storica dell’organizzazione insediativa:
comprendono due segnalazioni archeologiche (Grotta in loc. Crocefisso,
Menhir in loc. Cardigliano di sotto) e cinque segnalazioni architettoniche
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(Chiesa Madonna della Serra, Chiesa Zuccalio, Masseria del Casino,
Masseria Mariglia, Masseria Cardigliano di sotto).
Risorse rurali
Le risorse rurali sono quelle costituite dall’insieme del territorio non urbanizzato,
comprendente anzitutto le aree destinate ad attività produttive agricole e
zootecniche, ma anche zone destinate ad infrastrutture o ad attrezzature al
servizio delle zone urbanizzate (aree protette, parchi, boschi e simili).
In particolare, la conoscenza delle risorse rurali si fonda su:
-
l’individuazione dei caratteri fisici e funzionali del territorio agricolo,
attraverso il riconoscimento: dei tipi di uso presenti nel territorio
extraurbano; delle caratteristiche del territorio; delle strutture e
infrastrutture agricole; della struttura fondiaria e sua evoluzione; delle
colture effettivamente praticate; della presenza di specializzazioni e di
tipicità nella produzione agricola;
-
l’individuazione dei caratteri ambientali e culturali del territorio rurale,
attraverso
il
riconoscimento:
dei
principali
elementi
ambientali/morfologici che strutturano il territorio rurale; di boschi,
macchie, sistemi arborei; della fauna selvatica; della permanenza e/o
leggibilità di assetti territoriali/organizzativi storicamente significativi
(organizzazione territoriale con trulli/masserie/ville, torri); della presenza
di componenti che abbiano significato e valore identitario;
-
l’individuazione dei caratteri insediativi e infrastrutturali, attraverso il
riconoscimento: della destinazione d’uso degli edifici esistenti; della
consistenza volumetrica, della qualità e del valore storico/tipologico del
patrimonio edilizio rurale; della tipologia; degli assetti e delle
infrastrutture
territoriali
che
costituiscono
elementi
riconoscibili
dell’organizzazione storica;
-
la rilevazione delle situazioni di degrado e di criticità dovute alle pressioni
sulle risorse ambientali, relative a: suolo; sistema delle acque;
vegetazione naturale e colturale (aree percorse da incendio); risorse
faunistiche; patrimonio insediativo rurale (abbandono e degrado edilizio,
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situazioni di abuso); insediamenti in contrasto con il territorio rurale
(capannoni).
Risorse insediative
La conoscenza delle risorse insediative mira a riconoscere l’insediamento come
sistema, i suoi caratteri strutturali e rilevanti i termini storici, culturali e
ambientali, la sua forma e il suo rapporto con il sito, la sua dotazione di servizi e il
suo funzionamento.
La conoscenza del sistema insediativo indaga i seguenti aspetti:
-
le risorse insediative storiche, costituite dai centri e nuclei storici, dalle
masserie;
-
le diverse destinazioni funzionali delle risorse insediative;
-
i caratteri morfologici delle risorse insediative nella loro evoluzione e
stratificazione storica;
-
la quantificazione delle densità insediative raggiunte;
-
la dotazione di spazi di uso pubblico, servizi e attrezzature relative agli
insediamenti residenziali e produttivi (riserva di aree/reali/di previsione);
-
la specifica dotazione di verde urbano, la sua localizzazione e le sue
dimensioni;
-
gli spazi esistenti per la mobilità urbana (pedonale, ciclabile);
-
i livelli di accessibilità delle diverse parti di città, sulla base della
rilevazione delle barriere architettoniche che ostacolano un’adeguata
fruibilità di infrastrutture e servizi di uso pubblico.
Risorse infrastrutturali
Con questo termine si intende il complesso delle infrastrutture e degli impianti,
opere e spazi attrezzati per funzioni locali e sovralocali, che concorrono a
realizzare gli standard di qualità urbana ed ecologico ambientale del territorio.
