n.108 / 15
23 MARZO 2015
Si apre l’era dei
“wearable” con
un occhio alla
Smart Home
Entro qualche giorno, l’arrivo di Apple Watch
segnerà l’inizio della fase “adulta” dei dispositivi
indossabili. Come dire che fino ad adesso abbiamo giocato con proposte quasi prototipali, alcune
arrivate sul mercato con risultati di vendita ancora
timidi; altre, come i Google Glass, rientrate ai
box ancora prima di partire. Ma Apple, infallibile
almeno negli ultimi anni, non può lanciare il sasso
e nascondere la mano: l’era dello smartwatch
inizia ufficialmente e, al di là di ogni considerazione, al di là delle file davanti ai negozi e degli stock
che in ogni caso saranno strategicamente esauriti,
ora si fa sul serio. Il registratore di cassa (ma non
solo quello del primo week-end) ci dirà se il nuovo
trend dei “wearable device” diventerà definitivamente una categoria di successo; anche se va
messo in conto che la sovraesposizione mediatica
avuta in questi anni di “avvento” non potrà che
comportare una naturale fase di disillusione “da
contraccolpo”. Anche volendo fare i pessimisti, se
dovesse andare male e gli smartwatch restassero
per ora confinati ad applicazioni da “nerd”, Apple,
Google e compagni non andranno certo in crisi:
i principali ritorni economici dei grandi produttori
arrivano da ben altre attività, più che floride. E poi
commercianti e grandi mezzi di comunicazione
hanno la memoria breve: sarebbero già tutti pronti
a saltare sul prossimo paradigma tecnologico, che
per loro, poi, è solo la prossima moda.
L’entusiasmo di certi analisti ci racconta,
comunque, di una categoria che non potrà che
avere successo, di qualcosa che riguarderà nel
breve-medio termine la quasi totalità degli utenti
smartphone. Probabilmente, risolti alcuni limiti di
gioventù e trovati sistemi per estendere l’autonomia energetica, entro qualche anno quasi tutti
indosseranno qualche device hi-tech. Ma siamo
pronti a scommettere che questa “rivoluzione”
sarà solo marginale rispetto a quella in arrivo
che riguarda la casa intelligente e l’integrazione
coordinata in essa di tutti gli oggetti smart che
già oggi vi stanno arrivando. Apple HomeKit e
Google Nest sono tra le iniziative a lungo termine
più convincenti che si candidano a incarnare il
centro di controllo dell’intelligenza domestica:
prodotti di tutte le marche (purché opportunamente certificati) saranno in grado di interagire tra loro
grazie alla “mediazione” dei sistemi di controllo
offerti da questi grandi operatori, più o meno gratuitamente; ovviamente in cambio di informazioni
sulle abitudini degli utenti (e delle loro case), che
valgono molto e che apparentemente non costano
nulla a coloro che le concedono. In pratica, sarà
possibile controllare tutta l’abitazione e tutti i suoi
apparecchi dallo smartphone o dal tablet, sia che
ci si trovi in casa che si sia lontanissimi; e questo
a prescindere dalla marca degli apparecchi e dal
fatto che siano stati comprati in unica soluzione o
in diverse tappe: il che è ben diverso dalla domotica proposta oggi. Il collettore delle interazioni,
e quindi anche delle informazioni, sarà Apple o
Google o qualche altro colosso di questo tipo, che
ovviamente saprà prevedere molto meglio i nostri
bisogni, dando un’ulteriore svolta al mondo della
pubblicità e della comunicazione in genere.
Quindi, la vera rivoluzione, quella che cambierà
i paradigmi, probabilmente non arriverà dai wearable ma dalla Smart Home: in questo contesto
anche i dispositivi indossabili avranno un ruolo
importante, quello di dare al sistema la loro quota
parte di informazioni per mettere in condizione
il sistema di controllo della casa di reagire in
maniera più pronta, oltre che offrire all’utente una
serie di notifiche legate all’ambiente domestico. E
impareremo ancora una volta che l’utente medio,
in cambio di un po’ di comodità, non si dimostra
mai un buon custode della propria privacy.
Gianfranco GIARDINA
MAGAZINE
Tutto sui TV
Le nuove tariffe
Telecom - Tim
Samsung S-UHD
valide dal 1° maggio 02 in arrivo
06
Dal 2017 obbligo
DVB-T2 e HEVC per
i TV e i decoder 25
In prova il TV OLED LG da 55”
Qualità da “paura” e prezzo OK
22
Abbiamo provato la seconda generazione
di OLED LG, la qualità video non ha rivali
e finalmente anche il prezzo è accessibile
Philips, i nuovi TV sono Android
08
Alla convention europea di Barcellona
Philips ha presentato i modelli di TV in arrivo
Hanno Android TV, Ultra HD e un sistema
Ambilight rinnovato per gaming e audio
Windows 10: upgrade
gratis per un anno
IN PROVA
27
04
GUIDE ALL’ACQUISTO
32
35
JBL Cinema Base
fa “suonare” il TV
29
Illuminazione smart La salute 2.0
per la casa, tecnologie così lo smartphone HTC ReCamera
accessibili via rete
può aiutare il dottore strana ma divertente
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
MERCATO Telecom Italia - Tim ha comunicato le nuove tariffe in vigore dal prossimo 1° maggio
Ecco le nuove tariffe Telecom Italia - TIM
Poche variazioni rispetto ai costi attuali, prezzi allineati in alto con la formula “tutto incluso”
di Roberto FAGGIANO
D
opo l’annuncio della fusione delle attività tra Telecom Italia e TIM
(qui la news completa) è tempo
di nuove tariffe per la telefonia fissa. La
piccola rivoluzione parte da maggio ed
è bene avere le idee chiare sulle nuove
tariffe, in modo da valutare se convenga rimanere in TIM o passare a un altro
operatore. Inoltre il passaggio alle nuove tariffe è automatico se non si comunica una diversa volontà all’operatore.
Le novità non riguardano chi ha già un
abbonamento in fibra ottica o le formule
Tutto senza limiti, Internet senza limiti, e
TIM Smart . Il nuovo tariffario privilegia la
formula “tutto incluso” per le telefonate
e la navigazione web, cancellando la miriade di piccole agevolazioni proposte
nel corso degli anni e in parte ancora
sopravvissute fino ad oggi. Ecco le tre
tariffe principali in vigore dal mese di
maggio:
TUTTO: 44,90 euro al mese - Comprende telefonate illimitate e senza
scatto alla risposta verso tutti i numeri
italiani di telefonia fissa e mobile; per
l’ADSL c’è la navigazione illimitata fino
a 7 Mega. Rimane il costo aggiuntivo di
3,90 euro al mese per l’eventuale mo-
dem a noleggio.
TUTTO VOCE: 29 euro al mese - Comprende telefonate illimitate e senza
scatto alla risposta verso tutti i numeri
italiani di telefonia fissa e mobile.
VOCE: 19 euro al mese - Telefonate a
consumo con tariffa di 10 cent/minuto
verso tutti i numeri italiani di telefonia fissa e mobile oltre a scatto anticipato ogni
minuto; è prevista una riduzione del 50%
del costo delle telefonate se si superano
le 3 ore di traffico mensile.
Nessuna variazione è prevista per i titolari di condizioni agevolate (Social Card
e delibere AGCOM 314 e 330 CONS).
Per i clienti fedeli a Telecom Italia da più
di 10 anni che non abbiano ancora una
connessione ADSL è previsto il passaggio alla formula TUTTO con il costo del
TUTTO VOCE per il primo anno e con
10 euro al mese in più per il secondo
anno. Chi è già abbonato ADSL ed è
già raggiunto dalla rete in fibra ottica
potrà passare a TUTTO FIBRA a 44.90
euro al mese (contro i 54,90 euro della
tariffa normale). Il rebranding di Telecom
Italia in TIM quindi non sembra portare
grandi vantaggi agli utenti, anche se i
concorrenti non fanno molto meglio, a
meno di seguire le varie offerte che si
susseguono ma che prevedono vincoli
temporali precisi. Specie l’offerta in fibra
ottica punta sempre più su cifre ben superiori ai 50 euro mensili, per esempio il
Tutto Fibra Plus con navigazione a 100
Mega (attivo tra l’altro solo a Milano)
costa ben 59,90 euro mensili mentre il
normale Tutto Fibra da 30 Mega costa
solo 5 euro in meno al mese. Voi andare
veloce? Paghi, e caro.
MERCATO La copertura in fibra dell’operatore raggiungerà così in totale ben 61 città in Italia
La fibra di Fastweb raggiunge 11 nuove città italiane
Da Taranto a Settimo Torinese, le nuove città saranno raggiunte dalla fibra ottica a 100 Mbit/s
di Paolo CENTOFANTI
F

astweb annuncia l’espansione della sua rete in fiber to the
cabinet in 11 nuove città. A partire dalle prossime settimane, infatti,
i cittadini di Brindisi, Ferrara, Latina,
Lodi, Novara, Parma, Potenza, Salerno, Savona, Settimo Torinese, Taranto
potranno abbonarsi al servizio di connettività a 100 Mbit/s in download e 10
Mbit/s in upload. Stando al comunicato stampa rilasciato, l’attivazione del
servizio nelle città annunciate avverrà
progressivamente nell’arco dei prossimi sei mesi. Chi è già cliente Fastweb
potrà effettuare l’upgrade gratuito alla
nuova velocità non appena il servizio
sarà disponibile, per un periodo pro-
torna al sommario
mozionale di 6 o 12 mesi a seconda
del proprio contratto. Terminata la
promozione, il costo della fibra avrà
un sovrapprezzo di 5 euro rispetto all’ADSL a 20 Mbit/s. Fastweb ha già annunciato di stare sperimentando con
tecnologie come VDSL Enahnced e
G.fast che potenzialmente, a seconda
della distanza della propria abitazione
dall’armadio di strada, consentiranno
di portare la velocità della linea fino
a 500 Mbit/s.
Samsung e LG
rilanciano
gli investimenti
sulle linee
di produzione
OLED
Samsung e LG avrebbero
sbloccato i piani
di potenziamento
delle linee di produzione
di pannelli OLED
per dispositivi portatili
Samsung per la gamma
Galaxy, LG per il Flex ma
soprattutto Apple Watch
di Paolo CENTOFANTI
Secondo la stampa economica
coreana, sia LG che Samsung
avrebbero sbloccato nuovi piani di investimento per le linee
di produzione OLED. In questo
caso si parla di dispositivi portatili e non di televisori. In particolare Samsung avrebbe intenzione di potenziare la propria
linea di produzione di schermi
OLED flessibili per i suoi smartphone Galaxy Edge, con possibile impiego anche per il prossimo Galaxy Note, portando la
capacità a 15000 vetri madre
al mese. LG invece punterebbe
a estendere di altri 7500 vetri
al mese la propria fabbrica di
sesta generazione, per arrivare
anch’essa a un obbiettivo a regime di 15000 unità, in questo
caso per soddisfare la domanda
di schermi per l’appena lanciato
Apple Watch, per il quale è prevista una fornitura tra i 10 e i 15
milioni di pezzi, oltre a 1 milione
di G Flex 2, lo smartphone con
display curvo di LG in arrivo
proprio in queste settimane. Le
nuove linee di produzione dovrebbero vedere la luce nel corso del terzo trimestre del 2015.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
MERCATO La partnership annunciata a una “non presentazione” all’apertura del Baselworld
TAG Heuer si è alleata con Intel e Google
Vuole realizzare lo smartwatch di lusso
Si sa solo che il primo smartwatch Android Wear di TAG Heuer arriverà a fine anno
d Paolo CENTOFANTI
T
AG Heuer ha tenuto un’attesa
conferenza stampa al Baselworld,
la fiera dell’industria dell’orologeria, in cui ha svelato il suo futuro ingresso sul mercato degli smartwatch.
Per l’evento c’erano molte aspettative,
dopo che alla vigilia erano uscite delle dichiarazioni di Jean-Claude Biver,
CEO di TAG Heuer e grande personalità del settore, aveva anticipato una
partnership con Intel per la realizzazione di smartwatch. In realtà, diciamo subito che durante la conferenza
stampa non è stato mostrato alcuno
smartwatch TAG Heuer. L’evento è stato infatti “solo” l’occasione per annunciare una collaborazione con Google e
Intel, rispettivamente per il software e
l’hardware della componente “smart”
di quello che sarà il primo smartwatch
del produttore svizzero; “il primo, unico e diverso” ha ripetuto più volte, visibilmente allegrotto, Biver, definendo
l’annuncio come il più grande della sua
carriera. TAG Heuer si occuperà del
design dell’orologio ma, ammettendo
di non aver alcuna esperienza in campo tecnologico, affiderà a Intel la realizzazione del processore e a Google
l’ottimizzazione
della
piattaforma
Android Wear. Tecnicamente non potrà
essere definito uno smartwatch “made
in Swiss”, visto che il meccanismo in
questo caso sarà un processore Intel,
ma scherzando Biver ha sottolineato come forse il marchio “Intel inside”
potrebbe avere maggior valore per un
connected watch. A parte questo, lo
smartwatch sarà prodotto e assemblato
in Svizzera. L’orologio arriverà però solo
verso la fine dell’anno, tra ottobre e dicembre, e TAG Heuer ha deciso di non
rilasciare alcuna ulteriore informazione
sul progetto, fino a quando non si sarà
più vicini al lancio effettivo del prodotto.
Durante la conferenza stampa è arrivata
l’inevitabile domanda sulla reazione al
lancio di Apple Watch, alla quale Biver
ha semplicemente risposto dicendo
che “Apple Watch sembra un prodotto Apple, lo smartwatch di TAG Heuer
sembrerà un TAG Heuer”.
Google apre
a Londra
il suo primo
negozio fisico
Google ha aperto a Londra il suo primo
negozio fisico ufficiale, realizzato
all’interno di un Currys PC World
(gruppo Dixons) nella centralissima
Tottenham Court Road. Nell’area gestita da Google, i visitatori troveranno
smartphone e tablet della gamma
Nexus, PC Chromebook e il media
streamer Chromecast, e soprattutto
potranno vederli interagire tra di loro
attraverso i servizi dell’ecosistema
Google. Tra le attrazioni del negozio
figureranno Portal, uno schermo “immersivo” che permetterà ai clienti di
volare in qualunque punto del mondo
tramite Google Earth. Doodle Wall sarà
una sorta di muro interattivo in cui si
potrà creare la propria versione del
logo Google tramite delle bombolette
spray “digitali”, con la possibilità di
condividere le creazioni sui social
network. In più ci saranno delle
postazioni per riprodurre contenuti da
YouTube e Google Play Movies tramite
Chromecast. Il Google Shop sarà
utilizzato anche per ospitare seminari
tecnici, corsi introduttivi alla programmazione per gli studenti di tutte le età
ed eventi dimostrativi sugli strumenti
educational di Google.
MERCATO Il sito web Idealo ha pubblicato un’analisi dei prezzi degli smartphone più noti
Abbiamo gli smartphone più scontati d’Europa
In Italia ci sono i prezzi più bassi e scontati rispetto ai listini. L’Inghilterra è la più cara
C
di Roberto PEZZALI
hi vuole uno smartphone di fascia
alta deve comprarlo in Italia: rispetto agli altri paesi europei monitorati
da Idealo infatti è nel nostro paese che si
trova il prezzo medio di mercato più basso, quello calcolato sulla media dei prezzi
dei vari negozi online presenti sul territorio. Idealo ha preso in esame un campio-
ne di 50 smartphone e ben 33 di questi,
tra i quali l’iPhone 6, vengono offerti nel
nostro Paese al prezzo più basso. La media dei prezzi dei 50 modelli, per l’Italia,
è pari a 285,98 euro 15 euro meno dei
circa 300 euro necessari in Germania.
L’Inghilterra è il paese più caro: gli smartphone costano qui circa 40 euro in più
rispetto ai prezzi praticati dai venditori
italiani. Un dato che non sorprende più
di tanto considerando l’affezione al “volantino” dei consumatori, con il prezzo
unico vero elemento di vendita. Idealo ha
anche mostrato come gli smartphone più
ricercati del momento non costino neppure troppo: con gli 869 euro necessari
per il nuovo S6 Edge si possono comprare un Galaxy Note 4 e un LG G3.
MAGAZINE
Estratto dal quotidiano online
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Registrazione Tribunale di Milano
n. 416 del 28 settembre 2009
direttore responsabile
Gianfranco Giardina
editing
Claudio Stellari, Maria Chiara
Candiago, Simona Zucca
Alessandra Lojacono
Editore
Scripta Manent Servizi Editoriali srl
via Gallarate, 76 - 20151 Milano
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TV E VIDEO Philips ha lanciato la prima parte della gamma TV 2015, composta dai modelli di fascia media e Ultra HD entry level
Philips TV: Android, Ultra HD e Ambilight nuovo
Android TV e Ambilight per gaming e audio sono tra le principali novità presentate alla convention europea di Barcellona
di Roberto PEZZALI
hilips ha annunciato la gamma di TV per il 2015,
o meglio, ha svelato quelli che saranno i primi
prodotti ad arrivare nei negozi. Da sempre infatti
Philips divide la gamma in due: una line-up più commerciale per la prima parte dell’anno e i modelli top,
dedicati agli appassionati e quindi anche più costosi,
nella seconda parte dell’anno, con un grande evento di
lancio all’IFA. A Barcellona grande protagonista è stato
Android TV, presente su quasi tutti i modelli, e il nuovo
Ambilight, che guadagna due nuove modalità di utilizzo per la musica e il gioco. Philips sta lavorando seriamente alla versione di Ambilight a proiezione, quella
vista lo scorso anno alla fiera di Berlino, ma al momento
non c’è una data precisa. L’intenzione per quest’anno
è focalizzarsi ancora di più su questa tecnologia esclusiva che effettivamente da una marcia in più al televisore, soprattutto dal punto di vista estetico e scenico.
Il breve video che riportiamo mostra la nuova modalità
“musica” con Spotify e la nuova modalità di gioco.
La seconda “big news” è relativa ad Android TV: dalla serie 5500 in avanti tutti i modelli sono dotati della
nuova piattaforma di Google a bordo, piattaforma che
permette non solo di fruire delle app ma anche di giocare collegando al TV un normale controller bluetooth
o a filo come quello di Xbox. Tutte le TV con a bordo
Android avranno almeno 8 GB di memoria per le app
espandibile con chiavetta o hard disk, e sui modelli top
la memoria sale a 16 GB.
Passando alla gamma vera e propria è composta da
12 serie, 5 serie di modelli Ultra HD e 7 serie di modelli
Full HD che includono anche televisori di piccolo taglio.
Non sappiamo al momento se tutti i televisori arriveranno sul mercato italiano e in che tagli, ma buona parte
della line-up sarà comunque disponibile.
P
Serie 7600
Quasi un top di gamma
zione Micro Dimming Pro e un processore quadcore.
Philips non ha badato a spese: l’Ambilight utilizzato è
quello a tre lati, il telecomando è il modello reversibile
dotato di tastiera e a bordo oltre al doppio tuner DVBT2 / S2 troviamo anche il decoder HEVC. Presente anche il 3D con tecnologia attiva.
Serie 7100
Ultra HD Ambilight e Android per tutti
Uno step sotto la serie 7600 Philips ha inserito la linea
7100: Ambilight è solo su due lati e il tuner è singolo.
Della serie 7100 ci saranno due versioni, quella con
piedistallo laterale e quella invece con un piedistallo
classico e soundbar. Dotata di 3D passivo questa serie ha anche un telecomando più basico, ma sempre
con tastiera, ed è disponibile anche nel taglio da 43”.
Tra le altre versioni disponibili si segnalano anche il
49” e il 55”, oltre al 65” della serie 7120.
Serie 6400
Per chi non vuole 3D e Ambilight
mo di fronte ad un TV che farà del prezzo il suo punto
forte, con solo 8 GB di memoria per le apps di Android
e senza telecomando con tastiera. Ridotto anche il
processore, che è solo “dual core” ma che dovrebbe
comunque essere sufficiente per gestire Android.
Il Full HD resta in gamma
La serie 6500 è al top
Philips continua a proporre una lineup di TV Full HD,
nonostante la rapida discesa dei prezzi dell’Ultra HD
abbia spinto i produttori a puntare sempre meno sull’alta definizione. Oltre ai vari modelli da “battaglia”
segnaliamo l’interessante serie 6500, un prodotto
che per caratteristiche e specifiche è addirittura superiore all’entry level della serie Ultra HD. La serie 6500
soddisfa tutti i tagli, dal 32” al 65”, e oltre ad Android
con 8 GB di memoria a bordo ha pure Ambilight a 2
lati, 3D e telecomando con tastiera qwerty. Tra le curiosità del la presenza sul telecomando del tasto Netflix per il lancio dell’app: il telecomando sarà lo stesso
anche per l’Italia a conferma dell’arrivo a settembre
del servizio.
video

