n.108 / 15 23 MARZO 2015 Si apre l’era dei “wearable” con un occhio alla Smart Home Entro qualche giorno, l’arrivo di Apple Watch segnerà l’inizio della fase “adulta” dei dispositivi indossabili. Come dire che fino ad adesso abbiamo giocato con proposte quasi prototipali, alcune arrivate sul mercato con risultati di vendita ancora timidi; altre, come i Google Glass, rientrate ai box ancora prima di partire. Ma Apple, infallibile almeno negli ultimi anni, non può lanciare il sasso e nascondere la mano: l’era dello smartwatch inizia ufficialmente e, al di là di ogni considerazione, al di là delle file davanti ai negozi e degli stock che in ogni caso saranno strategicamente esauriti, ora si fa sul serio. Il registratore di cassa (ma non solo quello del primo week-end) ci dirà se il nuovo trend dei “wearable device” diventerà definitivamente una categoria di successo; anche se va messo in conto che la sovraesposizione mediatica avuta in questi anni di “avvento” non potrà che comportare una naturale fase di disillusione “da contraccolpo”. Anche volendo fare i pessimisti, se dovesse andare male e gli smartwatch restassero per ora confinati ad applicazioni da “nerd”, Apple, Google e compagni non andranno certo in crisi: i principali ritorni economici dei grandi produttori arrivano da ben altre attività, più che floride. E poi commercianti e grandi mezzi di comunicazione hanno la memoria breve: sarebbero già tutti pronti a saltare sul prossimo paradigma tecnologico, che per loro, poi, è solo la prossima moda. L’entusiasmo di certi analisti ci racconta, comunque, di una categoria che non potrà che avere successo, di qualcosa che riguarderà nel breve-medio termine la quasi totalità degli utenti smartphone. Probabilmente, risolti alcuni limiti di gioventù e trovati sistemi per estendere l’autonomia energetica, entro qualche anno quasi tutti indosseranno qualche device hi-tech. Ma siamo pronti a scommettere che questa “rivoluzione” sarà solo marginale rispetto a quella in arrivo che riguarda la casa intelligente e l’integrazione coordinata in essa di tutti gli oggetti smart che già oggi vi stanno arrivando. Apple HomeKit e Google Nest sono tra le iniziative a lungo termine più convincenti che si candidano a incarnare il centro di controllo dell’intelligenza domestica: prodotti di tutte le marche (purché opportunamente certificati) saranno in grado di interagire tra loro grazie alla “mediazione” dei sistemi di controllo offerti da questi grandi operatori, più o meno gratuitamente; ovviamente in cambio di informazioni sulle abitudini degli utenti (e delle loro case), che valgono molto e che apparentemente non costano nulla a coloro che le concedono. In pratica, sarà possibile controllare tutta l’abitazione e tutti i suoi apparecchi dallo smartphone o dal tablet, sia che ci si trovi in casa che si sia lontanissimi; e questo a prescindere dalla marca degli apparecchi e dal fatto che siano stati comprati in unica soluzione o in diverse tappe: il che è ben diverso dalla domotica proposta oggi. Il collettore delle interazioni, e quindi anche delle informazioni, sarà Apple o Google o qualche altro colosso di questo tipo, che ovviamente saprà prevedere molto meglio i nostri bisogni, dando un’ulteriore svolta al mondo della pubblicità e della comunicazione in genere. Quindi, la vera rivoluzione, quella che cambierà i paradigmi, probabilmente non arriverà dai wearable ma dalla Smart Home: in questo contesto anche i dispositivi indossabili avranno un ruolo importante, quello di dare al sistema la loro quota parte di informazioni per mettere in condizione il sistema di controllo della casa di reagire in maniera più pronta, oltre che offrire all’utente una serie di notifiche legate all’ambiente domestico. E impareremo ancora una volta che l’utente medio, in cambio di un po’ di comodità, non si dimostra mai un buon custode della propria privacy. Gianfranco GIARDINA MAGAZINE Tutto sui TV Le nuove tariffe Telecom - Tim Samsung S-UHD valide dal 1° maggio 02 in arrivo 06 Dal 2017 obbligo DVB-T2 e HEVC per i TV e i decoder 25 In prova il TV OLED LG da 55” Qualità da “paura” e prezzo OK 22 Abbiamo provato la seconda generazione di OLED LG, la qualità video non ha rivali e finalmente anche il prezzo è accessibile Philips, i nuovi TV sono Android 08 Alla convention europea di Barcellona Philips ha presentato i modelli di TV in arrivo Hanno Android TV, Ultra HD e un sistema Ambilight rinnovato per gaming e audio Windows 10: upgrade gratis per un anno IN PROVA 27 04 GUIDE ALL’ACQUISTO 32 35 JBL Cinema Base fa “suonare” il TV 29 Illuminazione smart La salute 2.0 per la casa, tecnologie così lo smartphone HTC ReCamera accessibili via rete può aiutare il dottore strana ma divertente n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MERCATO Telecom Italia - Tim ha comunicato le nuove tariffe in vigore dal prossimo 1° maggio Ecco le nuove tariffe Telecom Italia - TIM Poche variazioni rispetto ai costi attuali, prezzi allineati in alto con la formula “tutto incluso” di Roberto FAGGIANO D opo l’annuncio della fusione delle attività tra Telecom Italia e TIM (qui la news completa) è tempo di nuove tariffe per la telefonia fissa. La piccola rivoluzione parte da maggio ed è bene avere le idee chiare sulle nuove tariffe, in modo da valutare se convenga rimanere in TIM o passare a un altro operatore. Inoltre il passaggio alle nuove tariffe è automatico se non si comunica una diversa volontà all’operatore. Le novità non riguardano chi ha già un abbonamento in fibra ottica o le formule Tutto senza limiti, Internet senza limiti, e TIM Smart . Il nuovo tariffario privilegia la formula “tutto incluso” per le telefonate e la navigazione web, cancellando la miriade di piccole agevolazioni proposte nel corso degli anni e in parte ancora sopravvissute fino ad oggi. Ecco le tre tariffe principali in vigore dal mese di maggio: TUTTO: 44,90 euro al mese - Comprende telefonate illimitate e senza scatto alla risposta verso tutti i numeri italiani di telefonia fissa e mobile; per l’ADSL c’è la navigazione illimitata fino a 7 Mega. Rimane il costo aggiuntivo di 3,90 euro al mese per l’eventuale mo- dem a noleggio. TUTTO VOCE: 29 euro al mese - Comprende telefonate illimitate e senza scatto alla risposta verso tutti i numeri italiani di telefonia fissa e mobile. VOCE: 19 euro al mese - Telefonate a consumo con tariffa di 10 cent/minuto verso tutti i numeri italiani di telefonia fissa e mobile oltre a scatto anticipato ogni minuto; è prevista una riduzione del 50% del costo delle telefonate se si superano le 3 ore di traffico mensile. Nessuna variazione è prevista per i titolari di condizioni agevolate (Social Card e delibere AGCOM 314 e 330 CONS). Per i clienti fedeli a Telecom Italia da più di 10 anni che non abbiano ancora una connessione ADSL è previsto il passaggio alla formula TUTTO con il costo del TUTTO VOCE per il primo anno e con 10 euro al mese in più per il secondo anno. Chi è già abbonato ADSL ed è già raggiunto dalla rete in fibra ottica potrà passare a TUTTO FIBRA a 44.90 euro al mese (contro i 54,90 euro della tariffa normale). Il rebranding di Telecom Italia in TIM quindi non sembra portare grandi vantaggi agli utenti, anche se i concorrenti non fanno molto meglio, a meno di seguire le varie offerte che si susseguono ma che prevedono vincoli temporali precisi. Specie l’offerta in fibra ottica punta sempre più su cifre ben superiori ai 50 euro mensili, per esempio il Tutto Fibra Plus con navigazione a 100 Mega (attivo tra l’altro solo a Milano) costa ben 59,90 euro mensili mentre il normale Tutto Fibra da 30 Mega costa solo 5 euro in meno al mese. Voi andare veloce? Paghi, e caro. MERCATO La copertura in fibra dell’operatore raggiungerà così in totale ben 61 città in Italia La fibra di Fastweb raggiunge 11 nuove città italiane Da Taranto a Settimo Torinese, le nuove città saranno raggiunte dalla fibra ottica a 100 Mbit/s di Paolo CENTOFANTI F astweb annuncia l’espansione della sua rete in fiber to the cabinet in 11 nuove città. A partire dalle prossime settimane, infatti, i cittadini di Brindisi, Ferrara, Latina, Lodi, Novara, Parma, Potenza, Salerno, Savona, Settimo Torinese, Taranto potranno abbonarsi al servizio di connettività a 100 Mbit/s in download e 10 Mbit/s in upload. Stando al comunicato stampa rilasciato, l’attivazione del servizio nelle città annunciate avverrà progressivamente nell’arco dei prossimi sei mesi. Chi è già cliente Fastweb potrà effettuare l’upgrade gratuito alla nuova velocità non appena il servizio sarà disponibile, per un periodo pro- torna al sommario mozionale di 6 o 12 mesi a seconda del proprio contratto. Terminata la promozione, il costo della fibra avrà un sovrapprezzo di 5 euro rispetto all’ADSL a 20 Mbit/s. Fastweb ha già annunciato di stare sperimentando con tecnologie come VDSL Enahnced e G.fast che potenzialmente, a seconda della distanza della propria abitazione dall’armadio di strada, consentiranno di portare la velocità della linea fino a 500 Mbit/s. Samsung e LG rilanciano gli investimenti sulle linee di produzione OLED Samsung e LG avrebbero sbloccato i piani di potenziamento delle linee di produzione di pannelli OLED per dispositivi portatili Samsung per la gamma Galaxy, LG per il Flex ma soprattutto Apple Watch di Paolo CENTOFANTI Secondo la stampa economica coreana, sia LG che Samsung avrebbero sbloccato nuovi piani di investimento per le linee di produzione OLED. In questo caso si parla di dispositivi portatili e non di televisori. In particolare Samsung avrebbe intenzione di potenziare la propria linea di produzione di schermi OLED flessibili per i suoi smartphone Galaxy Edge, con possibile impiego anche per il prossimo Galaxy Note, portando la capacità a 15000 vetri madre al mese. LG invece punterebbe a estendere di altri 7500 vetri al mese la propria fabbrica di sesta generazione, per arrivare anch’essa a un obbiettivo a regime di 15000 unità, in questo caso per soddisfare la domanda di schermi per l’appena lanciato Apple Watch, per il quale è prevista una fornitura tra i 10 e i 15 milioni di pezzi, oltre a 1 milione di G Flex 2, lo smartphone con display curvo di LG in arrivo proprio in queste settimane. Le nuove linee di produzione dovrebbero vedere la luce nel corso del terzo trimestre del 2015. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MERCATO La partnership annunciata a una “non presentazione” all’apertura del Baselworld TAG Heuer si è alleata con Intel e Google Vuole realizzare lo smartwatch di lusso Si sa solo che il primo smartwatch Android Wear di TAG Heuer arriverà a fine anno d Paolo CENTOFANTI T AG Heuer ha tenuto un’attesa conferenza stampa al Baselworld, la fiera dell’industria dell’orologeria, in cui ha svelato il suo futuro ingresso sul mercato degli smartwatch. Per l’evento c’erano molte aspettative, dopo che alla vigilia erano uscite delle dichiarazioni di Jean-Claude Biver, CEO di TAG Heuer e grande personalità del settore, aveva anticipato una partnership con Intel per la realizzazione di smartwatch. In realtà, diciamo subito che durante la conferenza stampa non è stato mostrato alcuno smartwatch TAG Heuer. L’evento è stato infatti “solo” l’occasione per annunciare una collaborazione con Google e Intel, rispettivamente per il software e l’hardware della componente “smart” di quello che sarà il primo smartwatch del produttore svizzero; “il primo, unico e diverso” ha ripetuto più volte, visibilmente allegrotto, Biver, definendo l’annuncio come il più grande della sua carriera. TAG Heuer si occuperà del design dell’orologio ma, ammettendo di non aver alcuna esperienza in campo tecnologico, affiderà a Intel la realizzazione del processore e a Google l’ottimizzazione della piattaforma Android Wear. Tecnicamente non potrà essere definito uno smartwatch “made in Swiss”, visto che il meccanismo in questo caso sarà un processore Intel, ma scherzando Biver ha sottolineato come forse il marchio “Intel inside” potrebbe avere maggior valore per un connected watch. A parte questo, lo smartwatch sarà prodotto e assemblato in Svizzera. L’orologio arriverà però solo verso la fine dell’anno, tra ottobre e dicembre, e TAG Heuer ha deciso di non rilasciare alcuna ulteriore informazione sul progetto, fino a quando non si sarà più vicini al lancio effettivo del prodotto. Durante la conferenza stampa è arrivata l’inevitabile domanda sulla reazione al lancio di Apple Watch, alla quale Biver ha semplicemente risposto dicendo che “Apple Watch sembra un prodotto Apple, lo smartwatch di TAG Heuer sembrerà un TAG Heuer”. Google apre a Londra il suo primo negozio fisico Google ha aperto a Londra il suo primo negozio fisico ufficiale, realizzato all’interno di un Currys PC World (gruppo Dixons) nella centralissima Tottenham Court Road. Nell’area gestita da Google, i visitatori troveranno smartphone e tablet della gamma Nexus, PC Chromebook e il media streamer Chromecast, e soprattutto potranno vederli interagire tra di loro attraverso i servizi dell’ecosistema Google. Tra le attrazioni del negozio figureranno Portal, uno schermo “immersivo” che permetterà ai clienti di volare in qualunque punto del mondo tramite Google Earth. Doodle Wall sarà una sorta di muro interattivo in cui si potrà creare la propria versione del logo Google tramite delle bombolette spray “digitali”, con la possibilità di condividere le creazioni sui social network. In più ci saranno delle postazioni per riprodurre contenuti da YouTube e Google Play Movies tramite Chromecast. Il Google Shop sarà utilizzato anche per ospitare seminari tecnici, corsi introduttivi alla programmazione per gli studenti di tutte le età ed eventi dimostrativi sugli strumenti educational di Google. MERCATO Il sito web Idealo ha pubblicato un’analisi dei prezzi degli smartphone più noti Abbiamo gli smartphone più scontati d’Europa In Italia ci sono i prezzi più bassi e scontati rispetto ai listini. L’Inghilterra è la più cara C di Roberto PEZZALI hi vuole uno smartphone di fascia alta deve comprarlo in Italia: rispetto agli altri paesi europei monitorati da Idealo infatti è nel nostro paese che si trova il prezzo medio di mercato più basso, quello calcolato sulla media dei prezzi dei vari negozi online presenti sul territorio. Idealo ha preso in esame un campio- ne di 50 smartphone e ben 33 di questi, tra i quali l’iPhone 6, vengono offerti nel nostro Paese al prezzo più basso. La media dei prezzi dei 50 modelli, per l’Italia, è pari a 285,98 euro 15 euro meno dei circa 300 euro necessari in Germania. L’Inghilterra è il paese più caro: gli smartphone costano qui circa 40 euro in più rispetto ai prezzi praticati dai venditori italiani. Un dato che non sorprende più di tanto considerando l’affezione al “volantino” dei consumatori, con il prezzo unico vero elemento di vendita. Idealo ha anche mostrato come gli smartphone più ricercati del momento non costino neppure troppo: con gli 869 euro necessari per il nuovo S6 Edge si possono comprare un Galaxy Note 4 e un LG G3. MAGAZINE Estratto dal quotidiano online www.DDAY.it Registrazione Tribunale di Milano n. 416 del 28 settembre 2009 direttore responsabile Gianfranco Giardina editing Claudio Stellari, Maria Chiara Candiago, Simona Zucca Alessandra Lojacono Editore Scripta Manent Servizi Editoriali srl via Gallarate, 76 - 20151 Milano P.I. 11967100154 Per informazioni [email protected] Per la pubblicità [email protected] torna al sommario n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TV E VIDEO Philips ha lanciato la prima parte della gamma TV 2015, composta dai modelli di fascia media e Ultra HD entry level Philips TV: Android, Ultra HD e Ambilight nuovo Android TV e Ambilight per gaming e audio sono tra le principali novità presentate alla convention europea di Barcellona di Roberto PEZZALI hilips ha annunciato la gamma di TV per il 2015, o meglio, ha svelato quelli che saranno i primi prodotti ad arrivare nei negozi. Da sempre infatti Philips divide la gamma in due: una line-up più commerciale per la prima parte dell’anno e i modelli top, dedicati agli appassionati e quindi anche più costosi, nella seconda parte dell’anno, con un grande evento di lancio all’IFA. A Barcellona grande protagonista è stato Android TV, presente su quasi tutti i modelli, e il nuovo Ambilight, che guadagna due nuove modalità di utilizzo per la musica e il gioco. Philips sta lavorando seriamente alla versione di Ambilight a proiezione, quella vista lo scorso anno alla fiera di Berlino, ma al momento non c’è una data precisa. L’intenzione per quest’anno è focalizzarsi ancora di più su questa tecnologia esclusiva che effettivamente da una marcia in più al televisore, soprattutto dal punto di vista estetico e scenico. Il breve video che riportiamo mostra la nuova modalità “musica” con Spotify e la nuova modalità di gioco. La seconda “big news” è relativa ad Android TV: dalla serie 5500 in avanti tutti i modelli sono dotati della nuova piattaforma di Google a bordo, piattaforma che permette non solo di fruire delle app ma anche di giocare collegando al TV un normale controller bluetooth o a filo come quello di Xbox. Tutte le TV con a bordo Android avranno almeno 8 GB di memoria per le app espandibile con chiavetta o hard disk, e sui modelli top la memoria sale a 16 GB. Passando alla gamma vera e propria è composta da 12 serie, 5 serie di modelli Ultra HD e 7 serie di modelli Full HD che includono anche televisori di piccolo taglio. Non sappiamo al momento se tutti i televisori arriveranno sul mercato italiano e in che tagli, ma buona parte della line-up sarà comunque disponibile. P Serie 7600 Quasi un top di gamma zione Micro Dimming Pro e un processore quadcore. Philips non ha badato a spese: l’Ambilight utilizzato è quello a tre lati, il telecomando è il modello reversibile dotato di tastiera e a bordo oltre al doppio tuner DVBT2 / S2 troviamo anche il decoder HEVC. Presente anche il 3D con tecnologia attiva. Serie 7100 Ultra HD Ambilight e Android per tutti Uno step sotto la serie 7600 Philips ha inserito la linea 7100: Ambilight è solo su due lati e il tuner è singolo. Della serie 7100 ci saranno due versioni, quella con piedistallo laterale e quella invece con un piedistallo classico e soundbar. Dotata di 3D passivo questa serie ha anche un telecomando più basico, ma sempre con tastiera, ed è disponibile anche nel taglio da 43”. Tra le altre versioni disponibili si segnalano anche il 49” e il 55”, oltre al 65” della serie 7120. Serie 6400 Per chi non vuole 3D e Ambilight mo di fronte ad un TV che farà del prezzo il suo punto forte, con solo 8 GB di memoria per le apps di Android e senza telecomando con tastiera. Ridotto anche il processore, che è solo “dual core” ma che dovrebbe comunque essere sufficiente per gestire Android. Il Full HD resta in gamma La serie 6500 è al top Philips continua a proporre una lineup di TV Full HD, nonostante la rapida discesa dei prezzi dell’Ultra HD abbia spinto i produttori a puntare sempre meno sull’alta definizione. Oltre ai vari modelli da “battaglia” segnaliamo l’interessante serie 6500, un prodotto che per caratteristiche e specifiche è addirittura superiore all’entry level della serie Ultra HD. La serie 6500 soddisfa tutti i tagli, dal 32” al 65”, e oltre ad Android con 8 GB di memoria a bordo ha pure Ambilight a 2 lati, 3D e telecomando con tastiera qwerty. Tra le curiosità del la presenza sul telecomando del tasto Netflix per il lancio dell’app: il telecomando sarà lo stesso anche per l’Italia a conferma dell’arrivo a settembre del servizio. video Il modello di punta è la serie 7600: siamo consapevoli che Philips presenterà anche una serie 8000 e una serie 9000 quest’anno tuttavia se si scorrono le caratteristiche tecniche si capisce che questo TV può tranquillamente soddisfare la maggior parte delle necessità degli utenti. Il design richiama quello dello scorso anno, con il pannello sorretto da due piccoli piedini in metallo ai lati. Disponibile in tre tagli, 48”, 55” e 65”, la serie 7600 ha un pannello Ultra HD con retroillumina- torna al sommario lab Philips ha pensato anche a soddisfare chi non vuole Ambilight e 3D: la serie 6400 infatti ha un pannello Ultra HD da 40”, 50” o 55” e Android TV a bordo. Sia- TV Philips il nuovo Ambilight per musica e giochi n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TV E VIDEO Sui TV Philips con Android TV è possibile installare programmi sviluppati da terze parti Popcorn Time sui nuovi Android TV Philips Le applicazioni non proprio “legali” potrebbero dare una bella spinta alle vendite dei TV P di Roberto PEZZALI hilips ha presentato a Barcellona la nuova gamma di TV di fascia media, ma la novità era già nota: la presenza di Android TV su quasi tutti i modelli smart. Il sistema operativo di Google per televisori (usato anche da Sony) era fino ad ora un oggetto misterioso: nessuno, neppure al CES 2015, aveva potuto provarlo e scattare fotografie, perché l’interfaccia non era definitiva. Alla presentazione Philips siamo riusciti, dopo mesi, a provare in modo approfondito Android TV, cercando di capire la cosa più importante: ma si possono installare tutte le app? Di base Android TV ha uno store limitato a pochissime app: il numero al momento non è definitivo, ma si parla di un numero di applicazioni inferiore a 500. Questo perché lo store dedicato ad Android TV filtra le app che gli sviluppatori hanno pensato esplicitamente per gli schermi delle TV, quindi con interfac- Non è ancora nelle sale Episodio VII ma Disney conferma già la data di uscita di Episodio VIII e l’inizio delle riprese del primo film “collaterale” di Paolo CENTOFANTI cia 16:9 e utilizzo esclusivo con i tasti (senza touch). Fortunatamente esiste la scorciatoia: Philips ha lasciato sui suoi TV la possibilità di installare applicazioni da fonti sconosciute e ha integrato un file browser per andare a cercare file sulla chiavetta, inclusi quindi i file APK delle app Android. Ecco quindi che sulle TV Philips, ma ipotizziamo anche su altri modelli (sempre che il produttore non blocchi la possibilità), è possibile installare applicazioni come Sopcast, Popocorn Time, Sky Go e app di streaming come SkyOnline e Infinity. La Smart TV, fino ad oggi snobbata, potrebbe diventare nella sua versione Android presto una delle funzionalità più ambite dai consumatori. TV E VIDEO DisplaySearch ha svolto un sondaggio sui criteri di scelta dei TV, i risultati sorprendono 3D, 4K, curvo e OLED contano poco nella scelta del TV Le tecnologie video sono in fondo alla lista della preferenze, eppure si punta alla qualità di Roberto PEZZALI L a tecnologia a bordo di un TV a quando pare è totalmente inutile per il grande pubblico. Questo almeno è il dato che emerge da un sondaggio svolto da DisplaySearch presso un campione rappresentativo di persone di tutte le età, chiedendo di scegliere da una lista di funzionalità quali sono gli aspetti che vengono considerati in fase di acquisto. Non sorprende che al primo posto vi siano qualità video, qualità audio e prezzo, ma sorprende invece vedere all’ultimo posto il “curvo” seguito a breve distanza dall’OLED, dall’Ultra HD e dal 3D. Non va meglio neppure alla Smart TV, anche lei sicuramente al di sotto delle aspettative così come la connessione internet wireless. Anche se il sondaggio è stato realizzato alla fine dello scorso anno, quindi nel frattempo qual- torna al sommario C’è già una data di uscita per Episodio 8 di Guerre Stellari cosa può essere cambiato (trend come il curvo ci mettono un po’ a decollare), colpisce indubbiamente vedere come la maggior parte delle persone non sia in grado di associare le tecnologie ai benefici che loro portano. Avere la qualità video al primo posto e allo stesso tempo trovare l’OLED in fondo è l’esempio più lampante di questa dissociazione. Disney preme il piede sull’acceleratore per quanto riguarda lo sviluppo dell’universo di Guerre Stellari da quando ha acquisito i diritti da George Lucas, e a quanto pare dal 2015 in poi dovremo abituarci a vedere un nuovo film all’anno. A dicembre arriverà nelle sale l’attesissimo Guerre Stellari - Episodio VII diretto da J.J. Abrams, film che ha il compito di rilanciare la saga dopo la non esaltante (almeno dal punto di vista artistico) trilogia dei prequel. Disney ha però già ufficialmente confermato la data di uscita di Episodio VIII, che approderà al cinema a maggio 2017 e sarà diretto da Rian Johnson, promettente regista che ha filmato una delle pellicole di fantascienza più interessanti degli ultimi anni (Looper). Nel frattempo però, ci sarà spazio per il primo dei nuovi film di Guerre Stellari “collaterali” alla saga principale e che saranno dedicati all’approfondimento di storie e personaggi secondari rispetto al filone principale. Il primo ad arrivare sarà appunto Rogue One, le cui riprese inizieranno quest’estate con al comando Gareth Edwards, già autore dell’affascinante Monsters, ma più conosciuto per l’ultimo Godzilla, con uscita nelle sale nel dicembre del 2016. Non si sa praticamente ancora nulla della storia di Rouge One, e del resto persino Episodio VII è ancora per lo più avvolto nel mistero, ma Disney ha confermato la presenza dell’attrice Felicity Jones nel cast, il che lascerebbe presupporre una storia guidata da personaggi femminili. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TV E VIDEO I TV Samsung della gamma 2015 hanno finiture premium e un elevato contenuto tecnologico, dal pannello 10 bit all’HDR Abbiamo visto in anteprima i TV Samsung S-UHD in arrivo Prezzi in salita, purtroppo: il top di gamma JS9500 sarà disponibile in Italia solo nel taglio da 65” con un listino di 6.499 euro di Roberto PEZZALI S amsung è la prima ad arrivare nei negozi con la nuova linea di TV 2015. Questo sarà un anno chiave per tutti: il dollaro forte, infatti, non aiuta i listini con i TV che torneranno ad avere un prezzo medio più elevato fin dai piccoli 32”. Samsung si è preparata in antico e ha realizzato una line up davvero ampia, un mix di TV UHD e HD curvi e piatti che va a soddisfare ogni esigenza. Tizen, la nuova piattaforma smart, sarà presente praticamente su tutta la gamma che anche nei modelli più abbordabili avrà comunque a bordo un processore quadcore. Samsung quest’anno ha voluto però onorare la fascia alta creando una categoria a parte, TV marchiati S-UHD dove il termine S ha molteplici significati iperbolici (Sensational, Super, Spatial, Supersonic, decidete un po’ voi). L’impressione nostra, non condivisa ovviamente da Samsung, è che questa serie S-UHD sia l’omaggio di Samsung ai TV LCD che ormai hanno fatto la storia, che Samsung stessa ha contribuito scrivere. Samsung ha infatti alzato l’asticella sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista costruttivo, e difficilmente spremendo ancora questa tecnologia si potrà fare di più. Non è un segreto che Samsung abbia già registrato i brand legati all’OLED in Corea (OLED S-UHD) e probabilmente il prossimo anno scenderà in campo per contrastare il rivale di sempre, LG. Per il produttore coreano questi TV si vedono decisamente meglio degli OLED della concorrenza, e noi saremo ben lieti di essere arbitri imparziali di questa sfida non appena LG ci darà un campione del loro modello OLED Ultra HD. Tornando alla serie S-UHD siamo di fronte a prodotti “per molti ma non per tutti”: Samsung è consapevole che il prezzo di ingresso per la nuova serie è decisamente elevato (2499 euro per un 48” è la base di partenza) ma vuole spingere sul concetto che la qualità non si può avere a poco. Il top di gamma, quello che abbiamo avuto davanti ai nostri occhi per un’ora abbondante ieri, è il JS9500: in Italia sarà disponibile esclusivamente nel taglio da 65” e avrà un prezzo di listino di 6499 euro. Per Samsung, che quest’anno ha creato un “Picture Quality Index” per le sue TV, il JS9500 ha un PQI di 2400, il più alto di tutta la categoria. Il TV è effettivamente ben costruito, dalla base in metallo alle finiture in alluminio ma quello che più impressiona è la qualità di visione. Non abbiamo avuto modo di veder- torna al sommario lo in una stanza completamente oscurata (ma lo faremo presto), ma effettivamente sembra che Samsung abbia migliorato ulteriormente il livello del nero e la gestione della luminosità risolvendo al tempo stesso eventuali problemi legati a spurie e uniformità del pannello. Il JS9500 infatti ha una retroilluminazione Full LED local dimming rivista per gestire il pannello Quantum Dot, e Samsung snocciola come numeri una luminosità 2.5 volte superiore e un contrasto di 10 volte superiore a quella dello scorso anno. Il pannello a 10 bit sicuramente aiuta, ma aiuta anche un nuovo processore a 8 core che gestisce sia le zone di retroilluminazione sia l’analisi della scena che questa volta non viene fatta a zone ma a oggetti. Il JS9500 è l’unico della gamma dotato della tecnologia Peak Illuminato Ultimate, perché scendendo verso le serie JS9000 e JS8500 si passa ad una tradizionale illuminazione Edge LED. Il JS9000 sarà disponibile in tre tagli: il 65” costerà 5499 euro, per il 55” serviranno 3499 euro mentre per il piccolo 48” 2999 euro. L’unica differenza sostanziale con il modello top è proprio la retroilluminazione che porta il Picture Quality Index a 2000: rispetto al top di gamma la luminosità di picco è inferiore e questo si ripercuote anche sul contrasto e la dinamica che il TV riesce a esprimere. Il modello “entry” della serie S-UHD sarà il JS8500: Samsung toglie il processore a 8 core per usare un modello a 4 core che non gestisce la retroilluminazione dinamica. Inoltre viene tolto anche il One Connect Box, il box di connettori esterno: sul JS 8500 è tutto integrato. Il JS 8500 da 55” costerà 2999 euro mentre quello da 48” 2499 euro, l’entry level, si fa per dire, della nuova serie top. Tutti i modelli avranno comunque pannello Quantum Dot, Tizen, LCD a 10 bit curvo e tutte le altre funzionalità in comune, cambia solo la gestione del “nero” e del contrasto. Per quanto riguarda Tizen la nuova interfaccia ci è parsa decisamente più semplice e reattiva della versione precedente di Smart TV, anche se dobbiamo segnalare che al momento del debutto mancheranno diverse app che invece sono presenti adesso sulle vecchie serie. Infinity e Sky stanno lavorando per arrivare in tempo, ma dovrebbero servire un paio di settimane per poterle vedere nello store di app Tizen. Samsung ci ha anche confermato che l’Evolution Kit 2015 ci sarà per tutti i vecchi TV, sia in versione “slot” da agganciare dietro il TV sia in versione one connect: i prezzi non si conoscono ma sarà possibile aggiornare a Tizen un vecchio ES8000. Tra gli accessori ci sarà anche quest’anno un hard disk con contenuti Ultra HD acquistabile a parte (ma non subito): grazie ad un app installata sul TV sarà possibile scaricare ulteriori contenuti Ultra HD sull’hard disk in attesa dell’arrivo dei contenuti di partner come Chili e Wuaki. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TV E VIDEO Il nuovo Epson EH-LS10000 ha prestazioni da vero proiettore per il digital cinema Epson presenta in Italia il proiettore laser L’EH-LS10000 porta il vero cinema in casa Ha engine ottico a doppio LASER e matrici riflessive al quarzo, prezzo “sotto” gli 8000 euro E di Paolo CENTOFANTI pson Italia ha finalmente presentato anche nel nostro paese il suo nuovo proiettore top di gamma per l’home cinema, l’EH-LS10000, che introduce diverse novità per il produttore giapponese. Il nuovo proiettore si basa infatti su un nuovo engine ottico costituito da due sorgenti LASER e dalle nuove matrici LCD di tipo riflessivo (stile LCoS per intenderci) al quarzo. Queste due caratteristiche insieme permettono a Epson di fare un salto in avanti importante sul fronte della qualità video in ottica home cinema, sia dal punto di vista del rapporto di contrasto, con un livello del nero sempre più profondo, che da quello della resa cromatica. Il sistema impiega come sorgente, al posto della classica lampada, due LASER a semiconduttore. Il primo viene utilizzato per riprodurre il primario del blu, il secondo, tramite un filtro colore, il verde e il rosso. Come si può immaginare, il percorso ottico (che abbiamo avuto modo di ammirare con un campione a cuore aperto durante la presentazione) è piuttosto complesso e ha imposto dimensioni un po’ importanti per il proiettore, che ha un peso di 18 Kg e un ingombro di 55 x55 centimetri in pianta e 22 centimetri di altezza. L’utilizzo del LASER ha diversi benefici, primo tra tutti la velocità di accensione e soprattutto spegnimento, ma anche la longevità delle due sorgenti, quantificata da Epson in circa 30.000 ore di utilizzo. Il proiettore è inoltre dotato di un sistema che misura a intervalli regolari l’output dei due LASER ed effettua torna al sommario Il Super HD piace Sky lo offre a più abbonati La pay TV ha messo in lavorazione altri film che usciranno con regolarità e ha esteso il progetto a più abbonati di Roberto PEZZALI una compensazione automatica per mantenere sempre allineata la luminosità delle due sorgenti. L’EH-LS10000 ha un rating di 1500 lumen per quanto riguarda il flusso luminoso e durante la presentazione, che si è tenuta presso la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, il proiettore è stato utilizzato per “illuminare” un vero schermo cinematografico con una base di oltre 5 metri. Proprio la resa cinematografica dell’EH-LS10000 è ciò che ci ha colpito di più, sia per l’elevatissimo rapporto di contrasto che per la resa cromatica. Abbiamo avuto modo di vedere solo pochi minuti di clip, ma abbiamo potuto subito apprezzare la profondità del nero, unita a un’ottima resa delle sfumature più scure, ma anche la naturalezza dei colori e, considerando la dimensione della sala usata per la dimostrazione, anche una buona luminosità dell’immagine. La macchina è in grado di riprodurre senza problemi sia lo spazio colore Adobe RGB che quello DCI, tra l’altro con calibrazioni di default già ottimali, e quello che abbiamo visto ci è piaciuto davvero molto. Il proiettore è anche dotato di capacità di riprodurre contenuti 4K tramite shifting di mezzo pixel delle matrici ad altissima velocità, che sembrerebbe funzionare in modo convincente, anche se abbiamo avuto poco tempo per farci un’idea completa. Alla fine, oltre al prezzo che sarà comunque importante (per ora si sa solo che sarà inferiore agli 8000 euro), l’unica critica che possiamo muovere alla proposta di Epson è forse solo al design, visto che si tratta di un oggetto davvero impegnativo per un normale salotto e probabilmente troverà spazio soprattutto nelle case di chi si può permettere una sala home cinema dedicata. L’EH-LS10000 sarà disponibile nei negozi specializzati a partire dal prossimo mese di aprile. ll progetto Super HD (ecco cos’è e come funziona) è piaciuto agli abbonati Sky: l’emittente pay aveva proposto ad un panel ristretto di suoi abbonati una serie di film nella sezione “Scelti per Te”, trasmessi con una qualità più elevata grazie anche ad un master migliore. Una cosa che non sorprende: la qualità paga. Sky ha deciso quindi di allargare la base di potenziali fruitori dei contenuti Super HD: se prima erano gli abbonati a Sky da più di 10 anni ad accedere al servizio ora lo sono tutti quelli abbonati da almeno 3 anni. Sky offrirà anche nuovi titoli in Super HD e continuerà a farlo con regolarità: dopo Capitan America – The Winter Soldier, già trasmesso, ad aprile sono previsti altri due film: Planes e Maleficient. I titoli saranno sempre disponibili in VOD nella sezione OnDemand tra quelli selezionati da Sky. Un piccolo passo verso una qualità sempre migliore, con la speranza che anche Sky sui contenuti onDemand possa finalmente passare a risoluzioni più elevate e al 4K. I problemi principali sono le infrastrutture di rete: chi ha seguito su Sky OnLine o SkyGo la diretta della Masterchef sa bene di cosa parliamo: anche con una buona connessione a casa al momento anche per Sky con l’infrastruttura italiana è difficile gestire milioni di connessioni contemporaneamente e non è un caso che da poco Sky abbia siglato l’accordo con Akamai per usare le sue CDN per i contenuti. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE PC Più ci si avvicina al rilascio di Windows 10 più vengono condivise le informazioni relative ai nuovi progetti di Microsoft Windows 10 gratis per un anno: arriva in estate Tra le novità c’è Windows Hello, sistema di riconoscimento biometrico che controlla l’accesso ai propri dispositivi M di P. CENTOFANTI E R. PEZZALI icrosoft ultimamente sta condividendo molte informazioni sui suoi nuovi progetti e dopo il lancio della preview di Office 2016, arriva la notizia che Windows 10 arriverà sui nostri dispositivi prima del previsto. Terry Myerson, Vice President della divisione sistemi operativi di Microsoft, ha infatti annunciato che Windows 10 sarà pubblicato in estate, in 190 paesi e in 111 lingue. Un rilascio globale, insomma, e come preannunciato gratuito: per il primo anno dalla disponibilità del nuovo sistema operativo, infatti, l’aggiornamento da Windows 7, Windows 8.1, Windows Phone 8.1 sarà completamente gratuito. Microsoft ha annunciato anche una nuova partnership in Cina con Xiaomi, che offrirà la possibilità di testare in anteprima la versione per smartphone di Windows 10 ai possessori di uno Xiaomi Mi 4, operazione a cui seguirà con ogni probabilità il lancio di un dispositivo Xiaomi basato su Windows 10. Manca solo una data di uscita precisa per Windows 10, ma ormai manca davvero poco. Con Windows Hello e Passport Microsoft dice addio alle password Windows 10 integrerà un sistema di autenticazione basato su dati biometrici. Si chiama Windows Hello e supporterà non solo impronte digitali, ma anche lettura dell’iride e riconoscimento dei volti, a seconda dell’hardware di cui sarà dotato il dispositivo su cui è installato il sistema operativo. Windows Hello è stato studiato per poter accedere in modo sicuro a un dispositivo senza bisogno di utilizzare una password, ma anche per lavorare insieme a un altro nuovo framework di sicurezza denominato Passport, che permetterà a sua volta di autenticarsi su siti web e applicazioni sempre senza password. Basterà essersi autenticati in modo sicuro su un dispositivo con Windows Hello per dare il permesso a Passport di accedere a un determinato servizio: né le informazioni biometriche né un’eventuale password vengono scambiati torna al sommario sulla rete in questo caso e l’autenticazione avviene tramite un sistema di chiavi pubblica e privata. La tecnologia di riconoscimento dei volti è derivata da Microsoft Kinect e sfrutta telecamere con sensori infrarosso per lavorare in ogni condizione di luce, oltre a diverse tecniche per riconoscere le persone in carne e ossa da fotografie che possono essere utilizzate per scavalcare la protezione. Uno dei primi dispositivi di visione supportati da Windows Hello sarà la RealSense 3D Camera di Intel e Microsoft ha annunciato di essere al lavoro con diversi produttori OEM per arrivare al lancio di diversi dispositivi con supporto nativo per Windows Hello. È lecito attendersi che il sistema di riconoscimento biometrico verrà integrato anche sugli smartphone Windows 10, per offrire funzionalità simili a quelle della concorrenza. Microsoft chiarisce: “Aggiorniamo le copie pirata, ma restano pirata” Microsoft chiarisce un equivoco che si era diffuso nei giorni scorsi: Windows 10 per il primo anno sarà disponibile come upgrade gratuito per tutti gli utenti, anche per quelli che hanno una copia di Windows 7 o Windows 8 pirata. Una nota chiarisce le modalità dell’aggiornamento: tutti potranno aggiornare a Windows 10, ma le copie pirata resteranno pirata e senza licenza. Microsoft in poche parole non blocca la possibilità di aggiornamento ma non ha alcuna intenzione di regalare licenze a coloro che non hanno acquistato il software. Resta l’update gratuito per chi invece la copia ce l’ha originale, ma questo è un altro punto. Difficile capire cosa succederà a chi aggiornerà Windows contraffatto: ipotizziamo la presenza del popup che avvisa periodicamente l’utente della “non genuinità” di Windows, ma non ne siamo ovviamente certi. Sicura sarà invece, come ora, la possibilità di mettersi in regola, anche se chi ha scaricato una copia pirata difficilmente cambierà idea sul valore del software. Al momento Windows 10 sarà “gratis” fino al primo anno, ma potrebbe essere per Microsoft l’inizio di un percorso che prevede continui update gratuiti. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Microsoft ha svelato i requisiti hardware dei telefoni “adatti” a Windows Mobile Windows 10 per smartphone: si va fino a 8’’ Il display è previsto nei tagli da 3’’ a 8’’, mentre per la RAM si parte da un minimo di 512 MB di Emanuele VILLA M icrosoft ha svelato i requisiti hardware di Windows Mobile, ovvero della versione di Windows 10 dedicata ai telefoni cellulari. Non ci sono grosse sorprese rispetto alle previsioni né – soprattutto – rispetto ai requisiti di Windows Phone 8.1: d’altronde Microsoft deve il successo di Windows Phone in alcuni mercati alla sua capacità di contrastare Android nella fascia bassa, laddove i volumi sono molto importanti e il sistema operativo Google mostra limiti prestazionali se confrontato con telefoni Windows analoghi sotto il profilo hardware. Resta quindi un requisito minimo di 512 MB di RAM, uno storage da 4 GB, i tasti fisici del volume sono richiesti e, cosa interessante, il display è previsto in tagli che vanno dai 3’’ fino agli 8’’, ovvero da una dimensione sub-smartphone fino a quella tradizionale dei tablet mini. La SD Card è mandatory (richiesta) nei telefoni che dispongono di solo 4GB di storage per via degli aggiornamenti del sistema operativo, ma la cosa forse più interessante è il legame diretto tra la quantità di RAM e la risoluzione del display. I 512 MB sono consentiti solo per schermi da 800x480 e 854x480, e si sale via via fino a 4 e più GB per display di risoluzione QSZGA, ovvero 2560 x 2048 punti, ipotesi che ha senso considerando il supporto di diagonali fino a 8’’. MOBILE Samsung ha presentato, al momento per il solo mercato russo, i Galaxy Tab A Galaxy Tab A: Samsung rinnova la gamma media I nuovi arrivati dovrebbero sostituire i Galaxy Tab 4. Nuovo look, interessante formato 4:3 P di Emanuele VILLA rima del Mobile World Congress di Barcellona si pensava che Samsung volesse approfittare della fiera spagnola per presentare anche uno o due nuovi tablet, i Galaxy Tab A. Poi però l’azienda decise di dedicare l’evento dell’anno ai due telefoni di punta, Galaxy S6 e S6 Edge, evitando così che altri prodotti potessero “distrarre” l’attenzione dei media e del pubblico. Ecco perché Galaxy Tab A, lungi dall’essere dimenticato, è stato presentato solo oggi e limitatamente al mercato russo, per quanto non via sia nessun ostacolo a un’estensione internazionale del prodotto: a maggio, quando uscirà in Russia, sapremo senz’altro se e quando arriverà anche da noi. Ne parliamo al singolare ma in realtà di Galaxy Tab A ce ne sono due: quello da 8’’ e quello da 9,7’’, entrambi pensati per occupare la fascia media del mercato; per questo, probabilmente sostituiranno gli attuali Galaxy Tab 4 nell’offerta del produttore coreano. Il torna al sommario design è cambiato rispetto al passato e fa tesoro delle ultime tendenze di casa Samsung in questo ambito: molto sottile, molto leggero e con profilo curato, nonostante un prezzo di listino che dovrebbe aggirarsi sui 200 dollari. A livello di specifiche tecniche, quello che colpisce è l’aspect ratio 4:3, mentre la risoluzione di 1024 x 768 ci può stare in virtù del posizionamento sul mercato. Come processore, Samsung ha optato per uno snapdragon 410 da 1.2 GHz, supportato da 1.5 GB di Ram e da 16 GB di storage ovviamente espandibili tramite micro SD. A livello fotografico la situazione è analoga, nel senso che entrambe le versioni avranno una fotocamera da 5 mpixel posteriore e 2 Mpixel frontale, mentre ci saranno differenze importanti in quanto a batteria, da 4600 mAh nella versione “mini” da 8’’ e da 6000 mAh in quella da 9,6’’. NVIDIA annuncia la GTX Titan X e la GPU Pascal NVIDIA ha ufficialmente tolto i veli alla nuova GTX Titan X, scheda video da 1.000 dollari di Paolo CENTOFANTI NVIDIA ha ufficialmente svelato tutti i dettagli della sua nuova scheda grafica top di gamma, la GeForce GTX Titan X. Si tratta di una delle più potenti schede a singola GPU di sempre, con caratteristiche tecniche migliorate del 50% rispetto ai modelli top dello scorso anno. La GTX Titan X è basata sulla nuova GPU GM200, realizzata con architettura Maxwell a 28 nm, ma con 3072 core CUDA, 192 texture unit, 96 render unit, bus di memoria a 384 bit e supporto per ben 12 GB di RAM GDDR5, il tutto con una banda passante per la memoria di 336,5 GB/s. Si tratta di una scheda pensata per i videogiocatori che vogliono il massimo delle prestazioni e come tale avrà un prezzo proibitivo per i più, visto che si parla di 999$, tasse escluse, per gli Stati Uniti, ma c’è da credere che la stessa GPU GM200 verrà poi montata anche su schede di fascia un po’ più bassa. NVIDIA ha annunciato nuove caratteristiche di quella che sarà la prossima architettura delle sue GPU, Pascal, che farà il suo debutto nei prodotti del 2016. Pascal offrirà prestazioni per Watt doppie rispetto a quelle dell’architettura Maxwell nelle applicazioni tradizionali, ma oltre che per il gaming, la nuova GPU è stata progettata soprattutto per il deep learning, la tecnologia computazionale che consente a un software di apprendere in autonomia le conoscenze necessarie a svolgere il proprio compito. Due le caratteristiche principali che permetteranno a Pascal di fare un salto prestazionale: l’utilizzo di chip di memoria 3D, organizzati cioè a strati per incrementare densità e ampiezza di banda, e il supporto a NVLink, il bus ultra veloce sviluppato da NVIDIA per superare i limiti del PCI Express, soprattutto in scenari di multi GPU e CPU. