20 novembre · 2015
Anno VI - n. 3
NUOVO UMAMESIMO
Verità, Misericordia, Carità: gli orizzonti
in cui si è mosso il 5° Convegno Ecclesiale di Firenze
Alberto Cavallini
T
OMMARIO
ra il 9 e il 13 novembre si è
tenuto a Firenze il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale dal titolo IN GESU’ CRISTO IL NUOVO UMANESIMO. Ogni
dieci anni – il primo Convegno nazionale, infatti, si è celebrato in Roma nel 1976 – la Chiesa che è in Italia si dà appuntamento per mettere
a fuoco il suo impegno e la sua presenza nella società, leggendo i segni
del tempo sulla scia di quanto insegnato dal Concilio Vaticano II. Tante le tematiche affrontate e tante le
riflessioni scaturite dai cinque verbi tratti dalla Evangelii Gaudium
di papa Francesco per ritrovare “il
gusto dell’umano”: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Ma che significano concretamente queste azioni? Uscire è l’amare e
l’accogliere l’imprevisto, Annunciare è il vivere la Parola che salva, Abi-
tare è l’essere consapevoli di essere
nel Creato, Educare è l’arte che modella il cuore, Trasfigurare è la preghiera, l’inesauribile sorgente che
dà vita.
Ed un umanesimo evidenziante luci
e ombre, coscienza e operare dell’uomo tra il bene e il male è stato l’orizzonte entro cui si è mosso il Convegno, offendo sentieri concreti di vita
nella situazione del tempo presente
che sembra osteggiare la permanenza dell’umano sulla terra con scenari
tecnologici inumani, trasformazioni
sociali e migrazioni di popoli. Altrettanto fondamentale è stato il pensare l’umano legato al Creato, alla terra e ai viventi che la abitano, ma anche alla comunione che unisce tra loro tutti gli uomini.
Il Convegno, fedele alle radici bibliche dell’umanesimo cristiano e al
Magistero della Chiesa, si è china-
Convegno Ecclesiale Nazionale
pagg. 1-2
Sinodo
pagg. 3-4
Giubileo della Misericordia
pagg. 6-7
Crescere nella fede
pagg. 8-9
Anno della Vita Consacrata pag.
10
Comunicazioni Sociali
pag.
10
Media CEI
pag.
11
Studi e ricerche
pagg. 12-13
AMCIpag.
14
Ecclesia in Gargano
pagg. 15-20
SOMM A R IO
to con lo spirito del Buon Samaritano sulle ferite dell’umanità per continuare a portare il sale della sapienza e l’olio della carità.
Insomma, ha sottolineato il Convegno di Firenze, ogni riflessione
sull’umano non può che cominciare
e culminare nella persona di Gesù
Cristo, nel quale è possibile il nuovo
umanesimo con opere e giorni da vivere nel concreto così come tanti nostri fratelli in umanità hanno testimoniato nel corso dei secoli e testimoniano anche oggi soltanto con gli
occhi innocenti di un bambino che
vede il mondo come lo vede Iddio,
semplicemente bello e buono.
Da Firenze il cardinale Angelo Bagnasco
esorta a “camminare insieme”
I
l Convegno è stato innanzitutto occasione propizia per ribadire la
centralità di Gesù nella nostra vita. E’ Lui l’uomo nuovo che con la
sua morte e resurrezione dà senso ad ogni cosa. In Lui fattosi carne, la Sapienza non è più il sapere astratto, teorico, autoreferenziale,
sempre sterile di pensatori antichi e moderni, ma quella che si incarna nella vita e che sa donare per amore.
E’ la Sapienza – da “sapio”, avere sapore - fatta carne che ha posto la
sua dimora tra noi per narrarci del Padre, comunicandoci grazia e
verità. E se Gesù è la Sapienza, Egli ha il sapore della salvezza di cui
l’Eucaristia è memoriale.
Per il Presidente della CEI il quinto Convegno ecclesiale nazionale è
“il punto di arrivo” ma anche “un nuovo punto di partenza”. “Stile sinodale”, concretezza, attenzione verso i poveri, apertura di credito
verso i giovani, sono le priorità della Chiesa che è in Italia.
Il Convegno è stato un abbraccio che dai Pastori si è allargato al Popolo di Dio ed è arrivato a papa Francesco, cui il cardinal Bagnasco, a
nome di tutti i delegati, ha detto: “Le vogliamo bene!” (A.C.)
20 NOVEMBRE 2015
[Convegno Ecclesiale Nazionale]
E C C O L’ U M A N E S I M O C R I S T I A N O :
“POPOLO E PASTORI
INSIEME”
Michelangelo Mansueto
P
apa Francesco ha chiesto alla Chiesa che è in Italia di
avviare in “modo sinodale”
nelle sue comunità, parrocchie e diocesi, una riflessione sulla
Evangelii Gaudium per “trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue
disposizioni, specialmente sulle priorità che avete individuato in questo
Convegno” ed ha raccomandato vivamente di essere una Chiesa inquieta in modo da essere vicina ad abbandonati, dimenticati, imperfetti.
Declinando il tema del Convegno nazionale, Papa Francesco ha incentrato il suo lungo discorso su Gesù “nostra luce” e “giudice di misericordia”,
unico vero metro dell’umanesimo
cristiano, e ed ha chiesto alla Chiesa italiana di confrontarsi con i tratti
distintivi di questo umanesimo che
sono, secondo s. Paolo, i sentimenti
di Cristo: umiltà, disinteresse, beatitudine. Seguendo questi sentimenti “non dobbiamo essere ossessionati “dal potere”, anche quando questo
prende il volto di potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chie-
sa”. Ed ha sottolineato che è preferibile un Chiesa accidentata per essere uscita piuttosto che rinchiusa in
se stessa, vittima di tentazioni come
quelle del pelagianesimo e dello gnosticismo, ed ha esortato a seguire i
santi, i testimoni fedeli del Vangelo, come Francesco di Assisi e Filippo Neri, ma anche i personaggi immaginari, ma familiari a tantissimi
di noi, come don Camillo e Peppone.
Ha confidato papa Francesco ai partecipanti al Convegno nazionale il
suo “sogno”: una Chiesa libera, aperta, inquieta, “sempre più vicina agli
abbandonati” col volto di una mamma che “comprende, accompagna,
accarezza”. Infine, il Pontefice ha
raccomandato “capacità di dialogo e
di incontro” soprattutto con gli ultimi e gli emarginati ed ha ricordato
che “la carità evangelica è creativa”
perché protegge la Chiesa “da ogni
surrogato di potere, di immagine, di
denaro”.
Dunque, da Firenze la Chiesa italiana è pronta ad aprire nuove strade all’annuncio della Buona Noti-
I contributi e le riflessioni a pubblicarsi nel prossimo numero di VOCI
e VOLTI che uscirà venerdì 18 dicembre 2015, per motivi tecnici, devono pervenire in redazione per e-mail , entro e non oltre lunedì 7 dicembre 2015.
VOCI
Periodico dell’Arcidiocesi di Manfredonia-ViesteSan Giovanni Rotondo
Anno VI - n. 3 del 20 novembre 2015
Iscritto presso il Tribunale di Foggia al n. 13/2010
del Registro Periodici - Cronologico 1868/10
del Registro Pubblico della Stampa
Direttore responsabile
Alberto C avallini
Redazione
Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi
Via s. Giovanni Bosco n. 41/b - Tel 0884.581899
71043 Manfredonia
e-mail: [email protected]
[email protected]
Le foto pubblicate appartengono all’archivio fotografico
dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi
E
VOLT I
Hanno collaborato a questo numero:
don Fernando Piccoli, don Leo Abbascià,
suor Angela, carmelitana scalza, Michelangelo Mansueto,
Vincenzo Corrado, Antonio Stuppiello, Antonio Facciorusso,
Marco Trotta, i seminaristi teologi Sathe Innocent e Coyitungive
Innocent di Propaganda Fide, Massimiliano Arena, Antonia Palumbo,
Denise Calderisi, Pasquina Tomaiuolo.
Il periodico VOCI e VOLTI è iscritto alla
Stampa:
Grafiche Grilli - Via Manfredonia Km 2,200 - 71121 Foggia
Il giornale diocesano VOCI e VOLTI può essere letto in formato
elettronico o scaricato dall’home page del sito della nostra Arcidiocesi: www.diocesimanfredoniaviestesangiovannirotondo.it
Questo numero è stato chiuso in redazione
il 16 novembre 2015
zia perché fatto il punto “sul nostro
cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio”, scopo ampiamente dibattuto del quinto Convegno ecclesiale nazionale, la nostra
testimonianza non può essere relegata a “un retaggio del passato o ritenuta un ostacolo alla libertà”, al contrario, essa deve indicare e orientare
la via del futuro. È a partire dai “fondamentali” del cristianesimo, “che
sono ad un tempo antropologici, culturali e spirituali”, che “il Vangelo
e la vicinanza della comunità e dei
cristiani possono risultare decisivi”,
come ha detto mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente del Comitato preparatorio del
Convegno.
La famiglia è la prima area d’impegno, architrave insostituibile di
ogni società e garanzia del suo futuro e per questo va salvaguardata,
promossa e valorizzata anche sul
piano legislativo ed economico. Poi
l’”ecologia umana”, e il contrasto a
quella cultura dello scarto che si fonda sull’idolatria del denaro, sulla
corruzione, tanto diffusa che appare un comportamento normale, sulla illegalità, le mafie, le tangenti,
l’inequità, che generano ingiustizie, discriminazioni e violenze verso i poveri, dai bambini agli anziani, dai senza dimora ai precari, ai disoccupati o in cerca di lavoro, dai disabili ai malati terminali.
Ecco che è stato segnato il cammino della Chiesa italiana negli anni a
venire. Una Chiesa che non ha ricette preconfezionate, che si mette in
ascolto e dialoga con tutti e costruisce con tutti, anche rischiando di
ferirsi, di incorrere in qualche incidente di percorso e persino di sporcarsi, perché se ti pieghi sui poveri, sarà inevitabile che ti sporchi. Da
qui la certezza che ci sarà chiesta
creatività nel cercare strade nuove,
con coraggio e anche un pizzico di
incoscienza.
Insomma, i cattolici italiani possono
cominciare a osare, sia nella vita di
Chiesa che nella piazza civile.
Il Papa ha chiesto ai Pastori di mettersi in ascolto dei fedeli e di condividere con loro il cammino sulle
vie del mondo: è questo il nuovo volto della Chiesa in Italia che in molti casi già si è messa in discussione
e in cammino, superando pregiudizi e chiusure, alterità e preconcetti,
senza aspettarsi nulla qui e ora. Il
Papa ha dato fiducia a tutti, al punto da chiedere a noi laici di aiutare
il Vescovo a stare in piedi, accanto a
noi. Vescovo e popolo. Popolo e vescovo. Sì questa è la Chiesa libera,
umile, disinteressata, lieta, col volto di mamma, popolare e forse anche popolana, capace di soffrire e di
sorridere.
Questa Chiesa immagine dell’Ecce
Homo, ci piace. E sì che ci piace molto, anche se siamo solo un frammento minuscolo di quel popolo. 
FIRENZE 2015 la delegazione della nostra Chiesa
Diocesana è stata composta da:
1. Mons. Michele CASTORO, arcivescovo
2. Ins. Dina DIURNO, “Casa Speranza” di Borgo Mezzanone
4. Coniugi Milena e Domenico LAMARCA, Operatori Sociali
5. Sac. Stefano MAZZONE, Vicario Generale e Responsabile della
Casa Diocesana della Carità
6. Sac. Salvatore MISCIO, Rettore Seminario Diocesano
7. Prof. Luigi PLACENTINO, Insegnante di religione Cattolica
20 NOVEMBRE 2015
[Sinodo]
3
S ino d o sulla fami g lia
Un punto
di partenza Gualtiero Bassetti*
M
olti commentatori, in
questi giorni, hanno
continuato a dibattere
su chi abbia “vinto” il
Sinodo. Una discussione a suo modo legittima, che non riesce a cogliere, però, il significato profondo e la
portata storica di un avvenimento
che ha caratterizzato, negli ultimi
due anni, la vita dell’intera Chiesa,
non solo nelle discussioni dei circoli minori o dell’aula del Sinodo, ma
in ogni singola diocesi e parrocchia.
È bene partire da questo aspetto, per
così dire periferico, per capire fino
in fondo cosa è accaduto. L’invio e
la redazione dei questionari su «la
vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo» hanno rappresentato, pur con tutti i li-
miti di un testo scritto, una indiscutibile grande novità. Mai nella storia
recente della Chiesa si era avuta una
così vasta partecipazione “dal basso”
come in questi due anni, paradossalmente, in uno dei momenti storici
più difficili per l’istituzione familiare, proprio quando la famiglia sembra essere non solo maltrattata, ma
addirittura ignorata dal senso comune e dalle politiche pubbliche.
Un secondo aspetto da evidenziare
riguarda, invece, lo spirito che ha
soffiato all’interno della Chiesa, sintetizzato attraverso una delle icone
evangeliche più importanti: quella
del Buon samaritano, di colui che vede la sofferenza dell’uomo moderno
e non gira la testa dall’altra parte.
Non più dall’alto di una cattedra, ma
dal basso dello sguardo del samaritano si accoglie, si guarisce e infine
si cerca di integrare all’interno della comunità ecclesiale. Un’integrazione che, dunque, non avviene per
“imposizione” ma per “attrazione” e
che dà vita a una pastorale dell’accoglienza e del prendersi cura.
Un ultimo aspetto da sottolineare
si riferisce, infine, al metodo sinodale. Metodo e sinodo, infatti, sono
due parole che non possono essere
disgiunte e vanno lette una accanto all’altra. Se il sinodo, infatti, indica una “strada comune” da percorrere insieme, il metodo ci indirizza
con discernimento verso la ricerca
di quella strada. Ed è quel metodo,
tratto dall’insegnamento del Vaticano II, che ha illuminato il cammino
della Chiesa sinodale in cui ciascun
membro è valorizzato quale pietra
viva, scelta e preziosa; dove si pratica il discernimento comunitario, si
rifugge dal clericalismo e si valorizza la vocazione missionaria.
Una delle più grandi eredità di questo sinodo consiste, dunque, nell’aver iniziato a tracciare una strada
nuova. Un punto di partenza che potrà essere migliorato in molti modi
diversi. Per esempio, dando ancora
più spazio alle realtà laicali e al punto di vista delle donne.
Un punto di partenza, però, dal quale non si può in alcun modo tornare
indietro. 