Il modello di punta è la serie 7600: siamo consapevoli che Philips presenterà anche una serie 8000 e una
serie 9000 quest’anno tuttavia se si scorrono le caratteristiche tecniche si capisce che questo TV può tranquillamente soddisfare la maggior parte delle necessità degli utenti. Il design richiama quello dello scorso
anno, con il pannello sorretto da due piccoli piedini in
metallo ai lati. Disponibile in tre tagli, 48”, 55” e 65”, la
serie 7600 ha un pannello Ultra HD con retroillumina-
torna al sommario
lab
Philips ha pensato anche a soddisfare chi non vuole
Ambilight e 3D: la serie 6400 infatti ha un pannello
Ultra HD da 40”, 50” o 55” e Android TV a bordo. Sia-
TV Philips
il nuovo Ambilight per musica e giochi
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TV E VIDEO Sui TV Philips con Android TV è possibile installare programmi sviluppati da terze parti
Popcorn
Time
sui
nuovi
Android
TV
Philips
Le applicazioni non proprio “legali” potrebbero dare una bella spinta alle vendite dei TV
P
di Roberto PEZZALI
hilips ha presentato a Barcellona
la nuova gamma di TV di fascia
media, ma la novità era già nota:
la presenza di Android TV su quasi tutti
i modelli smart.
Il sistema operativo di Google per televisori (usato anche da Sony) era fino
ad ora un oggetto misterioso: nessuno,
neppure al CES 2015, aveva potuto
provarlo e scattare fotografie, perché
l’interfaccia non era definitiva. Alla presentazione Philips siamo riusciti, dopo
mesi, a provare in modo approfondito
Android TV, cercando di capire la cosa
più importante: ma si possono installare
tutte le app?
Di base Android TV ha uno store limitato a pochissime app: il numero al momento non è definitivo, ma si parla di un
numero di applicazioni inferiore a 500.
Questo perché lo store dedicato ad Android TV filtra le app che gli sviluppatori
hanno pensato esplicitamente per gli
schermi delle TV, quindi con interfac-
Non è ancora nelle sale
Episodio VII ma Disney
conferma già la data
di uscita di Episodio VIII
e l’inizio delle riprese
del primo film
“collaterale”
di Paolo CENTOFANTI
cia 16:9 e utilizzo esclusivo con i tasti
(senza touch). Fortunatamente esiste la
scorciatoia: Philips ha lasciato sui suoi
TV la possibilità di installare applicazioni da fonti sconosciute e ha integrato
un file browser per andare a cercare
file sulla chiavetta, inclusi quindi i file
APK delle app Android. Ecco quindi
che sulle TV Philips, ma ipotizziamo
anche su altri modelli (sempre che il
produttore non blocchi la possibilità),
è possibile installare applicazioni come
Sopcast, Popocorn Time, Sky Go e app
di streaming come SkyOnline e Infinity.
La Smart TV, fino ad oggi snobbata,
potrebbe diventare nella sua versione
Android presto una delle funzionalità
più ambite dai consumatori.
TV E VIDEO DisplaySearch ha svolto un sondaggio sui criteri di scelta dei TV, i risultati sorprendono
3D, 4K, curvo e OLED contano poco nella scelta del TV
Le tecnologie video sono in fondo alla lista della preferenze, eppure si punta alla qualità
di Roberto PEZZALI
L

a tecnologia a bordo di un TV a
quando pare è totalmente inutile
per il grande pubblico. Questo
almeno è il dato che emerge da un
sondaggio svolto da DisplaySearch
presso un campione rappresentativo
di persone di tutte le età, chiedendo
di scegliere da una lista di funzionalità quali sono gli aspetti che vengono
considerati in fase di acquisto.
Non sorprende che al primo posto vi
siano qualità video, qualità audio e
prezzo, ma sorprende invece vedere
all’ultimo posto il “curvo” seguito a
breve distanza dall’OLED, dall’Ultra HD
e dal 3D.
Non va meglio neppure alla Smart TV,
anche lei sicuramente al di sotto delle
aspettative così come la connessione
internet wireless. Anche se il sondaggio è stato realizzato alla fine dello
scorso anno, quindi nel frattempo qual-
torna al sommario
C’è già una data
di uscita
per Episodio 8
di Guerre Stellari
cosa può essere cambiato (trend come
il curvo ci mettono un po’ a decollare),
colpisce indubbiamente vedere come
la maggior parte delle persone non
sia in grado di associare le tecnologie
ai benefici che loro portano. Avere
la qualità video al primo posto e allo
stesso tempo trovare l’OLED in fondo
è l’esempio più lampante di questa
dissociazione.
Disney preme il piede sull’acceleratore per quanto riguarda lo
sviluppo dell’universo di Guerre
Stellari da quando ha acquisito i
diritti da George Lucas, e a quanto pare dal 2015 in poi dovremo
abituarci a vedere un nuovo film
all’anno. A dicembre arriverà
nelle sale l’attesissimo Guerre
Stellari - Episodio VII diretto da
J.J. Abrams, film che ha il compito di rilanciare la saga dopo
la non esaltante (almeno dal
punto di vista artistico) trilogia
dei prequel. Disney ha però già
ufficialmente confermato la data
di uscita di Episodio VIII, che approderà al cinema a maggio 2017
e sarà diretto da Rian Johnson,
promettente regista che ha filmato una delle pellicole di fantascienza più interessanti degli ultimi anni (Looper). Nel frattempo
però, ci sarà spazio per il primo
dei nuovi film di Guerre Stellari
“collaterali” alla saga principale
e che saranno dedicati all’approfondimento di storie e personaggi secondari rispetto al filone
principale. Il primo ad arrivare
sarà appunto Rogue One, le cui
riprese inizieranno quest’estate
con al comando Gareth Edwards, già autore dell’affascinante
Monsters, ma più conosciuto per
l’ultimo Godzilla, con uscita nelle
sale nel dicembre del 2016. Non
si sa praticamente ancora nulla della storia di Rouge One, e
del resto persino Episodio VII è
ancora per lo più avvolto nel mistero, ma Disney ha confermato
la presenza dell’attrice Felicity
Jones nel cast, il che lascerebbe
presupporre una storia guidata
da personaggi femminili.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TV E VIDEO I TV Samsung della gamma 2015 hanno finiture premium e un elevato contenuto tecnologico, dal pannello 10 bit all’HDR
Abbiamo visto in anteprima i TV Samsung S-UHD in arrivo
Prezzi in salita, purtroppo: il top di gamma JS9500 sarà disponibile in Italia solo nel taglio da 65” con un listino di 6.499 euro
di Roberto PEZZALI
S

amsung è la prima ad arrivare nei negozi con
la nuova linea di TV 2015. Questo sarà un anno
chiave per tutti: il dollaro forte, infatti, non aiuta
i listini con i TV che torneranno ad avere un prezzo
medio più elevato fin dai piccoli 32”. Samsung si è
preparata in antico e ha realizzato una line up davvero
ampia, un mix di TV UHD e HD curvi e piatti che va a
soddisfare ogni esigenza. Tizen, la nuova piattaforma
smart, sarà presente praticamente su tutta la gamma
che anche nei modelli più abbordabili avrà comunque
a bordo un processore quadcore. Samsung quest’anno ha voluto però onorare la fascia alta creando una
categoria a parte, TV marchiati S-UHD dove il termine
S ha molteplici significati iperbolici (Sensational, Super,
Spatial, Supersonic, decidete un po’ voi). L’impressione nostra, non condivisa ovviamente da Samsung, è
che questa serie S-UHD sia l’omaggio di Samsung ai
TV LCD che ormai hanno fatto la storia, che Samsung
stessa ha contribuito scrivere. Samsung ha infatti alzato l’asticella sia dal punto di vista qualitativo sia dal
punto di vista costruttivo, e difficilmente spremendo
ancora questa tecnologia si potrà fare di più. Non è un
segreto che Samsung abbia già registrato i brand legati all’OLED in Corea (OLED S-UHD) e probabilmente
il prossimo anno scenderà in campo per contrastare il
rivale di sempre, LG. Per il produttore coreano questi
TV si vedono decisamente meglio degli OLED della
concorrenza, e noi saremo ben lieti di essere arbitri
imparziali di questa sfida non appena LG ci darà un
campione del loro modello OLED Ultra HD. Tornando
alla serie S-UHD siamo di fronte a prodotti “per molti
ma non per tutti”: Samsung è consapevole che il prezzo di ingresso per la nuova serie è decisamente elevato (2499 euro per un 48” è la base di partenza) ma
vuole spingere sul concetto che la qualità non si può
avere a poco. Il top di gamma, quello che abbiamo
avuto davanti ai nostri occhi per un’ora abbondante
ieri, è il JS9500: in Italia sarà disponibile esclusivamente nel taglio da 65” e avrà un prezzo di listino di
6499 euro. Per Samsung, che quest’anno ha creato
un “Picture Quality Index” per le sue TV, il JS9500 ha
un PQI di 2400, il più alto di tutta la categoria. Il TV è
effettivamente ben costruito, dalla base in metallo alle
finiture in alluminio ma quello che più impressiona è la
qualità di visione. Non abbiamo avuto modo di veder-
torna al sommario
lo in una stanza completamente oscurata (ma lo faremo presto), ma effettivamente sembra che Samsung
abbia migliorato ulteriormente il livello del nero e la
gestione della luminosità risolvendo al tempo stesso
eventuali problemi legati a spurie e uniformità del
pannello. Il JS9500 infatti ha una retroilluminazione
Full LED local dimming rivista per gestire il pannello
Quantum Dot, e Samsung snocciola come numeri
una luminosità 2.5 volte superiore e un contrasto di
10 volte superiore a quella dello scorso anno. Il pannello a 10 bit sicuramente aiuta, ma aiuta anche un
nuovo processore a 8 core che gestisce sia le zone di
retroilluminazione sia l’analisi della scena che questa
volta non viene fatta a zone ma a oggetti. Il JS9500
è l’unico della gamma dotato della tecnologia Peak
Illuminato Ultimate, perché scendendo verso le serie
JS9000 e JS8500 si passa ad una tradizionale illuminazione Edge LED. Il JS9000 sarà disponibile in tre
tagli: il 65” costerà 5499 euro, per il 55” serviranno
3499 euro mentre per il piccolo 48” 2999 euro. L’unica differenza sostanziale con il modello top è proprio
la retroilluminazione che porta il Picture Quality Index
a 2000: rispetto al top di gamma la luminosità di picco
è inferiore e questo si ripercuote anche sul contrasto
e la dinamica che il TV riesce a esprimere. Il modello
“entry” della serie S-UHD sarà il JS8500: Samsung toglie il processore a 8 core per usare un modello a 4
core che non gestisce la retroilluminazione dinamica.
Inoltre viene tolto anche il One Connect Box, il box
di connettori esterno: sul JS 8500 è tutto integrato. Il
JS 8500 da 55” costerà 2999 euro mentre quello da
48” 2499 euro, l’entry level, si fa per dire, della nuova
serie top. Tutti i modelli avranno comunque pannello
Quantum Dot, Tizen, LCD a 10 bit curvo e tutte le altre
funzionalità in comune, cambia solo la gestione del
“nero” e del contrasto. Per quanto riguarda Tizen la
nuova interfaccia ci è parsa decisamente più semplice e reattiva della versione precedente di Smart TV,
anche se dobbiamo segnalare che al momento del
debutto mancheranno diverse app che invece sono
presenti adesso sulle vecchie serie.
Infinity e Sky stanno lavorando per arrivare in tempo,
ma dovrebbero servire un paio di settimane per poterle vedere nello store di app Tizen. Samsung ci ha
anche confermato che l’Evolution Kit 2015 ci sarà per
tutti i vecchi TV, sia in versione “slot” da agganciare
dietro il TV sia in versione one connect: i prezzi non
si conoscono ma sarà possibile aggiornare a Tizen
un vecchio ES8000. Tra gli accessori ci sarà anche
quest’anno un hard disk con contenuti Ultra HD acquistabile a parte (ma non subito): grazie ad un app
installata sul TV sarà possibile scaricare ulteriori contenuti Ultra HD sull’hard disk in attesa dell’arrivo dei
contenuti di partner come Chili e Wuaki.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
TV E VIDEO Il nuovo Epson EH-LS10000 ha prestazioni da vero proiettore per il digital cinema
Epson presenta in Italia il proiettore laser
L’EH-LS10000 porta il vero cinema in casa
Ha engine ottico a doppio LASER e matrici riflessive al quarzo, prezzo “sotto” gli 8000 euro
E
di Paolo CENTOFANTI

pson Italia ha finalmente presentato anche nel nostro paese il suo
nuovo proiettore top di gamma
per l’home cinema, l’EH-LS10000, che
introduce diverse novità per il produttore giapponese. Il nuovo proiettore si
basa infatti su un nuovo engine ottico
costituito da due sorgenti LASER e dalle nuove matrici LCD di tipo riflessivo
(stile LCoS per intenderci) al quarzo.
Queste due caratteristiche insieme
permettono a Epson di fare un salto
in avanti importante sul fronte della
qualità video in ottica home cinema,
sia dal punto di vista del rapporto di
contrasto, con un livello del nero sempre più profondo, che da quello della
resa cromatica.
Il sistema impiega come sorgente,
al posto della classica lampada, due
LASER a semiconduttore. Il primo viene
utilizzato per riprodurre il primario del
blu, il secondo, tramite un filtro colore,
il verde e il rosso. Come si può immaginare, il percorso ottico (che abbiamo
avuto modo di ammirare con un campione a cuore aperto durante la presentazione) è piuttosto complesso e ha
imposto dimensioni un po’ importanti
per il proiettore, che ha un peso di 18
Kg e un ingombro di 55 x55 centimetri
in pianta e 22 centimetri di altezza.
L’utilizzo del LASER ha diversi benefici,
primo tra tutti la velocità di accensione
e soprattutto spegnimento, ma anche
la longevità delle due sorgenti, quantificata da Epson in circa 30.000 ore di
utilizzo. Il proiettore è inoltre dotato di
un sistema che misura a intervalli regolari l’output dei due LASER ed effettua
torna al sommario
Il Super HD piace
Sky lo offre
a più abbonati
La pay TV ha messo
in lavorazione altri
film che usciranno con
regolarità e ha esteso
il progetto
a più abbonati
di Roberto PEZZALI
una compensazione automatica per
mantenere sempre allineata la luminosità delle due sorgenti. L’EH-LS10000
ha un rating di 1500 lumen per quanto
riguarda il flusso luminoso e durante
la presentazione, che si è tenuta presso la Fondazione Cineteca Italiana di
Milano, il proiettore è stato utilizzato
per “illuminare” un vero schermo cinematografico con una base di oltre 5
metri. Proprio la resa cinematografica
dell’EH-LS10000 è ciò che ci ha colpito
di più, sia per l’elevatissimo rapporto
di contrasto che per la resa cromatica.
Abbiamo avuto modo di vedere solo
pochi minuti di clip, ma abbiamo potuto subito apprezzare la profondità
del nero, unita a un’ottima resa delle
sfumature più scure, ma anche la naturalezza dei colori e, considerando
la dimensione della sala usata per la
dimostrazione, anche una buona luminosità dell’immagine. La macchina è
in grado di riprodurre senza problemi
sia lo spazio colore Adobe RGB che
quello DCI, tra l’altro con calibrazioni
di default già ottimali, e quello che abbiamo visto ci è piaciuto davvero molto. Il proiettore è anche dotato di capacità di riprodurre contenuti 4K tramite
shifting di mezzo pixel delle matrici ad
altissima velocità, che sembrerebbe
funzionare in modo convincente, anche se abbiamo avuto poco tempo per
farci un’idea completa. Alla fine, oltre
al prezzo che sarà comunque importante (per ora si sa solo che sarà inferiore agli 8000 euro), l’unica critica
che possiamo muovere alla proposta
di Epson è forse solo al design, visto
che si tratta di un oggetto davvero
impegnativo per un normale salotto e
probabilmente troverà spazio soprattutto nelle case di chi si può permettere una sala home cinema dedicata.
L’EH-LS10000 sarà disponibile nei negozi specializzati a partire dal prossimo mese di aprile.
ll progetto Super HD (ecco cos’è
e come funziona) è piaciuto agli
abbonati Sky: l’emittente pay aveva proposto ad un panel ristretto
di suoi abbonati una serie di film
nella sezione “Scelti per Te”, trasmessi con una qualità più elevata
grazie anche ad un master migliore. Una cosa che non sorprende:
la qualità paga. Sky ha deciso
quindi di allargare la base di potenziali fruitori dei contenuti Super
HD: se prima erano gli abbonati a
Sky da più di 10 anni ad accedere
al servizio ora lo sono tutti quelli
abbonati da almeno 3 anni. Sky offrirà anche nuovi titoli in Super HD
e continuerà a farlo con regolarità: dopo Capitan America – The
Winter Soldier, già trasmesso, ad
aprile sono previsti altri due film:
Planes e Maleficient. I titoli saranno sempre disponibili in VOD nella
sezione OnDemand tra quelli selezionati da Sky. Un piccolo passo
verso una qualità sempre migliore,
con la speranza che anche Sky
sui contenuti onDemand possa
finalmente passare a risoluzioni
più elevate e al 4K. I problemi principali sono le infrastrutture di rete:
chi ha seguito su Sky OnLine o
SkyGo la diretta della Masterchef
sa bene di cosa parliamo: anche
con una buona connessione a
casa al momento anche per Sky
con l’infrastruttura italiana è difficile gestire milioni di connessioni
contemporaneamente e non è un
caso che da poco Sky abbia siglato l’accordo con Akamai per usare
le sue CDN per i contenuti.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
PC Più ci si avvicina al rilascio di Windows 10 più vengono condivise le informazioni relative ai nuovi progetti di Microsoft
Windows 10 gratis per un anno: arriva in estate
Tra le novità c’è Windows Hello, sistema di riconoscimento biometrico che controlla l’accesso ai propri dispositivi
M
di P. CENTOFANTI E R. PEZZALI
icrosoft ultimamente sta condividendo molte informazioni sui suoi nuovi progetti e
dopo il lancio della preview di Office 2016,
arriva la notizia che Windows 10 arriverà sui nostri
dispositivi prima del previsto. Terry Myerson, Vice
President della divisione sistemi operativi di Microsoft, ha infatti annunciato che Windows 10 sarà
pubblicato in estate, in 190 paesi e in 111 lingue. Un
rilascio globale, insomma, e come preannunciato
gratuito: per il primo anno dalla disponibilità del
nuovo sistema operativo, infatti, l’aggiornamento
da Windows 7, Windows 8.1, Windows Phone 8.1
sarà completamente gratuito. Microsoft ha annunciato anche una nuova partnership in Cina con
Xiaomi, che offrirà la possibilità di testare in anteprima la versione per smartphone di Windows 10 ai
possessori di uno Xiaomi Mi 4, operazione a cui seguirà con ogni probabilità il lancio di un dispositivo
Xiaomi basato su Windows 10. Manca solo una data
di uscita precisa per Windows 10, ma ormai manca
davvero poco.
Con Windows Hello e Passport
Microsoft dice addio alle password

Windows 10 integrerà un sistema di autenticazione basato su dati biometrici. Si chiama Windows
Hello e supporterà non solo impronte digitali, ma
anche lettura dell’iride e riconoscimento dei volti,
a seconda dell’hardware di cui sarà dotato il dispositivo su cui è installato il sistema operativo.
Windows Hello è stato studiato per poter accedere in modo sicuro a un dispositivo senza bisogno
di utilizzare una password, ma anche per lavorare
insieme a un altro nuovo framework di sicurezza
denominato Passport, che permetterà a sua volta
di autenticarsi su siti web e applicazioni sempre
senza password. Basterà essersi autenticati in
modo sicuro su un dispositivo con Windows Hello
per dare il permesso a Passport di accedere a un
determinato servizio: né le informazioni biometriche né un’eventuale password vengono scambiati
torna al sommario
sulla rete in questo caso e l’autenticazione avviene
tramite un sistema di chiavi pubblica e privata. La
tecnologia di riconoscimento dei volti è derivata da
Microsoft Kinect e sfrutta telecamere con sensori
infrarosso per lavorare in ogni condizione di luce,
oltre a diverse tecniche per riconoscere le persone
in carne e ossa da fotografie che possono essere utilizzate per scavalcare la protezione. Uno dei
primi dispositivi di visione supportati da Windows
Hello sarà la RealSense 3D Camera di Intel e Microsoft ha annunciato di essere al lavoro con diversi produttori OEM per arrivare al lancio di diversi
dispositivi con supporto nativo per Windows Hello.
È lecito attendersi che il sistema di riconoscimento
biometrico verrà integrato anche sugli smartphone
Windows 10, per offrire funzionalità simili a quelle
della concorrenza.
Microsoft chiarisce: “Aggiorniamo le
copie pirata, ma restano pirata”
Microsoft chiarisce un equivoco che si era diffuso nei giorni scorsi: Windows 10 per il primo anno
sarà disponibile come upgrade gratuito per tutti
gli utenti, anche per quelli che hanno una copia di
Windows 7 o Windows 8 pirata. Una nota chiarisce le modalità dell’aggiornamento: tutti potranno
aggiornare a Windows 10, ma le copie pirata resteranno pirata e senza licenza. Microsoft in poche
parole non blocca la possibilità di aggiornamento
ma non ha alcuna intenzione di regalare licenze a
coloro che non hanno acquistato il software.
Resta l’update gratuito per chi invece la copia ce
l’ha originale, ma questo è un altro punto. Difficile
capire cosa succederà a chi aggiornerà Windows
contraffatto: ipotizziamo la presenza del popup
che avvisa periodicamente l’utente della “non genuinità” di Windows, ma non ne siamo ovviamente
certi. Sicura sarà invece, come ora, la possibilità di
mettersi in regola, anche se chi ha scaricato una
copia pirata difficilmente cambierà idea sul valore
del software. Al momento Windows 10 sarà “gratis”
fino al primo anno, ma potrebbe essere per Microsoft l’inizio di un percorso che prevede continui
update gratuiti.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE Microsoft ha svelato i requisiti hardware dei telefoni “adatti” a Windows Mobile
Windows 10 per smartphone: si va fino a 8’’
Il display è previsto nei tagli da 3’’ a 8’’, mentre per la RAM si parte da un minimo di 512 MB
di Emanuele VILLA
M
icrosoft ha svelato i requisiti
hardware di Windows Mobile, ovvero della versione di
Windows 10 dedicata ai telefoni cellulari. Non ci sono grosse sorprese rispetto
alle previsioni né – soprattutto – rispetto ai requisiti di Windows Phone 8.1:
d’altronde Microsoft deve il successo
di Windows Phone in alcuni mercati alla
sua capacità di contrastare Android nella fascia bassa, laddove i volumi sono
molto importanti e il sistema operativo
Google mostra limiti prestazionali se
confrontato con telefoni Windows analoghi sotto il profilo hardware. Resta
quindi un requisito minimo di 512 MB
di RAM, uno storage da 4 GB, i tasti
fisici del volume sono richiesti e, cosa
interessante, il display è previsto in tagli
che vanno dai 3’’ fino agli 8’’, ovvero da
una dimensione sub-smartphone fino a
quella tradizionale dei tablet mini. La SD
Card è mandatory (richiesta) nei telefoni
che dispongono di solo 4GB di storage
per via degli aggiornamenti del sistema
operativo, ma la cosa forse più interessante è il legame diretto tra la quantità
di RAM e la risoluzione del display. I 512
MB sono consentiti solo per schermi da
800x480 e 854x480, e si sale via via
fino a 4 e più GB per display di risoluzione QSZGA, ovvero 2560 x 2048 punti,
ipotesi che ha senso considerando il
supporto di diagonali fino a 8’’.
MOBILE Samsung ha presentato, al momento per il solo mercato russo, i Galaxy Tab A
Galaxy Tab A: Samsung rinnova la gamma media
I nuovi arrivati dovrebbero sostituire i Galaxy Tab 4. Nuovo look, interessante formato 4:3
P
di Emanuele VILLA