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE PC I prezzi non sono molto popolari: si parte da 999 $ per il base fino a 1299 $ per Ludicrous Speed Google rinnova il suo Chromebook Pixel Tra le novità spunta l’utilizzo di USB Type C, lo stesso connettore che troviamo sul MacBook Resta invariato l’eccellente design spigoloso con cabinet in alluminio; l’autonomia è di 12 ore di Roberto PEZZALI D opo due anni Google rinnova il suo Chromebook top di gamma: nuovo hardware, nuovo prezzo e una versione deluxe con disco e autonomia migliorati. Il Pixel, con Chrome OS a bordo, è ancora una volta il Chromebook più potente e costoso acquistabile sul mercato, anche se al momento non è presente nei negozi italiani: Chrome OS, da noi, non ha ancora un senso sui prodotti di fascia entry (qui le nostre impressioni) e non lo ha quindi neppure su un prodotto di fascia alta. Pixel mantiene il suo Chromebook Pixel design spigoloso con cabinet in alluminio, un piccolo capolavoro di produzione che sotto la scocca nasconde un processore Intel Core i5, 8 GB di RAM e 32 GB di SSD. Lo schermo resta quello originale, un LCD in formato 3:2 da 2.560 x 1.700 che secondo Google ha un gamut più ampio. Per chi vuole maggiore potenza, Google ha previsto anche una versione LS, Ludicrous Speed: ha un processore i7, SSD da 64 GB e ben 16 GB di RAM. Google ha migliorato anche la batteria: 12 ore di autonomia, con un sistema di ricarica rapida che garantisce 2 ore di uso con soli 15 minuti di ricarica. La novità vera è l’adozione di USB Type C per la ricarica e gli accessori, lo stesso connettore che equipaggia il nuovo MacBook: Google afferma che dalla porta si può prelevare video in diversi formati, si possono agganciare accessori e soprattutto si può ricaricare il Pixel utilizzando battery pack esterni. Google, tuttavia, non ha eliminato le altre connessioni: restano il card reader, l’ingresso microfonico e due USB full size. I prezzi non sono molto popolari, ma si risparmia comunque qualcosa rispetto al modello precedente: 999 $ per il base, 1.299 $ per la versione LS. Uncharted 4 uscirà nella primavera 2016 Naughty Dog rimanda la pubblicazione del capitolo conclusivo delle avventure di Drake S e c’è un titolo che tutti i possessori di PlayStation 4 non vedono l’ora di giocare, questo è Uncharted 4, la prima produzione di Naughty Dog concepita fin dall’inizio per le console di nuova generazione. Il recente annuncio avrà quindi l’effetto di una doccia fredda per tanti appassionati, visto che lo studio, per voce di Bruce Straley e Neil Druckmann, ha annunciato la decisione di rimandare l’uscita di Uncharted 4 all’anno prossimo, a primavera 2016. La serie di Uncharted ha sempre alzato l’asticella della qualità ottenibile da PS3 a ogni uscita e il quarto capitolo è giustamente atteso come uno dei primi giochi in grado di spremere al meglio l’hardware della console di nuova generazione, come del resto le anteprime hanno dimostrato. Ma Uncharted 4 sarà anche il capitolo conclusivo di questa saga e il team di sviluppo vuole esse- torna al sommario re certo di finire alla grande. “Questo gioco merita la massima attenzione per i dettagli, il ritmo preciso e la narrazione ricca di sfumature che hanno reso celebre Naughty Dog. Per cui abbiamo preso l’ardua decisione di far slittare la data di uscita del gioco. Con qualche mese in più a disposizione, avremo la certezza che Uncharted 4: A Thief’s End non solo soddisferà gli standard elevati del nostro team, ma anche le aspettative che i gamer nutrono nei confronti di ogni titolo firmato Naughty Dog. [...]” Il team di Naughty Dog lavorerà senza tregua per tutto il 2015 per far sì che le avventure di Nathan Drake ricevano In occasione della presentazione del Chromebook Pixel, Google sostiene che USB Type-C potrebbe diventare una costante nel mondo Android, puntando soprattutto sulla sua versatilità di Emanuele VILLA GAMING Una decisione coraggiosa che merita un plauso vista l grande ambizione del gioco di Paolo CENTOFANTI USB Type-C e smartphone Ci siamo quasi la conclusione che meritano”. Il 2014 è stata forse l’annata che più di ogni altra ha visto un gran numero di videogiochi rilasciati prematuramente pur di rispettare le scadenze, con patch di dimensioni ciclopiche e in alcuni casi (l’ultimo Assassin’s Creed è l’esempio più eclatante) non in grado di tappare tutti i buchi. Alla luce di tutto ciò, nonostante l’attesa che c’è per Uncharted 4, un plauso a Naughty Dog e a Sony per la coraggiosa scelta. Nell’arco di appena una settimana abbiamo visto due nuovi prodotti dotati di connessione USB Type-C, ovvero il nuovo MacBook di Apple e il Chromebook Pixel di Google. Il Product Manager dell’azienda di Mountain View, Adam Rodriguez, ha affermato che questa connessione non sarà solo presente in PC e Cromebook, ma potrebbe diventare lo standard dei telefoni Android di prossima generazione. I vantaggi sono noti, ma sui telefoni sarà senza dubbio più importante la versatilità che la velocità di trasmissione dei dati: USB Type-C può raggiungere i 10 Gb/s, ma soprattutto può trasportare dati, video e alimentazione in parallelo, aprendo nuovi scenari nel mondo mobile e, soprattutto, nel rapporto con i tradizionali strumenti domestici e da ufficio (desktop). Inoltre, una dichiarazione di questo tipo potrebbe benissimo sottintendere che i prossimi dispositivi mobile di Google, i Nexus tanto per intenderci, potrebbero essere basati proprio su questo standard. Staremo a vedere... n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Spuntano le prime immagin di HTC One E9, ha look “flat” e dimensioni maggiorate HTC One M9 avrà un fratello maggiore: E9 Potrebbe avere un MediaTek octa-core da 2.0 GHz, per il display si parla di un 5,5’’ Quad HD di Emanuele VILLA TC One M9 avrà presto un fratello maggiore. Almeno, questo è quanto dicono gli ultimi leak provenienti da oriente, secondo cui HTC avrebbe in cantiere un One E9 dalle dimensioni maggiorate rispetto all’attuale top di gamma ma con caratteristiche tecniche meno performanti. A giudicare dalle immagini leaked, supponendo siano vere, si nota come, nonostante il frontale sia sostanzialmente analogo a quello dell’M9, la scocca posteriore rinunci al look leggermente curvo per un’impostazione più “flat”, ma pur sempre impreziosita dall’alluminio (almeno, così pare). Oltre alle prime immagini sono trapelate anche le possibili specifiche tecniche: si parla di un passaggio importante a livello di processore, poichè al posto dello snapdragon 810 di Qualcomm, H Secondo un test quando è sotto carico intenso il processore Qualcomm dell’HTC One M9 si scalda fino a portare lo smartphone a oltre 55 gradi. Samsung aveva ragione? di Roberto PEZZALI HTC avrebbe optato per un MediaTek octa-core da 2.0 GHz, mentre il display rappresenterebbe un upgrade rispetto a quello dell’M9. Parliamo infatti di un 5,5’’ con risoluzione Quad HD, mentre l’attuale top di gamma è ancora “vinco- lato” al classico Full HD. La fotocamera principale sarebbe la stessa del One M9 mentre c’è qualche dubbio su quella frontale: potrebbe trattarsi di un modulo “regolare” da 13 mpixel oppure dello stesso UltraPixel da 4 mpixel di M9. MOBILE NGM lancia tre smartphone della gamma Forward,dedicati a diversi tipi di clientela NGM ha presentato Endurance, Zero e Ruby Endurance ha autonomia super, Zero è un dual-SIM LTE, Ruby offre prestazioni a buon prezzo N di Emanuele VILLA GM presenta tre nuovi modelli della sua gamma NGM Forward. Forward Endurance ha come caratteristica principale l’enorme autonomia, per chi è insoddisfatto della scarsa durata di quasi tutti i modelli in commercio. Al prezzo di 219 euro, la batteria da ben 5000 mAh può garantire fino a due giorni di utilizzo tipico, o anche tre giorni con uso moderato. Nonostante una batteria così prestante, lo spessore Forward Endurance Forward Zero torna al sommario Snapdragon 810 scalda davvero L’HTC One arriva a 55 gradi è comunque limitato a 10 mm. Il display IPS HD da 5” è protetto con Gorilla Glass 3 e il cuore è un processore quad-core da 1.3 GHz. Completano la dotazione la fotocamera HDR da 12 Mpixel e gli 8 GB di memoria interna, espandibile con micro SD. Inoltre sfruttando la connessione USB OTG, Endurance può essere utilizzato come power bank per altri cellulari scarichi. Forward Zero invece ha come obiettivo coniugare l’eleganza di un case ultraslim e materiali pregiati con la navigazione veloce garantita dalla connessione LTE. E’ il primo dual-SIM LTE della casa italiana, con Android 4.4 a bordo; per 229 euro è dotato di processore quadcore, 1 GB di RAM e uno schermo IPS HD sempre con Gorilla Glass 3. Anche qui troForward Ruby viamo una fotoca- mera HDR da 12 Mpixel che può registrare video in Full HD, e la front camera fa un salto in avanti con i suoi 5 megapixel, ottimi per scatti selfie. La memoria anche qui è da 8 GB espandibile con micro SD, e ovviamente Wi-Fi e Bluetooth 4.0 L’ultimo della famiglia, ma non certo per importanza, è Forward Ruby, modello dedicato alla fascia medio-bassa del mercato. È un device per chi cerca buone prestazioni a un prezzo accessibile (159 euro) e non ama schermi eccessivamente grandi. Con il display da 4.5” è infatti utilizzabile con una sola mano senza problemi. Caratteristiche in comune coi fratelli maggiori sono il processore quad-core, la RAM da 1 GB e la fotocamera HDR da 12 megapixel, mentre la front camera si ferma a 3.2 mp. Infine sempre 8 GB lo storage interno e sempre presenti Wi-Fi e Bluetooth 4.0. Esordisce con Forward Ruby una nuova funzionalità chiamata Hotknot, per scambiare file tramite Wi-Fi semplicemente accostando due device. Al momento questa novità è compatibile solo tra due diversi Ruby ma NGM conta di estenderne l’utilizzo anche su altri modelli. Qualcuno ricorderà che, prima del lancio del Galaxy S6 di Samsung, si sono rincorse diverse voci dietro alla motivazione del produttore coreano di non scegliere per il suo nuovo top di gamma il processore Qualcomm Snapdragon 810. Una di queste sosteneva che il processore di Qualcomm avesse dei problemi di surriscaldamento e ciò avrebbe convinto Samsung, insieme ad altri fattori, a scegliere una soluzione fatta in casa. Qualcomm era corsa ai ripari snocciolando i nomi degli altri produttori che hanno scelto lo Snapdragon 810 per i propri prodotti di punta, marchi tra cui figura HTC e il suo nuovo HTC One (M9) in arrivo sul mercato. Ora, alcuni test eseguiti dalla testata olandese Tweakers, sembrerebbero confermare quelle indiscrezioni: l’HTC One (M9), infatti, quando si trova sotto carico di lavoro intenso, come quando viene eseguito un software di benchmarking, si scalda e parecchio, molto di più di tanti altri smartphone di fascia alta. In particolare, Tweakers ha evidenziato una temperatura di ben 55,4 gradi quando viene eseguito GFXBench, contro i 38,7 gradi del suo predecessore. Con giochi 3D la temperatura si attesterebbe invece sui 42 gradi circa, comunque al di sopra della media degli altri dispositivi. I test, avverte Tweakers nel suo articolo, è stato eseguito su un sample e con software non definitivo. Vedremo quando riusciremo a mettere le mani su un esemplare definitivo. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Google ha sospeso la pubblicazione diretta di app da parte degli sviluppatori sul Play Store Google ferma le app “pazze”: serve l’approvazione Un team verifica che le app rispettino le linee guida e non siano pericolose per gli utenti di Paolo CENTOFANTI S enza dir nulla, Google ha attivato da qualche mese un sistema di approvazione delle app pubblicate sul Play Store. In modo del tutto simile a quanto ha sempre fatto Apple con il suo App Store, anche Google ha deciso di introdurre un sistema di controllo sulle applicazioni inviate al Play Store, in modo tale che siano rispettati dei requisiti minimi di qualità e soprattutto che il software non contenga malware o virus. Google ha deciso di annunciare questo importante cambio di politica praticamente a cose fatte, per dimostrare come la maggior parte degli sviluppatori non si sia accorta del nuovo sistema, a testimonianza della velocità del processo di approvazione, che “richiede ore e non giorni o settimane”, come ha tenuto precisare Google lanciando una frecciatina ad Apple. Il sistema impiega algo- MOBILE In arrivo un servizio VPN di Google per Android? Il blog Pocketables ha scovato un’interessante novità nascosta in Android 5.1. All’interno dell’app di sistema Google Connectivity Services, sono infatti inclusi dei riferimenti a Google VPN, una funzionalità non ancora annunciata e non ancora attiva. Google VPN sembrerebbe essere un livello di sicurezza in più che Google offrirà su Android per proteggere le comunicazioni quando lo smartphone viene collegato a una rete Wi-Fi aperta. Una VPN o virtual private network funziona come una sorta di “tunnel” che cifra la comunicazione tra il terminale e il server che offre il servizio; in questo caso specifico, Google VPN proteggerebbe la propria navigazione nel caso di reti aperte che non utilizzano alcun tipo di cifratura della connessione, nascondendo così i propri dati da eventuali utenti malintenzionati sulla propria rete WiFi. torna al sommario Galaxy S6 e S6 Edge Se li prenoti il caricatore wireless è gratis Samsung ha avviato i pre-ordini dei due Galaxy anche in Italia Chi opziona uno dei due modelli avrà in omaggio il caricabatterie wireless. Prezzi da 739 a 999 euro ritmi automatici di controllo ma anche un team di esperti in carne ed ossa che ha il compito di identificare eventuali violazioni delle linee guida per gli sviluppatori Android. La mossa di Google punta soprattutto a migliorare la qualità del catalogo di applicazioni presenti sul Play Store, che è letteralmente invaso da cloni e app dalla dubbia legalità, ma farà storcere il naso a chi ha sempre preferito il Play Store all’App Store per il regime maggiormente “libertario”. Parallelamente, Google ha annunciato l’introduzione di un nuovo sistema di classificazione a livello regionale per le indicazioni ai genitori sui contenuti delle applicazioni, aderendo in particolare per l’Europa al rating PEGI. MOBILE Apple ha rilasciato la prima beta pubblica per iOS Se volete, potete provare iOS 8.3 A di Roberto PEZZALI pple segue la strada tracciata da Microsoft e apre alle beta pubbliche: lo ha fatto con OS X e ora replica con iOS. La versione 8.3 beta è infatti la prima release di sistema operativo non finito che può essere scaricato anche senza necessariamente avere un account da sviluppatore: Apple si affida così agli utenti per cercare di chiudere in anticipo rispetto al rilascio finale qualche bug. Al momento in cui scriviamo il link che porta alla Beta di iOS non funziona, o meglio, si viene reindirizzati alla beta pubblica di OS X: non sappiamo se è un problema temporaneo o se Apple sta accettando adesioni con il contagocce, ma al momento non siamo riusciti ad accedere alla nuova beta. Poco male comunque, perché ricordiamo che come tutti i programmi “beta” siamo di fronte a prodotti non certo stabili e sicuri, con bug e falle che potrebbero riguardare anche la sicurezza. Chi lo prova, quindi, lo dovrebbe fare per curiosità su un dispositivo secondario e non certo sullo smartphone che usa tutti i giorni. La nuova beta di iOS comunque non ha novità così eclatanti da spingere tutti a provarla: CarPlay wireless, nuove emote, un po’ di bug fix e qualche funzione secondaria non valgono certo il rischio. di Roberto PEZZALI Samsung dà la possibilità ai consumatori di prenotare il Galaxy S6 o il Galaxy S6 Edge fino al 9 aprile. Una decisione intelligente, anche perché ipotizziamo che Samsung voglia capire quale dei due modelli interessa di più ai consumatori per poter aggiustare ordini e produzione. Chi tra il 10 e il 30 aprile finalizzerà l’acquisto, riceverà in omaggio il Wireless Charger Kit, ovvero il caricatore wireless per sfruttare la funzione di “ricarica wireless integrata” di Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge. In Italia, Samsung Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge sono disponibili nei colori Bianco Perla, Nero Zaffiro, Oro Platino per entrambi i dispositivi, Blu Topazio, solo per Galaxy S6 e Verde Smeraldo, solo per Galaxy S6 Edge. I prezzi al pubblico, ufficiali, sono: 739 € per Galaxy S6 da 32 GB, 849 € per Galaxy S6 da 64 GB, 889 € per Galaxy S6 Edge da 32 GB e 999 € per il Galaxy S6 Edge da 64 GB. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Un retailer tedesco ha pubblicato online le schede delle tre versioni di Huawei Watch Huawei Watch è bello ma costa: si parte da 349 euro Le versioni silver e nera costeranno 349 euro, per quella gold ci vorranno 50 euro in più U di Emanuele VILLA no dei prodotti più interessanti dello scorso Mobile World Congress è stato il primo smartwatch a marchio Huawei, il Watch, un modello che fonde il tradizionale look dei migliori orologi con tutta la tecnologia di Android Wear. Annunciato in tre versioni, Gold, Silver e nero, avrà 40 cinturini tra cui scegliere, da quelli più sportivi a quelli eleganti in cuoio. Finora Huawei non si è sbilanciata sul prezzo di listino e sulle diverse varianti disponibili, ma ci hanno pensato alcuni retailer tedeschi a posizionare i tre modelli a 349 e 399 euro. La disponibilità si prevede per la seconda parte dell’anno. Il primo prezzo sarà quello delle versioni nera e silver, mentre per quella gold occorrerà spendere 50 euro in più. Si tratta sostanzialmente di prezzi allineati alla media di mercato e con il prezzo base del Watch più fa- Secondo alcuni magazine americani stanno sparendo prodotti come Jawbone e Nike Plus dagli scaffali di molti flagship store di Roberto PEZZALI moso, quello di Apple. A livello tecnico, ricordiamo che Huawei Watch è dotato di display circolare da 400x400 pixel, con contrasto di 10.000:1, processore snapdragon 400, 512 MB di RAM e Bluetooth 4.1 per la connessione allo smartphone (con Android da 4.3 in su). Non mancano un sensore cardio, l’accelerometro e molti altri sensori. MOBILE Il produttore svizzero di cronografi di precisione lancia un orologio “connesso” Per Breitling è lo smartphone a estendere l’orologio A differenza di tutti gli altri smartwatch, è lo smartphone che funziona come estensione T di Paolo CENTOFANTI utti gli smartwatch fin qui usciti sul mercato nascono grosso modo come un’estensione per lo smartphone: si collegano al cellulare e visualizzano sul loro piccolo schermo messaggi, notifiche, chiamate perse e permettono di interagire sostanzialmente con le app direttamente dal torna al sommario Apple fa spazio per il Watch togliendo i competitor dagli store proprio polso. Ma chi ha detto che al centro debba per forza esserci lo smartphone? La pensa così lo storico produttore svizzero Breitling, secondo il quale il protagonista è e rimane l’orologio, anzi il cronografo in questo caso specifico; semmai è proprio lo smartphone che può fare da estensione all’orologio. È questa la novità introdotta con il nuo- vo B55 Connected, come la maggior parte dei proddotti di Breitling, un cronografo pensato soprattutto per i piloti, che potranno utilizzare un’app per smartphone per accedere a funzioni come la regolazione dell’ora, del fuso orario, impostazione degli allarmi e di altri parametri, oltre ai dati specifici per il settore dell’aviazione che gli orologi Breitling sono soliti raccogliere. Insomma, appare evidente che in questo caso è lo smartphone che rende più semplice usare l’orologio e non viceversa. Il B55 si collega allo smartphone in Bluetooth low energy, è basato sul nuovo movimento Caliber B55 SuperQuartz e include un’interessante connettore magnetico per l’alimentazione (stile magsafe di Apple), che consente di ricaricare la batteria anche tramite connessione USB. Sarà interessante vedere come anche gli altri storici produttori di orologi svizzeri decideranno di interpretare il concetto di smartwatch. Apple inizia ad eliminare i suoi “competitor”: secondo l’autorevole sito americano ReCode, infatti, in molti flagship Apple Store americani stanno progressivamente sparendo dagli scaffali braccialetti fitness di ogni tipo. Dopo la caduta di FitBit, che non si è voluta adeguare a HealthKit ed è stata eliminata lo scorso anno, a farne le spese ora sarebbero Jawbone Up e la Fuelband Nike+, anche se insieme a questi prodotti di punta ci sarebbero anche trackers meno noti come quelli di Withings. I controlli nei negozi di San Francisco, Palo Alto, Los Angeles e New York hanno confermato la notizia: si sta facendo spazio per i nuovi prodotti e soprattutto per il Watch, che nonostante dimensioni e look resta per Apple anche un dispositivo per il fitness e lo sport, soprattutto nella variante “Sport”, la meno costosa. Apple ovviamente può fare quello che vuole nei suoi negozi e la gestione strategica degli scaffali è uno dei vantaggi di possedere oltre al prodotto anche la rete vendita: una strategia già adottata con Bose, tolta nella fase di spinta di Beats e poi introdotta nuovamente con qualche modello di cuffia. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE I modelli a confronto spaziano dall’Apple Watch al Samsung Gear S, dal Rolex Date all’Omega Speedmaster Smartwatch e orologi tradizionali a confronto Le dimensioni? Scopri quanto sono grandi Dimensioni reali Quanto sono grandi gli smartwatch? E soprattutto, quanto sono più grandi rispetto a un orologio tradizionale? Abbiamo messo a confronto gli smartwatch più noti con alcuni orologi classici, inclusi i modelli più famosi (e costosi) 1 cm Stampa questa pagina al 100% per scoprire le dimensioni reali degli orologi. torna al sommario segue a pagina 16 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Smartwatch e orologi a confronto: scopri le dimensioni reali Dimensioni reali segue Da pagina 15 1 cm Stampa questa pagina al 100% per scoprire le dimensioni reali degli orologi. torna al sommario segue a pagina 17 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Smartwatch e orologi a confronto: scopri le dimensioni reali Dimensioni reali segue Da pagina 16 1 cm Stampa questa pagina al 100% per scoprire le dimensioni reali degli orologi. torna al sommario segue a pagina 18 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Smartwatch e orologi a confronto: scopri le dimensioni reali Dimensioni reali segue Da pagina 17 1 cm Stampa questa pagina al 100% per scoprire le dimensioni reali degli orologi. torna al sommario n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE APP WORLD Utile per chiamare l’estero e dall’estero dove il costo del roaming è ancora importante WhatsApp Voice imminente, anche per iOS Riuscirà WhatsApp a fare con la voce quello che è riuscita a realizzare con i messaggi? di Roberto PEZZALI hatsApp prosegue il test della nuova killer feature della sua applicazione: la possibilità di effettuare chiamate Voip. Se gli utenti Android hanno già avuto modo, scaricando una versione apposita, di provare la funzionalità, per iOS c’è da aspettare il rilascio della versione ufficiale. Alcuni utenti, tuttavia, sono già in possesso della release 2.11.17.444, una versione in fase di beta che permette anche a chi possiede un iPhone di chiamare contatti con WhatsApp senza pagare il W APP WORLD Cortana arriverà su iOS e Android con un’app Stando a uno scoop pubblicato da Reuters, l’assistente personale vocale di Microsoft, Cortana, non sarà disponibile solo su prodotti basati su Windows 10, ma anche come applicazione per Android e iOS. Si tratterà di una versione più avanzata del software che abbiamo visto fino ad oggi su Windows Phone, basata sul progetto di intelligenza artificiale di Microsoft denominato “Einstein”. Questo nuovo sistema sarà in grado di effettuare operazioni come leggere e “capire” il contenuto delle email, per meglio anticipare i bisogni dell’utente. Il fatto di rendere disponibile Cortana anche su piattaforme concorrenti, da una parte non dovrebbe più stupire, visto che sarebbe solo l’ultimo di una serie di prodotti che Microsoft ha deciso di rilasciare anche su sistemi operativi diversi da Windows, ma è anche vero che è stato presentato come una delle caratteristiche distintive di Windows 10 il che, se fosse confermato, renderebbe per certi versi coraggiosa la scelta di Microsoft. torna al sommario Unabomber digitale una chiavetta distrugge il PC Un ingegnere ha realizzato una chiavetta USB in grado di friggere in pochi istanti un computer o parte dei suoi componenti di Roberto PEZZALI credito telefonico. Il lancio di WhatsApp Voice sembra quindi imminente, con un’interfaccia semplice e immediata che ricalca quella telefonica di base di iOS. Difficile dire se il colosso della messaggistica istantanea riuscirà a fare con la voce quello che ha fatto con gli SMS: la maggior parte dei gestori, infatti, si è già portata avanti e la maggioranza dei piani include un minutaggio elevato se non illimitato. WhatsApp Voice potrebbe rivelarsi tuttavia un mezzo utilissimo per chiamare l’estero e dall’estero, dove il costo di roaming, soprattutto extra UE, è ancora importante. Sarà una bella sfida, da una parte con gli operatori e dall’altra con Skype che attorno alle chiamate Voip ha costruito il suo impero. APP WORLD Non è noto il canone mensile finita la promozione Deezer in FLAC a 14,99 euro al mese Ma per ora si sente solo su Sonos C di Paolo CENTOFANTI ome preannunciato al debutto in Italia, è possibile per tutti iscriversi al servizio di streaming musicale in qualità lossless Deezer Elite. Inizialmente l’opzione lossless era disponibile unicamente per chi aveva già un abbonamento annuale a Deezer Premium+, mentre ora chiunque, dai nuovi clienti a chi è già abbonato, può scegliere questa nuova formula. Rimane però un importante vincolo: l’audio in qualità lossless può infatti essere riprodotto unicamente tramite un prodotto Sonos, che detiene ancora l’esclusiva per il servizio. Con l’annuncio di questi giorni sono stati però finalmente svelati anche i prezzi di Deezer Elite: per il primo anno il costo sarà di 14,99 euro al mese, che diventeranno 9,99 euro al mese se si sceglie di abbonarsi subito per un anno intero con pagamento anticipato (120 euro). Al momento non è ancora noto quale sarà il canone mensile a regime una volta finito il periodo promozionale, ma probabilmente non sarà diverso dai 19,99 euro al mese chiesti da TIDAL HiFi, servizio che offre anch’esso audio in qualità lossless, già disponibile su tutte le principali piattaforme (ma, ironia della sorte, non ancora su Sonos al di fuori degli Stati Uniti). Terrorismo digitale allo stato puro: una chiavetta USB, realizzata per scherzo, può danneggiare un PC rendendolo inutilizzabile. L’idea è venuta a un ingegnere elettronico russo davanti alla macchinetta del caffè e subito quella che poteva sembrare un’idea bizzarra si è trasformata in una sorta di minaccia per tutti i PC e i dispositivi dotati di porte USB. In poche settimane, infatti, dall’idea si è passati alla versione finale della chiavetta, che somiglia in tutto e per tutto a un modello classico. La chiavetta ha un singolo obiettivo: far saltare il controller della porta USB, solitamente un processore, oppure far saltare northbridge o southbridge se le porte USB sono gestite dai chipset del PC. Un danno irreparabile, che porta comunque alla sostituzione dell’intera scheda madre e nel peggiore dei casi nella rottura totale del PC: per farlo la chiavetta carica a -110 Volt una serie di condensatori e quando questi sono carichi uno switch commuta la porta e “spara” la tensione sulla porta “dati” del connettore USB. Quando i condensatori sono carichi il ciclo si ripete e va avanti fino a quando non arrivano più i 5 volt dalla porta USB, ovvero fino a quando il circuito del computer è “fritto”. Inutile ribadire la pericolosità di questa chiavetta: dagli scherzi di pessimo gusto al danneggiamento volontario di prodotti (anche i TV sono nel mirino), gli obiettivi del terrorismo “USB” sono infiniti. Fortunatamente non è stato divulgato il circuito e neppure è stata data la possibilità di acquistare questo prodotto, ma il funzionamento è talmente banale che replicarlo per i malintenzionati sarà un gioco da ragazzi. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE DIGITAL IMAGING È presente lo stabilizzatore a 5 assi, lo zoom ottico 24x e la modalità Nightscape Olympus Stylus SH-2, la compatta “notturna” Nuova fotocamera compatta dal look vintage e caratteristiche tecniche molto interessanti di Emanuele VILLA ’idea alla base della nuova Olympus Stylus SH-2 è quella di essere una macchina compatta, con il tradizionale look “vintage” di casa Olympus, con caratteristiche tecniche di alto profilo e, soprattutto, facile da usare. Per questo il produttore si concentra, nella comunicazione dedicata al prodotto, sulla sua capacità di cogliere l’attimo rapidamente, per realizzare immagini di qualità “al volo”: c’entra dunque il corpo leggero, ma anche il sistema di stabilizzazione ottica su 5 assi, che Olympus ha derivato direttamente dai modelli più alti in gamma e che si abbina allo zoom ottico 24x di cui è dotata la macchina (da grandangolare a super tele, 25-600mm equivalenti). A livello di fondamentali tecnici, Stylus SH-2 incorpora un sensore CMOS da 1/2,3” retroilluminato da 16 mpixel, mentre tutto il processing è affidato a un processore L MERCATO Consegne Amazon con i droni: la FAA dice OK La Federal Aviation Administration (FAA), agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense che si occupa di regolamentare l’aviazione civile, ha accordato ad Amazon il permesso di avviare i propri test di consegna pacchi con velivoli senza pilota. Come era ragionevole aspettarsi, la “experimental airworthiness certificate” è una speciale licenza che pone clausole piuttosto ferree. Viene conferita ad Amazon la facoltà di condurre i propri test di consegna con i droni a quote non superiori ai 120 metri ma a condizione che i test vengano svolti nelle ore diurne e che i piloti, muniti di regolare abilitazione e idoneità medica, mantengano costantemente il contatto visivo con il drone. La FAA richiede inoltre un resoconto mensile che includa il numero dei voli eseguiti, la loro durata, gli eventuali cambi di rotta, oltre a un rapporto tecnico circa tutte le eventuali anomalie hardware e software riscontrate e tutte le problematiche o le interferenze occorse nelle comunicazioni radio. torna al sommario TruePic VII; la macchina è in grado di scattare in RAW e dispone di un display LCD da 3’’ di diagonale e 460.000 punti per le inquadrature e il controllo dell’apparecchio. Non mancano filtri creativi di svariati generi, la Live Guide per l’impostazione automatica dei parametri e la visualizzazione in tempo reale degli effetti applicati e, per quanto riguarda le riprese video, la funzione Photo & Movie Capture Video ad alta velocità a 240 fps. Infine, Olympus segnala la disponibilità della modalità Nightscape per la cattura di immagini notturne, soprattutto quando sono presenti effetti di luce e contrasti molto forti. SH2 è, inoltre, dotata di funzione Live Composite, che secondo il produttore “tiene traccia nel tempo dei movimenti degli oggetti luminosi quali, per esempio, le stelle o le scintille [...] senza sovraesporre le altre luci presenti nell’inquadratura”. Olympus Stylus SH-2 arriverà nei negozi a maggio a un prezzo di listino di 299 euro. Game of Thrones Contemporanea mondiale contro la pirateria Game of Thrones, la fortunata serie tv della HBO che trae ispirazione dal capolavoro fantasy di George. R. R. Martin, è la serie con il più alto tasso di pirateria in assoluto. HBO, che produce la serie, passa quindi all’attacco: la prossima stagione sarà trasmessa in contemporanea mondiale in 170 paesi, scelta che coinvolge anche Sky Italia che offrirà ai suoi abbonati la diretta. Non ci sono più scuse quindi: chi scarica da torrent l’MKV lo fa non perché vuole aspettare ma perché non ha pagato l’abbonamento a Sky. Il secondo trailer di Game of Thrones è visibile su Apple Trailers. DIGITAL IMAGING Comoda e versatile, archivia le foto in uno spazio cloud dedicato e protetto EyeFi Mobi Pro è la SD Card Wi-Fi più “potente” Una scheda che archivia, condivide e trasferisce le immagini a un qualsiasi dispositivo di Michele LEPORI E yeFi, nome ben noto a fotografi e fotoamatori per le sue schede WiFi presenta Mobi Pro, una nuova SD Card da 32 GB in grado di trasferire selettivamente alcune immagini archiviate in memoria o - all’occorrenza - l’intera libreria su qualsiasi altro dispositivo mobile, laptop o desktop tramite app dedicata o direttamente esportando le immagini in programmi compatibili quali Adobe Lightroom. In presenza di una rete Wi-Fi, Mobi Pro sfrutta la connessione per iniziare il workflow delle immagini in formato Jpeg ma anche e soprattutto RAW mentre in esterno o comunque in assenza di una rete, Mobi Pro genererà una propria rete tramite hotspot e permetterà il trasferimento al dispositivo desiderato o l’archiviazione in EyeFi Cloud, il servizio in abbonamento annuale che per- mette di salvare le proprie foto anche in cloud. Intervistato a riguardo durante la presentazione, il CEO di EyeFi, Matt DiMaria, ha inoltre fatto luce su alcune caratteristiche importanti della nuova SD Card: “Avendo aggiunto la funzionalità di trasferimento in modalità wireless dei file RAW, nuove caratteristiche per il workflow specificatamente richieste dai nostri clienti in tutto il mondo, nuove funzioni per una classificazione automatica e ancora più veloce delle immagini, e la funzione “search”, possiamo dire che trovare, accedere e godersi le proprie foto su qualsiasi dispositivo e in qualsiasi momento non è mai stato così semplice.” Mobi Pro è disponibile tramite alcuni rivenditori specializzati di materiale fotografico e sul sito www.eyefi.com/go/mobipro a 82,99 € con abbonamento compreso ad EyeFi Cloud per il primo anno, che dal secondo anno avrà un canone di 44,99 €. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE AUTOMOTIVE Al Salone di Ginevra, Audi ha svelato la nuova R8 e-tron, sport car elettrica Il SUV elettrico Audi con 500 km di autonomia Audi sfida Tesla: durante la conferenza sono stati svelati grandi piani per la mobilità elettrica A di Massimiliano ZOCCHI l Motor Show di Ginevra Audi ha finalmente svelato la R8 e-tron, versione completamente elettrica della sua Sport Car. Ma pare che i piani di Audi verso la mobilità del futuro non siano terminati. Durante la consueta conferenza annuale, il capo ingegnere Ulrich Hackenberg ha svelato i piani di Audi da qui al 2018. L’azienda starebbe già progettando un SUV, o come lo chiamano loro uno “Sports Activity Vehicle” da presentare entro i primi mesi del 2018. Ulrich ha definito il nuovo progetto davvero attraente ma la particolarità appunto è un’altra: sarà completamente elettrico. Si baserà su tecnologie e design già utilizzati per la R8 e-tron, e con un’estetica che Audi utilizzerà solo per i mezzi a elettroni. Durante la conferenza è trapelato anche il dato sull’autonomia: 500 Km. Questo metterebbe Audi in diretta competizione con Tesla Motors, che alla fine di quest’anno, dopo svaria- ti rinvii, presenterà Model-X, il suo SUV elettrico, con porte ad ali di gabbiano, e autonomia molto simile. Ancora nulla è trapelato su altre specifiche tecniche o sul tipo di tecnologia di ricarica. La R8 etron, in mostra a Ginevra, aveva in bella vista il connettore di tipo Combo CCS, tipicamente utilizzato dai costruttori tedeschi, e scelto come standard europeo, è quindi lecito aspettarsi che anche per i modelli futuri la scelta cadrà sulla ricarica DC, che purtroppo in Italia sta avendo un lento sviluppo. Tesla, invece, potrà sempre contare sulle sue stazioni di ricarica SuperCharger, ormai diffuse in Europa e anche in nord Italia, velocissime e gratuite per tutti i proprietari di Model S e Model X. La sfida dunque è aperta, anche perché visto il prezzo di listino della Audi Q5 hybrid, molto probabilmente il futuro Audi SUV e-tron avrà costi molto vicini a quelli del costruttore californiano. AUTOMOTIVE I primi modelli avranno due posti, autonomia di 700 km e costo di 200.000 euro Dal 2017 si potrà acquistare la macchina volante Il CEO di Aeromobil ha annunciato che il progetto che sarà messo in vendita è quasi pronto S di Roberto PEZZALI erviranno almeno 200.000 euro per poter acquistare la prima macchina volante che sarà disponibile dal 2017. Juraj Vaculik, CEO di Aeromobil, ha infatti annunciato al South By Southest Festival che l’ultimo prototipo realizzato da ottobre si avvicina moltissimo al progetto che sarà messo in vendita e che buona parte del lavoro, soprattutto su materiali ed elettronica, è già concluso. Lo scoglio più duro sarà comunque mantenere il prezzo relativamente basso senza sacrificare però la qualità costruttiva: servono materiali leggeri AeroMobil 3.0 torna al sommario ma al tempo stesso resistenti per poter passare i test di omologazione, e i materiali aeronautici costano. In ogni caso più che la parte legata alla macchina volante quello che preoccupa è la sezione per le infrastrutture: un prodotto del genere al momento è legato all’utilizzo nei campi volo ma nell’idea dell’azienda c’è un utilizzo più “stradale”. Vaculik, infatti, immagina poste di decollo e atterraggio ricavate di fianco alle strade principali, con l’auto che richiede 200 metri per partire e 50 metri per fermarsi. I primi modelli in vendita avranno due posti, saranno dotati di finiture esclusive e rientreranno come licenza normativa nella categoria degli aeromodelli leggeri per uso sportivo (servirà il brevetto di volo): l’autonomia sarà di 700 km. Il modello successivo, quello che dovrà avere un costo più abbordabile, sarà a quattro posti, con 1.400 km di autonomia e un motore ibrido. Per questo, tuttavia, non ci sono previsioni di arrivo. Sistema eCall su tutte le auto europee dal 2018 Parlamento verso il voto finale In aprile dovrebbe arrivare il via definitivo al sistema di chiamata di emergenza automatica eCall che dovrà essere installato di serie su tutti i veicoli privati e commerciali leggeri in vendita in Europa di Paolo CENTOFANTI La commissione parlamentare per il mercato interno e la difesa dei consumatori ha ufficialmente approvato a larga maggioranza la bozza per l’implementazione del sistema eCall. La bozza, frutto di un accordo tra Parlamento Europeo e Consiglio dei Ministri siglato lo scorso dicembre, prevede l’obbligo per i produttori di automobili, a partire dal 31 marzo 2018, dell’installazione su tutti i veicoli commercializzati in Unione Europea di eCall. Si tratta di un sistema di sicurezza che permette di attivare automaticamente in caso di incidente una chiamata al numero unico di emergenza europeo 112. eCall è in grado di inviare informazioni come la posizione del veicolo e le caratteristiche del luogo del sinistro. Il voto della commissione segna il passaggio in aula del testo, che verrà votato dal Parlamento in seduta plenaria il prossimo mese di aprile. Dal giugno 2014, una normativa separata ha imposto l’obbligo per i paesi dell’Unione Europea di dotarsi dell’infrastruttura necessaria per l’instradamento delle chiamate del sistema eCall al 112 entro ottobre 2017. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST In prova il 55EC930V, la seconda generazione di TV OLED LG: promette prestazioni ancora di elevate a un costo inferiore LG OLED: qualità video da “paura” e prezzo OK In attesa dei modelli Ultra HD, il TV OLED full HD LG finalmente ci permette di lasciarci alle spalle il ricordo del plasma di Paolo CENTOFANTI ’OLED parla. Parla al cuore degli spettatori semplicemente accendendolo: già nella prima generazione di TV OLED provata da DDAY.it lo scorso anno, non serviva certo essere degli esperti per rimanere a bocca aperta, con i neri super-profondi, i colori equilibrati e le luci brillanti. Certo, nella prima generazione di TV OLED qualche peccato di gioventù veniva a galla: un design molto (troppo) particolare, qualche problema di affidabilità ma soprattutto un prezzo iniziale di 8000 euro per il 55”, capace di tenere alla larga anche gli appassionati. Con questo 55EC930V, sempre curvo, sempre Full HD e sempre 55”, LG ha tutti i riflettori puntati, innanzitutto perché il prezzo ora è finalmente OK: 2999 euro di listino, paragonabile agli LCD top di gamma. Ma soprattutto, se le promesse saranno mantenute, con una qualità di immagine senza compromessi: l’OLED resta l’unica tecnologia in grado di raggiungere e superare i migliori plasma giapponesi degli anni scorsi, che ancora sono considerati dagli appassionati il riferimento assoluto. Allora, leviamo i veli a questo 55EC930V per scoprire se è davvero il TV dei sogni che tutti stanno aspettando. L Costa meno, ma è ancora più bello Il TV LG 55EC930V presenta ancora il design curvo e la cornice di pochi millimetri intorno al pannello OLED del modello pionieristico dello scorso anno; ma offre anche un design (fortunatamente) semplificato. Via quindi la fascia inferiore in plexiglas, che era troppo particolare per piacere a tutti; via di conseguenza anche i diffusori stereo a vista, dal gusto molto orientale, in favore di una più tradizionale e anche più elegante base di appoggio in alluminio dalle linee sinuose. Anche questo TV OLED stupisce per lo spessore ridottissimo del pannello, pochi millimetri, e per la leggerezza complessiva: sembra un foglio e la curvatura, non certo indispensabile per una buona visione, fa la sua parte nel far apparire il TV ancora più etereo, leggiadro. Il retro, a differenza del vecchio modello, è qui realizzato in materiale plastico con finitura lucida e la parte centrale è chiaramente più spessa per far posto a tutta l’elettronica del TV e alle connessioni. I diffusori sono stati miniaturizzati e posti sotto la cornice inferiore. Il TV può anche essere posizionato a parete, ma non con una staffa standard: bisogna utilizzare una specifica staffa di LG, altamente consigliata anche per garantire spessori contenuti: sarebbe un peccato rovinare un design così sottile con una staffa più spessa del TV. Il pannello OLED è rivestito da uno strato nero lucido antiriflesso e che riesce a dare l’apparenza di uno schermo completamente nero anche con stanza illuminata. Guardandolo da vicino dà quasi la sensazione che la superficie non sia perfettamente liscia in alcuni punti, ma in realtà sembra quasi più un effetto ottico forse dovuto alla leggera curvatura, visto che al tatto non si sentono deformazioni. Le connessioni sono poste sul lato sinistro del TV (destro guardandolo da video lab 2.999,00 € LG 55EC930V LA QUALITÀ DELL’OLED NON HA RIVALI Se il primo TV OLED di LG ci aveva conquistati, ma anche lasciati con alcuni interrogativi (longevità e delicatezza del pannello al primo posto), questo nuovo modello è stato migliorato sotto molti aspetti e ha dissipato molti dubbi. La qualità di immagine è praticamente perfetta e senza paura di smentita si tratta della migliore sul mercato sotto quasi tutti i punti di vista. Certo, la risoluzione full HD è al limite su questa dimensione di schermo (ma i modelli 4K sono dietro l’angolo) e l’uniformità è ancora uno degli aspetti tecnici su cui LG deve lavorare per ottenere la perfezione assoluta. Ma la sensazione che abbiamo avuto provando questo TV, a differenza del modello dello scorso anno, è quella di un prodotto decisamente maturo, privo della vulnerabilità dei pixel della prima generazione e ormai pronto per affermarsi sul mercato. Certo il prezzo, pur molto ridotto, è più alto rispetto alle media dei TV in circolazione, ma siamo oramai a livelli accessibili. Ma soprattutto è più alta la qualità d’immagine, un vero riferimento. Possiamo quindi sciogliere le riserve: in assenza di materiale 4K, questo è il TV giusto, senza dubbio il miglior Full HD sul mercato. 