Si dovrà soffermare l’attenzione sul sistema delle risorse infrastrutturali che alla
scala dell’insediamento costituiscono un’armatura urbana, formata dalle
infrastrutture per la mobilità locale, carrabile, pedonale e ciclabile, dagli spazi
aperti di uso pubblico e dalle attrezzature. In particolare, per quanto riguarda:
-
alla mobilità di merci e persone, le conoscenze devono contribuire a
definire la dotazione e i requisiti delle infrastrutture della mobilità;
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alla funzionalità e la qualità igienico-sanitaria degli insediamenti, il
sistema delle conoscenze è finalizzato alla descrizione delle infrastrutture
costituite da :
-
gli impianti e le opere di prelievo, trattamento e distribuzione
dell’acqua;
-
la rete fognante principale, gli impianti di depurazione e la rete di
canalizzazione delle acque meteoriche;
-
gli spazi e gli impianti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti
solidi;
-
la rete e gli impianti di distribuzione dell’energia elettrica, del gas;
-
gli impianti e le reti del sistema delle comunicazioni e
telecomunicazioni,
con
particolare
riferimento
ai
contesti
caratterizzati da obiettivi sensibili (asili, scuole, case protette per
anziani);
-
le attrezzature e spazi collettivi, analizzando le seguenti categorie di
attrezzature: l’istruzione; l’assistenza e i servizi sociali e igienico sanitari;
la pubblica amministrazione, la sicurezza pubblica e la protezione civile;
le attività culturali, associative e politiche; il culto; gli spazi aperti
attrezzati a verde per il gioco, le attività sportive; gli altri spazi aperti di
libera fruizione per usi pubblici collettivi; i parcheggi pubblici;
-
i nodi specializzati, caratterizzati dalla forte attrattività di un numero
elevato di persone e di merci e da un bacino d’utenza di carattere sovra
comunale (centri fieristici ed espositivi, centri commerciali).
Realtà sociosocio-economica
E’ importante riuscire a costruire un quadro di riferimento attendibile e utile alla
pianificazione su situazioni e tendenze attinenti alla sfera socioeconomica,
finalizzato a risolvere i relativi problemi.
Occorre osservare, con rilievi sul campo, lo stato del territorio e utilizzare l’ascolto
come strumento per stimolare e far emergere la domanda e i bisogni dei cittadini.
Recenti rapporti pubblici di settore, ad esempio:
-
segnalano le preoccupanti dimensioni che assume la disoccupazione;
-
registrano l’andamento delle nuove forme del lavoro, mobile e flessibile;
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annunciano, da una parte nuove forme di emigrazione e dall’altra
dismissioni o delocalizzazioni produttive;
-
indicano quali tra nuovi e vecchi settori di attività possono produrre
ricchezza e benefici sociali.
Le informazioni necessarie sono sufficientemente disponibili e reperibili attraverso
la consultazione delle fonti ufficiali: Istat, Università, Regione, Provincia, Camera di
Commercio.
L’analisi
demografica
del
comune
non
si
discosta
sostanzialmente
dall’andamento a livello regionale e salentino degli ultimi anni.
Il dato della popolazione residente fa rilevare un incremento nel periodo dal 1951
al 1981, e un decremento dal 1981 al 2001. In un arco di tempo di 50 anni si
passa dai 7879 abitanti del 1951 ai 9530 del 2001.
Il tasso medio, con una punta massima dell’3,061% nel decennio 1971-1981,
subisce un forte rallentamento, passando al segno negativo, nel decennio 19811991, con una punta minima pari all’0,725% e, ancora, nell’ultimo decennio
1991-2001, con una punta minima pari al 0,557%. Gli ultimi dati disponibili fanno
rilevare una inversione di tendenza, passando al segno positivo, con un
incremento medio annuo dal 2001 al 2003 pari allo 0,98%.
In sostanza la crescita maggiore si è avuta nel decennio 1971-1981 (2.550 nuovi
abitanti); si è avuto un decremento nel decennio 1981-1991 (-789 abitanti); dal
1991 al 2001 il decremento è pari a 562 abitanti e da ultimo si è avuto un
incremento dal 2001 al 2003 (186 abitanti).
Relativamente alla situazione occupazionale
occupazionale la popolazione attiva, in percentuale
su quella totale, è pari al 45,14% (nel 1991) e al 37,54% (nel 2001). Il dato della
popolazione inattiva presenta un costante incremento; tale dato desta
preoccupazione, ancor più se alla popolazione non attiva si aggiunge quella in
cerca di prima occupazione.
Le cause di tale situazione sono molteplici e non tutte riconducibili a fenomeni a
carattere locale. In particolare, oltre ai motivi più complessi ed ascrivibili alla
generale crisi nazionale, hanno fortemente inciso l’allontanamento degli occupati
in agricoltura (dovuto alla bassa redditività del settore), il rientro di emigrati in età
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pensionabile, il notevole peso dei diplomati e laureati in cerca di prima
occupazione e la diffusa presenza del cosiddetto “lavoro nero”.
In tale situazione alcuni settori, quali il commercio e l’artigianato, garantiscono un
livello accettabile di reddito pro-capite. Esaminando i dati degli ultimi censimenti,
infatti, si registra un aumento occupazionale nel settore del commercio e del
terziario in genere. In agricoltura,
agricoltura invece, si registra già a partire dal 1961 una
notevole diminuzione dell’attività. Si passa da una percentuale della popolazione
attiva pari al 64,61% nel 1961 ad una pari al 27,08% nel 1991.