rima del Mobile World Congress
di Barcellona si pensava che
Samsung volesse approfittare
della fiera spagnola per presentare
anche uno o due nuovi tablet, i Galaxy Tab A. Poi però l’azienda decise di
dedicare l’evento dell’anno ai due telefoni di punta, Galaxy S6 e S6 Edge,
evitando così che altri prodotti potessero “distrarre” l’attenzione dei media
e del pubblico. Ecco perché Galaxy Tab
A, lungi dall’essere dimenticato, è stato
presentato solo oggi e limitatamente
al mercato russo, per quanto non via
sia nessun ostacolo a un’estensione
internazionale del prodotto: a maggio, quando uscirà in Russia, sapremo
senz’altro se e quando arriverà anche
da noi. Ne parliamo al singolare ma in
realtà di Galaxy Tab A ce ne sono due:
quello da 8’’ e quello da 9,7’’, entrambi
pensati per occupare la fascia media
del mercato; per questo, probabilmente sostituiranno gli attuali Galaxy Tab 4
nell’offerta del produttore coreano. Il
torna al sommario
design è cambiato rispetto al passato
e fa tesoro delle ultime tendenze di
casa Samsung in questo ambito: molto sottile, molto leggero e con profilo
curato, nonostante un prezzo di listino
che dovrebbe aggirarsi sui 200 dollari.
A livello di specifiche tecniche, quello
che colpisce è l’aspect ratio 4:3, mentre la risoluzione di 1024 x 768 ci può
stare in virtù del posizionamento sul
mercato. Come processore, Samsung
ha optato per uno snapdragon 410 da
1.2 GHz, supportato da 1.5 GB di Ram e
da 16 GB di storage ovviamente espandibili tramite micro SD. A livello fotografico la situazione è analoga, nel senso
che entrambe le versioni avranno una
fotocamera da 5 mpixel posteriore e
2 Mpixel frontale, mentre ci saranno differenze importanti in quanto a batteria,
da 4600 mAh nella versione “mini” da
8’’ e da 6000 mAh in quella da 9,6’’.
NVIDIA annuncia
la GTX Titan X
e la GPU Pascal
NVIDIA ha ufficialmente
tolto i veli alla nuova
GTX Titan X, scheda
video da 1.000 dollari
di Paolo CENTOFANTI
NVIDIA ha ufficialmente svelato tutti i dettagli della sua nuova
scheda grafica top di gamma, la
GeForce GTX Titan X. Si tratta di
una delle più potenti schede a singola GPU di sempre, con caratteristiche tecniche migliorate del 50%
rispetto ai modelli top dello scorso
anno. La GTX Titan X è basata
sulla nuova GPU GM200, realizzata con architettura Maxwell a 28
nm, ma con 3072 core CUDA, 192
texture unit, 96 render unit, bus
di memoria a 384 bit e supporto
per ben 12 GB di RAM GDDR5,
il tutto con una banda passante
per la memoria di 336,5 GB/s. Si
tratta di una scheda pensata per
i videogiocatori che vogliono il
massimo delle prestazioni e come
tale avrà un prezzo proibitivo per i
più, visto che si parla di 999$, tasse escluse, per gli Stati Uniti, ma
c’è da credere che la stessa GPU
GM200 verrà poi montata anche
su schede di fascia un po’ più bassa. NVIDIA ha annunciato nuove
caratteristiche di quella che sarà
la prossima architettura delle sue
GPU, Pascal, che farà il suo debutto nei prodotti del 2016. Pascal
offrirà prestazioni per Watt doppie
rispetto a quelle dell’architettura
Maxwell nelle applicazioni tradizionali, ma oltre che per il gaming,
la nuova GPU è stata progettata
soprattutto per il deep learning,
la tecnologia computazionale che
consente a un software di apprendere in autonomia le conoscenze
necessarie a svolgere il proprio
compito. Due le caratteristiche
principali che permetteranno a
Pascal di fare un salto prestazionale: l’utilizzo di chip di memoria
3D, organizzati cioè a strati per
incrementare densità e ampiezza
di banda, e il supporto a NVLink,
il bus ultra veloce sviluppato da
NVIDIA per superare i limiti del
PCI Express, soprattutto in scenari
di multi GPU e CPU.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
PC I prezzi non sono molto popolari: si parte da 999 $ per il base fino a 1299 $ per Ludicrous Speed
Google rinnova il suo Chromebook Pixel
Tra le novità spunta l’utilizzo di USB Type C, lo stesso connettore che troviamo sul MacBook
Resta invariato l’eccellente design spigoloso con cabinet in alluminio; l’autonomia è di 12 ore
di Roberto PEZZALI
D
opo due anni Google rinnova il suo
Chromebook top di gamma: nuovo hardware, nuovo prezzo e una
versione deluxe con disco e autonomia
migliorati. Il Pixel, con Chrome OS a bordo, è ancora una volta il Chromebook più
potente e costoso acquistabile sul mercato, anche se al momento non è presente nei negozi italiani: Chrome OS, da
noi, non ha ancora un senso sui prodotti
di fascia entry (qui le nostre impressioni)
e non lo ha quindi neppure su un prodotto di fascia alta. Pixel mantiene il suo
Chromebook Pixel
design spigoloso
con cabinet in alluminio, un piccolo
capolavoro di produzione che sotto
la scocca nasconde un processore
Intel Core i5, 8 GB
di RAM e 32 GB
di SSD. Lo schermo resta quello
originale, un LCD
in formato 3:2 da 2.560 x 1.700 che secondo Google ha un gamut più ampio.
Per chi vuole maggiore potenza, Google
ha previsto anche una versione LS, Ludicrous Speed: ha un processore i7, SSD
da 64 GB e ben 16 GB di RAM. Google
ha migliorato anche la batteria: 12 ore
di autonomia, con un sistema di ricarica
rapida che garantisce 2 ore di uso con
soli 15 minuti di ricarica. La novità vera è
l’adozione di USB Type C per la ricarica
e gli accessori, lo stesso connettore che
equipaggia il nuovo MacBook: Google
afferma che dalla porta si può prelevare
video in diversi formati, si possono agganciare accessori e soprattutto si può
ricaricare il Pixel utilizzando battery pack
esterni. Google, tuttavia, non ha eliminato le altre connessioni: restano il card
reader, l’ingresso microfonico e due USB
full size. I prezzi non sono molto popolari, ma si risparmia comunque qualcosa rispetto al modello precedente: 999 $ per
il base, 1.299 $ per la versione LS.
Uncharted 4 uscirà nella primavera 2016
Naughty Dog rimanda la pubblicazione del capitolo conclusivo delle avventure di Drake
S

e c’è un titolo che tutti i possessori
di PlayStation 4 non vedono l’ora
di giocare, questo è Uncharted
4, la prima produzione di Naughty Dog
concepita fin dall’inizio per le console di
nuova generazione. Il recente annuncio
avrà quindi l’effetto di una doccia fredda per tanti appassionati, visto che lo
studio, per voce di Bruce Straley e Neil
Druckmann, ha annunciato la decisione di rimandare l’uscita di Uncharted
4 all’anno prossimo, a primavera 2016.
La serie di Uncharted ha sempre alzato l’asticella della qualità ottenibile da
PS3 a ogni uscita e il quarto capitolo è
giustamente atteso come uno dei primi
giochi in grado di spremere al meglio
l’hardware della console di nuova generazione, come del resto le anteprime
hanno dimostrato. Ma Uncharted 4 sarà
anche il capitolo conclusivo di questa
saga e il team di sviluppo vuole esse-
torna al sommario
re certo di finire
alla grande.
“Questo gioco
merita la massima attenzione
per i dettagli, il
ritmo preciso e
la narrazione
ricca di sfumature che hanno
reso
celebre
Naughty Dog.
Per cui abbiamo preso l’ardua decisione di far slittare la data di uscita
del gioco. Con qualche mese in più a
disposizione, avremo la certezza che
Uncharted 4: A Thief’s End non solo
soddisferà gli standard elevati del nostro team, ma anche le aspettative che
i gamer nutrono nei confronti di ogni
titolo firmato Naughty Dog. [...]”
Il team di Naughty Dog lavorerà senza
tregua per tutto il 2015 per far sì che
le avventure di Nathan Drake ricevano
In occasione della
presentazione del
Chromebook Pixel,
Google sostiene che
USB Type-C potrebbe
diventare una costante
nel mondo Android,
puntando soprattutto
sulla sua versatilità
di Emanuele VILLA
GAMING Una decisione coraggiosa che merita un plauso vista l grande ambizione del gioco
di Paolo CENTOFANTI
USB Type-C
e smartphone
Ci siamo quasi
la conclusione che meritano”. Il 2014
è stata forse l’annata che più di ogni
altra ha visto un gran numero di videogiochi rilasciati prematuramente pur
di rispettare le scadenze, con patch di
dimensioni ciclopiche e in alcuni casi
(l’ultimo Assassin’s Creed è l’esempio
più eclatante) non in grado di tappare
tutti i buchi. Alla luce di tutto ciò, nonostante l’attesa che c’è per Uncharted 4,
un plauso a Naughty Dog e a Sony per
la coraggiosa scelta.
Nell’arco di appena una settimana abbiamo visto due nuovi prodotti dotati di connessione USB Type-C, ovvero il
nuovo MacBook di Apple e il
Chromebook Pixel di Google. Il
Product Manager dell’azienda
di Mountain View, Adam Rodriguez, ha affermato che questa
connessione non sarà solo presente in PC e Cromebook, ma
potrebbe diventare lo standard
dei telefoni Android di prossima
generazione.
I vantaggi sono noti, ma sui telefoni sarà senza dubbio più
importante la versatilità che la
velocità di trasmissione dei dati:
USB Type-C può raggiungere
i 10 Gb/s, ma soprattutto può
trasportare dati, video e alimentazione in parallelo, aprendo
nuovi scenari nel mondo mobile
e, soprattutto, nel rapporto con
i tradizionali strumenti domestici e da ufficio (desktop). Inoltre,
una dichiarazione di questo tipo
potrebbe benissimo sottintendere che i prossimi dispositivi
mobile di Google, i Nexus tanto
per intenderci, potrebbero essere basati proprio su questo
standard. Staremo a vedere...
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE Spuntano le prime immagin di HTC One E9, ha look “flat” e dimensioni maggiorate
HTC One M9 avrà un fratello maggiore: E9
Potrebbe avere un MediaTek octa-core da 2.0 GHz, per il display si parla di un 5,5’’ Quad HD
di Emanuele VILLA
TC One M9 avrà presto un fratello
maggiore. Almeno, questo è quanto dicono gli ultimi leak provenienti da oriente, secondo cui HTC avrebbe
in cantiere un One E9 dalle dimensioni
maggiorate rispetto all’attuale top di
gamma ma con caratteristiche tecniche
meno performanti. A giudicare dalle immagini leaked, supponendo siano vere,
si nota come, nonostante il frontale sia
sostanzialmente analogo a quello dell’M9, la scocca posteriore rinunci al look
leggermente curvo per un’impostazione
più “flat”, ma pur sempre impreziosita
dall’alluminio (almeno, così pare). Oltre alle prime immagini sono trapelate
anche le possibili specifiche tecniche:
si parla di un passaggio importante a
livello di processore, poichè al posto
dello snapdragon 810 di Qualcomm,
H
Secondo un test quando
è sotto carico intenso
il processore Qualcomm
dell’HTC One M9
si scalda fino a portare
lo smartphone a oltre
55 gradi. Samsung
aveva ragione?
di Roberto PEZZALI
HTC avrebbe optato per un MediaTek
octa-core da 2.0 GHz, mentre il display
rappresenterebbe un upgrade rispetto
a quello dell’M9. Parliamo infatti di un
5,5’’ con risoluzione Quad HD, mentre
l’attuale top di gamma è ancora “vinco-
lato” al classico Full HD. La fotocamera
principale sarebbe la stessa del One
M9 mentre c’è qualche dubbio su quella
frontale: potrebbe trattarsi di un modulo “regolare” da 13 mpixel oppure dello
stesso UltraPixel da 4 mpixel di M9.
MOBILE NGM lancia tre smartphone della gamma Forward,dedicati a diversi tipi di clientela
NGM ha presentato Endurance, Zero e Ruby
Endurance ha autonomia super, Zero è un dual-SIM LTE, Ruby offre prestazioni a buon prezzo
N
di Emanuele VILLA
GM presenta tre nuovi modelli della sua gamma NGM Forward.
Forward Endurance ha come caratteristica principale l’enorme autonomia, per chi è insoddisfatto della scarsa
durata di quasi tutti i modelli in commercio. Al prezzo di 219 euro, la batteria
da ben 5000 mAh può garantire fino a
due giorni di utilizzo tipico, o anche tre
giorni con uso moderato. Nonostante
una batteria così prestante, lo spessore

Forward Endurance
Forward Zero
torna al sommario
Snapdragon 810
scalda davvero
L’HTC One arriva
a 55 gradi
è comunque limitato a 10 mm. Il display
IPS HD da 5” è protetto con Gorilla Glass
3 e il cuore è un processore quad-core
da 1.3 GHz. Completano la dotazione la
fotocamera HDR da 12 Mpixel e gli 8 GB
di memoria interna, espandibile con micro SD. Inoltre sfruttando la connessione
USB OTG, Endurance può essere utilizzato come power bank per altri cellulari
scarichi.
Forward Zero invece ha come obiettivo
coniugare l’eleganza di un case ultraslim
e materiali pregiati con la navigazione
veloce garantita
dalla connessione LTE. E’ il primo
dual-SIM LTE della casa italiana,
con Android 4.4
a bordo; per 229
euro è dotato di
processore quadcore, 1 GB di RAM
e uno schermo
IPS HD sempre
con Gorilla Glass
3. Anche qui troForward Ruby
viamo una fotoca-
mera HDR da 12 Mpixel che può registrare video in Full HD, e la front camera fa
un salto in avanti con i suoi 5 megapixel,
ottimi per scatti selfie. La memoria anche
qui è da 8 GB espandibile con micro SD,
e ovviamente Wi-Fi e Bluetooth 4.0
L’ultimo della famiglia, ma non certo
per importanza, è Forward Ruby, modello dedicato alla fascia medio-bassa
del mercato. È un device per chi cerca
buone prestazioni a un prezzo accessibile (159 euro) e non ama schermi eccessivamente grandi. Con il display da
4.5” è infatti utilizzabile con una sola
mano senza problemi. Caratteristiche
in comune coi fratelli maggiori sono il
processore quad-core, la RAM da 1 GB
e la fotocamera HDR da 12 megapixel,
mentre la front camera si ferma a 3.2 mp.
Infine sempre 8 GB lo storage interno e
sempre presenti Wi-Fi e Bluetooth 4.0.
Esordisce con Forward Ruby una nuova
funzionalità chiamata Hotknot, per scambiare file tramite Wi-Fi semplicemente
accostando due device. Al momento
questa novità è compatibile solo tra due
diversi Ruby ma NGM conta di estenderne l’utilizzo anche su altri modelli.
Qualcuno ricorderà che, prima del
lancio del Galaxy S6 di Samsung,
si sono rincorse diverse voci dietro alla motivazione del produttore coreano di non scegliere per
il suo nuovo top di gamma il processore Qualcomm Snapdragon
810. Una di queste sosteneva
che il processore di Qualcomm
avesse dei problemi di surriscaldamento e ciò avrebbe convinto
Samsung, insieme ad altri fattori,
a scegliere una soluzione fatta in
casa. Qualcomm era corsa ai ripari snocciolando i nomi degli altri produttori che hanno scelto lo
Snapdragon 810 per i propri prodotti di punta, marchi tra cui figura
HTC e il suo nuovo HTC One (M9)
in arrivo sul mercato. Ora, alcuni
test eseguiti dalla testata olandese Tweakers, sembrerebbero
confermare quelle indiscrezioni:
l’HTC One (M9), infatti, quando si
trova sotto carico di lavoro intenso, come quando viene eseguito
un software di benchmarking, si
scalda e parecchio, molto di più
di tanti altri smartphone di fascia
alta. In particolare, Tweakers ha
evidenziato una temperatura di
ben 55,4 gradi quando viene
eseguito GFXBench, contro i
38,7 gradi del suo predecessore.
Con giochi 3D la temperatura si
attesterebbe invece sui 42 gradi
circa, comunque al di sopra della
media degli altri dispositivi. I test,
avverte Tweakers nel suo articolo, è stato eseguito su un sample
e con software non definitivo.
Vedremo quando riusciremo a
mettere le mani su un esemplare
definitivo.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE Google ha sospeso la pubblicazione diretta di app da parte degli sviluppatori sul Play Store
Google ferma le app “pazze”: serve l’approvazione
Un team verifica che le app rispettino le linee guida e non siano pericolose per gli utenti
di Paolo CENTOFANTI
S
enza dir nulla, Google ha attivato
da qualche mese un sistema di approvazione delle app pubblicate
sul Play Store. In modo del tutto simile
a quanto ha sempre fatto Apple con il
suo App Store, anche Google ha deciso di introdurre un sistema di controllo
sulle applicazioni inviate al Play Store,
in modo tale che siano rispettati dei
requisiti minimi di qualità e soprattutto
che il software non contenga malware
o virus.
Google ha deciso di annunciare questo importante cambio di politica praticamente a cose fatte, per dimostrare
come la maggior parte degli sviluppatori non si sia accorta del nuovo sistema, a
testimonianza della velocità del processo di approvazione, che “richiede ore e
non giorni o settimane”, come ha tenuto
precisare Google lanciando una frecciatina ad Apple. Il sistema impiega algo-
MOBILE
In arrivo
un servizio
VPN di Google
per Android?

Il blog Pocketables ha scovato
un’interessante novità nascosta
in Android 5.1. All’interno dell’app
di sistema Google Connectivity
Services, sono infatti inclusi dei
riferimenti a Google VPN, una
funzionalità non ancora annunciata
e non ancora attiva. Google VPN
sembrerebbe essere un livello di
sicurezza in più che Google offrirà
su Android per proteggere le comunicazioni quando lo smartphone
viene collegato a una rete Wi-Fi
aperta. Una VPN o virtual private
network funziona come una sorta di
“tunnel” che cifra la comunicazione
tra il terminale e il server che offre
il servizio; in questo caso specifico,
Google VPN proteggerebbe la
propria navigazione nel caso di reti
aperte che non utilizzano alcun
tipo di cifratura della connessione,
nascondendo così i propri dati da
eventuali utenti malintenzionati
sulla propria rete WiFi.
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Galaxy S6
e S6 Edge
Se li prenoti
il caricatore
wireless è gratis
Samsung ha avviato
i pre-ordini dei due
Galaxy anche in Italia
Chi opziona uno dei due
modelli avrà in omaggio
il caricabatterie
wireless. Prezzi
da 739 a 999 euro
ritmi automatici di controllo ma anche
un team di esperti in carne ed ossa che
ha il compito di identificare eventuali
violazioni delle linee guida per gli sviluppatori Android. La mossa di Google
punta soprattutto a migliorare la qualità
del catalogo di applicazioni presenti sul
Play Store, che è letteralmente invaso
da cloni e app dalla dubbia legalità, ma
farà storcere il naso a chi ha sempre
preferito il Play Store all’App Store per il
regime maggiormente “libertario”.
Parallelamente, Google ha annunciato
l’introduzione di un nuovo sistema di
classificazione a livello regionale per le
indicazioni ai genitori sui contenuti delle applicazioni, aderendo in particolare
per l’Europa al rating PEGI.
MOBILE Apple ha rilasciato la prima beta pubblica per iOS
Se volete, potete provare iOS 8.3
A
di Roberto PEZZALI
pple segue la strada tracciata da Microsoft e apre alle beta pubbliche: lo ha
fatto con OS X e ora replica con iOS. La versione 8.3 beta è infatti la prima
release di sistema operativo non finito che può essere scaricato anche senza
necessariamente avere un account da sviluppatore: Apple si affida così agli utenti
per cercare di chiudere in anticipo rispetto al rilascio finale qualche bug. Al momento in cui scriviamo il link che porta alla Beta di iOS non funziona, o meglio,
si viene reindirizzati alla beta pubblica di OS X: non sappiamo se è un problema
temporaneo o se Apple sta accettando adesioni con il contagocce, ma al momento
non siamo riusciti ad accedere alla nuova beta. Poco male comunque, perché ricordiamo che come tutti i programmi “beta” siamo di fronte a prodotti non certo stabili
e sicuri, con bug e falle che potrebbero riguardare anche la sicurezza. Chi lo prova,
quindi, lo dovrebbe fare per curiosità su un dispositivo secondario e non certo sullo
smartphone che usa tutti i giorni. La nuova beta di iOS comunque non ha novità così
eclatanti da spingere tutti a provarla: CarPlay wireless, nuove emote, un po’ di bug
fix e qualche funzione secondaria non valgono certo il rischio.
di Roberto PEZZALI
Samsung dà la possibilità ai consumatori di prenotare il Galaxy S6
o il Galaxy S6 Edge fino al 9 aprile. Una decisione intelligente,
anche perché ipotizziamo che
Samsung voglia capire quale dei
due modelli interessa di più ai
consumatori per poter aggiustare
ordini e produzione. Chi tra il 10 e
il 30 aprile finalizzerà l’acquisto,
riceverà in omaggio il Wireless
Charger Kit, ovvero il caricatore
wireless per sfruttare la funzione
di “ricarica wireless integrata”
di Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge.
In Italia, Samsung Galaxy S6 e
Galaxy S6 Edge sono disponibili nei colori Bianco Perla, Nero
Zaffiro, Oro Platino per entrambi i dispositivi, Blu Topazio, solo
per Galaxy S6 e Verde Smeraldo,
solo per Galaxy S6 Edge. I prezzi al pubblico, ufficiali, sono: 739
€ per Galaxy S6 da 32 GB, 849
€ per Galaxy S6 da 64 GB, 889
€ per Galaxy S6 Edge da 32 GB
e 999 € per il Galaxy S6 Edge
da 64 GB.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE Un retailer tedesco ha pubblicato online le schede delle tre versioni di Huawei Watch
Huawei Watch è bello ma costa: si parte da 349 euro
Le versioni silver e nera costeranno 349 euro, per quella gold ci vorranno 50 euro in più
U
di Emanuele VILLA
no dei prodotti più interessanti
dello scorso Mobile World Congress è stato il primo smartwatch
a marchio Huawei, il Watch, un modello
che fonde il tradizionale look dei migliori orologi con tutta la tecnologia di
Android Wear. Annunciato in tre versioni, Gold, Silver e nero, avrà 40 cinturini
tra cui scegliere, da quelli più sportivi a
quelli eleganti in cuoio.
Finora Huawei non si è sbilanciata sul
prezzo di listino e sulle diverse varianti
disponibili, ma ci hanno pensato alcuni retailer tedeschi a posizionare i tre
modelli a 349 e 399 euro. La disponibilità si prevede per la seconda parte
dell’anno. Il primo prezzo sarà quello
delle versioni nera e silver, mentre per
quella gold occorrerà spendere 50
euro in più. Si tratta sostanzialmente
di prezzi allineati alla media di mercato
e con il prezzo base del Watch più fa-
Secondo alcuni
magazine americani
stanno sparendo
prodotti come Jawbone
e Nike Plus dagli
scaffali di molti
flagship store
di Roberto PEZZALI
moso, quello di Apple. A livello tecnico,
ricordiamo che Huawei Watch è dotato
di display circolare da 400x400 pixel,
con contrasto di 10.000:1, processore
snapdragon 400, 512 MB di RAM e
Bluetooth 4.1 per la connessione allo
smartphone (con Android da 4.3 in su).
Non mancano un sensore cardio, l’accelerometro e molti altri sensori.
MOBILE Il produttore svizzero di cronografi di precisione lancia un orologio “connesso”
Per Breitling è lo smartphone a estendere l’orologio
A differenza di tutti gli altri smartwatch, è lo smartphone che funziona come estensione
T
di Paolo CENTOFANTI

utti gli smartwatch fin qui usciti sul mercato nascono grosso
modo come un’estensione per lo
smartphone: si collegano al cellulare e
visualizzano sul loro piccolo schermo
messaggi, notifiche, chiamate perse
e permettono di interagire sostanzialmente con le app direttamente dal
torna al sommario
Apple fa spazio
per il Watch
togliendo
i competitor
dagli store
proprio polso. Ma chi ha detto che
al centro debba per forza esserci lo
smartphone? La pensa così lo storico
produttore svizzero Breitling, secondo il quale il protagonista è e rimane
l’orologio, anzi il cronografo in questo
caso specifico; semmai è proprio lo
smartphone che può fare da estensione all’orologio.
È questa la novità introdotta con il nuo-
vo B55 Connected, come la maggior
parte dei proddotti di Breitling, un cronografo pensato soprattutto per i piloti, che potranno utilizzare un’app per
smartphone per accedere a funzioni
come la regolazione dell’ora, del fuso
orario, impostazione degli allarmi e di
altri parametri, oltre ai dati specifici per
il settore dell’aviazione che gli orologi
Breitling sono soliti raccogliere. Insomma, appare evidente che in questo
caso è lo smartphone che rende più
semplice usare l’orologio e non viceversa. Il B55 si collega allo smartphone
in Bluetooth low energy, è basato sul
nuovo movimento Caliber B55 SuperQuartz e include un’interessante connettore magnetico per l’alimentazione
(stile magsafe di Apple), che consente
di ricaricare la batteria anche tramite
connessione USB.
Sarà interessante vedere come anche gli altri storici produttori di orologi
svizzeri decideranno di interpretare il
concetto di smartwatch.
Apple inizia ad eliminare i suoi
“competitor”: secondo l’autorevole sito americano ReCode, infatti,
in molti flagship Apple Store americani stanno progressivamente
sparendo dagli scaffali braccialetti fitness di ogni tipo. Dopo la caduta di FitBit, che non si è voluta
adeguare a HealthKit ed è stata
eliminata lo scorso anno, a farne
le spese ora sarebbero Jawbone
Up e la Fuelband Nike+, anche se
insieme a questi prodotti di punta ci sarebbero anche trackers
meno noti come quelli di Withings. I controlli nei negozi di San
Francisco, Palo Alto, Los Angeles
e New York hanno confermato la
notizia: si sta facendo spazio per i
nuovi prodotti e soprattutto per il
Watch, che nonostante dimensioni e look resta per Apple anche
un dispositivo per il fitness e lo
sport, soprattutto nella variante
“Sport”, la meno costosa.
Apple ovviamente può fare quello che vuole nei suoi negozi e la
gestione strategica degli scaffali
è uno dei vantaggi di possedere
oltre al prodotto anche la rete
vendita: una strategia già adottata con Bose, tolta nella fase di
spinta di Beats e poi introdotta
nuovamente con qualche modello di cuffia.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE I modelli a confronto spaziano dall’Apple Watch al Samsung Gear S, dal Rolex Date all’Omega Speedmaster
Smartwatch e orologi tradizionali a confronto
Le dimensioni? Scopri quanto sono grandi
Dimensioni reali
Quanto sono grandi gli smartwatch? E soprattutto, quanto sono più grandi rispetto a un orologio tradizionale?
Abbiamo messo a confronto gli smartwatch più noti con alcuni orologi classici, inclusi i modelli più famosi (e costosi)