8.6 Qualità 9 Longevità 8 Qualità di immagine Superba COSA CI PIACE Ottimo design WebOS ha molto potenziale Design 9 8 D-Factor 9 Prezzo 8 Alcune funzioni sono un po’ macchinose COSA NON CI PIACE WebOS necessita di un processore più potente Uniformità del pannello ancora migliorabile dietro), come al solito in parte poste lateralmente e in parte rivolte verso il basso. La dotazione è completa e comprende 4 ingressi HDMI di cui uno con supporto per il canale audio di ritorno e uno compatibile MHL. Ci sono poi tre porte USB per il collegamento di dischi esterni e chiavette anche per la funzione di registrazione dei programmi TV e lo slot Common Interface per la visione dei canali a pagamento. Sul fronte analogico sono inclusi degli adattatori per il collegamento di dispositivi tramite SCART oppure Component con audio stereo. Ci sono infine l’uscita per le cuffie, quella audio digitale ottica per il collegamento di un amplificatore e la porta ethernet. Il WiFi è integrato e supporta reti 802.11n. Il TV integra il tuner DVB-T2 e DVB-S2, ma non supporta la codifica HEVC. segue a pagina 23 torna al sommario Semplicità n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST TV OLED LG 55EC930V segue Da pagina 22 Ora OLED fa rima con webOS Oltre al design, il nuovo OLED full HD di LG si distingue dal modello di prima generazione anche per le funzionalità. Il 55EC930V è infatti basato sulla piattaforma webOS come il resto della gamma smart TV di LG. Ciò comprende la simpatica procedura di configurazione iniziale con interfaccia animata, semplice ed intuitiva e che in pochi minuti ci porta ad essere subito operativi. Va detto che, contrariamente a quanto accade con altri smart TV con sistemi operativi evoluti, in questo caso webOS è il vero sistema operativo del TV e governa non solo la sezione smart ma tutta l’operatività del TV, compresi i menù e il controllo del tuner. In questo senso è da inquadrare il fatto che nel nostro laboratorio il sintonizzatore digitale terrestre abbia impiegato po’ più del consueto nel configurare i canali, ma fortunatamente è un’operazione che non si fa spesso. Le risorse richieste da webOS sono evidentemente “importanti”: pur essendo migliorata in termini di reattività rispetto ai primi TV con webOS, la nuova piattaforma continua ad offrire un’esperienza d’uso leggermente appesantita, non tanto nelle nuove funzioni smart, quanto piuttosto in quelle più ordinarie. Ad esempio alla prima accensione (dopo aver attaccato la spina la prima volta si intende) l’utente deve aspettare un vero e proprio boot del sistema operativo, quasi si trattasse un PC. Il menù di configurazione del TV, per lo stesso motivo, ci mette quel poco in più sia ad aprirsi, che nel permetterci di selezionare le varie voci con il telecomando tradizionale: un filo di reattività in meno rispetto a quanto siamo abituati con altri TV dai menù non grafici, un piccolo prezzo da pagare per avere un ambiente esteticamente molto più gradevole. Con il magic remote, il telecomando evoluto con giroscopio, diventa tutto più agevole perché basta muovere la freccia sullo schermo indirizzando il puntatore, ma al click del tasto ok c’è comunque sempre un leggero ritardo. Limite tollerabile, anche in considerazione che la maggior parte degli utenti non dovrà districarsi troppo tra questi menù dopo la prima configurazione. Ma webOS convince soprattutto per la semplicità della barra delle applicazioni che permette di passare agevolmente da un’app all’altra tra quelle utilizzate più di recente. Siccome su questo TV tutto è un’app, anche la selezione di un ingresso esterno o il passaggio da Blu-ray a TV impiega quel poco in più rispetto a quanto non accada su TV tradizionali. Ci sono inoltre ancora alcuni aspetti da migliorare in webOS come la gestione delle liste canali TV o la possibilità di selezionare e “portare a galla” delle funzioni di uso frequente come la selezione del formato di schermo, che non ha più un tasto apposito e richiede di entrare nel menù di impostazione. Lo store di applicazioni non è il più ampio che ci sia, ma c’è tutto quello che può senso avere oggi su un smart TV: YouTube, Chili TV, il nuovo Wuaki.tv, Skype, ma ci sono anche Deezer e Spotify per l’ascolto di musica. Ci sono poi il lettore multimediale con supporto per server DLNA e il browser, molto pratico da utilizzare con il magic remote, ma con uno scrolling delle pagine web non sempre fluido. In ogni caso l’interfaccia di webOS di questo TV OLED continua a piacerci molto e, in unione con il già apprezzato magic remote, diventa probabilmente uno degli ambiente smart più convincenti attualmente sul mercato. Va detto che Il 55EC930V è ancora basato sulla versione 2014 di webOS. La prossima generazione di TV OLED arriverà, oltre che con gli schermi 4K, anche con una versione perfezionata di webOS e processori più potenti: qualche peccato di gioventù di questa piattaforma potrà allora essere superato. L’analisi tecnica: è l’erede del plasma L’OLED è una nuova tecnologia e le domande e le curiosità sono tantissime. È davvero il display definitivo? Per rispondere a questa domanda sono molte le cose da prendere in considerazione. Innanzitutto il parametro più importante, anche agli occhi di un neofita: il livello del nero. Qui in realtà c’è davvero poco da dire, visto che quando il TV deve riprodurre un’immagine con qualcosa di nero i pixel di quella zona dello schermo sono semplicemente spenti e se giusto a fianco torna al sommario ci sono dei chiarissimi, questi sono perfettamente brillanti. I neri sono così profondi che, misurando il TV in sala oscurata, il colorimetro non rileva alcune luce, con il risultato che il rapporto di contrasto non è calcolabile (qualsiasi sia la misurazione del bianco, verrebbe comunque infinito). Lo stesso risultato si ottiene sia con contrasto full on/full off, che con metodologia ANSI, cioè misurando bianco e nero su una scacchiera: anche in questo caso il nero è nero. Fantastico e irraggiungibile con gli LCD. Appurato questo, andiamo a vedere meglio come si comporta il TV OLED di LG per capire cosa succede quando c’è qualcosa di minimamente luminoso nell’immagine. Con le impostazioni di default del profilo Cinema, l’OLED di LG è capace di spingere la luminosità fino a circa 300 cd/mq, a seconda della dimensione della finestra utilizzata per misurarla. Per le nostre prove abbiamo ridotto la luminosità massima agendo sull’apposito parametro (“luce OLED”), portandola a un massimo di 120 cd/mq circa, visto che altrimenti, nella nostra sala completamente nera si rischia di rimanere “abbagliati” perdendo la percezione dei dettagli sulle ombre. Rispetto ai valori di default abbiamo dovuto alzare di qualche punto sia luminosità che contrasto per un setup corretto. Di default il TV è configurato su un gamma di 2.2, impostazione che offre una buona linearità, ma presenta in realtà un valore medio anche inferiore. Ricordiamo che lo standard imporrebbe un valore di 2.4 per la visione in condizioni “da studio”, cioè con sala praticamente oscurata, ma impostando il TV su questo valore, la curva si alza comunque di poco. I controlli a disposizione nel menù non prevedono infatti la regolazione precisa della curva del gamma, ma poco male. Infatti con questo livello del nero, in condizioni di visione “normali”, una scala di grigi un po’ più aperta non guasta. Il bilanciamento del bianco, con le impostazioni di default è già abbastanza buono, ci sono delle variazioni ma tutto sommato minime a livello di errore, per lo più intorno alla soglia di visibilità. Con i controlli a disposizione è possibile ottenere un risultato ancora più preciso già con la regolazione a due punti, ma volendo è possibile effettuare una regolazione ancora più precisa con l’impostazione a 20 punti. Considerando però i bassissimi valori di deltaE, a nostro avviso, non è neppure necessario forzare troppo la mano (stiamo pur sempre parlando di un TV e non di un monitor professionale). Buoni anche i valori della colorimetria già con le impostazioni di default. A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’OLED non presenta necessariamente segue a pagina 24 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST TV OLED LG 55EC930V segue Da pagina 23 dei colori ultra saturi, anzi a dire il vero ci troviamo di fronte esattamente all’opposto: i primari sono praticamente allineanti alle specifiche per l’alta definizione, ma andando a misurare le saturazioni intermedie ci accorgiamo come soprattutto il rosso sia addirittura leggermente meno “forte” intorno al 50 - 75% di saturazione. Stiamo parlando di scarti comunque inferiori al 5% e con valori di errore deltaE molto bassi, tanto che non vale la pena mettere mano al pur presente sistema di Color Managment. Anche perché da quello che abbiamo potuto sperimentare non corregge più di tanto la situazione e si rischia, agendo troppo sulle impostazioni, di comportare più danni che benefici alle immagini reali. Da notare poi che l’OLED mostra un comportamento molto simile per certi verso a quello del plasma: con una schermata completamente bianca, cioè con tutti i pixel accesi al massimo, la luminosità massima viene volutamente limitata per non sovraccaricare il pannello o la sezione di alimentazione. E infatti, utilizzando dei pattern a tutto schermo si nota come la luminosità massima raggiunga un picco tra il 60 e il 70% di grigio per poi “sedersi” non crescendo ulteriormente. Come sui plasma dunque, tutte queste misurazioni sono state eseguite con pattern a finestra, con livello medio dell’immagine costante, in modo da evitare che la limitazione automatica della luminosità influisca sui risultati. infatti se l’area bianca non riguarda la totalità dello schermo, come poi accade nella visione normale, la luminosità non subisce limitazioni e scala linearmente verso l’alto man mano che si scorrono i diversi segnali test. Tornando alla resa sul nero è interessante andare a vedere ancora più nel dettaglio il comportamento del TV LG. Abbiamo effettuato una misura su una scala di 10 punti vicinissimi al nero ottenendo un risultato molto buono: come si può notare dal grafico qui sotto la curva segue abbastanza da vicino il riferimento e c’è solo una lieve “S” intorno al passaggio tra il 4 e il 5% di grigio, una leggera apertura delle bassissime luci che si nota anche sul grafico del gamma e il cui passaggio (stiamo comunque parlando pochissime frazioni di punti percentuali) può essere imputabile a diverse cause e potrebbe persino essere un comportamento voluto dai progettisti. Il grafico è stato ottenuto con una calibrazione in cui abbiamo dovuto alzare di qualche punto il controllo della luminosità rispetto al valore torna al sommario Bilanciamento del bianco dopo la calibrazione. Gamut dopo la calibrazione. di default, che altrimenti chiude un po’ troppo le basse luci sui test pattern utilizzati per la calibrazione. Gamma a parte, che avremmo preferito un po’ più alto (il che vuol dire essenzialmente una dinamica un po’ più spinta), ci troviamo dunque di fronte a un TV più che ottimo a giudicare da quello che abbiamo visto fin qui. Il laboratorio promuove quindi a pieni voti la qualità d’immagine di questo TV: liberiamoci dunque dai segnali test e passiamo a qualcosa di più gratificante e più vicino al normale utilizzo del TV. In viaggio verso la perfezione Fin qui abbiamo visto numeri e grafici che, a parte l’eccezionale zero assoluto sulla luminosità del nero, potrebbero essere quelli di un altro- buon TV ben calibrato. Ma tutto ciò non può descrivere la magia di vedere qualcosa comparire dal nulla in una stanza completamente buia in cui non si scorge la cornice del televisore: un logo o un altro dettaglio su sfondo nero appare letteralmente come sospeso nel vuoto davanti a noi: un’emozione vera resa possibile dalla capacità di riprodurre il nero perfetto. Al di là di ciò, quando poi parte un film, questo nero non sembra mai troppo. All’inizio magari si è presi un attimo contropiede: guardando alcune scene molto scure che ben conosciamo ci chiediamo se forse le ombre non siano troppo chiuse e se magari ci stiamo perdendo qualche dettaglio. In realtà tutto è lì dove ce lo ricordavamo è solo l’impressone dopo tanti anni di LCD con la loro luminosità di fondo, di avere gli scuri così come dovrebbero essere. Inutile dire che così stando le cose, il rapporto di contrasto percepito è elevatissimo: le immagini appaiono ricchissime di dinamica, ma non sfociano mai nell’artificiale o nell’esagerato. Le sequenze particolarmente scure sono una vera e propria gioia per gli occhi, perché rimangono contrastate, con un ottimo stacco tra soggetto e fondali, per nulla impastate e prive di rumore (fin tanto che non ce n’è sul materiale di origine, si intende). I colori sono molto più simili a quelli di un plasma che di un LCD e la loro brillantezza è esaltata dal rapporto di contrasto incredibile offerto dall’OLED, ma non scadono mai nell’artificioso e la resa degli incarnati è decisamente convincente. Incredibile poi guardare un film in 2,35:1 nella nostra stanza nera oscurata: le bande nere sopra e sotto non si vedono proprio, neppure a impegnarsi, e il TV sembra quindi diventato un 21:9. Una caratteristica di questo TV riguarda la definizione dell’immagine, che ci è parsa sempre un po’ “soft”. Non che ci sia una vera e propria mancanza di definizione, ma possiamo parlare di una certa morbidezza caratteristica di questo TV, tutto sommato anche piacevole e Un ingrandimento dei pannello, che mostra come quando il TV deve visualizzare una schermata bianca, solo il subpixel bianco viene acceso, lasciando molto nero intorno. ben più naturale di certe calibrazioni da negozio con l’edge enhancement pompatissimo. C’è da dire che stiamo sempre parlando di un TV da 55 pollici con risoluzione full HD e che i pixel di questo nuovo pannello OLED sono piuttosto grandi e con una superficie emittente in proporzione un po’ ridotta: avvicinandoci allo schermo cioè si nota un discreto gap tra un pixel e l’altro, forse anche per colpa del polarizzatore per il 3D passivo, il che rende la matrice più visibile della norma. Da questo punto di vista, il passaggio al 4K sul resto della gamma è sicuramente benvenuto, malgrado l’assenza di contenuti UltraHD. La risoluzione in movimento ci è parsa superiore a quella di un buon plasma, anche se con appositi test pattern si nota che, salvo attivare il circuito di interpolazione (può essere impostato in modalità custom anche solo per ridurre il blurring), questa si attesta intorno alle 250 linee TV e arriva a un massimo di circa 600. In realtà, durante la visione di normali contenuti non abbiamo notato alcun calo di dettaglio dovuto al movimento. Anzi, rispetto al modello di prima generazione che recensimmo all’incirca un anno fa, su questo EC930 sparisce completamente quell’effetto di trascinamento che avevamo evidenziato allora e che a tratti diventava parecchio visibile. Su questo nuovo modello non abbiamo mai visto alcun artefatto di questo tipo con nessun tipo di materiale, il che è sicuramente un’ottima notizia. Inoltre, e forse è un dato ancora più importante, l’esemplare giunto in redazione non ha manifestato alcun problema di pixel difettosi. Si tratsegue a pagina 25 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TV E VIDEO A partire dal 1 gennaio 2017 tutti TV e i decoder acquistati in Italia dovranno avere a bordo HEVC e DVB-T2 L’Italia ha deciso: dal 2017 scatta l’obbligo DVB-T2 e HEVC Il nostro Paese dovrà anche allinearsi alle decisioni dell’ITU per gli standard di trasmissione. Era la scelta più intelligente A di Roberto PEZZALI lla fine sarà DVB-T2 con HEVC: tutti i TV, i decoder e gli apparecchi atti a ricevere un segnale televisivo in digitale terrestre acquistati dal 1 gennaio 2017 dovranno necessariamente avere a bordo il tuner di seconda generazione e il decoder H.265 /HEVC. La conferma arriva dalla conversione in legge del decreto Milleproroghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale. All’Articolo 3 “Proroga di termini in materia di sviluppo economico”, si legge infatti: “5. Al fine di favorire l’innovazione tecnologica, a partire dal 1º gennaio 2013 per gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale non si richiede la presenza di un sintonizzatore analogico. Al fine di assicurare ai consumatori la migliore qualità di visione dell’alta definizione, a partire dal 1º luglio 2016 gli apparecchi atti a ricevere ser- vizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con tutte le codifiche approvate nell’ambito dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). Per le medesime finalità, a partire dal 1º gennaio 2017 gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti ai consumatori nel territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con tutte le codifiche approvate nell’ambito dell’ITU. Per le successive evoluzioni delle codifiche, gli obblighi previsti dal presente comma decorrono rispettivamente dal diciottesimo e dal ventiquattresimo mese successivi all’approvazione da parte dell’ITU. Con regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono indicate le codifiche che devono considerarsi tecnologicamente superate, in ordine alle quali non sussistono gli ob- blighi previsti dal presente comma”» Come si può vedere non si fa mai riferimento all’HEVC ma agli standard ITU, e l’HEVC è già tra quelli approvati: ricordiamo che nella bozza del decreto restava il nodo del codec. Due le cose da sottolineare, oltre al fatto che ha prevalso il buonsenso: i negozi dovranno rifornirsi solo di prodotti DVB-T2 / HEVC a partire da luglio e dovranno vendere solo questi prodotti dal 1° gennaio 2017, e allo stesso tempo l’Italia dovrà restare allineata agli standard proposti dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). Questo vuol dire che fino a quando non sarà abrogata questa legge dopo due anni dall’arrivo di un nuovo standard di codifica i TV venduti dovranno avere quello standard. Questo vuol dire che se domani l’ITU dovesse approvare un H.266 o un altro codec in ambito broa- dcasting dopo due anni questo codec dovrà essere adottato. Al primo gennaio 2017 mancano poco più di 18 mesi e siamo certi che ai produttori servirà meno per allineare tutta la gamma: già oggi molti prodotti sarebbero “compliant” alle nuove richieste almeno per la fascia alta. Una precisazione: la normativa ha effetto solo per i prodotti, non certo per le trasmissioni. L’Italia potrà andare avanti a trasmettere in DVB-T e Mpeg4 fino al 2030 senza problemi: non esiste infatti obbligo per Rai, Mediaset e soci di passare al DVB-T2. TEST TV OLED LG 55EC930V questa imperfezione si nota unicamente visualizzando una schermata uniforme grigio scuro e mai durante la normale visione di contenuti reali: sull’esemplare giunto in redazione abbiamo evidenziato un’area tendente ta di un TV oltretutto non nuovo, con già alcune ore leggermente verso il magenta nella parte sinistra dello d’uso sulle spalle: memori di quanto era accaduto con il modello di un anno fa, sembra proprio che la proschermo e un curioso pattern ondulato, come una spamessa di LG di aver risolto i problemi di vulnerabilità tolata, appena appena percepibile. Crediamo si tratti del pannello da questo punto di vista sia stata mandi qualcosa legato al processo di produzione del pantenuta. Resta invece un’uniformità dello schermo che nello OLED, oppure ancora alla curvatura dello schercontinua a non essere perfetta. Chiariamo subito che mo (sarà interessante vedere come saranno i modelli OLED piatti): lo riportiamo solo per rigore e dovere di completezza, visto che è qualcosa che si riesce a evidenziare unicamente con segnali test e non pregiudica minimamente la visione. Parlando di curvatura questa è appena accennata e durante la visione non si nota minimamente. Non abbiamo nulla da dire a questo proposito: non comporta significativi vantaggi ed è talmente lieve da non arrecare disturbo, per cui rimane solo un fattore estetico piacevole. Come consuetudine LG, anche il TV OLED utilizza per i contenuti 3D la tecnologia passiva con filtro In dotazione troviamo due telecomandi, quello tradizionale e il magic Film-type Patterned Retarder. Queremote con giroscopio e controlli vocali. Quello tradizionale è più sta tecnologia consente di utilizzacomodo per il cambio canale e per effettuare le regolazioni, il magic re semplicissimi occhiali polarizzati remote è ottimo per le funzioni