*cardinale arcivescovo
di Pergia
La Famiglia al centro della riflessione del Sinodo
conclusosi con l’approvazione della Relatio Finalis
C
om’è noto, alla vigilia
dell’apertura del Sinodo, Papa Francesco ha dato appuntamento a tutte le famiglie in piazza s. Pietro per
una veglia di preghiera promossa
dai Vescovi italiani sulla “vocazione e missione della famiglia nella
Chiesa e nel mondo”. E le famiglie
hanno vissuto quel momento di preghiera e testimoniato, riunite attorno al Sommo Pontefice e ai Padri Sinodali, che tutti siamo chiamati a fare il possibile per mostrare al mondo la bellezza della famiglia, “palestra di perdono” come l’ha definita
Papa Francesco che nella Lettera alle
famiglie ha ricordato come “il sostegno della preghiera è quanto mai necessario e significativo, specialmente
da parte vostra, care famiglie. Infatti, questa Assemblea sinodale è dedicata in modo speciale a voi, alla vostra vocazione e missione nella Chiesa e nella società. Pertanto vi chiedo di pregare intensamente lo Spirito Santo, affinché illumini i Padri sinodali e li guidi nel loro impegnativo
compito”. L’invito di Papa Francesco
è stato sentito, in particolare, quale sostegno spirituale ai Padri sinodali nel loro impegnativo compito di
attestare come la Chiesa ha a cuore
l’umanità e si interroga su come annunciare oggigiorno il Vangelo della Famiglia.
I 270 Padri sinodali, oltre alle 18 coppie di sposi genitori e capi di famiglie (17 coppie uditrici ed una inserita tra gli esperti), sono stati impegnati fino al 25 ottobre per valutare
Michelangelo Mansueto*
come la Chiesa Cattolica debba adeguare la Pastorale familiare alle esigenze del nostro tempo sotto la guida dello Spirito Santo e per confrontarsi in particolare sui tre grandi temi in cui è stato ordinato il Sinodo
“L’ascolto delle sfide sulla famiglia”; “Il discernimento della vocazione familiare”; “La missione della famiglia oggi”.
In tre settimane, le 90 ore complessive di lavori sono state suddivise tra
54 ore nella Congregazione generale e 36 nei Circoli minori.
Tutti i punti discussi nel Sinodo, ed
inseriti nella Relatio Finalis, sono
stati approvati dai Padri sinodali con
la maggioranza qualificata dei due
terzi degli aventi diritto al voto: anche gli argomenti di maggiore impatto pubblico, come il paragrafo 85
sulla comunione ai divorziati risposati approvato con 178 voti a favore,
80 contrari e 7 astenuti, hanno superato tale soglia (cosa che non era
successa nell’Assemblea di preparazione al Sinodo dello scorso mese di
ottobre 2014). L’ampia maggioranza
raggiunta è stata necessaria per poter dichiarare il testo finale approvato, espressione piena del Sinodo.
Le conclusioni votate si inseriscono nella direttrice di «pastorale
familiare» indicata più volte da Papa Bergoglio ed il dibattito all’interno del Sinodo sembra sia stato vivace, a conferma che le consultazioni
effettuate sono state “consultazioni
reali, non formali”.
Durante l’Angelus, recitato al termine della Messa celebrata a conclusio-
ne del Sinodo, Papa Francesco ha ricordato che “La parola “sinodo” significa “camminare insieme … ed il
primo a voler camminare insieme con
noi, a voler fare “sinodo” con noi, è
proprio Lui, il nostro Padre. Il suo “sogno”, da sempre e per sempre, è quello di formare un popolo, di radunarlo, di guidarlo verso la terra della libertà e della pace. E questo popolo
è fatto di famiglie: ci sono «la donna
incinta e la partoriente»; è un popolo
che mentre cammina manda avanti
la vita, con la benedizione di Dio.” Ed
ha proseguito ricordando che il popolo di Dio “È una famiglia di famiglie, in cui chi fa fatica non si trova
emarginato, lasciato indietro, ma riesce a stare al passo con gli altri, perché questo popolo cammina sul passo
degli ultimi; come si fa nelle famiglie,
e come ci insegna il Signore, che si è
fatto povero con i poveri, piccolo con
i piccoli, ultimo con gli ultimi. Non lo
ha fatto per escludere i ricchi, i grandi e i primi, ma perché questo è l’unico modo per salvare anche loro, per
salvare tutti: andare con i piccoli, con
gli esclusi, con gli ultimi”.
Se è vero che la Chiesa non deve rincorrere il mondo, è altrettanto, se
non di più, vero che la Chiesa deve
continuamente chiedersi come annunciare al mondo il Vangelo in un
contesto profondamente mutato. Se
ci sono nuovi fenomeni, situazioni
profondamente cambiate, un numero sempre maggiore di persone che
vivono condizioni «irregolari», non
può non porsi la questione di come
raggiungerle, accompagnarle, far
sentire loro l’abbraccio della misericordia di Dio, cercare di venire loro incontro.
Perciò, Papa Francesco ha messo in
evidenza che il Sinodo “ci ha fatto
capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le
idee ma l’uomo, non le formule, ma
la gratuità dell’amore di Dio e del suo
perdono”.
Al termine di questo Sinodo, il Popolo di Dio è chiamato a camminare insieme con i suoi Pastori lungo la strada del mondo, e di questo cammino
le famiglie sono chiamate ad essere
parte attiva e presente perché attraverso la famiglia passa la trasmissione della vita ed è nella famiglia,
oltre che nella Chiesa madre naturalmente, che molti degli argomenti
più scottanti, affrontati durante il Sinodo, vanno non solo vissuti ma plasmati e trasformati, affinché rigenerati alla luce del Vangelo della vita
possano aiutare la Chiesa ad essere
sempre più vicina a chi viene lasciato indietro, a chi è nella sofferenza,
a chi si sente deluso ed abbandonato,
in primo luogo dai propri fratelli. 
*parrocchia Sacra Famiglia
Manfredonia
20 NOVEMBRE 2015
[Sinodo]
Intervista a mons. Marcello Semeraro
“Discernimento, accompagnamento e integrazione”
Vincenzo Corrado*
“U
n testo di ampio respiro e segnato dalla makrothymía, ossia dalla capacità di
guardare e sentire in grande”. Non usa
giri di parole monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e membro
della Commissione per l’elaborazione
della “Relazione finale”, per definire
il documento conclusivo del Sinodo,
approvato in tutti i suoi 94 paragrafi
da una maggioranza qualificata. “Seguendo la suggestione dell’intervento
di un vescovo letto in aula - aggiunge
Semeraro -, paragonerei il Sinodo appena terminato alle nozze di Cana dove il vino, che è motivo di gioia, è sembrato, talvolta, mancare e ciò ha destato dell’ansia. Però, la docilità dei servi alla parola di Gesù, di riempire nonostante tutto le anfore con acqua, ha
reso possibile il mutamento”.
Eccellenza, quali sono i passaggi
principali della Relazione finale?
“Più che ‘passaggi’, indicherei alcuni atteggiamenti, che se pure tornano specialmente nella terza parte della Relatio, tuttavia la segnano profondamente per tutto il suo svolgersi. Sono quelli descritti con i termini di discernimento, accompagnamento e integrazione. Queste tre parole attraversano l’intero documento e si richiamano l’una l’altra”.
Il testo approvato è solo frutto di un
buon compromesso oppure è indicatore di quel “camminare insieme”
tanto auspicato dal Papa?
“In origine il termine ‘compromesso’
indicava un impegno condiviso. Sotto
questo profilo la Relatio mi pare un testo nel quale almeno una maggioranza qualificata si è ritrovata”.
Su alcuni punti (numeri 84-85-86),
che trattano del “discernimento e
integrazione” dei divorziati risposati il numero dei non placet, però,
è cresciuto…
“A me pare che la ragione sia nel fatto
che essi implicano un passaggio molto
importante: dalla morale dei comandamenti alla morale delle virtù. In breve,
nella prima il soggetto sembra essere
valutato come un produttore di atti secondo la legge e la coscienza pare considerata prevalentemente come facoltà
di notifica e di applicazione della legge. La morale delle virtù, per sua parte, intende fare propria la pedagogia
evangelica che mira all’‘albero’ prima
che ai frutti, nella convinzione che se
l’albero (ossia la persona e la sua libertà) è buono, anche i frutti (le azioni) lo
saranno (cf. Mt 7). Nella Relatio si legge pertanto: ‘Il Vangelo della famiglia
nutre pure quei semi che ancora attendono di maturare, e deve curare quegli
alberi che si sono inariditi e necessitano di non essere trascurati’ (n. 50)”.
Pare di capire che lo “sguardo” più
che al dettaglio sia stato indirizzato verso l’ampiezza del tema della famiglia…
“Considererei il testo da tre prospettive. Per la prima userei la parola fragilità. La sua etimologia ci riporta a qualcosa che può rompersi o essere rovinato, ma pure a ciò che è prezioso e perciò merita di essere custodito e curato. Ora, nella prima parte la Relatio si
accosta alla famiglia proprio in questa prospettiva: è ‘grembo di gioie e di
prove’, attraversata dalla crisi ma pure oggetto di speranza e di speranze.
Indico l’altra prospettiva con la parola sguardo. Anche questo è un termine
ricorrente nella Relatio. Ancora nell’omelia della Messa di chiusura Francesco ha detto: ‘Abbiamo condiviso con lo
sguardo rivolto al Signore e ai fratelli,
nella ricerca dei sentieri che il Vangelo
indica al nostro tempo per annunciare
il mistero di amore della famiglia. Proseguiamo il cammino che il Signore
desidera. Chiediamo a Lui uno sguardo guarito e salvato, che sa diffondere
luce, perché ricorda lo splendore che lo
ha illuminato’. Uno sguardo sulla fragilità, infine, esige connaturalmente
la scelta di parole fragili. Un proverbio
africano recita che la ferita provocata
da una parola non guarisce! Era, dunque, necessario, per quella realtà così preziosa e fragile che è la famiglia
scegliere parole buone, parole di cura, che aiutano a cambiare la vita. Lo
spot televisivo di un famoso registratore degli anni Ottanta faceva vedere
l’immagine di una notissima cantante
jazz che con la potenza della sua voce
frantumava un bicchiere di cristallo.
I padri sinodali, però, non erano stati
convocati per produzioni di questo tipo. Invece di essere quei ‘cooperatori
del disastro’, di cui parla il profeta (cf
Zac 1,15), hanno preferito, come dice
Paolo, essere ‘cooperatori della gioia’
(cf 2Cor 1,24)”.
Le parole conclusive della “Relatio”
prospettano un possibile documento del Papa. Conoscendo Francesco,
pensa che ci sarà?
“La formula cui la Relatio ha fatto ricorso nella conclusione appartiene allo ‘stylus’ dei documenti sinodali. Così fu per il Sinodo dell’ottobre 2012,
chiuso con la consegna a Papa Benedetto XVI di 58 Propositiones. Francesco, il nuovo Papa, pubblicò poi l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ma non vi fece apporre l’intitolazione ormai invalsa di ‘postsinodale’.
Nel nostro caso la formula stereotipata
ritorna, ma alla fine del documento e
con un chiaro rimando all’incipit della costituzione Lumen Gentium. Francesco ci ha già donato una serie di catechesi e la famiglia gli sta davvero a
cuore. Il Sinodo appena concluso, peraltro, non segna una conclusione, ma
un nuovo inizio”. 
*agenzia SIR
UN SOLO DICASTERO VATicano
Laici-famiglia-vita Insieme per contare
Vincenzo Corrado
L
e tre competenze del nuovo
Dicastero sono intimamente connesse: non si può parlare di laici senza parlare
di famiglia e vita; la famiglia è fatta
da laici ed apre alla vita; la vita (in
tutti i suoi stadi) coinvolge la famiglia e, pertanto, i laici. Il rimando è
continuo e naturale. Non si tratta di
fare somme, ma di ripensare il proprio modo di essere Chiesa “Non è
una semplice somma”. Prendiamo a
prestito le parole di monsignor Marcello Semeraro, segretario del Consiglio di cardinali, il cosiddetto C9,
per riflettere sull’annuncio che Papa
Francesco ha fatto il 22 ottobre, all’inizio della Congregazione generale
pomeridiana del Sinodo: l’istituzione
di un nuovo Dicastero con competenza sui laici, sulla famiglia e sulla vita, che sostituirà i due attuali Pontifici Consigli per i laici e la famiglia.
Al dicastero sarà connessa la Pontificia Accademia per la vita. A tale riguardo il Papa ha costituito “un’apposita Commissione che – ha detto
ieri – provvederà a redigere un testo
che delinei canonicamente le competenze del nuovo Dicastero, e che sarà
sottoposto alla discussione del Consiglio di cardinali, che si terrà nel
prossimo mese di dicembre”.
Il processo di riforma della Curia romana, quindi, procede… E va avanti non per addizione del preesistente. Tutt’altro! Sta aprendo, infatti, un
diverso modo di pensare e – di conseguenza – di agire. “Per fare una
semplice ‘somma’ – spiegava mons.
Semeraro lo scorso 11 febbraio (clicca qui) – non ci sarebbe di per sé bisogno di una riforma. Si tratta, piuttosto, di un ‘ri-pensamento’ in vista
di uno snellimento e di una semplificazione della Curia, progettato pure nella fiducia che alcuni accorpamenti di Pontifici Consigli diano a
essi una maggiore rilevanza, anche
esterna, e dunque una maggiore incidenza. La riforma della Curia, tuttavia, potrebbe prevedere anche la
creazione di nuovi Dicasteri, se le
circostanze lo richiedono. La prima
istanza è l’efficace corrispondenza
alla missione salvifica della Chiesa”.
Ecco, allora che si capisce anche il
trinomio laici-famiglia-vita, con tutta la sua valenza anche antropologica. Le tre competenze del nuovo Dicastero sono intimamente connesse:
non si può parlare di laici senza parlare di famiglia e vita; la famiglia è
fatta da laici ed apre alla vita; la vita
(in tutti i suoi stadi) coinvolge la famiglia e, pertanto, i laici. Il rimando
è continuo e naturale.
Qualcuno chiederà: ma era proprio
necessario questo ripensamento?
Una risposta a questo interrogativo
l’ha data proprio Francesco nell’omelia del 24 aprile 2013 nella cappella di Santa Marta. Il Papa disse: “E
quando la Chiesa vuol vantarsi della
sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’ burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di
trasformarsi in una Ong. E la Chiesa non è una Ong. È una storia d’amore… Tutto è necessario, gli uffici sono necessari… Ma sono necessari fino a un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo
posto, l’amore viene giù e la Chiesa,
poveretta, diventa una Ong. E questa non è la strada”.
Un principio, questo, che vale per
tutti. D’altronde, l’auspicio del segretario del C9 è che tutte queste riflessioni ricadano poi sulle Chiese locali. “Non è difficile notare - affermava
sempre l’11 febbraio - che in molti casi, sia a livello nazionale, sia a livello diocesano (e talvolta perfino parrocchiale) quanto all’organizzazione
si tenda a imitare la Curia romana!
Avere presente il principio che l’organizzazione deve sempre essere come dice il Papa - di aiuto alla storia
d’amore che ogni Chiesa deve raccontare agli uomini del proprio tempo sarebbe ottimo correttivo e antidoto per alcune tentazioni, che sempre sono in agguato”.
