Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 218 27 Ottobre 2015 81 Pagine Prova Cross Yamaha YZ-F 250, 450 Ancora più facili e divertenti Periodico elettronico di informazione motociclistica Novità Le nuove crossover Honda. NC750X e CB500X 2016 Scarica l’APP del Magazine Prova Cross Kawasaki KX 450F 2016. Sempre al top per performance e tecnologia | MOTOGP MALESIA | ROSSI NELLA TRAPPOLA DI MARQUEZ da Pag. 48 a Pag. 69 All’Interno NEWS: Yamaha LMW, la moto a tre ruote | Lezioni di enduro con Gio Sala: la salita | Giugiaro La moto è la nostra passione | N. Cereghini Ma lo show costa caro | MOTOGP: Rossi Ha vinto Marquez: mi ha fatto perdere il Mondiale Yamaha YZ-F 250 e 450 2016 PREGI Progressione del motore e stabilità DIFETTI Ammortizzatore cedevole PROVA CROSS YAMAHA YZ-F 250 E 450 2016 Dopo il rivoluzionario motore rovesciato nel 2010 e l’aggiornamento 2014, Yamaha affina ulteriormente i modelli 2016 con una serie di novità e attenzioni che le rendono ancora più facili e divertenti di Aimone Dal Pozzo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media S iamo in Francia, in una pista da allenamento con lo stretto necessario, ma perfetta per testare le nuove Yamaha in condizioni ottimali. Come di consueto, è lo storico tester e collaudatore, oltre che pilota di fama mondiale Eric Eggens a presentarci le nuove YZF 2016. Non c’è nessuno meglio di lui che possa indicare e descrivere nel dettaglio il grande lavoro svolto dal reparto ricerca e sviluppo per raggiungere la versatilità e maneggevolezza che dimostrano ora queste moto, non solo sui campi di gara, ma anche tra gli appassionati ed amatori. Ripercorrendo brevemente la storia recente, ricordiamo che nel 2010 Yamaha introduce il primo YZ450F con il motore rovesciato. Una vera rivoluzione sia dal punto di vista tecnico che di mercato, in 4 quanto l’obiettivo non era solo ottenere maggiore guidabilità e leggerezza grazie ad un avvicinamento delle masse al baricentro della moto, ma soprattutto quello di reinterpretare il concetto stesso di moto da cross, da diverso tempo ormai fermo sugli stessi standard. Nel 2014 il progetto evolve ulteriormente e vengono introdotte numerose migliorie tecniche come la modifica del serbatoio per accedere direttamente alla cassa filtro, ma soprattutto dal punto di vista della distribuzione della curva di potenza. Nello stesso anno arriva anche il propulsore 250 con la medesima tecnologia rovesciata ad ulteriore conferma della direzione rivoluzionaria, definita Forward Thinking (scritto al contrario come i motori) presa dalla produttrice giapponese. In questo caso i punti di maggior intervento sono stati la ricerca di maggiore potenza, un cambio ed una frizione ottimizzati ed un motore più performante. I risultati sono stati evidenti anche in campo gare, con un secondo nel Mondiale 2014 con Van Horebeek, un primo posto nel mondiale femminile con Kiara Fontanesi e Jeremy Martin in America. Le ottime prestazioni si confermano anche per il 2015 con Febvre e Fontanesi campioni del Mondo ed ottimi risultati anche in America con la vittoria nel Supercross 250 East ad opera di Cooper Webb. Non solo, ma i valori espressi in campo da parte dei piloti si conferma essere positivo anche per il mercato, in netta crescita, con ottimi riscontri da parte della clientela. La YZ450F Gli elementi sulla quale si sono focalizzati i tecnici per il modello 2016 sono: Ottenere partenze migliori: E’ stato implementato un sistema LCS (launch control) per avere una mappatura speciale per le partenze. Il tasto al manubrio permette l’inserimento in folle e non appena si entra in terza marcia si torna alla mappatura normale. Erogazione del motore più fluida: vengono cambiate le cammes, migliorato il tempismo delle valvole e le relative molle. Non è stata sacrificata potenza, ma è stata migliorata la coppia. Viene ottimizzata anche la frizione ed i meccanismi del cambio per avere una cambiata più fluida e sicura. Ai fini dell’affidabilità è stato migliorato il supporto del silenziatore e cambiata la pompa dell’acqua. Migliore stabilità e trazione: il telaio è stato allargato nella zona dell’attacco pedane, le pedane sono scese di 5mm, cambia l’offset da 23mm a 25mm. Dal punto di vista sospensioni, nella forcella cambia la molla interna che passa da 4.7 a 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine 180 gradi, su cui abbiamo potuto apprezzare in particolare l’elasticità del motore che dà modo di scegliere anche marce alte senza perdere in termini di percorrenza. I freni, già di ottime prestazioni, crescono ulteriormente di potenza, ma soprattutto di affidabilità in quanto, pur utilizzandoli intensamente nelle staccate in discesa, non hanno mai dato segni di allungamento o surriscaldamento. Da punto di vista della guidabilità abbiamo trovato la nuova impostazione della forcella molto più efficace. Negli inserimenti bisogna caricare maggiormente la ruota anteriore per restare nel canale, ma i vantaggi in termini di stabilità e fiducia sono di gran lunga superiori. Il mono ora non risulta più perfettamente bilanciato con l’anteriore e questo porta spesso ad avere la moto chiusa dietro. Inizialmente ci si deve fare la mano, per godere poi del vantaggio che in staccata non scalcia. Solo nelle curve ad ampio raggio abbiamo percepito l’effetto “barca” dove il mono, se caricato troppo tende a pompare, ma basta un’attenzione maggiore nella messa a punto per trovare il giusto compromesso. 4.9, scende il livello dell’olio a 315mm, mentre il mono resta sostanzialmente invariato. Migliore potenza in frenata: il disco del freno anteriore passa da 250mm a 270, cambia anche il supporto della pinza e viene abbinato ad una coppia di pastiglie più aggressive. Come va La posizione in sella da fermo risulta pressoché invariata rispetto alla versione precedente. Si percepisce fin da subito che le geometrie sono studiate per lasciare più spazio possibile ai movimenti del pilota. L’assenza del tappo del serbatoio, situato sotto alla sella, la sella stessa molto piatta e slanciata ed il codino creano una base di appoggio molto lunga che permette a chi guida di muoversi con facilità e soprattutto con grande ampiezza. L’aumento di dimensione del telaio nella zona delle pedane è percepibile, in quanto 6 Prove La YZ 250F Gli elementi sulla quale si sono focalizzati i tecnici per il modello 2016 sono: Migliorare la potenza nella fase centrale e finale di erogazione ed aumentare l’arco di utilizzo della coppia di potenza. Per fare questo Yamaha ha introdotto un nuovo pistone con trattamento DLC allo spinotto, ha cambiato la biella ed il disegno dell’albero motore. Queste implementazioni trasmettono la sensazione di un motore più leggero e diminuiscono notevolmente anche le vibrazioni. Al fine di ottimizzare l’affidabilità, Yamaha modifica anche l’azionamento della frizione rendendola più robusta, ma lasciandola sempre a cavo. Migliorare la potenza in frenata: anche in questo caso il disco del freno anteriore passa da 250mm a 270, cambia dunque il supporto della pinza e viene abbinato ad una coppia di pastiglie più aggressive, come sulla 450. Come va La piccola 250 è a tutti gli effetti una fotocopia della sorella maggiore. L’impostazione di telaio è si ha un maggiore spazio di contatto tra la moto e gli stivali. In ordine di marcia il nuovo setting della forcella e relativa piastra trasmettono grande fiducia, in quanto più si prova a forzare nelle buche in staccata e più la moto sembra essere a suo agio. Di contro, l’assetto in accelerazione è maggiormente spostato verso il posteriore e tende a far sedere la moto un pochino troppo. Questo, in abbinamento ad una trazione talmente lineare da non farti perdere nemmeno un cavallo in sgommate inutili, fa si che in certe situazioni ce la si sente proprio scappare da sotto al sedere. In termini di motore, appena si ruota la manopola dell’acceleratore si ottiene una risposta pronta, ma non brusca nè troppo reattiva. L’erogazione è di precisione millimetrica e permette di essere veramente precisi se si sa dosare bene le marce ed il gas. La pista francese si sviluppa su una collina con diversi saliscendi e curve a 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito la medesima, cosi come la scelta tecnica del motore, con il vantaggio di avere un’unità molto più leggera. Di fatto la differenza in termini assoluti è di qualche chilogrammo, ma in ordine di marcia è notevolmente percepibile. Il 250 della casa di Iwata eredita i grandi vantaggi delle masse centralizzate, con l’ulteriore punto di forza di essere più rapido ed agile. La stabilità del telaio regala subito sicurezza, portando il pilota ad osare con naturalezza sia in staccata che nei tratti veloci. Gli inserimenti sono precisi ed il bilanciamento generale della moto la rende veramente divertente. Dal punto di vista del motore offre già da subito una buona schiena, decisamente più lineare con la marmitta di serie piuttosto che con l’impianto Akrapovic, che se da una parte la fa cantare di più in alto, dall’altra tende a svuotarla nella prima parte di erogazione e questo, soprattutto su un terreno bagnato e scivoloso come quello del test è di facile evidenza. Salendo di giri cresce di forza fino al picco massimo dove poi chiede un’altra 8 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove marcia per proseguire oltre. La componentistica si conferma sempre di alto livello con pompe e pinze freno Nissin sia davanti che dietro e penumatici per entrambe le cilindrate. Le nuove YZF sono già disponibili presso tutti i concessionari ufficiali Yamaha e le potrete trovare nella classica colorazione Blu ai prezzi di € 8.490 fc per la YZ250F e € 8.690 fc per la YZ450F. Per il model Year 2016, viene introdotta anche una bellissima ed esclusiva versione limitata nei colori giallo/ bianco per festeggiare il sessantesimo anno di attività dell’azienda. Non solo, ma questa versione arriva con 4 componenti speciali: scarico in titanio Akrapovic, coperchio frizione GYTR, power tuner e paramani neri, tutti inclusi nel prezzo del pacchetto, acquistabili rispettivamente a 9.590 euro f.c. per la YZ250F e 9.790 euro f.c. per la YZ450F. In alternativa, chi fosse interessato ad acquistare i componenti un una fase successiva, Yamaha sta implementando sempre di più l’offerta dell’accessoristica after market, 9 10 11 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Scarica l’APP del Magazine ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Casco: Thor Occhiali: Ariete Maglia: Alpinestars Pantaloni: Alpinestars Guanti: Alpinestars Stivali: Alpinestars Tech 10 proponendo prodotti di livello grazie a partnership importanti con i principali marchi come Akrapovic per gli impianti di scarico, GYTR per la componentistica telaio e motore. Arriva anche una linea di abbigliamento bella e sportiva, sia per uso tecnico in moto che per il tempo libero in linea con i colori delle nuove moto. 12 13 Kawasaki KX 450F 2016 PREGI Posizione in sella ed elettronica DIFETTI Setting forcella Prezzo 9.090 € PROVA CROSS KAWASAKI KX 450F 2016 La KX 450 F 2016, oltre che