01 nel segno settembre2012:01 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 16:15 Pagina 1 Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LXI - N° 9 - Settembre 2012 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 1 Aut. GIPA/C/RM - Una copia € 1,00 02 nel segno settembre2012:02 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 16:16 Pagina 1 SOMMARIO NEL SEGNO DEL SANGUE Mensile della Unione Sanguis Christi dei Missionari del Preziosissimo Sangue EDITORIALE 227 Dall’alto dei gabbiani di Michele Colagiovanni TESTIMONIANZE 232 La gocciolina di Gesù di Caterina Gentile Anno LXI - N° 9 Settembre2012 Direttore Responsabile Michele Colagiovanni, cpps SUSSIDI Il sangue di Cristo ci riscatta dalle nostre alienazioni di Rosario Pacillo 235 L’ANGOLO DELLA POESIA 238 Sbocciano le viole di Daniele Paulino Stampa e fotocomposizione Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. Viale Enrico Ortolani, 149/151 00125 Zona Industriale di Acilia - Roma Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.) INCONTRO DI PREGHIERA Redenzione e remissione dei peccati di Tullio Veglianti 239 ATTUALITÀ Redazione e Amministrazione 00181 Roma - Via Narni, 29 Tel. e Fax: 06/78.87.037 e-mail: [email protected] http://www.csscro.it http://www.sangasparedelbufalo.it Abbonamento annuo ordinario: € 9,50 sostenitore: € 15,00 estero: $ 22,00 La vita del giusto: dai vizi alle virtù - La Lussuria La persona è unica e irripetibile”di Romano Altobelli 243 L’Ospedale Italiano di Amman punto di riferimento per l’intera Giordania di Maria Grazia Carbonaro 248 L’effimero e il brutto non si addicono al sacro di Enisio Di Tullio 251 UMORISMO 254 Il lato comico di Comik C.C.P. n. 391003 UNIONE SANGUIS CHRISTI Direttore Michele Colagiovanni, cpps Autorizzazione Trib. Roma n. 229/84 in data 8-6-1984. Iscriz. Registro Naz. della Stampa (Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11) al n. 2704, vol. 28, foglio 25, in data 27-11-1989 Redattori Italia Accordino, Claudio Amici, Anna Calabrese, Maria Damiano, Gabriella Dumo, Aldo Gnignera, Stefania Iovine, Giovanni Lucii, A. Maria Mascitelli, Vincenzo Mauro, Noemi Proietti, Angela Rencricca, Emanuela Sabellico, Mauro Silvestri, Carla Taddei. Finito di stampare nel mese di Settembre 2012 Grafica: Elena Castiglione Foto: Archivio USC Questa rivista è iscritta all’Associazione Stampa Periodica Italiana CENTRO STUDI SANGUIS CHRISTI In copertina: Madonna della vite, di SUOR ROSALBA FACECCHIA, ASC Direttore Tullio Veglianti, cpps 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:04 Pagina Editoriale 227 Dall’alto dei gabbiani di Michele Colagiovanni S econdo le dicerie di vecchi gabbiani la vallata che conduceva a Roma rigurgitava di industrie. Nulla di tutto questo videro i due volatili, inoltrandosi, ma innumerevoli capannoni deserti, come cappelle cimiteriali di uno sterminato camposanto. Tutto era immobile, attorno ai manufatti e qualche attrezzo che sostava negli spiazzi cementificati mostrava di essere in disarmo: le gomme a terra acciaccate, le macchie di ruggine al suolo, i vetri incro- stati di sporco: cadaveri metallici in decomposizione. Tanti fallimenti con padroni rimasti ricchi. Scivolarono su quello scenario, verso Roma, fino alla stazione di servizio dell’autostrada che percorreva la valle. I due volatili furono bene accolti, almeno a giudicare dalla simpatia con la quale venivano osservati dalla gente che vi sostava per il rifornimento. Cion-Ban-Bo e la madre decisero di trattenersi qualche ora, perché negli scarichi del risto- rante (ve n’erano anzi due, uno per ciascuna direzione di marcia) trovarono tanto cibo sofisticatissimo. Al figlio piacque molto. Alla madre un po’ meno. La loro presenza non dette alcun problema alla direzione della stazione di servizio, anzi vennero coccolati, tanto che decisero di prolungare il loro soggiorno. Alcuni giornali e emittenti locali ne parlarono e non furono pochi coloro che si recarono a vederli entrando di proposito nell’autostrada in direzione sud e in direzione 227 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Editoriale 17-09-2012 16:04 Pagina Nel Segno del Sangue 228 nord. I viaggiatori e i visitatori entravano nel bar e consumavano. Quasi tutti compravano qualcosa per loro chiedendo al gestore quale fosse il gusto preferito. Quando ripresero il loro viaggio dispiacque a tutti e per qualche tempo furono tristi. Anche Cion-Ban-Bo e sua madre per un po’ rimpiansero la bella vacanza. Avevano familiarizzato con gli uomini e li avevano visti nella luce più favorevole. Chi sa per quale traccia biologica passata attraverso le interferenze generazionali mamma gabbiano si sentì spinta a fare la stessa scelta di Annibale Barca, il celebre condottiero cartaginese! Invece di puntare sulla città meta della sua spedizione, salì sui colli e passò sopra quelli che ancora sono chiamati Campi di Annibale. La grande quantità di ristoranti, con il relativo secchione dei rifiuti alimentari, avrebbe consentito ai due profughi di vivere in modo agiato, in aria salubre, ma avendo avvistato un lago, mamma gabbiano volle fare sfoggio davanti al figlio dell’antica arte della sopravvivenza. Il lago, oblungo, riempiva una vasta valle incassato dentro ripide pareti boscose, riflesse nella profondità. Sul bordo opposto del cratere spento (perché di questo si trattava) stava appoggiato un paese dominato dal palazzo pontificio e dalla specola scesi al livello dell’acqua la madre disse a Cion-BanBo: «Stai a vedere…» e prese a sorvolare la superficie appena ondulata, solo venti centimetri sopra di essa. Le ali andavano al minimo e imprimevano al corpo una sorta di rollio. Era bellissimo spettacolo perché l’ucello in volo si specchiava nell’acqua e la figura, nel riflesso, liquida e espansa sopra le onde, pareva non meno reale. L’occhio di mamma gabbiano era attentissimo a scrutare. A un tratto il capo si immerse e ne uscì con un pesce nella forbice. Guizzava con quanta forza aveva, da una parte e dall’altra del becco, senza potersi liberare. Si rassegnò, o parve. Con fierezza la madre salì un metro più in alto e tornò indietro con una virata spettacolare verso il figlio. Cion-Ban-Bo stava poggiato sull’acqua come un bambolotto. Ogni dettaglio del suo aspetto svelava un intimo godimento. Si sarebbe volentieri appisolato. La madre lo richiamò alla realtà. Gli fece capire che doveva afferrare il pesce che gli porgeva. Il passaggio da un becco all’altro fu maldestro e la vittima ricadde in acqua e si dileguò. Cion-Ban-Bo ci rimase male. La madre lo rincuorò. «Non ti preoccupare» – gli disse. - «È facile prenderne un altro. Guarda bene come faccio, perché poi dovrai farlo tu. Non perdere nessun dettaglio!». Si levò in volo e si posizionò dalla parte opposta del figlio, a una sessantina di metri. Procedette verso di lui a un palmo dalla superficie dell’acqua e dopo una ventina di metri immerse il capo nelle onde. Trasse fuori un malcapitato pesce. Chiuse le ali e galleggiò nelle onde. Impresse alla preda una rotazione di quindici gradi. La mise in posizione favorevole a essere inghiottita. La costrinse a sprofondare nel collo sempre guizzando fin nello stomaco. «Vedi, è facile!» - disse. – «Ora ne prendo uno per te». Si sollevò sulle onde e, sempre sullo stesso tragitto, prima di arrivare da Cion-Ban-Bo, prese un altro pesce. Mentre Cion-Ban-Bo lo mangiava sua madre gli disse: «Hai visto quanto è facile? Prova anche tu, ora!» «Sì, ma come faccio a alzarmi in volo?». Non era la stessa cosa che volare da una piattaforma stabile! Staccarsi da un piano liquido significava prima di tutto liberarsi del liquido, materia avvolgente che appesantisce e non offre il beneficio di un punto d’appoggio. Mamma gabbiano gli fece vedere come doveva fare, dopo averglielo spiegato in teoria. Bisognava prima liberare le ali alzandole quanto più possibile fuori dall’acqua e poi agitarle in modo da tirare su su su il corpo. Dopo aver ripetuto più volte l’operazione inculcò al figlio l’importanza della conquista. È un’attività che dovrai fare anche sul mare, spessissimo, perché a volte occorre inseguire il pesce fin sotto la superficie. Quando avrai imparato troverai la cosa facile e divertente. Cion-Ban-Bo ci provò, ma non ci riuscì. Al terzo tentativo mamma gabbiano infilò il collo sotto di lui, fece leva e spinse in 228 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:04 Pagina Editoriale 229 su appena un poco. Fece riprendere il volo al figlio, che volò basso come aveva visto fare dalla madre, ma poi si sollevò senza aver preso nulla. La madre lo raggiunse e gli disse: «Mentre volavi basso sull’acqua hai avuto modo di vedere qualche pesce?». «No» – rispose Cion-BanBo. – «Ero troppo impegnato a mantenere la distanza dalla superficie. Avevo paura di inciampare con il becco e di infilarmi dentro. Perciò non ho neppure provato». Avrebbe voluto fargli fare ancora una prova, ma CionBan-Bo disse che preferiva continuare verso Roma, adesso che aveva mangiato. «Imparerai» – disse mamma gabbiano – «come hanno imparato tutti gli altri, me compresa. Andiamo a Roma!». Bastò emergere dal vaso che conteneva il lago e la grande città comparve ai loro occhi. Una distesa di palazzi così vasta e così fitta non poteva essere che la loro meta: «Ecco Roma» dissero insieme. Fu un’emozione molto grande per Cion-Ban-Bo, perché aveva scelto lui di arrivare fin lì. Mamma gabbiano fu felice per lui, fiera come se l’avesse fatta lei tutta quella città. per far contento il figlio. Alla loro sinistra reclamava attenzione il Cupolone. Sorvolarono quasi senza interloquire tutto il tessuto urbano per raggiungerlo. Decisero di posarsi sul vertice, mamma gabbiano sul braccio destro della croce e Cion-Ban-Bo sul sini- stro, come due guardie d’onore. Quando si furono sistemati da potersi dedicare al panorama videro in basso uno scenario suggestivo: una piazza rotonda piena di gente in ascolto di una voce. Che un uomo parlasse lo seppero dalla voce che si spandeva sul popolo assembrato entro il recinto, ma anche dall’atteggiamento di tutti orientgati verso un punto preciso che risultava nascosto a loro dal fabbricato