Con un’accortezza: non si tratta di
fare somme, ma di ripensare il proprio modo di essere Chiesa. 
L’impegno dei sacerdoti è quotidiano
Scopri le loro storie su Facebook e sostieni con generosità la loro missione
Carità, solidarietà e accoglienza grazie ai nostri “don”
Tra storie di attualità e segnalazioni, video, inviti alla riflessione e alla preghiera comunitaria, la pagina Fb Insieme
ai sacerdoti - lanciata nel novembre 2013 - viaggia ormai
oltre i 96mila “mi piace”.
Obiettivo: far conoscere e condividere la vita di sacerdoti
diocesani che si possono, anzi si devono sostenere anche
con le nostre Offerte deducibili destinate all’Istituto Centrale
Sostentamento Clero, Offerte ecclesialmente importanti e
di cui spesso abbiamo parlato su queste pagine.
Il riscontro quanto mai positivo di questa pagina Fb sembra
destinato a crescere grazie ai miracoli di “ordinaria” carità
compiuti ogni giorno dai 36mila sacerdoti al servizio del
Vangelo insieme alle proprie comunità ecclesiali.
Le loro storie, segno tangibile della presenza di Dio tra noi,
sono raccontate nella sezione “Insieme a Don”.
Storie belle come bella è la carità evangelica, la solidarietà,
l’accoglienza. L’invito rivolto a tutti è dunque di visitare
questa pagina Fb per scoprire le vite dei sacerdoti santi
che vivono in mezzo a noi, con noi e per noi.
Basta collegarsi condividendo, commentando e magari
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Maria Grazia Bambino
Ecco alcune storie di sacerdoti presenti su Facebook.com/insiemeaisacerdoti
A Roma don Stefano Meloni ha fatto della
parrocchia di S. Maria della Misericordia uno
dei luoghi più accoglienti del quartiere: la
S. Messa domenicale affollatissima, un oratorio
attivo, centro d’ascolto e 300 volontari al
servizio dei poveri. Agli anziani che dormono
per strada offre un tetto e pasti caldi con il suo
progetto d’accoglienza.
Sempre nella periferia romana troviamo padre Claudio Santoro, vicario parrocchiale di
San Barnaba, che ha aperto le porte dell’associazione casa famiglia Lodovico Pavoni ai
nuovi poveri in fuga da guerre e povertà fornendo, grazie all’intervento gratuito di professionisti, assistenza scolastica e post scolastica, medica e psicologica.
E sicuramente ha riscontrato dei “like” la
testimonianza di don Franco Picone, che da
quel lontano 19 marzo 1994, giorno in cui
don Giuseppe Diana fu ucciso dalla camorra
nella sua chiesa San Nicola di Bari a Casal di
Principe, ne continua l’opera ed il suo cammino
verso la legalità.
La giornata di don Franco Lanzolla, invece, si
svolge a Bari, tra i volontari, la gente comune,
DOMANDE
E RISPOSTE
SULLE
OFFERTE
INSIEME AI
SACERDOTI
l’accoglienza degli emarginati nella mensa (150
pasti al giorno, 16 mila l’anno, per 12 etnie diverse
presenti) e nel poliambulatorio parrocchiale (con
8 medici e infermieri volontari e servizio gratuito,
anche per la distribuzione di medicinali).
Non vengono dimenticati i tossicodipendenti. Ad Olbia ci pensa don Andrea Raffatellu, parroco della Sacra Famiglia. La faccia
rotonda, gli occhiali, il sorriso mite. Quella
gestualità semplice che ti fa sentire capito,
accolto, fanno di lui un sacerdote speciale
che, con il suo grande lavoro, ha fatto della
casa accoglienza “Arcobaleno” un posto da
cui far ripartire tanti giovani tossicodipendenti. Anche per questo nel 2009 ha ricevuto
“Il premio della bontà Antonio Decortes” assegnatogli dai cittadini di Olbia.
Ad Andria, nella casa accoglienza Santa Maria
Goretti, don Geremia Acri, insieme ai volontari,
offre ai migranti che arrivano per la raccolta
invernale delle olive il calore di una famiglia e
molto altro: dalla Mensa della carità, al Servizio
Pasti caldi a casa e al Servizio sacchetti viveri;
dall’Ambulatorio medico – infermieristico alle
Visite domiciliari, fino al Servizio preghiera.
CHI PUÒ DONARE L’OFFERTA PER I SACERDOTI?
Nella terra dei fuochi, il territorio in provincia
di Napoli avvelenato dai roghi di rifiuti,
spesso altamente tossici, c’è la parrocchia
di San Paolo Apostolo in Caivano, dove don
Maurizio Patriciello s’è fatto portavoce della
lotta contro camorra e cattiva politica che
da anni fanno affari ai danni dei più deboli.
Da umile sacerdote di periferia, don Maurizio
ha alzato la voce contro lo scempio che si
consuma in quell’area. La sua forza ha dato
nuova forza e speranza ai fedeli.
Il Giambellino, quartiere nella periferia di Milano famoso grazie a una canzone di Giorgio
Gaber, è da sempre una comunità coraggiosa
e combattiva, una fucina di idee, un pullulare
di associazioni, una ricchezza nata dall’incontro di genti diverse per estrazione, nazionalità
e cultura. La parrocchia di San Vito al Giambellino, cuore pulsante del quartiere è animata
da tre sacerdoti: don Tommaso, don Giacomo
e don Antonio. Sono i tre volti del quartiere,
quello degli anziani nati al Giambellino e ormai
storici abitanti, dei giovani che riscoprendolo
tornano a viverci, degli immigrati che ne colorano le vie con lingue e culture differenti.
PERCHÉ DONARE L’OFFERTA SE C’È GIÀ L’8XMILLE?
Ognuno di noi. Per se stesso, per una famiglia o un gruppo parrocchiale. Offerte e 8xmille sono nati insieme. Nel 1984, con l’applicazione degli
Importante è che il nome del donatore corrisponda ad una persona fisica. accordi di revisione del Concordato. L’8xmille oggi è uno strumento
ben noto, e non costa nulla in più ai fedeli. Le Offerte invece sono un
passo ulteriore nella partecipazione: comportano un piccolo esborso
COME POSSO DONARE?
l Con conto corrente postale n. 57803009 intestato a “Istituto centrale in più ma indicano una scelta di vita ecclesiale. Tuttora l’Offerta copre
sostentamento clero - Erogazioni liberali, via Aurelia 796 00165 Roma” circa il 3% del fabbisogno, e dunque per remunerare i nostri sacerdoti
l Con uno dei conti correnti bancari dedicati alle Offerte, indicati sul sito bisogna ancora far riferimento all’8xmille. Ma vale la pena far conoscere
le Offerte perché questo dono indica una scelta consapevole di vita
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ecclesiale. E raggiunge anche i sacerdoti di parrocchie piccole e lontane.
l Con un contributo diretto all’Istituto sostentamento clero della tua
diocesi. La lista degli IDSC è su www.insiemeaisacerdoti.it
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chiamando il numero verde Perché si possono dedurre dal reddito imponibile nella dichiarazione
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20 NOVEMBRE 2015
[Giubileo della Misericordia]
Giubileo
Il Giubileo e San Pio
Intervista a
padre Francesco Dileo
Vincenzo Corrado*
N
on è stata una festa come le altre quella che i
Frati Minori Cappuccini
di San Giovanni Rotondo
hanno vissuto il 23 settembre, memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina. Sullo sfondo, infatti, la decisione di Papa Francesco di traslare nella Basilica Vaticana, dal 6 al 14 febbraio 2016, nell’ambito del Giubileo della Misericordia, le spoglie
di padre Pio. In modo particolare, il
10 febbraio, Mercoledì delle Ceneri,
giorno in cui il Papa invierà in tutto il mondo i missionari della misericordia, le spoglie in san Pietro saranno un segno prezioso per tutti
i missionari. Al riguardo, abbiamo
raccolto una riflessione di fr. Francesco Dileo, rettore del Santuario di
San Giovanni Rotondo.
Fr. Dileo, anzitutto come avete accolto la notizia della traslazione
delle spoglie?
“Con grande meraviglia e, ad un
tempo, con profonda gioia e commozione. La notizia della traslazione
manifesta il ‘vivo desiderio’ di Papa
Francesco di voler proporre l’esempio luminoso del nostro santo confratello. Certamente, in questa oc-
casione, il Santo Padre aggiungerà
il suo autorevole pensiero sul ministero sacerdotale svolto da padre Pio
e sulla sua missione di singolare dispensatore della misericordia divina
a quelli espressi in passato dai suoi
predecessori”.
E questo, a maggior ragione, considerando che padre Pio è una figura discussa e, forse, poco compresa, ma con una grande devozione popolare…
“È vero che la figura di padre Pio fa
ancora discutere, nonostante i 104
volumi di testimonianze e scritti,
raccolti durante la causa di beatificazione e canonizzazione, abbiano chiarito ogni aspetto della sua
vita. Purtroppo sono ancora in circolazione biografie e libri sul Santo viziati da notizie imprecise e, talvolta, completamente false. Io consiglio, a chi vuol conoscere il vero padre Pio, di leggere i volumi del suo
epistolario. Nelle sue lettere ai direttori spirituali, infatti, egli rivela tutte le esperienze, anche le più intime,
della sua vita, mentre nelle lettere ai
figli e alle figlie spirituali si delineano il suo profondo rapporto con la
fede e la sua pedagogia spirituale”.
Senza dimenticare la sua forte
testimonianza nella prospettiva
della misericordia. A tal proposito quale messaggio per il prossimo Giubileo?
“Riscoprire la misericordia: non solo quella che l’uomo deve esercitare
nei confronti dell’altro uomo, ma anche quella divina, sempre pronta a
inondarci con i suoi benefici, ma verso la quale, soprattutto in quest’epoca, spesso chiudiamo la porta considerandoci autosufficienti e capaci
di vivere come se Dio non esistesse.
Questo speciale Anno susciterà nella
Chiesa un tempo ulteriore e opportuno di conversione e di rinnovamento
interiore. Un tempo favorevole, come
ha scritto Papa Francesco nella Bolla d’indizione Misericordiae vultus,
per accogliere e far fruttificare la parola di Gesù, che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come
criterio di credibilità per la nostra fede, quando ha detto: ‘Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia’”.
Cosa dice padre Pio ai missionari della misericordia? Quale insegnamento?
“Padre Pio ha vissuto il suo sacerdozio in modo eroico, offrendosi vittima al Signore per la conversione dei peccatori, come è stato riconosciuto dal decreto sulle virtù emanato dalla Congregazione delle Cause dei
Santi e approvato il
18 dicembre 1997
da sa n Giova nni Paolo II. Pertanto tutte le sofferenze (fisiche e spirituali), che ha dovuto sopportare, sono state orientate a tal fine. Ma questo è
un privilegio di pochi eletti
che, peraltro, sono in grado
di sostenere prove così forti perché sorretti dalla grazia divina. C’è, però, un dato di fondo che ha spinto padre Pio ad offrirsi vittima:
l’amore verso Dio e verso i
suoi ‘fratelli d’esilio’, come
li chiamava. E questo amore può anzi deve - essere la caratteristica
fondamentale di ogni confessore che
voglia essere realmente dispensatore della misericordia divina”.
Le spoglie traslate in Vaticano:
qualcuno può pensare si tratti di
una conciliazione con il passato semmai ce ne fosse bisogno - per
le iniziative assunte dalla Santa
Sede verso padre Pio…
“Anzitutto bisogna spiegare che le
iniziative assunte dal Vaticano nei
confronti di padre Pio erano dettate
dalla necessaria prudenza nei confronti di ogni forma di religiosità che
presenta aspetti controversi. Anche
le, pur dolorose, decisioni assunte
dal Sant’Uffizio non sono state mai
dettate da un pregiudizio negativo
nei confronti del nostro santo confratello, ma si basavano su false accuse che erano pervenute alla Congregazione. Infatti, quando ogni aspetto fu chiarito, in entrambe le cosiddette ‘persecuzioni’, a padre Pio fu
restituita la piena libertà di ministero. Leggendo bene tutti i documenti
della causa di beatificazione e canonizzazione si potrà comprendere che
il cappuccino stigmatizzato fu vittima non del Vaticano ma dei suoi
detrattori e di quanti avevano
trasformato la devozione in
lui in fanatismo superstizioso. Comunque,
al di là di ciò che è
stato, la beatificazione prima e la
canonizzazione
poi, hanno fatto
risplendere dinanzi al mondo
la verità su padre Pio e hanno segnato anche a livello
mediatico quella ‘conciliazione con il passato’, a cui si riferisce la domanda”. 
*agenzia SIR
7
GIUBILEO IN ARCIDIOCESI
GESù CRISTO È IL VOLTO DELLA
MISERICORDIA DEL PADRE
C
ome il Padre “ricco di misericordia” non smette
mai di “mostrare il suo
amore per gli uomini, attraverso lo sguardo compassionevole di Cristo”, così la “missione della
Chiesa è rendere accessibile a tutti
questo sguardo e l’azione salvatrice
di Cristo”. È questo, in sintesi estrema, il senso del Giubileo straordinario indetto da papa Francesco che
inizierà il prossimo 8 dicembre.
Per offrire al più vasto numero possibile di pellegrini, di fedeli e di persone che vivono nel nostro Gargano
l’opportunità di celebrare il Giubileo con molteplici itinerari spirituali e permettere a comunità e singoli di ricevere la grazia giubilare, nella nostra terra, l’arcivescovo mons.
Michele Castoro aprirà cinque Porte della Misericordia , una per ogni
Vicaria:
-- nella chiesa Cattedrale s. Lorenzo, a Manfredonia, domenica 13
dicembre, 3ª di Avvento;
-- nella basilica-santuario di s.
Michele Arcangelo, a Monte
Sant’Angelo, sabato 19 dicembre, feria di Avvento;
-- nel santuario di s. Maria delle
Grazie, a S. Giovanni Rotondo,
domenica 20 dicembre, 4ª di Avvento;
-- nella chiesa concattedrale s. Maria Assunta, a Vieste, mercoledì
6 gennaio, Epifania del Signore;
-- nel santuario della Madonna della Libera, a Rodi Garganico, sabato 9 gennaio, Battesimo del Signore.
-- I luoghi sopraindicati saranno al
centro delle celebrazioni giubilari per la nostra Arcidiocesi, ove
saranno indirizzati i pellegrinag-
gi di singoli e di parrocchie, preparati dal sacramento della penitenza. 