più agile e dinamica, è sempre al top per performance e tecnologia. Costa 9.090 euro, kit compreso di Aimone Dal Pozzo 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media “ Power for glory”: è il motto impresso sulla copertina del press kit della Kawasaki 450 m.y. 2016 e le premesse, a partire dal punto di vista estetico, sono più che ottime! Kawasaki, che ha festeggiato i 40 anni di storia del brand KX, per il nuovo modello ha voluto dimostrare quanto sia importante il prodotto specifico per il cross, pur essendo di fatto una nicchia nella produzione di Kawasaki Industries. Obiettivo primario è stato realizzare una moto altamente competitiva, in grado di dare sia al pilota di medio livello che al professionista gli strumenti necessari per puntare al gradino più alto del podio. La storia recente. con ben 32 titoli AMA Supercross e 30 titoli AMA Motocross, è uno stimolo a continuare la striscia vincente: è dunque fondamentale per la KX rimanere al top in termini di qualità e performance, 16 il nuovo disegno del telaio, sempre perimetrale in alluminio, ma ora più sottile e composto da tre parti principali, cannotto, longheroni e fulcro, dove sono inserite le pedane. Anche il telaietto posteriore è stato rivisto nelle sue misure vitali: ora ha una struttura più robusta ed accoglie una cassa filtro più ampia, al fine di far respirare meglio il motore. Cambiano quindi anche l’ergonomia e l’estetica generale: non solo la colorazione verde lime e le grafiche racing la rendono ancora più factory, ma le nuove linee e curve delle sovrastrutture sono decisamente più filanti e trasmettono in maniera efficace la leggerezza che poi si conferma in marcia. Completano il rinnovamento estetico i cerchi anodizzati neri, i parasteli che proteggono anche la camera di bilanciamento della forcella, il nuovi tagli di parafango e tabella anteriore ed i piccoli dettagli in verde su Prove alcuni componenti del motore. La nuova 450 offre anche la possibilità di modificare l’ergonomia secondo le proprie esigenze, grazie a quattro posizioni per il manubrio e due per le pedane. La seduta in sella è modificabile mediante la piastra superiore con due serie di fori, mentre le pedane possono essere posizionate con due modalità, con una variazione della distanza di 5 mm. Sulla carta sono spostamenti esigui, ma di fatto modificano notevolmente il comportamento del mezzo. La nuova fisionomia è molto più sottile, la sella più piatta, ed anche i radiatori sono stati ridisegnati e curvati in avanti per limitare l’ingombro laterale tra le ginocchia nella posizione da seduto. Avendo l’occasione unica di parlare con Ryan Villopoto, gli abbiamo chiesto cosa ne pensa della nuova 450. non solo sui prodotti di punta come la nuova 450, ma con tutta la gamma off-road, che offre una veicoli ideali per ogni fascia di età e capacità di guida, tanto che si può iniziare con Kawasaki e correrci per tutta la vita… Proprio come ha fatto Ryan Villopoto, ora Brand Ambassador del marchio. Telaio e strutture Dal punto di vista tecnico, la KX 450 presenta numerose ed importanti novità. Elemento di maggior rilievo è la cura dimagrante cui è stata sottoposta: la nuova 450 infatti pesa 3,4 kg in meno rispetto alla precedente per un valore finito di 108,7 kg. E’ la KX più leggera di sempre! Questo aspetto contribuisce in maniera essenziale alla nuova reattività della moto, che ora risulta molto più agile e veloce nei cambi di direzione e nei tratti stretti. A questo contribuisce anche 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Ryan, cosa vuole dire per un pilota questa differenza di peso? «La differenza è enorme! Lo scorso anno eravamo leggermente superiori in termini di peso rispetto ai nostri competitor, ma ora la moto ha raggiunto tutte le mie aspettative. E questo se parliamo del prodotto completamente di serie: se aggiungiamo i prodotti aftermarket, il peso scende ancora di parecchio ed il vantaggio diventa ancora più importante». Completano la già ricca dotazione di serie tutte le componenti accessorie di grande qualità, come ad esempio il sistema frenante Nissin con disco a margherita (elemento anteriore da 270 mm), paramotore e paratelaio in materiale plastico forato e diversi componenti aftermarket come lo scarico ProCircuit facilmente acquistabili in un secondo tempo. Per il mercato italiano, Kawasaki ha voluto inserire due fantastici plus: le piastre di sterzo X-trig ed il calibration kit, entrambi già compresi nel prezzo di vendita. 18 Periodico elettronico di informazione motociclistica Motore L’incremento della potenza di 2,7 CV alla ruota e l’ottimizzata erogazione, in abbinamento alla riduzione del peso, modificano positivamente il comportamento di tutta la moto. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad un attento lavoro sulle tempistiche delle cammes, al nuovo disegno della testa, con l’adozione di nuove valvole di aspirazione e della tecnologia off-set del cilindro. Il motore è stato addolcito di parecchio: cosa cambia per Ryan? «Il numero di cavalli al banco è solo un numero: a me interessa come questa potenza viene gestita». Kawasaki ha sempre avuto un ottima erogazione ed ora questa è ancora più personalizzabile. Si può fare in maniera molto rapida e veloce grazie ai 3 spinotti da cambiare a lato del cannotto di sterzo che intervengono in maniera differente sulla gestione dell’iniezione elettronica, nelle posizioni Standard, Hard (motore più Scarica l’APP del Magazine pronto e potente) e Soft (motore più sornione e lento a salire). Durante il test abbiamo avuto modo di testare tutte le soluzioni: se in configurazione Hard le condizioni del tracciato di prova erano piuttosto difficili in quanto il terreno duro e bagnato di Maggiora era particolarmente scivoloso, tra Standard e la Soft abbiamo personalmente preferito la seconda in quanto, essendo più corposa all’inizio, consente di guidare in maniera più fluida e pulita ed, alla fine, più efficace. Il cambio a 5 rapporti è ben spaziato e, grazie all’ottima elasticità del motore ed alle curve elettroniche ben studiate, permette di lavorare con marce alte, ottimizzando lo scarico a terra della potenza e le energie impiegate. Per i più esigenti, il kit proposto da Kawasaki Italia per il 2016 comprende anche il nuovo Calibration Kit, che consente di adottare altre 7 mappature e di riprogrammare tramite PC, a proprio piacimento, le tarature necessarie. Grazie ai positivi riscontri, viene confermato anche il launch control Prove elettronico. Il sistema permette di inserire a comando una curva specifica per la partenza, mediante una gestione matematica di suddivisione e ripartizione della potenza. Una volta attivato, la spia luminosa vicina al pulsante di spegnimento della moto lampeggia velocemente e solo dopo l’inserimento della terza marcia si torna al setting impostato precedentemente. Sospensioni Confermata la forcella Showa ad aria SFF-Air TAC (Triple Air Chamber), con lo stelo destro che si occupa del sostegno ed il sinistro del ritorno. Le regolazioni sono millimetriche e quindi infinite, tanto che per agevolare il lavoro all’utente, Showa ha studiato una app specifica per la configurazione delle sospensioni, dove è possibile inserire diversi parametri e ricevere un riscontro per la configurazione ottimale in base al tracciato. Dal punto di vista costruttivo sono stati inseriti degli anelli di tenuta più efficaci per 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito ottimizzare la scorrevolezza nella prima parte della corsa, che prima era un po’ lenta a partire ed, anche in questo caso, alla ricerca di minor peso è stato aliminato parte del materiale dall’interno dei foderi. In ordine di marcia la nuova KX non nasconde il vecchio carattere, restando fedele alla stabilità che da sempre l’ha contraddistinta. In aggiunta, però, la versione 2016 è più rapida ed immediata nel cambiare direzione e la cura dimagrante l’ha resa molto meno impegnativa da gestire. Tra le gambe è più snella e meno spigolosa ed anche il fatto che il motore gira in modo più libero, trasmette una sensazione di maggiore leggerezza generale. Il grande pregio di questa quattroemmezzo è che pur essendo tra le più potenti della categoria, rimane molto prevedibile. Questo trasmette fiducia al pilota e sui tracciati di oggi, sempre più veloci e scavati dai grossi quattro tempi, questo è un elemento fondamentale. Sulla pista iridata di Maggiora dove non hai mai respiro e dove il ritmo la fa da 20 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove padrone, non c’è margine di errore e quindi solo con una guida pulita e fluida si può passare da un ostacolo all’altro senza rischiare la pelle. Dal punto di vista sospensioni confermiamo la difficoltà d’interpretazione iniziale. Ormai diverse Case si stanno muovendo nella direzione della sospensione ad aria, ma il primo approccio è sempre differente. A moto ferma, la forcella sembra molto dura e poco scorrevole, ma una volta in marcia si rivela particolarmente efficace. Le personalizzazioni sono davvero infinte, per un utente medio forse anche troppe (e meno male cha la app consiglia come intervenire!) e si può arrivare ad un setting davvero mirato per l’uso specifico, agendo semplicemente con la pompa e le camere di pressione. Per il test, dopo un paio di sessioni con l’impostazione standard, abbiamo aumentato leggermente la pressione interna per un maggior sostegno in staccata dove in alcune occasioni, con il settaggio di serie, la moto tendeva a prendere sotto e chiudere di 21 22 23 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica avantreno specialmente nei lunghi discesoni. Il setting del mono è perfettamente abbinato alla forcella ed anch’esso, grazie al nuovo leveraggio che lo rende più progressivo, si conferma un elemento che concorre a trasmettere quella fiducia e prevedibilità della KX, essenziali a chi sta in sella. La KX 450F con il nuovo modello torna di prepotenza tra le principali contendenti alla corona del motocross non solo sulle pista di gara, dove da sempre dimostra il suo valore, ma anche nei campi del fine settimana grazie alla semplicità di guida. Da rimarcare ancora l’alto grado di personalizzazione ottenibile in poco tempo: partendo dalla versione di serie, ci sono davvero tutti gli strumenti necessari per potersela cucire addosso. 