stesso. Se non si fosse udita la voce e le migliaia di persone avessero tenuto il volto più alzato, i due gabbiani avrebbero potuto pensare che tutta quella popolazione avesse atteso il loro arrivo. «Chi sono?» – domandò intimorito Cion-Ban-Bo. «Sono credenti nel terzo uovo» - rispose mamma gabbiano. «Il terzo uovo?» - domandò il figlio, che aveva dimenticato completamente un concetto che tanto lo aveva affascinato la prima volta che ne aveva sentito parlare. Con pazienza mamma gabbiano gli ricordò l’idea. «Ti spiegai che eri un piccolo fermento dentro un mio uovo, che io ho covato nell’anfratto dello scoglio. Tu là dentro sei cresciuto e crescendo hai infranto l’uovo, che ormai ti stava stretto e ti sei trovato all’interno di un altro uovo immensamente più grande, nel quale vivrai e morirai. Agli uomini, ti dissi, non basta. Sono qui riuniti per apprendere le istruzioni necessarie a entrare nel terzo uovo, il loro definitivo. Te lo ricordi, adesso?». A Cion-Ban-Bo tornò in mente l’istante nel quale, alle parole della madre, davvero gli era sembrato di trovarsi al centro di un uovo fatto di mare e cielo, dopo il buio del primo. «E non potremmo anche noi apprendere queste istruzioni, per non morire nel secondo uovo e passare al terzo?» – chiese con un certo interesse CionBan-Bo. «No» – disse mamma gabbiano. – «Non ne siamo capaci… E non abbiamo questo desiderio!» – aggiunse dopo un lungo silenzio. «Ma io ce l’ho… » – disse Cion-Ban-Bo; e fu commovente il tono con il quale si espresse, sotto l’orrore che gli faceva la prospettiva di dover morire nel secondo uovo. «Sì, ce l’hai il desiderio» – disse mamma gabbiano – «ma non non l’hai sentito sorgere dal di dentro come un elemento costitutivo del tuo essere... ». In quel momento un gabbiano maschio, attratto da mamma gabbiano, andò a posarsi sul vertice della croce e domandò: «Da dove venite?». «Da molto lontano» – rispose la mamma gabbiano con il tono brusco di chi non vuole attaccar bottone. «Lo sai perché c’è tanta gente, laggiù?» – domandò il gabbiano maschio ben informato. Mamma gabbiano sapeva dove voleva andare a parare e non gradendo le profferte, replicò: «Non lo so e non voglio saperlo». Cion-Ban-Bo non capì i sottintesi della schermaglia in cor- 229 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Editoriale 17-09-2012 16:04 Pagina Nel Segno del Sangue 230 so e rispose: «Io lo voglio sapere… Perché c’è tanta gente?». Mamma gabbiano fu contrariata dalla irruenza del figlio. Il bellimbusto sopraggiunto ne approfittò per fare sfoggio di animale ben informato: «Quello che sta parlando è il capo di un miliado e mezzo di persone sparse per il mondo, è vecchio, ma si impegna a guidare gli altri con saggezza. Ebbene, si è scoperto che quello che sta parlando è circondato da una cricca di spioni che trafugano carte riservate per cercare di condizionarlo… Questo gente è arrivata a esprimergli solidarietà… La cricca che sottrae le carte e le spaccia vengono chiamati corvi. Meno male che non li chiamano gabbiani… Il nostro onore è salvo». Detto questo, vedendo che la femmina ostentava indifferenza, nonostante che egli facesse del tutto per rendere quasi obbligatorie altre domande, volò via borbottando: «Qui non si rimedia nulla», Fu proprio quel volo che rivelò la presenza dei gabbiani sulla croce della cupola a qualcuno della Piazza. Costui additò i volatili ai vicini. In pochi minuti, come il cerchio sullo stagno a partire da dove casca il sasso, la notizia di diffuse tra la gente in modo visivo. A decine di migliaia si misero a indicare i gabbiani con l’indice e poiché non tutti riuscivano a vederli per la distanza e per la presenza di una nuvola bianca nello sfondo, insistevano per avere migliore informazione; com se quella fosse la salvezza di cui intanto parlava il vecchio pontefice, Inclinavano gli occhiali per vedere attraverso la parte bassa delle lenti o – chi li aveva – metteva davanti agli occhi i binocoli. Le mani alzate sembravano dire: “Io mi impegno, padre santo; io raccolgo il tuo invito”, Ma no! Impugnavano macchine fotografiche e telefonini in funzione “foto” per fissare la singolare immagine di due gabbiani che sorvolavano la Piazza. Il movimento che agitava la Piazza deluse non poco CionBan-Bo. Nella sua logica – tutt’altro che disprezzabile – diceva: «Ma come? Stanno ascoltando istruzioni per infrangere la buccia del secondo uovo per entrare nel terzo, e si distraggono a veder noi volare e ci fotografano come se fossimo i protagonisti della giornata...». Fece una brusca virata, come se avesse voluto dirigersi verso il luogo dove prima tutti guardavano. Era proprio ciò che intendeva fare spinto dalla curiosità. E infatti per una cinquantina di metri si inoltrò in quella direzione. Vide in fondo, alla base di un meraviglioso edificio, proprio al centro, un uomo vestito di bianco con i capelli bianchi, come un gabbiano. Stava seduto in una poltrona dalla spalliera rossa con cornice dorata. Appariva mite, premuroso, di voce dolce. Per fortuna aveva il capo reclinato sui fogli e non si rendeva conto che quasi nessuno lo stava ascoltando. Quando alzò il capo per dare uno sguardo alla folla, grazie al volo di CionBan-Bo poté scorgere tutti voltati in avanti e accennò anche a un saluto, prima di riprendere la lettura. Fu contento, il piccolo gabbiano, di aver evitato al vecchio un dispiacere. «I corvi approfittano della mitezza di quell’uomo... Lui non sa... Gli fanno credere una cosa per un’altra...». Ben altro avrebbe potuto dire il piccolo gabbiano se avesse saputo leggere i giornali. Le vicende interne del piccolo Stato, che ospita la dirigenza suprema della Chiesa. campeggiavano sulle prime pagine. Piccoli strateghi, giunti a quei livelli chissà come, complottano invece di leggere il Vangelo, o di ascoltarne l’esegesi dal loro sovrano, per meschini interessi, come per esempio mantenere il potere sulla mattonella che governano... Dal Vaticano escono meravigliosi documenti su tutti gli aspetti del vivere. La Chiesa si dimostra davvero madre e maestra dei popoli e degli Stati della Terra. Ma è proprio la stridente difformità tra la perfezione e il decoro dei documenti e gli stili di vita del minuscolo Stato a suscitare il problema. Quanta autorevolezza perdono i meravigliosi testi pontifici, con i quali Sua Santità si rivela davvero guida delle genti, al vedere che neppure i suoi più stretti collaboratori li mettono in pratica! Imitato dalla madre CionBan-Bo si buttò verso la piazza 230 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:04 Pagina Editoriale 231 come se fosse stata il mare e la Cupola lo scoglio in cui era nato. Giunti quasi al bordo dell’immenso catino affollato, presero il volo orizzontale. Furono seguiti dallo sguardo di centomila persone che levarono la testa in su fino a spezzarsi il collo quando passarono proprio sulle loro teste e infine quasi in sincrono diedero le spalle al pontefice che parlava per osservare i gabbiani volare nella lunga strada rettilinea fino al fiume, anch’essa piena di curiosi. Mamma gabbiano decise di prendere la direzione del mare, per linea d’aria. Quando si sentirono allo stremo delle forze videro nello sfondo un tripudio di voli. Non solo gabbiani, ma ogni tipo di volatile fremeva nello spazio. Dalla modalità delle movenze mamma gabbiano comprese che erano cosi felici da non combattere tra loro, benché fossero d’ogni tribù, lingua e nazione. «Questo significa che c’è abbondanza per tutti» - sentenziò mamma gabbiano. Le guerre nascono per la spartizione delle risorse». Al vedere l’innumerevole e variegata moltitudine di uccelli Cion-Ban-Bo chiese: «Ci sono anche i corvi?». Era rimasto impressionato dalla loro presenza in Vaticano. «Se c’è l’immondizia, ci sono di certo» – disse mamma gabbiano, sentenziando a naso. Si cibano di carogne... In effetti l’aria risultava di un crescendo disgustoso, am- morbante. Quando furono più vicini capirono di che cosa si trattava. Era una discarica senza confini visibili: la più grande d’Europa, formata di ciò che era stato “ogni ben degli uomini”, divenuto a loro inservibile. Vi si poteva trovar di tutto, ma occorreva scovare le cose utili. Agli uccelli servivano solo i residui di cibo. Dovevano essere afferrati appena versati dai camion ribaltabili, che arrivavano in continuazione, ma subito arrivavano le ruspe a spanderla e, di conseguenza, con i cingolati a schiacciarla. La fame era così lancinante in mamma gabbiano e in CionBan-Bo da indurli, senza ritegno, a entrare nella mischia. Non badarono all’afrore, non alla dignità. La sera tutti i volatili, per categorie, si appollaiarono dove poterono, non senza litigi. Alcuni veterani sapevano dove avrebbero scaricato le derrate i camion della nettezza urbana e reclamavano la postazione più favorevole. Cion-Ban-Bo sentì un gabbiano che nella sua vita, alla tarda età di tredici anni, era arrivato dall’India o dal Bangladesh. Raccontava che in quelle parti perfino gli esseri umani conducono quella vita. Vanno a razzolare nelle discariche per sopravvivere. In altre parti del mondo intere popolazioni non hanno neppure da razzolare e muoiono di fame. Sei giorni sostarono nella discarica e Cion-Ban-Bo ebbe modo di conoscere i corvi. Neri quanto i gabbiani sono bianchi, almeno nella comune opinione. La cosa sorprendente di quei giorni fu che nella grande confusione madre e figlio si persero di vista spesso, con sempre minor ansia di ritrovarsi; finché, per una mutazione quasi istantanea, non ebbero più cognizione della loro parentela. Dopo qualche tempo si incontrarono senza riconoscersi. Si contesero un osso che proveniva da qualche grigliata, con della buona carne attorno. Litigarono a suon di beccate, come avrebbero fatto due estranei, perché tali erano. Una mattina la madre di Cion-Ban-Bo e un baldo compagno, «dal desio chiamati», presero il volo e scomparvero in direzione del mare. Quanto a Cion-Ban-Bo non ho notizie per dire se è rimasto nella discarica o se anche lui ha convolato verso il mare con una compagna. Neppure so (e la cosa mi interesserebbe molto) se arrivò a comprendere che la discarica era una prova estrema dell’esistenza del terzo uovo per l’uomo. Essa gli dimostrava l’affannosa e perennemente insoddisfatta ricerca degli esseri umani per appagare il bisogno di senso. Così negligente nell’imboccare la strada giusta, non rinuncia a provarne molte; a differenza del giovane gabbiano che avrebbe fatto qualunque cosa per volare eternamente nel terzo uovo, che invece gli è precluso. 