20 NOVEMBRE 2015
[Giubileo della Misericordia]
20 NOVEMBRE 2015
IL MONDO
E DIO
[Crescere nella fede]
8
Antonio Stuppiello*
G
li uomini della Bibbia
hanno vissuto in un mondo che sacralizzava le realtà naturali: il sole, la luna, la forza fecondatrice di animali e
uomini e altro. Esse erano le divinità dei popoli della cosiddetta Mezzaluna fertile. A tutto questo la Bibbia
contrappone la fede in JHWH, creatore dell’universo. Il mondo è dunque realtà creata, è creatura di fronte al suo Creatore. Ciò che per i Cananei o per i Romani era sacro, divino, per gli uomini biblici è desacralizzato e spogliato di ogni attributo divino. Il Creatore crea tutto,
ogni cosa con le proprie peculiarità.
Il mondo non è fatto di cose nobili e
cose ignobili, di uomini diversi per
natura, esso è vuoto di dèi, a disposizione dell’uomo. La realtà non è numinosa, fascinosa e terribile: la fede
biblica nella creazione è liberatrice
dall’incantesimo del mondo.
La stessa cosa si ripete per la divinizzazione del potere: la Torre di Babele è il segno di una società organizzata e ricca che vuole finalmente dare la scalata al cielo per abbatterne Dio. Però sappiamo come finì
quella storia: “Come mai sei caduto
dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato steso a terra, signore dei popoli? Eppure tu pensavi
(…): Salirò sulle regioni superiori, mi
farò uguale all’Altissimo”. Cosi scrive Isaia del re di Babilonia (Nabucodonosor?).
Nel Nuovo Testamento la critica anti-idolatrica è presente soprattutto in
Paolo: “Riguardo dunque al mangia-
re le carni sacrificate agli idoli, noi
sappiamo che non esiste al mondo
alcun idolo e che non c’è alcun dio,
se non uno solo. In realtà, anche se
ci sono molti dèi e molti signori, per
noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale
tutto proviene e noi siamo per lui; e
un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e
noi esistiamo per lui”.
Possiamo dunque dire che la fede
creazionistica della Bibbia è il fondamento della liberazione del mondo
e dell’uomo: emancipa il mondo dal
potere degli idoli e l’uomo dal potere
dei signori che lo sottomettono psicologicamente e materialmente. Per
questo a Roma i cristiani furono accusati di essere atei, negatori degli
dèi tradizionali e delle divinità del
Campidoglio.
La fede creazionistica fonda una radicale laicità, intesa come mondanità del mondo e della storia. E il Dio
che, uscendo da sé, crea le cose e gli
uomini poteva disprezzare le sue
creature? Poteva stabilire diversa
dignità tra esse? “A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano
sulla terra e nei quali è alito di vita,
io do in cibo ogni erba verde. E così
avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. E
ancora: “Dio infatti ha tanto amato il
mondo da dare il Figlio unigenito”.
Gesù, concepito di Spirito Santo nel
seno della Vergine Maria, non disdegna di nascere tra gli impuri pastori e di vivere a contatto con malati e
peccatori, con pubblicani e prostitu-
te (gli uomini creano sempre separazioni e differenze, spesso facendo
violenza agli uomini e alla natura).
Egli passava facendo del bene, la sua
vita era per tutti: quando il sacerdote
e il levita passano lontano dall’uomo
ferito giacente sul ciglio della strada, egli, il Samaritano, si avvicina al
malcapitato e gli salva la vita.
Se pensiamo all’esistenza donata per
gli uomini, al bene che spargeva a
larghe mani ovunque andasse, possiamo ritenere che la liberazione dalle potenze omicide di questo mondo
sia ciò che dovrebbe caratterizzare
chi si mette dietro a lui per seguirlo.
Gesù si spingeva fino a scandalizzare, quando diceva che il Sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato. Egli ha liberato e continua a liberare dal potere dell’inamovibile,
dal peso di gioghi mortali, da idoli e
signori che schiacciano l’uomo con
pretese sacrali.
Il popolo di Dio respinge gli ammiccamenti dei nuovi maghi, le eterne
idolatrie che nascono ogni volta che
si torna al mondo numinoso pieno di
divinità. I credenti nel Dio (Padre) di
Gesù, che è incarnazione del Verbo
di Dio, si consegnano alla dinamica
del suo regno vivendo del complesso
tessuto delle decisioni storiche nelle quali incarnano la propria fede.
L’incontro nella speranza spinge il
credente oltre l’orizzonte dei propri
corti occhi, del proprio egoismo, e lì
vede Dio. 
* collaboratore parrocchia s. Maria del
Carmine - Monte Sant’Angelo
9
UN ANNO CON L’EVANGELISTA
Antonia Palumbo
L
uca, che dal latino significa
«nativo della Lucania», non
ha visto Gesù. Scrive come
prima opera il suo Evangelo basandosi su testimoni diretti, tra
cui alcune donne che hanno sempre
seguito e “assistito” il Maestro. C’è
un’ampia presenza femminile nel
suo Evangelo, cominciando naturalmente dalla santa Madre di Dio: Luca è molto attento ai dettagli che la
riguardano, alle sue parole, ai suoi
gesti, ai suoi silenzi. Di Gesù, invece,
sottolinea l’infinita misericordia, la
mansuetudine unita all’onnipotenza, e quella forza che uscendo da lui
«sanava tutti». Gli Atti degli Apostoli, seconda opera scritta da Luca, raccontano il primo espandersi della Chiesa fuori della Palestina, con i problemi e i traumi dell’universalizzazione; nella seconda parte dell’opera è dominante
l’attività apostolica di Paolo, dall’Asia all’Europa. L’Evangelista ci parla anche di un certo Teofilo, un ignoto personaggio elogiato all’inizio del
Vangelo e degli Atti degli Apostoli,
probabilmente un cristiano autorevole e importante: Luca, così, segue
la consuetudine degli scrittori classici di dedicare le loro opere a personalità eminenti e questo elemento conferma la formazione ellenistica dell’Evangelista.
Luca, infatti, ha studiato, è un medico, e tra gli Evangelisti è l’unico non
ebreo. Forse veniva da Antiochia di
Siria, oggi Antakya, in Turchia. È un
convertito, un ex-pagano, a cui Paolo
di Tarso si «unisce» nell’apostolato,
chiamandolo «compagno di prigionia» («Filemone» 24) e indicandolo
nella Lettera ai Colossesi come «caro medico» (4,14).
E il «dottore» cristiano segue Paolo
dappertutto, anche in prigione: due
volte. E la seconda, mentre in un duro carcere attende il martirio, Paolo scrive a Timoteo dicendo che ormai tutti lo hanno abbandonato, me-
no uno, «solo Luca è con me» (2 Timoteo 4,11). E questa è l’ultima notizia
certa sull’Evangelista.
Secondo un’antica tradizione, Luca
sarebbe stato anche un pittore e, in
particolare, autore di numerosi immagini della Vergine Maria; tante
icone della s. Madre di Dio, venerate
nelle chiese d’Oriente e d’Occidente,
hanno, per tradizione, come autore,
proprio l’evangelista Luca. Altri racconti dicono che, dopo la morte di Paolo, Egli sarebbe andato a predicare
fuori Roma; e si parla di molti luoghi.
Ma, in realtà, nulla più sappiamo di
lui dopo le parole di Paolo scritte a
Timoteo dalla prigione.
Il suo corpo è custodito nella basilica del monastero di s. Giustina in
Padova.
Quello che invece è certo, è che l’Evangelo di Luca continua a essere annunciato – insieme a quelli di
Matteo, Marco e Giovanni – in tutto
la terra, e con esso anche gli Atti degli Apostoli.
Luca, dunque, continua anche oggi,
nel secolo XXI, a predicare incessantemente la Buona Notizia di Gesù e
ci accompagnerà con il suo Evangelo nelle domeniche del nuovo anno
liturgico, ormai prossimo. Ma la sua
presenza è rilevante anche in ogni
altro anno liturgico sia nella Liturgia della Parola della Divina Eucaristia che nella Liturgia delle Ore.
Se poi si tiene conto anche degli Atti degli Apostoli, è davvero impressionante l’influenza dell’opera lucana nella celebrazione della salvezza
e, di conseguenza, nella spiritualità
di tutta la Chiesa.
L’Evangelo secondo Luca assai vicino come schema a quello di Marco, è
suddiviso in 24 capitoli. Narra della
vita di Gesù e si apre con le nascite
miracolose di Giovanni Battista e di
Gesù, per poi descrivere il ministero del Cristo in Galilea, fatto di predicazione, esorcismi e miracoli; dopo aver rivelato ai discepoli la pro-
pria natura divina con la trasfigurazione, Gesù si reca a Gerusalemme,
dove è crocifisso, risorge e compare
ai suoi discepoli e alle donne mirofore, e infine ascende al cielo.
La figura di Gesù tratteggiata da Luca, è ricca e articolata e, ovviamente, nelle sue linee fondamentali è comune anche agli altri Evangeli. Tuttavia ci sono sottolineature particolari, come ad esempio l’universalità,
la predilezione per i poveri, la misericordia e il perdono: nella sua predicazione Gesù annuncia che il perdono è offerto a tutti gli uomini, e possiamo così dire che Luca ha composto il “Vangelo della salvezza universale”. La tavola genealogica (Lc 3,2338) tramandata da Luca non circoscrive la stirpe di Gesù unicamente alla linea regale di Davide, come
avviene in Mt 1,1-16, ma colloca Gesù nell’albero genealogico dell’intera
razza umana in quanto figlio di Adamo, figlio di Dio. E la fede di Abramo
può essere condivisa da tutti gli uomini, che diventano per ciò stesso figli di Abramo (Lc 3,8).
Un unico grande piano letterario lucano, allora, ha inizio nel Vangelo e
si compie negli Atti: infatti, sia l’una che l’altra opera letteraria inizia
nella Gerusalemme messianica con
il dono dello Spirito (Lc 1,5-2,52;3,21-
22; At 1-2) e mentre l’Evangelo ci presenta il ministero di Gesù in Galilea
(Lc 4,1-9,50) e il suo viaggio a Gerusalemme (Lc 9,51-19,28), il Libro degli Atti continua questo piano, descrivendo il primo ministero degli
Apostoli, limitato per la gran parte
all’ambiente giudaico (At 8,15), a cui
fa seguito il viaggio di Paolo al centro
del mondo: Roma. E non esiste soltanto questo parallelo tra il Vangelo e gli
Atti, ma gli Atti continuano là dove
il Vangelo termina. Se Gesù non predica direttamente ai pagani, né porta a termine l’instaurazione del suo
regno che deve includere anche i pagani, questa dimensione universale
è realizzata soltanto dopo l’ascensione di Gesù, nel ministero della Chiesa, come viene descritto in Atti.
Perciò, auguro buona lettura, buon
ascolto e buon nuovo anno liturgico. 
20 NOVEMBRE 2015
[Crescere nella fede]
20 NOVEMBRE 2015
[Anno della Vita Consacrata]
Riflessioni in margine alla Lettera
Enciclica di Papa Francesco
M
ancano pochi mesi alla
conclusione dell’anno
dedicato alla Vita Consacrata. Abbiamo avuto modo di riflettere, di pregare e fare revisioni sullo stile di vita di noi
consacrati alla luce di quanto Papa
Francesco ci ha suggerito nella lettera apostolica a noi indirizzata all’inizio di questo grande evento.
Cinque, tra i molti possibili, sono gli
spunti importanti, che ci interpellano come consacrati sull’autenticità
della nostra vita.
1. Anzitutto il Papa ci parla di gioia,
ricordandoci che “dove ci sono i religiosi, c’è gioia” (II,1). E ci chiediamo
se sia sempre vera, per noi, questa
affermazione. E, soprattutto, di quale gioia si parli. Certo, noi consacrati dovremmo essere persone esperte di gioia, professionisti della gioia.
Non nel senso di essere, per così dire, persone superficialmente ridanciane, una specie di “cuor contenti”
sempre allegri, quasi ignari o addirittura scollati dai drammi che attraversano l’umanità. No, la gioia checi
caratterizza o, per lo meno, dovrebbe
caratterizzarci, è altra gioia. Non l’emozione superficiale di un momento, ma la gioia quale Dono dello Spirito. Essa ha ben altra origine ed altra
natura rispetto all’allegria psicologica: è dono di Dio. Nasce da Lui e solo
in Lui si alimenta. Deriva, in qualunque stato d’animo (lieto o doloroso)
viviamo, dal nostro radicarci in Lui,
dalla consapevolezza, continuamente rinnovata ed approfondita, di appartenergli, di essere suoi figli. Allora questa gioia è infrangibile all’urto degli eventi, anche di quelli più
drammatici, perché riposa “Altrove”.
suor Angela dell’Amore Crocifisso*
incapacità di accogliere l’altro così
come è, per quello che è, necessariamente diverso da noi.
Questa è gioia che si può vivere anche nel pianto, perché non esclude il
dolore della vita e dalla vita, semmai
gli dà senso e speranza, sollevando
nella fede lo sguardo del cuore al di
là di ogni lacrima, in Dio. Non dobbiamo dimenticare che Gesù ci ha
promesso il dono della sua gioia proprio alla vigilia della sua Pasqua, poco prima dei drammatici eventi, che
avrebbero scandalizzato i suoi discepoli immergendo Lui nel mistero della sua passione: “Questo vi ho detto
perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).
2. In secondo luogo, Papa Francesco
si attende che i consacrati “sveglino
il mondo” perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia (II,2).
Anche a questo riguardo possiamo
chiederci in cosa consista la profezia di cui ci parla il Papa. La profezia, secondo me, è uno stile di vita
capace di scuotere, con la forza della testimonianza evangelica scritta
nella propria carne, il torpore egoistico oggi stagnante nel mondo. Profezia è uno stile di vita progressivamente conformato a Cristo. È la testimonianza, vissuta ancora prima
che predicata, che è possibile vivere come Cristo ha vissuto. Che, nello Spirito che ci sostiene, è possibile
vivere avendo e portando nel mondo
“il pensiero di Cristo”, portando nella
nostra carne il Suo Volto e la Sua Carne. Che è possibile, nella forza dello
Spirito, amare come Cristo ha amato.
Tutti e ciascuno. Profezia è incarnare questo amore che, nella pazienza
tenace e perseverante dei giorni, può
trasformare il mondo secondo Dio.
3. Ancora, nella lettera apostolica, riprendendo un tema caro a Papa Giovanni Paolo II, i religiosi e le religiose vengono detti “esperti di comunione” (II,3).
Sono sempre più convinta che l’essenza della Vita Consacrata consista
nell’impegno diuturno a vivere la comunità come “luogo” in cui si accetti
la sfida dell’amore cristiano, trasformandola, giorno dopo giorno, in comunione. Il segno distintivo del mes-
saggio evangelico, infatti, è l’amore
al prossimo, ma nella peculiarità caratteristica dell’amore al nemico. Gesù ci ha detto che ci avrebbero riconosciuti, come cristiani, non da come avremmo amato Lui o il Padre,
ma da come ci saremmo amati tra
noi. E ha dettato la misura alta dell’amore identificandolo con il suo per
noi, ossia con quello verso il nemico.
Ci ha amati, infatti, quando gli eravamo nemici (Rom 5,8). E così continua ad amarci. Ogni giorno, sempre.