24 SCHEDA TECNICA ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Casco: Thor Occhiali: Ariete Maglia: Alpinestars Pantaloni: Alpinestars Guanti: Alpinestars Stivali: Alpinestars Tech 10 Bianco Kawasaki KX 450F 9.090 euro Cilindrata 449 cc Tempi 4 Cilindri 1 Raffreddamento a liquido Avviamento elettrico Alimentazione a pedale Frizione multidisco Emissioni Euro 3 Capacità serbatoio carburante 6,3 lt ABS No Pneumatico anteriore 80/100-21 51M Pneumatico posteriore 100/90-19 57M Peso a secco 108,7 Kg 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica S1, S2 e S3. Inoltre la forcella Showa presenta ora una nuova valvola dual bending che migliora il controllo in compressione ed escursione, mentre l’ammortizzatore posteriore riceve il comando idraulico remoto per il precarico molla. Il vano portacasco, ricavato in quello che solitamente è il serbatoio carburante, è cresciuto da 21 a 22 litri di volume. Il silenziatore di scarico è stato ridotto nelle dimensioni e alleggerito. Honda CB500X Con il suo motore bicilindrico parallelo da 48 cv (35 kW) a 8.500 giri, la CB500X è adatta anche a chi ha solamente la patente A2. Fra le crossover di casa Honda è la più piccola ma è tutt’altro che povera. Per esempio ha l’Abs a due canali di News serie e la chiave di contatto codificata Hiss. Per la stagione 2016 la 500X, che è attualmente a listino a 6.150 euro, si presenta aggiornata nella dotazione. Il nuovo parabrezza è stato rialzato di 100 mm per aumentare il riparo aerodinamico, i gruppi ottici anteriore e posteriore sono full-Led, la forcella tradizionale con steli da 41 mm è ora regolabile nel precarico molla, anche la leva del freno anteriore ha guadagnato la regolazione ed è stato modificato il leveraggio del comando cambio al fine di rendere più fluidi gli innesti. Altro non è dato di sapere e le immagini teaser diffuse al momento da Honda non offrono molti spunti per conoscere ulteriori cambiamenti. Se ne saprà di più alla prossima Eicma se non già all’imminente Salone di Tokyo. LE NUOVE CROSSOVER HONDA HONDA NC750X E CB500X 2016 Diffuse le prime immagini che anticipano la presentazione al Tokyo Motor Show della Honda NC750X e 400X. Mentre la CB500X per l’Europa ha un equipaggiamento arricchito e altri dettagli migliorati S ono state diffuse da Honda le prime immagini teaser delle nuove versioni crossover NC750X e NC400X che saranno svelte ufficialmente al prossimo Tokyo Motor Show che aprirà il 29 ottobre. La 400 è la variante realizzata per il mercato 26 domestico e non esportata in Europa. Per quanto riguarda la NC750X 2016, che arriverà da noi e che vedremo a Eicma, gli aggiornamenti hanno riguardato ritocchi estetici, l’adozione di un parabrezza più alto di 70 mm, nuovi gruppi ottici full-Led e tre modalità Sport per il cambio DCT: 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine l’utile presa di corrente a 12V e c’è una nuova colorazione bicolore nero-rossa definita candy prominence red. Di serie c’è il controllo di trazione HSTC (Honda Selectable Torque Control) regolabile su 3 livelli di intervento e non manca il sistema combinato C-ABS. Gli indicatori di direzione a disattivazione automatica sono del tipo intelligente: lo spegnimento avviene in base alle situazioni di guida. Nella versione con frizione DCT c’è un nuovo software di gestione, che implementa la modalità S (Sport) a tre livelli e vede aggiunto un sensore di pendenza. Il peso in News ordine di marcia con il pieno (25 litri) passa da 275 a 277 kg. E’ invece di 287 kg con la trasmissione DCT. La variante Travel Edition affianca anche nel 2016 la versione standard della Crosstourer. L’equipaggiamento di serie prevede: il top box (può contenere un casco integrale), le valigie laterali da 35 litri (destra) e 39 litri (sinistra), il cavalletto centrale, le barre tubolari antiurto in alluminio e i faretti fendinebbia a Led. Non si conoscono ancora prezzi e tempi di arrivo. Le due Crosstourer saranno naturalmente esposte a Eicma. HONDA VFR1200X CROSSTOURER E TRAVEL EDITION 2016 L’ammiraglia delle crossover Honda si rinnova nell’edizione 2016. Arriva l’omologazione Euro4, con gli aggiornamenti richiesti, e poi novità a livello di equipaggiamento ed elettronica L a Crosstourer Honda è la sola con motore V4 fra le crossover in circolazione. Il suo 1.237 cc, dotato di trasmissione finale ad albero, eroga la potenza di 129 cavalli. Ha ruota anteriore da 19 pollici equipaggiamento raffinato, comprese le ruote a raggi tubeless, il telaio in lega d’alluminio e la 28 possibilità del cambio con doppia frizione DCT e azionamento automatico. Per la stagione 2016 la Adventure Sports Tourer di Honda riceve una serie di aggiornamenti utili anche al rispetto del nuovo standard di omologazione Euro4. Il parabrezza è ora regolabile in altezza tramite un comando alloggiato all’interno del cupolino, arriva 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica quando ci troviamo di fronte a qualcosa di esclusivo, di particolarmente bello e appagante”. Non è che ci aiuti a capire meglio di che si tratta. L’aspetto interessante della questione è comunque che sul concetto della moto a tre ruote stanno lavorando niente meno che Honda (con il concept Neowing che verrà lanciato anch’esso a Tokyo) e Yamaha, i due big dell’innovazione motociclistica, mentre Kawasaki presentò proprio a Tokyo un anno fa il suo Concept J. Sempre un anno fa, ma al Salone di Colonia, Yamaha svelò il concept 01GEN. Un’operazione funzionale al lancio dello scooter a tre ruote Tricity, ma un modo per comunicare anche che lo scooter era soltanto il primo passo. Schiarendo la foto rilasciata da Yamaha, quella relativa al teaser del prossimo Tokyo Motor Show, qualche dettaglio in più del nuovo News concept emerge. Oltre ad avere un avantreno differente rispetto a quanto visto su Tricity e 01GEN (risaltano dischi freno, con pinze radiali, e bracci sospensioni esterni alle ruote), si intuisce la presenza di un telaio a traliccio, del serbatoio in posizione tradizionale e la testata bialbero di un motore pluricilindrico (TMAX o MT?). Si tratta di un concept e verrà svelato a breve, quindi ogni speculazione sulle sue caratteristiche lascia un po’ il tempo che trova. Tuttavia questo tre ruote ci pare molto più vicino alla realtà di quanto non lo fosse il quattro ruote Tesseract presentato nel 2007. Del resto gli scooter a tre ruote hanno dimostrato di essere più sicuri e anche performanti di quelli tradizionali. Non potrebbe capitare lo stesso per un nuovo genere di moto non più monotraccia? Media YAMAHA LMW LA MOTO A TRE RUOTE di Maurizio Gissi |E’ una moto con due ruote anteriori il concept LMW che Yamaha presenterà al Tokyo Motor Show. Evolve il concept 01GEN presentato l’anno scorso a Colonia. Assieme alla Honda Neowing apre un nuovo filone S frutterà la nuova tecnologia Yamaha Leaning Multi-Wheel (LMW per l’appunto) il concept che sarà presentato il 29 novembre al Tokyo Motor Show. “Una nuova dimensione Kando” si limita a 30 questa frase la descrizione allegata alla prima immagine del mezzo, volutamente criptica pure quella. Kando, spiega Yamaha, è “una parola giapponese che indica una soddisfazione profonda, l’emozione intensa e piacevole che proviamo Honda Neowing 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito LEZIONI DI ENDURO CON GIO SALA LA SALITA di Andrea Perfetti | Il grande campione di enduro Gio Sala ci spiega come affrontare una salita impegnativa su fondi differenti: il sasso smosso, le radici, il canale e il gradino. Puntata 1/4 M oto.it vi presenta la nuova serie di puntate video in cui sveliamo tutti i segreti dell’enduro professionale. Il nostro e il vostro maestro è il mito dell’enduro mondiale, Gio Sala. Sei titoli mondiali, diciannove campionati italiani e dieci Dakar in Africa sono l’incredibile palmarés del campionissimo bergamasco. Il Gio è affiancato dal nostro tester Aimone Dal Pozzo (campione italiano di enduro nel 2002 e istruttore federale FMI). Le lezioni del Gio si rivolgono agli enduristi 32 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica esperti, che vogliono mettersi alla prova e che desiderano migliorare il proprio stile di guida. Come affrontare la salita Gio Sala ci spiega nel video in apertura come affrontare la mulattiera in salita. E’ una delle difficoltà tipiche dell’enduro, che può a sua volta offrire diverse situazioni che variano al cambiare del fondo. Il nostro maestro-campione segue l’allievo sul campo e gli dà le indicazioni in diretta, parlandogli nel casco con l’interfono Offroad Iniziativa by Cellularline. In questo modo Aimone riceve le correzioni di Gio in tempo reale e può subito rimediare agli errori di guida. 1. Partiamo con le radici, tipiche dei fondi del Nord Europa, ma presenti spesso anche sulle nostre montagne. Qui è essenziale spostare il peso indietro e alleggerire la ruota davanti. Il motore va tenuto in tiro, usando la frizione per modulare la trazione. Ricordiamoci poi il colpo di gas per superare le radici più grandi e non perdere l’abbrivio. 2. Passiamo ora al sasso smosso, croce e delizia dell’endurista. E’ importante far galleggiare l’avantreno, mentre il motore deve spingere sempre. Con la frizione gestiamo la potenza del motore e la trazione, evitando ogni effetto on-off che ci farebbe fermare. Lo sguardo va tenuto lontano, per individuare la traiettoria migliore e più scorrevole. 3. Le salite non sono sempre scorrevoli, anzi. Spesso sono rese ancora più impegnative dalla presenza di gradini (o gradoni!) inaspettati. Qui dovremo buttare la ruota oltre l’ostacolo con una leggera impennata, portando subito il corpo in avanti. E se non riusciamo a superare il gradone? No problem, giriamo la moto e riproviamo. Non intestardiamoci a ripartire dal gradone, rischieremmo solo di bruciare la gomma e mandare in ebollizione l’acqua del radiatore. 4. Nei canali in salita cerchiamo di contrastare l’impennata e teniamo le braccia libere sul manubrio. E’ infatti fondamentale muoversi di lato sulla moto per tenere la moto centrale nel canale. Teniamo la velocità costante e guardiamo sempre molti metri in avanti per individuare la linea migliore. Le pillole del Gio: l’allenamento Gio Sala consiglia di allenarsi tanto con la moto, alternando l’enduro al motocross. Il primo allena il pilota a saper improvvisare in una frazione di secondo. Il motocross dà invece la velocità e la preparazione fisica adatte ad affrontare le competizioni di enduro al 100%. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Intervista GIORGETTO GIUGIARO “LA MOTO È LA NOSTRA PASSIONE” di Nico Cereghini | Torniamo a conversare con Giorgetto Giugiaro e con il figlio Fabrizio, due moto-alpinisti appassionati: escursioni, viaggi nel deserto e numeri sulla neve. E poi il design, le due sole moto firmate Giugiaro, la complessità del lavoro stilistico sulle due ruote, il punto sulle moto di oggi I n questo secondo video (qui il primo), il grande designer piemontese ci racconta come è nata la sua passione per la moto. A quarant’anni si procurò la prima moto da trial per seguire Fabrizio, allora quattordicenne, nei primi passi in fuoristrada. Il moto alpinismo era da lui considerato all’inizio come una divertente ginnastica pre-sciistica, poi è diventato la passione dominante, molto più appagante dello sci e ancora oggi, passati i settanta, Giorgetto non si tira indietro. Pur di andare, parte anche da solo, e tra le sue più belle esperienze ci sono pure le dune del deserto libico qualche anno fa e 34 la moto da neve oggi: quella cingolata e con un pattino solo davanti che si guida come una moto da cross. Ma non si poteva scomodare un personaggio come Giorgetto Giugiaro senza entrare nel merito del design. E’ più difficile disegnare una moto oppure un’auto? E’ un lavoro molto diverso? Perché ha firmato soltanto la Suzuki RE-5 Wankel e la Ducati 860 GT ormai diversi anni fa? E perché i grandi designer in genere si sono occupati poco delle due ruote? Giorgetto risponde alle nostre curiosità e poi ci aiuta a capire dove stiamo andando oggi con lo styling della moto. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Intervista KEANU REEVES “SONO UN MOTOCICLISTA VERO, NON UNO DA WEEKEND” di Edoardo Licciardello | Un’intervista esclusiva in cui la star di Hollywood ci racconta della sua passione per le due ruote, della sua moto e le sue avventure cinematografiche S ono davvero poche le star di Hollywood più enigmatiche di Keanu Reeves. Nel corso degli anni, l’attore ha incuriosito e lasciato perplesso il pubblico con I suoi modi da maestro Zen e commenti, spesso criptici, sulla vita in generale. «Sono un vagabondo» ha dichiarato una volta Keanu. Forse è questo il motivo per cui ha iniziato a girare film in Cina e Giappone, ha diretto un documentario su come il cinema sia passato dalla pellicola al digitale, e ha lavorato su tutta una serie di film indipendenti a basso budget. Pochi mesi fa ha ottenuto un discreto successo con John Wick, un film d’azione tutto adrenalina che ha risollevato le sue quotazioni dopo una serie di flop. Un successo che ha sorpreso gli esperti del settore, e che ha spinto Reeves ad iniziare le riprese di un sequel quest’autunno. L’ex star della trilogia di Matrix, e di classici come Speed e Point Break, ha ammesso, ormai a metà dei quaranta, di voler rallentare un po’ la sua attività cinematografica. Quello che invece non accenna a scemare è il suo amore per le moto. «Amo tutto delle moto» ci ha detto Keanu. «Amo la loro capacità di sgombrarti la mente quando sei in sella, e il senso di libertà che sanno darti. Quando guido ed esploro i miei limiti alzando il ritmo, è il momento in cui probabilmente mi sento più felice. Non so spiegarvi quanto sia bello sentirsi in grado di guidare fra i canyon o viaggiare sulla Pacific 36 Coast Freeway godendosi la brezza dell’oceano. E’ una sensazione che adoro». Accanito motociclista da quando comprò la sua prima moto (una Kawasaki KLR600, a 22 anni, mentre era impegnato in riprese cinematografiche a Monaco di Baviera), Keanu Reeves ha avuto spesso modo di dare sfogo al suo amore per la velocità, e di assaporare “l’incredibile libertà” che prova sulle strade aperte. Del resto, pur avendo posseduto diverse supercar, come ogni star di Hollywood, Keanu preferisce sfrecciare in moto fra le auto sulle autostrade attorno a Los Angeles o sul Sunset Boulevard, piuttosto che restare bloccato nel traffico al volante. Reeves si descrive come una persona noiosa nella vita privata, ma è incapace di star fermo quando si tratta di lavorare o... giocare. E’ stato questo mix di passione ed irrequietezza che nel 2011 lo ha portato a fondare, in società con il preparatore Gard Hollinger, la Arch Motorcycle. Marchio che ha iniziato a produrre quella che molti ritengono una delle moto più elitarie del pianeta, la Arch KRGT-1 di cui vi avevamo parlato all’epoca dell’inizio del progetto. Reeves aveva inizialmente cercato Hollinger per farsi realizzare una special secondo indicazioni molto precise, restando però continuamente frustrato dalle limitazioni che il preparatore californiano imponeva alle visionarie richieste di Keanu. Ecco perché l’attore ha deciso di investire una quota considerevole dei suoi guadagni cinematografici per creare una società impegnata in questo progetto di altissimo livello, che vende la Arch KRGT per la cospicua somma di 78.000 dollari. Un impegno che non si è limitato al finanziamento o alla definizione tecnica e stilistica, ma - lato piacevole dell’impresa - si è esteso fino all’attività di sviluppo in prima persona della moto. Alla domanda a chi spetti il giudizio finale sulla dinamica della moto, Hollinger ha risposto «Il collaudatore ufficiale è Keanu. Il giudizio finale spetta sempre a lui». A Marzo, Reeves ha partecipato all’evento per il battesimo del primo esemplare prodotto al quartier generale Arch ad Hawthorne, California, a pochi isolati di distanza dalla struttura Space-X di Elon Musk. La KRGT-1 è composta da circa 200 parti costruite su misura – per lo più in alluminio lavorato dal pieno – che compongono un progetto completamente nuovo, nato per soddisfare l’ambizione di Keanu di contribuire a creare un oggetto assolutamente unico, dove le componenti di serie, se così si può dire, si limitano al motore (un S&S da 120 pollici cubici - 1.966cc - capace di erogare 121 cavalli e ben 164 Nm di coppia), ai cerchi sudafricani BST e all’impianto frenante con pinze ISR. Praticamente tutto il resto è pensato e realizzato da Arch specificamente per questo modello. Nel corso degli anni, Keanu ha messo insieme una notevole collezione di moto – per lo più Norton, ma anche Moto Guzzi, Suzuki ed Harley – e va in moto tutti i giorni, anche quando si trova sul set di un film dove, alla fine di una giornata di riprese, solitamente parte verso qualche strada particolarmente bella per dare sfogo alla sua “anima inquieta”. Dopo “Knock Knock”, produzione indipendente 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Norton Interceptor che ho ancora in garage». Qual è stato il tuo ruolo nella reale progettazione della Arch KRGT-1? «Ho avuto molte idee che ho disegnato, e su cui abbiamo poi lavorato con Gard Hollinger (il cofondatore). Dopodiché si è trattato di costruirla, facendo realizzare le parti giuste, e vederla prendere forma». A quanto pare Gard era preoccupato della tua celebrità, che poteva andare a detrimento dell’idea di costruire una moto tanto elitaria. «E’ vero, e ci ho riflettuto, ma credo che gli appassionati di moto sappiano che sono uno di loro da tutta una vita, non un semplice appassionato del weekend. A parte i soldi che ci ho investito, ho dedicato a questo progetto molto del mio tempo e delle mie energie. Volevo contribuire alla costruzione di una moto che sarà unica, ed attirerà abbastanza interesse da alimentarne le vendite e permetterci di proseguire nell’impresa». di qualche mese fa, Reeves ha piani più ambiziosi per il futuro. Il prossimo anno inizierà a girare Rally Car, una produzione cino-americana ad alto budget guidata da Jerry Bruckheimer, in cui Keanu interpreta un pilota americano che prende parte ad una gara attraverso gli Stati Uniti. Il film è vagamente ispirato alla commedia/avventura del 1981 “The Cannonball Run”, noto da noi come “La corsa più pazza del mondo”. Reeves reciterà anche in Rain, una miniserie TV basata sul best seller di Barry Eisner, in cui Keanu interpreta John Rain, un killer professionista nippoamericano in cerca della sua identità oltre la sua professione. La produzione segna il debutto televisivo di Keanu Reeves, che ha recentemente concluso le riprese di The Neon Demon, diretto da Nicolas Winding Refn, con Christina Hendricks ed Elle Fanning. 38 Keanu, diventare un produttore di moto sembra un po’ un compiersi del tuo destino… «E’ il mio modo di soddisfare la mia passione per le moto, creando quel tipo di esperienza di guida che uno normalmente può solo sognare. Sono sempre stato affascinato dalla costruzione di una moto, dalla scelta delle parti fin nel minimo dettaglio, come la definizione della sella». Da dove nasce la tua passione per le moto? «Le moto sono parte della mia vita fin da quando incontrai questa ragazza a Monaco (lavorando insieme ad un film) che aveva una splendida Kawasaki da enduro, e le ho chiesto se mi potesse insegnare a guidare. Durante le pause della lavorazione ci andavo in giro, e da lì è nato tutto. Da quel momento non ho mai smesso, e non appena sono tornato a Los Angeles ho comprato una Quali sono le tue preferite, fra le moto che hai posseduto e guidato? «Sono ancora innamorato della mia Norton Commando del 1973. Adoro guidarla, e ci vado ancora in giro a Los Angeles. Amo anche la Norton 750 che ho comprato mentre lavoravo sul set di Matrix, in Australia. E ci metto anche la BMW 750 e la Moto Guzzi T3». «Nel corso degli anni ho preso l’abitudine di acquistare moto usate dovunque lavorassi. A Chicago ho avuto una Kawasaki KZ900 (la nostra Z900, Ndr) e a Portland una Suzuki GS1100R. Una volta ho comprato una Moto Guzzi T3 del 1978, e a Pittsburgh ho preso una AMF Harley-Davidson Shovelhead. Quando sono stato in Australia per Matrix ho preso una Norton 750; per il secondo episodio della saga ho comprato una Sportster. E poi la BMW 750, e una Suzuki GSX-R 750 del 1988». Hai anche fatto una bruttissima caduta sulla tua Norton Commando, vero? Intervista «Si, quella volta mi sono fatto male. Mi sono rotto la milza. Per il resto quasi solo scivolate, anche se mi sono rotto un braccio, diversi denti e lasciato per terra un bel po’ di pelle. Ma nel corso degli anni ho provato a rallentare e a diventare un po’ più prudente. Una volta, ogni volta che mi arrabbiavo o ero turbato per qualcosa, prendevo la moto e mi mettevo ad andare più forte che potevo, ma non è esattamente la scelta giusta da fare. Ho smesso di farlo…» La tua carriera si sta tornando a risollevare, a quanto pare? «Molti dicono che sto tornando, ma a me non sembra un ritorno. Ho lavorato su molti progetti diversi negli ultimi anni, sono stato piuttosto impegnato» sorride Reeves. «Il fatto è che non presto molta attenzione a cosa mi succede intorno. Ogni volta che lavoro a qualcosa sono piuttosto concentrato». John Wick ha attratto molta attenzione. Cosa ti piace di quel film, e del tuo personaggio in cerca di vendetta? «Mi ha impressionato l’ira da Vecchio Testamento che alberga nel protagonista. Wick vive secondo principi incrollabili, e viene posseduto da una vera furia quando il suo mondo viene sconvolto proprio quando era riuscito a trovare pace dopo la morte della moglie. E’ un uomo la cui missione è difendere il proprio senso dell’onore con una determinazione illimitata, perché sta ancora soffrendo per la terribile perdita che ha subito. E’ un duro, la cui pace mentale viene turbata nel momento più sbagliato possibile». E’ l’uccisione del suo cane che dà il via alla crociata personale di Wick. Perché il cane era tanto importante? «Il cane rappresentava il suo legame con la moglie. Era stata lei a regalarglielo, e quando il cane viene ucciso è come se qualcuno avesse ucciso lo spirito, la memoria della moglie per lui importantissima. La vita di John è stata distrutta 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Intervista aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb quando lei è morta, e la vendetta verso i gangster russi che gli hanno ucciso il cane è il suo modo di sfogare la rabbia e il dolore che si sono accumulati in lui». Ti sei identificato con la solitudine del protagonista «No. So di dare questa impressione all’esterno, ma non sono un solitario. Non ho molti amici veri, e mi piace vivere in tranquillità e riservatezza. Sono fatto così, ma ho un sacco di progetti interessanti che mi danno continue soddisfazioni». Parlaci del tuo ultimo film «Ho lavorato con Nicolas Winding Refn (Drive, Bronson, Valhalla Rising) su un film intitolato The Neon Demon, con Elle Fanning e Christina Hendricks, in cui interpreto un inquietante proprietario di motel. E’ un film molto interessante, e Nicolas è un regista affascinante e appassionato. Mi è piaciuto davvero lavorarci». Ti sei rimesso di nuovo in forma eccellente per impersonare John Wick. Ti senti al meglio della tua forma? «No, diciamo che mi sento in forma ma certi passaggi, certe mosse si sono rivelati molto più 40 difficili di quanto non sarebbero stati vent’anni fa o quando ho girato i film di Matrix. Mi indolenzisco, mi viene la carne greve con molta più facilità, e non ho la stessa determinazione a girare ripresa dopo ripresa. Ma non mi lascerei mai sostituire da una controfigura. Ci tengo a fare tutto da me, anche se a volte può essere doloroso». Point Break resta uno dei tuoi film migliori, almeno secondo alcuni dei tuoi fan. Lo consideri una pietra miliare della tua vita? «Amo moltissimo quel film, e la visione molto precisa che Kathryn Bigelow aveva del tipo di mondo che voleva creare e rappresentare. C’era questo lato molto bello della storia, dell’agente dell’FBI che deve imparare a surfare per catturare i cattivi. Quel film ritraeva molto bene il mondo del surf, fatto di bellezza e passione per il cavalcare le onde. Tantissima gente, negli anni successivi, mi ha voluto raccontare quanto quel film gli avesse cambiato la vita, e di come avessero iniziato a surfare o a lanciarsi con il paracadute dopo averlo visto. Mi fa sempre pensare alla mia passione per le moto. So esattamente come si sentono». 