Quadri teorici di Riferimento e
Riflessioni sull’apprendimento in
età adulta nella prospettiva del
LifeLong Learning
Vittoria Gallina 3-24 marzo 2009
COME NASCE IL CONCETTO DI LIFELONG
LEARNING
Riferimenti culturali
3- Marzo 2009
Tre snodi nell’età moderna
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M.Lutero
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C.Beccaria
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A. de Tocqueville
M.Lutero 1483 -1546
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Tra il 1512 e il 1514, Turmerlebnis:
lettera di San Paolo ai Romani in
particolare alcuni passi:
 "Poiché non c'è distinzione: tutti
infatti hanno peccato e sono privi
della gloria di Dio, essendo
giustificati gratuitamente per la Sua
grazia, mediante la redenzione in
Gesù Cristo, che Dio ha esposto per
espiazione col Suo sangue mediante
la fede" (Romani 3, 23-25),
 "Poiché noi riteniamo che l'uomo è
giustificato per mezzo della fede,
senza le opere della legge" (Romani
3, 28),
 "Giustificati dunque per la fede,
abbiamo pace con Dio, per mezzo di
Gesù Cristo, nostro Signore,
mediante il quale abbiamo anche
avuto, per la fede, l'accesso a questa
grazia nella quale stiamo saldi e ci
gloriamo, nella speranza della Gloria
di Dio." (Romani 5, 1-2).
TRADUZIONE DELLA BIBBIA
IN TEDESCO
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È dunque l'onnipotenza divina che è in grado di trasformare il
nero in bianco, rendere giusto ciò che per sua natura è
profondamente ingiusto.
la Chiesa cattolica fa equivalere giustificare con perdonare: c'è un
incontro a metà strada tra l'uomo e Dio, l'uomo con le buone
opere cerca di meritarsi il perdono e Dio con la sua infinita
misericordia gli va incontro per salvarlo.
Per Lutero la giustificazione è la grazia di Dio che l'uomo non
merita assolutamente, ma che è resa possibile dal sacrificio di
Cristo, il quale non ha bisogno di intermediari per attuare la sua
missione di redenzione del genere umano
Secondo i cattolici la dottrina luterana getta per questo l'uomo
nella disperazione. Mentre il cattolico tramite il sacramento sa di
avere ottenuto il perdono ed è in grazia di Dio, il luterano scoprirà
solo dopo la morte se la sua fede è stata bastevole a salvarlo, egli
in vita non ha nessun segno di essere stato predestinato alla
salvezza, può solo sperarlo anzi crederlo fortemente; e quanto più
sarà stato peccatore (pecca fortiter) tanto più esprimerà
fortemente la sua fede di essere salvato
Traduzioni della Bibbia prima di Lutero
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Traduzioni Yiddish
Le più antiche versioni in una lingua tedesca, a parte la Bibbia di Ulfila in gotico (IV sec. d.C.), sono
quelle in yiddish, parlato dagli ebrei mitteleuropei, realizzate a partire dal medioevo. Il più antico e
ampio manoscritto, datato 1421, contiene le traduzioni giudeo-tedesche di alcuni libri (Gs, Gdc, Gn,
megillot). Tra le molte versioni stampate realizzate, complete o parziali, degne di nota sono quella
pubblicata a Costanza nel 1543-44 ad opera del convertito Michael Adam; quella di Isaac Blitz,
Amsterdam 1676-78, con diversi olandesismi; quella di Joseph Witzenhausen, Amsterdam 1679.
Lo scontento mostrato da diverse comunità giudaiche verso suddette versioni fu la motivazione
principale che mosse la traduzione della Torah di Moses Mendelssohn (Amsterdam 1778). Il testo è
scritto in tedesco ‘alto’ (mitteleuropeo, differenziato da quello ‘basso’ della Germania settetrionale),
ad uso delle comunità yiddish. Tale traduzione incontrò notevoli resistenze che sfociarono in aperti
divieti presso alcune comunità giudaiche. Per cercare di rimediare a tale scontento furono stampate
traduzioni del testo con caratteri ebraici (1780-3).
Traduzioni tedesche
Al di fuori della cerchia linguistica yiddish, le prime traduzioni parziali che ci sono pervenute
risalgono al VII-VIII secolo. Sono basate sulla Vulgata.
Le prima stampa del testo completo in tedesco risale al 1450 a cura di John Rellach, a partire dalla
Vulgata, pubblicata a Costanza.
Tra il 1450 e il 1522 furono pubblicate 18 traduzioni complete della Bibbia nelle varie parlate
tedesche, tutte realizzate a partire dalla Vulgata.
La Bibbia di Lutero, nonostante non sia la prima traduzione tedesca, come da molti erroneamente
ritenuto, è la versione tedesca per eccellenza, che ha avuto una notevole influenza sulla stessa
lingua tedesca. Il riformatore terminò il NT nel 1522 e l’intero testo biblico nel 1534. Prima della
sua morte nel 1546 il testo ebbe 10 edizioni, contenenti continue modifiche e perfezionamenti. Il
lavoro fu realizzato a partire dai testi originali (NT di Erasmo, poco preciso) ma con l’ausilio della
Vulgata, della quale mantenne l’ordine dei libri, ad eccezione di alcune epistole del nuovo
testamento con ordine divergente da quello classico, secondo Lutero, per motivi pedagogici, e della
traduzione interlineare ebraico-latina di Pagninus. In alcuni punti tradusse il testo in linea con le
proprie dottrine.
L’ultima edizione curata da Lutero