Ciò nonostante questo settore costituisce ancora un saldo punto di riferimento per
l’economia cittadina, anche se gli attivi sono in larga parte costituiti da
manodopera notevolmente invecchiata o dagli stessi proprietari (secondo lavoro o
incremento del reddito pensionistico).
Il settore agricolo risulta ben lontano da quei livelli di produttività, di
meccanizzazione e di razionalizzazione auspicabili in una provincia ad economia
prevalentemente agricola. Ne deriva l’esigenza di potenziare questo settore, non
soltanto per assicurare occupazione e reddito adeguato ad una larga parte della
popolazione, ma anche per utilizzare pienamente le risorse e contenere i
movimenti migratori che, essendo costituiti in prevalenza da giovani, determinano
un forte invecchiamento della popolazione.
Gli addetti nel settore dell’industria
industria sono nel 1991 pari al 43,35% della
popolazione attiva, con un incremento costante dal 1961 (28,32%) in poi.
Esaminando i dati dei vari censimenti si osserva come ad un aumento minimo
degli imprenditori, lavoratori in proprio, dirigenti e impiegati, corrisponde un
incremento maggiore per i lavoratori dipendenti; dato, questo, che può far
supporre una minore automatizzazione, ma soprattutto la presenza di aziende con
un cospicuo numero di dipendenti.
D’altro canto occorrerà incentivare questo tipo di attività, in quanto proprio le
piccole e medie imprese, in aumento e diffuse sul territorio, potrebbero favorire lo
sviluppo economico e consentire una maggiore integrazione tra attività
artigianale, industriale ed agricola.
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Il settore del commercio ha registrato, dal 1961 ad oggi, un costante aumento.
Tale sviluppo ha di fatto determinato un graduale processo di ammodernamento
delle attrezzature, accompagnato da un miglioramento qualitativo dei prodotti,
con canali distributivi che tuttavia rimangono legati ad una domanda di consumo
prevalentemente locale.
Gli esercenti in sede fissa sono integrati dagli ambulanti presenti nei mercati
settimanali, che incidono notevolmente sul totale.
Mancano tuttavia iniziative capaci di avviare una concreta razionalizzazione
dell’organizzazione distributiva, rispetto alle dimensioni ed alle specializzazioni
delle aziende.
Bilancio della pianificazione vigente
Per bilancio della pianificazione vigente a livello comunale si intende lo stato di
attuazione dei piani in vigore (generali ed esecutivi) e delle eventuali pianificazioni
di settore (piano del traffico, del commercio), nonché il quadro della
programmazione e della progettazione in atto in ambito comunale.
Il bilancio urbanistico dovrà essere espresso sia in termini quantitativi, ponendo in
evidenza, le capacità residue della pianificazione vigente (generale ed attuativa),
sia in termini qualitativi, anche esprimendo le specifiche motivazioni che hanno
portato al non utilizzo o all’utilizzo parziale delle aree residue. Dovranno inoltre
essere evidenziate le realizzazioni in difformità dal piano in vigore.
La campagna di ascolto potrà essere volta a rilevare domande e bisogni locali, con
particolare riguardo alle infrastrutture viarie, agli spazi di sosta e ai marciapiedi,
alle aree verdi e agli spazi aperti, alle infrastrutture a rete e puntuali per
l’approvvigionamento idrico e la regimazione delle acque, il trattamento delle
acque reflue e dei rifiuti solidi urbani, i rischi di allagamento.
Il territorio comunale di Ruffano ha una estensione territoriale pari a 38,82 kmq
con una densità di 280 abitanti/kmq. Il suolo agrario risulta prevalentemente
utilizzato ad uliveto, marginalmente a seminativo e solo occasionalmente a
vigneto. Le aree boscate sono concentrate soprattutto lungo l’asse della serra.
Lo strumento urbanistico generale del Comune di Ruffano è il Programma di
Fabbricazione,
definitivamente
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approvato
dal
Consiglio
Comunale
con
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Deliberazione n. 10 del 09.02.1977. Successivamente, con Deliberazione di
Giunta Regionale n. 4898 del 15.06.1981 è stata approvata la variante al PdF e lo
studio particolareggiato delle zone omogenee di tipo B. Nel 1982 è stata
approvata un’altra variante al PdF relativa alla zona D ubicata in contrada Monaci.
Il Piano Insediamenti Produttivi è stato approvato nel 1983 con Deliberazione del
Consiglio Comunale n. 62 del 25.11.1983.