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Center di Orlando ma che sarà anche l’ultima, visto che il contratto iniziale tra AIME ed OCCC era di 4 anni. Il futuro per ora non è ben chiaro, soprattutto perché il modo in cui è strutturato l’evento prevede una location ben specifica, in grado di soddisfare alcuni criteri: ampi spazi espositivi, una zona esterna dove creare le test track e gestire le demo ride, un buon numero di alberghi nelle vicinanze ed una posizione strategica che sia anche una destinazione interessante al di fuori dell’evento stesso. Si potrebbe tornare ad Indianapolis (dove per anni si è tenuto l’ormai defunto Dealer Expo), magari non in febbraio quando si muore di freddo. Ma la città ma non dispone di aree esterne per le attività outdoor. Una destinazione perfetta sarebbe Las Vegas, ma la capitale del gioco d’azzardo non ha date disponibili nel periodo in cui i promoter vorrebbero tenere la fiera, ovvero metà ottobre. Idem per Chicago, che tra l’altro non dispone a sua volta di aree esterne nei pressi del convention center. L’altra meta papabile attualmente è Louisville in On the road Kentucky, ma gli alberghi sono pochi e relativamente lontani dalla zona fieristica. Rimarrebbe Dallas, ma il promoter ha già detto che non ritiene la città texana un’alternativa percorribile. Insomma un bel rebus da risolvere in fretta, anche perché una volta individuata la location ci vogliono mesi e mesi per preparare ed organizzare tutto. Ma alla fine come è andata questa AIMExpo 2015? Beh, dipende da chi vi risponde. Molte delle Case hanno tenuto ad Orlando le loro riunioni annuali, e da parte loro la fiera è andata benissimo. Anche i giorni aperti al pubblico non sono stati male, specialmente per quanto riguarda l’area outdoor. La hall principale ha visto una discreta partecipazione nella giornata di sabato, grazie anche alla concomitante Biketoberfest a Daytona (che dista un’ora da Orlando) e molte famiglie alla domenica, dopo la messa che qui nella Bible Belt è un must. Ci sono state alcune anteprime mondiali e nazionali a livello di moto e prodotti e la copertura mediatica è stata eccellente, anche grazie alla presenza di molti RIDE IN THE USA AIMEXPO, UN SUCCESSO A METÀ di Pietro Ambrosioni | La fiera di Orlando, unica kermesse moto statunitense, sta crescendo. Ma non come ci si aspettava L’ edizione 2015 della AIMExpo (American International Motorcycle Exposition) si è chiusa domenica scorsa ad Orlando, in Florida. L’unica fiera rimasta nel panorama americano ha riscosso un discreto successo, soprattutto se si considera che quella di quest’anno era solo la terza edizione. Il formato, come l’EICMA di Milano, prevede due giorni riservati agli operatori e alla stampa, e gli altri giorni (due giornate nel caso dell’AIMExpo) sono aperte al pubblico. La 42 fiera sta crescendo, non ci sono dubbi, ma ancora non si è mostrata in grado di poter fare la differenza in un mercato che dopo la crisi del 2009 non si è mai davvero ripreso. L’acquisizione da parte del MIC (di cui parlavo settimana scorsa) dovrebbe portare ad un maggior coinvolgimento da parte delle Case costruttrici, che sono poi le principali finanziatrici del Motorcycle Industry Council. Ma questo si vedrà solo dall’edizione del prossimo anno, che sarà tenuta in una hall ancora più grande dell’Orange County Convention 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito personaggi di spicco del motociclismo come Wayne Rainey, Malcolm Smith e molti altri piloti nazionali. Hanno avuto un grande successo anche le cerimonie di induzione nella Motorcycle Hall of Fame e le premiazioni dei campionati nazionali MotoAmerica. Ma… c’e sempre un ma. L’AIMExpo, se ben ricordate, nasce come alternativa al Dealer Expo, una fiera che per anni è stata il riferimento per il settore americano ma che dal 2009 era entrata in crisi e non si è mai ripresa fino a scomparire dopo l’ultima edizione di Chicago a fine 2014. Il Dealer Expo, come si deduce dal nome, era una fiera dedicata ai negozianti (dealer), che ogni anno a febbraio vedevano i prodotti nuovi e piazzavano gli ordini per la stagione che stava per iniziare. negli anni i dealer hanno smesso di andare al dealer Expo finché è diventato chiaro che la fiera non aveva futuro e c’era bisogno di un cambio di traiettoria. L’AIMExpo si presentò allora come la perfetta alternativa, uno show dedicato sia ai dealer che al pubblico, in una location meno inospitale di Indianapolis in febbraio e con il potenziale di diventare qualcosa tipo l’EICMA, a cui gli organizzatori 44 Periodico elettronico di informazione motociclistica si sono ispirati fin da subito. La stragrande maggioranza degli operatori USA hanno abbracciato con entusiasmo il nuovo corso e, sinceramente, non vedo come la fiera non possa diventare uno dei saloni più importanti al mondo, perlomeno a medio o lungo termine. Ma viviamo in un’epoca di “tutto e subito” e spesso non c’è il lusso di aspettare cinque o più anni per vedere i risultati. Sto parlando del problema principale che gli organizzatori si trovano a risolvere, che è quello di portare i dealer in fiera a fare quello che hanno sempre fatto: scovare nuovi prodotti, veder le novità e piazzare gli ordini per la prossima stagione. Quest’anno a Orlando, nonostante i dealer che hanno eseguito la registrazione online siano stati più di 4000, di negozianti se ne sono visti troppo pochi. Si, le riunioni delle Case hanno portato in fiera molti Sales Manager per parlare di unità ed investimenti per il 2016, ma la maggior parte dei 500 e più espositori, che erano accessoristi, si aspettava di vedere i Parts Manager, ovvero i responsabili degli acquisti che sono poi quelli che piazzano gli ordini durante l’anno. Quelli no, a Orlando non c’erano. O meglio, non c’erano in Scarica l’APP del Magazine numero sufficiente per dichiarare la fiera un successo. Personalmente ritengo che gli organizzatori abbiano fatto tutto il possibile per attirare i dealer, ma non è bastato: il mercato americano è cambiato, ormai gli operatori preferiscono restare in negozio e cercare di vendere il più possibile prima che il mercato vada in letargo per l’inverno, e non gli si può certo dare torto. La crisi ha tolto quei fondi che normalmente servivano a mandare qualcuno a visitare la fiera, e grazie a (o per colpa di) internet i Parts Manager vedono e comprano i prodotti online: anche la vecchia figura dell’agente di commercio sta scomparendo nel settore moto americano, gli unici che girano per negozi sono ormai quasi solo gli ispettori dei grandi distributori. Ma sarebbe facile rovesciare un secchio di critiche sull’AIMExpo senza provare ad offrire una soluzione. Ecco quello che ho detto personalmente agli organizzatori, con i quali ho avuto una lunga chiacchierata domenica sera. Personalmente spaccherei l’evento in due: pubblico da una parte ed operatori dall’altra. Cercherei di associare la AIMExpo ad uno dei grandi motoraduno estivi e lo organizzerei News unicamente con lo scopo di essere un grande show per il pubblico. Lo terrei anche ben lontano dalle date di Milano, in modo da assicurarsi più novità, che adesso invece le Case preferiscono far debuttare all’EICMA. Per la parte dealer invece tornerei ad una configurazione tipo Indianapolis, in una città comoda da raggiungere da tutti gli USA. Senza la pressione di allestire dei mega stand per impressionare il pubblico, gli espositori potrebbero concentrarsi sugli aspetti commerciali e le relazioni con i dealer, che a loro volta si troverebbero in un ambiente più consono per fare del business. Il periodo dell’anno, poi, sarebbe cruciale: sceglierei febbraio o addirittura marzo, in modo da catturare l’attenzione dei Parts Manager proprio nel momento in cui riparte la stagione senza però costringerli a lasciare il negozio quando si è già a pieno regime. Se questo non dovesse funzionare, per le ragioni che dicevo sopra, almeno non sarebbe l’intera AIMExpo a soccombere, ma solo la parte B2B, che guarda caso è proprio quella che ancora stenta a decollare dopo la picchiata degli anni della crisi. 