3-fine. (Testo condensato) 231 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 Testimonianze 16:04 Pagina Nel Segno del Sangue 232 La gocciolina di Gesù di Caterina Gentile “C iao, scusami, ma mi hanno detto che noi due potremmo diventare buone amiche”. In questo modo si rivolse a me un giorno di circa otto anni fa la mamma di Cristina in cima alla breve scalinata della scuola elementare vicino a dove abitavo e abito ancora. Non mi pareva di averla mai vista, eppure le avevano parlato di me. Sembravamo due bambine di quella scuola: un attimo prima sconosciute, un attimo dopo amiche. Negli ultimi anni la mia vita era stata un disastro. Di quel periodo buio posso solo dire che la mia sofferenza toccò il fondo avendo dovuto affrontare abbandoni, persecuzioni e tribunali; ma questa è un’altra storia che però, alla luce degli anni successivi, senza dubbio, rappresenta quella “conditio sine qua non”, quella premessa, senza la quale, oggi non sarei quella che sono. Il Signore lavora le nostre vite con una sapienza infinita e ci prepara come il più saggio degli allenatori alle prove e alle difficoltà che inevitabilmente siamo costretti ad affrontare quando ci mettiamo a disposizione per la realizzazione di un Suo progetto, di un Suo dolce comando. Cristina non era ancora nata e sua madre temeva di non riuscire ad avere un altro figlio dopo un aborto spontaneo. Mi ricordo che un giorno a casa sua le dissi che la vedevo diversa, che mi sembrava lei aspettasse un figlio. Ci avevo visto giusto, Cristina stava arrivando. Nove mesi per avere un figlio, nove mesi per completare i venerdì del Sacro Cuore, che io avevo iniziato a fare. Già una volta il Signore era venuto a chiamarmi all’età di 20 anni, ma io ero troppo cieca e troppo sorda per riconoscerlo, eppure Egli mi venne in sogno più di una volta. Una notte sognai il sepolcro. Gesù era disteso sul Suo giaciglio di pietra. Io ero con Lui, ma non riuscivo a guardarlo, perché aveva il ventre squarciato e tutte le viscere aperte. Il mio dolore era insostenibile a tal punto da non potermi reggere in piedi e da non poter trattenere urla e pianti. Egli, però, si ricompose e sedendosi splendido sulla candida pietra mi disse: “Perché piangi? Guardami, io sto bene. Ora vai”. Ed io andai. In quel periodo anche satana venne a trovarmi in sogno, ma di lui, ora, non voglio raccontare. Gesù mi aveva parlato in sogno, ma ci fu una volta, la prima, in quel periodo mio buio, che sentii la Sua voce nel mio cuore, forte e chiara. Ero in macchina ed il senso di disperazione toccava il culmine. Mi sentivo morire, abbandonata da tutti. Sprofondavo in un baratro del quale non riuscivo a vedere il fondo. Mi sentivo impotente e vinta definitivamente. A quel punto d’istinto la mia anima emise un grido: Sono finita, io non ho niente”. Mi sentii rispondere: “Ma tu hai me!”. Sobbalzai. Chi era? Perché avevo provato un tale sollievo? Chi poteva sentirmi nel silenzio di quella sera così nera e così triste? Era Lui, si, ne ero certa. Aveva sentito il mio grido ed era accorso in mio aiuto. Capii solo con il tempo che mi stava chiamando. Ma a cosa? Non lo sapevo e non mi interessava. Da quel giorno Egli era sempre con me, mi inondava di una tenerezza indescrivibile, pregavo, 232 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:04 Pagina Testimonianze 233 ascoltavo tutti i giorni la messa, invidiavo addirittura le persone anziane perché potevano dedicare, volendo, tutto il loro tempo a Gesù, non avendo impegni alcuni, potevano pregare incessantemente. Trovai un padre spirituale, un saggio padre cappuccino e la mia anima era leggera. Dopo circa due anni di confessioni, lui mi ritenne pronta per la consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria nello spirito dei voti e volle farla in convento, con atto scritto e tanto di firme in calce. Gesù non mi lasciava mai. Quando pregavo non usavo parole, lo andavo a trovare e restavo accanto a Lui. Perdevo la sensibilità del mio corpo e se provavo a muovere solo un braccio o una gamba non ci riuscivo. La mia anima non era nel mio corpo. Non so se fossi in paradiso, ma di certo Lui era vicino a me. Il 18 febbraio 2005 venne alla luce Cristina. Quando mi chiamarono dall’ospedale mi dissero subito che qualcosa non andava, che la bimba doveva essere sottoposta ad alcuni controlli medici. Cristina nacque celebrolesa, quasi cieca e quasi sorda. Ricordo che nei mesi che seguirono ebbi la netta sensazione che sua madre fosse sostenuta da una forza sovrumana. Era incredibile. Permetteva a pochissime persone di entrare in casa. E sì che ci voleva un gran coraggio e una forza speciale per guardare quell’angelo castano dagli occhi azzurri soffrire così tanto. Veniva addirittura nutrita da un tubicino diretta- mente nello stomaco. Provai dal primo giorno verso quella creatura e verso sua madre un senso infinito di carità cristiana che mi portò, quasi quotidianamente, ad aiutare come potevo quella famigliola. Andavo a comprare i medicinali, facevo compagnia alla mamma, aprivo la mia casa nelle rarissime volte in cui fu deciso di fare uscire la piccina. Avere tra le mie braccia Cristina è stata una delle sensazioni più incredibili della mia vita. Più la guardavo più comprendevo quanto potesse essere infinito il valore della sofferenza di un innocente. Ne ero abbagliata, ne ero distrutta. Continuai ad operarmi per loro per tutti i due anni e mezzo in cui visse Cristina, anche quando ebbi un incidente e fui costretta a muovermi con le stampelle. Durante una di queste mie visite, parlando con la mamma della piccola di Gesù e di Santa Gemma Galgani, cui è devota la mia amica, ecco che lei mi disse: “Aspetta, voglio mostrarti una cosa”. Andò verso il comò della sua camera da letto nella quale noi ci trovavamo, ne aprì il primo cassetto e prese qualcosa. Mi venne incontro e mi disse: “Guarda”, mostrandomi il pugno chiuso della sua mano. Lentamente lo aprì e dentro vi era una coroncina rosso fuoco. Non aveva ancora finito di spalancare quel pugno chiuso che io ne rimasi abbagliata, folgorata, ipnotizzata. Mi disse che era la coroncina del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo e che sua sorella gliela aveva portata da un santuario vicino Roma. Quella visione ha cambiato la mia vita. Cristina mi ha portato al Sangue di Gesù e nessuno l’avrebbe potuto fare meglio di lei, così pura, così innocente, così sofferente, tutta misericordia per l’umanità. Il tempo mi insegnò l’immenso valore che il Signore riconosce alla sofferenza degli uomini e quanta, in special modo, ai Suoi piccoli figli innocenti. Il sangue versato dagli innocenti ha un valore incommensurabile agli occhi di Dio. Ma cos’era il Sangue di Cristo? Cosa voleva dirmi? Dove potevo trovarlo e poi chi poteva riuscire a parlarmi di Lui? Non potevo vivere senza queste risposte. Mi erano necessarie come l’aria. Ero un’anima in cerca di pace e sapevo che solo il Sangue di Gesù me l’avrebbe concessa. Mi sentivo come sperduta in terra straniera, cercavo la mia casa, il mio rifugio, la mia identità, cercavo il mio Creatore, perché sentivo di 233 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Testimonianze 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 234 appartenere a quel Sangue e di non poterne vivere senza. No, non ne potevo stare lontano. Ne sarei morta. Un giorno di agosto ricordo che mentre pregavo con l’anima fuori dal corpo, Dio improvvisamente mi chiese: “Per tutta la vita”? Quella domanda mi colse impreparata. Ne ebbi paura e gli risposi: “Non sono pronta”. Mi sentii precipitare nel mio corpo e nonostante fosse estate ebbi brividi di freddo. Il giorno dopo mi confessai e mi domandai se il Signore sarebbe tornato a ripropormi la stessa domanda. Non l’ha più fatto, ma la mia vita è stata la risposta che Lui voleva: “Si, per tutta la vita”, almeno fino ad ora. In principio pensai di portare il culto al Sangue di Gesù nelle chiese e nei conventi e per un paio d’anni, non senza difficoltà ci riuscii. Il primo ad aprirmi le porte del suo convento fu l’allora priore dei frati cappuccini in corso Vittorio Emanuele in Napoli. Ancora oggi conduco l’adorazione al Preziosissimo Sangue ogni primo venerdì del mese, poi al santuario di San Gennaro a Pozzuoli ecc. In quegli anni registrai tanta indifferenza, ilarità, ignoranza da parte di molti sacerdoti circa quello che andavo facendo. Una volta addirittura un sacerdote, sul por- tone della chiesa, provò a mandarmi via insieme con le persone che mi seguivano per pregare additandomi alla stregua di un’eretica. Sosteneva che io andavo compiendo qualcosa di immorale, di assolutamente inaccettabile per i principi cristiani. Quel gruppo ancora esiste ed il sacerdote non si è più visto. Molto presto, però, sentii, nel profondo della mia anima, che dovevo andare oltre. Che non era ancora quello ciò che il Signore mi stava chiedendo. Poi tutto mi fu chiaro. Ora sono nelle carceri. Ho ottenuto permessi per me e per un missionario del Preziosissimo Sangue e per una suora adoratrice del Sangue di Cristo. Presto spero altri missionari e altre suore saranno presto presenti in molte altre carceri italiane introducendo il culto al Sangue di Gesù. Inizio a pensare anche agli ospedali. Mi auguro che il Signore Dio nostro mi dia il tempo necessario per realizzare questa Sua opera straordinaria della quale io mi sento solo una serva indegna. Mi sono ammalata da poco di cancro. So che la ricerca scientifica ha fatto passi enormi a riguardo. Confido comunque in Gesù Cristo al quale offro la mia vita e la mia sofferenza per la realizzazione del Suo progetto, che in verità vedo già realizzato e vi assicuro, sarà strepitoso. Egli me ne dà continuamente la prova appianandomi tutte le strade in questo mio difficile cammino. L’ultima di queste è stata quando recentemente sono stata ricoverata per la mia malattia e sono stata amorevolissimamente accudita, giorno e notte, dalla mia vicina di letto, la quale un giorno,guardandomi, mi disse: “Sai, io sono una ex detenuta. Ho scontato tre anni di carcere di massima sicurezza”. Ah, Gesù mio, non ti ringrazierò e loderò mai a sufficienza in eterno per il dono della tua presenza e della tua misericordia e perdonami, ti supplico, se accetto, forse con poca umiltà il nome che mi ha dato una mia giovane amica alla quale racconto tutti i progressi che Tu permetti a quest’opera di carità: la gocciolina di Gesù. 234 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 Nel Segno del Sangue 16:05 Pagina Sussidi 235 Sussidi Il Sangue di Cristo ci riscatta dalle nostre alienazioni di Rosario Pacillo CANTO INIZIALE Sacerdote: La libertà, dono di Cristo che con il suo Sangue vi ha riscattati da tutti i peccati che vi tenevano prigionieri, o fratelli carissimi, sia con tutti voi. Tutti: E con il tuo spirito Il sacerdote introduce brevemente la preghiera. Dal libro del profeta Isaia (52, 1-6. 