Il Piano per l’Edilizia Economica e Popolare è stato approvato con Deliberazione n.
47 del 22.04.1988.
Tra il 1989 ed il 1994 sono stati approvati i piani di lottizzazione relativi alle zone
C di espansione residenziale delle seguenti aree: zona Chiantata (Deliberazione
del Consiglio Comunale n. 64 del 10.04.1989); zona Lama (Deliberazione del
Consiglio Comunale n. 6 del 09.02.1994); zona Palombaro (Deliberazione del
Consiglio Comunale n. 58 del 23.08.1994); zona Cornola (Deliberazione del
Consiglio Comunale n. 59 del 23.08.1994).
L’ultima variante al PdF riguarda l’ampliamento della zona PIP, approvata
definitivamente con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 5 del 04.02.2005.
I dati raccolti dimostrano con chiarezza la tendenza ad uno sfruttamento parziale
delle potenzialità edificatorie dei suoli da mettere in relazione alle tradizioni
costruttive, alle esigenze abitative, alle caratteristiche tipologiche diffuse, alle
risorse economiche ed alla scarsa disponibilità delle abitazioni in condominio
come modello abitativo.
Le zone di completamento sono state utilizzate in relazione alle reali esigenze ed
abitudini abitative, sottoutilizzando gli indici e parametri urbanistici di piano. Ciò
perché si riscontra la predominanza di edilizia unifamiliare, con uno o due piani
fuori terra, con ampi spazi scoperti all’interno degli isolati (verde di pertinenza).
Molti lotti ancora liberi costituiscono una riserva edificatoria destinata alle nuove
generazioni.
Le capacità insediative residuali nelle zone B1a (3726 mc), B1b (32.981 mc) e B2
(54.743 mc) ammontano complessivamente a circa 91450 mc.
Le capacità insediative residuali nelle zone C con le lottizzazioni Palombaro (9.400
mc), Chiantata (31.000 mc), Lama (7.800 mc), Cornula (6.920 mc) ammontano
complessivamente a circa 146.570 mc.
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La zona agricola è stata interessata da una evidente vocazione alla residenza
concentrata soprattutto lungo le principali direttrici viarie e nelle zone contigue
all’abitato. Dall’analisi dei dati riferiti al 1991-2003 si rileva che l’attività
edificatoria nella zona agricola ha spesso superato, in termini di volumetria, quella
delle zone B e C.
Tale realtà ha determinato un notevole frazionamento dei terreni interessati,
conferendo agli stessi caratteristiche urbanistiche ed edilizie proprie delle zone B
di completamento e C di espansione.
Le zone omogenee D, originariamente individuate dal PdF, destinate alle attività
produttive artigianali e industriali, sono state completamente utilizzate e/o
assegnate. A causa della carenza di tali aree, tra il 2000 e il 2003 si è fatto spesso
ricorso alla procedura di variante urbanistica prevista dal DPR n. 447/1998
realizzando complessivamente circa 60.000 mc.
Al fine di evitare il continuo ricorso a singole varianti urbanistiche sulla base del
DPR n. 447/1998, con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 5 del 04.02.2005
è stata approvata una variante al PdF per l’ampliamento della zona PIP con una
disponibilità volumetrica di circa 173.598 mc.
Dalla ricognizione degli standards esistenti si rileva, rispetto alla dotazione minima
prevista dal DM n. 1444/1968, che gli stessi sono insufficienti, con particolare
riferimento soprattutto al verde pubblico e ai parcheggi, e con la sola eccezione
per le attrezzature di interesse comune.
Quadri interpretativi
I quadri interpretativi sono costruiti a partire dal sistema delle conoscenze e
costituiti da descrizioni integrate dei caratteri dominanti dei luoghi, delle relazioni
tra le risorse individuate e delle relative tendenze di trasformazione. Derivano da
una ricomposizione integrata delle ricognizioni delle risorse, nonché da una
interpretazione critica dello stato di fatto del territorio e delle sue tendenze di
trasformazione.
I quadri interpretativi potranno giungere a:
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l’individuazione delle invarianti strutturali, intese come quei significativi
elementi patrimoniali del territorio caratterizzati dalla stabilità e dalla non
negoziabilità dei valori nel medio-lungo termine;
-
l’articolazione del territorio comunale in contesti territoriali, intesi come parti
del territorio connotate da uno o più specifici caratteri dominanti sotto il
profilo ambientale, paesistico, storico-culturale, insediativo, infrastrutturale.
In particolare i contesti territoriali potranno essere articolati in contesti urbani e
contesti rurali.
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Parte strutturale (PUG/S)
Parte programmatica
programmatica (PUG/P)
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arch. antonio mangia