1 cm
Stampa questa pagina al 100% per scoprire le dimensioni reali degli orologi.
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MOBILE
Smartwatch e orologi a confronto: scopri le dimensioni reali
Dimensioni reali
segue Da pagina 15 
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Smartwatch e orologi a confronto: scopri le dimensioni reali
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MAGAZINE
APP WORLD Utile per chiamare l’estero e dall’estero dove il costo del roaming è ancora importante
WhatsApp Voice imminente, anche per iOS
Riuscirà WhatsApp a fare con la voce quello che è riuscita a realizzare con i messaggi?
di Roberto PEZZALI
hatsApp prosegue il test della
nuova killer feature della sua
applicazione: la possibilità di
effettuare chiamate Voip. Se gli utenti
Android hanno già avuto modo, scaricando una versione apposita, di provare
la funzionalità, per iOS c’è da aspettare
il rilascio della versione ufficiale. Alcuni utenti, tuttavia, sono già in possesso
della release 2.11.17.444, una versione
in fase di beta che permette anche a
chi possiede un iPhone di chiamare
contatti con WhatsApp senza pagare il
W
APP WORLD
Cortana
arriverà su
iOS e Android
con un’app

Stando a uno scoop pubblicato da
Reuters, l’assistente personale vocale di Microsoft, Cortana, non sarà
disponibile solo su prodotti basati su
Windows 10, ma anche come applicazione per Android e iOS. Si tratterà di
una versione più avanzata del software che abbiamo visto fino ad oggi su
Windows Phone, basata sul progetto
di intelligenza artificiale di Microsoft
denominato “Einstein”. Questo nuovo sistema sarà in grado di effettuare
operazioni come leggere e “capire” il
contenuto delle email, per meglio anticipare i bisogni dell’utente. Il fatto
di rendere disponibile Cortana anche
su piattaforme concorrenti, da una
parte non dovrebbe più stupire, visto
che sarebbe solo l’ultimo di una serie
di prodotti che Microsoft ha deciso di
rilasciare anche su sistemi operativi
diversi da Windows, ma è anche
vero che è stato presentato come
una delle caratteristiche distintive
di Windows 10 il che, se fosse confermato, renderebbe per certi versi
coraggiosa la scelta di Microsoft.
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Unabomber
digitale
una chiavetta
distrugge il PC
Un ingegnere ha
realizzato una chiavetta
USB in grado di friggere
in pochi istanti
un computer o parte
dei suoi componenti
di Roberto PEZZALI
credito telefonico. Il lancio di WhatsApp
Voice sembra quindi imminente, con
un’interfaccia semplice e immediata che
ricalca quella telefonica di base di iOS.
Difficile dire se il colosso della messaggistica istantanea riuscirà a fare con la
voce quello che ha fatto con gli SMS:
la maggior parte dei gestori, infatti, si è
già portata avanti e la maggioranza dei
piani include un minutaggio elevato se
non illimitato. WhatsApp Voice potrebbe
rivelarsi tuttavia un mezzo utilissimo per
chiamare l’estero e dall’estero, dove il
costo di roaming, soprattutto extra UE, è
ancora importante. Sarà una bella sfida,
da una parte con gli operatori e dall’altra con Skype che attorno alle chiamate
Voip ha costruito il suo impero.
APP WORLD Non è noto il canone mensile finita la promozione
Deezer in FLAC a 14,99 euro al mese
Ma per ora si sente solo su Sonos
C
di Paolo CENTOFANTI
ome preannunciato al debutto in Italia, è possibile per tutti iscriversi al servizio
di streaming musicale in qualità lossless Deezer Elite. Inizialmente l’opzione
lossless era disponibile unicamente per chi aveva già un abbonamento annuale a Deezer Premium+, mentre ora chiunque, dai nuovi clienti a chi è già abbonato, può scegliere
questa
nuova
formula. Rimane
però un importante
vincolo:
l’audio in qualità lossless può
infatti
essere
riprodotto unicamente tramite un
prodotto Sonos,
che detiene ancora l’esclusiva
per il servizio. Con l’annuncio di questi giorni sono stati però finalmente svelati anche i prezzi di Deezer Elite: per il primo anno il costo sarà di 14,99 euro al mese, che
diventeranno 9,99 euro al mese se si sceglie di abbonarsi subito per un anno intero
con pagamento anticipato (120 euro). Al momento non è ancora noto quale sarà il
canone mensile a regime una volta finito il periodo promozionale, ma probabilmente non sarà diverso dai 19,99 euro al mese chiesti da TIDAL HiFi, servizio che offre
anch’esso audio in qualità lossless, già disponibile su tutte le principali piattaforme
(ma, ironia della sorte, non ancora su Sonos al di fuori degli Stati Uniti).
Terrorismo digitale allo stato puro:
una chiavetta USB, realizzata per
scherzo, può danneggiare un PC
rendendolo inutilizzabile. L’idea è
venuta a un ingegnere elettronico
russo davanti alla macchinetta del
caffè e subito quella che poteva
sembrare un’idea bizzarra si è trasformata in una sorta di minaccia
per tutti i PC e i dispositivi dotati
di porte USB. In poche settimane,
infatti, dall’idea si è passati alla versione finale della chiavetta, che somiglia in tutto e per tutto a un modello classico. La chiavetta ha un
singolo obiettivo: far saltare il controller della porta USB, solitamente
un processore, oppure far saltare
northbridge o southbridge se le
porte USB sono gestite dai chipset del PC. Un danno irreparabile,
che porta comunque alla sostituzione dell’intera scheda madre e
nel peggiore dei casi nella rottura
totale del PC: per farlo la chiavetta
carica a -110 Volt una serie di condensatori e quando questi sono
carichi uno switch commuta la porta e “spara” la tensione sulla porta
“dati” del connettore USB. Quando
i condensatori sono carichi il ciclo
si ripete e va avanti fino a quando
non arrivano più i 5 volt dalla porta
USB, ovvero fino a quando il circuito del computer è “fritto”. Inutile
ribadire la pericolosità di questa
chiavetta: dagli scherzi di pessimo
gusto al danneggiamento volontario di prodotti (anche i TV sono nel
mirino), gli obiettivi del terrorismo
“USB” sono infiniti. Fortunatamente non è stato divulgato il circuito e
neppure è stata data la possibilità
di acquistare questo prodotto, ma
il funzionamento è talmente banale che replicarlo per i malintenzionati sarà un gioco da ragazzi.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
DIGITAL IMAGING È presente lo stabilizzatore a 5 assi, lo zoom ottico 24x e la modalità Nightscape
Olympus Stylus SH-2, la compatta “notturna”
Nuova fotocamera compatta dal look vintage e caratteristiche tecniche molto interessanti
di Emanuele VILLA
’idea alla base della nuova Olympus
Stylus SH-2 è quella di essere una
macchina compatta, con il tradizionale look “vintage” di casa Olympus, con
caratteristiche tecniche di alto profilo e,
soprattutto, facile da usare. Per questo
il produttore si concentra, nella comunicazione dedicata al prodotto, sulla sua
capacità di cogliere l’attimo rapidamente, per realizzare immagini di qualità “al
volo”: c’entra dunque il corpo leggero, ma
anche il sistema di stabilizzazione ottica
su 5 assi, che Olympus ha derivato direttamente dai modelli più alti in gamma e
che si abbina allo zoom ottico 24x di cui
è dotata la macchina (da grandangolare
a super tele, 25-600mm equivalenti). A livello di fondamentali tecnici, Stylus SH-2
incorpora un sensore CMOS da 1/2,3”
retroilluminato da 16 mpixel, mentre tutto
il processing è affidato a un processore
L
MERCATO
Consegne
Amazon con
i droni: la FAA
dice OK

La Federal Aviation Administration
(FAA), agenzia del Dipartimento dei
Trasporti statunitense che si occupa
di regolamentare l’aviazione civile,
ha accordato ad Amazon il permesso
di avviare i propri test di consegna
pacchi con velivoli senza pilota. Come
era ragionevole aspettarsi, la “experimental airworthiness certificate” è
una speciale licenza che pone clausole piuttosto ferree. Viene conferita
ad Amazon la facoltà di condurre i
propri test di consegna con i droni a
quote non superiori ai 120 metri ma
a condizione che i test vengano svolti
nelle ore diurne e che i piloti, muniti
di regolare abilitazione e idoneità
medica, mantengano costantemente
il contatto visivo con il drone. La FAA
richiede inoltre un resoconto mensile
che includa il numero dei voli eseguiti, la loro durata, gli eventuali cambi
di rotta, oltre a un rapporto tecnico
circa tutte le eventuali anomalie hardware e software riscontrate e tutte
le problematiche o le interferenze
occorse nelle comunicazioni radio.
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TruePic VII; la
macchina è in
grado di scattare in RAW e
dispone di un
display LCD da
3’’ di diagonale e 460.000
punti per le
inquadrature e
il controllo dell’apparecchio.
Non mancano filtri creativi di svariati
generi, la Live Guide per l’impostazione
automatica dei parametri e la visualizzazione in tempo reale degli effetti applicati e, per quanto riguarda le riprese video, la funzione Photo & Movie Capture
Video ad alta velocità a 240 fps. Infine,
Olympus segnala la disponibilità della
modalità Nightscape per la cattura di
immagini notturne, soprattutto quando
sono presenti effetti di luce e contrasti
molto forti. SH2 è, inoltre, dotata di funzione Live Composite, che secondo il
produttore “tiene traccia nel tempo dei
movimenti degli oggetti luminosi quali,
per esempio, le stelle o le scintille [...]
senza sovraesporre le altre luci presenti
nell’inquadratura”. Olympus Stylus SH-2
arriverà nei negozi a maggio a un prezzo
di listino di 299 euro.
Game of Thrones
Contemporanea
mondiale contro
la pirateria
Game of Thrones, la fortunata serie
tv della HBO che trae ispirazione dal
capolavoro fantasy di George. R. R.
Martin, è la serie con il più alto tasso di
pirateria in assoluto. HBO, che produce
la serie, passa quindi all’attacco: la
prossima stagione sarà trasmessa in
contemporanea mondiale in 170 paesi,
scelta che coinvolge anche Sky Italia
che offrirà ai suoi abbonati la diretta.
Non ci sono più scuse quindi: chi
scarica da torrent l’MKV lo fa non
perché vuole aspettare ma perché
non ha pagato l’abbonamento a Sky. Il
secondo trailer di Game of Thrones è
visibile su Apple Trailers.
DIGITAL IMAGING Comoda e versatile, archivia le foto in uno spazio cloud dedicato e protetto
EyeFi Mobi Pro è la SD Card Wi-Fi più “potente”
Una scheda che archivia, condivide e trasferisce le immagini a un qualsiasi dispositivo
di Michele LEPORI
E
yeFi, nome ben noto a fotografi e
fotoamatori per le sue schede WiFi presenta Mobi Pro, una nuova
SD Card da 32 GB in grado di trasferire
selettivamente alcune immagini archiviate in memoria o - all’occorrenza - l’intera
libreria su qualsiasi altro dispositivo mobile, laptop o desktop tramite app dedicata
o direttamente esportando le immagini
in programmi compatibili quali Adobe
Lightroom. In presenza di una rete Wi-Fi,
Mobi Pro sfrutta la connessione per iniziare il workflow delle immagini in formato
Jpeg ma anche e soprattutto RAW mentre in esterno o comunque in assenza di
una rete, Mobi Pro genererà una propria
rete tramite hotspot e permetterà
il trasferimento al
dispositivo desiderato o l’archiviazione in EyeFi
Cloud, il servizio
in abbonamento
annuale che per-
mette di salvare le proprie foto anche
in cloud. Intervistato a riguardo durante
la presentazione, il CEO di EyeFi, Matt
DiMaria, ha inoltre fatto luce su alcune
caratteristiche importanti della nuova SD
Card: “Avendo aggiunto la funzionalità di
trasferimento in modalità wireless dei file
RAW, nuove caratteristiche per il workflow specificatamente richieste dai nostri
clienti in tutto il mondo, nuove funzioni per
una classificazione automatica e ancora
più veloce delle immagini, e la funzione
“search”, possiamo dire che trovare, accedere e godersi le proprie foto su qualsiasi dispositivo e in qualsiasi momento
non è mai stato così semplice.” Mobi Pro
è disponibile tramite alcuni rivenditori
specializzati di materiale fotografico e sul
sito www.eyefi.com/go/mobipro a 82,99
€ con abbonamento compreso ad EyeFi
Cloud per il primo anno, che dal secondo
anno avrà un canone di 44,99 €.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
AUTOMOTIVE Al Salone di Ginevra, Audi ha svelato la nuova R8 e-tron, sport car elettrica
Il SUV elettrico Audi con 500 km di autonomia
Audi sfida Tesla: durante la conferenza sono stati svelati grandi piani per la mobilità elettrica
A
di Massimiliano ZOCCHI
l Motor Show di Ginevra Audi ha
finalmente svelato la R8 e-tron,
versione completamente elettrica
della sua Sport Car. Ma pare che i piani
di Audi verso la mobilità del futuro non
siano terminati. Durante la consueta
conferenza annuale, il capo ingegnere
Ulrich Hackenberg ha svelato i piani di
Audi da qui al 2018. L’azienda starebbe già progettando un SUV, o come lo
chiamano loro uno “Sports Activity Vehicle” da presentare entro i primi mesi del
2018. Ulrich ha definito il nuovo progetto davvero attraente ma la particolarità
appunto è un’altra: sarà completamente
elettrico. Si baserà su tecnologie e design già utilizzati per la R8 e-tron, e con
un’estetica che Audi utilizzerà solo per i
mezzi a elettroni. Durante la conferenza
è trapelato anche il dato sull’autonomia:
500 Km. Questo metterebbe Audi in
diretta competizione con Tesla Motors,
che alla fine di quest’anno, dopo svaria-
ti rinvii, presenterà Model-X, il suo SUV
elettrico, con porte ad ali di gabbiano, e
autonomia molto simile. Ancora nulla è
trapelato su altre specifiche tecniche o
sul tipo di tecnologia di ricarica. La R8 etron, in mostra a Ginevra, aveva in bella
vista il connettore di tipo Combo CCS,
tipicamente utilizzato dai costruttori tedeschi, e scelto come standard europeo,
è quindi lecito aspettarsi che anche per i
modelli futuri la scelta cadrà sulla ricarica
DC, che purtroppo in Italia sta avendo un
lento sviluppo. Tesla, invece, potrà sempre contare sulle sue stazioni di ricarica
SuperCharger, ormai diffuse in Europa e
anche in nord Italia, velocissime e gratuite per tutti i proprietari di Model S e Model X. La sfida dunque è aperta, anche
perché visto il prezzo di listino della Audi
Q5 hybrid, molto probabilmente il futuro
Audi SUV e-tron avrà costi molto vicini a
quelli del costruttore californiano.
AUTOMOTIVE I primi modelli avranno due posti, autonomia di 700 km e costo di 200.000 euro
Dal 2017 si potrà acquistare la macchina volante
Il CEO di Aeromobil ha annunciato che il progetto che sarà messo in vendita è quasi pronto
S
di Roberto PEZZALI
erviranno almeno 200.000 euro
per poter acquistare la prima macchina volante che sarà disponibile
dal 2017. Juraj Vaculik, CEO di Aeromobil,
ha infatti annunciato al South By Southest Festival che l’ultimo prototipo realizzato da ottobre si avvicina moltissimo
al progetto che sarà messo in vendita e
che buona parte del lavoro, soprattutto
su materiali ed elettronica, è già concluso. Lo scoglio più duro sarà comunque mantenere il prezzo relativamente
basso senza sacrificare però la qualità
costruttiva: servono materiali leggeri

AeroMobil 3.0
torna al sommario
ma al tempo stesso resistenti per poter
passare i test di omologazione, e i materiali aeronautici costano. In ogni caso
più che la parte legata alla macchina volante quello che preoccupa è la sezione
per le infrastrutture: un prodotto del genere al momento è legato all’utilizzo nei
campi volo ma nell’idea dell’azienda c’è
un utilizzo più “stradale”. Vaculik, infatti,
immagina poste di decollo e atterraggio
ricavate di fianco alle strade principali,
con l’auto che richiede 200 metri per
partire e 50 metri per fermarsi. I primi
modelli in vendita avranno due posti, saranno dotati di finiture esclusive e rientreranno come licenza normativa nella
categoria degli aeromodelli leggeri per
uso sportivo (servirà il brevetto di volo):
l’autonomia sarà di 700 km. Il modello
successivo, quello che dovrà avere un
costo più abbordabile, sarà a quattro
posti, con 1.400 km di autonomia e un
motore ibrido. Per questo, tuttavia, non
ci sono previsioni di arrivo.
Sistema eCall
su tutte le auto
europee dal 2018
Parlamento
verso il voto
finale
In aprile dovrebbe
arrivare il via definitivo
al sistema di chiamata di
emergenza automatica
eCall che dovrà essere
installato di serie
su tutti i veicoli privati
e commerciali leggeri
in vendita in Europa
di Paolo CENTOFANTI
La commissione parlamentare
per il mercato interno e la difesa
dei consumatori ha ufficialmente
approvato a larga maggioranza la
bozza per l’implementazione del
sistema eCall. La bozza, frutto di
un accordo tra Parlamento Europeo e Consiglio dei Ministri siglato
lo scorso dicembre, prevede l’obbligo per i produttori di automobili,
a partire dal 31 marzo 2018, dell’installazione su tutti i veicoli commercializzati in Unione Europea di
eCall. Si tratta di un sistema di sicurezza che permette di attivare automaticamente in caso di incidente una chiamata al numero unico
di emergenza europeo 112. eCall
è in grado di inviare informazioni
come la posizione del veicolo e le
caratteristiche del luogo del sinistro. Il voto della commissione segna il passaggio in aula del testo,
che verrà votato dal Parlamento in
seduta plenaria il prossimo mese
di aprile. Dal giugno 2014, una
normativa separata ha imposto
l’obbligo per i paesi dell’Unione
Europea di dotarsi dell’infrastruttura necessaria per l’instradamento
delle chiamate del sistema eCall al
112 entro ottobre 2017.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
TEST In prova il 55EC930V, la seconda generazione di TV OLED LG: promette prestazioni ancora di elevate a un costo inferiore
LG OLED: qualità video da “paura” e prezzo OK
In attesa dei modelli Ultra HD, il TV OLED full HD LG finalmente ci permette di lasciarci alle spalle il ricordo del plasma
di Paolo CENTOFANTI
’OLED parla. Parla al cuore degli spettatori semplicemente accendendolo: già nella prima generazione di TV OLED provata da DDAY.it lo scorso
anno, non serviva certo essere degli esperti per rimanere a bocca aperta, con i neri super-profondi, i colori
equilibrati e le luci brillanti. Certo, nella prima generazione di TV OLED qualche peccato di gioventù veniva
a galla: un design molto (troppo) particolare, qualche
problema di affidabilità ma soprattutto un prezzo iniziale di 8000 euro per il 55”, capace di tenere alla
larga anche gli appassionati. Con questo 55EC930V,
sempre curvo, sempre Full HD e sempre 55”, LG ha
tutti i riflettori puntati, innanzitutto perché il prezzo ora
è finalmente OK: 2999 euro di listino, paragonabile agli
LCD top di gamma. Ma soprattutto, se le promesse saranno mantenute, con una qualità di immagine senza
compromessi: l’OLED resta l’unica tecnologia in grado
di raggiungere e superare i migliori plasma giapponesi
degli anni scorsi, che ancora sono considerati dagli appassionati il riferimento assoluto. Allora, leviamo i veli a
questo 55EC930V per scoprire se è davvero il TV dei
sogni che tutti stanno aspettando.
L
Costa meno, ma è ancora più bello
Il TV LG 55EC930V presenta ancora il design curvo e
la cornice di pochi millimetri intorno al pannello OLED
del modello pionieristico dello scorso anno; ma offre
anche un design (fortunatamente) semplificato. Via
quindi la fascia inferiore in plexiglas, che era troppo
particolare per piacere a tutti; via di conseguenza anche i diffusori stereo a vista, dal gusto molto orientale,
in favore di una più tradizionale e anche più elegante
base di appoggio in alluminio dalle linee sinuose.
Anche questo TV OLED stupisce per lo spessore ridottissimo del pannello, pochi millimetri, e per la leggerezza complessiva: sembra un foglio e la curvatura, non
certo indispensabile per una buona visione, fa la sua
parte nel far apparire il TV ancora più etereo, leggiadro.
Il retro, a differenza del vecchio modello, è qui realizzato in materiale plastico con finitura lucida e la parte
centrale è chiaramente più spessa per far posto a tutta
l’elettronica del TV e alle connessioni. I diffusori sono
stati miniaturizzati e posti sotto la cornice inferiore. Il
TV può anche essere posizionato a parete, ma non con
una staffa standard: bisogna utilizzare una specifica
staffa di LG, altamente consigliata anche per garantire spessori contenuti: sarebbe un peccato rovinare un
design così sottile con una staffa più spessa del TV.
Il pannello OLED è rivestito da uno strato nero lucido
antiriflesso e che riesce a dare l’apparenza di uno
schermo completamente nero anche con stanza illuminata. Guardandolo da vicino dà quasi la sensazione
che la superficie non sia perfettamente liscia in alcuni
punti, ma in realtà sembra quasi più un effetto ottico
forse dovuto alla leggera curvatura, visto che al tatto
non si sentono deformazioni. Le connessioni sono
poste sul lato sinistro del TV (destro guardandolo da
video
lab
2.999,00 €
LG 55EC930V
LA QUALITÀ DELL’OLED NON HA RIVALI
Se il primo TV OLED di LG ci aveva conquistati, ma anche lasciati con alcuni interrogativi (longevità e delicatezza del pannello al primo posto),
questo nuovo modello è stato migliorato sotto molti aspetti e ha dissipato molti dubbi. La qualità di immagine è praticamente perfetta e senza
paura di smentita si tratta della migliore sul mercato sotto quasi tutti i punti di vista. Certo, la risoluzione full HD è al limite su questa dimensione di schermo (ma i modelli 4K sono dietro l’angolo) e l’uniformità è ancora uno degli aspetti tecnici su cui LG deve lavorare per ottenere
la perfezione assoluta. Ma la sensazione che abbiamo avuto provando questo TV, a differenza del modello dello scorso anno, è quella di un
prodotto decisamente maturo, privo della vulnerabilità dei pixel della prima generazione e ormai pronto per affermarsi sul mercato. Certo il
prezzo, pur molto ridotto, è più alto rispetto alle media dei TV in circolazione, ma siamo oramai a livelli accessibili. Ma soprattutto è più alta la
qualità d’immagine, un vero riferimento. Possiamo quindi sciogliere le riserve: in assenza di materiale 4K, questo è il TV giusto, senza dubbio
il miglior Full HD sul mercato.
8.6
Qualità
9
Longevità
8
Qualità di immagine Superba
COSA CI PIACE Ottimo design
WebOS ha molto potenziale
Design
9