smart. come quelli che troviamo in dotazio- segue Da pagina 24 torna al sommario ne e già di suo permette di ridurre ghosting e sfarfallio durante la riproduzione in 3D. Insieme al pannello OLED, velocissimo e privo di persistenza, questo tipo di 3D offre una precisione incredibile, senza la minima traccia di cross-talk e con un effetto tridimensionale ineccepibile. Il rovescio della medaglia è che rispetto alla tecnologica con occhiali attivi la risoluzione verticale ne risente, con la griglia delle linee orizzontali che diventa visibile. Da segnalare che l’angolo di visione soprattutto in verticale ha un effetto sulla percezione della luminosità proprio per via del filtro FPR. Una nota infine sui consumi. Il 55EC930V vanta una certificazione energetica di classe A (i primi OLED erano classe B), e, come accadeva anche per i plasma, i suoi consumi dipendono sia dal tipo di immagine riprodotta che dalla calibrazione. Con le impostazioni di default (modalità cinema), una schermata totalmente bianca produce un consumo di circa 125 Watt per via della auto limitazione, ma con contenuti reali può andare anche oltre questo valore, raggiungendo anche i 180 Watt. Va tenuto presente però che con le scene scure i consumi si abbassano fino ad appena 50 Watt circa, per cui la potenza media assorbita si attesta a seconda della calibrazione comunque sotto i 100 Watt. La cosa importante è che con le impostazioni di default abbiamo registrato una potenza media assorbita di 82 Watt durante la visione di un misto di trasmissioni TV: un risultato eccellente che pone questo TV tra i migliori del mercato da questo punto di vista e, ovviamente, surclassa il plasma, che proprio nei consumi trovava il suo tallone d’Achille. Concert for one Cuffia P3. Un mix di alta qualità sonora e comfort di lusso, frutto della fusione calcolata e calibrata tra materiali pregiati e tecnologie raffinate. Nata dalla penna di Morten Warren, lo stesso creatore dello Zeppelin Air iPod Speaker, la P3, disponibile in 4 colori, nero, bianco, rosso e blu, ne conserva la personalità, il talento sonoro e la frequentazione privilegiata, ovvero l’iPod e l’iPhone dai quali estrapola il meglio dei conte- nuti sonori, ne integra la funzionalità e la cosmetica. P3 è infatti dotata di un cavo con comando per iPod/iPhone con microfono e controllo volume/salto-traccia, utilissimo per tutti gli amanti dei player firmati dalla mela argentata. Ma –ovviamenteP3 è "anche" una cuffia Hi Fi tradizionale di elevatissimo livello, da poter collegare a qualsiasi sorgente standard, tramite il cavo a corredo intercambiabile con quello per player Apple. Zeppelin e Zeppelin Air sono marchi registrati di B&W Group Ltd. AirPlay, iPod, iPhone e iPad sono marchi di Apple Inc. registrati negli Stati Uniti e in altri paesi. www.audiogamma.it n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST I diffusori per migliorare l’audio del televisore hanno trovato un nuovo forte concorrente, si chiama JBL Cinema Base JBL Cinema Base, il “supporto” TV che suona bene il Cinema Base supporta TV fino a 60”, ha una resa audio degna del blasone che porta e non costa nemmeno troppo D di Roberto FAGGIANO opo tante soundbar lunghe e sottili sul mercato si sono affacciati dei diffusori da mettere sotto al TV come supporto, un’idea che è piaciuta specie a chi possiede un televisore con supporto classico e non troppo complesso. La proposta di JBL in materia si chiama Cinema Base, ha l’ingresso HDMI, il Bluetooth per la musica e nella linea vuole essere il più possibile rassicurante, senza strani artifici. L’estetica in effetti non è certo il punto di forza di questo diffusore: la forma è utile per reggere più peso possibile e per avere una maggiore volume d’aria interno, la finitura è più che spartana e anche il piccolo telecomando non brilla per eleganza. Il mobile è in legno con un rivestimento in vinile nero, così come è nera la griglia frontale metallica che nasconde gli altoparlanti. Tutti fattori secondari per chi ha scelto il marchio JBL, ma che potrebbero turbare l’armonia di un arredamento elegante. La larghezza di 60 cm e la profondità di 40 cm del diffusore si adattano bene ai supporti classici dei TV mentre l’altezza di circa 10 cm non si sposa con i supporti laterali ora tanto di moda; in compenso il diffusore può sopportare sino a 68 kg di peso del TV, adatto quindi anche ai pesi degli schermi più grandi. Il sistema acustico all’interno della Cinema Base è un 2.2, usa un larga banda da 6,5 cm e un subwoofer da 9 cm per ogni canale in doppio accordo reflex con sfogo laterale; la potenza complessiva è di 240 watt (senza ulteriori specifiche). Il Dolby Digital per le colonne sonore dei film è già integrato ma non il DTS. Il telecomando in dotazione consente di scegliere la sorgente, regolare il volume e il livello della gamma bassa, inserire un effetto surround proprietario oppure lasciare inalterato il segnale stereo, applicare la funzione di livellamento sonoro della sorgente e attivare un beep sonoro ogni volta che lo si usa per avere un riscontro delle variazioni apportate. Se il diffusore è collegato tramite cavo HDMI con ARC sarà possibile controllare il volume direttamente dal telecomando del TV. L’interruttore generale è sistemato sul retro, quindi non facile da raggiungere una volta installato il diffusore. Connessioni complete C’è anche il Bluetooth La versatilità del Cinema Base ci è parsa più che sufficiente: c’è la fondamentale presa HDMI, c’è un ingresso digitale ottico, c’è un ingresso stereo minijack e c’è perfino l’uscita per un eventuale subwoofer. Inoltre si può sfruttare il Bluetooth per collegare smartphone e tablet dedicati all’ascolto musicale e allo streaming. Tutti gli ingressi sono ben incassati per non far sporgere i connettori e i cavi dal retro quando lo spazio è poco. Sul lato destro c’è una presa USB che però serve esclusivamente come punto di ricarica di un dispositivo mobile, fattore sempre utile e molto a torna al sommario video 349,00la €b JBL Cinema Base BUON SANGUE NON MENTE Quando si apprezza una soundbar, o soundbase che dir si voglia, anche con la musica vuol dire che il progetto è di quelli giusti e trattandosi di JBL non siamo certo stupiti. Superato l’impatto poco gradevole con la sua estetica, il Cinema Base si è dimostrato un vero diffusore che riesce a rendere più coinvolgente la colonna sonora di un film e restituisce in modo piacevole la musica tramite Bluetooth. Perfino l’effetto surround è fatto come si deve, senza eccessi artificiosi e utile non solo con i film ma anche con la musica. La pressione sonora può riempire anche stanze piuttosto grandi e la possibilità di regolare dal telecomando la gamma bassa permette una semplice personalizzazione sui propri gusti e sulle caratteristiche acustiche dell’ambiente. Il rapporto qualità/prezzo ci sembra corretto, specie guardando ad alcuni concorrenti ancora più costosi. 7.9 Qualità 8 Longevità 8 Design 6 Buone prestazioni audio COSA CI PIACE Gamma bassa regolabile Effetto surround efficace Semplicità 9 D-Factor 8 Prezzo 8 Finitura modesta COSA NON CI PIACE Telecomando migliorabile portata di mano. Da lodare la completa fornitura di cavi, dall’HDMI al cavetto ottico fino al semplice e universale spezzone mini-jack. Ascolto convincente con musica e film Colleghiamo la Cinema Base al TV tramite HDMI e iniziamo ad ascoltare quello che può fare per risollevare l’ascolto dei normali canali. La prima impressione è positiva anche se le voci non hanno una particolare enfasi che le porti in primo piano come su alcuni concorrenti. Con programmi musicali la resa si fa molto più interessante, la qualità di base inizia a venire fuori; lodevole anche il circuito DSP Harman Display che esamineremo meglio con i film. Notevole la pressione sonora che si può raggiungere, rendendo adatto il diffusore anche a locali molto ampi. Approfondiamo l’ascolto con qualche film in Blu-ray e apprezziamo la gamma bassa, praticamente su misura grazie alla possibilità di poterla regolare facilmente dal telecomando. I bassi più profondi e gli effetti più spettacolari ne escono veramente bene, non proprio come quando si utilizza un vero subwoofer separato ma non siamo molto lontani: una vera rarità per una soundbase. Le frequenze raggiunte sono molto basse e possono portare a vibrazioni del piano d’appoggio, nonostante il diffusore poggi su quattro piedini isolanti. Nell’uso quotidiano abbiamo apprezzato meglio questa gamma bassa con un bell’incre- mento per l’ascolto musicale da Bluetooth, mentre seguendo la TV o guardando un film abbiamo preferito riportarci indietro per non renderla eccessiva. In ogni caso è molto difficile cadere nel fastidioso o rimbombante, grazie probabilmente agli accordi reflex laterali che trovano più facilmente sfogo risegue a pagina 28 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE HI-FI E HOME CINEMA Rotel rinnova la sua gamma di pre e finali stereo più prestigiosa Rotel 1590, pre e finale stereo in taglia XXL Il pre RC 1590 (1.750 euro) ha numerosi ingressi digitali ed è compatibile con i file DSD Il finale RB 1590 (3000 euro) pesa ben 38 kg e ha una potenza di 350 watt per canale di Roberto FAGGIANO otel rinnova la sua coppia più prestigiosa di pre e finale stereo, esteticamente in linea con i predecessori ma con dimensioni molto lievitate, specie per il finale di potenza. Il preamplificatore RC 1590 (1.750 euro) si fa notare per la sua grande versatilità, pronto ad accogliere numerose sorgenti analogiche e digitali. La sezione analogica comprende l’ingresso per il giradischi con testina MM, altre quattro sorgenti di linea e un ingresso bilanciato XLR. La sezione digitale comprende tre ingressi ottici e tre coassiali, inoltre c’è la presa usb per un computer e l’ingresso di rete Ethernet. In uscita si può scegliere tra connettori stereo rca oppure i bilanciati XLR. La sezione di conversione digitale/analogica R è stata aggiornata con un nuovo convertitore AKM da 768kHz/32bit ed è già compatibile con la musica in alta risoluzione DSD. Molto curata l’alimentazione con sezioni digitale e analogica separate e doppi trasformatori toroidali. Inoltre il nuovo pre ha già integrato il Bluetooth con aptX e c’è anche anche una presa usb frontale per collegare e ricaricare altri dispositivi mobili . In dotazione anche il telecomando. Il finale RB 1590 (3.000 euro) si fa notare per le sue dimensioni vecchia scuola: spicca soprattutto il peso di 38 kg e l’altezza del frontale di ben 23 cm. Lo spettacolo dell’interno è dominato dall’alimentazione assai ben dimensionata per erogare senza problemi 350 watt per canale (8 ohm, 0,03% THD), basterà citare la capacità degli otto condensatori inglesi BHC che raggiunge gli 80.000 uF. Gli ingressi sono disponibili in versione normale e bilanciata XLR mentre le uscite per i diffusori sono sdoppiate per il collegamento bi-wiring. Entrambi gli apparecchi saranno disponibili da aprile in versione nera o silver. TEST JBL Cinema Base segue Da pagina 27 spetto alla soluzione inferiore di alcuni concorrenti. L’ascolto musicale tramite Bluetooth è l’aspetto che ci ha più sorpreso perché in genere questi diffusori lasciano molto a desiderare in materia, ma per un diffusore marchiato JBL la cosa non sarebbe stata tollerabile. La musica arriva piena e piacevole, senza eccessi di dettaglio ma sempre dotata di un minimo di tridimensionalità che avvicina la resa a quella di un vero diffusore stereo. La gamma acuta è forse il punto meno convincente nelle prestazioni, con alcuni strumenti che faticano ad uscire e qualche sbavatura nei momenti più complessi, forse a causa del semplice larga banda utilizzato, ma è un difetto che si nota solo nell’ascolto musicale molto concentrato e che non compromette la resa complessiva. L’effetto surround, qui chiamato “Harman Display Surround”, applica effettivamente una bella apertura in larghezza che generalmente è utile a migliorare il coinvolgimento principalmente con i film, ma è gradevole anche con la musica; l’effetto è applicato con torna al sommario saggezza e tenendo conto del segnale in ingresso, perché non incide sulle voci che rimangono ben focalizzate al centro ma si adatta a contenuti molto diversi senza applicare solo un semplice riverbero; peccato però manchi un minimo di effetto surround posteriore, peraltro quasi impossibile da trovare in questo tipo di diffusori a meno di avere pareti laterali molto vicine per creare delle riflessioni. Difficile controllare visivamente se il surround è inserito dato che la spia luminosa è sul lato superiore e quindi invisibile a distanza, bisognerà andare ad orecchio. ENTERTAINMENT Apple dà battaglia alle TV via cavo? Secondo indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal, Apple si appresterebbe a lanciare entro settembre un servizio con alcuni dei principali network televisivi americani. Si tratterebbe di un live streaming di almeno 25 canali, appartenenti a TV come ABC, CBS e Fox, che saranno riproducibili tramite Apple TV, iPhone e iPad. Offrire decine di canali TV via Internet, insieme a servizi come Netflix e Hulu e il recentemente annunciato HBO Now, consentirebbe a Apple di proporre un’alternativa competitiva ai cosiddetti “cord cutter”, gli utenti cioè che decidono di svincolarsi dagli abbonamenti TV. Il servizio dovrebbe venire annunciato alla prossima conferenza degli sviluppatori di Apple, la WWDC, e con esso potrebbe arrivare una nuova Apple TV, il piccolo set top box che negli Stati Uniti offre già l’accesso in streaming internet a molti contenuti televisivi a patto però di avere già un abbonamento con un operatore di TV via cavo. In Italia è difficile vedere l’arrivo di un servizio simile, anche perché ci sarebbe poco da offrire oltre quanto è già disponibile su digitale terrestre, a meno che Sky non decida di portare su Apple TV parte della propria offerta. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST Abbiamo provato la piccola HTC ReCamera dalla inconsueta forma a periscopio: è divertente e facilissima da utilizzare HTC ReCamera: è strana e costa, ma affascina Il prezzo non è leggero e non ha neppure una qualità di scatto eccelsa, ma ha un qualcosa di particolare che attrae D di Roberto PEZZALI obbiamo ammetterlo: quando abbiamo visto ReCamera di HTC la prima cosa che abbiamo esclamato è stata “Ma questi sono pazzi”. Ci siamo chiesti più volte chi o cosa ha spinto HTC a realizzare quella bizzarra fotocamera, e fino a una settimana fa non avevamo trovato risposta. ReCamera è uno di quei prodotti per i quali non ci si può fermare alla apparenze, per capirla bisogna usarla un po’ e, sempre con un po’ di scetticismo, abbiamo deciso di portarla con noi per qualche giorno. HTC ReCamera è un progetto apparentemente bizzarro, a partire dalla forma che non ha proprio nulla a che vedere con una videocamera classica e neppure con una sportcam: per qualcuno assomiglia ad un periscopio, per altri ad un inalatore per l’asma, altri ancora con un po’ di malizia ci vedono qualche strano gadget sessuale. Difficile anche definire una applicazione specifica: può fare la sport camera ma non è una sportcamera, anche perché una GoPro se la mangia a colazione, può fare la macchina fotografica ma non ha neppure un display o un flash, è una videocamera ma le capacità di ripresa sono limitate. A questo possiamo aggiungere anche altri cento difetti, dalla qualità non sempre impeccabile al prezzo di 169 euro, ma nonostante tutto ReCamera ha un qualcosa che ci ha affascinato. La forma si capisce tenendola in mano ReCamera cambia il modo in cui scattiamo abitualmente le foto: la si impugna come un piccolo tubo e la si usa come uno spray. La foto non si scatta, si “spruzza” utilizzando il tasto a portata di pollice. Non c’è display e le operazioni sono davvero banali: premendo per due secondi il tasto di scatto ReCamera si accede, e una volta accesa è sempre pronta. La fotocamera resta infatti in perenne standby e si sveglia quando la impugniamo: rispetto a smartphone e fotocamere varie permette di scattare davvero al volo senza preoccuparci di accendere nulla. Chiaramente non abbiamo un mirino e neppure uno schermo (si può usare lo smartphone ma non offre immediatez- video ab l 169,00 € HTC RE Camera SE VUOI CAPIRE RE CAMERA DEVI PROVARLA Re Camera è sicuramente un prodotto migliorabile ma non è affatto un prodotto privo di senso: è divertente da usare, facile e immediato. Il prezzo è il suo punto debole, ma siamo comunque davanti ad un prodotto poliedrico che fa un po’ di tutto, dalla sportcam alla fotocamera. La parte fotografica è quella che ci è piaciuta di più, ma siamo certi che Re Camera si può far apprezzare anche in altri campi particolari. Un prodotto quindi da non ignorare del tutto e da non bocciare a prescindere: per qualcuno può essere totalmente inutile, ma siamo certi che a molte persone farebbe comodo tenerla in tasca o nella borsa. 7.1 Qualità 7 Longevità 7 Facilità d’utilizzo COSA CI PIACE Ergonomia e design funzionale Sempre accesa e pronta allo scatto Design 8 za) quindi ReCamera è soprattutto scatto d’istinto, ma grazie alla lente grandangolare si è certi di prendere almeno il soggetto inquadrato. La particolare forma è perfetta anche per selfie e scatti da diverse angolazioni, una vera camera tuttofare per tutte le età considerando proprio la facilità di utilizzo. Non abbiamo provato, ma siamo certi che pure una scimmia potrebbe scattare foto con ReCamera. Pochi gli elementi che la compongono: l’ottica F2.8 grandangolare occupa la parte superiore insieme al piccolo microfono, il tasto di scatto il retro (integra anche un led) e un ulteriore tasto per attivare lo slowmotion è stato inserito nell’impugnatura insieme ai led di stato e al sensore che rileva proprio l’impugnatura. Il resto è nella parte bassa, dove oltre all’invito per il treppiedi c’è lo slot microSD e la porta USB per la ricarica. ReCamera è waterproof IPX7 (come Apple Watch): si può usare sotto la pioggia o in spiaggia ma non è propriamente impermeabile. Se utilizzare ReCamera è semplice, altrettanto semplice è utilizzare l’applicazione che HTC ha creato. Anche su iOS infatti, saltata la configurazione iniziale, l’app cerca subito la rete e si collega senza bisogno di forzare a mano la connessione. Un accorgimento 9 D-Factor 9 Prezzo 5 Prezzo decisamente elevato COSA NON CI PIACE Poche funzioni personalizzabili Qualità non eccelsa con poca luce Cosa si può fare con ReCamera torna al sommario Semplicità questo richiesto solo nel caso in cui siamo connessi già ad un altro network wi-fi, ma l’operazione porta via pochi secondi. “Re” app è il centro di controllo: permette di aggiornare la fotocamera, ci fa sfogliare le fotografie (salvandole sul rullino) e ci premette anche di impostare le poche modalità di scatto disponibili. Di fatto l’app è una sorta di camera oscura: solo da qui vediamo per la prima volta gli scatti fatti. Tenendo l’app aperta la camera aggiorna di continuo il rullino mentre scattiamo, e oltre a questo c’è anche un http://cdn.dday.it/system/uploads/picture/ image/8389/content_big_IMG_4033.jpg a modalità “Live View” che ci mostra con un piccolo ritardo cosa stiamo riprendendo. Una possibilità utile, ma a nostro avviso se dobbiamo usare lo smartphone per vedere cosa scattiamo allora tanto vale usare quest’ultimo per scattare le foto. Questa modalità è forse più utile se utilizziamo ReCamera come sportcam in modalità “ultrawide”: possiamo regolare al meglio l’inquadratura dopo aver fissato la camera con la vite o con uno degli accessori in dotazione. Tra le opzioni dell’app anche lo streaming su Youtube, altra features interessante per chi vuole intraprendere la carriera di Youtuber. Tra le cose che mansegue a pagina 30 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE TEST HTC ReCamera segue Da pagina 29 cano invece vanno ricordati uno stabilizzatore ottico (c’è elettronico) per il sensore da 16 Megapixel, un po’ di regolazioni manuali (ISO, diaframmi, etc) e una modalità burst multiscatto. C’è lo slow motion che si affianca alla ripresa video HD, ma anche qui l’utilizzo è ristretto alle applicazioni “sportcam”. Qualità ottima sui social Modesta su schermo Con un sensore comunque risoluto, 16 Megapixel, e una dimensione del sensore più da smartphone che da fotocamera, ReCamera non è certo un esempio per quanto riguarda la qualità fotografica e di ripresa. Si posiziona nel segmento delle action cam, quindi buoni scatti di giorno e una certa difficoltà la sera quando l’assenza di flash e la luminosità della lente alzano troppo il tempo di posa. Qu-i l’impossibilità di vedere subito lo scatto può giocare brutti scherzi: molti scatti d’istinto rischiano di essere mossi ed è davvero importante ricordarsi di tenere la mano ben ferma non appena il sole tramonta o quando pensiamo che la luce non sia sufficiente. Errori che si commettono comunque la prima volta, poi ci si abitua. Per il resto HTC è stata molto furba: consapevole che in dimensioni reali le foto scattate dalla fotocamera non possono competere con gli scatti di un modello classico ha pensato bene di lavorare su colori e edge enhancement per restituire uno scatto che, riportato a 1920 x 1080 (sul display di uno smartphone) appare nitidissimo e davvero bello da vedere. Considerando che le foto finiscono su Facebook, Instragram e sui social forse è la scelta migliore. Situazione analoga per i video, anche se forse le fotografie vengono meglio. L’altro aspetto da considerare è lo shutter lag, ovvero il ritardo tra scatto e pressione del tasto: nel peggiore dei casi è di circa mezzo secondo. Il bello di usare ReCamera Una premessa è d’obbligo: 169 euro per questo prodotto a nostro parere sono troppi anche se siamo consapevoli che con Bluetooth e Wi-Fi a bordo, una lente di qualità, i sensori per l’impugnatura e la Ecco alcune foto scattate con HTC ReCamera, sul display di uno smartphone appaiono nitidissime. protezione non è certo un gadget da pochi euro. Il prezzo di 100 euro forse sarebbe stato giusto, ma ovviamente il prezzo lo stabilisce HTC e non noi. ReCamera è comunque piacevole da usare: sta in tasca, ingombra il minimo, ha 1000 scatti di autonomia ed è sempre accesa. Due le cose che più affascinano: da un lato lo scatto alla cieca, con la sorpresa di vedere dopo come sono venute le foto (e con il rischio di avere anche dei mossi o scatti inutilizzati, un po’ come accadeva con il rullino), dall’altro il concetto di fotografare a caso senza mostrare che stiamo fotografando. Utilizzate ReCamera in una piazza, in mezzo a tanta gente, e per i primi minuti quasi tutti vi guarderanno perché non capiscono cosa state facendo. L’idea di HTC ha buona premessa ma forse andava sviluppata un po’ meglio: non c’è ad esempio un burst, il rischio di mosso la sera è altissimo, manca lo stabilizzatore e le regolazioni sono pochine, ma nonostante tutto se non si guarda al lato “tecnico” del prodotto ci troviamo davanti ad una fotocamera davvero divertente. Per concludere aggiungiamo anche un piccolo aneddoto: “Fotocamera bianca, bottone cromato, design particolare: mentre la provavamo almeno due persone han detto: wow, ma è una nuova fotocamera della Apple?”