Cercando di trovare un fondamento della fede nella Bibbia, che
al suo tempo era conosciuto solo da pochissime persone colte, tradusse la
Bibbia in tedesco contribuendo così a una sua larga diffusione anche
tra il popolo. Per poter farlo in una Germania frantumata da centinaia
di stati e dialetti creò un nuovo linguaggio, ancorata al dialetto della
Germania centrale e arricchita dal linguaggio popolare. Questo
linguaggio era comprensibile in tutte le parti della Germania, per la
prima volta un libro ebbe una diffusione capillare a livello nazionale.
Quello che Dante fece per la lingua italiana, lo fece Lutero per la
lingua tedesca: la standardizzò e le diede una diffusione a livello
nazionale. Per la prima volta esisteva, con la Bibbia di Lutero, una
lingua che figurava come "norma".
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La Bibbia di Lutero - un bestseller del Cinquecento
. La sua traduzione della Bibbia (a sinistra una bibbia del 1546,
l'ultima edizione curata da Lutero personalmente), fatta durante il suo
soggiorno segreto nella fortezza della "Wartburg" dove doveva
nascondersi dai sicari del Papa che lo cercarono in tutta la Germania,
ebbe un'enorme successo, successivamente ne furono stampati
centinaia di migliaia di copie, cifre enormi considerando il fatto che il
90% della popolazione non sapeva leggere!
Lutero si batté anche per un uso concreto, popolare della lingua: in un
suo trattato sui principi della traduzione invitò gli studiosi ad ascoltare
la lingua della gente semplice, delle donne e dei fanciulli al mercato.
La Bibbia divenne così un libro popolare e anche la letteratura tedesca
ne approfittò.
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MUTTER SPRACHE –genesi, origine
VATER - fondatore, espressione di potere
C.Beccaria (1738- 1794)
Dei Delitti e Delle Pene 1764
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Capitolo XLV Educazione
Finalmente il più sicuro , ma più difficil
mezzo di prevenire i delitti si è
perfezionare l’educazione, oggetto
troppo vasto e che eccede i confini
che mi sono prescritto………
A. de Tocqueville ( 1805-1859)
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Nel 1831 va negli Stati Uniti
d'America per studiarne il sistema
penitenziario (Tocqueville è un
magistrato, e vuole trovare rimedi
per migliorare il sistema penitenziario
francese, in crisi e inadeguato alle
esigenze del paese); voleva anche
allontanarsi dalla Francia per
poterne osservare la situazione
politica dall'esterno. Negli Stati Uniti,
è colpito non è solo dal sistema
penitenziario , ma lo straordinario
livellamento sociale americano,
l'assenza di privilegi di nascita e di
ceti chiusi, e la possibilità per tutti di
partire dallo stesso livello nella
competizione sociale. La democrazia
in America è pubblicata in due parti,
nel 1835 e nel 1840 dopo il suo
ritorno in Francia.
Democrazia e Partecipazione 1
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risvolto negativo del suffragio allargato : dispotismo della
maggioranza, è poco cioè lo spazio per chi dissente;
società massificata e conformista ma allo stesso tempo
atomista.
Conformista perché se la maggioranza sceglie una cosa la
minoranza deve adeguarsi senza discutere;e ciascun
individuo, delegato il potere, non partecipa più all'attività
politica. Nell'ancien régime vi sono corpi intermedi
(corporazioni, ordini professionali) che mediano tra lo Stato
e il cittadino: ora vengono meno e i cittadini tendono a
rinchiudersi nella loro vita privata (atomizzazione).
Se la democrazia è solo una vuota affermazione di
uguaglianza essa non funziona perché esclude
partecipazione. Ci sono però dei contravveleni alla scarsa
partecipazione che fanno si che gli USA siano una società
mobile: decentramento, associazionismo, religione.
Democrazia e Partecipazione 2
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Il decentramento all'interno della struttura federale moltiplica le
occasioni di partecipazione, è infatti nelle istituzioni comunali che
si impara la democrazia. Un eccessivo centralismo tenderebbe a
soffocarla
L'associazionismo abitua i cittadini a stare insieme, tutti
partecipano alla vita dell'associazione con la stessa
posizione di partenza, senza differenze di censo.
La religione gioca un ruolo fondamentale nelle dinamiche politicosociali dell'America. Chi va ad abitare in quel paese scappa da
persecuzioni religiose: la religione deve essere qualcosa che
insegna all'individuo a vivere con gli altri individui. La sfera
religiosa è staccata dalla sfera politica: la religione ci aiuta a
rispettare l'altro, garantisce i costumi; aiuta a governare la cosa
pubblica non con istituzioni ma con precetti. La religione,
inoltre, abitua il cittadino ad avere una pluralità di vedute e
lo prepara al confronto.
Vi è però il rischio che la società passi dalla dicotomia nobili-non
nobili a quella ricchi-poveri: il pauperismo non deve essere risolto
solo attraverso l'intervento dello Stato ma l'individuo deve
essere aiutato a realizzarsi da sé.
Apprendere per tutta la vita- dimensioni
psicologiche demografiche e sociali