Può sembrare strano parlare di amore al nemico proprio all’interno delle Comunità religiose. Certo, all’interno di esse, non vi è il persecutore che colpisce a morte. Ma esistono
simpatie ed antipatie, come è normale che sia, tra noi umani, come è giusto che sia. Esiste il fratello o la sorella, che, con la sua sola presenza,
impedisce al nostro io ego-centrato
di espandersi all’infinito, come vorrebbe. Il “nemico”, allora, non è tanto quello esterno, ma è dentro di noi,
nella nostra innata (dopo il peccato)
La nostra incapacità naturale di accogliere il nostro prossimo, in una
parola. Per fare spazio al prossimo,
dobbiamo necessariamente morire.
Morire a noi stessi. E questo, nella
Vita consacrata, avviene – o dovrebbe avvenire – ogni giorno. A differenza della scelta sponsale (che riserva comunque anch’essa sorprese alla prova dei giorni) non scegliamo con chi condividere la vita.
Ci troviamo a vivere fianco a fianco con persone che probabilmente
non avremmo mai scelto come compagne di vita. Fratelli e sorelle doppiamente “donati”, con cui imparare
l’arte della comunione. L’arte del saluto (che va dal sorriso e la stretta di
mano, fino al dono della vita) offerto
per primi a chiunque incontriamo,
simpatico o antipatico che sia, l’arte
del dono gratuito, l’arte sublime del
perdono quotidiano.
Non è scienza facile da apprendere né la si impara in un giorno solo,
ma è la sfida. Tutto si gioca qui, senza sconti, come senza sconti, fino alla morte di Croce, siamo stati amati: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli
uni per gli altri» (Gv 13, 35) 
(1.continua)
*carmelitana scalza
11
Dal 10 novembre il nuovo programma condotto da Enzo Bianchi
Raccontare l’amore
U
na lettura attuale delle
più note parabole evangeliche: il Buon Samaritano, il Figliol Prodigo,
il Ricco Epulone, il Fariseo e il Pubblicano. A condurla è Enzo Bianchi,
priore della Comunità monastica di
Bose e autore del libro a cui si ispira il programma “Raccontare l’amore” in onda su Tv2000 il martedì, alle ore 21.10, a partire dal 10 novembre (canale 28 del digitale terrestre,
18 di TvSat, 140 di Sky, in streaming
su www.tv2000.it). Quattro puntate, ciascuna di un’ora, per raccontare attraverso gli esempi concreti del
Vangelo lo sguardo amorevole di Gesù verso gli uomini.
Ogni parabola rimanda a uno dei diversi aspetti dell’amore: la gratuità,
la misericordia, la dedizione verso i
poveri, la preghiera.
Salim, un ragazzo di 17 anni scampato alla guerra e alla traversata in
mare dalla Libia, è l’uomo ferito e curato, accolto in una scuola e in una
comunità. Un imprenditore che ama
il lavoro e lo vive da cristiano è il ricco che il povero Lazzaro avrebbe voluto incontrare. E la preghiera del fariseo, si legge nella nota di presentazione di Tv200, “stride a paragone
di quella del pubblicano, come troppe nostre preghiere stridono davanti a un Padre nostro pregato da giovani ragazze nigeriane, costrette al-
Riccardo Benotti
la strada e alla violenza ogni notte”.
Detenuti, condannati a una lunga pena, rappresentano il figliol prodigo
riabbracciato dal Padre, che riacquistano fiducia e speranza, diventando capaci di accettare il perdono e di
perdonarsi.
Enzo Bianchi è autore di numerosi
testi che traducono la spiritualità biblica e la grande tradizione cristiana
nel mondo di oggi, tra cui “Lessico
della vita interiore” (1999), “Cristia-
ni nella società” (2003), “Ero straniero e mi avete ospitato” (2006) e “Dio,
dove sei?” (2008). Nel 2014 è stato
nominato consultore del Pontificio
Consiglio per l’unità dei cristiani. 
Dal 21 novembre il nuovo programma di approfondimento giornalistico
“Today”, storie dal mondo
R
accontare la storia del mondo raccontando quella delle persone. È l’obiettivo di
“Today”, il nuovo programma di approfondimento giornalistico che andrà in onda su Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre, 140 di
Sky, in streaming su www.tv2000.
it) ogni sabato sera, alle 22.30, a partire dal 21 novembre. Un approfondimento giornalistico, in collaborazione con il Tg2000, dedicato ai principali temi di attualità e con uno
sguardo sul mondo. L’analisi degli
eventi e delle notizie nel panorama
internazionale sarà legata all’importanza degli effetti che hanno nel vissuto quotidiano di ciascuno.
A condurre la trasmissione, firmata
insieme a Solen De Luca, è Andrea
Sarubbi. L’idea alla base di “Today”,
spiega, è mutuata da un esercizio
spirituale di Sant’Ignazio di Loyola: “Mettersi nei panni della Trinità,
astraendosi dal mondo per guardarlo dall’alto e poter guardare la storia di ogni persona con gli occhi di
Dio”. Un’esperienza che Sarubbi fece in gioventù, con i giovani del Meg
alla stazione Termini, e che “aiuta
molto a combattere i pregiudizi, ad
avere quella compassione di cui parla il Vangelo”. Per questo, “quando
Paolo Ruffini mi ha chiamato - aggiunge Sarubbi - abbiamo convenuto che potesse essere interessante
dare spazio ai reportage”. Al centro
del programma, arricchito da schede
e materiale fotografico di approfondimento, c’è l’intervista a un ospite
chiamato a commentare l’argomento
scelto per la puntata, senza trascurare la descrizione di sé e della propria vita, e a comporre, con i princi-
pali titoli di stampa della settimana,
la sua personale prima pagina della
rivista virtuale #Today. In chiusura,
mini interviste e immagini di uomini e donne, grandi e piccoli, che raccontano la propria quotidianità.
“Consiglierei la visione di ‘Today’ a
tutti quelli che non si accontentano
degli slogan o delle notizie già preconfezionate. Oggi - conclude Sarubbi -, l’offerta informativa che ci sem-
Riccardo Benotti
bra sterminata è, in realtà, omologata sia negli argomenti che nelle chiavi di lettura. La nostra ambizione è
dare ai telespettatori anche solo una
notizia in più a settimana, ma raccontata in un modo diverso”. La prima puntata sarà dedicata all’accoglienza dei rifugiati, con un reportage realizzato in Germania. Ospite in sutdio il prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento per libertà civili e immigrazione del Viminale. 
20 NOVEMBRE 2015
[Media CEI]
20 NOVEMBRE 2015
[Studi e Ricerche]
LA LEGENDA MICAELICA GARGANICA
in un affresco di S. Michele Maggiore a Pavia
Marco Trotta
L
a basilica di s. Michele Maggiore di Pavia ci ha recentemente restituito, dopo un
puntuale restauro, un affresco della seconda metà del Cinquecento che ripropone episodi ed
eventi che si leggono nella legenda
di fondazione del santuario micaelico garganico, l’operetta agiografica latina nota come Apparitio, il cui
nucleo originario risale al VI secolo.
L’Apparizione di s. Michele sul Monte
Gargano occupa la lunetta di retrofacciata del portale destro della basilica e risulta opera del pittore pavese Bernardo Cane, presente ancora in s. Michele con la grande pala
dell’Annunciazione.
Dal lato puramente figurativo, il
grande affresco va compreso nel
quadro della esperienza del manierismo michelangiolesco nonché della sua manifestazione più tarda, caratterizzato dalla studiata raffinatezza formale, dal ricercato plasticismo
delle figure e dall’uso di una gamma cromatica che passa dalle tonalità reali a quelle fantastiche e innaturali. All’ambito di questa tendenza artistica che si misura col tema
dell’Apparizione dell’Arcangelo al
Gargano vanno ricondotte le prove
pittoriche di Jacopo Siculo nella chiesa Trinità dei Monti a Roma; di Raffaelino Motta da Reggio e di Giovanni
de’ Vecchi nel palazzo Farnese di Caprarola; di A. Danti nel palazzo Apostolico della Città del Vaticano, databili tutte tra il 1530 e il 1583.
In queste espressioni del ciclo iconografico garganico, già presente nella
tradizione figurativa medioevale in
affreschi e predelle, noti gli esempi
offerti da Jacopo del Casentino e da
Agnolo Gaddi, la rappresentazione
della processione al Monte guidata
dal Vescovo di Siponto è relativa della temperie politica e spirituale italiana, fortemente condizionata dalla dolorosa vicenda del Sacco di Roma del 1527 e dal prorompente dilagare in Europa della Riforma luterana. Nel solido quadro di riferimenti che vede s. Michele esercitare la
funzione dell’Arcangelo guerriero,
vigile custode della Chiesa di Roma
e difensore dei fedeli dagli attacchi
dell’eresia, ricorrente e insidiosa incarnazione del demonio, i cortei processionali sono funzionali all’esaltazione e alla celebrazione dell’insostituibile ruolo delle gerarchie ecclesiastiche e delle funzioni del clero combattente.
Come in tanti esempi che il tardo
Cinquecento offre dell’iconografia
garganica, l’affresco della basilica
pavese trova svolgimento nell’area
di una lunetta che di per sé detta
l’impianto compositivo, tipicamente
manieristico, di forma triangolare.
Nella narrazione degli episodi micaelici questo schema è venuto a comportare la collocazione dell’episodio
del Toro all’apice della lunetta e la
rappresentazione del lungo corteo
processionale alla sua base.
In didattica evidenza, perfettamente
al centro dell’ideale triangolo, trova
collocazione l’inedita raffigurazione di un gruppo di religiosi, il cui diverso ordine di appartenenza sembra comunicato dal colore degli abiti. Raffigurati in posizione frontale
rispetto all’osservatore, i religiosi sono come isolati nello spazio narrativo della composita rappresentazione: la loro immagine non è relazionata né con quella dei pastori che,
con gestualità dettata dall’emotività,
L’apparizione di s. Michele arcangelo
sul Monte Gargano, affresco di Bernardo Cane
– basilica di s. Michele Maggiore in Pavia
L’apparizione di s. Michele arcangelo sul
Monte Tomba, affresco di Antoniozzo Romano
– basilica ss. Apostoli in Roma
I due gruppi di monaci presenti negli
affreschi romani e pavesi.
trasmettono lo sconcerto che segue
al mysterium della freccia tornata indietro a ferire il signore del Monte,
né con quella degli attori del lungo
corteo processionale che vede sfilare
in primo piano il Vescovo di Siponto, i sacerdoti diocesani con la pianeta dorata, i chierici in cotta bianca, e una figura di donna che comunica agli astanti l’evento miracoloso.
Questa sezione dell’affresco, centro
focale geometrico dell’intera rappresentazione, si configura tout court
come luogo della riflessione teologica sulle apparizioni di s. Michele al
Gargano che il committente dell’opera ha affidato alla comunità di religiosi. A sua volta, la micro area rimanda direttamente al testo agiografico dell’Apparitio, unica fonte
della stessa iconografia micaelica
garganica, che risulta quindi non
correlata ad alcun archetipo figurativo. Questo gruppo di monaci-teologi appaiono commentare e approfondire con serena letizia il messaggio di fondo che si coglie nell’operetta di fondazione santuariale: memore dell’umana fragilità, l’Arcangelo
“in una scintilla di tempo” è sceso dal
cielo per promuovere nella grotta del
Gargano, di cui si proclama inspector
atque custos, la comunione degli uomini con gli Angeli (1,17-18).
Allo stato della ricerca, la presenza
di un gruppo di religiosi nell’affresco di Bernardo Cane costituisce un
unicum nella iconografia micaelica
di tradizione garganica. Non risulta
infatti nel discorso fin qui condotto
la raffigurazione del gruppo di monaci francescani e basiliani che ricorre nell’historia dell’apparizione di
s. Michele sul Monte Tomba (Mont
saint Michel) dipinta nel secondo de-
cennio del Quattrocento nella cappella Bessarione della basilica ss.
Apostoli di Roma. Il grande affresco
di Antoniozzo Romano e forse anche
di Melozzo da Forlì risponde anche a
una finalità che esula dal contenuto
della Lectio VII della Revelatio Ecclesiae sancti Michaelis in Monte Tumba del sec IX, sotteso alla stessa rappresentazione.
L’apparizione sul Monte Tomba si
apre a una lettura dalla molteplice
valenza simbolica, e l’accostamento dei monaci francescani ai monaci
basiliani, è funzionale alla rappresentazione dell’unità raggiunta, pur
se in maniera del tutto formale, dalle
due Chiese, greca e latina, nel Concilio di Firenze del 1439.
Del resto, il vescovo Oberto di Avranches che guida la processione al
Monte per recare gli angelica praesidia, cioè gli oggetti reliquie provenienti dalla grotta del Gargano, è ritratto nelle sembianze del re di Francia Luigi XI, che il cardinale sperava
di vedere a capo di una crociata contro i Turchi per la riconquista di Costantinopoli. Vale qui ricordare che
il cardinal Bessarione, monaco basiliano e titolare della basilica romana
dal 1440, è stato arcivescovo di Siponto dal 1447 al 1449. 
13
Nel Cinquecentenario del Gran Capitano Consalvo di Cordova
COME CONSALVO ENTRò IN PARADISO
PER INTERCESSIONE DI S. MICHELE
Alberto Cavallini
Dopo le grandi glorie e la delusione ricevuta dai regnanti di Spagna,
Consalvo amò condurre una vita appartata protesa ad ammirare la bellezza delicata e nascosta, a ricercare ciò da cui potesse trasparire segreta luce.
Egli, perciò, va rivisto e riletto in
questo suo ultimo e raccolto silenzio
trascorso in Granada nella ricerca
del quieto ordine del
quotidiano, nel ricordo dei giorni gloriosi del potere e della vittoria, fiducioso nel suo patrono
particolare, s. Michele.