8
D-Factor
9
Prezzo
8
Alcune funzioni sono un po’ macchinose
COSA NON CI PIACE WebOS necessita di un processore più potente
Uniformità del pannello ancora migliorabile
dietro), come al solito in parte poste lateralmente e in
parte rivolte verso il basso. La dotazione è completa e
comprende 4 ingressi HDMI di cui uno con supporto
per il canale audio di ritorno e uno compatibile MHL.
Ci sono poi tre porte USB per il collegamento di dischi
esterni e chiavette anche per la funzione di registrazione dei programmi TV e lo slot Common Interface per
la visione dei canali a pagamento. Sul fronte analogico
sono inclusi degli adattatori per il collegamento di dispositivi tramite SCART oppure Component con audio
stereo. Ci sono infine l’uscita per le cuffie, quella audio
digitale ottica per il collegamento di un amplificatore
e la porta ethernet. Il WiFi è integrato e supporta reti
802.11n. Il TV integra il tuner DVB-T2 e DVB-S2, ma non
supporta la codifica HEVC.
segue a pagina 23 
torna al sommario
Semplicità
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TEST
TV OLED LG 55EC930V
segue Da pagina 22 
Ora OLED fa rima con webOS
Oltre al design, il nuovo OLED full HD di LG si distingue
dal modello di prima generazione anche per le funzionalità. Il 55EC930V è infatti basato sulla piattaforma
webOS come il resto della gamma smart TV di LG. Ciò
comprende la simpatica procedura di configurazione
iniziale con interfaccia animata, semplice ed intuitiva e
che in pochi minuti ci porta ad essere subito operativi. Va detto che, contrariamente a quanto accade con
altri smart TV con sistemi operativi evoluti, in questo
caso webOS è il vero sistema operativo del TV e governa non solo la sezione smart ma tutta l’operatività del TV, compresi i menù e il controllo del tuner. In
questo senso è da inquadrare il fatto che nel nostro
laboratorio il sintonizzatore digitale terrestre abbia
impiegato po’ più del consueto nel configurare i canali, ma fortunatamente è un’operazione che non si fa
spesso. Le risorse richieste da webOS sono evidentemente “importanti”: pur essendo migliorata in termini
di reattività rispetto ai primi TV con webOS, la nuova
piattaforma continua ad offrire un’esperienza d’uso
leggermente appesantita, non tanto nelle nuove funzioni smart, quanto piuttosto in quelle più ordinarie. Ad
esempio alla prima accensione (dopo aver attaccato la
spina la prima volta si intende) l’utente deve aspettare
un vero e proprio boot del sistema operativo, quasi si
trattasse un PC. Il menù di configurazione del TV, per
lo stesso motivo, ci mette quel poco in più sia ad aprirsi, che nel permetterci di selezionare le varie voci con
il telecomando tradizionale: un filo di reattività in meno
rispetto a quanto siamo abituati con altri TV dai menù
non grafici, un piccolo prezzo da pagare per avere un
ambiente esteticamente molto più gradevole. Con il
magic remote, il telecomando evoluto con giroscopio, diventa tutto più agevole perché basta muovere
la freccia sullo schermo indirizzando il puntatore, ma
al click del tasto ok c’è comunque sempre un leggero ritardo. Limite tollerabile, anche in considerazione
che la maggior parte degli utenti non dovrà districarsi
troppo tra questi menù dopo la prima configurazione. Ma webOS convince soprattutto per la semplicità
della barra delle applicazioni che permette di passare
agevolmente da un’app all’altra tra quelle utilizzate più
di recente. Siccome su questo TV tutto è un’app, anche la selezione di un ingresso esterno o il passaggio
da Blu-ray a TV impiega quel poco in più rispetto a
quanto non accada su TV tradizionali. Ci sono inoltre
ancora alcuni aspetti da migliorare in webOS come la
gestione delle liste canali TV o la possibilità di selezionare e “portare a galla” delle funzioni di uso frequente
come la selezione del formato di schermo, che non ha
più un tasto apposito e richiede di entrare nel menù
di impostazione. Lo store di applicazioni non è il più
ampio che ci sia, ma c’è tutto quello che può senso
avere oggi su un smart TV: YouTube, Chili TV, il nuovo
Wuaki.tv, Skype, ma ci sono anche Deezer e Spotify
per l’ascolto di musica. Ci sono poi il lettore multimediale con supporto per server DLNA e il browser, molto
pratico da utilizzare con il magic remote, ma con uno
scrolling delle pagine web non sempre fluido. In ogni
caso l’interfaccia di webOS di questo TV OLED continua a piacerci molto e, in unione con il già apprezzato
magic remote, diventa probabilmente uno degli ambiente smart più convincenti attualmente sul mercato.
Va detto che Il 55EC930V è ancora basato sulla versione 2014 di webOS. La prossima generazione di TV
OLED arriverà, oltre che con gli schermi 4K, anche con
una versione perfezionata di webOS e processori più
potenti: qualche peccato di gioventù di questa piattaforma potrà allora essere superato.
L’analisi tecnica: è l’erede del plasma

L’OLED è una nuova tecnologia e le domande e le curiosità sono tantissime. È davvero il display definitivo?
Per rispondere a questa domanda sono molte le cose
da prendere in considerazione. Innanzitutto il parametro più importante, anche agli occhi di un neofita: il
livello del nero. Qui in realtà c’è davvero poco da dire,
visto che quando il TV deve riprodurre un’immagine
con qualcosa di nero i pixel di quella zona dello schermo sono semplicemente spenti e se giusto a fianco
torna al sommario
ci sono dei chiarissimi, questi sono perfettamente
brillanti. I neri sono così profondi che, misurando il TV
in sala oscurata, il colorimetro non rileva alcune luce,
con il risultato che il rapporto di contrasto non è calcolabile (qualsiasi sia la misurazione del bianco, verrebbe comunque infinito). Lo stesso risultato si ottiene
sia con contrasto full on/full off, che con metodologia
ANSI, cioè misurando bianco e nero su una scacchiera: anche in questo caso il nero è nero. Fantastico e
irraggiungibile con gli LCD. Appurato questo, andiamo
a vedere meglio come si comporta il TV OLED di LG
per capire cosa succede quando c’è qualcosa di minimamente luminoso nell’immagine.
Con le impostazioni di default del profilo Cinema,
l’OLED di LG è capace di spingere la luminosità fino
a circa 300 cd/mq, a seconda della dimensione della finestra utilizzata per misurarla. Per le nostre prove
abbiamo ridotto la luminosità massima agendo sull’apposito parametro (“luce OLED”), portandola a un
massimo di 120 cd/mq circa, visto che altrimenti, nella
nostra sala completamente nera si rischia di rimanere
“abbagliati” perdendo la percezione dei dettagli sulle
ombre. Rispetto ai valori di default abbiamo dovuto
alzare di qualche punto sia luminosità che contrasto
per un setup corretto. Di default il TV è configurato su
un gamma di 2.2, impostazione che offre una buona
linearità, ma presenta in realtà un valore medio anche
inferiore. Ricordiamo che lo standard imporrebbe un
valore di 2.4 per la visione in condizioni “da studio”,
cioè con sala praticamente oscurata, ma impostando
il TV su questo valore, la curva si alza comunque di
poco. I controlli a disposizione nel menù non prevedono infatti la regolazione precisa della curva del gamma, ma poco male. Infatti con questo livello del nero,
in condizioni di visione “normali”, una scala di grigi un
po’ più aperta non guasta.
Il bilanciamento del bianco, con le impostazioni di default è già abbastanza buono, ci sono delle variazioni
ma tutto sommato minime a livello di errore, per lo più
intorno alla soglia di visibilità. Con i controlli a disposizione è possibile ottenere un risultato ancora più
preciso già con la regolazione a due punti, ma volendo è possibile effettuare una regolazione ancora più
precisa con l’impostazione a 20 punti. Considerando
però i bassissimi valori di deltaE, a nostro avviso, non
è neppure necessario forzare troppo la mano (stiamo
pur sempre parlando di un TV e non di un monitor professionale).
Buoni anche i valori della colorimetria già con le impostazioni di default. A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’OLED non presenta necessariamente
segue a pagina 24 
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MAGAZINE
TEST
TV OLED LG 55EC930V
segue Da pagina 23 

dei colori ultra saturi, anzi a dire il vero ci troviamo di
fronte esattamente all’opposto: i primari sono praticamente allineanti alle specifiche per l’alta definizione,
ma andando a misurare le saturazioni intermedie ci
accorgiamo come soprattutto il rosso sia addirittura
leggermente meno “forte” intorno al 50 - 75% di saturazione. Stiamo parlando di scarti comunque inferiori
al 5% e con valori di errore deltaE molto bassi, tanto
che non vale la pena mettere mano al pur presente
sistema di Color Managment. Anche perché da quello
che abbiamo potuto sperimentare non corregge più
di tanto la situazione e si rischia, agendo troppo sulle
impostazioni, di comportare più danni che benefici alle
immagini reali. Da notare poi che l’OLED mostra un
comportamento molto simile per certi verso a quello
del plasma: con una schermata completamente bianca, cioè con tutti i pixel accesi al massimo, la luminosità
massima viene volutamente limitata per non sovraccaricare il pannello o la sezione di alimentazione. E
infatti, utilizzando dei pattern a tutto schermo si nota
come la luminosità massima raggiunga un picco tra il
60 e il 70% di grigio per poi “sedersi” non crescendo
ulteriormente. Come sui plasma dunque, tutte queste
misurazioni sono state eseguite con pattern a finestra,
con livello medio dell’immagine costante, in modo da
evitare che la limitazione automatica della luminosità
influisca sui risultati. infatti se l’area bianca non riguarda la totalità dello schermo, come poi accade nella
visione normale, la luminosità non subisce limitazioni
e scala linearmente verso l’alto man mano che si scorrono i diversi segnali test.
Tornando alla resa sul nero è interessante andare a
vedere ancora più nel dettaglio il comportamento del
TV LG. Abbiamo effettuato una misura su una scala
di 10 punti vicinissimi al nero ottenendo un risultato
molto buono: come si può notare dal grafico qui sotto
la curva segue abbastanza da vicino il riferimento e c’è
solo una lieve “S” intorno al passaggio tra il 4 e il 5% di
grigio, una leggera apertura delle bassissime luci che
si nota anche sul grafico del gamma e il cui passaggio (stiamo comunque parlando pochissime frazioni
di punti percentuali) può essere imputabile a diverse
cause e potrebbe persino essere un comportamento
voluto dai progettisti. Il grafico è stato ottenuto con
una calibrazione in cui abbiamo dovuto alzare di qualche punto il controllo della luminosità rispetto al valore
torna al sommario
Bilanciamento del bianco dopo la calibrazione.
Gamut dopo la calibrazione.
di default, che altrimenti chiude un po’ troppo le basse
luci sui test pattern utilizzati per la calibrazione.
Gamma a parte, che avremmo preferito un po’ più alto
(il che vuol dire essenzialmente una dinamica un po’
più spinta), ci troviamo dunque di fronte a un TV più
che ottimo a giudicare da quello che abbiamo visto fin
qui. Il laboratorio promuove quindi a pieni voti la qualità d’immagine di questo TV: liberiamoci dunque dai
segnali test e passiamo a qualcosa di più gratificante e
più vicino al normale utilizzo del TV.
In viaggio verso la perfezione
Fin qui abbiamo visto numeri e grafici che, a parte
l’eccezionale zero assoluto sulla luminosità del nero,
potrebbero essere quelli di un altro- buon TV ben
calibrato. Ma tutto ciò non può descrivere la magia
di vedere qualcosa comparire dal nulla in una stanza
completamente buia in cui non si scorge la cornice del
televisore: un logo o un altro dettaglio su sfondo nero
appare letteralmente come sospeso nel vuoto davanti
a noi: un’emozione vera resa possibile dalla capacità
di riprodurre il nero perfetto. Al di là di ciò, quando
poi parte un film, questo nero non sembra mai troppo.
All’inizio magari si è presi un attimo contropiede: guardando alcune scene molto scure che ben conosciamo
ci chiediamo se forse le ombre non siano troppo chiuse e se magari ci stiamo perdendo qualche dettaglio.
In realtà tutto è lì dove ce lo ricordavamo è solo l’impressone dopo tanti anni di LCD con la loro luminosità di fondo, di avere gli scuri così come dovrebbero
essere. Inutile dire che così stando le cose, il rapporto
di contrasto percepito è elevatissimo: le immagini appaiono ricchissime di dinamica, ma non sfociano mai
nell’artificiale o nell’esagerato. Le sequenze particolarmente scure sono una vera e propria gioia per gli
occhi, perché rimangono contrastate, con un ottimo
stacco tra soggetto e fondali, per nulla impastate e prive di rumore (fin tanto che non ce n’è sul materiale di
origine, si intende). I colori sono molto più simili a quelli
di un plasma che di un LCD e la loro brillantezza è esaltata dal rapporto di contrasto incredibile offerto dall’OLED, ma non scadono mai nell’artificioso e la resa
degli incarnati è decisamente convincente. Incredibile
poi guardare un film in 2,35:1 nella nostra stanza nera
oscurata: le bande nere sopra e sotto non si vedono
proprio, neppure a impegnarsi, e il TV sembra quindi
diventato un 21:9.
Una caratteristica di questo TV riguarda la definizione
dell’immagine, che ci è parsa sempre un po’ “soft”. Non
che ci sia una vera e propria mancanza di definizione,
ma possiamo parlare di una certa morbidezza caratteristica di questo TV, tutto sommato anche piacevole e
Un ingrandimento dei pannello, che mostra come
quando il TV deve visualizzare una schermata
bianca, solo il subpixel bianco viene acceso,
lasciando molto nero intorno.
ben più naturale di certe calibrazioni da negozio con
l’edge enhancement pompatissimo. C’è da dire che
stiamo sempre parlando di un TV da 55 pollici con
risoluzione full HD e che i pixel di questo nuovo pannello OLED sono piuttosto grandi e con una superficie
emittente in proporzione un po’ ridotta: avvicinandoci
allo schermo cioè si nota un discreto gap tra un pixel
e l’altro, forse anche per colpa del polarizzatore per
il 3D passivo, il che rende la matrice più visibile della
norma. Da questo punto di vista, il passaggio al 4K sul
resto della gamma è sicuramente benvenuto, malgrado l’assenza di contenuti UltraHD. La risoluzione in
movimento ci è parsa superiore a quella di un buon
plasma, anche se con appositi test pattern si nota che,
salvo attivare il circuito di interpolazione (può essere
impostato in modalità custom anche solo per ridurre il
blurring), questa si attesta intorno alle 250 linee TV e
arriva a un massimo di circa 600. In realtà, durante la
visione di normali contenuti non abbiamo notato alcun
calo di dettaglio dovuto al movimento.
Anzi, rispetto al modello di prima generazione che
recensimmo all’incirca un anno fa, su questo EC930
sparisce completamente quell’effetto di trascinamento che avevamo evidenziato allora e che a tratti diventava parecchio visibile. Su questo nuovo modello
non abbiamo mai visto alcun artefatto di questo tipo
con nessun tipo di materiale, il che è sicuramente
un’ottima notizia. Inoltre, e forse è un dato ancora più
importante, l’esemplare giunto in redazione non ha
manifestato alcun problema di pixel difettosi. Si tratsegue a pagina 25 
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TV E VIDEO A partire dal 1 gennaio 2017 tutti TV e i decoder acquistati in Italia dovranno avere a bordo HEVC e DVB-T2
L’Italia ha deciso: dal 2017 scatta l’obbligo DVB-T2 e HEVC
Il nostro Paese dovrà anche allinearsi alle decisioni dell’ITU per gli standard di trasmissione. Era la scelta più intelligente
A
di Roberto PEZZALI
lla fine sarà DVB-T2 con HEVC: tutti
i TV, i decoder e gli apparecchi atti
a ricevere un segnale televisivo in
digitale terrestre acquistati dal 1 gennaio
2017 dovranno necessariamente avere a
bordo il tuner di seconda generazione e il
decoder H.265 /HEVC. La conferma arriva dalla conversione in legge del decreto
Milleproroghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale. All’Articolo 3 “Proroga di termini in
materia di sviluppo economico”, si legge
infatti:
“5. Al fine di favorire l’innovazione tecnologica, a partire dal 1º gennaio 2013 per
gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici
ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale
non si richiede la presenza di un sintonizzatore analogico. Al fine di assicurare ai
consumatori la migliore qualità di visione
dell’alta definizione, a partire dal 1º luglio
2016 gli apparecchi atti a ricevere ser-
vizi radiotelevisivi venduti dalle aziende
produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio
nazionale integrano un sintonizzatore
digitale per la ricezione di programmi in
tecnologia DVB-T2 con tutte le codifiche
approvate nell’ambito dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU).
Per le medesime finalità, a partire dal 1º
gennaio 2017 gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti ai consumatori nel territorio nazionale integrano
un sintonizzatore digitale per la ricezione
di programmi in tecnologia DVB-T2 con
tutte le codifiche approvate nell’ambito
dell’ITU. Per le successive evoluzioni delle codifiche, gli obblighi previsti dal presente comma decorrono rispettivamente
dal diciottesimo e dal ventiquattresimo
mese successivi all’approvazione da
parte dell’ITU. Con regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono indicate le codifiche che devono
considerarsi tecnologicamente superate,
in ordine alle quali non sussistono gli ob-
blighi previsti dal presente
comma”»
Come si può vedere non si
fa mai riferimento all’HEVC
ma agli standard ITU, e
l’HEVC è già tra quelli approvati: ricordiamo che
nella bozza del decreto
restava il nodo del codec.
Due le cose da sottolineare, oltre al fatto che ha
prevalso il buonsenso: i negozi dovranno
rifornirsi solo di prodotti DVB-T2 / HEVC
a partire da luglio e dovranno vendere
solo questi prodotti dal 1° gennaio 2017, e
allo stesso tempo l’Italia dovrà restare allineata agli standard proposti dall’Unione
internazionale delle telecomunicazioni
(ITU). Questo vuol dire che fino a quando non sarà abrogata questa legge dopo
due anni dall’arrivo di un nuovo standard
di codifica i TV venduti dovranno avere
quello standard. Questo vuol dire che
se domani l’ITU dovesse approvare un
H.266 o un altro codec in ambito broa-
dcasting dopo due anni questo codec
dovrà essere adottato. Al primo gennaio
2017 mancano poco più di 18 mesi e siamo certi che ai produttori servirà meno
per allineare tutta la gamma: già oggi
molti prodotti sarebbero “compliant” alle
nuove richieste almeno per la fascia alta.
Una precisazione: la normativa ha effetto solo per i prodotti, non certo per le
trasmissioni. L’Italia potrà andare avanti
a trasmettere in DVB-T e Mpeg4 fino al
2030 senza problemi: non esiste infatti
obbligo per Rai, Mediaset e soci di passare al DVB-T2.
TEST
TV OLED LG 55EC930V
questa imperfezione si nota unicamente visualizzando
una schermata uniforme grigio scuro e mai durante la
normale visione di contenuti reali: sull’esemplare giunto in redazione abbiamo evidenziato un’area tendente
ta di un TV oltretutto non nuovo, con già alcune ore
leggermente verso il magenta nella parte sinistra dello
d’uso sulle spalle: memori di quanto era accaduto con
il modello di un anno fa, sembra proprio che la proschermo e un curioso pattern ondulato, come una spamessa di LG di aver risolto i problemi di vulnerabilità
tolata, appena appena percepibile. Crediamo si tratti
del pannello da questo punto di vista sia stata mandi qualcosa legato al processo di produzione del pantenuta. Resta invece un’uniformità dello schermo che
nello OLED, oppure ancora alla curvatura dello schercontinua a non essere perfetta. Chiariamo subito che
mo (sarà interessante vedere come saranno i modelli
OLED piatti): lo riportiamo solo per
rigore e dovere di completezza, visto che è qualcosa che si riesce a
evidenziare unicamente con segnali
test e non pregiudica minimamente la visione. Parlando di curvatura
questa è appena accennata e durante la visione non si nota minimamente. Non abbiamo nulla da dire
a questo proposito: non comporta
significativi vantaggi ed è talmente
lieve da non arrecare disturbo, per
cui rimane solo un fattore estetico
piacevole.
Come consuetudine LG, anche il
TV OLED utilizza per i contenuti
3D la tecnologia passiva con filtro
In dotazione troviamo due telecomandi, quello tradizionale e il magic Film-type Patterned Retarder. Queremote con giroscopio e controlli vocali. Quello tradizionale è più
sta tecnologia consente di utilizzacomodo per il cambio canale e per effettuare le regolazioni, il magic
re semplicissimi occhiali polarizzati
remote è ottimo per le funzioni smart.
come quelli che troviamo in dotazio-