l’apprendimento è una dimensione unitaria
e costante del vivere, che non può essere
in nessun modo confinata in un momento
specifico dell’esistenza come se, dopo una
esplosione di curiosità e creatività iniziale ,
da un certo momento in poi, si procedesse
attraverso una sorta di ripetizione di
routines e/o al massimo di azioni di
recupero, di ri-aggiustamento e di
ricostruzione di competenze obsolete o
completamente assenti
"Padri e figli nell'europa medievale e moderna", 1960,
Philippe Ariès, Ed Laterza

Il Grand propriétaire de toutes choses [Bartholomaeus Anglicus, De propietatibus rerum, Parigi
1556] tratta delle età nel VI libro. Le età corrispondono ai pianeti e sono 7:
La prima età è l'infanzia in cui si mettono i denti; comincia al momento della nascita e dura sette
anni. In questa età, l'individuo si chiama infante, cioè non parlante, perché ancora non può parlare
bene e, per la mancanza di una dentatura completa e solida, non può formare perfettamente le
parole, come dicono Isidoro e Costantino.
Dopo l'infanzia viene la seconda età... detta puerizia, perché l'individuo, come dice Isidoro, a
quest'età è come la pupilla nell'occhio; la puerizia dura fino a quattordici anni.
Segue la terza età detta adolescenza, che secondo il Viaticum di Costantino [l'Africano] termina a
ventun anno, mentre secondo Isidoro termina a ventotto... In questa età le membra sono elastiche
e atte alla crescita, pronte a ricevere forza e vigore per il calore naturale. Perciò la persona cresce
in quest'età fino a raggiungere la piena espansione che la natura le accorda.