9-10) Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più belle, Gerusalemme, città santa; perché mai più entrerà in te il circonciso né l’impuro. Scuotiti la polvere, alzati, Gerusalemme schiava! Sciogliti dal collo i legami, schiava figlia di Sion! 235 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Sussidi 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 236 Poiché dice il Signore: “Senza prezzo foste venduti e sarete riscattati senza denaro”. Poiché dice il Signore Dio: “In Egitto è sceso il mio popolo un tempo per abitarvi come straniero; poi l’Assiro senza motivo lo ha oppresso. Ora, che faccio qui? – oracolo del Signore – Sì, il mio popolo è stato deportato per nulla! I suoi dominatori trionfavano – oracolo del Signore – e sempre, tutti i giorni il mio nome è stato disprezzato. Pertanto il mio popolo conoscerà il mio nome, comprenderà in quel giorno che io dicevo: Eccomi qua”. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, poiché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio Davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio. Testi Patristici 1. Dalla lettera di S. Paolino da Nola (34,4) “Ringraziamo il Signore per i suoi doni; senza la sua grazia non possediamo niente e senza il suo consenso non siamo neppure noi stessi. Rallegriamoci di essere stati comprati davvero a caro prezzo dal Sangue del Signore stesso e per questo prezzo cessiamo di essere liberi dalla giustizia. Infatti, chi è libero in questo modo è schiavo del peccato e prigioniero della morte”. 2. Dal Commento all’Epistola ai Romani (cap. 7) di Primazio di Adrumeto “Sei stato venduto in schiavitù del peccato, cioè con il prezzo di un piacere effimero. Questo è il commercio tra venditore e compratore. Il nemico, come un venditore, avanza una proposta di iniquità e, da parte dell’uomo, riceve il consenso della volontà. Ricevuto dunque il prezzo di aver perduto l’innocenza, di acquistare il piacere stesso di peccare e la fatale dolcezza del godimento colpevole”. 3. Dalle Omelie sull’Esodo di Origene (VI, 9) “Se il Signore è il Creatore di tutte le cose, bisogna esaminare perché si dice che “ha acquistato il suo popolo” (2,15,16), mentre non v’è dubbio che è suo. Si dice infatti in un altro cantico del Deuteronomio: “Non è questo il tuo Dio che ti ha fatto, che ti creato e ti ha acquistato?” (Deut. 32,6). Ciascuno acquista ciò che non è suo. Ascolta, però, le parole del profeta: “Voi siete stati venduti ai vostri peccati e per le vostre iniquità ho ripudiato vostra madre” (Is 50, 1). Vedi? Tutti siamo creature di Dio; ciascuno però è stato venduto ai suoi peccati e per la sua iniquità si è allontanato dal suo Creatore. Noi siamo servi di Dio, in quanto siamo stati creati; siamo però diventati servi del diavolo, in quanto siamo stati venduti ai nostri peccati. 236 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Sussidi 237 Con la sua venuta “Cristo ci ha riscattati” quando eravamo servi di quel signore al quale ci eravamo venduti peccando... Fate attenzione. La moneta del diavolo è l’omicidio. Hai commesso un omicidio? Hai preso il denaro del diavolo. La moneta del diavolo è l’adulterio; nell’adulterio c’è l’immagine e la firma del diavolo. Hai commesso un adulterio? Hai ricevuto dal diavolo un denaro. Il furto, la falsa testimonianza, la capacità, la violenza, tutto questo è tesoro del diavolo e ricchezza del diavolo. Questa è la moneta che viene dalla sua zecca. Con questo denaro compra quelli che compra, e fa suoi servi tutti coloro che abbiano accettato anche solo per un pochino il suo denaro. Ma io temo che il diavolo, senza che ce ne accorgiamo, stia comprando alcuni di quelli che sono in chiesa, qualcuno dei presenti. Temo che anche ad alcuni di noi egli faccia scivolare in tasca questo denaro di cui abbiamo parlato, e ci faccia suoi... Tuttavia, se qualcuno, ingannato dal diavolo, ha ricevuto denaro di tal genere, non disperi del tutto: “Il Signore è misericordioso e prova compassione”... Ci siamo allontanati un poco per dimostrare in che modo Dio possa “acquistare” e “riscattare” con “il suo Sangue prezioso” (1 Pt 1, 19) coloro che il diavolo aveva comprato con la vile mercede del peccato”. 4. Dai Discorsi di S. Agostino “Non meravigliarti, o uomo, venduto schiavo al peccato, se ti domina colui al quale sei venduto. L’uomo venduto grida; lo esaudisce il Redentore... Io mi sono venduto, riscattami. Mi sono venduto seguendo il mio libero arbitrio; riscattami con il tuo Sangue”. Il sacerdote aiuta la riflessione con un breve pensiero, al termine del quale, ognuno in silenzio, pensa a cosa pensava di acquistare commettendo il peccato, cosa ha venduto di se quando lo ha commesso e quante volte è riuscito a gridare aiuto a Dio o ad altri per essere liberato. PREGHIERE LIBERE Ad ogni intenzione rispondiamo con il versetto: “Mi sono venduto al peccato, o Signore. Riscattami con il tuo Sangue prezioso”. PADRE NOSTRO Sac. Abituato al commercio e pensando di acquistare e di vendere quella libertà che è solo tuo dono anche Giuda, esperto nei conti, pensò cosa utile e per lui vantaggiosa venderti, o mio Gesù, come si vende uno schiavo o una pecora, come fu venduto una volta Giuseppe di ostacolo ai fratelli per la sua purezza e la sua amabilità. E tu, mio Signore, come agnello innocente venduto per il macello e come schiavo venduto per la croce hai versato il tuo Sangue in dono, 237 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Sussidi 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 238 per riscattarmi dalle mie alienazioni, io che tante volte ho ceduto la mia fede per le pretese della cultura, ho venduto il mio spirito per i capricci del mio corpo, i miei sentimenti più belli per la paura di essere perdente, il mio desiderio di una felicità piena per il godimento di un momento. Aiutami a capire, o mio Gesù, che lontano da te vivrò totalmente alienato e che alienandomi a te troverò la totalità della mia esistenza. Amen. Al termine dell’incontro prendiamo davanti al Signore un impegno: durante la settimana sto attento a notare quante volte corro il rischio di cedere, di mettere da parte le cose più belle di me per acquistare qualcosa di effimero e di caduco. L’angolo della poesia Sbocciano le viole Ancora di vita, lo sei oggi, lo eri ieri, visione ferita tra santità e malattia, tra rose e violette e un’infinità di devozione. Domani alzerai le palpebre, e contemplerai il tuo rosario d’incenso: beatificazione per tutto ciò che hai dato, per tutto quello che gli altri occhi non hanno visto, ma solo sospettato, e miseramente sconfessato. Ora ti amano senza credere in nessun altro, solo in te: uomo di Pietrelcina, una persona che raccontava la sofferenza, e che adesso vive nelle promesse e nelle difficoltà della gente. 238 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Incontro di preghiera 239 INCONTRO DI PREGHIERA settembre 2012 Redenzione e remissione dei peccati di Tullio Veglianti Canto Esposizione eucaristica ANNUNCIO DELLA PAROLA DI DIO È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati (Col 1, 1314). Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati (Rm 8, 28-30). TESTIMONI DELLA PAROLA Vogliamo contemplare nella preghiera la Parola di Dio. Si richiede un’attenzione particolare del cuore, espressa a suo tempo da Sant’Anselmo di Canterbury: “Orsù, fuggi via per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia per un po’ i tuoi pensieri tumultuosi. Allon- 239 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Incontro di preghiera 240 tana in questo momento i gravi affanni e metti da parte le tue faticose attività. Attendi un poco a Dio e riposa in lui”. L’EVENTO DELLA SALVEZZA San Paolo sottolinea i legami tra il sangue di Cristo e l’amore salvifico di Dio Padre. Egli scrive infatti che per opera del Padre siamo stati gratificati nel Figlio e strappati dal dominio delle tenebre, e siamo stati trasferiti nel Regno del Figlio “nel quale abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e la remissione dei peccati”. Ma la prova ancora più forte che Dio ci ama è che “Cristo, quando noi eravamo ancora peccatori, è morto per noi. Quanto più ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati per mezzo suo”. “Dio si è compiaciuto per mezzo suo di riconciliare tutti gli esseri con lui, facendo la pace con il sangue della sua croce”. E lo stesso Apostolo elenca i momenti fondamentali del progetto salvifico: - Coloro che egli conobbe in antecedenza, li ha predestinati a riprodurre l’immagine del Figlio, affinché egli sia primogenito tra molti fratelli; - quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; - quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; - quelli che giustificati, li ha glorificati. Come si vede, Paolo si porta sempre verso le profondità del mistero del Padre, della sua iniziativa, delle determinazioni della sua volontà. La predestinazione non significa altro che Dio ci ha amati per primo. Questa immagine, che certamente sarà piena e totale soltanto nella parusia, è vissuta però