segue Da pagina 24 
torna al sommario
ne e già di suo permette di ridurre ghosting e sfarfallio durante la riproduzione in 3D. Insieme al pannello
OLED, velocissimo e privo di persistenza, questo tipo
di 3D offre una precisione incredibile, senza la minima
traccia di cross-talk e con un effetto tridimensionale
ineccepibile. Il rovescio della medaglia è che rispetto
alla tecnologica con occhiali attivi la risoluzione verticale ne risente, con la griglia delle linee orizzontali che
diventa visibile. Da segnalare che l’angolo di visione
soprattutto in verticale ha un effetto sulla percezione
della luminosità proprio per via del filtro FPR.
Una nota infine sui consumi. Il 55EC930V vanta una
certificazione energetica di classe A (i primi OLED erano classe B), e, come accadeva anche per i plasma,
i suoi consumi dipendono sia dal tipo di immagine
riprodotta che dalla calibrazione. Con le impostazioni di default (modalità cinema), una schermata totalmente bianca produce un consumo di circa 125 Watt
per via della auto limitazione, ma con contenuti reali
può andare anche oltre questo valore, raggiungendo
anche i 180 Watt. Va tenuto presente però che con le
scene scure i consumi si abbassano fino ad appena
50 Watt circa, per cui la potenza media assorbita si
attesta a seconda della calibrazione comunque sotto
i 100 Watt. La cosa importante è che con le impostazioni di default abbiamo registrato una potenza media
assorbita di 82 Watt durante la visione di un misto di
trasmissioni TV: un risultato eccellente che pone questo TV tra i migliori del mercato da questo punto di
vista e, ovviamente, surclassa il plasma, che proprio
nei consumi trovava il suo tallone d’Achille.
Concert for one
Cuffia P3. Un mix di alta qualità sonora e comfort di lusso, frutto della fusione calcolata e calibrata tra materiali pregiati e tecnologie raffinate. Nata dalla penna di Morten Warren, lo stesso creatore dello Zeppelin Air iPod Speaker, la P3, disponibile in 4 colori, nero, bianco, rosso e blu, ne conserva la personalità, il talento sonoro e la frequentazione privilegiata, ovvero l’iPod e l’iPhone dai quali estrapola il meglio dei conte-
nuti sonori, ne integra la funzionalità e la cosmetica. P3 è infatti dotata di un cavo con comando per iPod/iPhone con microfono e controllo volume/salto-traccia, utilissimo per tutti gli
amanti dei player firmati dalla mela argentata. Ma –ovviamenteP3 è "anche" una cuffia Hi Fi tradizionale di elevatissimo livello,
da poter collegare a qualsiasi sorgente standard, tramite il
cavo a corredo intercambiabile con quello per player Apple.
Zeppelin e Zeppelin Air sono marchi registrati di B&W Group Ltd. AirPlay, iPod, iPhone e iPad sono marchi di Apple Inc. registrati negli Stati Uniti e in altri paesi.
www.audiogamma.it
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
TEST I diffusori per migliorare l’audio del televisore hanno trovato un nuovo forte concorrente, si chiama JBL Cinema Base
JBL Cinema Base, il “supporto” TV che suona bene
il Cinema Base supporta TV fino a 60”, ha una resa audio degna del blasone che porta e non costa nemmeno troppo
D
di Roberto FAGGIANO
opo tante soundbar lunghe e sottili sul mercato si sono affacciati dei diffusori da mettere sotto al TV come supporto, un’idea che
è piaciuta specie a chi possiede un televisore con
supporto classico e non troppo complesso. La proposta di JBL in materia si chiama Cinema Base, ha
l’ingresso HDMI, il Bluetooth per la musica e nella
linea vuole essere il più possibile rassicurante, senza
strani artifici. L’estetica in effetti non è certo il punto
di forza di questo diffusore: la forma è utile per reggere più peso possibile e per avere una maggiore
volume d’aria interno, la finitura è più che spartana e
anche il piccolo telecomando non brilla per eleganza. Il mobile è in legno con un rivestimento in vinile
nero, così come è nera la griglia frontale metallica
che nasconde gli altoparlanti. Tutti fattori secondari
per chi ha scelto il marchio JBL, ma che potrebbero
turbare l’armonia di un arredamento elegante. La larghezza di 60 cm e la profondità di 40 cm del diffusore si adattano bene ai supporti classici dei TV mentre
l’altezza di circa 10 cm non si sposa con i supporti
laterali ora tanto di moda; in compenso il diffusore
può sopportare sino a 68 kg di peso del TV, adatto
quindi anche ai pesi degli schermi più grandi.
Il sistema acustico all’interno della Cinema Base è un
2.2, usa un larga banda da 6,5 cm e un subwoofer da
9 cm per ogni canale in doppio accordo reflex con
sfogo laterale; la potenza complessiva è di 240 watt
(senza ulteriori specifiche). Il Dolby Digital per le colonne sonore dei film è già integrato ma non il DTS.
Il telecomando in dotazione consente di scegliere la
sorgente, regolare il volume e il livello della gamma
bassa, inserire un effetto surround proprietario oppure lasciare inalterato il segnale stereo, applicare
la funzione di livellamento sonoro della sorgente
e attivare un beep sonoro ogni volta che lo si usa
per avere un riscontro delle variazioni apportate. Se
il diffusore è collegato tramite cavo HDMI con ARC
sarà possibile controllare il volume direttamente dal
telecomando del TV. L’interruttore generale è sistemato sul retro, quindi non facile da raggiungere una
volta installato il diffusore.
Connessioni complete
C’è anche il Bluetooth

La versatilità del Cinema Base ci è parsa più che
sufficiente: c’è la fondamentale presa HDMI, c’è un
ingresso digitale ottico, c’è un ingresso stereo minijack e c’è perfino l’uscita per un eventuale subwoofer. Inoltre si può sfruttare il Bluetooth per collegare
smartphone e tablet dedicati all’ascolto musicale e
allo streaming.
Tutti gli ingressi sono ben incassati per non far sporgere i connettori e i cavi dal retro quando lo spazio
è poco. Sul lato destro c’è una presa USB che però
serve esclusivamente come punto di ricarica di un
dispositivo mobile, fattore sempre utile e molto a
torna al sommario
video
349,00la
€b
JBL Cinema Base
BUON SANGUE NON MENTE
Quando si apprezza una soundbar, o soundbase che dir si voglia, anche con la musica vuol dire che il progetto è di quelli giusti e trattandosi di
JBL non siamo certo stupiti. Superato l’impatto poco gradevole con la sua estetica, il Cinema Base si è dimostrato un vero diffusore che riesce a
rendere più coinvolgente la colonna sonora di un film e restituisce in modo piacevole la musica tramite Bluetooth. Perfino l’effetto surround è fatto
come si deve, senza eccessi artificiosi e utile non solo con i film ma anche con la musica. La pressione sonora può riempire anche stanze piuttosto
grandi e la possibilità di regolare dal telecomando la gamma bassa permette una semplice personalizzazione sui propri gusti e sulle caratteristiche
acustiche dell’ambiente. Il rapporto qualità/prezzo ci sembra corretto, specie guardando ad alcuni concorrenti ancora più costosi.
7.9
Qualità
8
Longevità
8
Design
6
Buone prestazioni audio
COSA CI PIACE Gamma bassa regolabile
Effetto surround efficace
Semplicità
9
D-Factor
8
Prezzo
8
Finitura modesta
COSA NON CI PIACE Telecomando migliorabile
portata di mano. Da lodare la completa fornitura di
cavi, dall’HDMI al cavetto ottico fino al semplice e
universale spezzone mini-jack.
Ascolto convincente con musica e film
Colleghiamo la Cinema Base al TV tramite HDMI e
iniziamo ad ascoltare quello che può fare per risollevare l’ascolto dei normali canali. La prima impressione è positiva anche se le voci non hanno una particolare enfasi che le porti in primo piano come su
alcuni concorrenti. Con programmi musicali la resa
si fa molto più interessante, la qualità di base inizia a
venire fuori; lodevole anche il circuito DSP Harman
Display che esamineremo meglio con i film. Notevole la pressione sonora che si può raggiungere, rendendo adatto il diffusore anche a locali molto ampi.
Approfondiamo l’ascolto con qualche film in Blu-ray
e apprezziamo la gamma bassa, praticamente su misura grazie alla possibilità di poterla regolare facilmente dal telecomando. I bassi più profondi e gli effetti più spettacolari ne escono veramente bene, non
proprio come quando si utilizza un vero subwoofer
separato ma non siamo molto lontani: una vera rarità per una soundbase. Le frequenze raggiunte sono
molto basse e possono portare a vibrazioni del piano
d’appoggio, nonostante il diffusore poggi su quattro
piedini isolanti. Nell’uso quotidiano abbiamo apprezzato meglio questa gamma bassa con un bell’incre-
mento per l’ascolto musicale da Bluetooth, mentre
seguendo la TV o guardando un film abbiamo preferito riportarci indietro per non renderla eccessiva.
In ogni caso è molto difficile cadere nel fastidioso
o rimbombante, grazie probabilmente agli accordi
reflex laterali che trovano più facilmente sfogo risegue a pagina 28 
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
HI-FI E HOME CINEMA Rotel rinnova la sua gamma di pre e finali stereo più prestigiosa
Rotel 1590, pre e finale stereo in taglia XXL
Il pre RC 1590 (1.750 euro) ha numerosi ingressi digitali ed è compatibile con i file DSD
Il finale RB 1590 (3000 euro) pesa ben 38 kg e ha una potenza di 350 watt per canale
di Roberto FAGGIANO
otel rinnova la sua coppia più
prestigiosa di pre e finale stereo,
esteticamente in linea con i predecessori ma con dimensioni molto lievitate, specie per il finale di potenza.
Il preamplificatore RC 1590 (1.750 euro)
si fa notare per la sua grande versatilità, pronto ad accogliere numerose sorgenti analogiche e digitali. La sezione
analogica comprende l’ingresso per il
giradischi con testina MM, altre quattro
sorgenti di linea e un ingresso bilanciato XLR. La sezione digitale comprende
tre ingressi ottici e tre coassiali, inoltre c’è la presa usb per un computer
e l’ingresso di rete Ethernet. In uscita
si può scegliere tra connettori stereo
rca oppure i bilanciati XLR. La sezione di conversione digitale/analogica
R
è stata aggiornata con un
nuovo convertitore AKM da
768kHz/32bit ed è già compatibile con la musica in
alta risoluzione DSD. Molto
curata l’alimentazione con
sezioni digitale e analogica
separate e doppi trasformatori toroidali. Inoltre il
nuovo pre ha già integrato
il Bluetooth con aptX e c’è
anche anche una presa
usb frontale per collegare
e ricaricare altri dispositivi
mobili . In dotazione anche
il telecomando.
Il finale RB 1590 (3.000 euro) si fa
notare per le sue dimensioni vecchia
scuola: spicca soprattutto il peso di 38
kg e l’altezza del frontale di ben 23
cm. Lo spettacolo dell’interno è dominato dall’alimentazione assai ben dimensionata per erogare senza problemi 350 watt per canale (8 ohm, 0,03%
THD), basterà citare la capacità degli
otto condensatori inglesi BHC che
raggiunge gli 80.000 uF. Gli ingressi
sono disponibili in versione normale
e bilanciata XLR mentre le uscite per
i diffusori sono sdoppiate per il collegamento bi-wiring. Entrambi gli apparecchi saranno disponibili da aprile in
versione nera o silver.
TEST
JBL Cinema Base
segue Da pagina 27 

spetto alla soluzione inferiore di alcuni concorrenti.
L’ascolto musicale tramite Bluetooth è l’aspetto che
ci ha più sorpreso perché in genere questi diffusori
lasciano molto a desiderare in materia, ma per un
diffusore marchiato JBL la cosa non sarebbe stata
tollerabile. La musica arriva piena e piacevole, senza
eccessi di dettaglio ma sempre dotata di un minimo
di tridimensionalità che avvicina la resa a quella di
un vero diffusore stereo. La gamma acuta è forse
il punto meno convincente nelle prestazioni, con alcuni strumenti che faticano ad uscire e qualche sbavatura nei momenti più complessi, forse a causa del
semplice larga banda utilizzato, ma è un difetto che
si nota solo nell’ascolto musicale molto concentrato
e che non compromette la resa complessiva.
L’effetto surround, qui chiamato “Harman Display
Surround”, applica effettivamente una bella apertura
in larghezza che generalmente è utile a migliorare il
coinvolgimento principalmente con i film, ma è gradevole anche con la musica; l’effetto è applicato con
torna al sommario
saggezza e tenendo conto del segnale in ingresso,
perché non incide sulle voci che rimangono ben
focalizzate al centro ma si adatta a contenuti molto
diversi senza applicare solo un semplice riverbero;
peccato però manchi un minimo di effetto surround
posteriore, peraltro quasi impossibile da trovare in
questo tipo di diffusori a meno di avere pareti laterali
molto vicine per creare delle riflessioni. Difficile controllare visivamente se il surround è inserito dato che
la spia luminosa è sul lato superiore e quindi invisibile a distanza, bisognerà andare ad orecchio.
ENTERTAINMENT
Apple dà
battaglia alle
TV via cavo?
Secondo indiscrezioni pubblicate
dal Wall Street Journal, Apple si
appresterebbe a lanciare entro
settembre un servizio con alcuni dei
principali network televisivi americani.
Si tratterebbe di un live streaming di
almeno 25 canali, appartenenti a TV
come ABC, CBS e Fox, che saranno
riproducibili tramite Apple TV, iPhone
e iPad. Offrire decine di canali TV via
Internet, insieme a servizi come Netflix
e Hulu e il recentemente annunciato
HBO Now, consentirebbe a Apple di
proporre un’alternativa competitiva ai
cosiddetti “cord cutter”, gli utenti cioè
che decidono di svincolarsi dagli abbonamenti TV. Il servizio dovrebbe venire
annunciato alla prossima conferenza
degli sviluppatori di Apple, la WWDC, e
con esso potrebbe arrivare una nuova
Apple TV, il piccolo set top box che
negli Stati Uniti offre già l’accesso in
streaming internet a molti contenuti
televisivi a patto però di avere già un
abbonamento con un operatore di TV
via cavo. In Italia è difficile vedere l’arrivo di un servizio simile, anche perché
ci sarebbe poco da offrire oltre quanto
è già disponibile su digitale terrestre, a
meno che Sky non decida di portare su
Apple TV parte della propria offerta.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TEST Abbiamo provato la piccola HTC ReCamera dalla inconsueta forma a periscopio: è divertente e facilissima da utilizzare
HTC ReCamera: è strana e costa, ma affascina
Il prezzo non è leggero e non ha neppure una qualità di scatto eccelsa, ma ha un qualcosa di particolare che attrae
D
di Roberto PEZZALI
obbiamo ammetterlo: quando abbiamo visto
ReCamera di HTC la prima cosa che abbiamo
esclamato è stata “Ma questi sono pazzi”. Ci
siamo chiesti più volte chi o cosa ha spinto HTC a
realizzare quella bizzarra fotocamera, e fino a una
settimana fa non avevamo trovato risposta.
ReCamera è uno di quei prodotti per i quali non ci
si può fermare alla apparenze, per capirla bisogna
usarla un po’ e, sempre con un po’ di scetticismo,
abbiamo deciso di portarla con noi per qualche giorno. HTC ReCamera è un progetto apparentemente
bizzarro, a partire dalla forma che non ha proprio
nulla a che vedere con una videocamera classica e
neppure con una sportcam: per qualcuno assomiglia
ad un periscopio, per altri ad un inalatore per l’asma,
altri ancora con un po’ di malizia ci vedono qualche
strano gadget sessuale. Difficile anche definire una
applicazione specifica: può fare la sport camera ma
non è una sportcamera, anche perché una GoPro se
la mangia a colazione, può fare la macchina fotografica ma non ha neppure un display o un flash, è una
videocamera ma le capacità di ripresa sono limitate.
A questo possiamo aggiungere anche altri cento difetti, dalla qualità non sempre impeccabile al prezzo
di 169 euro, ma nonostante tutto ReCamera ha un
qualcosa che ci ha affascinato.
La forma si capisce tenendola in mano
ReCamera cambia il modo in cui scattiamo abitualmente le foto: la si impugna come un piccolo tubo
e la si usa come uno spray. La foto non si scatta, si
“spruzza” utilizzando il tasto a portata di pollice. Non
c’è display e le operazioni sono davvero banali: premendo per due secondi il tasto di scatto ReCamera
si accede, e una volta accesa è sempre pronta. La
fotocamera resta infatti in perenne standby e si sveglia quando la impugniamo: rispetto a smartphone e
fotocamere varie permette di scattare davvero al volo
senza preoccuparci di accendere nulla. Chiaramente
non abbiamo un mirino e neppure uno schermo (si
può usare lo smartphone ma non offre immediatez-
video
ab
l
169,00 €
HTC RE Camera
SE VUOI CAPIRE RE CAMERA DEVI PROVARLA
Re Camera è sicuramente un prodotto migliorabile ma non è affatto un prodotto privo di senso: è divertente da usare, facile e immediato. Il prezzo
è il suo punto debole, ma siamo comunque davanti ad un prodotto poliedrico che fa un po’ di tutto, dalla sportcam alla fotocamera. La parte
fotografica è quella che ci è piaciuta di più, ma siamo certi che Re Camera si può far apprezzare anche in altri campi particolari. Un prodotto quindi
da non ignorare del tutto e da non bocciare a prescindere: per qualcuno può essere totalmente inutile, ma siamo certi che a molte persone farebbe
comodo tenerla in tasca o nella borsa.
7.1
Qualità
7
Longevità
7
Facilità d’utilizzo
COSA CI PIACE Ergonomia e design funzionale
Sempre accesa e pronta allo scatto
Design
8
za) quindi ReCamera è soprattutto scatto d’istinto, ma
grazie alla lente grandangolare si è certi di prendere
almeno il soggetto inquadrato.
La particolare forma è perfetta anche per selfie e scatti da diverse angolazioni, una vera camera tuttofare
per tutte le età considerando proprio la facilità di utilizzo. Non abbiamo provato, ma siamo certi che pure
una scimmia potrebbe scattare foto con ReCamera.
Pochi gli elementi che la compongono: l’ottica F2.8
grandangolare occupa la parte superiore insieme al
piccolo microfono, il tasto di scatto il retro (integra
anche un led) e un ulteriore tasto per attivare lo slowmotion è stato inserito nell’impugnatura insieme ai led
di stato e al sensore che rileva proprio l’impugnatura.
Il resto è nella parte bassa, dove oltre all’invito per
il treppiedi c’è lo slot microSD e la porta USB per la
ricarica. ReCamera è waterproof IPX7 (come Apple
Watch): si può usare sotto la pioggia o in spiaggia ma
non è propriamente impermeabile.
Se utilizzare ReCamera è semplice, altrettanto semplice è utilizzare l’applicazione che HTC ha creato.
Anche su iOS infatti, saltata la configurazione iniziale,
l’app cerca subito la rete e si collega senza bisogno
di forzare a mano la connessione. Un accorgimento

9
D-Factor
9
Prezzo
5
Prezzo decisamente elevato
COSA NON CI PIACE Poche funzioni personalizzabili
Qualità non eccelsa con poca luce
Cosa si può fare con ReCamera
torna al sommario
Semplicità
questo richiesto solo nel caso in cui siamo connessi
già ad un altro network wi-fi, ma l’operazione porta
via pochi secondi. “Re” app è il centro di controllo:
permette di aggiornare la fotocamera, ci fa sfogliare
le fotografie (salvandole sul rullino) e ci premette anche di impostare le poche modalità di scatto disponibili. Di fatto l’app è una sorta di camera oscura: solo
da qui vediamo per la prima volta gli scatti fatti.
Tenendo l’app aperta la camera aggiorna di continuo il rullino mentre scattiamo, e oltre a questo c’è
anche un http://cdn.dday.it/system/uploads/picture/
image/8389/content_big_IMG_4033.jpg a modalità “Live View” che ci mostra con un piccolo ritardo
cosa stiamo riprendendo. Una possibilità utile, ma a
nostro avviso se dobbiamo usare lo smartphone per
vedere cosa scattiamo allora tanto vale usare quest’ultimo per scattare le foto. Questa modalità è forse
più utile se utilizziamo ReCamera come sportcam in
modalità “ultrawide”: possiamo regolare al meglio
l’inquadratura dopo aver fissato la camera con la vite
o con uno degli accessori in dotazione.
Tra le opzioni dell’app anche lo streaming su Youtube, altra features interessante per chi vuole intraprendere la carriera di Youtuber. Tra le cose che mansegue a pagina 30 
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
TEST
HTC ReCamera
segue Da pagina 29 
cano invece vanno ricordati uno stabilizzatore ottico
(c’è elettronico) per il sensore da 16 Megapixel, un
po’ di regolazioni manuali (ISO, diaframmi, etc) e una
modalità burst multiscatto. C’è lo slow motion che si
affianca alla ripresa video HD, ma anche qui l’utilizzo
è ristretto alle applicazioni “sportcam”.
Qualità ottima sui social
Modesta su schermo
Con un sensore comunque risoluto, 16 Megapixel, e
una dimensione del sensore più da smartphone che
da fotocamera, ReCamera non è certo un esempio
per quanto riguarda la qualità fotografica e di ripresa. Si posiziona nel segmento delle action cam, quindi buoni scatti di giorno e una certa difficoltà la sera
quando l’assenza di flash e la luminosità della lente
alzano troppo il tempo di posa. Qu-i l’impossibilità
di vedere subito lo scatto può giocare brutti scherzi: molti scatti d’istinto rischiano di essere mossi ed
è davvero importante ricordarsi di tenere la mano
ben ferma non appena il sole tramonta o quando
pensiamo che la luce non sia sufficiente. Errori che si
commettono comunque la prima volta, poi ci si abitua.
Per il resto HTC è stata molto furba: consapevole che
in dimensioni reali le foto scattate dalla fotocamera
non possono competere con gli scatti di un modello
classico ha pensato bene di lavorare su colori e edge
enhancement per restituire uno scatto che, riportato
a 1920 x 1080 (sul display di uno smartphone) appare
nitidissimo e davvero bello da vedere. Considerando
che le foto finiscono su Facebook, Instragram e sui
social forse è la scelta migliore. Situazione analoga
per i video, anche se forse le fotografie vengono meglio. L’altro aspetto da considerare è lo shutter lag,
ovvero il ritardo tra scatto e pressione del tasto: nel
peggiore dei casi è di circa mezzo secondo.
Il bello di usare ReCamera
Una premessa è d’obbligo: 169 euro per questo
prodotto a nostro parere sono troppi anche se siamo consapevoli che con Bluetooth e Wi-Fi a bordo,
una lente di qualità, i sensori per l’impugnatura e la
Ecco alcune foto scattate con HTC ReCamera, sul display di uno smartphone appaiono nitidissime.
protezione non è certo un gadget da pochi euro. Il
prezzo di 100 euro forse sarebbe stato giusto, ma
ovviamente il prezzo lo stabilisce HTC e non noi.
ReCamera è comunque piacevole da usare: sta in tasca, ingombra il minimo, ha 1000 scatti di autonomia
ed è sempre accesa. Due le cose che più affascinano: da un lato lo scatto alla cieca, con la sorpresa
di vedere dopo come sono venute le foto (e con il
rischio di avere anche dei mossi o scatti inutilizzati, un po’ come accadeva con il rullino), dall’altro il
concetto di fotografare a caso senza mostrare che
stiamo fotografando.
Utilizzate ReCamera in una piazza, in mezzo a tanta
gente, e per i primi minuti quasi tutti vi guarderanno
perché non capiscono cosa state facendo. L’idea di
HTC ha buona premessa ma forse andava sviluppata
un po’ meglio: non c’è ad esempio un burst, il rischio
di mosso la sera è altissimo, manca lo stabilizzatore
e le regolazioni sono pochine, ma nonostante tutto
se non si guarda al lato “tecnico” del prodotto ci troviamo davanti ad una fotocamera davvero divertente. Per concludere aggiungiamo anche un piccolo
aneddoto: “Fotocamera bianca, bottone cromato,
design particolare: mentre la provavamo almeno due
persone han detto: wow, ma è una nuova fotocamera della Apple?”. Solo nel prezzo, abbiamo risposto
noi, ma chissà cosa sarebbe successo se si fosse
chiamata iCamera.