Dal Libro d’Ore di Consalvo di Cordova
L
a notte tra l’1 e il 2 dicembre 1515 la morte pose fine all’esistenza “terribile e
gloriosa”del Gran Capitano
Consalvo de Cordova. E l’aggettivo terribile spesso è stato accostato
al nome di Consalvo, un epiteto che
non ne rappresentava solo lo spirito
dispotico e irascibile, ma che si riferiva all’eccezionalità del personaggio, lasciando intravvedere la maestosità delle sue imprese. L’occasione per riflettere sulla figura di questo Capitano rinascimentale, vice re
di Napoli e investito del titolo di Signor dell’Honor Montis Sancti Angeli, assai legato dunque a Monte Sant’
Angelo e al suo santuario cui donò,
è bene non dimenticarlo mai, la statua marmorea dell’Arcangelo che ancor oggi è grandemente venerata dai
fedeli e ammirata dai cultori d’arte,
H
a scritto lo storico Piero Pieri “ Due uomini
hanno fatto grande la
Spagna, Cristoforo Colombo e Consalvo di Cordova,
entrambi hanno conosciuto
l’ingratitudine della Casa regnante di Spagna, entrambi
sono morti oscuramente dopo una lunga sequela di dolori e amarezze. E l’uno e l’altro hanno provato quanto potessero il genio e la capacità
costruttiva insieme d’Italia e
di Spagna e quanto avvenire
dovesse derivarne per lo sviluppo della civiltà e della storia del mondo”. 
ci è data non solo dall’anniversario che quest’anno ne ha sancito il cinquecentenario della morte, ma anche dalla mia visita alla
sua tomba in Granada e alla scoperta del dialogo satirico Consalvus e coelis exclusus et ex Michaele inclusus
attribuita a Garcilaso de la Vega,
il maggior poeta del periodo del Siglo de oro de Espana. Si tratta di un
pamphlet popolare, circolato clandestinamente e scritto su ispirazione
di tanti similari poemetti dalla sagacia popolare su personaggi famosi
del tempo; tra tutti quello più celebre
è certamente quello scritto in latino
su papa Giulio II, attribuito ad Erasmo da Rotterdam, che ebbe all’epoca un successo straordinario.
La tradizione popolare granadina
racconta come Consalvo andasse
a bussare, appena morto, alla porta del Paradiso e come il portiere, s.
Pietro, non lo lasciasse entrare. Consalvo, accompagnato da uno stuolo
di soldati, minacciò di abbattere con
la forza la porta del regno dei cieli.
S. Pietro reagì all’irruenza del Gran
Capitano ricordandogli i valori evangelici di pace e fraternità. Il dialogo
che il pamphlet sviluppa tra i due
personaggi, separati dalla porta del
Paradiso, è quello tra due visioni opposte: quella della pace, rappresentata da Pietro, e quella della guerra
trionfante rappresentata da Consalvo. Il colloquio si trasforma in due
monologhi paralleli. Alla fine, Consalvo la spunta perché invoca s. Michele, che presto si presenta al suo
fianco, e dice a s. Pietro “El Arcàngel
Miguel mè defendiò y ayudò en las batallas de la guerra” e perciò riesce a
entrare in Paradiso.
E la chiesa del monastero di s. Geronimo in Granada attesta oggi come
il Gran Capitano si raccomandasse
all’Arcangelo, protettore di salute e
di saggezza: le opere che l’addobbano garantiscono i pensieri e i desideri di Consalvo alle soglie del congedo della vita. Pochi anni prima, tornando dall’Italia, era passato per l’ultima volta dal Monte Gargano e nella grotta di s. Michele suo celeste patrono aveva implorato di conformarsi al modello comune dell’umanità.
A Granada, contemplando da lontano
il Monte del Santo Angelo del Gargano e i suoi miracoli, il dono fatto, volle, per devozione all’Arcangelo che
proprio in s. Geronimo, monastero
da ultimo assai amato e frequentato, fossero presenti ben tre immagini di s. Michele ad adornare la chiesa al sol fine di aver parte alla Grazia
per la sua fedeltà ai regnanti di Spagna e per la sua particolare venerazione di s. Michele. Sotto
un affresco Consalvo ha fatto
anche scrivere, ed ancor oggi
si legge, “Desde el Monte Gargano derròto Negro Dragòn de
san Miguel y me guia a proteger” cioè “dal Monte Gargano
dove s. Michele ha debellato il
nero dragone Egli continua a
proteggermi”.
Peccato che la città dell’Arcangelo e i suoi studiosi, ma anche il santuario che ha beneficiato
del gran dono della statua cinquecentesca di s. Michele, colà ancora
venerata, abbiano dimenticato la ricorrenza cinquecentenaria del gran
Capitano Consalvo di Cordova, grande benefattore rinascimentale della
città garganica e del suo santuario. 
Sepolto nella chiesa di s. Girolamo assieme alla consorte
Maria Manriquez, Consalvo di Cordova è da una statua lignea cinquecentesca colà rappresentato orante dinanzi al
“retablo” dell’altar maggiore. 
20 NOVEMBRE 2015
[Studi e Ricerche]
20 NOVEMBRE 2015
[AMCI]
San Giovanni Rotondo
INCONTRO dell’AMCI
per la Festa di S. Luca
Antonio Facciorusso*
D
omenica 25 ottobre 2015, presso il Centro di Spiritualità Padre Pio di S. Giovanni Rotondo, si è tenuto l’annuale incontro dell’Associazione Medici Cattolici Italiani con mons. Michele Castoro. Vi hanno partecipato le sezioni AMCI di Casa
Sollievo della Sofferenza e di Manfredonia. L’incontro è stato condiviso
con la sezione Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi di Manfredonia. Il prof. Michele Illiceto ha tenuto una riflessione su “Misericordia:
laddove la fragilità incontra la Grazia” prendendo spunto dall’ultima
lettera pastorale di mons. Castoro. Tutte le fragilità, come la fragilità della malattia, ha concluso il prof. Illiceto, non sono mai una disgrazia, ma una grazia che apre alla libertà ed all’amore misericordioso. 
*presidente AMCI CSS
S. Giovanni Rotondo
Ritiro spirituale
AMCI
dell’
L’
Associazione Medici Cattolici Italiani - organizza, a livello
nazionale, un momento di riflessione e preghiera a San Giovanni Rotondo presso il Centro di Spiritualità “Padre Pio” nei
giorni 27, 28 e 29 novembre.
Guiderà il ritiro il cardinale Edoardo MENICHELLI, arcivescovo di Ancona-Osimo e assistente spirituale nazionale dell’AMCI. 
LE AZIENDE DELL’OPERA
DI PADRE PIO
Elenco dei punti vendita-spaccio dei prodotti genuini
della nostra terra:
olio, carne, latte, latticini, formaggi, dolciumi
provenienti dalla laboriosità delle Aziende di
sussistenza
“Calderoso” e “Posta la Via” dell’Opera di Padre Pio:
a S. Giovanni Rotondo, in località Amendola
presso la stessa azienda agricola “Posta la Via”,
e in città in viale Cappuccini n. 168
e in viale P. Pio n.6
a Foggia in piazza Internati di Germania
a Manfredonia, in via Tito Minniti
a Monte Sant’Angelo, in via Celestino Galliani
Azienda Posta la Via s.s. 89 Località Amendola (FG) Tel. 0881700466 - Fax 0881-700-571 [email protected]
Una tesi di laurea su don Antonio Spalatro
20 NOVEMBRE 2015
[Ecclesia in Gargano]
“UN IMPEGNO SPIRITUALE E PASTORALE NEGLI ANNI 1930-1954”
V
arie le ragioni che mi hanno spinta a trattare come
argomento della mia tesi
di laurea in “Storia del Movimento Cattolico”, del corso di laurea magistrale in “Filologia, Letterature e Storia” presso l’attuale Dipartimento di Studi umanistici - ex Facoltà di Lettere e Filosofia - dell’Università degli Studi di Foggia, la figura del Servo di Dio don Antonio Spalatro, vissuto a Vieste tra il 1926 e il
1954. Tra queste devo sicuramente
annoverare sia la mia forte e naturale “attrazione” verso figure e tematiche della cristianità, sia il desiderio di avere una conoscenza più diretta e approfondita di questo giovane sacerdote, mio concittadino, che
i viestani hanno da sempre ritenuto un “santo”, sebbene il processo
di beatificazione e cano -
nizzazione sia stato avviato solo da
pochi anni.
Don Antonio, infatti, è stato un uomo
di grande spiritualità e, allo stesso
tempo, di straordinario dinamismo,
come egli ben palesò nei cinque anni intensi del suo ministero sacerdotale, svolto, a partire dal 1950, presso la parrocchia, allora nascente, del
Santissimo Sacramento in Vieste, ed
interrotto a causa della sua morte
precoce.
Il lavoro, dunque, si è soffermato su
questi due aspetti che hanno particolarmente caratterizzato la figura del giovane sacerdote viestano:
da una parte, il suo impegno ascetico e spirituale, che lo portò ad ingaggiare, fino al termine della sua
breve esistenza, una lotta cruenta e
giornaliera contro la propria fragilità umana, in un continuo e faticoso
cammino di perfezionamento interiore; dall’altra, il suo altrettanto intenso impegno pastorale che si concretizzò in varie e, certamente innovatrici rispetto ai tempi, iniziative
promosse nella sua parrocchia che
coinvolsero attivamente tutti i fedeli. Due aspetti, questi, che, in mancanza di approfonditi studi critici
a riguardo, ho tentato di ricostruire attraverso, principalmente, il suo
diario “spirituale”, cronaca fedele
del duro e quotidiano percorso ascetico da lui intrapreso, e fonte principale, se non
unica, per poter ricostru-
ire la sua intensa attività pastorale,
la sua personalità e le sue più disparate qualità.
Ho ritenuto opportuno suddividere il
mio studio in quattro capitoli.
Nel primo ho analizzato il contesto
storico e religioso di Vieste, con uno
sguardo anche alla realtà pugliese
più in generale, della prima metà del
Novecento, delineando quelle problematiche e difficoltà, numerose e
di diversa natura (economica, sociale, politica, culturale, ed, in particolare, religiosa e spirituale), che i tragici avvenimenti del tempo - la Grande Guerra, l’avvento del fascismo e
la seconda guerra mondiale - non fecero altro che accentuare.
Il secondo capitolo è, invece, relativo alle tappe della vita terrena di don
Antonio e ad una illustrazione complessiva di tutti i suoi scritti (i manoscritti inediti, ad eccezione del diario) ad oggi pervenuti, numerosi e di
diverso genere, fonti preziose della
sua straordinaria esperienza umana, spirituale e pastorale, e, perciò,
fonti dirette e più autentiche per poterlo conoscere nei suoi diversi tratti e aspetti. Per questa seconda fase
di lavoro ho anche preso in considerazione il contributo della perita grafologa Lucia Benedos che sta attualmente conducendo studi sulla scrittura di don Antonio. Non ho mancato, inoltre, di prendere in considerazione le utili e preziose informazioni
fornitemi da don Giorgio Trotta, Postulatore del processo di canonizzazione di don Antonio. Nella terza fase, mi sono soffermata a delineare i
tratti ascetici e pastorali della figura
del giovane sacerdote viestano, delineando le due “anime” insite nella
sua figura, quella spirituale e quella pastorale, ovvero quella contemplativa e quella attiva.
Nell’ultima fase di lavoro, infine, mi
sono soffermata, innanzitutto, a delineare le ragioni “straordinarie” che
hanno ritardato di gran lunga l’inizio del processo di canonizzazione
di don Antonio, nonostante la riguardevole fama di santità che ha avvolto la sua splendida figura già durante la sua esistenza terrena, per poi
passare a descrivere quegli eventi
significativi che sono culminati, appunto, nell’introduzione del processo diocesano. Ho ricostruito sinteticamente, in mancanza di materiale
ufficiale a riguardo, le tappe fondamentali, finora compiute, della fase
diocesana del processo attualmente
in corso, sia attraverso i diversi numeri di Frammenti di santità, sia attraverso lo stesso Supplex Libellus,
fornitomi dal Postulatore don Giorgio Trotta. Ho delineato, infine, gli
eventi e le iniziative che sono state realizzate a Vieste per mantene-
VIESTE
Denise Calderisi
re viva e perpetuare la memoria del
Servo di Dio don Antonio ed ho evidenziato il ruolo che, a tal riguardo,
svolge a Vieste l’Associazione, di recente costituzione, “Amici di don Antonio Spalatro”, molto attiva nel favorire una maggior e più approfondita
conoscenza della figura e degli scritti di questi, anche oltre i confini viestani. Al termine del lavoro, ho ritenuto opportuno inserire un’Appendice, in cui sono riportate alcune testimonianze “polifoniche”, dalle più
autorevoli (quella di mons. Valentino Vailati e del vescovo di Chiavari
Daniele Ferrari) a quelle più intime
e familiari, cui seguono alcuni documenti (la lettera del 9 dicembre 2010
indirizzata all’arcivescovo di Manfredonia - Vieste - S. Giovanni Rotondo, mons. Michele Castoro, con cui la
Congregazione delle Cause dei Santi
ha concesso il nulla osta a procedere
nella causa di canonizzazione di don
Antonio; il decreto, firmato da mons.
Castoro l’1 novembre 2011, di approvazione dello Statuto dell’Associazione “Amici di don Antonio Spalatro”, e
lo Statuto della stessa Associazione),
ed in ultimo varie testimonianze fotografiche. Entrando, dunque, direttamente nel “laboratorio” dello scrittore don Antonio Spalatro, per conoscere i tratti salienti della sua figura,
ho voluto porre in evidenza la peculiarità e l’eccezionalità del suo “essere” e del suo “fare” il prete, attento ad
avvertire e rispondere ai “segni dei
tempi”, ai bisogni e alle problematiche sociali del momento, ed, in particolare, alle devastanti conseguenze del secondo conflitto mondiale contribuendo, in tal modo, nell’opera
di ricostruzione spirituale, culturale, morale, materiale ed anche politica della realtà viestana nell’immediato secondo dopoguerra. Insomma, un modello di sacerdote sui generis, ben lontano, cioè, dallo spirito conformistico di “quieto vivere” e
di “mediocrità”, e valido ed autorevole precursore dei tempi futuri, di
molte intuizioni e scelte del Concilio Vaticano II.
Dunque, Egli ha rappresentato nella realtà viestana un raro modello di
santità e di forte impegno apostolico
e pastorale, e ciò di certo giustifica
quella notevole fama di santità che
aleggiò la sua figura già durante la
sua vita terrena, e accresciutasi sempre più nel corso del tempo.
E in una realtà, quale quella odierna segnata da materialismo, egoismo, potere, “mediocrità”, e lontana
dagli alti e nobili ideali di “santità” ,
di rispetto e di amore verso gli altri,
la figura, il messaggio e gli scritti
di don Antonio meritano certamente di essere conosciuti, apprezzati e
amati. 
20 NOVEMBRE 2015
[Ecclesia in Gargano]
Visita alla nostra Arcidiocesi
dei Seminaristi del Pontificio Collegio Urbano De Propaganda Fide di Roma
Sathe Innocent* (Repubblica Centrafricana) e Coyitungiye Innocent* (Burundi)
A
conclusione delle vacanze
estive, noi seminaristi del
Pontificio Collegio Urbano
de Propaganda Fide di Roma, abbiamo trascorso la nostra vacanza estiva a Foggia presso la Basilica Santuario “Madre di Dio Incoronata”, accolti dai sacerdoti dell’Opera don Orione. Il gruppo, composto
da 34 seminaristi provenienti da 13
nazioni d’Africa e d’Asia ed appartenenti a ben 4 Riti dell’unica Chiesa
Cattolica - il latino, il siromalabarese, il copto-egiziano e il siromalancarese – e accompagnato da tre formatori, il p. Wilhelm Kuno Müller s.v.d.
(germania), il p. Victor Kota i.m.c. (R.