intensamente nella consapevolezza di essere stati purificati dal sangue di Gesù. La grazia dell’amore del Padre nel Diletto è la nostra redenzione, la remissione dei peccati. La redenzione significa essere messi o rimessi nello stato per il quale siamo stati eletti e predestinati nell’amore, cioè di essere santi e immacolati in Cristo, di essere di Dio, i suoi figli adottivi attraverso e per mezzo di Cristo. Non c’è cosa, dunque, che dobbiamo temere ci possa venir negata, non c’è cosa che ci possa far dubitare della costanza della generosità divina. Perciò il sangue di Cristo ha il suo valore reale e significante, in quanto è l’espressione concretissima e totale dell’amore di Dio verso di noi, dell’amore che è lo stesso del Padre per il Figlio nello Spirito. Esso è l’unico fondamento della nostra redenzione, dell’amore verso noi nell’effusione del sangue del Diletto. San Gaspare del Bufalo si commuove quando parla di questo amore: “Due verità ci insegna questo Cuore Sacratissimo: l’umiltà, e il santo amore figurato in quelle fiamme che si dipingono intorno al Sacro Divin Cuore. Si ricordi della devozione al Sangue preziosissimo di Gesù: questo è il prezzo della redenzione, questo il motivo della mia fiducia onde salvarmi, a questa devozione voglio consacrare la mia vita”. Nel sangue di Cristo il cristiano sperimenta se stesso come redento. MODALITÀ DELLA SALVEZZA Cristo, come uomo, è diventato per noi sacrificio e ci ha redenti con il suo sangue. Questa redenzione va intesa nel suo valore assoluto di liberazione connessa con la morte di Cristo e la nostra fede in lui. 240 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Incontro di preghiera 241 Celebrata infatti l’antica Pasqua, che il popolo di Israele immolava in memoria dell’esodo dall’Egitto, istituì la nuova Pasqua, istituì cioè l’immolazione di se stesso da parte della Chiesa tramite i sacerdoti sotto segni visibili in memoria del suo passaggio da questo mondo al Padre, allorché ci redense con l’effusione del suo sangue, ci strappò al potere delle tenebre e ci trasferì nel suo regno. E questa oblazione monda non può essere contaminata da nessuna indegnità o malvagità di chi la offre, perché è un’oblazione che il Signore offrì monda, e che tale doveva restare in ogni luogo della terra, offerta al suo Nome. Anche l’apostolo Paolo vi accenna allorché, scrivendo ai Corinzi, dice che quanti si sono contaminati, partecipando alla mensa dei demoni, non possono diventare partecipi della mensa del Signore, nell’uno e nell’altro caso intendendo per mensa un altare. La redenzione nel sangue ci libera dall’ ”apostasia”, ed essere liberati da questa è condizione essenziale per divenire un popolo santificato. Il sublime miracolo della purificazione da ogni colpa avviene attraverso quelle parole del sacerdote che si costituiscono elemento di perdono da parte di Dio, in forza della virtù ricevuta dallo Spirito. Per questo lo stesso apostolo Paolo, esortando i credenti a rendere grazie a Dio Padre, dice: È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati (Col 1, 13-14). Infatti l’umanità, prima della redenzione, si trovava in uno stato di schiavitù ben più dolorosa che non fosse quella dell’Egitto: schiavitù morale nei riguardi del peccato e del demonio, cui bisogna aggiungere quella della morte. Quindi il sangue di Cristo è totale salvezza, redenzione e rinnovamento. Il sangue esprime la morte di Gesù, ma anche la sua risurrezione, in quanto la sua morte è gloriosa. Essendo il sangue segno e argomento dell’amore totale di Cristo, esprime Cristo totalmente: tutta la sua opera salvifica, che è il compimento della sua incarnazione. TESTIMONI DELLA SALVEZZA Ricòrdati che, strappato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del regno di Dio. Dopo che Gesù ebbe emesso lo spirito, dalla sorgente del suo fianco sgorgarono la felice onda del battesimo e il sangue della redenzione, con i quali vieni misticamente consacrato per essere conservato integro per la vita in Cristo. Perciò il sangue di Cristo viene preso di nuovo di lì come prezzo di redenzione per i nostri peccati da eliminare ogni giorno, e affinché il nostro uomo interiore venga rinnovato più pienamente, unito a Cristo e trovato nella forma di lui. Dobbiamo essere così la sua icona. Siamo figli ed eredi di Dio, coeredi di Cristo, se però partecipiamo veramente alle sue sofferenze, per partecipare alla sua gloria. Dio compie questo nell’amore in Cristo crocifisso e risorto. I mali da accettare piamente, servono per correggerci dai peccati, per esercitare e mettere alla prova la giustizia, per mostrare la miseria di questa vita, affinché desideriamo più ardentemente e cerchiamo più insistentemente quelle realtà future dove ci sarà la beatitudine vera ed eterna. 241 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Incontro di preghiera 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 242 Come dunque i figli d’Israele vissero in certo qual modo la vita dell’agnello immolato, così anche noi non viviamo più la vita propria, ma quella di Cristo che è morto per noi, dal momento che è anche tornato di nuovo alla vita. Saremo veramente una vittima santa e gradita a Dio e Padre. CANTO RIFLESSIONI PREGHIERA COMUNITARIA (Salmo 139, 13-17) Sacerdote: E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse (Gv 17, 5). Diciamo insieme: Santifica il popolo redento con il tuo sangue, Signore. - “Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. - Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno. - Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!”. Sacerdote: Per Cristo nostro Signore. Amen. Ci uniamo ora a tutta la Chiesa per offrire al Padre il dono preziosissimo del sangue di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione. Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucaristia. In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare: Generale: Perché i politici agiscano sempre con onestà, integrità e amore alla verità. Missionaria: Perché aumenti nelle comunità cristiane la disponibilità al dono di missionari, sacerdoti e laici, e di risorse concrete in favore delle Chiese più povere. BENEDIZIONE EUCARISTICA CANTO FINALE 242 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 16:05 Nel Segno del Sangue Pagina Attualità 243 Jheronimus Bosh, I sette vizi capitali, Museo del Prado, Madrid. (Particolare, Lussuria) LA VITA DEL GIUSTO - DAI VIZI ALLE VIRTÙ: LA LUSSURIA La persona è unica e irripetibile di Romano Altobelli D ovendo scrivere qualcosa di serio sul vizio capitale della lussuria, viene subito la tentazione di volerne dare una definizione. Non è facile. Preferiamo iniziare con una preghiera che va diritto alla persona umana: una, unica, irripetibile. La lussuria, invece, la divide, la sdoppia, la ripete nell’ossessione del piacere disordinato. “O Padre, per la tua benevolenza la creazione continua: libera l’uomo dal peccato che lo separa da te e lo divide in se stesso; fa’ che nell’armonia interiore creata dalla Spirito, diveniamo armonici in tutto il nostro essere di persone create a tua immagine”. L’esperienza c’insegna che i mezzi culturali che dominano nella società contemporanea (televisione, internet, stampa, spot pubblicitari, riviste, ecc,), sono maestri nel creare confusione nella mente e nei comporta- 243 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 244 menti dell’uomo e della donna: il sesso è ridotto a genitalità, la sessualità a soddisfacimento degli istinti, il corpo a strumento del proprio piacere. Si ha l’idolatria: l’adorazione del corpo, strumentalizzato per la propria soddisfazione, perciò schiavi. È stato detto che la lussuria, come ogni vizio, va dall’interiorità all’esteriorità, passa dai pensieri osceni, volgari, indecenti, ripugnanti ad atti e gesti che alimentano la libidine, i desideri sessuali per tradursi in comportamenti illeciti, ricercati per se stessi. Del resto S. Giovanni nella sua prima lettera parla della “concupiscenza della carne”: desiderio smodato della carne sotto la spinta delle pulsioni animali dell’uomo; parla della “concupiscenza degli occhi”: brama sfrenata dei sensi. Si può affermare che è il vizio della quantità degli atti, delle pulsioni. La preghiera, da cui partiamo, sottolinea degli elementi, che caratterizzano la persona umana: la creazione continua grazie alla sessualità, dono di Dio e compito dell’uomo e della donna; la liberazione dalla schiavitù per ritornare ad essere liberi, non essere più divisi in se stessi, avere un’armonia interiore, per essere armonici in tutto l’essere di persone, creati “uniti-unici-irripetibili” ad immagine di Dio, maschio e femmina, il peccato separa da Dio. Nella creazione, all’unione del corpo e all’armonia delle membra (Adamo ed Eva erano nudi ma non ne provavano vergogna), corrisponde “l’armonia del cuore”, “la purezza del cuore”. L’armonia del corpo e del cuore, nell’innocenza della creazione, permetteva all’uomo e alla donna di sperimentare con semplicità la forza unitiva dei loro corpi, che era il substrato della loro unione personale: si realizzava la comunione delle persone. La sessualità, perciò, sin dall’inizio è caratterizzata dall’unità della persona e dalla inter-personalità, cioè dalle relazioni tra persone. La via della purezza La via che trasforma la disunione e porta all’unità della persona, è la “purezza”. Consiste nella “stima” verso le proprie membra, nel “rispetto” del corpo proprio e altrui. La via della purezza ottiene l’unità del corpo, che deve attuarsi prima nel cuore: la disarmonia del corpo ritorna ad essere corpo armonico se si realizza l’armonia interiore nel cuore dell’uomo. In questo modo l’uomo e la donna tornano ad essere persona una-unita-unica nella sua irripetibilità di immagine di Dio. La lussuria divide il corpo dall’unità della persona, frammenta il proprio essere. Occorre ritornare a stimarsi persona e, perciò, a dover essere ciò che già si è sin dall’inizio: “anima incorporata”, “corpo animato”, immagine di Dio. La bellezza della sessualità La sessualità deve essere intesa per quello che è: relazione interpersonale. Il suo vero significato non è il