Qui sopra le schermate dell’applicazione realizzata da HTC per ReCamera: è possibile visualizzare le immagini e si può usare anche come una sorta di “Live View”
torna al sommario
55K681
QUAD CORE INTEGRATO
GRAZIE AL QUAD CORE INTEGRATO, OVVERO LA PRESENZA DI 4 PROCESSORI ALL'INTERNO
DEL TV, IL NUOVO MODELLO 4K ULTRA-HD DI HISENSE OFFRE UN’IMMAGINE ANCORA PIU’
VIVIDA E REALISTICA ED UNA NAVIGAZIONE FLUIDA ED IMMEDIATA. 55K681 DI HISENSE:
COLORI CRISTALLINI, ELEVATO CONTRASTO DINAMICO E SMART TV PIU’ RAPIDA.
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
SMARTHOME Illuminare casa può essere tutt’altro che un’operazione meccanica. Vediamo come rendere smart anche la luce
La guida completa all’illuminazione intelligente
Facciamo il punto sulle diverse tecnologie disponibili e le funzionalità accessibili via rete e tramite home automation
di Emanuele VILLA
hi pensa che il livello tecnologico dell’illuminazione domestica sia ancora limitato all’accensione e spegnimento di qualche lampadina è fuori
strada: complici anche i risvolti artistici di questo argomento, da qualche anno assistiamo a una forte spinta
tecnologica sotto questo versante, con importanti ripercussioni (anche) all’interno delle mura domestiche.
Se dieci anni fa il concetto di illuminazione domestica
ci coinvolgeva solo nel momento di cambiare la lampadina per una uguale o quasi, oggi tra sistemi domotici,
LED e luci gestibili via rete tramite scenari preimpostati,
è possibile trasformare casa in un’opera d’arte vivente.
Lo scopo di questo servizio non è offrire un approfondimento tecnologico a chi già mastica l’argomento,
ma piuttosto suscitare curiosità per un settore di cui si
parla poco evidenziandone lo “stato dell’arte” e e le
prospettive future, fungendo anche da guida all’acquisto delle soluzioni esistenti: qualora ci fosse interesse,
potremo poi approfondire ognuno dei temi toccati.
C
Dai LED all’home automation
Quando l’hi-tech incontra la luce
Il settore dell’illuminazione (domestica e non) è andato incontro a un processo evolutivo molto importante
nell’ultimo decennio, passando da una pura e semplice necessità a un ambito in cui sperimentare soluzioni hi-tech, domotiche e artistiche. La tradizionale
lampadina a incandescenza, che ci ha accompagnato
per generazioni con il suo calore “ingestibile” (guai
a toccarla accesa) e il suo sottile filamento metallico,
è andata incontro a un processo di graduale messa
al bando che ha raggiunto nel settembre 2012 il suo
stadio finale, con tanto di divieto di produzione di
qualsiasi potenza, mentre le lampadine già prodotte
possono essere ancora vendute fino a esaurimento scorte. Parallelamente all’evoluzione tecnologica
che ha portato alla sostituzione delle lampadine a
incandescenza con quelle a risparmio energetico e
quelle a LED (di cui parliamo in modo approfondito
più avanti nel servizio), la diffusione dei sistemi di
home automation, come La mia casa domotica di
Gewiss ha investito il settore permettendo possibi-
Il sistema di Home Automation WEMO di Belkin
comprende diverse soluzioni per l’illuminazione,
e in particolare uno starter kit con 2 lampadine e
bridge. Supporta fino a 50 lampadine LED.
lità fino a ieri impensabili: un sistema domotico efficiente permette operazioni centralizzate piuttosto
semplici come lo spegnimento immediato di tutte
le luci oppure l’applicazione di scenari preimpostati
che definiscono quali luci accendere e con che intensità sulla base dell’attività in corso (una festa tra
amici, la visione di un film ecc).
Anche rimanendo in un ambito domestico, il contributo hi-tech all’illuminazione può andare ben oltre
e comprendere, per esempio, rilevatori IR di movimento e sensori di luminosità sparsi per la casa, che
accendono le luci in automatico quando rilevano la
presenza di persone ma solo se la luminosità ambientale non è ritenuta sufficiente (con piacevoli conseguenze sulla bolletta).
Tutto questo va infatti a manifestare concretamente
il concetto di Smart Lighting come complesso di tecnologie di illuminazione volte alla massima riduzione
dei consumi. In quest’ottica troviamo anche lampade anti black-out che si accendono quando manca
la corrente e assicurano ore di autonomia, lampade
per esterni gestite da un
pannello di controllo o
da sensori di luminosità
e di presenza che, oltre
a illuminare l’ambiente
grazie a LED neutri, possono anche offrire gradazioni cromatiche diverse
a seconda del preset,
dell’ora, dell’umore e via
dicendo. Qui a fianco,
alcune delle tipiche Scene che riguardano sia gli
ambienti di casa che i
momenti della giornata.
Gli esempi potrebbero
andare avanti per ore,
tra singole lampadine
che si accendono da sole e che possono essere regolate con dimmer a muro fino a passerelle luminose
con colore variabile. Se si vuole sperimentare con la
luce, oggi gli unici limiti sono la fantasia e il budget.
Luce Smart a casa tua in 5 minuti
Ecco come fare
Per ottenere risultati brillanti con l’illuminazione di
casa non è necessario possedere complessi sistemi
di home automation, poichè grazie alla sempre maggior diffusione delle reti Wi-Fi, disporre di un sistema
di smart lighting è alla portata di tutti. Le lampadine integrano l’elettronica di collegamento a un bridge (che
utilizza uno standard di comunicazione wireless con le
lampadine, come ZigBee), il quale a sua volta è connesso alla rete locale per permettere il funzionamento dell’app di controllo e, tremite accesso web, per la
gestione dall’esterno della casa. Per capirci bene e
rendere questo servizio anche una guida all’acquisto,

segue a pagina 33 
torna al sommario
n.108 / 15
23 MARZO 2015
SMARTHOME
Guida all’illuminazione intelligente
segue Da pagina 32 
procediamo per esempi: Belkin, per esempio, punta
molto sul suo sistema di smart home Wemo, del quale
un’area importante è proprio l’illuminazione.
Le cose interessanti di questa soluzione e di tutte
quelle analoghe sono la semplicità di configurazione,
la modularità e la versatilità: non c’è bisogno di fare
MAGAZINE
simulando così sia i toni caldi e rilassanti delle vecchie lampadine a incandescenza, sia quelli freddi e
più energizzanti delle luci al neon. Ma al di là di micro
variazioni di temperatura colore, Hue può riprodurre anche tutti i colori dello spettro cromatico. Questo
significa che gli scenari non solo sono connotati dall’intensità luminosa, che può comunque essere modificata a piacimento, ma anche dal colore, cosa indicata
per sottolineare uno stato d’animo, una particolare
situazione, un’attività (lettura, relax, concentrazione...)
o anche semplicemente per dare un tocco di vivacità
ulteriore all’ambiente di casa. Anche in questo caso è
possibile iniziare con poche lampadine e aggiungerne
poco alla volta: il bridge, che si collega alla rete locale esistente, ne supporta fino a 50. Le lampadine Hue
sono disponibili nel classico aggancio a goccia E27 e
anche in faretto con aggancio GU10.
Andiamo oltre
Programma i tuoi giochi di luce
Philips è un nome di primissimo piano nel mondo
dell’illuminazione domestica. In questo caso, un
tipico esempio di lampadina a risparmio energetico, con 810 lumen, 10 anni di durata e tendente ai
toni caldi, come le lampadine a incandescenza.

lavori, l’impianto può essere esteso gradualmente aumentando le lampadine (nel caso di Wemo, fino a 50)
e il tutto si controlla via smartphone o tablet.
Le funzionalità possibili sono moltissime: a parte l’accensione/spegnimento a distanza, anche quando si è
fuori casa via web, c’è la possibilità di creare scenari e programmazioni personalizzate a seconda degli
ambienti, temporizzare l’accensione/spegnimento a
seconda dell’ora del giorno e della stanza, attenuarle
gradualmente, accenderle per qualche ora ogni sera
quando si è in vacanza per fungere da dissuasore per
eventuali ladri, in alcuni casi anche modificare la tonalità e via dicendo. L’unico inconveniente, se così si può
dire, è il costo delle lampadine, nel senso che sono solitamente a LED e integrano l’elettronica di controllo. Va
però detto che i consumi sono molto ridotti proprio per
via della tecnologia adottata e anche la durata è estesa: giusto a titolo di esempio, Belkin nelle pagine del
prodotto dice che “Con una durata di 23 anni (in base
ad un utilizzo giornaliero di 3 ore), queste lampadine
potrebbero essere le ultime che dovrai comprare!”.
Ventitre anni, cosa che con le “care e vecchie” lampadine a incandescenza non sarebbe mai stata possibile.
Esempi ce ne sono quanti se ne vuole: c’è Lightfy di
Osram, per esempio, ma Philips Hue è quello più noto
in assoluto. Anche in questo caso è possibile integrare
in rete, tramite un bridge, fino a 50 lampadine da controllare singolarmente, a gruppi e sulla base di scenari
preimpostati. Il bridge consente poi la connessione del
prodotto a Internet, con possibilità di controllo remoto
quando si è fuori casa.
Ciò che rende Hue particolarmente significativo è il
fatto di poter riprodurre tutte le tonalità di luce bianca,
torna al sommario
Nelle funzionalità smart si può andare oltre, molto oltre:
per quanto riguarda Philips Hue, usando IFTTT (If This
Than That), ovvero il servizio Internet che permette di
collegare web app e servizi tra di loro, è possibile rivoluzionare la propria esperienza di smart home.
Collegando Philips Hue al proprio account IFTTT, si
possono usare infinite “ricette” accessibili pubblicamente per estendere le funzionalità delle lampadine
smart di Philips. Per esempio, usando il servizio di localizzazione dell’iPhone associato a Hue è possibile accendere le luci automaticamente quando ci si trova in
prossimità di casa. In pratica, non si corre più il rischio
di lasciare le luci accese, a patto di avere il telefono in
tasca. Un’altra funzionalità già sperimentata dagli utenti
è la notifica basata sui flash luminosi: quando nel telefono arriva un messaggio, le luci della stanza cambiano
colore per un attimo, segnalando la cosa all’utente; è
anche possibile fare in modo che le luci di casa emettano per qualche secondo i colori della squadra del
cuore quando segna un gol, oppure che cambino tonalità quando sta per piovere, avvisandoci di togliere
dal balcone gli indumenti stesi e via dicendo...
Prodotti simili che meritano considerazione sono i WiFi LED Bulb di Hinnovation, ma soprattutto LIFX, un
progetto nato su Kickstarter con finalità analoghe
a quelle di Philips Hue ma con la particolarità di non
necessitare un bridge per funzionare: in questo caso,
infatti, le lampadine LIFX si connettono al router esistente e creano una rete Mesh, rendendo superflui altri
componenti; inoltre, la rete LIFX può ospitare fino 100
lampadine che richiedono appena 18 Watt per produrre 1.000 lumen e durano 40.000 ore. Un investimento
che si ripaga nel tempo.
Ovviamente il controllo verrà effettuato tramite app
per iOS e Android e sono già previste funzionalità extra come quella dei flash luminosi colorati nel caso di
notifica sullo smartphone e l’integrazione con Nest, il
sistema di home automation (noto principalmente per
il termacquistato da Google. Ovviamente sono poi
presenti tutte le funzioni standard come gli scenari,
l’accensione temporizzata, la modifica del colore sulla
base dell’ora, dell’umore ecc...
Si può rendere smart una lampadina?
Il problema che circonda tutto l’universo dell’illuminazione “smart” è solo uno: il costo. Naturale quindi
domandarsi sulla possibilità di aggiornare il proprio
impianto senza sostituire le lampadine, cosa che ha
senso soprattutto se quelle che si possiedono sono
già basate su tecnologia LED e quindi molto longeve
per definizione. La risposta è affermativa, e il video
molto eloquente. Emberlight è attualmente in fase di
preorder ma promette molto bene: non richiede hub
appositi, si collega direttamente alla rete Wi-Fi esistente, dispone di preset personalizzabili basati su situazioni e attività e funziona con tutte le lampadine, da
quelle a incandescenza tradizionali alle LED dimmerabili e a risparmio energetico. Tra l’altro Emberlight usa
una funzionalità di Bluetooth Beacon per accendersi e
spegnersi in base a un parametro di prossimità. Certo,
bisogna tenere lo smartphone (iOS o Android) in tasca,
ma vedere le luci che si accendono da sole quando
entriamo in una stanza è senza dubbio piacevole. Ed è
già previsto il supporto per Apple Watch.
Guida all’acquisto
Dai lumen alla temperatura colore
Associando Hue e IFTTT è possibile anche ricevere
notifiche “luminose” quando segna la propria squadra del cuore, quando salgono le proprie azioni o
quando si riceve una notifica da un social network.
Usciamo un attimo dal mondo smart per una breve
guida all’acquisto, un tema meno “evoluto” dei precedenti ma di utilità anche maggiore. Anche perché a
chiunque capita di acquistare una lampadina nuova,
ma non tutti hanno una perfetta consapevolezza di
caratteristiche tecniche che all’apparenza sono meno
hi-tech di quelle di un telefono o di un PC.
segue a pagina 34 
n.108 / 15
23 MARZO 2015
MAGAZINE
SMARTHOME
Guida all’illuminazione intelligente
segue Da pagina 33 