D. Congo) e don Joachim Agligan (Benin), ha fatto nei giorni 15 e 16 settembre una visita all’Arcidiocesi di
Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo.
Martedi 15, dopo la preghiera delle Lodi, siamo partiti per il Santuario di s. Michele Arcangelo a Monte
Sant’Angelo ove abbiamo celebrato
con i canti delle nostre Terre di missione la Messa delle 11 assieme al popolo di Dio, presieduta dal carissimo
don Davide Longo e concelebrata dai
nostri formatori e da altri sacerdoti.
Nella omelia don Davide, ricordando
la memoria di s. Maria, Vergine Addolorata, si è soffermato sulla fede
matura e autentica di s. Maria che ha
saputo accettare il disegno di Dio e
farsi tramite per la salvezza del mondo. Sotto la croce s. Maria è stata la
donna forte, coraggiosa, piena di fede e di speranza. Dopo la Messa, abbiamo fatto una visita guidata, ben
curata da parte del Rettore del Santuario, il p. Ladislao Suchy della Congregazione dei Padri micaeliti che ci
ha illustrato la storia millenaria del
luogo, particolarissimo, essendo l’unica chiesa mai consacrata da mani
d’uomo, ma dall’Arcangelo Michele
stesso. Grazie a p. Ladislao Suchy e
alla Comunità micaelita per la generosa testimonianza di fraternità missionaria.
Quindi, abbiamo ripreso il cammino
per San Giovanni Rotondo ove ci siamo immersi nella storia di uno speciale uomo di Dio e nella sua spiritualità, fatta di preghiera e di confessioni: Padre Pio, un esempio di vita
per ogni cristiano e quanto più per
un futuro sacerdote! Abbiamo iniziato con la visita all’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, capolavoro di Padre Pio ed espressione della sua umanità cristiana davanti alla sofferenza e ai bisogni dei piccoli.
Quest’ospedale, nella fedeltà alle intenzioni di Padre Pio, cura i poveri e
i malati, e mostra come è possibile la
sinergia tra la scienza e la fede. Che
grandiosa opera può compiere l’uomo che si inserisce nel piano divino! La visita, accuratamente guidata dalla sig.ra Caterina, è stata organizzata con la generosa disponiblità
di Suor Veneranda Rex.
La seconda tappa è stata la visita al
santuario della Beata Vergine delle
Grazie, alla tomba di Padre Pio, alla sua cella, al Crocefisso di fronte
al quale ha avuto il dono delle sacre
stigmate, alla chiesa inferiore dove è
conservato e esposto il corpo del san-
to, alla chiesa nuova. Questa seconda tappa è stata accuratamente realizzata con la guida preziosa del carissimo amico e fratello don Davide
L ongo al quale va il nostro sincero
“grazie” per la sua grande disponibilità e accoglienza fraterna. Egli ci
ha accompagnati tutto il giorno rendendoci testimonianza della vita del
sacerdote nella chiesa universale e
missionaria.
Il giorno seguente, abbiamo visitato
Manfredonia, accolti dalla tenerezza del Vicario generale don Stefano
Mazzone, il quale dopo qualche breve scambio di notizie e un augurio di
benvenuto, ci ha fatto visitare la casa della Carità della Diocesi, costruita cinque anni fa, quale risposta concreta alla emergenza dei “senza tetto e dei migranti”. Siamo, così, entrati
in contatto con gli occupanti presenti in Casa, circa 25 famiglie di cui 9
bambini. La casa non presume di risolvere tutto, ma offre il necessario:
ospitalità, cure e cibo in attesa della normalizzazione della precaria situazione dei migranti.
Successivamente, ci siamo recati in
cattedrale, dove ci aspettava l’Arcivescovo mons. Michele Castoro con
il Rettore del seminario diocesano e
Direttore della Pastorale vocazionale e giovanile, don Salvatore Miscio.
L’Arcivescovo, da noi accolto con un
canto cinese e salutato con il canto
missionario “tutti abbiamo la stessa
vocazione”, è stato molto paterno e ci
ha offerto l’opportunità di entrare in
contatto con la Chiesa locale testimone del Vangelo con le sue gioie, spe-
ranze, sfide pastorali, sociali e spirituali nei diversi settori della missione d’annuncio. La sua particolare attenzione paterna verso i seminaristi
della Diocesi, ci ha confermati nella
gioia di camminare con letizia e impegno verso il sacerdozio ministeriale. Dopo la benedizione dell’Arcivescovo, don Salvatore Miscio ci ha partecipato la sua esperienza di formatore e di pastore e ci ha esortato, parlando della realtà vocazionale, ad accompagnare le vocazioni, in una situazione odierna molto difficile, con
la preghiera e a vivere la nostra vocazione coltivando il senso di Dio e
del servizio degli altri, già nel cammino di formazione.
Dopo questo significativo incontro
formativo, siamo andati in seminario
per il pranzo in un clima di gioia, seguito da una passeggiata in spiaggia
e per la città di Manfredonia.
A conclusione vogliamo esprimere
la nostra profonda gratitudine a S.
E. mons. Michele Castoro, arcivescovo, al Vicario generale della Diocesi
e direttore della Casa della Carità, al
Rettore del seminario, e in modo particolare al nostro amico e guida, don
Davide Longo. Il Signore benedica e
accompagni nel suo cammino missionario la Chiesa, Famiglia di Dio
di Manfredonia, con l’intercessione
materna della Vergine Maria, di s.
Michele arcangelo e di Padre Pio. 
*seminaristi del III° anno di teologia di
Propaganda Fide
Presentati i temi al centro dell’enciclica
Manfredonia
Alberto Cavallini
S
i è svolto presso la sala Vailati un incontro di presentazione della Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco
con gli interventi di mons. Michele
Castoro, arcivescovo, dei docenti Michele Illiceto e Franco Salcuni, e di
don Luciano Vergura, direttore della
Caritas diocesana, i quali hanno affrontato da angolature diverse i temi
al centro della recente Enciclica sulla cura della Casa Comune. La presentazione a più voci ha voluto sottolineare la volontà di unire non solo i credenti ma anche i laici nella riflessione sulla problematica ambientale, oggi più che mai di vitale interesse universale.
A me personalmente, chiamato a moderare il dibattito, è parso chiaro sia
dalla lettura che ho fatto del documento pontificio che dalle relazioni
svolte nell’incontro, che come 50 anni fa l’Enciclica di portata universale e tutt’ora profondamente attuale
di Papa Giovanni XXIII sulla pace
si rivolgeva per la prima volta non
solo ai fedeli dell’orbe cattolico ma
a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, così, oggi, l’Enciclica di
papa Francesco invita ad un “apertum colloquium” sui tanti problemi
e interrogativi relativi all’ambiente
e sull’attuale posto e compito dell’uomo nell’universo, ed auspica indelebilmente che la tematica dell’ ecologia umana e dell’ecologia ambientale si aprano a un dialogo che salva
il mondo.
“Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme” ha affermato papa Francesco parlando di ecolo-
laudato
gia integrale, del legame tra ecologia
ed economia, fra inquinamento ambientale e povertà, sistemi economici-finanziari perversi e cultura dello scarto.
Michele Illiceto ha rimarcato gli
aspetti relativi al “debito ecologico”,
alla “Koinonia ecologica”, all’ “ecologia integrale quale nuovo paradigma
di giustizia” nella prospettiva unificante di ambiente-uomo-Dio ed
ha affrontato i grandi temi legati alla miseria e al sottosviluppo, senza
opporre una forza all’altra, ricchi e
poveri, nord e sud del mondo, buoni e cattivi, capitale e lavoro, natura a persona, perché l’Enciclica parla di dialogo e incita a cambiare personalmente affinché cambino, anche
se lentamente, i grandi processi.
Franco Salcuni partendo dal Cantico
delle creature di Francesco di Assisi e dal pensiero di Bonaventura da
Bagnoregio e passando attraverso il
cuore dell’Enciclica, il capitolo II, che
sottolinea e ringrazia chi ha custodito l’ambiente, ha messo in risalto le
molte consonanze tra pensiero ambientalista e quello cristiano, e nel
ribadire la critica all’antropocentrismo e al mondo prometeico attuale,
ha auspicato che l’ecologia possa essere l’atteggiamento della vita quotidiana di ogni uomo.
Don Luciano Vergura, dopo aver letto le due preghiere finali dell’Enciclica, l’una per tutti gli uomini e la
seconda per i cristiani affinché sappiano assumere gli impegni ecologici, ha parlato della prospettiva sociale dell’Enciclica a favore degli ultimi con l’invito pressante per una
foto di Ferran Paredes Rubio
Si spreca approssimativamente
un terzo degli alimenti che si producono,
e il cibo che si butta via
è come se lo si rubasse dalla mensa del povero
Papa Francesco
conversione verso nuovi stili di vita
attraverso processi di superamento
e rigenerazione tali da incidere nel
mondo.
Mons. Michele Castoro, infine, nel
compiacersi di aver vissuto un godimento spirituale dato dalla lettura dell’Enciclica papale da tre angolature diverse, ha ricordato il pensiero di Tommaso d’Aquino, ma anche
la preoccupazione di Giovanni Paolo
II il quale auspicava che la terra divenisse un giardino e non un ammasso
di macerie, ed ha sottolineato come
il n. 101 dell’Enciclica, relativo all’ecologia umana, invita a fare scelte
che favoriscano le vita e non la morte, perché noi uomini siamo chiamati
a essere custodi responsabili del creato; perciò, ha concluso dicendo che
“tutti indistintamente abbiamo a custodire il Creato”. Insomma, la Laudato si’ propone un quadro amplissimo
di attenzioni intorno a quella ‘ecologia’ che è la vita degli uomini su questo nostro pianeta.
E al n. 71 della Laudato sì il Papa
scrive che “basta un uomo buono perché ci sia speranza”: ebbene, questa
semplice espressione di papa Francesco, che mi ha particolarmente colpito, dice a tutti che la speranza dipende da un piccolo passo che ognuno può compiere, preludio di quel comune cammino che tutti siamo chiamati a percorrere avendo ben presente la connessione tra ecologia ed
etica, stile di vita e formazione della coscienza, impegno per l’unità del
genere umano e condanna di ogni
forma di povertà. 
È tragico
l’aumento
dei migranti
che fuggono
la miseria
aggravata
dal degrado
ambientale,
i quali non sono
riconosciuti
come rifugiati
nelle convenzioni
internazionali
e portano il peso
della propria vita
abbandonata
senza alcuna
tutela normativa
Papa Francesco
foto di Emanuele Berardi
foto di Emanuele Berardi
foto di Ferran Paredes Rubio
Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra
ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza,
ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità
della sua fertilità per le generazioni future
SESSANTA EDITORI
foto di Ferran Paredes Rubio
La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più
in un immenso deposito di immondizia.
[...]Molte volte si prendono misure solo quando
si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone
Papa Francesco
20 NOVEMBRE 2015
[Ecclesia in Gargano]
PER LA “LAUDATO SI’”
Papa Francesco
L
a Laudato sì è stata finora pubblicata nel mondo da ben
sessanta editori, ha sottolineato il direttore della Lev – Libreria Editrice Vaticana – a ulteriore conferma dell’interesse planetario suscitato da un’Enciclica che parla al cuore di
ogni persona, affrontando alla radice i temi della difesa del Creato,
di fondamentale importanza e attualità.
Manfredonia
20 NOVEMBRE 2015
[Ecclesia in Gargano]
La Cattedrale
ha ritrovato
don Fernando Piccoli *
la sua voce
I
l 31 ottobre, vigilia di tutti i Santi, si è svolto nella Cattedrale di
s. Lorenzo Maiorano, in Manfredonia, il Concerto dell’Organo restaurato e riportato all’originario splendore.
Sua Ecc.za mons. Michele Castoro,
arcivescovo, ha ringraziato il Signore per questo ulteriore intervento artistico nella chiesa “madre” di tutta l’arcidiocesi ed ha ricordato che
la melodia dell’organo unisce i fedeli al canto degli angeli e dei santi,
che lodano Dio nella celeste Gerusalemme.
Il concerto ha visti protagonisti il M°
Pasquale Impagliatelli, organista del
Santuario di s. Pio da Pietrelcina in
San Giovanni Rotondo; il M° Antonio Carretta di San Paolo Civitate, alla tromba, e la corale polifonica “Cesar Frank”, diretta dal M° Lucrezia
Maria Armiento, di Manfredonia. Le
musiche di Bach, Haendel e altri autori hanno regalato al popolo una serata di spiritualità.
I lavori di restauro sono stati seguiti
dai tecnici della Curia arcivescovile
ed hanno avuto il generoso sostegno
finanziario della Fondazione Cassa
di Risparmio di Puglia, che ha permesso l’intervento nella cantoria e
sulla scalinata di accesso all’organo.
Nell’ottobre 2014 la Ditta “Nicola
Canosa” di Matera, procedeva allo
smontaggio delle 500 canne dell’organo, accuratamente ripulite, restaurate ed accordate con professionalità dai due organari lucani.
La Ditta “Il Cenacolo-Roma” si è fatta carico del recupero della cassa lignea, del tavolato e del parapetto della cantoria.
Le restauratrici della Soprintendenza di Bari hanno assicurato la ripulitura ed il recupero artistico dei fregi ornamentali della cassa lignea e
dello stemma episcopale sovrastante. L’intero lavoro di restauro, seguito dagli architetti Giovanni Simone
e Antonello Dardes e vigilato dai sacerdoti della Cattedrale, si è concluso nel mese di giugno 2015.
L’organo della cattedrale è del XIX
secolo e fu voluto dall’arcivescovo
Vincenzo Taglialatela, che guidò la
chiesa sipontina dal 1854 al 1879. Testimonia, quindi, da circa 150 anni
– come ha ricordato Mons. Michele
Castoro, dopo il rito della benedizione – la fede orante del popolo cristiano. Per quasi sessant’anni è rimasto in “silenzio” ed ora, tornato artisticamente all’antico splendore, è restituito ai fedeli per accompagnare
la divina liturgia e riscaldare il cuore orante di quanti loderanno il Signore. 
*parroco della cattedrale
Restaurato l’ECCE HOMO
della Cattedrale
Pasquina Tomaiuolo
È
stato ultimato il restauro, finanziato dalla Fondazione
Banca del Monte di Foggia,
della statua lignea del Cristo flagellato alla colonna, opera risalente al XVIII secolo.
Dopo la concelebrazione eucaristica,
presieduta dall’Arcivescovo mons.
Michele Castoro, sono stati presentati i lavori e le varie fasi dell’intervento sulla statua, effettuati dal maestro
Leonardo Maddalena della Maddalena Restauri di Biccari.