. Solo nel prezzo, abbiamo risposto noi, ma chissà cosa sarebbe successo se si fosse chiamata iCamera. Qui sopra le schermate dell’applicazione realizzata da HTC per ReCamera: è possibile visualizzare le immagini e si può usare anche come una sorta di “Live View” torna al sommario 55K681 QUAD CORE INTEGRATO GRAZIE AL QUAD CORE INTEGRATO, OVVERO LA PRESENZA DI 4 PROCESSORI ALL'INTERNO DEL TV, IL NUOVO MODELLO 4K ULTRA-HD DI HISENSE OFFRE UN’IMMAGINE ANCORA PIU’ VIVIDA E REALISTICA ED UNA NAVIGAZIONE FLUIDA ED IMMEDIATA. 55K681 DI HISENSE: COLORI CRISTALLINI, ELEVATO CONTRASTO DINAMICO E SMART TV PIU’ RAPIDA. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE SMARTHOME Illuminare casa può essere tutt’altro che un’operazione meccanica. Vediamo come rendere smart anche la luce La guida completa all’illuminazione intelligente Facciamo il punto sulle diverse tecnologie disponibili e le funzionalità accessibili via rete e tramite home automation di Emanuele VILLA hi pensa che il livello tecnologico dell’illuminazione domestica sia ancora limitato all’accensione e spegnimento di qualche lampadina è fuori strada: complici anche i risvolti artistici di questo argomento, da qualche anno assistiamo a una forte spinta tecnologica sotto questo versante, con importanti ripercussioni (anche) all’interno delle mura domestiche. Se dieci anni fa il concetto di illuminazione domestica ci coinvolgeva solo nel momento di cambiare la lampadina per una uguale o quasi, oggi tra sistemi domotici, LED e luci gestibili via rete tramite scenari preimpostati, è possibile trasformare casa in un’opera d’arte vivente. Lo scopo di questo servizio non è offrire un approfondimento tecnologico a chi già mastica l’argomento, ma piuttosto suscitare curiosità per un settore di cui si parla poco evidenziandone lo “stato dell’arte” e e le prospettive future, fungendo anche da guida all’acquisto delle soluzioni esistenti: qualora ci fosse interesse, potremo poi approfondire ognuno dei temi toccati. C Dai LED all’home automation Quando l’hi-tech incontra la luce Il settore dell’illuminazione (domestica e non) è andato incontro a un processo evolutivo molto importante nell’ultimo decennio, passando da una pura e semplice necessità a un ambito in cui sperimentare soluzioni hi-tech, domotiche e artistiche. La tradizionale lampadina a incandescenza, che ci ha accompagnato per generazioni con il suo calore “ingestibile” (guai a toccarla accesa) e il suo sottile filamento metallico, è andata incontro a un processo di graduale messa al bando che ha raggiunto nel settembre 2012 il suo stadio finale, con tanto di divieto di produzione di qualsiasi potenza, mentre le lampadine già prodotte possono essere ancora vendute fino a esaurimento scorte. Parallelamente all’evoluzione tecnologica che ha portato alla sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle a risparmio energetico e quelle a LED (di cui parliamo in modo approfondito più avanti nel servizio), la diffusione dei sistemi di home automation, come La mia casa domotica di Gewiss ha investito il settore permettendo possibi- Il sistema di Home Automation WEMO di Belkin comprende diverse soluzioni per l’illuminazione, e in particolare uno starter kit con 2 lampadine e bridge. Supporta fino a 50 lampadine LED. lità fino a ieri impensabili: un sistema domotico efficiente permette operazioni centralizzate piuttosto semplici come lo spegnimento immediato di tutte le luci oppure l’applicazione di scenari preimpostati che definiscono quali luci accendere e con che intensità sulla base dell’attività in corso (una festa tra amici, la visione di un film ecc). Anche rimanendo in un ambito domestico, il contributo hi-tech all’illuminazione può andare ben oltre e comprendere, per esempio, rilevatori IR di movimento e sensori di luminosità sparsi per la casa, che accendono le luci in automatico quando rilevano la presenza di persone ma solo se la luminosità ambientale non è ritenuta sufficiente (con piacevoli conseguenze sulla bolletta). Tutto questo va infatti a manifestare concretamente il concetto di Smart Lighting come complesso di tecnologie di illuminazione volte alla massima riduzione dei consumi. In quest’ottica troviamo anche lampade anti black-out che si accendono quando manca la corrente e assicurano ore di autonomia, lampade per esterni gestite da un pannello di controllo o da sensori di luminosità e di presenza che, oltre a illuminare l’ambiente grazie a LED neutri, possono anche offrire gradazioni cromatiche diverse a seconda del preset, dell’ora, dell’umore e via dicendo. Qui a fianco, alcune delle tipiche Scene che riguardano sia gli ambienti di casa che i momenti della giornata. Gli esempi potrebbero andare avanti per ore, tra singole lampadine che si accendono da sole e che possono essere regolate con dimmer a muro fino a passerelle luminose con colore variabile. Se si vuole sperimentare con la luce, oggi gli unici limiti sono la fantasia e il budget. Luce Smart a casa tua in 5 minuti Ecco come fare Per ottenere risultati brillanti con l’illuminazione di casa non è necessario possedere complessi sistemi di home automation, poichè grazie alla sempre maggior diffusione delle reti Wi-Fi, disporre di un sistema di smart lighting è alla portata di tutti. Le lampadine integrano l’elettronica di collegamento a un bridge (che utilizza uno standard di comunicazione wireless con le lampadine, come ZigBee), il quale a sua volta è connesso alla rete locale per permettere il funzionamento dell’app di controllo e, tremite accesso web, per la gestione dall’esterno della casa. Per capirci bene e rendere questo servizio anche una guida all’acquisto, segue a pagina 33 torna al sommario n.108 / 15 23 MARZO 2015 SMARTHOME Guida all’illuminazione intelligente segue Da pagina 32 procediamo per esempi: Belkin, per esempio, punta molto sul suo sistema di smart home Wemo, del quale un’area importante è proprio l’illuminazione. Le cose interessanti di questa soluzione e di tutte quelle analoghe sono la semplicità di configurazione, la modularità e la versatilità: non c’è bisogno di fare MAGAZINE simulando così sia i toni caldi e rilassanti delle vecchie lampadine a incandescenza, sia quelli freddi e più energizzanti delle luci al neon. Ma al di là di micro variazioni di temperatura colore, Hue può riprodurre anche tutti i colori dello spettro cromatico. Questo significa che gli scenari non solo sono connotati dall’intensità luminosa, che può comunque essere modificata a piacimento, ma anche dal colore, cosa indicata per sottolineare uno stato d’animo, una particolare situazione, un’attività (lettura, relax, concentrazione...) o anche semplicemente per dare un tocco di vivacità ulteriore all’ambiente di casa. Anche in questo caso è possibile iniziare con poche lampadine e aggiungerne poco alla volta: il bridge, che si collega alla rete locale esistente, ne supporta fino a 50. Le lampadine Hue sono disponibili nel classico aggancio a goccia E27 e anche in faretto con aggancio GU10. Andiamo oltre Programma i tuoi giochi di luce Philips è un nome di primissimo piano nel mondo dell’illuminazione domestica. In questo caso, un tipico esempio di lampadina a risparmio energetico, con 810 lumen, 10 anni di durata e tendente ai toni caldi, come le lampadine a incandescenza. lavori, l’impianto può essere esteso gradualmente aumentando le lampadine (nel caso di Wemo, fino a 50) e il tutto si controlla via smartphone o tablet. Le funzionalità possibili sono moltissime: a parte l’accensione/spegnimento a distanza, anche quando si è fuori casa via web, c’è la possibilità di creare scenari e programmazioni personalizzate a seconda degli ambienti, temporizzare l’accensione/spegnimento a seconda dell’ora del giorno e della stanza, attenuarle gradualmente, accenderle per qualche ora ogni sera quando si è in vacanza per fungere da dissuasore per eventuali ladri, in alcuni casi anche modificare la tonalità e via dicendo. L’unico inconveniente, se così si può dire, è il costo delle lampadine, nel senso che sono solitamente a LED e integrano l’elettronica di controllo. Va però detto che i consumi sono molto ridotti proprio per via della tecnologia adottata e anche la durata è estesa: giusto a titolo di esempio, Belkin nelle pagine del prodotto dice che “Con una durata di 23 anni (in base ad un utilizzo giornaliero di 3 ore), queste lampadine potrebbero essere le ultime che dovrai comprare!”. Ventitre anni, cosa che con le “care e vecchie” lampadine a incandescenza non sarebbe mai stata possibile. Esempi ce ne sono quanti se ne vuole: c’è Lightfy di Osram, per esempio, ma Philips Hue è quello più noto in assoluto. Anche in questo caso è possibile integrare in rete, tramite un bridge, fino a 50 lampadine da controllare singolarmente, a gruppi e sulla base di scenari preimpostati. Il bridge consente poi la connessione del prodotto a Internet, con possibilità di controllo remoto quando si è fuori casa. Ciò che rende Hue particolarmente significativo è il fatto di poter riprodurre tutte le tonalità di luce bianca, torna al sommario Nelle funzionalità smart si può andare oltre, molto oltre: per quanto riguarda Philips Hue, usando IFTTT (If This Than That), ovvero il servizio Internet che permette di collegare web app e servizi tra di loro, è possibile rivoluzionare la propria esperienza di smart home. Collegando Philips Hue al proprio account IFTTT, si possono usare infinite “ricette” accessibili pubblicamente per estendere le funzionalità delle lampadine smart di Philips. Per esempio, usando il servizio di localizzazione dell’iPhone associato a Hue è possibile accendere le luci automaticamente quando ci si trova in prossimità di casa. In pratica, non si corre più il rischio di lasciare le luci accese, a patto di avere il telefono in tasca. Un’altra funzionalità già sperimentata dagli utenti è la notifica basata sui flash luminosi: quando nel telefono arriva un messaggio, le luci della stanza cambiano colore per un attimo, segnalando la cosa all’utente; è anche possibile fare in modo che le luci di casa emettano per qualche secondo i colori della squadra del cuore quando segna un gol, oppure che cambino tonalità quando sta per piovere, avvisandoci di togliere dal balcone gli indumenti stesi e via dicendo... Prodotti simili che meritano considerazione sono i WiFi LED Bulb di Hinnovation, ma soprattutto LIFX, un progetto nato su Kickstarter con finalità analoghe a quelle di Philips Hue ma con la particolarità di non necessitare un bridge per funzionare: in questo caso, infatti, le lampadine LIFX si connettono al router esistente e creano una rete Mesh, rendendo superflui altri componenti; inoltre, la rete LIFX può ospitare fino 100 lampadine che richiedono appena 18 Watt per produrre 1.000 lumen e durano 40.000 ore. Un investimento che si ripaga nel tempo. Ovviamente il controllo verrà effettuato tramite app per iOS e Android e sono già previste funzionalità extra come quella dei flash luminosi colorati nel caso di notifica sullo smartphone e l’integrazione con Nest, il sistema di home automation (noto principalmente per il termacquistato da Google. Ovviamente sono poi presenti tutte le funzioni standard come gli scenari, l’accensione temporizzata, la modifica del colore sulla base dell’ora, dell’umore ecc... Si può rendere smart una lampadina? Il problema che circonda tutto l’universo dell’illuminazione “smart” è solo uno: il costo. Naturale quindi domandarsi sulla possibilità di aggiornare il proprio impianto senza sostituire le lampadine, cosa che ha senso soprattutto se quelle che si possiedono sono già basate su tecnologia LED e quindi molto longeve per definizione. La risposta è affermativa, e il video molto eloquente. Emberlight è attualmente in fase di preorder ma promette molto bene: non richiede hub appositi, si collega direttamente alla rete Wi-Fi esistente, dispone di preset personalizzabili basati su situazioni e attività e funziona con tutte le lampadine, da quelle a incandescenza tradizionali alle LED dimmerabili e a risparmio energetico. Tra l’altro Emberlight usa una funzionalità di Bluetooth Beacon per accendersi e spegnersi in base a un parametro di prossimità. Certo, bisogna tenere lo smartphone (iOS o Android) in tasca, ma vedere le luci che si accendono da sole quando entriamo in una stanza è senza dubbio piacevole. Ed è già previsto il supporto per Apple Watch. Guida all’acquisto Dai lumen alla temperatura colore Associando Hue e IFTTT è possibile anche ricevere notifiche “luminose” quando segna la propria squadra del cuore, quando salgono le proprie azioni o quando si riceve una notifica da un social network. Usciamo un attimo dal mondo smart per una breve guida all’acquisto, un tema meno “evoluto” dei precedenti ma di utilità anche maggiore. Anche perché a chiunque capita di acquistare una lampadina nuova, ma non tutti hanno una perfetta consapevolezza di caratteristiche tecniche che all’apparenza sono meno hi-tech di quelle di un telefono o di un PC. segue a pagina 34 n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE SMARTHOME Guida all’illuminazione intelligente segue Da pagina 33 Che tipo? Meglio puntare sul LED La prima considerazione da fare riguarda il tipo di lampadina da acquistare. Quelle tradizionali, a incandescenza, facilmente riconoscibili per il filamento di tungsteno nella lampadina di vetro, dovrebbero essere pressoché scomparse dal mercato: forniscono luce tendente a toni caldi ma l’efficienza energetica lascia a desiderare. Buona parte dell’energia fornita, infatti, viene convertita in calore e non in luce, da cui la necessità, avvertita a livello globale, di passare a tecnologie di illuminazione alternative; inoltre, le lampadine a incandescenza durano mediamente da 700 a 1.000 ore di utilizzo. Lasciando un attimo da parte le lampade alogene, quelle che da molto tempo sono percepite come alternative a quelle a incandescenza sono le lampade fluorescenti, cui ci si riferisce (in modo anche abbastanza improprio) come lampade o tubi al neon: offrono luce piuttosto fredda (ma ci sono diverse varianti), durano molto e non sono dimmerabili. Ma quelle che hanno davvero trovato ampia diffusione in ambito domestico sono le lampade fluorescenti compatte, cui ci si riferisce spesso con l’espressione “a risparmio energetico”. Senza andare sul tecnico, basti dire che queste consumano mediamente un quarto dell’energia di quelle a incandescenza e durano almeno 10 volte, da cui il successo planetario in ambito domestico. Inizialmente i limiti erano una tendenza ai toni freddi (che si contrapponeva alla “luce calda rilassante” delle lampadine tradizionali) e una discreta lentezza d’accensione, che poteva arrivare ad alcuni minuti prima di raggiungere la massima intensità luminosa, ma nel corso del tempo entrambi i limiti sono stati superati, così come quello di non poter essere dimmerabili. Al tempo stesso, si dice che subiscano una riduzione dell’aspettativa di vita nel caso in cui vengano accese e torna al sommario spente in continuazione e che non siano adatte all’utilizzo in esterni, non sopportando le basse temperature. Aspetto senza dubbio da considerare, inoltre, è la presenza di una modesta quantità di mercurio al loro interno (da 2 a 5 mg). Ma la tecnologia va senza mezzi termini verso i LED, soprattutto a causa della loro eccezionale efficienza. Considerando sempre il solito paragone con le lampadine a incandescenza, i vantaggi sono enormi: a fronte di un investimento iniziale maggiore, sono in grado di consumare una frazione di energia (-90%) e durare addirittura decenni. Sono disponibili per tutti gli agganci più comuni e funzionano in tutti gli impianti esistenti, non incorporano elementi fragili o mercurio e scaldano pochissimo. Giusto a titolo di esempio, una lampadina a incandescenza più arrivare a consumare 60 W per emettere 880 Lumen, mentre l’equivalente LED richiede appena 12 W. Valutando il consumo su base annua e moltiplicandolo per tutte le lampadine in casa, il risparmio in bolletta inizia a farsi importante. Altro fattore da considerare è la durata: al momento le lampadine LED sono in commercio da troppo poco per poter valutare l’attendibilità delle indicazioni riportate, ma il fatto che durino molto più di quelle a incandescenza è un dato di fatto: parliamo di decine di anni. Inoltre non si bruciano come le lampadine di un tempo, ma poco per volta perdono efficienza luminosa. Valutando il tempo che le lampadine LED impiegano per perdere efficienza, i tecnici riescono a desumerne la durata, ovvero per quanto tempo potranno produrre un’intensità luminosa paragonabile a quella originale (si parla di L70, ovvero al 70% dell’illuminazione originale). Dire che una lampadina LED dura 52.000 ore significa che a quel punto produrrà il 70% della luce originale, non che si spegnerà (fatti salvi malfunzionamenti, ovvio). Supponendo di usarle 4 ore al giorno, 52.000 ore sono 35 anni di utilizzo. Il limite iniziale di non essere dimmerabili è stato superato, ma bisogna comunque verificarlo modello per modello. Solo i lumen sono attendibili Un tempo, quando le lampadine a incandescenza erano l’unica possibilità, il parametro che si considerava in sede d’acquisto era la potenza (in watt), visto che la quantità di luce emessa era direttamente proporzionale ad essa. Quando si doveva sostituire una lampadina da 60 watt, se ne comprava una da 60 watt e il gioco era fatto, senza nessuna complicazione in più. Poi sono arrivate le lampade a risparmio energetico e infine quelle LED, che hanno completamente sconvolto il rapporto tra i watt e i lumen, che rappresentano l’unico vero parametro da valutare poiché unità di misura del flusso luminoso. E quando si deve sostituire una lampadina a incandescenza che non riporta alcuna indicazione dei lumen? La faccenda si complica, ma ci si è inventato un criterio di watt equivalenti, giusto per far capire qual è il rapporto, in termini di capacità di illuminazione tipica, tra la lampadina che si vuole sostituire e quella nuova. Nelle schede Osram ci indica “Warm White” per la temperatura colore di questo bulbo led tecniche dei prodotti si trova quindi frequentemente un’indicazione di Potenza nominale (per esempio 12 watt per una lampada LED) e Potenza della lampada equivalente, che nel nostro caso è 60 watt. Oppure ci si può affidare a una tabella di conversione come quella qui pubblicata che mette in relazione la potenza di lampadine di diverse tecnologie con i Lumen minimi che vengono generati. Si scopre così che per sostituire una lampadina a incandescenza da 60 watt, che genera almeno 800 lumen, c’è bisogno di una LED da 12 watt e via dicendo. La nuova etichetta energetica italiana riporta inoltre la classe di efficienza energetica e, nella porzione più in basso, il consumo annuo ponderato di energia della lampada, ovvero il consumo in kWh per mille ore di funzionamento. Diamogli un tocco di colore Nella parte delle soluzioni “smart” abbiamo detto che una delle caratteristiche più interessanti di Philips Hue e soluzioni analoghe è la possibilità di variare la componente cromatica della luce, al fine di ottenere effetti artistici o sottolineare un’attività o uno stato d’animo. Questo significa che non tutte le sorgenti luminose producono luce con lo stesso colore, e l’indicazione della temperatura colore (espressa in scala Kelvin) rappresenta una caratteristica molto importante. A seconda di questo parametro, infatti, si dice che luce corrispondente è più o meno tendente ai toni caldi, neutri o freddi dello spettro cromatico, cosa molto importante non solo per dare un’omogeneità luminosa all’interno della casa, ma anche per connotare determinati ambienti, attività e anche stati d’animo. Alcuni produttori, per semplificare il tutto, non solo indicano la temperatura colore nella scheda tecnica del prodotto, ma colorano fisicamente la confezione di vendita con il tono che vi corrisponde. La scala delle temperature colore va solitamente da 2400 K a 5500 K: può trarre in inganno il fatto che a bassi valori corrisponda una tonalità più calda, mentre ad alti valori corrisponde una luce più fredda o tendente all’azzurro/blu. Più in dettaglio, la luce generalmente definita come calda è quella che va 0° K ai 3.500° K e la luce che viene emessa va dal rosso a bianco, la luce definibile come neutra viene solitamente iscritta tra 3.500° K e 4.000° K mentre la luce fredda è quella che supera questi valori. n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Lo sapevi che lo smartphone può essere un potente dispositivo per la gestione della tua salute? Ti spieghiamo come Salute 2.0: così lo smartphone aiuta il dottore Dalla telemedicina all’health tracking, vediamo cosa può fare lo smartphone come dispositivo per la gestione della salute S di Emanuele VILLA e non usi lo smartphone semplicemente per telefonare sai benissimo di poter contare su di lui anche per scopi nobili, come contare i passi