rinchiudersi nel proprio piacere: sarebbe la negazione dell’essere sessuato; è rapporto con l’altro, con il proprio partner, con i tanti altri che s’incontrano nella vita: rapporti aperti, tanto armonici da intravvedere il volto di Dio nel volto dell’altro fino a “temere per l’altro, temere la morte dell’altro, morire al posto dell’altro”, direbbe il filosofo ebreo Emmanuel Levinas1. La lussuria nega di fatto i significati della sessualità. Il lussurioso se vuole liberarsi da questa schiavitù ed entrare nella dinamica dell’essere-in-relazione, ha bisogno di conoscere e vivere le varie dimensioni dell’essere sessuato. La sessualità è strumento e segno dell’incontro interpersonale. In essa si sperimenta l’indigenza dell’esistenza, ma si vive anche l’apertura verso gli altri, che ha tre nomi: reciprocità, oblatività, linguaggio. La reciprocità. L’essere maschile e femminile si vive nell’incontro: la relazione interpersonale realizza l’essere uomo e l’essere donna e annulla la loro separazione. Non è vero che sono stati creati per stare faccia a faccia? Non è vero che l’uomo e la donna diventano quello che sono solo nella reciprocità di “un aiuto che gli sia simile? L’incontro fa diventare persone, dà l’identità di persona, caratterizzata dall’apertura all’altro. L’oblatività. La sessualità tende a realizzare un dono; si 244 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Attualità 245 può dire che il suo destino è donarsi. È l’amore che rivela se stesso nell’altro, con l’altro e per l’altro, sapendo che ci si ritrova solo perdendosi. Quando ci si apre l’un l’altro in questo modo, scatta l’atteggiamento del servizio. È l’incontro io-tu, noi-voi. La lussuria, al contrario, chiude l’individuo in se stesso, nel piacere per il piacere egoistico. Per l’uomo carnale gli altri non esistono e quando si accorge che ci sono, li strumentalizza per i propri fini egoistici. Il linguaggio. La sessualità è il linguaggio dell’amore umano. Per comunicare si ha bisogno della parola detta o scritta; per esprimere i sentimenti, il desiderio di vivere la relazione umana occorrono i gesti della corporeità. L’amore umano si realizza sempre e solo nella sessualità e attraverso la sessualità. Del resto anche i sacramenti cristiani per esprimere l’amore di Dio e donare la grazia hanno bisogno dei segni e gesti sacramentali. La persona è fatta per gli incontri umani, di relazioni tra persone. La sessualità tende ad andare oltre Piace qui ricordare che Benedetto XVI ha dedicato la sua prima enciclica (Deus caritas est) all’amore nella dinamica della filia (amore di amicizia), dell’eros (amore appassionato) e dell’agape (amore divino). Questo richiamo ci porta a dire che la sessualità è aperta alla trascendenza. La precarietà, la fugacità e la finitezza del piacere sessuale mentre focalizza il suo limite, apre la persona alla dimensione dell’eterno, dove si realizza l’incontro risolutivo e appagante. Nella dimensione umana l’uomo sperimenta la contraddizione tra il voler realizzare totalmente i propri desideri e la limitatezza del piacere, che nello stesso tempo è esperienza di morte, di distacco e apertura a qualcosa che va oltre ed è totalmente appagante. È il bisogno umano del trascendersi, di rapportarsi con un Altro (con la “A” maiuscola), Dio-Amore. Una persona che vive il proprio essere sessuato secondo il significa- to originale di relazione, non solo vive il proprio essere-inrelazione con i propri simili, ma anche con Colui che è il Totalmente Altro attraverso la gratuità, la contemplazione, l’amore senza limiti e senza riserve: si apre la strada al “Tu” di Dio, come risposta all’inquietudine del cuore umano: “il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te” – dice S. Agostino2. Lussuria e gola Tra la lussuria e il vizio della gola c’è uno stretto legame: sono imparentati dalla sregola- 245 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 Attualità 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 246 tezza, dall’ingordigia, dall’eccesso del piacere e del gusto da una parte; dall’altra hanno in comune il bisogno di affetto, di rapportarsi con qualcosa che vada oltre la materialità dei pasti abbondanti, succulenti e il piacere per il piacere: l’esigenza di relazioni affettuose e di interessi. Nel chiudersi egoisticamente in se stessi, i golosi, presi dall’ingordigia, vorrebbero gustare la vita in pienezza ed invece rovinano la salute, privano l’esistenza di interessi, la distruggono con la voracità incapace di fermarsi e darsi un limite; i sensuali, ossessionati dal piacere, vorrebbero qualcuno che li amasse e li curasse. Le delusioni della vita li rinchiudono in ciò che non è amore e cura della persona, ma conservano dentro il desiderio di vivere la pienezza e la totalità della vita. Questa esige sempre che la persona sia coinvolta in modo pieno e totale. È sempre possibile uscire da queste due schiavitù e rendersi persone libere totalmente, nello spirito e nel corpo. È possibile la conversione, perché la persona, immagine del Creatore, può far crescere i germi positivi insiti nella propria natura umana con l’esercizio delle virtù per diventare simili a Colui che lo ha fatto. Anche le scienze psicologiche, mentre rilevano che in ogni persona, fosse anche un santo, c’è il tarlo dell’egoismo e di ogni altro vizio capitale, affermano che perfino in “una canaglia c’è un qualche interesse per gli altri non come semplici strumenti delle proprie soddi- sfazioni”. Hanno la possibilità di curarsi degli altri e di instaurare vere relazioni. Cosa occorre fare? Conoscersi in profondità e voler cambiare. Iniziare, perciò, a riconoscere ciò che si stava cercando con il piacere attraverso una buona vita spirituale; riempire il cuore con la Parola di Dio (meditata, immedesimata, pregata, ) e con la carità, che apre e relaziona con gli altri. Trovare, così, motivi e forza per disintossicarsi, per non essere più governati dal corpo, ma guidarlo, indirizzarlo, moderarlo. Curare l’attenzione all’altro instaurando relazioni che esprimano tutto ciò che è contrario alla lussuria e all’ingordigia: bontà, donazione, tenerezza. In questo modo si entra nella dinamica dell’amore e la persona esprime il meglio di sé negli affetti e nelle relazioni3.L’ultimo aiuto da offrire per diventare ciò che già si è (uno, unito, unico nella propria irripetibilità) lo offre Giovanni Cassiano, che nel 5° secolo ha studiato i vizi capitali: “Come molto spesso, è utile a coloro che soffrono di una determinata malattia non mostrare neppure i cibi che farebbero loro male, onde evitare di far nascere in loro un desiderio che sarebbe fatale, così la calma e la solitudine sono molto utili per combattere queste malattie particolari (la lussuria e la gola), affinché lo spirito malato, senza più essere disturbato da molte immagini, possa giungere a una visione interiore pura e sradicare più facilmente il fuoco pestilenziale della concupiscenza”4. La via della guarigione La tenerezza “La sessualità vissuta all’interno di una relazione capace di esprimere più tenerezza affettuosa che erotismo sfrenato consente di ritornare sulle ferite del passato e di rimarginarle: la via della guarigione, come la tenerezza, è sempre possibile per chi la cerca con sincerità, disposto a giocarsi per essa e a sottomettersi alle sue leggi. Perché l’amore, come la bellezza, ha bisogno della custodia della legge” (GIANDOMENICO CUCCI, La lussuria, una ricerca malata dell’assoluto)5. NOTE Per una conoscenza sintetica del pensiero di E. Levinas, si può fare riferimento ad un’intervista fatta al filosofo e raccolta nel volumetto: EMMANUEL LEVINAS, Etica e Infinito. Il Volto dell’Altro come alterità, Città Nuova Ed., Roma 1984, particolarmente le pagine 108-115: La responsabilità per altri. 1 SANT’AGOSTINO, Confessioni, Lib. 1,1. 2 Per una trattazione completa cfr GIANDOMENICO CUCCI, La gola, insaziabile fame di affetto, in La Civiltà Cattolica, quaderno 3851 (14 dicembre 2010, 441454). 3 4 GIOVANNI CASSIANO (5° secolo), Le istituzioni cenobitiche, VI,3. GIANDOMENICO CUCCI, La lussuria, una ricerca malata dell’assoluto in La Civiltà Cattolica, quaderno 3836 (17 aprile 2010, 140). 5 246 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 16:05 Pagina 4000 Messe Perpetue I Missionari del Preziosissimo Sangue, per facilitare la comunione di preghiera tra vivi e defunti, hanno istituito da oltre un secolo l’ Opera delle 4000 Messe Perpetue. Ogni anno vengono celebrate 4000 Messe per tutti gli iscritti, vivi o defunti. Per associarsi, o per iscrivere i propri cari, basta versare l’offerta di una Messa, una volta per sempre. Si rimane iscritti in perpetuo. Viene rilasciata una pagellina con il nome della persona iscritta. - 00181 ROMA 9 2 i, rn a N ia V om issimo Sangue s o zi re P l e [email protected] d u e ia n p : il a -m e Pia Unio 7 - c.c.p 391003 .87.03 8 Tel. e fax: 06/7 Abbonamento annuo alla Rivista Nel Segno del Sangue Ordinario: € 9,50 - Sostenitore € 15,00 Estero $ 22,00 Ringraziamo tutti coloro che rispondono con tanta generosità. 