La conservazione del patrimonio storico-artistico della nostra cattedrale è stato sempre attentamente curato dall’attuale parroco don Fernando Piccoli che, grazie ad una delle
mission più sentite dalla Fondazione
Banca del Monte di Foggia, ha concretizzato la realizzazione dell’intervento conservativo. L’istituzione
bancaria foggiana, presente anche
nella nostra città, per la sua spiccata
sensibilità verso il patrimonio artistico ha stanziato, è bene ricordarlo,
nel corso dell’ultimo decennio, somme sempre più rilevanti per intervenire a difesa dei simboli della cultura del territorio, dai dipinti ai manufatti agli edifici storici tra cui il restauro de La moltiplicazione dei pani e dei pesci del De Mura in Cattedrale a Foggia, La morte di un crociato di Saverio Altamura, Lo sposalizio
della Vergine di Paolo De Maio che si
trova in San Domenico a Lucera, la
cosiddetta Croce di Carlo V in Piazza Piano della Croce a Foggia, alcune tele della Chiesa del Purgatorio e
la ristrutturazione di Porta Arpana
nel capoluogo, sono tra i più importanti interventi finanziati dalla Fondazione nel perseguimento di questo
obiettivo. 
Scuola di formazione socio-politica
Manfredonia
Con tutta la mente
e con tutto il cuore
Massimiliano Arena*
A
vrà inizio martedì 1 Dicembre presso l’Auditorium “Valentino Vailati” il percorso formativo della Scuola di Formazione Socio Politica
che si terrà per questo Anno Pastorale nella
Vicaria di Manfredonia.
Un proseguo della Scuola di Formazione Teologica per
Operatori Pastorali, un quarto anno di specializzazione per chi ha frequentato gli anni di base, o un percorso a sé per chiunque voglia parteciparvi, strutturato in
11 incontri che si svolgeranno da Dicembre 2015 a Giugno 2016 con docenti universitari, dirigenti ed amministratori pubblici e una verifica finale.
L’Arcivescovo Michele Castoro, don Antonio di Maggio, direttore della Pastorale Sociale Diocesana, e Massimiliano Arena, referente responsabile, hanno curato dettagliatamente il programma con la collaborazione di Matteo Lombardi e Antonio Vigone delle Acli
Manfredonia.
Ai partecipanti all’iniziativa, patrocinata dalla Banca di
Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo, dal Comune di Manfredonia, dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Foggia, sarà rilasciato, con
presenza di almeno 8 incontri su 11, un attestato finale.
Per informazioni scrivere alla pagina facebook “Scuola Socio Politica Manfredonia” oppure alla mail diocesi.
[email protected] oppure telefonando al
0884/581885 il martedì e giovedì dalle 16:00 alle 19:00.
È possibile fare l’iscrizione on line con il Quare Code o
compilando e consegnando il modulo presso la Curia
Arcivescovile tutti i giorni (tranne venerdì e domenica) dalle 09:00 alle 12:00; oppure presso la sede Caritas
Diocesana il martedì e giovedì dalle 16:00 alle 19:00; oppure presso la sede Acli di Manfredonia in Corso Roma
153 il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10:00 alle 12:00
e dalle 17:00 alle 19:00. 
*referente della Scuola Socio Politica
Gli incontri si terranno presso
l’Istituto Suore della Carità
in via Elvio Giustino nei giorni:
13 dicembre - 10 gennaio - 14 febbraio
13 marzo - 3 aprile - 10 aprile
8 maggio - 12 giugno
L’
Ottobre missionario 2015,
vissuto nella nostra comunità parrocchiale di Sant’Onofrio anacoreta, non poteva che seguire
la strada della testimonianza. Abbiamo voluto aprirci all’ascolto di coloro
che vivono l’essere missionari quotidianamente nei contesti più differenti, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza che oltre al nostro mondo,
segnato da piccole o grandi difficoltà,
ci sono delle realtà, spesso a noi sconosciute, in cui anche solo il sopravvivere diventa una conquista.
Il primo incontro è stato incentrato sulla settimana della “Vocazione”,
In cammino
verso il prossimo
don Leo Abbascià*
un momento particolarmente fecondo
per riflettere sul dono della chiamata
ad amare che arriva quando Dio ti trova aperto e disponibile. Egli ti rivolge una Parola, ma solo quando sei accogliente, questa ti mette in cammino
in un nuovo itinerario di vita per essere testimone attivo della buona novella. Nella settimana dedicata alla “Responsabilità”, suor Rosalba Facecchia
delle Suore Adoratrici del Sacro Cuore, ci ha illustrato come la sua Congregazione, presente in Albania con una
comunità, grazie all’impegno di alcuni giovani provenienti da varie parti
d’Italia e animati da spirito missionario, ha potuto ristrutturare uno stabile garantendo la cura spirituale degli
abitanti e momenti di comunione con
i bambini del posto. Una missionarietà testimoniata, piena e gratuita, caratterizzata dalla disponibilità a viaggiare soprattutto nel periodo estivo quando siamo tutti impegnati a goderci le
nostre vacanze, mentre c’è chi il suo
riposo annuale lo vive lavorando per
gli altri. Suor Giuseppina D’Elia delle
Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, nella settimana dedicata alla “Carità”, ha voluto farci partecipe della sua
missione ad Avezzano, ove è coadiuvata da un gruppo di giovani volenterosi, disposti ad arrivare fino alle periferie del territorio, soprattutto tra i
carcerati e le prostitute, portando nel
cuore Gesù Sacramentato, la cui adorazione alimenta e guida i loro passi.
L’ultimo appuntamento è stato dedicato al “Ringraziamento”: suor Ester De
Falco, delle Suore Apostole del Sacro
Cuore, tornata da qualche mese in Italia dopo trent’anni vissuti come missionaria in Burkina Faso, descrivendo il quotidiano suo lavoro, ha voluto
esprimere il bisogno di aiuto che c’è
in un mondo lontano, dove sicuramente il nostro pensiero non arriva mai:
«ho visto morire bambini di malaria,
donne spirare a causa del tetano contratto dopo il parto per mancanza di
igiene; e dinanzi a queste tragiche situazioni, tu osservavi impotente, sen-
Convegno
CARITAS
S
i terrà domenica 22
presso il Cine -teatro "Paris" di Vico del
Gargano l'annuale
Convegno di CARITAS Diocesana sul tema "Generare nella
Misericordia" con interventi di:
don Luciano Vergura, Direttore
Caritasc Diocesana
don Maurizio Tarantini, Direttore Caritas di Otranto
S.E. Mons. Michele Castoro,
Arcivescovo
GIORNATA
DELL’ADESIONE
C
San Giovanni Rotondo Vico del Gargano
[Ecclesia in Gargano]
ome ogni anno, nella prima domenica di Avvento,
in tutte le regioni, nelle diverse sezioni e sottosezioni, l’UNITALSI celebra la GIORNATA
DELL’ADESIONE.
Anche nella sottosezione di San Giovanni Rotondo, domenica 29 novembre, l‘ Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali, dirà il suo “SI” nella
chiesa Sant’ Onofrio durante la Messa vespertina che sarà celebrata dal
parroco e nostro assistente spirituale don Pantaleo Abbascià. Celebrare la Giornata dell’Adesione è sempre una grande emozione: ogni socio
rinnova con gioia e consapevolezza
la promessa di impegno per l’associazione e nuovi soci vengono accolti, tutti animati dallo spirito di carità e amore verso i fratelli in difficoltà. Con il nostro “ECCOMI” continuiamo ad impegnarci e a fare dell’UNITALSI la nostra scelta di vita.
za poter far niente». Una testimonianza particolarmente forte che ha degnamente concluso questo nostro percorso di ascolto, riflessione e preghiera,
dal quale crediamo possa scaturire
quella fiammella d’amore verso Dio e
verso il prossimo per poter finalmente essere di aiuto a chi ha più bisogno.
*parroco di s. Onofrio
Sabato 12
11.00 Residenza RSSA “Le Rondinelle”
Sciale delle Rondinelle - Manfredonia
18.00 S. Messa - Trasfigurazione - S. Giovanni R.
Lunedì 30
17.00 Inaugurazione “Centro famiglie”
S. Maria del Carmine- Monte S. Angelo
18.00 S. Messa - S. Maria del Carmine - Monte S. Angelo
Domenica 13
9.00 S. Messa USMI - S. Giovanni R.
11.00 Apertura Porta Santa e S. Messa
Cattedrale - Manfredonia
DICEMBRE
Giovedì 17
10.00 S. Messa - Ospedale civile - Monte S. Angelo
Martedì 1
19.00 Inaugurazione della “Scuola socio-politica”
Sala Vailati - Manfredonia
Venerdì 18
09.30 Ritiro del clero diocesano - Sala Vailati - Manfredonia
16.30 S. Messa Ospedale Civile - Manfredonia
Venerdì 4
10.00 S. Messa per la festa di S. Barbara
S. Maria del Carmine - Manfredonia
12.30 Consiglio di amministrazione
Casa Sollievo Sofferenza - S. Giovanni R.
18.00 S. Messa e cresime - Gesù Buon Pastore - Vieste
Sabato 21
11.30 Benedizione e inaugurazione delle Fabbriche dell’ex Convento
S. Francesco - Manfredonia
18.30 Ordinazione presbiterale di P. Mimmo Lotito
Basilica S. Maria dei Miracoli - Andria
Domenica 22
09.00 Saluto all’Associazione “SS.mo Redentore”
Regio Hotel Manfredi - Manfredonia
11.30 S. Messa - Convegno Caritas
Santi Pietro e Paolo - Vico del Gargano
18.00 S. Messa e consegna del piano pastorale
Santuario S. Maria delle Grazie - S. Giovanni R.
Domenica 6
09.30 Incontro ex alunni “Istituto S. Cuore”
Discepole di Gesù Eucaristico - Manfredonia
10.30 Benedizione presepi “Associazione presepistica sipontina”
Ex Orfanotrofio “Stella Maris”
11.30 S. Messa - S. Pio - Manfredonia
18.00 S. Messa e inaugurazione oratorio
S. Maria delle Grazie - Vieste
Aiutati dall’amico biblista p. Ernesto Della Corte e dai monaci Pietro ed Efrem, si svolgeranno anche quest’anno gli appuntamenti di riflessione e approfondimento sulla Parola del
Lunedì 7
Signore nei pomeriggi delle domeniche di Av18.00 S. Messa e catechesi sull’Anno della Misericordia
vento, a cominciare da domenica 29 novembre,
Concattedrale - Vieste
fino al 20 dicembre.
Martedì 8
Nel ciclo degli incontri di quest’anno verrà
11.00 S. Messa - Immacolata - Monte S. Angelo
approfondito l’Evangelo di Luca e la figura
17.00 Benedizione dei presepi della “Associazione Amici del
dell’Evangelista della Misericordia Divina.
Presepio” - S. Maria delle Grazie - Manfredonia
ww
c s aappuntamento
n g i o v a n n iavrà
r o tinizio
o n dalle
o . ore
i t 16
wew
si w.
18.30 S. Messa - Monastero della Risurrezione - S. Giovanni
R. w. b cOgni
concluderà
con
la
preghiera
del
Vespro.
b c c s a n g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w. b c c s a n g i o v a n n i r o
Mercoledì 9
Nell’attendervi numerosi vi raccomandiamo di
09.30 Conferenza episcopale pugliese - Molfetta
i t w w w. b c c
s a n g i agli
o vincontri
a n n imuniti
roto
n dBibbia.
o . i t w w w.
partecipare
della
Ottobre
Mercoledì 25
10.00 Saluto al Convegno “Urbanistica, paesaggi e ambiente”
Palazzo dei Celestini - Manfredonia
Venerdì 27
17.00 Meditazione per l’Associazione Medici Cattolici
Casa Sollievo Sofferenza - S. Giovanni R.
Sabato 28
18.00 S. Messa - Foce Varano - Ischitella
AVVENTO 2015
all’ABBAZIA di PULSANO
2015
NOVEMBRE
201
20 NOVEMBRE 2015
Novembre
Domenica 29
11.00 S. Messa e cresime - S. Elia - Peschici
18.00 S. Messa e incontro con il consiglio pastorale parrocchiale
S. Giuseppe - S. Giovanni R.
Giovedì 10
I monaci
b c c s a n g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w.
b c di
c s.s Maria
a n gdiiPulsano
ova nnirot
10.00 S. Messa per la festa B.V. di Loreto
Santuario San Pio - S. Giovanni R.
i t w w w. b c c s a n g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w.
17.00 S. Messa e inaugurazione del Centro trasfusionale
b -cS.cGiovanni
s a nR. g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w. b c c s a n g i o v a n n i r o
Casa Sollievo Sofferenza
i t w w w. b c c s a n g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w.
b c c s a n g i o v a n n i r o t o n d o . i t w w w. b c c s a n g i o v a n n i r o t
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Presentazione
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CRISTO È IL SIGNORE
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Interventi
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Venerdì 20 Novembre 2015
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Arcidiocesi di
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teologica, liturg
la visita alla Chiedrale,
di guide per
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Vicaria di S. Giovanni Rotondo
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Teologia a Bolog nio, affiliato alla
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Teologico s.
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Pontificia Univ za in Sacra Liturgia
Roma; la Licen cio Istituto Liturgico
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ificia
s. Anselmo in
press o la Pont
in Teolo gia niana in Roma.
Università Urba
ssore
oggi è profe dei
Dal 1980 ad
gia, Teologia
Litur
di
o lo
incaricato
Omiletica, press
Sacramenti ed s. Antonio, affiliato
Studio Teologico gica dell’Emilia
Teolo
alla Facoltà
gna.
esso re
Romagna, a Bolo
è stato prof ia e
A Tren to
ntar
ame
Sacr
di Litu rgia, pres so la Scuo la
Cris tolog ia,
Teologica
Formazione
nte di
Diocesana di
2013 ; Doce
dal 1994 al pres so l’Isti tuto
Cris tolo gia Scien ze Relig iose
di
riore
nte di
Supe
2012 e Doce
dal 1998 al o lo Studio Teologico
Omiletica press Trento dal 2010 al
di
Accademico
ni,
2012.
e
ante corsi lezio
Collabora medi Uffici Diocesani:
nell’attività degli rale Sociale e del
Liturgico; Pasto. Ha colla bora to
Lavo ro e altri e lezioni in diverse
inoltre con corsicchie.
Diocesi e Parro in due edizioni di
nte,
E’ stato Doce itettura e Liturgia,
Master in Archcio Arte Sacra della
ffi
curato dall’U niversità di Trento.
Diocesi e dall’U itato Scientifico
Com
Membro del edizione di Master
a
per una nuov ttazione.
proge
in
rivis ta
prevista
ttore della
, ha
E’ stato reda
dal 1989 al 1996
Evangelizzare, e con altre Riviste.
ANO
collaborato inoltr
LITURGICO
PULS
ARIA DI
SA N TA M
BBAZIA
€ 16,00
Auditorium P. G. Frassati
della Parrocchia S. Giuseppe artigiano
ore
00
La cittadinanza è invitata.
Interventi di:
autore del libro
monaco di Pulsano
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Novembre 2015 - Arcidiocesi Manfredonia – Vieste – San Giovanni