Che tipo? Meglio puntare sul LED
La prima considerazione da fare riguarda il tipo di
lampadina da acquistare. Quelle tradizionali, a incandescenza, facilmente riconoscibili per il filamento di
tungsteno nella lampadina di vetro, dovrebbero essere pressoché scomparse dal mercato: forniscono luce
tendente a toni caldi ma l’efficienza energetica lascia
a desiderare. Buona parte dell’energia fornita, infatti,
viene convertita in calore e non in luce, da cui la necessità, avvertita a livello globale, di passare a tecnologie di illuminazione alternative; inoltre, le lampadine
a incandescenza durano mediamente da 700 a 1.000
ore di utilizzo.
Lasciando un attimo da parte le lampade alogene,
quelle che da molto tempo sono percepite come alternative a quelle a incandescenza sono le lampade fluorescenti, cui ci si riferisce (in modo anche abbastanza
improprio) come lampade o tubi al neon: offrono luce
piuttosto fredda (ma ci sono diverse varianti), durano
molto e non sono dimmerabili.
Ma quelle che hanno davvero trovato ampia diffusione in ambito domestico sono le lampade fluorescenti
compatte, cui ci si riferisce spesso con l’espressione
“a risparmio energetico”. Senza andare sul tecnico, basti dire che queste consumano mediamente un quarto
dell’energia di quelle a incandescenza e durano almeno 10 volte, da cui il successo planetario in ambito domestico. Inizialmente i limiti erano una tendenza ai toni
freddi (che si contrapponeva alla “luce calda rilassante” delle lampadine tradizionali) e una discreta lentezza
d’accensione, che poteva arrivare ad alcuni minuti prima di raggiungere la massima intensità luminosa, ma
nel corso del tempo entrambi i limiti sono stati superati,
così come quello di non poter essere dimmerabili. Al
tempo stesso, si dice che subiscano una riduzione dell’aspettativa di vita nel caso in cui vengano accese e
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spente in continuazione e che non siano adatte all’utilizzo in esterni, non sopportando le basse temperature. Aspetto senza dubbio da considerare, inoltre, è la
presenza di una modesta quantità di mercurio al loro
interno (da 2 a 5 mg).
Ma la tecnologia va senza mezzi termini verso i LED,
soprattutto a causa della loro eccezionale efficienza.
Considerando sempre il solito paragone con le lampadine a incandescenza, i vantaggi sono enormi: a fronte
di un investimento iniziale maggiore, sono in grado di
consumare una frazione di energia (-90%) e durare addirittura decenni. Sono disponibili per tutti gli agganci
più comuni e funzionano in tutti gli impianti esistenti,
non incorporano elementi fragili o mercurio e scaldano
pochissimo. Giusto a titolo di esempio, una lampadina
a incandescenza più arrivare a consumare 60 W per
emettere 880 Lumen, mentre l’equivalente LED richiede appena 12 W. Valutando il consumo su base annua
e moltiplicandolo per tutte le lampadine in casa, il risparmio in bolletta inizia a farsi importante. Altro fattore
da considerare è la durata: al momento le lampadine
LED sono in commercio da troppo poco per poter valutare l’attendibilità delle indicazioni riportate, ma il fatto
che durino molto più di quelle a incandescenza è un
dato di fatto: parliamo di decine di anni. Inoltre non si
bruciano come le lampadine di un tempo, ma poco per
volta perdono efficienza luminosa.
Valutando il tempo che le lampadine LED impiegano
per perdere efficienza, i tecnici riescono a desumerne
la durata, ovvero per quanto tempo potranno produrre
un’intensità luminosa paragonabile a quella originale (si
parla di L70, ovvero al 70% dell’illuminazione originale).
Dire che una lampadina LED dura 52.000 ore significa
che a quel punto produrrà il 70% della luce originale,
non che si spegnerà (fatti salvi malfunzionamenti, ovvio). Supponendo di usarle 4 ore al giorno, 52.000 ore
sono 35 anni di utilizzo. Il limite iniziale di non essere
dimmerabili è stato superato, ma bisogna comunque
verificarlo modello per modello.
Solo i lumen sono attendibili
Un tempo, quando le lampadine a incandescenza erano l’unica possibilità, il parametro che si considerava
in sede d’acquisto era la potenza (in watt), visto che
la quantità di luce emessa era direttamente proporzionale ad essa. Quando si doveva sostituire una lampadina da 60 watt, se ne comprava una da 60 watt e il
gioco era fatto, senza nessuna complicazione in più.
Poi sono arrivate le lampade a risparmio energetico e
infine quelle LED, che hanno completamente sconvolto
il rapporto tra i watt e i lumen, che
rappresentano l’unico vero parametro da valutare poiché unità di
misura del flusso luminoso.
E quando si deve sostituire una
lampadina a incandescenza che
non riporta alcuna indicazione dei
lumen? La faccenda si complica,
ma ci si è inventato un criterio di
watt equivalenti, giusto per far capire qual è il rapporto, in termini di
capacità di illuminazione tipica, tra
la lampadina che si vuole sostituire e quella nuova. Nelle schede
Osram ci indica “Warm White” per la temperatura
colore di questo bulbo led
tecniche dei prodotti si trova quindi frequentemente
un’indicazione di Potenza nominale (per esempio 12
watt per una lampada LED) e Potenza della lampada
equivalente, che nel nostro caso è 60 watt. Oppure
ci si può affidare a una tabella di conversione come
quella qui pubblicata che mette in relazione la potenza
di lampadine di diverse tecnologie con i Lumen minimi
che vengono generati. Si scopre così che per sostituire
una lampadina a incandescenza da 60 watt, che genera almeno 800 lumen, c’è bisogno di una LED da 12
watt e via dicendo.
La nuova etichetta energetica italiana riporta inoltre la
classe di efficienza energetica e, nella porzione più in
basso, il consumo annuo ponderato di energia della
lampada, ovvero il consumo in kWh per mille ore di
funzionamento.
Diamogli un tocco di colore
Nella parte delle soluzioni “smart” abbiamo detto che
una delle caratteristiche più interessanti di Philips Hue
e soluzioni analoghe è la possibilità di variare la componente cromatica della luce, al fine di ottenere effetti
artistici o sottolineare un’attività o uno stato d’animo.
Questo significa che non tutte le sorgenti luminose
producono luce con lo stesso colore, e l’indicazione
della temperatura colore (espressa in scala Kelvin) rappresenta una caratteristica molto importante.
A seconda di questo parametro, infatti, si dice che luce
corrispondente è più o meno tendente ai toni caldi,
neutri o freddi dello spettro cromatico, cosa molto importante non solo per dare un’omogeneità luminosa
all’interno della casa, ma anche per connotare determinati ambienti, attività e anche stati d’animo. Alcuni
produttori, per semplificare il tutto, non solo indicano la
temperatura colore nella scheda tecnica del prodotto,
ma colorano fisicamente la confezione di vendita con
il tono che vi corrisponde. La scala delle temperature
colore va solitamente da 2400 K a 5500 K: può trarre
in inganno il fatto che a bassi valori corrisponda una
tonalità più calda, mentre ad alti valori corrisponde una
luce più fredda o tendente all’azzurro/blu. Più in dettaglio, la luce generalmente definita come calda è quella
che va 0° K ai 3.500° K e la luce che viene emessa va
dal rosso a bianco, la luce definibile come neutra viene
solitamente iscritta tra 3.500° K e 4.000° K mentre la
luce fredda è quella che supera questi valori.
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23 MARZO 2015
MAGAZINE
MOBILE Lo sapevi che lo smartphone può essere un potente dispositivo per la gestione della tua salute? Ti spieghiamo come
Salute 2.0: così lo smartphone aiuta il dottore
Dalla telemedicina all’health tracking, vediamo cosa può fare lo smartphone come dispositivo per la gestione della salute
S
di Emanuele VILLA
e non usi lo smartphone semplicemente per telefonare sai benissimo di poter contare su di lui
anche per scopi nobili, come contare i passi e godere delle calorie che bruci (ammesso che ce ne siano,
ovvio), ma siamo certi - o quasi - che ben pochi conoscono tutte le possibili applicazioni del proprio telefono
in ambito di prevenzione, cura, salute e benessere. Perché al giorno d’oggi si parla tanto di fitness, di ginnastica, di braccialetti che contano i passi e misurano il battito cardiaco, ma se invece di questo dovessimo parlare
proprio di medicina e “tele”medicina, di prevenzione
delle malattie, di esami clinici, di rapporto medico-paziente, siamo certi che la conoscenza delle potenzialità
del proprio telefono sono sconosciute o quasi. Eppure
viviamo in un mondo in cui si stima (Fonte: World Health
Organization) ci siano 347 milioni di diabetici, dei quali
più di 3 milioni in Italia, ma anche 15 milioni di soggetti
ipertesi nel nostro Paese (Fonte: Ministero della Salute)
e solo la metà di loro sa di esserlo. Viviamo in un mondo
in cui l’elettrocardiogramma lo fanno - in assenza di sintomi particolari - solo i bambini e gli sportivi e gli esami
del sangue di routine sono tali solo per una fetta molto
piccola della popolazione. È ovvio che avvicinare uno
strumento come lo smartphone a concetti come la prevenzione delle malattie, al monitoraggio costante del
proprio stato di salute e anche - laddove possibile - alla
cura sia un passo avanti: lo smartphone non fa paura, i
suoi accessori hanno un costo solitamente accessibile,
è possibile effettuare monitoraggio costante nella comodità del proprio ambiente, esattamente come con
uno strumento dedicato.
Dalla frequenza cardiaca alla saturazione
Prenditi cura di te
Delineata la finalità di questo articolo, che non ha nulla a che vedere col fitness nel senso di miglioramento
dello stato di forma ma riguarda il rapporto tra medicina,
salute, prevenzione e tecnologia, vediamo cosa si può
fare concretamente con lo smartphone e con accessori
che chiunque può acquistare e non costano neanche
una fortuna. Il primo punto è la misurazione della frequenza del battito cardiaco, permessa dal Galaxy S5,
Note 4 e da diverse fitness band e smartwatch: la misurazione, che nel caso dei wearable può essere anche
continua, si avvale di un particolare sensore che misura
le variazioni di luminosità attraverso la pelle, da cui de-
Il pulsiossimetro iHealth è compatibile con
i dispositivi iOS e costa di listino 79 euro.
duce la frequenza del ritmo cardiaco. All’epoca l’avevamo testato mettendolo a confronto con uno strumento
professionale, ottenendo tra l’altro risultati molto attendibili, mentre pare che sulle fitness band le rilevazioni
continue siano meno attendibili, proprio per la difficoltà
del sensore di rilevare costantemente le variazioni di
cui sopra, specie durante i movimenti accelerati delle
sessioni di corsa o di fitness. Ovviamente il tutto lo si
può ottenere anche (e soprattutto) con strumenti dedicati al fitness, come le famose fasce cardio che ormai
sono disponibili a prezzi abbordabili e offrono rilevazioni attendibili sia a riposo che sotto sforzo, inviandole direttamente allo smartphone. Un metodo analogo viene
utilizzato per determinare la percentuale di saturazione
di ossigeno nel sangue. per la quale si può usare lo
stesso smartphone (qualora abilitato) oppure un accessorio esterno, il pulsiossimetro o saturimetro, capace
non solo di fornire in modalità wireless i dati di SpO2
ma anche la frequenza cardiaca ed eventualmente specifiche ulteriori come i tracciati della pulsazione, periodi
di misurazione diversi e via dicendo.
Per la pressione ci vuole un accessorio
Occhio alle app “fake”
Se trovate app miracolose che con la sola imposizione
della mano sul display vi dicono le malattie che avete, la vostra pressione, il colesterolo e anche l’ultima
volta che avete mangiato il pesce, lasciate perdere e
passate oltre. La Federal Trade Commission americana
ha ottenuto la rimozione di un’app che prometteva il
riconoscimento dei melanomi (tumori della pelle) semplicemente scattando una foto dell’area interessata; i
“sofisticati algoritmi interni” avrebbero permesso di
rilevare la pericolosità della formazione sospetta, ma
per queste cose si deve andare dal medico. Punto.
E una cosa simile, sia pur meno grave, si osserva in
certe app che promettono la rilevazione della pressione sistolica e diastolica tramite la fotocamera dell’apparecchio: sarebbe bello non dover più pronunciare la
parola “sfigmomanometro”, ma in realtà pare ci servirà
ancora a lungo. Reuters ha recentemente pubblicato
un articolo dal titolo Le app che misurano la pressione sanguigna possono sbagliare pericolosamente, all’interno del quale il Dr. Nilay Kumar della Cambridge
Health Alliance e professore della Harvard Medical
School sostiene che questa tecnologia è in una fase di
“ricerca e sviluppo. Non è pronta per l’uso clinico. Per
ora, dobbiamo prestare attenzione a non usare cose
che si possono rilevare non accurate e possono essere potenzialmente pericolose”. Meglio lasciar perdere.
Piuttosto, le app possono essere usate come diario per
le rilevazioni della pressione arteriosa, da effettuare
con uno strumento esterno oppure sempre mediante
telefono, ma con un accessorio ad hoc. La stessa piattaforma Healthkit di Apple, da cui deriva l’app Salute,
permette di tenere traccia di queste rilevazioni ponendole in un grafico piuttosto accurato, ma ci sono anche
tante app stand alone come iBP Blood Pressure, Blood
Pressure Monitor e Cardiio per il mondo Apple (iBP
Blood Pressure c’è anche per Android) che permettono di inserire le rilevazioni, comprensive di quelle di
peso e frequenza cardiaca e di monitorare il proprio
stato di salute nel tempo.
In ambito Android si può provare Blood Pressure Diary
(gratuito), Pressione del Sangue (gratuito) o uno delle
altre mille app dedicate allo scopo, molte delle quali
permettono di interfacciarsi con dispositivi esterni di
misura. Curiosamente, alcune app che sostengono di
misurare la pressione sanguigna mediante apposizione del dito sullo schermo o sulla fotocamera indicano
chiaramente che si tratta di rilevazioni for fun, giusto
per divertimento (che divertimento ci sarà, poi...) e senza alcuna pretesa scientifica.
Discorso assolutamente identico per Windows Phone,
dove è possibile provare Blood Pressure, disponibile
in versione gratuita e a pagamento, Blood Pressure
Tracker (gratuita), BloodPressure Manager (gratuita) e
via dicendo. Da notare che molte di queste app, oltre
a tenere un diario dettagliato delle rilevazioni, permet-
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Guida: così lo smartphone aiuta il dottore
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tono anche di inviare email con uno storico dei dati,
di modo tale da consultare il proprio medico in tempo
reale (o quasi). A livello hardware, la misurazione della
pressione sanguigna via smartphone è una realtà affidabile e dal costo contenuto: esistono sfigmomanometri wireless con app dedicate a tutti i sistemi operativi
mobile, alcuni dei quali estremamente leggeri e portatili. Solo a titolo d’esempio citiamo il Withings Blood
Pressure monitor, che è compatibile Android e iOS ed
è approvato dalla FDA americana e dai Ministeri della
Sanità canadese, australiano e della Nuova Zelanda.
Molto interessante, sia a livello estetico che come funzionalità (l’abbiamo visto in azione allo scorso CES) è
anche il QardioArm, il misuratore di pressione “intelligente”. Apprezzabile non tanto il prodotto in sè quanto
la realizzazione dell’app di supporto, che oltre ai consueti dati sulla pressione sistolica/diastolica, frequenza
cardiaca e grafici vari ed eventuali, propone anche viste avanzate e funzionalità extra come Places, che promette di “monitorare la pressione sanguigna nei luoghi
e nel tempo, aiutandoti a comprendere come lo stile di
vita influisce sulla tua salute”.
Elettrocardiogramma fai-da-te
Obiettivo possibile
Se la misurazione del battito cardiaco, della saturazione e della pressione arteriosa fanno parte della routine,
oggi ci si può spingere oltre e arrivare a un vero e proprio elettrocardiogramma effettuato tra le mura domestiche o addirittura in movimento. Anche qui, le proposte sono diverse: basta fare un giro sulle piattaforme di
crowdfunding per trovare elettrodi vari ed eventuali da
applicare al proprio corpo e registrare via app l’attività
cardiaca, con possibilità di monitorare l’andamento e
inviare i risultati al proprio medico. Abbiamo tute stracolme di sensori per l’attività sportiva, t-shirt con elettrodi nascosti pensate per l’attività di telemedicina e
via dicendo. Anche qui, comunque, bisogna fare molta
attenzione: rilevazioni non attendibili in questo ambito
potrebbero rivelarsi molto pericolose, ed è quindi necessario che l’apparecchio abbia ottenuto una certifica
da parte degli enti preposti, come la FDA americana.
Un apparecchio, lo vediamo in questo video, ha poi
catturato la nostra attenzione: si chiama AliveECG, è
prodotto da AliveCor ed è la perfetta manifestazione di un apparecchio medicale applicato alla tecnologia contemporanea. Di fatto è una custodia per
AliveECG può essere usato stand alone o tramite
la custodia nella quale è integrato.
Withings Blood Pressure monitor, è compatibile Android e iOS ed è approvato dalla FDA americana e dai
Ministeri della Sanità canadese, australiano e della Nuova Zelanda.
smartphone con due elettrodi ben visibili sul dorso:
basta appoggiare le dita sugli stessi per 30 secondi
(oppure appoggiarlo sul petto) per ottenere il proprio
ECG, mentre l’app tiene conto anche delle abitudini di
vita quali l’esercizio fisico, la caffeina assunta, le calorie
e via dicendo. L’apparecchio è certificato dall’FDA e gli
utenti americani, inglesi e irlandesi possono usufruire
di un consulto “integrato” con un medico in carne ed
ossa subito dopo il proprio esame. Tra l’altro per un
prezzo tutto sommato contenuto: 75 dollari per un apparecchio che può rivelarsi molto utile.
E gli esami del sangue? Work in progress
Un capitolo a sé hanno gli esami del sangue di routine:
non sarebbe comodissimo poterseli fare in casa con il
semplice ausilio di uno smartphone? Qui il discorso è un
po’ più complesso rispetto ai casi precedenti, e diciamo
subito che al momento non c’è ancora la possibilità di
andare in farmacia, acquistare un pungiglione miracoloso e fare tutto a casa in 5 minuti col telefono. Possiamo
scaricare milioni di app che ci aiutino a comprendere il
significato degli esami e dei valori che abbiamo ottenuto, ma appoggiare il dito sul display e ottenere immediatamente il valore del colesterolo senza neanche
pungersi il dito è (al momento) fantascienza.
Il fatto che non sia possibile farsi (tutti) gli esami del sangue con un accessorio consumer per smartphone o tablet non significa che non ci siano infiniti studi e progetti
in merito: per esempio è recentissimo quello del professor Samuel Sia della Columbia University che permette, grazie a un piccolo accessorio per smartphone del
costo di 1,44 dollari, di rilevare HIV e sifilide in 15 minuti
e senza l’ausilio di un’alimentazione a sé. Un prodotto
chiaramente dedicato ai medici e non ai pazienti ma
che, se dovesse entrare in produzione, potrebbe avere
un valore inestimabile: non necessitando di alimentazione a corrente e collegandosi alla presa jack dello
smartphone, potrebbe essere utilizzato per fare esami
rapidissimi e attendibili, specie in quelle aree del mondo dove le due malattie in questione sono ancora estremamente diffuse. Ma quello che - ammesso funzioni e
venga certificato/commercializzato - ci pare maggiormente interessante è un tool diagnostico che effettua
il test di coagulazione del sangue ed è pensato per tutti
i pazienti in terapia anticoagulante (per la prevenzione
della trombosi, in particolare). La cosa ingegnosa è che
non c’è un piccolo laboratorio in miniatura da collegare
al telefono, ma per giungere ai risultati vengono sfrut-
tate le proprietà elettriche del display. In termini molto
semplici, il display del telefono viene coperto con una
sottile pellicola monouso di materiale plastico, all’interno della quale viene fatta passare una goccia di sangue
del paziente, preventivamente prelevata con l’accessorio ad hoc. Lo smartphone, grazie anche all’app di supporto, è il grado di rilevare il processo di coagulazione
valutando le interferenze nel campo elettrico presente
sulla superficie dello schermo. Il dispositivo è firmato
Qloudlab, una startup che fa capo alla Swiss Federal
Institute of Technology e, interpretando le parole del
sito web ufficiale, è in fase di sviluppo, essendo tra l’altro l’annuncio datato marzo 2014.
Fai un selfie al tuo colesterolo
È un attimo
Non ci risulta (ma potremmo sbagliarci, considerando
l’immensità dell’argomento) che ci siano app che pretendono di misurare il colesterolo senza l’ausilio di accessori o di un vero e proprio esame del sangue. Basta
invece scrivere colesterolo o cholesterol in App Store
o Play Store per essere catapultati in un’infinità di diari con cui tener traccia dei propri valori oppure, cosa
parimenti importante, in app che deducono l’apporto
giornaliero di colesterolo sulla base della dieta e degli
alimenti ingeriti. Tutto molto utile, ma se vogliamo scoprire i valori dobbiamo fare l’esame, considerando tra
l’altro che oggi esistono kit domestici (non vincolati al
colesterolo, ma validi anche per altri esami di routine
come i trigliceridi e la glicemia) che costano poco e
sono più che attendibili. Ovviamente questo non significa che non siano in gestazione diversi progetti volti a
rendere lo smartphone un laboratorio d’analisi, proprio
come si è visto per la coagulazione e per alcune malattie veneree. Quello di cui si è parlato molto è il selfie del
colesterolo, un’espressione simpatica che si riferisce al
progetto Smartphone Cholesterol Application for Rapid
Diagnostics, noto anche come smartCARD e realizzato
in seno alla Cornell University. Il video è eloquente. In
pratica della famosa goccia di sangue c’è ancora bisogno, ma poi è un piccolo componente ottico (che si
posiziona davanti alla fotocamera dello smartphone) ad
esaminarla e a fornire in tempo reale i risultati. Pratico,
ingegnoso, vedremo se supererà tutta la trafila della
FDA, si dimostrerà davvero attendibile e giungerà in
commercio.
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Diabete sempre sotto controllo
Anche con una lente a contatto
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Solo in Italia ci sono più di 3 milioni di persone affette
da diabete, numeri che giustificano l’importanza del
tema e della ricerca, che si rivolge anche a strumenti
tecnologici. Come alle app, che sono veramente disponibili in quantità esagerata per ognuno dei sistemi
operativi mobile. Diabetes Buddy, che oggi si chiama
Diabetes App, è storicamente una delle più usate in
ambito iOS per via della completezza dello strumento: lungi dall’essere un mero diario, nel quale annotare
semplicemente i valori degli esami, l’app (e tutte quelle
similari) permette di registrare i valori di glicemia nel
tempo, ma anche le medicine assunte, l’attività fisica svolta, l’acqua ingerita, i cibi, il peso e molto altro
ancora. In ambito Android abbiamo provato OnTrack
Diabetes, Diabetes Journal (in italiano, Diabete Ufficiale), Diabetes:M e via dicendo: alcune integrano anche
informazioni sulle diete consigliate, altre grafici più o
meno dettagliati, ma nella struttura sono abbastanza
simili. Alcune mirano addirittura a creare una sorta di
social network di pazienti, per scambiare opinioni, suggerimenti e creare amicizie.
Chi soffre di diabete è costretto a svariate rilevazioni dei propri valori sanguigni, ma in questo ambito la
tecnologia può sicuramente dare una mano: mentre in
altri ambiti gli strumenti sono concettuali, progetti o attendono l’approvazione degli organi competenti, qui è
tutto davvero a portata di mano. Parliamo ovviamente
di strumenti che permettono un esame del sangue domestico, ma va detto che si stanno portando avanti diversi progetti che permetterebbero la rilevazione della
glicemia senza dover estrarre una - sia pur minuscola
- quantità di sangue dal paziente. E questo sarebbe
davvero rivoluzionario per chi è attualmente soggetto,
suo malgrado, a continue estrazioni di sangue per tenere traccia dell’andamento della malattia.
Qui, per esempio, si parla di indirizzare un laser
semplicemente sul palmo della mano del paziente,
operazione che sarebbe sufficiente per rilevare con
precisione i valori glicemici, ma si pensa anche di rilevarli dalla saliva tramite un biochip e chi non ricorda
il progetto di Google (datato gennaio 2014) di inserire
un microchip capace di leggere i valori del glucosio
all’interno di una lente a contatto? Anche qui, la portata
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di un’innovazione del genere (già sottoposta peraltro
da Google alla FDA) sarebbe enorme: si tratta di una
lente a contatto con inserito un sensore, un chip wireless e un’antenna, oltre a un piccolo canale nel quale
il liquido viene analizzato a intervalli costanti definiti
dall’utente. Ovviamente ci sarà bisogno di un’app per
controllare il tutto, ma siamo certi che Google non avrà
problemi a realizzarla. Tra l’altro, è di circa un mese fa
l’annuncio della partnership tra l’azienda californiana e
Novartis, un nome molto noto nell’industria farmaceutica. La partnership è rivolta specificamente al progetto
della lente a contatto per diabetici: per quanto non vi
sia alcuna certezza in merito, è più che probabile che
questa volta giungeremo a qualche risultato concreto
e distribuibile su larga scala.
Ma per il momento la classica goccia di sangue è indispensabile: se cerchiamo qualche strumento che,
tramite lo smartphone, ci permetta le rilevazioni quotidiane, abbiamo diverse opzioni. iHealth ha un ottimo
glucometro che si chiama Align ed è pubblicizzato dal
produttore come il misuratore di gliecemia più piccolo
e portatile al mondo, il tutto per 16,95 dollari. Si collega
allo smartphone tramite il jack delle cuffie e fornisce
immediatamente le sue rilevazioni all’app di controllo,
mentre l’altro prodotto iHealth, il Wireless Smart Gluco
Monitoring System, lavora autonomamente e poi trasmette i dati senza fili all’app dello smartphone, che
ovviamente li registra e ne tiene conto insieme a tutti
gli altri dati forniti dal paziente (andamento del peso,
alimentazione, carboidrati, medicinali assunti...).
Sempre in quest’ambito, vogliamo segnalare Glooko,
che però non è un prodotto hardware ma una piattaforma universale dedicata ai diabetici. L’app Glooko,
disponibile sia per iOS che per Android, supporta una
grande quantità di misuratori di glicemia stand alone e
registra le loro rilevazioni giorno per giorno, memorizzandole nel cloud e permettendovi così l’accesso da
tutti i dispositivi predisposti (PC, tablet e ovviamente
smartphone). L’app è estremamente completa perché
consente al paziente di tener traccia dei cibi acquistati e
ingeriti, dell’attività fisica, della gestione dell’insulina e,
più in generale, dell’intero piano terapeutico, mentre la
dashboard web offre resoconti dettagliati, grafici e statistiche di ogni genere. Qui il video di presentazione.
Health Tracking, e vivi sereno
Fin qui abbiamo parlato attività legate alla salute e alla
prevenzione, ma attualmente si sta sviluppando anche
un’ulteriore categoria che promette di andare molto
più in profondità e cui ci si riferisce con l’espressione
Health Tracking. Un esempio eloquente è Cue: premesso che i piani dell’azienda sono per la commercializzazione a metà 2015 e che di conseguenza non ci si
può esprimere sull’attendibilità o meno delle rilevazioni
(non ci risulta tra l’altro che l’apparecchio sia già FDAapproved), la promessa di Cue è ambiziosa: un piccolo
laboratorio d’analisi smart per fare il punto sulla nostra salute e portare le rilevazioni a livello molecolare,
nettamente più profondo rispetto ai battiti del cuore,
i passi o il livello di stress. In tal senso, Cue si pone
come completamento dei più popolari fitness tracker:
mentre questi gestiscono le rilevazioni di base, Cue va
più in profondità per indagare sul nostro stato di forma
e di salute. Il fatto che l’azienda abbia appena ricevuto
La lente a contatto che misura la glicemia è un
progetto Google del gennaio 2014, è invece dello
scorso febbraio (2015) la partnership con Novartis.
7,5 milioni di dollari di finanziamento è un buon sintomo
sull’attendibilità del prodotto e la serietà del prodotto,
ma mai come quando c’è di mezzo la salute dobbiamo
toccare con mano prima di cantare vittoria.
Il video spiega molto bene il funzionamento dell’apparecchio: una scatoletta con cinque diversi rilevatori che,
sulla base di campioni di saliva o di sangue (a seconda
del dato che si vuole ottenere) permette di rilevare i
livelli di testosterone, il grado di fertilità, l’infiammazione (cosa particolarmente utile dopo l’attività fisica), la
Vitamina D e anche l’influenza. Molto ben realizzata
l’app, che in quest’ultimo caso (influenza) permette di
consultare immediatamente un medico per ottenere i
farmaci necessari alla cura, di avvertire vicini e parenti
e via di seguito.
Sulla medesima lunghezza d’onda si pone un altro apparecchio che sembra apparentemente molto interessante, proveniente da una campagna di crowdfunding
di successo ($1.66 milioni da 8.800 investitori, seguito
da un finanziamento di ulteriori 14 milioni) e anch’esso
non ancora disponibile sul mercato: Scanadu Scout
promette di rilevare temperatura, battito cardiaco,
pressione arteriosa, ECG e molto altro semplicemente
appoggiando un piccolo dispositivo di forma circolare
sulla tempia. Alcune rilevazioni, come il battito cardiaco, sono istantanee, altre impiegano una decina di secondi a comparire: resta il fatto che si tratta di un apparecchio versatile come non mai. Anche in questo caso,
FDA permettendo, speriamo di poterne valutare il funzionamento durante il 2015, perché se funziona come
promette di fare, potrebbe essere un passo avanti notevole nel nostro interminabile cammino di wellness.
Ai posteri l’ardua sentenza...
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