e godere delle calorie che bruci (ammesso che ce ne siano, ovvio), ma siamo certi - o quasi - che ben pochi conoscono tutte le possibili applicazioni del proprio telefono in ambito di prevenzione, cura, salute e benessere. Perché al giorno d’oggi si parla tanto di fitness, di ginnastica, di braccialetti che contano i passi e misurano il battito cardiaco, ma se invece di questo dovessimo parlare proprio di medicina e “tele”medicina, di prevenzione delle malattie, di esami clinici, di rapporto medico-paziente, siamo certi che la conoscenza delle potenzialità del proprio telefono sono sconosciute o quasi. Eppure viviamo in un mondo in cui si stima (Fonte: World Health Organization) ci siano 347 milioni di diabetici, dei quali più di 3 milioni in Italia, ma anche 15 milioni di soggetti ipertesi nel nostro Paese (Fonte: Ministero della Salute) e solo la metà di loro sa di esserlo. Viviamo in un mondo in cui l’elettrocardiogramma lo fanno - in assenza di sintomi particolari - solo i bambini e gli sportivi e gli esami del sangue di routine sono tali solo per una fetta molto piccola della popolazione. È ovvio che avvicinare uno strumento come lo smartphone a concetti come la prevenzione delle malattie, al monitoraggio costante del proprio stato di salute e anche - laddove possibile - alla cura sia un passo avanti: lo smartphone non fa paura, i suoi accessori hanno un costo solitamente accessibile, è possibile effettuare monitoraggio costante nella comodità del proprio ambiente, esattamente come con uno strumento dedicato. Dalla frequenza cardiaca alla saturazione Prenditi cura di te Delineata la finalità di questo articolo, che non ha nulla a che vedere col fitness nel senso di miglioramento dello stato di forma ma riguarda il rapporto tra medicina, salute, prevenzione e tecnologia, vediamo cosa si può fare concretamente con lo smartphone e con accessori che chiunque può acquistare e non costano neanche una fortuna. Il primo punto è la misurazione della frequenza del battito cardiaco, permessa dal Galaxy S5, Note 4 e da diverse fitness band e smartwatch: la misurazione, che nel caso dei wearable può essere anche continua, si avvale di un particolare sensore che misura le variazioni di luminosità attraverso la pelle, da cui de- Il pulsiossimetro iHealth è compatibile con i dispositivi iOS e costa di listino 79 euro. duce la frequenza del ritmo cardiaco. All’epoca l’avevamo testato mettendolo a confronto con uno strumento professionale, ottenendo tra l’altro risultati molto attendibili, mentre pare che sulle fitness band le rilevazioni continue siano meno attendibili, proprio per la difficoltà del sensore di rilevare costantemente le variazioni di cui sopra, specie durante i movimenti accelerati delle sessioni di corsa o di fitness. Ovviamente il tutto lo si può ottenere anche (e soprattutto) con strumenti dedicati al fitness, come le famose fasce cardio che ormai sono disponibili a prezzi abbordabili e offrono rilevazioni attendibili sia a riposo che sotto sforzo, inviandole direttamente allo smartphone. Un metodo analogo viene utilizzato per determinare la percentuale di saturazione di ossigeno nel sangue. per la quale si può usare lo stesso smartphone (qualora abilitato) oppure un accessorio esterno, il pulsiossimetro o saturimetro, capace non solo di fornire in modalità wireless i dati di SpO2 ma anche la frequenza cardiaca ed eventualmente specifiche ulteriori come i tracciati della pulsazione, periodi di misurazione diversi e via dicendo. Per la pressione ci vuole un accessorio Occhio alle app “fake” Se trovate app miracolose che con la sola imposizione della mano sul display vi dicono le malattie che avete, la vostra pressione, il colesterolo e anche l’ultima volta che avete mangiato il pesce, lasciate perdere e passate oltre. La Federal Trade Commission americana ha ottenuto la rimozione di un’app che prometteva il riconoscimento dei melanomi (tumori della pelle) semplicemente scattando una foto dell’area interessata; i “sofisticati algoritmi interni” avrebbero permesso di rilevare la pericolosità della formazione sospetta, ma per queste cose si deve andare dal medico. Punto. E una cosa simile, sia pur meno grave, si osserva in certe app che promettono la rilevazione della pressione sistolica e diastolica tramite la fotocamera dell’apparecchio: sarebbe bello non dover più pronunciare la parola “sfigmomanometro”, ma in realtà pare ci servirà ancora a lungo. Reuters ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo Le app che misurano la pressione sanguigna possono sbagliare pericolosamente, all’interno del quale il Dr. Nilay Kumar della Cambridge Health Alliance e professore della Harvard Medical School sostiene che questa tecnologia è in una fase di “ricerca e sviluppo. Non è pronta per l’uso clinico. Per ora, dobbiamo prestare attenzione a non usare cose che si possono rilevare non accurate e possono essere potenzialmente pericolose”. Meglio lasciar perdere. Piuttosto, le app possono essere usate come diario per le rilevazioni della pressione arteriosa, da effettuare con uno strumento esterno oppure sempre mediante telefono, ma con un accessorio ad hoc. La stessa piattaforma Healthkit di Apple, da cui deriva l’app Salute, permette di tenere traccia di queste rilevazioni ponendole in un grafico piuttosto accurato, ma ci sono anche tante app stand alone come iBP Blood Pressure, Blood Pressure Monitor e Cardiio per il mondo Apple (iBP Blood Pressure c’è anche per Android) che permettono di inserire le rilevazioni, comprensive di quelle di peso e frequenza cardiaca e di monitorare il proprio stato di salute nel tempo. In ambito Android si può provare Blood Pressure Diary (gratuito), Pressione del Sangue (gratuito) o uno delle altre mille app dedicate allo scopo, molte delle quali permettono di interfacciarsi con dispositivi esterni di misura. Curiosamente, alcune app che sostengono di misurare la pressione sanguigna mediante apposizione del dito sullo schermo o sulla fotocamera indicano chiaramente che si tratta di rilevazioni for fun, giusto per divertimento (che divertimento ci sarà, poi...) e senza alcuna pretesa scientifica. Discorso assolutamente identico per Windows Phone, dove è possibile provare Blood Pressure, disponibile in versione gratuita e a pagamento, Blood Pressure Tracker (gratuita), BloodPressure Manager (gratuita) e via dicendo. Da notare che molte di queste app, oltre a tenere un diario dettagliato delle rilevazioni, permet- segue a pagina 36 torna al sommario n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Guida: così lo smartphone aiuta il dottore segue Da pagina 35 tono anche di inviare email con uno storico dei dati, di modo tale da consultare il proprio medico in tempo reale (o quasi). A livello hardware, la misurazione della pressione sanguigna via smartphone è una realtà affidabile e dal costo contenuto: esistono sfigmomanometri wireless con app dedicate a tutti i sistemi operativi mobile, alcuni dei quali estremamente leggeri e portatili. Solo a titolo d’esempio citiamo il Withings Blood Pressure monitor, che è compatibile Android e iOS ed è approvato dalla FDA americana e dai Ministeri della Sanità canadese, australiano e della Nuova Zelanda. Molto interessante, sia a livello estetico che come funzionalità (l’abbiamo visto in azione allo scorso CES) è anche il QardioArm, il misuratore di pressione “intelligente”. Apprezzabile non tanto il prodotto in sè quanto la realizzazione dell’app di supporto, che oltre ai consueti dati sulla pressione sistolica/diastolica, frequenza cardiaca e grafici vari ed eventuali, propone anche viste avanzate e funzionalità extra come Places, che promette di “monitorare la pressione sanguigna nei luoghi e nel tempo, aiutandoti a comprendere come lo stile di vita influisce sulla tua salute”. Elettrocardiogramma fai-da-te Obiettivo possibile Se la misurazione del battito cardiaco, della saturazione e della pressione arteriosa fanno parte della routine, oggi ci si può spingere oltre e arrivare a un vero e proprio elettrocardiogramma effettuato tra le mura domestiche o addirittura in movimento. Anche qui, le proposte sono diverse: basta fare un giro sulle piattaforme di crowdfunding per trovare elettrodi vari ed eventuali da applicare al proprio corpo e registrare via app l’attività cardiaca, con possibilità di monitorare l’andamento e inviare i risultati al proprio medico. Abbiamo tute stracolme di sensori per l’attività sportiva, t-shirt con elettrodi nascosti pensate per l’attività di telemedicina e via dicendo. Anche qui, comunque, bisogna fare molta attenzione: rilevazioni non attendibili in questo ambito potrebbero rivelarsi molto pericolose, ed è quindi necessario che l’apparecchio abbia ottenuto una certifica da parte degli enti preposti, come la FDA americana. Un apparecchio, lo vediamo in questo video, ha poi catturato la nostra attenzione: si chiama AliveECG, è prodotto da AliveCor ed è la perfetta manifestazione di un apparecchio medicale applicato alla tecnologia contemporanea. Di fatto è una custodia per AliveECG può essere usato stand alone o tramite la custodia nella quale è integrato. Withings Blood Pressure monitor, è compatibile Android e iOS ed è approvato dalla FDA americana e dai Ministeri della Sanità canadese, australiano e della Nuova Zelanda. smartphone con due elettrodi ben visibili sul dorso: basta appoggiare le dita sugli stessi per 30 secondi (oppure appoggiarlo sul petto) per ottenere il proprio ECG, mentre l’app tiene conto anche delle abitudini di vita quali l’esercizio fisico, la caffeina assunta, le calorie e via dicendo. L’apparecchio è certificato dall’FDA e gli utenti americani, inglesi e irlandesi possono usufruire di un consulto “integrato” con un medico in carne ed ossa subito dopo il proprio esame. Tra l’altro per un prezzo tutto sommato contenuto: 75 dollari per un apparecchio che può rivelarsi molto utile. E gli esami del sangue? Work in progress Un capitolo a sé hanno gli esami del sangue di routine: non sarebbe comodissimo poterseli fare in casa con il semplice ausilio di uno smartphone? Qui il discorso è un po’ più complesso rispetto ai casi precedenti, e diciamo subito che al momento non c’è ancora la possibilità di andare in farmacia, acquistare un pungiglione miracoloso e fare tutto a casa in 5 minuti col telefono. Possiamo scaricare milioni di app che ci aiutino a comprendere il significato degli esami e dei valori che abbiamo ottenuto, ma appoggiare il dito sul display e ottenere immediatamente il valore del colesterolo senza neanche pungersi il dito è (al momento) fantascienza. Il fatto che non sia possibile farsi (tutti) gli esami del sangue con un accessorio consumer per smartphone o tablet non significa che non ci siano infiniti studi e progetti in merito: per esempio è recentissimo quello del professor Samuel Sia della Columbia University che permette, grazie a un piccolo accessorio per smartphone del costo di 1,44 dollari, di rilevare HIV e sifilide in 15 minuti e senza l’ausilio di un’alimentazione a sé. Un prodotto chiaramente dedicato ai medici e non ai pazienti ma che, se dovesse entrare in produzione, potrebbe avere un valore inestimabile: non necessitando di alimentazione a corrente e collegandosi alla presa jack dello smartphone, potrebbe essere utilizzato per fare esami rapidissimi e attendibili, specie in quelle aree del mondo dove le due malattie in questione sono ancora estremamente diffuse. Ma quello che - ammesso funzioni e venga certificato/commercializzato - ci pare maggiormente interessante è un tool diagnostico che effettua il test di coagulazione del sangue ed è pensato per tutti i pazienti in terapia anticoagulante (per la prevenzione della trombosi, in particolare). La cosa ingegnosa è che non c’è un piccolo laboratorio in miniatura da collegare al telefono, ma per giungere ai risultati vengono sfrut- tate le proprietà elettriche del display. In termini molto semplici, il display del telefono viene coperto con una sottile pellicola monouso di materiale plastico, all’interno della quale viene fatta passare una goccia di sangue del paziente, preventivamente prelevata con l’accessorio ad hoc. Lo smartphone, grazie anche all’app di supporto, è il grado di rilevare il processo di coagulazione valutando le interferenze nel campo elettrico presente sulla superficie dello schermo. Il dispositivo è firmato Qloudlab, una startup che fa capo alla Swiss Federal Institute of Technology e, interpretando le parole del sito web ufficiale, è in fase di sviluppo, essendo tra l’altro l’annuncio datato marzo 2014. Fai un selfie al tuo colesterolo È un attimo Non ci risulta (ma potremmo sbagliarci, considerando l’immensità dell’argomento) che ci siano app che pretendono di misurare il colesterolo senza l’ausilio di accessori o di un vero e proprio esame del sangue. Basta invece scrivere colesterolo o cholesterol in App Store o Play Store per essere catapultati in un’infinità di diari con cui tener traccia dei propri valori oppure, cosa parimenti importante, in app che deducono l’apporto giornaliero di colesterolo sulla base della dieta e degli alimenti ingeriti. Tutto molto utile, ma se vogliamo scoprire i valori dobbiamo fare l’esame, considerando tra l’altro che oggi esistono kit domestici (non vincolati al colesterolo, ma validi anche per altri esami di routine come i trigliceridi e la glicemia) che costano poco e sono più che attendibili. Ovviamente questo non significa che non siano in gestazione diversi progetti volti a rendere lo smartphone un laboratorio d’analisi, proprio come si è visto per la coagulazione e per alcune malattie veneree. Quello di cui si è parlato molto è il selfie del colesterolo, un’espressione simpatica che si riferisce al progetto Smartphone Cholesterol Application for Rapid Diagnostics, noto anche come smartCARD e realizzato in seno alla Cornell University. Il video è eloquente. In pratica della famosa goccia di sangue c’è ancora bisogno, ma poi è un piccolo componente ottico (che si posiziona davanti alla fotocamera dello smartphone) ad esaminarla e a fornire in tempo reale i risultati. Pratico, ingegnoso, vedremo se supererà tutta la trafila della FDA, si dimostrerà davvero attendibile e giungerà in commercio. segue a pagina 37 torna al sommario n.108 / 15 23 MARZO 2015 MAGAZINE MOBILE Guida: così lo smartphone aiuta il dottore segue Da pagina 36 Diabete sempre sotto controllo Anche con una lente a contatto Solo in Italia ci sono più di 3 milioni di persone affette da diabete, numeri che giustificano l’importanza del tema e della ricerca, che si rivolge anche a strumenti tecnologici. Come alle app, che sono veramente disponibili in quantità esagerata per ognuno dei sistemi operativi mobile. Diabetes Buddy, che oggi si chiama Diabetes App, è storicamente una delle più usate in ambito iOS per via della completezza dello strumento: lungi dall’essere un mero diario, nel quale annotare semplicemente i valori degli esami, l’app (e tutte quelle similari) permette di registrare i valori di glicemia nel tempo, ma anche le medicine assunte, l’attività fisica svolta, l’acqua ingerita, i cibi, il peso e molto altro ancora. In ambito Android abbiamo provato OnTrack Diabetes, Diabetes Journal (in italiano, Diabete Ufficiale), Diabetes:M e via dicendo: alcune integrano anche informazioni sulle diete consigliate, altre grafici più o meno dettagliati, ma nella struttura sono abbastanza simili. Alcune mirano addirittura a creare una sorta di social network di pazienti, per scambiare opinioni, suggerimenti e creare amicizie. Chi soffre di diabete è costretto a svariate rilevazioni dei propri valori sanguigni, ma in questo ambito la tecnologia può sicuramente dare una mano: mentre in altri ambiti gli strumenti sono concettuali, progetti o attendono l’approvazione degli organi competenti, qui è tutto davvero a portata di mano. Parliamo ovviamente di strumenti che permettono un esame del sangue domestico, ma va detto che si stanno portando avanti diversi progetti che permetterebbero la rilevazione della glicemia senza dover estrarre una - sia pur minuscola - quantità di sangue dal paziente. E questo sarebbe davvero rivoluzionario per chi è attualmente soggetto, suo malgrado, a continue estrazioni di sangue per tenere traccia dell’andamento della malattia. Qui, per esempio, si parla di indirizzare un laser semplicemente sul palmo della mano del paziente, operazione che sarebbe sufficiente per rilevare con precisione i valori glicemici, ma si pensa anche di rilevarli dalla saliva tramite un biochip e chi non ricorda il progetto di Google (datato gennaio 2014) di inserire un microchip capace di leggere i valori del glucosio all’interno di una lente a contatto? Anche qui, la portata torna al sommario di un’innovazione del genere (già sottoposta peraltro da Google alla FDA) sarebbe enorme: si tratta di una lente a contatto con inserito un sensore, un chip wireless e un’antenna, oltre a un piccolo canale nel quale il liquido viene analizzato a intervalli costanti definiti dall’utente. Ovviamente ci sarà bisogno di un’app per controllare il tutto, ma siamo certi che Google non avrà problemi a realizzarla. Tra l’altro, è di circa un mese fa l’annuncio della partnership tra l’azienda californiana e Novartis, un nome molto noto nell’industria farmaceutica. La partnership è rivolta specificamente al progetto della lente a contatto per diabetici: per quanto non vi sia alcuna certezza in merito, è più che probabile che questa volta giungeremo a qualche risultato concreto e distribuibile su larga scala. Ma per il momento la classica goccia di sangue è indispensabile: se cerchiamo qualche strumento che, tramite lo smartphone, ci permetta le rilevazioni quotidiane, abbiamo diverse opzioni. iHealth ha un ottimo glucometro che si chiama Align ed è pubblicizzato dal produttore come il misuratore di gliecemia più piccolo e portatile al mondo, il tutto per 16,95 dollari. Si collega allo smartphone tramite il jack delle cuffie e fornisce immediatamente le sue rilevazioni all’app di controllo, mentre l’altro prodotto iHealth, il Wireless Smart Gluco Monitoring System, lavora autonomamente e poi trasmette i dati senza fili all’app dello smartphone, che ovviamente li registra e ne tiene conto insieme a tutti gli altri dati forniti dal paziente (andamento del peso, alimentazione, carboidrati, medicinali assunti...). Sempre in quest’ambito, vogliamo segnalare Glooko, che però non è un prodotto hardware ma una piattaforma universale dedicata ai diabetici. L’app Glooko, disponibile sia per iOS che per Android, supporta una grande quantità di misuratori di glicemia stand alone e registra le loro rilevazioni giorno per giorno, memorizzandole nel cloud e permettendovi così l’accesso da tutti i dispositivi predisposti (PC, tablet e ovviamente smartphone). L’app è estremamente completa perché consente al paziente di tener traccia dei cibi acquistati e ingeriti, dell’attività fisica, della gestione dell’insulina e, più in generale, dell’intero piano terapeutico, mentre la dashboard web offre resoconti dettagliati, grafici e statistiche di ogni genere. Qui il video di presentazione. Health Tracking, e vivi sereno Fin qui abbiamo parlato attività legate alla salute e alla prevenzione, ma attualmente si sta sviluppando anche un’ulteriore categoria che promette di andare molto più in profondità e cui ci si riferisce con l’espressione Health Tracking. Un esempio eloquente è Cue: premesso che i piani dell’azienda sono per la commercializzazione a metà 2015 e che di conseguenza non ci si può esprimere sull’attendibilità o meno delle rilevazioni (non ci risulta tra l’altro che l’apparecchio sia già FDAapproved), la promessa di Cue è ambiziosa: un piccolo laboratorio d’analisi smart per fare il punto sulla nostra salute e portare le rilevazioni a livello molecolare, nettamente più profondo rispetto ai battiti del cuore, i passi o il livello di stress. In tal senso, Cue si pone come completamento dei più popolari fitness tracker: mentre questi gestiscono le rilevazioni di base, Cue va più in profondità per indagare sul nostro stato di forma e di salute. Il fatto che l’azienda abbia appena ricevuto La lente a contatto che misura la glicemia è un progetto Google del gennaio 2014, è invece dello scorso febbraio (2015) la partnership con Novartis. 7,5 milioni di dollari di finanziamento è un buon sintomo sull’attendibilità del prodotto e la serietà del prodotto, ma mai come quando c’è di mezzo la salute dobbiamo toccare con mano prima di cantare vittoria. Il video spiega molto bene il funzionamento dell’apparecchio: una scatoletta con cinque diversi rilevatori che, sulla base di campioni di saliva o di sangue (a seconda del dato che si vuole ottenere) permette di rilevare i livelli di testosterone, il grado di fertilità, l’infiammazione (cosa particolarmente utile dopo l’attività fisica), la Vitamina D e anche l’influenza. Molto ben realizzata l’app, che in quest’ultimo caso (influenza) permette di consultare immediatamente un medico per ottenere i farmaci necessari alla cura, di avvertire vicini e parenti e via di seguito. Sulla medesima lunghezza d’onda si pone un altro apparecchio che sembra apparentemente molto interessante, proveniente da una campagna di crowdfunding di successo ($1.66 milioni da 8.800 investitori, seguito da un finanziamento di ulteriori 14 milioni) e anch’esso non ancora disponibile sul mercato: Scanadu Scout promette di rilevare temperatura, battito cardiaco, pressione arteriosa, ECG e molto altro semplicemente appoggiando un piccolo dispositivo di forma circolare sulla tempia. Alcune rilevazioni, come il battito cardiaco, sono istantanee, altre impiegano una decina di secondi a comparire: resta il fatto che si tratta di un apparecchio versatile come non mai. Anche in questo caso, FDA permettendo, speriamo di poterne valutare il funzionamento durante il 2015, perché se funziona come promette di fare, potrebbe essere un passo avanti notevole nel nostro interminabile cammino di wellness. Ai posteri l’ardua sentenza...