247 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 Attualità 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 248 L’Ospedale Italiano di Amman punto di riferimento per l’intera Giordania Intervista al direttore sanitario dottor Khalid Salim Shammas di Clara Salpietro - Amman, Giordania L’ Ospedale Italiano di Amman, struttura moderna e realtà importante nell’ambito della sanità del Paese, si trova al centro della capitale giordana, in uno dei quartieri più poveri della città. È il primo ospedale nato in quella che era la Transgiordania e sorge su un terreno di circa 11.000 mq nel cuore della città vecchia, Al Muhajereen Street, nei pressi della Italian Street, l’area coperta dagli immobili è di circa 1800 mq. La sua attività prese il via nel 1927 grazie al suo fondatore il dottor Fausto Tesio, un medico italiano emigrato ad Amman nel 1921 pochi giorni dopo la fondazione dell’Emirato della Transgiordania. In quel periodo in termini di medicina non c’era nulla ad Amman e quando il medico italiano arrivò in città diede vita ad una struttura efficiente, punto di riferimento per gli abitanti del luogo, ma anche per pazienti che arrivavano da più lontano, come l’Arabia Saudita. Avendo iniziato la sua attività nel ‘27, si tratta del più antico ospedale del Regno Hashemita e ha svolto un servizio sino ad oggi riconosciuto e stimato da tutte le autorità giordane a cominciare dalla Famiglia Reale che, soprattutto nei primi anni di vita dell’ospedale, lo ha utilizzato spesso. Nel tempo, per il suo carattere ‘no profit’, a cui si aggiunge l’elevata preparazione dei suoi medici, l’ospedale è diventato il punto di riferimento per poveri e rifugiati. Sono infatti centinaia di migliaia le persone di origine palestinese o irachena che hanno abbandonato il proprio paese per divenire rifugiati in Giordania. La maggioranza vive in condizioni di povertà e nel momento in cui si ammalano non posso permettersi costose cure presso ospedali e cliniche del paese e pertanto si rivolgono all’Ospedale italiano, dove ricevono un trattamento di livello elevato a costi molto bassi. L’ospedale italiano di Amman, così come quello di El Kerak, che si trova a sud di 248 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:05 Pagina Attualità 249 Amman ed ha iniziato la sua attività nel 1935, è di proprietà dell’Associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani (ANSMI), presieduta dall’ingegnere Maurizio Saglietto, ed è gestito dalle Suore di Carità Domenicane della Presentazione della Beata Vergine. L’Ansmi è nata 126 anni fa per volere di Ernesto Schiaparelli, l’egittologo che scoprì la tomba di Nefertiti. Schiaparelli, nemmeno trentenne, nel 1884 andò a Luxor, in Egitto, per ragioni scientifiche. Fu lì che, ospitato dai missionari francescani, si rese conto della miseria estrema nella quale i religiosi operavano e del grande bisogno di assistenza che quelle regioni avevano. Rientrato in Italia nel 1886, il futuro direttore del Museo egi- zio di Torino costituì un’associazione con lo scopo di sostenere e incrementare l’opera dei missionari italiani. A spiegarci l’attività della struttura italiana di Amman è il direttore sanitario, dottor Khalid Salim Shammas, che ci riceve nel suo studio e accetta di rispondere alle nostre domande. “Le persone si rivolgono all’Ospedale italiano per farsi curare – ci dice in inglese e con un tono di voce pacato – è gente povera, giordani poveri, rifugiati iracheni, anche rifugiati dalla Somalia, dal Sudan, da diversi paesi africani e ultimamente rifugiati siriani”.“In passato la Famiglia Reale – evidenzia – veniva in questo ospedale perchè era l’unico ospedale in Giordania. Re Hussein e la famiglia reale hashemita hanno usufruito più volte delle cure della nostra struttura”. In merito alle principali malattie che vengono curate nella struttura, il direttore sanitario afferma: “le malattie sono varie, perchè tantissima è la gente che si rivolge a noi in quanto i costi sono bassi. Comunque, abbiamo molti pazienti che si rivolgono al reparto di pediatria ed anche al reparto di medicina generale. Il reparto che lavora di più è senza dubbio quello della maternità”. L’ospedale dispone di numerosi ambulatori, tra cui maternità e chirurgia. A partire dal 1990 sono stati ristrutturati il reparto lungodegenti, la maternità, la ginecologia e il nido e sono stati completamente rinnovati il laboratorio di analisi e la fisioterapia. Tutti i laboratori 249 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 17-09-2012 16:05 Pagina Nel Segno del Sangue 250 sono stati dotati di nuove apparecchiature. Il team dell’ospedale è composto da 125 persone, di cui quattro suore provenienti dall’Iraq e dall’India. “La maggior parte del personale è giordano – precisa il direttore sanitario – ma c’è qualcuno che proviene da altri Paesi, come egiziani, russi, filippini”. Le medicine si trovano facilmente nelle farmacie giordane e non mancano i progetti di collaborazione con l’Italia. “C’è una collaborazione con il Ministero della Salute italiano, – spiega il dottor Khalid Salim Shammas – ci sono stati diversi incontri a Roma anche con gli ospedali italiani presenti in altri Paesi. Come ospedale italiano abbiamo lavorato al progetto per la telemedicina, che adesso possiamo utilizzare tramite internet in collegamento con Roma, con il ministero della salute e con ospedali specializzati e tramite questo possiamo capire che tipo di trattamento applicare per determinate malattie”. Con la fondazione Gaslini di Genova, il “Med Child”, l’IME e l’Ospedale Italiano di Kerak, l’ospedale di Amman partecipa al progetto di unità mobile di screening sulla Talassemia, progetto definito in accordo con il ministero della Salute giordano, e sull’accrescimento ponderale dei bambini. Inoltre agevola, gratuitamente, ulteriori cure di giordani in Italia. L’ospedale italiano ha rapporti di collaborazione con la Santa Sede – AISAC e fa parte dell’Alleanza degli Ospedali Italiani nel Mondo. 250 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 17-09-2012 16:05 Nel Segno del Sangue Pagina Attualità 251 L’effimero e il brutto non si addicono al sacro di Enisio Di Tullio L’ arte moderna non è una evoluzione di quella ottocentesca originata da una tendenza rivoluzionaria che ha prodotto la grande stagione del realismo, assumendo come contenuto la realtà storica. Essa, invece, trae origine da quell’ampio e articolato movimento artistico-culturale che, all’inizio del ‘900, ha portato a rompere gli schemi tradizionali di fare arte, e, attraverso un dinamismo teorico e formale forse senza precedenti, all’arte delle avanguardie, che ha connotato di sé o comunque influenzato quasi ogni forma artistica successiva. Insomma l’arte moderna, dal Courbet ai nostri giorni, si è estrinsecata attraverso iniziative, sperimentazioni e teorizzazioni le più diverse, formulando e sviluppando così nuove estetiche che hanno dato, di volta in volta, impronte diverse alla vita, alla cultura, alla società del tempo. Si è passato così dal verismo e realismo ottocenteschi all’impressionismo, e, per tutto il ‘900, a movimenti culturali e artistici che hanno prodotto nuove e variegate forme di FLORIANO BODRINI, Pontefice espressione, come, per citarne le principali, il futurismo, il dadaismo, il surrealismo, il cubismo, per poi passare al realismo che, nel secondo dopo guerra, si trasforma nella corrente del realismo sociale più politicamente impegnato, fino all’affermarsi di nuove forme di linguaggio, come, ad esempio, l’arte informale, la pittura materica, l’espressionismo astratto, e fino a forme le più bizzarre e stravaganti, quali la Pop-Art, la Op-Art, l’arte povera, l’arte concettuale, e così via. Abbiamo voluto ricordare questo lungo cammino dell’arte moderna per sottolineare - pur riconoscendo che in esso alcuni artisti hanno realizzato opere di grande bellezza e originalità, dando così all’attività creativa orizzonti nuovi ed interessanti - che, purtroppo, la gran parte delle realizzazioni artistiche nei diversi campi di espressione: pittura, architettura, scultura, ecc., non ha raggiunto quella qualità particolare che induce a cogliere l’ineffabile, stupendo, incantevole e misterioso effetto che si suole chiamare “il bello”. Riteniamo che il più delle volte l’ansia irrefrenabile di sperimentare per innovare ad ogni costo, unitamente ad altri fattori di cui faremo cenno in seguito, abbia prodotto opere effimere e, a volte, proprio di cattivo gusto: quello che si dice “il brutto”. Qualcuno ha ritenuto che il ‘900 abbia ripudiato il concetto del bello e che, pertanto, l’arte occidentale di questo martoriato secolo abbia subito la più violenta e sciagurata crisi della sua storia. E ciò perché l’uomo ha perduto la sua identità immergendo il suo io in una cultura imperniata di feticci ideologici, di materialismo, di alienazione, per cui l’arte del ‘900 non è altro che il riflesso in 251 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 17-09-2012 16:06 Pagina Nel Segno del Sangue 252 STELLA DINI, Immagini sacre contemporanee sé di questa cultura, cioè della profonda crisi dell’uomo. Proprio per questo, altri hanno giudicato l’arte di questo periodo come la rappresentazione fatua e narcisistica della propria rinuncia ad essere, fino a considerare l’uomo del ‘900 il protagonista, il sovrano, la vittima di un epoca martoriata dalla barbarie. In gran parte, tutto ciò è vero, poiché è indubitabile che l’uomo del ‘900 è entrato in una crisi profonda in cui la perdita di valori essenziali, di un forte senso spirituale e di trascendenza lo hanno spinto a rappresentare un’arte come nevrosi, come respiro di aspetti decadenti, malinconici e disperati del proprio tempo. È altresì vero che questa crisi dell’arte in generale ha avuto i suoi riflessi anche nell’ambito dell’arte sacra. Anche in questo campo, infatti, si sono avute espressioni artistiche di scarso rilievo: opere sia di pittura, sia di scultura, che di architettura sono apparse prive di fascino, di comunicativa, di senso spirituale, cioè prive di quegli elementi tradizionalmente espressi nell’arte sacra dei tempi passati. A volte, ricerche spasmodiche, ansia di novità e provocazioni ardite hanno prodotto opere inguardabili, non degne di rappresentare il sacro, ma capaci soltanto di esprimere l’effimero o il brutto come segni di un tempo veramente decadente. Sappiamo che è necessario ricercare, sperimentare per trovare modi e mezzi nuovi per fare arte, ma è accaduto spesso che molti artisti, appoggiandosi, a tal fine, a filosofie, realismo, pragmatismo psicologia e altro, hanno operato sulla base di estetiche misere, senza respiro, dando così luogo ad un’arte che è il risultato di canoni prefissati, a volte rivelatasi frutto di teorizzazioni, esaltazioni intellettualistiche o astrazioni accademiche, quando non anche una semplice moda, quella che Apollinaire chiamava “la maschera della morte”. Perciò, quando gli artisti sono imbalsamati in modelli stereotipati, sono privi di libertà o condizionati da concezioni dell’arte senz’anima, non possono produrre vera arte, tanto meno arte sacra. Per questi motivi si è assistito alla creazione di monumenti, di architetture di chiese, di opere pittoriche e di installazioni di