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito NICO CEREGHINI MA LO SHOW COSTA CARO Che spettacolo a Phillip Island! Quattro grandissimi piloti e una battaglia memorabile. Quello che il pubblico non immagina, però, è quanto stress debbano sopportare i piloti Media C iao a tutti! Ho visto lo show in diretta e poi l’ho rivisto subito dopo in replica. Come non avevo mai fatto in vita mia. Adrenalina, pelle d’oca, spettacolo puro. A memoria, non ricordo una gara/thrilling come quella della MotoGP domenica in Australia. E di sicuro non ho mai visto una gara così combattuta, così serrata, nella fase finale di stagione, con i giochi ancora aperti e il campionato mondiale 46 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica sul piatto. Un poker di grandi! Visto il passo registrato nelle prove e lette le interviste, mi aspettavo Lorenzo, e forse Rossi, e invece sono esplosi Marquez e Iannone che hanno battuto i due piloti Yamaha con i quali lottavano nel finale. Appena tagliato il traguardo, i tre del podio sembravano perfettamente felici. In quel momento l’adrenalina, l’euforia, la complicità, e anche la consapevolezza di aver fatto una gara memorabile non lasciavano spazio alle ombre. Ma mi sono detto che, forse, dietro al capolavoro di Marquez in quell’ultimo giro c’è stata anche una piccola leggerezza di Lorenzo, che si sentiva ormai al sicuro. Ed è difficile capire quanto veramente è stato perfetto Andrea Iannone: un leone, certo, ma probabilmente in fondo ai suoi pensieri resta il dubbio che la vittoria fosse addirittura alla sua portata. Come del resto Valentino Rossi: dietro all’amarezza per essere rimasto giù dal podio ci saranno anche i rimpianti, con le prove sbagliate e qualche sbavatura di troppo nella corsa. Soltanto loro lo sanno, soltanto i protagonisti potrebbero dire quanto sono soddisfatti e quanto delusi dal risultato. Ma forse, anche volendo, non lo potrebbero fare. Non dico niente di nuovo, me ne rendo conto. E qualcuno obietterà che è molto meglio fare il pilota che l’operaio all’Ilva di Taranto. Ma la festa di domenica mi ha fatto ricordare quanto stress c’è dietro a queste imprese dello sport. Quanta fatica fisica e mentale. Ci sono piloti che, magari anche vincenti, dopo un po’ hanno gettato la spugna. Uno come Lorenzo, per dire, finita la gara non può nemmeno dire apertamente quello che pensa per non sembrare debole agli occhi dei suoi avversari o essere giudicato dal pubblico e dallo sponsor. Meglio sorridere come giustamente ha fatto Jorge, come se quei cinque punti che Marc gli ha soffiato in poche curve non contassero nulla. Meglio abbozzare. Il pilota è solo, ed è sempre stato così. Agostini all’epoca mi sembrava freddo, non si lasciava mai andare, e poi ho scoperto che non poteva fare altrimenti, non voleva che trasparisse la paura di morire. Ai suoi tempi ogni gara era una scommessa, e nascondere i sentimenti era necessario. Fausto Gresini, l’attuale manager di Bastianini e company, quando nel ‘90 se la giocava in 125 con il diciassettenne Capirossi, soffriva. Io lo vedevo teso e tormentato, e Editoriale nelle telecronache qualche volta ho detto che era fortissimo, ma forse vulnerabile proprio per i suoi pensieri. Una volta ad Hockenheim mi prese da parte e mi pregò di non dirlo più: per gli sponsor, precisò, che magari avrebbero perso fiducia, e poi anche perché non era vero. Va bene, gli risposi. Anni dopo, Fausto da manager seguiva Sete Gibernau in guerra con Rossi, e quando gli domandai se era più stressante stare al muretto oppure correre, lui mi rispose: “Correre. Di sicuro. Quando correvo mi svegliavo al mattino della gara con lo stomaco annodato”. MEGLIO SORRIDERE COME GIUSTAMENTE HA FATTO JORGE, COME SE QUEI CINQUE PUNTI CHE MARC GLI HA SOFFIATO IN POCHE CURVE NON CONTASSERO NULLA 47 SPECIALE MOTOGP GP DELLA MALESIA 48 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica condotta di gara di Marquez, visibilmente in difficoltà a controllare la sua Honda, ma disposto a tutto pur di rimanere davanti a Valentino e fargli perdere punti preziosi. Una condotta di gara forse discutibile, ma pulita: in nessun sorpasso, Marc è stato scorretto. IMMAGINI CHIARISSIME Prevedibile, forse, dopo quanto accaduto giovedì, dopo i durissimi attacchi di Rossi a Marquez, ma è stato Marc a raggiungere il suo scopo, non Valentino, che si è innervosito, è caduto nella trappola. Il giro chiave è stato probabilmente il quinto, quando i due si sono superati nove volte, con Marquez che è transitato terzo sul traguardo, mentre davanti Pedrosa e Lorenzo allungavano. Al sesto giro, Rossi passa Marquez e lo manda platealmente a quel paese, ma Marquez MotoGP non si è intimorito, l’ha ripassato. Al settimo giro il “patatrac”, che a caldo Rossi ha commentato così: «Ho perso un sacco di tempo con lui: alla curva 14 sono andato largo per prendere una linea migliore, visto tutti i problemi che avevo avuto con lui, si è avvicinato ed è caduto. Peccato, perché in una gara normale avrei potuto stare con Lorenzo: adesso a Valencia diventa tutto più difficile» è la tesi di Rossi, alla quale si contrappone quella del team principal HRC Livio Suppo. «Rossi ha deliberatamente dato un calcio alla moto di Marquez» è la sua tesi. A mio modo di vedere, le immagini danno la colpa a Rossi, che ha avuto una reazione inaspettata per un campionissimo come lui: è stato provocato, Marquez l’ha sicuramente infastidito, ma non bisognava fare così. In attesa, ovviamente di ulteriori conferme. PEDROSA VINCE IL GP ROSSI IN FONDO ALLA GRIGLIA di Giovanni Zamagni | Pedrosa in testa dall’inizio alla fine. Dietro il finimondo: con Rossi penalizzato per aver allargato il ginocchio e aver fatto cadere Marquez. Tre punti sulla patente e ultimo posto in griglia a Valencia L a Race Direction ha deciso di dare 3 punti di penalizzazione “sulla patenete” a Rossi che partirà in fondo allo schieramento a Valencia. Valentino mantiene così tutti i punti conquistati nella gara di Sepang. LA GARA Vittoria di Dani Pedrosa, davanti a Jorge Lorenzo e Valentino Rossi, dopo però un contatto con 50 Marc Marquez, finito a terra. L’incidente è ancora “under investigation”, sotto investigazione. Il mondiale dei mondiali viene rovinato da un episodio che non avremmo mai voluto vedere: al sesto giro, dopo che Rossi e Marquez si erano già superati 17 (!) volte nei passaggi precedenti, Valentino ha rallentato, si è quasi fermato in mezzo alla curva, ha portato fuori Marquez, ha allargato la gamba, con Marc a terra. Un “fallo di reazione” quello di Rossi, evidentemente indispettito per la 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP VITTORIA MERITATA In tutto questo, la vittoria del “robottino” Dani Pedrosa non è mai stata in discussione ed è super meritata, tutto il resto è opinabile. Fuori le due Ducati: Iannone è stato costretto al ritiro da un altro problema tecnico, Dovizioso è caduto mentre era 5, appena superato da Crutchlow. 52 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP VALENTINO ROSSI “HA VINTO MARQUEZ: MI HA FATTO PERDERE IL MONDIALE” di Giovanni Zamagni | Valentino la vede così: “Mi ha rallentato apposta, il suo progetto è andato a buon fine: speravo sarebbe stato più attento, invece…”. Sull’incidente: “Non gli ho dato un calcio, si vede chiaramente dall’elicottero: è caduto perché ha toccato con il manubrio la mia coscia sinistra”. Su Valencia: “Non so se ci andrò…” « Valentino Rossi trova il modo di ironizzare: «Di cosa volete parlare?». Poi, le sue valutazioni. «Peccato, sono molto, molto dispiaciuto di essere arrivato a questo punto, non avrei mai pensato che sarebbe finita così, volevo giocarmi le mie possibilità con Lorenzo, provare a batterlo, ma così non me la aspettavo. Marquez ha confermato quello che avevo detto giovedì: speravo che le mie parole l’avrebbero fatto stare più attento, invece hanno avuto l’effetto contrario. Per quanto riguarda l’incidente, non volevo farlo cadere e non gli ho dato un calcio, anche se dalla telecamera in pista sembrerebbe così. Ma se si vede al rallentatore l’immagine dall’elicottero, si vede distintamente che quando perdo il piede dalla 54 pedana, lui era già caduto. Io volevo dargli fastidio, mandarlo fuori traiettoria, l’ho guardato per dirgli: «Ma che cazzo stai facendo», ho rallentato tanto, il suo manubrio ha toccato la mia coscia sinistra: per questo è caduto. Non gli ho quindi dato nessun calcio, anche perché avrei potuto darglielo 30-40 metri prima e, soprattutto, una MotoGP è così pensante che non cadi per un calcio. Ecco perché credo che la sanzione sia sbagliata, che, di fatto è una punizione quasi definitiva: alla fine ha vinto Marquez, il suo progetto è andato a buon fine. Peccato, davvero un brutto episodio: non avevo mai visto una cosa simile nel motorsport. Adesso il campionato è falsato: è difficile dire chi avrebbe vinto tra me e Lorenzo, ma Marquez ha deciso il campionato». Ogni azione deve avere un movente: qual è quello di Marquez? E’ d’accordo con Lorenzo? «Non so se Lorenzo e Marquez sono d’accordo, penso di no, anche se la reazione di Jorge farebbe pensare di sì: magari si sono incontrati prima della triplice trasferta. Sicuramente Marquez ce l’ha con me perché crede che l’ho fatto cadere apposta in Argentina e, soprattutto, per quanto accaduto in Olanda, dove io però non avevo alcuna colpa. E me l’ha confermato anche Alzamora (il manager di Marquez, NDA), che mi ha detto che ad Assen ho fatto perdere il mondiale a Marc…». 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Mike Webb, direttore corsa, dice che hanno valutato che Marquez abbia avuto una condotta sospetta, ma che, effettivamente non ha fatto nessuna irregolarità… «Si, Webb ha detto a Marquez che non crede che non mi abbia rallentato: direi che è abbastanza evidente. Io però non volevo che cadesse, ma dargli solo fastidio: ripeto è una sanzione troppo pesante, quasi definitiva». Giovedì, attaccando Marquez, ti aspettavi qualcosa del genere? «Bisognerebbe pensare a tutto, può essere che abbia inciso quello che ho detto giovedì, ma se non l’avessi detto l’avrebbe fatto uguale. Magari è stato un 56 Periodico elettronico di informazione motociclistica errore, ma non è giusto prenderlo nel culo e stare zitti». Hai parlato con Marquez? «Sì, gli ho detto quello che penso di lui». Cosa? «Cose mie». A Valencia dovrai partire dall’ultima posizione, come la vedi? «Intanto bisognerà vedere se andrò a Valencia: boh, ancora non lo so. E Marquez farà passare Lorenzo negli ultimi giri, se dovesse servire». Come ti senti in questo momento? «Mi spiace, ho dato tutto per questo campionato: perderlo Scarica l’APP del Magazine MotoGP in pista è un conto, perderlo in questo modo brucia molto di più. Io sono sempre stato un avversario duro ma leale, ho sempre accettato il verdetto della pista: così è difficile». Cosa pensi della reazione di Lorenzo? «Non l’ho capita bene, boh…». Anche il giro prima, al sesto, avevi fatto un segno a Marquez. «L’avrò guardato 5-6 volte e in altrettante occasioni gli ho detto: che cazzo stai facendo». Hai ancora rispetto di Marquez? «Secondo te?». 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP MARC MARQUEZ “VALENTINO, COSA TI È PASSATO PER LA TESTA?” di Giovanni Zamagni | Lo spagnolo non si dà pace: “Sono giovane, ma non avevo mai visto qualcosa di simile. Alla curva 14 mi ha passato, ha rallentato, ha alzato la moto e mi ha dato un calcio e mi ha colpito sul manubrio e sul braccio destro. La mia opinione su di lui è cambiata” S Scuro in volto, scosso, visibilmente indispettito: ecco il pensiero di Marc Marquez. «E’ inutile spiegare quello che succede, lo si vede chiaramente da tutte le immagini televisive, da qualsiasi parte la si guardi. Ci siamo passati più volte, sicuramente si poteva andare più forte, ma con tanti sorpassi non era possibile. Siamo arrivati alla curva 14, mi ha passato, ha alzato la moto ha rallentato tanto e l’ho fatto anch’io, mi ha spinto fuori con la gamba, ha preso il mio manubrio destro e sono caduto. Nella mia carriera sono stato protagonista di tanti episodi, ma una cosa così non l’avevo mai vista». Cosa pensi della decisione della Direzione Corsa? 