Tien dietro la giovinezza che è l'età di mezzo, e pertanto segna il culmine della forza; secondo
Isidoro dura fino a quarantacinque anni; secondo altri fino a cinquanta. Si chiama giovinezza,
secondo Aristotele, per la forza che racchiude, di venire in aiuto a sé e agli altri.
Poi secondo Isidoro, viene l'età matura, qualcosa di mezzo tra gioventù e vecchiaia; Isidoro la
definisce pesante, perché pesanti, in questa età, sono i costumi e i modi della persona, che, come
dice Isidoro, ancora non è vecchia, ma giovane non è più.
Infine viene la vecchiaia che, secondo alcuni, dura fino a settant'anni e secondo altri fino alla
morte. Secondo Isidoro la vecchiaia si chiama così perché la gente diventa più piccola: infatti i
vecchi non conservano tutto il buon senso della giovinezza e vanno farneticando...
L'ultima parte della vecchiaia, che in latino viene indicata come decrepitezza, in francese è detta
semplicemente vecchiaia... Il vecchio è afflitto da tosse, catarro, sudiciume; finché non torna a
essere cenere e polvere, come all'origine.
Corso di vita / cambiamento/ riconoscersi
adulti/e –
Suggerimenti per eventuali approfondimenti
 A.H:Maslow- teoria personalistica dei bisogni.
 Erikson – stadi evolutivi e cicli
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G.Lapassade- Teoria dell’incompiutezza
J.S.Gould – teoria dello sforzo trasformativo
E.Levinson –teoria degli eventi focali
G.E Vaillant- teoria della piena individuazione
M.Knowles –teoria andragogica
Lifelong learning- life span development
(HeckhausenJ.Dixon R.A.,Baltes P.B.Dev.Psychol.25(1)
Percezione dell'aspettativa di guadagno o perdita/Età
Perdita
Guadagno
50
60
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
20
30
40
70
80
90
Le fasi del life span (A.W.Fales)
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P.Jarvis insiste molto sulla imprecisione del concetto di
educazione adulta che accorpa , senza distinguerle,
situazioni molto diverse; per ovviare a questo problema
appare allora utile analizzare un approccio diverso quello
del life span development , che divide il life span in fasi
che raccolgono età specifiche, caratterizzate da particolari
“eventi normativi”
Gli approcci che si basano sullo sviluppo del life span
studiano i processi di apprendimento ed assumono come
indicatori della specificità delle diverse fasi del life span il
progressivo cambiamento di obiettivi, finalità, e strategie .
Gli studi sono diversi e costruiti con diverse metodologie,
tuttavia grosso modo arrivano ad una rappresentazione
comune, che articola il life span development in nove fasi:
Le fasi
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fino ai primi anni 20 - distacco progressivo dagli orientamenti familiari,
dai primi agli ultimi anni 20 - identità adulta provvisoria decisione sullo
stili di vita, formazione di identità occupazionale,
transizione ai primi anni 30 - esplorazione di possibilità alternative rispetto
a quanto definito nella fase precedente, definizione di relazione da adulto
con i parenti,
stabilizzazione dei trenta anni – si solidifica il senso di sé aumenta
l’attaccamento alla nuova famiglia, avviene l’abbandono di figure di
mentore,
transizione dei 40 anni (METà VITA) - si rivaluta il sogno della prima metà
della vita, si ristruttura la prospettiva del tempo, la stabilizzazione dei
significati, l’ espansione delle relazioni: dopo la scelta si sviluppa
l’accettazione di sé, si mantiene la crescita e la flessibilità emotiva e
intellettuale,
ristabilizzazione (tra la metà dei quaranta e i metà anni cinquanta),
preparazione al pensionamento (ultimi anni 50 e metà anni 60) sviluppare
relazione tra adulti e giovani, preparare la fine del ruolo lavorativo,
sviluppare forme esterne di auto stima,
periodo della giovane vecchiaia (metà anni 60 e primi 70) esplorazione
dell’uso del tempo libero, consolidamento del senso di sé mantenendo la
salute, il reddito, le relazioni sociali, gli attaccamenti emotivi ecc.,
periodo della vecchiaia (dalla fine degli anni 70), auto accettazione,
mantenimento dei legami emotivi, adattamento al declino del fisico, delle
relazioni e delle funzioni mentali.
La riflessione pedagogica del ‘900
verso il “lavoro” di chi apprende
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
Suggerimenti di letture per eventuali
approfondimenti
J.Dewey
Logica come teoria dell'indagine (1938), Esperienza
ed educazione (1938), Libertà e cultura (1939)
V.Vygotskij , Pensiero e linguaggio (1934)
 J.Piaget La genesi delle strutture logiche elementari:

classificazione e sensazione (1979)

J.Bruner
In search of mind: essay in autobiography (1983)
M.Knolwes

Quando l’adulto impara (the adult learner,
a neglected species) 1973 ( ed It)

The making of an adult educator (1989)
Cosa ci dicono gli studi metodologici?
1.
Apprendimento centrato su chi impara
2.
Differenza tra andragogia e pedagogia
Due concetti chiave
Knowles, 1980
Pedagogia
Andragogia
Concetto di learner
Dipendenza. Delega socilale
al docente.
Ruolo dell’esperienza del
learner
L’esperienza del learner è il
punto di partenza, ma le
tecniche didattiche usate sono
tecniche di trasmissione.
Incremento di autonomia come
processo. Il docente incoraggia e
supporta questo processo..
L’esperienza è una risorsa per il
soggetto e per gli altri. Il
soggetto impara dalla sua
esperienza più che da un
apprendimento passivo. Le
tecniche didattiche sono
laboratori, studi di caso, ecc.
L’adulto apprende quando
sente il bisogno di
apprendere. Il docente aiuta a
scoprire il bisogno di apprendere.
Disposizione ad apprendere
Orientamento
all’apprendimento
Pressione sociale su
bambini e adolescenti verso
l’apprendimento. Curricoli
standardizzati stabiliscono
tappe e scadenze.
I bambini e i ragazzi vedono
l’educazione come processo di
acquisizioni di contenuti, che
utilizzeranno in futuro.
L’adulto vede l’apprendimento
come sviluppo personale per
realizzare le sue potenzialità.
Vuole applicare subito ciò che
ha appreso.
IMPORTANTE Gli adulti devono essere familiarizzati con le caratteristiche
dell’apprendimento adulto.
Apprendimento in età adulta. M. Knowles,
Quando l’adulto impara; Milano, 1996, (1)
Caratteristiche dei
discenti adulti
Concetto di sé: il discente
adulto si reputa in grado di
essere
autonomo
e
desidera che gli altri lo
considerino
allo
stesso
modo.
In
effetti,
una
definizione della maturità è
la
capacità
di
essere
autonomi.
Implicazioni per l’apprendimento
degli adulti



Un clima di sincerità e rispetto
aiuta ad identificare quello che i
discenti vogliono e hanno bisogno
di apprendere.
Agli adulti piace progettare e
portare
avanti
esercizi
di
apprendimento.
Gli adulti hanno bisogno di essere
coinvolti nella valutazione dei
loro progressi verso obiettivi che
hanno scelto personalmente.
Implicazioni per i docenti
I docenti riconoscono che i
partecipanti sono autonomi… e
li trattano di conseguenza.
Il docente (colui che presenta
dei contenuti), è un referente
per l’apprendiment; i docenti
dovrebbero “dire le cose come
sono” e sottolineare “come lo
faccio io” piuttosto che dire ai
partecipanti cosa dovrebbero
fare. Il docente evita di
“parlare
con
condiscendenza”
a
partecipanti
abituati
a
prendere decisioni e pieni
di’iniziativa.
Tenta
di
soddisfare i bisogni dei
partecipanti.
Apprendimento in età adulta. M. Knowles,
Quando l’adulto impara; Milano, 1996, (2)
Caratteristiche dei
discenti adulti
Esperienza:
gli
adulti
portano nella situazione di
apprendimento
il
vissuto
esperienziale di tutta la loro
vita. I giovani tendono a
considerare
l’esperienza
come qualcosa che è capitata
loro, mentre per un adulto l’
esperienza è sé stesso.
L’adulto
si
definisce
secondo
l’
esperienza
personale
Implicazioni per l’apprendimento
degli adulti