vario tipo destinate al culto o a pratiche religiose, senza tensione spirituale, inadatte ad esprimere il sacro. Diciamo innanzitutto che, a nostro modesto parere, la creatività artistica può trovare la sua degna e valida espressione in tutti gli aspetti della vita, anche in quelli più delicati, profondi, drammatici e contraddittori che segnano l’esperienza umana. Tuttavia, essa non può essere una espressione qualsiasi, tanto meno un modo volgare e/o offensivo di rappresentare qualcosa o qualcuno. E ciò perché, se “l’arte è l’espressione più nobile dell’uomo”, come giustamente ha detto Michele Colagiovanni, direttore di questo mensile, il predetto modo “artistico” di rappresentare è tutt’altro che arte, è solo indecenza, rozzezza, povertà d’animo. In secondo luogo riteniamo che l’opera d’arte, per essere veramente tale, debba andare al di là delle semplice rappresentazione di qualcosa o di una teorica forma d’arte; essa deve riuscire in qualche modo, attraverso l’espressione di un pensiero, e non un pensiero banale, a far cogliere a chi la osserva, per l’insieme del contenuto e della forma, un qualcosa di particolare, di speciale che sia in grado di suscitare, al di là della sua finitezza formale, quella indefinita e indefinibile sensazione di universale stupore che chiamiamo “il bello”. In sostan- 252 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:06 Pagina Attualità 253 perla custodire e promuovere za, l’artista deve essere in grado di esprimere con la sua sensibicon impegno e responsabilità. lità un’opera che tocchi la proNella buona ma purtroppo limifondità dell’essere umano: la tata fioritura di opere moderne, sua anima. Ma ciò presuppone durante l’ultimo secolo non uno studio e una ricerca contisono mancati suggerimenti, nua sull’uomo, che purtroppo spinta, riflessioni e ottime reararamente avviene. Occorre, lizzazioni artistiche da parte di quindi, una rifondazione del uomini di Chiesa. Il che è segno concetto del bello che postuli la che proprio quando si ha fede e rifondazione del concetto delcultura religiosa, e ci si ispira l’uomo. E ciò è ancora più alla tradizione sacra della Chienecessario, anzi indispensabile sa, i risultati non mancano. quando si voglia realizzare Si è posto pertanto il probleun’opera sacra, giacché l’uomo, ma di affrontare la creatività che è creatura di Dio, fatta a sua artistica nei suoi rapporti con il immagine e somiglianza, ha in culto cristiano e il sacro. Per la se stesso una continua spinta verità, la questione fu posta già interiore che lo porta ad oltretempo fa, ma senza apprezzabipassare la propria limitatezza di li risultati. creatura, anche con la ricerca Già Paolo VI espresse la del bello, perché la bellezza necessità di un mondo più ricco evoca il concetto di Dio. Infatti, di bellezza, anche artistica, di proprio la mancanza di trascenquella “qualità” che consente di denza, il non sapersi rapportare non affondare nell’effimero, alle cose di Dio, non afferrare nella confusione, nella disperacon un alito di fede il sacro e raccontarlo con la necessaria, adeguata sensibilità, l’incapacità di rifarsi alla grande tradizione dell’arte sacra nella Chiesa, sono state le principali cause di una produzione di opere sacre che, purtroppo, di sacro non hanno nulla. Dobbiamo dire, però, che la colpa è stata anche del Clero, poiché è la committenza, innanzitutto, che deve essere preparata: sono i sacerdoti che devono avere ALFREDO CHIGHINE, Forme contrapposte amore per l’arte, sa- zione. E così anche Giovanni Paolo II, che intervenendo più volte sul problema, sottolineò, tra l’altro, l’esigenza di un maggior dialogo tra pittore, scultore, architetto ancor prima di realizzare una chiesa, una struttura destinata a pratiche spirituali, proprio per uscire dalla profonda crisi in cui si dibattevano l’arte e l’architettura sacra. Ma vennero meno un generale impegno e le necessarie sinergie. Anche l’attuale Pontefice si è più volte espresso al riguardo, invitando a una riflessione sui rapporti tra artisti, Chiesa e arte sacra, allo scopo di realizzare opere che sappiano esprimere il senso religioso, simbolico e culturale della fede cattolica. Oggi qualcosa sembra muoversi. La Chiesa è impegnata a promuovere iniziative di vario genere, nell’intento di incoraggiare e far crescere negli artisti la cultura religiosa, e a far prendere coscienza allo stesso Clero dell’importanza di fare vera arte sacra. Occorre, in sostanza, che gli odierni artisti sappiano misurarsi con l’eternità, che siano capaci di darci opere d’arte veramente tali: espressione di forte carica spirituale dall’impatto mistico e religioso, anzi, vera e propria epifania del divino, in modo da meravigliare, stupire, incantare, proiettare l’osservatore in quella ineffabile dimensione dello spirito, dove si avverte la consolante presenza di Dio. 253 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Umorismo CARLO MARIA MARTINI La morte del cardinale Martini ha dato la stura a una varietà di interpretazioni sulla sua personalità e il suo magistero. Il mondo laico ha creduto di poter tirare la porpora dalla sua parte scatenando di conseguenza il mondo dei credenti integralisti fin quasi al dileggio del defunto. Grande servitore dell’unica Chiesa, a alcuni è apparso un antagonista di Papa Ratzinger. Benedetto XVI sarebbe il papa dei credenti e Martini «il Papa dei noncredenti». Magari fosse! Se i non credenti avessero riconosciuto, verrebbe da dire. Avremmo degli «pseudo-non-credenti» di altissima spiritualità, obbedienti nell’essenziale all’unico papa eletto dallo Spirito Santo. Purtroppo non è così. Chi sostiene che era il papa che ci voleva, non vuole nessun papa e di fronte alla ineluttabilità dell’esistenza dell’unico papa, al quale anche il suo preferito fu ossequiente, si accontenta di sostenere l’alternativo, come il tifoso di una squadra terza in classifica, nell’occasione del derby tra la prima e la seconda, fa tifo per la seconda, quale che sia, perché vuole che il campionato lo vinca la propria, che è avversaria perenne di tutte le altre. RISPOSTE ANTICHE Michele Martelli confessa che ha seguito Carlo Maria Martini da lontano. Peccato! Avrebbe conosciuto 16:06 Pagina Nel Segno del Sangue 254 Il lato comico 17-09-2012 di Comik 254 03 nel segno settembre2012:03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 17-09-2012 16:06 Pagina Umorismo 255 un vero uomo di Dio e evitato degli infortuni intellettuali. Dice che del Cardinale gli sono rimaste «scolpite due frasi che riguardano la fede e la nozione di Dio. La prima, arcinota, è: “In ogni credente c’è un non-credente e in ogni non-credente c’è un credente”; la seconda: “Dio non è cattolico”». Un po’ troppo poco per giudicare una figura così grande, diciamo la verità. Leggendo i suoi libri si trova ben altro. Ascoltando le sue catechesi si riceveva ben altro. E invece Martelli deduce da quelle due frasi una serie di conseguenze che definire catastrofiche è dir poco. Pone dei quesiti che hanno la risposta già nel Vangelo. Gli apostoli implorarono Gesù dicendogli: «Signore, aumenta la nostra fede» (Luca 17,5-6). Significava che l’avevano, ma la desideravano più grande. Esattamente come dovrebbe pregare ogni credente. E di conseguenza ancor più un non credente presunto, il quale non crede ma non fino in fondo, perché anche in lui resta una porzione minuscola di fede, poco più piccola di un granello di senape che fa – secondo il detto di Gesù – di un uomo un credente. Che Dio non sia «cattolico» è poi ancor più chiaramente e diffusamente detto nel Vangelo. Cito solo il testo del Giudizio, dove molti si troveranno salvati senza neppure conoscere il vero Dio. Cristo darà questa spiegazione: «Ogni volta che avrete fatto qualcosa di buono al più piccolo della Terra io l’ho considerato fatto a me». Martelli assomiglia a uno che dicesse: non ho letto tutto il Vangelo ma questa frase la ricordo: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» e da essa pretendesse di pontificare su tutto il Vangelo, sostenendo che perfino Gesù ebbe «il dubbio, il dubbio scettico, di chi non seppe e seppe di non sapere. […] conscio che non sa né può sapere con assoluta certezza se Dio c’è e qual è, se c’è un’anima sostanziale e immortale, una vita dopo la morte, un aldilà, un inferno e un paradiso, ecc.; in un certo senso, credette e non crede, nella sua mente si annidò il dubbio, la sua fu una fede incerta, dubitante, scettica». È proprio vero quel che diceva un altro grande cardinale (grande in altro senso): Armand-Jean du Plessis de Richelieu: «Datemi quattro righe scritte da un galantuomo e ve lo manderò in galera». A COLPI DI MARTELLI Ecco l’esegesi che Martelli fa delle due frasi. «Il succo filosofico della prima è il dubbio, il dubbio scettico, di chi non sa e sa di non sapere. Se la sua fede non è dogmatica, il credente è conscio che non sa né può sapere con assoluta certezza se Dio c’è e qual è, se c’è un’anima sostanziale e immortale, una vita dopo la morte, un aldilà, un inferno e un paradiso, ecc.; in un certo senso, crede e non crede, nella sua mente si annida il dubbio, la sua è una fede incerta, dubitante, scettica». Perbacco! Eppure centinaia, migliaia di persone testimoniano che il cardinale Martini ha propiziato a loro il dono della fede! Ha ridato un senso profondo alla loro vita… Sulla seconda frase scrive Martelli: «”Dio non è cattolico” […] Anzi, non è nemmeno cristiano, o islamico, buddhista, taoista, mono-, poli- o a-teistico, sciamanico e così via. Di Dio non sappiamo né ciò che è né ciò che non è». Ma il Cardinale defunto voleva dire che Dio è di tutti e Martelli dice che non è di nessuno, perché o non o è come se non ci fosse. A parte il ridicolo di giudicare un grande uomo da due frasi che ricorda di lui, è deludente anche l’esegesi che fa di esse. Michele Martelli è per noi un mistero. Questo porterebbe a concludere, secondo lo steso Martelli, che di lui non si può sapere nulla. Meglio non perderci tempo. Questa volta potrebbe aver ragione. 255 04 nel segno settembre2012:04 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 È... stata Che sarà? 17-09-2012 16:20 Pagina 1