58 «Non mi interessa la decisione che è stata presa, non mi importa se Rossi partirà ultimo a Valencia: qui non stiamo parlando di un incidente di gara. Non so cosa passi dentro alla testa di un pilota che pensa di farne cadere un altro. E io era al box con zero punti, lui in pista e ne ha conquistati 16». Quanto è successo oggi è una conseguenza di quanto accaduto in conferenza stampa giovedì? «Giovedì sono rimasto sorpreso, come tutti, delle dichiarazioni di Rossi, ma non mi importava nulla, ho fatto il mio solito week end di gara. A inizio gara, avevo problemi con il pieno di benzina (effettivamente lo aveva detto anche dopo le qualifiche, NDA), non potevo stare con Pedrosa e Lorenzo, ma un altro pilota mi ha spinto fuori. Sono partito bene, ero anche sorpreso del mio scatto al via, ho provato a seguire Pedrosa, ma ero troppo al limite e alla curva quattro ho fatto un errore, sono andato largo e Lorenzo mi ha passato. Poi mi ha superato anche Rossi, ma riuscivo a tenere il suo passo. Ci siamo superati tante volte: nonostante questo giravamo in 2’01”9. Io ho sempre avuto grande rispetto di Valentino, questa non me la aspettavo». Può essere considerato un fallo di reazione alle tue manovre che anche la direzione gara ha giudicato fatte per rallentarlo? 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb «Nel calcio, il fallo di reazione viene punito con il cartellino rosso: invece io ero ai box, mentre lui era ancora in pista. E qui non si può parlare di nervosismo, ci stiamo giocando la vita… Speriamo sia finita qui, ma temo che non sarà così…». Ma l’hai rallentato o no? «Lui dice la stessa cosa del GP d’Australia, dove io ho vinto prendendo grandi rischi all’ultimo giro e anche qui ho cercato di spingere all’inizio, ma faticavo. 60 Anche se ci siamo superati tante volte, il nostro ritmo era buono: è chiaro che con tutti quei sorpassi io rallentavo lui e lui rallentava me, non era semplice prendere il ritmo». Sarà possibile tornare ad avere una relazione con Rossi? «Vedremo in futuro, adesso no» E’ cambiata la tua opinione su di lui? «E’ cambiata la mia e quella di tanti altri». 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine paragonabile. Credo a Rossi quando dice che non gli ha dato un calcio (anche se non ho potuto rivedere l’immagine dall’elicottero), ma la sostanza non cambia: la manovra è da condannare. Ne esce male Marc Marquez, la cui condotta di gara è stata quanto meno discutibile e provocatoria, esattamente come lo era stata quella di Phillip Island: lo confermano i dati. Sia chiaro: l’ho detto per il GP d’Australia, l’ho detto nel commento a caldo, lo ribadisco adesso: Marc, settimana scorsa come oggi, non ha fatto nessuna scorrettezza, ma il suo comportamento è quanto meno antisportivo. Brutto per un campione come lui. Ne esce male Jorge Lorenzo, con dichiarazioni allucinanti, su un episodio che non lo riguarda, in cui lui non era minimamente coinvolto. E’ uno MotoGP dei difetti di Lorenzo: “piangere”, lamentarsi di cose che non lo dovrebbero coinvolgere. E’ un campionissimo, forse, anzi senza forse, il pilota più veloce del 2015: vinca in pista, ha i mezzi per farlo, senza tirare in ballo penalizzazioni o squalifiche altrui. Ne esce male la “Race Direction”: un episodio così va giudicato durante la gara, non si può aspettare la fine del GP. Andava presa una decisione immediata, dal “ride trough” alla bandiera nera, o qualsiasi altra penalità: le immagini erano chiarissime. E così il mondiale dei mondiali è stato rovinato nel peggiore dei modi: chiunque vincerà a Valencia sarà un campione a metà, anche se fra un po’ tutti si saranno dimenticati quanto accaduto in Malesia. IL COMMENTO DI ZAM “HANNO PERSO TUTTI” di Giovanni Zamagni | Hanno perso tutti, si salva solo Dani Pedrosa.Gli altri escono sconfitti, per quella che è sicuramente la più brutta pagina del motociclismo H anno perso tutti, si salva solo Dani Pedrosa, spettacolare nella sua condotta di gara, lucido nel dopo corsa, bravissimo nel gestire la situazione in pista e fuori. Gli altri escono sconfitti, per quella che è sicuramente la più brutta pagina del motociclismo, perlomeno vissuta direttamente da me. Ne esce male Valentino Rossi, caduto nella provocazione di un pilota tanto veloce, quanto furbo e spregiudicato. Non lo 62 doveva fare Valentino, la manovra del settimo giro è quella di uno che ha perso la testa: strano per quello che io considero il più forte pilota della storia del motociclismo, non solo come talento, ma anche psicologicamente. Marquez l’ha provocato, è evidente, ma Rossi non avrebbe dovuto reagire così. Gli appassionati di calcio ricorderanno la testata data da Zidane a Materazzi nella finale mondiale del 2006 tra Italia e Francia: quanto fatto da Valentino è assolutamente 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito LE PAGELLE DI SEPANG di Giovanni Zamagni | Pedrosa 10, Lorenzo 8 e 5 per Rossi. 2 a Marquez e 6 per entrambi i piloti Ducati 10 DANI PEDROSA Grandissimo il “robottino”, in pista come fuori, bravissimo a sfruttare le potenzialità della sua Honda, lucido e obiettivo nei giudizi del dopo GP. Rimanendo agli aspetti sportivi, quelli che a noi interessano veramente, in Malesia lo spagnolo è sempre andato più forte del compagno di squadra, dimostrando che quella moto lì si può guidare anche in un altro modo. E’ forse il miglior Pedrosa mai visto in MotoGP: un gigante, altro che. 64 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica 8 JORGE LORENZO Battuto per la seconda volta in questa stagione dal compagno di squadra in prova, battuto in gara da Pedrosa: Sepang non è mai stata la sua pista e non lo è stata nemmeno questa volta. Sulle dichiarazioni nel dopo gara (voto 0) è meglio sorvolare. Rancoroso. 5 VALENTINO ROSSI Ha ragione Loris Reggiani quando dice che nemmeno Gandhi sarebbe rimasto impassibile di fronte alle evidenti provocazioni di Marquez. Io, però, ritengo il campione di Tavullia il più grande di tutti, anche nel gestire la pressione psicologica. A “caldo” mi ero sentito personalmente tradito per il calcio, ma adesso che le immagini confermano in modo piuttosto evidente che il calcio non c’è stato, la reazione è decisamente più comprensibile. Non giustificabile, ma comprensibile. Umano. 2 MARC MARQUEZ Mai visto un pilota correre con la chiara intenzione di penalizzarne un altro, per favorirne un terzo che non sia un suo compagno di squadra. E’ fortissimo, è capace di guidare in modo divino e di imprese pazzesche, ma è diabolico e cattivo come pochi altri, anche se non ha fatto nessuna scorrettezza. Antisportivo. MotoGP 7 BRADLEY SMITH Torna protagonista dopo qualche GP opaco: in prova non aveva particolarmente brillato, ma in gara ha raccolto il massimo risultato possibile, approfittando al meglio delle disavventure altrui. 5 CAL CRUTCHLOW Anche se involontariamente, ha buttato a terra Dovizioso (all’11esimo giro), poi ha preso paga da Smith e ha finito a 28”721: decisamente troppi. Andamento lento. 6 DANILO PETRUCCI Buona la posizione, meno il distacco. Ma se si guarda il compagno di squadra, allora meriterebbe 8. 6 ALEIX ESPARGARO Un punto in più perché ha vinto la sfida finale con il compagno di squadra. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP pista funziona bene. Come sempre molto equilibrata. 6 DUCATI GP15 In prova e in gara sono emersi in maniera evidente le difficoltà in staccata: dopo l’esaltante prestazione australiana, a Sepang è tornata un po’ nei ranghi. Per Iannone un’altra rottura meccanica, anche se questa volta non imputabile a problemi di affidabilità. 5 SUZUKI GSX-RR Aleix Espargaro ha finito a 39”290, che divisi per 20 giri fa praticamente due secondi a passaggio: troppi. Mai competitiva, né in prova né in gara. 5 APRILIA RS-GP Tre ritiri importanti (Marquez, Iannone, Dovizioso) hanno consentito a Bradl di eguagliare il miglior risultato stagionale, ma il distacco rimane sempre superiore ai 2” al giro, come peraltro conferma anche il miglior tempo realizzato in gara da Bradl, 2’03”079, 2”473 più lento del miglior crono di Lorenzo (2’00”606). 5 4 MAVERICK VINALES Per lui, ovviamente, vale il discorso opposto. POL ESPARGARO Lontanissimo da tutti: dal compagno di squadra, dalle altre moto “Factory”, da tutti. 7 STEFAN BRADL Convincente in prova, finalmente concreto in gara: bravo. 4 6 ALVARO BAUTISTA Forse la peggior gara della stagione. ANDREA DOVIZIOSO Stava facendo una buona gara, sfruttando bene il potenziale a sua disposizione. Ma siamo 66 ancora lontani dalle aspettative di inizio anno. 6 ANDREA IANNONE Un altro ritiro, non per colpa sua (un sasso ha bucato il radiatore): anche in Malesia, però, in prova è sembrato veloce e concreto. 9 HONDA RC213V Ha dominato prove e gara, mostrando un buon equilibrio tra le qualità della ciclistica e del motore. Negli ultimi 5 GP un pilota Honda ha vinto quattro volte. Non male per una moto giudicata in crisi a inizio anno. 8,5 YAMAHA M1 Sempre in affanno in rettilineo (mancano almeno 7-8 km/h), ma in tutto il resto della 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Sepang Classifica Generale 68 Classifica GP Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Valentino ROSSI 312 1 Dani PEDROSA 25 2 Jorge LORENZO 305 2 Jorge LORENZO 20 3 Marc MARQUEZ 222 3 Valentino ROSSI 16 4 Dani PEDROSA 190 4 Bradley SMITH 13 5 Andrea IANNONE 188 5 Cal CRUTCHLOW 11 6 Bradley SMITH 171 6 Danilo PETRUCCI 10 7 Andrea DOVIZIOSO 153 7 Aleix ESPARGARO 9 8 Cal CRUTCHLOW 118 8 Maverick VIÑALES 8 9 Danilo PETRUCCI 107 9 Pol ESPARGARO 7 10 Pol ESPARGARO 103 10 Stefan BRADL 6 11 Aleix ESPARGARO 97 11 Scott REDDING 5 12 Maverick VIÑALES 92 12 Yonny HERNANDEZ 4 13 Scott REDDING 83 13 Hector BARBERA 3 14 Yonny HERNANDEZ 53 14 Toni ELIAS 2 15 Hector BARBERA 33 15 Alvaro BAUTISTA 1 16 Alvaro BAUTISTA 29 17 Loris BAZ 28 18 Stefan BRADL 17 19 Jack MILLER 17 20 Nicky HAYDEN 16 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine DOPOGP CON NICO E ZAM IL GP DI PHILLIP ISLAND di Giovanni Zamagni | Una delle gare più belle di sempre. Come è andata? Come sarebbe potuta andare? E soprattutto, perché? E quilibrio incredibile tra i piloti in pista. Quattro campioni su tre moto diverse a contendersi in volata la vittoria sul circuito più spettacolare del campionato. Un GP da cineteca e un confronto diretto tra Ducati, Yamaha e Honda che permette all’Ing. Bernardelle un’analisi tecnica approfondita. Parliamo di Marquez che torna a vincere con un 70 ultimo giro a vita persa e ovviamente della sfida in casa Yamaha tra Rossi e Lorenzo. Cosa è mancato a Valentino per salire sul podio? Capiamo insieme i segreti della grandissima gara di Iannone. Un fuoco di paglia? E Dovizioso? Crisi nera? Bravissimo anche Vinales su una Suzuki sempre più competitiva e un passo più vicina alle factory. 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP STORIE DI MOTOGP IN MALESIA CON LORIS CAPIROSSI di Giovanni Zamagni | In occasione del GP di Sepang, ospite d’eccezione è Loris Capirossi che fa un’analisi puntuale della situazione in campionato P er il penultimo appuntamento del Mondiale, ospite di Storie di MotoGP è Loris Capirossi. Sepang è una pista molto difficile fisicamente sia a livello di guida sia perché le elevate temperature mettono in difficoltà il fisico dei piloti.«Prevedo una bella gara ed è circuito che Valentino ama particolarmente - spiega Capirossi - quindi lo vedo molto competitivo anche se Lorenzo e Marquez non saranno da meno». Imperdibile il consueto giro di pista, con l’analisi tecnica curva dopo curva, che svela tutti i segreti di uno dei circuiti più spettacolari del Mondiale. 