Si fa meno uso di tecniche di
trasmissione dei contenuti, in
favore delle tecniche basate
sull’esperienza.
La scoperta di come apprendere
dall’esperienza è la chiave per
l’autorealizzazione.
Gli errori costituiscono delle
opportunità per imparare.
Implicazioni per i docenti
Poiché l’adulto è la sua
esperienza
rifiutare
l’esperienza del discente
adulto
equivale
a
rifiutarlo come persona.
Apprendimento in età adulta. M. Knowles,
Quando l’adulto impara; Milano, 1996, (3)
Caratteristiche dei
discenti adulti
Implicazioni per
l’apprendimento degli adulti
Implicazioni per i
docenti
Disponibilità
ad
apprendere:
i
compiti
evolutivi degli adulti si
spostano sempre più verso
la competenza per i ruoli
sociali e occupazionali e
si
allontanano
dai
compiti
scolastici
tradizionali.
Gli
adulti
hanno
bisogno
di
opportunità
d’identificare
i
requisiti di competenza per i
loro ruoli occupazionali e sociali.
La disponibilità ad apprendere degli
adulti e i momenti favorevoli
all’insegnamento sono al massimo
livello quando un’opportunità di
apprendimento è coordinata con
il riconoscimento di un bisognodi sapere.
Gli adulti possono identificare
meglio la loro disponibilità ad
apprendere e i momenti favorevoli
all’insegnamento.
L’apprendimento si verifica
aiutando i partecipanti ad
identificare le lacune
nelle loro conoscenze.
Nessuna
domanda
è
“stupida”;
tutte
le
domande
sono
delle
“opportunità”
di
apprendere.
Apprendimento in età adulta. M. Knowles, Quando l’adulto
impara; Milano, 1996, (4)
Caratteristiche dei
discenti adulti
Una
prospettiva
temporale centrata sui
problemi:
i
giovani
pensano all’istruzione come
all’accumulo di conoscenze
da utilizzare nel futuro. Gli
adulti tendono a pensare
all’apprendimento come
a un modo per essere
più
efficienti
nel
risolvere i loro problemi
attuali.



Implicazioni per
l’apprendimento degli adulti
Implicazioni per i
docenti
La formazione degli adulti deve
essere centrata sui problemi
più
che
orientata
tecnicamente.
Scoprire cosa i discenti hanno
bisogno di apprendere ha più
valore di uno sviluppo formale
dei curricoli.
Gli
adulti
devono
avere
l’opportunità di applicare e
mettere subito alla prova il
loro apprendimento.
Durante il corso, l’accento
principale
cade
sull’apprendimento
degli studenti più che
sull’insegnamento
del
docente.
Coinvolgere gli adulti in
cose quali problemi da
risolvere, storie di casi, e
incidenti critici offre delle
opportunità
di
apprendimento
maggiori
che “parlare” loro.
Laboratorio:
Lettura dei dati PISA nella prospettiva del Life Long Leaning
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Ricerca OCSE: ricerche ricorrenti su fasce di popolazione 15 - 65 anni
e oltre

Due piste di lavoro:



L’ipotesi cui si intende lavorare è:


Esiste una correlazione tra i risultati di PISA e la partecipazione ad attività di studio e
formazione in età adulta? Lettura di dati e ipotesi sulle evidenze.
Esiste una coerenza tra le competenze evidenziate dalle prove PISA e quelle testate
dalle indagini sugli adulti?
che le tipologie di prove delle indagini internazionali indirizzano i sistemi formativi
[vedi dibattito intorno a DeSeCo];
le differenti “difficoltà” nei due set di prove (PISA e IALS – ALL)
esprimono una interpretazione dell’acquisto e perdita di competenze
in età adulta così come enunciato nelle impostazione di ALL o sono
variazioni del concetto di complessità di una prova funzionale?
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Quadri teorici di Riferimento e Riflessioni sull`apprendimento in età