72 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike FORWARD CON MV AGUSTA IN SBK TESTER D’ECCEZIONE: MELANDRI Per ora la SBK, ma i piani di MV sono chiari: insieme a Forward e Cuzari “l’obbiettivo è la MotoGP” dice Castiglioni D a Schiranna arrivano importanti novità per il 2016. MV Agusta trova nuove risorse attingendo allo staff tecnico di Forward Racing proveniente direttamente dalla MotoGP. Giovanni Cuzari assumerà il ruolo di Team Principal di MV Agusta Reparto Corse affiancando il Team Manager Andrea Quadranti e Marco Melandri sarà tester d’eccezione per lo sviluppo della F4 RC. “La scelta di MV Agusta - spiega la Casa di 74 Schiranna nel comunicato stampa - è di dare inizio a un vero e proprio rafforzamento del Reparto Corse interno della casa Italiana con l’obiettivo di un progetto futuro a più largo spettro. Non è, infatti, un mistero che MV Agusta voglia puntare, alla luce dei prossimi regolamenti 2017, direttamente alla massima categoria, dove il marchio ha costruito la sua leggenda vincendo 75 titoli iridati (38 piloti e 37 costruttori), come dichiarato da Giovanni Castiglioni: “Continuiamo a investire nelle corse perché le competizioni hanno un valore altamente strategico per il nostro marchio… Siamo vincenti in WSS, in crescita in WSBK ma il nostro futuro deve avere come obiettivo la MotoGP”. Nelle prossime settimane, si aggiungerà, come tester d’eccezione, anche uno dei piloti italiani più amati dal grande pubblico: Marco Melandri. Il ravvenate, ex campione del mondo 250, aiuterà il team nello sviluppo della F4 RC in configurazione 2016”. 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Rally ALESSANDRO BOTTURI aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa VINCE IL MERZOUGA RALLY E FA IL PUNTO bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb di Piero Batini | Quasi un mese in Marocco. Ritirato all’OiLibya, ultima di campionato del mondo, Botturi ha poi vinto il Merzouga. Sempre in positivo, il gigante di Lumezzane parla della doppia esperienza e ci aiuta a fare il punto sui “colleghi” in prospettiva Dakar A d Alessandro Botturi mancava una vittoria. È arrivata, alla fine della stagione al Merzouga, il rally che tradizionalmente segue a ruota l’ultima prova di campionato del mondo, e subito dopo il ritiro per un problema tecnico al rally del Marocco. Botturi ha vinto e… convinto, tra l’altro mettendosi dietro piloti in gran forma come Gerard Farres e Stefan Svitko al termine di una cinque giorni di gara impegnativa e piuttosto “selettiva”. Il Merzouga è servito anche, non solo a Botturi, per rifinire il lavoro di preparazione delle moto, e anche da questo punto di vista il rally si è prestato benissimo a fornire ai piloti e ai team partecipanti un ottimo banco di prova per il materiale e per le configurazioni tattiche da immaginare a settanta giorni dal via della Dakar. Avendo “vissuto” per quasi un mese in Marocco, prima al OiLibya del Marocco e poi al Merzouga Rally, Botturi ha potuto farsi un’idea precisa dello stato di forma degli avversari già proiettati nello scenario della Grande Battaglia, e noi ne approfittiamo per decifrare il contesto generale delle forze in campo e “mappare”, da questo punto di vista, la prossima Dakar Argentina-Bolivia che sta per entrare nel vivo. Alessandro, un ritiro sfortunato al OiLibya, ma poi ti sei rifatto vincendo il Merzouga. Una bella differenza, direi. Bene così? «Bene sì. Sono contento perché mi ero accorto già al OiLibya che il mio passo è buono, e così la 76 navigazione. Sfortunato in Marocco, e va bene, ma anche da quella circostanza ho preso il buono, ovvero la consapevolezza che c’ero anch’io. Una tappa quarto, una ottavo, e l’ultimo giorno ancora la possibilità di ottenere un bel risultato, almeno di giornata. Poi il guasto. Piccole cose, problemini da sistemare, ma poi al Merzouga mi sono rifatto, e la vittoria è venuta bene. I primi giorni c’era anche competizione. C’era Sunderland, Walkner, che insieme a Barreda sono i più veloci, e tenere il loro passo era un bel lavoro. E c’era quel tale Svitko. Il suo non è un nome troppo noto da noi, ma alla fine è uno che tutto da solo nelle ultime tre Dakar ha sempre centrato un risultato eccellente. E poi Pain, Laia Sanz, Farres che tornava dopo la vittoria in Turchia. Mancavano i Piloti Honda, d’accordo, ma qualcuno con cui competere c’era e la battaglia non è certo mancata». Parliamo della tua moto «La nuova Yamaha Rally mi da molta convinzione. Ogni volta che salgo in sella mi pare di andare un po’ più veloce, di migliorare. Mi piace. Dobbiamo ancora testare un po’ di materiale, perché siamo un “pelino” in ritardo, ma se consideriamo la gara, vediamo che abbiamo rotto delle cavolate. Il piantone della strumentazione, per esempio, non è un guaio vero, e la pompa della benzina di Helder, beh, c’è dietro una piccola storia che non vi sto a raccontare, ma è stata davvero una stupidaggine che sono certo non si ripeterà». bbbbbbbbbbbbbbb Aiutaci a fare il punto delle forze in campo. Da chi partiamo? «Da Matthias Walkner, il nostro nuovo campione del Mondo. Lo vedo davvero competitivo, in un anno soltanto è cresciuto tantissimo. Non cade mai, forse non è il più veloce in assoluto, non come Barreda per esempio, ma è sempre molto equilibrato nell’azione. Per la verità avrei voluto iniziare da Sam Sunderland. Sfortunatissimo. Credo che salterà la Dakar. Il problema è che alla fine si è “mangiato” un pericolo 3 perché, pur partendo tra i primi e aprendo la pista, andava troppo forte. Mi dispiace, la frattura scomposta del femore non è una cosa che si rimedia in settanta giorni, quanti ne mancano alla partenza della Dakar! Mi spiace tantissimo perché è un bravissimo ragazzo ed era in una condizione di forma strepitosa, non solo perché aveva vinto il Rally del Marocco. ci sono altri piloti che non si possono ancora decifrare, ma che potrebbero avere un certo peso, anche se non credo nell’immediato. Penso a Ivan Cervantes, che è un campione indiscusso, o a Pierre-Alexandre Renet, anche se l’infortunio al Marocco credo che gli peserà in modo determinante». E Antoine Meo, come lo vedi? «Bene! Guarda, ti dico che secondo me nel giro di tre anni diventa il Pilota di riferimento. Si è ritirato anche lui dal Merzouga, ma non perché gli sia successo qualcosa. Sì, aveva rotto la strumentazione in una caduta, ma in verità si è ritirato per tornare in Italia e vincere gli Assoluti d’Italia di Enduro». Hai sentito la storia di Jeremias Israel? Ufficialmente è stato lasciato a casa per una questione di sponsor e di non corretto utilizzo dell’immagine Honda. Questa è una delle campane, ma manca ancora la sua. È strano, “Jere” è solito mettere subito in piazza le sue storie. Che ne pensi? «Boh, non ne so molto. Ho visto il comunicato Honda che lo esclude da tutti i loro programmi. In verità non capisco Honda, nel senso che non so che strategie stanno mettendo a punto». 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine pronostici chiari. Vedo, comunque, che potrebbero giocarsela Walkner, Gonçalves, Barreda e Quintanilla. Li vedo davvero competitivi. Dopo di loro ci sono sei, sette piloti, e mi ci metto dentro anche io, che non hanno la velocità massima ma possono contare su un ritmo regolare, che definirei intelligente. Tra questi metterei Helder, Svitko, Pain, anche Pedrero. Il problema è che vedo anche una prima settimana di Dakar molto “scalmanata”, e lì possono succedere i guai! Vorranno partire tutti a manetta per prendere il posto di Coma, ma non c’è dubbio che la cosa migliore è pensare ad una gara d’attesa, usare testa e regolarità. Aspettare il momento buono e solo allora sferrare l’eventuale attacco». E come vedi lo sviluppo della storia della Dakar, alla luce degli ultimi eventi? E del nostro amico Joan Barreda che pensi? «Ci siamo già spiegati molte volte. Barreda è veloce, su questo non si discute, ma non c’è una volta che non combina un casino. Non so, magari poi questo sarà proprio il suo anno. Ma se devo dirti quello che penso, vedo più competitivo Walkner, o il suo compagno del Team HRC Paulo Gonçalves. Mi pare che siamo d’accordo, no? Alla fine Gonçalves è il pilota meno appariscente, ma anche per la Honda è sempre il più concreto, quello che non esagera mai, non si da mai per vinto e che ottiene sempre qualcosa di buono». Nel frattempo, tra le file del Team HRC, è arrivato anche Paolino Ceci… ti pare una bella mossa? «Penso proprio di sì. Il “lavoro” che gli hanno affidato, il portatore d’acqua, lui lo sa fare benissimo, ed è proprio quello che mancava alla struttura del Team di Honda. Inoltre, dopo che hanno perso Helder Rodrigues, a loro mancava quell’uomo che sa fare tutto ed è capace di 78 Rally «Secondo me qualcosa sta cambiando. I primi anni il Sud America era un “paradiso” per la Dakar. Adesso si è tirato indietro il Cile, poi il Perù. Non so dove possa andare negli anni futuri». Come ti prepari adesso, fino alla data fatidica? «Soprattutto fisicamente. Palestra, molta bici, e solo una sessione di test, ma soprattuto di Road Book, in Marocco. Manca poco, e bisogna andare con i piedi di piombo per non farsi prendere dall’agitazione e rischiare di farsi male. Penso ancora a Sunderland. Per ora sono riuscito a seguire quasi perfettamente la tabella di marcia della stagione che sta per finire. Ho cercato di crescere gara dopo gara. Mi sento anche mentalmente forte, e psicologicamente preparato anche a stare davanti». intervenire sulla meccanica. Ricordiamoci che alla Dakar di quest’anno, Helder ha cambiato tre motori durante la tappa marathon. Da solo!» A proposito di Rodrigues, è lui, adesso, al centro dello sviluppo della nuova Yamaha. Pensi che abbia fatto sentire il peso della sua esperienza? «Senz’altro sì. È lui che opera le scelte tecniche, e che pianifica lo sviluppo. In fondo è lui che ha “modellato” la Honda che va così bene adesso. Ci parliamo spesso, ci scambiamo moltissime informazioni. Anche durante il Merzouga gli ho passato quasi quotidianamente il mio “report” tecnico. E la nostra moto adesso va veramente bene. È molto bilanciata, si guida benissimo, e va forte». Come pensi che si svilupperà, dal punto di vista agonistico, la prossima Dakar? «Vedo, vedo. Non so esattamente, la Dakar è una corsa troppo speciale per avventurarsi in 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine EDITORE: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 RESPONSABILE EDITORIALE Ippolito Fassati RESPONSABILE SVILUPPO EDITORIALE Andrea Perfetti CAPO REDATTORE Edoardo Licciardello REDAZIONE Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Thomas Bressani Aimone Dal Pozzo Francesco Paolillo COLLABORATORI Nico Cereghini Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Piero Batini Antonio Gola Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Alfonso Rago Massimo Clarke Marco Delmastro Max Morri Federico Iozzi GRAFICA Thomas Bressani COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto.it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. MOTO.IT Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 80 81